Foto Ansa I n una popolare trasmissione disatira televisiva, andata in ondala settimana scorsa, si ambienta-va il 38esimo congresso del Par-tido Socialista y Obrero Español (Psoe) in una sala della Costa Concordia. La riunione del partito, nelle previsioni del programma, era moderata dall'imitatore di un sempre simpatico e ottimista José Luis Zapatero che, alla fine della scenetta, dopo la collisione tra la nave e uno scoglio imprevisto (la crisi? Il tasso di disoccupazione?), veniva richiamato all'ordine dal suo ex numero due, José Blanco, con l'ormai famosissimo: «Capitano, torni a bordo, cazzo!». La satira, si sa, può permettersi quello che molti vorrebbero, ma non possono dire. Era il congresso forse più atteso e complicato della storia recente del partito socialista. Un appuntamento interessante e prevedibilmente doloroso, dopo la peggiore sconfitta elettorale che la sinistra spagnola abbia registrato da quando da queste parti si è tornati alla democrazia. Il 20 novembre i popolari guidati da Mariano Rajoy hanno fatto cappotto, aggiudicandosi un'ampia maggioranza alle Cortes. E il grande sconfitto, quello che aveva accettato di immolarsi per la causa, pagando lo scotto di una crisi galoppante e una gestione inadeguata, era stato il 61enne Alfredo Pérez Rubalcaba: ex vicepremier, ex ministro degli Interni, ex eterno secondo dei vertici socialisti, prima con Felipe González e poi con Zapatero. Il congresso che si è chiuso domenica a Siviglia aveva l'obiettivo di eleggere il nuovo segretario generale del partito, ma soprattutto di ridare fiato a una formazione dalla rotta incerta e con previsioni di successo elettorale tendenzialmente al ribasso. Il primo obiettivo è stato raggiunto con soddisfazione: l'elezione dello stesso Alfredo Pérez Rubalcaba è arrivata dopo settimane di tensione, frecciatine, qualche colpo basso. Il duello era tra l'uomo forte di Madrid e la nuova promessa venuta dalla Catalunya per sfidare l'apparato. L'ex ministro della Difesa del governo Zapatero è una giovane donna bionda e minuta che ha dato filo da torcere all'esperto eterno secondo. Lo scarto di voti tra Carme Chacón e Alfredo Pérez Rubalcaba è stato di 22, su un totale di 956, a favore di quest'ultimo. Eppure, le previsioni del venerdì davano in vantaggio Chacón, che si è spesa per vendere l'idea di una necessaria rifondazione del partito. Un cambiamento di rotta che doveva passare dal rinvigorimento attraverso in rinnovamento: facce nuove, più giovani e meno depresse per infondere fiducia ad un elettorato in fuga. Alla fine è prevalso il buon senso, o almeno la prudenza, sulla temerarietà. E Rubalcaba si è portato a casa una vittoria balsamica che lo dovrebbe aiutare a rimettere a galla la nave incagliata. Molti analisti hanno messo in luce alcuni errori commessi da Chacón, forse per inesperienza. Lei era la favorita, appoggiata da tutte le delegazioni del sud della Spagna, quindi le più forti. Era anche la creatura di Zapatero che ci si aspettava potesse superare lo «zapaterismo» con un sorpasso ben fatto, da sinistra. Il discorso con cui ha concluso la sua candidatura alla segreteria è stato invece troppo nervoso, urlato. Fuori luogo quando doveva ancora convincere. Si è tradita da sola, non ha fatto tesoro degli insegnamenti del suo tutore, quello stesso Zapatero che undici anni fa usciva dall'anonimato e strappava la segreteria al favoritissimo José Blanco grazie a un discorso calibrato e sorprendente. Al di là dei toni e delle lotte interne che il Psoe ha dovuto sopportare negli ultimi mesi, Rubalcaba sembra essere riuscito, proprio ieri, a superare anche il secondo scoglio previsto per questo congresso: l'unità. Nel suo discorso di investitura ha fatto più volte riferimento alla necessità di coesione di fronte alle politiche di austerità che l'attuale governo sta promuovendo. Ha promesso primarie alla francese per l'elezione e ha addirittura proposto, a sorpresa, la revisione degli accordi con la Santa Sede, per arrestare la deriva cattolica dell'esecutivo Rajoy (in previsione ci sono la riforma delle leggi sull'aborto, sui matrimoni omosessuali e sul divorzio). Uno dei gesti più apprezzati, nell'approvazione del nuovo apparato socialista con l'80% di voti a favore, è stata la nomina a presidente del partito di José Antonio Griñán, attuale presidente della Regione andalusa. Proprio in Andalusia, feudo socialista per eccellenza e unica regione ancora «rossa» della geografia iberica, si svolgeranno elezioni autonomiche il 25 marzo. Griñán si era apertamente schierato a favore di Chacón prima del congresso, ma il saggio Rubalcaba ha voluto sigillare con un gesto significativo la volontà di riconciliazione e di rimonta in un momento critico per una formazione con vocazione di governo, ma ancora reticente ai cambiamenti più radicali. Rubalcaba al timone con pacatezza e unità Foto Lapresse volto sfocato, privo di lineamenti così l'ha descritto il New York Magazine: un uomo sfuggente. La nuova vittoria in Nevada invece di dissipare alimenta nuovi interrogativi, quelli che paradossalmente erano stati accantonati di fronte al rischio di vedere emergere Gingrich verso la nomination. Oggi ci si chiede quali siano davvero i meriti di Romney, oltre ad aver guidato una società che sbranava le imprese in crisi e lucrava sui pezzi migliori. Il Washington Post ha smentito con tre Pinocchi - unità di misura della bugia - la sua affermazione di aver creato 100.000 posti di lavoro. E ancora dà i brividi la sua ultima gaffe: «Non mi preoccupo molto per i poveri». I democratici prendono nota, pronti a rinfacciargli ogni passo falso. Costerà, certo. Obama punta a raccogliere un miliardo di dollari per la sua campagna, 250 milioni in più che nel 2008. E finora ha contattato un milione di sottoscrittori. Si giocasse pulito non avrebbe di che preoccuparsi. Ma i super Pac che spalleggiano i repubblicani e prendono soldi dall'alta finanza hanno le tasche piene e nessun obbligo di trasparenza. Se sarà Romney a correre, avrà milioni su cui contare. Il retroscena La favorita della vigilia al Congresso del Psoe era la delfina di Zapatero Ma Carme Chacòn sbaglia i toni: non convince la sua sfida al rinnovamento CLAUDIA CUCCHIARATO Alfredo Perez Rubalcaba leader Psoe BARCELLONA Secondo turno in Finlandia I finlandesi chiamati ieri al ballottaggio per sostituire l'amata presidente Tarja Halonenal terminedel suosecondomandato di sei anni,secondo isondaggi, hannopremiato il leader conservatore Sauli Niinisto, ex ministro delle Finanze. A sfidarlo era in pista il primo candidato dichiaratamente gay, Pekka Haavisto, ex ministro dell'Ambiente dei Verdi. 25 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
TORINO MASSIMO DE MARZI O perazione fuga falli-ta, per ora. La Juveincappa nel secon-do pareggio nelleultime tre uscite ca-salinghe e fallisce l'opportunità di allungare sul Milan, nella domenica in cui i rossoneri vengono frenati dal Napoli. Conte, contro il Siena che aveva riportato in A la scorsa stagione, ha visto i suoi allungare a 21 la striscia di risultati utili, ma anche chiudere per la prima volta senza gol allo Juventus Stadium. Per vincere gli scudetti, da sempre, è fondamentale fare bottino pieno nei confronti con le piccole e la capolista in casa aveva fallito già contro Bologna, Genoa e Cagliari. Questa volta non c'è stato l'incubo della maglia rossoblu, ma quello di una divisa celeste come quella sfoggiata da un Siena che ha avuto il merito di concedere pochissimo alla Juve. Lo 0-0 si spiega con il muro difensivo eretto dai toscani, l'imprecisione degli attaccanti della Signora e alcune paratissime di un Gianluca Pegolo formato super, che si è confermato più di una semplice riserva. Contro il Napoli aveva parato un rigore a Cavani, ieri ha sfoderato almeno tre interventi decisivi, cancellando il ricordo del debutto in serie A di dieci anni fa a Torino (contro il Toro), quando con il Verona ritornò a casa con cinque reti sul groppone. Sannino può essere soddisfatto della prova dei suoi, che non hanno mai perso la testa neppure durante l'arrembaggio finale della Juve, rischiando persino il colpaccio in contropiede con Gonzalez e Gazzi. Ma sarebbe stato un premio esagerato, visto che la partita l'ha sempre condotta la squadra di casa. Nel primo tempo con ritmi troppo compassati, convinta forse che l'episodio prima o dopo le avrebbe consentito di sbloccarla, nella ripresa la Juve è salita di giri, Conte ha cambiato tutto il terzetto offensivo e proprio dopo gli ingressi di Giaccherini, Borriello e Quagliarella i bianconeri hanno avuto le occasioni migliori. La sensazione che dà la capolista, però, è che se non gioca sempre al 100% delle sue possibilità fa fatica pure contro formazioni tecnicamente meno dotate. E allora, se si riesce a ingabbiare Pirlo e Marchisio è lontano dal top della condizione, dopo l'infortunio patito a Bergamo, tener botta per le avversarie non è così complicato. Certo, sul risultato hanno pesato anche alcune decisioni poco convincenti del signor Peruzzo, che nel finale non ha concesso un rigore alla Juve, per l'evidente tocco col braccio di Vergassola sul cross di Chiellini. Ma se l'ad bianconero Marotta ha tuonato per le mancate decisioni arbitrali, Conte si è dimostrato più signore: «Le immagini parlano chiaro, ma non amo mai attaccarmi a un episodio per valutare la partita, l'arbitro complessivamente ha diretto bene». Poi però il tecnico bianconero ha tirato fuori il sassolino dalla scarpa: «Mi limito a sottolineare che finora la Juve ha avuto un solo calcio di rigore a favore, pur essendo ai vertici della classifica dall'inizio del campionato». Guai a parlare di scudetto, Conte però non ha potuto negare che sia stata un'occasione persa: «Questo era un turno da sfruttare. Non siamo riusciti a sfondare il muro del Siena, ma ai miei non mi sento di rimproverare nulla. Andiamo avanti, pensiamo partita per partita, senza fare calcoli». E ora la sfida infinita col Milan si sposta sul terreno della Coppa Italia, mercoledì a San Siro primo atto della semifinale. Foto Lapresse LA JUVE FRENA SOLO UN PARI MA CHE BEL SIENA I toscani strappano uno 0-0 Fallita l'occasione per l'allungo in classifica La rabbia di Marotta per un mani sospetto in area: «Arbitro inadeguato» Anche Conte recrimina www.unita.it Il portiere del Siena Pegolo anticipa in uscita gli attaccanti della Juventus «Non parlo degli episodi: ma per noi solo un rigore quest'anno» Sportlunedì34 LUNEDÌ6 FEBBRAIO2012
Il professore e i suoi ragazzi col «cervello più grande» Massimiliano Verga ha 42 anni, insegna sociologia del diritto all'Università degli studi di Milano-Bicocca. Moreno ha due fratelli, Jacopo e Cosimo, che «hanno un cervello più grande anche se fanno di tutto per non farlo notare». Vivono tutti a Milano, anche se il papà ama la montagna e vorrebbe vivere al mare. Moreno ha una madre, Francesca, e nelle prime pagine del libro il padre dice che molti percepiranno l'«assordante» silenzio su di lei. Soprattutto Francesca stessa. I genitori non vivono più nella stessa casa. L'autore ritiene che l'intima essenza del rapporto che si ha con i figli è sempre personale, «mia, sua, mai nostra». notte e il resto sul tram mentre andavo al lavoro» - e cerca la penna anche per dar voce alla rabbia e ad una vita che si vuole ignorare. Brani di mezza pagina, di due intere, o composti solo da una frase, danno a chi legge il ritmo della imprevedibilità, cioè della pasta di cui è fatta la giornata del papà di Moreno. La disabilità di un figlio disorienta e confonde ogni punto di riferimento. A cominciare dalla dimensione del tempo. Dopo la notizia, il tempo si rompe irreparabilmente, non si è più quelli di prima. Il «dopo» centellina soltanto attimi di respiro. Il futuro è un continuo enigma, è impossibile fare progetti, Moreno cresce e dal lettino con le sbarre forse passerà a un materasso per terra, tanto si butta giù lo stesso, ma il problema sarà evitare che vada in giro, visto che un passo più lungo di dieci centimetri lo fa cadere. Non si può certo mettere una gabbia intorno al materasso. «Dovrò inventarmi una soluzione, ci penserò quando sarà il momento. Con te, ogni volta che ho programmato qualcosa ho sempre fatto diversamente». La spensieratezza è solo un desiderio: «uno dei miei pensieri è che vorrei che esistesse un tempo zero capace di annientarli». Ma le lunghe attese possono essere ripagate da una sapienza rarissima, ignota ai più: «ho dovuto aspettare che cadesse il tuo primo dentino perché una mia carezza riuscisse a calmarti. Ho dovuto aspettare tutto questo tempo per capire che non posso in alcun modo toglierti il dolore e che tu non puoi togliere il mio, ma che un modo per consolarci forse esiste». Tra descrizioni di file interminabili per vedere riconosciuto uno straccio di diritto (la tessera del tram, i pannolini), tra aspirazioni impossibili e semplicissime - andare con Moreno a vedere la partita, fantasticare che possa fare la figura del maleducato (se così fosse parlerebbe), comprargli un gelato solo per soddisfare una propria voglia di normalità – il libro di Verga ha il sapore dell'ironia e dell'incanto. Il padre cerca il figlio in un a tu per tu interiore che solo l'innamoramento dispiega. Da Moreno si sente compreso in una maniera esclusiva: «Continuo a pensare che morirò convinto che sarai stato uno dei pochi che forse mi hanno capito». Di lui sente una incessante mancanza: «una parte di te è sempre presente in ogni momento, in quello che faccio, che dico e che penso». E lo chiama, lo tira dentro la sua vita in una intesa impossibile eppure reale: «Ieri eri vestito così male che perfino tu te ne sei accorto». Zigulì non è un libro sulla disabilità. Massimiliano Verga non crede che gli altri possano capire, qualcuno forse si avvicina, ma è raro, e lo fa senza parole. Zigulì è un poema d'amore. La famiglia Bologna per i più piccoli Unlibroperl'infanzia,«Luposabbioso»dellascrittricesvedeseAsaLind,per«stimolare i bambini coinvolgendoli all'interno di un'attività artistico-culturale propedeutica all' espressionedelleproprie emozioni». Tornaa Bologna,con la IVedizione, il progetto «Parole in costruzione» che prenderà il via domani nella sala Centofiori del Navile. 31 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
È più complicato per il Pd so-stenere il governo dopo leultime uscite di Montisull'articolo 18? «No - risponde Enrico Letta - per un motivo molto semplice: finora non c'è stato un solo atto deciso dal governo che sia in contrasto, anche solo potenzialmente, col nostro programma. Dopo tre mesi è chiaro che avevamo ragione noi, lo spread è sceso e mentre l'Italia di Berlusconi era un problema per l'Europa oggi Monti ci porta accanto a Francia e Germania». Sì, ma sul mercato del lavoro? «Monti ha detto che non ci sono tabù ed è un giudizio che condividiamo perché anche noi abbiamo detto che il tema dell'articolo 18 è l'ultimo da affrontare all'interno di una complessiva riforma del mercato del lavoro». Susanna Camusso ha detto che una riforma senza l'accordo con le parti sociali sarebbe ingiusta. «Noi auspichiamo un accordo e personalmente sono convinto che un'intesa possa esserci. Sono fiducioso nel vedere le parti sociali unite e sono certo che il governo lavorerà su questa sintonia». Sergio D'Antoni ha scritto su questo giornale che se la riforma non sarà condivisa dalle parti sociali il Pd deve votare contro: condivide? «La riforma del mercato del lavoro è uno dei pilastri dell'intesa complessiva raggiunta, non prendo neanche in considerazione l'ipotesi di votare no». Nel senso che dovete votare sì in ogni caso? «No, nel senso che non è neanche immaginabile che una riforma di questo tipo possa essere fatta senza l'intesa tra i tre soggetti politici che in Parlamento sostengono il governo. Non esistono maggioranze “à la carte”, variabili, con Pd, Pdl e Terzo polo alleati due contro uno in modo diverso a seconda dei temi. Sui pilastri di questo governo, e cioè rigore nei conti pubblici, riforme strutturali e crescita, ci deve essere un'intesa di tutti e tre i soggetti politici». E se non ci fossero le condizioni per un'intesa? «Vorrebbe dire che è finita la maggioranza e di conseguenza la vita di questo governo. Monti questo lo sa e non si arriverà mai a una situazione in cui una delle tre forze che lo sostengono sia costretta a votare contro». I margini per future intese si restringono dopo il voto sulla responsabilità civile dei giudici e il riemergere dell'asse Pdl-Lega? «Non devono. Gli ultimi giorni hanno chiaramente dimostrato quello che penso da sempre, e cioè che non c'è una simmetria tra Pd e Pdl, come in questi tre mesi si è voluto dare a intendere, con un governo sostenuto dal Terzo polo come motore politico e da due partiti, Pd e Pdl, distanti dall'esecutivo che subiscono entrambi la situazione. Questo è un racconto, spesso avvalorato da alcuni anche in casa nostra, profondamente sbagliato. Tra noi e Pdl c'è una profonda asimmetria. Primo, perché il fallimento di questo governo costerebbe più a noi che a loro, perché vorrebbe dire che tutto sommato non era Berlusconi il problema. Per il Pd è fondamentale che il governo Monti abbia successo. Il secondo fattore di asimmetria lo vediamo dai sondaggi. Non solo perché da questa situazione il Pdl perde consensi mentre noi ne guadagniamo. L'80% dei nostri elettori sostiene il governo Monti, mentre solo il 40% degli elettori del Pdl sono su questa posizione». Bersani ha detto «non ci lasciamo prendere in giro» e il Pdl ha reagito aspramente: fibrillazioni che minano la tenuta del governo? «Bersani ha fatto bene ad alzare il tono della nostra presenza politica perché l'accoppiata del voto sulla responsabilità civile dei giudici e sulle nomine del Cda Rai - due temi non casuali - ha chiaramente messo in evidenza il fatto che il Pdl è Intervista a Enrico Letta «Non sono accettabili maggioranze variabili né patti a due Pd-Pdl» SIMONE COLLINI Primo Piano Il tavolo dell'incontro tra i rappresentanti del governo e delle parti sociali Parla il vicesegretario del Pd: «Su rigore nei conti, riforme e crescita ci deve essere un'intesa tra tutti e tre i partiti che sostengono il governo» ROMA L'Italia e la crisi 10 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
nali. I fischi si sono tramutati in applausi solo quando Formigoni ha citato il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ma la contestazione è poi proseguita. Alla fine del suo intervento il governatore ha mandato un messaggio proprio ai contestatori: «Mi spiace per chi non è stato d'accordo su queste cose che noi comunque stiamo facendo. Sia chiaro che noi andremo avanti a realizzarle insieme e positivamente». Molte le reazioni all'episodio. «Per realizzare l'esposizione mondiale di Milano - ha dichiarato l'amministratore delegato della società Expo 2015, Giuseppe Sala - serve un contributo di tutti ed è per questo che la contestazione di oggi al Commissario generale Roberto Formigoni, che quotidianamente svolge la sua opera per Expo, non contribuisce alla nostra causa». Giuliano Pisapia, ha lasciato il Teatro Dal Verme senza commentare i fischi, mentre per l'ex primo cittadino, Gabriele Albertini, ha parlato di un episodio «disdicevole», aggiungendo che a fischiare sono state le stesse persone che poi hanno applaudito la frase del cardinal Martini, citata da Salvatore Veca, «convivere nella diversità». Presente al teatro Dal Verme anche il presidente Mediaset, Fedele Confalonieri, che applaudito durante il suo intervento sul palco ha poi evitato di commentare l'accaduto. Dura la reazione di Maurizio Lupi, vice presidente pdl della Camera, per il quale «sono inaccettabili i fischi e le contestazioni durante la presentazione di Expo a Milano. Ricordo che è stata l'alleanza di tutte le istituzioni - Moratti, Formigoni e Prodi - a portare Expo a Milano e Formigoni ha lavorato in stretto rapporto con Pisapia per rilanciarlo. Lasciamo fuori Expo dalle polemiche politiche». Foto Ansa Una svolta a sinistra del Pd nel nome del socialismo europeo. È l'obiettivo, assai ambizioso, di un gruppo di esponenti democratici che si è riunito ieri a Roma, al centro congressi Cgil di via dei Frentani. All'appello dei promotori, Sergio Gentili, l'ex coordinatore Ds Pietro Folena e il presidente della Fondazione Di Vittorio Carlo Ghezzi, hanno risposto, tra gli altri, l'ex leader della Cgil Guglielmo Epifani, il responsabile Economico Stefano Fassina, la segretaria generale dello Spi Carla Cantone e il governatore della Toscana Enrico Rossi (fermato dalla neve). Anche Pierre Carniti non è potuto intervenire, ma ha inviato un intervento scritto. In sala si mormora della nascita della nascita di una nuova area Pd a forte trazione laburista, che farebbe capo proprio ad Epifani. Ma i promotori smentiscono: «Non siamo qui per fare la 19esima corrente», chiarisce subito Folena. «Vogliamo costruire un laboratorio, unire nel Pd chi ha l'ansia di trasformare la società, di tramutare l'indignazione in politica». Folena parla dei «gravi errori» prodotti a sinistra dall'«illusione liberale» e chiede più coraggio: «Se Hollande dice che il vero avversario è la finanza può dirlo anche il Pd». «Altro che lettera della Bce», insiste l'ex coordinatore Ds. «Il nostro obiettivo è un patto politico tra i socialisti per cambiare l'Europa». L'altro tema chiave è la natura del Pd, e il suo rapporto con il governo Monti. Epifani non lesina critiche: a partire dall'articolo 18 («È falso dire che frena gli investimenti stranieri e la crescita») e dalle pensioni: «Il contributivo puro è un errore, sbagliato anche alzare le accise sulla benzina». Carlo Ghezzi spiega che il nascituro gruppo «ha l'obiettivo di ri-orientare il Pd, di farlo diventare una forza che si oppone al neo-liberismo». «Dopo aver invitato Hollande, Bersani deve andare avanti senza timidezze, e senza subire ricatti». Altri parlano della necessità di «scuotere il partito dal suo torpore», di «ricordargli la sua funzione sociale». L'ex leader Cgil la mette così: «Il governo tecnico è un'anomalia che rischia di far male alla democrazia e di travolgere i partiti. Noi vogliamo fare qualcosa per far uscire il Pd da questa situazione, e preparare il “dopo Monti”». La ricetta di Epifani parte dal lavoro: «Oggi il Pd sembra più uno spazio pubblico che un partito. Per diventare un partito deve discutere e poi scegliere una linea. All'ultimo Forum sul Lavoro qualcuno si è lamentato per l'assenza degli imprenditori. Che senso ha? Il Pd deve partire sempre dai più deboli». LA CONTROFFENSIVA DI FASSINA Anche Fassina benedice il nuovo “laboratorio”: «Dobbiamo lanciare una controffensiva culturale forte contro le idee liberiste che ci hanno portato al disastro e che anche oggi vengono portate in trionfo dagli editoriali di Alesina e Giavazzi sul Corriere, gli stessi da 20 anni...». «Anche tra noi- dice- c'è chi pensa che la modernità dei “sacerdoti di Francoforte” e la tecnocrazia siano l'unica strada possibile e che il compito della sinistra sia far accettare alla gente le scelte impopolari». «Io invece dico che il compito dei progressisti è orientare il cambiamento, ribaltare questa lettura, altrimenti abbiamo già perso in partenza...». Fassina non risparmia critiche a Monti. «C'è un rapporto di sufficienza con le parti sociali, il dialogo viene ritenuto sostanzialmente inutile, un atto di buona educazione per limitare i conflitti. Anche il Parlamento, in fondo, viene ritenuto inutile, e i partiti corporativi...». «Questo è un governo di emergenza che bilancia interessi contrapposti tra le forze che lo sostengono. Dobbiamo starci, ma con la schiena dritta. E se sul lavoro il governo sposa la linea della destra per noi diventa insostenibile». Carla Cantone parla di «supponenza» di Monti verso le parti sociali. E avverte: «Se il Pd non interviene pagherà un prezzo altissimo». Un distributore di benzina: anche loro al centro delle liberalizzazioni «Portare il Pd più a sinistra». A Roma nasce il laboratorio di Ghezzi, Folena e Gentili. Sponsor Epifani e Fassina. L'ex leader Cgil critica le manovre di Monti e dice: «Per diventare un partito il Pd deve scegliere il lavoro». Pd, con Epifani nasce il laboratorio laburista «Partire dai più deboli» ANDREA CARUGATI ROMA I Forconi contro Lombardo «Isiciliani,sevoglionoipropridiritti,hannoildoverediassaltareilgovernoel'Assemblea regionale». Con questo avviso, che ha il sapore di una vera e propria «chiamata alle armi», ilMovimentodei forconihacomunicatoieri pomeriggiol'inizio diuna settimanache si annuncia particolarmente «calda» sul fronte della protesta. 17 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
Quando MassimilianoVerga «pulisce il culo»di Moreno che, pur trale tante disabilità, riesce a lanciare in aria il pannolino sporco di cacca, imbrattandosi dalle unghie ai capelli, ne ricava anche la dolcezza della ritualità. Il futuro ha le sue certezze: pulire la cacca del figlio giorno dopo giorno. Stare con Moreno è lotta, rabbia, fatica, rarissimi momenti di gioia pura: «Quando ridi non me ne fotte letteralmente un cazzo di quello che mi succede intorno». Verga ci mostra un mondo padre-figlio dominato dalla sproporzione. Il corpo del figlio, nato sano ma diventato gravemente disabile in pochi giorni, si fa pesante, ma il suo cervello resta piccolo e Verga lo chiama «zigulì», proprio come le caramelle, e così intitola il libro che ha scritto (Zigulì, Mondadori, strade Blu). Il figlio non ha sguardo, eppure il padre continua a cercarlo, ricevendo invece migliaia di sguardi dagli altri. Le occhiate brevissime di chi per strada si gira subito da un'altra parte, quelle interminabili di chi fissa prima lui e poi Moreno, o viceversa. «Se potessi avere un centesimo per ogni sguardo ricevuto, potrei finalmente comprarmi una casa più grande», scrive Verga. I bambini che lo incontrano arrivano a contorcersi alla ricerca dello sguardo di Moreno. Nulla. Quasi impossibile rispondere ai loro «perché». Il padre registra ciò che non riesce a fare, somma le proprie incapacità. Sopporta a malapena lo «sguardo del giudizio»: quello con cui si fissa allo specchio e, impietoso, condanna la propria impotenza. La prosa è a flash, a volte contratta, ridotta all'osso. Si avverte che chi scrive ha rubato il tempo – «Metà di questo libro è uscito in una DELIA VACCARELLO ZIGULÌ, MIO FIGLIO PICCHIATELLO Che avventura meravigliosa per la piccola Adelaide, una cangurina nata con le ali. Diversa dal resto della famiglia e col desiderio di viaggiare. Volando, magari, come fanno gli uccelli e gli aeroplani. Così un giorno anche lei prende e parte, cioè apre le ali e vola. In giro per posti esotici come l'India, ma per poi fare tappa a Parigi e restare lì, nella Ville Lumière, tra la Tour Eiffel e Notre Dame. Diventando persino una stella del varietà. Poi, un giorno la prova di coraggio, il momento che ti trasforma in eroina. Adelaide troverà in questa prova del fuoco (in tutti i sensi) un modo per concludere felicemente e con i fiori d'arancio la sua avventura di volo. Per piccoli lettori, futuri viaggiatori, amanti di piccole poesie piene di fantasie. Tomi Ungerer firma e disegna adelaide - il canguro volante Donzelli editore, euro 17,50 www.unita.it Più che un libro sulla disabilità è una storia d'amore. Quella di un padre, Massimiliano Verga, e del suo bambino gravemente handicappato PARABOLE Adelaide, la cangurina che sapeva volare in alto Culture30 LUNEDÌ6 FEBBRAIO2012
D a diversi anni, ormai,ci fanno sentire in col-pa se non usiamo lam-padine a basso consu-mo, quelle che le avviti e non finiscono mai, e guai se non facciamo la lavatrice di notte, approffittando magari del vicino che russa. Altrimenti, martella la pubblicità dell'Enel, resteremo per sempre degli ottusi spreconi di energia elettrica. Ma per sprecarla, la corrente, bisogna avercela. Perché se uno ci pensa, in queste ore di emergenza continua, col gelo, la neve e un paese nel caos, quegli spot-progresso diventano grotteschi, mentre decine di migliaia di case e abitazioni sono rimaste senza luce, al buio e al freddo. Dall'altro giorno, per motivi ancora ignoti, 160mila utenze al centro-sud sono rimaste senza fornitura. Altrettante famiglie e un numero molto più grande di persone, battono i denti e imprecano pigiando inutilmente l'interruttore della parete. Nella notte scorsa, il personale dell'Enel, un migliaio di persone, hanno effettuato quasi 3000 interventi, cosicché ieri mattina è partito il conto alla rovescia per sapere quanti erano ancora in condizioni “belliche”: 84.100, 74.860 nel primo pomeriggio, la gran parte delle quali nel Lazio, 67.000 distribuite tra Frosinone, Valle dell' Aniene, Castelli Romani e hinterland a nord della capitale, e poi 59.270, lo zero ieri sera ancora lontano. Il governatore della regione, Renata Polverini, ha dato due indicazioni cruciali e inedite alla popolazione: uscite di casa solo se avete davvero bisogno, e mettetevi scarpe adatte. Si spera che nella task-force che ha convocato e presieduto, prima, abbiano concluso qualcosa di più. Non che le istituzioni, finora, abbiano brillato in questa vicenda che riporta mezza Itala ad atmosfere medievali, quando si accendevano candele e fuochi per resistere ai rigori dell'inverno. Il governo tace, i ministeri che sarebbero interessati, perlomeno quello dei Trasporti, dello Sviluppo economico e quello dell'Interno, sono convitati di pietra alle riunioni operative che si sono succedute ad un ritmo inversamente proporzionale alla soluzione dei problemi. Gli amministratori se la prendono con l'Enel per l'interruzione del servizio pubblico, che è uno degli aspetti più importanti del contratto di fornitura, minacciando azioni legali e class-action: così la provincia di Siena o il comune di Arezzo, dopo che la Toscana ha pagato un prezzo altissimo nelle prime ore al black-out di energia. Senza contare i sindaci dei paesi, furibondi. Come Angelo D'Ottavio, primo cittadino di San Valentino in Abruzzo Citeriore (Pescara), che da denunciato l'Enel per 129 famiglie senza riscaldamento da oltre due giorni. «Non c'è stato nessun intervento nonostante la mia comunicazione al prefetto. Il dramma sono le famiglie, gli anziani, i bambini». Foto Ansa Primo Piano Dossier I giorni del grande buio 60 mila ancora senza luce Class action contro Enel Dopo quattro giorni interi paesi ancora senza elettricità. Altri sono isolati. Il governo tace Sindaci e amministratori del territorio invece si arrabbiano, e si organizzano per farsi valere SALVATORE MARIA RIGHI ROMA srighi@unita.it Due automobili sommerse dalla neve ad Avezzano Sotto zero 6 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
Marcatori I tabellini 16 RETI: Di Natale (Udinese) 15 RETI: Ibrahimovic (Milan) 12 RETI: Denis (Atalanta);Cavani (Napoli); Jovetic (Fiorentina); Milito (Inter); Palacio (Genoa) 11 RETI: Klose (Lazio) 10 RETI: Miccoli (Palermo) 9 RETI: Calaiò (Siena); Matri (Juventus); Giovinco (Parma) 7 RETI: Osvaldo (Roma);Nocerino (Milan) 6 RETI: Hamsik (Napoli); Marchisio (Juventus); ; Mutu (Cesena); ; Rigoni (Novara); Di Vaio (Bologna); Di Michele (Lecce);Hernanes (Lazio) 5 RETI: Destro (Siena); ; Pazzini (Inter); Lodi (Catania); Pandev (Napoli); Pepe (Juventus); Moralez (Atalanta); Rocchi (Lazio); Borini (Roma); Jankovic (Genoa) Risultati 22ª giornata Genoa 3 - 2 Lazio Chievo 1 - 2 Parma Fiorentina 3 - 2 Udinese Juventus 0 - 0 Siena Lecce 0 - 0 Bologna Milan 0 - 0 Napoli Novara 0 - 0 Cagliari Palermo 2 - 1 Atalanta Roma 4 - 0 Inter Cesena - Catania Rinviata Foto Ansa CHIEVO 1 FIORENTINA 3 JUVENTUS 0 LAZIO 2 PARMA 2 UDINESE 2 SIENA 0 r LECCE 0 MILAN 0 NOVARA 0 PALERMO 2 Sport punti partite in casa fuori casa reti G V N P G V N P G V N P F S 1 Juventus* 45 21 12 9 0 11 7 4 0 10 5 5 0 33 13 2 Milan 44 22 13 5 4 11 7 3 1 11 6 2 3 43 19 3 Udinese 41 22 12 5 5 11 10 1 0 11 2 4 5 33 20 4 Lazio 39 22 11 6 5 11 5 4 2 11 6 2 3 34 22 5 Inter 36 22 11 3 8 11 6 2 3 11 5 1 5 34 29 6 Roma* 34 21 10 4 7 11 6 3 2 10 4 1 5 36 26 7 Napoli 31 22 7 10 5 11 4 5 2 11 3 5 3 36 24 8 Palermo 31 22 9 4 9 11 9 0 2 11 0 4 7 32 32 9 Genoa* 30 21 9 3 9 11 7 2 2 10 2 1 7 31 38 10 Fiorentina* 28 21 7 7 7 11 6 3 2 10 1 4 5 23 19 11 Parma* 27 21 7 6 8 10 5 3 2 11 2 3 6 27 34 12 Cagliari 27 22 6 9 7 11 3 6 2 11 3 3 5 20 23 13 Chievo 27 22 7 6 9 11 5 3 3 11 2 3 6 19 28 14 Catania** 23 19 5 8 6 9 4 3 2 10 1 5 4 23 29 15 Atalanta* (-6) 23 21 7 8 6 10 4 4 2 11 3 4 4 25 27 16 Bologna* 22 21 5 7 9 10 3 2 5 11 2 5 4 18 26 17 Siena* 20 21 4 8 9 10 4 3 3 11 0 5 6 21 22 18 Lecce 17 22 4 5 13 11 1 3 7 11 3 2 6 22 38 19 Cesena* 16 21 4 4 13 10 2 3 5 11 2 1 8 13 31 20 Novara 13 22 2 7 13 12 2 5 5 10 0 2 8 19 42 Antonio Di Natale * Una partita in meno ** Tre partite in meno La classifica di A GENOA: Frey, Mesto, Granqvist, Kaladze; Constant, Jankovic (40' st Birsa), Kucka, Biondini, Sculli (33' st Belluschi), Gilardino, Palacio. LAZIO: Marchetti, Konko, Diakitè, Stankevicius (22'stBiava), Garrido(17' st Rozzi),Gonzales, Ledesma,Matuzalem,Lulic, Rocchi(16'pt Candreva), Klose. ARBITRO: Tagliavento di Terni. RETI: nel pt 10' Palacio, 25' Jankovic; nel st 1' Jankovic, 9' Ledesma (rigore), 45' Gonzales. NOTE: angoli 11a4perlaLazio.Recupero:1'e4'. Ammoniti: Rozzi, Kucka, Mesto, Candreva, Stankevicius, Biondini. Espulso 37' st Diakitè. GENOA 3 CHIEVO: Sorrentino, Frey, Andreolli, Acerbi, Dramè, Sammarco (1' st Luciano), Bradley, Vacek (31' st Paloschi), Thereau (24'st Sardo), Moscardelli, Pellissier. PARMA:Pavarini,Lucarelli,Paletta,Zaccardo,Valiani(17'stBiabany),Morrone,Mariga,Galloppa(9' pt Modesto), Gobbi, Floccari, Giovinco (45' st Okaka). ARBITRO: Nasca di Bari RETI: 1' st Giovinco, 4' st Thereau, 23' st Luciano (aut). NOTE: recuperi: 1' e 3. Angoli: 9-4 per il Chievo. Ammoniti: Valiani e Mariga per gioco falloso. FIORENTINA: Boruc,Gamberini,Natali,Nastasic, Cassani, Behrami, Montolivo, Lazzari, Pasqual, Amauri, Jovetic. UDINESE: Handanovic, Benatia, Domizzi, Ferronetti, Basta (22' st Torje), Isla, Pazienza, Fernandes, Armero, Floro Flores (15' st Abdi), Di Natale. ARBITRO: Mazzoleni di Bergamo RETI: nel pt14'DiNatale,39'Jovetic(rigore);nelst 11' Cassani, 39' Jovetic (rigore), 45' Torje. NOTE: angoli 6-3 per l'Udinese. Ammoniti: Lazzari, Montolivo per gioco falloso, Banatia per fallo di mano. Recupero: 3' nel primo tempo e 2' nel secondo tempo. JUVENTUS: Buffon, Lichtsteiner, Barzagli, Chiellini, De Ceglie, Vidal, Pirlo, Marchisio, Pepe (37'Giaccherini) Matri (30'stQuagliarella),Vucinic (15' st Borriello). SIENA: Pegolo, Vitiello, Terzi, Rossettini, Del Grosso, Giorgi (22' st Reginaldo), Gazzi, Vergassola, Brienza, Destro (28' st Parravicini), Calaiò (10' st Gonzales). ARBITRO: Peruzzo NOTE: angoli9-3perlaJuventus.Recupero: 1'e 4'. Ammoniti: Pegolo e Parravicini per comportamentononregolamentare,BarzaglieBorriello per proteste, Chiellini per gioco scorretto. LECCE: Benassi (26' pt Julio Sergio), Oddo, Carrozzieri, Tomovic, Cuadrado, Giacomazzi, Blasi, Delvecchio, Brivio, Muriel (23' st Bojinov), Di Michele (34' s Miglionico). BOLOGNA: Gillet, Raggi, Portanova, Antonsson, Garics (45' st Crespo), Mudingayi, Perez, Morleo, Taider (33' st Diamanti sv), Ramirez (18'st Acquafresca), Di Vaio. ARBITRO: Valeri NOTE:Espulsi:Carrozzieriperdoppiaammonizione. Ammoniti: Morleo, Delvecchio, Blasi, Perez), Antonsson, Oddo, Portanova , Ramirez BOLOGNA 0 MILAN: Abbiati (1' st Amelia), Abate, Mexes, ThiagoSilva,Antonini, Emanuelson,Van Bommel,Nocerino,Seedorf(31'stAmbrosini), Ibrahimovic,Robinho (41' st Maxi Lopez). NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, P. Cannavaro, Aronica (36' st Pandev) , Maggio, Gargano, Dzemaili (30'st Inler),Zuniga,Lavezzi,Cavani,Hamsik. ARBITRO: Rizzoli NOTE: Angoli: 11 a 7 per il Milan. Ammoniti: Van Bommel, Seedorf, Emanuelson e Mexes , Cavani, De Sanctis e Cannavaro. Espulsi: Ibrahimovic al 19' st, Allegri al 44' st. NAPOLI 0 NOVARA: Ujkani, Dellafiore, Lisuzzo, Centurioni, Garcia, Gemiti 6 (47' st Rubino), Porcari, Pesce, Rigoni (25' st Jeda), Mascara (37' st Morganella), Caracciolo. CAGLIARI: Agazzi, Pisano, Canini, Astori, Agostini, Dessena, Conti, Nainggolan (34' st Ekdal), Thiago Ribeiro (44' st Larrivey), El Kabir (11' st Ibarbo), Pinella. ARBITRO: Gava NOTE: Angoli: 5-4 per il Cagliari. Recupero: 1' e 3'. Ammoniti: Garcia per gioco scorretto, Spettatori: circa 8 mila. CAGLIARI 0 PALERMO: Viviano,E.Pisano,Silvestre,Mantovani, Balzaretti, E. Barreto, Donati, Bertolo 6.5 (26' st Acquah), Zahavi (22' st Ilicic), Miccoli, Budan (31' st Vasquez). ATALANTA: Consigli, Raimondi, Stendardo, Lucchini, Peluso, Schelotto (1' st Brighi), Carmona, Cigarini, Moralez, Gabbiadini (32' st Marilungo), Tiribocchi (28' pt Frezzolini). ARBITRO: Brighi di Cesena RETI: st 29' Miccoli (R); 4' Budan, 11' Moralez. NOTE: espulsonelpt26'Consigli;nelst20' l'allenatore atalantino Colantuono. Ammoniti: Raimondi, Zahavi, Mantovani, Cigarini e Moralez. ATALANTA 1 Prossimo turno Domenica 12/2/2012 ore 15.00 Lazio - Cesena Giov.. ore 20.45 Udinese - Milan Sab. ore 18.00 Cagliari - Palermo Sab. ore 20.45 Atalanta - Lecce Catania - Genoa Inter - Novara Parma - Fiorentina Bologna - Juventus ore 20.45 Napoli - Chievo Lun. ore 20.45 Siena - Roma Lun. ore 20.45 Serie A36 LUNEDÌ6 FEBBRAIO2012
Arrivano i soccorsi ma non per gli anziani chiusi in casa a Roma per il freddo e per il rischio di rompersi l'osso del collo scivolando sul ghiaccio. I soccorsi arrivano per il sindaco di Roma Gianni Alemanno e si chiamano Angelino Alfano e Maurizio Gasparri: attacco a tre punte contro il capo dipartimento della Protezione civile. Parte Alemanno che, al telefono, interviene nella trasmissione di Lucia Annunziata “in mezz'ora”, ospite in studio Franco Gabrielli. Il sindaco riabilita Bertolaso, con cui era entrato in rotta di collisione all'epoca dello scandalo delle piscine dei mondiali di nuoto: «Lui si faceva nominare commissario e interveniva personalmente, voi siete dei passacarte». Scatta Alfano: «Il Pdl produrrà un atto parlamentare per verificare comportamenti e responsabilità della Protezione civile nella gestione dell'emergenza maltempo, soprattutto a Roma». Poi arriva Gasparri: «La città non veniva colpita da decenni da un evento simile, che le strutture nazionali avevano clamorosamente sottovalutato». Franco Gabrielli, con il visibile imbarazzo del funzionario trascinato nella polemica politica («si mistifica la realtà e si distrugge il sistema previsionale e di allerta») risponde che non ha problemi di fronte a un'inchiesta parlamentare e ricorda: «I dati erano corretti, giovedì c'è stata la riunione di coordinamento e in quella sede abbiamo chiesto se c'erano particolari criticità». Ma giovedì la risposta del sindaco Alemanno era stata «Siamo pronti», invece, come possono testimoniare i cittadini di Roma, anche ieri erano disperatamente in attesa alle fermate degli autobus, l'amministrazione capitolina non era pronta venerdì, non era pronta sabato e non era pronta domenica. Quanto all'accusa lanciata dal sindaco di aver rifiutato il confronto «ho replicato senza occupare spazi televisivi e senza insultare». Invece Alemanno va a macchinetta, dichiara da piazzale delle Medaglie d'oro dove si fa fotografare con la pala in mano, si fa intervistare da Emilio Fede. Non c'è botta a cui non segua una sua risposta. Persino Storace si chiede: «Ma perché invece di lavorare attacca a testa bassa chiunque gli capiti a tiro?». Dal centrosinistra si stigmatizza «lo spettacolo penoso», come dice Luigi Nieri di Sel, «quando l'emergenza è ancora in corso». E il senatore Ignazio Marino: «Alemanno chieda scusa e si impegni a riparare i buchi che si sono creati nelle strade». Le bordate ad Alemanno arrivano anche dalla Lega Nord, Fabio Rizzi: «Serietà ed efficienza della Protezione Civile sono virtù completamente estranee al sindaco di Roma, la pulizia delle strade in caso di neve è compito suo, come degli altri sindaci non solamente della Padania, ma di tutt'Italia». Ed Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd: «Il centrodestra al governo invocava tutti i poteri straordinari possibili per i sindaci. Oggi sentire quegli stessi esponenti del Pdl chiamare in causa altre strutture dello Stato per assolvere ai più elementari doveri, farà inviperire i romani lasciati soli dalla giunta capitolina ancora di più». AUTONOMIA DI GESTIONE A proposito di poteri, la consulta della Protezione civile della Cgil segnala che al sindaco di Roma Capitale una legge costituzionale affida particolari poteri, dandogli “autonomia di gestione” specie in termini di protezione civile. Per il sindacato Cgil il sindaco evidentemente «non ha capito fino in fondo cosa significhi autonomia gestionale», forse, ipotizzano, per lui Roma Capitale «è stata solo un'operazione mediatica». L'unico effetto della legge costituzionale sin qui notato è stato il cambiamento di logo delle auto della polizia municipale. Ma non basta perché, nota la Cgil, Alemanno ha declassato la Protezione civile capitolina: «Era un ufficio extradipartimentale ora è in una stanzetta dell'assessorato all'Ambiente», insieme al decoro urbano, ai giardini e ai rifiuti. A proposito il consigliere comunale Athos De Luca segnala che nel 2009 Alemanno ha abrogato il “piano neve” messo a punto dall'Ama dopo la nevicata del 1985, che prevedeva una capacità di intervento 24 ore su 24. Nel gioco dello scaricabarile finisce anche la limitazione di spesa imposta da Tremonti dopo gli scandali della cricca. Ora Alemanno rimpiange i «bei tempi». La Cgil si dice invece d'accordo con Gabrielli e chiede: «1) coordinamento di protezione civile dentro la Presidenza del Consiglio dei Ministri affidato al Sottosegretario; 2. di puntare sulla prevenzione; 3. di ripristinare la sovraordinazione funzionale del Dipartimento nelle prime ore, sostituito dopo pochi giorni da una struttura commissariale; 4. di armonizzare l'impianto legislativo con la Costituzione». ROMA JOLANDA BUFALINI Alemanno preferiva la cricca: Foto Omniroma Primo Piano Legge Roma Capitale Attacco frontale di Alemanno al capo della Protezione civile: «Siete dei passacarte». Ma dimentica i doveri di sindaco di Roma Capitale. La Cgil: «Protezione civile capitolina declassata in una stanzetta». Il sindaco «spalatore» Il sopralluogo di Gianni Alemanno a piazzale delle Medaglie d'Oro p Il sindaco si scontra in tv con Gabrielli e rimpiange Bertolaso. Il Pdl vuole la commissione d'inchiesta Sotto zero Dà al sindaco più poteri ma è cambiato solo il logo della Municipale 2 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
U n socialista democrati-co, fino all'ultimo, excomunista e fuoriusci-to dal Pci nel 1956, sul-la scia del dissenso di Antonio Giolitti sull'invasione sovietica in Ungheria. Ma soprattutto un grande storico. Con l'inclinazione a scorgere i mali del presente nei dilemmi insoluti del passato. Questo era Luciano Cafagna, storico contemporaneo a Pisa e animatore del dibattito della sinistra, specie da quando divenne uno dei protagonisti della diaspora intellettuale del Pci. «Storico di alto profilo - lo ha definito Giorgio Napolitano rattristato per la morte di uno dei suoi amici di sempre - e tra i più brillanti della sua generazione». E proprio il cordoglio di Napolitano ci aiuta a comprendere radici culturali e posizioni politiche di Cafagna: in origine un comunista liberale. Nell'orbita di Antonio Giolitti e Giorgio Amendola, la cui lezione tenterà di inverare tanto nei suoi studi quanto nelle scelte di schieramento. Aderirà infatti al Psi, e molto più tardi ai Ds (nel 1998), alla Rosa nel Pugno e infine al rinato Psi. Ed eccole le idee chiave di Cafagna, figura chiave negli anni 70 della migliore stagione di Mondoperaio, con annesse sfide al Pci di Berlinguer. La «Programmazione democratica», punto forte del centrosinistra negli anni 60. Poi, l'idea «amendoliana» di un'Italia arretrata e divisa dai corporativismi, incluso quello dei ceti dominanti proprietari. La laicità. Di uno Stato a suo avviso nato debole e «scomunicato» dalla Chiesa. L'«autonomia della politica». Come capacità di suscitare dinamiche sociali nuove, e di inserire al loro interno un'azione originale e non eterodiretta. Infine, il socialismo democratico europeo, che senza rinnegare il ruolo del movimento operaio, potesse rendere «di governo» il sovversivismo delle classi subalterne. Domando a sinistra l'estremismo. E inducendo un processo di sviluppo economico moderno ed equilibrato. Tutte idee che stanno in sottofondo ai suoi grandi lavori storiografici e ai suoi saggi più noti. Da L'economia dell'Unione sovietica, a Nord e sud nella storia d'Italia, a Dualismo e sviluppo nella storia d'Italia, fino alla Grande slavina del 1993 e al suo importante Cavour. Che, pur sulle tracce di Rosario Romeo, ne ribalta in qualche modo la prospettiva. In che senso? Nel senso che se è vero che Cavour fu per Cafagna il duttile genio dell'Unità italiana, la sua figura racchiude altresì una serie di virtù difettive, segno di un'unità incompiuta e conflittuale. Quella di un'Italia «senza italiani. Di un'unificazione senza unità, con un centralismo senza centro e un sistema politico dal funzionamento difficile». Un Paese che ricorre alla tattica e al trasformismo, per tenersi in equilibrio. Quanto a Craxi, all'inizio visto con favore, il suo giudizio fu chiaro: statista deciso e intelligente. Privo però di visione industriale e incapace di «includere» il Pci. Un leader che ebbe il torto di far troppo leva sull'espansione del potere, senza diventare un «Mitterrand italiano». BRUNO GRAVAGNUOLO Il ritratto Cafagna, socialista ex Pci nel segno di Amendola Primo Piano Lo storico Luciano Cafagna La scomparsa del grande storico nato nel 1926. Dissidente come Giolitti, studioso del rapporto Nord-Sud e teorico riformista di una sinistra riunita bgravagnuolo@unita.it Il ricordo 21 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
Futuro digitale: quanto vale il pil di Internet Cresce il peso del web ma l'Italia non lo sa p NELL'INSERTO IL GOVERNO DEGLI ASSENTI L'economia verde riduce gli squilibri Così Rubalcaba ha convinto il Psoe LE MANOVRE DEL CAVALIERE Letta: sul lavoro niente modifiche senza intesa Il poker della Roma all'Inter di Ranieri Pietro Greco Fa discutere la proposta di Bonanni su una parziale correzione dell'art. 18 p ALLE PAGINE 10-13 Allarme in Abruzzo Paesi isolati e case al buio A l'Aquila requisiti i distributori di benzina 18 morti in due giorni BIPOLARISMO IMPERFETTO Berlusconi ci ripensa: sì alla riforma elettorale IL COMMENTO Unitag “ U na squadra al comando, anzidue. Ma è un campionato condizionato da qualche sorpresa e molti passi falsi. p A PAGINA 35 IL PUNTO p ALLE PAGINE 34-39 pBUFALINI, FUSANI, RIGHI E VENTIMIGLIA ALLE PAGINE 2-7 p BUTTTARONI ALLE PAGINE 26-27 L'OSSERVATORIO p CUCCHIARATO A PAGINA 25 SPAGNA L'ex premier cerca un patto a due col Pd. Che si smarca: si discuta in Parlamento Roma nel caos Alemanno attacca la Protezione Civile: «Passacarte». Gabrielli: «Ha sottovalutato» IL CAMPIONATO Silvio Pons p CILIBERTO A PAGINA 19 Che l'Europa goda oggi di pace e diritti umani non avremmo potuto prevederlo nel 1918 e nemmeno nel 1933 o nel 1945. Per questo dobbiamo tutti aiutare l'Ue. Helmut Schmidt p ALLE PAGINE 8-9 ABBANDONATI R oma è stata sommersa negli ul-timi giorni da una discreta quantità di neve, è stata attraversata da un'enorme quantità di polemiche istituzionali ed è stata assistita da una piccola quantità di mezzi di soccorso. p SEGUE A PAGINA 7 1,20 Lunedì 6 Febbraio 2012 Anno 89 n. 36 www.unita.it Fondata da Antonio Gramsci nel 1924
I n questo scenario di crisiacuta è fondamentale inne-scare un processo di innova-zione generalizzata, inter-pretando le prospettive se-condo cui le tecnologie della comunicazione sono alla base del recupero di produttività per creare nuove forme di occupazione qualificata. Ma come si farà a sviluppare le nuove tecnologie se la formazione di professionalità tecno-scientifica è stagnante? E come possono nascere nuove imprese innovative se non c'è una politica per il venture capital capace di sostenere le start-up innovative? Nonostante la scarsità di risposte a queste domande siamo convinti che internet sarà il driver decisivo per lo sviluppo. Nessun altro settore è in grado di contribuire alla crescita del Pil con la stessa potenzialità, anche se attualmente costituisce solo il 2% del Pil, mentre in Francia va oltre il 3% e nel Regno Unito e Svezia supera il 5%. Il punto cardine sta nell'espansione della connettività alle reti di nuove generazione. È attraverso la diffusione della banda larga che s'inciderà, come sostiene il Digital Advisory Group: si potrà contare almeno su un punto di Pil aggiuntivo per ogni 10% in più di connettività garantita alla popolazione e alle imprese. Si, alla popolazione perché il valore più interessante è nel risparmio e quindi nell'ottimizzazione delle risorse rispetto alle applicazioni possibili: dalla gestione on line dei referti medici e di una miriade di pratiche amministrative al telelavoro e all'autosufficienza energetica. Ma la questione è ancora più sottile, non risiede solo nelle risposte funzionali a bisogni chiaramente già delineati, bensì nella creazione di nuove domande da rivolgere alle opportunità del web. Abbiamo già tante risposte, tantissima offerta tecnologica che spesso disorienta per quanto soverchi l'assetto psicologico di chi si è formato senza queste complessità. I modelli economici più interessanti saranno determinati dalla partecipazione attiva alla Società dell'Informazione, dove sono gli utenti a produrre informazione, senso, azioni creative e nuove relazioni sociali. Fenomeni come gli User Generated Content (contenuti prodotti dagli utenti), il Crowdsourcing (il passaparola della rete), l'Open Source (la programmazione informatica cooperativa ed interoperabile), il Performing Media (la creatività sociale delle reti integrata alle azioni nel territorio), il web 2.0 nel suo complesso, fanno intuire come la partecipazione attiva possa creare una nuova rete del valore, molto diversa da quella Catena del Valore basata sul modello industriale, meccanico e lineare proprio del sistema fordista. L'azione attraverso le tecnologie mobili (smartphome, gps, wi fi, etc) può ad esempio stabilire il valore d'uso della città che va ben oltre il dato tecnologico. C'è già molta offerta di tecnologie sul campo ma è la domanda ad essere debole: promuovere una domanda consapevole e sociale di queste tecnologie potrà contribuire a riequilibrare le sorti di un mercato in stagnazione che al momento trae profitti solo dal consumo senza senso. Produrre questo senso d'utilizzo evoluto può contribuire a creare un equilibrio tra mercato di nuovi indirizzi tecnologici e società emancipata, stabilendo una forte, politica ed economica, interconnessione tra la produzione di ricchezza e la sua ridistribuzione. lei quale conta di più?». Se guardiamo quello che è accaduto alla new economy... «Il mondo è entrato in una dimensione digitale, inutile girarci intorno. Strumenti più potenti e più comodi, connessioni più veloci, servizi più efficienti: il digitale non è più solo una promessa, una fantasia. Ha gambe robuste su cui camminare e che prima non aveva ancora. Siamo in crisi da qualche anno, ma le aziende che fanno maggiori profitti continuano ad essere quelle legate alle nuove telecomunicazioni: Apple, Microsoft, Google. E tra un po' arriva lo tsunami di Facebook e Twitter: che stanno raccogliendo utenti e fatturato ma tra poco anche enormi utili. Intanto l'Italia continua a guardare indietro». In che senso? «Internet crea nuovi posti di lavoro, soprattutto per i giovani, ma - è indubitabile - ne fa anche perdere nei settori tradizionali. Il saldo, però, è positivo. Nelle principali economie mondiali, in media per ogni posto perso ne ha creati 2,6 e principalmente nelle Piccole e medie imprese. In Francia, che ha un'economia molto simile alla nostra, se Internet fosse un settore varrebbe il 3,7% del Pil ed entro il 2015 il 5,5%, più di energia, trasporti o agricoltura. In Italia, invece, varrebbe circa il 2% e il 3,3% entro il 2015. In Francia Internet ha creato un saldo positivo di 700.000 nuovi posti in 15 anni, rafforzando soprattutto le Pmi. In Italia soltanto 320.000, soprattutto nelle grandi imprese. Ma l'uso di Internet è più vantaggioso per le piccole e medie imprese che non per le grandi. Ogni euro investito da una Pmi francese in rete (siti, posta elettronica, software) si è tradotto in due euro di margine operativo e ogni euro speso in marketing online ha generato 2,5 euro di utile». Insiste sull'economia, eppure internet è una nuvola molto più ampia. «Beh, qui arriviamo al secondo freno di Internet in Italia». Cioè? «La rete è un mondo aperto e questo, a molti, fa paura. Perché gli esiti di questa apertura sono spesso imprevedibili, basta guardare a quello che sta accadendo nel Nord Africa. Open source, condivisione, open data: in Italia qualcuno pensa che la Rete sia un covo di comunisti. Ma è una visione distorta, tipica del nostro Paese. Nel resto del mondo viene vista semplicemente come un luogo dove si trovano persone che hanno voglia di guardare al futuro anziché difendere il passato. È questa la vera differenza: passato e futuro, non destra e sinistra. E infatti il documento per l'Agenda digitale è stato sottoscritto da persone che vengono anche da aree di centro o di destra». Come è nata l'agenda digitale? «Il 2 novembre di due anni fa durante un “brodo party”». Prego? «Non è uno scherzo: ci siamo trovati la sera in un ristorante milanese e siccome faceva freddo abbiamo tutti preso un brodo. Il gioco semmai è con i tea party: quelli bevono una sostanza eccitante e fanno cose senza senso, noi abbiamo preso qualcosa di nutriente e rigenerante e speriamo di fare cose concrete». Ad esempio? «Spingere il governo a fare dell'Italia un Paese realmente digitale. E abbiamo invitato tutti i partiti a formulare una serie di proposte. Il primo a rispondere è stato il Pd, che ha stilato la sua agenda digitale. Ma si sta muovendo anche l'Udc che dovrebbe presentarla a breve». E adesso? «In poco più di due mesi il governo Monti ha approvato una quantità impressionante di misure, molte nell'ambito dell'economia e della società digitale, culminate nella costituzione della cosiddetta “cabina di regia” per l'agenda digitale di cui dovrebbero fare parte i ministri Passera, Profumo e Patroni Griffi. Prima, salvo rare eccezioni, i governi avevano dimostrato scarsa attenzione al digitale. Un segnale di svolta si è avvertito fin dall'insediamento del governo Monti. Con il discorso del premier al Senato il termine “agenda digitale” è entrato ufficialmente nella politica nazionale come impegno preciso dell'azione di un governo». Basta questo? «È un inizio, ma se riusciamo a fare come la rana ci salviamo per davvero». Prego? «È un animale che non cammina, né corre: salta. Abbiamo accumulato un enorme ritardo. Se non saltiamo tutti i passaggi intermedi tutti i nostri sforzi serviranno a poco. Ripetere il cammino degli altri è inutile: bisogna saltare le tappe intermedie e accorciare i tempi. E questo significa una sola cosa: farsi venire idee brillanti». Esperto performing media SALVA CON NOME CARLO INFANTE Occasioni perdute Pensare e lavorare al tempo della Rete Il web sta modificando professioni e conoscenze ma politica formazione ed economia stanno applicando vecchi modelli PARADOSSI ITALIANI Come si farà a sviluppare le nuove tecnologie se la formazione di professionalità tecno-scientifica è stagnante? E come possono nascere nuove imprese innovative se non esiste una politica per il venture capital? NUOVI POSTI Nelle principali economie del mondo, per ogni posto perduto, Internet ne ha creati 2,6 , specialmente nelle Piccole e medie imprese. In Italia ha creato un saldo positivo di 320mila posti, in Francia addirittura di 700mila L'offerta di tecnologie è oggi molto alta: è la domanda che è debole LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012 | | III
C'è un dializzato che abita a due passi dal centro storico dell'Aquila. Sono tre giorni che chiama soccorsi per poter raggiungere l'ospedale, ma ogni volta dal Comune e dall'Unità di crisi rispondono: «Se non vi liberano la strada come facciamo a mandarvi una macchina?». Ci sono interi paesi irragiungibili in Abruzzo. Persone anziane che non riescono a uscire da casa perché la neve sbarra i portoni e gli aiuti non arrivano. Vitale Troilo a 87 anni ha cercato di pulire da solo il ghiaccio che si era accumulato fuori casa, a Lanciano. È caduto a terra sbattendo la testa ed è morto sul colpo. Anche Domenico Maiorani che aveva appena 51 anni è morto così, spalando la neve, stroncato da un infarto. In Abruzzo, da ore, è stato dichiarato lo stato d'emergenza. Con l'autostrada chiusa e le vie di scorrimento locale impraticabili nemmeno all'esercito riesce a raggiungere i comuni isolati. IL VERTICE Nel pomeriggio il vertice tra il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, l'assessore Gianfranco Giuliante, ed i responsabili della stessa Protezione civile ha definito nuove priorità: controlli immediati sulle strutture sanitarie soprattutto per verificare la manutenzione dei gruppi elettrogeni sostitutivi e avamposti interforze presso i comuni rimasti isolati. Sollecitata l'Enel per il ripristino delle linee elettriche danneggiate. Anche perché le previsioni annunciano ancora abbondanti nevicate. «I mezzi militari - ha spiegato Chiodi - sono andati lungo le strade a distribuire viveri e acqua agli automobilisti rimasti in panne. Un lavoro estenuante che va avanti ormai da ore». A colpi di ordinanze. Il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente ha deciso di requisire la benzina dei distributori. Le stazioni erogheranno carburanti soltanto ai mezzi di soccorso e ai mezzi spargisale e spazzaneve, rimasti sprovvisti dato il massiccio impegno dei mezzi al lavoro senza sosta. E la Prefettura ha disposto la chiusura di tutti gli uffici pubblici anche per domani. «Si sta cercando di prestare soccorso con assistenza, cibo, acqua e alloggio, soprattutto, ai malati cronici, anziani e bambini che si trovano nei centri senza più collegamenti - ha spiegato Chiodi - . La neve continua a cadere e al lavoro ci sono tutti i mezzi disponibili in regione. La Protezione civile regionale ha eseguito in queste ore numerosi interventi di distribuzione di generi di prima necessità, trasporto dializzati; trasporto medicinali e ossigeno, supporto per il recupero di vetture». Tra i paesi più colpiti Tagliacozzo, la Comunità montana Alto Sangro e Altopiano delle Cinquemiglia. E ancora Pescasseroli, Teramo, Pescara. I comuni dell'Alta Valle Roveto sono isolati, senza elettricità, senza linee telefoniche, con i viveri che scarseggiano e con i cittadini che non possono uscire di casa per la neve troppo alta. Vani, fino ad ora, i soccorsi. Sono riuscite a ripartire solo ieri le 400 auto bloccate a Sulmona. Tornate a casa anche le cinquanta persone rimaste prigioniere in un albergo a Valle de Salto, senza informazioni, sistemati alla bene e meglio in posti di fortuna. Sono in marcia, tutti i mezzi bloccati sulle autostrade A24 e A25 che è percorribile con catene a passa d'uomo. LE VITTIME L'Esercito è in campo in cinque regioni. Tra le più colpite il Molise (soprattutto Isernia dove il sindaco minaccia di chiudere le scuole fino al 31 marzo) dove il governatore ha chiuso le scuole fino al 7, l'Emilia Romagna, le Marche, la Puglia. Allarme anche a Rimini, per la provincia di Campobasso. Le previsioni parlano di "un persistere delle nevicate fino a quote di pianura su Emilia Romagna, Abruzzo e Molise e, dalla tarda mattinata, anche su Marche, Campania e Puglia. È salito a diciotto il numero delle persone decedute a causa del maltempo. Dieci solo oggi. Il cadavere di un senzatetto è stato ritrovato in un magazzino di marmi in disuso, nella frazione di San Vito a Lecce. Si chiamava Fernando Warnakulasria, era cingalese e aveva 38 anni. Due donne vittime del freddo a Roma e in provincia. Una senzatetto italiana di 78 anni è stata trovata alla stazione Termini, mentre una donna di 66 anni è morta assiderata nella sua casa fatiscente a Palestrina, vicino alla capitale. L'anziana clochard è stata vista accasciarsi nello scalo ferroviario intorno all'ora di pranzo. Deceduti spalando Verifiche sul buon funzionamento dei gruppi elettrogeni MARZIO CENCIONI Controlli negli ospedali Nuovo allarme neve diciotto morti in 48 ore Emergenza Abruzzo Diciotto morti in 48 ore e una nuova ondata di maltempo. Sarà così fino al 14 febbraio. Ma l'emergenza è ora l'Abruzzo dove interi paesi sono ancora irraggiungibili. Controlli di sicurezza per le strutture sanitarie. p Comuni isolati Il governatore Chiodi costretto a chiamare gli Alpini p Requisiti a L'Aquila i distributori di benzina: serve ai mezzi di soccorso 5 domande a «Con un rating sul territorio l'Italia starebbe peggio che in economia» Sotto zero Quattro persone morte per malore mentre toglievano la neve C ome presidente del ConsiglioNazionale Geologi, lei ci è an-dato giù pesante: «Se esistessero agenzie di rating per la cura del territorio saremmo stati declassati ben di più di quanto avviene per la nostra economia»... «Purtroppo un giudizio del genere Gianvito Graziano Primo Piano4 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
Affrontare la crisi con l'innovazione e la Rete: con un simile punto dipartenza, le consolidate democrazie occidentali sembrerebbero le più probabili candidate. L'esempio virtuoso, invece, arriva dalmarBaltico,einparticolaredall'Estonia, che negli ultimi anni si è guadagnata la fama di stato all'avanguardia. La piccola repubblica ha ottenuto l'indipendenza solo da un paio di decenni, nel 1991, e forse - come molti ventenni è proprio la giovane età a rendere naturale l'uso della tecnologia per costruire uno stato e un nuovo sistema quasi da zero, un esempio davvero raro. E non è una coincidenza se lo scorso ottobre la repubblica baltica ha ricevuto le positiveattenzionidiBbcNewseDerSpiegel, oltrechele lodidiAlecRoss, ilcollaboratore di Hillary Clinton che si occupa di innovazione e digitale al dipartimento di Stato americano. Macosa rende l'Estonia un caso da analizzare? Innanzitutto, lo snellimento burocratico, unito a un uso mirato della tecnologia per i servizi di base: ogni cittadino ha infatti una carta d'identità che dàanchelapossibilitàdiutilizzarelafirma elettronica con valore legale. Il governo estonehapoisnellitoenormementel'erogazionediservizigrazieadelleapplicazioni online. E, in continuità con i servizi al cittadino, questo approccio viene adottato anche per favorire la possibilità di fare impresa. Una società può essere aperta in mezza giornata, ad esempio, grazie a un processo molto più semplice e che sfugge alla regola base della burocrazia: nessun passaggio da un ufficio all'altro, tutto può essere svolto online. La peculiarità di questo contesto è stata sintetizzata di recente da Sten Tankivi di Skype: in un'intervista a Bbc News, Tankivi ha commentato che «si può pensare all'Estonia come una specie di startup essastessa,perquesto ilclimaècosifavorevole a chi vuole fare impresa». E sa bene di cosa parla: forse, infatti, non tutti sanno che Skype è nata proprio in Estonia, nel 2003.AcquisitadaMicrosoftloscorsoanno, mantiene però la metà dei dipendenti in patria, così come la maggior parte del team di sviluppo. Ma quanto è effettivamente solida l'economia estone? Dopo la crescita e il boom edilizio, negli ultimiannianchel'Estoniaèpassataattraverso la crisi. Ma, sebbene siano state adottatemisureseveresuspesapubblica e pensioni, le tasse sono rimaste basse e gli imprenditori hanno avuto campofavorevolepercreareeinvestire.Nel 2010 le esportazioni sono cresciute del 53%, la maggior parte delle quali verso i Paesi dell'Unione Europea, di cui l'Estoniafapartedal2004(l'euroèstatoadottato nel gennaio 2011). Una rivoluzione alla portata di tutti? Beh,sicuramentedimolti: lapenetrazione di Internet nella repubblica baltica è parial75%,benaldisopradiquellaitaliana. Insomma, ventuno anni dopo la fine dell'occupazione sovietica, l'Estonia guardadecisamenteaovest.Certo,stiamo parlando di un paese con milione e mezzo di abitanti, ma forse l'attenzione dovrebbe essere reciproca, per trarre qualche lezione interessante. Chedovernecessariamentericominciare da zero, alla fine, sia un vantaggio? La rivoluzione digitale dell'Estonia: trasformare il Paese in una mega start-up S i chiama Fattore Inter-net, e traduce in fattiquel che è sotto gli oc-chi di tutti. È lo studiocommissionato dal gi-gante Google al Boston Consulting Group per fotografare l'impatto di Internet sull' economia globale e, nello specifico, per quanto riguarda il nostro Paese. E se, come da premessa, è facile intuire che stiamo parlando di un fenomeno dall'enorme portata, i numeri reali, presentati nel recente World Economic Forum di Davos, sono comunque impressionanti. Quattromila e duecento miliardi di dollari: è l'ammontare della stima relativa ai ricavi generati dalla Web Economy nel non lontano 2016, una cifra doppia rispetto a quella, reale, relativa al 2010. Ed altrettanto significativo è il dato degli utenti, che fra quattro anni saranno intorno ai tre miliardi, quasi metà della popolazione mondiale, rispetto all'attuale miliardo e 900 milioni. «Le previsioni relative all'Italia - racconta Alessandro Antiga, direttore marketing di Google Italia - non si discostano da quelle globali. A dimostrarlo, fra l'altro, c'è la stima relativa al valore dell'Internet Economy italiana: se nel 2010 ha raggiunto quota 31,6 miliardi di euro, un ammontare pari al 2% del pil, per il 2015 ci aspettiamo che rappresenterà una quota intorno al 4% del prodotto lordo, per un corrispettivo pressoché doppio, 59 miliardi. Ed analogamente ad altri Paesi, anche da noi emerge che il Web rappresenta sempre di più un fattore che fa la differenza nella vita delle aziende. In particolare, colpisce un dato relativo alle piccole e medie imprese, cuore pulsante dell'economia italiana: più sono attive su Internet, più fatturano, esportano ed assumono». Il Fattore Internet (a cui è dedicato anche l'omologo sito, www.fattoreinternet.it) è spesso associato con le nuove generazioni che si affacciano sul mondo del lavoro, quelle composte dai cosiddetti "nativi digitali". «In effetti - prosegue Antiga - le opportunità offerte dalla Rete sono un naturale terreno fertile per i giovani intraprendenti e creativi, e questo è tanto più importante in un Paese popolato da piccoli imprenditori. Al riguardo, fra l'altro, esiste un diffuso errore di prospettiva. Spesso in Italia si pensa che la ricerca dell'occupazione sia concentrata nell'ambito del lavoro dipendente, ma non è vero. Sono in tanti, infatti, a volere mettersi in proprio, ed Internet può rappresentare una formidabile opportunità». In quest'ambito, quella di Google può senz'altro definirsi come una strategia lungimirante, con iniziative senza un immediato fine di lucro che però, in seconda battuta, possono trasformare i loro beneficiari in convinti utilizzatori dei servizi "business" offerti dal colosso con base a Mountain View (California). «Un'iniziativa a cui teniamo molto - spiega Antiga - è il progetto per portare gratis le imprese sul Web, consultabile ed utilizzabile sul sito www.lamiaimpresaonline. it. Un obiettivo che chiunque può realizzare in tre mosse: prima creando il proprio sito Web con relativo indirizzo, poi promuovendolo gratis sul nostro motore di ricerca, ed infine aggiungendo la piattaforma per l'e-commerce. Tutte operazioni che "La mia impresa on line", lanciata nello scorso mese di maggio, semplifica al massimo permettendo fra l'altro di beneficiare di servizi a costo zero, come l'equivalente di 100 euro di pubblicità su Google piuttosto che la gratuità del sito e della piattaforma dell'e-commerce, rispettivamente per un anno e per tre mesi. Una formula che funziona, a meno di non ritenere casuale il raggiungimento di 27mila adesioni in soli 6 mesi». In un Paese dove abbondano i numeri in negativo, a rappresentare un'eccezione c'è un dato molto importante, quello relativo alla penetrazione di Internet fra lapolazioneitaliana. Audiwebhadiffuso idatipiùaggiornati, inerentiall'audience registrata nel mese di dicembre 2011 oltre che alla Ricerca di Base sulla diffusione dell'online in Italia. Dalle statistiche emergeunacrescitadel6,9%delladiffusione dell'online in Italia rispetto al 2010, con35,8milioni di persone tra gli 11 e i 74 anni che dichiarano di accedere a Internet,daluoghiestrumentidiversi.Eparallelamenteaumentalapossibilitàdi"navigare" attraverso device ultra portatili quali smartphone e semplici cellulari, con9,7milionidiitalianiconnessiviamobile, il che equivale ad un incremento di benil55,4%.L'indagineAudiwebevidenziapoil'autenticofattoreemergente,ovvero l'utilizzo di tablet, ilcui numero sfiora già il milione, per l'accesso alla Rete. Nel 2011 l'audience online ha registrato un valore medio di 26,4 milioni di utenti nel mese e 12,7 milioni nel giorno medio, con un incremento rispetto al 2010 del 10,7% sul valore mensile e del 9,9% per quanto attiene il dato quotidiano. L'anno scorso gli utenti italiani hanno passato online 1 ora e 23 minuti al giorno. MILANO Gli occhi di Davos sulla web economy La crisi non ferma l'espansione della Rete in Italia MARCO VENTIMIGLIA Diffusione esponenziale Imprese, la differenza è nel Fattore Internet Alessandro Antiga, Google: «Crescono e assumono di più le aziende attive online. Grandi opportunità per i giovani» Audiweb ANTONELLA NAPOLITANO INTANTO NEGLI USA A Chicago l'amministrazione ha un responsabile tecnologia, uno per gli open data, uno per i social media. Vengono poi sviluppate applicazioni per i cittadini: “Chicago Shovels” segnala dove la neve rende difficile il passaggio INTANTO A LONDRA Il governo inglese ha lanciato la versione beta di gov. uk, piattaforma che semplifica l'erogazione di servizi: è open source, Html5, gira sui cellulari ed è nel cloud. Un modello da imitare. (https://www.gov.uk) Nel 2016 sarà connessa quasi la metà della popolazione mondiale LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012 | | VII
La sua voce è incrinata dalla rabbia e dal dolore. «Vergogna, vergogna. Lo ripeterei all'infinito. Vergogna per chi ha concesso ad un regime sanguinario licenza di massacrare. Ciò che è avvenuto al Consiglio di Sicurezza nel giorno della carneficina ad Homs, è l'affermazione di complicità con un dittatore in guerra contro il suo popolo». A parlare è Rami Abdul-Rahman, capo dell'Osservatorio siriano per i diritti dell'uomo, raggiunto telefonicamente da l'Unità. È il giorno dell'indignazione, dopo il veto posto da Russia e Cina al Palazzo di Vetro ad una risoluzione di condanna della brutale repressione messa in atto dal regime di Bashar al-Assad. Per il Consiglio Nazionale Siriano (Cns), che raggruppa le principali correnti dell'opposizione, la scelta fatta da Mosca e Pechino autorizza il presidente siriano «a uccidere in tutta impunità». INDIGNAZIONE Il Cns, con base a Nicosia (Cipro), «condanna con fermezza» il veto russo e cinese ad un progetto di risoluzione del Consiglio di Sicurezza e «giudica questa decisione irresponsabile un permesso di uccidere consegnato al regime siriano». L'Esercito libero siriano «non ha altra possibilità» se non quella di combattere militarmente per liberare il Paese dal regime di Bashar al-Assad, dopo che la risoluzione Onu è stata bocciata in Consiglio di sicurezza per il veto di Russia e Cina. Ad affermarlo all'Associated Press è il comandante dell'esercito dei disertori, il colonnello Riad al-Assad, che parlava in collegamento telefonico dalla Turchia. «Riteniamo che la Siria sia occupata da una banda criminale e da essa dobbiamo liberare il Paese», ha detto ancora Riad, aggiungendo: «Il regime non comprende il linguaggio della politica, capisce solo il linguaggio della forza». Il giorno dopo la «vergogna di New York», è anche il giorno delle prese di posizione internazionali. Dopo il veto di Mosca e Pechino alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla Siria, la Segretaria di Stato americana, Hillary Clinton, ha sottolineato la necessità di unire gli sforzi diplomatici della comunità internazionale a sostegno dell'opposizione e contro il regime di Damasco. «Di fronte all'impotenza del Consiglio di Sicurezza, dobbiamo unificare gli sforzi di tutti i Paesi democratici per esercitare pressioni diplomatiche su Assad, intensificare le sanzioni regionali e internazionali contro il regime di Damasco e fornire aiuti umanitari al popolo siriano», afferma la Clinton parlando ai giornalisti a Sofia, dove è in visita, al termine di un colloquio con il premier bulgaro Boyko Borissov. NUOVE SANZIONI Clinton ha ipotizzato la possibilità di creare un gruppo che coordini l'assistenza all'opposizione siriana, che ha definito «amici della Siria», in modo simile al Gruppo di contatto sulla Libia. Quest'ultimo supervisionava gli aiuti internazionali agli oppositori di Muammar Gheddafi, ma coordinava anche le operazioni militari della Nato per proteggere i civili libici, aspetto questo non previsto nel caso della Siria. Quanto al veto di Mosca e Pechino, Hillary Clinton taglia corto: «È stata una farsa». Una tragica farsa che investe, parole del capo della diplomazia statunitense, «un Consiglio di Sicurezza senza attributi». ANCORA VITTIME Cronaca di guerra. A Homs, riferisce l'Osservatorio siriano per i diritti umani, almeno una persona ha perso la vita. Le truppe di Damasco hanno inoltre attaccato la città ribelle di Rastan, uccidendo almeno tre persone. Militari dell'esercito e soldati disertori, aggiunge l'Osservatorio, si sono scontrati nella provincia nord-occidentale di Idlib e nella provincia meridionale di Daraa. Gli scontri avrebbero provocato la morte di due civili e nove soldati. Un 14enne, aggiungono gli attivisti, è stato ucciso quando le truppe hanno sparato su una protesta a Daraya, sobborgo di Damasco. Le forze del governo hanno infine bombardato la città montuosa di Zabadani, a nord di Damasco, roccaforte dell'opposizione caduta sotto il controllo dei ribelli a gennaio. I bombardamenti degli ultimi due giorni hanno ferito decine di persone e costretto molte famiglie a fuggire. «La situazione è terrificante, gli ospedali improvvisati sono pieni», spiega un attivista che ha fornito solo il suo nome, Fares, per paura di rappresaglie. La città è sotto assedio da cinque giorni e mancano cibo e combustibile per il riscaldamento. pVergogna Rami Abdul-Rahman a l'Unità: data ad Assad licenza di massacro pGli Usa parlano di «farsa» e invitano a nuove sanzioni e ritiro dei diplomatici www.unita.it Contromisure Opposizione siriana indignata con l'Onu Usa: andremo avanti L'opposizione al regime di Bashar al Assad si scaglia contro il veto di Mosca e Pechino che ha bloccato la risoluzione contro Damasco. Gli Usa si sganciano dalla decisione. Clinton: «Onu senza attributi». A Kandahar ieri un'autobomba è esplosa nel parcheggio del quartier generale della polizia facendo almeno nove morti, quasi tutti agenti in servizio e bambini che sostavano nelle vicinanze del palazzo. Le vittime civili del conflitto che continua a insanguinare l'Afghanistan, stanno crescendo. Sono cresciute nel 2011 per il quinto anno consecutivo secondo la stima compiuta da Unama, la missione speciale delle Nazioni Unite in Afghanistan. In un rapporto pubblicato online in questi giorni Unama stima cheleforzeantigovernativeabbianoucciso 2.332 civili nel 2011, il 14% in più dell' anno precedente, mentre le forze di sicurezza afghane e le truppe del contingente internazionale Isaf avrebbero ucciso410civili,unacifrainleggeraflessione (-4%) rispetto all'anno precedente. Il numerocomplessivodeicivilirimastiuccisi, ingran parte per l'esplosionedei micidiali ordigni artigianali spesso piazzati lungo le strade - gli Ied - è di 3.021 persone. Gli ordigni collocati sul ciglio della strada sono risultati al primo posto comecausadell'uccisionedibambini,donne e uomini nel 2011: ben 967. Dopo 12 anni di siccità, in questi giorni forti nevicatehannoparalizzatol'aeroportointernazionale di Kabul e bloccato anche il passodiSalangversol'HinduKush.Aprimavera, con il disgelo, potrebbe quest'anno non riaccendersi la guerra. Oggi il primo ministro pachistano Yousuf Reza Gilani sarà in Qatar per parlare della mediazione con i talebani. Afghanistan, in aumento le vittime civili nel 2011 Ieri bomba a Kandahar IL RAPPORTO Mondo UMBERTO DE GIOVANNANGELI Hillary Clinton prepara un gruppo di Paesi «amici della Siria» 22 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
I l Forum della Comunicazio-ne Digitale sarà una giorna-ta che scandirà il tempo, pertrovare il giusto ritmo d'evo-luzione dei sistemi d'impre-sa per attuare quell'innovazione di cui il sistema Paese ha bisogno assoluto. Il 7 febbraio 2012 nella storica sede della Sala Borsa di piazza Affari si condivideranno visioni, trend ed esperienze nella definizione di quali siano i driver per lo sviluppo di un mercato che interpreti le potenzialità digitali. Si parlerà di mobile economy con una particolare attenzione all'e-commerce attraverso gli smart phone. Si focalizzerà l'attenzione sul brand engagement, ovvero come garantire il ritorno degli investimenti con la presenza del brand sul web e nei social network in particolare. Si guarderà alle Smart City rilevando le nuove opportunità, più sociali che urbanistiche, per rendere intelligente e sostenibile il modo di vivere in città, in particolare con i responsabili delle strategie tecnologiche di Expo2015. Il focus centrale sarà su come il web 2.0 sta cambiando la cultura d'impresa alla luce dei paradigmi di trasparenza, sostenibilità e innovazione, determinando un salto di qualità: dalla comunicazione alla conversazione. In questo contesto entra in gioco un fattore che presuppone partecipazione e cooperazione, rivolto sia all'interno dei sistemi organizzativi delle imprese sia all' esterno, verso gli utenti a cui rivolgersi con maggiore responsabilità sociale. Nel 2011 il Forum della Comunicazione Digitale aveva raccolto circa 2.500 manager e professionisti impegnati nell'ambito dell'innovazione tecnologica. Comunicazione Italiana, il primo business social media italiano lancia quest'anno lo slogan "Apriamo i cancelletti", con chiaro riferimento all'hashtag # di twitter. Così #forumdigitale2012 potrà diventare un “top trend topic”, rilanciando i temi dei vari panel del dibattito per investire il web con le parole chiave più pertinenti del Forum. Verrà riproposta la "Innovation Experience Zone", un'iniziativa che ha lo scopo di far conoscere le ultime novità della cultura dell'innovazione emergente. In quest'area saranno presentati i nuovi format formativi di Zeranta. Tra questi: il visual telling ovvero come comunicare, vendere, progettare e presentare un' idea attraverso le pratiche della visualizzaziome multimediale che incalza il pensiero visivo; le strategie di social leadership dove le dinamiche di gestione delle risorse umane all' interno di un'impresa o una comunità, tendono a superare il modello gerarchico per valorizzare l'intelligenza connettiva nell'interscambio tra i soggetti più attivi nella conversazione web 2.0.; il management della complessità per riuscire ad interpretare la quantità delle informazioni pervasive e tradurle in una qualità cognitiva funzionale alla progettazione e alla decisione, per una nuova cultura d'impresa. Nello stesso ambito si svolgerà l'Experience Lab un progetto teso a formare urban user, utenti attivi, capaci di dinamizzare il web, attraverso agili interventi formativi sul campo, come quello che si realizza nel Forum Digitale 2012. Una delle particolarità di queste azioni è l'utilizzo di radio-cuffie che permettono l'ascolto immersivo anche in situazioni itineranti, come i walk show ovvero le passeggiate radioguidate condotte sia nei contesti urbani sia nelle aree espositive, o come i whisper talk cioé sessioni d'incontro in cui si è avvolti dal rumore di fondo di un convegno o una expo. LUCA LONGU Le aziende, Twitter e la ritrovata arte della conversazione Dai comunicati al dialogo interattivo: così il web 2.0 sta cambiando criteri e strumenti della cultura d'impresa Se ne parlerà domani in un convegno alla Borsa di Milano Il Forum della Comunicazione digitale VI | | LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
Foto Ansa «La verità su Monti», nella feroce «battaglia sul lavoro». Sommario con notizia: «Il premier si rivela sempre più berlusconiano». Ecco il fondo di Vittorio Feltri con esortazione all'aspirante Bocconiano dell'Anno: «Coraggio Monti, via l'articolo 18. Proceda per decreto, misureremo la responsabilità di Cgil e Pd». Garbatissimo Libero, dove scrive Giampaolo Pansa: «Più del monotono Monti picchiate sindacati e papà». Invettiva un po' manesca contro il «mito della laurea» per riscoprire i mestieri manuali. Tutti spalaneve? Comincia Alemanno? Poi, come sempre, rettifica. Ma le consultazioni tra le forze politiche sono già in calendario Cristoforo Boni Ora vuole riforme condivise I giornali IL COMMENTO Berlusconi vuole dialogare con il Pd sulla legge elettorale? Bene. Siccome la riforma è una necessità vitale - perché votare con il Porcellum condannerebbe anche la prossima legislatura al fallimento - non si può che apprezzare la disponibilità di Berlusconi. Sperando che sia sincera. Troppe volte il Cavaliere ha preso impegni che poi non ha rispettato. E, a dispetto delle tafazziane discussioni nel centrosinistra su inciuci veri e presunti, è stato quasi sempre Berlusconi a far saltare le intese. Nel Parlamento di oggi il Pdl ha i numeri per impedire la riforma elettorale. Dunque, il confronto è necessario se si vuole davvero cancellare il mostruoso Porcellum. Ma ciò che il Pd non deve fare stavolta è ripetere l'errore del 2008, quando sul finale delle legislatura impostò la trattativa sulla base di un rapporto privilegiato col Pdl. Come se i due grandi partiti avessero un interesse comune: cancellare, o marginalizzare, tutti gli altri competitori, compresi quelli capaci di superare la soglia di sbarramento. Non è solo una ragione tattica che induce a rifiutare l'asse con il Pdl. L'errore sta proprio nella logica del patto tra i partiti maggiori. Perché questa è la filosofia di chi non vuole rinunciare alla Seconda Repubblica, anzi tenta di rilanciarla incurante dei suoi conclamati fallimenti. Se, infatti, fin qui è stato il «maggioritario di coalizione» la leva di quel presidenzialismo strisciante che ha fatto saltare gli equilibri istituzionali (e ci ha regalato trasformismo, frantumazione politica, ingovernabilità), ora la leva dovrebbe essere il «bipartitismo tendenziale». Ma lo scenario sarebbe drammaticamente identico al precedente. Perché il bipartitismo sarebbe imperfetto, ancor più del maggioritario di coalizione. E chissà se la nostra Costituzione riuscirebbe a sopportare ulteriori torsioni. Il confronto col Pdl resta necessario. Ma sarebbe bene che il Pd lo impostasse con intenzioni davvero riformiste, capaci di uscire dalle macerie attuali e di ridesegnare un nuovo sistema, compatibile con i principi costituzionali. La sfida per il Pdl, come per il Pd, è di costruire anzitutto partiti davvero democratici, capaci di fondare il bipolarismo sulle rispettive vocazioni maggioritarie, non su alleanze forzate. Bisogna fissare soglie di sbarramento alte (ad esempio il 5%), ma Pd e Pdl non devono aver paura dell'autonomia delle forze intermedie. Perché se la negheranno a loro, se ne priveranno essi stessi. Alle forze intermedie non si può rifiutare una giusta rappresentanza, semmai bisogna impedire che si ripeta quanto accaduto negli anni 80, quando il leader di un partito minore è riuscito con giochi di sponda a scalare Palazzo Chigi. La normalità in Europa è che i partiti si candidano con il proprio simbolo, il proprio programma, il proprio candidato-premier. Da nessuna parte la coalizione preventiva è un obbligo giuridico. Perché se così fosse, verrebbe meno il ruolo che la Costituzione assegna al Parlamento. Ma in nessun Paese d'Europa è negato al leader del partito più votato il diritto di formare una coalizione stabile e potenzialmente in grado di durare per l'intera legislatura. Chissà se la disponibilità, mostrata da alcuni esponenti del Pdl alla proposta Vassallo-Ceccanti, sia di buon auspicio per archiviare la stagione delle coalizioni preventive. GUAI A RIPETERE L'ERRORE DEL 2008 La Russa contro Calderoli «Per uno come me che si considera milanese al 100%, viene da vergognarsi a leggere le dichiarazioni di Calderoli su Alfano. È una sciocchezza dire che non può essere candidato del Pdl perchè siciliano». Lo afferma Ignazio La Russa, coordinatore Pdl: «La Lega sta superando quel perimetro di interventi a cui ci aveva abituati e che era già molto ampio». 9 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
Il finto direttore Chiari di lunedì L ei è sempre una persona squisita», diceva al telefo-no Alberto Maccari credendo di parlare con Bossi,mentre invece stava cinguettando con un imitatore del Senatur che gli giocava una burla radiofonica. Ora, qui non voglio soffermarmi sulla tendenza dei vip a cascare nelle trappole di un finto-Bossi (Maccari arriva dopo Cosentino), né sulla propensione di un giornalista del servizio pubblico alle effusioni private con un politico. Rimarco solo un aggettivo di quella frase: «squisita». Ecco, anche volendo tenersi buono l'Umberto, dargli della persona squisita, col rinforzo dell'avverbio «sempre», non suona azzeccatissimo, neppure alle orecchie di Bossi, che si conosce bene. Come dare dell'«affabile» a Tremonti, del «letterato» a Di Pietro, dello «slanciato» a Brunetta. Se non è eccesso di adulazione, è peggio: scarso fiuto da cronista. Eppure Maccari è stato confermato da Lorenza Lei alla direzione del Tg1: che anche il Maccari telefonico fosse un finto-Maccari? www.enzocosta.net Enzo Costa È il disegno di una lastra.Rappresenta i polmoni diuna donna. Coperti da unostrato bianco. È amianto. La donna è Maria Rosa Pavesi colpita da «mesotelioma maligno». Inizia così un singolare libro a fumetti «Eternit, dissolvenza in bianco», a cura di Gea Ferraris e Assunta Prato (Ediesse). Un'iniziativa editoriale che si aggiunge e si integra con altre. Basti ricordare «Casale Monferrato, la polvere che uccide» di Guido Iocca (Ediesse) o «La lana della salamandra» di Giampiero Rossi (Ediesse). Questa volta il racconto comunica ancora più intense emozioni, attraverso il realismo dei fumetti. Quasi come assistere a un film in bianco e nero. Le protagoniste, i protagonisti, sono le lavoratrici e i lavoratori della multinazionale Eternit. Molti rimasti vittime del velenoso processo produttivo. Gente che aveva considerato la grande fabbrica di Casale come un posto fisso sicuro. A un certo punto, messi di fronte al dilemma: o la salute, la vita o una certa busta paga. Erano i tempi in cui nel movimento sindacale italiano prendeva spazio lo slogan «La salute non si vende». Così le immagini del libro descrivono la lenta presa di coscienza, i diversi reparti più o meno pericolosi (come quello denominato «Kremlino» riservato ai sindacalisti rossi), le «indennità» concesse agli operai compreso un litro d'olio mensile, la sequela delle vittime, le difficili contese con l'Inail. Fino allo smantellamento dell'azienda, la legge anti-amianto, il lungo processo torinese che dovrebbe concludersi proprio in questi giorni. Una vicenda orribile che richiama l'attenzione sul tema della modernità, della crescita a ogni costo. Perché l'amianto è considerato un materiale decisivo, utile per la «ricchezza» del mondo umano. Così l'obiettivo della sua eliminazione totale non è stato ancora raggiunto. Leggiamo nel libro di Iocca che sono previsti, secondo autorevoli tecnici, 500 mila decessi nei primi 30 anni del duemila, nella sola Europa occidentale. Una strage continua e una «bonifica» dei territori inquinati non ancora conclusa. Nemmeno a Casale Monferrato. È come se la terra fosse disseminata di tante navi Concordia inabissate, imposte dalla legge del profitto. Senza contare che ci sarebbe bisogno (come spiega una psicanalista interrogata da Iocca) anche di una bonifica «emotiva». Per coloro che tentano di curarsi e per i loro familiari annichiliti dal dolore. Come Romana Blasotti Pavesi, la madre di Maria Rosa, prima protagonista del libro a fumetti. Lei, Romana, oltre la figlia ha perso il marito, la sorella, il nipote, la cugina. Una famiglia distrutta. È rimasta lei che oggi presiede l'associazione dei familiari delle vittime. Non vuole vendette ma giustizia. http://ugolini.blogspot.com D avvero bisogna avere ilgusto della sfida per fareformazione politica oggiin Italia. Nelle tempeste perfette, eventi singolarmente ininfluenti, in combinazione, provocano il massimo danno possibile. Così la crisi economica e i guasti di decenni di informazione adulterata, di smarrimento del senso civico e di fuga dalla responsabilità personale, si coagulano sulla politica, l'occhio del ciclone. Non c'è ambito in cui la credibilità delle classi dirigenti non sia compromessa. Non c'è istituzione, fatta salva la Presidenza della Repubblica, che sfugga al discredito. Ma è il risentimento antipolitico che catalizza il malessere generale: la politica appare sterile e i politici senza credibilità, praticamente un costoso peso morto sulle spalle della collettività. Ecco perché anche solo parlare di Formazione politica in questa temperie è come risalire la corrente. Nel Pd ci proviamo, non senza prima chiederci: a che serve? A ricostruire classi dirigenti competenti, veramente capaci di interpretare il presente e progettare il futuro, interrompendo finalmente la pratica della cooptazione che premia la fedeltà invece del talento? Serve a formare amministratori capaci, dotati degli strumenti tecnici, ma anche eminentemente culturali, per organizzare il «buon governo»? Due ottime ragioni ma insufficienti a giustificare lo sforzo. Fino a quando il Pd non avrà imparato a sciogliere negli organismi dirigenti i nodi, che tutti conosciamo, e finché prolifereranno scuole di «corrente» dove si «insegna» rigorosamente un solo punto di vista, sarà difficile rompere le filiere di cooptazione e selezionare un ceto politico nuovo e capace. Quanto ai corsi per amministratori, sarebbero ben poca cosa se non fossero inquadrati in un orizzonte di senso più ampio: anche il miglior amministratore, calato in un contesto di cittadinanza poco consapevole, senza una decente dialettica democratica, finirebbe per svolgere mediocremente la sua funzione. L'ambizione di fare formazione politica deve mirare più in alto. Spalancare porte e finestre, rivolgersi non solo a dirigenti e militanti ma all'intera comunità. Sollevarsi al di sopra del chiacchiericcio mediatico. Deporre l'armamentario del politichese e delle frasi fatte. Riscoprire il gusto del dubbio e dell'approfondimento. Scavare alla ricerca di radici robuste che irrorino di linfa i rami nuovi che cresceranno. Affrontare temi urgenti e rilevanti anche se scomodi, guidati da studiosi autorevoli, anche se critici, ma non coinvolti in prima persona nell'agone politico. In Lombardia il Pd ci prova con «Un Paese da ricostruire»,un semestre di lavori, relazioni frontali, dibattiti, lavori di gruppo e tavole rotonde. www.saperedemocratico.it ANCHE UN FUMETTO SUL KILLER AMIANTO SCUOLA POLITICA ATIPICI A CHI? La tiratura del 5 febbraio 2012 è stata di 106.873 BASTA CON IL POLITICHESE RIVOLGIAMOCI A TUTTI Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 22 www.unita.it Annamaria Abbate RESP.FORMAZIONE PD LOMBARDIA Bruno Ugolini GIORNALISTA 20 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
quasi due mesi; oppure l'autunno caldo del 1990, con punte di calore che sfiorarono i 30 gradi a novembre; o ancora l'uragano del Salento del settembre 2006 o le eccezionali nevicate del 2010, che tra febbraio e marzo imbiancarono la Liguria, la Toscana, il Lazio, la Sardegna. L'ondata di gelo che si è abbattuta in questi ultimi giorni sull'Italia, paralizzando Roma e gettando nel caos i trasporti ferroviari e aerei, isolando città e frazioni e dividendo il Paese in tanti piccoli sobborghi irraggiungibili, è soltanto l'ultimo episodio di una cronaca che dà la sensazione di essere vicini al punto di non ritorno. Una crisi metereologica che si accompagna a un'altra di analoga intensità: quella finanziaria. E forse non è un caso che la «tempesta perfetta» sia la metafora, allo stesso tempo, dell'economia e del clima. Processi talmente «simili» da far pensare a una medesima causa: grandi masse, previsioni fluttuanti, intensificazione dei fenomeni, tempesta finanziaria, gelo delle borse, turbolenze dei mercati. D'altronde gli eventi estremi della finanza e del clima hanno a che fare molto con l'uomo e le sue scelte. È per questo che la domanda millenaria su ciò che la natura può fare all'uomo ha avuto un rovesciamento dei termini e oggi ci si chiede cosa l'uomo ha fatto alla natura. A livello internazionale, le ricerche mostrano come le sperequazioni nell'accesso alle risorse, le differenze di reddito, le disuguaglianze sociali, abbiano un parallelo nel degrado dei suoli, nella crescita dell'inquinamento, nell'uso improprio delle risorse naturali. Squilibri che a propria volta interagiscono con gli effetti ambientali e si autoalimentano a vicenda. Le stesse ricerche dimostrano che gli investimenti in equità e accessibilità delle risorse producono una crescita, sia dal punto di vista economico che della sostenibilità ambientale. Scelte strategiche che sarebbero tanto più efficaci quanto più accompagnate da una maggiore responsabilità, avviando un processo che porterebbe a decisioni migliori. Più equità, più sostenibilità, più consapevolezza, più democrazia: sono questi gli ingredienti per uno sviluppo di qualità e per rispondere alle sfide che abbiamo davanti. Sfide che richiedono, inevitabilmente, interventi che invertano la direzione di marcia dell'attuale modello di sviluppo, iniquo e non sostenibile. Bisogna fare in fretta perché si stima che entro il 2050 la popolazione del pianeta raggiungerà i 9 miliardi di abitanti, la domanda di alimenti aumenterà del 70% e l'accesso alle risorse energetiche e alimentari si contrarrà all'interno di in una quota di popolazione inferiore rispetto a quella attuale. Il modo in cui consumeremo e produrremo nel prossimo futuro è la risposta, e l'Europa può giocare un ruolo da protagonista nel promuovere un nuovo modello di sviluppo. Un'Europa che deve avere ben chiaro però la sua natura, un po' meno tecnica e un po' più politica. D'altronde consumo e produzione sostenibili costituiscono un obiettivo fondamentale per l'Unione europea dal momento della firma del trattato di Maastricht nel 1992. L'idea principale è quella di soddisfare le esigenze di consumo, in modo tale da non sottrarre alle future generazioni la possibilità di soddisfare le proprie. La Commissione europea ha già avviato una discussione in tal senso, che riguarda le scelte politiche in quattro ambiti strategici: politiche concernenti la progettazione dei prodotti, il riciclaggio e la gestione dei rifiuti; gli appalti pubblici ecosostenibili; le azioni per migliorare l'efficienza ambientale dei prodotti; le azioni per il miglioramento dell'efficienza ambientale delle organizzazioni. Il contesto politico per il Piano d'azione sulla produzione e il consumo sostenibili è rappresentato da Europa 2020, che si propone di attuare una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva ed è attualmente la strategia principale dell'Europa per favorire la crescita e l'occupazione. Inoltre, un primo pacchetto di azioni per migliorare l'impatto ambientale dei prodotti e incentivare la domanda di beni più sostenibili è stato inserito nel Piano d'azione sul consumo e sulla produzione sostenibili, pubblicato nel 2008. Insomma l'embrione di una politica europea c'è, ma è ancora troppo poco e il processo è troppo lento. Occorre fare in fretta e avviare piani più ambiziosi per consentire ai cittadini di scegliere consumi più efficienti sotto il profilo delle risorse e far crescere un'economia adattabile e sostenibile, che crei nuove opportunità, in particolare sul mercato del lavoro. Gli investimenti necessari per reindirizzare lo sviluppo in questa direzione sono molto superiori a quelli attuali. E occorre un pensiero innovativo perché, anche se meccanismi di mercato e finanziamenti privati saranno decisivi, essi dovranno essere sostenuti e accresciuti da investimenti pubblici attivi. Garantire che il presente non sia nemico del futuro: questa è la sfida che abbiamo davanti. E dalle risposte che arriveranno si capirà se ha ancora un significato parlare di un soggetto politico europeo. Alimentazione Petrolio Ogni anno nel mondo muoiono per fame 11 milioni di bambini Consumo energetico La media Usa è sei volte quella mondiale, in Europa quasi il triplo Oggi si consumano 1.117 barili di greggio al secondo Disastri climatici Dal '90 al 2009 danni per 2 mila miliardi di dollari I sindaci: bravo Celentano La beneficenza di Celentano unisce i sindaci: da quello leghista di Verona, Tosi, al barese Emiliano, del Pd, apprezzano la scelta del «Molleggiato» di dare in beneficenza il ricco compenso della Rai per Sanremo, e saranno loro a «girare» i fondi alle famiglie bisognose. Approvano anche i primi cittadini di Roma, Alemanno e di Milano, Pisapia. 27 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
Il primo segnale è partito mercoledì scorso, ed è stato inequivocabile. La commissione Giustizia del Senato ha dato parere negativo al decreto liberalizzazioni. Nulla di troppo preoccupante, si dirà: un parere è «solo» un parere. Ma quell'episodio è stato in realtà il primo messaggio trasversale al governo sulle intenzioni del centrodestra in fatto di professioni, farmacie e quant'altro. STRATEGIE Le truppe parlamentari si stanno armando di strategie diversive. I big del Pdl arringano contro i poteri forti (banche e assicurazioni), mentre sabotano le misure degli altri (deboli?) come gli avvocati e i tassisti. Pare che al ministero di Corrado Passera sia già iniziata una perenne processione di lobbisti, e che i più insistenti siano proprio i farmacisti, ai quali evidentemente non basta ancora che il decreto abbia lasciato inviariate le barriere d'ingresso alla professione, come ha sottolineato Bankitalia. Agli avvocati non serve andare da Passera. In Parlamento sono di casa. Nella commissione dove è partito il primo «niet» su 25 persone, solo 3 non sono né avvocati né magistrati. I primi sono la stragrande maggioranza, con nomi di grido come quello del legale di Berlusconi Piero Longo. I punti su cui si sono sollevate obiezioni non sono peregrini. No al tribunale delle imprese (in effetti quella norma mette in subbuglio il sistema e costringe le imprese arecarsi in sedi spesso lontanissime). No al'abrogazione del tariffario, che secondo i senatori avrebbe bloccato le liquidazioni giudiziarie. No al preventivo scritto, perché è impossibile prevedere la durata della causa. Infine, no al risarcimento del danno decurtato del 30% nel caso in cui il cliente si rifiuti di recarsi dal meccanico indicato dalla compagnia. «Obiezioni comprensibili commenta la senatrice Silvia Della Monica - ma su cui si sarebbe potuto trovare un punto d'incontro. Abbiamo proposto di votare un sì condizionato alle modifiche richieste, ma dall'altra parte c'è stato un muro». NO PREVENTIVO L'impressione è di un no preventivo che significa altro. Quello che davvero è intollerabile per molti avvocati è il praticantato dei giovani nelle Università, l'introduzione delle società di capitali (molto sviluppate all'estero e quindi un pericolo di forte concorrenza per i «piccoli» studi italiani) e in generale la tendenza a riformare la professione forense attraverso decreti, una sorta di delegificazione di un settore costituzionalmente garantito. Per questo spingono il freno, ostacolando qualsiasi tentativo di modernizzazione. Per non parlare dei farmacisti, che continuano a godere di regole quasi medievali (l'ereditarietà della licenza) e ad agitare spettri sui pericoli per la salute dei cittadini. «Quando ci furono le lenzuolate di Bersani (a cui finalmente si sta riconoscendo un'efficacia molto maggiore dell'attuale decreto) si assistette a dibattiti surreali - dichiara Filippo Bubbico (Pd) relatore del testo in Senato - I notai dissero che vendere l'auto senza il loro controllo esponeva i clienti a forti pericoli, i farmacisti elencarono i rischi della vendita dei farmaci da banco nelle parafarmacie. Nulla di tutto questo è accaduto, e oggi quelle regole ci sembrano antidiluviane». Così come preistorica ci sembra la tassa sulla ricarica telefonica, la non portabilità del numero, le spese per la chiusura di un conto bancario. Le banche oggi escono persino rafforzate: si scrive nero su bianco che dovranno chiedere la polizza sui mutui (prima non era scritto da nessuna parte) ma si chiede che siano presentati tre preventivi. «Bisogna pretendere che il cliente sia libero di fare l'assicurazione (che tra l'altro è una seconda garanzia oltre l'ipoteca) dove vuole - continua Bubbico e vietare che le banche offrano i loro prodotti». C'è ancora molto da fare. La relatrice del Pdl, Simona Vicari, assicura replicando a Pier Luigi Bersani che nessun emendamento Pdl è stato ancora presentato, coprendo il tumulto che si sta scatenando nel centrodestra. Bisognerà aspettare il fine settimana per conoscere le proposte depositate. Dura ed inattesa contestazione al presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni. Intervenuto al teatro Dal Verme di Milano per per illustrare il progetto di rilancio della Darsena e dei Navigli, oggetto di un cronico degrado, il governatore ed esponente del Pdl è stato accolto da moltissimi fischi. Formigoni ha comunque tenuto il proprio intervento alzando la voce per coprire il rumore della sala. Un auditorio, peraltro, nel quale il pubblico era stato in qualche misura selezionato, con ingressi prenotati e nomiMARCO TEDESCHI MILANO Primo Piano Messaggi trasversali per ridurre l'impatto su avvocati e farmacie. I big arringano ai poteri forti, e intanto difendono professioni e tassisti. Emendamenti entro il fine settimana. Pd: no alle polizze sui mutui in banca. BIANCA DI GIOVANNI ROMA p Primo segnale dagli avvocati: parere contrario in commissione Giustizia p Bubbico (Pd): come con le lenzuolate si agitano pericoli che non esistono Il discorso del governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, è stato accompagnato dai fischi in occasione di un convegno al teatro Dal Verme. Oggetto, il progetto di rilancio dei Navigli di Milano collegato all'Expo del 2015. Expo di Milano Dura contestazione a Formigoni Liberalizzazioni: il Pdl prepara la difesa delle lobby L'Italia e la crisi 16 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
L a stanno buttando in poli-tica, ma io non ci sto. Peril resto ben venga il dibat-tito e la Commissione par-lamentare d'inchiesta, siamo pronti con carte e registrazioni». Il prefetto Franco Gabrielli è reduce dallo scontro in diretta tv con il sindaco di Roma Gianni Alemanno. «Mi permetto solo di ricordare - aggiunge - che giovedì sera il sindaco Alemanno è venuto da noi in sede dove avevo convocato il Comitato operativo nazionale per l'emergenza maltempo. E' tutto registrato». Anche quando, pur sollecitato, il sindaco non faceva richieste specifiche. Bruciano, perchè ingiuste e in malafede, le accuse alla Protezione civile ridotta a «passacarte» più o meno imbelle e incapace di fronte alle emergenze. «Il sindaco se la prende con il meteo? - osserva amareggiato Gabrielli. «Beh, noi mercoledì sera abbiamo diffuso un'allerta che parlava di precipitazioni per 35 mm, l'unica incertezza era il livello termico, la possibilità cioè l'acqua si trasformasse in neve. Ma giovedì sera parlavamo già di 35 cm di neve». Il problema quindi, semmai, «sono i collaboratori del sindaco». Il sindaco della Capitale, affogato con i suoi cittadini in 30 centimetri di neve ampiamente previsti, rimpiange la Protezione civile di Guido Bertolaso, quella macchina mostruosa che per dieci anni ha succhiato miliardi di euro allo Stato - 10,7 secondo alcune stime in difetto - in nome dei cosiddetti Grandi eventi, dai funerali del Papa ai Mondiali di nuoto, dalla Louis Vitton cup ai Mondiali di ciclismo, dai G8 ai summit internazionali fino al terremoto dell'Aquila. Rimpiange, Alemanno, quel sistema che ha consentito a Bertolaso di dichiarare continue emergenze diventate in fretta un business per qualcuno e un pozzo di spesa senza fine per la collettività. Un sistema dichiarato “morto” a febbraio 2010 quando l'inchiesta G8-Grandi eventi svelò la corruzione che quel sistema aveva alimentato. L'inchiesta esplose alla vigilia dell'approvazione di una legge dello stato caldeggiata dal tandem Letta-Bertolaso che avrebbe fatto diventare la stessa Protezione civile una faccenda a diritto privato foraggiata però dai soldi pubblici. Alemanno, quindi, dice di rimpiangere quell'epoca che tra pochi mesi sarà a processo a Perugia per corruzione, tra gli imputati anche Guido Bertolaso. Forse non ricorda, il sindaco, che Bertolaso fu sommerso dalle stesse critiche nel 2006 quando l'Italia fu spezzata in due dalla neve. «Perchè - ricorda Gabrielli la viabilità non è mai stata neppure allora tra le competenze del Dipartimento». Anzi, all'epoca Bertolaso cercò di acquisire quelle funzioni ma ci fu il fuoco di sbarramento del ministero dell'Interno da cui tuttora dipendono. Nell'eventuale Commissione d'inchiesta, quindi, invocata anche dal segretario pdl Alfano, saranno esaminati soprattutto i passaggi fatti dal prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro responsabile del Centro operativo viabilità (COV) che sovrintende tutte le strade della provincia. Che tipo di dialogo e di raccordo operativo c'è stato ad esempio con la «Sala viabilità Italia», la sala regia nazionale delle comunicazioni? L'invocata Commissione parlamentare d'inchiesta dovrà verificare funzionalità e reattività del piano neve del comune di Roma. E anche qui, probabilmente, la gestione del Campidoglio è stata insufficiente. La sensazione diffusa è che Alemanno, in estrema difficoltà, cerchi di elevare il livello dello scontro per parlare d'altro e non dei suoi uffici. Cerchi di buttarla in politica, appunto. Se invece il problema è l'operatività della Protezione civile, questo è un tema che il prefetto Gabrielli affronterebbe volentieri. Ma fuori da un contesto di polemica. «La verità - spiega - è che la legge 10 (voluta da Tremonti dopo lo scandalo dell'inchiesta Grandi Eventi, ndr) ha voluto punire l'abuso del potere di ordinanza togliendo però anche la capacità di operare».Il prefetto ha chiara in testa la soluzione: togliere alla Protezione Civile la responsabilità dei Grandi Eventi ma «restituire operatività nell'immediatezza, restringendo gli ambiti di competenza e il tetto delle risorse». Questo in un paese dove un sindaco responsabile avrebbe però già dato le dimissioni. Gestione Bertolaso Il Dipartimento in dieci anni è costato almeno 11 mld per emergenze CLAUDIA FUSANI Staino Per colpire quell'abuso Tremonti ha tolto ogni operatività «Protezione civile di passacarte» Lo sfogo di Gabrielli: «Vogliono solo buttarla in politica» Il capo del Dipartimento respinge al mittente le accuse: «Ben venga la Commissione parlamentare d'inchiesta». Pronte le registrazioni della riunione con il sindaco del Comitato operativo nazionale Il caso Ma il prefetto replica: «Avevate detto di essere pronti. E la pulizia delle strade spetta al comune» Legge 10 Sorrisi sotto la neve Alemanno in posa Tutti in centro con l'auto Per l'eccezionale ondata di maltempo che ha interessato Roma, anche oggi i varchi Ztl (Zona a traffico limitato) non saranno attivi. «L'accesso alle zone del Centro Storico e di Trastevere sarà dunque libero, in modo da agevolaregli spostamenti in città e fluidificare il traffico». Lo afferma l'assessore alla Mobilità di Roma Capitale Antonello Aurigemma. 3 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
Dopo l'emergenza neve, scatta l'allarme prezzi in tutta Italia. Lo denuncia il Codacons, che ha riscontrato forti rincari dei listini in negozi e supermercati di tutta Italia, ricevendo numerose segnalazioni da parte dei cittadini. «Da un parte gli scaffali appaiono semivuoti in moltissimi esercizi commerciali - spiega il presidente Carlo Rienzi - dall'altro si è registrato un elevato incremento dei prezzi per i prodotti ancora disponibili. Il fenomeno riguarda i generi alimentari, in particolare l'ortofrutta, la carne e il pesce, per i quali le difficoltà di approvvigionamento legate al maltempo e ai disagi stradali hanno prodotto rincari assurdi che in alcuni casi arrivano al +200%, specie per frutta e verdura». DANNI ALL'AGRICOLTURA «Si tratta di una situazione inaccettabile - afferma Rienzi - la merce scarseggia e su quella ancora in vendita c'è chi specula sulla pelle dei consumatori! La Guardia di Finanza deve effettuare subito controlli nei negozi e nei supermercati, sanzionando chi ha rialzato ingiustificatamente i listini. Invitiamo i cittadini ad acquistare solo il minimo indispensabile per evitare di arricchire la tasche dei furbetti della neve». Ma il maltempo ha messo in ginocchio anche l'agroalimentare italiano. È l'allarme lanciato dalla Confederazione italiana agricoltori (Cia), secondo la quale i danni sono gravissimi: 100 milioni di euro. «Praticamente paralizzato spiegano gli agricoltori - il trasporto di latte, frutta, ortaggi e carne. Stravolta l'agricoltura. Gelo e neve hanno devastato i campi coltivati (soprattutto ortaggi), distrutto serre e strutture aziendali. Centinaia le imprese agricole ancora isolate e in molte zone di campagna manca l'energia elettrica. A forte rischio tantissimi allevamenti bovini, suini, ovini e avicoli. A causa dell'impercorribilità delle strade rurali è, infatti, impossibile l'approvvigionamento di mangime e foraggio. La Cia ha chiesto lo stato di calamità per i centri agricoli colpiti. «In questo modo - avverte la Cia - oltre alla perdita di interi raccolti orticoli in campo aperto, sono andate distrutte tonnellate di prodotti deperibili che non è stato possibile trasportare. Tante le piante di frutta, ma anche olivi e viti, che hanno ceduto per il peso della neve. Non solo. La mancanza di energia elettrica ha spento le celle frigorifere delle aziende agricole, dove vengono conservati gli alimenti deperibili, e a bloccato, addirittura, la mungitura degli animali e i meccanismi di funzionamento per distribuire il mangime nelle stalle. Il gelo polare - sottolinea ancora la Cia - ha fatto, inoltre, impennare i consumi di gasolio agricolo per il riscaldamento delle serre e delle strutture aziendali. Un ulteriore elemento negativo che si aggiunge alla difficile situazione che stanno attraversando gli agricoltori italiani alle prese con costi produttivi sempre più onerosi». Molti mercati rionali sono chiusi per il gelo. Calo dei consumi tra il 30 e il 60 per cento nei bar e nei ristoranti. Secondo Confcommercio il calo dal 30 al 60% delle presenze nei pubblici esercizi (bar, ristoranti e discoteche) a seconda dell'intensità del maltempo, delle aree geografiche e delle tipologie di esercizio. Più colpiti ristoranti e discoteche, meno i bar. Nei mercati alimentari l'andamento è a marcia ridotta e i prodotti esposti sono a rischio congelamento. Nelle città del Nord e del centro Italia, come a Torino, a Bologna, a Firenze l'apertura dei banchi era all'incirca del 30% per le difficoltà di circolazione dei Tir sulle strade. Foto Ansa La denuncia Trasporti bloccati, supermercati presi d'assalto. C'è già chi ne approfitta. La denuncia è del Codacons che ha segnalato aumenti dei generi alimentari fino al 200%. Confagricoltori: danni per cento milioni. Due ragazzi spalano la neve in Corso Ovidio a Sulmona ci sta tutto, e di fronte a quel che sta accadendo in questi giorni aggiungo che andando avanti così rischiamo di diventare lo zimbello d'Europa». Perché? «Perché di fronte al caos di questi giorni a causa del maltempo, ascoltiamo delle argomentazioni improponibili, come se i treni che si bloccano, i black-out elettrici, la chiusura della scuole, fossero provocati da un'emergenza meteo che colpisce con particolare accanimento il nostro Paese». E invece? «Non è assolutamente vero, gli stessi fenomeni atmosferici interessano il resto dell'Europa occidentale, magari con intensità ancora maggiore, eppure le cronache che ci arrivano da quei Paesi sono ben diverse dalle nostre». Dunque, nessuna tropicalizzazione del clima italiano, nessuna approssimazione nelle previsioni atmosferiche? «No. L'attuale ondata di maltempo non è frutto di cambiamenti epocali, tanto è vero che una cosa simile non avveniva da trent'anni. Quanto alle previsioni meteo, mi sembrano molto ben fatte. Certo, poi servono persone che sanno regolarsi di conseguenza...». E cosa dovremmo fare per riguadagnare posizioni in questo ipotetico rating del territorio? «Molto. Nel breve periodo occorre identificare e mettere in sicurezza le zone più a rischio del territorio. Poi, più a lungo termine, occorrerà rimetter mano alla legislazione in materia, spesso confusa e frammentata, per arrivare ad una nuova legge per il governo del territorio». M.V. I furbetti della neve aumentano i prezzi Alimentari più 200% VIRGINIA LORI Il Codacons: mercati vuoti e merci vendute come fossero oro L'eremita «Che volete?» In un'emergenza che in provincia di Rimini sta gravando in maniera pesante sulla Valconca e sulla Valmarecchia c'è anche spazio per qualche episodio curioso come quello dell' 'Eremitàche,raggiuntodaisoccorsi,sistupiscedellafollaallasuaporta.AllaForestalee i Vigili del Fuoco ha chiesto: «Come mai tutta quella gente? Che volete?». 5 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
ivano.pasqualino@hotmail.it IVANO PASQUALINO I l torneo sembra farsi semprepiù bipolare, sebbene Juventuse Milan non esercitino un domi-nio assoluto e anzi facciano fati-ca. Un dato innegabile, se sivuole un paradosso tutto italiano. Nella prospettiva del successo finale, difficile vedere un team che possa veramente inserirsi tra le prime due della classifica. Eppure entrambe stentano a staccarsi dalle altre e ad imporre una supremazia indiscussa. I motivi sono molteplici. L'iniziale fluidità e imprevedibilità del campionato oggi appare ridimensionata, ma il relativo equilibrio che era emerso per buona parte del girone d'andata si mantiene, almeno nel senso che nessuna squadra di vertice è in grado di compiere una marcia trionfale. Il problema è di capire se questa situazione nasca da un equilibrio verso l'alto o verso il basso. La seconda ipotesi appare senz'altro la più convincente. Senza dubbio, la Juventus gioca un football dispendioso e non esibisce sempre i numeri per chiudere un match, mentre il Milan sta perdendo qualche colpo forse imputabile all'apporto pesante richiesto agli uomini di fatica del centrocampo per sostenere il reparto avanzato. Ma resta il fatto che la mancanza di egemonia denuncia soprattutto limiti tecnici, non certo imputabili a Conte o ad Allegri. Nella partita con un Siena ben coperto, la Juve ha mostrato serie difficoltà a capitalizzare il proprio predominio territoriale e a sfruttare le fasce come è sua abitudine. Non sempre i preziosismi di Pirlo sono sfruttati a dovere. L'innesto di Borriello non sembra cambiare molto le cose. Non è la prima volta che la Juve non riesce a vincere in casa. Non le manca mai l'intensità, semmai qualità offensiva contro avversari capaci di chiudere gli spazi. Il caso del Milan è diverso. Contro il Napoli ha sprecato malgrado la qualità offensiva, ma ha giocato un primo tempo sotto tono recuperando soltanto nel secondo. La dipendenza da Ibrahimovic si conferma un'arma a doppio taglio: la sua capacità sia di finalizzare sia di mandare in goal i compagni non ha eguali, ma nelle sue giornate no l'assenza di alternative in attacco si fa sentire. Robinho continua a deludere. Ma comincia a suscitare qualche dubbio anche l'impostazione del centrocampo rossonero, un reparto che non è cucito da nessun regista e che in fase di possesso palla sembra talvolta spaccato in due. Tra le due contendenti, la Juventus ha certamente molte carte dalla sua parte. Resta l'unica squadra imbattuta e vanta di gran lunga la difesa migliore, oltre ad avere il primato nella media inglese. Ha un carattere decisamente più forte e meno lunatico. In più, non gioca in Champions. Alla ripresa europea sarà in vantaggio sul Milan sotto il profilo delle energie. Tutte le altre mostrano limiti, magari prevedibili, ma sostanziali. L'Udinese terza in classifica ha già fatto molto. È l'unica a giocare un football armonico e convincente, ma la sua competitività in trasferta non è ai massimi livelli. Esce battuta nettamente contro una squadra dal modulo speculare come la Fiorentina. La Lazio alterna imprese mirabili a cadute verticali. L'Inter arresta bruscamente la sua rincorsa e ripresenta seri problemi difensivi. La Roma mostra un gioco brillante a tratti ma con efficacia intermittente. Il Napoli continua a raccogliere molti meno punti di quanto potrebbe. In sintesi, il bipolarismo imperfetto è destinato a dominare, malgrado tutto. A ncora una giornatastorta per il Milan tral'espulsione di Ibrahi-movic e la rabbia peraver sprecato la se-conda opportunità di superare la Juventus. Dopo la sconfitta esterna contro la Lazio, arriva uno 0-0 contro il Napoli che non lascia più dubbi: i rossoneri non sanno imporsi sulle grandi, mai una vittoria in campionato contro una delle prime cinque squadre in classifica. L'emblema rimane sempre Ibrahimovic. La punta svedese è croce e delizia di Allegri: quando non segna, il Milan stenta. Non basta il lento nevicare sopra San Siro a raffreddare gli animi dei calciatori: a tratti in campo si pensa più a fare giustizia che gioco. Come al 65', quando nell'area di rigore del Napoli si accende una mischia. Ibrahimovic viene espulso dopo aver colpito Aronica con uno schiaffo per difendere Nocerino. Il difensore partenopeo ripaga il centrocampista con la stessa moneta (manata sulla guancia), ma viene graziato per l'entità ridotta del gesto. «In quella occasione non andava espulso solo Zlatan», lamenta Allegri a fine partita. Secondo il regolamento, la condotta violenta prevede una squalifica di almeno tre giornate, come accadde lo scorso anno allo svedese per il pugno al barese Rossi (ridotte a 2 dopo l'appello). La decisione del giudice sportivo Tosel potrebbe quindi escludere Ibrahimovic dallo scontro diretto del 25 febbraio contro la Juventus. Febbraio si confermerebbe così mese nero per lo svedese: l'anno scorso solo un gol in sei partite. Il Milan, che fino a quel momento aveva avuto la migliore occasione al 50' con Robinho (tiro fuori, solo davanti a De Sanctis), si chiude e si affida alle ripartenze. Tattica che, un tempo, era l'arma prediletta di Mazzarri: ora i suoi ragazzi appaiono appesantiti, nella testa e nelle gambe. Il contropiede, strategia vincente a San Siro quattro mesi fa contro l'Inter, è più lento e macchinoso. Il Napoli non vince in campionato da quasi un mese, con quattro pareggi e una sconfitta nelle ultime cinque partite. Nel finale ci prova Cavani con un'incornata da due passi che termina alta. Ma l'ultimo “colpo di testa” è quello di Allegri: per un inutile fallo laterale, protesta vistosamente contro il guardalinee. E va a fare compagnia a Ibrahimovic. Silvio Pons Foto Ansa IL COMMENTO Con il Napoli finisce 0-0 Lo schiaffo ad Aronica può costargli il big match coi bianconeri. Espulso nel finale anche Allegri. I campani non pungono Lo schiaffo di Ibra ad Aronica nel fermo immagine tratto da Sky IL MILAN NON NE APPROFITTA E RISCHIA DI PERDERE IBRA Il Parma batte il Chievo Il Parma batte il Chievo al Bentegodi per 2-1 (Giovinco, autorete di Luciano e Thereau) eritrovailsorrisograzieallacuraDonadoni.«Stiamocrescendoemigliorando-hacommentatoil tecnicosubentratoa Colomba - la squadracomincia aprendere coscienza e consapevolezzadellepropriepossibilità.Oral'importanteèdarecontinuitàaquantofattofinoaora». È il campionato del bipolarismo imperfetto 35 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012

Raffaele Bonanni cala due carte sull'articolo 18, mentre infuria lo scontro con la ministra Elsa Fornero. Intervistato dal Sole24Ore il leader Cisl avanza l'ipotesi di «tirare fuori dall'articolo 18 questioni come i licenziamenti economici, nella parte che si presta a distorsioni». E ancora: «troviamo soluzioni per evitare che si allunghino con artifici i tempi, danneggiando lavoratori e aziende». Questi i «paletti» piazzati dalla Cisl, su cui ancora non si conoscono le possibili reazioni delle altre parti sociali. Anche se in Via Po assicurano che su queste materie si manterrà l'unità sindacale. Semmai - sostengono i cislini - le proposte servono proprio a smorzare la tensione e voltare pagina, superando la finta questione licenziamenti. Che l'articolo 18 sia «fuori fuoco» rispetto alla situazione attuale lo dichiara anche Pier Luigi Bersani. «In questi giorni sento ripartire un dibattito come se fossimo negli anni '80, quando si diceva 'arriverà la flessibilita - dichiara il segretario Pd - Ma qui lo tsunami è già arrivato. Uno che ha 30 anni oggi, se ha un lavoro mediamente ce l'ha flessibile, precario e sottopagato, anche se ha una laurea. La realtà di oggi è questa». LA LEGGE 223 Lo sa anche Bonanni, il quale tuttavia parla di «robusta manutenzione dell'articolo 18». Ma cosa intende il leader Cisl per licenziamenti economici? La proposta è semplice: estendere anche ai licenziamenti individuali le fattispecie previste dalla legge 223, che regola quelli collettivi in caso di stato di crisi. «Oggi si utilizza l'articolo 18 anche per i casi di crisi economica - spiega Giorgio Santini, segretario generale aggiunto Cisl - Ma quella norma punta ad evitare gli arbitri, cioè serve per altri scopi. Insomma, se ne fa un uso improprio». I licenziamenti collettivi regolati con la 223 prevedono una serie di passaggi che garantiscono il lavoratore. L'azienda, infatti, deve scegliere gli espulsi in base ad alcuni criteri (per esempio i carichi familiari vengono presi in considerazione), deve aprire uno stato di crisi all'ufficio del lavoro, i lavoratori che escono sono coperti da due anni di mobilità ed hanno un diritto di prelazione, in caso di nuove assunzioni dell'azienda. Insomma, ci sono una serie di tutele che finora i lavoratori licenziati individualmente non hanno. Per di più per «collettivo» la legge intende almeno 4 unità. Così, un'azienda con 20 dipendenti può licenziarne 4, che avranno per legge un percorso tutelato, e non può farlo per 2. Questa la contraddizione sottolineata da Cisl. PROCESSI Ma anche questa strada potrebbe portare a lungaggini molto costose. Spesso, infatti, si ricorre in tribunale per contestare la scelta del lavoratore espulso. Per la Cisl si dovrebbe imporre una verifica tra le parti sulla scelta dei lavoratori da licenziare, che accorci così i tempi di un eventuale giudizio. Inoltre il sindacato di Bonanni punta ad accorciare i tempi della giustizia. «Speriamo di avere il primo grado di giudizio entro 6 mesi», spiega Santini. Per il resto la Cisl è irremovibile. «Diciamo no all'abolizione della'rticolo 18 anche per i nuovi assunti (come prevedrebbero i modelli di contratto unico esaminati finora, ndr) conclude Santini - perché sarebbe il primo passo verso l'estensione a tutti. Oggi, con la mobilità che c'è, tutti sono nuovi assunti. Quell'articolo deve restare per le sue funzioni storiche, quindi per i casi di discriminazione e di arbitrio». Intanto continua il dibattito politico. «La riforma del lavoro non può risolversi nello smantellamento di tutele e garanzie che, al contrario, vanno estese a tutti - dichiara Felice Belisario dell'Idv - Facilitare i licenziamenti significa solo gettare benzina sul fuoco della tensione sociale. Il governo non tocchi l'articolo 18, piuttosto mantenga i suoi impegni sul piano dell'equità e della crescita».L' articvolo 18 non è un elemento centrale della politica del lavoro aggiunge Gianni Pittella, vicepresidente del parlamento europeo - e rischia di infiammare il dibattito politico che oggi, invece, non ha alcun bisogno di essere infiammato» In un'intervista al Sole24Ore il leader Cisl prevede di applicare ai casi individuali le norme previste finora per quelli collettivi. Ovvero: apertura di stato di crisi, criteri di legge per la scelta degli espulsi e mobilità. BIANCA DI GIOVANNI Tre milioni di precari Il 47% è sotto i 25 anni Primo Piano ROMA p La proposta Cisl: estendere la legge 223 anche ai casi individuali p Bersani: «Mi sembra un dibattito da anni ‘80. La mobilità c'è già» Il numero dei senza posto fisso in Italia parte sicuramente da una base che supera i 2,7 milioni di persone: risultato della somma tra i 2.364 milioni di dipendenti a tempo determinato e i 385 mila collaboratori censiti dall'Istat nell' ultimo aggiornamento trimestrale sulle forze lavoro, riferito a luglio-settembre 2011. Tra i lavoratori atipici, su cui cioè si scarica la flessibilità in entrata, spicca la quota di giovani. Andando, infatti, a riprendere gli ultimi dati Art. 18, Bonanni apre: sì ai motivi economici Ma la reazione è fredda «Le quote sono la negazione del merito ma se certi processi non avvengono spontaneamente - e il tempo al Paese è stato dato - allora bisogna agire con una spinta più forte». Lo afferma il ministro per il Welfare e per le Pari opportunità Elsa Fornero, alla vigilia di una nuovastagionedinomineaiverticidelle principali società quotate e pubbliche. Il governo, assicura, «vigilerà affinché la normativa sia rispettata». Le competenze ci sono: «tutte le associazioni e i siti che si occupano di questo tema hanno provveduto a raccogliere curricula di donne in grado di sedere nei Cda. Devo dire che per gli uomini non si è mai molto guardato alle competenze». Fornero: vigilerò sulla presenza di donne nei cda IL CASO L'Italia e la crisi 12 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
blica amministrazione siano aperti e trasparenti - dice Dal Co - che si abbassino le barriere protettive tra le reti pubbliche e quelle private. Il bancomat potrebbe diventare una carta di identità elettronica se si rendessero interoperabili le reti pubbliche e quelle private». C'è molto da fare, subito, dice Nicola Mattina, «nessun settore può fare a meno dell'innovazione. Guardate la Silicon Valley, che punta sulle piccole imprese che crescono velocemente, le start up. Davanti alla velocità dei cicli dell'innovazione anche le grandi aziende si comportano come startup: la Kodak è fallita perché non ce l'ha fatta ad adeguarsi. A San Francisco c'è proprio l'allevamento delle società start up, un grande sistema di piccole aziende. E Google ne ha comprate cinquanta in un anno. Se non ci fossero queste società frizzanti il saldo dell'occupazione negli Usa sarebbe negativo. Il nostro governo, intanto, potrebbe fare quattro cose. Investire nelle università di eccellenza (l'Italia non ne ha nessuna nelle prime cento). Favorire l'immigrazione di qualità: chi emigra cerca promozione sociale, il gotha della Silicon Valley è fatta di immigrati, anche italiani. Ancora: invece di sovvenzionare le imprese, bisogna investire nella ricerca, e poi magari offrirla alle imprese. Infine la trasparenza. L'Italia è il più opaco dei Paesi europei: non si sa come si assegnano i bandi di gara né come procedono i lavori, ne le performance delle strutture pubbliche. È quasi uno scandalo». Torniamo a internet e al Pil, è il richiamo di Landò. La semplificazione fa risparmiare tempo, l'efficienza e la permeabilità delle reti rende più facile la vita ai cittadini: il governo va in questa direzione? e qualcuno sta pensando al digital divide? «L'analfabetismo digitale di imprese e famiglie è un problema vero risponde Dal Co - temo che il nostro vanto, l'esplosione dei telefonini, dipenda dal fatto che così si fa a meno di internet. Su ricerca, immigrazione professionale e trasparenza sono d'accordo. Sull'università penso che invece siamo bloccati dal provincialismo, da un'ottusità paraburocratica che non ci rende competitivi. I nostri ragazzi, anche con la laurea triennale, sono al livello degli americani. Ma poi non sanno come si avvia un processo di ricerca, come si lavora in team, come si fa un'impresa. È anche un fatto di cultura, l'incapacità di inserirsi in un progetto moderno». Dobbiamo trovare un algoritmo che valuti in modo inconfutabile il valore dell'innovazione sul Pil. C'è chi afferma che si guadagna un punto di Pil ogni 10% di maggior sviluppo delle connessioni internet, ricorda Infante. Si riduce il digital divide e si diffonde una tecnologia abilitante per la ricerca, meglio ancora: l'invenzione del lavoro. Il Paese si sta dando un'agenda digitale? «Non mi piace la dizione “Agenda digitale”, come se fosse un programma annuale - dice Salvi - e invece dovrebbe essere una strategia globale, per tutta la Pubblica amministrazione. In Lombardia solo l'1,1% delle 9.000 imprese è di nuova economia, e solo il 4% degli addetti è laureato. Il capitale umano è elevato a siamo lontani da una cultura imprenditoriale innovativa». Quando si chiedono pari opportunità di accesso alla rete - ragiona Infante - per promuovere la cosiddetta digital inclusion, si arriva a comprendere quanto, tutto questo, sia decisivo per creare nuova coesione sociale, un ambito che può anche rivelarsi come possibilità d'impresa etica con la social innovation. «Giustissimo - dice Salvi - e si dovrebbe consentire al cittadino il controllo sociale della pubblica amministrazione, da chi vince l'appalto a come vengono fatti i lavori. Aprire l'accesso ai dati fa crescere l'economia e si accelera l'efficienza dell'amministrazione con il controllo dal basso». Il web 2.0 ha una dimensione collettiva - dice Dal Co - ma ci sono altre tecnologie ricche di potenzialità. Pensate alla nave Concordia. In quei momenti c'è stato un volume di informazione pazzesco con sms, tweet e foto. E non è solo interessante conoscerne il contenuto è nel flusso il dato peculiare. Se un “sismografo della rete” ne avesse registrato il flusso avrebbe raccontato moltissimo di quella vicenda». Come diceva McLuhan - interrompe Infante - è il mittente stesso il messaggio. Punto di forza per Mattina sono «i nativi digitali: non sono provinciali, studiano e s'informano. Dovremmo osservare e stimolare questo fenomeno, incentivare chi ha l'ambizione di cambiare il mondo e la comunicazione». Più che investire, propone Dal Co, «bisognerebbe “liberalizzare il fallimento”, scardinare i timori nel cercare nuove strade. Negli Stati Uniti chi ha i capitali cerca le aziende che crescono per investire, magari entrando come capitale di rischio». «Giusto, aggiungerei un quinto punto a quelli proposti da Mattina - dice Salvi -: un fondo di garanzia pubblica per le aziende innovative a salvaguardia delle banche in caso di fallimento. Così l'innovazione coraggiosa si svilupperebbe di più. Facebook in fondo è nata proprio così». Ma non è pericoloso proteggere chi ha fallito? Non si rischia di favorire i soliti furbetti? «L'innovazione comporta un alto tasso di rischio imprenditoriale ovvero rischio di fallimento», dice Nicola Mattina. «È un'idea che culturalmente ci fa rabbrividire, socialmente inaccettabile. Eppure l'idea del fallimento, altrove, assume forme diverse altrove. È celebre l'affermazione di Edison a proposito dei suoi errori: “Non, ho fallito. Ho solo trovato 10.000 modi per non far funzionare una lampadina”. Quando parliamo di innovazione, successo e fallimento sono due facce della stessa medaglia. L'idea di un Fondo Nazionale di garanzia per le aziende innovative avrebbe due principali effetti positivi: da un lato aiuterebbe giovani imprenditori ad assumersi rischi imprenditoriali più elevati ovvero entrare in quella quota di Pil che cresce velocemente, dall'altro renderebbe più semplice l'accesso al credito bancario o ad altre fonti di finanziamento che sarebbero a loro volta tutelate. Il vantaggio del Fondo di garanzia è che nominalmente una certa copertura potrebbe aiutare 100 imprese a nascere, ma in concreto andrebbe a coprire il fallimento solo di una parte di esse, quindi un piccolo investimento pubblico avrebbe il potere di moltiplicare enormemente i suoi effetti». Innovazione: nuove idee nuove parole Driver del sistema paese S'intende quel fattore in grado di trainare economia, innovando i processi produttivi,apartiredagliassettiorganizzativi e motivazionali su cui l'uso del web può dare un contributo decisivo. Interoperabilità Significa cooperare nello scambio di informazionioserviziconaltrisistemi,ottimizzandolerisorse.Nellospecificocomporta il fatto di usare software aperti, opensource,capacidi integrarsicontutti i sistemi informativi connessi. Startup Èladefinizionecheriguardala fased'avviodiun'impresa.Moltediquesteimprese in erba nascono nell'alveo universitario dove sono presenti degli spin off (organismi aziendali sorti dal contesto della ricerca tecnologica universitaria) o da veri e propri incubatori d'impresa. Digital divide È il divario digitale provocato dalla carenzadiconnettivitàinternetcheprovoca una negazione di pari opportunità d'accesso alle reti, in quanto risorsa-bene comune. Nativi digitali Sono quei giovani cresciuti con i nuovi media, attraverso cui si misurano con il mondo delle informazioni, così come le generazioni precedenti hanno fatto con libro e televisione. (a cura di c.i.) «SI DOVREBBE CONSENTIRE AL CITTADINO IL CONTROLLO SOCIALE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, DA CHI VINCE L'APPALTO A COME VENGONO CONDOTTI I LAVORI» Nicola Salvi Keyword «L'ANALFABETISMO DIGITALE DI IMPRESE E FAMIGLIE È UN PROBLEMA: TEMO CHE IL NOSTRO VANTO, IL BOOM DI TELEFONINI, DIPENDA DAL FATTO CHE COSÌ SI FA A MENO DI INTERNET» Mario Dal Co (via Skype) «DOBBIAMO TROVARE UN ALGORITMO CHE VALUTI IL VALORE DELL'INNOVAZIONE SUL PIL. C'È CHI DICE CHE SI GUADAGNA UN PUNTO DI PIL OGNI 10% DI CONNESSIONI INTERNET IN PIÙ» Carlo Infante LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012 | | V
andato oltre le regole che ci siamo dati. Questo non può accadere perché rischia seriamente di far saltare il banco». Come si può evitare il ripetersi di simili situazioni? «Creando una cabina regia politica nella maggioranza. Monti e i segretari delle forze che lo sostengono devono vedersi più spesso per prevenire contraddizioni e problemi. E questo è soprattutto nell'interesse del Pd, perché poi alla fine siamo noi a pagare il prezzo più caro». Ora Berlusconi vi propone un patto per riformare la legge elettorale: la sua opinione? «Noi siamo obbligati ad andare a vedere. Il cambiamento della legge elettorale è per noi più che per tutte le altre forze politiche la priorità delle priorità. Senza il referendum bisogna lavorare in Parlamento per far sì che non ci sia più il Porcellum. Farlo senza il Pdl è difficile se non impossibile». Berlusconi fa però capire di puntare a un sistema bipartitico. «No, per la legge elettorale vale il discorso dei tre pilastri del governo, non si può tagliare fuori il Terzo polo. Bisogna andare a vedere per capire se si tratta di un bluff o di un'apertura reale ma il patto va fatto a tre perché il governo si regge su uno schema come questo». Dice che siete obbligati ad andare a vedere ma ci sono i precedenti della Bicamerale di D'Alema e del confronto avviato a fine 2007 con Veltroni... «Abbiamo un modo semplice per capire se Berlusconi è serio: accetti di cominciare il confronto dalla Rai, visto che tra un mese finisce la pantomima del Cda. Se ha un senso quello che dice partiamo da una riforma seria della governance della Rai. Proprio per questo denunciamo come contraddittorio e inquietante quanto accaduto sulle nomine alla direzione del Tg1 e del TgR, votati da Pdl e Lega. Berlusconi accetti di partire da qui e di impostare il cambiamento della legge elettorale entro Pasqua. Allora capiremo se è credibile e se quel che dice ha un senso o se siamo alla terza presa in giro». Parla di credibilità: quella della politica ha subito un altro colpo, con la vicenda Lusi. Lei che dice? «Il punto essenziale è che la magistratura faccia tutto quello che deve fare. Per quanto riguarda la Margherita, si decida in tempi rapidi di far tornare i soldi allo Stato, messe in sicurezza le strutture esistenti (penso per esempio al giornale “Europa”). E poi ha ragione Bersani, bisogna approvare in fretta una legge sui partiti. Questa vicenda mostra che è necessario attuare l'articolo 49 della Costituzione, che servono una certificazione dei bilanci dei partiti e regole che garantiscano la massima trasparenza». P erché Luca Cordero diMontezemolo sostienein tutti i modi possibilila campagna elettoraledi Alberto Bombassei per la presidenza di Confindustria? Perché questa partita rappresenta per l'ex presidente della Fiat l'ultima chance di scendere in politica, dopo che l' amico di un tempo passato, Corrado Passera, gli ha voltato le spalle giocando in proprio. Passera ha infatti occupato il medesimo spazio che Montezemolo sognava di riempire: il ruolo di tecnico di prestigio che strizza l'occhio al centro e, come una reserve della Republique, prima contribuisce a salvare la Patria, poi si candida a presidente del Consiglio. Un'associazione degli industriali alleata darebbe a Luca Cordero di Montezemolo l'infrastruttura territoriale ideale per sostenere la sua campagna elettorale nel 2013. La Confindustria targata Bombassei potrebbe mettere al servizio di Montezemolo e delle sue liste elettorali ben 18 confederazioni regionali, 100 territoriali provinciali e 20 settoriali, con oltre 5000 dipendenti, un potente centro studi, oltre all'amicizia del terzo giornale d'Italia (il Sole 24 Ore) e della seconda università privata del Paese (la Luiss). Inoltre, giocherebbe di sponda con lui e con Italia Futura, riprendendo le campagne mediatiche contro la casta politica (battaglia perfetta per sostenere che i politici sono incapaci e corrotti e quindi la gestione del Paese va affidata ai tecnici e agli uomini d'azienda, soprattutto ad alcuni) e per la privatizzazione dei servizi pubblici locali e nazionali (in primis i treni, dove Montezemolo e Bombassei hanno interessi diretti, ma anche le municipalizzate, l'acqua e chi più ne sa più ne canti) che vanno tolti dalle avide mani della «casta» proprio per essere gestiti dai «migliori». L'unico problema è che finora la stragrande maggioranza dei consensi (circa 150 dei 193 voti della Giunta che il 22 marzo indicherà all'assemblea del 24 maggio il nome del presidente) è per il rivale Giorgio Squinzi, e non certo per Bombassei. Come rovesciare la situazione? Con una campagna mediatica che tenda a far credere che fra i due candidati c'è un testa a testa sul filo del rasoio. Anzi, con una lieve maggioranza a favore di Bombassei. La campagna è condotta mettendo in giro finti sondaggi e notizie false ma plausibile. E attraverso promesse e pressioni ai direttori dei giornali. Si spera che gli imprenditori - che come quasi tutti gli italiani non hanno mai perso la genetica propensione a schierarsi con il vincitore - in qualche modo abbocchino. E che alla fine, in Giunta, ci sia il voltafaccia di qualcuno fra i grandi elettori di Squinzi. Nell'autunno 2009, quando ha creato Italia Futura, mister Ferrari voleva accreditarsi come tecnico, come grande esperto portatore di proposte fattive e innovative contro il declino dell'Italia. Montezemolo sapeva bene che il berlusconismo prima o poi sarebbe saltato insieme ai conti pubblici dell'Italia, e che ci sarebbe stata la necessità di un governo tecnico come quelli di Ciampi e Dini. Pure Corrado Passera condivideva questa analisi e in quel periodo aveva deciso di sostenere Italia Futura, rimanendo però defilato, dietro le quinte. A partire dalla primavera 2010 Corrado Passera si è lentamente sfilato dalla fondazione montezemoliana e ha iniziato a giocare in proprio, corteggiando gli ambienti cattolici e lo stesso grande Centro. Fino a quando, nel settembre 2011, si è presentato al raduno dei cattolici di Todi e, subito dopo, è stato scelto da Mario Monti come super-ministro delle Attività produttive e delle infrastrutture, lasciando Montezemolo a bocca asciutta. Ora Passera è persino un papabile per la candidatura a premier nel 2013, e di Montezemolo primo ministro nessuno parla. Ma se Bombassei diventasse presidente di Confindustria si ribalterebbe il tavolo. Giusto un anno prima delle elezioni. Quanto basta per preparare la campagna elettorale. Foto Ansa «La riforma del mercato del lavoro è uno dei pilastri dell'intesa raggiunta. Non è immaginabile che sia fatta senza l'accordo di tutti» Sull'articolo 18 Montezemolo contro Passera Franco Ernesto Capitali Coraggiosi Boccia a Orfini: Vuoi il Pci? Francesco Boccia, deputato Pd, ironizza su Twitter per commentare l'intervista al «Fatto quotidiano» del suo collega di partito, Matteo Orfini: «Il compagno Orfini “cinguetta” Francesco Boccia - propone due nuove ossessioni: Monti liberista e le piazze contro. Che altro manca per tornare al Pci? Ricostruiamo anche il Muro di Berlino?». 11 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
ne con cui da quell'anno avrebbe fatto circolare l'opera che l'avrebbe imposto alla più vasta platea. Il romanzo era Lolita, un titolo che, anche grazie alla versione cinematografica del libro data da Stanley Kubrick, sarebbe diventato nome per antonomasia delle adolescenti precocemente vocate all'eros. Non solo: in quel romanzo gogoliano il cui primo nucleo era stato scritto in russo una trentina di anni prima, ma steso alla fine in inglese, Nabokov recuperava una parola di origine seicentesca, che giaceva abbastanza sepolta nel lessico anglosassone : «nymphet», la ninfetta. Cioè la crisalide. Ovvero – non per niente lo scrittore, appassionato entomologo, passava le estati con la moglie ad acchiappare farfalle - la ragazzina tra età prepubere e pubertà. UN AUTORE SRADICATO Eppure, nonostante questo lavoro filologico sulla lingua di adozione, e nonostante il ben più faticoso lavoro di immersione nello Zeitgeist dell'America del dopoguerra da cui il romanzo-capolavoro era uscito, Lolita, in quell'anno, era un'opera che lo doveva far sentire ancora più sradicato. Perché negli Stati Uniti Nabokov aveva ricevuto una corposa serie di rifiuti da parte degli editori, alcuni motivati con ragioni perfino comiche nel loro imbarazzato arrampicarsi sugli specchi. «Esistono almeno tre temi assolutamente tabù per quanto concerne la maggior parte degli editori americani» scrive in quella postfazione. Uno è appunto la pedofilia, ma Nabokov, senza citarla, glissa direttamente: «Gli altri due sono: un matrimonio tra negro e bianca o negra e bianco che sia completamente e luminosamente fortunato e dia luogo a un gran numero di figli e di nipoti; e l'ateo completo che conduce un'esistenza serena ed utile, e muore nel sonno all'età di centosei anni». Quindi Lolita aveva visto la luce nel 1955 in inglese però in Francia, per l'Olympia Press, casa editrice specializzata in letteratura erotica. Ma nella stessa Francia sarebbe stato bandito dal ministero degli Interni per due anni dalla fine del 1956. Per poi trovare casa negli Usa nel 1958 da G.P.Putnam's and Sons (e da noi tutto sommato presto, nel 1959 da Mondadori. Mentre lo stesso Nabokov l'avrebbe tradotto in russo per la newyorchese Phaedra). Ecco il contesto in cui si colloca la lettera che qui pubblichiamo, scritta il 6 marzo 1956 da Nabokov all'amico Morris Bishop e ora recuperata in Italia da Satisfiction. Dove lo scrittore dice di sperare nella pubblicazione in Francia per Gallimard, editore «rispettabile» (e invece arriverà anche oltremare la censura e Gallimard pubblicherà il testo solo nel 1959, con la traduzione di Eric Kahane). Parla, Nabokov, nella lettera da amico ad amico («sai già tutto questo, così come lo so io»): aveva trovato Bishop alla Cornell University dove lo studioso, di sei anni più anziano, specialista in letteratura romantica e letteratura francese, gli era apparso come un «padre spirituale» (così notava il New York Times nel coccodrillo con cui nel 1973 dava l'addio a Bishop). E scrivendogli con pochi, cartesiani passaggi, sistemava la questione pornografia: può Lolita ricadere in questa categoria? No, perché è un romanzo tragico e il tragico e l'osceno non si accoppiano. PROIEZIONE DEL SOGNO MASCHILE Si può aggiungere qualcosa a questa osservazione di suo stesso pugno? Forse sì. In Letteratura e merci, saggio del 1999, Francesco Dragosei concludeva la sua carrellata nella narrativa novecentesca proprio all'ombra («grande») di Humbert Humbert, la voce narrante di Lolita. Scriveva: «Dire Humbert Humbert equivale a dire Lolita stessa, giacché ella non è altro che un proiezione, fatta bambola di carne, del sogno maschile di Humbert, niente più che un suo atto di ventriloquio». Cosa può essere più distante dalla materialità realistica dell'hardcore di un fantasma con cui qualcuno – il pazzo Humbert - intrattiene un monologo? Mentre è stato George Steiner a notare che la lingua nordamericana ha impoverito il vocabolario dell'eros alla plastica dei telefilm. E che è la genialità di Nabokov ad aver elaborato nuovi codici sessuali, facendo «la sua grande entrata sovrana in una lingua diversa dalla propria». Lolita ci regala 469 pagine di delirio erotico – quel tipo di delirio in cui in parallelo vedi la realtà in forma allucinata e costruisci altre realtà – senza che mai una volta venga pronunciata una parola di quelle familiari nel parlar del sesso. Leggere (o rileggere) per credere. ROBERTO CARNERO «È il mio miglior libro e non è pornografia» VLADIMIR NABOKOV N el poemetto eponimo del-la raccolta Le ceneri diGramsci, Pasolini, a collo-quio con l'autore dei Quaderni del carcere, esprimeva l'ambiguità della propria appartenenza politica: «Lo scandalo del contraddirmi, dell'essere / con te e contro te; con te nel cuore, / in luce, contro te nelle buie viscere». Davanti a Gramsci, assurto a simbolo dell'ortodossia marxista, Pasolini dichiara che il suo amore per il mondo popolare è viscerale, estraneo a ogni ideologia. La conquista della coscienza di classe, che il comunismo indicava come l'obiettivo prioritario, avrebbe significato per il proletariato una maggiore consapevolezza. Ma questo avrebbe finito con il compromettere quella spontaneità che Pasolini vedeva come la caratteristica del proletariato. Da qui la sua sofferta posizione: da una parte desidera l'evoluzione culturale e il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori; ma dall'altra teme che quel processo potrebbe determinare la corruzione dell'ingenua essenza popolare. IL CONVEGNO Del tema «Pasolini e la politica. Una lunga incomprensione» si è discusso nel fine settimana a Casarsa della Delizia (Pordenone) in un convegno organizzato dal Comune, dal Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa e dal Gruppo studi storici e sociali di Pordenone «Historia». Tra i relatori, Piera Rizzolati, Adalberto Baldoni, Davide Rondoni, Luigi Gaudino, Guglielmo Cevolin e Gianni Borgna. Quest'ultimo – autore, insieme con Baldoni, del volume Una lunga incomprensione. Pasolini fra destra e sinistra (Vallecchi) – ha messo in guardia sulle letture di un Pasolini «di destra»: «Capisco che qualcuno abbia voluto leggere Pasolini in maniera strumentale, ma questa lettura non regge. Pasolini è sempre stato un progressista. La complessità di Pasolini consente di leggerlo da diverse angolazioni, in base a differenti sensibilità. Ma questo non può autorizzare distorsioni della sua figura e del suo pensiero». Giusta puntualizzazione per evitare pericolose confusioni. E per restituire a Pasolini ciò che gli spetta. I malintesi tra Pasolini e la politica robbicar@libero.it Cambridge, 6 Marzo 1956 C aro Mr Morris,è stato un vero piacere ri-cevere la tua lettera e quel-la triste cartolina di Nizza nel 1906. Grazie anche per aver versato l'assegno. Speriamo di vedervi presto entrambi da queste parti. Fra pochi minuti ci prepariamo a partire per New York, dove domani farò una registrazione del primo Canto di «Onegin» per il terzo canale della Bbc. Abbiamo in programma di rientrare martedì sera. Ho appena saputo che Gallimard intende pubblicare Lolita. Questo dovrebbe conferirgli un immagine di rispettabilità. Il libro sta riscuotendo diversi successi a Londra e a Parigi. Ti prego, amico mio, a questo punto leggilo anche tu! Francamente non sono molto preoccupato dall'«irato Paterfamilias» Quello stupido ignorante resterebbe altrettanto sconvolto se sapesse che al Cornell ho analizzato l'Ulisse davanti a una classe di 250 studenti di entrambi i sessi. So che Lolita è il miglior libro che abbia scritto finora, e resto tranquillamente convinto che sia un serio prodotto artistico, e che nessun tribunale potrebbe provare che sia «osceno e libertino». Tutte le classificazioni, naturalmente, sfumano l'una nell'altra: una commedia in costume scritta da un buon poeta può avere anch'essa il suo lato «libertino»; ma Lolita è una tragedia. «Pornografia» non è un'immagine estrapolata da un contesto specifico: la pornografia è un atteggiamento e un'intenzione. Il tragico e l'osceno si escludono reciprocamente. Sai già tutto questo, così come lo so io: sto solo appuntando queste osservazioni così come mi vengono in mente, visto che è capitato che tu abbia paventato la possibilità di un attacco. Siamo entrambi molto interessati alla mostra di Alison. Dovrai raccontarci tutto al riguardo. Un abbraccio affettuoso a tutti e tre. La lettera Il tentativo in Francia Anche Gallimard lo deluse nonostante il clima più aperto Scarlett premiata a Berlino È stata Scarlett Johansson, la regina della 47esima edizione dei Goldenen Kamera Awards, i premi cinematografici e televisivi assegnati a Berlino dalla rivista Horzu. Scarlett haritiratoilpremio comemiglior attriceinternazionale. Oltrealeisonostati premiatianche Denzel Washington come miglior attor e Morgan Freeman, premio alla carriera. 29 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
I l futuro dell'Italia? Otto ecinquantuno. Che non signi-fica correre alla ricevitoria atentare la fortuna, ma guar-darsi allo specchio e prende-re le decisioni adeguate. Questo almeno è il parere di Francesco Sacco, docente della Bocconi ed esperto dei legami tra la rete e l'economia. «Quando si parla di crisi e di modi per uscirne è bene avere due punti fermi. Il primo è che il futuro è legato a Internet. Il secondo, conseguenza del primo, è che prima ci si entra e meglio è». Quello che l'Italia non ha ancora fatto... «Non lo dico io ma i numeri. Due in particolare: 8 e 51» È un rebus? «Il primo dice che siamo ancora parte delle otto più grandi economie del mondo, il G8 appunto; il secondo è la classifica stilata dal World Economic Forum in base alla qualità di internet in ciascun Paese: 51esimi appunto (eravamo 48esimi l'anno scorso). Sono due cifre distanti, troppo distanti. E che prima o poi porteranno delle conseguenze: perché magari miglioreremo un po' la seconda, ma sicuramente peggioreremo la prima. Rischiamo di fare la fine del Brasile dell'Ottocento: era un'economia agricola florida; quando il paradigma economico si è spostato sul versante industriale, il Brasile è rimasto a coltivare i campi. Ed è scivolato indietro». Non è troppo pessimista? «Otto e cinquantuno: la prima cifra è legata a un modo vecchio di intendere l'economia, la seconda è l'economia del futuro: secondo Progettare e comunicare: ecco come ABBIAMO UNA SOLA SCELTA: FARE COME LE RANE L'INTERVISTA / FRANCESCO SACCO LUCA LANDÒ Eppur si muove: dopo tante false partenze il tema dell'Agenda digitale sembra finalmente entrato nella politica nazionale Il problema è che scontiamo troppe incertezze e troppi ritardi. Recuperare è possibile ma a una condizione: saltare le tappe intermedie Libro 1 / Siti che funzionano Allasua terzaedizione «Sitiche funzionano 3.0» di Sofia Postai (Editore Tecniche Nuove,2011,21euro)prendeinesametutte le problematiche che riguardano l'usabilitàdi unsito,dall'interfacciaall'architettura informativa, dall'interattività al “look and feel”, dagli elementi di psicologia cognitiva che è necessario conoscere alle diverse tecniche di verifica. Libro 2 / Imprenditori e new media «Vivere social» di Federico Guerrini (Edizioni della Sera, 2011, 15 euro) è un «Manuale per imprenditori ai tempi di Facebook», come si legge nel sottotitolo. Vengonoanalizzati i principalisocial network chele aziendepossonosfruttare perpromuovereil lorobrand:Facebook,Twitter, LinkedIn,Flickr eYouTube,maanchereti ancora poco utilizzate nel contesto italiano, come SlideShare e Foursquare. Due libri II | | LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
B asta ipocrisie e falsità.Voglio subito l'assem-blea della Margherita,immediatamente, ab-biamo già aspettato anche troppo, Bianco e Rutelli devono convocarla, presentarsi dimissionari e mettere a nostra disposizione i bilanci. Siamo in grado di leggerli da soli una volta che ce li danno». Luciano Neri è un dirigente nazionale della Margherita, uno dei 398 componenti dell'assemblea e responsabile della Consulta per gli italiani nel mondo del Pd. Quando ha letto che risultava tra coloro che avevano approvato il bilancio della Margherita nella ormai famosa assemblea del 20 giugno 2011, ha abbandonato ogni residuo di pazienza. «È un falso - dice - Domani (stamani, ndr) mi presento al Senato nello studio di Enzo Bianco e Rutelli e non me ne vado finché non vedo una convocazione scritta dell'assemblea e non mi hanno consegnato il bilancio. Non sono un magistrato ma come dirigente nazionale della Margherita considero entrambi responsabili di aver creato oggettivamente le condizioni di opacità che ci hanno portato alla situazione di oggi». Lei punta il dito contro Bianco e Rutelli. Perché? «Perché scopro leggendo i giornali che il verbale dell'assemblea del 20 giugno 2011 risulta approvato all'unanimità. Io invece quel giorno ero uno dei dodici presenti - su 398 aventi diritto - e ho votato contro. Parisi si astenne. Due posizioni diverse di cui non esiste evidenza. Quindi quel verbale è falsificato». Perché era contrario? «Quel giorno s'arrivò quasi alle mani. Ebbi a ridire su tutto, a cominciare dal modo in cui eravamo stati convocati. Possibile che fossimo solo in 12 su 398? Chiesi conto di come erano state fatte le convocazioni. Non mi risposero. Chiesi di leggere il bilancio e di averne copia. Ci fu detto che non era possibile. Mi ribellai e Lusi, intorno al tavolo con Bianco e Rutelli, ebbe uno scatto, si offese dicendo che veniva messa in dubbio la sua serietà. Poi ricordo che loro tre confabularono a lungo». La grande lite quel giorno fu anche su altro. «Ci dissero che erano disponibili circa venti milioni residui del finanziamento elettorale. Io e Parisi proponemmo di restituire alla società civile quelle risorse. Scoppiò l'inferno e con una levata di scudi passò la linea della redistribuzione dei soldi». A chi? «Alle varie componenti organizzate della Margherita. Non deve essere stato casuale se a quella convocazione hanno risposto solo responsabili e referenti delle componenti. Ricordo ancora Gentiloni che avvertì: “Stiamo dando l'idea che ci vogliamo spartire il malloppo”». Scusi Neri, ma perché non avete denunciato subito e per tempo queste opacità? (Prende tempo e cerca di calibrare bene le parole) «Probabilmente tutti pensavano che il tesoretto sarebbe stato redistribuito in parti congrue. Ecco perché non ci sono state denunce». Ha idea quanti soldi abbia ricevuto la Margherita dal 2006 a oggi come finanziamento pubblico? «No, nessuna. E come me la maggior parte dei 398 membri dell'assemblea». Eppure da allora avete approvato cinque bilanci. Le sembra normale? «Tutto è inverosimile in questa vicenda. La maggior parte di noi apprende le cose dai giornali. Non sapevamo e non sappiamo nulla. È gravissimo ad esempio che Rutelli sia stato interrogato il 17 gennaio, abbia fatto dimettere Lusi dall'incarico di tesoriere solo una settimana dopo (il 25 gennaio, ndr). E se non fossero usciti i giornali il 31 gennaio, non avremmo saputo nulla neppure dopo». Rutelli dice di essere stato fregato dall'amico di una vita. Possibile che Lusi abbia fatto tutto da solo? «Alla ricostruzione di Lusi ladro in solitaria non crede nessuno. Meno che mai io. Rutelli sapeva dell'esistenza della TTT srl. Una cosa è certa: colpevolmente non ci sono state le informazioni obbligatorie per legge. Per questo chiedo le dimissioni di tutti. Immediate. Ed è già troppo tardi». Andrà in Procura? «Chiederò di essere sentito». «Non credo alla storia che Lusi abbia agito da solo» Intervista a Luciano Neri CLAUDIA FUSANI ROMA cfusani@unita.it L'atto d'accusa del componente dell'assemblea della ex Margherita. «Fui il solo a votare contro il bilancio. Chiedo le dimissioni di Bianco e Rutelli» A mensa: «Io ancora non ci credo. Mi dicicome diavolo a fatto questo Lusi, con 90versamenti distinti, a depredare di 13 mi-lioni di euro la Margherita?». «Si vede che a ogni assegno che staccava sospirava “M'ama, non m'ama, m'ama, non m'ama...”». «Senza che nessuno controllasse i bilanci?». «Dice Rutelli che lui i bilanci li guardava ma non sapeva decifrarli». «Ma era un bilancio, mica un kandinsky!». «Lo dici te. Pare che l'ultimo bilancio firmato da Lusi, quello con i triangoli rossi al posto degli zeri, sia così surreale e provocatorio che vogliono esporlo al Guggenheim accanto a un Mirò. O almeno, questa è la linea difensiva del suo avvocato: “Il mio assistito non è un disonesto, è uno degli ultimi esponenti del New Dada”. Prendi per esempio la voce per il sito internet della Margherita: nel 2009, secondo quanto certificava Lusi, è costato 86mila euro». «86mila euro per un sito? Ma nemmeno se ha il menù di Vissani!». «Aspetta: la provocazione geniale arriva nel 2010, quando il sito della Margherita viene oscurato perché ormai c'è i sito del Pd. Viene oscurato ma, certifica Lusi, costa 533mila euro!». «533mila euro per un sito vuoto?!». «Rutelli deve aver pensato: dopo la batosta che ho preso facendo campagna elettorale contro Alemanno il partito avrà deciso di pagarmi per farmi stare zitto». «Sai qual è la verità? Che bisogna piantarla con questo scandalo dei rimborsi elettorali». «Infatti, abbiamo anche votato al referendum per abolire il finanziamento pubblico ai partiti!». «Giusto! Sai che ti dico? Se uno vuole fare politica la campagna elettorale se la deve pagare da solo, non con i soldi pubblici!». «Giusto! Da solo! Con i suoi mezzi privati!». «E con i suoi giornali privati!». «E con le sue televisioni private!». «E che vinca il miglior... hai anche tu come la sensazione che da qualche parte ci sia la fregatura?». Il bilancio del partito? Lo espongono accanto a un Mirò Duemiladodici È STATO COMPONENTE DELL'ASSEMBLEA DL LUCIANO NERI Francesca Fornario CONSULTA PD DEGLI ITALIANI NEL MONDO Chi è Pivetti lobby alla Camera «Sì,èverofacciolalobbistaperdiverseassociazionieaziende,eutilizzoilmioufficioalla Cameraancheperlamiaattività professionale».Lodice IrenePivetti, presidentedellaCamera da '94 al '96. «Cosa c'è di male a utilizzare l'ufficio anche per il mio lavoro personale. C'è c'è un brutto clima da purghe staliniane: cosa vogliono farci? Mandarci fuori a calci nel sedere?». 15 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
Mobtag: i link ai siti web di tutti gli eventi indicati in questa pagina Inserto a cura di Luca Landò e della redazione Unita.it. Consulenza performing media: Carlo Infante. Progetto grafico: Loredana Toppi VIII | | LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
I l vero problema è l'incertezza,per i lavoratori e per le imprese,non l'articolo 18. Per un proce-dimento che dura fino a 5 anniun imprenditore si trova a dover corrispondere 5 annualità pari a circa 150mila euro. È giusto che si cerchino vie per ridurre l'incertezza, ad esempio delegando al giudice la decisione sull'obbligo o meno del reintegro, semplificando l'iter giudiziario, obbligo previo di conciliazione, etc... Ma oggi si lanciano accuse sui “danni” dell'art.18 che non trovano alcun riscontro nei dati e questo è grave, perché introduce una componente ideologica che compromette una trattativa (o dialogo la chiama il governo) importante per il Paese col dramma di giovani e donne disoccupate. Le accuse sono «l'art.18 blocca lo sviluppo delle aziende» (Polillo), «l'art.18 ostacola gli Ide, investimenti diretti esteri» (Monti). Entrambe le accuse non trovano sostegno nei dati e meraviglia che vengano lanciate così improvvidamente. La legge 300/70 dello statuto dei lavoratori è stata varata il 3/5/1970. Cosa è successo da allora all'occupazione industriale? E ancora, quanti sono questi benedetti casi annui di “reintegrati” che produrrebbero tutti questi danni? Cominciamo dall'ultimo quesito. L'unica stima è stata fatta dalla Cgil e ricavata da una ricerca durata cinque anni dell'ufficio vertenze, da cui risulta un numero di vertenze con reintegro, gestite dalla Cgil di 100 in cinque anni, una ventina l'anno. Questo numero è stato moltiplicato per tre per tener conto degli altri operatori sindacali e non è stato smentito da nessun'altra fonte. Si tratta di 60 reintegrati all'anno su 17 milioni di occupati dipendenti! E veniamo alle altre accuse. Negli anni '70 l'occupazione industriale non ha mostrato alcuna asimmetria da art.18, è addirittura aumentata dell'1,4% nel decennio '70 mentre nei decenni successivi, sino al 2010 ha avuto un andamento migliore del trend da deindustrializzazione degli altri Paesi industriali, calando del 10% a decennio contro un 13% europeo. Quanto all'occupazione totale, dal '70 post art.18 essa è addirittura cresciuta del 5,5% e, con tassi più modesti, nei decenni seguenti. L'Italia è da sempre, anche da prima dell'articolo 18, fanalino di coda negli Ide-in, investimenti diretti esteri in entrata. Mentre Gran Bretagna, Svezia, Olanda, Spagna, Portogallo, etc. accoglievano Ide-in superiori al 5% del loro Pil ed al 10% dei loro investimenti fissi, l'Italia poche volte ha superato l'1% del Pil ed il 2% degli investimenti fissi (la Svezia, paese con forti regole antidiscriminatorie attrae Ide sino al 30% degli investimenti fissi totali). A differenza degli investimenti diretti all'estero, dove invece l'Italia, pur essendo indietro ai suindicati Paesi, se la cava meglio, con valori di Ide-out mediamente doppi degli Ide-in. E la difficoltà storica dell'Italia di attrarre investimenti esteri è stata oggetto di decine di convegni ed analisi da parte del Cnel, del Parlamento, dell'Ice, dell'Ocde, dell'Unctad. Nessuno di queste analisi menzionava l'art.18. Le analisi parlano di criminalità, vecchiaia del Paese, burocrazia complessa e spesso corrotta, giustizia incerta, infrastrutture carenti, scuola e formazione continua arretrate. Comunque qualche dato in controtendenza sugli Ide, non so se rassicurante, c'è. Dal 1990 sono fortemente aumentati gli Ide mondiali, da 208 miliardi di dollari ai 650 del 2005 ai 1.538 del 2007. Ed anche l'Italia “ne ha beneficiato” dall'epoca delle privatizzazioni, essendo gli Ide-in passati da 4,5 miliardi di dollari del 1990 pari al 2,2% del totale Ide, ai 40,2 miliardi di dollari pari al 2,6% del totale nel 2007. Purtroppo in questi investimenti esteri c'è poco o niente “green field” e molto “merger and acquisition”. Se fossi al governo starei più attento alle tipologie di investitori esteri che arrivano che ai danni dell'art.18. Foto Ravagli/TM News - Infophoto NICOLA CACACE Il dossier Susanna Camusso e Raffaele Bonanni «Reintegro», un falso problema agitato ideologicamente I dati sconfessano chi parla di ostacoli per le imprese Le vertenze in forza dell'articolo 18 sono solo 60 ogni anno Istat, relativi alla media del 2010, sugli occupati per fasce d'età e tipo d'impiego, da semplici calcoli emerge che tra gli under 25 dipendenti il 47% è a termine; percentuale molto più elevata rispetto a quella degli adulti (8% per gli over 35). MANCA IL SOMMERSO Insomma, il punto di partenza della precarietà in Italia è già notevole e di certo lieviterebbe se allo zoccolo duro dei 2,7 milioni si aggiungesse tutto il vasto sottobosco di rapporti di lavoro ancora più «deboli», per non parlare delle forme di abuso, a cominciare dalle cosiddette «false partite Iva». Inoltre, il numero dei precari è in forte aumento, basti pensare che i dipendenti a termine nel terzo trimestre del 2011 sono cresciuti, su base annua, del 7,6% (+166 mila persone) e l'incidenza del lavoro a tempo sul totale degli occupati ha raggiunto, stando a dati Istat, il 10,3%. Inoltre, tra gli assunti a scadenza, buona parte sono anche part time (25%). Ed è noto come, a causa della crisi, l'unica forma di part time in crescita è stata quella involontaria, ovvero imposta dal datore di lavoro. L'incidenza scende a valori decisamente più bassi se si guarda agli adulti, nel complesso solo l'8% degli over 35 è a scadenza (8,3% tra i 35-54 anni e 6,3% tra gli over 55). Una divisione generazionale che appare, quindi, decisamente ampia e a sfavore dei ragazzi, d'altra parte oltre il 70% dei nuovi ingressi è a tempo. E se si aggiungono i dati sulla precarietà a quelli sulla disoccupazione, con un giovane su tre a casa, il quadro per chi si affaccia ora sul mercato del lavoro diventa ancora più fosco. Argol In 78 fuori dal lavoro Da alcuni giorni, nel silenzio generale 78 lavoratori della Argol sono stati licenziati. Hanno perso il lavoro perché Alitalia-Cai riassorbirà l'attività da loro svolta, ma non loro. Non è stato rinnovato l'appalto anche se ci sarebbe stata una clausola di salvaguardia che imponeva all'ex compagnia di bandiera di integrarli. 13 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
V iviamo un mondo di equi-libri precari. Anzi di squi-libri. Per fare un esem-pio, gli statunitensi hanno un consumo energetico medio pari a sei volte quello mondiale e quella degli europei è quasi il triplo. Le statistiche, però, spesso giocano brutti scherzi e difficilmente la media di un pollo fra due persone corrisponde a mezzo a testa. Infatti, nel mondo, quasi 2,5 miliardi di persone non hanno accesso ai moderni servizi energetici e 1,5 miliardi vivono senza elettricità. Si stima che con l'attuale tasso di crescita, nel 2030, la domanda di energia sarà superiore del 50% a quella attuale. Alla crescita del fabbisogno energetico contribuirà molto l'aumento della richiesta proveniente dalle economie in via di sviluppo. Ma queste riversano il 70% dei rifiuti industriali direttamente nelle acque di superficie. La domanda e la produzione di energia sta cambiano i baricentri geopolitici. Gli Usa, nel 1940, erano il primo produttore mondiale di petrolio. Nel 1972 estraevano ancora 12 milioni di barili al giorno, un quarto della produzione mondiale. Quarant'anni dopo la produzione statunitense si è ridotta di oltre un terzo, mentre la produzione mondiale è più che raddoppiata, sfiorando i 100 milioni di barili. Oggi, nel mondo, si consumano 1.117 barili di petrolio al secondo e, per soddisfare la domanda di greggio, nello stesso arco di tempo più di 1000 barili si spostano da un luogo all'altro del pianeta. Si stima che un quarto della popolazione mondiale viva attualmente al di sotto dei livelli di povertà e che un miliardo e trecento milioni di persone abbiano un reddito inferiore a un dollaro al giorno. Allo stesso tempo le 200 persone più ricche al mondo hanno un reddito che equivale a quello di un terzo della popolazione più povera. Ogni anno muoiono per fame 11 milioni di bambini e scompare una porzione di «natura» pari al Venezuela. Colpa della desertificazione, della crescita urbana e degli sfruttamenti del terreno e del sottosuolo. Basti pensare, per esempio, che estrarre 5 grammi d'oro produce 2 tonnellate di rifiuti rocciosi e che ogni kg di rame equivale a 300 chili di detriti. I conti non tornano. Per non parlare dei cambiamenti climatici. Dal 1990 al 2009 nel mondo, oltre 650 mila persone sono morte per le conseguenze di uragani, inondazioni, ondate di freddo e di caldo. In complesso circa 14 mila eventi meteorologici estremi che hanno prodotto danni per oltre 2 mila miliardi di dollari. Secondo il rapporto «A Tool for Integrated Flood Management» del Programma sulla Gestione delle Alluvioni dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale, a causa del riscaldamento molti sottosistemi del ciclo globale dell'acqua s'intensificheranno, con un aumento di ampiezza delle alluvioni in molte regioni, oltre che maggiore frequenza delle inondazioni. Ce ne stiamo accorgendo anche in Italia: le statistiche ufficiali parlano di una diminuzione della quantità media di precipitazioni e, allo stesso tempo, di una forte intensificazione dei fenomeni atmosferici. Vale a dire che in media piove meno, ma quando lo fa è con un'intensità devastante. L'autunno del 2011 è stato drammatico ed emblematico: l'alluvione e le frane che hanno interessato le Cinque Terre, poi Genova, infine il messinese. Tre diversi fenomeni paragonabili, per intensità, a vere e proprie tempeste tropicali. Ed è sufficiente andare indietro nel tempo per avere l'indizio – se non la certezza - che non si tratti solo di eventi unici, irripetibili e senza alcun legame tra loro. Basti ricordare la rovente estate del 1983, che fece registrare temperature record per CARLO BUTTARONI L'analisi L'economia verde può ridurre le diseguaglianze sociali PRESIDENTE TECNÈ L'Osservatorio www.unita.it Le ricerche dimostrano come le sperequazioni nell'accesso alle risorse e le differenze di reddito crescano parallelamente all'inquinamento Squilibri sociali e ambientali interagiscono e si autoalimentano a vicenda Italia Sviluppo umanoOpportunitàGovernance Innovazione Crescita economica Capitale socialeDinamismo Qualità della vita Italia = 100 26 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
UN FONDO PER AIUTARE CHI RISCHIA «NESSUN SETTORE PUÒ FARE A MENO DELL'INNOVAZIONE: KODAK DOCET. LA SILICON VALLEY PUNTA SU BATTERIE DI START-UP: PICCOLE IMPRESE CHE CRESCONO VELOCEMENTE». Nicola Mattina È vero che Internet è ildriver dello svilup-po? Attorno a questadomanda l'Unità hachiamato Nicola Sal-vi (esperto di innovazione nella Pubblica amministrazione), Mario Dal Co (direttore generale dell'Agenzia per l'innovazione, su skype), Nicola Mattina, esperto di start up d'impresa digitale, “governati” da Carlo Infante (esperto performing media) e dal nostro vicedirettore Luca Landò. Internet e il Pil: molti dicono, inizia Luca Landò, che è questa la strada per lo sviluppo, per uscire dalla crisi economica, ripartire e magari correre per recuperare il tempo perduto. È su questo che punta il governo? Di più, incalza Carlo Infante: cosa possono fare governo e istituzioni perché internet diventi il driver del sistema paese? La risposta più facile sarebbe: investimenti. «Ma bisogna vedere se la domanda giustifica l'investimento - prova a rispondere Dal Co - siamo avanti nella parte fiscale, molto indietro nella semplificazione della vita dei cittadini. Per aprire una nuova impresa o anche nelle successioni, tocca al cittadino cercare dati da diverse amministrazioni e presentare una miriade di documenti. Semplificare è utile per tutti». Già, perché la semplificazione produce risparmio, dice Infante, anche di tempo. Digitalizzare significa usare sempre meno carta, fluidificare la relazione con le amministrazioni scambiare informazioni utili ad una maggiore consapevolezza d'uso dei servizi al cittadino. Tutto questo risparmio si riverbera sul Pil? «Anche se non le contiamo, perdiamo molte ore a settimana per avere accesso a servizi pubblici. Pensate a un'impresa che voglia avere accesso a una gara d'appalto... È un costo che chi lavora in nero salta a piè pari», risponde Dal Co. Il guaio è che «le amministrazioni pubbliche non sono permeabili, non interagiscono - dice Nicola Salvi -. Nella pubblica amministrazione ci sono diverse “nature operative” che - anche per l'architettura amministrativa dell'Italia, ministeri, regioni, province, comuni, agenzie... invece dovrebbero essere dialoganti e interconnesse, usare lo stesso linguaggio. E non è un problema di tecnologia, ma proprio di amministrazione nel suo complesso». La parola chiave, dice Dal Co, è interoperabilità, partendo dal software open source che renda scaricabili e confrontabili i dati da fonti diverse. È un altro aspetto delle tecnologie web 2.0, che possono produrre dati solo se che riconoscono l'utente e ne rappresentano la realtà. Un esempio: il fascicolo sanitario elettronico non si può costruire dall'alto verso il basso, ma solo ne rapporto tra medico e paziente. Un altro: l'università dovrebbe rilasciare un diploma con curriculum, con i contenuti dell'apprendimento. Ma non basta l'elenco degli esami, servono le competenze. Che nascono nel rapporto tra docente e studente, non altrove». «A volte l'innovazione è imposizione, come per il pagamento on line delle imposte che stressano i più impreparati», nota Infante, «ma in altri casi, come per i referti medici scaricabili e il dialogo web con il medico, si può ottenere un salto di qualità. Così come accade per il riutilizzo delle informazioni strutturate, l'Open Data. Quali sono le azioni più efficaci per incidere?». «Bisogna che tutti i canali della pubIL LINK AL VIDEO PER RIVEDERE IL FORUM ELLA BAFFONI Se la crescita di un Paese è legata alla Rete perché perdere tempo? In Italia manca una cultura dello sviluppo. Invece bisogna favorire la nascita di imprese giovani e nuovi business, che puntino su Internet Il webforum all'Unità con Nicola Mattina e Nicola Salvi (ultimi due a destra) e, in collegamento skype da Milano, Mario Dal Co Il futuro è digitale Forum all'Unità IV | | LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012

Anche più arrabbiato Quirino Briganti, sindaco Pd di Carpineto romano: «Sono incavolato con i soccorsi che dovevano intervenire e non sono intervenuti, con la protezione civile regionale e con l'Enel, a cui chiederemo i danni perché ha responsabilità enormi nell'aver trattato con superficialità questa emergenza. Abbiamo poco sale, ce l'ha dovuto mandare il presidente Zingaretti». E mentre c'è il responsabile di una provincia costretto a occuparsi del sale da sciogliere sulle strade, una sua collega chiede conto al governo della situazione. Nunzia De Girolamo, deputata Pdl, è pronta a presentare un'interrogazione al ministro Passera, titolare dello Sviluppo economico oltre ai Trasporti, sul black-out di energia che ha colpito duramente anche il Sannio e Benevento, suo collegio elettorale: «Non è comprensibile e possibile che nel terzo millennio migliaia di famiglie possano rimanere senza energia elettrica addirittura per oltre 60 ore. Ovviamente chiederò a Passera di farsi carico dell'impegno a sollecitare i vertici Enel per attuare sconti in bollette a tutte le famiglie che sono rimaste senza energia elettrica». Dall'Enel, per ora, contrattaccano dicendo che non possono «lavorare per noi», cioè raggiungere le cabine e i tralicci ghiacciati, se le strade non sono sgombre, come nel caso della Tiburtina, a nord di Roma. Mentre hanno dovuto chiamare in caus situazione era particolarmente complicata e migliaia le persone a l'esercito, a Frosinone e in Ciociaria larimaste senza la corrente domestica, come se dovessero affrontare un missile piovuto all'improvviso dal cielo e non l'ondata di maltempo prevista in dettaglio e con largo anticipo, si è quindi innescata la catena di Sant'Antonio delle responsabilità: gli enti locali accusano il fornitore di servizio che tira in ballo la gestione delle infrastrutture. Non che vada meglio per i treni. È durata due giorni l'odissea dei 150 passeggeri che erano a bordo del treno Roma-Pescara, bloccato a Tivoli due notti per i binari ostruiti. Inferocite le persone, inferocito il sindaco. Trenitalia si difende dicendo che non hanno dormito sui vagoni, ma in comode sistemazioni alberghiere. Come se il problema fosse trovare una camera, e non quello di riuscire a far marciare un treno regionale per 240 chilometri, ossia quanto un superveloce convoglio ad alta velocità percorre in poco più di un'ora. Pietro Greco Foto Omniroma Trenitalia si giustifica «I passeggeri non hanno dormito nei vagoni ma in albergo...» Foto Ansa In questa cattiva ripartizione di quantità consumata nella sua capitale, c'è la metafora di un Paese che sa sempre meno prevenire e sempre meno gestire le emergenze ambientali. Pagando un costo altissimo. Peraltro, dov'è il governo in questo momento? Qualcuno ha visto un ministro intervenire, dichiarare, organizzare? Se di emergenza si tratta, non si può scaricare tutto sul responsabile della Protezione civile o su un sindaco o sui gestori delle infrastrutture del Paese. È nelle difficoltà che un governo deve mostrare il proprio volto e le proprie capacità: questa è una regola che vale per tutti. Detto questo, la “lezione di Roma” potrebbe aiutarci a non perdere altro tempo. E fare della prevenzione e gestione del territorio, non solo un'arma per aumentare la sicurezza (e non sarebbe poco), ma addirittura una leva di sviluppo economico? Ribaltare la condizione è possibile. Proprio ridistribuendo il rapporto tra quelle tre quantità di cui si diceva all'inizio. In primo luogo dobbiamo prendere atto che la “quantità di rischio ambientale” nei prossimi anni è destinata ad aumentare. Per due motivi. Uno legato ai cambiamenti del clima e al conseguente intensificarsi di eventi meteorologici estremi. Avremo nel nostro Paese più piogge torrenziali e più periodi di siccità, più erosione delle coste e più inondazioni, più frane, più onde di calore e, probabilmente, nevicate più rari ma più intense. L'altro motivo è legato alla mancata prevenzione del passato: che consiste di tante buone opere non fatte (per esempio la pulizia dei fiumi), di tante cattive opere fatte (cementificazione legale e illegale) e collasso della cultura del territorio. E così questo nostro territorio - così ricco di beni paesaggistici, ambientali e culturali - risulta nel complesso più fragile proprio mentre viene sottoposto a sollecitazioni più frequenti ed estreme. In secondo luogo dobbiamo regolare la “quantità dei mezzi di soccorso” da mettere in campo. Non solo più spazzaneve o una miglior organizzazione per far giungere gli spazzaneve e gli altri strumenti tecnici dove servono quando servono. Comprese una rete elettrica e una rete ferroviaria e una rete stradale che non collassano quando nevica. Non solo restituire alla Protezione Civile la capacità di assolvere alle sue funzioni di coordinamento e di azione diretta, minata sia dall'interpretazione estensiva che ne ha dato per una luna stagione Guido Bertolaso sia da una legge (la n. 10 del 2011) che ne ha fortemente ridotto le possibilità di intervento. Occorre costruire una cultura della prevenzione concettualmente solida e tecnologicamente avanzata. Le nostre università sono in grado di fornire, come dire, le risorse umane per realizzare questa impresa. Le diverse e crescenti sollecitazioni cui sono sottoposti il nostro territorio e i nostri beni culturali ci offrono la possibilità di sperimentare sul campo organizzazione e tecnologie. Come sostengono autorevolmente Salvatore Settis e Luciano Gallino potremmo creare un'industria della prevenzione e della gestione del territorio e dei beni culturali capace di creare posti di lavoro qualificati e di esportare know how e prodotti all'estero. Cosa resta da fare per trasformare questa proposta in un progetto? Beh, ridurre la terza quantità che si è manifestata in maniera inquietante durante le giornate innevate di Roma: l'incapacità istituzionale di affrontare in modo serio e solidale la prevenzione del rischio e la gestione dell'emergenza. Ma la polemica unilaterale del sindaco di Roma e del segretario del partito che ha la maggioranza relativa in Parlamento contro la Protezione Civile (mentre l'emergenza è in corso) farà il paio, sui media internazionali, con l'abbandono della Concordia del comandante Schettino, gettando ulteriore discredito sul Paese. Nove suore in convento senz'acqua Alberi caduti sulle auto dopo le abbioandanti nevicate a Roma La neve blocca le vie principali dei paesi del centro Italia p SEGUE DALLA PRIMA IL COMMENTO ITALIA AL GELO DOVE SONO FINITI I MINISTRI? Aspettano al freddo l'arrivo dei soccorsi dei carabinieri, isolate nel loro convento da tregiorni,senzariscaldamentinéenergiaelettrica,costretteascioglierelanevenelcamino perprocurarsiacqua. Sonole novesuore salesiane chedavenerdì sonobloccate nella loro Casadi Preghiera a San Biagio, una frazionedi Subiaco vicino Roma,sommersa dalla neve. 7 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
PINO STOPPON C arla Solinas ha 36 anni edè nata ad Imperia. Non èstata una studente model-lo, ma da qualche anno è stato costretta a tornare sopra i libri. Matematica, percentuali sono il suo pane quotidiano. E poi tanta pratica. Oltre dieci ore al giorno, sul computer. Nel suo ambito Carla è una delle poche donne ad avercela fatta. Infatti nel circuito è conosciuta, rispettata e temuta dai colleghi maschi. Carla di professione fa la giocatrice di poker. Da oggi sarà protagonista a Venezia del World Poker Tour. Per accedere al torneo si paga un'iscrizione di 4950 euro. Per i campioni, di solito, sono gli sponsor che anticipano la somma. Nel caso della Solinas si tratta di Gdpoker, una piattaforma on line dove si può giocare con altre persone da casa. In gergo è chiamato poker room. Come è cominciata la sua avventura? «Sei anni fa, seguendo le orme del mio precedente ragazzo, giocatore professionista. Lo seguivo sempre e poi ho iniziato a giocare anche io». Che cosa facevi prima? «Ho lavorato nell'ambito della ristorazione prima come dipendente poi con un locale tutto mio. Ho smesso nel momento in cui mi sono dedicata a tempo pieno al poker». Come ci si prepara per una gara? «Si studia molto. Molti libri in lingua di tecnica, matematica, percentuali, principi basilari del poker». Come ci si allena? «Gioco mediamente dieci ore al giorno. Gioco on line. Intervallo con i tornei». E si allena sua una piattaforma dove si giocano soldi veri. Quanto guadagna al mese? «Su base mensile non so. I conti di solito si fanno verso la fine dell'anno. Nel 2011 ho incassato circa 60mila euro dal gioco on line e una quarantina con i tornei dal vivo». Cosa cambia nel modo di giocare dal vivo o in rete? «I meccanismi sono identici. On line devi essere concentrata molto di più visto che giochi su più tavoli. Dal vivo, invece, conta soprattutto il contatto visivo con l'avversario. E si ha più tempo per pensare a quello che si fa. In rete per ogni azione hai 15 secondi». Molti giocatori professionisti usano gli occhiali da sole, perché? «Servono per nascordere i “tell” fisici». Che cosa? «I segnali del corpo. Studiandoli possono capire tante cose». Qual è il tell più comune? «Il movimento della bocca o degli occhi. Se, ad esempio, guardano il piatto c'è un interesse per la posta in gioco. Mentalmente si sta calcolando quello che si potrebbe vincere». Qual è la media dei partecipanti al World Tour? «Le più svariate, ma si stanno sempre più abbassando. Quelli più bravi sono i giovani tra 20-30 anni». Per quanto tempo andrà avanti? «È un lavoro che si può fare per molto tempo se riesce a stare al passo con i tempi. E ho voglia di andare avanti. Anche se non sono una ragazzina». Oggi Il Tempo Dopodomani Matematica e libri il poker in rosa di Carla Solinas NORD Cielo coperto con nuove nevicate a bassa quota su tutte le regioni. CENTRO Nubi e precipitazioni sparse sulla Sardegna. Cielo coperto sulle altre regioni. SUD molte nubi con piogge e temporali sparsi. Domani ROMA La trentaseienne di Imperia da oggi partecipa alla tappa di Venezia del World Tour. «Ho iniziato seguendo il mio ragazzo ai tornei...» Scacchi NORD Nuvoloso con locali nevicate anche in pianura su Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia. CENTRO Nuvoloso o parzialmente nuvoloso; locali nevicate su Marche ed Abruzzo. SUD Nuvoloso o parzialmente nuvoloso su tutte le regioni. NORD Nuvoloso con locali nevicate anche in pianura su Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia. CENTRO Nuvoloso o parzialmente nuvoloso; locali nevicate su Marche ed Abruzzo. SUD Nuvoloso o parzialmente nuvoloso su tutte le regioni. Brevi SCI ALPINO UOMINI Baumann vince la supercombinata Seconda vittoria in Coppa del Mondo per Romed Baumann, che trionfa nella supercombinata di Chamonix davanti ad Alexis Pinturault. Terzo lo svizzero Beat Feuz. Niente da fare per Dominik Paris che, terzo dopo la discesa, esce di scena nella seconda manche. Migliore degli italiani è così Peter Fill, ottavo. AdolivioCapece Mamedyarov - Akobian Groninga 2012. Il Bianco muove e vince. SCI ALPINO DONNE Super G alla Mancuso Curtoni chiude quinta Julia Mancuso ritrova il sorriso in Coppa del Mondo dopo quasi un anno. L'americana fa suo il super-G di Garmisch-Partenkirchen battendo l'austriaca Anna Fenninger e Tina Weirather del Liechtenstein. Pestazione opaca per le azzurre: prima delle italiane all'arrivo è Elena Curtoni , che chiude al quinto posto. SOLUZIONE:1.Dd8+!,eilBiancoforzailcambiodelleDonneepoipromuoveilPedone. Se1…Rf7/g7/e6/g6/e5/f5;allora2.Dd7/d7/b6/b6/c7/d7+ecc. Straordinaria Hou Yifan Conclusione clamorosa per il formidabile Open di Gibilterra (250 giocatori, circa 50 Grandi Maestri): la diciottenne cinese Hou Yifan, campionessa del mondo in carica, ha vinto con 8 punti su 10 alla pari con il veterano inglese Nigel Short! Un risultato sensazionale, con la ragazzina che tra gli altri ha battuto la rivale Judit Polgar e gli “over 2700” Shirov, Almasi e Le Quang. Inizia male il 6 Nazioni femminile L'Italia femminile, al suo esordio nel Torneo 6 Nazioni di categoria, viene sconfitta dalla Francia con il risultato di 32-00 (p.t. 27-00). La partita è stata giocata in condizioni climatiche sfavorevoli (- 7 gradi): cinque le mete subite dalle azzurre di Di Giandomenico apparse ancora non in linea con il ritmo del torneo. Fra i grandi del poker carla Solinas ha trentasei anni ed è nata a Imperia 39 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
sidistef@gmail.com SIMONE DI STEFANO Lo United rimonta il Chelsea RimontarocambolescadelManchesterUnitedcheaLondrarecuperatregolalChelseaavanti grazieall'autogoldi Evans ealle reti di MataeLuiz. La rimontapassaper ipiedi di Wayne Rooney che trasforma due calci di rigore, il secondo molto dubbio, nella ripresa prima del gol del definitivo 3-3 segnato da Hernandez. M ezzora primadel fischio fina-le, molti tifosidell'Inter rinun-ciano e se nevanno: meglio fare a pallate di neve fuori che assistere allo scempio. Dentro intanto va in scena il Borini show, e poi segna anche il redivivo Bojan (e che gol il suo). La Roma vola e si scalda, l'Inter gela. In un Olimpico vestito di bianco, l'undici di Luis Enrique dà una lezione di calcio all'ex Claudio Ranieri, tritato da un secco 4-0. A fine match il tecnico romano dirà con un pizzico di amarezza: «Inter irriconoscibile, non siamo scesi in campo. La Roma sembra invece un piccolo Barcellona». Il “piccolo Guardiola” Luis Enrique incassa e minimizza, e tira piuttosto le orecchie ai suoi per le ultime battute d'arresto con Bologna e Cagliari: «Abbiamo dominato dal 1' al 90' ma non ci facciamo niente se poi non diamo continuità». La Roma più bella dell'anno, e non è un caso che al timone del centrocampo, ci fosse di nuovo Daniele De Rossi, assente invece nelle ultime debacle. A ogni palla giocata, la domanda che tartassa è sempre quella: e come farà la Roma senza Daniele? Ieri è arrivata anche la parola fine di questa telenovela sul rinnovo. Con il dg giallorosso Franco Baldini che ha annunciato l'avvenuto accordo: «Daniele firma per altri cinque anni». In un giorno di festa così, la notizia è la ciliegina sulla torta e una ritrovata fiducia per il futuro. La sua presenza lì dietro rende tutto più semplice, Pjanic e Gago la fanno da padroni contro Palombo (pessimo debutto il suo) e Cambiasso. Roma più bella dell'anno, Inter più brutta e anche impaurita. Per vedere qualcuno che morde duro occorrerà attendere l'ingresso del giovane Faraoni, che si mette a bisticciare con Totti e digrigna i denti. Capitan Zanetti non ne salva uno: «Non siamo proprio scesi in campo». I nerazzurri prendono gol in tutte le maniere, da corner con Juan che in avvio mangia in testa a Maicon, e su dormita generale della difesa in occasione della doppietta di Borini. Infine sull'assolo finale di Bojan che ne manda all'aria quattro come birilli. Questione di fluido (o di antigelo), che Ranieri sembra aver perso. Seconda sconfitta in una settimana, da Lecce all'Olimpico, passando per il 4-4 contro il Palermo. Ieri due soli tiri in porta, un affondo di Milito già sotto di un gol, e un colpo di testa innocuo di Obi. Poi solo Roma, con possesso palla estenuante, e stavolta anche efficace. Foto Lapresse Dieci righe Il calcio visto con gli occhi del poeta Gatto La cura Rossi va avanti Si ferma anche l'Udinese Darwin Pastorin Doppietta di Borini di Juan e Bojan le altre due reti del 4-0 sull'Inter ROMA PERFETTA INTER AL TAPPETO Ranieri si arrende «È un piccolo Barcellona» Per i nerazzurri seconda sconfitta settimanale Baldini annuncia: «De Rossi resta altri 5 anni» «Il calcio è come la poesia, un gioco che vale la vita. Anche il poeta ha il proprio campo verde ove parole, colori e suoni vanno verso l'esito felice. Fa anche lui il "gol" o lo lascia fare, dando spazio alleali,al lettorecheglicamminaalfiancoecheentrainportaconlui, nella felicità di aver colpito il segno». Un poeta, Alfonso Gatto, così celebròil pallone, in una lettera aperta,del 1975, al breriano"abatino" GianniRivera.Neimomentidimalinconia,quandoilfootball tradisce isuoiidealielasuaepifania,bastanolefrasi lucentieidribblingestetici di Gatto per farci recuperare il senso di una appartenenza, di una magia,diunretaggio.Unpoetasacomeleggereisegretie l'innocenza di quello che, alla fine, dovrebbe rimanere un divertimento, una passione. Versi sciolti chiamati a portare felicità, allegria. La Fiorentina accelera al “Franchi”, e dopo il 2-1 di sette giorni fa al Siena trova la seconda vittoria di fila con un convincente 3-2 ai danni dell'Udinese terza in classifica. Eppure era cominciata benissimo per i bianconeri, in vantaggio al 14' grazie al sedicesimo centro di Di Natale, che beffa Boruc con uno splendido pallonetto.Il pari viola lo segna Jovetic trasformando un calcio di rigore e poi, dopo il vantaggio in apertura di ripresa di Cassani, è ancora il montenegrino dagli undici metri a realizzare il 3-1. Inutile il giol di Torje, il primo in Italia, in chiusura di partita. Una vittoria che rilancia in classifica i viola, che vincendo il recupero con il Bologna potrebbero addirittura agganciare il Napoli. «Sono felice per lo spirito visto, sono felice per la squadra e per i tifosi della Fiorentina», il commento di Delio Rossi. Che non risparmia una tirata d'orecchie al suo gioiellino Jovetic. «Mi fa un pò arrabbiare ha sorriso il tecnico - Ha del talento ma ogni tanto in campo si perde. Mi dice “sì, si”, poi fa come vuole...». Deluso, ma non troppo, Guidolin che vede Milan e Juventus allontanarsi ancora. «Non siamo la squadra più forte del campionato, ci può stare di non fare punti a Firenze. Stiamo facendo non bene, ma benissimo, ora ricominciamo a lavorare per preparare la partita con il Milan». ROMA: Stekelenburg, Taddei,Juan,Heinze,Josè Angel, Gago (25' Simplicio), De Rossi, Pjanic, Lamela(28' Bojan), Totti,Borini (34'st Piscitella). INTER: Julio Cesar, Maicon (22' st Faraoni), Lucio, Samuel (1' st Cordoba), Nagatomo, Zanetti, Palombo,Cambiasso,Obi,Pazzini(1'stPoli),Milito. ARBITRO: De Marco di Chiavari RETI: nel pt13'Juan,41'Borini;nelst3'Borini,44' Bojan. NOTE: angoli5a3perlaRoma.Recupero:1'e2'. Ammoniti: De Rossi, Taddei, Juan e Maicon per gioco falloso, Faraoni per proteste. ROMA 4 INTER 0 37 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
Pochi delegati in palio e una vittoria facile facile, con un quarto di mormoni tra gli elettori che si sono presentati ai caucus del Nevada e che in larga maggioranza hanno votato per lui. Mitt Romney si aggiudica la seconda vittoria in una settimana alle primarie repubblicane, mortificando le speranze degli avversari e di Gingrich soprattutto: 47,6% contro 22,7. Il vecchio liberal-libertario Ron Paul si ferma ad un ragguardevole 18%, mentre l'ultraconservatore Rick Santorum è all'11%. Numeri che dicono innanzi tutto che - almeno in Nevada - Romney ha fatto breccia in tutte le fasce dell'elettorato repubblicano, la destra di Gingrich e Santorum sommata insieme resta comunque indietro di diverse lunghezze. L'ex governatore ha intercettato molti elettori conservatori, della destra evangelica o che si riconoscono nei Tea Party. E che in larga maggioranza dichiarano di aver scelto sulla base non delle qualità del candidato ma della sua possibilità di battere Obama. VERSO IL COLORADO Né Gingrich né gli altri accennano a fare un passo indietro, l'ex speaker promette anzi di andare fino in fondo: «Continueremo fino a Tampa», dove il prossimo agosto si terrà la convention repubblicana che sceglierà il candidato alle presidenziali. Ma quando prende la parola davanti ai sostenitori che lo acclamano in Nevada, Romney non accenna nemmeno ai suoi rivali di partito, i suoi dieci minuti sul palco sono tutti contro Obama. «L'America ha bisogno di un presidente che può sistemare l'economia perché capisce l'economia - dice -. Questo presidente ha cominciato chiedendo scusa a nome dell'America. Oggi dovrebbe chiedere scusa all'America». L'attacco a Obama serve a mostrarsi come il vero front-runner della gara repubblicana, l'unico che tenga la bussola puntata verso l'obiettivo prioritario, la riconquista della Casa Bianca. Romney sente il vento in poppa e già punta al Colorado e al Minnesota dove di vota martedì: nel primo è il favorito, nel secondo l'esito è meno sicuro. Poi una lunga pausa fino al 28 febbraio, con un doppio appuntamento in Arizona e Michigan. Un intervallo che come gli consigliano in molti - potrebbe tornare utile per mettere a fuoco la strategia elettorale. Finora Romney ha cercato di qualificarsi come il manager di successo capace di raddrizzare l'economia Usa, a differenza di Obama. Gli ultimi dati sembrano però smentirlo: 243.000 nuovi posti di lavoro nel mese di gennaio - 1,8 milioni nel 2011 - la disoccupazione all'8,3%, il dato più basso da tre anni. «Quello che funziona contro un Gingrich sotto-finanziato non funzionerà contro Obama - sostiene Karl Rove, ex stratega di Bush -. (Romney) dovrebbe diventare più deciso nelle sue indicazioni, presentare una sua agenda per la crescita economica». Dette dall'uomo che ha messo in piedi un super Pac conservatore, American Crossroads, che nel 2011 ha raccolto 51 milioni di dollari, sono parole da prendere in considerazione. E invece quello di Romney è un MARINA MASTROLUCA Romney vince in Nevada Ma la ripresa economica sta dalla parte di Obama Seconda vittoria in una settimana per Romney, che conquista il Nevada alle primarie repubblicane. Gingrich resta distante ma non demorde. E Obama punta a raccogliere un miliardo di dollari per la rielezione. A Las Vegas sostenitori del candidato alla nomination repubblicana Mitt Romney festeggiano la vittoria in Nevada mmastroluca@unita.it p Primarie L'ex governatore distanzia Gingrich, 46 a 22% e vede il traguardo p Lavoro 243.000 posti a gennaio, disoccupazione mai così bassa da tre anni Campagna elettorale Il presidente punta a raccogliere 1 miliardo di dollari Mondo24 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
L a decisione è attesa perdomani: sarà l'Ocea-nia o l'Africa a ospitareSka (Square KilometerArray), il telescopiopiù grande e più sensibile mai costruito dall'uomo, un orecchio che – sia pure disseminato su mezzo continente – coprirà un'area di un chilometro quadrato? La decisione di costruire il telescopio ha un grande valore tecnologico. Perché il radiotelescopio Ska sarà un oggetto unico: da 50 a 100 volte più sensibile di ogni altro strumento costruito dall'uomo per indagare il cosmo; capace di indagare miliardi di galassie; di trovare l'ago più piccolo nel pagliaio più sperduto (potrebbe captare un eventuale radar su un ipotetico aeroporto di un pianeta a 50 anni luce dalla Terra). La sua stessa struttura è complessa: costituito da migliaia di piccole antenne, il 20% delle quali collocato in un raggio di 1 chilometro dal suo centro virtuale; il 50% in un raggio di 5 chilometri e una parte del restante 30% in un raggio che potrà essere anche di 3.000 chilometri; alcune in un raggio di decine di migliaia di chilometri. Tutte queste antenne saranno integrate in un sistema informatico unico, capace di raccogliere una quantità di dati superiore a quella raccolta dall'umanità nel corso della sua intera storia e la cui analisi richiederà una potenza di calcolo superiore a quella necessaria per far funzionare l'intera Internet. In altri termini, il grande orecchio chiederà una nuova accelerazione nelle scienza e nella tecnologia informatica. La costruzione del telescopio ha un grande valore scientifico. Perché non solo permetterà di vedere (o meglio, di ascoltare) con una definizione di dettaglio senza precedenti ciò che accadeva al tempo della transizione tra l'Era del Buio e l'Era della Luce, quando – circa 300.000 anni dopo il Big Bang – l'universo cessò di essere avvolto in una nebbia impenetrabile e divenne trasparente. Ma consentirà di scandagliare una quantità di oggetti cosmici più o meno distanti nello spazio e nel tempo così grande da rendere probabile la scoperta di civiltà aliene minimamente sviluppate, ammesso che esistano. Il telescopio promette di far luce anche sulla materia e sull'energia oscura, sulla solidità della relatività generale e di rispondere ad altre domande degli astronomi. Insomma, quando Ska sarà ultimato, nel 2020, inizierà una nuova stagione nella storia dell'astrofisica e della cosmologia. UN VALORE GEOPOLITICO Tuttavia la costruzione di Ska - un progetto internazionale - ha un grande valore anche dal punto di vista geopolitico. Se domani il Sud Africa, che è in pole position e ha già creato stazioni con 80 antenne radio, batterà l'Australia (che ha installato una cinquantina di antenne) e vincerà la gara per ospitare la gran parte del gigantesco orecchio da 2 miliardi di dollari, allora la terra che una volta chiamavamo il «continente dimenticato», l'Africa, entrerà alla grande nella Big Science. Dimostrando che può competere col resto del mondo e che i primi timidi tentativi che sta facendo per entrare nella società della conoscenza non sono effimeri. La scelta non riguarda solo il Sud Africa, principale Paese ospite, ma altri sette stati: il Botswana ospiterà quattro stazioni di antenne; la Namibia 3; e Kenya, Mozambico, Mauritius, Madagascar, Zambia. Questi paesi metteranno a disposizione i loro deserti e un cielo relativamente pulito, ma anche una quota parte dei finanziamenti e delle risorse umane. Il Sud Africa è già una media potenza scientifica. Ha già una quantità di mezzi e di uomini non trascurabile per partecipare al progetto. Ma Ska potrebbe diventare il volano di una crescita scientifica e tecnologica dell'intero continente. Ecco perché sono in molti ad attendere la decisione della commissione internazionale che domani deciderà se sarà l'Africa o l'Oceania a ospitare il grande orecchio. PIETRO GRECO PRIMATI AVVISO AI LETTORI www.unita.it GIORNALISTA E SCRITTORE L'«ORECCHIO» PIÙ GRANDE DEL MONDO Mangiare patate fritte non fa morire di più e non aumenta neanche il rischio di ammalarsi di malattie coronariche. Uno studio condotto in Spagna su oltre 40.000 persone adulte tra il 1992 e il 2004 ha mostrato che non ci sarebbe associazione tra queste malattie e l'abitudine di mangiare cibi fritti, sia nell'olio di oliva, sia nell'olio di girasole. Il risultato, dicono gli autori della ricerca pubblicata sul British Medical Journal, può essere esteso ad altri paesi mediterranei, come l'Italia, dove c'è l'abitudine di mangiare il fritto, ma solo cucinato nell'olio e non in neri grassi solidi, come il burro. Inoltre, in questi paesi, il consumo di fritti non si identifica con il consumo di fast food che ha altre caratteristiche: non viene fritto in padella, ma immerso nell'olio che viene utilizzato più volte. C.PU. Patatine fritte non fanno (così) male... In ascolto Disegno di radiotelescopio in cima al mondo Il lanciatore che parla italiano sta per raggiungere lo spazio. È stata fissata per il 13 febbraio, alle 11,00 (ora italiana) la data del primo volo di Vega dalla base di Kourou, nella Guyana Francese. Lo rendono noto l'Agenzia Spaziale Europea (Esa), l'Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e la Avio. Quello del 13 febbraio sarà un volo di qualifica, nel quale il piccolo lanciatore europeo porterà in orbita nove satelliti, quattro dei quali italiani: Lares (Laser Relativity Satellite), dell'Asi, AlmaSat-1, dell'università di Bologna, ed i mini-satelliti E-St, realizzato dal Politecnico di Torino, e UniCubeSat-GG, realizzato dal gruppo GAUSS della Scuola di Ingegneria Aerospaziale dell'universita di Roma «La Sapienza». Costruito in Italia, negli stabilimenti della Avio a Colleferro (Roma), Vega entra così a far parte della famiglia dei lanciatori europei, accanto all'Ariane 5, per carichi pesanti, e alla Soyuz, per carichi medi. A livello europeo il programma Vega è sostenuto, oltre che dall'Italia, da sei Paesi (Francia, Belgio, Olanda, Spagna, Svezia e Svizzera). C.PU. Il lanciatore italiano vola a febbraio Per motivi di spazio la pagina «Liberi tutti» verrà rimandata a domani. Ce ne scusiamo con i lettori. Si chiama Ska (Square Kilometer Array): sarà il radiotelescopio più sensibile mai costruito È conteso fra Oceania e Africa: domani la scelta Scienza32 LUNEDÌ6 FEBBRAIO2012
Al Nazareno prima sono arrivati, pressanti e suadenti, gli ambasciatori del Pdl sulla legge elettorale. Poi, il «ragionamento sul filo del paradosso» fatto da Silvio Berlusconi a Libero, ha esplicitato l'offerta. Un tavolo per le riforme a tamburo battente e un cambio in corsa del Porcellum. Un patto con il Pd per cambiare l'architettura costituzionale e il sistema elettorale «a trazione bipolarista». E, non c'è bisogno di dirlo, presidenzialista. Una sorta di riedizione del «patto per l'Italia» che Berlusconi ventilava di proporre a Veltroni nel 2008. Quell'ipotesi (mai realizzata) di «coalizione trasversale» per un dialogo sui temi sensibili. Quello che Giuliano Ferrara chiamava il “Caw, Silvio più Walter”, e gli scettici temevano come «patto del Minotauro». Quattro anni dopo, la scena si ripete. Anche se il Pd sente odore di bruciato, intuisce che il sospetto di inciucio è dietro l'angolo, e si smarca dalle tentazioni pericolose: disponibili al confronto con tutti, è la nota ufficiale del partito, senza preclusioni e se il tavolo è alla luce del sole in Parlamento. «Il voto degli italiani si disperde in una miriade di partiti e partitini - argomenta il Cavaliere accomunando realtà molto diverse - La sinistra di Vendola, i Grillini, IdV, Fli, Lega, Udc, Radicali». Per compiere la transizione, tocca ai due partiti maggiori prendere in mano la situazione: non per tagliare le ali, per carità, ma per “trainare” il bipolarismo fuori dalla finora connaturata imperfezione. E dunque, a Bersani propone di ragionare intorno alla proposta Quagliariello: nella sostanza, un proporzionale con ampi correttivi maggioritari, un mix di tedesco con soglia di sbarramento al 5% e di spagnolo con collegi molto personalizzati, metà preferenze e metà liste bloccate. Un ibrido che avvantaggia i partiti grandi senza distruggere i medi come Udc e Lega ma togliendo loro il potere di ago della bilancia. Un avviso a Casini e al Senatùr. Ma soprattutto a suoi in tumulto. Berlusconi, per dirla alla Santanché, è finalmente «salito a bordo». Della corazzata di via dell'Umiltà, ammaccata e immalinconita dall'attesa di un voto amministrativo pronosticato come «la débacle perfetta», ma pur sempre partitone del 23%. Vuoi che abbia superato il trauma da defenestrazione da Palazzo Chigi, vuoi che abbia elaborato il lutto della rottura con Bossi, vuoi - infine - che Denis Verdini sia riuscito a fargli capire che il rischio della deflagrazione primaverile della sua creatura è a portata di mano, in ogni caso adesso Silvio c'è. A Palazzo Chigi ha fatto arrivare tutta la sua inquietudine, acuita dallo spettro del precedente Dini (nella mente del Cavaliere un vero spartiacque che il tempo non appanna), per un governo tecnico protagonista, presenzialista e attento al consenso popolare a poco più di un anno dalla scadenza della legislatura. La paura, condivisa con Alfano e Cicchitto, di trovarsi a breve con una scissione dentro casa (gli ex An: un ennesimo “partitino” con cui fare i conti) e quelli che percepisce come i veri rivali - Passera, Riccardi, Fornero - società civile scesi in campo per «salvare il Paese» che potrebbe prendere gusto alla politica. UN INCUBO A Mario Monti, che sarà tecnico ma non è fesso, l'imprenditore di Arcore ha esposto quindi il suo problema di rappresentanza degli interessi della “sua” parte politica. Il premier ha ascoltato con interesse. E fatto sta che l'articolo 18 è tornato al centro della partita sulla riforma del lavoro. A ruota, Berlusconi è tornato a fare titolo di prima pagina. Così Vittorio Feltri può scrivere sul Giornale «coraggio Monti, cancella l'articolo 18 per decreto, se poi il sindacato rosso e il suo referente, il Pd, si impunteranno e faranno cadere il governo, sapremo di chi è la responsabilità». Così Belpietro può scrivere su Libero: «Il Cav si sveglia, ne avrà per tutti, Bossi compreso, ne vedremo delle belle». Al di là della stampa di centrodestra, le reazioni sono tiepide. La Russa accelera: già martedì le prime consultazioni. Un incontro a Montecitorio Pd-Pdl. Bressa, Violante e Zanda in missione. Il Pd però vedrà tutti. «Disponibili a discutere sulla riforma elettorale con tutte le forze politiche che intendono superare il Porcellum - avverte Migliavacca - Ma senza esclusioni e se il tavolo del confronto è il Parlamento». Il finiano Briguglio fa del sarcasmo sull'ex «presidente operaio» tramutatosi in «compagno Silvio». IdV denuncia la «proposta indecente»: un «accordo-truffa a due anti-piccoli». Sorniona, l'Udc per bocca di Cesa apprezza il Berlusconi dialogante. I l Giornale capriola. E si tuffa apiedi uniti nella campagna a so-stegno delle intenzioni del governo di modificare l'articolo 18. Macché parentesi della democrazia, altro che aguzzini di tassisti in difficoltà, adesso a Palazzo Chigi c'è tutto un profluvio di virtù da incoraggiare. Più che altro, l'operazione è incasellare il premier in sintonia e continuità d'intenti (visto che di opere non si può proprio dire) con il suo predecessore. In prima il Giornale di ieri titola p Il Cavaliere su Libero offre un patto al Pd per una legge elettorale che favorisca il bipartitismo Il Cavaliere lancia il patto elettorale con il Pd: superare il Porcellum per marginalizzare i partiti piccoli. Protestano Fli e IdV. Il Pd si smarca:dialogo con tutti in Parlamento. La Russa ha fretta: si parte domani. FEDERICA FANTOZZI ffantozzi@unita.it Il «paradosso» di Berlusconi Silvio Berlusconi alla presentazione del libro di Antonio Razzi, il 1 febbraio alla Camera E intanto i suoi chiedono lo scalpo dell'articolo 18 Il caso F. FAN. Primo Piano Il rientro Contenta Santanché: «Adesso Silvio è tornato a bordo» L'Italia e la crisi 8 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
www.unita.it Zapping VOYAGER OPERAZIONE VALCHIRIA L'ULTIMA ALBA L'INFEDELE RAIDUE ORE:21:05 REPORTAGE CON ROBERTO GIACOBBO CON TOM CRUISE CON BRUCE WILLIS CON GAD LERNER RAITRE ORE:21:05 FILM RETE 4 ORE:21:10 FILM LA7 ORE:21:10 TALK SHOW Rai 1 Rai 2 Rai 3 RAI 1Canale 5 Rete 4 Italia 1 La 7 Sky Cinema 1 HD Sky Cinema family Sky Cinema Passion Cartoon Network Discovery Channel Deejay TV MTV 21.00 Sky Cine News. Rubrica 21.10 Vallanzasca - Gli angeli del male. Film Drammatico. (2010) Regia di M. Placido. Con K. Rossi Stuart F. Timi. 23.25 Il discorso del re. Film Biograia. (2010) Regia di T. Hooper. Con C. Firth G. Rush. 21.00 Step Up 3. Film Musical. (2010) Regia di J. Chu. Con S. Vinson R. Malambri. 22.50 The Twilight Saga: Eclipse. Film Fantasia. (2010) Regia di D. Slade. Con K. Stewart R. Pattinson. 21.00 Il paziente inglese. Film Drammatico. (1996) Regia di A. Minghella. Con R. Fiennes J. Binoche. 23.45 Mildred Pierce - Episodio 1.Serie TV 01.50 North Face - Una storia vera. Film Drammatico. (2008) Regia di P. Stölzl. Con B. Furmann 18.15 Leone il cane ifone. 18.45 Ben 10 Ultimate Alien. 19.10 Holly e Benji Forever. 19.35 Batman the Brave and the Bold. 20.00 Lo straordinario mondo di Gumball. 20.25 Adventure Time. 21.15 The Regular Show. 21.40 Mucca e Pollo. 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Come è fatto. Documentario 19.30 Come è fatto. 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Marchio di fabbrica. Documentario 21.30 Marchio di fabbrica. Documentario 22.00 Come è fatto. Documentario 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Via Massena 2. Sit Com 21.00 30 gradi di separazione. Reportage 21.30 The Nine Lives of Chloe King. Serie TV 22.30 Deejay chiama Italia- Edizione Serale.Rubrica 18.00 Plain Jane : La nuova me. Show.Conduce Luoise Roe. 19.00 MTV News. Informazione 19.05 Degrassi: The next generation.Serie TV 20.00 Jersey Shore. Serie TV 23.00 Speciale MTV News: Story of The Day. Informazione 21.10 Il restauratore. Fiction 23.30 Porta a Porta. Talk Show. 01.05 Tg1. Informazione 01.10 Tg1 Focus. Informazione 01.35 Che tempo fa. Informazione 01.40 Qui Radio Londra. Attualita' 01.45 Sottovoce. Talk Show. 21.05 Operazione Valchiria. Film Guerra. (2009) Regia di Brian Singer. Con Tom Cruise, Kenneth Branagh, Carice Van Houten. 23.10 Correva l'anno. Reportage 23.20 Correva l'anno. Reportage 00.00TG 3 Linea notte. Informazione 00.10 TG Regione. Informazione 21.05 Voyager. Reportage 23.10 TG2. Informazione 23.25 L'Ispettore Coliandro. Serie TV Con Giampolo Morelli, Enrico Silvestrin, Giuseppe Soleri, Veronica Logan. 01.15 TG Parlamento. Informazione 01.25 Protestantesimo. Rubrica 21.10 Grande fratello. Show.Conduce Alessia Marcuzzi. 00.15 Mai dire grande fratello. Show. 01.00 Tg5 - Notte. Informazione 01.29 Meteo 5. Informazione 01.30 Striscia la notizia. Show. 02.01 Uomini e donne. Show. 21.10 L' ultima alba. Film Azione. (2003) Regia di A. Fuqua. Con Bruce Willis, Monica Bellucci, Chad Smith. 23.45 Danko. Film Crimine. (1988) Regia di W. Hill. Con Arnold Schwarzenegger, James Belushi, Peter Boyle. 01.45 Tg4 night news. Informazione 21.10 C.S.I. New York. Serie TV 23.00 White collar - Fascino criminale. Serie TV 00.45 E allora mambo. Film Commedia. (1999) Regia di Lucio Pellegrini. Con Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu, Luciana Littizzetto. 02.25 Studio aperto - La giornata. Informazione 21.10 L'Infedele. Talk Show.Conduce Gad Lerner. 23.45 InnovatiOn. Talk Show.Conduce Lucia Oredo, Ivo Mej. 00.20 Tg La7. Informazione 00.30 (ah)iPiroso. Talk Show.Conduce Antonello Piroso. 01.25 Movie Flash. Rubrica 06.45 Unomattina. Show.Conduce Georgia Luzi, Gerardo Greco. 11.00 TG1. Informazione 11.05 Occhio alla spesa. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show.Conduce Antonella Clerici. 13.30 TELEGIORNALE. Informazione 14.00 Tg1. Informazione 14.05 Tg1 Focus. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show. 15.15 La vita in diretta. Show. 16.50 TG Parlamento. Informazione 17.00 TG1. Informazione 17.10 Che tempo fa. Informazione 18.50 L'Eredità. Gioco A Quiz 20.00 TELEGIORNALE. Informazione 20.30 Qui Radio Londra. Attualita' 20.35 Soliti Ignoti. Show.Conduce Fabrizio Frizzi. 07.00 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 09.30 Sorgente di vita. Religione 10.00 Tg2 Punto.it. Rubrica 10.50 Cerimonia d'inaugurazione dell'Anno Giudiziario della Corte dei Conti. Evento 12.00 I Fatti Vostri. Show. 13.00 Tg 2. Informazione 13.30 TG 2 Costume e Società. Rubrica 13.50 Medicina 33. Rubrica 14.00 Italia sul Due. Rubrica 16.10 Ghost Whisperer. Serie TV 16.55 Hawaii Five-0. Serie TV 17.45 Tg2. Informazione 17.50 Rai TG Sport. Informazione 18.15 Tg 2. Informazione 18.45 Numb3rs. Serie TV 19.35 L'Isola dei Famosi. Reality Show. 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 08.00 Agorà. Talk Show. 09.00 Agorà - Brontolo. Rubrica 10.00 La Storia siamo noi. Documentario 11.00 Apprescindere. Talk Show. 11.10 Tg3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 TG3 Fuori TG. Informazione 12.45 Le storie - Diario italiano.Rubrica 13.10 La strada per la felicita'. Serie TV 14.00 Tg Regione. / Tg3. 14.50 TgR. Informazione 15.05 Lassie. Serie TV 15.55 Cose dell'altro Geo. Rubrica 17.40 Geo & Geo. Documentario 19.00 Tg3. / Tg Regione. 20.00 Blob. Rubrica 20.15 Per ridere insieme con Stanlio e Ollio Serie TV 20.35 Un posto al sole. Soap Opera 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.40 Mattino cinque. Show. 09.55 Grande fratello. Show. 10.00 Tg5 - Ore 10. Informazione 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.39 Meteo 5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Uomini e donne. Show.Conduce Maria De Filippi. 16.15 Amici. Show. 16.55 Pomeriggio cinque. Show. 18.45 The money drop. Show. 20.00 Tg5. Informazione 20.30 Meteo 5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La voce della contingenza. Show.Conduce Ezio Greggio, Michelle Hunziker. 07.22 Ieri e oggi in tv. Show. 07.25 Nash bridges I. Serie TV 08.20 Hunter. Serie TV 09.40 R.I.S. Delitti imperfetti. Serie TV 10.50 Benessere - Il ritratto della salute. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 14.05 Sessione pomeridiana: il tribunale di forum. Rubrica 15.10 Flikken coppia in giallo. Serie TV 16.15 Sentieri. Soap Opera 17.00 Commissario Cordier: Doppia vendetta. Serie TV 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.30 Walker Texas ranger.Serie TV 06.50 Cartoni animati 08.40 Settimo cielo. Serie TV 10.35 Everwood. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 12.58 Meteo. Informazione 13.00 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Serie TV 14.35 Dragon ball. Cartoni Animati 15.30 Camera cafè ristretto. Serie TV 15.40 Camera cafè. Serie TV 16.20 The middle. Serie TV 16.45 La Vita secondo Jim. Serie TV 17.45 Trasformat. Show. 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.20 Provaci ancora Gary.Serie TV 19.50 I Simpson. Serie TV 20.20 C.S.I. - Scena del crimine.Serie TV 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Rubrica 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show.Conduce Tiziana Panella, Enrico Vaime, Paolo Sottocorona. 11.10 L'aria che tira. Talk Show.Conduce Myrta Merlino. 12.30 I menù di Benedetta. Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Halifax - Unità Speciale. Serie TV Con Rebecca Gibney, Danny Adcock 16.15 Atlantide - Storie di uomini e mondi. Rubrica 17.25 Movie Flash. Rubrica 17.30 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 19.20 G' Day. Attualita' 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica SERA SERA SERA SERA SERA SERA SERA 33 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
Un messaggio al governo e alle altre forze politiche che lo appoggiano in Parlamento e un messaggio rivolto a militanti, elettori, simpattizzanti e più in generale all'opinione pubblica. Il primo Pier Luigi Bersani lo lancia dicendo: «Noi siamo leali, sosteniamo il governo, ma non ci lasciamo prendere in giro». Il secondo è nella decisioni che oggi prenderà la Commissione di garanzia del Pd: l'ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi sarà espulso dal partito. Lasciando uno dei seggi per le primarie allestiti a Piacenza per scegliere il candidato sindaco, Bersani torna sulla norma riguardante la responsabilità civile dei giudici approvata la scorsa settimana alla Camera «con meccanismi di vecchia maggioranza e anche contro le indicazioni del governo stesso». Dice il leader del Pd: «Questo è un problema. Noi siamo leali, sosteniamo il governo, ma non ci lasciamo prendere in giro». Un appello al senso di responsabilità del Pdl, che su giustizia e Rai sta dimostrando di voler avere le mani libere e di far rivivere l'alleanza con la Lega. Ma un appello anche a Monti affinché affronti la situazione, perché non è possibile - come Bersani si è sfogato nei giorni scorsi sia nell'incontro a Palazzo Chigi che in un colloquio con Napolitano al Quirinale - che il Pd voti in parlamento anche le misure che non lo convincono al cento per cento mentre il Pdl solo a parole dimostra la stessa realtà. Per il segretario dei Democratici, che risponde a una domanda sull'editoriale di ieri dell'Unità, è «esagerato» dire che il governo abbia cambiato natura dopo le ultime uscite di Monti sull'articolo 18. Il punto è un altro: «Io ho segnalato alcuni fatti, che sono un colpo di mano sulle nomine Rai, una norma anti-magistrati e degli emendamenti al Senato sulle liberalizzazioni. Sono tutte cose approvate con meccanismo di vecchia maggioranza anche contro le indicazioni del governo stesso. Questo è un problema. Noi siamo leali, trasparenti, sosteniamo il Governo ma non ci lasciamo prendere in giro. Questo è il messaggio che voglio dare, e quindi adesso ci si dia una regolata». Dopodiché Bersani è convinto che l'esecutivo Monti arrivi a fine legislatura, «almeno per quel che riguarda il Pd», ma devono finire (e sullo spontaneamente è piuttosto scettico) le «provocazioni» che arrivano dal fronte Pdl. «Qualche problema c'è, è inutile negarlo. E questo non è salutare per il governo, che deve fare cose di segno nuovo e le sta facendo». Tra le cose nuove che devono fare invece le forze politiche c'è la riforma della legge elettorale. La proposta di un patto da parte Berlusconi non convince i Democratici. Bersani ragionando sulla questione con i suoi ha spiegato che il Pd deve discutere con tutti, chiarendo che la sede del confronto è il Parlamento e non tavoli particolari e che il dialogo deve coinvolgere tutte le forze politiche, pur partendo da quelle che sostengono Monti. Dal Pdl è arrivata una richiesta di incontro e domani Gianclaudio Bressa, Luigi Zanda e Luciano Violante incontreranno Ignazio La Russa e Gaetano Quagliarello. Ma il Pd avvierà nei prossimi giorni una serie di incontri anche con Terzo polo, Idv e Sel, facendo partire la discussione dalla proposta depositata in parlamento (un sistema misto maggioritario-proporzionale con doppio turno). LUSI VERSO L'ESPULSIONE Già questo pomeriggio si chiuderà invece (almeno per quanto riguarda il Pd) la vicenda Lusi. Il senatore espulso l'altra settimana dal gruppo dei Democratici, che l'altro giorno si è autosospeso dal Pd, oggi sarà cancellato dall'anagrafe degli iscritti al partito. Questo è almeno l'orientamento prevalente tra i nove membri della Commissione di garanzia presieduta da Luigi Berlinguer alla vigilia dell'appuntamento. Di fatto si tratterebbe di un'espulsione (termine che non compare nello Statuto o nel codice etico) dell'ex tesoriere della Margherita. Bersani a Pdl e governo: «Noi leali, niente prese in giro» Foto Ansa SIMONE COLLINI Primo Piano Il problema Il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani Il messaggio di Bersani a esecutivo e forze che appoggiano Monti: «Noi siamo leali, sosteniamo il governo, ma non ci lasciamo prendere in giro». Oggi riunione dei garanti Pd: verso l'espulsione di Lusi. ROMA p Caso Lusi oggi si riuniscono i garanti: verso l'espulsione dal Pd dell'ex tesoriere della Margherita p Legge elettorale domani incontro tra Democratici e Pdl. Poi tocca alle altre forze politiche Politica e giustizia «Brutti segnali su Rai e giustizia, ci si dia una regolata» 14 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
Mobtag Web Forum: un fondo per chi rischia Verso un'economia fondata sulla Rete Sacco: «Il nostro futuro è nascosto nelle rane» S e la lingua batte dove ildente duole, è evidenteche il governo ha un gra-ve problema odontoiatri-co. Si chiama articolo 18ed è la vera ossessione di questo esecutivo dai modi educati. Peccato che identica ostinazione non venga rivolta a migliori cause. Internet e l'economia digitale, ad esempio. Sarebbe un bel modo per ridare un po' di sangue a una società sempre più pallida e senza idee. L'Internet economy italiana valeva nel 2009 28,8 miliardi di euro: l'anno dopo è arrivata a 31,6 miliardi con un balzo del 10% che l'ha portata a coprire il 2% del Pil (l'agricoltura, per intenderci, è al 2,3%). Non abbiamo ancora i dati relativi al 2011 ma secondo McKinsey il settore online, con una crescita annua tra il 13 e il 18%, potrebbe arrivare nel 2015 a 59 miliardi di euro: il 4% del Pil. Quanti sono i settori in grado di raddoppiare nel giro di tre anni? Ma Internet non è soltanto una torta ben riuscita (30 miliardi sono valori d'alta pasticceria): è anche e soprattutto un lievito per altre torte e altri business. Perché fa circolare idee, informazioni, consigli. Quanto vale tutto questo? Quanto pesa questo lievito digitale? Insomma, qual è il vero contributo di Internet al Pil di un Paese? Rovesciamo la domanda: dove sarebbe oggi il Pil se non ci fosse Internet? UN PIL CHIAMATO INTERNET p ALLE PAGINE IV E V Una start up grande come l'Estonia Non c'è futuro senza web: lo dicono tutti Ma allora perché in Italia un Comune su quattro è senza connessione? E che fine ha fatto il progetto banda larga? Fa bene Monti a parlare di sviluppo ma quando avremo una strategia digitale? La nuvola dell'innovazione sta diventando sempre più grande e sempre piùricca.Continualaraccoltadelleparole chiave dell'innovazione salvandole nella memoria del tuo cellulare: inquadra il mobtag qui sopra, clicca e unisci le keywordsdioggiaquellepubblicatenei mesi scorsi Luca Landò p LANDÒ ALLE PAGINE II E III p NAPOLITANO A PAGINA VII Le nuove parole da mettere in tasca LE PAROLE CHIAVE DELL'INNOVAZIONE NUMERO 10 INSERTO MENSILE DI POLITICA ECONOMIA & CULTURA DIGITALE LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
I n questi giorni sono accadute cose inquie-tanti: le nomine alla Rai imposte da Pdl eLega, il voto della Camera a favore di unanorma contro i magistrati, gli emendamenti in Senato per frenare le liberalizzazioni. A loro volta i giornali di destra, approfittando della situazione per spingere il Pdl fuori dall'angolo, si sono messi a dare giudizi assai positivi sul governo Monti, cercando di annetterlo al loro schieramento e contrapponendolo direttamente al Pd. Sono manovre comprensibili, come è comprensibile che Berlusconi cerchi di rientrare nel gioco politico, nei modi e nelle forme possibili. Dispone ancora di una significativa forza elettorale, né ha rinunciato a svolgere un ruolo nel nostro Paese. Non credo però che abbia reali spazi di manovra: in Italia, tutto il sistema politico è entrato in una fase di crisi e di trasformazione, e si stanno ponendo le basi anche per la nascita di una destra di tipo nuovo, estranea ai modelli della democrazia dispotica berlusconiana. Questo è il punto centrale su cui riflettere. Una volta Andreotti disse che la Democrazia cristiana era come la cozza che pulisce e filtra l'acqua nera, alludendo alla funzione che il suo partito svolgeva impedendo che si affermasse in Italia, quale forza di governo, un partito di destra come è poi avvenuto con la fine della Dc e con l'avvento di Berlusconi. Oggi si sono riaperte le condizioni per costruire nel nostro Paese una destra di tipo moderno, europeo. Ma una prospettiva di questo tipo è legata a due elementi strettamente connessi: alla funzione che il governo Monti riesce a svolgere e, in questo quadro, al rapporto che si stabilisce fra il governo Monti e il Partito democratico. È naturale che ci possano essere contrasti e differenze, anche profonde, di valutazione. Sarebbe singolare il contrario, così come sarebbe ingenuo sorprendersi per le prese di posizione di Monti in questi giorni sulla «monotonia» del posto fisso, sull'articolo 18, sulla necessità di procedere a un'organica, e drastica, riforma del mercato del lavoro coerente con gli orientamenti della Bce… Monti non ha mai nascosto queste sue posizioni: i governi «tecnici» non esistono; sono sempre, direttamente e indirettamente, espressioni di forze sociali ed economiche, di interessi, e su questi basano la loro forza e anche il loro consenso. Né è immaginabile che il Pd non fosse consapevole di questo e della direzione che Monti avrebbe dato al suo governo. Per senso di responsabilità ha deciso di rinunciare alle elezioni e di sostenere la nascita di un nuovo governo, con il mandato - e questa è stata la ragione fondamentale della sua scelta - di portare il Paese fuori dalla crisi in cui era precipitato, sia per la situazione internazionale che per responsabilità specifiche del governo Berlusconi. Monti e il Pd vengono entrambi da molto lontano (come si sarebbe detto una volta), né è facile o scontata la loro collaborazione. Ma essa è fondamentale, in questo momento, sia per dare una prospettiva all'Italia sia per mettere su nuove basi l'intero sistema politico. E tanto più essa sarà feconda quanto più il Pd farà sentire la sua forza cercando, senza venir meno alla propria responsabilità nazionale, di far in modo che il costo della crisi e del suo superamento non si scarichi sugli strati più deboli e sulle classi lavoratrici sfruttando l'argomento, in larga parte retorico, secondo cui in questo modo si salva il futuro delle «nuove generazioni». Il Pd deve dire, giorno dopo giorno, che la posta in gioco è altissima; deve convogliare intorno a sé tutte le forze che vogliono riformare in senso progressista questo Paese; deve rendere chiaro che siamo in una situazione eccezionale, che richiede sforzi eccezionali; deve spiegare i motivi per i quali sostiene questo governo, impedendo che esso faccia scelte conservatrici. Non è una strada facile né lineare, ma è l'unica che oggi si possa seguire se si vuol dare una prospettiva all'Italia, ponendo su nuove basi il nostro sistema democratico e costruendo un bipolarismo che non si risolva, come è avvenuto con Berlusconi, nella rinascita del nostro vecchio, e tradizionale, trasformismo. Come dicevano gli antichi, il futuro è sulle ginocchia di Giove. Ma due cose appaiono certe: nonostante le avances dei suoi «trombetti», Berlusconi non ha niente a che fare con tutto questo. Una nuova storia potrà nascere solo se Monti e il Pd riusciranno a trovare un «punto dell'unione», riconoscendo reciprocamente le loro ragioni. Il Pd deve impedire che il costo della crisi si scarichi sugli strati più deboli con l'argomento, in larga parte retorico, secondo cui così si salva il futuro delle «nuove generazioni» Foto Ansa Le manovre del Cavaliere che vuole rientrare in gioco In Italia si stanno ponendo le basi per la nascita di una destra di tipo nuovo, estranea ai modelli della democrazia dispotica di Berlusconi. Per questo su Monti ha improvvisamente cambiato linea Un sentiero stretto Michele Ciliberto FILOSOFO L'ex premier Silvio Berlusconi L'ANALISI 19 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012
N el 1956 Vladimir Nabokov,nato 57 anni prima nellacittà che all'epoca si chia-mava San Pietroburgo, per via delle sue aristocratiche origini dal 1917 costretto a una vita in esilio, ma in virtù delle stesse armato di altri due idiomi, oltre il russo, parlati da madrelingua, l'inglese e il francese, viveva negli Stati Uniti ormai da sedici anni. Insegnava alla Cornell University, ma era uno scrittore derubato della propria opera: il russo era la lingua in cui aveva scritto romanzi dal 1924 ma «i migliori di tali libri non sono tradotti in inglese e sono tutti proibiti per motivi politici in Russia» osservava, nella dolente e ironica postfazioMARIA SERENA PALIERI www.unita.it Lo scrittore Vladimir Nabokov Identikit È gratuita, rimborsa i libri consigliati ma che non hanno corrisposto alle aspettative create nel lettore dalle sue recensioni, propone testi senza immagini… È «Satisfiction», la rivista distribuita nelle 108 librerie Feltrinelli e in molte librerie indipendenti. Da dicembre, dopo rivista e blog, anche con sito online (www.satisfiction.me). È «Satisfiction» che ospita la lettera inedita di VladimirNabokovche pubblichiamo in queste pagine. Altri inediti, numerosi, nel numero 14, di Borges e Flaubert, Ortese e Whitman, Bianciardi e Maupassant. Satisfiction rivista, blog e sito spalieri@tin.it Nella missiva dello scrittore a un amico c'è tutta la paura di non trovare un editore per la sua ultima opera. Il romanziere capiva troppo bene che nell'America benpensante la sua «ninfetta» avrebbe fatto scandalo LA GUERRA DI NABOKOV PER LA SUA LOLITA INEDITI Culture28 LUNEDÌ6 FEBBRAIO2012
Foto Ap Da una piazza di Homs un video amatoriale in cui si sente scandire: «Gheddafi è andato, ora è il tuo turno, Bashar» Riflette sulla crisi israelo-palestinese, Massimo D'Alema. Ma nel giorno dei suoi incontri con dirigenti politici di primo piano dello Stato ebraico, l'ex titolare della Farnesina non si nega ad una valutazione sulle vicende siriane alla luce del veto di Mosca e Pechino al Consiglio di Sicurezza. La situazione in Siria «è gravissima e intollerabile» e il veto messo da Russia e Cina in sede Onu contro una risoluzione che mirava a isolare il regime di Damasco «è stata una scelta grave», rimarca parlando con i giornalisti a Tel Aviv a margine di una visita in Israele, Territori palestinesi ed Egitto in corso in questi giorni. IL DRAMMA SIRIANO La risoluzione – rimarca l'ex presidente del Consiglio - non apriva le porte ad alcun intervento militare, ma puntava a isolare il regime per spingerlo a farsi da parte, mentre il veto «rischia di spianare la strada a un conflitto» incontrollabile, oltre a «indebolire il ruolo dell' Onu». D'Alema - che è in missione nella regione in veste di presidente della Fondazione europea per gli studi progressisti – aggiunge che lo stallo del Consiglio di sicurezza rende a questo punto fondamentale «l'iniziativa della Lega Araba». E tra gli incontri in programma al Cairo, ultima tappa della sua visita, D'Alema ha anche quello con il segretario generale della Lega Araba, Nabil el-Araby. LA CRISI CON TEHERAN Altro dossier caldissimo è quello iraniano. Un attacco israeliano contro l'Iran «sarebbe una decisione disastrosa», rimarca in proposito D'Alema, impegnato in veste di presidente della Fondazione europea legata al Pse in incontri con il ministro della Difesa d'Israele, Ehud Barak, con il vicepremier Silvan Shalom (Likud) e con le leader dei due maggiori partiti d'opposizione, Tzipi Livni (Kadima, centrista) e Shelly Yachimovic (laburista). Tappa significativa dell'intensa giornata israeliana è la visita al Centro Peres per la pace. «Un attacco all'Iran sarebbe una scelta disastrosa e credo che questo sia il sentimento di tutta la comunità internazionale e del mondo occidentale», sottolinea D'Alema. «Ciò che dobbiamo fare, e che stiamo facendo anche con qualche sacrificio, è rendere efficaci le pressioni» contro i programmi nucleari di Teheran, ha proseguito. L'opzione militare avrebbe invece «conseguenze incalcolabili» perché «nessuno pensa di poter invadere l'Iran e un bombardamento innescherebbe inevitabilmente una reazione». Senza contare - rileva ancora D'Alema - che un attacco potrebbe finire per puntellare la posizione iraniana nella regione «in un momento nel quale, al contrario, i grandi cambiamenti in atto nel mondo arabo sembrano indebolirne l'influenza». DIALOGO Con i suoi interlocutori israeliani, l'ex titolare della Farnesina ha riproposto la necessità di «dar vita a gesti significativi che possano rilanciare il negoziato di pace». Tra questi gesti, come peraltro sollecitato dagli stessi Stati Uniti, c'è lo stop alla colonizzazione dei Territori palestinesi, richiesta rilanciata a più riprese dall'Unione Europea. LE PRIMAVERE E ISRAELE Più in generale, D'Alema ha avuto modo di registrare posizioni diverse non solo tra le forze che danno vita al governo Netanyahu e le opposizioni, ma all'interno stesso della coalizione di maggioranza, segno questo di un dibattito vero, a tratti aspro, che dà conto di un Paese che s'interroga sul suo futuro. E sul futuro della regione. «Ci sono diverse sensibilità in Israele – annota a riguardo – per ciò che concerne il rapporto tra la questione palestinese e la Primavera araba. C'è chi sostiene che quest'ultima tende a marginalizzare la prima e chi, invece, ritiene, a mio avviso a ragione, che rilanciare su basi solide il negoziato con i palestinesi può contribuire in misura importante ad evitare l'isolamento d'Israele con i vicini arabi». In questo senso, una pace giusta, fondata sul principio “due popoli, due Stati”, è per Israele un investimento prezioso, non meno che per i palestinesi. Nella consapevolezza che l'alternativa a una pace giusta, duratura, tra pari, non può essere il mantenimento di uno status quo sempre più fragile e destabilizzante, oltre che ingiusto. D'Alema in Israele: «Voto disastroso, la Lega araba prenda un'iniziativa» Il voto all'Onu sulla Siria «è molto grave». E una eventuale guerra tra Israele e l'Iran «sarebbe una scelta disastrosa». Massimo D'Alema in visita in Medioriente ne parlerà con i leader israeliani e con il capo della Lega Araba. U. D. G. Venti di guerra «Conseguenze incalcolabili in una guerra con l'Iran» Processo di pace «Ci sono diverse sensibilità a Tel Aviv sulle Primavere arabe» Mubarak trasferito in carcere Il ministero dell'Interno egiziano ha ordinato alle autorità carcerarie di trasferire l'ex presidente Honsi Mubarak dall'ospedalemilitare dove si trova nell'infermeria della prigionedi Tora al Cairo. Fonti ufficiali egiziane hanno annunciato che l'ospedale del carcere, che dovrà l'83enne ex presidente, sarà sottoposto alle modifichein non meglio precisati «tempi record». 23 LUNEDÌ 6 FEBBRAIO 2012

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06/02/12

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