Cara Unità Dialoghi RISPOSTA Monti e i suoi ministri sono persone perbene, stanno governando con impegno e con serietà ammirevoli ma la loro provenienza sociale, i loro redditi (correttamente online), il loro modo di essere e di scherzare (con la battute sugli sfigati o sulla monotonia del posto fisso) e soprattutto le loro ricette economiche sono quelle della buona borghesia produttiva e non sono sempre quelle auspicate da chi rappresenta i lavoratori dipendenti a reddito fisso e modesto. Quella che sarebbe sempre necessaria con loro, dunque, è una discussione sul modo differente in cui un governo di gente perbene orientata a sinistra affronterebbe la crisi. Come ben dimostrato, oggi, mi pare, dalla intervista in cui Bersani puntualizza la necessità di valutare nel merito, prima di votarle, le scelte che Monti e Fornero faranno sul mercato del lavoro e da questa improvvisa arrendevolezza di un Berlusconi in caduta libera nei sondaggi. Il cavaliere, cui dei lavoratori non è mai importato nulla, approfitta di questa fase di buon governo per prendere tempo. Facendo finta di essere quello che lui non è: un politico liberale ed un borghese per bene. Luigi Cancrini La satira de l'Unità ROSARIO AMICO ROXAS I rinvii vari del governo Monti trovano una inaspettata sponda: quella del cavaliere che ammette di essere disponibile ad appoggiare il governo Monti anche dopo il 2013. Ecco la ragione dei rinvii, tutto programmato, tutto studiato, tutto barattato, tutto frutto di compensazioni. Monti, Bersani e Berlusconi virus.unita.it VIA OSTIENSE, 131/L - 00154 - ROMA MAIL lettere@unita.it ACHILLE DELLA RAGIONE Regole penitenziarie da modificare Mentre in Parlamento si discute di provvedimenti svuota carceri impavidi ed inefficaci, senza il coraggio di proporre un'amnistia ed un indulto, resta in vigore un regolamento penitenziario ottuso e retrogrado che, a costo zero, potrebbe essere modificato, migliorando la vivibilità dei penitenziari nei quali attualmente (sono parole del presidente Napolitano) i detenuti sono costretti ad espiare una penadoppia. Voglio citare pochi significativi esempi: è vietato possedere carte da gioco francesi (siamo autarchici), ricevere libri con copertina rigida, avere un orologio non ispezionabile, indossare una cravatta e centinaia di altri divieti, tra il ridicolo e l'anacronistico. Nel mio caso, senza redigere alcun verbale, è stato sequestrato un orologio donatomi dal cappellano e che mi necessitava per assumere negli orari precisi i 12 farmaci che ogni giorno debbo assumere per le mie gravi condizioni di salute. Si potrebbe parlare all'infinito, ma vorrei concludere sul problema delle telefonate. L'unico rimedio che conosco per combattere la sofferenza, lasolitudine, la malinconia è rimanere in contatto costante con i propri familiari. Aumentare il numero e la durata dei colloqui richiede ambienti e personale che mancano, ma 10 minuti di telefonata alla settimana mi sembrano un limite inutilmente severo. ASCANIO DE SANCTIS Il petrolio iraniano A causa del rallentamento dell' economia mondiale l' indice dei prezzi delle materie prime ha subito una flessione nel 2011 rispetto al 2010 sia per i prodotti alimentariche perquelli industriali; in tale contesto dovrebbe scendere anche il prezzo del petrolio che invece è aumentato. E le sanzioni nei confronti dell' Iran, che dovrebbero riguardare tutto eccettoil petrolio cheè lalinfadel sistema economico mondiale, puntano invece sul petrolio per piegare il programma nucleare del governo iraniano. Già ne consegue un ulteriore aumento del prezzo del greggio con danno per i consumatori e ulteriori utili per le compagnie petrolifere. Chi spinge in questa direzione? Diceva Andreotti: «A pensare male si fa peccato ma spesso ci si indovina». MARCO ADDIVINOLA Ricordi di parte Forse inaltri tempi avrei gioito nelsentire che a Milano verranno intitolati dei giardini pubblici ai compagni Fausto e Iaio! Sono più o meno coetaneo di quei ragazzi e ho condiviso il loro pensiero e non me ne sono dimenticato, non ho tradito! Ma oggi vedo cose strane, muscolari! Lavoro in un comune della Brianza Leghista e mi trovo Piazza dei giovani padani, largo Pontida e cose del genere, abito a Monza governata speroancora per poco)da exAn e leghisti e sotto casa mia hanno inaugurato pochi mesi fa un giardino pubblico intitolato a Sergio Ramelli. Ci siamo incazzati, indignati etc etc ma il machismo degli ex fascisti ha voluto dimostrare la loro forza con questa intitolazione. Adessocon Pisapia apprendo deigiardini per Fausto e Iaio (e dentro me sono contento) ma mi viene lo stesso di invitare il Sindaco Pisapia a fare un passo verso un qualcosa di più del ricordo di parte (che ripeto condivido per storia e vicinanza), dimostrando che Noi siamo diversi, noi ripudiamo ogni forma di violenza, ogni forma di fascismo e di macismo. Sarei felice di vedere che siamo migliori di leghisti e fascisti, quei ragazzi, quei ragazzi come noi ci ringrazierebbero dal cielo. PIERO COSTA* Nessuna minaccia di espulsione per Pasini Egregio Direttore, con riferimento all'articolo comparso su l'Unità del 22 febbraio, a firma Rinaldo Gianola, il presidente di Associazione Industriale Bresciana, Giancarlo Dallera, smentisce, nei termini più categorici, di aver mai in alcun modo, forma e sostanza, minacciato di espulsione il collegaGiuseppe Pasini che, nella suaveste di Presidentedi Federacciai, ha espresso di voler sostenere la candidatura di Giorgio Squinzi a presidentedi Confindustria. Giancarlo Dallera si riserva, peraltro, di adire le vie legali a tutela dell'immagine dell'intera Associazione, di tutti gli imprenditori che in essa si riconoscono, ivi compreso Giuseppe Pasini, e sua personale. *Direttore generale Associazione Industriale Bresciana Menomale.Prendoattoconpiaceredella smentita perché sarebbe davvero eccessivoarrivarealleminacceeallarottura tra imprenditori nella corsa alla presidenza di Confindustria. L'episodio smentito, tuttavia, viene raccontato, insieme ad altri assai poco edificanti, proprio negli ambienti confindustriali. R.G. La community dei lettori dell'Unità 27 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
e Opel (filiale europea di GM) per la produzione di motori, sistemi di trasmissione e altri componenti per auto, e per l'assemblaggio dei veicoli. Non dovrebbe invece esserci, almeno in questa fase, alcuno scambio di partecipazioni azionarie. La cooperazione potrebbe inoltre andare al di là degli impianti del vecchio continente, facendo da trampolino di lancio allo sviluppo di Psa Peugeot Citroen nei mercati emergenti, soprattutto asiatici, senza pesare troppo sulle casse del gruppo, i cui conti 2011 hanno fatto segnare una perdita operativa di 92 milioni di euro per il segmento auto. FIAT: INCENTIVI A LUNGO TERMINE GM ha infatti una notevole presenza nei paesi che formano il Bric (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) dove il costruttore francese fatica invece ad affermarsi, e registra quote di mercato intorno al 3-4%. Sull'accordo pesa però l'incognita dell'impatto sociale, in particolare sull'occupazione in Francia e Germania. Questione su cui il ministro del Lavoro Bertrand ha già promesso di essere «esigente», e di pretendere garanzie sulla salvaguardia dei lavoratori. L'alleanza franco- americana sembra togliere terreno a un'altra ipotesi, quella lasciata ventilare ancora un mese fa da Sergio Marchionne che parlando di partnership non escludeva un terzo partner per Fiat-Chrysler. I rumors seguirono la pista di Parigi dove Psa Peugeot-Citroën sembrava pronta a negoziare. Non è andata così e hanno preferito gli statunitensi. La Fiat torna a produrre in Russia, ma questa è un'altra storia. Ieri intanto il consiglio di amministrazione di Fiat Industrial ha deliberato, sulla base di una proposta del Comitato nomine, compensi e sostenibilità, di adottare un piano di incentivazione a lungo termine. Il piano sarà sottoposto all'approvazione degli azionisti in occasione dell`assemblea ordinaria e straordinaria prevista per il 5 aprile 2012, ha l`obiettivo di offrire uno strumento di incentivazione a lungo termine collegato a obiettivi di performance e alla continuazione del rapporto professionale. Sei mesi in più di cassa integrazione (in deroga) per i 239 lavoratori dell'Omsa di Faenza e uno spiraglio che si apre per il loro ricollocamento. La mobilità, cioè i licenziamenti,- sarebbero scattati il 14 marzo per i dipendenti - quasi tutte donneallo scadere appunto della cigs. Ieri al ministero del Lavoro è stato trovato un accordo per superare la data, per andare ancora avanti cercando una soluzione per una delle vertenze simbolo della crisi economica e della globalizzazione quantomeno quella che si traduce in una incessante ricerca del costo del lavoro più basso. MANIFESTAZIONE D'INTERESSE Licenziamenti per ora scongiurati, quindi, ma anche la notizia di una manifestazione d'interesse per il sito, un nuovo investitore - del settore del legno-arredo-mobili - che potrebbe assumere almeno 120 lavoratori, mentre altri 30 potrebbero essere riassorbiti da un outlet della zona. Al ministero si sono ritrovati intorno a un tavolo l'azienda (il gruppo Golden Lady), i tecnici del ministero, anche dello Sviluppo, e i sindacati. L'obiettivo, spiega la segretaria nazionale della Filctem Cgil, Stefania Pomante, era proprio «quello del superare la procedura di mobilità che la proprietà il 27 dicembre aveva avviato». È stata quindi superata la procedura di mobilità, a cui la Golden Lady, che controlla lo stabilimento, aveva fatto sapere di voler ricorrere. Subito si era scatenata la protesta dei lavoratori, che hanno anche dato vita a una mobilitazione attraverso il web, o meglio via social network sfociata anche nel boicottaggio delle calze e degli altri prodotti del gruppo. Ora il peggio sembra stato scacciato e i sindacati parlano di un «accordo positivo», che permette di traghettare i lavoratori verso un'altra realtà produttiva che si insedierà nel sito oggi occupato dall'Omsa. Il nuovo investitore, secondo fonti sindacali, è italiano e fa parte del settore della lavorazione del legno (arredamento). A Faenza quindi non si produrranno più i noti collant che dovrebbero “migrare” in Serbia. Quanto al nuovo investitore, dovrebbe essere presentato ufficialmente il 9 marzo quando si terrà una nuova riunione al ministero dello Sviluppo. NUOVA CONVOCAZIONE Il fatto che i licenziamenti siano stati scongiurati è stata ovviamente bene accolta dai sindacati, afferma Sergio Spiller, di Femca Cisl. ma non basta: «La vertenza troverà una positiva e soddisfacente conclusione solo quando tutte le lavoratrici Omsa potranno tornare a lavorare», aggiunge Pomante. Sulla stessa linea il segretario nazionale della Uilca Uil, Carmelo Prestileo, che aggiunge: «Già la prossima settimana ci dovrebbe essere la convocazione al ministero dello Sviluppo per avere approfondimenti sulle iniziative di reindustrializzazione, che dovrebbero essere rilevanti, si parla di 17 milioni di investimenti». Felici per il prolungamento della cassa integrazione ma ancora preoccupate per il loro futuro, sono le lavoratrici: «Il nuovo piano industriale non l'abbiamo ancora visto e le perplessità restano. In fondo finora sono state le istituzioni a garantire questo progetto», dicono. Oggi si ritroveranno al municipio di Faenza per discutere dell'intesa raggiunta e se e come continuare la mobilitazione. «Noi sosteniamo l'ipotesi Unipol. Se questa ipotesi non dovesse andare avanti o altre ipotesi dovessero affacciarsi noi abbiamo esclusivamente come stella polare la solidità e la durevolezza della situazione finanziaria ed industriale relativa alla compagnia». È quanto ha affermato l'amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, in merito al dossier Unipol-FonSai, durante la conference call sui conti del semestre di piazzetta Cuccia. Per fugare dubbi da versioni di stampa «anche fantasiose», Nagel ha voluto puntualizzare sinteticamente il lavoro svolto da Mediobanca sul dossier. Ha ricordato che dopo il deterioramento nell'ultimo trimestre 2011 del margine di solvibilità della compagnia al 75% e la necessità di una ricapitalizzazione superiore a quella precedentemente annunciata «è stato evidente che bisognava assicurare una ricapitalizzazione della compagnia» ed «è stato chiaro che questa iniezione di capitale dovesse essere anche accompagnata da una partnership nuova, con un disegno industriale». Questo tipo di esigenza, ha proseguito Nagel, «è apparsa evidente a tutti e ha comportato una ricerca fatta non solo da noi ma da tutte le banche affari». FTSEMIB 16557 -0,92% Borsa VALERIO RASPELLI Nagel, Mediobanca su FonSai: sosteniamo l'ipotesi Unipol Le operaie ALLSHARE 17584 -0,72% Omsa, licenziamenti ritirati Altri sei mesi per una soluzione Licenziamenti scongiurati per i 239 dipendenti Omsa. La mobilità sarebbe scattata il 14 marzo ma ieri è stata raggiunta un'intesa che prolunga la cassa integrazione per altri sei mesi. E per il sito c'è un nuovo investitore. ROMA «Felici per la proroga ma abbiamo dubbi sul piano industriale» p Prolungata la cassa integrazione per lo stabilimento di Faenza p Per il sito si fa avanti un investitore: riassorbirebbe 120 dipendenti Trenitalia Triplice certificato UnicainEuropatra leImpresedi trasportopubblico,Trenitalia(GruppoFSItaliane)è stata certificata dall'ente SGS - riconosciuto da Accredia, l'ente italiano di accreditamento per il suo sistema di gestione integrato di Qualità, Ambiente e Salute e Sicurezza sul Lavoro. EURO/DOLLARO 1.3253 37 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
C on le sue immaginiha dato un volto adun pezzo di storia del-la Sicilia e d'Italia.Stiamo parlando diEnzo Sellerio, fotografo-artista, editore, intellettuale, scomparso a 88 anni, dopo una crisi cardiaca. È morto nella sua Palermo, Sellerio, in quella città che ha raccontato con le immagini e con le parole, che ha raccontato da artista e da editore. Il suo nome, assieme a quello della moglie, Elvira Giorgianni, è già nella storia culturale italiana, per quello che è diventato un fenomeno editoriale studiato da saggisti, giornalisti, storici della letteratura. Ovvero, l'aver fondato a Palermo nel 1969 una casa editrice che è diventata un punto di riferimento nell'ambito culturale a livello nazionale ed europeo, che addirittura nell'ultimo decennio compete con i grandi colossi editoriali. Ma soprattutto è stata ed è un simbolo di qualità. Le ragioni sono da individuare nelle scelte iniziali, quelle di ispirarsi alla lezione di Sciascia: un amore assoluto per i libri. Due grandi personalità, quelle di Elvira ed Enzo. Con un infinito amore per la cultura, per le culture, anche con visioni diverse. Nel 1983 la casa editrice viene divisa in due differenti realtà: Elvira continua ad occuparsi di narrativa, storia, filosofia, saggistica, Enzo Sellerio si dedica un particolar modo ai cataloghi ed ai libri d'arte e fotografici. Ma il dialogo continua, non è mai mancato uno scambio di idee e di impressioni. www.unita.it Enzo Sellerio Tre scatti siciliani dell'editore e fotografo scomparso ieri SALVO FALLICA salvofallica@katamail.com EDITORE PER SFIDA FOTOGRAFO PER AMORE Morto Enzo Sellerio Il bianco e nero era stato la sua prima passione Poi nel 1969 con la moglie Elvira fondò la celebre casa editrice palermitana Maera tornatoaoccuparsidellatormentatastoriadellaSiciliaper immagini Culture40 GIOVEDÌ23 FEBBRAIO2012
Il Tempo S e ne vanno a Sidney. Uno la-vorava in pizzeria, il secondofaceva l'idraulico. Taddeo e Filippo sono nati in provincia di Treviso, hanno una ventina d'anni ciascuno e lavoravano entrambi. E allora perché volano in Australia e non per un periodo di prova ma per la vita? Questo Paese, dicono, non dà loro garanzie, ciò che fanno viene remunerato appena per l'indispensabile. Non hanno prospettive di sistemare le loro esistenze in un quotidiano più confortevole, stentano e benché ce la facciano a sbarcare il lunario, nuotano nel grigio. Da questo fuggono, cercano dove stare a galla con meno fatica. Interessante, non è vero? Nella sola Montebelluna, graziosa cittadina veneta cuore del ricco Nord-Est, in pochi mesi hanno fatto le valigie circa 20 giovani. Se ne vanno i «bamboccioni», quelli che «vogliono il lavoro accanto alle gonne della mamma». Il bello è che anche i nonni di Taddeo e Filippo hanno fatto gli emigranti. Oggi Imprenditori: «Adottiamo noi l'Arena» NORD Sereno o poco nuvoloso, salvo modesti annuvolamenti sulle alpi. CENTRO Poco nuvoloso su tutte le regioni; salvo velature sulle regioni adriatiche. SUD Poco o parzialmente nuvoloso su tutte le regioni. Domani NORD Generali condizioni di tempo stabile, salvo modesti annuvolamenti sui rilievi. CENTRO Poco nuvoloso; locali annuvolamenti sul versante tirrenico. CENTRO Parzialmente nuvoloso su tutte le regioni. Dopodomani NANEROTTOLI Gli emigranti Toni Jop NORD Sereno o poco nuvoloso. Tendenza ad aumento della nuvolosità ad iniziare dai settori alpini. CENTRO Sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni con locali addensamenti sul versante Adriatico. SUD nuvoloso su Puglia e zone ioniche. Poco nuvoloso altrove. Culture ZOOM L'Arena di Verona come il Colosseo di Roma. Un pool di imprenditori è pronto a mettere sul tavolo dai 5 agli 8 milioni di euro per «adottare» l'anfiteatro romano. Lo ha annunciato l'assessore comunale Vittorio Di Dio, che lo scorso anno aveva lanciato un appello per chiedere l'intervento di un imprenditore per salvare il monumento-simbolo della città. È sempre più urgente, sostiene l'assessore, dare avvio ai lavori di sigillatura dei gradoni dell'anfiteatro e di rifacimento dell'impianto elettrico, per un costo di circa 6 milioni di euro. Soldi che però l'amministrazione municipale non ha ma spera di ricavare grazie a qualche sponsor. A farsi avanti sarebbe stato un imprenditore noto per aver venuto residente di lusso nel Veronese a Leonardo di Caprio e ai coniugi Pitt-Jolie. «Mi ha contattato Alessandro Proto di “Proto Consulting”, ha spiegato di avere un gruppo di imprenditori del Triveneto che hanno intenzione di ripetere un'operazione come quella di Diego Della Valle con il Colosseo a Roma». È arrivata la chick-lit a fu-metti e la sua portaban-diera è la francesePénélope Bagieu. Chi-ck-lit (chick sta per ragazza o «pollastrella» e lit è l'abbreviativo di letteratura), per chi non lo sapesse, è quel genere di narrativa rosa di successo che ha per protagoniste giovani donne single in carriera. Le scrittrici più note sono Helen Fielding, Candace Bushnell, Melissa Bank e Sophie Kinsella. Le prime due, in particolare, hanno travasato il loro successo letterario in film come Il diario di Bridget Jones e nella serie tv Sex and the City. Pénélope Bagieu (Parigi 1982) è diventata nota grazie al suo blog, Ma vie est tout à fait fascinante (www. penelope-jolicoeur.com), dove racconta con gusto e ironia la sua vita quotidiana; tiene rubriche su web tv, collabora con Elle e ha disegnato una linea per un noto marchio di lingerie. Da un po' di tempo si è messa a disegnare fumetti, tra cui tre volumi dedicati al personaggio Josephine (in Italia li pubblica Hop Edizioni) e questo suo primo graphic novel, Un amore di cadavere (Rizzoli-Lizard, pp. 128, euro 16) che, nel titolo originale Cadavre Exquis, strizza l'occhio al gioco collettivo inventato dai surrealisti francesi. C'è poco di surrealista, comunque, in questo fumetto; ma di «squisito» c'è decisamente molto. La storia, innanzitutto: quella di Zoe, hostess di saloni dell'auto e fiere del formaggio, precaria nel lavoro e nei sentimenti. Fino all'incontro con lo strambo scrittore Thomas Rocher che vive recluso in un appartamento parigino. Sembra la svolta, ma non è così perché nessuno è quello che sembra. E la vera svolta arriverà con un sorprendente finale. Ancora più squisito è lo stile grafico di Pénélope: un tratto cartoonesco e brioso e un uso di colori piatti, modulati in continui cambi di tonalità che assecondano situazioni e sentimenti. Non solo rosa, non solo chick: qualcosa di più e di meglio. BAGIEU: «CHICK-LIT» A FUMETTI IL CALZINO DI BART Renato Pallavicini r.pallavicini@tin.it 45 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
Maramotti L e considerazioni proposte inquesti giorni sollecitano unariflessione sul tema del rifor-mismo e, dunque, della socialdemocrazia, soprattutto in ordine all'identità del Pd. Da ogni parte si sostiene la fine delle ideologie. Un'idea che non condivido perché senza valori di rifermento prevalgono modelli che conducono - pericolosamente - all'idea che tutto è fungibile: il pensiero, le libertà, le istituzioni, la Costituzione e perfino la democrazia e il ruolo stesso dei partiti. Per cui il compromesso rimane la via più facile. Il rimedio? La formazione. La cultura è consapevolezza. Altrimenti, la democrazia rimane un concetto vuoto che tende al totalitarismo mascherato. Rimedio è pure la dignità della politica, senza la quale anche il comportamento degli uomini diventa compromissorio. Qual è il nostro motivo ispiratore, qual è il nostro valore fondante? Se vogliamo vivere dobbiamo, prima, essere. Il Pd è nato dalla fusione di componenti che, coniando qualificazioni di riformismo, ritenevano di poter esorcizzare le differenze. Un partito in cui, nonostante le coerenti indicazioni della prima Assemblea nazionale dell'era Bersani, permangono atteggiamenti che ne annebbiano l'identità. Un partito può essere costruito soltanto se si basa sulla condivisione di valori che ne delineano il volto. Per un riformista il benessere dell'uomo è il valore attorno al quale costruire l'azione politica. Il riformismo è uno, ovvero quello indicato da Bernstein e, in Italia, da Saragat prima di Nenni, come da Keynes, secondo il circuito virtuoso del riformismo, per un'economia che allarga il benessere. I liberali progressisti e i cristiano-sociali si definiscono, oggi, riformisti perché abbracciano l'idea delle riforme graduali che, però, in un percorso coerente, dovrebbero condurre fino alla convergenza con la socialdemocrazia. Il riformismo ha come fine l'uomo, la sua dignità, i suoi diritti e le sue libertà. È l'essenza dell'umanesimo. E comprende anche chi non ha la nostra cittadinanza ma ha un bisogno. Il liberismo, al contrario, ha come fine il profitto per il quale si giustifica il sacrificio di ogni diritto. Se il fine è l'uomo, è con il lavoro che l'uomo ha dignità ed è libero. Quindi, certe scelte non possono che essere “sociali”, perché nessun bene essenziale può essere sacrificato in nome del profitto, pubblico o privato che sia. Riformismo significa cambiare anche l'approccio sul fisco: costruire un sistema in cui il rapporto con il cittadino sia concepito sulla fiducia e non sulla presunzione di evasione, con la conseguente previsione di forti misure sanzionatorie. Quindi, un sistema che riduca l'interesse ad evadere poiché ognuno è indotto a contribuire con la convinzione che sia giusto. Dove chi produce contribuisce se produce. Un sistema di controllo della spesa anche attraverso l'estensione dell'imposta di scopo. Sulla giustizia, il riformismo si afferma nell'efficienza e l'efficacia del rito civile e penale, pensando che il carcere sia la pena per il colpevole ma non per l'indagato. Una sistema carcerario rispettoso della dignità dell'uomo. Un sistema in cui l'equilibrio fra i poteri sia quello concepito dai costituenti. Dunque, centralità dell'elemento democratico, in cui ogni persona sia riferimento delle scelte della politica e non strumento. Tutela del diritto delle minoranze contro l'abuso della maggioranza. L'attuale legge elettorale nazionale sottrae al popolo spazi di libertà. Occorre modificarla. Il riformismo non si esaurisce nell'azione riformatrice: si può riformare senza averlo mai realizzato. L'uomo è il valore, il suo benessere è l'obiettivo, il riformismo ne è lo strumento. Tutto ciò può essere l'identità del Pd. R ischiamo di vivere in un fu-turo digitale eterodiretto,gestito da altri. Di altri conti-nenti addirittura. Vi immaginate uno spazio di comunicazione, come internet, trincerato in logiche chiuse come le frequenze radiotv e aziende broadcast, come Rai o Mediaset? Sarebbe anche peggio, perché le major nel web sono talmente globali e opache da confondere qualsiasi reazione di contrasto. Le “sette sorelle” del petrolio, come si diceva una volta per definire la cupola delle multinazionali, tra qualche anno saranno assai poco al confronto di quella ragnatela intricata che va ben oltre gli assetti proprietari del mondo d'impresa. È necessario quindi iniziare a concepire il web come uno spazio pubblico, dove agire, progettare, costruire ambiti di socialità e di comunicazione connessa alle comunità e ai territori. Si tratta di un'opportunità da non perdere per le piccole imprese di creatività digitale, più artigiane che industriali. Il dato peculiare di questa nuova condizione del comunicare è che sul web chiunque può pubblicare e non servono più né competenze altamente tecnologiche né grandi risorse economiche da investire per strutture da azienda audiovisiva. Serve creatività, una buona padronanza dei linguaggi multimediali e disponibilità incondizionata a tessere relazioni nel territorio, dal rapporto con le pubbliche amministrazioni alle realtà sociali, passando per le imprese che ancora non sanno come interpretare le buone chance dell'innovazione. Dappertutto, sull'onda blog della fine anni novanta, s'è così diffuso il fenomeno dei netizen (net e citizen: i cittadini della rete) che tendono a produrre informazione in prima persona, basandosi su esperienze dirette e soggettive, come sta dimostrando la molteplicità di web tv. È proprio con questo nome, netizen, che è stata presentata qualche la ricerca annuale di Altratv.tv sullo stato di salute delle web tv in Italia. Ne sono state censite 590, un piccolo mondo di videomaker che ha creato web tv su tutto il territorio, con densità maggiore nel Lazio (102), in Lombardia (85), in Puglia (63) e in Emilia-Romagna (53). Il dato interessante da rivelare è che queste web tv, spesso nate per caso o per passione si stanno trasformando in vere e proprie realtà imprenditoriali, come sostiene Giampaolo Colletti di Altratv.tv, nato come osservatorio interuniversitario a Bologna nel 2004 e diventato oggi un vero e proprio network delle web tv italiane. I netizen si caratterizzano come unità mobili, indipendenti, agili e pertinenti nel dare senso alla Società dell'Informazione, dove l'informazione si produce e non solo si consuma, attuando quel mix emblematico tra impegno sociale e impresa. L'IDENTITÀ DEI RIFORMISTI La tiratura del 22 febbraio 2012 è stata di 101.209 PD, SE VOGLIAMO VIVERE PRIMA DOBBIAMO ESSERE NETIZEN: I CITTADINI ATTIVI DI INTERNET SALVA CON NOME Carlo Infante ESPERTO DI PERFORMING MEDIA Giuseppe Lauricella DOCENTE DI DIRITTO PUBBLICO 25 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
Oltre due ore e mezza di confronto, il primo tra un presidente del Consiglio e il Copasir da quando è entrata in vigore la riforma dei Servizi segreti. «La collaborazione tra governo e Parlamento ha toccato oggi uno dei suoi momenti più significativi», commenta il presidente del Comitato parlamentare, Massimo D'Alema, dando atto al capo del governo di aver accolto l'invito «ad un confronto ispirato a grande collaborazione istituzionale». Se Berlusconi si era sottratto più volte alle audizioni, facendosi rappresentare a San Macuto da Gianni Letta, Monti non ne ha seguito l'esempio. Al centro dell'incontro di ieri «l'adeguamento e il rafforzamento» dei servizi, in modo da rendere «sempre più efficace l'attività di intelligence» e di adeguarla «all'evoluzione dei rischi e delle minacce, che non riguardano soltanto la sicurezza dell'Italia, sul fronte tradizionale del terrorismo internazionale e interno e su quello della crisi globale economica e finanziaria». Con Monti il Comitato parlamentare ha affrontato i temi dell'adeguatezza delle risorse necessarie per l'ammodernamento dei Servizi; della riqualificazione del personale; dell'adeguamento della legge di riforma. Tra gli argomenti quello di assegnare maggiori compiti al Dis (Dipartimento delle informazioni per la Sicurezza) per evitare la frammentazione delle informazioni. L'obiettivo è quello di semplificare la struttura organizzativa del comparto intelligence, eliminando duplicazioni e sovrapposizioni, soprattutto amministrative. Un'esigenza segnalata dallo stesso Comitato parlamentare. Monti avrebbe proposto di verificare anche la possibilità di costituire un gruppo “analisi open”, formato da analisti che lavorerebbero su notizie riservate e, assieme, su fonti aperte. Un compito che anche in questo caso potrebbe far capo al coordinamento del Dis, diretto da De Gennaro. Con il premier «abbiamo parlato di come portare avanti la riforma dei servizi e delle minacce che gravano sul Paese», ha spiegato D'Alema al termine dell'incontro. Quanto alle nomine ai vertici dei Servizi, il presidente del Comitato ha sottolineato che il premier «non è tenuto a riferire al Copasir» e che durante l'audizione l'argomento non è stato toccato. LE MINACCE Secondo D'Alema uno dei compiti più importanti «in attuazione della riforma è il rinnovamento dei quadri e delle risorse umane dell'intelligence attraverso l'acquisizione di particolari professionalità e competenze». «Bisogna portare avanti il processo di ricambio senza svilire il patrimonio esistente - ha aggiunto il Presidente del Copasir - Ma nuovi compiti richiedono nuove professionalità ed una leva più giovane da acquisire nel quadro delle compatibilità finanziarie». Rinnovare e sviluppare i Servizi, quindi, perché anche l'Italia è un Paese esposto «al terrorismo di matrice internazionale, all'eversione interna, alla minaccia economica - nel senso della speculazione finanziaria e della possibilità di aggressione alle maggiori imprese e agli asset strategici del Paese - alla minaccia cibernetica e a quelle piú tradizionali della criminalità organizzata». Le «solite» emergenze alle quali vanno aggiunte quelle che derivano dall'aggravarsi della crisi economica. È emerso, tra l'altro, che «in Italia persistono code del terrorismo interno di derivazione anni '70, fenomeni legati all' anarco insurrezionalismo, fenomeni di violenza squadrista e di eversione di destra». Primo Piano «Persistono code di terrorismo e fenomeni di violenza squadrista» il Presidente del Consiglio Monti e il Presidente del Copasir Massimo D'Alema ROMA Foto Ansa Monti al Copasir: i servizi segreti saranno più moderni Lungo confronto, ieri, tra Monti e i parlamentari del Copasir. Berlusconi non aveva mai risposto alle convocazioni del Comitato. D'Alema: «Discussione approfondita sull'ammodernamento dei Servizi segreti». NINNI ANDRIOLO p Il premier davanti al Comitato parlamentare, totalmente ignorato dal suo predecessore pD'Alema: «I nuovi compiti richiedono il rinnovamento dei quadri e delle risorse umane» La sicurezza L'allarme 16 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
zi, qualcuno assicura che il verdetto di assoluzione è già pronto. Cecilia Brighi, responsabile del dipartimento affari internazionali della Cisl, ieri, ne ha anticipato addirittura i tempi: «La commissione lo ha già dichiarato innocente», ha spiegato la rappresentante sindacale. Dalla Farnesina, però, smentiscono. «Il procedimento disciplinare è ancora in corso e per rispetto della commissione che sta esaminando il caso preferiamo non commentare ulteriormente», rispondono. IL CASO SEGNALATO DA L'UNITÀ E però, il tempo passa. In due mesi, il video che ritrae Vattani sul palco di Casapound, mentre dileggia la Repubblica ed esalta Salò, ha fatto il giro del mondo, ripreso persino da Le Monde. Con grande «vergogna» dello stesso ministro, che non ha esitato a condannare pubblicamente il comportamento del diplomatico e a spiegare che l'apologia di fascismo è «incompatibile» con certi incarichi. Non è lui, però, a decidere l'esito del procedimento disciplinare, avviato lo scorso 29 dicembre. Ma la commissione presieduta dall'ambasciatore italiano presso la Santa Sede, Francesco Maria Greco. Che sembra non avere fretta. Alcune fonti parlano addirittura di altri sessanta giorni, prima del verdetto. Mentre altre fondi, appunto, assicurano, che il verdetto di innocenza è già stato scritto. «Qualcuno può confermare la notizia?», chiede il deputato Beppe Giulietti che con Roberto Morassut, aveva presentato sul caso Vattani una interrogazione parlamentare. «Se la notizia risponde a verità ci domandiamo: per quale ragione è stato assolto? E con quale motivazione? Qualcuno forse considera esercizio della libera espressione l'apologia del fascismo? Non chiediamo di meglio che di essere prontamente smentiti», avverte il parlamentare. «Altrimenti promuoveremo immediatamente iniziative di protesta insieme ad altre associazioni a partire dall'Anpi». Foto Ansa Il ministero smentisce «Procedimento ancora in corso, preferiamo non commentare oltre» «Abbiamo detto, denunciato troppo le condizioni in cui lavoravamo e ora vogliono fare capire a tutti, medici e infermieri, che devono stare zitti, a posto loro, attenti, in fila per tre», si amareggia il professor Claudio Modini, direttore del Dipartimento di emergenza e accettazione del Policlinico Umberto I di Roma, mentre, nel suo ufficio, cerca di trovare un senso al provvedimento di sospensione (per 90 giorni) dalle funzioni finora svolte deciso dopo il caso della signora malata di Alzheimer «legata» alla barella. Tutti, lui compreso, lo hanno saputo dalla tv. «Il direttore generale? Non sono neppure riuscito a sentirlo per telefono». Solo ieri a lui e al suo collega Bertazzoni, responsabile della Medicina d'urgenza, è arrivata la delibera firmata dal dg, messo parecchio sotto pressione dalla presidente della Regione Renata Polverini. «Devo ancora studiarla - dice Modini -, ma la fondatezza delle accuse è inesistente, noi abbiamo assistito al meglio i malati, coperto carenze da altri determinate, questo lo sanno tutti: solo che devono trovare qualcuno a cui dare la responsabilità...». Ecco, quella sensazione di essere diventati un facile capro espiatorio è diffusa nei viali del Policlinico Umberto I. Come la rabbia. «Siamo indignati, ci sentiamo sopra una barca che nessuno governa, non ci resta che scappare anche noi», si sfoga uno dei camici bianchi che si affollano attorno al direttore sospeso, che intanto riceve la solidarietà di tutte le sigle sindacali. E dei colleghi degli altri Pronto soccorso. «Sono anni che segnaliamo cosa succede qua dentro», ripete Modini. Era il 28 maggio 2005, quando fu chiamato all'Umberto I. «C'erano gli infermieri con gli striscioni e i cartelli, qui fuori dal Pronto Soccorso», ricorda: «Protestavano perché c'era un sovraffollamento disperante di barelle». «Da allora - spiega - tutti noi abbiamo fatto il possibile, ma la situazione, a tutti nota, è quella». Le carenze in organico, i posti letto che mancano, le barelle che si affollano nella «piazzetta» del Pronto soccorso perché non c'è posto in reparto per trasferire i malati. Ieri mattina, la famigerata «piazzetta», dove i pazienti già soccorsi vengono stipati in attesa che si liberi un posto letto nei reparti, era un po' meno affollata. L'ordine è partito dall'alto. Oltre alla signora «legata alla barella», altri 20 sono stati trasferiti altrove. Anche così i quattro medici in servizio devono fare lo slalom. «Mi sembra tutto così assurdo», sospira il professor Giuseppe Giancaspro, rimasto sul campo a coordinare l'area medica del Pronto soccorso. Quasi ossessivamente passa in rassegna tutte le cure prestate a quella signora, «legata con il consenso del figlio per evitare che si facesse male», visto che è malata di Alzheimer. «Noi il nostro lo faciamo e anche di più, qui c'è da rimetterci la salute, lavoriamo con l'acqua alla gola, tutti i giorni, mese dopo mese, anno dopo anno, poi arrivano e ci scaricano addosso tutto il sistema che non va». Che quel sistema faccia acqua da tutte le parti, ieri, lo ha detto anche la Corte dei Conti. «Gravissimi fatti illeciti sono stati riscontrati durante il 2011 nel settore della spesa sanitaria», avverte la memoria redatta per l'inaugurazione dell'anno giudiziario dal procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio. «Si è accumulata una stratificazione di apparati che hanno stravolto il quadro d'insieme fino all'attuale crisi», è l'analisi della Corte dei Conti che punta il dito contro lo «spreco di denaro pubblico» e «le truffe nel settore riabilitativo». Per non parlare della «grottesca» situazione dell'Ares 118. «Tutto è generato dalla malagestione e dal piano sbagliato della Polverini», chiosa il capogruppo Esterino Montino, che, relazione della Corte dei Conti alla mano, chiede alla presidente del Lazio un passo indietro. «Valuti l'ipotesi di passare la mano. Diversamente, non è escluso che altri siano costretti a farlo». «È così? È libera espressione del pensiero l'apologia di fascismo?» MA. GE. Giuseppe Giulietti Umberto I, i medici non ci stanno «Non scaricate le colpe su di noi» Dopo le denunce e le polemiche i medici dell'Umberto I non ci stanno. «Non possono scaricare tutte le colpe su di noi. I problemi li segnaliamo da anni». Intanto la Corte dei Conti dice: sulla sanità laziale illeciti gravissimi. La “piazzetta” La sala del Pronto Soccorso dove transitano i pazienti in attesa di ricovero ROMA pDopo le sospensioni decise dalla direzione, c'è rabbia al Pronto Soccorso p La Corte dei Conti: «Nella spesa sanitaria laziale gravissimi fatti illeciti» Poche barelle al Cardarelli I record di barelle in corsia vengono superati ogni giorno che passa: 150, 170, 200. Numeri di una vera e propria emergenza che ormai da tempo schiaccia l'ospedale Cardarelli di Napoli. Ieri, nei soli reparti di medicina del primo nosocomio del Sud Italia, le barelle erano 75. 29 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
P ioveva, sulla statale Joni-ca, e l'Iveco rosso se lo vi-de spuntare davanti all'im-provviso: inevitabile l'im-patto. Così dicevano che è morto Donato Bergamini, per tutti Denis, centrocampista del Cosenza, un mediano «alla Dunga», definizione di un addetto ai lavori. Travolto e ucciso sull'asfalto viscido di un sabato d'inverno a Roseto Capo Spulico, tra Calabria e Basilicata, a oltre mille chilometri da casa, in provincia di Ferrara. Il corpo «disteso», proprio come se ce lo avessero sistemato: come non ti aspetti di certo per una persona che viene investita e stritolata da un veicolo di svariate tonnellate, eppure è quello che scrisse l'autopsia eseguita 50 giorni dopo, riesumando la salma nel cimitero di Boccaleone, dove Denis era nato e da dove era partito per fare carriera e sfondare nel pallone. Non è certo l'unica stranezza di un suicidio che non ha mai convinto del tutto, tanto è vero che dopo 22 anni il laboratorio dei Ris di Messina, al termine di lunghi esami e accertamenti, ha concluso che il calciatore era già morto, quando è stato investito dal camion. Gli esperti dei carabinieri sono stati incaricati del caso dalla procura di Castrovillari, dopo che il 18 luglio 2011 il gip ha accolto la richiesta dei familiari di riaprire il caso. La decisione è maturata dopo aver valutato il dossier di 210 pagine consegnato dall'avvocato Eugenio Gallerani. Un lavoro frutto di lunghe e pazienti indagini difensive, tanto da convincere il procuratore capo Franco Giacomantonio a rimettere le mani al fascicolo Bergamini. Che era stato chiuso, dopo gradi di giudizio per omicidio colposo, con l'assoluzione di Raffaele Pisano, l'autista dell'Iveco che portava arance su quella strada che bordeggia il mar Jonio. Secondo i Ris, le ferite sul corpo di Bergamini sono state procurate dopo la morte. Inoltre, scarpe, orologio e catenina, indossati dal calciatore e custoditi in questi anni dalla famiglia, erano intatti: piuttosto bizzarro, per un corpo trascinato e ruzzolato sull'asfalto sotto le ruote di un mezzo pesante. Infine, considerando la pioggia e il fango di quella giornata, è altrettanto inspiegabile come è possibile che le scarpe di Denis fossero immacolate. Tali, vennero consegnate da un magazziniere del Cosenza che poi, per un destino quantomeno bizzarro, morì in un incidente stradale sulla stessa statale. Ma se Denis non è stato ucciso dalle ruote dell'IveFoto di Francesco Arena/Ansa Il giallo di Bergamini Per i Ris era già morto quando è stato travolto SALVATORE MARIA RIGHI Un'immagine di Denis Bergamini. Il calciatore del Cosenza deceduto il 18 novembre 1989 Il dossier Il calciatore del Cosenza era morto nel 1989. Si era parlato di suicidio, ma oggi quella verità non c'è più. Dietro la sua scomparsa un traffico di droga srighi@unita.it Italia30 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
Ritrovati otto corpi: c'è anche Dayana Console fascio-rock richiamato a Roma Mills, sabato la sentenza Il Pdl ostacola l'anticorruzione Milano Respinta la ricusazione dei giudici p FUSANI A PAGINA 10 LA SPERANZA PER L'UE IL CASO Paolo Guerrieri “ Berlusconi a pranzo con il premier: sull'articolo 18 non dovete fermarvi Intervista Angeletti: dal ministro parole incredibili, così non si tratta p ALLE PAGINE 18-19 CONCORDIA p GERINA A PAGINA 28 FARNESINA Bersani «Appoggeremo una buona riforma fatta con la coesione sociale» Pietro Greco Lavoro, Fornero minaccia Intesa tra i progressisti europei Il 17 marzo Hollande, Bersani e Gabriel firmeranno un programma comune p A PAGINA 7 La miseria della politica e il cinismo delle opinioni pubbliche mettono a rischio l'Europa e la sua moneta. Favoriscono un pericoloso spirito anti comunitario. Jacques Delors I neutrini non vanno più velocidella luce. L'esperimento che ha fatto tanto scalpore è fallito. Un errore di connessione ha falsato tutti i dati. p A PAGINA 22 «Il sì del Pd non è scontato? Andremo avanti lo stesso» p ANDRIOLO FRANCHI ZEGARELLI PAGINE 2-5 E 10-11 p COLLINI ALLE PAGINE 6-9 IL NEUTRINO RALLENTA 1,20 Giovedì 23 Febbraio 2012 Anno 89 n. 53 www.unita.it Fondata da Antonio Gramsci nel 1924
L o leggiamo nei documentiche intercettiamo sulweb. Lo ascoltiamo nelletelefonate che riusciamoad intercettare. Lo prevediamo perché gli anarco-insurrezionalisti italiani hanno aderito al network internazionale e in Grecia gli anarchici hanno già ucciso». Era un'audizione prevista da tempo quella del prefetto e capo della polizia Antonio Manganelli davanti alla Commissione Affari costituzionali della Camera. Il tema doveva essere la sicurezza nelle manifestazioni pubbliche, un bilancio sulle misure di prevenzione e di sicurezza. Ma il tema è diventato presto un altro. «Gli anarchici sono pronti a una salto di qualità. Cercano il morto. Possono uccidere» ha detto il prefetto. «Oggi il tema - ha spiegato - è combattere l'anarco- insurrezionalismo» perché ora «ci sta dicendo, ci racconta, che sta per fare un salto di qualità. Si parla di assassinio». Allora «dobbiamo capire» se questo «finora in Italia non è accaduto in Italia solo perché abbiamo avuto fortuna». Perché quando «salta una pentola a pressione o si mette una bomba in un giardino (le esplosioni a catena che hanno caratterizzato gli ultimi attentati, ndr)», segue l'intervento delle forze dell'ordine «e dopo 2 minuti scoppia un'altra bomba nello stesso luogo», è chiaro che «si vuol colpire chi è intervenuto». È stato Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd, a chiedere a Manganelli di specificare meglio la portata dell'allarme. E il prefetto non ha avuto dubbi: «Ce lo dicono loro, nei documenti, nelle telefonate». La notizia del 10 febbraio per cui sul pacco bomba che nel giugno 2010 ha ucciso un alto funzionario del ministero dell'Interno c'erano le impronte di Vassilis Paleokostas, il re delle evasioni, leggenda per il network gli anarcoinsurrezionalisti, ha gelato il sangue ad investigatori e 007 di tutta Europa. Anche degli Stati Uniti. Il timore sono «violente azioni antisistema» - come confermano le proteste a Torino contro il procuratore Caselli “colpevole” di aver fatto arrestare i no-tav violenti - che trovano terreno fertile nel malcontento sociale e nella crisi che mette in ginocchio l'economia occidentale. Un pericolo contro cui ci sono pochi e scarsi strumenti normativi. «Personalmente - ha concluso Manganelli - ho parlato con alcuni dei procuratori più esperti in materia per cercare di capire se ci sono spazi per un'altra figura normativa, diversa dall'associazione o dalla banda armata, per perseguire un'associazione speciale, a metà tra l'organizzazione strutturata e l'organizzazione che ti rende forte in quanto appartieni ad essa ma spinge ad azioni autonome e non concordate». La minaccia anarchica è stata rappresentata ieri mattina anche daMonti audito dal Copasir presieduto da D'Alema. Il premier ha spiegato che tra gli obiettivi del governo c'è anche una «rivisitazione del personale dell'intelligence per adeguarlo ai rischi per il Paese». E per razionalizzare le spese. A maggio scadono il capo del Dis Gianni De Gennaro e dell'Aisi Giorgio Piccirillo. La successione è aperta. cfusani@unita.it Black bloc a Roma, 2 condanne Il capo della polizia: «Anarchici pronti ad uccidere» L'allarme di Manganelli alla Commissione Affari costituzionali «Ora vogliono fare il salto di qualità con un assassinio» Il caso CLAUDIA FUSANI Pesante condanna per due presunti black bloc partecipanti agli scontri avvenuti a Roma il 15 ottobre scorso. Il gup ha inflitto 5 anni di reclusione al 21enne Giuseppe Ciurleo e 4 anni al ventenne Lorenzo Giuliani. Le fasi del fermo dei due furono riprese in un video in cui si sentiva la voce di una donna dire «lasciateli non c'entrano nulla». 17 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
L'ordine è di abbassare i toni, tenere un low profile, misurare le parole. Mantenere il «punto» senza irritare ulteriormente New Delhi. C'è il «massimo impegno e ogni possibile sforzo» viene perseguito perché l'obiettivo assolutamente prioritario «è riportare questi due militari» alle loro famiglie. «C'è una azione costante su tutti i canali disponibili sul piano informale e ufficiale» con il sottosegretario Staffan de Mistura che si trova sul posto: così Giulio Terzi alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato riunite in seduta congiunta. «Rimane in me la volontà ferma di lavorare con i colleghi indiani per l'accertamento della verità», rimarca il ministro degli Esteri, dopo aver ribadito alle autorità di New Delhi che i due marò «sono organi dello Stato italiano». «Se il caso non sarà risolto prima della mia programmata, da tempo, visita in India sarà certamente mia cura, mia priorità, parlarne nel corso di colloqui con il governo indiano» a New Delhi martedì 28 febbraio, assicura il titolare della Farnesina. ACQUE INTERNAZIONALI Italia e India sono d'accordo sul fatto che l'incidente del 15 febbraio scorso in cui sono morti due pescatori indiani ed in cui sono implicati due marò che erano a bordo della petroliera Enrica Lexie «è avvenuto in acque internazionali». Ma questo non cambia la sostanza: il ministro di Stato Preneet Kaur, ha infatti precisato che l'India proseguirà «sulla base delle sue leggi». A parlare di «dialogo costruttivo» con Delhi e del riconoscimento che l'incidente è avvenuto in acque internazionali, cui teneva l'Italia per dimostrare la sua competenza giurisdizionale, è stato Staffan de Mistura, al termine dell'incontro con Kaur e poco prima di partire per Kochi, in Kerala, dove si trovano i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone e dove è in corso il processo giudiziario che li coinvolge. Proprio ieri mattina lo speciale team investigativo della polizia di KoL'incidente è avvenuto in acque internazionali. New Delhi e Roma trovano un'intesa. Ma l'India insiste: spetta a noi giudicare i due marò italiani coinvolti nella morte dei pescatori. UMBERTO DE GIOVANNANGELI p Staffan de Mistura inviato in Kerala si ferma dalle famiglie degli uccisi prima di incontrare i marò pNew Delhi insiste perché i due militari italiani vengano processati da giudici indiani Prima fragile intesa India-Italia: incidente in acque internazionali ROMA Almeno 49 morti e 550 feriti sono il tragico bilancio di un gravissimo incidente ferroviario avvenuto ieri a Buenos Aires, in Argentina, dove un treno è deragliato e ha colpito la piattaforma di una stazione. Il deragliamento è avvenuto nella stazione di Once, uno dei più importanti snodi ferroviari dell'Argentina, di interscambio tra i popolosi quartieri periferici e il centro della megalopoli, affollata soprattutto di pendolari, almeno mezzo milione al giorno in transito dalle zone più occidentale della città verso le linee metropolitane e di autobus urbani. Pare che il treno non sia riuscito a frenare. Argentina, disastro ferroviario nella stazione dei pendolari: 50 morti a Baires Foto di Martin Quintana/Ansa Epa Mondo34 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
«Noi stiamo facendo degli sforzi grandissimi per fare un accordo, non per discutere qualcosa che poi il governo cambierà. Io avevo chiesto espressamente ai ministri presenti, Fornero compresa, che il governo si impegnasse a presentare il testo dell'accordo con le parti sociali. Al limite poi andrà sotto in Parlamento, ma il Parlamento è sovrano, non il governo. Se le dichiarazioni della Fornero saranno confermate, penso sul serio che gli unici che stanno trattando in buona fede al tavolo sono i sindacati». E invece gran parte della stampa vi accusa di voler solamente salvare l'esistente, di essere conservatori. Perfino di cercare la sponda del Pd. «Noi non abbiamo chiesto sponde a nessuno perché non ne abbiamo bisogno e pensiamo che ognuno debba fare il proprio mestiere. Sono sicuro che il Pd non giudicherà la riforma sulla base di pressioni, ma in base al merito. Dobbiamo arrivare a un accordo, a un compromesso sulla base degli interessi che rappresentiamo coerentemente con la storia del sindacato confederale che ha sempre contemperato gli interessi dei lavoratori con l'interesse generale. Dobbiamo trovare soluzioni. Ma ricordo a tutti coloro che ci fanno prediche al limite dell'insulto che per anni abbiamo ascoltato peana sull'eccessivo uso di risorse per il sistema previdenziale a scapito dei giovani. E ora che la riforma previdenziale ha quasi dimezzato quei costi, nessuno ha osato chiedere che le risorse risparmiate siano usate per i giovani». Il paradosso è che mentre vi accusano di chiedere sponde al Pd, il vostro segretario di Imola rifiuta di tenere un dibattito con Stefano Fassina perché «va allo sciopero della Fiom»... «Non conosco il caso, però dico che Fassina farebbe bene a non andare dalla Fiom e che i miei potrebbero evitare queste polemiche perché lo stesso Fassina ha partecipato alle nostre manifestazioni ed è il benvenuto». Angeletti, Fornero ha confermato poi che l'articolo 18 sarà oggetto del tavolo. Anche qui la pressione nei vostri confronti è grande. «Ancor prima che partisse il tavolo si parlava solo di questo. Bisogna dire la verità: sono commentatori e imprenditori a essere ideologici. Io ribadisco che l'articolo 18 così com'è va lasciato intatto perché evita licenziamenti discriminatori. Ma rilancio l'idea di definire le motivazioni per la giusta causa. Questo non significa però cancellarlo, come vorrebbero gli industriali. La Fornero non si è ancora espressa, ma non sono ottimista». Il quadro è molto sconfortante... «La trattativa è in salita e, prevedo, lo sarà ancora di più quando si parlerà di articolo 18. Non si può, ad esempio, parlare di ammortizzatori senza definire cosa sono, quanti soldi si daranno agli operai delle aziende in crisi e per quanto tempo. Se un lavoratore mi chiedesse un giudizio sulla trattativa, ora non saprei rispondere». Oggi parlerete di politiche attive. Cosa si aspetta? «Di come fare in modo che una persona che perde il lavoro ne possa trovare un altro: oggi solo il 2% dei lavoratori ci riescono tramite gli uffici pubblici! E invece parleremo di disegni e principi stupendi, ma senza gambe». Intanto Marchionne tifa Bombassei... «Non entro nel merito, ma non credo che Marchionne voglia influenzare la competizione. Penso invece che voglia mettere le mani avanti appoggiando un cavallo perdente per poi dire: l'avevo detto, ho fatto bene a uscire da Confindustria...». A Pomigliano intanto la Cgil continua a rimanere fuori e la Fiat continua a perdere quote di mercato. «La Fiom si è autoesclusa e non vedo problemi di democrazia o rappresentanza: come potrebbe avere gli stessi diritti di noi che abbiamo preso impegni e firmato accordi? La Fiat è una multinazionale che produrrà dove vende di più. Ma l'Italia, anche grazie a noi, è ancora un mercato fondamentale per Marchionne». Foto di Massimo Percossi /Ansa Brunetta: «Sui fannulloni ok da Letta e Veltroni» Smentito Manifestazione della Fiom in piazza del Popolo a Roma Botta e risposta sul filo di vecchi e nuovi media tra Renato Brunetta da una parte, Walter Veltroni e Enrico Letta dall'altra. L'ex ministro della Funzione Pubblica, in un'intervista al «Corriere della Sera» nella quale esultava per la sintonia con Emma Marcegaglia nella sua battaglia contro i «fannulloni» e il sindacato, sosteneva anche di aver ricevuto appoggio da una «maggioranza ampia» alla sua riforma della Pubblica amministrazione. Poi, con il tono di chi fa una rivelazione, aveva aggiunto: «Ricordo anche le strizzate d'occhio di amici dell'opposizione come Veltroni ed Enrico Letta. Dicevano: vai avanti così, Renato». Nella mattinata Letta, vicesegretario Pd, ha replicato subito su Twitter: «Non mi era mai capitato di dover smentire strizzate d'occhio. C'è sempre una prima volta... Avevo il sole negli occhi. Brunetta ha travisato». Subito dopo ha risposto anche Veltroni: «Non si scherza sulle cose serie. Non ho mai fatto strizzatine d'occhio, non è mio costume». Ma l'ex ministro non è tipo che demorde e dall'una del pomeriggio ha continuato la polemica su Facebook: «Prendo atto della formale e fondamentale smentita di Enrico Letta alla “strizzata d'occhio” nei confronti della mia riforma della Pubblica amministrazione. Evidentemente il sole ha fatto brutti scherzi, non so se a lui, o a me. La prossima volta, per sicurezza, mi farò mandare un pizzino». Poi Brunetta è passato puntigliosamente all'ex segretario Pd: «All'amico Walter Veltroni rinfresco la memoria: il 7 settembre del 2008, alle ore 11.30, ci trovavamo a Cernobbio al Forum Ambrosetti. Io ero presente come ministro e mi ero appena seduto al tavolo dei relatori quanto tu mi passasti dietro per prendere posto e mi dicesti, a bassa voce: “Non mollare, bravo, vai avanti così”...». Veltroni a quel punto ha spiegato all'ex ministro: non hai capito che era una battuta: «Visto che Brunetta insiste sono costretto a precisare» che «solo una persona con una alta considerazione si sé può scambiare una battuta, evidentemente ironica, per un complimento». Nel botta e risposta senza fine, Renato Brunetta replica sulla falsariga: «Solo chi ha una contraddittoria considerazione di sé scambia un ricordo di cui dovrebbe essere orgoglioso per una notizia che lo imbarazza». Rutelli: no allo ius soli Fli: sbagli Rutelli ha detto no alla cittadinanza più facile per i figli degli immigrati nati in Italia: «Se introduciamo lo “ius soli” rischiamo di trasformare l'isola di Lampedusa o il porto di Ancona nelle succursali della più clamorosa clinica ostetrica d'Europa», ha detto il leader di Api in un'intervistaalGiornale.UnafratturanelTerzoPolo,conFlichesiarrabbia.EilPdlcheplaude. 5 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
Stefano Fassina ha rimesso la decisione di partecipare alla manifestazione Fiom del 9 marzo nelle mani della segreteria; Matteo Orfini ha annunciato che lui andrà; Cesare Damiano non trova un motivo per non andare; dal fronte veltroniano Stefano Ceccanti critica chi va perché la manifestazione «è contro il governo»; dal fronte lettiano, Marco Meloni invita il responsabile Lavoro Pd a «smetterla con le provocazioni». Il Pd si consuma nell'ennesima polemica sull'opportunità o meno di partecipare a manifestazioni indette dai sindacati, e così al segretario Pier Luigi Bersani tocca ancora una volta cercare la mediazione: «Si vedrà la piattaforma della manifestazione, poi chi vuole andare vada». Dal Nazareno smorzano: «È giusto che un partito ascolti tutti. Fassina è andato anche alla manifestazione di Cisl e Uil, ma nessuno gliene ha chiesto conto». Fassina annuncia che «sarà il partito a decidere se andrò in piazza perché dato il delicatissimo passaggio politico, mi preme anzitutto l'unità della “ditta” e intendo fare ogni sforzo per rappresentare l'insieme del Pd». Ma a chiamarlo in causa sono anche Cisl e Uil. Il caso nel caso è esploso a Imola dove oggi si sarebbero dovuti incontrare, per una iniziativa organizzata dal Pd, Fassina e i segretari locali dei due sindacati Danilo Francesconi (Cisl) e Paolo Liverani (Uil). Diserteranno l'incontro per «sgomberare il campo da ogni possibile ipocrisia». Insomma, se Fassina va alla manifestazione Fiom appoggiando iniziative «di mobilitazione aventi l'obiettivo dichiarato di far saltare il tavolo di confronto sulla riforma del mercato del lavoro», l'incontro emiliano non ha senso. «Dispiaciuto e sorpreso» il diretto interessato, che ricorda quanto «cordiali siano invece le relazioni con le segreterie nazionali». «Profondo rammarico e stupore» nel Pd di Imola, che sottolinea come la posizione dei democratici sia proprio quella di favorire l'accordo tra le parti sociali e il governo. CHI VA E CHI NON VA «Appoggiamo un governo assieme a Sacconi e Gasparri, per le ragioni che conosciamo e condividiamo, e adesso, proprio chi non esita a sostenere la necessità di prolungare il più possibile un simile esperimento, persino oltre il voto, trova imbarazzante la compagnia di qualche metalmeccanico Fiom o di qualche esponente della sinistra radicale, in una semplice manifestazione?», chiede provocatoriamente Orfini. Un dirigente Pd, aggiunge, non «dovrebbe provare imbarazzo a stare vicino a metalmeccanici che difendono il proprio lavoro e i propri diritti». Fassina guarda alla piattaforma della manifestazione: «Non è contro il governo Monti - dice - ma per rivendicare la democrazia nei luoghi di lavoro e questo dovrebbe interessare tutti». In realtà, così come sull'articolo 18, anche sulla manifestazione si scontrano i diversi approcci al governo Monti: l'appoggio incondizionato e il sostegno “leale ma critico”. Ceccanti torna alla carica: chi ha detto che la posizione di Fassina su lavoro e articolo 18 sia maggioritaria? E ancora: la partecipazione al corteo Fiom «è puramente individuale o è stata decisa in qualche organo?». Inconciliabile per il costituzionalista l'appoggio all'iniziativa della Fiom e al governo Monti. Per il liberal Enzo Bianco «le voci critiche di questi giorni, come quella di Fassina, che ha dichiarato di voler partecipare alla manifestazione della Fiom-Cgil, la quale esprime una posizione legittima ma assolutamente radicale, sono francamente dannose». Una bella domanda la pone Giorgio Merlo: «Ma è possibile che ogni qualvolta la Fiom organizza uno sciopero o una manifestazione di protesta si deve aprire nel Pd una discussione senza fine al limite dell'autolesionismo?». È una cosa incredibile. Cosastiamo trattando a fare? Èla prima volta che mi capi-ta di fare una trattativanella quale la controparte dice: noi stiamo trattando, ma sia chiaro che quell'accordo non è quello che andrà in vigore perché se non mi sta bene, io mi riservo di presentarne un altro...». Alla lettura delle dichiarazioni di Elsa Fornero, il segretario generale della Uil quasi trasecola. Angeletti,questo pomeriggio però dovrete risedervi al tavolo col ministro... «Da Fornero parole incredibili, mai vista una trattativa così» Foto di Alessandro Di Meo/Ansa MARIA ZEGARELLI MASSIMO FRANCHI Intervista a Luigi Angeletti Primo Piano Il segretario della Uil, Luigi Angeletti Dopo l'articolo 18 il Pd si spacca sulla partecipazione al corteo Fiom. Fassina: «Per me deciderà la segreteria». Critiche da veltroniani e lettiani. Damiano e Orfini: noi andremo. Il Nazareno: «Chi vorrà andare andrà» ROMA ROMA Si può partecipare al corteo della Fiom? Alta tensione nel Pd Il segretario generale della Uil: «Impegnati a trovare un accordo, ma al tavolo gli unici in buona fede siamo noi» pDamiano e Orfini: «Saremo in piazza». Fassina: «Decida il partito» pMeloni e Ceccanti «Non si può: è un'iniziativa contro il governo» L'Italia e la crisi 4 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
P rogrammazione, menovariazioni di rotta, scel-te coraggiose. Si potreb-bero riassumere così lerichieste di FernandoFerroni al governo per quanto riguarda la politica della ricerca: «Fin qui siamo ancora all'emergenza: la priorità è salvare l'Italia dal baratro. Al momento non vedo un piano in cui la ricerca sia vista come fattore di crescita, ma sono fiducioso». Ferroni, professore ordinario di fisica sperimentale all'università La Sapienza di Roma, da ottobre 2011 è presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). Intanto il Miur ha fatto uscire i nuovi bandi per il finanziamento dei Progetti di ricerca di interesse nazionale (Prin) e quelli «Futuro in ricerca» rivolti ai giovani. Non è una buona cosa? «Le incentivazioni alla ricerca, in teoria, dovrebbero uscire ogni anno: non vorrei che diventassero un fatto straordinario. Va comunque reso merito al governo di aver resuscitato questi fondi, dopo la sospensione dell'anno scorso». Già sono fioccate critiche ai Prin. I punti in discussione: il limite al numero di domande, il fatto che i progetti possono essere presentati solo dalle università e che debbono necessariamente essere frutto della la collaborazione tra almeno 5 unità di ricerca. Che ne pensa? «Credo di capire lo spirito che ha animato il ministro: attraverso i Prin si tenta un allenamento per i progetti europei e in Europa i progetti vanno presentati con le alleanze. Ho delle perplessità invece sulla griglia selettiva. Non sono turbato dal fatto che ci sia una preselezione, ma trovo forzato il meccanismo per cui il numero di progetti presentati deve essere in relazione alla dimensione dell'università. Esistono infatti realtà molto piccole e molto brave». Parliamo di giovani: in questi ultimi anni l'Infn ha sofferto del mancato ingresso delle nuove generazioni? «Moltissimo. È il frutto di una legge delirante che equipara gli enti di ricerca a un ministero e li obbliga a un turn over del 20%: si può assumere una persona ogni 5 che vanno in pensione. Mentre le università continuano a sfornare giovani con una percentuale costante nel tempo, si decide di chiudere un rubinetto di reclutamento: così si scoraggia la gente. Il fatto è che l'Italia deve sapere quanti ricercatori servono. Non si può dire: siccome siamo in difficoltà economiche, non assumiamo più giovani. Ormai l'età media negli enti di ricerca è sempre più alta, mentre i giovani che finiscono il dottorato cercano direttamente opportunità all'estero e noi, non avendo margine per reclutare i migliori, non possiamo che scegliere tra quelli che restano. Insomma, tutto questo rende l'efficienza del sistema molto bassa». Sempre a proposito di giovani, da poco sono stati resi noti i risultati dell'indagine europea sull'innovazione. L'Italia ne esce male. Tra le varie pecche quella di non essere attraenti per gli studenti provenienti dall'estero. Come mai? «Quando uno studente italiano si presenta a Stanford, l'ente di ricerca gli trova l'appartamento e gli dà un salario che è sufficiente non solo a pagare l'appartamento, ma anche a mangiare, bere e a concedersi qualche divertimento. Noi invece li facciamo morire di fame. Oggi per attrarre gli studenti bisogna fare ponti d'oro perché sono in molti a cercare di accaparrarseli». Cosa si dovrebbe fare? «Primo, decidere che la ricerca è importante. Poi capire quali sono i settori strategici e quelli invece meno rilevanti. Infine, bisognerebbe incentivare i primi e drenare risorse dai secondi. Un Paese povero deve fare delle scelte. Se il governo ci dicesse su cosa possiamo contare, ci potremmo organizzare. Faccio presente che negli altri Paesi esiste il semplice concetto di programmazione. Il Cnrs, l'equivalente francese del Cnr, bandisce tutti gli anni un certo numero di posti. Tutti gli anni. Qui invece è una lotteria. Uno straniero che leggesse l'elenco dei provvedimenti degli ultimi anni penserebbe che siamo un Paese di pazzi». Unaltro elementodi cui si parla in questi giorni è la valutazione della qualità della ricerca. È una buona cosa? «Sì, se serve a distinguere tra bravi e meno bravi. Quello che conta è che si metta in piedi un sistema onesto e trasparente, con un meccanismo che funzioni anche qualora ci fosse tra i valutatori la persona sbagliata. Si potrebbe copiare da altri Paesi dove questo meccanismo già esiste: ho fiducia nel fatto che lo faranno». Recentemente si è parlato anche del ruolo della burocrazia nella distribuzione dei fondi. La soluzione è separare nettamente politica da ricerca? «La politica dovrebbe decidere quanto vuole dare alla ricerca e poi fidarsi di chi fa la valutazione per l'assegnazione dei fondi. Ma non conosco nessun paese in cui avviene questo. Tuttavia, si può fare certamente meglio di quanto si fa in Italia. Ad esempio, si può gestire la cosa con variazioni minime rispetto a un percorso deciso. Meglio idee normali mantenute a lungo, piuttosto che grandi idee ma che fanno cambiare direzione ad ogni cambio di governo». Il ministro ha detto che l'Italia della ricerca fatica a sfruttare i fondi europei. E perde ogni anno 500 milioni di euro. Perché non riusciamo ad accedere come dovremmo a quei fondi? «Perché l'Italia non fa sistema: qui ognuno è bravo per conto suo. Quello di mettersi insieme per fare sinergia è un concetto sconosciuto da noi. A Profumo va riconosciuto il merito di aver messo a nudo questo problema. L'Ente che ha più successo nel prendere i fondi europei è il Cnr, ma si capisce: si occupa di tematiche come l'ambiente, l'inquinamento, la salute, care all'Europa. Noi ci occupiamo di fisica delle particelle, è più difficile. Tuttavia è mia intenzione spingere l'Infn a cercare i finanziamenti europei mettendo a disposizione le nostre competenze per altri ambiti, utili alla società: ambiente, medicina, energia, beni culturali». In molti chiedono rapporti più stretti tra mondo della ricerca e mondo industriale, nel caso della fisica sperimentale già esistono? «Come Infn noi abbiamo rapporti con l'industria meccanica, elettronica, dei superconduttori. Manca invece il rapporto con altre industrie, ad esempio quella medicale. L'industria italiana però non sembra vogliosa di competere sul piano dell'innovazione. Certo è dura, perché si tratta di combattere contro giganti come Siemens, Hitachi, Mitsubishi, ma fa parte del gioco...» I provvedimenti CRISTIANA PULCINELLI Governo nuovo, vita nuova. Vale anche per la ricerca scientifica? Chissà. Per ora ci sono solo timidi segnali del fatto che ricerca e innovazione siano visti come uno dei terreni su cui si gioca il futuro del nostro paese. Ma la comunità scientifica non si lascia scoraggiare e dice la sua. Come il Gruppo 2003 che raccoglie scienziati italiani altamente citati nella letteratura scientifica internazionale e che sulla rivista on line «Scienzainrete» propone 7 punti critici essenziali «per affrontare in modo costruttivo questo passaggio» (http://www.scienzainrete.it/ contenuto/articolo/sette -idee-sulla-ricerca-monti). Ma che ci sia un risveglio speranzoso dei ricercatori si è visto anche dalla reazione che hanno prodotto in questi giorni le prime uscite del ministro Profumo. Abbiamo così pensato di ascoltare su questi temi alcuni vertici di enti di ricerca del nostro Paese che hanno assunto l'incarico relativamente da poco tempo. Cosa ne pensano dell'operato del governo per quanto riguarda questi temi? Cosa si aspettano? E come si concilia la loro visione con quella della politica? L'iniziativa Finanziamenti Ue cristiana.pulcinelli@gmail.com Arriva aria nuova con il governo dei prof? «Sì a progetti presentati in alleanza. Sulla selezione cambiare rotta» «Il ministro Profumo ha fatto bene a sollevare il problema» Gli occhiali magici di Google SecondofontivicineaGoogleeripresedal«NewYorkTimes»,entrol'annopotrebbero essere lanciati sul mercato gli occhiali a «realtà aumentata» ora in fase di test presso gli «X Labs» del gruppo di Mountain View. Simili a un paio di occhiali da sole, il dispositivo sarà connesso alla rete e in grado di trasportare l'utente in una realtà aumentata e parallela. 39 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
cusazione ma di «impugnazione delle sentenze nei successivi gradi di giudizio». Incassato l'ennesimo no, e con ampia motivazione, Ghedini e Longo si preparano a concludere sabato le loro arringhe. «Abbiamo promesso che termineremo entro la mattinata» spiegano. A quel punto il dibattimento sarà dichiarato chiuso e il Tribunale potrà ritirarsi in camera di consiglio. Non è escluso che Berlusconi decida di rilasciare in quel momento le spontanee dichiarazioni a cui ha diritto come imputato. Al di là del merito, colpevole o innocente, la variabile più pesante è quella della prescrizione. Il Tribunale l'aveva fissata intorno alla metà di febbraio. E l'istanza di ricusazione era stata presentata con un tempismo svizzero per superare quella data. Come infatti è successo. L'accusa, il pm Fabio De Pasquale, ha presentato conti diversi per cui il reato di corruzione in atti giudiziari andrebbe prescritto tra maggio e giugno. Sul punto è inutile fare previsioni perchè si entra in un campo di opzioni infinite. Occorre aspettare. Il processo Mills è stato argomento toccato anche durante il pranzo con il premier Monti ieri a palazzo Grazioli. Da giorni Berlusconi mostra nervi scoperti sul tema corruzione in vista della sentenza. Non gli sono andati giù, fino a lamentarsene, i propositi del ministro Severino, espressi più volte nel fine settimana, di intervenire sulla questione corruzione e concussione aumentando le pene e introducendo nuovi reati. Il mandato ai deputati pdl in Commissione Affari Costituzionali e Giustizia, che stanno esaminando il ddl anticorruzione, è di stralciare la parte penale e far andare avanti solo quella relativa alla prevenzione. Ufficialmente smentiscono. Anzi, fonti vicine al Cavaliere riferiscono che «anche in caso di condanna non ci saranno conseguenze sulla tenuta del governo Monti». Ma il tema stralcio è stato anche ieri all'ordine del giorno dell'ufficio di presidenza della Prima Commissione. Curiosità. Sabato sera a San Siro è di scena Milan-Juventus, la partita-scudetto. In questi diciassette anni le statistiche si sono divertite anche a studiare algoritmi di tendenza mettendo in relazione i successi politici dell'ex premier con quelli calcistici. In genere, se va bene uno, va male l'altro. S ull'articolo 18 il governo«non deve arretrare»,«tranquillo Silvio andre-mo avanti». Non sarà an-dato esattamente come lo raccontano lo scambio di battute tra Monti e Berlusconi sulla riforma del mercato del lavoro, durante il lungo pranzo di ieri a Palazzo Chigi - quasi tre ore -, ma dal Pdl garantiscono che il premier non avrebbe espresso disaccordo sulla norma dello Statuto dei lavoratori «da superare». A margine dell'incontro, d'altra parte, il Cavaliere faceva trapelare qualche indiscrezione illuminante sui diktat ai quali si era preparato. Il governo avrà la fiducia del Pdl, in sostanza, ma a patto che non si faccia «condizionare da sindacati e sinistra sulle riforme necessarie a modernizzare il Paese». Se Monti sterzerà decisamente verso «un approdo liberale» che metta in difficoltà il Pd e lo costringa all'angolo, cioè, avrà la benedizione di Silvio «anche oltre il 2013». «E quale migliore occasione se non l'articolo 18» per «non regalare» il Professore al Pd «e riportarlo a casa, visto che è un vero liberal-democratico»? Palazzo Chigi, nella serata di ieri, dopo lo sconcerto suscitato nel Pd dalle parole del ministro Fornero, ha cercato di correre ai ripari. Facendo sapere, per via ufficiosa, di ritenere «fondamentale» l'appoggio dei partiti sulla riforma del mercato del lavoro. Ma se il Presidente del Consiglio «sarà coerente» con ciò che avrebbe affermato, in privato, durante il pranzo di ieri, il Cavaliere garantisce un Pdl disposto a lavorare «ventre a terra» per il Professore. Berlusconi si sarebbe convertito definitivamente al «bene dell'Italia», in poche parole. E qualora sabato prossimo il Tribunale di Milano dovesse condannarlo per Mills - «la sentenza è già scritta», ha lamentato anche ieri - promette che «da parte del Pdl non ci sarebbero fibrillazioni, o richiami alla piazza che possano mettere in difficoltà il governo». Certo, la «riforma della giustizia» era e rimane «prioritaria», ma sulle stesse modifiche alle norma sulla responsabilità civile dei magistrati, al Senato gli azzurri potrebbero facilitare una mediazione che cavi dagli impicci il ministro Severino, a dispetto della vecchia alleanza con la Lega. Clima «più che cordiale», raccontano a proposito del pranzo di ieri, durante il quale si sarebbe parlato anche di Rai, Frequenze tv e Mediaset. I riconoscimenti profusi a piene mani da Monti, perfino a Washington, non hanno lasciato insensibile Berlusconi, alla ricerca di una riabilitazione «politica e morale» che possa rimetterlo in pace con la storia. Tutto liscio, quindi, tra una portata e l'altra del lungo pranzo a Palazzo Chigi? No, qualche ramanzina bonaria Monti l'ha dovuto incassare. Bene la lotta all'evazione ma, raccomanda Silvio, attenti con «gli accanimenti e gli interventi punitivi». Il fatto è che Berlusconi guarda già al 2013. Ieri si è spinto fino a chiedere esplicitamente a Monti la ricandidatura per la prossima legislatura. Il Cavaliere metteva nel conto che il premier avrebbe ribadito il suo granitico «no» - cosa puntualmente avvenuta («il mio impegno era a termine e tale rimane») ma (come spiegano dal Pdl) «il seme intanto è stato gettato». La sensazione è che «Silvio» si aggrappi «alla colonna Monti» - anche per le prossime Amministrative - come il naufrago all'asse di legno che incontra per mare. Con il Pdl praticamente in agonia, spera nella Grosse koalition in salsa italiana. Per contrastare l'Opa di Casini sul Pdl e per «dividere» e «isolare» il Partito democratico. Giuliano Ferrara, consigliere di Arcore nei momenti difficili, cambia radicalmente idea sul preside e i professori e firma su Panorama un articolo dal titolo significativo: “Temo che dopo Monti ci sarà ancora bisogno di Monti”. «Il disdoro in cui è precipitata la stima politica dei partiti - scrive - è tale che la metodologia tecnocratica sembra una risorsa per oggi, per domani e dopodomani. L'unica». La strategia NINNI ANDRIOLO Puntare sulla Grande coalizione dopo le prossime elezioni Il retroscena «Temo che dopo il Professore ci sarà bisogno ancora di lui» ROMA Spontanee dichiarazioni Potrebbe rilasciarle come imputato prima che il Tribunale si ritiri Celentano da Santoro Parenzo: vedere i testi oppure non va in onda Giuliano Ferrara Berlusconi insiste sull'articolo 18: «Va cambiato, non si fermi». Il premier lo tranquillizza ma poi fa filtrare la propria irritazione per la sortita anti-Pd della ministra del Welfare Il Cavaliere a Monti: «Resti dopo il 2013» nandriolo@unita.it «Senonvedoil testo diCelentano, nonlomandoinonda»:loannunciaSandro Parenzo, patron di Mediapason, riguardo all'intervista al Molleggiato fatta da Sandro Ruotolo per «Servizio Pubblico» di Michele Santoro, stasera. «Non possiamorischiarerisarcimentimilionari - prosegue l'editore spaventato dalla condanna di 7 milioni alla Rai dalla Fiat -. Nonlomanderannoinonda20emittenti locali». Quello che avrebbe voluto fare la Rai potrebbe farlo l'editore di TeleLombardia che è a capo del network che manda in onda lo show di Santoro. Il giornalista è abituato alle lotte sui controlli preventivi: «Andrà in onda ancheseParenzononavrà primail testodi Celentano - spiega Santoro -. D'altronde nonsonemmenoioquellochedirà»,però spera che «le cose che deve dire Celentano arrivino in tempo per la messa in onda». Parenzo teme querele: «E se venisse fuori qualcosa contro la Rai e ci fa causa, chi paga? Siamo al buio. Santoronon vuole dirci nulla di questa intervista. Ci mandino il testo o ci diano una fidejussionepereventualidanni,altrimenti oscuriamo Celentano». IL CASO Parlamento pochi redditi on line 205 su 630 deputati hanno messo i loro redditi on-line. Mancano all'appello anche il presidente Fini, l'ex premier Silvio Berlusconi, poi Alfano, Bossi e Tremonti. Tra i virtuosi i big del Pd, daBersani aD'Alema, Veltroni, Letta eBindi. E ancora: Casini, Di Pietro,Maroni, Frattini e Brunetta. Al Senato solo 51 su 351, mancano il presidente Schifani, Rutelli, Bondi e Calderoli. 11 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
A lluvioni e siccità semprepiù frequenti, accaparra-mento di terreni da par-te di multinazionali, spe-culazioni e mercati impazziti rischiano di schiacciare i piccoli agricoltori dei Paesi in via di sviluppo. Due miliardi di persone che spesso vivono solo del loro raccolto, che quasi sempre non possono contare su reti di salvaguardia sociale e dalle quali dipende la sfida per un'agricoltura più sostenibile. Per tentare di dare loro risposte si è riunito ieri a Roma (la sessione termina oggi) il Consiglio dei governatori del Fondo internazionale per lo Sviluppo agricolo (Ifad), al quale partecipano tra gli altri il presidente del Ruanda Paul Kagame, il ministro dell'Agricoltura nigeriano Akin Adesina e il fondatore di Microsoft Bill Gates (che parlerà oggi). Anche il nostro premier Mario Monti è intervenuto, sottolineando come la crisi alimentarie sia «ancor più ampia e profonda di quella finanziaria alla quale ci siamo dedicati negli ultimi anni». Proprio la sensibilizzazione sulla gravità del problema costituisce uno degli obiettivi dell'Ifad, agenzia delle Nazioni Unite, con sede a Roma, che del 1978 ad oggi ha investito circa 13,7 miliardi di dollari, sotto forma di donazioni e prestiti a tassi agevolati. Di questa agenzia fanno parte 167 Paesi, tra membri dell'Opec, dell'Ocse e altre nazioni. Gli interessi che vi sono rappresentanti, insomma, sono moltissimi. E talvolta contrapposti, con tutto quello che ne consegue. A ciò si aggiunge il calo dei finanziamenti pubblici allo sviluppo: «La quota destinata nel 1979 era il 18% del totale degli aiuti, mentre oggi siamo solo al 6%», ha spiegato il presidente del Fondo, Kanayo F. Nwanze aprendo la conferenza. Milioni di piccoli agricoltori sono intanto schiacciati da una speculazione crescente da parte del mondo della grande finanza, che spesso prende la forma del land grabbing. Negli anni scorsi decine di milioni di ettari di terreni coltivati sono stati acquistati, soprattutto in Africa, da banche e fondi di investimento del Nord del mondo. A disciplinare i loro comportamenti, per ora, ci sono solo codici volontari, che non sembrano bastare per contrastare il fenomeno. Così grandi corporation sono libere di comprare terre fertili e convertire le coltivazioni di cibo in fiori da recidere o biocarburanti. Diminuendo così la produzione, contribuendo a far crescere i prezzi e condannando comunità intere alla povertà. «Le linee guide, da sole, non bastano per le sfide che abbiamo di fronte», ammette il vice presidente dell'Ifad Kevin Cleaver. Resta da comprendere quali strumenti concreti abbiano in mano le organizzazioni internazionali per fronteggiare le potenti compagnie agroalimentari e finanziarie. Quello che queste ultime detengono, attualmente, è infatti un vero e proprio strapotere sui mercati. Un esempio? Nel 2010 l'Armajaro Holdings, hedge fund con sede a Londra ha comprato da solo 240mila tonnellate di semi di cacao, pari al 7% delle scorte mondiali. E il prezzo è schizzato alle stelle. «Il costo di grano, riso e mais - ha confermato recentemente Olivier de Schutter, ricercatore Onu, esperto di diritto all'alimentazione - non è cresciuto a causa della mancanza di scorte, ma per via delle speculazioni sui mercati». I danni legati al cambiamento climatico contribuiscono a aggaravare il problema dei piccoli agricoltori. Solo nella fascia africana del Sahel, in Africa, più di un milione di bambini rischiano di morire di fame. «È anche il risultato di decenni di fallimenti nello sviluppo di una concreta capacità di adattamento agli effetti della siccità e delle calamità naturali», ha concluso Nwanze. A giugno il mondo intero si riunisce in Brasile per una nuova conferenza sul clima. Rio+20 per milioni di persone potrebbe già costituire l'ultima speranza: «Occorre garantire loro supporto per adattarsi agli impatti del cambiamento climatico - aggiunge Cleaver -. È chiaro anche che serve un cambiamento di mentalità collettivo. Agricoltori, comunità locali, governi: tutti devono fare la loro parte». L'obiettivo, fondamentale per la rafforzare la sicurezza alimentare, è radicare un modello eco-smart: piccolo e sostenibile ma moderno e agile nel muoversi anche grazie alle nuove tecnologie. chi è arrivato nella guesthouse dove sono detenuti i due marò italiani. Ma non è chiaro se i due militari siano stati interrogati. Ma per le leggi indiane, cambia poco, come ha sottolineato Kaur: «Loro hanno la loro interpretazione - afferma - noi abbiamo la nostra. Per quello che ci riguarda qui in India noi ci muoveremo in base alle nostre leggi». Leggi che prevedono l'applicazione delle norme indiane anche se le navi si trovano fuori delle acque territoriali. BRACCIO DI FERRO La strada diplomatica verso una soluzione sembra dunque ancora lunga. Intanto a Kochi, i legali dei due militari italiani hanno presentato un ricorso all'Alta Corte del Kerala in cui si chiede la sospensione del procedimento giudiziario in attesa di una decisione sulla giurisdizione territoriale. Un'iniziativa resa necessaria, sottolineano fonti vicine alla vicenda, proprio perché i «tempi diplomatici e politici potrebbero allungarsi». «Abbiamo bisogno di isolare questa questione dall'insieme dei nostri complessi rapporti bilaterali», spiega Syed Akbaruddi, portavoce del ministero degli Esteri indiano. Akbaruddin ha quindi espresso l'apprezzamento, da parte indiana, per il fatto che nei colloqui con de Mistura, «per la prima volta è stato ufficialmente espresso il cordoglio italiano per la morte dei due pescatori». Il portavoce del ministero degli Esteri indiano ha quindi definito un «gesto positivo» quello dell'inviato italiano di recarsi nel Kerala «per incontrare le famiglie delle vittime». «Per noi l'ordine e la legalità sono un affare di Stato», ha comunque ribadito il portavoce sottolineando che la vicenda è comunque ancora in una fase di procedimento istruttorio. «Speriamo che i legali cooperino», ha soggiunto. Ma la strada resta in salita. E avrà oggi un passaggio dirimente: «Oggi scade il fermo di polizia di tre giorni e gli investigatori potranno chiedere una ulteriore estensione dei termini oppure i due accusati saranno trasferiti in prigione», spiega l'avvocato dei due marò italiani, B.Raman Pillai. Il legale ha aggiunto di aver indicato al magistrato competente del distretto di Kollam di predisporre il trasferimento nel carcere principale di Trivandrum, il capoluogo dello stato del Kerala, per ragioni di sicurezza dopo le violente manifestazioni anti italiane di martedì. La minaccia della fame si aggrava nel mondo per clima e speculatori Due giorni di conferenza a Roma con Monti e Bill Gates, esperti e governi per parlare dei 2 miliardi di piccoli produttori agricoli e dell'impennata dei prezzi. Obiettivo: un'agricoltura «eco-smart» ANDREA BAROLINI Il premier italiano Il titolare della Farnesina Il dossier «La crisi alimentare è ancor più profonda di quella finanziaria» «Ogni canale è stato attivato, faremo di tutto per riportarli a casa» A Londra il summit su Somalia Confermata dal premier di Mogadiscio Abdiweli Mohamed Ali da Londra, dove oggi inizialaConferenzasullaSomaliaorganizzatadalgovernobritannico, lapresadellacittàstrategica di Baidoa, strappata al controllo dei miliziani Shebab da truppe etiopi e somale. Il Consiglio di sicurezza Onu all'unanimità aumenta la missione Amisom da 12mila a 17.731 uomini. 35 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
I l decreto liberalizzazioni è uncantiere che lavora a pieno rit-mo. Il via libera è già arrivato acirca una decina di articoli conrelative modifiche dei relatori. Per chiudere ci sono ancora 6 giorni in Senato. Ecco lo stato dell'arte. Saranno comuni e Regioni a fissare, se necessario, l'incremento delle licenze taxi. Questo in base alle analisi della nascente Autorità dei trasporti, che fornirà un parere non vincolante, che se sarà disatteso potrà essere impugnato al Tar. La norma sui taxi è contestata dalle associazioni di consumatori. L'Autorità dei trasporti partirà entro il 31 maggio. In caso di inosservanza dei propri provvedimenti potrà erogare sanzioni amministrative i cui proventi finanzieranno progetti a vantaggio dei consumatori. Sulle farmacie ci sarà una riformulazione dell'articolo 11 che contiene le misure sulle farmacie, che porterà «incisive modifiche». Le annuncia il ministero della Salute. Potrebbe essere una parziale marcia indietro sui farmaci di fascia C. Si andrà certamente avanti sulla separazione «totale» tra Eni e Snam., mentre perde terreno l'ipotesi di intervenire contro gli incroci azionari. Si chiarisce meglio e si rafforza la possibilità della class action. Arrivano mega-multe anti clausole vessatorie a danno dei consumatori. Un'altra norma ad essa collegata è quella sul Tribunale delle imprese. Si tratta sul numero di tribunali specializzati e sugli organici da impiegare. Un ok condizionato sul Tribunale delle imprese è arrivato dal plenum del Consiglio superiore della magistratura ieri sera con una sola astensione. Per l'organo di autogoverno della magistratura il provvedimento ha «l'apprezzabile e condivisibile scopo di sviluppare la specializzazione dei giudici come strumento di effcienza e di qualità» ma ci sono alcuni punti critici. Sale fino a 5 anni di reclusione la pena per chi commette frodi assicurative. Ma ci sarà uno stop ai rimborsi per i colpi di frusta. Cioè «le lesioni di lieve entità, che non siano suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo». La banca dati antifrode conterrà invece non solo le informazioni relative agli incidenti, ma anche quelle dei danneggiati e dei testimoni. Sempre in materia di assicurazioni ci saranno sconti alla Rc auto in caso di installazione della scatola nera. Salta l'ipotesi del test alcolemico. Passiamo alle banche. Quando un cliente sottoscriverà un mutuo presso una banca non sarà più obbligato ad aprire un conto corrente in quell'Istituto. Inoltre la banca dovrà proporre al cliente almeno due polizze di due compagnie assicurative diverse. L'utente ne potrà sottoscrivere una da lui trovata sul mercato. Sembra ormai acclarato, dopo diversi stop and go che si verrà incontro alle esigenze degli anziani sui conti correnti. Il conto corrente gratis per i pensionati che hanno un assegno fino a 1.500 euro sarà gratis. Infine benzina e carrozzieri. La commissione industria ha cassato all'unanimità un comma del decreto che prevedeva che le assicurazioni rimborsassero solo il 30% se i lavori di riparazione dell'auto danneggiata venivano fatte in una carrozzeria qualsiasi, e non in una convenzionata. Stop alla commissione fino a 100 euro per chi fa il rifornimento di carburante con la carta o con il bancomat. Liberalizzazioni Taxi, decidono Comuni e Regioni Entro sei giorni il decreto sarà approvato in Senato C'è la norma per rendere gratuiti dei conti correnti ai pensionati con un mensile non superiore ai 1.500 euro MARCO TEDESCHI virtuose, collaborazione con l'Autorità per l'energia elettrica ed il gas, osservatorio sul territorio, attività del garante. Un susseguirsi di tavole rotonde, incontri, moral suasion sui grandi produttori, segnalazioni alla Guardia di finanza, frutto della collaborazione dei cittadini, i cui reclami venivano messi in archivio ed utilizzati con puntualità. Ma dopo il 2009, il nulla. Forse il motivo di questa assenza è da ricercare nei troppi impegni di Roberto Sambuco, che prima di essere il garante sui prezzi e le tariffe, è il capo del Dipartimento per la telefonia e la televisione. La carica gli è stata riaffidata da poco tempo dal ministro per lo Sviluppo e le Infrastrutture, Corrado Passera. Tra bandi di gara per le emittenze e problemi annessi, per Sambuco, nominato Garante nel luglio del 2009 dal predecessore di Passera, Claudio Scajola, occuparsi di consumatori è diventato insomma complicato. E così non c'è traccia di incontri, dichiarazioni su quanto sta accadendo sul fronte carburanti ed a cascata sui beni di consumo più comuni che arrivano nelle nostre tavole. Non c'è un'analisi puntuale e una strategia per riuscire a superare questo momento assai difficile. Se il Garante c'è ancora, batta un colpo... Benzina Il caso MILANO Niente commissioni per il pieno con il bancomat Ordinativi Italia + 8% Segno positivo a dicembre 2011 per gli ordinativi all'industria nei Paesi della zona eurochehannoregistratounaumentodell'1,9% rispettoanovembre2011 quandoeranoin flessionedell'1,1%.L'Italia adicembre2011 ha registratouna crescita dell'8%,rispetto al -1,4% di novembre 2011. Lo ha reso noto Eurostat. 13 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
Un incontro «molto positivo»: così lo descrivono i protagonisti sottolineando il clima «di grande collaborazione» che si è registrato ieri al Nazareno tra il segretario Pier Luigi Bersani, il sindaco di Bari, Michele Emiliano, il segretario regionale della Puglia, Sergio Blasi e il coordinatore della segreteria Maurizio Migliavacca. Al centro del confronto le amministrative nelle quattro città pugliesi, Taranto che è l'unica governata dal centrosinistra, Trani, Lecce e Brindisi, da sempre fortini del centrodestra. Partita complessa, anche se a Lecce con Loredana Capone, candidata Pd, assessore regionale allo Sviluppo economico, i sondaggi lasciano ben sperare. «Sono molto soddisfatto per l'incontro commenta il segretario regionale - . Bersani ha apprezzato lo straordinario lavoro svolto qui in Puglia dove la mia ferma volontà è quella di mantenere sempre alta una interlocuzione con il mondo vasto della società, anche al di là del Pd, sapendo però che noi siamo la più grande forza politica del centro sinistra e sono su di noi le maggiori responsabilità. Il Pd va garantito e rafforzato e per questo ho auspicato il varo di nuova legge elettorale che premi il protagonismo dei partiti. Io ed Emiliano siamo in sintonia sull'importanza della rigenerazione della politica e del civismo che ne deve scaturire». LA LISTA CIVICA NAZIONALE Ma al centro del lungo confronto c'è stata la Lista civica nazionale lanciata dal sindaco di Bari che ieri ha spiegato vis-à- vis al segretario il motivo che lo spinge a non accantonare il progetto. «Una lista civica di questo tipo - ha spiegato Emiliano può essere un contributo aggiuntivo al centrosinistra e al Pd, apportando il contributo della società civiM. ZE. Primo Piano Bersani: sì alla riscossa civica ma niente «listone», basta il Pd Lungo incontro ieri al Nazareno tra Bersani, il segretario pugliese e il sindaco di Bari. Si è parlato di amministrative ma anche della Lista civica proposta da Emiliano. Il leader Pd: «Parliamone dopo la legge elettorale» ROMA pAl Nazareno l'incontro sulle amministrative pugliesi con i rappresentanti locali dei democratici p Emiliano rilancia il suo progetto: «Serve a battere l'astensionismo, non è il partito del sindaco» Il centrosinistra 20 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
co, qualcuno lo ha ucciso: la nuova ipotesi affiorata, appunto, è quella di omicidio volontario. Il giallo Bergamini, però, comincia a metà degli anni 80 a Cosenza, dove Denis era arrivato dal Russi. Lo aveva notato il direttore sportivo dei rossoblù, Roberto Ranzani, che era andato a vedere un compagno di squadra di Bergamini, e invece rimase colpito da quel biondino che trattava la palla con tecnica e grinta: il destino lo spingeva verso il calcio professionistico, il grande salto si materializzò con un cartellino pagato 12 milioni. Denis era entusiasta del trasferimento in Calabria, dove volevano fare le cose in grande e dopo 24 anni con lui riuscirono a tornare in serie B, puntando poi alla serie A. Divideva la casa con Michele Padovano, un «birichino» con la passione delle sottane, di recente condannato a 8 anni per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti: un po' più di birichino. In quegli anni, in quella città come in altre piazze di provincia poi sportivamente decadute, i calciatori erano divi di Hollywood da coccolare e vezzeggiare. Erano anche circondati da molte ammiratrici, nell'entourage della squadra, tra le quali c'era anche Isabella Internò, che con Bergamini allacciò un rapporto durato fino alla sua morte. È stata proprio lei, anzi, a raccontare cosa è successo quel pomeriggio di novembre nel quale troppe cose non tornano. A cominciare dall'inizio. Denis è con i compagni, la vigilia della partita col Messina, ma si allontana dal cinema a Rende dove è seduta tutta la squadra per rilassarsi un po' alla vigilia dell'impegno. Dai ritiri i calciatori non possono allontanarsi, quindi Denis lo fa un po' furtivamente, dice al massaggiatore torno subito. Invece sale sulla sua Maserati bianca e va a prendere Isabella, poi prendono la statale 106 e si dirigono verso Taranto. Lei racconta: «Denis mi ha detto che non ce la faceva più e che voleva andare via, all'estero. Arrivare a Taranto e imbarcarsi per la Grecia». Poi, dopo aver fermato la macchina, il gesto disperato, buttarsi sotto al camion. «È il mio ragazzo, si è voluto suicidare» dice la ragazza all'autista del camion che secondo la ricostruzione ha trascinato il cadavere per 59 metri. La ragazza e il camionista sono gli unici testimoni oculari citati dal brigadiere Barbuscio nel suo verbale, consegnato al procuratore Ottavio Abbate, attuale presidente del tribunale di Castrovillari. Il magistrato non dispone l'autopsia, che come verrà eseguita riesumando il cadavere su pressioni della famiglia, il padre Domizio non si è mai arreso. Il brigadiere Barbuscio, in realtà, aveva fermato la macchina di Bergamini ad un posto di blocco, prima che la Maserati si fermasse in una piazzola al km 401, dopo le sette di sera. È intervenuto per i rilievi su chiamata di altri colleghi, perché Isabella Internò, col cadavere di Bergamini per terra, non fa la cosa più logica e naturale, salire sull'auto, fare inversione e avvertire i carabinieri che avevano da poco incrociato. Entra in scena un uomo, rimasto sempre senza nome, e la accompagna in un bar di Roseto. All'epoca non c'erano i telefonini, si usavano ancora i posti pubblici, ma per la seconda volta la ragazza non fa la cosa che tutti farebbero, chiamare i soccorsi e avvisare la polizia. Telefona invece al Motel Agip dove era alloggiato il Cosenza, che all'ora di cena si è reso conto della scomparsa di Bergamini: «Mister, è ancora in camera, stavolta si becca la multa» scherzavano i compagni, Denis che nella sua carriera non aveva mai tardato un minuto ad un allenamento o una partita. Isabella si fa passare al telefono l'allenatore, Gigi Simoni, e Simoni chiama Ranzani e gli dice: Bergamini è morto, ucciso da un camion. Ranzani si fa accompagnare dall'allenatore in seconda, Pini, e parte verso Roseto, «mica sarà uno scherzo vero?». No, non era uno scherzo, ma Ranzani si avvicina al cadavere di Bergamini, uno dei pochi ad averlo visto: «Era steso a faccia in giù, con un braccio piegato dietro la testa, il viso era intatto, i vestiti anche, non ho visto nemmeno una goccia di sangue. A ripensarci, non era certo uno che sembrava schiacciato da un camion». Ranzani non è mai stato sentito da nessuno, eppure era un altro testimone oculare. «Ha cercato un passaggio, sono passate due macchine, poi ha visto il camion e si è buttato sotto. Mi ha detto: ti lascio il mio corpo, non il mio cuore» ha raccontato Isabella Internò a Ranzani, nella caserma dei carabinieri, prima di sparire per sempre dal Cosenza calcio. Denis sarebbe morto per compressione del petto, ma l'autopsia non ha trovato nemmeno una frattura, nonostante il peso del camion e la meccanica di un incidente che potrebbe nascondere un omicidio volontario. Ci sarà un processo per il presunto ricatto all'ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, in seguito ad un incontro con una trans nel luglio del 2009. Il gup del tribunale di Roma, Stefano Aprile, ha disposto il rinvio a giudizio dei 4 carabinieri responsabili del blitz che mise nei guai l'ex governatore, oltre alla stessa Josè Alexander Vidal Silva meglio nota come «Natali» per la sostanza stupefacente che avrebbe ceduto secondo gli inquirenti proprio al «presidente». Il giudice ha disposto il processo del maresciallo Nicola Testini (che era in ferie a Bari il giorno dell'irruzione nell'appartamento di via Gradoli); dei militari Luciano Simeone e Carlo Tagliente. L'altro carabiniere, Antonio Tamburrino, dovrà rispondere della sola ricettazione del video che ritraeva Marrazzo in compagnia del viado. Rispetto a Testini è stata ritenuta insussistente l'accusa di omicidio volontario pluriaggravato in relazione alla morte del pusher Gianguerino Cafasso, avvenuta tra l'11 e il 12 settembre 2009 in una stanza dello hotel Romulus. La prima udienza del processo a carico di Testini e degli altri, è stata fissata per il 31 maggio prossimo davanti ai giudici della IX sezione penale del tribunale. Il decesso di Cafasso è stato qualificato dal gup Aprile come evento non voluto e cioè come morte conseguente ad altro reato (la cessione della droga). Secondo la difesa del sottufficiale, Cafasso perse la vita non in seguito all'assunzione di una dose di eroina e cocaina, ma per le precarie condizioni di salute. Il pusher Massimo Salustri è stato prosciolto dall'accusa di violazione della legge sugli stupefacenti. Nella stessa posizione ci sono stati poi due patteggiamenti. Bruno Semprebene ha avuto la condanna a due mesi di reclusione in continuazione con altra pena per una vicenda analoga. Emiliano Mercuri ha avuto un anno e quattro mesi. Riapertura inchiesta Foto di Francesco Arena/Ansa In tribunale Il 18 luglio 2011 il gip ha accolto la richiesta dei familiari Interrogativi L'ex fidanzata aveva detto di aver visto Denis suicidarsi Il corpo di Denis Bergamini sulla statale 106 Caso Marrazzo A giudizio 4 carabinieri Due condanne La prima udienza fissata per il prossimo 31 maggio Omicidio Roma, un fermo I carabinieri hanno fermato un componente del gruppo di persone ritenute responsabili dell' omicidio di Marco Zioni, il 37enne romano ucciso due giorni fa in strada a colpi di pistola, nelquartiere di Montespaccato, duranteuna lite tra famiglie per l'affidamento di un bimbo di 10 mesi. La persona fermata è un romano 24enne, ricercati 2 complici. 31 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
Asse franco-americano nel mercato dell'auto. I francesi di Psa Peugeot scelgono gli statunitensi per un'alleanza strategica e lasciano la Fiat senza partner in Europa. La notizia circolava da un po', ieri è stata confermata dal ministro del Lavoro francese Xavier Bertrand: le trattative sono infatti in «avanzate» e l'obiettivo per le due case automobilistiche è la riduzione dei costi di produzione, soprattutto in Europa, attraverso un utilizzo congiunto degli impianti. Se ne parla da diversi mesi e in occasione del salone di Ginevra del mese prossimo, l'asse dovrebbe concretizzarsi. Anche se, molto cauta, la casa automobilistica francese nelle scorse settimane aveva ammesso di lavorare a un accordo sulla produzione con un altro costruttore, senza però rivelarne il nome: «A questo stadio non si può essere certi che queste discussioni sfoceranno in un accordo», ha affermato una portavoce, evitando ogni ulteriore precisazione. Una discrezione figlia forse della lezione del 2010, quando il tentativo di Psa di sottoscrivere una partnership con la giapponese Mitsubishi fallì proprio nella fase finale delle trattative, lasciando i mercati fortemente delusi. L'intesa in corso di elaborazione è studiata per rispondere al cronico problema di sovracapacità degli impianti delle case automobilistiche in Europa, che in questa fase lavorano al 70-85% delle loro possibilità di utilizzo, aumentando i costi fissi. I due gruppi unirebbero infatti le forze su questo fronte, sfruttando insieme alcuni stabilimenti di Peugeot Auto, Psa Peugeot sceglie Gm e rinuncia al patto con Fiat MARCO TEDESCHI p Le trattative confermate dal ministro del Lavoro francese. Obiettivo, l'abbattimento dei costi p L'operazione toglie una grande opportunità industriale al Lingotto sul mercato europeo www.unita.it La francese Psa Peugeot Citroen è in «trattative avanzate» con l'americana General Motors per una partnership strategica. Lo ha affermato il ministro del Lavoro transalpino, Xavier Bertrand. MILANO Economia36 GIOVEDÌ23 FEBBRAIO2012
Fronte del video L'ANALISI COSA MANCA ALL'EUROPA F anno uno strano effetto, in tv, gli ex ministriberlusconiani. Come un incubo che torna.Soprattutto la signora Gelmini, che ogni tanto (causa la grande simpatia e il calore umano) viene mandata ai tg per fare dichiarazioni mosce e lapalissiane a nome e per conto del Pdl, partito al quale pure lei deve essere iscritta. Almeno si spera, visto che, invece, la consigliera regionale lombarda Minetti è risultata non aver pagato nemmeno la tessera. Una dimenticanza, forse dovuta al fatto che non è abituata a spendere di tasca sua (cioè nostra) da quando non funziona più l'amministrazione dell'Olgettina. Intanto, ringraziamo il cielo che almeno il simpatico Brunetta da qualche tempo ci è risparmiato dalla tv, anche se continua a occupare spazio sui giornali con le sue pacate dichiarazioni. Come quella di ieri, in cui dava ragione a Marcegaglia per aver trattato i lavoratori da ladri e i sindacati da loro complici. E poi dicono che i padroni non esistono più e destra e sinistra sono uguali. Sicché, ora che il capitalismo ha provocato una crisi epocale, dovremmo essere noi a salvargli l'anima. Brunetta fra i ricchi e poveri Maria Novella Oppo Q uale è la chiave di lettura più appropria-ta per leggere le vicende dell'euro siste-ma, moneta senza Stato? Provo adavanzarne una che mi sembra interessante. La cornice costitutiva dell'euro moneta non prevede la possibilità per uno Stato di uscire dal sistema; non prevede che la Banca centrale europea possa svolgere le operazioni di stabilizzazione finanziaria e finanziamento monetario dei fabbisogni statali che sono storicamente coessenziali alla sopravvivenza di uno Stato; non prevede una struttura di bilancio europeo in condizione di svolgere direttamente significative funzioni di stabilizzazione anticiclica dell'area economica europea; non consente significativi trasferimenti interstatali per riequilibrare deficit strutturali di competitività, né per riequilibrare partite correnti nella bilancia dei pagamenti; prevede invece attraverso le disposizioni dell'Eba che i titoli pubblici siano valutati nei portafogli bancari al valore di mercato. In queste condizioni l'esplosione (o l'implosione) del sistema è assai probabile; è solo questione di tempo e di circostanze. Ma gli assetti costituzionali reali trovano punti di assestamento e di equilibrio materiale che individuano, nel fuoco del tentativo di trovare soluzioni a problemi concreti, spazi di evoluzione interpretativa e di aggiustamento che riflettono la realtà delle forze in gioco. È lo schema della costituzione materiale, messo a fuoco dal nostro Costantino Mortati. Il patto Euro compact e l'azione discreta ma costante della Bce per stabilizzare i differenziali di interesse tra titoli sovrani dell'area e per iniettare liquidità nel sistema delle banche, con operazioni di rifinanziamento a tre anni, sono due modalità, non ortodosse sul piano formale, nell'ottica del metodo comunitario, ma assai concrete ed efficaci per cercare di uscire dall'angolo. Modalità che riflettono in pieno la visione della costituzione economica materiale che ha in testa la cancelliera tedesca. Il punto è che questa modalità allenta la tensione sugli spread ed evita crac sistemici, per ora, nel sistema delle euro banche; può riportare anche una certa calma nei mercati, ma lascia a lungo termine tutti i nodi irrisolti. Nel lungo termine per offrire soluzioni valide occorre che prendano corpo visioni, progetti e prassi evolutive alternative, percepite come realistiche ed attuabili anche dai cosiddetti mercati. In altri termini, per sottrarsi alla stretta delle agenzie di rating ed al chiarissimo conflitto di interessi che ne segna il loro metodo di lavoro, occorre mettere in campo, praticare e realizzare obiettivi in termini di crescita, occupazione vera e competitività tra aree monetarie. Ora, la Germania, come ha osservato di recente Martin Wolf, in quanto Paese creditore è contraria a una «unione dei trasferimenti», e centra tutto sulla disciplina di bilancio. Occorre allora tornare alla causa prima della crisi in atto che, come tutti ora convengono, non è stata l'indisciplina dei bilanci pubblici dei Paesi mediterranei ma il credito allegro e l' improvvido indebitamento del settore privato. La costituzione economica materiale europea spinge verso la realizzazione di strumenti fiscali e di bilancio tipici di una area federale. È un lavoro di lungo periodo visto con chiarezza dai padri dell'Europa ma poi continuamente sterilizzato dalle classi dirigenti (per lo più di centrodestra), che hanno dominato la scena politica europea e che si sono sostanzialmente allineate alla visione anglosassone. Ora i nodi sono tutti tornati al pettine; se l'Europa deve crescere sulla scena globale non può pensare di scaricare solo al proprio interno i nodi di competitività che dividono le diverse aree. È opportuno che tutti i Paesi divengano «più tedeschi», ma a mano che ciò avverrà è evidente che la posizione di creditrice netta della Germania verso gli altri Paesi dell'eurosistema è destinata a cambiare di segno; ma perché ciò possa avvenire è necessario che nel frattempo la Bce, il bilancio pubblico europeo e gli investimenti pluriennali sulle reti e sulle infrastrutture europee si muovano insieme, come strumenti coerenti, propri di un'unica area monetaria che crea ricchezza e opportunità. Se la costituzione materiale evolverà in questa direzione e i mercati percepiranno che questa evoluzione è chiara e irreversibile, il sentiero dell'Europa unita si riaprirà e sarà anche esso irreversibile. M i è capitato di passareper L'Aquila che è ri-masta in condizionipietose a quasi 3 anni dal terremoto. Dopo qualche giorno ero invece a Gemona, distrutta dal terremoto nel 1976 e ricostruita così come era, con le pietre medievali autentiche. Mi hanno detto: a Gemona sono stati i cittadini in prima persona a gestire i fondi per la ricostruzione, all'Aquila invece non permettono nemmeno ai proprietari di rendere più stabili le loro case lesionate. C'è qualcuno che mi sa spiegare questa differenza? Sulla questione dei Giochi di Roma 2020, apprezzo la decisione di Monti di dire no alle Olimpiadi nella Capitale: sarebbe stato un enorme spreco di denaro e i prezzi sarebbero lievitati anche di 10 volte. Purtroppo le Olimpiadi sembrano diventate una gara fra nazioni a chi spende di più e a chi si dota degli impianti più avveniristici. Ho apprezzato anche la rinuncia ad acquistare i cacciabombardieri: si tratta di spese inutili. Che ce ne facciamo di questi cacciabombardieri quando la Costituzione dice che l'Italia rifiuta la guerra? Speravo invece che finalmente fosse arrivato il momento di far pagare l'Ici anche agli edifici commerciali della Chiesa, ma sembra che questo momento sia rimandato. A quando? È in atto la discussione sull'articolo 18 che prevede che non si possa licenziare senza giusta causa. Quando c'è giusta causa? O quando una persona non fa il proprio lavoro, diciamo è un assenteista di professione, oppure quando il datore di lavoro non ce la fa più a pagare gli stipendi ed è sull'orlo del fallimento. Non capisco quindi perché si debba abolire l'articolo 18, se lo si può applicare in modo giusto. Voglio chiudere ricordando Renato Dulbecco, premio Nobel per la medicina nel '75, scomparso lunedì. Un altro grande del Novecento. QUANTA DISTANZA TRA GEMONA E L'AQUILA PAN DI STELLE Margherita Hack ASTROFISICA Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 22 PAOLO DE IOANNA www.unita.it24 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
Si tratterebbe di un errore. Una cattiva connessione tra l'unità Gps (il sistema satellitare che consente di misurare con estrema precisione la distanza tra due unti) e un computer potrebbe essere la causa della «misura che ha fatto scalpore». I neutrini non vanno più veloci della luce. E non falsificano la teoria della relatività di Albert Einstein. Oggi sarà la “collaborazione Opera”, diretta dall'italiano Antonio Ereditato, a riconoscerlo in un comunicato ufficiale. Ma le voci ieri sera sono corse con insistenza e hanno trovato riscontro anche sul sito della rivista americana Science. La collaborazione Opera studia il comportamento di fasci di neutrini che, generati al Cern di Ginevra, raggiungono i Laboratori Nazionali che l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ha sotto il Gran Sasso. I neutrini sono le particelle più elusive che si conoscano. Ma Opera ha a disposizione strumenti di rilevamento eccezionali. Nell'effettuare queste misure la collaborazione Opera ha raggiunto risultati di valore assoluto: ha, tra l'altro, verificato che i neutrini oscillano (sono di tre tipi e si trasformano l'uno nell'altro) e dunque hanno una massa. Per due anni il gruppo internazionale di scienziati ha ottenuto alcune misure che sembravano incredibili. Facendo i conti si otteneva che le minuscole particelle viaggiavano a una velocità superiore a quelle della luce. Coprivano la distanza tra Ginevra e il Gran Sasso, circa 730 chilometri, in 60 nanosecondi (miliardesimi di secondo) meno di quanto avrebbe fatto la luce. Queste misura metteva in seria difficoltà la teoria della relatività ristretta - uno dei cardini della fisica moderna - secondo la quale la velocità della luce non può essere mai superata. Se fosse stata vera, sarebbe passata ai posteri come una delle più importanti scoperte in fisica degli ultimi due o tre secoli. CONTROLLI SU CONTROLLI I conti a Opera sono stati fatti e rifatti. Ma nessuno, per mesi, ha trovato un errore. Quindi la decisione, lo scorso autunno, di rendere nota la notizia, con un articolo scientifico e con un seminario tenuto a Ginevra ma seguito in tutto il mondo. Ereditato e il suo gruppo sono stati molto onesti. Non hanno voluto interpretare i dati. Non hanno detto che i neutrini viaggiano certamente a una velocità superiore a quella della luce. Hanno detto: questi sono i dati. Noi non troviamo errori. Se qualcuno è in grado bene. Noi continuiamo a effettuare misure e attendiamo con serenità altre verifiche indipendenti. Alcuni ancora più prudenti, anche all'interno di Opera, sostenevano che quei dati non andavano resi pubblici. Col senno di poi gli scettici a oltranza sembrano aver avuto ragione. L'errore c'era ed era banale: il malfunzionamento di una scheda informatica. Solo che era ben nascosto. E, infine, è stato individuato. Dal medesimo gruppo che, ove la scoperta fosse stata confermata, sarebbe passata alla storia. L'errore lascia l'amaro in bocca. Ma a ben vedere è un ottimo esempio di come funziona la scienza. Non sempre ci fornisce verità. Ma ha al suo interno la capacità e l'onestà intellettuale di correggere se stessa. E, in fondo, è questo il segreto del suo successo. Foto Ansa Una scoperta epocale PIETRO GRECO p L'esperimento sul «viaggio» delle particelle tra Ginevra e Gran Sasso p I risultati falsati da una cattiva connessione tra il Gps e un computer La ricerca I neutrini non sono più veloci della luce Primo Piano La scoperta, resa pubblica a settembre, aveva fatto scalpore La gaffe di Gelmini L'ex ministra parlò di «tunnell» tra la Svizzera e l'Abruzzo «C'è stato un errore» I neutrini non vanno più veloci della luce La «misura che ha fatto scalpore», perché sanciva che i neutrini viaggiavano a una velocità superiore a quella della luce smentendo Einstein, nasceva dal cattivo funzionamento di una scheda informatica. Quando la scienza sbaglia 22 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
L'inflazione non da tregua ed anche i dati di gennaio assomigliano a quelli di un bollettino di guerra. Prodotti alimentari, benzina, gasolio: sono questi beni fondamentali a far segnare gli aumenti più alti. Il carrello della spesa delle famiglie, ci racconta l'Istat nel suo studio mensile, resta costosissimo: aumenta del 4,2% su base annua e si mantiene più alto rispetto al tasso d'inflazione complessivo (+3,2 per cento). Il motivo principale di questi rincari è da ricercare negli ennesimi aumenti relativi ai carburanti, che avvelenano anche i listini alimentari, soprattutto quelli dei prodotti lavorati. La benzina è aumentata del 17% nell'ultimo anno, il gasolio del 25%, facendo diventare l'Italia il Paese europeo più caro al momento del rifornimento. Un anno di passaggi alla pompa costa in media 3240 euro ad un italiano, il 12% in più della media europea, con un aggravio di spesa pari a circa 350 euro annui. I rincari dei carburanti, aggravati dalle maggiori accise e dal rialzo dell'Iva, comportano anche un aumento dei costi dei beni trasportati. Il problema è sempre lo stesso, per il nostro Paese, vale a dire la dipendenza quasi totale nei confronti del trasporto su gomma per la distribuzione dei prodotti dal campo alla tavola. Questo porta ad un continuo rialzo dei listini sugli scaffali del supermercato: lo zucchero schizza su del 15,9%, il caffè del 16,5%, il pesce al 3,6%. Aumentano anche pane e pasta, rispettivamente del 2,9% e del 2,1%, mentre scendono fortunatamente i prezzi dei vegetali freschi (-8,7%) e frutta fresca (-2% ). La corsa al rialzo ha come conseguenza inevitabile un abbassamento consistente delle quantità di prodotto acquistate ed il ricorso sempre più spinto ai discount ed alle promozioni commerciali. Questo tipo di comportamento interessa ormai quasi il 40 per cento dei nuclei familiari italiani. RILANCIARE I CONSUMI La Cia, la Confederazione italiana agricoltori, mette l'accento sulla necessità di «rilanciare i consumi domestici, alla base della ripresa economica, e in primis quelli per la tavola, già in profondo rosso nel 2011 con un calo drastico del 2 per cento. Resta drammatica anche la situazione delle aziende agricole che non traggono nessun vantaggio dal rincaro dei listini al consumo, anzi continuano a combattere con il caro-gasolio che impenna i costi di produzione con un aggravio di spesa di oltre 5 mila euro ad impresa». L'Adoc, l'associazione per la difesa e l'orientamento dei consumatori, spiega che se «ai rincari dei carburanti, aggiungiamo quelli per energia e gas, il quadro è completo e tristemente cupo. Le famiglie italiane non ce la fanno a reggere questo tipo di impatto, occorre innanzitutto intervenire nel settore carburanti, applicando al più presto e nel modo più completo le liberalizzazioni, l'unico modo per arrestare i continui rialzi inflattivi. In questo modo, secondo le nostre stime, i prezzi al consumo dei beni di prima necessità, primi fra tutti benzina e alimentari potrebbero subire una riduzione pari, complessivamente, al 7%. Una necessaria quanto agognata boccata d'ossigeno per i consumatori». Per la Federalimentare invece gli aumenti dell'inflazione sono dovuti anche «alla crescita dei costi energetici e agli effetti negativi del blocco dei tir e del maltempo». La Coldiretti ha fatto un'analisi partendo dai dati dell'Istat, sottolineando come «benzina, trasporti e logistica incidono complessivamente per circa un terzo sui costi della frutta e della verdura e solo nelle campagne il caro gasolio ha provocato un aggravio di costi stimabile in 400 milioni di euro su base annua. A subire gli effetti del record nei prezzi è però l'intero sistema agroalimentare, dove si stima che un pasto percorra in media quasi 2mila chilometri prima di giungere sulle tavole» «Il maggior aggravio» continua la Coldiretti «è per quei prodotti importati che devono percorrere lunghe distanze prima di giungere a tavola. A causa di questi rincari il costo familiare per trasporti, combustibili ed energia elettrica ha superato quello per alimenti e bevande con il prezzo di un litro di benzina ha infatti scavalcato anche quello di un chilo di pasta e di un litro di latte fresco, solo per fare altri esempi». Il Codacons dal canto suo spiega: «Per una famiglia di 3 persone, l'aumento sarà pari a 567 euro su base annua. Per una famiglia di 4 persone, invece, andare al mercato a fare la spesa di tutti i giorni comporta un rincaro di 613 euro. Soldi, questi, che certamente non arriveranno in più in busta paga o nelle pensioni non indicizzate». IL CASO G.Ca. MILANO CHE FINE HA FATTO MISTER PREZZI? I prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza aumentano dello 0,8% su base mensile e del 4,2% su base annua. Lo comunica il Bollettino dei prezzi al consumo dell'Istat. GIUSEPPE CARUSO Foto Ansa Primo Piano Ma che fine ha fatto Mister Prezzi? Nei giorni dei rincari forsennati dei carburanti, brilla l'assenza di Roberto Sambuco, l'uomo incaricato dal governo Monti di sorvegliare sui prezzi dei prodotti e tutelare i cittadini. Il Garante, a capo dell'Osservatorio sui prezzi e le tariffe, sembra disinteressarsi di quanto sta avvenendo negli ultimi mesi in Italia sul fronte dei beni di consumo. Se nel luglio del 2008, all'apice dei rincari sul costo del petrolio, un litro di benzina costava 1,40 euro, oggi per la stessa quantità, e con una situazione più favorevole sul fronte dell'oro nero, ce ne vogliono circa 1,90. Chi dovesse fare un giro sul sito governativo, l'osservaprezzi.it, si ritroverebbe di fronte alla totale assenze di iniziative, per quanto riguarda gli ultimi anni. Il sito infatti riporta in home page, con orgoglio, le attività svolte nel biennio 2008-2009: iniziative L'inflazione frena Ma vivere costa sempre di più p Il dato medio arretra. Ma considerando i beni più acquistati l'aumento è del 4,2% p Per una famiglia l'incremento è di oltre 600 euro. Alle stelle carburante e trasporti Rincara il cosiddetto carrello della spesa L'Italia e la crisi 12 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
LO SPI VIGILA PER IL RISPETTO E LA DIGNITÀ DELLE PERSONE ANZIANE. CONTATTACI SU: apritequelleporte@spi.cgil.it o scrivi a Spi-Cgil via dei Frentani 4a, 00185 Roma
le che non si riconosce in un partito in particolare ma ha una grande voglia di partecipazione». Dunque, un listone in cui potrebbero trovare “casa” anche candidature autorevoli del mondo della cultura e non solo, in grado di attirare i consensi di quella fetta di elettorato che oggi non trovando attrattiva nei partiti sceglie l'astensione. «Il Partito democratico - ha ribadito Bersani - intende mettersi al servizio di una riscossa civica», ma sulle modalità - e soprattutto sulla lista civica - i tempi non sono ancora maturi. Meglio aspettare le elezioni amministrative e, non ultima, la riforma della legge elettorale, ha spiegato il segretario Pd al sindaco. Ed è noto, inoltre, che Bersani non intende rinunciare al simbolo dei democratici sulla scheda elettorale. Dunque, discussione rinviata a data da destinarsi, ma nel frattempo grande attenzione e ascolto. In una nota ufficiale il Nazareno sottolinea che «la natura del Pd è di un partito aperto alla società civile che mette il civismo al centro del proprio impegno» e dunque in questo senso si continuerà a «ricercare tutte le forme e le modalità» attraverso cui dar rappresentanza alle forze civiche. Emiliano dal canto suo ha già sondato gli umori di Idv e Sel, che non vedono male l'idea del Listone nazionale. Anche con Vendola e Di Pietro Emiliano ha parlato della necessità di «ridare ossigeno» al panorama politico e più forza al prossimo Parlamento, «che sarà una sorta di nuova costituente per le riforme importanti che sarà chiamato a fare». Nelle intenzioni del sindaco la Lista dovrebbe essere aperta anche al Terzo Polo e, perché no, «potrebbe candidare Corrado Passera alla presidenza del Consiglio». Emiliano ne ha già parlato con i primi cittadini di Cagliari, Milano e Napoli, ma ieri al termine dell'incontro con Bersani il sindaco, rimasto con i suoi collaboratori, si è detto molto soddisfatto di come è andata. «Bersani mi ha spiegato che è necessario aspettare di capire come sarà la nuova legge elettorale», ha raccontato ai suoi. SANGUE VIVO E SOSPETTI Ma se Emiliano vuole «immettere sangue vivo nella politica nazionale con «una grande lista civica nazionale aperta al meglio del meglio», al Nazareno - malgrado le rassicurazioni ufficiali - c'è chi in realtà teme che dietro la Lista nazionale ci sia l'idea del «partito del sindaco». Niente affatto, replicano da Bari fonti vicine al primo cittadino, «Emiliano non pensa affatto a creare una lista con il suo nome, pensa al 40% di astensione e al modo per riportare al voto tutte queste persone. Non è una iniziativa contro il Pd, ma per il Pd». l tema è «la sinistra fra equità eefficienza», la base di partenzaun testo di Pietro Rechlin e di Al-do Rustichini, economisti fra Ita-lia e Stati Uniti, che mettono il dito nei punti dolenti di una sinistra che «nel campo delle scelte pubbliche (sanità, pensioni, istruzione e mercato del lavoro) si presenta come agente di conservazione». Il seminario alla Casa Editrice Laterza è affollato di politici, filosofi, storici, economisti. C'è Stefano Fassina e Claudio Petruccioli, Marco Revelli e Michele Salvati, Claudia Mancina e Walter Tocci, Enzo Cipolletta e Marcello Messori, Marco Causi e Laura Pennacchi. La discussione densa indica quanto forte sia l'esigenza di definire le basi programmatiche della sinistra nel tempo del governo e delle riforme dei tecnici. Alcune disuguaglianze, come quella fra generazioni, sono, secondo Reichlin e Rustichini, per la sinistra italiana, meno urticanti di altre. «La redistribuzione delle risorse – sostengono – può avere effetti perversi sui comportamenti individuali». Il nesso fra equità e efficienza è un criterio generalmente accettato ma «fra le parole e i fatti» c'è una grande distanza. L'accusa alla sinistra è quella di difendere i diritti acquisiti mentre l'esigenza è quella di «ridefinire l'equità». Sullo sfondo c'è la riforma degli ammortizzatori sociali, lo scontro Camusso- Fornero e anche qualcosa di più: la libertà di scelta come presupposto di responsabilità, che va a toccare il sistema pubblico e universalistico dell'istruzione. «Le politiche pubbliche dovrebbero non solo garantire diritti, ma aumentare l'efficienza». La discussione, pacata nelle espressioni, non lo è negli argomenti. L'editore ha messo insieme il panel di discussione con una qualche perfidia. Inizia Marco Revelli a cui piace la “provocazione” ma dissente su tutto: «La crisi che stiamo vivendo ci mostra quanto era pericoloso il paradigma della signora Thatcher. E in Italia il debito al 120% non si è raggiunto con gli alti salari ma con i bot e l'evasione fiscale»» Ma anche il “liberal” Michele Salvati chiede, a proposito della sinistra del XXI secolo: «Dov'è il fascino delle proposte?». Una sinistra che guarda agli equilibri di bilancio deve fronteggiare, non solo in Italia ma in Europa, una destra populista. Stefano Fassina non ci sta a passare per «sinistra conservatrice», la domanda vera è «quale cambiamento?». «La disuguaglianza è ancora quella sociale e non quella generazionale». Il paradigma di partenza non è accettabile perché «affida l'interesse generale agli individui, massimizza la dimensione economica mentre c'è bisogno di politica». Una lancia in favore di Reichlin e Rustichini la spezza Marcello Messori: «Il loro merito è mettere a confronto la sinistra italiana con il liberalismo, che non è solo laissez faire e non è la versione italiota di mercatismo». Marco Causi e Enzo Cipolletta scendono su un terreno riformista. Il primo: «In Italia non c'è dibattito pubblico sulle scelte, è un problema di democrazia». Cipolletta: «Da noi il welfare è arrivato tardi e negli anni 80, quando altri paesi hanno capito che si doveva cambiare, ci siamo fermati». Strappa l'applauso l'intervento di Walter Tocci: «La sinistra italiana ha fatto privatizzazioni da 100 miliardi, ha votato le riforme sulle pensioni, ha introdotto flessibilità, concorrenza nel trasporto pubblico». Ma cosa ha fatto il capitalismo italiano? «I Benetton, i Romiti si sono rifugiati nei campi protetti. La forza di imprese inefficienti è nell'evasione fiscale e nella debolezza del lavoro... Il vero problema è che la borghesia italiana non è quella della Bocconi ma quella dei diplomifici alla Cepu». Il segretario regionale Foto Ansa JOLANDA BUFALINI Blasi: «Siamo tutti d'accordo sull'esigenza di rinnovamento» Il primo cittadino di Bari «Soddisfatto dell'incontro con il segretario» La sinistra tra merito e diseguaglianze «Va garantita l'equità» Confronto sul testo degli economisti Reichlin e Rustichini «Non ci si può fermare alla difesa dei diritti acquisiti» «Ma cos'altro fare dopo pensioni, privatizzazioni, flessibilità?» Il dibattito ROMA jbufalini@unita.it Giovanardi, nuovi insulti contro i gay Giovanardi, ospite delle Iene, torna a insultare i gay. «C'è un noto politico, presidente di regione, chedifendeva l'amore tra gliadulti e ibambini, quella che sichiama pedofilia». E ancora:«Se leiparla con dei pedofili avrebbero qualcosada dire sul fatto chesia una malattia». «Fino a pochi decenni fa i gay o venivano decapitati oppure finivano in prigione». 21 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
SIMONE DI STEFANO Foto Ansa ROMA T ra la Lazio e Edy Reja siamoormai ai minuti di recupe-ro. Il tecnico ieri ha rasse-gnato le sue seconde dimissioni nel giro di pochi mesi, stavolta sembrano definitive e irrevocabili. A ridosso di una mattinata di ordinaria follia, che segue un martedì pomeriggio ad alta tensione con l'accesissimo confronto Reja-Lotito-Tare. In fretta Lotito si è precipitato a Formello, imponendo al tecnico di restare alla guida della Lazio, almeno per la sfida di Europa League con l'Atletico Madrid di stasera. La dinamica è da thriller. Ieri alle 14 a Formello arriva un fax: «Mi dimetto». Firmato, Edoardo Reja. Intanto il bus della squadra era già pronto a partire senza di lui. Deciso solo dall'out out del presidente laziale, Reja è salito a bordo dando il cambio all'allenatore della Primavera, Alberto Bollini, messo in preallarme e pronto a vivere una notte da leone al Vicente Calderon. Il viaggio sul pullman fino a Fiumicino, circa 50 chilometri, è una lunga marcia verso il buio. Con i giocatori che cercavano di far rientrare l'ira del tecnico, e Reja che rispondeva picche. «Ho deciso, me ne vado. Non c'è rispetto, avevano promesso rinforzi e non sono arrivati. È un peccato, poteva essere la nostra stagione, e invece sta andando tutto a rotoli», il sunto delle risposte di un furioso Reja. All'aeroporto l'allenatore friulano era una maschera: «Ma non è possibile avere un po' di privacy? lasciatemi in pace», ha tuonato. «Come va? Male, male, male». Un male al cubo, insomma, per un uomo (prima ancora che un allenatore) che si sente preso in mezzo dal fuoco amico, nonostante la sua Lazio, per miracolo è ancora terza in classifica e in lotta per un piazzamento in Champions League. Ieri, convinto in extremis a partire, è volato via da Roma lasciandosi alle spalle per 48 ore i veleni di casa Lazio. Reja si assume la responsabilità di tenere il timone della nave fino a stasera, ma la sua permanenza alla Lazio non sembra prevedere supplementari e domani, al rientro nella capitale, salvo clamorosi ripensamenti, andrà a Formello, prenderà le sue ultime cose dall'armadietto e sarà il quattordicesimo cambio di panchina di quest'anno in Serie A. POSSIBILITÀ DI RIPENSAMENTO? Reja stavolta sembra deciso, ma molto dipende dal suo stato d'animo, che non è nuovo a gesti sanguigni, finiti poi con un buco nell'acqua: a Napoli leggenda vuole che lo zio Edy abbia rassegnato le dimissioni ben otto volte, alla Lazio siamo già alla doppietta. Dopo la brutta sconfitta interna con il Genoa ad ottobre, nelle mire del tecnico c'era però la piazza, che lo insultò per i quattro derby persi. Anche lì, le doti oratorie di Lotito riuscirono a metterci una pezza, e il fatto che ieri le dimissioni siano state mandate via fax, la dice lunga sul terrore di Reja di finire di nuovo convinto dalla retorica lotitiana. Stavolta non c'entra il rapporto con la piazza, anzi l'esatto opposto. Dopo la vittoria del derby, Reja è entrato nei cuori della tifoseria, ma allo stesso tempo, la società ha perso un perfetto parafulmine. Ieri era fischiato Reja, oggi fischiano Lotito e Tare per un mercato che ha indebolito la Lazio sul più bello: «Mi avevate promesso e non avete mantenuto», questa l'accusa mossa a Lotito, anche se il bersaglio è da un po' il ds Igli Tare. A Palermo la goccia che ha fatto traboccare il vaso già stracolmo, con cinque gol figli di 5 assenze in difesa con il regista Ledesma costretto ad agire da centrale. Dopo la sconfitta di domenica a Lecce, altro brutto passo falso per il SienadiSannino.Ieri itoscanisonostatibattuti in casa 1-0 dal Catania nel recupero del match della 21˚ turno non disputato il1˚febbraioacausadellecondizionimeteo che flagellarono il centro Italia. A decidere il match una rete siglata surigore,al23'pt,daLodi(alsettimocentroinquestastagione).Lamassimapunizione per gli etnei è stata decretata dall'arbitro Russo per un tocco di mano di Gazzi in area su una punizione spiovente. Episodio dubbio al 18' della ripresa: Rossi non si avvede di Seymour e gli rifila un calcio in area, Russo non concede il penalty ma solo una punizione dal limite, calciata di poco sopra la traversa daLodi.Nelfinaleitoscaniprovanoil forcing e, al 39', Carrizo è ancora decisivo nel toccare in corner su Brienza. Questa la nuova classifica: Milan 50 punti; Juventus* 49; Udinese e Lazio 42; Roma 38; Napoli 37; Inter 36; Palermo 34; Cagliari 31; Catania*, Chievo e Genoa 30; Atalanta (-6), Fiorentina*, Bologna* e Parma*28; Siena23;Lecce 21;Novara 17; Cesena* 16 (* una partita in meno). Gli ultimi 3 recuperi, Cesena-Catania, Bologna-JuventuseParma-Fiorentina,sigiocheranno mercoledì 7 marzo alle 18,30. Friulano di ferro Reja è tecnico della Lazio dal 2010, subentrò all'esonerato Ballardini Lotito e costringe il tecnico avolarein Spagna perlagaradiEuropaLeague.Alrientroildivorzio sembra inevitabile. «Promesse non mantenute» Un rigore di Lodi decide il recupero Catania a 30 punti SERIE A, SIENA KO IN CASA LAZIO NEL CAOS REJA SI DIMETTE MA INTANTO VA A MADRID Ferrari più veloce nei test Seconda giornata di prove della Scuderia Ferrari sul Circuit de Catalunya, vicino Barcellona.Fernando Alonso ha completatoil programma previsto per la giornata,percorrendo in totale 87 giri, il più veloce nel tempo di 1'23''180, migliorando così di un secondo l'1'24''100 di due giorni fa, quinto tempo del test. 47 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
Terzo settore in allarme «Il governo dimentica chi fa crescere il Paese» A ll'ultima riunionedell'Agenzia per il ter-zo settore - martedì se-ra a Roma, nella presti-giosa Sala delle Colonne di Palazzo Marino - non si è presentato nessun rappresentante del governo. Nemmeno per un saluto, nemmeno per un formale grazie per il lavoro svolto. Un'assenza che fornisce l'immagine plastica della «dimenticanza» e della «superficialità» di cui il comparto delle Onlus, con innegabile generosità, accusa l'esecutivo Monti, che nel Consiglio dei Ministri previsto per domani si prepara a decretare la cancellazione definitiva dell'Agenzia. Eppure poche altre agenzie possono vantare i costi ridotti e i risultati dell'ente istituito dieci anni fa per esercitare poteri di indirizzo, promozione e vigilanza sulle organizzazioni non lucrative di utilità sociale. In tempi di ristrettezze economiche, è opportuno farle i conti in tasca: le spese sostenute per la sua attività nel 2011 sono state di 700mila euro (quando la legge istitutiva prevede un limite massimo di 5 miliardi delle vecchie lire); i componenti del suo organo collegiale hanno cariche praticamente gratuite, eppure hanno previsto di ridurre il proprio numero da undici a cinque consiglieri; solo negli ultimi cinque anni di controllo, sono state 190 le Onlus false chiuse grazie all'intervento dell'Agenzia e quasi 3.700 i pareri forniti a pubbliche amministrazioni, organizzazioni e soggetti privati per assicurare trasparenza nel complesso mondo del no profit italiano. E nemmeno le sue funzioni potrebbero venir assorbite da un ministero o da qualche altro ente pubblico, visto che solo il suo essere «soggetto terzo rispetto sia agli enti no profit sia ai soggetti pubblici» ha spiegato il presidente Stefano Zamagni nella sua ultima relazione annuale, le consente di «valutare nel merito» l'operato delle Onlus, «ad esempio, se l'obiettivo della creazione di valore sociale sia raggiunto, o se i costi di gestione di una campagna di raccolta fondi siano giustificati». Non stupisce, dunque, che tutte le forze politiche abbiano chiesto al premier di rivedere la sua decisione. Né che l'intero terzo settore sia in allarme per una scelta che, unita alle possibili modifiche in tema di Imu e 5 per mille, rischia di compromettere l'operatività del comparto. «È francamente incomprensibile la scarsa sensibilità dell'esecutivo Monti per il terzo settore» commenta Giampiero Rasimelli, consigliere uscente dell'Agenzia, già presidente Arci. «Tutto è opinabile e si può discutere, ma che un governo condannato a battersi per la crescita economica sia così disattento nei confronti di un comparto che ha tutti i numeri in crescita - dal fatturato alla creazione di occupazione fino alla nascita di nuove imprese - risulta inspiegabile». Tanto più se l'obiettivo è quello di recuperare risorse economiche, «conviene puntare sulla capacità espansiva di questo comparto, piuttosto che sulla sua rappresentazione Bilancio di attività «Il comparto ha fatturato, occupazione e imprese in aumento» Rasimelli (Arci) LUIGINA VENTURELLI L'Agenzia ha fatto chiudere 190 enti non lucrativi falsi Il dossier L'esecutivo vuole cancellare l'Agenzia dedicata alla promozione e al controllo delle Onlus. Preoccupazione anche per le modifiche all'Imu e al 5 per mille MILANO Primo Piano L'Italia e la crisi 14 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
A bbassare le tasse per farpagare di più. Questosembra essere l'obbietti-vo del piano fiscale pre-sentato ieri dall'amministrazione Obama. La proposta generale è semplice: eliminare una serie di privilegi fiscali per alcuni settori portanti dell'economia e ridurre l'aliquota sulla tassazione di impresa. La corporate tax è tra le più alte del mondo, ma non per tutti: ci sono le multinazionali che la aggirano con le sedi all'estero, i settori che godono di privilegi – ad esempio i petrolieri – e quelli che approfittano delle incongruenze per fare in modo di pagare meno. «Nessuna azienda dovrebbe essere in grado di evitare di pagare la propria giusta quota di tasse spostando posti di lavoro e profitti oltreoceano» è lo slogan con il quale il presidente propone la sua idea di fisco capace di creare lavoro. La proposta di Obama mira a dare incentivi a chi crea lavoro e fa profitto sul suolo americano e a colpire i vecchi privilegi, portando la attuale tassazione dal 35% al 28%. Un'impresa molto ambiziosa e difficile. «Il nostro sistema fiscale è stato riformato l'ultima volta 25 anni fa, prima di internet, del telefono cellulare e dell'emergere della Cina e di altri Paesi, prima dell'esplosione del commercio internazionale e della tendenza generalizzata ad abbassare le tasse di impresa», ha detto il Segretario al Tesoro Geithner nel presentare la proposta. Il tentativo dell'amministrazione è quello di creare un ambiente fiscale che favorisca investimenti negli Stati Uniti, che questi siano fatti da imprese estere o da capitali americani. Per ottenere questo risultato cruciale, Obama propone anche di introdurre una tassa sui profitti esteri delle imprese e di abbassare ulteriormente l'aliquota per chi fa investimenti produttivi e in Ricerca & Sviluppo. In teoria le multinazionali dovrebbero essere d'accordo. Se non fosse che una larga parte di essa non paga affatto il 35%. Che si tratti della moderna Google o della attempata Boeing, i grandi gruppi riescono, grazie ai loro contabili e a un sistema pieno di falle a pagare molto meno. Ne 2010 delle 115 compagnie quotate in borsa 39 hanno pagato meno del 10%. Alcune pagano l'1% grazie a partnership con compagnie straniere. E così via. Ma è con le imprese che dovrà trattare l'amministrazione: queste pagano le campagne elettorali di tutti o quasi i membri del Congresso, possono comprare spazi televisivi e demolire la riforma, oppure accoglierla senza troppe storie. L'atteggiamento non sarà lo stesso per tutti: le piccole e medie imprese non hanno specialisti fiscali al loro servizio e le tasse le pagano. Altri nodi sono intrinseci alla riforma stessa. Il piano che vuole cambiare un sistema che Obama definisce «Ingiustificatamente complicato, che costringe le piccole imprese a spendere ore e dollari per le loro denunce fiscali» è solo tale. Come per la riforma sanitaria, il presidente lascia al Congresso i dettagli. Ci sono molte proposte e un'idea di fondo, ma non si dice chi, come e dove colpire. Quel che il presidente dice è che la riforma «non aggiungerà un centesimo al deficit». Difficile essere contro. Ma altrettanto difficile che il senatore del Texas voti per colpire gli interessi del petrolio o il deputato della California quelli tecnologia informatica. Non nell'anno elettorale. Il piano di riforma è sul tavolo del Segretario al Tesoro da mesi, ma come per altre proposte presidenziali di queste settimane, il piano presentato ieri sembra il programma della prossima presidenza Obama. L'unica speranza che il presidente ha di far passare un progetto tanto ambizioso è un ampio consenso da parte dei repubblicani. Il partito di Romney non fa che ripetere che le tasse vanno abbassate. Lo stesso candidato ex miliardario ha promesso un piano nei prossimi giorni (potrebbe aver dato particolari già la scorsa notte italiana). Ma è molto difficile che chi cerca di diventare l'avversario di Obama nella corsa alla Casa Bianca ne accetti le proposte in materia di tasse. È anche su quelle che si giocherà la campagna elettorale. Foto Ap Riforma dopo 25 anni La via di Obama: meno tasse per ricerca e lavoro MARTINO MAZZONIS Il segretario del Tesoro: era un'altra epoca, basta pensare a Internet L'ostacolo repubblicano Difficile che Romney dica sì in piena campagna elettorale Il caso Il piano fiscale del presidente Usa elimina gli sconti alle multinazionali per favorire gli investimenti. «Senza aggiungere neanche un cent al deficit» Il presidente Usa Barack Obama NEW YORK E Barack canta con Jagger Il presidente Obama si trasforma per una notte in cantante. Invitato dal «Re del blues», B. B. King e dal leader dei Rolling Stones Mick Jagger, il presidente americano ha primacominciatoabatterelemani,poisièlasciatoandareehasfoggiatolesuedoticanore intonando «Sweet Home Chicago». 9 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
«Penso che anche il Pd possa votare una buona riforma, ma se ci sarà accordo solo su una riforma che il governo non giudica buona, lo stesso governo si assumerà la responsabilità di andare avanti e il Parlamento si assumerà la responsabilità di appoggiarlo o meno». È una Elsa Fornero spavalda quella che (finalmente) spiega la sua idea sull'iter per la riforma del mercato del lavoro. Alla Camera si presenta il libro “Giovani senza futuro? Proposte per una nuova politica”, a cura di Carlo dell'Aringa e Tiziano Treu, ma gli occhi e le orecchie sono tutti per lei, che interviene in video conferenza. Silente nei dopo-tavoli, più che loquace negli altri giorni, la ministra del Welfare si dice però ottimista sul cammino della riforma. «Non ho sentito altolà secchi di nessun tipo. Ho incontrato diverse volte esponenti del Pd e, con la stessa onestà con cui parlo con sindacati e imprese, dico che il governo sente il dovere di muoversi su cose che si discutono da tanto tempo e che si possono discutere con tutte le parti politiche». LA REPLICA DEL LEADER PD A stretto giro di posta è arrivata la risposta, tramite nota ufficiale, di Pier Luigi Bersani. «Dice bene il ministro Fornero: il Partito Democratico appoggerà una buona riforma. Naturalmente la valuteremo confrontandola con le nostre proposte. Quel che ci vuole è un buon accordo perché i mesi difficili che abbiamo davanti devono essere affrontati con il cambiamento, con l'innovazione e con la coesione sociale». Ma Elsa Fornero non si è limitata a parlare dell'iter della sua riforma. È entrata anche nel dettaglio, alla vigilia del quinto incontro con le parti sociali, questa sera alle 18 al ministero del Welfare con all'ordine del giorno le politiche attive per il lavoro. La ministra ha ribadito che l'articolo 18 sarà sul tavolo. Il tema «è stato lasciato per ultimo» e «nessuno ha mai sostenuto che dovesse venire per primo», «c'è molto lavoro da fare e lo stiamo facendo», la riforma affronta diversi «capitoli» e «pilastri» del mercato del lavoro e che «nessuno promette il posto fisso». Rispondendo indirettamente a Susanna Camusso, Fornero ha ammesso: sugli ammortizzatori «è vero che il sindacato non ha accolto subito con grande favore» le idee del governo «e capisco la ragione: non abbiamo molte risorse da mettere nella riforma. Ma nessuno ha mai sostenuto che la riforma andrà in vigore nel 2012 e nemmeno nel 2013. C'è bisogno di gradualità per costruire quello che non c'è, cioè gli ammortizzatori universali». È un passaggio difficile. Sembra una riduzione di tutele. Non è quello che pensiamo. Vogliamo aumentare le tutele». Sul tema dell'incontro di oggi, le politiche attive del lavoro, ha abbozzato: «Nessuna riforma funziona se agli ammortizzatori non si associano politiche per l'occupabilità delle persone. Questo è un cambiamento forte. Bisogna scommettere che funzionerà, anche se non da domani. Perchè funzioni ci vogliono anche servizi per il lavoro. E da questo punto di vista bisogna lavorare con le Regione affinché si muovano nella direzione giusta». A rispondere direttamente a Fornero era presente in sala il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. «Consiglierei al ministro molta cautela perché al posto della riforma potrà verificarsi una controriforma. Quando ci sono in ballo situazioni così delicate prescindere dalle parti sociali e dal Parlamento può configurare una situazione imbarazzante». Il sindacalista conferma poi che la Cisl «non si schioderà dal tavolo e non lascerà il governo decidere da solo. Dopo la vicenda delle pensioni, non permetteremo che si ripeta la stessa storia sul mercato del lavoro». Sul fronte Confindustria la giornata è stata assai tesa. Si è partiti con l'attacco del vicepresidente e candidato Alberto Bombassei contro Emma Marcegaglia: «I toni di ieri» usati contro i sindacati «erano forse esagerati». Durante la registrazione del programma “Otto e mezzo”, alla domanda se quello di Marcegaglia fosse stato un passo falso, Bombassei ha risposto con un convinto «Sì». In serata però è arrivata la risposta del direttivo di Confindustria. Che all'unanimità ha espresso «piena fiducia fino all'ultimo giorno del suo mandato» alla presidente Emma Marcegaglia confermando una delega piena per la trattativa sulla riforma del mercato del Lavoro ed in particolare sul tema dell'articolo 18. La stessa Marcegaglia ha poi commentato: «Il direttivo è compattissimo e ci presentiamo con spirito costruttivo. Continueremo a lavorare con grande senso di responsabilità per fare un accordo con le parti». Ma la corsa fra Squinzi e Bombassei si conferma ad alta tensione per gli industriali. Rinaldo Gianola A che punto siamo? Quest'anno l'Italia sarà in piena recessione, il Pil registrerà una caduta di circa l'1,5%, perderemo altri 800mila posti di lavoro con una nuova ondata di ristrutturazioni aziendali e delocalizzazioni produttive che rischiano di impoverire il nostro tessuto industriale e di aggravare l'emergenza sociale. Se nel 2013 si manifesterà una “ripresina”, come indicano l'Ocse e l'Unione Europea, per il nostro Paese sarà talmente bassa che i suoi effetti non potranno produrre ripercussioni sensibili sull'occupazione e i ritmi di sviluppo. In questa grave situazione, che segue quattro anni di crisi economica e finanziaria, il governo Monti sta discutendo la riforma del mercato del lavoro con le parti sociali. È un capitolo considerato decisivo dal governo nel processo di modernizzazione del Paese. Il presidente del Consiglio si augura di raggiungere un accordo con sindacati e imprese, ma se non fosse possibile l'esecutivo andrà comunque avanti e porterà il suo progetto all'esame del Parlamento. Il ministro Fornero, che voleva cancellare la cassa integrazione, ieri ha aggiunto un altro tassello, L'ITALIA HA BISOGNO DI UN ACCORDO, NON DI UNA ROTTURA MASSIMO FRANCHI Primo Piano Bonanni (Cisl) Alla vigilia del quinto incontro sul mercato del lavoro, Fornero spiega: «Se l'accordo con le parti sociali non ci andrà bene, ci prenderemo la responsabilità di presentare un progetto migliore in Parlamento». ROMA Fornero fa la voce grossa con il Pd p La ministra risponde a distanza al leader democratico che aveva parlato di sì non scontato L'Italia e la crisi IL COMMENTO «Rischio controriforma non si può prescindere da partiti e sindacati» 2 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
LA RICERCA? È INGESSATA COME UN MINISTERO www.unita.it Particelle Un esperimento al Cern di Ginevra Il presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare spiega perché in Italia i giovani trovano le porte sbarrate: ne entra uno ogni 5 pensionati «Perdiamoifondieuropeiperchéognunoèbravopersémanonfasquadra» SCIENZA E POLITICA/1 Culture Intervista a Fernando Ferroni 38 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
Otto corpi individuati, quattro recuperati e quattro ancora prigionieri della Costa Concordia: è il bilancio di una intensa giornata per i sommozzatori impegnati nelle ricerche dei dispersi all'interno della nave, naufragata il 13 gennaio scorso davanti all'isola del Giglio. Ed è la giornata in cui è venuto alla luce il corpo della piccola Dayana, la più piccola, con i suoi cinque anni, tra le vittime accertate di questa strage in mare, che conta ora 25 vittime. Ieri sono stati recuperati, oltre alla bambina, una donna, un uomo e un altro corpo di cui non si può più capire il sesso. Ufficialmente, i dispersi restano quindici, fino a quando non saranno identificati i quattro cadaveri che, in serata, sono stata portati all'obitorio di Grosseto per il riconoscimento. Le condizioni si fanno sempre più difficili all'interno della nave, per le ricerche, sia perché i punti rimasti inesplorati sono delle trappole per i sub, sia perché si deve evitare il contatto delle acque, dove i corpi sono immersi da cinque settimane, con le mucose dei sub, che devono quindi muoversi in spazi stretti con particolari mute e attrezzature. Le condizioni del tempo, in leggero peggioramento, non hanno permesso di proseguire nell'operazione di recupero dei corpi. Serve un mare assolutamente calmo. Ieri i sub sono arrivati al cuore del ponte 4, non per caso, ma dopo un lungo studio che, incrociando i dati dei passeggeri e le testimonianze, hanno portato a individuare il punto più probabile dove trovare altri corpi. PROCURA Gli otto cadaveri non sono solo l'unica novità della giornata. L'altra viene dalla Procura di Grosseto che avrebbe iscritto nel registro degli indagati altre sette persone. Si tratta di quattro ufficiali della nave e di tre dipendenti della Costa Crociere. I reati contestati sono omicidio colposo, naufragio e omessa comunicazione alle autorità marittime. Le iscrizioni riguardano il comandante in seconda della nave Costa Concordia, Roberto Bosio, e gli ufficiali Silvia Coronica, Salvatore Ursino e Andrea Bongiovanni. ma tra gli indagati per il naufragio della nave da crociera risulta anche il vicepresidente esecutivo della compagnia Manfred Ursprunger, responsabile fleet operation. Gli ultimi due indagati tra il personale di terra sono, secondo quanto si apprende, Roberto Ferrarini, capo dell'unità di crisi, e Paolo Parodi, fleet superintendent della nave. Ursprunger, manager austriaco di lunga esperienza nell'industria del turismo e delle crociere, è vicepresidente esecutivo di Costa Crociere dal novembre 2010. All'interno della compagnia è il responsabile di tutte le operazioni tecniche e marittime dell'intera flotta. Lo scorso 7 febbraio, Ursprunger è stato ascoltato dai magistrati di Grosseto che indagano sul disastro. La notte del naufragio, il manager sarebbe stato in contatto telefonico con Manrico Giampedroni, il commissario di bordo eroe della Concordia. Gli errori nella manovra di avvicinamento al Giglio da parte degli ufficiali in plancia e carenze nella gestione dell'emergenza, da parte dei responsabili dell'unità di crisi di Costa spa: questi i motivi che hanno portato i magistrati di Grosseto all'iscrizione. Secondo la procura, dunque, la responsabilità del naufragio del 13 gennaio non sarebbe solo da attribuire al comandante Francesco Schettino e al suo secondo Ciro Ambrosio. Costa Crociere ha espresso «fiducia e solidarietà» ai sette nuovi indagati. E in una nota si dice certa della «competenza professionale e correttezza etica» di chi ha operato «nelle ore successive a questo gravissimo incidente con la più elevata professionalità e abnegazione». La compagnia, che rinnova la fiducia nella magistratura, si dice inoltre certa che «verrà confermata la professionalità dell'azienda». La Concordia restituisce altri otto corpi. C'è anche la piccola Dayana. Gli altri cadaveri ancora non identificati. Sette nuovi indagati, tra il personale di terra e quello a bordo. Tra questi il vicepresidente del gruppo. PINO STOPPON Primo Piano Costa, la responsabilità non è solo di Schettino Ieri ritrovati otto corpi p Sette nuovi indagati tra questi anche il vicepresidente Ursprunger p Tra le vittime anche la bambina di 5 anni. Difficile la loro identificazione Concordia Una fase delle operazioni per il recupero delle salme La tragedia del Giglio 18 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
DIEGO PERUGINI MILANO P er qualcuno rimarràsempre e solo l'ex can-tante dei Modena CityRamblers. Visione unpo' ristretta che Ciscosopporta con qualche malumore e tanta voglia di guardare avanti. «Massimo rispetto per il passato, ma quella è storia vecchia di vent'anni. E, nel frattempo, ho fatto tante altre cose, anche molto diverse» spiega. Per esempio il nuovo disco Fuori i secondi, che definisce «di rottura». «Intendo rottura coi Modena e con certo folk. Qui c'è più rock acustico, a volte persino della psichedelia». E cita en passant un pezzo strano come Gagarin, ritratto sui generis del celebre cosmonauta sovietico. Ma di personaggi è ricco l'album del possente vocalist emiliano, che troneggia nell'ironica copertina dove veste gli abiti (e i baffoni) di un sollevatore di pesi di fine Ottocento. «Un'immagine circense e giocosa, perché le cose vanno dette senza prendersi troppo sul serio». Di argomenti scomodi, però, abbondano le nuove canzoni, a partire dal singolo La dolce vita, dove il pretesto felliniano serve a dipingere l'Italia desolata di oggi («In un paese che ha scordato la bellezza, cosa ci resta? / Un reality per fare successo. Povera patria! Povero me stesso!»). «È il disco più pessimista che ho fatto. Anche se non riesco ad esserlo fino in fondo. Perché, alla fine, l'ottimista che è in me emerge sempre». Lo si capisce da un brano avvincente come I tempi siamo noi, che di La dolce vita è una sorta di speranzoso contraltare (e, non a caso, molto probabilmente sarà il prossimo singolo). Cisco canta «I tempi siamo noi, inventiamo altri tempi / I tempi siamo noi, costruiamo altri tempi», e riassume il tema fondamentale dell'album: la necessità di rimettersi in gioco. «Il titolo, Fuori i secondi, si riferisce alla boxe e sancisce il momento in cui i pugili stanno per tornare sul ring. È una metafora del presente: siamo come pugili suonati in un angolo, storditi dalla sbornia berlusconiana e dalla crisi che ci attanaglia, ma dobbiamo riprendere le ostilità e combattere per cambiare le sorti del nostro Paese». Tra i brani spicca la dolente Emilia, amarissima disanima della proPiù rock www.unita.it Le prossime tappe: domani Torino e sabato Novellara Cisco e sua «banda» La formazione del nuovo disco «POVERA ITALIA CHE HA SCORDATO LA BELLEZZA» «Fuori i secondi» L'ex cantante dei «Modena» racconta il nuovo lavoro: «È un disco di rottura con un certo folk e con il Paese che ci ha lasciato Berlusconi: siamo come pugili suonati. Bisogna tornare sul ring» Culture Intervista a Cisco 42 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
MASSIMO DE MARZI N eppure un brodinocaldo per la gran-de malata del cal-cio italiano. Al Ve-lodrome di Marsi-glia, nell'andata degli ottavi di Champions, l'Inter prosegue la sua striscia negativa, incassando la sconfitta al 93', beffata dal velocissimo Dede' Ajew. Col pareggio che sembrava in cassaforte, Claudio Ranieri avrebbe puntellato la sua traballante panchina e messo in discesa la strada verso la qualificazione, adesso tutto si complica maledettamente. Fino ai minuti di recupero, erano state dei nerazzurri le uniche occasioni di una gara brutta, priva di emozioni, giocata su ritmi bassi e con tanti errori : ripensando allo spettacolo di Napoli-Chelsea o alla prova di forza del Milan contro l'Arsenal, la prova dei nerazzurri in terra di Francia è sembrata figlio di un calcio minore. Dopo aver tanto discusso di Sneijder alla vigilia (e nelle ultime settimane), Ranieri ha deciso di schierare l'olandese, ma l'ex Real ha combinato poco o nulla, mentre la scelta di affidarsi alla vecchia guardia, schierando un'Inter con nove giocatori su undici oltre i trent'anni, ha confermato che nell'occasione più importante il tecnico ha preferito l'usato sicuro rispetto alla freschezza dei nuovi. Per superare il turno ora bisognerà cambiare, perché il 13 marzo a San Siro (dove mancherà per squalifica Chivu) bisognerà segnare due gol senza subirne, il vero problema per un'Inter che dal derby vinto a metà gennaio non ha più concluso una gara senza reti al passivo: in ogni caso per fare strada in Europa e risalire in campionato serve ben altro. Anche da parte di un Raneri che appare in confusione totale. Perché rinunciare contemporaneamente a Milito e Pazzini, preferendo quel che resta di Forlan (al debutto stagionale in Europa) e uno Zarate ancora una volta evanescente, ha lasciato interdetti. Alla luce anche della pochezza degli avversari, graziati da Stankovic nella ripresa dopo l'occasione iniziale di Forlan, ma poi capaci di imporsi nel finale, quando l'OM ha lasciato da parte ogni timore riverenziale. DESTINO Deschamps, da tecnico del Monaco aveva eliminato il Chelsea di Ranieri in una semifinale di Champions di grande qualità nel 2004, alla guida del Marsiglia è apparso invece preoccupato solo dal non prendere gol dagli avversari, schierando un 4-5-1 che ha visto Brandao abbandonato al suo destino, col solo Valbuena che ha cercato di creare grattacapi agli avversari. Ma poi dopo l'ingresso di Dede' Ajew i francesi hanno iniziato a farsi vedere dalle parti di Julio Cesar, un volta decisivo ma incolpevole sull'ultimo calcio d'angolo della partita da cui è scaturito il gol decisivo. In una gara giocata su cadenze compassate l'Inter ha fatto valere la sua superiorità tecnica e al 10' ha sfiorato il vantaggio con un contropiede orchestrato benissimo, ma Forlan si è visto strozzare in gola l'urlo da una super parata di Mandanda. In una gara brutta e prova di emozioni, in cui le squadre sono più preoccupate dal rischio di prendere gol che animate dalla voglia di segnarlo, solo un episodio poteva sbloccarla, così l'unico rischio corso dalla squadra di Ranieri è arrivato per una leggerezza di Lucio ma nessun attaccante del Marsiglia è stato lesto ad approfittarne. L'Inter ha rischiato niente, ma il problema è che ha combinato pochissimo davanti, con Zarate che si è giocato male una buona occasione, mentre un fortuito tiro di Cambiasso per poco non beffava Mandanda. Tutto qui il primo tempo, mentre la ripresa regalava subito un cambio forzato, con il sofferente Maicon (problemi a un ginocchio) che cedeva il posto a Nagatomo, un sussulto del Marsiglia e poi di nuovo una partita indirizzata sui binari della mediocrità. Stankovic non sfrutta l'unica vera opportunità, poi tutto il resto è noia, come avrebbe detto un cuore interista come Franco Califano. Fino al gol di Ajew. INTER 0 Foto di Stephane Reix/Epa www.unita.it Occasione OLYMPIQUE MARSIGLIA: Mandanda 6, Azpilicueta (35' st Fanni sv), Diawara, N'Koulou, Morel, Diarra, Cheyrou (39' st Kaborè), Amalfitano, Valbuena, A.Ayew, Brandao (28' st J.Ayew). INTER: JulioCesar,Maicon(1'stNagatomo),Lucio,Samuel, Chivu,Zanetti, Stankovic,Cambiasso, Sneijder, Forlan, Zarate (18' st Obi). ARBITRO: Cuneyt Cakir (Turchia). RETE: nel st 48' A.Ayew. NOTE: Angoli: 5-1 per il Marsiglia. Ammoniti Stankovic, Zarate, Chivu e Diawara O. MARSIGLIA 1 L'Olympique festeggia la vittoria arrivata all'ultimo minuto INTER BEFFATA NEL FINALE FESTA OLYMPIQUE A Marsiglia nerazzurri sconfitti da un colpo di testa in pieno recupero In campo Sneijder, Forlan e Zarate dall'inizio. Ranieri appeso ad un filo Sport Stankovic non sfrutta l'unica vera opportunità 46 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
U na macchina provata inpista. Un risultato sgra-dito al produttore. UnTribunale al lavoro. Una condanna mostruosa che seppellisce tra sgommate e idrocarburi il diritto di critica. Sembra questa, a farla breve, la storia che ha contrapposto Corrado Formigli (ai tempi inviato di Anno Zero) e la Fiat. Nel servizio venivano riportati i dati di un test comparativo in cui il prodotto MiTo Alfa Romeo risultava inferiore per velocità rispetto a due modelli concorrenti. Un collegio di periti ha quantificato il danno in sette milioni di euro. Solidarietà a Corrado Formigli, che insieme alla Rai si trova nell'eventualità di far fronte a un'enormità del genere, merita forse soffermarsi proprio sulla determinazione del danno patrimoniale e sulla linea sottile che corre fra diritto di critica e denigrazione. Perchè, lo confesso, un pensierino ce l'ho fatto anch'io. Questo: perché non chiedere a quel tal critico che una volta ha stroncato un mio libro, con argomentazioni da me non condivise, i danni per le mancate vendite presso un tot di lettori del suo giornale, da quantificare secondo qualche funambolico calcolo? Prendendo per buona la sentenza torinese, infatti, ci troviamo di fronte a un interessante precedente che farà in qualche modo scuola per noi produttori di opere. Come tutti ci ripetono a ogni passo, libri, dischi, film, spettacoli, cultura, sono «solo» merci, prodotti di un'industria e, come gli altri prodotti, vengono piazzati sul mercato con tanto di investimenti, promozioni e lavoro di comunicazione. Dunque, se accettiamo il principio per cui una critica deve essere completa – riportare cioè tutti i parametri riguardanti le prestazioni di un dato prodotto – tutti i critici televisivi, letterari, cinematografici dovrebbero provare brividi lungo la schiena. Per esempio potrei chiedere al noto critico dell'importante quotidiano famoso per le sue antipatie, o la sua misoginia, o certe sue idiosincrasie e paturnie, di rendermi i soldi per le mancate vendite di un libro perché nello stesso pezzo l'ha messo a confronto con un altro che gli è piaciuto di più. I registi potrebbero fare lo stesso reclamando l'importo dei biglietti non staccati nei cinema a causa della recensione troppo tiepida. E così i critici televisivi potrebbero esser ritenuti colpevoli di un calo d'ascolto di un programma, e quindi chiamati a risarcire i mancati introiti pubblicitari. Ora, questo non avviene mai perché stiamo parlando di prodotti e autori abituati a sottostare all'esame e alla critica. Di quelle critiche – anche quelle ritenute non costruttive, insomma: le stroncature tout court – normalmente si fa tesoro. Altrimenti (lo sconsiglio vivamente), ci si lagna scrivendo al giornale, aprendo un confronto, contestando nel merito e difendendo la bontà del proprio lavoro. Potrebbe la Fiat condividere questo meccanismo così unanimemente accettato da chi lavora in altri campi? Possibile che l'opera di ingegneria sia più protetta dalle critiche dell'opera di ingegno? Ora però, dopo la sentenza di Torino, sappiamo che tutti i nostri prodotti hanno diritto a una critica completa e non parziale o faziosa che dir si voglia: così come Formigli avrebbe causato un danno alla MiTo esaminando solo uno dei suoi parametri (la velocità), anche noialtri potremo esigere che il recensore non si soffermi solo sullo stile, o sui tempi televisivi, o sulla trama di un film ma debba ogni volta aggiungere: «però la copertina è bella», «il dibattito in studio interessante», «le luci sul set messe bene». Altrimenti avrà denigrato il prodotto e pagherà tot centesimi per ognuno dei sui lettori. Come si vede, è un terreno scivoloso, su cui converrebbe muoversi con più cautela (consiglierei gomme da bagnato). Inquieta però vedere come esista una parte del Paese totalmente disabituata all'esercizio della critica, e come esista una zona franca in cui certi prodotti sono più prodotti di altri. Chissà, forse la critica – e la critica delle merci in particolare – è un lusso per paesi civili e culturalmente avanzati che noi al momento non possiamo permetterci. Altrimenti, è difficile non vedere dietro questa vicenda un'intimidazione alla libertà di stampa (cos'altro sarebbe, chiedere sette milioni di euro a un giornalista?). Tutto questo in margine. Quanto all'Alfa Romeo MiTo, tengo a precisare che è un'ottima macchina, spaziosa e confortevole, carina, maneggevole e adatta a noi signorine. Lo dico con grande sincerità. E anche perché sette milioni non ce li ho. Delle critiche normalmente si fa tesoro o ci si lagna scrivendo al giornale Una linea sottile divide il diritto dalla denigrazione Chi può giudicare L'INTERVENTO Silvia Ballestra Allora è vietato criticare le merci Il caso Formigli, il giornalista condannato a pagare 7 milioni di euro per «danno» a un prodotto Fiat, apre una discussione sulla libertà di stampa. Anch'io potrei chiedere risarcimenti per i miei libri stroncati 23 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
non veritiera come terreno prediletto di evasione fiscale». «Il terzo settore non può essere la bassa manovalanza su cui scaricare il peso del welfare per contenere la spesa pubblica, a cui però non viene riconosciuta alcuna soggettività come corpo intermedio» accusa Cecilia Carmassi, responsabile associazionismo nella segreteria Pd. Senza alcuna discussione di merito, ad esempio, «il servizio civile è stato ridotto ai minimi termini e nessuna risorsa è prevista per l'anno prossimo, nonostante il grande apporto in termini di solidarietà, formazione e partecipazione riconosciuto da enti ed amministrazioni». E senza alcun confronto, si sta pensando di introdurre l'Imu anche per le Onlus, «un dibattito ormai esclusivamente ideologico, che si concentra sulla Chiesa, ma dimentica tutte quelle forme di aggregazione sociale e sportiva che verrebbero compromesse, a meno che non trovino un magnate disposto a finanziarle». Ancora, continua Carmassi, preoccupa il possibile stravolgimento del 5 per mille: «I fondi che adesso si possono devolvere per i beni culturali, in realtà, saranno raccolti dal Ministero che poi deciderà a quali progetti destinarli. Se questa modalità venisse estesa, si snaturerebbe l'idea alla base del 5 per mille, per cui sono i cittadini a decidere i progetti da finanziare, e il terzo settore verrebbe drammaticamente colpito». Altrettanto duri i toni usati dal deputato democratico Giuseppe Fioroni: «Ad oggi le scuole materne no profit assicurano il diritto costituzionale alla scuola al 40% dei bambini italiani. Se dovessero chiudere, lo Stato non avrebbe le risorse per provvedere altrimenti. Eppure i segnali inviati al comparto da questo governo danno l'idea di un ritorno all'antico, in cui tutto è affidato allo Stato o al libero mercato, senza lasciare spazio ad una parte importante della società, motore di crescita attraverso i principi di solidarietà e sussidiarietà». Al contrario - è la proposta dell'esponente Pd - «il terzo settore andrebbe valorizzato nel decreto sviluppo attualmente in fase di preparazione». È possibile un punto di vi-sta pacifista sul modellodi difesa? L'Unità ne di-scute con Andrea Olive-ro, presidente nazionale delle Acli. Una ricerca che chiama in causa l'Europa: «L'Europa - rimarca Olivero - deve attrezzarsi per rispondere in maniera unitaria alla funzione di grande potenza mondiale, capace di intervenire nelle aree di conflitto, sia militarmente e sia, ancor più, con comuni iniziative politiche e di cooperazione. Purtroppo in questi anni abbiamo visto singoli Paesi europei promuovere politiche che fomentavano conflitto nella logica di restaurare antichi colonialismi». Al centro del dibattito e delle polemiche in Italia vi è il programma di acquisizione dei cacciabombardieri F-35. Il movimento pacifista è mobilitato e sabato prossimo è in programma una manifestazione nazionale. Tra le forze che contestano l'acquisto degli F-35 vi sono le Acli. «Noi - spiega Olivero - contestiamo l'acquisto di questi cacciabombardieri non soltanto per l'abnorme spesa che questo programma comporta - che pure appare sconveniente in un momento così drammatico per le casse dello Stato - ma perché non comprendiamo quale sia la funzione di un'arma di attacco come sono gli F-35, all'interno di una strategia di sicurezza di un Paese che ha nella sua Costituzione il ripudio della guerra». Il che non significa escludere a priori l'uso dello strumento militare. Riflette in proposito il presidente delle Acli: «È importante definire con precisione quali missioni noi riteniamo debba svolgere il nostro esercito per poterlo equipaggiare in misura conveniente a queste scelte strategiche. Ma proprio per questo chiediamo al ministro della Difesa: quale missione internazionale di pace ha bisogno di bombardieri? Per quanto ci riguarda, noi sospettiamo che questi acquisti, come ha lasciato intendere il ministro della Difesa, rispondano più ad una strategia industriale che a una scelta politica». È possibile determinare un punto di vista pacifista sul modello di difesa? «Credo di sì perché il mondo pacifista non è un mondo di irresponsabili o di idealisti che non fanno i conti con la realtà. Il punto è che il modello di difesa è una scelta che deve compiere un Paese e non un ristretto gruppo dirigente, o ancor peggio una oligarchia industriale-militare. È questo per noi il nodo fondamentale. Siamo convinti che se si chiedesse ai cittadini quale sicurezza desiderano per sé e per il Paese, indicherebbero certamente la sicurezza fisica, assicurata dalle forze dell'ordine e dall'esercito, ma insieme anche la sicurezza ambientale, con maggiore Protezione civile, e sicurezza sociale, con un Welfare all'altezza dei bisogni. È per questo che come Acli chiediamo che vi sia un vero dibattito popolare su queste questioni, e che si cerchi di indicare soluzioni alternative, dal momento che la guerra si è manifestata in questi anni uno strumento sempre inefficace per garantire pace e sicurezza». Come rientra in questo ragionamento la polemica sugli F-35? «Noi contestiamo l'acquisto di questi cacciabombardieri non soltanto per l'abnorme spesa che questo programma comporta - che pure appare sconveniente in un momento così drammatico per le casse dello Stato - ma perché non comprendiamo quale sia la funzione di un'arma di attacco come sono gli F-35, all'interno di una strategia di sicurezza di un Paese che ha nella sua Costituzione il ripudio della guerra». Lei ha in precedenza fatto riferimentoad un pacifismo che guarda in faccia la realtà. E la realtà dice che a volte lo strumento militare è necessario per mantenere la pace e garantire sicurezza. «È vero, ed è per questo che è importante definire con precisione quali missioni noi riteniamo debba svolgere il nostro esercito per poterlo equipaggiare in misura conveniente a queste scelte strategiche. Quale missione internazionale di pace ha bisogno di bombardieri? Noi sospettiamo che questi acquisti, come ha lasciato intendere il ministro della Difesa, rispondano più ad una strategia industriale che a una scelta politica». Modello di difesa, ingerenza umanitaria, missioni di peacekeeping. ..Tutto ciò non chiama in causa l'Europa? «Certamente. L'Europa deve attrezzarsi per rispondere in maniera unitaria alla funzione di grande potenza mondiale, capace di intervenire nelle aree di conflitto, sia militarmente e sia, ancor più, con comuni iniziative politiche e di cooperazione. Purtroppo in questi anni abbiamo visto singoli Paesi europei promuovere politiche che fomentavano conflitto nella logica di restaurare antichi colonialismi». Carmassi (Pd) UMBERTO DE GIOVANNANGELI Il presidente delle Acli: «Noi contestiamo l'acquisto degli F-35 non solo per la spesa, ma anche perché non ne comprendiamo la funzione» L'alternativa «Pacifisti pronti a discutere del nuovo modello di difesa» Intervista a Andrea Olivero ROMA «Il nostro mondo non è composto di irresponsabili o di idealisti che non fanno i conti con la realtà» «Le onlus non sono bassa manovalanza per tagliare il welfare» La proposta di Fioroni «Includere il mondo del no profit nel decreto sviluppo in discussione» Andrea Olivero Btp italiani Vendite dall'estero Boom di vendite dall'estero dei titoli di stato italiani a dicembre. Secondo quanto emergedai datidel Bollettinostatistico di Bankitalia, infatti, inon residenti hannoeffettuato disinvestimenti netti per 24 miliardi, determinati interamente da vendite nette di titoli di debito (23,5 miliardi). A compensare però gli acquisti effettuati da residenti. 15 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
Foto di Guido Montani/Ansa L'appuntamento è per sabato 17 marzo, a Parigi. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, il candidato alle presidenziali francesi François Hollande, il leader della Spd tedesca Sigmar Gabriel e il primo ministro belga Elio di Rupo sottoscriveranno un documento che ha il valore di un programma comune delle forze progressiste europee. L'iniziativa è di fatto senza precedenti. Francia, Italia e Germania andranno al voto nei prossimi diciotto mesi e le forze di centrosinistra non solo hanno deciso di sottoscrivere un patto pubblico, ma si candidano a governare sulla base di una piattaforma programmatica centrata sulla dimensione comunitaria, e non solo su politiche nazionali. CRESCITA, SOLIDARIETÀ, DEMOCRAZIA Parole chiave del testo sono «crescita», «solidarietà» e «democrazia». Si insiste molto sulla necessità di un rilancio dell'integrazione europea e di dare un nuovo corso alle politiche comunitarie, si prospetta una linea più attenta alla coesione sociale di quella perseguita finora e una precisa regolazione dei mercati finanziari, si riconosce il valore del «rigore» ma si sottolinea che i veri fattori indispensabile per una «rinascita» dei Paesi membri e dell'Unione tutta sono lo sviluppo e l'aumento dell'occupazione. Questo «manifesto di Parigi» è ancora in fase di lavorazione, ma dopo una riunione che si è svolta a Bruxelles il 10 febbraio è stata messa a punto una bozza di quattro pagine che può considerarsi quasi definitiva, salvo poche limature. Comunque, il via libera verrà da un nuovo incontro che si terrà nella capitale francese ai primi di marzo. Del gruppo di lavoro fanno parte politici e studiosi di Fondazioni legate a Pd, Spd e Ps - Italianieuropei per l'Italia (nelle persone di Paolo Guerrieri e dell'eurodeputato Roberto Gualtieri) la tedesca Friedrich Ebert e la francese Jean Jaurès più la Fondazione per gli studi progressisti europei (Feps). Massimo D'Alema, che della Feps è presidente, ha partecipato all'elaborazione del progetto e poi ha seguito tutti i lavori preparatori. Si tratta di un evento politico, dice, che «può aprire un ciclo diverso in Europa». I motivi sono diversi. Primo, perché i sondaggi danno le forze di centrosinistra in vantaggio sia in Francia che in Italia che in Germania, tre Paesi che insieme contano oltre 200 milioni di abitanti e che sono determinanti per indirizzare in un senso piuttosto che in un altro il futuro dell'Europa. Secondo, perché per la prima volta le forze progressiste, compresi i socialisti francesi che in passato si sono contraddistinti come strenui difensori della dimensione nazionale, ammettono che oggi solo un progetto europeo può dare credibilità a una proposta di governo. E il fatto che il lancio SIMONE COLLINI Bersani, Hollande e Gabriel firmeranno il 17 marzo il “manifesto di Parigi”. Alla base della piattaforma programmatica comune «crescita, solidarietà e democrazia». Sfida all'asse Merkel-Sarkozy. Pierluigi Bersani e il candidato socialista alle presidenziali francesi, Francois Hollande, in un meeting del Pd a Roma nel dicembre scorso scollini@unita.it Il manifesto di Parigi ROMA Hollande, Bersani e Gabriel p Il 17 marzo i leader di Ps, Pd e Spd firmeranno il documento unitario nella capitale francese Primo Piano6 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
La difesa sostiene che non sia «fascio-rock». Di certo, però, la voce dei Sottofasciasemplice, alias Katanga, al secolo Mario Vattani, da martedì scorso non è più console di Osaka. Dal Giappone, a dire il vero, il ministro degli Esteri Giulio Terzi lo aveva già richiamato esattamente un mese fa. Con urgenza. E con l'ordine di mettersi a disposizione della commissione disciplinare, a cui lo aveva deferito immediatamente dopo aver letto l'articolo de l'Unità sulle sue imprese musicali, la sua esibizione dal vivo e le parole sulla Repubblica Sociale. Un richiamo temporaneo. Che solo nelle ultime ore, con la deliberazione ufficiale presa dal Consiglio d'amministrazione della Franesina, è diventato definitivo. Senza attendere il responso di quella commissione, la carriera del diplomatico fascio-rock, che sfidando tutti aveva voluto esibirsi alla vigilia della partenza per il Giappone sul palco di Casapound, è di fatto segnata, e in modo molto pesante. Il richiamo in due tempi voluto dal ministro Giulio Terzi pone di fatto fine, ancora prima che la commissione si pronunci, alle residue speranze dell'ormai ex console di Osaka, che, partito in gran fretta per l'Italia lo scorso 22 gennaio, non ha da allora mai fatto un passo indietro, né ha accennato a eventuali scuse. LA MEMORIA DIFENSIVA Alla commissione disciplinare, invece, ha affidato una memoria difensiva tutta incentrata, se così si può dire, sulla separazione delle carriere: da una parte i “successi” raccolti come diplomatico, tanti da garantirgli una rapida carriera arrivata (nonostante le interruzioni e i congedi presi negli anni per seguire Alemanno, prima al ministero dell'Agricoltura, poi al Campidoglio come responsabile della Relazioni estere) ai gradini più alti: al punto che soltanto marzo, Palazzo Chigi aveva dato il via libera alla nomina a “ministro plenipotenziario”; dall'altra la passione per la cosiddetta musica identitaria. Coltivata nell'anonimato, almeno fino a pochi mesi prima di partire per il Giappone. Secondo le indiscrezioni, la condanna non è affatto scontata. AnMARIAGRAZIA GERINA Foto di Nevio Mazzocco/Ansa www.unita.it Vattani richiamato Il console fascio-rock non tornerà a Osaka In attesa del verdetto della commissione disciplinare della Farnesina, Mario Vattani non ricoprirà più l'incarico di console generale ad Osaka dopo lo scandalo sollevato da l'Unità. Ma si va verso l'assoluzione? ROMA mgerina@unita.it p Rientro definitivo Il diplomatico si recherà in Giappone per il disbrigo delle ultime formalità pVerso l'assoluzione? Secondo indiscrezioni la commissione disciplinare avrebbe già deciso Mario Vattani fotografato all'aeroporto di Fiumicino il giorno del suo rientro da Osaka, lo scorso 23 gennaio Italia28 GIOVEDÌ23 FEBBRAIO2012
S pumeggiante, ironica, prontaa rinfoderarsi nelle molte «ra-gazze» che popolano il suospettacolo. Valeria Magli è, o meglio, suona così anche al telefono, mentre ci parla del nuovo debutto di Soirée Sotìs, al Teatro Elfo Puccini a Milano, da domani al 26 febbraio. Nuovo, perché il nocciolo originario della «serata» è una performance che data 1998. «Me l'aveva commissionata Monaco Roversi , il rettore dell'Università di Bologna - spiega Valeria come inaugurazione per l'Alta Scuola di Giornalismo. Contemporaneamente, Lina Sotis mi aveva chieso di presentare il suo libro Ragazze. Una come tutte. E ho pensato di mettere insieme le due cose, dal momento che Sotis è una giornalista». Rovesciando il titolo in Tutte come una, Magli ri-creava il suo personale collage di danza, teatro, regia come è nello stile di questa artista fuori dai cori. Single sulla scena per scelta e come torna in questo lavoro, trasformato in spettacolo, con il quale ha già fatto un primo debutto allo scorso Festival di Spoleto e sul quale ritorna, «stavolta in forma definitiva», promette lei, ma non si sa mai... Una panoramica di donne: la mette in qualcherelazione con quella che vediamo oggi, dalla farfallina Belen alla volontaria Rossella Urru? «Credo che ognuna di noi venda quello che ha. Bélen si gioca il suo, di modi. La seduzione è l'unico gancio per prendere in giro l'uomo. Siamo noi ragazze che ragioniamo di più sui sentimenti, ci facciamo dei gran tormentoni e fra tante contraddizioni. E in questo ci sta la farfallina come la volontaria. Da parte mia, cerco di fare un passo in là, dare un modello alle ragazze d'oggi che sia garbato e un po' glamour. Dove andremmo a finire senza ironia?» Come trasporta le «ragazze di carta» di Lina a teatro? «In scena siamo in cinque: tre poltrone, la luna e io. Io che mi trasformo da una donna all'altra, dalla truzzona che legge il libro di bon ton alla smaniosa per amore. Qua e là ci sono i miei video d'arte e tutto oscilla fra danza e teatro». Artista, danzatrice, regista, performer: si sente più vicina a Marina Abramovic o a Meredith Monk? «Nessuna delle due, se devo pensare a un'assonanza dico: Trisha Brown, l'arrampicatrice di grattacieli. Ma da tutte le mie esperienze ho preso qualcosa: dopo la danza classica, ho scoperto la danza espressionista in Germania. E in Italia ho frequentato la scuola di Graham di Elsa Piperno, un'insegnante e un'artista fantastica. O John Cage e Merce Cunningham, a cui presentai con qualche riserva un mio pezzo sul tip tap e lui si entusiasmò perché era proprio da lì che era partito...» Aquale delle sue «ragazze» è più affezionata? «La signora che chiude la passerella parlando d'amore. L'hanno definita una Marilyn bionda e vaporosa com'è, ma io pensavo piuttosto a una donna senza età, degli anni Cinquanta o dell'Ottocento. Una come tutte, che si perde nel flusso dell'amore e ne parla e ci ruota intorno. Come facciamo tutte, appunto». pria regione: «È un atto d'amore verso la mia terra, sempre additata come esempio positivo dal resto d'Italia. Ma venitela a vedere com'è conciata oggi! Rotonde assurde nelle campagne, lavori bloccati sulle tangenziali, comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. È un grido di dolore. Dov'è finita l'Emilia rossa, l'Emilia dei nostri nonni?». Ma i «secondi» del titolo sono anche quegli eroi minori della Storia, a cui il tempo ha reso giustizia. Cisco canta allora le gesta di Ligabue, pittore folle e geniale, e (in dialetto) la drammatica corsa del maratoneta Dorando Pietri. Discorso a parte per Augusto, sentita ballata dedicata all'indimenticato leader dei Nomadi. «Non l'ho mai conosciuto, ma da ragazzo andavo col motorino a sentirlo alle feste dell'Unità di Carpi e dintorni. Erano belle serate, fra amici. Da quindici anni vivo dalle parti di Novellara, il paese di Augusto, e nel tempo ho raccolto le testimonianze di chi gli è stato vicino. Così ho scritto il testo in punta di piedi. Oggi più che mai ci manca il suo modo di fare, così schietto e genuino. E quel coraggio di prendere in mano il proprio tempo». Intanto, fedele al suo ruolo di grande trascinatore live, Cisco è già ripartito in tour. Prossime date all'Hiroshim a d i T o r i n o ( 2 4 ) e al Nomadincontro di Novellara (25). «Sarà uno spettacolo diverso dal solito, con una scenografia semplice ma d'impatto, per ricreare lo spirito retrò della copertina. Sullo sfondo campeggerà l'immagine di una radio antica, che sarà un po' il punto di raccordo fra noi e il pubblico. Saremo in sette sul palco e giocheremo con la musica, che sarà meno folk e più rock, con qualche piccola sperimentazione. E se qualcuno pensa di venire a pogare sui vecchi pezzi dei Modena, rimarrà molto sorpreso». Valeria Magli la signora in bianco che parla di tutte noi La performer presenta a Milano la versione definitiva di «Soirée Sotìs» ispirato al libro «Ragazze» della giornalista ROSSELLA BATTISTI rbattisti@unita.it Collage d'arte Le bionde e l'amore Valeria Magli Stefano Bellotti, in arte Cisco (Carpi, 1968), è un cantautore. Il soprannome Cisco deriva dalla sua passione per il calcio. Infatti, tutte le volte che da ragazzo giocava a pallone con gli amici, indossava una maglietta con la scritta San Francisco, via via usuratasi fino a lasciare solo le ultime cinque lettere, per l'appunto «Cisco». Fin dai tempi delle medie, Cisco ha avuto una grande passione per i cantautori italiani quali Francesco Guccini, Lucio Dalla, Francesco De Gregori e FabrizioDe Andrè. Dopo essersidiplomato come Elettricista Elettromeccanico si avvicina al mondo della musica internazionale. Nel '92, in un locale di Carpi, il Kalinka, incontra i Modena City Ramblers e ne diventa il cantante. Lascerà la band nel 2005 per veleggiare in solitaria. Il suo primo disco solista, «La lunga notte», esce nel 2006. Seguiranno «Il mulo» (2008) e «Dal vivo - Volume uno» (2009). «Fuori i secondi» è uscito il mese scorso. Danza, video e teatro per un effervescente affresco al femminile Dal 2005 in solitaria e quattro cd all'attivo Il percorso A Roma Piccolo e Servillo Domanialle 18,00, al Teatro Argentinadi Roma, lo scrittoreFrancesco Piccoloincontra Toni Servillo in un dialogo a tutto campo su cinema, teatro, letteratura, e ovviamente sulla«patria napoletana», straordinariamente vitale da un punto di vista artistico, ma sfigurata e martoriata dal caos organizzato del malaffare e del crimine. Ingresso libero. 43 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
S ono state poste le premes-se per la nascita del Parti-to dei socialisti e dei de-mocratici europei», diceDavid Sassoli ricordando il nuovo gruppo fondato nel Parlamento europeo dal Pd e dal Pse, ma soprattutto guardando con molta attenzione all'iniziativa che si svolgerà il 17 marzo a Parigi. «È molto importante che i leader di Pd, Spd e socialisti francesi firmino una dichiarazione comune per un'Europa più forte, comunitaria, lontana dagli egoismi nazionali», sottolinea il capodelegazione del Pd all'interno dell'Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici a Strasburgo. «I partiti di centrosinsitra che si candidano a governare non devono ripetere l'errore degli anni 90, le politiche non possono rimanere confinate nell'ambito nazionale, oggi bisogna scommettere su un nuovo europeismo». Onorevole Sassoli, questa iniziativa di Bersani insieme ai leader socialisti europei non rischia di riaccendere la discussione sull'identità e la collocazione internazionale del Pd? «Oggi è un esercizio inutile sia mettere in contrapposizione Pd e socialismo che lavorare per rintracciare al nostro interno il pedigree di culture del 900. Noi dobbiamo essere orgogliosi di quanto fatto fin qui e adesso bisogna continuare a lavorare per costruire una forza progressista europea». Ottimista sulla riuscita dell'impresa? «Sì, se socialisti e democratici assumeranno la bandiera di un nuovo europeismo». Quando parla di “forza progressista” intende un nuovo partito che vada oltre il Pse? «Partiamo da un concetto: non servono battaglie nominalistiche e non partiamo da zero. Il Pd ha fondato un nuovo gruppo nel Parlamento europeo che può essere la premessa per la nascita del Partito dei socialisti e dei democratici europei. Naturalmente, perché questa esperienza possa progredire c'è bisogno dell'impegno di tutti. Come ha ricordato di recente lo stesso Bersani, anche i socialisti devono cambiare». Non è un azzardo scommettere sull'Europa in questa fase di crisi? «Tutt'altro, perché la crisi rafforza l'orizzonte degli Stati uniti d'Europa. I paesi comunitari deboli oggi non vengono protetti perché non c'è né un vero governo europeo né una vera banca europea. Siamo molto distanti da quello che succede negli Stati uniti d'America, dove c'è un forte potere centrale e una banca di ultima istanza. Lì non si consente alla finanza di attaccare Stati deboli, come quello di New York o la California. La Grecia ci insegna che abbiamo bisogno di trasferire poteri dalle nazioni all'Unione, che dobbiamo dar vita a iniziative istituzionali per costituire l'Europa dei cittadini». Il Pd lo farà insieme ai socialisti e ai socialdemocratici europei? «Il Pd ha avviato un percorso e lo scenario che si apre ci incoraggia ad andare avanti in questa direzione, e incontrare anche altri compagni di viaggio. Penso ai movimenti ecologisti, alle esperienze più aperte dell'area liberal-democratica. È importante che le forze di centrosinistra di due grandi paesi che si avviano a elezioni come Francia e Germania credano che la sfida si giochi non solo cambiando i governi dei singoli Stati, ma aprendo a culture e sensibilità diverse. Negli anni 90 è stato commesso l'errore di pensare che le politiche potessero riguardare il solo ambito nazionale e così si è rafforzata la dinamica intergovernativa. Oggi è chiara l'esigenza di scommettere su un nuovo europeismo». Si può rifondare su questo la sinistra? «Il problema non è rifondare la sinistra, ma costruire il centrosinistra europeo. La firma di una dichiarazione comune, a Parigi a metà marzo, con socialisti francesi e socialdemocratici tedeschi è una scommessa sulla nuova Europa». Che dovrebbe avere come punti cardine? «Valori come giustizia, solidarietà, eguaglianza. Si parla tanto di fine della politica, di governi tecnici che commissariano la politica. No, in realtà su questi valori, fondanti l'identità europea, non smetterà mai di esserci differenza tra noi e la destra». Intervista a David Sassoli «Si parla tanto di fine della politica, tecnici che commissariano la politica, ma la differenza tra noi e la destra ci sarà sempre» Foto Ansa SIMONE COLLINI Il discrimine L'eurodeputato David Sassoli «Da qui può nascere il partito dei socialisti e democratici europei» Parla il capodelegazione Pd a Strasburgo: «Esercizio inutile contrapporre Pd e Pse. Non ripetiamo l'errore degli anni 90, la politica non resti nazionale» ROMA Primo Piano Il manifesto di Parigi 8 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
L'ULTIMA SPERANZA PER USCIRE DALLA CRISI DELL'UE della piattaforma programmatica comune avvenga nel pieno della campagna elettorale di Hollande è un segnale molto importante, anch'esso inedito. «Che ci si candidi a tornare a governare non solo con un progetto nazionale ma sulla base di una proposta di respiro europeo è una novità di grande rilievo», è il ragionamento di D'Alema. Sarà lui il 17 marzo ad aprire la manifestazione che si concluderà con la firma di Bersani, Hollande, Gabriel, di Rupo e del segretario del Partito socialista francese Martine Aubry in calce al «manifesto di Parigi». Nella capitale francese interverranno anche il neopresidente del Parlamento europeo Martin Schulz e personalità storiche dell'europeismo. SFIDA ALL'ASSE MERKEL-SARKOZY È chiaro che l'operazione è anche una sfida lanciata all'asse Merkel-Sarkozy, perché il «manifesto di Parigi» propone un'impostazione della politica economica europea alternativa a quella sostenuta soprattutto dalla Cancelliera tedesca e perché la stessa Angela Merkel all'inizio del mese si è schierata apertamente a sostegno del presidente francese in carica: «Apparteniamo alla stessa famiglia politica». È anche chiaro che l'iniziativa di metà marzo ha lo scopo, nel breve termine, di lanciare la volata a Hollande per la conquista dell'Eliseo. E che, ragionando in una prospettiva appena più lunga, non sarà indifferente per Italia e Germania l'esito delle presidenziali francesi. Una vittoria delle forze progressiste d'Oltralpe può aiutare quelli della stessa «famiglia politica», per dirla con Merkel, che vanno al voto ad aprile (noi) e settembre (tedeschi) del prossimo anno. Ne hanno discusso Hollande e Bersani, quando il candidato alle presidenziali francesi è venuto a Roma, a metà dicembre. E, prima ancora, Bersani aveva già convenuto con Gabriel e con i vertici della Spd sull'opportunità di una piattaforma programmatica comune, di chiaro segno europeista. Il segretario del Pd spera ovviamente che l'iniziativa aiuti ad accantonare la polemica interna, centrata sul dualismo tra identità socialista e identità democratica. Una polemica che Bersani considera inutile perché l'impronta democratica del Pd non contrasta affatto con l'alleanza tra le forze progressiste europee. L'accordo europeo raggiunto sul debito greco è sicuramente un fatto positivo. Si è evitato un fallimento “disordinato” della Grecia, scongiurandone l'uscita dall'euro. Sono in pochi a credere, tuttavia, che l'accordo sarà in grado di fornire all'economia greca i mezzi e il tempo necessari per tornare su un percorso di sviluppo sostenibile. Al contrario, analisi più o meno ufficiali mostrano che la fase recessiva e di ristagno si prolungherà per anni, di conseguenza il debito pubblico rimarrà elevato e aumenterà addirittura. Come dire che l'economia greca, gravemente ammalata, è destinata a rimanere in terapia intensiva a lungo, sotto la stretta sorveglianza dei medici che hanno applicato diagnosi e terapie inefficaci e inadeguate. Il caso della Grecia, pur con tutte le sue peculiarità, riassume in sé il senso della crisi europea e la debolezza delle strategie messe in campo dai governi dell'area euro, in particolare dal direttorio guidato da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy. Entrambi convinti che la crisi del debito fosse causata solo da politiche fiscali irresponsabili hanno applicato la solita ricetta di austerità e tagli alla spesa. Come ha spiegato lo stesso Fmi, questa ricetta non poteva funzionare e non sta funzionando in assenza di politiche di sostegno a livello europeo. Questi fallimentari risultati hanno finito per provocare una nuova recessione nell'area dell'euro che rischia di minare ancora una volta la fiducia dei mercati e riaccendere la crisi, allorché la forte riduzione dell'attività produttiva avrà provocato un ulteriore deterioramento delle finanze e dei conti pubblici dei Paesi in difficoltà. Solo la massiccia creazione di liquidità da parte della Bce, a favore delle banche della zona euro, riuscirà a rinviare per un po' questa ennesima resa dei conti. Sono prospettive davvero grame che rischiano di penalizzare non solo la Grecia ma un folto gruppo di Paesi europei in difficoltà, tra cui il nostro. Per migliorarle, non vi sono dubbi che politiche nazionali di riforme strutturali, anche radicali, siano necessarie. Nel nostro paese il governo Monti ha avviato un percorso in questa direzione. Ma altrettanto necessario è uscire dall'asfittica dimensione delle ricette praticate finora. Occorrono politiche economiche nuove in Europa e dell'Europa, per offrire rinnovate opportunità d'investimento e crescita ai Paesi in difficoltà e al resto dell'area euro. C'è poi l'altro grande problema che la crisi greca ha rivelato e riguarda i vincoli sempre più rigidi imposti alla sovranità dei Paesi membri. È evidente che sistemi politici nazionali quale quello greco stiano perdendo di fatto ogni autonomia nella formulazione delle loro politiche, ed è altrettanto evidente che gli attuali meccanismi decisionali a livello europeo, dominati in questa fase da accordi intergovernativi, stiano rivelando tutta la loro debolezza, anzitutto in termini di rappresentatività democratica. La diffusa ostilità verso la Germania e le divisioni sempre più profonde che si stanno verificando tra Paesi all'interno dell'Europa ne sono una prima preoccupante conferma. Sarebbe necessario avviare, anche in questo caso, un percorso nuovo che possa portare dalla imposizione di meri «vincoli alla sovranità» dei singoli Paesi a vere e proprie «cessioni di sovranità» col fine di rafforzare la costruzione di un governo economico dell'Europa degno di questo nome. Sono due grandi sfide che condizioneranno il futuro di tutti i Paesi europei. Il direttorio Merkel-Sarkozy che guida oggi il fronte conservatore in Europa appare riluttante oltreché incapace di formulare sui due fronti proposte innovative e diverse da quelle fin qui praticate. Si continua a confidare che alla fine daranno i frutti sperati. È una pericolosa illusione. Ora, com'è noto, si svolgeranno da qui all'autunno del prossimo anno elezioni politiche in molti Paesi europei e in particolare nei tre più grandi, Germania, Francia e Italia. Le forze di opposizione collocate nell'area di centrosinistra dei tre Paesi godono oggi dei favori dei sondaggi. E non vi è dubbio che abbiano di fronte a loro una grande, storica opportunità di contribuire attraverso il rilancio dell'unione monetaria e del processo di integrazione a una nuova possibile stagione di rinnovamento e di crescita nei loro rispettivi Paesi. Ma perché ciò si verifichi, è necessario costruire una vera alleanza arrivando a formulare all'interno dei singoli programmi nazionali alcune rilevanti proposte comuni in tema di rinnovate politiche e strumenti di politica economica e fiscale europea. Si tratta di fronteggiare la crisi contribuendo alla edificazione di un vero governo economico europeo. Certo in passato le esperienze non sono state positive. Ma le condizioni oggi sono più favorevoli. Occorre soprattutto ricordare che l'euro, oltre a un accordo monetario, è parte integrante di un grande disegno politico. Paolo GuerrieriIL COMMENTO Piano comune per l'Europa Parole chiave: crescita, solidarietà, democrazia. Parte la sfida all'asse conservatore Merkel-Sarkozy «Primarie non per le Camere» Dario Franceschini critica le primarie per l'elezione dei parlamentari. Con il Porcellum,haspiegaall'assembleaaportechiusedeideputatidelPd,leprimariesarebberodifficili da realizzare. «Lo so che è una cosa che non si può dire, ma le primarie non funzionano per decidere i nomi da inserire nelle liste bloccate». 7 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
La sua ultima testimonianza, proprio l'altro ieri sulla Bbc, era stata sui «nauseanti» bombardamenti a Homs in cui poi ha perso la vita. Marie Colvin, 55 anni, americana del Sunday Times, è morta raccontando la guerra dalla parte delle vittime come aveva fatto da 25 anni a questa parte dai luoghi più pericolosi del pianeta. E in uno di questi inferni in terra, lo Sri Lanka, nel 2001 aveva perso un occhio. In Siria, invece, ha perso la vita. L'ULTIMO RACCONTO «La nostra missione è raccontare gli orrori della guerra con accuratezza e senza pregiudizio. Dobbiamo sempre chiederci se la storia vale il rischio. Cos'è coraggio e cos'è bravata», aveva detto nel 2010 commemorando colleghi morti in conflitti armati nella chiesa di St. Bride a Londra. La chiesa dei giornalisti, dove oggi la sua foto è esposta assieme a quella del fotografo francese Remi Olchnik, morto con lei sotto i razzi di Homs. L'INFERNO SIRIANO È il secondo giornalista francese a morire in Siria dall'inizio del conflitto: Remi Ochlik, solo 28 anni, promettente fotoreporter «freelance» per importanti testate tra cui Paris-Match, Time Magazine e The Wall Street Journal, è stato ucciso a Homs, assieme a Marie Colvin. Tra i suoi reportage si ricordano anche la campagna presidenziale francese del 2007, la guerra in Congo nel 2008 e ancora ad Haiti, l'epidemia di colera e le elezioni presidenziali nel 2010, quindi le rivoluzioni del 2011 in Tunisia, Egitto e Libia, dove riesce a fotografare il colonnello Gheddafi morto. Vince il Gran Prix Photo Jean-Louis Calderon per tre fotoreportage intitolati «La caduta di Tripoli», «Egitto piazza Tahir» e «La rivoluzione dei gelsominì» ed è tra i vincitori del World Press Photo 2012, il più prestigioso premio di fotogiornalismo, per una foto scattata in Libia. I due reporter avrebbero perso la vita a Homs quando l'edificio in cui si trovavano, nel quartiere di Bab Amro, è stato fatto bersaglio di cannoneggiamenti. Tra le oltre 40 vittime civili dei bombardamenti c'è anche Rami al-Said, un noto video-blogger 27 enne che documentava in diretta la pesante escalation delle violenze commesse dai lealisti del regime di Bashar al-Assad in alcuni quartieri della città ribelle. Rami è morto dissanguato per le ferite riportate insieme ad altri tre amici, pochi istanti dopo che le sue immaFoto Ansa www.unita.it Sono morti per voler raccontare un massacro senza fine. Sono stati uccisi deliberatamente perché testimoni scomodi. Uccisi a Homs, Siria: Marie Colvin, americana del Sunday Times e il fotografo francese Remi Ochlik. UMBERTO DE GIOVANNANGELI pNel quartiere di Bab Amro bersagliati dai razzi. Tra i morti il blogger siriano Rami al-Said pReazioni indignate da Parigi e Londra. Juppé: la responsabilità è delle autorità di Damasco Marie e Remi trucidati perché testimoni della strage di Homs udegiovannangeli@unita.it Bab Amro, il sobborgo di Homs oggetto dell'attacco dell'artiglieria di Damasco A destra sopra il fotoreporter francese Remi Ochlik, sotto l'inviata del Sunday Times, Marie Colvin Mondo32 GIOVEDÌ23 FEBBRAIO2012
più politico. Ha detto che la riforma sarà fatta anche se il Pd, partito che finora ha sostenuto lealmente il governo, non condividesse le proposte. Naturalmente Monti e Fornero prevedono di intervenire anche sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, tema di estrema delicatezza sociale e politica, che alimenta tensioni e divisioni e che viene usato come una clava anche nella campagna per l'elezione del nuovo presidente di Confindustria. Davvero Monti e Fornero sono pronti a varare un intervento profondo sul mercato del lavoro anche nel caso mancasse il consenso dei sindacati o di una parte di essi, e magari anche del Pd? Davvero si vuole mettere mano all'articolo 18, in ogni caso? E se in Parlamento su questo punto si formasse una diversa maggioranza, se anche la Lega, che rappresenta in parte i lavoratori delle fabbriche del Nord, non volesse modificare l'articolo 18, cosa succederebbe? Vedremo nelle prossime settimane. Ma, in questa congiuntura economica molto delicata, in questo momento in cui da tutto il Paese giungono notizie di crisi e di tensioni sociali, c'è da chiedersi se davvero si può sostenere una riforma così rilevante producendo divisioni e rotture. Tutto è possibile, ma un esecutivo responsabile, com'è certamente quello in carica, deve aver ben presente che oltre allo spread, ai rendimenti dei titoli pubblici, ai corsi di Borsa, c'è qualche cosa di più e di più importante nel Paese. Ci sono le persone in carne e ossa, le famiglie, i giovani, i lavoratori e i pensionati. Oggi è prioritario, essenziale, tenere insieme le forze sociali, ispirare e valorizzare la collaborazione per attutire gli effetti della crisi, mettere in campo azioni di stimolo agli investimenti, all'innovazione. Una frattura, anzi diciamo più garbatemente un mancato accordo, sul mercato del lavoro avrebbe effetti gravi. L'accordo, attraverso la ricerca coerente, continua di una convergenza tra le forze sociali, è decisivo per il futuro del Paese. Certo, non si può nascondere oggi che ci siano interessi diversificati, tra le imprese, tra i partiti, magari tra i sindacati e pure nel governo, che puntano ad evitare l'accordo. Così come non si può fare a meno di rilevare che la durezza e il rigore di Monti e di Fornero verso il mondo del lavoro, all'improvviso svaniscano davanti ai tassisti. I ministri tecnici forse erano troppo impegnati nelle loro qualificate attività e non ricordano che quando è stato necessario fare sacrifici per salvare il Paese o raggiungere l'Europa i lavoratori, i sindacati non hanno mai fatto mancare il loro leale impegno mentre altri scappavano e portavano i soldi all'estero. Ora sono pronti a fare la loro parte, ma nessuno può pensare di fare il modernizzatore rompendo la coesione sociale e i diritti fondamentali dei lavoratori. Di Marchionne ne basta uno. Il direttivo chiede a Bombassei: che cosa stai dicendo? Foto Ansa Incassato l'appoggio della Fiat, cheperò nonvota, Alberto Bombasseirafforzalasuacampagnaelettoraleconnuoviinterventipubblici,mentre il suo concorrente Giorgio Squinzi sembra preferire un profilo più basso, sobriosipotrebbe dire, eparla solonegliincontriconleAssociazionidegliimprenditori che lo invitano. L'attivismo mediatico di Bombassei, tuttavia, rischia di creare qualche problema.Ieri pomeriggiosièriunito il direttivodiConfindustria. I partecipantisonoarrivatiavendointascaleagenzie che riportavano le anticipazioni dell'intervista serale di Bombassei a La7. Il vicepresidente e candidato alla guida degli imprenditori critica Emma Marcegaglia per le parole forti usate l'altro ieri contro i sindacati, e sottolinea che per Confindustria «è necessario ritrovare la giusta equidistanza dalla politica». Le frasi di Bombassei, che ringrazia Marchionne per l'appoggio, suscitano l'interesse, e anche qualche reazione, dentro il direttivo. Alcuni imprenditori, racconta chi era presente, chiedonocontoaBombasseidellesue affermazioni, sul presidente e sulla distanza dalla politica. Il leader della Brembo nega di aver pronunciato quellefrasi, dicedi essere stato frainteso. Allora qualcuno legge ad alta voce il testo delle agenzie e chiede a Bombassei di smentire o rettificare se davvero le sue parole sonostate fraintese. Cala il silenzio. Imbarazzo. A questo punto il direttivo decide di esprimersi unitariamente, confermando “piena fiducia” al presidente Emma Marcegaglia nella conduzione della trattativasul mercato del lavoro. Il presidente di Confindustria rettifica i toni della “sparata” di martedì e assicura di essere impegnata per un accordo con il governo e i sindacati. Non è passato sotto silenzio l'appoggio della Fiat a Bombassei. Il presidentedellaPiccolaIndustria,Vincenzo Boccia, ha ricordato «che il presidente di Confindustria sarà votato da chi è in Confindustria e non da chi è fuori». Su Marchionnel'ex presidentedegli industriali Giorgio Fossa se l'è cavata con una battuta: «A volte anche i tifosi più asettici si fanno prendere dai tifosi da curva». Alla prossima puntata. Staino «Avanti anche senza intesa con voi» La ministra Elsa Fornero Ma Bersani non perde la calma: ci vuole un accordo, appoggeremo una buona riforma IL RETROSCENA R.G. Venturi: Emma sbaglia «Sono valutazioni che non condivido». Così il presidente di turno di Rete Imprese Italia, Marco Venturi, ha commentato le affermazioni del numero uno di Confindustria sui sindacati che coprirebbero fannulloni e ladri. A margine di un convegno alla Camera, Venturi ha sottolineato che «quelli che lavorano con noi danno il loro contributo». 3 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
Sabato pomeriggio, al più tardi in serata, la IV sezione del Tribunale di Milano pronuncerà il verdetto sul processo Mills. Finiranno, dopo sei anni esatti di battaglie, polemiche e leggi speciali, le attese e le speculazioni. Da ogni punto di vista. Quello che comincerà subito dopo dipende dal verdetto. Tra ora e sabato - compresi i paletti del Pdl contro le nuove norme penali contro la corruzione - solo tentativi di criminalizzare una sentenza che nonostante tutto - e “tutto” è la cronaca politico-giudiziaria di questi ultimi anni - arriva alla casella finale. Ci arriva comunque in ritardo per consegnare una verità definitiva. E forse in ritardo anche per il primo grado. Certo, il Tribunale scriverà le motivazioni della sua decisione. E in quelle pagine potrebbe comparire una verità che il Cavaliere ha scientificamente evitato per anni: Berlusconi è un corruttore. Perchè erano suoi i 600 mila dollari dati all'avvocato inglese David Mills come gift (regalo) «per avergli evitato un mare di guai» nei processi All Iberian (1995) e tangenti alla Guardia di finanza (1996). Mills è già un corrotto, sentenza però prescritta. Manca il corruttore. Ma andiamo con ordine. Ieri mattina la X sezione della Corte d'Appello di Milano ha respinto l'istanza di ricusazione presentata dai legali dell'ex premier il 29 gennaio. Secondo Ghedini e Longo il collegio presieduto da Francesca Vitale avrebbe «anticipato il giudizio in tema di prescrizione» e condotto un'istruttoria dibattimentale «a senso unico», consentendo l'audizione dei soli testimoni indicati dall'accusa. Accuse i non parzialità ben curiose in un processo che è stato sospeso e interrotto per ogni richiesta e obiezione della difesa. LA VARIABILE PRESCRIZIONE La Corte d'Appello ha giudicato ammissibile il ricorso. Ma non ha avuto dubbi, appena mezz'ora di camera di consiglio, nel respingerlo nel merito. «È esclusa - hanno scritto i giudici dell'Appello - la configurabilità di una indebita anticipata manifestazione di convincimento di colpevolezza dell'imputato che possa dare luogo alla ricusazione». Circa le ordinanze in materia di prova (quelli che hanno tagliato la liste dei testi), i giudici scrivono che «i rilievi non sono stati mossi tempestivamente». Sul nodo, poi dei testimoni prima ammessi e poi revocati, la Corte afferma che questo non può essere oggetto di riROMA Anche l'ultimo assalto è fallito. La Corte d'Appello ha respinto l'istanza di ricusazione dei giudici del processo Mills, sabato arriverà la sentenza. Intanto l'ex premier punta ad alleggerire le norme anti-corruzione CLAUDIA FUSANI Foto Ansa Primo Piano Mills, sabato il verdetto E si tenta lo stop alle norme anticorruzione pDopo sei anni in arrivo il verdetto: respinta dalla Corte d'Appello l'ultima istanza di ricusazione p L'ex premier e il Pdl all'offensiva sulla giustizia: dal testo Severino stralciare la parte penale Silvio Berlusconi in aula durante un'udienza del processo Mills Politica e giustizia 10 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
Dayana Arlotti, di 5 anni, e il papà Williams Arlotti riminese di 36 anni N onostante fosse passa-to più di un mese hasperato fino all'ulti-mo di poter riabbrac-ciare la sua piccola bambina. Contro ogni logica, aveva sempre creduto al miracolo. E perché non farlo. Alle volte i miracoli accadono. Ma non questa volta. La telefonata che ha cancellato per sempre la speranza della mamma, Susy Albertini, è arrivata intorno alle 13 al cellulare dell'avvocato Davide Veschi: «Dayana è stata ritrovata». Il suo corpicino è stato individuato assieme ad altri tre sul ponte 4 della Costa Concordia, la nave da crociera naufragata il 13 gennaio contro uno scoglio dell'Isola del Giglio. Capire che tra quelle persone ci fosse Dayana, la bimba di appena 5 anni, la più giovane delle vittime, non è stato difficile per i soccorritori. Piccola e fragile, Dayana non poteva non essere riconosciuta. «Purtroppo ho dovuto dare io la notizia alla mamma - ha detto l'avvocato - appena mi hanno contattato dal Giglio». Per il padre di Dayana, invece, Williams Arlotti, alla famiglia a Villa Verucchio (Rimini) nulla di ufficiale è stato ancora detto, ma è forte la possibilità che sia tra i corpi del ponte 4. E proprio il padre aveva organizzato quella crociera con la nuova compagna. Portandosi con sé, per sempre, sua figlia. Scomparsa di notte come altre 25 persone. per giorni l'avevano cercata. Sulla sua fine erano state fatte tutte le possibili ricostruzioni. Dayana, dicevano, prima di rimanere intrappolata al ponte 4, avrebbe fatto in lungo e in largo la nave. No, non è vero. Altri l'avevano vista mettersi in salvo con una coppia di spagnoli. Ancora, un prete giurava di aver visto una folla senza governo correre verso il ponte quattro, e calpestarla, dopo che era caduta. Altri raccontavano, invece, di una scivolata, e del padre che per sottrarla all'abisso le è purtroppo finito appresso. Quello che sembrava certo, secondo la ricostruzione di molti testimoni, è che l'uomo fosse in preda al panico e che avesse perso la lucidità necessaria per gestire la situazione. Per portare in salvo se stesso e la sua bambina. «Susy è scossa e provata», ha commentato il suo avvocato Veschi, che nel primo pomeriggio è partito con la mamma di Dayana e l'attuale compagno, Francesco, per Grosseto, dove nel tardo pomeriggio è stata portata la salma della piccola. «Sul riconoscimento continua - la mamma non ha ancora deciso cosa fare. Lo stabiliremo a tempo debito, credo domani mattina». All'arrivo, mamma Susy era attesa da personale della Costa per risolvere le incombenze logistiche. «Siamo sempre stati convinti che Dayana fosse lì dove l'hanno trovata - dice Veschi - e in buona sostanza conferma quello che aveva detto la compagna di Williams, e cioè di aver visto padre e figlia sballottati nel corridoio che si incrinava». Lo aveva detto l'unica sopravvissuta del gruppo, Michela Maroncelli, la nuova compagna di Arlotti, che con quel viaggio tanto desiderato aveva ripreso a vivere dopo due delicati interventi di trapianto di rene e pancreas. Aveva detto di averli visti scivolare entrambi. «Continuate a cercare mia figlia», era stata la richiesta di Susy Albertini quando, subito dopo la tragedia, era arrivata sull'isola. «Per stasera non penso si potranno ottenere informazioni in più o procedere alle pratiche conclude Veschi - oggi penseremo al riconoscimento». Intanto ieri notte a Villa Verucchio, a casa dei genitori di William, Sergio Arlotti e Daniela Ottaviani, nonni di Dayana, ci sarà una pattuglia dei carabinieri per assicurare la necessaria privacy e tenere lontano i curiosi. La notizia del ritrovamento dei corpi di padre e figlia ha riacceso il dolore per la tragedia in tutta la comunità riminese, che si è stretta in un profondo e rispettoso silenzio. La cugina di Williams, Sabrina Ottaviani, che nei giorni immediatamente successivi alla tragedia ha tenuto i contatti tra la famiglia e l'esterno, ha voluto ricordare la nipotina postando sul profilo Facebook un disegno di un'amichetta di Dayana: «Penso che il disegno di Sara della sua amica Dayana sia il modo più bello per ricordarla insieme a voi». Il ricordo e nulla più. «Quando non c'erano notizie si attendeva questo giorno, ma ora che ci siamo si vorrebbe tornare indietro. La speranza di ritrovare Dayana era un miraggio, ma la notizia è un macigno che una mamma non potrà mai levare» sottolinea ancora Veschi. Sull'azione legale l'avvocato aggiunge: «Per quanto riguarda la madre e i nonni della piccola Dayana, depositeremo una nomina personale per poter essere dentro il procedimento penale». NICOLA LUCI L'ultimo viaggio di Susy «Sperava di poter riabbracciare Dayana» Al Giglio è arrivata la madre della piccola rimasta intrappolata nel ponte 4. Il suo è stato l'unico corpo che hanno identificato La donna era scossa e non ha voluto vedere il cadavere Il racconto GROSSETO Foto LaPresse Foto Ansa Maltempo, sospese le ricerche A causa del peggioramento delle condizioni meteo che stanno rendendo particolarmentedifficoltosoil lavoroabordodellanaveCostaConcordia,nonsaràpossibileprocederenell'immediatezzaalrecuperodeiquattrocadaveri individuatinelpomeriggio.Leoperazioni dei soccorritori riprenderanno appena saranno ripristinate le condizioni di sicurezza. 19 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
www.unita.it Zapping MEDIUM CENTOVETRINE ATLETICO MADRID LAZIO PIAZZAPULITA RAITRE ORE:21:05 SERIE TV CON PATRICIA ARQUETTE CON ROBERTO ALPI UEFA EUROPA LEAGUE CON CORRADO FORMIGLI CANALE 5 ORE:21:10 S0AP OPERA RETE 4 ORE:20:50 SPORT LA7 ORE:21:10 TALK SHOW Rai 1 Rai 2 Rai 3 RAI 1Canale 5 Rete 4 Italia 1 La 7 Sky Cinema 1 HD Sky Cinema family Sky Cinema Passion Cartoon Network Discovery Channel Deejay TV MTV 21.00 Sky Cine News - Aspettando gli Oscar.Rubrica 21.15 The Fighter. Film Drammatico. (2010) Regia di D.O. Russell. Con M. Wahlberg C. Bale. 23.20 World Invasion. Film Azione. (2011) Regia di J. Liebesman. Con A. Eckhart 21.00 Mamma, ho preso il morbillo. Film Commedia. (1997) Regia di R. Gosnell. Con A. Linz S. Johansson. 22.50 La volpe e la bambina. Film Avventura. (2007) Regia di L. Jaquet. Con B. Noel-Bruneau I. Carré. 21.00 Amore senza conini - Beyond Borders. Film Drammatico. (2003) Regia di M. Campbell. Con A. Jolie C. Owen. 23.10 Una sconinata giovinezza. Film Drammatico. (2010) Regia di P. Avati. Con F. Bentivoglio F. Neri. 18.15 Leone il cane ifone. 18.45 Ben 10 Ultimate Alien. 19.10 Holly e Benji Forever. 19.35 Batman the Brave and the Bold. 20.00 Lo straordinario mondo di Gumball. 20.25 Adventure Time. 21.15 The Regular Show. 21.40 Mucca e Pollo. 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Come funziona?. Documentario 19.30 Come funziona?. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Top Gear. Documentario 22.00 Mayday! Mare di Bering. Documentario 20.20 Via Massena. Sit Com 21.00 30 gradi di separazione. Reportage 21.30 Lincoln Heights. Serie TV 22.30 Deejay chiama Italia - Edizione Serale. 00.00Lorem Ipsum. Attualita' 00.15 Via Massena. Sit Com 19.05 Degrassi: The next generation. Serie TV 19.30 Degrassi: The next generation. Serie TV 20.00 Jersey Shore. Serie TV 21.00 I Soliti Idioti. Serie TV 23.00 Speciale MTV News: Story of The Day. Informazione 21.10 Il giovane Montalbano. Fiction 23.25 Porta a Porta. Talk Show.Conduce Bruno Vespa. 01.00 TG 1 - Notte. Informazione 01.30 Che tempo fa. Informazione 01.35 Qui Radio Londra. Attualita' 01.40 Sottovoce. Talk Show 21.05 Medium. Serie TV Con Particia Arquette, April Grace, Jake Weber. 21.50 Law & Order: Unità Speciale VI. Serie TV Con Christopher Meloni, Mariska Hargitary, Richard Belzer. 23.25 Sirene.Rubrica 00.00TG 3 Linea notte. Informazione 21.05 L'Isola dei Famosi. Reality Show 23.40 La ragazza della porta accanto. Film Commedia. (2004) Regia di Luke Greenield. Con Emile Hirsch, Elisha Cuthbert, Timothy Olyphant. 00.10 Tg2. Informazione 00.25 Rai 150 anni. La Storia siamo noi. Documentario 21.10 Centovetrine. Soap Opera Con Roberto Alpi, Sergio Troiano, Marianna De Micheli. 23.40 Matrix. Informazione 01.30 Tg5 - Notte. Informazione 01.59 Meteo 5. Informazione 02.22 Striscia la notizia Show. Conduce Ezio Greggio, Michelle Hunziker. 20.55 Uefa Europa League: Atletico Madrid - Lazio. Sport 23.05 Speciale Europa League 23.45 I Bellissimi di Rete 4. Show. 23.50 Planet of the apes - Il pianeta delle scimmie. Film Fantasia. (2001) Regia di Tim Burton. Con Mark Wahlberg, Tim Roth. 21.10 Le Iene show. Con Ilari Blasi, Alessandro Gassman, Enrico Brignano. Show 00.30 Pulp Fiction . Film Thriller. (1994) Regia di Quentin Tarantino. Con John Travolta, Uma Thurman, Harvey Keitel. 01.30 Tgcom. Informazione 21.10 Piazzapulita. Talk Show.Conduce Corrado Formigli. 00.00Tg La7. Informazione 00.10 (ah)iPiroso. Talk Show.Conduce Antonello Piroso. 01.05 Movie Flash. Rubrica 01.10 G' Day (R). Attualita' 01.45 Otto e mezzo (R). Rubrica 06.45 Unomattina. Rubrica 11.00 TG 1. Informazione 11.05 Occhio alla spesa. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show.Conduce Antonella Clerici. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 TG 1 - Economia. Informazione 14.05 TG 1 - Focus. Rubrica 14.10 Verdetto Finale. Show.Conduce Tiberio Timperi. 15.15 La vita in diretta. Show.Conduce Marco Liorni, Mara Venier. 16.50 TG Parlamento. Informazione 17.00 TG 1. Informazione 17.10 Che tempo fa. Informazione 18.50 L'Eredità. Gioco A Quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Qui Radio Londra. Attualita' 20.35 Aari Tuoi. Show.Conduce Max Giusti. 07.00 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 09.35 Zorro. Serie TV 10.00 Tg2 Punto.it. Rubrica 11.00 I Fatti Vostri. Show. 13.00 Tg 2. Informazione 13.30 TG 2 Costume e Società. Rubrica 14.00 Italia sul Due. Rubrica 16.10 Ghost Whisperer. Serie TV 16.55 Hawaii Five-0. Serie TV 17.50 Rai TG Sport. Informazione 18.15 Tg 2. Informazione 18.30 Camera dei Deputati. Dichiarazione di voto inale sul disegno di legge di conversione del decreto-legge 216/11 “Proroga termini”. Informazione 19.00 Aspettando l'Isola dei Famosi. Rubrica 20.25 Estrazioni del lotto. 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 08.00 Agorà.Talk Show. 09.50 Dieci minuti di... Rubrica 10.00 La Storia siamo noi. Documentario 11.00 Incontro annuale del Presidente della Corte Costituzionale con la stampa. Evento 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.45 Le storie - Diario italiano. Talk Show. 13.10 La strada per la felicita'.Serie TV 15.05 Lassie.Serie TV 15.55 Cose dell'altro Geo. Rubrica 18.30 Camera dei Deputati. Dichiarazione di voto inale sul disegno di legge di conversione del decreto-legge 216/11 “Proroga termini”. Informazione 18.30 Geo & Geo. Documentario 20.00 Blob.Rubrica 20.15 Per ridere insieme con Stanlio e Ollio. Serie TV 20.35 Un posto al sole. Soap Opera 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.40 La telefonata di Belpietro. Rubrica 08.50 Mattino cinque. Show. 10.05 Grande Fratello. Reality Show. 10.10 Tg5 - Ore 10. Informazione 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Uomini e donne. Talk Show. 16.15 Amici. Show. 16.55 Pomeriggio cinque. Attualita' 18.45 The Money Drop. Show 20.00 Tg5. Informazione 20.30 Meteo 5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show.Conduce Ezio Greggio, Michelle Hunziker. 07.22 Ieri e oggi in tv. Rubrica 07.25 Nash Bridges I. Serie TV 08.20 Hunter. Serie TV 09.40 R.I.S. Delitti imperfetti. Serie TV 10.50 Benessere - Il ritratto della salute. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 13.50 Il tribunale di Forum. Rubrica 15.10 Flikken coppia in giallo. Serie TV 16.15 Sentieri. Soap Opera 17.05 Dream hotel: India. Film Commedia. (2006) Regia di Otto Retzer. Con Erol Sander, Christian Kohlund 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 06.50 Cartoni animati 08.40 Settimo cielo. Serie TV 10.35 Everwood. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.00 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball. Cartoni Animati 15.30 Camera cafe' ristretto. Serie TV 15.40 Camera Cafè. Sit Com 16.15 The Middle. Serie TV 16.40 La Vita secondo Jim. Serie TV 17.45 Trasformat. Show.Conduce Enrico Papi. 18.30 Studio aperto. Informazione 18.58 Meteo. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.30 Tutto in famiglia. Serie TV 20.00 C.S.I. - Scena del crimine. Serie TV 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show.Conduce Tiziana Panella, Enrico Vaime, Paolo Sottocorona. 11.00 L'aria che tira. Talk Show.Conduce Myrta Merlino. 12.30 I menù di Benedetta. Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Ardenne ‘44: un inferno. Film (1969) Regia di Sydney Pollack. 16.15 Atlantide - Storie di uomini e mondi. Documentario 17.25 Movie Flash. Rubrica 17.30 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 19.20 G' Day. Attualita' 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica SERA SERA SERA SERA SERA SERA SERA 44 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
È rivolta al futuro la terzaedizione di Libri come, fe-sta del libro e della letturaall'Auditorium Parco della Musica di Roma dall'8 all'11 marzo. Capire dove andiamo, in un momento di crisi e profonde trasformazioni del mondo: una «maratona» indagherà il domani dell'economia, della conoscenza e della democrazia e verrà conclusa da Tzvetan Todorov, che nelle sue ricerche guarda più avanti degli altri da parecchi anni. Dopo il raddoppio dello scorso anno, Libri come torna a quattro giorni e un week end, per un totale di 99 incontri e 225 personaggi. «Si trattava di trovare una nostra identità», ha precisato Marino Sinibaldi, curatore di Libri come assieme a Michele De Mieri e Rosa Polacco, aggiungendo che l'immagine della festa 2012, un paio di occhiali coperti di scritture, «indica il rapporto tra i libri e il mondo, l'invito a guardarlo indossando i libri». Tantissimi gli scrittori ospiti, da Carlos Luis Zafón, che inaugura la kermesse parlando di come scrive i suoi bestseller mondiali, a Massimo Cacciari, seguito da Milena Agus. Due i focus: sulla letteratura spagnola, cui parteciperanno Alicia Giménez-Bartlett e Clara Sánchez, e quello sulla nuova letteratura israeliana, nata all'ombra della triade Jehoshua, Oz e Grossman. Tra gli altri ospiti, si va da John Banville a Francesco Guccini, da Giorgio Faletti a Jonathan Coe e Chiara Gamberale, e poi Camilleri e Ammaniti, Lodoli e Vitali, cui si aggiungono saggisti come Salvatore Settis, Goffredo Fofi, Loretta Napoleoni, Zagrebelsky. Due i dibattiti, uno sul futuro del libro e uno sul fenomeno del self-publishing, con esperti, direttori editoriali, editori. «Libri come» la festa comincia l'8 marzo VALERIA TRIGO ROMA I n questo tempo di crisi la doman-da di spiritualità è alta anche trachi non crede. È la domanda di sen-so. L'esigenza di guardare oltre la quotidianità, di ricercare altro. Parte da questa considerazione il cardinale Gianfranco Ravasi, biblista e grande comunicatore con il mondo contemporaneo oltre che presidente del Pontificio Consiglio della Cultura che con il direttore del settimanale cattolico Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, ha presentato ieri la nuova collana Buc (la Biblioteca Universale Cristiana) della casa editrice San Paolo dedicata alla spiritualità che sarà divisa in tre sezioni coordinate (Le Parole, I Narratori, I Testimoni). La prima serie, dedicata a Le parole, vede una serie di volumi di maestri della spiritualità cristiana rivolta principalmente al mondo laico che puntano ad evidenziare la ricerca di un rapporto tra l'uomo e Dio. Il primo volume «Che cos'è l'uomo» è proprio del cardinale Ravasi, altri hanno come autori monsignor Tonino Bello, il priore di Bose Enzo Bianchi, il cardinale Carlo Maria Martini, il poeta e biblista padre Turoldo, il teologo monsignor Bruno Forte e il cardinale Comastri hanno alimentato la ricerca del rapporto tra l'uomo e Dio. POLEMICA CON CELENTANO La presentazione della nuova collana è stata l'occasione per una puntualizzazione polemica con il «predicatore» Celentano che al festival di Sanremo aveva accusato Famiglia Cristiana e Avvenire di non parlare del Paradiso: cosa sia la spiritualità cristiana. Al giorno d'oggi - osserva Ravasi - «parole come Dio o Paradiso, quando vengono usate da persone ignoranti, vengono avvolte come da una nuvola dorata, diventano realtà vaghe che possono essere accolte perché inoffensive per le scelte di vita». «Ogni religione che fa professione di occuparsi dell'anima degli uomini senza occuparsi dei tuguri in cui sono condannati (...) è una religione sterile quanto la polvere» aveva osservato don Sciortino citando Martin Luter King, sottolineando come «l'interesse per l'altro è già una forma di politica. È Vangelo incarnato nella vita di tutti i giorni. L'amore per il prossimo non è un optional per i cristiani». ROBERTO MONTEFORTE Ma facciamo un passo indietro, alle origini, quando la casa editrice con il sostegno intellettuale di Leonardo Sciascia si impone a livello italiano ed internazionale, con la scelta di pubblicare nuovi talenti, ma anche di riscoprire autori del passato. Il genio di Leonardo, l'intuizione e la determinatezza di Elvira, l'esperienza artistica e culturale di Enzo. Lui è stato presente anche alle famose riunioni con Sciascia e Vincenzo Consolo, ha assistito alle discussioni sulla scoperta di grandi autori, quali Gesualdo Bufalino. Ma il suo vero ruolo è quello di aver inventato la grafica dei libri della Sellerio, quelle immagini, quei caratteri, che hanno reso celebre la casa editrice siciliana. UN DNA SCIASCIANO Spiega lo studioso di letteratura, Silvano Salvatore Nigro: «Si può ben dire che Enzo ha tradotto in immagini la filosofia della Sellerio, il dna sciasciano della Sellerio, il nesso fra memoria e presente come elemento di accrescimento critico della conoscenza». La grandezza della creazione editoriale di Elvira ed Enzo si espande e viene conosciuta sempre di più nell'era delle nuove tecnologie. Il successo multimediale di Andrea Camilleri non fa diminuire le copie cartacee ma le fa aumentare. Il ritratto di Enzo Sellerio sarebbe incompleto senza un approfondimento del suo rapporto con la fotografia. Lui che lascia il mondo del diritto per raccontare a 36 anni il mondo per immagini. E che divenne in poco tempo uno dei fotoreporter più importanti a livello internazionale. È stato l'esempio più alto di fotografia neorealista del dopoguerra italiano. Formidabile il suo primo reportage il Borgo di Dio. Ma nelle sue foto non vi sono solo Palermo e il Palermitano, i ragazzi della Kalsa, l'esperienza sociale di Danilo Dolci, vi sono le diverse sfumature della Sicilia. Tempo fa, a margine di una intervista Elvira Sellerio, ci raccontò: «Noi il nostro viaggio di nozze lo abbiamo fatto nel Catanese, eravamo incantati dall'Etna». Una immagine di Elvira per ricordare Enzo e la storia di una coppia che continua a vivere nelle copertine blu scuro… Il logo La spiritualità cristiana spiegata anche ai laici rmonteforte@unita.it Un paio di occhiali coperti di scritture per guardare il mondo Commissario per il Petruzzelli Il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Ornaghi, ha dato disposizioni alla competente Direzione Generale di avviare le procedure per il commissariamento della Fondazione lirico-sinfonica Petruzzelli di Bari. Tale decisione si è resa necessaria dopo che il consiglio di amministrazione, in un'ulteriore riunione, non ha provveduto alla nomina del sovrintendente. 41 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
gini in diretta dei bombardamenti sul distretto di Bab Amro erano state trasmesse da Bbc, Skynews e al-Jazira. PROTESTA INTERNAZIONALE La «brutalità del regime di Bashar al- Assad diventa sempre più evidente», afferma il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, commentando l'uccisione di due giornalisti. «Ora basta, questo regime deve andare via», tuona il presidente francese Nicolas Sarkozy. La morte dei due giornalisti «mostra che adesso basta, questo regime deve andare via. Non c'è nessuna ragione per cui i risiano non abbiano il diritto di vivere la loro vita, di scegliere il loro destino liberamente», afferma il capo dell'Eliseo. - La Francia considera «le autorità siriane responsabili» della morte dei due giornalisti uccisi a Homs, dichiara il titolare del Quai d'Orsay, Alain Juppè. «Secondo le informazioni da noi raccolte, 11 razzi sono caduti stamane (ieri, ndr) su un centro stampa dove si trovavano i giornalisti», denuncia Reporters sans Frontieres, per l'organizzazione era «di dominio pubblico che esso (il centro stampa, ndr)ospitava regolarmente dei giornalisti». A confermare la tesi di Rsf è un testimone presente sul posto: «I due giornalisti occidentali uccisi a Homs sono stati colpiti per fermare qualsiasi informazione sull'assedio della città - afferma Abu Jaafar, un abitante della città siriana da giorni sotto l'assedio dalle truppe governative. Sempre secondo l'abitante di Homs «gli uomini fedeli ad Assad pattugliano le strade del quartiere Bab Amro, mentre elicotteri sorvolano la zona alla ricerca delle parabole satellitari. Una volta individuati gli edifici su cui sono montate, vengono presi di mira con bombardamenti ed è quello che è successo alla casa in cui si trovavano i due giornalisti, che è stata colpita da 11 razzi. Abu Jaafar sostiene che «nonostante questo episodio ci sono ancora diversi giornalisti occidentali a Homs, venuti per seguire l'assedio della città» mentre i cannoneggiamenti si sono estesi anche «ai quartieri di Bab al-Sabaa, al-Khalidiya e Karm al-Zeitun». Sono 7.636 i morti dall'inizio della repressione in Siria. È la cifra fornita dall'Osservatorio siriano dei diritti umani, secondo cui le vittime civili sono 5.542 mentre le altre 1.692 sono soldati disertori. Un madornale involontario errore: questa la versione delle autorità militari americane sul rogo di alcune copie del Corano scoperto nella base di Bagram, in Afghanistan. I soldati non sapevano di bruciare un libro sacro. Per loro quelle pagine contenevano materiale propagandistico, scritto dai prigionieri in margine ai caratteri stampati, per scambiarsi messaggi di natura politica. Una vicenda, insomma, molto diversa dall'episodio di un anno fa in Florida, quando un pastore estremista diede alle fiamme provocatoriamente una copia del Corano. Ma uguale è la reazione indignata e rabbiosa delle folle musulmane. Allora ci furono proteste in vari Paesi e 24 morti nel solo Afghanistan. Ieri migliaia di dimostranti sono scesi in strada in varie città afghane, gridando slogan anti-Usa, bruciando bandiere a stelle e striscie, attaccando edifici civili e militari del governo e della coalizione internazionale che lo sostiene. A sera si contavano almeno otto morti, mentre arrivano notizie di proteste anche dal Pakistan. Protagonisti dell'assurdo «sbaglio», ammesso che la versione ufficiale sia veritiera, alcuni marines che hanno buttato il materiale religioso in un inceneritore. Quattro libri risultano distrutti, più di dieci danneggiati. A scoprire il misfatto sono stati gli afghani che lavorano nella base. A quel punto è partita una corsa affannosa a spiegare e a giustificarsi da parte degli Usa, mentre la notizia correva di bocca in bocca e di media in media alimentando l'incontenibile rabbia della gente del posto. EPISODIO SCIAGURATO John Allen, il generale che comanda sia le forze statunitensi sia il contingente Nato a Kabul, assicurava che la decisione di buttare via quei libri «non è stata presa con riferimento all'Islam. È stato un errore. Nel momento in cui ce ne siamo accorti, abbiamo subito fermato tutto e siamo intervenuti». Prima di lui era intervenuto lo stesso capo del Pentagono, Leon Panetta, parlando di «episodio sciagurato» per il quale «chiediamo scusa al popolo afghano, disapprovandolo nel modo più fermo possibile». Panetta, che ancora non ne conosceva in quel momento l'esatta dinamica, condannava «azioni che non rappresentano il punto di vista dell'esercito Usa. Noi -continuava il ministro della Difesa- onoriamo e rispettiamo le pratiche religiose del popolo afghano, senza eccezione». Parole inutili per le migliaia di dimostranti che hanno invaso le vie di Kabul, Jalalabad, Shinwari, e altre località afghane. Nella capitale la folla si è radunata vicino a un complesso che ospita uffici di aziende straniere, installazioni militari e un commissariato della polizia locale. Urla anti-americane, lanci di pietre, copertoni d'automobile dati alle fiamme. Altri manifestanti marciavano verso Camp Phoenix, in un altro punto della città. Le guardie hanno sparato uccidendo una persona. Una vittima anche a Jalalabad, dove la folla ha bruciato un ritratto di Barack Obama, mentre a Shinwari nella provincia settentrionale di Parwan, i morti sono stati 4. In alcuni casi fra i dimostranti si sono infiltrati individui armati di bastoni o pistole. Molti leader estremisti soffiano sul fuoco come il deputato Abdul Sattar Khawisi per cui: «Gli americani sono invasori e la jihad è un dovere». Il presidente Karzai ha condannato severamente ciò che era accaduto a Bagram e ha convocato una riunione di religiosi per concordare iniziative di risposta. L'episodio non poteva accadere in un momento peggiore, visto che sono appena iniziati i negoziati a tre fra governo, rappresentati di Washington e delegati del vertice talebano. GABRIEL BERTINETTO Nulla di fatto per gli ispettori dell'Aiea recatisi in Iran a controllare alcuni impianti nucleari. E a questo punto è dubbio che possano riprendere i negoziati fra Teheran e il gruppo dei «5+1», nonostante il ministro degli Esteri iraniano abbia annunciato di voler comunicarne la data entro domenica. Le autorità hanno impedito l'accesso alla base militare di Parchin, dove l'Aiea sospetta si svolgano attività connesse con piani segreti per fabbricare ordigni atomici. Accuse sempre respinte da Teheran, che insiste sulle finalità civili delle lavorazioni nei suoi stabilimenti nucleari. Lo ha ribadito ieri la Guida suprema, Ali Khamenei, sottolineando anzi il carattere irreligioso degli arsenali di distruzione di massa. «L'Iran non ha mai cercato ne cercherà mai di avere armi nucleari», che sono «un grande peccato», ha detto Khamenei, che nel 2004 emise addirittura una fatwa per condannare la corsa agli armamenti nucleari. L'unico nostro scopo è «rompere la supremazia» degli Stati che basano il loro potere su quegli ordigni, ha detto la Guida suprema ricevendo gli scienziati che collaborano al programma atomico. «Le grandi potenze temono che con i nostri progressi tecnologici ci rendiamo indipendenti. Per questo ci ostacolano». GA.B. Alta affluenza in Yemen Affluenzaoltre il 60%,nonostantegliappellialboicottaggio delSudalleelezionipresidenziali in Yemen. È quanto risulta da dati parziali. Oltre 12 milioni di elettori erano chiamati ad eleggere, il vicepresidente Abd Rabbo Mansur Hadi, unico candidato alla successione di Ali Abdallah Saleh, che ha lasciato il potere dopo 33 anni in base a un accordo di transizione. Reporter esperti Corano a fuoco nella base Usa Proteste e 8 morti in Afghanistan Almeno 8 morti in Afghanistan nelle proteste per il rogo di alcune copie del Corano nella base americana di Bagram. Il generale Allen: «Bruciate per errore». Proteste e bandiere bruciate anche in Pakistan. gbertinetto@unita.it Impianti atomici off-limits «Fallita la missione dell'Aiea in Iran» Lei, una «veterana», nel 2001 ferita in Sri Lanka Lui «collezionava» premi 33 GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2012
.
Inserisci la mail specificata al momento della registrazione, i dati d'accesso ti verranno inviati al più presto al medesimo indirizzo:
Informativa ai sensi del D. Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 sulla tutela dei dati personali
Gentile Cliente,
La informiamo che per le finalità connesse alla fornitura del Servizio, Nuova Iniziativa editoriale SpA - l'Unità con sede legale in Roma, via Ostiense, 131/L - 00154 (di seguito "L'Unità"), esegue il trattamento dei dati da Lei forniti, o comunque acquisiti in sede di esecuzione del Servizio. Il titolare del trattamento è L’Unità nella persona del legale rappresentante pro tempore.
L'elenco dei responsabili del trattamento dei dati personali e dei terzi destinatari di comunicazioni è disponibile presso gli uffici de L’Unità.
Il trattamento dei dati avviene con procedure idonee a tutelare la riservatezza dell'Utente e consiste nella loro raccolta, registrazione, organizzazione, conservazione, elaborazione, modificazione, selezione, estrazione, raffronto, utilizzo, interconnessione, blocco, comunicazione, diffusione, cancellazione, distruzione degli stessi comprese la combinazione di due o più delle attività suddette.
Il trattamento dei dati, oltre alle finalità connesse, strumentali e necessarie alla fornitura del Servizio sarà finalizzato a:
a) comunicare i dati a Società che svolgono funzioni necessarie o strumentali all'operatività del Servizio e/o gestiscono banche dati finalizzate alla tutela dei rischi del credito e accessibili anche a Società terze anche al di fuori del territorio dell'Unione Europea;
b) raccogliere dati ed informazioni in via generale e particolare sugli orientamenti e le preferenze dell'Utente; inviare informazioni ed offerte commerciali, anche di terzi; inviare materiale pubblicitario e informativo; effettuare comunicazioni commerciali, anche interattive; compiere attività dirette di vendita o di collocamento di prodotti o servizi; elaborare studi e ricerche statistiche su vendite, clienti e altre informazioni, ed eventualmente comunicare le stesse a terze parti; cedere a terzi, anche al di fuori del territorio dell'Unione Europea, i dati raccolti ed elaborati a fini commerciali anche per la vendita o tentata vendita, ovvero per tutte quelle finalità a carattere commerciale e/o statistico lecite.
Il conferimento del consenso al trattamento dei propri dati personali da parte dell'Utente è facoltativo. In caso di rifiuto del trattamento dei dati personali di cui alla lettera b) il trattamento sarà limitato all'integrale esecuzione degli obblighi derivanti dalla fornitura del Servizio, nonché all'adempimento degli obblighi previsti da leggi, regolamenti e normativa comunitaria. In caso di rifiuto del trattamento dei dati personali di cui alla lettera a) la Società non potrà fornire il Servizio.
Il trattamento dei dati dell'Utente per le finalità sopraindicate avrà luogo prevalentemente con modalità automatizzate ed informatizzate, sempre nel rispetto delle regole di riservatezza e di sicurezza previste dalla legge. I dati saranno conservati per i termini di legge presso L’Unità e trattati da parte di dipendenti e/o professionisti da questa incaricati, i quali svolgono le suddette attività sotto la sua diretta supervisione e responsabilità. A tal fine, i dati comunicati dall'Utente potranno essere trasmessi a soggetti esterni, anche all'Estero, che svolgono funzioni strettamente connesse e strumentali all'operatività del Servizio.
La informiamo, inoltre, che, ai sensi dell'art. 7 del D. Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, il Cliente ha il diritto di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento e può, secondo le modalità e nei limiti previsti dalla vigente normativa, richiedere la conferma dell'esistenza di dati personali che lo riguardano, e conoscerne l'origine, riceverne comunicazione intelligibile, avere informazioni circa la logica, le modalità e le finalità del trattamento, richiederne l'aggiornamento, la rettifica, l'integrazione, richiedere la cancellazione, la trasformazione in forma anonima, il blocco dei dati trattati in violazione di legge, ivi compresi quelli non più necessari al perseguimento degli scopi per i quali sono stati raccolti, nonché, più in generale, esercitare tutti i diritti che gli sono riconosciuti dalle vigenti disposizioni di legge.