Dalla saga di Malaussène una penna comica e surreale Daniel Pennac, nato a Casablancanel 1944, dopo un'infanzia vissuta in giro per il mondo, si dedica all'insegnamento ai ragazzi difficili e alla scrittura. Quando comincia a scrivere scopre una particolare propensione per storie comiche, surreali ma ben radicate nelle contraddizioni del nostro tempo. Ha raggiunto il successo con la tetralogia di Belleville: quattro romanzi incentrati sul personaggio di Benjamin Malaussène, grande narratore. Dalla saga è nata la pièce «Signor Malaussène» portata in scena daClaudio Bisio.Sono seguiti numerosi altri libri tra cui «Come un romanzo», «Signori bambini», «Ecco la storia» (tutti Feltrinelli) euro). Perché oltre ai consigli, esperienze, opinioni e punti di vista sulla scuola e l'insegnamento, Pennac (scrittore affermato e per venticinque anni professore di liceo) racconta delle storie. Storie scolastiche e, nello specifico, storie di somari (classe accademica di cui lui stesso è stato un pregevole rappresentante). E perché queste storie sono commoventi. Vedere come un professore sia riuscito (così come altrettanto spesso non lo abbia invece fatto) a dare un senso alla vita scolastica di ragazzi altrimenti destinati a restarne totalmente ai margini è realmente emozionante. È di storie come questa che sto parlando: «Un amico mi assicura che mi aspetta una sorpresa nel ristorante dove mi ha invitato. Ci vado. La sorpresa è considerevole. È Remi, lo chef del locale. Impressionante dall'alto del suo metro e ottanta e sotto il bianco del suo cappello da cuoco. Sulle prime non lo riconosco, ma mi rinfresca la memoria con un compito scritto da lui e corretto da me venticinque anni prima. Voto 6. Titolo: “Fai il tuo ritratto a quarant'anni”. E l'uomo di quarant'anni che se ne sta in piedi di fronte a me, sorridendo un po' intimidito dall'apparizione del suo vecchio professore, è esattamente quello che il ragazzo descriveva nel suo compito. Lo chef di un ristorante le cui cucine paragonava alla sala macchine di un transatlantico. L'insegnante aveva apprezzato, in rosso. E aveva espresso l'auspicio di sedersi un giorno al tavolo di quel ristorante». Pennac insiste spesso, oltre al resto, sull'idea di divenire. Cioè che il compito della scuola è far divenire i suoi studenti, un concetto progressista ed evolutivo dell'educazione. Allora è fondamentale, quando in molti ritengono ormai che come paese non possiamo diventare più niente di buono, che i nostri studenti invece non lo pensino, e che i loro insegnanti li aiutino a non farlo. CON LA VOCE DI BATTISTON Di questo libro ne è uscito anche un'ottima versione in audiolibro con la splendida lettura di Giuseppe Battiston (edito da Emons/ Feltrinelli, 12,90 euro, 6 ore e 7 minuti). Consigliamo quindi la lettura e l'ascolto a professori, presidi, studenti, genitori, perché capiscano a quale missione, oggi, sono veramente chiamati. (Gentile ministro Gelmini, non vogliamo chiedere, come ormai è di moda, le sue dimissioni, ma di ascoltare questo libro - nel caso in cui leggerlo potrebbe richiederle troppo tempo o impegno -, magari tre o quattro capitoli al giorno, nell'auto di servizio, recandosi in direzione di Trastevere, convinti che il risultato finale potrebbe essere equivalente). L'autore Bimbi preistorici pittori Secondo le archeologhe Jessica Cooney e Leslie Van Gelder i bambini dell'età della pietra sarebbero stati coinvolti nella decorazioni delle pareti della caverna di Rouffignac in Dordogna. Ibimbisedevanosullespalledegliadultieconleditatracciavanosegnisullemura e sul soffitto. Dalla dimensione delle tracce si risale all'età di chi le ha lasciate: tra i 3 e i 7 anni. 29 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
www.unita.it Un ritratto recente di Ivano Fossati in una foto di Chiara Mirelli per Emi La carriera Nascea Genova nel 1951. Ancora giovanissimo, studia pianoforte e successivamente flauto traverso. Nel 1971 viene ingaggiato dal gruppo dei Sagittari che successivamente diverranno i Delirium con i quale nel 1972 Fossati partecipa al Festival di Sanremo giungendo sesto col brano Jesahel, enorme successo all'epoca. Lascia il gruppo e prova una carriera da solista. Collabora, tra gli altri, con Oscar Prudente, Mia Martini, Mina, Patty Pravo, Ornella Vanoni, Loredana Berté, Fiorella Mannoia, Anna Oxa e Marcella Bella e Fabrizio De André. La sua produzione artistica annovera anchela scrittura di racconti, stesura di colonne sonore e musiche per teatro. Fra la trentina di album pubblicati, ricordiamo almeno «Dolce acqua», «La casa del serpente», «Le città di frontiera», «Buontempo», «Macramé»,«L'arcangelo», «Ho sognato una strada», «Una notte in Italia», «Musica moderna». Dai Delirium alla «Musica moderna» Il cantautore ieri al programma tv di Fabio Fazio: «Ho sessant'anni, comincerò a viaggiare e a vedere le cose in un altro modo. Mi sentirò più libero». L'album «Decadancing», in vendita da domani, sarà l'ultimo «MI RITIRO» ANNUNCIO CHOC DI IVANO FOSSATI Culture26 LUNEDÌ3 OTTOBRE2011
I tabellini Marcatori 5 RETI: Giovinco (Parma);Palacio (Genoa) 4 RETI: Di Natale (Udinese);Denis (Atalanta) 3 RETI: Cavani (Napoli) ; Cerci (Fiorentina); Klose (Lazio); Miccoli (Palermo);Milito (Inter);Osvaldo (Roma); Rigoni (Novara); Marchisio (Juventus) 2 RETI: Moralez (Atalanta);Cerci e Jovetic (Fiorentina); Conti, Thiago Ribeiro (Cagliari); Pellissier e Moscardelli (Chievo); Calaiò (Siena); Campagnaro, Hamsik (Napoli); Hernandez, (Palermo); Hernanes (Lazio); Morimoto, (Novara). Risultati 6ª giornata Roma 3 - 1 Atalanta Inter 0 - 3 Napoli Novara 3 - 3 Catania Cesena 0 - 0 Chievo Fiorentina 1 - 2 Lazio Lecce 0 - 2 Cagliari Palermo 2 - 0 Siena Parma 3 - 1 Genoa Udinese 2 - 0 Bologna Juventus 2 - 0 Milan CESENA 0 FIORENTINA 1 LECCE 0 JUVENTUS 2 CATANIA 3 CHIEVO 0 LAZIO 2 CAGLIARI 2 PALERMO 1 PARMA 3 UDINESE 2 punti partite in casa fuori casa reti G V N P G V N P G V N P F S 1 Juventus 11 5 3 2 0 3 2 1 0 2 1 1 0 9 3 2 Udinese 11 5 3 2 0 2 2 0 0 3 1 2 0 7 1 3 Napoli 10 5 3 1 1 2 1 1 0 3 2 0 1 9 3 4 Palermo 10 5 3 1 1 3 3 0 0 2 0 1 1 9 6 5 Cagliari 10 5 3 1 1 2 1 1 0 3 2 0 1 8 5 6 Roma 8 5 2 2 1 3 1 1 1 2 1 1 0 6 4 7 Lazio 8 5 2 2 1 2 0 1 1 3 2 1 0 7 6 8 Chievo 8 5 2 2 1 3 2 1 0 2 0 1 1 6 5 9 Fiorentina 7 5 2 1 2 3 2 0 1 2 0 1 1 6 4 10 Genoa 7 5 2 1 2 2 1 1 0 3 1 0 2 9 8 11 Catania 6 5 1 3 1 3 1 2 0 2 0 1 1 5 7 12 Parma 6 5 2 0 3 3 2 0 1 2 0 0 2 6 10 13 Novara 5 5 1 2 2 2 1 1 0 3 0 1 2 10 10 14 Siena 5 5 1 2 2 2 1 0 1 3 0 2 1 4 4 15 Milan 5 5 1 2 2 3 1 2 0 2 0 0 2 5 8 16 Atalanta (-6) 4 5 3 1 1 2 2 0 0 3 1 1 1 8 7 17 Inter 4 5 1 1 3 2 0 1 1 3 1 0 2 7 11 18 Lecce 3 5 1 0 4 3 0 0 3 2 1 0 1 3 9 19 Cesena 1 5 0 1 4 3 0 1 2 2 0 0 2 2 7 20 Bologna 1 5 0 1 4 2 0 0 2 3 0 1 2 2 101 Sport Rodrigo Palacio del Genoa JUVENTUS: Buffon, Lichtsteiner, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Pirlo, Marchisio, Krasic (8' st Giaccherini),Vidal (49'st Pazienza), Pepe, Vucinic (42' st Matri) MILAN: Abbiati, Bonera, Nesta (25' st Antonini), Thiago Silva, Zambrotta, Nocerino, Van Bommel,Seedorf,Boateng,Ibrahimovic,Cassano (15' st Emanuelsson) ARBITRO: Rizzoli RETI: nel st 42' e 48' Marchisio NOTE: espulso Boateng; ammoniti Boateng, Nesta e Pirlo. Angoli 6-5 per la Juventus. Recupero 1' e 5' MILAN 0 La classifica di A NOVARA: Ujkani, Dellafiore, Paci, Ludi, Gemiti, Marianini (34' pt Pinardi), Porcari,Giorgi, Rigoni, Granoche (14' st Morimoto), Meggiorini (31' st Jeda) CATANIA: Andujar, Bellusci, Legrottaglie (40' st Ledesma), Marchese, Lanzafame, Del Vecchio, Lodi, Almiron, Capuano, Gomez, Bergessio (9' st Suazo, 19' st Catellani) ARBITRO: Brighi RETI: nelpt14'Legrottaglie,nelst4'Rigoni(rig), 12' Lodi, 20' Morimoto, 41' Jeda, 46' Gomez NOTE: ammoniti Dellafiore, Porcari, Paci, Lanzafame, Meggiorini e Morimoto NOVARA 3 CESENA: Ravaglia, Comotto sv (8' pt Ceccarelli), Von Bergen, G.Rodriguez, Lauro, Guana, Colucci, Candreva, Eder, Mutu (42' st Martinez), Ghezzal (1'st Bogdani) CHIEVO: Sorrentino, Sardo, Morero, B.Cesar, Jokic, Bradley, L.Rigoni, Hetemaj (43' st Vacek), Cruzado (12'st Sammarco), Moscardelli (12'st Paloschi), Pellissier ARBITRO: Banti di Livorno NOTE: angoli 2-1 per il Cesena .Recupero: 2' e 3'. Ammoniti: Hetemaj, Guana, Lauro, Bogdani, Cesar, Sardo, Ceccarelli, Eder. Spettatori: 14.875. al 15' st Mutu si è fatto parare da Sorrentino. FIORENTINA: Boruc, De Silvestri, Gamberini, Natali, Pasqual, Montolivo, Behrami, Lazzari (36' st Kharjav), Cerci, Jovetic, Vargas (10' st Silva) LAZIO: Marchetti, Konko, Stankevicius, Dias, Radu (20' st Sculli), Gonzalez (15' st Lulic), Ledesma, Brocchi, Hernanes, Klose Cisse ARBITRO: Bergonzi RETI: nel pt 8' Cerci,28'Hernanes; nel st38' Klose. NOTE: angoli 7 a 3 per la Fiorentina. Ammoniti: Lazzari, Natali e Dias . Recupero: 0 e 3'. Spettatori: 22.773 per un incasso di 405.494 euro (abbonati 13.024, quota 228.889 euro). LECCE: Julio Sergio, Oddo, Tomovic, Ferrario, Brivio (1'st Pasquato), Cuadrado, Obodo, Giacomazzi (16' st Bertolacci), Mesbah Piatti (1' st Corvia), Di Michele. CAGLIARI: Agazzi, Pisano, Canini, Astori, Agostini, Biondini, Conti, Naingollan, Cossu, Larrivey (34' st Nenè), Thiago Ribeiro (25' st Irbarbo) ARBITRO: Guida RETI: 10' pt autogol Brivio (L) 40' pt Biondini (C) NOTE:angoli5a4perilCagliari.Ammoniti:Mesbah, Ferrario, Brivio, Tomovic, Conti, Pisano, Corvia, Oddo. PALERMO: Tzorvas, E. Pisano, Silvestre, Migliaccio,Balzaretti, Ilicic (27'stAcquah),Barreto, Della Rocca, Bertolo (11' st Mantovani), Miccoli (Zahavi), Hernandez SIENA: Brkic, Vitiello, Rossettini, Terzi, A. Rossi, Mannini (P.A. Gonzalez), Vergassola (21' st D'Agostino), Gazzi, Brienza, Destro, Calaiò (1' st Reginaldo) ARBITRO: Romeo di Verona RETI: nel pt 19' Migliaccio; nel st 49' Hernandez su rigore. NOTE: angoli: 8-1 per il Palermo. SIENA 0 PARMA: Mirante, Zaccardo, Paletta, Lucarelli, Gobbi,Biabiany(24'stValdes),Morrone(34'stBlasi), Jadid, Modesto, Giovinco (30' st Galloppa), Floccari. CHIEVO: Frey, Rossi, Bovo, Kaladze, Antonelli (39'ptMoretti), Kucka,Veloso,Constant(1'stPratto),Jorquera,Palacio,Caracciolo(26'stJankovic). ARBITRO: Damato RETI: nel pt 29' e 42' (rigore) Giovinco; nel st 5' Morrone, 47' Palacio (rigore). NOTE: ammoniti Rossi e Paletta per gioco scorretto. Spettatori: 12.747, di cui abbonati 9.620, per un incasso di euro 119.427. GENOA 1 UDINESE: Handanovic,Benatia,Danilo,Ferronetti,Basta, Isla(47'stBadu),Pinzi,Asamoah,Armero, Torje (23'st Abdi), Di Natale BOLOGNA: Agliardi,Casarini,Portanova,Antonsson (12'pt Loria), Raggi, Gimenez, Perez, Mudingayi, Kone (17'st Pulzetti), Diamanti, Di Vaio ARBITRO: Peruzzo di Schio RETI: 29' pt Benatia, 27' st Di Natale (rig.) NOTE: angoli4-3perl'Udinese.Ammoniti:Danilo, Mudingayi, Loria. Spettatori: 13 mila circa. BOLOGNA 0 Prossimo turno DOMENICA 16/10/2011 ORE 15.00 Catania - Inter sab ore 18.00 Milan - Palermo sab ore 20.45 Napoli - Parma ore 20.45 Cesena - Fiorentina ore 12.30 Atalanta - Udinese Cagliari - Siena Chievo - Juventus Genoa - Lecce Novara - Bologna Lazio - Roma ore 20.45 Numeri36 LUNEDÌ3 OTTOBRE2011
Inserto a cura di Luca Landò e della redazione Unita.it. Consulenza performing media: Carlo Infante. Progetto grafico: Loredana Toppi VIII | | LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
Tosi non è solo: anche Gentilini, il celebre sindaco «sceriffo» che per anni ha governato da sindaco Treviso e che ora si «limita» a fare il vicesindaco, dà ragione a Napolitano e nella Lega scoppia un pandemonio. Sfondando il paradosso, sempre a Treviso: il sindaco attuale nonché leader veneto del partito, Giampaolo Gobbo, invoca l'espulsione dai ranghi del Carroccio proprio per il suo vice, accusandolo di non essere mai stato leghista, ma al massimo fascista e, per ripiego, banalmente democristiano. C'è chi dà ragione a Gobbo e chi no, ma chi dice «no», lo fa con stile spesso sommesso: meglio non attirare l'attenzione dei «purificatori», non sarebbe la prima volta che la Lega dimostra quanto sia implacabile e sbrigativo il meccanismo che regola al suo interno il dibattito, il confronto. «Secessione? – sorride pragmatico Gentilini – se non hai i numeri per praticare questa strada non la fai. Poi, i problemi da affrontare sono altri: proviamo a dare risposte concrete alla gente, invece di perdere tempo»: con la stessa espressiva brutalità con cui aveva sanzionato donne, omosessuali, immigrati e animali, l'ex sindaco della ormai poco sorridente città di Treviso silura la fuga di Bossi e di una parte dello stato maggiore della Lega nel sogno secessionista. «L'Italia – aggiunge, in verità in coerenza con quanto ha sempre sostenuto - è una e indivisibile». Gobbo ha perso quel po' di pazienza che pochi gli hanno riconosciuto e ha accusato il suo compagno di banco e di partito di pensare a un cartello elettorale tutto suo pur di riguadagnare la poltrona di primo cittadino. Tradimento. Il deputato veneto Piergiorgio Stiffoni, celebre per la sua ortodossia da caporale addestratore, dà man forte a Gobbo e incalza Gentilini, lo definisce, con eleganza, «un virus tossico interno alla Lega» e si augura che «venga estirpato dal movimento». Lo vogliono espellere e Gentilini risponde: «Me ne frego». Gran carattere in un vocabolario da Ventennio. Ma gli altri sono meglio? Intanto, c'è da annotare una spaccatura sempre più profonda tra amministratori leghisti e politici più o meno puri, una frattura che le parole del Presidente della Repubblica hanno accentuato. Gli amministratori pubblici – che son tanti – pur senza dichiararlo sembrano propensi a condividere la posizione del sindaco di Verona, Flavio Tosi, che proprio su questa pagine aveva dato ragione a Napolitano sulla secessione e aveva invitato tutti a pensare ai problemi della gente più che a definire il «popolo padano«. Infatti, ecco cosa ne pensa Francesca Zaccariotto, presidente della Provincia di Venezia e sindaco di San Donà: «Federalismo è la parola giusta, altre considerazioni le lascio a chi non amministra. Per quanto mi riguarda, all'ipotesi della secessione rispondo che dobbiamo invece dare risposte concrete al malessere di milioni di cittadini e alla crisi. E non mi permetto di obiettare proprio nulla a Napolitano, io rispetto le istituzioni». Marco Marcolin, sindaco di Cornuda, fervente leghista: «Sono italiano, sulla mia carta d'identità sta scritto che sono italiano, in macchina ho sempre con me una bandiera tricolore e una della Lega, alzi la mano chi mi ha mai sentito parlare di secessione. Sono un amministratore pubblico, questo faccio, devo rispondere ai miei concittadini». Un momento: e la storia di Gentilini? Lo vogliamo defenestrare? «Macché, queste son cose da matti. Gentilini è stato ed è uno dei nostri uomini simbolo». Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso, ex socialista, politico accorto: «Io non ho paura della parola secessione», coraggio, venga al sodo: lei è d'accordo con Napolitano? «No, Napolitano ha torto», quindi lei dà torto alla Costituzione... «La Costituzione è vecchia, si può cambiare, aggiornare, l'Europa pensa già in termini di aree vaste», quindi lei vuole la secessione... «La linea del partito è corretta...». Paura di volare? Foto di Paolo Giandotti/Ansa politica@unita.it biologico ed ora i comuni che li ospitano si “alleano” nella “Lega degli enti locali per il registro delle dichiarazioni anticipatedi trattamento(dat)”, pertutelare le Dat espressedai cittadini neimunicipi, e far sì che abbiano valore giuridico, anche nel caso fosse approvato l'attuale ddl sul testamento biologico in discussione al Senato. Una alzata di scudi in difesa dei Registri per le Dat, dunque, nonostante una circolare del 2010 firmata dai ministri della Salute Ferruccio Fazio, del Welfare Maurizio Sacconi e degli Interni Roberto Maroni, indirizzata proprio ai comuni, definisca tali strumenti«prividiqualunqueefficaciagiuridica». La nuova lega, che ha tra i comuni capofilaquellodiNapoli,èstatacostituita giusto sabato, all'VIII Congresso dell' Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca. «Si tratta di una rete di amministratori locali - si legge nel manifesto costitutivo - che si impegna a promuovere il servizio pubblico del Registrodelledichiarazionianticipateditrattamento, a tutelare il diritto all'autodeterminazione dei cittadini anche attraversogli adeguati strumenti giudiziari e adindividuareiprincipigiuridicichepermettonoalleamministrazionilocalidiintervenire, nonostante controversie interpretative anche da parte ministeriale». In questo momento «è più che mai necessario difendere l'autodeterminazione e la libertà di scelta individuale continuail manifesto - ancheattraverso lo scambio di informazioni ed esperienze sull'istituzione dei registri dei testamenti biologici e la loro attivazione». Non solo Tosi. Anche Gentilini cancella la parola secessione Il vicesindaco di Treviso dà ragione a Napolitano e nella Lega scoppia un pandemonio. Francesca Zaccariotto, presidente della Provincia di Venezia e sindaco di San Donà: «Federalismo è la parola giusta». TONI JOP I Verdi: il diversivo di Calderoli «La legislatura costituente di cui parla Calderoli è solo un diversivo: la Lega è troppo attaccata alle poltrone per staccare la spina al governo Berlusconi che con la corresponsabilitàdelCarrocciohaaffondatol'Italia,nordcompreso».LodichiarailPresidentenazionale dei Verdi Angelo Bonelli. «Basta con la politica dei nominati» 9 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
Con una mano punta l'indice contro la politica, con l'altra aziona tutte le leve della finanza e dell'economia per sedersi stabilmente nelle stanze dei bottoni, garantendosi di fatto rendite di posizione. Diego Della Valle non vuole scendere in campo, come ha dichiarato a chi chiedeva lumi sulla sua invettiva contro la politica pubblicata sui maggiori quotidiani. Ma resta il fatto che punta a ritagliarsi uno spazio al centro di una rete di poteri, capace di condizionare gli eventi sulla scacchiera politica del Paese. Un disegno che nutre da tempo assieme al suo sodale della prima ora, Luca Cordero di Montezemolo. Con l'«uomo Ferrari» il patron delle Tod's condivide parecchie «poltrone». Insieme nel fondo Charme, holding di Poltrona Frau, insieme nei salotti buoni, come Rcs quotidiani, insieme nella società ferroviaria «Nuovo trasporto viaggiatori» (Ntv), insieme in Italia Futura. E qui si entra in quell'interstizio che collega l'economia all'iniziativa politica. Tanto che l'ultima ipotesi che circola riguarda un'altra spartizione di ruoli: Della Valle in Confindustria e Montezemolo a Palazzo Chigi. Così si spiegano gli attacchi ad alzo zero della stampa di destra di ieri. A sostegno di un impegno politico ci sarebbe anche il fatto che Italia Futura si sta muovendo per creare aggregazioni in tutta la Penisola. SUCCESSIONE Quanto a Confindustria, la corsa per la successione a Emma Marcegaglia è partita. Ma il binario è già occupato da un candidato con molte frecce al suo arco: Giorgio Squinzi, numero uno del gruppo Mapei. Una vera candidatura ufficiale per Della Valle sembra difficile, oltre che inutile. In Confindustria sarebbe comunque di casa. Un disegno di potere, infatti, si addice più alle eminenze grigie, che un presidente eletto. E Della Valle lo sa bene. Così come sa bene che qualche fastidio deve averlo dato anche in Viale dell'Astronomia, quando nel suo sfogo mediatico ha attaccato gli industriali che «non vivono di mercato e di concorrenza». Parole tonanti, troppo tonanti, per uno che oltre a vendere (belle) scarpe sui mercati internazionali, ha scelto la strada della finanza, delle laute plusvalenze grazie alle partecipazioni bancarie (con la vendita a Paribas della quota Bnl guidata dall'altro suo amico Luigi BIANCA DI GIOVANNI ROMA Foto Roberto Monaldo / LaPresse Della Valle & Cordero la nuova alleanza tra politica e industria La stampa di destra annusa la voglia di poltica di Della Valle, e spara ad alzo zero. Ma per il patron delle Tod's la partita è un'altra. C'è chi giura che punta a Confindustria, con l'appoggio di Montezemolo. p Il patron di Tod's nega di voler scendere in campo. Forse sarà l'eminenza grigia in Confindustria p Parla di mercato e intanto si assicura rendite di posizione assieme a «Mr Ferrari» Il patron delle Tod's Diego Della Valle Primo Piano La crisi italiana 12 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
«È chiaro che abbiamo sbagliato qualcosa, se gran parte del lavoro oggi è precario. Per anni l'obiettivo del sindacato è stato abolire la legge 30 del 2003. Invece, forse, avremmo dovuto pensare a contrattualizzare chi aveva una forma di lavoro flessibile. Abbiamo pensato: risponderemo loro quando cancelleremo la legge. Ma intanto il tempo è passato, i precari sono aumentati, e non si è fatto che dare risposta ai soliti». Fa autocritica sulle politiche messe in campo dai sindacati per tutelare gli «atipici». E ammette che, se il futuro delle donne nel nostro Paese deve passare attraverso un «rigoroso cambio di linguaggio», il numero uno del sindacato italiano più «pesante», la Cgil, può essere chiamato «segretaria generale». Davanti ad una platea di almeno duemila persone che alle due di pomeriggio sfidano un sole quasi agostano, Susanna Camusso, invitata a Ferrara per l'ultima giornata del festival di Internazionale, risponde alle domande dei corrispondenti di Libération, El Mundo e Tageszeitung sulla «generazione mille euro» che in Italia raggiunge vette pari a due milioni e mezzo di (ormai ex) giovani. Sul maxischermo montato sul palco di piazza Municipio scorrono i volti di ragazzi intervistati nei giorni del festival, che ragionano sulla propria condizione di lavoro. E quando viene chiesto loro cosa direbbero alla segretaria generale della Cgil, rispondono: «Anche gli atipici devono rientrare nella contrattazione». Mentre una ricercatrice trentanovenne sorride alla telecamera e chiede: «Noi donne dobbiamo cambiare sesso?». A trasformare l'Italia in un Paese da dove i cervelli fuggono, e che Eric Jozsef di Libération definisce «quello con il tasso di precarizzazione più alto d'Europa», per Camusso ha contribuito un «atteggiamento culturale nei confronti di istruzione e scuola che ha trovato il suo esecutore materiale nella ministra Maria Stella Gelmini». Ma se siamo arrivati ad un mercato fatto di «quarantasei tipi diversi di rapporti di lavoro, che significa non avere - di fatto - un rapporto di lavoro ma un menù alla carta», le responsabilità vanno rintracciate anche negli «errori di politica e sindacati». «Abbiamo pensato che quello dei contratti a termine, e dei co.co. co. fosse un fenomeno marginale e facilmente riassorbibile - ragiona la segretaria -. Invece, purtroppo, questa è diventata la condizione di vita prevalente per un'intera generazione». Che fare allora per rispondere ai tanti sms inviati dal pubblico ad un numero ad hoc, che chiedono a Susanna Camusso di potersi lasciare alle spalle anni di precarietà? «A 35 anni ho messo da parte l'idea di fare un figlio - scrive, ad esempio, una ragazza -: posso sperare che almeno il mio fratello minore vivrà in una situazione migliore?». Mentre un altro messaggio propone «un salario orario minimo, per evitare di lavorare tutto il giorno tutti i giorni per 600 euro al mese». Il «salario minimo garantito non risolve il problema - ragiona Camusso -: perché le norme per il riconoscimento e la retribuzione delle mansioni ci sono». Ma vengono sistematicamente bypassate. Occorre, allora, «cambiare le leggi». E, contemporaneamente, «lavorare alla contrattualizzazione dei precari, rendere i precari visibili. E lottare perché non si assottigli ancora la loro possibilità di difendersi». «MANIFESTO» E DINTORNI Susanna Camusso sull'oggi vede cose buone e cose meno buone. Non risparmia una stoccata al governo Berlusconi («manca l'interlocutore con cui fare un “patto sociale”. E questo, di interlocutore, prima se ne va e meglio è»). Sul «Manifesto» delle imprese guarda la parte del bicchiere mezzo pieno: «Occorre distinguere il valore simbolico dei gesti, che sono coerenti con il messaggio di discontinuità che in questi giorni viene da tutti i soggetti sociali, dai contenuti». Nel merito comunque la Confindustria «non è sufficientemente coraggiosa sul tema dell'imposta patrimoniale», e propone soluzioni alla crisi «ancora troppo permeate da una logica» che in realtà la crisi se l'è portata con sé. A partire dall'idea di una «costante riduzione del perimetro dello Stato a scapito dei servizi» e dalla perenne richiesta di «innalzamento dell'età pensionabile, quando poi negli ultimi anni le imprese non hanno fatto che sollecitare incentivi al pensionamento». Infine, Della Valle. Per Camusso «parte dal presupposto sbagliato che tutti i politici siano uguali, e che tutta la responsabilità della situazione sia della politica». «Invece - aggiunge - anche la classe dirigente di questo Paese ha le sue responsabilità, come nel caso della finanziarizzazione dell'industria». «La logica dell' antipolitica è preoccupante, perché rappresenta un terribile viatico all' avventura autoritaria», conclude la segreteria Cgil. Primo Piano INVIATA A FERRARA GIULIA GENTILE «Precari, abbiamo sbagliato tutti Foto Ansa La segreteria generale della Cgil non si sottrae alel domande sui precari al Festival di Internazionale a Ferrara. E ammette: abbiamo sbagliato fermandoci solo a combattere la legge 30, senza fare altro. Susanna Camusso p Susanna Camusso intervistata al Festival di Internazionale: giovani lasciati senza difese La crisi italiana 2 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
Trasmettere saperi al tempo delle reti Il sapere al tempo di Internet Alfonso Molina: «I prof devono imitare il web» U n'altra università èpossibile, lo sappia-mo. Il fatto è che inattesa dell'agognatatrasformazione, ilmondo, anche quello educativo, è cambiato davvero. Al punto che una sola rivoluzione non basta più: ce ne vogliono due. La prima, ormai in atto, è la possibilità di insegnare e imparare a distanza: le nuove tecnologie consentono sempre più e sempre meglio di rompere le barriere di spazio e tempo con le quali è cresciuta, finora, l'umanità. Ad Harvard, tanto per intenderci, c'è una classe con 40mila studenti sparsi per il mondo, alla faccia delle nostre aule affollate e compresse... La seconda rivoluzione, più stimolante, punta a considerare Internet come modello da imitare anziché strumento da utilizzare. Un passo ambizioso per condividere i saperi, stimolare le creatività e lavorare in gruppo. Ma anche un salto difficile, perché significherebbe abbandonare vecchi modelli di insegnamento basati sul trasferimento lineare delle conoscenze. Siamo pronti a un simile passo? E non c'è, dietro a questo sogno, una fascinazione per il mondo nuovo delle tecnologie? Il dibattito è aperto ma il dubbio è sciolto: l'Università 2.0 ancora non esiste, ma è già superata. p MARAGLIANO A PAGINA II Studiare negli Usa restando in Italia Il mondo accademico da anni si interroga su come integrare le nuove tecnologie, soprattutto il digitale e internet con il sistema educativo tradizionale. Proprio esperienze nate in rete di formazione collaborativa offrono gli spunti migliori per un confronto. Ne parliarmo nell'inserto Mobtag Luca Landò p BAFFONI A PAGINA III E IV LA TERZA RIVOLUZIONE p ARDUINI A PAGINA II Passaparola, la rete è anche questo: un grande laboratorio di idee, concetti e nuove parole. Nell'immagine di copertina abbiamo raccolto quelle di cui parliamo in questo numero e quelle dei mesi passati. Le trovi anche nel mobtagquisopra, insiemeaunagifanimata. Le parole in tasca LE PAROLE CHIAVE DELL'INNOVAZIONE NUMERO 6 INSERTO MENSILE DI POLITICA ECONOMIA & CULTURA DIGITALE LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
N el video aveva dettoanche lui «andrà me-glio», partecipandoalla iniziativa «Itgets better» lanciata in Usa lo scorso anno dal giornalista Dan Savage dopo la terribile sequenza di suicidi di giovani gay nelle scuole e nelle università. Aveva 14 anni, viveva a Buffalo, vedere la sua foto, sentire la sua voce, fa venire a dir poco i brividi. Jamey Rodemeyer il 19 settembre scorso si è tolto la vita. Subiva molestie a scuola dalle elementari. «Non faccio che dire quanto vengo molestato, ma nessuno mi ascolta, che devo fare per farmi ascoltare dalla gente?»: questo il testo del suo ultimo post. Lo scorso maggio aveva detto ai suoi amici di essere bisessuale, e aveva deciso di aderire all'iniziativa di Savage lanciando anche il suo video in modo che comparisse a fianco di altri nomi, meno noti e noti (tra cui Obama). I commenti al video sono stati per la maggior parte positivi. I negativi sono stati terribili: «Sei stupido, gay, grasso, devi morire». «Non mi interessa se morissi, perciò fallo e basta, tutti sarebbero più felici». Jamey aveva la famiglia al suo fianco, andava anche da un terapeuta. Non ce l'ha fatta lo stesso. Perché? Non si pensi che le ingiurie giunte a Jamey via web fossero così forti perché anonime. I dati che abbiamo a disposizione sulle sofferenze degli adolescenti gay e lesbiche possono aiutarci a intuire le cause del gesto estremo e della fragilità che ne è il presupposto. Una ricerca condotta su 37 paesi europei punta il dito contro il bullismo omofobico (Social exclusion of young lesbian, gay, bisexual and trasgender people of Europe). Due ragazzi su tre (61.2 per cento) subiscono discriminazioni a scuola, uno su due (51.2 per cento) in famiglia, uno su tre (29.8 per cento) tra gli amici. A fare le spese delle aggressioni, che sono fisiche e verbali, sono la fiducia e la stima in se stessi. Il bullismo omofobico uccide. Tanto più quando viene minimizzato. L'INDAGINE NELLE SCUOLE 860 studenti e 42 docenti di scuola superiore sono stati coinvolti nella prima indagine sul bullismo nelle scuole condotta da Arcigay con il supporto del ministero del Lavoro, Salute e Politiche sociali. Alcuni risultati. Due ragazzi su tre hanno udito insulti e aggressioni verbali ai danni dei compagni: frocio, finocchio, ricchione, checca e lesbica di m... Uno studente su 13 ha assistito almeno una volta nell'ultimo mese ad aggressioni omofobiche di tipo fisico (calci e/o pugni). Eppure la maggioranza degli insegnanti dichiara di non esserne al corrente. Chi colpisce sa di agire indisturbato. Di omosessualità a scuola si parla sulla base di progetti mirati. Ma l'attenzione del docente deve essere continua. Non si può delegare allo spazio «creativo» delle iniziative speciali un allerta che richiede costanza. L'indagine Arcigay è stata fatta sorteggiando un campione di istituti a caso dal sito dell'anagrafe delle scuole statali del Ministero dell' Istruzione. Un dirigente scolastico su due si è rifiutato di collaborare. Le aree del Sud e del Nord-Est sono quelle in cui si sono registrati i maggiori rifiuti (tre su quattro hanno detto di no). Un paio di anni fa l'Università statale di San Francisco ha varato il programma Family Acceptance. Tra i risultati: rispetto a una crisi adolescenziale, i ragazzi respinti per le emozioni provate, che vedono il loro amore privo di cittadinanza dentro e fuori casa, sono fragili, e possono essere tentati dal suicidio. Rispetto ai coetanei etero corrono un rischio otto volte superiore di farla finita. Gli sforzi per combattere il bullismo omofobico devono essere a tappeto. Non basta, anche se non è inutile, dire «andrà meglio». Gay News delia.vaccarello@tiscali.it Il blog IL BULLISMO OMOFOBICO UCCIDE Il quotidiano online sull'omosessualità Delia Vaccarello GIORNALISTA E SCRITTRICE I vostri commenti gli articoli, le risposte Jamey Rodemeyer, 14 anni, era comparso in video per l'iniziativa «It gets better» denunciando le molestie subite. Ma poi si è suicidato La veglia La famiglia e gli amici di Jamey Rodemeyer davanti alla sua scuola www.gaynews.it LIBERI TUTTI M entre il Parlamento eu-ropeo vota con unagrandissima maggio-ranza una risoluzione affinché diritto alla famiglia e libertà di opinione, espressione e associazione siano garantiti nella Ue per gay, lesbiche, bisessuali e transgender, in Serbia il ministero dell'Interno revoca il Gay Pride che era previsto per ieri. Motivo: evitare la ripetizione dei pesanti scontri dello scorso anno. La polizia sostiene che gli estremisti omofobi avevano intenzione di dare fuoco a diversi edifici nei sobborghi di Belgrado e di scontrarsi con le forze dell'ordine nel centro della città. Alcuni diplomatici stranieri avrebbero voluto partecipare alla marcia in segno di solidarietà. Secondo gli organizzatori del Gay Pride, il divieto è una sconfitta per la nazione. «È veramente incredibile che la polizia non abbia preso provvedimenti contro i facinorosi», ha detto Goran Miletic, del comitato organizzatore. «Abbiamo passato quattro mesi a preparare la manifestazione e le autorità non hanno fatto niente», ha aggiunto. La risoluzione Ue prevede che gay, lesbiche e trans debbano poter manifestare liberamente nei «gay pride». È stata appoggiata da tutti i partiti (tranne lo Edf, il gruppo di euroscettici britannici e Lega Nord) ed approvata a larghissima maggioranza dalla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo: 442 sì, contro appena 104 no e 40 astensioni. Tra i voti favorevoli 134 sono venuti dalle file dei «popolari» del Ppe, compreso quello del capogruppo, il francese Joseph Daul, e di esponenti del Pdl come Albertini, Antoniozzi, Gargani, La Via, Mazzoni e Zanicchi. Nel testo della risoluzione, che dà seguito a quanto previsto dal regolamento Onu sui diritti umani, l'orientamento sessuale e l'identità di genere, è scritto tra l'altro che il Parlamento europeo «si rammarica» che nella Ue «non siano ancora pienamente rispettati in ogni circostanza» i diritti Lgbt «all' integrità fisica, alla vita privata e alla famiglia, alla libertà di opinione, espressione ed associazione, alla non discriminazione, alla libera circolazione e il diritto di asilo». La Serbia revoca il Gay Pride http://liberitutti.blog.unita.it30 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
Le zie «indignadas» marciano con il condominio per il bene del Paese Alle zie gli indignados son sempre piaciuti, fin da quando si chiamavano partigiani e non scendevano nelle piazze ma salivano sulle montagne. D'altronde, ogni momento storico ha le sue vittime e i suoi combattenti, e spesso tendono a coincidere. «Commari, qua le vittime siamo noi – considerava zia Mariella, contabile dei soprusi e ragioniera della giustizia sociale – Quindi ci conviene diventare pure combattenti». Non avendo mai usato altre armi che la parola, la cucina e la comprensione (e solo occasionalmente il mattarello o il malocchio), zie e commari hanno trasalito: «Combattenti, noi?». «Dobbiamo scendere in campo» ha ribadito zia Mariella, definitiva e strategica come un Napoleone femmina e calabrese. «Ma non saremo troppo anziane?» ha azzardato commare Mille-e-una-notte, scuotendo i boccoli da Shirley Temple. «Anziane? Ma se non abbiamo nemmeno 75 anni» ha replicato, serena, quella donna di ferro e legno verde. «Ma che altro dobbiamo fare? – ha chiesto commare Franca-di-sopra, riassumendo tutto lo scoramento dei silenziosi e pacifici combattenti della democrazia in questi tempi di guerra – Abbiamo firmato per tutti i referendum, votato sì, messo le sciarpe bianche, siamo salite sui tetti... Ora non dovrebbe toccare a quelli che avevamo mandato a rappresentarci?». «Appunto. Non basta. Se continua così, per ricostruire l'Italia ci vorranno mille anni, e quelli nemmeno noi li abbiamo» s'è rammaricata la zia. Poi ha preso la cappottina e la borsa, e ha cominciato a riempirla di generi di conforto: uova fresche, capicolli, santini di Padre Pio e Garibaldi, tricolori da viaggio. «Andiamo a riprenderci il Paese. E' nostro, lo rivogliamo indietro. E resteremo sedute davanti ai Palazzi fino a che non ce lo avranno restituito». Sono uscite tutte assieme. Erano indignadas. Social Referendum Archivio Unità Sul nostro sito tutte le pagine del giornale dal 1924 a oggi Un viaggio nella storia del Paese Fausto Bonfanti Il risultato eccezionale nella raccolta firme contro il “porcellum” conferma che qual "cantiere" dal quale far nascere l'alternativa e vivo e gode di buona salute: la pratica della cittadinanza attiva avvicina alla politica e sostituisce la delega incondizionata con la partecipazione. E questa non solo è aria pulita, queste sono vere e proprie vittorie popolari che chiedono cambiamenti reali ed urgenti. Quei cambiamenti che possono arrivare solo se la politica stessa non rimane chiusa nei palazzi o nei salotti e ritrova la capacità di capire e rispettare questa straordinaria vitalità e, perché no, disobbedienza civile (ricordiamoci che moltissimi hanno firmato anche se i loro leader politici di riferimento erano indecisi o, peggio, contrari...) che ha reso possibile un simile risultato in poche settimane in piena estate. Francesco Cannas Il PD, a mio avviso, deve prendere con decisione L'INIZIATIVA e fare proposte precise, poche ma chiare. Esempio: no a doppi incarichi, no a doppie candidature, no a candidature al di fuori del proprio territorio, si alla riduzione dei parlamentari in modo significativo..da subito...si alla riduzione degli stipendi....da subito. Presentare SUBITO le proposte al Parlamento (con proposta di legge semplice e poco articolata) e al Paese con la messa in atto di iniziative ai vari livelli territoriali...invitando...e sfidando TUTTI a confrontarsi...e a concretizzare in un tempo stabilito...la realizzazione di un accordo per la nuova legge elettorale....ALTRIMENTI rimangono due strade (ambedue non gradite al ns finto premier) e cioè: voto anticipato per evitare il referendum con la legge in vigore (ma con la quasi certezza che il finto premier perderà e non avrà più l'attuale situazione parlamentare favorevole) o REFERENDUM (e in questo caso, sono certo, si vince) per abrogare l'attuale porcata. A lui la scelta...ma l'importare è non stare a rimorchio della sua decisione o non-decisione. Adriano Vargiu Anch'io ho firmato per il Referendum però vedo già manovre per non farlo cercando di evitarlo con progetti di legge calati dall'alto, spero che almeno questa volta le forze della sinistra si coalizzino per fare delle proposte di cambiamento tenendo conto delle richieste della base elettorale. Ettore Tangorra Vedete che per le cose importanti e piene di significato la gente firma, questo significa che è l'idea che conta e che fa muovere le masse, niente leader, solo esecutori delle volontà popolare ci vorrebbero, e nessun protagonismo, sono state raccolte solo perché volevamo cambiare questo schifo di legge elettorale. Giuseppe Nicolosi Con il grande risultato del MILIONE E PIU' di firme dobbiamo "buttare nella spazzatura " il porcellum di calderoli,trotabossi,berlusconi. E' necessario una nuova legge elettorale per ridare -agli elettori IL DIRITTO DI ELEGGERE I PROPRI RAPPRESENTANTI !!! Indignati d'Usa Le immagini e il video della rivolta di New York. Settecento persone arrestate La tiratura del 2 ottobre 2011 è stata di 122.399 A sud del blog Manginobrioches www.unita.it 19 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
S appiamo bene che ineologismi galoppa-no, bradi, nelle pra-terie delle terredi nessuno. Nonè facile rincorrerli, sono veloci e scartano all'improvviso. Ma sono efficaci e con Salva con Nome li monitoriamo perché le parole nuove sottendono nuove cose. In questo senso nei termini che intercettiamo ci sono tutte le contraddizioni di un mondo, quello dell' innovazione digitale, in cui si intrecciamo sistemi interpretativi diversi, da quelli informatici a quelli socio-culturali. Ecco, appunto, social learning concetto che sta soppiantando quello di e-learning che per tanti anni aveva definito le pratiche telematiche applicate al contesto formativo per intendere la formazione a distanza. Quelle piattaforme on line erano spesso costosissime, congegnate con protocolli informatici complessi. Con la diffusione dei social network e delle soluzioni open source sta prendendo piede la cosiddetta pratica del mash up che in sostanza significa “mischiare” tra loro diverse applicazioni, utilizzando quelle che sono a disposizione gratuita nel web. Ecco così emergere il fenomeno del social learning che comporta un cross over tra le pratiche del social networking (ben aldilà di facebook) e quelle dell'e-learning. Tra gli esempi più emblematici di questa combinazione si sono piattaforme web open source come Kairos o la più diffusa Moodle che contempla un approccio costruzionista e sociale all'educazione, caratterizzato dalla partecipazione attiva delle comunità d'apprendimento piuttosto che dai moduli d'istruzione. Su questo stesso principio si muove anche la piattaforma ThinkTag Smart utilizzata all'Università di Milano-Bicocca (nel corso di Turismatica) e alle scuole civiche di Fondazione Milano. Germano Paini, un pioniere del social networking cognitivo, definisce questo progetto “Social Education Environment: riprogettare la formazione”. Lo esplicita bene in questi termini: “Il progetto è orientato a superare le logiche erogative che dominano la formazione realizzando processi formativi basati sulla diretta partecipazione degli studenti alla creazione, gestione, organizzazione dei contenuti in un'ottica social attraverso l'uso evoluto degli strumenti digitali, delle reti sociali e delle opportunità del cosiddetto web 2.0”. Si tratta quindi di un progetto che adotta una metodologia che può essere trasferita in altri contesti formativi sia a livello scolastico sia a livello della formazione dell'adulto, dell'aggiornamento professionale e del long life learning, secondo le logiche dello sviluppo professionale continuo. L'innovazione risiede in questi processi di cooperazione educativa che purtroppo la crisi strutturale del sistema Università riesce a cogliere in minima parte, quasi esclusivamente affidata a docenti a contratto (a quei pochi sopravvissuti ai tagli imposti dalla normalizzazione dei piani di studio) che nonostante operino ai margini delle strutture istituzionali creano le condizioni virtuose per attuare processi formativi al passo coi tempi. Tornando alla definizione di social learning va detto che questo termine viene utilizzato anche in altri contesti, come quello promosso da Garamond che sta creando un grande Repertorio Italiano di Contenuti Educativi e Didattici costituito da contenuti aperti, non soggetti a copyright (con licenze Creative Commons), gratuitamente riproducibili e condivisibili fra tutti gli studenti e i docenti. org): formare i formatori, cambiare anche il modo di insegnare. «La Fondazione è privata anche se ha contributi pubblici, e non può incidere formalmente sulle Università, anche se informalmente i legami sono fortissimi - spiega Molina - più che formare i formatori, vogliamo cambiare cultura, fare innovazione sociale e giocare per il Paese. In questo senso vanno le sperimentazioni sulla robotica, materia non curricolare che dunque bisogna fare in orari non curricolari. Eppure le esperienze partite da Pisa e Genova sulla robotica educativa hanno insegnato a lavorare in rete e allargare le maglie oltre il piccolo gruppo e la classe, ad altre classi e altre scuole. Usando le opportunità che ogni partecipante può offrire agli altri, così da rimescolare e accrescere conoscenze e esperienze. Curiosamente l'Italia, su questo, è un'eccellenza, è stata una delle prime nazioni a fare innovazione, a lavorare sulla didattica costruttivista, a fare progetti di educazione esperienziale. E la robotica offre un'occasione in più». Magari usando, chiede Infante, Lego Mindstorm, i mattoncini intelligenti? Un lavoro che consenta uno scambio fecondo tra chi ha voglia di fare e chi ha già fatto e dunque sa come fare. Perché è da qui che nasce la capacità di lavorare in squadra. «Particolarmente felice è stata la Robocup di Roma, la competizione italiana di robotica dice molina -. Nella scuola di Eboli che ha vinto lo scorso anno ci sono le lavagne interattive e ogni classe ha il suo robot di Lego. Oltre a insegnanti e ragazzi hanno lavorato in squadra anche i genitori, con competenze utili e preziose per le sfide del XXI secolo. Robottando s'impara, insieme. Così lentamente (forse troppo) cambiano cultura e visione». Il fatto che tutte queste esperienze accadano al di fuori del sistema curricolare, rendono palese la crisi dei modelli educativi istituiti . «Certo, incalza Infante, si fa sempre più urgente trovare il modo per tradurre la crisi dell'università,non solo per i fondi ma per i fondamenti teorici incrinati dal tempo, in una crescita dei sistemi dell'apprendimento. Sempre più aperti, liberi dall'istruzionismo, emancipati da culture afasiche, autonomi nei percorsi di ricerca dove i docenti imparino ad essere coach e non solo insegnanti. Spesso alcuni docenti insegnano cose che non funzionano e che alcuni studenti sanno già e meglio, come sta accadendo con i nuovi media». «Perché non si lavora con le materie ma con le persone - concorda Molina - se la tecnologia diventa esperienziale rompe le barriere del tempo e dello spazio. Un esempio? A Harvard hanno una classe che raccoglie 40.000 iscritti. Un altro? Cile e Svezia hanno creato, anni fa, una classe virtuale: due grandi schermi collegati in real time e webcam per tutti gli studenti. Qui l'insegnante, più che docente, è un attore e un coordinatore. Ancora. La storia si può insegnare sia nella realtà fisica - magari girando per Roma, ma anche con la simulazione virtuale, ricostruendo ciò che non c'è più. Così da integrare il fisico e il virtuale. È quello che chiamiamo phyrtual». Questo nodo è decisivo, proprio per armonizzare diverse visioni del mondo, dice Infante, bisogna esplicitare l'integrazione tra l'ambiente virtuale che permette di fare esperienza cognitiva tramite la simulazione e il proprio territorio che nelle metropoli è spesso ignorato, grazie a soluzioni come realtà aumentata, mappe interattive e connessioni mobili. «Naturale. Tra i nostri progetti conlude Molina - c'è quello che vede i giovani insegnare a usare il web nei centri anziani, creando uno scambio di conoscenze: mettendo in rete però le memorie di chi rischia di non trovare qualcuno disposta ad ascoltarlo. Dai giochi perduti alle esperienze di vita che oggi sono storia. Con un obiettivo: rendere la conoscenza sempre più basata sul principio delle “pari opportunità”, occasione di risolvere i problemi. Oltre che con gli anziani, abbiamo fatto progetti con i migranti e i profughi, abbiamo sviluppato manuali di robotica educativa per imparare giocando. Un grande stimolo ce lo dà Tullio De Mauro, che è il nostro presidente. È un mentore, ha visione. E se ha lavorato a lungo sull'analfabetismo di ritorno, ora ci sfida all'impegno contro un altro analfabetismo, per l'inclusione digitale. E infatti uno dei nostri progetti è la Rete per i volontari della conoscenza, i nostri “Angeli digitali”. Con l'inclusione i bambini imparano la responsabilità sociale, entrano in uno spazio dove si praticano le migliori qualità umane. E magari, perché no? Diventeranno cittadini capaci di costruire un mondo migliore». Ora va di moda il “social learnig” L'approccio all'apprendimento in maniera cooperativa sta soppiantando quello tradizionale dell'e-learning Salva con nome CARLO INFANTE ESPERTO PERFORMING MEDIA CARLO INFANTE «Un tempo per insegnare si usava la visione lineare: la storia della fisica, la storia delle religioni... oggi bisogna lavorare sull'ipertesto, anche se è molto più complesso. È così che funziona il cervello umano» LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011 | | V
www.unita.it Zapping IL SIGNORE DELLA TRUFFA FUORI IN 60 SECONDI BAILA! C.S.I. MIAMI RAIUNO ORE:21:10 SERIE TV CON GIGI PROIETTI CON NICOLAS CAGE CON BARBARA D'URSO CON DAVID CARUSO RAITRE ORE:21:05 FILM CANALE 5 ORE:21:10 SHOW ITALIA 1 ORE:21:10 SERIE TV Rai 1 Rai 2 Rai 3 RAI 1Canale 5 Rete 4 Italia 1 La 7 Sky Cinema 1 HD Sky Cinema family Sky Cinema Passion Cartoon Network Discovery Channel Deejay TV MTV 21.00 Sky Cine News. Rubrica 21.10 A Natale mi sposo. Film Commedia. (2010) Regia di P. Costella. Con N. Brilli E. Canalis. 22.55 Una sconinata giovinezza. Film Drammatico. (2010) Regia di P. Avati. Con F. Bentivoglio 21.00 Shrek 2. Film Animazione. (2004) Regia di A. Adamson, K. Asbury, C. Vernon. 22.40 L'apprendista stregone. Film Fantasia. (2010) Regia di J. Turteltaub. Con N. Cage J. Baruchel. 21.00 Crazy Heart. Film Drammatico. (2009) Regia di S. Cooper. Con J. Bridges M. Gyllenhaal. 23.00 Fine di una storia. Film Drammatico. (1999) Regia di N. Jordan. Con J. Moore R. Fiennes. 18.00 Ben 10 Ultimate Alien. 18.25 Lo Straordinario Mondo di Gumball. 18.35 Adventure Time. 18.50 The Regular Show. 19.15 Ben 10 Ultimate Alien. 20.05 Leone il cane ifone. 20.30 Takeshi's Castle. 21.00 Adventure Time. 21.25 The Regular Show. 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Come è fatto. Documentario 19.30 Come è fatto. 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Marchio di fabbrica. Documentario 21.30 Marchio di fabbrica. Documentario 22.00 Come è fatto. Documentario 18.00 Rock Deejay. Altro 18.55 Deejay TG. Informazione 19.00 Platinissima. Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.15 Via Massena 2. 21.00 DJ Stories All Areas. Reportage 22.00 Deejay chiama Italia. 18.00 MTV Mobile Chat. Show. 19.00 MTV News. Informazione 19.05 Il Testimone. Reportage 20.00 Greek.Serie TV 21.00 Jersey Shore. Serie TV 22.00 Jersey Shore. Serie TV 23.00 Speciale MTV News. Informazione 21.10 Il signore della trua. 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(1997) Regia di R. Donner. Con Mel Gibson, Julia Roberts, Patrick Stewart. 02.00 Tg4 night news. Informazione 21.10 C.S.I. Miami. Serie TV Con David Caruso. 23.00 Undercovers. Serie TV 23.55 Real C.S.I.. Show. 01.00 Modamania. Rubrica 01.35 Poker1mania. Show. 02.25 Studio aperto - La giornata. Informazione 21.10 L'infedele. Informazione 23.45 TG La 7. Informazione 23.55 Crossing Jordan. Serie TV 00.40 Movie Flash. Informazione 00.45 Alballoscuro. Show.Conduce Alba Parietti. 01.45 N.Y.P.D. Blue. Serie TV Con Dennis Franz 06.45 Unomattina. Show.Conduce Georgia Luzi, Gerardo Greco. 11.00 TG1. Informazione 11.05 Occhio alla spesa. Show.Conduce Alessandro di Pietro. 12.00 La prova del cuoco. Show.Conduce Antonella Clerici. 13.30 TG1. Informazione 14.00 TG 1 Economia. Informazione 14.05 Tg1 Focus. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show.Conduce Veronica Maya. 15.15 La vita in diretta. Rubrica 16.50 Tg Parlamento. Informazione 17.00 TG1. Informazione 17.10 Che tempo fa. 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Talk Show. 13.10 La strada per la felicità.Serie TV 14.00 Tg Regione. Informazione 14.20 Tg3. Informazione 15.00 FIGU.Reportage 15.05 The Lost World. Serie TV 15.50 Cose dell'altro Geo. Rubrica 17.40 Geo & Geo. Documentario 19.00 Tg3. Informazione 19.30 Tg Regione. Informazione 20.00 Blob.Rubrica 20.15 Sabrina vita da strega.Serie TV 20.35 Un posto al sole. Serie TV 07.55 Traico. Informazione 07.57 Meteo 5. Informazione 07.58 Borse e Monete. Informazione 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.40 La telefonata di Belpietro. Rubrica 08.50 Mattino Cinque. Show.Conduce Federica Panicucci, Paolo Del Debbio. 11.00 Forum. Show.Conduce Rita Dalla Chiesa. 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Uomini e donne. Show.Conduce Maria De Filippi. 16.20 Pomeriggio Cinque. Show. 18.50 Avanti un altro!. Gioco a Quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.30 Striscia la notizia. Show.Conduce Ezio Greggio, Enzo Iacchetti. 06.40 Media shopping. Shopping Tv 07.00 Zorro. Serie TV 07.30 Starsky e Hutch. Serie TV 08.30 Hunter. Serie TV 09.55 R.I.S. Delitti imperfetti. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.02 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 13.50 Forum.Rubrica 15.10 Hamburg distretto 21.Serie TV 16.15 Sentieri. Serie TV 16.35 Amare per sempre. Film Drammatico. (1996) Regia di R. Attenborough. Con Sandra Bullock, Chris O''donnell, Astin Mackenzie. 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Serie TV 20.30 Walker Texas ranger.Serie TV 06.50 Cartoni animati 08.55 Ninì.Serie TV 09.55 Strano, ma Vero?. Show 10.55 Deadly 60. Show 11.55 Spose extralarge. Show 12.25 Studio aperto. Informazione 13.00 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Serie TV 14.35 What's my destiny Dragon Ball. Cartoni Animati 15.00 Big bang theory. Serie TV 15.35 Chuck. Serie TV 16.30 Glee. Serie TV 17.25 Zig & Sharko . Cartoni Animati 17.30 Mila e Shiro - Il sogno continua. Cartoni Animati 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. - Scena del crimine.Serie TV 20.20 C.S.I. - Scena del crimine.Serie TV 06.55 Movie Flash. Informazione 07.00 Omnibus - Rassegna stampa. Informazione 07.30 TG La 7. Informazione 09.40 Coee Break. Informazione 10.30 L' aria che tira. Rubrica 11.00 G' Day.Rubrica 11.30 (ah)iPiroso. Attualita' 12.25 I menù di Benedetta.Rubrica 13.30 TG La 7. Informazione 14.05 Il papavero é anche un iore. Film Giallo. (1966) Regia di T. Young. Con Trevor Howard, Angie Dickinson 16.15 Atlantide - Storie di uomini e mondi. Documentario 17.25 Movie Flash. Informazione 17.30 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 19.30 G' Day. Attualita' 20.00 TG La 7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Attualita' SERA SERA SERA SERA SERA SERA SERA 32 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
Foto Infophoto «Siamo allibite per la prosecuzione di un tam tam mediatico di assoluzione dei due imputati che continua nonostante tra poche ore la Corte d'assise d'appello si ritirerà in camera di consiglio. In questo momento ci vorrebbe invece il silenzio totale per permettere ai giudici di emettere la sentenza liberamente». Arline e Stephanie Kercher oggi saranno di nuovo in tribunale a Perugia, madre e sorella di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa nella sua stanza nella notte fra l'1 e il 2 novembre 2007. L'ennesimo viaggio del loro pendolarismo giudiziario fra l'Inghilterra e l'Umbria nella speranza di una giustizia che renda loro un minimo di pace dopo l'assurdo assassinio di Mez. Mez che non aveva ancora compiuto 22 anni, che inseguiva una laurea in Studi Europei a Leeds ed era arrivata a Perugia nemmeno due mesi prima della notte in cui qualcuno le tolse la vita brutalmente in quella villetta in via della Pergola che condivideva con due studentesse italiane e Amanda Knox da Seattle. Anche i genitori di Amanda, come succede periodicamente da quattro anni a questa parte, oggi saranno a Perugia. Anche loro pendolari giudiziari, anche loro a caccia di giustizia. Ma sulla sponda opposta, però, visto che Amanda è in carcere dal novembre 2007 con l'accusa di essere lei assieme all'ex fidanzato Raffaele Sollecito e a Rudy Guede (già condannato in via definitiva a 16 anni) l'assassina di Meredith. Oggi, però, è tutto diverso. Perché quasi due anni dopo la sentenza di primo grado con cui la Corte d'Assise del capoluogo umbro aveva condannato Raffaele e Amanda a 26 e 25 anni di carcere, la storia può fare “inversione a u” e rimettersi in marcia in direzione opposta. Può succedere, succederà, sono disposti a scommettere le decine e decine di giornalisti che dagli Usa hanno marciato su Perugia assolutamente convinti dell'innocenza di Amanda e della bestialità della giustizia italiana. Anche se non manda a morte gli assassini. Può succedere, si diceva, perché nel dibattimento in appello nuove certezze hanno soppiantato quelle che gli inquirenti e l'accusa erano riusciti a far valere soltanto 22 mesi fa quando tracciati elettroforetici, percentuali e complicate formule chimiche avevano confermato che in quella stanza di via della Pergola, assieme alle tracce organiche che avevano inchiodato Rudy Guede, c'erano i profili genetici di Raffaele e Amanda. Sul reggiseno di Meredith (quello dello studente, ora ingegnere, di Giovinazzo) come sul coltello considerato l'arma del delitto (quello della giovane statunitense). Sicurezze scientifiche che erano servite a puntellare tutti gli elementi portati dall'accusa (dagli alibi smentiti alla testimonianza di un clochard che ha raccontato di averli visti vicino al luogo del delitto quella sera) passando per le molte contraddizioni del racconto dei due e per quella mezza confessione, poi ritrattata spiegando di aver subito pressioni e violenze, che Amanda consegnò alla polizia nel Quasi quattro anni in carcere Amanda Knox è stata arrestata insieme a Raffaele Sollecito nel novembre del 2007 400 GIORNALISTI ACCREDITATI pQuattro anni di dubbi Meredith Kercher fu uccisa nella notte tra l'1 e il 2 novembre 2007 pUna sentenza in diretta tv Molte le emittenti collegate col tribunale, grande attesa negli Usa Amanda e Raffaele aspettano Il mondo guarda Perugia MASSIMO SOLANI Il tribunale di Perugia per la giornata di oggi ha rilasciato l'accredito a oltre 400 i giornalisti. Numerosissimi i pulmini con le antenne satellitari davanti al palazzo di giustizia. www.unita.it Oggi la sentenza d'appello per l'omicidio di Mez. La procura ha chiesto l'ergastolo per Amanda e Raffaele, già condannati in primo grado. Ma le nuove perizie scientifiche hanno demolito le prove iniziali... msolani@unita.it Italia22 LUNEDÌ3 OTTOBRE2011
Cara Unità Dialoghi Luigi Cancrini La satira de l'Unità virus.unita.it VIA OSTIENSE, 131/L - 00154 - ROMA MAIL LETTERE@UNITA.IT RISPOSTA Avendo vissuto già per molti anni, ho imparato che chiedere l'impossibile (ciò che sembra impossibile) è sempre possibile (e spesso corretto) perché quello che sembra impossibile oggi può diventare meno impossibile o possibile e del tutto normale domani. Impossibile mi sembrava da bambino, l'idea di una scatola (la televisione) che mi avrebbe permesso di vedere da casa il cinema o le partite di calcio cui andavo con mio padre e impossibile mi sembrava da adulto l'idea di un politico che accusato, con prove forti di reati gravi, non si dimette e immagina di istituire una commissione d'inchiesta contro i magistrati. Impossibile sembra oggi (a me ed a tanti altri) nei momenti di depressione che possono essere affermati i diritti civili di tutti compresi quelli alla casa, al lavoro e alla dignità degli emigranti oggi infamati del reato (Maroniano) di “clandestinità" e il diritto alla cura delle persone malate che pretendono di governarci con i loro sintomi (acting out, perversioni, deliri di grandezza e di persecuzione). Impossibile? Forse. Oggi però e non domani perché il realismo è questo, la capacita di chiedere l'impossibile. GABRIELE FRATERNALI All'età di 14 anni seguivo un cartello con su scritto “Siate realisti. Chiedete l'impossibile”. Ora mi occupo di ricerca scientifica un settore in cui la realtà di oggi è l'impossibilità di ieri. Sperare che il nostro primo ministro abbandoni i suoi problemi personali e governi è chiedere l'impossibile? Siate realisti: chiedete l'impossibile La community dei lettori dell'Unità NICOLETTA BERNARDI Il comunismo e la religione Ho partecipato alla presentazione del libro di Walter Peruzzi, "Il Cattolicesimo reale", Venerdì 23/9/2011 a Terni. Ero in compagnia di un attento pubblico che ha riempito la sala Laura della Siviera ed ha animato l'incontro con numerose domande. Il prof. Peruzzi, insegnante di Storia e Filosofia, ha spiegato le motivazioni alla base del suo libro: mostrare "Il Cattolicesimo reale", ovvero l'abisso, che separa l'aspetto teorico (comela religione Cattolica si presenta IN TEORIA) da quello concreto (come si comporta IN PRATICA). L'autore ha inoltre chiarito che il titolo del testo fa riferimento alla nota espressione "Socialismo reale", che indica le concretizzazioni del Comunismo nei Paesi dell'Est. Concretizzazioni condannate da tutto l'Occidente, ed usate come argomento per chiedere dicancellare (anche) l'idea del Comunismo come teoria. Visti i contenuti del libro, e ricordando che lo Stato della Città del Vaticano non ha, a suo tempo, firmato la Dichiarazione universale dei Diritti Umani e che non ha sottoscritto la Convenzione europea sui diritti dell' uomo, ci chiediamo: a quando la richiesta di cancellare le idee di dottrine/teorie religiose le cui pratiche sono spesso contrarie ai Diritti umani? GIOVAN SERGIO BENEDETTI Questo è il PD che mi piace Questo è il PD che mi piace: l' 8 per mille destinato allo Stato interamente alla scuola pubblica, contro il parere del governo, il solito Giovanardi, e con 24 voti di scarto! Si stanno squagliando come neve al sole, avanti così. ALESSANDRO FONTANESI Il 25 Aprile non si tocca Non è passato nemmeno un mese dall'ultima provocatoria proposta del governo di eliminare le feste del 25 aprile, 1˚ maggio e 2 giugno, sbugiardata oltreché dalla ridicola supposizione di favorire la ripresa economica, dalla ferma volontà popolare che si è ribellata ad una simile indecenza;ora per bocca dell'esponente bolognase del Pdl Fabio Garagnani, il governo ricade nella farsa. Sostituire il 25 aprile con il 18 aprile, la data della vittoria della Dc alle prime elezioni democratiche, dopo la fine del fascismo e della guerra. Insomma, la Liberazione di questo Paese dalla dittatura nazifascista pare non avere più valore, da sostituire con una ipotetica vittoria su una altrettanto ipotetica rivoluzione dei partigiani comunisti. Il 25aprile sappia Garagnani, è la data che ha reso possibile a quelli come lui, di esprimersi liberamente con simili stupidaggini. Garagnani le smetta di provocare e si occupidi risolvere le questioni irrisolte e assai più gravi di questo Paese, abbandonato in una crisi senza fine da un governo di irresponsabili, guidato proprio da quelli come Garagnani, che preferisce prendersi vendette sulla storia invece di garantire diritti, lavoro e salario agli italiani, i quali già un mese fa hanno detto solennemente che la data in cui si riconoscono liberi e uniti, è e sarà sempre il 25 aprile. RENATO BRUNETTA Precisazione del ministro Non sono il ministro della semplificazione e non ho mai proposto di eliminare il certificato antimafia. Tanto basterebbeper ritenere che Luigi Cancrini, con la raffinatezza che gli è propria, ha preso lucciole per lanterne nella rubrica Dialoghi dello scorso primo ottobre dal titolo «Le esternazioni di Brunetta». Ma una cosa m'intriga assai, nel suo ragionamento (si fa per dire) come in altri che ho letto: quindi, se ben capisco, permanente l'attuale obbligo di fornire il certificato antimafia cartaceo, la mafia stessa vacilla e crolla. Che sarebbe bello, se non fosse falso. Risposta di Luigi Cancrini Sono lieto della precisazione del ministro Brunetta. Sarebbe importante che la facesse anche al suo collega Maroni che evidentemente ha preso anche lui “lucciole per lanterne”. Che la mafia si possa sconfiggere solo con i certificati, certo, non l'ha pensato mai nessuno. Che i certificati possano aiutare nelle gare e negli appalti gruppi non compromessi con la mafia mi sembra tuttavia evidente. Quanto alla pubblica amministrazione che riesce da sola e in tempi rapidi a fare quello che il cittadino o l'impresa fa con tanta fatica, questo sta stolo nell'immaginazione del ministro. Avrebbe dovuto provvedere lui in tal senso e sogna forse, quando fa queste affermazioni, di esserci riuscito. 18 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
VINCENZO RICCIARELLI Moto, Pedrosa vince e fa contento Stoner Rossi subito a terra AMotegi nessuno, a partela Honda padrona di casa,avrebbe mai voluto corre-re per la paura delle radiazioni nucleari di Fukushima. Giusto il timore, sbagliata la motivazione verrebbe da dire in fondo ad uno dei gran premi più assurdi degli ultimi anni. E non tanto per il panorama spettrale di un paddock semideserto, né per la vittoria di Daniel Pedrosa o per il secondo posto di Jorge Lorenzo che lima così 4 punti dal gap che lo divide da Casey Stoner. Che, col terzo posto di ieri, mantiene 40 punti di vantaggio in classifica e fra due settimane sull'asfalto di casa di Phillip Island avrà il primo match point per chiudere il discorso mondiale. A Motegi, infatti, succede di tutto, a partire dalla caduta di Valentino Rossi che pure nel fine settimana, e soprattutto nel warm up di ieri quando aveva fatto segnare il quarto tempo, qualche progresso lo aveva fatto intravedere in mezzo alle strane alchimie di pesi e geometrie della sua Ducati. Ma in una stagione così, per il Dottore e la Rossa sembra non andare niente per il verso giusto. Così Rossi, scattato bene dalla settima piazzola di partenza, finiva bocconi nella sabbia alla seconda curva, stretto a panino fra le Yamaha di Spies e Lorenzo, con il campione del mondo uscente involontario innesco della carambola. «Avremmo tranquillamente potuto lottare per il podio - si è stretto nelle spalle il pesarese - Per noi sarebbe stato molto importante». Una assurdità? Niente affatto considerato quanto successo in pista. A cominciare dalla gara di Marco Simoncelli e Andrea Dovizioso. Accreditati di un ritmo che poteva consentirgli di lottare con i migliori, soprattutto il forlivese della Hrc, i due si sono dovuti accontentare del quarto e del quinto posto al termine di una affannosa rimonta e in capo ad alcuni giri di battaglia con il coltello fra i denti degni dei tempi delle minimoto. Il problema, infatti, è che entrambi (assieme a Cal Crutchlow) sono stati puniti con un “Ride Through” nella corsia dei box per aver anticipato la partenza allo spegnersi del semaforo. Non bastasse questo, tre penalizzazioni in serie in effetti non si erano mai viste, ci si è messo anche Casey Stoner. Che, forse annoiato dalla sua stessa supremazia quando era in testa in solitaria lanciato verso la nona vittoria stagionale (per non tacere delle dieci pole position), ha commesso un errore in frenata a metà gara finendo nella sabbia e costringendosi così rimontare fino al gradino più basso del podio. Una grazia di cui Jorge Lorenzo è riuscito ad approfittare poco o niente visto che sulla strada dello spagnolo ieri si è parato un imprendibile Daniel Pedrosa. Successo che vale doppio quello del due volte campione del mondo della 250: per sè, terza vittoria stagionale, e per la Hrc che con un ottimo (quanto non voluto) gioco di squadra ha contenuto la possibile rimonta di Lorenzo preparando così il pacchetto regalo di un mondiale che Stoner ha dominato e la Honda meritato fino all'ultimo punto mettendo in pista la moto migliore (e di gran lunga) dell'intero circo. Il Tempo Domani sport@unita.it A Motegi lo spagnolo precede Lorenzo che non approfitta dell'errore di Stoner (3˚). Simoncelli e Dovizioso penalizzati Scacchi NORD Bel tempo per gran parte della giornata su tutte le regioni. CENTRO Generalmente sereno o poco nuvoloso. SUD Residui fenomeni su Salento, Appennino Calabrese e Sicilia centro-orientale.Poco o parzialmente nuvoloso altrove . Foto LaPresseBrevi PALLAVOLO, EUROPEI Italia ko, bronzo alle turche Finale: Serbia-Germania 3-2 Seconda sconfitta per l'Italia di Barbolini. Agli Europei di Belgrado, dopo il ko in semifinale (3-0 dalla Germania), le Azzurre sono state superate dalla Turchia 3-2 nella finalina. 25-21 15-25 25-27 25-19 15-10 il punteggio. Il titolo è andato alle padrone di casa della Serbia grazie alla formidabile rimonta 3-2 sulle tedesche. AdolivioCapece Van Elburg-Kristinsson Coppa Campioni 2011 Il Nero muove e vince MOTORI Carlos Checa e la Ducati mondiali nella Superbike Giornata storica per la Ducati. Con un primo posto conquistato in gara-1 a Magny-Cours e aver bissato il successo in gara-2, Carlos Checa, in sella alla Ducati 1198, si è aggiudicato il suo 1˚ titolo iridato Superbike. Per la casa di Borgo Panigale si tratta invece del 17˚ titolo individuale e del 17˚ titolo tra i costruttori. SOLUZIONEC'èmattoinduemosse:1…Dh1+!;2.A:h1,T:h1matto. Coppa dei Campioni Conclusa a Rogaska Slatina (Slovenia) la Coppa dei Campioni, manifestazione europea per squadre di club. Nel torneo maschile, vinto da San Pietroburgo, Nereto si piazza al 13˚ posto su 62; nel femminile, vinto dal AVS di Saratov, Chieti arriva 6a su 11. Fabiano Caruana ha giocato per il “Shsm64” di Mosca, quinto, e da oggi gioca il “Torneo Karpov” nella città russa di Poikovsky. NORD Cielo sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. CENTRO Cielo sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. SUD Cielo serenoo poconuvoloso su tutte le regioni. Dopodomani L'Arc de Triomphe è tedesco Il puledro di tre anni Danedream grazie a uno sprint negli ultimi 250 metri ha vinto l'Arc de Triomphe. Si tratta del primo vincitore tedesco dal 1975 quando si impose Star Appeal.DanedereamèallenatodaPeterSchieregenemontatodaAndraschStarke.Shareta ha terminato al secondo posto, terza piazza per Snow Fairy. Oggi Seconda curva Valentino Rossi a terra dopo la carambola con Lorenzo e Spies NORD Tempo stabile su tutte le regioni. CENTRO Bel tempo su tutti i settori. SUD Sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. 39 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
C 'è qualcosa di stupefa-cente nelle parole (e nel-le mancate scelte) delgoverno in carica. Men-tre l'Italia rischia di precipitare nella bancarotta ci si ostina a non dire la verità al Paese, a diffondere ventate di ottimismo rassicurante. È successo nelle ultime ore quando il ministro del welfare, Maurizio Sacconi, commentava, come un'importante notizia positiva, gli ultimi dati forniti dall'Istat sull'andamento dell'occupazione. C'è da rimanere trasecolati visto che quelle cifre gridavano, ad esempio, di una crescente emergenza precari. Il tasso di disoccupazione giovanile, secondo i dati in questo caso avvalorati dall'Eurostat, è tornato ad aumentare passando dal 27,5% al 27,6%. Lo stesso lieve aumento del numero dei lavoratori occupati che tanto esaltava il ministro (uno 0,8% pari a 191 mila unità dall'agosto 2010) era dovuto al fatto che la stragrande maggioranza dei nuovi ingressi nel mondo del lavoro era data da 106 mila nuovi rapporti precari. Il posto fisso e una certa sicurezza di poter godere di diritti e tutele, sono diventati una chimera. Il centrodestra emana decreti per distruggere lo Statuto dei lavoratori (l'articolo 8 appena emanato ) mentre alimenta la possibilità di reclutare con circa 40 possibili modi diversi, a basso prezzo e senza alcun Statuto, centinaia di migliaia di giovani (sei milioni e mezzo secondo lo studioso Luciano Gallino). C'è in questa fotografia che racconta di una generazione lasciata allo sbando, un particolare ancora più inquietante che riguarda il mezzogiorno d'Italia. Qui il tasso di inattività dei giovani dai 15 ai 24 anni sale infatti dal 71,6% del terzo trimestre del 2010 al 73,8 per cento. Mentre lo Svimez considera l'industria meridionale a rischio di estinzione. Nelle aziende manifatturiere del Sud si concentra il 60% delle perdite di lavoro determinate dalla crisi. Dei 533mila posti di lavoro persi in Italia tra il 2008 e il 2010, ben 281mila sono nel Mezzogiorno. E così riprende la fuga, quella conosciuta in altre epoche: negli ultimi dieci anni (2000-2009) dal Sud sono emigrati 600 mila lavoratori. E lo Svimez prevede che nei prossimi vent'anni, quasi un giovane su quattro lascerà quei territori. Ecco perché lascia sbalorditi la cantilena facilona del governo. Sarebbe necessario correre ai ripari, dare davvero prime risposte alle richieste per misure atte a favorire una ripresa produttiva, ad arrestare il ricorso al precariato. Cioè a forme di lavoro che non aiutano lo sviluppo, frantumano la coesione sociale, producono disperazioni e ribellismi prima o poi destinati a scoppiare. I sindacati attorno al tema dell'emergenza precari hanno fatto poco. Un po' per la difficoltà nel rintracciare, organizzare, rappresentare donne e uomini che spesso lavorano in solitudine e spesso non cercano un rapporto con le organizzazioni presenti nel mondo del lavoro. Un po' perché si è presi dai problemi quotidiani che coinvolgono moltitudini di presunti «posti fissi». La stessa Cgil ha faticato e fatica a organizzare iniziative pur lodevoli come quelle dei «giovani non più disposti a tutto». Ha pesato nel cuore del sindacato, come ha rammentato ieri la stessa Susanna Camusso, una linea tesa a inseguire un'ipotesi di abolizione immediata della legge 30 (quella che ha moltiplicato le forme contrattuali) voluta dal centrodestra. Sono stati disdegnati obiettivi anche parziali ma inseriti in un disegno di stabilità , come aveva cercato di costruire il governo Prodi, soprattutto attraverso l'operato del ministro del Lavoro Damiano. Ora l'importante è riprendere l'impegno ponendo al centro delle manifestazioni e delle iniziative che si annunciano non solo la condizione di chi ha un lavoro ma che rischia di vederlo scomparire oppure di chi vede minacciati i propri diritti. Occorre mettere in primo piano anche la condizione ancor più drammatica del popolo dei precari, quella che abbiamo visto ieri sera così drammaticamente rappresentata nella trasmissione «Presa Diretta» a cura di Riccardo Iacona su Rai 3. È una lotta che negli ultimi tempi ha acquisito crescenti consensi. È possibile citare le parole (purtroppo non inserite nella famosa lettera segreta della Bce) di Mario Draghi. Aveva sostenuto il Governatore della Banca d'Italia che senza la prospettiva di una pur graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari, «si indebolisce l'accumulazione di capitale umano specifico, con effetti alla lunga negativi su produttività e profittabilità». Così come sarebbe necessario rievocare il messaggio spedito di recente ad Ancona da Papa Benedetto XVI, allorché incitava a superare «l'incertezza del precariato e il problema della disoccupazione». Con l'avvertenza della necessità di un nuovo modello di sviluppo capace di porre al centro l'uomo, soprattutto chi ha meno, chi è disagiato. Sono prese di posizioni, appelli, inviti che dovrebbero far riflettere. Anche il popolo dei precari rischia di essere attratto dalle sirene dell'antipolitica. E non ha i mezzi necessari per comprare intere pagine di giornali onde far sentire la propria voce, le proprie proposte. BRUNO UGOLINI Staino È ora di dare loro un contratto» Una generazione abbandonata. Le vera priorità è recuperarla Stupisce il ministro Sacconi che davanti ai dati Istat mostra ottimismo. Il centrodestra ha prodotto danni gravissimi Sindacato e centrosinistra devono rimontare il tempo perduto L'analisi Poi torna sul Manifesto delle imprese: il messaggio di discontinuità è condivisibile, il merito discutibile Gelati, 15% in più a settembre Il caldo record stravolge i consumi d'autunno degli italiani con un aumento record negli acquisti di gelato del 15% a settembre, rispetto allo stesso mese dello scorso anno. È quanto stima la Coldiretti nel sottolineare che il mese più caldo degli ultimi 150 anni, ha fatto anche registrare una insolita impennata nei consumi di frutta e acqua minerale. 3 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
N egli Usa le principa-li e più prestigioseuniversità offronoda tempo proposteformative validissi-me e in molti casi anche gratuite. L'affermazione dell'e-learning nel sistema educativo americano è sempre più in crescita, anche a causa del costante aumento del prezzo del petrolio che rende gli spostamenti per seguire le lezioni sempre meno convenienti. Ogni anno la scuola e l'università investono 2 miliardi di dollari nella teledidattica, in un mercato che complessivamente si aggira intorno ai 5 miliardi. Sono più di 700 le università che prevedono corsi online. La fetta più grande riguarda soprattutto l'alta formazione: laurea, master, certificate (il nostro dottorato). Secondo lo Sloan Consortium - un'organizzazione senza scopo di lucro che raggruppa circa 700 istituti di istruzione superiore la cui missione è quella di migliorare l'istruzione online - oltre due milioni di studenti statunitensi hanno seguito corsi online nel 2011. E più di un terzo degli istituti di istruzione superiore e il 97% delle università pubbliche offrono corsi online. Studiare in una università statunitense non è più un miraggio per quanti in Italia hanno una conoscenza fluente dell'inglese e una carriera scolastica con voti alti. Il sistema universitario americano premia infatti gli studenti che già durante la cosiddetta high school si sono impegnati molto proprio in previsione dell'accesso al college. Senza investire cifre particolarmente consistenti per la propria istruzione, senza muoverSTUDIARE NEGLI USA RESTANDO IN ITALIA L'inchiesta ROBERTO ARDUINI Più di 700 università prevedono corsi online Sono soprattutto lauree, master e certificate MoMath Toy Uno dei «giocattoli» usati al Museo della Matematica di New York II | | LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
mbucciantini@unita.it MARCO BUCCIANTINI G iovinco è un velo.Vola leggero e nonlo puoi afferrare. Èun'azione che nonc'era sulla lavagna,è una spanna sopra gli altri. Lui distende la sua mano sopra la testa, quando esulta, dopo i suoi gol, così bellissimi: «Aggiungo un palmo alla mia altezza». Alla sua bassezza: «Un problema degli altri, non mio». Quando parte Giovinco l'azione si gonfia di un carico emotivo che finirà da qualche parte. Questo ragazzo di 24 anni e di 163 centimetri dichiarati, è il segreto del calcio, l'accumulo di impressioni, la suggestiva attesa di qualcosa, la corsa verso la porta, l'eccitazione e il turbamento dei due punti di vista che si affrontano in campo. L'attaccante e il difensore, l'uno gioca per vincere l'altro. Adesso, quando si muove appena, guadagnando quella miseria di campo che gli basta per controllare la palla, e partire, Giovinco possiede il segreto: ha il senso innato della vulnerabilità dell'avversario, sa sempre dove e quando assaltarlo e colpirlo. Giovinco oggi è capocannoniere (due gol anche ieri) semplicemente perché gioca. Con il talento, la destrezza e la precisione del tiro, secco e potente, se serve, oppure ricamato, se deve aggirare qualcuno. Per anni è stato umiliato da una diversità che si voleva addossare a lui, e che invece era del Paese. Nella Juventus aveva pochi minuti per consumare la sua voglia: è giovane, dicevano. È basso. Non era vera né l'una né l'altra cosa. Ai tempi di Torino, dopo la gavetta a Empoli, aveva 23 anni, un'età “compiuta” per un atleta, in qualsiasi sport. Il calcio non è diverso. L'Italia è un paese diverso, che vuole leggere il certificato dell'anagrafe perché non ha fiducia nei ragazzi, li mortifica di eterne prove (infatti la Juve lo ha “prestato” per altri 5 anni). Li vuole inadeguati. E se non basta, si mette a contare i centimetri e 163 erano pochi. «Io ringrazio Guardiola e il Barcellona. Loro fanno un calcio magnifico. E sono tutti piccoli, Iniesta, Xavi, Messi...». Giovinco segna e tutti i compagni lo abbracciano e lui sparisce sotto gli altri, come poco prima era sparito ai difensori, finta lì, palla di là. È nato a Torino e cresciuto a Beinasco, sulla tangenziale sud del capoluogo, vicino a Mirafiori, perché il padre Giovanni, metalmeccanico, aveva trovato un lavoro nell'indotto della Fiat. Venne nel 1970, partendo da Bisacquino, nel Palermitano, vicino a Corleone, dove nacque anche Frank Capra e dove comandava il bastone della mafia. «Ci sono tornato una sola volta, mentre quasi ogni estate passo da Catanzaro Lido, dov'è nata mia madre Elvira». Fu lei a sottrarre la “o” dal nome di Sebastian, così da dargli un tocco esotico, un nome da calciatore per un tipo che preferisce passare le vacanze a Casciolino invece che a Formentera. A Torino, tre anni dopo Sebastian è nato anche Giuseppe: dicono gli somigli molto, stesso ruolo, stesso percorso: giovanili nella Juventus, poi il prestito (è a Carrara). «Forse è più forte, ma nello sport serve la testa. Quella fa la differenza fra il buon giocatore e il campione: porsi obiettivi, raggiungerli e già pensare più in là». Non è perfetto, ascolta i neomelodici («Ma noi siamo una famiglia del sud, tanti cugini, tanti zii e molti di loro sono appassionati a quella musica»), difende la vita privata perché così è stato educato: «Cerco di vivere con serenità e rispettando tutti, anche chi mi tiene in panchina. Quando ero giovanissimo e promettevo, i miei genitori hanno avuto molta misura, non li ho mai trovati attaccati alle reti di recinzione». Firmando il primo contratto importante, da 500 mila euro, pensò a loro: «Adesso potranno invecchiare tranquilli». In casa c'era uno stipendio solo, da tuta blu. Un giorno chiesero a Sebastian quale campione fosse fotografato nel poster della sua camera. La risposta è da libro di Cronin: «Il poster? Con Giuseppe non avevamo nemmeno la camera, dormivamo nel tinello». «Sono felice di mio figlio - disse un giorno Giovanni - perché frequenta gli stessi amici con cui è cresciuto, sul viale di periferia, raccontando agli altri come sono Del Piero e Buffon visti da vicino». A Parma saranno i colleghi a raccontare com'è strano spogliarsi accanto alla Formica Atomica, come l'insetto eroico dalla felpa arancione di quel cartone animato, soprannome d'un tempo, «si mi piace», ma oggi ormai è lui, nome e cognome, 39 di piede e 163 di altezza. Leggera e inafferrabile, come un velo. Il talento È un velo, leggero e inafferrabile Possiede il segreto del calcio: sa dove è debole l'avversario, e lo colpisce. È il nuovo leader dei cannonieri L'Anhzi sempre più giù Continualacrisidell'AnzhidiEto'o.Neanchel'esonerodeltencicoelapromozionead intermim di Roberto Carlos è bastata per modificare il momento negativo di una squadra che dalla zona Europa è stata ormai risucchiata a metà classifica. L'Anzhi infatti è stato superato in casa per 1-0 dalla Lokomotiv Mosca. Rete decisiva di Caicedo al 5' pt. Dribbling e tanti gol Una spanna sopra gli altri GIOVINCO Sebastian Giovinco è nato a Torino il 26 gennaio dell'87 SEBASTIAN 37 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
T utti possono essere famo-si per un quarto d'ora. Efinalmente tocca a Massi-mo Zennaro, di cui ignoravamo l'esistenza (vivendo peraltro benissimo), che oggi è una star delle cronache. Il direttore del Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca Scientifica credeva esistesse un tunnel di 700 chilometri tra Ginevra e il Gran Sasso. Bocciato tra le risate di tutta la classe (60 milioni di alunni) e dimissioni da portavoce della ministra Gelmini. Ma non dal ministero, perché la Gelmini un genio simile intende tenerselo stretto (tra geni…). Ora, altro quarto d'ora di notorietà. Pare infatti sia grazie ai consigli di Zennaro che la ministra Gelmini non rende noti, come si fa da anni, i risultati del passato anno scolastico: quanti promossi, quanti bocciati, eccetera. Quest'anno le cifre rimangono in un cassetto. I bene informati dicono che i bocciati sono in calo e che questo sarebbe un guaio mediatico per la Gelmini, sempre felice di sbandierare concetti come severità, rigore, selezione, insomma tutte cose che se esistessero davvero avremmo un altro ministro dell'Istruzione. E' un ben strano testacoda, perché forse un buon ministro della scuola dovrebbe gioire se i promossi aumentano, e non dolersene. Ma forse, chissà, nella visione di classe che la Gelmini ha della pubblica istruzione questo concetto non è contemplato e vige l'equazione tanti bocciati uguale buona scuola. A Massimo Zennaro, lo scavatore di tunnel, va la solidarietà dovuta ai capri espiatori, a tutti i poveri Malaussène di questo mondo. E un consiglio: se decidesse di andarsene dal ministero, come molti giustamente gli chiedono, si porti via anche il ministro. E allo stesso tempo operare perché l'Europa abbandoni quei dogmatismi che impediscono interventi adeguati alla crisi e inverta la rotta rispetto all'attuale pericolosa linea di austerità. Stati Uniti e Regno Unito hanno messo al centro della propria azione l'urgenza di evitare una nuova recessione, e stanno usando a mani basse gli strumenti classici di rilancio della domanda, politica monetarie e politica fiscale espansiva. Per la zona euro il problema riguarda principalmente gli squilibri interni tra i Paesi membri, e sarebbe facilmente risolvibile adottando un approccio cooperativo. Le risorse per una spinta espansiva per uscire dalla crisi non mancherebbero (con gli interessi così bassi un programma di investimenti pubblici genererebbe rapidamente le risorse per ripagarsi). Ma l'Europa è debole come entità politica e fiscale. Ha in comune la moneta unica, che ci ha dato dei vantaggi (sfruttati, va detto, da alcuni Paesi meglio che da altri), ma ha anche aumentato i rischi connessi agli squilibri, privando i singoli Paesi dei necessari strumenti di intervento. Niente che non fosse prevedibile; e niente che non sia superabile sostituendo alla retorica della contrapposizione tra Paesi “virtuosi” e “irresponsabili” una maggiore consapevolezza dell'interdipendenza economica e del fatto che a questo punto si cade o ci si rialza insieme. Bene ha fatto dunque il gruppo dei partiti socialisti e democratici al Parlamento europeo a proporre una linea di azione alternativa alla «ricerca ossessiva dell'austerità fiscale» propugnata dai governi conservatori. Un'azione basata su: investimenti e politiche per occupazione; varo degli eurobonds; creazione di un bilancio europeo a sostegno della crescita. E bene fa il Pd a collocarsi pienamente all'interno di tale iniziativa, e a sottolineare che il successo di un'azione riformatrice dipende anche dall'avvio di una fase espansiva a livello internazionale. Le riforme condizionate dall'esigenza di far cassa non sono quasi mai buone riforme. L'Italia ha bisogno di aumentare la produttività, realizzare investimenti, deve migliorare la sua dotazione di infrastrutture, di tecnologia, di capitale umano, deve intervenire sulla qualità della sua pubblica amministrazione. È ingenuo pensare che la crescita arrivi da un'ulteriore flessibilizzazione del mercato del lavoro, da affrettate privatizzazione dei servizi pubblici o da tagli lineari alla spesa pubblica. Sappiamo, per esperienza, che la flessibilità senza risorse per mettere in piedi un solido (e costoso) sistema di ammortizzatori finisce per produrre solo precarizzazione, penalizzando la produttività. Anche la lettera della Bce andrebbe collocata nella giusta prospettiva: è una lettera che ha per interlocutore un governo di centrodestra, richiamato agli impegni formalmente o informalmente presi; una lettera “datata”, che risale ad un momento in cui tutta l'attenzione era posta agli aggiustamenti di bilancio, mentre nei due mesi successivi è risultato sempre più chiaro come il problema fossero piuttosto le prospettive di crescita. È infine una lettera di un organo tecnico che ha quale preoccupazione centrale quella della stabilità dei mercati finanziari. Non sorprende che possa farsene scudo chi, avendo scarsa fiducia nella politica, è convinto che solo da una qualche delega ad un soggetto “tecnico” possano giungere le riforme. Meno comprensibile è che l'adesione a quei contenuti sia presa come misura del grado di riformismo o magari di europeismo di un partito popolare e democratico. Agli amici che sulle pagine di Europa hanno mostrato fastidio per un Pd capace di esprimere una linea autonoma rispetto a tali indicazioni, chiediamo se la loro obiezione si spinge fino a suggerire di smarcarsi dagli altri partiti progressisti e riformisti europei; chiediamo se anch'essi auspicano una revisione dell'architettura europea o sono invece per la sostanziale restaurazione del modello pre-crisi, emendato da più vincoli ai governi e meno ai privati; in questo caso, vorremmo capire in cosa tale modello si differenzi dalla proposta conservatrice. Per parte nostra, crediamo che essere europeisti e riformisti in questa fase storica sia adoperarsi perché la crisi non diventi la giustificazione dello smantellamento di quel modello sociale europeo che è condizione della qualità della vita nel nostro continente; e perché i costi del risanamento non siano ripartiti in modo tale da erodere i legami di coesione e solidarietà tra Paesi, un processo che purtroppo è già pericolosamente in atto e che porterebbe, esso sì, alla fine di ogni prospettiva di integrazione. Silvia Ballestra L'UNICO BOCCIATO DALLA GELMINI SI CHIAMA ZENNARO VOCE D'AUTORE Chiari di lunedì MASSIMO D'ANTONI www.unita.it SCRITTRICE IL COMMENTO p SEGUE DALLA PRIMA I VERI EUROPEISTI C he fascino, la parlata di Angelino Alfano!Bastava sentirlo comiziare a Sciacca, fra igiovani azzurri di “Generazione 30”, per percepirlo: era lì, sudato e scamiciato, la voce vibrante di sicilianità estenuata: quell'emissione invitta e lamentosa che spezia di sapori salmastri, e di eroica fatica di vivere, le parole. Tese, adesso, a persuadere gli astanti dell'urgenza di una nuova legge elettorale. Impresa improba, giacché Angelino e destra tutta, Papi in testa, fino al giorno prima professavano l'intangibilità della porcata di Calderoli. Eppure ora Angelino era lì, sotto il sole spietato di Sciacca, a decretare sfibrato e ispirato che i candidati non devono essere calati dall'alto, ma spinti dal basso. Dietro a lui, sul palco, due robusti “generati 30” con l'aria da bodyguard in ferie applaudivano (indo) lenti. Perché faceva troppo caldo per esigere spiegazioni in nome della coerenza? Perché non avevano afferrato? No, per quella parlata. Ah, che fascino! Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 22 Parola di Angelino Enzo Costa 16 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
È convinto che questo governo non arrivi al 2013, e se anche ribadisce che il Pd è disponibile a un esecutivo guidato da una figura autorevole e che realizzi le riforme necessarie al Paese, intanto lavora per non far trovare impreparato il suo partito di fronte all'ipotesi di un voto anticipato, nella primavera del 2012. Così aprendo la Direzione del Pd, stamattina, Pier Luigi Bersani chiederà ai suoi di impegnarsi sul programma da presentare agli italiani, sulle proposte per far uscire il Paese dalla crisi politica ed economica, lasciando invece da parte discussioni che al momento sarebbero fuori luogo. Non all'ordine del giorno, per Bersani, è un congresso anticipato ma anche un confronto ora per la scelta del candidato premier. Non solo perché «dobbiamo prima occuparci di questo oggettino che si chiama Italia», risponde a “Che tempo che fa” a Fabio Fazio, che fa esplicitamente il nome del sindaco “rottamatore” Matteo Renzi. Ma anche perché non si può scegliere, e qui il messaggio è a Nichi Vendola e alla sua richiesta di primarie immediate, «un suonatore senza avere uno spartito». Bersani ha pianificato una road map che prevede un programma di formazione per duemila ragazzi del sud, una manifestazione nazionale il 5 novembre a Roma, una conferenza sul partito e una convention programmatica, il 2 dicembre, in cui saranno presentate le proposte su cui il Pd imposterà la propria campagna di primavera. «Abbiamo cose da fare, facciamole. Sono l'unico segretario di partito politico al mondo che sia stato eletto con le primarie - rivendica - quindi io mi trovo perfettamente a mio agio, non ho niente contro le primarie e io sono assolutamente a disposizione, ma dobbiamo arrivarci con delle proposte perché abbiamo una responsabilità verso l'Italia». La minoranza eviterà di rilanciare in Direzione la proposta di svolgere primarie di partito prima della scadenza naturale della segreteria. L'avevano fatto nei giorni scorsi tre veltroniani doc come Stefano CecSIMONE COLLINI ROMA Foto di TM News/Infophoto Il messaggio di Bersani «Pensiamo all'Italia non alle candidature» Bersani riunisce oggi la Direzione del Pd. A chi scalpita per la scelta del candidato premier dice: «Prima viene lo spartito, poi il suonatore». E riferendosi a Della Valle: «Abbiamo già visto dove portano le scorciatoie». p Il segretario del Pd risponde a Vendola sulle primarie: «Prima viene lo spartito, poi il suonatore» p Su Della Valle: «Sbagliato mettere tutti nel mucchio. Abbiamo visto dove portano le scorciatoie» Pierluigi Bersani ospite del programma «Che tempo che fa» Primo Piano La crisi italiana 6 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
La capacità di lavorare insieme, in una rinnovata e costante unità, gli ideali da condividere per riuscire a realizzarli nell'interesse della collettività, le regole da seguire e rinnovare costantemente nel rispetto del passato e con lo sguardo rivolto al futuro per dare consentire alle nuove generazioni di costruirsi un futuro migliore di quello che al momento appare possibile, messo in discussione com'è da una crisi che non accenna a diminuire. Giungono costantemente sollecitazioni del presidente della Repubblica a non dimenticare mai, sia chi ha la responsabilità di governo che la società civile, le istituzioni e i cittadini, la forza dei principi fondamentali della nostra Costituzione che ha le proprie radici nel sacrificio di quanti, mettendo a repentaglio la propria libertà e la propria vita, «hanno consegnato alle generazioni successive una Repubblica nuova e libera. Spetta a ciascuno di noi, in nome di quegli stessi principi, continuare ad amarla e consolidarla» quella Carta che troppo spesso viene interpretata ad uso di parte, con gli articoli fondamentali letti in versioni dimezzate, solo nelle parti utili a sostenere idee e fatti che non ci sono e che i costituenti mai avrebbero elaborato. In occasione dell'anniversario «dell'orrendo eccidio di Marzabotto» il presidente Napolitano ha scritto al sindaco del paese che fu vittima di una rappresaglia contro cittadini inermi. Mentre la maggioranza di governo accetta l'idea che non si festeggi più il 25 aprile a favore della data in cui nel '48 la Dc vinse le elezioni scongiurando il pericolo comunista, il Capo dello Stato ricorda che «è un dovere per noi tutti perpetuare il ricordo di coloro che combatterono nelle fila della Resistenza, restituirono all'Italia il bene supremo della libertà e della dignità nazionale. A loro si deve se l'Assemblea costituente poté approvare, grazie alla convergenza di forze politiche diverse, la nostra carta fondamentale in cui sono enunciati i valori e i principi fondamentali cui si ispirarono quanti, sacrificando se stessi e la propria vita, hanno consegnato alle generazioni successive una Repubblica nuova e libera». UNITÀ Ed allora, al di là di polemiche pretestuose, «spetta a ciascuno di noi, in nome di quegli stessi principi, continuare ad amarla e consolidarla». Negli incontri specialmente con i giovani di questi giorni a Napoli, gli universitari, i ragazzi che so misurano con una realtà difficile, il presidente ha proposto la lettura corretta di alcuni articoli della Costituzione, l'1, il 3, il 5 che troppo spesso vengono interpretati in modo parziale così come quelli che riguardano le sue prerogative. L'unità della nazione, l'uguaglianza dei cittadini, la struttura dello Stato, il ruolo del presidente come garante dell'unità nazionale, debbono essere gli obbiettivi di una «Costituzione vivente» ma la Carta del '48 ha costantemente «bisogno di una spinta dal basso» per continuare a vivere . Per modificarsi per le esigenze che cambiano ma sempre nel solco dei principi fondamentali. «Le cose sancite nella Costituzione sono molto importanti non solo perché belle, ben scritte e giuste ma perché segnano la strada la Costituzione non è da sola una garanzia per la concretizzazione degli ideali, ma è un impegno vincolante per chi fa politica e rappresenta le istituzioni». MARCELLA CIARNELLI Testamento biologico La legge si fa attendere e i Comuni si alleano Napolitano: unità e legalità per superare la crisi Da Napolitano giungono nuovi richiami all'unità nazionale e ai valori fondanti della Repubblica contenuti nella Costituzione, principi che vanno amati e consolidati. «Spetta a ciascuno di noi continuare ad amarla». ROMA p Il presidente a difesa dei princìpi della Repubblica «Alla Costituente fu decisiva l'intesa politica» OggiSilvioViale(presidenteRadicali Italiani, consigliere comunale Pd) e Igor Boni (coordinatore provinciale Associazione Radicale Adelaide Aglietta) sirecherannonellasededellaProvincia di Torino per depositare la proposta di iniziativa popolare (sottoscritta da circa 200 cittadini) per l'istituzione di un registro provinciale dei testamenti biologici, a disposizione di tutti i residenti nei Comuni della Provincia di Torino che nonhannoistituitounregistrocomunale. Ma l'iniziativa non è isolata: sono oltre un'ottantina in tutta Italia i registri per depositare il proprio testamento IL CASO La crisi italiana Anniversari Il Presidente della Repubblica Napolitano con il ministro della Giustizia Nitto Palma Primo Piano Messaggio in memoria delle vittime della strage di Marzabotto 8 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
Foto Federico Tardito/LaPresse MASSIMO DE MARZI TORINO L a doppietta di Marchi-sio nei minuti finaliscatena l'entusiasmodello Juventus Sta-dium, regalando allaSignora il primo successo di prestigio nella stagione e il primato in classifica in coabitazione con l'Udinese. Per il Milan, invece, secondo stop pesante contro una diretta rivale per il titolo, dopo lo scivolone di due settimane fa a Napoli. Con la scelta di tenere fin da subito ritmi alti, varando il 4-2-3-1, con il solo Vucinic di punta, Conte ha messo in difficoltà i campioni d'Italia, dominati sul piano del gioco e dell'aggressività, anche se la Juve, al di là di una clamorosa traversa di Vucinic (il più pericoloso dei suoi) e di un paio di altre situazioni, aveva tenuto maggiormente il possesso palla senza riuscire a produrre tanto per 86 minuti. Nel finale però trovava il premio meritato con l'1-0 di Marchisio, che poi propiziava anche il raddoppio, complice una paperissima di Abbiati. Allegri, che aveva recuperato in extremis Boateng, chiamato a seguire Pirlo più che a vestire i consueti panni del trequartista, può consolarsi per la prova della sua difesa, che ha retto l'urto bianconero quasi fino al 90', ma negli ultimi venti metri ha fatto il solletico a Buffon, che per larghi tratti della gara è stato quasi spettatore non pagante in uno Juventus Stadium esaurito e traboccante di tifo ed entusiasmo. La Signora, dopo un avvio sprint, aveva inanellato due pareggi di fila, ma ha ritrovato la vittoria nell'occasione più importante, perché i bianconeri hanno tenuto in scacco i campioni d'Italia e meritavano i tre punti ben prima di trovare i due gol nei minuti finali. Con il recupero di Bonucci e lo spostamento di Chiellini a sinistra, la difesa non ha corso i rischi delle ultime due uscite, purtroppo per Conte i tre al servizio di Vucinic hanno combinato abbastanza poco, se si esclude la consueta generosità messa in campo da Pepe: Vidal, schierato titolare, convince meno di quando subentra a gara in corso e Krasic, miglior giocatore della Juve nella scorsa stagione, fatica ad adattarsi agli schemi di Conte. Ma Pirlo è stato il solito direttore d'orchestra e nel finale Marchisio ha vestito i panni del primattore. Il risultato è stata una gara in cui il Milan fin dalle battute iniziali ha sofferto il gran ritmo imposto dagli avversari, con i suoi centrocampisti, ad iniziare dall'ex Nocerino e Boateng, chiamati a proteggere la difesa, tenendo basso il baricentro della squadra, che spesso abbandonava al suo destino Ibra e Cassano, con il solo Seedorf che provava a innescare due punte lontanissime dal resto della squadra. La supremazia territoriale della Juve però produceva poche occasioni da gol: una punizione del grande ex Pirlo respinta da Abbiati, una bella conclusione di Marchisio di poco alta e il tiro da fuori di Vucinic che centrava una incredibile traversa. Proprio il montenegrino, spesse volte in gol contro il Milan quando indossava la maglia della Roma, faceva ammattire Nesta con il suo gran movimento, ma i centrocampisti non sapevano approfittare degli spazi da lui creati, provando poche volte ad infilarsi o a cercare la conclusione dal limite. In avvio di ripresa, però, Abbiati doveva sfoderare un riflesso felino per dire di no al tentativo offensivo di Bonucci. Con la Juve che arrembava, si vedeva spesso Ibra rinculare in occasioni di calci di punizione e angoli, col risultato di lasciare completamente solo Cassano, anche se l'ex barese era bravissimo a pescare in area Boateng al 6' della ripresa, costringendo Buffon alla prima parata della sua partita. Allegri si accorgeva che questo atteggiamento del Milan poteva costare caro, così dopo un'ora decideva di affidarsi a Emanuelsson (che sostituiva proprio Cassano), con Ibrahimovic a fare la torre centrale. Nel frattempo la Juve aveva sostituito un deludente Krasic con Giaccherini, poi Conte meditava di giocare la carta della seconda punta, ma rinunciava vedendo i suoi tornare a mettere alle corde gli avversari, salvati da un monumentale Thiago Silva che rimontava Vucinic, evitando un gol quasi fatto. Nel finale, dopo l'uscita di un acciaccato Nesta, il Milan si limitava a difendere lo 0-0, ma il fortino rossonero crollava proprio nelle ultime battute, con Marchisio che andava due volte a segno, mentre Boateng rimediava il secondo giallo. Serataccia per il Milan, che adesso sa che per lo scudetto c'è pure la Juve. Sport Un duello in mezzo al campo tra Boateng (poi espulso) e Chiellini LA JUVENTUS RIDISEGNA LE GERARCHIE Il Milan crolla a Torino Ibianconeridominanoesprecanotanteoccasioni Decide l'uno due di Marchisio. Sul secondo gol clamoroso errore di Abbiati Boateng espulso nel finale Seconda sconfitta per i rossoneri. E la vetta è già lontana 6 punti Serie A34 LUNEDÌ3 OTTOBRE2011
Pio Cerocchi GIORNALISTA ACCADDE OGGI Maramotti COME RICOSTRUIRE IL TESSUTO LACERATO TRA POLITICA E SOCIETÀ T ra le molte cause del de-clino di Berlusconi c'è ladelusione che i suoi com-portamenti privati, hanno prodotto nell'opinione di quegli ambienti moderati che vedevano nella sua leadership, una fiera opposizione alla sinistra. Il sogno di un'Italia un po' liberista, un po' borghese, benpensante e moralista, accarezzato da una consistente maggioranza (comprendente tanti cattolici), violentemente colpito dalla pubblica immoralità, dagli scandali e dalla crisi, è totalmente svanito e a poco servono le ultime bordate dei media per resuscitarlo. È il momento del disamore e nell'economia dei sentimenti non c'è niente di più decisivo per dichiararne la fine. C'è da chiedersi però, come per diciannove anni l'Italia abbia potuto cullarsi nelle illusioni, dimenticando (o mal sopportando) la razionalità e la serietà che dovrebbero essere alla base del governo e della politica. Tra le molte risposte a questo interrogativo, c'è la crisi della rappresentanza. E con essa il cerchio iniziato con i referendum elettorali dei primi anni 90, per una sorta di paradossale contrappasso si chiude sotto il segno delle centinaia di migliaia di firme che in questi giorni si raccolgono per il referendum abrogativo del “porcellum”. Se i quesiti fossero accolti e, quindi, approvati dall'elettorato, avremmo finalmente un Parlamento non composto soltanto da “nominati” come è quello attuale. La politica, almeno in tempo di elezioni, tornerebbe così a confrontarsi nel territorio, a fare i conti con la realtà dei quartieri, dei paesi, delle famiglie e dei giovani. Si riavvierebbero i circuiti della rappresentanza della volontà popolare e non più quella delle illusioni. La dimensione sociale della politica tornerebbe ad essere la via maestra del consenso. Ma qui nasce un secondo (inquietante) interrogativo: sarà possibile ricostruire un rapporto serio tra la politica e la società? È giusto chiederselo in considerazione dello sfilacciamento del tessuto che prima (soprattutto nelle componenti dell'attuale centro-sinistra) lo sosteneva. Ma più ancora occorre domandarselo pensando non solo a un certo sradicamento territoriale dei partiti, ma, anche, alla crescente frammentazione sociale dalla quale consegue un diffuso spaesamento dei luoghi della discussione democratica. Gli stessi “corpi intermedi”, oppure, come li chiamava Ardigò, i “corpi vitali” della società, soffrono patologie simili a quelle della politica: insufficiente confronto tra i vertici e la base, eccessivo affidamento ai media e troppi protagonismi personali. Insomma c'è un “primato sociale” della politica il cui riconoscimento è condizione essenziale della sua autorevolezza per affrontare il futuro del Paese. C 'è stata un'epoca in cui innumerose imprese del Pae-se operai, impiegati e tecni-ci, scrivevano e diffondevano i loro “giornali”. Sono vicende riprese in un libro redatto da un ex operaio, Augusto Campari. Il titolo “Il tornio e la penna” (editrice Vme) descrive la sua vita da tornitore. Finchè è chiamato dalla direzione del Partito comunista a lavorare con Giancarlo Pajetta per la nascita e diffusione di una serie di giornali di fabbrica. Hanno testate diverse: “La colata, Il martello, Il 7B, La tenaglia, Il cingolo, In marcia, Il tasto, Fabbrica Unita”. Spesso, ricorda Campari, indicano piani produttivi. “Non ci siamo mai stancati di dire che non è licenziando che si salva la fabbrica, ma sfruttando tutti gli impianti”. Quel giornale non è solo un “agitatore collettivo” ma “un creatore e organizzatore di cultura”. Sono (anni 50) 160 edizioni, con 170 mila copie. I redattori operai partecipano anche a un convegno nazionale a Milano, nella sede dell'Associazione Stampa Lombarda con Giuseppe Di Vittorio per la Cgil (ma anche Sangalli della Cisl e Vigorelli della Uil). Marcella Ferrara (la mamma di Giuliano) scrive su “Rinascita”: …Scrittori, cineasti, giornalisti e artisti molti per la prima volta in vita loro, hanno saputo che in Italia gli operai non solo lavorano, non solo lottano per mantenersi il loro lavoro, ma - ormai in gran numero – scrivono e redigono giornali…”. Tutta roba del passato? Quella esperienza è ripresa negli anni 60 e 70 dai consigli unitari voluti dai sindacati. E oggi? L'autore del libro, poi passato anche all'Unità a occuparsi in particolare di pubblcità, non nega le trasformazioni intervenute. Molte di quelle testate ricordano fabbriche che non ci sono più. E oggi forse bisognerebbe ricorrere a comunicazioni diverse, attraverso il web. Sopratutto per il popolo diffuso dei precari, magari affidando la loro redazione non a solo a funzionari del sindacato ma soprattutto agli interessati. E poi visto che si parla tanto di contrattazione aziendale (magari solo allo scopo di uccidere il contratto nazionale) perché non prendere sul serio questa presunta disponibilità imprenditoriale. Sarebbe importante organizzare un rilancio vero di una contrattazione aziendale, anche in tempo di crisi, collegata e non in contrapposizione al contratto nazionale. Fondata sulla partecipazione vera dei lavoratori, non chiamati solo a partecipare allo sciopero o per un No o Un Si a una trattativa difficile. E allora si potrebbe anche rimettere in campo giornali (di carta o on line) nei luoghi di lavoro. Potrebbe essere un modo per riscoprire l'unità e per dar vita a una partecipazione consapevole, che non si occupa solo di attendere una qualche elargizione in utili calati dall'alto. Un'utopia? Il postfordismo lo vieta? L'ITALIA SPAESATA QUANDO GLI OPERAI SCRIVEVANO I GIORNALI DI FABBRICA 3 ottobre 2002 PRECARI A CHI Bruno Ugolini GIORNALISTA Berlusconi torna all'attacco dei giudici e dell'opposizione. Primo obiettivo, il pool diMilano accusato di aver «commissariatola democrazia», attraverso le inchieste su Tangentopoli. I corpi intermedi Anche loro soffrono delle stesse patologie dei partiti 17 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
F inora sono stati raccolti ol-tre 3.000 campioni di Dnadi oltre un centinaio di di-verse specie vegetali che popolano le foreste e i boschi nell'area del Mediterraneo. Spiccano i 500 campioni relativi ad almeno 60 specie diverse di querce euroasiatiche, tra cui le più numerose sono quelle italiane. Ma l'obiettivo della «Banca Mediterranea del Dna forestale», istituita nel 2007 presso l'Università della Tuscia, non è solo quantitativo: raccogliere i campioni di Dna del maggior numero possibile di specie vegetali delle foreste e dei boschi del mare interno su cui affacciano tre continenti. L'obiettivo è anche qualitativo: conservare l'insieme genetico dell'ecosistema forestale in cui le singole piante vivono, si sviluppano e si distribuiscono dando vita a svariate popolazioni. Cosicché la «Banca Mediterranea del Dna forestale» non è solo la prima banca genetica al mondo specificamente dedicata alle piante delle foreste e dei boschi, ma è anche una delle prime organizzate per conservare l'informazione genetica di interi ecosistemi. E quelli delle foreste e dei boschi del Mediterraneo sono ecosistemi davvero particolari. In primo luogo perché il bacino è uno dei 25 hotspots di biodiversità al mondo: ovvero uno dei luoghi di maggiori concentrazioni di specie viventi (vegetali e animali) al mondo. Le foreste e i boschi ricoprono oltre un terzo del territorio europeo e una parte rilevante del territorio nordafricano e mediorientale. È in queste foreste e in questi boschi che vive la gran parte delle specie animali del bacino. Per cui la banca ha come fonte un'ampia componente dell'hotspot mediterraneo. Inoltre queste foreste sono davvero particolari perché ospitano le specie che si sono selezionate in un ambiente particolare (il Mediterraneo vanta condizioni climatiche originali). E perché, nel corso della storia delle glaciazioni, il bacino è stato oggetto di una serie di migrazioni di specie vegetali di cui conserva memoria. E spesso si è proposto come rifugio di specie vegetali endemiche di altre zone e destinate a estinguersi in seguito a forti cambiamenti climatici. Un esempio sono i 25 esemplari di Abeti dei Nebrodi (Abies nebrodensis) sopravvissuti nel Vallone Madonna degli Angeli nelle Madonie, in Sicilia. La «Banca Mediterranea del Dna forestale» serve a conservare anche il genoma di specie rare e a rischio di estinzione. La «Banca Mediterranea del Dna forestale» è una di quelle peculiarità di cui è costellato il sistema di ricerca italiano. L'idea di banca genetica, infatti, di specie vegetali è nata in Italia, con la realizzazione negli anni '70 del secolo scorso della Banca del Germoplasma dei cereali. Oggi nel mondo esistono diverse banche genetiche di specie alimentari - molto nota la Nordic Gene Bank allestita dalla Norvegia in un gigantesco deposito sotterraneo sull'isola di Spitsbergen (arcipelago delle Svalbard) per conservare il Dna di tutte le specie alimentari. Ma nessun altra banca genetica è nata espressamente dedicata alle specie forestali e boschive. A gestirla è il Dafne (Dipartimento di Scienze e Tecnologie per l'Agricoltura, le Foreste, la Natura e l'Energia), uno dei neonati dipartimenti universitari dell'Università della Tuscia che per prima ha applicato la «riforma Gelmini» che abroga le facoltà. Il Dafne ha ereditato la maggior parte dei ricercatori (75) e la stessa «Banca Mediterranea del Dna forestale» della Facoltà di Agraria che nel 2010 ha celebrato i 30 anni di attività. Èuna lunga estate. Ad ago-sto abbiamo avuto una no-tevole onda di calore, contemperature superiore alla media. Settembre è stato il mese più caldo degli ultimi 150 anni. E in questi primi giorni di ottobre le temperature continuano a essere di alcuni gradi superiori alla media. È una lunga e anomala estate, dunque. Così molti si chiedono se questa anomalia non sia il frutto dei cambiamenti del clima a scala globale. È una domanda che non ammette risposta. Almeno non una risposta certa. Perché il clima è l'insieme delle condizioni meteorologiche che si verificano in un vasto arco di tempo (almeno trent'anni). Nessun singolo evento, pertanto, può essere considerato un segno dei cambiamenti del clima. Questa lunga e anomala estate, dunque, non può essere considerata come il frutto dei cambiamenti climatici. Certo è che, con i cambiamenti climatici in atto, singoli eventi come questo hanno più probabilità di verificarsi. Ovvero si presenteranno con maggiore frequenza nel corso dei prossimi venti o trent'anni. È bene ribadirlo, perché se la prossima dovesse risultare un'estate corta e fresca ciò non significherà che i cambiamenti climatici sono improvvisamente cessati. O non sono mai avvenuti. C'è un altro fenomeno che si è verificato quest'anno. Il rapido alternarsi tra situazioni: con ondate di calore presenti in primavera, per esempio, precedute e seguite dai periodi di «freddo anomalo». Anche in questo caso il singolo evento non è attribuibile ai cambiamenti climatici. Ma è solo un fenomeno che, nell'ambito dei cambiamenti climatici in atto, si presenterà con maggiore frequenza. In definitiva, se vogliamo imparare ad adattarci ai cambiamenti del clima dobbiamo abbandonare l'analisi giorno per giorno (o stagione per stagione) e assumere una visione probabilistica di lungo periodo. Non è semplice. Ma è necessario se non vogliamo restare frastornati dalle frequenti contraddizioni tra le previsioni dei cambiamenti climatici e la concreta esperienza delle condizioni meteorologiche. PI. GRE. La peculiarità PIETRO GRECO LA PRIMA BANCA DEL DNA DELLE FORESTE www.unita.it SCRITTORE E GIORNALISTA SCIENTIFICO pietrogreco011@gmail.com Uno scorcio del Parco Nazionale del Pollino GENETICA VERDE Il Mediterraneo è al cuore delle ricerche del centro italiano poiché è uno dei luoghi al mondo di maggior concentrazione di specie viventi Quest'estate? Un'anomalia «normale» L'idea di archivio genetico è nato in Italia nel secolo scorso Scienza 31LUNEDÌ3 OTTOBRE2011
P artendo dall'idea chel ' e t i c h e t t a d i“insegnamento accade-mico” si adatta sia ascuola che universitànon è arduo sostenere che le sue sorti e quelle del modello di sapere concretizzato nel libro sono indissolubilmente legate. Ciò non sorprende chi si predispone ad accettare i processi dell'ammodernamento tecnologico. Questo è un modo riduttivo di trattare il problema, che semplifica una materia destinata a risultare molto più complessa. Non è tanto il tema della sostituzione fisica di un mezzo con un altro, per esempio manuali digitali al posto di manuali cartacei. In gioco c'è un problema ben più serio, quello del dar conto delle forme che assumono e manifestano le esperienze e i saperi, man mano che i loro agenti (che poi siamo noi) passano dalla familiarità con dei mezzi alla familiarità con altri mezzi. Da che abbiamo iniziato ad addentrarci nello spazio digitale, dove dominano le logiche della trasversalità, della connessione, dell'integrazione, ad entrare in sofferenza non è stato il libro manualistico quanto il modello di sapere di cui quel libro è testimone e garante, un sapere strutturato in forme statiche, gerarchiche e sequenziali. Impossibile negarlo, digitale e la rete sono nuovi media, o meglio nuove cornici culturali e mentali entro le quali stiamo producendo e riproducendo sapere. Ed è lì dentro che viviamo ormai da decenni l'esperienza del dare e ridare vita a modalità di produzione e ricezione diverse da quelle fin qui considerate pedagogicamente irrinunciabili: parlo di dialogo, confronto, collaborazione, condivisione, costruzione, performance, pratiche fisiche e mentali assolutamente diverse quando non conflittuali rispetto a quelle dominanti nell'insegnamento accademico. In tale prospettiva la novità del digitale e della rete assume una portata non inferiore, per qualità, di quella che ha caratterizzato l'avvento dei media audiovisuali dalla fine dell'Ottocento in poi, o della stampa nel Quattrocento, per non dire della scrittura dentro un mondo dominato dalla parola parlata e dal gesto. Del resto, perplessità e resistenze nei confronti del nuovo di oggi ricorrono agli stessi argomenti di ieri. Annullamento della memoria, carenza di filtraggio, disorientamento e disordine mentale appaiono, ce li fanno apparire come fenomeni oggettivi, misurabili, effetti incontrovertibili dei nuovi media sui “nativi digitali”, quando invece sono la traduzione in termini attuali delle critiche che Platone muoveva al carattere alienante della scrittura, e alcuni dei dotti rinascimentali portavano alla stampa, e tanti psicologi e pedagogisti del secolo scorso muovevano e muovono a tv e cinema. Sottostante al tema c'è una grossa questione antropologica, connessa al modello di individuo colto e di società di sapere che si intendono promuovere, ed è chiaro che ad una simile questione è impossibile far fronte se si rinuncia ad un forte impegno politico, nell'accezione più nobile del termine. Andrebbe riconosciuto che le strumentazioni digitali sono quelle che meglio corrispondono all'esigenza, che è propria del mondo del presente, di dominare una gran quantità di elementi di sapere, avendo per certo che si ottiene di più lasciando opacità, e dunque esercitando modestia nell'approccio alla complessità del reale, di quanto non si ha illudendosi di dominare la conoscenza col disciplinarla in formule semplificanti da far leggere e riprodurre in interrogazione o test. Il digitale e la rete, nel connettere intelligenze, attraversare saperi, condensare prospettive altrimenti disgiunte ci aiutano in questo. Il loro portato logico non può più essere posto fuori dei recinti dell'insegnamento accademico. Anni fa, eravamo alla vigilia dell'inverno berlusconiano, si provò anche qui da noi ad additare il problema, sottoponendo al confronto dei “dotti” la questione della priorità e della forma dei saperi insegnabili. Editori, sindacati e accademici fecero muro. Che capiterà quando qualcuno, volendo non foss'altro rallentare il processo di descolarizzazione, oserà riproporre il tema? LO SPUNTO ci da casa, si può frequentare corsi di laurea e master negli Usa. Storicamente, uno dei modelli più citati è quello dell'Università di Phoenix. Fondata nel 1974, dal 1997 è divenuta la più grande università privata degli Stati Uniti per numero di iscritti. Oggi i suoi studenti possono contare su una libreria virtuale sempre online con 20 milioni di articoli scientifici. Mentre la rete fisica permette a 87 milioni di americani di avere un centro di apprendimento a meno di 10 miglia di distanza: merito delle 300 sedi distribuite in 48 Stati e collegate tra loro tramite la rete (www.phoenix.edu). Le iniziative non riguardano soltanto le università, ma anche le istituzioni pubbliche. L'esempio più prestigioso è quello del Mit di Boston che ha dato vita all'iniziativa OpenCourseWare (Ocw, http://ocw.mit.edu/ OcwWeb/web/home/home/index. htm), che conta su oltre duemila corsi in 33 discipline accademiche, con progetti di pubblicazione gratuita e aperta di materiali di alta qualità a livello universitario. L'esigenza di un'informazione ragionata ha portato poi alla realizzazione del portale Educational Portal (http://education-portal.com/online_degree.html), in grado di proporre ai cittadini americani un panorama complessivo delle possibilità per gli studenti, non solo fornendo le indicazioni sui singoli corsi, ma svolgendo anche un'attività di selezione sulla qualità della proposta formativa e un compito di “tutoraggio” , orientando verso le soluzioni più adatte. Tuttavia man mano che l'utilizzo dell'e-learning si diffonde si manifestano anche i suoi limiti: i corsi online sono spesso più noiosi dei corsi tradizionali in classe e tendono ad avere dei tassi di abbandono più elevati. Inoltre, gli studenti trovano maggiore soddisfazione in quei corsi che sono corredati da programmi dettagliati e presentati con chiarezza e con criteri di valutazione coerenti. La maggior parte dei ragazzi sono soddisfatti da corsi che propongono loro una serie di prove e di esami intermedi (a distanza di una o due settimane) piuttosto che da quei corsi che prevedono un unico esame generale finale. ROBERTO MARAGLIANO Scienze della Formazione a Roma Tre Vuoi approfondire i temi contenuti in queste pagine? Inquadra il mobtag con iltuocellulareescattagliunafoto.Troverai i link di cui si parla nel testo che ti rimanderannoagliesempifattiealleesperienze raccontate. Inoltre visualizzerai i link attivi relativi alla rubrica ««Salva con nome»». Mobtag In sofferenza Trasmettere i saperi al tempo delle reti C'è l'urgenza di revisione dei sistemi formativi dell'università Web e digitale sono nuove cornici in cui riprodurre la cultura Nella stessa lingua degli studenti Il progetto Read-it: creare booktrailer in e-learning SECONDO UN RAPPORTO dell'istituto Ambient Insight Research, nel 2010 quasi la metà degli studenti universitari negli Stati Uniti ha seguito almeno un corso online completo, quota che dovrebbe salire fino all'81 per cento entro il 2014. IL PROGETTO FRANCESCA VANNUCCHI Docente Read-it per conto dell'USGM O rmai è urgente lanecessità di rifor-mulare i linguaggidella didattica te-nendo in conside-razione i nuovi stili comunicativi dei giovani. È questa l'idea di READ-IT, Training teachers to make READing fun through digITal storytelling, un progetto che coinvolge cinque università europee, finanziato dalla Commissione Europea (http://www.readitproject.eu/read-it/). A partire dal 2012 il corso sarà disponibile in e-learning, attraverso la piattaforma tecnologica dell'Università degli Studi Guglielmo Marconi. I docenti apprenderanno le tecniche di produzione di brevi video multimediali, che insegneranno poi ai loro studenti. Questi ultimi saranno chiamati a produrre digital storytelling e booktrailer in aula. Da marzo 2012 tale attività sarà supportata da seminari in presenza svolti nelle scuole coinvolte e da tutor online preposti per guidare i docenti nell'apprendimento di queste nuove tecniche di diffusione del sapere La visione e la produzione di un video in classe può incrementare il coinvolgimento degli studenti e appianare le barriere che li separano dagli insegnanti. Qui trovi i link attivi Non è il libro cartaceo ma il modello culturale di cui è il testimone LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011 | | III
Foto Ansa Accelerazione verso il voto anticipato e Lega sempre più schizofrenica. Mentre la miccia del referendum elettorale porta allo scoperto gli interventisti nel Pdl, le due anime padane - maroniani e «cerchisti» depositari dell'ortodossia bossiana - sono sempre più lontane. Con l'inedita apertura di Casini, proporzionalista convinto, che si allinea a Maroni: «Meglio dare la parola ai cittadini subito». E Berlusconi che fatica a dominare l'inquietudine, scruta sondaggi negativi, paventa la sempiterna minaccia di governi tecnici e si sforza di allungare la vita alla malconcia legislatura. Nella Lega c'è maretta. Non solo tra vertici e base. Maroni si scopre, un po' in ritardo, favorevole al referendum perché un milione di firme sono «un segnale». E Calderoli, ventiquattr'ore dopo, spranga la porta alle elezioni anticipate, spinge su federalismo e riforma costituzionale, e rivela - pensa un po' che il Carroccio voleva il Mattarellum ma Fini, Casini e Berlusconi, con la complicità della sinistra, gli hanno imposto il Porcellum. Pare che all'origine della precisazione del ministro artefice della vigente “porcata elettorale” ci sia l'ira di Berlusconi, debitamente esternata a Bossi. Il premier vede stringersi la tenaglia che conduce verso il voto nel 2012. Prima le parole durissime di Napolitano contro il Senatùr a partita Bankitalia aperta, proprio quando l'alleato si era schierato per Grilli. Poi l'oggettivo sassolino del referendum che rischia di trasformarsi in valanga travolgendo tutto. Adesso l'asse Maroni-Casini: il nemico di Bossi e il suo. I rilevamenti pubblicato dal Corriere non lo hanno rallegrato: il 44% degli italiani vuole votare adesso, il Pd sopravanza il Pdl di un paio di punti, il centrosinistra stacca il polo avverso di 10. Un preoccupante insieme di circostanze. Berlusconi sa che in molti, nel suo partito e nella maggioranza, tenteranno di cavalcarle per disarcionarlo anzitempo da Palazzo Chigi. Ecco perché l'apertura finto disinvolta del ministro dell'Interno lo ha fatto uscire dai gangheri. L'intervento di Calderoli è del tenore di uno che passava di lì ma non c'entra: «La Lega sempre più schizofrenica. Dopo la miccia del referendum la nuova puntata vede Casini, proporzionalista convinto, allinearsi a Maroni. Mentre Calderoli spranga la porta alle elezioni anticipate FEDERICA FANTOZZI Governo alle strette In una foto d'archivio il ministro dell'Interno Roberto Maroni con il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini a Cernobbio ROMA ffantozzi@unita.it Lo strano asse Casini-Maroni Molteplici i distinguo che arrivano dalla maggioranza È morto nella notte a Roma Corrado Guerzoni, giornalista, storica voce radiofonica, che fu capo ufficio stampa di Aldo Moro. Era nato a Modena nel 1930 e aveva iniziato la sua attività alla Gazzetta diMantova, poidal 1954 era entratoin Rai primacomepraticantepoicomegiornalista. Una lunga parte della sua carriera la passò al fianco di Aldo Moro, di cui è stato stretto collaboratore per 19 anni. Fu prima capoufficio stampa, poi portavoce e assistente alla comunicazione. Dal 1969 e fino al 1977 Guerzoni dirige il Radiocorriere TV. Dal 1977 diventa direttore del secondo canale della Radiorai, Rai Radio 2. Resta in carica fino al 1990. Dal 1981 annunciandosicon un «Cariamici, care amiche», conduce la prima «piazza» radiofonica degli italiani fino al 1990: Radiodue 3131. Erede di Chiamate Roma 3131, nata il 7 gennaio del 1969 e precedentemente condottatraglialtridaGianniBoncompagni e Paolo Cavallina, il programma porta il suo segno pacato, tanto che lui la definisce «un programma consolatorio», dove la gente chiama, dirà «per chiedere informazione e approfondimento». È morto a Roma Corrado Guerzoni Fu portavoce di Moro LUTTO p Legge elettorale Il leader Udc dà ragione al ministro: la riforma è impossibile, meglio votare Primo Piano La crisi italiana 4 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
Abete, ha incassato 250 milioni di euro), delle guerre di potere nel salotto buono. E ha imboccato anche lui la strada dei mercati «protetti», come nel caso delle Ferrovie. Entro l'anno partiranno i primi vagoni della Ntv sulla linea «dorata» Milano-Roma. Una vera gallina dalle uova d'oro, dove si potranno accumulare utili senza pensare alle tratte meno redditizie. Facile, no? Piazzare treni su binari costruiti dallo Stato che uniscono le due maggiori città italiane, e poi aspettare la fine dell'anno. Il tutto anche condito con un po' di cinismo. Come nel caso del dibattito organizzato dal Fatto quotidiano, in cui Della Valle attaccò a testa bassa il numero uno di Fs («mandatelo a casa») atteggiandosi a difensore degli operai. Salvo poi puntare ad applicare ai propri dipendenti un contratto diverso da quello delle Fs. In queste condizioni è difficile scagliare la prima pietra, come ha fatto Della Valle con la sua invettiva, senza prendersi i rimbrotti della politica. «Critica sì, ma in nome di una buona politica», gli ha mandato a dire ieri Pier Luigi Bersani. Quanto a Antonio Di Pietro, si è chiesto dove fossero stati, finora, Della Valle e Montezemolo. Che domanda: si sono costruiti una brillante carriera. La vera domanda ora è: cosa faranno da oggi in poi. Sempre insieme. Più che scuotere la politica, come ha generosamente scritto ieri il Corriere della Sera in omaggio a uno dei suoi tanti azionisti, il manifesto a pagamento di Diego Della Valle contro i politici suscita perplessità e nuovi interrogativi sulle scelte che si appresta a compiere il mondo dell'impresa che, certo, non appare solido e unito come un monolite. Le parole di Della Valle, le accuse generalizzate ai partiti e alla politica senza distinzioni, tanto da suscitare almeno l'impressione di un qualunquismo gratuito, alimentano qualche seria preoccupazione per le decisioni, anche politiche, che potranno essere prese da quel “quarto partito”, gli imprenditori, che, dopo avere accompagnato per quasi vent'anni il berlusconismo scambiandolo per la rivoluzione liberale, ora si accorge che per difendere i propri interessi, in parte coincidenti con quelli generali, del Paese, deve distinguere il proprio destino da quello di questa destra impresentabile. E in questo impegno, non privo di ambiguità, di fare qualcosa per salvare e ricostruire l'Italia senza tuttavia riconoscere i responsabili del disastro, gli imprenditori ma anche i banchieri, i finanzieri e i “tecnici” delle università e delle istituzioni moltiplicano i candidati al governo, i salvatori della Patria destinati a essere cooptati (perché a loro le elezioni, diciamo la verità, fanno un po' schifo…) per compiere la missione suprema. Molti s'interrogano su cosa vuole Della Valle che in questo sua azione certo sarà motivato da ragioni profonde e rappresenta almeno in parte il disagio degli imprenditori. Vuole preparare la strada per il suo amico Montezemolo, magari candidarsi alla guida della Confindustria, stringere l'occhio all'anemico terzo polo, sparigliare le carte della politica e presentarsi come improbabili campioni della società civile per raccogliere i voti e l'eredità di Berlusconi? Tutto è possibile. Ma l'unica cosa certa è che oggi non esiste un partito unico, credibile degli imprenditori. Sono complici e vittime del berlusconismo, sono divisi tra loro nella scelta del successore a Emma Marcegaglia e, per dirla tutta, nessuno può davvero scambiare Montezemolo con Guido Carli o Della Valle con Leopoldo Pirelli. Chi tra gli imprenditori oggi denuncia l'inadeguatezza della politica, la mancanza di visione del governo, l'oligarchia dei partiti dovrebbe riflettere sulle occasioni mancate dalle imprese per dare un contributo decisivo nella modernizzazione del Paese. Le privatizzazioni degli anni Novanta sono state un fallimento, nessun capitalista privato ha avuto il coraggio di costruire un progetto industriale ambizioso, anzi Telecom Italia è stata fatta a pezzi e un gruppo privato come Benetton ha usato le vendite di Stato per spostare i propri interessi dall'industria al sicuro vitalizio delle tariffe autostradali. Per denunciare i giochi di palazzo dei politici bisogna avere le carte di regola. Invece non si può dimenticare che il dottor Della Valle in occasione della privatizzazione della mitica Banca Commerciale Italiana entrò nel consiglio di amministrazione, con una manovra di potere allora condotta da Mediobanca, mentre venivano silurate personalità come Sergio Siglienti e Mario Monti. Proprio in quegli anni, dopo la bufera di Mani Pulite, nella stagione delle privatizzazioni e della politica dei redditi di Ciampi, le imprese hanno avuto l'occasione storica di emanciparsi dall'influenza e dalle indebite commistioni della politica, di modernizzare il tessuto produttivo e il sistema di relazioni industriali, di proporre anche qualche leader capace di raccogliere e di rappresentare non solo gli interessi delle imprese ma anche quelli più importanti del Paese. Invece, cosa è successo? Le imprese hanno accompagnato, sostenuto, blandito Berlusconi, retaggio della Prima Repubblica, l'uomo di Craxi, Andreotti e Forlani, capace di riciclarsi e di restare in pista per vent'anni come innovatore. Per molto tempo Berlusconi è stato utilissimo, funzionale al sistema delle imprese che, invece di scegliere un modello di crescita alto, con investimenti, ricerca e tecnologie, hanno pensato di recuperare i margini di competitività e di profitto, erosi dalla concorrenza e non più difendibili con le svalutazioni della lira, con la compressione dei diritti e dei salari dei lavoratori. Le Assise di Parma, l'oscura stagione di D'Amato alla Confindustria, la guerra all'articolo 18 non si possono dimenticare, nè si può sottovalutare che questa Confindustria ha appoggiato negli ultimi tre anni Berlusconi e la sua politica. Questa è la realtà. Oggi gli industriali sono stanchi e preoccupati. Bene, è l'ora dell'impegno e della collaborazione tra tutte le forze sociali e produttive. Ma se la filosofia delle imprese è quella di Della Valle allora, è meglio dirlo subito, non si va da nessuna parte. Non possiamo cacciare Berlusconi e sostituirlo con qualche berluschino. Rinaldo Gianola Imprenditori in campo SCIOPERO Per 20 anni hanno scambiato Silvio con la rivoluzione liberale Ora sono divisi Vogliono contare nella politica ma tra loro lo scontro è apertoDisagio5ggiperchidovràviaggia-re su autobus, tram, metro e treni. I lavoratori dell'Unione Sindacale di Base incroceranno infatti le braccia per lo sciopero nazionale di 24 ore del trasporto pubblicolocale.Laprotestaèstataindetta contro il taglio del 70% delle risorse dedicate al settore, «che sta già producendo - precisa l'Usb - esuberi, taglio di salario, aumento delle tariffe e diminuzione del servizio». Lo sciopero avverrà con orari e modalità diversi da città a città, nel rispetto delle fasce di garanzia. A Roma lo stop per metro e tram scatterà dalle8.30alle17edalle20afineservizio; a Napoli dalle 8 alle 14.30 e dalle 17.30 a fineservizio;aFirenzedalle9.15alle11.45 e dalle 15.15 a termine corse. L'Unione Sindacale di base invita tutti i lavoratori del settore a «fermarsi per fermare la distruzione del trasporto pubblico locale, per difendere il futuro occupazionale di 150.000 lavoratori del settore, il diritto allamobilità, lanaturapubblicadelservizio e la volontà popolare espressa con il referendum del 12 e 13 giugno; contro il taglio del 70% delle risorse dedicate al Tpl, che sta già producendo esuberi. Si ferma oggi il trasporto pubblico locale IL COMMENTO IL MODELLO NON È IL «QUARTO PARTITO» MA BERLUSCONI Da oggi «L'aria che tira» Che aria tira nel Paese? La crisi dell'euro, la speculazione, il debito pubblico, come cambierannole nostrevite?MyrtaMerlino,giornalista tornadaoggicon ilsuo nuovoprogramma: «L'Aria che tira», tutti i giorni in diretta su LA7, dalle 10.30 alle 11.00. La prima puntata, dal titolo «Pensione Italia», risponderà alle molte domande sul tema. 13 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
N elle storie di guer-ra i cattivi in ritira-ta devastavano eincendiavano leterre che non era-no riusciti a conquistare. Ecco: la sistematica distruzione che questo governo sta facendo della scuola pubblica assomiglia un po' a quel genere di storie lì. Si ha davvero l'impressione che in quella che sembra proprio essere una lunga ritirata, questa classe politica stia facendo terra bruciata distruggendo qualsiasi rimasuglio di intelligenza critica rimasto nel nostro paese, soprattutto nella prospettiva delle generazioni future. Perché quando si dice che questa stagione politica lascerà al paese un prezzo altissimo da pagare ci si riferisce, di solito, al controllo del debito pubblico, alla politica fiscale o alla mancanza di sviluppo economico. Invece i problemi di soldi, per quanto gravi, vanno meno in profondità di quelli, come dire, antropologici. Bisognerebbe cominciare a chiedersi cosa ne sarà delle generazioni nate a partire dalla prima metà degli anni novanta e cresciute in quest'epoca culturalmente (sempre in senso antropologico) così misera. Cosa ne sarà della loro intelligenza e capacità di leggere il mondo, di capirlo, analizzarlo, viverci e, nel futuro, guidarlo? Da questo punto di vista il ruolo della scuola è ovviamente fondamentale: è importantissimo che i maestri, i professori (ed anche gli studenti) facciano, oggi, uno sforzo ancora più grande (andando contro alle angherie e avversioni a cui sono sempre di più sottoposti) di resistenza e di impegno: con l'obiettivo, letterale, di salvare il paese nelle persone fisiche delle sue future generazioni. CONSIGLI, OPINIONI E ALTRO D'aiuto (o forse anche solo di conforto) potrebbe essere il libro di Daniel Pennac Diario di scuola, edito da Feltrinelli (256 pagine per 8 «LEZIONI» DI SCUOLA GIOVANNI NUCCI nuccig@gmail.com Un libro da aprire per entrare nella casa di una delle ballerine più famose della storia della danza: Tamara K. (il cognome fa parte di un mosaico da ricostruire e non ve lo anticipiamo...). Il salotto, la camera da letto, il bagno, finestre da aprire, porte da schiudere, un mondo privato da esplorare. In punta di piedi, naturalmente, e con il supporto delle pagine segrete che la stessa Tamara fornisce all'avventore dei suoi interni. Un viaggio nel tempo, agli inizi di quel favoloso 900 quando a Parigi si schiudeva la folgorante stagione dei Ballets Russes di Diaghilev. Che potremo osservare fra le righe di Tamara con aneddoti su Nijinskij, Bakst e tutti gli straordinari protagonisti di quell'epoca. La casa di Tamara di Debert Pascal (euro 26.90, Donzelli) www.unita.it Daniel Pennac Riproposte in audiolibro le storie che lo scrittore (e professore) francese ha raccolto sull'insegnamento e la vita scolastica STANZE In punta di piedi a casa di Tamara Culture28 LUNEDÌ3 OTTOBRE2011
Anche Fossati dà l'addio alla musica «Sarò più libero» IL COMMENTO I VERI EUROPEISTI Casini con Maroni: legge elettorale, decidano i cittadini p ALLE PAGINE 4-13 I CATTOLICI E LE DONNE La Grecia taglia trentamila statali L'istruzione corre (e cresce) in ReteAnnuncio dell'artista in tv«Decisione serena» p PERUGINI ALLE PAGINE 26-27 L'ANALISI PREMIO PERICOLOSO I l compito del centrosinistra inquesto momento non è facile. Deve essere europeista senza rinunciare ad esercitare un'azione di critica e di innovazione nei confronti dell'orientamento oggi prevalente in Europa. Deve riaffermare la propria tradizione di attenzione al rigore e alla credibilità. p SEGUE A PAGINA 16 L 'impegnativo discorso pro-nunciato dal cardinale Bagnasco va meditato e discusso, come giustamente sostiene Claudio Sardo, al di là della pur grave questione della permanenza di Berlusconi alla guida di un governo che, invece di pilotare il paese fuori dalla tempesta, lo lascia sempre più in sua balia. p SEGUE A PAGINA 21 “ Massimo Luciani Calderoli cerca di salvare il premier ma la Lega è divisa e la base protesta IL CARATTERE E L'EQUILIBRIO Berlusconi non sa più che fare Emergenza precari Italia, tutti i record negativi. Camusso: «La priorità è dare loro un contratto» p ALLE PAGINE 34-36 Juve e Udine davanti Milano piange Massimo D'Antoni Alzati che si sta alzando la canzone popolare, se c'è qualcosa da dire ancora ce lo dirà se c'è qualcosa da imparare ancora ce lo dirà. Ivano Fossati p A PAGINA 5 I l campionato comincia a dare in-dicazioni più precise su possibili gerarchie e plausibili candidature ai posti di comando. p A PAGINA 33 Governo spaccato sul referendum. Oggi via al processo Ruby p GENTILE E UGOLINI ALLE PAGINE 2-3 Francesca Izzo p VESPO A PAGINA 15 LA CRISI IN EUROPA p NELL'INSERTO UNITAG IL PUNTO CAMPIONATO Silvio Pons 1,20 Lunedì 3 Ottobre 2011 Anno 88 n. 271 www.unita.it Fondata da Antonio Gramsci nel 1924
L a cultura del capitalismo ha ucciso i dirit-ti umani». Lo ha scritto in un articolo ful-minante il professor Guido Rossi sullaprima pagina del Sole 24 Ore. Una sintesi tanto radicale dà il segno del nostro tempo. In questo caso, insieme alla nettezza del giudizio, colpisce il fatto che la critica non sia solo alle storture di un modello ma al modello in quanto tale. Cito ancora dal quell'editoriale, «la vera crisi che ha portato al dominio della finanza sull'economia reale, all'occupazione del capitalismo finanziario sulle istituzioni democratiche, rende queste impotenti a risolvere i problemi». E poco oltre, ragionando di paura, diritti oscurati e insopportabile forbice tra ricchi e poveri, «la causa sta principalmente nella cultura occidentale degradata a principi di avidità che travolgono qualunque tessuto connettivo di una società civile». Difficile condensare meglio una bocciatura etica e politica più esplicita. Ma esattamente di questo si dovrebbe ragionare, e bisogna farlo adesso. I motivi sono evidenti a partire dallo shock originato dal collasso americano e dalle sciagure ambientali. Insieme alle cifre paurose dei senza lavoro e dei nuovi poveri è stata la debolezza della politica a erodere le basi stesse dello stato di diritto con la conseguenza che, nel momento del maggiore bisogno, milioni di donne e uomini si sentono privi di rappresentanza e sono meno solidi gli anticorpi della società contro abusi di potere, prepotenze, discriminazioni. In poche parole col principio di uguaglianza calpestato, la democrazia è a rischio. Il punto allora è leggere diritti universali e opportunità come la leva per ricongiungere la sfera dell'economia a un ruolo riconosciuto della politica. In questo senso una scelta decisiva è considerare i diritti nella loro unitarietà. Diritti politici, civili e sociali assunti dentro l'unico corpus dei “diritti umani”. Un corpus indivisibile come indivisibile e unica è la persona. Innanzitutto nel valore della propria vita e dignità. Non a caso la riflessione di Guido Rossi prende avvio dalla recente esecuzione negli Stati Uniti di Troy Davis, cittadino di colore condannato senza alcuna prova materiale per l'omicidio, vent'anni fa, di un poliziotto bianco. La forza dell'esempio è nel far discendere dal rispetto dei diritti umani ogni altra considerazione intorno allo stato di salute delle istituzioni, dell'economia, del benessere sociale. Insomma crisi economica e questione democratica si saldano come confermano declino occupazionale, dei redditi e una diffusa regressione civica. Proprio per questo serve un'idea di crescita che combini l'accesso ai vecchi e nuovi diritti con la necessaria riduzione del debito. L'ordine dei fattori in questo caso non è banale. A non funzionare più è la logica dei due tempi: prima le riforme cosiddette “serie”, poi, bilanci permettendo, l'allargamento della cittadinanza e solo infine e raramente la considerazione per i diritti umani, in Italia e nel mondo. Ma se una cosa la crisi globale ha dimostrato è che senza un pensiero ambizioso dell'inclusione e del rispetto della persona non c'è speranza di ripresa. La potenzialità di quel pensiero, almeno per noi, è nel vedere l'uguaglianza di diritti e doveri come una trama in grado di connettere e mobilitare parti diverse della società verso traguardi comuni e un'etica pubblica. E' questa vocazione che unisce le battaglie per il lavoro, a partire dai giovani e dalle donne, con i principi della legalità, della libertà di culto, della maternità, del testamento biologico, del voto ai migranti o delle coppie di fatto. In Italia l'elenco è davvero lungo dopo la devastazione berlusconiana. Il compito dunque è tradurre l'unitarietà dei diritti in una unità dei soggetti che quei diritti rivendicano e fare di questo movimento la forza d'urto dell'alternativa. Questa è anche la via per facilitare mediazioni sagge, condivise. Un partito come il nostro deve far precipitare questa scelta nel “Progetto per l'Italia” e nella mobilitazione per il cambiamento. D'altronde intorno a questi temi si alimenta la riflessione più avanzata del campo democratico e di una nuova sinistra per la credibilità della stessa Europa. Lo sappiamo, dalle crisi profonde può emergere un pensiero più coraggioso. Avvenne col New Deal, e alla fine degli anni '30 con il personalismo cristiano richiamato con acutezza nei giorni scorsi su questo giornale. E fu così per la tradizione socialdemocratica e per le sue istituzioni. Oggi noi viviamo a ridosso di un nuova stagione che vogliamo opposta al ciclo liberista dell'ultimo trentennio. Attrezzarsi culturalmente a un'opera che sarà complessa di Ricostruzione civile, economica e morale non dovrebbe apparire meno rilevante dell'impegno dedicato a primarie e statuti. Forse è proprio il momento di immaginare il nostro secolo come quello della “rivoluzione della dignità”, come ci dicono la coscienza femminile e le straordinarie spinte di liberazione nel mondo. Il giudizio sul capitalismo Non c'è crescita senza diritti Come ha scritto Guido Rossi ormai «i principi di avidità travolgono ogni tessuto connettivo». È in crisi un modello e i progressisti devono lavorare al progetto di ricostruzione Per ridare un ruolo centrale alla politica, di fronte al dominio della finanza, occorre mettere al centro le parole uguaglianza e persona. Serve una rivoluzione della dignità che superi il ciclo liberista DEPUTATA PDL'INTERVENTO Barbara Pollastrini 20 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
O ddio. Neanche iltempo di elaborareil lutto per la finedella magnifica av-ventura dei R.e.m.che un altro piccolo grande ciclone s'abbatte sugli appassionati della musica di qualità. Un altro abbandono, un altro ritiro. Stavolta tutto italiano. No, non è Vasco, che per ora ha dismesso solo gli abiti di rockstar, ma ha promesso continuerà per lo meno a far dischi e qualche concerto qua e là. No, a dire basta è un gigante della canzone d'autore, che ha sfornato nel corso del tempo una serie di album-capolavoro fra poesia e ricerca sonora. Ma sì, è Ivano Fossati, che ieri sera ha lasciato di stucco i tanti fan raccolti davanti alla tv, durante il consueto programma dell'amico Fabio Fazio, Che Tempo Che Fa. Si parlava di Decadancing, l'imminente nuovo album (uscirà domani) dell'artista genovese. Ed eccolo, l'Ivano, uscirsene così: «Ho pensato, non in questi due giorni, ma in due o tre anni, che dopo Decadancing non farò altri dischi, né altri concerti». Accidenti, che botta. E Fazio, giù ad incalzare: «Fine della carriera?». Ivano non smentisce, anzi: «Sì, è l'ultimo tour. È una decisione serena, di quelle che si prendono in tanto tempo. E sono molto determinato». Pochi giorni fa, il 21 settembre, Fossati aveva girato la boa dei sessant'anni: «Ho sempre saputo che, raggiunta questa età, avrei voluto fare altro, avrei voluto cambiare». Una scelta di vita, insomma, ma anche artistica. «Mi sono sempre chiesto se al prossimo disco avrei potuto garantire la stessa passione che mi ha portato fino a qui. Non credo che potrei ancora fare qualcosa che aggiunga altro rispetto a quello che ho fatto fino ad ora. Ho pensato che la mia vita di artista sarebbe stata, d'ora in poi, quella di rappresentare me stesso». Ed eccolo già guardare a un futuro diverso: «È anche un buon momento, mi piace che sia ora e non fra cinque anni. Quello da cui mi sto staccando è il mestiere della discografia. Nulla mi può allontanare dall'amore per la musica, e nessun artista che fa il mio mestiere potrebbe farlo. Perciò continuerò a studiare, suonare e ascoltare la musica degli altri, su questo sono monomaniaco, anche adesso nulla mi attira di più di un negozio di strumenti musicali. Quella parte di me rimane intoccata. Però mi voglio staccare da quella che si chiama comunemente attività discografica, il mestiere, l'avere a che fare con la promozione, anche l'avere a che fare con il girare il mondo che mi piace tanto e il dover stare attento a vedere tutto per catturare tutto, prestando attenzione agli avvenimenti, a quello che dice la gente e ai colori, a tutto quello che avrebbe potuto servirmi per scrivere canzoni. Da questo punto di vista comincerò a viaggiare e a vedere le cose in un altro modo. Mi sentirò più libero». Una decisione non improvvisa, quindi, ma che conoscevano soltanto in pochi. E che ha sorpreso anche ufficio stampa ed entourage, che prevedevano il grande annuncio nell'incontro coi giornalisti fissato per oggi. Invece Fossati ha sparigliato le carte rompendo gli indugi. Ecco che, allora, assumono ancora più importanza le varie imminenti uscite che lo riguardano. A partire dal già famoso e citato Decadancing, album in equilibrio fra tracce rock e ballate liriche, classico stile Fossati, ma con un pizzico di brio in più. Virato su argomenti anche scottanti e realistici, che dipingono la crisi della società italiana, fra eterno precariato, migrazioni forzate e distacco dalla politica. Come nel singolo già in circolazione da qualche settimana, La decadenza, graffiante rhythm & blues che racconta, fra dramma e ironia, la fuga dei giovani verso altri Paesi a caccia di opportunità migliori, alla ricerca di una prima o, almeno, di una seconda possibilità. «In questo clima da tardo impero, se la lingua che parliamo è in decadenza, se politica e morale sono già decadute, il lavoro manca e la cultura (la musica in particolare) ricopia se stessa fino allo sfinimento, i ragazzi guardano oltre le frontiere con speranza. E io non farei niente per trattenerli», spiega Fossati con amarezza. Temi che ricorrono anche in altri brani memorabili come Laura e l'avvenire e La terra del vento, prima della chiusura ottimistica di Tutto questo futuro. Che è anche il titolo del libro che uscirà in contemporanea, fatto di ricordi, persone, musica, canzoni e digressioni. «Non è un'autobiografia - continua Ivano - ma il racconto, forse anche incompleto, di oltre quarant'anni di musica. È anche il racconto di come il mio futuro, del quale non mi curavo, sia diventato giorno dopo giorno, viaggio dopo viaggio, incontro dopo incontro, il mio presente e, poi, sia scivolato in buona parte alle mie spalle. Ma con leggerezza, e si sia lasciato trasformare nella canzone piccola e piena di speranza che dà il titolo a questo libro». La chiusura definitiva del cerchio sarà il tour che partirà con l'anteprima del 9 novembre agli Arcimboldi di Milano e proseguirà fino a febbraio 2012 toccando le più importanti città italiane. E dopo, salvo clamorosi ripensamenti, Fossati appenderà chitarra e microfono al chiodo. E la musica che girerà intorno a tutti noi sarà un po' più brutta. Il libro In «Tutto questo futuro» ripercorre quarant'anni della sua musica FEDERICO MASCAGNI MILANO Si aprirà il 9 novembre a Milano e proseguirà fino a febbraio FERRARA DIEGO PERUGINI Il tour L a quinta edizione del Festi-val di Internazionale, chiu-sasi ieri con più di 60.000presenze, è iniziata in modo significativo: il premio giornalistico dedicato ad Anna Politkovskaja viene assegnato a un blogger, più precisamente a Hossam el Hamalawy, egiziano, autore di Arabawy.org. E questo della informazione che si sta progressivamente spostando in rete, con tutte le sue luci e ombre, è un filo che unisce molti degli appuntamenti del festival. In alcuni Paesi il web ha avuto in tempi recentissimi un impatto significativo. Sotto questo aspetto è interessante l'appuntamento con il panel sull'Egitto, rappresentante al Festival della «primavera araba», dove i bloggers presenti sul palco, fra i principali animatori della rivolta contro Mubarak, si ritrovano ora con un regime militare immobile e in parte colluso col precedente governo. Secondo i relatori la lotta deve continuare perché è solo all'inizio; non servono riforme, né costituzioni. L'organizzazione deve essere dal basso per promuovere veramente i diritti umani e sul lavoro. L'occidente è troppo islamofobico e invadente: durante gli incontri ogni volta che accade (e accade spesso, forse per un evidente senso di colpa occidentale nei confronti del continente africano) a chi chiede cosa si possa fare per dare un aiuto la risposta è sempre inequivocabile: «Niente! Per carità!». Altro caso interessante quello della Cina, con una situazione totalmente differente da quella della primavera araba: se Mubarak e i suoi burocrati ignoravano totalmente il web, i vertici del governo centrale cinese sono preparati. Gli internet provider sono localizzati solo a Pechino, dove sono contenuti tutti i dati degli account. A Twitter e a Facebook si sostituiscono delle perfette copie cinesi. Monitorando il web, il governo centrale della federazione cinese riesce a percepire il consenso dell'opinione pubblica e controlla l'efficenza dei governatori. La protesta, girando sul web, in questo caso non si riversa in piazza. A Ferrara premiato blog egiziano A Roma «Giganti di carta» Il progetto letterario e teatrale «Giganti di carta - Otto incontri con i grandi personaggi della Letteratura del 900» si inaugura domani (ore 17.30) al Teatro Argentina di Roma con Ferdinand Bardamu, protagonista del «Viaggio al termine della notte» di Céline, nella voce e nel racconto di Michela Cescon e Giuseppe Montesano. 27 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
La notizia è recentissima ed è stata accolta con reazioni contrastanti: dal 22 settembre scorso anche nella metropolitana di Roma è possibile usare il cellulare. La possibilità di essere sempre connessi - e, ahimè, reperibili - è un ulteriore passo verso il cambiamento dello spazio pubblico intorno a noi grazie (o a causa) di strumenti tecnologici. Ma questo potrebbe diventare presto qualcosa di più: più che un cambiamento, una mutazione di paradigma che porta numerose domande a cittadini e istituzioni. INFORMAZIONI PER VIAGGIATORI Il 12 settembre l'azienda per il trasporto pubblico di New York, la Mta, ha annunciato un progetto pilota realizzato in collaborazione con Cisco: cinque terminali interattivi verranno installati in cinque stazioni della metropolitana di New York e daranno informazioni “geolocalizzate” a pendolari e turisti. Le informazioni saranno di vario genere: non mancheranno quelle più utili e immediate sugli ascensori più vicini e una mappa della zona, oltre a indicazioni sul tempo che i viaggiatori troveranno all'uscita della metropolitana. Ma chi queste stazioni informative potrà sapere tutto anche sui locali e gli esercizi commerciali della zona e sul posto migliore per uno spuntino o una cena (queste ultime informazioni grazie alla collaborazione con Zagat, la guida ai ristoranti recentemente acquisita da Google). Il progetto pilota durerà sei mesi ed è finanziato quasi interamente da Cisco. RICONOSCIMENTO VISIVO Lo scorso anno in Giappone sono comparsi cartelloni pubblicitari con software per il riconoscimento visivo: il programma stabiliva genere, razza ed età approssimativa di chi passava davanti al tabellone. Le opportunità commerciali sono evidenti e potenzialmente molto variegate in ambito commerciale, ma portano maggiore o minore beneficio della possibile creazione di un database facciale che potrebbe permettere a chiunque di identificarci? Certo, si potrebbe dire, sono iniziative commerciali che possiamo rifiutare, a cui possiamo decidere di non esporci, se non interessati. Ma non sempre potremmo avere scelta. È notizia recente, ad esempio, che a Rotterdam i programmi di riconoscimento visivo verranno testati sui tram cittadini per ridurre il rischio di aggressioni. Sicurezza, utilità, informazioni: quando l'interazione diventa intrusione? E noi siamo davvero sicuri di essere in grado di accorgercene? N el saggio «TwitterFactor», Augusto Va-leriani, docenteall'Università di Bolo-gna e studioso delmondo arabo, racconta uno scontro di culture professionali in un mondo che sta cambiando. Il Twitter Factor si trova qui, nell'insieme di opportunità e difficoltà, nelle sfide con cui i professionisti dell'informazione e della politica internazionale (in particolare la diplomazia) devono confrontarsi. Non si tratta dell'ennesima celebrazione del nuovo potere dei “cittadini della rete” quanto del ritratto (denso, accurato, ricco di esempi) di una mutazione che definisce nuovi ruoli per chi fa informazione, politica, attivismo. In questo nuovo scenario i giornalisti sono spesso tra i più diffidenti, ma hanno invece un ruolo fondamentale, da reinventare coerentemente: l'enorme quantità di informazioni a cui sono (e siamo) sottoposti rende più che mai necessarie figure di mediazione, in grado di rielaborare contributi e contenuti, i “custodi dell'ultimo miglio”, come vengono definiti nel libro. Anche la politica internazionale quotidianamente vede ridotta la centralità e la “sacralità” del suo ruolo (si pensi, tra le altre cose, all'effetto dirompente di Wikileaks) e ha evidente bisogno di trovare nuove forme di definizione della propria identità. Oggi i social media possono aiutare a ripensare proprio la diplomazia pubblica: nuove forme di relazione prevederanno la presenza della voce delle istituzioni, ma anche la partecipazione di soggetti non governativi che possono diventare nodi importanti. Citizen-journalists, citizen-diplomats, slacktivists (chi contribuisce a campagne sociali di vario tipo con la semplice condivisione di un link): cosa offrono “i dilettanti del web” ai professionisti? La possibilità di creare un ecosistema che riconosca il pubblico come comunità informativa, in grado di fornire contesto e maggiore comprensione degli avvenimenti, persino di dare notizie. Per i professionisti non si tratta di fingere di essere uguali, avverte Valeriani, quanto di definire strategie di relazione e collaborazione con attori spesso infinitamente più piccoli, ma della cui attività non si può più fare a meno. Coltivare il Twitter Factor potrebbe essere la soluzione per salvare culture professionali in crisi. Persino per non sparire. (Twitter Factor, A. Valeriani, Laterza, 2011, pp.192) C ome afferma il mas-smediologo canade-se Derrick De Ker-ckhove, l'allievo pre-diletto di MarshallMcLuhan, «Internet è diventato il mezzo». In senso assoluto. Del presente e del futuro. Il contenitore onnivoro di tutti gli altri media, televisione compresa. La rete che sta inesorabilmente inglobando la comunicazione, imponendone regole e trasmissione. Proprio a celebrare la forza del Web e le potenzialità intrinseche alla libera circolazione della conoscenza in rete, si è aperto ieri il terzo Festival delle libertà digitali. L'iniziativa, che prende avvio nella Vicenza che ne ha sancito la nascita, porta le firme di Wikimedia Italia, associazione di promozione sociale della più celebre enciclopedica libera on line Wikipedia, e da Liber Liber, onlus che si batte per l'utilizzazione consapevole delle tecnologie informatiche in campo umanistico. L'inaugurazione di ieri, avvenuta simbolicamente attraverso un laboratorio ambientale nel corso di un'escursione montana nel vicentino, dà il via alla terza edizione della manifestazione che per la prima volta tocca anche altre città importanti come Padova, Bologna, Pisa, Roma e Napoli. Il calendario del Festival, consultabile all'indirizzo Web www. libertadigitali.it, prevede una fitta agenda di appuntamenti sino al 14 ottobre. Al centro della discussione la condivisione della conoscenza, gli open data (i dati liberamente accessibili senza restrizioni di copyright, ndr), il software opensource e le nuove tecnologie, tablet e e-book su tutti, che si stanno imponendo sempre più rapidamente nella nostra quotidianità. Si affronteranno anche le immense opportunità garantite dalla digitalizzazione dei testi nelle biblioteche, degli archivi della Pubblica Amministrazione con l'innovazione di servizi che, eliminando il cartaceo, aprirebbero nuove prospettive ai cittadini e alle imprese. Si parlerà anche di temi etici come la riservatezza, il diritto alla privacy e la regolamentazione all'accesso. Argomenti fondamentali nell'epoca del Panopticon volontario di Facebook, dove il controllo sul nostro stile di vita e sulle nostre attività on line assume dinamiche imprevedibili. «La libertà è un giardino da coltivare» recita lo slogan del Festival. Da custodire e proteggere, aggiungiamo noi. IL LIBRO A. NAP. La possibilità L'EVENTO ALESSIO MARRI Etica, tecnologia e web Al via il Festival delle libertà digitali Dall' 1 al 14 ottobre incontri e dibattiti in tutt'Italia sul Web, la privacy, e-book e libera condivisione delle conoscenze ANTONELLA NAPOLITANO Creare un ecosistema con il pubblico come comunità informativa News: un ciclone chiamato Twitter La partecipazione dei cittadini sta mutando l'informazione E pone una domanda ai giornalisti: evolversi o arroccarsi? Spazio pubblico e nuove tecnologie: servizi ai cittadini o dati per le aziende? Tra le tematiche anche la digitalizzazione di libri e archivi pubblici LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011 | | VII
«Ho visto un Paese in fermento Credono nella libertà» L a Tunisia è il Paese che hainnescato le speranze dicambiamento in tutto ilNord Africa. Ed ora può es-sere un formidabile laboratorio perché queste speranze si traducano in fatti concreti. Affermo questo perché è utile avere consapevolezza, ed Egitto e Libia lo testimoniano, che i cambiamenti in corso non hanno uno sbocco automatico verso la democrazia. Se in Tunisia, invece, l'esito sarà positivo, come noi pensiamo possa essere, allora sarà un innegabile punto di riferimento per tutta la Regione». A sostenerlo è Antonio Panzeri, presidente della delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con i Paesi del Maghreb. Panzeri ha fatto parte, con l'Alto rappresentante della politica estera dell'Ue, Catherine Ashton e il Commissario all'allargamento e alle politiche di vicinanza, Stefan Fule, della task force europea che ha condotto nei giorni scorsi una missione in Tunisia. Quale Tunisia avete trovato? «Un Paese in fermento, in rapido cambiamento e trasformazione, consapevole dei problemi che deve affrontare ma impegnato con convinzione nel completare il processo di democratizzazione ». Un passaggio cruciale saranno le elezioni del 23 ottobre… «Certamente quello del 23 ottobre è un passaggio storico per la Tunisia. E' utile ricordare che si eleggerà l'Assemblea costituente, la quale dovrà redigere la nuova Costituzione, con tutte le leggi di accompagnamento, a partire dalla legge elettorale. La Tunisia che sta nascendo sarà una repubblica presidenziale, con un ruolo da protagonista del nuovo Parlamento che dovrà poi essere eletto. Non è stato semplice arrivare a questo appuntamento. Far germogliare la democrazia là dove c'era un terreno arido, è molto complicato, ma in buona parte i tunisini ci sono riusciti. L'altra cosa che credo sia utile rimarcare, è che siamo in presenza di una elezione “proporzionale”. Ed è giusto che sia così perché è opportuno che in questa prima fase siano rappresentate tutte le istanze. Ed è altamente probabile che l'esito del voto non determini una maggioranza assoluta, e questo costringerà nell'Assemblea costituente i diversi partiti a cercare la soluzione democratica più adeguata. C'è poi da aggiungere un dato strutturale di grande importanza…». Quale? «La Tunisia non sta attraversando un periodo economico e sociale florido. Tutt'altro. Basta vedere i dati del turismo. Per questo negli incontri che come task force europea abbiamo avuto, abbiamo posto l'accento sul fatto che democrazia e sviluppo economico e sociale, devono essere considerati un binomio inscindibile. Partendo da questa convinzione, come task force europea abbiamo firmato dei protocolli per un ammontare complessivo di circa 150 milioni di euro, come sostegno dell'Ue al processo di transizione». I giovani sono stati protagonisti della «rivoluzione jasmine». Ed oggi? «Oggi c'è un protagonismo della società civile attraverso le proprie organizzazioni, e i giovani ne sono parte integrante. Si stanno mobilitando per il voto e sono estremamente vigili perché le elezioni si svolgano in modo trasparente, pulito e partecipato. Un protagonismo altrettanto importante è quello delle donne, che si muove su due direttrici: far partecipare massicciamente le donne al voto e, non meno importante, promuovere una legge elettorale che preveda la loro attiva presenza nelle istituzioni». Intervista ad Antonio Panzeri L'europarlamentare ha fatto parte della task force europea in missione nel Paese maghrebino «Stanno investendo su democrazia e cambiamento» Le forze del futuro «Nel protagonismo della società civile, un ruolo di primo piano lo stanno avendo i giovani e le donne» partito: instaurazione di un regime parlamentare, lotta alla disoccupazione e alla corruzione, indipendenza della giustizia, rispetto dell'uguaglianza tra uomo e donna.Il nostro programma vuole mettere in atto un modello di sviluppo nazionale fondato sui valori islamici» ha reso noto Ennahda, che rivendica spesso la sua prossimità ideologica con l'Akp, il partito islamico-conservatore al potere in Turchia. «C‘è preoccupazione tra le forze di sicurezza e tra gli stessi cittadini. Ci affidiamo alla saggezza dei tunisini, come cittadini e come persone. La nostra esperienza sarà presa da esempio anche dagli altri», afferma Mohamed Muldi Kefi, ministro degli Esteri tunisino. All'apertura ufficiale della campagna elettorale, Amnesty International ha presentato a tutti i candidati e a tutte le candidate un manifesto in 10 punti per le riforme nel campo dei diritti umani, invitando a sottoscriverlo come prova della serietà del loro impegno. «Nove mesi dopo le dimissioni dell'ex presidente Ben Ali, molti tunisini hanno scarsa fiducia nella possibilità che le autorità diano loro giustizia, dignità e istituzioni credibili», dice a l'Unità Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l'Africa del Nord. «Le prossime elezioni - aggiunge - sono un'opportunità per i partiti politici di rispettare le promesse fatte e di passare dalla retorica all'azione concreta in favore dei diritti umani e dello stato di diritto. Solo in questo modo potrà interrompersi il ciclo di violazioni dei diritti umani che alimentò le proteste di dicembre e gennaio». Questi i dieci punti: 1) Porre sotto controllo le forze di sicurezza; 2) Combattere la tortura e gli altri maltrattamenti: 3) Chiedere la fine della detenzione incommunicado; 4)Rispettare i diritti alla libertà di riunione, associazione ed espressione; 5) Riformare il sistema giudiziario; 6) Indagare sulle violazioni del passato; 7)Realizzare i diritti economici, sociali e culturali per tutti; 8)Porre fine alla discriminazione; 9) Porre fine alla violenza contro le donne; 10) Abolire la pena di morte. Le aspettative sono tante, come i partiti che dovrebbero incarnarle: Socialdemocratici, comunisti, verdi un partito islamista moderato, Riformisti e radicali. Nuove compagini e partiti «riciclati». La Tunisia si scopre plurale. E già questo è un investimento sul futuro. Un Paese plurale Socialdemocratici, liberali, verdi, islamici moderati... U.D.G. In Libia la situazione degli assediati a Sirte, una delle ultime roccaforti dei sostenitori di Muammar Gheddafi, è «disperata»: lo ha riferito un rappresentante della Croce Rossa internazionale (Cicr) dopo aver visitato la città. A Sirte - ha spiegato la stesa fonte al termine di un sopralluogo nell'ospedale - manca anche l'assistenza medica di base. «La gente muore nel principale ospedale per carenzadiossigenoe rifornimenti», hariferitol'organizzazione.LeautoritàdelConsiglioNazionalediTransizione(Cnt)hanno invocato una tregua di due giorni venerdìperpermettereai civilidi lasciarela città, ma secondo la squadra della Croce Rossa Internazionale i combattimenti tra le milizie del Cnt e le forze del colonnello deposto continuano. Nel tentativo di permettere ai civili di fuggire dalla città costiera, un corridoio di uscita di sicurezza è stato tenuto aperto, ma la situazione è sempre più disperata. ROMA Antonio Panzeri Sirte, fuga dei civili Croce Rossa: «Siamo alla disperazione» IL CASO Israele, sì al piano Quartetto IsraeleaccettalarichiestaformulatadalQuartetto(Usa,Ue,Onu,Russia)diriprendereal più presto negoziati bilaterali di pace con i palestinesi, senza precondizioni. Lo ha reso noto radio Gerusalemme, citando un comunicato dell'ufficio del premier Netanyahu. Israele si augura che anche i palestinesi esprimano adesso eguale disponibilità, ha aggiunto la emittente 25 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
«La pentola scoppia ma non ci servono nuovi Berlusconi» L'esponente Api: «Della Valle non parli come se gli industriali non avessero responsabilità. Ha ragione Profumo: la società civile non è meglio della politica» Intervista a Bruno Tabacci C on questo messaggioMaroni si smarca, tornaalla carica dopo aver in-goiato il voto di fiduciaa Romano. Parla alla Lega: l'alleanza con il Pdl è finita, deve staccare la spina al governo». Bruno Tabacci, assessore al Bilancio della giunta Pisapia e deputato dell'Api rutelliana, ragiona sugli scenari politici: «Se la legislatura arriverà a scadenza, non sarà con questa compagine. Nel Pdl chi gioca la partita del dopo, come Alfano, si muova o erediterà solo macerie». C'è un inedito asse Maroni-Casini a favore del referendum elettorale. La sorprende? «Gli elettori non vogliono più un Parlamento di nominati, e loro lo hanno capito. Serve un nuovo sistema elettorale che vada incontro al desiderio di trasparenza e di rappresentanza dei cittadini». Il sistema elettorale si può cambiare anche con una legge varata dal Parlamento, come promette Alfano. Casini, avversario storico del Mattarellum, non crede a questa possibilità? «Certo, sulla carta l'opzione è duplice. Di fronte ai tatticismi esasperati però la risposta è solo il referendum. Casini vuole il sistema proporzionale alla tedesca. Ma evidentemente non è convinto che Alfano sia sincero, crede che abbia determinazioni diverse». Di che tipo? «Magari Berlusconi vuole intervenire per togliere il premio di maggioranza. Sta per affrontare una competizione da perdente e non credo sia disposto a lasciare questo vantaggio agli avversari. Sono escamotage. Il quesito di fondo resta la scelta dei candidati. Che può avvenire in due modi: confronto in piccoli collegi uninominali con un rapporto rappresentativo o preferenze». D'accordo: Casini non si fida del Pdl. Maroni però sarebbe il loro principale alleato... «Maroni parla ai suoi amici nella Lega. Il messaggio è che non ci sono più margini di manovra con questa maggioranza. L'alleanza Pdl-Lega è giunta al capolinea». Eppure,accettando il referendum, sulla carta allunga la vita alla legislatura. Non è un paradosso? «Ci sono elementi di contraddizione. Senza referendum, si va a votare. Ma è lo schema con Berlusconi candidato che alla Lega non va: mai come adesso vuole giocarsi da sola la partita. Del resto, per il Carroccio è un momento di grande malessere: ha votato in un modo su Papa, in un altro su Milanese. Ha dovuto digerire persino la fiducia a Romano». Senza referendum, si vota. Ma la minaccia del referendum toglie ossigeno a Berlusconi. Come finirà? «Mi limito a considerazioni semplici. La politica italiana è una maionese impazzita che trascina il Paese nel baratro. E l'Italia finora ha tollerato di tutto. Ha ragione Profumo: la società civile non è meglio della politica». Lei sta parlando a Della Valle? «Certo. A che titolo parla? Come se gli industriali non fossero parte della classe dirigente. Come se Confindustria, fino a poche settimane fa, non avesse coperto il governo in tutto». Insomma, cosa dobbiamo aspettarci? «Siamo a un punto di svolta: la lettera della Bce da un lato e l'acuirsi della crisi dall'altro. C'è una sorta di smarrimento. Ma non basta indicare la politica come casta: l'ultima volta, nel ‘93, uscì Berlusconi. Non ci serve un altro uomo della Provvidenza». In effetti, abbiamo ancora quello di prima. «Berlusconi da solo non si farà mai da parte. Il corto circuito è che il Parlamento è nominato, il popolo non dà più carta bianca al premier, vorrebbe togliere il tappo ma non può perché il Parlamento risponde al capo e non agli elettori». Secondo lei, si arriverà a fine legislatura? «Non con questo governo. La pentola è in ebollizione, prima o poi scoppia. Non so se si voterà nel 2013. Se sì, non con questo esecutivo in carica». Non ha detto che Berlusconi non se ne andrà? «Deve essere la Lega a staccare la spina. È questo il messaggio di Maroni. I segnali sono tanti: la preoccupazione di Pisanu, Versace che non è un signore passato lì per caso, la lettera di Marzotto che fu un grande finanziatore di Berlusconi. Devono uscire tutti allo scoperto». Scusi: gli industriali, i costruttori, la chiesa, i cittadini, che altro devono dire? Berlusconi da quell'orecchio non ci sente. «Devono muoversi i moderati del Pdl. Cosa crede di fare Alfano se si chiude anche lui nella ridotta della Valtellina? E Formigoni? Rischiano di ereditare un cumulo di macerie che li seppellirà. Chi gioca la partita del dopo si deve smarcare. Se continuano così, finiranno male. Il problema è che con loro finirà male l'intero Paese». Cambiamenti canti, Salvatore Vassallo e Giorgio Tonini. Ma è lo stesso Tonini, alla vigilia dell'appuntamento, a dire che in questo momento bisogna concentrarsi su come uscire da questa fase di crisi economica e politica e che altre questioni andranno affrontate al momento debito. Gli esponenti di Movimento democratico insisteranno invece sulla necessità di dar vita a un governo di transizione e sui rischi che si correrebbero con un voto anticipato. Ma soprattutto, come dice sempre il senatore Pd, serve un chiarimento su quale sia la linea del Pd, visto che su “l'Unità” il vicesegretario Enrico Letta e il responsabile Economia Stefano Fassina hanno fornito due diverse analisi della lettera della Bce e di come affrontare la crisi economica. La delicata fase politica suggerisce però a tutti di evitare spaccature. Non solo c'è un premier che danneggia il Paese e non vuole farsi da parte, ci sono anche spinte di antipolitica che fanno di tutta l'erba un fascio. Le posizioni espresse da Diego Della Valle, per Bersani, sono sì condivise «da milioni di persone che non hanno i soldi per pagarsi le pagine dei giornali», ma la «critica radicale» pure «giusta» deve essere fatta «nel nome della buona politica». Perché altrimenti, sottolinea il leader Pd, se passa la linea del «tutti uguali, tutti nel mucchio, scarpe e ciabatte», si ripeterebbe una storia già vissuta da quindici anni a questa parte, «con una scorciatoia» che si è visto dove porta. Anche sul referendum elettorale le polemiche alimentate in queste ore da Arturo Parisi, («adesso c'è una scomposta gara a chi se ne attribuisce il merito») non dovrebbero entrare nella Direzione, e in ogni caso Bersani rivendicherà che è stata una scelta giusta «non metterci il cappello ma i banchetti», sostenuto in questo anche da Rosy Bindi, che domanda a chi polemizza: «Come pensate che si sarebbero potute raccogliere un milione e duecentomila firme in un mese, d'estate, se non ci fossero stati i banchetti alle feste del Pd?». Rimane il nodo alleanze. Ma anche in questo caso Bersani mantiene ferma la barra: Nuovo ulivo (e a chi gli rimprovera di essere andato a Vasto risponde «io vado ovunque e dico la mia, non può passare l'idea che ho un pregiudizio») e poi lavorare per «far incontrare forze progressiste e forze moderate». FEDERICA FANTOZZI ROMA ffantozzi@unita.it «Serve un nuovo sistema elettorale che vada incontro al desiderio di trasparenza e di rappresentanza» Foto di Gian Mattia D'Alberto/LaPresse Oggi la Direzione Bruno Tabacci Il leader vuole il partito pronto ad affrontare una campagna elettorale Rosy Bindi: un sussulto di dignità Un «sussulto di dignita» dei cattolici e dei liberali che sono nella coalizione di governo per consentire al paese di aprire una nuova pagina. Lo invoca da Chianciano (alla chiusura di Democratici Davvero) la presidente dell'assemblea nazionale del Pd, Rosy Bindi: «In quella coalizione qualche liberale con la testa a posto c'è, ma si stanno impiccando alle sorti di un uomo solo». 7 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
Professor web ALFONSO MOLINA «Nelle università c'è troppa burocrazia e la burocrazia è nemica dell'innovazione. Gli atenei devono diventare il luogo dove le idee crescono con il contributo di tutti. Il futuro è condivisione e coinvolgimento». La Rete non è solo uno strumento: è anche un modello da imitare. Qualcuno lo ha capito per tempo E ducazione e nuovetecnologie. O me-glio: come cambia ladidattica al tempodel web. È un dibatti-to serrato quello di Alfonso Molina, docente di Tecnologia all'Università di Edimburgo e direttore scientifico di Mondo Digitale e Carlo Infante, esperto di performing media e autore di uno dei primi saggi (già nel 1997) su questi temi, «Educare on line». Le domande sono tante, infatti: come il pianeta 2.0 entra nel mondo della formazione, soprattutto ai livelli di base. Come si formano i formatori, i docenti spesso non informatizzati. Come cambia - come è bene che cambi - la pedagogia. Perché questo è il punto, creare un ambiente in cui le nuove tecnologie favoriscano l'inclusione, una e-inclusion globale. «C'è un deficit di governance nell'innovazione - dice Molina - eppure è questa l'occasione del XXI secolo. Spesso nelle università di studia e si pensa come innovare didattica e ricerca, ma non si riesce mai a innovare la forma università». Già, perché l'università è fondata sulla divisione per materie, per settori, incalza Infante, «e nel web non è così. Ma neanche nella realtà: il mondo non è lineare come piacerebbe a molti. Non lo si può fare a fette secondo gli schemi ereditati dall'Illuminismo. Il sistema universitario non può rimanere bloccato su quei modelli inadeguati». Vero, ammette Molina: «La burocrazia - e nell'università ce n'è tanta - è nemica dell'innovazione. Ma anche le università stanno cambiando. Siamo davanti a grandi sfide globali: la povertà, l'ambiente, le disparità, l'invecchiamento della popolazione... Il sapere, la ricerca sono strumenti irrinunciabili. Soprattutto se si riesce a perseguire istruzione, innovazione, inclusione e valori culturali: quattro grandi obiettivi che possono cambiare il sociale». Ma come? Come stimolare nuovi saperi? Chiede Infante. Perché finora la trasmissione della conoscenza si è fatta dall'alto in basso, da chi sa a chi non sa; la divulgazione, appunto. «L'innovazione infatti va avanti: in una sola piattaforma vogliamo azione, ricerca, sviluppo e implementazione. Oggi nelle università quello che dà promozione e valore ai docenti è la pubblicazione, lo sviluppo di teorie e di ricerca. Invece bisogna andare oltre, bisogna portare avanti quelle idee, svilupparle e magari fare un software, una specie di “istruzioni per l'uso” che renda possibile l'utilizzo a tutti. Negli Stati Uniti lo si fa già. E anche noi, nel nostri gruppo, lo facciamo: tutto open, tutto pubblico, tutto sul nostro sito». «Occorre fare chiarezza su ciò che viene definito il nuovo paradigma della conoscenza, ribadisce Infante, si deve ribaltare la logica per cui si debba divulgare, dall'alto verso il basso. Va trovato il modo per condividere i percorsi formativi, partendo dal particolare di chi formula la domanda di conoscenza e da lì procedere verso i temi generali. Basta partire dalla storia... Perché spiegare tutto prima, addensare le teste, con estenuanti piani di studio... Montaigne, citato da Edgar Morin, diceva: meglio una testa ben fatta che una testa ben piena». È anche la missione della Fondazione Mondo digitale (mondodigitale. Dalla cattedra agli ipertesti: così cambierà la catena del sapere L'incontro / Alfonso Molina, Università di Edimburgo ELLA BAFFONI IL LINK: L'E-LEARNING NELLE AULE DI TRENTO Nuovi strumenti e vecchie didattiche L'incontro con Alfonso Molina nella redazione dell'Unità «L'UNIVERSITÀ? DEVE IMPARARE DA INTERNET Le moderne tecnologie possono stimolare la creatività degli studenti e cambiare i modelli di insegnamento. In America è già così. E in Europa? IV | | LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
Non lo è anche se in effetti un po' lo sembra. E' solo un curioso scherzo del destino che si mette a giocare con date e coincidenze. Ma per il Cavaliere è la plastica dimostrazione della “trappola” e della “persecuzione della magistratura”. Al netto delle percezioni e della «morsa a tenaglia» evocata da qualche deputato del Pdl, oggi lunedì 3 ottobre è un'altra di quelle date spinose per il premier. Al primo piano, nell'aula magna del tribunale, ricomincia il processo Ruby, assente l'unico imputato Silvio Berlusconi (concussione e prostituzione minorile) , assenti le parti lese compresa la giovane Karima detta Ruby e le parti civili che non si sono mai costituite. Nella solitudine dell'aula grande, sovrastata dal mosaico di Sironi sulla Giustizia e ovattata dai lenzuoli bianchi che nascondono le gabbie per i detenuti, il procuratore aggiunto Ilda Boccassini pubblica accusa nel processo con il pm Francesco Sangermano, indicherà le prove da inserire nel fascicolo del dibattimento tra cui intercettazioni e conti correnti e chiamerà i primi dei 132 testi (lista che deve ancora passare il vaglio del Tribunale) dell'accusa. In altrettanta solitudine – vissuta con un certo fastidio – gli onorevoli avvocati Piero Longo e Niccolò Ghedini tenteranno gli ultimi, verrebbe da dire disperati, tentativi di rinviare e far saltare il processo. Nelle stesse ore, sei piani sopra la testa di Longo e Ghedini, il gup deciderà se rinviare a giudizio l'impresario delle starlette Lele Mora, il direttore del Tg 4 Emilio Fede e il consigliere regionale Nicole Minetti con l'accusa di sfruttamento della prostituzione anche minorile visto che sarebbero stati loro a portare Ruby ancora diciassettenne ad Arcore. E', questo, il vero processo bunga bunga, quello in cui, secondo l'accusa, i tre indagati, ognuno con ruoli definiti, Emilio il fidelizzatore, Lele il procacciatore e Nicole l'organizzatrice, hanno allestito ad Arcore «un bordello per compiacere il premier». Certo, i colpi di scena sono sempre possibili. Ma la celebrazione del processo sembra già nelle cose. Allora, tra il primo e il settimo piano è chiaro che oggi il Tribunale di Milano scrive un'altra pagina importante per il premier. E, di conseguenza, per la maggioranza e la legislatura. Al primo piano Ghedini e Longo tenteranno l'ennesima mossa per rinviare e congelare il processo. Appena il presidente della IV sezione penale Giulia Turri dichiarerà aperte l'udienza - tutto era cominciato il 6 aprile e finora sono state affrontate solo le questioni preliminari - Ghedini chiederà la sospensione del dibattimento fino al 7 febbraio 2012 giorno in cui la Corte Costituzionale deciderà se la competenza del processo è del Tribunale dei ministri, come sostiene il Parlamento a maggioranza visto che Ruby «poteva ragionevolmente essere la nipote di Mubarak». O del Tribunale ordinario, come hanno sostenuto in questi mesi procura, gip e Tribunale. Una richiesta basata su questioni di fair play e buone relazioni perchè non esiste, al momento, una norma che imponga la sospensione. Ma se, come appare scontato, il processo Ruby chiama i primi testi a deporre e il gup fissa la data del processo Fede, Mora Minetti, nei prossimi mesi niente e nessuno potrà impedire che giornali e tv facciano i resoconti delle udienze. E delle testimonianze. Che sono poi le stesse visto che le 32 ragazze indicate come testi dell'accusa nel processo Ruby saranno testimoni anche nell'altro processo. Perchè sono loro le protagoniste dei bunga bunga o delle cene eleganti; loro che si contendono le cene del premier pagate tra i duemila e i cinquemila euro; loro, infine, che chiedono soldi e buste al ragionier Spinelli, cassa continua per ogni esigenza, dal chirurgo estetico all'appartamento, dalla scarpe all'assicurazione della macchina. Così funzionava il magico mondo delle Olgettine. E se per qualche motivo, scrupolo o leggina, il processo Ruby dovesse fermarsi fino alla Consulta, niente o nessuno potrà mettere il bavaglio alle stesse testimonianze in arrivo dal processo Mora-Minetti. E a quelle delle ragazze, solo sei, che sembrano aver rotto il patto di omertà e hanno deciso di testimoniare. S tratta di Ambra e Chiara, le due miss arruolate da Fede e subito coinvolte nella villa San Martino con statue di Priapo e spogliarelli. Della marocchina Imane Fadil («io so chi ricatta il premier»); della danzatrice del ventre Maria Makdoum e di altre due studentesse che hanno già “confessato”. Qualcuno di loro sarà in aula stamani. Primo assaggio di uno show che i legali del premier cercheranno di evitare. Mediaset rischia di perdere il controllo del Grande Fratello. La società che produceil reality, la Endemol, èsommersa dai debiti (2,2 miliardi di euro) e con una ristrutturazione finanziaria gli azionisti (Mediaset ne condivide il controllo insieme a Goldman Sachs e al fondo Cyrte, ognuna con il 33%) potrebbero vedere le loro quote fortemente diluite. Lo scrive il Sunday Times, aggiungendo che nel caso in cui gli hedge funds scambiassero con azioni il debito del gruppo, attualmente per la maggior parte nelle loro mani, potrebberoessereloroinuoviazionistiprincipali. L'ultima parola spetta comunque agli attuali soci, che potrebbero anche decidere di ricapitalizzare la controllata, proprio per evitare la diluzione delle quote. L'allarme debito per Endemol era già scattato nell'estatedel2010,quandoilsitoamericano Daily Beast aveva scritto che Endemol aveva sforato i covenants (i parametri tra debito e liquidità, messi come paletti di sicurezza dalle banche) e che Goldman SachseilsocioJohnDe Mol(col fondoCyrte) erano pronti a correre ai ripari con una gigantesca ristrutturazione finanziaria. Primo Piano Congelare il processo p Passaggio cruciale oggi al Tribunale di Milano: i primi testi al processo Ruby. Salvo sorprese p Sei piani sopra il gup deciderà il processo per gli organizzatori delle serate ad Arcore Ruby e Nicole, Silvio «in trappola» tra le sue ragazze Oggi l'ennesima giornata cruciale per i processi “bunga bunga”. I legali proveranno a congelare il dibattimento Ruby in attesa della Consulta. Il gup chiude l'udienza preliminare per Fede, Mora e Minetti. Silvio Berlusconi Mediaset rischia di perdere il Grande Fratello I DEBITI DI ENDEMOL Politica e giustizia CLAUDIA FUSANI ROMA Lo chiederanno i legali del premier. Fino alla decisione della Consulta 10 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
Lega e il sottoscritto eravamo a favore del Mattarellum. Ma fummo ricattati da Casini, che voleva il proporzionale, da Fini che voleva la lista bloccata, e da Berlusconi che voleva il premio di maggioranza, con la complicità della sinistra, che non fece nulla per fermare la nuova legge e poi al governo non l'ha cambiata. Per questo fui il primo a definire quella legge una porcata». Ah ecco. L'interessante precisazione non ha interrotto il pressing: la lotta per la successione tra i padani è in pieno svolgimento. Maroni si è appena aggiudicato il segretario provinciale di Brescia e domenica toccherà alla più importante Varese. Difatti, batte subito un colpo Casini (di domenica sul suo blog: niente di meno casuale): «Ha ragione Maroni. Con una maggioranza in stato confusionale fare una legge elettorale seria e condivisa è come scalare l'Everest a piedi nudi. Molto meglio dare la parola ai cittadini». Il leader Udc gioca la sua partita: detesta il Mattarellum, ma prevale la convinzione che sia il momento del forcing sul dopo Berlusconi. È una lotta contro il tempo: Berlusconi ha dato ai suoi ordine di guadagnare tempo. La linea è: ritoccare il Porcellum. Visto che per gli elettori la linea del Piave sono le preferenze, aggiungerle. L'escamotage di modificare il sistema impedirebbe lo svolgimento della consultazione popolare. Lasciando intoccato il pilastro dell'indicazione del premier. Ci provano Gasparri, Quagliariello, Cicchitto. Difficile però con le fibrillazioni che scuotono il Pdl. Alfano ha difficoltà a imporsi, e la sua linea che un senatore deluso definisce «attendista continuista» scontenta chi voleva un rinnovamento rapido. A Milano il nuovo segretario non scalda i cuori: 800 iscritti e platea vuota, con l'assemblea regionale degli eletti disertata dagli amministratori locali. Formigoni, malpancista, vuole le preferenze. Alemanno scalpitante per contarsi - pure ma archiviando il Porcellum. A bbiamo vitale bisogno diuna nuova leggeelettorale. E non solo per l'incalzare dell'iniziativa referendaria: il Capo dello Stato ha interpretato e messo in luce le esigenze della Nazione della cui unità è rappresentante pronunciando parole chiarissime, che debbono essere ascoltate. Su quale sia il sistema migliore la discussione è aperta ed è agevole prevedere che non sarà semplice concluderla con un ampio accordo, perché gli interessi delle varie forze politiche non sono coincidenti e perché le variabili sono così complesse che non tutti le hanno colte e non tutti hanno compreso neppure quale davvero sia il loro interesse. Il Paese però, oggettivamente, almeno un interesse comune a tutti lo ha ed è l'eliminazione del premio di maggioranza previsto dal sistema vigente, che ha creato guasti indicibili e ne causerà di peggiori se andremo a votare un'altra volta con le vecchie regole. E bene che non ci siano equivoci: il premio di maggioranza, in sé, non è un istituto in contrasto con le esigenze di una competizione democratica libera ed efficace. Un modesto premio, nell'ordine di pochissimi punti percentuali, potrebbe anche servire a conciliare la corretta rappresentanza delle opinioni dei cittadini e la chiarezza delle alternative di governo. Tutti i sistemi elettorali, quando trasformano i voti in seggi, alterano in qualche misura i rapporti di forza fra i competitori politici. Ma c'è un limite di tollerabilità alla distorsione, superato il quale non si può più parlare di una competizione autenticamente democratica. Ora, il nostro sistema elettorale prevede un premio senza limiti: chi vince, anche di pochissimo, anche con una percentuale di voti relativamente modesta, incamera il premio e passa - abbondantemente- la soglia del 50% dei seggi in palio. Se la futura competizione elettorale fosse tripolare, se - cioè - si presentasse oltre a quelli che hanno dominato la scena della Legislatura in corso, un terzo polo, potremmo vedere il premio assegnato ad un vincitore con poco più del trenta per cento dei voti. Nessun sistema elettorale democratico può permettersi di funzionare in questo modo, se vuole restare democratico. A prescindere da questo scenario futuribile, comunque, il premio ha già dimostrato, in questa legislatura, di poter determinare conseguenze inaccettabili. Anche al premio, infatti, si deve l'esaltazione della personalizzazione della competizione elettorale e della leadership del governo. La spiegano - ovviamente - anche molti altri fattori, che si conoscono bene, ma il premio ne ha moltiplicato gli effetti. Di fronte ai guasti già prodotti e a quelli da temere le forze politiche dovrebbero impegnarsi ha trovare rapidamente una piattaforma d'intesa sul nuovo sistema elettorale. Si tratterà di una questione complessa e delicata ma varrebbe la pena di impegnarsi sin d'ora a fare almeno una cosa: a cancellare le norme sul premio o, tutt'al più, a prevedere il mantenimento di un premio limitatissimo, da far scattare solo se il vincitore sfiorasse la maggioranza assoluta dei seggi (poniamo: più del 45-46%). Questo dovrebbe essere il denominatore comune a qualunque iniziativa di riforma e dovrebbe essere un passo da compiere comunque. Solo così il nostro sistema elettorale potrebbe dare meno scandalo nel panorama delle forme di governo delle democrazie mature. IL PREMIO DI MAGGIORANZA È PERICOLOSO Massimo Luciani Foto di Mauro Scrobogna/LaPresse L'ordine del premier I sistemi democratici Spacca la Lega e spaventa Silvio Una foto del Parlamento italiano Guadagnare tempo La linea è ritoccare la legge elettorale Calderoli: «Legislatura costituente per portare a casa il federalismo. Il Porcellum non lo volli io» L'ANALISI Non sono compatibili con premi che scattano senza limiti «Bossi vuole solo poltrone» «La legislatura costituente di cui parla Calderoli è solo un diversivo: la Lega è troppo attaccata alle poltrone per staccare la spina al governo Berlusconi che con la corresponsabilitàdelCarrocciohaaffondatol'Italia,nordcompreso».LodichiarailPresidentenazionale dei Verdi Angelo Bonelli. 5 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
LaPresse/AP I numeri della tragedia greca contano adesso trentamila dipendenti pubblici senza lavoro entro la fine dell'anno. Il consiglio dei ministri di Atene ha approvato ieri sera il taglio degli statali, che è una delle condizioni imposte dalla «troika» Ue, Fmi e Bce, per sbloccare la sesta tranche di aiuti da otto miliardi di euro ed evitare l'immediato default. Un'ipotesi di cui si parlerà oggi in Lussemburgo, dove si riuniscono i ministri delle finanze dell'Eurogruppo, chiamati a discutere delle diverse proposte che circolano per affrontare la crisi del debito sovrano nel Vecchio Continente. Non è previsto che l'Ecofin prenda alcuna decisione definitiva, così come non c'è da aspettarsi niente di nuovo sul secondo piano di salvataggio per la Grecia, quello da 160 miliardi di euro. Ma il tempo che passa fa temere agli analisti possibili contraccolpi sui mercati dei Paesi in maggiore difficoltà, tra i quali l'Italia. Mentre al momento l'unica buona notizia resta sempre la ratifica a larga maggioranza da parte del Parlamento tedesco dell'accordo europeo per il rafforzamento del Fondo di stabilità (Efsf). L'intesa europea di fine luglio prevede che il Fondo aumenti da 250 a 440 miliardi di euro la sua capacità di prestito effettivo agli Stati membri sottoposti ai programmi di risanamento finanziario concordati con la «troika». Del resto, ormai siamo tutti sotto attacco, ha detto ieri alla Bbc il premier britannico David Cameron: «L'eurozona è una minaccia non solo per se stessa, ma anche per l'economia britannica. E una minaccia per l'economia mondiale». E dunque non fa bene a nessuno sapere che la crisi aggiorna al ribasso anche le stime di crescita della Penisola guidata da George Papandreou. Nel prossimo futuro la Repubblica ellenica non raggiungerà gli obiettivi stabiliti qualche mese fa con i creditori internazionali. Al momento, il deficit atteso è dell'8,5 per cento, contro la stima precedente ferma a quota 7,6. Mentre il Pil è previsto ancora in calo di 5,5 punti percentuali, molto al di sotto delle previsioni precedenti. E per il prossimo anno la contrazione della crescita è calcolata al due per cento, in linea con le previsione del Fondo Monetario Internazionale, ma di gran lunga peggiore rispetto alle stime utilizzate per l'accordo sul salvataggio dello scorso luglio, nel quale si prevedeva che l'economia ellenica sarebbe tornata a crescere dal 2012. Se il futuro non brilla il presente è da lacrime e sangue. L'avvio dei pesanti licenziamenti nel settore pubblico è solo una parte, forse tra le più complicate da applicare, del pacchetto di riforme chiesto dall'Ue, dalla Bce e dal Fmi, per liberare i nuovi aiuti ed evitare la bancarotta. Per convincere il triumvirato ad aiutarla, Atene ha anche promesso di introdurre nuove tasse, ridurre i salari dei dipendenti statali del 20 per cento e, appunto, il numero degli stessi statali di un quinto entro il 2015. Secondo le prime indiscrezioni, il piano prevede che chi perde il lavoro possa continuare a prendere per un anno il 60 per cento dello stipendio. Indignados contro Wall Street I l cuore della protesta si riscaldacon litri di caffé e le recensionidel “day after”. Più della metàdei manifestanti arrestati saba-to sul ponte di Brooklyn, è stata liberata su cauzione. «Anche questo è il potere della macchina organizzativa». Justin Wedes è un militante di “Occupy Wall Street”, il movimento nato in seno alla protesta: dal 17 settembre dorme avvolto in sacchi di plastica perché la polizia non ammette che si piantino tende. Ha 28 anni, le occhiaie, il computer acceso sulla sua pagina Twitter e una lista di impegni: «Comprare cuscini, organizzare la marcia a Boston». Dopo due settimane gli «indignati» trovano posto sui media americani. E Wasghinton tace. «Hanno ignorato il movimento con lo specifico intento di delegittimarci. I giornali negli States si sono occupati delle proteste in Siria e in Libia e in Tunisia, hanno coperto i fatti di Grecia e Spagna. Quando la protesta è arrivata sotto casa loro hanno chiuso le finestre per non vedere. Nel frattempo siamo diventati grandi agli occhi del mondo. Occupiamo Wall Street: è la prima volta nella storia». Gli ultimi arresti sarebbero «pubblicità» per la riuscita della protesta? «Ci ispiriamo a un movimento pacifico. Siamo da settimane per strada per far sentire che questa non è l'America che vogliamo: disoccupata, muta, in balìa di un potere finanziario che non si può più controllare. Stiamo protestando ma non ci siamo mai ispirati a slogan né azioni aggressive. Gli arresti sono stati pretestuosi. E abbiamo i video che lo provano. Ho visto in queste settimane crearsi un senso di comunità impressionante in una metropoli come questa. Ci sono studenti e veterani, ho visto famiglie sfilare sabato sul ponte di Brooklyn. Abbiamo accolto attivisti che hanno partecipato alla protesta in Spagna. Siamo internazionali ma le nostre istanze partono dal cuore dei problemi di quest'America. L'educazione, la sanità. La classe media ha un cappio al collo». Peserete politicamente sulle sorti del Congresso? «È il nostro obiettivo». Si ispirano alla Primavera araba e hanno prodotto un loro giornale, raccogliendo fondi sul web GIUSEPPE VESPO La Grecia taglia trentamila statali per ricevere gli aiuti Il governo greco e la «Troika» Ue-Fmi-Bce hanno raggiunto l'accordo sul taglio di 30mila statali. È una parte del piano per ricevere gli aiuti internazionali. Nonostante gli sforzi, Atene non raggiungerà i target di bilancio 2011-2012. MILANO I “ribelli”: «La classe media ha un cappio al collo» Intervista a Justin Wedes VIVIANA DEVOTO In 30.000 contro i tagli Tory IlCongressodeiToryaManchestersièapertoieritraleproteste.Circa30.000persone hanno manifestato contro i pesanti tagli di bilancio previsti dal governo. Numerosi dipendentistatali, fraiquali insegnanti,vigilidelfuocoelavoratoridelsettorepubblicohanno rispostoall'appellodellaConfederazionedeisindacatibritannici, laTradesUnionCongress. 15 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
www.unita.it D opo un turno euro-peo finalmente posi-tivo (che non deve il-ludere sul livello at-tuale del nostro foot-ball), il campionato comincia a dare indicazioni più precise su possibili gerarchie e plausibili candidature ai posti di comando. Il panorama è quello di un evidente equilibrio, sebbene con poche innovazioni tecniche e discontinua qualità del gioco. Non è però difficile vedere che il Napoli si colloca, per ora, una spanna sopra le altre. Il match vittorioso sull'Inter a S. Siro è stato sicuramente molto condizionato da errori arbitrali. Ma resta il fatto che tra le due squadre si sono viste differenze cospicue nell'organizzazione di gioco e nella determinazione. Anche quando hanno giocato undici contro undici, il Napoli è apparso più compatto e più raccolto ma veloce nel ripartire. L'Inter ha riproposto problemi che Ranieri non poteva aver risolto in pochi giorni, a cominciare da una difesa fragile e perforabile (con undici goal subiti la peggiore del torneo). La vittoria in Champions League a Mosca aveva creato troppe illusioni. Se Forlan non fa la differenza mentre Lavezzi decisamente sì, se l'assenza di Sneijder si fa sentire e quella di Cavani no, questo lo si deve anche e soprattutto al collettivo. Questione di schemi non meno che di convinzione: il Napoli crea sempre occasioni davanti e limita gli avversari dietro. Da rilevare che la squadra di Mazzarri ha disputato due impeccabili partite in sequenza tra Champions e campionato, segno di maturazione. L'altra forza emergente è senza dubbio l'Udinese, prima in classifica insieme alla Juventus. In cinque partite ha subito soltanto un goal, ovvio merito non soltanto dei difensori, ma di un assetto compatto ed equilibrato dell'intera squadra. Nei disimpegni e nella manovre offensive i suoi giocatori si ritrovano a occhi chiusi. Non ha le ambizioni del Napoli, ma sarà sicuramente una protagonista, non meno dello scorso anno. Juventus e Milan non hanno i problemi dell'Inter, ma neppure mostrano una grande vitalità. Ben disposte in campo, le due squadre giocano con agonismo senza precisione. Alla fine prevale la Juve, molto più decisa e concreta. In evidenza Vucinic e Marchisio. La squadra bianconera dà prova di carattere più che di buon gioco, ma il risultato è di quelli che contano. Si rivede in alto la Roma, dopo una rassicurante vittoria sull'Atalanta, una delle migliori nell'avvio di campionato. I giallorossi non incantano ma hanno tecnica e fanno un buon possesso palla. Pjanic e Bojan esprimono valori tecnici interessanti. La squadra può crescere, a condizione che venga registrata la fase difensiva. Discorso analogo per la Lazio, che passa a Firenze confermando un impianto offensivo di tutto rispetto. Hernanes e Klose sono sempre pericolosi e fanno la differenza. La Fiorentina sbaglia occasioni, fa un passo indietro e ripresenta problemi irrisolti: carente organizzazione di gioco ma anche scarsa personalità. Continua la serie positiva del Palermo, davvero temibile sul proprio campo, e del Cagliari, capace di vincere in trasferta. In coda già preoccupante la situazione di Cesena e Bologna. Non si può fare a meno di segnalare la dimostrazione di tecnica ed esplosività offensiva offerta da Giovinco, in questo momento l'attaccante italiano più in vista. La pausa che ci attende in relazione agli impegni della Nazionale ci darà modo di riflettere sul livello espresso dai calciatori italiani. Confidiamo molto che un tecnico del valore di Prandelli saprà gestire un parco poco entusiasmante e compensare con lo spirito di gruppo le carenze di classe e di qualità. CAMPIONATO BIANCONERO JUVE E UDINESE IN VETTA Sportlunedì Una doppietta di Marchisio nel finale piega il MIlan. Giovinco è primo tra i cannonieri. Cesena e Bologna all'ultimo posto L'esultanza dei bianconeri dopo l'1-0 di Marchisio Poco dopo la clamorosa papera di Abbiati e l'espulsione di Boateng Silvio Pons Foto Tm News - Infophoto Il commento Il carattere di Conte e l'equilibrio di Guidolin 33 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
p SEGUE DALLA PRIMA Per la ricostruzione di un tessuto nazionale, che sani fratture territoriali, sociali, culturali, etiche e non ultime di genere, le scelte oggi dinanzi al mondo cattolico italiano risultano essenziali. Perciò aprono scenari di grande interesse le parole del cardinale che accompagna al riconoscimento del pluralismo politico dei cattolici la ricerca di una più salda e visibile unità dei laici credenti nel campo dei valori. Questa prospettiva, se raccolta e sviluppata, archivia definitivamente la tentazione di un bipolarismo etico che ha lacerato le coscienze per un periodo troppo lungo e non felice della nostra storia recente. Essa può consentire, infatti, a tanti laici non credenti di aprire un dialogo fecondo, libero da ipoteche di schieramenti politici contingenti, su alcuni nodi del nostro vivere comune che stanno a cuore a tante e a tanti, credenti e non credenti. Ne indico solo due a cui sono particolarmente sensibile. Il primo riguarda lo sviluppo di una idea di laicità “post-secolare” che porti a riconoscere e legittimare la piena cittadinanza, nella sfera pubblica, del linguaggio religioso. Una laicità che metta in discussione il modello “francese”, secondo cui in democrazia la laicità consiste nel relegare la fede religiosa, con il suo corollario di convincimenti riguardanti la condotta di vita, alla dimensione privata e all'interiorità. Non a caso l'idea di laicità post-secolare, avanzata da Habermas, più di un decennio fa proprio in dialogo con l'allora cardinale Ratzinger, è rimasta sullo sfondo, dato che il proscenio veniva occupato dallo scontro tra “atei devoti” e strenui oppositori dell'”invadenza vaticana”. Il filosofo tedesco ha sollevato invece interrogativi seri rispetto alle tradizionali e consolidate visioni del rapporto tra secolarizzazione e modernità, tra fede, scienza e politica. Ha criticato un'idea semplificata di modernità - che una certa lettura dell'Illuminismo ci ha trasmesso e che sembra dominare tanta parte dell'immaginario contemporaneo - secondo la quale la secolarizzazione, frutto del progresso scientifico, rende anacronistiche le credenze religiose perché prive di contenuto razionale. Habermas ha cercato di mostrare invece che non solo sul piano etico ma anche su quello conoscitivo il linguaggio religioso ha un contenuto razionale e che la pretesa del discorso razionale-illuministico di essere assolutamente nel giusto appare metafisica al pari dell'integralismo religioso. L'idea di secolarizzazione che così si delinea non è a somma zero: se toglie ogni pretesa unilaterale di assolutezza, afferma però la persistenza della coscienza religiosa e la considera un indispensabile polo critico del rischio di presunzione e di onnipotenza della scienza e della tecnica. Si delinea un'altra idea della sfera pubblica la cui laicità non respinge come improprio il discorso religioso, mentre la credenza religiosa è chiamata ad accettare la dimensione del dialogo pubblico, a confrontare le sue ragioni, a convincere, al di là di tentazioni dogmatiche o coattive, i cittadini tutti, accogliendo pienamente il terreno democratico . Il secondo nodo riguarda la questione antropologica e i rischi che un individualismo spinto all'onnipotenza dalle possibilità offerte dagli sviluppi della tecnica fa correre alle stesse fondamenta dell'umano. Il conflitto che da tempo si è aperto tende a polarizzarsi intorno alla questione della libertà, ovvero se possono o no esserle posti vincoli, di che genere e con quale autorità. Posto così il problema tende ad essere indecidibile. Io penso che una questione antropologica oggi esista e sia di enorme portata, ma che non si possa prescindere, nell'affrontarla, dal fatto della libertà femminile e da quanto è stato pensato dalle donne. Con l'esperienza e il concetto della differenza interna al genere umano è modificata radicalmente la concezione dell'individuo, che viene posto sotto il segno del limite e la stessa idea di libertà va incontro ad una riformulazione. È indubbio infatti che, se si accede alla prospettiva aperta dalla differenza e la si accoglie non come un dato (storico o biologico non importa qui stabilire) da superare, da cancellare, ma come segno della nostra umanità originariamente duale, vacilla l'idea della libertà come illimitatezza e indeterminata manipolabilità e si ridisegna un diverso concetto di individuo. È dunque auspicabile che il discorso pubblico in Italia non solo faccia cadere vecchi steccati ma accolga voci e prospettive che, come quella della differenza sessuale, schiudono inediti orizzonti. La questione antropologica Esiste ed è di enorme portata Un individualismo spinto all'onnipotenza fa correre rischi molto seri alle fondamenta stesse dell'umano I cattolici e la differenza di genere Il discorso del cardinale Bagnasco archivia la tentazione di un bipolarismo etico. È aperto un terreno di dialogo fecondo tra credenti e non. La libertà femminile può aiutare a ridefinire il concetto di individuo L'ANALISI Francesca Izzo 21 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
Foto Ansa Ci proveranno ancora una volta stamani a bloccare il processo Ruby. E nei prossimi giorni anche gli altri processi in cui il premier è imputato. E riusciranno in settimana a mettere il bavaglio a giornali, tv e siti internet approvando il nuovo testo sulle intercettazioni «ricorrendo anche al voto di fiducia - spiega un deputato del pdl che si occupa di giustizia - se non dovessimo trovare l'accordo che invece cerchiamo. Comunque dobbiamo fare presto. E in fretta». Se le inchieste “estive” di Napoli e Bari hanno riportato con urgenza in cima all'agenda della maggioranza il testo di legge sulle intercettazioni, la tenaglia che si chiude a Milano processo Ruby e Fede-Mora-Minetti - potrebbe riportare in auge una leggina, la cosiddetta blocca-Ruby di cui si è a lungo parlato e scritto prima dell'estate e che ad oggi sembra essere rimasta, come si spiega in ambienti della maggioranza, «nella penna del legislatore». Gli onorevoli avvocati Longo e Ghedini stamani ci proveranno “con le buone” a chiedere il congelamento delle udienze del processo Ruby. La Corte Costituzionale deciderà il 7 febbraio prossimo se il conflitto di attribuzioni sollevato a maggioranza dalla Camera è o meno fondato con la conseguenza di un eventuale trasloco al Tribunale dei ministri del procedimento già in dibattimento. Fino a quella data, dirà Ghedini stamani, sarebbe opportuno sospendere tutto e attendere. Prospettiva, considerati i pareri già espressi da procura, gip e Tribunale, con scarse possibilità di successo. In questo caso, «di fronte al muro contro muro», ecco che potrebbe saltare fuori nuovamente la blocca Ruby, la norma da inserire a questo nel cosiddetto “processo lungo” già approvato al Senato e ancora in Commissione alla Camera, e che obbliga a sospendere i processi «se su di essi pende un giudizio della Corte Costituzionale». La norma, tra l'altro, potrebbe tornare utile anche per un altro processo, quello sulla compravendita dei diritti tv in cui il premier è imputato per frode fiscale e prossimo anche questo alla conclusione. Mercoledì la Consulta deciderà se dichiarare ammissibile un altro conflitto di attribuzioni sollevato dai legali del premier in aprile per un passaggio di quel processo vecchio più di un anno. Nel marzo 2010, infatti, il Tribunale, presidente D'Avossa, non accolse l'impedimento del premier e andò avanti con l'udienza. Un anno dopo quel «no» è diventato il cuore di un nuovo conflitto. E soprattutto, un altro espediente per chiedere di congelare il processo. Come per Ruby. Nessuna meraviglia: ai tempi dei processi alle “toghe sporche” i collegi difensivi degli indagati-imputati sono riusciti ad allungare le udienze inventando ogni tipo di impedimento ed eccezione. La storia si ripete. Anni dopo. Stesso obiettivo: evitare le sentenze. Tra mercoledì e giovedì va in aula alla Camera anche il ddl sulle intercettazioni. Interviste e dichiarazioni degli ultimi giorni, da Ghedini al presidente del Csm Michele Vietti e lo stesso Casini, sembrano voler aprire a prove di intese con i partiti del Terzo Polo. Ma la via più probabile resta il voto di fiducia per blindare un testo che sarà corretto tra oggi e domani con un emendamento che va ad incidere “solo” sulla parte della pubblicabilità delle intercettazioni. In sostanza non sarà più possibile pubblicare «neppure per sintesi» i testi delle intercettazioni fino all'apertura dell'udienza preliminare. Se la norma fosse già in vigore, non avremmo potuto scrivere, nè voi leggere, nulla dell'inchiesta P4, di Papa e di Bisignani. Nulla della P3, dell'inchiesta sui bunga bunga ad Arcore. Nulla, neppure per sintesi. Resta invariata, e quindi fortemente penalizzato, la parte del testo di legge dedicata allo strumento d'indagine delle intercettazioni, più brevi (massimo 75 giorni) e più “difficili” da autorizzare (un collegio di tre giudici). Le opposizioni sono compatte contro la legge. «Per nascondere i rapporti del Presidente del Consiglio con escort e faccendieri si affossa uno strumento indagine fondamentale per la ricerca della prova, per la sicurezza dei cittadini e si leda il diritto di cronaca» dice Donatella Ferranti (Pd). Blogger in piazza mercoledì al Pantheon. Perchè il bavaglio scatterà anche per la Rete. Belisario (Idv): «Vogliono il Medioevo, il mondo prima di internet». C.FUS. Karima El Mahrohug, detta Ruby, durante la registrazione di una puntata di "Kalispera" Stop a udienze e intercettazioni le ultime mosse disperate Voto di fiducia Settimana decisiva per le intercettazioni. Mercoledì in aula. Il governo verso il voto di fiducia. Tra le file degli onorevoli avvocati del premier si fa di nuovo largo l'ipotesi di una leggina “blocca Ruby”. E anche Diritti tv... ROMA Verso il voto blindato per approvare il divieto di pubblicazione Alemanno bocciato dal Giornale «Ormai che Alemannocome sindaco di Roma abbia completamente fallito se ne sono accorti anche a destra. Fa davvero riflettere, infatti, che Il Giornale e della famiglia Berlusconi oggi in prima pagina bocci senza mezzi termini l'operato della Giunta Alemanno in questi tre anni e mezzo». Lo afferma in una nota Marco Miccoli, segretario del Pd Roma. 11 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
MARZIO CENCIONI UDINE P enso sia il momento digoderci questo bel sole.Gustiamocelo insieme.Lo dico anche a me stes-so». Francesco Guidolinparla per metafore, finalmente disteso dopo la vittoria della sua Udinese (2-0) con il Bologna, che proietta i bianconeri in vetta alla classifica. Contento sì, ma soddisfatto ancora no. «La squadra gioca bene - ha precisato - e sa come giocare ma non è ancora matura. Non mi piace l'accademia, mi piace la concretezza. In serie A le partite sono sempre in bilico, avremmo dovuto essere più cinici». Guidolin tira fuori ancora una volta il suo lato da perfezionista: «Dopo i primi 15' di gioco abbiamo alzato il ritmo e abbiamo trovato belle azioni. La squadra ha giocato bene perché a parte Danilo nessuno aveva i 90' nelle gambe. Altrimenti arrivando dal fresco di Glasgow e dalla partita giocata in notturna, se non hai recuperato non puoi fare bene». Oltre alla vetta in classifica, un sorriso in casa bianconera lo regala anche il recupero di Ferronetti, in campo dopo 14 mesi di assenza forzata per infortunio. «È stato molto bello che in spogliatoio alla fine, quando è entrato per ultimo, sia stato accolto da un grande applauso». Dopo sette gare disputate in due settimane, a Udine si attende la sosta per la Nazionale come una vera e propria benedizione. «Da giovedì ha precisato Guidolin - ricominceremo ad allenarci, anche se con un gruppo almeno dimezzato. E noi avremmo bisogno di lavorare tutti sulle qualità fisiche, senza toccare palla almeno per 2-3 giorni». L'Udinese comunque recupererà Floro Flores, Domizzi e Pasquale. Nulla di grave, pare, anche per Ekstrand, che ha subito una piccola distorsione alla caviglia stamattina facendo una passeggiata e mettendo il piede in una buca in strada. BISOLI: UN PASSO INDIETRO Se in casa bianconera si ride, a Bologna non resta altro da fare che piangere: «Dopo le due buone prestazioni - ha detto Pierpaolo Bisoli - abbiamo fatto un passo indietro. La gara è stata equilibrata fino al gol, poi abbiamo fallito il pari con Di Vaio e siamo calati. Il 2-0 ci ha tagliato le gambe». Bisoli recrimina sui due gol bianconeri. «Vorrei rivedere la posizione di Benatia e il rigore non c'era. Questo non vuol dire che abbiamo perso per colpa dell'arbitro. Abbiamo perso perchè eravamo in difficoltà». Nello spogliatoio del Bologna che alla ripresa del torneo affronterà il Novara in trasferta - non si respira tranquillità. Il presidente Guaraldi si è preso una notte per pensare, ma il tecnico rossoblu ostenta tranquillità: «Fino a sabato avevo la fiducia della società. Ora non lo so se le cose sono cambiate perché non ho parlato con la società. Il presidente mi ha solo detto che abbiamo fatto una brutta prestazione. Ha ragione. Io sono tranquillo perché so di aver lavorato bene, seriamente, ma i risultati non mi stanno dando ragione e nel calcio - ha concluso - quelli che contano sono i risultati». Dieci righe Darwin Pastorin Foto LaPresse/Ap Esonero in vista? L'amore di Zélia per il calcio e le lotte Udinese prima ma il tecnico non è soddisfatto «Voglio concretezza, ancora non siamo maturi» Nel Bologna è in bilico la panchina di Bisoli Il presidente rossoblù Guaraldi si è preso una notte per decidere Zélia Gattai, scomparsa nel 2008, non fu soltanto la compagna di JorgeAmado ma un'intellettuale di valore euna forte donna di sinistra. Figlia di emigranti italiani, si dedicò sin da giovane alle lotte anarchiche e operaie. Poi l'incontro con il popolare scrittore e le nuove stagioni di letteratura e politica, di un amore infinito tra le onde magiche di Bahia. La famiglia Gattai tifava per la Palestra Italia, oggi Palmeiras, il club dei nostri lavoratori.Unodeigli idolidelVerdaoabitavaaccantoallacasadi Zélia ragazza: «Faceva il ciabattino, un ragazzo simpatico soprannominato Ministrinho». Ossia Pietro Sernagiotto, poi campione con la Juve (conquistò due scudetti) dal '31 al '34. Ma noi, qui, vogliamo rendere omaggioalcoraggio, allatenerezzaeallamemoriadiunascrittriceche raccontò l'Italia di chi partiva, tra dolore, speranza e rimpianti. GUIDOLIN BEATO AL SOLE «GODIAMOCELO FINCHÉ DURA» Alla Fiorentina questa volta non basta Cerci, che porta in vantaggio i viola dopo soli 8 minuti. Lazio in rimonta con una magia del “Profeta” Hernanes. Di Klose, su assist di Sculli, il gol vittoria a sette minuti dal termine. Soddisfatto il tecnico biancoceleste Reja, che si gode la vittoria prima della sosta e del derby. «È stata la vittoria di una squadra con grande personalità e carattere», il suo commento. Klose-gol, la Lazio passa a Firenze I ventitré convocati di Prandelli Perle gare conSerbia (Belgrado, 7ottobre) e Irlanda(Pescara, 11ottobre) il ct Prandelli hachiamato: iportieriBuffon,DeSanctiseSirigu;idifensoriAstori,Balzaretti,Barzagli,Bonucci, Cassani, Chiellini, Criscito e Maggio; i centrocampisti Aquilani, Cigarini, De Rossi, Marchisio, Montolivo, Nocerino e Pirlo; gli attaccanti Balotelli, Cassano, Giovinco, Pazzini e Rossi. 35 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
sport@unita.it Foto Lapresse FRANCO BERLINGHIERI È durato solo un tempoil sogno azzurro di en-trare per la prima vol-ta ai quarti di finale diuna competizionemondiale. Durante tutta la prima fase di gioco, chiusa sul 9-6 a favore dei “XV del Trifoglio” gli uomini di Nick Mallet riescono a bloccare ogni abbrivio dei pericolosi tre-quarti avversari. Per 40 minuti, al Carisbrook Stadium di Dunedin, prevale l'aspetto tattico. Gli irlandesi ci attaccano sui corridoi centrali alla ricerca di un nostro errore di indisciplina: per colpirci con calci piazzati. Gli azzurri, invece, cercano di tenerli lontani dai loro 22 metri difensivi rischiando poco e muovendo il gioco intorno al pack. Fino all'intervallo si segna solo su calci piazzati. Dopo un tempo chiuso in equilibrio in tutte le fasi di gioco, nella ripresa gli irlandesi trovano una superiorità nelle mischie chiuse e in touche: le fasi fondamentali di conquista dell'ovale. Così, con poche munizioni, il “ XV Tricolore” subisce gli attacchi sempre più insistenti dei Verdi che mettono le ali alla loro cavalleria. Nel giro di quattro minuti arrivano le mete del capitano Brian O' Driscoll e dell'ala Ketith Earls. Sono due colpi micidiali che spengono le speranze dell'Italrugby nella loro ultima notte di competizione mondiale. Il risultato finale di 36-6 ci tiene fuori, per la settima volta, dalla fase successiva del mondiale. A fine match è il capitano Sergio Parisse a riassumere lo stato d'animo degli azzurri: «Siamo dispiaciuti per non aver raggiunto il nostro obiettivo. Dobbiamo essere realisti ed ammettere che l'Irlanda è stata una squadra migliore di noi stanotte ed ha giocato un rugby migliore». Ieri sono stati definiti gli accoppiamenti dei quarti di finale che si giocheranno il prossimo weekend: Irlanda- Galles e Inghilterra-Francia nella parte alta, Sudafrica-Australia e Nuova Zelanda-Argentina in quella bassa. Irlanda e Galles sono due squadre che danno spettacolo con una mischia competitiva ed una linea di tre-quarti votati all'attacco e capaci di un bel gioco. Sudafrica ed Australia si affronteranno con un match incerto. I “Wallabies” hanno vinto l'ultimo “Tri Nations”, ma nel loro girone mondiale sono arrivati secondi battuti e dietro l'Irlanda. Gli “Springboks”, campioni del mondo uscenti, hanno ritrovato la loro proverbiale forza mentale, tecnica, atletica e sono pronti a tenersi stretto il titolo. Tra Inghilterra e Francia la sfida per passare alle semifinali potrebbe favorire i “XV della Rosa” che hanno vinto in scioltezza il loro girone. Infine, non è semplice fare previsioni precise sul match tra Nuova Zelanda ed Argentina. I “Pumas” si stanno confermando molto forti intorno al pack dove filtrano e bloccano il gioco d'ogni avversario che gli capita contro. Gli “All Blacks” sono perfetti in ogni reparto e con una voglia enorme di vincere il mondiale che giocano in casa. Bisognerà vedere, da oggi, se creerà qualche squilibrio nei loro assetti di gioco l'assenza, per infortunio, di Daniel Carter: il loro playmaker, forse il migliore a livello mondiale. La delusione sui volti di Leonardo Ghiraldini, Mirco Bergamasco, Andrea Lo Cicero e Geldenhuys Quintin dopo la sconfitta con l'Irlanda ieri a Dunedine LACRIME AZZURRE L'IRLANDA SPEGNE IL SOGNO OVALE Ai mondiali di rugby l'Italia esce di scena dopo il 36-6 subito dai Verdi Per la settima volta arriva l'eliminazione prima dei quarti di finale Sport Rugby38 LUNEDÌ3 OTTOBRE2011
Foto Ansa La speranza passa ora per le urne. Sono stati i primi a ribellarsi, sono stati i primi ad avere dei «shahid» (martiri), sono stati anche i primi a fare crollare un regime dittatoriale e ora sono anche i primi che andranno a votare per fare sì che la democrazia, ormai conquistata, diventi veramente tale. I tunisini il 23 ottobre andranno alle urne a conclusione di una campagna elettorale cominciata ufficialmente l'altro ieri e che si preannuncia difficile, complessa e dall'esito affatto scontato e che porterà alla formazione dell'Assemblea costituente. E dopo anche ad un nuovo governo, se, come annunciato, il premier provvisorio Beji Caid Essebsi passerà la mano. Dei 111 partiti nati nel Paese dalla deposizione dell'ex presidente Zine El Abidine Ben Ali, a concorrere alle elezioni saranno 81, in 785 liste assieme a 676 liste di candidati indipendenti, distribuite in 33 collegi elettorali, sei dei quali all'estero. RIVOLUZIONE ALLE URNE I seggi da assegnare sono 217. Secondo i sondaggi metà dei 7 milioni di aventi diritto è ancora incerta sulla preferenza. «Queste elezioni - ha commentato Kamel Jendoubi, capo della commissione elettorale - devono avvenire in condizioni favorevoli, ma siamo pronti per ogni eventualità». Tra i favoriti della vigilia vi è il partito islamico di Ennahda, che ha simbolicamente scelto di aprire la propria campagna elettorale a Sidi Bouzid, città dove è partita la Rivoluzione del 14 gennaio che ha portato nove mesi fa al rovesciamento del regime di Ben Ali. «Vogliamo costruire un regime democratico basato sui valori dell'Islam», ha sostenuto il presidente di Ennahda, Rashed Ghannouchi, durante il congresso di presentazione del programma elettorale a Tunisi. «La Tunisia di oggi e di domani deve poggiarsi sulla sua identità arabo-musulmana», ha aggiunto Ghannouchi, elencando le priorità del suo Tunisia, la rivolta va al voto Al via la campagna elettorale I giorni della «rivoluzione jasmine» nel cuore di Tunisi UMBERTO DE GIOVANNANGELI p Il 23 ottobre alle urne nelle prime consultazioni libere dopo il crollo del regime di Ben Ali p I sondaggi danno favorito il partito islamico Ennahda ma il fronte progressista non demorde www.unita.it Sono stati i primi a riempire le piazze e a dimostrare che cambiare è possibile. Ora saranno i primi a portare la «rivoluzione» nelle urne. È la Tunisia che andrà al voto il 23 ottobre. Al via la campagna elettorale. udegiovannangeli@unita.it Mondo24 LUNEDÌ3 OTTOBRE2011
Per qualcuno è stata una trappola. La marcia degli «indignados», che da due settimane stazionano pacificamente nei pressi di Wall Street, sabato scorso è finita peggio che si trattasse di hooligan scatenati a fine partita: settecento arrestati, e presto rilasciati, e una sfilza di accuse per disturbo dell'ordine pubblico, per aver bloccato il traffico sul ponte di Brooklyn. Che cosa sia davvero successo non è chiaro nemmeno a molti dei manifestanti. Un imbuto all'ingresso del ponte, la folla che si divide, qualcuno sui marciapiedi, altri intenzionati ad occupare la corsia. «Gli agenti guardavano e non facevano nulla, piuttosto sembravano guidarci verso la strada», ha raccontato Jesse A.Meyerson, uno dei coordinatori di «Occupy Wall Street». «Non c'era un solo poliziotto a dire: “Non lo fate” - ha detto al New York Times Etan Ben-Ami, psicoterapista di 56 anni -. Ho pensato che ci scortassero per garantirci sicurezza». Comunque sia andata, per quel migliaio, forse 2-3000 persone che manifestano da due settimane la reazione degli agenti è stata quasi un colpo di fortuna: mai tanti titoli sulle prime pagine dei giornali, da quando è partita la versione Usa della Primavera araba, quello che dichiaratamente intendono essere i «ribelli» accampati allo Zuccotti Park, a poche centinaia di metri da Wall Street, bersaglio primario della loro indignazione. «Questa non è una protesta contro la polizia di New York - ha detto uno dei manifestanti, Robert Cammiso, alla Bbc -. Questa è la protesta del 99 per cento contro il potere sproporzionato dell'1 per cento. Non siamo anarchici. Non siamo hooligans. Io sono un uomo di 48 anni. L'1% che è in cima controlla circa il 50% della ricchezza degli Stati Uniti». Detto così, questo sembra essere il filo conduttore di una ribellione organizzata sul web - fondamentale il ruolo del gruppo di hacker Anonymous - e cresciuta spontaneamente. Tanti, tra quelli in piazza, hanno raccontato di essersi imbattuti per caso nella protesta e di essere rimasti. Per denunciare il disastro generazionale dei debiti universitari insolvibili in mancanza di lavoro - l'Huffington Post ha denunciato in un reportage il diffondersi della prostituzione tra gli universitari in bolletta. Perché mentre nessuno si preoccupa di loro e di chi nella crisi ha perso la casa, i soldi dei contribuenti sono stati usati per salvare le banche. Ma anche per protestare contro la pena di morte, contro la guerra, contro l'avidità del sistema economico. Giovani e non. Con un'occupazione persa o appesa a un filo. Nonni preoccupati dei nipoti. Figli senza prospettive. Studenti, insegnanti, organizzazioni sindacali, veterani, famiglie, gente comune: uno spaccato di classe media che vede allargarsi la forbice tra chi ha di più e chi ha di meno, una generazione dopo l'altra, il sogno americano a raccogliere polvere in soffitta. Una realtà a molte facce, che sembra avere al momento più domande che risposte, e che a spanne rientra nel bacino elettorale di Obama, ma non ha visto il cambiamento in cui sperava. «Finché non alzi la voce è difficile che ti ascoltino. Ma è la maggioranza a pensarla come noi», raccontano. Non saranno la maggioranza - sui loro siti inclinano a sinistra. Ma hanno già raccolto parecchie adesioni, non solo quelle blasonate di Susan Sarandon e Michael Moore. Domani si uniranno alla loro protesta i lavoratori dei trasporti, i piloti d'aereo lo hanno fatto nei giorni scorsi. Per qualcuno come il reverendo Herbert Daughtry, attivista di antica data per i diritti umani sentito dal Washington Post, hanno l'aria di essere l'inizio di qualcosa: manifestazioni analoghe sono spuntate come funghi a Boston e San Francisco. «Quello che conta è la durata», dice. In piazza i pionieri di qualcosa che mobilita i sentimenti profondi della società. E anche qualcos'altro. Giovedì scorso è stata aperta una sottoscrizione sul sito Kickstarter per finanziare un giornale della protesta, viste le difficoltà a guadagnarsi l'attenzione mediatica. In 8 ore sono stati raccolti 12.000 dollari. E sabato il giornale è uscito - quattro pagine di carta a colori, in controtendenza con il dna virtuale del movimento: il Wall street journal occupato, così si chiama. Tra le firme anche un ex corrispondente di guerra del New York Times, Chris Hedge. «Non ci sono scuse - scrive -. O ti unisci alla rivolta in corso davanti a Wall Street e nei distretti finanziari di altre città, o ti trovi dal lato sbagliato della storia». I manifestanti sul ponte di Brooklyn MARINA MASTROLUCA Primo Piano La testimonianza Fermata dalla polizia la marcia degli indignados americani, 700 arrestati. Da due settimane stazionano davanti a Wall Street contro l'ingordigia della finanza. «È la protesta del 99% contro lo strapotere dell'1%». mmastroluca@unita.it Settecento arresti a New York p La protesta Da due settimane accampati vicino alla Borsa. «No allo strapotere della finanza» La crisi globale «Non siamo anarchici È la protesta del 99% contro l'avidità dell'1%» 14 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
corso del primo interrogatorio. Quando disse di essere stata in casa nel momento in cui Meredith veniva uccisa e quando accusò dell'assassinio Patrick Lumumba, il barista per cui lavorava che venne arrestato e scagionato due settimane dopo. Poco importò, allora, se di quel brutale omicidio neanche la sentenza di primo grado è mai riuscita a capire il movente: una questione di soldi, si ipotizzò in un primo momento. Un gioco erotico finito in tragedia, si disse poi. «Futili motivi», è l'ultima versione. Ora però di quelle prove scientifiche, così solide da costruirci sopra una condanna lunga quasi una vita in carcere soltanto due anni fa, sembra rimasto ben poco. La nuova perizia disposta dalla corte d'appello, e condotta da Carla Vecchiotti e Stefano Conti de “La Sapienza” di Roma, ha smontato ad una ad una le conclusioni della polizia scientifica parlando di «procedure di repertazione violate» e di risultati «inattendibili in quanto non supportati da procedimenti analitici scientificamente validati». Un lavoro che i pubblici ministeri Giuliano Mignini e Manuela Comodi hanno duramente contestato parlando di «imbarazzante performance» degli esperti e di «assoluta inadeguatezza e scompostezza», puntando il dito contro l'inesperienza degli esperti chiamati dalla Corte. «Affidereste il matrimonio di vostra figlia - ha chiesto la Comodi nella sua requisitoria - a un cuoco che conosce tutte le ricette ma non ha mai cucinato?». Per la procura, infatti, Amanda e Raffaele vanno condannati all'ergastolo in virtù di un «gigantesco quadro indiziario» che comprende anche tracce di sangue e impronte di scarpe. Basterà per confermare la condanna? La sentenza di questa sera, quando il buio sarà già sceso da tempo su Perugia e il vento avrà ripreso a spazzare Corso Vannucci, racconterà il resto di questa storia. Ai genitori che aspettano giustizia, da una parte e dall'altra, e agli oltre 400 giornalisti accreditati arrivati da tutto il mondo. Perché ad aspettare la lettura del dispositivo (in diretta tv) ci sono due Paesi oltre l'Italia: l'Inghilterra colpevolista e gli Usa che invocano la liberazione della “adorata figlia” (copyright Foxnews) pronta a volare Oltreoceano in caso di assoluzione e prevenire così, ve ne fosse il bisogno, che la Cassazione cambi ancora una volta il senso di marcia di questa storia drammatica. Non è esattamente il ritorno a casa che aspettava, il figlio del capo dei capi. Anche se lui, Giuseppe Salvatore, figlio minore di Totò Riina, si è detto «confuso e felice». Proprio così, come nella canzone di Carmen Consoli. Solo che invece di un pezzo d'amore, Salvuccio parlava del suo ingresso a Corleone, in via Scorsese 24, dove appunto lo chiamano con quel nomignolo affettuoso e dove sono rimaste solo la mamma Ninetta Bagarella e le sue sorelle, Maria Concetta e Lucia. Il resto della famiglia, il padre, «Totò u' curtu», e il fratello Giovanni Francesco, scontano ergastoli in carcere. È stato scarcerato a Voghera, il figlio del comandante supremo di Cosa Nostra, dove ha finito di scontare una pena di 8 anni e 10 mesi per associazione mafiosa ed estorsione. Era stato condannato dalla Corte d'appello di Palermo nel 2002, anche se nel febbraio 2008 la Cassazione lo aveva scarcerato per scadenza dei termini. Ma proprio la Suprema corte, nel gennaio 2009, lo ha rimesso dietro le sbarre con una motivazione che non lascia molti dubbi sul suo profilo: «Un vero capo mafia con un ruolo dirigenziale» in una «cellula» malavitosa, con una «personalità permeata da una convinta cultura mafiosa». È stato anche sottoposto al 41bis, a Sulmona, proprio come il padre di cui è l'erede per definizione. Dopo aver scontato la pena, in virtù di una misura di sorveglianza disposta dal magistrato di Pavia, avrebbe dovuto finire a Padova, a fare l'impiegato in una Onlus che si occupa di droga e di famiglie. L'inizio di una nuova vita, insomma, per un giovane che a 34 anni avrebbe già un destino segnato da boss, a leggere le carte processuali e i suoi trascorsi dietro le sbarre. Era già tutto pronto, ma all'uscita dal carcere “Salvuccio” ha avuto una sorpresa, perché gli è stato notificato un provvedimento di prevenzione che risale al 2002 e che è stato sospeso durante il periodo della detenzione. In virtù di quella norma, Riina jr. è dovuto tornare a Corleone, in una casa associata nell'immaginario collettivo al nido di Cosa Nostra, come spiega il legale Francesca Casarotto: «Al mio assistito, che ha finito di espiare la pena, non è stata notificata la misura di sicurezza, ma un provvedimento di prevenzione, più restrittivo, che prevede l'obbligo di permanenza a Corleone e l'obbligo di firma tre volte la settimana e che risaliva al 2002, quando il mio cliente fu arrestato. È prevalsa quindi la misura di prevenzione, come stabilito dalla Cassazione». L'avvocato di Giuseppe Riina fa anche sapere che farà ricorso contro questo provvedimento e ha possibilità molto buone di essere accolto, se è vero che sono trascorsi molto più di 2 anni dall'emissione del provvedimento alla sua applicazione. Il punto, però, non è questo. Fa notizia, piuttosto, il fatto che a Corleone, dove ha attualmente obbligo di dimora e di rientro a casa per le ore 21, il rampollo Riina è stato accolto tutt'altro che bene. PRIMO CITTADINO Il sindaco, Antonio Iannazzo, è stato molto esplicito: «Credo che la sua presenza qui sia pericolosa per la comunità. Non abbiamo d'altronde registrato da parte sua alcuna dichiarazione di dissociarsi da Cosa nostra o di essersi pentito delle azioni per le quali è stato condannato. Pertanto non è Corleone il luogo dove lui possa sperimentare un'ipotetica volontà di cambiamento». E poi il primo cittadino aggiunge, per chiarire ancora meglio il concetto di «ospite sgradito»: «Sicuramente vi sono tanti miei concittadini che non hanno gradito questo suo rientro. La sua permanenza qui, però, a quanto ho sentito, dovrebbe essere temporanea. Possibilmente Riina junior dovrebbe ripartire per Padova per lavorare nella Onlus». Una chiosa sibillina, perché non si capisce se il condizionale è legato alla decisione dei giudici o piuttosto all'auspicio del primo cittadino e di altri corleonesi. Certo, anche l'arrivo di “Salvuccio” in Veneto, dove lo attenderebbe una vita di studio, lavoro e soprattutto legalità, non è che è filato liscio come l'olio. Sul tema del soggiorno obbligato, perché di questo in buona sostanza si tratterebbe, ha preso con vigore la parola la Lega che ha anche annunciato un'interrogazione parlamentare. È stato Luca Zaia, governatore della Regione, a prendere direttamente la parola: «La nostra regione ha già dato il suo tributo sui delinquenti importati da fuori e non intende darne ancora. I veneti sono stanchi di sentirsi trattare da periferia dell'impero. I veneti - insiste Zaia si sono sempre espressim contro questa odiosa formula di soggiorno per pregiudicati. Promuovere azioni come queste significa porre ulteriori micce verso la disgregazione in quanto verrebbe vissuta come l'ennesima occupazione». Foto Ansa La campagna stampa SALVATORE MARIA RIGHI Negli Stati Uniti si invoca la liberazione della «adorata figlia» Giuseppe «Salvuccio» Riina «Sgradito e pericoloso» Riina jr. torna a Corleone ma il paese non lo vuole Giuseppe Salvatore Riina, 34 anni, scarcerato a Voghera dopo una detenzione pluriennale, torna a Corleone per un provvedimento di prevenzione. Era atteso in Veneto per una nuova vita. Il sindaco siciliano protesta. ROMA srighi@unita.it p Scarcerato il figlio del boss di Cosa Nostra alla fine della detenzione pDoveva andare a Padova in una Onlus ma ha un obbligo di dimora Si strappa gli occhi in chiesa «Una voce mi ha detto di farlo», ha bisbigliato dopo aver compiuto il tragico gesto. Aldo Bianchini, 46 anni, aveva problemi pischiatrici, ma da qualche tempo non prendeva più farmaci. IerinellachiesadiS.Andrea,aViareggio,sièstrappatoviagliocchitraifedeli inorriditi. Qualcuno li ha raccolti, sperando di potergli salvare la vista ma non è stato possibile. 23 LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2011
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