ULTRAZOOM
ULTRAZOOM
ra, quasi una profezia che si auto-avvera. Una paura alimentata da chi, in questi anni, ha fatto crescere uno stato di ostilità e timore verso gli altri e ha dipinto un mondo che si apre in un pericolo, piuttosto che in un'opportunità, facendo dell'isolamento, del barricarsi e del respingere un comportamento giusto, a prescindere dal pericolo effettivo. Una cultura della diffidenza verso l'altro che, alla fine, si è nutrita di se stessa perché la mancanza di solidarietà si è trasformata presto in solitudine, in paura, in sospetto e poi in un rifiuto cieco che ha fatto vivere il presente e immaginare il futuro avvolti nel buio e nell'incertezza. L'indagine evidenzia, come già molte ricerche hanno fatto, che le risposte non possono limitarsi alla repressione ma devono puntare alla riqualificazione del tessuto urbano, alla rivitalizzazione degli spazi pubblici nei centri e nelle periferie, alla riduzione delle forme di disagio ed emarginazione, alla promozione di forme di solidarietà nuove, perché la rete sociale protegge meglio di qualsiasi inferriata o sistema di allarme. L'antidoto alla paura va, quindi, nella direzione opposta a quella indicata, in questi anni, anche da una parte politica, recuperando quella solidarietà intelligente che fa parte della nostra natura di animali sociali e raccogliendo tutte le grandi energie che questo Paese ha e sa produrre, per tornare a vederci chiaro, senza timori e senza divisioni. Foto di Ciro Fusco/Ansa Nei centri medi e grandi predomina la sensazione di insicurezza Autista bus sventa furto a Roma A.A.,un autista Atac in servizio sulla linea913, sventaun furtod'auto in pieno centro a Roma. Alle 13.45 l'autista, 28 anni, era fermo a piazza Augusto Imperatore a bordo della vettura quando si è accorto che un uomo stava forzando le portiere di alcune auto parcheggiate. Quindi ha chiamato i carabinieri che hanno subito inviato una pattuglia. 13 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
Quanto fatto finora non convince i nostri partner, gli impegni restano vaghi e generici, le riforme indicate devono essere specificate e precisate riguardo a modi e tempi. Una richiesta che dovrebbe suonare ormai monotona all'orecchio del nostro presidente del Consiglio, visto che è ciò che gli ripetono tutti, dalle opposizioni alle parti sociali. Al di là delle frasi di circostanza, la sfiducia è palese. L'Italia viene ormai accostata più alla Grecia che alla Spagna; quest'ultima viene considerata un paziente meno problematico di noi. Vero è che è difficile distinguere quanto tale sfiducia sia verso la reale capacità di reazione dell'Italia, i cui «fondamentali» non sono certo confrontabili con quelli della Grecia, e quanto il giudizio riguardi invece soprattutto il suo governo, che ha cessato da tempo di essere un interlocutore affidabile. Certamente nei rapporti con la Francia non ha giovato la gestione della vicenda della Banca d'Italia, con le mancate dimissioni di Bini Smaghi dal comitato esecutivo della Bce, cui Sarkozy non ha mancato di accennare. Ma il fallimento personale di Berlusconi e quello del suo governo ormai non ci consolano, ci sgomentano. In una logica di mera sopravvivenza, Berlusconi tenterà forse di giocare ancora una volta la carta del «vincolo esterno». Come già in passato, potrà provare a vincere possibili resistenze riguardo agli aspetti più controversi del pacchetto di proposte per lo sviluppo contrabbandandole come qualcosa di voluto dall'Europa (mentre i leader degli altri paesi si sono rispettosamente astenuti dall'esprimere giudizi di merito sul contenuto politico delle riforme). E non è neppure escluso che qualcuno continui a dargli credito o a rimproverare la mancanza di collaborazione da parte dell'opposizione. Quanto basta per tirare avanti qualche settimana o mese, invece di fare l'unica cosa che ormai ci si aspetta da lui, che è farsi da parte. La marginalizzazione in Europa è qualcosa che il Paese paga molto caro. Ci troviamo ad essere poco più che spettatori di questo passaggio, che pure avrà conseguenze cruciali per gli anni a venire. A tale proposito, non può sfuggire all'osservatore attento che l'enfasi data al caso Italia nell'ambito di questo vertice serva anche ad un altro scopo, quello di nascondere l'impasse decisionale su temi più fondamentali. Qualche osservatore più smaliziato ha notato che la reprimenda verso l'Italia è l'unico punto su cui Sarkozy e la Merkel hanno mostrato una vera sintonia. Questa è l'altra conclusione del vertice di ieri che dovrebbe preoccuparci: Francia e Germania non hanno ancora raggiunto un accordo su come mettere in campo strumenti decisivi per scongiurare il rischio che l'ormai imminente intervento sul debito greco possa deflagrare investendo l'Italia e la Spagna e quindi l'intera eurozona. Il punto del dissenso è sempre il fondo salva-stati, l'Efsf. Posta la difficoltà di aumentarne la dotazione, sono state prese in considerazione un certo numero di ipotesi per consentire di aumentarne la potenza di fuoco. Tali proposte lasciano intatto l'impegno finanziario dei paesi coinvolti ma aumentano la rischiosità di quanto da essi conferito; il problema è che uno dei due pilastri, la Francia, a causa dell'esposizione delle sue banche verso la Grecia non appare oggi così solido. Si calcola che un eventuale salvataggio delle banche francesi più esposte potrebbe portare il debito pubblico francese a livelli superiori a quello italiano. Da qui l'indicazione di Sarkozy che a fornire la liquidità necessaria al fondo salva-stati debba essere direttamente la Banca Centrale europea. Un'ipotesi supportata dalla stragrande maggioranza degli economisti, che sottolineano l'anomalia di una banca centrale che non interviene quale prestatore di ultima istanza a sostegno dei debiti sovrani, ma fortemente contrastata sia dalla Germania che, si dice, dalla stessa Bce. Se e come questo nodo potrà essere risolto si saprà di qui a pochi giorni, a meno di un altro irresponsabile rinvio. Ci auguriamo che, con la stessa decisione con cui hanno richiamato il nostro paese al dovere di risanare i suoi conti e realizzare le necessarie riforme, il presidente Sarkozy e la cancelliera Merkel sappiano affrontare questo appuntamento, cruciale per l'intera Europa. N el quartier generale del Pdl. «Ho indu-giato a lungo sulla nomina di Bankita-lia perché in un momento di crisi econo-mica come questo, serviva uno in grado di far ripartire gli affari. Poi, quando ho saputo che Gheddafi era morto, ho ripiegato su coso». «Visco». «Quello che è». «Ma Capo, gli industriali non ci perdonano certi tentennamenti, avevi detto che lettera con il nome del governatore sarebbe arrivata al massimo giovedì». «Mica è colpa mia se Lavitola è in Sud America: i disservizi delle poste li conoscete tutti». «Il fatto è che la maggioranza è appesa un filo, dobbiamo fare qualcosa». «Ma è quello che sto facendo! È da una settimana che per vedere quindici ragazze alla volta devo andare su internet perché il resto del tempo lo passo a correre dietro ai Pannella e agli Scilipoti. Pensate che sia facile? Per convincere Pannella ho dovuto tagliargli il codino!». «Perché?». «È lì che la Bonino gli aveva messo l'antitaccheggio. Da solo non ce la faccio, dovete darmi una mano anche voi. È per questo che ho deciso di lanciare una campagna di mobilitazione tra i parlamentari del nostro gruppo. Si chiama: “Adotta Un Responsabile”. Si può adottare anche a distanza, facendo un'offerta su conto estero intestato a Lavitola. Possiamo fare uno spot con le toccanti immagini di Scilipoti che si fa l'agopuntura da solo per smettere di parlare, o quelle di Calearo che piega la testa in avanti e si addormenta mentre è seduto al fianco di Veltroni alla Casa del Cinema dove proiettano il secondo episodio in lingua originale di Heimat. A quel punto parte la voce fuoricampo: “Bastano pochi euro al giorno per garantire un futuro a un Responsbile e al governo”. In alternativa, dato che si avvicinano le vacanze, possiamo partire con la campagna “Non Abbandonare un Responsabile in Autostrada”, che gira tutta intorno al concetto che, anche se devi dargli da mangiare, il responsabile è il tuo migliore amico». Chiari di lunedì Duemilaundici L'ANALISI p SEGUE DALLA PRIMA IL PREZZO DEL FALLIMENTO M agari è vero che tutti, politici compresi,al telefono dicono cose turpi, pesanti oinquietanti, tanto per dirle. Magari è vero che se intercettassero Tabacci lo sentiremmo progettare una sommossa contro il Tribunale di Brescia e un assedio alla redazione della Padania, che se intercettassero la Bindi la sentiremmo narrare a un pusher le sue prodezze sessuali con una dozzina di gigolò, che se intercettassero Bersani lo sentiremmo intrattenersi con (s)faccendieri pseudosocialisti a caccia di affari, soldi e Volvo S80, che se intercettassero Casini lo sentiremmo raccontare barzellette sporche al segretario di Bagnasco. Magari è vero che vale anche per l'estero, che se intercettassero la Merkel la sentiremmo affibbiare epiteti a Sarkozy, che se intercettassero Obama lo sentiremmo insultare giudici, baristi e tassisti. Magari è vero che vale anche per il passato, che al telefono Einaudi risultava uno zoticone, De Gasperi un erotomane. Magari è vero. Magari no. www.enzocosta.net Magari è vero, magari no... Enzo Costa MASSIMO D'ANTONI www.unita.it «Adotta un Responsabile», versamento sul conto di Lavitola Francesca Fornario Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 22 24 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
L o spettacolo della politicaoggi dà un certo sconfor-to. La trovo sterile, sordaalle reali esigenze dellepersone. Debole, perché troppo attenta a se stessa e per nulla al futuro. E poi, quando leggo di provvedimenti annunciati e subito ritirati, mi chiedo: ma nei ministeri c'è qualcuno che sappia di che cosa sta parlando?». Berlusconi vi ha dato dei “ragazzotti” e non ha voluto commentare il vostro convegno di Capri. «Sì, e il ministro Rotondi (Attuazione del programma, ndr) ci ha definiti “figli di papà”. È la solita storia. Queste etichette ci hanno stufato. Il nostro presidente, Jacopo Morelli, è stato chiaro: sono anni che facciamo richieste e non veniamo ascoltati, adesso quello che i politici hanno da dire non ci interessa più. È vero, i convegni prevedono anche delle cene, cui peraltro i politici invitati in passato hanno sempre fatto in modo di partecipare, e anche delle gare di vela: sono occasioni di confronto e di dialogo tra persone che provengono da regioni diverse e che non hanno mai la possibilità di incontrarsi. Ma, a parte questo, il nostro movimento è fatto di tanti giovani industriali di prima generazione, e di altri che, come me, hanno sì un supporto familiare alle spalle, ma che si danno da fare con grande senso di responsabilità. Non si sceglie dove nascere, non è una colpa essere figli di imprenditori». Cristina Trucco, 31 anni, ha iniziato a lavorare nell'azienda fondata dal nonno nel 2004, il Laboratorio Pasteur di Cuneo che si occupa di analisi di laboratorio, medicina dello sport, di visite ambulatoriali, e dal 2006, con la Med. Art. da lei stessa creata, anche di medicina del lavoro. Il meeting di Capri dei Giovani di Confindustria si è appena concluso, il G20 degli imprenditori under 40 sta per aprirsi (venerdì a Nizza): i «ragazzotti» mordono il freno, non ci stanno più a studiare soluzioni per uscire dalla crisi mentre la politica rema loro contro, senza neppure ascoltarli. «Il futuro siamo noi, il Paese cresce con le nuove generazioni. Anche facendo delle scommesse e assumendosi dei rischi». Com'è la situazione attuale secondo lei? Più o meno nera? «Continuo ad avere fiducia. L'Italia è un Paese con incredibili risorse umane. Conosco aziende d'eccellenza qui in provincia di Cuneo per esempio ce ne sono parecchie - anche se non sempre sono riconosciute come tali. Quando vedo questi esempi mi convinco che sì, possiamo farcela, possiamo risollevarci». A patto che? «Che cambi il sistema, nella specificità del lavoro soprattutto. Abbiamo bisogno di incentivi per le aziende che vogliono innovare, usare nuove tecnologie, che tra l'altro spesso sono le più giovani, di abbattere il cuneo fiscale, di favorire lo start-up con consulenze e aiuti finanziari per chi inizia. Altrimenti è chiaro che i giovani se ne vanno altrove. Ma quando lo fanno è sempre per necessità, perché qui proprio non riescono a lavorare, siano dipendenti o imprenditori. Abbiamo anche bisogno di un governo che promuova la legalità». Pensa alla criminalità che inquina il tessuto produttivo? «A questo e anche a cose più “modeste”: innanzitutto al fatto che tutti dovrebbero pagare le tasse. Le aziende sono fortemente gravate da imposte di tutti i generi, ridurre il più possibile l'evasione fiscale dovrebbe essere uno degli obiettivi prioritari del governo». Perché nessuna delle vostre richieste è mai stata accolta dal governo? Che idea s'è fatta? «È accaduto spesso, parlo anche dei governi precedenti, che ministri o comunque politici applaudissero ai nostri convegni e ci dessero ragione. Dopodiché, il nulla. Vengono risucchiati da un sistema che ha un modo di pensare retrogrado, non punta al futuro, ma a difendere se stesso e l'esistente. La politica è un carrozzone di cui i politici stessi hanno perso il controllo, troppi gli interessi in gioco. I suoi costi, per esempio: possibile che nessuno voglia riportarli alla media europea? Sarebbe un segnale forte, e molto apprezzato». Che cosa c'è da chiedere, ancora, a questo governo? «Quello che auspico è che le forze politiche riescano a trovare un momento di coesione per il bene del Paese, smettendo di agire sempre e solo in chiave elettorale. E facciano delle riforme serie, concrete, come dice anche Emma Marcegaglia, a partire da questo benedetto decreto Sviluppo. Uno sforzo strategico per il futuro. Cambiare governo adesso potrebbe rallentare ulteriormente il processo di riforme essenziali per il nostro Paese. Dobbiamo dare un'immagine più seria anche all'Europa, recuperare credibilità». Finiremo come la Grecia? «Spero di no, credo di no. L'Italia è un Paese più maturo, ha una coscienza diversa. Ma certo, molto dipende da quello che riuscirà a fare la classe politica». Intervista a Cristina Trucco L'imprenditrice : «Siamo stufi di aspettare Dall'esecutivo vogliamo decisioni serie Dobbiamo recuperare credibilità in Europa» Malessere A CAPO DEL LABORATORIO PASTEUR Foto Ansa Ma c'è intesa solo sul condono Berlusconi vuole anche vendere gli immobili di Stato: «Per azzerare il deficit». Ma chi ha soldi da investire? NATA NEL 1980, VIVE A CUNEO Chi è «Fermare l'evasione e aiutare chi lavora Così rinasce il Paese» LAURA MATTEUCCI Una laurea in Lingue e letterature straniere, nel 2004 è entrata nell'azienda medica fondata dal nonno 36 anni fa, nel 2006 ha creato la Med.Art. servizi (medicina del lavoro), di cui è amministratore unico. CRISTINA TRUCCO Ai vertici di un'impresa nel campo medico lmatteucci@unita.it «La politica oggi è un vecchio carrozzone senza controllo» Esercenti agli Stati generali L'Italia«rischia l'avvitamentosullacrisi» e mette così in pericolo il suo stessofuturo. È con questo allarme che anche la Confcommercio, dopo gli indignati, gli industriali, fasce sempre più ampie dei sindacati, scende simbolicamente in piazza riunendo, per la prima volta nella sua storia, i propri Stati generali domani a Milano. 7 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
Foto di Olivier Hoslet/Ansa-Epa Sfiduciato dall'Europa. Ridicolizzato in mondovisione fino a fargli sospettare «che quei due (Merkel e Sarkozy, ndr.) vogliono decidere quale governo dovrà avere l'Italia». Berlusconi cerca di tagliare le gambe ai «complotti europei» che individua dietro l'isolamento registrato a Bruxelles. Ed è costretto a stringere i tempi, nei fatti e non a parole, fissando per le prossime ore un Consiglio dei ministri straordinario. L'obiettivo? Varare «misure per la crescita: liberalizzazioni, privatizzazioni, nuove procedure per le imprese e per le infrastrutture». Meno chiaro come il premier intenderà muoversi sulla previdenza, visto che la Lega stoppa ogni ipotesi di riforma delle pensioni. Come farà il Cavaliere a capovolgere entro mercoledì l'accostamento tra Italia e Grecia, venuto fuori ieri dal Consiglio europeo, è un vero mistero, ricordando le polemiche che hanno diviso la maggioranza sul cosiddetto «costo zero». Il premier, in realtà, farà leva sui diktat europei per cercare di far trovare ai suoi «una quadra comune». Ma non sarà facile, perché - come ammettono dal Pdl - «le idee sono poche e confuse» e Berlusconi torna da Bruxelles ulteriormente indebolimento. Forte, ieri, l'irritazione del Cavaliere contro tedeschi e francesi. Contenuta a mala pena dai collaboratori la rabbia e la tentazione di rispondere a tono, e pubblicamente, alle immagini «irridenti» della cancelliera tedesca e del presidente francese. Ai «due» che vorrebbero decidere le sorti del governo italiano, tra l'altro, Berlusconi aveva strappato, alla fine, un incontro carico di tensione dal quale è uscito scuro in volto come non mai. A dispetto della baldanzosa sicurezza di poter «convincere Angela e Nicolas», ostentata di prima mattina, Silvio ha toccato con mano, poche ore dopo, il deficit di credibilità accumulato in Europa. «Se pensano di averci imposto condizioni capestro per mandare in crisi la maggioranza hanno sbagliato i conti - commenta uno dei fedelissimi del premier - da noi i governi li decidono gli italiani». FURIOSO CON TEDESCHI E FRANCESI Il fantasma che si agita nella maggioranza è quello di «una combine» per mettere in sella a Roma una «grosskoalition in salsa italiana». Dentro il Pdl, in ogni caso, le acque tornano ad agitarsi. Se il drappello dei parlamentari vicini a Pisanu individuano nell'ultimatum «europeo» la prova provata dell'urgenza di un governo di «responsabilità» nazionale, gli scajoliani tornano a battere sul tasto dell'allargamento della maggioranIl Cavaliere trattiene a stento la tentazione di replicare «per le rime» a Merkel e Sarkozy. Ma cerca di resistere al «complotto» convocando un Consiglio dei ministri straordinario per dare risposte a Bruxelles. Silvio Berlusconi durante un momento di relax al vertice di Bruxelles NINNI ANDRIOLO E che mette a repentaglio la dignità di ciascuno di noi. Non possiamo sentirci appagati quando qualcuno, anche se attraverso Berlusconi, ci tratta come lo zimbello d'Europa. Anzi, noi ci ribelliamo al fatto che si possa ridere del nostro Paese. Negli ultimi mesi il premier ha ridotto l'Italia in condizioni pietose: isolata nel mondo, nel mirino della speculazione, a un passo dal rischio Grecia. Lui e il suo governo si sono preoccupati più di sopravvivere che di dare una via di salvezza al Paese. Ci hanno fatto girare la testa con quattro o cinque manovre, hanno litigato e si sono divisi sui provvedimenti da adottare. Si sono accapigliati in modo sconcertante persino sulla nomina del governatore di Bankitalia. Hanno dato il peggio di loro mentre il Paese arrancava Il fallimento è ormai lampante. Però, l'Italia non è solo questa scombinata compagnia che si scanna nei consigli dei ministri. L'Italia ha altre risorse e altre idee per uscire da questa drammatica crisi. Ha la dignità, appunto, per resistere e ricostruire un Paese ridotto in macerie. Ce n'è tanta di energia: lavoratori, imprenditori, cooperative, banche, giovani. C'è la forza per un riscatto civile che, con le elezioni ormai sempre più all'orizzonte, può dare all'Italia un nuovo governo. Che sia in grado, con la sua credibilità, di impedire a chiunque di ridere di noi. PIETRO SPATARO ROMA nandriolo@unita.it Berlusconi indebolito e furioso LA NOSTRA DIGNITÀ IL COMMENTO p Il premier accusa Merkel, Sarkozy e il vertice europeo: «Vogliono scegliere loro un altro governo» p SEGUE DALLA PRIMA Primo Piano La crisi italiana 4 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
Andrea Satta MUSICISTA E SCRITTORE Maramotti L'UOMO SENZA GENIO NELLA TERRA DEI PROVERBI I n questa stagione di...Chi la fa l'aspetti; tanto vala gatta al lardo che ci lascialo zampino; meglio prevenire che curare e una cosa non esclude l'altra; non c'è trippa per gatti; non c'è due senza tre; tanto tuonò che piovve; lega l'asino dove vuole il padrone; rosso di sera bel tempo si spera; canta che ti passa; chi fa da sé fa per tre; meglio un uovo oggi che una gallina domani e domani meglio menare il can per l'aia; meglio l'acqua alla gola che il foco al culo (roba toscana del nonno di Paolo Hendel); chi tromba solo la su' moglie non vol bene neanche ai suoi figlioli (roba livornese sempre offerta da Paolo Hendel); meglio un giorno da leone che cento da pecora; chi non è mai contento resta con le mani piene di vento; meglio tardi che mai; ride bene chi ride ultimo... E gli “animalisti”: can che abbaia non morde; a caval donato non si guarda in bocca; una rondine non fa primavera; il lupo perde il pelo ma non il vizio; la gallina vecchia fa buon brodo. E i “preveggenti”: cielo a pecorelle acqua a catinelle, chi non risica non rosica... E gli “ambientalisti”: contadino scarpe grosse cervello fino, al contadino non far sapere quanto è buono il cacio con le pere, meglio un uovo oggi che una gallina domani, campa cavallo che l'erba cresce, bè fa la pecora che il lupo se la mangia, la botte piena e la moglie ubriaca (tutti cresciuti dopo la riforma agraria). E poi quelli dedicati alla politica locale: piove governo ladro... E nazionale: chi s'accontenta gode. E quelli leghisti: moglie e buoi dei paesi tuoi, aiutati che dio t'aiuta (con suggestione di carroccio e crociata). E quelli preconciliari: in chiesa coi santi in taverna coi ghiottoni, scherza coi fanti, ma lascia stare i santi. E quelli dedicati al Pd: chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia, ma non sa quel che trova; il buon giorno si vede dal mattino; chi semina vento raccoglie tempesta; tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. E quelli relativi al dibattito parlamentare: il bue che dice cornuto all'asino; un colpo al cerchio e uno alla botte. E quelli ispirati dalla politica economica: la gatta presciolosa fece i figli ciechi, il medico pietoso fa la piaga puzzolente. E altri pensieri ombelicali: ogni scarrafone è bello a mamma sua, la lingua batte dove il dente duole, chi va con lo zoppo impara a zoppicare. Ebbene con tutti questi proverbi e frasi fatte che accade? Muore Muammar Gheddafi e l'uomo più potente d'Italia lancia il suo epitaffio: Sic Transit Gloria Mundi. Giusto, no? H anno trovato il modo difar sparire, oltre che ilcontratto nazionale, an-che il salario. Basta adottare il «contratto di associazione in partecipazione», una formula complicata come tante adottate nel mondo del lavoro. Significa che tu lavoratrice o lavoratore non sei più, a parole, un «dipendente», ma un «indipendente», un «socio» del padrone, come se tu fossi al tavolo del consiglio di amministrazione aziendale. Quasi un piccolo Marchionne. È il caso della bolognese Tamara Tasula, 35 anni. Posso farne il nome perché ha aperto una vertenza con l'impresa di cui era «socia» ed ora ha trovato un altro posto di lavoro a «tempo indeterminato». Tamara ha trascorso nove mesi prestando la sua opera presso un negozio di abbigliamento che fa parte di una importante catena estesa in tutta Italia. Qui c'erano due forme contrattuali: gli apprendisti e gli «associati» come lei. Così non prendeva uno stipendio bensì un anticipo, pari a mille euro al mese, sugli utili da calcolare a fine anno. Come fosse un azionista. Tamara però non percepiva il piacere della «partecipazione». Non decideva nulla né per le ferie, né per gli orari, poteva essere licenziata a piacimento, rispettando solo un mese di preavviso. Non aveva tredicesima o quattordicesima. Non poteva metter bocca sugli investimenti da fare, per migliorare i prodotti e l'organizzazione del lavoro, per assicurare davvero i futuri utili. Tanto è vero che il bilancio del negozio segnalava a fine anno perdite, non utili. Così Tamara ha deciso di lasciare l'impresa ed è andata dalla Cgil. C'è stato un tentativo di conciliazione ma nel foglio che volevano farle firmare (in cambio di duemila euro) doveva riconoscere la validità del «contratto associativo». Se avesse acconsentito l'impresa non le avrebbe più chiesto il pagamento delle perdite. Lei ha rifiutato. «Era un ricatto - dice - io volevo che loro riconoscessero che il mio era un contratto da dipendente». E ricorda che quando era entrata nel negozio le avevano assicurato che in ogni caso le perdite non sarebbero state a suo carico. Una storia esemplare dei nostri tempi camuffati. Quante Tamare esistono in Italia? Moltissime, visto che queste modalità sono adottate anche in altri posti di lavoro, perfino nei bar. Oltretutto così l'imprenditore risparmia anche sui costi previdenziali. Ora Il Nidil Cgil (il sindacato dei lavoratori atipici) e la Filcams Cgil (commercio) hanno deciso di intraprendere una campagna tesa a denunciare queste forme di elusione del contratto nazionale. Roberto D'Andrea e Daria Banchieri hanno annunciato su Rassegna sindacale una campagna. Terranno una conferenza stampa e porteranno dei banchetti nei centri commerciali e nei centri storici, durante il fine settimana, per informare lavoratori e clienti, raccogliere segnalazioni. Non sarà una presenza facile. Non è come andare davanti a una fabbrica. E quelle ragazze, quei ragazzi, non hanno, spesso, l'audacia di Tamara. Eppure bisogna cominciare. Come agli albori del sindacalismo. http://ugolini.blogspot.com DIO È MORTO LA STORIA DI TAMARA CHE INVECE DEL SALARIO RICEVEVA GLI «UTILI» ATIPICI A CHI Bruno Ugolini GIORNALISTA Sic transit gloria mundi Parole indimenticabili in memoria del caro amico scomparso... 25 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
Viaggio in Siberia dove troneggiano i busti di Lenin www.unita.it Viaggio nella nuova Russia, attraversando distanze sconfinate, dove sembra ancora prevalere la nostalgia del regime e Lenin è ancora nelle piazze. Ma seppure il passato ritorna, il popolo russo guarda al futuro in cerca di una rinnovata identità da strappare alla memoria comunista PERDERSI IN SIBERIA, TERRA DEI CONTRARI SCRITTORI ON THE ROAD Culture30 LUNEDÌ24 OTTOBRE2011
zionale, dalla messa in sicurezza di armi e materiali pericolosi, e dall'unificazione di tutti i gruppi armati sotto un'unica leadership civile». FARE CHIAREZZA Sulla «nuova era» libica incombe poi lo spettro del raìs e della sua tragica fine. Il ministro della Difesa britannico Philip Hammond ha chiesto un'indagine sui fatti che hanno portato alla morte di Gheddafi. «Sono certo», ha detto in un' intervista alla Bbc, che il Cnt «vorrà andare in fondo alla cosa e ricostruire e pulire quella reputazione». Sulla stessa lunghezza d'onda è Washington. Gli Stati Uniti sollecitano che sia fatta chiarezza sull'uccisione di Gheddafi: «Sostengo con forza sia l'indagine delle Nazioni Unite che è stata richiesta, sia quella che il Consiglio nazionale di transizione ha detto che condurrà»: ad affermarlo è la segretaria di Stato Usa Hillary Clinton. È importante che, «per avere una Libia democratica, si cominci con lo stato di diritto», rimarca la Clinton in un'intervista alla Nbc. In serata, anche l'Italia si pronuncia per l'inchiesta. «Ci sono molti morti. Diversi edifici di molti piani sono crollati. C'è tantissima distruzione. Abbiamo bisogno urgente di aiuto e di medici». L'appello del sindaco di Ercis è drammatico. Sono le 13,41 locali quando una potente scossa di 7,2 sulla scala Richter colpisce la regione orientale di Van, a pochi chilometri dal confine con l'Iran. Saltano i collegamenti telefonici e l'elettricità, ma le prime informazioni descrivono uno scenario catastrofico, mentre si susseguono potenti scosse di assestamento. Si parla di decine e decine di palazzi crollati, tra questi anche una casa dello studente: a mani nude, arrampicati su cumuli di macerie, si comincia a scavare in una corsa contro il tempo. La prima vittima ufficiale è una bambina. I morti accertati in serata sfiorano il centinaio, ma le autorità non nascondono che potrebbero essere molti, molti di più. L'osservatorio gelogico di Kandil avanza una stima di 500-1000 vittime, ma c'è anche chi ricorda due potenti scosse che nel ‘99 si portarono via quasi 20.000 persone. Il dipartimento del governo per i disastri e le emergenze parla di «numerose perdite umane». Salvi i pochi italiani che risultavano presenti nell'area. Il sisma è stato piuttosto superficiale, circa 10 chilometri di profondità secondo i calcoli dei geologi americani dell'Usgs, per questo ci si aspetta un impatto disastroso. L'epicentro è a pochi chilometri a nord di Van, in una zona rurale, non molto abitata. Ma finora non è stata possibile una valutazione dei danni nelle località di campagna. Si teme anche per il rischio di esondazione del lago Van. «Sentiamo voci da sotto le macerie». Da Ankara, dalle città più vicine si organizzano squadre di soccorso, elicotteri e ambulanze. La mezzaluna rossa ha chiesto l'invio di soccoritori, mezzi pesanti per rimuovere le macerie e sgomberare le strade, acqua potabile. Già attivato un ponte aereo per l'invio di aiuti, cibo, coperte le notti sono gelide, già in questa stagione - medicinali. La situazione appare particolarmente drammatica ad Ercis dove è crollata anche un'ala dell'ospedale - ci sarebbero almeno due medici intrappolati - si prestano i primi soccorsi in strada. Il premier Erdogan ieri sera ha raggiunto Van per una valutazione dell'emergenza. La Nato ha offerto aiuto al governo turco. Anche Israele, mettendo da parte le recenti tensioni politiche con la Turchia per la vicenda della Mavi Marmara, ha offerto «qualunque aiuto possa rendersi necessario» ed ha già allertato le squadre della protezione civile perché siano pronte. Ankara per il momento ha rifiutato. Foto Lapresse VIRGINIA LORI popolo siriano, la fine di Gheddafi dà forza, speranza. Ora il corpo di Gheddafi sarà restituito alla sua famiglia, il cui dolore va rispettato». Lei è un esponente della sinistra liberale libica, e come tale ha conosciuto le carceri del regime. Nel delineare i caratteri della nuova Libia, ha affermato che sarà uno Stato di diritto. Non è una fuga in avanti? «No, è il punto di arrivo di un processo che è già stato avviato. Nella Dichiarazione costituzionale, la nostra Road map per la democrazia, si indica un percorso che porterà entro un anno a libere elezioni, monitorate dalle Nazioni Unite, in un quadro di garanzie e di un equilibrio tra poteri. Oggi (ieri, ndr) abbiamo proclamato la Liberazione della Libia dalla tirannia. È insieme la fine di una storia durata oltre quarant'anni, e l'inizio di una processo di costruzione di una democrazia». C'è chi sostiene che a unire le forze ribelli era il nemico comune: Muammar Gherddafi, e che ora che il raìs è morto, inizierà la resa dei conti. «Se fosse così, avremmo combattuto invano. Ma io sono fiducioso. Stanno nascendo nuovi partiti, altri stanno riorganizzandosi, la società c i v i l e s i d a r à l e s u e rappresentanze…Ambire alla leadership è legittimo, forzare questo processo, no. Abbiamo pagato un prezzo altissimo in questa guerra di liberazione per poter accettare di passare da una dittatura all'altra». Una scossa di 7,2 di magnitudo sulla scala Richter ha colpito ieri la Turchia, nella regione di Van. Decine di palazzi sbriciolati. Si teme che i morti siano un migliaio. Erdogan sul luogo del disastro. Nato e Israele offrono aiuto. La terra trema in Turchia Si temono oltre mille morti Primi soccorsi dopo il terremoto che ha distrutto la zona di Van in Anatolia p Scossa devastante di magnitudo 7,2 nella regione orientale di Van pDecine di edifici distrutti Crollata anche una «casa dello studente» Karzai: «Sto con il Pakistan» Il presidente afghano Hamid Karzai ha detto che se Stati Uniti e Pakistan tornassero di nuovo a scontrarsi, Kabul sosterrebbe il Pakistan. Un'apertura verso Islamabad dopo chenellasuarecentevisitaaKabullasegretariadiStatostatunitenseHillaryClintond'accordo con il presidente afghano avevano accusato il Pakistan di dare rifugio ai talebani. 19 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011

Via Mercatello, 11, quartiere Archi di Reggio Calabria. Il fortino storico del clan Condello, quello che ha espresso il killer più feroce di sempre delle 'Ndrjne, assassino dei De Stefano, fino addirittura a guadagnare la «valintizza», la baldanza di fondare una propria cosca e combatterli nella guerra di Mafia degli anni 80; uno che non guardava in faccia a nessuno, tanto da meritarsi il soprannome di «U Supremu». Il fortino a 5 piani (un rustico di cemento con i tondini che sbucano dal lastrico solare) risultava confiscato definitivamente alla cosca nel 1997. Solo dopo quasi un decennio lo Stato riuscì a riappropriarsi del bene e a sloggiare le cinque famiglie affiliate al clan, che in un immobile in teoria avocato allo Stato continuavano a dare indicazioni per coprire la latitanza del «Supremu» e a gestire lo smistamento del multimiliardario business del narcotraffico che aveva il suo snodo ad Archi, la Scampìa della ‘Ndrangheta. Ma ancor più grave è quanto è emerso giovedì in un'udienza istruttoria del processo «Meta» istruito dal Pm Giuseppe Lombardo: il Comune in quegli anni, mentre non riusciva a reimpossessarsi di un bene sottratto alla criminalità, aveva addirittura in bilancio stanziato mezzo milione di euro al restauro e alla valorizzazione del fortilizio dei Condello. La notizia ha creato scandalo, negli stessi giorni in cui il Comune reggino è sotto scacco giudiziario e contabile, con 170 milioni di disavanzo accertati dagli ispettori ministeriali delle pubbliche Finanze per gli anni nei quali il governatore calabrese Scopelliti era il primo cittadino in riva allo Stretto, e relativa indagine in capo all'ex cocco politico di La Russa-Alemanno-Gasparri per «falso ideologico in atto pubblico». AULA BUNKER È stato nella aula bunker del capoluogo calabrese il colonnello Valerio Giardina a svelare questi particolari. Giardina è stato ascoltato dai giudici come autore della cattura del «Supremu» Condello nel febbraio 2008. «Un momento oscuro per la Repubblica», ha definito Giardina quegli anni, quando decise di intervenire con truppe speciali dei Ros (reparti operativi Carabinieri) per sgomberare il palazzo, prima che il comune di Scopelliti spendesse quel mezzo milione per rifare le rifiniture alla casa dei boss. I 500mila euro erano oltretutto un quinto della disponibilità destinata a Palazzo san Giorgio dal sequestro di risorse sottratte ai ricchissimi clan del capoluogo. Giardina ordinò il blitz fin dentro Archi, terra franca per le forze dello Stato, con due pullman a portare 60 agenti speciali, solo dopo aver convocato e interrogato tutti i politici reggini, di maggioranza e opposizione. Dopo nemmeno 18 mesi, disarticolato il cuore logistico del clan, «U Supremu» finì ingabbiato a scontare la pena per oltre 20 omicidi. Perché, dunque, il comune stanziò qui soldi per il palazzo-fortino? Anche alla luce del fatto che, come hanno dimostrato lo scorso lunedì gli ispettori del Ministero delle Finanze con la loro la Relazione finale sui conti del comune reggino per gli anni dal 2006 al 2010, Reggio Calabria non navigava certo nell'oro. Anzi. Tra l'altro nella gestione del bilancio comunale sono state riscontrate 24 irregolarità, tra le quali i super compensi che i manager scelti per chiamata diretta dall'attuale Governatore, si autoliquidavano o concedevano agli amici. Per esempio Orsola Fallara, responsabile settore Tributi ed Entrate, in due anni si era accordata 795mila euro extra ingaggi già previsti dal suo contratto, che non le sarebbero spettati. Al suo amico intimo architetto Bruno Labate negli stessi anni destinò 850 mila euro per interventi sul decoro e il verde urbano. Con una minima pecca: nessuno di quei restyling venne mai effettuato, Labate non produsse mai al riguardo nessun progetto. Fallara è morta il 16 dicembre scorso per aver ingerito acido muriatico, dopo che la stampa aveva cominciato a dare conto di questi super compensi. Tutto ciò mentre una compartecipata dal Comune (AcqueReggine) mette in mobilità i suoi 130 dipendenti, perché da 18 mesi non li può pagare; come senza stipendio da 6 mesi sono i dipendenti delle altre municipalizzate Leonia e Multiservizi. Il comune di Reggio Calabria amministrato da Scopelliti aveva stanziato mezzo milione per la ristrutturazione della casa del boss «U Supremo». Oggi il comune ha 170 milioni di perdite e licenzia dipendenti. Foto Sicki/TM News - Infophoto L'ex sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti sotto accusa per la gestione del Comune Il Comune in dissesto pagava mezzo milione per il fortino del boss GIANLUCA URSINI p Reggio Calabria La giunta Scopelliti aveva stanziato fondi per il palazzo storico del clan Condello p «U Supremo» accusato di oltre 20 omicidi. Ora il municipio ha un buco di 170 milioni, e licenzia www.unita.it Italia28 LUNEDÌ24 OTTOBRE2011
Peter Gabriel New Blood Real World **** C 'è una differenza fon-damentale tra PeterGabriel e la pletora dimusicisti rock ultracinquantenni in crisiispirativa che decidono di buttarsi sulla musica classica. Gabriel ha stile, uno stile splendidamente minimalista, e non si limita a fare le cover di se stesso. Ricerca, sperimenta, usa la cifra classica più per creare un nuovo suono, una nuova atmosfera, che per ammantare di cultura alta le sue «canzonette». Perché quello del complesso di inferiorità è un po' il malessere di tanti suoi coetanei; Sting ed Elvis Costello su tutti, che paiono inseguire la musica colta alla ricerca di una nuova posizione. Sarà che Gabriel (grazie ai suoi gloriosi trascorsi con i Genesis) è quello che alla classica è sempre stato più vicino, ma New Blood è un balsamo per l'anima. L'ex Genesis non è nuovo a questo approccio: sia il bellissimo precedente album Scratch my back (dove rimaneggiava canzoni poco note di altri coevi del pop e del rock tra cui Arcade Fire ed Elbow) sia l'ultimo tour internazionale che passò da Verona lo scorso anno anticipavano questo suo New blood. Sangue nuovo per le sue vene e per le sue vecchie canzoni soliste. Linfa cupa e misteriosa che va ad arricchirle e a riscoprirle in una nuova veste spogliandole degli abiti precedenti: il funk, il R&B, il rock, i ritmi percussivi. Non c'è più niente del vecchio umore. Perché è soprattutto l'atmosfera a cambiare, ammantando di magico brani bellissimi come In your eyes o travolgendoli in una nuova tensione drammatica come accade in The rhythm of the heat, un pezzo che nell'originale viveva della ossessiva base percussiva e che qui si riscopre, senza batteria, in una dimensione totalmente inedita, oltre che in tanti altri brani meno noti del suo canzoniere. Poi ci sono alcuni legittimi interrogativi: c'era veramente bisogno di questa operazione? O ancora: non è il caso che Gabriel si impegni a fare un album nuovo visto che l'ultimo di inediti risale a quasi dieci anni fa? Tutto giusto (pare che comunque Gabriel abbia promesso di mettersi al lavoro dopo Natale sul disco nuovo), però è quasi inevitabile venir travolti dal poetico scorrere del New blood. Ad aiutare Gabriel nell'impresa (tutta concepita ed eseguita nelle verdi colline di Bath nel sud dell'Inghilterra, dove ancora ha sede la storica Real World Record) un'orchestra di 46 elementi diretta dal compositore britannico Ben Foster, la figlia Melanie alla voce (assieme alla cantante norvegese Ane Brun) e soprattutto il divieto totale per le chitarre e le batterie imposto assieme all'ottimo arrangiatore John Metcalfe (Durutti Column). I nomi che alcuni passaggi evocano sono altisonanti: Debussy, le colonne sonore di Bernard Hermann, il minimalismo alla Michael Nyman. Se vogliamo cedere alla cattiva fede e considerare questo lavoro di Gabriel come una collection di brani adatta ai tempi pre-natalizi bisogna però ammettere che la realizzazione è di altissimo livello e che qualsiasi altro si sarebbe limitato a fare un best raccogliendo vecchi brani senza neppur provare a reinciderli. Ryan Adams Ashes and fire Sony ** Progetto Canti Randagi A lezione da Faber Artisti vari Canti Randagi 2 Universal - Felmay *** Coldplay Mylo xyloto Emi *** Musica Ashes and fire Agli esordi Ryan Adams era uno dei più promettenti folk singer. Oggi è entrato nel calderone dei folk singer banali. In questo album non c'è più passione né slancio, ma solounalistadionesteenoiosissimecanzonipop.Una«medietà»chetroviamoindecine e decine di coetanei che affollano le colonne sonore dei telefilm americani. S.B. Canti Randagi Registrato live al Teatro Masini di Faenza,Meidel2009.Dieciformazionimusicaliper10«riletture»diDeAndrè.A17annidi distanzadalprimoalbumritornailprogetto Canti Randagi. Con rinnovata attenzione alla tradizione musicale popolare e al suo particolare rapporto con la «parola cantata». Al centro l'eredità di Faber. P.O. Mylo xyloto L'unica cosa sorprendente di questo disco della band del marito della Paltrow è il titolo. Ci si chiede cosa significhi fino a che nonsiscopreche nonvuol dire unbelnulla. Altrisignificati non se ne trovano: è musica «adulta», tra ballad malinconiche e pezzi più rock muscolari. S.B. www.unita.it SILVIA BOSCHERO GLI ALTRI DISCHI La banalità di Ryan Rileggere De AndrèChe vuol dire? Nulla NUOVO SANGUE NELLE VENE DI PETER Gabriel prosegue la sua ricerca con «New Blood» un balsamo per l'anima 34 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
U n po' ci fa un po ci è mon-tanaro, Alberto Perino,mentre al megafono det-ta le istruzioni «per non farsi male». Il sentiero è stretto perciò «non andate come le pecore, tenete la distanza altrimenti, se si deve correre, chi è avanti rischia di prenderlo...». Coordina i valsusini doc che fanno la spola lungo il corteo e si sentono con i telefonini, «Avanti le donne e le ragazze con lo striscione e le cesoie». Quando siamo al guado del fiume Clerea, per aggirare il blocco di polizia sul ponte, la mette così: «In montagna si fa in questo modo quando si trova un sentiero interrotto se ne cerca un altro». Procede e ha mille occhi: «Attenti alle caviglie!». Oppure. «Chi è quel nero lì?», quando vede qualcuno che prende per un percorso strano e poi scherza: «Forse era un carabiniere». Poi c'è da trattare con il questore, per far defluire il corteo dalla strada normale, «Che fa buio presto, nei boschi c'è rischio di scivolare». A fine giornata, qual è il bilancio? «Non poteva andare meglio. È stata un'ottima giornata, c'erano più di 10.000 persone e la gente si è comportata benissimo, ora quasi tutti stanno tornando a casa. Qui alla baita restano i quindici che ci hanno dormito anche ieri sera. Abbiamo dimostrato a Maroni, al governo, a tutti, che siamo un movimento che sa gestire le situazioni, con una maturità incredibile». Avete avuto difficoltà a far arrivare le persone, con lo schieramento di forze dell'ordine lungo le strade? «Si son comportati da carogne, chi è arrivato in treno a Bussoleno è rimasto appiedato, perché la navetta non ha fatto viaggi supplementari. A San Giuliano c'era una fila di macchine spaventosa per il posto di blocco». Un movimento dove ci sono i buoni e i cattivi? «Non ci dividerete, non ci sono buoni e cattivi. Ci sono solo No Tav». Ora come andrete avanti? «Domenica prossima ci sarà una corsa di atleti intorno alle reti». La lotta No Tav comporta sacrifici per gli abitanti della valle? «Sono 21 anni di stress tremendo. A l'è dura», dice in dialetto, cambiando lo slogan scritto sugli striscioni e sulle magliette, gridato nel corteo,«ormai dobbiamo cambiarlo lo slogan», grida al megafono, “L'è dura”. Dicono che questa estate non sono arrivati i turisti... «Non è vero, il presidente degli albergatori di Sestriere-Bardonecchia ha spiegato che il calo è dovuto alla crisi, i No Tav non c'entrano nulla. E in questa parte della valle il turismo non c'è perché non sanno offrirlo. Per avere turismo bisogna sapere cosa offrire, chi vuole divertirsi va dove sono i campi da sci, dove sono le discoteche. Susa è una città romana, è quello il tipo di offerta che si dovrebbe proporre, invece i bed &breakfast fatti con i contributi per le olimpiadi sono vuoti e il museo archeologico è stato occupato e chiuso nel finto cantiere». Perché la battaglia No tav? «Perché vivere in un corridoio è difficile, in una casa ci vuole anche un tinello e un bagno. E più ci aspetterebbero 30 anni di cantiere. Con l'autostrada e la ferrovia internazionale ne abbiamo abbastanza di infrastrutture di trasporto». dell'ordine e invita al dialogo. La rete che viene tagliata ha una funzione simbolica, è lontana dal quartier generale delle forze dell'ordine, il «cantiere» dove stazionano decine di blindati ma nessuna macchina di scavo. Più avanti, invece, c'è lo sbarramento dei «jersey», una doppia rete fitta che poggia su blocchi di cemento. È un ostacolo insormontabile, si prende per sentieri, ripidi e scoscesi ma veloci oppure più morbidi ma più lunghi, secondo le capacità di ciascuno. E attenzione, perché c'è il salto delle gorge, il Clerea scorre rapido per gettarsi, a valle nella Dora. Bisogna guadare, dove le rocce e i sassi lo consentono, sul ponte c'è lo schieramento di polizia, e chi arriva lì, davanti al ponte, intona la vecchia canzone di Italo Calvino: «Avevamo vent'anni e oltre il ponte...». Finalmente alla baita, il presidio No tav che fronteggia il «cantiere», dominato dai piloni dell'autostrada, da cui guardano, nelle loro divise nere, i carabinieri. Anche qui viene in mente Calvino e il suo barone rampante, perché in alto sugli alberi sono sistemate delle baracchette di legno. La folla si sparpaglia nella radura, è il momento più insidioso perché il fronte dei tutori dell'ordine è vicino e vicine sono le recinzioni vere, quelle che «è reato tagliare». Tutto si risolve in un pic nic. Sulla via del ritorno, il ponte è libero, le forze dell'ordine schierate ai lati. I jersey di ferro e cemento finiscono nella scarpata. C'è voluta molta forza ma non per niente Obelix è un eroe della Val Susa». Il coordinatore «Abbiamo dimostrato si saper gestire situazioni difficili. Non ci divideranno E domenica una corsa di atleti attorno alle reti» INVIATA A GIAGLIONE VAL DI SUSA J.B. Intervista ad Alberto Perino «Caro Maroni, qui non ci sono cattivi Ci sono solo valsusini» Foto Di Marco/Ansa Un momento della marcia dei No Tav «Poche le merci su ferro» «Al di là di ogni valutazione ambientale il tunnel Tav-Val Susa è sempre più inutile se non si arresta il crollo del trasporto merci su ferro, la parte dominante della domanda prevista». Lo afferma l' Osservatorio Nazionale delle Liberalizzazioni nelle Infrastrutture e Trasporti, di cui è presidente Dario Balotta, ex segretario Fit-Cisl. 21 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
Black blocInside Job M edia center è un termi-ne generico per rappre-sentare un meraviglio-so apparecchio elettronico, costruito intorno al cuore pulsante di un computer con tanto di hard disk, ma in grado di gestire tutta l'esperienza audiovisiva a livello casalingo. Diventerà, nel medio periodo, un elettrodomestico fondamentale, alla stregua del frigorifero o della tv. Già, perché è proprio con quest'ultima che il MC va ad interfacciarsi per potere esprimere tutte le sue potenzialità, quelle cioè di riprodurre ogni formato digitale audio o video, che sia su supporto fisico, su file o reperibile in rete (intra o extradomestica, via cavo o wireless). Da questo punto di vista, un bel passo avanti fa registrare l'Xbox 360 della Microsoft, stando alla notizia rimbalzata nei giorni scorsi. A fine anno, infatti, dovrebbero aggiungersi alle prestazioni interattive Live, già presenti sulla consolle, i servizi di molti provider televisivi, compreso Mediaset con la completa offerta Premium on demand. Se quella che fino a pochi anni fa era una semplice «scatola» adibita ai giochi domestici è diventata un centro multimediale a 360 gradi, ciò significa che la convergenza dei mezzi di intrattenimento verso un unico strumento ha imboccato finalmente la strada decisiva. The Capitalism... Black Bloc Carlo A. Bachshmidt Documentario Italia 2011 **** Capitalism: a love story Regia di Michael Moore Documentario Usa 2009 ** Inside Job Regia di Charles Ferguson Documentario Feltrinelli Usa 2010 *** C inque stelle per i filmche contiene, unastella per la confezio-ne: ecco spiegate letre stelle a questo co-fanetto Mk2/San Paolo inopinatamente intitolato Ritratti. Un cofanetto che i fans di Krzysztof Kieslowski non si faranno sfuggire, perché contiene tre gioielli: Il cineamatore (Amator, 1979), Destino cieco (Przypadek, noto anche come Il caso, 1981) e Senza fine (Bez Konca, 1985). Sono i tre film più belli e importanti girati da Kieslowski prima di porre mano al Decalogo, l'opera televisiva che l'ha reso celeberrimo a partire dal 1988. Ma i frequentatori di festival si erano già accorti da anni di questo osservatore ironico e profondo della società polacca, almeno a cominciare dal Cineamatore: un film quasi miracoloso, perché enuncia già perfettamente la filosofia di vita e di cinema che poi il regista realizzerà nel Decalogo e nella successiva trilogia dedicata ai colori della bandiera francese (Film bianco, Film rosso, Film blu) girata negli anni '90. Kieslowski, ricorderete, è morto troppo presto: nel 1996, a soli 55 anni. Chissà in quali direzioni avrebbe puntato il suo lavoro? Si sa che aveva progettato un'altra trilogia ispirata alla Divina Commedia, e che le sceneggiature rimaste sono state purtroppo realizzate da due registi (Tom Tykwer, Heaven, e Danis Tanovic, L'enfer) di rozzezza più unica che rara, assolutamente privi delle sottigliezze registiche che facevano di Kieslowski un cineasta unico. E questa unicità era già chiarissima nel Cineamatore, storia di un impiegato nella Polonia socialista che acquista (spendendo dieci mesi di salario!) una macchina da presa di fabbricazione sovietica e la usa per documentare prima la nascita di sua figlia, poi la vita quotidiana della sua azienda. Con esiti «scandalosi», perché un po' come nel Cameraman di Buster Keaton (dove era una scimmia a girare involontariamente un capolavoro) il cinema rivela, in mani naif, tutta la sua capacità di scoprire cose invisibili, di mostrare la vita per quella che è... Se avete amato il Decalogo e i tre film francesi, qui troverete le radici di quei capolavori, in film più semplici e diretti ma altrettanto ironici e profondi. Purtroppo troverete solo quello. E veniamo alle dolenti note. Il «cofanetto» Mk2/San Paolo contiene i 3 dischi secchi; ha indicazioni filmografiche scarne, quasi inesistenti; non ha alcun extra. Direte: evidentemente, questo c'era. Nossignori: cercate nei siti francesi il cofanetto Kieslowski che Mk2 ha pubblicato in quel paese felice. È tutta un'altra storia: contiene film precedenti e documentari sul regista, e del resto la produzione di Kieslowski prima del Cineamatore è talmente vasta e interessante che sarebbe bello renderla disponibile anche in Italia. Mk2 è uno dei migliori marchi dell'homevideo internazionale (ha curato, ad esempio, tutti i Chaplin restaurati reperibili anche da noi), ma in questo caso la distribuzione italiana gli ha reso un pessimo servizio. ALBERTO CRESPI www.unita.it FLAVIO DELLA ROCCA Visioni digitali Media center il nuovo arrivato in fatto di hi tech di casa Il suddetto movimento degli indignati è forse l'unico erede dei no-global, stagione che finì tragicamente a Genova . Un documentario, uscito per Fandango, diretto da Bachsmidt ricostruisce i giorni della repressioneaffidandosiesclusivamentealracconto orale di alcuni sopravissuti. Bellissimo! G8: parlano le vittime Michael Moore, il regista-divo, dopo aver denunciato il mondo delle armi, quello della sanità e il sopruso elettorale di Bush, ha da ultimo concentrato le sue forze sul sistema capitalistico americano, e quindi mondiale. Una lezione di economia per capire il presente. Wall Street sotto accusa Questi sono i tempi degli indignatos e della loro protesta contro il potere della finanza. Vi proponiamo la visione tre documentariche nel tempohanno denunciato tali storture. Il primo, appena uscito per la Feltrinelli , è Inside Job, Oscar 2010, una cronaca sul sistema del profitto. I responsabili della crisi Ritratti Regia di Krzysztof Kieslowski Tre film: "Senza fine", "Il cineamatore", "Destino cieco" Polonia, 1979/1985 Distribuzione: Mk2/San Paolo *** KIESLOWSKI ALLE RADICI DEL CAPOLAVORO In un cofanetto i tre gioielli dell'autore polacco girati prima del «Decalogo» Home Video IL GRANDE CRACK Dario Zonta 38 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
di Antonio Panzeri* DIARIO DA TUNISI RACHELE GONNELLI CRISTIANA CELLA È davvero una giornata da raccontare quella del 23 ottobre 2011. La Tunisia vota. Il primo voto libero, come scrivono tutti i giornali tunisini. Ci si alza prestissimo. Alle 6.20 siamo già al seggio della kasbah di Sfax. Gli scrutatori e i presidenti di seggio lavorano in modo adeguatamente organizzato per predisporre il voto. Ad un certo punto si sentonovocifuoridaiseggi:èunapacifica ed itinerante manifestazione di bambinicheinvitaadaltavocearecarsial voto. Unacosasimpaticissima, ma sembra non essercene bisogno perchégiàalle6.45c'èunalungacodafuoridallascuolaprimariacheospitaiseggi. Uomini e donne in attesa di essere protagonisti di questo giorno. Un elettore incoda mi ferma, mi chiede come vannolecoseepoimidicechealleelezioni del 2009 il vecchio regime offriva dai 5 ai 10 dinari per recarsi al voto. In pochi partecipavano e oggi, invece, c'è una straordinaria presenza di persone. È proprio così. È una giornata di festa. Mentre proseguiamo da una sezione elettorale ad un'altra, incontriamo persone che, riconoscendoci come osservatori internazionali, alzano con felicità ed orgoglio l'indice della mano sinistra colorata di inchiostro, che attesta di aver votato. Una donna cidice,mostrandocilamano,chequella era la sua henné per la democrazia (henné, nella tradizione, è la mano colorata per festeggiare rilevanti avvenimenti familiari come nozze e fidanzamenti). Questoèciòchesirespiravaieri,durante il voto e camminando per strada. L'atmosfera, indescrivibile, è quella di un appuntamento con la storia a cui in tanti non vogliono mancare, dai giovani diciottenni fino al novantenne chesipresenta,unpo'spaesato,alseggio elettorale. In definitiva il fatto vero èchequesteprime elezioni liberehannovistounagrandissimapartecipazione di popolo. Vedremo come si comporrà l'Assemblea Costituente, ma ciò che già possiamo dire è che la Tunisia havintoechecisonooratuttelecondizioni perché il processo democratico possa definitivamente compiersi. Quando saranno chiari i risultati si potrà cominciare a compiere le prime analisisullaportatadelvotoesullericadutecheessoavràperil futuro.Lasensazione che si ricava comunque è che la strada intrapresa per la democrazia è senza ritorno. *eurodeputato Pd in missione di osservazione elettorale per il Parlamento europeo Il giorno «elettrico» della Tunisia è iniziato prima ancora del sorgere del sole. La gente si è presentata ai seggi all'alba, persino prima dell'apertura, alle sette di domenica mattina. Altri sempre all'alba, si sono messi in marcia per raggiungere il proprio seggio, distante nelle aree rurali anche dieci chilometri da casa e hanno poi atteso anche tre o quattro ore in piedi prima di poter finalmente entrare nella cabina elettorale. A notte l'eccitazione era persino più forte. Alle sette della sera, nel buio, c'erano ancora lunghe file davanti ai seggi, tanto che è stato prolungato l'orario d'apertura per permettere a tutti di esprimere il proprio voto. E intanto iniziavano ad arrivare i dati di un'affluenza, dati impressionanti che mettevano nero su bianco la voglia di esserci, di decidere, di partecipare alle prime elezioni libere della Tunisia: alle sei di sera, un'ora prima della chiusura ufficiale delle votazioni, le indiscrezioni parlavano di oltre il 70 percento di votanti sul totale degli aventi diritto. Il disincanto espresso nelle conversazioni private e pubbliche dai tunisini nei giorni prima del voto si è rivelato dunque più un cliché d'indifferenza che un effettiva propensione al non-voto. Nell'arco della giornata più lunga del «Paese dei gelsomini» c'è stata invece una capillare e trepidante mobilitazione. Registrata in presa diretta dai blogger e da Twitter, in un profluvio di foto, video, informazioni, come ai tempi della prima rivolta araba che dopo aver cacciato il despota Ben Ali e la sua corte, ha innescato le altre «primavere arabe», dall'Egitto a quelle che attendono ancora una conclusione autunnale. ABBRACCIO TRA MODERATI Due gli eventi da segnalare: l'abbraccio tra gli applausi davanti al seggio di La Marsa tra Ahmed Najib Chebbi, ledear del più democratici del Pdp, e Abdelfattah Mourou, ex numero due del partito islamico Ennadha, recentemente entrato in rotta di collisione con il capo supremo Rachid Gannouchi, conservatore radicale tornato dall'esilio dopo la rivoluzione, e il video delle contestazioni dello stesso Rachid Gannouchi davanti al seggio di El Menzah, dove si era recato a votare. «Dégage, dégage», gli ha gridato una piccola folla, cioè «smamma», stesso slogan che i dimostranti gridavano a Ben Ali e ai leader del suo partito-stato, l'Rcd, ora messo al bando. I BROGLI DI ENNADHA Non sono mancate le segnalazioni di brogli da parte di Ennadha, accusata di mandare sms a rotta di collo per indirizzare i consensi nella Babele di 1.519 liste di candidati e di offrire 30 dinari per ogni elettore «convinto». Le denunce peggiori però vengono da Kasserine, roccaforte rurale a pochi chilometri da Sidi Bouazid, cuore della rivolta. Ne parla Ishras Tlili a l'Unità, candidata per il Polo Democratico Modernista nella città di Sbitla: «Gli islamisti di Ennahda portano la gente dalle campagne, molti non sono iscritti al voto, spesso analfabeti, con i pullman, gli mettono in mano un foglio con il nome del partito e li mandano a votare. Distribuiscono soldi, 15 euro a persona, oppure li intimidiscono, dicono “ti conosco, stai attento a ciò che fai”». In serata i militanti del Polo e del Pdp si sono riuniti per far fronte alla situazione. Hanno filmato le intimidazioni e l'attività illegale di Ennadha, per poi consegnare i video all'Isie, l'Istanza superiore indipendente che monitorizza le elezioni. Foto Ansa Donna mostra il dito tinto: «Il mio henné per la democrazia» Lunghe file anche di tre o quattro ore a persona per votare in Tunisia Alta affluenza e code ai seggi fino a tarda sera in Tunisia per le prime elezioni libere dopo la cacciata di Ben Ali. Denunce di brogli ad opera di Ennadha, il partito islamista: sms con indicazioni di voto, voti comprati, intimidazioni. Tunisia, prime elezioni Code ai seggi fino a sera Ennadha viola le regole Al secondo turno in Bulgaria Il candidato del partito conservatore Gerb al potere, Rossen Plevneliev, è in testa nelle elezioni presidenziali di ieri in Bulgaria, ma, non avendo superato il 50% più uno dei consensi - secondo i primi exit poll della tv pubblica Bnt- sarà necessario probabilmente andare al ballottaggio, in programma domenica prossima. 17 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
MASSIMO SOLANI msolani@unita.it L a moto che scivola escarta di lato impazzitatagliando, innaturale,il nastro d'asfalto versol'interno. Poi l'impatto,violentissimo con la Yamaha di Colin Edwards e la Ducati di Valentino Rossi, il casco che vola via e quel corpo rovesciato sull'asfalto come uno straccio vecchio. Marco Simoncelli se n'è andato così, al secondo giro del Gran Premio di Malesia, e a nulla sono serviti quei lunghissimi quarantacinque minuti di tentativi di rianimazione, col padre Paolo disperato fuori dalla clinica mobile e la fidanzata Kate piegata in due dal dolore. Avrebbero voluto donare gli organi di Marco, ma non è stato possibile per l'arresto cardiocircolatorio sopravvenuto subito dopo l'impatto. Una settimana fa, in Australia, Marco aveva conquistato il secondo posto, miglior piazzamento della sua giovane carriera in MotoGp. «Stavolta spero di vincere», aveva detto venerdì arrivando al circuito. Così adesso restano negli occhi quelle immagini terribili, così drammaticamente simili agli istanti che un anno fa si portarono via la vita di Shoya Tomizawa, caduto e investito a Misano da De Angelis e Reding nel corso della gara della Moto2. Il sammarinese, dopo quel giorno, disse che avrebbe voluto smettere. Ieri, invece, Rossi piangeva nel box seduto accanto a Loris Capirossi, la testa fra le mani ripetendo come un matra «Dio mio, dio mio». «Il Sic per me era come un fratello minore - dirà poi Valentino via Twitter - tanto duro in pista come dolce nella vita. Ancora non posso crederci, mi mancherà un sacco».«Abbiamo capito subito che era capitata una cosa gravissima quando abbiamo visto il casco volare via», commentava con gli occhi bassi il neo campione del mondo Casey Stoner mentre Carmelo Ezpeleta, gran capo del circus, passava di box in box per avvertire di persona i piloti della tragedia. Un dramma da cui Franco Uncini, oggi responsabile della Commissione Sicurezza, era uscito indenne nel 1983 quando ad Assen Gardner lo travolse facendogli volare via il casco. Se la cavò dopo un giorno di coma, Marco purtroppo non ce l'ha fatta. Trentotto anni dopo Renzo Pasolini, che il 20 maggio del 1973 morì a Monza nelLo schianto in cui perse la vita anche Jarno Saarinen, il motociclismo italiano conosce un nuovo lutto. E la Classe Regina si veste di nero come quel 19 aprile 2003 quando Dajiro Kato lasciò la vita su un muretto di Suzuka, tradito dall'acceleratore elettronico della sua Honda. Anche lui, come Simoncelli, correva per il team di Franco Gresini. Una maledizione che si ripete. U n uomo che ha saputo lascia-re il segno, rinascendo lette-ralmente dopo l'incidente del 2001, che gli ha portato via due gambe. E che continua a stupire, supportato da un carattere non comune. Con mille iniziative e persino un titolo arrivato cinque anni fa con la Bmw nel campionato italiano turismo. Ieri, mentre dalla Malesia andava in onda la tragedia di Simoncelli, Alex era impegnato in una corsa di Handbike a Venezia. Zanardi, qual' è il suo primo pensiero dopo la tragedia che ha colpito la MotoGp e tutto il mondo delle corse? «Chiedo di non attaccarsi alla retorica. Simoncelli era un ragazzo solare, vero in tutto ciò che faceva. Ma era cosciente della scelta fatta. Un mondo che aveva agognato a lungo. In tanti abbiamo dei sogni, che solo pochi, però, riescono a realizzare. E DOLORE E LACRIME ALL'ULTIMA CURVA DI «SUPER SIC» Foto di Ruben Yap/Ansa-Epa Foto di Fabio Ferrari/LaPresse LODOVICO BASALÙ lodovico.basalu@alice.iI Sport Lo schianto mortale fra Simoncelli, Edwards e Rossi in un fotogramma televisivo Marco Simoncelli è morto ieri durante il Gp della Malesia. Aveva 24 anni Cade e lo travolgono Edwards e Rossi, che piange: «Per me era un fratello» «Aveva realizzato il suo sogno e sapeva quali rischi correva» Alex Zanardi, che perse le gambe in pista. «Marco era un ragazzo solare, vero: non merita la retorica» «Colin e il Dottore non hanno colpe, in loro resterà quel momento. E hanno visto morire un amico» L'ex pilota Alex Zanardi MotoGp42 LUNEDÌ24 OTTOBRE2011
www.unita.it Zapping SFIDA SENZA REGOLE U.S. MARSHALS CACCIA SENZA TREGUA C.S.I. MIAMI L'INFEDELE RAITRE ORE:21:05 FILM CON AL PACINO CON TOMMY LEE JONES CON DAVID CARUSO CON GAD LERNER RETE 4 ORE:21:10 FILM ITALIA 1 ORE:21:10 SERIE TV LA7 ORE:21:10 TALK SHOW Rai 1 Rai 2 Rai 3 RAI 1Canale 5 Rete 4 Italia 1 La 7 Sky Cinema 1 HD Sky Cinema family Sky Cinema Passion Cartoon Network Discovery Channel Deejay TV MTV 21.00 Sky Cine News. Rubrica 21.10 Rapunzel - L'intreccio della torre. Film Animazione. (2010) Regia di N. Greno, B. Howard. 23.00 Maschi contro Femmine. Film Commedia. (2010) Regia di F. Brizzi. Con P. Cortellesi 21.00 Prince of Persia - Le sabbie del tempo. Film Azione. (2010) Regia di M. Newell. Con J. Gyllenhaal G. Arterton. 23.00 Tutte le strade portano a casa. Film Drammatico. (2008) Regia di D. Fallon. Con P. Coyote J. London. 21.00 28 giorni. Film Commedia. (2000) Regia di B. Thomas. Con S. Bullock V. Mortensen. 22.50 Manolete. Film Drammatico. (2007) Regia di M. Meyjes. Con A. Brody P. Cruz. 18.00 Ben 10 Ultimate Alien. 18.25 Lo Straordinario Mondo di Gumball. 18.35 Adventure Time. 18.50 The Regular Show. 19.15 Ben 10 Ultimate Alien. 20.05 Leone il cane ifone. 20.30 Takeshi's Castle. 21.00 Adventure Time. 21.25 The Regular Show. 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Come funziona?. Documentario 19.30 Come funziona?. 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Marchio di fabbrica. Documentario 21.30 Marchio di fabbrica. Documentario 22.00 Come è fatto. Documentario 18.55 Deejay TG. Informazione 19.00 Platinissima. Show.Conduce Platinette. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.15 Via Massena. Rubrica 21.00 DJ Stories All Areas. Reportage 22.00 Deejay chiama Italia.Rubrica 19.05 Ginnaste: Vite parallele. Show. 19.30 Ginnaste: Vite parallele. Show. 20.00 La vita segreta di una Teenager Americana. Serie TV 21.00 Jersey Shore. 22.00 Jersey Shore. Serie TV 21.10 Dove la trovi una come me?. Film Tv Dramma romantico. (2011) Regia di G. Capitani. Con G. Pession, Daniele Pecci, Caterina Guzzanti. 23.10 Porta a Porta. Talk Show.Conduce Bruno Vespa. 00.45 TG 1 - NOTTE. Informazione 00.56 Tg1 Focus. Informazione 21.05 Sida senza regole. Film Azione. (2008) Regia di Jon Avnet. Con Robert De Niro, Al Pacino, Carla Gugino. 22.55 Correva l'anno. Reportage 00.00TG 3 Linea notte. Informazione 00.10 TG Regione. Informazione 01.00 Meteo 3. Informazione 21.05 Voyager - Indagare per conoscere. Documentario 23.10 Tg 2. Informazione 23.25 Delitti Rock. Reportage 00.25 Close To Home. Serie TV Con Jennifer Finnigan, Kimberly Elise, Christian Kane. 01.05 Tg Parlamento. Informazione 21.10 Grande fratello. Show.Conduce Alessia Marcuzzi. 01.00 Tg5 - Notte. Informazione 01.30 Meteo 5. 01.31 Striscia la notizia. Show. 01.51 Uomini e donne. Show. 03.15 Media shopping. Shopping Tv 03.29 Hu. Serie TV 21.10 U.S. Marshals - Caccia senza tregua. Film Azione. (1998) Regia di S. Baird. Con Tommy Lee Jones, Wesley Snipes, Irene Jacob. 23.55 I bellissimi di r4. Show. 00.00La recluta. Film Crimine. (1990) Regia di Clint Eastwood. Con Clint Eastwood, Charlie Sheen 21.10 C.S.I. Miami. Serie TV Con David Caruso. 23.00 Undercovers. Serie TV 23.55 Real C.S.I. - 4a puntata. Show. 01.00 Modamania. Rubrica 01.40 Poker1mania.Show. 02.30 Studio aperto - La giornata. Informazione 21.10 L'infedele. Talk Show.Conduce Gad Lerner. 23.45 Tg La7. Informazione 23.55 Crossing Jordan. Serie TV 00.45 Movie Flash. Rubrica 00.50 N.Y.P.D. Blue. Serie TV 00.55 N.Y.P.D. Blue. Serie TV Con Dennis Franz 06.45 Unomattina. Show. 11.00 TG1. Informazione 11.05 Occhio alla spesa. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show.Conduce Antonella Clerici. 13.30 TELEGIORNALE. Informazione 14.00 TG 1 Economia. Informazione 14.05 Tg1 Focus. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show.Conduce Veronica Maya. 15.15 La vita in diretta. Show.Conduce Marco Liorni, Mara Venier. 16.50 Tg Parlamento. Informazione 17.00 TG1. Informazione 17.10 Che tempo fa. Informazione 18.50 L'Eredità. Gioco A Quiz 20.00 TELEGIORNALE. Informazione 20.30 Qui Radio Londra. Attualita' 20.35 I soliti ignoti. Show.Conduce Fabrizio Frizzi. 06.30 Cartoon Flakes. Programmi per ragazzi 09.30 Protestantesimo. Rubrica 10.00 Tg2punto.it. Rubrica 11.00 I Fatti Vostri. Show. 13.00 Tg 2. Informazione 13.30 TG 2 Costume e Società.Rubrica 13.50 Tg 2 - Medicina 33. Rubrica 14.00 Italia sul Due. Talk Show. 16.10 Ghost Whisperer. Serie TV 16.50 Hawaii Five-0. Serie TV 17.45 TG 2 Flash L.I.S.. Informazione 17.47 Meteo 2. Informazione 17.50 Rai TG Sport. Informazione 18.15 Tg 2. Informazione 18.45 Numb3rs. Serie TV 19.35 Squadra Speciale Cobra 11. Serie TV 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 08.00 Agorà.Talk Show. 09.50 Dieci minuti di... Rubrica 10.00 La Storia siamo noi. Documentario 11.00 Apprescindere. Talk Show. 11.10 Tg3 Minuti. Informazione 12.00 Tg3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 TG 3 Fuori Tg. 12.45 Diario italiano. Talk Show. 13.10 La strada per la felicità.Serie TV 14.00 Tg Regione. Informazione 14.20 Tg3. Informazione 15.05 The Lost World. Serie TV 15.50 Cose dell'altro Geo. Rubrica 17.40 Geo & Geo. Documentario 19.00 Tg3. Informazione 19.30 Tg Regione. Informazione 20.00 Blob.Rubrica 20.15 Sabrina vita da strega.Serie TV 20.35 Un posto al sole. Serie TV 07.55 Traico. Informazione 07.58 Borse e monete. Informazione 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.40 La telefonata di Belpietro. Informazione 08.50 Mattino cinque. Show.Conduce Federica Panicucci, Paolo Del Debbio. 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Uomini e donne. Show.Conduce Maria De Filippi. 16.20 Pomeriggio cinque. Show. 18.50 Avanti un altro. Show.Conduce Paolo Bonolis. 20.00 Tg5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show.Conduce Ezio Greggio, Enzo Iacchetti. 06.40 Media shopping. Shopping Tv 07.00 Zorro. Serie TV 07.30 Starsky e Hutch. Serie TV 08.30 Hunter.Serie TV 09.55 R.I.S. Delitti imperfetti. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.02 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 13.50 Sessione pomeridiana: il tribunale di forum. Rubrica 15.10 Hamburg distretto 21.Serie TV 16.17 Inviati molto speciali. Film Commedia. (1994) Regia di Charles Shyer. Con Nick Nolte, Julia Roberts. 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Serie TV 20.30 Walker Texas ranger.Serie TV 06.50 Cartoni animati 08.50 Una mamma per amica. Serie TV 10.35 Grey's anatomy. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.00 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Serie TV 14.35 What's my destiny Dragon Ball. Cartoni Animati 15.00 Big bang theory. Serie TV 15.35 Chuck. Serie TV 16.25 La Vita secondo Jim. Serie TV 16.50 Glee. Serie TV 17.45 Mila e Shiro - Il sogno continua. Cartoni Animati 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 Dr house - Medical division. Serie TV 20.20 C.S.I. - Scena del crimine. Serie TV 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 TG La 7. Informazione 09.40 Coee Break. Talk Show. 10.35 L'aria che tira. Talk Show. 11.05 (ah)iPiroso. Talk Show. 12.00 G' Day.Attualita' 12.25 I menù di Benedetta. Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Il ragazzo sul delino. Film Avventura. (1957) Regia di Jean Negulesco. Con Alan Ladd, Sophia Loren, Clifton Webb. 16.15 Atlantide - Storie di uomini e mondi. Documentario 17.25 Movie Flash. Rubrica 17.30 J.A.G. - Avvocati in divisa.Serie TV 19.30 G' Day.Attualita' 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica SERA SERA SERA SERA SERA SERA SERA 39 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
MPS Advice, consulenza e innovazione Fogli informativi in Filiale e sul sito web della Banca - Gruppo Bancario Monte dei Paschi di Siena - Codice Banca 1030.6 - Co dice Gruppo 1030. 6 Ottob re 2011 - Pubblicit à Insieme costruiamo un percorso di consulenza sereno ed efficace: analisi delle tue esigenze, definizione dei traguardi, scelta della strada migliore da seguire e dei mezzi da utilizzare. Lungo il percorso, insieme a te, il tuo Gestore della Relazione si avvale di Advice, il servizio di consulenza avanzata del Gruppo Montepaschi. Tu e noi, insieme per un percorso di successo
L e donne che durantela gravidanza hannocontratto il virus in-fluenzale A H1N1,hanno partorito piùbambini nati morti e bambini nati prematuramente rispetto alle donne non infettate. Il dato è emerso da uno studio condotto dall'unità di epidemiologia perinatale inglese presso la Oxford University e pubblicato recentemente dal British Medical Journal. I ricercatori, guidati da Marian Knight, hanno preso in esame 256 donne gravide infettate con il virus della pandemia influenzale da settembre 2009 a gennaio 2010 e hanno visto che queste donne hanno dato alla luce 7 bambini nati morti e 3 bambini morti poco dopo la nascita. D'altra parte, tra le 1220 donne sane seguite nello stesso periodo, la mortalità perinatale ha riguardato solo 9 casi. Il tasso di mortalità perinatale quindi è di 39 per 1000 casi tra le donne con influenza e di 7 per 1000 casi tra le donne sane. In altri termini, le donne che avevano contratto il virus A H1N1 durante la gravidanza avevano una probabilità di partorire bambini nati morti, o che sono morti appena dopo la nascita, più alta di 5 volte rispetto alle altre donne. Lo studio è importante perché mostra per la prima volta che un virus influenzale può essere pericoloso per il nascituro e non solo per la futura mamma. Come riporta un documento dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sui vaccini contro la pandemia, già da studi precedenti era emerso che le donne gravide hanno probabilità 10 volte superiori, rispetto alla popolazione generale, di avere bisogno di ospedalizzazione e di terapia intensiva e che il 7-10% dei casi ospedalizzati sono donne nel secondo o terzo trimestre di gravidanza. QUALCHE PERCENTUALE Tant'è vero che nel 2009, quando è scoppiata la pandemia influenzale, la vaccinazione era stata consigliata dalla stessa Oms a vari gruppi a rischio, tra cui proprio alle donne nel secondo o terzo trimestre di gravidanza. Ciononostante, le campagne nei diversi paesi non hanno avuto successo: in Gran Bretagana si è vaccinato il 36,6% delle donne sane in gravidanza, in Italia addirittura il 12,1%. Una percentuale bassa, dovuta probabilmente alla preoccupazione, diffusa in quei mesi, che il vaccino non fosse sicuro. I nuovi dati però mostrano che c'è un motivo in più perché le donne incinta vengano vaccinate. «La salute delle donne in gravidanza è una priorità della sanità pubblica nelle future ondate di questa o di altre pandemie influenzali», concludono i ricercatori. Foto LaPresse PIETRO GRECO CRISTIANA PULCINELLI GIORNALISTA E SCRITTORE I ricercatori www.unita.it ROMA L'INFLUENZA CHE UCCIDE I NASCITURI Donne e gravidanza Chi ha contratto il virus ha perso il figlio in percentuale più alta PANDEMIA Il virus A H1N1 secondo un recente studio inglese avrebbe causato la morte di tanti bimbi prima e dopo il parto. Raccomandato il vaccino È partito il concorso nazionale di Green Cross Italia «Immagini per la Terra».Il temadiquestaedizioneè«Iniziada te:energiedicambiamento». Ilconcorso è destinato alle scuole materne e dell'infanzia, primarie e secondarie di primo e secondogrado.Glielaborati(scrittura,disegno,fumetto,video,fotografia..),devono arrivare a Green Cross Italia Onlus, Concorso Immagini per la Terra, via Flaminia 53, 00196 Roma, entro il 31 marzo 2012. www.immaginiperlaterra.it Immagini per la terra il concorso per le scuole tra foto, scritti e disegni ENTRO 31 MARZO L 'associazione «Donne eScienza» ha dedicato, sa-bato e domenica scorsi,due giornate di studi a Laura Conti (nata a Udine nel 1921, morta a Milano nel 1993), definita (giustamente) scienziata, ambientalista e narratrice. Il convegno si è tenuto a Roma presso la Casa Internazionale delle Donne. È difficile delineare in poche righe la figura di una donna che, come ha sottolineato Marco Martorelli, ha vissuto sette vite in una. Oltre che scienziata, ambientalista e narratrice Laura Conti è stata partigiana, medico, politica impegnata con il PCI nelle istituzioni, giornalista. Molti lettori dell'Unità ricorderanno i suoi scritti, capaci di coniugare l'amore per l'ambiente al rigore scientifico. Così come molte persone a Seveso ricorderanno il suo impegno professionale (di medico) e umano espresso nei giorni successivi all'incidente dell'Icmesa. UNA BIOGRAFIA COMPLETA E molte persone a Milano ricorderanno la sua capacità di animare il dibattito intellettuale quando ha diretto la Casa della Cultura, succedendo a Rossana Rossanda. Molti ricordano infine con quale passione e spirito critico abbia contribuito a inventare in Italia l'«ambientalismo scientifico», partecipando alla fondazione e allo sviluppo di Legambiente. Una figura, dunque, di assoluto primo piano, quella di Laura Conti. Che merita di essere ricordata e di cui presto avremo una biografia completa per la Biblioteca del Cigno. Ma Laura Conti non è una figura che appartiene al passato, per quanto luminoso. È una figura di straordinaria attualità. Perché è la persona che forse più di ogni altra in Italia ha saputo legare i temi dell'ambiente (e della sua complessità), della salute umana e del lavoro. Tre temi oggi centrali per l'Italia di oggi. Forse più che per l'Italia di ieri. Non fosse altro perché oggi sembrano mancare figure come Laura Conti: capaci, nel medesimo tempo, di intrecciarli e di portarli in cima all'agenda politica e soprattutto alla sensibilità di massa. Laura Conti: l'inventrice di Legambiente Guidati da Marian Knight, hanno preso in esame 256 casi Scienza36 LUNEDÌ24 OTTOBRE2011
e senatori, senza fare nulla per rendere più efficiente il lavoro delle Camere e più coerente il Parlamento con le riforme federaliste lasciate a metà strada, sarebbe un spreco. Anzi un grave errore. Nell'illusione di lisciare il pelo a chi critica la politica, con il cieco dimezzamento si avrebbe solo un esito conservatore: nessuna vera riforma, semmai una riduzione della rappresentatività del Parlamento. È vero che il Porcellum produce di per sè danni irreparabili in termini di delegittimazione, tuttavia quando si parla di Costituzione bisogna farlo pensando che questa scandalosa legge elettorale sarà modificata. E un taglio del 50% della Camera politica potrebbe allentare, anziché stringere, il legame tra elettore ed eletto anche con i collegi uninominali. Molto meglio ridurre di poco il numero dei deputati e abolire del tutto i senatori eletti in primo grado, secondo la proposta di Legautonomie. Il risultato in termini algebrici sarebbe sostanzialmente analogo al «taglio lineare». La differenza però sta nella qualità. Il Senato delle Regioni diventerebbe il luogo istituzionale della composizione dei conflitti tra Stato e autonomie locali. I componenti del Senato verrebbero eletti dai vari livelli territoriali, in parte dai governi locali, in parte dai Consigli. Sarebbe un segnale di sobrietà anche nel capitolo «costi» della politica, perché i senatori di questo Senato delle autonomie potrebbero non godere di stipendi aggiuntivi rispetto alla funzione per la quale sono stati eletti direttamente dai cittadini. È una riforma che ci piace. Perché può coniugare efficienza, rispetto per le istituzioni, sobrietà, risparmio, dignità della politica. Nessun cedimento all'antipolitica: una riforma per far diventare più forte e moderno il Parlamento dopo troppe promesse mancate. I l bicameralismo perfetto italia-no oggi è una macina al collodel Paese e deve essere supera-to, per dare spazio al protagoni-smo dei territori e delle comunità locali. Dobbiamo pretendere che si arrivi finalmente alla svolta, voluta da una maggioranza larghissima e trasversale dei cittadini. Alcune proposte di riforma in discussione non ci piacciono e le avverseremo: la diminuzione del numero dei parlamentari senza differenziazione delle funzioni delle Camere sarebbe una beffa. Va detto chiaro e con l'impegno a non perdere altro tempo. Vediamo un conservatorismo che deve essere denunciato e battuto: i partiti devono saper rispondere al Paese prima che ai parlamentari in carica. Per riavvicinare la politica ai cittadini va fatta una riforma semplice e comprensibile. Altrimenti si farà un altro assist alla demagogia e al populismo di turno. La «bozza Violante», che aveva trovato un consenso bipartisan, resta valida proprio su questo punto decisivo, tanto più con la crisi politica e di credibilità, che mortifica il Parlamento. La discussione va sottratta all'esclusiva del dibattito parlamentare o degli esperti. Per questo Legautonomie ha promosso una campagna nazionale, a partire da una petizione popolare, rilanciando i contenuti del «manifesto dei sindaci» varato unitariamente con la manifestazione di Milano promossa dall'Anci. La proporremo alle altre associazioni delle autonomie e poi alle forze politiche e sociali, con nuovi strumenti di sensibilizzazione. Per poi valutare se dalle autonomie locali e dalle Regioni possa venire una vera e propria proposta di riforma costituzionale. L'esperienza di questi mesi dice che una seria riforma federalista non terrà senza una coerente ristrutturazione del sistema istituzionale. Il passaggio fondamentale, fino ad oggi eluso, per ridisegnare un nuovo patto fra i diversi livelli di governo e dare una maggiore trasparenza ed efficienza dell'azione pubblica è la riforma del Parlamento e l'istituzione della Camera federale, ovvero del Senato delle Autonomie. Non occorrono due rami del Parlamento che fanno le stesse identiche cose e un numero sproporzionato di parlamentari, se confrontato a quello degli altri Paesi. Il Senato riformato dovrà avere un ruolo di codecisione nelle materie a legislazione concorrente di Stato e Regioni, in alcune materie di legislazione esclusiva statale e nella determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni civili e sociali da garantire uniformemente su tutto il territorio nazionale. E parteciperà alle scelte fondamentali di garanzia costituzionale. La fiducia al governo sarà concessa solo dalla Camera politica, cioè dall'unica assemblea rappresentante della volontà generale. Si avrebbe in primo luogo una maggiore chiarezza nella individuazione delle responsabilità e un rafforzamento della governabilità. Si conquisterebbe, inoltre, almeno un dimezzamento dei tempi di discussione delle proposte di legge e ciò a beneficio del compito che la Costituzione assegna al Parlamento. Un altro indubbio vantaggio sarebbe la riduzione dei costi della politica, con il dimezzamento dei parlamentari eletti: 512 invece che 945, nella «bozza Violante». La spesa del Senato nel 2000 ammontava a 368 milioni di euro per poi quasi raddoppiare nel 2011 toccando la cifra di 603 milioni: qui è possibile una riduzione drastica, a partire dall'importo delle indennità parlamentari, con i nuovi senatori già eletti per le istituzioni che rappresentano e già titolari di un'indennità a carico di queste. A parte una possibile e doverosa riduzione dei costi, dunque, sarebbe benefico, lo capisce chiunque, che le risorse pubbliche venissero finalmente impiegate per apportare un contributo significativo e qualificato al processo di elaborazione e decisione di politiche pubbliche d'interesse primario per le famiglie e per l'economia e non solo al fine di mantenere un'assurda duplicazione e sistemi stantii e opachi, come quello delle Conferenze fra Stato e autonomie. Imboccare con decisione la strada di una vera riforma avrà l'effetto di una fortissima rilegittimazione della politica, darà speranza nel cambiamento radicale di cui gli italiani sentono la necessità ma che senza coraggio e coerenza sembrerà sempre più irraggiungibile. Foto Ansa L'aula di Palazzo Madama Tagliare i costi, migliorare l'efficienza MARCO FILIPPESCHI Nei luoghi della Shoah Sono 240. Arrivano da 40 scuole di 18 municipi diversi. Istituti pubblici e parificati. Sono ragazzi tra i 16 e i 19 anni, che ieri hanno dato il via al «Viaggio della memoria» in Polonia, nei luoghi simbolo della deportazione degli ebrei. Prima tappa del percorso di «Roma nel cammino della memoria», un progetto offerto gratuitamente alle scuole. 9 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
I tabellini Marcatori 6 RETI: Di Natale (Udinese) 5 RETI: Giovinco (Parma);Palacio (Genoa) 4 RETI: Denis e Moralez (Atalanta); Jovetic (Fiorentina); Klose (Lazio); Osvaldo (Roma) 3 RETI: Cavani (Napoli); Cerci (Fiorentina);Miccoli (Palermo);Milito (Inter); Rigoni (Novara); Marchisio (Juventus); Boateng (Milan); Calaiò (Siena); Hernanes (Lazio); Matri (Juventus) 2 RETI: Conti e Thiago Ribeiro (Cagliari); Pellissier e Moscardelli (Chievo); Campagnaro e Hamsik (Napoli);Hernandez (Palermo);Morimoto, (Novara); Cambiasso (Inter); Cassano (Milan); Lodi e Maxi Lopez (Catania); Giacomazzi e Grossmuller (Lecce) Risultati 8ª giornata Fiorentina 2 - 2 Catania Juventus 2 - 2 Genoa Lecce 3 - 4 Milan Cagliari 0 - 0 Napoli Inter 1 - 0 Chievo Parma 1 - 2 Atalanta Roma 1 - 0 Palermo Siena 2 - 0 Cesena Udinese 3 - 0 Novara Bologna 0 - 2 Lazio CAGLIARI 0 INTER 1 PARMA 1 Fot di Carlo Ferraro/Ansa MILAN 4 NAPOLI 0 CHIEVO 0 ATALANTA 2 ROMA 1 SIENA 2 UDINESE 3 BOLOGNA 0 punti partite in casa fuori casa reti G V N P G V N P G V N P F S 1 Udinese 15 7 4 3 0 3 3 0 0 4 1 3 0 10 1 2 Lazio 14 7 4 2 1 3 1 1 1 4 3 1 0 11 7 3 Juventus 13 7 3 4 0 4 2 2 0 3 1 2 0 11 5 4 Cagliari 12 7 3 3 1 4 1 3 0 3 2 0 1 8 5 5 Napoli 11 7 3 2 2 3 1 1 1 4 2 1 1 10 5 6 Roma 11 7 3 2 2 4 2 1 1 3 1 1 1 8 6 7 Milan 11 7 3 2 2 4 2 2 0 3 1 0 2 12 11 8 Catania 10 7 2 4 1 4 2 2 0 3 0 2 1 9 10 9 Palermo 10 7 3 1 3 3 3 0 0 4 0 1 3 9 10 10 Fiorentina 9 7 2 3 2 4 2 1 1 3 0 2 1 8 6 11 Siena 9 7 2 3 2 3 2 0 1 4 0 3 1 6 4 12 Genoa 9 7 2 3 2 3 1 2 0 4 1 1 2 11 10 13 Chievo 9 7 2 3 2 4 2 2 0 3 0 1 2 6 6 14 Parma 9 7 3 0 4 4 2 0 2 3 1 0 2 9 13 15 Atalanta (-6) 8 7 4 2 1 3 2 1 0 4 2 1 1 10 8 16 Inter 7 7 2 1 4 3 1 1 1 4 1 0 3 9 13 17 Novara 5 7 1 2 4 3 1 1 1 4 0 1 3 10 15 18 Lecce 4 7 1 1 5 4 0 0 4 3 1 1 1 6 13 19 Bologna 4 7 1 1 5 3 0 0 3 4 1 1 2 4 12 20 Cesena 2 7 0 2 5 4 0 2 2 3 0 0 3 2 9 Sport Numeri L'attaccante viola Stevan Jovetic La classifica di A LECCE: Lecce:Benassi,Oddo, Tomovic,Esposito, Mesbah, Obodo, Strasser, Giacomazzi, Grossmuller (14' st Bertolacci), Cuadrado (36' st Ofere), Corvia (28' st Giandonato) MILAN: Abbiati, Abate, Nesta, yepes, Antonini, Ambrosini (1' st Aquilani), Van Bommel, Nocerino, Robinho (1' st Boateng), Ibrahimovic, Cassano (44' st El Shaarawy) ARBITRO: Peruzzo RETI: nel pt 4' Giacomazzi, 30' Oddo (rig.), 37' Grossmuller;nel st4', 9'e 18'Boateng, 38' Yepes NOTE:ammonitiBenassi,Oddo,EspositoeCorvia. Spettatori 13.300 LECCE 3 CAGLIARI: Agazzi, Pisano (42' st Perico), Canini, Astori (20' pt Ariaudo), Agostini, Biondini, Conti, Nainggolan, Cossu, Nenè, Ribeiro (33' st Ibarbo) NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Fernandez, Aronica, Zuniga, Dzemaili, Gargano (26' st Inler), Dossena, Santana (23' st Maggio), Lavezzi (10' st Hamsik), Cavani ARBITRO: Banti NOTE: ammoniti Lavezzi, Maggio, Conti, Nenè perscorrettezze,Cossu percomportamento non regolamentare. Angoli 7-4 per il Cagliari. Recupero 2' e 4'. Spettatori 20mila circa INTER: Julio Cesar,Maicon,Lucio,Chivu,Nagatomo, Zanetti, Cambiasso, Motta, Sneijder (21' st Stankovic), Pazzini (33' st Castaignos), Zarate (45' st Obi) CHIEVO: Sorrentino, Frey, Morero, Cesar, Jokic, Vacek(34' st Rigoni), Bradley, Hetemaj (16' st Thereau),Cruzado, Paloschi(21'stMoscardelli), Pellissier ARBITRO: Celi RETE: nel pt 34' Thiago Motta NOTE: ammoniti Maicon, Thiago Motta, Jokic e Vacek. Spettatori 48.058 PARMA: Mirante, Zaccardo, Paletta, A. Lucarelli, Gobbi, Biabiany (23' st Valiani), Morrone, Jadid, Modesto (28'st Valdes), Giovinco, Floccari (8'pt Pellè) ATALANTA:Consigli,Masiello,Lucchini,Capelli, Peluso, Schelotto (40' st Bellini), Cigarini (29' st Carmona), Padoin, Bonaventura (35' st Brighi), Moralez, Denis ARBITRO: Brighi RETI: nel st 10' e 13' Moralez, 35' Valdes NOTE: ammoniti Lucchini, Padoin e Pellè per gioco scorretto, Lucarelli per proteste. Angoli 9-4 per il Parma. Spettatori 13.00 ROMA: Stekelenburg, Cassetti, Burdisso, Juan (33'stHeinze),JosèAngel,Pizarro,DeRossi,Gago,Lamela (38' stBojan), Borriello(25'st Perrotta), Osvaldo PALERMO: Tzorvas, E. Pisano, Silvestre, Migliaccio, Balzaretti, Acquah (36' st Miccoli), Barreto, Della Rocca (9'st Cetto) , Zahavi (30' Ilicic), Hernandez, Pinilla ARBITRO: Bergonzi RETE: nel pt 8' Lamela NOTE: ammoniti Hernandez, Della Rocca, Migliaccio,GagoePizarropergiocoscorretto.Angoli 6-6. Spettatori 35.000 PALERMO 0 SIENA:Brkic,Vitiello,Rossettini,Terzi,DelGrosso, Mannini(34'stContini),D'Agostino(26'stVergassola), Gazzi, Brienza, Gonzalez (22' st Angelo), Calaiò CESENA:Antonioli,Ceccarelli,VonBergen,Rodriguez,Lauro, Candreva,Guana (14'stLivaja), Parolo, Ghezzal (1' st Malonga), Eder, Bogdani (43' st Djokovic) ARBITRO: Rizzoli RETI: nel pt 7' Gonzalez; nel st 8' Calaiò NOTE: ammoniti Rossettini e Candreva per gioco scorretto. . Angoli 4-4. Spettatori 8.935 CESENA 0 UDINESE: Handanovic, Benatia, Danilo, Domizzi (42' st Neuton), Ferronetti (32' st Ekstrand), Isla, Badu, Asamoah, Armero, Torje (29' st Floro Flores), Di Natale NOVARA: Fontana, Dellafiore, Centurioni, Paci, Garcia, Porcari, Radovanovic, Rigoni (18' st Gemiti), Pinardi, Pesce (6' st Meggiorini), Morimoto (14' st Granoche) ARBITRO: Guida RETI: nel pt 33' Di Natale, 39' Domizzi; nel st 4' Di Natale. Ammoniti Asamoah, Porcari e Morimoto. Spettatori 14.000 NOVARA 0 BOLOGNA: Agliardi, Raggi, Portanova, Cherubin, Morleo, Casarini (14' st Gimenez), Mudingayi, Kone (14' st Pulzetti), Ramirez, Di Vaio, Acquafresca (35' st Vantaggiato) LAZIO: Marchetti, Konko, Biava, Dias, Radu, Lulic (42' stSculli), Ledesma, Matuzalem (26' st Cana), Hernanes (19' st Scaloni), Cisse, Klose ARBITRO: Damato RETI: nelpt 23'autoretediAcquafresca;nel st3' Lulic NOTE: ammoniti Cherubin, Dias, Biava, Ramirez, Pulzetti, Gimenez e Lulic. Angoli 8-2 per il Bologna. Spettatori 17.951 (di cui 14.290 abbonati) LAZIO 2 Prossimo turno MERCOLEDI' 26/10/2011 ORE 20.45 Juventus - Fiorentina mart. ore 20.45 Atalanta - Inter Cesena - Cagliari Chievo - Bologna Genoa - Roma Lazio - Catania Milan - Parma Napoli - Udinese Novara - Siena Palermo - Lecce giov. ore 20.45 46 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
Cara Unità Dialoghi Luigi Cancrini La satira de l'Unità virus.unita.it VIA OSTIENSE, 131/L - 00154 - ROMA MAIL LETTERE@UNITA.IT Cattolici sono (lo scrive Michele Serra nella sua Amaca) Giovanardi e Don Gallo, estrema destra ed estrema sinistra degli schieramenti politici. I cattolici sono anche al centro, del resto, e fra i credenti del centrosinistra e del centrodestra. Il che vuol dire che essere o dichiararsi “cattolici” non è sufficiente a definire una identità o una appartenenza politica. Anche a livello della Chiesa, del resto, le sensibilità sono assai diverse, da Luigi Bettazzi a Bagnasco, da Martini a Bertone. Oggi come ieri perché assai poco piacevano a Roma i discorsi di fra' Girolamo Savonarola o del poverello di Assisi. Prenderne atto sarebbe utile, forse, per uscire da questa inutile sfida su chi è più cattolico, il ministro che vorrebbe mettere le mani sulla vita di Eluana o il sacerdote che rimprovera a Berlusconi le sue “perversioni”. Io, per mio conto, non mi sento mai cattolico (Cattolica è la Chiesa del Concilio di Trento, quella che condannò Lutero riabilitato oggi dal Papa) ma ho l'abitudine (e il piacere) di frequentare il Vangelo e di riflettere sulle parole di Gesù. L'uomo che ha dato inizio alla più grande rivoluzione di tutti i tempi. FRANCESCA RIBEIRO Nella trasmissione Ballarò del 18 ottobre Maurizio Sacconi a Vito Mancuso, che dice di vergognarsi dei comportamenti del presidente del Consiglio, replica, anche se c'entra come i cavoli a merenda: «Mi aspettavo che un teologo si vergognasse di come è morta Eluana Englaro». Il ministro Sacconi, per chi non lo ricordasse, è quello che raccontò la barzelletta sulle suore violentate. I cattolici e la politica La community dei lettori dell'Unità GIOVANNI Il mio amore impossibile Ho 25 anni, vivo a Bagheria (PA) e sono uno studente della facoltà di economia, corso di laurea “economia e finanza”. Come molti miei colleghi sono finito fuori corso, il passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento è stato molto traumatico oltre che inutile se pensiamo che prima bastavano 4-5 anni di studi universitari per poter accedere all'esame di abilitazione per la professione di commercialista, mentre adesso i tempi si sono notevolmente allungati. Al secondo anno, dopo aver superato con buoni risultati 5 esami, mi sono iscritto ma non ho frequentato, ho lavorato in nero presso un tizio che mi pagava una miseria (100 o 150 euro al mese...) nella speranza di inserirmi nel mercato del lavoro. Lavoravo in un CAF e mi occupavo di finanziamenti, facevo anche da segretario, sbrigavo le pratiche presso l'agenzia delle entrate e lo sportello per le attività produttive. Un anno buttato nel cesso! Poi ho ripreso a studiare, con le difficoltà dovute al fatto di essere un po' disorientato. Ed eccomi qui. 25 anni e ancora aspetto di poter vivere appieno la mia vita. Perché senza un lavoro e una certa indipendenza economica ti senti molto inutile. Lo scorso maggio e per i successivi tre mesi ho svolto il tirocinio formativo presso lo studio di un commercialista: lavoro! Non immaginate quanto stessi bene a fare tutto quello che mi hanno fatto fare! Dal business plan alla semplice archiviazione, dalla registrazione delle fatture alla compilazione dei 730. Non ho preso neanche un centesimo, ma la soddisfazione nel fare qualcosa di concreto e nello ricevere anche elogi era massima per me. Quest'estate ho conosciuto una ragazza. Laureata in lingue per il web, sta per conseguire anche la specializzazione. Era appena tornata dall'Erasmus effettuato in Olanda, ed era rimasta perdutamente innamorata di quel posto, che, a parte il clima, offriva tante cose migliori rispetto alla sua terra d'origine. Mi piaceva, ma non volevo farmi avanti, in fin dei conti «sono solo uno studente squattrinato, perché mai dovrei entrare nella vita di questa ragazza?», pensavo. E alla fine è stata lei a farsi avanti. Pur non volendo entrambi una relazione seria, siamo finiti col restare molto coinvolti. Io ne sono perdutamente innamorato, ma me ne sto accorgendo solo ora. Perché proprio ora? Perché la prossima settimana lei se ne andrà. Partirà per l'Olanda, in cerca di lavoro. Se ne va adesso perché ha la possibilità di appoggiarsi presso un'amica coreana che ha conosciuto lì. Ed io la incoraggio. Io la amo al punto che mi sentirei una merda se le chiedessi di restare. Rinunciare alla possibilità di costruirsi un futuro per chi? Per me? E chi cavolo sono io per chiederle questo? Quando lei mi dice che ha paura, che si sente confusa, che non sa cosa fare io le dico «Ma di cosa hai paura? Dovresti essere contenta! Hai la possibilità di prendere in mano la tua vita!». E io con chi ce l'ho? Con lei? No, non potrei mai: io la amo! Io posso solo ringraziarla per il tempo che abbiamo trascorso assieme. Non sono mai stato così felice in tutta la mia vita. E allora con chi ce l'ho? Ce l'ho con chi non le dà la possibilità di ottenere quella soddisfazione personale sul lavoro che meriterebbe. Io la incoraggio ad andarsene in Olanda perché qui non può fare il lavoro che vorrebbe! E di chi è la colpa se non di quella classe dirigente che ha creato i presupposti per questa situazione? Qui non c'è possibilità per me, che potrei semplicemente fare il ragioniere, figuriamoci per lei! Niente lavoro, niente sviluppo, niente tecnologia. Chi ha combinato tutti questi pasticci? Io non lo so. So soltanto che non potrò più vivere assieme alla persona che amo. MARCO LOMBARDI Il reato c'era Tanto è stato il clamore dato al proscioglimento di Silvio Berlusconi nell'inchiesta Mediatrade, che molti giornalisti si sono scordati di evidenziare che il GUP, lodatissimo da Ghedini, ha ben confermato l'esistenza del reato imputato a Mediaset. Una distrazione in cronaca che oscura agli occhi dell'opinione pubblica un ammanco fiscale per le casse dello Stato, dovuto alle sovrafatturazioni operate dal gruppo. Soldi benedetti nell'attuale penuria di risorse pubbliche, cui il governo potrebbe servirsi per finanziare in parte il Decreto Sviluppo, sciogliendo così le tribolate riunioni in quel di Palazzo Grazioli. A pagare il conto della presunta truffa ai danni dello Stato, che poi siamo noi cittadini contribuenti, sarebbe il rampollo di famiglia Piersilvio e davvero viene da chiedersi se «tale padre tale figlio» o, maliziosamente,se non invece «le colpe dei padri ricadranno sui figli», specie su quelli che firmerebbero gli atti per puro spirito di obbedienza (e convenienza). 26 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
02 The White Strines Dead Leaves and the Dirty Ground 03 The Kinks Autumn Almanac 04 Fairport Convention Who Knows Where... 05 Vashti Bunyan Rose Hip November 06 Yo La Tengo Autumn Sweater 07 Abba When All Is Said and Done 08 Coldcut Autumn Leaves (I. Force Remix) 09 REM Nightswimming 10 Green Day When September Ends secondo arts.guardian.co.ukCANZONI D'AUTUNNO Frank Sinatra Tutto quello che volete sapere su Peter Gabriel C on coloriture blues erock, un sound più elet-trico, con rinnovata at-tenzione per il suonoche deve fondersi enon soltanto accompagnare le parole, Gianmaria Testa torna con un nuovo disco di inediti: Vitamia (Produzioni Fuorivia - Egea). A cinque anni di distanza dall'ultimo. «Cinque anni, un tempo decisamente lungo mi dicono quelli che si intendono di scadenze - racconta Testa -. Io però rimango convinto che un disco lo si fa quando si pensa di avere qualcosa da raccontare, soprattutto a se stessi». Vita mia, passati i cinquanta si fanno bilanci? «Assolutamente no, non ci sono riassunti né tanto meno bilanci. Avrei voluto intitolarlo 18 mila giorni, 50 esatti, però la gestazione è stata lunga e i giorni oggi sono almeno un migliaio in più ma dentro sono rimasti gli appunti sul passato e quelli sul presente, c'è perfino un'invocazione laica per il futuro, quella sì intitolata 18mila giorni e dedicata a Erri De Luca per fraterna amicizia e perché lui insieme ad altri ha provato a un certo punto a immaginare un futuro diverso».Gestazione lunga. «Sì, e questo non è di per sé garanzia di riuscita ma nel nostro caso ha portato ad un lavoro veramente condiviso, partecipato in ogni sua fase». Ride, Gianmaria con quella sua aria un po' gauchiste, ma la democrazia del lavoro che lo ha preparato si respira a ogni nota. Undici brani dove la sensibilità di Claudio Dadone e Giancarlo Bianchetti (chitarre), Nicola Negrini (contrabbasso), Philippe Garcia (batteria), Roberto Cipelli (pianoforte) colorano la voce di Testa, le sue parole, di sonorità e sfumature inaspettate. Aiutati da Mario Brunello (violoncello), Ginaluca Petrella (trombone), Luciano Biondini (fisarmonica), Carlo De Martini (alla viola e al violino nel trio d'archi di Lele, storia dal Sud del mondo). E la musica non è più soltanto colonna sonora per riempire il vuoto fra le parole di un testo. Sottolinea invece, colora e disegna sensazioni, evoca luoghi. I suoni ripetitivi e alienanti della catena di montaggio che diventano il rock industriale di Sottosopra (fotografia di una solitaria protesta operaia), i ritmi lontani e tristi di un lunapark di paese che fanno da contraltare al sogno di Giostra, il trombone irriverente che riporta alla realtà di una lettera di licenziamento fin troppo cordialmente asettica. Zen Circus Nati per subire La Tempesta **** Aurora Curcio Dura mezz'ora ma è un gioiellino. Il debuttodiscograficodiquestagiovanepianista compositrice comunica un'inventiva dalla freschezza superlativa, ossigenante. Jazz,sì,masoprattuttoidee,intuito,ungustochespiazza,chesemprevorrestisentire quando scarti un nuovo cd. Chapeau. G.M. Aurora Curcio D'Onde Improvvisatore Volontario **** Gianmaria Testa eccolo di nuovo con un album «democratico» Peter Gabriel Zen Circus Dischi, concerti, tour, incontri con il pubblico Gianluigi Trovesi & Gianni Coscia Frère Jacques. Round About Offenbach Ecm *** L i avevamo lasciati unpaio d'anni fa sull'ondadi un disco dal titolo elo-quente, Andate tutti af-fanculo, esortazionequanto mai condivisibile in questi tempi grami. Erano canzoni toste ed esacerbate, quelle degli Zen Circus, che per la prima volta esploravano la lingua italiana dopo tante esterofile stagioni. Il gruppo pisano, che qualcuno ha definito «l'ultima vera punk-band nostrana», torna ora sul luogo del delitto con Nati per subire, che del lavoro precedente è una sorta di prosecuzione. L'obiettivo lo spiegano loro stessi: «Immortalare vizi, consuetudini, drammi e liturgie di questo Paese con un occhio disincantato, sbilenco e anche un po' cattivo. Perché così sentiamo l'Italia che ci fiata addosso». E questi toscanacci anarchici centrano ancora il bersaglio. Lucidi e polemici, ironici e serissimi. A partire dal brano d'apertura, Nel Paese che sembra una scarpa, disarmante disanima della nostra penisola allo sbando. L'amorale ha un ritornello-filastrocca che schernisce Chiesa e religione (il raggelante e ipnotico «Dio non esiste, lasciatelo dire»); I qualunquisti confonde le acque e provoca con citazioni sbagliate («e come disse Hitler: alzati e cammina»); Cattivo pagatore chiude il cerchio con una storia d'ordinaria miseria («chissà che cos'è che non ha funzionato/ il futuro te l'han pignorato, è andata così»). Undici brani di scarna efficacia, con un suono che mescola vecchi amori minimali d'oltreoceano alla lezione autoriale italiana. Dai Pixies ai Violent Femmes fino al beat anni 60 dei vecchi Nomadi del buon Augusto. Il tutto con una sorprendente capacità di creare riff e melodie di presa immediata, che ti rimangono in testa anche dopo il primo frettoloso ascolto. Non stupitevi, allora, se durante il giorno vi ritroverete a canticchiare le orecchiabili frasi di Milanesi al mare o Ragazzo Eroe. Molto meglio di Rihanna o David Guetta, no? E, comunque, gran disco. Tra le migliori uscite italiane del 2011. September Song www.arts.guardian.co.uk Trovesi & Coscia Un compositore geniale e due interpreti superlativinonsitrasformanoautomaticamente in un capolavoro. Questione di affinità. Questa volta, per quanto raffinatissimo, l'understatement campagnolo di CosciaeTrovesitrovanellafolieiper-parigina di Jacques Offenbach una materia poco consona alle loro gentili alchimie. G.M. DIEGO PERUGINI Un debutto che spiazza LUNGA ATTESA PAOLO ODELLO www.http://petergabriel.com www.zencircus.it Strane alchimie Tornano gli Zen Circus più «cattivi» di prima Dopo «Andate tutti affanculo» il gruppo pisano prosegue con «Nati per subire»: fotografia di drammi e liturgie dell'Italia diego.perugini@fastwebnet.it 35 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
Dario Franceschini arriva e si siede in prima fila. «Non intervengo, ascolto», dice a chi gli chiede quando sarà il suo turno. Il buon umore glielo fa passare la lettura di alcuni quotidiani che raccontano un Pd diviso in decine di correnti, quelle dei “vecchi” e quelle dei giovani dirigenti. Solo narrazioni dei giornalisti? Non risponde. Scrive su twitter: «Sono venuto solo per ascoltare, c'è chi ne aveva parlato come di un'iniziativa chiusa, invece ho sentito molte idee, molte spinte al cambiamento: questo è ossigeno per il Pd». Ettore Rosato, al suo fianco, scuote la testa: «Leggo anche che ci sarebbe un riavvicinamento tra Areadem e Modem. Ma di cosa parlano?». Arturo Parisi non c'è ma saluta come positiva la kermesse bolognese. Dei Modem in questa mega tensostruttura, piena di gente venuta all'iniziativa di Debora Serracchiani e Pippo Civati, “Il nostro tempo”, non se ne vede neanche l'ombra. Qui, di correnti non ne vogliono sentir parlare perché come spiega Serracchiani: «Non stiamo qui a formare la 17esima, le correnti si formano nel sottobosco, non in un'iniziativa di piazza». E se Debora usa il fioretto, non scende in polemica né con il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, né con il Nazareno, «il segretario non può venire, ma saluta. Ha la febbre e non è una battuta», Pippo ogni tanto dà giù di sciabola e non fa sconti né al suo ex sodale fiorentino né al quartier generale a Roma. «Leggo che ci sono i bersaniani ortodossi, quelli soft, be' la notizia è che ci sono ancora i bersaniani». Tutto sommato poteva andar peggio: questa non è una platea ostile al segretario, i bersagli piuttosto sono D'Alema e Veltroni. RISPOSTE DI CAMBIAMENTO Che vogliono? Vogliono diventare la prossima classe dirigente di un governo di centrosinistra, come spiega a chiare lettere Civati. «Noi - dice scaldando la platea intirizzita dal freddo - vogliamo dare una risposta di cambiamento a chi dice “si è sempre fatto cosi” e rilanciamo le nostre risposte alle domande dei cittadini: primarie per scegliere i parlamentari con qualsiasi sistema elettorale, uguaglianza fra chi lavora e chi vive di rendita, riforma del mercato del lavoro, feroce lotta alla corruzione e all'evasione fiscale». C'è anche una gran voglia di ritrovare l' orgoglio di appartenenza, perché «non è vero che siamo tutti uguali». «Non siamo tutti uguali - ribadisce Enrico Rossi, governatore toscano - perché noi governiamo includendo gli immigrati, sconfiggendo le paure, non lasciando soli i disabili, i più poveri. E lo facciamo malgrado il pesante taglio dei finanziamenti. Dobbiamo sconfiggere la Lega sul suo stesso terreno, il nuovo Ulivo ha vinto a Milano e può vincere in tutta Italia». Più coraggio, scelte nette, «non moderate», per dirla con il vicepresidente Pd Ivan Scalfarotto che elenca le sue priorità, dalla presa di distanza dal governo di Lombardo in Sicilia, alla tracciabilità per sconfiggere l'evasione, ad una legge sul riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto di qualunque sesso. L'europarlamentare David Sassoli invoca l'Unione degli Stati europei, Pina Picierno sogna una «prossima Italia» come «un Paese da guardare con rispetto, fondata sulla trasparenza delle istituzioni». Cita Berlinguer e la questione morale, mentre Serracchiani durante il suo intervento si rifà a Don Sturzo, “uomini e donne liberi e forti” così deve essere il partito. Arrivano i saluti di Michele Serra e Paolo Virzì. Uno degli organizzatori, Filippo Taddei ha chiamato Roberto Benigni, ma lui pensava fosse uno scherzo e l'ha mandato a quel paese. Sul palco sale anche Fabrizio Anzolini, giovane consigliere comunale Udc, nonché fidanzato della figlia di Pieferdinando Casini. «Per noi giovani è molto più semplice trovare un'intesa rispetto ai nostri segretari di partito: su lavoro, precariato, ambiente, patrimoniale, parliamo la stessa lingua». Civati non svicola sul dibattito segretario-candidato premier, «non ci appassiona» premette, ma «se qualcuno vuole dire che il ruolo del segretario del Pd e del candidato premier vanno separati, allora è un discorso che va affrontato subito. Noi lo abbiamo già detto: se il candidato alle primarie sarà il segretario, allora va bene Bersani». Altrimenti, «abbiamo le nostre idee. Il candidato premier non potrà certo essere in contrasto con il segretario». E alla fine la coppia Serracchiani-Civati saluta con una promessa: non si separeranno appena fuori dalla porta. Ogni riferimento a Renzi non è affatto casuale. Come ricucire la diaspora dei quarantenni del Pd, ormai sparpagliati tra i convegni di Bologna, Firenze e l'Aquila e talvolta l'un contro l'altro armati? Tre deputatidemocratici,FrancescoBoccia,DarioGinefrae Fausto Recchia, hanno deciso di provarci con Internet. O meglio con una pagina Facebok, «Tempo di esempi», che prende il nome dall'incipit di un loro articolo pubblicato sull'Unità il 17 ottobre, alla vigilia del convegno dell'Aquila. In cui, in sostanza, dicevano che l'unica maniera credibile per dare un profilo riformista al Pd è «fare proposte di legge su temi in grado di caratterizzare il partiEnrico Rossi MARIA ZEGARELLI p Si chiude la convention di Bologna. «Non siamo una corrente» p In platea Franceschini: sono qui per ascoltare, ho sentito tante idee L'INIZIATIVA Primo Piano «Il nuovo Ulivo vince, guardate cosa è successo a Milano» Areadem e Modem Ettore Rosato: «Un riavvicinamento? Ma di cosa parlano?» Civati e Serracchiani: «La sfida? Diventare classe dirigente» Si è chiusa a Bologna la convention promossa da Pippo Civati e Debora Serracchiani. Interventi di Enrico Rossi, Ivan Scalfarotto e David Sassoli. Presente in platea anche Franceschini: «Ho sentito tante buone idee». BOLOGNA «Tempo di esempi» Pagina di Facebook per riunire i 40enni Il confronto nel centrosinistra 10 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
L'ODISSEA DI NIM LO SCIMPANZÈ CHE PARLAVA Al Festival di Roma lo straordinario documentario del regista premio Oscar James Marsh. La storia di un primate cresciuto come un bambino e poi rimandato in gabbia. Un esperimento americano che fece epoca... C i si commuove, si ride,ci si «specchia» e, allafine, si resta stupiti diquanto gli uomini rie-scano ad essere bestie.O se possibile, anche peggio. Tutto seguendo la vita di uno scimpanzè «parlante», e di quanti lo hanno conosciuto e soffrono ancora oggi per la sua scomparsa. Sì, proprio come nei biopic, dove si ricostruiscono le vite dei grandi personaggi. E «grande» il piccolo Nim lo è stato davvero. Un «grande esperimento» che ha fatto storia e che oggi è raccontato nello straordinario documentario del premio Oscar James Marsh, in mostra al prossimo Festival di Roma, nella sezione Extra diretta da Mario Sesti. Abituato al racconto dell'«impossibile», come nel suo Man On Wire Oscar per il miglior documentario 2009 - dedicato all'acrobata francese che voleva attraversare le Torri Gemelle sospeso su un filo di acciaio, James Marsh evoca stavolta il Project Nim, appunto, l'esperimento voluto da un docente di psicologia della Columbia University deciso a «dare la parola» ad uno scimpanzè insegnandogli il linguaggio dei sordomuti. Ma in che modo? Facendolo vivere con gli umani, proprio come un bébé, così da renderlo un bimbo tra i bimbi alle prese con pannolini, ciucci, vasetti e pappine. Eccolo dunque, il bébé Nim strappato alla sua mamma naturale per essere «adottato» dalla signora Lafarge, ex studentessa del luminare professor Terrace, newyorkese, piena di figli - una piccola tribù - e moglie di un poeta ricco e molto alternativo. La nuova mamma è così motivata da allattare al seno il suo piccolo e farlo giocare coi suoi bambini. Una di loro, intervistata oggi, si commuove ancora al ricordo del «fratellino» perduto. In famiglia Nim impara le prime parole. Play, per esempio, giocare, che inventa lui stesso battendo le mani (o zampe?). Di giorno in giorno c'è un progresso «linguistico», mentre Nim impara a fare dispetti ad ogni uomo si avvicini alla sua mamma - compreso il professor Terrace - , impara a vestirsi con pantaloni e maglietta, a scalmanarsi coi fratelli facendo a pezzi l'appartamento e persino a farsi le canne. Perché, come sottolineano gli scienziati «gli scimpanzè hanno bisogno di distrazioni e sensazioni edonistiche», proprio come gli umani. Siamo negli anni Settanta. E si vede. Nim, però, non rinuncia alla sua aggressività. Ogni tanto dà un morso a qualcuno, fino a farlo sanguinare. Salvo poi scusarsi a modo suo. Il professor Terrance comincia ad avere dei dubbi. Anche perché nella Un'immagine tratta dal documentario «Project Nim» di James Marsh Susan Kuklin GABRIELLA GALLOZZI www.unita.it ggallozzi@unita.it Culture32 LUNEDÌ24 OTTOBRE2011
FRANCO BERLINGHIERI Foto Fioramonti/Ansa È il pianeta iridato neozelan-dese che illumina il mondoovale dopo che ieri,all'Eden Park di Auckland, gli All Blacks hanno superato i Bleus transalpini con il risultato finale di 8 a 7 e conquistato, dopo un'attesa durata 24 anni, il loro secondo trofeo mondiale. Difatti, i Kiwis dopo aver vinto la prima edizione del '87 giocata in casa (battendo anche quella volta i francesi) non erano riusciti a ripetersi nelle successive cinque edizioni. Era questa l'insoddisfazione che i “Tutti Neri” si portavano appresso. Non si sentivano ancora appagati dal successo, nonostante avessero ottenuto la testa nel ranking mondiale per lunghi periodi, da quando questa classifica è stata istituita nel 2003. Anche ieri arrivavano alla finale con una dote di 23 mesi consecutivi in pole position e questo alimentava ancora di più il desiderio di successo. Non erano solo i “Tutti Neri” a sognare il secondo titolo. A spingere verso questo trionfo c'erano tutti gli abitanti della Nuova Zelanda che fin dall'inizio della competizione hanno fatto sentire il loro corale sostegno. Faceva impressione vedere prima del match conclusivo una folla di tifosi fare ala, lungo tutto il percorso, al passaggio dell'autobus dei giocatori di casa, fin dentro lo stadio. Questa passione collettiva spiega anche che tra le qualità che hanno portato alla seconda conquista della World Cup, oltre alle capacità fisico-tecniche individuali e di gruppo c'era qualcosa di più intimo che stava compresso dentro la testa ed i muscoli di tutti gli All Blacks: la voglia di cercare la vittoria come una missione, quasi si trattasse del raggiungimento della felicità collettiva di tutto un popolo. Hanno fatto una grande fatica il capitano Riche McCaw e compagni per realizzare il sogno. A solo cinque minuti dalla fine, con un parziale a favore dei neozelandesi di un solo punto i Bleus erano ancora capaci di fare 15 fasi di gioco consecutive d'attacco. I francesi dimostravano forza mentale e caratteriale, freschezza fisica ed atletica e voglia di far vivere il gioco per cercare un errore di disciplina dell'avversario, guadagnare i tre punti del calcio piazzato e passare avanti. A quel punto gli All Blacks, con il risultato in bilico, hanno avuto la forza di fare appello alle loro riserve psico-fisiche e all'esperienza di una grandissima squadra per gestire il possesso ed impedire agli avversari di contrattaccare. Solo dopo il fischio finale, in campo e in ogni angolo delle due isole si è scacciata la paura di non farcela e di passare, ancora una volta, per quelli che sono i più forti soprattutto tra un mondiale e l'altro. Così è scattata una gioia incontenibile. Ora, la Nuova Zelanda raggiunge meritatamente nel medagliere iridato le altre due forti nazionali dell'Emisfero Sud: Australia e Sudafrica. Di là dall'oceano, alle nostre latitudini rimane solo la vittoria dell'Inghilterra del 2003. Ai transalpini, invece, rimane solo il merito agrodolce di aver giocato una finale ad altissimo livello: ad un passo dalla gloria. Il mondiale come una missione All Blacks campioni Sport Scacchi Mondiale seniores Dal 14 al 26 novembre si disputa ad Opatija (Croazia) il campionato del mondo seniores, maschile e femminile; il torneo è aperto a tutti gli Over 60 e alle signore Over 50. Si preannuncia una buona partecipazione italiana. Ogni anno il campionato diventa più forte e interessante: da quest'anno potremmo per esempio trovare in gara Anatolij Karpov. Sito internet www.rijekachess.com NORD Maltempo al Nord con piogge diffuse e persistenti su tutte le regioni. CENTRO Tempo marcatamente instabile su tutte le regioni. SUD Variabilità fin dal mattino su Sicilia e ioniche, in peggioramento sulle altre regioni. Domani NORD Cielo molto nuvoloso con pioggia, in graduale miglioramento sul settore ovest. CENTRO Cielo molto nuvoloso con pioggia. SUD Cielo molto nuvoloso con pioggia. Dopodomani Oggi Gli All Blacks sono campioni del mondo, torneo vinto nella loro Nuova Zelanda francoberlinghieri@hotmail.com Rugby, finale tiratissima contro la Francia: 8-7 I neozelandesi cercavano il trionfo da anni, come un tormento Brevi BASKET Caserta passa a Siena Cantù da sola al comando Risultati del 3˚ turno del campionato di serie A: Milano-Bologna 79-64, Biella-Teramo 69-67, Cremona-Sassari 89-92, Montegranaro-Roma 67-76, Varese-Casale 72-64, Venezia-Cantù 76-80, Siena-Caserta 65-69, Avellino-Treviso83-75 (giocata sabato). Riposa Pesaro. In classifica solo Cantù è a punteggio pieno. Il tempo ZOOM AdolivioCapece Tkachiev-Novita Jakarta 2011 Il Bianco muove e vince NORD Nuvolosità irregolare su tutto il Nord, CENTRO Rovesci sparsi sulla Sardegna, nuvolosità sulle regioni tirreniche, con piogge, Nuvoloso sul versante Adriatico. SUD Variabilità su Calabria. Nubi in aumento sulle altre regioni. TENNIS A Mosca trionfano Cibulkova e Tipsarevic Dominika Cibulkova e Janko Tipsarevic sono le facce felici della Kremlin Cup, torneo dei circuiti Wta e Atp disputato a Mosca. La slovacca ha conquistato il 1˚ torneo in carriera, il serbo la seconda vittoria del mese, dopo Kuala Lumpur. A Stoccolma si impone il francese Gael Monfils, che non vinceva un torneo da 15 mesi. SOLUZIONE:1.C:f6!,T:d6;2. Tc8+,Tf8;3.T:f8+,D:f8;4.T:h7 matto! 47 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011

DEPUTATI E SENATORI COSÌ SI CAMBIA, IL DIMEZZAMENTO È CONSERVAZIONE Il Senato delle Regioni La madre di tutte le riforme incompiute (Cla. Sa.) L'Unità sosterrà, sulle colonne del quotidiano e nelle pagine del sito Internet, la petizione di Legautonomie a favore del Senato delle Regioni. Abbiamo forti dubbi che questa legislatura possa davvero produrre riforme istituzionali così importanti, visto che Berlusconi dal suo bunker continua a gridare: o me o le elezioni. Ma questa è finalmente una proposta seria e vorremmo almeno che entrasse a far parte del programma di un governo di ricostruzione: un sola Camera politica con eletti di primo grado, un Senato delle Autonomie locali con rappresentanti di Regioni, Comuni e Province (eletti in secondo grado). Invece, di questi tempi, anche nel centrosinistra circolano proposte infelici. Ad esempio, quella di dimezzare il numero di deputati e senatori senza modificare nulla del nostro bicameralismo perfetto. Ecco, la distanza tra la proposta che lancia il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, e l'idea di un «taglio lineare» dei parlamentari ci pare abissale, sul piano istituzionale e su quello culturale. Intervenire nella Costituzione per dimezzare deputati MASSIMO RUBECHI F ermarsi ad osservareuno Stato per doman-darsi come siano struttu-rati i rapporti fra il cen-tro e la periferia non è mai un'operazione agevole. Soprattutto se si ha dinanzi un ordinamento in fase di riorganizzazione come quello italiano, dove le riforme da fare sono ancora molte e tutt'altro che marginali. Il punto di partenza per un'analisi sono le strutture di decisione a tutti i livelli: qualsiasi riforma che contempli un forte trasferimento di funzioni, come quella del Titolo V, dovrebbe infatti prevedere prima di tutto una revisione delle istituzioni a livello centrale e, se necessario, anche a livello degli enti intermedi. Questo per rendere ciascuno di essi in grado di svolgere i nuovi compiti assegnati e per assicurare adeguate forme di raccordo e di sintesi fra i diversi interessi contrapposti. Successivamente (o parallelamente) si dovrebbe procedere al trasferimento delle funzioni legislative - cosa che fa l'articolo 117 della Costituzione assegnando competenze proprie alle Regioni - poi a quelle amministrative - sulla base del nuovo articolo 118 - poi a quelle fiscali, tenendo conto dell'articolo 119. I livelli strutturali richiamati hanno evidentemente non solo una priorità logica, ma anche cronologica: volendo procedere con una riforma coerente, si dovrebbe partire dall'alto per poi scendere verso il basso. In Italia queste semplici coordinate non sono state affatto seguite e si è continuato a procedere in una maniera frammentaria ed incoerente. Con un vizio di fondo: la mancanza di una riforma del bicameralismo che ci consegni una sede appositamente dedicata alla ricomposizione dei conflitti fra i livelli di governo. È noto, infatti, che in tutti gli Stati federali vi è sempre una Camera di rappresentanza degli enti territoriali, poiché si tratta di un ruolo che non può essere surrogato o sottinteso al fine di evitare spinte centrifughe. In Italia, invece, no. E gli effetti si vedono. Il motore parlamentare non funziona perché non c'è la sede dove i diversi soggetti istituzionali concertano democraticamente e alla luce del sole: Da noi il tutto si risolve in contrattazioni di natura semiprivatistica con il governo (quindi saltando a pié pari il Parlamento) nelle Conferenze tra lo Stato e le autonomie locali. Le competenze legislative sono ancora in fase di definizione, sulla base di una giurisprudenza costituzionale altalenante. La Corte costituzionale si è trovata essa stessa, suo malgrado, a dover svolgere un innaturale ruolo di terza Camera. Le competenze amministrative sono ferme alle leggi Bassanini degli anni Novanta, non essendo stata approvata la Carta delle autonomie, nonostante ad essa siano demandati compiti fondamentali. Le competenze fiscali devono essere definite dai decreti legislativi attuativi della legge 42 del 2009, ma qui si sconta un vizio di fondo. Incomprensibilmente, dal punto di vista tecnico, il legislatore ha infatti deciso di procedere con il cosiddetto federalismo fiscale prima di quello amministrativo, anziché il contrario. Il grave ritardo che caratterizza la loro approvazione solo parzialmente si spiega alla luce della crisi economica che sta vivendo il nostro Paese, poiché non è certo semplice decidere chi ha potere di spesa prima di aver stabilito chi fa cosa, se non attraverso regimi transitori confusi e difficilmente efficienti. Il nostro federalismo si presenta dunque come un disegno incoerente e a tratti grottesco. Per uscirne non si può che tentare di recuperare una visione di insieme che ci consenta di ricominciare a mettere al loro posto i pezzi del puzzle. In questo contesto l'abbandono del bicameralismo perfettamente paritario, che impone tempi biblici di approvazione delle leggi e l'assenza di qualsiasi aggancio con le realtà territoriali, non è semplicemente una delle cose da fare, ma dovrebbe essere la prima. In un ordine logico e cronologico bisognerebbe partire da lì: trasformare una volta per tutte il Senato in una Camera delle Regioni e delle Autonomie costituirebbe la chiusura di sistema della transizione al federalismo, rendendo più efficienti e democratiche le nostre istituzioni e riducendo sensibilmente tempi e costi. Un bicameralismo asimmetrico ed efficiente vedrebbe infatti una fisiologica riduzione del numero dei parlamentari e l'attribuzione della fiducia alla sola Camera politica, mentre il nuovo Senato assumerebbe un ruolo di codecisore nelle principali politiche riguardanti Regioni ed enti locali. È allo stesso tempo del tutto inopportuno optare per proposte minimaliste e conservatrici che mirino ad un bicameralismo solo procedurale con piccole variazioni sulla composizione ma lasciando potere fiduciario a entrambe le Camere - come fa il progetto del governo attualmente incardinato al Senato - poiché rischierebbero di rendere ancor più farraginoso il procedimento legislativo e di non risolvere il problema dell'integrazione fra i livelli di governo. Alcune proposte del centrosinistra sono già sul tavolo e paiono tecnicamente molto più convincenti, come l'elezione contestuale al rinnovo dei Consigli regionali o, in maniera ancora più decisa, la cosiddetta bozza Violante, elaborata nella scorsa legislatura e riproposta in questa - che propone un'elezione di secondo grado da parte dei Consigli regionali e dei Consigli delle autonomie locali. Che si riparta da lì, quindi: prima il federalismo istituzionale, poi quello legislativo, poi quello amministrativo e, infine, quello fiscale. Se si vuole uno Stato efficiente, non si può più procedere al contrario. Parlamento e istituzioni L'analisi Con la creazione di una Camera della autonomie si avrebbe una riduzione fisiologica del numero dei parlamentari e si renderebbe finalmente più rapido e più efficiente il processo di approvazione delle leggi Primo Piano8 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
Tre ipotesi sul tavolo da portare a Bruxelles. Tutte con pesanti handicap politici o tecnici. Il governo ha 48 ore di tempo per decidere, sciogliere i nodi, scegliere una linea. Proprio quello che finora è mancato. Ieri sera Berlusconi lo ha fatto intendere: riforma delle pensioni e vendita degli immobili di Stato per sanare il deficit, ha annunciato alla fine del vertice. Così come ha aggiunto: nessun rischio per l'Italia. Beato chi gli crede. Nelle ipotesi al primo posto c'è la previdenza, tema molto sponsorizzato in Europa, soprattutto dalla Bce, e in Italia da Bankitalia e Confindustria. Gli uffici tecnici hanno già elaborato tutte le operazioni possibili per rendere il sistema più sostenibile. Tra le opzioni, l'accelerazione del sistema delle quote (i cosiddetti scalini costituiti dalla somma di età e anzianità contributiva). La riforma Damiano prevede che dal 2013 si passi a quota 97, che vuol dire 35 anni di contributi e 62 anni di età )oppure 36 e 61). Giulio Tremonti ha inserito sul sistema la cosiddetta finestra mobile, cioè l'attesa di un anno dopo il raggiungimento dei requisiti. Siamo quindi a 62 o 63 anni di età avendo 35 o 36 anni di contributi. A questo va aggiunto il coefficiente che collega l'età alla speranza di vita, che sposta in avanti i requisiti di qualche mese (più veloce per le donne). Il governo starebbe pensando di anticipare quota 97 al 2012, bloccando di fatto gli esodi dell'anno prossimo. Berlusconi ieri sera ha detto: 67 anni, questo gli ha chiesto l'Europa. QUOTA 100 Altre ipotesi più radicali parlano addirittura di quota 100, che in realtà significherebbe scardinare completamente il sistema. Quella quota, infatti, porterebbe l'età automaticamente a 65, cioè la stessa delle pensioni di vecchiaia, oppure il computo dei contributi a 40, cioè la terza fattispecie del sistema (a 40 anni di contributi non si ha vincolo di età. Insomma, sarebbe una rivoluzione totale. A questo si aggiunge l'ipotesi di un'anticipazione al 2013 o al 2012 dell'innalzamento dell'età pensionabile delle donne nel privato. Oggi il graduale aumento parte dal 2014 (le pubbliche partono già nel 2012) per finire nel 2026. Tutte queste operazioni messe insieme porterebbero a regime un risparmio di circa 3 miliardi. Va da sé che l'opposizione alzerebbe le barricate. Ma il problema di Berlusconi è soprattutto la tenuta del suo governo di fronte all'ipotesi previdenza. È probabile che Bossi, già indebolito dentro la Lega, colga l'occasione per staccare la spina e rilanciarsi come paladino delle anzianità (il premier ha detto: «Parlerò con Bossi»). Anche Maurizio Sacconi è sempre stato “freddo” per timore di perdere l'intesa con i sindacati più vicini e di rafforzare il fronte unitario. Il premier sa bene che la sua maggioranza spinge per altre misure. In primo luogo una sanatoria fiscale “camuffata” da concordato di massa per non suscitare reazioni europee. In Parlamento sono comparse le ipotesi più varie e fantasiose. Qui è Tremonti a puntare i piedi, sapendo bene che con un concordato di massa rischia di incrinarsi la rete antievasione inserita nella manovra di Ferragosto, per quanto abbia maglie ancora larghe. Quelle misure hanno sostituito il contributo di solidarietà che valeva 700 milioni il primo anno e 1,6 miliardi nel secondo. Già il fatto di aver computato la lotta all'evasione nel bilancio prima che quelle risorse siano effettivamente recuperate ha fatto storcere il naso a molti. Con il concordato, che dovrà assicurare prezzi scontati per rastrellare molti aderenti, il gettito sarà destinato a calare. Senza contare che si tratterebbe di una una tantum, poco accettata in Europa. Il terzo capitolo riguarda le privatizzazioni. Si fanno cifre iperboliche sul patrimonio pubblico da mettere a reddito. Per ora, però, gli uffici stanno ancora facendo l'elenco dei beni valorizzabili. Un'opera difficile e laboriosa, che richiederà tempo. Quanto alle società, con i mercati in queste condizioni si andrebbe verso una svendita. Insomma, tutte le ipotesi sul tavolo del premier somigliano ad armi spuntate. Quanto al piano Eurosud annunciato da Tremonti, non convince neanche i parlamentari più vicini al ministro. ROMA Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Ormai lui e il premier sono separati in casa Primo Piano «Farò la riforma delle pensioni» Pressato dall'Europa e da una situazione disastrosa il premier ha convocato il Consiglio dei ministri per domani. Lì dovra uscir fuori il decreto sviluppo da portare a Bruxelles. Riforma delle pensioni o condono? BIANCA DI GIOVANNI «Per chi non fosse convinto della necessità di dare subito all'Italia un governo forte ed autorevole, l'umiliazione subita dal nostro Paese nella conferenza stampa Merkel-Sarkozy ne è una prova inconfutabile», ha detto Walter Veltroni davantiaquantoèaccadutoieriaBruxelles. «Il governo italiano ancora una volta deve agire sotto tutela. Come era già avvenutoametàagostoilnostroPaeseviene commissariato da Bruxelles», ha aggiunto Stefano Fassina, responsabile economico del Pd. «Un governo incapacedifarelesceltenecessarieasalvaguardare l'interesse dell'Italia è costretto ad agire - aggiunge Fassina - oramai solo dietro ordine delle istituzioni europee, a dimostrazione di una debolezza politica nonpiù tollerabile.Èunasituazioneinsostenibile e immeritata. Il quadro diventerà, poi, ancora più umiliante se il presidente del Consiglio scaricherà sulla Ue, comehafattoquestaestate, leresponsabilità politiche che invece sono soltanto sueediungovernoincapacediaffrontare le sfide che gli competono». «Ci vuole subito un governo forte e autorevole» VELTRONI p Il premier lo annuncia a Bruxelles. Ad alto rischio un voto parlamentare sull'abolizione dell'anzianità La crisi italiana 6 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
CARLO BUTTARONI Il sondaggio L e case, sempre più, assomi-gliano a fortezze, con gra-te, porte blindate, videoci-tofoni, antifurto. Si fa attenzione ai luoghi che si frequentano, a dove si parcheggia; si privilegiano le aree illuminate e le strade affollate, nel tentativo di incrociare sguardi che rivelino solidarietà o almeno non tradiscano indifferenza. Questa è l'altra faccia dell'insicurezza e della paura, fatta di sensazioni, ombre, sospetti; di reati che non sempre sono tali, come le lampadine dei lampioni rotte o l'indifferenza. Fatti che incidono ugualmente nella percezione di non essere al sicuro perché hanno una dimensione che insiste sul quotidiano, che viola la sfera privata fatta anche di luoghi e simboli. Situazioni e sensazioni che rappresentano un elemento di rottura, una perturbazione improvvisa e imprevista che mette a repentaglio la qualità della vita e l'abitudine a stare al riparo dai pericoli. Dall'indagine di Tecné emerge un quadro in cui l'insicurezza è ricondotta principalmente al non sentirsi al sicuro in casa propria, ma anche al degrado e all'inciviltà, insieme all'ansia di vivere una realtà spogliata di ogni forma di solidarietà. Sono i centri urbani medi e grandi a soffrire maggiormente la sensazione di essere immersi in un'atmosfera dove predomina l'indifferenza, mentre chi vive nei piccoli comuni sembra ancora sentirsi relativamente al sicuro nella vita di tutti i giorni. Nelle città con più di 250 mila abitanti il 43% degli intervistati ha dichiarato che nel quartiere dove risiede avvengono frequentemente atti di vandalismo; il 65% ha detto di aver paura a camminare di sera in strade buie e solitarie; il 62% vive l'ansia di imbattersi in liti o atti violenti, senza che qualcuno intervenga a difesa dell'altro; il 59% teme di perdersi in strade di periferia che non conosce. Nei centri minori queste paure sono meno presenti: gli atti vandalici scendono al 25%, l'indifferenza al 47%, la paura di camminare in strade buie al 48%. La differenza tra grandi e piccoli centri rispetto alle paure quotidiane si riduce, tuttavia, quando si va a vedere come l'ansia ha modificato le abitudini. Sia se abitino in una grande città che in un piccolo comune, due intervistati su tre dichiarano di chiudere sempre la porta a chiave quando rientrano a casa o di cercare parcheggio in un'area ben illuminata. Un cambio di stili di vita che riguarda, quindi, una grande maggioranza di italiani, nonostante l'incidenza effettiva dei reati descriva una realtà molto diversa: il 6% degli intervistati ha dichiarato di essere effettivamente rimasto vittima di un reato negli ultimi 12 mesi e la percentuale sale al 9% nelle grandi città e si dimezza nei piccoli comuni. Si direbbe che il clima di allarme pesi più del reale peggioramento dei livelli di sicurezza e che la percezione incida più del rischio reale, come se il livello d'incertezza avvertito fosse il riflesso di qualcosa che avviene altrove, di fatti conosciuti tramite i media e ai quali si teme di non saper far fronte. Cresce quasi un senso di preparazione all'evento criminale, una dimensione che anticipa ciò di cui si ha pauIl buio dell'indifferenza Ecco che cosa fa sentire insicuri gli italiani Dove è ancora percepibile una rete di solidarietà, come nei piccoli Comuni, i cittadini si sentono tranquilli. Ma nei grandi centri la diffidenza è divenuta solitudine, e poi paura. La risposta è nella ricostruzione degli spazi pubblici La crisi italiana COS'È TECNÈ Primo Piano È un istituto di ricerca che opera nel campo dell'economia, della politica e dell'analisi sociale. Realizza periodicamente indagini sul consenso politico e sulle dinamiche dello sviluppo economico e sociale. L'Osservatorio PRESIDENTE DI TECNÈ 12 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
MASSIMO DE MARZI LECCE A ttenti al diavolo e alBoa(teng) stritola-tore. Con tre vitto-rie in otto giorni ilMilan si è rimessoin carreggiata in campionato e ha ipotecato gli ottavi di Champions, sfatando anche il tabù Via del Mare, dove non vinceva dal gennaio 2002. Diavolo folle e fantastico, Lecce soltanto folle. La sfida dell'ora di pranzo risulta indigesta per i padroni di casa, che pensavano di aver fatto un sol boccone dei campioni d'Italia nel primo tempo, chiuso clamorosamente avanti per 3-0, ma nella ripresa Allegri ha calato il jolly Boateng (già decisivo contro il Bate Borisov), che ha firmato la tripletta che ha consentito ai suoi di rimettersi in carreggiata, prima che il colpo di testa di Yepes regalasse al Milan la prima vittoria esterna della stagione. L'ultima volta che una formazione sotto di tre gol era riuscita a rimontare e vincere era stato il Genoa contro la Roma nel febbraio scorso: costò la panchina a Claudio Ranieri, questo rovescio rischia di costare caro a Eusebio Di Francesco: l'ex tecnico del Pescara, al debutto in A, da settimane vive sull'orlo dell'esonero, non era contro il Milan che era pensabile che il suo Lecce conquistasse punti salvezza, ma quando si perde una partita del genere significa che qualcosa non funziona. Tanto erano stati spietati i giallorossi nel primo tempo, quanto sono rientrati in campo molli e inconcludenti. In una partita iniziata col minuto di silenzio in memoria di Marco Simoncelli, ricordato anche dal tabellone luminoso dello stadio Via de Mare, una dormita della difesa del Milan e una mezza papera di Abbiati regalano subito il vantaggio ad un Lecce che poi approfitta di un altro errore del portiere rossonero (e della generosità dell'arbitro Peruzzo) per conquistare un rigore che l'ex Oddo trasforma per il clamoroso 2-0 salentino. Prima dell'intervallo c'è addirittura il tempo di vedere il terzo gol firmato da Grossmuller, che sembra dare il via alla festa giallorossa, ma nella ripresa il Lecce ritorna in campo convinto di aver già vinto, mentre Allegri lascia negli spogliatoi i fantasmi di Robinho e Ambrosini, inserendo Aquilani e Boateng. Il ghanese in un quarto d'ora imita la prodezza di Anastasi dei tempi d'oro nella Juve anni Settanta: prima di sinistro, poi di destro e infine con un gran rasoterra segna la tripletta che riporta in parità il Milan. Nel frattempo si è svegliato anche Cassano, che nel finale sforna un assist al bacio per il colombiano Yepes, che firma la prima rete in rossonero e regala ai suoi una vittoria dal sapore speciale. «Nel primo tempo siamo stati tragici, nella ripresa abbiamo avuto un approccio diverso e siamo stati bravi a crederci fino in fondo», ha commentato Allegri, che poi si è tolto anche qualche sassolino dalle scarpe. «È da un po' di tempo che ci danno per finiti, ma questa squadra ha ancora molto da dare». Di Francesco, invece, faticava a trovare le parole per descrivere il disappunto di casa Lecce: «Sembrava una gara perfetta, è finita come in un incubo». Foto di Renato Ingenito/LaPresse INFERNO E BOATENG AL MILAN PIACE COSÌ Il commento Kevin Prince Boateng A Lecce ha fatto una tripletta Rossoneri folli e meravigliosi, Lecce meraviglioso e folle: finisce 4-3, dopo il vantaggio pugliese di tre reti. Decisivo il ghanese: tripletta in un quarto d'ora G iocate sette partite, sipuò affermare chel'impressione inizialenon era ingannevole:questo campionatopromette di essere il più imprevedibile e incerto da molti anni a questa parte. Gli stop and go di tutte le candidate al titolo, la classifica corta, gli inserimenti di outsider, la mancanza di gerarchie ben delineate, concorrono all'interesse del campionato assai più di quanto lo facciano il gioco espresso, il protagonismo di stelle consacrate, o l'emergere di nuovi talenti. Ma occorre sapersi accontentare. Una cosa è certa, va meglio così rispetto all'epoca in cui, non molti anni fa, qualcuno si spartiva titoli e appannaggi, combinando mezzi finanziari e fattori tecnici con metodi spregiudicati, fuori da ogni etica sportiva. Proprio quell'epoca ha fatto male al nostro calcio e la sua eredità negativa si riflette sul rischio di declino oggi ben visibile. Se il calcio ha una sua logica, e sicuramente ce l'ha, è logico che in testa alla classifica ci sia l'Udinese di Guidolin. I friulani sono la squadra sinora capace di maggiore continuità, dispongono della difesa di gran lunga Sport Serie A Eppure c'è una logica 44 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
«Dichiariamo al mondo intero che abbiamo liberato il nostro Paese, con le sue città, i suoi villaggi, le nostre più alte montagne, i deserti e i cieli». La piazza di Bengasi gremita di persone osannanti accompagna con un applauso corale le parole di un ufficiale libico. Al suo fianco c'è il presidente del Cnt, Abdel Jalil. È il giorno atteso da oltre quarant'anni. La cerimonia comincia con la lettura di un passo del Corano e con l'inno nazionale. Molti tra la folla sventolano la nuova bandiera della Libia. È una domenica di festa per Bengasi, la città da dove otto mesi fa partì la rivolta contro il Colonnello e il suo regime. Alla folla di Bengasi, Jalil chiede «perdono, tolleranza e riconciliazione» e invoca «il rispetto della legge», assicurando che «stiamo organizzando la sicurezza nazionale e un esercito nazionale che proteggerà i confini e la nazione». «Grazie ai combattenti che hanno ottenuto la vittoria, sia civili che militari», ha aggiunto Jalil, che ha anche espresso riconoscenza all'Unione europea, alla Lega Araba e al Consiglio di cooperazione del Golfo, il gruppo di sei nazioni guidato dall' Arabia Saudita. La Nato, che ha aiutato i ribelli con gli attacchi aerei, ha compiuto il suo compito «con efficienza e professionalità», rimarca il presidente del Cnt. Poi ha ricordato i caduti nella battaglia contro il Colonnello: «Questa rivoluzione è iniziata in modo pacifico per chiedere il minimo di diritti legittimi, ma è stata attraversata da eccessiva violenza», dice ricordando le vittime. Ma alcune affermazioni del presidente del Cnt proiettano ombre inquietanti sul futuro della nuova Libia. Jalil, parlando della sharia (la legge islamica) alla folla radunata a Bengasi ha fatto un paio di esempi per spiegare cosa si intende per Paese islamico che la applicherà come «legge basilare». «Per esempio, la legge sul divorzio e sul matrimonio (che con Gheddafi proibiva la poligamia e autorizzava il divorzio, ndr), questa legge è contraria alla Sharia e non è più in vigore», spiega Jalil. Ha poi annunciato l'apertura in Libia di banche islamiche che, conformemente alla legge islamica, non potranno dare interessi. «Cercheremo soprattutto – dice il numero uno del Cnt – di istituire banche islamiche che in futuro vieteranno l'usura, secondo la tradizione islamica». Da Bengasi a Washington. «Dopo quattro decenni di dittatura brutale e otto mesi di una sanguinosa guerra, il popolo libico può ora celebrare la sua libertà e l'inizio di una nuova era», afferma il presidente degli Stati Uniti Barack Obama in un messaggio ai libici. «Ora che i combattimenti sono finiti, il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) deve volgere la sua attenzione alla futura transizione politica», scrive Obama nel messaggio, diffuso dalla Casa Bianca. Il presidente afferma inoltre la volontà degli Stati Uniti di essere a fianco delle autorità libiche «che lavorano per preparare il Paese alle prime elezioni libere e giuste».Obama ricorda alla nuova leadership la necessità di portare avanti il suo «impegno per il rispetto dei diritti umani, a cominciare dal processo di riconciliazione naIntervista ad Abdel Hafez Ghoga UMBERTO DE GIOVANNANGELI Parla il vice presidente del Cnt: «Scioccante l'uccisione del raìs, ora però inizia il percorso verso libere elezioni, non accetteremo altre dittature» Q uesto giorno resterà nel-la storia del mio Paese. Èil giorno di una secondaindipendenza: la Libia si è liberata del tiranno e ora inizia una nuova era: quella della democrazia». A sostenerlo, nel giorno della proclamazione ufficiale della Liberazione della Libia, è Abdel Hafez Ghoga, vice presidente del Cnt. Avvocato, attivista dei diritti umani, Abdel Hafez Ghoga è naturalmente molto attento a ciò che sarà il giorno dopo la fine dell'era-Gheddafi. «So - dice a l'Unità - che anche in Italia c'è chi teme che la Libia possa finire in mano agli integralisti. Ma posso assicurare che non sarà così: non abbiamo combattuto una dittatura per veder poi realizzato un regime teocratico, “jihadista”. La Libia del futuro sarà uno Stato unitario, democratico, pluralista, protagonista di una politica di pace e cooperazione nel Mediterraneo». E sulla fine del Colonnello, Ghoga taglia corto: «È stato ucciso dai rivoluzionari. Capisco che certe immagini possano essere scioccanti, avremmo preferito catturarlo vivo e processarlo in Libia, ma nessuno piange la morte di un tiranno che pur di mantenersi al potere aveva dichiarato guerra al suo popolo». Le immagini degli ultimi momenti di vita di Muammar Gheddafi hanno scioccato l'opinione pubblica internazionale. Da più parti si chiede al Cnt di aprire una inchiesta sull'uccisione del raìs. «Il mondo non ha potuto vedere le immagini degli oppositori di Gheddafi torturati e uccisi nelle carceri del regime. Non ha potuto vedere i cadaveri di donne e bambini massacrati dalle milizie del tiranno. Avremmo preferito processarlo in Libia e condannarlo alla pena che meritava…». Invece è stato ucciso: un atto di giustizia sommaria «La rabbia ha prevalso sulla ragione. Lo ripeto: avremmo preferito processarlo, intendiamo fare piena luce sull'accaduto, ma resta il fatto che a uccidere il tiranno siano stati i rivoluzionari. Penso che voi italiani, che avete conosciuto il fascismo, possiate comprenderlo meglio di tanti altri. La fine di Gheddafi è un monito per tutti i dittatori che continuano ad opprimere i loro popoli e, al tempo stesso, è un messaggio di speranza per quei popoli che combattono per la loro libertà. Per quei popoli, penso a quello yemenita, al U. D. G. Festa a Tripoli per la proclamazione della Liberazione. Il capo del Cnt Jalil invoca «riconciliazione e tolleranza» ma in nome della sharia abolisce le leggi che consentivano il divorzio e proibivano la poligamia. «Gheddafi, orrore inevitabile ma la Libia sarà democratica» Primo Piano Tripoli, proclamata «la Liberazione» Jalil abolisce il divorzio p Luci e ombre nel giorno dei festeggiamenti per la fine della guerra durata otto mesi pObama ricorda «il rispetto dei diritti umani». Londra per un'inchiesta Onu sulla morte del raìs La fine del regime 18 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
R itorna la morte in te-levisione, in diretta.Nessun tiranno, nes-suna folla inferocita,nessun cadavereesposto da dileggiare e fotografare. Ieri è morto un ragazzo, Marco Simoncelli, inseguendo la gloria, la velocità, il tempo, il futuro. Un attimo, e il buio negli occhi, nel cuore, nei pensieri. Un attimo e siamo qui a piangere non l'asso ma il giovane. Il circo, stavolta, si è fermato. Muto, incredulo, attonito. Il corpo del pilota è una cicatrice che resterà nell'immenso campo dei nostri dolori e dei nostri rimpianti: capitan Valentino e gli altri eroi a Superga, Gilles contro quel paletto, Ayrton in quella curva, Gigi attraversando un corso, Gaetano su una strada polacca, i tifosi dell'Heysel... Nella nostra memoria nessuna croce manca. No, non vogliamo, qui, ora, fare facile demagogia. Oggi, pensiamo a Marco. E vogliamo ricordarlo sul podio, felice, con quel viso rassicurante di un fratello, di un amico, di un compagno. Quel viso che possedeva tutti i colori e le speranze di tutte le primavere. Quella capigliatura allegra che riempiva lo schermo. Quella voce inconfondibile sempre pronta alla battuta. Con te abbiamo gioito e riso. Da oggi ti piangiamo. Ciao Marco. www.unita.it Darvin Pastorin CIAO MARCO Sportlunedì Marco Simoncelli Nato a Cattolica il 20 gennaio 1987 Nel 2008 vinse il mondiale 250 Ha corso 151 gp con 14 vittorie e 31 podii (perfino in Superbike) Morto ieri, in corsa in Malesia Quel sorriso da portare sempre con noi 41 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
Più che le tirate d'orecchi al governo italiano, più che gli ultimatum sulle misure per la crescita da prendere «entro mercoledì», più che l'accostamento alla Grecia oramai automatico, per l'Italia il momento più umiliante al summit Ue di ieri a Bruxelles è stato quando alla conferenza stampa congiunta del presidente francese Nicolas Sarkozy e della cancelliera tedesca Angela Merkel una giornalista di Radiofrance ha chiesto ai due leader cosa avessero detto al premier Silvio Berlusconi e se fossero rassicurati dalle sue risposte. Sarkozy si è girato verso la Merkel con un sorriso complice, sono passati alcuni imbarazzanti secondi di silenzio e poi la sala stampa è scoppiata in una risata. Ha riso anche la cancelliera, abbandonando per un attimo ogni etichetta diplomatica. «Eravamo insieme a questo incontro», ha detto ridendo il presidente francese. Gli italiani in sala sono arrossiti. Pochi secondi di verità sull'immagine di Berlusconi e dell'Italia in Europa destinati a passare alla storia più dei fiumi dei inchiostro versati per raccontare la mancanza di credibilità senza precedenti. Poi Sarkozy è tornato serio e, scegliendo attentamente le parole, ha detto: «Confidiamo nel senso di responsabilità dell'insieme (sottolineando con la mano la parola “insieme”) delle autorità italiane politiche, finanziarie ed economiche». «SIATE ALL'ALTEZZA» L'Italia, ha aggiunto Merkel, «è un partner grande e importante e deve esser all'altezza delle sue responsabilità», deve «ridurre in modo credibile il suo debito molto elevato» e «spero che siano prese le misure necessarie». Un giornalista italiano ha chiesto di precisare se la loro fiducia si estende anche alla persona di Berlusconi. «È il nostro partner e abbiamo fiducia in lui», ha tagliato corto la cancelliera. Sul fronte europeo il vertice Ue di domenica non ha registrato progressi sostanziali. Tutto rimandato ai supplementari di mercoledì, quando un secondo vertice straordinario dovrà convalidare l'intesa provvisoria per ricapitalizzare le banche con 108 miliardi di euro. Entro mercoledì bisognerà trovare una soluzione al taglio del debito greco e al rafforzamento del fondo salva-Stati. Intanto è stata approvata la decisione di nominare “Mr Euro” il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, che due volte all'anno presiederà la riunione dei leader dell'eurozona. Quella di ieri è stata piuttosto la giornata dell'Italia, nel ruolo dello scolaretto impreparato da sgridare. Fonti diplomatiche hanno confermato che già sabato sera Berlusconi, che con la stampa si vantava di aver convinto la Merkel con le sue rassicurazioni, era in realtà stato convocato a colloquio per il mattino seguente. Nervoso? Gli hanno chiesto domenica. «Che domande mi fate? Non sono mai stato bocciato in vita mia». Prima del vertice però la tirata d'orecchi è stata più lunga del previsto. Prima Van Rompuy e il presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso, poi per 30 lunghissimi minuti Merkel e Sarkozy. Un diplomatico tedesco ha riferito all'agenzia Reuters che i due hanno ribadito «la necessità urgente di riforme concrete e credibili». Un altro diplomatico ha spiegato all'agenzia Afp che Berlusconi «è troppo sicuro di sé» e «soffre di una mancanza di credibilità». SULLA BOCCA DI TUTTI All'arrivo degli altri leader il caso Italia è sulla bocca di tutti. «Non penso di dover essere io a dire all'Italia cosa fare», ha dichiarato il premier svedese Fredrik Reinfeldt, «ma è molto importante che lo faccia con il sostegno del popolo italiano» perché «c'è molto da guadagnare se inizi a fare le riforme strutturali giuste». Il presidente polacco dell'Europarlamento, Jerzy Buzek, ha incoraggiato Roma a prendere «le misure per l'austerità e le riforme». La Grecia e l'Italia «devono essere consapevoli delle proprie responsabilità e delle decisioni, nuove, che dovranno prendere», ha detto Sarkozy. Il premer dimissionario belga, Yves Leterme, ha voluto precisare: «la nostra situazione è completamente diversa da quella italiana». Il Belgio ha ridotto il suo debito ed «è un Paese con una forte crescita». A fine giornata è toccato Herman Van Rompuy dare l'ultimatum all'Italia con tanto di lista dettagliata dei compiti a casa. Bisogna dare rassicurazioni ai mercati “entro mercoledì”, ha detto, spiegando che l'Ue esige risposte su “bilancio, riforma del mercato del lavoro, imprese pubbliche e privatizzazioni, giustizia, lotta all'evasione fiscale». Noi, ha concluso, «lavoreremo mano nella mano affinché gli investitori e gli altri Stati membri siano rassicurati che l'Italia darà esecuzione a ciò che ha promesso». Intervista a David Sassoli ANDREA CARUGATI ROMA L'europarlamentare Pd: «ll nostro Paese avrebbe le possibilità per farcela. Questo governo ci costringe a combattere con le mani legate, senza idee credibili» Q uella di Merkel e Sarkozy èuna risata molto amara peril nostro Paese. L'Italia viene messa alla berlina dall'Europa, ma non merita tutto questo. Nessuno può offendere l'Italia in questo modo», dice David Sassoli, capodelegazione Pd al parlamento europeo. I due leader hanno sorriso in risposta a una domanda sulle rassicurazioni offerte da Berlusconi sulla crisi... «Una scena impietosa Italia ridicolizzata per colpa del governo» MARCO MONGIELLO Vi fidate di Berlusconi? È stata app Primo Piano Accomunati alla Grecia La giornata in cui l'Ue si è occupata di noi, dell'Italia. Con preoccupazione, con severità. Merkel e Sarkozy hanno dato l'ultimatum: avete tre giorni per presentare riforme credibili su debito e crescita. BRUXELLES Berlusconi umiliato in Europa pAl vertice di Bruxelles Roma sorvegliata speciale. Merkel e Sarkozy: subito misure per debito e crescita La crisi italiana «I due Paesi devono essere consapevoli delle cose da fare» 2 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
Pierluigi Pirotta Una persona che ha già da assolvere agli impegni della propria vita, può generosamente impegnarsi anche in una pubblica funzione, rischiando, non potrebbe impegnarsi con risultati positivi in due funzioni. www.facebook.com/unitaonline Maxino Sed È incredibile, un qualsiasi italiano penserebbe che le persone che occupano cariche importanti siano persone oneste, esempi di rettitudine da cui il popolo dovrebbe trarre insegnamento: c'è bisogno che lo dica la Corte Costituzionale i doppi incarichi sono incompatibili? Come mai per i lavoratori il doppio lavoro è illegale e per loro no? www.unita.it Anna Scarpetta Era ora che si cominciasse a mettere i puntini sulle “i”, le leggi sono leggi e vanno rispettate, tanto più gli articoli della costituzione. Ebbene, se vi è incompatibilità di incarichi come recitano gli articoli costituzionali, allora va preso alla lettera. La Corte Costituzionale si è pronunciata in merito. www.facebook.com/unitaonline Salvatore Caiazzo Sono sempre stato convinto che basta poco, a volte, per scardinare il potere che questi doppio-incaricati credono di avere.... basta non rinunciare mai ad essere attenti ed avere la forza di denunciare e ricorrere alle istanza istituzionali previste!!! Grazie ai denuncianti. www.unita.it Giorgio Cervino B. si comporta da perfetto gnorri... nemmeno se fanno nome e cognome capisce che si parla di lui. Cosa altro vuole per capire che ha esagerato? Gli facciamo un disegno? www.facebook.com/unitaonline Giuliana Giuliano Grazie a quei cittadini che hanno ricorso alla magistratura... un doppio grazie. Se non fosse stato per loro saremmo ancora all'interpretazione della legge... Tanti incarichi, tanti affari, ma la politica è una cosa seria, va fatta con impegno, con dedizione, e non è per male, ma i doppi-incarichi spesso creano conflitti d'interesse e malaffare non sempre, per carità, ma la storia ci ha dimostrato che può capitare. www.facebook.com/unitaonline SPORT IN LUTTO Addio a Marco Simoncelli campione allegro Crimine o misfatto? Che malinteso sfogliando i giornali e guardando i tg Social Basta con i doppi incarichi La tiratura del 23 ottobre 2011 è stata di 123.949 C he scempio, che orrore»commentava afflitta ziaMariella, in una rara pau-sa elegiaca della sua indole combattente, guardando i tigì e sfogliando i giornali (l'edicolante di fronte al condominio equo e solidale scambia ogni giorno i quotidiani con teglie di melanzane ripiene, pezze di formaggio e capocollo di casa, perché l'informazione è il pane dei popoli, ma pure il companatico). «Oh, avete ragione, commare concordava Franca-di-sopra - certe cose non si possono proprio guardare. È orribile, hanno esagerato». «Ma sapete, quando un popolo è stremato diventa pazzo e feroce... Ricordatevi della guerra, di quel Ventennio lì...» provava a dire, empatica e rievocativa, commare Mille-e-una.notte. «Sì, un popolo stremato, un Paese sconvolto e finito» ripeteva sconsolata zia Mariella, voltando un'altra pagina e cliccando sul telecomando. «Incendi in piazza, muri che crollano, gente terrorizzata, disoccupazione, povertà, caos, macerie... » elencava, sopraffatta. «E lui lì a nascondersi, a lanciare ogni tanto videomessaggi dicendo che tutto va bene e il Paese sta per risorgere e tutti sono con lui» rincarava Franca-di-sopra. «Ma c'erano e ci sono ancora, i suoi fedeli» ha interloquito zia Enza, sempre sensibile alla parte relazionale della Storia e delle storie. «Eccome! Fedelissimi, disposti a difenderlo contro tutto e contro tutti» hanno risposto in coro le commari. «Di fronte a ogni evidenza, a ogni nuova bomba?». «Esattamente. Di fronte a ogni cosa. Disposti a combattere per lui». «Anche se tutto intorno crolla?». «Anche». «Incredibile, quello che un Paese riesce a tollerare, a soffrire...» scuoteva il capo zia Enza. «E alla fine... ». «Alla fine niente - ha concluso zia Mariella - : ha avuto la cinquantatreesima fiducia, e dice che andrà avanti fino al 2013 almeno». A sud del blog Manginobrioches www.unita.it Merkel e Sarkò ridono di Silvio CONFERENZA «IMBARAZZANTE» SPECIALE Piazza e democrazia, il web «orienta» il nostro sguardo ESTERI Tremendo terremoto in Turchia: oltre mille morti 27 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
Foto di Adelaide Di Nunzio/LaPresse S e le cronache recenti ciraccontano di un'Ameri-ca estrema, in cui gliadolescenti gay arriva-no a togliersi la vita oppure, al contrario, trovano il coraggio di parlare a viso aperto di sé per combattere le derisioni, in Italia l'omofobia si nutre troppo spesso soltanto di silenzi. Chi si scopre attratto da una persona del proprio sesso di frequente vive le proprie emozioni in segreto. «Una mattina di novembre, la prof cambia i posti e dietro mi trovo Natalia. Non l'avevo mai pensata – racconta S., un' adolescente di 14 anni -. Iniziamo a parlare di musica e mi accorgo che è una bellissima ragazza. Dopo qualche tempo sento che c'è qualcosa che non va, sono troppo coinvolta da lei, dai suoi gesti, dalle sue facce, da tutto, e improvvisamente mi scatta una voglia tremenda di baciarla». Quando arriva l'estate S. soffre moltissimo del distacco. «L'estate più brutta della mia vita, non vedo Natalia per 3 mesi, ci sentiamo al cellulare, ma abitiamo abbastanza distanti è non è facile organizzarsi. Ho una specie di deperimento, perdo i capelli. Le mie amiche parlano di ragazzi, una di loro dice di essere lesbica ma è solo uno scherzo. Quando la scuola ricomincia e rivedo Natalia più bella di prima sono al settimo cielo. Il mio tormento è che non so più chi sono, mi sento isolata, con lei non ho il coraggio di dire nulla, ma voglio starle sempre vicino». S. è una ragazza come ce ne sono tante, che vive un sentimento ed è chiusa nella trappola della paura. Teme il giudizio, la derisione, l'isolamento. Ma per fortuna trova il coraggio di inviare una mail al nostro giornale, cercando ascolto e risposte. Quanti sono gli adolescenti come lei? Il Gay Center ha condotto una indagine su mille ragazze e ragazzi dai 13 ai 26 anni in tutta Italia, di questi «il 74 per cento racconta di aver subito almeno un episodio di bullismo omofobico, la metà (36 per cento) è avvenuto a scuola». Se tre adolescenti su quattro con tendenze omoaffettive sono vittima di bullismo possiamo comprendere la «paralisi» degli altri. COMING OUT Quasi la metà infatti (il 45 per cento) racconta di non aver fatto coming out a scuola. Siamo dinanzi a un circolo vizioso che erige barriere di invisibilità. I dati sulla percezione dell'omosessualità da parte degli studenti che si dicono etero parlano chiaro. Alla domanda su quanti studenti gay ritengono che ci siano nella propria scuola, il 30% risponde nessuno, il 57% meno di uno. Lesbiche e gay rischiano di essere cacciati nel buio, o considerati macchiette, pure eccezioni. Ma si può essere certi del proprio orientamento a 15 anni? Difficile, se non impossibile. Sarebbe meglio per tutti (presunti etero e presunti gay) parlare di emozioni, sentimenti, rapporti più che di identità che ancora richiedono tempo per formarsi. Infatti S. ci scrive: «Sta di fatto che io non riesco a vedere chiaramente, la mia mente parte e fantastica su di lei, ma non ho fantasie sessuali, immagino il suo corpo, immagino me e lei che dormiamo insieme, che ci baciamo, che ci abbracciamo, ma non altro. E questo continuo su e giù mi fa stare male e confondere. Vivo di ogni suo piccolo gesto, sorriso, parola, verso di me o anche verso gli altri ed è dura comprendersi e comprendere». S. non riesce a parlare con gli altri. E come potrebbe se non viene «vista»? «Nessuno sa di questa mia attrazione verso di lei, tengo tutto dentro e sto male». Si tormenta facendo la detective di se stessa per capire se è lesbica o no. Laddove, se solo scuola, società, famiglia pretendessero di meno acerbe certezze, sarebbe liberatorio vivere i sentimenti al presente e non trasformarli negli indizi di un giallo. Gay News Come denunciare le violenze subite? Chi è vittima di discriminazione o chi ne è testimone può collegarsi al sito www.unar.it (Ufficio nazionale antidiscriminazioni). Dal 2009 le denunce in seguito alle quali si è aperta una indagine sono più che raddoppiate. Le istruttorie fino adesso avviate sono circa 2000. Tra i maltrattamenti di cui Unar si occupa ci sono quelli sulla base dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere che sono stati oggetto della «Settimana contro la violenza», giunta alla terza edizione (istituita con Protocollo di intesa tra il Ministro per le Pari Opportunità e il Ministro dell'Istruzione). Durante la Settimana che ha coinvolto oltre 100 istituti, hanno lavorato nelle scuole le principali associazioni tra cui Acli, Arcigay, Agedo, Fish, Telefono azzurro, Telefono Rosa, Enar, Cir e Sucar Drom. È lo sguardo non settoriale sulla discriminazione a costituire un importante passo avanti. Grazie anche alla presenza di Arcigay, si sono tenuti incontri contro il bullismo omofobico, in particolare a Pavia dove uno studente del liceo classico ha denunciato episodi di maltrattamento di cui è stato vittima negli ultimi mesi di scuola. L'Unar interviene anche fuori dalla scuola. Tra gli obiettivi per il 2012 la formazione in chiave anti-discriminatoria delle forze di polizia prevista in seguito alla nascita dell'Oscad, l'osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori. Nonché la formazione degli operatori delle carceri. La copertura di circa il 50% del territorio nazionale attraverso sportelli che mettono in raccordo enti locali e associazioni. Particolare attenzione viene data alle persone trans e transgender nei luoghi di lavoro. Si è appena concluso un tavolo con i rappresentanti delle principali associazioni che darà vita a iniziative mirate previste per la «Settimana contro il razzismo». delia.vaccarello@tiscali.it Il blog STORIA DI S. IN CERCA DI IDENTITÀ Il quotidiano online sull'omosessualità Delia Vaccarello GIORNALISTA E SCRITTRICE www.unar.it I vostri commenti gli articoli, le risposte A 15 anni è difficile essere certi del proprio orientamento sessuale. Sarebbe meglio parlare di sentimenti ed emozioni senza fare i detective Napoli Un gruppo di ragazzi per le strade partenopee www.gaynews.it LIBERI TUTTI Arriva l'Unar: l'ufficio anti discriminazione anche per i gay Dal 2009 ad oggi le denunce sono state circa duemila http://liberitutti.blog.unita.it 37 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
Foto di LaPresse MA. SOL. msolani@unita.it D iobò che bello». Mar-co Simoncelli l'avevavoluto proprio così iltitolo della sua auto-b i o g r a f i a , c o nquell'espressione che in Romagna è un intercalare, una gobba su cui far scivolare la lingua più che una imprecazione blasfema. E in quelle tre parole c'era tutto il senso dei 24 anni di vita di un bambino grande e grosso, e veloce come gli anni che gli sono scivolati via fino al secondo giro del Gran premio di Sepang. Quella pista dove soltanto tre anni fa aveva festeggiato la vittoria mondiale nella 250, primo colpaccio di una carriera che tutti nel paddock scommettevano costellata di successi. Non il destino, evidentemente. Non la morte che da sempre è fedele compagna di viaggio dei piloti, accucciata sotto ai cupolini ad oltre 300 chilometri all'ora. Marco la esorcizzava come gli altri, gas spalancato e sorriso aperto sotto a quei riccioli diventati un marchio conosciuto in tutto il mondo. Anche in Spagna, dove “Super Sic” non godeva certo di buona fama. A Barcellona, in giugno, si era dovuto presentare addirittura scortato dopo aver ricevuto minacce di morte e più di qualche insulto dai colleghi iberici. Barbera ai tempi della 250, e poi Lorenzo e Pedrosa, che a Le Mans era stato buttato per terra da Simoncelli e aveva rimediato un pesante infortunio alla spalla. Ma cattivo, in pista, Marco non lo era mai stato. Duro sì, ma un duro vecchia maniera, uno di quelli che si esaltano nel corpo a corpo, che si attaccano ai freni un metro più tardi degli altri e si infilano dove nessun comune mortale sognerebbe mai di passare con una moto da quasi 200 chili e più di 250 cavalli. «Un bastardo», lo aveva preso in giro lo stesso Valentino dopo aver subito a Misano uno di quei sorpassi che nelle gare di oggi si vedono sempre di meno. Vale, l'amico di sempre, Vale il compagno di pazzie negli allenamenti in mezzo alle dune della “cava”. Vale, proprio lui, in lacrime dopo averlo investito assieme a Edwards in quella carambola maledetta sull'asfalto malese. Coraggio e grinta, ma anche un cuore grande così in un mondo abitato ormai da robot tanto veloci quanto poco affascinanti. Simoncelli, invece, era tutto questo. Marco dei grandi abbracci, Marco cresciuto nelle mini moto e così grosso da far sembrare mini fra le sue braccia anche la MotoGp. “Goofy”, goffo eppure stupendo, così appeso fuori dalla moto spalla e ginocchio a pochi centimetri dall'asfalto. I giapponesi della Honda credevano in lui e in lui vedevano l'erede di Rossi. Per questo lo avevano voluto sulla moto ufficiale, preferendolo a Dovizioso. L'anno prossimo, la grande occasione. Che non arriveràe lascia il posto soltanto al dolore e ai rimpianti. quando lo fanno toccano il cielo con un dito. Marco lo aveva fatto». Insomma lei non cerca della cause per quello, di drammatico, che è successo… «No, perché esiste quella che si chiama fatalità. Incombe su tutti noi, anche su chi va dal posto di lavoro a casa e viceversa tutti i giorni. Non te lo prescrive il medico che devi correre. Ma se vuoi trasformare la tua passione in quello che è un mestiere molto particolare, sei l'uomo più felice del mondo. Come Simoncelli. Ognuno di noi si guarda intorno: la moglie, i figli, gli amici. Ma le corse, come ogni sfida, sono ossigeno, linfa vitale. Io stavo per morire dissanguato, ma poi sono tornato a correre». Dunque niente cause tecniche. Nella MotoGp gomme ed elettronica esasperata sono i principali imputati. «Non me la sento di andare giù con l'accetta. Perché non ne hanno discusso subito, prima dell'inizio del campionato? E del resto, nelle corse c'è un dazio che si paga. La fatalità, ripeto, fa il resto». E di Edwards o Rossi, che sono finiti, loro malgrado, addosso a Simoncelli, cosa pensa? «Non ne hanno ovviamente alcuna colpa. Quel senso di colpa che ha angosciato a lungo Alex Tagliani, che non poteva fare a meno di evitare la mia monoposto al Lausitzring. Ha vissuto giorni di inferno. E sarebbe restato in questa situazione se io, dopo essermi ripreso dall'incidente, non gli avessi tolto ogni angoscia. Purtroppo, Marco, non potrà farlo, nei confronti di Colin e Valentino. Dentro di loro resterà quel momento terribile, in cui non hanno potuto fare nulla per evitare l'impatto, vedendo oltretutto morire un amico». Foto LaPresse Inutile ogni soccorso Gli uomini del pronto intervento accorrono sul luogo dell'incidente. Simoncelli è a terra esanime Il ricordo di Andrea Dovizioso «Di fronte a queste situazioni, le parole non servono». È distrutto per la morte di Simoncelli anche Andrea Dovizioso, il pilota della Honda avversario di Marco fin dai tempi delle minimoto. «Era un pilota forte, ha sempre spinto tanto. Corriamo insieme da quando siamo bambini. l'ho visto cadere tante volte senza farsi male, quasi fosse invulnerabile». Il dolore del padre Paolo Simoncelli disperato fuori dalla clinica mobile Grinta, ricci e risate Era lui l'erede di Vale Campione del mondo 250 nel 2008, veloce e amato come pochi Che duelli in questa stagione con Lorenzo, Pedrosa, e il Dottore 43 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
E nzo Mazzi a Firenzevuol dire Isolotto. Cioèun quartiere povero del-la città, storicamente le-gato ai renaioli che tiravano su la sabbia (la “rena” in toscano) dall'Arno: un mondo rimasto compatto di botteghe e mestieri. A mandare don Mazzi in quel quartiere era stato il cardinal Dalla Costa, lo stesso che nel 1938 aveva chiuso porte e finestre dell'arcivescovado, in piazza del Duomo, quando Hitler aveva fatto visita a Firenze. Nel 1966 quello stesso fiume che dava da mangiare, sommerse con le sue acque limacciose l'Isolotto e tutta la città. Don Mazzi era il parroco e insieme alla Casa del Popolo, ai democristiani e ai comunisti di allora, si dette da fare per aiutare la gente rimasta senza casa e senza lavoro. Niente di eccezionale: il pastore stava con le sue pecore, loro lo riconoscevano e lui le ascoltava. Nell'Italia di quegli anni l'Isolotto di don Mazzi incarnava un'esperienza di comunità di base (allora si chiamavano così) che cercava di praticare il Vangelo senza preclusioni politiche e badando al sodo: solidarietà, accoglienza, povertà condivisa. Dormire in cantina per far posto in canonica a una famiglia di sfrattati. La messa si diceva in italiano e non più in latino, come aveva indicato il Concilio Vaticano II. Il prete smise di mostrare le spalle ai fedeli e si girò per sempre verso di loro: quello che faceva, la liturgia, era affare di tutti, non di un solo sacerdote. Nel Sessantotto questo modo di fare Chiesa si colorò un po' più di politica. Contro la guerra in Vietnam, contro la Democrazia Cristiana che non aveva ricandidato La Pira, il sindaco che della pace aveva fatto la sua bandiera. Il successore di Dalla Costa, Florit, ebbe paura di questo andazzo. Una delle gocce che fece traboccare il vaso fu una lettera di solidarietà inviata dall'Isolotto agli studenti di Parma che avevano occupato la cattedrale in segno di protesta contro la Curia che voleva costruirne una nuova, più grande e più ricca. Non ce n'era bisogno, dicevano: Gesù l'unica volta che si era arrabbiato davvero era contro i mercanti che occupavano il tempio. Ricchezza e Chiesa non devono andare d'accordo. Florit sospese don Mazzi e mandò un nuovo parroco all'Isolotto. Ma alla sua prima messa si presentarono in venti. Tutti gli altri andarono in piazza, dove don Mazzi continuò a dire messa per tutta la comunità. Da allora in poi quella separazione fisica continuò a rappresentare un diverso cammino. La comunità di base dell'Isolotto (come tante altre in Italia) continuò a praticare un Vangelo che significava stare in maniera intransigente dalla parte degli ultimi. Il Vescovo, la gerarchia seguì una strada diversa, più cauta, ma non rinunciò ad esercitare il proprio potere: nel 1974 don Mazzi venne sospeso a divinis. Non per questo il parroco «ufficioso» smise di essere il pastore delle sue pecore: fino all'ultimo è stato punto di riferimento non solo per le prese di posizioni pubbliche che facevano rumore sui giornali (come quella a favore di papà Englaro) ma soprattutto per un'azione concreta, silenziosa e quotidiana di aiuto a chi aveva bisogno. Potrà sembrare strano ma se oggi la maggioranza dei cattolici italiani (il 53% secondo il sondaggio di Mannheimer reso pubblico domenica scorsa) non rivuole la Democrazia cristiana è anche per merito (o per colpa) di don Mazzi. Gli ultimi due pontificati hanno lavorato molto per piallare le comunità di base, per togliere legittimazione e visibilità a un cattolicesimo eterodosso. Ma come tante altre cose del Sessantotto (si pensi a Steve Jobs che va in India prima di mettersi a inventare il computer per tutti) quel cattolicesimo non ha smesso di lavorare in profondità e di cambiare la testa degli italiani. Si può essere molto religiosi senza per forza essere democristiani e senza per forza pensarla politicamente alla stessa maniera. Si può cercare di vivere il Vangelo con coerenza senza per forza obbedire alle autorità ecclesiali. Si può, si deve, pensare con la propria testa. Ciò che nel 1968 sembrava eresia ora è senso comune. Troppo spesso i politici chiusi nelle loro stanze non si accorgono di come è cambiata l'Italia. E ragionano (dato che sono in perenne carestia di idee nuove) su come ricostituire una presenza cattolica nella vita politica. Non sanno che decine di migliaia di cattolici prestano il loro impegno nel volontariato (come don Mazzi) preferendolo a una politica che (almeno per come viene fatta “professionalmente”, si fa per dire, oggi in Italia) non li interessa e non li appassiona. Quello che li appassionava (e li appassiona) di don Mazzi era che non faceva politica per sé, per fare carriera o per arricchirsi. O per difendere il posto di lavoro, come molti politici italiani attuali. Ma semplicemente per stare dalla parte degli ultimi. Questo dice il Vangelo. Altro che nuovo partito dei cattolici. A Firenze Un prete scomodo che spaventò la Chiesa Contro la guerra in Vietnam, contro la Dc che non ricandidò La Pira. Sospeso a divinis continuò a dire messa in piazza con la comunità dell'Isolotto GIOVANNI GOZZINI Primo Piano Nel quartiere più povero lo mandò il card. Dalla Costa La solidarietà Dormì in cantina per far posto in canonica a famiglie sfrattate Don Enzo Mazzi il prete che guidava l'Isolotto Il ricordo La scomparsa di don Mazzi 23 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
I l 2011 è stato in Russia l'annodell'Italia (che di suo celebra-va i 150 anni della nascita).Tra le celebrazioni è stato of-ferto a otto scrittori e giornali-sti italiani un viaggio in treno lungo la Transiberiana. Tra gli sponsor dell'iniziativa il Ministero degli esteri russo, la nostra Banca Intesa (che in Russia ha messo solidi radici) e le Ferrovie russe. Io sono stato uno degli invitati (per nulla preoccupato del piacere faticoso che mi attendeva anche considerano che si trattava di un viaggio che io mai per mio conto avrei fatto). Siamo partiti il 9 settembre per Mosca e ritornati a Roma (altri a Milano) il 27 dello stesso mese. A nostra disposizione era una carrozza-letto che ci avrebbe accompagnati per tutto il viaggio con significative soste (anche di due giorni) a Novgorod, Kazan, Ekaterinburg, Tomsk, Krasnojarsk, Irkutsk, Ulan-Ude. Qui ha avuto termine la nostra esplorazione siberiana dove il percorso della linea ferroviaria si biforca piegando a sinistra per Pechino e a destra per Vladivostok. Ho riportato per intero il programma non nascondendo che si è sviluppate per 18 giorni (solo 14 in Siberia ) per avvertire il lettore che quello che leggerà qui di seguito è solo una raccolta di impressioni soggettive (e inevitabilmente molto improvvisate) e di affermazioni molto azzardate il cui corrispettivo di verità (oggettiva) è molto vicino (sto esagerando) allo zero. Non voglio essere confuso con chi avendo viaggiato 10 giorni in un Paese lontano (e dunque misterioso) vi scrive un intero libro. Protetto da queste precisazione mi posso lanciare in un imprudente breve resoconto. LUOGO DI PUNIZIONE? La Siberia è un grande Paese (meglio continente) straordinario e deludente. Perché straordinario presto lo capirete; ma perché deludente? Perché rovescia il nostro immaginario e lì dove pensavamo di trovare il freddo abbiamo beneficiato di un clima pressoché romano con sole e temperatura costante di 22-23 gradi (anche se alla nostra meraviglia si rispondeva che non sarebbero passati 10 giorni e questo paesaggio ridente sarebbe stato coperto da spessi strati di neve con temperatura oltre i -30 fino a -50 gradi). Perché nella considerazione convenzionale è il Paese in cui vengono chiusi i cattivi e così lo pensiamo cupo, barbaricamente intrugliato, inabitabile. Troviamo al suo posto distese sterminate di prati e boschi in un trionfo di verde e oro (le foglie ingiallite investite dal sole diventano d'oro) che ti suggeriscono – e hai voglia di resistere alla retorica! – una idea forte di gioiosa libertà e di pace ritrovata. Non era un luogo di punizione per i variamente nemici della società? In realtà come un padrone cattivo volendo liberarsi del suo cane (che tanto piace al resto della famiglia) raggiunge il luogo più aperto e lontano dove lo abbandona sicuro che non riuscirà mai più a trovare la strada di casa allo stesso modo gli Zar di ieri e di oggi scelgono la Siberia per compiere le loro malefatte. Sì, gli Zar di ieri e di oggi giacché ho avuto l'impressione (spero sbagliatissima) che nel popolo russo è forte la vocazione per un potere autoritario. E lo è perché è un Paese sterminato che le cinque dita di una mano non riescono a tenere stretto. Perché andata in briciole la potente organizzazione (pur ottenuta con mezzi repressivi) realizzata da Stalin oggi è ancora alla ricerca del suo consistere. Cosa tanto più grave trattandosi di un Paese ricco come nessun altro di risorse naturali (dal petrolio, all'uranio, all'oro ecc...) e di ogni altro bene tanto da incontrare molte difficoltà nel coordinare il proprio sviluppo. Un esempio? Arrivato all'aeroporto di Mosca, certo uno di più grandi del mondo, la guida (autorevole) che ci accompagna ci informa che questa gigantesca struttura è in vendita (e ancora oggi in attesa di un compratore). Non sono riuscito a parlare con la gente incontrata nelle strade, negli empori o nei ristoranti (e ne ho incontrata tanta) non conoscendone la lingua ma utilizzando gli altri segnali di contesto mi convinco che è un popolo non smarrito e privo di identità (come alcuni affermano) ma all'opposto ferito nel giusto patriottismo di un glorioso passato perduto (verso il quale, forse inconsapevolmente, nutre nostalgia). In ogni città che ho visitato, pur nella lontana Siberia, non ho visto che busti di Lenin (non vi è altra insegna del vecchio regime, a testimonianza della consapevolezza del popolo russo) e, se pure con frequenza minore, di Kutuzov, il generale dello Zar Alessandro, il vincitore di Napoleone a Ekaterinburg, famosa per lo stile costruttivista (di diretta derivazione Bauhaus) che impronta la totalità dell'edilizia della città, il monumento più visitato è la Cattedrale del Sangue dove nel 1918 fu sterminata l'intera famiglia imperiale. E la Siberia non è una regione di turismo. E il corpo di Lenin è ancora esposto. Tuttavia non è il ricordo della grandezza di una volta che sta al centro dell'impegno degli scrittori: che, memori delle sofferenze patite al tempo di Stalin, non nascondono, con spirito di militanza, l'odio vero che manifestano verso gli atteggiamenti antilibertari di Putin (tra gli altri è ancora in carcere il direttore e proprietario del Secondo canale della Televisione libera di Ulan-Ude), che pure è votato (dunque gradito) da oltre il 70% degli elettori. Degli scrittori ne ho conosciuto personalmente uno, Zachar Prilepin, di cui ho letto lo straordinario Patologie (uscito in Italia da Voland) e ne ho «annusato» attraverso brevi traduzioni alcuni altri (Erofeev, Limonov e Vladimir Sorokin). Patologie è un gagliardo romanzo che denuncia l'orrore inumano dello scontro russi-ceceni (che non ha altro svolgimento che l'uccisione di uomini, donne e bambini), intramezzato da una bellissima modernissima storia d'amore. LA POESIA EPICA Quanto a questo posso aggiungere che la poesia in Russia non conosce la vena intimistico-crepuscolare, che per esprimersi ha bisogno di spazi protetti (di chiuse intimità). In Russia (e tanto meno in quella gran parte della Russia che è la Siberia) questi spazi non ci sono né sono concepibili. È così (o è anche così) che in Russia è più diffusa e vince la poesia epica. La Russia è una terra di distanze sconfinate dove non sono possibili gli a parte (se non di razza e di casta) e la solitudine non è una esclusione ma una più larga comunicazione (propiziata dalla libidine dell'ego). I nostri metri di misura sono inservibili di fronte a grandezze che è difficile anche immaginare. A Tomsk, la più elegante e gentile delle città in cui ci siamo fermati (sempre accolti con fanfare e giubilo folcloristico), ci è stata mostrata una miniera per l'estrazione dell'oro, che produce quasi la totalità delle smisurate riserve d'oro possedute dalla Russia. A Krasnoyarsk abbiamo visitato una potentissima centrale idroelettrica che serve un territorio tre volte più grande della Francia. E ancora l'inimmaginabile lago Bajkal: lungo oltre seicento chilometri e largo oltre cinquanta contiene l'80% di tutta l'acqua dolce della Russia e il 20% dell'intero pianeta. Infine ancora uno stupore che tuttavia ha il sapore della delusione. Speravo che l'esperienza della nuova Russia, per le sue trovate inedite e prospettive (noi diciamo) altre, potesse rappresentare un modello capace di aiutare lo stanco occidente a uscire dalla sua attuale crisi: scopro che il tentativo della Russia di superare la sua presente indeterminazione segue lo stesso progetto (consumistico e pubblicitario), oramai deprivato di ogni carica emancipativa, nelle cui strette le democrazie occidentali stanno appassendo. È così? O ho fatto valere i miei desideri o le mie paure piuttosto che gli occhi della ragione?. AI LETTORI CRITICO LETTERARIO A Krasnoyarsk LA PAGINA SETTIMANALE dedicata ai bambini è rinviata al prossimo lunedì per problemi di spazio. Ce ne scusiamo con i lettori ANGELO GUGLIELMI La centrale idroelettrica serve un territorio che è tre volte la Francia I romanzieri Non conoscono molto la vena intimistica-crepuscolare Addio Antonio Di Vita ÈmortoaRomal'archeologoAntoninoDiVita,originariodiChiaramonteGulfi(Ragusa)doveeranato85annifa.Componentedell'AccademiadeiLincei,nonchéSoprintendentealleAntichitàeBelleArti,hainsegnatopressoleUniversitàdiPalermo,PerugiaeMacerata. È considerato il «padre» della Città Stato di Kamarina. I funerali si terranno domani. 31 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
«Quella risata è una fotografia impietosa, e la cosa che fa più rabbia è che il nostro Paese avrebbe tutte le possibilità per farcela, mentre questo governo ci costringe a combattere con le mani legate, senza un'idea, una proposta. Spero che gli italiani esprimano la giusta dose di rabbia per tutto questo...». C'è un ultimatum all'Italia. «La situazione è drammatica e la riunione del Consiglio europeo lo ha consacrato. Siamo in una guerra, davanti ad un'Europa, quella di Merkel e Sarkozy, che presenta anche un volto egoista. L'Italia avrebbe tante buone ragioni da spendere, anche di fronte a Francia e Germania e alle istituzioni europee. Una grande occasione per sostenere che da questa crisi non si esce con “meno Europa”, ma solo dando vita agli Stati Uniti d'Europa. Del resto la California non sta molto meglio della Grecia. Eppure nessuno stato americano si sognerebbe di abbandonarla». Come giudica nel merito le ricette europee, a partire da un nuovo intervento sulle pensioni? «Credo che il sistema italiano sia in grado di affrontare alcuni di questi capitoli. Le pensioni? Mettiamo le parti sociali intorno a un tavolo. Si può ragionare. Ma si scordino di uscire da questa situazione spaccando il Paese: quel tipo di riforme non si fanno contro i sindacati. Il problema vero è la debolezza politica di questo governo, che è arrivato al capolinea. È il sistema paese che deve reagire nel suo complesso. È in grado questo governo di guidare questo percorso? Mi pare evidente di no». LaSpagna è stata considerata fuoripericolo. Mentre l'Italia finisce all'angolo, insieme la Grecia. «In Spagna c'è stato un effetto tranquillizzante quando sono state indette le elezioni anticipate. Anche Tremonti, in un momento di sincerità, lo ha ammesso. Le opposizioni hanno il dovere di invitare il governo a farsi da parte». Sono mesi che le opposizioni insistono su questo... «E invece assistiamo a una maggioranza attaccata alla sedia e legata da vincoli spregiudicati. Che ignora del tutto le esigenze del Paese». Come faranno a presentare delle proposte all'Europa entro mercoledì? «Colpisce che un uomo pacato come Van Rompuy, presentite del Consiglio europeo, faccia l'elenco degli impegni che deve assumere l'Italia. E colpisce quanto siano elevate le aspettative. Possiamo aspettarci che il governo in tre giorni sia così lungimirante da affrontare le grandi questioni che sono state poste? Io voglio bene all'Italia, mi auguro che si inventino qualcosa per sostenere la crescita. Ma ricordo che fino ad oggi non c'è stato nulla. E la lettera della Bce è arrivata dopo tre manovre sbagliate». Prima lei parlava di egoismo di Merkel e Sarkozy... «Esprimono un'idea di Europa che non è all'altezza di questa crisi. L'idea cioè che i paesi un poco più forti possano cavarsela da soli. Anche le conclusioni del Consiglio europeo sono deludenti. Non c'è stato nessun riferimento ai Project bonds, che pure erano stati sollecitati dal Parlamento e dalla Commissione europea. E c'è stato solo un timido accenno alla proposta di tassazione delle transizioni finanziarie che il presidente Barroso aveva indicato come necessaria per destinare denaro alla crescita». Foto di Jesco Denzel /Ansa Van Rompuy supercoordinatore È lui «Mr. euro» pena fatta la domanda a Merkel e Sarkozy. La foto prima della risposta Staino «Vi diamo tre giorni di tempo» Il premier aveva detto: «Ho convinto la Cancelliera...». Accordo sulle banche, Spagna fuori pericolo Il ruolo dell'attuale presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, come presidente anche delverticedeicapidiStatoedigoverno dell'Eurozona è stato ufficializzato dalle conclusioni del summit Ue. «Il presidente del vertice Euro - sarà designatodaicapidiStatoedigoverno dell'Eurozona nello stesso momento in cui il Consiglio europeo elegge il suo presidente e per la stessa durata del mandato», che, secondo quanto previsto dal Trattato di Lisbona, dura due anni e mezzo ed è rinnovabileunavolta.«Finoallaprossima elezione - si precisa nella bozza -l'attualepresidentedelConsiglioeuropeo presiederà anche le riunioni del vertice della zona Euro». Il fatto che il nuovo «Mr Euro» presieda anche il Consiglio europeo permetterà di garantire il collegamento fra i 17 paesi dell'Eurozona e i 10 che ne sono al di fuori. IL CASO Export Salito del 16% Nei soli primi mesi del 2011 il volume di esportazioni è aumentato di oltre il 16%. E parte dei meriti di questo piccolo miracolo sono da attribuire all'opera di mediazione delle Cameredicommercioitalianeall'estero(Ccie), riuniteaNapoli.SecondoidatidiAssocamere, sono 180.000 le imprese italiane che esportano all'estero. 3 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
IL COMMENTO LA NOSTRA DIGNITÀ L'ANALISI L 'immagine di Merkel eSarkozy che ridono di Berlusconi è il simbolo di una insopportabile umiliazione. È l'ennesima dimostrazione del livello di fiducia e di credibilità a cui il governo ha portato l'Italia. Potremmo dire: noi l'avevamo detto. Ma questo non basta a lenire una ferita che gli italiani non meritano. p SEGUE A PAGINA 4 I l vertice europeo di ieri è statoumiliante per Silvio Berlusconi, e di riflesso per l'Italia. Il premier è stato richiamato all'ordine dai leader di Francia e Germania, con un invito a essere coerente con gli impegni presi, e ad attuare le annunciate riforme per lo sviluppo. p SEGUE A PAGINA 24 Premier: mi fanno fuori Sulle pensioni la grana Lega Il timore dell'esecutivo tecnico Senato, è ora di cambiarlo L'Italia umiliata in Europa p BASALÙ E SOLANI ALLE PAGINE 41-43 Opposizione all'attacco Il Pd: ci trattano come la Grecia Sul condono sarà battaglia UNA VERA RIFORMA FACCIAMO RIDERE IL PREZZO DEL FALLIMENTO p RUBECHI ALLE PAGINE 8-9 L'ultima curva di Simoncelli Lo schiaffo di Merkel-Sarkozy Il premier italiano vi ha rassicurato? Sguardi ironici e risate, poi dicono «Ci fidiamo delle istituzioni» Viva l'Italia, l'Italia che è in mezzo al mare, l'Italia dimenticata e l'Italia da dimenticare, l'Italia con gli occhi aperti nella notte triste, viva l'Italia l'Italia che resiste. Francesco De Gregori LA VELOCITÀ DELLA MORTE Darwin Pastorin Utimatum al governo La Ue: tre giorni di tempo per misure su conti e crescita R itorna la morte in televisione,in diretta. Nessun tiranno, nessuna folla inferocita, nessun cadavere esposto da dileggiare e fotografare. p A PAGINA 41 Marco Filippeschi I l bicameralismo perfetto italia-no oggi è una macina al collo del Paese e deve essere superato, per dare spazio al protagonismo dei territori e delle comunità locali. p A PAGINA 9 p ALLE PAGINE 2-7 Massimo D'Antoni Pietro Spataro “ 1,20 Lunedì 24 Ottobre 2011 Anno 88 n. 292 www.unita.it Fondata da Antonio Gramsci nel 1924
E se invece Malgara, l'uomo di Berlusconi e di Galan, piacesse alla fine anche alla Lega? Stiamo parlando di chi, nelle intenzioni del ministro veneto, dovrebbe sostituire Paolo Baratta alla guida del più prestigioso ente culturale italiano. Quando Galan ha fatto il nome di Malgara, nei giorni scorsi, il paese ha assistito, e anche partecipato, ad una levata di scudi che ancora sta raccogliendo adesioni in ogni ordine delle gradinate di questa tormentata Italia. Non lo vogliono, non è gradito e non perché sia antipatico. Dicono, con molte ragioni, che non sia adatto allo scopo, gli mancano i fondamentali: molto addentro al mercato pubblicitario, cresciuto sfornando con successo cibo per animali domestici, poi patron dell'Auditel, nel 2005 candidato bollito alla presidenza della Rai, ha lo stesso rapporto con il mondo e la produzione culturale che un leghista ha con il Risorgimento. Ma lui insiste a dire che questo rapporto ce l'ha; Malgara ha giurato di aver acquistato quadri di valore e di tenerli in casa, quindi - ritiene di averlo dimostrato - l'arte la conosce: «Ho appeso alle pareti due Tancredi e un Mirò». Malgara dispiace - oltre che al sindaco di Venezia, Orsoni - anche al presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, “affezionato” a Baratta che nel corso dei suoi otto anni di reggenza ha portato alla Biennale buoni bilanci , cautele e sensibi l i tà “territoriali” molto gradite, una buona lucidatura dello smalto istituzionale dell'ente sul fronte interno ed internazionale. Così, pareva che mercoledì prossimo, quando la commissione cultura della Camera dovrà esprimere il suo parere sull'investitura, Galan rischiasse un clamoroso autogol: avendo contro, e senza possibilità di trattare niente, tutta l'opposizione con l'aggiunta della Lega Nord. Tuttavia, il clima sembra ammorbidirsi proprio nelle ultime ore ed è certo che, sotto i banchi, qualcuno sta trattando. La Lega, l'intrattabile Lega. Parole della onorevole Paola Goisis, deputata del Carroccio nonché presidente della commissione cultura: «Abbiamo chiesto al ministro Galan risposte su due progetti di legge, uno sullo spettacolo dal vivo e uno sui festeggiamenti del centenario di Giuseppe Verdi. Se saranno positive, noi faremo la nostra parte». IL SOCIO Traducendo: Galan faccia il bravo con ciò che ci interessa, soldi e soldi alle cose venete, a partire dall'Arena di Verona e noi gli dimostriamo che ciò che poche ore fa giudicavamo più o meno una purga fascista lo buttiamo giù come fosse caviale. Perché, ricordiamo, proprio Goisis aveva lamentato i modi della candidatura Malgara. Pragmatismo celtico? Flessibilità padana? Nell'incertezza che mina i pilastri culturali dell'occidente, l'unica cosa certa è che Malgara e Berlusconi sono soci in affari: il secondo ha prestato anni fa 15 miliardi al primo, dieci son tornati a casa ma degli ultimi cinque risultava niente negli atti del processo All Iberian (2001) che avevano acceso un po di luce su questi rapporti improntati sulla fiducia. Intanto, le imprese tv di Berlusconi potevano contare sul controllo Auditel governato da uno che aveva ricevuto un enorme prestito dal padrone e che forse neppure lo aveva restituito per intero. Chi meglio di lui alla presidenza della Biennale? Intanto Baratta, di sicuro, almeno seguendo le cifre. Nel corso del suo ultimo mandato quadriennale, le mostre dedicate alle arti visive e all'architettura hanno superato il milione di visitatori, per la prima volta nella sua storia, l'Ente ha raggiunto, nel settore Arte, il 90% dell'autofinanziamento su tredici milioni di euro. Baratta è stato il solo presidente italiano a meritarsi una pagina, a giugno, sul Financial Times. Poi, qualche record fresco di calcolo: in questa settimana, l'afflusso di visitatori alla Biennale Arte ha raggiunto la vetta storica di 22.242 spettatori, trend che consente di prevedere il superamento di quota 375.700 visitatori raggiunto nella passata edizione. Infine, per la prima volta le entrate proprie della Biennale raggiungono il 50% delle entrate complessive. Ma Baratta non ha debiti con Berlusconi e questo non promette bene. pDietrofront dopo le prime chiusure alla proposta di Galan: sostituire Baratta con Malgara pMercoledì il parere della commissione Cultura. La presidente leghista Goiss ora è possibilista VENEZIA TONI JOP Mercoledì la commissione cultura della Camera darà il parere (consultivo) sulla nomina di Malgara alla Biennale di Venezia. Dopo lo stop iniziale, la Lega ora è possibilista. Ma chiede al ministro Galan alcune cose... Paolo Baratta, presidente uscente della Biennale Foto di Stefano Meluni/LaPresse Biennale, La Lega ci ripensa in cambio di più soldi all'Arena Primo Piano Istituzioni e nomine 15 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
FELICE DIOTALLEVI UDINE Foto di Valter Parisotto/LaPresse M eritiamo l'altaclassifica, diceGuidolin. Certo.Dopo 12 mesi diottimo calcio, ve-loce, tecnico, che cerca la rete senza compromettere l'organizzazione di gioco, l'Udinese merita tutto. Anche il primo posto, da ieri in solitario. È la miglior difesa, segna sempre e se passa in vantaggio sa profittare degli spazi come nessun'altra squadra. Poi dice questa, il tecnico più sottovalutato di tutti i tempi: «I ragazzi stanno crescendo e hanno ancora voglia di migliorare. In spogliatoio abbiamo un cartello con il nostro obiettivo, che rimangono i 40 punti della salvezza, ogni partita lo aggiorniamo, ma non guardiamo mai la classifica e non abbiamo ancora motivo di esaltarci. Se possiamo lottare per lo scudetto? Nessun allenatore ha messo l'Udinese nelle possibili vincitrici e io mi fido dei miei colleghi, loro capiscono di calcio». Loro. Tre a zero al Novara, sembra ormai perfino facile, atteso, scontato. Gol di Domizzi e doppietta di Di Natale: anche questa ormai è abitudine. Totò viaggia alla media di 30 reti a campionato, da ormai tre stagioni. Nessuno in Serie A fa quanto lui. Segna in movimento, da fermo, da fuori area, di rapina: c'è tutto il repertorio. E il suo movimento, la sua capacità di allargare e allungare le difese, sono utili anche agli inserimenti degli altri. Guidolin e Di Natale sono i capoclassifica di questo campionato. Sono il meglio di questa Serie A. Sono partiti da lontano, dall'ultimo posto dopo 5 (e un solo punto) dello scorso torneo. Nessuno a Udine dubitò del tecnico. Lo fecero lavorare, perché era un lavoro da aspettare. Arrivò la Champions. Subito persa, perché è troppo grande, adesso, l'Europa. E con lei se ne sono andati Zapata - il difensore più bravo, Inler - il regista, Sanchez: gol e assist. Sembrava la classica favola arrivata all'ultima pagina. Sembrava. Guidolin e Di Natale sono ancora lì. Loro scrivono questo libro. Silvio Pons Sei gol nel derby Manchester ha un altro padrone: il City di Balottelli Antonio Di Natale, capocannoniere della Serie A meno violata del campionato, e di un bomber come Di Natale, in cima alla graduatoria dei marcatori con sei reti. Salvo la panchina corta, hanno tutto per continuare a essere protagonisti. La Juventus perde invece la testa della classifica pareggiando in casa con un Genoa in netta ripresa. La squadra bianconera conferma la vulnerabilità difensiva già notata in altre occasioni, che non può essere imputata esclusivamente al momento difficile di Chiellini. La buona prova di Pirlo e Matri non è bastata. Sino a oggi le carte principali della Juve sono state intensità e agonismo, ma la partita ha dimostrato che possono essere efficacemente contenute da una squadra altrettanto determinata e ben organizzata in campo. Il Napoli non va oltre un pareggio a reti bianche a Cagliari in una partita equilibrata, ma è un buon risultato. Insieme all'Atalanta (che vince a Parma e senza la penalizzazione sarebbe seconda in classifica), il Cagliari è la squadra migliore tra quelle (in partenza) di seconda fila, con una buona fase difensiva. Risale il Milan vincendo in modo rocambolesco a Lecce un match che è stato una fiera degli errori, anche se alcuni ineffabili commentatori lo hanno ingenuamente presentato come calcio spettacolo. Se si prendono tre goal nel primo tempo e se ne fanno quattro nella ripresa, ciò significa capacità di reazione e prorompente forza offensiva, ma anche instabilità psicologica e preoccupante fragilità difensiva. Risale anche la Roma grazie a uno dei suoi giovani talenti, Lamela, soffrendo contro un Palermo fragile in trasferta. La rivoluzione tattica annunciata da Luis Enrique resta difficile da decifrare. Perde colpi la Fiorentina, che si fa rimontare in casa dal Catania ma soprattutto ne subisce la migliore organizzazione in campo. La classe di Jovetic non basta a compensare lampanti carenze di gioco e personalità della squadra. La contestazione di Michajlovic non è priva di fondamento. Torna invece alla vittoria l'Inter contro una squadra ostica come il Chievo. Sneijder e Maicon si ripropongono a ottimi livelli. Ma i nerazzurri non appaiono fuori dalla crisi. Da segnalare la buona classifica del Siena: vanta la seconda difesa del campionato. UDINESE E DI NATALE LA FAVOLA INFINITA Bianconeri primi in classifica, da soli, ieri hanno dominato il Novara, con la doppietta dell'eterno Totò. E Guidolin: «Lo scudetto? Dicono di no...» City travolgente, Balotelli in paradiso. Il derby di Manchester incorona la squadra di Roberto Mancini come la candidata numero 1 alla vittoria della Premier League. Il 6-1 con cui il City ha travolto all'Old Trafford il Manchester United non ammette repliche. Protagonista assoluto Supermario Balotelli, suoi i due goal che hanno aperto la goleada. L'ex attaccante dell'Inter, finito di nuovo nell'occhio del ciclone dopo l'ennesima bravata di venerdì (ha causato un incendio in casa con i fuochi d'artificio) sblocca il risultato dopo soli 22' e firma il raddoppio al 60'. In entrambe le occasioni assist determinante di Milner. Con i Red Devils in dieci per l'espulsione di Evans, per la squadra di Mancini diventa un gioco da ragazzi e nel finale arriva la goleada: al 69' tris di Aguero, all'81' accorcia le distanze Fletcher, poi Dzeko due volta e Silva nei minuti di recupero firmano il 6-1. Una vittoria che vale doppio, visto che il City prende il largo in classifica e ora ha 5 punti di vantaggio sui cugini, in attesa del Chelsea impegnato sul campo del Qpr. Ma è anche una vittoria a suo modo storica, il City prima di ieri aveva vinto solo una volta in casa del Manchester United in 37 anni, quando la squadra allenata allora da Sven-Goran Eriksson si impose per 2-1 nel febbraio del 2008. Si può dare di più Lavezzi esce - sostituito da Hamsik in fondo a una partita assai modesta - e scaglia il parastinco contro la panchina. Un gesto di stizza del quale i cronisti chiedono conto al tecnicodel NapoliWalterMazzarri.Chenon si fa problemi:«Saràstato arrabbiatoperla sua prestazione, non certo per la sostituzione. Lui sa che bisogna fare molto di più...» 45 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
confusione di casa Lafarge, è difficile tenere il conto dei progressi del giovane primate. Meglio affidarlo ad altri. Altre, piuttosto. Poiché il professore ha un debole per le studentesse, tutte giovani e molto carine. Decide così di mandare Nim a vivere in una grande villa di proprietà della Columbia University insieme ad una nuova studentessa. La prima di un lungo elenco di nuove «mamme» che si avvicenderanno nel tempo in questa bizzarra formazione familiare: lo scimpanzè, il professore e la studentessa che vediamo trascorrere le loro giornate nel grande parco, sulla riva del lago, in una sorta di paradiso primigenio. UNA STAR... Il «Project Nim» diventa un caso. Trasmissioni in tv, articoli sui giornali. Lo scimpanzè è ormai una star, ma più di lui lo è il professore. Crescendo, però, Nim diventa sempre più pericoloso. I suoi morsi, ormai, causano continue corse in ospedale alle sue «assistenti». Il progetto viene sospeso. E Nim rispedito dove era nato: un centro di ricerca sui primati in Oklaoma, costretto a vivere coi suoi simili che fin lì non aveva mai visto. Costretto in gabbia, improvvisamente, a spogliarsi dei vestiti e di tutte le sue abitudini «umane». È solo l'inizio, o meglio la prosecuzione, di una lunga drammatica odissea. Nim finisce come cavia in un laboratorio dove si sperimentano vaccini. Grazie alla notorietà raggiunta in passato, la sua famiglia cerca di liberarlo. Interviene persino un avvocato che vorrebbe portarlo in tribunale come testimone. Ma alla fine Nim viene spedito in una sorta di ospizio per «animali disabili», messo in piedi in Texas da un famoso attivista. Eppure il lieto fine, per quanto potrà essere tale, arriverà comunque. E Nim resterà sicuramente nei nostri cuori di spettatori. Non perdetelo al Festival di Roma. Oppure recuperatelo in sala quando uscirà per la Sacher di Nanni Moretti. O in dvd per la collana Real cinema di Feltrinelli. MILANO La famiglia ricorda con affetto il caro ENNIO CACCIN Villanova di Camposampiero La Direzione e la redazione dell'Unità partecipano commossi al dolore per la scomparsa di DON ENZO MAZZI Testimone saggio e profondo del nostro tempo e stimato collaboratore del giornale Le compagne ed i compagni ricordano con affetto l'integerrima figura di OTTORINO PIROVANO Già Sindaco di Vimercate Esemplare guida politica ed umana della nostra città Vimercate, 24-10-2011 S ul palcoscenico del TeatroStudio, nell'ambito del Festi-val dedicato a San Pietrobur-go del Piccolo, la casa di Olga, Irina, Masha - le tre sorelle più famose del mondo - ha finestre come occhi, da cui tutti i personaggi ci guardano e attraverso le quali noi vediamo tutto ciò che lì dentro avviene: i dolori, i sogni, l'amore, l'inutilità, i discorsi a vanvera… e la vita umana che è la vita umana perché non c'è un'altra vita. Cechov, insomma, come solo lo sa mettere in scena il grande Lev Dodin, «stella» di questo festival, direttore del Malij Teatr, il regista russo più famoso in Occidente, da anni di casa al Piccolo Teatro. E i suoi meravigliosi attori: piccoli gesti, grande sensibilità, una presenza scenica formidabile. Ci racconta, Dodin, che questo spettacolo ha una lunga storia iniziata vent'anni fa: «abbiamo cercato di mettere in scena Tre sorelle, ma quando ci siamo accorti che non riuscivamo a fare domande chiare al testo ci abbiamo rinunciato. Ma ho continuato a pensarci. E oggi un po' per destino, un po' per la provvidenza e una leggera follia eccoci qua». Una lunga gestazione dunque, ma ne valeva la pena… «Ho sempre avuto timore a lavorarci perché mi è sempre sembrato uno dei testi più difficili di Cechov. Anzi più che un testo è un romanzo con molti strati, diversi livelli di lettura. Due anni fa ho raccolto la compagnia e ci siamo messi a leggere Tre sorelle. Ci siamo spaventati: dopo due o tre prove ho fermato gli attori. Erano troppo tesi. Abbiamo ripreso le prove dopo due mesi e a poco a poco lo spettacolo ha cominciato a nascere in noi». Lei ha messo in scena diversi testi di Cechov da «Commedia senza titolo» a «Zio Vania», dal «Giardino dei ciliegi» a queste «Tre sorelle». Cechov è il suo drammaturgo di elezione? «È difficile dirlo a posteriori e spesso capita di inventare i ricordi. Però non invento se dico che fin da ragazzo Cechov mi affascinava, anche se l'ho messo in scena dopo molti anni. Il suo primo testo che ho letto è Commedia senza titolo che in Russia è stato pubblicato molto tardi. Era incompiuto e l'Istituto di Studi cechoviani non l'aveva considerato degno di pubblicazione. Ma quando l'ho potuto leggere mi ha sconvolto. Ne ho fatto una riduzione drammaturgica ma nessuno mi dava credito. Per 10 anni ho cercato di realizzarlo e poi un giorno ecco presentarsi l'occasione. Zio Vania, invece, l'ho letto da ragazzino. Ho tentato di metterlo in scena al Teatro dell'Arte di Mosca ma non ce l'ho fatta e sono tornato a San Pietroburgo, al Malij. Quando si è formato il nostro gruppo ci siamo chiesti: Cechov o Dostoevskij? Abbiamo scelto di lavorare sui Demoni perché, a quel tempo, Dostoevskij ci sembrava più decifrabile di Cechov». Molti altri suoi spettacoli famosi nascono da romanzi: per via di contenuti che l'interessano di più o perché si sente più libero? «Per tutti e due i motivi. Ho messo in scena dei romanzi quando non trovavo delle commedie che raccontassero quello che mi interessava. Il romanzo poi offre la possibilità di cercare un linguaggio teatrale nuovo. E come le dicevo, per me Tre sorelle è un romanzo». È vero: nel suo spettacolo i rapporti amorosi, il non detto dei personaggi vengono messi a nudo da slanci, da desideri che Cechov ci nasconde… «La vita spesso unisce coppie non bene assortite. E poi in Cechov c'è quella meravigliosa, insostenibile, “insopportabile” leggerezza dell'essere, quel parlare di tutto e di niente profondo e tragico allo stesso tempo...» Cosa chiede ai suoi attori? E in un attore che cosa cerca? «Chiedo molto. E cerco la profondità, la serietà, la verità, la vita continua. Anche le cose più profonde possono morire presto e rimanere in noi come pensiero, ma devono fluire, vivere. Chiedo che si facciano delle domande sulla vita perché così vengono fuori cose che non sanno di se stessi. Importante è sentire la vita vera, porsi compiti nuovi, diversi». Vita facile in Russia per un teatro come il suo famoso in tutto il mondo? «La nostra vita non è né facile né tranquilla. La vita teatrale non rientra negli interessi della politica di oggi e come tutti abbiamo problemi di finanziamenti, di organizzazione. Più si va avanti, più il teatro vive, più la sua vita è complicata. Ma il teatro non sta fermo, è sempre vivo, sempre in relazione. Al teatro non si può dire quello che Faust chiedeva all'attimo “fermati, sei bello”». Lev Dodin: voglio portare in scena l'insostenibile leggerezza di Cechov Parla il direttore del Malij Teatr di San Pietroburgo che in questi giorni è al Piccolo con «Le tre sorelle». «La nostra vita qui in Russia - dice - non è né facile né tranquilla» MARIA GRAZIA GREGORI A Londra Ciak per 007 Se tutto va per il verso giusto le riprese in esterni del nuovo Bond, il 23mo film della serie con l'agente segreto, dovrebbero partire tra due settimane, al centro di Londra. Nei panni di 007 sempre lui: a Daniel Craig. Le riprese in interni, secondo The Guardian, sarebbero invece già partite, in sordina, nei Pinewood Studios di Londra. 33 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
ROMA A Cavriago, in provincia di Reggio Emilia, due ragazzi di 14 e 18 anni sono morti in seguito al rogo di un camper. Altri due rimangono intossicati. Erano tornati dalla discoteca. Il fuoco per una stufetta difettosa. PINO STOPPON Voleva essere un gioco, un'avventura fra quattro amici, si è trasformata in tragedia. Nella notte, nel camper del papà di uno di loro, è scoppiato un incendio e due amici di 14 e 18 anni sono morti carbonizzati, mentre altri due di 16 e 19 sono riusciti a fuggire da un finestrino, rimanendo comunque intossicati. È accaduto verso le 5,30 nelle campagne nel Comune di Cavriago, a una decina di chilometri da Reggio Emilia. I due ragazzi morti si chiamavano Michele Milano (14 anni) e Adil Chahar, 18, di famiglia marocchina. Sono scampati alle fiamme invece Gaspare De Martino, di 19 anni, e R.C., di 16, trasportati all'ospedale «Franchini» di Montecchio Emilia. I quattro amici abitavano tutti a Cavriago. Il fuoco li ha sorpresi mentre stavano dormendo. Le fiamme, provocate da un mal funzionamento di una stufetta elettrica, hanno avvolto in pochi minuti il camper, che è stato incenerito, senza lasciare scampo al più giovane e a Chahar. DISCOTECA Secondo la prima ricostruzione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Emilia, che sono subito accorsi sul posto della tragedia assieme ai Vigili del Fuoco, i quattro amici avevano trascorso la serata assieme, incontrandosi in una piccola discoteca del paese, l'Eden. Era la prima volta che si vedevano e chiacchierando nel locale hanno deciso di andare nella casa del quattordicenne per dormire nel camper di proprietà della famiglia, parcheggiato fuori dall'abitazione, una grande casa costruita in campagna vicino ad un fienile e ad un'azienda agricola. Il camper era a pochi metri dall'ingresso dei garage. I ragazzi si sono quindi addormentati molto tardi, ma verso le 5,30 il camper ha preso fuoco. Stando alle ricostruzioni dei carabinieri, i quattro amici erano nella cabina del camper, dormivano nelle cuccette a castello. I due sopravvissuti erano nei lettini in basso, le vittime in quelli sopra. Le esalazioni delle plastiche bruciate hanno probabilmente stordito, se non avvelenato, i due ragazzi nei letti in alto, mentre gli amici che dormivano in basso, favoriti dalla maggiore concentrazione di ossigeno, sono riusciti a svegliarsi e sono stati in grado di uscire verso la salvezza. Hanno spaccato un finestrino di plexiglass e sono corsi alla porta della casa dove abita la famiglia Milano, per chiedere aiuto. Ma ormai, quando sono accorsi i parenti e gli altri vicini di casa, per Michele e Adil era troppo tardi. «Ora riusciamo solo a piangere», dice la madre di Adil, che abita in paese a Cavriago con il resto della famiglia. Sgomenti gli amici dei ragazzi, che vivevano tutti nello stesso paese. Adil giocava anche a calcio a cinque in una società sportiva di Reggio Emilia. I dirigenti e i compagni di squadra hanno detto di essere sconvolti per la notizia. Un dolore enorme. Attorno ai due sopravvissuti è stata stesa una rete di protezione, in ospedale, in famiglia. «Ditta ingrosso componenti meccaniche cerca tirocinante per gestione magazzino».Èun annunciopubblicato dalCentroper l'impiego diLivorno,mansionidi logisticaedi amministrazioneper8orealgiorno.Offertaugualeatante,setrairequisitinonvifosseuna condizione: il lavoratore deve sentirsi «incline alla subordinazione». La stufetta è difettosa e il camper va a fuoco Muoiono due ragazzi «Cercansi operai sottomessi» 29 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011

Achtung banditen, dice un cartello su un traliccio nel sentiero che porta alle recinzioni del «cantiere che non c'è». E poi lo slogan gridato dalle donne con le cesoie che marciano verso la rete che delimita la zona rossa: «La nonna partigiana ce lo ha insegnato, tagliare la rete non è reato». La lotta partigiana «è nata in Val di Susa», ricorda un manifestante, «purtroppo anche Prima linea», aggiunge con senso della storia e dell'ironia. Le ragazze e le donne si avvicinano alla rete, portano lo striscione «Giù le mani dalla Val di Susa», si fermano per fare strada a Marisa, capelli grigi, 67 anni, di Chiomonte, la bandiera No tav portata a scialletta. È lei a dare il primo taglio di cesoia. Poi si aggiungono tante mani fino a creare due buchi da cui a poco a poco si fa strada il corteo. Il corteo parte alle 11 e 30 dal campo sportivo di Giaglione, ci sono signore con i cagnolini e famigliole con i bambini. C'è un gruppo di studenti di Oulx, Simone, 17 anni, Lara, 19, Noemi. Simone ha la sciarpa e un'aria «decisa». Cosa ti aspetti dalla manifestazione? «Speriamo sia pacifica, e che non si faccia male nessuno, da nessuna delle due parti». Gli studenti vedono la prof: «Andiamo a salutarla». La prof, Barbara De Bernardi, insegna religione e anche lei ha incontrato la sua prof, così si trovano insieme al corteo tre generazioni. C'è il Legal team di avvocati impegnati con i procedimenti al Tar, ci sono Cremaschi e Ferrero. C'è un gruppo di giovani francesi, bardati di nero e con i limoni antilacrimogeni, ma non è giornata. Tanti ragazzi sono venuti da Torino, Venezia, Milano, Roma. Bandiere dei centri sociali, dei Carc, volantini anarchici, bandiere con una croce bianca su fondo rosso (Piemonte) ed un'altra, con un ghirigoro giallo, che è dell'Occitania. Mega cesoie di cartone. Il servizio d'ordine è affidato a valsusini doc, ben conosciuti che fanno su e giù, controllando il corteo. Andrea, del comitato di lotta di Bussoleno è uno di loro: «Manifestazione pacifica ma determinata, abbiamo comunicato a tutti dove vogliamo arrivare. Non siamo il cartello di sigle sovrapposte che è andato a Roma, ma un movimento vero e si fa quello che decide l'assemblea». CONTROLLI Diecimila persone, sarà il bilancio a fine giornata, per una manifestazione democratica e pacifica. Per la questura la strategia di prevenzione ha funzionato: 747 controllati, 11 denunciati, sei i fogli di via. Per gli organizzatori, che rivendicano: «Abbiamo dimostrato la nostra capacità di mobilitazione e di gestione, per le forze politiche». Il Pd ringrazia le forze In 10mila sfilano in Val di Susa Marcia pacifica, cantiere inviolato JOLANDA BUFALINI pNo Tav in marcia La manifestazione contro la Torino-Lione si è svolta senza scontri pAzione preventiva delle forze dell'ordine: 747 controllati, 11 denunciati e sei fogli di via Primo Piano Foto di Fabio Ferrari / LaPresse Migliaia di manifestanti sono sfilati pacificamente sulle montagne della Val di Susa per manifestare contro la Tav. Non si sono registrati episodi di tensione. Prima del corteo azione preventiva della polizia. INVIATA A GIAGLIONE VAL DI SUSA La marcia dei No Tav «Diamoci un taglio» arriva alle reti del cantiere. I manifestanti, a volto scoperto, le tagliano simbolicamente. Il cantiere è rimasto inviolato No Black bloc 20 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
mmastroluca@unita.it Una cooperante italiana è stata sequestrata in un campo profughi saharawi, a Rabuni. Rapiti anche due spagnoli. Nessuna rivendicazione. Secondo fonti mauritane sarebbero nelle mani di Al Qaeda nel Maghreb. MARINA MASTROLUCA Foto Ansa La casa di Rossella Urru a Samugheo, in provincia di Oristano Saranno stati una decina, in tenuta militare, armati. Hanno fatto irruzione intorno alla mezzanotte nel padiglione dove erano ospitati i cooperanti stranieri, nell'edificio del protocollo di Rabuni, campo saharawi nel sud dell'Algeria. Hanno bloccato e legato i guardiani e in pochi minuti se ne sono andati, portandosi dietro tre cooperanti: un'italiana, Rossella Urru, e due spagnoli, Ainhoa Fernandez de Rincon e Enric Gonyalons, che ha fatto resistenza ed è rimasto leggermente ferito. Ferito anche uno dei guardiani, nel corso di un rapido scambio di colpi d'arma da fuoco. Per il momento non c'è nessuna rivendicazione, ma secondo fonti della sicurezza mauritane i rapiti «sono stati presi in ostaggio da elementi di Al Qaeda nel Maghreb obbedienti all'autorità di Moktar Belevar», il capo dell'ala algerina del gruppo terroristico. INSEGUIMENTO NEL DESERTO Un'operazione che ha colto tutti di sorpresa, a cominciare dalle autorità saharawi, secondo le quali gli uomini del commando sapevano dove andare, conoscevano il terreno. Sono stati disturbati dall'arrivo di un'auto e questo ha consentito ad almeno un altro cooperante spagnolo di sfuggire al sequestro. I rapitori sarebbero arrivati dal Mali, dove poi potrebbero aver fatto ritorno. Secondo El Paìs, sei mezzi del Fronte Polisario, «pesantemente armati», si sono lanciati all'inseguimento dei sequestratori e sarebbero penetrati in Mauritania, da dove le tracce sembrano portare appunto nel Mali. Il sequestro di cooperanti nei campi saharawi è un fatto del tutto inusuale. Nel limbo giuridico dove questa popolazione è sospesa, le minacce sono molte ma la situazione all'interno dei campi è relativamente tranquilla. «Condanniamo profondamente una tragica operazione militare e terrorista», è stata la reazione delle autorità della Rasd, la Repubblica araba democratica saharawi, autoproclamata nel 1976 e ospitata in territorio algerino, dopo l'occupazione del Marocco dei territori del Sahara occidentale. Rossella Urru, 30 anni, di un paese vicino ad Oristano, da due anni lavorava stabilmente nei campi saharawi con un progetto del Cisp, Comitato italiano per lo sviluppo dei popoli. La passione per questo popolo sfortunato, che da decenni resiste alle violenze del Marocco e non riesce a far valere il diritto all'autodeterminazione che l'Onu gli ha riconosciuto, era cominciata già da prima: Rossella si è laureata a Ravenna proprio con una tesi sui saharawi ed aveva partecipato ad altri progetti di cooperazione con altre organizzazioni, prima del Cisp. Era attesa a casa dai genitori a Samugheo per la metà di novembre e mai aveva fatto cenno a problemi o tensioni. L'ultima telefonata ai familiari solo poche ore prima del sequestro. «Non c'era stato nessun segnale che poteva lasciar prevedere il rapimento, il primo in 26 anni che siamo nei campi profughi saharawi», conferma Paolo Dieci, presidente del Cisp. Quando è arrivata la notizia, intorno alle due di notte, è stata una doccia fredda. «Personalmente tendo a pensare che il sequestro abbia a che vedere con la tensione nella regione piuttosto che a dinamiche all'interno del campo», aggiunge Dieci. La Farnesina ha attivato l'unità di crisi e chiesto - come in analoghe circostanze - il silenzio stampa. Nelle mani di al Qaeda nel Maghreb c'è anche un'altra italiana, Maria Sandra Mariani, 53 anni, sequestrata il 2 febbraio scorso nel sud dell'Algeria, al confine con il Mali. Non è chiaro quali siano le richieste dei rapitori, che in due occasioni hanno mostrato la donna in un video. Al Qaeda nel Maghreb è una sigla apparsa nel 2006, come filiazione del Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento (Gspc), a sua volta erede del feroce e sanguinario Gruppo islamico armato (Gia). Si muove su un'area che abbraccia Algeria, Mali, Niger e Mauritania, Paesi che nel 2010 hanno organizzato un comando congiunto per contrastare il gruppo terroristico. Dal 2007 l'organizzazione è molto attiva nel sequestro di cittadini occidentali, principalmente come mezzo di autofinanziamento, ma si ritiene che dietro a questa sigla agiscano diversi gruppi armati e organizzazioni criminali. p La cooperante Rossella Urru, del Cisp, presa con due colleghi spagnoli p Il commando diretto in Mali. Il Fronte Polisario organizza l'inseguimento Italiana sequestrata in un campo saharawi Forse è stata Al Qaeda Primo Piano Medio Oriente 16 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
GRECIA, BANCHE, FONDO SALVA-STATI TUTTO RESTA IN BALLO za. «Scelte pesanti come le riforme strutturali che chiede l'Europa si possono fare solo con un consenso molto ampio - commenta il senatore Giuseppe Saro - Meglio rivolgere un appello al Paese perché le forze consapevoli individuino percorsi comuni». Il tema, come si vede, è quello del governo, al di là della «resistenza» che oppone il Cavaliere. Di qui a mercoledì, in ogni caso, Berlusconi dovrà dare a Bruxelles risposte più convincenti sulle misure da adottare per il risanamento e lo sviluppo del Paese. E dovrà affrontare con Bossi, quindi, l'argomento spinoso della riforma previdenziale. «Non è che ciò che Sarkozy decide debba essere preso in Italia come oro colato - premette il segretario della Lega emiliano/ romagnola, Gianluca Pini - Certo il tema delle pensioni esiste, ma va affrontato con la massima serenità e non per subire i diktat di paesi che, tra l'altro, hanno problemi non meno gravi dei nostri». Sdegno, nella maggioranza, per il Cavaliere «umiliato e pubblicamente offeso» da Merkel e Sarkozy. «Faremo rimangiare al marito di Carla Bruni quel sorriso sarcastico ed offensivo», minaccia Guido Crosetto che guidò la fronda dei pdl anti tremontiani. Eccolo l'altro tema che manda su tutte le furie il Cavaliere nelle ore in cui brucia lo schiaffo della «strumentale» bocciatura europea: è di Tremonti la responsabilità che si scarica adesso sulle spalle del premier. Il Cavaliere lo fa capire chiaramente subito dopo il vertice: «Farò cose che non ho potuto fare per colpa di altri...». Per Osvaldo Napoli, in ogni caso, «Berlusconi dopo Bruxelles ha una grande opportunità». Stesso parere dal sottosegretario Augello: «un passaggio oggettivamente umiliante - spiega - può restituire al governo ampia iniziativa sulle riforme strutturali». Berlusconi punterà su questo per mettere in riga i suoi. Ma in Europa l'inconsistenza della maggioranza è ormai evidente e il Cavaliere illusionista di un tempo non la riesce più a truccare. A metà del pomeriggio il primo ministro olandese Mark Rutte ha perso la pazienza e ha alzato la voce: “Non se ne può più. Ci riuniamo continuamente e ogni volta scopriamo che servono più soldi per salvare la Grecia. Ora basta”. George Papandreu l'ha presa male e Silvio Berlusconi si dev'essere fatto piccolo piccolo. Insieme con la Grecia ce n'era un altro di ultimo della classe nella grande sala del Justus Lipsius in cui erano riuniti i capi di stato e di governo della UE: l'Italia. Un'oretta prima che cominciasse il vertice, d'altronde, il capo del governo di Roma era stato messo nell'angolo (metaforicamente, ma non troppo) da Nicolas Sarkozy e Angela Merkel. I dioscuri dell'euro gli avevano dato i compiti: mercoledì, per favore, torna a Bruxelles con qualche cosa in più sul piano del risanamento finanziario e in più delle chiacchiere, in fatto di crescita. La cancelliera ha avuto anche la gentilezza di soprassedere alla gaffe di Berlusconi sul “lungo colloquio” che non c'era mai stato e ha detto addirittura di “avere fiducia”. L'ha detto ridacchiando, è vero, e Sarkozy si è unito alla sua allegria. In realtà, di fiducia verso l'attuale governo italiano non se ne sente proprio, a Bruxelles. Sono stati i momenti topici del Consiglio europeo più bizzarro della storia dei vertici europei. Una riunione convocata nella fase più drammatica della crisi finanziaria che soffoca l'Europa, rinviata due volte e alla fine corredata di un tempo supplementare come una finale di campionato del mondo finita in pareggio. Mercoledì i 27 capi dell'Europa si ritroveranno nella stessa sala e con la stessa formazione (polacchi e britannici hanno sventato l'idea che il nuovo vertice fosse riservato solo ai 17 dell'Eurozona) e prenderanno le “decisioni vere”. Ma allora, il Consiglio di ieri che l'hanno tenuto a fare? Quando i giornalisti lo hanno chiesto a Nicolas e Angela, che ormai si muovono in coppia come marito e moglie (e litigano altrettanto), i due hanno risposto che “si sono fatti progressi” e che le posizioni di Berlino e Parigi sono ormai vicine. A giudicare dallo stato dell'arte dei dossier che, a parte l'Italia, sono sul tavolo dei leader non si direbbe proprio. Vediamo. Salvataggio della Grecia. Secondo i conti fatti dalla troika (Commissione UE, BCE e FMI), Atene per ridurre il debito a un volume accettabile avrà bisogno di “almeno 252 miliardi di euro fino al 2020. Nel caso che non riesca a fare le riforme che le vengono imposte, ne dovrà avere 444, cioè da sola 4 in più della dotazione attuale del fondo salva-stati (EFSF) per tutti i paesi in difficoltà. A questo punto è inevitabile che i titoli greci in mano a banche e assicurazioni vengano svalutati almeno del 50 e forse del 60%. Ma le grandi banche francesi e tedesche, con le quali sta negoziando Vittorio Grilli, oppongono una resistenza feroce. Ricapitalizzazione delle banche. I ministri delle Finanze dei 17 chiedono l'aumento dal 7 al 9% del capitale proprio degli istituti e mettono sul piatto un centinaio di miliardi. Ma per tutelare le banche contro il “semifallimento” della Grecia e il rischio Italia & co. di soldi ne servono molti, molti di più. Parigi ha mollato l'idea di trasformare l'EFSF in banca e sostenerla con prestiti della BCE. Ma la linea tedesca, prima ricapitalizzazione sul mercato, poi intervento degli stati e solo in ultimissima istanza intervento del fondo, non è detto che funzioni. Anche perché deve passare per un voto del Bundestag e la maggioranza della cancelliera vacilla. Aumento del fondo. I 440 miliardi attuali dell'EFSF ovviamente non bastano e non basteranno neppure quando sarà trasformato e reso più stabile come ESM (European Stability Mechanism). Berlino propone di utilizzare quei soldi come “leva”. Costituirebbero l'”assicurazione Casco” che coprirebbe le banche che si impegnassero a comprare titoli a rischio. E' un'ipotesi che molti economisti ritengono pericolosa, perché funzionerebbe da incentivo per gli speculatori. C'è un'altra ipotesi: l'affluenza nell'ESM di capitali provenienti da fondi sovrani extracomunitari. L'idea che l'euro sia salvato da Pechino, Brasilia o Singapore, o magari dagli europei che se ne sono tenuti fuori, avrebbe conseguenze tutte da valutare, non necessariamente negative, ma al momento appare molto complicata. Tre giorni per sciogliere questi nodi non sono molti. Anche perché c'è sempre il capitolo delle riforme delle istituzioni UE che stanno dando così disastrosa prova di sé. Di modifiche dei Trattati non s'è parlato e probabilmente non si parlerà neppure mercoledì. Alla necessità di un “ministro delle Finanze europeo” che prenda in mano la politica economica e monetaria almeno dei 17 dell'euro c'è chi starebbe pensando di affidare a Van Rompuy una specie di doppio incarico: presidente del Consiglio UE e presidente di un Consiglio, da creare, dell'Eurozona. Come se moltiplicare le cariche, affidandole oltretutto alla stessa persona, fosse un'idea geniale. Paolo Soldini Il nodo Lega «Complotto per disarcionarmi» Come farà a convincere Bossi in tre giorni sulle pensioni? Accuse anche a Tremonti mentre nel Pdl Pisanu e gli scajoliani pronti a rilanciare un nuovo esecutivo L'ANALISI Pd: no a condoni e furbizie «Il governo eviti di utilizzare l'ultimatum della Ue, causato solo dalla sua incapacità perdirechesiamoconlespallealmuroechel'unicapossibilitàèaprireleporteaconcordati,condonivariperfavorire,conunaoperazioneelettorale,chihaevasoletasseadannodei cittadini onesti». Così Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria del Pd. 5 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
P rima a L'Aquila, ora a Bo-logna, il protagonismodella generazione chesta materialmente co-struendo il Pd può essere un ricostituente per il nostro riformismo e mobilitare le energie per tirar fuori l'Italia dal pantano. Tanto più in queste ore convulse, nella distanza siderale tra le inquietudini del Paese e la cecità di una maggioranza parlamentare che non ha ragion d'essere se non la mera sopravvivenza. Un'agonia che ingigantisce gli urti della crisi. Insoddisfazione ed ansia di cambiamento tracimano in ogni ambito. I volti delle piazze occidentali dicono lo spaesamento di fronte al futuro che diventa esasperazione. Tratti somatici della “generazione perduta”, racchiusi nelle statistiche su disoccupazione, abbandono scolastico, precarietà, nuove povertà, esclusione. Malessere e voglia di riscatto. Sta ai democratici raccogliere il disagio e far crescere il cambiamento. Questa urgenza è la molla di ‘Rifare l'Italia', iniziativa che spinge per una forte innovazione del Pd: nella nettezza del punto di vista, nell'incisività del linguaggio, nell'apertura delle forme per ascoltare e coinvolgere le voci fuori dal Palazzo. Qui sta l'assillo e la responsabilità di dover essere all'altezza di una svolta, a differenza di quanto avvenne nel '94. La crisi frantuma i ceti medi, spina dorsale delle nostre società, acuendo la nevrosi sociale che mina le democrazie. Il risentimento diffuso coinvolge destra e sinistra- la destra che fallisce sul terreno “sociale” (l'idea thatcheriana che «la società non esiste, esistono gli individui»); la sinistra che fatica a sciogliere il nodo della transizione irrisolta: riconnettere rappresentanza e integrazione sociale. Nel tramonto di Berlusconi e Bossi gli umori populisti non sono sopiti, anzi premono per riemergere in forme nuove. Non solo il grillismo, ma l'invettiva di elitè economiche che, smarcandosi dalle proprie responsabilità, rinfocolano la vulgata del qualunquismo antipolitica e antistato per aggregare il risentimento delle filiere produttive; così come la retorica anticapitalistica che rischia di marginalizzare il movimento nato intorno ai precari della conoscenza e gettarne frange nell'antagonismo. Qui sta la consapevolezza che l'ipotesi di governi-ponte, oltreché irrealistica, sia sbagliata. È necessaria invece l'alternativa. Un nuovo governo che segni una netta discontinuità. Siano i cittadini ad esprimersi e contare. Si voti, il prima possibile. C'è un modo per far implodere la maggioranza barricata nel bunker parlamentare: costruire una nuova alleanza. Che unisca le ragioni di chi- nelle aule, sui tetti delle fabbriche- reclama diritti e certezze, e quelle di artigiani e piccoli imprenditori lasciati soli a fronteggiare la recessione, degli autonomi delle professioni, delle partita iva, del terziario che vivono senza paracadute. Un patto di inclusione imperniato su un nuovo modello di sviluppo. Sui fattori chiave della coesione sociale: lavoro, sapere, beni comuni, famiglie. Sulla crescita rimessa in moto da redistribuzione di risorse e abbattimento delle diseguaglianze. Alleanza sociale retroterra di un'alleanza politica larga, un centrosinistra più ampio e coeso. Modello solidaristico base dell'incontro tra progressisti e moderati, come indica Bersani. Perché questo percorso riesca, va messa alla prova una nuova squadra. La sinistra al governo negli anni novanta non ha colto l'impatto che il paradigma di deregolamentazione del mercato avrebbe avuto nel regresso della mobilità sociale. La crisi attuale deriva anche dalla debolezza del riformismo di allora. Una classe dirigente credibile oggi nasce dal ripensamento di quella stagione, di cui risaltanoaccanto ai meriti- le insufficienze. Il rinnovamento necessario è politico. Se cammina più solidamente sulle gambe di nuove generazioni è per quel tanto di futuro che esse portano con sé. FRANCESCO VERDUCCI to». Al di là delle correnti, vecchie e nuove. Facebook, dunque, come strumento perraccoglierelepropostedirettamente dai militanti, ma anche per «ricucire una generazione che contiene un altissimo potenziale riformista», come spiega Boccia. In meno di una settimana hanno raccolto oltre 200 adesioni e sono arrivate tre proposte di legge: una per l'abolizione dei vitalizi per gli onorevoli, una per fissareatreiltettodeimandatiperiparlamentari (che ha già scatenato una polemica tra Ginefra e Rosy Bindi) e un'altra per abolire i consigli di amministrazione (sostituiti da un amministratore unico) nelle società pubbliche che gestiscono i servizi locali. Altri due cavalli di battaglia sono la Tobin Tax e la patrimoniale, su cui sono state depositate altre proposte di legge. L'obiettivo è quello di partorire «almeno un paio di proposte al mese», perdaresostanzaaunpercorsoche,assicura Boccia, «sta raccogliendo molte adesioni tra i parlamentari e non vuole assolutamente porsi come una nuova sotto-corrente». «Quello anagrafico, non è lo spartiacque», spiegano i tre deputati, cui si è unito anche il veltroniano Andrea Martella. «Più unità fondata su ideeperilcambiamento,piùcervellocollettivoemenodivisioni,spessoalimentate da un nuovo individualismo spicciolo, forse anche più demagogico di quello berlusconiano», insistono. Tra i cavalli di battaglia del gruppo, dice Boccia, anche le proposte sulla giustizia presentate a suotempodaAndreaOrlando,eleiniziative“SìTav”datempoperseguite dal piemontese Stefano Esposito. A.C. L'intervento Debora Serracchiani e Pippo Civati al convegno bolognese Progressisti, moderati e una nuova squadra Un'alleanza sociale per un centrosinistra più ampio e coeso Ma assieme a Bersani bisogna puntare sul rinnovamento Loiero: noi contro la Lega «IlnostrocompitoèdifendereilvaloredelsudedellastoriaunitariadelPaese,conducendo,inquestosenso,unafortebattagliapolitica».LohadettoAgazioLoiero,expresidente della Regione Calabria, parlando con i giornalisti nel corso della convention dell'Mpa sul tema «Se cresce il sud cresce l'Italia». 11 LUNEDÌ 24 OTTOBRE 2011
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24/10/11

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