Ilaria andò al nord, a Bosaaso, ed intervistò la principale autorità di quella regione, il sultano Mussa Bogor. Gli chiese se sapeva di navi che portavano armi destinate alle fazioni in guerra, e veleni gettati in mare, o sepolti nelle sabbie lungo i fiumi, o sotto l'asfalto di una strada costruita dagli italiani. Il sultano rispose che sì, i suoi uomini gli avevano riferito di navi che portavano armi ai ribelli, navi che venivano dall'Italia, e dai porti dalla ex Jugoslavia. E anche a lui era stato detto che sostanze tossiche erano state portate e sepolte nel deserto o lungo le spiagge. Con questa intervista, e con le immagini girate da Miran nei posti indicati (i fiumi, la strada, le spiagge) Ilaria si apprestava a tornare in Italia. Ma iniziò una strana serie di imprevisti. L'aereo Onu che doveva riportarla da Bosaaso a Mogadiscio non c'era più. Dovette attendere tre giorni il passaggio successivo. Una volta a Mogadiscio l'autista non era ad attenderla. Per tornare all'albergo fu costretta ad approfittare di un'altra macchina: una macchina di una qualche autorità italiana rimasta sconosciuta, importante se è vero che fu ignorata dai militari statunitensi che pure annotavano i nomi di chiunque entrasse nell'aeroporto, considerato territorio americano. Appena entrata nel suo albergo, il Sahafi, Ilaria chiamò al telefono la madre, Luciana. Le disse che sperava di rimanere ancora qualche giorno, per completare il lavoro. Poi qualcuno la chiamò. Con Miran corse verso l'ambasciata italiana, verso l'agguato. Molti punti della vicenda rimangono oscuri. Altri si sono chiariti. Sono state portate alla luce le informative dei servizi segreti che in quegli anni, e ancora in quelli successivi, testimoniano dell'esistenza di traffici di sostanze tossiche, anche nucleari, dall'Italia vero la Somalia ed altri Paesi africani. Si è ritrovato un rapporto Onu che descrive un traffico di armi dalla Lituania all'Italia, e di qui via nave alla Somalia. I magistrati di Asti hanno raccolto intercettazioni su progetti per spedire in Somalia migliaia di fusti di rifiuti radioattivi. I pentiti di camorra hanno parlato delle carrette del mare, navi cariche di rifiuti ed affondate nel Mediterraneo, e nel mare di Somalia. La Digos di Udine, infine, ha raccolto testimonianze secondo le quali l'assassinio di Ilaria e Miran fu deciso in una riunione presso un importante ufficio di Mogadiscio, presenti autorevoli personaggi somali e italiani, dopo una telefonata pervenuta dall'Italia. Tutto questo è stato ignorato dalla commissione parlamentare. Nessun rilievo neppure alla testimonianza del sultano di Bosaaso, venuto a confermare che Ilaria lo intervistò proprio sui traffici di armi e rifiuti tra Italia e Somalia. Né la commissione né i magistrati romani si sono chiesti come mai, nelle videocassette girate da Miran e riconsegnate al Tg3, dall'intervista di Ilaria al sultano siano scomparse proprio le domande e le risposte relative ad armi e rifiuti. E di quale sorte abbiano avuto i taccuini sui quali Ilaria appuntava ogni momento dell'attività giornalistica. Inutili dettagli, secondo Taormina: per lui Ilaria e Miran erano in Somalia in vacanza, a prendere il sole. Il padre di Ilaria è scomparso, ormai due anni fa, senza avere il conforto della verità. In una delle ultime interviste rilasciate al Tg3, Giorgio Alpi si diceva certo che la verità un giorno l'avremmo saputa. Sull'agguato di Mogadiscio, e su tante altre vicende che hanno tormentato l'Italia. C'è un filo nero - disse Giorgio - che unisce la morte di mia figlia e le stragi fasciste, la mafia, la criminalità e la corruzione. Un filo nero che si può con pazienza dipanare: con pazienza, e con tanto amore per le sue vittime. «Quando sbarcano i disperati che arrivano con ogni mezzo, in particolare dalla sponda sud del Mediterraneo, noi ci troviamo di fronte a persone che hanno titolo di chiedere asilo, ai sensi delle norme proprie di ogni singolo Paese e di alcune fondamentali comuni a livello europeo. Bisogna fare accertamenti seri, anche severi e rapidi, ma non c'è dubbio sul fatto che bisogna dare lo status di rifugiati e, quindi, ospitalità e mezzi di sostentamento a coloro che dimostrino di averne titolo». LE MISURE Del complesso problema dell'immigrazione e della politica solidale europea il presidente Napolitano ne ha parlato con il presidente maltese George Abela, in visita di Stato in Italia. L'estate è alle porte ed il mare calmo favorisce i viaggi della speranza riproponendo anche la questione, comune sia a Malta che al nostro Paese pur nelle diverse misure di grandezza dell'asilo, dell'accoglienza e dei respingimenti. Sul diritto d'asilo Napolitano ha ribadito con forza la sua tesi e la sua disponibilità. Ma «per quello che riguarda l'immigrazione per motivi economici il discorso è completamente diverso. Noi vogliamo che questa immigrazione nei nostri paesi europei, che oltretutto è un'immigrazione di forza lavoro di cui i nostri Paesi hanno bisogno, si svolga lungo canali legali. Siamo per favorire, sulla base di determinate leggi e possibilità che noi abbiamo ispirato anni fa un po' alla tecnica delle quote, l'arrivo di immigrati legali che possano trovare collocazione in settori dell'attività produttiva e delle attività civili e sociali in cui ce n'è dimostrato bisogno». Ma «quelli che arrivano senza titolo debbono poter essere respinti, lo sono attualmente sulla base della legislazione vigente in Italia» che si basa sul presupposto di «un forte impegno di collaborazione con i Paesi di provenienza. Esistono degli accordi: la loro funzione è di essere da deterrente, anche contro lo sfruttamento criminale». Poi, parlando dell'ospite maltese, Napolitano ha rivolto l'invito a «non rimbalzarci il problema tra Italia e Malta, ma ad essere fermi insieme nel sollecitare una politica comune europea», poiché «una politica integrata è da tanto tempo attesa» ma continua a dover fare i conti «con ritardi, incertezze e divergenze». I NUMERI Sono state 25.626 le richieste di asilo presentate in Italia nel 2011. Il 44% (11.131) ha ricevuto un rifiuto. È quanto emerge dai dati del Viminale. Nel 2010 le richieste erano state 14.042. Possono chiedere asilo i perseguitati per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un gruppo sociale e per le proprie opinioni politiche. Ad esaminare le richieste sono le dieci commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione umanitaria. Lo status di rifugiato è stato concesso lo scorso anno a 2.057 richiedenti (l'8% del totale); 2.569 hanno ricevuto la protezione sussidiaria (10%), per 5.662 (22%) è stata proposta la protezione umanitaria. Le maggiori richieste sono arrivate da tunisini (3.967), nigeriani (3.875) e pachistani (1.990). Ma, dei primi, lo status di rifugiato è stato accordato soltanto a 13 richiedenti. Eritrei (300) e somali (280) sono quelli che hanno avuto più riconoscimenti dell'asilo. Complessivamente, negli ultimi sette anni, le richieste di asilo sono state 138.379: 51.139 sono state rifiutate, 12.363 accolte, per 16.673 è stata accordata la protezione sussidiaria e per 35.723 è stata proposta la protezione umanitaria. Anche Hrovatin morì Hassan l'unico colpevole Numeri Testimoni Miran Hrovatin era il cameraman che seguiva Ilaria Alpi. Morì con lei il 20 marzo di 18 anni fa. Ucciso con un colpo alla testa. L'agguato Hashi Omar Hassan è stato l'unicocondannato per l'agguato. Fu accusato da Ali Rage Ahmed, detto Gelle, finito sotto processo per calunnia. Napolitano: «Asilo a chi ne ha diritto Le Ue sia solidale» Con il bel tempo tornano gli sbarchi. Un problema dell'Italia che ha Lampedusa come frontiera dell'Europa ma anche di Malta, anch'essa sulla rotta degli immigrati. Due Paesi chiamati a misurarsi con asilo e respingimenti. MARCELLA CIARNELLI ROMA 25.626 le richieste presentate in Italia nel 2011 La giornalista aveva cercato di spiegarci cosa succedeva in Africa Borsa di studio per Denis Cosco Il Consiglio regionale della Lombardia ha votato all'unanimità il sostegno del diritto allo studio di Denis Cosco, la figlia minorenne della 35enne Lea Garofalo, già collaboratrice di giustizia che fu rapita, uccisa e scioltanell'acido il 24 novembre 2009. Secondo le indagini, l'omicidio Garofalo fu un caso di «lupara bianca», progettato dal suo ex convivente. 29 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
I l 16 aprile Benedetto XVI com-pirà 85 anni, ed anche per que-sto diventerà il pontefice piùlongevo degli ultimi cento anni. Poi, il 19 dello stesso mese, terminerà il settimo anno del «suo glorioso pontificato» (questa sarà la dicitura dei documenti ufficiali della Chiesa) ed inizierà il suo ottavo anno di servizio pastorale per la Chiesa Universale. Tra qualche giorno partirà per l'America latina, poi viaggerà ancora, in Italia e nel mondo. Andrà in Libano e, come i vaticanisti sospettano, nelle prossime settimane ci saranno indicazioni per ulteriori destinazioni. In estate, ci farà discutere con il terzo volume della sua trilogia su Gesù. Insomma, Benedetto XVI vive e lotta insieme a noi e, quando la lotta si fa dura (magari solo per motivi anagrafici) i duri iniziano a lottare. Giovanni XXIII, il Papa conservatore che seppe farsi ribelle, che età aveva quando indisse il Concilio? E Paolo VI, quando chiamò i terroristi «fratelli»? E Giovanni Paolo II, quando ci consegnò la parte più struggente, gli ultimi cinque anni, della sua avventura di povero cristiano? È vero che a forza di spaccare l'ovulo in quattro e sentenziare se le unioni di fatto, tutte, possano o meno essere considerate forme famigliari, con o senza «matrimonio»; attribuire alternativamente a Caio o a Sempronio la presunta rappresentanza politica dei cattolici; far passare per amico dei poveri chi fa il vescovo in Umbria facendo vita mondana (sabato e domenica compresi) nella sua lussuosa villa al Gianicolo a Roma et similia, anche il dibattito intra ecclesiale sembra agire solo per non perdere spazio sulle rassegne stampa. Noam Chomsky, principe della linguistica contemporanea, sostiene che gli uomini usano grammatiche diverse secondo la loro cultura, ma che sotto le grammatiche di superficie esiste una grammatica generativa che manifesta, ad ogni latitudine e in ogni popolo, l'esistenza di una umanità nascosta che aspira a superare ogni ostilità culturale e religiosa. Forse anche a questo, a ciò che rischiano di perdere di una umanità che non si esaurisce nella sola cultura occidentale, dovrebbero pensare quei cattolici che «sognano» Benedetto XVI tornarsene in Baviera a godere una meritata pensione. Il Papa avanza nell'età: e allora? Perché dovrebbe deprimersi, e quindi dimettersi, per una vecchiaia più o meno marcata? Chi può dire che il «culmine» di ogni circostanza esistenziale venga raggiunto avendo solo una manciata di lustri alle spalle? Tutta la Scrittura giudeo-cristiana è pervasa da una sacralizzazione della senioritas, dell'anzianità. Sull'Oreb, per la Pasqua, durante l'Esodo, Mosè affida agli anziani la testimonianza e la memoria del progetto di liberazione di Dio per il suo popolo. Nei Vangeli e negli Atti degli Apostoli gli anziani sono chiamati alla responsabilità della testimonianza e dell' evangelizzazione. Nell'Apocalisse, ventiquattro anziani fanno parte della corte di Dio in rappresentanza del suo popolo. La Parola di Dio non è mai vana, insegna San Paolo. Dunque, questo è lo «statuto» che la Fede cristiana riconosce ai battezzati di ogni età. Nel Vangelo, Cristo impiega parole e insegnamenti per far comprendere come e quanto la verità sia altrove: tra Dio e il mondo, esiste l' abisso. Chi crede in Cristo non deve dire «io sono», ma «io voglio diventare». E per far questo, deve restare aperto al futuro, anche quando diventa Papa. Per lui, come per ogni altro battezzato alla ricerca della verità, i suoi pensieri, le sue opinioni personali, arrivano penultimi: quelli definitivi li rivela sempre un Altro. Viviamo però in un'epoca strana. Da più di due secoli la nostra civiltà ha pensato di progredire distruggendo i miti che l'avevano strutturata e animata per millenni. Ma i miti non muoiono, se assaliti si nascondono per qualche tempo, oppure si travestono. Così la senioritas sacrale della nostra tradizione culturale è diventata la sanioritas, cioè quel «vitalismo» imperante nei Paesi occidentali basata su miti che non abbiamo annullato, ma ulteriormente enfatizzato portandoli a modelli del sistema massmediatico. Tanto che, in un mondo condannato all'insufficienza alimentare, il sistema nutrizionale occidentale vacilla tra archetipi fisici in bilico tra anoressia e bulimia, forme estetiche costruite artificialmente, esaltazione di una situazione generazionale (quella giovanile) oltretutto (come lasciano intuire le proiezioni demografiche dell'Occidente) destinata a diventare minoritaria. «Tutti i rivoluzionari muoiono a vent'anni, anche quando campano cent'anni», ha scritto qualcuno. Basta guardarsi intorno per immaginare come e perché, dopo e oltre ogni utopia, è anche l'anzianità del Papa che aiuta i cattolici di oggi, quelli in cerca della saggezza del cuore, a restituire alle proprie esistenze il senso alla vita. I cattolici e l'anzianità del Papa Il 19 aprile finirà il settimo anno del suo pontificato e inizierà l'ottavo: da Cuba al Libano in programma ancora tanti viaggi Le tappe SETTIMO CIELO C'è chi «sogna» Benedetto XVI tornarsene in Baviera a godere una meritata pensione. Ratzinger avanza nell'età, il 16 aprile compirà 85 anni, ma perché dovrebbe deprimersi o dimettersi? Filippo Di Giacomo Marco Monari, i Consiglieri regionali e tutti i collaboratori del Gruppo del Partito Democratico della Regione Emilia-Romagna, partecipano con grande affetto al dolore di Roberto Montanari e della sua famiglia per la scomparsa del padre CARLO Bologna, 20 marzo 2012 35 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
P rohibido olvidar. LasMalvinas son argenti-nas». Il 19 marzo è ca-duto il trentennale del-la guerra delle Falk-land, tanto tragica quanto ridicola, che mise di fronte Argentina (che rivendica da sempre la sovranità sull'arcipelago) e Inghilterra (che continua a sostenere il proprio ego imperiale). Un conflitto durato 74 giorni capace di produrre 907 morti: 255 militari inglesi, 649 argentini e 3 civili. Agli inizi degli anni Ottanta l'inflazione argentina raggiungeva il 90% e la crisi economica aveva acuito le tensioni sociali contro la giunta militare che in poco tempo aveva visto succedersi Jorge Videla, Roberto Eduardo Viola e Leopoldo Galtieri. Quest'ultimo pensò bene d'invadere le isole Falkland (o Malvinas) per recuperare credito nei confronti della popolazione ed evitare la fine della dittatura, che avrebbe inevitabilmente aperto la resa dei conti di una società spaccata in due dalla tragedia dei desaparecidos. In Inghilterra la situazione era simile. La crisi economica mordeva la working class e Margaret Thatcher vedeva avvicinarsi le elezioni come il D-Day della sua capitolazione politica. Senza dimenticare che le Falkland rappresentano uno snodo strategico fra Atlantico e Pacifico, con un mare ricco di pesce e, da qualche anno a questa parte, sono stati individuati giacimenti petroliferi stimati in otto miliardi di barili. LA PROPAGANDA Sarà anche per questo che in Argentina da qualche mese a questa parte la propaganda anti inglese si è improvvisamente riaccesa, nelle piazze, nei palazzi e anche nello sport. Pare che la corona britannica abbia deciso di celebrare in pompa magna il trentennale del conflitto con una messa nella cattedrale di St. Paul e inviando sull'arcipelago una delegazione del ministero degli Esteri. La Raf ha già mandato una nave da guerra, ma già dopo la fine del conflitto un sottomarino nucleare staziona nelle acque intorno alle isole. La presidentessa Kirchner ha gridato alla provocazione, ribadendo la volontà di coinvolgere l'Onu per cercare di riportare le Malvinas sotto la propria sovranità. Ma già a dicembre è stato presentato un progetto di legge perché la spedizione argentina alle Olimpiadi di Londra abbia cucito sulle proprie maglie uno stemma con scritto: «Las Islas Malvinas son Argentinas». In ogni comune argentino esiste un monumento ai caduti di quella guerra, molte strade sono state chiamate “Malvinas Argentinas” e lo stadio di Mendoza è stato ribattezzato Estadio Malvinas Argentinas. Ma è il calcio che sta dando il meglio (o il peggio) di sé, dal presidente Afa Grondona alla squadra del Lanus, impegnato nel Clausura. La squadra in cui milita Mauro German Camoranesi, ex campione del mondo azzurro, per l'occasione ha rifatto le maglie con un particolare che non poteva passare inosservato: sulla manica sinistra c'è uno stemma con le isole Falkland stilizzate. È così che l'azienda produttrice Olympikus e il club hanno deciso di commemorare e ricordare i trent'anni del conflitto. Ma non finisce qui, perché alla squadra vincitrice del campionato sarà assegnato il trofeo “Gaucho Rivero” in onore di Antonio “El Gaucho” Rivero, abitante delle Malvinas che il 26 agosto 1833 uccise due coloni britannici. L'impresentabile presidente dell'Afa, Julio Grondona, ha addirittura deciso d'intitolare il Clausura 2012 “Torneo Crucero General Belgrano”, come l'incrociatore argentino affondato da un sottomarino inglese, provocando 300 morti: crimine di guerra secondo gli argentini, azione bellica secondo gli inglesi. La Fifa è stata così costretta a scrivere a Grondona, uno dei suoi vice presidenti, ricordando che «è chiaramente proibita la discriminazione di altri Paesi, persone e gruppi per ragioni politiche, religiose, di origine etnica, di sesso o lingua» e che «sono altrettanto proibite le affermazioni politiche sulle divise e sull'attrezzatura delle squadre». Lo stesso Grondona, durante l'assegnazione dei FRANCESCO CAREMANI francesco.caremani@gmail.com FALKLAND-MALVINAS QUELLA PARTITA NON È ANCORA FINITA A trent'anni dalla guerra L'Argentina non dimentica, il Lanus gioca con lo stemma sul braccio. Per le Olimpiadi di Londra pronte magliette polemiche www.unita.it Il più famoso gol di mano della storia del calcio: Maradona elimina l'Inghilterra dai Mondiali messicani del 1986. E dopo parlò di Malvinas... Sport46 MERCOLEDÌ21 MARZO2012
«Complici di Israele» e intellettuali ebrei: nuove liste nere sul web D opo quella delle scuo-le ebraiche e dei centridi cultura pubblicatadal sito neonazista“Stormfront Italia”, adesso tocca alla lista dei “sayanim”. Ossia delle persone «liete di servire Israele, pur vivendo in uno Stato diverso da quello ebraico»: un lungo elenco comprendente i nomi di 163 professori universitari di 26 atenei italiani e stranieri che «collaborano con l'intelligence israeliana» e che sono «da considerare persone molto pericolose». La lista dei nomi è stata pubblicata dal sito Holywar.com, uno spazio web norvegese di ispirazione cattolico-oltranzista e antisemita che ospita però anche le pagine in lingua riferibili a diversi paesi Italia compresa, e comprende filosofi, storici, letterati, economisti e giuristi, molti dei quali noti anche al grande pubblico. «Naturalmente, non è sicuro che tutti coloro i quali vedete nella lista siano sayanim - si legge - ma su di essi grava un ragionevole sospetto, visto che hanno collaborato attivamente con la lobby che ci ha infeudato». In fondo all'elenco, poi, una seconda lista di «complici volonterosi dell'antisemita (perché ferocemente anti-araba) Fiamma Nirenstein (giornalista e deputata Pdl, di orgini ebraiche ndr). Questi signori vogliono mettere il bavaglio ad Internet». Cinquantuno nomi di giornalisti (da Paolo Mieli a Giuliano Ferrara, da Carlo Panella a Peppino Caldarola), intellettuali, professori accademici e deputati in cui compaiono anche quelli di Riccardo Pacifici, presidente Comunità Ebraica di Roma, e di Leone Paserman, presidente della fondazione Museo della Shoah di Roma. Ma non è tutto, perché navigando nella sezione italiana di Holywar. com ci si imbatte persino in una pagina (in lingua inglese) dove compare un elenco di 1.650 cognomi di famiglie italiane di origine ebraica. I cognomi sono raggruppati sia in ordine alfabetico che in base alla provincia dove sono più diffusi. I patronimici, definiti «i cognomi degli ebrei e dei falsi convertiti», sono raccolti in liste diverse per ciascuna delle zone ritenute a maggiore diffusione. In particolare, nella sezione del sito denominata «il problema della sinagoga di Satana», si trova l'elenco delle famiglie di origine ebraica di Roma, Firenze, Pitigliano (Grosseto), Pisa, Livorno e Genova. Da Stormfront a Holywar si conferma così che l'antisemitismo, negli ultimi anni, ha trovato nella Rete un potente strumento di amplificazione e propaganda. Un allarme noto alle forze dell'ordine visto che già nel 2009 il ministero dell'Interno aveva scoperto e monitorato ben 1200 siti e gruppi di discussione di natura razzista, il 50% in più rispetto all'anno precedente. Un settore su cui lavora da tempo anche l'Osservatorio del Centro di documentazione ebraica contemporanea (Cdec). «L'antisemitismo in Italia vive e si alimenta principalmente nel cyberspazio - scrivono infatti Betti Guetta e Stefano Gatti nel loro ultimo lavoro per lo Stephen Roth Institute dell'università di Tel-Aviv - Il sempre maggiore utilizzo di Internet ha trasferito ed amplificato a dismisura quanto prima si evidenziava con graffiti sui muri delle città o in certe pubblicazioni di nicchia. È stato soprattutto l'avvento e lo sviluppo dei social networks (Facebook, Twitter,YouTube, ecc) che ha determinato la grande diffusione dell'antisemitismo in Rete. È difficile quantificare il numero di contatti, ossia quante persone entrano in relazione con questi contenuti online ma talvolta è possibile, come nel caso del gruppo Facebook Bambini ebrei osservano il minuto di silenzio presso la scuola ebraica di Parigi in memoria dei bimbi uccisi a Tolosa MASSIMO SOLANI Il dossier Sul sito di estrema destra «Holywar» 163 professori universitari di tutta Italia Elenchi di giornalisti e politici. In più la mappa dei cognomi di 1650 famiglie msolani@unita.it Primo Piano Pericolo antisemitismo 20 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
Francesco Cundari ni i partiti hanno ricevuto due miliardi di euro che sono stati gestiti in assoluta mancanza di qualsiasi obbligo», sostiene Donadi, capogruppo alla Camera. «Non esiste organo legittimato a controllare nel merito le voci di bilancio dei partiti e se, ad oggi, c'è un solo caso Lusi, perché unico o perché l'unico ad essere scoperto, dobbiamo ritenere che si tratti di una sorta miracolo, proprio perché di fronte ad un mare di soldi non c'è alcun controllo». L'Idv propone di cancellare la legge n.659 del 18 novembre 1981 che di fatto aveva sostituito la n.195 del 2 maggio 1974, anche quella abrogata con un referendum», ha spiegato Leoluca Orlando. In più, aggiunge Belisario, capogruppo al Senato, «presenteremo una proposta di legge popolare che affronterà la stessa materia del referendum, perché siamo davvero determinati a cambiare questo stato di cose». Insomma, l'Idv protesta per il fatto che «dal tavolo delle riforme l'argomento della riforma dei partiti e dei loro finanziamenti sia stato completamente espunto», continua il capogruppo al Senato. Esiste però un problema tecnico-giuridico, perché secondo la legge (n.352 del 1970) non può essere depositata richiesta di referendum «nell'anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l'elezione di una delle Camere medesime». Non sarà un ostacolo, ha spiegato Donadi, «perché le firme o le raccoglieremo subito o a gennaio del 2013. Dipende da ciò che ci dirà la Cassazione. L'unica certezza è che in ogni caso nel 2014 i cittadini potranno dire la loro su questa legge che finanzia i partiti consentendogli di agire nella più totale illegalità». Foto Ansa IL COMMENTO La decisione annunciata da Italia dei valori e Sinistra ecologia e libertà a Palermo ha una portata che va ben oltre la sfida per il prossimo sindaco. Se gli sconfitti delle primarie di coalizione non accettano il risultato e si rifiutano di sostenere il vincitore, è evidente che la possibilità che se ne svolgano delle altre si riduce di molto. Il fatto poi che il segretario del Pd fosse il principale sostenitore di Rita Borsellino, e che il vincitore di Palermo venga proprio dalle file dell'Idv, non fa che sottolineare ancor meglio quanto la polemica sia pretestuosa. L'argomento che il voto sarebbe stato inquinato, poi, è irricevibile: la caratteristica fondamentale delle primarie all'italiana, tanto cara a coloro che oggi ne sconfessano il risultato, è proprio nel loro essere aperte a tutti. Se il diritto di voto alle primarie fosse limitato agli iscritti ai partiti che le indicono, per esempio, sarebbe facile verificare qualsiasi accusa di «infiltrazione». Ma così come stanno le cose, quell'accusa è logicamente, fisicamente e linguisticamente insostenibile: se non c'è nessuna diga, come può esserci infiltrazione? Perché ci sia infiltrazione, occorre che ci sia un filtro, o perlomeno una distinzione, concretamente verificabile, tra chi può votare e chi no. Oggi invece sono proprio i sostenitori più incalliti delle primarie senza filtro che gridano all'inquinamento del risultato, già sapendo che una simile accusa è concretamente inverificabile. Non per nulla, nel caso delle primarie napoletane, dove il risultato fu messo in discussione da una parte dello stesso Pd, la commissione di garanzia chiamata a dirimere la questione non ha mai emesso alcun verdetto, e per uscirne (male) c'è voluto che il vincitore accettasse di ritirarsi di buon grado. Nel caso palermitano, invece, i garanti si sono pronunciati, hanno annullato il risultato in un solo seggio e hanno confermato la vittoria di Fabrizio Ferrandelli. E questo avrebbe dovuto chiudere il discorso. Invece, a quanto pare, lo ha riaperto. Non sorprende che a rompere per primo gli indugi e ad annunciare l'intenzione di presentare un proprio candidato sia stato il partito di Antonio Di Pietro, che evidentemente sogna di ripetere l'exploit ottenuto con Luigi de Magistris a Napoli. Al momento, Sel e Federazione della sinistra sembrano invece prendere tempo, ma mostrano comunque di considerare molto seriamente l'ipotesi di schierare un altro candidato, o di appoggiare quello dell'Idv. Così facendo, però, questi partiti si assumono una pesante responsabilità verso l'intero centrosinistra. Rifiutando di riconoscere oggi il risultato delle primarie di Palermo, come potranno, domani, chiederle altrove? Il rispetto delle regole comprese quelle che stabiliscono le procedure di contestazione dell'esito - non sono una condizione facoltativa, per lo svolgersi di qualsiasi competizione. Se oggi Italia dei valori e Sel rifiutano di accettare il risultato, rifiutando di riconoscere lo stesso pronunciamento dei garanti, chi mai ammetterà più la propria sconfitta, alle primarie di domani? E perché mai il Pd dovrebbe ancora farsi carico di organizzare una gara di cui è l'unico a rispettare il risultato, mettendo in palio, a simili condizioni, candidature che nella maggior parte dei casi, come partito maggiore, gli spetterebbero? Ci sono molte ragioni per criticare le primarie di coalizione e molte per difenderle. Il dibattito, nel centrosinistra, dura ormai da qualche anno. Doverle seppellire semplicemente perché gli sconfitti non riconoscono il risultato sarebbe senza dubbio la conclusione peggiore possibile. Fabrizio Ferrandelli dopo la vittoria delle primarie per la corsa a sindaco di Palermo UN CASO NAZIONALE CHE NON SI PUÒ CHIUDERE IN SICILIA Pistoia Sconfitto fa sua lista Colpo di scena nella corsa verso le amministrative pistoiesi del 6 e 7 maggio. Roberto Bartoli, il candidato a sindaco che alle primarie del centrosinistra, vinte da Samuele Bertinelli con circa il 45% dei consensi, è arrivato secondo con il 28%, esce dal Pd sbattendo la porta e annunciando l'intenzione di voler dar vita ad una lista civica. 11 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
I n un pugno di mesi il consensoai «tecnici» si è assestato su li-velli alti. Di pari il giudizio suipartiti è sceso di un'altra scala. L'intreccio viene spesso tradotto in un prestigio dei primi e nell'ignominia degli altri. Noi diciamo che c'è partito e partito e che Monti arriva dopo la destra, ma l'ascolto è distratto e il senso rimane quello di una élite in grado di porre il Paese in sicurezza, ostacolata da un sistema politico fallito nella missione del governo e nella sua stessa ispirazione, trattandosi di partiti sfiduciati e senza popolo. Non contano i voti che il governo raccoglie alle Camere e che sono rubricati come consensi forzati. La rappresentazione è di un Paese che si affida a chi lo può salvare contro i soliti pronti a rapinarlo daccapo. C'è da stupirsi? In parte. Più o meno un secolo fa partì l'intemerata di Salvemini contro i partiti dell'epoca combinata all'appello agli uomini consapevoli per un loro impegno al servizio dell'Italia. C'è bisogno - scriveva - di una «nuova azione politica, non legata a nessuno dei partiti tradizionali, oramai tutti irreparabilmente discreditati e disfatti». Discredito e sfascio: non si direbbe il lessico dell'Italia che avviava le vetture a manovella, e invece! Ora, come ha spiegato Massimo Salvadori, l'obiettivo a quel momento non era affossare i partiti ma suscitarne la rinascita in un «tentativo neo democratico» sposato al motto sbarazzino Putrescat ut resurgat. Da allora di acqua sotto i ponti ne è scorsa e non di meno stupisce scoprire gli epigoni di quel pensiero propensi a riciclarne l'assunto, il putrescat, ma cancellando l'aurora del resurgat. La cosa può anche giustificarsi col numero di liberali sinceri in circolazione, ma è una spiegazione ridotta. Per cui merita fare un altro passo. L'anno dopo - nel 1912 - Croce rifletté sullo stesso tema e stilò la sua diagnosi. Dai partiti in campo c'era poco da attendersi e conveniva «contare sugli uomini saggi» per valorizzare la «parte migliore del popolo, oltre le astrazioni di democrazia, aristocrazia, o d'altro qualunque tipo cui fanno riferimento i partiti politici». Seppure da premesse diverse anche il sostegno di Einaudi al primo fascismo seguì la parabola di una restaurazione necessaria contro i pericoli incubati nel biennio rosso. Netta sarà, anche nel caso suo, la presa di distanze dalla dittatura, mentre costante, seppure moderata dal tempo e dai ruoli, rimarrà la vicinanza alle correnti elitarie. Salvemini, Croce, Einaudi: parliamo di monumenti nel formarsi del pensiero nazionale. Il che accentua l'interesse verso una spinta teorica che per diverso tempo ha diffidato del principio della sovranità popolare come base legale del potere, ritenendo benzina sul fuoco l'idea stessa di una uguaglianza tra gli eguali come premessa di pari diritti politici. Posizioni che sarebbero evolute nel tempo, ma il punto è nell'idea che, al fondo, nella storia lunga del Paese si siano misurate periodicamente le due filiere della concezione democratica. Quella richiamata, col corredo di padri nobili, oltre ogni dubbio di nobiltà. E quella di una politicità delle masse come fondamento della nostra democrazia. Anche in questo caso bastano i nomi. Giolitti, Sturzo e De Gasperi, e Nenni e Togliatti, e prima di loro il giovane Gobetti, non è solo un pot-pourri di biografie. È anche il drappello che nell'incredibile Novecento italiano ha guidato la costruzione di una politica accessibile, agibile e soprattutto agita. L'idea - contrapposta alla visione elitaria - di una democrazia partecipata come antidoto alla fragilità del nostro edificio statuale e più tardi del fondamento pattizio posto a suggello della Repubblica. Si potrebbe dire che questo filone di pensiero, e non l'altro, ha svolto il compito più duro che è stato la gestione del conflitto. Sia quello armato per la riconquista della libertà che quello meno cruento a difesa della stessa lungo la parabola repubblicana. Ma insomma è stato come se una trama di appartenenze avesse scortato il maturare del Paese e delle sue istituzioni senza però archiviare del tutto l'altro filone. Il quale, da parte sua, si è sfrondato dai tratti meno presentabili e come il lampo è ricomparso ogni qual volta le identità della politica hanno disarmato il campo. Per comprovata squalifica, come nei primi anni Novanta. O per la debolezza di soggetti via via ridotti al primato solitario di un leader. O per una grave perdita di rigore nella selezione delle classi dirigenti come è accaduto negli anni più vicini. In ciascuno di questi momenti, puntuale come l'alba, è tornata in auge l'alternativa dall'alto. E si è riaperta la strada a una teoria del governo che non ha mai rimosso la sua matrice anti-popolare. L'ha smussata. Stemperata. In qualche misura adattata al gusto del tempo. Ma il nocciolo è transitato per epoche e stagioni. E si è riassunto nel contrapporre un'idea della politica inagibile a causa di partiti frantumati a una concezione del potere come cardine di una minoranza «eletta» non già in ragione del consenso ma di altri meriti e criteri. L'esito? Un Paese che non si libera del suo complesso di minorità. Che si pensa dotato di leadership battezzate dal cielo - e talvolta davvero provvidenziali come l'attuale - ma rimuovendo la domanda su come rifondare la propria democrazia. Una nazione tormentata dalle emergenze con partiti che faticano, per colpe loro, a legittimarNovecento e modernità I tecnici invece dei politici? La democrazia elitaria ha da noi radici molto antiche Furono De Gasperi e Togliatti, Giolitti, Gobetti e Sturzo a rompere quegli schemi Democrazia senza partiti, antica tentazione italiana Senza corpi intermedi non ci sarà una vera ricostruzione del Paese GIANNI CUPERLO Il centrosinistra L'intervento Primo Piano16 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012

C ominciamo dalla fine.Cioè dal divieto ai 14anni imposto dalla cen-sura italiana a 17 ra-gazze, il premiatissi-mo film francese che racconta l'insolita storia di una «gravidanza collettiva» in un paesino sull'Atlantico. «Mi fa sorridere questo divieto nel paese dove l'ex presidente del consiglio si è fatto regalare una minorenne per il suo compleanno». Muriel Coulin, autrice insieme alla sorella Delphine della pellicola «incriminata», non ha peli sulla lingua. Ed è pronta a difendere questa loro opera prima sorprendente e affascinante, con un cast di ragazzine straordinarie, che Teodora porterà nelle sale da venerdì. La storia, ispirata ad un fatto di cronaca realmente accaduto negli Stati Uniti, è presto detta. In un liceo della provincia francese un gruppo di adolescenti, sedici, diciassettenni, decidono di rimanere incinte tutte insieme. Una dopo l'altra, fino a quota diciassette, sotto gli occhi increduli di professori e genitori. Un piccolo esercito di mamme bambine che sognano così di «cambiare il mondo». Di costruire una sorta di microcosmo tutto al femminile, dove i maschi non contano nulla. Sono semplici donatori di seme e basta. Tra ironia e dramma le «ragazze» sono sicure di poter compiere la loro rivoluzione. Di vincere la solitudine imposta loro da genitori troppo assenti, da famiGABRIELLA GALLOZZI «17 ragazze» Il premiatissimo film francese ispirato a un fatto realmente accadutonegliStati Unitiusciràvenerdì in Italia.Masaràvietatoaiminori di14 anni.MurielCoulin:«Questapellicolaraccontaun'utopia,unattodiribellione» SE LA RIVOLUZIONE È LA GRAVIDANZA COLLETTIVA www.unita.it Adolescenza inquieta Le protagoniste di «17 ragazze» ggallozzi@unita.it Il film è ispirato ad un fatto di cronaca realmente accaduto a Gloucester in Massachusetts. Una notizia letta dalle due rigiste su «Libération» e completamente interpretata e riaddattata per la loro storia. L'ambientazione è simile, una cittadina di provincia, in Francia come negli Stati uniti. «17 ragazze» è stato girato a Lorient, città natale delle regista, sulle coste dell'Atlantico. Piccolo centro senza futuro. Dalla vita al cinema IL CASO Culture40 MERCOLEDÌ21 MARZO2012
instreaming, sucanale808d i esu II ASSEMBLEA NAZIONALE AMMINISTRATORI LOCALI PD GENOVA, 22-23 MARZO 2012 - FIERA, PIAZZALE J.F. KENNEDY, 1 PIER LUIGI BERSANI Seguici anche su tablet e smartphonewww.facebook.com/YouDem.Tvwww.youtube.com/YoudemRedazioneWeb CONCLUDE IL 23 MARZO SEGUI L'EVENTO IN DIRETTA SU Schiaffi, strattoni per i capelli e tirate d'orecchie. Il metodo violento di un'insegnante di 54 anni dell'Istituto comprensivo Pietro da Cemmo di Capo di Ponte, in Val Camonica, per i carabinieri della Compagnia di Breno (Brescia), ha più volte sconfinato nel campo dei maltrattamenti su minori, un reato punito dall'articolo 572 del Codice penale. E per questo, ieri mattina la donna è stata arrestata in flagranza di reato e portata nel carcere di Verziano. Le indagini dei carabinieri della stazione di Capo di Ponte hanno preso avvio all'inizio dello scorso febbraio, quando ai militari sono arrivate tre diverse denunce da parte di genitori preoccupati per quanto raccontato loro dai loro figli, piccoli alunni di una classe terza elementare dell'istituto. «I primi a rivolgersi a noi - ha raccontato il comandante Schiattarella - sono stati i genitori di una bambina». La piccola non voleva più andare a scuola, hanno raccontato ai militari mamma e papà; inventava continui mal di pancia pur di restare a casa e non vedere la maestra. Dopo la terza denuncia, con l'autorizzazione della Procura di Brescia, i militari hanno installato delle telecamere nella classe composta da 22 alunni della scuola bresciana, potendo seguire le azioni dell'insegnante praticamente in diretta. In circa quattordici giorni di osservazione sono stati otto gli episodi di maltrattamenti documentati dagli occhi elettronici. «Schiaffi in testa e sul viso, forti tirate per le orecchie e per i capelli - ha specificato il comandante dei carabinieri della Compagnia di Breno, Roberto Rapino, che ha aggiunto - in tanti anni di servizio in Val Camonica non mi è mai capitato di assistere ad episodi del genere». A far scattare l'intervento dei militari e le manette, lunedì mattina intorno alle 10, è stato un violento schiaffo assestato dall'insegnante a un bambino seduto al proprio banco che aveva sbadigliato senza mettere la mano davanti alla bocca. In tutto sono stati sette gli alunni tra gli otto e i nove anni presi di mira dall'insegnante di italiano e storia, tra cui anche uno straniero. Lo scorso anno una segnalazione sul comportamento tenuto dalla maestra era giunta al Consiglio di istituto della scuola di Capo di Ponte. Segnalazione che, però, non era sfociata in una denuncia. La notizia ha turbato la piccola comunità di Capo di Ponte, comune di circa duemila abitanti della Val Camonica. Il preside della scuola ai militari è parso incredulo. «Anche mia nipote l'ha avuta come maestra per cinque anni - ha raccontato un residente in paese - e non ha mai avuto problemi». La maestra, sposata e con due figli, era benvoluta e conosciuta anche perché rappresentante sindacale nel consiglio d'istituto per la Cgil. Con alle spalle una carriera lunga 35 anni nell'insegnamento, sembra stesse attraversando un momento difficile in famiglia. PINO STOPPON Un manipolo di criminali esperti per una rapina di lusso nel cuore di Roma. E tra di loroera statoassoldato ancheun exNarcheper ilcolpo siera travestito davigileurbano. A distanza di tre mesi il gruppo di rapinatori del colpo alla banca Unicredit in piazza di Spagna, avvenuto lo scorso 19 dicembre, è stato individuato e arrestato dai carabinieri. Filmata mentre maltratta bambini, arrestata maestra nel Bresciano. Li schiaffeggiava e tirava loro i capelli. Otto gli episodi di violenza documentati dalle telecamere. L'insegnante 54 anni non aveva mai avuto problemi. Schiaffo a un bambino per uno sbadiglio Arrestata una maestra ROMA Rapine a Roma, 4 arresti 31 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
L'Idv rifiuta il voto delle primarie La rivoluzione delle baby-mamme IL COMMENTO ARTICOLO 18 COSÌ NON VA L'ANALISI L e notizie sul confronto tra go-verno, sindacati e industriali sul mercato del lavoro non sono per niente buone. Il governo ha deciso di seguire una via sbagliata e pericolosa: la monetizzazione, ovvero la liberalizzazione dei licenziamenti per motivi economici. Tale misura risulta inaccettabile, per molte ragioni. p SEGUE A PAGINA 2 C on il suo intervento nella cam-pagna elettorale per le presidenziali francesi a favore di Sarkozy, la Merkel ha introdotto una novità assoluta: la partecipazione di un capo di governo alle elezioni politiche di un altro Paese dell'Unione europea. Ciò contribuisce positivamente a chiarire due questioni fondamentali. p SEGUE A PAGINA 24 Liberalizzazioni: il governo scivola sui conti ma pone la fiducia PROGRESSISTI SFIDA EUROPEA p BUFALINI, CUNDARI ALLE PAGINE 10-11 PALERMO CINEMA Ignorata la Ragioneria Fini critica l'esecutivo pDI GIOVANNI ALLE PAGINE 12-13 QUESTIONE MERIDIONALE Francia «Il killer potrebbe colpire ancora». Oggi i funerali in Israele Intervista ad Amos Luzzatto: «L'odio si risveglia in tempi di crisi» In rete i nomi di 163 docenti e gli elenchi di politici e giornalisti LO STRAPPO DI MONTI Liste nere, allarme in Italia LA COESIONE CHE SALVA IL SUD Luigi Mariucci “ Milioni di persone nel mondo soffrono a causa del razzismo, fenomeno devastante che si nutre di ignoranza, pregiudizi e stereotipi. Ban Ki-moon, messaggio per la Giornata contro il razzismo N on si rilancia il Sud con il set-tentrionalismo sobrio che punta sull'efficienza. Il problema non sono solo i «limiti culturali» dei meridionali. p A PAGINA 38 Dopo la denuncia de l'Unità preoccupano i siti neonazi p DE GIOVANNANGELI, MASTROLUCA, SOLANI ALLE PAGINE 20-23 Il premier non cerca l'intesa: niente più reintegro nel caso di licenziamento per motivi economici La Cgil contraria: norme squilibrate Bersani critico: parola alle Camere Passi avanti su dimissioni in bianco e ammortizzatori p ANDRIOLO CIARNELLI COLLINI DI GIOVANNI FRANCHI PAGINE 2-7 Silvano Andriani p GALLOZZI ALLE PAGINE 40-41 Franco Cassano 1,20 Mercoledì 21 Marzo 2012 Anno 89 n. 80 www.unita.it Fondata da Antonio Gramsci nel 1924
L'ultimatum slitta di ventiquattr'ore, mentre aumenta il numero dei «mediatori». I maoisti hanno annunciato di avere esteso fino a stasera l'ultimatum posto al governo per la liberazione dei due italiani rapiti. Nello stesso tempo hanno suggerito i nomi di altri due mediatori: B.D Sharma e Prafulla Samantray. A renderlo noto è la tv Ibn-Cnn. L'accettazione da parte dei maoisti di rinviare l'ultimatum, sia pure per un solo giorno, indica che i contatti con il governo stanno avanzando. Per quanto riguarda la designazione di altri due mediatori, i guerriglieri hanno in questo modo mostrato di aver accettato le argomentazioni avanzate dalle autorità sull'impossibilità di assegnare questo ruolo a Narayan Sanyal, leader maoista in carcere nello Stato di Jharkhand. Inoltre un secondo mediatore proposto dai maoisti, l'attivista per i diritti umani e avvocato Biswa Priya Kanungo, ha respinto l'indicazione venuta dalla guerriglia. TRATTATIVA Le ore si consumano tra paure e speranze. E racconti. Al momento di dividersi dai due indiani che venivano rilasciati dai maoisti, Paolo Bosusco ha detto al suo cuoco, Santosh Moharana, di rassicurare il padre e assicuragli che «non c'è pericolo». A raccontarlo è lo stesso cuoco liberato sabato. «Quando ci hanno presi - afferma - lui ha cercato parlando la lingua locale di convincere i guerriglieri a lasciarci andare perchè che non stavamo facendo nulla di male, ma è stato tutto inutile». «Dopo tre giorni, i maoisti hanno detto a me e al mio aiutante Kartika che ce ne potevamo andare. E Paolo mi ha lanciato il messaggio: “Rassicura papà e digli che questa storia finirà presto”», aggiunge. Anche il premier dello Stato di Orissa, Naveen Patnaik, ha confermato che Colangelo e Bosusco si trovano in buone condizioni. «Abbiamo informazioni secondo cui i due italiani rapiti dai maoisti sono illesi», ha detto il primo ministro al termine di una riunione di alto livello sul sequestro, in base a quanto riferisce la stampa indiana. Il premier indiano Manmohan Singh ha definito ieri la vicenda del sequestro in Orissa di due italiani «un duro promemoria» delle sfide poste dai maoisti alla sicurezza interna. Lo scrive l'agenzia di stampa Pti. Intervenendo in una sessione nel Rajya Sabha (Senato), Singh ha detto, illustrando le prospettive di funzionamento del Centro nazionale antiterrorismo (Nctc), che la settimana scorsa «due italiani sono stati sequestrati da estremisti di sinistra (in Orissa)». È per tutti noi, ha aggiunto, «un duro promemoria del fatto che la nostra sicurezza nazionale potrebbe essere in pericolo se non restiamo in allerta e pronti nell'affrontare il problema del terrorismo e dell'estremismo di sinistra». Nel distretto di Ganjam molti sono di religione cristiana. Per questo, la polizia ha chiesto aiuto alle chiese e alle ong della società civile per attivare tutti i canali utili al rilascio dei due italiani. Ed è padre Santosh Digal, sacerdote dell'arcidiocesi di Cuttack-Bhubaneshwar, nello Stato di Orissa, inviato dal vescovo nel distretto dove è avvenuto il sequestro per esplorare possibilità di mediazione, ad affermare che «il negoziato non è ancora iniziato». «In questo momento (tarda mattinata in Italia, ndr) il console generale a Calcutta, Joel Melchiori, è a colloquio con il ministro dell'Interno dello Stato indiano dell'Orissa», per discutere del sequestro dei due italiani Paolo Bosusco e Claudio Colangelo, comunica il portavoce della Farnesina, Giuseppe Manzo, ricordando che l'altro ieri in un colloquio telefonico con il suo omologo indiano Krishna, il ministro degli Esteri Giulio Terzi aveva sottolineato che per l'Italia «è assolutamente prioritario l'obiettivo della sicurezza e incolumità dei nostri connazionali». Da New Delhi a Bruxelles. «Grande preoccupazione» è stata espressa oggi dall'Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza Catherine Ashton per i due italiani rapiti in India. Ashton e i suoi servizi, secondo quanto si legge in una nota, stanno seguendo la vicenda in stretto contatto con le autorità italiane. L 'attacco israeliano ai sitiatomici iraniani e la rispo-sta di Teheran, che per ri-torsione bersaglia una na-ve Usa nel Golfo trascinando Washington nel conflitto, per ora esistono solo nell'ultimo “wargame” del Pentagono. Una simulazione bellica divulgata attraverso la solita ben calibrata fuga di notizie veicolata dal New York Times. Una guerra però è già scoppiata fra la Repubblica Islamica e l'Occidente. Si svolge nel ciberspazio, con le armi dell'intelligenza artificiale, e l'obiettivo da colpire o difendere non sono gli impianti per produrre arsenali proibiti, ma la libera circolazione delle idee. Per impedirla gli ayatollah hanno messo in campo una schiera di 120mila hackers e bloggers di regime, che loro stessi chiamano «Esercito informatico». A questa iniziativa e al recentissimo decreto di Khamenei che istituzionalizza e organizza la censura affidandone la direzione al neonato Consiglio supremo del ciberspazio, Obama replica annunciando un massiccio intervento americano per perforare la «cortina elettronica». Il capo della Casa Bianca ne parla in un messaggio al popolo iraniano in occasione del Nowruz, il tradizionale capodanno persiano. Il tono è dialogante. Fa riferimento «ai comuni e condivisi sentimenti umanitari» per sostenere la tesi che «non ci sono motivi per cui Usa e Iran debbano essere divisi», nonostante la disputa sul programma nucleare di Teheran e le sanzioni economiche internazionali. Il presidente cita come esempio di collaborazione fra i due Paesi, il comune impegno nella lotta alla pirateria marittima, concretamente manifestatasi GABRIEL BERTINETTO udegiovannangeli@unita.it I maoisti hanno annunciato di avere esteso fino a stasera l'ultimatum posto al governo per la liberazione dei due italiani rapiti. La Farnesina: priorità assoluta la loro incolumità. Bruxelles: grande preoccupazione. UMBERTO DE GIOVANNANGELI Il caso gvbertinetto@unita.it www.unita.it Slitta l'ultimatum per i due rapiti In campo l'Europa p India Proseguono le trattative con i ribelli maoisti, che hanno nominato altri due mediatori p Contatti Il premier dello Stato di Orissa: «Sappiamo che Bosusco e Colangelo stanno bene» Obama l'internauta «L'Iran abbatta la sua cortina elettronica» Il presidente Usa porge di nuovo la mano agli ayatollah: «È giunto il momento del dialogo, non dello scontro Ma Teheran la smetta con la censura: libero accesso al web» Mondo32 MERCOLEDÌ21 MARZO2012
glie dissestate, da professori che si interrogano senza riuscire a trovare alcuna via d'uscita, magari mostrando agghiaccianti documentari sugli orrori del parto o liquidando la questione come «un gesto politico». CONTRO GLI ADULTI «Io la tua vita di merda non la farò» dice alla madre Camille, la capo banda che, già come una mamma premurosa, si occupa ed aiuta le sue compagne. «Mio figlio non lo lascerò mai solo e avrà l'impressione di avere una famiglia», dice alla sue amiche pensando al suo futuro bambino. L'indice delle ragazze, insomma, è puntato contro il mondo degli adulti: «loro hanno tutti paura di invecchiare, di perdere il lavoro, hanno paura di tutto», riconosce Camille. È un mondo di solidarietà e di comprensione, invece, quello delle «17 ragazze», in cui pensano di poter vivere in una grande casa, tutte insieme, aiutandosi reciprocamente. Vincendo noia ed alienazione della loro piccola città di provincia, senza vie di uscita. «Quella delle ragazze - spiega Muriel Coulin - è un'utopia collettiva. Un atto di ribellione nei confronti del mondo degli adulti che detestano. Non sono soddisfatte delle loro vite e non vogliono accettare quello dei loro genitori». Il risultato, prosegue la regista, «è un'esplosione di vita, di energia. Sono come una micro società che nessuno è in grado di fermare. Il loro gruppo cresce di giorno in giorno e gli adulti non hanno i mezzi per contenerlo». Certo, alla fine l'utopia della gravidanza collettiva, si scontrerà con le difficoltà del reale. Ma il film, del resto, non vuole essere a tesi. Si limita ad entrare, con eleganza e semplicità di sguardo, nelle vite di questo speciale gruppo di ragazze. Raccontandone desideri e frustrazioni. E soprattutto la forza dei loro sogni, l'unica cosa che non si può rubare ad un adolescente, come ricorda sul finale una delle protagoniste. «Desolata della censura» si dice ancora la regista spiegando che «dovunque sia stato visto, il film casomai ha creato dibattiti costruttivi tra adolescenti». Qui, invece, i nostri censori si sono espressi così:«... visto il clima di suggestione fra i ragazzi e i comportamenti estremamente trasgressivi, in particolare le scene di pericolo alla guida, la scena di abuso del fumo in condizioni particolari di salute e le difficoltà con la gestione del proprio comportamento, evidenziano la possibilità di emulazione ai minori non in grado di elaborare il senso profondo del film che risulta invece particolarmente adatto ad un pubblico più adulto in grado di coglierne il significato profondo». La distribuzione, intanto, ha già pronto il ricorso. E speriamo che la spunti. Perché 17 ragazze è un film da mostrare proprio agli adolescenti. Soprattutto maschi. N ell'adolescenza faicose anche estremeper sentirti ribelle.Soprattutto nei con-fronti dei tuoi genito-ri. Vuoi fare il contrario di quello che ti dicono. Ma restare incinte tutte insieme no, che ribellione può essere?». Bianca Fioramanti, liceale romana quindicenne, ha le idee ben chiare su desideri e prospettive future. Della storia raccontata in 17 ragazze, infatti, non condivide sostanzialmente nulla. Ma da adolescente offre la sua chiave di lettura, nel tentativo di svelarne le dinamiche. Quella del «gruppo», per esempio. «Se hanno cominciato in due a restare incinte - prosegue Bianca - è facile che siano riuscite a trascinare le altre amiche. In queste cose la dinamica del gruppo è fondamentale». Ma quanto conta? «Tanto. Quando si è tutti insieme sei trascinato». Al punto da fare anche cose che individualmente non sceglieresti? «Certo». E per esempio? «Bere, farsi le canne sono le cose tipiche del gruppo». Nel film a spingere le ragazze alla «gravidanza collettiva» è anche e soprattutto la noia di una vita sempre uguale e senza aspettative... «Beh, io non mi figuro di fare la mamma insieme ad altre quindici... non certo come aspettativa di vita. Si vede che le protagoniste del film non avevano davvero nessun progetto per il loro futuro». La maternità la immagini nella tua vita? «No» E perché? «È una limitazione. A cominciare dalla carriera professionale. Le ragazze del film evidentemente non hanno alcuna aspirazione per il loro futuro. Né un lavoro, né altro. O semplicemente rimanere incinte tutte insieme è stato per loro un modo di uscire fuori dai canoni comuni». Conosci qualcuno che potrebbe ricorrere ad un gesto così estremo? «Io no di certo e neanche le mie amiche farebbero mai una cosa del genere. Rimanere incinta....non adesso certamente». Ma allora in futuro? «Oggi a quindici anni so che non voglio rimanere incinta, che voglio un lavoro, che voglio una carriera. Poi dopo si vedrà». «Restare incinte tutte insieme ma che rivolta sarebbe?» Fuori dai canoni «Spesso è il gruppo a spingerti e condizionarti» «Mamma adesso? Non ci penso neanche per scherzo» Bianca Foramanti, liceale: «Io e le mie amiche vogliamo una carriera e un futuro. La maternità? Una limitazione» ROMA Il film visto con una quindicenne Novità per i fan dei Beatles: «Yellow Submarine», il classico d'animazione del 1968, è stato rimasterizzato in digitale e verrà pubblicato in dvd e Blu-ray il 29 maggio. Lo stesso giornosarà ripubblicato in digipack«Yellow SubmarineSongtrack», l'album che racchiudei brani del film. Da tempo non più disponibile, il film è stato restaurato in 4K digital resolution. Comportamenti GA.G. La protagonista Louise Grimberg Yellow Submarine in digitale 41 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
Nel giorno decisivo, arriva lo strappo del governo. «C'è un consenso di massima delle parti sulla riforma presentata da Elsa Fornero. Sull'articolo 18 abbiamo voluto accertare le posizioni delle parti sociali sulla normativa, in particolare sui motivi economici, disciplinari e discriminatori. Tutti hanno dato un giudizio positivo ad eccezione della Cgil che ha manifestato una posizione negativa». Questa la conclusione di Mario Monti al termine dell'incontro con le parti sociali sulla riforma del lavoro a Palazzo Chigi. Ma il premier non si ferma qui. «Ho detto che tutti sono d'accordo tranne la Cgil. Per il governo questo tema è chiuso: sull'articolo 18 non si tratta più». Nessun dialogo, nonostante il fatto che l'ultimo miglio non sia finito ieri sera: la trattativa sul mercato del lavoro riprenderà domani. Su tutto meno che sui licenziamenti. Il premier fa sapere in serata di aver informato in Capo dello Stato del «buon esito della trattativa». Non c'è certezza, tuttavia, sui possibili margini di manovra del Parlamento. «Per noi il tempo è decisivo - spiega Fornero a chi le chiede quale strumento legislativo si sceglierà - se avessimo una delega già varata sceglieremmo quella». Insomma, si corre veloce verso la blindatura. ALLE IMPRESE D'altronde il premier sottolinea come gli osservatori internazionali si aspettino un intervento incisivo. «Mi aspetto che le imprese raddoppieranno i loro investimenti ora che non avranno l'handicap o l'alibi - aggiunge - a seconda del punto di vista, di avere un trattamento dei licenziamenti diverso da quello dell'economie più avanzate». Quasi inconsapevole di aver messo polvere da sparo vicino a una miccia accesa, Monti aggiunge che la riforma del mercato del lavoro «potrà contribuire veramente a dare una prospettiva di sviluppo all'economia italiana, a vantaggio dei giovani». Sul supposto assenso unanime, dopo l'incontro trapela qualche incrinatura in casa Uil, che chiede modifiche alla proposta sull'articolo 18 per arrivare all'assenso. In queste ore la situazione potrebbe precipitare. Oggi la Cgil terrà il direttivo, doLuigi MariucciIL COMMENTO COSÌ NON VA COESIONE DEL PAESE A RISCHIO Intanto perché questo messaggio in una fase di crisi, con centinaia di migliaia di lavoratori in cassa integrazione, ha un effetto devastante sul piano sociale. Si aprirebbe la via ai licenziamenti facili per tutti quei lavoratori più anziani, per i quali nel frattempo è stata aumentata l'età pensionabile, creando un problema sociale di enormi dimensioni. Ma, ciò che è ancora più grave, si determinerebbe un effetto sistemico perverso sul piano giuridico. Salva restando la reintegrazione per i licenziamenti discriminatori, che costituisce una pseudo-tutela dato che ovviamente l'intento discriminatorio non viene mai dichiarato ed è difficilissimo da provare, si creerebbe una corsia privilegiata per i licenziamenti individuali per i quali venissero addotti, sul piano formale, motivi di tipo economico. In tal modo verrebbero aggirate, d'un colpo, un numero impressionante di regolazioni, per di più derivate da direttive della Unione europea. Intanto quella sui licenziamenti collettivi: basterebbe licenziare per motivi economici singoli lavoratori a gruppi di quattro a distanza di quattro mesi per aggirare le procedure in materia di licenziamenti per riduzione di personale, che l'Italia ha adottato in attuazione di una direttiva comunitaria. Poi sarebbe facile contrabbandare sotto lo schermo dei motivi economici licenziamenti in realtà dovuti a motivi soggettivi o disciplinari. Infine si aprirebbe la strada a licenziamenti persino arbitrari. Se infatti basta addurre il motivo «economico» per monetizzare con ROMA Primo Piano Il no di Monti al patto sociale: Monti strappa: sull'articolo 18 non si tratta più. Nessuna intesa firmata: solo un verbale da presentare in Parlamento. La Cgil dice no, aperture dalle altre parti sociali. La trattativa prosegue domani. BIANCA DI GIOVANNI Il tavolo dell'incontro governo-parti sociali p SEGUE DALLA PRIMA p Sulla flessibilità in uscita Fornero e il premier categorici: «Sulla nostra proposta non si tratta più» Il mercato del lavoro 2 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
Maramotti L 'intervistatrice di un gior-nale cinese nella megalo-poli di Chongqing, dovemi trovavo, mi ha posto pochi giorni questa domanda: perché molti giovani cinesi vengono volentieri a studiare a Pisa, nonostante la grave crisi economica che ha colpito Italia ed Europa? A questa domanda ho risposto con quella che mi sembra un'elementare verità: l'istruzione universitaria italiana, checché se ne obbietti da destra e da sinistra, ha un rapporto fra costo e qualità ancora assai buono. Si può diventare medico o ingegnere in una Università pubblica, e sottolineo pubblica, con una preparazione competitiva a livello internazionale, senza sostenere costi elevati come in altri Paesi, che hanno di fatto scelto la strada della sostenibilità attraverso l'innalzamento incontrollato delle tasse universitarie. Questa è la sostanziale differenza fra un'impostazione che punta all'equità e alle pari opportunità piuttosto che al prevalente interesse di singoli individui o di particolari élites. Certo, la nostra Università ha bisogno di una vera modernizzazione, ma partendo da queste basi, non distruggendole. Intanto, si pone il problema dei costi. È necessario alzare le tasse? Ma gli studenti universitari non sono «clienti», bensì cittadini in formazione per inserirsi nel sistema produttivo e culturale. Dunque, piuttosto che l'innalzamento indiscriminato del prezzo dell'istruzione, serve avviare una politica fiscale equa che consenta una tassazione progressiva equilibrata. Valore legale del titolo di studio? Questione importante e forse giusta, ma in sé mal posta, che non entra mai nel merito delle singole professionalità e destinazioni. Mal posta come molte altre che prescindono da una visione generale del sistema universitario e della ricerca: non esiste il singolo provvedimento risolutivo, anzi c'è il rischio di ritocchi apparentemente innovativi, ma che possono dar luogo a fenomeni di instabilità o desertificazione. Aumento delle tasse più abolizione valore legale? Cioè affidamento al cosiddetto mercato della esistenza stessa e della distribuzione sul territorio delle Università e dei centri di ricerca? O non è necessario, tanto più in fase di evoluzione in senso federalista, un disegno di coesione sociale e di sviluppo territoriale equilibrato nell'interesse nazionale, dal quale far conseguire provvedimenti mirati di razionalizzazione, ricambio generazionale, investimenti in aree e settori strategici? Anche in campo universitario i provvedimenti tecnici devono ispirarsi alle scelte politiche. La tecnica può essere utilizzata quando si deve fare la «spending review», ma quando si deve programmare la crescita non si può fare a meno della politica. I n queste settimane di trattativesulla riforma del mercato del la-voro, l'attenzione dei media si èconcentrata molto - e a volte a sproposito - sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Convinti che la questione debba essere affrontata e risolta positivamente con l'accordo di tutte le parti sociali al tavolo negoziale, con la necessaria serenità e senza inopportune ingerenze esterne, crediamo sia importante in questa fase porre in evidenza un altro tema, quello della rappresentanza sindacale. Si tratta di una questione rimasta in sospeso in questi anni eppure cruciale, perché strettamente correlata alla necessità di innovare le relazioni industriali e governare al meglio i processi di profonda trasformazione produttiva e occupazionale indotti dalla globalizzazione dei mercati. Un tema che è stato affrontato in più legislature con vari disegni di legge, compresi due di cui siamo primi firmatari, da accordi sindacali e da un intervento legislativo che riguarda però solamente il pubblico impiego. I cambiamenti nell'organizzazione del lavoro e la frammentazione della rappresentanza sindacale dall'altro, hanno portato a difficoltà nel sistema della rappresentanza confederale e a una oggettiva inadeguatezza dello schema delle relazioni industriali così come è venuto maturando dal dopoguerra. Tre fattori hanno segnato negativamente la problematica della rappresentanza: la mancata attuazione dell'art. 39 della Costituzione, la mancata disciplina di criteri generali per la rappresentatività dei sindacati e infine il referendum del 1995, che ha modificato inopportunamente in senso restrittivo l'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, ovvero la norma che definisce e regola la rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro, finendo per limitare la rappresentanza ai soli sindacati firmatari di contratti collettivi. L'importanza di quest'ultimo aspetto è tornata alla ribalta con l'esclusione della Fiom, il più grande sindacato dei metalmeccanici, dalla Fiat. Convinti che la qualità della democrazia sindacale sia una cartina tornasole della qualità della democrazia nel Paese, e che un sindacato quando davvero rappresentativo non possa rimanere fuori dalle fabbriche, abbiamo presentato un disegno di legge per reintrodurre il vecchio art. 19 e riconoscere così la facoltà di costituire una rappresentanza sindacale anche alle associazioni non firmatarie dei contratti collettivi applicati in un determinato stabilimento, a patto che si tratti di organizzazioni affiliate alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale. Questa modifica sarebbe un atto dovuto per ristabilire legittimità al pluralismo sindacale. Ma bisognerà andare oltre. È improcrastinabile la definizione di un sistema di regole per disciplinare la rappresentanza nei luoghi di lavoro e misurare la rappresentatività delle associazioni sindacali. L'accordo interconfederale del 28 giugno 2011 e la sua estensione al complesso dei settori produttivi sono la strada da percorrere. Se si guarda al modello tedesco come punto di riferimento per un'evoluzione delle relazioni industriali, principi come il rispetto del pluralismo sindacale, la verifica della rappresentanza, le regole per la stipula e la validazione dei contratti e la necessità di ridurre i conflitti tra le parti sociali non possono restare in secondo piano. LA QUALITÀ DEL PUBBLICOAchille Passoni La tiratura del 20 marzo 2012 è stata di 100.174 SE I CINESI AMMIRANO L'UNIVERSITÀ ITALIANA RISTABILIRE LEGITTIMITÀ AL PLURALISMO IN FABBRICA RAPPRESENTANZA SINDACALE SENATORE PD Maria Chiara Carrozza RETTORE SCUOLA SUP. SANT'ANNA DI PISA Paolo Nerozzi SENATORE PD 25 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
Il discorso sul «pirla» va in scena al Pirellone appena dopo il voto che rigetta la mozione dell'opposizione sulle dimissioni del presidente del Consiglio Boni e, più in generale, di tutti i dieci consiglieri indagati. È a questo punto che Formigoni prende la parola per spiegare che il «pirla» che aveva diretto pochi minuti prima al consigliere Idv Stefano Zamponi, che lo accusava di aver fatto sempre e solo politica e di non aver mai lavorato, non è un'ingiuria. Formigoni cita pure due sentenze del Tribunale di Milano che si esprimono sulla parola dialettale milanese e la definiscono di uso comune, almeno nel capoluogo lombardo. «Ho detto al consigliere dimissionario Zamponi “pirla informati”, con la parola “pirla” da intendersi in senso evocativo», ha spiegato il governatore provocando l'uscita dall'aula dei rappresentanti dell'opposizione, accompagnata dal coro di «buffoni» levatosi dai banchi del centrodestra e dai fazzoletti verdi sventolati dai leghisti. «Io sono stato insultato e offeso in aula dal consigliere Zamponi, non viceversa», si è poi difeso il governatore della Lombardia , aggiungendo di aver lavorato come insegnate di storia e filosofia e come giornalista. «Una giornata terribile», ha commentato Chiara Cremonesi di Sel, che ha paragonato le scene andate in onda ieri al Pirellone alle «fette di prosciutto (mortadella, ndr)» che sventolavano in Parlamento qualche anno fa. «Dito medio alzato, inc..., pirla: la Regione merita un presidente più equilibrato, vogliamo le elezioni», ha chiosato Luca Gaffuri, capogruppo Democratico, ricordano altre performance - ampiamente documentate - del presidente Formigoni. La seduta era cominciata con una mozione di censura sull'assessore alla Sanità, Luciano Bresciani, presentata dall'Idv per le presunte dichiarazioni mendaci che lo stesso assessore avrebbe reso in un'audizione in commissione. Poi il Consiglio ha respinto la mozione urgente sui consiglieri indagati, con Boni che dopo aver ribadito di non voler lasciare la poltrona di presidente del Consiglio ha lasciato l'Aula. Anche stavolta, dunque, il parlamentino lombardo ha perso l'occasione di discutere nel merito (politico) i problemi posti dalle recenti vicende giudiziarie che coinvolgono dieci esponenti tra assessori e consiglieri. Boni, indagato per presunte tangenti, si è difeso sostenendo che i tempi mediatici non corrispondono ai tempi della giustizia, e che lui si sottoporrà solo ai secondi. In questo modo, però, non ha risposto a chi, come il consigliere Sel Giulio Cavalli, lo invitava alle dimissioni come atto di responsabilità politica, in quanto rappresentante e garante di tutto il Consiglio e non solo di una parte. Così pure Maurizio Martina, segretario regionale Pd, secondo cui l'aula ha «perso ancora un'occasione» per distinguere le situazioni personali dalle responsabilità istituzionali. IL FRATELLO LA RUSSA Prima della pausa pranzo, c'è stato il tempo di vedere sfilare davanti alle telecamere anche Romano La Russa, il fratello dell'ex ministro che da due giorni ha aggiornato a quota dieci la lista dei politici sotto indagine. «Non saprei dire se in questo periodo c'è un'attenzione un po' morbosa verso la nostra Regione - ha dichiarato La Russa - tuttavia gli ultimi due mesi fanno pensare: tutto coincide con i tempi con cui Berlusconi si è messo un po' da parte». L'assessore alla Sicurezza ha poi ribadito che l'inchiesta che lo vede indagato per presunto finanziamento illecito, insieme al genero Marco Osnato (consigliere comunale Pdl), è solo frutto di un errore burocratico. Tutto si chiarirà. Come si è chiarita la gaffe commessa su Twitter dal presidente della provincia di Milano, Guido Podestà, o dal suo staff, che ha riproposto un messaggio scritto da un sostenitore dello stesso Podestà in riferimento alla notizia della messa all'asta di 17 volantini originali delle Brigate rosse, tra i quali quello della condanna a morte di Aldo Moro: «Milano. All'asta i volantini delle Br. Pisapia vende la collezione privata?». Poco dopo Podestà ha rimosso la frase dal sito Twitter e ha chiesto scusa a Pisapia: «Si è trattato di un clamoroso errore di gestione dell'applicazione - scrive - di cui mi spiace molto e mi scuso». Al messaggio è seguita poi una telefonata di ulteriore chiarimento. Il presidente leghista «Volantini Br all'asta? Li vende Pisapia?» Poi rimuove il tweet GIUSEPPE VESPO La gaffe di Podestà Boni resta al suo posto E Formigoni insulta l'opposizione: «Pirla» Volano stracci al Pirellone: il discorso «sul pirla» di Formigoni annulla il dibattito sulle vicende giudiziarie che coinvolgono dieci consiglieri lombardi. Il presidente Boni non si dimette. E Podestà twitta gaffe. p Seduta surreale: il Governatore lombardo attacca un consigliere Idv p Il leghista indagato non lascia la presidenza del consiglio regionale Il Governatore fa il greve in Aula Su Twitter si sforza di volare alto Politica e giustizia Io sto ai tempi della giustizia non a quelli dei media iusve@twitter.com «Domani sarò in aula come sempre» aveva detto, e qualcuno si era chiesto: giudiziaria? No, ma la sala del Pirellone comincia a somigliarci. Dieci piccoli non indiani ma indagati. Giammario, La Russa fratello. Con Nicole Minetti, consigliera tanto studiosa, che sbiadisce al confronto. Con Boni che tuttora presiede. E Formigoni? Circondato, sotto assedio, per molti al capolinea. Sperava di proiettarsi su scala nazionale con le primarie, ci è riuscito grazie alle imprese giudiziarie dei colleghi. È sotto pressione. E in aula sbotta danPrimo Piano14 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
Togliere di mezzo la norma Pini, quella che impone alle toghe di risarcire di tasca propria un imputato in caso di errore giudiziario. «Non ci sono se e neppure ma. Quella norma va stralciata e certamente non sostituita», dicono le toghe. Una delegazione provvisoria dell'Anm - in attesa di nominare sabato prossimo la nuova Giunta composta da Cosimo Ferri, Giuseppe Creazzo e Anna Canepa, ribalta il tavolo in Commissione Giustizia al Senato e manda all'aria gli sforzi di mediazione faticosamente intrecciati nel “vertice dell'aperitivo” di giovedì scorso a Palazzo Chigi tra Bersani, Alfano e Casini. La reazione di Lega e Pdl è immediata. «Se così stanno le cose, ogni forma di dialogo diventa impossibile», dice il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto. «L'arroganza dell'Anm oltre che insopportabile è lesiva delle prerogative del Parlamento», dice la portavoce Anna Maria Bernini. E Gianluca Pini, il leghista papà della norma approvata con un blitz alla Camera due mesi fa: «L'Anm difende un privilegio spacciandolo per indipendenza». È presto per dire, oggi, quali saranno gli effetti politici di questo sbarramento. Certo è che, pur restando sullo sfondo perché in prima linea, per ora, c'è il tema del lavoro e dei licenziamenti facili, la giustizia sarà il prossimo passaggio stretto per la squadra del professor Monti. In assenza di un accordo su questo punto, rischiano di saltare anche gli altri due pilastri del patto sulla giustizia, corruzione e intercettazioni. SLITTA LA CORRUZIONE Dopo mesi di relativa calma, ieri è stata una giornata vecchio stile, da una parte le toghe e l'Associazione nazionale magistrati, dall'altra la vecchia maggioranza Lega-Pdl. Il tema è la norma sulla responsabilità civile delle toghe - per cui il giudice risarcirà personalmente i danni se commette un errore - infilata in qualche modo nel corpo della legge comunitaria. Un involontario combinato-disposto di audizioni - il ministro Severino in Commissione Antimafia e l'Anm in Commissione Giustizia al Senato (dove è ferma la Comunitaria) - ha scoperchiato una pentola che bolliva piano e senza scossoni. «L'Europa non ci ha mai chiesto CLAUDIA FUSANI Anm: «No alla legge anti-pm». A rischio l'accordo sulla giustizia Per le toghe la norma che impone ai magistrati di pagare di tasca propria in caso di errore giudiziario «mina la terzietà, l'autonomia e l'indipendenza». A rischio l'accordo sulla giustizia. Se ne riparla tra due settimane. ROMA pNell'audizione in Senato il sindacato delle toghe boccia la norma Pini sulla responsabilità civile p Il ministro della Giustizia dichiara: «L'Europa non chiede che siano i magistrati a pagare» Foto di Mauro Scrobogna /LaPresse La norma sulla responsabilità civile suscita la protesta dell'Anm Primo Piano Politica e giustizia 18 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
si ricorrendo a vincoli esterni o a «riserve della Repubblica». Partiti che a lungo hanno incubato partecipazione, ma che nel nuovo mondo stentano a ricomporre l'equilibrio tra competenze, tecnica e rappresentanza, tra consenso e democrazia, col rischio di accontentarsi, a epitaffio della Seconda Repubblica o epifania della Terza, di una élite senza popolo al comando di un popolo senza partiti. Ok, può piacere, ma siamo certi stia qui la modernità? Continuo a pensare di no e che questa via può condurre il Paese a un'impasse persino peggiore. Per questo l'alternativa della quale parliamo deve porsi come traguardo la ricostruzione di una democrazia fatta di partiti, movimenti, corpi intermedi. Di quel tessuto civile e sociale che solo può legittimare le riforme necessarie. Dunque nessun equivoco: Monti sta guidando il Paese in un passaggio ripido. Ma all'Italia serve una riparazione delle sue architravi democratiche e istituzionali. Anche per questo l'Italia ha bisogno di un Partito democratico collocato con chiarezza in un campo, capace di scelte nette e perno di un centrosinistra credibile e di governo. IL COMMENTO Michele Prospero Ecco che si rivede il sondaggio. Astuti strateghi lo riscoprono come uno strumento influente per costruire dietro le quinte diversi rapporti politici. Un presidente senza i partiti, esorta la Repubblica che non lesina un uso magico e manipolatorio dei sondaggi, nella speranza di determinare un effetto gregge a favore dei nuovi equilibri di potere agognati dai committenti. La caccia grossa è già cominciata, e ogni tempo ha bisogno dei suoi Gianni Pilo per suonare il piffero a un partito che ancora non c'è, e che però viene già accreditato, ad urne nemmeno convocate, del sicuro successo. Storie di ieri appena interrotte tra le macerie della sondocrazia e riciclate come il destino radioso che di nuovo incombe su una politica incerottata. Ce la faranno i partiti a sopravvivere ai frati indovini del sondaggio militante e alle inchieste delle Procure? I sondaggi decretano una morte solo virtuale. Sotto i colpi della magistratura, crolla invece il sistema di potere reale in una città dopo l'altra. Ma non sono i partiti a franare. Si sta sgretolando piuttosto l'altra politica che in questi anni ha preso il posto dei partiti. È in dissoluzione la microfisica del potere che nei territori più dispersi ha soppiantato i partiti, che versano in uno stato vegetativo e paiono incapaci di rigenerarsi senza una grande iniziativa dall'alto. Sindaci, governatori, liste civiche dominano alla testa di agguerrite potenze baronali locali che controllano da vicino le risorse, le distribuiscono ai gruppi economici contigui, spesso in modo spregiudicato. I partiti liquidi da tempo forniscono solo il simbolo di facciata cui si aggrappano le voraci potenze cresciute nei territori depoliticizzati per afferrare il monopolio nel maneggio ravvicinato delle amministrazioni. Senza più i partiti, restano potenze personali in cerca di dominio. I partiti sono la semplice copertura di una avventura neo-notabilare e si maschera col nome postmoderno di governance multilivello. La privatizzazione del politico a livello locale si esprime con il volto di scaltri faccendieri, di procacciatori d'affari spesso disposti a passare da uno schieramento all'altro portando in dote voti e clientele. Malgrado le fantasie sulla pienezza del comando del leader, il grado di controllo effettivo che il centro ha delle periferie appare davvero infimo. La parte migliore della politica però abita ancora al centro. È qui che si avvertono gli echi per fortuna non ancora spenti della analisi, della riflessione sulle strategie di lungo periodo. Nelle periferie, dove non c'è più neppure il ricordo di una politica organizzata, dominano solo lo sgomitare impolitico per le prebende, i colpi sordi di una guerriglia prolungata che soffoca le timide energie nuove, umilia il cammino delle idee, strozza la selezione delle classi dirigenti. Non può che venire dal centro l'impulso per ripartire e riprendere un discorso sospeso. Per come è ridotta la politica reale nei territori che paiono sempre più alienati e anemici teatri di conflitti di potere e per il potere, solo dal gruppo dirigente centrale possono venire le spinte necessarie per rinnovare un corpo che in molte aree del paese pare inanimato e sfigurato. Sta suonando l'ultima campana per i partiti. Umiliati nell'immaginario pubblico e acciaccati nelle loro strutture deperite, non possono resistere all'assedio prolungato, progettato da poteri forti e da media incalzanti che si agitano per scopi tutt'altro che edificanti, senza riformare la politica. Sono sterili le proposte di leggi sulla corruzione, le norme sulla trasparenza e certificazione dei bilanci, i codici esigenti per la democrazia interna. Tutti obiettivi auspicabili, ma in fondo solo palliativi di carta e burocratici, che non lasciano traccia su anime morte. I partiti sono sostanza viva, o non sono che gusci vuoti. Se confidano nella supplenza dei giudici per garantire le prestazioni etico-politiche minimali e per mostrare il disinteresse del tutto scontato in chi si occupa di civitas, è meglio chiudere subito bottega. Contro le campagne di stampa pelose, è essenziale mostrare il volto esigente di un'altra politica, capace di dare un senso alla partecipazione durevole e restituire al lessico la parola ormai dimenticata «militanza». Grandi potenze stanno sempre più investendo, senza risparmio di munizioni, nella prospettiva regressiva e involutiva di un presidente senza partito. Sondaggi rumorosi, su offerte politiche solo virtuali, servono per orientare la formazione del consenso reale. Ci sono gruppi disposti a tutto pur di incendiare le casematte di un Pd fuori del loro controllo e perciò dato dai maghi dei numeri in caduta libera, fermo al terzo posto e disarcionato dal partito che non c'è. Una classe dirigente che non si arrende agli scenari lugubri di una eterna video politica che ricicla la strana coppia un capo e un sondaggio, deve mobilitare forze reali, dare un senso tangibile alla ritrovata politica declinata come cultura che si organizza nelle forme di un apprendimento collettivo. Se non si inaugura l'apertura del cantiere per la manutenzione non ordinaria, ma strutturale del partito, la battaglia contro i persuasori palesi del sondaggio distorsivo è già perduta. Per passare alla controffensiva rimane solo la sfida inattuale del partito. Il partito che non c'è Torna in auge la “sondocrazia” dove conta solo il Capo I NUOVI GIANNI PILO SPERANO CHE LA STORIA DEL '94 SI RIPETA Ricordo di Sandro Pertini L'ex presidente della Repubblica, Sandro Pertini, è stato ricordato in un convegno a Montecitorio.InunmessaggioNapolitanonerievocala«straordinariafigura»come«protagonista della storia dell'Italia antifascista e repubblicana e un assertore instancabile dei principidi libertà, di democrazia e di giustizia sociale per iquali affrontò il carceree l'esilio». 17 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
IL COMMENTO Nicola Cacace che prevede l'obbligo di una diversa formulazione per garantire la copertura. Così si è riusciti a mantenere il testo inalterato e procedere al via libera definitivo, visto che il decreto scadrà sabato prossimo. I deputati hanno anche raccomanda il governo ad evitare di ripetere situazioni di questo tipo, finora inedite. Bocciate anche le richieste delle opposizioni di rinviare il testo alle commissioni di merito. In aula non sono mancate scintille quando Fini ha espresso il suo disappunto. «Ne prendo atto», ha replicato secco Piero Giarda, provocando la reazione indignatata di alcuni parlamentari. In ogni caso il nodo coperture è stato affidato alla giunta del regolamento. Quanto al governo, il ministro Giarda ha dichiarato di attendersi un chiarimento dal tesoro. «io mi occupo solo di calendari». Così il provvedimento va in aula nel fuoco delle polemiche. Sono 5 i punti messi sotto accusa dalla Ragioneria, e tutti molto tecnici. Riguardano i diritti aeroportuali, i pagamenti della pubblica amministrazione, la vendita di patrimonio pubblico e l'assunzione dei dipendenti dell'Authority dell'elettricità. Come si è detto, non c'è contrarietà. «È un fatto gravissimo che il governo metta la fiducia - dichiara Massimo Donadi dell'Idv - su un decreto che, secondo la ragioneria generale, un organo dello Stato, è privo di copertura economica». Mentre resta alta la fibrillazione sulle procedure, si apre il fronte degli ordini del giorno. Che non è affatto semplice. Un testo trasversale impegna il governo a garantire il riposo domenicale fatte salve le deroghe costituite dai servizi pubblici essenziali, dalle attività di ristorazione e di intrattenimento. Ma la vera partita si gioca sulle commissioni bancarie. Gli istituti di credito hanno già annunciato lo stop all'apertura di fidi, se non si correggerà la norma che rende nulli i contratti che prevedono commissioni. Finora Parlamento e governo si sono rimpallati la questione, ciascuno invitando l'altro a muoversi. L'ultima ipotesi praticabile sembrava il voto su un ordine del giorno che invita il governo a emanare un decreto ad hoc, subordinando l'intervento a impegni sulla trasparenza dei costi. Ma anche su questa soluzione c'è qualche ombra: chi presenterà l'ordine del giorno? «Chi gestisce la Fiat ha il diritto di scegliere per i suoi investimenti le localizzazioni più convenienti e non ha nessun dovere di ricordarsi solo dell'Italia» (il Sole, 18, marzo) . È il prof. Monti che parla e il minimo che si possa dire è questi concetti rispondono ad una filosofia d'impresa, vecchia, Shareholder che guarda solo agli interessi a breve termine degli azionisti, contestata da imprenditori economisti, politici e anche da vescovi. Un conservatore come E. Luttwak nel suo «Turbocapitalism» accusa apertamente questa filosofia, che egli contrappone a quella del vecchio Ford che nel 1914 scandalizzava il Wall Street Journal «crimine contro l'economia», per versare 5 dollari al giorno agli operai, perché potessero acquistare le vetture che fabbricavano. Tra i contestatori della filosofia Shareholder c'è anche Obama che in un incontro col boss della Apple, Steve Jobs, protestò apertamente contro la decisione di spostare in Cina la costruzione di milioni di cellulari, Ipad e computer. «Quei posti non torneranno mai più in America», rispose Steve. E questo, come spiega New York times, non perché «costruirli in America avrebbe portato l'Apple al fallimento», ma avrebbe solo ritoccato l'attuale astronomico utile della società, 30% del fatturato. A questa concezione si contrappone la teoria Stakeholder, che tiene in conto non solo gli azionisti ma tutti i portatori d'interesse, con cui non si schierano né Marchionne né, purtroppo Monti, ma il vescovo di Roma Benedetto XVI con l'enciclica Caritas in veritate: «Il mercato globale ha stimolato da parte di Paesi ricchi, la ricerca di aree dove delocalizzare le produzioni a basso costo. Questi processi hanno comportato la riduzione delle reti di sicurezza sociale in cambio della ricerca di maggiori vantaggi competitivi nel mercato globale, con gravi pericoli per i diritti dei lavoratori ed i diritti fondamentali dell'uomo». Vecchie modalità della vita imprenditoriale vengono meno ma altre promettenti si profilano all'orizzonte per evitare uno dei rischi maggiori, che l'impresa risponda quasi esclusivamente a chi in essa investe e finisca così per ridurre la sua valenza sociale. La pratica delle delocalizzazioni delle attività produttive può attenuare nell'imprenditore il senso di responsabilità nei confronti di portatori di interesse quali i lavoratori, i fornitori, i consumatori, l'ambiente naturale e la più ampia società circostante, a vantaggio degli azionisti che non sono legati ad uno spazio specifico e godono quindi di una straordinaria mobilità. Nella società dello «sviluppo umano integrale nella carità e nella verità» (titolo dell'enciclica), si va sempre più diffondendo il convincimento che la gestione dell'impresa non può tener conto degli interessi dei soli proprietari della stessa, ma deve anche farsi carico di tutte le altre categorie di soggetti che contribuiscono alla vita dell'impresa, lavoratori, clienti, fornitori dei vari fattori di produzione, comunità di riferimento». Negli ultimi anni è cresciuta una classe cosmopolita di manager che rispondono solo agli interessi degli azionisti che stabiliscono i loro compensi. Se poi se si tratta di una impresa che in 100 anni è stata sempre aiutata dallo Stato - Italia unico paese senza imprese straniere produttrici di auto - e che meno di 10 anni fu salvata dal fallimento col prestito «convertendo», l'adesione a valori più avanzati di quelli espressi da Marchionne ed approvati da Monti, farebbero bene alla Fiat ed alla cultura del Paese. Pronti a scendere in piazza per difendere la loro specificità, per dire che l'età pensionabile di poliziotti, carabinieri, militari e vigili del fuoco non va equiparata a quella degli altri settori del pubblico impiego perché così facendo si metterebbe a repentaglio l'intero sistema della sicurezza e della Difesa. «Se vogliono agenti e militari con bastoni e badanti - sintetizza il generale Domenico Rossi del Cocer interforze - noi non ci stiamo». Spalleggiati da un parterre politico assolutamente bipartisan - ad eccezione della Lega erano presenti i rappresentanti di tutti gli schieramenti politici, compresi quelli fuori dal Parlamento come Rifondazione Comunista - i sindacati del comparto Sicurezza e Difesa alzano la voce contro la riforma del governo Monti che, sostengono, equipara poliziotti e carabinieri agli altri dipendenti del pubblico impiego costringendoli ad andare in pensione tra i 63 e i 65 anni a fronte dei 61 previsti dall'attuale normativa. «In nessuno dei principali paesi europei i poliziotti vanno in pensione da anziani, neppure in Estonia - dice il segretario del Sap Nicola Tanzi - . Al ministro Fornero e al Governo chiediamo semplicemente di applicare una legge dello Stato, quella sulle specificità della professione approvata nel 2010 nell'ambito del collegato lavoro, che tutela le forze dell'ordine dal punto di vista normativo, economico e previdenziale, riconoscendo a questi operatori una diversità e un rischio professionale che gli altri impiegati pubblici non hanno». Insomma, dicono tutti i sindacati delle forze di polizia, della polizia penitenziaria, del Corpo forestale dello Stato, dei Vigili del Fuoco e le rappresentanze militari di Carabinieri, Guardia di Finanza, Esercito, Aeronautica e Marina, se c'è una legge approvata dal Parlamento che riconosce una «diversità» delle forze di polizia e delle forze armate, questa specificità va riconosciuta anche per quanto riguarda le pensioni. Applicare la legge Banche Pensioni, la polizia non ci sta: «Non si può lavorare fino a 65 anni» «C'è una specificità della professione che va tutelata» FIAT, MONTI STRETTO TRA MARCHIONNE E IL VESCOVO DI ROMA Resta il nodo delle commissioni sulla concessione di fidi Spagna: morosità alle stelle Iltassodimorositàdelsistemafinanziariospagnolohatoccatoagennaioquota7,91%, il livello più alto dal 1994. Quello delle sole banche, escludendo le casse di deposito e prestiti, coop ed enti finanziari, è arrivato al 7,99%. Il saldo dei crediti morosi è di 140,027 miliardi di euro. Il settore più colpito dai prestiti insoluti è quello immobiliare (il tasso è al 20,1%). 13 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
giunta pugliese Nichi Vendola, sconfiggendo il candidato di Sel, il giornalista Rai Vito Marinelli. Berardi, una vittoria schiacciante: ha ricevuto il 66% dei voti, contro il 38% del candidato di Sel. «La comunità del centrosinistra di Terlizzi ha fatto una scelta e ha deciso di dare il voto a un politico con svariati trascorsi in questa amministrazione comunale. Marinelli è stato un grande concorrente della società civile con un'ampia visione, ma forse hanno preferito mandare alle prossime votazioni una persona con maggiore esperienza di buona amministrazione. Quindi, fatemela passare, non sempre la società civile vince sulla politica». Marinelli è un professionista molto impegnato, c'è da dire inoltre che nessuno si aspettava che nella roccaforte di Vendola ci fosse un così ampio distacco. A cosa è dovuto? «Ho un trascorso di tre anni e mezzo da amministrazione comunale, non sono mai stato uno di quelli che finiva sui manifesti. Ho sempre lavorato con passione politica dietro il partito ed ho cercato di dare il meglio a Terlizzi. Abbiamo avviato una serie di iniziative nel tempo, che hanno trovato grande riscontro. C'è da dire, inoltre, che Nichi qui è amato e molto rispettato. Una grande personalità. Ugualmente non sono riusciti a vincere». E Marinelli? «Probabilmente non c'era molto radicamento sul territorio. Martinelli non ha avuto un impegno sul campo come me e altri compagni di partito. Ripeto, sono anni ormai che mi occupo di questa città con passione, e probabilmente la comunità del centrosinistra ha voluto premiare questo impegno». Il segretario del Pd Puglia Sergio Blasi ha detto che le primarie "servono per unireil centrosinistra" e non bisogna lasciarsi andare a una facile esultanza, ma l'importante è “vincere le elezioni”. «Pienamente d'accordo col segretario. Adesso dobbiamo pensare a un progetto politico e amministrativo per questa città, così da convincere tutti che la scelta migliore è in tutto il centrosinistra e nei suoi ideali di buona politica». L a lista civica nazionale, ilprogetto di sindaci e am-ministratori locali intesocome «contenitore di altaqualità e integrità al servizio del centrosinistra», va avanti. Nonostante il passo indietro di uno dei principali promotori, il sindaco di Bari Michele Emiliano nell'occhio del ciclone per lo scandalo giudiziario legato all'ormai celebre immagine di cozze pelose e spigole nella vasca da bagno. Emiliano ha twittato con sconforto: «Non credo che parlerò mai più di lista civica nazionale. Temo che non sia aria». Rilancia invece il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, altro king maker dell'embrione di listone destinato ad affiancare Pd, IdV e Sel. Nessun problema, fa sapere l'ex pm perché «i grandi progetti politici prescindono dalle singole persone, andrà avanti perché nel Paese c'è un'esigenza condivisa di nuovi sbocchi politici». De Magistris è più tiepido sul collega barese: solidarietà e apprezzamento per le sue scuse. Un auspicio a chiarire «presto una vicenda che, stando ai giornali, sembra brutta». Nessuna richiesta di ripensamento perché «in questi momenti ognuno deve decidere per sè. Il contraccolpo per lui è stato forte, visto che era proiettato in un progetto nazionale, ma anche in uno più locale, legato alle prossime regionali». A lui «la scelta migliore. Ha una storia personale importante e bisogna lasciarlo decidere». Una cautela che nasconde la preoccupazione maggiore: un indebolimento della lista, che è ancora lungi dal concretizzarsi ma resta un obiettivo per le politiche del 2013. Agli atti c'è solo il forum del bene comune di gennaio con Zedda e Vendola, ma il primo cittadino di Napoli tiene attivi i contatti con sindaci e amministratori locali, associazioni, movimenti e sindacati. E nelle prossime settimane sono in calendario nuovi incontri. Per rilanciare un'iniziativa a «trazione sudista» capace di contrapporsi a quella nordista che molti, nel Mezzogiorno, vedono in questo governo. Quello di coinvolgere il progetto nella “bolla mediatica” da cui si sente avvolto è un timore condiviso da Emiliano. Che anche per tutelare la prospettiva nazionale ha scelto di mettere il suo futuro politico in stand by. La linea è: ricostruire l'immagine dell'ex magistrato antimafia «macchiata» dall'inopportuno regalo di Natale. Emiliano - che non è indagato e al momento non sembra debba diventarlo - vuole rientrare in possesso della sua onorabilità, minata da quella che viene vista da chi gli è vicino, e dopo le «doverose scuse alla città» come un'«aggressione mediatica». La parola d'ordineè: basso profilo. Il sindaco twitta con amici e nemici: «Le mie scuse sono politiche, non ho commesso alcun illecito e non ho mancato a nessun dovere». Scambi veementi: «In una Regione dove un ministro rinviato a giudizio per corruzione (Fitto, ndr)non si e' mai dimesso dovrei dimettermi per un cesto di pesce?» si difende lui, «Si, perché chi ti ha votato, se si aspettava altro votava direttamente il Pdl non credi?» replica un'elettrice addolorata. Emiliano non sfugge al confronto. Ma oltre i cinguettii nessuna dichiarazione. Non si sbilancia. Non sui rapporti con il governatore pugliese Vendola, ormai pessimi: vorrebbe succedergli candidandosi alle primarie del centrosinistra, ma anche questa aspettativa è congelata. Bocca cucita anche sulla doccia scozzese che gli ha riservato il Pd: prima l'attacco frontale del segretario regionale Sergio Blasi che lo ha definito «una maschera delle lobby» seguito da una scarna dichiarazione di «fiducia sull'onestà personale», attraverso il suggerimento al passo indietro di Latorre. Poi, a calmare le acque, l'invito via sms di Bersani a «togliere i peli dalle cozze e andare avanti». Il sindaco tace, non rifiuta il ramoscello d'ulivo. Ma sotto la cenere bruciano una ferita difficile da rimarginare e il ricordo delle diffidenze con cui i partiti hanno accolto la proposta del listone. Ed è indicativo che ri-twitti un commento all'articolo di martedì del Fatto: «Il fuoco amico che attacca Emiliano». FEDERICA FANTOZZI Foto Ansa Lo scenario I timori di de Magistris «Ma la lista civica si farà» ffantozzi@unita.it Dopo il voto Il passo indietro di Emiliano per non indebolire il progetto nazionale In calendario incontri con amministratori locali, associazioni e movimenti «Mi impegnerò a unire tutto il centrosinistra per vincere a maggio» Da Rutelli fiori ad Annunziata FrancescoRutellihainviatoieriseraunmazzodifioriaLuciaAnnunziata,perfarepace erinnovarle «stima e rispetto», dopo lo scontro avuto durante la puntata di «In Mezz'ora» sul caso Lusi. Rutelli ha accolto l'invito pacificatorio del presidente dell'Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino. E Annunziata già si vide arrivare delle rose di scuse dall'ex Dg Cattaneo. 9 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
Marzo 2012 - Pubblicit à Fogli informativi in Filiale e sul sito web delle Banche - Gruppo Bancario Monte dei Paschi di Siena - Codice Gruppo 1030. 6 È il deposito a tempo per far crescere i tuoi risparmi senza spese e con la garanzia del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Conto Italiano di Deposito non ha vincoli di durata: ti permette infatti di ritirare il denaro versato in qualsiasi momento assicurandoti il rimborso totale del tuo capitale e anche una parte di interessi. Scopri di più nelle fi liali del Gruppo e negli uffi ci dei Promotori Finanziari. Conto Italiano di Deposito
I n un articolo comparso circadue anni fa su «Il Mulino», Mi-chele Salvati ha formulato ungiudizio del tutto condivisibi-le: la storia repubblicana ha conosciuto due stagioni politiche orientate ad affrontare con serietà la cosiddetta questione meridionale. La prima è stata la stagione dell'intervento straordinario, nella quale campeggia la figura di Pasquale Saraceno; la seconda è quella che inizia alla fine degli anni Novanta, allorché venne istituito presso il Ministero del Tesoro, allora diretto da Carlo Azeglio Ciampi, il «Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e di Coesione» affidato alla direzione di Fabrizio Barca (...). Abbiamo ricordato il giudizio di Salvati perché, all'inizio del 2010, quando il suo articolo comparve, la stagione del Dipartimento sembrava una vicenda conclusa e destinata solo ad una riconsiderazione retrospettiva, mentre oggi essa sembra essere tornata al centro dell'attenzione con il governo Monti, nel quale proprio a Barca è stato affidato l'incarico di ministro della coesione territoriale. Si tratta sicuramente di una discontinuità rispetto al governo precedente e di un segnale positivo perché Barca ha le carte in regola per essere un ottimo ministro ed alcune delle sue prime mosse non solo non sono improvvisate, ma costituiscono una ripresa del filo del suo lavoro, fortificato da una lunga esperienza ma anche da una fase di riflessione critica ed autocritica. La filosofia che lo sottende è la stessa, quella che mira ad innescare dal basso e su scala locale la creazione e lo sviluppo di «capitale sociale», che si propone di suscitare una mobilitazione capillare e di diffondere spirali virtuose, rinnovando il tessuto sociale del Sud e sottraendolo alla passività, al particolarismo e al clientelismo. Si tratta di scavalcare gli evidenti effetti perversi di una tradizione dell'intervento fondata sul primato dello Stato centralizzato, abituato a governare dall'alto, senza la conoscenza concreta delle situazioni e spesso prigioniero di «filiere» consolidate di interessi (economici e politici) che, invece di orientare il flusso delle risorse pubbliche verso la produzione di utilità collettive, lo deviavano a proprio favore (...). Da questa visione non economicistica dello sviluppo discende la necessità di monitorare continuamente la gestione del flusso delle risorse pubbliche, di ottimizzare i tempi e i modi del loro utilizzo, premiando i comportamenti virtuosi e fissando obiettivi d'interesse generale: infrastrutture, scuola, comunicazioni, ecc. Di questa nuova forma di presenza del soggetto pubblico al Sud sono da sottolineare almeno due novità rilevanti. La prima è soprattutto sul piano della forma: a dirigere non è più la scelta autoritativa dell'ente erogatore, ma una struttura impegnata a produrre partecipazione e collaborazione, ad aumentare la trasparenza dei processi e la possibilità di auto-correzione per ottimizzare l'uso delle risorse. Si tratta di innescare il protagonismo degli attori e non la loro passività. La seconda novità discende invece dalla fissazione rigorosa di una gerarchia temporale: si deve privilegiare non più il presente, il consenso a breve, ma il futuro. I costi sopportati nel presente non sono fini a se stessi, ma un investimento, la premessa necessaria per la produzione di utilità collettive e di lungo periodo. Ma, una volta riconosciuti i meriti e le novità della politica messa in campo da Fabrizio Barca, per capire quale destino verrà riservato al Mezzogiorno nei prossimi anni è necessario fare spazio anche a qualche riflessione critica di non lieve entità. In modo sintetico ci sembra che la filosofia che guida l'azione del ministro, i cui pregi abNon si rilancia il Sud con il settentrionalismo sobrio dell'efficienzaFRANCO CASSANO Il saggio pubblicato sulla rivista on line del Pd «Tam tam» apprezza le scelte di Monti sulla coesione ma critica una visione troppo centrata sui limiti culturali dei meridionali L'analisi DOCENTE DI SOCIOLOGIA DELLA CONOSCENZA ALL'UNIVERSITÀ DI BARI Il testo che pubblichiamo è tratto dall'ultimo numero della rivista on line del Pd «Tam Tam». Economia38 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
Foto Ansa «Palermo, il luogo dello sfregio, il luogo della ferita» inferta dalla mafia ai cittadini onesti, oggi è anche il luogo di «un fervore, un fermento» che segnano il suo riscatto. Lo ha affermato il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la cultura, presentando la prossima tappa del «Cortile dei gentili» che si terra nel capoluogo siciliano il 29 e 30 marzo. Sarà un appuntamento importante e originale del confronto tra credenti e non credenti, perché il punto centrale sarà la legalità, l'affermazione del diritto contro la forza della criminalità organizzata, contro l'antistato rappresentato dalla mafia. Per due giorni filosofi, religiosi, giuristi, storici e intellettuali si misureranno con la sfida: mostrare quanto la cultura del dialogo e del diritto non solo sia radicata nella grande tradizione multiculturale siciliana, ma possa essere una risposta forte all'incultura della criminalità organizzata. Lo sottolinea il cardinale Ravasi indicando i nodi fondamentali posti al centro dell'appuntamento di Palermo: il rapporto tra cultura della legalità e società multireligiosa. LA TESTIMONIANZA DI DON PUGLISI Il cardinale sottolinea quanto su questo punto si incontrino mondo laico, mondo civile, mondo politico, ma anche mondo spirituale e religioso. «Pensiamo - ha affermato ai veri e propri martiri della mafia che hanno in Palermo una sorta di emblema». Il riferimento è stato alla testimonianza fortissima di don Dino Puglisi, il parroco vittima della mafia. «Don Puglisi è diventato un punto di riferimento per tutti noi, ma anche oggi all'interno del clero a volte si stenta ad accettare una modalità nuova di annuncio del Vangelo che non accetti alcun compromesso con la mafia e l'illegalità», ha affermato il vescovo ausiliare di Palermo, monsignor Carmelo Cuttitta, intervenendo alla presentazione. Una presa di posizione netta, come le ferme parole di denuncia pronunciate da Papa Giovanni Paolo II alla Valle dei Templi di Agrigento. Non sono ammessi equivoci. II vescovo di Acireale monsignor Antonino Raspanti ha spiegato come fosse falsa la religiosità praticata dagli uomini di mafia. «Oggi che la Chiesa perde oggettivamente forza socioeconomica e appeal a diversi livelli - ha commentato Raspanti - scivola anche nell'interesse dello stesso mafioso, esce dall'interesse del mafioso». «Questo - ha proseguito il vescovo di Acireale - ci pone più a fondo la domanda se il Vangelo plasma o non plasma e in che misura gli uomini di chiesa sono disposti a mettere i paletti su ciò che si può accettare o no, compresa la partecipazione di mafiosi alle feste religiose, alle confraternite», alla fede e al rapporto ostentato con i sacerdoti. Così l'appuntamento di Palermo si presenta come l'occasione per seguire un percorso di purificazione della dimensione di fede che si alimenta anche del confronto con i non credenti. Per sconfiggere davvero la mafia occorre vincere la sfida «cultura contro incultura», ha spiegato il vice procuratore antimafia Giusto Sciacchitano. Quello che caratterizza questa edizione del Cortile dei gentili è il tentativo di coinvolgere tutta la cittadinanza parlemitana. Gli intellettuali, gli uomini e le donne di fede, di tutte le confessioni e culture, la gente comune, i giovani di «Addio pizzo» e anche i bambini. Si propone un'occasione di riflessione collettiva sulla propria storia, sulla propria identità culturale, proprio a partire dal nodo dei diritti, della legalità, dei poteri per arrivare all'accoglienza, al dialogo con i popoli del Mediteraneo. CITTÀ DEL VATICANO La seduta di ieri del consiglio regionale della Lombardia, mentre parla Davide Boni Ravasi: Palermo sarà la capitale della legalità Presentando la nuova tappa del «Cortile dei gentili» che si terrà a Palermo il 29 e 30 marzo, il cardinale Gianfranco Ravasi descrive un passaggio originale del confronto tra credenti e non credenti che avrà al centro la legalità. ROBERTO MONTEFORTE do del «pirla» a Zamponi salvo poi disquisire sul perché non è lecito offendersi. Punti di vista. Assenti sulla (attivissima) pagina twitter del governatore. Dove il Celeste si fa Avulso. Niente liti, turpiloquio, volgare quotidianità. Giusto qualche risposta a commenti invasivi per ribadire la sua estraneità e la presunzione di innocenza. Sulle inchieste che falcidiano vola alto: «A Di Pietro che vomita rispondo con l'efficienza di Regione». Niente dimissioni, quisquilie. Formigoni twitta di gioia. Nel giorno del «pirla» informa i suoi 21.429 followers: «In Lombardia premiamo il merito: Alessandro Casillo (vincitore di Sanremo Giovani). Decibel di entusiasmo all'auditorium». Yuhuu. Prima, auguri al Papa: «Grato per la Sua guida paterna, con gioia Le porgo i più fervidi auguri di buon onomastico». Anche in inglese, che la classe non è acqua né lui un provinciale: «I express my warmest and filial good wishes to the Holy Father». L'Unità d'Italia è un must: «Abbiamo riscoperto il gusto di essere italiani». Condoglianze, commemorazioni. Il rapimento di Moro «34 anni fa il punto più drammatico della lotta al terrorismo». Naturalmente Don Gussani: «Mi ha fatto incontrare un cristianesimo vivo e affascinante». «Liberate Rossella» («Free Rossella» per chi segue dall'estero) e pure i marò . L'8 marzo Festa della Donna al Belvedere (Woman's Day). Menzione speciale per Manzoni: «Senza esempi non si fa nulla». Appassionato tweet il primo marzo: «Goodbye Lucio Dalla. We will forever remember you through your wonderful songs». FEDERICA FANTOZZI Il Pd parla di Città sostenibili SiterrannodomaniedopodomaniallaFieradiGenovailavoridellaIIAssembleanazionale degli amministratori del Pd. Dopo il saluto di Giovanni Lunardon, segretario del Pd di Genova,cisaràlarelazionediClaudioMartini,presidentedelForumPoliticheLocaliPd.Seguirà il dibattito dedicato alle Città sostenibili. Pier Luigi Bersani terrà l'intervento conclusivo. 15 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
Faccia e completo scuro, Susanna Camusso ha atteso un'ora buona prima di poter parlare. Si presenta sola davanti ai giornalisti, senza avere al fianco gli altri leader sindacali, come nei tavoli precedenti. «Una riforma squilibrata, molto lontana dai suggerimenti che avevamo proposto insieme come sindacati», attacca subito. «I lavoratori sono gli unici che subiscono i provvedimenti del governo. È stato così con le pensioni, è così con la riforma del mercato del lavoro», continua. «All'articolo 18 viene tolto completamente la sua funzione deterrente verso i licenziamenti». In questo quadro la risposta della Cgil non potrà che essere «la mobilitazione» che sarà decisa questa mattina nel direttivo, già in programma a Corso Italia. L'accusa a Cisl, Uil e Ugl è precisa: «Qualcuno ha cambiato idea rispetto agli accordi presi fino a questa (ieri, ndr) mattina». Dopo di lei parla Raffaele Bonanni, anche lui da solo. E le parole sono molto diverse. Parla di «risultato storico». «Sulla riforma siamo riusciti a tenere una logica. Abbiamo tenuto conto - ha proseguito dell'appello di Napolitano e anche della richiesta di collaborazione del premier Monti. Siamo riusciti a tenere le linee guida che saranno completate nei prossimi giorni, abbiamo tenuto una logica», ha sottolineato. Sull'oggetto della rottura con la Cgil, l'articolo 18, sostiene che «gli era stata data troppa importanza». La riforma del lavoro che esce dal vertice con le parti sociali ha subito un cambiamento «molto forte» e Bonanni se ne prende il merito. Quando Mario Monti in conferenza stampa pronuncia la frase «l'accertamento che abbiamo voluto condurre con scrupolo ci ha portato a concludere che tutte le parti sociali consentono all'articolo 18 nella formulazione nuova, a eccezione della Cgil, che ha manifestato una posizione negativa», i sindacati sono nella stanza attigua. IL GELO FRA I SINDACATI Appena viene riferito il contenuto delle parole del premier scende il gelo. Viene certificato, per interposta persona, l'isolamento della Cgil. Un isolamento che in realtà non era così evidente, viste le critiche al testo dell'articolo 18 da parte della Uil. Luigi Angeletti infatti al tavolo aveva espresso un giudizio critico rispetto alla riforma: «Per i licenziamenti economici, invece, avevamo chiesto che fosse delegata al giudice la possibilità di decidere tra indennizzo o reintegro: il testo che ci è stato letto non dice così. Noi chiediamo inoltre che l'impresa informi le rappresentanze sindacali delle ragioni per cui si dovrebbe procedere ad un licenziamento: spetta alle imprese provare che ci sono le condizioni oggettive e il giudice dovrà valutare sentendo anche le rappresentanze sindacali. Queste - conclude - sono alcune delle modifiche da apportare perché la Uil possa esprimere un giudizio sostanzialmente positivo». Giovanni Centrella, segretario generale dell'Ugl invece esprimeva un «giudizio sofferto» su un impianto di riforma «condivisibile». Il gelo della Cgil era diventato poi rabbia quando Mario Monti «peggiora la situazione» specificando che sull'articolo 18 il testo è blindato e non si tratta più. Nemmeno nella riunione convocata per giovedì. E addirittura che «non credo che sarebbe stato possibile avere l'accordo della Cgil e delle altre parti». Come a dire che con il sindacato di Corso Italia sia impossibile arrivare ad un accordo. Sono lunghi i minuti passati in attesa che Monti e Fornero finiscano di illustrare la «loro» riforma e a rispondere alle domande. Momenti di tensione che certificano la rottura di una unità che si era ricostruita in questi lunghi mesi, dall'accordo del 28 giugno scorso in avanti. Camusso, Bonanni ed Angeletti si scambiano poche parole. La decisione non viene neanche discussa: la conferenza stampa sarà fatta per la prima volta separatamente. Oggi dunque il Direttivo della Cgil deciderà compatto le forme di mobilitazione. Una Cgil comunque poco convinta che Monti possa cambiare idea. I l piano di riforma del governo an-che ieri mancava di molte infor-mazioni e per larghi tratti si limi-tava a puri titoli. Elsa Fornero, da brava professoressa, ha comunque letto davanti ai tanti astanti al tavolo per un'ora esatta il testo preparato. Un testo blindato sull'articolo 18, modificabile sugli altri capitoli nella riunione già fissata per domani alle 16. Il capitolo più delicato è stato declamato con maggior enfasi da Elsa Fornero. La soluzione che la ministra del Welfare autodefinisce «equilibrata» è così definita. Per i licenziamenti di tipo discriminatorio rimane il reintegro e anzi viene «riforzato» prevedendolo «in qualsiasi caso e dimensione d'impresa» con «un ulteriore risarcimento, inclusi i contributi previdenziali». Per i licenziamenti di tipo disciplinare arriva l'alternativa fra «reintegro» (se il motivo è inesistente, per non aver commesso il fatto, o è riconducibile alle ipotesi punibili ai sensi dei contratti nazionali di lavoro) e «indennizzo» (se i motivi addotti dai datori di lavoro sono inesistenti) specificato in una forchetta compresa «fra le 15 e le 27 mensilità». Niente alternativa invece per i licenziamenti di tipo economico: in questo caso il governo propone «il solo indennizzo», cancellando il reintegro. Tre i pilastri dei nuovi ammortizzatori che entreranno a regime nel 2017, mentre ci sono molti punti interrogativi sul periodo transitorio con il governo che ha promesso di «mantenere gli attuali livelli di copertura». Il primo è l'Assicurazione sociale per l'impiego (Aspi), che per il governo sarebbe «universale», ma la ministra non ha chiarito né le coperture, né come cambierebbero i requisiti (l'ultima versione prevedeva due anni di M.FR. ROMA mfranchi@unita.it Camusso durissima: un riforma contro i lavoratori, una riforma squilibrata. Ma la conferenza stampa serale ha certificato la nuova spaccatura nel sindacato. Le parole di Bonanni confermano. MASSIMO FRANCHI Il dossier ROMA I sindacati si dividono Camusso: norme contro i lavoratori p Il segretario della Cgil definisce «squilibrata» la proposta: dal governo nessuna mediazione pOggi il direttivo «Ora mobilitazione». Bonanni soddisfatto. Angeletti: aspettiamo modifiche Per motivi economici ci sarà il licenziamento Senza alcun reintegro Modifica radicale sull'articolo 18. Passi avanti nella lotta alla precarietà: dopo 36 mesi di contratti a termine si passa al tempo indeterminato. Norme contro le dimissioni in bianco Primo Piano Il mercato del lavoro 4 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
Fronte del video L'ANALISI p SEGUE DALLA PRIMA PROGRESSISTI SFIDA EUROPEA S e l'Italia è una Repubblica fondata sul lavo-ro, al momento sembra fondata su un terre-no franoso. La trattativa in corso tra governo e parti sociali è diventata, in tv, un film dell'orrore, con il ritorno di alcuni morti viventi dell'ex governo Berlusconi. Lunedì sera, tra l'Infedele, Porta a porta e Linea notte, era tutto un resuscitare di accuse contro l'articolo 18, descritto come la causa di tutti i mali italiani, in particolare dall'ex ministro Brunetta. Due gli argomenti decisivi. Il primo è che è inutile insistere nel reintegro del lavoratore licenziato (seppure ingiustamente), quando manca il rapporto di fiducia da parte del datore di lavoro. E questo è giusto: meglio morire di fame piuttosto che turbare la sensibilità del padrone. Il secondo argomento di Brunetta è che il dipendente non deve avere una concezione proprietaria del posto di lavoro. Si capisce: è molto meglio che il padrone abbia una concezione proprietaria del lavoratore. Ora, dopo un chiarimento così convincente, la Fiom dovrebbe schierarsi compatta sulla linea Brunetta. L'articolo 18 discrimina i padroni Maria Novella Oppo Innanzitutto che in ogni elezione di Paesi Ue la scelta decisiva riguarda la risposta alla crisi economico-sociale in atto e che tale risposta ha una imprescindibile dimensione europea che sovrasta per importanza le risposte che pur debbono essere date ai livelli nazionali. L'altra questione è che la destra sta dando la sua risposta, costruita intorno all'asse Merkel-Sarkozy, che parte dalla convinzione che l'annuncio della riduzione del debito pubblico e di «riforme strutturali», in particolare del mercato del lavoro e dei sistemi pensionistici, sarebbero in grado di generare la fiducia necessaria a fare ripartire l'economia. Non è certo che la risposta venuta con il documento congiunto del Pd, del Ps francese e della Spd, scesi in campo insieme a sostegno della candidatura di Hollande, sia stata direttamente provocata dall'iniziativa della Merkel, certamente ne è stata influenzata. Ed è un'ulteriore conseguenza positiva di quella iniziativa che rende ancora più esplicita la dimensione europea della posta in gioco. Finalmente anche la sinistra europea ha battuto un colpo. Il documento non affronta certo tutti i problemi che la crisi pone, ma indica scelte più che sufficienti a definire una strategia nettamente alternativa a quella della destra per uscire dalla crisi. Innanzitutto critica la scelta di una politica di austerità generalizzata in tutta l'Unione e contrappone ad essa un'idea di coordinamento di politiche economiche differenziate per le quali i Paesi con le bilance dei pagamenti in attivo dovrebbero aumentare la domanda interna in modo da bilanciare la riduzione necessaria per i Paesi che vivono al di sopra dei propri mezzi. Anche per questi, tuttavia, nell'applicazione del Patto di stabilità dovrebbero essere valutate a parte le spese per investimenti. Si prevede una parziale europeizzazione del debito; l'adozione di politiche industriali di tipo nuovo su scala europea e nazionale da alimentare attraverso un rafforzamento del ruolo della Banca europea per gli investimenti; la tassa sulle transazioni finanziarie anche per riequilibrare il carico fiscale fra rendite e attività produttive; una riforma dei sistemi finanziari e la ridefinizione del ruolo della Bce. Infine e soprattutto si propone il superamento di meccanismi decisionali che stanno menomando la democrazia, il rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo, di quelli nazionali e della Commissione europea e per l'elezione del suo presidente si propone che i partiti progressisti europei designino un candidato comune. Vale la pena rilevare che anche le elezioni negli Usa mostreranno inevitabilmente una netta contrapposizione non solo di strategie per uscire dalla crisi, ma anche di culture, di modi di intendere la società. Con buona pace di quanti sostengono che la contrapposizione fra destra e sinistra sia ormai tramontata. Il carattere alternativo dell'iniziativa delle sinistre è sottolineato da Wolfgang Munchau sul Financial Times: «Una vittoria di Hollande riaprirebbe ampiamente le politiche europee contro la crisi. Io mi auguro che ciò avvenga. Il voto alle presidenziali francesi è perciò più di una elezione nazionale. Esso riguarda il futuro dell'Eurozona». Ciò che appare chiaro all'editorialista del più importante quotidiano del mondo degli affari non appare in molta stampa italiana, anche fra quella orientata a sinistra, che ha ignorato l'evento o quasi. Qui da noi pare che l'impegno di molti sia far rinascere il moderatismo, categoria della politica tipicamente italiana: in nessun altro Paese ci sarebbe chi, per definirsi politicamente, direbbe «sono un moderato». Mino Martinazzoli disse un volta che tra moderazione e moderatismo passa la differenza che vi è fra astinenza ed impotenza, figuriamoci se con i tempi che corrono abbiamo bisogno di impotenza. Altri invece criticano le scelte del duo Merkel-Sarkozy ed ammettono che la risposta ad esse debba essere data a livello europeo, ma quando si tratta di dire con quali forze distolgono lo sguardo e pur di non ammettere che la sinistra è la forza principali per un'alternativa inventano sondaggi con partiti inesistenti dalle caratteristiche totalmente indeterminate. O continuano a teorizzare, anche nel centrosinistra, che la situazione italiana è diversa da tutte le altre e richiede soluzioni particolari dando prova di inguaribile provincialismo. Certo nessuno può ignorare che la sinistra europea esce da un ventennio di letargo e di subordinazione culturale, ma non ci sono scorciatoie rispetto alla strada del suo rinnovamento culturale, politico e generazionale. A mensa: «Alla tv dicevano che la ricetta èquella di favorire i licenziamenti per favo-rire le assunzioni». «Oh no, ci risiamo, seiincredibile...». «È una trovata tedesca, così diceva la tv». «Ma dai, questa è peggio di quella volta che ti sei comprato la panca che scolpisce gli addominali senza sforzo». «No, quella volta mi hanno fregato! Questo invece è un metodo certificato da fior di professori». «Senti, devi smetterla di passare la notte a fare zapping tra le tv locali». «Ma era il Tg1 delle 20!». «E che ci faceva Vanna Marchi al Tg delle 20?! Ok: volevamo uno più onesto di Minzolini, ma si poteva trovare di meglio». «Ma no, era il ministro del Lavoro. Spiegava che se aumenti la flessibilità in uscita in pratica riduci quella in entrata». «E scommetto che funziona anche contro il malocchio». «Dici?». «Senti, non puoi prendere per buono tutto quello che dice la tv! Non le avrai mica dato il tuo numero di carta di credito?». «Ti dico che era convincente! Spiegava che non si tratta di cancellare l'art. 18: nessuno potrà licenziare per motivi discriminatori ma solo per ragioni economiche o organizzative». «Quindi il datore di lavoro sarà libero di licenziare chiunque purché abbia l'accortezza di dire che è per ragioni economiche o organizzative? Del resto, quando ci vogliamo liberare di qualcuno, non gli diciamo mai che è perché non ci va più a genio. Ci hai fatto caso? Troviamo sempre delle scuse: “Sono io che sto passando un brutto momento”, “Devo stare un po' per conto mio”, “Non ti merito”... ma penso che quello che dirò la prossima volta è: “Non che non ti amo, è per ragioni economico-organizzative”». «Tu sei troppo malfidato». «Me lo hai detto anche quando tentavo di spiegarti che eleggere un miliardario non ci avrebbe fatto diventare più ricchi». «Hai ragione. Però faceva davvero ricrescere i capelli». «Sì, i suoi». Amore, ti lascio per ragioni economico-organizzative Duemiladodici Francesca Fornario Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 22 SILVANO ANDRIANI www.unita.it24 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
biamo ricordato, sia però largamente insufficiente in ragione di due limiti tra loro strettamente connessi: il primo è un limite cognitivo e interno a quella stessa filosofia; l'altro, pur essendo strettamente connesso al primo, deriva invece dalla contraddizione tra l'ethos positivo e costruttivo che sottende tale filosofia e l'ispirazione dei governi italiani degli ultimi anni, compreso il governo Monti. Tali governi, pur essendo tra loro molto diversi, hanno avuto, e continuano ad avere, una logica di movimento che va nella direzione esattamente opposta a quella di un rilancio del Mezzogiorno. Sono le zone d'ombra di quello che abbiamo chiamato il «localismo virtuoso» . Cercando di ridurre al loro nucleo essenziale le critiche allora formulate, noi riteniamo che il limite del localismo virtuoso stia nel fatto che esso sembra imputare il «ritardo» del Mezzogiorno italiano esclusivamente alla «cultura» dei meridionali, operando una pesante rimozione dell'incidenza di altri fattori politici e strutturali. Su questo punto per evitare interessati fraintendimenti occorre essere molti chiari: le responsabilità delle classi dirigenti meridionali sono molto gravi e senza un profondo cambiamento dei loro comportamenti e dei loro costumi è impossibile sperare in un futuro diverso. E proprio per questa ragione la fine dell'intervento straordinario poteva essere l'occasione per aprire una strada nuova. L'imperativo «non ci sono più risorse, smettiamo di lamentarci e mobilitiamoci usando al meglio quelle disponibili», permetteva infatti di colpire antiche e perverse abitudini e di spingere all'azione, condannando ogni alibi, inerzia o complicità. Ma questo volontarismo, per quanto nobile ed encomiabile, non può non imbattersi, prima o poi, in quella parte della realtà che non prende in considerazione, cioè nell'incidenza sulla vicenda del Sud di fattori dipendenti dal suo rapporto «ineguale» con la cornice nazionale e internazionale. La complessità rimossa, come ci insegna Freud, è destinata a ritornare: una volta condannate come ideologiche e consolatorie le prospettive che sottolineano le componenti esterne delle difficoltà attuali, queste ultime continueranno ad essere imputate sempre e soltanto ad un insuperabile deficit morale e culturale del Sud. Del resto questa è l'immagine, tutt'altro che disinteressata, che oggi domina largamente i media e il dibattito pubblico. E allora vale la pena di ripeterlo: l'incidenza dei fattori culturali e soggettivi interni al Mezzogiorno è innegabile, ma far scomparire dal quadro l'incidenza degli altri fattori significa condannarsi all'insuccesso. Tra una cornice teorica mutilata e la scarsa produttività dell'azione politica s'istituisce un'evidente circolarità negativa. Il secondo limite ci sembra invece quello che deriva dal conflitto esistente tra i passi che sarebbero necessari per una politica di rilancio del Mezzogiorno e la filosofia complessiva che ispira questo governo. Per far ripartire il motore ingrippato della crescita l'idea-guida è quella di intervenire sul sistema-Paese in funzione di una precisa priorità: rilanciare le aree forti al fine di renderle più competitive nel quadro dell'economia globale. Del resto è questa oggi la logica prevalente: per ripartire bisogna gettar via i pesi morti e rendere più agili le aree già presenti sul mercato globale. L'idea di politiche perequative è del tutto fuori tempo e appare pateticamente obsoleta o pericolosamente estremista. Ma questa logica vuol dire, anche se non è elegante dirlo, accentuazione del divario tra centro e periferia, con l'unica eccezione della cooptazione, faticosa e intermittente, di qualche area di confine, utile anche per esibire un'apertura più di facciata che reale. In altre parole la questione settentrionale non è rappresentata solo dalle guasconate della Lega. Alle sue spalle non da adesso esiste una versione più alta e sofisticata, dove al posto del separatismo e dei miti di fondazione, si propone come criterio-guida quello dell'efficienza e della competitività del sistema. Non più l'alta gradazione etilica delle feste padane né il populismo arci-italiano di qualche cavaliere, ma la sobrietà dei conti certificata con la carta intestata della Bocconi. In altre parole accanto al settentrionalismo rustico e caricaturale del leghismo ne esiste un altro, sobrio ed urbano, che cammina dietro il vessillo di principi generali, presentati come virtuosi e benefici per tutto il sistema. Non è un caso che in occasione della conferenza di fine d'anno il premier, di fronte a ben due domande sul Mediterraneo, abbia risposto con un esplicito rinvio alla necessità di un approfondimento su questi temi, rinvio che non può non far temere l‘assenza di idee significative sull'argomento. Rispetto all'angustia territoriale della Lega questo nuovo settentrionalismo ha un respiro universalistico, che insiste molto sui valori dell'efficienza e della ricostruzione di criteri minimi di meritocrazia. Tale universalismo rappresenta un innegabile passo in avanti, purché non si dimentichi che un universalismo dimezzato non è vero universalismo. In altre parole in un quadro come quello italiano la famosa uguaglianza delle opportunità, se non viene costruita attraverso una forte e coraggiosa azione di riequilibrio territoriale, corre il rischio di produrre soprattutto il potenziamento e la razionalizzazione delle tendenze esistenti, che già da tempo calamitano le risorse nelle zone più ricche e sviluppate del Paese: dal risparmio ai laureati e agli studenti migliori attratti dalle università «virtuose», dai finanziamenti alla ricerca agli investimenti in infrastrutture (...). In altre parole: il campo da gioco è inclinato e si corre il rischio che a vincere siano sempre gli stessi. Il che tradotto in italiano vuol dire: per rilanciare il ruolo dell'Italia facendo leva sul Mezzogiorno, per costruire una coesione forte, un campo da gioco reale e non simulato, per innescare una grande crescita del «capitale sociale», è necessario intaccare seriamente i rapporti di forza esistenti. Ipotesi che, nonostante l'alta qualità dell'attuale ministro per la coesione territoriale, non sembra essere all'orizzonte. Sappiamo bene come la via che indichiamo sia molto difficile, ma essa è l'unica che può salvare il Mezzogiorno dallo scivolamento, peraltro già in corso, verso un leghismo mimetico e perdente. E quindi anche l'unica per salvare l'unità del Paese. La vera sfida L'ingresso del santuario di Polsi Foto tratta da «Malacarne. Married to the mob» di Alberto Giuliani (earBooks) Intaccare i rapporti di forza per costruire una coesione forte Mozione del Pd per il lavoro «Un piano per il lavoro nel Sud, che dia slancio alla crescita dell'Italia». A chiederlo al governo è il Pd che ha presentato una mozione alla Camera. Due gli impegni, spiega Sergio D'Antoni: il ripristino del credito d'imposta per gli investimenti produttivi e il potenziamento del credito per l'occupazione assegnando alle Regioni del Mezzogiorno i fondi europei. 39 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
C ome sarebbe finita, inSomalia, Ilaria Alpi ave-va cercato di farcelo ca-pire sin dai primi repor-tage realizzati per il Tg3. La sua sensibilità di giornalista e di donna aveva colto negli occhi dei somali la speranza svanita. Attorno a lei lo scandalo di un Paese che gli occidentali avevano spremuto e sfruttato, trasformato in una discarica avvelenata. Ed ora stavano per abbandonarlo a se stesso, ai macellai delle bande guerrigliere, al tormento dei profughi, alla fame, alla sete. Tutto ciò che una giornalista poteva fare era raccontarcelo, e mettere tutti noi - gli italiani - di fronte alle nostre responsabilità. Ilaria lo volle fare. Per questo aveva chiesto che la Rai le concedesse quell'ultima trasferta in Somalia, prima che il ritiro delle truppe italiane ed americane facesse del Paese terra bruciata, inferno proibito agli inviati di giornali o televisioni. La accompagnò un operatore di Trieste, Miran Hrovatin. Un “privato”, che il conflitto spietato nella ex Jugoslavia aveva reso esperto di guerre e guerriglie. Erano insieme, quel 20 marzo di diciotto anni fa, quando la loro auto fu bloccata nel centro di Mogadiscio e un commando di miliziani li assassinò con fredda determinazione. Un colpo alla testa di Miran, un colpo alla testa di Ilaria. Una esecuzione. Gli assassini avevano atteso da ore sul posto, sotto il sole. Non s'erano mai allontanati dal punto dell'agguato, nei pressi dell'hotel Hamana, ad appena duecento metri dalla ex ambasciata italiana ancora presidiata dai nostri militari. Si mossero soltanto all'arrivo della Toyota di Ilaria e Miran. Quella che avevano atteso. Ilaria e Miran non avrebbero dovuto essere lì. Il loro albergo era da un'altra parte: qualcuno chiamò Ilaria al telefono o con la radio trasmittente, e la convocò, obbligandola ad attraversare una Mogadiscio ormai senza controllo e vigilanza da parte delle forze Onu. Chi chiamò Ilaria? Perché? Avrebbero dovuto accertarlo le inchieste della magistratura, o la apposita commissione parlamentare che fu inutilmente presieduta dal professor Carlo Taormina. In realtà inchieste giudiziarie sul posto non sono state condotte, i nostri militari allora a Mogadiscio non hanno interrogato nessun testimone, e quelli che si sono presentati in Italia sono risultati inaffidabili, o mendaci. Depistanti le informazioni fornite dagli uomini dei servizi segreti, che pure seguivano Ilaria passo passo. E la commissione parlamentare ha finito per accreditare come fonte principale proprio quel personaggio, l'italiano Giancarlo Marocchino, che un rapporto delle superstiti autorità di polizia somala avevano indicato come il primo dei sospetti. La verità sull'assassinio di Ilaria e Miran non l'ha voluta nessuno. Ci si è accontentati della condanna di un somalo, Omar Haschi Assan, che la stessa Corte d'assise di Roma ha considerato «un capro espiatorio». Il quale oggi attende si faccia luce - il processo è in corso - sui retroscena della falsa testimonianza che lo ha inchiodato come unico assassino. L'inchiesta, allora, l'hanno condotta Luciana e Giorgio Alpi, i genitori di Ilaria; e con loro i colleghi del Tg3 e di Famiglia Cristiana, l'onorevole Mariangela Gritta Grainer, l'avvocato Domenico d'Amati. Coi mezzi forniti dalla tenacia e dalla pazienza. Così abbiamo saputo che Ilaria s'era dedicata a documentare l'esistenza di traffici immondi di armi e rifiuti tra l'Italia e la Somalia. Aveva raccolto le testimonianze delle donne somale, preoccupate per le strane malattie che infierivano sui loro figli, e riempivano di piaghe gambe e braccia dei pescatori. Il bestiame moriva, e si parlava di navi che scaricavano barili e container pieni di sostanze sconosciute. Foto Ansa Un'immagine della giornalista della Rai Ilaria Alpi, uccisa con l'operatore Miran Hrovatin a Mogadiscio il 20 marzo 1994 ROBERTO SCARDOVA Armi, rifiuti, affari Ilaria e Milan, uccisi perché avevano capito Diciotto anni fa Alpi e Hrovatin assassinati in un agguato a Mogadiscio Inchieste depistate, commissioni parlamentari inconcludenti Quella verità va cercata e scritta, con pazienza e per amore delle vittime www.unita.it Il dossier ROMA Italia28 MERCOLEDÌ21 MARZO2012
I l governo deciderà «quanto pri-ma». Monti non fissa la data incui il governo «procederà dalpunto di vista legislativo», ma si sa già che - a meno di ripensamenti dell'ultima ora - il Consiglio dei ministri di venerdì varerà la proposta di legge delega o il ddl sulla riforma del mercato del lavoro. La decisione definitiva sullo strumento legislativo, tuttavia, sarà presa «dopo una riflessione nel governo» e «dopo aver consultato il Capo dello Stato». Che il Presidente del Consiglio ha immediatamente informato del «buon esito» di una trattativa che - in realtà si conclude senza nessuna intesa. Niente accordo con le parti sociali. Ma parola finale «al Parlamento» e, contemporaneamente, sfida implicita a quelle parti della maggioranza (in particolare il Pd) che puntavano sull'accordo. Monti è consapevole «dei rischi», «ma va avanti spiegano ambienti del governo - perché guarda ai mercati e all'Europa». Le spinte per chiudere già ieri «la partita», e registrare formalmente il non accordo erano molte, dentro e fuori il governo. Ma il Presidente del Consiglio è stato costretto - alla fine - a concedere «un supplemento» di trattativa. A spingere per «cercare fino all'ultimo la via dell'intesa» soprattutto il Partito democratico. E il premier non se l'è sentita di «impuntarsi sui tempi», nelle stesso ore in cui - tra l'altro - il Capo dello Stato esortava tutti (anche il governo) a «fare l'accordo». E di fronte alle stesse raccomandazioni del Colle, Monti ha modificato il ruolino di marcia prefissato. Non andrà molto in là con il calendario, tuttavia. Si terrà giovedì, infatti, l'incontro «finale» sulla riforma del mercato del lavoro. Di qui ad allora - fa intendere il Presidente del Consiglio - Palazzo Chigi «non perde le speranze» di giungere a una riforma condivisa. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, però, la decisione è che entro la settimana - sabato il premier parte per Giappone e Cina - il governo varerà un provvedimento che è «parte integrante del programma sul quale il Parlamento ha votato la fiducia». A partire da gennaio - ricorda il premier -- « con altri ministri e a volte con me, c'è stata una fitta serie di riunioni con le parti sociali che ha consentito di affrontare diversi aspetti». Per Monti, quindi, è giunto ormai il tempo delle decisioni. Preoccupato per le loro conseguenze? «Sì - ammette - Rispetto al quantum di armonia che è sempre bene accompagni i provvedimenti. Ma ci siamo trovati ad affrontare un difficile scambio. Non so se sarebbe possibile, accettando la posizione della Cgil, avere il consenso delle altre parti. Non lo credo». Ma «anche se fosse stato possibile - aggiunge il premier - lo scopo del governo non è conseguire comunque il consenso ad ogni costo, ma conseguire certi risultati nell'interesse del Paese, dei giovani e dell'occupazione». Ed è anche così, sottolinea che il governo, al pari dei sindacati, sente «di servire gli interessi dei lavoratori». «Prevalga l'interesse generale», quindi. Anche ieri - durante la trattativa - Monti ha richiamato le parole pronunciate dal presidente della Repubblica. Poi, però, ha certificato il «non accordo» con le parti sociali e ha chiesto la verbalizzazione delle posizioni differenti espresse al tavolo. Il governo definirà la proposta definitiva e la farà giungere in Parlamento - «interlocutore principale» - assieme ai verbali che espliciteranno consensi e dissensi. Delega o disegno di legge. La strada del decreto sembra al momento esclusa, anche per via dei tempi imposti dalle prossime amministrative. Entro giugno, tuttavia - questo l'obiettivo di Palazzo Chigi - «la partita dovrebbe essere chiusa». Anche se Palazzo Chigi non sottovaluta il peso «delle tensioni sociali» che possono accompagnare l'iter parlamentare della riforma. E adesso che non c'è più «l'handicap» o «l'alibi» dell'articolo 18 esorta Monti - la imprese «investano di più». La riforma del mercato del lavoro? «Sono sicuro darà anche luogo a un nuovo spirito: per esempio io mi aspetto che dalle imprese italiane ora venga un rinnovato impulso agli investimenti, alla crescita e all'occupazione». E il Presidente del Consiglio spera che «passata questa fase congiunturale le imprese raddoppieranno il loro impegno» perché non avranno più «l'handicap o l'alibi, dipende dai punti di vista, di un trattamento dei licenziamenti diverso da quello vigente nelle altre economie avanzate». Il premier e lo strappo «Ce lo chiedeva l'Europa» possibilità di usufruire di ammortizzatori sociali il giudizio è negativo. C'ERA UN IMPEGNO PER L'ACCORDO Che tiri una brutta aria al quartier generale del Pd si capisce quando prende il via l'incontro a Palazzo Chigi e trapela che Monti punta a un semplice «verbale» che registri le varie posizioni. Al Nazareno comincia a diffondersi l'allarme, che si fa più intenso quando il presidente del Consiglio, parlando di fronte alle telecamere al termine del confronto, insiste sulle modifiche all'articolo 18 e sul fatto che al tavolo c'era un consenso generalizzato, «a eccezione della Cgil». Ma perché insiste sull'articolo 18?, è la domanda che si fanno al Nazareno. Bersani ricorda che al vertice con Alfano e Casini, l'altra settimana, Monti si era impegnato a cercare un accordo con le parti sociali: «E questo andava fatto». Il ragionamento che fa prima che prenda il via l'incontro a Palazzo Chigi è ancora improntato all'ottimismo: «Il governo ha tutti gli elementi per capire le distanze da colmare e trovare i possibili punti di caduta». Il leader del Pd riunisce la segreteria e tutti i segretari regionali al Nazareno: «In un momento delicato come questo, con un 2012 che sarà duramente segnato dalla recessione, la coesione sociale è un fattore determinante». Il sostegno a Monti non può venir meno, «ma non si può ignorare che c'è una questione sociale a cui far fronte, che già oggi è a un livello critico e che in futuro rischia di peggiorare gravemente». La riforma del mercato del lavoro deve essere il primo passo, a cui poi devono seguire investimenti e politiche per lo sviluppo e l'occupazione. Ma se si parte col piede sbagliato, la strada rischia di essere tutta in salita. Per questo ora l'attenzione è tutta concentrata sull'incontro di domani a Palazzo Chigi, definito «conclusivo» da Monti, e per questo Bersani insiste sul fatto che non serve uno «scalpo» da dare «ai famosi mercati» ma l'Italia «deve dare al mondo il messaggio che sta affrontando le riforme e come nei suoi momenti più difficili riesce a costruire una coesione sociale». Il retroscena «Non serve uno scalpo da mostrare alle borse È una questione sociale» Il leader dei Democratici ROMA NINNI ANDRIOLO Monti ascolta le preoccupazioni del Colle e rinvia a giovedì l'atto finale Ma il «supplemento di trattativa» non porterà sorprese «L'obiettivo non è il consenso ad ogni costo ma l'interesse del Paese» «Il premier dice che c'è l'intesa di tutti, tranne la Cgil? Sembra Sacconi» Fassina sconcertato Nuovoaltolà di AngelinoAlfano al governoMontisullariformadellagovernanceRai,mentrePdeTerzoPolocontinuanoachiederelarevisionedelleregole,chesiauncommissariamentoolanomina di un nuovo direttore generale con più poteri (Enrico Bondi o DomenicoArcuri. IlPdlvuolerinviareal2013l'assetto della governance (e prorogare il Cda), e Alfano accusa il Pd di avere «una logica di veti e contrasti» per «l'occupazione delle poltrone». «Ma di quali veti e controveti parla Alfano?», i veti li ha posti «proprio Alfano. La questione della governance va affrontata subito, altro che 2013», ribatte Matteo Orfini del Pd. E Bocchino avverte: il Terzo Polo non parteciperà alla spartizione, «il governo procedasubitocon la nominadi unad». Rai, dal Pdl nuovo stop al governo e accuse al Pd VIALE MAZZINI Il Prc: cancellano l'art. 18 Il governo sta «di fatto cancellando l'articolo 18», i sindacati dovrebbero dire no e proclamare lo sciopero generale, dicono Paolo Ferrero e Roberta Fantozzi, segretario nazionale eresponsabile lavorodiRifondazionecomunista.Perché leparolediFornerosighificano che «ilreintegrocisarànelsolocasoincuiildatoredi lavorodichiari ladiscriminazione.Cioèmai». 7 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
nel blitz della flotta Usa per liberare 13 pescatori iraniani presi in ostaggio da una banda somala. La scorsa settimana aveva detto che gli spazi per una soluzione negoziata della contesa con Teheran si stavano «restringendo». Ma ora riconferma la convinzione che la via diplomatica rimane percorribile. Obama non lo afferma esplicitamente, ma probabilmente intende sondare il terreno per capire se la sconfitta di Ahmadinejad e la vittoria di Khamenei nelle elezioni parlamentari del 2 marzo apra prospettive al dialogo. Non perché l'uno sia più moderato dell'altro, ma perché si riduce quel dualismo di scelte, opinioni e proposte, che rende spesso difficile agli interlocutori esterni capire quale sia la vera posizione della Repubblica islamica. Su un punto però non transige Obama, il politico che basò la vittoriosa campagna elettorale del 2008 sul ricorso alle forme tecnologicamente più moderne di comunicazione: la barriera elettronica che le autorità iraniane costruiscono per escludere i loro concittadini dal libero flusso delle informazioni e delle idee va abbattuta. «Le tecnologie che dovrebbero dare forza agli individui vengono usate per reprimerli». E allora il governo Usa «sta lavorando alle linee guida di un progetto per facilitare l'opera degli uomini d'affari statunitensi che portano software e servizi in Iran, in modo da sviluppare l'accesso al web per tutti gli iraniani». La sfida che Teheran lancia al suo stesso popolo viene raccolta dal capo di un governo straniero nel nome della libertà universale. Un membro del Consiglio supremo del ciberspazio, Hamid Shariari, rivela che «abbiamo identificato 650 siti creati per combattere il nostro regime». Trentanove, dice, appartengono a gruppi dell'opposizione, il resto si propone di promuovere «la cultura occidentale e valori satanici». E se poi, lo scontro dal terreno informatico passasse alle bombe ed ai missili, sappiano gli yankee e i sionisti, che «noi colpiremo con la stessa forza con cui saremo attaccati». Parola di Khamenei, nel suo messaggio alla nazione per il Nowruz. Rompere il silenzio sulla situazione in Turchia. Accendere un riflettore sulla libertà di stampa negata in quel Paese. È questo l'obiettivo che si pone la Fnsi con l'inziativa «adottiamo due colleghi incarcerati» presentata ieri al Senato nella sala ex Hotel Bologna. Lo ha spiegato il segretario dei giornalisti Franco Siddi. Quello all'informazione è un diritto negato. «Chi informa liberamente è considerato un terrorista». Così i primi ad essere colpiti sono i giornalisti di origine curda. È uno di loro, Bedr Adanir, con il suo collega Baha Okar ad essere stato «adottato» dalla Fnsi. «Il prossimo 30 aprile saremo al loro processo in Turchia» assicura Siddi che con il senatore Pd Pietro Marcenaro, presidente della Commissione Diritti Umani del Senato, ha aderito alla campagna promossa dalla Federazione internazionale ed europea del sindacato dei giornalisti per chiedere al premier turco Erdogan di liberare i colleghi e garantire la libertà di stampa. IN PRIGIONE SENZA RAGIONE «Chi scrive cose che non piacciono al governo è considerato un terrorista e non un giornalista. Per lui c'è la prigione. Spesso senza processo. Senza sapere neanche i motivi dell'arresto» spiega Renate Schroeder, direttore della Federazione europea dei giornalisti. «È quello che accade nella moderna Turchia. Due anni fa, quando abbiamo iniziato a monitorare la situazione lanciando la nostra campagna “adotta un giornalista”, erano 63 i giornarlisti incarcerati. Ora sono sicuramente 104. Ma potrebbero essere molti di più». È preoccupante il quadro tracciato sulla libertà di stampa in Turchia, il paese che per la sua forza economica e per la sua laicità è spesso indicato come modello per le giovani democrazie arabe. «Spesso si è in carcere senza sapere la ragione. La Turchia è un paese democratico, ma con la legislazione speciale contro il terrorismo introdotta negli anni ‘90, le libertà vengono disinvoltamente messe da parte. Nessuno ha più rispetto per la giustizia e per la sua autonomia. E poi per loro si tratta di terroristi e non di giornalisti» aggiunge Schroeder che spiega in cosa consista «l'adozione del collega incarcerato». «Sosteniamo i nostri partner locali, i sindacati turchi dei giornalisti impegnati nella difesa del lavoro e della libertà di stampa. Ma siamo anche andati in Turchia per assistere ai processi e sostenere i colleghi incarcerati. Abbiamo portato loro la nostra solidarietà e questo ha un'enorme importanza per loro e per le loro famiglie». Contro queste iniziative la pressioni di Ankara è fortissima. Ma l'Efj (il sindacato europeo dei giornalisti) non desiste. Scrive ai giornalisti incarcerati, rilancia le loro lettere. Fa conoscere la loro condizione. Scrive alle ambasciate di tutta Europa. Coinvolge i parlamentari europei. «L'obiettivo - spiega la Schroeder - è mostrare che sono persone normali e che la loro colpa è quella di aver avuto il coraggio di denunciare ciò che hanno visto». Lo sottolinea Ferda Cetin, giornalista curdo rifugiato in Francia. Racconta dei suoi colleghi incarcerati perché hanno denunciato ciò che hanno visto: bambini detenuti e donne uccise a freddo, bambine torturare e violentate in carcere. «Sono stati almeno 34 i giornalisti uccisi negli ultimi dieci anni» conclude. Il presidente dell'Fnsi Roberto Natale ha ricordando come «la recente classifica di Reporter Senza Frontiere collochi la Turchia al 148/o posto su 176 Stati» esaminati. Il senatore Marcenaro, che si è battuto contro il pregiudizio islamofobico che voleva la Turchia fuori dall'Europa, chiarisce che è per spirito di amicizia che occorre battersi contro la repressione delle libertà in quel paese, che resta un importante interlocutore. Ma sulle libertà e sui diritti umani - sottolinea Beppe Giulietti portavoce di Articolo 21 - «non si può transigere». ROBERTO MONTEFORTE Foto Ansa Al via la campagna «adotta un giornalista turco incarcerato» La Federazione Nazionale della Stampa, sindacato dei giornalisti italiani, «adotta» i colleghi turchi incarcerati nel proprio Paese con accuse di «terrorismo»: sono 104. La campagna presentata ieri al Senato. ROMA Paolo Bosusco in una immagine tratta da internet (Flickr) Iraq, raffica di attentati in 15 città È di almeno 51 morti e 250 feriti il bilancio della raffica di attacchi con autobombe, ordignie armi da fuoco sferrati in 15 città dell'Iraq. Gli attacchi più gravi hanno riguardato la città santa sciita di Kerbala, Kirkuk e Baghdad. Una vera e propria sfida alle imponenti misure di sicurezza in vista del vertice della Lega araba, in programma dal 27 al 29 marzo. 33 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
Montepremi 2.478.580,19 5+ stella Nessun 6 - Jackpot 74.827.185,41 4+ stella 36.692,00 Nessun 5+1 - 3+ stella 1.942,00 Vincono con punti 5 28.599,01 2+ stella 100,00 Vincono con punti 4 366,92 1+ stella 10,00 Vincono con punti 3 19,42 0+ stella 5,00 Nazionale 11 7 50 58 56 Bari 49 39 57 71 22 Cagliari 80 76 30 58 21 Firenze 63 40 79 44 60 Genova 50 11 68 60 2 Milano 85 57 66 19 28 Napoli 62 58 32 46 2 Palermo 15 90 77 57 13 Roma 35 67 12 30 13 Torino 80 63 34 9 18 Venezia 72 24 71 8 39 lotto Allo Juventus Stadium finisce 2-2 ai tempi supplementari: i bianconeri vanno in vantaggio con Del Piero, poi il Milan ribalta con Mesbah e Maxi Lopez. Decide il gol del montenegrino L a sfida infinita si tinge dibianconero. Il Milan guidail campionato, ma la Juvenon vuole abbandonare il sogno scudetto e intanto, dopo 120' di battaglia e spettacolo, fermando la squadra di Allegri nella sfida di ritorno (dopo il 2-1 a San Siro) è la prima finalista di Coppa Italia. Ha deciso nel primo supplementare un lampo di Mirko Vucinic, dopo che i gol di Del Piero, Mesbah e Maxi Lopez avevano allungato la partita oltre il 90' regolamentare. E Vucinic ha vestito così i panni del primattore, trasformando in poche settimane le contestazioni e i fischi subiti contro il Chievo in ovazioni. La sventola dalla distanza che ha fatto secco Amelia ha messo fine ad una sfida bellissima, che ha regalato emozioni e messo da parte veleni e polemiche. Alla fine è stata festa per la Juve e per Alex Del Piero, all'ultima da titolare in una classicissima, che nel torneo che assegna la coccarda tricolore ha trovato gli unici acuti in una stagione avara di soddisfazioni e ricca di tante panchine. Allo Juventus Stadium (cui l'Uefa ha assegnato la finale di Europa League nel 2014) il capitano aveva segnato già a gennaio contro la Roma, quella fu una perla “alla Del Piero”, ieri il gol che ha sbloccato la gara è stato un gentile omaggio di Lichesteiner (imbeccato da un lancio millimetrico del solito Pirlo), ma soprattutto di Mesbah e Mexes, che hanno dormito, favorendo in modo decisivo l'1-0 bianconero. Poi proprio Mesbah ha rimediato, firmando in apertura di ripresa la rete che ha riacceso le speranze dei campioni d'Italia, anche se Allegri sembrava non crederci più, nel momento in cui aveva deciso di risparmiare il secondo tempo a Ibra (in dubbio alla vigilia), inserendo Maxi Lopez e dimostrando di pensare più alla sfida di sabato con la Roma che al secondo tempo contro la Juve. Ma poi la rete dell'ex attaccante del Catania ha allungato la sfida, regalando brividi supplementari, che l'ex Borriello non ha saputo evitare, divorandosi il 2-2. Inzaghi da una parte e Vucinic dall'altra ci hanno provato nel recupero, poi proprio il montenegrino ha deciso nei supplementari, consentendo alla Juve di mantenere l'imbattibilità stagionale. Tornando all'inizio, il Milan aveva provato a fare la partita nei primi venti minuti, ma al di là di un numero di Ibrahimovic, il predominio rossonero è stato sterile. La Juve si è limitata a controllare i ritmi e alla prima occasione buona ha colpito. Poi, approfittando di un Vucinic in serata di grande spolvero, ha sfiorato anche il 2-0, soffrendo solo dopo che un errore di Pepe in copertura ha favorito il pareggio di Mesbah nella ripresa. A quel punto un altro gol del Milan avrebbe allungato la sfida ai supplementari, lo Juventus Stadium è diventato un inferno per il diavolo (come aveva annunciato il grosso striscione esposto in curva Scirea prima del via), l'ingresso di Marchisio ha aggiunto qualità al centrocampo bianconero e nel finale è stata più la squadra di Conte a sfiorare il 2-1 che non quella di Allegri, ma un'ingenuità difensiva e un numero di Maxi Lopez hanno regalato altri 30' di spettacolo, con partita e qualificazione decisi infine da Vucinic. Per la Juve era la partita dell'anno, come aveva detto alla vigilia il suo tecnico, perché questa qualificazione consente ai bianconeri di intravedere la possibilità di tornare a vincere qualcosa, sei anni dopo la bufera di Calciopoli. Stasera il ritorno tra Napoli e Siena designerà la sfidante per la finale di Roma del prossimo 20 maggio e chissà se Conte regalerà un'ultima serata di gala a Del Piero, che ieri ha ricevuto la standing ovation di tutto lo stadio, quando è uscito. La risposta di Allegri per il finale è stato l'ingresso di un altro campione del mondo, Inzaghi, anche lui ad un passo dai titoli di coda. Mondiali 2018 e 2022, ha detto chiaramente che appoggerà una candidatura inglese solo quando l'Inghilterra restituirà le Malvinas all'Argentina. Diego Armando Maradona, dopo aver sconfitto l'Inghilterra con una doppietta nei quarti del Mondiale messicano dell'86, la mano de Dios e poi il gol dei gol che replicherà in semifinale contro il Belgio, dichiarò che l'aveva fatto con i morti del conflitto delle Malvinas nel cuore. In questi primi giorni di campionato, in tutti gli stadi argentini, sale continuamente il coro «El que no salta es un inglés». Se gli argentini avessero messo altrettanta foga nel condannare la giunta militare e le violazioni dei diritti umani, portando a galla la tragedia dei desaparecidos, la democrazia argentina oggi sarebbe più matura e non avrebbe bisogno di un'isola per sentirsi tale. Coppa Italia, magia di Vucinic e la Juventus vola in finale I numeri del Superenalotto Jolly SuperStar 21 39 44 49 65 87 54 57 10eLotto 11 15 24 30 35 39 40 49 50 5758 62 63 67 72 76 79 80 85 90 Foto Internet TORINO L'altra semifinale Mondiali e Giochi La mano de Dios Maradona segnò (anche) di mano a gli inglesi e rivendicò quelle isole MASSIMO DE MARZI Oggi il Napoli cerca di risalire dopo il 2-1 dell'andata a Siena Per la squadra di Conte la prima finale sei anni dopo Calciopoli Foto di Di Marco/Ansa MARTEDÌ 20 MARZO Lo sport ha sempre fatto da grancassa alle ambizioni dei politici Vincere Mirko Vucinic suo il gol decisivo Zeman jr in panchina a Fano Karel Zeman, 35 anni, figlio dell'allenatore del Pescara Zdenek, è il nuovo allenatore dell'Alma Juve Fano (Lega pro, seconda divisione), in cui gioca Andrea Mancini, attaccante figlio di Roberto, tecnico del City. Sostituisce Gabriele Baldassarri, esonerato dopo il match contro l'Isola Liri. Lo ha annunciato il presidente Claudio Gabellini. 47 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
L'ultimo colpo di scena sul fronte delle liberalizzazioni arriva dalla ragioneria generale dello Stato, che solleva dubbi in ben 5 punti su un testo già votato dal Senato, e su cui ieri il governo ha posto la fiducia alla Camera. Si voterà oggi, mentre per domani è fissato il voto conclusivo sul provvedimento. La relazione del Ragioniere generale provoca la reazione di Lega e Idv, che chiedono un chiarimento dal Tesoro e un rinvio alla Commissione Bilancio. Ma il governo non aspetta, e pone la fiducia, provocando la reazione di Gianfranco Fini. Il presidente ha stigmatizzato in Aula «l'insensibilità mostrata dall'esecutivo che non ha ritenuto opportuno fornire all'Aula ulteriori chiarimenti» in merito alle richieste fatte dall'opposizione. È la prima volta che viene ripreso il governo Monti, finora trattato da tutte le istituzioni in guanti bianchi. A quel punto la Lega ha chiesto un incontro al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, insistendo perché il presidente della Camera perorasse la richiesta al Quirinale. Insomma, un iter accidentato per le liberalizzazioni, che hanno già provocato la protesta delle banche, quella di molte altre lobby, e ora un inghippo procedurale pesante. Il fatto è che la mancata «bollinatura» pone parecchie incognite anche sul futuro. Se davvero le osservazioni della Ragioneria saranno considerate fondate, occorrerà un impegno formale del governo a eventuali future correzioni, per consentire il via libera del Quirinale. In serata dal Colle fanno sapere che Giorgio Napolitano ha ascoltato il presidente della Camera e ora «si riserva di compiere gli opportuni passi - rivelano fonti della presidenza - per un chiarimento anche in termini più generali». Il presidente ha aperto anche al colloquio con la Lega. COMMISSIONE La commissione Bilancio, dal canto suo, ha trovato un escamotage pilatesco per non bloccare il provvedimento. In sostanza i deputati hanno valutato le osservazioni come dei dubbi, e non come delle bocciature. Nel testo della Ragioneria non c'è un automatismo sui maggiori costi per le misure prese di mira: c'è semmai una possibilità di costi non coperti che dipenderà da come quelle norme verranno attuate. Su questa base la commissione ha promosso il testo (l'Idv aveva chiesto la bocciatura), escludendo cambiamenti in base all'articolo 81 della Costituzione, Inghippo finale sulle liberalizzazioni. La Ragioneria non certifica le coperture di cinque articoli. Ma il governo pone comunque la fiducia, senza modificare il testo. Fini riprende l'esecutivo. Il Quirinale interverrà. BIANCA DI GIOVANNI Foto Ansa Richiesta Primo Piano Liberalizzazioni Il governo scivola sulle coperture ROMA p La Ragioneria dello Stato fa sapere che su cinque punti del decreto i conti non tornano pGiarda la ignora e chiede la fiducia. Ma Fini ha stigmatizzato «l'insensibilità dell'esecutivo» Il presidente della Camera Gianfranco Fini Il Tesoro dovrà dare una spiegazione al Parlamento L'Italia e la crisi 12 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
www.unita.it Zapping NAPOLI - SIENA 6 PASSI NEL GIALLO OMICIDIO SU MISURA FRATELLO MAGGIORE UN DUE TRE STELLA RAIDUE ORE:20:40 CALCIO TIM CUP CON PAOLO SEGANTI CON CLEMENTE RUSSO CON SABINA GUZZANTI CANALE 5 ORE:21:10 FILM ITALIA 1 ORE:21:10 DOCU REALITY LA7 ORE:21:10 SHOW Rai 1 Rai 2 Rai 3 RAI 1Canale 5 Rete 4 Italia 1 La 7 Sky Cinema 1 HD Sky Cinema family Sky Cinema Passion Cartoon Network Discovery Channel Deejay TV MTV 21.00 Sky Cine News - E' nata una star?. Rubrica 21.10 I fantastici viaggi di Gulliver. Film Avventura. (2010) Regia di R. Letterman. Con J. Black E. Blunt. 22.45 Sanctum. Film Azione. (2010) Regia di A. Grierson. Con I. Gruudd R. Roxburgh. 21.00 Step Up 3. Film Musical. (2010) Regia di J. Chu. Con S. Vinson R. Malambri. 22.55 Herbie - Il supermaggiolino. Film Avventura. (2005) Regia di A. Robinson. Con L. Lohan M. Keaton. 21.00 L'oggetto del mio desiderio. Film Commedia. (1998) Regia di N. Hytner. Con J. Aniston P. Rudd. 22.55 Qualcosa è cambiato. Film Commedia. (1997) Regia di J. Brooks. Con J. Nicholson H. Hunt. 18.45 Ben 10 Ultimate Alien. 19.10 Holly e Benji Forever. 19.35 Bakugan Potenza Mechtanium. 20.00 Leone il cane ifone. 20.05 Takeshi's Castle. 20.35 Lo straordinario mondo di Gumball. 21.00 Adventure Time. 21.25 The Regular Show. 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Marchio di fabbrica. 19.30 Marchio di fabbrica. Documentario 20.00 Top Gear USA. Documentario 21.00 American Guns. Documentario 22.00 American Chopper. Documentario 23.00 La febbre dell'oro. Documentario 18.35 Platinissima presenta Good Evening.Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Via Massena. Sit Com 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 Switched at birth. Serie TV 22.30 Deejay chiama Italia - Edizione Serale. 19.20 MTV News. Informazione 19.30 Dieci cose che odio di te.Serie TV 19.55 Dieci cose che odio di te.Serie TV 20.20 Jersey Shore. Serie TV 21.10 Teen Mom.Show. 22.00 Teen Mom. Show. 22.50 True Blood. Serie TV 21.10 Porta a Porta. Talk Show.Conduce Bruno Vespa. 23.55 Amori e bugie. Film Dramma romantico. (2008) Regia di D. Kehler. Con Eva Habermann, Mario Adorf. 01.15 TG 1 - Notte. Informazione 01.16 Tg1 Focus. Informazione 01.45 Che tempo fa. Informazione 21.05 Chi l'ha visto?. Attualita' 23.15 Volo in diretta. Rubrica 00.00TG 3 Linea notte. Informazione 00.10 TG Regione. Informazione 01.00 Meteo 3. 01.05 Rai Educational. Rubrica 01.55 Fuori Orario. Cose (mai) viste. Rubrica 20.40 Calcio: Tim Cup Napoli - Siena.Sport 23.20 TG 2. Informazione 23.45 Matador. Rubrica 01.05 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 01.15 L'Isola dei Famosi. Reality Show. 02.00 Three Rivers. Rubrica 02.45 Odissea. Rubrica 21.10 6 passi nel giallo - Omicidio su misura. Film Thriller. (2012) Regia di L. Bava. Con Ana Caterina Morariu, Paolo Seganti, Federica Famea. 23.20 Matrix. Talk Show.Conduce Alessio Vinci. 01.30 Tg5 - Notte. Informazione 01.59 Meteo 5. Informazione 21.10 Viaggio a... Show.Conduce Paolo Brosio. 00.15 I saluti di Viaggio a.... Show.Conduce Paolo Brosio. 00.25 I bellissimi di r4. Rubrica 00.30 Il miracolo di Berna. Film Drammatico. (2003) Con Louis Klamroth, Peter Lohmeyer, Johanna Gastdorf, Mirko Lang. 21.10 Fratello maggiore. Docu Reality 23.30 Melissa P. Film Erotico, per adulti. (2004) Regia di Luca Guadagnino. Con Maria Valverde, Letizia Ciampa, Primo Reggiani. 01.30 The shield. Serie TV Con Michael Chiklis 02.25 Studio aperto - La giornata. Informazione 21.10 Un due tre stella. Show.Conduce Sabina Guzzanti. 23.45 Tg La7. Informazione 23.50 Tg La7 Sport. Informazione 23.55 Moana. Film. (2009) Regia di Alfredo Peyretti. Con Violante Placido, Giorgia Wurth, Fausto Paravidino. 01.40 (ah)iPiroso. Talk Show. 06.45 Unomattina. Show. 11.00 TG1. Informazione 11.05 Occhio alla spesa. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show.Conduce Antonella Clerici. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 TG1 - Economia. Informazione 14.01 Tg1 Focus. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show. Conduce Veronica Maya. 15.15 La vita in diretta. Rubrica 16.50 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 17.00 TG1. Informazione 17.10 Che tempo fa. Informazione 18.50 L'Eredità. Gioco a quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Qui Radio Londra. Attualita' 20.35 Aari tuoi. Show.Conduce Max Giusti. 07.00 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 09.35 Zorro. Serie TV 10.00 Tg2 Insieme. Rubrica 11.00 I Fatti Vostri. Show. 13.00 Tg 2. Informazione 13.30 TG 2 Costume e Società. Rubrica 13.50 Medicina 33. Rubrica 14.00 Italia sul Due. Rubrica 16.10 La signora del West. Serie TV 16.55 La signora del West. Serie TV 17.45 Tg2 - Flash L.I.S.. Informazione 17.47 Meteo 2. 17.50 Rai TG Sport. Informazione 18.15 Tg 2. Informazione 18.45 Ghost Whisperer. Serie TV 19.35 L'Isola dei Famosi. Reality Show. Conduce Vladimir Luxuria. 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 08.00 Agorà. Talk Show. 09.50 Dieci minuti di... Rubrica 10.00 La Storia siamo noi. Documentario 11.00 Apprescindere. Talk Show. 11.10 TG3 Minuti. Informazione 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 TG3 Fuori TG. Informazione 12.45 Le storie - Diario italiano. Talk Show. 13.10 La strada per la felicita'. Soap Opera 14.00 TG Regione. / TG3. 15.05 Lassie. Serie TV 15.55 Cose dell'altro Geo. Rubrica 17.40 Geo & Geo. Documentario 19.00 TG3. / Tg Regione. 20.00 Blob.Rubrica 20.15 Le storie - Diario italiano. Talk Show. 20.35 Un posto al sole. Serie TV 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.40 La telefonata di Belpietro. Rubrica 08.50 Mattino cinque. Show. 10.05 Grande Fratello. Reality Show. 10.10 Tg5. Informazione 10.15 Mattino cinque. Show. 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Uomini e donne. Talk Show. 16.15 Amici. Talent Show 16.55 Pomeriggio cinque. Talk Show. 18.45 The Money Drop. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show.Conduce Ezio Greggio, Michelle Hunziker. 07.22 Ieri e oggi in tv. Rubrica 07.25 Nash Bridges I. Serie TV 08.20 Hunter. Serie TV 09.40 Carabinieri. Serie TV 10.50 Slow tour. Show. 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 13.50 Forum. Rubrica 15.10 Flikken coppia in giallo. Serie TV 16.15 My Life - Segreti e passioni. Soap Opera 16.55 Dream hotel: Sud Africa. Film Commedia. (2007) Regia di Otto Retzer. Con Christian Kohlund, Miriam Morgenstern, Michael Roll. 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.30 Walker Texas ranger.Serie TV 06.50 Cartoni animati 08.40 Settimo cielo. Serie TV 10.35 Everwood. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 What's my destiny Dragon ball. Cartoni Animati 15.30 Camera cafe' ristretto. Serie TV 15.40 Camera Cafè. Sit Com 16.15 Provaci ancora Gary. Serie TV 16.40 La Vita secondo Jim. Serie TV 17.10 Bau boys.Rubrica 17.45 Trasformat.Show. 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.20 Tutto in famiglia. Serie TV 19.50 I Simpson. Cartoni Animati 20.20 C.S.I. Miami. Serie TV 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 L'aria che tira. Talk Show. 12.30 I menù di Benedetta (R). Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Camere da letto. Film Commedia. (1997) Regia di Simona Izzo. Con Diego Abatantuono, Maria Grazia Cucinotta. 16.00 Atlantide - Storie di uomini e di mondi. Documentario 17.00 Movie Flash. Rubrica 17.05 JAG - Avvocati in divisa.Serie TV 17.50 I menù di Benedetta. Rubrica 18.55 G' Day alle 7 su La7. Attualita' 19.25 G' Day. Attualita' 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica SERA SERA SERA SERA SERA SERA SERA 44 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
di prevedere la responsabilità civile diretta dei giudici in caso di errore. Anzi, l'Europa prevede sempre, in caso di risarcimento, il filtro dello Stato», precisa il ministro Severino rispondendo a una domanda in Commissione Antimafia. Nulla di nuovo, da parte del ministro. Solo che questa affermazione rimbalza su siti e agenzie mentre la delegazione dell'Anm è già in Commissione Giustizia e sta smontando parola dopo parola la norma Pini. «Mina la terzietà, l'indipendenza e l'autonomia dei magistrati e, quindi, il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge», si legge nel documento consegnato dalla delegazione al presidente della Commissione Giustizia Filippo Berselli. «Il vero significato dell'attuale dibattito sulla responsabilità civile dei magistrati - scrive l'Anm - non può essere ridotto allo slogan, suggestivo ma fuorviante, “chi sbaglia paga”, che fa effetto sull'opinione pubblica ma in realtà fa dimenticare che la normativa in materia protegge i valori fondamentali dei cittadini e non tutela i magistrati». Sono più o meno le stesse parole usate dal Csm una settimana fa nella risoluzione che aveva bocciato la norma. Tra Camera e Senato cala il gelo. Il Pd tenta una mediazione, che poi è quella a cui stanno lavorando i capigruppo Quagliariello, D'Alia, Finocchiaro. Una soluzione che vede lo Stato sempre responsabile per eventuali errori commessi dai magistrati (come è adesso) ma con un meccanismo di rivalsa sui giudici più stringente ed efficace. In vent'anni su 400 cause solo 4 sono state vinte dal cittadino vittima di errori giudiziari. Silvia Della Monica, capogruppo del Pd in Commissione Giustizia, non ha dubbi: «O stralciamo la norma (come chiedono le toghe, ndr) o diamo parere contrario». Ma il piano del ministro Severino era diverso: un emendamento del Parlamento al testo attuale che accontenti tutti. Anche per non esporsi troppo visto che già lo dovrà fare, e parecchio, scrivendo il corpo di nuove leggi contro la corruzione che comprende anche la norma già ribattezzata anti-Ruby e che cancellerà la concussione. L'unica buona notizia per il ministro, e per Monti, è che ora ci dovrebbero essere due settimane di tregua. E di trattative. Se ne riparla, per entrambe le misure, dopo le feste di Pasqua. In piena campagna elettorale per le amministrative. Non un buon viatico per un'operazione-giustizia così complessa. S i sente spesso in questi me-si, a destra come a sini-stra, l'affermazione che ilgoverno Monti è una duranecessità, da sopportare per cause di forza maggiore, ovvero per imposizione dei nostri più forti cugini europei, ma di fatto una “sospensione della “democrazia”, da archiviare al più presto per tornare alla normale vita democratica. Ora, a parte il fatto che parlare di sospensione della democrazia è una sciocchezza, perché il governo si è insediato secondo la procedura costituzionale, e come qualsiasi governo si regge sulla fiducia del Parlamento, cos'è che si vuol dire veramente con questo giudizio? Si vuol dire, dobbiamo pensare, che si è interrotta la dialettica politica tra i partiti, vista come l'unica forma legittima di vita democratica. E certamente i partiti sono protagonisti essenziali della democrazia, tanto che sono citati nella nostra costituzione. Si deve notare, tuttavia, che l'art. 49 introduce i partiti come espressione del diritto dei cittadini a concorrere a determinare la politica nazionale. Non sono loro i soggetti della democrazia, ma i cittadini. Questo significa che i partiti ne devono guadagnare la fiducia; che la loro funzione è assolta quando sono capaci di offrirsi come strumento efficace ai cittadini. Allora, che cosa dovrebbero fare oggi i partiti, mentre Monti governa? Dovrebbero anzitutto avviare una riflessione seria e profonda su cosa vogliono fare di se stessi, delle istituzioni, della società italiana. Dire ai cittadini come vedono il futuro di questo paese e come pensano di correggere gli errori del passato. A partire dalla corruzione e dall'immoralità di una spesa pubblica fuori controllo (di cui fa parte la tutela dei privilegi corporativi). Per arrivare alle forme di un nuovo Welfare e di uno sviluppo socialmente sostenibile, come ama dire il presidente Napolitano. Viviamo, come gli altri paesi europei, una fase di profonda trasformazione e il nostro universo di riferimento deve essere ripensato. Se teniamo presente questo quadro generale, vediamo che la crisi politica che il nostro paese attraversa non è solo crisi di governance né solo di rappresentanza. E' anche una crisi morale e culturale, nella quale valori e obiettivi comuni sembrano smarriti. È una crisi di prospettive, come percepiamo anche troppo bene quando guardiamo ai giovani. In questa situazione ci sono, come sempre, rischi e opportunità; per evitare i primi e cogliere le seconde ci vogliono idee, progetti, audacia innovativa. Il compito certamente non è solo politico; ma i partiti dovrebbero farsi promotori di riflessioni e proposte, anche per affrontare l'appuntamento elettorale, che ormai si avvicina, con un'offerta politica riconoscibile. Un contributo viene dalla Fondazione Democratica, che organizza una giornata di discussione a Roma il 23 marzo (Teatro de' Servi, via del Mortaro 22) dal titolo “Dopo la seconda Repubblica”. Studiosi di diverse discipline daranno vita a una discussione che spazierà dalla crisi economica all'etica pubblica, al ripensamento dell'individualismo; dalle necessarie riforme istituzionali al protagonismo dei cattolici, al problema di una nuova leadership politica coerente con l'integrazione europea. Alla fine una tavola rotonda (con Tito Boeri, Mariella Gramaglia, Marco Impagliazzo, Angelo Panebianco, Walter Veltroni) proverà a tirare le fila e a proporre delle soluzioni. Con questa giornata la Fondazione Democratica vuole offrire un contributo a riprendere un percorso di sviluppo culturale e morale senza il quale non sarà possibile uscire in modo stabile e duraturo dalla crisi attuale. La crisi è anche morale I partiti devono riguadagnare fiducia Mentre Monti governa va avviata una riflessione profonda La Fondazione Democratica darà un contributo sui temi dell'etica pubblica, delle istituzioni, del ruolo dei cattolici L'intervento CLAUDIA MANCINA Se il mercato della pubblicità e l'intero economia non mostreranno segnali di miglioramento, Mediaset «prevede di chiudere l'esercizio 2012 con un utile netto consolidato e una generazione di cassa caratteristica inferiori rispetto al 2011». Anche in casa del biscione tv la crisi dell'economia nazionale lascia il segno e il consiglio di amministrazione di Mediaset ha approvato ieir un bilancio con profitti in calo per il terzo anno consecutivo. L'utile netto nel 2011 è sceso a 225 milioni di euro dai 352 milioni del precedente esercizio a fronte di ricavi sostanzialmente stabili a 4,35 miliardi di euro. Il consiglio ha deliberato la distribuzione di un dividendo di 0,10 euro per azione rispetto a 0,35 dell'esercizio precedente. La holding tv di Silvio Berlusconi rileva che la fase recessiva in Italia e Spagna «sta condizionando il mercato pubblicitario» e «nei primi tre mesi del 2012» la raccolta sta registrando una flessione rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente in linea con l'andamento dell'ultimo trimestre del 2011. Eventi come le Olimpiadi di Londra e gli europei di calcio potrebbero aumentare la dinamicità di un mercato pubblicitario che «al momento soffre ancora di scarsa visibilità ed estrema volatilità». In questo contesto Mediaset perseguirà anche nel 2012 l'obiettivo di consolidare le proprie quote di mercato sia in Italia che in Spagna. Il gruppo di Cologno Monzese ha avviato un programma di riduzione di costi che prevede un risparmio di 250 milioni all'anno a partire dal 2014. Mediaset, orfana del governo Berlusconi, si trova oggi a fronteggiare le difficoltà del mercato alla pari dei suoi concorrenti, ad assorbire la svalutazione milionaria di Endemol e attende la decisione di Mario Monti sull'asta per le nuove frequenze, che è stata rinviata di tre mesi. Mediaset rivendica l'assegnazione senza esborso. Nonostante le ripetute voci di ricambio ai vertici, Fedele Confalonieri, Piersivlio Berlusconi e Giuliano Adreani saranno confermati nei loro posti dall'assemblea dei soci. Mediaset orfana del governo Utili e dividendi in flessione Mani pulite, il pool da Santoro Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo ospiti di Michele Santoro a vent'anni da Mani Pulite. I tre magistrati del pool di Milano, che con le loro inchieste sulla corruzioneprovocaronolafinedellaPrimaRepubblica,parteciperannoinsiemeallapuntata di “Servizio pubblico”, la trasmissione di Michele Santoro in onda domani sera. 19 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
Foto Ansa C'è una premessa, che fa rabbia: «Non siamo riusciti a dare il voto ai precari: non c'è stato il consenso né da parte delle altre sigle sindacali, né dell'Aran», denunciano i rappresentanti di Flc e Fp Cgil, prima di cominciare a snocciolare i risultati delle elezioni per le rappresentanze sindacali nel pubblico impiego e nei settori della conoscenza. I lavoratori che hanno potuto, a votare ci sono andati, e come. E la partecipazione, che in alcuni settori supera l'80% e ha portato alle urne 2milioni di lavoratori, premia la Cgil. Primo sindacato, il più rappresentativo, con il 33,2% all'interno dei comparti che fanno capo alla Funzione pubblica, così come in quelli della conoscenza: nella scuola con il 33,43%, nell'università con il 34,79%, nella ricerca con il 37,77% e nell'Alta formazione artistica e musicale con il 29,80%. Il sindacato di Corso d'Italia avanza nei ministeri (+4,5%), e in generale nei vari comparti del pubblico impiego (+3,5%), nell'università (+4,1%), nella ricerca (+5%), nella scuola (+2,5%). Migliora le posizioni già raggiunte nelle precedenti elezioni. E conquista il ruolo di primo sindacato anche dove non ce l'aveva. È il caso di molti ministeri, per la Fp Cgil. E quello di molti enti di ricerca, come l'Istat, per la Flc Cgil. Più nel dettaglio: la Flc Cgil è il primo sindacato in 14 enti su 22, un vero e proprio plebiscito all'Inaf (58,5%) o all'Ingv (60%). E se nella scuola si tratta soprattutto di consensi persi dai sindacati di categoria, per i settori legati alla Funzione pubblica si tratta di voti strappati alla Cisl. Qui, mentre la Fp Cgil registra un incremento del +3,5%, la Cisl arretra del 2,4%, più stabile la Uil, che perde lo 0,6% e le altre liste che perdono lo 0,6%. LA DISPUTA CON LA CISL Scandiscono così i risultati raccolti dalla Cgil, in attesa che l'Aran fornisca quelli ufficiali. «Assai attendibili», rivendicano a Corso d'Italia, perché si riferiscono nel caso della Flc Cgil alla totalità dei seggi, e nel caso della Fp Cgil a più del 90% dei votanti. La Cisl però controbatte con altre cifre: in particolare, nella Funzione pubblica, la Cgil si attesterebbe al 30,6% e la Cisl al 28,1%. Discordanze che non intaccano la sostanza. «Una marcia trionfale per la Cgil», sintetizza, con una certa enfasi, Enrico Panini, a nome della segreteria nazionale. E la stessa partecipazione al voto, in controtendenza con la disaffezione che registrano i sondaggi politici, è «un messaggio in difesa dei diritti che milioni di lavoratori del pubblico impiego mandano al governo», suggerisce Panini. «Non si possono tollerare accordi separati senza che prima si sia misurata la rappresentatività delle diverse sigle sindacali», scandisce Domenico Pantaleo, segretario della Flc Cgil, pensando anche a Pomigliano. Dietro ai risultati raggiunti nel pubblico impiego, c'è un fatto: «Noi ci siamo opposti», spiega Rossana Dettori, elencando le battaglie impugnate durante il governo Berlusconi, che, non a caso ha «tentato disperatamente di rinviare queste elezioni», ritardandole di un anno e mezzo. Quanto al futuro: contratti, pensioni (nella scuola la Flc Cgil ha già impugnato la circolare applicativa delle nuove norme) e precariato sono i punti su cui dare battaglia al nuovo esecutivo. La questione precariato nel pubblico è pesantissima. «E il governo che dice di volerla superare attacca Pantanelo - nell'università ha già introdotto due nuove forme di contratto precario». «Basta precariato», scandisce Dettori: i precari nel pubblico impiego sono «un esercito» e solo grazie a loro in molti settori, a cominciare dai Pronto soccorsi, vengono garantiti i servizi. Esclusi dal voto, attendono risposte. Enrico Panini www.unita.it p Il sindacato di Corso d'Italia è la prima sigla nei settori della Fp (con il 33,2%) e nella scuola (33,4%) pDue milioni i lavoratori al voto. In attesa dei numeri ufficiali dell'Aran, la Cisl contesta alcuni dati Rsu nel pubblico impiego: le elezioni premiano la Cgil Elezioni dei delegati nel pubblico impiego e nella scuola: la Cgil si conferma primo sindacato MARIAGRAZIA GERINA «La forte partecipazione è un messaggio in difesa dei diritti dei lavoratori» Economia In controtendenza con l'astensionismo, 2 milioni di lavoratori del pubblico impiego hanno votato i loro rappresentanti. Panini (Cgil): «Un messaggio per questo governo». Resta il nodo dei precari esclusi dal voto. mgerina@unita.it 36 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
«Abbiamo di fronte un individuo estremamente determinato, armato, che ripete il suo procedimento operativo con sangue freddo e con una chiara scelta delle vittime, determinate chiaramente». Francois Molins, procuratore della Repubblica di Parigi, dà forma alla paura che attanaglia la Francia dopo la strage di Tolosa. Potrebbe succedere di nuovo, il killer vestito di nero potrebbe colpire ancora, freddando le sue vittime con la stessa spietata precisione che ha usato con Myriam, 7 anni appena: l'ha presa per i capelli e le ha sparato alla testa. Colpi precisi, intenzionali, non raffiche nel mucchio. Come seguendo un disegno, un progetto preciso, anticipato mentalmente e riproducibile all'infinito. Come un film, appunto. E un film è quello che potrebbe aver realizzato lo stesso killer con una telecamera «attaccata a una tracolla», un grandangolo capace di catturare la scena della strage come consigliava Breivik, il folle «templare» di Utoya, nel suo manuale del terrore. Un video da rivedere, da rivivere, magari da mettere in rete per firmare il suo gesto. Centotrenta agenti al lavoro, un team di quaranta investigatori diretto dallo stesso ministro dell'interno, Claude Gueant, che è rimasto a Tolosa a seguire passo passo l'inchiesta. Nella regione il piano anti-terrorismo Vigipirate è al livello scarlatto, il massimo possibile, quando ci si aspetta una «minaccia gravissima e certa». Da dove arriverà, però, nessuno sa ancora dirlo. Rafforzata la sicurezza davanti a scuole e luoghi di culto ebraici e musulmani e davanti a tutte le scuole confessionali: gli obiettivi sensibili sono molti. Tre parà uccisi tra l'11 e il 15 marzo, poi la strage alla scuola ebraica, non è chiaro chi sia nel mirino dell'assassino. Razzismo, antisemitismo, «ma anche terrorismo» queste le possibili coordinate del killer. Le autorità francesi sono più che caute nell'indicare la pista neonazista. «Non lo sappiamo, dobbiamo essere molto prudenti finchè non arrestiamo qualcuno» dice il presidente Sarkozy, definendo il killer «un mostro antisemita ma prima di tutto un mostro» ancora libero. Sfuma la pista che sembrava portare a tre parà radiati nel 2008 dal 17 reggimento - lo stesso d'appartenenza di due militari uccisi - per le loro simpatie neonaziste e una foto tra svastiche e braccia tese. I loro alibi sono stati controllati e sembrano scagionarli, il movente della vendetta appare meno credibile: non sarebbero stati radiati infatti, uno aveva già lasciato la divisa, gli altri sono stati puniti e trasferiti. Lo scorso anno un secondo ha abbandonato la vita militare, il terzo è ancora nelle forze armate. Tutti, secondo fonti di polizia, sarebbero stati tenuti d'occhio nel corso di questo periodo. 7800 ORE DI VIDEO Si cerca ancora, nessuna pista è stata definitivamente abbandonata, nessuna è privilegiata, avverte il procuratore generale. Gli investigatori hanno da passare al setaccio 7800 ore di video delle telecamere di sorveglianza nel vasto perimetro degli attentati. Qualcuno racconta di aver sentito in treno una strana telefonata - riferita da Le Figaro - una donna sconvolta che in lacrime replicava: «Adesso te la prendi anche con una scuola». Gli investigatori cercano di inviduare la donna, sperando sia una traccia. Si cerca anche la moto Yamaha - nera nei primi agguati, bianca nell'ultimo - usata dall'assassino. E si scava nei messaggi lasciati sul sito di compravendita on line «Le bon coin» per risalire al contatto che ha portato il killer alla sua prima vittima: Imad Ibn Ziaden cercava di vendere la sua moto, l'assassino ha combinato un appuntamento. Ma è sulle tracce elettroniche che ha lasciato che insistono gli investigatori. La caccia all'uomo resta la priorità assoluta, ferma la campagna elettorale - con qualche mugugno nelle retrovie, perché l'emergenza lascia comunque un posto in prima fila al capo dell'Eliseo. Sarkozy ieri ha condiviso con gli alunni di una scuola parigina un minuto di silenzio per le vittime di Tolosa e ha reso omaggio ai feretri, prima che fossero imbarcati su un C-160 diretti in Israele per i funerali. «Ci fidiamo totalmente delle autorità francesi», fa sapere il governo israeliano. Il premier Benjamin Netanyahu, secondo indiscrezioni, avrebbe offerto una mano per le indagini, senza interferire nella sovranità francese. Foto Ap Agenti di polizia davanti a una scuola ebraica in Francia MARINA MASTROLUCA Francia, caccia al killer della scuola ebraica «Può colpire ancora» Israele contro Ashton «No al paragone con Gaza» IL CASO Primo Piano Forse aveva una telecamera e ha filmato la strage alla scuola ebraica di Tolosa. E potrebbe tornare a colpire. In Francia è caccia al killer. Le autorità: «Nessuna pista privilegiata». E la campagna elettorale si ferma. «Collera». «Un paragone oltraggioso». Israele reagisce con veemenza all'accostamento tra i bimbi ebrei uccisi a Tolosa e i bimbi palestinesi di Gaza. Il ministro israeliano degli esteri Avigdor Lieberman ritiene che il riferimento non sia «appropriato», e si augura che Ashton ritorni sulle proprie dichiarazioni. Secondo Lieberman la Ashton dovrebbe dedicare la propria attenzione semmai ai bambini nel sud di Israele «chevivononeltimorecontinuodeirazzi sparati contro di loro da Gaza». Critiche sono espresse anche dalla stampa israeliana.Yediot Ahronot titola a tutta pagina: «Paragone oltraggioso». p Sarkozy cauto sulla pista neonazista: «Non lo sappiamo». Sfuma l'ipotesi della vendetta dei parà p Un minuto di silenzio nelle scuole, massima allerta nella regione. I funerali oggi a Gerusalemme Pericolo antisemitismo 23 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
contribuzione e almeno 52 settimane di lavoro nell'ultimo biennio). Il livello massimo di copertura dovrebbe aggirarsi sugli 900 euro per 18 mesi di durata. La ministra ha specificato che ci sarebbe una versione transitoria dell'Aspi fino al 2016 e una versione definitiva dal 2017, senza specificare le differenze. L'Aspi assorbirà l'indennità di mobilità e quella di disoccupazione. Il secondo raggruppa «le tutele in costanza di rapporto di lavoro». Si tratta degli strumenti già esistenti: la Cig, la Cassa integrazione straordinaria (che inizialmente il governo voleva abolire) ma senza la causale della «chiusura dell'azienda». Il terzo e ultimo pilastro sono i «fondi di solidarietà» che servirebbero per allargare la Cassa integrazione ai settori produttivi oggi sprovvisti. Anche su questo ultimo tema il governo non ha specificato i criteri di finanziamento dei nuovi Fondi. Elsa Fornero è partita sottolineando come il contratto a tempo indeterminato «diventa quello che domina su altri». Per i giovani però il percorso inizia «con un apprendistato vero, un investimento per formare i giovani, non per flessibilità a buon mercato» al quale segue «una stabilizzazione» incentivata e prosegue con «formazione on the job»: questa la strada per aumentare la produttività. Come «contrasto alle reiterazione dei contratti a tempo determinato», «dopo 36 mesi di contratti anche non consecutivi scatterà il contratto a tempo indeterminato comprensivo delle somministrazioni». Finalmente torna la norma contro le diminissioni in bianco (la firma che viene chiesta alle donne e usata in caso di maternità): Fornero si è impegnata ad intervenire, «ma allo stesso tempo non vuole appesantire imprese che non la usano con lungaggini burocratiche». Rimane il bonus-malus sui contratti a tempo determinato. Con l'esclusione dei lavoratori stagionali, questo tipo di contratto costerà di più. L'aliquota annuncia la ministra Fornero «sarà aumentata dell'1,4%», un aggravio che sarà restituito «fino ad un certo» in caso di stabilizzazione. Notizie positive invece sui congedi di paternità: saranno obbligatori anche per i padri. «Sappiamo già che il 2012 è e sarà un anno difficile per le nostre economie, per alcune di più tra cui quella dell'Italia, per altre meno». Quindi non si può fare altro che «proseguire con i provvedimenti di austerità e non c'è possibilità di uscire da questa strada, non c'è possibilità di uscire da questo sentiero più virtuoso e responsabile che abbiamo imboccato». RECESSIONE E CRESCITA Il Capo dello Stato è tornato ancora una volta, parlando al termine della visita al Quirinale del presidente della Repubblica di Malta, George Abela, sul tema della crisi che attanaglia il Paese e l'Europa, sull'orizzonte in cui ci muoviamo, sui sacrifici necessari per uscire dal tunnel, sulle prospettive del dopo crisi cui, comunque, bisogna mai mancare di pensare nel proporre i sacrifici anche dolorosi per i più. Crescita e occupazione innanzitutto. Le parole di Napolitano sono arrivate mentre era in pieno svolgimento il confronto tra governo e parti sociali sulla riforma del lavoro di cui è auspicabile «nell'interesse generale» uno sbocco positivo nel rispetto delle diverse istanze. Il presidente ha spiegato che «le misure che vengono definite di austerità sono state imposte da una situazione molto delicata quale è la crisi nell'eurozona del debito sovrano». È diventato questo, per il Capo dello Stato, «un punto dolente, un punto di emergenza vero e proprio» per quei Paesi che come l'Italia hanno uno stock di debito pesante ma anche per quelli che l'hanno accumulato più di recente. Al di là dei tempi diversi il risultato per tutti è stato quello del doversi misurare con «esigenze ineludibili» che vanno dal «contenimento del deficit di bilancio alla riduzione dei debiti pubblici». Sono state indubbiamente misure di austerità che hanno comportato «tagli alla spesa, aggravi fiscali e misure di riforma non prive di conseguenze abbastanza delicate» come la riforma delle pensioni. Proseguire sulla strada intrapresa. Questo l'imperativo per raggiungere l'obbiettivo di uscire dalla crisi «ma nello stesso tempo dobbiamo essere perfettamente consapevoli del fatto che l'abbattimento della spesa pubblica, dei debiti pubblici, i tagli di bilancio hanno delle conseguenze di carattere recessivo sull'economia e quindi, nello stesso tempo, bisogna porci in modo serio il problema di politiche volte alla crescita dell nostra economia anche sotto il profilo dell'occupazione e, in special modo, dell'occupazione dei giovani». Per raggiungere questi obbiettivi bisogna puntare «ad uno sviluppo conseguente del mercato unico europeo». In questo senso l'Italia sta cercando di dare il proprio contributo «anche grazie al fatto che il Presidente del Consiglio è stato tra i più convinti sostenitori della necessità di uno sviluppo e di un approfondimento conseguente del mercato unico». L'accordo internazionale che è stato sottoscritto il primo marzo dunque significa che «noi ci impegniamo ad avere, in linea di massima e con impegni precisi anche nelle nostre Costituzioni, il bilancio di pareggio anno per anno». ALLARME ISTAT Rischia di essere un annus horribilis questo 2012. Emerge anche dai dati forniti dall'Istat. «Sappiamo già che il Pil nel primo trimestre del 2012 non è andato bene a causa della caduta dei consumi» ha detto il presidente Enrico Giovannini. «Sono indicazioni indirette. A gennaio la produzione industriale ha evidenziato dei problemi, come emerge anche dalle stime anticipate da Confindustria, e sappiamo che a febbraio c'è stato un momento climatico che non ha favorito la produzione e ha creato tutta una serie di problemi». MARCELLA CIARNELLI Foto Ansa Pil 2012 giù, crollano i consumi. Il Colle: austerità contro la crisi «Non possiamo che continuare su questo percorso», ha detto il presidente Napolitano a proposito delle misure anticrisi che debbono essere portate avanti guardando, però, alla crescita e all'occupazione dei giovani. ROMA Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano Stop Fiom in molte città Ieri ci sono state nuove manifestazioni nella provincia di Milano e in altre province per lo sciopero voluto dalla Fiom in difesa dell'articolo 18. In particolare, le proteste dei metalmeccanici si sono svolte a Venezia, Reggio Emilia, Forlì, Ancona, Messina e Siracusa. Dopo le iniziative di Milano e Genova. 5 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
“Umorismo sottile come un deportato”, istituito il 14 ottobre 2011 e che alla fine di novembre contava oltre 30mila sostenitori». «Non so cos'altro debbaaccadere in Europa o in Italia perchè ci si renda conto che ci sono in questo Paese persone e luoghi che creano un clima di odio verso gli ebrei e l'antisemitismo - commentava ieri Emanuele Fiano, il responsabile sicurezza del Pd che ha portato in aula il caso della lista pubblicata da l'Unità - Insistiamo perché il ministro dell'Interno tenga sotto stretta osservazione questo sito per verificare se esistono i presupposti per chiuderlo in base alla legge Mancino». Il sito Stormfront, tra l'altro, proprio in questi giorni ha lanciato una durissima offensiva contro il Pd e la sua iniziativa per la cittadinanza ai bambini stranieri nati in Italia. «Una squallida provocazione - commentava ieri il ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione, Andrea Riccardi - Occorre maggior impegno da impegno da parte di tutti per isolare questi deliranti e pericolosi predicatori di odio». Riccardi, poi, ha chiesto una nuova legge internazionale per bloccare sul web i fenomeni di razzismo e antisemitismo. B ene ha fatto l'Unità a ri-cordare che l'Italia, cometutta Europa, non è im-mune dalla minaccia anti-semita. Dobbiamo imparare dalla nostra storia, penso all'infamia delle Leggi razziali. Dobbiamo ricordarlo per non avallare l'assunto, falsamente consolatorio, degli “italiani brava gente”». A parlare è una delle figure più autorevoli dell'ebraismo italiano: Amos Luzzato, già presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei). Guardando all'orrore di Tolosa, Luzzatto rimarca come «non si tratta più solo di accuse, insinuazioni, di ripetizioni di vecchi motivi che indicano in noi ebrei le radici di tutti i mali: oggi si passa direttamente all'azione, mirando selvaggiamente all'uccisione di bambini che si recano a scuola, colpevoli soltanto di appartenere a una minoranza che ha saputo sopravvivere a discriminazioni, persecuzioni e diffamazioni, grazie alla fedeltà alla propria cultura e alle proprie tradizioni». L''Unità ha denunciato che sul forum dei neonazisti italiani, «Stormfront. org», è stato pubblicato l'elenco dettagliato di sedi e altri luogi di ritrovo degli ebrei...». «È un fatto gravissimo e bene ha fatto l'Unità a rivelarlo. Guai a noi se pensassimo che l'Italia sia un'isola felice, immune dall'odio antisemita. Non è così, non l'ho è mai stato. Ritorno indietro nel tempo, scavo nei miei ricordi personali: agli anni delle Leggi razziali, no, non possiamo, non dobbiamo aggrapparci ad un assunto falsamente consolatorio, quello degli “italiani brava gente”». Il mondo è sotto shock per la strage alla scuola ebraica di Tolosa. Quale lettura è possibile dare? «Siamo in una fase critica sia dal punto di vista economico che da quello culturale e sociale. E quando si è in una fase critica come questa, si manifestano e si risvegliano tendenze, correnti, movimenti antisemitici che non erano mai scomparsi ma erano, per così dire, in una fase “sommersa”. Se questo è vero, ne deriva che queste maifestazioni di odio viscerale, che sfocia in atti barbarici come quello consumato a Tolosa, rappresentano un pericolo per tutta la società e ormai anche per la stabilità democratica dell'Europa. D'altro canto, se qualcuno nel tempo della Liberazione, nel 1945, avesse ritenuto il crollo della Germania nazista come la garanzia affinché quella cultura che aveva dato origine alla Shoah fosse stata sradicata e aborrita nella stessa Europa che l'aveva imposta con il sangue e l'oppressione, oggi questi nuovi episodi parrebbero un monito crudele. Gli ebrei, assieme ad altre minoranze disperse nell'Occidente che si proclama civile, sono ancora un facile capro espiatorio nei momenti di crisi. In queste giorni, in queste ore di grande dolore e di tristezza riceviamo tanti messaggi di solidarietà e di comprensione fraterna. Naturalmente sono messaggi graditi e non possiamo che ringraziare quanti ce l'hanno mandati. Tuttavia...». Tuttavia, professor Luzzatto? «Tuttavia non basta. Non bastano i messaggi di solidarietà, gli attestati di vicinanza, le sole parole di esacrazione verso i responsabili di questi atti criminali. È necessaria una mobilitazione permanente delle coscienze democratiche. È necessario che le forze pubbliche, politiche, sociali, culturali, di tutta Europa si mettano in condizione di analizzare correttamente queste manifestazioni di odio, per andare alla radice, evitando di liquidare il tutto come il gesto di qualche folle isolato. Capire è condizione essenziale per reagire, mobilitando l'opinione pubblica democratica, aumentando la vigilanza e, soprattutto, serve ad adottare una politica capace di creare un nuovo clima tra le forze che agiscono nella sfera pubblica. In particolare mi riferisco alla necessità di avere un nuovo atteggiamento fra la maggioranza e le minoranze che compongono società complesse, come quella francese o italiana. Dobbiamo lavorare per rafforzare una società nella quale le maggioranze si ritengano responsabili dei diritti delle stesse minoranze, e operino coerentemente, con i fatti, per raggiungere questo obiettivo. Insieme, dobbiamo unire le nostre voci per dire con forza che antisemitismo e razzismo sono incompatibili con la democrazia. E sempre assieme, oltre ogni credo politico e religioso, dobbiamo lavorare per edificare, faticosamente ma con sicurezza, una società dominata dalla fraternità fra le genti. Per questo continueremo il dialogo fra le culture e le religioni nel fermo rifiuto di trasformare le differenze in barriere, in motivi di violenza». Foto di Yoan Valat/Ansa UMBERTO DE GIOVANNANGELI L'ex capo delle comunità ebraiche: «È proprio nei momenti di crisi che si risveglia l'antisemitismo Ora l'Europa deve mobilitare l'opinione pubblica» Foto Ansa «Anche l'Italia deve andare alla radice di quest'onda di odio» intervista ad Amos Luzzatto ROMA Amos Luzzatto Catena umana antirazzista Oggi una catena umana circonderà il Colosseo, per dire “no” a tutti i razzismi, in occasionedellagiornatamondialeindettadall'Onu.L'iniziativa,promossadall'Unar(Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali presidenza del Consiglio) con il patrocinio dell'Agenzia Onu per i rifugiati, si svolgerà contemporaneamente in 35 città italiane. Su l'Unità di ieri la rivelazione di una «lista nera» di scuole, ristoranti e altre attività ebraiche in tutta Italia. Lista nera delle scuole italiane sul sito «stormfront.org» l'Unità 21 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
che più notizia i posti di lavoro persi, le promesse non mantenute, le prese in giro. Ma in questo caso c'è anche altro, perché quello che è stato sradicato è uno dei ponti veri, non come quello di Messina, che univano il nostro Paese da nord a sud, un servizio fondamentale per le persone che non possono permettersi i costi dei treni ad alta velocità. Per questo si tratta di un'operazione che non va solo contro i singoli ma contro il Paese e questo è insopportabile. Io, come Don Gallo e Vinicio Capossela prima di me, sono salito su quella torre per aiutare a smuovere un po' le cose. Certo, quella è solo una delle mille battaglie che vengono fatte in Italia per il lavoro e mi rendo conto che non è materialmente possibile dar voce a tutte; ciò non toglie che sia comunque giusto provare a farlo». Dopo Roma E l'inizio arrivò in coda avrà ancora tre repliche: il 29 al Teatro degli Arcimboldi di Milano, l'11 Aprile al Teatro Golden di Palermo e il 12 al Teatro Metropolitan di Catania. PAOLO DI PAOLO È un libro fatto di soglie,questo nuovo di Bianca-maria Frabotta: Da ma-ni mortali (Mondadori,pp. 166, euro 15). Le di-verse sezioni corrispondono a ingressi, a passaggi, ma il discorso non si interrompe, prosegue: matura, si precisa, si fa più chiaro. C'è una mitezza assorta, contemplativa, in questo libro: con punte di ironia, di dolore, di indignazione anche. Ma nel complesso la sensazione è di una voce quieta, saggia: la voce di chi è tornato a casa. C'è stata – di anno in anno, di verso in verso – una personale odissea, fatta di accensioni, di speranze, di lotte e comunque di slanci quotidiani, un'odissea di esperimenti e di esperienze, anche proclamate a voce alta. Adesso la voce è diversa, e racconta, quasi in un sussurro, i minuscoli luoghi che compongono il proprio luogo, la propria piccola e sconfinata Itaca. Velocità di fuga si intitolava un romanzo di Frabotta; ora la lentezza del restare. Così un minuto, in questi versi, sembra un'epoca: è il tempo di una giornata diversa, di un presente finalmente e fino in fondo abitabile, in cui accadono milioni di miracolose cose da niente. «Nella seconda metà della vita – ha spiegato Frabotta in un'intervista a Lidia Ravera – avviene veramente quello che si decanta nella giovinezza e che nella giovinezza non avviene affatto: si vive finalmente alla giornata. Si assapora la vita, la vita nella sua nudità. Anche vuota di eventi speciali o di improvvise felicità. Finché sei giovane il futuro ti distrae dal presente». INDIZI Una foglia trema, i biancospini resistono all'inverno, la pioggia scava una trincea, il fieno dorme, un vento grigio scuote una mimosa, le gazze o le tortore tornano sui rami. Frabotta si fa meteorologa, esperta di antichi e «nuovi climi»; cercatrice di indizi come di roselline selvatiche («la pianta è un cantiere sempre aperto»); osservatrice ammirata degli «eterni lavori» della natura; riconvoca una enorme folla di poeti senza farne il nome, ritrova la loro lezione – la lezione di Virgilio georgico e bucolico, la lezione di Petrarca, la lezione di Leopardi che scruta primavere dintorno e giardini come microcosmi, la lezione dell'ultimo Fortini. «Dalla valletta degli ulivi una neve marina / veste di bianco le bacche della piracanta. / Potessi poggiando la testa sul cuscino / udire il mormorio della terra che dorme». Una poesia a cui da sempre appartengono le stagioni: l'eterno lavoro della natura fa da specchio a quello, pure eterno, dei poeti, di ogni singolo poeta, coltivatore, giardiniere dei propri versi, con operose «mani mortali». GIARDINI Ma il giardino di Frabotta non è luogo impermeabile al dolore del mondo, che invece vi irrompe e viene contemplato (come nei versi sulla Casa dello studente franata nel terremoto dell'Aquila). È un luogo affollato, di fantasmi e di presenze vive, di storie, bambini, cani, tortore, volpi, folletti. «Dopo, un poeta / sa che non essere / non avrebbe potuto / ma anche, giorno / dopo giorno, uscire / dalla fila, questo sì / sarebbe stato possibile / perché un poeta sa / che l'opera finisce / dall'inizio, convive / nel caso e non / per un caso rivive / come insieme vissero / ma come morirono / perché un poeta sa / quando risuona la sua ora». Frabotta, è un minuto ma sembra un'epoca La nuova raccolta di versi è un libro contemplativo, ma con punte di ironia, dolore e indignazione. E le diverse sezioni corrispondono a soglie, ingressi, passaggi Nuovi climi Voci Una foglia trema, i biancospini resistono all'inverno Natura Luoghi affollati da cani, tortore volpi e folletti La Casa delle Letterature di Roma come sempre celebra il 21 marzo, GiornataMondialedellaPoesiaUnesco,nellegallerieenel giardino dipiazza dell'Orologio: unprogrammadilettureemusicaeseguiti da poeti e artisti romani, con un omaggioa GiorgioCaproni nel centenariodella nascita. Alle ore 18 i poeti Silvia Bre, Francesco D'Alessandro, Biancamaria Frabotta,Valentino Zeichen leggono loro versi e poesie di Giorgio Caproni. Alle 18,45 «Del perduto ammore», incontro tra musica e poesiaeinstallazionisonore. Eper festeggiare la Giornata mondiale della poesia Radio3 accoglierà in tutte le sue trasmissionilevocideipoeti. Intellettuali,scrittori, artisti e musicisti stranieri rappresenteranno la ricchezza poetica del loro Paese attraverso la lettura di una poesia in linguaoriginale. Alle21.00, in diretta dall'Auditorium Parco della Musica di Roma, un concerto celebrativo dell'ensemble multietnico Orchestra di Piazza Vittorio. Giornata mondiale della poesia tra reading e incontri OGGI La poetessa Annamaria Frabotta «Nella seconda metà della vita si vive finalmente alla giornata» È morto il fotografo del Che ÈmortoMarcdeHutten, l'exreporterdell'agenziaFrancePresscheavevascattatola notafotografiadiErnestoCheGuevarasul lettodimorte, inBolivia.Eral'ottobredel1967ed il corpo del guerrillero era stato esposto al pubblico nell'ospedale di ValleGrande, a 150 km a sud-ovest di Santa Cruz, in Bolivia. 43 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
Racconta Enzo Di Girolamo, segretario provinciale del Pd palermitano, che «noi in nome dell'unità del centro sinistra abbiamo fatto tutto e anche di più», fino al punto - dice - «da mettere a rischio l'unità del partito». Ma siccome un partito serio non può dire a 30.000 persone che si sono messe in fila ai gazebo «abbiamo scherzato», alla fine il dado è tratto: il Partito democratico ha deciso di sostenere Fabrizio Ferrandelli, che ha vinto le primarie del 4 marzo. La decisione del Pd, a 15 giorni dalla consultazione, a una settimana dal pronunciamento dei garanti che le hanno convalidate, ha fatto scattare la reazione dell'Idv di Palermo che annuncia un proprio candidato. Italia dei valori a Palermo è Leoluca Orlando. Dice il segretario locale Pippo Russo: «A questo punto faremo un nostro percorso e al più presto ci riuniremo per indicare una candidatura alternativa a Ferrandelli». Idv chiame Sel, Verdi e Federazione della sinistra. Ma Sel e Rifondazione non seguono a ruota, «prendiamo atto», dice Sergio Lima (Sel), e si dà 24 ore di tempo «per raggiungere il massimo di unità possibile del centro sinistra». Oggi è in programma una riunione con i movimenti come quello fondato da Rita Borsellino “Un'altra storia” e Arci. Erasmo Palazzolo, segretario regionale di Sel: «Abbiamo due obiettivi, il rispetto dei 30.000 cittadini che alle primarie hanno votato per l'unità del centro sinistra e non consegnare la città alla destra». Niente veti su Fabrizio Ferrandelli ma «non mi pare il candidato che raccoglie i più ampi consensi». Sullo sfondo c'è una partita che non ha direttamente a che fare con il candidato sindaco di Palermo e sono gli equilibri alla Regione, dove il Pd sostiene il governo di Raffele Lombardo. La candidata dello schieramento «anti» era Rita Borsellino, ma proprio in nome della unità del centro sinistra tutti i candidati alle primarie hanno accettato il patto di «non allargare al centro l'alleanza, nemmeno al ballottaggio». Però ha vinto Ferrandelli, sostenuto anche da Giuseppe Lumia e da Antonello Cracolici, i più convinti sostenitori dell'Alleanza al governo della Regione. «Spero in uno scatto di orgoglio e che si torni a pensare ai problemi di Palermo», sospira Di Girolamo. Si vota il 6 maggio, non sono state fatte ancora le liste che devono essere presentate l'11 aprile. E ricorda: «Bersani lo ha detto subito di cercare un percorso condiviso a partire dai candidati». Ma non è stato possibile nemmeno riunirli tutti insieme per la contrarietà di Rita Borsellino. «Capisco», aggiunge Di Girolamo «che quando il risultato non è un plebiscito ci sono dei problemi ma la democrazia è anche questo». In più, «Bersani stesso ha detto a Parigi che se si candiderà premier si sottoporrà alle primarie», sarebbe assurdo far inceppare il meccanismo a Palermo, non si può «essere ostaggio di Orlando». Tanto più «Dopo il pronunciamento dei garanti». L'ufficializzazione della posizione da parte del partito democratico, è stata presa in accordo con Roma, «il risultato delle primarie, convalidato dall'organismo di garanzia, non può che essere il punto di partenza per costruire la coalizione del centrosinistra», ripete Davide Zoggia, responsabile Enti locali del Pd. Fabrizio Ferrandelli dal giorno dopo le primarie è in campagna elettorale, ieri era contento della presa di posizione ufficiale del partito più importante del centro sinistra ma, due giorni fa, aveva già avuto l'impegno di D'Alema, Fioroni e Enrico Letta ad andare a Palermo per sostenerlo. E non sembra intenzionato a fare passi indietro. L'Idv va per conto proprio? «Si assumono una grave responsabilità». Spera in un sostegno di Rita Borsellino? «Me lo auguro. Sarebbe grave se lei e gli altri candidati delle primarie violassero il patto sottoscritto». Nel quartier generale di Rita Borsellino c'è sconforto. Rita, dicono, «non vuole vittorie a tavolino e non ha neppure più una gran voglia di candidarsi». Ci sono stati troppi personalismi «da una parte e dall'altra» e, capiamo pure che «più si va avanti più è difficile che Ferrandelli, impegnato in campagna elettorale, rinunci». Però le pressioni verso la parlamentare europea del Pd sono ancora «fortissime». Insomma, ormai il rischio che si vada al voto con due candidati, è molto concreto. Sel dice di voler trovare in 24 ore un nome unificante, «purché non lo scelgano fra coloro che hanno perso», si commenta nel Pd. Sarebbe un duro colpo per chi alle primarie ci crede. Pressioni su Borsellino Anche i big dopo Pasqua a Palermo per sostenere il vincitore JOLANDA BUFALINI «L'Italia dei Valori sta mettendo a punto il quesito referendario per abrogare l'attuale legge sul finanziamento pubblico dei partiti». È il messaggio lanciato ieri su Twitter dal leader dell'IdV, Antonio Di Pietro. Il quesito sarà presentato «entro una settimana», hanno annunciato in una conferenza stampa i capogruppo Massimo Donadi e Felice Belisario, con il portavoce Leoluca Orlando. Una decisione che prende spunto dal caso Lusi. «Negli ultimi dieci anIl sostegno del Pd Palermo: Idv seppellisce le primarie, Sel tergiversa Il Pd con Ferrandelli Il Partito democratico ha scelto: «Sostegno a chi ha vinto le primarie ma continuiamo a cercare l'unità del centrosinistra». Ferrandelli: «Mi auguro il sostegno di Rita Borsellino, abbiamo tutti firmato un patto». p La scelta del partito di Di Pietro: presenteremo il nostro candidato pDi Girolamo: «Fatto il possibile, anche rischiando l'unità del partito» Il centrosinistra Richieste alla candidata sconfitta il 4 marzo perché resti in corsa jbufalini@unita.it Di Pietro lancia referendum contro i fondi ai partiti Primo Piano10 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
I l partito ha trovato unità e hapreferito candidare un buonamministratore alle prossimevotazioni comunali, piuttosto che un esponente della società civile». Così il candidato del Pd Michele Berardi, che si è aggiudicato le primarie del centrosinistra di Terlizzi, città natale del presidente della Un'arringa difensiva durata un'ora e mezza davanti al Consiglio comunale di Bari: «Ho messo sempre la mia vita in palio, ho rischiato sempre. Ambisco ad altre forme di felicità, che non sono i regali. Non mi dimetto, vado avanti e sono fiero di guidare questa giunta, i cui componenti non risultano coinvolti nell'inchiesta giudiziaria». Michele Emiliano è un fiume in piena, chiarisce tutti i punti giurando di non essere a conoscenza della presunta associazione per delinquere gestita dal gruppo imprenditoriale Degennaro, accusata di aver frodato 25 milioni di euro di soldi pubblici, spesi per tre opere urbanistiche a Bari. Seppur amareggiato per la vicenda, anche il segretario regionale del Pd Sergio Blasi è al suo fianco, spiegando che «non sposto di una virgola quanto ho detto sulla vicenda del sindaco Emiliano (“era diventato la maschera di gruppi di interesse”, sul Corsera di lunedì scorso ndr), ma c'è da aggiungere che ha sempre combattuto le illegalità stando sul fronte. Ha commesso degli errori, in quanto è stato usato per interessi personali di altri. Ma il Partito democratico in Puglia - continua Blasi - è pulito. E la stessa “primavera pugliese” non è finita». Vittorie, come quelle sul lavoro (49mila unità lavorative in più, secondo l'Istat), ma anche ombre. E l'ultima, che si allunga sul centrosinistra pugliese, riguarda proprio le amicizie di Emiliano con quel gruppo tra i cui proprietari risulta essere Gerardo Degennaro, consigliere regionale dimessosi dal Pd. Il sindaco, assicura, sarebbe stato all'oscuro di quanto accadeva nell'Ufficio tecnico comunale, dove funzionari sospettati di corruzione avrebbero sottoscritto documentazioni fasulle a vantaggio del gruppo imprenditoriale. Si tratta di relazioni anche sulla qualità dei materiali utilizzati per le costruzioni dei due parcheggi interrati e del Centro direzionale. LE INTERCETTAZIONI Agli atti dell'inchiesta risultano una serie di intercettazioni, fra le quali una del 7 dicembre 2007, in cui l'indagato numero uno, Vito Nitti, capo dell'ufficio lavori pubblici del Comune, riferisce al sindaco dell'esistenza di un'indagine, ricevendo come risposta «di riferire a Simonetta Lorusso (ex assessore comunale, ndr) di star buona col telefono perché spende troppi soldi». In un'altra conversazione del primo marzo 2007 Nitti dice all'ingegnere Michele Corona, anche lui indagato, che il sindaco «da ex magistrato, questi sta attento a parlare al telefono, e si chiude a riccio in determinate situazioni». Secondo gli investigatori Nitti è «chiaramente preoccupato dell'interessamento della Procura, inoltre fa presumere chiaramente che ci sono delle irregolarità, chiedendo infine un incontro col sindaco per sapere esattamente cosa rispondere». Dalle stesse intercettazioni, inoltre, emerge una telefonata che invece getta ombre sulla scorsa giunta di centrodestra guidata da Simeone Di Cagno Abbrescia. Il progettista Nicola Tafuni parla con un uomo non identificato dell'ispezione disposta dalla Procura e, dopo aver «insultato il consulente della Procura», afferma: «L'unica cosa che può trovare (il consulente, ndr) è che l'accordo iniziale era quello che doveva vincere Giulio Cesare e invece ha vinto tutti e tre… perché anziché l'imbroglio… essere a uno… ha fatto man bassa… troverà ste cose… troverà i cazzi loro… nel caso». Secondo gli investigatori, i tre appalti per i parcheggi, banditi con la giunta di centrodestra, sarebbero stati vinti con presunti «imbrogli». L'inchiesta sul gruppo Degennaro, comunque, non è conclusa. La Procura ha aperto un nuovo fascicolo, già nel 2010, in cui ipotizza i reati di corruzione, truffa, falso e violazione delle norme in materia di tutela paesaggistica. Si tratta di un lotto edilizio in parte destinato ad essere fittato alle forze dell'ordine giunte in Puglia per la lotta contro la mafia. In particolare, ritiene la Procura, nel 2004 la giunta comunale votò un provvedimento con il quale alzava a 1.200 euro mensili il fitto degli appartamenti. Locazione troppo costosa per lo stipendio medio degli agenti di polizia. Quelle modifiche, secondo gli accertamenti svolti, sarebbero sospette. Difatti, invece che essere locate a forze dell'ordine, come da bando della Prefettura, sono state vendute a prezzi comunque vantaggiosi. Così si scopre che tra gli acquirenti ci sono consiglieri comunali come Nino Anaclerio, molto vicino ad Emiliano. «Terlizzi mi ha scelto perché sto sul territorio» Il candidato del Pd ha battuto quello di Sel alle primarie nella città natale di Vendola I. CIMM. Primo Piano BARI p Il sindaco di Bari si difende in Consiglio comunale: «Fiero del mio lavoro» p Blasi: «Il Pd è pulito e la primavera pugliese non è finita» L'arringa di Emiliano «Lasciare? Non ci penso» «Vado avanti e sono fiero di guidare questa giunta». Così il primo cittadino di Bari arringa in consiglio comunale. Della presunta associazione a delinquere gestita dal gruppo Degennaro, ripete, non sapeva niente. Intervista a Michele Berardi Il sindaco di Bari Michele Emiliano Il caso Bari IVAN CIMMARUSTI 8 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
Cara Unità Dialoghi Luigi Cancrini La satira de l'Unità ANDREA BAGAGLIO Devono dimettersi virus.unita.it VIA OSTIENSE, 131/L - 00154 - ROMA MAIL lettere@unita.it FRANCESCO MARIA MANTERO Un'umanità impazzita Le piccole vittime di Tolosa forse non sapevano nemmeno cosa volesse dire esattamente la parola «ebreo», non sapevano i bimbi afghani massacrati dal folle soldato Usa di appartenere a chissà quale etnia, non pensavano forse che essere palestinesi fosse più importante che essere bambini le piccole vittime di Gaza, così come per i bambini nigeriani essere sterminati perché «cristiani» era del tutto inconcepibile. Un'umanità impazzita, sotto la doppia spinta della sovrappopolazione e della ingiustizia economica dilagante, sta stroncando le sue stesse radici, massacrando i propri figli, le donne e distruggendo il proprio habitat. Probabilmente è già scoppiata la Terza Guerra Mondiale e non siamo neanche stati così attenti da accorgercene. MARCO LOMBARDI Dove sono le liberalizzazioni? Qualcuno ci dica che fine ha fatto il Decreto Liberalizzazioni. Il provvedimento, detto anche “cresci Italia”, emanato dal governo il 24 gennaio, aspetta da due mesi di essere convertito in legge e, alla scadenza dei novanta giorni a tal fine previsti, perderà efficacia fin dall'inizio. La sua giacenza in Parlamento sembra dipendere dall'ostruzionismo di importanti gruppi di interesse, come quello degli istituti bancari, degli avvocati e dei farmacisti, che rifiutano di fare la loro parte per dare una chance di ripresa alla nostra fiaccata economia. Non che la ricetta Monti sia la panacea, anzi l'applicazione di simili indirizzi in economie in recessione ha talvolta sortito effetti depressivi, tuttavia se questa è la strada oggi intrapresa, che ciascuno sconti almeno la propria pena per il bene comune. AL GHAZALI GIABIR L'eccidio di Kandahar È chiaro che gli Usa considerano il resto del mondo una massa di cretini, altrimenti non avrebbero l'ardire di sostenere che un solo soldato ha massacrato 16 civili inermi e nel frattempo ha violentato due donne. Stupisce come tutto l'occidente continui ad essere succube degli Usa nonostante abbiano perso non solo ogni credibilità morale, ma anche il potere di dominare il mondo dovendo fare i conti con Cina, Russia, e in parte anche con l'Iran che si limitano a minacciare consapevoli che un attacco all'Iran avrebbe conseguenze tragiche per l'Occidente. ASCANIO DE SANCTIS Le macchine e l'uomo secondo de Broglie Il Nobel 1929 per la fisica Louis de Broglie ottanta anni fa affermava: «La macchina, figlia dell'intelligenza, divenendo padrona della nostra civilizzazione, pesando così fortemente su tutta la nostra esistenza, forse non è sulla via di rivolgersi contro la propria madre e di soffocarla?»... «Il pericolo di una civiltà materialetroppo sviluppata non è la civiltà in se stessa; è la rottura d'equilibrio che si produrrebbe se uno sviluppo parallelo della vita spirituale non venisse a portarle l'indispensabile contrappeso». ... E rivolgendosi ai giovani li esorta a conservare il culto di tutto quanto è elevato nell'ordine intellettuale, estetico o morale senza di che una civilizzazione, qualunque perfezione possa raggiungere nei suoi particolari materiali, non sarebbe se non una forma complicata della barbarie. Louis de Broglie era ottimista sulle capacità dell'uomo di superare le difficoltà; sarebbe però opportuno verificarein qualemisura i necessaricontrappesi da lui evocati si siano sviluppati o siano stati annullati, tra l'altro, dall'enorme sviluppo della pubblicità che privilegia la macchina allo spirito. GIUSEPPE MANULI A proposito del «modello tedesco» A proposito della riforma dell'art.18 voluta dal governo sembra che ci si stiaorientando verso il modello tedesco che prevede forme di indennizzo e non di reintegro del lavoratore illegittimamente licenziato. Vorrei però far presente un elemento non di poco conto del sistema tedesco: lì il sindacato partecipa alla gestione dell'azienda e quindi ha voce in capitolo sulle sue decisioni organizzative, produttive fino su quelle che riguardano i rapporti di lavoro. Una garanzia per i lavoratori contro forme di abuso e di discriminazione. In italia il sindacato ha solo una funzione di concertazione e non di reale e diretta conduzione delle vicende aziendali. www.unita.it RISPOSTA Intervenendo in Caterpillar AM, diversi cittadini, indignati di fronte all'ennesimo scandalo (stavolta il fratello dell'ex ministro La Russa), chiedevano con forza la ineleggibilità e la sospensione dall'incarico di tutti i politici e gli amministratori che vengono rinviati a giudizio. È una posizione forte? Alla faccia di tutti i garantisti, io comincio davvero a credere che la necessità di dimostrare la propria innocenza dovrebbe essere sentita come la cosa più importante da tutti quelli che fanno politica. L'unico modo di restituire credibilità ai partiti, mi dico, è quello di finirla con le difese che iniziano con l'affermazione, corretta ma insufficiente, per cui non si è colpevoli fino al terzo grado di giudizio e che finiscono con la prescrizione: sostituendole con l'affermazione orgogliosa del diritto a dimostrare la propria innocenza o la propria «totale estraneità ai fatti di cui si parla» andando inermi, senza cariche né appoggi politici di fronte al giudice. Essere rinviati a giudizio dovrebbe essere ritenuto sufficiente, a mio avviso, per rendere naturale questo tipo di scelta. Che tutela l'immagine, prima di tutto, delle persone indagate. Come lombardo mi vergogno di vivere in una regione amministrata da persone esperte in mazzette o in favoreggiamento della prostituzione, con un presidente che caparbiamente difende la sua poltrona. In altre nazioni un uomo pubblico, non come i nostri, ma pescato a copiare la tesi di laurea, dà le dimissioni! 27 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
mani la Confindustria terrà la giunta per la successione. Tutti appuntamenti che potrebbero influire sulla trattativa. Aprendo il tavolo a Palazzo Chigi Mario Monti aveva escluso l'intenzione di arrivare a un'intesa con in calce la firma delle parti. Si sarebbe verbalizzata la proposta del governo, e accanto le posizioni di accordo e disaccordo. Il verbale sarebbe stato sottoposto al Parlamento, «che resta il nostro interlocutore principale», aveva aggiunto il premier. Un modo per sminare il terreno sindacale, ma di infiammare quello politico, dove la questione lavoro mette in fibrillazione soprattutto il Pd. Dopo l'introduzione di Monti, è toccato a Fornero spiegare la proposta del governo. Espone le novità sul fronte della lotta alla precarietà, quelle sugli ammortizzatori, e solo alla fine arriva al punto cruciale: l'articolo 18. La modifica proposta dal governo va oltre le ipotesi circolate nelle ore precedenti. Negli incontri della mattinata si era arrivati a un punto di caduta condiviso: il ricorso al giudice per i licenziamenti discriminatori e per quelli disciplinari, indennizzo per quelli economici con particolari «paletti». La Cgil aveva mostrato qualche apertura, ma la non disponibilità del governo di aprire sul fronte della lotta alla precarietà e all'universalità degli ammortizzatori, aveva imposto una marcia indietro. Tanto che prima del tavolo Susanna Camusso aveva lasciato filtrare un commento durissimo: «vogliono solo licenziare». Così il fronte sindacale arriva già diviso al tavolo. E ne esce su fronti diversificati. La Cisl dà un «giudizio positivo» sulle linee guida della riforma del mercato del lavoro illustrate dal ministro del Welfare, Elsa Fornero. «Possiamo ancora lavorare intensamente fino a fine settimana per migliorare la riforma», ha detto il leader Raffaele Bonanni. «È stato fatto tanto dalle parti sociali in queste settimane - ha proseguito - c'è stato un avvicinamento consistente su tante questioni. Apprezziamo la spinta verso il tempo indeterminato e la stabilizzazione per i giovani precari attraverso la stretta forte sulle partite Iva e altre forme di flessibilità malate. Ma serve il mantenimento dei contratti di solidarietà come avviene in Germania e occorrono maggiori politiche attive per il reimpiego». Più scettico Angeletti, il quale però non va all'affondo. Un esito lacerante, dunque, quello della prima giornata di trattativa, iniziata con una fitta serie di incontri dopo un nulla di fatto nella notte, che non aveva ancora sciolto i nodi. una indennità anche un licenziamento ingiustificato, è evidente che svanisce ogni forma di controllo, giudiziario o sindacale che sia. Che senso ha contestare il licenziamento se alla fine si ottiene solo un indennizzo? Tanto vale monetizzare ex ante. Nell'ordinamento giuridico italiano in questo modo si darebbe vita a un micidiale meccanismo di vasi comunicanti, univocamente declinato nel senso della demolizione dei diritti fondamentali. Diversa era la strada indicata tra gli altri da chi scrive in un documento del comitato direttivo di Lavoro e Diritto, edito da Il Mulino di Bologna, pubblicato su questo giornale lo scorso 18 marzo: lasciare al giudice, nel caso dei licenziamenti effettuati sia per regioni economiche che per motivi soggettivi, la scelta tra disporre la reintegrazione o l'indennizzo ove sia accertato il carattere non giustificato del licenziamento, in relazione alla natura del caso, alle dimensioni dell'impresa e al comportamento delle parti. Come si fa, appunto, nella Repubblica federale tedesca, dove esiste una disciplina seria e dove la coesione sociale ispira l'intero ordinamento giuridico e non è una parola buona per i comizi della domenica. Siamo quindi a un punto molto delicato, da cui possono scaturire conseguenze sociali e politiche al momento non prevedibili. Di questo occorre che tutti i soggetti in campo, governo compreso, siano ben avvertiti. A cosa serve alimentare una divisione sociale e una guerra ideologica che non porterebbe da nessuna parte se non ad alimentare conflitti autodistruttivi? Serve questo al rilancio del Paese? Può avere effetti positivi sul piano economico? Sicuramente no. Per questo, dopo la scelta del governo di procedere senza alcun supplemento di discussione, auspichiamo che su queste norme inaccettabili ci sia l'intervento del Parlamento e che sia possibile arrivare a modifiche che impediscano che si crei nel Paese un drammatico problema sociale. Foto di Alessandro Di Meo/Ansa Aggirare procedure sull'articolo18 capitolo chiuso Ma sarà difficile per il governo procedere per decreto anche per le perplessità di Napolitano Il governo andrebbe contro a direttive Ue applicate in Italia Staino Sciopero della fame per il lavoro Un operaio di 40 anni dell'Alcoa di Portovesme ha iniziato ieri lo sciopero della fame contro la chiusura dello stabilimento annunciata dalla multinazionale americana per i primi di aprile . «Con questo mio gesto che nasce in completa autonomia, vorrei dare sostegno e contributo alla vertenza - ha spiegato - in ballo c'è il futuro nostro e dei nostri figli». 3 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
«Posso dire con tutta onestà che se non ci fosse stato Monti a Palazzo Chigi l'investimento a Mirafiori non sarebbe stato portato avanti facilmente». Dopo anni passati a giurare che gli investimenti in Italia non erano in discussione, adesso Sergio Marchionne se ne esce così, legandoli ad un esecutivo che fino a cento e poco più giorni fa nemmeno esisteva. Dopo l'incontro di qualche giorno fa a Palazzo Chigi, l'ad di Fiat-Chrysler ribadisce che «Monti sta facendo un ottimo lavoro». E che sono gli sforzi di riforma del mercato del lavoro ad aver reso più facile per Fiat decidere di investire ancora a Mirafiori. «Frasi che dovrebbero far riflettere i firmatari degli accordi - commenta Giorgio Airaudo, responsabile Auto della Fiom - Marchionne continua nel gioco del pendolo: un giorno dice che chiude gli stabilimenti, un altro rassicura il governo, si fa dare il via libera per investire dove vuole e poi torna a dire che ci saranno chiusure di fabbriche in Europa». Parlando da Bruges, in Belgio, anche come presidente di turno dell'Acea (l'Associazione dei costruttori di auto), Marchionne accenna al mercato dell'auto europeo, sostenendo siano «necessari 24 mesi per ristrutturare il settore». «I costruttori Ue - spiega - devono collaborare nel ridurre la capacità sovraproduttiva», aggiungendo che la ristrutturazione avrà «ripercussioni sull'occupazione». L'Italia e l'Europa, prosegue poi Marchionne, stanno andando nella direzione giusta, sebbene servano altri sforzi per arrivare a un mercato unico aperto che consenta alle aziende di competere alla pari con la concorrenza internazionale. L'industria dell'auto europea soffre di un eccesso di capacità pari a circa il 20%, ma i necessari tagli alla produzione secondo Marchionne dovranno essere orchestrati a livello comunitario, perché nessun Paese agirebbe spontaneamente. «Non voglio essere come Don Chisciotte sul cavallo bianco - dice - l'unico che porta avanti l'agenda del libero mercato mentre tutti gli altri badano agli affari propri». Discutendo con il commissario europeo per il commercio Karel de Gucht, Marchionne esprime l'opinione che le prospettive a lungo termine dell'auto richiedano l'ulteriore liberalizzazione dei mercati e la riduzione delle barriere agli scambi e agli investimenti. «È fondamentale - sostiene - che l'Europa promuova un quadro interno più competitivo. E spinga perché il mondo diventi un campo da gioco con uguali condizioni di accesso e stesse opportunità per tutti». Condizioni ancora lontane: la Ue è considerata «come un grosso pesce da catturare», spiega l'ad, e «l'ingresso nel mercato è facile». Al contrario, per esempio, «il governo indiano ha un approccio interventista per proteggere il proprio mercato». Sui mercati intanto, penalizzato dalle previsioni di rallentamento dell'economia cinese, il settore auto indietreggia fortemente: per Fiat è una pioggia di vendite (-3,8%), nonostante l'emissione di un prestito obbligazionario. Per il Lingotto l'operazione bond con scadenza 2017 è un successo: la raccolta ordini è arrivata a 2,3 miliardi di euro, sottoscritta da oltre 300 investitori istituzionali. Il rendimento è stato fissato al 7%. BENZINA Quasi ovunque oltre 1,9 euro a litro Non c'è tregua per i prezzi della benzina, che ieri ha superato quota 1,90 euro al litro in Liguria, Marche, Piemonte e Toscana. Anche il gasolio raggiunge nuovi record oltre la soglia di 1,80 euro al litro in Basilicata e in provincia di Bolzano. Aumenti che ricadono pesantemente anche sulla tavola delle famiglie. FTSE MIB 16.953 -1,05% In breve MARCO TEDESCHI Scenari Sul caso Tirrenia l'Antitrust europeo aspetta le decisioni delle autorità italiane e delle società coinvolte. È questa la fase del difficile dossier nel quale si intrecciano due indagini: una sulla concentrazione Cin-Tirrenia, l'altra sugli aiuti di stato all'ex gruppo Tirrenia fra 300 e 400 milioni di euro. La valutazione informale della Commissione è che l'operazione comporterebbe una posizione quasi monopolistica su diverse rotte italiane. Quanto agli aiuti Bruxelles appare sempre convinta che le misure nel contesto della privatizzazione avrebbero procurato un vantaggio economico sui concorrenti. A questo punto la Cin potrebbe ritirare la sua offerta per l'acquisizione della società statale qualora la commissione europea dovesse confermare le sue richieste. Lo ha ribadito l'ad di Cin Ettore Morace. GENERALI Galateri resterà presidente: niente Unicredit Gabriele Galateri, attuale presidente delle Generali, sarà confermato alla presidenza della compagnia dall'assemblea di fine aprile. Lo spiegano fonti delle Generali, smentendo come «una sciocchezza» le voci di un passaggio di Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredit, al vertice delle Generali. «Galateri è stato appena nominato, la scadenza è solo un fatto tecnico». IMPIANTI Walter Tosto investe e assume Walter Tosto, leader mondiale nei grandi impianti di caldareria per l'Oil& Gas, rafforza la sua posizione in Sud America con due incarichi del valore di 46 mln di dollari (da Ecopetrol e da Braskem e Idesa). Altra affermazione in Russia, con la fornitura di apparecchiature per oltre 30 mln di euro a Rosneft. Nel 2012 Walter Tosto investirà 30 mln ed effettuerà 30 assunzioni. ALL SHARE 17.973 -0,99% Marchionne: «Senza Monti nessun investimento a Mirafiori» Senza il governo Monti il piano per Mirafiori non ci sarebbe stato. Ovvero: per salvare il Lingotto non sarebbe bastato l'accordo con i sindacati né l'esito del referendum. Così Marchionne, che parla anche del mercato Ue. MILANO La riorganizzazione avrà ripercussioni sull'occupazione p L'ad di Fiat ammette: il piano per Torino è legato alle riforme pMercato dell'auto europeo, ci vorranno due anni per ristrutturarlo Tirrenia: la Cin pronta al ritiro se l'Antitrust Ue conferma il suo no Coldiretti e l'olio d'oliva «Un'invasionedi olioprovenientedall'estero sièverificatanel2011,anno ditruffeche minacciano il futuro dell'olio italiano, la cui produzione si è fortemente ridimensionata. Per salvare il patrimonio, ambientale ed economico del Made in Italy, oltre che per la salute, Coldiretti propone una legge di iniziativa popolare per la qualità dell'olio vergine di oliva. TERNA Utile netto a 440 milioni e 6 miliardi di investimenti Terna ha superato lo scoglio della Robin Tax, che nel 2011 ha avuto un impatto di 140 milioni a livello di imposte sul reddito. L'utile netto è sceso infatti a 440 milioni (-28,1%), mentre quello rettificato è salito dell'1,1%. Il nuovo piano quinquennale prevede 4,1 miliardi di investimenti per la manutenzione e lo sviluppo della rete e fino a 1,9 miliardi per le altre attività. EURO/DOLLARO 1.322 37 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
Il regime del carcere duro per i boss «funziona bene ed è necessario». In ogni caso il modo migliore per garantire il reale isolamento dei mammasantissima in un contesto carcerario come quello italiano fatto anche di sei detenuti per cella, restano le nostre Alcatraz. «Stiamo valutando - dice il ministro della Giustizia Paola Severino davanti alla Commissione Antimafia - la possibilità di riaprire il carcere dell'Asinara e soprattutto quello di Pianosa, che per la sua dimensione e configurazione strutturale si presta ad ospitare un elevato numero di detenuti e a garantirne l'effettiva separazione e isolamento». Come un fiume carsico che appare e scompare, torna il tormentone delle isole-carcere. Era emerso, l'ultima volta, nel novembre 2009 su proposta dell'allora Guardasigilli Angelino Alfano. Ritorna oggi anche se con possibilità invertite: se Alfano puntava soprattutto all'Asinara, Severino sottolinea che «Pianosa sembrerebbe il luogo più adeguato», a patto di «riuscire ad affrontare le spese di ristrutturazione». Niente da fare invece per le altre isole-carcere ormai dismesse «per cui i costi di ristrutturazione sarebbero troppo alti». Il ministro parla per circa un'ora davanti alla Commissione Antimafia. L'invito del presidente Beppe Pisanu risale a gennaio ma solo ieri è stato possibile intercettare una seduta libera per un faccia a faccia istituzionale con il nuovo Guardasigilli rispetto alle audizioni fiume dedicate all'indagine parlamentare sulle stragi di mafia del biennio ‘92-‘93 e all'ipotesi, ormai una evidenza di d'indagine, sulla trattativa tra Stato e mafia in quel biennio di bombe e stragi. L'altra sera è stato sentito il procuratore di Palermo Messineo per oltre quattro ore. Per Severino l'audizione è soprattutto l'occasione per fare il punto sul sovraffollamento carcerario e sugli strumenti per la lotta alla mafia («L'Agenzia per i beni confiscati alle mafie ha consegnato 5.782 beni su oltre diecimila a disposizione»). E poichè uno dei problemi del sovraffollamento coinvolge direttamente anche l'applicazione del 41 bis e il regime di isolamento per i boss, una delle opzioni sul tavolo del governo è la riapertura dei penitenziari speciali di Asinara e Pianosa. Entrambe chiuse definitivamente nel 1998 - dopo la riapertura nel settembre ‘92 quando il governo cercò di dare una risposta alle bombe che avevano ucciso Falcone e Borsellino - le isole-carcere sono diventate nel frattempo esclusivi parchi naturali. Le celle di Fornelli e il bunker di Cala d'Oliva (le prime celle all'Asinara), i parallelepipedi di cemento armato a Pianosa, sovrastati dal gigantesco muro di cinta voluto dal prefetto Dalla Chiesa negli anni del terrorismo, sono diventati un'affascinante attrazione per i turisti. All'Asinara, ribattezzata la nostra Alcatraz, sono stati ristretti detenuti Riina, Bagarella e Raffele Cutolo ma anche i capi storici delle Brigate Rosse. Solo due evasioni in 122 anni di attività: i capi dell'Anonima sarda, per l'appunto, Matteo Boe e Salvatore Duras. Prima ancora che contro la mancanza di soldi per la ristrutturazione, il ministro Severino se la dovrà vedere con il no trasversale di alcune parti politiche (Pdl e Pd), regionali (no su tutta la linea da parte dei deputati sardi e del governatore cappellacci) e di Legambiente. Perentorio l'ex ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli: «Le attuali condizioni della struttura di pena, i costi eccessivi per riattivarla, sconsigliano una riapertura del carcere». Un unico plauso, per ora, quello del finiano Fabio Granata. Tanti no trasversali Pd, Pdl e Legambiente d'accordo sul no alla ripertura. Ok solo da Fli CLAUDIA FUSANI La riapertura delle nostre Alcatraz sarebbe una buona soluzione per garantire l'isolamento dei boss e migliorare la vita dei detenuti normali negli altri penitenziari. Nel 2009 ci aveva già provato, senza successo, Alfano. Foto Ansa Carceri sovraffollate Severino: «Riapriamo l'Asinara e Pianosa» p La proposta del ministro della Giustizia: «Ma solo se è economicamente sostenibile» pNel 2009 ci aveva provato Alfano. Nella lotta alla mafia «il carcere duro funziona» L'isola di Pianosa dove il ministro Severino vorrebbe riaprire il carcere La procura militare di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di un ex militare tedesco, 89enne, accusato dell'uccisione di «almeno 117 ufficiali italiani» sull'isola di Cefalonia, nel settembre '43. Sitrattadi AlfredStork,cheavrebbepartecipato all'ultimo atto dell'eccidio: la fucilazione di ufficiali alla Casetta Rossa. All'incriminazione dell'ex caporale tedesco- spiega lo stessoprocuratore militare di Roma, Marco De Paolis - gli inquirentisonoarrivatinell'ambitodell'inchiestaacaricodiOtmarMuhlhauser, l'exufficiale morto nel luglio 2009 mentre era in corso l'udienza preliminare nei suoi confronti. Strage di Cefalonia: chiesto il giudizio per un ex nazista 89enne IL CASO Italia30 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
«Il governo doveva cercare l'accordo fino all'ultimo, ma davvero. Non lo ha fatto. Per come ha condotto il confronto con le parti sociali si direbbe che si è preoccupato più dei mercati che della coesione sociale». A Pier Luigi Bersani non è piaciuto come è andato l'incontro tra Mario Monti, Elsa Fornero, sindacati e rappresentanti degli imprenditori. Il leader del Pd scuote la testa all'idea che la riforma del mercato del lavoro si faccia senza un'intesa tra esecutivo e Cgil, Cisl, Uil. La nota che fa diffondere in serata non rispecchia il suo stato d'animo, ma fa capire le prossime mosse del Pd: «È chiaro che su quel che c'è di buono nell'impostazione del governo e su quel che c'è da migliorare e da correggere, a questo punto dovrà pronunciarsi seriamente il Parlamento». Il Pd già ragiona sugli emendamenti al testo per rendere la riforma più condivisibile anche da parte delle parti sociali. E se venissero respinti? Al Nazareno non vogliono ragionare su secondarie. E il motivo non è difficile da comprendere. Il Pd sarebbe la forza parlamentare che più avrebbe da soffrire da uno scontro tra governo e sindacati. E la forza a più rischio lacerazioni, di fronte a una riforma osteggiata dalla Cgil. I segnali già si vedono. Se Bersani dice che dovrà pronunciarsi «seriamente» il Parlamento, il vicesegretario Enrico Letta già annuncia che a suo giudizio bisognerà sì lavorare «ancora fino alla fine per soluzioni più condivise», ma il voto favorevole del Pd «pur con tanti distinguo, non può essere in discussione». È proprio così? A sentire Stefano Fassina non si direbbe. Il responsabile Economia del Pd ascolta in diretta la conferenza stampa di Monti e quando sente parlare di «accordo di tutti tranne che della Cgil» salta sulla sedia: «Mi sembra di risentire Sacconi!». Fassina, che è quello che insieme a Bersani ha tenuto i contatti tanto con Palazzo Chigi quanto con le parti sociali, dice che «il governo ha perso un'occasione importante per fare un accordo innovativo e pienamente condiviso». Il responsabile economico del Nazareno ricorda «l'enorme senso di responsabilità dimostrato dai sindacati di fronte alla riforma delle pensioni». E poi: «Il governo non ha avuto lo stesso senso di responsabilità nei confronti del Paese. È un danno per tutti i lavoratori e per le prospettive di sviluppo dell'Italia». Aspetti positivi, nella riforma del governo, per il Pd ci sono: dal contratto di apprendistato come canale privilegiato per l'ingresso nel mondo del lavoro alla maggiorazione contributiva per i contratti a tempo determinato (il che disincentiverebbe le imprese dall'applicarli). Ma sia sulle modifiche all'articolo 18 che sull'esclusione per i precari dalla Foto Ansa SIMONE COLLINI Impegno disatteso Il mercato del lavoro Bersani critico con Monti: ora la parola al Parlamento Delusione e allarme nel Pd dopo la conclusione del vertice fra il governo e le parti sociali. Bersani rinvia la partita al Parlamento: «Si è preferito guardare ai mercati invece che alla questione sociale». Il leader del Pd Pier Luigi Bersani ROMA p Il Pd deluso per il mancato accordo: il governo ha messo i mercati davanti alla coesione sociale p Emendamenti I gruppi già al lavoro. Ma Letta sostiene: il nostro sì non sarà in discussione Al vertice con i partiti Monti si era impegnato a trovare l'accordo Primo Piano6 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
FEDERICO FIUME A rriva staseraall'AuditoriumParco della musi-ca E l'inizio arrivòin coda, lo spetta-colo di Daniele Silvestri e Pino Marino che ha già fatto tappa a Trento, Torino, Vercelli, San Benedetto del Tronto, Padova e Verona. I due artisti, amici nella vita, hanno lavorato insieme al recente album di Silvestri Scotch. e proprio ripensando al lavoro fatto sul disco, agli episodi e agli imprevisti che ne hanno caratterizzato la lavorazione, hanno messo su uno spettacolo (che Silvestri alterna ai suoi concerti dello Scotch Tour) dove la scena è aperta e imprevedibile e ogni replica è diversa dalle altre. Fra spettacoli e concerti ti stai sottoponendo a un doppio lavoro piuttosto impegnativo… «Sono un grande appassionato di teatro e quando mi capita di poter calcare le assi dei palcoscenici teatrali sono sempre contento. L'alternanza è un po' faticosa ma me lo posso permettere perché ho alle spalle una band con cui suono da sempre e l'intesa che abbiamo mi rende possibile fare cose che diversamente non sarebbero state realizzabili con questo tipo di duttilità e libertà. In questo caso poi c'è anche il rapporto con Pino, con cui siamo amici di vecchia data, che si è ulteriormente cementato nel corso della lavorazione di “Scotch” e la dinamica dei giochi di scrittura, composizione e invenzione è cresciuta e ha creato delle sintonie che funzionano molto bene». …anche perché notoriamente siete entrambi amanti dell'affabulazione e dei giochi di parole… «Sì, poi il gioco è anche quello dello spiazzamento del pubblico e dell'improvvisazione, oltre a quello di mostrare un po' di quei meccanismi che precedono lo spettacolo: la preparazione dei singoli brani e della scaletta, l'impostazione del concerto, il fatto che siamo costretti a cambiare spesso direzione a causa di imprevisti vari. Questo succede perché io e Pino siamo sufficientemente scherzosi da divertirci a spiazzare noi stessi per primi e metterci sempre in difficoltà l'un l'altro». Una cosa alla «Rumori fuori scena»… «Sì, assolutamente. Quello spettacolo è una delle cose più geniali e divertenti che abbia visto a teatro». La formula scelta comporta una serie di varianti che rendono lo spettacolo diverso ad ogni replica, giusto? «Certo, perché si basa anche molto sulla realtà locale del posto in cui suoniamo e la maggior parte degli eventi che accadono hanno a che vedere con le notizie e l'attualità della città in cui si svolge in quel momento lo spettacolo. Infatti di solito siamo lì fino a un minuto prima di andare in scena a preparare le cose. Un “lavoraccio” decisamente entusiasmante, che comporta qualche rischio ma proprio per questo è molto intrigante». Per Roma cosa avete preparato, visto che la realtà locale della Capitale la conoscete particolarmente bene? «Il fatto di essere romani, per forza di cose, c'entra molto con lo spettacolo di stasera, al quale, inutile dirlo, stiamo ancora lavorando in queste ore. Gli imprevisti di certo non mancheranno e potrebbero esserci anche degli ospiti a sorpresa». Recentemente sei stato a trovare i lavoratori dei treni notte licenziati dalle Ferrovie sulla torre che occupano per protesta a Milano… «Seguo la loro lotta già da un po', anche perché uno di loro è un mio amico. Purtroppo non fanno neanGIOCO CON LE PAROLE TRA MUSICA E TEATRO MA FACCIO SUL SERIO Il sodalizio www.unita.it Daniele Silvestri stasera all'Auditorium Parco della Musica di Roma Stasera a Roma con lo spettacolo “E l'inizio arrivò in coda”: «Credo nell'impegno civile, per questo sono salito sulla torre dei lavoratori licenziati dalle Ferrovie» «Con Pino Marino ci divertiamo con l'affabulazione» La «faticaccia» «La band mi è di aiuto nell'alternare concerti e rappresentazioni» Culture Intervista a Daniele Silvestri 42 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012


MUSEI PER I BAMBINI Start, Laboratorio di Culture Creative, il progetto promosso dal Comune di Bologna e dalla Fondazione Marino Golinelli, è l'unico candidato italiano nella short list dei 13 finalisti per il Children's Museum Award 2012. La cerimonia di premiazione si svolgerà oggi a Bologna. I finalisti sono stati selezionati da una giuria composta da esperti qualificati. Il Tempo Oggi STELLINE SCALIGERE A ROMA Dopo 200 anni di vita, la Scuola di Ballo della Scala con i suoi giovani talenti sbarca per la prima volta a Roma con Nuove Stelle, terzo spettacolo del Festivaldella Danza 2012 della Filarmonica. L'appuntamento è da oggi al 25 marzo all'Olimpico. Giovedì un Open Day per presentare i 35 corsi dell'Accademia per i lavoratori dello spettacolo. Pillole NORD Poco o parzialmente nuvolososu tutte le regioni con locali nubi sui rilievi alpini. CENTRO Poco nuvoloso su tutte le regioni; locali annuvolamenti sui rilievi. SUD Sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. Domani NORD Poco nuvoloso su tutte le regioni con locali nubi sui rilievi alpini. CENTRO Sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. SUD Sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. Dopodomani P ossiamo sbagliarci, ma il mo-do in cui molte testate giorna-listiche hanno dato la notizia della strage di Tolosa ci lascia perplessi. Ci sono crimini che segnano un'epoca, che parlano di noi e di quel che ci è accaduto nella «pancia» senza che ce ne accorgessimo. Tolosa è uno di questi. D'accordo: la questione della trattativa sulla riforma del lavoro è di vitale importanza per tutti noi e per il nostro futuro. Ma non ci risulta sia mai accaduto nel Dopoguerra che un adulto con freddezza professionale abbia preso di mira armi in pugno e telecamera al collo dei bambini «marchiati» dall'appartenenza a una scuola ebraica. Bimbi ne sono stati uccisi a milioni e se ne uccidono ancora. Potere e violenza li falciano come grano. Spesso finiscono sotto le bombe, colpiti da raffiche impazzite, comunque pronte a inutili scuse. Ma non sono mai stati l'obiettivo, rincorsi e poi finiti. Non c'erano altre aperture di prima pagina. NORD Nuvoloso su Liguria, Piemonte e Valle d'Aosta, poco nuvoloso sulle altre regioni. CENTRO Sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni ma con tendenza ad aumento della nuvolosità. SUD Sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. Culture ZOOM LA MOSTRA «Il geroglifico di un soffio» è un omaggio a due grandi artisti, il regista polacco Jerzy Grotowski e l'attore Ryszard Cieslak . Ma anche ai loro compagni del Teatr Laboratorium di Wroclaw. In mostra note di lavoro in forma di schizzi e disegni (Casa dei Teatri e Scuderie, Roma, fino al 3 maggio). Grotowski e Cieslak, schizzi e disegni NANEROTTOLI Prima pagina Toni Jop E ancora insiste! Non pa-go della figuraccia fattaper aver attribuito aGramsci un «ravvedi-mento» inesistente, dopo aver citato un articolo del Codice Rocco che nel 1934 non lo includeva (quello a cui Gramsci si appellò per la libertà condizionale), Dario Biocca torna alla carica su Repubblica. Così: vero, l'art. 176 non prevedeva ravvedimento, ma Mussolini con l'art. 43 del Regio Decreto n. 502 del 28 -5 1931 attribuì al Ministero della Giustizia l'autorità di emanare le disposizioni applicative, con relativi decreti che imposero la verifica del ravvedimento, etc., etc. Ma ci faccia il piacere, direbbe Totò! È roba da azzeccagarbugli. Intanto c'è la svista, marchiana per uno storico: aver citato un testo del 1962, retrodatandolo al 1934. Poi, nella sua istanza Gramsci si appella all'art. 176 quale era allora, e non anche a «disposizioni attuative» che non mutarono quell'articolo e che lasciavano comunque ampi margini di discrezionalità all'autorità. Inoltre Gramsci non firmò o barrò nessuna casella di un (eventuale) prestampato dal quale risulti essersi ravveduto. A latere, si impegnò solo a non far politica nel sito della libertà condizionale. E nell'istanza addusse, oltre alle mere «condizioni giuridiche e disciplinari» che lo abilitavano alla libertà condizionale, soprattutto drammatici motivi di salute (perché fosse chiara la motivazione della richiesta). Infine, se Gramsci si fosse ravveduto, Mussolini non se la sarebbe rivenduta la notizia? Decise per il sì, perché v'era stata una campagna in Europa, con alla testa Roland Rolland. Altra sciocchezza di Biocca: Gramsci nel 1934 interruppe i Quaderni. No, li protrae nel 1934 e nel 1935 e con dentro Americanismo e fordismo e altre cose straordinarie o politicamente pericolose. Eroicamente. Altro che pulci e processetti mediatici! GRAMSCI E ANCORA CI PROVANO! TOCCO &RITOCCO Bruno Gravagnuolo bgravagnuolo@unita.it 45 MERCOLEDÌ 21 MARZO 2012
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21/03/12

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