ULTRAZOOM
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Negozi sempre aperti, la rivolta delle commesse «Noi, schiave moderne» D imenticate l'inno alsex appeal televisiva-mente incarnato daSabrina Ferilli comel'elegante svagatezza bionda di Nancy Brilli. Le commesse non si sentono glamour bensì parte dei «nuovi schiavi del Terzo Millennio». E sono sul piede di guerra. Più silenziose e meno invasive di autotrasportatori, tassisti, pescatori, farmacisti, notai, ma anche loro in trincea contro il decreto liberalizzazioni del governo. Cassiere di supermarket, addetti alla vendita della grande distribuzione, addetti alla gastronomia, pasticcieri e garzoni di fornai. Soprattutto donne. Con figli piccoli o genitori anziani. Molte assunte part time o con esili “contrattini”. Stufe di sacrificare gli affetti per trenta euro lordi che diventano un terzo in busta paga. Timorose che la possibilità per outlet e shopping center di restare aperti «tutto l'anno e tutte le notti» si traduca, in un momento di crisi nera per in cui le aziende non assumono, solo in un aumento massacrante dei loro turni. Al grido (anche chi è ateo) di «aspettando la Santa Pasqua»: una delle poche festività non ancora falcidiate dal nuovo calendario. La protesta corre in Rete, su blog e forum. Lettere ai giornali: «Noi, gli ultimi del mondo cosiddetto civile». Ma anche nella vita reale. La manifestazione dei dipendenti del centro torinese Le Gru. Fibrillazioni trasversali: in Toscana, Friuli, Lazio, nella Puglia di sinistra. La raccolta firme al centro commerciale bolognese Shopville. E domani, iniziativa senza precedenti, sciopero regionale delle commesse nel Veneto leghista. «Io non voglio lavorare di domenica» è l'eloquente pagina Facebook. Online la rabbia rompe gli argini. Contro i clienti: «zombies» dalle vite (e tasche) vuote, consumisti per disperazione, frequentatori di «non luoghi» per abulia e non necessità. Centinaia di messaggi: «Sacrifico la vita per pochi spiccioli - scrive Cassandra - questo fine settimana non ho potuto stare con il mio amore perché sabato ho finito tardi e domenica, con il turno di mezzo, se n'è andata in un batter d'occhio. E per cosa? Da noi era vuoto come quando rotolano quei cespugli spinosi nel far west...». Vale, e non è l'unica, ce l'ha con la Chiesa: «Ho scritto alla Curia, non mi hanno risposto. Ma è questo il modo di santificare le feste?». Cassidy è furiosa con la gente: «Non hanno niente da fare a casa. Senza soldi possono permettersi solo un giro all'outlet dove tutto è gratis, riscaldamento, parcheggi, giornali... Il cinema costa, qui lo spettacolo è gratis. Ma tanto non comprano niente». Idem Denny: «Andate a trovare i parenti, io sono mesi che non vedo la mia nonnina, ha 90 anni mica posso piombarle in casa alle nove di sera, Ma stai a casa con tuo figlio invece di farlo dormire nel carrello con la testa penzoloni». Molti contestano che l'orario no limits porti maggiori guadagni: si spalmerebbero in modo diverso nella settimana, con i giorni di mezzo deserti. In Rete però c'è anche chi dissente: «Non lamentatevi, voi un lavoro lo avete», «Tutti facciamo sacrifici». Panettieri, pasticcieri, infermieri, camerieri: ognuno racconta le sue operose domeniche. La Cgil Filcams ha un corposo dossier. Prima del “Cresci Italia” si andava dalle aperture della Legge Bersani, Natale e 12 domeniche, a un tetto masFoto Ansa Saldi invernali in un negozio di abbigliamento FEDERICA FANTOZZI La rabbia sui blog www.unita.it Il dossier Il decreto Monti consente aperture domenicali e notturne senza limiti Domani sciopero regionale in Veneto: «Sacrifichiamo la vita per due soldi» ffantozzi@unita.it «Aspettando la Santa Pasqua, qui, con clienti come zombies» Italia28 SABATO28 GENNAIO2012
Foto Ansa panorama della storia recente del nostro continente: l'ebraismo non è religione dedita al proselitismo e se qualche attività governava il senso comune di quegli anni in Europa era il desiderio di nascondere tutti i segni di una «identità» che il nazifascismo aveva inquadrato come bersaglio perfetto e insieme insostituibile combustibile della “fabbrica” dell'annientamento. Eti, questo il nome della ragazza, studentessa della scuola di cinema di Tel Hai, Israele, vuol fare un film recuperando l'incredibile storia che ha coinvolto i suoi nonni e centinaia di abitanti di San Nicandro Garganico, Puglia; per questo parte. Laggiù c'è ancora gente che ricorda, soprattutto esiste una piccola residuale comunità di donne di fede ebraica immersa in un mondo rurale impregnato di cattolicesimo, che continua, senza uomini, a tenere viva una ritualità complessa sfidando i limiti di genere. Il Fondatore si chiamava Donato Manduzio e quando pensò di aver fatto il suo dovere inventando dal nulla la comunità di San Nicandro, era del tutto convinto che lui e i suoi fossero gli unici ebrei viventi sulla faccia della terra. Sapeva niente, ma imparò: a leggere, a scrivere a cantare, a stendere lettere importanti indirizzate a quegli ebrei di cui fino a poco prima ignorava l'esistenza. Ma non lo presero sul serio, almeno finché la vicenda si intrecciò con la grande storia dell'Italia e del mondo. Manduzio trovò sponda fertile soprattutto in Raffaele Cantoni ed Enzo Sereni, intellettuali di rango ma soprattutto coraggiosi antifascisti. Questo, mentre con l'introduzione delle leggi razziali – 1938 – i membri del gruppo venivano allontanati dalla scuole e dagli incarichi pubblici. Ma non furono rastrellati, non ci fu il tempo: gli Alleati liberarono il Sud, la brigata ebraica passò di lì e per Manduzio era venuto il momento di raggiungere Israele che stava nascendo. In centinaia sfuggirono i campi di concentramento e di sterminio quasi per grazia ricevuta. Il film – realizzato con il patrocinio dell'Unione delle Comunità Ebraiche italiane - è stato proiettato l'altra sera nella sede del Pd di Via dei Giubbonari a Roma: volevano una via non battuta per stare nella Giornata della Memoria e l'hanno trovata. Il vertice del suo estro giornalistico è stato sicuramente quello di fare di tutte le erbe un fascio. Nella sua summa «reader's digest» sul carattere degli italiani in quanto tali ha costruito una bizzarra sottospecie di sillogismo: il Comandante della Concordia Schettino è un codardo, il comandante Schettino è italiano, tutti gli italiani sono Schettino, ergo tutti gli italiani sono codardi. Il fatto più rilevante in questo mediocre episodio di giornalismo da tabloid di quart'ordine è che una rivista importante come «der Spiegel» affidi ad un babbeo del genere il proprio prestigio. Un dato di fatto incontrovertibile è che questa è solo l'opinione del signor Fleischauer e di quei babbei che la pensano come lui, ma non è l'opinione dei tedeschi sugli italiani. Il signor Fleischauer, l'ha fatta fuori dal vaso e, a mio parere, la cosa da fare nei suoi confronti è quella di sbeffeggiarlo e di esporlo al ridicolo come si merita. Invece al direttore del Giornale, il battagliero e «littorio» Alessandro Sallusti, non è sembrato vero di poter cogliere al balzo la ghiotta occasione per scatenare contro il pericolo teutonico la terza guerra mondiale del giornalismo spazzatura. Oltretutto la coincidenza della querelle con il ricorrere del Giorno della Memoria gli ha fornito un assist formidabile e di più non poteva sperare per scatenarsi contro il Reich della «neonazista» dalle terga poderose Angela Merkel a cui mancano solo i baffetti per essere il sosia di Adolf Hitler che invece di sterminarci nei lager vuole farlo con l'euro, lo spread e via sproloquiando a cominciare dal titolo: «A noi Schettino a voi Auschwitz» per poi proseguire con piglio sprezzante: «...È vero, noi italiani alla Schettino abbiamo sulla coscienza una trentina di passeggeri della nave, quelli della razza di Jan Fleischauer di passeggeri ne hanno ammazzati sei milioni. Erano gli ebrei trasportati via treno fino ai campi di sterminio. E nessuno della razza superiore tedesca ha tentato di salvarne uno». E qui Il baldo Alessandro si lascia andare al fradicio tormentone degli italiani brava gente facendo ricorso alle iperboli fuori controllo tanto care alla destra berlusconica: «A differenza nostra che di passeggeri ne abbiamo salvati 4200, e di ebrei, al tempo delle sciagurate leggi razziali, centinaia di migliaia (boom!!!). Fu italiano anche Giorgio Perlasca, fascista convinto, che rischiò la vita per salvare da solo oltre 5000 ebrei». Vorrei ricordare a Sallusti che anche Schindler, tedesco, salvò oltre 1000 ebrei e solo perché non ebbe modo di salvarne di più. Ma Perlasca e Schindler sono nomi individuali e non collettivi. Inoltre nel giorno della memoria sarebbe segno di onestà intellettuale e di decenza ricordare che le sciagurate leggi razziali furono varate e applicate in Italia nell'assordante silenzio e nell'indifferenza della stragrande maggioranza degli italiani. Quelle leggi volute dall'italianissimo Duce, prepararono lo sterminio quasi ottomila ebrei italiani, nello stivale e altre migliaia nel Dodecaneso. Senza contare che gli italianissimi fascisti, in proprio, perpetrarono un vero e proprio genocidio in Cirenaica e gettarono gas su ospedali civili. Nelle terre dell'ex Yugoslavia ne combinarono di cotte e di crude come nel Lager di Arbe nel quale cinquemila civili, donne, vecchi e bambini furono atrocemente fatti morire di fame e di sporcizia su ordine del criminale di guerra Generale Roatta. È stata solo la Resistenza antifascista, civile e militare a salvare l'onore dell'Italia. Sallusti ha preso una cantonata nell'infuriarsi con Fleischauer, per coerenza, dovrebbe incontrarlo per mangiare una pizza e bere una birra, tedesca ovviamente, perché quel tedesco e questo italiano sono fatti della stessa pasta. La guerra del Giornale MONI OVADIA Il museo Gli appuntamenti «Abbiamo fatto una promessa a quelli che sono morti: di raccontare ciò che è successo. Finché vivrò». Edith Bruck“ Il sito del Museo Storico della Liberazione Oggi al Museo Cervi a Gattatico (RE) p SEGUE DALLA PRIMA Dobbiamo imparare dal passato. Ci sono politici che sfuttano le paure degli uomini». T. Punkenhofer (sindaco di Mauthausen), Il Presidente Giorgio Napolitano alla celebrazione del «Giorno della Memoria» www.viatasso.eu www.fratellicervi.it 23 SABATO 28 GENNAIO 2012
Lo slum dei miracoli dove musica e asili non sono un miraggio G li affamati neglislum / non hanno bi-sogno di crociate cul-turali / per annuncia-re la loro situazione». L'ha scritto il poeta kenyano, Jared Angira, nella raccolta del 2004 Lament of the Silent & Other Poems (East African Educational Publishers) catturando qualcosa che matura anche in una delle bidonville più vaste dell'Africa: Kibera. Qui, nella zona sud ovest di Nairobi, nella completa e vergognosa mancanza di servizi pubblici, sanitari, di infrastrutture, nel saliscendi collinare della capitale ondeggia un oceano di tetti in lamiera arrugginita, infuocati sotto il sole, gelidi la notte. Gli alloggi hanno pareti in fango, terra, talvolta mattoni, più spesso in lamiera pitturata d'azzurro, verde, giallo; le viuzze in terra e buche solcate dai classici scoli con le grandi piogge diventano fango e rifiuti. È un territorio di povertà, fame e malattie estreme: ciononostante, si fanno largo tra mille ostacoli gruppi indipendenti e auto-organizzati, creati e gestiti non da ong bensì da chi qui vive e s'ingegna. Cartoon William Obwaka, nato a Kibera 26 anni fa, è produttore e autore di video, musicista, project manager e assume volentieri il ruolo di guida nel dedalo delle baracche: «Secondo l'ultimo censimento ufficiale lo slum avrebbe 300mila persone, è una cifra ridicola e tutti sanno che è falsa. Alcune ong dicono un milione e mezzo di persone per ottenere più fondi, la stima più realistica indica 900mila abitanti, forse un milione». A occhio, l'ammasso di persone sembra giustificare la cifra in una metropoli dai 3,1 milioni di abitanti ufficiali, oltre quattro e forse cinque quelli effettivi, e per lo più poveri. «Kibera è formata da tredici villaggi: ognuno ha i suoi consiglieri anziani a cui rivolgersi in caso di problemi e confini delimitati da segni che gli abitanti riconoscono quali alberi, bidoni, pali. Lo slum effettivo copre l'80% del terreno». E in mezzo alla bidonville, camminando su assi sopra uno scolo dal liquido nerastro, lavora un centro culturale ed educativo sorprendente: il Kibera Hamlets Youth Enpowerment & Nurture (www.kiberahamlets.org). Con un micro-giardino ricavato da pochi centimetri quadri di terra, al primo piano ha un mini-ufficio con computer, faldoni con i registri (dai donatori ai ragazzi iscritti), una stanza più ampia; al piano terra, una sala prove alta un paio di metri fa da aula scolastica con pareti movibili in compensato e tre lavagne. «Partimmo nel 2004 - racconta Catherine, la segretaria - con il calcio per aiutare la comunità, ora teniamo corsi di computer, danza, poesia, canzoni, sport, arti performative a 78 ragazzi e ragazze dai 3 ai 16 anni, inclusi disabili e orfani, oltre a insegnare a un livello base a scrivere, leggere, la matematica… Tramite musica, ballo, tramite racconti e poesie scritte da noi e dai nostri insegnanti parliamo di cosa interessa nello slum, cerchiamo di trasmettere messaggi come, ad Due bambini in un viottolo dello slum di Kibera STEFANO MILIANI Progetti Il reportage Kabita, 1 milione di anime, sud ovest da Nairobi: gli abitanti, in mezzo alle bidonville, hanno messo su scuole, centri culturali, corsi di computer. Lo Stato? «Non ci dà nulla» KIBERA (KENYA) Nell'associazione giovanile si accolgono anche i disabili Mondo34 SABATO 28 GENNAIO 2012
Stato. Il socialismo, non è vero che ha peccato per troppo Stato, direi invece per troppo poco. La classe operaia al potere, conquistato giustamente il potere attraverso il partito, avrebbe dovuto gradualmente abbandonare la forma partito per farsi forma Stato. In questo, ripercorrendo tutta intera la vicenda dello Stato moderno, dalla monarchi assoluta allo Stato sociale di diritto. La costruzione del socialismo, tanto più in un Paese solo, soltanto lo Stato poteva salvarla: l'autonomia politica dello Stato, politica e giuridica. A un certo punto al capitale è sembrato che non avesse più bisogno dello Stato. Direi di più: che questa forma tutta politica del dominio fosse di intralcio ai propri liberi movimenti. E che il dominio potesse ormai direttamente venire incorporato nei meccanismi economici, o economico-finanziari, della produzione e della circolazione. Progetto in parte riuscito, dopo la svolta di sistema, che ha archiviato i trent'anni gloriosi, e ha inaugurato il trentennio del cosiddetto neoliberismo. Questo ritorno restaurativo di Ottocento reagiva con quel piglio dell'innovazione, che ha incantato i modernizzatori della sinistra, alla pretesa novecentesca dello Stato di farsi sociale e alla politica di occuparsi della società, e ai partito popolari di portare le masse nello Stato. Tutto si tiene. E il punto che decide è da dove partono i bisogni d'epoca. Partono da chi comanda. Poi si può reagire, anche con successo, si può controbattere e tenere provvisoriamente o a lungo in scacco l'iniziativa vincente. Lo hanno fatto gli operai con le lotte nei punti alti dello sviluppo, i contadini in altre parti di mondo in condizioni di arretratezza, lo hanno fatto gli Stati socialisti dividendo giustamente il campo mondiale in sfere di influenza. Mai illudersi che improvvise spontanee insorgenze dal basso possano minimamente, e stabilmente, impensierire i proprietari effettivi del potere. Anzi, in queste insorgenze va volta a volta riconosciuto quel bisogno specifico di sistema, entro cui stanno, nascono e crescono. Solo conosciuto questo, si possono politicamente utilizzare, in una qualche funzione alternativa. Il passo indietro verso il liberismo si è coniugato con i due passi avanti della globalizzazione. Qui si è verificato un accumulo di quantità che ha prodotto un salto di qualità, per usare polemicamente e consapevolmente categorie obsolete. Il capitalismo mondo era iscritto fin dal principio nel rapporto di produzione, scambio e consumo, che ha occupato militarmente tutta intera la modernità. Il Novecento, con tre grandi guerre civili mondiali, ha imposto, o ha permesso questo salto. Il grado attuale di sovranazionalità del rapporto di capitale non ha precedenti nella storia. L'età del colonialismo, e la connessa fase imperialistica e di capitale finanziario dei tempi di Hilferding e di Lenin, impallidisce di fronte alle dimensioni contemporanee del fenomeno. L'esercito di riserva, ormai anch'esso mondiale, del lavoro sta lì, a volte in prima fila a volte nelle retrovie, a seconda di come fa comodo, a combattere una guerra non sua. La forma Stato viene aggredita qui dall'esterno, da macroprocessi, che ne riducono il peso, la funzione, la consistenza, e ne destrutturano la forza. Vale ancora la classica definizione weberiana dello Stato come «monopolio dell'uso legittimo della forza fisica nell'ambito di un determinato territorio»? Dov'è più la sovranità, da Bodin in poi intesa come facoltà esclusiva di «fare leggi»? Quali e quante le leggi di movimento della società rimaste in mani esclusivamente statuali? E l'hobbesiano Stato-macchina, persona giuridica regolato dalle leggi, è questo oggi il Leviatano, o non piuttosto questa oggettività sistemica di leggi economiche extragiuridiche, che esercitano potere senza legittimità, sovranità senza popolo? Chi e quando squarcerà il velo della finzione democratica, di cittadini che eleggono forme di governo senza forma Stato? La cessione di potere dall'autonomia del politico alla sovranità dell'economico si esprime in questo paradosso, che butto lì come la scintilla che una volta doveva incendiare la prateria: c'è solo più Stato dove c'è ancora partito e dove la classica obbligazione politica garantisce, essa, il libero movimento delle leggi economiche. È stato un capolavoro della soggettività politica moderna l'atto della congiunzione tra lo Stato e la Nazione. Di lì, grande storia. Ambigua, doppia, tragica e gloriosa. Movimenti di popoli, in lotta di liberazione da antichi servaggi, ma anche di eserciti l'un contro l'altro armati, in guerre micidiali. In nome della nazione, per il proprio Stato, si sono commessi crimini, contro i propri stessi popoli, ma anche provocando così risorgimenti e resistenze. Il nesso tra Stato e nazione si va divaricando. La nazione sembra in migliore condizione di salute politica rispetto allo Stato. Anche se il concetto si restringe e, come tutto oggi, si involgarisce, da spazio si fa territorio, da storia si fa tradizione, da popolo si fa etnia, e perfino a volte religione. Chi favorisce questa divaricazione sono, di nuovo, produzione e mercato, che non temono e superano d'un balzo i confini geografici, temono e rimangono impigliati nelle sovranità politiche. Insomma, l'esperienza - se vogliamo chiamare così, con una parola banale, le repliche della storia - ci ha insegnato che lo Stato si cambia, non si abbatte. A volerlo abbattere sono oggi gli interessi diretti di capitale, che portano avanti questo proposito in due modi: o utilizzandolo o subordinandolo, come cassa di depositi e prestiti e in più concessore di ammortizzatori sociali, oppure come guardiano notturno e apparato di repressione. I lavoratori hanno ben conosciuto la faccia brutale dello Stato al servizio dei loro padroni. Ma quando sono stati liberi e forti hanno provato essi stessi a introdursi nello Stato, per garantire la propria libertà e ingigantire la propria forza. Anche questa è storia del maledetto Novecento. È vero, c'è il mito dello Stato. Ma esso, prima di diventare un mito reazionario, è stato un mito rivoluzionario. Su quel terreno infatti si giocava la questione del potere. Questa questione sembra non essere più in gioco. Anche potere viene ormai declinato al plurale: poteri forti, poteri occulti e soprattutto poteri micro, una sorta di politeismo dei poteri, come un dio che sta dappertutto e quindi da nessuna parte. Una condizione felice per l'orizzonte di capitale, che non ha più da misurarsi con un potere politico, forte e autorevole, concentrato e autonomo. È quanto consegue all'emarginazione avvenuta della forma Stato. Decisivi sono stati sicuramente i processi di spoliticizzazione degli individui e di neutralizzazione dei conflitti. Qui da noi, lo Stato nato e cresciuto nel contesto storico del «sistema europeo degli Stati», si è perduto nel sentiero interrotto di una sovranazionalità che non riesce a farsi sovrastatualità. Al posto di «la Germania non è più uno Stato», bisognerebbe dire oggi «l'Europa non è ancora uno Stato». Di più: nemmeno, questa idea di Europa, ma, direi piuttosto, questa pratica di Europa, che si estende nello stesso modo in cui si deprime, essa stessa spoliticizzata e neutralizzata, rischia di essere una forma di anti-Stato e comunque una causa di crisi del sistema europeo degli Stati. Se esistesse una sinistra europea farebbe di questo problema il suo stesso problema, trovando forse una ragione per esistere, nel solco storico della sua tradizione politica internazionalista. Nel frattempo, Paese per Paese, andrebbe consigliata una decisa presa di distanza dalle tentazioni, vogliamo dire dalle pulsioni, di una «politica oltre lo Stato». Una politica oltre lo Stato vuol dire oggi nient'altro che un'antipolitica. Come lo è di fatto la politica oltre il partito. Ce n'è fin troppo in giro, per suscitarla anche da questo lato. Se è vero che, nel Moderno, la politica ha fondato lo Stato, in questo crepuscolo del Moderno, è a partire dal nuovo Stato che diventa possibile rifondare la politica. Invece che chiedere beni comuni per un capitalismo democratico. L'apologia del presente È diventata l'ideologia del post-moderno Dobbiamo sconfiggerla Vivaldi e Bach in Val d'Aosta L'Assessorato dell'istruzione e cultura della Regione Valle d'Aosta presenta, per il terzoannoconsecutivo, larassegna«Forummusicali.Ascoltareeparlaredimusica».Tema conduttoredell'edizione2012lamusicastrumentaledelperiodotardo-barocco,conincontri su Vivaldi e Bach. 39 SABATO 28 GENNAIO 2012
«I confini possono essere, sia pur in termini limitati, modificati rispetto a quelli antecedenti la Guerra dei Sei giorni, ma a territori ceduti devono corrispondere territori che entrano a far parte dello Stato di Palestina, e tutto ciò deve scaturire da un accordo tra le parti. Il principio di reciprocità e agli antipodi dell'unilateralismo che continua a caratterizzare, nei fatti, la politica d'Israele: guadagnare tempo, trascinando all'infinito il negoziato, e intanto determinare sul terreno una serie di fatti compiuti che finiscono per svuotare di ogni significato concreto la trattativa». Un esempio concreto di questa volontà che lei imputa a Israele? «È la crescita degli insediamenti, in Cisgiordania come a Gerusalemme Est. Non siamo da soli nel chiedere a Israele una moratoria nella costruzione-ampliamento degli insediamenti nei territori occupati. La risposta è sempre stata negativa. Anche quando a chiederlo è stato il presidente degli Stati Uniti d'America». A proposito degli Usa: uno dei più accreditati candidati repubblicani alle presidenziali di novembre, Mitt Romney, ha sostenuto pubblicamente che i palestinesi non vogliono una soluzione fondata su due Stati, ma vogliono eliminare Israele. «Al signor Romney vorrei chiedere su quali basi, su quali documenti, si è formato questa convinzione. Per chiarirsi le idee sulla nostra determinazione, posso solo consigliargli di parlare non con pericolosi antisionisti, ma con l'ex presidente George W.Bush e la signora Rice...Certe posizioni aiutano soltanto i nemici della pace». Pertornare alle trattative. Israele vi accusa di voler imporre i tempi del negoziato. «Il fattore tempo è decisivo. Perché senza indicare i tempi del negoziato, il dialogo non ha un solido ancoraggio. È stato lo stesso presidente Obama a parlare di questo, e come lui tutti i maggiori leader europei. Un negoziato non può durare in eterno, altrimenti non di negoziato si tratta ma di una farsa. E nessun dirigente palestinese, neanche il più disposto al compromesso, può esserne complice. Tutti devono essere consapevoli che in Medio Oriente il tempo non lavora per la pace». CAPO NEGOZIATORE DELL'ANP SAEB EREKAT Capo negoziatore dell'Anp, dirigente di al-Fatah e membro del Consiglio legislativo palestinese (il Parlamento dei Territori), ha partecipato a tutti i momenti più significativi dei negoziati tra Israeliani e Palestinesi. È consigliere politico di Abu Mazen. 57 ANNI Uno dei protagonisti dei negoziati con Tel Aviv Chi è Sciiti di nuovo nel mirino in Iraq: unkamikazea bordodiunataxi siè fatto esplodere in un popoloso quartiere sciitadiZafaraniyah,asuddiBaghdad,mentre venivano celebrati i funeralidi alcune delle vittime di un attacco contro un'agenzia immobiliare avvenuto il giornoprima.Almeno32imorti,oltre65iferiti, quando l'attentatore suicida ha fatto esplodere la macchina in cui si trovava. Molti gli agenti di polizia rimasti uccisi, ma anche quattro donne. «È stata un'esplosionetremenda»,hadettountestimone. «Ho visto brandelli di carne umana e corpi mutilati in un lago di sangue». Terrificante anche la processione di parenti all'ospedale, in cerca di notizie sulle vittime: «Abbiamo a che fare con braccia e gambe, non possiamo identificareimorti»,hadettounainfermiera.Poco dopo l'esplosione, un gruppo armato ha attaccato un checkpoint poco distante, uccidendo altri due agenti. Un crescendo che secondo molti osservatori è dovuto al confronto sempre più cruento tra i gruppi sciitie quelli sunniti, tra i quali figura anche al Qaida. Il governo, a maggioranza sciita, punta l'indice contro il network del defunto Osama bin Laden. La rabbia contro Bashar al-Assad esplode anche al Cairo. Almeno 200 oppositori del presidente siriano sono penetrati nell'edificio dell'ambasciata siriana al Cairo, rompendo porte e finestre, prima di essere bloccati e cacciati dalle forze di sicurezza egiziane. Il palazzo ieri era vuoto, essendo venerdì un giorno festivo in Egitto. Un giovane manifestante, qualificatosi come Abu Ahmed Tartoussi, ha affermato di aver distrutto all'interno insieme ai compagni foto e ritratti del presidente Assad. Ha aggiunto inoltre che gli occupanti si sarebbero impadroniti di documenti dei servizi segreti, contenenti i nomi dei supposti infiltrati tra i dissidenti esiliati in Egitto. Gli oppositori al regime di Assad in esilio, da mesi inscenano proteste anche davanti alla sede della Lega Araba, non distante dall'ambasciata siriana. BILANCIO DI SANGUE È di 166 morti il bilancio delle violenze in Siria da martedì scorso: lo ha calcolato l'Osdh precisando che quel giorno sono stati uccisi 33 civili, mercoledì vi sono stati 25 morti (15 civili), l'altro ieri 62 (43 civili) e ieri 46 (34 civili). L'aggiornamento del bilancio di ieri è dovuto a 11 morti in più a Nawa (7 civili), Homs (1) e Duma (3). In questo scenario di guerra, l'Esercito siriano libero (Esl o Fsa), la formazione di disertori che combatte contro il regime di Damasco, ha annunciato di aver preso in ostaggio sette iraniani tra cui cinque militari. Mostrandoli in un video, un'ala di questa formazione ha chiesto all' Iran di «riconoscere chiaramente la presenza» di militari iraniani inviati in Siria «ad aiutare il regime di Assad». Per la liberazione degli ostaggi, il «Battaglione Faruk» dell'Esl chiede la scarcerazione di un alto ufficiale disertore e la cessazione delle operazioni contro Homs. L'agenzia iraniana Mehr ha sostenuto che i sette rapiti sono ingegneri che lavoravano in una centrale elettrica a Homs. L'Iran, potenza non-araba sciita, è il più stretto alleato del presidente siriano, appartenente alla minoranza alauita. DIPLOMAZIA IN MOVIMENTO. Dal fronte armato a quello diplomatico. La Siria deve formare un governo di unità nazionale e il suo presidente deve delegare la piena autorità al suo vice per garantire una cooperazione effettiva con il governo di nuova formazione nella transizione. Lo chiede la bozza di risoluzione arabo-occidentale in discussione al Consiglio di sicurezza dell'Onu. Nella bozza si condanna con forza il regime di Assad, anche se non si fa cenno a sanzioni di alcun tipo. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite - si legge nella bozza - supporta pienamente il piano d'azione della Lega Araba adottato il 22 gennaio scorso per facilitare la transizione politica verso un governo democratico, e incoraggia i membri della Lega a continuare i suoi sforzi». «È necessario che le autorità di Damasco - recita ancora la bozza - pongano fine senza ulteriore ritardo ad ogni tipo di violenza, procedendo al rilascio di tutte le persone arbitrariamente imprigionate in seguito ad incidenti recenti, e garantiscano la libertà di dimostrazione pacifica». Il documento, che condanna le continue ed estese violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali della popolazione da parte del regime di Assad e l'uso della forza contro i civili da parte delle autorità siriane, propone quindi un trasferimento di poteri politici. Ma non sanzioni contro il regime di Assad. Ciò nonostante la Russia ha dichiarato il testo «inaccettabile» e potrebbe rendere vani gli sforzi arabo-occidentali utilizzando per la seconda volta il suo potere di veto. U.D.G. Siria, strage continua E al Cairo in 200 assaltano l'ambasciata A BAGHDAD Repubblicani Sondaggio I tedeschi: no a Wulff Oppositori di Bashar al-Assad irrompono nella sede diplomatica per protestare contro la sanguinosa repressione in atto. Solo da martedì i morti sono almeno 166. All'Onu si discute di una nuova bozza di risoluzione. Iraq, autobomba durante un funerale: 32 morti, 65 feriti «Mitt Romney dice che noi vogliamo solo eliminare lo Stato ebraico? Per chiarirsi le idee, chieda a Bush jr e alla Rice» Il conflitto I disertori affermano di avere in mano sette ingegneri iraniani Brusca caduta d'immagine di Christian Wulff, con una maggioranza dei tedeschi (50%)cheadessonechiedeledimissioni,mentreil45%auspicacherimangaincarica.Solo due settimane fa i rapporti erano invertiti, con il 50% contrario alle dimissioni ed il 44% di favorevoli all'uscita di scena del capo dello Stato dopo gli scandali che l'hanno coinvolto. 31 SABATO 28 GENNAIO 2012
Maramotti S ono settimane difficili perl'Europa e l'Italia. L'Europa siappresta, per salvare l'euronel mezzo di una crisi economica che va avanti da 4 anni, a varare un trattato che potrebbe minare nel profondo la concezione comunitaria dell'Unione. In Italia la situazione è difficile per i lavoratori, le imprese, le famiglie, a cui, dentro una situazione occupazionale già difficile, sono chiesti sacrifici pesanti. Di questa situazione è parte la nostra generazione, fra difficoltà e voglia di riscatto. In questo scenario i Giovani Democratici del Lazio, arrivati al I Congresso Nazionale dei GD, si danno appuntamento oggi a Roma per un'iniziativa dal titolo Il futuro mi interessa - Le primarie delle idee dei Giovani Democratici (ore 15, Spazio Informale, via dei Cerchi 75). Il nome dell'iniziativa racconta la necessità di pensare agli orizzonti della nostra generazione e capire come portare avanti un'iniziativa politica, da oggi e per i prossimi anni, che parli agli studenti, ai precari, ai giovani lavoratori, che sognano un futuro migliore di quello che abbiamo modo di immaginare. Siamo una generazione con poche opportunità ma allo stesso tempo abbiamo la speranza di volere riuscire a cambiare le cose, di recuperare una solidarietà fra persone, di dare senso ad un impegno nella società. Per questo vogliamo partire dai ragazzi e dalle ragazze di questo Paese, perché pronti a prendere di petto le tante questioni che non consentono all'Italia di fare passi in avanti: occupazione, conoscenza, democrazia, questione meridionale, Europa. In queste settimane il governo Monti sta prendendo scelte interessanti, come la possibilità di aprire una Srl per un giovane fino ai 35 anni con 1 euro e senza atto notarile, ma sta affrontando discussioni difficili che avranno ricadute molto consistenti sul nostro futuro: riformare il welfare e parlare di contratti, ammortizzatori sociali, diritti del lavoro, vuol dire ridisegnare il rapporto fra individui e società e significa delimitare i nuovi confini dell'inclusione sociale. Nell'iniziativa parleremo di questi temi, e li inseriremo dentro una piattaforma politica per la nostra generazione e per l'Italia: un rinnovato patto sociale di diritti e doveri, la cittadinanza del XXI secolo per una società diversa, di cui conoscenza, lavoro, coesione, sostenibilità siano i pilastri portanti. Apriremo su queste basi, dentro il congresso e già a partire da quest'iniziativa, un confronto con associazioni, reti, sindacati, perché siamo chiamati a un dovere più grande di eleggere un Segretario Nazionale; dobbiamo immergere il nostro congresso nei fermenti sociali di quest'ultimo anno, per proseguire e rendere più avanzati i percorsi di iniziativa comune. L'obiettivo di questa fase congressuale, che giustifica il sottotitolo “Le primarie delle idee”, è anche educare una generazione alla partecipazione democratica, per cui la linea politica si costruisce dentro un percorso collettivo che valorizzi le intelligenze e le proposte di ciascuno e metta all'angolo i personalismi del populismo mediatico degli ultimi anni. È il primo passo per ridare dignità e autorevolezza alla politica, dopo 15 anni di demolizione belusconiana. Creeremo dentro il percorso di questi mesi una sorta di “libro bianco” per un'organizzazione che, plurale nelle sensibilità politico-culturali e nelle provenienze territoriali, ha coltivato con passione e spirito di militanza uno spazio autonomo di elaborazione e iniziativa dentro il Pd, un punto di partenza importante dal quale proseguirà, dal giorno dopo il Congresso nazionale, con rinnovata forza e consapevolezza, la sfida politica per il cambiamento. C om'era suggestivo, l'argo-mentare di Giuliano Fer-rara a Qui Radio Londradi giovedì 26 gennaio. Sempre misurato, sobrio, montiano nei toni (dopo il periodo “mutande libertine” e quello “boccacce a Sarkò” è il suo registro per l'attuale stagione politica), ma vivaddio (nell'accezione per atei devoti) - berlusconiano, meglio, berlusconòfilo nei concetti. E soprattutto suggestivo. A partire dal corredo filmico della sua tesi politologica: la sequenza finale del Caimano di Nanni Moretti, quella in cui il Cav. versione barbuta, dopo la condanna penale, si allontana in auto dal tribunale indossando uno sguardo torvo mentre, alle sue spalle, brillano i fuochi sinistri dei tumulti scatenati dai suoi seguaci. Immagini utilizzate a mo' di spiazzante non-didascalia della presente situazione politico-istituzionale: «Vedete? (semplifico il concetto dell'Elefantino, virgolettandolo per creare a mia volta una qualche suggestione) Quello che era passato per un film profetico si è rivelato una fiction fantascientifica: Berlusconi sta tranquillamente affrontando i suoi processi e, quel che più conta, ha rinunciato al governo anteponendo l'interesse pubblico a quello personale. Benché non fosse tenuto a lasciare, benché poi si sia capito che il crescere dello spread non dipendesse dal suo guidare l'esecutivo, ha fatto un passo indietro, con discrezione e dedizione al Bene della Nazione, alla faccia dei cupi presagi morettiani a base di un preteso Leader irresponsabile che istiga alle jacqueries il ceto medio teledipendente. Volete la prova regina? (continuo col mio sommario virgolettato del suggestivo ragionamento del Nostro) Eccola: Bossi lo dileggia per il suo ostinarsi a sostenere Monti e Lui, stoicamente, pur se magari - concediamoglielo - ipocritamente, non stacca la spina, in ossequio alla Politica con la “p” maiuscola!”». Argomentazioni così suggestive che mi hanno suggestionato. In un istante, ho scordato tutti i tentativi di Papi di evitarsi i processi con leggi, lodi e prescrizioni, tutti i suoi attacchi feroci ai giudici, alla Consulta, a Napolitano complice di quest'ultima, tutte le sue resistenze di stampo scilipotiano a mollare il Potere. Poi, sono arrivato alla questione Lega: ho pensato all'ipotesi che l'eroico Silvio avrebbe opposto un no da Statista agli inviti screanzati di Bossi a far cadere Monti anche se il Pdl fosse risultato in testa ai sondaggi e non, come invece è, in caduta libera. Ho pensato, insomma, a Berlusconi che rinuncia al voto non per interesse, trovandosi nella situazione in cui oggi è Bersani. Ci ho pensato, ma tale scenario mi è parso incredibile. Ferrara è suggestivo, ma non fino a questo punto. enzo@enzocosta.net www.enzocosta.net La tiratura del 27 gennaio 2012 è stata di 119.640 LE ASTUTE SUGGESTIONI DEL SOBRIO FERRARA AI GIOVANI DEMOCRATICI IL FUTURO INTERESSA TELE VISIONI Enzo Costa GIORNALISTA L'EVENTO DI OGGI A ROMA Sara Battisti SEGRETARIA “GIOVANI DEMOCRATICI LAZIO” 25 SABATO 28 GENNAIO 2012
I l discorso sullo Stato segue aldiscorso sul partito. La fase,cioè l'oggi, li stringe in un ab-braccio: che si vorrebbe morta-le e che bisognerebbe renderevitale. Del resto, questo è un tempo in cui tra ciò che si vuole e ciò che si deve, vale la regola dell'incomunicabilità. Tra Stato politico e partito politico, in mezzo troviamo la crisi strutturale della politica moderna. Fenomeno storico, lo Stato, limitato nel tempo, che ha avuto una nascita e può avere una morte. Se è solo Stato moderno, la fine dell'epoca moderna segna la fine dell'epoca statuale della politica. C'è una sola via per combattere efficacemente, con l'intento di sconfiggerla, quell'apologia del presente che sono le ideologia del postmoderno. Ed è l'assunzione in proprio dell'orizzonte di crisi della modernità, come un processo lungo, lento, in atto e in transito, come deriva, come decadenza, come dissoluzione. Del partito possiamo discorrere nella contingenza, per lo Stato dobbiamo chiamare in causa la storia. Il movimento operaio ha pagato un prezzo altissimo, che ha deciso infine sul destino della sua sopravvivenza, per il fatto di non aver risolto la confusione, formale e materiale, e dunque teorico-pratica, tra partito e MARIO TRONTI OLTRE LO STATO C'È SOLO L'ANTIPOLITICA www.unita.it Ambrogio Lorenzetti, affresco del «Buon governo» nelle sale del Palazzo Pubblico di Siena FILOSOFO Nel tempo della sovranità dell'economico, il tema della statualità diventa centrale per la sinistra. La stessa Europa si dimostra debole davanti alla crisi perché la sovranazionalità non è riuscita ancora a farsi sovrastatualità Pubblichiamo ampi stralci del saggio di Mario Tronti che compare sull'ultimo numero di Democrazia e Diritto. Il titolo del volume è «Le culture giuridiche dell'Italia unita» SFIDE Culture38 SABATO28 GENNAIO2012
Foto di Roberto Monaldo / LaPresse La popolazione italiana cresce, ormai è arrivata a quasi 61 milioni, (60 milioni 851mila, al primo gennaio). Ma gli italiani sono in calo, si fermano al 56 milioni, con una perdita netta di 65 mila unità rispetto al primo gennaio dell'anno scorso. Ad aumentare sono gli stranieri arrivati a 4 milioni 859 mila (289 mila in più), e rappresentano ormai l'8% della popolazione complessiva. LA FOTOGRAFIA A mettere nero su bianco come sta cambiando demograficamente il Paese è l' Istat, che segnala anche come dal Sud Italia si continui a «emigrare» verso le regioni del Centro-nord. A determinare il calo degli italiani è stata soprattutto la forbice che si allarga sempre di più tra nascite e morti: complessivamente nel nostro Paese nel 2011 sono nati 556 mila bambini, 6 mila in meno dell'anno precedente; mentre il numero delle persone morte è stato pari a 592 mila, 4 mila in più dell' anno precedente. Sono le donne straniere a fare più figli: ne hanno una media di due a testa a fronte di uno delle italiane, che decidono di diventare mamme sempre più tardi (a 32 anni). Proprio la loro presenza rende il Nord Italia la zona più prolifica del Paese (con 1,48 figli per donna), capovolgendo il luogo comune che vorrebbe il Sud il posto dove si fanno più bambini e che ora invece è diventato il fanalino di coda (1,35). La regione che ha il tasso di natalità più alto (il 10 per mille, con 1,63 figli per donna) è il Trentino Alto Adige e la Campania è l'unica tra quelle del Sud con un livello riproduttivo superiore alla media nazionale, (1,43 rispetto all'1,42). Mentre la Liguria abbina alla più bassa natalità (7,3) anche il più alto tasso di mortalità (13,3 per mille). Tra le sole cinque regioni in cui il numero dei nati supera quello dei morti, c'è di nuovo il Trentino Alto Adige, insieme a Campania, Lombardia, Puglia e Veneto. SI VIVE DI PIÙ Italiani meno prolifici, ma sempre più longevi. La speranza di vita è cresciuta ulteriormente e ha raggiunto i 79 anni per gli uomini e gli 84 per donne. E se dunque la popolazione femminile è ancora in vantaggio, quella maschile sta recuperando, visto che rispetto al 2008 guadagna in media mezzo anno di vita supplementare rispetto ai quattro mesi delle donne. Gli ottantenni costituiscono ormai il 6,1% della popolazione totale, e se la conta parte dai 65 anni, gli anziani rappresentano il 20% dei residenti. Risiedono soprattutto nel Nord-Est e nel centro del Paese; ed è chi vive nella provincia di Bolzano ad avere la speranza di vita più alta (80,5 anni gli uomini, e 85,8 le donne). Avanza anche l'esercito degli ultracentenari, che ha superato la soglia di 17 mila. Ben 600 italiani hanno compiuto 105 anni e il più vecchio di tutti ha 113 anni e vive in Veneto. È cresciuta anche l'età media: il dato complessivo è 43,7 anni, e se per gli italiani si è attestata a 44 anni, è ferma a 32 per gli stranieri. Le regioni del Mezzogiorno hanno una popolazione relativamente più giovane: in Campania l'età media è di 40,5 anni e la quota della popolazione di 65 anni e oltre è pari al 16,5%; segue la Sicilia con un'età media di 42 anni e una quota di 65enni pari al 18,8%. MARZIO CENCIONI Poche culle Tasso migratorio in calo Rapporto Istat: è straniero l'8% della popolazione Il rapporto Istat fotografa il Paese. Se la popolazione aumenta e sfiora i 61 milioni è solo grazie agli immigrati: i residenti sono cresciuti dell'8%. In calo gli italiani, in totale 56 milioni. Al Sud nascite in calo. Roma questione di civiltà, e con la nostra iniziativa faremo pressioni sul Parlamento, ma è anche un segnale contro la crisi. Da questa si può uscire con più egoismo e più solitudine oppure con più giustizia e solidarietà. Bisogna puntare sui valori, non solo sui numeri» ha spiegato Ricci, 37enne esponente del Partito Democratico. Dal Quirinale l'applauso di incoraggiamento per l'amministrazione marchigiana: «Si tratta di un'iniziativa di grande valore simbolico, c'è da augurarsi che questo esempio possa essere seguito anche da altre realtà territoriali. È auspicabile che la cittadinanza onoraria sia la premessa all'effettivo riconoscimento della cittadinanza italiana a quanti nascono nel nostro Paese da genitori stabilmente residenti». Nella provincia di Pesaro vivono 34.700 residenti stranieri su un totale di 360.000 abitanti, quindi circa il 10% della popolazione. Gli immigrati che vivono da quelle parti lavorano soprattutto nelle aziende tipiche della come Scavolini e Berloni, marchi tradizionali nel settore delle cucine, e nell'edilizia. «Ma quest'ultima è quasi ferma - ha detto Ricci - e tanti albanesi e romeni sono tornati a costruire case nella loro terra. Non è un caso che il presidente Napolitano abbia pronunciato quella frase così netta mentre stava aprendo la strada al nuovo governo». Sull'iniziativa è intervenuto anche Khalid Chaouki, responsabile “Nuovi Italiani” del Pd: «Troviamo questa idea geniale e una bellissima risposta a chi ancora oggi nega questo diritto naturale a circa un milione di italiani di fatto. Un grazie al presidente Matteo Ricci, un giovane amministratore da prendere come esempio in tutte le province e i comuni italiani in questa battaglia di civiltà per cancellare una legge ingiusta e priva di logica». Più nati al Nord che al Sud, immigrate in media con 2 figli Cala il tassomigratorio in Italia.Èquanto emergedai dati Istat, secondo iquali il saldo migratorio (che tiene conto dei trasferimenti di residenza interni, con l'estero e per altri motivi)èpariapiù261milaunità,peruntassomigratorioparial4,3permille, incalorispetto al 2010 (5,2 per mille). 21 SABATO 28 GENNAIO 2012
simo di 30-40 domeniche. Non poche: anche 10 mesi l'anno. Decidono Regioni e Comuni, ma la concertazione con le parti sociali è obbligatoria. In questo quadro si innesta la contrattazione privata: datori di lavoro perbene e un sottobosco di sfruttamento. Maria Grazia Gabrielli, segretaria nazionale responsabile del settore Commercio, spiega il mondo degli “addetti di quarto livello”: «C'è chi, anziché dopo 6 giorni finisce per riposare ogni due settimane. Poi, il contratto full time impone al lavoratore un terzo delle domeniche in cui il negozio resta aperto con il 30% in più della paga oraria». Vale a dire circa 11-12 euro lordi l'ora anziché 8. «Ma nella grande distribuzione il part time è prevalente. Sono donne assunte già con l'obbligo di lavorare tutti i festivi». Turnazioni escluse in radice. Addio gite fuori città, picnic, pomeriggi con amici e familiari. Un prezzo sostenibile ma non per sempre: «Quando mi hanno assunto si lavorava solo le domeniche di dicembre - si sfoga Carlo - Ora mi toccano tutte. Sapete quanto pesa quando fuori c'è il sole? Ma se non accetti le loro condizioni minacciano di licenziarti, c'è già chi ti sostituirà». Per il domani, Gabrielli teme: «Quanto è stato concordato ed è entrato nel patrimonio dei lavoratori, rischia di finire nel nulla. Ora questo modello viene messo in discussione. Chi vuole lavorare a ciclo continuo non potrà permettersi nuove assunzioni e riorganizzerà i turni facendo lavorare di più i dipendenti. Faranno in modo che il lavoro domenicale costi meno». Anna, commessa in negozio di Trieste, è rassegnata: «Siamo in tre, aperti 7 giorni su 7 per 12 ore. Turnare non è possibile, e se qualcuna è malata salta il riposo. Mi riposo il lunedì o il martedì, senza marito e figli, da sola. Il peggio è che non serve a niente». PINO STOPPON A due settimane esatte dal naufragio sugli scogli dell'isola del Giglio, la Costa Concordia è stabile, pur nel suo appoggio precario sugli scogli della Gabbianella, col suo carico di veleni e morti. Un po' di apprensione ieri l'ha causata il terremoto registrato nel parmense: è stato avvertito dagli strumenti anche nell'isola, ma lo scafo non ha avuto spostamenti. A bordo, secondo quanto reso noto dalla struttura commissariale, ci sono non solo oltre 2 mila metri cubi di «fuel», ma anche, tra l'altro, 203 metri cubi di gasolio, più di 50 chili di insetticida, 600 chili di grassi per apparati meccanici, 1.351 metri cubi di acque grigie e nere e detersivi. Quello che più preoccupa, proprio per la quantità, è il carburante. Le operazioni di pompaggio, come spiegato dal commissario delegato Franco Gabrielli, subiranno uno slittamento di qualche ora rispetto al previsto, probabilmente fino a domani. «C'è stato un leggerissimo ritardo per le operazioni di apertura del varco - ha spiegato Gabrielli - ma non ci discostiamo molto dalle indicazioni che avevamo dato. È uno slittamento di qualche ora». C'è qualche timore, però, per le previsioni meteo: per oggi infatti è previsto un ingrossamento del mare che potrebbe influire sull'operazione. Non è, ha precisato il capo della Protezione Civile, un problema di operatività dei tecnici ma di «salvaguardia dell'ambiente perché se ci fosse la rottura di un manicotto in cui passa il carburante, la fretta provocherebbe più danni». L'obiettivo ha proseguito Gabrielli, è di mettere in «sicurezza quanto prima» la nave e far sì che «l'impatto ambientale sia ridotto al minimo». Intanto proseguono le ricerche dei dispersi a bordo del relitto: ieri i palombari della marina militare hanno aperto altri tre varchi per gli speleo-sub al ponte 5 ma le ricerche non hanno avuto esito. «Siamo vicini alla conclusione delle ricerche generalizzate all'interno della nave», ha spiegato il dirigente regionale dei Vigili del Fuoco della toscana Cosimo Pulito. Sul fronte dell'inchiesta, ieri negli uffici della procura di Grosseto è stato sentito Ciro Ambrosio, il primo ufficiale di coperta della nave Costa Concordia, l'unico altro indagato insieme a Schettino per omicidio colposo plurimo. Il suo nome, secondo la tesi del difensore Salvatore Catalano, sarebbe finito nel registro delgi indagati soltanto «perché da Civitavecchia aveva il comando della nave e poi, nei pressi del Giglio, è stato esautorato dal comandante Francesco Schettino che ha deciso autonomamente cosa fare». Ciro Ambrosio è «il primo ufficiale di coperta ha sottolineato l'avvocato - ma prima di lui ci sono altri tre superiori quindi - ha ribadito ai giornalisti che chiedevano se Ciro Ambrosio potesse opporsi alla manovra dell'inchino - il responsabile è solo chi comanda». Concordia, slitta ancora l'inizio del recupero del carburante pMaltempo Gabrielli: «Condizioni di sicurezza per ridurre rischi ambientali» p Interrogato Ambrosio Il difensore: «Non ha responsabilità per l'inchino» A due settimane dal naufragio, inizieranno domani (mare grosso permettendo) le operazioni per il recupero del carburante dai serbatoi della Costa Concordia. Ieri ricerche senza esito per le persone ancora disperse. GROSSETO L'expresidentedellaCalabriaAgazio Loiero è stato condannato ad un anno di reclusione con l'accusa di abuso d'ufficio nel processo scaturito dall'inchiesta“Why not”, avviataanni fa dall'ex pmdi Catanzaroeattualesindacodi Napoli Luigi De Magistris. Loiero era stato assoltoinprimogrado.LaCorted'appello di Catanzaro ha inoltre dichiarato il non doversi procedere per Giuseppe Chiaravalloti, anche lui ex governatore della Calabria del Pdl, per sopravvenuta prescrizione. Tre anni e dieci mesi per il principale imputato Antonio Saladino. Loiero condannato in appello: un anno per abuso di ufficio WHY NOT A Savona la pg va in autobus Un'auto rottamata e una seconda impegnata in un altro servizio. Per eseguire un atto ufficiale richiesto loro dai magistrati, gli agenti della polizia giudiziaria di Savona ieri sono andatiadeseguirlononconl'autodiservizio,mainautobus.«Questaèlatristerealtàallaquale ormai dobbiamo abituarci» ha commentato Laura Galtieri, segretaria provinciale del Siulp. 29 SABATO 28 GENNAIO 2012
DEL TURCO, QUATTRO ANNI MA MANCANO LE PROVE LA GUERRA DEL GIORNALE Mills, Berlusconi ricusa i giudici È battaglia sulla prescrizione Vietti «Giusto accelerare» Duro attacco del Pdl p FUSANI ALLE PAGINE 10-11 LA PROPOSTA IL RATING ANTI-MAFIA L'ANALISI S ono giorni importanti per ilnostro Paese. Il decreto sulle liberalizzazioni e quello sulla semplificazione possono aprire i mercati e migliorare il funzionamento del sistema produttivo e della pubblica amministrazione. Allo sforzo di migliorare la competitività e tutelare i consumatori sono chiamate tutte le forze politiche e sociali. p SEGUE A PAGINA 7 L 'opinionista della versione online del settimanale tedesco «der Spiegel», Jan Fleischauer, ha scritto un commento sull'affondamento della Concordia, avvenuto a ridosso delle coste del Giglio che è riuscito nel mirabile intento di condensare e sciorinare un elenco dei più vieti e frusti stereotipi riguardo agli italiani in un solo articolo. p SEGUE A PAGINA 23 Commesse in rivolta: salvate la domenica Nairobi, nello slum dove fanno miracoli Dopo i veti di Pdl e Grillo Approvare subito la legge per chi è nato in Italia È una scelta di civiltà “ Rinvio sulle lauree Prima della scelta dibattito pubblico sul web Stop sugli sconti ai migranti: tutto rinviato per pressione del Pdl B isogna seguire il denaro, sosteneva Giovanni Fal-cone. Il denaro lascia un segno, una scia. Seguire il denaro è una buona norma per qualsiasi investigatore che accerta reati finanziari. p SEGUE A PAGINA 8 p CUNDARI ALLE PAGINE 20-21 p FANTOZZI ALLE PAGINE 28-29 IL CASO Foto di Michele D'Ottavio/ BuenaVista Tagli alla burocrazia Ma intanto Fitch declassa ancora l'Italia p MILIANI ALLE PAGINE 34-35 IL REPORTAGE L'INCHIESTA Meno vincoli, torna la social card Antonello Montante Far ripartire la crescita dovrebbe essere l'imperativo in Europa. Bisogna invertire le politiche fiscali restrittive perché la via di un'ulteriore austerità è sbagliata. Joseph Stiglitz Monti: il decreto-semplificazioni migliora la vita dei cittadini p ALLE PAGINE 2-7 Moni Ovadia Roberto Rossi 1,20 Sabato 28 Gennaio 2012 Anno 89 n. 27 www.unita.it Fondata da Antonio Gramsci nel 1924
L'Ici-Imu va pagata secondo le indicazioni di legge. La Chiesa italiana farà la sua parte senza attendersi privilegi e senza esprimere «alcuna riserva o contrarietà ad una legislazione più puntuale e attenta» ai soggetti più deboli, attenendosi quindi a quei vantaggi che sono riservati al settore no-profit. Lo ha chiarito il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata illustrando ieri le conclusioni del Consiglio Permanente. La linea è quella fissata dal presidente, cardinale Bagnasco. «Alle leggi bisogna attenersi»: questa la posizione dei vescovi. Il segretario della Cei ricordando che questa non è materia concordataria, ma che è gestita in modo unilaterale dallo Stato italiano. Così i vescovi sarebbero in attesa di conoscere le decisioni dell'esecutivo. Ma è difficile pensare che non ci siano contatti tra la Cei e Palazzo Chigi. Tanto più che il tema sarebbe stato sommariamente affrontato durante l'incontro in Vaticano del premier Mario Monti con il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone. Un confronto di merito tra Palazzo Chigi e Cei sulle possibili aperture della Chiesa cattolica sull'Ici-Imu degli edifici ecclesistici si sarebbe dovuto tenere in previsione del tradizionale incontro del 16 febbraio a Palazzo Borromeo per l'anniversario dei Patti Lateranensi. Molto probabilmente anche di questo hanno discussi giovedì Bagnasco con il nuovo nunzio in Italia, monsignor Adriano Bernardini. ll segretario della Cei ha confermato il giudizio espresso dalla prolusione di Bagnasco sulla crisi e sul governo Monti. Dai vescovi viene un «incoraggiamento governo di buona volontà» ha spiegato Crociata che pur confermando le critiche alla politica per l'inadeguatezza mostrata nel fronteggiare la crisi, ha messo in guardia dai pericoli dell'«antipolitica». Il segretario generale della Cei ha richiamato «necessità di dare valore alla politica, alle istituzioni proprie della politica e il senso di una partecipazione piena alla vita del paese attraverso le sue istituzioni». La Chiesa ribadisce «la importanza e la centralità del Parlamento e di tutto ciò che concorre ad esprimere in modo ordinato la vita delle istituzioni». «L'obiettivo - ha detto il vescovo - è far sì che le istituzioni partecipino alla crescita del Paese e dei cittadini come comunità nazionale; l'apporto che la Chiesa può dare - ha aggiunto - si riferisce alla crescita delle coscienze e del sentire dei credenti». La chiamata all'impegno diretto in politica del laicato cattolico viene confermata. Crociata ricorda l'azione di «Retinopera» e delle tante scuole di formazione alla politica presenti nelle diocesi. È questa realtà variegata di credenti, presenti nelle realtà più diverse, che costituisce quel «soggetto unitario diffuso» richiamato da Bagnasco. Dal vescovo siciliano viene anche un giudizio sulla protesta dei «forconi». C'è «da cogliere il disagio sociale di cui soffrono in particolare le regioni del Sud», bisogna «raccogliere l'espressione di questo disagio, ma ciò non legittima gli abusi che mettono in pericolo la vita della collettività». Sono pronte le linee guida contro la pedofilia nella Chiesa in Italia, ma sarà l'assemblea dei vescovi di maggio ad approvarle. Da Crociata viene un'assicurazione: anche se nel nostro paese non vi è l'obbligo di denuncia la collaborazione con l'autorità civile» sarà strettissima. Monsignor Crociata Il cardinale Angelo Bagnasco con il segetario generale della Cei Mariano Crociata «Va ridato valore alla politica e alla partecipazione» poteri all'Ares di divulgare una nuova delibera in cui erano elencati i parametri di partecipazione alla gara d'appalto per la gestione privata delle Rsa. Secondo gli investigatori del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, come poi verificato dalla Procura, questa seconda delibera sarebbe stata scritta su misura del gruppo Tosinvest, amministrato da Angelucci. I parametri per partecipare alla gara, infatti, avrebbero escluso a priori altre aziende private. C'è da dire, comunque, che per questa delibera dell'Ares è stato assolto sia in primo, sia in secondo grado, l'ex direttore generale Mario Morlacco. L'imputazione, però, è rimasta in piedi per l'ex ministro, come anche confermato recentemente dalla Corte di Cassazione. Fin qui le accuse nel processo con rito abbreviato, che se dovessero essere accolte dal gup di Bari, Giulia Romanazzi, potrebbero riflettersi nel processo ordinario. Alla base di questo procedimento, infatti, c'è la maxi tangente da 500mila euro che Angelucci avrebbe pagato al movimento politico fondato da Fitto, «La Puglia prima di tutto». L'eventuale condanna del gup per i due presunti falsi alla base delle delibere della Giunta e dell'Ares, rafforzerebbe l'ipotesi che i 500mila euro erano una mazzetta e non un finanziamento lecito al partito. CITTÀ DEL VATICANO «Attenti all'antipolitica» Foto Ansa L'ex Governatore della Puglia imputato insieme a Angelucci La Cei: sull'Imu-Ici ci atterremo alle scelte del governo Monti Sull'Ici-Imu la Chiesa attende le indicazioni del governo. Lo assicura il segretario della Cei, monsignor Crociata che conferma l'appoggio al governo Monti e mette in guardia dall'«antipolitica». A maggio le linee Cei antipedofilia. R.M. Il segretario della Cei conferma il giudizio positivo sull'esecutivo Dal processo La Fiorita Il Pdci e l'esecutivo tecnico Domani il Pdci si riunirà in assemblea nazionale, la prima dopo l'insediamento del governo Monti. «Faremo il punto sulla fase politica, a partire dall'opposizione alla strategia del governo Monti per uscire dalla crisi. Non si può continuare a chiedere sacrifici ai ceti deboli», spiega Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci. 17 SABATO 28 GENNAIO 2012
A gosto 2010, saletta avvo-cati del carcere di PoggioReale. L'imprenditore Ar-cangelo Martino, in car-cere dal 7 luglio insieme con Pasquale Lombardi e Vincenzo Carboni con l'accusa di aver ricreato dalle ceneri una nuova loggia segreta, fa mettere a verbale altri particolari su come il gruppo di amici aveva cercato di condizionare Consulta e Corte di Cassazione, il Csm e le regionali in Lombardia e in Campania. «Mi sono ricordato - dice Martino all'aggiunto Capaldo e al sostituto Sabelli - che Martone (Antonio, potente avvocato generale della Cassazione, ndr) sosteneva (siamo nel 2009, ndr) che attraverso il partito voleva dare una risposta lavorativa al figlio, che fa il commercialista o una cosa del genere... E invece Vincenzo (Carbone, ex presidente della Corte di Cassazione, ndr) aveva chiesto sempre a Lombardi di avere un incarico dopo la pensione». Le due richieste, una per il figlio di Martone e una per lo stesso Carbone, «con relativi curricula» vengono veicolate a Dell'Utri. «Sicuramente - assicura Martino Lombardi chiedeva a Martone e a Carbone di intervenire in qualche vicenda. Non so dire quale ma gliene chiedeva tante...». Gli atti dell'inchiesta (rinvio a giudizio per 20 persone tra cui Dell'Utri e Verdini) hanno raccontato i favori che gli amici della P3 hanno cercato di scambiarsi: il lodo Alfano, che nell'ottobre 2009 avrebbe dovuto congelare i processi del premier e che invece fu giudicato incostituzionale dalla Consulta; il lodo Mondadori, il debito fiscale del gruppo editoriale con lo Stato per decidere il quale la Cassazione prese così tanto tempo da essere anticipata da una leggina .... e via di questo passo. La fortuna conta. I cognomi anche. I meriti talvolta. Gli amici di papà contano moltissimo. Gli “sfigati” scarseggiano di tutti questi attributi a dispetto, spesso, di qualche merito. La storia di Michel viceministro Martone è condensata in queste poche righe. Nel senso che il ragazzo-professore avrà anche delle qualità ma a questo punto - costretti a dover mettere tutto insieme dopo la ministeriale certezza che sono “sfigati quelli che non si laureano entro i 28 anni”- quello che sembra prevalere è il sistema di amicizie di cui può beneficiare la famiglia Martone. Il babbo, prima di tutto, quello di cui si trovano tracce nelle trentamila pagine dell'inchiesta P3. Perchè è lecito immaginare che il giovane figlio Michel qualche agevolazione potrebbe averla ricevuta anche a seguito delle richieste del padre. Ad esempio nel 2009 Michel ha ottenuto una consulenza di 40 mila euro dall'allora ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta per «interventi in materia di digitalizzazione nel settore pubblico dei Paesi Terzi». Alla fine del 2010 papà Antonio lascia anzitempo la magistratura dopo che il suo nome risulta tra i frequentatori degli amici della P3, presente a pranzi (in casa Verdini) e in ristoranti di Roma dove, secondo le accuse, Lombardi e amici cercavano di decidere nomine, candidature e sentenze. Una carriera lampo. Antonio Martone non è mai stato indagato ma solo sentito dai magistrati come persona informata sui fatti. Da segnalare che l'incarico al figlio arriva poco prima la nomina del padre a presidente del Civit (dicembre 2009), la Commissione ministeriale sulla trasparenza nella pubblica amministrazione. Michel Martone è sicuramente un giovane brillante accademico che ha bruciato le tappe: laurea a 23 anni, ricercatore e avvocato a 26, associato a 27. A 29 anni è professore ordinario, cattedra a Teramo di Diritto del lavoro. A Siena, dove acquisì l'idoneità nel 2003, la Commissione parlò di «aspettative» più che di «certezze». Di certo, ammette oggi il viceministro, «ho sempre cercato di essere all'altezza della mia fortuna». C.FUS. Foto Ansa «Papà Martone chiedeva un incarico per il figlio» Il caso cfusani@unita.it Negli atti dell'inchiesta P3, l'imprenditore Martino racconta come nel 2009 l'allora avvocato generale della Cassazione perorasse la causa di Michel... vocato Vincenzo Minasi, accusato di associazione mafiosa nella prima tranche dell'inchiesta della Dda milanese sul clan Lampada. Era il trenta novembre e con l'avvocato venivano posti agli arresti o indagati anche il consigliere regionale calabrese Francesco Morelli, fedele del sindaco romano Gianni Alemanno, eletto nella lista del governatore Scopelliti, e il presidente della sezione «misure di prevenzione» del tribunale di Reggio, Giuseppe Giglio - indicato nel'ordinanza del gip di Milano come «lo specialista». Coinvolti anche un maresciallo della Finanza e il giudice di Palmi, Giancarlo Giusti. Ieri la seconda tornata di arresti ordinata dai pm Ilda Boccasini, Paolo Storari e Alessandra Dolci, ha riguardato il direttore dell'hotel milanese Brun, lo stesso che avrebbe avvertito gli ospiti e presunti 'ndranghetisti delle visite della polizia, e tre finanzieri, che avrebbero ricevuto tra il 2008 e il 2009 somme tra i 40mila e i 60mila euro al mese ciascuno per chiudere un occhio sui controlli sui videopoker presenti nei bar e locali di proprietà della cosca. L'arresto più importante è però quello di «Mister X», Domenico Gattuso, imprenditore calabrese che avrebbe avuto accesso ai terminali dei carabinieri perché il padre era socio di un colonnello dei Ros. A dare nuovi riscontri alle indagini le dichiarazioni dell'avvocato Minasi. In un interrogatorio il legale riferisce che il consigliere Franco Morelli «mi disse che aveva delle buone entrature nei servizi segreti e mi fece il nome di Nicola Pollari». GIUSEPPE VESPO Foto Ansa l sottosegretario al welfare Michel Martone Gli incarichi Nel 2010 Michel Martone diventa consulente di Brunetta Talk show senza parità di generi Investire il Parlamento del problema del riequilibrio della presenza uomo-donna nelle trasmissionipolitichedelserviziopubblicoradio-televisivo. Èquanto hannochiesto allacommissione di Vigilanza sulla Rai le delegate dell'Accordo di Azione comune per la democrazia paritaria,checollega numeroseassociazioni. E ilpresidente Zavoliha raccoltole loroistanze. 11 SABATO 28 GENNAIO 2012
Foto di Jean-Christophe Bott/Ansa-Epa È stato un Mario Draghi a tutto campo, quello che è intervenuto ieri a Davos durante il World Economic Forum. Più che una fotografia della situazione di crisi, il presidente della Banca centrale europea ne ha dato una lettura "storica", nell'ambito della quale non sono mancate le affermazioni ad effetto. Persino sorprendenti le parole utilizzate per definire il ruolo degli ormai famigerati spread. Ebbene, per il capo di Eurotower ogni demonizzazione è invece fuori luogo poiché «gli spread sono stati un potente motore per le riforme di diversi governi, spingendo i Paesi che devono prendere le misure necessarie di risanamento». Cambiamenti e riforme che non hanno impedito a Draghi di vivere a lungo in alta tensione. «Quelli della crisi sono stati i quattro anni più lunghi della mia vita», ha raccontato davanti alla platea di vip riuniti nel resort svizzero. «TUTTO UN ALTRO MONDO» Spread o non spread, l'ex governatore di Bankitalia ha ammesso gli enormi rischi corsi negli ultimi mesi dal Vecchio continente: «Sappiamo per certo che abbiamo evitato un enorme “credit crunch”, un'enorme crisi di liquidità». Ma l'allarme persiste, se è vero che Draghi ha spiegato come «pur funzionando normalmente il credito in alcune parti dell'area euro, in altre c'è una seria contrazione dello stesso. I mercati stanno esagerando il rischio del debito governativo e questo può andare avanti ancora un po'». Ma dopo l'avvertimento, c'è stato modo di sottolineare i risultati raggiunti: «La zona euro - ha affermato il presidente della Bce - ha fatto progressi notevoli contro la crisi. Si rimane sbalorditi nel fare un raffronto tra la situazione di oggi e quella degli ultimi cinque mesi. La zona euro è tutto un altro mondo». Quanto al futuro, Draghi ha sottolineato che l'attuale riduzione degli spread è un segnale positivo ma le tensioni sul mercato interbancario non consentono di dire che il sistema sia tornato a funzionare regolarmente. «Le banche ha detto - non si fidano a prestarsi denaro tra di loro senza passare attraverso la Bce. Solo quando torneranno ad agire tra di loro potremo dire che il sistema è tornato a funzionare regolarmente, ed al momento è ancora presto per vedere impatti positivi sull'economia reale». Invece, con lo sguardo rivolto più sul lungo periodo, per il leader di Eurotower un'unione fiscale, come quella a cui potrebbe arrivare l'Europa sulla base del cosiddetto “fiscal compact”, «non comincia dalla condivisione dei rischi fra Paesi, ma dall'adozione di misure interne che siano in grado di restituire la fiducia in alcuni Paesi dell'euro». APPUNTAMENTO IN MESSICO In quel di Davos ha parlato anche il commissario europeo per gli Affari monetari. «L'Europa - ha affermato Olli Rehn - deve fare progressi sul Fondo Salvastati entro la riunione del G20 di metà febbraio in Messico, e allo stesso tempo, sempre entro quella data, deve prendere decisioni sulle risorse del Fondo monetario». Meno preciso, il commissario, in merito alle cifre: «È meglio non mettere alcun numero preciso sul tavolo ora . Ma è essenziale rivisitare la combinazione tra il fondo permanente Esm e quello temporaneo Efsf. In parallelo stiamo lavorando per vedere e decidere un aumento delle risorse del Fondo». Il sollievo di Draghi «Evitata un'enorme crisi di liquidità» Assolto lo spread Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi MARCO VENTIMIGLIA p Il presidente della Bce parla a Davos: «In 5 mesi compiuti progressi enormi nell'Eurozona» p Il commissario Ue, Olli Rehn: «Modifiche al Fondo Salvastati entro il G20 di metà febbraio» Il leader di Eurotower lo ritiene «un potente motore di riforma» www.unita.it Il presidente della Bce interviene al World Economic Forum di Davos e sottolinea i recenti progressi compiuti nell'area euro. «Quelli della crisi sono stati i quattro anni più lunghi della mia vita». MILANO Economia36 SABATO28 GENNAIO2012
fia del provvedimento è quella di mettere al centro i Comuni - spiega Maria Cecili Guerra, sottosegretario al Welfare - Saranno loro a fare la regia degli interventi». Entro 90 giorni dal varo del decreto (cioè tra tre mesi), il ministero dovrà varare un decreto con i criteri di identificazione dei beneficiari. Quelli della prima social card erano legati all'età (gli ultra 65enni e i bimbi sotto i 3 anni) e alle condizioni economiche. In questo caso potrebbero entrare in gioco altri fattori: si punta comunque a creare uno strumento universale, che aiuti chi non ce la fa (è questa per l'appunto la povertà assoluta). La nuova carta acquisti sarà comunque destinata a tutti i cittadini, europei ed extraeuropei regolarmente residenti in Italia (il governo Berlusconi escludeva gli immigrati). La misura contro la povertà «viaggia» parallelamente ad un'altra norma contenuta nel decreto, che riguarda le prestazioni sociali. Nel decreto che avvierà la sperimentazione si dovrà indicare il termine dei 12 mesi per la fase sperimentale. La peculiarità del nuovo strumento sta anche nel fatto che non si limita alla semplice assistenza, ma prevede anche un programma di inclusione attiva. Ciascun caso dovrà seguire un piano personalizzato, che punti a reinserire il soggetto nel mondo del lavoro o in quello dell'istruzione. La sperimentazione della social card «viaggia» parallelamente a un'altra misura prevista dal decreto semplificazioni: l'istituzione di una banca dati centralizzata sull'assistenza in Italia. Gli enti erogatori delle agevolazioni (asili, Università e tutte le altre amministrazioni che applicano l'Isee per erogare servizi) dovranno inviare all'Inps i dati relativi ai beneficiari e alle erogazioni. In questo modo si creerà una banca dati centralizzata, una sorta di mappatura dell'assistenza in Italia. Si avrà un'idea precisa del tipo di bisogni delle varie aree del Paese. «È una misura importante per capire quali sono le situazioni di sofferenza sociale - spiega Claudio De Vincenti, sottosegretario allo Sviluppo economico - e quanto c'è ancora da fare per sostenere le famiglie in difficoltà». In altre parole, si pensa a una mappatura dei bisogni, e anche alla geografia delle erogazioni. Grazie a questo strumento sarà anche più facile incrociare i dati per evitare possibili abusi. Antonello Montante* Si può e si deve discutere sui singoli provvedimenti e su come attuarli al meglio. L'insieme di queste norme, tuttavia, ha un segno positivo e speriamo che rappresenti l'inizio di un riscatto politico in una stagione di crisi globale. Il cambiamento renderà più attrattivo il sistema-Paese nel medio e lungo termine e porterà benefici sia alle imprese che ai cittadini. Va detto però che la sostenibilità del cambiamento rimane un nodo cruciale e irrisolto per i territori del Sud. Cosa vuol dire in concreto sostenibilità? È presto detto: senza legalità non ci saranno liberalizzazioni e semplificazioni efficaci. Il primo presidente della Corte di Cassazione, Ernesto Lupo, in occasione dell' apertura dell'anno giudiziario, ha detto con chiarezza che la criminalità organizzata è una presenza minacciosa e invasiva nella società e nel tessuto economico. E nel suo discorso ha elogiato l'impegno di Confindustria Sicilia nella lotta contro la mafia, sottolineando l'importanza dei codici etici che abbiamo adottato e poi con rigore applicato. Ovviamente, questo apprezzamento ci incita ad andare avanti ancora più convinti che la strada intrapresa è quella giusta. Ma non bisogna dimenticare che il ritardo infrastrutturale e il gap economico e industriale, così come la mancanza di liquidità e la povertà delle casse private e pubbliche, potrebbero bloccare o rallentare ulteriormente il Sud, provocando una sorta di disadattamento al cambiamento che allargherebbe ancor più la forbice. La stessa lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione verrebbero spinte un passo indietro. È un grave rischio che corriamo: se nella messa in opera delle nuove misure del governo ci fosse un ritardo ai danni del Sud, la conseguenza potrebbe essere il blocco delle nuove energie produttive e finanziarie. E questo sarebbe il peggior effetto collaterale per il Mezzogiorno. Per mettere in circolazione forze positive e risorse economiche è necessaria un presenza, un sopporto attivo dello Stato in termini di garanzie sulla sicurezza e sulla tutela degli operatori sani. Senza questo non si permetterebbe a tutto il Sud di difendere i mercati dai tentativi di distorsione della criminalità e delle eminenze grigie a loro collegate. Eminenze che, come i camaleonti, si mimetizzano dietro i meccanismi che regolano mercati e business. L'intervento che il governo ha efficacemente realizzato con le liberalizzazioni ha un forte significato politico ed economico. Ma bisogna fare attenzione a non interrompere le incentivazioni allo sviluppo del Sud: il rischio è che ritardi e disfunzioni finiscano per incrementare solo il volume di affari della criminalità organizzata. Nel mondo economico e finanziario si ha a che fare con meccanismi, dinamiche e strategie fondati principalmente, o quasi totalmente, sui numeri: devono essere obbligatoriamente in salita quelli del Pil e in discesa quelli dello spread negativo dei titoli. Ma i territori complessi, come il Sud d'Italia, non sempre sopportano questa tensione finanziaria anche perché, purtroppo, non viene riconosciuto il valore dei processi di innovazione nel campo della gestione d'impresa all'insegna di nuovi modelli di legalità e normalità. E questo è particolarmente penalizzante perché seguire con rigore i codici etici può risultare, in qualche circostanza, più problematico al fine di raggiungere guadagni sicuri da parte delle imprese. Ecco perché lo spread negativo sui fattori di crescita non può comprendere soltanto l'andamento dei titoli di Stato, delle banche o delle assicurazioni. Bisogna cominciare a prendere sul serio l'idea di intervenire sullo spread delle aziende che investono e vivono nei mercati grazie a processi di legalità e a codici anti-corruzione, per non parlare di quelle imprese che si sono messe in prima linea contro la mafia e che oggi meriterebbero formali riconoscimenti imprenditoriali. Voglio dirlo con nettezza: queste imprese hanno diritto ad avere un rating più alto per lo stesso know how acquisito in termini di sperimentazione e applicazione di modelli aziendali improntati a solidi principi etici. Il riconoscimento concreto da parte dello Stato del rating alto a favore di molte imprese, nel Sud ma non solo, che hanno coraggiosamente portato avanti con impegno un percorso difficile, rimanendo vicine alle istituzioni nella battaglia concreta contro la mafia, è un fattore competitivo che rientra nella concezione del libero mercato e nel giusto calcolo dei costi-benefici economici e sociali per l'intero Paese. * Vicepresidente Confindustria I blocchi di potere da superare p SEGUE DALLA PRIMA LA PROPOSTA UN RATING PIÙ ALTO PER LE IMPRESE ANTI-MAFIA B. tobacco vince su Codacons La Corte d'Appello di Roma conferma come inammissibile la class action del Codacons contro British American Tobacco Italia. Si tratta della prima ed unica class action intentata inItalia nei confronti di un'azienda del tabacco.La Britishavrebbe questo particolare primato. 7 SABATO 28 GENNAIO 2012

Intervista a Valerio De Rubeis Q uello di ieri è stato ilterzo terremoto impor-tante della settimana.Che sta succedendo?Lo abbiamo chiesto a Valerio De Rubeis, geologo dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). «I terremoti non si possono prevedere, ma non sono del tutto casuali: in alcuni punti del mondo avvengono più che in altri. L'Italia è uno di quei punti. In particolare sono zone sismiche: il Friuli, l'Appennino, l'Irpinia, la Calabria, la Sicilia. Le zone colpite in questi giorni sono già state colpite nel passato». Perché? «Se guardiamo al problema in termini di movimento delle placche, vediamo che c'è una spinta alla collisione tra l'Africa e l'Europa, quindi l'Italia, come la Grecia e la Turchia, è interessata al fenomeno». Il terremoto di ieri è avvenuto a una profondità maggiore di quello di mercoledì: 60,8 chilometri. Che vuol dire? «Che è stato un bene: la maggior parte dei terremoti sull'Apennino avvengono a circa 10 km di profondità. Il terremoto che avviene a grandi profondità si sente in una zona più vasta, ma gli effetti vicino all'epicentro sono attenuati. È come un fascio di luce: se lo tengo vicino all'oggetto da illuminare, l'intensità è maggiore ma la zona illuminata è più piccola, se lo allontano, aumenta la zona illuminata ma diminuisce l'intensità». Questi tre terremoti sono collegati tra loro? «Di solito dopo il terremoto più forte, chiamato mainshock, seguono una serie di terremoti figli, i cosiddetti aftershock, di intensità minore e a pochi chilometri di distanza dal primo. In quel caso gli eventi sono sicuramente collegati, perché sono dovuti al fatto che la frattura ha creato un disequilibrio nella zona e bisogna raggiungerne uno nuovo. Ma in questo caso non possiamo dire se sono collegati e quindi non possiamo dire cosa avverrà domani». Perché? «Il terremoto nasce dagli sforzi prodotti dal movimento della crosta terrestre che accumulano stress. Quando c'è la frattura, lo stress accumulato si libera in modo immediato: è il terremoto. Noi possiamo misurare gli effetti della liberazione dello stress, ma non lo stress stesso. Se lo stress accumulato si è dissipato, nei giorni prossimi avremmo solo aftershock, scosse per ritrovare l'equilibrio. Ma il problema è che non possiamo sapere se lo stress si è dissipato». Che cosa possiamo fare? «Bisogna individuare le zone a rischio, capire cosa ci si può aspettare, come si attenuano gli effetti e costruire in modo corretto. Ad esempio, il mio gruppo all'Ingv si occupa di raccogliere in tempo reale gli effetti dei terremoti sulla popolazione chiedendo alla popolazione stessa. Questo permette di delimitare il terremoto, individuare le zone che attenuano o amplificano gli effetti: insomma di conoscerlo meglio». Foto Ansa stata dall'alluvione. In Veneto nessun danno, ma massima attenzione all'area di Negrar e Grezzana dove a scopo precauzionale sono state chiuse alcune vecchie chiese. Qui mercoledì notte la scossa fu di 4.1 gradi. La Protezione civile dell'Emilia-Romagna precisa che il terremoto «non è collegato al sisma di due giorni fa nella zona di Brescello. Si tratta - spiega il direttore Demetrio Egidi - di un evento distinto, in linea con la classificazione sismica di questo territorio». Allo stesso tempo però Egidi invita a «prepararsi in modo adeguato. In futuro ci possono essere altre scosse». Concetto su cui batte anche il sismologo dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Salvatore Barba: «La magnitudo è elevata, ma in questa zona sono possibili magnitudo anche più forti, fino a 6 gradi Richter. E vista la frequenza elevata con cui registriamo scosse nella zona, è possibile che ce ne siano altre». E Andrea Morelli, direttore dell'Ingv di Bologna, dagli schermi della Rai: «Quanto successo appartiene alla storia di questo territorio. Ma ci deve ricordare che viviamo in un Paese a rischio sismico, distribuito dappertutto. E che non è prevedibile come evolverà la situazione». Mentre a Roma si riunisce il Comitato operativo della Protezione civile, risuona l'eco dell'allarme lanciato dal Consiglio Nazionale Geologi: il 40% degli italiani risiede in zone a elevato rischio sismico, il 60% degli edifici non è in regola con le norme antisismiche. «Eventi forse non collegati Seguiranno altre scosse Difficile dire cosa succederà» Il geologo dell'Ingv «Al mainshock seguono altri terremoti figli di intensità minore e a pochi chilometri di distanza dal primo L'epicentro a maggiore profondità provoca danni più contenuti» Alcune delle persone evacuate dal palazzo della Borsa di Milano Palestrina omaggia Marroni CRISTIANA PULCINELLI Fabrizio Barca torna a L'Aquila con in tasca l'incarico conferitogli dal presidente del Consiglio Monti per «integrare le iniziative volte allo sviluppo della città de L'Aquila, e all'accelerazione della ricostruzione». L'incarico del ministro per la coesione sociale coinvolge anche il governo nel suo insieme poiché, dice il comunicato del governo «sarà attivato un tavolo, cui contribuiranno in modo specifico Antonio Catricalà e le strutture della Presidenza del Consiglio, i Ministri interessati e la Ragioneria generale dello Stato». All'indomani del terremoto, fu Barca ad attivare il progetto Ocse per rilanciare l'economia della città. Il 25 gennaio l'urbanista Gaetano Fontana, che è stato a capo della struttura di missione dal febbraio 2010, ha rimesso il mandato. Passo che segue a un forte logoramento dei rapporti in particolare con il sindaco de l'Aquila Massimo Cialente. La ricostruzione, soprattutto del centro storico della città d'arte il cui patrimonio edilizio è fra i più vincolati d'Italia, ha sofferto - oltre che della penuria di fondi - della contrapposizione sui piani di ricostruzione fra Struttura di missione e comune. Il compito del ministro non sarà facile, anche perché la più recente ordinanza non prevede contributi per le seconde case nei centri storici colpiti dal sisma del 2009. E il centro storico de L'Aquila aveva la sua vitalità nelle attività commerciali e negli studi professionali. A maggio nella città terremotata si terrano le elezioni comunali. Sisma de L'Aquila Monti incarica Barca Ilsindacodi Palestrina eilpresidente delconsiglio comunalehannoconferito lacittadinanzaonorariaadAngioloMarroni insegnodiriconoscenzaper«l'attenzionedasempre dimostrata verso la città». Marroni, oggi garante per i detenuti nel Lazio, è stato consigliere comunale di Palestrina dal 1964 al 1976 e vice presidente della Provincia di Roma. 19 SABATO 28 GENNAIO 2012
Le primarie palermitane si frantumano in una miriade di tavoli, tutti però rivendicano la continuità di un progetto coerente per il cambiamento che non prevede, però, «forze spurie». Il risultato, a fine giornata, è paradossale: i soggetti che rivendicano di avere le primarie «nel proprio dna» non vogliono le primarie, non «quelle». È Sinistra e libertà ad aprire la danza del de profundis che porterà, a fine giornata, alla sospensione. «Per una settimana», spera il segretario Pd Giuseppe Lupo. O forse per mai più. Sta di fatto che è saltato il tavolo, e che questa mattina salterà la scadenza prevista per la presentazione delle firme da parte dei candidati. Dunque ieri mattina Sel annuncia la decisione di abbandonare per «chiudere la porta a coalizioni» che potrebbero vincere «in virtù di alleanze e giochi di strategia». La tesi di Sel è che «le primarie sono inquinate dalla partecipazione straordinaria del Terzo Polo». La proposta di Sel, volta a marginalizzare il candidato dell'apertura alle forze moderate, Ferrandelli, e la parte del Pd che lo sostiene, è «candidare direttamente Rita Borsellino». Segue una giornata di convulse riunioni, Rita Borsellino e Leoluca Orlando, che non è mai entrato nella corsa delle primarie ma si è candidato «al primo turno», si vedono a lungo. Due campioni con le stesse idee che possono aspirare allo scranno di sindaco, ma nessuno dei due fa il fatidico passo indietro. Poi la candidata designata da Bersani e Lupo incontra il Pd e, soprattutto, «le persone che assieme a me hanno lavorato fin dal primo giorno per le primarie e che come me si sono spesi per l'unità del centrosinistra». Fra queste c'è la giornalista scrittrice Titti De Simone, rappresentante di «Per Palermo è ora», cartello di movimenti civici cittadini. C'è delusione e amarezza: «Consideriamo un errore che a Palermo non si celebrino primarie del centrosinistra». Ma «la festa della democrazia si è trasformata in un pantano». Se un tavolo è saltato, però, un altro è apparecchiato. Quando sentiamo Leoluca Orlando al telefono è insieme agli esponenti dei Verdi, di Sel e Idv. «Io resto candidato», ci dice. Accanto a lui c'è Antonella Monastra, consigliere comunale indipendente per “Un'altra storia”. Era candidata alle primarie di coalizione, ora è anche lei candidata sindaco. «Le primarie di coalizione non ci sono più» dice l'esponente di Idv, «al massimo saranno primarie del Pd per risolvere i loro problemi interni». Iniziano un percorso di «ascolto, primarie di programma e porte aperte a Pd e Borsellino, purché nei vincoli di un'alleanza che esclude quelli di Cammarata». Preparano un'iniziativa per il 18 febbraio. Fabrizio Ferrandelli, capogruppo Idv in consiglio comunale, la cui autocandidatura ha fatto scappare dal comitato delle primarie Sel, risponde picche alla sospensione: «Io presento le firme, contro di me solo fango, non sono il candidato del Terzo polo». L'altro candidato, Davide Faraone fa appello all'unità contro i «Cracolici boys» per andare avanti con le primarie. Cracolici, artefice dell'alleanza all'Ars con Lombardo, replica che pensava si dovesse scegliere un candidato per battere il Pdl. Il Pd per bocca di Lupo e del segretario provinciale, Di Girolamo chide un chiarimento urgente ai soggetti promotori delle primarie. Cristoforo Boni Scrive Pierluigi Battista nell'editoriale di ieri del Corriere: «Gli avversari di Berlusconi dovrebbero avere l'onestà intellettuale di riconoscere» che il Cavaliere, garantendo il proprio sostegno al governo Monti, si sta comportando da uomo di Stato. Più precisamente Battista dice, replicando a Umberto Bossi, che quella di Berlusconi non è «una scelta da mezza cartuccia, ma da statista intero». Ovviamente ognuno è libero di pensarla come crede. E il Corriere, dopo aver a lungo esaltato le gesta di Berlusconi e la politica economica di Tremonti, dopo aver cambiato idea e essersi schierato a sostegno del proprio editorialista Mario Monti, può tranquillamente concedere l'onore delle armi al Cavaliere sconfitto. Certamente farà piacere all'interessato, perché in pochi sembrano disposti a simili concessioni. Berlusconi, come tutti sanno, è stato costretto alle dimissioni dalla lunga paralisi del proprio esecutivo, dal contrasto interno con la Lega e con le fazioni del proprio partito, da una pressione internazionale ormai insostenibile, da una domanda di rinnovamento interno e di rilancio del sistema-Paese a cui oggettivamente non poteva più rispondere. Il Corriere comunque è un grande giornale. E la risposta migliore a Battista è pubblicata solo otto pagine dopo il suo articolo di fondo. Reca la firma di Primo Piano jbufalini@unita.it BERLUSCONI STATISTA? IL CORRIERE SMENTISCE SE STESSO p Il partito di Vendola: «Competizione inquinata dal Terzo polo» pOrlando: «Io resto candidato, percorso comune con Sel e Verdi» Palermo, adesso Sel non vuole le primarie Borsellino: vado avanti Rita Borsellino e Leoluca Orlando La consultazione sospesa. La parlamentare europea: «Prendo atto. Ma vado avanti per cambiare Palermo. Questo progetto non ha bisogno di aprire la porta agli autori e ai complici del disastro della città». Il confronto politico JOLANDA BUFALINI IL CORSIVO 12 SABATO 28 GENNAIO 2012
I l milanese Valentino Vago fe-steggia gli ottant'anni d'età(1931) con un'ampia retro-spettiva al Museo Diocesanodella sua città che ne dimostrala bella coerenza mantenuta nel corso di un'intera carriera, ma anche nel segno di una estensione progressiva di mezzi e di fini. Si parte da un dipinto dell'artista da giovane, appena uscito da Brera, che sembrerebbe una banale visione di casette di periferia, ma le varie pareti sono appena i pretesti per ardenti stesure cromatiche, già pronte a sfilar via dai tratti descrittivi e a rendersi autonome, marciando verso un traguardo di rigorosa monocromia. Questo metro, il giovane allievo di un noto docente di quei tempi quale Pompeo Borra lo applica perfino ai motivi figurativi di studenti e modelle in posa, che però già si appiattiscono sullo sfondo tendendo a divenire pure chiazze di colore. Uno svolgimento del genere ci fa pensare subito allo statunitense Rothko, cui senza dubbio Vago si ispira in quella sua fase iniziale, quando appunto le masse cromatiche, non più trattenute da contorni, si espandono libere nel vuoto, facendo quasi a gara nel superarsi a vicenda. Poi, prevale un'unica stesura illimitata, seppure con qualche screziatura interna, un esito che però potrebbe rischiare una certa monotonia, come perdersi in un paesaggio invaso dalla nebbia. Allora, per ovviare a tanta indeterminatezza, l'artista mette a punto un suo tipico sistema di corpuscoli inseriti in quel mare di nebbia proprio per ridare il senso delle distanze. Si pensa ai galleggianti che un pescatore lancia nello specchio d'acqua, augurandosi di vederli a un tratto tremolare se una preda ha abboccato. Quelle asticciole vibranti vengono da lontano, fanno pensare al filo di ferro con cui Fausto Melotti negli stessi anni costruisce i suoi mirabili castelli in aria, o sembrano reticelle agitate per afferrare un volo di farfalle. LA PROFEZIA DI BOCCIONI La presenza di corpi dotati di un seppur minimo rilievo plastico intende anche sconfiggere la piattezza delle stesure cromatiche, farci ricordare che quelle non intendono affatto aderire del tutto alla superficie, bensì saltarne fuori, acquisire la natura dei gas, raccogliendo in tal modo la profezia emessa da Boccioni, quando presagiva che sarebbe venuto un tempo in cui la scultura si sarebbe affidata a rarefatte sostanze aeree. Se Lucio Fontana, quei gas della profezia boccioniana, li imbriglia entro i tubicini del neon, Vago invece lascia che si espandano liberamente ben oltre il rigido contenitore del «quadro», con i suoi confini prestabiliti. Infatti a partire dagli anni '80 il nostro artista fa sì che le sue distese monocromatiche invadano le pareti di chiese, senza più limiti, dai bracci del transetto all'abside alla cupola, dando in tal modo un forte contributo a quella che oggi si chiama arte pubblica. In mostra risultano documentati questi esiti di grande attualità, dal S. Giulio a Barlassina (1982) alla Nostra Signora del Rosario che si può ammirare in una località del lontano Qatar (2008). I Nuovi Futuristi Balla/AmbronOfficina Italia RENATO BARILLI www.unita.it Se il futurismo di Boccioni ha preparato la via all'Arte povera, qual è l'eredità della «linea Balla-Depero», con la sua sintesi di decorazione e funzionalismo? Da qui prende le mosse la mostra con il gruppo dei Nuovi Futuristi, battezzato così nel 1984 e che oggi conta 11 presenze. Il lascito di Depero I Nuovi Futuristi Rovereto (TN), Mart Casa Depero Fino al 26 febbraio Catalogo Silvana a cura di Renato Barilli ***** Attraverso uno straordinario nucleo di lettere e cartoline, oltre ad alcuni selezionati dipinti, la mostra racconta la storia dell'amicizia tra la famiglia di Giacomo Balla (1871-1958), protagonista della primastagionefuturista, e quelladel pittore Emilio Ambron (1905-1996). Una storica amicizia Balla/Ambron. Gli anni 20 tra Roma e Cotorniano Bologna, Raccolta Lercaro Fino al 18 marzo Mostra a cura di A. Dall'Asta, F. Bacci di Capaci, E. Gigli ***** Quindici anni dopo laprima OfficinaItalia (1997), la rassegna conduce un nuovo check-up sull'inesausta creatività italiana attraverso la selezione di 33 artisti alcuni giàampiamente notialtri meno conosciuti. La mostra andrà poi a Padova presso la Sala ex Macello. Check-up d'arte Officina Italia 2 Milano, Ex Chiesa di San Carpoforo Fino al 12 febbraio Catalogo Mazzotta a cura di Renato Barilli ***** VAGO E LA QUALITÀ GASSOSA DELLA PITTURA Gli 80 anni dell'artista festeggiati a Milano con una retrospettiva che mostra lo sviluppo di trame monocromatiche Valentino Vago Dal Visibile all'Invisibile un viaggio verso l'infinito a cura di P. Biscottini Milano, Museo Diocesano fino al 12 febbraio, cat. Skira Un'opera di Valentino Vago in mostra a Milano Arte EREDITÀ E FUTURO Flavia Matitti 42 SABATO 28 GENNAIO 2012
UMBERTO DE GIOVANNANGELI S i è seduto e alzato piùvolte dai tanti «tavolidella pace» che hannocontrassegnato la crisiinfinita israelo-palestinese. È stato così anche nei giorni scorsi ad Amman, nel round negoziale fortemente voluto da re Abdallah II di Giordania. «La nostra volontà di negoziare non è mai venuta meno, ma non possiamo accettare che ogni volta Israele si fermi all'enunciazione di principi senza mai fare un passo avanti nel merito dei tanti contenziosi aperti, a cominciare dai confini». A parlare è Saeb Erekat, capo negoziatore dell'Autorità nazionale palestinese (Anp). La comunità internazionale ha letto il suo alzarsi dal tavolo negoziale di Amman come il fallimento delle trattative israelo-palestinesi. «Se fossimo stati animati da una volontà di rottura non avremmo accettato di tornare al tavolo del negoziato. In discussione non è la volontà palestinese di ricercare il dialogo, il problema è un altro...». Quale? «Anche ad Amman il rappresentate israeliano si è limitato ad una enunciazione verbale di principi generici, senza presentare documenti scritti che entrassero nel merito dei contenziosi aperti. Un simile atteggiamento non può essere “spacciato” come volontà di pace. È solo fumo negli occhi della comunità internazionale». Le autorità israeliane sostengono che il negoziatore dello stato ebraico, Yitzhak Molko, le avrebbe illustrato la posizione del governo Netanuyahu sulla questione dei confini... «Si gioca con le parole. Noi avevamo chiesto un documento scritto che attestasse le posizioni israeliane. È un fatto di sostanza, non di forma. Questa richiesta è stata lasciata cadere. Voglio essere ancora più esplicito: non chiedevamo un documento dettagliato, ma quanto meno una presa di posizione che mostrasse la disponibilità di Israele ad accettare un riferimento ai confini precedenti la guerra dei Sei Giorni del 1967 come base di discussione...». Confini che Netanyahu, e non solo lui, non accetta perché metterebbero a rischio al sicurezza d'Israele... «Quel riferimento doveva essere la base di una discussione, non il suo sbocco finale. Quello su cui abbiamo sempre insistito è che alla base di una trattativa degna di questo nome debba esserci il principio della reciprocità...». Vale a dire? Foto TM News - Infophoto «Il processo di pace? Israele gioca con le parole ma non fa passi avanti» www.unita.it Intervista a Saeb Erekat Il capo negoziatore Anp: «A territori ceduti ne devono corrispondere altri che entrano a far parte dello Stato di Palestina. Altrimenti la trattativa è una farsa» Una veduta generale del campo profughi palestinesi di Shuafat dietro il «muro di seperazione» costruito da Israele Mondo udegiovannnangeli@unita.it 30 SABATO 28 GENNAIO 2012
S ono 4,6 milioni secondol'Istat, le persone straniereiscritte al registro dell'ana-grafe dei comuni italiani. Si tratta di una cifra destinata a crescere, almeno questo è stato il trend degli ultimi dieci anni: dal 2001 il numero dei residenti stranieri è quasi triplicato. Una presenza, dunque, tutt'altro che insignificante, come dimostra un altro dato, anch'esso reso noto dall'Istat, sui lavoratori stranieri, che sarebbero il 9,4% del totale nazionale. E, ancora: questi, rispetto ai cittadini italiani, hanno un tasso inferiore di disoccupazione (addirittura di dieci punti percentuali). Non si tratta però, ed è bene farlo presente, di persone completamente estranee agli effetti della crisi economica. Basti considerare il numero dei permessi di soggiorno non rinnovati nel 2010: 684.413 (fonte: dossier Caritas/migrantes 2011). E quanti non sono precipitati in una situazione di irregolarità sono costretti, in ogni caso, a esercitare doti di flessibilità massima che, in questo caso, significa: accettare impieghi non specializzati, contratti di lavoro (quando ci sono) non rispondenti all'attività e soprattutto all'orario effettivo e, più in generale, un oscillare costante tra occupazione e disoccupazione. Ma non finisce qui. Il decreto 6 ottobre 2011 «Contributo per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno», firmato dagli ex ministri Tremonti e Maroni, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale alla fine dello scorso dicembre, entrerà in vigore lunedì prossimo. Si tratta di una tassa che varia a seconda della durata del permesso di soggiorno da rinnovare: 80 euro se è valido per meno di un anno e prezzi intorno ai 200 euro per il rilascio della “carta di soggiorno” Un costo che deve essere sommato a quello che già viene pagato per le spese amministrative che il rinnovo comporta. Insomma, la solita faticosa vita da immigrato. La solita faticosa vita del migrante nell'Italia delle gabelle LUIGI MANCONI VALENTINA CALDERONE VALENTINA BRINIS OSSERVATORIO info@italiarazzismo.it Italia-razzismo Fronte del video LA POLEMICA VAURO-CALDAROLA OLTRE L'OFFESA D alla caduta di Berlusconi abbiamo guada-gnato molto. Come Paese e anche come sin-goli spettatori televisivi. Per esempio è (quasi) finita l'era delle risse politiche, anche se c'è chi insiste a sovrastare gli avversari per oscurare i loro argomenti. Così l'altra sera, da Santoro, il leghista Roberto Castelli continuava a interferire durante un collegamento, finché un operaio sardo gli ha detto apertamente che il suo gioco non avrebbe funzionato. Le parole precise sono state più dirette («a me non li rompi, i coglioni»), ma il senso era quello. E Castelli si è offeso e se n'è andato, senza lasciare alcun rimpianto. Invece, tra noi fan di Giuliano Ferrara prevale lo sconforto per la fase moscia che il grande giornalista attraversa dopo il crollo di B. Giovedì ha citato il finale fuoco e fiamme de Il caimano per far notare come il cavaliere caduto da cavallo sia ora moderato e responsabile. Ma, per quest'elogio stile de profundis, Ferrara ha dovuto contrapporre il Berlusconi interpretato da Moretti a quello inventato da lui. In modo che, nella lotta tra i due simulacri, vincesse sempre Berlusconi. Castelli abbandona Santoro, panico nel Paese Maria Novella Oppo I fatti. Nel 2008, Vauro pubblica sul Manife-sto una vignetta che ritrae Fiamma Niren-stein, giornalista ebrea e all'epoca candida-ta nel Pdl, con naso adunco, la stella di David cucita sulla veste vicino a un fascio e al simbolo del partito di Berlusconi. Ai piedi la scritta “Fiamma Frankenstein”. Qualche tempo dopo Peppino Caldarola sul Riformista pubblica un pezzo satirico dove ironizza su Michele Santoro e la sua squadra di collaboratori. Tra questi lo stesso Vauro responsabile, con la suddetta vignetta, di aver definito Fiamma Nirenstein “sporca ebrea”. Da lì la querela di Vauro e un procedimento concluso in primo grado con la condanna di Caldarola a un'ammenda di 25mila euro. A questo punto l'ex direttore de l'Unità reagisce. Raccoglie una vasta solidarietà, non solo delle comunità ebraiche di mezzo mondo, e annuncia l'intenzione di non pagare alcunché. Ne fa una questione di principio e piuttosto di versare anche un solo centesimo se ne andrà in galera. La giustificazione? Che non si capisce la ratio di una sentenza (le motivazioni non sono state ancora depositate e ovviamente andranno lette con cura) dove, in nome della satira, si considera di fatto legittima la rappresentazione di una donna ebrea secondo gli stilemi della dottrina antisemita mentre si condanna chi interpreta quella allegoria come un insulto inevitabilmente razzista. Immagino Caldarola abbia pagato lo scotto delle virgolette anche se, come ha scritto Emanuele Macaluso, il loro uso giornalistico si adatta tanto a citazioni letterali che a sintesi del pensiero di chi scrive. Ma poiché Vauro nella sua vignetta non aveva scritto “sporca ebrea”, tanto può esser bastato al prevalere delle ragioni della parte lesa. Convincente? Per quanto la vicenda sia complessa, a parer mio non molto e dico perché. Non conosco Vauro se non per il suo lavoro. Ma basta quello a sgombrare il campo anche solo dal sospetto che covi in lui un animo razzista o antisemita. Immagino, dunque, che la scelta della querela sia stata indotta dal sentirsi etichettato per ciò che egli non è. Sono anche certo che lo stesso Caldarola lo pensi (che Vauro non è un potenziale persecutore razziale). Ma il punto non è questo. Il punto è che i due hanno imbracciato matita e tastiera per suscitare, sull'onda del paradosso, sentimenti diversi. Vauro l'ironia verso un ebreo candidato, a suo pensare, nella parte sbagliata. Caldarola l'offesa per una scorciatoia che ha condotto l'altro a sfruttare tratti somatici e simboli storico-politici in coerenza con la classica iconografia antisemita. Ora, sul merito della vignetta e della replica si possono avere opinioni diverse. Personalmente ho trovato la prima molto più che sgradevole e la seconda assai forzata nel suo spirito di denuncia. Per quel che vale mi sarei risparmiato entrambe. Ma non commento estetica, stile o garbo. Qui tento di riflettere su una sentenza che - sia detto col più gran rispetto - a me non sembra affatto persuasiva. Fosse solo perché discrimina tra i codici usati nella grafica e nello scritto. Ora, è vero che Vauro querelava Caldarola e non l'inverso, dunque non era compito del giudice valutare il contenuto della vignetta. Ciò non toglie che l'uso dell'espressione incriminata non si può che leggere in relazione al disegno. Quindi come una forzatura pensata al solo scopo di giocare con Vauro (o contro di lui, il che è lo stesso) una partita alla pari. Quella di una satira dura, pesante, se volete violenta (sempre in modo figurato). Forse non poteva essere altrimenti. Non era forse dura, pesante, violenta (insisto sul figurato) l'immagine della donna ebrea collusa con gli eredi presunti degli aguzzini del proprio popolo? Sino al punto di etichettarla con la dizione del mostro per convenzione, lo zombi coi tappi alle tempie fabbricato da Mary Shelley? Caldarola ha risposto non scegliendo la forma del commento serio, ma quella della parità d'arma. Fioretto o pistola? Vauro ha scelto la seconda e con la seconda Caldarola ha risposto. Il che avrebbe dovuto - sempre a mio modesto parere dissuadere Vauro dal rimettere la cosa nelle mani del giudice. A questo punto cosa augurarsi? In primis un reciproco chiarimento tra due firme di spicco e il ritiro della querela. E comunque sia una nuova sentenza. Se poi quella attuale non sarà corretta, allora sarà colletta. Per i motivi detti e per un'ultima, estrema, ragione. Le carceri italiane hanno già tanti di quei problemi che gli ci manca pure Peppino! Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 22 GIANNI CUPERLO www.unita.it24 SABATO 28 GENNAIO 2012
a un accordo «sui generis». Ad esempio, tra i debiti riconosciuti vengono calcolati anche quelli chiamati «non perfoming». Debiti, cioè che non risultano da regolari fatture, ma che sono fissati anche in base alla discrezionalità delle cliniche. Arriva Del Turco, dunque, e mette mano al riordino della sanità modificando i tetti di budget, il sistema ispettivo e creando un'agenzia sanitaria di controllo. Per le cliniche private significa perdite per oltre 500 milioni. Per quella di Angelini per circa 50. In questo quadro, secondo la procura, si concretizza la concussione. Per l'accusa, tutti i provvedimenti in materia della giunta di centrosinistra sono finalizzati a spaventare gli imprenditori. Pescara però si concentra solo su Angelini. Che racconta la sua verità. Bisogna seguire il denaro, si diceva. Angelini dice averne dato tanto a Del Turco: sei milioni di euro in due anni. La prima «dazione», secondo l'accusa, avviene il 20 marzo del 2006: 200mila euro che l'imprenditore avrebbe portato a Collelongo, un paese nell'Appennino abruzzese in provincia dell'Aquila, dove Del Turco ha la sua casa la casa. Angelini li consegna di persona. Come riscontro porta la data dei prelievi e il telepass visto che per raggiungere Collelongo si deve prendere l'autostrada (A24) ed uscire a Celano. E così farà per ogni presunta mazzetta. Data e telepass. Però le date dei prelievi non coincidono quasi mai con i viaggi. «Il giorno della dazione - racconta Angelini - non è necessariamente il giorno del prelievo. È capitato che io tenessi i soldi 20 giorni, un mese per poi sentirmi dire da Cesarone: vai adesso». Non coincidono, spesso, neanche i tempi di percorrenza certificati dal telepass. Dal casello di Celano a casa di Del Turco sono 31 chilometri. Andata e ritorno sono 62. È possibile fare tutto in soli quaranta minuti? E poi: come si fa a stabilire che i prelievi siano stati fatti per pagare Del Turco? Angelini non è tipo da tenersi i soldi. Secondo la procura di Chieti, che gli ha contestato il reato di bancarotta (crac da 220 milioni, il processo inizierà a marzo), l'imprenditore riusciva a spendere in un mese anche un milione e mezzo di euro. Tutti in contanti. E nei due anni di presunte mazzette dalle casse di Villa Pini o da altri conti correnti sono stati prelevati circa 40 milioni di euro. Ma a carico di Del Turco non ci sono solo i riscontri dei prelievi e i telepass. Ci sono foto. Furono scattate da Angelini, dice lui, il 2 novembre 2007 e messe in rete dopo l'arresto del governatore. Stufo di dover pagare e dopo un consulto con la moglie decide di documentare tutto. Si fa fotografare dal suo autista mentre entra in casa di Del Turco. È una sequenza. Nella quale si vede in auto una busta con i soldi, l'imprenditore che entra e che esce da casa di Del Turco, e infine, sempre in auto, una busta piena di mele, castagne e noci. È la prova regina. L'equazione è fin troppo semplice: Del Turco corrotto, Del Turco socialista, Del Turco ladro. Ma quelle immagini sono strane. In primo luogo, non sono nitide. Si vedono ombre. E poi non c'è gente. È il giorno in cui si ricordano i defunti e nel paese non c'è anima viva. Perché? Perché forse quelle foto furono fatte dopo, in un altro momento. Ed è questo che hanno scoperto i periti della difesa analizzando la memoria della macchina fotografica. Cioè che le date memorizzate non coincidono. Per la difesa non era il 2 novembre 2007. Era un momento successivo a quella data. E che giorno era allora? E i soldi dove sono? A queste domande potrà rispondere Angelini quando deciderà di deporre. Per due volte si è sottratto. Ma c'è un'altra domanda alla quale si deve dare una risposta, cosa che neanche la procura ha saputo fare: dove sono finiti quei sei milioni oggetto della prova del reato? La procura li cerca. Nonostante già nel luglio ci sia una «valanga di prove», Pescara chiede due supplementi di indagini. Nel febbraio del 2009 il Nucleo di Polizia tributaria deposita il rapporto con gli accertamenti fiscali su Del Turco, sui suoi familiari, su parenti e amici. Nessuna prova, ma solo «indizi meritevoli di attenzione». E quali sono? Il primo è un bonifico di 269mila euro a favore della sua compagna per l'acquisto di una casa a Roma il 17 marzo 2006. Tre giorni prima della presunta mazzetta da 200mila euro. Il bonifico provoca uno scoperto in banca che Del Turco ripiana con i suoi risparmi: la dismissione di titoli Efibanca e di una polizza assicurativa Montepaschi (267 mila euro in totale). Il secondo indizio è l'acquisto di una casa, sempre intestata alla compagna, a Tresnuraghes in provincia di Oristano nell'ottobre dello stesso anno. Il costo? 180mila euro più altri 41, successivi, per la ristrutturazione. Inoltre nel novembre del 2006 acquista due quadri a Parigi per un totale di 27mila euro circa. Poi niente di più. Come li paga? Bonifici e assegni circolari, tutti rintracciabili. Del Turco ha dichiarato un imponibile, nel periodo 2003-2007, di 490mila euro netti. E questo senza calcolare come ammette la stessa Guardia di Finanza, «gli emolumenti derivanti dalla carica di parlamentare europeo per il 2004-2005». Questi sono gli indizi meritevoli di attenzione. Ma allora dove sono finiti i soldi? Le tangenti, le mazzette, che fine hanno fatto? Bisogna seguire il denaro, sosteneva Falcone. Ma quale? Foto Ansa Rintracciare il denaro La giunta Del Turco Con la sanità in rosso per 4 miliardi decise la stretta sui privati L'imprenditore Angelini si fotografa mentre va a casa sua La difesa: scatti predatati 1944 Ottaviano Del Turco è aquilano di Collelongo. Nato nel 1944, ha fatto la trafila nella Cgil, fino ad essere segretario aggiunto durante l'epoca di Luciano Lama, come esponente di punta dell'area socialista. Dentro il Psi, è critico nei confronti di Craxi, specie negli ultimi anni ottanta. Diventa segretario Psi dopo che i vertici sono travolti da Tangentopoli. È uomo di governo con Amato, e fra i 45 del comitato nazionale del Pd. 2008Nell'aprila del 2005 è candidato del centrosinistra a governatore in Abruzzo. Vince. Cerca di riordinare la sanità, che divora miliardi di euro. Il 14 luglio 2008 viene arrestato dalla Finanza in seguito a un'inchiesta della Procura di Pescara, insieme ad assessori, consiglieri ed alti funzionari, con l'accusa di associazione per delinquere, truffa, corruzione e concussione. Tre giorni dopo si dimette da presidente della Regione. 28 giorni dopo esce dal carcere. Nell'autunno del 2010 viene rinviato a giudizio. Il processo va a rilento: finiranno di ascoltare i testi nel 2013. La carriera nel sindacato Le dimissioni da governatore Le tappe Del Turco ha dimostrato le sue spese. E l'accusa non ha trovato i milioni Porti e orti che bella coppietta Camorraemafiaalleateperspartirsidueformidabilibusiness: il trasportodellemercisu gomma e il controllo dei mercati ortofrutticoli. Ordinanza di custodia cautelare per sei. I reati: concorso esterno in associazione mafiosa, illecita concorrenza, detenzione di armi da guerra. Tra loro, Gaetano Riina, fratello di Totò, e Nicola Schiavone, figlio di Francesco «Sandokan». 9 SABATO 28 GENNAIO 2012
Del Turco, dopo 4 anni cadono i vecchi indizi e l'inchiesta fa acqua Q uelli di mafia, ma an-che la corruzione ola concussione. Chepoi è il reato di cui èstato accusato l'ex presidente dell'Abruzzo Ottaviano Del Turco, nel luglio di quattro anni fa, dalla procura di Pescara guidata dal procuratore Nicola Trifuoggi. Concussione ai danni dell'imprenditore Vincenzo Maria Angelini, all'epoca il re delle cliniche d'Abruzzo, proprietario del complesso Villa Pini. Un reato per il quale Del Turco è stato sottoposto a 28 giorni di carcere e tre mesi di domiciliari. Un'accusa che ha chiuso la sua carriera politica e terremotato una Regione, ma che dopo tre anni di indagini e sette mesi di processo è ancora tutta da dimostrare. Perché ancora del denaro non c'è segno. Non ci sono conti correnti, né in Italia né all'estero, non ci sono case, quadri, proprietà che non siano giustificati, non ci sono auto, investimenti, spese fuori posto. Nulla. Di quei sei milioni di mazzette, che secondo l'accusa sono finiti nelle tasche Del Turco, non ci sono tracce. Di quella «valanga di prove schiaccianti che non lasciano spazio a difese», come sostenne il procuratore Trifuoggi in conferenza stampa il 15 luglio del 2008, rimane solo la sbiadita ricostruzione di Angelini, il grande accusatore. Quando, all'alba del 14 luglio 2008, il presidente della Regione viene prelevato e portato nel carcere di Sulmona, in isolamento, sono già quattro mesi che Angelini ha iniziato la sua collaborazione. In procura l'imprenditore entra nell'aprile 2008. Nel primo interrogatorio, il 12 aprile, però Angelini non muove accuse al governatore e agli altri indagati (in tutto 18 persone tra questi il suo collaboratore, Lamberto Quarta, e il capogruppo del Pd Camillo Cesarone). Lo farà solo il 6 maggio nel primo verbale di accusa «spontanea». Perché? «L'ho fatto perché all'improvviso avevo paura di quello che stavo facendo», racconta nell'incidente probatorio del settembre 2008. Angelini, dunque, si presenta davanti ai magistrati ad aprile ma comincerà ad accusare Del Turco solo un mese dopo raccontando di essere stato concusso, cioè costretto a dover pagare. Con quale arma? Secondo la procura attraverso «un mostro giuridico»: l'iter legislativo che ha portato al riordino del sistema sanitario abruzzese (prima con la legge 20 poi con quella 32). Un passo indietro. Quando Del Turco diventa governatore, l'Abruzzo è una delle regioni con i più alti indici di ospedalizzazione. Specie nelle numerose cliniche private, raccolte sotto una associazione di categoria (Aiop), dove ci si ricovera anche per un'epistassi (la rottura in un capillare). Fino al 2005 i pochi controlli sono affidati non alle Asl, ma a una commissione nella quale ci sono rappresentanti della stessa Aiop. Il debito della Regione sulla sanità è talmente pesante (toccherà i 4 miliardi) che per non affondare, nel 2004, la giunta di centrodestra guidata da Giovanni Pace avvia un progetto di cartolarizzazione. Per definire l'esposizione con la sanità privata si arriva L'inchiesta Tra dubbi crescenti continua il processo all'ex governatore. «Una valanga di prove schiaccianti» disse il pm. Dopo molte indagini resta solo la ricostruzione dell'accusatore Ottaviano Del Turco all'uscita del carcere di Sulmona, era l'11 agosto del 2008, dopo 28 giorni di reclusione disse: «Mi hanno trattato benissimo» ROBERTO ROSSI rrossi@unita.it Il presunto reato L'accusa di corruzione e concussione portò alle elezioni anticipate Primo Piano Il caso Abruzzo p SEGUE DALLA PRIMA 8 SABATO 28 GENNAIO 2012
Kibbutz in Puglia tra poesia e cinema Giorno della memoria I nsegnare a ricordare a chi, peretà, non è stato protagonista inqualunque modo dell'Olocau-sto ma su quella tragedia deve tenere sempre accesa l'attenzione. A distanza di tanti anni, ora che i testimoni diretti inevitabilmente vengono a mancare, sono i giovani ad essere chiamati ad una «scuola di memoria», l'antidoto «a quei rigurgiti di negazionismo ed antisemitismo, di intolleranza e di violenza che per quanto marginali sono da stroncare sul nascere ». Li ha appena evocati il ministro dell'Istruzione annunciando la firma del Protocollo tra il ministero e l'unione delle Comunità ebraiche proprio perché in ogni aula, in ogni luogo dove si ritrovano dei giovani «non si dimentichi». E sul bisogno ineludibile, sulla necessità, di fermare in ogni modo qualunque tentativo di ritorno ad un tragico passato, ha insistito il presidente della Repubblica nel suo discorso conclusivo alla celebrazione del Giorno della Memoria che per il Capo dello Stato «è stata una delle più intense di questi ultimi anni». Si è commosso il presidente della Repubblica ricordando l'amico Giovanni Spadolini con cui si recò diciotto anni fa ad Auschwitz «in rappresentanza del Parlamento italiano» a rendere omaggio, in un viaggio allora meno consueto e che ora, dall'istituzione del giorno del ricordo, vede in quei luoghi di martirio, un costante pellegrinaggio prima di tutto di giovani. Che si confrontano con una realtà atroce e si impegnano a non dimenticare. E Napolitano ha tradito emozione anche quando ha ricordato che i perseguitati non furono solo gli ebrei contro cui, ha ricordato il presidente dell'unione delle comunità ebraiche, Renzo Gattegna, ci fu «il tentativo di realizzare il genocidio perfetto» ribadendo la necessità di una riflessione condivisa su tutte le vittime di quella tragedia, «gli oppositori politici, gli omosessuali, i disabili fisici e mentali, le popolazioni rom e sinti». Ha detto il Capo dello Stato: «Quando ho giurato da presidente l'ho fatto sapendo che il mio dovere e il mio sentimento mi conducevano a prese di posizione, riflessioni e sollecitazioni motivate e inequivoche contro l'antisemitismo in ogni suo travestimento, contro il razzismo, contro ogni violazione del principio di pari dignità ed eguaglianza davanti alla legge». C'è scritto nel'articolo 2 della costituzione. È ribadito nell'articolo 2 del Trattato sull'Unione europea. L'Europa,dunque. Rispetto a quegli anni bui anni ora c'è l'Europa. Con i suoi limiti politici, certo. Ma con le sue solide radici e i suoi valori di solidarietà. «Non dimentichiamocene solo perché la nostra attenzione è oggi spasmodicamente concentrata sulla grave crisi finanziaria ed economica in atto da tre anni». L'emergenza dell'Eurozona è assillante «ma non perdiamo di vista il senso e i valori della Costituzione europea». La Cancelliera Merkel, ricorda Napolitano, ha detto che l'Europa “è un continente col quale si può contribuire a plasmare il mondo, è la nostra fortuna. Se non avessimo l'Europa forse anche la nostra generazione si farebbe la guerra”. Ed ecco perché occorre essere vigilanti e fermi contro ogni ricaduta nel nazionalismo, nella ricerca del nemico, nel rifiuto del diverso». Non ci sono alibi per l'oblio, non ci sono spazi per polemiche pretestuose e volgari come quella dello Spiegel, cui l'ambasciatore in Germania, Michele Valensise, ha risposto, con una presa di posizione netta apprezzata al Colle, mettendo in guardia «da generalizzazioni fondate sulla razza, cose del passato che nessuno rimpiange». 27 gennaio 2012 C hi sapeva che un salmone«impossibile» stava risalen-do la corrente della storiaproprio mentre in Europa l'antisemitismo slittava da semplice e tradizionale strumento di potere a performance industriale in grado di produrre sterminio? Ecco il prototipo della notizia, il padrone che morde il cane: le leggi razziali stavano nell'incubatrice allestita dal fascismo e in un angolo appartato della Puglia si formava, non per discendenza ma per conversione di gruppo, una piccola comunità ebraica destinata a «forare» quel muro di crudeltà, perché, notizia nella notizia, la scamparono. Storia lieve, non sfiorata dal sangue, eccezione che conferma la regola forgiata da Hitler e Mussolini e che in queste ore vogliamo tenere a mente. L'ha raccontata un giovane regista italiano, Vincenzo Condorelli, una cinquantina di minuti di narrazione affascinante, in parte misteriosa, paradossalmente ricca di vita e di spunti quasi gioiosi. Condorelli lavora sulle immagini con una cura preziosa: inquadrature solcate da testimoni, protagonisti, storici che intercalano come lucide didascalie l'arco drammaturgico del film: il ritorno in Puglia di una ragazza israeliana, nipote di un convertito come tanti altri trasferitosi da quel paesino pugliese all'altro versante del Mediterraneo tra kibbutz e felafel immediatamente dopo la guerra. Stranissimo caso, mai completamente spiegato e singolare, unico nel L'ambasciatore «Quel giorno nel lager» Napolitano si commuove MARCELLA CIARNELLI TONI JOP «Niente generalizzazioni fondate sulla razza» Omaggio a Merkel «La nostra è una realtà con cui si può plasmare il mondo» Il presidente celebra le vittime dell'Olocausto. «Il mio viaggio diciotto anni fa con Spadolini ad Auschwitz. Se non avessimo l'Europa forse anche la nostra generazione si farebbe la guerra. Bisogna continuare a vigilare contro rigurgiti di negazionismo» ROMA 22 SABATO 28 GENNAIO 2012
COORDINATORE SEL C he ci fa Vincenzo Ercola-no, figlio di Pippo Ercola-no e nipote di Nitto Santa-paola, capi storici di Cosa Nostra nella Sicilia Orientale, accanto ai leader siciliani della protesta dei “forconi”? Cosa ci fa l'ultimo erede della più spietata famiglia mafiosa di Catania alla conferenza stampa, improvvisata per strada, in cui i “rivoluzionari” siciliani spiegano che mai faranno un passo indietro, boia chi molla il forcone, la Sicilia ai siciliani e compagnia cantando? Fa il mestiere suo, verrebbe da rispondere. La famiglia Ercolano per decenni ha investito i ricavi delle proprie attività criminali in un'impresa di autotrasporti, l'Avimec, poi confiscata per mafia. Nei tempi d'oro, dentro i Tir dell'Avimec viaggiava - ben protetto - Nitto Santapaola quando doveva spostarsi da un rifugio all'altro. E per anni non c'è stato cantiere siciliano che non abbia affidato in subappalto il movimento terra ai buoni servizi dell'impresa mafiosa degli Ercolano. Famiglia dai destini intensi. Lo zio Salvatore, detto “Turi do camion”, sta all'ergastolo per omicidio. Il padre Pippo, nominato reggente della cosca Santapaola quando il cognato Nitto finì in carcere, prima d'essere arrestato anche lui per associazione mafiosa fu un ostinato frequentatore dei salotti buoni di Catania. Le cronache lo ricordano perfino ospite di Mario Ciancio, editore e padrone del foglio locale “La Sicilia”, quando un cronista di primo pelo ebbe l'ardore di pubblicare un mattinale dei carabinieri in cui Pippo Ercolano veniva citato come noto capomafia. Il giorno dopo, appena il cronista mise piede in redazione, Ciancio lo mandò a chiamare: nel suo studio, ad aspettarlo, c'era anche Ercolano, venuto a protestare con il padrone del giornale per la pubblicazione di quell'articoletto. In qualunque altro giornale, se un mafioso fosse venuto a lamentarsi per una notizia (vera) che lo riguardava, l'editore avrebbe telefonato al 113. Mario Ciancio invece ricevette Ercolano, convocò il cronista colpevole d'aver dato la notizia (vera) e, in presenza del capomafia, gli fece un solenne cazziatone: «Che mai più ti accada di chiamare mafioso il qui presente signor Ercolano!». Veramente l'hanno scritto i carabinieri, provò a giustificarsi il cronista. Noi non facciamo i carabinieri, replicò Ciancio: e di quello che c'era scritto sul loro rapporto a lui non gliene fregava nulla. Intanto Ercolano, stravaccato sulla sua poltrona, annuiva con paterno silenzio. In quegli stessi giorni uno dei due figli di don Pippo, Aldo Ercolano, era stato appena giudicato e condannato all'ergastolo per aver ammazzato con cinque colpi di pistola alla nuca il giornalista Giuseppe Fava (era il 5 gennaio dell'84, si mossero in cinque, uno solo sparò: lui, l'Ercolano). L'altro figlio, Vincenzo (indagato nel processo Orione per associazione mafiosa ed estorsione, arrestato, poi scarcerato ma considerato in tutti i rapporti di polizia stabilmente inserito nell'organizzazione di Cosa Nostra) oggi sta invece tra i “forconi” siciliani, ad aizzare, vigilare, sorvegliare, impedire, minacciare… Sul disagio più o meno legittimo di una categoria c'è adesso l'impronta oscura di una famiglia che ha fatto la storia della mafia in Sicilia. Storia che continua: è di ieri la notizia di un'inchiesta napoletana che ha svelato l'alleanza tra il clan dei Casalesi della famiglia Sandokan e Cosa Nostra. Il patto riguarda il controllo dei trasporti su gomma e della commercializzazione all' ingrosso di prodotti ortofrutticoli sull'asse Sicilia-Campania-Lazio. Insomma Tir, camion, ditte di trasporti… Non tiriamo conclusioni. Ma la preoccupazione resta. Che dentro l'alibi di certe proteste, la mafia sappia ricavarsi i propri spazi, agiti i propri forconi, lavori per far molto rumore e per governare il silenzio che poi ne seguirà. I capipopolo in doppio petto che oggi si dicono dalle parti dei rivoltosi, a cominciare dal presidente della regione Raffaele Lombardo, restino pure da quella parte; ma se hanno l'onestà intellettuale delle proprie parole e la libertà delle proprie azioni, questa domanda la facciano ad alta voce anche loro: che ci fa il rappresentante di una tra le più potenti e spietate famiglie mafiose siciliane in prima fila accanto ai forconi degli incazzati siciliani? FURTI DI MEMORIA IL CASO MILLS I legali di Berlusconi: pronti a ricusare i giudici Che ci fa un boss tra i Forconi? La morte di un cronista www.unita.it Di' la tua LA PAGINA-PROVOCAZIONE DI SALLUSTI IN RISPOSTA A SPIEGEL COMMENTA SU SITO E FACEBOOK GIORNATA DELLA MEMORIA Le lacrime di Napolitano in ricordo della Shoah SEMPLIFICAZIONI Cosa cambia per i cittadini: novità per i giovani Sul disagio più o meno legittimo di una categoria c'è adesso l'impronta oscura della famiglia Ercolano che ha fatto la storia della mafia in Sicilia. Non tiriamo conclusioni ma i timori restano forti Uno dei figli di don Pippo è stato giudicato e condannato all'ergastolo per il delitto del giornalista Giuseppe Fava I viaggi di Santapaola Il video IN TELEVISIONE L'OPERAIO SARDO, CASSAINTEGRATO, MANDA AL DIAVOLO L'EX MINISTRO CASTELLI La gallery LE FOTO DEL TERREMOTO CHE ANCHE IERI HA FATTO TREMARE LA TERRA NEL NORD D'ITALIA Claudio Fava Nei tempi d'oro, dentro i Tir dell'Avimec viaggiava - ben protetto - Nitto Santapaola quando doveva spostarsi da un rifugio all'altro 27 SABATO 28 GENNAIO 2012
Cara Unità Dialoghi RISPOSTA Il giorno della memoria va celebrato, a mio avviso, pensando al futuro prima che al passato. Interrogandosi sul significato della frase “tutto questo non deve accadere mai più” e partendo, per dare il contributo che ognuno di noi può dare in questa direzione, da una domanda semplice sul razzismo che c'è dentro ognuno di noi. Sul sentimento di superiorità che ci accade di sentire, sul piano morale e intellettuale, nei confronti di persone o gruppi o interi paesi colpevoli di non essere alla nostra altezza nel momento in cui si comportano o la pensano in modo diverso dal nostro. Quella di esportare la democrazia con le armi è o no una scelta di stampo razzista? Sono razziste o no alcune delle nostre leggi contro l'emigrazione e le strutture cui esse hanno dato luogo? C'è o non c'è razzismo nella violenza delle posizioni religiose espresse da Oriana Fallaci o da Magdi Cristiano Allam e nel pregiudizio ancora così diffuso contro gli omosessuali o contro i Rom? Pensare che l'odio razzista si sia esaurito con Hitler e che noi non c'entriamo è comodo ma inutile. Non aiuta a far sì che tutto questo non accada mai più. Luigi Cancrini La satira de l'Unità ENRICO DI GIROLAMO Ai 6.000.000 di ebrei vanno aggiunti 2.000.000 di slavi, 500.000 zingari, per non parlare delle centinaia di migliaia di dissidenti politici, omosessuali, testimoni di Geova oltre alla sterilizzazione coatta di 400.000 persone dichiarate «di nessun valore» e all'«eliminazione fisica di oltre 70.000 “caratteri negativi”». Il giorno della memoria virus.unita.it VIA OSTIENSE, 131/L - 00154 - ROMA MAIL LETTERE@UNITA.IT MARCO LOMBARDI I “Sotto fascia semplice” e il governo tecnico I “Sotto fascia semplice” sono un gruppo nazi-rock, piuttosto noto nel loro ambiente, del quale Internet fornisce ampia documentazione. Tralasciando il sound, spiccano testi con richiami apologetici al nazismo, alla violenza, al rifiuto della democrazia come forma di espressione. Non stiamo parlando del tipico complessino di inquieti adolescenti che si sfoga nel garage sotto casa, ma di una band con album pubblicati e concerti dal vivo. Si scopre che il suo leader, nome d'arte Katanga, è anche ambasciatore generale per lo Stato Italiano. Impossibile, si direbbe. Si pensa allora ad una svista riguardante uno staterello sperduto in qualche arcipelago polinesiano, il solito “figlio di” piazzato in un ruolo ben retribuito ma opportunamente nascosto. Invece no, si tratta dell'ambasciata italiana ad Osaka, la capitale commerciale del Giappone. Ci voleva un governo di tecnici per rimuoverlo? La domanda suona scontata, ma non lo è, anzi dice forse troppo su parentele estremiste ancora troppo vive nel nostro tessuto politico. Sì, forse ci voleva un governo tecnico anche per scelte come questa. CLIVE FERRUCCIO CUETO Der Spiegel e l'«italiano tipo» Der Spiegel definisce il Comandante Schettino «un italiano tipo», ben lungi dal difendere Schettino, che personalmente giudico un codardo, pur confessando di non essermi mai trovato nella sua situazione, ma anche noi italiani conosciamo bene il «tedesco tipo», lo abbiamo conosciuto durante l'occupazione nazi-fascista e soprattutto il 27 gennaio lo ricorderemo tutti insieme. Ma il «tedesco tipo» lo conosciamo bene anche nei nostri giorni. Il tedesco tipo che rifiuta aiuto all'Europa in difficoltà, dimenticandosi che l'Europa non ha voltato la testa, anzi, quando le due Germanie si sono riunite. Forse era meglio la Germania di Pancov. MARCELLA MAGGI* Precisazione di Wella Italia In merito all'articolo a firma di Ivan Cimmarustipubblicato su l'Unità relativamente alla causa presso il Tribunale Civile di Modugno (sezione distaccata del Tribunale di Bari) tra Labocos S.r.l. (Wella Italia) e il parrucchiere V.T., Wella Italia intende chiarire la sua posizione. Wella Italia ritiene innanzitutto doveroso sottolineare che l'articolo tratta di un processo tutt'ora in corso e che laperizia cui si fa riferimento - peraltro ripresa solo in alcuni passaggi non è ancora stata oggetto del contraddittorio tecnico nell'ambito del quale le parti in causa esporranno le proprie considerazioni sulla stessa. La perizia citata è pertanto da considerarsi un elaborato privo del carattere della definitività e solo una volta esaurito il contraddittorio tra i periti del Tribuale e quelli delle parti, la perizia potrà ritenersi conclusiva e il Giudice trarrà le proprie considerazioni emettendo la sentenza. Alla luce di quanto appena esposto Wella Italia ritiene assolutamente prematuro giungere a qualsiasi conclusione a questo stato del processo. Con l'occasione ribadiamo che le colorazioni per capelli sono tra le categorie di prodotti di consumo maggiormente controllate e sottoposte a test rigorosi da esperti scientifici e organismi nazionali e internazionali che ne attestano la conformità ai requisiti di legge nazionale e comunitaria. Wella Italia ha da sempre come assoluta priorità la sicurezza dei suoi parrucchieri e delle loro clienti in salone. La linea di colorazione Koleston Perfect è presente sul mercato italiano ed estero dagli anni 50 e in oltre 60 anni di storia ha continuamente innovato le formulazioni con una sempre crescente attenzione verso la salvaguardia e sicurezza degli utilizzatori. * Ufficio stampa Wella Italia Si ringrazia la Wella Lobocos Italia per la precisazione, ma preme sottolineare alcuni aspetti. Pur essendoci un atto a firma di consulenti del giudice, e dunque imparziale, nell'articolo è stata sempre utilizzata la formula del condizionale, proprio a garanzia dell'azienda. Inoltre è stato specificato che si tratta di un atto all'attenzione del giudice di primo grado e quindi non definitivo. Per ultimo preme specificare che non è stato omesso alcun particolare della consulenza, se non le tabelle della composizione chimica. I. C. La community dei lettori dell'Unità26 SABATO 28 GENNAIO 2012
FRANCESCO CAREMANI francesco.caremani@gmail.com C astiglia y Leon, Gal-les del Sud e Tosca-na non potrebberoessere più distantiper storia e tradizio-ni, ma in questo momento una cosa in comune ce l'hanno, una cosa che non capita spesso da quelle parti, dove il calcio se non è una religione poco ci manca. Il Mirandes, formazione spagnola di Miranda de Ebro, che milita nella Segunda Division B, la nostra Lega Pro (per dirla bene: la vecchia serie C), ha fatto qualcosa che in Spagna non si vedeva da anni, raggiungendo le semifinali di Coppa del Re, e se la vedrà contro l'Athletic Bilbao tra pochi giorni. La squadra allenata da Carlos Pouso arriva dal primo turno di coppa, dopo aver eliminato: Amorebieta, Linense, UD Logrones, ma soprattutto Villarreal, Racing Santander ed Espanyol, tre formazioni della Liga. Secondo gli almanacchi spagnoli è stato eguagliato il record del Deportivo Logrono nel '31 e del Figueres nel 2002. L'uomo in più del Mirandes, primo in campionato, è l'attaccante Pablo Infante, che ha segnato più di 100 reti in oltre 230 partite. Laureato in Business administration all'università di Burgos, lavora in banca, ha 31 anni e, secondo la leggenda, ha «saltato» la prima notte di nozze per andare in ritiro con la squadra (pare che la moglie l'abbia appoggiato). Con 7 gol il capocannoniere della Coppa ha portato il Mirandes a un passo dal sogno, magari la finale col Barcellona o con il Valencia che potrebbe valere da sola un posto in Europa. QUELLI DI CHARLES Nel 1927 il Cardiff City, tra le cui file ha giocato anche John Charles (dopo l'avventura italiana), ha già un primato che nel calcio britannico vale molto: è l'unica squadra non inglese ad aver vinto la mitica FA Cup. Successe però nel 1927, quando i gallesi sconfissero in finale l'Arsenal. Nello stesso anno il Cardiff s'è aggiudicato la Charity Shield, poi solo trofei gallesi, per quello che valgono. Il 26 febbraio tornerà a Wembley dopo 85 anni, questa volta per la Carling Cup, questa volta contro il Liverpool di Craig Bellamy, gallese di Cardiff, dove ha giocato la scorsa stagione, segnando 11 reti in 35 match. I gallesi, partiti anche loro dal primo turno, hanno avuto più fortuna degli spagnoli, visto che le squadre affrontate non erano poi così terribili: Oxford United, Huddersfield Town, Leicester City, Burnley, Blackburn Rovers, e Crystal Palace ai rigori. La squadra è un mix di scozzesi, irlandesi, inglesi e, ovviamente, gallesi. Il tecnico scozzese, Malky Mackay, viene dal Watford, dov'è stato manager del mese. Giovanissimo vanta anche un campionato vinto con il Celtic, ma questa di sicuro è la sua performance migliore e in una finale secca può succedere di tutto. NON SOLO BASKET Siena, invece, è placidamente appoggiata sulle proprie colline e ogni anno che resta in A compie un miracolo, in una città dove (alcuni senesi dicono) non è vero che il basket sia più seguito: semplicemente, nel basket Siena è una capitale, nel calcio una provinciale. L'uomo nuovo, qui, è Giuseppe Sannino, allenatore di lungo corso che ha messo insieme un bel po' di promozioni e nell'84, da giocatore, ha vinto la Coppa Italia di C con il Fanfulla. Carattere deciso, con i calciatori è stato amore improvviso con risultati strabilianti: il Siena non aveva mai raggiunto la semifinale di Coppa Italia. Lasciamo perdere che c'è il Napoli e che di Foto di Alastair Grant/Ap-LaPresse BELLEZZE DI COPPA MIRANDES, CARDIFF SIENA E LE ALTRE I trofei nazionali del “mercoledì” rivelano nuove squadre, arrivate alle fasifinali. InItalia, ilbianconeridiSanninosebattonoilNapolisonoinEuropa League. Ma il vero miracolo è spagnolo: i castigliani hanno eliminato tre big www.unita.it Malky Mackay, lo scozzese manager del Cardiff, arrivato a sorpresa alla finale di Curling Cup dopo aver eliminato il Crystal Palace: si giocherà il trofeo a Wembley contro il Liverpool Sport46 SABATO28 GENNAIO2012
F im e Uilm nelle scorse setti-mane hanno anticipato al'Unità il loro “No” al referendum abrogativo sul contratto Fiat chiesto dalla Fiom. Giuseppe Farina, segretario generale della Fim. È indubbio però che la Cgil lasciata fuori da tutte le fabbriche del Lingotto sia una macchia indelebile nella storia del sindacato. «È un fatto inedito, ne siamo consapevoli. Al di là delle scelte della Fiom, che può rientrare subito in fabbrica decidendo di firmare, si pone il problema della rappresentanza di chi decide di non firmare un contratto. La nostra idea è che c'è bisogno di completare l'accordo interconfederale del 28 giugno, firmato da Cgil, Cisl e Uil, proprio sul tema della rappresentanza. Già nel contratto nazionale del 2008 si parlava di questo tema: ora va perfezionato. La mia proposta è quella di un diritto di rappresentanza associativa, una sorta di diritto di tribuna che i sindacati realmente rappresentativi devono avere a prescindere dal fatto che sottoscrivino o meno i contratti. A condizione di rispettare le regole dettate dal contratto stesso, la Fiom avrebbe così il diritto di nominare rappresentanti nelle fabbriche, un monte ore per le assemblee e una bacheca». Non che è questa proposta è figlia degli scricchiolii di alcuni vostri delegati che vorrebbero il referendum e sono contro l'accordo Fincantieri? «Qua e là c'è stato qualche travaglio. Ma lo ha avuto anche la Fiom, come dimostra il passaggio degli Rsu Fiom di Melfi alla Fim. I fatti ci danno ragione e quindi allo stesso tempo proponiamo anche un diritto di rappresentanza partecipativa per i sindacati che hanno firmato quell'accordo: un terzo dei seggi dei rappresentanti sindacali spettano a noi e alla Uilm». Ma il contratto Fiat non è un contratto nazionale... «No, è vero ma se riusciamo a fare questo accordo anche la Fiat avrebbe tutto l'interesse ad applicarlo perché andrebbe nella direzione di creare un equilibrio tra l'accordo del 28 giugno e la sentenza del giudice Ciocchetti di Torino che l'ha condannata per comportamento antisindacale su Pomigliano». A proposito di Pomigliano, ora anche la Cgil Campania parla di “fascismo” sulla discriminazione dei lavoratori Fiom che non vengono riassunti. Lei come la giudica? «Non mi risulta. Mi sembrerebbe strano che l'azienda non riassuma gli iscritti della Fiom. C'è la possibilità invece che alcuni dei loro iscritti siano stati assunti ma non vogliano essere usati per fare causa all'azienda come vorrebbe la Fiom». E la richiesta della Cgil di modificare l'articolo19 del Statutoper far rientrare la Fiom in Fiat? «Spetta al governo muoversi. E non mi sembra che lo stia facendo». Lei crede che la sua proposta possa riavviare il filo dell'unità sindacale? «Me lo auguro. Con Landini fin qui è sembrato di pattinare sul ghiaccio ascoltando le sue proposte. Detto questo, la porta è sempre aperta». Ma al direttivo Cgil è stato votato un documento che chiede alla Fiom di ricucire con voi... «Se la Cgil riuscirà a fare della Fiom un sindacato più aperto, noi non possiamo che esserne contenti. Lavoriamo per preparare una piattaforma comune per il rinnovo del contratto nazionale nel 2012. Questa sarebbe una grande svolta». Ad inizio febbraio incontrerete Marchionne: cosa gli chiederete? «Siamo molto preoccupati di come sta andando il mercato europeo. Per reagire c'è bisogno di nuovi modelli e tardano ad arrivare. In più noi da Pomigliano in poi abbiamo scommesso su un nuovo modello di relazioni sindacali. Ora tocca a Marchionne farlo diventare sostanza valorizzando i lavoratori anche con un ritorno economico. Per esempio lanceremo l'idea della compartecipazione agli utili». MASSIMO FRANCHI Il segretario Fim-Cisl: il caso Fiat-Fiom pone un problema reale che va affrontato e risolto FTSE MIB 15.946,87 -1,02% In breve ROMA MODELLO MARCHIONNE All'Iveco di Brescia, dove la Fiom ha raccolto il 47% dei consensi alle ultime elezioni Rsu, l'assemblea dei lavoratori si è svolta sul “confine” della fabbrica, ai cancelli. Dentro gli operai, fuori Maurizio Landini e il segretario della Camera del lavoro di Brescia, Damiano Galletti. «La Fiat non vuole la democrazia in fabbrica, ma non molliamo», ha detto Landini. L'11 febbraio a Roma manifestazione nazionale «Democrazia al lavoro». UNICREDIT L'aumento di capitale sfiora il tutto esaurito L'aumento di capitale di Unicredit fa quasi il tutto esaurito, è stato sottoscritto il 99,8% delle azioni offerte. Si tratta di oltre 3.850.399.510 titoli per quasi 7,5 mld di euro. ALL SHARE 16.853,81 -1,06% «Anche chi non firma i contratti abbia una rappresentanza» Intervista a Giuseppe Farina Iveco di Brescia, assemblea sul “confine” della fabbrica Expo 2015: nuove risorse L'amministratore delegato di Expo 2015, Giuseppe Sala, ha detto di aver appreso «con grande soddisfazione la notizia che il governo ha deciso di innalzare all'11 per cento il tetto delle spese di funzionamento rispetto al totale degli investimenti pubblici». Sala ha aggiunto di voler «operare comunque nel rigore per quanto riguarda la spesa». ENI Successo per emissione bond da un miliardo Successoper l'emissione obbligazionaria di Eni a tasso fisso del valore nominale di 1 miliardo di euro collocata sul mercato degli Eurobond. Il prestito ha una durata di 8 anni. EURO/DOLLARO 1,3120 37 SABATO 28 GENNAIO 2012
«La scossa è durata molto, una quindicina di secondi. Non ce l'aspettavamo, la gente ora è tutta in strada. La nostra non è una zona sismica, a differenza di altre pure vicine, non ci siamo abituati». C'è tutta l'ansia che ieri è tornata a stringere il Nord Italia nelle prime parole del sindaco di Berceto, Luigi Lucchi, visibilmente emozionato poco dopo il terremoto, a sole 48 ore da quello di mercoledì di 4,9 gradi della scala Richter L'epicentro sempre in Emilia, questa volta è localizzato proprio tra questo comune di 2 mila anime arrampicato sull'Appennino emiliano e la vicina Corniglio. La magnitudo è più alta, 5.4 , la scossa delle 15.53 parte però molto in profondità, a 60 metri e si estende per questo in ampiezza. La avvertono forte a Bologna, a Modena, a Reggio Emilia ma distintamente anche in Veneto, quindi in Piemonte, in Liguria, fino al Friuli e alla parte più meridionale del Canton Ticino. A Milano evacuate le scuole e per breve tempo anche la sede della Borsa, a piazza Affari. Mezz'ora più tardi, alle 16.24, un'altra scossa percuote la stessa zona del parmense, questa volta di magnitudo 3.2 alla profondità di 63.6 metri. POCHI DANNI, TANTA PAURA Pochi i danni registrati, rimane la grande paura di chi, magari ai piani più alti, sente distintamente oscillare i palazzi e si riversa nelle strade. Fa eccezione la Reggia di Colorno, in provincia di Parma (già lesionata due giorni fa), con il crollo di tre statue della facciata e di alcune balaustre. Tanti però i disagi: Trenitalia chiude la circolazione su alcune tratte in via precauzionale, dalle 15.55 fino alle 16.15. Dopo l'Alta Velocità riprende a viaggiare ma frena tra Reggio Emilia e Fidenza (nel parmense) fino a 100 chilometri l'ora, la linea normale viene ripristinata solo nel pomeriggio: alle 17.35 sulla Milano-Bologna, alle 18.45 sulla Parma-La Spezia e alle 18.35 sulla Lucca-Pistoia. Evacuate le scuole a Cremona, Pontremoli, in alcuni istituti anche a Firenze, Pistoia e Borgo San Lorenzo. Nelle province di Lucca, Massa e Parma oggi tutti gli istituti saranno off limits per gli alunni. Nel parmense, ieri, cinque persone sono state portate al pronto soccorso per attacchi di panico e un operaio si è ferito in modo lieve cadendo da un carrello. «C'è stato un grande spavento - conferma il sindaco di Corniglio Massimo De Matteis -, anche perchè la scossa è durata più a lungo di quella di mercoledì. Ora speriamo non ce ne siano altre». Qui, a metà degli anni 90, una frana («la più grande d'Europa») si portò via metà paese: «La frazione di Linari, cinque prosciuttifici, il campo sportivo e il vecchio cimitero». A Bologna ieri sono in tanti ad avere paura, decine le telefonate a vigili del fuoco, polizia e carabinieri. L'epicentro a ridosso della Lunigiana fa propagare la scossa in tutta la Toscana: Carrara si allarma per il crollo di alcuni cornicioni, anche qui oggi serrata delle scuole per accertamentii. Così come rimarranno chiuse a Levanto, nella riviera spezzina già devaFoto Ansa ADRIANA COMASCHI pMagnitudo 5,4 ed epicentro in Emilia. Questa volta però la scossa è stata molto più potente pOggi scuole chiuse in molte province. La folla si riversa in strada a Parma, Genova e Milano Il Nord trema ancora Ferrovie bloccate paura e pochi danni Panico nelle grandi città settentrionali ma per fortuna non ci sono stati danni. La scossa è stata di magnitudo 5,4 con epicentro in provincia di Parma. Sospesa e riavviata la circolazione dei treni. Intonaco e calcinacci crollati dalla volta della chiesa di Santa Lucia a Borgo del Ponte a Massa Carrara Primo Piano Il terremoto BOLOGNA 18 SABATO 28 GENNAIO 2012

esempio, il fatto che gli uomini non devono rifiutare, a causa del loro ego, di verificare presso un dottore se hanno l'Aids. Non per vantarci, ma abbiamo uno dei migliori gruppi acrobatici della zona. Facciamo spettacoli ovunque, non solo qua, e ci permettono di guadagnare». Superando vie tortuose, un venditore di scarpe usate, stuoie al sole di ugali (farina di mais bollita, il cibo più diffuso), varcando un cortiletto con una carcassa d'auto, una porta conduce al Kids' Palace Babycare Center. In pratica, un asilo nido: nella minuscola casa con pareti gialle e azzurre un'insegnante dallo sguardo dolce e coraggioso, Faith Omollo, coccola un piccolino: «Teniamo e diamo un pasto a una quarantina di bambini dagli 8 mesi ai due anni e mezzo, siamo aperti dal lunedì al venerdì fino alle quattro e mezzo pomeridiane. Ogni famiglia paga 500 scellini al mese (l'equivalente di 5 euro, un litro di benzina costa circa 1,20 euro, ndr), ma accogliamo anche orfani di cui naturalmente nessuno può pagare la retta. Il dramma è l'inflazione che galoppa, ora un chilo di zucchero costa 350 scellini, non so cosa accadrà a questo paese. Noi continuiamo a resistere». I bambini dormono tutti in sei lettucci a castello, pagati da donatori maltesi, dopo aver mangiato l'ugali cucinato in uno sgabuzzino adattato a cucinotto. «Esistiamo da tre anni. I piccoli imparano le regole dello stare insieme. Averne tanti è sì difficile, ma amo questo lavoro ed è una bella sfida». E Faith usa un termine, «sfida», che ricorre spesso tra chi s'industria per cavarsela o per combattere ignoranza e miseria. Cartoon stesso (un soprannome datogli da ragazzo per il suo spiccato senso dell'umorismo) promuove «Goodnightkibera», associazione culturale di concerti e informazione nata per prevenire e combattere l'odio interetnico e tribale dopo le violenze post-elettorali che nel 2007 sconvolsero alcune zone del Kenya, Kibera inclusa (www. goodnightkibera.com). «Noi invece informiamo porta a porta sulla piaga dell'Aids», racconta Elizabeth Akinyi, amministratrice del Power Women Group: dislocato in una baracca all'ingresso dello slum, il gruppo vede riunite donne, alcune vedove, che dal 2004 si ritrovano, discutono e vendono bigiotteria, borse, oggetti in cuoio, si autofinanziano. «Dallo Stato non riceviamo nulla - annota Akinyi Lo Stato c'è solo per riscuotere. Le scuole arrivano a 72 alunni per classe, negli ospedali i malati dormono per terra o condividono il letto con altri pazienti». «Confermo, lo Stato non fa niente e qua tanti campano con un dollaro al giorno», esclama Joushua in un laboratorio avvolto da una nube sottile e biancastra. Trasforma ossa di mucca, capra, pecora, cammello, in elaborate collane, braccialetti, orecchini, apribottiglie insieme ad altri 22 giovani artigiani: condividendo macchinari, spese, guadagni, lavorando 7 giorni su 7, nel 2003 hanno fondato una società dal nome emblematico, «Victoriousygkibera». Victorious, una sfida coraggiosa. Foto Patrizia Sacchetti Baba Dogo è una bidonville di Nairobi con circa 600mila abitanti. Rispetto a Kibera ha molte palazzine in cemento armato grezzo e strade in terra più larghe, ciononostante il tasso di miseria è altissimo, lo squallore pesante, le fogne sono a cielo aperto, i problemi di criminalità molto seri. Principalmente su questa zona (ma non solo lì) interviene il vicino Ruaraka Uhai Neema Hospital, clinica fondata due anni e mezzo fa, guidata dal chirurgo italiano Angelo Morino e sostenuta dall'associazione worldfriendskenya (www.world-friends.it). Il medico 54enne, in Africa dall'86, spiega: l'ospedale accoglie 100mila persone all'anno, negli ultimi tre mesi ha seguito 350 parti, copre servizi dal pronto soccorso alla maternità, il 42% dei pazienti l'anno scorso è stato curato gratis in un Paese dove le cure mediche si pagano care e dove, se non hai soldi, puoi tranquillamente morire. Al Neema lavora un centinaio di persone, di cui quattro italiani; il 91% del bilancio di World Friends - segnala Morino - va al progetto che include un grosso lavoro di informazione e prevenzione sanitaria, ad esempio sull'Aids, insieme alla African Cultural Research Education Foundation (Acref), fondazione di arti, educazione scolastica e civica dello slum di Baba Dogo con tanto di teatro e salette per fisioterapia a disabili. Di Acref fa parte Ramadhan Obiero: collaboratore del Neema Hospital, vocalist della Cocoband, leader del gruppo Ilae-leo, con una ventina di coetanei ha creato «We are watching you campaign», gruppo che informa sulla politica, i diritti civili e la convivenza pacifica per arginare eventuali nuove violenze politiche in vista delle elezioni in calendario, in teoria, in questo 2012. STE.MI. La popolazione del Kenya (36.913.721 al luglio 2007) continua a crescere a ritmi elevati: nel giro di vent'anni è pressoché raddoppiata e molto alta è la quota di popolazione giovane, con meno di quindici anni. Il tasso di urbanizzazione è alto, con il 45% della popolazione radunata in zone urbane che si stanno estendendo. La popolazione urbana si addensa soprattutto nelle città di Nairobi, la capitale, e di Mombasa, città araba sulla costa. La popolazione è suddivisa in più di settanta etnie, appartenenti a quattro famiglie linguistiche: i bantu, i nilotici, i paranilotici e i cusciti. Attualmente l'etnia più numerosa è rappresentata dal gruppo bantu dei kikuyu (21% della popolazione); altri gruppi relativamente numerosi sono i luhya (14%), i kamba (11%), i luo (13%), di lingua nilotica, e i kalenjin (11%), paranilotici. L'appartenenza religiosa è composta da anglicani e quaccheri 45%, cattolici 35%, musulmani 11%, religioni tradizionali 9%. Si parla l'inglese (92%), lo swahili (8%), e lo sheng (slang urbano). La scheda Nosocomio Iniziative Kenya, settanta etnie e popolazione in crescita Il Power Women Group si autofinanzia creando borse e bigiotteria Antiche piaghe Concerti e informazioni per prevenire e battere l'odio interetnico A Baba Dogo l'ospedale guidato da un chirurgo italiano Centomila pazienti l'anno, 350 parti in mezzo alla miseria A Roma il premier somalo Laricostruzione civile, militaree istituzionale dello statosomalo, insieme al dossierpirateria, domineranno l'agenda dei colloqui romani del nuovo primo ministro Abduweli Mohamed Ali che, nei prossimi giorni, incontrerà il premier Mario Monti e il il ministro degli Esteri Giulio Terzi. Ali è atteso lunedì mattina in Farnesina e vedrà Monti a Palazzo Chigi mercoledì. 35 SABATO 28 GENNAIO 2012
Foto Ansa cosa sono servite sei ore? E per di più in una riunione meno numerosa del solito, vista l'assenza «per paternità» di Corrado Passera e quella di Elsa Fornero per un impegno sulla giornata della memoria. La vulgata racconta che in consiglio si è vagliato il testo articolo per articolo, limato comma per comma. D'altro canto le materie non erano certo semplici, a iniziare da quelle per gli appalti, per finire a quelle sulla difesa ambientale. Ma non c'è stata solo la complessità delle norme ad allungare i tempi. Non sono mancate tensioni e resistenze. Semplificare una procedura, eliminare un'autorizzazione, cancellare una domanda da sottoporre agli uffici pubblici sarà pure un gran vantaggio per i cittadini: ma di questo passo la burocrazia trema. «Si perde potere, è comprensibile», dichiara una fonte vicina al governo. Insomma, i direttori generali e i capi di gabinetto dei dicasteri coinvolti non saranno stati tutti contenti della strada imboccata dall'esecutivo Monti. L'altro elemento di tensione è stato prettamente politico. Il governo si è fermato sulla proposta di chiedere la sospensiva della supertassa sui permessi di soggiorno degli immigrati introdotta da Maroni-Tremonti. Nel merito tutti i ministri erano d'accordo, ma dalle stanze della politica è partita una forte pressione per evitare il passaggio parlamentare. «Quella norma aumenterebbe il solco tra Pdl e Lega», hanno mandato a dire gli uomini di Berlusconi all'esecutivo. A questo si è aggiunta una considerazione procedurale, sull'opportunità di utilizzare un decreto legge per chiedere una sospensiva. A questo punto si è deciso di dare mandato al ministero dell'Interno di trovare una strada alternativa, che eviti il parlamento, come potrebbe essere un decreto interministeriale. Così per ora resta la supertassa di 200 euro (prima era di 80) che scatterà il primo febbraio. Il terzo freno a mano è scattato invece proprio su impulso dei ministri-professori. Ci sarebbero dovute essere delle norme su concorsi universitari, che si è ritenuto opportuno accantonare. Evidentemente non è facile toccare amici e colleghi. Ma il consiglio si è tenuto con uno scheletro nell'armadio: quello del doppio incarico del ministro Francesco Profumo, titolare del dicastero e presidente del Cnr. Il caso è esploso da giorni sui giornali. Ma lo scheletro è rimasto «al chiuso» per poco tempo. Nella conferenza stampa successiva al consiglio il ministro, incalzato dalle domande, ha chiarito le sue intenzioni. «Quando mi hanno nominato, ero diventato presidente Cnr da poco - ha spiegato - Avevo già avviato processi importanti. Il bilancio preventivo, il piano strategico e la due diligence. Processi di questo genere non possono essere lasciati per strada. Appena saranno completati sono pronto a lasciare. Ricordo tuttavia che per quell'incarico non ricevo alcun compenso». Tutto chiaro? Chissà. Resta invece sotto silenzio il caso di altri membri del governo che mantengono «congelate» le loro posizioni ai vertici dell'Amministrazione grazie a una norma del milleproroghe. Abbiamo già segnalato questo «trattamento speciale» per Vittorio Grilli. La stessa norma risulta molto utile anche ai ministri Corra do Clini e Mario Catania. Staino «Migliorerà la vita dei cittadini» Di certo, non è stato un fulmine a ciel sereno. Il declassamento del rating italiano comunicato ieri sera da Fitch arriva infatti due settimane dopo l'analoga decisione di Standard & Poor's. Anzi, in questo caso la "retrocessione" è stata più morbida. L'agenzia internazionale ha tagliato la valutazione sull'Italia da "A+" a "A-" con outlook negativo, mentre il 13 gennaio S&P ci aveva relegato direttamente in serie B (BBB+). A temperare il taglio, spiega Fitch, «il forte impegno del governo italiano sui conti pubblici e sulle riforme che ha evitato un giudizio più severo sul rating». Quanto all'outlook negativo, indica «possibilità di poco superiori al 50% di un ulteriore declassamento nei prossimi due anni». E così come avvenuto alla metà del mese, pure in questo caso l'Italia è in buona compagnia. Gli altri Stati toccati dal downgrade di Fitch sono Spagna (da "AA-" ad "A"), Belgio (da "AA+" ad “AA"), Slovenia (da "AA-" ad "A") e Cipro (da "BBB" a "BBB-"). Ed anche per tutti questi Paesi viene espresso un outlook negativo. Buone notizie per il nostro Paese sono giunte invece al mattino, con il buon esito di una corposa asta di titoli di Stato ed i conseguenti riflessi sull'andamento dello spread. Il Tesoro ha collocato 11 miliardi di titoli di Stato, semestrali ed annuali, ovvero l'intero ammontare dell'offerta a fronte di una domanda più elevata. In particolare, il tasso per i Bot a sei mesi è calato dal 3,251% del 28 dicembre all'1,969%, ai minimi dallo scorso maggio. Il tasso per i Bot a 12 mesi è invece arretrato fino al 2,214%. Immediati i riflessi sullo spread Btp/Bund che ha chiuso in netto ribasso a quota 404 punti base, dopo essere anche sceso sotto la soglia psicologica dei 400 punti e ritornando così ai livelli di inizio dicembre. M.V. Rating, anche Fitch declassa l'Italia Bene l'asta dei Bot e lo spread scende Il presidente del Consiglio Mario Monti Sul valore legale della laurea quasi un dibattito accademico: «Ora una consultazione sul web» Al Tg1 direttore pensionato? Oggi alle 14 il direttore generale della Rai, Lorenza Lei, proporrà il nome del direttore del Tg1 da votare nel Cda del 31. Ieri consultazioni tra il presidente Garimberti che vuole un esterno (Sorgi, Franco o Orfeo) e Lei, che lavora (in linea col patto Pdl-Lega su Tg1-Tgr) per la confermadiAlbertoMaccari,pensionato acuiverrebbefattoun contrattodicollaborazione. 3 SABATO 28 GENNAIO 2012
I segnali c'erano ma nessuno pensava che sarebbe successo davvero. O meglio, che sarebbe successo di nuovo. Forse gli ha fatto saltare i nervi Bossi che l'altro giorno, dopo il «mezza calzetta» ha sbeffeggiato l'amico (ex?) Silvio dicendo che nel dimettersi non è stato neppure capace di trattare il salvacondotto dai processi. Peggio, potrebbe essere successo che i nervi gli sono saltati con la cerimonia dell'anno giudiziario e i ripetuti inviti ad allungare i tempi della prescrizione. Una cosa, o l'altra o tutte insieme. E' esclusa la scelta autonoma e repentina degli avvocati. Fatto sta che ieri mattina al tribunale di Milano si sono viste scene inattese e date per sepolte: gli onorevoli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo si sono tolti la toga, hanno abbandonato l'aula della IV sezione dove si celebra il processo Ruby 1 (imputato Berlusconi) al grido «non si tratta così la difesa» e se ne sono andati per presentare la ricusazione dei giudici della X sezione (Mills) che, a loro dire, stanno massacrando i diritti della difesa pur di arrivare a sentenza di un processo già morto in quanto prescritto. IN ATTESA DELLA CONSULTA La scena si svolge in due aule diverse ma racconta la storia che ci ha accompagnato negli ultimi diciassette anni: Silvio Berlusconi non vuole farsi processare, non vuole arrivare a sentenza. Almeno vuole prendere tempo fino al 7 febbraio quando la Consulta dirà se il processo Ruby deve andare avanti o essere trasferito al Tribunale dei ministri (fine del processo). E fino al 14 quando sarà morto anche quello Mills. Si tratta di due date decisive non solo per Berlusconi ma la tenuta stessa del governo Monti. Quelle toghe tolte con stizza dalle spalle di Longo e Ghedini ci riportano agli anni dei processi Sme e Toghe sporche, ai primi anni del processo Mills (è iniziato nel 2006) quando l'allora premier ricusò il presidente Nicoletta Gandus. Istanze tutte e sempre respinte. E sostituite con i lodi, le leggi ad personam, eccetera eccetera. Perchè una cosa è giusto ricordare, caso mai qualcuno si chiedesse perchè i giudici del processo Mills vogliono arrivare alla sentenza di primo grado in ogni caso pur sapendo che il reato è prescritto. Non c'è un accanimento dei giudici. C'è semmai la pretesa di essere rispettati nella loro funzione dopo aver sopportato con la pazienza di Giobbe ogni tipo di legittimo impedimento, di rinvio, di sospensione (lodo Alfano prima, legittimo impedimento poi), certificato medico e aritmia da stress per interrogatorio (l'ultima di Mills). Il collegio del presidente Vitale, poi, l'ultima delle ricusate, è stato molto disponibile con la difesa. Fino a consentire (ordinanza di marzo 2011) che i testi potessero essere sentiti prima dall'accusa e poi, una volta completato il giro, dalla difesa. Moltiplicando così nei fatti i tempi. Nelle ultime due udienze il clima è cambiato: la prescrizione scatta il 14 febbraio e dopo tanto traccheggiare Longo e Ghedini hanno visto tagliati i loro testi (Briatore e Attanasio) e hanno dovuto comprimere al massimo il controinterrogatorio dello stesso Mills (già condannato e prescritto per aver ricevuto 600 mila dollari come ricompensa per aver mentito nei processi contro Berlusconi). Nell'istanza di una decina di pagine, su cui dovrà pronunciarsi la quinta sezione della Corte d'Appello di Milano, gli avvocati di Berlusconi dicono che il processo deve essere tolto dalle mani dei giudici Francesca Vitale, Caterina Interlandi e Antonella Lai che «con più mosse nel corso del processo hanno manifestato di aver già preso una decisione e di volere la condanna di Berlusconi». La Corte d'appello potrebbe decidere tra martedì e mercoledì. Se ammette la ricusazione, la faccenda si complica all'inverosimile. Se la rigetta, martedì ci potrebbe essere l'esame di Berlusconi. E avanti fino al giorno 11, data prevista per la sentenza. Anche il processo Ruby, i cui giudici ieri hanno “osato” non spostare due udienze (lunedì 30 e 10 febbraio) come richiesto dagli avvocati, sembra avviato verso lo stesso destino. 'Ndrangheta e videpoker arrestati tre uomini della Gdf Nelle carte il nome di Pollari «Mister X» dava le soffiate da Reggio, mentre a Roma «Nic dei servizi» era indicato come il contatto buono del consigliere regionale Morelli, considerato vicino al clan; a Milano il direttore d'albergo avvertiva se la polizia faceva visita o domande sugli ospiti, e quando la faccenda si faceva complicata si poteva sempre chiedere un consiglio allo «specialista», che poi sembra essere un magistrato reggino. Pare che in molti si prodigassero per far sapere ai membri del clan Valle-Lampada che le procure di Reggio Calabria e Milano stavano indagando su di loro. «Talpe», amici e amici degli amici anche nelle alte sfere. In un interrogatorio spunta pure il nome del generale Nicolò Pollari, già capo del Sismi. Pollari non è indagato, viene semplicemente citato come «una buona entratura nei servizi» dall'avPrimo Piano cfusani@unita.it pGli avvocati dell'ex premier all'offensiva nei due processi più scottanti p L'obiettivo: rinviare tutto. In attesa della prescrizione e della Consulta Mills, ricusati i giudici Ruby, i legali disertano La guerra di Berlusconi Gli avvocati Niccolò Ghedin e Piero Longo Gli avvocati di Berlusconi al contrattacco adesso ricusano i giudici nei due processi più scottanti: Mills e Ruby. Il tentativo è quello di rinviare tutto aspettando la prescrizione della Consulta. Politica e giustizia CLAUDIA FUSANI 10 SABATO 28 GENNAIO 2012
www.unita.it Zapping CASTLE - DETECTIVE TRA LE RIGHE IL COLLEZIONISTA L'ERA GLACIALE THE SHOW MUST GO OFF RAIDUE ORE:21:05 SERIE TV CON STANA KATIC CON MORGAN FREEMAN DI CHRIS WEDGE CON SERENA DANDINI RETE 4 ORE:21:15 FILM ITALIA 1 ORE:21:10 FILM LA7 ORE:21:30 SHOW Rai 1 Rai 2 Rai 3 RAI 1Canale 5 Rete 4 Italia 1 La 7 Sky Cinema 1 HD Sky Cinema family Sky Cinema Passion Cartoon Network Discovery Channel Deejay TV MTV 21.10 Unstoppable - Fuori controllo. Film Azione. (2010) Regia di T. Scott. Con D. Washington C. Pine. 22.55 Pirati dei Caraibi - Oltre i conini del mare. Film Avventura. (2011) Regia di R. Marshall. Con J. Depp P. Cruz. 21.05 Le nuove avventure di Pippi Calzelunghe. Film Commedia. (1988) Regia di K. Annakin. Con T. Erin D. Seaman. 22.50 L'asso del Go-Kart. Film Commedia. (2003) Regia di S. Gillard. Con D. Gallagher A. De Martinis. 21.00 Love Shooting. Film Commedia. (2008) Regia di S. Schachter. Con W.H. Macy M. Ryan. 22.45 Trappola d'amore. Film Drammatico. (1994) Regia di M. Rydell. Con R. Gere S. Stone. 18.20 Ben 10 Ultimate Alien. 19.10 Takeshi's Castle. 19.40 Lo straordinario mondo di Gumball. 20.05 Adventure Time. 20.30 The Regular Show. 20.55 Generator Rex. 21.20 Hero: 108. 21.45 Virus Attack. 22.35 Hero: 108. 18.00 James Cracknell: l'uomo d'acciaio. Documentario 19.30 Marchio di fabbrica. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Aare fatto!. Documentario 21.30 Aare fatto!. Documentario 22.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 DJ Stories All Areas. Reportage 20.00 The Flow. Musica 20.30 Deejay Music Club. Musica 21.00 Lorem Ipsum- Best Of. Attualita' 21.30 Jack on tour. Reportage 22.30 DVJ Saturday. Musica 20.00 I Soliti Idioti. Serie TV 20.55 MTV News. Informazione 21.00 Made: The Movie. Film Commedia. (2010) Regia di Samir Rehem. 23.00 Disconnected. La vita in un click. Film Drammatico. (2011) Regia di Leslie Libman. 21.10 Ballando con le stelle. Show.Conduce Milly Carlucci. 00.30 Di che talento sei?. Rubrica 01.15 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.20 Tg1 Focus. Informazione 01.25 Che tempo fa. Informazione 01.30 Cinematografo. Rubrica 21.30 Nanuk prove d'avventura. Rubrica 23.25 Tg3. Informazione 23.40 TG Regione. Informazione 23.45 Un giorno in pretura. Reportage 01.00 TG3. Informazione 01.05 Tg3 - Agenda del mondo. Attualita' 21.05 Castle - Detective tra le righe. Serie TV Con Nathan Fillion, Stana Katic, Susan Sullivan. 21.50 The Good Wife. Serie TV Con Julianna Margulies, Matt Czuchry, Archie Panjabi. 23.25 TG 2. Informazione 23.35 TG 2 - Dossier. Informazione 21.10 Italia' s got talent - 4a puntata. Show.Conduce Simone Annicchiarico, Belen Rodriguez. 00.30 Mai dire grande fratello. Show 01.15 Tg5 - Notte. Informazione 01.44 Meteo 5. Informazione 01.45 Striscia la notizia. Show. 21.15 Il collezionista. Film Thriller. (1997) Regia di Gary Fleder. Con Morgan Freeman, Ashley Judd, Cary Elwes. 23.32 Safe Harbour. Film Thriller. (2006) Regia di Mark Griiths. Con Tracey Gold, Steve Bacic. 00.50 Tg4 night news. Informazione 21.10 L' era glaciale. Film Animazione. (2001) Regia di Chris Wedge. 22.45 Lissy - Principessa alla riscossa. Film Animazione. (2007) Regia di Michael Herbig. 00.20 Studio sport xxl. Informazione 01.20 Poker1mania. Show. 02.15 Media shopping. Shopping Tv 21.30 The show must go o. Show.Conduce Serena Dandini. 00.00Tg La7. Informazione 00.10 M.o.d.a. Rubrica 00.50 Movie Flash. Rubrica 00.55 Star Trek II - L'ira di Khan. Film Fantascienza. (1972) Regia di Nicholas Meyer. Con William Shatner 06.30 Uno Mattina In Famiglia. Show. 10.05 Settegiorni. Attualita' 10.55 ApriRai. Attualita' 11.05 Che tempo fa. Informazione 11.10 Unomattina Storie Vere. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 Le amiche del sabato. Talk Show. 17.00 TG1. Informazione 17.01 Che tempo fa. Informazione 17.15 A sua immagine. Rubrica 17.45 Passaggio a Nord Ovest. Documentario 18.50 L'Eredità. Gioco a quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Rai Tg Sport. Informazione 20.35 Soliti Ignoti. Show.Conduce Fabrizio Frizzi. 07.00 Cartoon Magic. Cartoni Animati 10.15 Sulla Via di Damasco. Rubrica 10.50 ApriRai. Show.Conduce Cinzia De Ponti. 10.55 Quello che. Attualita' 11.35 Mezzogiorno in Famiglia. Show. 13.00 TG 2 giorno. Informazione 13.25 Rai Sport - Dribbling. Sport 14.00 London Live. Rubrica 15.30 Jane Doe - Doppio inganno. Film Tv Regia di J. A. Contner Con Lea Thompson, Joe Penny 17.00 Sereno Variabile. Rubrica 18.05 Sea Patrol. Serie TV 18.50 L'Isola dei Famosi - La settimana. Reality Show. 19.35 L'Isola dei Famosi. Show. 20.25 Estrazioni del Lotto. 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 07.25 Uno scapolo in paradiso. Film Commedia. (1961) Regia di Jack Arnold. Con Bob Hope 09.10 PaeseReale. Rubrica 10.15 Kingdom. Serie TV 11.00 TGR BellItalia. Informazione 11.30 TGR Prodotto Italia. Informazione 12.00 Tg3. Informazione 12.10 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 TGR Il Settimanale. Informazione 12.55 TGR Ambiente Italia. Informazione 14.00 Tg Regione. / Tg3. 14.45 Tg3 Pixel. Informazione 14.55 Tv Talk. Talk Show. 16.50 Un caso per due. Serie TV 17.50 90' Minuto - Serie B. Informazione 19.00 Tg3. / Tg Regione. 20.00 Blob.Rubrica 20.10 Che tempo che fa. Talk Show.Conduce Fabio Fazio. 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.50 Loggione. Evento 09.45 Superpartes. Informazione 10.30 Finalmente soli. Sitcom 11.00 Wimbledon. Film Commedia. (2004) Regia di R. Loncraine. Con K. Dunst 13.00 Tg5. Informazione 13.40 Riassunto grande fratello. Show. 14.10 Amici. Show. 15.30 Verissimo - Tutti i colori della cronaca. Informazione 18.50 The money drop. Show. Conduce Gerry Scotti. 20.00 Tg5. Informazione 20.30 Meteo 5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show. Conduce Ezio Greggio, Michelle Hunziker. 06.40 Media shopping. Shopping Tv 07.15 Magnum P.I.. Serie TV 08.20 Vivere meglio - Anteprima. Show. 08.35 Vivere meglio. Show. 09.45 R.I.S. Roma delitti impefetti. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 13.50 Forum. Rubrica 15.05 Poirot: la domatrice. Film Crimine. (2008) Regia di Ashley Pearce. Con Tim Curry, Tom Riley, David Suchet. 17.00 Monk. Serie TV 18.00 Pianeta mare. Rubrica 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 07.05 Cartoni animati 11.00 Aloha, Scooby Doo!. Film Animazione. (2005) Regia di Tim Maltby. 12.20 Maledetti scarafaggi. Cartoni Animati 12.25 Studio aperto. Informazione 13.00 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Serie TV 14.35 Karate kid IIIla sida inale. Film Avventura. (1989) Regia di John G. Avildsen. Con Ralph Macchio, Noriyuki Morita, Robyn Lively. 16.40 Un poliziotto a quattro zampe 2. Film Crimine. (1999) Regia di Charles T. Kanganis. Con James Belushi, Christine Tucci 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Bugs bunny. Cartoni Animati 19.15 Sky high - Scuola di superpoteri. Film Fantasia. (2005) Regia di Mike Mitchell. Con Kurt Russell 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La 7. Informazione 10.00 Bookstore. Rubrica 11.10 L'aria che tira. Talk Show. 12.30 I menù di Benedetta. Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Noi siamo angeli: In cerca dell'Eldorado. Film Tv Commedia. (1997) Regia di Ruggero Deodato. Con Bud Spencer, Philip Michael Thomas, Kabir Bedi. 16.00 Caccia all'uomo. Film Drammatico. (2003) Regia di Norman Jewison. Con Michael Caine, Tilda Swinton. 18.15 Movie Flash. Rubrica 18.20 I magniici sette. Serie TV 19.15 The show must go o – Anteprima. Show. 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 In Onda. Talk Show. SERA SERA SERA SERA SERA SERA SERA 44 SABATO 28 GENNAIO 2012
A ttendo serenamenteche la Lega presenti lamozione di sfiducia,ma non commetteran-no questo errore esiziale. Sono sicuro che la Lega non metterà fine ad un governo che sta lavorando bene e nel quale ha gli spazi che le competono. Ricordo che al nord i governi con Pdl e Lega sono tanti, non solo in Lombardia ma anche in Piemonte e Veneto». Pare un oracolo Formigoni quando in tv recita la sua rispostina al bravo Andrea Vianello, che gli chiede conto della casa: abita sì o no il presidente regionale in una casa di Ligresti, cioè Salvatore Ligresti, uno dei padroni di Milano quando la parte del sindaco era della Moratti (che non ha retto la parte del consigliere comunale). Sì, abito in una casa di Ligresti, come lo sono la maggioranza delle case di Milano, pago un affitto altissimo, senza agevolazioni. Dobbiamo credergli. Dobbiamo credergli anche quando con il suo sorriso arrogante, esclude di andarsene: «Nessuna ipotesi di dimissioni. E' tutta panna giornalistica». In verità, nei diciassette anni al vertice della regione Lombardia, più di una volta l'eterno presidente aveva cercato di andarsene, contando in una promozione e cioè un ministero pesante (aspirava agli Esteri, in virtù della sua buona esperienza con Saddam). Non c'è mai riuscito. I suoi amici hanno alzato barricate sulla sua strada verso Roma. Ha avuto più fortuna Maurizio Lupi, suo smilzo compagno di corse alla Montagnetta di San Siro, modesto al punto da accontentarsi di uno strapuntino, salvo poi afferrare coi denti qualcosa di più prezioso, la vicepresidenza della Camera e una sfilza infinita di comparsate televisive. Formigoni non si dimette, non sa dove andare, rischia la figura del sopravvissuto, un fantasma. La Lega non lo dimetterà. La minaccia di Bossi è l'arma spuntata, che tiene assieme un partito, il suo, che non gli crede più. Maroni, secondo Demopolis, lo ha sopravanzato nella fiducia degli elettori. Ancora ieri da un test di Radio Padania risultava che l'80% degli ascoltatori approvava le scelte di Monti. Sondaggio chiuso. Bossi, domenica a Milano, non aveva dimenticato, a giustificare l'eventuale sfiducia nei confronti della giunta lombarda, il va e vieni di inquisiti, illustri come Franco Nicoli Cristiani, vicepresidente del Consiglio regionale, pdl, e Massimo Ponzoni, ex assessore, consigliere regionale, pdl (socio d'affari di Rossana Gariboldi, ex assessore provinciale a Pavia, indagata nell'ambito dell'inchiesta milanese Montecity-Santa Giulia, moglie del deputato, naturalmente pdl, Giancarlo Abelli, a lungo braccio armato di Formigoni nella sanità). Basterebbe questo andirivieni tra le aule di giustizia a spiegare l'abbandono. Non bastasse questo, si potrebbe aggiungere l'oscura vicenda del S. Raffaele, con lo scaricabarile sul morto, don Verzè. Come se una “questione morale” non si fosse già presentata a ripetizione in passato, Le case di Ligresti e gli assessori in galera Formigoni nel fortino ORESTE PIVETTA L'inchiesta «Non mi dimetto» si difende il governatore, mentre l'opposizione chiede una svolta politica in Lombardia. I litigi con la Lega e la rete di interessi MILANO La casuale dimora Foto Ansa Primo Piano «Sono in affitto da Ligresti, ma pago un canone altissimo» La destra sul Titanic Roberto Formigoni balla con l'ex sindaco di Milano, Letizia Moratti durante la campagna elettorale Il crollo della destra 14 SABATO 28 GENNAIO 2012
M i auguro che l'accantonamento,sia pure temporaneo, della propo-sta di intervenire sul valore lega-le dei titoli di studio sia solo la pre-messa del suo abbandono. Ancora una volta, di fronte alla crisi innegabile che attanaglia le nostre università, la soluzione è stata trovata in una cura sintomatica. Non si interviene sulle cause del disagio profondo che limita la capacità dei nostri atenei di assumere quel ruolo propulsivo che dovrebbero avere nello sviluppo del Paese e ci si trincera dietro interventi di facciata, che lasciano che il male annidato nel sistema degli studi superiori continui a crescere. Nessuno dubita che il valore legale dei titoli di studio appaia, nelle condizioni attuali, molto appannato, e che non si possa avere nei confronti delle certificazioni accademiche la fiducia che ne dovrebbe accompagnare il rilascio. In queste condizioni abolire, o anche limitare com'era nelle proposte avanzate nei giorni passati, il valore legale dei titoli equivarrebbe a lasciare che quanti hanno operato per disgregare la cultura accademica, trasformando le università in centri di potere, abbiano le mani libere per proseguire nella loro opera disgregatrice. Non serve dunque intervenire su patologie certamente fastidiose, ma che rappresentano solo una conseguenza vistosa della caduta di una tensione insieme culturale e morale nelle nostre università. Occorre impegnarsi per rendere, se non impossibili, almeno drasticamente più difficili le pratiche che sono all'origine della decadenza degli studi e del livello non eccelso della ricerca. Mi rendo conto che è difficile dire ciò che sto dicendo, e che si rischia di fare tutt'uno dei molti che s'impegnano per onorare la loro condizione di studiosi e di quanti appaiono presi da tutt'altre faccende. Individuare le cause del deterioramento delle attività accademiche costituisce la condizione per svolgere al meglio i compiti collegati all'insegnamento superiore e alla ricerca scientifica. È da una nuova qualificazione delle attività accademiche che può derivare una rinnovata fiducia nei titoli di studio. Non è diverso il problema se si nega la validità delle notazioni valutative. Non tener conto dei punteggi attribuiti si presenta come una misura di moralizzazione per contrastare l'inflazione di voti positivi attribuiti in sede d'esame (talvolta in discipline cui corrispondono solo vaghi tentativi di attività didattica), mentre finisce col nascondere l'effettiva differenza di qualità esistente tra le sedi e spesso all'interno della stessa sede. Nessuno si lascia ingannare da notazioni valutative manifestamente irrealistiche, mentre sarebbe più difficile prendere le distanze da giudizi indifferenziati, che coprono pudicamente risultati che non si comprende come possano essere accettati. Quello delle notazioni valutative potrebbe essere il punto di partenza di un percorso di moralizzazione della vita accademica ben più significativo degli interventi volti a rimuovere manifestazioni evidenti, ma che non possono essere considerati altro che l'effetto di quanto non sta funzionando nelle nostre università. Si possono pensare molte soluzioni per restituire credibilità alle certificazioni accademiche senza coinvolgere in un intervento distruttivo i titoli di studio: l'autonomia delle sedi va salvata, ma non si può consentire che diventi un feticcio. Chi è contrario al valore legale dei titoli ricorda che in altri Paesi esistono condizioni diverse. È vero. Ma è anche vero che in Italia, se abbiamo un sistema degli studi che in qualche modo (potrebbe farlo meglio) risponde alla domanda sociale di istruzione, ciò si deve all'intervento dello Stato. Non sono stati i privati a sostener la crescita degli studi (a tutti i livelli). La perdita del valore legale dei titoli sarebbe un regalo per chi, a fronte di una manciata di spiccioli investiti, ha raccolto vantaggi sostanziosi. BENEDETTO VERTECCHI T utti dicono: torna la «social card». Inverità la norma che si introduce conil decreto semplificazione prevedeun meccanismo molto diverso daquello architettato da Tremonti e Sacconi. Prima di tutto si tratta di una sperimentazione di 12 mesi, a cui dovrà seguire una nuova misura stabile di contrasto alla povertà assoluta, del tutto assente per ora in Italia. Unico Paese europeo a parte la Grecia (l'Ungheria sta studiando qualcosa in questi giorni). L'effetto finale potrebbe essere molto simile al reddito minimo garantito (analogo a quello francese), sempre che ci si arrivi. Tutto dipenderà dalla volontà dei governi successivi di andare avanti. Il governo Monti recupera un percorso avviato da Sacconi, ma ne ridisegna le caratteristiche. Anche l'ex ministro aveva previsto una fase sperimentale, e aveva allocato su questa voce 50 milioni. Quelle risorse vengono recuperate e destinate ai Comuni con più di 250.000 abitanti. E questa è la prima differenza con la prima fase della social card, che invece era gestita centralmente da Inps e Poste Italiane. I municipi dovranno accorpare a quelle risorse anche gli altri fondi di cui dispongono per l'assistenza sociale (la legge 238), oltre a tutti i possibili contributi provenienti da altre istituzioni. «La filosoScuola BIANCA DI GIOVANNI Primo Piano Il problema non è il titolo di studio Ma i baroni Social card tutta nuova Affidata ai Comuni Povertà La contesa sull'Università L'Italia e la crisi 6 SABATO 28 GENNAIO 2012
SUDESTIVAL CINEMA IN PUGLIA È in corso fino al 16 marzo il Sudestival dedicato al cinema italiano d'autore. La rassegna che ha come fulcro Bari e il sud est pugliese, porterà a Washington il film vincitore. Quattro le anteprime nazionali, a partire da Taglionetto di Federico Rizzo, il 3 febbraio e cinque opere prime. Per ulteriori informazioni consultare il sito del festival www.sudestival.org. NORD Coperto con piogge su tutte le regioni. CENTRO Nubi in aumento sulle tirreniche. Parzialmente soleggiato su Adriatiche e basso Lazio. SUD Nubi in aumento su Sicilia, Calabria e Salento, discreto altrove pur con cieli parzialmente velati. Il Tempo Domani Dopodomani Oggi TORNA IL DOTTOR DJEMBÈ A pranzo col Dottor Djembè: da oggi alle 12 (e ogni sabato e domenica) la trasmissione su Radio3 con David Riondino e Stefano Bollani, affiancati da Mirko Guerrini, riapre i battenti con una puntata sul Futuro. Divagazioni musicali, felici follie e ospiti a gogo, tra cui Fausto Mesolella, Cristicchi, Freak Antoni, Raphael Gualazzi, Pilar. Pillole NORD Cielo nuvoloso con piogge su tutte le regioni. CENTRO Cielo nuvoloso con piogge, più variabie sul Lazio. SUD Cielo nuvoloso con piogge su tutte le regioni. I l sindaco di Adro, il leghistaOscar Lancini, ha scritto al Presi-dente della Repubblica intimandogli di vergognarsi e sfidandolo a chiedere scusa alla gente. Gli rimprovera di aver nominato cavaliere della Repubblica quel celebre altro Lancini (Silvano) che a sua tempo pagò di tasca sua le rette mensa inevase alla materne da famiglie che non potevano permettersele. A quei bimbi, ricorderete, Oscar negò i pasti e la notizia scosse il paese. Ecco cos'è il Giorno della Memoria: la consapevolezza che si può ferire l'umanità con una dose del tutto inutile di violenza. La coscienza che noi abbiamo accettato di vivere immersi e feriti da questa crudeltà e che è nostra responsabilità non averla voluta riconoscere preferendo etichettarla come sotto-fenomeno molto folk. Chiediamo dolce vendetta: quel sindaco sia condannato a capire di che pasta è fatto e venga isolato da questa comunità nazionale. Firmate, se vi pare. BUONE DAL WEB NORD Nuvoloso su Liguria e basso Piemonte, in aumento anche sul resto del Settentrione. CENTRO Aumento della nuvolosità su tutte le regioni, più consistente su alta Toscana. SUD Generalmente sereno o poco nuvoloso su tutti i settori. Culture ZOOM DANZA In occasione della sua chiusura di «Indian highway», la grande mostra sull'arte indiana contemporanea organizzata dal Maxxi di Roma domani alle 11.30 un Open Day di Danze Indiane nella piazza del Museo, che si animerà di mille colori e suoni. India, domani si balla al Maxxi NANEROTTOLI Che pasta di sindaco Toni Jop S ul concetto di Volto delfiglio di Dio di RomeoCastellucci è un'operabreve, densamente con-cettuale e agisce come un'ostensione che invita alla meditazione. L'ostensione è, ad un tempo, della merda e di Cristo. Nulla di stupidamente provocatorio, va da sé. E non c'è bisogno di scomodare Bataille, la parte maledetta, scatologica, del divino. Qui c'è un Sacro annichilito dal Male, dall'impotenza, ridotto a Nulla - pur non cessando di essere Sacro, pur non cessando di essere. C'è il disfacimento del Volto di Cristo (il Salvator Mundi di Antonello da Messina che giganteggia sulla scena, e che alla fine viene coperto d'inchiostro, e squarciato), che è il disfacimento della Bellezza eterna, che non può che cedere di fronte all'incarnazione. È l'evidenza del Male, lì sulla scena, a disfarlo. Il Male sulla scena ha le sembianze di un padre incontinente, che non «si tiene» più - in disfacimento -, ridotto all'impotenza, umiliato di fronte al figlio. Un figlio che lo cura, che è cura, pietas, ma che non salva. All'impotenza umana, al gemito balbettante del padre e alla disperazione del figlio, non può che rispondere l'impotenza divina. Non c'è scampo, a questa impotenza: così come la luce bianca, algida, della scena, illumina tutto «senza pietà», non lascia alcun angolo oscuro in cui nascondersi, in cui trovar rifugio, non ci può essere alcun pietoso lenzuolo come quelli che si mettono sopra un cadavere. Su una vita in disfacimento non si può stendere alcuna coltre di pietà. Lo scandalo non può cessare. Ed è ovvio che per chi chiede al Sacro di essere la logica ottusa ed esclusiva di una base identitaria, tutto questo non può che essere blasfemo, e Castellucci «merita l'inferno eterno», com'è scritto sul blog Basta Cristianofobia. CASTELLUCCI MANDATO ALL'INFERNO Marco Rovelli www.alderano.splider.it 45 SABATO 28 GENNAIO 2012
Il governo in poco più di due mesi vara la terza enorme lenzuolata. Provvedimenti alcuni importanti altri meno, ma certamente attesi. Anche se non in tutte le direzioni, ma come si dice di questi tempi, eppure qualcosa si muove. «È la terza iniziativa di spessore in due mesi - ha dichiarato il presidente del Consiglio Mario Monti per dare all'Italia un'economia più produttiva e competitiva e dunque più forte, liberando il suo potenziale di crescita e di occupazione. Questo pacchetto di misure intende modernizzare i rapporti tra pubblica amministrazione, cittadini e imprese, puntando sull'agenda digitale e l'innovazione. I cittadini in particolare avranno grandi benefici dalla semplificazione della burocrazia. Il provvedimento dimostra, ancora una volta, l'impegno dell'Italia nelle riforme, in linea con le raccomandazioni dalla Commissione Europea e di altre istituzioni autorevoli, semplificando la burocrazia amministrativa, compreso l'uso delle nuove tecnologie per stimolare la produttività e la crescita». IL DETTAGLIO Vediamo alcune delle misure rinviando le altre alle schede qui a fianco. Sarà possibile ottenere attraverso il web con pochi e semplici passaggi: il cambio di residenza; l'iscrizione nelle liste elettorali; i certificati anagrafici o il rinnovo dei documenti di identità; partecipazione ai concorsi pubblici. Una parte consistente delle semplificazioni a favore delle imprese riguarda gli appalti pubblici. Oggi, in media, la stessa impresa presenta 27 volte la stessa documentazione. Con «Semplifica Italia» tutti i documenti contenenti i requisiti di carattere generale, tecnico-organizzativi ed economico-finanziario delle aziende vengono acquisiti, e gestiti, dalla Banca dati nazionale dei contratti pubblici. In questo modo, si risparmia due volte. Le amministrazioni avranno la possibilità di consultare rapidamente il fascicolo elettronico di ciascuna impresa ed effettuare i controlli necessari, con un risparmio stimato di circa 1,3 miliardi l'anno. Le piccole e medie imprese risparmieranno sui costi vivi della gestione amministrativa. Il risparmio, per loro, è stimato in oltre 140 milioni di euro. ISTRUZIONE, LE NOVITÀ Il ministero dell'Istruzione, dell'università e della ricerca cura la costituzione e l'aggiornamento di un portale unico, consultabile almeno in italiano e in inglese, per il reperimento di ogni dato utile per la scelta da parte degli studenti. Dall'anno accademico 2013-2014, la verbalizzazione e la registrazione degli esiti degli esami di profitto e di laurea sostenuti dagli studenti universitari avvengono esclusivamente con modalità informatiche. Ci sono inoltre le misure di semplificazione in materia di ricerca universitaria e di istruzione tecnico-professionale; il potenziamento del sistema nazionale di valutazione: vengono poste le basi per una valutazione «al servizio delle scuole», adottando quello spirito non giudicante che l'Invalsi ha costruito in questi ultimi anni. Ma la questione principale, l'abolizione del valore legale del titolo di studio, ha prodotto una non decisione: questione ritenuta troppo delicata ed affidata ad un confronto pubblico. Infine, sono previste misure di semplificazione che riguardano l'attribuzione di grant comunitari o internazionali. «Diamo così attuazione all'autonomia scolastica che, fino ad ora, era rimasta sulla carta», spiega Profumo. «Sarà una autonomia di gestione responsabile». I presidi dovranno garantire risultati ed efficienza. È prevista anche la creazione di un organico dell'autonomia per far sì che ci sia un pacchetto di docenti (fra stabili e precari) su cui i dirigenti possano sempre contare anche per progetti e sostituzioni. Nel decreto c'è anche un piano per l'edilizia per ammodernare, costruire o rendere più efficienti le scuole. Infine, obbligatorio per le scuole partecipare al test Invalsi. VALERIO RASPELLI Primo Piano UN SOLO VIA LIBERA PER LE PICCOLE E MEDIE Più di sei ore di Consiglio dei ministri per il provvedimento «Semplifica Italia» che viene dopo il «Salva Italia» e il cosiddetto «Cresci Italia» delle liberalizzazioni. Novità in molti settori: dai certificati alle imprese. ROMA Meno vincoli e burocrazia ANAGRAFE p La filosofia del decreto varato dal governo. Dai certificati semplici ai permessi per le imprese Cambi di residenza in tempo reale. Le disposizioni hanno il duplice obiettivo di consentire l'effettuazione del cambio di residenza con modalità telematica e di produrre immediatamente, al momento della dichiarazione, gli effetti giuridici del cambio di residenza. Procedure anagrafiche e di stato civile più veloci. Oltre 7 milioni di comunicazioni verranno effettuate esclusivamente in via telematica. I cittadini avranno tempi più rapidi nella trascrizione degli atti di stato civile, essenziale a fronte dei fondamentali eventi della vita (nascita, matrimonio e morte), nella cancellazione e iscrizione alle liste elettorali e nei cambi di residenza. I documenti di riconoscimento scadranno nel giorno del compleanno. CAMBI DI RESIDENZA IN TEMPO REALE L'Italia e la crisi IMPRESE Autorizzazione unica in materia ambientale per le Pmi. Viene introdotta un'unica autorizzazione in materia ambientale, così da concentrare in un solo titolo abilitativo tutti gli adempimenti. L'autorizzazione sarà rilasciata dunque da un unico soggetto attuatore, riducendo di molto le tempistiche e gli oneri che attualmente gravano sulle imprese. Procedure più snelle per le imprese agricole. Per garantire una sempre più ampia liberalizzazione delle attività imprenditoriali, la nuova norma semplifica gli adempimenti amministrativi necessari per l'esercizio dell'attività di vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli in forma itinerante. In particolare, l'imprenditore agricolo potrà iniziare l'attività contestualmente all'invio della comunicazione. 4 SABATO 28 GENNAIO 2012
Ne discutono alla Casa Bianca. Ci riflettono a Downing Street. E a Palazzo Chigi? È possibile che solo in Italia ridiscutere il piano di acquisizione di 131 F35 sia inopportuno? E che non sia ragionevole, quanto meno dimezzare quello che appare a molti, e non solo nel campo pacifista, un investimento esorbitante? Chi non sembra avere dubbi è il vice-presidente del programma F-35/JSF Tom Burbage, in rappresentanza della Lockheed Martin, l'azienda statunitense capocommessa del progetto di cacciabombardiere. L'altro ieri, il dottor Burbage è «sbarcato» a Roma per perorare la bontà del mega investimento italiano. La Loockeed Martin rimane ottimista sulla partecipazione del governo italiano al programma dell'aereo da caccia ad alta prestazione F35. Lo hanno detto i responsabili della compagnia statunitense al termine di una visita in Italia. «Siamo ottimisti sulla continuazione del programma - afferma il responsabile per l'Italia della Lockheed Martin, Dennys Plenas -. Con le compagnie italiane abbiamo una eccellente collaborazione». Il governo italiano ha ordinato 131 F35 anche se le attuali difficoltà di bilancio pubblico potrebbero provocare dei tagli. Su tale aspetto i responsabili della compagnia non si sbilanciano e Tom Burbage che l'altro ieri ha incontrato anche il ministro della Difesa, l'ammiraglio Giampaolo di Paola, dichiara: «Non sappiamo quanti aerei l'Italia acquisterà. È il governo italiano che deciderà se acquistare il prodotto. Noi non facciamo nessuna richiesta». Almeno ufficialmente. Burbage ha poi specificato, in merito al programma, che «il dialogo avviene tra i governi». IL FRONTE DEL «NO». «Al di là del'Atlantico Lockheed Martin è sotto il fuoco di fila del Pentagono che ha predisposto un dossier impietoso sull'andamento dei lavori ed ha voluto rivedere tutte le modalità contrattuali, mentre la Casa Bianca che ha deciso di tagliare il budget militare dei prossimi 10 anni. Non per nulla i corpi militari statunitensi stanno aspettando ad ordinare i propri caccia F-35 cercando di far comprare dagli alleati i primi esemplari problematici», rilevano in un comunicato Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci e Tavola della Pace, che hanno lanciato per tutto il prossimo febbraio un mese di mobilitazione di respiro nazionale contro il programma di acquisto degli F-35. I movimenti per la pace tornano a chiedere che venga esplicitato ai contribuenti italiani come si vogliano investire i soldi «delle loro tasse» fornendo «dati concreti, evidenziando le alternative possibili tutte socialmente utili e in grado di creare molti posti di lavoro risultando di forte stimolo per l'economia». Sulla stessa lunghezza d'onda si muovono le Acli. «Le Acli ribadiscono la richiesta al governo di non perfezionare il contratto di acquisto dei cacciabombardieri F-35, e invitano a destinare le ingenti risorse che verrebbero risparmiate ad interventi sociali e di sostegno al mondo del lavoro, duramente colpito dalla crisi economica», ribadisce Alfredo Cucciniello, responsabile del dipartimento pace e stili di vita delle Acli. LO SPIRAGLIO «Ho parlato del tema degli F35 con il ministro della Difesa... Di Paola è perfettamente consapevole della necessità che ogni settore sia sottoposto a una attenta revisione critica delle spese così come noi siamo consapevoli che le esigenze della difesa ci sono. Diventa una questione tecnica, se questo programma di aerei sia il più efficiente. Se ne può discutere ma prima a livello tecnico, io non mi sento pienamente attrezzato in questa sede». Così si è espresso (20 gennaio) il presidente del Consiglio, Mario Monti, ospite di Otto e mezzo su La7. Uno spiraglio si è aperto. Così come il confronto, non ideologico ma di merito, sul rapporto tra una spesa comunque importante (15 miliardi di euro di sola fattura di acquisto) e la ridefinizione di un modello di difesa funzionale ad una politica estera «calibrata». Non accettando «consigli» interessati. «Se l'Italia vuole conservare il ruolo internazionale che ha, deve andare avanti con gli F-35», sostiene deciso il responsabi le del progetto per la Lockheed-Martin. Ma il punto è proprio questo: il legame tra 131 F-35 e il ruolo internazionale del nostro Paese è tutto da discutere. E i dubbi sono tanti. E motivati. Foto Ansa Pressing della Lockheed ma gli F-35 vanno tagliati U.D.G. p Il caso La visita italiana di Tom Burbage, vicepresidente del programma dei cacciabombardieri pMobilitazione «Siamo ottimisti». Ma la campagna per fermare l'acquisto di quegli aerei continua Un cacciabombardiere F-35: il governo italiano ne aveva ordinati ben 131 L'altro ieri Tom Burbage è sbarcato nel nostro Paese per perorare la bontà del programma dei cacciabombardieri F-35. Intanto negli Stati Uniti il Pentagono ne ha messo l'acquisto in standby. ROMA Mondo 33 SABATO 28 GENNAIO 2012
SI POTRÀ FARE IL PANE ANCHE LA DOMENICA SOCIAL CARD PER 50 MLN BOLLINO BLU ALLA REVISIONE CIRCOLAZIONE DEI TIR PIÙ ESTESI I DIVIETI PIÙ FACILE L'ASSUNZIONE LAVORATORI EXTRA UE Ma sulla laurea tutto rinviato NIENTE VINCOLI Tagliare passaggi che bloccano l'attività produttiva. Previsti risparmi per qualche miliardo di euro Niente più vincoli per le chiusure domenicali e festive per le aziende di panificazione, in modo da consentire loro di rifornire le altre imprese ed esercizi commerciali che già beneficiano di questo tipo di apertura. Potere sostitutivo. Si prevede che, qualora l'amministrazione non rispetti i tempi di conclusione delle pratiche, cittadini e imprese potranno rivolgersi ad un altro dirigente che avrà il compito di provvedere in tempi brevi. Se il funzionario non rispetta i tempi di conclusione delle pratiche, rischia sanzioni disciplinari e contabili. Scambio dati tra amministrazioni in materia di servizi sociali. La norma prevede che gli enti erogatori di interventi e servizi sociali inviino unitariamente all'Inps le informazioni sui beneficiari e sulle prestazioni concesse, raccordando i flussi informativi. CAMION Circolazione dei mezzi pesanti e taratura del tachigrafo. I divieti di circolazione per i mezzi pesanti potranno riguardare, oltre che le giornate festivi, anche ulteriori giorni individuati contemperati con le esigenze di sicurezza e traffico stradale e gli effetti che tali divieti possono avere sul sistema economico-produttivo nel suo complesso. Inoltre, la taratura del tachigrafo sui veicoli adibiti al trasporto su strada passa da uno a due anni, in linea con gli altri Paesi europei. Delibere Cipe più snelle e veloci. Via libera a modalità più snelle per l'adozione delle delibere Cipe in modo da semplificarne il funzionamento e ridurre i tempi di attuazione in linea con quanto già disposto dal decreto “Salva Italia” per quanto riguarda i progetti di opere pubbliche. IMMIGRATI Semplificazione nelle assunzioni di lavoratori extra Ue. La norma riduce gli oneri amministrativi connessi alla stipula del contratto di soggiorno per lavoro subordinato per lavoratori stranieri extra comunitari. Viene semplificato l'accesso alla professione di autotrasportatore, esentando dall'obbligo dell'esame di idoneità professionale chi ha superato un corso di istruzione secondaria o chi ha diretto in maniera continuativa, per almeno dieci anni, un'impresa del settore. Riduzione dei consumi e miglioramento dell'efficienza energetica per edifici pubblici. Gli enti proprietari di edifici adibiti a istituzioni scolastiche, le università e gli enti di ricerca vigilati dal ministero dell'Istruzione. AGEVOLAZIONI Tempi più brevi per il rinnovo delle patenti di guida degli ultraottantenni. Sarà più semplice e veloce, per i guidatori ultraottantenni, rinnovare la patente. Il rinnovo, di durata biennale, potrà essere effettuato direttamente presso un medico monocratico e non più presso una commissione medica locale. Bollino blu. Il “bollino blu”, che oggi deve essere rinnovato annualmente, sarà contestuale alla revisione dell'auto che avviene la prima volta dopo quattro anni e poi con cadenza biennale. Persone con disabilità. Verranno eliminate inutili duplicazioni di documenti e di adempimenti nelle certificazioni sanitarie a favore delle persone con disabilità. Viene previsto anche un nuovo programma di sperimentazione della social card nei Comuni con più di 250mila abitanti. 50 milioni complessivi. Al via l'agenda digitale Il dl semplificazioni dà ufficialmente il via all'agenda digitale per l'Italia, definendo una «road map» per raggiungere gli obiettivi posti dall'Agenda digitale comunitaria dell' agosto2010.Atalfineèprevistal'istituzionediunacabinadiregiaperl'attuazionedell'agenda, con il compito di coordinare l'azione dei vari attori istituzionali. 5 SABATO 28 GENNAIO 2012
pronta a motivare tante dimissioni, se la morale esistesse ancora. «La trasparenza del governo regionale – dice Daniele Marantelli, varesino come Maroni, parlamentare del Pd – che Formigoni ha sempre vantato è solo un mito. Davanti ai magistrati sono passati assessori, consiglieri, funzionari. Formigoni si difende sostenendo che la responsabilità penale è personale. E' una banalità. Se gli assessori li sceglie lui, se gli eletti nel listino li sceglie lui, il caso diventa politico. Con tutta evidenza. Ed è evidente che diciassette anni di governo avrebbero favorito comunque l'opacità, consentendo che si consolidasse un sistema di potere efficiente, con le sue ramificazioni clientelari. La dimostrazione sta nel disegno dei vertici della sanità, direttori generali, direttori sanitari, primari. Verrebbe da dire che il criterio del merito non sempre è stato propriamente rispettato». Nei diciassette anni di Formigoni, ci sono anche i dodici della Lega. Si comincia nel 2000. Dodici anni docilmente al servizio della maggioranza, mai un sussulto in omaggio all'alleanza nazionale. In realtà un sussulto ci fu. Lo impose Alessandro Cè, medico di Castrezzato, provincia di Brescia, ex socialista, prima parlamentare leghista, quindi, dal 2005, assessore regionale alla sanità. Cercò di tagliare le lunghe mani di Cl sulla sanità lombarda. I suoi lo lasciarono a terra. Lasciò l'assessorato e la Lega, che definirà partito di Palazzo, allineato ai poteri forti. La Lega a Roma digerisce tutte le polpette avvelenate nell'attesa del federalismo, che non arriverà mai, condividendo tutte le balle di Berlusconi. In Lombardia recita lo stesso copione. «Subalterni al miliardario», li definì con precisione Bersani in una assemblea del Pd, a Busto Arsizio, cioè nel cuore “padano”. La minaccia di oggi è il tentativo di contrabbandare un insulto con la autonomia, quella cui Maroni aveva cercato di dare sostanza con il voto sull'arresto di Cosentino. La base leghista ha memoria: prima le oscillazioni, poi il “no” dimostrerebbero la strumentalità dell'opposizione a Monti. Maroni cerca autonomia per sganciarsi da Berlusconi, ricontrattare l'alleanza, garantirsi altre possibili vie. La Lombardia può attendere, almeno fino alle politiche del 2013, quando una porta, magari secondaria, si aprirà anche per Formigoni. La sconfitta elettorale a volte induce al passo indietro, alla riflessione, al riflusso nel privato alla ricerca di consolazioni familiari e personali, come se il ritorno alla normalità, ai banali gesti quotidiani, curare i fiori e cucinare il risotto, potesse finalmente allontanare l'onta del fallimento politico. Letizia Moratti lascia Palazzo Marino perchè, dice, vuole dedicarsi integralmente alla gestione del centro di San Patrignano, che ha qualche problema di bilancio, a cui la sua famiglia è legata da oltre trent'anni di collaborazione. L'ex sindaco ha comunicato al presidente del consiglio comunale Basilio Rizzo la sua decisione «sofferta e lungamente ponderata». L'addio, forse, è doloroso perchè enfatizza, almeno nell'ora fatale delle dimissioni, il fallimento della Moratti e della sua coalizione di centrodestra e si combina, quasi che la cronaca non volesse trascurare nulla per trasformarsi in una pagina di storia, con altre diaspore nella coalizione di Berlusconi, con le risse nella Lega, con la caduta di altri simboli potenti dell'insopportabile stagione berlusconiana come Ligresti e don Verzè, con le ultime inchieste giudiziarie che mandano in galera altri “mariuoli” a distanza di vent'anni dall'arresto di Mario Chiesa. Letizia Moratti segue la strada di altri ex candidati sindaci, compresi quelli del centrosinistra, che dopo il risultato negativo delle urne non riescono a sopportare la delusione della sconfitta e, seduti in consiglio comunale, si chiedono disperati come mai gli elettori hanno osato voltare le spalle alle loro proposte. Ma quella della Moratti non è stata solo una sconfitta, è stata qualche cosa di più. Ha rappresentato la caduta della capitale del centrodestra, è stata la deflagrazione di un sistema di potere, la fine anche di esagerate ambizioni personali. Moratti è sempre stata accompagnata dalla fama di essere un'abile manager, ma è solo propaganda. Alla Rai non ha cambiato la storia, Rupert Murdoch se ne liberò velocemente, come ministro dell'Istruzione contende a Maria Stella Gelmini la “maglia nera” . L'addio della Moratti è solo l'atto finale di una vecchia politica, stantia, che odora di muffa. Oggi l'ex sindaco non sposterebbe un voto in città, forse solo quello dell'intrepido figlio che si costruì la “casa di Batman”, con palestra e ponte levatoio, sotto l'occhio connivente di un'amministrazione che praticava l'impunità per i rampolli dei potenti. L'uscita di scena dell'ex sindaco non dovrebbe interessare nessuno se non fosse che potremmo ritrovarci, tra pochi mesi, la signora Moratti nelle intrepide schiere di Fli, cioè i finiani, una costola distaccatasi dal Pdl e in cerca di uno spazio politico di sopravvivenza. Infatti è stato Gianfranco Fini a commentare per primo il gesto dell'ex sindaco augurandosi che «possa proseguire l'impegno politico con modalità diverse dal passato». L'amarezza, la delusione e anche il tradimento politico della signora Moratti, però, sono comprensibili. Si è sentita trascurata, addirittura abbandonata dai suoi alleati, anche da Silvio Berlusconi che pur mettendoci la faccia ha fatto una figuraccia nelle urne milanesi. Infatti, dopo il primo turno elettorale non si è fatto più vedere. Un brutto segno, non solo per la signora Letizia. Quante volte, infatti, la famiglia Moratti, Gianmarco e Massimo, ha dato una mano in città a Berlusconi, a partire dalla battaglia per il controllo della Mondadori? E oggi, proprio nel momento dei tradimenti e delle vendette, delle voci velenose e delle invidie che riaffiorano, ecco che anche l'impero dei Moratti diventa oggetto di discussione in città. Forse la famiglia venderà qualche pezzo pregiato, magari cercherà un alleato, russo o arabo come conviene quando si parla di petrolio, per far dimenticare la vergognosa quotazione in Borsa della Saras? Chissà. Gira persino la voce che le due grandi dinastie, i Moratti e i Berlusconi, potrebbero lasciare la storica e oggi molto cara passione calcistica. Un disarmo bilaterale, concordato. Ma chi può immaginare Milan e Inter nelle mani di altri padroni? Così, tra delusioni politiche e speranze di rivincita, Letizia Moratti sposta il suo orizzonte da piazza della Scala alle colline riminesi di San Patrignano, in attesa di ritrovare un ruolo, se vorrà, in qualche Terzo Polo. Intanto a Milano il centrodestra vive gli ultimi atti della sua implosione. Formigoni di difende nel fortino del Pirellone, mentre il coordinatore lombardo del Pdl, Mantovani, denuncia la mancanza di 300mila euro di versamenti da parte degli eletti. L'ex sindaco Albertini non paga e s'indigna:«Serve un codice etico» Ecco, appunto. La lontananza Rinaldo Gianola Berlusconi è lontano, la destra in caduta, meglio San Patrignano A Milano aiuti alle coppie gay IlFondoAnticrisidelComunedi Milano,nellapartedestinataalsostegnoalreddito,si apreallecoppiedi fatto, ancheomosessuali, anticipandocosì la creazionedelregistro delle unioni civili promesso dal sindaco entro il 2012. Il bando per accedere al Fondo è stato infatti modificato, allargando la platea di possibili beneficiari. L'ex sindaco potrebbe unirsi al presidente della Camera Foto Ansa L'ANALISI Gli scandali Una lunga serie di inchieste giudiziarie e di incidenti politici L'orizzonte di Fini Letizia Moratti L'ADDIO DI LETIZIA TRA I SOSPETTI DI TRADIMENTO 15 SABATO 28 GENNAIO 2012
Foto Schiavella/Ansa G iovedì mattinaall'età di 72 anniFranco Pacini, astro-fisico, se n'è andato.Dopo Paolo Rossi,scomparso due settimane fa, Firenze, l'Italia, noi tutti abbiamo perso un altro maestro. Di scienza e anche di vita. Non è retorica. Chi spulcia gli annali di storia dell'astronomia sa quanto grande sia stato il suo contributo alla fisica di quei bizzarri oggetti presenti nell'universo che sono le stelle di neutroni rotanti - dei veri e propri radiofari o, se volete, dei grossi ma precisissimi orologi atomici - che oggi chiamiamo pulsar. Chi lo ha frequentato anni fa, sa quanto lo rattristasse l'opposizione di un gruppo di americani nativi (sì, insomma, di indiani d'America) alla costruzione del Large Binocular Telescope, da lui fortemente voluto, lì sul Monte Graham in Arizona. La riteneva un'opposizione pretestuosa, perché - diceva - prima che ci andassimo noi quel posto era frequentato solo da scoiattoli. Ma non dimenticava che quegli oppositori erano i discendenti di un popolo che aveva subito gravi discriminazioni. Chi lo ha frequentato negli ultimi anni ricorda ancora quel signore alto, dinoccolato, dal sorriso solare, vestito per così dire «casual», con lo zainetto in spalle che zompando da un treno all'altro si affanna a diffondere cultura scientifica ovunque: ai bambini della comunità cinese di Firenze come ai membri dell'Accademia dei Lincei di Roma, dal museo «hands on» del Balì di Sartara, nelle Marche (quello che amava di più) allo stesso Osservatorio di Arcetri. Non disdegnava neppure la tv, dove, come usa dire, bucava il video. E infatti per anni è stato, con un'altra fiorentina, Margherita Hack, il «volto» dell'astronomia italiana. Riteneva un suo dovere e un suo piacere sia produrre nuove conoscenze in astrofisica - Wikipedia riporta quella sua frase che la dice tutta: «Come fai a fare un altro lavoro, se puoi fare l'astronomo?» - sia comunicare al grande pubblico, con ogni mezzo, purché in maniera colta e accattivante, i risultati delle ricerche proprie e altrui. Franco Pacini è nato a Firenze il 10 maggio 1939. Si è laureato poi a Roma nel 1964 e, dopo un breve soggiorno di studio in Francia, aveva lavorato a lungo alla Cornell University di Ithaca, nello stato di New York. È qui che giovanissimo raggiunge quello che, probabilmente, è il suo massimo risultato scientifico: prevede l'esistenza delle stelle di neutroni che ruotano, vorticosamente, su se stesse. Le stelle di neutroni sono oggetti cosmici molto densi e pesanti: una di loro, con un diametro di appena 20 chilometri, può contenere una massa pari a una volta e mezzo quella del Sole. Nel 1967 Pacini scrive un articolo in cui prevede che le stelle di neutroni possano ruotare velocemente su se stesse. L'anno successivo, nel 1968, quelle stelle furono scoperte. E oggi sono conosciute come pulsar (sorgente radio pulsante), perché ruotando emettono impulsi di radiazione elettromagnetica alle frequenze radio che ne fanno dei veri e propri fari cosmici. Gli impulsi sono così regolari che le pulsar si propongono come orologi tra i più precisi che conosciamo. PRESTIGIO INTERNAZIONALE Tornato in Italia, nel '78 Franco Pacini diventa professore ordinario all'Università di Firenze e direttore dell'Osservatorio astronomico di Arcetri. Carica, quest'ultima, che ha mantenuto fino al 2001. Quando, a riconoscimento dei suoi meriti, è stato eletto alla presidenza dell'Unione Astronomica Internazionale. Ha sempre interpretato con dinamismo questi e altri incarichi. Tant'è che è difficile ricordare quanto ha fatto in poche righe. Ma in questa frenetica attività non ha mai dimenticato che la scienza e gli scienziati hanno il dovere di partecipare del piacere della scoperta il resto della società. L'elogio dell'onestà di Küng premiato al «Nonino» PIETRO GRECO G li organizzatori mi hannochiesto quale canto si deb-ba intonare in questa so-lenne occasione. Ho pensato prima a un canto del tempo dei miei studi a Roma, per esempio «Lo sai che i papaveri son' alti, alti, alti…» oppure «Funiculì, funiculà». Però ho scelto finalmente il coro composto da Giuseppe Verdi esattamente 170 anni fa, nel 1842: «Va, pensiero, sull'ali dorate». Non ho scelto, si capisce, il più popolare dei cori italiani per favorire un certo partito che desidera dividere l'Italia usandolo come «inno della Padania». Il suo autore, del resto, era il sostenitore più appassionato dell'unità nazionale: «O mia patria sì bella e perduta». Che cosa direbbe Verdi sulla sua patria di oggi?«O membranza sì cara e fatal»? Non si potrebbe pensare che lui che ha creato questo potente simbolo musicale per il Risorgimento «del tempo che fu» parlerebbe di un altro risorgimento, che conduca, come ci auguriamo, a un tempo migliore? Con un Presidente del Consiglio serio, competente, onesto, con un governo di esperti, con un Parlamento dove gli onorevoli tornino a essere onorabili. L'inno di Verdi culmina nella strofa: «O t'ispiri il Signore un concento che ne infonda al patire virtù!». Verdi oggi probabilmente direbbe: «Che ne infonda all'agire virtù!». E una virtù che si richiede oggi specialmente per questo risorgimento è l'onestà: onestà nello Stato e nella Chiesa, a Montecitorio e in Vaticano, nella politica e anche nell'economia. Onestà è il titolo che l'editore italiano ha scelto per il mio libro premiato dal Nonino: Onestà. Perché l'economia ha bisogno di un'etica. Questo premio è un vero incoraggiamento per tutti quelli che in Italia e nel mondo hanno una sete inestinguibile di onestà. Franco Pacini, l'astrofisico pioniere delle stelle di neutroni è scomparso all'età di 72 anni. Grande scienziato si è impegnato moltissimo, anche attraverso la tv, a divulgare le scoperte sul cosmo fra il grande pubblico GIORNALISTA E SCRITTORE HANS KÜNG www.unita.it ADDIO AL PADRE DELLE PULSAR Franco Pacini Il teologo svizzero Hans Küng (già al centro di uno storico conflitto con la Chiesa di Roma) è il vincitore della XXXVII edizione del premio. Gli altri premiati sono lo storico contemporaneo londinese Michael Burleigh, e Yang Lian, poeta cinese in esilio dopo la Tienanmen. Ai Contadini degli orti di Gorizia il «Risit d'Aur». Anticipiano il testo che Küng leggerà oggi alla cerimonia di consegna dei premi presso alle distillerie di Percoto. Culture40 SABATO28 GENNAIO2012
là ci sono Milan e Juventus, ma se dovesse andare in finale, come per il Mirandes, si aprirebbero le porte delle coppe continentali: incredibile. Proprio quell'Europa che il basket frequenta con abitudine. Tutto questo con un gioco a tratti affascinante e, sicuramente, efficace anche se la zona retrocessione è a soli 4 punti. Questa primavera anticipata delle «provinciali» nelle varie coppe nazionali, sembra aver contagiato anche la Germania, dove nei quarti di finale spiccano l'Holstein Kiel, 3. Liga, e il Greuther Fürth (con maglie che s'ispirano pubblicamente a quelle del Celtic Glasgow), 2. Bundesliga. Se la vedranno con Borussia Dortmund e Hoffenheim. In Francia, negli ottavi di coppa nazionale ci sono squadre sconosciute come Gazelec Ajaccio, Drancy (che giocheranno contro), Orléans e Bourg-Péronnas. Spicca il Digione, eliminato dal Nizza ai rigori, in Coppa di Lega, ma in corsa contro il PSG, fatti i dovuti conti vale un Siena-Napoli. Ma in entrambe le coppe nazionali la tradizione vuole che le piccole arrivino in finale per lasciare poi spazio alla passerella delle grandi, a parte l'impresa del Gueugnon nel 2000 in Coppa di Lega. Mentre l'FA Cup inglese è ancora al quarto turno, volete la favola? Puntiamo sullo Stevenage, perché senza favole che calcio sarebbe. GIANNI PAVESE ROMA A bbiamo avuto diver-se occasioni all'ini-zio del secondo set.Abbiamo perso tregames da 15-40 sulloro servizio. Anche nell'ultimo game, abbiamo avuto alcune palle break ma non ce l'abbiamo fatta. Succede». Sara Errani fotografa l'impresa mancata. Assieme alla pugliese Roberta Vinci è arrivata ad un passo dal sogno di vincere un torneo dello Slam, anche se in doppio. Sogno sfumato dopo due ore e 18 minuti, contro le due russe Kuznetsova e Zvonareva. La coppia azzurra, numero 11 del tabellone, si è arresa sulla Rod Laver Arena in tre set: 5-7, 6-4, 6-3. Per la coppia russa è il primo titolo dello Slam in doppio, la Kuznetsova ha vinto anche due titoli Major in singolare. Dopo due set combattuti, decisivo nella terza e decisiva partita il calo della coppia azzurra, subito sotto 0-3 e poi costretta alla resa sul 6-3 al terzo match point. Errani e Vinci entrano comunque nella storia del tennis italiano, diventando la prima coppia azzurra al femminile a qualificarsi per la finale di uno Slam, per un'impresa che al maschile era riuscita l'ultima volta a Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola al Roland Garros nell'ormai lontano 1959. L'Italia vanta invece due titoli di doppio femminile negli Slam, seppur ottenuti con coppie di nazionalità mista. Mara Santangelo, con l'australiana Alicia Molik, ha vinto nel 2007 al Roland Garros. Lo scorso anno, proprio a Melbourne, Flavia Pennetta in coppia con l'argentina Gisela Dulko, superò in finale la bielorussa Victoria Azarenka e la russa Maria Kirilenko. Nel 1986 agli US Open la faentina Raffaella Reggi ha invece vinto il titolo del doppio misto insieme allo spagnolo Sergio Casal superando in finale niente meno che Martina Navratilova e Peter Fleming. E sempre nel misto, in semifinale Vinci e Bracciali hanno ceduto, sempre ieri notte, al tiebreak decisivo contro Paes e Vesnina. Peccato. Da stanotte, invece, gli atti conclusivi dei singolari: la sfida fra Azarenka (favorita) e Sharapova per il titolo femminile e poi all'alba (italiana) di domenica l'ennesima finale fra Djokovic e Nadal per il trofeo maschile. È la terza volta consecutiva che si ripete, dopo gli ultimi Wimbledon e Us Open, appuntamenti dominati dal serbo. Che ieri ha faticato molto per raggiungere lo spagnolo in finale. Con Murray è volato avanti subito, ma nel secondo set si è inceppato. Lo scozzese ha trovato fiducia per duellare alla pari nel terzo set, e vincerlo al tiebreak. Poi, però, Djokovic si è scosso, dominando il quarto set, volando 5-2 nel quinto. La rimonta di Murray ha reso emozionante ial finale: 7-5 per il numero uno del mondo. I SOGNI MUOIONO ALL'ALBA VINCI-ERRANI, CHE PECCATO Il doppio azzurro siarrendeinfinaleagliAustralianOpencontroZvonareva e Kusnetsova, dopo aver vinto il primo set. Fra gli uomini, Djokovic soffre ma al 5˚ set la spunta su Murray: domani terza finale consecutiva contro Nadal Foto LaPresse MAXI LOPEZ Si abbracciano Svetlana Kuznetsova e Vera Zvonareva, in alto Sara Errani e Roberta Vinci L'argentino è arrivato, è ufficiale, ma è quell'altro, Maxi Lopez. Il Milan ha atteso fino a ieri sera che da Abu Dhabi arrivasseunsì:quellodellosceiccoAlMubarak, proprietario del Manchester City. La proposta di Galliani, costretto al fair play finanziario, era quella del prestito “oneroso” del calciatore, con riscatto obbligatorio in caso di cessione di Robinho o Pato a fine stagione. Niente da fare. Per ora.Maalle18.30,comeannunciatoepromesso, il Milan ha onorato il suo impegno con Maxi Lopez, che attendeva notizie da quattro giorni in albergo milanese, depositando il contratto in Lega Calcio. L'exattaccante del Cataniaè ufficialmente del Milan: vediamo per quanto tempo. L'agente di Tevez non vede spazio per la cessione del suo assistito, ma Mancini non vuole rilanciare il calciatore, ormai separato in casa al City. Vedremo se ci sarà spazio per Inter e Paris Saint Germain di tornare dentro una trattativa “surreale”. Entrambe le società offrivano allosceiccoi soldi,maTevez si èpiù volte sbilanciato in favore del Milan. Milan, c'è la firma dell'argentino Ma è quello di scorta Setterosa in finale all'Europeo L'ItaliahabattutolaRussia13-12esièqualificataperlafinaledegliEuropeidipallanuoto femminile. Dopo la vittoria ai rigori contro l'Olanda, altra grande prova di carattere del Setterosa di Fabio Conti, che affronterà ora la Grecia che a sua volta ha battuto 14-12 l'Ungheria. Mattatrice della serata per le azzurre Tania Di Maio autrice di 5 gol. 47 SABATO 28 GENNAIO 2012
L a necessità di ricono-scere il diritto di citta-dinanza a persone cheda anni vivono e lavo-rano regolarmente nel nostro Paese - per non parlare dei loro figli, che in Italia sono nati e cresciuti, proprio come noi - dovrebbe essere scontata. Non è scontato però che nel nostro Paese la questione torni a porsi proprio nel pieno della crisi economica, mentre più forte si fa sentire tra i cittadini il peso della convivenza comune e delle comuni responsabilità. Non era scontato, ma è indicativo, che sia stato Beppe Grillo a risollevare in questo momento la questione, naturalmente per stroncare la proposta, avanzata da un comitato composto da una larga rete di organizzazioni sociali (dalla Cgil alla Caritas, dalle Acli all'Arci) e presieduto dal sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio. Grillo è infatti il leader politico che più di ogni altro ha puntato le sue carte sul risentimento, speculando al ribasso su tutto ciò che potesse alimentare la rabbia di un ceto medio sempre più povero e sempre meno “riflessivo”. È l'ultimo e meno originale campione della società civile in guerra contro partiti, sindacati e Parlamento. Ed è un segno dei tempi non meno indicativo, da questo punto di vista, che a rilanciare positivamente la proposta sia ora Gianfranco Fini, che del resto sul tema si era già esposto in passato, mentre Grillo (che il presidente della Camera definisce «disinformato o prevenuto») riceve in compenso la «totale solidarietà» dei leghisti toscani. E riceve anche l'approvazione di politologi liberali che negli anni Settanta si rifugiavano oltreoceano per il terrore di un'imminente ascesa al potere del Pci, e oggi, per negare il voto agli immigrati, paventano il rischio di vedere i Fratelli musulmani a Palazzo Chigi. La posizione di Grillo e della Lega - che annuncia «barricate» in Parlamento contro ogni ipotesi di discussione sulla cittadinanza mostra una volta di più come il primo discrimine della lotta politica in Italia al tempo della grande crisi sia quello tra risentimento e carità. Tra coloro che si sforzano di ricostruire le condizioni minime della coesione sociale e della solidarietà, e chi specula sulla divisione, sulla rabbia e sulla frustrazione. Agli esponenti del Pd e del Terzo Polo che rilanciano le loro proposte e chiedono una discussione parlamentare, il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, replica che il tema è «fuori dall'agenda». Mentre alla Camera Fabrizio Cicchitto e Massimo Corsaro esplicitano un vero e proprio ricatto. «Sconsiglio vivamente di inoltrarsi su questo terreno in assenza di una intesa preventiva - dichiara il primo - a meno che non si voglia aggiungere un'altra ragione di contrasto in una situazione che già di per sé si presenta come seria e delicata». Più secco il secondo: «Chi insiste col voto sulla cittadinanza intende, senza ombra di dubbio, accelerare la fine della legislatura». Se si volevano dare nuovi argomenti alla furia antipolitica di questa brutta fase, non si poteva fare di meglio. Il ricatto del Pdl, ovviamente, è inaccettabile. Per ragioni di merito e di principio: perché a nostro giudizio tutti coloro che vivono, lavorano e pagano le tasse in Italia regolarmente devono godere degli stessi diritti (compreso, naturalmente, il diritto di voto). Ma è un ricatto inaccettabile anche per il momento e il contesto in cui si inserisce, perché il legame tra crisi economica, questione sociale e questione democratica è inscindibile. Dopo il drammatico risveglio dall'utopia del liberismo globale, che portava con sé un'idea di società fondata sul solo valore della competizione senza limiti, la scelta è tra ripiegamento nel particolarismo (corporativo, regionale, etnico) e rilancio di una diversa - e più umana - idea di sviluppo, apertura, integrazione. Un'idea di società che in questi anni di crisi, peraltro, si è dimostrata nel mondo anche economicamente più solida ed efficiente. Questa è la ragione per cui la questione del diritto di cittadinanza non è affatto «fuori dall'agenda» del Parlamento, come dice Gasparri. Al contrario, ci sono i numeri e c'è il tempo per rimediare almeno agli aspetti più intollerabili dell'attuale legislazione, che lascia i figli di genitori immigrati, nati e cresciuti nel nostro Paese, nella condizione di senza patria. E ci sono tutte le ragioni, in ogni caso, per farne il punto numero uno del programma di qualsiasi formazione, cartello o coalizione si presenti domani agli elettori in nome della ricostruzione sociale e civile dell'Italia. Il ricatto di Corsaro (Pdl) «Chi insiste col voto sulla cittadinanza vuole la fine della legislatura» Politica e società In Piazza Immigrati sfilano contro il razzismo Subito cittadini italiani i figli degli immigrati nati nel nostro Paese FRANCESCO CUNDARI «Italiani onorari» Pesaro, Napolitano applaude l'idea di Matteo Ricci Primo Piano L'analisi Dopo la sortita di Grillo, mentre la destra annuncia barricate, è urgente che la legge sul diritto di cittadinanza venga posta in Parlamento come una priorità. E il tema dovrà pesare anche in campagna elettorale fcundari@unita.it Pesaro battistrada nella campagna di sensibilizzazione per lo ius soli. Nei giorni scorsi la città della Marche si è resa protagonista di un'iniziativa applaudita anche dal presidente Napolitano. Secondo un'idea della Provincia, guidata da Matteo Ricci, a 4.536 bambine e bambini nati nel territorio negli ultimi 10 anni, figli di immigrati, sarà riconosciuto un attestato col quale vengono dichiarati cittadini italiani, e verranno consegnate una bandiera tricolore, una copia della Costituzione e una maglia della Nazionale di calcio. «Concedere la cittadinanza a chi nasce in Italia è una 20 SABATO 28 GENNAIO 2012
Un governo «strano» e «innovativo» che «si muove in continuità con le cose migliori viste negli ultimi anni». Così Mario Monti al Tg1 di ieri, intervistato a tutto campo - e in diretta - dopo il Consiglio dei ministri che ha varato il decreto sulla semplificazione. «Che i partiti ci incalzino è una cosa gradita - sottolinea il Professore - Abbiamo bisogno dell'impulso non solo della società e dei mercati ma anche delle forze politiche. Soprattutto di quelle che sostengono l'esecutivo». Governo in «continuità», in ogni caso. «Sulle liberalizzazioni certamente il punto da cui muoviamo è quello del governo Prodi con il ministro Bersani», spiega Monti, mentre «sul contenimento della finanza pubblica, su università e semplificazioni, ci muoviamo in continuità con il governo Berlusconi». Il decreto sulla semplificazione varato ieri dal Consiglio dei ministri? Si tratta di un provvedimento che «migliora la vita dei cittadini», spiega il premier, mentre sulla scrivania della conduttrice del Tg1 giungono i dispacci d'agenzia che annunciano il declassamento dell'Italia da parte di Fitch. DISTACCATA SERENITÀ «Prendo questi giudizi con distaccata serenità - sdrammatizza il premier - Quando sono positivi fanno più piacere, quando sono parzialmente negativi ne fanno di meno. Ma sarebbe un massimo dispiacere se condannassero le politiche che stiamo facendo oggi. Questo, però, per fortuna non avviene». Il Financial Times che titolava: “l'Europa sulle spalle di Monti”? «Qualche volta esagera nel male - replica il premier - qualche volta essendo un giornale rosa, è troppo roseo. Ma meglio così che nel primo caso». E il Capo del governo allude, con pacato orgoglio, al credito internazionale guadagnato dal suo esecutivo. «Credo che sia importante per l'Italia svolgere pienamente il suo ruolo in Europa - sottolinea - E il mio compito è permettere al nostro Paese di farlo». Le misure sulla semplificazione, quindi. Che puntano a rendere meno «farraginoso» il funzionamento della pubblica amministrazione e hanno «una ricaduta economica» perché favoriscono anche «il mondo delle imprese». Competitività e modernizzazione, quindi, perché «tutti dobbiamo diventare più svelti nella competizione mondiale». E anche a questo, secondo Monti, sono servite le liberalizzazioni varate la scorsa settimana. «Non abbiamo avuto contestazioni e proteste dalla generalità dei cittadini, dagli utenti diretti dei servizi liberalizzati cioè, che, anzi, si sono espressi a favore - commenta Monti - Ed è normale che categorie interessate protestino. Cercheremo di convincerle, però. E comunque procederemo». Monti fa l'elenco dei provvedimenti varati in poche settimane: dal salva-Italia al libera-Italia di ieri. SULLA LAUREA IL GOVERNO RINVIA «Siamo considerati un Governo decisionista, ma non c'era molta scelta per le condizioni in cui ci siamo trovati ad operare - commenta il premier - Quando si può agire senza urgenza, tuttavia, siamo favorevoli al dibattito». Un riferimento, quest'ultimo, al rinvio della decisione definitiva sull'abolizione del titolo legale della laurea, prevista in un primo tempo nel decreto legge approvato ieri che «contiene misure che migliorano la qualità della vita dei cittadini nei vari momenti della loro vita» e che ha come «unico filo conduttore» quello della «semplificazione». Ieri, in realtà, a Palazzo Chigi, tra ministri «pro tempore» che «a fine mandato torneranno alle loro cattedre universitarie», si è volto un dibattito «appassionato» sul «problema molto annoso» - così lo definisce Monti, ricordando Einaudi - «del valore legale della laurea». Quasi due ore di dibattito tra professori, ieri a Palazzo Chigi. Il tema era stato affrontato nel Consiglio dei ministri della scorsa settimana e rinviato, poi, alla riunione di ieri. Confronto serrato e pareri diversi. Nessuna decisione, alla fine. PARERI DIVERSI TRA PROFESSORI Se non quella di «scavalcare» le valutazioni diverse tra ministri-professori, aprendo «una discussione pubblica» sul tema. Già nello scorso Consiglio dei ministri era stato ipotizzato il ricorso ad una sorta di referendum. Ieri, però, è stato il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Francesco Profumo, a ipotizzare una consultazione pubblica via internet sull'abolizione del valore legale delle lauree. Ieri pomeriggio, dopo circa due ore di dibattito «di merito», il Presidente del Consiglio ha ripreso la proposta dell'ex presidente del Cnr. Tra i dubbiosi sul progetto di ridurre il valore legale della laurea Patroni Griffi, Cancellieri e Severino. U n'altra riunione fiume,analoga a quella di ot-to ore per le liberaliz-zazioni. Stavolta ce nesono volute un paio in meno, ma sta di fatto che la riunione del consiglio dei ministri che ha dato il via libera alle semplificazioni non è stata una semplice presa d'atto. Nessun record, come quello berlusconiano dei nove minuti per una manovra. Semmai un primato contrario. Eppure la bozza entrata in consiglio non si distanzia molto da quella uscita. Anche l'apparente novità sulla validità della laurea, non è mai stata davvero sul tavolo. Non c'era traccia di quella misura nell'ultimo testo preparato dagli uffici. Allora, a BIANCA DI GIOVANNI ROMA Monti lancia la terza campagna Primo Piano Ma le pressioni Pdl rinviano gli sconti per gli immigrati Sei ore di discussione nel Consiglio dei ministri per limare il testo Il governo dei professori accantona i concorsi universitari Profumo si dimetterà dal Cnr: comunque non ricevo compensi Il retroscena ROMA bdigiovanni@unita.it Misure «per semplificare la vita ai cittadini». Monti spiega il decreto. Un governo «innovativo» in «continuità» con Prodi e Berlusconi. Lauree, pareri diversi tra i ministri-professori e già due Consigli per discuterne NINNI ANDRIOLO pDopo la manovra e le liberalizzazioni, il premier spiega il decreto semplificazioni L'Italia e la crisi 2 SABATO 28 GENNAIO 2012
Questa mattina nel Palazzo apostolico si terrà un incontro importante. Papa Benedetto XVI ha convocato i capidiscatero di Curia. Ci sarà il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone e il suo sostituto monsignor Giovanni Becciu. Si dovrebbero affrontare problemi di governo interno alla Città del Vaticano, le comunicazioni e il rapporto tra i dicasteri e la segreteria di Stato. Una messa a punto della macchina non solo organizzativa. Dovrebbe rimarcare anche la centralità della Segreteria di Stato, un suo controllo su quanto viene prodotto e comunicato all'esterno dai singoli dicasteri. Pare paradossale dopo quanto abbiamo osservato in questi giorni. Lettere indirizzate al pontefice e al segretario di Stato, dall'ex segretario del Governatorato, monsignor Carlo Maria Viganò, finite sui giornali. Si tratta di due lettere scritte lo scorso anno in cui Viganò, che sentiva montare contro di lui un clima ostile che gli avrebbe impedito di succedere al cardinale Lajolo alla guida del Governatorato, denunciava malaffare e corruzione in Vaticano, indicando nomi e circostanze. La sua decisa azione moralizzatrice gli avrebbe procurato molti nemici che avevano lavorato per screditarlo presso il segretario di Stato e presso lo stesso pontefice. Una campagna denigratoria che nella sua ricostruzione avrebbe avuto effetto, visto che il 19 ottobre 2011 viene nominato Nunzio negli Stati Uniti. Le sue lettere sono finite alla redazione de Gli Intoccabili la trasmissione de La7 di Gianluigi Nuzzi che dopo le sue verifiche, lo scorso mercoledì sera gli ha dedicato una puntata bomba. A questa è seguita una reazione molto dura della Santa Sede, affidata ad una nota del direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ma concordata sin nei particolari con la Segreteria di Stato. Verità parziali, forzature, falsità, denigrazione: per il Vaticano quella trasmissione conteneva gli estremi per una denuncia. Nella nota vaticana si ribadiva che la decisione di spostare Viganò a Washington era del Papa che manteneva intatta la sua fiducia nel monsignore, tanto da nominarlo suo Nunzio nella sede più prestigiosa, quella degli Stati Uniti. Padre Lombardi poi rassicurava: l'azione moralizzatrice di Viganò e del suo «capo» cardinale Lajolo, sarebbe proseguita con i loro successori. Ieri il secondo round. Il Fatto Quotidiano ha pubblicato la seconda lettera, quella indirizzata dall'ex segretario del Governatorato al segretario di Stato in data 8 maggio 2011 per cercare di fargli cambiare parere e bloccare il suo spostamento. Nella missiva Viganò non solo rivendica i suoi meriti, ma indica per nome i suoi «nemici», ne richiama le responsabilità. Denuncia «una strategia» per metterlo «in cattiva luce». Cita fatti, circostanze e testimoni. Un'altra bomba. LA SECONDA LETTERA Indica il suo principale avversario «interno» nel monsignor Paolo Nicolini, direttore amministrativo dei Musei Vaticani. Sarebbe lui l'autore delle «veline» pubblicate da Il Giornale per danneggiarlo. E ne denuncia «comportamenti gravemente riprovevoli per quanto si riferisce alla correttezza della sua amministrazione». L'elenco è lungo e circostanziato. Si parla di interessi esterni, di cattiva gestione dei Musei vaticani. Altra figura ritenuta impegnata nella campagna di denigrazione sarebbe Marco Simeon, l'attuale responsabile Rai dei rapporti istituzionali e vicedirettore della struttura Rai-Vaticano, vicino a Bertone. CHI LE HA DIFFUSE? Siamo a fine gennaio 2012. Oggi monsignor Viganò rappresenta il Papa a Washington. Qual è il senso di questa bomba a tempo scaduto? A chi serve? Chi ha fatto arrivare le lettere ai giornali? Missive riservate di cui erano in possesso soltanto il mittente e i due autorevoli destinatari. Stando a quella «Pervenuta» stampigliata in alto a destra della lettera riprodotta da Il Fatto e inviata a Bertone, è dai suoi uffici che sarebbe uscita. Un segno di quanto l'ostilità verso il segretario di Stato possa essergli vicina. In Curia c'è chi non accetta i sui modi accentratori e chi è preoccupato dal suo protagonismo. Alla fine di quest'anno compirà 78 anni. È l'età che ha visto il suo predecessore, cardinale Angelo Sodano andare in pensione. Starà al Papa decidere. Stima molto il suo più stretto collaboratore. Ma potrebbe non essere indifferente ad una campagna che lo presentasse come ostile alla moralizzazione. Due falsi ideologici che potrebbero costare una condanna a 2 anni e 8 mesi di carcere per l'ex ministro agli Affari Regionali, Raffaele Fitto, del Pdl. Tanto ha chiesto il pubblico ministero di Bari Renato Nitti, in uno stralcio del più ampio processo «La Fiorita», nel quale Fitto, all'epoca dei fatti Governatore della Puglia, è imputato insieme all'imprenditore nel settore della sanità nonché editore, Gianpaolo Angelucci. Nello stralcio l'ex ministro è accusato di aver manipolato i risultati di una indagine conoscitiva disposta sulle Asl pugliesi, in cui gli enti avrebbero dimostrato la possibilità di gestire le Residenze sanitarie assistenziali (Rsa). LA DELIBERA «FALSA» La sospetta alterazione dell'indagine, però, avrebbe «indotto la Giunta», si legge nei capi di imputazione, «a emettere una delibera falsa». In sostanza Fitto avrebbe detto «falsamente», ritiene la Procura, che le Asl non erano nelle condizioni di gestire le Rsa e che dunque si doveva fare un bando di gara che sarebbe dovuto essere gestito dall'Ares (Agenzia regionale sanitaria). Il 27 aprile 2004 la Giunta regionale emise la delibera, dando pieni CITTÀ DEL VATICANO Primo Piano L'avversario La guerra a Bertone dietro le lettere uscite dal Vaticano Il Papa riunisce i capi dicastero di Curia. Sui giornali un'altra lettera di monsignor Viganò. Fa i nomi degli avversari della sua azione di moralizzazione in Vaticano. A chi serve la campagna. Sotto tiro il cardinale Bertone. ROBERTO MONTEFORTE p Il carteggio di monsignor Viganò al Papa e al Segretario di Stato, apparso su stampa e tv p Scontro sulla moralizzazione. Dietro le quinte le possibili rivalità nella Curia romana Bari, inchieste nelle Asl Il pm: 2 anni e 8 mesi per l'ex ministro Fitto Il pm della Procura di Bari ha chiesto la condanna a 2 anni e 8 mesi per l'ex ministro degli Affari Regionali, Raffaele Fitto, Pdl, ex Governatore pugliese, imputato per presunti episodi di falso nell'ambito del processo «La Fiorita». GIOVANNI DE MATTIA Politica e società Viganò, ora Nunzio negli Usa, accusa mons. Paolo Nicolini 16 SABATO 28 GENNAIO 2012
N el suo viaggio visio-nario intorno alla(presunta) naturasociale dell'uomo,Mario Perrotta haeffettuato l'equivalente di un triplo carpiato con avvitamento a teatro. Una ricognizione passata attraverso mostri sacri come Molière (la cui rilettura del Misantropo ha dato il via all'intera operazione), Aristofane (I Cavalieri, seconda tappa) e ora con questo insolito Flaubert (il romanzo incompiuto Bouvard et Pécuchet) con il quale si è persino portato a casa un Ubu speciale per una trilogia che «coglie la disgregazione nel mondo contemporaneo». Un premio che avrebbe meritato comunque per la generosità con la quale Perrotta si lancia nelle sfide: abbandonato il sentiero glorioso del monologo che lo ha consegnato alla notorietà (Cìncali, La Turnata), il versatile attore e autore è andato in cerca di nuovi stili, nuove forme, altri tentativi. O forse, sarebbe meglio dire «tornato», dato che già in precedenza aveva in repertorio titoli di formato diverso (uno per tutti, delizioso, in qualità di regista: Billie Holiday, la signora canta il jazz). Con la Trilogia, Mario allunga il passo. Per respiro del progetto, per originalità dell'operazione. Con Molière ri-traduce addirittura in versi il testo e lo mette in parallelo con l'oggi. Così per il cabaret contemporaneo ricavato da Aristofane e il romanzo di Flaubert, trasformato in un dialogo lunare tra due internauti compulsivi. Bouvard e Pécuchet - gli impiegati parigini che lo scrittore francese immaginava rinchiusi in casa a cercare la conoscenza del mondo tra mille esperimenti - diventano così una coppia di disadattati con la tastiera al collo che digitano furiosamente in un'esplorazione infinita della rete, dove pensano di trovare il senso della vita. FANTASMI DEL WEB Si riprendono con la fotocamera, si registrano, si riascoltano e ripartono col ticchettìo, sempre più nevrotico, mentre intorno a loro ruotano altri due «fantasmi»: un tenero clown (Paola Roscioli), forse incarnazione di un'anima bambina, e un musicista alieno (Mario Arcari, tra arie bachiane e arie stranite). La materia nella quale Perrotta si tuffa - la poltiglia di notizie, immagini, frammenti ricavata dal web e che costituisce ormai lo sfondo del nostro vivere collettivo - è però troppo ingarbugliata per fornire un filo coerente. Lo sforzo di ricavarne un affresco insieme tragico e comico è solo in parte riuscito, l'intuizione di sottolineare la deriva di solitudini contemporanee offuscata da concetti e link che l'autore ricava dall'oggi e dal romanzo a cui fa riferimento (e che da solo basterebbe a far girare la testa per numero di personaggi ed enciclopedismo). Al tuffo carpiato, segue avvitamento. L'inoltrarsi in un sentiero obbligato che non dà respiro alla pièce, non abbastanza riscaldato da inflessioni dialettali che Perrotta imprime al suo personaggio per renderlo più umano e non semplicemente alienato. Malapolvere CoppéliaOA www.unita.it ROSSELLA BATTISTI Ritorno al teatro civile per una «veterana» del genere: Laura Curino, protagonista di questo monologo scottante che indaga sull'avvelenamento dell'amianto a Casale Monferrato, la città dell'Eternit. Tra le colline e il Po, nell'arco di un secolo, la parabola che scambiò veleno per agio economico. La città dell'Eternit Malapolvere - veleni e antidoti per l'invisibile progetto di Laura Curino, Lucio Diana Alessandro Bigatti, Elisa Zanino con Laura Curino scenografia e video di Lucio Diana luci di Alessandro Bigatti Torino, Teatro Gobetti dal 31 gennaio al 12 febbraio Già apprezzato ballerino Eric Vu An sicimenta nellarilettura di questoclassico ottocentesco che nell'inquietante bottega di Coppelius, tra bambole animate e automi, intreccia storie d'amore e illusioni di giovani sognatori e ragazze piene di buon senso... Pupe di oggi Coppélia da Hoffmann su libretto di Nuitter e Saint-Léon coreografia di Eric Vu An con Paola Acosta, Alessio Passaquindici e i danzatori del corpo di ballo dell'Opera di Roma direttore d'orchestra Koen Kessels Roma, Teatro dell'Opera dal 3 febbraio Prima tappa diunprogettoincinqueatti e cinque dediche (ad artisti), sostando sugli elementi fondamentali dell'azione scenica:parola,danza,musica, luceecanto.Si comincia con Pirri e «Gas» installazione di nove elementi tra luci e geometrie, parole di Adorno, Celan, Levi e Agamben. Parole gassose OA - cinque atti teatrali sull'opera d'arte Primo atto: La parola con l'opera di Alfredo Pirri ideazione e regia di Giancarlo Cauteruccio Scandicci (FI), Teatro Studio dal 29 al 31 gennaio LE PRIME Teatro LA SOLITUDINE DEGLI INTERNAUTI «Atto finale» conclude la trilogia che Mario Perrotta ha dedicato alla disgregazione della società Atto finale Flaubert di Mario Perrotta da «Bouvard et Pécuchet» di Flaubert con Mario Perrotta, Lorenzo Ansaloni Paola Roscioli, Mario Arcari S. Lazzaro di Savena (Bo), Itc repliche oggi e domani Ticchettatori folli Una scena da «Atto finale Flaubert» di Mario Perrotta rbattisti@unita.it 43 SABATO 28 GENNAIO 2012
V orrei spiegare anzituttoi principi della propostache ho presentato, insie-me ai colleghi Moran-do, Tonini, Giaretta, Adamo e Negri, sono due e coincidono con quelli su cui si fonda la proposta ufficiale del Pd che abbiamo condiviso: scegliere direttamente i rappresentanti senza cadere nella scorciatoia delle preferenze (un rimedio per molti versi peggiore del male) e legittimare direttamente i Governi superando il premio di maggioranza. Perché questi principi? Perché intendiamo porre rimedio ai due difetti principali del sistema attuale: liste bloccate lunghissime con candidati non conoscibili e l'incentivo molto forte, attraverso la rigidità dell'attuale premio, a formare coalizioni eterogenee. Vorrei quindi rispondere alla prima possibile obiezione: perché un altro testo? È forse migliore? Non è per questo. Continuiamo a ritenere preferibile in astratto la proposta ufficiale del Pd. L'uninominale a doppio turno sarebbe comunque migliore anche del nostro progetto per vari motivi, non ultimo perché l'elettore lo comprenderebbe meglio, dato che generalizzerebbe quello che già fa con soddisfazione per i sindaci. La proposta Pd, per di più, lo perfeziona perché inserendo un recupero proporzionale evita aree geografiche di rappresentanza monocolore e consente anche un diritto di tribuna per le formazioni minori. Ma è importante aiutare a trovare un punto di sintesi, non piantare bandierine perché altrimenti si facilita, anche non volendo, il mantenimento dello status quo. Per questo bisogna tenere fermi i principi della proposta del Pd, ma essere flessibili sulle modalità operative. La proposta può contribuire ad andare verso soluzioni con ampio livello di consenso per avere finalmente una legge condivisa e quindi stabile. Nasce infatti in continuità col tentativo bipartisan operato al termine della scorsa legislatura con vari altri studiosi, sia pure allora non redatto in articolato, e che aveva visto una prima traduzione ad inizio di questa legislatura ad opera del collega Saro del Pdl, che siede con noi in commissione Affari Costituzionali e col quale si è sviluppato un dialogo, favorito anche dal mutamento del quadro politico e dall'obiettiva esigenza di non riproporre la stessa logica di "coalizioni contro" dopo la positiva esperienza del Governo Monti che consentirà una logica diversa, un bipolarismo civilizzato. Passando allora alle teniche: quale selezione dei parlamentari? Dal punto di vista della scelta dei rappresentanti il sistema è integralmente tedesco: da una parte metà eletti in collegi uninominali e metà su liste corte, con candidati riconosicibili, senza preferenze. La novità, qui, è la possibilità del ricorso incentivato a primarie per almeno due terzi dei candidati, mentre in Germania si ricorre a procedure democratiche tra i soli iscritti. Chi non fa le primarie e non rispecchia un equilibrio di genere di almeno un terzo-due terzi, vede dimezzato il rimborso elettorale. Come, quindi, legittimare direttamente i governi? Il sistema favorisce questo esito adottando una correzione simil-spagnola, cioè non con un'assegnazione proporzionale nazionale dei seggi alla tedesca, ma fermandosi solo a livello di circoscrizione pluriprovinciale. Le forze minori vengono comunque rappresentate prendendo un significativo diritto di tribuna nelle circoscrizioni più grandi. La loro sottorappresentazione consente di premiare ciascuna delle forze maggiori a vocazioni maggioritaria senza che esse debbano essere ingabbiate in coalizioni coatte per ottenere l'attuale premio che viene eliminato. Le forze medie e quelle territorialmente concentrate (purché abbiano sul piano nazionale il 3% dei voti o siano espressive di minoranze linguistiche) hanno una rappresentanza fedele. Infine, quale atteggiamento avere? Da più parti, a cominciare dal Presidente Napolitano, in questi giorni, specie dopo il verdetto dei referendum, si è chiesto di assumersi responsabilità. È tempo che ciascuno dica cosa vuole, non solo sulle prime scelte di ciascuno, ma anche dei punti su cui è risposto ad arrivare. Tutto il Pd lo ha già fatto con un'ottima proposta ufficiale, chi di noi siede in Parlamento e ancor più nella Commissione parlamentare ha un dovere personale ulteriore: di sostenerne i principi con coerenza, principi che impegnano tutti, aiutando subito a fare un passo in avanti, eliminando qualsiasi alibi alla conservazione. Questo è un tentativo serio di chi ha visto uno spiraglio e vuole allargarlo. Non sarà, credo, l'ultimo, ma intanto segna un clima e un percorso. STEFANO CECCANTI Foto Ansa L'intervento Legge elettorale, un'idea tra Spagna e Germania Federico Fubini, il quale racconta di una riunione riservata a Davos, tra il segretario al Tesoro americano Tim Geithner, il finanziere David Rubenstein (uomo guida del fondo Carlyle), l'altro finanziere Steve Cohen e l'ex presidente della Bundesbank Alex Weber. Al tavolo sedevano anche altri gestori di fondi, tra i più importanti del mondo, e la discussione verteva sui rischi dell'Europa. «I convitati - scrive Fubini - si sono consultati a lungo, poi hanno presentato il responso a Weber e Geithner. Fra i rischi maggiori, hanno detto, figura la possibilità di un ritorno di Silvio Berlusconi al posto di Mario Monti alla testa del governo in Italia». Sì, proprio quel Berlusconi statista di cui sopra. Foto Ansa La proposta presentata assiene a Morando, Tonini, Giaretta, Adamo e Negri «Siamo fermi sui principi della proposta ma flessibili sulle modalità operative» Fini, voto, con nuove regole «Lariforma della leggeelettorale èundovereneiconfronti degli italianiperché adesso nonsipossonodifenderenormecheimpedisconoaicittadinidisceglierei lororappresentanti»: lo ha detto Gianfranco Fini come leader di Fli a Potenza (e poi su Facebook). E si devono ridurre i costi e il numero «abnorme» di rappresentanti del Parlamento e degli Enti Locali. 13 SABATO 28 GENNAIO 2012
Foto di Giorgio Perottino/LaPresse VALERIA TRIGO ROMA A driano Celentanosarà a Sanremo, alvia il prossimo 14febbraio. Dopo lepolemiche, le indi-screzioni e il solito polverone - ormai standard quando si parla di «Molleggiato» e tv pubblica - l'accordo con la Rai è stato raggiunto. Anche se nulla è stato ancora firmato. Soprattutto, sono state accolte tutte le richieste di Adriano: totale libertà nei suoi monologhi, prima performance senza spot, in quanto considerata evento eccezionale (sul modello degli interventi di Roberto Benigni che lo scorso anno commentò l'inno di Mameli) e possibili interruzioni negli interventi delle serate successive solo nel caso in cui superino gli intervalli tra un break e l'altro. Accordo raggiunto anche sul compenso: 300 mila euro a puntata, per un massimo di 750 mila euro. Ma la pace fatta con viale Mazzini non mette ugualmente al riparo dalle polemiche. Che, in tempi di crisi come i nostri, è facile indirizzare sulla questione «super compensi». Dalla senatrice Poli Bortone alle associazioni di telespettatori è un coro di critiche. Di «schiaffo all`Italia che soffre la crisi ed in particolare a tutte quelle categorie che stanno animando le forti e sacrosante proteste di queste settimane», parla la cofondatrice del movimento Grande Sud. «In momenti di difficoltà economica anche per la Rai, bisognerebbe puntare di più sulla morigeratezza», esorta invece Luca Borgomeo, presidente dell'associazione di telespettatori cattolici Aiart. TUTTO È COMINCIATO... Sembrerebbe conclusa insomma la soap «Celentano a Sanremo» che ha avuto numerose puntate. Seguitissime anche e soprattutto sui socialnetwork. Dalla rete, infatti, ed esattamente dal sito del Clan è partito tutto. In particolare con un messaggio in cui si accusava la signora Lei, direttore generale della Rai di aver messo il veto sulla partecipazione di Adriano al festival. A quel punto è cominciato il rimpallo di accuse tra i protagonisti della querelle. E un'altra signora, Claudia Mori, consorte e produttrice del Molleggiato ha cominciato ad esprimersi pubblicamente facendo sapere che oltre alla questione del contratto c'è anche un «aspetto psicologico» che non si può sottovalutare. Via via si sono delineate le richieste più chiaramente. Per approdare sul palco dell'Ariston Celentano ha messo sul tavolo un paio di desiderata fondamentali: niente interruzioni pubblicitarie e totale libertà sui testi dei suoi monologhi. Nessuna lettura prima della messa in onda, nessuna limatura o censura, insomma. Argomenti che la Rai non si è mai fatta timore di tirar fuori quando si è trattato di personaggi, diciamo così un po' esuberanti. Vedi Celentano e poi Grillo e poi Roberto Benigni, certamente. Eppure proprio per il regista e comico toscano viale Mazzini fece «un'eccezione» lo scorso anno. Niente interruzioni pubblicitarie e totale libertà nel suo monologo. In quell'occasione una rilettura molto personale (e persino politica) dell'inno di Mameli, con un occhio all'Unità d'Italia, ovviamente, ma anche con molti altri occhi puntati sul presente. Quello berlusconiano. La partecipazione di Benigni al festival fruttò tali e tanti ascolti da risollevare, almeno, per quella serata, le tristi sorti di questa manifestazione canora, ormai logora nello spirito e nell'apparenza. Ogni anno, infatti, non è un mistero la kermesse perde pubblico. E hai voglia a prendersela con i conduttori, con i cantanti o con le canzoni...Nessuno si rassegna. Tanto meno la Rai che continua ad investire milioni. IL MATTATORE Per questo la presenza del «mattatore» di turno sembra diventare l'unica condizione possibile per ritirare su i pennini dell'Auditel, inesorabilmente stanchi anche loro, come gli stessi spettatori. Costi quel che costi. Così va il mondo dello spettacolo. Così va la tv pubblica. Chi l'avrebbe mai detto che ci saremmo trovati d'accordo, per una volta, persino con la Poli Bortone... La querelle è partita dal sito del Clan: la Lei non lo vuole... CELENTANO SARÀ A SANREMO Tira e molla Come per Benigni lo scorso anno nessuna limitazione AI LETTORI Sul campo dell'Inter Festeggiamenti con Adriano Celentano Raggiunto l'accordo con la Rai. Anche se non èstatoancorafirmatoilcontratto.Nientecensure né spot. Polemiche sul cachet: 750mila euro Pace fatta Rinviata la rubrica Homevideo La pagina dedicata agli homevideo non è uscita per motivi di spazio. Ce ne scusiamo con i lettori e i curatori. Il video di Laura Pausini Saràinrotazionedal30gennaioilvideodi«Bastava», ilnuovosingolo diLauraPausini, terzo estratto dall'album «Inedito», già in trasmissione su tutte le radio dal 20 gennaio. «Amo questa canzone, e provo un'emozione fortissima nell'interpretarla, perché quella che canto è davvero la mia storia». 41 SABATO 28 GENNAIO 2012
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28/01/12

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