COORDINATORE SEL Q ual è l'unità di misuraper giudicare l'eticapubblica in un Paese?Quali sono le norme che regolano il nostro giudizio etico e civile sui comportamenti della classe politica? Ad ascoltare le opinioni di questi giorni sul caso Dell'Utri, l'unica unità di misura possibile è il codice penale: se sei penalmente responsabile per una tua condotta, allora meriti la nostra riprovazione. Altrimenti rischi la beatificazione in vita. Marcello Dell'Utri non è stato assolto per non aver commesso il fatto: la Cassazione ha deciso che il processo a suo carico debba essere nuovamente celebrato per l'insufficienza delle motivazioni contenute nella sentenza che lo condannava per concorso in associazione mafiosa. Nell'atto stesso di chiedere l'annullamento della sentenza, il procuratore generale ricordava e sottolineava che non erano in discussione gli incontri, le amicizie le frequentazioni che Dell'Utri aveva avuto per molti lustri con alcuni capimafia palermitani. Insomma, Dell'Utri verrà nuovamente processato, un altro tribunale deciderà se sia colpevole o meno di quel reato ma nessuno mette in discussione la condotta immorale di quest'uomo, senatore della Repubblica, che si è per lungo tempo accompagnato ad alcuni conclamati criminali. Eppure in molti commenti sdegnati del giorno dopo, Dell'Utri appare come il martire di una giustizia partigiana, un sant'uomo al quale chieder perdono per aver osato dubitare sulla sua dirittura morale, un onesto servitore dello Stato. Che poi abbia servito anche i nemici dello Stato, che sia stato sodale e intimo di capi cosca come Vittorio Mangano, poco importa. Anzi, nulla importa. Dell'Utri resta puro come un agnello a Pasqua. La gogna, semmai, la meritano i giudici che lo hanno indagato. L'errore, dicevo, è a monte. Ritenere cioè che ci si possa e debba indignare solo di fronte a una condanna passata in giudicato, e che tutti i comportamenti non coperti da un'ipotesi di reato vadano celebrati come le stimmate di padre Pio. Altrove un signore che frequenta malavitosi, a prescindere dalle sue vicende giudiziarie, viene cacciato via dalle istituzioni repubblicane per indegnità dal suo partito. E se il suo partito non può farlo (e vorrei ben vedere…) ci pensano gli elettori. E se non possono farlo nemmeno gli elettori, rapinati del diritto di scegliersi i propri rappresentanti dal porcellum, che almeno su quel personaggio pesi un giudizio netto e limpido di censura morale, se non altro per obbedire all'articolo 54 della nostra Costituzione che pretende «disciplina e onore» dai cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche. Niente di tutto questo. In Italia tocca ai tribunali decidere su cosa possiamo incazzarci o meno. Non certo per colpa dei tribunali ma per nostra pigrizia. E anche perché ci fa comodo. Prendete un caso meno grave ma altrettanto emblematico: Raffaele Lombardo, presidente della Regione Sicilia. Lo stanno processano a Catania e si discute da tempo se i suoi comportamenti rientrino nella fattispecie di un concorso esterno in associazione mafiosa o semplicemente in uno scambio elettorale (anch'esso punito come reato, peraltro). Nelle richieste della Procura di Catania sembra prevalere il secondo punto di vista: scambio, non concorso, pur ribadendo parole del Procuratore - che risultano «accertati contatti nel periodo elettorale tra l'onorevole Raffaele Lombardo e la cosca mafiosa». Insomma, nella migliore delle ipotesi Lombardo sarà processato «per corruzione elettorale con esponenti del clan Santapaola e Cappello». E poco ci manca che per festeggiare non si stappi lo champagne e non si armino guantiere di cannoli (come fece Cuffaro dopo essere stato condannato «soltanto» per favoreggiamento ad alcuni mafiosi… ). In un altro Paese mediamente civile il governatore di una Regione in cui la mafia ne ha ammazzati più di Bin Laden l'11 settembre, di fronte all'evidenza di queste frequentazioni saluterebbe e uscirebbe silenziosamente di scena. In Sicilia, no. Resta: e rilancia. Sostenuto dalla raffinata accademia di alcuni giustificazionisti della sua maggioranza politica. Diceva due giorni fa il senatore Lumia, Pd ed ex presidente della commissione antimafia: «Lombardo andrà avanti con il nostro appoggio visto che non risulta provato che i suoi contatti con i mafiosi siano stati consapevoli». Contatti inconsapevoli: non so, era buio? Lombardo aveva alzato il gomito? S'era semplicemente fermato a chiedere a quei capimafia qualche indicazione stradale, come accadde a Gasparri con i viados della tangenziale di Roma? Come si frequenta «inconsapevolmente» un capomafia, senatore Lumia? Ce lo spieghi, oppure continui sostenere il governo Lombardo in silenzio, senza perder tempo a giustificare l'ingiustificabile. FURTI DI MEMORIA Lo scandalo Ma Dell'Utri non è un martire In altri Paesi un signore che frequenta malavitosi, a prescindere dalle vicende giudiziarie, viene cacciato dalle istituzioni Claudio Fava Il senatore Pdl non è stato assolto dalle accuse di concorso in associazione mafiosa, verrà nuovamente processato. È un errore ritenere di potersi indignare solo di fronte a una condanna passata in giudicato 25 SABATO 17 MARZO 2012
questa decisione del governo», dice il leader Pd Bersani. «Un bel segnale, il segno che anche lo Stato non dimentica», commenta Veltroni, invitando a «ricostruire, attorno a figure come quella di Rizzotto e dei molti eroi civili e vittime della mafia, un senso forte di una collettività che crede nei valori di legalità». «Oggi si chiude il cerchio della vita di Rizzotto, l'ultima sua battaglia vinta anche grazie all'impegno e alla mobilitazione di tutti i socialisti», dice Nencini. E Nichi Vendola: «Oltre all'omaggio ad una figura splendida, i funerali saranno l'occasione per dimostrare che esiste un'Italia che non vuole rimanere nella melma, che esige e vuole verità e trasparenza, sui fatti di ieri e di oggi». Soddisfazione anche dal capo dei deputati Pdl Cicchitto, tra i primi ad aderire all'appello, dai capigruppo dell'Idv Donadi e Belisario, da Giampiero D'Alia, coordinatore siciliano dell'Udc, da Giuseppe Lumia e dal Pdci. «Ora la verità, si riapra subito l'indagine sulla sua morte» La lettera della Cgil al governo Monti e al presidente della Repubblica «Un eroe che unì. Dalle Camere del Lavoro un sasso per la sua tomba» O norevole Presidente del-la Repubblica, Onorevo-le Presidente del Consi-glio, dopo 64 anni il lavoro degli inquirenti ha permesso di ritrovare i resti del corpo di Placido Rizzotto, sindacalista e partigiano ucciso nel 1948 dalla mafia. Un risultato importante perché quel corpo fu volutamente occultato dai mafiosi per evitare che anche da morto Placido Rizzotto potesse continuare ad essere il simbolo della battaglia contro la mafia e per il lavoro, la giustizia, la libertà e la democrazia. Oggi lo Stato ha dimostrato di essere più forte e tenace della criminalità così come lo sono stati la famiglia e quanti in tutti questi anni hanno continuato a tenere viva la memoria di Rizzotto e ne hanno seguito l'esempio e continuato le sue lotte. Placido Rizzotto è il simbolo di un'Italia che ha combattuto prima il nazifascismo e poi la mafia per costruire la nostra Repubblica e preservarla contro chi, dal dopoguerra in poi, ha tentato di sovvertirla. È un eroe civile italiano che è morto per liberare e unire da Nord a Sud l'Italia e per difenderne il suo popolo e le sue Istituzioni. Per questo chiederemo alle Camere del Lavoro di tutte le province italiane di mandarci un sasso con il quale partecipare a costruire la sua tomba. Salutiamo con soddisfazione la decisione di celebrare i funerali di Stato per Placido Rizzotto. Questo Paese ha bisogno di ritrovare e ricordare i suoi eroi migliori, di ricostruire la memoria a partire da quei simboli che rappresentano i valori condivisi su cui poggia la nostra Repubblica democratica. Nella vicenda dell'omicidio di Placido Rizzotto c'è un altro eroe contemporaneo che va ricordato. Il giovane Capitano Carlo Alberto Dalla Chiesa condusse le indagini, arrestò i colpevoli e individuò, quella che oggi è stata confermata essere, la foiba in cui fu gettato il corpo. Aveva ragione il Capitano dalla Chiesa ma il tribunale assolse gli assassini per insufficienza di prove. In quegli anni non sempre lo Stato stava dalla parte giusta, non sempre si riusciva a fare giustizia. Sono tanti, troppi, i delitti di mafia e le stragi che hanno segnato i momenti più difficili della vita del nostro Paese e che a oggi non hanno ancora trovato giustizia. Ecco perché crediamo sia necessario affiancare alla ricostruzione storica la verità di Stato. Bisogna riaprire il caso giudiziario per individuare mandanti ed esecutori ma anche per accertare l'evoluzione dei fatti che hanno portato la mafia corleonese, che è la stessa che uccise Rizzotto, a condizionare la storia recente di questo Paese. Il contrasto alle mafie oggi è una priorità ed è quindi importante che su questo fronte sia visibile e concreto il massimo impegno delle Istituzioni e delle forze democratiche. Lo dobbiamo a questo Paese. Lo dobbiamo ai tanti eroi, come Placido Rizzotto, che in questa battaglia hanno messo il loro impegno sino al sacrificio estremo della loro vita. Cordiali saluti. Susanna Camusso (Segretario generale Cgil) Maurizio Calà (Segretario Generale Cgil Palermo) N on era mai successo cheil tam tam sulla rete in-fluenzasse così rapida-mente una decisione del governo. È accaduto ieri, con la decisione del Consiglio dei ministri di celebrare in forma solenne i funerali di Placido Rizzotto. Da una settimana migliaia di cittadini hanno avuto la possibilità, usando twitter, facebook, diffondendo e-mail, di comunicare direttamente con coloro che avevano il compito di prendere questa decisione. L'Unità, raccogliendo e promuovendo l'appello, ha dato voce corpo a questa richiesta dimostrando come in Italia è ancora possibile mettere il giornalismo al servizio del senso civico. Quella presa oggi dal Consiglio dei ministri è una decisione importante, non retorica: rendere omaggio a un uomo ucciso dalla mafia per la sua battaglia per i diritti del lavoro e la legalità. Cosa Nostra aveva deciso 64 anni fa di farlo sparire nel nulla, per sempre. Non voleva vi fossero tracce della sua presenza e per questo lo scaricò in una gola profonda di una ripida montagna. Quando a quei poveri resti umani, tramite l'esame del Dna, è stata data una identità, si è capito subito che era nostro dovere rendergli omaggio. La nostra comunità non doveva dimenticare quell'antico omicidio. E il passaparola sul web si è trasformato in una testimonianza di civiltà. La saggezza del governo ha fatto il resto e ha colto immediatamente la forza di quella partecipazione. Le istituzioni repubblicane e la comunità nazionale renderanno ora solenne omaggio a un giovane sindacalista, ucciso perché lottava per la giustizia sociale e per quei valori che è nostro dovere consegnare alle generazioni future. La lettera DAVID SASSOLI ROMA Placido Rizzotto Altro eroe da ricordare Il nipote «Un riconoscimento importante e voluto dall'opinione pubblica» Corleone, a scuola si ricorda Rizzotto Dal web Daniela Aronica «I funerali di Stato per Placido Rizzotto onorano tutti i caduti per mano mafiosa» Fulvio Terzai «L'Italia rende il giusto tributo a uno dei suoi figli migliori. E con lui a tutte le vittime delle mafie» Dal web a l'Unità, una testimonianza di civiltà «Il Capitano Carlo Alberto Dalla Chiesa che arrestò i colpevoli» Ingiustizia «In quegli anni non sempre lo Stato stava dalla parte giusta» 15 SABATO 17 MARZO 2012

Paese sui giusti binari dopo una stagione drammatica, di emergenza finanziaria a e sociale. Certo sono passati vent'anni e il governo Monti non è il governo Ciampi, ma se gli obiettivi sono il risanamento dei conti pubblici, l'avvio di una nuova fase di sviluppo, la creazione di lavoro, allora lo spirito che deve animare questa stagione non è quello della prevaricazione e della rivincita, o della vendetta. Qui, in questo caso, non ci sono conti da regolare. Questo va detto perché emergono, in particolare, alcune minacce, qualche trucco attorno alla trattativa. La grande stampa, i forti poteri editoriali che spesso sono anche quelli finanziari, hanno caricato strumentalmente la discussione sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per arrivare, alla fine, a un risultato che non c'entra niente col patto sociale. L'obiettivo di questi ambienti, accompagnati da reduci del governo Berlusconi e da vecchi attrezzi di oscure stagioni confindustriali, non è la condivisione di un percorso, non è la coesione sociale. L'obiettivo prioritario, per loro, è quello di colpire la Cgil, di cercare una rivincita, di indebolire con la Cgil la stessa autonomia sindacale. In nome dell'emergenza nazionale e della necessità per tutti di fare sacrifici da più parti si chiede lo svuotamento dell'articolo 18. Alcuni non vogliono una manutenzione o una migliore definizione giuridica di quel diritto: confronto che potrebbe portare facilmente a un accordo. No, si vuole qualche cosa di più. Si punta al licenziamento individuale e basta, senza troppi fronzoli. Ma non si può attaccare, destrutturare questa tutela senza mettere in conto l'opposizione della Cgil e di altre forze politiche. E chi, con scarsa memoria, sostiene che il più grande sindacato italiano è «una cattedrale del no» dovrebbe ricordarsi quando i leader della Cgil firmavano accordi drammatici, si dimettevano senza troppe storie e venivano presi a bullonate dai lavoratori. L'articolo 18 non c'entra niente con la ripresa dell'occupazione, con la flessibilità, lo dicono anche imprenditori come Giorgio Squinzi e Carlo De Benedetti. L'articolo 18 ha un effetto deterrente contro i licenziamenti ingiusti, contro gli abusi e l'arbitrio. È un principio giusto, fa parte della carta costituzionale del mondo del lavoro, è una conquista che regge al confronto con la storia. Non è una battaglia del passato. Anzi, la questione dei diritti sindacali in fabbrica è più che mai attuale, viste le condizioni imposte da Marchionne nelle fabbriche Fiat. Chi vuole dare una mano al Paese deve lavorare per un accordo, preservando dell'articolo 18 il principio e la sostanza. E senza sognare vendette improbabili contro la Cgil. «Discriminazioni, voglio garanzie» «Accordi possibili quando c'è un merito che viene condiviso. Credo che ci sia ancora della strada da fare» Santini, Cisl «Va creato lavoro nel Mezzogiorno» Staino «Nonostante il proficuo intervento sui Fondi strutturali che ha consentito di non perdere risorse il nuovo governo deve ora trasformarlo il più rapidamente possibile in capacità di spesa immediata su credito d i`mposta per l'occupazione, incentivi al sistema produttivo, investimenti in infrastrutture in tutte le regioni del Sud, superando ogni rallentamento delle amministrazioni pubbliche». Lo ha affermato il segretario generale aggiunto della Cisl, Giorgio Santini, che hacommentatoidatiresinotidalloSvimez. «Dal 2007 al 2012 - ha osservato Santini - il Mezzogiorno ha perso l'8% del suo prodotto interno, il Nord il 4 %: è una percentuale altissima, quella stimatadallo Svimez,cheribadisce un allarme non solo produttivo, ma sociale». «Il presidente Napolitano - ha aggiunto - esorta alla valorizzazione delle risorse del Paese, a cominciare da quelle del Mezzogiorno». IL CASO Cig 3 anni 1,675 mln di ore «Nei tre anni di crisi trascorsi sono state utilizzate un miliardo e 675 milioni di ore effettive di cassa integrazione. Una cifra mostruosa che testimonia l'ampiezza e la pervasità della crisi e gli effetti del declino produttivo sul Paese». Lo dice Fulvio Fammoni, segretario confederale Cgil, commentando i dati Inps sulla cassa integrazione. 3 SABATO 17 MARZO 2012
A ognuno la sua bandiera. Perseguendo questo principio,ingrediente base delle più classiche trattative di mediazione consociativa, il governo Monti l'altra sera ha portato a casa un risultato importante. E anche il più inaspettato fino a poche ore prima se è vero che fino al prevertice in casa Pdl nessuno avrebbe scommesso un centesimo sul fatto che il governo avrebbe trovato la quadra sulla giustizia nonostante il monito di Monti «una giustizia che funziona e la lotta alla corruzione hanno a che fare con lo sviluppo del paese». La quadra invece è stata trovata fin dalle prime battute visto che al vertice triangolare con A (Alfano), B (Bersani) e C (Casini) si è aggiunta per l'aperitivo anche il non previsto ministro della Giustizia Paola Severino a cui Monti riserva in ogni occasione il riconoscimento di svolgere un ruolo decisivo nella squadra. A ognuno la sua bandiera, quindi. Da poter poi rivendicare l'indomani. Alfano ieri poteva dire che «la nuova legge sulla corruzione è il suo disegno di legge». Così come le intercettazioni sono un punto del vecchio governo Berlusconi. E Bersani ha potuto rivendicare: «Sulla corruzione abbiamo vinto noi». Un grande e rivoluzionario accordo che nasconde però tra le pieghe un potenziale salvacondotto per Berlusconi le cui grane giudiziarie sono al momento legate soprattutto al processo Ruby dove è imputato per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile. L'accordo infatti prevede la riscrittura, quasi la cancellazione del reato di concussione, un unicum in tutta Europa e la cui presenza nel nostro codice impedisce una uniformità nella lotta ai reati contro la pubblica amministrazione. Sarà interessante seguire le fasi della scrittura del testo, certamente non affidata agli onorevoli avvocati Ghedini e Longo, soprattutto nella parte delle norme transitorie sull'applicazione o meno della nuova noma ai processi in corso. IL PRIMO PILASTRO: LA CORRUZIONE L'accordo tocca quattro pilastri. Il primo e il più importante riguarda la corruzione. Il governo l'ha spuntata nella forma e nei contenuti. Nella forma perchè è passato il principio dell'emendamento del governo all'attuale disegno di legge, quello Alfano appunto, anzichè quello della delega al governo. Il ministro Severino è stata perentoria: con la delega impieghiamo troppo tempo mentre l'Europa ci impone di fare presto. Poi nei contenuti. Saranno introdotti due nuovi reati: traffico d'influenze e corruzione tra privati. Il primo punisce il campo delle raccomandazioni e dello scambio di utilità di varia natura, dal posto di lavoro alla vacanza pagata. «Sarà punito - si apprende da fonti del ministero - il dirigente pubblico che fa valere il suo parere nel processo decisionale di una consulenza o di un appalto». Il bene costituzionale da tutelare, in questo caso, sarà la trasparenza. Così come è la concorrenza il bene da tutelare nello scrivere il nuovo reato di corruzione tra i privati. Che sarà circoscritto, si spiega, alle figure più alte, ai vertici. Un esempio: lo studio di avvocati che acquisisce consulenze pagando il manager. Particolare attenzione sarà dedicata alla concussione. L'ideale, in chiave europea, sarebbe poterlo cancellare trovando una nuova formulazione che mette insieme corruzione ed estorsione. Il tutto con riguardo, si assicura, per evitare eventuali ricadute sul processo Ruby. Le pene di questi nuovi reati saranno più alte, e quindi anche la prescrizione sarà meno nefasta di quella attuale (troppo breve dopo la Cirielli). La norma sulle intercettazioni partirà dai «punti fermi e già condivisi» tra la legge Mastella e il testo AlfanoBongiorno. Di sicuro, si apprende, «non conterrà norme bavaglio per la stampa». Pacifico anche che «sarà cancellata ogni forma di responsabilità civile diretta del giudice». La norma già approvata alla Camera e ora al Senato «sarà quindi emendata in questa direzione». Sulla cause di lavoro l'obiettivo è unico e condiviso da tutti: devono durare pochi mesi. Come, è ancora allo studio. Michele Ciliberto p SEGUE DALLA PRIMA E sono strettamente connessi: la televisione è stato uno strumento essenziale per costruire una forma di moderno dispotismo su base democratica; il controllo della giustizia, fin dall'inizio, è stata la leva utilizzata per cercare di mettere in sicurezza - cioè al riparo della legge - Berlusconi. Dai suoi «valvassini» il Cavaliere ha fatto varare in Parlamento (almeno) 37 leggi ad personam: dalle rogatorie alla riforma dei reati societari, dalla legge Gasparri sulle televisioni al Lodo Alfano, fino al decreto Salva-Milan. In breve: non c'è stato aspetto del suo sistema di potere personale ed economico che non sia stato toccato, e salvato, dalla «grazia» (laica) del Parlamento attraverso una sistematica sostituzione dell'arbitrio alla legge, con una sfrontata mortificazione del principio di ogni democrazia moderna - quello secondo cui «tutti i cittadini sono eguali di fronte alla legge». In diciassette anni Berlusconi ha Primo Piano ROMA LA GIUSTIZIA NON È UN AFFARE PRIVATO p Intercettazioni: via il bavaglio per la stampa. Prescrizione, tempi più lunghi p L'obiettivo del Pdl è costruire un salvacondotto per il processo Ruby Stop alla corruzione Può saltare il reato di concussione Il premier Mario Monti Il governo vince su tutta la linea sul fronte giustizia. Ognuno dei partiti che sostiene Monti ha avuto una sua “bandiera”: il Pdl porta a casa le intercettazioni; il centrosinistra norme più rigide contro la corruzione. Il dopo vertice CLAUDIA FUSANI L'ANALISI 6 SABATO 17 MARZO 2012

C'è un filo che collega una bretella “fantasma” fiorentina e il bando di gara dell'amministrazione comunale milanese relativo alla vendita di Sea, la società che gestisce gli aeroporti di Linate e Malpensa. Si tratta di una telefonata tra Vito Gamberale, ex ad di Autostrade, ora azionista e amministratore delegato del fondo per le infrastrutture F2i - che lo scorso dicembre si è aggiudicato quasi il 30% delle quote - e l'ex assessore regionale ai trasporti della Toscana, Riccardo Conti, oggi responsabile nazionale dei trasporti per il Pd e componente del cda del fondo F2i su designazione della Fondazione Monte dei Paschi di Siena. Ieri mattina entrambi hanno ricevuto una visita della Guardia di Finanza: nel laconico decreto di perquisizione firmato dai pm fiorentini Luca Turco e Giuseppina Mione hanno scoperto di essere finiti sul registro degli indagati per corruzione. L'ipotesi di reato si riferisce al project financing della bretella fiorentina, un raccordo autostradale di poco più di due chilometri che doveva collegare Prato con Signa: nel 2006 la Regione aveva stanziato quasi 29 milioni, ma i lavori non sono mai iniziati. E i soldi non sono mai tornati indietro, tanto che qualche giorno fa la Regione ha inoltrato una denuncia in Procura. Che i due sostituti procuratori fossero al lavoro per far luce su quei milioni spariti non è una novità. Ma c'è un retroscena inedito emerso grazie alle rivelazioni del settimanale L'Espresso. Nel corso della loro inchiesta, i magistrati fiorentini si sarebbero imbattuti in una chiamata intercorsa tra l'ex assessore regionale e Gamberale. Era lo scorso ottobre e i due non sapevano di essere ascoltati: Gamberale avrebbe chiesto rassicurazioni al suo interlocutore sull'esito della gara e si sarebbe mostrato sicuro di aggiudicarsela. Il contenuto di quella chiamata è stato subito inoltrato alla Procura di Milano per gli approfondimenti del caso - i pm hanno aperto un'inchiesta per turbativa d'asta - e i magistrati hanno continuato il loro lavoro sul fronte fiorentino. L'anticipazione del settimanale li ha però costretti ad anticipare i tempi, con due perquisizioni a spron battuto: il timore era che, alla luce della pubblicazione delle notizie, potessero sparire documenti ritenuti importanti per fare chiarezza sulla vicenda della bretella. «Sono molto sereno, i magistrati facciano il loro lavoro e tutto si chiarirà» commenta l'ex assessore regionale. «Da questa parte del campo non si grida al complotto - ribadisce il suo legale, Massimiliano Annetta siamo molto tranquilli e attendiamo che la magistratura faccia il suo lavoro». Il lavoro degli inquirenti, come detto, va avanti dallo scorso luglio quando la Guardia di Finanza perquisì alcuni uffici della Regione Toscana e le sedi delle ditte costruttrici della bretella. Il maxi finanziamento era stato destinato alla Società infrastrutture toscane (Sit) costituita per realizzare l'opera - con il sistema del project financing - da Autostrade (46%), Camera di Commercio di Firenze (31%), Btp (5%), Mps (4,8%) e altri soci fra cui Ergon (Consorzio Etruria). «Mai avuto nulla a che fare con episodi che riguardano i progetti di Autostrade in Toscana e non mi sono mai occupato di lavori, appalti e contributi» afferma l'ad di F2i Vito Gamberale, uscito da Autostrade nel 2006. Foto di Matteo Bazzi/Ansa MARIA VITTORIA GIANNOTTI come proseguirà l'indagine». Alla missiva inviata, nell'ottobre 2009, ai Pm per chiarire l'erogazione del fondo, era allegata una relazione (redatta dal direttore generale degli Affari istituzionali e legislativi, Filomena Terzini) che ricostruiva l'iter di assegnazione. Ma per gli investigatori della Finanza incaricati di compiere gli accertamenti, quella relazione, «scritta su istigazione di Errani» recita l'avviso di fine indagini, contiene delle inesattezze. Per ottenere il fondo pubblico, ad esempio, i lavori edili avrebbero dovuto essere terminati entro il 31 maggio 2006. Il Giornale riportò come inizio dei lavori per la costruzione dello stabilimento il 23 maggio. Mentre nella relazione della Regione inviata a piazza Trento e Trieste si scrisse che quella data rappresentava solo una variazione in corso d'opera. Non l'avvio effettivo del cantiere. Per i magistrati invece, dagli atti del Comune di Imola risulta in ogni caso che i termini per l'ottenimento del fondo erano scaduti. Ma Giovanni Errani ottenne comunque il milione di euro, anche se la cantina non era ancora terminata. Per questo, ieri sono stati eseguiti anche sequestri per un milione di euro, tra immobili e quote societarie, nei confronti del fratello del Presidente della Regione e di altri due professionisti legati a Terremerse. La somma dei beni, non a caso è pari all'importo del finanziamento, e servirà a risarcire la cifra in caso di condanna. Attestazioni di stima e solidarietà nei confronti del numero uno di viale Aldo Moro, ieri si sono levate da tutto il Centrosinistra e non solo. Mentre la “sua” maggioranza in Regione si diceva certa che presto «emergerà la correttezza del Presidente». GIULIA GENTILE Sotto la lente dei pm Riccardo ContiIl presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Davide Boni Dalla vendita di Sea agli appalti in Toscana Ipotesi di corruzione per Vito Gamberale L'ex presidente di Autostrade e attuale amministratore delegato del Fondo d'investimenti F2i Vito Gamberale finisce nel mirino delle procure di Milano e Firenze. L'accusa sarebbe quella di corruzione. FIRENZE I fondi alla coop del fratello. L'ipotesi di reato è falso ideologico Guai per l'ex assessore regionale alle Infrastrutture Mazzette, un arresto a Firenze Un geometra dell'ufficio tecnico del comune di Firenze, Lucio Canio Tolve, è stato arrestato per concussione in flagranza. L'uomo, secondo quanto scrivono alcuni quotidiani sulle cronachelocali,èstatosorpresodaipoliziottidellaquesturadopoaverintascatounabustarella. Il passaggio di denaro, circa mille euro, è avvenuto in un bar sotto gli occhi dei poliziotti. 21 SABATO 17 MARZO 2012
Fronte del video IL COMMENTO NARRAZIONI E LUOGHI COMUNI F orse, se si calcolano anche i tg, il tempotelevisivo dedicato all'economia è superio-re a quello dedicato alla cucina e alle ricette. E, se fosse una fiction, i banchieri interpreterebbero il ruolo dei più cattivi, seguiti a ruota dai politici. Invece i giornalisti economici (tra cui alcuni bravissimi) non sono mai stati tanto popolari e appaiono un po' dovunque a spiegarci come va il mondo: di chi sono le colpe e che cosa dobbiamo fare per salvarci. Ma dimenticano di dirci che, prima della crisi, molti di loro erano tra i benevoli osservatori del vento che tirava e delle leggi del mercato elette a nuovi comandamenti divini. Mentre non risulta, tanto per fare un esempio, che i metalmeccanici o la Fiom si siano mai lasciati andare all'esaltazione del capitalismo e ora, all'improvviso, ne parlino nei salotti peggio di tanti liberisti pentiti. Anzi, se dobbiamo giudicare dai talk show televisivi, dobbiamo ammettere che le critiche al capitalismo finanziario sono venute in primis dai metalmeccanici, che l'economia la studiano sulla loro pelle. Ora si scopre che il capitalismo è cattivo Maria Novella Oppo M i sono fatto la convinzione che taluniluoghi comuni coltivati e propalatitalvolta con innocenza, altre voltecon malizia, inavvertitamente, si sono fatti senso comune, hanno fatto breccia anche tra noi. Essi vanno a comporre una narrazione alterata, che non corrisponde alla verità delle cose, ma che si è sedimentata nella pubblica opinione anche perché, ripeto, noi ci siamo mostrati subalterni, non abbiamo reagito a dovere. Una narrazione fuorviante, cioè foriera di conseguenze sul piano dell'analisi e della prospettiva politica del Pd. Provo a spiegarmi con qualche esempio. Penso al binomio berlusconismo-antiberlusconismo. Entrambi deprecabili e deprecati. Vi soggiaciono due equivoci. Il primo: a detta di improbabili soloni, l'uno e l'altro pari sono. Come se avere contrastato Berlusconi, la sua politica, il suo sistema di valori sia stato un errore o addirittura una colpa. Il secondo: il ricatto dialettico di chi ci chiude la bocca con l'accusa di antiberlusconismo. Ricordo, al riguardo, il disappunto di Leopoldo Elia e l'inusuale, in lui, uomo mite, reazione polemica. Se l'anomalia rappresentata da Berlusconi ha un nome e un cognome, dobbiamo per questo rinunciare a nominarla e contrastarla? Eppure oggi uno degli slogan più gettonati e, mi si consenta, più banali, è quello secondo il quale dobbiamo uscire dalla opposizione berlusconismo-antiberlusconismo. Oppure, si dice comunemente, la politica ha fallito. Di nuovo: la politica tutta e indifferentemente? Tutti nello stesso mazzo? Confesso lo stupore e l'irritazione quando uomini politici e persino ex ministri della nostra parte politica inscrivono sotto la medesima cifra del fallimento anche i governi nei quali essi figuravano. Anche i governi dell'Ulivo, quelli di Prodi e di Ciampi, di Napolitano e di Padoa Schioppa. Evidentemente è poco «in», poco politicamente corretto sostenere che a fallire sono stati i governi Berlusconi e che i nostri qualche cosa di buono lo hanno pur fatto. Se a questa qualunquistica, indifferenziata liquidazione accedono nostri uomini di prima fila, che devono pensare i nostri elettori? Perché mai dovrebbero darci fiducia? C'è poi il mantra del riformismo. Parola magica, abusata, foriera di equivoci. Eppure la radice etimologica della parola riforme dovrebbe avvertirci: dare forma nuova ai rapporti sociali presuppone che si precisi in quale direzione. C'è riformismo e riformismo. Al contrario, oggi tutti si dichiarano riformisti, tutti sono per le riforme. Quali, in quale senso e direzione ci si propone di cambiare i rapporti sociali? Il mantra del riformismo spesso testimonia semmai la subalternità culturale prima che politica alle ricette altrui. Si innesta qui il mito della tecnica e la celebrazione dei tecnici. Loro sì sanno che fare. Vi soggiace l'idea del pensiero e della ricetta unica, l'abdicazione della politica intesa come competizione/confronto tra visioni, progetti, programmi diversi, la politica come scelta e come responsabilità. Ce lo richiamava Bobbio ieri, Zagrebelsky oggi. Lungo questo sentiero si sviluppa il mito dei terzisti. Prendiamo le persone che compongono il governo Monti. Non ci è parso vero che su quei banchi non sedessero più uomini e donne improbabili, talvolta imbarazzanti. E tuttavia, facendo scorrere mentalmente alcuni volti, di ministri laici e cattolici, mi sovviene un interrogativo: dove stavano costoro nel tempo della devastazione, mentre noi umilmente ma attivamente contrastavamo un' allarmante deriva morale e politica? Da un anno, abbiamo condensato il nostro progetto per gli anni a venire in una parola impegnativa: «ricostruzione». Se le parole hanno un senso vi sottende l'idea che, alle nostre spalle, stia un tempo di decostruzione. Ce ne siamo scordati? Un esempio. Andrea Manzella, esaminando la bozza di riforma costituzionale in discussione, ha rilevato una vistosa lacuna. Non vi figura neppure un cenno al rafforzamento degli istituti di garanzia. Eppure, giustamente, per quindici lunghi anni, abbiamo levato alte grida contro le minacce portate alla democrazia costituzionale, le lesioni inferte ai suoi equilibri e agli organi di garanzia. Tutto consegnato all'oblio? Ecco il problema: la rimozione del passato recente o una narrazione di esso ove tutto si confonde - problemi, soggetti, responsabilità - non sono privi di conseguenze sulla diagnosi e sulla terapia. Si è condotti a sottostimare conflitti, avversioni ed avversari, e, di riflesso, ad abdicare all'ambizione di una alternativa degna di questo nome, magari confezionando una legge elettorale che anziché propiziare una limpida competizione metta le premesse per l'abbraccio universale. L e avventure militari de-gli Stati Uniti e dei suoivolonterosi alleati inIraq prima e ora in Afghanistan, dopo più di undici anni dimostrano una volta di più la natura di falso ideologico sia dell'ossimoro che i media ufficiali del potere hanno spacciato come «guerra umanitaria», sia di quel capolavoro di retorica militarista definito guerra al terrore. Se c'è qualcuno che si è avvantaggiato realmente di queste operazioni squisitamente belliche sono stati l'industria militare statunitense, quella planetaria e i talebani. Le vittime di queste guerre ancora una volta sono stati, quasi esclusivamente, civili innocenti. L' ultimo episodio di un militare «impazzito» che ha massacrato 16 civili afghani nel sonno è stato definito dall'amministrazione americana: «un atto inspiegabile», qualcun altro avrà sicuramente pensato di definirlo: «una tragica fatalità», come il rogo delle copie del Corano, come l'urinare sui «cadaveri nemici», come le migliaia e migliaia di civili fatti a pezzi per «errore» o perché scambiati per terroristi. Il giornale britannico The Guardian mercoledì scorso ha riportato il seguente commento del Generale statunitense Stanley McChrystal, già comandante delle truppe Nato in Afghanistan: «Abbiamo ammazzato un impressionante numero di persone, ma a mia conoscenza, di nessuna di esse si è provato che costituisse una minaccia». Le guerre di oggi sono questo: massacri, crimini e torture. Ogni riferimento ad Adolf Hitler per giustificarle è un'offensiva idiozia. Ieri come oggi ci sono altri mezzi per fermare tiranni e tirannelli, a patto di scontentare i fabbricanti di armi. QUEI MASSACRI UMANITARI E LE INDUSTRIE DI ARMI VOCI D'AUTORE Moni Ovadia REGISTRA E SCRITTORE Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 22 FRANCO MONACO SENATORE PD www.unita.it22 SABATO 17 MARZO 2012
Non si può dire che non si stia dando da fare. Quattro giorni fa George Clooney era al Council on Foreign Relations a New York per mostrare le immagini girate con una troupe nelle montagne del Sud Sudan. Ieri era a Washington davanti all'ambasciata del Sudan a protestare. Ed ha fatto in modo di farsi arrestare. Già, perché la star fotografata con le manette fa più rumore di una conferenza stampa in cui si spiega cosa sta succedendo ai villaggi abitati dai Nuba in una remota ed arida regione africana. LE TELECAMERE Per questo ieri mattina l'attore, più qualche deputato e una serie di attivisti che fanno campagna per portare l'attenzione del mondo sui crimini di Omar al Bashir nella regione, si sono fatti portare via in manette. Dopo aver parlato un po' alla stampa presente all'appuntamento davanti all'ambasciata sudanese. Non lanciando pietre contro l'edificio, non c'è stato bisogno. È bastato entrare nel giardino e violare la proprietà. Negli Stati Uniti la polizia non guarda in faccia a nessuno: le regole sono le regole. Valgono per i manifestanti di Occupy Wall Street che per attraversare il ponte di Brooklyn non devono scendere dal marciapiede allo stesso modo che per George Clooney, Martin Luther King III, per i quattro deputati democratici presenti e per il presidente della Naaccp, la più importante associazione d'America per la difesa dei diritti degli afroamericani. Così, dopo il primo e il secondo avviso, secondo le regole, al terzo sono saltate fuori le manette e il gruppo è stato caricato sul cellulare. «Facciamo questo per fare in modo che il governo di Khartoum la smetta di uccidere i suoi cittadini, uomini, donne e bambini. Basta stuprare e basta affamare. È tutto quel che chiediamo», ha detto Clooney mentre saliva sul furgone della polizia. Naturalmente c'erano più telecamere che attivisti e quindi le immagini faranno il giro del mondo. E questo è quel che voleva. È stato rilasciato in serata. IL DOCUMENTARIO Quel che conta in questa storia non è l'arresto momentaneo del bello e bravo attore hollywoodiano che mette la sua faccia al servizio di una causa. Le immagini girate da Clooney in Sudan documentano una realtà dura. Villaggi remoti affamati e bombardati: nel video si vedono le bombe, i bambini feriti e si sentono le esplosioni dei missili in lontananza. «Hanno bombardato il giorno prima che arrivassimo e mentre eravamo là sono piovuti missili», ha raccontato Clooney a New York. Secondo l'attore e gli attivisti nelle regioni di confine tra Sudan e Sud Sudan, il governo di Al Bashir sta utilizzando esattamente le tecniche utilizzate con il Darfur: attaccare villaggi, affamare e stuprare in maniera da spingere la gente a lasciare la propria terra. «In una delle regioni di confine, un anno fa c'erano più di centomila abitanti nubiani, ora ne resta qualche decina». L'idea della campagna è quella di premere sulla presidenza Obama e altri governi perché agiscano prima che la pulizia etnica sia completata. Nel video girato da Clooney e John Prendergast, fondatore della campagna “Enough!”, basta, i nubiani sostengono che la repressione da parte di Bashir sia dovuto alla volontà di portare le popolazioni arabe a vivere nella regione, cacciando gli abitanti originari. Le immagini satellitari prodotte da un progetto parallelo - il Sentinel project - che usa le foto dall'alto per documentare spostamenti forzati, bombardamenti e altro, documentano quanto sta avvenendo. Come sempre in casi come questo la gestione della crisi è delicata. Il Sudan è un pantano, la regione è un disastro e anche volendo intervenire non è chiaro come. Bashir ha i suoi amici e la geopolitica c'entra sempre. Ma queste sono domande a cui la diplomazia e l'Onu dovrebbero dare risposta. VIRGINIA LORI Ieri il rientro in Belgio delle 28 vittime della strage del bus. Giornata di lutto nazionale in tutto il Paese. Rientrano anche i bambini feriti. Restano in Svizzera solo i più gravi. Continua l'indagine sul cause dell'incidente. NEW YORK p La protesta della star davanti all'ambasciata di Karthoum negli Usa pRilasciato in serata l'attore ha attirato l'attenzione sui delitti di Bashar Washington, Clooney in manette per i diritti in Sudan Si è fatto arrestare, l'attore George Clooney insieme a una manciata di amici e attivisti, ieri a Washington davanti all'ambasciata del Sudan. Obiettivo: carpire l'attenzione sulla repressione di Bashar in Sud Sudan. Il Belgio si ferma Arrivano le 22 bare dei bambini del bus Ieri è stato il giorno del dolore e del cordoglio in Belgio. Per un minuto alle ore 11 in punto, tutto il Paese, immobile e silenzioso, ha reso omaggio alle 28 vittime del terribile incidente di martedì sera in Svizzera. Per il lutto nazionale sono state issate bandiere a mezz'asta in tutti gli edifici pubblici ed anche le 28 bandiere dei paesi dell'Unione Europea negli uffici che hanno sede a Bruxelles e quelle del Parlamento europeo sono state listate a lutto. Fermi per un minuto i mezzi pubblici, le auto, i treni. In silenzio anche le radio e le televisioni, per quel minuto si sono sentiti solo i rintocchi funebri dalle campane di tutte le chiese. In mattinata all'aeroporto militare di Melsbroek sono atterrati i due C-130 dell'aeronautica belga partiti da Sion in Svizzera con i feretri delle 28 vittime. Ventidue le bare bianche dei bambini che hanno perso la vita nell'incidente. Una delle vittime è uno studente britannico che viveva in Belgio. Si chiamava Sebastian Bowles, di madre belga, andava a scuola al college St. Hubertus di Heverlee, ed è stato riconosciuto dai genitori, Edward e Ann. Dei 24 ambini superstiti sono tornati in Belgio tranne i quattro più graMARTINO MAZZONIS Mondo32 SABATO 17 MARZO 2012

Il caso L'ira di Rutelli: «All'Api solo soldi miei Lusi, ladro diabolico» CLAUDIA FUSANI Foto di Alessandro Di Meo/Ansa Parlare di libertà d'informazione in Calabria, dove la criminalità organizzata fa minacce dirette e indirette ai giornalisti «scomodi» e dove fare il proprio mestiere molto spesso significa vivere con la scorta. È lì che il Pd ha voluto organizzare un convegno di due giorni che si è svolto a Reggio Calabria e Catanzaro, insieme a molti ospiti, tra cui il responsabile Informazione del Nazareno, L 'Api, il suo partito, «nonha ricevuto un solo cen-tesimo dalla Margheri-ta». I soldi trasferiti dalconto corrente Dl al Centro Futuro sostenibile, la fondazione ambientalista fondata da Rutelli nel 1999, non sono 866 mila come ha documentato l'inchiesta de L'Espresso, ma «un milione e 106 mila. Di questi solo 284 mila sono andati all'Api ma è una mia vecchia dotazione politica che era stata parcheggiata presso la Fondazione prima di essere trasferita nelle casse dell'Api semplicemente perchè l'Api è nato a novembre 2009. Ovviamente sono in grado di documentare ogni passaggio». Questi soldi, infatti, risulterebbero il residuo del Comitato per Rutelli sindaco nel 2008. Per il resto «sono una persona onesta che ha dedicato una vita al servizio pubblico e non può essere messa in uno stato d'intimidazione da un ladro». Abito scuro, camicia Oxford, cravatta blu, un velo leggero di abbronzatura, voce bassa causa raucedine, un mese dopo Francesco Rutelli è di nuovo qui, sala Nassirya, Senato della Repubblica, la sua camera a rendere conto dell'ennesima puntata del caso Lusi. Puntata che questa volta lo ha tirato pesantemente in ballo. Non sul piano penale visto che per appropriazione indebita e riciclaggio sono indagati Lusi, la moglie, il cognato e una nipote. Bensì su quello politico che rischia di essere forse ancora più scivoloso e definitivo: lo stillicidio di rivelazioni che ormai va avanti da dieci giorni, e che sembra lontano dall'essere concluso, ha a che fare infatti non con il codice penale ma con le scelte interne del partito di Rutelli, su come sono stati amministrati i milioni dei rimborsi elettorali, a chi sono stati dati, sulla base di quali criteri, e con quale trasparenza. A Rutelli, al di là della completezza delle risposte, va dato atto di essersi sottoposto per tre ore alle domande dei giornalisti, compresi quelli dell'Espresso, insistenti e insinuanti, senza perdere quasi mai l'aplomb. Quasi tutte le domande. Una soprattutto non è stata evasa: perché è qui da solo, presidente? Perché non sono accanto a lei gli altri leader delle varie correnti della Margherita a cui è verosimile pensare che siano andati i soldi dei rimborsi elettorali? Perché non dare adesso, una volta per tutte, i dettagli di quella gigantesca e milionaria spartizione di rimborsi elettorali tra i leader politici che oggi militano per lo più nel Pd? Che tanto è questo il cuore di tutta la storia. Al netto dei furti e delle sottrazioni al momento addebitate a Lusi che infatti, conoscendo il dettaglio di ogni euro, ha previsto «il terremoto politico nel centrosinistra. Perché se io ho preso 13 milioni (in realtà 25, ndr), gli altri 180 a chi sono andati?». I soldi della Margherita. Tanti. Rutelli cerca di metterli in fila. Dal 2001 al dicembre 2011 il partito di cui è ancora presidente ha visto entrare nella sue casse «tra i 320 e i 350 milioni di euro». Duecentotrenta milioni sono i rimborsi elettorali. «A questi però - spiega Rutelli - vanno aggiunti almeno altri 100 milioni che comprendono circa 30 milioni dello Stato per il quotidiano Europa, 34 milioni per il gruppo parlamentare alla Camera, altri venti per il Senato. Per i gruppi regionali ed europei possiamo contare un'altra decina di milioni. «In ogni caso - annuncia Rutelli - entro giugno faremo l'assemblea e chiuderemo il partito». Come sono stati spesi. Il leader dell'Api prova a fare un resoconto «ma è parziale perchè non ho i bilanci. O meglio, i miei bilanci sono stati truccati in modo criminale da Lusi a nostra totale insaputa». A grandi linee è possibile ricostruire che «33 milioni sono andati ai livelli regionali, 66 milioni per le campagne elettorali, 8 milioni ad Europa, 8 milioni accantonati, 27 milioni di personale, due milioni in tasse, altri 6 milioni alle Fondazioni». E qui casca l'asino. Perché da Rutelli ci si aspetta l'elenco dei destinatari di questi sei milioni. «Non lo conosco. Tranne che il milione andato al Centro Futuro Sostenibile e altri contributi per i Centri studi di Oscar Luigi Scalfaro e Massimo Cacciari». Si sa che 600 mila euro sono andati a Enzo Bianco. Ma mancano all'appello ancora troppi soldi. Ieri poteva essere l'occasione giusta per fare outing. E magari mettere un punto fermo nel gioco al massacro che si è aperto tra gli ex della Margherita molti dei quali in posizione di vertice nel Pd. Occasione sprecata. E possiamo immaginare rinviata al prossimo scontrino o resoconto di spesa folle compiuta da Lusi e pubblicata sui giornali. Ad ognuno il suo. Il fatto è che la Margherita è sempre stata, fin dalla fusione, una giungla di anime e animelle, per non dire correnti. Transitate poi pari pari nel Pd. E ognuna è stata finanziata in proporzione e sulla base del totale dei rimborsi. « Nel 2004 - spiega Rutelli - abbiamo fatto un normale negoziato tra aree di partito e la Margherita ha retrocesso 25 milioni di euro ai quattro partiti fondatori: 9 milioni ai Popolari di Castagnetti; 6 milioni e 230 mila ai Democratici di Parisi che non presentano il loro simbolo dal 1999; due milioni e 50 mila a Rinnovamento italiano (Dini e Tanoni, quest'ultimo ha fatto causa civile, ndr); 7 milioni all'Udeur». Così fan tutti. Incalzato dalle domande Rutelli si difende attaccando. Ma perchè, chiede lui ai giornalisti «non andate a fare le stesse domande ai Ds, a Forza Italia, ad An, ai Verdi e a Rifondazione che hanno preso anche loro i soldi fino a dicembre scorso?». La risposta è fin troppo semplice: Lusi era il tesoriere della Margherita. L'affitto della sede dell'Api. La domanda è precisa, la risposta anche: «L'affitto non è pagato dalla mia Fondazione». Se risultasse vero il contrario, Rutelli potrebbe anche prendere in esame le dimissioni. Il senatore Luigi Lusi Primo Piano L'ex leader Dl presenta un esposto in Procura contro l'ex tesoriere poi risponde per tre ore ai giornalisti: «Sono una persona onesta, mi tira in ballo un criminale» ROMA Calabria Pd in campo per la libertà d'informazione Politica e giustizia 18 SABATO 17 MARZO 2012
Più che un incontro sul futuro della più grande industria privata del Paese, una vera parata trionfale. Conclusa non con una conferenza stampa, senza nemmeno un comunicato ufficiale della presidenza del Consiglio. Ma con una foto di gruppo, davanti a una Nuova Panda rosso fiammante con tettuccio nero. Siparietto per i fotografi, con Marchionne che non ha problemi a spostare Monti, colpevole di coprire il logo Fiat. Il presidente del Consiglio non parla, il manager canado-abruzzese concede una sola parola: «Perfetto». RELAZIONI SINDACALI Un incontro perfetto. Di questo si dovranno accontentare gli 86 mila lavoratori del gruppo Fiat in Italia. Speravano di avere qualche notizia in più sul loro futuro, sul rischio chiusura di due dei cinque stabilimenti paventato in un'intervista dallo stesso Marchionne. Non ne avranno, non almeno ufficialmente. Al massimo dovranno accontentarsi delle solite indiscrezioni. Marchionne avrebbe riconfermato che non saranno chiusi gli stabilimenti italiani, fatto il punto sui vari siti e insistito sulla necessità di massima flessibilità e di nuovi rapporti sindacali anche con accordi presi a maggioranza. Si è ovviamente parlato anche della riforma del mercato del lavoro e dell'articolo 18, tema a cui l'ad è molto interessato . Poco più di un'ora e mezzo di confronto nell'ufficio del premier. La coppia Fiat è arrivata a tutta velocità nel cortile di palazzo Chigi con Marchionne alla guida e John Elkann di fianco. «UNO SHOW» «In un momento in cui, purtroppo, la Fiat non sta vendendo, l'anima marketing che ha Marchionne lo ha portato a fare un po' di show - commenta Giorgio Airaudo, segretario nazionale e responsabile Auto della Fiom - speriamo serva». Giovedì in un'informativa all'aula del Senato la ministra Elsa Fornero aveva sostenuto che l'incontro fra Monti e i vertici della Fiat «potrà chiarire molte cose in merito alla presenza del gruppo industriale in Italia e al suo futuro». Auspici, almeno formalmente, traditi. «Mi auguro - continua Airaudo - che, come aveva spiegato la stessa Fornero, questo incontro sia l'inizio di un percorso che continuerà nei ministeri competenti, Lavoro e Sviluppo economico, in cui la Fiat sia chiamata a spiegare i suoi piani e a garantire la libertà sindacale ai dipendenti». Fra i sindacati “firmatari” le sfumature di giudizio non sono di poco conto. Se il più entusiasta è il segretario della Uilm campana Giovanni MASSIMO FRANCHI Marchionne da Monti Il manager è felice «Incontro perfetto» Un'ora e mezzo di incontro fra Monti, l'ad e il presidente Fiat. Elkann e Marchionne arrivano su una Nuova Panda rossa. Alla fine il manager commenta: incontro perfetto. I sindacati: speriamo mantenga gli impegni. ROMA pUn'ora e mezzo di colloquio e le solite indiscrezioni: gli stabilimenti italiani non chiuderanno p L'ad della Fiat conferma la «necessità» di flessibilità e nuove relazioni sindacali Foto Ansa L'Italia e la crisi Sergio Marchionne, con maglione e barba, John Elkann, presidente Fiat e il primo ministro Mario Monti a Palazzo Chigi Primo Piano16 SABATO 17 MARZO 2012
N el dibattito pubblicoè ricomparso un anti-co luogo comune:quello secondo cui laricerca scientifica ita-liana ha avuto uno sviluppo stentato grazie all'influenza del neoidealismo di Croce e Gentile. Dunque, se siamo un Paese diverso dagli altri, con una mentalità retorica e antiscientifica, se studiamo poco la matematica, e, soprattutto, se non abbiamo colto fino in fondo l'importanza del progresso scientifico e tecnologico, lo dobbiamo principalmente a loro. Ma davvero il neoidealismo monopolizzò la cultura italiana del XX secolo? E cosa accadde nel nostro paese quando i filosofi neoidealisti esercitarono la loro maggiore influenza sulla società e sulla politica? E, ancora, come cambiò la scienza quando la fortuna di Croce e Gentile lasciò il posto ad altri sistemi di pensiero? Iniziamo dall'egemonia degli idealisti: nel 1903 Croce fondò la «Critica» con la collaborazione di Gentile e con l'obiettivo di suscitare una discussione che attraversasse diverse ALESSANDRA TARQUINI Il declino della ricerca è iniziato negli anni Sessanta quando essere gentiliani non era di moda. Le responsabilità, casomai, vanno cercate tra gli attori coinvolti direttamente: industria, enti pubblici, governi, università SCIENZA DEBOLE? NON È COLPA DI CROCE E GENTILE www.unita.it Le «cellule» dell'artista coreana Minjung Kim per la serie «Vuoto nel pieno» STORICA Alcune tappe Nel 1922 il MInistro dell'istruzione Gentile istituì il Liceo Scientifico Nel 1925, come direttore scientifico della Enciclopedia Treccani, diede alle scienze applicate e a quelle pure uno spazio maggiore Nel 1928, come direttore della Normale di Pisa, fondò la domus galileiana Il liceo scientifico e la Treccani DIBATTITI Culture36 SABATO17 MARZO2012
I ronico e beffardo, geniale e pro-vocatorio senza protettori né interra né in paradiso, GiancarloCobelli ha attraversato in modo totalizzante la scena dello spettacolo italiano: mimo, cabaret, cinema (si ricorda Lo svitato di Lizzani con Fo e Rame, 1955), televisione opera lirica, ma è nel teatro che è stato un vero e proprio maestro. Si era formato alla Scuola del Piccolo (era nato a Milano nel 1929) con due mostri sacri come Strehler e il mimo francese Decroux e dall'uno e dall'altro aveva appreso il senso della necessità della presenza scenica dell'attore attraverso un'economia per così dire «intellettuale» dei gesti, una profondità necessaria all'interpretazione a cui si accompagnava con una grazia e un'intelligenza che raramente ci è capitato di vedere altrove, una debordante, coinvolgente genialità trasgressiva del tutto priva di timidezza. Come attore debutta giovanissimo nel 1953 con Strehler in La Pazza di Chaillot di Giraudoux e come mimo è protagonista dell'Histoire du soldat di Stravinskij alla Scala sempre diretto da Strehler. E sempre in quel pugno di anni è accanto al trio Parenti-Fo-Durano in Il dito nell'occhio, spettacolo che segna l'inizio di un nuovo modo di fare satira e da solo con l'aiuto di autori come Fusco, Arbasino e Mauri trionfa come cabarettista beffardo e istrionico negli spettacoli al Teatro Gerolamo di Milano, tempio del genere. RILEGGERE I CLASSICI È però nella regia teatrale (nella lirica sono da ricordare almeno L'angelo di fuoco di Prokofiev e un magnifico Turco in Italia di Rossini), che Giancarlo Cobelli imprime il suo segno più forte con spettacoli che si impongono per la modernità inventiva nell'approccio ai personaggi, nella rilettura dei classici di cui rivelare dei lati nascosti per esempio in una non dimenticata, cupa Locandiera di Goldoni con Carla Gravina anni dopo ripresa e rinnovata nell'interpretazione di Masha Musy) e nella Figlia di Iorio di D'Annunzio con Barbara Valmorin. Ma si ricordano anche un Woyzeck ribelle e violento, disperato e solenne con Massimo Castri attore. L'inquietudine, l'ombrosità dei personaggi e perfino la loro doppiezza le ritroviamo anche nella sue più importanti regie shakespeariane dal Mercante di Venezia a Troilo e Cressida a Racconto d'inverno e pochi come lui hanno saputo chinarsi sulla vecchiaia di Casanova (in L'avventuriero e la cantante di Hoffmansthal): nell'un caso e nell'altro andando sempre oltre il testo aprendo nei comportamenti degli attori squarci improvvisi di un grottesco che si rivelava nella loro gestualità e nei loro volti trasformati in maschere viventi. Ma forse il punto più alto del suo lavoro di regista maestro di attori lo raggiunse in due spettacoli del 1991 il coraggioso, provocatorio, antimilitarista Un Patriota per me di John Osborne e Il dialogo della palude di Marguerite Yourcenar. Quello che addolora è che l'insipienza delle strutture teatrali, l'essere sempre stato un teatrante senza «casa» e dunque senza un teatro di riferimento, la malattia, la solitudine abbiano reso tristi, ma non per questo senza sogni, i suoi ultimi anni. GENIALE COBELLI SEMPRE BEFFARDO È morto a82anni l'attoreeregistachesieraformatoallaScuoladelPiccolo Dal cabaret al cinema ha attraversato tutta la scena dello spettacolo, ma nel teatro è stato un vero maestro. Si impose per la modernità inventiva AI LETTORI Nel 1991 www.unita.it L'attore e regista Giancarlo Cobelli «Il mercante di Venezia» regia di Giancarlo Cobelli MARIA GRAZIA GREGORI PER PROBLEMI DI SPAZIO la pagina settimanale dedicata all'Home video è rinviata a domani. Ce ne scusiamo con i lettori. Il punto più alto della sua carriera con «Un patriota per me» Culture 41SABATO17 MARZO2012
Frode alla Farnesina fatture per falsi viaggi «Difendiamo i diritti in Sudan» George Clooney in manette IL COMMENTO TV PUBBLICA CAMBIARE DAVVERO L'ANALISI I l nodo della Rai è rimasto fuorida ogni tipo di accordo di maggioranza. Con il segretario del Pdl Alfano che insiste, bronzeo, che la legge Gasparri va mantenuta per evitare che il Pd «metta le mani sulla Rai». E si capisce: con la Gasparri le mani dentro la Rai ce le ha messe, in profondità, Berlusconi, e non vuole proprio saperne di toglierle. p SEGUE A PAGINA 8 V erboten! Quando in Italia siparla di giustizia scattano subito i veti, a cominciare ovviamente dal partito di Berlusconi. Anzi, ad essere precisi, si può parlare di tutto ma con due eccezioni: la giustizia e la tv. Non è difficile capire perché: si tratta dei due pilastri del sistema di potere personale costruito in quasi vent'anni da Silvio Berlusconi. p SEGUE A PAGINA 6 Washington Arrestato davanti all'ambasciata p MAZZONIS ALLE PAGINE 32-33 IL PROGETTO ALTERNATIVO Se la scienza è debole non è colpa di Gentile Lombardia, accuse di un indagato: tangenti a Pdl e Lega Massimo D'Antoni Caso Lusi Esposto di Rutelli contro l'ex tesoriere della Margherita p ALLE PAGINE 18-21 Funerali per Rizzotto Una vittoria del popolo antimafia IL PATTO DI PARIGI In questa banca c'è un ambiente tossico e distruttivo, l'etica viene accantonata e i profitti continuano ad essere messi al di sopra di tutto. Greg Smith, direttore esecutivo di Goldman Sachs Il governo decide esequie di Stato. La Cgil: ora riapriamo le indagini p CARUGATI ALLE PAGINE 14-15 p A PAGINA 13 LA GIUSTIZIA DOPO BERLUSCONI IL CASO Le riserve di Passera alla proposta di Monti. Bersani: se non si cambia niente nomine Il veto Pdl blocca la Rai: no al «dg commissario» L'ALTRA EUROPAVittorio Emiliani “ Art. 18 L'allarme di Camusso I sindacati lavorano a una controproposta p ALLE PAGINE 2-9 p COLLINI E SEBASTIANI ALLE PAG 10-13 Michele Ciliberto 31 marzo 20.30 è l'Ora della Terra E A R T H H O U R LETRÉ - ROM A partecipa p DE GIOVANNANGELI A PAGINA 30 Il documento dei progressisti Lavoro, solidarietà, giustizia fiscale: sfida comune ai governi di centrodestra Oggi insieme Hollande, Gabriel, Bersani p TARQUINI ALLE PAGINE 36-37 LA POLEMICA 1,20 Sabato 17 Marzo 2012 Anno 89 n. 76 www.unita.it Fondata da Antonio Gramsci nel 1924
All'una di notte, nel vertice a Palazzo Chigi, il premier Mario Monti ha proposto ai tre leader una strada per risolvere il problema Rai: rafforzare i poteri del direttore generale di viale Mazzini, un super dg che somigli a un «commissario risanatore» che rimetta a posto i conti della tv pubblica. Non secondo le norme del codice civile, ma che sia lo stesso Cda a dare più poteri al Dg. Che sia Enrico Bondi, il risanatore di Parmalat, o Claudio Cappon, e sembra avanzi il nome di Pier Luigi Celli oltre a Francesco Caio. Riluttante all'idea del commissariamento il ministro dello Sviluppo Passera, propenso a scegliere dei nomi da collocare nel Cda con le vecchie regole. Di fatto in sintonia con il Pdl che ha fatto muro, dal vertice notturno in poi. Maurizio Gasparri ieri tuonava: «Il commissariamento sarebbe contro le sentenze della Corte Costituzionale, come ben sanno Monti e i membri del governo». Annuncia «insormontabili preclusioni» seguito da Cicchitto: «Sulla Rai non sono accettabili forzature di alcun tipo». IL TABÙ VIALE MAZZINI Finisce quel clima di non belligeranza illustrato dalla foto «twittata» da Casini. Monti ha compreso l'inevitabilità del dover «fare qualcosa» per rendere governabile la tv pubblica. Il secondo round dovrebbe esserci dopo il suo ritorno dal viaggio in Asia che inizia mercoledì. Bersani incassa l'attenzione ricevuta dal governo e rilancia dalla mattina di ieri la proposta del commissariamento. La posizione Pd è sempre quella di non partecipare alle nomine con le regole della legge Gasparri. Lo stesso Monti, però, rinvierebbe il problema del rinnovo del consiglio di viale Mazzini a dopo le amministrative, come suggerisce anche il leader Udc Casini. Certo il Pdl farebbe una forzatura se si «votasse da solo il Cda», come aveva annunciato Maurizio Gasparri. La «paralisi» in Vigilanza porterebbe al «breve commissariamento della Rai», suggerisce Bersani, per poi riformare la governance. Anche minimamente, accrescendo i poteri di un amministratore unico indicato dall'azionista ma «ratificato dai due terzi di un organismo», spiega Matteo Orfini del Pd, che sia la commissione di Vigilanza o il Parlamento, su modello dell'Authority per l'Energia. Una proposta simile a quella fatta da Monti. Meglio sarebbe un consiglio «dimagrito» a cinque membri, oppure che resti a nove ma con poche riunioni annuali. Sull'ipotesi commissariamento il Pdl Cicchitto ha rimesso in piedi le barricate. E Alfano ripete il mantra: «Fare la riforma della Rai per mettere le mani sulla Rai è contro il senso di questa vicenda». Gasparri imperversa su Twitter: «Sulla Rai Bersani persevera nell'errore incostituzionale, non ci possono essere commissariamenti. La legge c'è e si applica». Vita del Pd gli ricorda che «l'attuale normativa, che porta il suo nome, fu emanata quando era ministro in carica. Quindi, da un governo». Fatto sta che Monti vuole risolvere il problema. Perché anche se nominasse le due figure che spettano all'azionista (un consigliere e il presidente) non potrebbe prescindere dall'accordo con i partiti dovendo passare per i due terzi della Vigilanza, per il presidente. E anche se scegliesse le persone migliori del mondo, Monti sa che «non basterebbero a garantire il governo della Rai». Una situazione lampante ma sulla quale ha insistito il segretario Pd, spiegando che, «anche con nomi autorevoli - che la Rai ha già avuto nessuno riuscirebbe a governare l'azienda» con un dg con pochi poteri «condizionato da un parlamentino» secondo la legge Gasparri, ha detto Bersani tornando a fare l'esempio della «Coca Cola- Mediaset che cerca di imporre i vertici alla Pepsi». Lo stesso Monti nel vertice ha raccontato di aver rifiutato varie proposte per la presidenza Rai. E molti «no grazie» arrivano da Piero Angela, uno dei nomi autorevoli circolati per la presidenza di viale Mazzini. Vittorio Emiliani nlombardo@unita.it IL COMMENTO CI VUOLE IL CORAGGIO CHE EBBE CIAMPI CON I PROFESSORI Il tema Rai sarà ripreso in un altro vertice a Palazzo Chigi. Il segretario Pd Bersani incassa l'interessamento del premier Monti. Che ha proposto ai tre leader un commissario per un breve periodo. Il Pdl fa le barricate. NATALIA LOMBARDO Primo Piano p SEGUE DALLA PRIMA Non soltanto perché così continua ad “occupare” almeno due reti e due Tg su tre (più una ricca serie di Tg regionali), ma perché si garantisce introiti pubblicitari che Mediaset, perdendo il confronto con una Rai oggi certamente non brillante, diversamente non incasserebbe. Per queste ragioni “ideali” il muro alzato da Alfano a mutamenti positivi (che diano autonomia e governabilità alla Rai) rimane alto e compatto. Potrà intaccarlo Mario Monti che ha garantito di voler cambiare? C'è bisogno di novità che incidano sulle leve di comando di viale Mazzini, c'è bisogno di una operazione stile-1993 portata a termine da Ciampi con la legge 206 che assegnò ai presidenti delle Camere la nomina di un consiglio ridotto a 5 componenti (incluso il presidente, l'economista Claudio Demattè), i cosiddetti “professori”. Pur venendo privati di taluni poteri in materia di Rai, i partiti del tempo acconsentirono a quella riforma. Che avrebbe dovuto (e potuto) trovare un completamento “alla francese”, cioè facendo nominare il Cda dell'emittente pubblica o un organismo di garanzia ad essa sovraordinato da tre cariche istituzionali e cioè i presidenti della Repubblica, del Senato e della Camera. L'altra soluzione che funziona e funziona bene da decenni - in Europa è quella britannica: una fondazione alla quale sono state conferite le azioni di Bbc e che è garantita da “governors” al di sopra di ogni sospetto i quali nominano a loro volta i vertici di una televisione pubblica che in quel caso è integralmente finanziata dal canone (183 euro, versati fedelmente, contro i nostri 112, che ricomprendono pure la radio e che risultano evasi a rotta di collo), tranne Channel 4, canale a pagamento. Questa soluzione garantista è stata fatta propria nei giorni scorsi Rai, la ricetta di Monti Super dg-commissario Ma il Pdl fa muro pAnche Passera contrario all'ipotesi di un direttore generale con pieni poteri, proposta dal premier p Il segretario Pd: niente nomine, un breve commissariamento e poi riformare la governance Il dopo vertice 8 SABATO 17 MARZO 2012
Lavoro alla Tirrenia da 13 anni come impiegata amministrativa aGenova. Provengo da Finmare e non ho mai vissuto un momento così pesante. Ci consideravano intoccabili perché eravamoun'azienda pubblica, ma da anni siamo allo sbando totale. La società è stata dichiarata in stato di insolvenza ad agosto 2010. Ora c'è questo accordo, anche con i sindacati, per essere privatizzati dalla cordata Cin, ma il “No” dell'antitrust europea rischia di farci morire perché non ci sarebbero i tempi tecnici per il commissario straordinario per fare un altro bando. Aspettiamonotizie ufficiali da Bruxelles, ma il vero assente in questa vicenda è il nostro governo che non sta muovendo un dito. L'unica alternativa sarebbe lo “spezzatino” delle rotte e per noi sarebbe la fine perché a Genova non ce ne sono di appetibili. A Genova come amministrativi siamo 58 lavoratori su 250 totali, mentre i marittimi sono circa 2.500. Una buona parte di loro sono in Cassa integrazione, noi siamo ancora salvi. Ma il rischio è grosso. A Genova due delle quattro linee sono già state tolte: la Genova - Termini Imerese, che era molto redditizia, e la Genova - Cagliari, col traghetto sempre pieno. Sono rimaste solo la Genova - Porto Torres e la Genova - Olbia, ma anche queste non sono sicure. Noi continuiamo a lavorare, ma senza stimoli. Tutto è bloccato, ogni decisione è rinviata a quando ci sarà la nuova proprietà. Per fortuna a Genova gestiamo anche l'ufficio della compagniatunisina Co.tu.nav. e il lavoro, nonostante i problemi che hanno anche loro, non manca. Ma il nostro futuro è nero. (a cura di M. FR.) Dopo un lungo periodo di relativa calma e stabilità, l'atmosfera dentro ed intorno al Monte dei Paschi si è fatta decisamente elettrica. E così, ad accompagnare le grandi manovre in corso sui vertici dell'istituto di credito è arrivata anche una manifestazione di protesta dei dipendenti, il primo sciopero da 14 anni a questa parte. IL NODO DEGLI ESUBERI I dipendenti della banca senese hanno invaso ieri la città per protestare contro i temuti tagli al personale. Quattromila lavoratori, secondo gli organizzatori, sono giunti nella città del Palio, formando un corteo che si è dipanato dal parco della Lizza fino alla sede storica del Monte, in piazza Salimbeni. Tra i manifestanti, anche il sindaco Franco Ceccuzzi, una presenza che peraltro non è stata gradita da alcuni partecipanti al corteo che lo hanno contestato. «Se la banca va male - è stato il coro unanime - a pagare sia chi ha preso decisioni sbagliate, non i dipendenti». Secondo quanto trapelato, il nuovo piano del direttore generale Fabrizio Viola prevede, tra le possibilità per ridurre i costi, l'individuazione di 1500 esuberi. «Ci sentiamo traditi», ha commentato il segretario toscano della Cisl, Riccardo Cerza. «La Banca siamo noi», è stato uno dei cori scanditi dai manifestanti, che hanno esibito striscioni come «All'uomo del Monte diciamo no» e «Mussari Abi pietà di noi». Inizialmente previsto in un luogo fortemente simbolico come la sede della banca, il cui portone era serrato e protetto da un cordone di sicurezza di forze dell'ordine, il comizio è stato spostato alla Lizza, a poche centinaia di metri, dove, come detto, il corteo era partito in mattinata. «La contestazione - hanno affermato con una nota il sindaco Ceccuzzi e il presidente della Provincia, Simone Bezzini - rappresenta un'espressione legittima della libertà di manifestare, e l'accettiamo come un momento di confronto, per quanto sia da ribadire che Comune e Provincia non hanno alcuna funzione di gestione né in banca, e né in fondazione». IL GIORNO DEL PRESIDENTE Intanto, la Fondazione Monte dei Paschi di Siena, che dell'istituto di credito è il maggiore azionista, pare essere ormai decisa ad indicare Alessandro Profumo come prossimo presidente della banca. L'ex amministratore delegato di Unicredit, secondo voci sempre più accreditate, dovrebbe avere come suo vice Alfredo Monaci, ex rappresentante della Margherita nonché fratello del presidente del Consiglio regionale della Toscana, Alberto. Proprio oggi, secondo quanto appreso, la Fondazione Monte dei Paschi dovrebbe rendere ufficiali le proprie indicazioni da proporre all'Assemblea dei soci per il nuovo consiglio d'amministrazione della banca senese. FTSE MIB 17.081,69 +0,52% In breve EURO/DOLLARO 1,3177 ALL SHARE 18.089,39 +0,51% MILANO Armida Passaro impiegata Tirrenia (Genova) La bacheca dei lavoratori La Tirrenia è in stato di insolvenza da agosto 2010. Entro l'anno il commissario straordinario dovrà trovare un acquirente. La cordata Cin (costituita dagli armatori privati Grimaldi, Onorato, Aponte) sarà bloccata dall'Antitrust europea. L'unica possibilità è che uno dei tre rinunci. L'alternativa è “lo spezzatino”. Ma per i lavoratori sarebbe una «tragedia». Settimana positiva per la Borsa di Milano che, archiviati almeno per ora i timori di default della Grecia, torna a guadagnare grazie ai bilanci 2011 presentati da alcune delle maggiori società e giudicati positivi dal mercato. BASICNET Dopo Kappa anche il K-Way sbarca in Russia Il brand K-Way sbarca in Russia, entro l'anno toccherà a Superga. Un mercato da sempre strategico per il gruppo Basicnet di Marco Boglione, che già vanta unapresenza con Kappa. Una prima selezione della collezione Q1Q2 2012 della leggerissima giacca impermeabile è stata presentata a Mosca. p In 4mila ieri hanno invaso la città. Criticato anche il sindaco Ceccuzzi pA una svolta la nomina del presidente della banca: in pole Profumo Monte Paschi, dopo 14 anni sciopero dei dipendenti Dopo 14 anni i dipendenti del Monte dei Paschi di Siena sono stati protagonisti di uno sciopero. Quattromila persone in corteo per protestare contro i possibili esuberi. Oggi Profumo designato alla guida della banca. MARCO TEDESCHI Noi di Tirrenia Galleggiamo appesi alla Cin senze alternative Spread a 275 Ai minimi Chiusura in calo a 281 punti base per lo spread tra Btp e Bund a 10 anni, che aveva terminato l'altro ieri gli scambi a 289 punti. Il differenziale ha toccato il minimo intraday a 275 punti, il livello minimo da agosto scorso. Il rendimento dei Btp decennali sul mercato secondario si è attestato al 4,86 per cento. 35 SABATO 17 MARZO 2012
Ugliola, Leuci e Paoletti: l'architetto, suo cognato e il consigliere leghista. Sono le parole di questi tre indagati ad appesantire la posizione del presidente del consiglio lombardo, il leghista Davide Boni, sotto inchiesta a Milano insieme al suo ex segretario politico Dario Ghezzi per presunte mazzette legate a progetti urbanistici realizzati in Lombardia tra il 2008 e il 2010. IL SISTEMA Dai verbali dei tre indagati emergerebbe quello che pochi giorni fa gli inquirenti milanesi hanno definito «il sistema Pdl-Lega». Un meccanismo che ha spinto la procura fino ad ipotizzare possibili incroci tra l'inchiesta su Boni e quella sull'ex vicepresidente lombardo Franco Nicoli Cristiani, esponente Pdl sotto la lente sempre per presunte tangenti. Fanno riferimento al supposto «sistema» le dichiarazioni rilasciate al pm Paolo Filippini e all'aggiunto Alfredo Robledo da Gilberto Leuci, cognato dell'architetto Michele Ugliola, entrambi ritenuti dalla procura collettori di mazzette tra gli imprenditori e i politici lombardi: «Sono a conoscenza che i soldi per la politica dovevano essere destinati pro quota ai partiti che reggevano la giunta cassanese, in particolare Forza Italia e Lega Nord», ha detto Leuci lo scorso novembre. Il riferimento è all'affare da cui è nata l'inchiesta sulle mazzette al Comune di Cassano D'Adda, dalla quale poi è partita l'indagine che ha coinvolto Boni. «Posso dire che le operazioni che io ho montato a Cassano, sulle quali ho percepito denaro dagli imprenditori, denaro che oggi ho girato a Michele Ugliola trattenendo la mia parte, sono circa dodici. Posso quantificare in circa un milione e mezzo di euro la somma che io ho ritirato dagli imprenditori per le predette operazioni. Io e Ugliola trattenevamo generalmente tra un quarto e un terzo delle somme ricevute valutando la quota trattenuta caso per caso». Leuci spiega poi come avveniva la spartizione: «La quota da destinare ai politici, di circa due terzi della somma percepita, era gestita completamente da Ugliola, il quale si occupava di recapitarla ai politici». A chi in particolare? «Non so indicare un esponente politico preciso per quanto riguarda il partito Forza Italia, mentre posso indicare Boni e Ghezzi come politici di livello più alto, con cui aveva stretti rapporti Ugliola, da cui avevamo copertura». Ad allargare il quadro sono poi le dichiarazioni dello stesso Ugliola, che già a luglio dell'anno scorso rivelava ai pm che le mazzette non sarebbero servite solo per il piano regolatore di Cassano, ma anche per altre operazioni. L'architetto fa un elenco di opere: «Si tratta di tutti gli incarichi che ho ottenuto dalla società “Risanamento” di Luigi Zunino - si legge sul verbale - quali Santa Giulia, Area Falck di Sesto San Giovanni, Rodano - Pioltello - area ex Sisas, Scalo Farini, con riferimento all'immobile ex poste e Marconi 2000 - comune di Varedo. In ciascuno di questi casi, sono state promesse somme di denaro ai medesimi esponenti politici sopra indicati, e cioè Boni, Ghezzi e Casiraghi (Monica, ex consulente dell'Assessorato al Territorio retto da Boni, ndr), in cambio dell'ottenimento delle autorizzazioni necessarie». A parlare è infine l'ex consigliere leghista del comune di Cassano D'Adda, Marco Paoletti, interrogato ad ottobre: le presunte tangenti erano una sorta di «approvvigionamento» per «sostenere i costi della campagna elettorale» di Boni, mette a verbale Paoletti. I tre interrogatori, fino a ieri secretati, sono stati depositati in vista del ricorso al Riesame presentato da Ghezzi e Zunino. Per l'avvocato di Boni, Federico Cicconi, in quelle carte «non vi è alcun elemento che sposti le considerazioni già fatte in ordine all'estraneità ai fatti del mio assistito». Sono «supposizioni e rivelazioni disomogenee». Maroni non commenta. Mentre attacca l'opposizione al Pirellone, che promette una nuova istanza per ottenere le dimissioni del presidente del Consiglio lumbard. Caso Terremerse, indagato Errani «Ma io sono sereno» GIUSEPPE VESPO Nel 2009, dopo l'uscita di un articolo su Il Giornale, fu lo stesso Vasco Errani ad affermare pubblicamente di aver già consegnato ai magistrati le carte che dimostravano la liceità del finanziamento pubblico concesso alla coop del fratello Giovanni, Terremerse. Allora, il Presidente della Regione Emilia-Romagna auspicò anche che le verifiche procedessero in fretta. Agli occhi dei magistrati, però, è proprio quella lettera inviata in Procura - e l'allegata ricostruzione dei fatti - che rivelerebbero come il milione di euro della Regione fosse stato concesso illecitamente alla cooperativa imolese. Ieri, Errani ha ricevuto un avviso di fine indagini dalla Pm Antonella Scandellari che gli contesta il falso ideologico in atto pubblico. E la notifica è stata accolta con una sorpresa tale che, a tardo pomeriggio, non era stato ufficialmente nominato un avvocato penalista. La coop agricola presieduta da Giovanni Errani, nel 2005 ottenne un finanziamento di un milione di euro dalla Regione per la costruzione di un nuovo stabilimento vinicolo a Imola (Bo). «Non ho commesso alcun reato né favorito nessuno - la reazione del numero uno di viale Aldo Moro -. Chi mi conosce sa che sono onesto. Dimissioni? Sono sereno, vedremo «Tangenti divise tra la Lega e il Pdl» In tre accusano Boni Dai verbali d'interrogatorio di tre indagati, le accuse al presidente del consiglio lombardo, il leghista Davide Boni. «Soldi pro quota alla Lega e al Pdl». Il legale del politico: «Supposizioni e rivelazioni disomogenee». p Lombardia «Il denaro pro quota ai partiti che reggevano la giunta» pUgliola, Leuci e Paoletti gli accusatori. «Eravamo pilotati dall'alto» Giustizia e politica MILANO Primo Piano20 SABATO 17 MARZO 2012
Frode alla Farnesina. Della serie: al peggio non c'è mai fine. I soldi sono già pochi e se una parte di quel poco viene anche estorto da trafficoni senza scrupoli, allora non c'è che una via da seguire: quella giudiziaria. Agronomi, ingegneri, architetti, economisti, medici, assistenti sociali avevano certificato di risiedere in Italia per incassare dal ministero degli Esteri l'indennità di missione nei Paesi in via di sviluppo dove erano stati inviati. In realtà vivevano già sul posto o in nazioni vicine. Sono i 29 esperti esterni impegnati in progetti di cooperazione internazionale segnalati dalla Farnesina alla Guardia di Finanza, che li ha ora denunciati per truffa aggravata e falso in atto pubblico. In tutto avrebbero sottratto alle casse dello Stato 1,6 milioni di euro. Il danno erariale è stato segnalato alla Corte dei Conti. I «FURBETTI» DELLA CERTIFICAZIONE L'inchiesta - ribattezzata «Mi certifico italiano» e coordinata dal pm di Roma Maria Cordova - nasce da una denuncia della direttrice del Dipartimento della Cooperazione allo Sviluppo del ministero degli Esteri Elisabetta Belloni. Secondo quanto riferito dallo stesso ministro plenipotenziario, nel maggio 2010 la Farnesina nel corso di controlli amministrativi si rese conto che qualcosa non tornava nelle autocertificazioni e nelle note spese di alcuni consulenti. I controlli del Nucleo tributario di Roma della Finanza, con l'ausilio del ministero, su circa 4.500 missioni all'estero tra il 2006 e il 2010 hanno accertato che un centinaio erano viziate da false autocertificazioni da parte di 29 esperti: 23 di loro sono stati denunciati per truffa aggravata allo Stato e 6 per falso in atto pubblico. Non si è andati più indietro nel tempo perché eventuali reati penali e contabili erano andati in prescrizione, è stato spiegato in una conferenza stampa congiunta al Comando provinciale delle Fiamme Gialle. Tutti italiani - tranne un albanese con doppia cittadinanza - tra i 30 e i 50 anni, i professionisti denunciati avevano certificato il falso per percepire tra i 150 e i 390 euro al giorno di indennità. A seconda dei casi si andava da compensi complessivi tra i 10mila e gli oltre 300mila euro, frutto di varie missioni cumulate. La Finanza ha controllato anche i titoli accademici degli esperti, risultati adeguati agli incarichi. Alcuni di loro erano particolarmente stimati. Il ministero li ha allontanati in attesa che si pronunci la magistratura. La vicenda, secondo il ministro plenipotenziario Elisabetta Belloni, a capo della Direzione, dimostra che «la Farnesina è sempre più sensibile al tema della buona amministrazione e che, non solo si possono fare controlli e verifiche, ma anche che così si dà un segnale di serietà molto significativo». Gli esperti venivano selezionati con bandi di concorso o incaricati direttamente (per le missioni più brevi). Le procedure «non saranno cambiate perché non rappresentano il problema», ha detto Belloni, che ha difeso il lavoro delle migliaia di consulenti nemmeno sfiorati dall'inchiesta. «Non è che prima i controlli non venivano fatti anche se ora siamo più sollecitati, è cambiato anche il clima», rimarca il ministro plenipotenziario ribadendo «oggi più che mai», l'importanza della «trasparenza amministrativa e contabile». «Con la crisi i soldi destinati alla Cooperazione allo Sviluppo sono diminuiti e noi abbiamo fatto lo sforzo di rendere il più possibile efficace e trasparente l'utilizzo di denaro pubblico». SCANDALO «È del tutto evidente che abbiamo interrotto il rapporto di lavoro con chi aveva fatto certificazioni rivelatesi false - ha aggiunto Belloni - abbiamo cominciato a controllare bene le rendicontazioni, a controllare i nostri interlocutori, gli enti esecutori dei progetti proprio perché ritengo che il denaro pubblico che dev'essere devoluto ai Paesi in via di sviluppo deve anche essere utilizzato bene, efficacemente e soprattutto in un'ottica di grande trasparenza che in questo momento è uno degli obiettivi principali del ministero degli Esteri». Meritorio il lavoro del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Roma. Tra i numerosi fascicoli controllati dagli inquirenti e dal personale del Mae (Ministero Affari Esteri) - relativi a programmi concernenti, tra l'altro, il campo educativo, sociale e sanitario, nonché lo sviluppo e l'assistenza a popolazioni reduci da conflitti e calamità naturali - sono emerse complessivamente un centinaio di missioni irregolari. La gravità del fatto va anche oltre l'ammontare, pur ingente, della truffa. La gravità è che quel denaro, 1,6 milioni di euro, sono stati sottratti ai più deboli, a quanti devono fare i conti con una sofferenza indicibile, a quanti sono vittime di calamità immani, spesso determinate da signori della guerra pronti a tutto. Chiedevano aiuto, in cento casi si sono trovati di fronte personaggi senza scrupoli, autocertificatori da migliaia di euro. Con 1,6 milioni di euro, sottolineano donne e uomini impegnati nella Cooperazione internazionale, è possibile finanziare programmi che possono salvare la vita, o migliorarla, di decine di migliaia di persone. La «frode alla Farnesina» è soprattutto un crimine contro i più deboli. Fondi È durata un anno in collaborazione tra Fiamme gialle e Mae UMBERTO DE GIOVANNANGELI Inchiesta a tappeto Frode alla Farnesina: false missioni all'estero indagati 29 consulenti Una truffa di 1,6 milioni di euro ai danni della Cooperazione allo sviluppo: è quella scoperta dalla Guardia di Finanza in collaborazione con Ministero Affari esteri (Mae). Denunciati 29 consulenti esterni. p Esperti di varie discipline con false residenze per incassare la diaria p Il «bottino» da 1,6 milioni di euro sottratto ai programmi di aiuto ai poveri www.unita.it Ridotti i piani di assistenza a reduci di conflitti e calamità ROMA Mondo30 SABATO17 MARZO2012
Il Tempo Culture MAIORI, PREMIO ROBERTO ROSSELLINI Stasera a Maiori consegna del premio Rossellini: tra i destinatari anche Andrea Segre e Stefano Liberti, autori del doc Mare chiuso e Fabio Cavalli, regista teatrale dalla cui idea si è realizzato Cesare deve morire dei Taviani. Inoltre, premiati Franco Arminio e Andrea D'Ambrosio per Di mestiere faccio il paesologo e Daniele Chiariello per Zio Angelo ai tempi moderni. NORD Molte nubi quasi ovunque con precipitazioni a carattere sparso sulle aree alpine. CENTRO Annuvolamenti su Toscana, Sardegna e Lazio; sereno o poco nuvoloso altrove. SUD Sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. M agari vi è sfuggito il Lupidell'altra sera a Porta a Por-ta. Difendendo l'attuale, disastroso assetto della Rai dal tentativo del centrosinistra di sottrarre l'azienda agli interessi dei politici, ha fatto il comico: «La politica deve semmai nominare persone serie.... deve mettere le persone che deve mettere... la politica deve farsi la credibilità... quanti hanno usato la Rai per fare quello che volevano fare?». Non è fantastico che venga un richiamo simile dall'uomo che rappresenta le mani di Berlusconi sulla Rai? Chi ha messo Minzolini 'n coppa al Tg1? Chi ha impiantato sulla stessa rete per anni Ferrara in uno «scivolo» di squallido berlusconismo militante? Chi ha segato Daniele Luttazzi, Enzo Biagi, Santoro, Dandini, per dirne alcuni, assieme a tanti bravi dirigenti che non si sono mai fatti condizionare dai politici? La notizia triste è che nel salotto di Vespa nessuno ha zittito questa insopportabile faccia di bronzo. Oggi BUONE DAL WEB ZOOM RACCONTARE L'AQUILA IN DANZA La coreografa Francesca La Cava dedica alla sua città distrutta dal sisma, L'Aquila, il suo nuovo spettacolo: Alice oltre lo specchio. Un'Alice che parte da Carroll e arriva ai nostri giorni, specchiandosi in una realtà di macerie e ferite, morte e voglia di rinascita. Con il gruppo e-Motion stasera il debutto al Teatro Nuovo di Torino. Pillole LAVORI IN CORSO IN GALLERIA Nello storico palazzo di via del Corso a Roma, una mostra per presentare al pubblico i risultati – spesso sorprendenti – dei restauri che hanno fornito straordinarie novità per la conoscenza dei dipinti Doria Pamphilj, dalla Salomè di Tiziano al lotto, da Dosso Dossi al Guercino. Doria Pamphilj: capolavori in luce Domani NORD Ancora molte nubi con precipitazioni sparse; più frequenti sulle zone alpine. CENTRO Nuvolosità irregolare su tutte le regioni. SUD Cielo poco nuvoloso su tutte le regioni con locali annuvolamenti sulla Puglia. Dopodomani NANEROTTOLI Facce da Lupi Toni Jop I n rete è circolata la letterache Enrica Bartesaghi, presi-dente del Comitato Verità eGiustizia per Genova, ha scrit-to alla ministra degli interni Cancellieri, la quale ha detto che sì, andrà a vedere Diaz, Don't Clean Up this Blood - il film di Daniele Vicari che racconta la «macelleria messicana» alla scuola Diaz la notte di sabato 21 luglio 2001, durante il G8 genovese - motivando così la sua scelta: «il Paese ama molto le forze dell'ordine, però è giusto, che mi vada a documentare perché tanto più si conosce, tanto meglio si fa». Come Enrica Bartesaghi, non sono riuscito a credere ai miei occhi. Quella notte avrei dovuto dormirci anch'io in quella scuola, e solo per un caso non lo feci, evitando così di essere massacrato dall'irruzione delle forze di polizia. Possibile che l'ex prefetto di Genova abbia bisogno di vedere un film per documentarsi su quei fatti infami? Come scrive Bartesaghi: «per documentarsi, per conoscere, per meglio fare, lei ha bisogno di andare a vedere un film? Una fiction? Che non riporta nemmeno i nomi dei responsabili di tanta cieca violenza? Se vuole posso aiutarla, si tratta di alcuni dei funzionari, nel frattempo tutti promossi, nonostante i processi e le sentenze di condanna, ai vertici della «tanto amata» polizia italiana. Nessuno dei condannati in primo e secondo grado nei processi Diaz e Bolzaneto, è stato sospeso od allontanato dal lavoro. Nel frattempo, la maggior parte dei reati sono stati prescritti, grazie ad inspiegabili ritardi nella trasmissione degli atti alla Corte di Cassazione». Poteva dire, la ministra, che non vedeva responsabilità di sorta quella notte, sarebbe stata più chiara. Ma non è assolutamente ammissibile quest'occultamento di una memoria che dovrebbe essere parte integrante di una qualsiasi normale coscienza civile democratica. DIAZ CHI OCCULTA LA MEMORIA Marco Rovelli www.alderano.splinder.com NORD Molte nubi sul settore occidentale con locali precipitazioni; parzialmente nuvoloso altrove. CENTRO Locali annuvolamenti su Toscana e Sardegna; sereno sulle restanti regioni. SUD Generali condizioni di tempo stabile su tutte le regioni. 45 SABATO 17 MARZO 2012
L a realtà è un po' diversada come l'hanno racconta-ta i quotidiani». Pier LuigiBersani commenta così, acaldo, la lettura dei giornali che danno il resoconto del vertice-fiume a Palazzo Chigi. Sono due le cose che proprio non gli sono andate giù: «l'enfasi» con cui si è parlato di «accordo» fatto sulla riforma del lavoro e l'immagine dei tre leader di partito messi «nell'angolo» dal premier Mario Monti che ha fatto cadere «tutti i veti». «Il presidente del Consiglio non ha questo atteggiamento ha raccontato il segretario Pd -. È molto attento e ascolta con grande attenzione quanto i partiti hanno da dire». L'immagine dei partiti «sotto botta» - non solo nei sondaggi che ne raccontano un deficit di seduzione tra gli elettori - che registrano e subiscono i diktat di Palazzo Chigi sta stretta al leader Pd, come gli sta stretta la «generalizzazione che si fa quando si parla dei partiti». Coglie l'occasione di un'intervista a Youdem per negare che ci siano stati veti del Pd: «Sono abbastanza stanco di queste raffigurazioni dove ci sono i partiti che mettono i veti e uno che striglia...». Spiega che solo quando si è arrivati al nodo Rai si è mostrato inamovibile: «Andate avanti, io non partecipo. Avrò il diritto di non partecipare. Tutto lì il mio veto. Incredibile questa lettura che viene data alla cose, non accettabile. D'ora in poi quando si dice “partiti” pretenderò nome e cognome». Per il resto, invece, il giudizio sul lungo incontro a quattro andato avanti oltre l'una di notte, per il segretario Pd è positivo, «siamo stati convincenti su molti punti», spiega, soprattutto sulla riforma del mercato del lavoro. E su questo punto i tre segretari di Pd, Pdl e Udc sono sintonizzati sulla stessa onda: se si arriva ad un'intesa tra le parti sociali non sarà il Parlamento a mettere i bastoni fra le ruote, «ma questo deve essere chiaro a tutti», anche a quei ministri che ancora sono tentati da una forzatura pur di arrivare alla riforma. Si può guardare alla Germania, aggiunge, «ci può essere anche qui una posizione simile. Bisogna capire in che direzione vogliamo andare come sistema regolativo e come politica industriale. L'Italia è il secondo paese esportatore d'Europa, come la Germania. Siamo un grandissimo paese manifatturiero, come la Germania». Quindi anche pensando ad un ritocco dell'articolo 18 si può guardare, tenendo fermi i capisaldi su cui poggia, alla Germania». Ma, ci ha tenuto a ribadire, spetta alle parti sociali trovare l'accordo, «e il governo ha detto che si lavora all'intesa». Positivo anche il confronto su giustizia, legge anticorruzione, e ottima la notizia «che l'esecutivo presenterà un suo emendamento al testo Alfano in discussione in Commissione Affari Costituzionali», ma è sulla questione sociale che il segretario ha chiesto interventi immediati, «la pressione fiscale va distribuita meglio. Adesso vediamo i primi risultati delle iniziative di contrasto all'evasione fiscale. Poi bisogna ripartire da lì se vogliamo che paghino tutti», come bisogna trovare nuovo «ossigeno» per le Piccole e medie imprese, per le quali serve immettere liquidità nel sistema, «e la cosa più semplice è sbloccare un po' di investimenti degli enti pubblici, che sono il 70% del totale». Ma se il bilancio del vertice è positivo, adesso resta da vedere come e quando l'esecutivo interverrà su questi fronti. «Non abbiamo risolto tutti i problemi - ha spiegato Bersani - qualche passo in avanti s'è fatto. Sui punti principali abbiamo esercitato una certa forza di convinzione». Sulla Rai, no, le distanze tra i partiti restano. Tutto rinviato al prossimo vertice. Fot di Massimo Percossi/Ansa MARIA ZEGARELLI - e si tratta di un fatto decisamente nuovo - dal presidente dell'Unione Pubblicità Associati (Upa), Lorenzo Sassoli de Bianchi. Egli ritiene che il servizio pubblico radiotelevisivo sia fondamentale e che la Rai rappresenti tuttora un grande patrimonio socio-culturale e industriale oggi minacciato di continua degradazione, burocratizzazione, crisi di bilanci, di quadri e di progetti provocati dalle «pesanti ingerenze della politica». Stavolta, sono quindi gli utenti pubblicitari per primi a reclamare una riforma della “governance” Rai capace di darle l'autonomia politica, culturale, creativa, professionale più che mai indispensabile per nuove sfide. Il segretario del Pdl, Alfano, ha già fatto intendere però che la Gasparri non si tocca, pena la vita stessa del governo Monti. Fa bene Bersani a non voler partecipare a spartizioni di sorta sulla base della legge Gasparri tagliata su misura per Mediaset, o meglio, per Mediarai. Ne va della dignità e della cultura di massa di questo Paese. Ora che anche soggetti privati come il presidente dell'Upa si schierano per una incisiva riforma di garanzia, è giusto che Bersani resista (ma lo stesso deve fare anche Casini) perché è ancora più sbagliato appiattirsi sul «quieta non movere et mota quietare» (non agitare chi è tranquillo e tranquilizza chi è agitato) che predicava, con effetti letali, il direttore didattico del «Maestro di Vigevano» dell'indimenticabile Lucio Mastronardi. Se non ora quando? In due mesi una riforma seria si può sicuramente fare. Bersani: bene l'intesa ma subito risposte alla questione sociale Il segretario Pd sul vertice: è falsa la raffigurazione dei partiti nell'angolo e di Palazzo Chigi che mette diktat «Dopo giustizia e lavoro, servono interventi su Rai e crisi» Il retroscena ROMA mzegarelli@unita.it Angelino Alfano e Pier Luigi Bersani al vertice dell'altra notte Enrico Letta e la riforma del lavoro «L'accordo si deve fare, il governo vada avanti, servono scelte molto nette e forti»: così il vice segretario del Pd Enrico Letta a proposito del negoziato sul mercato del lavoro. «Quello che facciamo - ha detto - non lo facciamo perché obbligati ma perché convinti. Le parti facciano quello che devono fare e il governo vada avanti». 9 SABATO 17 MARZO 2012
Cara Unità Dialoghi Luigi Cancrini La satira de l'Unità virus.unita.it VIA OSTIENSE, 131/L - 00154 - ROMA MAIL lettere@unita.it RISPOSTA Ho letto un libro quest'inverno che mi ha colpito. Il titolo del libro è Ogni mattina a Jenin, l'autrice del libro è Susan Abulhawa nata e vissuta, appunto, a Jenin, uno dei primi campi allestiti per i palestinesi profughi dalle terre che Israele decise di far sue, nel 1948, dopo l'allontanamento delle truppe inglesi. Tenero e struggente, attento al cuore che batte negli uomini e nelle donne che il destino ha messo dall'una e dall'altra parte di questa guerra infinita, il racconto di Susan Abulhawa propone una riflessione su cui oggi si torna poco a proposito del modo in cui, freschi degli orrori dell'olocausto, si mossero gli israeliani nei confronti degli arabi che senza loro colpa erano nati e vissuti nella «terra promessa». L'odio genera odio e l'odio si trascina attraverso le generazioni, da Auschwitz a Jenin fino a Sabra e Shatila e negli autobus dilaniati dalle bombe dei kamikaze e non si è ancora spento perché ancora non si ha la forza di fermarsi per ascoltare le ragioni dell'altro. Di ricordare insieme, liberandosi dalla paura, in questa storia triste in cui l'unica cosa certa è il dolore sparso a piene mani nella vita di tutti. Da mesi i droni israeliani volano su Gaza e il mondo tace. Un ferito, un morto, due feriti... Da Gaza fino a ieri hanno scelto la resistenza non violenta, e il mondo tace. Centrati 4 militanti e il mondo tace. La resistenza gazawi risponde e il mondo s'accorge che a Gaza succede qualcosa. *Associazione Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese PATRIZIA CECCONI* Gaza www.unita.it VINCENZO ORTOLINA A chi parla Pizzetti? La "pruderie" dell'autorità per la privacy a riguardo della questione dei controlli fiscali appare, a prima vista, inopportuna. Anche perché le parole di Pizzetti faranno subito piacere proprio ai "mariuoli" della categoria. Che non sono certo tutti gli italiani (ci mancherebbe!) ma restano tanti, tantissimi. Si tranquillizzi, il "garante": i contribuenti onesti non sono troppo preoccupati per l'eventuale violazione della "privatezza", in argomento. Il governo (e il capo dell'agenzia delle entrate) vada avanti, allora! FELICE BESOSTRI I funerali di Placido Rizzotto/1 Tante proposte di funerali di Stato per Placido Rizzotto. Sono contrario per rispetto di Placido Rizzotto sindacalista e partigiano socialista. I funerali di Stato hanno un loro protocollo: vanno invitati autorità civili, religiose e militari. In vita Placido Rizzotto non frequentava prefetti, vescovi e generali. Dallo Stato non ha avuto giustizia e prima protezione. Per quello che rappresenta simbolicamente Placido dovrebbe sopportare in prima fila il Presidente dellaCamera Fini o quello del Senato Schifani, invece che di suoi compagni di sindacato e di fede politica. Tra le alte cariche dello Stato soltanto Napolitano ci starebbe bene, ma Napolitano può partecipare anche a funerali organizzati dalla CGIL, ma soprattutto siano funerali civili con le bandiere rosse del sindacato e dei suoi compagni di fede politica: per loro ha perso la vita ALDO BACCHIOCCHI I funerali di Placido Rizzotto/2 Aderisco alla proposta di riaprire l'inchiesta sull'omicidio di Placido Rizzotto ad ai funerali di Stato. C'è bisogno di sapere e di far sapere in particolare alle giovani generazioni; ma la stessa odierna "politica" trarrà nutrimento nel ripercorrere pagine drammatiche della nostra storia. In quegli anni, ce lo ricorda Emanuele Macaluso, furono massacrati in Sicilia 36 capi leghe e nessuno fu condannato per quegli omicidi. PATRIZIA BASCHIERA Orari tedeschi La Germania (Merkel a parte) può insegnarci un alcune cose fondamentali. A proposito, i managers tedeschi ritengono che iltempo liberosia importante e a differenza di molti colleghi nostrani non stanno in ufficio fino alle 11 di sera: alle 18 vanno a casa. GIANNI TIRELLI Il tavolo di castagno Nella mia casa c'è un meraviglioso tavolo di castagno, che apparteneva al mio bisnonno. Mio nonno lo ereditò, lasciandolo poi a mio padre. Oggi è li, bello, forte, e orgoglioso dei suoi quasi tre secoli di vita, a dare luce e calore alla mia modesta cucina. Il mio dolce tavolo di castagno, non vedrà mai nessuna discarica, eroico baluardo contro un consumismo idiota, becero e stragista. ROSARIO AMICO ROXAS I pesi di Alfano Con delega imposta dal cavaliere, Alfano si presta a fare la figura dell' arrogante, o meglio, del disperato arrogante che deve dire ciò che gli è stato imposto, pur sapendo di darsi una martellata negli stinchi. Che il cavaliere sia disperato è un dato incontrovertibile; abituato a manovrare miliardi a volte con metodi al limite della correttezza, ma più spesso trascurando ogni forma di correttezza nella convinzione che tutto gli è permesso perché "eletto dal popolo", oggi si ritrova privato del suo carburante senza il quale diventa un signor Berlusconi in difficoltà, e non un PdC in grado di legiferare “pro domo sua”. Discutere di Giustizia significherebbe mettere ordine e garantire il dettato costituzionale dell'uguaglianza della legge, significa fissare tempi certi e certezza di giudizi, evitando le furbizie dei difensori che si servono delle procedure pur di agguantare prescrizioni di comodo. All'internodi una Giustizia "giusta" la sorte del cavaliere e del suo seguito di questuanti sarebbe segnata, per cui… silenzio assoluto in tale campo, in attesa di tempi migliori per i quali il cavaliere spenderà gli ultimi spiccioli sia di denaro che di credibilità. 24 SABATO 17 MARZO 2012
L a vicenda di Massimilia-no Latorre e Salvatore Gi-rone, i due marò italianiarrestati in India con l'ac-cusa di omicidio di due pescatori può durare «fino a due mesi». Ad affermarlo è il sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura in un'intervista a Skytg 24. La vicenda sarà risolta da India e Italia assieme, ha aggiunto De Mistura, rientrato da poco dalla sua missione nel Kerala, ribadendo ancora una volta che i due marò «erano e sono militari e come tali vanno trattati». In un'altra intervista televisiva, a Unomattina - il numero due della Farnesina annota che ora «la prova balistica è fondamentale. Se emergerà che le pallottole non sono italiane li portiamo fuori presto. Se l'esito non sarà favorevole, «non ci sgomentiamo» ha sottolineato. «Si può sparare per sbaglio, in quel caso devono essere giudicati a casa», aggiunge de Mistura, che oggi incontrerà a Bari i familiari dei due marò Il tribunale di Kollam, dove si tiene il processo a carico dei due marò, ha chiesto alla polizia di avviare delle indagini per accertare la responsabilità del capitano della Enrica Lexie nell'uccisione di due pescatori indiani. Lo riferisce il quotidiano The Indian Express. In particolare, il magistrato capo A.K. Gopakumar ha incaricato gli investigatori di fare luce sulla delicata questione di chi ha dato l'ordine di sparare a bordo della petroliera «Enrica Lexie» minacciata da un attacco di pirati. «Il tribunale ha chiesto se i militari accusati avevano l'ordine di sparare senza il permesso di un superiore, se c'era un superiore a bordo che ha dato l'ordine e se i fucilieri erano sotto l'autorità del capitano» scrive il giornale in una corrispondenza da Kollam. Il giudice ha inoltre posto altri quesiti relativi alla responsabilità della custodia delle armi quando la nave si trovava in acque territoriali indiane e se il capitano ha avvertito le autorità indiane dopo l'incidente del 15 febbraio. Nel caso in cui la polizia decida di avviare ulteriori indagini, è probabile che la petroliera italiana, ora ancorata al largo di Kochi, debba rientrare in porto per permettere altri accertamenti sull'equipaggio e sui quattro marò dell'unità anti pirateria rimasti a bordo. Nel frattempo, l'Alta Corte del Kerala ha rinviato a lunedì 19 marzo la discussione sulla richiesta italiana riguardante la giurisdizione sull'incidente in mare del 15 febbraio che ha portato in carcere i due marò. Più che agli avvocati, il destino dei due marò sembra legato alla diplomazia. Per riportare a casa i marò italiani imprigionati in India si sta lavorando di concerto con i principali Paesi del mondo. A ribadirlo è il titolare della Farnesina, Giulio Terzi. «Dire che stiamo facendo tutto il possibile per riportare a casa i nostri ragazzi ha spiegato il ministro - è una frase che non dice tutto lo sforzo combinato con i principali Paesi del mondo e i Paesi amici, attività che stiamo svolgendo sul piano diplomatico e sul piano riservato». Il lavoro viene svolto su più livelli: «Ci sono passaggi importanti per affermare la giurisdizione italiana. E la prova balistica è un elemento di fondamentale importanza anche ai fini del prosieguo delle indagini e del processo se ci sarà, in India». «C'è anche una situazione emotiva determinata dalla competizione elettorale dello Stato del Kerala, che dovrebbero svolgersi nei prossimi giorni», rimarca ancora Terzi. Il lavoro della diplomazia italiana, aggiunge, punta ad «affermare il ruolo dei militari italiani per quello che sono: organi dello Stato italiano, e la necessità che vengano trattati come tali». U.D.G. L'inchiesta Il Kerala va al voto il risultato peserà sulla sorte dei lagunari Foto di Mario De Renzis/Ansa India, nel mirino entra anche il capitano della nave Il tribunale di Kollam, dove si tiene il processo ai due marò, chiede di avviare indagini per accertare la responsabilità del capitano della Enrica Lexie nell'uccisione di 2 pescatori udegiovannangeli@unita.it IL CASO La direttrice della Cooperazione Elisabetta Belloni con il colonnello Virgilio Pomponi Si aprono le urne oggi nello stato indiano del Kerala, al centro dell'attenzione del governo italiano per la vicenda dei due marò arrestati accusati di aver ucciso dei pescatori locali. Un test che sarà cruciale per lo stato del Sud che dovrà riconfermare la leadership del governatore Oommen Chandy, esponente del partito del Congresso di Sonia Gandhi che ha lui stesso sottolineato come il risultato elettorale di oggi sia «una sfida su come il governo ha lavorato da quando si è insediato a maggio». D'altro canto il test sarà anche per la partita italiana dei marò sul quale, come ha detto ieri il sottosegretario agli EsteriStaffandeMistura,«leelezionigiocano un ruolo importante»e «avranno unaloroinfluenza,poisipotràcominciare a discutere». Di fatto quello che oggi succederà a Piravom, cittadina di soli 28mila abitanti nello stato del Kerala è una sfida comunale all'ultimo sangue tra due Jacob: Anoop Jacob, figlio del defunto T.M. Jacob, che deve appunto essere sostituito,eilcandidatodell'opposizionecomunista dell'Ldf, M.J. Jacob. Il «comunista» Jacob ha più volte sfidato il Congresso e, già nel 2006, aveva battuto T.M. Jacobdi oltre5000 voti.La tenutadelpartitodellaGandhièperòmoltoimportante per il Congresso che, senza Piravom perderebbe tre seggi nell'assemblea parlamentare dello Stato. Yemen svizzera rapita Militantidi AlQaedahannorapitounacittadinasvizzera aHodeida,sullacostayemenita del Mar rosso. La donna è stata portata via da uomini armati verso la provincia di Shabwa. I rapitori avrebbero chiesto in cambio la liberazione di due militanti di Al Qaeda detenuti a Hodeida. 31 SABATO 17 MARZO 2012
discipline e contribuisse al rinnovamento della cultura nazionale, allora dominata dal positivismo. E in effetti, in quei primi anni del Novecento, senza alcun potere accademico o politico, Croce rappresentò un riferimento teorico per moltissimi intellettuali italiani. Proprio allora, a giudicare da Camillo Golgi e Guglielmo Marconi, da Vito Volterra e Ulisse Dini, la scienza visse una stagione di grandi successi, che non rimasero confinati al mondo dei ricercatori. Come hanno recentemente ricordato Pietro Nastasi e Angelo Guerraggio, gli scienziati dell'Italia liberale furono fra gli esponenti più autorevoli della classe dirigente: alcuni erano membri del Parlamento, altri ricoprivano posizioni di responsabilità politica. Il ruolo di Croce cambiò con la guerra di Libia. Da allora fu Gentile a esercitare una maggiore influenza sui giovani e, con l'avvento del fascismo, un vero e proprio potere sull'organizzazione della cultura. Nominato ministro dell'istruzione nel 1922, portò in Parlamento la riforma che istituì il liceo scientifico e rese il liceo classico, già previsto dalla legge Casati, una scuola d'élite dove, com'è noto, si insegnavano le scienze in misura decisamente meno rilevante rispetto alle discipline umanistiche. Nel 1925 Gentile fu nominato direttore scientifico dell'Enciclopedia Treccani che diede alle scienze applicate e a quelle pure uno spazio considerevole; nel 1928 divenne direttore della Scuola Normale di Pisa e nel 1941 fondò la domus galileiana, un importante centro di ricerca per la storia della scienza. ASCESA E DECADENZA In che modo, dunque, la sua indiscutibile egemonia sulla cultura italiana pesò sulla scienza? A giudicare dagli enti di ricerca fondati dal regime totalitario, con la volontà di controllare e dare spazio agli scienziati, dovremmo pensare che la presenza di un filosofo neoidealista, ai vertici dell'organizzazione culturale del fascismo, fu un fatto sicuramente positivo: nel 1923 nacque il Consiglio nazionale delle ricerche; nel 1926 l'Istituto centrale di statistica; sempre nel 1926 l'Accademia d'Italia che negli anni Trenta assunse il patrimonio dell'Accademia dei Lincei; nel 1927 l'Istituto di storia delle scienze; nel 1934 l'Istituto di sanità pubblica e nel 1939 l'Istituto nazionale di alta matematica e quello di geofisica. In realtà, nella seconda metà degli anni Trenta, l'influenza di Gentile sulla cultura italiana entrò in una fase di decadenza. Ad esempio, nel 1933 a Roma, durante l'ottavo congresso nazionale di filosofia, i filosofi realisti insieme ai neopositivisti, a molti cattolici e ad alcuni neokantiani sferrarono un attacco durissimo contro il filosofo, dichiarando, dopo trent'anni di neoidealismo, il ritorno al realismo. Gentile morì nel 1944, Croce nel 1952. Nel dopoguerra la sconfitta proseguì provocando il tramonto irreversibile di una cultura considerata nazionalista e, in ogni caso, responsabile dell'avvento del regime fascista. Norberto Bobbio raccontava che dopo il fascismo, i giovani iniziarono a esplorare le filosofie «straniere», decisi a debellare per sempre lo spiritualismo della cultura italiana nelle sue diverse forme. Ancora più esplicitamente, Paolo Rossi scrisse che la sua generazione si era impegnata nella critica contro Croce e Gentile, come ci si dedica a uno sport praticato con tenacia, continuità e un certo sadismo. In effetti, dagli anni Quaranta gli idealisti costituirono una minoranza degli intellettuali italiani, ben più affascinati dall'esistenzialismo, dalla fenomenologia, dal marxismo e dal neoilluminismo e, negli anni Sessanta, pronti ad accogliere gli stimoli offerti dallo strutturalismo, cioè da una riflessione che non nasceva in Italia e mostrava una forte attenzione alle scienze sociali. Da allora l'antropologia, la ricerca sociale, la psicologia, la critica letteraria e, ovviamente, la linguistica divennero campi del sapere di una cultura che faceva della distanza da Croce e da Gentile un suo tratto distintivo. Ora, a ben vedere, fu proprio in quel periodo che iniziò il lento e irreversibile declino della scienza. Come ha ricordato Giovanni Paoloni, negli anni Sessanta sia le politiche della ricerca pubblica, sia gli orientamenti del sistema privato dovettero misurarsi con cambiamenti di vasta portata. L'Olivetti e la Montecatini, per citare due aziende molto note che avevano prodotto ricerca industriale di altissimo livello, tagliarono i settori innovativi e rafforzarono quelli economicamente più sicuri. A sua volta lo Stato investì sempre meno nelle politiche che avrebbero potuto promuovere la ricerca industriale e facilitò l'espansione della piccola e media imprenditoria, tradizionalmente estranee ai processi di innovazione. Dalla metà degli anni Sessanta, insomma, quando essere crociani o gentiliani non era certo di moda, abbiamo seguito un modello diverso da quello dei paesi che hanno impiegato risorse economiche e le hanno messe a disposizione dello sviluppo scientifico e tecnologico. Ma allora, se è così, invece di attribuire le colpe al liceo classico voluto da Gentile, o alla concezione crociana della scienza, perché non ricordiamo che la ricerca scientifica coinvolge una grande quantità di soggetti come le industrie, le università, gli enti privati, la pubblica amministrazione, i governi e, non da ultimo, le imponenti agenzie sovranazionali? Ma soprattutto perché non diciamo che gli imprenditori, i tecnologi, gli scienziati ostacolati da Croce e da Gentile non ci sono mai stati? Forse dovremmo iniziare a chiederci se la responsabilità di una sconfitta non sia prima di tutto di chi la subisce. Se in Italia non si è avvertita l'importanza della ricerca, se le dedichiamo l'1,2 per cento del nostro Pil contro il 2 per cento della media europea, non dipenderà forse dagli scienziati, dalle politiche pubbliche e dalle industrie private? E allora lasciamo in pace Croce e Gentile. Semmai studiamo la loro filosofia e il rapporto che ebbe con il proprio tempo, senza dimenticare che fu un tempo assai generoso con la ricerca scientifica. Luoghi comuni Il dibattito recente torna a colpevolizzare il neoidealismo Finalisti del premio «Calvino» SimonaBaldelli conEvelinaelefate,MarcoCampogianiconSmalltownboy,Riccardo Gazzaniga con A viso coperto, Simone Giorgi con Il peggio è passato, Eugenio Giudici con Piccole storie, Paolo Marino con La casa di Edo, Michela Monferrini con Gennaio come e FabrizioPasanisiconLostiledelgiorno: sonogliottofinalisti per ilXXV premioItaloCalvino. 37 SABATO 17 MARZO 2012
Di qua, i parenti delle 81 vittime della strage di Ustica. Di là, lo Stato. In mezzo, sempre lo stesso drammatico muro di gomma. Ancora lì, trentadue anni dopo. A rimbalzare ogni tentativo di giustizia. Sia pure in sede civile. Stavolta, a rimbalzare indietro sono i 100 milioni che il ministero dei Trasporti e della Difesa, appena pochi mesi fa, erano stati condannati a risarcire ai parenti delle vittime. Per non aver garantito, come dovuto, la sicurezza di quel «Dc9 Itavia I-Tigi» in volo da Bologna a Palermo. E per aver svolto una sistematica azione di depistaggio e distruzione di atti che avrebbero potuto portare alla verità. Quella ricostruita dal giudice del Tribunale di Palermo Paola Protopisani che lo scorso 21 settembre condannò i due ministeri a risarcire i parenti delle vittime ripete, ripercorrendo la sentenza del ‘99 del giudice Priore, che nel cielo di Ustica la notte del 27 giugno 1980 ci fu un'azione di guerra, il «Dc9 Itavia I-Tigi» fu abbattuto da un missile o a causa di una quasi collisione con il velivolo militare che si era nascosto nella sua scia. Contro quel risarcimento il passato governo aveva presentato ricorso. E ieri, i giudici palermitani hanno accolto la richiesta. Risarcimento sospeso, in attesa della sentenza d'appello. Ma la vera beffa è che la prossima udienza è convocata per l'aprile del 2015. Fra più di tre anni. Un'attesa crudele. E «paradossale», osserva il legale dei familiari Daniele Osnato, tanto più che il tribunale di Palermo, al di là della esecutività del risarcimento disposto, «aveva riconosciuto il danno per denegata giustizia, censurando i depistaggi che avevano allungato enormemente le indagini». «Durante il processo è stata ricostruita una devastazione documentale incredibile, fogli tagliati con le lamette, centinaia di testimoni reticenti, lo stesso tribunale è rimasto allibito - racconta Osnato -, negli anni Ottanta è come se ci fosse stato un altro Stato all'interno dello Stato italiano che faceva i propri interessi contro quelli delle vittime della strage di Ustica». Difficile quindi da spiegare ai familiari delle vittime che ora dovranno aspettare ancora tre anni per la prossima udienza, si riempie di sconforto i legale al termine di un'altra giornata dura da mandare Foto archivio Colarieti /Ansa Italia Il legale dei familiari delle vittime: «Difficile spiegare ai miei clienti che dovranno aspettare ancora tre anni per la prossima udienza. Mi rendo conto che la giustizia è oberata, ma la gente muore in attesa di giustizia». MARIAGRAZIA GERINA p Il tribunale di Palermo accoglie il ricorso del governo. 100 milioni era la somma riconosciuta p Per la prossima udienza si dovranno aspettare altri tre anni. Bonfietti: «Vergogna nazionale» : www.unita.it Ustica, attesa infinita Sospesi i risarcimenti milionari alle vittime ROMA Il relitto del Dc-9 Itavia ricostruito nell'hangar di Pratica di Mare 26 SABATO 17 MARZO 2012
www.unita.it Zapping CASTLE - DETECTIVE TRA LE RIGHE ARMA LETALE 2 RACCONTI INCANTATI THE SHOW MUST GO OFF RAIDUE ORE:21:05 SERIE TV CON STANA KATIC CON MEL GIBSON CON ADAM SANDLER CON SERENA DANDINI RETE 4 ORE:21:15 FILM ITALIA 1 ORE:21:10 FILM LA7 ORE:21:30 SHOW Rai 1 Rai 2 Rai 3 RAI 1Canale 5 Rete 4 Italia 1 La 7 Sky Cinema 1 HD Sky Cinema family Sky Cinema Passion Cartoon Network Discovery Channel Deejay TV MTV 21.00 Sky Cine News - Grande Weekend. Rubrica 21.10 The Fighter. Film Drammatico. (2010) Regia di D.O. Russell. Con M. Wahlberg C. Bale. 23.10 Pulp Fiction. Film Thriller. (1994) Regia di Q. Tarantino. Con J. Travolta S. L.Jackson. 21.00 Ratatouille. Film Animazione. (2007) Regia di B. Bird, J. Pinkava. 22.55 Adèle e l'enigma del faraone. Film Azione. (2010) Regia di L. Besson. Con L. Bourgoin 00.45 Waterboy. Film Commedia. (1998) Regia di F. Coraci. 21.00 Ti amerò sempre. Film Drammatico. (2008) Regia di P. Claudel. Con K. Scott Thomas E. Zylberstein. 23.05 Le Divorce - Americane a Parigi. Film Commedia. (2003) Regia di J. Ivory. Con K. Hudson N. Watts. 18.45 Ben 10 Ultimate Alien. 19.35 Generator Rex. 20.05 Takeshi's Castle. 20.30 Lo straordinario mondo di Gumball. 20.55 Adventure Time. 21.20 The Regular Show. 21.45 Mucca e Pollo. 22.10 Hero: 108. 22.35 Hero: 108. 18.00 American Chopper. Documentario 19.00 American Guns. Documentario 20.00 Chi ore di più?. 20.30 Chi ore di più?. Documentario 21.00 Aare fatto!. Documentario 21.30 Aare fatto!. Documentario 22.00 La febbre dell'oro. Documentario 20.00 Believers Winter. Sport 20.30 Deejay Music Club. Musica 21.00 Mumford. Film Commedia. (1999) Regia di Lawrence Kasdan. Con Hope Davis 23.30 DVJ. Musica 01.30 Deejay Night. Musica 18.30 Disaster Date. Show. 19.20 MTV Spit. Show. 20.20 Crash Canyon. Serie TV 20.45 Crash Canyon. Serie TV 21.10 Jersey Shore - Best Episodes. Serie TV 05.45 Mtv News. Informazione 21.10 Ballando con le stelle. Show.Conduce Milly Carlucci. 01.00 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.10 Che tempo fa. Informazione 01.15 Cinematografo. Rubrica 01.16 Tg1 Focus. Informazione 02.15 Sabato Club. Rubrica 21.30 Ulisse- Il piacere della scoperta. Rubrica 23.35 Tg3. Informazione 23.50 TG Regione. Informazione 23.55 Un giorno in pretura. Rubrica 00.06 Meteo 3. Informazione 00.55 TG3. Informazione 21.05 Castle - Detective tra le righe. Serie TV Con Nathan Fillion, Stana Katic, Susan Sullivan. 22.00 Castle - Detective tra le righe. Serie TV Con Nathan Fillion, Stana Katic, Susan Sullivan. 22.40 Rai Sport - Sabato Sprint. Informazione 21.10 Il viaggio di Italia' s Got Talent. Talent Show 00.30 Mai dire Grande Fratello. Show.Conduce Marco Santin, Carlo Taranto, Giorgio Gherarducci. 01.20 Tg5 - Notte. 01.50 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Informazione 21.15 Arma letale 2. Film Azione. (1989) Regia di Richard Donner. Con Mel Gibson, Danny Glover, Joss Ackland. 23.29 Stranger game. Film Drammatico. (2006) Regia di Terry Ingram. Con Mimi Rogers, David Orth 01.15 Tg4 - Night news. Informazione 21.10 Racconti incantati. Film Commedia. (2008) Regia di Adam Shankman. Con Adam Sandler, Guy Pearce, Teresa Palmer. 23.10 Terrore sott'acqua. Film Thriller. (2003) Regia di Charles Robert Carner. Con Lou Diamond Phillips 01.10 Studio Sport XXL. Informazione 21.30 The show must go o. Show.Conduce Serena Dandini, Dario Vergassola. 00.00Tg La7. Informazione 00.05 Tg La7 Sport. Informazione 00.10 M.o.d.a.Rubrica 00.50 Movie Flash. Rubrica 00.55 Obiettivo mortale. Film Spionaggio. 06.30 Uno Mattina In Famiglia.Show. 10.00 Rai Parlamento Settegiorni. Attualita' 10.50 Che tempo fa. Informazione 10.55 Cerimonia di chiusura delle Celebrazioni per il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia. Evento 12.45 La prova del cuoco. Show. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 Mix Italia. Rubrica 14.40 Le amiche del sabato. Talk Show. 17.00 Tg 1. Informazione 17.01 Che tempo fa. Informazione 17.15 A sua immagine. Rubrica 17.45 Passaggio a Nord Ovest. Documentario 18.50 L'Eredità. Gioco A Quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Rai Tg Sport. Informazione 20.35 Aari Tuoi. Show 06.30 Automobilismo: Gran Premio di Australia di Formula 1.Sport 08.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 10.15 Sulla Via di Damasco.Rubrica 10.50 ApriRai.Show. 10.55 Rai Parlamento Quello che. Attualita' 11.35 Mezzogiorno in Famiglia.Show 13.00 Tg2 giorno. Informazione 13.25 Rai Sport - Dribbling. Sport 14.00 London Live 2.0. Rubrica 15.40 La libreria del mistero - Premonizioni. Film Giallo. (2003) Regia di W. Klenhard. Con Kellie Martin 18.05 Sea Patrol. Serie TV 18.50 L'Isola dei Famosi - La settimana. Reality Show. 19.35 L'Isola dei Famosi. Reality Show. 20.25 Estrazioni del Lotto. Altro 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 07.25 Colpo grosso alla napoletana. Film Commedia. (1967) Regia di Ken Annakin. Con Raquel Welch 09.15 PaeseReale. Rubrica 10.15 Kingdom. Serie TV 11.00 TGR BellItalia. Informazione 12.00 Tg3. Informazione 12.10 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 TGR Il Settimanale. Informazione 12.55 TGR Ambiente Italia. Informazione 14.00 Tg Regione. / Tg3. 14.55 Rai Sport Ciclismo: Milano - Sanremo. Sport 17.40 Calcio: Magazine Champions League. Rubrica 18.00 90' Minuto - Serie B. Informazione 18.55 Meteo 3. Informazione 19.00 Tg3. / Tg Regione. 20.00 Blob. Rubrica 20.10 Che tempo che fa. Talk Show.Conduce Fabio Fazio. 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.50 Loggione. Rubrica 09.45 Superpartes. Informazione 10.30 Finalmente soli. Serie TV 11.00 Vacanze ai Caraibi. Film Avventura. (2006) Regia di F. Meyer Price. Con Christoph M. Ohrt, Ann-Kathrin Kramer, Max Tidof, Sebastian Husak. 13.00 Tg5. Informazione 13.40 Grande Fratello. Reality Show. 14.10 Amici. Talent Show 15.30 Verissimo Tutti i colori della cronaca. Attualita' 18.50 The Money Drop. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.30 Meteo 5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Informazione 06.40 Media Shopping. Shopping Tv 07.15 Magnum P.I.. Serie TV 08.15 Vivere Meglio - Anteprima. Show 08.30 Vivere Meglio. Show. 09.35 L'Italia che funziona. Rubrica 09.45 Carabinieri. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 13.50 Forum. Rubrica 15.05 Perry Mason. Serie TV 17.00 Monk. Serie TV 17.55 Monk. Serie TV Con Tony Shalhoub, Ted Levine, Jason GrayStanford. 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 07.05 Cartoni animati 12.25 Studio aperto. Informazione 13.00 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.10 Ritorno al futuro. Film Fantasia. (1985) Regia di Robert Zemeckis. Con Michael J. Fox, Christopher Lloyd, Crispian Glover. 16.15 Zoo rangers in Africa. Film Avventura. (2005) Regia di Johan Nijenhuis. Con Juliette Van Ardenne, Vivienne Van Den Assem, Nicolette Van Dam. 18.00 Bau Boys. Rubrica 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Bugs bunny. Cartoni Animati 19.10 Bugs bunny. Cartoni Animati 19.20 Io, lei e i suoi bambini. Film Commedia. (2005) Regia di Brian Levant. Con Ice Cube, Nia Long, Aleisha Allen. 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.50 Bookstore. Rubrica 11.00 I menù di Benedetta. Rubrica 12.00 Atlantide - Storie di uomini e di mondi. Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Cuochi e iamme. Show.Conduce Simone Rugiati. 15.00 JAG - Avvocati in divisa.Serie TV 16.00 Rugby - Torneo 6 Nazioni: Italia vs Scozia (dierita). Sport 18.00 Movie Flash. Rubrica 18.05 L'Ispettore Barnaby. Serie TV Con John Nettles, Daniel Casey 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 In Onda. Talk Show.Conduce Nicola Porro, Luca Telese. SERA SERA SERA SERA SERA SERA SERA 44 SABATO 17 MARZO 2012
«Manca ancora l'ultimo miglio, ma siamo sicuri che tutti faranno uno sforzo per percorrerlo». Così Corrado Passera descrive lo stato dell'arte sul fronte della riforma del lavoro dal palco della due giorni milanese organizzata dal Centro studi di Confindustria, dal titolo «Cambia Italia, riforme per crescere». Il governo è convinto che i tempi indicati da Mario Monti saranno rispettati. Insomma, il ruolino di marcia non cambia. I toni soft del ministro - che in un lungo intervento ripercorre tutte le misure varate finora - tentano di nascondere le tensioni che sono ancora da sciogliere a quel tavolo. A portarle in superficie è proprio Emma Marcegaglia, che in questa partita si gioca molto del suo mandato. Ieri è anche tornata sul rating per le imprese al Sud: «Il sostegno arrivato dall'Abi e le importanti parole espresse dal presidente del Senato, Renato Schifani, sono il segnale che l'istituzione del rating antimafia è un ulteriore passo giusto nel rafforzamento della lotta alla criminalità organizzata», ha detto il presidente di Confindustria ribadendo «piena condivisione» all'iniziativa promossa da Antonello Montante (sull'Unità, ndr), delegato di Confindustria per i rapporti con le Istituzioni per il controllo del territorio, che prevede l'assegnazione di un rating più alto alle imprese legalmente virtuose. «Con misure come questa - ha aggiunto Marcegaglia - possiamo condurre una battaglia vera e concreta contro le infiltrazioni mafiose». Marcegaglia sente il peso di questo ultimo miglio, e non lo nasconde nell'ultimo importante appuntamento in veste di presidente. Confindustria, insieme alle altre associazioni datoriali, chiede esplicitamente di rivedere le proposte sulla flessibilità in entrata, a partire da quella che impone oneri più pesanti per i contratti a termine. Così la leader degli industriali si pone su un sentiero parallelo a quello della leader Cgil, che frena sull'articolo 18. Abilmente è Raffaele Bonanni a “cavalcare” il dissenso, piazzandosi a metà strada e proponendosi come mediatore. «Credo nell'accordo, è possibile farlo - dichiara dal palco milanese - È positivo che i partiti si muovano assieme, aiuta a svelenire la questione e a portarci all'obiettivo. Vedo molti che strappano da una parte e dall'altra, la verità è che più che cercare un accordo cercano protagonismi». In realtà anche per Bonanni non mancano rivendicazioni da esternare, con lo stesso protagonismo degli altri. A cominciare dalle finte partite Iva: se non si affronta quel problema il sistema non sarà mai universalistico. «Chiedo a Confindustria di agire per eliminare questa distorsione», dichiara il leader Cisl. Anche la mobilità è un punto delicato: con la riforma delle pensioni si è addossato il rischio sulle spalle degli ultra 50enni. Bisognerà in qualche modo tenerne conto. Per il resto, il segretario cislino rilancia il modello tedesco, cioè la proposta di affidare al giudice il compito di decidere tra reintegro e indenizzo nei «casi più gravi», così spiega Bonanni, lasciando l'indennizzo per i meno gravi. In questo modo per Bonanni si raggiungerebbe anche un altro obiettivo: quello di spingere il giudice a fornire una risposta in tempi rapidi. Ma Bonanni non si ferma qui. «Spero che appena fatto l'accordo - dichiara - il governo e voi siate disponibili per un patto per la crescita. È la prima cosa da chiedere a Monti». Crescita che, si sa, non dipende tanto, o soltanto, dal mercato del lavoro. Sulla crescita e sugli investimenti futuro, è stata quasi una gelata quella di Giuseppe Mussari, intervenuto nello stesso dibattito, che ha lanciato un avvertimento grave per le imprese. «Non possiamo tollerare di dare servizi gratuitamente - ha detto il presidente Abi - Senza una modifica della norma sulle commissioni bancarie, dal 25 di questo mese nessuna banca farà più una fidejussione. Come farete a partecipare alle gare?». La domanda resta a mezz'aria, e senza risposta. Un altro avvertimento al governo è arrivato dall'amministratore delegato di Autostrade per l'Italia Giovanni Castellucci, che ha invocato investimenti mirati in infrastrutture, «con il coinvolgimento delle comunità locali». La Val di Susa insegna. C erto, sono strani questi im-prenditori. Invitano all'uni-tà le forze sociali e politiche, implorano la firma di tutti sotto gli accordi proposti dal governo, chiedono l'impegno e i sacrifici dei loro dipendenti per superare la crisi e loro cosa fanno? Si dividono, tramano, polemizzano. Gli industriali sono divisi sulla scelta del nuovo presidente, ci sono due schieramenti dietro i due candidati che la giunta di Confindustria sarà costretta contare i voti, a dichiarare un vincitore e uno sconfitto. Questo è un positivo esercizio di democrazia, che può cancellare meritoriamente quella melassa unanimistica che aveva portato alla nomina prima di Luca di Montezemolo e poi di Emma Marcegaglia. Ma è il momento, grave e difficile del Paese, che non dovrebbe consentire separazioni, inutili e dannosi scontri. Quali differenze sostanziali ci possono essere tra Giorgio Squinzi e Alberto Bombassei, i duellanti per conquistare il vertice di Confindustria? La battaglia, le trame, le poleEmma Marcegaglia e il ministro Corrado Passera p Confindustria a Milano. La presidente: il rating antimafia passo decisivo contro la criminalità BIANCA DI GIOVANNI Marcegaglia vuole flessibilità Al Radisson Blu Hotel Bombassei organizza l'ultima offensiva Il retroscena RINALDO GIANOLA Primo Piano Gli industriali si riuniscono a Milano in un momento decisivo. Emma Marcegaglia dice cose opposte a quelle di Camusso: più flessibilità in entrata. Secondo Bonanni, Cisl, l'accordo è possibile. MILANO L'Italia e la crisi 4 SABATO 17 MARZO 2012
M entre i sondaggi foto-grafano una situazio-ne d'incertezza, incui la volatilità delleintenzioni di voto apre ormai la possibilità di esiti diversi da quelli fin qui attesi, il tema europeo comincia a occupare la scena della campagna elettorale francese in maniera sempre più preponderante. Se Marine Le Pen è da tempo un'accanita sostenitrice dell'uscita della Francia dall'euro, questa settimana è stato il presidente uscente Nicolas Sarkozy a stupire gli osservatori europei brandendo la minaccia di una sospensione della partecipazione francese allo spazio Schengen. Una giravolta inattesa quella del candidato della destra, che va però letta come un espediente tattico per recuperare un po' di consenso in quella larga fetta di elettorato francese che nel 2005 aveva espresso la diffidenza verso l'Europa delle «elite tecnocratiche» votando «no» al referendum sul trattato costituzionale. Evidentemente l'inopinata svolta antieuropeista di Sarkozy ha sortito qualche risultato, visto che i sondaggi cominciano a darlo in crescita: l'ultimo, uscito martedì lo dò alla pari con Hollande al 28%. Circondato da concorrenti che hanno ormai raggiunto posizioni decisamente antieuropeiste, vuoi per convinzione, vuoi per opportunismo, Hollande ha invece deciso di puntare su un surplus di europeismo. È evidente infatti che nell'attuale congiunture economica che attraversa il Vecchio continente, i francesi rimangono diffidenti rispetto a Bruxelles. Ma piuttosto che attaccare l'Ue è da tempo che Hollande ha promesso che il suo primo compito se fosse eletto sarà di ritrattare il patto sul budget sottoscritto il 2 marzo a Bruxelles. Dopo che Sarkozy lo aveva attaccato denunciandone le velleità antieuropee, giovedì sera in tivù Hollande ha ribaltato l'accusa sul concorrente che vuole sospendere unilateralmente Schengen, e ribadito la sua intenzione di battersi in Europa per la crescita. «Se sarò eletto, il nuovo Parlamento non potrà ratificare questo trattato se non sarà modificato», ha detto, aggiungendo che «Madame Merkel non decide a nome di tutti gli europei. L'obiettivo di Hollande è di offrire una faccia all'Europa di cui i francesi diffidano. Una faccia che ha il profilo della coppia Merkozy e dei conservatori che la guidano attualmente. Quegli stessi conservatori che si sono rifiutati di riceverlo infastiditi dal cambiamento di rotta che Hollande vuole imporre nelle politiche europee, aggiungendo un impegno maggiore sulla crescita e l'occupazione all'austerità predisposta degli accordi attuali. Che il candidato socialista non sia isolato in Europa, lo si vedrà oggi, quando insieme a il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, a Massimo D'Alema, al segretario della Spd Sigmar Gabriel e ai leader progressisti, chiuderà a Parigi i lavori del seminario «Rinascimento per l'Europa» organizzato dalla Fondazione europea di studi progressisti. Su iniziativa delle fondazioni democratiche e socialdemocratiche è stato infatti preparato un documento che punta su una serie di proposte per il rilancio dell'impegno della sinistra europea a favore della crescita in un contesto in cui la coordinazione e la solidarietà politica ed economica a livello comunitario vengano accresciute. Ma come ha sintetizzato l'ex primo ministro francese Laurent Fabius ieri in chiusura del seminario dopo la discussione economica, «l'Europa non cambierà rotta se la sinistra non torna a vincere». Per un'Europa alternativa il cambiamento parte quindi da Parigi, per raggiungere poi, l'anno prossimo, anche Berlino e Roma. LUCA SEBASTIANI Il caso Foto di Tim Brakemeier/Ansa-Epa La scelta di Hollande: più europeismo contro Sarkozy e Le Pen Mentre l'inquilino dell'Eliseo attacca Schengen e tenta di cavalcare gli umori anti-europei, il candidato socialista insiste sullo spirito comunitario e su un'altra idea di Unione PARIGI Un anno di celebrazioni Oggi al Quirinale la cerimonia conclusiva UNITÀ D'ITALIA Francois Hollande e Sigmar Gabriel protagonisti con Bersani dell'iniziativa di Parigi «Questo è un volo troppo ardito perché io possa rispondere». Una battuta e un sorriso, e il Capo dello Stato, all'uscitadellamostraalVittorianoallestita in conclusione delle celebrazioni dei 150 anni, glissa sul parallelo che gli viene propostodaigiornalisti tralevicendeunitarie di tempi lontani che hanno segnato nelprofondolastrutturadelPaeseequelle, più recenti, di un'unità tra i partiti che ha portato fino al vertice dell'altra sera a Palazzo Chigi, ed i passi futuri, quelli già previsti,quellichepotrannoancoraessere concordati per portare il Paese fuori dalla crisi e per ritrovare la strada dello sviluppo e della crescita. Quella inaugurata ieri «è una mostra che dà l'idea di che cosa è successo in Italia nel giro di un anno e mezzo» riassunte in una iniziativa «non esauriente perchéèimpossibile esaurireinqualsiasi spazio e in qualsiasi racconto o scritto l'enorme quantità e varietà di iniziative, un'esplosione di partecipazione, senso della patria e anche di fantasia e colori» ha detto il presidente commosso. Questa mattina al Quirinale ministri e autoritàparteciperannoall'incontrodibilanciodiunannodicelebrazioni.Allacerimonia, che sarà coordinata da Giuliano Amato, porterà il suo contributo anche Roberto Benigni con il "racconto" di alcunibranisignificativitrattidalla letteratura risorgimentale e patriottica. M.CI. «Il Pd con il popolo siriano» IlsegretariodelPartitoDemocratico,PierLuigiBersani,haincontratoaParigilaportavocedelConsiglioNazionalesiriano,BassmaQodmani. Insiemehannodiscussodellasituazione attuale del Paese e Bersani le ha manifestato la massima solidarietà e la condivisione delle preoccupazioni per la tragedia che il popolo siriano sta vivendo. 11 SABATO 17 MARZO 2012
Arriva il sì del governo «Rizzotto, simbolo della lotta alla mafia» Dopo le migliaia di adesioni raccolte dalla campagna promossa da l'Unità e su proposta del premier Monti, dal consiglio dei ministri arriva il via libera alle esequie solenni per il sindacalista ucciso a Corleone nel marzo del 1948 ROMA FUNERALI DI STATO E ra il 10 marzo del 1948quando il giovane sindaca-lista Placido Rizzotto fu as-sassinato dalla mafia. Ieri, pochi giorni dopo il 64esimo anniversario della sua morte, il Consiglio dei ministri, su proposta del premier Monti, ha preso la decisione ufficiale: Rizzotto, «figura emblematica della lotta alla mafia», avrà i funerali di Stato. Quando ancora non si sa. Entro tre giorni il magistrato consegnerà ai familiari l'atto giudiziario che certifica che quelle ossa, ritrovate nel 2009 in un burrone vicino a Corleone, appartengono al sindacalista. La richiesta dei funerali di Stato è partita una settimana, quando l'esame del dna ha confermato l'identità di quei resti. Subito l'europarlamentare Pd David Sassoli e il segretario socialista Riccardo Nencini hanno lanciato l'appello alle più alte cariche dello Stato, raccolto dal nostro giornale che ha lanciato una raccolta firme che ha registrato migliaia di adesioni, soprattutto via Internet. «Il governo ha dimostrato grande sensibilità», commenta Sassoli. «La mafia voleva far sparire per sempre Placido Rizzotto. Con la decisione di oggi lo Stato dimostra di avere una memoria più lunga e di saper essere più forte della criminalità». Grande soddisfazione anche dalla Cgil, che chiede la riapertura delle indagini. Susanna Camusso ha scritto a Monti e Napolitano per chiedere di «riaprire il caso giudiziario per individuare mandanti ed esecutori, ma anche per accertare l'evoluzione dei fatti che hanno portato la mafia corleonese, che è la stessa che uccise Rizzotto, a condizionare la storia recente di questo Paese». Il processo infatti si era concluso senza colpevoli. L'allora giovane maresciallo dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, che condusse le indagini, arrestò Vincenzo Collura e Pasquale Criscioni, che ammisero di aver preso parte al rapimento insieme a Luciano Liggio. Ma tutti e tre furono assolti nel 1964, per insufficienza di prove, dopo aver ritrattato la loro confessione al processo. «Il funerale di Stato è un riconoscimento importante che è stato voluto in maniera spontanea dall'opinione pubblica», ha detto ieri Placido Rizzotto, nipote del sindacalista ucciso, a Genova per la giornata della memoria per le vittime di mafia organizzata da Libera. «Ricevere qui questa notizia assieme a tanti altri parenti delle vittime e condividerla con loro è stata un'emozione intensa. I funerali di Stato per mio zio saranno anche per altri 42 sindacalisti uccisi che non hanno mai avuto giustizia». «Siamo contenti e orgogliosi per Corleone, 1951, comizio per ricordare Rizzotto. Da sinistra il padre, Carmelo, Giuseppe Lo Monaco, Mimmo Li Causi, Peppino Siragusa, Pompeo Colajanni e Vincenzo Ciriaco ANDREA CARUGATI 14 SABATO 17 MARZO 2012
mola per mezzo secondo e diciamo che la nomina arriva dopo mesi di bruttissima confusione che, sì, è davvero «la forma del nostro tempo». La vicenda del festival di Roma, di ciò che era e di ciò che sta diventando è un ologramma in cui vedere la crisi culturale in cui si dibatte questo Paese, con una sinistra sdraiata sulle posizioni di Gian Luigi Rondi – che prima si è messo di traverso, e poi è stato tolto di mezzo con una brutalità alla quale non era certo abituato – e una destra capace di un paradossale autogol: scegliere il cavallo giusto e renderlo antipatico prima ancora che la corsa sia partita. Perché in tutto questo, almeno una cosa va detta: nonostante l'assurda citazione di Fellini Marco Müller rimane un brillante professionista nella direzione di festival del cinema, probabilmente l'unico in grado di vitalizzare una manifestazione nata male e cresciuta peggio. L'idea di spostare, in parte o del tutto, il festival in estate e di farne una sorta di «Massenzio 2» non è originalissima (Nicolini chiederà il copy-right?) ma sembra anche l'unica praticabile. Staremo a vedere: la brutta confusione è appena cominciata. Querelle & compensi Il neo-eletto: entusiasta di tornare dopo 22 anni nella mia città Material Madonna: un album a tinte forti di dance elettronica DIEGO PERUGINI I ndiscrezioni, gossip, dichiara-zioni, polemiche, anticipazio-ni e altro ancora. Ogni voltache ci avviciniamo a una nuo-va uscita di Madonna, il tamtam promozionale è di quelli tosti e incessanti. La strategia di Lady Ciccone funziona da sempre così: incuriosire, stuzzicare, preparare il terreno per arrivare belli carichi al grande giorno. Che, nel caso di questo MDNA sarà il 26 marzo (ma i più impazienti potranno già sentire il disco da lunedì su Cubomusica). Giusto qualche giorno prima, però, abbiamo potuto ascoltare per intero l'album nel corso di un'anteprima «blindata», con cellulari & co. lasciati fuori per evitare i «file sharing». La nuova creatura dell'ex (?) Material Girl viaggia spedita sull'onda della dance elettronica, di varia natura ed estrazione. Già ben nota è Give Me All Your Luvin' (con Nicki Minaj e M.I.A.), presentata in pompa magna tempo fa al Super Bowl di Bridgestone. Divertente e ballerina. Un po' meno scanzonato (ma sempre ritmatissimo) è il nuovo singolo Girl Gone Wild, dove collabora l'italiano Benny Benassi, anche se il meglio arriva subito dopo con Gang Bang, cinque minuti al limite della sperimentazione. VOCE STRANITA E IPNOTICA Voce stranita, un po' recitante e un po' urlata, al servizio di un'elettronica cupa e ipnotica, con reminescenze di Kraftwerk e Moroder. Testo strano e rabbioso sul tema della vendetta d'amore, dai toni «noir» vagamente lynchiani. Tutto l'opposto della solare Superstar, effimero e giocoso pop sulla fortuna di trovare la persona giusta (Uh La La/You're My Superstar). In I'm A Sinner , dove il tocco di William Orbit è ben presente, si parla con humour di peccato e redenzione («Sono una peccatrice e mi piace così»), scomodando fra le righe Gesù Cristo, Maria e vari Santi. Pochi sono i momenti soft di un disco a tinte forti, che non deluderà i milioni di appassionati proprio perché molto in stile Madonna: la delicata Masterpiece (vincitrice del Golden Globe 2012 come Miglior Canzone Originale) e la romantica ballata Falling Free. C'è, poi, la Madonna più autobiografica, che racconta le sue beghe amorose. Ecco la rappeggiante I Don't Give A, per esempio, dove la cantante riflette sulla fine dolorosa (ma necessaria) di una relazione: «Ho tentato di fare la brava ragazza/ ho cercato di essere una moglie/ Mi sono sminuita/ ho inghiottito la mia luce». Confessioni che ritroviamo anche in due brani presenti solo nell'edizione «deluxe»: I Fucked Up e Best Friend. Nella prima Madonna s'addossa la colpa di aver mandato tutto a rotoli, mentre nella seconda s'adagia su una vena più nostalgica. «Scrivere canzoni o suonare la chitarra - ha spiegato in un'intervista mi ha fatto sentire felice. Era come se non lo facessi da secoli. Avevo bisogno di sfogarmi. La mia sensazione era quella di un animale che viene liberato dalla gabbia e deve esprimere non una, ma tantissime emozioni diverse. Tutte le emozioni di cui è fatta la vita». Intanto, s'è già messa in moto la gioiosa macchina da guerra live. Lo spettacolone di Madonna arriverà in Italia: il 14 giugno allo stadio San Siro di Milano e il 16 all'Artemio Franchi di Firenze. S trana creatura pianisticaAlexandre Tharaud: virtuo-so del repertorio barocco, neaffronta luci e ombre con un piglio rococò. Si rifiuta di tenere un piano in casa perché pensa che potrebbe indurlo ai piaceri dell'improvvisazione, mettendo da parte quella disciplina rigorosa che invece richiede la materia sonora da lui trattata. Si misura con platee dal Colòn di Buenos Aires al Théatre des Champs-Elisées della sua città natale, Parigi, da Tokyo a Washington e da Londra a Roma. E da quei prestigiosi palchi, carico di premi ricevuti qua e là, sa planare nel gioco interattivo con un danzatore mimando Couperin a tempo di rap (vedere per credere www.youtube.com/watch?v=XMD6 xBIXSWo). Preparandosi a debuttare al cinema nel prossimo film di Michael Haneke. Genio bizzarro o folletto capriccioso? A scompigliare orecchie imbalsamate è arrivato anche all'Auditorium Parco della Musica, ospite della stagione di Santa Cecilia, con un programma (quasi) tutto di Bach e inanellando sette sonate di Scarlatti. Classe 1968, Tharaud sembra molto più giovane mentre entra col capello corto e dritto, fisico da elfo e mise scura ma sportiva. È accompagnato da solisti scelti di Santa Cecilia (Carlo Maria Parazzoli, violino, Alberto Mina, violino, Raffaele Mallozzi, viola, Carlo Onori, violoncello e Antonio Sciancalepore al contrabbasso) e si lancia subito nel Concerto in sol minore BWV 1058. È un Bach cipriato che gli esce dalle mani, una nuvola di suoni che sfiora la tastiera e vibra nell'aria mentre Alexandre dirige l'intesa con gli altri musicisti con allegri cenni del capo. Siede composto, braccia aderenti al fianco e avambracci che saltano indiavolati, senza perdersi una sfumatura, senza lasciarsi sfuggire una cantabilità. Le sonate di Scarlatti sotto le sue dita diventano miniature preziose, riccioli ribelli (come nel Presto della Sonata in la minore K 3). E di nuovo Johann Sebastian, sottratto a museali monumentalità e trasfigurato nell'(in)canto della Siciliana, offerto in una dimensione da Wunderkammer con gli altri solisti. Dove Tharaud si diverte un mondo a suonare. E noi con lui ad ascoltarlo. Dichiarazioni È morto oggi a Tokyo il poeta e critico letterario Takaaki Yoshimoto, conosciuto anche come Ryumei Yoshimoto, che è stato uno dei più importanti intellettuali giapponesi del dopoguerra. Yoshimoto era il padre della celebre scrittrice Banana Yoshimoto, che ha immediatamente reagito da Hong Kong - dove si trova per lavoro - via Twitter. «È stato il migliore dei padri», ha scritto l'autrice nipponica. Nato nel 1924 a Tokyo, Yoshimoto fu una dellefigure di riferimento negli anni 60 della sinistra e dei movimenti studenteschi che si opponevano al Trattato di sicurezza nippo-americano. Il suo pensiero di quegli anni fu caratterizzato da grande indipendenza, pur nel campo della sinistra, dal Partito comunista. ROSSELLA BATTISTI Tharaud un elfo per Bach Il tour in Italia Lo Foco: 150.000 euro all'anno, come Detassis Lei ribatte: non è vero Popstar Madonna Addio al poeta Yoshimoto Era il padre di Banana La scomparsa rbattisti@unita.it Il 14 giugno allo stadio San Siro di Milano e il 16 a Firenze Se non ora quando «Le donne e l'arte»: una collettiva organizzata dal comitato «Se non ora quando» di Cassino (Fr). La mostra verrà inaugurata lunedì alle 17 presso la Biblioteca comunale di Cassino. Interverranno Laura D'Onofrio (giornalista) e Francesca De Sanctis (giornalista de l'Unità). Musica dei Chattanuga (la mostra resterà aperta al pubblico fino al 25 marzo). 39 SABATO 17 MARZO 2012
ROMA Foto LaPresse VINCENZO RICCIARELLI P eggio di così non pote-va andare. Se alla vigi-lia del sorteggio diChampions League isortilegi del Milan era-no tutti concentrati sulla speranza di evitare l'incrocio ai quarti di finale con una delle corazzate spagnole, dall'urna di Nyon è uscito invece l'accoppiamento con il Barcellona campione d'Europa e del mondo che i rossoneri avevano già trovato sulla propria strada nel turno di qualificazione (2-2 al Camp Nou e 2-3 al ritorno a Milano). Si comincerà il 27 marzo da San Siro, ritorno a Barcellona il 3 aprile. Un accoppiamento terribile e beffardo specie considerando il gioco delle coppie che riempie il resto del tabellone. La vincente nel big match fra rossoneri e catalani, infatti, in semifinale incontrerà una fra Chelsea e Benfica. Per quanto riguarda invece la parte alta del tabellone, sorride di gusto Mourinho visto che l'urna ha riservato al Real Madrid i ciprioti delll'Apoel, la più ambita delle avversarie nonché la più abordabile, mentre il Bayern di Monaco se la vedrà con l'Olympique di Marsiglia. Un gioco di incroci che fa la felicità della Spagna visto che, scongiuri rossoneri a parte, il “Clasico” fra Real e Barcellona potrà replicarsi soltanto nella finale di Monaco del 19 maggio. Imprecare al destino, però, non serve. E allora in casa Milan l'imperativo è mostrare serenità nonostante la missione, e ne sono convinti anche i bookmakers con le loro quotazioni impietose, sembri al momento impossibile. «Abbiamo trovato i più forti al mondo - commentava forzandosi di sorridere ieri Massimiliano Allegri - ma possiamo fare bene perché siamo migliorati rispetto all'ultima volta che li abbiano affrontati esibendo una buona gara difensiva www.unita.it La serie A torna in campo oggi con gli anticipi della 28ª giornata: Parma-Milan (ore 18) e Fiorentina-Juventus (20,45). I rossoneri, dopo il primo allungo in campionato, cercano le fuga anche se Allegri vede allungarsi la lista degli infortunat con i ko di Abate e Robinho. Si rivedono invece Gattuso e Maxi Lopez. Ma a tenerbanco,ancoraunavolta,sonolepolemiche a distanza fra rossoneri e Juventus. «Ho letto che Allegri dice che dovremmostarezitti tutti - lafrecciatadiAntonio Conte - Noi l'abbiamo preso alla lettera, qui l'unico che continua a parlare è lui». Dopo il silenzio stampa di Marassi, Conte torna sull'argomento arbitri: «Bergonzi è un buon arbitro, è inevitabile che ladecisionedidesignarlosiamoltosingolare visto quello che è successo pochi giorni fa». Ossia l'espulsione di Bologna “chiamata” proprio da Bergonzi. OGGI PARMA-MILAN E FIORENTINA-JUVE Il tabellone di Nyon Gli accoppiamenti stabiliti dal sorteggio svizzero URNA MALEDETTA CONTRO IL BARÇA SERVE UN'IMPRESA Sorteggio amaro per il Milan che ai quarti di Champions dovrà vedersela coi catalani. Allegri: «I più forti al mondo, battiamoli e andiamo in finale» Sport Riparte la volata Conte: «Bergonzi? Una scelta singolare» 46 SABATO 17 MARZO 2012
COSIMO CITO Milano-Sanremo, Nibali lo «Squalo» tenta l'impresa a Barcellona e un'altra altrettanto buona al ritorno, anche se abbiamo perso in casa. Noi dobbiamo credere in quello che facciamo e il Milan in queste partite tira fuori sempre il meglio di sè stesso. Vediamo di recuperare qualche infortunato, bisogna accettare quello che capita. Ci saranno grosse difficoltà ma la nostra autostima è cresciuta molto dopo quelle due partite e possiamo passare il turno. Guardiamo il lato positivo: se passiamo abbiamo grandi possibilità di arrivare in finale». GALLIANI NON PERDE IL SORRISO Ottimismo a piene mani che si ritrova anche nelle parole dell'amministratore delegato Adriano Galliani. «Sono anni che il sorteggio va così, non sentiamo la sudditanza psicologica - ha spiegato - Sarà dura anche per loro. Anche l'Inter nell'anno della Champions ha preso Chelsea e Barcellona. Sulla carta è possibile arrivare in finale, ma non corriamo troppo. Conta poco giocare in casa l'andata. Speriamo di recuperare qualcuno. Siamo orgogliosi di essere in Champions, dovremo fare un po' meglio rispetto alla fase a gironi quando nel computo abbiamo perso 5-4 con un rigore un po' generoso per loro. Messi è inarrivabile, è il più grande di tutti. Abbiamo cultura e tradizione come loro. Sarà una festa del calcio». Ne sembra convinto anche Pep Guardiola che, pur forte dei pronostici, probabilmente avrebbe preferito veder uscire un altro nome dall'urna svizzera. Il Milan, in fondo, è sempre il Milan. E anche se i rossoneri nelle ultime stagioni hanno sempre interrotto prematuramente il cammino in Champions, quello rossonero resta sempre il club più titolato al mondo. «Sarà una sfida molto bella e molto dura - ha commentato il tecnico catalano - Per essere campioni, bisogna battere i migliori, bisogna batterli tutti. Avrei preferito un altro sorteggio, il Milan è una squadra forte sotto tutti gli aspetti». In Spagna, però, quella con i rossoneri è solo una tappa di avvicinamento alla possibile finale tutta iberica. Guardiola contro Mourinho, l'ennesima sfida di un “Clasico” infinito. «Ma io non penso neanche a una ipotetica semifinale ha giocato in difesa Pep - in questo momento il Milan è la sola cosa che mi preoccupi. Tutti ci guarderanno, sarà un test per vedere se continueremo ad avere il diritto di essere i campioni». T recento km a «tomba aper-ta», 200 uomini in sella e 8ore di grande ciclismo pri-ma del lungomare Calvino e dello striscione del Mondiale di primavera. Milano-Sanremo, edizione 103, e la stagione inizierà oggi a prendere una piega vera, a dire qualche verità e a svelare i nuovi rapporti di forza. Almeno 25 uomini possono vincerla, un ottavo dei partecipanti mette il piede negli agganci dei pedali sperando di sfilarli con una gioia grande dentro al cuore, alla fine. Infinito l'elenco dei favoriti, che parte da Cavendish e arriva ai ragazzini Degenkolb, Modolo, Sagan. Possono vincerla in tanti, anche perché il meteo sarà perfetto, la strada limpida, intonsa, la volata quasi certa. Non dovesse esserlo, sarebbe un gran vantaggio per gli italiani, che cercano questa corsa dal 2006 e una vittoria nelle Classiche dal Lombardia 2008, un secolo fa. L'uomo del momento è Vincenzo Nibali, due vittorie in salita finora: il colpo può farlo in discesa, giù dal Poggio, nelle picchiata verso il mare. Ha la forza, l'astuzia e le gambe lo Squalo, e poi ha una squadra sontuosa alle spalle. Dura però, in casa Liquigas, tenere a bada il talento di Peter Sagan, il 21enne slovacco che non ha paura di nulla, né dell'attacco da lontano, né della volata. E poi occhio al velocista ragazzino Elia Viviani, che con un rettlineo da attaccare sul lungomare potrebbe piazzare la botta vincente. Certo, però i favoriti sono altri e parlano una lingua diversa. Mark Cavendish potrebbe far risplendere l'iride in Riviera 29 anni dopo Beppe Saronni, l'ultimo campione del mondo a braccia alzate alla Sanremo. Ha vinto già molto Palla di Cannone, 4 corse tra cui un tappa alla Tirreno, una volata ovviamente, vinta con facilità irridente. Ha una squadra mostruosa al servizio l'inglese, con Boasson Hagen pesce pilota di stralusso e le gambe di Wiggins a sua totale disposizione. Se arriva ai cento davanti, Cav è imbattibile, e poi una Sanremo l'ha già vinta, nel 2009. Tutti sanno quanto è forte Cavendish e proveranno ad anticiparlo. Lo scorso anno non c'era con la testa e la Classicissima se la portò a casa il suo gregario australiano Matthew Goss, che ora si è messo in proprio. La corsa è lunga e prima o poi Thor Hushovd potrebbe inventarsi qualcosa. Difficile ci riesca invece il suo compagno Philippe Gilbert. Non ci sarà il numero uno della classifica Pro Tour Valverde, ma gli spagnoli puntano sull'antico Oscar Freire, già tre volte primo tra i fiori della Riviera. Per un colpo di mano tra Cipressa e Poggio attenzione a Fabian Cancellara, due vittorie pregiate finora - Strade Bianche e la crono alla Tirreno - e una condizione strabordante. Nella volata, se ci sarà, avrà un posto sicuro Tom Boonen, mai vincitore della Classicissima. Se il gruppo sarà compatto potrebbero spuntare i testoni dei tedeschi Greipel e Degenkolb. Gli italiani dovranno muoversi ben prima del Lungomare. Pozzato non ha la condizione, ma una voglia grandissima. Cunego ha ben lavorato alla Parigi-Nizza, Petacchi se l'è guadagnata all'ultimo, con un recupero record dopo una bronchite. Gente ben sopra i trent'anni, purtroppo. Oss, Modolo e Belletti non sono ancora maturi per il grande salto, per una vittoria pesante. Si va, comunque, si parte in pianura e si arriva sul mare, dal mattino al tramonto, dalla nebbia al sole, una corsa a tomba aperta, col cuore in gola dall'inizio alla fine. Riecco la Sanremo, riecco il grande ciclismo. ROMA Oggi la Classicissima con 200 corridori al via e 8 ore di grande ciclismo. Cavendish primo favorito ma il pronostico è aperto Foto di Ada Cavaggioni/Ansa «Avrei preferito qualcun altro, ma per vincere si devono battere tutti» Rugby ultima fermata La carica dei 73mila dell'Olimpico, la grinta di capitan Parisse, il coraggio di “Castro”, l'addio di Ongaro alla Nazionale e un unico obiettivo. Battere la Scozia, rivale storica che ha piùvolte“conteso”all'Italialoscomodoultimopostonel“SeiNazioni”,edevitarecosì l'ennesimo“Cucchiaio di legno”. L'Italrugbyci provacontro laScozia oggiall'Olimpico (ore 13,30). Vincenzo Nibali alla Tirreno-Adriatico N on sono artiglieri ma le lo-ro bordate micidiali fannofischiare il vento. Tre palloni a centrocampo, il fischio dell'arbitro e la battaglia ha inizio. Si chiama dodgeball e negli Stati Uniti è uno sport di grande successo. In Italia una volta si chiamava “palla avvelenata” e fino al 2004, anno di uscita nelle sale di Palle al balzo film campione d'incassi con Ben Stiller, era relegato a livello di passatempo per bambini piccoli. Nel nostro Paese la “palla schivata” (così la traduzione letterale) è una disciplina che oggi si definirebbe “di nicchia”, ma che attualmente vanta un buon numero di praticanti, in modo particolare nel centro-nord. L'Emilia Romagna sembra avere adottato questo sport, avendolo inserito fra le varie attrazioni del litorale. Non è un caso infatti che la Federazione abbia sede a Ravenna e che le varianti del dodgeball (vedi soprattutto il beach dodgeball) facciano ormai parte del bouquet dei divertimenti del litorale adriatico. Roma Tre è la prima università che sta cercando di valorizzare con successo le potenzialità di una simile disciplina, portandola all'interno della programmazione sportiva d'Ateneo ma soprattutto fuori dal triangolo geografico Bologna-Ravenna-Pesaro. E i risultati stanno dando ragione agli organizzatori: dopo un torneo dimostrativo disputato a novembre, il successo dell'iniziativa ha di fatto imposto una replica. La settimana scorsa decine di studenti-atleti iscritti alle 8 facoltà di Roma Tre si sono sfidati per affinare i colpi e per sviluppare le strategie di questo sport “emergente” nel tentativo di emulare l'attore Vince Vaughn, che - nel film Palle al balzo - sconfigge in finale la squadra degli «antipatici» capitanata da Ben Stiller. Per la cronaca, ha vinto la squadra dei “Geni o Pazzi?”, seguita da “DNA, la vendetta” e da “All You Need is Sbro”. E già sono partite le richieste per un terzo torneo da svolgersi prima dell'estate. Ma guai a chiamarla “palla avvelenata”, potrebbe fungere da deterrente. Un po' come se tornassimo a chiamare «tombola» il lanciatissimo «bingo»... DIEGO MARIOTTINI Se il dodgeball arriva persino all'Università... Guardiola 47 SABATO 17 MARZO 2012
Guardando all'iniziativa di Parigi non può sfuggire innanzitutto il quadro di insieme, per così dire la foto di gruppo: il tentativo di realizzare quell'azione coordinata dei partiti progressisti europei che è la sola possibilità di segnare un cambio di direzione rispetto alla strada senza uscita imboccata negli ultimi anni. Per le sue conseguenze sul piano sociale e democratico, la ricetta dei conservatori europei sta creando tutte le condizioni per un ripiegamento nazionalistico e, se perseguita ulteriormente, porterebbe allo sfaldamento dell'euro prima e di ogni progetto di integrazione poi. Rispetto alle difficoltà del nostro paese sarebbe certo ingenuo pensare all'Europa come al classico deus ex machina, ma lo sarebbe altrettanto scambiare l'attuale fase per la fine della fase acuta della crisi. L'abbiamo detto più volte: il recupero della credibilità nella conduzione della politica nazionale, e quindi il ripristino di condizioni di reciproca fiducia tra paesi, è un passo necessario, ma in nessun modo sufficiente. Né il nostro paese né gli altri paesi colpiti più duramente dalla crisi reggerebbe sul piano sociale la prospettiva di cinque o dieci anni di stagnazione cui ci sta condannando la linea dell'austerità. La finestra temporale concessaci dalla politica monetaria espansiva della Bce sotto la guida del presidente Draghi non durerà a lungo, e non ci si può illudere che la crescita riparta per effetto delle sole liberalizzazioni o magari di una maggiore flessibilità del mercato del lavoro, come qualcuno si ostina a suggerire. Per superare le difficoltà del nostro paese, che vengono da lontano, servono interventi strutturali, ma questi richiedono risorse. Penso agli ammortizzatori sociali, a investimenti infrastrutturali, alla crescita del capitale umano, alla ricerca, al ripristino della funzionalità della macchina pubblica, per garantire legalità e servizi pubblici; penso infine ad un piano per l'occupazione giovanile e femminile. È per questo che è vitale l'avvio urgente di una fase espansiva, mediante politiche di riattivazione della domanda che in questo momento le condizioni debitorie non consentono ai singoli stati ma che sono ancora possibili a livello europeo. Nel documento di Parigi gli ingredienti per un programma alternativo rispetto all'attuale linea dell'Europa conservatrice ci sono tutti. Innanzitutto la denuncia dei rischi della ricetta deflazionistica che punta a colmare i divari di competitività tra le economie puntando su una riduzione dei salari nei paesi in difficoltà, e quindi scarica ancora una volta sul lavoro le tensioni macroeconomiche. A questo proposito, è di estrema importanza il riconoscimento che “il miglioramento della competitività dei paesi in deficit commerciale dovrebbe essere accompagnato da sforzi complementari nei paesi in surplus attraverso un ruolo di stimolo alla domanda interna”, nonché attraverso politiche di riduzione della diseguaglianza. L'attenzione alle compatibilità di bilancio e alla disciplina di bilancio non è elusa, la necessità di puntare ad una riduzione dell'entità del debito sovrano è anzi affermata con chiarezza. Tale attenzione è tuttavia coniugata con l'esigenza di rilanciare il modello sociale europeo con i suoi ideali di solidarietà uguaglianza e sostegno all'occupazione; ciò in chiara antitesi con la tesi del pensiero conservatore, che considera tale modello esaurito e lo addita come responsabile dell'attuale difficoltà del continente. Il risanamento dei conti pubblici deve essere ottenuto con responsabilità, secondo principi di giustizia sociale e nel rispetto delle regole democratiche. Non è difficile cogliere qui un chiaro riferimento critico alla gestione della crisi greca, anche nella richiesta di mettere al centro dell'azione europea la solidarietà e il “rafforzamento della responsabilità comune” nella gestione dei debiti, mediante il ricorso agli eurobond. E ancora: l'importanza di una politica industriale, che tra le altre cose sviluppi tecnologie per la sostenibilità ambientale; di reperire risorse (tramite la tassazione delle transazioni finanziarie, il coordinamento nella lotta all'evasione e l'emissione di project bond) per finanziare progetti europei di investimento; di progetti di sostegno dell'occupazione. Infine: l'affermazione del metodo comunitario e del rafforzamento delle istituzioni rappresentative, al fine di costruire una democrazia su scala europea che segni la fine della prevalenza del metodo intergovernativo praticato dai governi di destra. In poche pagine, una direzione indicata in modo tutt'altro che generico o inadeguato alla sfida del momento. Un progetto che, senza chiedere ai partiti che lo sostengono di rinunciare alla propria specificità culturale, alle proprie storie, ai tratti caratterizzanti la propria esperienza nazionale, individuando chiaramente quale propri riferimenti l'Europa, la giustizia sociale, il lavoro, la democrazia, si presta a definire l'identità di una forza progressista europea. Rigore più equità Il miglioramento della competitività dei Paesi in situazione di deficit commerciale dovrebbe essere accompagnato da sforzi reciproci da parte dei Paesi che invece hanno eccedenze, stimolando la loro domanda interna. Ciò contribuirebbe ad invertire la tendenza alla distribuzione impari della ricchezza di questi ultimi decenni. Sarebbe necessario inoltre distinguere le spese per gli investimenti dalle spese di funzionamento. La solidarietà deve essere posta al centro delle politiche europee. In questo modo sarà garantita la stabilità della nostra moneta. Proponiamo di prendere in considerazione il rafforzamento di una responsabilità comune europea per una parte del debito sovrano. Le euro-obbligazioni contribuirebbero a un nuovo fondo per il riassorbimento del debito e permetterebbero un riequilibrio delle finanze pubbliche. Il fallimento dei tentativi di rispondere alla crisi nella zona euro da parte dei governi conservatori in Europa, ha portato la Banca centrale europea a svolgere un ruolo attivo nei mercati finanziari. Se questo deficit di leadership politica persistesse, la Bce sarebbe, alla fine, obbligata a svolgere un ruolo ancora più forte per combattere la crisi finanziaria. Questo riorientamento delle politiche economiche in Europa non può comunque essere concepito senza un vero regolamento finanziario, che rimetta i mercati finanziari al servizio dell'economia reale e ristabilisca gli opportuni legami tra finanza ed economia. Tutto ciò richiede il rafforzamento di una vera democrazia su scala europea. Per questo motivo, l'Unione europea dovrebbe rafforzare le proprie competenze e dotarsi di una vera governance. I cittadini europei dovrebbe essere messi nelle condizioni di poter decidere chiaramente gli orientamenti politici dell'Unione. Il metodo intergovernativo perseguito dai governi conservatori non aiuta. Converrebbe invece estendere la codecisione alle scelte fondamentali di politica economica e sociale. Ciò implica una democrazia europea - basata sul metodo comunitario e su un ruolo più decisivo del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali - fondata sulla sussidiarietà e la partecipazione dei cittadini e accompagnata dal rafforzamento dell'influenza di veri partiti politici europei. A questo proposito, i partiti progressisti europei dovrebbero proporre un candidato comune alla presidenza della Commissione europea. In questo modo, nel rispetto della Carta dei diritti fondamentali, un'altro cammino per l'Europa diventa possibile. La riduzione del debito coniugata col rilancio del modello sociale Massimo D'Antoni Una forza europea senza rinunciare alle specificità dei partiti Prodi: sempre più uniti Identità progressista IL COMMENTO GLI INGREDIENTI DI UN PROGRAMMA ALTERNATIVO «L'Europa è diventata ormai una delle necessità del nuovo mondo. L'euro non salterà. Ci uniremo sempre di più». Lo ha detto l'ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, rispondendo ai giornalisti che gli domandavano se l'Europa uscirà dalla crisi, a margine di un convegno a Genova. 13 SABATO 17 MARZO 2012
ALBERTO CRESPI ROMA M arco Müller, allafine. Ma non è lafine. È solo l'ini-zio. Di un nuovocapitolo nellastoria del festival cinematografico di Roma, e delle polemiche che hanno contraddistinto il passaggio dalla gestione Rondi-Detassis al nuovo direttore voluto dalla destra che governa città e regione. Marco Müller, direttore negli ultimi 8 anni della Mostra di Venezia (e in precedenza di festival importanti come Pesaro, Locarno e Rotterdam) è stato ufficialmente nominato ieri dal Cda della Fondazione Cinema per Roma. La votazione non è stata unanime: a favore del nuovo direttore si sono espressi il rappresentante del Comune di Roma Michele Lo Foco, quello della Regione Lazio Salvatore Ronghi e il neo-presidente della Fondazione, Paolo Ferrari, il cui voto valeva doppio. 4 voti a favore, quindi, e 2 contro: il rappresentante della Provincia Massimo Ghini e quello della Camera di Commercio Andrea Mondello. Si è astenuto Carlo Fuortes, della Fondazione Musica per Roma (ovvero dell'Auditorium, dove si svolge il festival). Quasi subito Michele Lo Foco si è sentito in dovere di dichiarare che il compenso di Müller, 150.000 euro all'anno, «è lo stesso della signora Detassis» che ha diretto il festival negli ultimi anni. Molto piccata la risposta della signora in questione: «Non è affatto vero che io prendevo 150.000 euro all'anno – ha dichiarato la direttrice di Ciak – e sono molto irritata perché è una cosa che avevo più volte dichiarato alla stampa». LITI E STOVIGLIE Come vedete siamo al momento in cui, nelle liti familiari, si dà il via alla distruzione delle stoviglie. Müller naturalmente ha subito rilasciato, a sua volta, dichiarazioni. Lo fa da giorni, senza attendere la nomina, a riprova che in questa storia lo «stile» di chiunque è andato a farsi benedire. Vale, sia ripetuto per inciso, anche per le opposizioni, ovvero per la sinistra romana che nel corso delle settimane ha detto su Müller parecchie cose false e senza senso. Müller, comunque. Ipse dixit: «Non potrei essere più felice, torno dopo 22 anni nella mia città per lavorare ad un progetto entusiasmante: il nuovo sviluppo, dopo i risultati dei primi sei anni, di un festival che vuole aderire sempre meglio ai bisogni di chi il cinema lo fa, di chi lo fa vedere e di chi lo va a vedere. Ricordate come doveva chiamarsi in origine La dolce vita di Federico Fellini? Il primo titolo era La bella confusione. Usciamo da tre mesi di “bella confusione”, che può apparirci come la forma del nostro tempo. Se viviamo, dunque, in un'epoca di disarmonia prestabilita, questo può essere interpretato anche come un segnale. Perché testimonia il desiderio di rimescolare le carte per ricominciare la partita, il desiderio di rinnovamento delle storie e delle forme che non possiamo non avvertire. Dobbiamo cominciare ad immaginare, allora, un festival che rimanga ricettivo, aperto a continui riaggiustamenti di rotta, così da saper trascrivere in presa diretta le trasformazioni del continente audiovisivo». La citazione di Fellini – che purtroppo non è più qui, a indignarsi o a farsi una risata – è la più retorica e infelice che Müller potesse trovare, ma cavalchiaFoto di Ravagli/Tm News Infophoto FESTA DI ROMA SI RICOMINCIA DA MÜLLER www.unita.it Il posto del comando Marco Müller, nominato nuovo direttore del Festival di Roma L'ex direttore della Mostra di Venezia passa al comando della kermesse capitolina. La nomina è stata ratificata ieri dal Cda della Fondazione Cinema con voto non unanime dopo mesi di confusione e strascichi di polemiche Culture38 SABATO17 MARZO2012
I l costo della benzina aumentasenza sosta (fino a due euro),le auto da trasportare diminui-scono per via della crisi, e le bi-sarche si fermano per dire che non ce la fanno più: lo sciopero dei Tir che portano le auto sfornate dalle fabbriche alle concessionarie è stato indetto il venti febbraio, ma quasi nessuno se n'è accorto fino a ieri. Fino a quando la Fiat ha comunicato che sul tracollo delle vendite di febbraio (in Europa -16 per cento) pesa in maniera massiccia la mobilitazione di questi autotrasportatori. Il Lingotto ha calcolato circa ventimila auto non vendute per via della rivolta delle bisarche. Un blocco che ha spinto la casa torinese a fermare la produzione degli stabilimenti di Pomigliano, Cassino e della Sevel di Atessa, fabbriche che avrebbero i piazzali pieni zeppi di auto parcheggiate. E se a questi stabilimenti si aggiungo i cancelli chiusi a Mirafiori e a Melfi per via della cassa integrazione, l'effetto è quello del fermo totale della produzione automobilistica made in Italy. Non proprio il miglior biglietto da visita per sedersi al tavolo che ieri ha visto vis a vis Marchionne e Monti discutere di “Fabbrica Italia”, il piano strategico 2010-2014 che a regime dovrebbe portare Fiat-Chrysler a produrre sei milioni di vetture in tutto il mondo. Qualcuno però pensa che lo stallo produttivo possa spingere il governo ad intervenire nella trattativa con i trasportatori. Un aiuto all'esecutivo lo ha chiesto Federauto, l'associazione dei concessionari, che cerca di far emergere la già difficile situazione dei rivenditori d'auto. Anche Unrae, che raggruppa i produttori esteri in Italia, ha chiesto aiuto al ministero dei Trasporti. Mentre da casa Fiat trapela la possibilità di lasciare le fabbriche chiuse fino alla ripresa dei trasporti. A questo punto, per tutti gli operatori la metafora è la stessa: il settore è in ginocchio. Ma così si definiscono anche i padroncini delle bisarche, che con l'associazione Bisarche italiane stimano il rischio di perdere 1.200 posti di lavoro già dalla prossima primavera. Dati che però non trovano conferma da parte di altre associazioni del trasporto. Come la Cna-Fita, che con la presidente Cinzia Franchini, fa sapere che pur condividendo le ragioni dello sciopero, molti trasportatori vorrebbero riprendere a lavorare, ma temono l'ostruzionismo di chi è in mobilitazione. Sulle ragioni dello sciopero però Franchini spiega: «Questi lavoratori sono vittime della speculazione. Non solo sul prezzo della benzina, che ormai fa dell'Italia il Paese dove in media il gasolio costa trenta centesimi in più che nel resto d'Europa. La speculazione incide anche sui costi della filiera. Per esempio - continua Franchini - sul prezzo dell'auto il concessionario fattura anche il trasporto. Il costo di questo servizio può incidere fino a 500 euro, ma il piccolo trasportatore ne incassa solo venti o trenta. E così si può andare avanti». Fino a ieri sera non si aveva notizia della convocazione di un tavolo sul problema. A confrontarsi dovrebbero essere le associazioni dei trasportatori delle bisarche, Fiat e i cosiddetti primi vettori, ovvero le grandi società di logistica e trasporti che si appoggiano sui piccoli autotrasportatori. «È un problema le cui radici risalgono ormai agli anni Ottanta», dice Giorgio Aiuraudo responsabile auto della Fiom-Cgil. «Fino ad allora infatti Fiat aveva una sua struttura di trasporto auto che poi è stata smantellata». Sgambati («È una grande soddisfazione vedere Sergio Marchionne portare il nuovo prodotto di Pomigliano per l'incontro con il premier Monti»), il suo segretario generale Rocco Palombella non va molto distante: «Il “perfetto” detto da Marchionne è un buon auspicio per il futuro della Fiat in Italia». Più guardingo Beppe Farina, segretario generale della Fim-Cisl: «È difficile commentare un incontro che si è chiuso senza dichiarazioni dei partecipanti. Detto questo - continua è un bene che il governo si preoccupi di Fiat. Spero che Monti, come stiamo facendo da tempo noi, abbia sollecitato, spinto la Fiat a mettere in campo gli investimenti promessi». Anche l'Ugl metalmeccanici, con il segretario Antonio D'Anolfo, è ottimista: «Dalle indiscrezioni che ho raccolto mi sembra che Marchionne abbia ribadito a Monti le cose che ha detto a noi il 2 febbraio al Lingotto. Al di là di tutto, la Fiat ha sempre mantenuto ogni impegno preso e ora, più che altri incontro con i ministri, serve che vada avanti con l'implementazione degli investimenti», conclude. GIUSEPPE VESPO Auto ferme e invendute Scioperano le bisarche e il Lingotto chiude I camion a due piani in agitazione. La Fiat sospende la produzione. Un tempo aveva una sua struttura per il trasporto, ora non più: riflessi del crollo del settore Il dossier MILANO iusve@twitter.com Foto Ansa L'Associazione Trentin ha celebrato i 150 anni Filmati sul sindacato Foto davanti alla Panda La nuova Panda, con cui sono arrivati Sergio Marchionne e John Elkann La Cgil ha concluso l'altra sera il suo programma per i 150 anni dell'unità d'Italia. Per celebrare tale evento, ha promosso un'iniziativa realizzata in occasionedellapubblicazionedell'antologia,«Oh miaPatria. Versie canti dell'Italia unita (1796 - 2011)», di Vanni Perini, editi da Ediesse. La manifestazione voluta dall'Associazione Bruno Trentin, presieduta da Guglielmo Epifani, si è svolta presso l'Auditorium Parco della Musica inViale Pietrode Coubertin, 30, (Sala Petrassi). Ha condotto l'intera serata Giovanni Minoli. Èstatomostratounfilmatoincui siè parlato molto di sindacato. Sono intervenuti Giuliano Amato, il presidente dell'Associazione Bruno Trentin, Guglielmo Epifani appunto e Susanna Camusso. Si è parlato molto del passato lasciando sullo sfondo le angosce e le trattative sindacali del presente. Sala stracolma e silenzio solenne alla proiezione dei documenti filmati tratti da «La storia siamo noi». Letto il messaggio del presidente Giorgio Napolitano. Poi letture, canti e musiche a cura dell' Accademianazionaled'Artedrammatica "Silvio d'Amico" e del Conservatorio di Musica "Licinio Refice" di Frosinone. L'EVENTO Monti si mette in posa e Marchionne lo sposta per far vedere il marchio Benzina Gruppo su Fb «È diventato insopportabile il peso che ha il prezzo della benzina sui redditi della famiglie». È quanto ha dichiarato Pietro Giordano, segretario generale Adiconsum. «Il governo Monti deve assumersi la responsabilità di tagliare le accise e realizzare l'Iva mobile, che compensi gli aumenti del greggio». Adiconsum apre un Gruppo su Facebook . 17 SABATO 17 MARZO 2012
Foto di Massimo Percossi/Ansa Francesco Rutelli, durante la conferenza stampa al Senato sul caso Lusi C'è anche l'agenda in pelle rossa del Senato regalata dall'onorevole del Pdl Luigi D'Ambrosio Lettieri, tra i regali ricevuti dal sindaco di Bari Michele Emiliano e messi in mostra nella grande sala consiliare del Comune. Il regalo che forse più di tutti soprattutto quelli a base di pesce vorrebbe restituire, perché proveniente dal suo accusatore politico che ne ha chiesto le dimissioni, dopo la scandalo delle frodi dei ‘Degennaro' su soldi pubblici destinati a opere urbanistiche. All'indomani della vasta inchiesta barese, che ha travolto il gruppo imprenditoriale Degennaro, funzionari pubblici e provato strettissimi intrecci con la politica comunale e regionale, l'ex pm Antimafia di Bari compare nella sala consiliare del Comune provato ma deciso: nessuna dimissione. «Questa è una città che non si merita di apparire a livello nazionale guidata da un sindaco che si vende per due ostriche». E aggiunge, «avevano ragione tutti coloro che mi dicevano che sbagliavo ad avere rapporti troppo stretti con i Degennaro. Ma soprattutto, ho sbagliato a suggellare questi rapporti facendo entrare in giunta la figlia di Vito Degennaro (imprenditore indagato, ndr), Annabella». È un mea culpa pubblico quello del sindaco, fatto avendo di fianco alcuni assessori comunali i cui nomi sono registrati nelle tante intercettazioni telefoniche. Sia Emiliano sia alcuni dei politici della sua giunta non sono indagati in questo procedimento. Ma i loro nomi ricorrono insistentemente nelle migliaia di pagine di atti giudiziari della Guardia di finanza, coordinata dai pm Francesca Romana Pirrelli e Renato Nitti. Si tratta, per esempio, di riferimenti fatti da terze persone sul sindaco di presunti diktat che avrebbe imposto alla società. È il caso di una intercettazione in cui un dipendente del personale del gruppo riferisce di aver avuto l'ordine da Vito Degennaro, di assumere tale M.R. perché «praticamente è una persona che deve essere per forza…assunta». Un'affermazione che il sindaco rimanda al mittente: «È falso, non so neanche chi è questo M.R.. Ma questo non significa che non aiuterei chi vuole lavorare. A chi mi chiede lavoro dico: “Che sai fare?”». Ma non solo, perché il sindaco scoperchia il reale problema. Due interrogativi: «Cosa succede quando si fa politica e imprenditoria?», riferendosi a Gerardo Degennaro, consigliere regionale dimessosi dal Pd e arrestato; e ancora, «cosa succede alle imprese dei parenti?», parlando sia del cugino omonimo sia del fratello Alessandro, in procinto secondo gli atti di collaborare col gruppo Degennaro. Il sindaco, così come ritiene la Procura, afferma di non essere mai stato a conoscenza delle presunte frodi dei Degennaro. Ed anzi, spiega che «se avessi voluto favorire il gruppo avrei potuto far realizzare loro il parcheggio interrato di corso Cavour, il più grande dei tre parcheggi interrati che il gruppo si era aggiudicato con appalti della giunta di centro destra guidata da Simeone Di Cagno Abbrescia». Ma così non è stato: «Pur avendo i Degennaro un contratto già firmato, sentito i miei assessori all'Urbanistica Antonio De Caro e all'Ambiente Maria Maugeri, ho deciso di stoppare quei lavori perché inopportuni per quella zona di Bari». Matteo Orfini, Rosaria Capacchione (Il Mattino), Claudio Giardullo (segretario Silp Cgil), Roberto Natale (presidente Fnsi), Santo della Volpe (presidente Libera Informazione), Enrico Fierro (il fatto quotidiano) e il direttore de l'Unità Claudio Sardo. Ieri al centro del dibattito «Notizie sotto scorta», ossia giornalisti che scrivono e lavorano rischiando la propria pelle, notizie che si cerca di imbavagliare attraverso la «minaccia» dell'accusa di «diffamazione», usata come deterrente, molto spesso proprio dalla criminalità organizzata, per non far raccontare «fatti scomodi». Nel 2012 i giornalisti minacciati, censiti da “Ossigeno per l'Informazione, erano 88. «In questa due giorni che abbiamo realizzato - ha detto Orfini - c'è intanto un elemento di solidarietà ai giornalisti minacciati dalla malavita ma intimiditi dalla politica come spesso è accaduto e accade nella regione, attraverso la volontà di mostrare una vicinanza nei loro confronti a difesa della libertà di informazione. C'è, però, l'esigenza di portare alla ribalta nazionale la vicenda calabrese con quello che è avvenuto a Reggio Calabria ma anche con ciò che è accaduto a Catanzaro dove per responsabilità della destra si deve rivotare dopo poco più di un anno. In questa città c'è una partita elettorale delicatissima in cui noi candidiamo, in qualche modo anche il simbolo del Pd che ci piacerebbe fosse sempre e ovunque: un candidato giovane ma radicato e forte che può giocarsela in una realtà difficile». E l'incontro è stato concluso proprio dall'intervento del candidato sindaco del Partito democratico, Salvatore Scalzo. Emiliano: un errore accettare i regali ma da me nessuna contropartita Il mea culpa del sindaco Emiliano: ho sbagliato ad accettare regali. Ma anche la controffensiva: mai promesso contropartite, mai venuto a conoscenza delle frodi dei Degennaro. Non è indagato e non si dimetterà. IVAN CIMMARUSTI BARI Il ruolo dei Degennaro «Ho sbagliato ad avere rapporti troppo stretti con loro» Palermo Pd: niente sequestri «Si sta alzando un polverone mediatico basato sul nulla: non c'è stato nessun sequestro nella sede del Pd in relazione alle primarie. Adesso è il caso di smetterla con queste basse speculazioni che fanno solo del male a Palermo, al centrosinistra e al Partito Democratico». Lo dice Enzo Di Girolamo, segretario provinciale del Pd palermitano. 19 SABATO 17 MARZO 2012
Italia-razzismo è promossa da: Togliersi la vita dopo sei mesi trascorsi nel Cie Q uesta è la storia di un egi-ziano recluso nel centrodi Ponte Galeria, ma po-trebbe essere, se non per il tragico epilogo, la storia di molti altri reclusi nei Cie di tutta Italia. Era uscito da poco dal Cie, quel cittadino egiziano, perché in quel luogo aveva già trascorso il massimo del tempo previsto: 180 giorni. È in questi lunghi giorni che le autorità italiane non sono riuscite a realizzare il processo di identificazione per poi procedere all'espulsione. Giorni che devono essere stati davvero interminabili per un giovane egiziano provato dallo stress da reclusione, al punto di dover assumere dosi massicce di tranquillanti. Storie consuete in luoghi di reclusione ed esclusione da qualsiasi attività che alimentano di fatto (indipendentemente dalla professionalità e dalla sensibilità degli operatori o della questura di riferimento, come nel caso di quella di Roma) noia, disperazione, inedia. Ed è probabilmente per questo che sono in molti a tentare la fuga, come ha fatto anche quell'egiziano. Tentativo non riuscito che ha fatto sì che l'ultimo periodo di permanenza a Ponte Galeria si sia rivelato il più duro. Una volta uscito non è andata meglio: dopo qualche giorno di tranquillità è ripiombato nella depressione. Il suo avvocato, Serena Lauri, non si è sorpreso di questa reazione perché, quel ragazzo da solo non sarebbe riuscito ad affrontare le difficoltà che comporta la condizione di persona immigrata e irregolare: continue incomprensioni a causa di una lingua sconosciuta, problemi nella ricerca di un alloggio, di un lavoro e di un sostegno psicologico. Avrebbe avuto bisogno di un supporto. Forse, se non fosse stato così solo, non sarebbe arrivato a compiere il gesto estremo di togliersi la vita. OSSERVATORIOgiù: «Mi rendo conto che la giustizia è oberata, ma la gente muore in attesa di giustizia». La solerzia lo Stato l'ha messa tutta nell'evitare, almeno per il momento, di risarcire le vittime. «Questa attenzione particolare», la chiama la presidente dell'associazione dei familiari delle vittime, Dario Bonfietti, senatrice del Pd. Ebbene, «la stessa solerzia e determinazione - denuncia Daria Bonfietti - non l'abbiamo riscontrata quando si trattava di seguire le rogatorie internazionali inoltrate dalla procura di Roma», dove, sulla base delle dichiarazioni di Cossiga, nel 2008 è stato aperto un nuovo procedimento penale. LA VERGOGNA NAZIONALE Prima alla stampa e poi allo stesso tribunale civile di Palermo Cossiga aveva confermato la ipotesi che fosse stato un missile lanciato da un velivolo dell'Aéronavale decollato dalla portaerei Clemenceau a colpire il Dc 9. Di certo una parte dei “misteri di Ustica” è ancora custodita all'estero. Le rogatorie a Francia, Belgio, Germania e Stati Uniti giacciono inevase da tre anni. «Abbiamo dei nuovi ministri, che si impegnano, che chiedano conto ai Paesi amici e alleati», attacca ancora Daria Bonfietti. Quanto al ricorso presentato dal precedente governo e alla vittoria ottenuta che consente allo Stato di rinviare il risarcimento, osserva, con un certo disgusto: «Certo non è una grande manifestazione di dignità nazionale questo non voler accettare la verità». Perché è ancora questo esercizio ostinato di negazione che Daria Bonfietti legge dietro la linea difensiva intrapresa dallo Stato. «La sentenza del giudice Protopisani dice le stesse cose che diceva il giudice Priore nel ‘99, non accettare di riconoscere quello che è accaduto quella notte del 1980 mi sembra una vergogna», conclude con amarezza. Su quella «difficoltà a riconoscere le responsabilità» di fronte alla strage di Ustica, punta il dito con Daria Bonfietti, Walter Veltroni. «Vicino ai familiari delle vittime» e al loro fianco nel sostenere «la richiesta di un forte impegno italiano per sollecitare le rogatorie internazionali necessarie a scrivere una ricostruzione definitiva di una strage orribile». Italia-razzismo info@italiarazzismo.it Via dall'emergenza, arriva il «Metodo Monti». È il senso della nuova politica presentata ieri dal ministro Fabrizio Barca, che nella relazione per «La ricostruzione dei Comuni del cratere aquilano», indica una «normalizzazione» e una «velocizzazione» della ricostruzione post sisma. Niente di rivoluzionario, ma «informazione, programmazione, comunicazione, semplificazione e rigore». E per la prossima settimana è prevista anche una nuova ordinanza che recepirà le linee d'azione del governo, per garantire la continuità degli oneri connessi con l'emergenza che finirà entro il 2012, per confermare la filiera degli enti preposti alla ricostruzione, ma che nel contempo introduca elementi che accelerino il processo rafforzando il rigore della gestione. Tutto questo per arrivare all'«amministrazione ordinaria della ricostruzione». Uscire dall'emergenza significa partire con la ricostruzione pesante delle case private, mettere in moto i piani per i centri storici, fornire alle Soprintendenze gli strumenti necessari per procedere al recupero dei beni culturali e artistici. La ricetta passa attraverso una riduzione dell'impatto della Struttura di Gestione dell'Emergenza, tagliati due vicecommissari, la creazione di un albo prefettizio per le ditte edili e impiantisti, per tutelare i privati e la qualità dei lavori, ma anche un cambio delle regole, per evitare che si creino le condizioni per le infiltrazioni della criminalità organizzata: ecco l'obbligo della presentazione di 5 progetti di ricostruzione che favoriscano concorrenza senza svilire la qualità. E poi: sanzioni per garantire date precise nella consegna dei lavori, cosa che imporrà una stretta sui subappalti e forse, si spera, una linea di apertura per ditte più piccole. I soldi ci sono, per ora, ha riconfermato Barca, che nella relazione spiega quante risorse finanziarie abbia investito lo Stato fin qui: gli interventi post terremoto sono pari a circa 10,6 miliardi di euro, di cui circa 2,9 mld relativi agli interventi per l'emergenza e i restanti 7,7 mld destinati agli interventi per la ricostruzione: di quest'ultimi 2 mld sono già stati erogati, restano disponibili 5,7 mld. Tempi certi, cambio delle regole della ricostruzione, conferma della filiera, tagli alle spese di gestione, insomma, il «metodo Monti». Ma anche guardia alta contro le mafie, perché come ha spiegato il prefetto Giovanna Iurato, se finora «sono state 20 le ditte interdette perché colluse direttamente con la criminalità con controlli che hanno riguardato 4000 aziende», ben 80 sono state quelle escluse dagli appalti perché in odore di mafia, grazie ai poteri discrezionali della Prefettura. Pressante poi l'invito del Prefetto ai privati affinché si applichino in qualche modo le stesse regole di controllo che si sino avute per la ricostruzione pubblica. «Il privato teme di non essere garantito - ha detto il Prefetto - e io invece dico: fidatevi dell'amministrazione pubblica. Devo chiedere loro stessi le autentiche antimafia e i flussi economici: abbiamo in funzione una banca dati, ci diano gli strumenti per aiutarli». L'ideale, ha confermato la Iurato, è che certi controlli antimafia fossero obbligatori anche per la ricostruzione privata. Le rogatorie PINO STOPPON Inattesadelleassunzionipromesse,partonointantoiTirociniformativiattiviperl'abilitazioneall'insegnamentonellascuolasecondariadiprimoesecondogrado:4.275 postidisponibili per le medie, 15.792 per le superiori. Il decreto ministeriale (14 marzo 2012) che definisce i posti disponibili a livello nazionale è in corso di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. «Inevase da anni, il governo si attivi per avere risposte» «Via al recupero delle case» L'Aquila, dal ministro Barca svolta nella ricostruzione Il ministro Fabrizio Barca indica una «normalizzazione» e una «velocizzazione» della ricostruzione post sisma. Piano per il centro storico e strumenti per procedere al recupero dei beni culturali e artistici. ROMA Foto di Ettore Ferrari/Ansa La casa dello studente a L'Aquila Scuola, al via i corsi abilitanti Luigi Manconi, Laura Balbo, Rita Bernardini, Andrea Billau, Andrea Boraschi, Valentina Brinis, Valentina Calderone, Giuseppe Civati, Silvio Di Francia, Francesco Gentiloni, Betti Guetta, Pap Khouma, Ernesto M. Ruffini, Iman Sabbah, Romana Sansa, Saleh Zaghloul, Tobia Zevi. 27 SABATO 17 MARZO 2012
Foto LaPresse L'Osservatore Romano: linea dura contro i «corvi». Il 23 marzo il Papa partirà per il Messico e Cuba. Aperture della Santa Sede al nuovo corso dell'Avana. Dato per certo l'incontro con Fidel. Nessuna udienza ai dissidenti. ROBERTO MONTEFORTE CITTÀ DEL VATICANO Foto di Jurgen Braekkevelt/Ansa-Epa Veleni in Vaticano Ratzinger ordina un'inchiesta Nessun incontro è previsto con i dissidenti cubani e neanche in Messico con le vittime di abusi sessuali per cui è stato condannato padre Marcial Maciel, il fondatore dei Legionari di Cristo. Lo chiarisce il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi presentando alla stampa il prossimo viaggio apostolico di Papa Benedetto XVI che sarà in Messico e poi a Cuba dal 23 al 29 marzo. Non è stato apprezzato il gesto di alcuni oppositori del regime castrista che nei giorni scorsi, per richiamare l'attenzione sui diritti umani, hanno occupato la Basilica di Nostra Signora della Carità all' Avana. La Santa Sede fa sua la critica del cardinale dell'Avana Jaime Ortega: «La Chiesa ascolta e accoglie tutti, e intercede per tutti» ma nessuno «ha il diritto di trasformare le chiese in trincee politiche». L'attesa per i festeggiamenti nel 400˚ anniversario del ritrovamento della Vergine della Carità del Cobre, patrona dell'isola, è alta nel Paese caraibico. Lo è anche per l'incontro, non in programma ma molto probabile, del pontefice con Fidel Castro. L'anziano leader della rivoluzione cubana da tempo malato, ha chiesto infatti di parlare al pontefice. Un gesto che rievocherà lo straordinario incontro avuto nel 1998 con Giovanni Paolo II e che potrà suggellare nuove svolte. L'isola è alle prese con un processo di cauta apertura alle liberalizzazioni che è seguito con molta attenzione dalla Chiesa cattolica. Ne è un segno la conferma della contrarietà all'embargo Usa contro Cuba della Santa Sede ricordato da padre Lombardi. Occorre attendere i discorsi che papa Ratzinger pronuncerà per vedere se e come affronterà il tema dei diritti civili. CONTRO LA FUGA DI NOTIZIE Ma il prossimo viaggio apostolico del Papa non cancella i problemi interni al Vaticano, con la fuga di notizie riservate, i «corvi» e lo strascico di polemiche. È scattata la reazione. Che sia in corso un'indagine sulla fuga di documenti e che riguardi «tutti gli organismi della Santa Sede», lo conferma il sostituto alla segreteria di Stato, monsignor Angelo Becciu, in un colloquio con il direttore dell'Osservatore Romano, Gian Maria Vian. Dal quotidiano della Santa Sede chiarisce che l'inchiesta a «livello penale è affidata al Promotore di giustizia» vaticano e a livello amministrativo alla Segreteria di Stato. E che il Papa, «sempre al corrente», «addolorato», ma «sereno» e «determinato», ha disposto anche una «superiore commissione incaricata di seguire tutta la vicenda». «La slealtà verrà punita» assicura Becciu. George e Nick Clooney arrestati di fronte all'ambasciata del Sudan vi, Nella notte precedente erano rientrati gli otto rimasti solo lievemente feriti, dimessi dall'ospedale di Losanna e imbarcati dall'aeroporto di Ginevra. Altri dodici bambini, inizialmente ricoverati in ospedali del Cantone Vallese, sono stati rimpatriati ieri. Rimangono quindi in Svizzera quattro dodicenni feriti. Uno con lesioni agli arti inferiori, ricoverato all' ospedale di Berna: è fuori pericolo e rientrerà in patria nel fine settimana. Ci sono poi le tre bambine all'ospedale universitario di Losanna, due delle quali sono ancora in coma artificiale, con lesioni multiple e in un caso con un trauma cranico. La terza, risvegliatasi dal coma farmacologico, ha riportato una lesione al midollo spinale. Intanto procedono le indagini sull'incidente avvenuto in galleria. Al momento pare non convincere gli inquirenti la tesi dell'autista che intento a sistemare un Dvd avrebbe perso il controllo del mezzo. «Al momento non ci sono testimonianze di un bambino o di una altra persona che hanno visto l'autista manipolare il Dvd o una altra cosa», ha detto il procuratore Elsig. Le ipotesi restano però due: causa tecnica legata a un difetto del veicolo e causa umana per errore o distrazione. La bare bianche dei 22 ragazzini nell'hangar militare di Melsbroek Karzai contro gli Usa Il presidente afghano Hamid Karzai - al quale ieri è nata una figlia e è arrivata una telefonatadi congratulazionidi Obama - denuncia «la scarsao nulla volontà di cooperazione degli Stati Uniti» nelle indagini sulla strage in un villaggio della provincia di Kandahar. «È stato a quanto risulta compiuto non da un sergente isolato, ma da più militari», ha detto. 33 SABATO 17 MARZO 2012
Foto INFOPHOTO miche e i dispetti continuano a pochi giorni dalla riunione della Giunta di Confindustria che, la prossima settimana, eleggerà il presidente. È davvero un brutto segno che circolino elenchi di “promossi e trombati” in caso di vittoria dell'uno o dell'atro candidato, come se il programma del vincitore fosse riconducibile solo a un vendicativo spoil system con cui scegliere il direttore generale dell'associazione, il direttore del Sole 24 Ore o il capo della Luiss. Ierimattina Bombassei ha riunito i suoi fedelissimi al Radisson Blu hotel di Milano. Erano state convocate una sessantina di persone, tra imprenditori e membri della Giunta, ma pare che solo una ventina abbia potuto partecipare. Riuscirà il patron della Brembo a rovesciare i pronostici che, in questo momento, sembrano a vantaggio di Squinzi? Sarà usata un'arma letale, ancora più letale dell'appoggio ricevuto da Sergio Marchionne per succedere a Emma Marcegaglia? Il candidato Bombassei ha presentato alle sue truppe un documento, che raccoglieva i punti principali del suo programma, e ha chiesto la condivisione, anche con una firma. Il più sollecito pare sia stato Franco Bernabè, il presidente di Telecom Italia, il cui nome gira in questi giorni per altri ruoli di grande livello, alla Rai e o in Finmeccanica. Finita la riunione, Bombassei è poi andato alla Fiera, si è seduto in prima fila accanto a Marco Tronchetti Provera ad ascoltare i relatori al convegno di Confindustria. E il chimico Squinzi? Si è fatto vedere anche lui alla Fiera, ha stretto mani e scambiato battute con i suoi colleghi. Presidente, come sono le previsioni, gli abbiamo chiesto? «E chi lo sa? Io sono fiducioso, ho spiegato quello che voglio fare ai miei colleghi industriali, se mi voteranno farò il presidente, altrimenti no. Per me è un grande impegno, un grande sacrificio, ma lo faccio volentieri per Confindustria. Aspettiamo il voto». E se non ce la fa? «Ho una grande ambizione: portare il Sassuolo in serie A e battere l'Inter a San Siro». I mbattersi in un «anti-montiano»è come trovare l'ago nel pa-gliaio, missione impossibile. Apartire dal direttore del Centrostudi di Confindustria, Luca Paolazzi, che spinge a «cogliere l'attimo fuggente» e «perseguire il cambiamento», perché con il governo Monti «l'Italia è già cambiata ed è pronta ad affrontare le sfide, piuttosto che rassegnarsi ad una vita di quieto e disperante declino». Il quadro tracciato da Confindustria è chiaro. L'Italia «è a un bivio, e non solo economicamente»: o «rimane inerte» o «reagisce con vigore»: con le riforme il Pil può triplicare nel periodo nel ventennio 20102030, arrivando al 2,2% medio annuo, invece del +0,7% che si registrerebbe senza le riforme. «Si tratterebbe già di un successo alla luce delle performance del passato decennio». Nel parterre del convegno confindustriale «Cambia Italia», a Milano, gli imprenditori fanno quadrato intorno al governo attuale, quelli da sempre scettici sul precedente e i (tanti) delusi da Berlusconi. Anche l'esercizio della semplice critica è merce rara. Il clima che si respira è ancora quello di un collettivo sospiro di sollievo. Lo dice Alberto Ribolla, ad della Sices di Varese, che opera nel settore dell'impiantistica in tutto il Mediterraneo: «L'Italia ha riconquistato credibilità all'estero, è una percezione molto forte per noi che giriamo il mondo. Monti ha ridato all'Italia ruolo e dignità». Lo conferma Federico Falck, dell'ex colosso della siderurgia ora convertito alle energie rinnovabili, nonché ex berlusconiano convinto: «Perché, lei non ha mai sbagliato? L'importante è che ora abbiamo riconquistato la dignità, per l'imprenditoria fattore essenziale». Rincara un'altra ex berlusconiana doc, Monica Pirovano, ad della Cogne acciai speciali e presidente di Confindustria Val d'Aosta: «All'estero eravamo diventati lo zimbello di tutti. Avevamo in tanti un gran fiducia nel governo precedente, ma niente, non faceva niente». Un governo «che fa», questo è il primo motivo di apprezzamento, «in grado di prendere decisioni perché coeso», «che affronta problemi che nessun altro governo ha avuto il coraggio di affrontare», come dice Falck. Già solo per questo, si è portato dietro due conquiste: credibilità internazionale e spread in discesa. D'accordo, e poi? Pressione fiscale (alle stelle), liberalizzazioni, la riforma del lavoro, va tutto bene? «Sono lacrime e sangue, è vero, ma era inevitabile, ce l'aspettavamo così», riprende Ribolla. La ragionevolezza impera: «L'importante è che il denaro in arrivo dalle tasse venga speso bene», dice Falck. Davide Parodi di una società immobiliare di Verbania, sul lago Maggiore, entra nel merito: «Per noi l'Imu significa rallentamento delle transazioni, per le quali sono anche aumentati i costi, e tutto ciò si aggiunge al fatto che i pagamenti pubblici non arrivano mai...». Morale: «I provvedimenti in campo sono dolorosi, a volte anche molto, ma necessari». Pure l'inasprimento fiscale «è inevitabile, non ci sono alternative». Imprescindibile per i confindustriali anche la riforma del mercato del lavoro, con due obiettivi: maggiore flessibilità e aumento dell'occupazione per i giovani. Sull'articolo 18 la posizione di Confindustria è chiara - va rivisto - ma nessuno vorrebbe farne una bandiera. Anzi. «Temo sia diventato un problema più politico che effettivo», dice Pirovano. Ma la riforma servirà davvero a creare occupazione? Risposta sospesa. E qualche proposta: «Bisognerebbe - sempre Pirovano - tagliare drasticamente i costi della politica, e reinvestire nel lancio di infrastrutture: questo sì, porterebbe lavoro, soprattutto ai giovani». «Competitività, produttività, sviluppo», le parole magiche per uscire dal tunnel secondo Paolazzi. E il presidente della Pirelli, Marco Tronchetti Provera, aggiunge la strada sovranazionale: «Nell'ultimo decennio siamo cresciuti meno degli altri, senza l'Unione europea che si muove per sostenere gli investimenti non si cresce». Tema che se ne trascina altri pesanti come macigni: «Se la Bce - chiude Tronchetti - non assumerà un ruolo analogo a quello di altre banche centrali come la Fed, la stabilità dell'euro sarà sempre a rischio». Il dossier LAURA MATTEUCCI L'associazione delle banche minaccia: se non cambia la norma sulle commissioni, addio prestiti Le voci Abi: dal 25 stop alle fidejussioni Il sospiro delle imprese «Quanto ci piace il governo Monti...» «L'Italia ha riconquistato credibilità all'estero, per noi essenziale» Sel: Monti come Berlusconi «Oggi non sappiamo ancora qual è la proposta precisa che sta maturando al tavolo del confronto sul mercato del lavoro. Ma certo la proposta di riforma del mercato del lavoropresentatadalgoverno,perquellochesiconosce,vanelladirezionesbagliata,quellagià imboccata a suo tempo dal governo Berlusconi». Lo dice Nichi Vendola, presidente Sel. 5 SABATO 17 MARZO 2012
A ll'inizio fu Miche-langelo Pistoletto.Sì, proprio lui, l'ar-tista autore dellacelebre Venere de-gli stracci. La sua montagna di panni colorati trasuda di vita, come gli abiti ammucchiati da Massimo Violato per lo spettacolo diretto da Alfonso Santagata e prodotto da Fuorivia e Fondazione Teatro Stabile di Torino. Una montagna di pantaloni, camicie, maglie, calzini, cravatte se ne sta lì abbandonata, eppure quei panni una volta erano tutti ben sistemati nell'armadio. Appartengono a un uomo di 50 anni che dopo 18mila giorni si ritrova senza lavoro. Ovvero senza più prospettive di vita, senza una famiglia e senza nemmeno più un briciolo di dignità. Tocca a Giuseppe Battiston, attore straordinariamente bravo e ingombrante, interpretare i pensieri, i ricordi e il futuro possibile di quell'uomo. E trova una buona spalla in un cantore-poeta, Gianmaria Testa, il jazzista che ha il merito di colmare le numerose (davvero troppe) pause. Lo spettacolo comincia con una grande metafora: quest'uomo cinquantenne, abbandonato dalla moglie e dal figlio dopo aver perso il lavoro e costretto a vivere in casa senza ormai alcuna regola, ha come nuovo compagno di vita un pitone, che all'inizio se ne sta buono, poi comincia a dormire al suo fianco, si distende per prenderne le misure mentre cova il desiderio di divorarselo. Più o meno è quello che accade in ufficio, quando arriva un giovane stagista. Prima cerca di imparare tutto quello che può, poi finisce per occupare una scrivania sempre più grande finché l'uomo cinquantenne si ritrova senza lavoro. E pensare che in 37 anni di carriera era riuscito perfino ad arrivare in ritardo al funerale di suo padre pur di tener fede ad un impegno di lavoro. Inutile, tanto lo sapevano tutti che lo avrebbero fatto fuori. Tutti, tranne lui. A RITMO DI... Ma nonostante la coppia Battiston-Testa 18mila giorni, Il pitone dello scrittore torinese Andrea Bajani (autore di Cordiali saluti, Se consideri le colpe, Mi spezzo ma non m'impiego, Domani niente scuola, Ogni promessa) è difettoso, noioso, si attorciglia su se stesso. Si intuisce che l'autore è poco abituato a scrivere per il teatro. Ed è un vero peccato. Soprattutto per l'argomento affrontato, il lavoro, un diritto irrinunciabile. Restano alcune scene particolarmente poetiche e d'effetto, come quelle in cui Battiston abbraccia un abito da sposa mentre resta sospeso in aria, come se danzasse fra le nuvole. O quella in cui Gianmaria Testa - anche lui appare sospeso grazie allo stesso effetto scenico - canta versi di lotta con un megafono rosso. In fondo è una storia come tante, ma vergognosa come tante altre, un paradosso della vita al quale non ci si può arrendere. The Coast of Utopia Kore, la ragazza...La scuola delle mogli www.unita.it FRANCESCA DE SANCTIS Dalla trilogia di Stoppard (Viaggio-Naufragio-Salvataggio) scritta nel 2002, un'immersione in 35 anni di storia russa attraverso le emozioni, i sogni e le utopie di una comunità e del suo esilio. Visionaria epopea che Giordana condivide conprogettodiMichelaCescon e31attori. Epopea russa The Coast of Utopia di Tom Stoppard regia di Marco Tullio Giordana scene e luci di Gianni Carluccio musiche di Andrea Farri costumi di Francesca Sartori ed Elisabetta Antico Torino, Teatro Carignano dal 20 marzo al 1 aprile Un manifesto sulla femminilità che ilcoreografotoscanoricavadallesuggestionidelfilosofoGiorgioAgambeneimprimesulcorpodelladanzatricechiamata ad attraversare le varianti dell'anima. Da bambolina a ombra, animale e dea, infine madre e vergine. Declinazioni femminili Kore, la ragazza indicibile liberamente tratto da Giorgio Agamben regia, coreografia e scene di Virgilio Sieni conC.AtiblaOnemboté,S.AzengAbanda,F.Damaris Mvodo, S. e S. Diop, A. Faye, D. Mboumba, V. Mengue M'Abessolo, K. Thioune Firenze, Teatro della Pergola dal 20 al 25 marzo Eros Pagni èprotagonistadiunadelleultime commedie, venata di autobiografismo, di Molière. Nei panni dell'anzianotto Arnolfo che pretende di condizionare e «catechizzare» la giovane Agnese per forgiarla come moglie ideale. Ma la natura umana ha le sue risorse contro le coercizioni... Catechismi d'amore La scuola delle mogli di Molière (versione di Giovanni Raboni) regia di Marco Sciaccaluga scene di Jean-Marc Stehlé e Catherine Rankl con Eros Pagni, A. Arcuri, M. Avogadro, M. Cagnina, R. Serpi, J. Stehlé, M. Torres, F. Vanni, A. Zavatteri Genova, Teatro Stabile dal 13 marzo LE PRIME Rossella Battisti Teatro BATTISTON CON-TESTA IL PRECARIATO Il tema del diritto del lavoro è al centro dello spettacolo di Alfonso Santagata Ma il testo di Bajani è difettoso 18 mila giorni. Il pitone di Andrea Bajani con Giuseppe Battiston e Gianmaria Testa regia Alfonso Santagata Roma, Teatro Quirinetta fino a domani *** «18mila giorni. Il pitone» con Giorgio Battiston e Gianmaria Testa fdesanctis@unita.it 43 SABATO 17 MARZO 2012
C i sono degli artisti chetalvolta sembranosmarrire un filo di con-tinuità nel loro proce-dere, manifestandosivia via con aspetti mutati, ma poi, a guardare più a fondo, si scopre che c'è un sottile filo di continuità a legare tra loro quelle varie apparizioni. È il caso di Franco Guerzoni (1949), del ceppo modenese che ci ha dato anche Franco Vaccari, e come il concittadino è partito pure lui nel clima del '68, quando vigeva il ferreo divieto di dipingere, consigliando piuttosto di valersi della fotografia. Ma già ai suoi inizi, con scelta mai più revocata, Guerzoni rivolgeva l'obiettivo su muri, magari di abitazioni lontane nel tempo, di sapore museale, logorate, usurate, sbrecciate dal trascorrere dei secoli. Insomma, egli aderiva alla svolta, che nel cuore stesso del movimento più tipico di quel momento, l'Arte povera, stava realizzando Giulio Paolini, intento a rivolgere gli strumenti detti «concettuali» a una acuta indagine sul passato, foto appunto, disegno sottile ed esangue, calchi in gesso per rifare statue perdute. Allo stesso modo Guerzoni ridava consistenza alle sue passeggiate archeologiche allegando ai loro margini qualche frammento di materiale, falde di intonaco, cocci di vasi, magari anche da comporre tra loro a mosaico. Lo si poteva collegare, negli anni Settanta, alla Narrative Art, in cui appunto qualche frammento di realtà veniva a rimpinguare la presenza altrimenti puramente virtuale della foto e della scrittura. Ma era già in atto il ribaltone, ovvero artisti appena più giovani del Nostro si sentivano stanchi di tutto quell'andare in bianco e nero, in un digiuno dei sensi, e riammettevano in scena, a fiotti abbondanti, il colore, il pittoresco. Perfino il capofila dell'Arte povera, Mario Merz, in quel momento si rimise a dipingere. E anche le opere di Guerzoni anni Ottanta sembravano indulgere a questa ritrovata cromia, ma lui poteva addurre il filo di continuità, in fondo era come se, capitato in qualche cripta sepolta, ne scoprisse le pareti tinteggiate a brillanti colori murali, magari pronti a svanire, una volta esposti all'aria. Tuttavia era un picco troppo squilibrato verso un colorismo acceso, da indurre a confonderlo con i Nuovi-nuovi, versante iconico, sul tipo di Enzo Esposito, a sua volta a stretto gomito col Transavanguardista Paladino. FIORI E CALCINACCI Forse avvertendo proprio il rischio di una simile confusione, Guerzoni di recente ha dato una sterzata al suo cammino, e ora espone dei reperti cartacei, come strati di intonaco che si gonfiano per l'umidità, o per la violenza di uno strappo subito, portandosi dietro le anime metalliche filiformi che li tenevano agganciati alle pareti. O sono le tracce di un sisma che le ha incrinate, sgretolate, consentendo anche di penetrarne gli accessi più segreti. È come se i solidi reperti murari conoscessero il destino vegetale di efflorescenze, pronte a sovrapporsi foglia a foglia, come rose del deserto, o avanzi di qualche tomba scoperchiata e riportata crudelmente alla luce. Giò Pomodoro Gran TourHomo Sapiens RENATO BARILLI www.unita.it Ampia antologica dedicata allo scultoremarchigiano(1930-2002),conoltre 170 opereripartiteinnovediversesediespositive in un percorso che, partendo dalla città di Alessandria, si snoda attraverso Acqui Terme, Novi Ligure, Valenza, Tortona e Casale Monferrato. Sculture itineranti Gio' Pomodoro. Il percorso di uno scultore Alto Monferrato, sedi varie Fino al 30 aprile Catalogo Litografia a cura di M. Meneguzzo, G. Godio ***** Il tema del Grand Tour raccontato in una grande mostra diffusa sul territorio. Singole esposizioni sono ospitate in dieci musei nei comuni di Albano Laziale, Frascati, Genazzano, Lanuvio, Monte Porzio Catone, Nemi, Palestrina, San Cesareo, Valmontone e Zagarolo. Le colline su Roma Oltre Roma. Nei Colli Albani e Prenestini Castelli Romani e Prenestini sedi varie Fino al 25 marzo Catalogo De Luca a cura di I. Salvagni, M. Fratarcangeli ***** La rassegna, interattiva e multimediale, racconta in sei sezioni la storia dell'evoluzione umana, da quando nasce l'Homo sapiens in una piccola valle dell'odierna Etiopia, circa 200mila anni fa, al viaggio che lo porta a colonizzare l'intero pianeta e convivere con altre specie umane. Da chi veniamo Homo Sapiens Roma Palazzo delle Esposizioni Prorogata al 9 aprile Catalogo Codice a cura di L.L. Cavalli Sforza, T. Pievani ***** GUERZONI ED ENTRÒ LA LUCE Dai muri scrostati alla carta: la mostra milanese dell'artista di Modena Franco Guerzoni Museo ideale Milano Galleria Nicoletta Rusconi Fino al 31 marzo Franco Guerzoni «Grotta in casa», 2012 MILANO Arte PERCORSI Flavia Matitti 42 SABATO 17 MARZO 2012
Maramotti P erò, ripensandoci, quelladi Berlusconi che, la scorsasettimana, diserta all'ulti-mo minuto Porta a Porta perché «vittima della par condicio», è bella. Immaginifica, nella sua disinvoltura semantica. Va detto che il puntuale comunicato di Vespa conteneva, pur se asetticamente riferita, anche tutta la cruda sostanza della faccenda: una retromarcia forzata del Cavaliere, volta a non rinfocolare l'immagine, da Lui stesso propagata e quindi poche ore dopo smentita, di un Alfano non proprio autorevole, senza esperienza e carisma, in altre, fardate parole, sprovvisto di «quid». Ma vinceva, nelle ineluttabili sintesi giornalistiche, quella formuletta, «vittima della par condicio», partorita dal principe dei giornalisti-notai catodici, che conosce bene i suoi polli, pardon, i suoi colleghi non-notai cartacei e annessi titolisti, così propensi a far di sintesi virtù. E, dunque, vada per la «vittima della par condicio», come difatti è andata nella vulgata mediatica di quel giorno. Un capolavoro di sperimentalismo linguistico. Assai efficace nel riversare su una norma televisiva esterna, da sempre oggetto di facili deplorazioni, una bega politica interna al vieppiù disastrato ed impopolare Popolo della libertà. Ma non solo: un'espressione astuta giacché mirata, come si evince da un'ipotesi speculare: mettiamo che Vespa, in una puntata sul Pd, invece di Bersani avesse invitato Franceschini. Al più, si sarebbe parlato di una scelta bizzarra da parte del conduttore-notaio. Se poi, sempre per improbabile ipotesi di scuola, a ridosso della registrazione lo stesso Franceschini, a seguito di un'irritazione del suo successore e del partito, avesse dato buca al medesimo conduttore-notaio, ce lo vedete quest'ultimo a diramare un comunicato che, per quanto piccato, confeziona quel pasticciaccio brutto col grazioso fiocchetto «Franceschini vittima della par condicio»? Avrò poche diottrie, ma non me lo vedo. Mentre scorgo un altro effetto, non intenzionale, per carità, dell'averla buttata in par condicio: la mancata attenzione al fatto che la puntata poi saltata non solo avrebbe dovuto essere registrata, cosa non infrequente, ma girata, per usare un opportuno verbo da fiction, alle 10 di mattina. Un ciak inconsueto, propedeutico, immagino, a (quasi) levatacce per conduttore-notaio, ospiti, troupe. E ciò non per via di un legittimo impedimento, pardon, impegno politico, del protagonista. Macché: perché Lui partiva per la Russia per trastullarsi privatamente con l'amico Vladimir. Una trasmissione ad personam, orario comodo compreso. Dettaglio che, ripeto, poi non è stato messo a fuoco. Non saprei dire con certezza per quale motivo. Però so che Vespa, lui sì, ha il quid. R ecuperare a sinistra» affer-ma Franceschini il 12 mar-zo su questo giornale. Vor-rei provare a dare il mio contributo, quello di chi da quattro anni gira l'Italia, da nord a sud, e partecipa ad iniziative che per l'80 % sono organizzate dal Pd, per parlare anche di una delle materie più incandescenti del panorama politico italiano: i diritti civili. Ieri sera su Skype mia moglie Ricarda mi ha detto lapidaria: in Italia esiste una destra «conservativa» e una sinistra «conservativa» (traducendo così «conservatrice», mi ha fatto pensare alle conserve scadute), è questo il vostro problema. E in effetti, se si vuole «recuperare a sinistra» il problema di cosa sia la sinistra in Italia e di quale sinistra si voglia rappresentare bisogna pur porselo. O no? Non può essere uno slogan generico in cui si dice «recuperiamo un po' di grillini, un po' di No tav, un po' di disillusi», un tanto al chilo. E cominciamo da queste benedette foto, quella di Vasto (Bersani, Vendola, Di Pietro) e quella di Parigi (Bersani Hollande, Gabriel). Nessuna delle due mi piace, per una ragione semplice: tutti uomini, e ho detto tutto. Ma se proprio devo scegliere ora, in attesa di scattare una foto rispondente alla realtà, scelgo quella di Parigi. E nello scegliere quella foto chiarisco «come» bisogna recuperare a sinistra, con quali contenuti e quale idea di società. Noi del Pd non possiamo fare gli innovatori con Hollande e Gabriel e i «conservativi» in Italia. Non è possibile, non regge, non funziona. Perché il nostro futuro è legato a corda stretta con quello che accade in Europa e sulla scommessa dei partiti progressisti di tornare al governo dei principali paesi come Francia, Italia e Germania. La sinistra che francesi e tedeschi vogliono riportare al governo è una sinistra coraggiosa, che non dice solo dei no populisti, che cerca di trovare soluzioni nuove a nuovi problemi, che si sforza di guardare più al futuro che al passato, che tiene insieme diritti sociali e diritti civili perché sa che solo insieme possono essere strumenti di crescita per il paese. E questo è un punto nodale. Ci farebbe non solo «recuperare a sinistra» ma «essere» una sinistra credibile e che mette al centro giustizia sociale, modernità e uguaglianza. Un esempio per tutti fresco fresco: Alfano dice «se la sinistra governerà difenderà i gay». Se ci fossero stati Gabriel o Hollande avrebbero risposto «E certo! Ci mancherebbe altro che la sinistra non lo facesse! Ne siamo orgogliosi»! In Italia i dirigenti del Pd, tranne una tardiva e tiepida affermazione di Bersani, si sono addirittura vergognati di quella che non era un accusa, ma un auspicabile dato di realtà. Tutto un giustificarsi, un vergognarsi, una sequela di no, prima di dire un semplice sì. Avrebbero dovuto dire: «Sì li difendiamo, e faremo leggi giuste e civili». Esempio eclatante di come si perdono voti a sinistra e non se ne guadagnano da nessuna parte. Basterebbe così poco per «recuperare», basterebbe essere chiari, coraggiosi e crederci davvero in una sinistra liberale che vuole ricostruire un paese migliore. In questo modo le stucchevoli diatribe sulle alleanze svanirebbero, perché come nei matrimoni, ci si mette insieme perché si ha un progetto di vita condiviso, si hanno cose in comune, ma nessun matrimonio come nessuna alleanza regge se le parti in causa rinunciano a se stesse, alla loro identità. Il progetto ha a che fare con il futuro, è troppo importante per essere così superficiali da dire «Vabbè, mettiamoci insieme poi vediamo». IL CASO PORTA A PORTA La tiratura del 16 marzo 2012 è stata di 100.764 DA BERLUSCONI AD ALFANO CHI HA IL QUID E CHI NO RECUPERARE A SINISTRA? BASTA ESSERE CORAGGIOSI Anna Paola Concia DEPUTATA PD Enzo Costa GIORNALISTA DIRITTI CIVILI 23 SABATO 17 MARZO 2012
L'ottimismo dei partiti, il realismo delle parti sociali. L'accordo sulla riforma del mercato del lavoro torna ad allontanarsi. Non solo per “colpa” della Cgil. Entrando nel merito dei tanti capitoli le posizioni sono ancora distanti. E non sarà facile avvicinarle. Nonostante il week-end riunisca tutti gli attori in gioco a Milano, per l'appuntamento biennale del Centro studi di Confindustria. A far tornare tutti sulla Terra o a far scendere «dalle montagne russe» ci pensa di prima mattina Susanna Camusso. A poche ore dai titoli trionfanti sul vertice governo-maggioranza a palazzo Chigi, il segretario generale della Cgil parla ad un iniziativa a Firenze: «Se il governo ha fatto un accordo con i partiti la cosa ci lascia preoccupati. Io continuo a pensare che la trattativa vada fatta con le parti sociali: quindi vedremo cosa ci dirà il governo al tavolo di martedi». Sul merito e sulle indiscrezioni, Camusso è preoccupata: «Le cose che abbiamo sentito finora non ci convincono e non sono la soluzione del tema». A partire dalle modifiche sulla flessibilità in uscita: «Le proposte sentite fino ad ora sull'articolo 18 non ci convincono e non vanno bene». «Per noi - aggiunge l'articolo 18 è una tutela generale. Ha una funzione di deterrenza rispetto all'arbitrio dei licenziamenti e questa deve rimanere. La discussione deve partire dal salvaguardare questo principio. Gli accordi sono possibili quando c'è un merito che viene condiviso. Credo che ci sia ancora della strada da fare», sottolinea. Il segretario generale della Cgil ieri si è tenuta in stretto contatto con Luigi Angeletti, Raffaele Bonanni e Giovanni Centrella per mettere a punto la contro-proposta unitaria dei sindacati sul tema della modifica alle interpretazioni sull'articolo 18. Il punto di caduta possibile rimane quello anticipato nei giorni scorsi: considerare, nel solo caso di licenziamento per motivi economici, la possibilità che il giudice abbia più motivazioni per optare per l'indennizzo monetario rispetto al reintegro. La Cgil comunque non accetterà in nessun modo che, come vorrebbe il governo, sempre nel caso di un licenziamento per motivi economici, l'unica tutela prevista per il lavoratore sia il solo indennizzo monetario. Su questa posizione si trova buona parte della confederazione, senza però che nella riunione allargata di giovedì siano mancate voci dissonanti all'interno della stessa maggioranza che portò all'elezione di Susanna Camusso. Per questo è stato convocato il Direttivo per mercoledì 21 e lì si valuteranno le proposte del governo, confidando nel frattempo di migliorare e limare la contro-proposta. La settimana comunque partirà con il Comitato centrale della Fiom, convocato da Maurizio Landini (il più ciritico rispetto «all'apertura» sull'articolo 18) per lunedì. «Sarebbe veramente strano chiudere l'accordo sull'articolo 18 proprio a 10 anni dalla grande manifestazione della Cgil al Circo Massimo», chiosa Landini. FORNERO: ACCORDO IMPRESCINDIBILE Passando all'altra parte del tavolo, ieri la ministra Elsa Fornero era a Bologna a commemorare Marco Biagi. La riforma del lavoro è «importante e imprescindibile, sono fiduciosa che si farà con il consenso di tutti», ha detto. Il clima, secondo la titolare del Welfare, è cambiato: «Pur avendo firmato la riforma delle pensioni senza l'accordo con i sindacati e quasi senza il confronto - ha detto Fornero nel suo intervento -, sulla riforma del mercato del lavoro credo che l'accordo sia importante e imprescindibile» perché «dà un valore aggiunto di notevole importanza», sarebbe un «segnale che il Paese può superare le divisioni fra le parti politiche, sindacali e i datori di lavoro. Sono fiduciosa che si farà con il consenso di tutti». PASSI AVANTI SUI CO.CO.PRO. Ieri intanto i tecnici dei sindacati hanno consegnato ai loro segretari generali i documenti sui capitoli che riguardano ammortizzatori sociali e tipologie di contratto. Sul primo tema lo scoglio principale rimane quello della copertura economica, sia totale che rispetto all'inclusione di giovani e precari per quanto riguarda la nuova Assicurazione sociale per l'impiego, sia rispetto agli over 57 in fatto di durata e livello delle tutele. Passando alle tipologie contrattuali passi avanti sono stati fatti rispetto al grande tema delle finte partite Iva e collaborazioni a progetto. Le nuove norme dovrebbero prevedere che, se un giovane lavora per un solo committente, o con più committenti riconducibili ad uno solo, ricevendo da questi il 75 per cento delle sue entrate, scatti una clausola che implichi un contratto da dipendete, fino al tempo indeterminato. Previste inoltre soglie economiche e limiti contrattuali precisi per gli attuali co.co.pro. Rinaldo Gianola L'ultimo miglio che porta al possibile, auspicato accordo sul mercato del lavoro è il più faticoso, tormentato e denso di trappole. Non deve sorprendere: è così ogni volta che nelle trattative, nei confronti tra soggetti diversi vengono messi in gioco diritti, principi, interessi rilevanti che riguardano milioni di persone in carne e ossa. Le parti sociali e il governo hanno già fatto importanti passi avanti, hanno mediato e articolato i loro interessi, hanno condiviso soprattutto la necessità di individuare un percorso che determini le condizioni di un patto sociale, di un'intesa forte, solidale, condivisa. Dunque da questo sforzo possiamo trarre la conclusione che un accordo è ineluttabile, che ci sarà in ogni caso, a qualsiasi costo? No, oggi non è per nulla scontato che la lunga trattativa possa alla fine portare a un'intesa unitaria, di tutte le imprese e di tutti i sindacati. La filosofia che deve ispirare questo passaggio delicato, il confronto tra governo, sindacati e imprese, dovrebbe essere simile a quella che condusse in porto il difficile patto del 1993 e rimise il SERVE L'ACCORDO MA NIENTE TRUCCHI NELLA TRATTATIVA MASSIMO FRANCHI Primo Piano Proposte tecniche Da Firenze Susanna Camusso frena sulla riforma del lavoro: l'accordo lo firmiamo noi, non i partiti. «Sull'articolo 18 la posizione del governo non va bene». Con Cisl e Uil si mette a punto la contro-proposta. ROMA Camusso frena: lontani sull'art. 18 p Il segretario Cgil teme forzature del governo. Al lavoro con Cisl e Uil sulla controproposta sindacale L'Italia e la crisi IL COMMENTO Su co.co.pro e finte partite Iva gli abusi trasformati in contratti 2 SABATO 17 MARZO 2012
Il documento Pubblichiamo il testo «Rinascita europea. Crescita, solidarietà, democrazia: un nuovo percorso è possibile» che è alla base dell'incontro di Parigi. Alla stesura hanno partecipato la Fondazione europea di studi progressisti, vicina al Partito Socialista Europeo, la Fondazione Jean Jaurès, vicina al Partito Socialista francese, la Fondazione Italianieuropei, vicina al Pd italiano e la Fondazione Friedrich Ebert, vicina alla Spd tedesca. A settembre 2011, i social-democratici danesi sonotornati al governo. Nel no-vembre 2011 il governo conservatore italiano ha rassegnato le dimissioni. A dicembre 2011 un primo ministro socialista è stato designato in Belgio. Nel 2012 e 2013 le elezioni in Francia, in Italia e in Germania possono rivelarsi decisive per intraprendere un nuovo percorso per l'Europa, sostenuto da una vasta alleanza dell'insieme delle forze socialiste, progressiste e democratiche. *** L'Europa è il nostro patrimonio comune. Il nostro compito è di perseguire la costruzione di un'Europa più unita e democratica. Prendiamo atto che l'assenza di una governance economica europea democratica ed efficace minaccia di trascinare l'Europa in recessione. Privilegiando la deflazione salariale, omettendo di condurre politiche per la crescita e l'occupazione, trascurando la solidarietà e la lotta contro le disparità, riducendo l'Europa a uno spazio di vigilanza e di sanzioni, trascurando il dialogo sociale e la democrazia, si voltano le spalle sia alla necessità di lottare contro la crisi che allo stesso progetto europeo. Adesso spetta all'Unione europea fornire risposte appropriate. La responsabilità di bilancio e la disciplina fiscale sono degli imperativi per la stabilità nella zona euro e per rilanciare il modello sociale europeo. In ogni Stato dovrebbe essere istituito un percorso che garantisca la riduzione del deficit e dell'indebitamento. È indispensabile ridurre l'indebitamento sovrano in Europa. Ciò andrebbe fatto in modo responsabile, nel rispetto delle regole democratiche di una nuova sovranità europea condivisa e in accordo con i principi di uguaglianza e giustizia sociale. Dovrebbero essere adottate quanto prima iniziative, a livello di Unione europea, per stimolare una crescita sostenuta e sostenibile. Andrebbero rafforzati in questa direzione gli interventi della Banca Europea per gli Investimenti (Bei). Nella fattispecie, le priorità dovrebbero essere la creazione di posti di lavoro e la lotta contro la segmentazione del mercato del lavoro, in particolare nei confronti dei giovani e delle donne. La politica industriale deve essere reinventata. Essa deve essere messa al servizio dello sviluppo dei grandi progetti industriali, tecnologici, infrastrutturali, di ricerca di innovazione, che favoriscano la conversione ecologica dell'Europa. La politica industriale dovrà favorire un'industria sostenibile («sobria in carbone») basata sulle tecnologie verdi, che assicuri impieghi duraturi e qualificati . Ci sembra inoltre fondamentale appoggiare la diffusione generale e l'armonizzazione dei «certificati verdi» già esistenti in alcuni Paesi dell'Unione europea, per contribuire alla lotta contro il riscaldamento climatico. Devono essere create nuove risorse. Dovrebbe essere subito adottata dal Consiglio la proposta - difesa da tempo dai progressisti europei e presentata recentemente dal gruppo dell'Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici al Parlamento europeo - che punta a istituire una tassa sulle transazioni finanziarie. Questa consentirà un rincaro del costo delle operazioni speculative, il riequilibrio della tassazione del capitale e del lavoro e faciliterà la lotta contro l'ingiustizia fiscale. Questa tassa assicurerà inoltre che al rilancio dell'economia contribuiscano gli stessi soggetti che hanno provocato la crisi finanziaria. L'Unione Europea dovrebbe assumere iniziative sulle relazioni con i «paradisi fiscali», con l'obiettivo di lottare contro l'evasione fiscale e contribuire a sanare le finanze pubbliche. Al tempo stesso, sarebbe opportuno affrontare seriamente i profondi squilibri macroeconomici e sociali all'origine della crisi nella zona euro. Foto di Fabio Ferrari/LaPresse Lavoro, solidarietà giustizia fiscale: così l'Europa può rinascere Primo Piano L'altra Europa Il testo alla base dell'incontro dei Progressisti a Parigi: la sfida per rilanciare l'Unione su basi di maggiore democrazia ed equità. Il ruolo delle tecnologie, delle infrastrutture e della ricerca. La scommessa di una nuova governance 12 SABATO 17 MARZO 2012
I l governo si rafforza, ma esco-no più forti anche Casini, Ber-sani e Alfano...». Un esponentedell'esecutivo riassume così «ildato politico» del vertice di giovedì. Che ha consentito a Monti, tra l'altro, «di stringere il rapporto con la sua maggioranza». A questo serviranno gli incontri periodici tra i presidenti dei gruppi parlamentari e il premier annunciati dal comunicato di Palazzo Chigi che riassume le decisioni di ieri notte. Gli incontri tra Monti e i leader di Pdl, Pd e Udc da una parte, quelli con i capigruppo dall'altra. Il Presidente del Consiglio vuole rendere «meno strana» la maggioranza per mettere il governo al riparo dalle «fibrillazioni elettorali che non si fermeranno alle Amministrative visto che le politiche dietro l'angolo possono inceppare l'azione di governo». Soddisfazione, comunque a Palazzo Chigi per «il clima e i contenuti» di un vertice di oltre cinque ore. Ieri, durante il Consiglio dei ministri, Monti si è congratulato con Elsa Fornero per i «progressi» della trattativa sul mercato del Lavoro e lo stesso hanno fatto gli altri membri del governo. «Raggiante» per i riconoscimenti il ministro del Welfare. Ma gli altolà di Susanna Camusso sull'articolo 18 raffreddano a Palazzo Chigi l'ottimismo del dopo vertice. «Il governo ha avuto l'indicazione per trovare un'intesa al tavolo della trattativa - chiarisce Bersani - su questo ci siamo trovati d'accordo». Una posizione condivisa da Alfano e Casini quella di «non strappare con le parti sociali», spiegano dal Nazareno. Ma si temono, tuttavia, «colpi di coda», le tentazioni del governo di «agitare comunque una bandiera simbolica» e di non perseguire fino in fondo la strada della «mediazione inclusiva». Monti, l'altro ieri, ha battuto e ribattuto sul tasto dei «mercati che ci guardano e che attendono risultati anche sul mercato del lavoro». Il premier vuol portare a casa l'intesa nei prossimi giorni. Ad ogni costo? Se così fosse smentirebbe l'accordo di «maggioranza» per uno sbocco della trattativa condiviso con tutte le parti sociali. L'ala più dura del Pdl, che cerca di mettere in difficoltà Alfano, preme per rispolverare il vecchio obiettivo di isolare la Cgil e spera in un Monti attento più ai mercati che alle ricadute sociali di uno «strappo». E a proposito di rapporti interni alla maggioranza, tra l'altro, c'è chi sostiene che il vertice di ieri ha ridato fiato alla stessa leadership Pdl di Alfano stretta sempre più dagli ex An e dal solito Verdini (che pranza volentieri con Gasparri e Cosentino...), mentre Berlusconi non si spende granché a favore del delfino. Da una parte Quagliariello (freddi adesso i rapporti con Gasparri), Frattini, Gelmini, ecc.; dall'altra l'ala dura: il Pdl è sempre più vicino all'implosione. Alfano, ieri, ha lodato «il buon lavoro» di un vertice che ha affrontato temi come la giustizia e la Rai che - pure - (secondo lui) non avrebbe voluto discutere. Governo «più forte», quindi. Casini cerca di proiettare l'intesa di ieri oltre il 2013, ma il leader Pd e lo stesso Alfano (Berlusconi poche settimane fa aveva caldeggiato la grande coalizione) frenano il leader Udc. «Condivido quello che ha detto Bersani - afferma il segretario Pdl - dopo il 2013 questa maggioranza non ci sarà più, perché noi del Pdl siamo una forza politica alternativa alla sinistra e crediamo in cose diverse dalle loro». La foto del vertice twuittata da Casini? «Prova che i partiti che sostengono il governo, messi davanti a punti cruciali, trovano punti di intesa - sottolinea Bersani - Ma se fosse facile essere d'accordo non saremmo stati lì 6 ore....». Il dopo 2013? «Lavoro per un centrosinistra che abbia un patto serio per la governabilità e incroci le forze moderate - specifica - Un patto di legislatura». NINNI ANDRIOLO Foto TM News - Infophoto Il retroscena Monti si sente più forte L'incognita resta il Pdl subordinato, senza mai distrarsi, l'attività legislativa ai suoi interessi personali in un crescendo inarrestabile, con un uso «privatistico» dello Stato tipico del dispotismo classico. Ne è scaturita una situazione premoderna, di tipo feudale: come direbbe il vecchio Marx, siamo ritornati alla «democrazia dell'illibertà», alla «compiuta alienazione» tipica del Medioevo, in cui «ogni sfera privata ha carattere politico» e si proietta in una legge che è pura - e immediata - espressione degli interessi privati.Tutto questo - lo vediamo bene proprio mentre il berlusconismo tramonta - ha acuito al massimo il problema di una pronta, efficace e severa riforma della giustizia in Italia. Come per la televisione, il tema della giustizia oggi riguarda direttamente la struttura e la costituzione interiore della nostra democrazia. Di qui non si esce, e non si può uscire, se si vuole porre su basi salde il nostro «vivere civile», cominciando a lasciarsi alle spalle la lunga stagione del dispotismo democratico e ristabilendo finalmente, e per tutti, il primato della legge, fondamento originario della eguaglianza dei cittadini. I punti su cui lavorare sono chiari, nascono dalle cose: la lotta alla corruzione, anzitutto, che è un cancro della nostra economia; la giustizia civile che riguarda direttamente la vita dei cittadini e delle aziende; la responsabilità civile dei magistrati che va affrontata senza spirito di vendetta; la questione delicatissima, ma non più rinviabile - delle intercettazioni telefoniche per tutelare al meglio diritto all'informazione e tutela della privacy quando si tratta di colloqui non penalmente rilevanti. Non si tratta, come si vede, di richieste di tipo giacobino; né di problemi che coinvolgono solamente le forze di sinistra. Sono questioni e problemi che concernono il «vincolo» originario di una comunità di cittadini e, perciò, anche di coloro che auspicano la formazione in Italia di una destra post-feudale, moderna, democratica. Quindi sono problemi che dovrebbero riguardare anche molti di coloro che, pur militando nel partito di Berlusconi, non identificano le sorti, e il futuro, del movimento con i destini privati e personali del suo fondatore. Osservino bene quello che accade nel Paese: la campana suona anche per loro. ROMA Il premier, soddisfatto per l'intesa, vuole rendere «meno strana» la maggioranza Ma Alfano è sotto l'attacco dei «falchi» e il suo partito rischia di implodere «Bene leggina sui portaborse» «Riteniamo l'annuncio di una prossima leggina per la regolarizzazione dei cosiddetti portaborse un contributo utile ma nella misura in cui sia corredata da una reale volontà politica di regolamentare finalmente la figura del collaboratore parlamentare come avvienenelrestod'Europa».ÈquantodichiaranoicollaboratoriparlamentaridiCameraeSenato. 7 SABATO 17 MARZO 2012
Uccise un'infermiera con un pugno Condannato a 9 anni ROMA Li hanno presi. I banditi che a Perugia hanno ucciso il 2 marzo, durante una rapina, il 38enne Luca Rosi e che hanno violentato, sempre a Perugia - e sempre nel corso di un assalto in una villa - una 54enne sudamericana, sono stati arrestati ieri dai carabinieri a Gorizia. Sono entrambi rumeni, di 29 e 20 anni. E il 29enne, lo dicono gli esami del Dna, è lo stupratore. In quell'occasione fu rubata nella cassaforte della villa anche una pistola, calibro 9. Arma utilizzata per uccidere, a sangue freddo, un mese più tardi l'impiegato di banca Luca Rosi, punito dai banditi perché aveva difeso la sua fidanzata. «Sono bestie. Che andrebbero assicurati alla giustizia in posti adatti alle bestie e non alle persone», ha detto Bruno Rosi, padre di Luca. UN ALTRO RICERCATO E la caccia agli assassini di suo figlio non è finita. C'è ancora un uomo, anche lui rumeno, ricercato. Anche lui membro del commando assassino. La soluzione del caso, come anticipato domenica scorsa da l'Unità, è arrivata dalla testimonianza di una donna che aveva preso parte, come assistente logistica, alle rapine. Si tratta della convivente di un altro rumeno, Catalin Simionescu, 27 anni, che invece ha svolto il ruolo di basista per entrambi i colpi e che era già stato arrestato venerdì scorso. Anche Simionescu ha reso confessioni utili alle indagini ma a dare un nome e cognome ai due assassini di Luca Rosi è stata la sua donna, fermata dai carabinieri mentre a Fiumicino stava per imbarcarsi su un volo per la Romania. A incastrala una traccia Dna, urina, nello specifico, visto che la rumena aveva lasciato tracce nel giardino della casa di Resina. E sono state sempre tracce di pipì e anche di feci, da cui è stato estratto il Dna maschile che poi è stato comparato con quello trovato nello sperma dello stupratore della sudamericana, ad aver incastrato i due rumeni fermati ieri dai carabinieri del nucleo investigativo, che hanno lavorato in collaborazione con i colleghi del Racis e del Ros . Iulian Ghiorgita, 29 anni, e Rosu Aurel, 20 anni, questi i nomi dei due fermati, sono stati bloccati all'alba al loro rientro dalla Romania. Dopo l'omicidio i due si erano rifugiati in un piccolo covo a pochi chilometri da Perugia. L'appartamento era abitato dalla testimone romena che ha collaborato con gli inquirenti. Intanto, mentre le indagini andavano avanti a ritmo serrato, Ghiorgita e Aurel erano riusciti a tornare in patria, dove però erano stati intercettati dagli investigatori italiani. Il blitz per la loro cattura in Romania sarebbe scattato a ore, ma ai militari è giunta la notizia della partenza dei due verso l'Italia. Evidentemente i rumeni ormai si sentivano al sicuro. Viaggiavano a bordo di un furgone Mercedes di colore rosso, di quelli che fanno la spola tra la Romania e l'Italia. Intorno alle sei, approfittando di una sosta del mezzo dopo il confine italo-sloveno di Gorizia, due carabinieri in borghese sono saliti sul furgone, si sono avvicinati ai rapinatori e li hanno bloccati. Ad inchiodare i due anche i riscontri effettuati attraverso il controllo delle celle telefoniche dei loro cellulari. E poi c'è un'altra rapina che la banda ha commesso un anno fa a Bastia Umbra. Foto di Pietro Crocchioni/Ansa ANGELA CAMUSO Uno dei due romeni arrestati a Gorizia, Aurel Rosu Presi a Gorizia i killer di Luca Sono due rumeni Il padre: «Bestie» Iulian Ghiorgita, 29 anni, e Rosu Aurel, 20 anni dopo il colpo si erano rifugiati a casa di un amico. Erano loro a terrorizzare gli abitanti della periferia di Perugia. Fondamentale il ruolo di una donna. ROMA p Perugia Avevano ucciso il 38enne il 2 marzo scorso. I carabinieri cercano anche un altro uomo pA incastrarli tracce di Dna e la testimonianza di una donna. Bloccati mentre tornavano in Italia Aoltre dueannidaquelgesto folle, da quel pugno in faccia che ha spezzato la vita dell'infermiera romena, Maricica Hahaianu, Alessio Burtone, romano 22 anni,èstatocondannatoa9annidireclusione dalla I corte d'Assise del Tribunale di Roma. Per lui l'accusa era di omicidio preterintenzionale ma la Corte non ha riconosciuto l'aggravante dei futili motivi così come messo in luce dalla Procura cheavevachiestounacondannaa20anni di reclusione. Alla lettura della sentenza, giunta dopo una camera di consiglio circadue ore,Burtonenonhaavutoalcuna reazione. «Avevo paura che mi dessero 20 anni - ha confidato al suo avvocato, Fabrizio Gallo - questa notte non ho chiuso occhio». Stessa tensione che si leggeva sul volto di Adrian, il marito dell'infermiera morta nell'ottobre del 2010, dopo alcuni trascorsi in stato di coma alPoliclinico Casilino. L'uomo, assistito dall'avvocato Alessandro Di Giovanni, ha commentato la decisione affermando di sentirsi «soddisfatto» ma nonhaesclusochesisarebbe«aspettatoqualcosa in più. In questavicenda ho perso per sempre una moglie e la madre di mio figlio». Il legale ha aggiunto che si «sarebbe aspettato una risposta più decisa da partedellagiustizia».Perquantoriguarda l'aspetto risarcitorio, il tribunale ha dispostouna provvisionale immediatamente esecutivadi 50milaeuro ciascunoperilmaritodelladonnaeperil figlio e di 30mila per il fratello di Maricica. Italia 29 SABATO 17 MARZO 2012
Foto Ansa Ieri le imprese, a fine mese i "semplici" cittadini, e poi avanti così, in un calvario fiscale che caratterizzerà il 2012 degli italiani. Un percorso accidentato nel quale si sperimenteranno gli effetti sul portafoglio delle varie manovre varate prima dall'esecutivo Berlusconi e poi dal governo Monti, con molta più efficacia del secondo rispetto al primo, nel tentativo di bloccare l'emorragia di credibilità finanziaria del nostro Paese. ANCHE I LIBRI SOCIALI Il terzo venerdì del mese, dunque, ha rappresentato il giorno del salasso per le imprese, costrette a versare nelle casse dell'Erario 14,6 miliardi di euro complessivi tra Irpef, Iva e tassa sui libri sociali. In particolare, come ha ricordato la Cgia di Mestre, oltre cinque milioni di imprenditori italiani sono stati chiamati a versare le ritenute Irpef e quelle contributive dei propri dipendenti e collaboratori, oltre che a pagare l'Iva. Inoltre, le società di capitali hanno dovuto adempiere anche al pagamento della tassa per la vidimazione dei libri sociali, il tutto, come detto, per un gettito atteso di quasi 15 miliardi. «Al netto dei contributi previdenziali dovuti all'Inps - ha commentato il segretario Giuseppe Bortolussi - noi stimiamo che gli imprenditori saranno chiamati a versare all'Erario almeno 14,6 miliardi di euro di tasse: 4,9 miliardi di ritenute Irpef, relativi ai propri dipendenti, 9,3 miliardi di Iva e 400 milioni di euro di tasse per la vidimazione dei libri sociali». Da uno studio di Confesercenti sulle ricadute fiscali degli ultimi provvedimenti del governo si ricava che un piccolo imprenditore (fatturato di 50mila euro, con un locale di 100 mq) dovrà sopportare un onere aggiuntivo annuo fra i 3530 euro e i 5180 euro a seconda del luogo dove opera. «Questa nuova "legnata" - si legge in una nota dell'associazione - è la conseguenza dell'aumento dei contributi sociali (450 euro nel 2012 e 1200 nel 2018), dei costi amministrativi conseguenti l'uscita dal regime dei minimi che riguarda 500 mila situazioni (1500 euro), dell'aumento ormai prossimo dell'Imu (ad esempio, 700 euro a Milano e 1600 euro a Roma), della nuova tassa dei rifiuti (30 euro) e del mancato trasferimento sui prezzi di metà dell'aumento dell'Iva (850 euro)». A fine mese, come detto, sarà la volta dei cittadini che si vedranno consegnare buste paga più leggere. C'è da fare i conti con l'addizionale regionale Irpef, sbloccata dal decreto "Salva-Italia", non solo per il 2012 ma anche retroattivamente per il 2011. A marzo, appunto, è previsto il pagamento di un acconto del 30% per quest'anno. Il passaggio dell'aliquota base dell'addizionale regionale Irpef dallo 0,9% all'1,23% - calcola la Uil - vale 2,2 miliardi. Mediamente il prelievo sarà di 76 euro a contribuente (per 2011 e 2012). Ma ci saranno anche picchi: ad esempio 524 euro di addizionale Irpef regionale per i cittadini di Roma, 377 per i bolognesi e 364 per i milanesi. Il tempo di rifiatare, ed a giugno si dovrà andare in cassa per l'Imu, in alcuni casi più pesante della vecchia Ici dal momento che le aliquote si applicheranno su un base imponibile catastale maggiore. In questo caso - secondo la Cgia - l'Imu peserà mediamente di più sulle tasche dei proprietari di prima casa residenti a Roma (397 euro), a Bologna (345) e a Bari (297). Un calcolo fatto però a parità di aliquota, 4 per mille, ma sono molti i Comuni che, almeno per le seconde case, stanno optando per l'aliquota massima. Per l'Irpef regionale a Roma si sborseranno 524 euro, a Milano 364 MILANO IL CASO www.unita.it Tasse Tasse, per le aziende un venerdì nero Presto stangata Irpef Hanno cominciato le imprese, a fine mese toccherà alle famiglie e per tutto il 2012 il “calendario fiscale” alleggerirà buste paga e bilanci. Si sommano infatti i salassi delle manovre di Berlusconi e Monti. Il peso delle tasse supera il 45% MARCO VENTIMIGLIA pQuasi 15 miliardi il gettito dei pagamenti di ieri dovuti da 5 milioni di imprenditori p In arrivo la scadenza per l'acconto dell'addizionale sbloccata dal decreto “Salva-Italia” Due anni fa si riunirono in una cooperativa salvando il proprio posto di lavoro. Oggi acquisiscono commesse dalla Russia e si preparano a esporre le loro macchine a controllo numerico a una fiera di settore a Milano il prossimo maggio. SonoglioperaidellaNuovaBulleriBrevetti di Cascina, protagonisti di una storia quasiunica nel panorama economicoitaliano travolto dalla crisi. Con un capitale sociale iniziale di 100mila euro, frutto di singole quote da 10mila euro derivanti dalla mobilità, i lavoratori sono riusciti a portarlo a 150mila in pochi mesi e adesso stanno per riceverne altrettanti dalla Lega delle cooperative in un momento in cuistafunzionandomoltobenel'assistenza e l'invio di pezzi di ricambio a molti clienti anche stranieri. Recentemente alcuni macchinari usciti dall'azienda toscana sono partiti per la Russia. Oggi a Cascinalavorano13socieduedipendenti,questi ultimi assunti negli ultimi mesi. Operai in cooperativa per salvare l'azienda: ora esportano in Russia Economia34 SABATO17 MARZO2012
Oggi a Parigi, ma la prossima primavera l'appuntamento sarà a Roma e poi in autunno a Berlino. Perché dopo le presidenziali francesi si voterà anche in Italia e in Germania. E, come dice Massimo D'Alema, qui in veste di presidente della Fondazione europea per gli studi progressisti (Feps), i prossimi 18 mesi possono «cambiare il volto dell'Europa». Questa sorta di cooperazione rafforzata tra le forze progressiste europee è alla base di un'operazione che prende il via con la firma del documento intitolato «Un nuovo Rinascimento per l'Europa» ma che non si chiude oggi, quando il candidato all'Eliseo François Hollande, il leader del Pd Pier Luigi Bersani e quello della Spd Sigmar Gabriel sigleranno sotto la volta del Cirque d'Hiver una piattaforma programmatica comune sulle politiche comunitarie. RICREARE FIDUCIA TRA CITTADINI E UE Socialisti francesi, democratici italiani e socialdemocratici tedeschi (ma l'iniziativa è aperta ad altri e non a caso è arrivato a Parigi anche il britannico David Miliband e il primo ministro belga Elio Di Rupo) hanno deciso di fare fronte comune contro quell'asse «Merkozy» che in questi anni, attraverso politiche puntate essenzialmente sul rigore dei bilanci, le sanzioni, l'austerità, hanno finito per fare dell'Europa più un ente distante e da temere che un'opportunità per affrontare e superare la crisi economica. «Bisogna ricreare un rapporto di fiducia tra i cittadini che soffrono la crisi e l'Europa», dice D'Alema durante una pausa dei lavori del seminario organizzato alla vigilia dell'iniziativa pubblica di oggi, «servono una strategia per la crescita, il completamento del mercato interno, gli Eurobond». Per questo le fondazioni vicine ai partiti progressisti europei (la nostra Italianieuropei, la francese Jean Jaurès e la tedesca Friedrich Ebert Stiftung, con la Feps a coordinare l'operazione) hanno avviato un percorso che per ora ha portato al documento che verrà sottoscritto oggi, ma che si svilupperà giocando un ruolo tutt'altro che secondario nelle campagne elettorali dei tre paesi, che insieme contano 200 milioni di cittadini europei su un totale di 330 milioni dell'Eurozona. Inutile dire che se il primo passo dovesse andare in fallo tutto il resto del percorso sarebbe in salita. Insomma una vittoria di Hollande è importante per la Francia come per gli atri singoli paesi comunitari e per la stessa Europa. «Se a Parigi ci sarà Hollande lo scenario europeo cambierà e l'Europa sarà spinta a politiche più favorevoli alla crescita», è il ragionamento di D'Alema. «Anche rispetto ai nostri interessi nazionali, sarebbe un cambiamento positivo se si ponesse fine al blocco franco-tedesco verso tutte le proposte in favore della crescita». Soprattutto per un paese come il nostro colpito profondamente dalla crisi economica. «L'Italia è interessata in modo vitale ad un'Europa più attiva in direzione della crescita. Il presidente Monti non ha fatto mistero in diverse occasioni della necessità di una svolta in questo senso». SOSTEGNO A HOLLANDE A Parigi arrivano come un'eco lontana le voci critiche di esponenti Pd che giudicano un errore il sostegno ad Hollande e che non vedono di buon occhio la firma di Bersani del documento insieme ai socialisti francesi e ai socialdemocratici tedeschi. Beppe Fioroni, Marco Follini e una dozzina di ex-popolari hanno firmato una sorta di memorandum alternativo che è stato pubblicato dal Foglio. Ma se loro sono favorevoli ad appoggiare il candidato centrista François Bayrou piuttosto che Hollande, D'Alema ha gioco facile nell'ironizzare sul fatto che i candidati all'Eliseo li scelgono i francesi, non il Pd: «Il candidato in corsa per sostituire Sarkozy è Hollande, consiglierei a questi amici una attenta lettura dei giornali stranieri». Ma al di là delle presidenziali francesi, che pure sono importanti, l'operazione avviata costituisce una novità di non poco conto perché ha come obiettivo, dice D'Alema, «fare della sinistra la forza più europea e più europeista»: «Tradizionalmente non era così - sottolinea il presidente della Feps - anzi, per certi aspetti la sinistra guardava alla costruzione europea come ad una grande avventura liberale, magari pensando che lo stato nazionale fosse la garanzia per certe conquiste sociali». Oggi, tra scenografia e interventi, si vedrà il nuovo corso. Al Cirque d'Hiver parleranno i protagonisti dell'operazione e anche il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz. Pier Luigi Bersani insisterà sulla necessità di dare all'Europa politiche per la crescita e non solo rigore, dicendo che «da Parigi deve ripartire il sogno di un'Europa libera, pacifica e più giusta». Il leader del Pd è arrivato ieri sera nella capitale francese, dove ha incontrato la portavoce del consiglio nazionale siriano Basma Qadmani. Le ha espresso la solidarietà dei democratici italiani per la dura repressione nel suo Paese e l'ha invitata a Roma per il 19 e 20 aprile, quando si terrà la conferenza internazionale dei leader progressisti e una parte dei lavori sarà dedicata proprio alla primavera araba. Via con un seminario Dopo la Francia sarà la volta delle elezioni in Italia e Germania SIMONE COLLINI Le prossime tappe Progressisti, da Parigi parte la sfida: cambiare il volto dell'Unione Inizia oggi a Parigi la convention della Fondazione europea per gli studi progressisti. Democratici italiani, socialisti francesi per Hollande e socialdemocratici tedeschi, un fronte comune contro «Merkozy». pOggi la manifestazione con Hollande, Bersani e Gabriel. Atteso anche Miliband pD'Alema: «Una spinta per ricreare un rapporto di fiducia con i cittadini» L'altra Europa Il documento elaborato dalle fondazioni Juares Italianieuropei e Ebert INVIATO A PARIGI Primo Piano10 SABATO 17 MARZO 2012
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17/03/12

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