In origine era una piccola impresa a conduzione familiare che si occupava del trasporto, della commercializzazione e dello smaltimento del ferro vecchio, fondata dal patriarca “Peppe ‘a balia”, al secolo Giuseppe Ragosta, un vecchio cutoliano caduto nel corso della guerra con Nuova famiglia agli inizi degli anni Novanta. Ma negli ultimi quindici anni si era trasformata in una holding tentacolare, con interessi che spaziano dalla siderurgia al settore alimentare, a quello immobiliare e alberghiero. Perché i fratelli Fedele, Giovanni e Francesco Ragosta, da San Giuseppe Vesuviano, in tre lustri hanno condotto a termine un risiko finanziario e imprenditoriale da manuale. Secondo la procura distrettuale antimafia di Napoli, reinvestendo centinaia di milioni di euro provento del racket delle estorsioni e del traffico internazionale di stupefacenti gestiti dal clan capeggiato da Mario Fabbrocino, uno della vecchia guardia camorristica. Ma l'aspetto più inquietante dell'inchiesta «Bad Iron» (ferrovecchio) che ieri mattina ha portato all'esecuzione di 22 ordinanze di custodia cautelare in carcere, 25 ordinanze di arresti domiciliari e 13 divieti di dimora a Napoli firmati dal gip Alberto Capuano, è la presunta capacità corruttiva del gruppo imprenditoriale, indirizzata verso le commissioni tributarie provinciali di primo e secondo grado, davanti alle quali i Ragosta, impegnati in vari contenziosi con l'amministrazione finanziaria, sarebbero riusciti sempre a farla franca. A partire da una maxi contestazione dell'Agenzia delle Entrate per un'evasione da 146 milioni di euro. In una nota, il loro legale, l'avvocato Mario Papa, ricorda che recentemente le accuse di riciclaggio a carico dei suoi clienti sono state archiviate: «Per questo clamore, si rischia di annientare il tessuto produttivo del Meridione e lo si consegna al sottosviluppo perenne». Ma che i Ragosta fossero diventati gente potentissima in troppo poco tempo se n'erano accorti in tanti: partiti dall'hinterland napoletano infestato dalle bande della vecchia camorra, sedevano ormai al tavolo delle famiglie imprenditoriali più rispettate d'Italia. La Ragosta Steel, che opera nel mercato siderurgico, occupa una posizione di leadership nel Centro-Sud Italia per la produzione di acciaio per l'edilizia. La Ragosta Real Estate opera nel mercato immobiliare, con un patrimonio stimato in 700 milioni di euro. Ragosta Hotel è la divisione alberghiera. I suoi alberMASSIMILIANO AMATO Sedici giudici tributari in manette a Napoli Favorivano la camorra Un'inchiesta su un clan tra i più radicati e potenti della Campania, il clan Fabbrocino, ha aperto uno squarcio nel mondo ovattato delle commissioni tributarie. 60 le persone coinvolte, 16 i giudici tributari. NAPOLI p «Bad steel» Sequestrati patrimoni per un miliardo. Coinvolti anche gli imprenditori Ragosta p Secondo i pm il gruppo riusciva sempre a farla franca in milionari contenziosi con lo Stato NAPOLI Un'avaria meccanica è la causa del crollo dell'ascensore nell'ospedale «San Gennaro dei Poveri» di Napoli che ha causato tre feriti lievi. È l'ipotesi più accreditata al vaglio dei Vigili del fuoco che nella tarda mattinata sono intervenuti nel Rione Sanità. Tre le persone coinvolte nella caduta della cabina: una 44enne e due uomini, 50 e 63 anni. La prima, che sembrava versare in condizioni più preoccupanti, trasportata al Cardarelli, è stata medicata e giudicata guaribile in 10 giorni, poi dimessa. Gli altri due contusi, curati nello stesso San Gennaro, sono stati dichiarati guaribili in 5 giorni e dimessi. Precipita la cabina dell'ascensore all'ospedale San Gennaro dei Poveri: 3 feriti Foto Ansa Italia30 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
Più in generale, il rapporto tra bisogni e lavoro appare sostanzialmente invertito: se Adamo (cioè l'uomo primitivo) doveva lavorare quanto richiesto per soddisfare una quantità circoscritta di bisogni primari, oggi possiamo soddisfare tutti i bisogni, reali o presunti (estremamente differenziati in quantità e qualità) che il lavoro che svolgiamo (o meglio il reddito che ne deriviamo) può compensare. E se è vero che l'epoca industriale ha visto una progressiva riduzione dell'orario di lavoro (da tempo attestatasi, peraltro, intorno alle 40 ore settimanali, almeno per i paesi industrializzati), è anche vero che le epoche precedenti hanno registrato situazioni molto diverse. Come ricorda Domenico De Masi, «il lavoro è un vizio recente»(…) Il rapporto tra lavoro, produttività e produzione - nell'economia globalizzata dei prodotti (e, solo parzialmente, dei fattori di produzione) - è diventato oggi estremamente complesso, riducendo gli spazi individuali di autodeterminazione della maggior parte dei lavoratori. Non solo: in un'economia sempre più dominata dalla finanza (e non dalla produzione) la moneta ha cessato di essere un mezzo di razionalizzazione degli scambi (e di accumulazione del risparmio), per diventare una risorsa primaria, che si accumula sempre più nelle mani di pochi privilegiati. A tutti gli altri è schizofrenicamente chiesto di guadagnare poco (perché la competizione concorrenziale impone lo schiacciamento verso il basso dei salari), ma di consumare molto (perché l'enorme massa dei prodotti da loro stessi realizzati deve pur trovare un mercato di sbocco): da qui molte delle inevitabili instabilità dei mercati, compresa l'ultima crisi del 2008, finanziaria prima, economica poi. Come ci siamo cacciati in un simile pasticcio? RENATO PALLAVICINI D a ragazzo guardava i car-toon di Bugs Bunny e DuffyDuck, e sognava di diventa-re come Disney. Ma quando la Disney, nel 1991, gli propose di assumerlo come animatore capo per il film Aladdin, Bill Plympton rifiutò. «Dissi di no - racconta - a un contratto di sette anni e a un milione di dollari... avevo bimbi piccoli, e tutti quei soldi mi avrebbero fatto comodo! Ma fu la decisione giusta. Qualche tempo dopo mi capitò di essere invitato a una cena organizzata proprio dalla Disney. C'erano tanti animatori e disegnatori che io conoscevo, mi salutarono cordialmente e mi presentarono ad altri dicendo, ammirati: «Questo è Bill Plympton». Che strano! Facevo film con pochi soldi e che non godevano di una grande distribuzione, il contrario della Disney, ma tutti mi rispettavano. Perché? Perché ero libero». Eccolo il libero e indipendente Bill Plympton (da Portland, Oregon, classe 1946), autore di straordinari cartoon, artigianali, disegnati a mano tutti da lui, fotogramma per fotogramma, divertenti, grotteschi ma, soprattutto, cattivi. Eccolo qui a Roma - è la sua prima volta - dove è stato ospite, atteso e acclamato, del festival Cortoons che l'ha visto protagonista di una lunga serata durante la quale ha tenuto, sul palco del Palladium, una master class in cui ha raccontato e spiegato come si può restare indipendenti, avere successo e fare opere che vendono senza vendersi. Il segreto? Sta in un suo piccolo «dogma»: short, cheap & funny. Ovvero fare film corti (cinque minuti e anche meno); economici (realizza le sue opere spendendo meno di mille euro al minuto); e divertenti. Poi farli girar nei festival, nelle tv (ha lavorato per Mtv), nelle sale che proiettano, prima del film, corti animati (in Italia, purtroppo, non succede mai); venderli alle scuole, alle biblioteche, su internet e direttamente in Dvd (e lui lo fa, dopo ogni incontro col pubblico). Abbiamo incontrato Bill Plympton prima della sua applauditissima «esibizione», durante la quale ha disegnato in diretta con fantastica scioltezza e bravura, e ha mostrato inediti e prove, ancora a matita, del suo prossimo film. Ecco che cosa ci ha raccontato. «I miei inizi sono stati da illustratore e autore di comics - dice Plympton - È disegnando fumetti che ho iniziato a capire come funzionavano le sequenze d'immagini, come fare animazione. Ho lavorato per il New York Times, Village Voice, Rolling Stones, Vogue e Penthouse. Poi, verso la metà degli anni Ottanta, con l'arrivo dei cartoon giapponesi e la “rinascita” della Disney con La Sirenetta, un po' tutto il cinema d'animazione ha ripreso a vivere e così ho deciso di concentrare su questo il mio lavoro. Tutti mi sconsigliavano perché dicevano che ci volevano un sacco di soldi, ma io pensavo che si potesse farcela anche spendendo poco. Mi è andata bene: Your Face del 1987 fu candidato all'Oscar ed ebbe un successo». Parte da qui il gusto di Plympton per l'eccesso animato: dalle infinite deformazioni della faccia del tenore di Your Face, ai baci sempre più profondi e cannibaleschi della coppia di How to Kiss (1989), dalla violenza insistita e reiterata in un crescendo splatter di Push Comes to Shove, agli sberleffi antiperbenisti di Sex & Violence (1997) e More Sex & Violence (1998). Fino ad arrivare all'esilarante trilogia di Guard Dog (2004), Guide Dog (2006), Hot Dog (2008) sta per uscire un quarto cartoon, Cop Dog -. Il protagonista è un cane troppo fedele, troppo desideroso di essere perfetto, in fondo troppo stupido, che ne combina di tutti i colori per difendere il suo padrone. «L'ispirazione l'ho avuta - spiega Bill Plymton - durante una passeggiata al parco. C'era un cane che continuava ad abbaiare a un uccello e io mi sono chiesto perché mai avesse così paura di un uccellino, che cosa nella sua testa scatenasse una simile reazione. Così l'ho trasformata in una paranoia che fa vedere ovunque minacce e pericoli per il padrone. È un po' quello che è successo a Bush nei confronti dell'Islam - aggiunge con sarcasmo -. Insomma quel cane diventa pazzo e si comporta come un pazzo perché vuole essere amato, vuole essere riconosciuto. In fondo succede anche ai loro padroni: vogliono essere soltanto amati». Si ride molto e amaro con i cartoon di Bill Plympton, e ci si diverte. «La gente ha bisogno di ridere - spiega il regista americano - e ridere, in questo momento, è un valore importante e universale: lo dimostrano artisti come Chaplin, Keaton e il vostro Benigni. La politica? Si può parlare di tutto, basta farlo con humour. Per lunghi anni ho fatto cartoon politici, ma oggi m'interessano di più le persone, le loro relazioni, le loro miserie e i loro slanci (come nel suo film Idiots & Angels, una metafora sull'impossibilità di uscire dall'idiozia e dalla bassezza e provare a volare un po' più in alto, ndr). Voglio continuare - conclude Plympton - a fare film con le mie idee. Voglio restare unico e indipendente». «Corto, economico e divertente: il segreto del mio successo» Le tre regole auree del regista indipendente di cartoni, ospite a Roma del Festival Cortoons: «Però mi piace l'eccesso animato» Scelte Un disegno del regista indipendente Bill Plympton ROMA Il lavoro: condanna biblica o strumento di realizzazione personale? Gli autori si interrogano sull'evoluzionedel rapporto trail sistema di produzione capitalistico e l'uomo. Come salvare il più importante fattore produttivo E se lavorassimo troppo? Lo stomaco di Menenio Agrippa, gli spilli di Adam Smith e i baffetti di Charlie Chaplin Nicola e Marco Costantino pagine 160, euro 15,00 Donzelli Colloquio con Bill Plympton Mi sono occupato di cartoon politici, ora preferisco la vita La Battaglia d'Anghiari e l'Opificio «I materiali residui, ciò che rimane dei prelievi che sono stati fatti», durante la ricerca della Battaglia di Anghiari, saranno consegnati all'Opificio delle Pietre Dure per le controanalisi». Lo ha detto l'assessore fiorentina Rosa Maria Di Giorgi: «La scelta di optare per laboratori privati è stata dettato dalla necessità di avere un riscontro rapido dei risultati». Il libro 41 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
Cara Unità Dialoghi Luigi Cancrini La satira de l'Unità NORMA BORGHETTO E CARLO GUARAN I figli non nati virus.unita.it VIA OSTIENSE, 131/L - 00154 - ROMA MAIL lettere@unita.it GIORGIO TRINCA 40 anni dovrebbero essere sufficienti Sono un iscritto alla Cgil Funzione pubblica di Venezia e sono nato nel 1952, se non cambia la legge Fornero-Monti dovrò lavorare fino a ottobre 2017 con 42 anni e 10 mesi di contributi. Francamente mi sembra un po' troppo e mi sembra anche che i sindacati Cgil, Cisl e Uil abbiano reagito fin troppo moderatamente. 40 anni di contribuzione sono più che sufficienti, abbiamo il diritto dopo 40 anni di goderci il meritato riposo che abbiamo pagato con i nostri contributi e con le nostre tasse. Non possiamo essere solo noi lavoratori dipendenti a pagare come al solito mentre le classi agiate e ricche continuano a far la bella vita. Oltre tutto rimanendo al lavoro noi siamo un ostacolo per l'assunzione deigiovani che hanno il diritto a lavorare e a formarsi una famiglia. Inoltre c'è ed è drammatico il problema di quei lavoratori, in cassa integrazione, mobilità esodati che rischiano di trovarsi senza stipendio e senza pensione. GUIDO BOTTINELLI Follie italiane Bossi minaccia di morte il Presidente del Consiglio Monti, sui muri in Provincia di Varese compaiono scritte «Morte A Monti», cose gravissime e tuttavia tutto scivola via, nessun provvedimento, nessuna voce sulla cosiddetta stampa indipendente, e non solo, che stigmatizzi con forza questi fatti, qualche parola di circostanza e poi si stende un velo di morfina. Marcegaglia afferma: «Firmiamo solo se sarà riforma vera», viene applaudita per la sua incisività e fermezza. Perché se una tale affermazione dovesse farla Susanna Camusso sarebbe bollata come posizione ideologica? SERGIO VERONESE Aspettare il 2022? Vi scrivo per ricordarvi del problema delle persone, come mia moglie che sono state licenziate in questa crisi con 58 anni di età e 28 anni di contributi, impossibilitati a trovare una nuova occupazione e che con le nuove regole devono attendere il 2022 per prendere quel poco che gli spetta, pensate cosa fare non si possono lasciare a morire, vi scrivo perché questo problema forse lo si sta lasciando sfumare. MARIA PIA MANNINO* Dimissioni in bianco Il Ministro del lavoro e delle pari opportunità, Elsa Fornero, ha dichiarato di voler attivare un monitoraggio sull'andamento dell'attività del Piano contro la violenza di genere. Un piano da attuarsi attraverso il Comitato istituito. La politica dovrebbe svolgere un ruolo di indirizzo anche in termini di uguaglianza. Non è tuttavia, solo laquestione delle quote rosa a minacciare l'equilibrio delle pari opportunità in Italia. Le dimissioni in bianco, infatti, rappresentano uno tra gli esempi di violenza perpetrata dai più forti sui più deboli. Una pratica che principalmentecolpisce ledonne eche, però, è subita anche da giovani neoassunti che non possono ammalarsi, pena il licenziamento. La Uil si sta impegnando per l'eliminazione di questa vergognosa pratica. *Responsabile del coordinamento Pari Opportunità della Uil ROBERTO ALIBARDI* Quel riciclaggio dei rifiuti In merito all'articolo de l'Unità del 10 febbraioscorso, dal titolo “Nel decreto liberalizzazioni spunta il regalo alla Lega Nord”, in cui viene citata anche Aliplast S.p.a., l'azienda vuole chiarire la propria posizione. Nell'articolo si fa riferimento a un tentativo di Aliplast di occupare il mercato Conai (consorzio privato delegato attraverso il Dlgs. 152/06 al recupero e al riciclo dei rifiuti di imballaggio), oltretutto tagliando i contributi ai Comuni che il sistema prevede, e che su tali tentativi Conai si era rivolto al Tar, ottenendo ragione. Aliplast sottolinea che l'affermazione sopra riportata non trova riscontro nell'operato dell'azienda che, al contrario, opera in maniera trasparente e corretta. Aliplast ha deciso, ed è stata autorizzata da un organismo interministeriale, a operare in maniera autonoma rispetto al sistema Conai. Infine, l'operato di Aliplast non va a toccare i contributi ai Comuni, in quanto l'azienda effettua esclusivamente la raccolta e il riciclaggio degli imballaggi in plastica terziari, ovvero rifiuti speciali, provenienti da superficie privata (aziende), che sono esclusi quindi dal servizio pubblico (rifiuti urbani) che rimane di competenza dei Comuni. * ad Aliplast spa www.unita.it RISPOSTA Convinto come sono del fatto che l'attuale legislazione italiana in tema di interruzione volontaria della gravidanza sia fondamentale per tutelare il diritto della donna e della coppia alla procreazione responsabile, vorrei esprimere qui tutto il mio rispetto, altrettanto pieno e convinto, alla posizione di chi, avendo perso un bambino prima della sua nascita, esprime il desiderio di ricordarlo in un cimitero. Vivo è l'altro che vive nei nostri cuori, nel gioco incerto e felice (o infelice) delle nostre aspettative e dei nostri sogni e vivi sono dunque, per Norma e Carlo, i piccoli Samuele e Donato, i figli che non sono riusciti a nascere ma che della loro storia e della loro unione sono stati e sono parte integrante. Giorno verrà, forse, per gli esseri umani, in cui il rispetto per questo tipo di esperienza non si trasformerà in condanna delle scelte di chi pensa e agisce in modo diverso ma in occasione per interrogarsi, con curiosità e affetto, sulle sue esperienze. All'interno di un dialogo quieto fra i genitori che piangono al cimitero i figli non nati e quelli che ne custodiscono il ricordo e il rimpianto nel segreto del loro cuore. La giunta Renzi ha approvato la proposta di istituire uno spazio all'interno del cimitero comunale per i bambini non nati. Le scrivono due genitori di Roma che anni fa hanno perso due figli, prima Samuele e poi Donato, al quinto mese di gravidanza e che nel momento del dolore avrebbero voluto poterli seppellire. 27 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
Ebrei, Islamici, cattolici, protestanti, ortodossi, buddisti, sikh e induisti, leader religiosi delle comunità presenti in Italia, tutti in piedi per condannare l'attentato alla sinagoga di Tolosa. È così che si è aperta ieri la prima riunione della Conferenza permanente «Religioni, cultura e integrazioni» voluta dal ministero per la Cooperazione Internazionale e l'integrazione. «È stato un gesto folle, disumano e antireligioso, perché nessuna religione può chiedere all'uomo di armare la mano contro dei bambini innocenti» ha affermato all'apertura dei lavori il ministro Andrea Riccardi. La scommessa è valorizzare le religione per favorire l'integrazione delle comunità di immigrati presenti in Italia per «costruire insieme il futuro dell'Italia». Il paese è cambiato, è divenuto sempre più multietnico e plurireligioso. Ospita cittadini provenienti da ben 190 paesi del mondo. Vi vivono 2milioni e 900mila immigrati cristiani (1 milione e mezzo gli ortodossi), 1 milione e 300mila musulmani, più di 150mila buddhisti, meno di 100mila induisti, 60mila sikh. Così il fondatore della Comunità di sant'Egidio, ora ministro, chiede ai leader religiosi delle comunità di immigrati di essere «mediatori per l'integrazione virtuosa nella società italiana». Per «costruire una società integrata, dove non si perdano i costumi e le tradizioni religiose della propria terra, ma si viva insieme in una casa comune che si chiama Italia e si costruisca insieme un futuro comune». La Conferenza permanente sarà anche la sede per un confronto su questioni specifiche come istruzione, sanità e cultura con i ministeri e le istituzioni interessate. Non si parte da zero. Riccardi ricorda l'azione dei governi precedenti e la Carta dei valori, della Cittadinanza e dell'Integrazione elaborata dal ministero degli Interni. E rilancia in chiave istituzionale l'esperienza di dialogo tra le religioni maturata dalla Comunità di sant'Egidio. Lo fa in piena sintonia con il Viminale richiamando un sistema di diritti da far valere e di doveri da rispettare. Condivide il ministro degli Interni, Anna Maria Cancellieri che invita a guardare ad un «multicultaralismo» realizzato con una «equilibrata compresenza» di esperienze diverse in un quadro di «tolleranza costituzionalmente orientata», garantita da una concezione laica dello Stato democratico. «Non vi è costrizione nella religione» afferma il ministro, citando il Corano. Una scelta apprezzata dai presenti. Ma il percorso è difficile. Ieri la prima polemica nel nuovo organismo: Il rappresentante della comunità marocchina, l'islamico Mansouri ha abbandonato i lavori. Nella commissione troppi spazio agli «estremisti». ROBERTO MONTEFORTE Foto Ansa capacità di integrazione, viene meno anche la capacità decisionale e la capacità di governo. Nel riflettere sulle leggi elettorali e sugli assetti costituzionali occorre dunque muovere dalla consapevolezza che la coesione politica - e dunque la capacità di governo che da essa discende - non può essere realizzata artificialmente, meccanicisticamente attraverso leggi che, ad esempio, conferiscano - come fa l'attuale legge elettorale premi di maggioranza sproporzionati (e peraltro incostituzionali, Corte Costituzionale sentenze n.15 e 16 del 2008) e/o impongano coalizioni omnibus, oppure ancora cerchino di risolvere il problema del pluralismo e della crisi dei Parlamenti attraverso la semplice e diretta legittimazione popolare del governo e degli esecutivi. Ciò, sia chiaro, non significa affatto negare che la semplificazione del sistema politico e la costruzione di una democrazia dell'alternanza siano esigenze reali. Ma un'eccessiva e astratta semplificazione, priva di sostanza programmatica e identitaria, rischia di tradursi esattamente nel suo contrario, ovvero nella polverizzazione dell'intero sistema rappresentativo. I principali nemici del bipolarismo sono coloro che propongono o difendono leggi elettorali che producono un bipolarismo «coatto» o «blindato» costringendo a formare coalizioni prive di un progetto comune e di una sufficiente omogeneità di valori e obiettivi. Come dimostra anche la recente esperienza italiana, è difficile che una coalizione possa rimanere unita e possa trovare una efficace sintesi programmatica solo in virtù delle convenienze indotte dalle norme elettorali. Affinché una coalizione (e/o una forza politica), dotata di una ragionevole rappresentatività, possa governare efficacemente, è necessario che sussistano o che si realizzino delle condizioni sostanziali di unità. È, in altri termini, necessario che i partiti politici e le coalizioni siano espressione di un processo reale di integrazione politica, siano cioè un primo embrione di unità politica capace di aggregare, entro alcune grandi opzioni, il sempre più fitto ed eterogeneo complesso degli interessi di cui la società si compone. Per rafforzare la democrazia e contrastare la progressiva ripulsa verso ogni forma di organizzazione e mediazione politica occorre, peraltro, superare la vigente legge elettorale anche per quanto riguarda le modalità di scelta dei candidati. Il meccanismo della lista bloccata ha finito con l'aumentare la distanza tra cittadini ed eletti, acuendo il problema della capacità rappresentativa delle istituzioni democratiche. Riccardi ai leader religiosi: operate per l'integrazione I leader religiosi delle comunità di immigrati «mediatori per l'integrazione». Lo chiede il ministro Riccardi che lancia la Conferenza permanente Religioni, cultura e integrazione. L'appoggio del Viminale dal ministro Cancellieri. ROMA Studenti a lezione all'Istituto di Stato di Cinematografia e Televisione Rush finale per Liberazione «Liberazione non chiuda. E non proprio 10 giorni prima che si sblocchino i fondi per l'editoria». È l'appello dei giornalisti e poligrafici del quotidiano di Rifondazione che da tre mesioccupanolaredazione.OggiinRegionel'editore(laMrcspa)chiederàlacassaintegrazione per tutti e la sospensione delle pubblicazioni. Il Cdr: così si rinuncia ai fondi pubblici 23 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
IL COMMENTO Domenico Rosati sono ben conservati anche perché, dai buchi che si vedono sul lato sinistro, erano inseriti in un faldone. Molti di questi si riferiscono ad attentati compiuti a Torino o nell'area piemontese, ma uno dei documenti più importanti della collezione, definito «il più significativo» dalla Bolaffi è quello datato 15 aprile 1978: giorno in cui veniva annunciata dalle Br la condanna a morte di Aldo Moro, sottoposto a “processo” da parte dei brigatisti. «Per quel che ci riguarda - è scritto del documento - il processo ad Aldo Moro finisce qui. Aldo Moro è colpevole e viene condannato a morte». Il lotto è il numero 243. Scritto fronte-retro, fu distribuito a un mese dal rapimento dello statista e 24 giorni dopo, il 9 maggio 1978, come anticipato nel documento, Moro fu fatto ritrovare cadavere nel baule di una Renault 4 rossa parcheggiata in via Caetani a Roma. LOTTO 243 In quel documento le Brigate Rosse scrivevano tra l'altro che «processare Aldo Moro non è stato che una tappa, un momento del più vasto processo allo Stato ed al regime che è in atto nel paese e che si chiama: guerra di classe per il comunismo». «Le responsabilità di Aldo Moro - si legge ancora - sono le stesse per cui questo Stato è sotto processo. La sua colpevolezza è la stessa per cui la Dc ed il suo regime saranno definitivamente battuti, liquidati e dispersi dall`iniziative delle forze comuniste combattenti». Vi sono poi copie dei volantini che le Brigate Rosse distribuivano in fabbriche o nel corso di manifestazioni. «Questi documenti finora non sono mai comparsi in un'asta spiega ancora Ponti -. Abbiamo fatto delle verifiche anche ai fini della stima economica. E abbiamo deciso di partire da 1.500 euro». Se basteranno a comprare una piccola porzione di storia stampata a ciclostile «non si sa», conclude Ponti. «La base d'asta potrebbe raddoppiare, o meno. È una scommessa». A chi offre di più l'occasione di vincerla. p SEGUE DALLA PRIMA E non distinguono tra i merletti della Pompadour e gli utensili dello squartatore. Pure i testi brigatisti hanno dunque cittadinanza in questo mondo un po' stralunato, anche quando, come nel caso, una carta Br è stimata più di una carta Mussolini o Hitler. Ma fuori dalla cerchia degli amatori, che effetto fa la notizia? Si può separare quel materiale cartaceo, autentico o meno che sia, dal grumo delle passioni, delle sofferenze, delle atrocità di una stagione come quella che espose le sorti della democrazia al gioco efferato di bande criminali travestite da alfieri di un'impresa che di rivoluzionario ha lasciato solo una scia di sangue innocente? E poi: processato da chi, colpevole di che cosa, condannato a morte perché? Chi ha vissuto quei giorni - e li ha vissuti dalla parte delle vittime - non può permettersi di considerare oggi quelle parole e quei gesti al di fuori del contesto in cui vanno situate. Non può dimenticare, ad esempio, che subito dopo quella «condanna», pronunciata (va ribadito) da un'entità priva di qualsiasi legittimazione che non fosse il potere della forza, gli uomini delle Brigate rosse lasciarono spazio ad un angoscioso intervallo in cui far lievitare nella coscienza civile e tra le forze politiche i dilemmi di un non credibile negoziato che venne coltivato - come ignorarlo? anche in aree contigue se non alle gesta almeno a certe motivazioni dei terroristi. Nel «lotto 17», quello che contiene la «sentenza», il banditore ha incluso «copie dei volantini che le Brigate Rosse distribuivano nelle fabbriche o nel corso di manifestazioni dell'estrema sinistra»: quelli che operai come Guido Rossa strappavano dai muri o distruggevano rifiutando di sovrapporre la logica della violenza alle ragioni del movimento dei lavoratori. Tanti sono i tormenti non elaborati storicamente di quel passaggio, a cominciare dal dolore dei familiari dei morti: senza distinzioni di ruolo, dal più illustre statista al più anonimo poliziotto. Perciò non sembra eccessivo richiedere che una distanza visibile sia mantenuta anche rispetto a certe operazioni di per sé apparentemente neutre. Vale soprattutto per quelli che, provenendo da certe aree di contiguità, nel frattempo si sono variamente evoluti ed oggi sono inseriti nel ceto dirigente del Paese non sempre rinunciando a pulsioni di antipolitica pur perseguite con altri mezzi. Ecco: che l'assorbimento senza reazione della vendita di carteggi inquinati come quelli in questione non trasformi il caso Moro - al quale ci si deve accostare con il rispetto dovuto ai martiri - in un episodio di…simonia politica: riscontro di quell'indulgenza indebita che ha talora stemperato i confini delle responsabilità, tutto immergendo nell'indistinto del perenne sommerso della Repubblica. È invece tempo di verificare se non sia maturo il momento per promuovere, di là dagli accertamenti giudiziari, un autentico avvicinamento alla verità intesa come un'operazione nella quale si mettano a fuoco i comportamenti, dai più eroici ai più miserabili, di tutti i soggetti coinvolti. Più che le corone d'alloro sui luoghi degli eccidi e più che i discorsi commemorativi, solo una più penetrante «intelligenza degli avvenimenti», come direbbe Moro, può insomma consentire al Paese di chiudere una pagina che, nell'attesa, va comunque tenuta aperta. La spiegazione I volantini con la stella a cinque punte I documenti saranno «battuti» il prossimo 27 marzo CHI HA GIÀ VENDUTO LA MEMORIA ALL'INCANTO «Abbiamo contattato gli archivi di Stato, ma non c'era interesse» Erano in un faldone Il materiale è ben conservato nonostante siano passati 34 anni Storici italiani e tedeschi Siconcluderannoall'UniversitàdiPisai lavoridellacommissionestoricaitalo-tedesca sulla seconda guerra mondiale, voluta dai due Paesi per creare una comune cultura della memoria. Al termine del mandato triennale, i cinque membri tedeschi e i cinque italiani, terranno la riunione finale al rettorato dell'ateneo il 22 e 23 marzo. 13 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
«Il governo non può trascurare i diritti civili» Il responsabile Pd: proponiamo un istituto giuridico per garantire diritti e doveri delle coppie omosessuali «Troppe leggi arenate in Parlamento» Intervista a Ettore Martinelli L 'attacco o la non tutela deidiritti civili è il primo pas-so per l'offensiva ai dirittisociali, per rendere nego-ziabili alcune delle conquiste del Novecento, come sta accadendo oggi con la discussione sull'articolo 18. L'Italia rispetto al resto d'Europa continua a vivere una condizione di inciviltà: anche i diritti basilari, direi naturali, stentano a venire riconosciuti». Strade percorribili per uscirne? «Diritti degli omosessuali, ricerca sulle cellule staminali, fecondazione assistita e testamento biologico: credo che su questi temi il governo Monti prima dello scadere del mandato un segnale lo dovrebbe dare. Appena si chiuderà la partita sulla trattativa lavoro, chiederò un incontro al ministro Fornero, che ha la delega alle Pari opportunità». Parla Ettore Martinelli, responsabile Diritti civili per il Pd, a una settimana da due segnali importanti sul tema: il rapporto approvato dal Parlamento europeo, col quale è stato chiarito che i governi dei Paesi membri non devono dare «definizioni restrittive di famiglia» e negare diritti agli omosessuali e ai loro figli, e la sentenza della Cassazione per la quale una coppia di fatto, nell'impossibilità legislativa a contrarre matrimonio in Italia, ha diritto a vivere la propria condizione con pari diritti rispetto alle coppie etero. Una sentenza che ha reso evidente una volta di più il vuoto legislativo italiano, a fronte di normative codificate nel resto d'Europa. A che punto sono i lavori del Parlamento? «Ci sono disegni di legge già depositati, il cui obiettivo è equiparare diritti e doveri delle coppie omosessuali a quelli delle coppie etero. In questo senso, i registri delle unioni civili nati in molte città (l'ultimo è di Napoli, Milano ci sta lavorando, ndr) sono un passaggio di sensibilizzazione, e possono funzionare da spinta per la politica nazionale. Il problema è che questo come altri temi relativi ai diritti civili sono stati derubricati dall'attività politica, perché si ritiene che un governo tecnico nato in un momento d'emergenza si debba occupare solo d'altro. Ma i diritti non sono una questione marginale, non si può restare fermi, quando peraltro tutto il resto d'Europa è molto più avanti di noi. Sull'Italia già gravano sanzioni Ue per il trattamento dei profughi, potremmo dover pagare questo vuoto legislativo anche sotto il profilo economico». L'altro giorno un'altra aggressione omofoba, in un locale fuori Varese. «In questi casi rileva che il Parlamento abbia bocciato in sede giuridica l'aggravante della motivazione omofoba nelle aggressioni. Scontiamo anche questo tipo di arretratezza». Qual è la posizione del Pd, il punto di sintesi che tenga conto anche della sua anima cattolica? «La discussione non è sul matrimonio (come aveva chiarito Rosy Bindi l'altro giorno, ndr): il Pd lavora ad un programma che, con qualsiasi alleanza elettorale, preveda un istituto giuridico che equipari coppie omosessuali ed etero quanto a diritti e doveri, andando oltre i Dico, e trattando punti quali la reversibilità della pensione, la possibilità di richiedere alloggi popolari, il diritto all'assistenza in ospedale al compagno malato. Quanto all'anima cattolica, un invito: guardiamo tutti di più alla Chiesa e meno alle gerarchie ecclesiastiche. Ricordando che alcuni leader Dc degli anni 70 erano molto più avanti di quanto sia oggi la politica». tri tre appartamenti sempre a Milano ed una comproprietà, poi la villa di Lesa. Le altre magioni non sono intestate a lui direttamente, date la grande famiglia e le società. Mario Monti è al top dei senatori a vita: il suo imponibile per il 2010 è di 1.513.030 euro. La moglie, Elsa Antonioli, 20.894 euro. Molti gli immobili del professore dichiarati nel 2011: 40% di un ufficio, due negozi e un deposito a Milano; 50% di una casa a Bruxelles; 50% di una casa e due box a Milano. Qui possiede anche il 100% di una casa e un box. Altre proprietà a Varese: nove case e sei box, un negozio e il 50% di un terreno. Le auto del premier sono una Lancia Dedra del ‘95 e una Lancia K del ‘98. La moglie possiede il 10% di un ufficio e due negozi a Milano; il 50% di quattro case sempre a Milano e un seminterrato. A «tallonare» Monti al Senato è Umberto Veronesi (Pd) con 1.484.099 euro. Appena sotto Berlusconi tra i deputati si piazza a sorpresa il molisano Amato Berardi, eletto per il Pdl in America che dichiara 4.070.000 dollari, cioè 3.092.105 euro; segue il «re delle cliniche» Antonio Angelucci del Pdl con 1.769.455 euro. Renato Schifani, presidente del Senato, con 223.939 euro è più ricco del suo omologo alla Camera, Gianfranco Fini, che ha dichiarato 201.115 euro (più dell'anno scorso). Più di loro guadagna Luigi Lusi, l'ex tesoriere della Margherita indagato, che ha dichiarato per il 2010 304.926 (più ricco è Rocco Crimi, tesoriere Pdl, con 377.914 euro). FINI IL LEADER PIÙ RICCO Angelino Alfano però è in testa al trio Abc: con 169.317 euro supera Pier Luigi Bersani che dichiara 136.885 euro, mentre Pier Ferdinando Casini 116.986, ma è molto attivo in Borsa, vende e compra azioni in mezzo mondo: nel 2010 risultano «cedute» 1.525 azioni di Unicredit e acquistate 967 di Intesa Sanpaolo. Tra i leader di partito, dopo Fini si piazza Antonio Di Pietro con 182.207 euro, seguono Francesco Rutelli con 131.252 e Umberto Bossi con 124.871. Tra gli avvocati-parlamentari perde qualcosa Niccolò Ghedini, legale di Berlusconi, sceso a 993.901 euro da 1.297.118, e cresce Piero Longo: nel 2010 denunciava 530.847 euro, ora 677.907. E Ignazio La Russa è il più ricco tra i big del Pdl con 245.910 euro. In testa al Pd, invece, Rosy Bindi con 242.375. Il parlamentare più «povero» è Luigi Muro, di Fli: 26.027 euro, ma solo perché è una new entry a Montecitorio. LAURA MATTEUCCI MILANO lmatteucci@unita.it In 34 contro Lusi: va sanzionato Trentaquattrosenatori ex Margherita hanno scritto al presidente delSenato,Schifani, chiedendogli di investire il Consiglio di Presidenza di Palazzo Madama affinché deliberi «le sanzioni eticamente e politicamente adeguate» per il senatore Luigi Lusi, ex tesoriere Dl, accusato di avere sottratto al partito diversi milioni di euro. Fra i 34, anche Rutelli e Bianco. 21 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
V entinove anni, una laureain Scienze Politiche alla Sa-pienza di Roma; un diplo-ma di Canto lirico al Conservatorio di Santa Cecilia; vincitore con la sua classe, quinta liceo, della finale della trasmissione di Rai 3 «Per un pugno di libri» nel 2002; un master alla Maastricht in Olanda; un lavoro presso la Commissione Europea a Bruxelles e, infine, un dottorato alla Statale di Torino. «Salvatore Scalzo, ma lei è proprio un secchione!». Sorride. «No, è che mi piace studiare...». Studio, politica e poi, quando ha bisogno di rilassarsi, la musica. «Mi piace Mozart, “Le nozze di Figaro”, soprattutto», racconta il candidato del centrosinistra alle amministrative di Catanzaro, baffi e pizzetto, la passione del calcio a cinque, due squadre del cuore, la Roma e il Catanzaro, ovviamente, e una fidanzata anglocanadese che vive e lavora a Bruxelles, «e mi manca moltissimo». L'anno scorso il Pd nazionale presentò i suoi candidati sindaco durante una conferenza stampa, Scalzo era il più giovane, aveva appena lasciato la Commissione Europea per lanciarsi nella sfida in Calabria, dall'altra parte un candidato fortissimo, Michele Traversa, che vinse, come ogni pronostico indicava. Scalzo però dopo due soli mesi di campagna elettorale, raccolse 19.441 preferenze, il 32,5% del totale, di cui oltre la metà (il 17% del totale) solo di voti diretti. «Un risultato eccezionale, date le condizioni», racconta oggi. E Traversa dopo solo nove mesi di mandato ha mollato l'incarico: ha scelto lo scranno di parlamentare anziché quello di sindaco, lasciando la città in balia di se stessa e di nuovo in campagna elettorale. «In realtà c'erano anche le prime fibrillazioni in giunta - dice il giovane candidato Pd -, sul territorio ci sono molti appetiti e tante pressioni e probabilmente Traversa ha preferito lasciare». E così lui, il giovane dottorando, è tornato in pista raccogliendo attorno alla sua candidatura Pd, Sel, Fed, Idv, Psi e 3 liste civiche. Non ha spin doctor, solo un comitato di professionisti che lavorano per la sua vittoria, «ma il mio partito, il Pd, ha detto che presto arriveranno i rinforzi». Intanto ha coniato due slogan: «Adesso si cambia. Insieme», e «Catanzaro prima di tutto». Ha aperto cinque punti di ascolto in città e iniziato a mettere giù il programma, cinque i temi attorno a cui ruota il lavoro che sarà presentato il 4 aprile agli elettori: territorio; riforma della pubblica amministrazione; coesione sociale; cultura, formazione e creatività. «Qui a Catanzaro c'è bisogno di un grande progetto per rilanciare l'economia e rispondere al 50% di giovani che non ha lavoro. Bisogna rilanciare il turismo - dice mentre raggiunge una delle tante iniziative in suo sostegno -, valorizzare la sanità di eccellenza che abbiamo, ma anche dare ai quartieri quei servizi primari che ancora oggi non hanno, dalla rete fognaria al trasporto». Una città con una forte tradizione conservatrice, dove gli appetiti delle grandi famiglie di imprenditori si contendono appalti, licenze, alberghi, controllo dell'economia locale e che durante le elezioni scendono in campo portando voti al candidato che più li garantisce. «È questa logica che dobbiamo spezzare - spiega Scalzo - perché altrimenti Catanzaro resta prigioniera del passato e delle sue carenze». Dice che se vince, «e stavolta ce la possiamo fare davvero», metà giunta sarà formata da donne, ma ai partiti ha posto due condizioni: solo assessori competenti e nessuna indicazione per quello al Bilancio. Sceglierà lui. «Dovrà essere - anticipa - una persona di altissimo profilo il cui nome comunicherò agli elettori prima del 6 maggio». Il Pdl ha puntato su Sergio Abramo, già sindaco dal 1997 al 2005, influente imprenditore, politico navigato. Ma stavolta a mettere i bastoni tra le ruote potrebbe essere il candidato del Terzo Polo che ancora non ha espresso il nome, ma l'intenzione di fare una corsa in proprio, sì, quella l'ha già comunicata agli ex alleati. «Sarà una battaglia dura - prevede Scalzo - , ma noi stiamo spiegando ai cittadini che c'è in ballo il futuro della città e c'è bisogno di una politica consapevole del momento delicato che stiamo attraversando». Una politica in grado, aggiunge, per esempio, di non farsi sfuggire i fondi già stanziati per la metropolitana leggera, «come sta invece avvenendo, in una città dove i trasporti sono una vergogna». Studio, politica, musica Catanzaro, la sfida di Scalzo Il personaggio Assieme ai Democratici, Sel, Idv, Fds, Psi e 3 liste civiche sto gioco al massacro che inevitabilmente porta vantaggio ai nostri avversari». Intanto Pdl, Udc e Grande Sud puntano su Massimo Costa, ex presidente del Coni regionale, Fli e Mpa su Alessandro Aricò, attuale coordinatore provinciale palermitano di Futuro e libertà. Altro clima a Genova dove Marco Doria, l'outsider sponsorizzato da Sel che si è aggiudicato le primarie staccando le due candidate Pd, lavora con tutta la coalizione per aggiudicarsi la partita già al primo turno. Avrà come avversari per il Pdl il vicepresidente della Fondazione Carige, Pierluigi Vinai, e per il Terzo Polo Enrico Musso. A L'Aquila il sindaco uscente Massimo Cialente ha stravinto le primarie e raccolto intorno a se una coalizione di centrosinistra senza l'Idv ma con un dialogo aperto con i centristi, il Pdl - dopo aver archiviato le primarie punta sull'architetto Pierluigi Properzi, mentre a Catanzaro - solida roccaforte del centrodestra - stavolta il centrosinistra potrebbe giocarsi una bella partita con il giovane Salvatore Scalzo, (Pd), dopo che il sindaco Traversa ha mollato la sedia di primo cittadino optando per quella di onorevole a Roma. A La Spezia e Massa Carrara il centrosinistra si presenta con l'Udc, mentre a Belluno senza Sel e a Rieti senza l'Idv ma con l'Udc. Per le prove tecniche di alleanze tra progressisti e moderati, grande attenzione va indirizzata verso città come Parma (dove Vincenzo Bernassoli, Pd, raccoglie intorno al suo nome tutto il centrosinistra classico più alcune liste civiche moderate), Piacenza e Gorizia; ancora da definire i candidati di Trapani e di Agrigento, in Sicilia. Su ventisei comuni capoluogo i candidati del Pd sono 17, uno di Sel a Rieti (Simone Petrangeli), uno della Federazione della sinistra a Cuneo (Luigi Carelli) e due espressione della società civile (a Isernia il candidato è Ugo De vivo mentre a Taranto è Stefano Ippazio). Ma questo sarà anche l'appuntamento elettorale che non vedrà il rinnovo dei nove consigli provinciali in scadenza (come deciso nel decreto Salva Italia) ma sarà segnato dall'applicazione, per la prima volta, delle norme di contenimento delle spese che prevedono il 20% in meno di consiglieri e assessori comunali. Ampia coalizione «Siamo ottimisti Possiamo vincere belle partite» Davide Zoggia ROMA M.ZE. 29 anni, il candidato del Pd è il più giovane in campo alle amministrative Il suo avversario Pdl, l'imprenditore Abramo, è stato già due volte sindaco «Ma questa volta ce la faremo». E promette una giunta per metà rosa Territorio, riforma p.a., coesione sociale, cultura, formazione Cinque parole d'ordine Salvatore Scalzo candidato a Catanzaro Palermo appello di Ferrandelli Fabrizio Ferrandelli, vincitore delle primarie del 4 marzo scorso, ha chiesto «la convocazione urgente di un tavoloprogrammatico e progettuale con tutte le forze del centrosinistra e con tutti i candidati alle primarie. Bisogna sintonizzarsi con la voglia di cambiamento. Nonsipuòtradire ilvotodi30milapalermitanicheil4marzohannosceltoil lorocandidato». 17 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
DIEGO PERUGINI MILANO I ndipendente è bello. Stavol-ta a dirlo è Pino Daniele,che ha chiuso con le major eintrapreso una nuova stra-da «indie» con la sua etichet-ta Blue Drag. «Ricordo litigate furiose con discografici e direttori artistici. Troppe regole e condizionamenti. L'ultimo periodo con la Sony è stato difficile: dopo Electric Jam doveva uscire la versione acustica, ma l'hanno fatta saltare. Così ho deciso di andare da solo. E, per chi se lo può permettere, è bellissimo. Sei libero di fare ciò che vuoi, senza dover sottoporre le tue cose a chi viene dal commerciale o dal marketing» spiega. Da questo rinnovato spirito è uscito La grande madre, che è di gran lunga il miglior lavoro di Pino da diversi anni a questa parte. Un disco bello già dall'esterno: confezione ricca e lussuosa, con foto, biografia, testi e spartiti, che giustifica in toto l'acquisto fisico del cd. E, poi, la musica. Un riuscito mix di rock, blues, jazz e melodia mediterranea, dai suoni puliti e il gusto vintage, ma senza eccessi nostalgici. Dove Pino si concede assoli e divagazioni stilistiche, col sostanziale apporto di un folto gruppo di musicisti doc come Steve Gadd, Chris Stainton, Mel Collins, Omar Hakim, Rachel Z e altri. «Quando paghi tu, puoi fare quello che vuoi. Del resto, io sono il presidente dell'etichetta e credo nell'artista! Scherzi a parte, è il disco che volevo fare da tempo. E la libertà mi ha dato altri stimoli e ancora più voglia di scrivere. Non rincorro il successo, e se le radio non mi passeranno, pazienza. Io non so scrivere per le radio o per le suonerie dei telefonini, ho un' idea diversa della musica. Come impegno, valore e qualità». PEZZI INTENSI Ecco, allora, scorrere pezzi intensi come Melodramma, Il primo giorno di primavera, la stessa «title-track», O' Fra riporta in auge la «parlesia», slang stretto dei musicisti, mentre Searching For The Water Of Life sposa l'ammirevole causa di Save The Children contro la mortalità infantile. C'è anche la cover di Wonderful Tonight di Eric Clapton con testo in italiano scritto dallo stesso Pino, suggello al rapporto di lavoro ed amicizia culminato nel concerto in comune dell'anno scorso a Cava de' Tirreni. Appare sereno, il bluesman partenopeo, che ieri ha compiuto 57 anni: «Un regalo di compleanno? Prima speravo in un governo Monti, oggi mi auguro che non finisca troppo presto» scherza. Ma, appena scavi sotto la superficie, affiora un senso di inadeguatezza verso il mondo contemporaneo. «Mi sento un pesce fuor d'acqua. Non riesco ad abituarmi ai cambiamenti nei media, nello spettacolo, nei valori. La musica viaggia su Internet e nei talent show: i ragazzi tentano il triplo salto mortale e, se va bene, sfondano con un singolo. E poi? Ai miei tempi venivano prima il contenuto, il disco, un progetto. Ma la cosa che più m'infastidisce è vedere come in questi ultimi anni si sia sminuita l'arte. Come se la canzone, la pittura e la cultura fossero sinonimi di noia. E, invece, è ora di tornare a investire nella cultura, non pensare solo all'audience, allo share e a quello che funziona. L'arte aiuta i LA GRANDE MADRE DI PINO DANIELE FINALMENTE INDIE www.unita.it Pino Daniele in pista con un disco e un tour Il musicista lancia l'ultimo disco con la sua etichetta indipendente «Un regalo per i miei 57 anni, basta litigate furiose e condizionamenti» Un riuscito mix di rock, blues, jazz e suoni mediterranei, di gusto vintage Culture42 MARTEDÌ20 MARZO2012
N ei primi giorni di marzoha chiuso i battenti l'Am-bulatorio per le PatologiePost-Traumatiche e da Stress dell'Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma. L'attività lì svolta era quella dell'ascolto e della tutela della salute e della riabilitazione di persone sopravvissute a gravi e specifiche patologie, emerse come reazione agli abusi e alle violenze subite nel Paese d'origine o durante il viaggio verso l'Italia. Un'attività preziosa svolta sin dal 2004, anno di inaugurazione della struttura. L'Ambulatorio era frutto di una convenzione con la Commissione Nazionale Asilo (oltre che Centro di coordinamento nazionale della rete NIRAST, “Network Italiano per i Richiedenti Asilo Sopravvissuti a Tortura”) e la sua chiusura è avvenuta proprio allo scadere di questo accordo. Sono numerose le associazioni e le organizzazioni che dal momento della chiusura si sono mobilitate per far valere l'importanza di un servizio del genere in Italia, dal momento che qui, a proposito di rifugiati, viene spesso trascurato un dettaglio (si fa per dire): ossia che si sta parlando di persone che provengono per lo più da Paesi in stato di guerra e di guerra civile, in cui si sa, il rispetto dei diritti umani non è una priorità. La chiusura dell'Ambulatorio, per la funzione che esso svolge nel campo specifico della riabilitazione e cura delle vittime di tortura e traumi estremi, rappresenta un preoccupante vulnus nel fragile sistema di protezione, sottraendo risorse preziose e indispensabili ad ottemperare agli obblighi assunti dall'Italia in quanto firmataria della Convenzione di Ginevra del 1951 sullo statuto dei rifugiati. Obblighi incorporati, peraltro, nell'ordinamento giuridico e legislativo italiano. Se i «traumatizzati» devono fare a meno dell'ambulatorio LUIGI MANCONI VALENTINA CALDERONE VALENTINA BRINIS OSSERVATORIO info@italiarazzismo.it Italia-razzismo ghi 5 stelle sorgono in località ad alto pregio paesaggistico e architettonico. Gli alberghi della Ragosta Hotels Collection sono l'Hotel Raito e il Relais Paradiso a Vietri sul Mare, il La Plage Resort, direttamente affacciato sull'esclusiva spiaggia di Isola Bella a Taormina e Palazzo Montemartini, la cui apertura è avvenuta nel 2011 nel cuore di Roma. Ragosta Food è, infine, la divisione alimentare, nata nel 2008 con l'acquisizione della D. Lazzaroni & C. s.p.a., e di marchi storici dell'industria alimentare italiana come Lazzaroni e Amaretti di Saronno. OMBRELLO FISCALE Su questo impero economico, secondo la procura antimafia, sarebbe stato aperto una sorta di «ombrello fiscale», grazie a 16 giudici tributari che avrebbero svolto contemporaneamente, davanti alle varie Commissioni tributarie partenopee, il ruolo di giudici e di «consulenti» del gruppo. Tre di essi, Anna Maria D'Ambrosio, Vincenzo Esposito e Massimo Massaccesi, sono finiti in carcere; altri tredici agli arresti domiciliari. Le indagini, condotte dalla Guardia di Finanza, hanno accertato che Fedele Ragosta aveva come consulente fiscale Anna Maria D'Ambrosio, giudice tributario e destinataria di una ordinanza di custodia in carcere, la quale avrebbe sfruttato le proprie «entrature» per favorire il suo cliente. Un sistema, quello descritto dai magistrati, «perfettamente rodato e collaudato»: scambio di favori e aggiustamenti di sentenze alcune delle quali redatte dal consulente della parte privata. Secondo gli inquirenti, tra coloro che scrivevano le sentenze, poi firmate dai giudici, vi era anche l'avvocato Enrico Potito, titolare della cattedra di Diritto tributario alla Federico II di Napoli, anch'egli finito in carcere. Nell'inchiesta è coinvolto anche Enrico Gambardella, membro dell'Ufficio del Garante del contribuente per la Campania (finito agli arresti domiciliari), e Gianluca Pasquale, funzionario dell'Agenzia delle Entrate di Napoli (divieto di dimora). Dalle intercettazioni ambientali viene fuori anche il nome del padre dello scrittore Roberto Saviano, medico di base a Frattamaggiore, che però non è indagato. Il cerchio si è chiuso. Sono ora tutti in carcere i tre presunti responsabili della rapina del 2 marzo scorso a Ramazzano, nei pressi di Perugia, nel corso della quale il bancario di 38 anni Luca Rosi era stato ucciso con cinque colpi di pistola: grazie all'indagine condotta dai carabinieri è stato infatti arrestato in Romania il terzo uomo, Dorel Gheorghita, 23 anni, che era ancora ricercato. «Questo arresto è un piccolo conforto per un dolore che mi sta demolendo» ha detto Bruno, il padre di Luca Rosi, che ha accolto la notizia visibilmente commosso. Gli altri due presunti autori della rapina di Ramazzano, Iulian Ghiorghita e Aurel Rosu, romeni di 31 e 20 anni, erano stati arrestati venerdì scorso.Questi ultimi, proprio ieri, si sono entrambi avvalsi della facoltà di non rispondere nell'interrogatorio di garanzia davanti al gip che si è svolto nel carcere di Perugia, dove sono rinchiusi. FERMO Dorel Gheorghita è stato bloccato dalla polizia romena in collaborazione con i carabinieri del Reparto crimini violenti, che opera all'interno del Ros, e da quelli del comando provinciale di Perugia. Era a casa della suocera, al confine tra Romania e Moldavia. A suo carico è stata eseguita l'ordinanza di custodia cautelare in carcere del gip del capoluogo umbro che nel frattempo era stata internazionalizzata. Il giovane era tenuto sotto controllo dalla polizia romena ormai da diversi giorni dopo essere stato individuato dai carabinieri grazie all'esame dei contatti telefonici di uno degli altri due arrestati per l'omicidio Rosi. Personale dell'Arma si trova ora in Romania per accelerare le pratiche per il suo trasferimento in Italia. È accusato di avere partecipato all'omicidio di Rosi, non è ancora chiaro con quale ruolo. Iulian Ghiorghita e Rosu erano invece stati bloccati nella zona di Gorizia a bordo di un pulmino che fa la spola con l'est europeo, appena tornati in Italia, dopo essere scappati in Romania, dove anche loro erano già monitorati dagli investigatori. Ai presunti responsabili dell'omicidio Rosi (Iulian Ghiorghita e Rosu sono accusati anche della rapina di Resina, dei primi giorni di febbraio, in cui una donna era stata violentata) i militari sono giunti al termine di una complessa indagine nella quale sono stati impegnati vari reparti dei carabinieri coordinati dalla procura del capoluogo umbro. La rapina di Ramazzano era avvenuta il 2 marzo. Ad agire tre banditi, a volto coperto e armati di pistole. Nella casa in quel momento si trovavano Luca Rosi (che non viveva con i genitori ma ieri era passato a trovarli), la madre, il nipote di otto anni e la compagna del bancario alla quale prima di allontanarsi, uno dei malviventi si è rivolto dicendole «tu vieni». Rosi aveva tentato di reagire pur avendo le mani legate dietro alla schiena ed era stato prima ferito e poi colpito mortalmente nonostante si fosse rifugiato in camera. «Queste persone non hanno avuto alcuna pietà né per Luca, né per nessuno di noi. Di conseguenza non meritano alcuna pietà» commenta la compagna di Rosi, Mery, chiedendo una «condanna esemplare». E il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali ha scritto al comandante dei carabinieri ringraziandoli per arresti che «aumentano la forze delle istituzioni». NICOLA LUCI FOTO ANSA Le misure Era in Romania il terzo killer di Luca Rosi Arrestata tutta la banda Lo hanno preso in Romania il terzo presunto killer di Luca Rosi, il 38enne di Perugia morto per aver cercato di difendere la ragazza. Secondo i carabinieri il quadro dell'omicidio sarebbe ora completo. ROMA Dorel Ghiorghita il romeno arrestato Volontari nella casa del boss 60 i provvedimenti tra carcere, domiciliari e divieti di dimora Si concluderà questa sera il corso di formazione Cento passi per il volontariato organizzato nella casa che fu di Tano Badalamenti a Cinisi dall'Associazione InformaGiovani, con la collaborazione dell'Associazione «Casa memoria Peppino e Felicia Impastato», che ha visto la partecipazione di venti volontari provenienti da tutta Italia. 31 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
Foto Lapresse La parola più pronunciata ieri in Francia è stata «orrore». Responsabili politici in campagna elettorale o meno, autorità locali e cittadini comuni, tutti si sono fermati di fronte alle notizie che via via arrivavano da Tolosa dove un uomo in mattinata aveva sparato all'impazzata di fronte ad una scuola ebraica uccidendo un professore e tre bambini. Un «orrore» che ha qualificato bene non solo lo spietato atto antisemita, ma anche la paura che la fuga del responsabile ha provocato. Le perizie balistiche hanno infatti confermato quello che sin dalla mattina si era temuto, ossia che l'arma utilizzata nella scuola è la stessa che ha sparato in altre due occasioni. La prima domenica 11 marzo uccidendo un militare, e la seconda giovedì scorso a Montauban (una cinquantina di chilometri a Nord della Città Rosa) quando sotto i suoi colpi hanno perso la vita altri due parà. I tre militari uccisi, più un quarto ferito, erano tutti di origine nord africana e ora, dopo il collegamento oggettivo con l'attentato antisemita di ieri, comincia a diffondersi una sindrome Oslo. Pur non scartando la pista terrorista o neonazista, si fa sempre più strada infatti l'ipotesi di una caso alla Anders Breivik, il giovane norvegese che sull'isola di Utoya lo scorso luglio uccise da solo 77 persone armato da un paranoico fondamentalismo. INCHIESTA ANTI-TERRORISMO L'attacco alla scuola Ozar Hatorah è avvenuto poco dopo le otto, nel momento in cui le porte si aprivano un uomo è arrivato con uno scooter di grossa cilindrata davanti alla scuola e dopo esser sceso col casco ancora indossato ha cominciato a sparare. «Ha sparato su tutto quello che gli capitava davanti, inseguendo i bambini fin dentro alla scuola», ha raccontato il procuratore di Tolosa Michel Valet. Un professore di religione, il rabbino franco israeliano Yonatan Sandler di 30 anni è stato freddato insieme ai due figli Arieh e Gabriel, di 3 e 6 anni. La quarta bambina uccisa, di sette anni, era invece la figlia del direttore. Tutti erano in attesa di recarsi alla vicina scuola elementare. Tra i feriti, due sarebbero in condizioni gravi. La modalità operativa e il fatto che si trattasse di un uomo solo in scooter ha fatto subito pensare agli attacchi ai parà a Tolosa e Montauban, la procura antiterrorista di Parigi si è attribuita la competenza e ha aperto tre inchieste. A Tolosa ci sono attualmente duecento inquirenti al lavoro, mentre la polizia nazionale è stata mobilitata al massimo in tutta la zona. Visti i precedenti non si può escludere un nuovo attacco, ma prevederlo non è facile. La sorveglianza è stata rafforzata intorno agli obiettivi sensibili di carattere confessionale, scuole ebraiche e coraniche, sinagoghe e moschee. Gli inquirenti hanno identificato il numero di targa dello scooter - rubato qualche giorno prima dell'omicidio del militare di Tolosa - e starebbero lavorando ad un identikit sulla base delle testimonianze e dei video delle telecamere presenti nelle zone delle sparatorie. Intanto mentre la caccia all'uomo si definiva, la politica si fermava. La giornata era iniziata come d'abitudine con le invettive a distanze tra gli sfidanti alle presidenziali del 22 aprile, ma appena la notizia ha preso corpo e lo choc invaso il paese, sia François Hollande che Nicolas Sarkozy che gli altri candidati hanno voluto sospendere tutte le attività per la giornata. Sarkozy si è recato sul posto col presidente del Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche di Francia, il ministro degli Interni e quello dell'Educazione. «Sul territorio della Repubblica non si assassinano dei bambini senza renderne conto», ha detto a Tolosa, «la barbarie, la crudeltà, l'odio non vinceranno». Anche i socialisti hanno «sospeso la campagna elettorale per rispetto delle vittime» e Hollande si è recato alla scuola ebraica dove ha invitato ad «una risposta comune e ferma di tutta la Repubblica». Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha denunciato «l'assassinio odioso» e si è detto fiducioso che Parigi farà luce sul dramma. La polizia davanti alla scuola Ozar Hatorah p Il killer ha inseguito le vittime sin dentro le aule: ucciso un insegnante, un franco-israeliano LUCA SEBASTIANI Tolosa, strage nella scuola ebraica Un assassino per tre attentati Primo Piano Ore otto del mattino, strage alla scuola ebraica di Tolosa. Ucciso un insegnante, i suoi due figli e una piccola alunna. A colpire è la stessa arma usata giorni fa per uccidere tre parà. Massima allerta anti-terrorismo. PARIGI La stessa armaper tre attentati: contro quattro parà a Tolosa e Montauban - tre morti, uno ferito molto gravemente - e ieri alla scuola ebraica di nuovo a Tolosa. Si tratta di una calibro 11,43. Lo scooter Identificata dai video di sorveglianza la targa: la moto usata in tutti gli omicidi è la stessa, un t-max 500 Yamaha, nero, risultato rubato una settimana prima del primo omicidio. L'identikit Il killer, secondo una testimone, avrebbe una cicatrice o un tatuaggio sulla guancia sinistra. Non alto, muscoloso, vestito di nero, con un casco ugualmente nero. «Ho intravisto i suoi occhi attraverso la visiera, aveva unosguardo freddo, di una lucidità spaventosa». Secondo gli investigatori sarebbe un professionista: o un ex combattente di corpi speciali o un criminale di rango. Ha agito con calma, colpendo le vittime a distanza ravvicinata alla testa. Si è lasciato dietro un caricatore, ma né impronte né tracce di Dna. La sequenza Quattro giorni di intervallo tra un attacco e l'altro: l'11, poi il 15 e il 19 marzo. Circoscritta anche l'area in cui ha colpito, poche decine di chilometri. Le vittime Due parà del 17˚ reggimento e un sergente del 1˚ reggimento paracadutisti, tutti d'origine maghrebina. Il ferito è originario delle Antille. Franco-israeliane le vittime della scuola. Le indagini Aperte tre inchieste per terrorismo. Tra le piste la possibile vendetta di parà espulsi dal 17˚ reggimento nel 2008 con l'accusa di appartenenza a gruppi neo-nazisti. Un militare è stato messo in custodia nei giorni scorsi e poi rilasciato. Si scava nella biografia delle vittime militari. Ma non c'è una pista privilegiata. La scheda Orrore in Francia 2 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
Foto di Mauro Scrobogna/LaPresse I segretari di Uil, Cgil e Cisl Angeletti, Camusso e Bonanni Nel pomeriggio a Palazzo Chigi il vertice più delicato per cercare l'intesa prima del viaggio del premier in Asia Mentre scriviamo il quadro continua ad essere molto mobile, anche se la disponibilità della ministra all'incontro fa presupporre che ci sia un terreno su cui «giocare». Nulla è ancora certo, a parte il fatto che stavolta non si riproporrà un esito «stile Sacconi»: non ci sarà divisione tra i tre confederali. O firmano tutti, o nessuno. Il nodo rimasto irrisolto fino a sera riguarda il grado di apertura sulle modifiche all'articolo 18. I tre sindacati partivano da tre posizioni diverse. Per la Cgil si poteva discutere solo di tempi più veloci per le decisioni dei magistrati. Null'altro. La Uil era disponibile a modifiche in caso di licenziamenti economici, ma non a quelli discriminatori e disciplinari. La Cisl ha spinto per l'intera giornata verso posizioni più «morbide» anche sui disciplinari, aprendo alla possibilità di un indennizzo magari più consistente, al posto del reintegro. Per Bonanni la priorità resta l'intesa, che è più forte del merito. Per questo il leader Cisl si è detto convinto che arrivando al tavolo con posizioni rigide, il rischio di una mancata intesa sarebbe diventato più concreto. A questo punto è stata la Cgil a cambiare l'ordine dei fattori. Camusso ha messo sul tavolo in primis la riduzione delle forme di precarietà, come le finte partite Iva o gli stages trasformati in lavoro gratuito. Una materia, questa, su cui il sindacato di Corso d'Italia è convinto di avere l'appoggio anche della ministra. Secondo punto: più risorse per gli ammortizzatori. Solo in questo contesto, la Cgil si renderebbe disponibile a valutare un'apertura sui licenziamenti di tipo economico. In altre parole, accetterebbe il modello tedesco tanto evocato da molti osservatori. Così si sono avvicinate le posizioni di Uil e Cgil. Ma per la Cisl era ancora troppo poco. Senza escludere che nella giornata «ci sono stati avvicinamenti importanti», Bonanni ha tuttavia insistito per una apertura maggiore: il punto di caduta indicato da Cgil e Uil era ancora troppo arretrato. Molto si deciderà nel confronto in notturna. Pietro Spataro Ma la strada è ancora in salita IL COMMENTO Siamo a un passaggio delicato e, nello stesso tempo, insidioso. Per Monti la trattativa sul lavoro è un banco di prova che può segnare, nel bene ma anche nel male, il suo profilo politico. Quando si gioca una partita così rilevante è meglio, quindi, procedere con una paziente opera di tessitura e un'ostinata ricerca di ciò che può unire e non di ciò che divide. In queste settimane il filo del dialogo, grazie all'impegno del premier e alla disponibilità delle parti sociali, non si è mai spezzato nonostante i contrasti e qualche tono sopra le righe. Nessuno ha anteposto gli interessi di parte alla faticosa manutenzione dell'interesse generale. Ma il tema «mercato del lavoro» è più sensibile di altri perché tocca direttamente la vita, la serenità, i diritti di milioni di persone. Per questo le parole di Giorgio Napolitano suonano, nelle ore che possono decidere l'esito del confronto, come un invito pressante a raggiungere l'accordo. Vale sia per il governo che per sindacati e industriali, ciascuno per la sua responsabilità. L'intesa è imprescindibile, come ha detto giorni fa il ministro Fornero. Il valore della coesione, e della condivisione dello sforzo di risanamento, sono più importanti di qualsiasi punto di principio. L'unità del Paese resta l'elemento fondamentale dell'opera di ricostruzione dopo la lunga «sbornia» berlusconiana. Se questa, come crediamo, è la bussola del governo, si deve fare di tutto per essere conseguenti e per evitare rotture difficilmente sanabili. L'accordo è possibile se si rispettano tre condizioni che riguardano il metodo, il merito e i tempi della trattativa. Il metodo: non c'è dubbio che dopo aver varato il decreto salva-Italia senza che i sindacati potessero battere ciglio (con pesanti effetti sui pensionati) oggi è indispensabile un criterio più concertativo che riesca a tenere insieme l'efficacia della riforma e la giustizia delle norme. Il merito: l'articolo 18 non può essere il cuore della trattativa, sul tavolo ci sono altre questioni decisive che riguardano la semplificazione delle troppe forme contrattuali precarie e un sistema universale di ammortizzatori sociali su cui finora sono mancate risposte (e risorse) convincenti. Un aggiustamento dell'articolo 18 può anche essere fatto ma tenendo fermo un punto: il diritto a non essere licenziato senza giusta causa deve restare un caposaldo della «costituzione del lavoro». Infine, i tempi: nelle trattative la fretta non fa mai bene e può provocare a volte danni irreparabili. Se si vuole l'intesa e si ritiene che il concorso delle parti sociali sia importante per il futuro del Paese, meglio non fissare deadline. Se Monti dovesse iniziare il suo viaggio orientale senza l'accordo in tasca non sarà una tragedia. Dovesse servire qualche giorno in più per ridurre le distanze e favorire l'accordo, che si usi senza pensarci troppo. Il premier avrà modo di apprezzare il proverbio cinese che invita: la pazienza è potere, con il tempo e la pazienza il gelso si tramuta in seta. È UN DOVERE TROVARE LA VIA DELL'INTESA Bagnasco: creare lavoro «Sidicechebisognaristrutturareleaziende,equestospessoèvero;malaristrutturazione in sé, senza cercare commesse in Italia e per il mondo non crea lavoro. E allora, ridefinire e risanare - mi chiedo - si riduce ad una operazione di finanza oppure è un impegno di reale sviluppo?». Gli interrogativi posti dal cardinal Angelo Bagnasco. 7 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
Proposta di legge bipartisan illustrata a VeDrò: «In Italia solo il 38% delle persone pratica sport». L'entusiasmo di Prandelli Due miliardi per gli impianti sportivi nelle scuole P erse le Olimpiadi, l'Italia ri-parte dalle scuole, dal basso,dai bambini e dalle palestre.Per raggiungere l'obiettivo, lo sport è riuscito a unire la politica, e nei prossimi giorni approderà in Parlamento una proposta di legge bipartisan, che prevede la nascita di un Fondo Nazionale per l'impiantistica sportiva scolastica. Lo scopo: «Creare le condizioni affinché - si legge dal testo di legge - i luoghi dello sport, fin dall'infanzia, siano il più possibile aperti e accessibili, per diffonderne la cultura e favorirne la pratica da parte dei cittadini di ogni età e livello sociale, in modo omogeneo in tutte le aree del paese». Tra i punti del programma: su tutti, spicca proprio la «ristrutturazione e valorizzazione palestre e impianti». E dai numeri che sventaglia il Ministro del Turismo e Sport, Piero Gnudi, si capisce quanto l'Italia sia arretrata in questo argomento: «Io voglio essere il ministro della pratica sportiva dice Gnudi - perché in Italia solo il 38 % pratica sport, e si sta diffondendo l'obesità. Abbiamo la metà degli impianti sportivi che ha la Francia, ma abbiamo 95mila associazioni sportive. Utilizziamo i loro impianti». La proposta di legge ha trovato grandi consensi nello sport italiano, ieri molti commissari tecnici si sono riuniti al Maxxi (tra i presenti i ct Barbolini, Berruto, Cerioni, Ravetto, oltre a Pagnozzi per il Coni, e Magri per la Federvolley), per l'iniziativa promossa dal think-net VeDrò, denominata «TuttiCittì - Facciamo squadra per lo sport italiano». E come dice il vicesegretario del Pd, Enrico Letta «se lo dicono anche i ct significa che stiamo sulla strada giusta. C'è grande bisogno di investire su giovani e bambini - ha aggiunto Letta - Dare opportunità nella vita dei piccoli ed evitare la devianza. In Italia, diciamoci la verità, mancano le palestre. C'è la verità di investire sul futuro dello sport, grazie ai ct per il loro appoggio. Abbiamo perso le Olimpiadi? Bene, utilizziamo quei soldi per impegnarci a rifinanziare le palestre nelle scuole. Impariamo questo metodo: facciamo squadra, è possibile fare una cosa come questa». I SOLDI Ad illustrare la proposta di legge, Paola De Micheli (Pd) e Michele Uva (Centro Studi Figc): De Micheli: «Bisogna creare le condizioni di base per ricominciare - ha detto l'esponente dei democratici - per fare educazione fisica nelle scuole». La legge prevede un Fondo nazionale per l'impiantistica, con la priorità di intervenire su ciò che c'è già, quindi ottimizzazione delle risorse investite, «perché le palestre sono luoghi di riqualificazione urbana - ha aggiunto De Micheli - e punto di incontro per la società. Il fondo può anche finanziare nuovi impianti sportivi scolastici». E qui escono fuori i numeri, con la Presidenza del consiglio dei ministri che dovrebbe mettere a disposizione 200 milioni di euro l'anno per 10 anni. Quindi 2 miliardi in totale, calcolo stimato per mettere a norma tutti gli impianti scolastici. Gran parte dei soldi deriveranno dal prelievo fiscale: 20% con l'aumento dei tabacchi, 5% dei superalcolici, 75% da entrate erariali relative al gioco d'azzardo. In più, i progetti possono essere cofinanziati e il fondo può erogare da un minimo del 50% a un massimo del 80%. Questo permetterà la nascita di un meccanismo di compartecipazione, tra regioni, enti locali, aziende e associazioni sportive: «L'ampia partecipazione del territorio - precisa Uva - può incrementare la ristrutturazione sportiva». Proposta interessante, tema cruciale per i nostri giovani, in Italia sport muove tanti interessi e passioni, ma in realtà difficile avere un percorso formativo, e dare allo sport dignità in materia scolastica. Entusiasta il ct della Nazionale di calcio, Cesare Prandelli: «Una proposta interessante, soprattutto perché dobbiamo investire sui giovani, che meritano dei posti dove crescere». rori propri che meriti altrui. Dall'altra parte si spolvera le suole con il pallone, Erik Lamela, come al solito un principe in cerca perenne della sua principessa. In questo caso, il gol, che riesce con sempre più facilità a propiziare agli altri, ma che per lui è diventato una specie di assillo. Ci prova nella ripresa, su azione personale, Frey lo ribatte e poco dopo Luis Enrique lo sostituisce scegliendo Bojan. Il folletto ex Barça è meno elegante, ma più dinamico, spesso gli manca lo specchio, ma ha il merito che quando porta palla trova sempre la scelta giusta per il compagno, e quando accelera manda spesso in tilt la retroguardia genoana (Kaladze è costretto a fermarlo rischiando anche il rosso). Poco prima invece Marino aveva richiamato Rossi dando spazio a Jankovic (poi inserirà anche Jorquera), con il quale l'azione rossoblu diventa più fluida. Il Grifone sfiora il gol con un gran tiro di Veloso, ma poi l'occasione più ghiotta è per la Roma, ma sempre Bojan non ha la giusta convergenza per capitalizzare un'imbeccata in area. Peggio riesce a fare solo Palacio, il cui tiro a botta sicura, a un metro da Stekelenburg, finisce sulla traversa per chissà quale legge fisica: sfortuna mista ad eccesso di sicurezza. Un orrore fatale, che salva la Roma da un'altra settimana da piccola. Foto Lapresse NERO RICCI Foto Tim-Ducati ROMA La Ducati ha svelato da Borgo Panigale la livrea delle sue moto nel 2012, la seconda stagione dell'era Valentino Rossi, in mondovisione sul profilo Facebook di Tim. La carena della Desmosedici perde il tradizionale rosso e bianco per diventare tricolore. «Voglio lottare per le prime posizioni», l'auspicio di Rossi. La nuova Ducati di Rossi è tricolore Fiorentina in crisi e in ritiro La Fiorentinada oggiè inritiro aMontecatini Terme,e cistaràfino asabato pomeriggio, quando partirà per Genova, dove domenica affronterà i rossoblu in quello che ormai sembra avere i contorni di uno scontro salvezza. La decisione “punitiva” dopo la batosta contro la Juventus è stata comunque accolta con favore dai giocatori e dal tecnico Rossi. 47 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
chiaramente e deve arrestare e punire chi viola certe regole. 2) Fermare l'operazione «Green Hunt» (l'offensiva lanciata alla fine del 2009 dalle truppe governative contro le postazioni dei maoisti in cinque Stati, tra cui l'Orissa, ndr). Smantellare immediatamente tutti i posti di polizia, tranne le stazioni già esistenti. Creare un'atmosfera favorevole al dialogo sui problemi della popolazione. 3) Ritirare l'interdizione del Partito comunista indiano (maoista) e di tutte le altre organizzazioni del popolo. 4) Arrestare e processare i funzionari di polizia per aver violentato e ucciso Lalit Dehuri, Junesh Badarlat, Pradip Majhi. Rilasciare e senza condizioni Arati Majhi. 5) Rilasciare Ashutosh, Kamalakanta Sethi, Sujata, Kishore Jena, Pratap e Majulata arrestati nel caso Nayagarh. 6) Stop all'arresto di persone già rilasciate in seguito a sentenze dei tribunali. A questo proposito liberare Subhashri Das e Lalit, che sono stati arrestati dopo che il loro rilascio era stato stabilito da un tribunale. 7) Rilascio di tutti i prigionieri politici innocenti tra cui Shatrughan Biswal, Uttam, Shekarh, Sudarshan Mandal, Ramesh Nayak, Lata, Bijal, Ratna, Gajapati, Kandhamal, Ganjam, Nayagarh, Sambalpur, Mayurbhanj e Keonjhar. 8) Non demolire lo statuto speciale delle tribù, tra cui quelle di Kotia, Konda Dora, Acha Kui, Gauda Kui, Kumbhara Kui, Sahara, Odia Kanda e Khaira. Garantire lo stesso statuto speciale a quelle tribù che ne sono ancora prive. 9) Fornire acqua potabile a tutti i villaggi dell' Orissa, irrigazione a tutte le terre, strutture mediche e ospedaliere gratuite. Fornire istruzione gratis a tutti gli studenti fino alle superiori. 10) Stop alle operazioni di polizia ai danni dei movimenti contro la requisizione della terra tra cui quelli nelle zone di Posco-Kalinga Nagar-Vedanta. 11) Liberare i leader dei movimenti contro la requisizione della terra come Gananath Patra e lasciare cadere le accuse contro le persone che hanno partecipato ai movimenti per la terra di Mandrabaku, Nedingpadar, Gudari e Narayanpatna. 12) Aprire un'inchiesta indipendente sulla resa forzata e la detenzione illegale di maoisti. 13) Soddisfare tutte le richieste già concordate per il rilascio del funzionario del fisco di Malkangir, in ostaggio da febbraio dell'anno scorso. La trattativa è appesa a un filo. Il rilascio dei prigionieri politici e la fine dell'offensiva governativa Le richieste Brutte nuove da Kollam. La carcerazione preventiva per i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone è stata estesa per altri 14 giorni su ordine del magistrato di Kollam, davanti al quale i due militari sono comparsi ieri mattina. Durante l'udienza, durata circa 15 minuti, il legale dei due marò, Sunil Maheshwar del foro di Kollam, ha chiesto al giudice la possibilità di concedere un fermo di polizia, invece della carcerazione preventiva. Il giudice, A.K. Gopakumar, si è però opposto e ha disposto la custodia fino al prossimo 2 aprile (per 14 giorni in totale). Per tutto il tempo i due militari sono stati nel fondo dell'aula. Latorre è apparso con i capelli rasati. ALTA TENSIONE I due soldati erano accompagnati dal console generale di Mumbai, Giampaolo Cutillo, dall'addetto militare dell'ambasciata di New Delhi, Franco Favre, e da funzionari della Marina. Dopo la decisione, i due marò sono saliti su un cellulare della polizia e sono ripartiti per la prigione centrale di Trivandrum. Durante l'udienza, il legale dei marò ha chiesto al giudice la possibilità di concedere un fermo di polizia, invece della carcerazione preventiva. Il magistrato si è opposto e ha disposto la custodia fino al prossimo 2 aprile. Proseguirà oggi all'Alta Corte del Kerala l'udienza sul ricorso italiano relativo alla giurisdizione internazionale del caso che ha coinvolto i due marò e la petroliera italiana «Enrica Lexie». Dopo oltre due ore di dibattito, il giudice ha rinviato la seduta a oggi per permettere ai legali italiani di terminare la presentazione della loro tesi difensive mirate a dimostrare l'inapplicabilità della legge indiana in acque internazionali. Lo scontro nell'aula di tribunale è a tutto campo. PERIZIA BALISTICA Alcune delle procedure seguite nelle prime perizie balistiche potrebbero non essere state conformi agli standard internazionali. Lo ha sostenuto ieri al tribunale di Kollam l'avvocato dei marò. Secondo quanto riferito da fonti diplomatiche, è stata presentata una «petizione cautelativa» in cui si fa presente che nella prima settimana di esami quando erano presenti gli esperti dei Ros «non tutte le procedure seguite sono state conformi agli standard internazionali necessari per questi test». L'esame scientifico sulle armi e munizioni usate dai due militari in servizio sulla petroliera Enrica Lexie era iniziato il 4 marzo alla presenza di due periti italiani Paolo Fratini e Luca Flebus come «testimoni silenziosi», secondo quanto stabilito dal magistrato. I due esperti erano poi ripartiti per Roma dopo una settimana. «Rimangono ancora da chiarire le due incognite del ricorso sulla giurisdizione e della perizia balistica. Sono le due pregiudiziali per capire come si evolverà la situazione», rimarca il direttore centrale per l'Asia della Farnesina, Andrea Perugini, che si trova a Trivandrum per seguire il caso dei nostri due marò. L'avvocato difensore d Latorre e Girone ha chiesto al tribunale di Kollam di installare una televisione nella loro camera all'interno della prigione di Trivandrum, capoluogo del Kerala. Il «magistrato capo», A.K.Gopakumar, si pronuncerà tra due giorni sulla petizione italiana. I due militari sono detenuti dallo scorso 5 marzo in una speciale struttura del carcere centrale di Trivandrum separata dalle altre celle del penitenziario. Salvatore Girone e Massimiliano Latorre scortati di nuovo in prigione Foto Lapresse Scontro a tutto campo nel tribunale di Kollam: estesa di due settimane la carcerazione preventiva di Latorre e Girone. L'udienza sul ricorso italiano proseguirà oggi presso l'Alta corte del Kerala. Conl'IndiacomeprimoimportatoremondialeelaCinadivenutaesportatrice, ilmercatodellaarmiinAsiaèdiventato particolarmente vivace nell'ultimo quinquennio. In termini di volume, l'Asia e l'Oceania hanno raggiunto il 44% delle importazioni mondiali di armi convenzionali trail2007eil2011,davantiaEuropa (19%), Medio Oriente (17%), Americhe (11%) e Africa (9%), secondo quanto indicato in un rapporto dell'Istituto internazionale di ricerca per la pace con sede a Stoccolma(Sipri).Globalmente,il trasferimento di armi ha subito un incremento del 24% rispetto al quinquennio precedente (2002/06) e i cinque più grossi esportatorisonostati tuttipaesidell'Asia. LasolaIndiahafattoregistrareil10%delle importazioni mondiali,davantialla CoreadelSud(6%), ilPakistane laCina (5%) e Singapore (4%). Ma «i principali Paesi importatori in Asia stanno cercando di sviluppare una propria industria per gli armamentialfinediridurrelalorodipendenza», sostiene il rapporto. È New Delhi il primo importatore di armi nel mondo IL CASO udegiovannangeli@unita.it Ancora due settimane di carcere per i marò I dubbi sulla perizia U.D.G. Tonga, addio al re riformista Il rediTongaGeorgeTupouVèmortoaHongKongall'etàdi63anni.Redal2006,Tupu V era stato l'uomo che aveva guidato la transizione alla democrazia a Tonga, l'ultima monarchia dell'arcipelago polinesiano. Nel novembre 2010, gli abitanti dell'arcipelago (oltre 170 isole) avevano votato il loro primo parlamento mettendo fine a 16 anni di dominio feduale. 33 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
Foto Lapresse Di ludopatia, o malattia della dipendenza dal gioco, in Italia soffrono all'incirca un milione di persone e altrettante sono da considerarsi «soggetti a rischio dipendenza». Numeri da emergenza sociale, sebbene la ludopatia non sia ancora riconosciuta come malattia sociale e di conseguenza inserita nei livelli essenziali di assistenza, che fanno a pugni con la facilità con cui l'Italia negli ultimi anni ha promosso e incentivato il gioco, considerato da tempo una preziosa fonte di guadagni per le disastrate casse statali che nel 2011 hanno goduto di una raccolta lorda vicina agli 80 miliardi di euro. Fa allora notizia la presa di posizione del ministro della Salute Renato Balduzzi che ieri ha ammesso che «ci vogliono delle limitazioni». «I dati sono allarmanti - ha spiegato il ministro - molti dei nostri giovani rischiano di invertire il rapporto tra l'attività umana e una compulsività del gioco che riduce la persona ad automa». Per questo, ha proseguito Balduzzi, «è necessario porre sotto controllo la pubblicità dei giochi, soprattutto a tutela dei minori e delle persone più fragili. Le tecniche sono molteplici, l'importante è essere d'accordo sul fatto che ci vogliono delle limitazioni. Ed è già molto, perché fino a qualche anno fa su questo punto non c'era un'opinione prevalente. Bisogna mettere insieme vari pezzi - ha concluso - dall'ordine pubblico al potere dei sindaci, al riconoscimento della malattia fino al controllo della pubblicità, specialmente a tutela dei minori». I numeri, in effetti, sono davvero allarmanti e testimoniano di un fenomeno in crescita costante su cui anche le mafia hanno già messo le mani. Nel 2011, si diceva, la raccolta lorda per i giochi ha sfiorato gli 80 miliardi di euro (18,4 quella netta), una somma astronomica cresciuta del 30% rispetto ai numeri registrati nel 2010. Gli incrementi maggiori, secondo i dati dell'agenzia specializzata Agicos, li ha fatti registrare il Lotto (+30%), i Gratta e Vinci (che hanno raccolto oltre 10 miliardi, +9% rispetto ai 9,4 del 2010) e slot e Videolotterie, (+40%, da 32 a 44,9 miliardi). È boom, invece, per i giochi online la cui raccolta è passata da 4,8 a 9,85 miliardi di euro. In Italia sono 2,6 milioni gli utenti che hanno partecipato almeno una volta a giochi online con vincite in denaro, di cui 800 mila accaniti “aficionados”. Impressionante, poi, è i dato relativo alla spesa media procapite che gli italiani Emergenza gioco d'azzardo Balduzzi: «Limitare gli spot» In Italia sono circa un milione le persone affette da ludopatia. Ogni Italiano spende in media 1260 euro in giochi MASSIMO SOLANI p Il ministro: «La ludopatia inserita nell'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza» p In Italia un milione di persone soffre di dipendenza. All'anno si spende oltre 1200 euro a testa Il gioco d'azzardo è la terza impresa italiana, un settore su cui le mafie hanno già da tempo messo le mani. È la denuncia che Libera, l'associazione fondata da don Ciotti, ha affidato al dossier “Azzardopoli”. Secondo la documentazione redatta dagli esperti di Libera, infatti, il gioco d'azzardo frutta un giro d'affari illegale pari a 10 miliardi di euro all'anno: una torta ricchissima su cui si sono gettati, stando almeno alle indagini della magistratura, almeno 41 clan mafiosi che gestiscono affari, bische e videopoker dalla Sicilia all'estremo Nord. Un modo per fare soldi, certo, ma anche per ripulire quelli incassati attraverso le estorsioni o il traffico di droga e garantire lavoro alle aziende “amiche” e imporre il controllo del territorio. www.unita.it Nuove regole per gli spot sul gioco d'azzardo. A chiederle è il ministro della Salute Balduzzi. «Il gioco d'azzardo - ha commentato Walter Veltroni - influisce negativamente sulla vita di sempre più cittadini». msolani@unita.it Il dossier di Libera sugli affari d'oro delle mafie Azzardopoli Italia28 MARTEDÌ20 MARZO2012
Anche Rutelli, nel suo piccolo, si incazza Fronte del video L'ANALISI p SEGUE DALLA PRIMA LA PESTE NERA N onostante la condizione di svantaggiocui l'ha costretta la schifosa (sì, è così,ha ragione Baudo) legge Gasparri, ogni tanto la Rai è ancora capace di lasciare il segno nell'attualità politica. Anche se, per la verità, è quasi sempre Raitre (la rete che ha il budget minore) a centrare il bersaglio. Domenica, per esempio, sono stati due i fatti rilevanti che hanno contribuito al dibattito nazionale: l'intervista della ministra Fornero da Fabio Fazio e l'intervista di Francesco Rutelli da Lucia Annunziata. In entrambi i casi, sono stati affrontati i punti più caldi del momento politico, ma noi qui, per ragioni di spazio e di arbitrio personale, ci occupiamo solo del secondo caso. E per una volta vogliamo ringraziare Rutelli per essersi finalmente incazzato. Per carità: avrebbe dovuto essere più garbato nei confronti della giornalista che gli poneva legittime domande, ma il solo fatto di non essersi definito «sereno», come ormai fanno tutti quelli che vengono accusati delle peggiori cose, lo rende meritevole delle attenuanti del caso. Maria Novella Oppo Le vittime sono un insegnante, due suoi figli piccini e un adolescente anche se l'intento del carnefice era quello di fare una strage di maggiori proporzioni, la logica quella dello sterminio indifferenziato purché l'obiettivo fosse quello odiato, il “perfido giudeo”. La stessa mano probabilmente ha colpito già tre “maledetti mussulmani”, tre paracadutisti francesi di origine magrebina. In questi casi, di primo acchito, si cerca una spiegazione rassicurante: è un folle. Forse sarà anche un folle e se verrà catturato ce lo dirà la perizia psichiatrica ma, verosimilmente, è prima di tutto un antisemita, un islamofobo, un razzista, un sostenitore della supremazia della razza bianca ariana. Il suo delirio si è abbeverato a quella cloaca pestilenziale dell'armamentario ideologico del nazifascismo che circola incontrastato sulla rete e non solo. Ne abbiamo già sperimentato i micidiali effetti nella civile Norvegia, dove il neonazista Breivik ha assassinato con la freddezza di un perito cacciatore, i nemici socialdemocratici, rei di volere l'integrazione, l'accoglienza, la civiltà del diritto universale. In Italia, a Firenze, sono stati abbattuti come vitelli al macello, dei commercianti senegalesi, degli “sporchi negri” che pretendevano di vivere come noi. Anche in questo caso l'assassino nazifascista frequentava ambienti che, dietro la pretesa di fare cultura, fanno coltura dei virus delle pseudo-ideologie nazifasciste. Ancora abiamo visto nelle nostre strade, pestaggi di omosessuali, roghi di campi rom solo sulla base delle parole di una ragazzina terrorizzata dai genitori. Abbiamo ascoltato la violenta propaganda xenofoba di esponenti di un partito di governo, la Lega Nord. E cosa fa l'establishement delle caste che ci governano per contrastare i germi della peste nera? Chiacchiere, chiacchiere, retorica e molta falsa coscienza nel Giorno della Memoria. Che cosa fa la vile Europa con Paesi membri i cui governi sono coalizzati con forze di stampo neonazista? Indignazione soft per non scomporre le ordinate capigliature degli eurocrati. Che cosa fanno i politici della nostra destra? Si sono lasciati andare per tre lustri a dei veri sabba revisionisti con il solo scopo di calunniare i partigiani e la Resistenza antifascista, spesso davanti ad imbarazzati e balbettanti esponenti dello schieramento di centrosinistra. Risultato: se gli antifascisti sono così cattivi, i fascisti e i nazisti non sono così male. Per gli ebrei oggi è giorno di dolore ma passato il periodo di lutto, torniamo a ricordare bene cosa sono il Nazismo e il Fascismo e chi sono i loro complici dall'aria per bene. I l diavolo, si dice, sta nel detta-glio. Da quando ho visto la fo-to del ventenne che prepara-va un attentato alla sinagoga di Milano dove vado una o due volte l'anno, o alla scuola ebraica, dove alcuni amici hanno iscritto i figli, mi torna in mente il suo sopraciglio destro adorno di due rasature. È un particolare molto tamarro, quindi parecchio occidentale, eppure accentua che il ragazzo non ha nemmeno l'aria da duro o da coatto. Ha uno sguardo dolce al punto da far pensare che, conoscendolo via internet, la liceale di Tradate inquisita come complice avesse notato per prima cosa che quel Mohamed da Brescia fosse proprio carino. Tanto è bastato a spingerla verso l'islamismo radicale da sbattere in faccia alla sua famiglia, ci dicono, molto integrata? C'è qualcosa di incommensurabile nei percorsi di questi ragazzi disposti a uccidere i bambini del nemico benché qualsiasi sopruso o discriminazione possano aver subito, non gli è stato inflitto dal Nemico Sionista. Quanto dev'essere più facile e fortificante rovesciare tante piccole esclusioni in un'unica certezza d'identità e odio, sentendosi supereroi segreti, riparando nella fortezza del pensiero paranoico. Ma l'uomo ricercato per l'odierno massacro nella scuola ebraica di Tolosa è un bianco come Anders Breivik che sognava un'Europa mondata da islam e multicuralismo. La perversa convergenza sugli ebrei di neonazisti e jihadisti parla di un male comune che non può essere mezzo gaudio per nessuno. C'è poco da fare per i più paranoici tra coloro che non si sentono «padroni a casa nostra» ed è purtroppo illusorio credere che basti riconoscere il diritto di culto o cittadinanza ai musulmani per disinnescare estremismo e razzismo. Eppure difendere i principi di libertà, fraternità e uguaglianza, resta l'unico antidoto di cui disponiamo. L'UNICO ANTIDOTO ALL'INTOLLERANZA VOCI D'AUTORE Helena Janeczek SCRITTRICE Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 22 MONI OVADIA I motivi di un'altra tragedia www.unita.it La prima spiegazione che diamo di solito è quella più rassicurante: è un folle. Però forse non basta 24 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
NICOLA COSTANTINO INGEGNERE ECONOMICO-GESTIONALE E ra il 1995. Andando inConsiglio di Facoltàavevo portato con me,per ingannare l'attesa,un libro da poco inizia-to: La fine del lavoro, di Jeremy Rifkin. Un amico, sedendomi accanto, e sbirciando il titolo, commentò: «Nicola, che lettura iettatoria…». Dopo pochi minuti, un altro collega (è difficile resistere alla tentazione di guardare cosa legge chi ci sta vicino…) esclamò: «Sta finendo il lavoro? Che bello! Avremo un sacco di tempo libero!». Entrambi stavano scherzando, naturalmente, ma il contrasto tra le due battute era (è) una conferma della fondamentale - e irrisolta - ambiguità che il lavoro ha nella nostra vita: strumento di sostentamento e di realizzazione professionale e personale per molti (anche se non per tutti…) ma anche condanna biblica («Con il sudore del tuo volto mangerai il pane»). Parafrasando una vecchia battuta, originariamente riferita ai proprietari di barche, si potrebbe dire che nella vita di ogni lavoratore ci sono due bellissimi momenti: il primo giorno di lavoro, che ci schiude davanti un futuro pieno di rosee speranze; e l'ultimo, spesso vissuto come liberazione da un ultra decennale asservimento che ci ha tenuto lontano dai nostri reali interessi. IL PANE DI ADAMO Certo, per la maggior parte di noi (ma c'è anche chi vive di rendita…) lavorare è una necessità, ma la quantità, e ancor più la qualità e la redditività, del lavoro che ci viene richiesto o offerto dipende da moltissimi fattori: oggettivi, come sviluppo tecnologico, domanda e offerta di fattori produttivi e di prodotti intermedi e finali, congiuntura economica, finanziaria e politica; e soggettivi, quali i nostri personal skills, la cittadinanza e la residenza. Per Adamo, condannato a procurarsi il pane con il sudore del suo volto, la relazione tra quantità e qualità del lavoro da una parte, e soddisfacimento dei propri bisogni dall'altra, era di immediata e trasparente causalità, pur nell'incertezza di siccità e inondazioni. Oggi invece un lavoratore può essere minacciato da eventi lontanissimi, quali innovazioni tecnologiche di prodotto e di processo, ingresso sul mercato globale di nuovi competitors, speculazioni finanziarie, disordini socio-politici ecc., che incidono sul suo tenore di vita, cioè sul soddisfacimento dei suoi bisogni, indipendentemente dalla qualità e dalla quantità del suo lavoro. SE IL LAVORO FOSSE PIÙ UMANO Il corpo del lavoro Eva Marisaldi, «Una coda finale», 1993 (da «I costruttori», Skira) L'anticipazione Come trasformarlo da condanna biblica a strumento direalizzazionepersonale?Unsaggioesplora,conl'aiutodialcunipensatori del Novecento, le concrete possibilità di un sistema economico più etico www.unita.it Culture40 MARTEDÌ20 MARZO2012
L a Roma supera il Ge-noa, stacca Inter e Ca-tania e avvicina dinuovo il treno per laChampions. Ora la La-zio è a 4 punti (5 per via degli scontri diretti favorevoli alla squadra di Reja) ma comunque a portata di mano. Un obiettivo che sembrava utopia fino a pochi giorni fa, ma nel Paese delle Meraviglie di Luis Enrique tutto è possibile. Decide un gol di Osvaldo, che in pantaloncini si ispira a Batistuta e fuori dal campo a Johnny Depp in versione cappellaio matto. E proprio perché la Roma americana ha da poco chiuso una joint-venture con la Disney, capita a pennello la citazione: in questa bella e pazza squadra, le dimensioni e gli obiettivi si confondono e si alternano, come i funghetti di Alice: un giorno la Roma è troppo grande, l'altro si rimpicciolisce. Ieri è stata grande grande, per scioltezza, spettacolari giocate, e una forza che in casa ormai la rende un rullo compressore. Il Genoa di Marino ci ha provato timidamente, per poco non guastava la festa all'Olimpico, ma alla fine torna sotto la Lanterna con un nulla in mano. I primi minuti sono un tamburo battente giallorosso, in cui il Genoa sembra fare la parte della comparsa, e i giallorossi lì a premere per trovare il gol del vantaggio. Il fatto che la rete di Osvaldo (alla sua ottava marcatura in campionato), arrivi già al 3', sembra far credere alla squadra di Luis Enrique che sia tutto troppo facile. In effetti i primi 20' sono solo giallorossi, con Osvaldo che si diletta in numeri da circo, tra una rovesciata smorzata sul nascere dalla testa di Kaladze, a una rabona finita nel vuoto. L'italo-argentino avrebbe anche l'opportunità di raddoppiare, ma al 22' la sciupa rallentando la corsa verso Frey e poi calciando al lato tutto solo davanti al portiere. Il Genoa si chiude sulla pressione asfissiante della Roma, che va ancora vicina al gol con un gran tiro di Daniele De Rossi e che ancora il portiere francese devia in corner. Da quel momento la gara si appiattisce e il Genoa inizia a far capolino più spesso dalle parti di Stekelenburg. Poco, male e senza idee ficcanti, l'undici di Marino si affida piuttosto agli assoli sulla sinistra di Palacio, mal supportato da Gilardino in avanti e quindi un buon predicatore, ma nel deserto romanista. Per Kjaer e Heinze è tutto molto facile, e quando sono affanni, è più per erSIMONE DI STEFANO ROMA LA ROMA CI CREDE A QUATTRO PUNTI DALLA CHAMPIONS Posticipo della Serie A I giallorossipieganoilGenoa conun gol diOsvaldo e si lanciano nella volata per il terzo posto. Liguri in zona retrocessione ROMA 1 GENOA 0 www.unita.it Il gol di Osvaldo porta la Roma a 44 punti in classifica. Il terzo posto è più vicino La Roma ha siglato un accordo con la Walt Disney grazie al quale utilizzerà le strutture della Espn Wide World ofSports,diOrlando,Florida,perallenarsidurantelapausainvernaledelcampionato italiano, a partire dal dicembre del 2012. IlclubdellaCapitalesaràcosi laprimasquadradicalcioeuropeaadallenarsiinunparcodedicatoaunodeipiùcelebri e amati personaggi dei cartoni animati: Topolino. «Si tratta del primo passo-hadettoMarkPannes,amministratoredelegatoecomponente delConsiglio della As Roma - dei tanti che faremo negli Stati Uniti». Il complesso Espn Wide World of Sport, che ospita oltre 350 eventi l'anno, è una struttura multidisciplinare,dedicataasportiviprofessionisti ma anche all'attività amatoriale. Grazie all'intesa, la As Roma è partner ufficiale della Disney per sei anni. Nelle pause invernali la Roma si allenerà a casa di Topolino L'ACCORDO ROMA: Stekelenburg,Taddei,Kjaer,Heinze,JosèAngel,Gago(41'stSimplicio),DeRossi,Greco (29' st Marquinho), Borini, Lamela (14' st Bojan), Osvaldo. GENOA: Frey,Mesto,Carvalho,Kaladze,Moretti, Rossi (1' st Jankovic), Veloso, Biondini, Belluschi (20' st Jorquera), Gilardino, Palacio. ARBITRO: Giannoccaro di Lecce RETI: nel pt 3' Osvaldo NOTE: Angoli: 7-3 per la Roma, recupero: 0' e 3' AmmonitiDeRossipercomportamentononregolamentare, Jankovic e Kaladze per gioco scorretto. Spettatori: 31.460 Sport46 MARTEDÌ20 MARZO2012
«Quelle scuole ebree...» Ecco la lista nera dei neonazisti italiani L a stima di ebrei in Italiasi aggira intorno ai45000 individui. Oltrealle comunità, abbiamonegozi, scuole private, associazioni. Dove sono situate? Ecco una panoramica dei luoghi». Inizia così il post che «CaosNietzsche», utente che vanta 1.481 messaggi e che scrive dalla Campania, ha affidato alla sezione italiana del forum Stormfront.org, una delle piazze virtuali del nazionalismo bianco e del neonazismo più frequentate al mondo. Uno spazio web fondato negli Stati Uniti all'inizio degli anni 90 e considerato il forum di riferimento del leader del Ku Klux Klan Don Black («orgoglio bianco in tutto il mondo», recita il motto che campeggia nel banner attorno ad una croce celtica). Dopo le blacklist di ebrei italiani del mondo della cultura, della politica, dell'informazione e della televisione, dopo la lista di magistrati, religiosi, avvocati, giornalisti e attivisti dei diritti umani che si occupano di immigrati, «Stormfront Italia» pubblica un nuovo elenco. Agghiacciante se riletto oggi dopo la strage di Tolosa e il sangue dei quattro morti che ha macchiato il selciato del collegio privato Ozar Hatora. «Lista delle Comunità Ebraiche in Italia, Negozi, Ristoranti, Scuole», si legge nel titolo del post scritto il 13 maggio del 2011: un lungo e dettagliato elenco di luoghi in tutta Italia (Roma, Milano, Trieste, Venezia, Torino, Firenze, Livorno, Napoli, Bologna, Pisa, Ancona, Modena, Ferrara, Padova, Casale Monferrato, Parma, Merano, Genova, Verona, Mantova e Vercelli) comprendenti sedi di comunità ebraiche, scuole di ogni ordine e grado, centri e movimenti giovanili, macellerie, ristoranti, fast food, pasticcerie e persino pensioni. Tutti, ovviamente, corredati di indirizzo, numero di telefono, indirizzi mail e nomi dei responsabili. «Luoghi - chiosa CaosNietzsche - che si possono ritrovare facilmente in Internet con una ricerca». Un elenco che fa tremare i polsi e ricorda le liste di proscrizione. Un elenco che fa ancora più paura se si ricorda quanto successo a Firenze nel dicembre scorso, quando un estremista di destra e simpatizzante di CasaPound, Gianluca Casseri, sparò in strada e uccise due ambulanti senegalesi. «Si è sparato, è gravissimo. È dei nostri», commentava allora uno degli utenti di Stormfront Italia. «Non credo che sia quel Gianluca Casseri... Probabilmente è un omonimo. Ma se fosse lui: solidarietà!». «C'è scritto che è rimasto ucciso purtroppo - aggiungeva un terzo utente - si è sparato, forse aveva capito che era braccato è il prezzo che ha pagato un eroe, una situazione ormai figlia dell'esasperazione di chi ha creato questa società multietnica che è una bomba a orologeria pronta a esplodere, perché la storia insegna che tante etnie non possono coesistere insieme». Emanuele Fiano, responsabile forum Sicurezza del Pd, in passato è stato spesso oggetto degli attacchi dei frequentatori Stormfront. Quando al telefono sente leggere la lista dei luoghi ebraici in Italia resta per un attimo in silenzio. «Fa paura», ripete più volte, incredulo. «VerificheGli alunni della scuola Ozar Hatorah di Tolosa dopo la strage MASSIMO SOLANI Piazza virtuale Il caso Sul forum di «Stormfront.org» l'elenco dettagliato delle sedi delle comunità ebraiche ma anche degli istituti, movimenti giovanili, fast food, ristoranti e persino pensioni msolani@unita.it Primo Piano Orrore in Francia Indirizzi di tutta Italia nel post firmato «ChaosNietzsche» 4 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
Staino Usata la stessa arma dei recenti attentati contro tre paracadutisti, tutti di origine maghrebina P oche ore prima di portarea compimento il suo pia-no folle per sradicare i ger-mogli della futura classedirigente laburista novergese - i ragazzini nel campeggio di Utoya - Anders Behring Breivik spiegava prolissamente su internet le sue ragioni. Oltre 1500 pagine di delirio, sotto il nome anglicizzato di Andrew Berwick: «2083: una dichiarazione di indipendenza europea», un manifesto contro l'Europa multiculturale, islamizzata, aperta, quella che a suo avviso la sinistra del suo Paese cercava di contrabbandare e che andava fermata. Con una crociata, la sua, e dei «Cavalieri Templari» che avrebbe incontrato segretamente a Londra nell'aprile del 2002: nove persone provenienti da otto diversi Paesi europei, pronte ad entrare in azione al momento opportuno. Breivik il suo momento di gloria, «atroce e necessario» per sua stessa definizione, l'ha preparato con cura, anni di progettazione, mesi di lavoro. Gli investigatori norvegesi che hanno gettato uno sguardo nelle sue carte e nei suoi fantasmi non sono riusciti a trovare complici, anche quelli probabilmente immaginati. Come le stellette sulle divise che amava portare e con cui si faceva ritrarre, come i tratti del viso che si era fatto ricostruire chirurgicamente per rispondere ad una sua estetica «ariana». Mesi di indagini affacciati su un abisso sospeso tra follia e estremismo composito, tra ultra-destra e fondamentalismo cristiano, nessuna traccia di complicità. Un lupo solitario, imbevuto d'odio, non diverso se non per la scala dell'orrore dal cinquantenne che nel dicembre scorso trasformò un mercato di Firenze nel suo personale scenario di vendetta xenofoba contro due ambulanti senagalesi. Gianluca Casseri, frequentazioni nell'ultradestra di Casa Pound. Non aveva alle spalle una vera e propria rete, l'ideologia semmai come il retroterra per mettere in ordine i frammenti quotidiani del suo odio razziale. Eppure, come per Breivik, viene da chiedersi quanto quella personale «follia» non abbia trovato alimento nell'humus fertile dell'ultra-destra neonazi, del nazionalismo risorgente contro l'idea stessa d'Europa, un'idea distillata dalla crisi in un mix di dittatura finanziaria e regole non condivise, comunque altrui. I lupi solitari lo sono molto meno visti da Berlino. Nel novembre scorso, una pistola ritrovata in un appartamento incendiato ha legato con un filo nero una catena di delitti a sfondo xenofobo che ha insanguinato la Germania tra il 2000 e il 2006. Il gruppo che prendeva di mira gli immigrati - per questo gli agguati venivano definiti i delitti del kebab - si firmava come Nationalsozialistischer Untergrund. Delitti irrisolti dietro ai quali è stata ipotizzata la complicità dei servizi segreti tedeschi, che per anni avrebbero depistato indagini e garantito copertura al gruppo neonazista, forse con l'obiettivo di utilizzare i componenti del gruppo di fuoco come agenti di contatto con il variegato mondo delle organizzazioni neonaziste. Non sono solo le svastiche, le braccia tese, le croci uncinate. L'ideologia del commando fatto in casa ma adottato dall'intelligence teorizzava l'attuazione pratica dell'attacco al diverso - che è straniero, spesso islamico: l'altro per definizione, il nemico che attenta all'identità culturale, propria, del proprio Paese, dell'Europa per estensione. A stringere, è l'idea è del cortile di casa violato, degli altri che vengono a mangiare nel tuo piatto, che rubano il tuo, più forte quanto meno ce n'è: sono gli anticorpi all'integrazione europea, alla globalizzazione che disperde la capacità di controllo sul proprio futuro. Difficile colpire le banche, molto meno lo zingaro sotto casa, l'islamico, l'ebreo. Il caso forse più eclatante, perché alla luce del sole, sono forse le ronde in divisa organizzate dal partito ultranazionalista Jobbik in Ungheria. In altri tempi si sarebbe parlato di pogrom anti-rom, dato il presupposto di esercizi di tiro e addestramento militare in prossimità di villaggi di nomadi, «per ristabilire l'ordine e difendere la maggioranza ungherese terrorizzata dalla criminalità zingara». L'anomalia ungherese è diventata la terza forza politica del Paese, la discriminazione riconosciuta nella nuova costituzione voluta dal premier Viktor Orban che stabilisce l'«etnicità» tra i valori fondanti dello Stato. Come dire che la pulizia etnica praticata nelle guerre balcaniche è la nuova bussola per tracciare i confini della convivenza nella Ue. Non c'è bisogno di chiamarsi Breivik per sparare al cuore dei valori d'Europa. Utoya Tre bimbi morti, pista neonazista L'Europa e lo spettro di chi crede nella purezza etnica La strage di Utoya del «Cavaliere templare» Breivik, i senegalesi uccisi a Firenze, i pogrom in Ungheria, la cellula nazi che amazzava i turchi in Germania... Cosa succede nel Vecchio Continente? Il dossier MARINA MASTROLUCA ROMA Breivik, un crociato contro la società multiculturale I delitti del kebab Dieci anni di misteri tra svastiche e intrecci con i servizi segreti Sepoltura in Israele Lequattrovittimedell'attaccoallascuolaebraicadiTolosasarannosepolteinIsraele. Lo ha reso noto il portavoce del ministero degli Esteri israeliano Yigal Palmor. I corpi saranno trasferiti il prima possibile. Le vittime sono il rabbino Jonathan Sandler, 30 anni, i suoi figli Gabriel e Arieh, di 4 e 5 anni, e la figlia del preside Miriam Monsonego, 7 anni. 3 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
E dieci: con Romano La Russa diventa a due cifre il numero dei politici lombardi indagati. Dieci consiglieri, tre dei quali - compreso il fratello dell'ex ministro della Difesa sono assessori (gli altri due sono i leghisti Daniele Belotti e Monica Rizzi). L'ipotesi investigativa che coinvolge il titolare della Sicurezza regionale è legata al finanziamento ai partiti. Niente di esorbitante: la procura calcola appena diecimila euro. Soldi che sarebbero serviti a pagare santini e manifesti per le elezioni regionali del 2010, per le provinciali di Vercelli del 2011 e le comunali milanesi. Con La Russa sono indagati anche il genero, Marco Osnato, consigliere comunale del Pdl, e l'ex consigliere Gianfranco Baldassarre, candidato per il Pdl alle amministrative del 2010. La Russa e Baldassarre rispondono solo dell'ipotesi legata al finanziamento elettorale; Osnato, invece, in qualità di direttore dell'Area Gestionale dell'Aler, l'azienda che gestisce le case popolari in Lombardia, è sotto indagine anche per «turbata libertà degli incanti», cioè il reato commesso da chi «impedisce o turba la gara nei pubblici incanti». E infatti il dossier chiuso ieri dai pubblici ministeri Maurizio Romanelli e Antonio Sangermano - il primo titolare del processo sul file Fassino-Consorte, il secondo di quello Ruby - parte proprio dalle presunte corruzioni e turbative d'asta legate all'Agezia regionale delle case popolari (Aler). In totale sono dodici le persone indagate. Oltre ad Osnato, un'altra funzionaria Aler è sotto inchiesta, Anna Bubbico - dirigente della segreteria di presidenza. Gli altri sono «service manager», ovvero responsabili di agenzie che forniscono servizi all'ente delle case popolari. Le aste turbate sarebbero legate alle pulizie e al verde degli edifici popolari. La vicenda sembra ruotare attorno a Luca Giuseppe Reale Ruffino, ex esponente dell'Udc passato al Pdl, vicino a La Russa e service manager dell'Aler con la società “Constructa srl”. Oltre ad aver partecipato alle presunte aste turbate, attraverso la “Constructa” Ruffino avrebbe finanziato le competizioni elettorali di La Russa, Osnato e Baldassarre. Contributi che sarebbero stati versati in violazione della legge, almeno così ha ricostruito la Finanza che ha notificato l'avviso di chiusura delle indagini. La Russa minimizza: «Accuse da ridere. Il tutto si ridurrebbe al non aver scritto nella dichiarazione il contributo elettorale. Ma se sono di intralcio mi dimetto». Sulla stessa linea Osnato: tutto è stato fatto «in buona fede». L'opposizione al Pirellone torna all'attacco e chiede le dimissioni di Formigoni per la bufera giudiziaria che negli ultimi mesi ha investito il palazzo della politica lombarda, con la Procura milanese che è arrivata fino ad ipotizzare un sistema tangentizio costruito da pezzi di Lega e Pdl. «Occorre un rinnovamento profondo - dice il capogruppo del Pd in Regione, Luca Gaffuri - che può avvenire solo restituendo la parola agli elettori». Ma il governatore non ne vuole sapere, e ormai ripete come un disco rotto: «Confermo quanto già detto in diverse occasioni. L'avviso di garanzia non è una condanna». Ma la responsabilità politica non può essere nascosta. Per questo oggi l'opposizione presenterà una nuova mozione urgente per chiedere le dimissioni di Davide Boni, il leghista presidente del Consiglio lumbard indagato per presunte tangenti. Già una volta la mozione è stata respinta perché dichiarata inammissibile dal vicepresidente del consiglio, il pidiellino Carlo Saffiotti. La questione è stata posta quindi alla Giunta regionale per il regolamento, che ha confermato la decisione di Saffiotti. La Giunta però è presieduta dallo stesso Boni. Foto Ansa GIUSEPPE VESPO Rinaldo Gianola Primo Piano L'ultima tegola giudiziaria al Pirellone cade su Romano La Russa, indagato per presunto finanziamento illecito. Il fratello dell'ex ministro è il decimo consigliere sotto inchiesta. L'opposizione chiede le elezioni. iusve@twitter.it I fratelli La Russa, indimenticabili. Leader del Fronte della Gioventù, del Movimento Sociale, in prima fila nelle marce con Giorgio Almirante. A passeggio col cane lupo nel centro di Milano, a presidiare i confini dove solo i giovani camerati potevano passare. Anche loro volevano cambiare il mondo guardando indietro però, alle pagine più oscure della nostra storia. Altri tempi, la passione politica di questa destra ripulita nelle acque di Fiuggi ha abbandonato i labari e ha trovato rifugio nel berlusconismo del bunga bunga. Ora Romano La Russa, fratello di Ignazio già ministro della Difesa, è diventato il decimo consigliere della Lombardia finito nel mirino della magistratura per finanziamento illecito assieme al genero, consigliere comunale di Milano, Marco Osnato, perché un po' solidarietà familiare non guasta. Il reato è banale ma è un segno dei tempi che un esponente dei La Russa sia finito nei guai per una vicenda molto simile a quelle che vent'anni fa denunciava con toni forcaioli. I La Russa hanno sempre potuto contare su appoggi potenti, sono stati vezzeggiati sulle ginocchia di Salvatore Ligresti, oggi il figlio di Ignazio, Geronimo, rinnova la tradizione con la presenza nel consiglio di Premafin. Ma la crisi si è fatta sentire, Ligresti è in ritirata e chissà che l'assessore non abbia banalmente utilizzato un contributo di 10mila euro per pagarsi i manifesti elettorali. Un altro caso personale, dice il governatore Formigoni. Il decimo, ancora uno è vincerà una bambolina. LE PARABOLE DEGLI EX FASCISTI In coppia Ignazio La Russa e il fratello Romano da ieri indagato Finanziamento illecito: Pirellone, indagato anche Romano La Russa p L'assessore alla Sicurezza, fratello dell'ex ministro Ignazio, è il 10˚consigliere regionale sotto inchiesta p Il Pd torna a chiedere le dimissioni di Formigoni: «Serve rinnovamento, la parola passi agli elettori» Politica e giustizia IL PUNTO 15 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
ni. In questo caso la legge prevede un prelievo come se si trattasse di seconde case. Anche qui l'aliquota si preannuncia pesantissima. Ancora non si conosce il prelievo medio dei Comuni, che hanno tempo fino a giugno per chiudere il bilancio, visto che questo è l'anno d'avvio per le nuove norme. Finora il governo non ha mostrato aperture su queste modifiche, ipotizzando la possibilità per i sindaci di modificare qualche aliquota dopo giugno. Una proposta difficile da accettare per i sindaci. EVASIONE Sul fronte della lotta all'evasione, il Pd punta a riproporre una norma introdotta dall'ultimo governo Prodi e poi eliminata da Berlusconi. Si tratta della responsabilità dell'appaltatore e del subappaltatore nell'edilizia. Un'altra proposta punta ad inserire il contrasto di interessi, prevedendo la possibilità di detrarre le spese per le ristrutturazioni edilizie e per la manutenzione dell'auto. Sui negozianti potrebbe arrivare una proposta che prevede il bollino blu per i negozianti onesti. Insomma, una white list invece di una black list. Nella proposta di modifica si legge che l'Agenzia delle entrate, «in via sperimentale», può rilasciare ai contribuenti cui si applicano gli studi di settore (con l'esclusione dei contribuenti con fatturato superiore a un milione di euro) «un apposito certificato attestante il rispetto delle obbligazioni fiscali da utilizzare ai fini di comunicazione con la clientela». Il Terzo Polo propone una serie di emendamenti per la famiglia. Tra le proposte, l'Iva agevolata al 4% per «pannolini, biberon, tettarelle, prodotti alimentari destinati all'infanzia, latte in polvere e liquido per neonati, prodotti per l'igiene»; detrazioni Irpef del 19% per le spese per la tessera dell'autobus fino a 250 euro e per l'acquisto «di libri di testo per le scuole dell'obbligo e per le scuole secondarie superiori fino all'importo di 500 euro». Intanto l'Agenzia delle entrate ricorda l'imminente entrata in vigore (dal primo aprile) della mediazione per le liti minori (sotto i 20mila euro). Il viceministro Vittorio Grilli ripesca l'ipotesi di un fondo alimentato dal recupero di gettito della lotta all'evasione e destinato a sgravi fiscali. Nessuna ipotesi di emendamento sulle commissioni bancarie. «Una situazione paradossale e particolarmente iniqua». Luciano Caffini, presidente di Legacoop abitanti, definisce così lo stallo in cui si trovano ben 41mila famiglie italiane, appartenenti alla fascia economicamente più debole della società, che rischiano di subire un vero e proprio salasso dall'Imu, la nuova imposta municipale unica che si applica alle abitazioni. COSTI Si tratta di famiglie che abitano case di proprietà delle cooperative indivise e miste, quelle famiglie che più comunemente vengono definite cooperative di abitanti in affitto. Il decreto sulle liberalizzazioni, recentemente approvato dal governo Monti, impone di pagare molto più di quanto tocca ai normali proprietari di prima casa, per la precisione si tratta di un aggravio annuo che potrebbe raggiungere i 665 euro, nel caso in cui si concretizzi l'ipotesi peggiore. Legacoop, Confcooperative ed Agci, che aderiscono all'Alleanza delle cooperative italiane, ieri hanno organizzato un incontro a Milano, presenti anche alcuni parlamentari e molti affittuari, per spiegare le difficoltà del momento. Luciano Caffini ha precisato come «nel 2007, con il precedente regime Ici, le stesse famiglie pagavano in media 47 euro l'anno, rispetto ai possibili 665 euro, si tratterebbe di un aumento del 1315%. Ed un inevitabile aumento del canone di locazione, che ricadrebbe quindi in modo diretto sulle famiglie. È una norma iniqua, perché potrebbe costringere famiglie con redditi bassi a pagare il doppio rispetto a quanto faccia un comune cittadino proprietario di prima casa». GEOGRAFIA Nel dettaglio, la presenza dei nuclei familiari coinvolti dal nuovo regime dell'Imu è così suddivisa sul territorio italiano: 18mila in Lombardia, 10mila in Emilia Romagna, 4mila in Piemonte (nel comune di Torino) e 4mila nelle altre regioni (principalmente in Toscana). E poi ci sono altre 5mila famiglie coinvolte in quanto usufruiscono di alloggi assegnati in quanto soci di cooperative di abitazioni aderenti a Confcooperative. «Poiché il dispositivo della norma non è esplicito», ha spiegato ancora Caffini «sarebbe particolarmente utile una precisazione legislativa ed interpretativa che dia delle certezze definitive, nel senso di riconoscere esplicitamente l'aliquota “prima casa” agli alloggi locati di proprietà delle cooperative a proprietà indivisa e mista». Gli alloggi che appartengono a questo tipo di cooperative, vengono affittati in media a prezzi inferiori del 25% rispetto alle normali quotazioni di mercato e per questo ospitano famiglie che contano su redditi bassi. La questione potrebbe essere risolta nelle prossime settimane in Parlamento. GIUSEPPE CARUSO Emendamenti EURO/DOLLARO 1,3255 In breve Il Pdl propone l'Iva al 4% su pannolini biberon, latte in polvere FINCANTIERI Contratto con la Us Navy per 715 milioni di dollari Contratto da 715 mln di dollari per Fincantieri con la Us Navy. La Marina militare degli Usa li ha stanziati per la costruzione di 2 ulteriori unità navali delle 10 pianificate a fine 2010. Un programma in cui Fincantieri ha «un ruolo molto importante, perché partecipa al consorzio della Lockheed Martin con il suo cantiere di Marinette (Wisconsin)». ALL SHARE 18.153,01 +0,35% FTSE MIB 17.133,42 +0,30% Le Coop di abitanti: tassa sulla casa salasso per i poveri Ieri a Milano si è tenuto un incontro promosso dall'Alleanza delle coopetative sugli effetti dannosi dell'Imu, la nuova imposta sulle case, sugli affittuari delle case costruite dalla stesse cooperative. MILANO Tirrenia: presidio al Mise Oggi dalle 14 presidio dei lavoratori di Tirrenia davanti alla sede del ministero dello Sviluppo economico. La protesta è stata organizzata da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti «per sollecitare,allalucedellostopdell'Antitrusteuropeo,uninterventodelgovernoeunaconvocazione. La privatizzazione ha ricadute sull` occupazione e sui collegamenti con le isole». INDUSTRIA Fatturato e ordini ai minimi dal 2009 A gennaio fatturato e ordinativi dell'industria italiana tornano a calare come non accadeva dalla fine del 2009. Dopo il ribasso della produzione l'Istat registra così una marcia indietro su base annua sia per il giro d'affari, in diminuzione del 4,4 per cento, sia per le commesse, in contrazione del 5,6%. MARCEGAGLIA Accordo senza Fiom sul salario di ingresso Firmata, nella sede dello stabilimento Marcegaglia di Forlì, l'ipotesi di accordo separato che prevede il «salario di ingresso». A differenza di Fim e Uilm la Fiom non ha firmato e critica pesantemente l'ipotesi d'accordo e il referendum fra i lavoratori indetto per la giornata di oggi. 37 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
S e valesse il criterio del«purché se ne parli», il mi-nistro Francesco Profu-mo potrebbe ritenersisoddisfatto: le novità cheinteressano il settore della ricerca non sono certo passate sotto silenzio. Il bando Prin 2010 (Programmi di Ricerca di Interesse Nazionale), con i nuovi e macchinosi criteri per la distribuzione di un finanziamento di 175 milioni di euro alla ricerca di base, tiene ancora impegnati in complesse analisi tanto i blogger pluridiplomati quanto i professori universitari. L'imponente macchina della Valutazione della Qualità della Ricerca, in procinto di partire sotto la guida dell'Anvur (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca), ha puntati addosso gli occhi dell'intero mondo accademico che torna, per la prima volta dopo sette anni, dalla parte di chi viene esaminato e teme il voto in pagella. Bene o male, di entrambe le iniziaParticolare del video «Rosso Babele», progetto di Grazia Toderi del 2006 GIOVANNA DALL'ONGARO Il direttore della Scuola internazionale di studi avanzati di Trieste teme che le alleanze fra atenei per ottenere i fondi saranno basate sulle quote disponibili e non sul merito dei progetti. E poi un appello: meno burocrazia NO AL MANUALE CENCELLI DELLA RICERCA www.unita.it Chi è Guido Martinelli, fisico teorico delle particelle arriva alla Sissa di Trieste (scuola di alta formazionee ricerca in fisica, matematica e neuroscienze) dalla Sapienza di Roma. Nato a Napoli 58 anni fa, Martinelli si è laureato in fisica a Roma, lavorando con Nicola Cabibbo e Giorgio Parisi. La sua attività di ricerca lo ha condotto in giro per il mondo: ha insegnato infatti al Cern di Ginevra, a Madrid, a Pechino, a Parigi e negli Usa. Un fisico delle particelle SCIENZA E POLITICA/3 Culture Intervista a Guido Martinelli 38 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
Dopo un'intera giornata di incontri diretti e lunghe telefonate per mettere a punto una posizione comune da presentare al governo, i sindacati si sono presentati divisi all'appuntamento serale con Elsa Fornero. L'oggetto del contendere è sempre quello: la modifica all'articolo 18. Se Cgil, Uil e Ugl, Susanna Camusso, Luigi Angeletti e Giovanni Centrella, avevano trovato una linea comune nel lasciare intatta la normativa su licenziamenti discriminatori e disciplinari, aprendo solo alla possibilità di “favorire” l'indennizzo rispetto al reintegro in caso di licenziamento per ragioni economiche, la Cisl e il suo leader Raffaele Bonanni ha continuato a sostenere che «questa posizione sarebbe stata considerata “troppo poco” dal governo» che quindi avrebbe «deciso da solo in modo molto peggiore». L'idea del sindacato di Bonanni è quella di avanzare più di un'ipotesi alternativa sull'articolo 18 per avere più frecce all'arco sindacale ed ottenere “in cambio” di più sugli altri capitoli della riforma. Per questo, la Cisl ha rilanciato la proposta Santini (segretario generale aggiunto della Cisl) e Fassina-Gabaglio, quella che proponeva di applicare la discliplina dei licenziamenti individuali nell'ambito della stessa procedura che si usa per quelli collettivi, in base alla legge 223 del 1991, mantenendo un ruolo istituzionale al sindacato nella gestione delle vicende. In più il sindacato di Raffaele Bonanni ha aperto anche alla possibilità di innalzare il livello degli indennizzi monetari cercando al contempo di mantenere il potere deterrente dell'articolo 18. Una posizione che un sindacalista sintetizza così: «Meglio un accordo mediocre, che far fare tutto al governo». Di ritorno dal Quirinale, dove insieme al premier Mario Monti aveva incontrato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la ministra del Welfare ha constatato «le diverse sensibilità» sul tema dell'articolo 18 da parte di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. I sindacati hanno comunque cercato di minimizzare le «diverse sensibilità» cercando nel dibattito con la ministra del Welfare di arrivare ad un compromesso soddisfacente. Da palazzo Chigi e da Mario Monti infatti arrivava l'input ad arrivare ad un accordo con i sindacati. Il motivo è presto detto: gestire un accordo sottoscritto dalle parti sociali è molto più semplice che gestirne uno non firmato dai sindacati. All'incontro, iniziato alle 20,40 nella sede tecnica del ministero a via Flavia, i toni sono stati comunque concilianti. Tutti gli occhi sono rivolti ad oggi, quando alle 15 a palazzo Chigi ci sarà il tavolo plenario che Mario Monti vorrebbe, se non conclusivo, quanto meno risolutivo dell'intera trattativa. Il premier infatti imporrà una dead line molto precisa: la firma sull'accordo dovrà arrivare entro il week-end quando Monti partirà per il suo tour asiatico. Al momento dunque le ipotesi su come potrebbe concludersi la trattativa sono due. In caso di mancato accordo, il governo potrebbe limitarsi ad uno schema quadro senza neanche richiedere alle altre parti sociali una firma. Ma anche in caso di un accordo non sarà facile per il governo tramutare l'intesa in provvedimenti concreti. La riforma infatti andrebbe ad intaccare una miriade di leggi ed intervenire su tutte sarebbe davvero lungo e complicato. Tanto che nel governo si sta facendo corpo l'ipotesi di usare un decreto legge e di rinunciare alla delega già aperta sugli ammortizzatori sociali. Sempre aperta poi l'ipotesi di “concedere” di più sul tema delle risorse, sugli ammortizzatori e sulla cancellazione di alcune tipologie di ingresso al lavoro, a partire dalla associazione in compartecipazione. SIT-IN DEI GIOVANI CGIL Ieri sera intanto i giovani Cgil “Non più disposti a tutto” hanno protestato davanti a Montecitorio. In duecento hanno partecipato al sit-in “Non ce la beviamo”, è stato proiettato un “blob” delle dichiarazioni di Monti e Fornero con la domanda retorica: «Se il governo “vuole scardinare il precariato” perché non abolisce i contratti precari?». FORNERO: DECRETO PER GLI ESODATI Sempre ieri la ministra Fornero ha annunciato che entro il 30 giugno il governo metterà a punto un decreto per i cosiddetti “esodati”, le persone che hanno «accettato di uscire dal lavoro sulla base di una pensione a qualche anno». Per loro erano preventivate «risorse tarate su un certo numero di persone ma quelle risorse oggi non bastano più» anche perché, da quanto è emerso da un censimento effettuato in collaborazione con l'Inps «il loro numero è molto superiore a quello preventivato». U n'altra giornata «sulle mon-tagne russe», per dirla conSusanna Camusso. A pochi minuti dal faccia a faccia con Elsa Fornero, Cgil, Cisl e Uil non hanno ancora trovato la quadra sull'articolo 18: non c'è un documento comune. Anche se Raffaele Bonanni parla di «più accordi che disaccordi». In effetti in poche ore dei passi avanti si sono fatti, non solo per il pressing del mondo politico. A spingere per l'intesa c'è anche l'aut aut del governo, che conferma l'intenzione di procedere unilateralmente già a fine settimana in caso di mancato accordo. La dead-line del week end, quando Mario Monti partirà per l'Asia, potrà essere superata solo se per quella data si sarà trovato un accordo di massima, da definire poi nei giorni successivi. Questo consentirebbe al premier di presentare in ogni caso un'ipotesi di riforma all'estero. Dunque, non c'è alternativa all'intesa: il disaccordo non conviene a nessuno. Per questo l'incontro di oggi a Palazzo Chigi diventa decisivo. pDopo un vortice di contatti, ieri i sindacati si sono presentati divisi al confronto serale con Fornero Cgil, Uil e Ugl MASSIMO FRANCHI Lavoro, oggi ci prova Monti Articolo 18, il nodo dei «disciplinari» La porta stretta della modifica dello Statuto dei lavoratori e l'urgenza del governo di chiudere stanno creando lo stallo La Cisl è più aperta a concessioni, Cgil e Uil assai meno Il dossier Primo Piano Erano d'accordo su una proposta comune La Cisl ha detto no Monti-Fornero Hanno assicurato a Napolitano l'impegno per l'intesa Trattativa notturna tra Elsa Fornero e i sindacati sull'articolo 18. Cgil, Uil e Ugl avevano trovato un accordo, ma la Cisl ha detto no: dobbiamo avere più alternative, sennò il governo farà da solo. Oggi nuovo round. ROMA BIANCA DI GIOVANNI Il mercato del lavoro 6 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
La «battaglia di Damasco» ha inizio all'alba. Un'alba insanguinata. Violenti scontri sono scoppiati tra le truppe ribelli e le forze di sicurezza del presidente, Bashar al-Assad, in un quartiere della capitale siriana che ospita molte strutture della sicurezza. Lo riferiscono attivisti ma anche residenti locali. Rami Abdel Rahman, dell'Osservatorio Siriano dei Diritti Umani, ha detto che almeno 18 soldati o forze della sicurezza sono rimasti feriti negli scontri scoppiati nel lussuoso e super-sorvegliato distretto di Mazzeh, a Damasco. BATTAGLIA CAMPALE «Gli scontri sono stati i più violenti e i più vicini alle strutture di sicurezza da quando è scoppiata la rivolta, un anno fa», ha detto Abdel Rahman. Mourtada Rasheed, un attivista a Damasco, ha detto che colpi e tiri di artiglieria pesante si sentivano a Mazzeh, ma anche in altri due distretti, Qaboon e Arbeen. «Ci siamo svegliati alle 3 del mattino al suono delle mitragliatrici pesanti e delle granate», ha aggiunto un residente di Qaboon, che non ha voluto essere identificato. Gli scontri più gravi sono avvenuti ieri mattina a Mazzeh, quartiere residenziale di Damasco: secondo il bilancio fornito dalle ong un commando formato da sei a dieci disertori ha attaccato un gruppo di militari, uccidendone due e ferendone altri sedici; due assalitori sarebbero stati abbattuti e gli altri feriti o arrestati. La televisione di Stato siriana ha parlato invece di un militare morto e tre feriti, mentre tre «terroristi» sarebbero stati uccisi e un quarto catturato. Un civile è stato ucciso dalle forze di sicurezza a Khan Sheikhun, nella provincia di Idleb, dove l'esercito ha appiccato il fuoco a una sessantina di abitazioni; preso d'assalto anche il villaggio di Abdita, di dove è originario il comandante del Libero Esercito siriano, colonnello Riad Asaaad. Un bambina sarebbe stata uccisa nella provincia meridionale di Daraaa, dove le forze regolari hanno lanciato un'offensiva sulla località di Kafr Shams; bombardato anche il villaggio di Qalaat al-Madiq, nella provincia di Hama. A Homs continuano i bombardamenti di Bab Sbaa, Khaldiyé e Karam al-Shami; due civili e un ufficiale dei disertori sono stati uccisi dalle forze di sicurezza. Nella stessa provincia, cinque persone sono rimaste ferite dai missili lanciati dall'esercito sulla località di Joussieh, alla frontiera con il Libano; infine, un ufficiale è morto e altri due sono rimasti feriti in un attacco condotto da un gruppo di uomini armati ad Aleppo, mentre un civile è stato ucciso ad Atareb. «È una delicata questione militare e non possiamo commentarla». Così il comandante dell'Esercito siriano libero, colonnello Riad UMBERTO DE GIOVANNANGELI Foto Lapresse Siria, guerra aperta nel centro di Damasco Bombe su Homs La battaglia nella capitale siriana si scatena all'alba e investe uno dei quartieri residenziali. Spari di mitragliatrici pesanti e granate. Intanto al Palazzo di Vetro, sede delle Nazioni Unite, si continua a discutere. udegiovannangeli@unita.it p La battaglia Violenti scontri nei quartieri residenziali di Mazzeh e nei distretti di Qaboon e Arbeen pDue fronti Un commando di disertori contro l'esercito regolare. Colpi di granate e artiglieria pesante L'edificio danneggiato da un attentato a Damasco che ha colpito anche obiettivi governativi Mondo34 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
dustriale per fare andare bene le cose in futuro, intervenendo con un atto legislativo, si assume la responsabilità, ma fa bene», ha detto a Otto e Mezzo. Il governo quindi è sostenuto da Pd, Idv e Terzo Polo sulla via o del commissariamento (e i conti Rai non sarebbero a posto, nonostante la direttore generale, Lorenza Lei, che il Pdl vuole confermare, assicuri che il bilancio 2011 non chiuderà in rosso) o per la nomina di un nuovo dg con più poteri conferiti da un decreto del Tesoro per intervenire sullo statuto. Un manager esterno simile alla figura di amministratore delegato, prima di cambiare la Gasparri. Quella che Gentiloni, Pd, chiama «un'operazione chirurgica di modifica della composizione del Cda e dei poteri della direzione». Il che potrebbe accadere a fine aprile con le vecchie regole (il ministro Passera l'avrebbe fatto subito), ma a ridosso delle amministrative non si muove nulla. Tra i nomi che girano resta quello di Enrico Bondi, ex «salvatore» e nuovo ad della Parmalat, che sembra vorrebbe Monti. Si parla poi di Domenico Arcuri, quarantenne ad di Invitalia, poi di Massimo Sarmi, ad di Poste Italiane (vicino a Gianni Letta), e Franco Bernabé, presidente di Telecom Italia. Meno probabile la soluzione con interni Rai, come Claudio Cappon o Giancarlo Leone. S aranno i gruppi parlamen-tari, e non il governo, a cor-reggere al Senato la nor-ma, già votata alla Came-ra, che prevede il risarcimento danni da parte del magistrato che ha sbagliato «per dolo e colpa grave» ma anche «per manifesta violazione del diritto». Mentre sarà il ministro Guardasigilli Paola Severino a scrivere l'emendamento che riformerà le norme del codice penale che colpiscono la corruzione, la concussione e i reati contro la pubblica amministrazione. La via è segnata, al di là delle polemiche e dei sospetti di inciucio per l'ennesima norma ad personam e salva Ruby: il governo cancellerà il reato di concussione non abolendolo ma circoscrivendo meglio la condotta criminale. Si tratta di due partite molto delicate e con passaggi strettissimi che palazzo Chigi avrebbe preferito giocare in tempi diversi e distinti evitando accavallamenti e tavoli incrociati. E che invece non solo saranno giocate contemporaneamente ma anche in piena campagna elettorale per le amministrative. Nonostante i tentativi di anticipare il più possibile, la legge comunitaria - contenitore anomalo della norma Pini sulla responsabilità civile dei giudici - non andrà in aula al Senato prima di dieci giorni- due settimane. Entro quella data i gruppi parlamentari presenteranno gli emendamenti alla norma Pini. Il governo si aspetta, questo sarebbe l'accordo raggiunto durante il vertice di palazzo Chigi, che siano i gruppi a correggere il mostro giuridico uscito dalla Camera. Il compromesso dovrebbe prevedere che «la rivalsa nei confronti della toga che sbaglia non sia esercitato direttamente dal cittadino ma resti, come già prevede oggi la legge Vassalli, il filtro dello Stato». Cambieranno però i modi di rivalsa da parte del cittadino: dovrebbero diventare «più stringenti» ed «effettivi» i risarcimenti una volta che la toga che ha sbagliato è stata a sua volta condannata. Il problema della legge Vassalli, infatti, è che in 23 anni ha prodotti questi non risultati: su 400 cause solo in 4 casi vi è stata la condanna dello Stato. Eppure, anche nel 2011 lo Stato ha pagato 46 milioni di euro per ingiusta detenzione (legge Pinto). Il governo quindi non si esporrà sulla responsabilità civile confidando nei partiti che sostengono il governo, Pdl, Pd e Terzo Polo da cui sarebbe arrivata una promessa di «volontà comune per una soluzione mediata». Lo stesso tempo, due settimane, il ministro Severino lo prenderà per scrivere il pacchetto di nome contro la corruzione, i nuovi reati (corruzione tra privati e traffico di influenze), le nuove pene più alte che si portano dietro tempi di prescrizione più alta, e la riscrittura del reato di concussione. La via è segnata e, Ruby o non Ruby, non sembrano esserci alternative. Nei prossimi giorni anche l'Europa rinnoverà, come ha già fatto negli ultimi dieci anni, l'appello all'Italia a cambiare marcia in tema di corruzione (che ci costa 60 miliardi l'anno). Il Consiglio europeo contro la corruzione (GRECO) si riunisce a Strasburgo da oggi a venerdì. E ci farà fretta, ancora una volta, per ratificare la Convenzione di Strasburgo, aumentare i tempi della prescrizione e cambiare la concussione che offre non più tollerabili assoluzioni al privato. C'è di mezzo Berlusconi e il processo Ruby (dove è imputato per concussione e prostituzione minorile), verissimo. Ma, si ragiona in via Arenula, «così come non sono tollerabili la leggi ad personam, non lo possono essere neppure quelle contra personam». La scommessa quindi è nello scrivere bene e con attenzione la nuova fattispecie di reato che nascerà dalla concussione e che potrà diventare estorsione o corruzione. Dopo il lavoro, è la corruzione la partita decisiva del governo Monti. Una partita che vede in primo piano non solo il ministro della Giustizia. «Dobbiamo essere come una squadra di rugby, pronti a darle ma anche a prenderle» ha detto ieri il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, candidandosi al ruolo di «allenatore», ai prefetti di tutta Italia riuniti per un seminario contro la mafia e la corruzione. Il ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi ha chiesto ai prefetti più prevenzione «perchè siete voi le nostre antenne sul territorio». CLAUDIA FUSANI Il caso Foto Ansa La vicenda Emiliano sta creando forti tensioni nel Pd pugliese. Francesco Boccia critica Nicola Latorre e il segretariodel Pd regionale SergioBlasiper come hannocommentatolenotizierelativealle cozzeespigolericevuteindonodalsindaco di Bari dall'indagato Vito Degennaro (Latorre ha detto che se indagato Emiliano dovrebbe fare un passo indietro). «Basta con le ipocrisie», dice Boccia accusando i «novelli moralisti di corrente» anche per aver «svenduto politicamente nel 2005 a Vendola» il partito: «Ora serve solo un'assemblea straordinaria regionale che consenta ai militanti del Pd di esprimersisueticaetrasparenza.Malacredibilità del sindaco Emiliano non è in discussione». Parole «sbagliate nei modi e nei tempi» per Blasi, che giudica anche un errore il fatto che l'area Letta (quella di Boccia)abbiadisertatolariunionedellasegreteria pugliese. «Non ho mai interpretato il mio ruolo di segretario regionale come sentinella di una maggioranza ma come garanzia di tutto il partito», rivendica il segretario del Pd regionale. In Puglia scontro nel Pd sulla vicenda Emiliano IL CASO La ministra Cancellieri «Contro mafia e corruzione come una squadra di rugby» Patroni Griffi Ai prefetti: «Più prevenzione, voi le nostre antenne» Il governo correggerà la concussione «Lo chiede l'Europa» Strasburgo rinnova le raccomandazioni per un intervento L'esecutivo affiderà ai gruppi parlamentari la modifica della norma sulla responsabilità civile dei giudici La ministra dell'Interno Anna Maria Cancellieri ROMA cfusani@unita.it Caselli e la crisi dei partiti «La crisi dei partiti è un problema gravissimo e senza un intervento c'è per la democrazia il rischio di derive in un senso o nell'altro». Lo ha detto il procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli, al convegno «la riforma dei partiti» organizzato dal gruppo dell'Idv al consiglio regionale del Piemonte. 19 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
LA PESTE NERA L'ANALISI IL COMMENTO A Tolosa, un “folle” cavalcan-do uno scooter, armato di una pistola, ha assassinato esseri umani innocenti, grandi e piccoli con feroce determinazione animata da un odio nutrito con ossessione fanatica. Questa volta sono ebrei, colpiti proditoriamente nella loro istituzione educativa. p SEGUE A PAGINA 24 S i può assorbire con tranquilli-tà la notizia, di per sé incolpevole, dell'imminente vendita all'asta di uno stock di documenti delle Brigate rosse, tra cui fa bella mostra quello che annuncia che Aldo Moro è stato processato, riconosciuto colpevole e condannato a morte. Collezionisti e case d'aste in fondo fanno il loro mestiere. p SEGUE A PAGINA 13 Lombardia nel caos: indagato l'assessore Romano La Russa Il fratello dell'ex ministro sotto inchiesta per finanziamenti illeciti pGIANOLA, VESPO A PAGINA 15 Tolosa, strage nella scuola ebraica Uccisi un docente e tre bambini Si segue la pista neonazista. Su un sito in Italia la lista degli istituti «giudei» Rai senza pace Il Pdl mette il veto sul commissario Tredici condizioni per liberare i turisti Altro anno d'oro per l'on. Berlusconi Bersani: scandaloso,ora il governo decida p LOMBARDO A PAGINA 18 “ Vertice Cgil-Cisl-Uil. Ma la riunione finisce senza documento condiviso Oggi lo sciopero Fiom di due ore Ieri operai in strada a Genova LA MEMORIA ALL'ASTA Il Quirinale chiede il «contributo» di tutti poi incontra il premier e Fornero Napolitano: accordo necessario Moni Ovadia Le divisioni internazionali hanno fornito al regime di Assad una licenza di uccidere È un permesso che deve essere ritirato. Lettera aperta all'Onu di Nobel, statisti ed ex capi di Stato Trattativa notturna governo-sindacati. Oggi Monti al tavolo p CIARNELLI, COLLINI, FRANCHI, DI GIOVANNI PAG. 6-11 p GERINA, MASTROLUCA, SEBASTIANI, SOLANI ALLE PAGINE 2-5 Domenico Rosati 31 marzo 20.30 è l'Ora della Terra E A R T H H O U R LETRÉ - ROM A partecipa p A PAGINA 32-33 INDIA p ALLE PAGINE 20-21 REDDITI 1,20 Martedì 20 Marzo 2012 Anno 89 n. 79 www.unita.it Fondata da Antonio Gramsci nel 1924
Il nodo della Rai è sempre irrisolto per il veto che il Pdl berlusconiano continua a porre su qualunque tipo di cambiamento o all'ipotesi di un commissariamento, proposto dal premier Monti nel vertice a tre. Una paralisi, insomma. Il segretario Pd, Pier Luigi Bersani, sollecita il governo perché «intervenga» subito, come ha fatto sulle pensioni o su altro, altrimenti vuol dire che «riterrà che tutto debba cambiare fuorché la Rai». In questo caso i democratici non parteciperanno alle nomine del nuovo Cda, facendo esplodere il caso di un eventuale voto in solitaria dal Pdl e dalla Lega. Il segretario del Pdl Angelino Alfano marca lo stop: «Vi è una legge vigente, noi siamo contro scelte dei partiti che potrebbero fare una battaglia legislativa al solo fine di mettere le mani sulla Rai». Bersani contrattacca: «Se il governo non interviene, Pdl e e Lega si accomodino. Il Pd non parteciperà alle nomine», perché sentirsi dire da Alfano che «vogliamo mettere le mani sulla Rai è davvero scandaloso», da mesi diciamo, spiega, che la Rai «non deve avere le mani legate davanti alla sfida della concorrenza. I partiti escano dunque dalla Rai. Se non sarà così, noi ne usciremo comunque». Visto che per un anno non è cambiato nulla, «siamo disponibili a un eventuale commissariamento per la transizione» come è avvenuto per altre aziende pubbliche», conclude Bersani. Il muro Pdl si alza sempre più, con Gasparri che dà dell'«agnellino» a Bersani e gli altri a fare eco. Si aggiunge la Lega che non vuole perdere pezzi di controllo a viale Mazzini: il commissariamento sarebbe «l'ultimo atto di un colpo di Stato strisciante», tuona Calderoli. E dall'interno il consigliere Pdl Antonio Verra (sicuro di una riconferma) boccia l'idea: «Il commissariamento non esiste, non ci sono presupposti di legge». IL FRONTE DEL CAMBIAMENTO Al Pd si unisce invece l'Italia del Valori sull'idea «di un amministratore esterno, che abbia forti poteri di gestione, responsabilità e che sia soprattutto competente» per poi «mettere subito mano allo scempio della legge Gasparri». In serata Gianfranco Fini manda un messaggio al premier perché vari un decreto: «Siamo alla scadenza del Cda, se il governo ritiene di provare a invertire la tendenza e dotare la Rai di un piano innlombardo@unita.it Si infiamma lo scontro sulla Rai con il Pdl che fa muro contro il commissariamento. Bersani avvisa il governo: se non fa nulla dica che si può toccare tutto meno la Rai. Fini sollecita un decreto per un dg con più poteri. NATALIA LOMBARDO Foto ansa Primo Piano Rai, Alfano mette il veto al commissariamento Il Pd: il governo decida p Il segretario Pdl: la Gasparri non si tocca. «C'è una legge vigente, i partiti tengano giù le mani» p Bersani replica: «Frasi scandalose. Ma se l'esecutivo non interviene, noi fuori dalle nomine» Il segretario del Pdl Angelino Alfano Il confronto politico 18 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
investono sui giochi: 1260 euro a testa neonati compresi, denunciava nel suo ultimo rapporto Libera, per una cifra totale pari al doppio di quanto non si spenda per la salute e pari addirittura ad otto volte il totale investito sull'istruzione. Del resto, fotografa il Cnr, il 42% della popolazione italiana fra i 15 e i 24 anni ha giocato denaro almeno una volta nell'ultimo anno. Una predisposizione al gioco su cui l'Italia fa affari d'oro: nel 2011, infatti, le entrate erariali ed extraerariali hanno sfiorato i 9 miliardi di euro contro i 6,7 del 2006. «I giovani a rischio - denunciava ieri Carlo Rienzi, presidente del Codacons - sono quasi 500 mila, è ora di passare dalle parole ai fatti. Il fenomeno delle ludopatie è una vera e propria emergenza sociale, occorre tutelare i cittadini ponendo un limite agli spot e al proliferare di locali e sale adibite al gioco, che stanno sorgendo come funghi in tutta Italia». «CAMBIARE LE NORME» Un allarme che è stato raccolto anche dal partito Democratico che proprio ieri ha presentato una propria proposta di legge sul gioco d'azzardo con Laura Garavini, capogruppo democratica in commissione antimafia, e Luigi De Sena, vicepresidente della commissione. Il testo, in 14 articoli, contiene fra le altre cose «il divieto totale di pubblicità, l'introduzione di ausili tecnici per indurre i minori a fare meno uso del gioco, come l'obbligo dell'uso della tessera sanitaria per le slot, la tracciabilità dei denari derivati dalle vincite al gioco e l'introduzione di requisiti più stringenti per i concessionari», ha spiegato Garavini. Il ddl, inoltre, introduce il riconoscimento della ludopatia come malattia sociale prevedendone l'inserimento nei livelli essenziali di assistenza. I costi per la cura sarebbero finanziati attraverso il prelievo dello 0,1% della remunerazione degli operatori del settore e tramite le maggiori entrate derivanti dalla riscossione delle sanzioni pecuniarie per l'inosservanza di obblighi introdotti dalla stessa proposta di legge. Nuove, inoltre, le norme antiriciclaggio e le misure per prevenire le infiltrazioni mafiose. «Il gioco d'azzardo - ha commentato Walter Veltroni - influisce negativamente sulla vita di sempre più cittadini, con conseguenze negative e a volte individualmente disastrose che questo disegno di legge si propone, finalmente, di prevenire o di evitare». La proposta del Pd Un disegno di legge per rintracciare i denari provenienti dalle vincite Hanno passato un 19 marzo diverso. Per loro la festa del papà è più un incubo che un momento felice. Sono i padri separati che periodicamente, di solito in occasioni delle ricorrenze, manifestano per rivendicare i loro diritti, spesso negati dai tribunali. Ieri, ad esempio, è stato il turno dell'associazione «Genitori sottratti» che a Bologna ha organizzato un piccolo presidio davanti all'ingresso del tribunale di Bologna, distribuendo volantini ed esponendo cartelli. «Se intendi separarti - si legge in uno di questi volantini - sappi che sei spacciato, la legge dice alcune cose che parlano di parità ed equità, ma il giudice non la osserva e in più dirà che non sei abbastanza maturo da richiedere di stare coi tuoi figli, in sostanza che sei un menefreghista». Il volantino è una denuncia delle condizioni dei padri separati: «Poco conta - è scritto in un altro passaggio - che la legge sull'affido condiviso dice che entrambi i genitori devono provvedere al mantenimento dei figli, il giudice disporrà un assegno mensile che solo tu dovrai sganciare, diventerai un nuovo povero, e col tuo stipendio farai la fame e vedrai i tuoi figli con il lumicino». Secondo i dati dell'Ami (l'associazione degli avvocati matrimonialisti), i padri separati sono oltre 4 milioni. 800mila, cioè il 20% circa, vivono sulla soglia di povertà: di questi 50mila a Milano e 90mila a Roma. Un esercito di nuovi poveri destinato ad infoltirsi per il continuo aumento di divorzi e separazioni: negli ultimi dieci anni sono raddoppiati. Al Nord si separano 363 coppie ogni mille matrimoni, nel Mezzogiorno i legami durano di più, ne saltano 180 ogni mille. Il divorzio, poi, non è roba da ricchi. È molto diffuso nelle fasce sociali medio-basse, tra operai, impiegati, insegnanti con uno stipendio medio che non supera i 1.300 euro. E se non arriva l'aiuto della famiglia di origini la soglia di povertà viene facilmente superata. I casi di padri separati costretti a mangiare alla mensa dei poveri è ormai una non notizia. Ma non è solo un problema economico. Da anni molte associazioni (ieri ricevute anche in Senato dal presidente Renato Schifani) si battono per avere un riequilibrio negli affidamenti. Oggi, ad esempio, nonostante la legge equipari il padre con la madre, i giudici del minori tendono a privilegiare la donna (affidataria per l'87% dei casi). E le cose si complicano quando uno dei due genitori è straniero. Molto spesso queste controversie si risolvono con la forza, attraverso la sottrazione del minore. Solo in Gran Bretagna, ad esempio, c'è un caso di sottrazione internazionale di minore ogni due minuti. Per frenare questo fenomeno il Parlamento Ue da due anni ha istituito la figura del Mediatore in materia e recentemente ha pubblicato un vademecum per cittadini e Istituzioni, per offrire orientamenti in quello che riconosce come un campo sensibilissimo. PINO STOPPON Ieri una manifestazione a Bologna, davanti al Tribunale, e un'altra in Senato. In Italia 800mila padri vivono al limite della soglia di povertà. La battaglia di molte associazioni per riequilibrare i diritti. ROMA Un assedio sonoro al Campidoglio per fermare i bandi dell'Agenzia comunale per le Tossicodipendenze i cui esiti sono «poco credibili, inaccettabili e clientelari». A scendere in piazza ieri sono i lavoratori delle cooperative e delle associazioni che da decenni gestiscono a Roma i servizi per le tossicodipendenze. Centinaia di manifestanti si sono posizionati sulla scalinata vicino l'entrata del Campidoglio e dietro la scritta «Fermiamoli!!!» ed hanno iniziato ad assediare il Palazzo Senatorio con fischietti e urla. «Il risultato dei bandi - ha commentato Carlo De Angelis del Roma Social Pride, uno dei promotori della protesta - è una decisione politica che disconosce il merito, la professionalità degli operatori e delle strutture di accertata esprienza, aggiudicando servizi a enti che, nella maggior parte dei casi, non hanno esperienza nel settore». Il Partito Democratico capitolino ha inviato formale richiesta di sospendere in autotutela i procedimenti di assegnazione dei servizi messi a bando dall'Agenzia Capitolina sulle tossicodipendenze. Una richiesta maturata dopo le ripetute difficoltà riscontrate nell'accesso agli atti malgrado le richieste avanzate. Foto Ansa È la festa del papà, ma non per 4 milioni di padri separati Coop anti-droga, protesta davanti al Campidoglio Scomparso bimbo di tre anni I carabinieri della stazione di Valle Castellana (Teramo), coordinati dalla procura di AscoliPiceno, indaganosullascomparsa diunbambinodi3anni,chedadiecigiornimanca dalla casa dei nonni paterni, nel piccolo comune al confine tra le province di Teramo e Ascoli. Con lui non si ritrova anche il padre, un disoccupato di 29 anni . Manifestazione dei padri separati Ieri a Bologna hanno protestato davanti il Tribunale 29 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
ACCADDE OGGI Maramotti S u Antonio Gramsci si regi-stra oggi un notevole inte-resse e ovunque si molti-plicano dibattiti su un grande pensatore che seppe guardare il proprio tragico mondo alla luce di una chiara visione ideale e seguendo un rigore etico sicuramente incontestabile. Ora, se può risultare strano l'oblio di cui Gramsci è stato oggetto per tanto tempo, anche da parte della sinistra, non meraviglia affatto questo attuale recupero, che cerca di rispondere al diffuso bisogno di un pensiero forte cui rifarsi per rifondare il senso della politica, che poi è il senso della cittadinanza. Forse proprio per questo nasce, in un clima che concede troppo all'antipolitica, l'animosità di certe critiche all'uomo Gramsci, tra le quali si segnala l'interpretazione di Alessandro Orsini nel suo libro «Gramsci e Turati» e poi sostenuta da Roberto Saviano, scrittore e intellettuale che sembra figlio di un tempo in cui spesso lo scoop mediatico ha decisamente la meglio sull'informazione. La critica che anima il suo intervento demolitore verte sulla contrapposizione tra la «pedagogia della tolleranza» di Turati e la presunta intolleranza e violenza verbale (e non solo) di un Gramsci dipinto quasi come un antesignano delle Brigate Rosse. Ora, per ricondurre la questione su un piano di maggiore onestà intellettuale, possiamo dire che la tolleranza non si misura con il metro della buona educazione, ma con quello dei contenuti veri: è tollerante chi, pur condannando il male, indaga al contempo sui motivi che danno origine al male.E in questa accezione la maggiore tolleranza è stata mostrata proprio dal pensiero gramsciano. Esso non pone mai un assoluto astratto in nome del quale condannare qualcosa o qualcuno. Il fascismo stesso, pur strenuamente combattuto, ha ricevuto da Gramsci la definizione di «rivoluzione passiva» e non gli insulti scomposti di cui vogliono farne un teorizzatore. È il picchiatore fascista, invece, l'uomo che non indaga su se stesso e non capisce niente del fenomeno di cui si è fatto cieco strumento. Sono stati il fascismo, il nazismo - e oggi, per altri versi e con modalità diverse, il leghismo e il berlusconismo - che hanno dato di sé sempre definizioni ideologiche, e non scientifiche. In Gramsci, invece, l'esercizio dell'egemonia comincia proprio da questa forma profonda di tolleranza, da questa capacità di tollerare, con il pensiero, la storia e i suoi effetti sull'uomo e sulla società. Il resto sono chiacchiere da salotto televisivo. U n recente seminario or-ganizzato da RadicaliItaliani sui temi dellacontabilità e fiscalità ambientale ha fatto conoscere il livello di maturità di un dibattito che, tanto sul piano nazionale che sovranazionale, può contribuire al superamento della misurazione del benessere secondo la logica tutta economicistica della crescita del Pil. La statistica si sta sempre di più animando di una sensibilità ambientale al punto che la Commissione statistica dell'Onu si accinge quest'anno ad elevare il rango del sistema dei conti ambientali allo stesso livello di quelli economici. A questa evoluzione sul piano tecnico scientifico, se ne affianca un'altra di tipo istituzionale/normativo. Dall'autunno 2013 infatti, in ambito europeo, diverranno obbligatori conti ambientali su una prima serie di moduli: quello dei flussi di materia; quello della fiscalità ambientale ed infine quello sulle emissioni. Si tratta ora di capire quale sia l'interesse del governo Monti e del Parlamento per un tema su cui si era fortemente speso il governo Prodi e che passa anche da una maggior considerazione legata alle potenzialità della fiscalità ambientale. Anche perché in questo modo può avere senso la scelta annunciata dal Presidente Monti di spostare la tassazione verso consumi e patrimoni. Di fronte all'enorme debito ecologico accumulato negli anni insieme al debito pubblico, il criterio principale per una buona imposizione indiretta deve essere il recupero delle esternalità ambientali. Una base di confronto su questo la offrono già la proposta di introduzione di una carbon tax presentata dai deputati Radicali o di cancellazione di quelle innumerevoli agevolazioni ed esenzioni sulle accise su combustibili fossili. Aperto infine il dibattito sulla revisione degli indicatori del benessere tanto sul piano nazionale che sul piano internazionale. Quest'anno sono previsti appuntamenti rispetto ai quali diventa importante conoscere la posizione del nostro Paese. Mi riferisco al convegno mondiale sulle misure del progresso che si terrà ad ottobre a New Delhi, tema di cui si parlerà però anche alla conferenza di Rio sull'ambiente il prossimo giugno. Senza contare che devono essere rivisti anche gli obiettivi del millennio che scadono nel 2015. Un dibattito affascinante in cui, come Radicali, avvertiamo la necessità di inserire indicatori connessi alla legalità e allo stato di diritto tra le misurazioni del progresso. STORIA E POLEMICHE La tiratura del 19 marzo 2012 è stata di 98.999 MA GRAMSCI NON FU MAI UN INTOLLERANTE POLITICA, BENESSERE E FISCALITÀ AMBIENTALE l'Unità 20 marzo 2008 «Quanto è accaduto a Bolzaneto non è accettabile» perché «uno Stato democratico non può rendersi responsabile di quello che è accaduto al G8 di Genova». Così il leader del Pd Veltroni chiede con forza che siano accertate «le responsabilità politiche» di quelle violenze. Lucia Matergi PRESIDENTE ISTITUTO GRAMSCI GROSSETO Torture a Bolzaneto Destra sotto accusa STRATEGIE ECOLOGICHE Elisabetta Zamparutti DEPUTATA RADICALE 25 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
«Penso che sarebbe grave la mancanza di un accordo cui le parti sociali diano solidalmente il loro contributo». Nel corso di una giornata complessa, «alla vigilia di un incontro atteso» quale certamente è il vertice odierno ai massimi livelli sulla riforma del lavoro convocato a palazzo Chigi, il presidente della Repubblica ha sollecitato a tener conto del contributo di ognuno dei soggetti in campo per cercare di raggiungere un accordo necessario, sollecitando in questo senso anche il presidente del Consiglio, Mario Monti ed il ministro Elsa Fornero che in serata sono saliti al Colle per riferire a Napolitano su una questione quanto mai impegnativa e delicata che ancora non sembra aver trovato la via di una soluzione pur auspicata e che, qualunque essa sia, dovrà comunque passare al vaglio del Parlamento. L'appello alle forze sociali è stato chiaro. Altrettanto lo è stato l'auspicio ribadito che il negoziato produca il massimo di avvicinamento e porti ad un punto d'intesa che allontani il rischio di lacerazioni e contrapposizioni. Che la disponibilità mesa in campo da ognuno non venga dispersa. Sono queste ore che bisogna rendere il più possibile produttive nell'interesse generale, quello di cui il presidente ha ricordato come indispensabile nel suo discorso in occasione della giornata conclusiva delle celebrazioni dei 150 anni dell'unità d'Italia nel corso delle quali «è stato ritrovato e potenziato il senso dell'interesse generale da far prevalere su ogni interesse particolare, il senso e il valore della coesione sociale e nazionale come leva per superare, oggi al pari di ieri, sfide e prove ineludibili». CAPIRE IL MOMENTO «Mi aspetto che anche le parti sociali dimostrino di intendere che è il momento di far prevalere l'interesse generale su qualsiasi interesse e calcolo particolare. Lo richiedono le difficoltà del Paese, lo richiedono i problemi che sono dinanzi al mondo del lavoro e alle giovani generazioni» ha detto il presidente lasciando la Camera dei Deputati dove si era appena conclusa la cerimonia di commemorazione di Marco Biagi, a dieci anni dalla morte per la mano assassina delle nuove Br del giuslavorista che pagò con la vita il suo progetto di riforma del lavoro. Nella lettera inviata alla vedova in occasione dell'anniversario Napolitano aveva già sottolineato quanto fosse «significativo e importante che la ricorrenza di un così tragico e doloroso momento venga colta per guardare per guardare anche al presente e al futuro, gettando luce sulla fecondità della ricerca e dell'impegno di Marco Biagi» nei confronti del quale tutti debbono avere «viva consapevolezza del debito di riconoscenza che le istituzioni repubblicane e la società civile conservano verso il servizio da lui reso stoicamente al progresso culturale e sociale del Paese, al moderno arricchimento del suo patrimonio di conoscenze, ad una più libera battaglia delle idee e alla soluzione di fondo della collettività nazionale». L'intervento del Capo dello Stato ha di fatto richiamato ciascuno alle proprie responsabilità. Nei tre quarti d'ora di colloquio al Colle, nel corso del quale Napolitano ha anche fatto gli auguri a Monti che compiva 69 anni, è stata ribadita la necessità di puntare ad un accordo capace di superare astratte contrapposizioni di principio da una parte e dall'altra. D'altronde gestire una riforma senza intese, “contro”, è azione complessa e difficile che è ben chiara anche ad un esecutivo fin qui decisionista, almeno verso alcuni. Foto Ansa MARCELLA CIARNELLI La linea del Quirinale «Molto grave non fare l'accordo» Alla riforma del lavoro sarebbe importante arrivarci con l'accordo auspicato dal presidente della Repubblica. Le forze sociali facciano prevalere l'interesse generale. Il governo tenga conto di ogni disponibilità. Il presidente Giorgio Napolitano ROMA p Il Capo dello Stato ha parlato alla commemorazione di Marco Biagi pMonito a governo e parti sociali. Monti e Fornero ieri sera al Colle Primo Piano Il mercato del lavoro 10 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
Una scuola in difficoltà, senza risorse e resa più povera dalla crisi, eppure con in sé la forza per ripartire. Una scuola che, per fronteggiare la società accelerata, deve fornire ai ragazzi nozioni ma soprattutto strumenti per aggiornarle da soli, per diventare “resilienti” e capaci di «rigenerarsi». Una scuola che per 150 anni è stata «il vero elemento su cui si è costruito il Paese», ha «tramandato i valori fondanti dell'identità italiana», ma adesso è chiamata a una nuova sfida: gestire l'inclusione dei nuovi cittadini provenienti da altri Paesi. Incasellare il multiculturalismo in «un sistema di valori condivisi». Sono le linee del convegno di Italianieuropei sull'istruzione pubblica, con il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo, il professor Giulio Ferroni e Massimo d'Alema. Profumo, pur avvisando che l'ultima cosa che serve è l'ennesima riforma (anzi, basta norme e circolari in eccesso) annuncia il suo programma che punta a incentivare nei giovani un orientamento consapevole, a investire sull'istruzuone tecnico-professionale, a immettere «linfa nuova» tra docenti e dirigenti scolastici. E punzecchia premier e Fornero: speriamo che si risolva bene il tavolo sul lavoro, ma «credo che non sia stato dato il giusto peso al rapporto tra scuola e lavoro. In certi Paesi ministero dell'Istruzione e del Lavoro sono lo stesso...». Proprio mentre coordinamenti scolastici, comitati e associazioni di genitori e insegnanti lanciano per venerdì 23 e sabato 24 marzo la manifestazione «Un urlo per la scuola». Due giorni di protesta con lo slogan: «Il governo dei professori non è interessato alla scuola». Accuse: tagli alla pulizia degli istituti e agli insegnanti di sostegno, disattenzione ai bambini disagiati. NUOVI ORIZZONTI Intanto, a Palazzo San Macuto, Ferroni ragiona su come salvare la scuola dalla «cultura dell'alleggerimento», dalla corsa ll'aggiornamento perpetuo imposta dalle nuove tecnologie. Come, insomma, diventare cittadini del mondo senza perdere l'identità. Tema (a cui è dedicato l'ultimo numero della rivista della Fondazione) analizzato da D'Alema nei pro e contro: «La formazione è prioritaria anche per costruire una risposta forte alla crisi. Oggi l'Europa è l'anello debole della ripresa mondiale, nonostante il nostro patrimonio storico e culturale». E dunque, nuovi orizzonti: «Io non mi beo di esaltare il multiculturalismo: sta in piedi in un sistema di valori condivisi». L'ex premier denuncia la «preoccupante» scarsità di risorse, i difetti applicativi dell'autonomia scolastica, e il rischio di «deperimento» del nostro sapere umanistico. L'intervento più atteso è ovviamente quello di Profumo. Che in questi mesi, racconta, ha visitato molte scuole dagli asili agli istituti tecnici per «fotografare» la situazione. Risultato: è colpito negativamente dal fatto che «per ogni cosa si deve fare una norma o una circolare». E «dicevo a Monti, dobbiamo semplificare il sistema». Altra criticità: «L'autonomia è sulla carta, ci sono poche risorse e troppo tempo per averle». Sapore di vecchio: «I banchi di fòrmica verde, le solite lavagne. Qualcosa non funziona, qualcosa si è perso per strada. Non solo fondi, la capacità di realizzare il progetto». Basta aule-pollaio, ora «centri civici con interazione continua». Infine, pur senza nuove riforme, il programma di governo. Cinque i cardini Migliorare il sistema di valutazione. Riflettere sul rapporto tra formazione e lavoro (basta «formare mestieri che non esistono più»). Puntare sull'istruzione tecnico-professionale. In Italia è scelta da meno del 40% dei ragazzi. Al contrario di Germania e Svizzera «che hanno superato meglio la crisi economica, noi non siamo riusciti a trasmettere questo messaggio». Poi approfondire e anticipare l'orientamento: «Il 35% degli iscritti all'università non la finisce, il 25% si ritira dopo l'impatto con il primo anno. È un costo sociale indescrivibile». Infine, abbassare l'età di docenti e dirigenti, oggi tra i 47 e i 51 anni. IL COMMENTO Andrea Giorgis ffantozzi@unita.it IL BIPOLARISMO COATTO HA UCCISO IL BIPOLARISMO Al convegno di Italiani Europei si discute di scuola. D'Alema: «La nuova sfida è includere i nuovi cittadini in un sistema di valori condivisi». Genitori e insegnanti lanciano una manifestazione contro il governo. FEDERICA FANTOZZI Primo Piano Ricostruire un rapporto di fiducia nelle istituzioni rappresentative non è solo una questione di democrazia, ma il presupposto per affrontare con successo il problema dello sviluppo, per ammodernare il nostro Paese e per superare le disuguaglianze sempre più marcate. All'origine della crisi che investe molti Paesi occidentali vi è infatti (anche) una carenza di regolazione politica, una carenza cioè di governo democratico dei processi economici e finanziari, e nel contempo una carenza di regolazione della stessa sfera pubblica. La capacità di governo e di riforma delle istituzioni democratiche necessita, tuttavia, di partecipazione organizzata e meditata, di corpi intermedi e di sintesi politica. La forza delle istituzioni e la loro capacità decisionale dipende altresì dalla loro legittimazione democratica, dalla loro capacità di interpretare attese e domande sociali, dal loro radicamento, dalla loro capacità di promuovere processi di integrazione politica. L'esperienza ci ha dimostrato che è priva di fondamento l'idea che alle difficoltà della mediazione politica si possa rimediare attraverso l'ingegneria elettorale e costituzionale, l'idea cioè che alla crisi dei partiti e della rappresentanza si possa rispondere con l'introduzione di norme giuridiche che prescrivono accordi di coalizione e impongono drastiche semplificazioni elettorali. Coalizioni ampie e molto disomogenee possono vincere le elezioni, ma non governare; e le scorciatoie populiste o plebiscitarie possono dare l'impressione di sopperire alle difficoltà dei processi partecipativi e alla frammentazione politica, ma alla fine si dimostrano incapaci di conferire alle istituzioni quella forza e quella legittimazione di cui necessitano per mantenere le promesse della crescita che non esclude nessuno dal diritto ad un'esistenza libera e dignitosa. Se viene marginalizzato il ruolo dei corpi intermedi, e i partiti perdono capacità rappresentativa e Profumo: «La scuola deve gestire l'inclusione dei nuovi cittadini» p Il ministro: «Basta riforme, bisogna far funzionare il sistema. Troppe norme e circolari» pD'Alema punzecchia il governo: «Deve dare più peso al rapporto tra istruzione e lavoro» Politica e società 22 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
Oltre undici milioni di italiani alle urne, tutte le Regioni, tranne il Trentino Alto Adige, interessate al voto alle consultazioni amministrative del 6 e 7 maggio (il ballottaggio è previsto il 20 e 21) per l'elezione del sindaco. Una sfida temuta dal centrodestra, dopo la separazione annunciata, unilateralmente, dalla Lega e leggermente ammorbidita ieri proprio dal Senatur: «Io so fare il mio mestiere dice Umberto Bossi rivolto ad Angelino Alfano - . Se ci sono le condizioni per la deroga, allora la concederò. Però diciamo che in linea di massima andiamo da soli». Questa circostanza, unita al crollo vertiginoso dell'appeal del Pdl tra gli elettori, potrebbe essere la vera incognita di questa tornata elettorale che arriva con un governo tecnico al timone e il Cavaliere sempre meno in vista sui media. Ma anche per il centrosinistra sarà una prova importante, intanto per cercare di superare quel magro risultato del 2007 quando riuscì ad aggiudicarsi soltanto sette sindaci su ventisei, e per il Pd in particolare, che deve lasciarsi alle spalle le tante spine conficcate nel fianco dalle primarie. LE SFIDE Quattro città capoluogo di Regione (Catanzaro, Genova, L'Aquila e Palermo) e 28 Comuni capoluogo di Provincia, la Sicilia al primo posto per numero di amministrazioni interessate, ben 148. Ma è evidente che le partite che avranno risonanza nazionale si giocano proprio nelle quattro grandi città. «Noi siamo ottimisti perché, malgrado le polemiche, a Genova il Pd è riuscito a ricostruire immediatamente l'unità intorno al candidato sindaco, Marco Doria, mentre il centrodestra ha fatto una gran fatica a trovare un nome - dice Davide Zoggia, responsabile Enti locali del Pdmentre a Palermo la situazione è notoriamente più complicata. Ma anche lì siamo stati chiari: il Pd non può non riconoscere il vincitore delle primarie e quindi qualunque decisione deve essere presa d'accordo con Fabrizio Ferrandelli». Malgrado la chiarezza le fibrillazioni restano e la partita, per il centrosinistra, dopo la sconfitta di Rita Borsellino alle primarie per una manciata di voti, ancora non è conclusa. «Oggi occorre chiudere questo capitolo delle primarie e voltare pagina, mettere Palermo in cima alle priorità – dice Borsellino – . Serve una seria presa di responsabilità da parte del centrosinistra per trovare una candidatura forte e unitaria, che sia espressione di vera discontinuità e credibilità sul piano valoriale e programmatico». Immediata al replica di Ferrandelli: «Chiedo la convocazione urgente di un tavolo programmatico e progettuale con tutte le forze del centrosinistra e con tutti i candidati alle primarie. Ribadisco, con molta serenità, il bisogno di sintonizzarsi con la voglia di cambiamento che si respira da mesi in città. Non si può tradire il voto di 30.000 palermitani che il 4 marzo hanno scelto il loro candidato a sindaco. Invito tutti ad abbassare i toni e a fermare que-MARIA ZEGARELLI Alle amministrative il centrodestra in affanno. Bossi promette deroghe ma conferma: «Andremo da soli». Il centrosinistra fa prove tecniche di alleanza fra progressisti e moderati. La novità: meno assessori e consiglieri. p Il test del 6-7 maggio coinvolge oltre 11 milioni di elettori di tutte le Regioni, tranne il Trentino p Le sfide principali a Genova, Palermo, Verona, Catanzaro, l'Aquila. Centrosinistra avanti nei sondaggi Verso le amministrative Si decidono le alleanze La destra ora ha paura e Bossi apre al Pdl ROMA Primo Piano16 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
«Almeno due ore di sciopero nella giornata più utile per difendere l'articolo 18». Il martedì che per Mario Monti dovrebbe portare alla firma dell'accordo sulla riforma del lavoro, si aprirà con la Fiom che cercherà di bloccare le fabbriche e dimostrare che i lavoratori «non ci stanno a rinunciare ai propri diritti». Prendendo spunto dagli scioperi spontanei che ieri mattina hanno portato in strada 5mila operai a Genova, Maurizio Landini mette sul piatto della bilancia della trattativa il peso dei suoi metalmeccanici «per arrivare sì ad un accordo, ma un accordo che migliori le condizioni di tutti i lavoratori, non le peggiori». Nel gioco delle parti interno alla Cgil, alla segreteria guidata da Susanna Camusso crea però più disagio la richiesta che «qualunque accordo che esca dal tavolo sia sottoposto a referendum fra tutti i lavoratori». Il Comitato centrale della Fiom, primo appuntamento ufficiale della settimana decisiva, dà fuoco alle polveri provocando la reazione stizzita di gran parte degli altri sindacati che accusano Landini di «non aver aspettato nemmeno il direttivo Cgil» previsto per domani». Internamente alla Fiom invece la riunione si chiude con una inaspettata unanimità. Sull'articolo 18 Landini rivendica la posizione uscita dall'ultimo direttivo Cgil: «in quel documento c'era scritto che si poteva intervenire solo sui tempi dei processi, riducendoli anche drasticamente». Sul «reintegro» invece Landini sostiene di «non vedere spazi, margini di mediazione anche volendo ricercare accordi che favoriscano i giovani»: «cedere sui licenziamenti economici significa cedere su tutto perché non ho mai conosciuto un imprenditore che licenzia sostenendo che lo ha fatto per ragioni discriminatorie». Sul «famoso modello tedesco» poi Landini ironizza: «Non si può prenderne solo un pezzo, quello sull'articolo 18, e lasciare il resto: se lo copiamo per gli stipendi alti, mi va bene, ma visto che qualche conoscenza in Germania ce l'abbiamo anche noi, ci dicono che non gli piace di essere citati come modello di licenziamento». L'analisi di Landini era partita dal «successo dello sciopero di venerdì scorso», passando a criticare «le notizie uscite sui giornali». Per Landini l'addio alla Cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività «che è servita a gestire Termini Imerese, Irisbus ed Electrolux». Quello che si prospetta è dunque un sistema di ammortizzatori «semplicemente assicurativo che sarà pagato dai lavoratori invece che dalla fiscalità generale». Foto di Claudio Peri/Ansa MASSIMO FRANCHI La Fiom indice per oggi due ore di sciopero per difendere l'articolo 18. Landini: vogliamo un accordo sul lavoro, ma che migliori le condizioni attuali. Ieri cinquemila operai in strada a Genova. Comitato centrale Il mercato del lavoro La Fiom sfida la Cgil «Uno sciopero in difesa dell'art. 18» Maurizio Landini segretario generale della Fiom ROMA pDue ore di stop oggi in tutto il Paese. Cinquemila operai ieri in piazza a Genova pMa l'iniziativa del segretario Landini ha provocato la reazione stizzita degli altri sindacati Si è chiuso con una inattesa unanimità Primo Piano8 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
al-Asaad, a proposito degli scontri in atto tra forze di sicurezza e alcuni uomini armati nel distretto Mazzeh di Damasco. - Negli ultimi mesi la rivolta contro il regime iniziata un anno fa si è maggiormente militarizzata e ha visto ripetuti scontri a fuoco tra oppositori armati ed esercito. Gruppi di ribelli armati sono attivi nei sobborghi di Damasco e in città vicine, ma solitamente non si avventurano fino al cuore della capitale dove le truppe di Assad sono dispiegate in modo massiccio. La capitale è stata però negli ultimi mesi teatro anche di diversi attacchi terroristici. L'ultimo si è verificato sabato, quando tre attentatori si sono fatti esplodere causando la morte di 27 persone. Ieri un'esplosione ad Aleppo ha provocato la morte di due persone e il ferimento di altre 30. Una «banca dati» dell'opposizione siriana citata dall'agenzia turca Anadolu ha registrato quasi 11.150 vittime della repressione scatenata un anno fa. La raccolta di dati indica in 10.127 i civili uccisi in scontri o in detenzione militare, di cui 795 erano bambini e 667 donne. Negli incidenti sono rimasti uccisi anche 1.027 militari siriani. Un totale di 979 persone sono state uccise da forze di sicurezza durante manifestazioni, 839 da cecchini e 444 sotto tortura. DIPLOMAZIA IN STALLO Mentre in Siria si continua a morire, al Palazzo di Vetro si continua a discutere. La Francia spera nell'adozione oggi di una dichiarazione presentata da Parigi al Consiglio di Sicurezza dell'Onu, nella quale si garantisca il pieno sostegno alla missione dell'inviato speciale dell'Onu e della Lega Araba in Siria Kofi Annan. Il testo si limita ad esprimere il sostegno dei Paesi membri alla sua missione, come ha spiegato l'ambasciatore francese presso le Nazioni Unite, Gerard Araud, ed è il «meno controverso che sia stato possibile presentare». È attesa una vera moltitudi-ne oggi alla cattedrale disan Marco Al Cairo per isolenni funerali di Shenu-da III, il capo della chiesa copto-ortodossa egiziana, deceduto sabato scorso dopo un pontificato di oltre quaranta anni. Sarà giorno di lutto nazionale in tutto il Paese. Per oggi sono state rafforzate le misure di sicurezza già predisposte nei giorni scorsi. L'obiettivo è quello di assicurare uno svolgimento tranquillo della cerimonia funebre che sarà trasmessa in diretta dal canale tv del tycoon copto Naguib Sawiris. Ieri il parlamento egiziano ha aperto la sua seduta osservando un minuto di silenzio e il suo presidente, Saad el Katatni, ha espresso le condoglianze alla comunità copta che con i suoi ottanta milioni di seguaci rappresenta il 10% degli egiziani. Al rito sarà presente anche il capo del Consiglio militare Hussein Tantawi, che ha già reso omaggio alla salma esposta nella cattedrale di san Marco e con lui saranno presenti anche le principali cariche istituzionali egiziane. Tantawi ha messo a disposizione un aereo militare per trasportare il feretro di Shenuda III a Wadi el Natroun, a circa un centinaio di chilometri dal Cairo nel delta del Nilo, dove il capo della chiesa copta verrà tumulato. Chi sarà il successore del «papa dei copti»? I media egiziani hanno pronta una rosa di sei nomi, guidata dal vescovo Mussa, che attualmente si occupa dei giovani. C'è anche il nome del vescovo Bishoy, segretario del santo Sinodo, entrato in una querelle con alcuni intellettuali islamisti per alcune sue dichiarazioni su versetti del Corano. Ad eleggere il successore Shenuda sarà un «collegio» composto da oltre 1.100 persone tra cui oltre i 92 arcivescovi del Santo Sinodo e religiosi, anche laici, parlamentari e uomini politici di fede copta. Quando la rosa dei candidati sarà ristretta a tre nomi, sarà un bambino che tirerà il nome a sorte. Per ora la guida della chiesa copta ortodossa è stata affidata al vescovo Bakhomios. Fragile solo nell'aspetto, Shenuda è stato chiamato in questi ultimi anni a fronteggiare i crescenti attacchi subiti dalla comunità copta nel Paese. Eletto papa della chiesa copta e patriarca di Alessandria nel 1971, Shenuda è stato il 117esimo successore dell'evangelista e padre fondatore San Marco, ha guidato con pugno di ferro la sua comunità. «Odiava essere sfidato e odiava essere corretto. Non accettava critiche - ha raccontato un suo amico - questo era dovuto in parte alla sua personalità e in parte al clima generale». Non esitò mai, infatti, ad espellere dalla chiesa chi dissentiva su questioni teologiche e ha sempre respinto gli appelli di quanti chiedevano maggiore flessibilità sul divorzio, oggi proibito. Negli anni 70 si scontrò anche con il Presidente egiziano Anwar al Sadat, opponendosi a ogni normalizzazione dei rapporti con Israele, tanto da vietare ai copti di recarsi in pellegrinaggio a Gerusalemme e da non accompagnare lo stesso Presidente in visita nello Stato ebraico. Una posizione che, nel 1981, gli costò l'esilio. Fu il presidente egiziano Hosni Mubarak a liberarlo nel 1985 e a reinsediarlo con decreto a capo della chiesa copta. Da allora Shenuda non fece mai mancare il suo appoggio all'ex presidente, anche se la rivolta popolare dello scorso anno lo mise in una posizione scomoda, con molti cristiani scesi in piazza per chiedere le dimissioni di Mubarak. Shenuda lascia oggi una comunità inquieta di fronte ai risultati delle elezioni che si sono tenute nei mesi scorsi e che hanno fatto registrare una netta affermazioni dei partiti islamici. Una comunità allarmata dopo l'attentato del 2010 ad una chiesa di Alessandra che aveva causato una ventina di morti. VIRGINIA LORI Il dossier L'amico «Odiava essere sfidato e non accettava critiche Era il suo carattere» Le prospettive Shenuda lascia una comunità inquieta e disorientata Egitto, il lungo addio di Shenuda III il papa dei copti A migliaia rendono omaggio al capo dei copto-ortodossi Il suo pontificato è durato oltre 40 anni, mai ha fatto mancare l'appoggio a Mubarak. Si annunciano funerali imponenti esteri@unita.it Cuba, le «damas» liberate Quasitutte leattiviste dellegruppodelle «Dameinbianco»arrestatenel finesettimana, una cinquantina in tutto, sono state rilasciate dalle autorità cubane. Lo ha detto all'Afp MagalyNorvis OteroSuarez, una rappresentante di questo gruppo dissidentefuorilegge a Cuba. Tra una settimana arriverà in visita a Cuba Papa Benedetto XVI. 35 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
rapporti umani, ha funzione sociale, aiuta a crescere. Ma voglio essere ottimista: qualcosa si sta muovendo, lo vedo anche nei giovani». A proposito di giovani, cosa consiglierebbe a chi s'avvicina ora al mondo della musica? «Oggi ci sono poche opportunità, quindi raccomando sacrificio e disciplina. E cercare la propria via, senza voler essere il più bravo, perché tanto trovi sempre qualcuno meglio di te. Io sono sempre in cerca, in movimento. Come nella copertina del disco, dove cammino con la mia chitarra. È un viaggio, un cambiamento continuo alla ricerca della strada giusta. E, forse, ora l'ho trovata». GLI APPUNTAMENTI Pino sarà oggi alla 18.30 alla Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano (il 30 alla Fnac di Napoli e il 5 aprile alla Feltrinelli di Roma), mentre il 24 marzo partirà da Cesena per un lungo tour. «Suonerò una trentina di canzoni, vecchie e nuove, tutta la mia vita. Belle luci, filmati, ma senza esagerare. Perché, prima di tutto, voglio che sia un concerto da ascoltare». ALBERTO CRESPI O gni scusa è buonaper ricordare UgoCasiraghi, storicocritico cinematogra-fico di questo giorna-le che per chi scrive è stato, oltre che un collega, un compagno, un maestro e un amico. Tanto più se la notizia è piacevole come quella arrivata fresca fresca da Udine: domani, 21 marzo, vengono assegnati i premi Limina e il libro Vivement Truffaut. Cinema, libri, donne, amici, bambini (edizioni Lindau) si è aggiudicato il premio MyMovies 2012, assegnato dai lettori del sito internet omonimo. Non sappiamo cosa pensasse Ugo – scomparso nel 2006 – del web: un appassionato collezionista e archivista come lui doveva godere follemente ad avere tutte le informazioni sottomano, ma sapendo quanto era scrupoloso nel rintracciare errori nei testi propri e altrui, sarebbe inorridito di fronte alle tante imprecisioni che la rete contiene. In più amava battere a macchina e correggere a mano. Ma il premio MyMovies viene dai lettori: quindi Ugo, per il quale «farsi leggere» era un imperativo morale e politico, apprezzerà. Vivement Truffaut è un libro che ogni lettore del l'Unità dovrebbe avere (e ne avevamo parlato in occasione dell'uscita). Raccoglie tutte le schede che Casiraghi scrisse sui film di François Truffaut pubblicati in vhs dal nostro giornale, quando direttore era Walter Veltroni e le videocassette non erano ancora archeologia industriale; tali schede sono accostate, nel volume, alle recensioni dei medesimi titoli da lui scritte sull'Unità dagli anni 50 in poi. L'idea è del curatore del volume, Lorenzo Pellizzari, anch'egli grande amico di Ugo e sicuramente felicissimo del premio ricevuto dal libro che ha tanto, pervicacemente voluto. Gli accostamenti sono spesso sorprendenti, e sfiziosi assai: è molto interessante vedere come l'apprezzamento per Truffaut – in principio, diciamo così, un po' freddino – si modifichi nel tempo. In filigrana si può vedere il passaggio di Casiraghi – e di gran parte del pensiero cinematografico legato al Pci e alla sinistra – dalla critica militante e politicizzata ad un amore per il cinema che, senza perdere di vista l'ideologia, si confronta con il suo lento trasformarsi in qualcosa di diverso. Cosa sia questo «qualcosa» è un grande tema che supera Truffaut, Casiraghi e il cinema stesso, e che magari affronteremo un'altra volta. GLI ALTRI RICONOSCIMENTI Per completezza, come Casiraghi stesso vorrebbe, citiamo gli altri premi Limina 2012 assegnati dalla Consulta Universitaria del Cinema nell'ambito del FilmForum Festival: hanno vinto Antonio Somaini nella sezione Limina nazionale per Ejzenstejn. Il cinema, le arti, il montaggio (Einaudi); Miriam Hansen per Cinema and Experience. Siegfried Kracauer, Walter Benjamin and Theodor W. Adorno (University of California) nella sezione Limina Internazionale; e Jusi Loreti per la migliore traduzione del volume di Noël Carroll La filosofia del cinema (Dino Audino). La cerimonia di premiazione è in programma domani, al Cinema Visionario di Udine. Per saperne di più: www. filmforumfestival.it e www.mymovies.it/premiolimina/. Un premio al Truffaut visto dal «nostro» Casiraghi Il libro del critico de l' Unità, scomparso nel 2006, riceverà a Udine il «Mymovies» dei lettori Nel volume le recensioni dei film del regista francese che uscirono in allegato con il giornale CINEMA /2 Pensate di essere divertenti? Avete nel cassetto un personaggio o una maschera che fanno ridere?Proponetevialconcorso«INuoviComici di You Tube», aperto fino a lunedì 30 aprile. A selezionare i migliori sono i fratelli della commedia italiana Carlo ed Enrico Vanzina che vi invitano a filmarvi mentreviproduceteinunnumerocomico della durata minima di 30 secondi e massima di 3 minuti. Registrate il vostro numerocomicoeinviateloanuct@nuovicomici.it. Potreste essere scelti come protagonisti della striscia comica online Dopo una prima scrematura di 7 aspirantiNuovicomici, il sito(www.nuovicomici.it) ha registrato in soli dieci giorni più di 10.000 visualizzazioni You Tube sommando i risultati video dei 7 fin qui selezionati. I fratelli Vanzina selezionerannoda tutti i filmati inviati, iprotagonisti della web series, assegnando loro un ruolo particolare. I nuovi comici italiani? I fratelli Vanzina li cercano su YouTube CONCORSI Il critico de «l'Unità» Ugo Casiraghi CINEMA/1 Ilfestivaldelcinemaeuropeo di Lecce è giunto alla sua 13esima edizione. Incorsodal 17al21 aprileprossimi lamanifestazione punta,comediconsueto, al dialogo interculturale. Tra gli eventi speciali Indignados il film di Tony Gatlif che porta sullo schermo i temi del libro Indignatevi! del francese Stéphane Hessel.Terzaedizione,poi, del Premio intitolato alla memoria di Mario Verdone, papà di Carlo eillustre storico del cinema che sarà assegnato ad un giovane regista italiano. Spazio anche ai documentari dedicati quest'anno ai temi del lavoro (Sic Fiat Italia di Daniele Segre, L'accordo di Jacopo Chessa e Privilegi operai di Canalee Crua) e dell'immigrazione (Ferrhotel di Mariangela Barbanente). Dieci i film del concorso provenienti da tutta Europa, per l'Italia Vacuum di Giorgio Cugno. Ilfestivalhauncomitatodigarantiformato,traglialtri,daCittoMaselli,EmidioGreco, Morando Morandini. «Indignatevi!» L'evento speciale del Festival di Lecce LA RASSEGNA Pisanelli lezione doc La scuoladel documentario Cesare Zavattini (presso l'Archivioaudiovisivo del movimentooperaio e democratico a Roma) da appuntamento giovedì 22 (ore 16) peruna lezione con Paolo Pisanelliche proporrà il racconto della Città Eterna.Viaggi e visioni cinematografiche di paesaggi umani che scorrono tra passato e presente, luci ed ombre. 43 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
rò di persona le informazioni pubblicate - dice - È possibile che non contengano alcun reato, ma certo l'idea di voler segnalare la localizzazione delle istituzioni ebraiche italiane ha molto il sapore della preparazione ad una caccia. Interverrò di nuovo in Parlamento e rinnoverò la mia interrogazione perché si verifichi l'attività di quel forum». Anche perché le attività di Stormfront sono già finite sul tavolo della magistratura che a dicembre aveva aperto una inchiesta per diffamazione e incitazione all'odio razziale quando era stata pubblicata la lista di coloro che aiutavano i migranti («li odiamo più dei negri», avevano scritto). «Sono fenomeni che vanno monitorati costantemente», aveva commentato il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri. «È un brodo di coltura che non si riesce a isolare. Le forze dell'ordine hanno una attenzione molto alta, ma sono fenomeni che vanno monitorati costantemente». Per il ministro, infatti, occorre tenere alta la guardia perché «la storia ci insegna che queste manifestazioni appartengono all'uomo, ma non devono tornare mai più». D el nazismo non sa nulla.Del fascismo neppure.Però sa che tre mesi fa, aFirenze, suo marito, Mo-dou Samb, è stato ammazzato, come un cane, tra i banchi del mercato, da un uomo che, infarcito di idee per lei incomprensibili, era uscito di casa armato per fare strage dei senegalesi. «Sia fatta la volontà di Dio ma no che non lo perdono... Il razzismo?», abbassa lo sguardo Ndeye Rokhaya Mbengue, 35 anni: «È una grande cattiveria umana». E mentre parla di cose impossibili a dirsi capisci che l'innocenza della vittima, di tutte le vittime, ha il suo volto d'ebano, avvolto da un chador giallo come il sole, le sue frasi spezzate, i suoi occhi, il suo atteggiamento composto, anche nel lutto, che in Senegal è molto rigido e non finirà prima di aprile. No, nessuna autorità dello Stato l'ha chiamata. L'ha ricevuta il presidente della Regione Toscana e l'hanno invitata a Roma, ieri, Unar e Arci per consegnarle una borsa di studio per sua figlia, tredici ancora da compiere.«In Italia, avrei voluto venire invitata da mio marito», racconta come una giovane sposa Ndeye, vedova partita dal Senegal, con il suo carico di dolore, a interrogare il cuore del vecchio continente. E quando sente che in Francia un uomo ha fatto strage di bambini davanti a una scuola ebraica, abbassa di nuovo lo sguardo e ripete: «Lo so che ci sono persone cattive, ma non credo che siano loro l'Europa, l'Italia». Non era mai venuta in Italia? Che impressione le fa esser qui? «È molto doloroso, avrei voluto fare un altro tipo di viaggio in Italia, avrei voluto venire qui invitata da mio marito. Quando ho saputo che era stato ammazzato, non ci volevo credere, io so che gli italiani non sono come l'uomo che l'ha ucciso». Cosa sa di lui? «È difficile per me dire qualcosa su questa persona, farmi una idea di quello che è accaduto». E del razzismo? «È una grande cattiveria umana prendersela con un'altra persona perché è diversa da te» È troppo doloroso pensarci? «Molto, da quando è successo non riesco più a mangiare. Ma nonostante tutto penso: sia fatta la volontà di Dio. Vivo il mio dolore e cerco di non pensare a chi lo ha provocato». Come ha saputo cosa era successo? «Cheikh Douf, l'amico più caro di mio marito, che viveva a Firenze come lui, quel giorno mi ha chiamato diverse volte, ma non ha avuto il coraggio di dirmi cosa era successo. L'avevo sentito alla tv, ma non sapevo che fosse mio marito. Poi un amico di famiglia ha capito e ci ha chiamato per avvertirci». Senza lui, come vivete lei e sua figlia? «Siamo in grande difficoltà, ai bisogni miei e di mia figlia ci pensava lui». Le mandava spesso soldi? «Sì, a volte cento euro, a volte meno se le cose non andavano bene. Ci sentivamo tutti i giorni». E cosa le diceva dell'Italia? «Lui diceva che si trovava bene, che era tranquillo. Non aveva preoccupazione. Aamil ben problem. Non c'è nessun problema, ripeteva». Quando vi siete vistî l'ultima volta? «Dodici anni fa, quando è partito dal Senegal. Nostra figlia aveva appena tre mesi». Lei ha mai pensato a venire in Italia? «No, quando c'era mio marito no. Comincio a pensarci ora, perché non so come fare a campare. E come dare un futuro a mia figlia». Le autorità italiane l'hanno contattata? Qualcuno le ha offerto aiuto? «No. Qualche tempo fa a Dakar è venuto un prete di Pistoia a portarci soldi e solidarietà». Che futuro vorrebbe per sua figlia? «Vorrei le cose che vogliono tutte le persone normali: che studi, che abbia poi un lavoro, una vita normale, un futuro». In Italia? «Sarebbe bello». Tanti dal Senegal pensano di venire in Italia? «Sì, ci rendiamo conto che l'Italia sta vivendo un momento di crisi, però meglio qui che laggiù». Cosa è venuta a dire all'Italia? «Chiedo all'Italia per me e mia figlia l'aiuto, che mio marito non può darmi più». Foto Ansa MARIAGRAZIA GERINA La vedova di uno degli ambulanti africani uccisi a Firenze lo scorso dicembre non ha mai sentito parlare di nazismo: «Ma io so che l'Europa non è solo questa» «Io senegalese dico: è il razzismo il male più grande» Intervista a Ndeye Rokhaya Mbengue mgerina@unita.it Ndeye Rokhaya Mbengue Anche in Italia la strage di Tolosa è stata accolta con sgomento e orrore. Mentre il premier Mario Monti esprime a nome del governo italiano «profonda indignazioneesconcerto»,perunepisodio «ancorapiùgraveperchèdettatodall'antisemitismo: l'antisemitismo, come la xenofobia e l'intolleranza, sono totalmente estranei ai principi fondanti della nostra convivenzacivileealpatrimoniodivalori suiqualipoggia l'umanitàtutta».Dal Vaticano una nota condanna l'attacco contro la scuola ebraica di Tolosa come un «attoorribileeignominiosochesiaggiunge ad altri recenti atti di assurda violenza chehannocolpitolaFrancia,mentreilministro Anna Maria Cancellieri parla di «un atto terribile, spregevole e ripugnante. Non possiamo permettere che la tensione etica verso il rispetto reciproco si infrangacontroilmurodell'odio religioso». Monti: «Atto antisemita contrario ai valori della nostra società» LE REAZIONI Polonia, profanato cimitero Domenica notte alcuni vandali hanno profanato un cimitero ebraico a Wysokie Mazowieckie,nell'estdellaPolonia,dipingendo svasticheesloganantisemitisutombeelapidi.La direttrice della fondazione per la preservazione dell'eredità ebraica in Polonia ha detto che la polizia sta indagando sul caso, il peggiore atto di vandalismo del genere dall'inizio dell'anno. 5 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
L 'accordo è indispensabi-le». Pier Luigi Bersani loha ripetuto sia a MarioMonti che ai vertici delleparti sociali. Il Pd non ha giocato il ruolo di mediatore nella partita della riforma del mercato del lavoro. Ma da un lato ha chiesto al governo di mettere all'angolo spinte che pure sono arrivate dal suo interno affinché si procedesse senza preoccuparsi di raggiungere un'intesa pur di dare un segnale ai mercati (in questo senso sono apparse sospette alcune uscite del ministro Corrado Passera). Dall'altro, dal Pd è partita la sollecitazione nei confronti di leader sindacali e dirigenti di Confindustria e delle altre associazioni di imprenditori a presentarsi al tavolo con una posizione comune. «Non esiste un accordo separato - è il ragionamento di Bersani questo è uno schema che poteva andar bene per il precedente governo, non oggi». Il timore del leader Pd è che senza intesa «rischia di aprirsi un conflitto di tutti contro tutti che di fronte alla grave recessione in atto il Paese non si può permettere». Per questo ieri sia Bersani che il responsabile per l'Economia del Pd Stefano Fassina hanno passato la giornata al telefono a discutere con governo e parti sociali, insistendo sul fatto che il confronto non può arenarsi sull'articolo 18, che è solo una parte di una più complessiva riforma che deve portare anche a un reale disboscamento dei contratti precari e a un'estensione universalitisca delle indennità di disoccupazione e di mobilità. L'impressione tratta dai colloqui che hanno avuto gli esponenti del Pd è che né Susanna Camusso né Raffaele Bonanni né Luigi Angeletti vogliano o frenare o partire in solitarie fughe in avanti. Ma starà anche al governo creare il terreno favorevole a un accordo. Non a caso il coordinatore delle Commissioni economiche del gruppo del Pd alla Camera, Francesco Boccia, dà al governo questo «consiglio»: «Invece di usare l'accetta e la clava del decreto legge, io userei tanta pazienza perché poi le riforme vengono approvate dal Parlamento, e quindi una legge delega farebbe stare più tranquilli tutti». Si tratterebbe di un segnale, anche se è chiaro che se già in queste ore si arrivasse a un'intesa tra governo e parti sociali, la forma in cui la riforma arriverà in Parlamento sarebbe, per dirla con Bersani, «un problema secondario». Il Pd non dubita che una riforma sia necessaria, anche perché come dice Massimo D'Alema citando Marco Biagi «abbiamo il peggior mercato del lavoro d'Europa». Il presidente del Copasir ricorda il giuslavorista e dice che il suo lavoro può aiutare «a mettere al centro le persone in carne ed ossa e a superare astratte contrapposizioni di principio». A preoccupare il Pd sono le tensioni interne alla Cgil e la decisione della Fiom di indire subito uno sciopero a difesa dell'articolo 18. Bersani, che ha ricevuto dal governo una rassicurazione sul fatto che non c'è l'intenzione di cancellare «il pilastro» della giusta causa, giudica un errore concentrare la discussione su quello che definisce un «falso problema». E guarda con favore a una possibile convergenza che porti all'introduzione del modello tedesco, che prevede in caso di licenziamento che sia il giudice a decidere tra il reintegro e l'indennizzo monetario. Il Pd, che chiaramente sarebbe il partito che più soffrirebbe una rottura tra governo e parti sociali, guarda con sospetto anche ai movimenti delle altre forze parlamentari. Non rassicurano infatti né le parole del leader del Pdl Angelino Alfano, per il quale «se non c'è l'accordo noi non siamo per la paralisi, ma per dire sì perché il governo vada avanti», né gli attacchi dell'Idv a Elsa Fornero, definita da Antonio Di Pietro una «Signora Madre Badessa» che non propone un contratto ma «un capestro». L'ex pm attacca anche «i signori sindacati e i signori politici della pseudo maggioranza che si riuniscono nottetempo per prendersi un bicchierino a palazzo Chigi»: «Non basta che decidiate voi che cosa fare. Bisogna che i contratti li accettino e li firmino i diretti interessati, se sono d'accordo, cioè i lavoratori». Una posizione filo-Fiom che non sposa a questi livelli neanche Nichi Vendola. Il leader di Sel sta invece attento a non uscire con dichiarazioni che potrebbero creare difficoltà a Camusso, e si limita a dire che sarebbe «un fatto gravissimo» una riforma senza l'accordo della Cgil. Il Pd non ha un piano B «Monti faccia l'accordo» Lo scenario Il Comitato centrale è stato segnato dal discorso di addio Fausto Durante. Il leader della minoranza pro-segreteria lascia la Fiom dopo 16 anni per tornare in confederazione con l'incarico di sostituire Nicola Nicolosi alla guida del segretariato Europa. Dopo aver scherzato sul suo addio («So che la notizia giustamente produrrà sollievo in molti, ma vi voglio rassicurare sul fatto che il sentimento è reciproco»). DURANTE LASCIA E ATTACCA Durante ha attaccato la scelta di Landini: «Pur condividendo l'analisi di Maurizio, non sono convinto della scelta di uno sciopero perché stiamo discutendo di un accordo che non c'è, di una trattativa che si sta facendo e che non riguarda solo i metalmeccanici: uno sciopero che ha il significato di pre-costituire una posizione pregiudiziale sulla trattativa e, nel caso di un risultato parziale, come tutto lascia intravedere, si rischia di generare una reazione più dura da parte del governo». Incassato l'applauso e il ringraziamento «per la sincerità che non è mai mancata», a nome di Giorgio Cremaschi, ora toccherà alla Cgil scegliere se nominare un successore di Durante nel comitato centrale. La minoranza nel pomeriggio ha poi deciso di votare a favore con la dichiarazione di Fabrizio Potetti, che per la Fiom ha seguito la vicenda Eutelia: «Votiamo “Sì” per senso di responsabilità e per non spaccare la Fiom in questo momento delicato». FIAT, SÌ A IMPRESE ESTERE L'ultimo capitolo riguarda la Fiat. Landini è deluso dall'incontro Monti-Marchionne e chiede al governo di riconvocare l'azienda «chiedendogli di spiegare il piano industriale» perché «un paese che perde interi settori industriali non ha futuro», aprendo però all'entrata di aziende estere in Italia: «Non abbiamo mai messo i bastoni tra le ruote». Si avvicinano intanto le elezioni delle Rsa in ogni stabilimento e la Fiom ha deciso di presentare le proprie liste: «nel caso azienda e altri sindacati non ce lo consentano, faremo votare comunque i lavoratori anche fuori dalle fabbriche». ROMA SIMONE COLLINI Senza intesa «rischia di aprirsi un conflitto di tutti contro tutti. Ma l'Italia non può permetterselo, davanti a una recessione così grave» L'Idv attacca tutti, Fornero e partiti. Sel tace a tutela della Camusso Reintegro Foto di Alessandro Di Meo/Ansa Ipotesi «Per noi non ci sono spazi di mediazione su questo punto» Germania «Potremmo prendere la parte relativa agli stipendi...» Il segretario del Pd Pierluigi Bersani Per i democratici potrebbe andare bene il modello tedesco Successo per il Btp a 4 anni Il Btp Italia arriva sul mercato e fa subito il pieno. Il nuovo bond della Repubblica Italiananelprimogiornodicollocamentoregistraordiniper1,562miliardicon34.084richieste.L'80%degliacquirentièdi“taglia piccola”,sottoi50.000euro. Ilnuovobondhadurata di4anniedistribuisceunacedolaogniseimesi.Hauntassominimogarantitoparial2,25%. 9 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
«Noi li abbiamo ricevuti da un collezionista e da quello che sappiamo sono stati recuperati qualche tempo fa, trovati in una vecchia Casa del Popolo, prima che fossero destinati al macero. Lui ne è venuto in possesso quasi per caso, li ha tenuti per un po', poi ha deciso di metterli in vendita». Volantini, ciclostilati, documenti che raccontano una storia mai abbastanza raccontata. Proprio nel giorno in cui si ricorda la morte del giuslavorista Marco Biagi il brutale e omicida rigurgito del terrorismo firmato dalle Brigate Rosse e a tre giorni dal 34˚ anniversario del rapimento in via Fani a Roma di Aldo Moro e dell'uccisione di cinque uomini della scorta, viene annunciata un'asta: diciassette carte che il 27 marzo verranno offerte nella sede milanese della Casa d'Arte Bolaffi, al miglior offerente. A partire dal 1.500 euro. Più di quanto richiesto per un documento firmato da Adolf Hitler (1000 euro) o da Benito Mussolini (500). UN COLLEZIONISTA PRIVATO «Il materiale è arrivato in questi ultimi mesi - racconta Alberto Ponti funzionario della Bolaffi - si tratta di multipli che evidentemente all'epoca furono diffusi in modo capillare. Sappiamo che sono stati recuperati in una Casa del Popolo, in Emilia o in Piemonte. Non ci è stato precisato. Di certo stavano per essere distrutti. Quando il collezionista ha deciso di venderli, come sempre facciamo con documenti di rilievo e importanza storica, abbiamo contattato archivi e sovrintendenze. Ma finora non è stato manifestato alcun interesse, probabilmente perché si tratta di copie e ciclostilati. Non sono dattiloscritti originali, ma certo sono materiali in gran parte andati distrutti e quindi unici nel loro genere». I comunicati ciclostilati, all'epoca recapitati nelle redazioni dei giornali e, prima del sequestro, spesso distribuiti anche davanti alle fabbriche, hanno come intestazione la scritta Brigate Rosse con al centro la famigerata stella a cinque punte. Che i primi volantini come, per esempio, quello del 26 novembre del 1974 che è messo all'asta, fossero distribuiti nei luoghi pubblici lo testimonia il fatto che si concludono tutti con la scritta «Leggere Far circolare - Passare all'azione». Nonostante siano trascorsi 34 anni TULLIA FABIANI Diciassette documenti delle Br messi all'asta da Bolaffi per 1500 euro. Tra gli altri la condanna a morte di Aldo Moro datata 15 aprile 1978. «Materiale recuperato da un collezionista forse in Piemonte». Foto Ansa Primo Piano All'asta la condanna a morte di Aldo Moro firmata dalle Br ROMA pVolantini, ciclostilati e documenti delle Brigate Rosse verranno battuti da Bolaffi il 27 marzo p Prezzo base 1500 euro. «Recuperati tramite un collezionista. Rischiavano il macero» L'immagine di Aldo Moro tenuto prigioniero dalle Br La notte della Repubblica 12 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
LAUREA IN COREOGRAFIA Ad Avellino il primo corso di laurea triennale in coreografia d'Italia. Il percorso universitario dedicato alla danza e alla coreografia aprirà al Teatro Carlo Gesualdo da novembre 2012. Un progetto nello sviluppo delle politiche culturali al quale il Teatro Gesualdo lavora da un anno in partnership con l'Accademia Nazionale della Danza. L'omaggio di Milano a Marina Abramovic MILANO Dopo la grande retrospettiva del MoMA, arriva un altro omaggio per Marina Abramovic, quello di Milano. Da oggi fino al 10 giugno il Pac ospiterà «The Abramovic Method», un progetto inedito in cui il pubblico diventa performance e si trasforma da spettatore a protagonista, e in mostra i provocatori lavori firmati dalla celebre artista serba, incluso «The Artist is Present», mai presentato in Italia. Pillole U n pazzo.... è follia»: ciòche ha detto il responsa-bile degli Interni francese dopo la strage di bimbi ebrei a Tolosa è la sintesi di una diagnosi molto diffusa. La si può capire, si può comprendere il desiderio di allontanare da sé, da noi, l'ipotesi, inquietante, che un gesto tanto crudele appartenga al vocabolario politico-sociale della nostra umanità. Per questo clinicizziamo volentieri: equivale a dire che non è roba nostra, che con quel sangue siamo oltre il margine della ragione che custodisce noi, ben protetti. Anche se non è proprio così. Anche se tra gli incubi recenti di noi europei, soprattutto, dobbiamo riservare alla Shoah un primato non scalfibile, non ovviabile, non clinicizzabile. Anche se per secoli in tante realtà europee l'antisemitismo ha promosso pogrom antiebraici non diversi da quello che ha colpito Tolosa. Tutti matti? La nostra storia, allora, ammettetelo, è una cartella anamnestica. Shalom. JOYCE INEDITO PER BAMBINI Joyce nonno affettuoso, autore di una storia per il nipotino. Messe da parte le polemiche che avevano accompagnato la sua uscita dagli archivi della Fondazione James Joyce di Zurigo, The Cats of Copenaghen, favola inedita che Joyce scrisse nel 1936, sarà pubblicata da Giunti, con le illustrazioni di Casey Sorrow, in autunno. Il Tempo Culture ZOOM RECITAL ALLA SAPIENZA DI ROMA Fantasie romantiche, eroiche polacche e valzer mefistofelici sulla tastiera di Khatia Buniatishvili stasera nell'Aula Magna della Sapienza di Roma per l'Istituzione Universitaria dei Concerti. La giovane pianista, 24 anni, georgiana di nascita e viennese di studi, ha fatto il suo debutto a Roma nel 2009 proprio con la Iuc. NORD Nuvoloso con piogge sparse su Liguria, Piemonte e Valle d'Aosta. Poco nuvoloso altrove. CENTRO Poche nubi sulle regioni adriatiche. Nuvolosità più diffusa sull'area tirrenica e sulla Sardegna. SUD Nuvolosità variabile su tutte le regioni. Domani NORD Poco o parzialmente nuvoloso su tuttele regioni con locali nubi sui rilievi alpini. CENTRO Poco nuvoloso su tutte le regioni; locali annuvolamenti sui rilievi. SUD Sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. Dopodomani NANEROTTOLI Oggi Tutti matti? Toni Jop NORD Poco nuvoloso, fatta eccezione per degli annuvolamenti sparsi sulle zone alpine. CENTRO Nuvoloso con deboli piogge sulle regioni tirreniche. Parzialmente nuvoloso altrove. SUD Parzialmente nuvoloso su tutte le regioni. 45 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
No all'Imu sulle case popolari, e imposizione come prima casa per quelle delle cooperative, cioè a proprietà indivisa. Sono due delle proposte di modifica presentate dal Pd al decreto fiscale, su cui oggi le commissioni Bilancio e Finanze del Senato iniziano l'esame. Oltre al «pacchetto Imu» i democratici propongono una serie di misure per rafforzare il contrasto all'evasione. Tra queste spunta la «questione» black list dei commercianti che non danno lo scontrino, idea lanciata dal direttore dell'Agenzia delle entrate Attilio Befera. Ci sono 5 proposte, trasversali, che prevedono l'abolizione della proposta. Mauro Agostini e Giuliano Barbolini, capigruppo Pd nelle due commissioni, confermano invece la volontà di mantenere la norma. «Il Partito democratico è da sempre impegnato per la lotta all'evasione e all'elusione fiscale e, sin da quando era al governo, ha proposto misure dure e assai impopolari», spiega Barbolini. Così i due esponenti annunciano che le proposte in questo senso saranno ritirate. La battaglia dell'Imu è la più urgente, soprattutto per le fasce più deboli. «Il fatto è che queste nuove imposizioni (con l'Ici c'era l'esenzione per gli alloggi popolari) - continua Barbolini - rischiano di traslarsi sugli inquilini». Non solo. L'Imu sulle case popolari rischia anche di pesare sulle casse dei Comuni. Tant'è che l'Anci già da tempo ha laciato l'appello al governo per un'esenzione totale. «L'esenzione - spiega Claudio Fantoni, delegato Anci alle politiche abitative - potrebbe consentire di recuperare ogni anno una somma di 150 milioni di euro, su una previsione di imposta media di circa 400 euro relativa ai circa 750mila alloggi regolarmente assegnati dagli ex Iacp, e tenuto conto della detrazione di 200 euro per la prima casa». Con queste risorse si potrebbe finanziare la manutenzione degli edifici, oltre alla realizzazione di nuove case popolari. Il prelievo previsto dalla legge sul federalismo fiscale è fissato per le case popolari sull'aliquota mediana, cioè il 7,6 per mille. Molto di più dell'aliquota base del 4 per mille. Stesso salasso per le case delle cooperative, abitate dai soci inquiliROMA Parte l'esame in commissione in Senato del decreto fiscale. Il Pd: via l'Imu sulle case popolari, e prelievo ridotto per quelle delle cooperative. Lotta all'evasione: sì a una «white list» di commercianti onesti. BIANCA DI GIOVANNI Foto di Everett Kennedy Brown/Ansa-Epa www.unita.it Decreto fiscale Pressing per abolire l'Imu sui Comuni p La norma attuale sarebbe pesante per le casse degli enti locali. La battaglia del Pd p Tutte le forze politiche contrarie alla «black list» per gli evasori fiscali Pagare un dividendo agli azionisti può sembrare un fatto normale. Se poi chi lo fa ha accumulato 13 miliardi in dollari di utile solo nell'ultimo trimestre, la cosa appare doverosa. Ed invece l'annuncio effettuato ieri da Apple, che pagherà un dividendo agli azionisti di 2,65 dollari trimestrali, ha del clamoroso. Infatti, era dal 1995 che la “Mela” non versava soldi ai propri azionisti. Una politica allora giustificata dal periodo di crisi attraversato dall'azienda e poi da una prassi che però non ha più retto di fronte all'attuale boom di profitti. Intanto, dopo il lancio negli Usa e in altri Paesi, venerdì il “New iPad” arriverà anche in Italia. Apple distribuisce utili dopo 17 anni. Venerdì il nuovo iPad in Italia Economia36 MARTEDÌ20 MARZO2012
P rima dell'avvio delle misuredi risanamento, è probabileche da molti non fosse statapercepita la loro portata. Man mano che i sacrifici si sono resi evidenti sorge il dubbio se valga la pena che siano affrontati per soddisfare i dettati della finanza internazionale e dell'Ue o se non esistano altre opzioni per evitare una lunga sofferenza, specie alla parte più debole del Paese. L'opzione non è una cosa da poco: è il ripudio del debito pubblico, che ci liberebbe - così suona il ragionamento - da una corvée insopportabile, permettendoci di gestire la nostra politica economica a fini redistributivi, ritrovare la crescita e spostare l'onere su chi è giusto che paghi per la crisi debitoria, le banche e più abbienti. Questa idea, la cui semplicità è accattivante per chi è digiuno di economia, viene conquistando anche parte dell'opinione radicale della sinistra. Risultava molto evidente nell'ultima trasmissione di Sabina Guzzanti su La7, imperniata sulla domanda «chi ce lo fa fare?» e durante la quale veniva accreditata una sorta di contesa politica a sinistra, che vede schierata da una parte un'opinione radicale, propensa al ripudio del debito e a evitare sofferenze e dall'altra la restante parte, in primis il Pd, che se non prende in considerazione quell'opzione è per debolezza ideologica, sudditanza al governo Monti, acquiescenza verso l'ortodossia dominante. Una chiarificazione immediata: si può essere di sinistra quanto si vuole, ma non si può giocare con una realtà immaginaria. Perché è evidente che un giorno (del default) ci sveglieremmo con le banche chiuse, conti correnti congelati, movimenti di capitale e viaggi all'estero proibiti, contante (alla riapertura delle banche) distillato. Debiti e crediti, per decreto, ridenominati in lire perché un fallimento così è incompatibile col mantenimento dell'euro. La lira si svaluterebbe subito rispetto all'euro e potrebbe arrivare anche al 50%. Partirebbe immediatamente l'inflazione. La benzina può benissimo arrivare a 3000 lire (supponendo una conversione iniziale 1:1). I salari privati non riuscirebbero a tenere il potere di acquisto e quelli pubblici incapperebbero nel contenimento delle spese statali. Inizierebbe una rincorsa prezzi-salario-cambio. Tutto il debito estero, per via della svalutazione, salirebbe dagli attuali 700 milioni di miliardi (di lire) circa a 900/1000. Poco male, si potrebbe pensare, tanto è destinato al ripudio. Presumibilmente, per arrivare a quota 0,60 nel rapporto col Pil il debito (che ora varrebbe 2200 e non 1900 milioni di miliardi) dovrebbe essere svalutato del 60%; di più, se si vuol far scendere quel rapporto. I creditori esteri dovrebbero assorbire perdite ingenti, molti non ce la farebbero e fallirebbero. Un contagio bancario sarebbe inevitabile. Gli Stati interverrebbero fin quando possibile, ma se la legherebbero al dito (anche in termini di apertura verso le nostre esportazioni). Ma come si può pensare che di fronte a un default percepito come furbesco gli altri Stati non applichino rappresaglie, congelando e poi confiscando i beni italiani nel loro Paese? Ritorniamo all'Italia. Le banche che detengono titoli dello Stato verrebbero - nel linguaggio che ho sentito - finalmente punite e dovrebbero addossarsi i costi di una crisi che hanno provocato (le banche italiane?). Ma chi effettivamente si addosserebbe questi costi? Non certo le banche in quanto tali, che fallirebbero e dovrebbero essere acquistate dallo Stato, quanto i loro azionisti (tra loro anche i piccoli risparmiatori), che già oggi hanno subito una decurtazione impressionante se si pensa che Unicredit valeva 40,5 euro nel 2007 e oggi solo 4,2. Anche i piccoli risparmiatori che detengono titoli di Stato avrebbero perdite. Ma i costi non si fermano qui. Pensiamo al credito che si bloccherebbe istantaneamente, al crollo verticale della produzione, ai fallimenti a catena nel settore produttivo, a una disoccupazione colossale. Si blocchebbero anche i consumi per ovvie ragioni. La situazione sociale diventerebbe disperata, tutto l'inverso che alleviare i sacrifici alla parte più debole della popolazione! Chi ci tirerebbe fuori? Lo Stato che ha riacquistato libertà di azione? Per iniziare dovrebbe far fronte all'assicurazione dei depositi (fino a 100.000 lire) e alla ricapitalizzazione delle banche che ha nazionalizzato. Questo cozzerebbe contro il fatto che non può più ricorrere al finanziamento esterno, perché nessuno gli presterebbe soldi, non può gestire il deficit con le entrate ridotte, mentre i saggi di interesse raggiungono livelli proibitivi, e a tutto ciò può far fronte solo riducendo le spese. Nel giro di 2/3 anni il crollo produttivo può cumularsi al 20%. Le esportazioni ci tirerebbero fuori? Queste sarebbero ovviamente favorite da una svalutazione del 30% e più, ma farebbero aumentare i nostri introiti esteri solo con un aumento di volume considerevole, almeno del 10-15%, che compensi la riduzione di prezzo in valuta estera. Ciò non avviene nell'immediato. Neppure la nostra bilancia con l'estero può più permettersi di essere in passivo, ma inizialmente quel passivo si accrescerebbe, premendo sul cambio (e sull'inflazione). Se fosse così, ci sarebbe un barlume di speranza, basta aspettare. Ma il ragionamento è viziato dal supporre che le circostanze esterne non mutino e che si mantenga una domanda estera soddifacente. Il default italiano sconvolgerebbe tutti i flussi mondiali di capitale. Sarebbe inevitabile un contagio verso Grecia, Portogallo, Spagna, fino alla Francia, cui nessun organismo internazionale può far fronte. Il contagio è anche tra privati. Lo sconvolgimento è di gran lunga più dirompente della Lehman; toccherebbe l'intero globo con una recessione da paura, prolungata. Ovunque la si guardi la situazione è da incubo. I soliti economisti domenicali ci obbietterebbero che per l'Argentina non è stato così (lasciamo stare l'Islanda, con i suoi 300 mila abitanti). Dopo 4-5 anni di caduta del reddito l'Argentina ha avuto una ripresa considerevole e oggi cresce a tassi che sono secondi a quelli della Cina. Ma il paragone non regge. Intanto quegli anni devono trascorrere e qualcuno deve subirne le conseguenze. In Argentina erano le stesse classi medie a guardare nei cassonetti nel periodo successivo alla crisi. Ma, a parte questo, l'Argentina non è stato un detonatore per l'economia mondiale. Il suo debito era una frazione del nostro e quello esterno neppure detenuto principalmente da investitori istituzionali, ma da privati. Essa ha usufruito, dopo il default, di una fase straordinariamente ascendente dell'economia mondiale e prezzi delle materie prime esportati raddoppiati in un decennio. L'Italia non può sperare di trovare queste condizioni, inserita, com'è, in un'area destinata a crescere poco nel lungo periodo e avendo esportazioni manifatturiere. Queste non sono che annotazioni destinate a far riflettere rispetto a opinioni superficiali di chi pensa di poter tirare fuori il coniglio (di sinistra) dal cilindro. L'opzione non è data, a meno di immaginare una vera e propria macelleria sociale per il nostro Paese. Questo non vuol dire che di via al risanamento ce ne sia una sola (quella del governo Monti) perché può essere perseguita con maggiore equilibrio sociale. Di tempistica al risanamento certamente la via è unica e, per quanto dolorosa, è quella che prima o poi può tirarci fuori. Tanto prima quanto più l'Unione europea, a cui rimaniamo saldamente ancorati, rinsavisca e collabori. SALVATORE BIASCO Lo scenario Ripudiare il debito? Sarebbe una catastrofe L'idea di sottrarsi agli impegni presi e fare da soli è disastrosa. Qualcuno nella sinistra radicale la coltiva. Ma la scelta comporterebbe il ritorno alla lira con conseguente crollo del sistema bancario, della produzione, dei redditi e dei consumi. Una tragedia innanzitutto per i più deboli Negozi Tavolo su orari Verrà ristabilito a breve il tavolo permanente di confronto tra Comuni, associazioni sindacalierappresentanzedeicommerciantisulleaperturedomenicaliefestive.Ladecisione, informa in una nota Fisascat-Cisl, è stata presa in un incontro tra i sindacati del terziario (Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs-Uil) e Anci. 11 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
Il fatto che Silvio Berlusconi negasse la crisi e la sua gravità, oltre allo sciagurato timore della perdita personale di consenso, rivela ora quanto fosse deformato (e roseo) il punto di vista del Cavaliere nel dichiarare «i ristoranti sono pieni» mentre portava il Paese sull'orlo del baratro e in piena recessione. Berlusconi, infatti, resta il «Paperone» d'Italia tra i deputati e non solo, con 48 milioni di euro, ma i suoi redditi sono lievitati di 8 milioni. Il primato spicca tra le dichiarazioni dei redditi di tutti i parlamentari, consultabili da ieri a Montecitorio. Ben distante dal suo predecessore, non se la passa male anche il presidente del Consiglio, Mario Monti, che risulta il «più ricco» dei senatori a vita con 1.515.744 euro di imponibile. Segue Carlo Azeglio Ciampi con 691.832 euro. Il reddito di Berlusconi, dichiarato nel 2011 e relativo al 2010, è di 48.180.792 euro, otto in più del precedente anno (40.897.004), con un aumento tra il 15 e il 20%. La permanenza a Palazzo Chigi portava acqua all'impero arcoriano, mentre adesso il figliolo Piersilvio e Fedele Confalonieri minacciano licenziamenti a Mediaset, per scongiurare l'asta delle frequenze, e Mondadori ha un calo di pubblicità. Nella spartizione patrimoniale con i figli potrebbe esserci la chiave di questi guadagni, oltre a investimenti azionari al riparo dai tracolli delle Borse. LA VILLA DI LAMPEDUSA Il Cavalier, in tempi di vacche magre per gli altri, ha acquistato la villa «Due Palme» di Lampedusa (il 28 giugno 2011, dopo la propagandistica promessa al bar e la smentita fatta da Paolo Mieli), per «meno di due milioni di euro», confessò l'agenzia immobiliare al Salvagente. A parte questo, pochi i movimenti imobiliari, se non che dei tre resort caraibici a Antigua ne sono rimasti due. Per il resto l'ex premier non ha acquistato nuove auto, né imbarcazioni da diporto. Nessuna novità riguardo alle partecipazioni nelle società, invariati tre depositi di gestione patrimoniale presso la Banca Popolare di Sondrio, il Monte dei Paschi di Siena e la Banca Arner Italia Spa, e il deposito amministrato presso la Banca Popolare di Sondrio. Insomma, come beni immobiliari risultano intestati a Berlusconi due appartamenti a Milano, due box e alN. L. Foto Ansa ROMA Politica e società Al Berlusconi Paperone la crisi ha fatto bene: più ricco di otto milioni Silvio Berlusconi è immune dalla crisi: è sempre il più ricco con 48 milioni di euro, e ha anche guadagnato 8 milioni. A rivelarlo sono le dichiarazioni dei redditi 2011 dei parlamentari, consultabili a Montecitorio. p I redditi dei parlamentari resi noti alla Camera. Nel 2011 il Cavaliere è il più ricco: 48 milioni di euro p Il premier Monti dichiara 1 milione e 500mila euro; Fini in testa tra i leader, Di Pietro batte Bossi L'ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi Primo Piano20 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
tive si è discusso molto. E vale la pena continuare a farlo perché da queste dipende il futuro della ricerca nel nostro paese. Così abbiamo chiesto a Guido Martinelli, direttore della Scuola Internazionale di Studi Avanzati (Sissa) di Trieste, istituto di eccellenza, il primo in Italia ad avere offerto il titolo di PhD, di commentare l'attuale politica della ricerca e suggerire eventuali cambi di rotta. Professor Martinelli, secondo lei il governo riconosce il ruolo della ricerca come motore della crescita economica? «Sono convinto di sì, perché una squadra di professori universitari non può sottovalutare il peso della ricerca. Anche se finora di segnali concreti non se ne sono ancora visti. Ma aspettiamo fiduciosi». Quale segnale si aspetta? «Una sostanziosa riduzione di assurde incombenze burocratiche, che è il male peggiore che affligge la ricerca in Italia. Non è ammissibile, per esempio, che i ricercatori vincitori di prestigiosi grant europei vadano incontro a mille ostacoli per lavorare in Italia. Quando chiesi a una quarantina di colleghi, vincitori di grant come me, di firmare una lettera al ministro precedente con la minaccia (provocatoria) di trasferire i nostri soldi all'estero, perché qui non avremmo potuto spenderli, molti di loro mi confessarono di avere già spostato i finanziamenti in laboratori in Germania, Svizzera, Francia. Questo, pur di non passare il tempo a risolvere beghe burocratiche, facendo lo slalom tra regole concepite con il pallottoliere da qualcuno, che sembra divertirsi a complicare la vita a chi cerca di fare della buona ricerca». Ifinanziamenti europei di cui lei parla, inoltre, sono difficili da ottenere. Almeno per gli italiani che dal VII Programma Quadro hanno ricavato solo poche briciole. Per non perdere anche la prossima opportunità nel 2014, gli 80 miliardi di euro stanziati dal programma Horizon 2020, il ministro ha previsto una sorta di “allenamento in casa”, i Prin, per imparare a lavorare in squadra e mettere in piedi grandi progetti. Le chiediamo, sono una buona palestra? «Condivido le intenzioni, ma il metodo di allenamento è sbagliato. La nuova regola dei Prin 2010 che prevede per ogni università un tetto massimo di progetti da poter presentare ha effetti distorsivi: un'università a cui è stato assegnato un limite di 20 progetti e se ne ritrova 60, tutti validi, dovrà buttare a mare 40 buone idee solo perché sono in esubero. Il ministro sostiene che così le università saranno spinte ad allearsi. Peccato però che l'unico criterio che guiderà la scelta del partner sarà quello delle quote ancora disponibili e non del merito del progetto. Si assisterà a un inevitabile mercato delle vacche con la compravendita di ricercatori in base ai posti liberi. Si tratta di regole da manuale Cencelli che di fatto renderanno possibile presentare le domande solo in base al numero delle teste invece che alla valutazione di merito scientifico. Una prassi sconosciuta al resto del mondo». È giusto puntare tutto sui progetti di grandi gruppi? «I grandi progetti di ricerca vanno sostenuti, ma non bisogna trascurare un tipo di ricerca più di nicchia, condotta da pochi individui con idee innovative. Altrimenti si rischia di finanziare solo il conformismo scientifico. Perché esiste la Big Science che si fa al Cern con migliaia di ricercatori, ma esistono laboratori di poche persone dove si può scoprire il grafene e vincere il Nobel». «Continuiamo a ripetere che i nostri scienziati sono molto apprezzati all'estero. Quanto noi, invece, apprezziamo gli stranieri? «La qualità dell'insegnamento delle nostre università è certamente molto alta e per questo i nostri studenti ottengono posti di ricerca all'estero. Ma ciò non basta per attirare studenti e ricercatori stranieri in Italia. Se mancano gli alloggi per ospitare gli studenti anche il più prestigioso ateneo perde il suo fascino agli occhi di un dottorando con una borsa di 1.000 euro. In Inghilterra, ma anche alla Normale di Pisa, gli studenti stranieri sono invogliati a rimanere perché ci sono strutture e servizi. Lo sappiamo bene alla Sissa che nasce con vocazione internazionale, dove è straniero circa il 40% degli studenti e il 10% dei docenti e dove le lezioni sono tutte in inglese». A proposito di qualità delle università, sta per partire la grande valutazione. Cosa si aspetta dal test sul mondo accademico? «Come accade in altri Paesi, se un dipartimento di Fisica viene classificato come A dovrebbe ricevere un finanziamento di 100, come B di 50 e come C nulla. In poche parole il merito deve essere premiato e le risorse concentrate. Nessun Paese della taglia dell'Italia può permettersi decine e decine di dipartimenti di Fisica, vanno mantenuti solo quelli dove la ricerca è a livello internazionale. Non credo che da noi sia possibile, come è stato ipotizzato, distinguere gli atenei in quelli dediti alla didattica e quelli dediti alla ricerca, come accade nei Paesi anglosassoni dove c'è sia l'university che il college. Non è con le etichette che si potranno classificare le università. Ma con una corretta valutazione della qualità della ricerca, a cui deve seguire una efficiente distribuzione dei fondi. Confido che l'Anvur, dove lavorano persone che stimo moltissimo, riuscirà a far funzionare un simile sistema premiale». Non solo grandi gruppi Scoperte innovative possono arrivare anche da piccole realtà Gli studenti stranieri Impossibile individuare università dedite soltanto alla didattica Governo nuovo, vita nuova. Vale anche per la ricerca scientifica? Chissà. Per ora ci sono solo timidi segnali del fatto che ricerca e innovazione siano visti come uno dei terreni su cui si gioca il futuro del nostro Paese. Ma la comunità scientifica non si lascia scoraggiare e dice la sua. Come il Gruppo 2003 che raccoglie scienziati italiani altamente citati nella letteratura scientifica internazionale e che sulla rivista on line Scienzainrete propone 7 punti critici essenziali «per affrontare in modo costruttivo questo passaggio» (http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/sette-idee-sulla-ricerca-monti). Ma che ci sia un risveglio speranzoso dei ricercatori si è visto anche dalla reazione che hanno prodottole prime uscite delministro Profumo. Abbiamo così pensato di ascoltare su questi temi alcuni vertici di enti di ricerca del nostro Paese che hanno assunto l'incarico relativamente da poco tempo. Il primo è stato Fernando Ferroni, presidente dell'Istituto nazionale di Fisica nucleare (23 febbraio), poi ha detto la sua il neo presidente del Cnr Luigi Nicolais (9 marzo). Oggi la parola passa a Guido Martinelli. L'iniziativa La situazione italiana Qualcosa sta cambiando con il governo dei prof? Difficile attirarli se mancano gli alloggi per ospitarli Bene la valutazione Dobbiamo puntare su strutture che producono a livello internazionale Arazzi preziosi agli Uffizi La magnificenza delle corti del Rinascimentotorna a rivivere nella Galleria degli Uffizi di Firenze(daoggial3 giugno)attraversoun'esposizione dedicataaigrandi arazziconi qualinel 500 e nel 600 i Medici addobbavano le loro fastose dimore. 17 le opere, di scuola sia italiana che fiamminga, offerte alla visione del pubblico nell'ambito di «Epifanie di tessuti preziosi». 39 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
Il nuovo ultimatum scade stasera. Ventiquattr'ore per ancora per negoziare il ritorno alla libertà di Paolo Bosusco e Claudio Colangelo, i nostri due connazionali rapiti dai maoisti dell'Orissa. Ventiquattr'ore per trattare sui 13 punti che i sequestratori pongono come condizione per rilasciare Bosusco e Colangelo. ORE CONVULSE Allo stesso tempo, i maoisti hanno annunciato un cessate il fuoco unilaterale in Orissa e designato tre mediatori nel rapimento dei due italiani. Nel messaggio, i maoisti rivolgono un appello ai guerriglieri che operano negli Stati indiani confinanti con l'Orissa a non usare violenza. Circa i mediatori, sono tre: Narayan Sanyal, leader maoista in carcere nello Stato di Jharkhand; Dandapani Mohanty, già nel ruolo in un sequestro del 2001, e Biswapriya Kanungo, avvocato ed attivista per i diritti umani. Sul caso di Paolo Bosusco e Claudio Colangelo, «ogni iniziativa assunta da parte indiana» deve avere come «obiettivo prioritario anzitutto la tutela della sicurezza e dell'incolumità dei due cittadini italiani». A sottolinearlo è il ministro degli Esteri Giulio Terzi in una «lunga conversazione telefonica» con il collega indiano S.M. Krishna, come fa sapere la Farnesina in una nota. Krishna ha aggiornato il capo della diplomazia italiana sugli ultimi sviluppi, confermando il «massimo impegno delle autorità indiane, a livello federale e statale, per una positiva soluzione del caso», si legge nel comunicato del ministero. E proprio a questo riguardo, Terzi ha sottolineato al collega di New Delhi l'«assoluta necessità che ogni iniziativa assunta da parte indiana abbia come obiettivo prioritario anzitutto la tutela della sicurezza e dell'incolumità dei due cittadini italiani». LE RICHIESTE Queste le 13 richieste dei guerriglieri, secondo quanto riportato dal quotidiano Hindustantimes: 1) Le tribù non sono merce per i turisti e le aree tribali non sono fatte per il turismo. Il governo statale deve annunciarlo UMBERTO DE GIOVANNANGELI Foto Ansa www.unita.it India, le 13 condizioni dei ribelli maoisti per liberare gli italiani I maoisti di Orissa sono tornati a farsi vivi: tra le condizioni, quella di porre fine al «turismo tribale». Il titolare della Farnesina: «La priorità è la totale incolumità di Paolo Bosusco e Claudio Colangelo». ROMA p Le trattative Stasera scade il nuovo ultimatum: altre 24 ore per il rilascio di Bosusco e Colangelo p I rapitori nominano tre mediatori e annunciano un cessate il fuoco. Terzi telefona al ministro Krishna Uno dei rapiti, Paolo Bosusco, in una foto di archivio scattata durante uno dei suoi viaggi in India Mondo32 MARTEDÌ20 MARZO2012
www.unita.it Zapping JUVENTUS - MILAN CRIMINAL MINDS SUSPECT BEHAVIOR 27 VOLTE IN BIANCO IO STO CON GLI IPPOPOTAMI RAIUNO ORE:20:30 SPORT TIM CUP CON FOREST WHITAKER CON KATHERINE HEIGL CON TERENCE HILL RAIDUE ORE:21:05 SERIE TV CANALE 5 ORE:21:10 FILM RETE 4 ORE:21:10 FILM Rai 1 Rai 2 Rai 3 RAI 1Canale 5 Rete 4 Italia 1 La 7 Sky Cinema 1 HD Sky Cinema family Sky Cinema Passion Cartoon Network Discovery Channel Deejay TV MTV 21.10 Il truacuori. Film Commedia. (2010) Regia di P. Chaumeil. Con R. Duris V. Paradis. 23.05 Nessuno mi può giudicare. Film Commedia. (2011) Regia di M. Bruno. Con R. Bova P. Cortellesi. 21.00 Quel pazzo venerdì. Film Commedia. (2003) Regia di M. Waters. Con J. Curtis L. Lohan. 22.40 Z La formica. Film Animazione. (1998) Regia di E. Darnell, T. Johnson. 00.10 Pirati Dei Caraibi: La Saga. Rubrica 21.00 Qualcosa di speciale. Film Drammatico. (2009) Regia di B. Camp. Con A. Eckhart J. Aniston. 22.55 Tiany Rubin - Storia di una madre. Film Drammatico. (2011) Regia di G. Harvey. Con T. Henson D. Haydn-Jones. 18.45 Ben 10 Ultimate Alien. 19.10 Holly e Benji Forever. 19.35 Bakugan Potenza Mechtanium. 20.00 Leone il cane ifone. 20.05 Takeshi's Castle. 20.35 Lo straordinario mondo di Gumball. 21.00 Adventure Time. 21.25 The Regular Show. 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Marchio di fabbrica. 19.30 Marchio di fabbrica. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Chi ore di più?. Documentario 21.30 Chi ore di più?. Documentario 22.00 Aare fatto!. Documentario 18.35 Platinissima presenta Good Evening.Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Via Massena. Sit Com 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 Iconoclasts. Reportage 22.30 Deejay chiama Italia - Edizione Serale. 19.20 MTV News. Informazione 19.30 Dieci cose che odio di te.Serie TV 19.55 Dieci cose che odio di te.Serie TV 20.20 Jersey Shore. Serie TV 21.10 Diario di una Nerd Superstar.Serie TV 21.35 Diario di una Nerd Superstar.Serie TV 22.00 My Life As Liz. 20.30 Calcio - Tim Cup: Juventus - Milan. Sport 23.20 Porta a Porta. Talk Show. 00.55 TG 1 - Notte. Informazione 01.25 Che tempo fa. Informazione 01.30 Sottovoce. Talk Show. 02.00 Rai Educational Scrittori per un anno.Rubrica 21.05 Ballarò. Attualita' 23.15 Side. Rubrica 00.00TG 3 Linea notte. Informazione 00.10 TG Regione. Informazione 01.00 Meteo 3. Informazione 01.05 Rai Educational. Documentario 01.10 Rai Educational. Documentario 21.05 Criminal Minds - Suspect Behavior. Serie TV Con Forest Whitaker, Janeane Garofalo, Michael Kelly. 21.50 Criminal Minds. Serie TV Con Shemar Moore, Joe Mantegna, Thomas Gibson. 22.40 The Good Wife. Serie TV Con Julianna Margulies, Christine Baranski 21.10 27 volte in bianco. Film Commedia. (2008) Regia di Anne Fletcher. Con Katherine Heigl, James Marsden, Edward Burns. 23.30 Matrix. Attualita' 01.30 Tg5 - Notte. Informazione 01.59 Meteo 5. Informazione 02.00 Striscia la notizia. Informazione 21.10 Io sto con gli ippopotami. Film Commedia. (1979) Regia di Italo Zingarelli. Con Terence Hill, Bud Spencer, Joe Bugner. 23.50 L'uomo che issa le capre. Film Commedia. (2009) Regia di Grant Heslov. Con Ewan McGregor, George Clooney, Kevin Spacey. 21.10 Wild - Oltrenatura. Show.Conduce Fiammetta Cicogna. 00.30 Creature del terrore. Film Horror. (2004) Regia di Paul Ziller. Con Bruce Boxleitner, Carol Alt, Chelan Simmons. 02.25 Studio aperto - La giornata. Informazione 02.40 Prison Break. Serie TV 21.10 S.O.S. Tata. Reality Show 23.10 Crossing Jordan. Serie TV Con Jill Hennessy, Miguel Ferrer 23.40 Crossing Jordan. Serie TV 00.40 Tg La7. Informazione 00.45 Tg La7 Sport. Informazione 00.50 (ah)iPiroso. Talk Show. 06.45 Unomattina. Rubrica 09.30 TG 1 - Flash. Informazione 10.55 Che tempo fa. Informazione 11.00 TG1. Informazione 11.05 Occhio alla spesa. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show.Conduce Antonella Clerici. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 TG 1 - Economia. Informazione 14.01 Tg1 Focus. Rubrica 14.10 Verdetto Finale. Show.C 15.15 La vita in diretta. Show.Conduce Marco Liorni, Mara Venier. 16.50 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 17.00 TG1. Informazione 17.10 Che tempo fa. Informazione 18.50 L'Eredità. Gioco a quiz 20.00 TG 1. Informazione 07.00 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 09.35 Zorro. Serie TV 10.00 Tg2 Insieme. Rubrica 11.00 I Fatti Vostri. Show. 13.00 Tg 2. Informazione 13.30 TG 2 Costume e Società. Rubrica 13.50 Medicina 33. Rubrica 14.00 Italia sul Due. Talk Show. 16.10 La signora del West. Serie TV 16.55 Hawaii Five-0. Serie TV 17.45 Tg2 - Flash L.I.S.. Informazione 17.47 Meteo 2. Informazione 17.50 Rai Tg Sport. Informazione 18.15 Tg 2. Informazione 18.45 Ghost Whisperer. Serie TV 19.35 L'Isola dei Famosi. Reality Show. 20.25 Estrazioni del lotto. 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 08.00 Agorà. Talk Show 09.50 Dieci minuti di... Rubrica 10.00 La Storia siamo noi. Documentario 11.00 Apprescindere. Talk Show. 11.10 TG3 Minuti. Informazione 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 Tg3 - Fuori TG. Rubrica 12.45 Le storie - Diario italiano. Talk Show. 13.10 La strada per la felicita'. Soap Opera 14.00 TG Regione. / TG3. 15.05 Lassie.Serie TV 15.55 Cose dell'altro Geo. Rubrica 17.40 Geo & Geo. Documentario 19.00 TG3. / TG Regione. 20.00 Blob. Rubrica 20.15 Le storie - Diario italiano. Talk Show. 20.35 Un posto al sole. Soap Opera 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.40 La telefonata di Belpietro. Rubrica 08.50 Mattino cinque. Rubrica 10.05 Grande Fratello. Reality Show. 10.10 Tg5. Informazione 10.15 Mattino cinque. Show. 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Uomini e donne. Talk Show. 16.15 Amici. Talent Show 16.55 Pomeriggio cinque. Talk Show.Conduce Barbara D'Urso. 18.45 The Money Drop. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Informazione 07.22 Ieri e oggi in tv. Rubrica 07.25 Nash Bridges I. Serie TV 08.20 Hunter. Serie TV 09.40 Carabinieri. Serie TV 10.50 Slow tour. Show. 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 13.50 Forum. Rubrica 15.10 Flikken coppia in giallo. Serie TV 16.15 My Life - Segreti e passioni. Soap Opera 16.50 La maschera di fango. Film Western. (1952) Regia di André De Toth. Con Gary Cooper, Phyllis Thaxter, David Brian. 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.30 Walker Texas ranger.Serie TV 06.50 Cartoni animati 08.40 Settimo cielo. Serie TV 10.35 Everwood. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.00 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball. Cartoni Animati 15.30 Camera cafe' ristretto. Serie TV 15.40 Camera cafè. Sit Com 16.15 Provaci ancora Gary.Serie TV 16.40 La Vita secondo Jim. Serie TV 17.10 Bau boys.Rubrica 17.45 Trasformat. Show.Conduce Enrico Papi. 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.20 Tutto in famiglia. Serie TV 19.50 I Simpson. Cartoni Animati 20.20 C.S.I. Miami. Serie TV 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 L'aria che tira. Talk Show. 12.30 I menù di Benedetta (R). Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Miss Agathe. Serie TV 16.00 Atlantide - Storie di uomini e di mondi. Documentario 17.00 Movie Flash. Rubrica 17.05 JAG - Avvocati in divisa. Serie TV 17.50 I menù di Benedetta. Rubrica 18.55 G' Day alle 7 su La7. Attualita' 19.25 G' Day. Attualita' 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica SERA SERA SERA SERA SERA SERA SERA 44 MARTEDÌ 20 MARZO 2012
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Il trattamento dei dati dell'Utente per le finalità sopraindicate avrà luogo prevalentemente con modalità automatizzate ed informatizzate, sempre nel rispetto delle regole di riservatezza e di sicurezza previste dalla legge. I dati saranno conservati per i termini di legge presso L’Unità e trattati da parte di dipendenti e/o professionisti da questa incaricati, i quali svolgono le suddette attività sotto la sua diretta supervisione e responsabilità. A tal fine, i dati comunicati dall'Utente potranno essere trasmessi a soggetti esterni, anche all'Estero, che svolgono funzioni strettamente connesse e strumentali all'operatività del Servizio.
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