Professori, docenti, ricercatori, rettori lo avevano bocciato in massa. Tanto che persino il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, si è precipitato ad assicurare, come corollario alle critiche, la disponibilità a correggere, almeno in parte, il tiro. Per ora, il decreto che detta le regole sul reclutamento negli atenei, introducendo in sostanza un nuovo blocco del turn over dopo quello dettato dalla legge 133, lascia la Commissione «Istruzione pubblica, beni culturali» del Senato con un parere (approvato con il voto favorevole anche del Pd, incerto fino all'ultimo) e parecchie correzioni, suggerite dalla maggioranza al governo. «Il nostro giudizio sul decreto non è affatto positivo», chiarisce la senatrice Vittoria Franco, del Pd: «Ma abbiamo suggerito molte modifiche che si sono aggiunte a quelle già formulate dal relatore (Guido Possa, del Pdl ndr) e se le nostre indicazioni verranno recepite, come il ministro ci ha detto che è intenzionato a fare, il blocco del turn over sarà almeno più contenuto rispetto alla versione originaria». Certo, aggiunge: «Il problema è che ci troviamo a esaminare decreti attuativi di una legge che noi abbiamo sempre considerato orribile». Ma entriamo nel merito. Il decreto numero 437, scritto in attuazione delle legge-delega Gelmini, affronta due temi, legandoli a doppio nodo: da una parte, i vincoli di spesa imposti al bilancio degli atenei, calcolati non più in base al 90% del Fondo finanziamento ordinario ma in base all'80% del finanziamento complessivo, dall'altra i criteri a cui gli atenei si dovranno attenere per reclutare docenti e ricercatori, scanditi da un nuovo blocco del turn over. Che nella versione originaria, consegnata dall'esecutivo, era addirittura più severo di quello imposto da Tremonti. Basta scorrere la tabella inserita nella «analisi dell'impatto» allegata al testo depositato in Parlamento. Gli atenei sono ripartiti in quattro fasce, secondo la logica: “premiare”, si fa per dire, gli atenei più virtuosi con un blocco del turn over meno severo, 50%, e penalizzare i meno virtuosi con un blocco che arriva fino al 90%. Quello che impressione è il saldo totale di questa proiezione elaborata dal governo: se come nel 2010 nel 2013 andassero in pensione quattromila docenti (4.096), ne potrebbero essere assunti meno di mille (879). Meno di uno ogni quattro. Laddove, secondo la legge 133 MARIAGRAZIA GERINA I numeri L'istruzione Università, è battaglia sul blocco del turn over Il decreto attuativo della legge Gelmini che vincola il reclutamento alla «virtuosità» di bilancio degli atenei licenziato dal Senato con un parere che suggerisce molte modifiche. Oggi il voto alla Camera. Le assunzioni nelle Università Previsto un nuovo blocco del turn over. Era stato uno dei punti più criticati quando ministro era Gelmini mgerina@unita.it p Per gli atenei nuova stretta sulle assunzioni. Era uno dei punti più criticati con Gelmini p Il ministro Profumo: pronto ad accogliere le modifiche suggerite dal Parlamento Anche con le modifiche 4 nuovi docenti ogni 10 pensionamenti Primo Piano18 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
tissimo lo ha trascinato ancora. Non mangiava da giorni e gli era difficile anche bere, ma ha voluto la musica. Anche il giorno del suo compleanno, il 16 marzo, ha voluto ascoltare la banda che gli ha suonato Tanti auguri a te e Romagna mia, con centinaia di bambini intorno e sedici sindaci della Valmarecchia e del riminese a guardare all'insù verso la sua finestra sopra il bar. Quel giorno Ermanno Olmi lo è andato a trovare: «Lo sai che seguo sempre il tuo consiglio: ogni volta che passo davanti ad un mandorlo in fiore, mi tolgo il cappello». Sono poi saliti i sindaci per fargli personalmente gli auguri per i suoi 92 anni e a loro il poeta ha detto: «La bellezza salverà il mondo e se voi sindaci state tutti uniti forse c e la potrete anche fare a render più bella la Valmarecchia». Guerra non è riuscito a vedere la grande mostra Nel mondo del Tonino all'ex Monte di Pietà (che diventerà il Museo Tonino Guerra) che è stata inaugurata proprio il 16 marzo da Olmi. Ora è solo dolore. Dell'amico Roberto Roversi e della moglie Elena. «Sai che Tonino ci diceva sempre: “Ma perché non venite a Pennabilli? Vi faccio venire a prendere in elicottero”». Il loro è un dolore «coetaneo», di persone che hanno condiviso progetti, libri, passioni. Roberto Roversi in questi giorni è in ospedale per una caduta e sta facendo riabilitazione e resta in silenzio. Solo Elena si lascia scappare: «È un grande vuoto, stiamo andandocene tutti». Quando ha cominciato a stare male, Tonino è voluto tornare nella sua vecchia casa a Santarcangelo che tutti conoscono, dal cui balcone si affacciava per dire al sindaco cosa avrebbe dovuto fare: piantare i ciliegi sul Marecchia, mettere a posto i luoghi dell'anima e tante altre cose ispirate dalla bellezza. Ha chiesto di essere cremato e che le sue ceneri fossero sparse a Pennabilli. La camera ardente si aprirà probabilmente venerdì nella sala d e l c o n s i g l i o c o m u n a l e di Santarcangelo, il funerale civile dovrebbe tenersi sabato in piazza Ganganelli con l'orazione funebre di Sergio Zavoli. A d un certo punto, lavita del poeta delle«pietre morbide», To-nino Guerra, incrociòquella del Grande Vi-sionario, Federico Fellini. E furono scintille, soprattutto tra le pagine di immagini che il regista allestì per Amarcord. Un film che non invecchia, così come non invecchiano i sogni. Ma come e perché avvenne quell'incrocio in una Italia che in quegli anni pareva il pentolone di una strega shakespeariana, dove ribollivano assieme intelletto, creatività, letteratura, poesia, cinema e, perché no, anche politica? Può aiutare, ascoltare ciò che ha da raccontare in proposito Moraldo Rossi, a lungo carissimo amico di Federico, aiuto regista del maestro in capolavori come La strada, Le notti di Cabiria, I vitelloni, Lo sceicco Bianco, suo co-ispiratore, più avanti a sua volta regista di centinaia di spot pubblicitari che hanno fatto la storia della tv italiana, chiusi nello scrigno indimenticato di Carosello. Moraldo, «Amarcord», il primo frutto della collaborazione tra il Poeta e il Regista, è del '73. Ma Fellini e Tonino Guerra si conobbero prima di allora? «Certo che sì. E ricordo benissimo anche quando avvenne il loro primo contatto. Siamo nel 1957, Federico mi dice: ho conosciuto un poeta, uno che scrive in romagnolo, bravo, mi piacerebbe che ci parlassi anche tu... La scena è Roma. Piazza del Popolo, tutto avveniva in quegli anni in Piazza del Popolo. Ci incontriamo il giorno dopo, tra i tavolini del bar e vedo questo omino, più che vestito, coperto con un certo vezzo da una gran giacca di fustagno da contadino, con le tasche che gli scendevano a metà gambe, e un libro in tasca. Era un libro di sue poesie». Ma allora, come mai non accadde nulla per diciassette anni? «Perché, vorrei raccontarlo con il rispetto e la stima che merita Guerra, il giorno successivo a quell'incontro Federico mi disse: è un bravo poeta, ma non so che farmene delle sue poesie, non saprei come usare quella poesia». Ma allora? Il giudizio sembra ben duro, anche un po' spietato. Come mai tanti anni dopo Fellini è tornato sui suoi passi? «Intanto, è bene diradare le nebbie dei ricordi in cui siamo tutti bellissimi e buonissimi. Federico era un duro, come quel giudizio. Era abbastanza spregiudicato, potremmo dire, con le persone che gli venivano a tiro. Lui era uno zeppelin, volava, ogni tanto raccoglieva qualcuno e, dico la verità, ne usava ciò che gli serviva. Alla fine degli anni Cinquanta, non era pronto per quella poetica, tutto qui. Poi, ma molto più avanti, gli sarebbe piaciuto sublimare e Tonino Guerra diveniva perfetto». Però, in «Amarcord» c'è ancora materia in gioco... «Sì, ma molto più sfumata che in precedenza. Metafisica e metafora, nel film, prendono il volo sulla sensibilità che Tonino Guerra ha sempre cantato. Ci sono scene che si possono considerare vere e proprie firme di quella sensibilità, come quando, lo ricordo con grande approssimazione, c'è quel vecchio che esce di casa, aprendo un cancello nella nebbia, in fondo si intravvede la testa di una mucca e il vecchio commenta tra sé, più o meno: se il posto dove dobbiamo andare - l'aldilà - è così, allora non sarà una bella cosa... Bellissimo, certo. Fellini è salito sul tappeto volante che Guerra gli ha messo a disposizione e prende il volo a bordo di questo taxi pregiato, sul quale resta finché gli garba, dal punto di vista produttivo, finché ne condivide la passione per una surrealtà che lo avvicina ai luoghi della sua immaginazione affamata allora di esoterismo, di una materia plastica, deformabile, come la poesia di Tonino Guerra». «Fellini mi disse: è bravo, ma non so cosa farmene» Moraldo Rossi ricorda l'incontro con l'autore de «I vitelloni» «Nel 1957 il regista fu spietato ma anni dopo cambiò idea» «Amarcord» Il ricordo del regista Vittorio Taviani: «Quando un paese perde un poeta è sempre una tragedia, per me e mio fratello Paolo ancora di più perché per noi Tonino è stato un pianeta, nonc'èparolacherappresentidipiùquelmondofantasiosoemagicochecihafattoconoscere in tanti anni di amicizia e collaborazione». TONI JOP È del 1973 ed è il frutto della loro prima collaborazione Il cordoglio di Taviani 39 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
SCRITTRICE VALERIA VIGANÒ D imenticate i ritrattidegli amici e Cri-stopher Isherwoodo le piscine azzurrecon trampolino, ilsonno dei due amati bassotti. Dimenticate il pittore che ha portato un po' di Inghilterra in California e pensate, al massimo, a un David Hockney che si è portato un po' d'America nel suo ritorno all'amato, natio, aspro e dolce Yorkshire. Dipingendo dal vero il mutare delle stagioni degli stessi alberi e prati, scorrendo il tempo naturale e scandendolo con luci e colori differenti, in un tratto carico di tinte, pennellate forti alla Van Gogh, guidate da acquerelli e disegni che illustrano ciò che precede la linea netta e decisa.. Avrete quadri immensi, composti da più tele, che disegnano fughe di sentieri, alberi spezzati, fioriture. La senilità ricongiunge con l'essenza naturale, nella natura cerca il senso. MENO INTERESSE PER LA FIGURA È come se Hockney abbia perso interesse per gli esseri umani e torni alle immagini dei luoghi, al ritmo uguale che li copre di neve, e poi di sole primaverile, e poi di esplosione di pienezza fino all'oro dell'autunno. Una poetica paesaggistica che non cammina più su route 66 perse nel nulla ma sulla nuda terra fangosa o soffice d'erba. Un amore viscerale e attento alla rotazione terrestre e ai suoi influssi, ai fenomeni naturali in stile Rousseau, il filosofo. Attento agli orizzonti lontani ma osservatore acuto del cambiamento minimale di un campo di grano, David Hockney stupisce ancora. La meravigliosa e affollata mostra londinese A bigger picture, che raccoglie i lavori di questi ultimi anni, mostra anche la curiosità del pittore per altri mezzi oltre il pennello. Sui medesimi temi naturali, allo scopo di rappresentarli nell'evoluzione e nel mutamento, Hockney ci offre immagini in movimento, riprese da più videocamere e poi assemblate Cominciò a sperimentare con la pop art britannica HOCKNEY, PITTORE DI PAESAGGI PER TELA E IPAD David Hockney (Bradford, 9 luglio 1937) è un pittore, disegnatore, incisore, fotografo e scenografo britannico. Diviene uno dei principali esponenti della Pop art anglosassone dall' inizio degli anni 60. Fa dell'elemento figurativo il cardine della propria produzione artistica, che non si limita alla pittura. È infatti incisore, disegnatore e ritrattista nonché fotografo ed autore di alcuni collage fotografici realizzati con le Polaroid. Chi è www.unita.it Un paesaggio di David Hockney per la mostra «A bigger picture» Una mostra a Londra del grande artista contemporaneo. Nella sua piena maturità torna a dipingere, incidere, fotografare la natura, antica passione E amando ancora mettersi alla prova, crea anche direttamente su tablet Culture40 GIOVEDÌ22 MARZO2012
C iao Antonio, che la nuo-va vita sia come un can-to armeno, come la pri-mavera calda di questigiorni. Come le tue far-falle. E le lucciole che con la loro luce portano un po' di bellezza e di poesia. Ciao poeta, sceneggiatore, artigiano, pittore, ceramista e giardiniere. Che hai reso il nostro mondo più sopportabile e colorato. Ciao Ulisse dell'Adriatico, prigioniero affamato durante la guerra… Te ne sei voluto andare proprio il primo giorno di primavera, con le rondini che garriscono nel cielo di Santarcangelo e che tu hai sentito dalla tua stanza che si affaccia sulla piazza. Hai voluto una musica armena il giorno prima di addormentarti per sempre. «Voglio la musica», hai detto con un fil di voce e gli occhi accesi della tua sterminata fantasia. E sarai tornato là su quei monti odorosi, tra i mille santuari di quella terra incantata con l'Ararat sullo sfondo che divide dal vecchio odio turco. Ti sono accanto Andrea, il figlio musicista e Lora, la tua compagna che si è portata in Romagna la tua amata Russia. Te ne sei voluto andare proprio nella giornata mondiale della poesia … LE FARFALLE E LE CERAMICHE Tonino Guerra non c'è più da ieri mattina, trapassando dal sonno all'altrove. Il grande poeta e sceneggiatore di fama internazionale, inizia a comporre in lingua romagnola durante la prigionia nel campo di Troisdorf in Germania e quei versi folgorano Carlo Bo che scrive la prefazione al primo libro a cui ne seguiranno altri, come la raccolta I bu (I buoi), con la prefazione di Gianfranco Contini, che segna una svolta nella poesia italiana. Nella collana einaudiana curata da Vittorini pubblica il racconto La storia di Fortunato. Poi collabora con Roberto Roversi ed altri grandi della poesia. In questi anni, trasferitosi a Roma, inizia a collaborare coi i grandi del cinema: Un ettaro di cielo per Aglauco Casadio e Uomini e lupi di Giuseppe De santis. Incontra poi Elio Petri, Franco Indovina, Vittorio De Sica, Damiano Damiani, Bolognini, Monicelli, Lattuada, Giraldi, Anghelopulos, Bellocchio, Tarkovskij e Antonioni con cui firma L'avventura iniziando un sodalizio artistico che non si è mai interrotto. L'altro incontro determinante per la sua vita è quello con Federico Fellini, da Amarcord a Casanova. Ma Tonino continua a scrivere nella sua lingua così calda e fantasiosa ed alla scrittura affianca anche la pittura con quei pastelli colorati che raccontano altre storie per i libri. Si batte per la bellezza e crea meridiane e stufe, ceramiche e farfalle che diventeranno il suo «segno» più recente sulle stoffe. Intanto riceve una miriade di riconoscimenti letterari e cinematografici, fino all'Oscar per Amarcord. Dopo giorni e giorni di sofferenza, sempre lucido, consapevole, era diventato più piccolo, quasi un soffio, una piuma. Gli amici più stretti raccontano che Tonino negli ultimi giorni ha detto tante volte, ma il cuore forIl grande poeta e sceneggiatore romagnolo se n'è andato ieri a 93 anni nella sua Santarcangelo Aprì la strada alla poesia neodialettale e collaborò con registi prestigiosi. I sodalizi artistici più forti con Michelangelo Antonioni e Federico Fellini ANDREA GUERMANDI IL MESSAGGERO DELLA BELLEZZA www.unita.it Tonino Guerra in una foto d'archivio SANTARCANGELO DI ROMAGNA Tonino Guerra è morto ieri a Sant'arcangelo di Romagna, città dove era nato. Aveva 92 anni. È stato il primo ad aprire la strada della poesia neodialettale nel dopoguerra, merito che gli fu riconosciuto da Carlo Bo e Pier Paolo Pasolini. Dai primi anni ‘50 si è occupato di cinema e ha scritto per i più grandi registi del mondo, daDe Sica ai Taviani, Anghelopulos, Tarkowskij, Antonioni, Fellini. Oltre 120 i film da lui sceneggiati, 12 con Antonioni e 5 con Fellini. Ha chiesto di essere cremato e che le sue ceneri siano sparse a Pennabilli. Venerdì la camera ardente al Comune di Santarcangelo, il funerale civile dovrebbe tenersi sabato in piazza Ganganelli. Venerdì i funerali TONINO GUERRA MAESTRI Culture38 GIOVEDÌ22 MARZO2012
Fronte del video L'EDITORIALE p SEGUE DALLA PRIMA LA BATTAGLIA PER CAMBIARE L a tv ci ha fatto seguire la lunga trattativasul lavoro quasi momento per momento.Una sorta di accanimento terapeutico contro l'articolo 18, che ormai sembra intaccato nella sua funzione di scudo contro l'arbitrio. Certo, non è che le norme proposte (e ora imposte) dal governo ammettano i licenziamenti discriminatori, ma aprono un varco attraverso il quale, a seconda dei rapporti di forza, può passare di tutto. Basta vedere nei talk show la soddisfazione di Sacconi e soci, che in altri tempi subirono una dura batosta sulla stessa materia. Allora come oggi, vogliono far credere che indebolire l'articolo 18 voglia dire aprire il mercato del lavoro ai giovani. Mentre, con la riforma delle pensioni, hanno allontanato di anni l'accesso al lavoro per migliaia di giovani (come ha detto Pierre Carniti all'Infedele). Certo, sarebbe stato bello che Marcegaglia, Fornero e Camusso, tre donne, riuscissero a lavorare insieme per il bene del Paese. Ci basta sapere che è una donna a difendere i diritti di tutti i lavoratori. Grazie Susanna. Donne senza crisi di nervi Maria Novella Oppo È chiaro che ciò modificherebbe in profondità le relazioni interne a un'impresa, in senso sfavorevole alla dignità e ai diritti del lavoratore: e si può sostenere credibilmente che questo sacrificio sia davvero funzionale a una crescita della produttività, o della competitività del sistema, o degli investimenti esteri, o della fiducia dei mercati, o delle assunzioni dei giovani? Tutti gli indicatori dicono di no. Del resto, su basi molto empiriche, siamo già testimoni del fatto che nelle piccole imprese italiane, nonostante la piena libertà di licenziamento per motivi economici, non ci sia alcuna corsa a nuove assunzioni, né migliore reattività alla crisi. Tuttavia lo strappo del governo è grave anche sul piano politico, perché sul suo tavolo era possibile comporre un accordo innovativo di grande valore, paragonabile a quello del '93 sul superamento della scala mobile. In questo complesso negoziato sul mercato del lavoro - dove, va detto, accanto a questa soluzione pericolosa, a problemi e lacune, ci sono anche interventi promettenti sugli ammortizzatori sociali e sulla riduzione della precarietà Monti e la ministra Fornero si sono trovati di fronte a una disponibilità inedita dei sindacati, pure in tema di flessibilità in uscita. La disponibilità riguardava l'adozione del «modello tedesco», affidando appunto al giudice la scelta tra reintegro e indennizzo, qualora il licenziamento per motivi economici si rivelasse immotivato. Chi può negare il valore di questa apertura, giunta anche dalla Cgil? Attualmente l'articolo 18 prevede il reintegro nel posto di lavoro come unica sanzione al licenziamento senza giusta causa (e ciò talvolta finisce per essere una limitazione per lo stesso lavoratore, soprattutto quando le cause si protraggono a lungo nel tempo). Se dunque i «mercati» volevano il segno di un cambiamento, il governo avrebbe potuto esibirlo comunque. Anzi, poteva mostrarlo con il rafforzativo della coesione sociale. Invece Monti ha voluto forzare, scegliendo la soluzione che avrebbe portato alla rottura certa almeno con la Cgil. Come si giustifica il governo? Che il «patto sociale» non ci sarebbe stato in ogni caso nelle forme del '93, perché difficilmente le parti sociali avrebbero firmato un documento comune. Purtroppo è vero che la mancata definizione di una proposta unitaria Cgil-Cisl-Uil sull'articolo 18 è stata un colpo per gli interessi del mondo del lavoro. Tuttavia queste difficoltà non possono costituire un alibi «tecnico» per il premier. Se i sindacati non sono stati capaci, per varie ragioni (non ultima la pesante eredità della stagione berlusconiana), di rispondere a pieno all'appello del Capo dello Stato, non per questo Monti doveva sottrarsi al proprio dovere di cercare fin dove possibile l'accordo. O comunque di ridurre al minimo le distanze. Il modello tedesco - cioè la soluzione giuridica che la Germania adotta in tema di licenziamenti ingiusti - era a portata di mano. Per questo la ragione politica della scelta prevale su ogni altra. E per lo stesso motivo la questione non può considerarsi chiusa. Quella norma va cambiata. Prima che arrivi in Parlamento. O in Parlamento. Non sarà soltanto una battaglia sindacale. Le forze di centrosinistra possono ritrovare un feeling con il loro popolo: e dimostrare così il segno reazionario delle tesi su «i tecnici buoni e i partiti cattivi». Peraltro è in gioco il profilo del governo: se la sua natura sia ancora riconducibile a un impegno di unità nazionale oppure se stia prevalendo la forza di attrazione dei governi europei di centrodestra (che oggi temono l'emergere di un'alternativa progressista a partire dalle elezioni francesi). Nessuno può sostenere in buona fede che una simile battaglia per riportare il governo Monti dalla linea dello strappo a quella della coesione avrebbe un esito di conservazione. Fino a ieri il modello tedesco era la bandiera dei riformisti: fare come in Germania (magari non solo in tema di flessibilità) è un buon obiettivo per un centrosinistra che voglia difendere il modello sociale europeo. Se Monti invece intende compiere il salto dalla Germania ai modelli anglosassoni, in nome di un maggior tasso di liberismo, lo dica. Sarà tutto più chiaro. Il centrosinistra è stato molto leale con lui. Ora tocca al premier. I n questo periodo ci sono statetre sentenze della Cassazionedi segno opposto.La prima è una sentenza decisamente innovativa. Una sentenza che ha preceduto la politica sul tema delle coppie di fatto. La sentenza della Cassazione ribadisce che tutti i cittadini devono avere gli stessi diritti, comprese le coppie di fatto sia eterosessuali che omosessuali. È una sentenza molto avanzata soprattutto per un paese omofobo e arretrato su questi argomenti come l'Italia. La seconda sentenza è invece di segno opposto: si tratta di quella che ha annullato la sentenza d'appello contro Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa accogliendo la motivazione che si tratterebbe di un reato troppo vago. La terza sentenza è anche questa di segno decisamente negativo. È quella secondo cui nei procedimenti per violenza sessuale di gruppo, il giudice non è più obbligato a disporre o a mantenere la custodia in carcere dell'indagato. Questo vuol dire che un gruppo di uomini che stuprano una ragazza potranno avere gli arresti domiciliari. Come se lo stupro di branco potesse essere trattato come un reato minore. E parliamo ancora dell'articolo 18. Sembra che la salvezza dell'economia italiana dipenda dall'abolizione dell'articolo 18. Ma io continuo a non capire. Il licenziamento oggi può già avvenire, ma solo per giusta causa, ovvero quando il lavoratore non rispetta le norme contrattuali o quando il datore di lavoro non ce la fa ad andare avanti. Altrimenti diventa arbitrario. Si può pensare, ad esempio, di licenziare una donna perché resta incinta e quindi deve stare alcuni mesi a casa e non è produttiva. Oppure il datore di lavoro può licenziare un lavoratore perché fa il sindacalista e sobilla i suoi compagni. O magari semplicemente perché gli sta antipatico. QUELLE SENTENZE CHE FANNO RIFLETTERE PAN DI STELLE Margherita Hack ASTROFISICA Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 22 CLAUDIO SARDO www.unita.it24 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
Il capitalismo etico e responsabile reclamizzato da David Cameron si scioglie come neve al sole di primavera. E così il 21 di marzo termina bruscamente il millantato flirt del partito tory con certi ideali cari piuttosto alla parte opposta dello schieramento politico. I conservatori riscoprono i vecchi e mai sopiti amori, e varano una legge finanziaria a tutto vantaggio dei ceti privilegiati. Meno tasse per i super-ricchi è la lieta (per pochi) novella annunciata dal Cancelliere dello Scacchiere George Osborne ieri ai Comuni. Sparisce l'aliquota del 50% introdotta dal precedente governo laburista a carico dei redditi superiori alle 150mila sterline annue, che al cambio attuale corrispondo a circa 172mila euro. Decine di migliaia di individui che guadagnano somme oltre quel livello, godranno di un bel balzo all'indietro di cinque punti percentuali. Naturalmente per Osborne non si tratta di fare regali a nessuno, ma solo di abolire un peso fiscale rivelatosi inutile e perfino dannoso. Inutile perché ha portato nelle casse statali solo un terzo dei tre miliardi di sterline che erano stati preventivati. Dannoso perché ha provocato «massicce distorsioni», inibendo gli investimenti. Tesi difficilmente dimostrabile, poiché nessuno può garantire che i paperoni inglesi avrebbero davvero usato in progetti di interesse sociale le somme extra che hanno invece dovuto pagare al fisco. È una tesi cara agli ultraliberisti e ai loro leader politici. La sosteneva Reagan, la ribadiva Bush, la rilancia oggi la coppia Cameron-Osborne. Condendola in salsa ideologica filo-imprenditoriale: «Questa legge di bilancio appoggia senza alcuna vergogna il business. Sta dalla parte di chi ha delle aspirazioni, di chi vuole fare meglio per se stesso e per la propria famiglia». STANGATA SULLE VILLE Il ministro delle Finanze assicura che le fasce di reddito beneficiate dal taglio dell'aliquota, in realtà pagheranno comunque e anzi molto di più per la contemporanea introduzione di altre tasse. Si riferisce in particolare all'imposta di registro, che aumenta per gli immobili che valgano più di due milioni di sterline. Osborne si attira così l'ironia dell'opposizione: basta che il super-ricco non cambi casa e la penale viene meno. Altro argomento usato dall'esecutivo per rintuzzare le critiche è l'innalzamento della soglia di esenzione fiscale (la «no tax area») da 8105 a 9205 sterline. Insomma i vantaggi non ci sono solo per chi vive in paradiso ma anche per chi occupa i gradini più bassi della scala sociale. Nick Clegg, il vicepremier Lib-Dem, rivendica il merito di avere strappato a Cameron e Osborne questa misura di equità, con la quale spera di farsi perdonare da una base sempre più insoddisfatta dei troppi sì alle politiche conservatrici. Ed Miliband, leader dei laburisti, non risparmia i sarcasmi: «Solo i liberaldemocratici sono abbastanza ottusi da credere che la finanziaria di George Osborne sia una legge alla Robin Hood». A fronte della piccola concessione ai redditi minimi, ecco spuntare quella che su Twitter è già battezzata la «tassa della nonna». Vengono congelate le agevolazioni fiscali per gli anziani. Chi aveva più di 65 anni non pagava tasse sino a un reddito annuo di 10500 sterline. Ora sarà esentato solo chi guadagna meno di 9205. In altre parole, per qualcuno la soglia di esenzione sale, per altri scende. Si calcola che i pensionati colpiti dal provvedimento siano 4 milioni e 400mila. Ed Miliband ha validi argomenti per dichiarare che la «finanziaria dei milionari» illustrata da Osborne vanifica la pretesa sinora avanzata dal governo, secondo cui «siamo tutti nella stessa barca». si per aggredire Ieri Ben Crump, l'avvocato della famiglia Martin, ha aggiunto un altro tassello alla storia diffondendo la testimonianza registrata di una ragazza, rimasta anonima, chiamata dal cellulare di Trayvon durante l'inseguimento. Ci sono decine di chiamate nel weekend tra i due numeri. I due si piacevano. La ragazza racconta che il suo amico le raccontò di essere seguito e che lei lo consigliò di mettersi a correre. «Non corro, ma camminerò più veloce» rispose Trayvon. Poi la giovane ha sentito Martin dire: «Ehi, perché mi stai seguendo?». Zimmerman ha risposto: «Che ci fai tu qui?». Infine la ragazza crede di aver sentito una spinta e un rumore di telefono caduto. Ha provato a chiamare e richiamare ma senza ottenere risposta. Poi ha saputo della morte dalla televisione ed è stata ricoverata in stato di shock. Per questo la notizia arriva solo ora. «L'idea che ci sia legittima difesa non sta in piedi. Arrestate Zimmerman oggi – ha detto Crump durante una conferenza stampa – Ha ucciso un ragazzo a sangue freddo e se ne va in giro dove e come vuole mentre Martin è in una tomba». Il 10 aprile un Gran Giurì deciderà se si sono raccolte abbastanza prove e si debba aprire un processo federale. L'altro motivo per cui questa morte inutile è destinata a fare rumore è la legge sul porto d'armi della Florida - simile in decine di altri Stati. Il concetto su cui poggia è quello per cui nessuno può fare indietreggiare una persona che abbia diritto a stare in un luogo fisico. Costui, se si sente in pericolo, si può difendere anche uccidendo. Non scappare, ma «spara per primo» (come sono soprannominate queste leggi). In questo caso, come in mille altri, l'omicida può usare la difesa di fronte al pericolo come schermo per non farsi incriminare. Sta succedendo con Zimmerman, succede, dicono i dati, in migliaia di altri casi. Naturalmente funziona solo se non sei afroamericano. Anche se la legge non lo dice. Londra taglia le tasse ai ricchi In nome della competitività Meno tasse per i super ricchi: l'economia «compassionevole» di Cameron è un lontano ricordo. Il governo ritiene di far pari con l'innalzamento della soglia di esenzione fiscale. Miliband: «Non è certo Robin Hood». GABRIEL BERTINETTO p La misura annunciata dal ministro Osborne: aliquota massima al 45% p Budget Aumentata anche la «no tax area». Il sarcasmo del Labour gbertinetto@unita.it La cara Elisa, Liliana, Marco, Fabio, Paola, Rudi, Nadia, Titti, Lalla e tutti i tuoi cari ti salutano con grande gratitudine EMILIO (ACHILLE) BIANCHI un uomo libero, forte e giusto CARLA BILIOTTI alle feste de l'Unità di Bagnolo e alla Casa del popolo eri una colonna. Come lo eri per noi e non solo a Natale Luca, Antonella, Chiara, Miro, Stefano, Patrizia Obama stravince sul web In attesa del voto del 6 novembre, Obama ha già stravinto la guerra del web. Il suo sito BarackObama.com solo a gennaio è stato 'cliccato' da 4,2 milioni di internauti, più dei siti dei quattro candidati repubblicani alla presidenza messi assieme. I numeri sono dell'istituto Nielsen,e indicanocome ilsito diMitt Romney èstatocliccato a gennaiosolo da773mila persone. 33 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
insieme a formare un'unica inquadratura che, per gioco prospettico e compositivo, in soggettiva riprende l'andare lungo un sentiero alberato. L'effetto è stupefacente perché gioca tra immobilità e cammino come parti illusorie e scambievoli del percorso umano. Non contento, trasforma l'Ipad con cui prende confidenza assoluta, in un album da disegno. Il risultato è una carrellata giornaliera di paesaggi, una trentina, incentrati sempre tra le colline e le vedute dello Yorkshire, interpretati con un'altra tecnica ancora. L'artista non cambia dunque soggetto ma mezzo espressivo. Non cambia soggetto ma testimonia quanto questo cambi nel ciclo di riposo, crescita, rigoglio e decadenza, per poi rinascere di nuovo. È il corrispettivo dei tardi Quattro Quartetti di T.S.Eliot, nei quali la domanda sul Tempo trova le stesse risposte di Hockney. TEMPO E SPAZIO Per capire il percorso del pittore inglese basta tornare indietro ad altre vedute, nella mostra sono infatti presenti anche opere antecedenti agli anni 2000, soprattutto collage fotografici e dipinti dei grandi paesaggi americani come il Grand Canyon. E lì che, in nuce, si indovina il ritorno alla contemplazione naturale che caratterizza la tarda maturità. Contemplazione che conduce a una riproduzione creativa puntellata da un pensiero analitico e profondo sui due grandi temi dell'esistenza: tempo e spazio. A desso te ne vuoi an-dare, chiede lei, e do-ve? Ma nel salottolui se n'è già andato,sembra, nonostanteabbia preparato il martini per l'aperitivo consueto all'ora del tramonto prima che le solite incombenze della cena li allontanino; ma quest'ora dell'aperitivo è veramente una porzione di spazio faticosamente guadagnata e strappata ai reciproci doveri mentre Cosimo, allampanato e silenzioso, percorre il corridoio e si chiude nella camera e accende l'amplificatore e smanetta la chitarra distorta: riapparirà al momento della cena, a volte partecipe, a volte distante, piuttosto insofferente. Un viaggio in moto, ma per dove? Te lo direi se lo sapessi. Ma è l'andare, in questo momento, che mi preme. La direzione? Credo all'indietro, adesso. Il tempo non torna indietro. Il tempo no, ma io posso e lo faccio. E quando? È già da un bel po'. Non te ne sei accorta? Dio mio, distante lo sei sempre. Come vuoi che me ne accorga o che noti la differenza? Credi che sia arrivato il momento delle ricapitolazioni, dei consuntivi? Già? Non è troppo presto? Tesoro mio, dice lui, fosse stato per me, non avrei mai pensato a questo viaggio. La verità è che mi ci spingono. Chi? Che cosa? Le cose che sono andate storte, penso. Errori di valutazione, incomprensioni. Pensi ai libri? Non necessariamente. Quelli sono soltanto indizi dello scollamento. C'è altro e, evidentemente, riguarda me o perlomeno i rapporti tra gli altri e me o il mio modo di vedere le cose. E com'è il tuo modo? Evidentemente non è in sintonia. Con che cosa? L'opinione comune. È così che si chiama? Forse. Dipende quello che vuoi dire. Qualcosa del genere. Dove vorresti andare? In profondità. Sento che le cose mi stanno sfuggendo e penso di non avere più molto tempo. Ti credi vecchio? No. Mi credo al limite. Poco spazio ancora davanti e poi si arriva alla landa desolata, alla spiaggia terminale. Ai confini dell'andare. Dove non avrai più possibilità. Dove non te la concederanno più. Capisci? Capisco che sei negativo. Non credo. Penso piuttosto a qualcosa di molto creativo. Ma so che non avrò molte altre occasioni e se non ne approfitto, questa opportunità se ne andrà per non tornare mai più. Vuoi cavalcare la crisi. Voglio approfittarne. Approfittane allora, chi potrà mai fermarti? Nessuno. E allora, perché dirmelo? Perché ho bisogno d'informarti. Ho bisogno di sapere che ci sarà qualcuno a osservarmi mentre mi lascerò andare allo sbando. Non credo che potrei evitarlo. Puoi molte più cose di quelle che pensi. Cerchi un ruolo per me? No. Cerco qualcuno che mi controlli, che mi dia dei limiti. Perché? Perché sono spaventato da questo andare così senza meta. Quando decidi di andare tu sai benissimo dove vuoi arrivare. Forse, però mi piace sentirmelo dire. Allora, te lo ripeto. Sai benissimo dove vuoi arrivare. E non ci saranno limiti, ho paura. Si alza dal divano, il bicchiere del martini è vuoto e la scorza di limone ha veramente l'aspetto di un foglia bagnata incollata al vetro in un pomeriggio piovoso di ottobre. Si affaccia alla finestra e vede la moto parcheggiata sulla strada: sembra un cetaceo spiaggiato, un animale preistorico dormiente. Sarebbe proprio questo allora il momento di partire? Forse sì, perché ha paura che non tornerà più una così rara congiunzione astrale: sfiducia ma non ancora sapore della sconfitta. La prima tappa stranamente impervia è il corridoio che lo separa dalla specchiera del bagno ed è lì che si dirige allontanandosi dal salone dove ha aspettato che il secondo martini lo alleggerisse delle preoccupazioni anche se un piccolo cocktail annacquato non può modificare che minimi particolari e il suo effetto elettrizzante svanisce immediatamente mentre si specchia e, come non accadeva da tempo, dedica tempo al suo volto che gli compare di fronte molto nitido e preciso e quasi sembra estraneo e tuttavia sa che non potrà liberarsene se non approfittando di qualche aiuto esterno, un paio di occhiali da sole da calzare nel mattino che verrà per proteggersi dalla violenza del sole o una radicale rasatura della sua barba rada, una sorta di manifestazione del lutto alla quale però non rinuncerebbe perché gli sembra che ancora non sia venuto il momento di liberarsi del peso delle contraddizioni e dunque deve per forza scendere a patti con la sua immagine non soddisfacente e ormai abituale anche se scruta sempre con avidità l'insorgere di qualcosa di nuovo, non necessariamente un indizio negativo del tempo trascorso. Viaggio all'indietro nel tempo, in sella alla mia motocicletta Anticipiamo un brano di Filippo Tuena tratto dal suo libro «Stranieri alla terra», tra ricordi e immaginazione FILIPPO TUENA «In profondità Sento che le cose mi stanno sfuggendo» Uno scrittore disamorato e tradito dalla memoria baratta, a colloquio con una donna, parole di Spagna e ricordi di corride. E poi il viaggio in motocicletta e tanti ricordi. Storie Dove vorresti andare? Riflessioni sul mestiere del narrare Stranieri della terra Filippo Tuena pagine 352 euro 18,50 Nutrimenti I finalisti del premio Bancarella I finalisti del«Bancarella»: Unpiano persalvarci -PrepariamocidiLucaMercalli (Chiarelettere); Così in terra di Davide Enia (Dalai); I poeti morti non scrivono gialli di Björn Larsson (Iperborea);LavocedeldestinodiMarcoButicchi(Longanesi); Ilmercantedilibrimaledettidi Marcello Simoni (Newton Compton); Semina il vento di Alessandro Perissinotto (Piemme). 41 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
ACCADDE OGGI Maramotti N ei primi anni Novanta a«Imagina», nel Principa-to di Montecarlo, si pro-spettò un futuro digitale osservando le prime esperienze di realtà virtuale e i computoon, i cartoni animati in computer animation, allora sbalorditivi. Dal ponente monegasco quelle produzioni creative, non più sperimentali ma espressioni della nuova industria culturale, approdano al levante ligure, a Rapallo, per la sedicesima edizione di Cartoons on the Bay. Dal 22 al 25 marzo questo festival internazionale dell'animazione televisiva e della crossmedialità, promosso dalla Rai con Rai Fiction e il contributo di Rai Cinema, Regione Liguria, Comune di Rapallo e di Portofino Coast, troverà sede anche a Santa Margherita e Portofino. Si annunciano grandi anteprime come la «Biancaneve» dell'indiano Tarsem Singh con Julia Roberts nei panni della Regina del Male, film che uscirà solo il 4 aprile nelle sale. Il paese ospite del festival è quest'anno l'India a cui saranno dedicati una serie di incontri dove prenderanno parte le maggiori aziende del settore dell'animazione digitale. All'India va anche il riconoscimento del Pulcinella Award, assegnato allo studio Dq Entertainment di Hyderabad come migliore team creativo dell'anno. Altra anteprima, in attesa del debutto su Rai4 previsto per l'autunno, è il primo episodio di «Dennou Coil», già vincitrice dell'Excellence Prize al Japan Media Arts, la serie di «anime» che tratta di tecnologie per la realtà aumentata. «Attraverso questi elementi di novità», dichiara Roberto Genovesi il direttore artistico del festival, «si conclude il processo di trasformazione del festival che oggi può essere ritenuto il punto di riferimento europeo per l'animazione cross-mediale». Il tema di questa edizione del festival è lo sport, in vista delle Olimpiadi di Londra, per cui nel programma è prevista una retrospettiva dei migliori cartoni animati a tematica sportiva. Nel programma, densissimo di screening, si alterneranno presentazioni, seminari e un walk show. La passeggiata radioguidata venerdì mattina attraverserà Rapallo con un'azione di performing media, per visualizzare (e ascoltare in cuffia) alcuni cartoons, attraverso tablet e smartphone che utilizzeranno i link inseriti in mobtag come questo (dove trovate i link utili dell'articolo), estendendo la crossmedialità alle azioni nel territorio. Link utili: http://www.cartoonsbay.com/ L'anima “Dennou C o i l ” h t tp://www.youtube.com/watch?v= IJIusT0jNfo Q uesto sabato, 24 marzo, ri-corre l'anniversario dallascomparsa dell'arcivesco-vo salvadoregno Oscar Romero, ucciso ventidue anni fa mentre stava celebrando la messa. Una figura unica nel panorama non solo della Chiesa, ma della storia, un martire che ha dato pienezza alla sua esistenza mediante la centralità di quei principi di solidarietà e missione che ne hanno ispirato la vita. Ma perché ancora il forte desiderio di celebrarne il ricordo dopo così tanto tempo? Da un lato sicuramente per la causa di beatificazione ancora aperta ma principalmente per i tratti fondanti della sua opera capace di muoversi affinché il messaggio evangelico potesse tradursi concretamente in azioni per il suo popolo, per la sua gente. Elemento di continuità tra allora ed oggi è la drammatica situazione economica dello Stato salvadoregno con circa l'80% della popolazione posto sotto il livello minimo di povertà e con tassi di disoccupazione record. Ricordare oggi Romero non solo dove ha operato, ma in tutto il mondo, significa innanzitutto posizionare il tema della povertà, della lotta contro l'esclusione come centrale nell'azione della Chiesa e degli Stati, significa riportare concretamente la sofferenza a paradigma di un'epoca come la nostra in cui essa si manifesta sotto varie forme, vuol dire rifocalizzare l'attenzione della Chiesa sul popolo inteso come compagno e destinatario di attenzioni e solidarietà umana profonda, orientare la politica al perseguimento del bene comune. Romero, con la sua condotta, configura una Chiesa profetica, povera, aperta, una Chiesa non elitaria ma popolare, invitò i ricchi alla conversione ed alla condivisione piena delle loro ricchezze ed averi. Nella sua ultima omelia si appellò in maniera diretta alla coscienza dei soldati affinché non uccidessero, affinché rifiutassero un ordine contrario alla volontà di Dio. Un messaggio, questo, che ripropone l'attualità di un pacifismo non retorico e animato costantemente da gruppi di stampo religioso. L'attualità di questi messaggi e la modernità dirompente che da essi muovono sono alla base della storica visita che l'anno scorso il Presidente Obama ha compiuto presso El Salvador, visita che si è appunto conclusa con la visita presso la tomba dell'Arcivescovo. Gli scritti di Romero ci offrono oggi un punto da cui ripartire o forse partire, memorie che hanno la forza della profezia e che, se letti attentamente, potrebbero fornire un'agenda ancor prima che per la Chiesa per la Politica. «Una Chiesa autenticamente povera, missionaria e pasquale, slegata da ogni potere temporale ed audacemente impegnata nella liberazione di tutto l'uomo e di tutti gli uomini» SALVA CON NOME La tiratura del 21 marzo 2012 è stata di 100.199 CARTONI ANIMATI DIGITALI E CROSS-MEDIALI EL SALVADOR, I POVERI E L'ESEMPIO DI ROMERO l'Unità 22 marzo 2008 Due ore e mezza di più dedicati a Berlusconi e al suo partito: così tutti i Tg Rai (con l'eccezione del Tg3), Mediaset e Telecom (La 7 e Mtv) violano la par condicio in campagna elettorale. È la denuncia del Garante delle comunicazioni che chiede un «immediato riequilibrio». Assieme al Pd penalizzati tutti gli altri partiti. Carlo Infante ESPERTO DI PERFORMING MEDIA Tutti i Tg ai piedi di Berlusconi CHIESA E POPOLO Francesco Scoppola STUDENTE 25 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
Al San Paolo la squadra di Mazzarri sistema le cose nella prima mezz'ora: autorete di Vergassola e contropiede dei tre tenori, chiuso da Cavani. La finale il 20 maggio, gara unica, all'Olimpico Q uindici anni dopo l'ultimavolta, il Napoli arpiona lasua ottava finale di CoppaItalia soffrendo e lottando contro un Siena mai domo, ma assolutamente evanescente nei sedici metri avversari. Partita di grande sostanza, quella degli azzurri, costretti a rimontare l'1-2 del Franchi. Basta un tempo, anzi mezz'ora. Bastano due lampi dei tre tenori, che impongono ai volenterosi (e nulla più) avversari il pedaggio del maggior tasso tecnico. Il resto lo fanno gli operai del centrocampo e della difesa, tornata ieri sui livelli di qualche mese fa. Finisce 2-0: scacciati gli incubi di Londra, il Napoli lancia il guanto di sfida all'avversaria di sempre, la Juventus. Sarà, quella dell'Olimpico, una finale di grande suggestione, tra due squadre che non si sono mai amate. Degna conclusione di un torneo troppo spesso sottovalutato. Mazzarri non si fida e schiera la migliore formazione, recuperando Maggio (che però è costretto ad uscire al 40' per il riacutizzarsi di un malanno alla caviglia) e Lavezzi, assenti a Udine. Sannino, che deve fare a meno della propria coppia gol Calaiò – Destro, si affida a Larrondo, piazzando Brienza tra le linee. Il Siena è denso e corto, come piace al suo allenatore, ma i velocisti azzurri si presentano subito con Cavani, al 7': palla alta su bella combinazione Lavezzi – Zuniga. E' il prologo al gol del vantaggio, che arriva su palla inattiva: punizione di Lavezzi, cross corto in area che il Matador cerca di deviare di tacco in porta, il movimento dell'uruguaiano inganna Vergassola, che infila la propria porta. E' il 10', e il Napoli ha già centrato un primo obiettivo: passare subito per evitare rincorse affannose. Il Siena ha una reazione nervosa immediata, e Campagnaro toglie dal piede di Mannini la palla del possibile pari (11'). I ritmi sono blandi: il Napoli fa un po' di fatica a districarsi dalla ragnatela creata da Sannino a centrocampo, ma gli avversari raramente si avvicinano a De Sanctis. Al 16' Brkic è costretto a superarsi per deviare, con un balzo felino, una bella girata volante del solito Cavani su suggerimento di Zuniga. Il raddoppio del Matador, comunque, arriva al 31'. Ripartenza da manuale dei tre tenori, che mettono al tappeto la difesa bianconera: Lavezzi per Hamsik spostato sulla sinistra, il cross dello slovacco è delizioso, Cavani in elevazione non lascia scampo a Brkic, che al 33' fa un altro miracolo, stornando in angolo una botta di Inler dal limite. Il Siena è tutto in un paio di tentativi di Larrondo che si perdono lontano dalla porta azzurra. Più determinati i toscani nella ripresa: costretti a loro volta a rincorrere, si avventano su un Napoli stanco. Sannino capisce che può giocarsi la qualificazione e manda dentro la seconda torre Bogdani, sfilando poi dalla contesa anche Larrondo e Mannini, sostituiti da Gonzalez e Sestu. Il Siena prende in mano il pallino del gioco, ma la pressione e il lunghissimo possesso palla non impensieriscono mai seriamente la difesa azzurra. Il Napoli si difende con tutti gli uomini dietro la linea della palla, i bianconeri sbattono contro un muro, anche perché nel frattempo Mazzarri ha sostituito lo spento Gargano per Dzemaili. E allora succede che le uniche due palle gol della ripresa siano proprio di marca azzurra: al 33' Lavezzi manda alto da favorevole posizione, al 39' Hamsik spreca una bella ripartenza orchestrata da Pandev, entrato per un Lavezzi stremato e ancora fuori condizione, e rifinita da Cavani. Finisce con i sessantamila che cantano ‘o surdato ‘nnammurato: tramontato il sogno Champions, il Napoli si aggrappa alla Coppa di scorta. Chi si contenta gode. lora ancora “povero” Chelsea, e dal Tottenham di Alan Sugar, in ottimi rapporti con il miliardario australiano e fornitore, tramite la sua società (l'Amstrad), dei sistemi per la piattaforma digitale. Una figura molto discussa, quella di Sugar. Oltre a rompere il fronte delle Big, il nostro favorì Sky con una soffiata sulle cifre offerte dalla ITV, in barba all'etica e al conflitto di interessi (ammettendo però le sue colpe in un secondo momento). Ma Sugar fece anche di più. Il suo voto – ovviamente decisivo – contribuì ad assegnare i diritti televisivi all'amico Murdoch. Uno che, a giudicare anche dagli ultimi scandali che lo vedono coinvolto, non si è mai fatto scrupoli nell'utilizzo di metodi poco ortodossi. Chissà che cosa si inventerà questa volta per non lasciarsi sfuggire la sua “amata” Premier. Finale di Coppa Italia il Napoli raggiunge la Juventus Foto di Jonathan Moscrop/LaPresse NAPOLI Dal 1992 Il futuro Già l'Ue aveva bloccato il monopolio. Adesso le strategie dei colossi MASSIMILIANO AMATO Il magnate australiano è in pratica il “fondatore” della premier Foto di Guillaume Horcajuelo/Ansa-Epa Avesse gareggiato oggi, con le attuali norme mediche, Eddy Merckx non sarebbe mai potuto salire in sella. Colpa di una malformazione congenita per la quale ha corso per anni con una spada di Damocle sulla testa. Lo sostiene una biografia del grande campione belga, anticipata dal quotidiano De Morgen. Il cannibale oggi sarebbe senza bici Muamba «morto per 78 minuti» Fabrice Muamba è stato «effettivamente morto» per 78 minuti. A dirlo in un'intervistaalla BbcilmedicodelBolton,JonathanTobin.«Nei48 minutichesonopassatidalcollasso all'arrivo in ospedale e nei successivi 30 minuti era effettivamente (clinicamente) morto», ha spiegato. Muamba adesso riconosce i parenti, ma le condizioni restano serie. 47 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
«Questione chiusa»? Non via decreto, in ogni caso. E il testo definitivo della riforma del mercato del lavoro che approderà in Consiglio dei ministri già domani potrebbe contenere «limature» congegnate apposta per «un confronto meno avvelenato». All'indomani dello «strappo» tre cose preoccupano il premier: «cosa succede nel Paese, nel Pd e nella Cgil». Il Presidente del Consiglio, oggi, tornerà ad incontrare le parti sociali alle quali chiederà di verbalizzare le loro posizioni («anche la Cgil dovrà dire che oltre al dissenso sull'articolo 18, c'è l'assenso su altre parti importanti del provvedimento», spiegano dal governo). Solo dopo Monti chiarirà con quale strumento legislativo intende procedere. C'è un'ipotesi che si fa strada: «un disegno di legge, con qualche materia delegata chiara nei contenuti, nei tempi e negli indirizzi». L'articolo 18 («assoggettato ad una riscrittura più vicina al modello tedesco, un po' diversa dalla proposta finita sui giornali») verrebbe inserito - appunto - nella delega. Monti l'aveva definita una «questione chiusa, ma non aveva spiegato come intendeva chiuderla...», sottolineano. E alcuni passaggi della proposta definitiva del governo - proprio sui licenziamenti per motivi economici - potrebbero essere «in qualche modo diversi» dalla proposta iniziale illustrata da Elsa Fornero. In queste ore, tra l'altro, nel governo si sta valutando sì l'ipotesi di ricorrere anche al decreto, ma solo per qualche materia dove si registra l'accordo con tutte le parti sociali. Quella sull'apprendistato, ad esempio. LE REAZIONI Le reazioni di queste ore non lasciano indifferente il premier. «Troppo ottimista», l'Altro ieri, a certificare «il buon esito» del confronto, nella convinzione che «alla fine la maggioranza terrà» anche senza intesa con le parti sociali. E la stessa eventualità di possibili tensioni interne ai democratici non va messa «all'incasso di una stabilizzazione» del governo. Monti, in realtà, era convinto che la scelta di non procedere per decreto - e di non forzare verso un'intesa che certificasse la rottura del fronte sindacale - potesse ammortizzare le tensioni sull'articolo 18. Il Colle, d'altra parte, aveva sconsigliato l'ennesimo provvedimento d'urgenza e i tempi meno accelerati di un ddl - per il quale il governo si appresterebbe a chiedere una corsia preferenziale in Parlamento - avrebbero dovuto ammorbidire le tensioni con il vertice Pd. OPERAZIONE DUPLICE Un premier che mostra «decisionismo» ai mercati e all'Europa per via di una riforma varata nei tempi annunciati - e per di più alla vigilia di un importante viaggio in Giappone, Corea e Cina - e, dall'altra parte, un iter legislativo da chiudere entro giugno, scavallando le amministrative per «mettere al riparo la fase finale dell'esame del provvedimento dalla inevitabile propaganda elettorale». L'altro ieri, tra l'altro, a Palazzo Chigi si avvertiva un certo risentimento nei confronti del Pdl al quale si attribuiva «scarso sostegno all'azione del governo sul mercato del lavoro». E le stesse dichiarazioni su «Monti» che «sta facendo le stesse cose che la Cgil non ha permesso a noi di fare», dalle parti del governo non venivano interpretate in modo positivo. Ieri, poi, l'incitamento pidiellino all'esecutivo a procedere «per decreto» aggiungeva nuove preoccupazioni nei confronti di un partito intento «soprattutto» a mettere in difficoltà il Pd - e l'esecutivo - e a tirare la corda sui temi che premono di più al Cavaliere: la giustizia e la Rai. La giornata di ieri? Monti che cercava vie d'uscita per «non strappare due volte» e il Pdl che remava per «drammatizzare». Mentre la Cgil annunciava lo sciopero generale, e si registravano i tentennamenti di Angeletti e le ammissioni di Bonanni sull'articolo 18 da migliorare. «Il Parlamento decide», annunciava il professore. Oggi deciderà su quale testo definitivo far discutere le Camere. NINNI ANDRIOLO 1 ll contratto a tempo indeter-minato «diventa quelloche domina sugli altri».Per i giovani però il percor-so inizia «con un apprendi-stato vero, un investimentoper formare i giovani, nonper flessibilità a buon mercato» al quale segue «una stabilizzazione» incentivata e prosegue con «formazione on the job»: questa la strada per aumentare la produttività. Come «contrasto alle reiterazione dei contratti a tempo determinato», «dopo 36 mesi di contratti anche non consecutivi scatterà il contratto a tempo indeterminato comprensivo delle somministrazioni». La norma era già prevista fin dal Protocollo sul Welfare firmato con le parti sociali durante il governo Prodi dal ministro Damiano nel 2007. L'unica differenza è che verranno contabilizzati nei 36 mesi i periodi a contratto in somministrazione. Finalmente torna la norma contro le dimissioni in bianco (la firma che viene chiesta alle donne e usata in caso di maternità): Fornero si è impegnata ad intervenire, «ma allo stesso tempo non vuole appesantire imprese che non la usano con lungaggini burocratiche». Rimane il bonus-malus sui contratti a tempo determinato. Con l'esclusione dei lavoratori stagionali, questo tipo di contratto costerà di più. L'aliquota annuncia la ministra Fornero «sarà aumentata dell'1,4%», un aggravio che sarà restituito «fino ad un certa quota» in caso di stabilizzazione. Notizie positive invece sui congedi Una riscrittura dell'articolo 18 «prossima» al modello tedesco? Monti preoccupato da «cosa accade nel Paese». Un ddl con materie delegate. Ma si studia un decreto sui temi in cui c'è intesa, come l'apprendistato. Il Presidente del Consiglio Mario Monti ieri durante il voto di fiducia alla Camera ROMA FLESSIBILITÀ IN ENTRATA Il mercato del lavoro Art. 18, la versione di Monti p Il presidente del Consiglio oggi incontrerà le parti sociali e chiederà la verbalizzazione delle posizioni Il tempo indeterminato superiore agli altri contratti Primo Piano8 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
Sebastian Matta, «Senza titolo», 1962-63 O LA BORSA O LA VITA Il festival «O la Borsa o la vita 1929/2012: la crisi nell'occhio del cinema», apre oggi i battenti a Siena. Tre giorni di proiezioni e dibattiti - curata da Claudio Carabba e da Giovanni Maria Rossi - con moltissimi ospit, tra i quali Gianni Amelio, Andrea Molaioli, Giuliano Montaldo, Sergio Staino, Omar Calabrese e Giorgio Ruffolo. Oggi Il Tempo Domani Dopodomani MANNOIA E I RAGAZZI BRASILIANI Al via il tour di Fiorella Mannoia i brani del suo ultimo album «Sud». Insieme a lei sul palco, si esibiscono dieci ragazzi brasiliani, figli delle favelas che Projeto Axé ha riscattato dalla vita di strada. Oggi alle 11.30, presso il Gran Teatro di Roma, Fiorella Mannoia e Progetto Axè raccontano al pubblico la loro esperienza. Pillole NORD Poco o parzialmente nuvolososu tutte le regioni con locali nubi sui rilievi alpini. CENTRO Poco nuvoloso su tutte le regioni; locali annuvolamenti sui rilievi. SUD Sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. NORD Poco nuvoloso su tutte le regioni con locali nubi sui rilievi alpini. CENTRO Sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. SUD Sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. M entre si soffre, e molto, perlo strappo del governoMonti sull'articolo 18, cerchiamo ossigeno altrove, per non perdere lucidità. Ecco un titolo dalla prima pagina della Padania di ieri: «Giovani, veloci e...baschi. Bilbao, l'identità va in gol»; e questo è il sottotitolo: «In campo soltanto giocatori nati (o con origini familiari) nei Paesi Baschi. La favola dell'Athletic che ha eliminato i paperoni del Manchester United». Sarà nel pozzo razzista che si alimenta la soddisfazione della Lega oppure è banale goliardia? Rispondendo, forse troveremo l'aiuto che ci serve per affrontare anche la dolorosa cabala del numero 18. Perché abbiamo impiegato troppo tempo per smettere di addolcire le pillole di razzismo che ci sono state servite dal fronte «padano», abbiamo fatto troppa fatica a dare il nome corretto a quella cultura. Vediamo di non commettere lo stesso errore mentre attendiamo l'autobus diciotto. Ma non è un autobus. NORD Nuvoloso su Liguria, Piemonte e Valle d'Aosta, poco nuvoloso sulle altre regioni. CENTRO Sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni ma con tendenza ad aumento della nuvolosità. SUD Sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. Culture ZOOM ROMA Nei 100 anni dalla nascita Sebastian Matta in mostra all'Auditorium con un'esposizione di importanti opere storiche a cura di Claudia Salaris e realizzata in collaborazione con la Fondazione Echaurren Salaris, il cui fulcro è rappresentato da quelle realizzate a Roma tra il 1949 e il 1954. Matta: un surrealista a Roma NANEROTTOLI L'autobus 18 Toni Jop S e leggere un albo di Tex ècome guardarsi un classi-co western in bianco enero, leggere un albo diBouncer è come godersi un western in cinerama. Perché uno dei pregi della serie a fumetti, disegnata da François Boucq, è proprio quello di essere composta da magnifiche tavole a colori con vignette orizzontali a tutta pagina, che vi catapultano nei fantastici panorami attraversati dal protagonista. Il magico e mistico, ovviamente sono rafforzati dall'altra metà di Bouncer, ovvero Alejandro Jodorowsky autore dei testi. Una conferma del fascino visivo e narrativo di questa serie viene anche da questo secondo volume di Bouncer, l'integrale (Magic Press, pp. 128, euro 14) che riunisce i numeri 6 e 7 dell'edizione originale de Les Humanoïdes Associés. E peccato che il formato italiano, rimpicciolito rispetto ai cartonati francesi, penalizzi la bellezza di queste tavole. Bouncer è il «buttafuori» del saloon Infierno, è monco del braccio destro ma il suo sinistro spara come una mitragliatrice e non perdona. In queste due storie si trova a confronto con Carolyn Harten, la «Vedova Nera» un'arrogante e doppia seduttrice che usa il suo fascino e i suoi scagnozzi per impossessarsi di vasti territori che le fanno gola. Nella tela del ragno ci casca anche Bouncer, ossessionato dall'eros torbido di Carolyn (a tal punto che, di notte, le anse di un fiume assumono l'aspetto di un corpo femminile e la stretta gola di un canyon sembra una vagina), e dovrà faticare non poco per salvarsi. Situazioni, personaggi e contorno fanno parte del classico bagaglio western ma Jodorowsky e Boucq, ciascuno per suo conto ma con felicissima sintesi, confezionano un film-fumetto spettacolare, violento e sottilmente inquietante, carnale e magico. Bouncer si legge d'un fiato e non ci si stanca di guardarlo e riguardarlo. BOUNCER MAGICO WEST IN CINERAMA IL CALZINO DI BART Renato Pallavicini r.pallavicini@tin.it 45 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
mercato del lavoro e una riduzione dei costi di licenziamento. Era necessaria? Il nostro mercato del lavoro è così rigido? Gli indicatori più diffusi dicono altro: l'Ocse già colloca l'Italia al decimo posto su 46 Paesi nella scala della facilità di licenziamento individuale di un lavoratore a tempo indeterminato, agli stessi livelli di Danimarca e Irlanda. Si toccano gli ultragarantiti? I dati ci dicono che il 30 per cento di chi è a tempo indeterminato registra, in un arco di cinque anni, un peggioramento dello status lavorativo, passando alla disoccupazione o a forme di lavoro meno stabile. Cose dette e ripetute da chi cercava di portare il dibattito dal piano dell'ideologia a quello dei fatti e dei dati, e tuttavia ignorate. Non è un mistero che la richiesta di deregolamentazione risponda a una precisa visione di come l'economia italiana dovrebbe superare la crisi: non già attraverso la strada difficile ma sostenibile degli investimenti, della riqualificazione della pubblica amministrazione, di una rinnovata politica industriale, bensì quella rapida ma socialmente rischiosa di una deflazione salariale, di una sostituzione di lavoratori anziani con (meno costosi) lavoratori giovani, di aumenti della diseguaglianza delle retribuzioni. Una linea che non è certo quella del Partito democratico. A rendere più difficile un confronto corretto e nel merito dei problemi contribuisce però anche una certa retorica che insiste sulla contrapposizione tra interesse generale (del governo) e interessi particolari (di chi ha una diversa visione, sindacati o partiti), o tra giovani e anziani. Magari a quei ventenni e trentenni che si afferma di voler difendere sarebbe il caso di spiegare che se un loro maggiore accesso all'occupazione deve venire dalla cosiddetta flessibilità in uscita, è probabile che ciò avvenga, in questo caso sì, a spese dei loro genitori cinquantenni e sessantenni, estromessi dal sistema produttivo perché più costosi e difficilmente reimpiegabili. In assenza di alternative, un lavoro precario, sottopagato e con minori contributi (la pensione è lontana) è comunque meglio di nessun lavoro, e un lavoro a tempo indeterminato con garanzie ridotte è meglio di un lavoro precario. Chi è debole tende a considerare chi è marginalmente meno debole un privilegiato; se questa è una reazione naturale, è insopportabile costruirvi il consenso per un'azione politica. Tanto più che abbiamo troppa stima per questi giovani per pensare che siano così poco lungimiranti da non capire come una svalutazione complessiva del lavoro non sia per loro un grande vantaggio. Compromesso da migliorare; giudizio sospeso in attesa del lavoro del Parlamento. Sono le posizioni di Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti rispetto alla riforma dell'articolo 18, che ha determinato l'ultimo strappo tra i sindacati confederali e tra la Cgil e il governo Monti. Oggi riprende il confronto tra le parti sociali e il ministro Fornero sulla riforma del mercato del lavoro. L'unica certezza è che non ci sarà spazio ulteriore per trattare ancora il nodo dei licenziamenti senza giusta causa, al massimo avranno un po' d'ascolto le aziende che chiedono un ulteriore abbassamento del tetto dell'indennizzo offerto al licenziato in cambio del reintegro sul posto di lavoro. Per il resto, sull'articolo ormai più conosciuto e dibattuto nel Paese il governo ha chiuso la partita. La palla passa al Parlamento, che comunque potrà modificare e dettagliare le misure che Monti, Fornero & Co., intendono apportare allo Statuto dei lavoratori. E infatti ai gruppi parlamentari si rivolgono i pensieri dei leader dei sindacati che - a differenza della Cgil - non hanno chiuso la porta in faccia alle idee dell'esecutivo Monti in materia di lavoro. Non solo la Cisl e la Uil, ma anche l'Ugl che, con il suo segretario Giovanni Centrella, chiede che «la politica e, in particolare, tutti i partiti che sostengono il governo» intervengano «in sede parlamentare». «Stiamo ancora trattando per migliorare il testo», fa sapere in serata Bonanni via sms. «A fine settimana vedremo se manca qualcosa e faremo le nostre richieste. Comunque ben vengano le iniziative parlamentari per migliorare il testo finale», dice il numero uno della Cisl. È quello che dice anche Angeletti, secondo cui «la via più efficace è quella di intervenire sui gruppi parlamentari e noi non riteniamo che essi siano avversi ad ascoltarci e ad accogliere le nostre richieste. Se, però, non ci ascolteranno allora penserò a forme di protesta più incisive». G.VES. Camusso: la partita non è chiusa Il segretario: «La modifica dell'articolo 18 cambia i rapporti di forza a vantaggio delle imprese» Staino Bonanni e Angeletti «Il Parlamento può migliorare il compromesso» Web: il 30 ci sarà il Sì18day Dalle pagine e i blog del Popolo Viola Gianfranco Mascia, Franz Mannino e Massimo Malerba lanciano l'iniziativa «Sì18day», un blogging day previsto per venerdì 30 marzo. «Sulla difesa dell` articolo 18 - scrivono i Viola - anche noi utenti della rete dobbiamo fare la nostra parte. Non si tratta di una presa di posizione ideologica. Tutt'altro». 3 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012

«Ecco un titolo onesto». Pier Luigi Bersani ha davanti la prima pagina del “Sole 24 Ore”. Indica il titolo d'apertura: «Articolo 18, addio per tutti. No Cgil». E sotto: «La regola generale diventa l'indennizzo». Il leader del Pd scuote la testa. «Noi siamo il partito più leale e più coraggioso con il governo Monti, e per questo pretendo lealtà». La notte appena trascorsa è stata tutt'altro che tranquilla. I dubbi su perché l'esecutivo abbia scelto di chiudere sulla riforma del lavoro senza aver trovato un accordo con tutte le parti sociali non sono dissipati dopo una discussione telefonica con il presidente del Consiglio. Anzi. La scorsa settimana, al vertice a Palazzo Chigi con anche Alfano e Casini, Bersani aveva avuto da Monti l'assicurazione che il governo avrebbe ricercato non «una rottura da offrire ai mercati» ma in tutti i modi e fino all'ultimo l'intesa. «Così non è stato». E sul tavolo ora c'è un testo fortemente discusso, soprattutto nella parte sull'articolo 18 e i licenziamenti per motivi economici. «È inaccettabile mettermi di fronte a un prendere o lasciare», si sfoga Bersani nei colloqui che ha nel corso della giornata. «Se così fosse si aprirebbe un problema molto serio». Sarà un caso ma per la prima volta da quando Monti è in carica, il leader del Pd non mette in chiaro di fronte ai suoi interlocutori che il suo partito garantirà in ogni caso il sostegno all'esecutivo. «Aspettiamo di sentire il governo, poi valuteremo e diremo la nostra». Una formulazione che in serata, nel corso di “Porta a porta”, si modifica di poco: «Monti non può dire al Pd prendere o lasciare. Voteremo quando saremo convinti». Il forum Lavoro del Pd ieri si è riunito e già si stanno studiando gli emendamenti da presentare in Parlamento. A cominciare da una norma che preveda il ricorso al giudice per decidere tra reintegro o indennizzo non solo per i licenziamenti discriminatori ma anche per quelli giustificati con motivi economici (per i quali il governo propone il solo indennizzo). «Noi non siamo per creare problemi, siamo per creare soluzioni», dice Bersani. Che in serata in tv annuncia che« il Pd si prende l'impegno di correggere» la parte sui licenziamenti economici e non accetterà il ricorso al decreto legge («non esiste in natura su una materia come questa»). MODELLO TEDESCO, NON AMERICANO Bersani vede aspetti positivi nella riforma «ma anche cose che vanno cambiate», e punta tutto sul fatto che in Parlamento le norme che di fatto decreterebbero l'addio all'articolo 18 saranno modificate. «La scelta di fondo è tra il modello americano e quello tedesco», fa notare il leader del Pd. Nel testo presentato da Monti e Fornero alle parti sociali si guarda più al di là dell'Atlantico (o del Pacifico, ironizzano amaramente al Nazareno facendo notare che si rischia il modello di lavoro cinese). «L'addio per tutti al reintegro è una regola non adatta al nostro paese. In Europa il modello migliore è il tedesco». In Germania la decisione è affidata al giudice. Una soluzione che era stata proposta anche dalla Cisl. E quando in Parlamento il Pd presenterà emendamenti che puntano al modello tedesco, è il ragionamento che si fa in queste ore al Nazareno, ai voti democratici si aggiungeranno sicuramente quelli dell'Idv e della Lega, in stabile opposizione a Monti, ma anche del Terzo polo, visto che anche Raffaele Bonanni ha detto che «se il Parlamento ci dà una mano a migliorare il compromesso sull'articolo 18 ben venga». La cautela però è d'obbligo, in queste ore. Parlando a piazza Montecitorio di fronte al presidente della Regione, ai sindaci e ai presidenti di Provincia delle zone terremotate delle Marche, Bersani insiste sul fatto che «nell'emergenza così come nella crisi, solo con la solidarietà e la coesione si può andare avanti». Parole tutt'altro che casuali. E risponde così ai giornalisti che gli chiedono un commento sulla riforma del lavoro: «Parlo stasera dell'accordo - dice facendo riferimento alla puntata di “Porta a porta” - se di accordo si può parlare». Un sorriso amaro, che scompare quando poco dopo in Trasatlantico si sfoga con Cesare Damiano: «Chiediamo un passo avanti, deve sparire la distinzione procedurale tra licenziamenti disciplinari ed economici. Lasciamo che sia il giudice a decidere, in entrambi i casi. Se devo concludere la vita dando via libera alla monetizzazione del lavoro, non lo faccio. Per me è una roba inconcepibile». Dice a sera in tv: «Quando non so come decidere mi ispiro a una frase di Berlinguer, essere fedeli agli ideali della propria gioventù. I diritti del lavoro vanno modernizzati, ma devono restare in piedi». Pier Luigi Bersani sul palco al Marche day ieri in piazza Montecitorio SIMONE COLLINI Primo Piano Lo sfogo con Damiano «Ecco un titolo onesto». Con queste parole Pier Luigi Bersani indica il titolo di apertura del Sole 24 Ore in edicola ieri: «Articolo 18, addio per tutti. No Cgil». E sotto, nel catenaccio: «La regola generale diventa l'indennizzo». Il titolo del Sole 24 Ore che dice la verità La citazione Bersani vuole modifiche sui licenziamenti per motivi economici. Colloquio con Monti, restano le tensioni. «Il Pd è il partito più leale col governo, pretendo lealtà. Inaccettabile il prendere o lasciare». ROMA Bersani a Monti: pretendo lealtà p Il leader democratico fortemente critico con l'operato del governo: «Aspettiamo e valuteremo» Il mercato del lavoro «Non finirò dando l'ok alla monetizzazione del lavoro» 4 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
Cara Unità Dialoghi Luigi Cancrini La satira de l'Unità ROBERTO GUASCHINO Una trattativa finta virus.unita.it VIA OSTIENSE, 131/L - 00154 - ROMA MAIL lettere@unita.it BEATRICE VALLI Quelli che loro non vogliono più fra i piedi Sono una lavoratrice statale di 55 anni, una delle prime prossime vittime della demolizione dell'art. 18. Finora si è sempre pensato che "rottamarlo" servirà agli industriali per liberarsi dei dipendenti che non vogliono più tra i piedi; sì, è vero, ma nessuno ha pensato all'uso che ne potrà fare lo Stato. Non si dice mai che l'Europa ha chiesto anche al nostro paese una robusta riduzione dei dipendenti pubblici, e ora, senza più la tutela dell'art. 18, si può fare. Qualunque ente pubblico può esternalizzare un'attività, e a quel punto i dipendenti di quel servizio potranno essere licenziati per motivi organizzativi. Un impiegato è di troppo? Magari è anziano e nel tempo ha maturato alcuni scatti di carriera o di anzianità? Si sopprime il suo posto dalla pianta organica e dal giorno dopo il poveretto è a casa. Io dovrei lavorare ancora 5 anni e mezzo per avere la pensione, perché ho maturato "solo" 36 anni di contributi, ma non ci arriverò: sono anziana, poco "flessibile", non appetibile sessualmente, costo molto rispetto ai neoassunti perché in tanti anni ho goduto di benefici contrattuali che ora nonci sono più.Per l'ufficio dove lavoro io, da tempo si parla di "outsourcing". Cosa ci faccio con un anno di Aspi? E i dipendenti delle Province, che dovrebbero sparire entro la fine dell'anno? Assisteremo a uno dei più grossi licenziamenti di massa che la storia d'Italia ricordi? CASSIBBA VINCENZO Il contrasto alle finte partite Iva Il pacchetto governativo sulla riforma del mercato del lavoro recherebbe anche la lotta alle finte partite Iva, cioè ai contratti di lavoro dipendente “mascherati” da partite Iva. Il ministro Fornero ha dichiarato che “le associazioni datoriali hanno accettato che il contrasto sarà secco e severo”. Vorrei vedere! Che ci metterebbe l'Inps a stanare questi falsi contratti di lavoro "autonomo" o addirittura di "appalto"? E, anzi, qualora le norme recassero una "sanatoria", i datori di lavoro con la trasformazione dei contratti stessi in contratti omologabili secondo il pacchetto governativo potrebbero portare a casa anche un sostanziale repulisti, senza costi, di un passato non commendevole. LUCIANO Non ci suicidiamo! Trovoimbarazzante il comportamento del Pd sull'art. 18. Sulla Rai non si fa nulla perché il Pdl alza steccati, le liberalizzazioni sono una finzione, la patrimoniale neanche a parlarne. Si massacrano le pensioni e il lavoro dipendente che sono il riferimento sociale del Pd. Ed ora l'art. 18. Bersani è un suicidio politico! In Parlamento vota contro il provvedimento sull'art. 18! In caso contrario chi ci va a chiedere il voto ai lavoratori e perché ci dovrebbero votare? ELISA MERLO Onesti e disonesti al caffè insieme Francesco Rutelli ha detto: "Gli elettori, giustamente infuriati, devono sapere che esistono politici onesti e politici disonesti". Gentile Rutelli, gli elettori sanno che i politici onesti sono colleghi e spesso amici dei politici disonesti, che lavorano assieme, che prendono il caffè assieme, che vanno assieme al ristorante. Può capitare una volta di frequentare persone disoneste ignorando che siano disoneste, ma a lungo andare la puzza della disonestà la si sente. Questa la colpa dei politici onesti: di non sentire la puzza dellacorruzione, o di fingere di non sentirla. MASSIMILIANO ANNETTA* Non era lui Su l'Unità del 17 marzo scorso, a pag. 21, nell'articolo dedicato alla perquisizione avvenuta nei confronti di Vito Gamberale e del mio assistito il 16.03.2012, è stato dato conto, in modo infondato, dell'esistenza di una presunta intercettazione telefonica tra Gamberale e Riccardo Conti nel corso della quale i due avrebbero discusso della gara d'appalto per l'assegnazione di quote della Sea successivamente assegnate al Fondo d'Investimenti F21 del quale Gamberale risulta amministratore delegato. Rispetto a quanto sostenuto nell'articolo, la stessa Procura della Repubblica di Firenze, dinanzi alla diffusione di notizie di stampa infondate,ha tenuto a precisare come l'interlocutore di Gamberale nella presunta intercettazione concernente l'assegnazione delle quote Sea non sia Riccardo Conti. *avvocato di Riccardo Conti www.unita.it RISPOSTA Monti e la Fornero sono persone che parlano chiaro e hanno diritto a risposte chiare. La trattativa sul mercato del lavoro è stata condotta dal governo con supponenza e senza un vero rispetto per la Cgil cui insistentemente è stato chiesto di “sacrificare” le sue convinzioni ed i suoi valori “per il bene del paese”: un bene che (la Cgil ha ragione su questo punto) sta soprattutto nella difesa della coesione sociale sacrificata qui senza pudore all'arroganza di un dio mercato che serve gli interessi degli industriali alla Marchionne. Dire, come ha ripetuto Monti, che l'articolo 18 ha soprattutto un valore simbolico ed abolirlo vuol dire impegnare un governo, che non è più un governo di tecnici, in una scelta politica di destra destinata a dividere il paese e chiude nel peggiore dei modi una stagione inaugurata dalle bastonate ai pensionati e ai lavoratori dipendenti. Ci sarà modo e tempo in Parlamento, ora, per discutere. Sul serio, però, avendo ben presente il pensiero di tutti quelli che si aspettano risposte politiche chiare e forti alla presa di posizione chiara e forte ma niente affatto “tecnica” di Monti e della Fornero. Purtroppo me lo sentivo e puntualmente si è verificato il fare una riforma senza il consenso della Cgil. Adesso è inutile dire che ci metterà una pezza il Parlamento: vorrei che il Pd battesse un colpo oppure come per le pensioni voterà per senso di responsabilità, dando l'ennesimo colpo ai diritti dei lavoratori? 27 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
Era la sera del 26 febbraio, quasi un mese fa. Trayvon Martin, un ragazzo afroamericano di 17 anni era in visita da suo padre a Sanford, un sobborgo della capitale della Florida, Orlando. Stava guardando una partita di basket e nell'intervallo è uscito di corsa a comprare dei dolciumi e del tè freddo nel supermercato accanto a casa. Non è più tornato. Durante la sua corsa si è imbattuto in George Zimmerman, che faceva la ronda da volontario di quartiere. In macchina e armato. Zimmerman ha chiamato la polizia e preso a seguire il ragazzo: «Sembra drogato ed ha un'aria molto, molto sospetta», ha detto il vigilante-volontario al 911, il numero delle emergenze. «Si guarda intorno, mi guarda, qui piove, cosa ci fa in giro? Guarda le case...». Dall'altra parte del filo il poliziotto ha cercato di convincerlo a non fare nulla e aspettare l'arrivo della volante. Ma Zimmerman è sceso dall'auto e ha seguito Trayvon. «Non deve», si sente dire al poliziotto nella registrazione della telefonata mentre Zimmerman mormora tra sé: «Questi stronzi la fanno sempre franca!». Per ora a farla franca è proprio il giovane di origini ispaniche con aspirazioni da giustiziere della notte rilasciato poche ore dopo aver ucciso un ragazzo. PETIZIONI E INDAGINI La morte di Trayvon ci ha messo qualche settimana a diventare un fatto nazionale. Ora, con le telefonate di Zimmerman e quelle dei vicini che hanno sentito le urla rese pubbliche da parte della polizia, il caso è cresciuto. C'è voluta la testardaggine di un cronista che ha continuato a raccontare la storia fino a che non è esplosa. Poi è arrivata l'attenzione delle associazioni che si battono contro la discriminazione razziale, le manifestazioni in città e una petizione online che ha raccolto 600mila firme tra cui quelle di Spike Lee e Mia Farrow. Finalmente il Dipartimento di Giustizia ha deciso di indagare sulla condotta della polizia. Sono state eque? O si è agito sulla base di pregiudizi dettati dal colore della pelle? Possibile, in passato le autorità di Sanford hanno più volte abbandonato indagini su morti sospette di persone dalla pelle nera. La versione di Zimmerman è che Trayvon si sia girato e lo abbia aggredito e che lui ha quindi sparato per legittima difesa. E siccome il 28enne voleva fare il poliziotto ed è più o meno incensurato, le autorità hanno preso per buona la sua versione. Nonostante il tono della telefonata e l'assenza della benché minima prova di ciò che è capitato. Se a sparare fosse stato Trayvon, dicono i familiari, questi sarebbe finito dritto in cella. Che poi Zimmerman sia un personaggio iper-sospettoso al limite della paranoia e che negli anni abbia chiamato il 911 un'infinità di volte sembra non aver pesato nel giudizio degli investigatori. È una questione di racial profiling, pregiudizio razziale: se sei bianco e spari è plausibile tu ti sia difeso, se sei nero e muori è plausibile tu stesMARTINO MAZZONIS Foto Ansa Il vigilante e il ragazzo Florida, morto a 17 anni solo perché nero Uno è una specie vigilante-volontario. L'altro un ragazzo. Colpevole solo di essere afroamericano e di avere, pertanto, «un'aria losca». Inseguito e ucciso. Il caso sta scuotendo l'opinione pubblica americana. NEW YORK Una foto di Trayvon Martin mostrata durante una manifestazione a Sanford p Il caso L'uomo che ha sparato, George Zimmerman, è ancora a piede libero: «Legittima difesa» pMobilitazione Una petizione firmata anche da Spike Lee e Mia Farrow ha fatto riaprire il caso Anche se il suo nomignolo è «Santo», sarà difficile anche per Rick Santorum fare il miracolo di superare Mitt Romney nella corsa per la nomination repubblicana. Il trionfo in Illinois ha sancito che sarà quest'ultimo il candidato repubblicano a tentare di cacciare Barack Obama dalla Casa Bianca. A parlare chiaro non è solo il conto dei delegati, che sono ormai la metà di quelli necessari per la vittoria finale, ma anche il clima politico sempre più favorevole all'ex governatore del Massachusetts. Un segnale forse decisivo è venuto ieri da Jeb Bush, il potentissimo ex governatore della Florida che, rompendo ogni indugio, ha pubblicamente annunciato il suo appoggio a Mitt. «Ora - afferma il fratello di George in una nota - è tempo che tutti i repubblicani uniscano le forze e appoggino Romney per far sentire forte il nostro messaggio a favore di un fisco più responsabile e alla creazione di posti di lavoro». Insomma, dopo il sangue versato, basta scontri. Già ieri, dopo il risultato finalmente rotondo, oltre il 45%, Romney ha tenuto uno dei suoi discorsi più pugnaci, ribadendo che la lotta con Obama sarà soprattutto sull' economia. La testimonianza www.unita.it Romney stravince in Illinois e incassa l'appoggio di Jeb Bush La fidanzatina era al telefono con Trayvon: «Corri subito via» Mondo32 GIOVEDÌ22 MARZO2012
Un uomo freddo, senza rimpianti se non quello di non aver ucciso abbastanza. Avrebbe voluto colpire di nuovo ieri, nel mirino c'erano già un militare e due funzionari di polizia di Tolosa. Mohamed Merah, poco più che un ragazzo, 24 anni appena. Franco-algerino, salafita, dice di aver avuto un mandato da Al Qaeda, dopo essere passato per i campi di addestramento in Waziristan al confine tra Pakistan e Afghanistan, a suo conto almeno due viaggi nella regione per combattere la Nato a fianco dei talebani. È lì che ha preso consuetudine alle armi, i servizi pachistani lo avevano segnalato ai colleghi occidentali, l'intelligence francese lo teneva d'occhio da tempo: era una minaccia potenziale, una bomba che avrebbe potuto esplodere. Per il ministro dell'interno Guéant e per il procuratore della Repubblica francese è questo il killer della strage davanti alla scuola ebraica, l'assassino dei parà, braccato dall'alba di ieri nella sua casa al primo piano di un condominio nel quartiere popolare di Cote Pavee, a Tolosa. Un lupo solitario, isolato e spietato che con gli investigatori con cui ha negoziato per ore si è vantato di «aver messo in ginocchio la Francia». Voleva punire le forze armate francesi per gli interventi all'estero, in Afghanistan. Voleva «vendicare i bambini palestinesi», vendicarsi della legge anti-burqa. Prima che scattasse il blitz alle tre del mattino - poi scivolato in un'estenuante trattativa - aveva telefonato ad una giornalista di France 24 per rivendicare la carneficina e annunciarne di nuove, fornendo dettagli delle azioni compiute per accreditare l'autenticità della chiamata. «Molto loquace, molto calmo, per niente nervoso o eccitato», così l'ha descritto Ebba Kalondo. Ha annunciato che presto avrebbe messo su internet le immagini riprese durante la strage, la sua firma, il suo trionfo. Gli investigatori non le hanno trovate, per ora c'è solo la videocamera del killer. E lo scooter che è stato fondamentale per arrivare a lui, insieme alla traccia elettronica lasciata sul sito di piccoli annunci dove aveva contattato la sua prima vittima: gli investigatori l'avevano individuata già da venerdì scorso insieme ad altre, ma solo martedì si è arrivati ad un nome. Un «uomo calmo, gentile», «delicato» persino, Mohamed Merah. Sempre «cortese, educato». I vicini di casa di una volta, persino l'avvocato che l'ha difeso solo poche settimane fa in tribunale per guida senza patente, non riescono a sovrapporre l'identikit degli investigatori al volto tranquillo del ragazzo che conoscevano, uno come tanti, carrozziere ora disoccupato e con le tasche vuote. «Ama il calcio, le moto, le macchine, le ragazze». Tra i suoi amici di un MARINA MASTROLUCA Foto Ansa Primo Piano Il killer di Tolosa «Mi ha mandato la rete di Al Qaeda» Assedio al killer di Tolosa, individuato grazie allo scooter e alle tracce elettroniche lasciate sul web. Voleva vendicare le vittime palestinesi e le missioni militari all'estero. Rivendica l'appartenenza ad Al Qaeda. mmastroluca@unita.it p L'assedio Dalle 3 del mattino la sua casa circondata dalle forze speciali. «Pronto a uccidere ancora» p Identikit Un «lupo solitario» passato in Pakistan e Afghanistan: «Ho messo in ginocchio la Francia» Braccato dalle forze di sicurezza La minaccia terrorista 22 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
Tonino Guerra il poeta che piaceva a Fellini e Antonioni Troppi giudici con doppio lavoro LA BATTAGLIA PER CAMBIARE Il killer dei bimbi «Sono di Al Qaeda» Foto di Simona Granati/Buenavista L'EDITORIALE L'ANALISI M ario Monti ha deciso lostrappo. Non era obbligato a farlo. Anzi, il suo mandato di affrontare l'emergenza economica nel segno della massima unità possibile suggeriva un'altra strada: quella che Ciampi seguì per il «patto sociale» nel '93. Monti ha compiuto una scelta politica, non tecnica. E ora politica deve essere la risposta: questa riforma dell'art. 18 non è accettabile e va cambiata. Non è accettabile anzitutto per una ragione di giustizia: se un lavoratore viene licenziato illecitamente, perché il giudice non può comunque disporre il reintegro e deve limitarsi a fissare l'indennizzo? Così il datore di lavoro è nelle condizioni di decidere in modo arbitrario la fine di un rapporto, rischiando al massimo qualche mensilità aggiuntiva. p SEGUE A PAGINA 24 U na cosa è certa: la soluzioneindicata dal governo sull'articolo 18 va ben oltre qualsiasi nozione di «manutenzione». Il mantenimento della tutela reale (il «reintegro») per il solo caso dei licenziamenti discriminatori equivale nei fatti a una monetizzazione di tale diritto in tutti i casi di una qualche rilevanza pratica. p SEGUE A PAGINA 2 LIBRO BIANCO Torino, agguato al capogruppo Udc «Movente oscuro» Ferito con cinque colpi sotto casa Operato, è in coma farmacologico p CARUSO ALLE PAGINE 16-17 Morto a 92 anni, aveva anche fatto degli spot tv p GUERMANDI JOP ALLE PAGINE 38-39 La Cgil proclama lo sciopero: per noi la partita non è ancora chiusa Intervista a Carniti: riforma inutile Il premier pensa a «limature» p ANDRIOLO CIARNELLI COLLINI FANTOZZI FRANCHI PIVETTA ZEGARELLI PAG. 2-13 LA FALSA IDEOLOGIA Claudio Sardo “ Callista Gingrich, Karen Santorum, Ann Romney: ma voi veramente pensate che l'America sia pronta per avere una first lady bianca? Robert De Niro, cena elettorale per Obama Bersani: pretendo lealtà dal governo non accetto il prendere o lasciare Intervista a Bindi: quella norma va cambiata, non scontato il nostro sì LO STRAPPO DI MONTI SULL'ART. 18 Massimo D'Antoni 31 marzo 20.30 è l'Ora della Terra E A R T H H O U R LETRÉ - ROM A partecipa p FUSANI ALLE PAGINE 20-21 p MASTROLUCA A PAGINA 22-23 TOLOSA 1,20 Giovedì 22 Marzo 2012 Anno 89 n. 81 www.unita.it Fondata da Antonio Gramsci nel 1924
ne potevano entrare circa 1682. Le correzioni suggerite dalla Commissione del Senato suggeriscono di sottrarre alla morsa del nuovo blocco, pur conservando la distinzione in quattro fasce degli atenei, almeno il 40% delle assunzioni: ogni dieci docenti che vanno in pensione - suggerisce il parere approvato in VII Commissione - se ne possono assumere quattro (in realtà il calcolo è molto più complesso perché fatto in punti organico e mentre un professore di prima fascia vale un punto, un ricercatore vale 0,50). RIDUZIONE DEL DANNO In ogni caso si tratta di riduzione del danno, osserva Luciano Modica, consulente del Pd alla Camera: «Il blocco del turn over dalle modifiche suggerite risulterebbe alleggerito ma è pur sempre un nuovo blocco che si introduce a partire dal 2013». Fino a quando? È l'altro punto su cui il parere elaborato dalla Commissione del senato corregge il governo. Nella versione originaria non c'era un termine. Mentre nel parere approvato al Senato si suggerisce che il nuovo blocco non potrà andare oltre il 2016. «Ci vogliono dei segnali che dicano chiaramente che stiamo andando verso una inversione di tendenza», invoca Vittoria Franco. E tuttavia: «Quel blocco spiega Modica - stando al decreto potrà essere reiterato dai governi successivi». Evento, ovviamente, da scongiurare. Anche perché, in dieci anni il numero dei docenti, già diminuito del 10%, verrebbe addirittura dimezzato. È tutto da vedere che cosa succederà oggi alla Camera. Alla vigilia del voto in Commissione Cultura, la strada di un parere correttivo condiviso sembra molto in salita. E certo non sarebbe la prima volta se i due rami del Parlamento alla fine dovessero esprimersi in modo diverso. Il vero punto decisivo, insieme al blocco del turn over, è il fondo di finanziamento ordinario. Negli ultimi anni è costantemente diminuito fino ai 6,5 miliardi previsti per il 2012. Il rischio è che stretti dalla morsa dei vincoli di bilancio e dalla necessità di assumere dall'altra gli atenei potrebbero tentare ancora una volta di rivalersi sugli studenti, aumentando le tasse, già cresciute del 30% negli ultimi tre anni. «Anche su questo punto abbiamo dato delle indicazioni precise al governo - spiega Vittoria Franco -: abbiamo chiesto più progressività e incentivi agli esoneri per i meno abbienti, con l' impegno a rimborsare agli atenei i fondi per le tasse non riscosse». «Giudizio non positivo Ma abbiamo cercato di migliorare il testo» Vittoria Franco (Pd) Carlo Calenda* Foto Ansa LA LETTERA Gentile Direttore, Francesco Cundari domenica scorsa ha criticato il documento di Italia Futura, firmato insieme a Nicola Rossi e Andrea Romano, dal titolo «Costruire un fronte per la crescita». Che i contenuti del nostro manifesto differiscano dalla linea del suo giornale è un dato di fatto. Non c'è bisogno quindi di travisare il nostro pensiero per animare un dibattito tra due diverse visioni del Paese. L'accostamento tra le ricette di Italia Futura e quelle thatcheriane, reaganiane o berlusconiane è del tutto fuori luogo. Cercherò brevemente di spiegare il perché. 1. Guardiamo la globalizzazione come un fenomeno, non privo di rischi e di eccessi che vanno regolati (abbiamo citato la finanza e i rischi ambientali), ma sostanzialmente positivo. Oltre ad aver fatto uscire centinaia di milioni di persone dalla povertà, l'internazionalizzazione del sistema economico contribuisce all'interdipendenza tra economie e società, e costruisce una prospettiva di benessere all'occidente man mano che cresce una classe media di consumatori nei Paesi emergenti. La nostra impostazione è opposta rispetto al tradizionale pensiero, chiuso e identitario, del centro destra italiano. 2. Sosteniamo che il carico fiscale vada spostato dal lavoro e dalla produzione alle rendite e ai patrimoni. Giudichiamo iniqua e inefficiente una politica fiscale volta a diminuire le tasse sulle persone benestanti per stimolare la ripresa dei consumi (la politica così detta del «trickle down» portata avanti dalle destre negli ultimi vent'anni soprattutto in America). Riteniamo invece che sia prioritario un abbassamento delle tasse sulle imprese (non sugli imprenditori) perché il Paese corre il rischio di distruggere l'industria e i posti di lavoro. Questa visione è fondamentalmente opposta a quella tradizionale del centro destra, che ha sempre misurato soprattutto sugli indicatori di benessere individuale (i ristoranti pieni) il successo delle ricette economiche. 3. Mettere al centro lavoro e produzione, vuol dire per noi ripensare da questa prospettiva anche il sistema di welfare. Abbiamo esplicitamente sostenuto la proposta Ichino per una riforma del mercato del lavoro, che sostituisca i contratti atipici con contratti a tempo indeterminato, non protetti dall'articolo 18 in caso di licenziamento per motivi economici e l'introduzione di un sistema più robusto e meno passivo di ammortizzatori sociali. Liberare i lavoratori precari dalla spada di Damocle dei rinnovi, senza ingessare il mercato del lavoro in un momento in cui il 30% dei giovani italiani è disoccupato, ci pare un giusto punto di equilibrio. 4. Per quanto riguarda il ruolo dello Stato non abbiamo mai sostenuto che dobbiamo togliere risorse agli ospedali e alle scuole. Il nostro pensiero anzi è esattamente opposto. Lo Stato italiano è oggi debole ma pervasivo (fa, male, troppe cose). Per avere più risorse da dedicare ai settori che costituiscono il fulcro dell'azione dello Stato (in primo luogo proprio sanità, scuola e cultura) occorre ridurre la presenza del pubblico nei settori dove genera inefficienza, intermediazione politica e corruzione. 5. L'ultimo punto che abbiamo toccato nel nostro «manifesto» riguarda il rapporto tra politica e cittadini. Sosteniamo l'introduzione di meccanismi di controllo diretto da parte degli elettori sull'attività della politica: il referendum obbligatorio in caso di modifica della legge elettorale, per evitare un nuovo «porcellum»; l'istituzione di un'authority che vigili sui conflitti di interesse, che rappresentano il vero rischio di degenerazione di una società liberale; l'adozione dell'istituto del recall, che consiste nella possibilità di richiamare il proprio rappresentante in caso di gravi inadempimenti nell'esercizio del mandato popolare. Il nostro è un pensiero liberare e democratico che si fonda su una grande fiducia nel potenziale individuale e collettivo degli italiani. Esistono forti elementi di differenza tra le nostre tesi, la nuova linea socialdemocratica del Pd, della sinistra francese e del vostro giornale, ma da qui a descriverci come «cowboy reaganiani» il passo mi sembra davvero azzardato. *Comitato direttivo di «Italia Futura» ITALIA FUTURA NON È «REAGANIANA» A Prato un furbetto su due LaFinanza di Prato, tra il 12 e il 18 marzo, ha rilevato64 violazioni nell'emissionedi scontrini e ricevute fiscali su 130 controlli. Le irregolarità sono state verificate nei confronti di 15 bar e pasticcerie, 2 ristoranti, 9 ambulanti, 12 tra alimentari e panifici, 5 parrucchieri, e più in generale gelaterie,paninoteche,centriestetici,erboristerie,cartolerie,negozidiabbigliamentoecalzature. 19 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
Ad accompagnare il presidente della Repubblica nella sua visita alle zone della Liguria che nell'ottobre scorso furono travolte da una drammatica alluvione non poteva mancare l'eco delle decisioni del governo in tema di riforma del lavoro, in particolare per quanto riguarda l'articolo 18. IL QUADRO D'INSIEME Napolitano non partecipa in alcun modo alle contrapposizioni, ma prende le distanze dalle polemiche e invita a dare giudizi solo dopo aver acquisito il definitivo «quadro d'insieme». L'invito è «ad attendere di vedere come andrà la riunione che deve decidere il quadro complessivo della riforma del mercato del lavoro che non può essere identificata con la sola modifica dell'articolo 18». L'augurio, in questa fase complessa e difficile, è che «ci sia attenzione e misura nel giudizio da parte di tutti. Poi, naturalmente, dopo che il governo avrà dato forma legislativa ai provvedimenti conseguenti la parola passerà al Parlamento». Suonano queste parole come un richiamo forte alle responsabilità di ognuno per la propria parte che è ritornato, poi, anche nel discorso che il presidente ha pronunciato in conclusione del convegno sulla tutela del territorio a Vernazza, borgo rinato grazie innanzitutto alla forza delle realtà locali. Le riforme nella loro complessità vanno dunque valutate senza venir meno alla visione ad ampio raggio dei problemi della collettività che si è trovata, ed ancora si troverà poiché la crisi è lontana dal finire, a fare i conti con risorse limitate. «Dobbiamo capirlo tutti» dice con calore il presidente «perché non possiamo scaricare questa montagna di debito pubblico sui giovani». Il «dovere morale della politica e delle istituzioni» è quello di intervenire per abbatterlo questo debito che pesa come un macigno e che va abbattuto «con costanza e continuità». Bisogna allora avviare una revisione selettiva della spesa pubblica. «Questa è la strada maestra perché ROMA Parla il presidente della Repubblica della riforma del lavoro e invita ad aspettare «il testo definitivo» che uscirà dalla riunione prevista per oggi. E fa notare: «L'articolo 18 è una parte della questione, ma non è tutto». MARCELLA CIARNELLI Foto di Federico Bernini/LaPresse La commozione Primo Piano Napolitano aspetta il testo definitivo e invita alla «misura» pMercato del lavoro «La riforma non può essere identificata con la sola modifica dell'art. 18» pDebito pubblico «Non possiamo scaricare questa montagna sulle nuove generazioni» Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano «Quella che per voi è una speranza per me è una responsabilità» Il mercato del lavoro 10 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
T elecom è in fibrillazione.L'altroieri il presidenteFranco Bernabè ha tuo-nato contro una normainserita alla Camera nel decreto semplificazioni che apre anche l'ultimo miglio della rete fissa alla concorrenza. La questione ha provocato anche la reazione dell'Agcom, che denuncia un'invasione di campo della politica sulle sue competenze. La controversia è finita anche sul tavolo dell'Ue: c'è chi parla di possibile infrazione contro l'Italia. Oggi la norma rischia di finire vittima della lobby Telecom al Senato. «Ho più volte auspicato che in Senato la disposizione venga mantenuta e che il Parlamento non si pieghi all'assalto delle lobby. La liberalizzazione del settore tlc è una grande conquista e deve essere potenziata per esplicare tutti i suoi effetti benefici per la ripresa dell'economia e per garantire risparmi ai consumatori», commenta Stefano Saglia (Pdl), autore dell'emendamento. Perché la norma è così importante? «L'avvio del processo di liberalizzazione del mercato della telefonia fissa, avviati più di dieci anni fa, avrebbero dovuto aprire il mercato. Non è stato così poiché Telecom ancora controlla circa l'80% degli accessi alla rete. Di conseguenza gli operatori alternativi non riescono ad avere margini sostenibili in tale mercato. C'è poi un preoccupante trend di aumento dei prezzi dei servizi all'ingrosso da parte di Telecom, disattendendo le indicazioni fornite dall'Europa. L'Antitrust ha anche avviato l'ennesimo procedimento per abuso di posizione dominante contro Telecom proprio sulle disfunzioni dei servizi di accesso forniti ai propri concorrenti. Questa situazione produce danni per i consumatori e impedisce l'avvio di quel circolo virtuoso che spinge le imprese ad investire. È sotto gli occhi di tutti infatti il fatto che gli investimenti in reti di nuova generazione, necessari per dotare l'Italia di un'infrastruttura che le consenta di continuare a competere a livello globale, non decollano». In che modo la misura contribuisce a migliorare la concorrenza? «La misura riapre i termini della concorrenza nel mercato delle tlc favorendo un prezzo di accesso alla rete meno gravoso per gli operatori concorrenti. Effetto di questa apertura sarà un miglioramento nei livelli di efficienza, e livelli di servizio che potranno essere offerti ai consumatori e imprese». Bernabè parla di esproprio nei confronti di Telecom. «Non si tratta di un esproprio poiché la rete rimane a tutti gli effetti di proprietà di Telecom, mentre la norma in questione si limita a permettere la concorrenza nei servizi accessori, come accade in molti altri settori dell'economia. Inoltre, aggiungerei, l'articolo 42 della Costituzione afferma che la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che però ne determina i modi di godimento ed anche i limiti allo scopo, all'occorrenza, di renderla accessibile a tutti. C'è il rischio di infrazione Ue? «Nessun rischio. La Commissaria Kroes ha sottolineato che la misura non presenta problemi di incompatibilità con le norme Ue, soprattutto ove agevoli l'Agcom nello svolgimento delle sue funzioni. La norma introduce un semplice principio, demandando comunque all'Autorità la sua attuazione. Voglio ricordare poi che la Commissione Ue ha eccepito l'incongruenza dei costi di manutenzione proposti dall'Autorità italiana nel definire il prezzo di accesso (unbundling) all'ingrosso alla rete Telecom. L'Agcom, tuttavia, decise di disattendere le richieste della Commissione e aumentò il prezzo dell'unbundling sulla base di un modello di costi teorici». L'apertura del mercato non ha portato vera concorrenza sul fisso «Telecom deve aprire alla concorrenza per la crescita dell'Italia» Foto di Massimo Viergi/LaPresse BIANCA DI GIOVANNI www.unita.it I limiti Bruxelles Per l'Europa questa normativa è legittima: nessuna infrazione Intervista a Stefano Saglia Il deputato Pdl difende la norma che liberalizza l'ultimo miglio della rete «Il Senato non deve modificarla: serve a innovare e a abbassare i costi» ROMA Economia36 GIOVEDÌ22 MARZO2012
chiedere il loro parere tecnico. Alla perizia si era detto favorevole anche il procuratore generale, le cui conclusioni, a questo punto, restano un'incognita, perché non stupirebbe una sua richiesta di assoluzione dell'imputato. Questo anche perché la superperizia smonta altri due importanti tasselli dell'istruttoria di I grado. Innanzitutto a proposito delle tracce biologiche individuate sul corpetto di Simonetta. Se infatti è certa la presenza del Dna di Busco sul corpetto (ma Busco si è sempre giustificato dicendo che aveva visto l'ex ragazza il giorno prima, né è stato possibile escludere che Simonetta abbia indossato più volte la stessa biancheria intima) è anche vero, secondo i periti, che l'analisi dei Dna sul corpetto evidenziano «con certezza la presenza di almeno tre soggetti maschili». IL GIALLO DEL SANGUE C'è poi l'altro punto oscuro del giallo. Si tratta del sangue trovato sul lato interno della porta della stanza dove fu trovata morta la ragazza. Questa traccia, è scritto nella perizia, «è attribuibile ad un soggetto maschile di gruppo sanguigno A e di genotipo 1.1/4 al locus Dqalfa e quindi certamente non all'imputato Raniero Busco». Quanto al sangue repertato sul lato opposto della stessa porta per gli esperti esso, com'era già noto, è sangue misto (cioè di Simonetta e del suo assassino) da cui però non è possibile estrapolare Dna diversi da quello della vittima. Infine, sempre del gruppo sanguigno A è risultato il sangue trovato sul telefono della stanza dell' omicidio, sangue quindi che “non può essere attribuito – dicono i peritine alla vittima ne all'imputato”. Né risolve il caso il sangue trovato sullo specchio dell'ascensore dello stabile di via Poma: una traccia, secondo i periti, è di Simonetta, l'altra è «attribuibile ad un soggetto di sesso maschile allo stato ignoto». Simonetta Cesaroni, quando fu assassinata, aveva 21 anni. Fu trovata seminuda, il corpo martoriato, negli uffici romani dell'associazione degli Ostelli della Gioventù del quartiere Prati, dove la giovane lavorava come impiegata. Busco, che ora è sposato e padre di due figlie, era stato fino a qualche tempo prima del delitto il fidanzato ufficiale della giovane ma nell'ultimo periodo intratteneva con la ragazza, ancora molto innamorata, un rapporto piuttosto ambiguo e burrascoso. «Il giorno del delitto tra i due era previsto un incontro di chiarimento», aveva affermato il pm Ilaria Calò nel corso della sua requisitoria davanti alla Corte d'Assise di Roma, insistendo pure sulla presunta assenza di un alibi di Busco, che all'epoca lavorava come meccanico all'aeroporto di Fiumicino. Accade a Scorrano, un piccolo paese di circa 7mila anime, a 35 chilometri da Lecce, ma accade anche nel Veneto, nel bellunese, e nel cosentino: la crisi, nel Nord come nel Sud del Paese, miete vittime, persone che decidono di suicidarsi perché non riescono ad affrontare il futuro, soffocate dai debiti e dall'incertezza. La prima a Scorrano ieri mattina. Un giovane artigiano di 29 anni che tre mesi fa aveva perso il suo primo lavoro in una cava di pietra si è impiccato: non riusciva a trovare una nuova occupazione e quindi ad aiutare sua madre, vedova e senza entrate economiche se non quelle di una pensione di invalidità di poche centinaia di euro, e il fratello più piccolo, anche lui disoccupato. Nel bellunese un imprenditore edile, di 53 anni, in crisi da tempo per i crediti che non riusciva a riscuotere i crediti che vantava nei confronti di pubbliche amministrazione e di privati, si è tolto la vita impiccandosi in una baracca dietro casa, mentre i familiari lo aspettavano a cena. L'uomo si è ucciso dopo un controllo fatto da una pattuglia dei carabinieri, che lo aveva multato, sequestrando anche la sua auto, per averlo sorpreso a guidare senza patente. L'artigiano e l'imprenditore: si sono arresi perché stanchi di combattere per poter avere diritto ad una vita dignitosa. DISPERAZIONE Il giovane artigiano salentino aveva perso il padre, che sosteneva la famiglia con lavori saltuari, otto mesi fa, di infarto. La famiglia vive in un immobile messo a disposizione dal Comune, non pagava il canone dell'acqua e ogni tanto riceveva dal Comune anche qualche piccolo contributo. «Abbiamo fatto quello che potevamo, ma qui - spiega Mario Pendinelli, di 45 anni, da dieci anni sindaco di Scorrano - la situazione è davvero drammatica: i settori che prima consentivano almeno di far guadagnare le giornate, il settore edile, dell'artigianato e dell'edilizia, sono in crisi e oltre ai giovani che non riescono a trovare nulla, neanche qualcosa per arrangiarsi, ci sono anche gli adulti: perdono il lavoro e non riescono più a trovare una occupazione, neanche un sostentamento occasionale». «E le persone che vengono ogni giorno in Comune a chiedere aiuto - racconta il sindaco - sono tante, sempre di più: “Sindaco - mi dicono cosa devo fare? Mi devo dare fuoco?” e io oggi più che mai sono sgomento». Il 29enne ha mandato suo fratello a comprare le sigarette e poi si è impiccato, nel laboratorio, in un cortiletto dietro casa, dove realizzava piccoli manufatti in pietra. «Se gli avessimo trovato un lavoro...», continua a mormorare la madre, mentre piange nella sua casa, a Scorrano. E la frase mormorata in modo ossessivo, impastata dal dolore, pesa sul cuore di tutti. Un altro suicidio, avvenuto a causa della mancanza del lavoro e delle precarie condizioni economiche, è accaduto nel cosentino. Un uomo di 47 anni, sposato e padre di una bambina di sette anni, si è sparato un colpo di pistola mentre era a bordo della sua automobile, in una piazzola di sosta sulla statale 107. Nell'auto i carabinieri hanno trovato una serie di lettere che l'uomo ha scritto per la moglie, per la figlia e per gli altri familiari piùstretti. In alcune delle lettere l'uomo farebbe riferimento alle precarie condizioni economiche in cui viveva la famiglia. Negli anni scorsi il quarantasettenne gestiva una attività commerciale ma da due anni era senza lavoro. Figurano anche mandanti e killer del raid omicida che diede il via alla cosiddetta faida di Scampia (Napoli, ottobre 2004-marzo 2005) tra i 21 destinatari di altrettante ordinanze di custodia cautelare in carcere eseguite stamani dalla squadra mobile e dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli. La sanguinosa guerra in seno al clan Di Lauro ebbe inizio il 28 ottobre del 2004 con il duplice omicidio di Fulvio Montanino e Claudio Salierno eseguito per mano dei cosiddetti «scissionisti» proprio nella roccaforte del clan, in via Vicinale Cupa dell'Arco. Un vero e proprio atto di forza eseguito esibendo una ragguardevole mole di fuoco e uomini, e con la partecipazione diretta anche dei vertici di quello che poi avrebbe preso le sembianze di un nuovo clan. Il commando che eseguì l'omicidio Montanino-Salierno era composto da Arcangelo Abete, soprannominato «angioletto» (mandante ed esecutore materiale assassinio Montanino), Ciro Mauriello (arrestato oggi), Gennaro Marino (mandante ed esecutore materiale omicidio Salierno), Gianluca Giuliano, Carmine Pagano (detenuto al 41 bis a L'Aquila) e Carmine Cerrato (ai domiciliari e pentito). PINO STOPPON Faida Scampia, 21 ordinanze contro il clan Scissionisti L'Assemblealegislativadell'Emilia-Romagnahadedicatoilconvegno«Labuonaamministrazione contro le mafie: il coraggio di fare il proprio dovere» ad Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, ucciso in un attentato nel settembre 2010. L'iniziativa è stata istituita con legge regionale nel maggio 2011. Lecce, Belluno, Cosenza la crisi uccide altre tre persone Altre tre vittime per colpa della crisi economica. A Lecce un artigiano si toglie la vita perché non riusciva più a mantenere la madre. A Cosenza, invece, un uomo si spara in auto. A Belluno un imprenditore si toglie la vita. LECCE p Senza lavoro un artigiano di 29 anni si impicca, un altro si spara in Calabria p Strozzato dai ritardi nei pagamenti statali, imprenditore edile si toglie la vita In ricordo di Vassallo Per legge 29 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
ELECTROLUX Altri cento esuberi nella fabbrica di Solaro Il gruppo Electrolux annuncia un centinaio di esuberi nella fabbrica di Solaro, e manifesta «preoccupazione» per gli oltre 400 che permangono negli stabilimenti di Porcia e Susegana (erano stati decisi ancora un anno fa). Gli incontri proseguono oggi a Mestre. Confermati anche 117 esuberi fra gli impiegati delle fabbriche italiane. ALL SHARE 17769 -1,18% In breve PUBBLICO IMPIEGO Retribuzioni al palo Sarà così anche nel 2013 Nessuna sorpresa in busta paga per i 3,3 milioni di dipendenti pubblici. La loro retribuzione è «congelata» dalle misure anticrisi e nel 2011 si muove di un impercettibile 0,2% rispetto al 2010, mentre l'inflazione è al 2,8%. È quanto emerge dal Rapporto sulle retribuzioni dell'Aran. E oltre al 2010, il 2011, il 2012 il blocco dei salari continuerà per tutto il 2013. FIAT A Mirafiori cigs a rotazione fino a settembre 2013 Fiat e sindacati (tranne la Fiom) hanno raggiunto l'accordo per la ristrutturazione dello stabilimento di Mirafiori, finalizzata alla produzione dei nuovi modelli: è previsto il ricorso alla cassa integrazione straordinaria fino a settembre 2013 a rotazione. La cassa integrazione straordinaria partirà il 2 aprile. L'investimento previsto è di un miliardo di euro. DE TOMASO Cigs per 900 dipendenti Incontro al ministero Si profila il ricorso alla cig straordinaria per crisi per i 900 lavoratori della De Tomaso. All'incontro di ieri al ministero dello Sviluppo il presidente della Hotyork, possibile acquirente cinese dell'azienda, non si è presentato. Sfuma così per il momento, la possibilità di due anni di cassa per ristrutturazione. Entro 48 ore è prevista la convocazione al ministero del Lavoro. EURO/DOLLARO: 1,3192 Vanno alla conta, cosa che non accadeva dallo scontro Callieri-D'Amato del 2000: per il metalmeccanico Alberto Bombassei, 72 anni, patron della Brembo di Bergamo, e il chimico Giorgio Squinzi, 68enne, leader della Mapei, altra società con sede alle porte di Milano, è il giorno della verità. Sarà il 28mo presidente nella storia della Confindustria quello che verrà designato oggi dal parlamentino degli industriali, i 187 componenti della giunta. Il successore di Emma Marcegaglia verrà eletto ufficialmente dall'assemblea (il 23 maggio quella privata, il 24 quella pubblica), ma si tratterà della ratifica di quanto accadrà oggi. Fino a ieri schermaglie tattiche e tante voci messe in giro dall'entourage dei due concorrenti: assodato che buona parte del nord (ma non Assolombarda, il cui peso è determinante nella conta) stia con Bombassei, il centro-sud con Squinzi. È lui, secondo tutti i pronostici, ad essere decisamente in vantaggio: sono in molti ad attendere il voto a scrutinio segreto, convinti che il divario tra i due potrebbe essere più risicato di quanto sembri. Gli industriali pro Bombassei fanno notare che il loro candidato risulta vincente nelle regioni in cui è più alto il Pil: la Lombardia (a parte la milanese Assolombarda), buona parte del Veneto, il Friuli, il Piemonte e l'Emilia Romagna. Squinzi invece è dato in netto vantaggio sui membri di giunta e sulle associazioni territoriali. La spaccatura tra i confindustriali la spaccatura è evidente, come dimostra anche il fronte degli schieramenti. Per il chimico si è mobilitata fin da subito in primis la presidente uscente Emma Marcegaglia (eletta nel 2008 alla quasi unanimità, 125 sì su 132 voti), fatto inedito, anche se lo spin doctor sarebbe Aurelio Regina, presidente delle imprese del Lazio. A sostenerlo, tra gli altri, il numero uno di Enel Fulvio Conti, il leader della Sicilia Ivan Lo Bello, e pure il gruppo della famiglia Berlusconi, con Fedele Confalonieri in prima fila. Bombassei ha dalla sua Luca Cordero di Montezemolo, così come Franco Bernabé, il patron della Tenaris Gianfelice Rocca, l'ex ad di Fastweb Stefano Parisi. L'appoggio esplicito di Sergio Marchionne, invece, non gli servirà granché, visto che Fiat è fuori da Confindustria, quindi non vota (Marchionne ha anche dichiarato che in caso di vittoria di Bombassei potrebbe pensare di rientrare). Il futuro di Confindustria dipenderà in gran parte dal divario di voti tra gli sfidanti che alla vigilia di questo appuntamento è tutto a favore di Squinzi. Il motto di Squinzi è «rinnovamento nella tradizione», e lui stesso ha già dichiarato che il suo sarà un programma il più possibile condiviso. p La giunta designa oggi il successore di Marcegaglia. A maggio la ratifica p In pole position il patron di Mapei, notevole lo scarto con Bombassei Confindustria alla conta dei voti Squinzi verso la presidenza LAURA MATTEUCCI FTSEMIB 16734 - 1,29% Sul nuovo presidente di Confindustria oggi decide la giunta. Con Squinzi, in pole position, Marcegaglia, Conti, Assolombarda. Pro Bombassei Montezemolo, Bernabè. Profonda la spaccatura nell'associazione. MILANO Tirrenia: altri 3 mesi per la Cin Ilministerodello Sviluppo haautorizzato la richiesta delCommissariostraordinario di Tirrenia di prorogare per 90 giorni il contratto con la Cin (Compagnia italiana navigazione). Ladecisionearriva inseguito alladisponibilità formalizzata daCin diassumeremisurestrutturalipersuperaredefinitivamentele criticità inmateria diconcorrenzaemerse aBruxelles. 37 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
«Che Ferrandelli è il candidato sindaco non l'ho deciso io e nemmeno il Pd, ma una commissione di garanti, scelti da tutti i partiti. Non riconoscere questo significa minare alla base le primarie ovunque« e quindi lo stesso centrosinistra. Davide Zoggia è appena sceso dall'aereo. Il responsabile enti locali del Pd è a Palermo per tentare, appunto, di non far morire la coalizione che punta a rimettere in piedi il capoluogo siciliano dopo i disastri di Cammarata. Oggi a Genova, dove aprirà la due giorni degli amministratori del Pd, spera di portare buone notizie. Che obiettivi vi siete dati per questa assemblea? «Come valorizzare al meglio le autonomie locali per dare una mano per portare fuori l'Italia da queste secche». Intanto a maggio si vota. Alle urne andranno più di mille comuni, tra cui 28 capoluoghi. Quanto varrà questo esame per il Pd? «È un test molto significativo perché è abbastanza omogeneo a livello nazionale. È l'ultimo voto prima delle elezioni politiche del prossimo anno e il primo dopo col governo Monti. Sarà un voto amministrativo, però è innegabile che avrà anche una valenza più ampia». E il Pd come ci arriva? «Bene, da tempo abbiamo i candidati in tutte le realtà, scelti quasi sempre con le primarie. La tornata del 2007 non fu particolarmente fortunata perché ad esempio dei 28 comuni capoluogo ne abbiamo conquistati sette. Puntiamo decisamente a fare meglio». Con che alleanze? «Abbiamo coalizioni pressoché omogenee con Idv e Sel quasi ovunque. In alcune città come in Puglia e a La Spezia c'è anche il Terzo Polo che però tendenzialmente va da solo a parte Palermo e Verona dove sì'è alleato col Pdl. Però una caratteristica delle nostre alleanze è l'apertura civica, alla società». Ottimista? «Nulla va dato per scontato. Perché ad esempio è vero che Pdl e Lega vanno divisi, ma c'è ancora una grande percentuale di astensionisti. Parecchi decideranno all'ultimo, quindi c'è da lavorare». Il vostro sostegno al governo Monti ora che s'è aperto anche lo scontro sull'articolo 18 vi farà perdere voti? «Fino adesso il Pd è stata una forza molto responsabile nei rapporti col governo Monti e ci aspettiamo altrettanta responsabilità e considerazione. Questo nodo del lavoro va risolto, perché al voto bisogna arrivarci in clima di correttezza. Ed è per questo che anche il tema delle risorse per comuni deve avere delle risposte». Cosa chiede il Pd? «Ad esempio che il 70% dell'Imu rimanga ai Comuni e che la Cassa Depositi e prestiti o le banche possano anticipare le somme per il pagamento delle aziende visto che il patto di stabilità blocca i comuni. . Su questo c'è sofferenza delle autonomie nei confronti del governo». A Genova, alle primarie avete subito uno schiaffo. Vi siete ripresi? «Il Pd lì fin da subito ha mostrato una grande forza. Dopo l'iniziale smarrimento c'è stata subito una ripresa sia interna al partito, sia di dialogo con la città, sia, soprattutto, nei confronti del candidato a sindaco». A Palermo sta andando diversamente. Come si fa a fare un'intesa con chi, se perde le primarie, se ne va? «S'è creata una situazione complicata con due candidati arrivati a un palmo l'uno dall'altro. Tuttavia non io, non il Pd, ma la commissione di garanzia, scelta da tutti partiti che hanno partecipato alle primarie, cioè un organismo terzo e di assoluto livello, ha sancito che c'è un vincitore e che è Ferrandelli. Mi dispiace che la coalizione non si riesca a ri-unire, ma le primarie non finiscono a Palermo, fra un po' dovremo farne altre. Per essere credibili e non minare alla base le primarie dobbiamo essere coerenti anche quando non vince chi vorremmo. Però spero che nelle prossime ore si riesca ad aggregare, se non tutta, almeno gran parte della coalizione perché questo principio è di salvaguardia per tutto il centrosinistra, non solo per il Pd». Che idea s'è fatto del caso Emiliano? «Mi pare che abbia compreso di aver commesso alcuni errori politici. Emiliano sta anche prendendo decisioni sul suo futuro e credo che anche questo sia un atto di responsabilità. Lì c'era una presenza troppo ingombrante da parte di imprenditori all'interno del partito. Va ripristinata una correttezza al di là degli eventuali reati su cui spetta alla magistratura indagare. Il nostro compito è di riportare ognuno al proprio ruolo: la politica faccia la politica e l'imprenditore faccia l'imprenditore». C'è però chi ha letto in questa storia anche una risposta al tentativo del sindaco di Bari di costruire una lista civica nazionale. È una tesi fondata? «Assolutamente no. La magistratura non agisce su basi politiche. Non penso che ci sia nessun tipo di complotto. Non ci sono elementi e non credo che neanche cercandoli si troveranno perché non ci sono». Il responsabile enti locali del Pd alla vigilia dell'assemblea degli amministratori: «Coalizioni omogenee e primarie quasi ovunque» «Pronti al voto di maggio, liste aperte alla società» Intervista a Davide Zoggia cesso in concorso con Tarantini per sospette corruzioni, afferma che «la Regione autorizza l'installazione delle grandi macchine nelle strutture private, facendo una sorta di valutazione su bacini di utenza, cioè su ottantamila abitanti, una su 100mila, più o meno questo questo è il metro che usa. In quel caso (della Kentron, ndr) c'era già un'altra ditta, la Ditta Viterbo, che era presente sullo stesso ambito territoriale, però è stato fatto l'accreditamento e la delibera n. 1400 del 2007 regionale ha previsto un passaggio ad hoc per la determinazione del tetto di spese in favore della struttura in deroga a tutti i tetti di spesa già stabiliti precedentemente». La Cosentino afferma che «io le devo dire che sicuramente l'assessore Fiore (Tommaso, ex alla Salute – ndr) non poteva non sapere, essendo sempre, sempre presente in assessorato, ed essendo molto amico della signora Buonamico (Lucia, dirigente dell'assessorato ndr)». Questa inchiesta è alle battute finali, essendo stata depositata l'informativa conclusiva ai pm Marcello Quercia e Francesco Bretone. VLADIMIRO FRULLETTI Foto Lapresse Giovani pd congresso a Siena I Giovani democratici si incontreranno a Siena, nel loro primo Congresso nazionale, per eleggere i nuovi organismi dirigenti. ‘La storia è fatta per essere cambiata', è il titolo della tre giorni. L'appuntamento si svolgerà dal 23 al 25 marzo. Venerdì sarà presente Pier Luigi Bersani, sabato Massimo D'Alema e domenica Rosy Bindi. 15 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
di una fiducia a settimana sbaglia». Stavolta non sarebbe scontato il vostro appoggio? «Assolutamente no». Napolitano dice che l'articolo 18 è soltanto una parte e non il tutto. Sembra rivolgersi a voi del Pd. «Raccogliamo l'invito del Presidente della Repubblica e proprio guardando a tutto il progetto di riforma ribadisco la necessità di modifiche in Parlamento». Secondo molti, anche nel Pd, questa è la prova del fuoco per Bersani. Secondo lei? «Credo sia la prova del fuoco per il governo, non per Bersani. Questo esecutivo si regge sul sostegno leale di tre forze politiche, fino a questo momento il Pd è stato chiamato a fare la parte più importante e l'ha fatta. Dopo le pensioni, la riforma del mercato del lavoro, senza liberalizzazioni vere, senza lotta all'evasione seria, alla corruzione e ai poteri criminali veri, senza una riforma dell'informazione, senza cioè una mano forte con i poteri forti, per noi con questo governo inizia una nuova fase». Bindi, non è che il più grande terremoto politico lo sta per provocare il governo tecnico? «Le scelte di questo governo possono avere importanti conseguenze politiche e noi siamo pronti ad assumerci la responsabilità di questo. Ma sia chiaro: io continuerò a portare avanti una battaglia, dalla legge elettorale alla riforma del lavoro, che scongiuri per il dopo Monti una stagione di larghe intese. In questo momento l'impressione è che il governo stia attuando la lettera della Bce nella direzione che avrebbe potuto scegliere Berlusconi. Io francamente non sono più disponibile a dare il mio voto a un governo che fa scelte di destra». Anche perché la base Pd sul web si sta ribellando e minaccia di non votarvi più se cederete sulla riforma del lavoro. «Noi dobbiamo fare una riflessione che vada oltre l'orizzonte elettorale, anche se ci sono le amministrative, perché non è questo di cui ha bisogno il Paese. Noi dobbiamo dare una risposta politica a un disagio sociale che sta crescendo sempre di più nel Paese. Spetta al Partito democratico farsi carico delle istanze delle fasce sociali più esposte e lavorare per dare risposte concrete». Bindi, sta bocciando il governo? «Sto dicendo che ascolto grandi annunci ma di riforme strutturali ne vedo ben poche. Monti dovrebbe avere maggiore considerazione e rispetto delle posizioni del più grande partito del Paese che per sostenere il suo governo ha rinunciato ad andare a elezioni che avrebbe vinto». Foto di Alessandro Di Meo/Ansa Francesco Cundari «L'impressione è che il governo stia attuando la lettera della Bce nella direzione che avrebbe potuto scegliere Berlusconi» Foto Lapresse Scelte di destra IL COMMENTO Le opinioni sono tutte legittime, ma i fatti, a questo punto, sono chiari. Il primo fatto è che è il governo Monti ad aver scelto di rompere con la Cgil, e non viceversa. Il secondo è che non lo ha fatto per ragioni di merito, ma per ragioni politiche. Sul primo fatto, semmai qualcuno avesse ancora dei dubbi, basta andarsi a rivedere i commenti degli ultimi sette giorni, quando su tutti i giornali e in tutte le trasmissioni televisive si è descritto fino al dettaglio l'accordo imminente sul cosiddetto modello tedesco. Le rassegne stampa e gli archivi televisivi sono pieni delle espressioni di delusione e delle facce compunte di chi sperava nella rottura. Fino alla sera di martedì, infatti, tutti davano per scontato che la proposta del governo sarebbe stata quella emersa dal vertice della settimana scorsa, su cui si erano già espressi favorevolmente anche i vertici del Pd. Viene quindi da chiedersi per quale ragione, dunque, martedì il governo abbia deciso improvvisamente di alzare la posta, abbandonando il modello tedesco e virando verso la pura e semplice cancellazione dell'articolo 18. Perché di questo si tratta, come dimostra il titolo scelto ieri dal Sole 24 Ore: «Articolo 18, addio per tutti... La regola generale diventa l'indennizzo». Semplice, chiaro e conciso. Non ci sono molti motivi plausibili che possano spiegare un simile comportamento. Non certo ragioni di merito, giacché non si trattava di importare la normativa dell'Unione Sovietica, ma quella della Germania, la maggiore economia europea, che oggi dà lezioni di rigore e competitività a tutto il Continente. Di conseguenza, non appare plausibile nemmeno che il governo abbia scartato quella possibilità per timore del giudizio dei mercati finanziari: è evidente che il varo di una simile riforma, per giunta con l'accordo di tutte le maggiori forze politiche e sindacali, sarebbe stato una notizia ben più rassicurante sulle prospettive dell'Italia, per i mercati come per qualunque persona dotata di raziocinio. Non resta quindi che la spiegazione più semplice: che il governo abbia cercato la rottura per la rottura, perseguendo intenzionalmente l'asse con Cisl e Uil contro la Cgil (con il conseguente colpo al Partito democratico), nonostante tutte le rassicurazioni date in senso contrario. Difficile dire quanto Mario Monti o Elsa Fornero siano artefici e quanto strumento dell'operazione, ma certo ora tornano alla mente le molte voci circolate in questi mesi sulle grandi manovre dietro le quinte, affinché sulla scheda delle politiche del 2013 gli elettori trovino anche una sorta di partito dei tecnici. Perché l'unica ragione politica che spiega la scelta della rottura è proprio questa: aprire la strada a una nuova formazione che possa collocarsi al centro e spaccare il Pd, così da ottenere domani una maggioranza simile a quella che attualmente sostiene il governo Monti, ma con diversi rapporti di forza. Lasciando quindi alle forze di centrosinistra la non entusiasmante alternativa tra l'accordo in posizione di totale subalternità e l'opposizione in condizioni di isolamento e delegittimazione. Il coro intonato dai mezzi di informazione in questi mesi, con l'abituale corredo di pseudoretroscena e pseudosondaggi, è un significativo anticipo della musica che ci aspetta in campagna elettorale. Una campagna che per qualcuno, evidentemente, è già cominciata. COSÌ ESORDISCE IL PARTITO DEI TECNICI Gualtieri critica Andor «Leparole del Commissario per il lavoro,Laszlo Andor, sono infelici perchè si prestano ad essere strumentalizzate». Così l'europarlamentare Pd Roberto Gualtieri: «Andor ha dato il sostegno ad una riforma che anche noi condividiamo nelle linee generali», ma «certo non poteva riferirsi ad aspetti specifici che non sono stati chiariti neppure dal governo» 7 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
pericoloso per la vita del paziente. Le indagini, affidate alla squadra mobile, proseguono in tutte le direzione, anche se al momento gli inquirenti, in via ufficiosa, tendono ad escludere la pista politica. Si scava piuttosto nella vita di Musy, dal punto di vista professionale, politico e personale. L'avvocato, che era anche professore di diritto comparato all'università del Piemonte orientale, era specializzato in cause fallimentari e spesso si trovava alle prese con licenziamenti e piani di riorganizzazione delle imprese. La pista politica si concentra soprattutto sulla mozione presentata in consiglio comunale dall'avvocato per la riqualificazione della zona dei Murazzi, l'epicentro della movida torinese, dove molti locali continuano ad operare in piena illegalità e contro la volontà dei proprietari degli spazi. In città si dice che dietro questa situazione ci siano interessi criminali e l'avvocato potrebbe, con la sua azione, aver pestato i piedi a qualcuno. Infine la pista che porta alla vita privata di Musy. Si sussurra di problemi in famiglia con la moglie Angelica, ieri interrogata per diverse ore dalla polizia, che però sembrerebbe aver smentito questa ipotesi. Tuttavia gli inquirenti continuano a ritenerla possibile. Di sicuro nelle indagini non è entrata la Digos, fatto che lascerebbe pensare a come la pista politica sia stata fin da subito scartata. TESTIMONIANZE Il procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli, parlando con i giornalisti ha detto che «si lavora sulle testimonianze e sulle immagini delle telecamere della via (si tratta di telecamere di sorveglianza di un ristorante ndr), ma non è possibile al momento escludere alcun movente né quello politico né quello personale per quel che sappiamo da una prima ricostruzione dei fatti. Sparare nell'ingresso di un palazzo ricorda le modalità di Brigate Rosse e Prima linea ma ci sono anche elementi discordanti, come il fatto che si trattasse di una sola persona. In genere per gli agguati si presentavano sempre in due». Le indagini sono coordinate dal pubblico ministero Roberto Furlan, di turno al momento dell'agguato. Alberto Musy ha cominciato a fare politica negli anni novanta, quando era anche diventato presidente della Gioventù liberale. Il suo riferimento politico è il vecchio leader liberale Valerio Zanone. È figlio del celebre avvocato torinese Antonio Musy e la sua candidatura per la carica di sindaco della città torinese era stata un'idea del leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. Video L'attentatore è stato ripreso dalle telecamere di un ristorante Su Facebook è ritratto assieme alle sue quattro figlie e alla moglie, Angelica Corporandi D'Auvare. Quarantaquattro anni torinese, Alberto Musy è un politico per certi versi atipico perché sempre con un piede e uno sguardo fuori dalla città, esperienze di lavoro e d'insegnamento all'estero (New York, Tel Aviv, Montreal) studi anche a Berkley, carriera professionale divisa con Milano dove ha frequentato gli ambienti dell'alta finanza. Musy è professore ordinario di diritto privato comparato all'Università del Piemonte orientale presso la facoltà di economia di Novara. Avvocato del foro di Torino è socio dello studio “Musy-Bianco e associati”. Politico di orientamento liberale, socio del giornale on line linkiesta, vicino alla voce.info su cui ha firmato alcuni articoli sulla professione forense è cattolico praticante e figlio di un giuslavorista. Musy, però, a Torino è un cognome noto: Alberto infatti è l'erede di una dinastia conosciuta in città grazie alla ditta che produce gioielli dal 1706 e che ha vantato fra i propri clienti anche casa Savoia. Alberto, però, ha scelto gli studi giuridici ed è socio dello studio “Agnoli Bernardi”, nato da una costola di uno delle più prestigiose firme legali d'affari la “Pavia e Ansaldo”. La sua candidatura alle ultime elezioni comunali era stata voluta dall'Udc e puntava sul consenso tra esponenti del mondo delle professioni, della cultura, dell'economia. Un nome lontano dalle ideologie politiche che ha ricevuto più di 22mila preferenze. Musy, però, è da sempre a favore della Tav ed è stato spesso in prima fila, anche a Chiomonte dove aveva subito numerose contestazioni. «Proviamo angoscia e sgomento per un atto di violenza efferata e inaudita», ha commentato ieri il sindaco di Torino Piero Fassino che si è reacto all'ospedale delle Molinette dopo aver saputo dell'agguato. «Tutta la città - ha spiegato - è vicina con affetto alla famiglia di Alberto, in questo momento di attesa». L'avvocato di grido prestato alla politica Il sindaco Fassino e il leader Udc Casini al Pronto Soccorso dell'Ospedale Molinette Fassino in ospedale Foto Ansa I familiari avevano fatto tutto per salvargli il cuore a un cardiopatico di 69 anni di Pistoia, un rappresentante di commercio, affetto da una patologia grave. Ma purtroppo non è bastato: l'uomo è morto per una crisi cardiaca e forse provocata dal taglio del cavo elettrico che alimenta un dispositivo Vad applicato a supporto di un ventricolo. Foto Ansa «La città è vicina ad Alberto e alla famiglia in questo momento» Alberto Musy in una foto d'archivio Muore in sala operatoria 17 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
no centrale, ha aggiunto, siamo in contatto con quello dell'Orissa e «il ministro degli Esteri MS Krishna ha parlato con il “chief minister” (Naveen Patnaik) chiedendogli di fare tutti gli sforzi possibili per la liberazione senza danni dei due cittadini italiani». In questo ambito Mathai ha sottolineato che il governo dell' Orissa ha già fatto una offerta di negoziato con i sequestratori, oltre ad aver ripetutamente rivolto appelli per il rilascio dei due ostaggi. Ma affinchè il negoziato sia effettivo, si devono coinvolgere come consulenti dei «veri» maoisti fra quelli che sono in carcere. A sostenerlo è l'attivista per i diritti umani Dandapani Mohanty, designato dai guerriglieri per negoziare a loro nome nella crisi dei due italiani sequestrati in Orissa. Dialogando con la stampa Mohanty ha fatto al riguardo tre nomi esemplificativi: Narayan Sanyal, Amit Bagchi e Kobad Gandhi, che si trovano in diverse prigioni indiane. «Qualunque di queste tre persone - ha aggiunto - può essere trasferito in una prigione qui a Bhubaneswar in modo da poter realizzare consultazioni, se necessario, durante il negoziato. Sono tre ‘veri' maoisti e la loro supervisione potrebbe aiutare a rendere più fluida la trattativa». Dopo aver precisato che i maoisti hanno aderito a questa proposta, Mohanty ha infine ricordato che un altro leader maoista, Ganti Prasadam, è stato portato in Orissa dalla sua prigione in Adhra Pradesh lo scorso anno quando si è trattato di far avanzare le discussioni per risolvere la crisi di un ostaggio catturato nel febbraio 2011 nel distretto di Malkangiri. Un segnale positivo giunge nel pomeriggio: il governo dello Stato indiano di Orissa accetta due dei mediatori indicati dai maoisti, che devono impegnarsi a nominarne presto un terzo. Ad annunciarlo ieri in Parlamento a Bhubaneswar è il «chief minister», Naveen Patnaik. Dopo una burrascosa giornata, in cui per protesta l'opposizione del partito del Congresso ha abbandonato l'aula accusandolo di «strumentalizzazioni politiche», Patnaik ha dichiarato che «i nomi di due mediatori (Dandapani Mohanty e B.D. Sharma) vanno bene». Però è importante, ha aggiunto, che «i maoisti ne designino anche un terzo, per completare il tavolo del negoziato». Assicurazioni New Delhi: impegnati nell'ottenere il rilascio dei due italiani Siria, il piano Annan varato all'unanimità dalle Nazioni Unite Iquindici Paesi membridel ConsigliodisicurezzadelleNazioniUnitehanno approvato all'unanimità le proposte dell'inviatospecialeKofiAnnanperrisolverela crisi siriana, in cuihanno persola vitaoltre 8 mila persone. La dichiarazionecongiunta,nonvincolante,èstatalettaaunincontroformaledel Consiglio di sicurezza. Il documento chiede sia agoverno che all'opposizione di implementare immediatamente un cessate il fuoco, avviare il dialogo politico e l'interruzione dei combattimenti per due ore al giornoinmododapermetterelaconsegna di aiuti umanitari. Nel tentativo di ottenere il supporto di Russia e Cina, la Francia ha attenuato i toni della dichiarazione eliminando ogni riferimento a «ulteriorimisure»chepotrebberoincludere sanzioni o un'azione militare contro il regime di Bashar Assad. IL CASO U n'attesa durata quattor-dici giorni. Sono passa-te esattamente due set-timane da quando, l'8marzo scorso in Nigeria, l'ingegnere piemontese Franco Lamolinara rimase ucciso insieme al collega inglese Christopher McManus in un tentativo fallito di liberazione da parte delle teste di cuoio nigeriane affiancate da forze britanniche. Sulle circostanze della morte dei due ostaggi - come ampiamente preannunciato - verteranno i colloqui di oggi a Roma fra il ministro degli Esteri Giulio Terzi e l'omologo William Hague. Al titolare del Foreign Office, che in giornata sarà ricevuto anche dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, dal presidente del Consiglio, Mario Monti ( che ha la delega ai servizi segreti) e dal presidente del Copasir Massimo D'Alema, spetterà il compito di chiarire una volta per tutte perché il governo Cameron non avvertì Roma dell'operazione contro i rapitori se non a blitz già avviato, quando cioè era ormai impossibile al governo Monti intervenire per evitare una soluzione così rischiosa per il connazionale. Lamolinara consulente, come McManus, della società di costruzioni italiana Stabilini Visinoni - era stato rapito il 12 maggio dell'anno scorso a Birnin Kebbi, nello stato nigeriano di Kebbi (nordovest), con ogni probabilità da un commando del movimento islamista Boko Haram. Dopo il sequestro della vicenda non si seppe più nulla, almeno fino ad agosto quando venne inviato un video alla redazione dell' agenzia di stampa France Presse di Abidjan: i due ostaggi, bendati e circondati da uomini armati, spiegavano di essere stati rapiti da Al Qaeda. Il filmato di circa un minuto rappresentava la prima prova che i due ingegneri erano ancora vivi. A rompere mesi di drammatico silenzio, una nota di palazzo Chigi dell'8 marzo 2012 in cui si riferiva che Monti aveva ricevuto una telefonata del primo ministro britannico David Cameron che gli comunicava la «tragica conclusione di un' operazione condotta dalle forze di sicurezza nigeriane, con il sostegno operativo di quelle britanniche intesa a liberare gli ostaggi»; e che «secondo la ricostruzione britannica, l'uccisione degli ostaggi era avvenuta ad opera dei sequestratori». Da lì, insieme al lutto e cordoglio nazionale, sono fioccate le polemiche: perché il governo Monti non era stato messo al corrente da Londra di una simile iniziativa militare nonostante il coinvolgimento di un connazionale? Se la questione prenderà gran parte dei colloqui di oggi, Terzi e Hague parleranno però anche di Somalia, lotta alla pirateria, Siria e Nord Africa. E per quanto concerne la lotta alla pirateria, il discorso - anticipano a l'Unità fonti diplomatiche - si concentrerà sulla vicenda dei due marò italiani in carcere in India. Sollecitate da presidente del Consiglio e dal titolare delal Farnesina, le autorità britanniche hanno ribadito più volte il loro impegno nella vicenda dei marò. «Una vita umana non ha contropartite, certo però è che l'impegno di Londra per la liberazione dei nostri militari è il modo migliore per dimostrare la vicinanza all'Italia da parte britannica», dice a l'Unità la fonte diplomatica. Con un'aggiunta fondamentale: non si tratta di un «baratto» con la verità sul blitz in Nigeria. Nel fine settimana del 10-11 marzo Terzi e Hague si sono visti in occasione di una riunione informale dei ministri degli Esteri Ue a Copenhagen, e in quell'occasione hanno voluto ribadire la «stretta collaborazione nella lotta contro un terrorismo così orribile e contro i sequestri». Il titolare della Farnesina chiese già in quell'occasione al collega di fare «la massima chiarezza nel più breve tempo possibile». Ora quel «tempo» è arrivato. Oggi, a Roma. U.D.G. Il caso Si tinge di sangue il Nevruz, il capodanno curdo celebrato ieri in Turchia. In mattinata è morto uno dei poliziotti feriti a Cizre, a pochi km dal confine con la Siria, negli scontri con manifestanticurdi.QuattrosoldatisonomortiduranteunasparatoriasullealturediSirnakcon membri del Pkk. A Diyarbakir un ordigno è esploso davanti alla sede del partito di governo. Foto Ansa Blitz in Nigeria e marò Hague arriva a Roma con i dossier scottanti Il ministro degli Esteri britannico oggi vedrà Napolitano, Monti, Terzi e D'Alema: sul tavolo i «chiarimenti» sul raid a Sokoto e il sostegno inglese per una soluzione della vicenda Enrica Lexie ROMA Il ministro degli Esteri britannico William Hague durante un discorso all'Onu Turchia, sangue sul Nevruz 35 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012

Il killer aveva il volto coperto da un casco nero. Ha aspettato l'avvocato Alberto Musy dentro il cortile e quando lo ha visto, erano passate da poco le otto del mattino, ha iniziato a sparare. Ha scaricato cinque colpi del revolver calibro 38 che aveva con sé. Quattro proiettili hanno raggiunto l'obiettivo e due sono rimasti nel corpo dell'avvocato: uno si è conficcato nella scapola ed un'altra nel braccio di Musy, avvocato d'affari, 44 anni, consigliere comunale torinese per l'Udc e candidato del Terzo polo alla carica di sindaco nelle ultime elezioni tenutesi nella città della Mole. Ma il danno peggiore lo ha riportato quando è caduto per terra, sbattendo la testa e procurandosi un vasto ematoma. Chi ha sparato si è fatto aprire il portone del palazzo da una vicina di casa, alla quale aveva detto di dover consegnare un pacco. L'uomo ha incrociato la sua vittima solo per caso, Musy infatti era tornato a casa soltanto perché si era dimenticato l'iPad, dopo aver accompagnato tre delle sue quattro figlie a scuola ed all'asilo. L'avvocato d'affari avrebbe detto alla moglie Angelica D'Auvere, prima di perdere i sensi, di essere stato seguito. Ricoverato all'ospedale le Molinette, Musy è stato operato per ben cinque ore. I medici sono intervenuti a livello neurologico per rimuovere l'edema cerebrale e successivamente hanno provato a estrarre le due pallottole che l'avvocato aveva in corpo. Una, quella conficcata a livello toracico, non è stata rimossa, perché in un punto troppo difficileGIUSEPPE CARUSO Primo Piano Cinque colpi di pistola A Torino è grave il capogruppo Udc Alberto Musy, candidato sindaco alle ultime amministrative, raggiunto da tre proiettili davanti al portone di casa. Il primo bollettino medico: prognosi riservata. Operato per un ematoma alla testa. pAlberto Musy ferito nell'androne del suo palazzo. Operato per un ematoma cerebrale p Esclusa la pista politica Tre i fronti di indagine: vita privata, attività in Comune, il lavoro da avvocato L'agguato 16 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
M anca ancora unanno alla rine-goziazione deidiritti Tv dellaPremier Lea-gue inglese, ma le grandi manovre sembrano già iniziate. Il predominio di Sky è sotto assedio, almeno a dar retta alle voci provenienti da oltre Manica che vorrebbero addirittura Apple e Google interessate al business del football in tv. Per il momento non c'è nulla di ufficiale, ma sia il Guardian che il Daily Mail nelle settimane passate hanno riportato l'intenzione dell' azienda di Cupertino di aumentare le vendite della Apple TV e dell'Ipad tramite la trasmissione dei match della massima divisione inglese. La compagnia fondata da Steve Jobs non ha mai puntato forte sullo strumento televisivo e per invertire questa tendenza, almeno sul mercato britannico, sembrerebbe volersi affidare a eventi live di grande richiamo come il football. GUARDALA SU YOU TUBE Google ha acquistato i diritti della Premier League di cricket indiana da mandare su You Tube, le sue app hanno invaso gli sport americani e in Inghilterra ci sono squadre di alto profilo come il Manchester City che, sempre su You Tube, hanno un canale molto ben organizzato e ricco di contenuti. L'idea di guardare una partita su internet, poi, non costituisce più una novità. Lo era nel 2009, quando i sudditi della regina poterono seguire – a pagamento – dai computer di casa e non in televisione l'ininfluente sfida per le qualificazioni ai Mondiali sudafricani tra la nazionale dei Tre Leoni e l'Ucraina. Ma quando, nei primi mesi dell'attuale stagione, è arrivata la notizia che l'incontro del turno preliminare di FA Cup tra Ascot United e Wembley sarebbe andato in streaming sulla pagina Facebook di una nota birra statunitense, nessuno ci ha fatto troppo caso. Avviso ai naviganti: i diritti della Premier costano molto cari. Quelli relativi al periodo 2010-13 sono stati venduti alla ragguardevole cifra di 1,7 miliardi di sterline (in euro fanno poco più di due miliardi). A differenza di quanto accade da noi, si possono trasmettere in diretta solo gli anticipi e i posticipi, non gli incontri del sabato pomeriggio – uno dei motivi per cui gli stadi inglesi sono sempre affollati. Su un totale di 138 partite l'anno, 115 sono un'esclusiva di Sky, 23 spettano alla ESPN (di proprietà della Disney), che dopo essere subentrata all'irlandese Setanta quando quest'ultima dichiarò bancarotta nel 2009, ha poi deciso di continuare a partecipare al gran ballo della Premier. Però, la ESPN ha fatto sapere di non essere disposta a fare follie qualora le due compagnie Hi Tech e soprattutto Al Jaz e e r a – s o g g e t t o p i ù “istituzionale” anch'esso già apparso all'orizzonte – dovessero fare sul serio. L'IMPERO PERDUTO Insomma, in vista della prossima asta di ipotesi e di nomi se ne fanno parecchi. Perso il monopolio nel 2007-08 a seguito di un pronunciamento dell'Unione europea, ora la tv satellitare di Rupert Murdoch rischia di ricoprire un ruolo secondario nel campionato di calcio che dal 1992, anno di fondazione della Premier, ha contribuito a valorizzare ma senza il quale non avrebbe potuto costruire una buona fetta delle sue fortune. Prima del fatidico 1992, infatti, Sky perdeva 10 milioni di sterline a settimana. La soluzione si chiamava football. La prima asta se l'aggiudicò grazie a un offerta finale di 304 milioni di sterline, una cinquantina in più di quelli messi sul piatto dalla ITV, la televisione privata che, forte dell'appoggio dei grandi club come Liverpool, Arsenal e Manchester United, aveva provato a opporsi al gruppo di Murdoch, e che in precedenza deteneva i diritti televisivi. Sky poteva contare sull'appoggio dei club minori, guidati dall'alLUCA MANES ROMA CALCIO E SOLDI: PREMIER LEAGUE SU YOU TUBE O IPAD A un anno dalla scadenza delcontrattoconSkyeMurdoch, ilcampionato inglese si guarda attorno in cerca di sterline. L'interesse di Google e Apple www.unita.it Una telecamera a bordo campo Sport46 GIOVEDÌ22 MARZO2012

se si taglia alla cieca non si va da nessuna parte e si producono disastri di ogni genere, si calpestano esigenze indispensabili ed è venuto il momento di dire che non è vero, che non è possibile stabilire priorità. E guardate che me lo sono sentito dire: le priorità non esistono, tutto è prioritario e niente è prioritario. Questa è la negazione della politica perché la politica è anche responsabilità e sapienza delle scelte. Bisogna dire questo è prioritario e quest'altro no, questo si può tagliare senza grave danno per la collettività e invece tagliare quest'altro è grave danno per la collettività. Dobbiamo riuscire a fare questa selezione e dobbiamo in questo modo trovare le risorse per una grande politica». IL DISCORSO Il presidente parla di emergenze ambientali e di prevenzione in un luogo dove ancora una volta si è vista la capacità di reazione delle popolazioni e degli amministratori e poco lo Stato, «non quello luminoso dell'emergenza, della mobilitazione di fronte alle avversità ma lo Stato di tutti i giorni che non è capace di controllare quello che fa e che non è uno Stato moderno, non è quello di cui abbiamo bisogno». Ma il discorso di Napolitano va ben oltre l'ambito, pur così importante, qual è la difesa del territorio. È evidente quando afferma che «c'è un nodo di volontà politica che non significa essere e o meno capaci di esprimere consenso in Parlamento intorno ad una esigenza o a una decisione una tantum. Volontà politica significa essere anche capaci poi di gestire, di amministrare, di portare avanti concretamente quello che si è deciso e, siccome è bene non essere reticenti, c'è un problema di volontà politica nazionale e c'è un problema di volontà politica locale, c'è un problema di capacità, coerenze e continuità di governo e c'è un problema di lungimiranza nel governo locale perché anche a livello locale bisogna essere capaci di resistere alle pressioni improprie, di resistere alla tentazione del facile consenso, del dire di sì quando si deve dire no, di dare precedenza a qualcosa a cui non bisogna dare precedenza. Ci si faccia concorrenza tra le forze politiche a tutti i livelli, si competa a viso aperto a tutti i livelli - e come si dice, vinca il migliore – ma non ci si faccia concorrenza elettorale su cose su cui non bisogna disputarsi un consenso fuorviante, un consenso deteriore». L'invito finale rivolto ad ogni soggetto è stato «a trovare convergenze: quello che per voi è una speranza per me è una grande responsabilità». L a sensazione, venata di ot-timismo, nel Pdl è che lastretta del governo sul la-voro, l'addio annunciatoall'articolo 18 e l'isolamento della Cgil possano segnare uno spartiacque nell'era Alfano. Con il tentativo di capitalizzare a suo vantaggio le difficoltà di Bersani, senza pagare contropartite troppo alte sulla governance Rai e sulla spinosa partita della giustizia. E, dall'altro lato, la pressione dei malpancisti che invocano un decreto legge e ieri hanno lasciato molti scranni vuoti a Montecitorio al voto sulle liberalizzazioni. Finora il segretario era all'angolo. Minacciato dal fantasma di amministrative flop, teso a inseguire gli spiragli altalenanti di Bossi e gli spigoli governativi su Rai e corruzione, insidiato dal fuoco amico di Berlusconi. Con l'accelerazione (finora teorica) del governo su un tema cruciale per l'elettorato di centrodestra il delfino del Cavaliere incassa una doppia vittoria. Non solo la riforma che piace agli industriali, e per la quale Emma Marcegaglia ha impegnato la coda del suo mandato a Viale Astronomia, ma anche la cancellazione di nuovi oneri contributivi a carico delle piccole imprese per finanziarla. Quella prospettiva di cui si doleva, in un'accorata lettera sul Giornale, la sfortunata ditta commerciale che ha dovuto fronteggiare «cinque gravidanze a rischio contemporaneamente, ovvero sia le titolari che le sostitute rimaste incinte». Un record che ha messo in ginocchio l'attività. E quindi. Alfano segna un punto nella faticosa ricerca del quid. Il partito lo segue, e lui si precipita ai microfoni del tg: «Si è trovato un buon punto di equilibrio sul quale non si deve arretrare in Parlamento. Difenderemo questa riforma che porta l'Italia avanti». Dello stesso tenore la posizione di Casini: «La riforma del lavoro è coraggiosa, il Parlamento potrà migliorarla ma guai ad annacquarla. Mi dispiace per la Cgil, il governo vada avanti». A via dell'Umiltà seguono con un certo compiacimento le tribolazioni del Pd che «rischia le ossa rotte». La parola d'ordine nelle file degli azzurri però è non stravincere. I sondaggi di questi giorni consegnano al Pdl una boccata d'ossigeno mentre il Pd accusa il colpo sullo strappo e viene contestato sui social network. È un punto di partenza che ricompatta il partito berlusconiano finora al grado zero di armonia: da Crosetto a Mara Carfagna, tutti plaudono all'imminente modernizzazione del Paese. Ma la strada per il Pdl non è scevra di insidie, e Alfano lo sa. Dal prezzo che potrebbe trovarsi a pagare sulla Rai e, scenario più temuto da Berlusconi, sulle frequenze tv. Alle conseguenze di una rottura dell'equilibrio interno alla «maggioranza anomala» se non si troverà una via d'uscita per le fibrillazioni che assediano Bersani. Tutti scenari in via di definizione. Come l'iter della riforma: Monti ha tenuto botta sui contenuti ma sembra orientato a prendersi tempo per un surplus di trattativa in Parlamento. Difficile, con buona pace dei mercati e dei “falchi”, un decreto a tambur battente: si parlerà, al ritorno del premier dal viaggio in Asia, di disegno di legge o, sembra la via prioritaria, di legge delega. In modo che i tempi per l'esame del testo alle Camere non inquininino il voto locale (i ballottaggi sono il 22 maggio). Tutto rinviato di due mesi, insomma, pausa necessaria per lasciar decantare le tensioni. Ma la prospettiva di arrivare all'estate, con il rischio di impattare con la campagna elettorale per le politiche dell'anno prossimo, non piace ai falchi del Pdl. L'area degli ex An, e gli interventisti come Sacconi, preferirebbero la scorciatoia del decreto. Forzando la mano sulle difficoltà del Pd. Matteoli alza la posta e invoca tempi brevi: «Sennò si rischia il nulla di fatto, il Pd sia responsabile». Idem Osvaldo Napoli: «Il ddl sarebbe un insidia per il governo, dal Pd pressioni politiche inopportune». Un vero assedio al Nazareno. Sandro Bondi quasi irride: «Se Bersani non trova il coraggio di rivendicare a proprio merito la riforma perde l'occasione per presentarsi come forza riformista». E alzano i toni anche i capigruppo Gasparri («La Cgil non ha diritto di veto, avanti senza tabù») e Cicchitto («Da Cgil e parte della sinistra forzature ideologiche»). Scontato l'entusiasmo di Maurizio Sacconi, ex ministro del Lavoro, per «l'ultimo miglio» della riforma cui si oppongono «ambienti della politica e della società con la testa rivolta al passato». E poi: «Il Pd non regge alla prova della modernizzazione». I timori del segretario Contropartite pesanti su governance Rai e giustizia Boccata d'ossigeno Alfano può rifiatare dopo divisioni e rischio flop nelle urne E ora il Pdl brinda allo «schiaffo» al Pd: uscirà con le ossa rotte Alfano: «Non arretrare in Parlamento». I falchi chiedono un decreto legge. Assedio a Bersani: «Non faccia pressioni» Casini: «Dispiace per la Cgil, ma si vada avanti» Il retroscena FEDERICA FANTOZZI ROMA ffantozzi@unita.it Ieriunoscattoadunamanifestazione ha provocato un duro botta e risposta traOlivieroDilibertoelaministraElsaFornero. Il segretario del Pdci è comparso in una fotografia abbracciato ad una manifestante che indossava una maglietta con su scritto: «La Fornero al cimitero». Dura la replica della ministra che ha provato «profondo disgusto e sdegno» e ha denunciato «l'irresponsabilità» di un «ex membro del parlamento italiano». Immediata la solidarietà a Fornero e la condanna della foto da parte della politica «Vorrei tranquillizzare tutti - ha spiegato Diliberto-.Lafotoinquestione,duranteilpresidio per l'articolo 18, è stata fatta perché la figlia di quella lavoratrice ha dato un esame all'università con me e ha preso 30. È ovvio che non mi ero accorto della maglietta e me ne dispiaccio». Aggiunge: «Avrebbe però potuto fare una telefonata. Non indossavo io la maglietta, non ho nulla di cui scusarmi. forse lei sì per le parole che ha usato nei miei confronti». Manifestante con maglia choc contro Fornero Bufera su Diliberto IL CASO Cicchitto contro Tremonti ScintillenelPdl traFabrizioCicchittoeGiulioTremonti.L'ex ministrodell'Economia, a margine della presentazione del suo libro, critica il governo Monti osservando che ha spinto troppo sulla tassazione. Pronta la replica del capogruppo del Pdl: «Il Tremonti attuale critica il Monti di oggi e il Tremonti di ieri». 11 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
po della polizia pentenziaria). Circa un migliaio di magistrati hanno poi incarichi extragiudiziari di altra natura, soprattutto docenze: un elenco lungo 470 pagine. Con vere chicche. 55 MILIONI L'ANNO DI PROPINE I fuochi d'artificio arrivano nel capitolo dedicato all'avvocatura di Stato. Gli avvocati di Stato sono un club esclusivissimo (360) che percepisce da un minimo di 51.259 euro all'anno ai 308 mila dell'avvocato generale Francesco Caramazza. Al “trattamento fondamentale” va poi aggiunta la voce delle cosiddette propine, le percentuali per ogni causa vinta. Si tratta di altri 55 milioni e rotti (solo per il 2011) per cause vinte e che invece di andare allo Stato vanno in tasca a professionisti pubblici. Ancora una volta Caramazza guida la classifica con 324 mila euro di compensi. Lo segue Linguiti con 315 mila. Ma per gli avvocati dello Stato le vie del Signore sono infinite: stipendio, propine e, anche per loro, incarichi extragiudiziairi. Pierluigi Di Palma, per esempio, fa anche il vicesegretario generale della Difesa e il consulente dell'Agenzia spaziale per la Difesa (70 mila euro). Antonella Danezzi riceve 15 mila come consulente del Teatro La Fenice. L'incarico di consulente giuridico al ministero dell'Economia vale circa 10 mila euro e ne beneficiano Maurizio Greco e Antonio Palatiello. Antonio Mancini beneficia di altri 18 mila euro per la consulenza all'Agenzia Interregionale per il fiume Po. Se gli avvocati di Stato sono un club esclusivo, il Consiglio di Stato è roba per ultravip. Con quello che ne consegue. Su un totale di circa 80 giudici, 14 sono membri del governo o hanno ruoli di primo piano nei ministeri: da Carbone a Catricalà, da Deodato a Malaschini passando per Donato Marra e Patroni Griffi. È lungo 60 pagine l'elenco degli incarichi 2011-2012 per i Consiglieri di Stato e del Tar, 228 incarichi tutti regolarmente retribuiti oltre l'indennità già prevista. Sono e sono stati in questi due anni un po' ovunque: a capo di uffici legislativi dell'Economia (Deodato e Chinè), del Lavoro (Contessa), Turismo e Beni Culturali (Cogliani), Infrastrutture e Trasporti (De Nictolis). Esauriti i ministeri cominciano le docenze universitarie, le Authority, il collegio dei revisori della Presidenza della Repubblica, i Commissari straordinari (Gabriele Nunziata per l'emergenza rifiuti in Sicilia, ad esempio). Una lista lunghissima. Con una caratteristica: la colonna dei compensi resta per lo più bianca. Senza numeri. Foto di Mauro Scrobogna / LaPresse Colonna bianca Ignoti i compensi per gli incarichi extra dei Consiglieri di Stato Chi ha assistito alla scena non esclude affatto che gli aggrediti possano sporgere denuncia: «Si tratta di pubblici ufficiali, tanto per cominciare». Ma certamente è un'esagerazione, frutto del clima da fratelli coltelli che si respira in via della Scrofa, sede del Msi-An, per via della contesa sul patrimonio che divide gli ex aennini (futuristi contro pidiellini) e ora al centro di un'inchiesta dopo la denuncia presentata dai fedelissimi di Gianfranco Fini. Un'esagerazione, l'ipotesi della denuncia. Risulta infatti incredibile pensare sia vero ciò che si racconta su Maurizio Gasparri, l'ex ministro delle Comunicazioni di cui tutti conoscono la pacatezza, la misura, il garbo, oltreché lo stile. PAROLE PESANTI Secondo quanto riferisce chi ha potuto ascoltare (c'erano in giro parlamentari, dirigenti e personale dipendente), martedì il capogruppo del Pdl al Senato, avendo incontrato per caso nei corridoi di via della Scrofa i commissari liquidatori Giuseppe Tepedino e Marco Lacchini, li avrebbe ricoperti di parole non proprio gentili, anzi piuttosto minacciose, fra cui: «ladri»; «come vi permettete»; «non è roba vostra»; «giù le mani»; «piantatela»; «io non vi faccio più lavorare»; «è quel presidente del tribunale»; «ha fatto bene Lannutti, era il minimo» (il senatore dell'Idv ha presentato un'interpellanza sui rapporti tra Tepedino e il presidente uscente del tribunale De Fiore). LA RISSA SFIORATA In mezzo alla discussione – via della Scrofa è evidentemente frequentatissima, altro che partito chiuso - è capitato anche Antonio Buonfiglio, l'ex finiano da cui è partito il bailamme degli ispettori: Gasparri avrebbe apostrofato anche lui e, dicono, se non fosse intervenuto Ignazio La Russa, nell'inedita veste di paciere, fra i due a forza di spintoni e paroloni si sarebbe passati rapidamente alla rissa vera e propria. Schiumava di rabbia, dicono, Gasparri, e davvero si stenta a crederlo conoscendone l'abilità a pesare le parole senza andare mai sopra le righe. I commissari, loro, facce bianche come cenci e l'aria di chi vorrebbe trovarsi altrove. C'è da dire, al netto delle urla, che l'ex ministro delle Comunicazioni qualche motivo di essere arrabbiato ce l'aveva pure. Giuseppe Tepedino e Marco Lacchini, infatti, hanno appena richiesto al Tribunale il sequestro dei beni e del denaro che il Comitato di gestione ha trasferito dall'Associazione An (il partito) alla Fondazione: ritenendo illegittima la costituzione di quest'ultima, i commissari rivorrebbero in qualche modo indietro i soldi e il resto, per poter inventariare tutto, liquidare i creditori e insomma chiudere per benino i conti del partito, prima di passare ad altro. L'ANTEFATTO Ecco, proprio martedì è arrivata ai vertici della Fondazione (tra cui Gasparri, La Russa, Alemanno e altri loro fedelissimi) la notifica della richiesta di sequestro, sulla quale il Tribunale dovrà pronunciarsi a fine mese. Se dovesse essere accolta, sarà assai più complicato per gli ex colonnelli di Alleanza nazionale mettere di nuovo le mani sul tesoretto dal quale erano riusciti a escludere Fini e finiani. Di qui il clima rovente, e (l'incredibile) Gasparri fuori di sé. «Beh, era un po' irritato, appena appena», dice Ignazio La Russa. «Del resto anche i liquidatori, una volta nominati, diventano portatori di interessi propri». SUSANNA TURCO Il tesoretto La Russa jr: curare i gay È bufera Beni An, i liquidatori chiedono il sequestro Gasparri li insulta Incontrando per caso nei corridoi della vecchia sede del Msi-An i commissari liquidatori che hanno chiesto il sequestro dei beni del partito, racconta chi c'era, Maurizio Gasparri li avrebbe insultati fino a sfiorare la rissa. ROMA Se la richiesta sarà accolta tutto tornerà in discussione «Per quanto mi riguarda nella maggior parte dei casi sono malati ed è una malattia dacuisipuòuscire.Possonoesserecurati».RomanoLaRussa,assessoreregionale(indagato) del Pdl in Lombardia, ha parlato così dei gay ai microfoni de La Zanzara di Radio24. Reazioni indignate dalle associazioni e dal centrosinistra: «Omofobo» 21 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
ROSSELLA BATTISTI rbattisti@unita.it I mmaginate Molly Bloomche va dall'analista e poi sirichiude dentro casa e avre-te una vaga idea di quel chesuccede ne All'origine delmondo, teatro a puntate (per ora quattro) di Lucia Calamaro. Spettacolo nato da una folgorazione: «Mi trovavo su un regionale fermo sotto il sole a Follonica - racconta Lucia - e mi è apparsa nella mente Daria (Deflorian, attrice protagonista della pièce) davanti al frigorifero». La chiama al telefono e in quattro giorni montano un primo studio che va in diretta al Festival di Radicondoli. Platea minima chiusa in una stanza con Daria Deflorian, Federica Santoro, un frigorifero e un telefono che squilla insistente finché la spettatrice risponde e si mette a parlare. L'ultimo elemento era un fuori programma, naturalmente, ma non stonava nell'incipit di un'avventura drammaturgica fuori formato. In quella particolarissima via crucis di una donna (Daria) alle prese con una ragnatela di pensieri in testa e lo scontro continuo con la madre (interpretata dalla stessa Calamaro) e la figlia (Federica Santoro), andata in scena nella sua forma «pluviale» all'India a Roma (domani, invece, le prime due puntate approdano al Teatro Morelli di Cosenza, mentre il Festival di Racconigi accoglierà la quadrilogia e così, si spera, la prossima stagione teatrale italiana). In quella passerella di tappe - davanti al frigo, tra lavatrice e armadio, di fronte ai fornelli e infine tra studio dell'analista e salotto - che diventano stanze dell'anima, è avvenuto uno scartamento impercettibile del testo teatrale come lo conosciamo. Qui la partitura diventa fenomenologia del quotidiano, con un linguaggio che accosta il dire comune al pensiero riflesso, le righe e quel che c'è tra le righe. L'origine del mondo fra quattro pareti, scovata dentro il sé: curioso per chi nella vita ha viaggiato e vissuto ovunque, da Parigi all'Uruguay, non le pare Lucia Calamaro? «Sono partita dalla fascinazione per Balzac, dalla sua Commedia umana e dalla capacità di guardare il mondo e quanto di questo è in te. Non c'è niente di sconosciuto negli altri. E poi mi prendeva il tanto, l'esagerazione. Il desiderio, a quarant'anni compiuti, di andare contro la pochezza e la stringatezza a cui è costretto certo teatro contemporaneo. Chi l'ha detto che con due attori non puoi fare una cosa enorme? Comporre ritratti di foto di Claire Pasquier www.unita.it La solitudine in un abito di cotone Lucia Calamaro ne «L'origine del mondo» L'ORIGINE DEL MONDO? DENTRO DI NOI Una partitura teatrale che è un flusso di coscienza, un diario a tappe diventato spettacolo fluviale di oltre quattro ore: sono i nuovi confini di un'autrice che segna un passo avanti nella scrittura drammaturgica Culture Intervista a Lucia Calamaro 42 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
Mai nella storia della Cgil erano state indette 16 ore di sciopero. Il via libera a larghissima maggioranza ( 95 favorevoli, 2 contrari, 13 astenuti) del Direttivo di Corso Italia conferma la straordinarietà della situazione. La riforma del lavoro firmata Monti e Fornero produce la reazione ferma della Cgil e di Susanna Camusso, una sorta di dichiarazione di battaglia a tutto campo contro l'esecutivo attuale. Occhi stanchi, sintomo di una notte agitata, e voce più roca del solito, il segretario generale pesa le parole ma attacca a testa bassa: «Il governo scarica sui lavoratori, sui pensionati e sui pensionandi i costi delle operazioni che si vanno facendo», «non è minimamente interessato alla coesione sociale come dimostra la scelta di non concludere la trattativa». La ricostruzione del «giorno dell'accordo separato», «della fine della concertazione», «dell'isolamento della Cgil» (come sostengono tanti commentatori) parte da una semplice constatazione di «incoerenza» delle parole di Monti: «Continua a dire che l'articolo 18 non era al centro della riforma, ma allora non si capisce perché aveva bisogno di un pronunciamento proprio su questo aspetto». La spiegazione è semplice: «Il messaggio che vuole portare in giro per l'Asia (per il tour governativo che parte sabato, ndr) è che nel nostro Paese si può licenziare liberamente». LIBERTÀ DI LICENZIAMENTO Sull'articolo 18 dunque non siamo davanti ad una «semplice manutenzione», ma alla «scelta di cancellare lo strumento di deterrenza verso i licenziamenti: si cambiano i rapporti di potere nei luoghi di lavoro e si mette a rischio licenziamento i lavoratori più deboli». Il messaggio al governo è preciso: «La partita non è chiusa, il Parlamento intervenga e modifichi la norma». L'invito è rivolto a «tutta la politica», e dunque non solo alla sinistra, «è di domandarsi se si può approvare una norma che cambia così profondamente le condizioni dei lavoratori». Il tema è quindi quello della «riconquista del reintegro». L'analisi del resto della riforma è approfondita e non manca di sottolineare gli aspetti positivi. «Sulla lotta alla precarietà, al netto dell'assalto che il sistema delle imprese sta portando avanti in queste ore, i passi avanti sono importanti anche se una sola forma contrattuale sarà, forse, cancellata (il contratto di associazione in compartecipazione che rimarrà per i soli familiari, ndr). Più negativo il commento sul capitolo ammortizzatori: «L'universalità promessa per la Cassa integrazione e per il cosiddetto Aspi non c'è» e in quest'ultimo caso la mancanza pesa di più perché «il governo che parla sempre di giovani si è totalmente dimenticato di tutti i lavoratori para-subordinati». L'impegno preso per oggi è quello di partecipare al tavolo fissato per le 16 nella sede tecnica del ministero del Welfare di via Flavia. «Come promesso consegneremo al governo il documento messo a punto dal nostro Direttivo», annuncia Camusso. Anche se non si fanno illusioni sulla possibilità che il governo possa fare alcuna marcia indietro: «È stato Monti a dire che il testo sull'articolo 18 è blindato». INVITO A CISL E UIL Lo strappo di martedì ha comunque messo in discussione i rapporti con gli altri sindacati. Messe da parte le accuse con un unico accenno («è stato un gravissimo errore che Cisl e Uil abbiano interrotto un'iniziativa unitaria»), come le critiche avanzate da alcuni «ad essere fidati troppo di Bonanni», il segretario della Cgil rivolge un appello alla Cisl e alla Uil per «costruire una proposta unitaria di cambiamento che metta al riparo i lavoratori». Convinti che sia Bonanni che Angeletti sanno che anche i loro iscritti si uniranno alle proteste in difesa dell'articolo 18. In mattinata era toccato a Fulvio Fammoni, segretario confederale il cui mandato scadrà ad aprile, proporre al Parlamentino Cgil «una forma di mobilitazione lunga ed articolata». «Non sarà - ha spiegato Fammoni - la fiammata che si esaurirà in un giorno che il governo ha messo in conto». Oltre alle 16 ore di sciopero (8 per assemblee e altre otto, in un'unica giornata, con manifestazioni territoriali), anche una «petizione popolare per raccogliere milioni di firme ed iniziative specifiche con i giovani per contrastare le norme sbagliate sul precariato, l'avvio del lavoro con la Consulta giuridica per i percorsi legali (ricorsi) e una campagna nazionale «a tappeto» di informazione». Nel lungo direttivo non sono mancate posizioni critiche. La minoranza della “Cgil che vogliamo” guidata da Gianni Rinaldini aveva presentato un testo alternativo ancora più duro contro il governo Monti. Poi si è arrivati ad un testo condiviso. Massimo D'Antoni p SEGUE DALLA PRIMA Al di là delle diverse fattispecie si può ben capire che, se la riforma passasse in questi termini, la modalità normale del licenziamento sarebbe quella per motivi economici, con indennizzo monetario. Se ad oggi è l'impresa a dover giustificare, se richiesto di fronte a un giudice del lavoro, il sussistere di ragioni valide per procedere al licenziamento individuale, con la riforma toccherebbe al lavoratore l'onere di dimostrare che quel licenziamento non è realmente «economico» ma dettato da ragioni discriminatorie. Con quali difficoltà ed esiti è facile prevederlo. Siamo insomma ben oltre il «modello tedesco» indicato dal Partito democratico come limite accettabile alla riduzione delle tutele; ma siamo anche oltre la proposta del senatore Pietro Ichino, che comunque limitava la nuova regolazione contrattuale ai soli nuovi assunti. Non sbagliano pertanto di molto i commentatori stranieri nel descrivere l'azione del governo Monti, senza mezzi termini, come una deregolamentazione del LA DEREGULATION E LA SUA FALSA IDEOLOGIA MASSIMO FRANCHI Primo Piano Giovani Il giorno dopo il «via libera» alla riforma del mercato del lavoro, la Cgil convoca il suo Direttivo. Mobilitazione di 16 ore di sciopero e campagna d'informazione a tappeto. Camusso: la partita art.18 è aperta. ROMA La Cgil proclama lo sciopero Susanna Camusso, segretario della Cgil p Il direttivo ha deciso all'unanimità la mobilitazione. «Il governo attacca i lavoratori» Il mercato del lavoro L'ANALISI «Il governo si è dimenticato di tutti i para-subordinati» 2 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
In Parlamento la norma sui licenziamenti per motivi economici va modificata. Su questo tutto il Pd è d'accordo. Come anche sul fatto che il ricorso a un decreto legge da parte del governo, che il Pdl insiste nel chiedere, o addirittura alla fiducia sarebbe una forzatura non accettabile. Perfino Pietro Ichino, che da tempo ha depositato al Senato una proposta di legge che prevede il superamento dell'articolo 18 per i neoassunti (contrariamente al disegno del governo che riguarderebbe tutti i lavoratori), dice che «si può dissentire su singole soluzioni adottate in questo progetto e dobbiamo farlo per migliorarlo». Anche Enrico Letta, per il quale è «ovvio» il sì dei parlamentari Democratici alla riforma, dice che sul «delicato passaggio dell'articolo 18 bisogna ancora lavorare». Anche un parlamentare in ottimi rapporti con il leader della Cisl Raffaele Bonanni, ovvero Beppe Fioroni, auspica aggiustamenti: «Bisogna intervenire con correttivi che rendano la medicina sì amara, ma anche appropriata ed efficace». E anche un parlamentare e giuslavorista che commenta positivamente la riforma presentata dal governo, come Tiziano Treu, dice che «si possono fare correzioni al punto critico del licenziamento per motivi economici». Correzioni, aggiustamenti, miglioramenti che vanno tutti in una direzione: la Germania. Antonio Di Pietro dice che l'Idv è «pronto a un Vietnam parlamentare», mentre i gruppi parlamentari del Pd stanno lavorando a emendamenti che tendono a modificare la parte relativa ai licenziamenti per motivi economici fin a ricalcare il modello tedesco. Il governo, di fronte alle parti sociali, ha prospettato la possibilità di reintegro solo per i licenziamenti per motivi discriminatori, mentre per quelli economici il reintegro verrebbe sostituito da un indennizzo. Una proposta sbagliata, per il Pd, che vuole affidare al giudice la decisione tra le due opzioni, come avviene appunto in Germania. Dice Massimo D'Alema sottolineando che la riforma contiene comunque «aspetti positivi, come l'estesione degli ammortizzatori contro la precarietà», che sull'articolo 18 il testo è «confuso e pericoloso»: «Come si stabilisce chi valuta se un licenziamento è discriminatorio o per motivi economici? In Germania è questione affidata a un giudice. Non si può lasciare all'impresa la decisione. È evidente che questa parte può essere migliorata». E la sede per farlo è il Parlamento, come sottolinea il presidente del Copasir al Tg3 della sera: «Per un provvedimento così complesso non si può che ricorrere a una legge delega, più appropriata per una democrazia parlamentare come la nostra». NO A UN DECRETO LEGGE Ieri, mentre sulla pagina Facebook di Bersani simpatizzanti ed elettori sfogavano il loro malumore per il sostegno a Monti e minacciavano di non votare più Pd se dirà sì alla riforma anche dovesse rimanere la norma sull'articolo 18 («stiano tranquilli, non cederemo sul lavoro», assicura Bersani), si è riunito il forum Lavoro del Pd, che ha fatto registrare una convergenza sulla necessità di modificare il testo. «Perché il governo non ha dimostrato lo stesso senso di responsabilità che hanno avuto i sindacati di fronte alla riforma delle pensioni?», domanda Stefano Fassina. Ora lo sguardo è rivolto alle prossime ore, e in particolare alla forma legislativa a cui il governo farà ricorso. Il responsabile Economia del Pd auspica che la riforma arrivi in Parlamento sotto forma di disegno di legge o legge delega: «Non capiremmo altrimenti perché il presidente del Consiglio debba esasperare ulteriormente il rapporto con un partito importante che lo sostiene. Le norme entreranno in vigore tra il primo gennaio 2013 e il 2017 e non ci sono quindi i requisiti di urgenza necessari per un decreto o per porre la fiducia». Un aspetto su cui insistono anche il vicepresidente del Senato Vannino Chiti («è indispensabile che non si proceda come al solito a colpi di decreto legge e di fiducia») e il capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini, che nota come negli ultimi mesi ci sia stato «un uso dei decreti legge un po' eccessivo»: «È evidente che una materia così strutturale e delicata come il mercato del lavoro deve essere affrontata non con un decreto, ma con un disegno di legge affinché il Parlamento possa discutere». Foto Ansa «Testo da correggere» Tutto il Pd è d'accordo La rabbia sul web Franco Marini «Prendere o lasciare? Non ci sto» S.C. Il modello tedesco resta l'obiettivo. No a una scelta per decreto: «Su materie così non esiste in natura» RIAVVICINIAMOCI ALLA GERMANIA Tutto il Pd sostiene la necessità di modificare in Parlamento la norma sui licenziamenti per motivi economici. D'Alema: «Sul punto testo confuso e pericoloso». Di Pietro: «Idv pronta al Vietnam parlamentare». ROMA L'INTERVENTO Sull'esito degli incontri di ieri tra governo e parti sociali dico subito quello che penso a proposito della questione più controversa, l'articolo 18: riavviciniamoci alla Germania. Non capisco perché anche da noi non si possa adottare un modello che, certo, non può essere accusato di bloccare le imprese di Berlino. Affidiamo ai giudici del lavoro la scelta nei casi di licenziamento per motivi disciplinari e per ragioni economiche tra il reintegro e l'indennizzo. Mi era sembrato che anche il sistema delle imprese fosse di quest'opinione, oltre a tutto il sindacato. Sono convinto che su questo terreno si possa costruire in Parlamento un'intesa, a patto che ci si svesta da atteggiamenti pregiudiziali. Con la premessa che occorre vedere i testi che il governo manderà alle Camere credo che il lavoro fatto in questi mesi dalle forze sociali e dal governo contenga anche punti di merito positivi e, proprio per questo, sarebbe bene trovare un consenso generale sull'insieme delle misure che vi sono contenute. Swoboda: cercare l'intesa La riforma del lavoro in Italia «è un passo necessario ma deve essere fatta con il massimo consenso possibile delle parti sociali» che sono «i pilastri del modello sociale europeocosì come è definito dai trattati europei». Così il capogruppo S&D (socialisti-democratici) al Parlamento europeo, l'austriaco Hannes Swoboda, ha commentato la bozza di del governo Monti. 5 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
I l nostro sì alla riforma del lavo-ro? Non è affatto scontato». Eil premier Mario Monti megliofarebbe «a non dimenticare che il suo governo è nato anche perché un grande partito, il Pd, ha lavorato affinché questo avvenisse». È una Rosy Bindi amareggiata quella che parla mentre raggiunge Montecitorio per presiedere l'Aula che voterà la fiducia alle liberalizzazioni. La chiusura del dialogo con le parti sociali e la blindatura sull'articolo 18 hanno aperto la discussione interna al Pd e mai come ora il partito rischia la tenuta. Bindi, sta dicendo che è cambiato il rapporto del Pd con il governo? «Sto dicendo che questo governo e il suo presidente del Consiglio possono andare avanti se rispettano la dignità di tutte le forze politiche che lo sostengono». Questachiusura improvvisa sull'articolo 18 è vissuta come un tradimento, soprattutto dopo il vertice a quattro della scorsa settimana, o no? «Sto ai fatti: durante quell'incontro con i leader dei partiti che sostengono l'esecutivo si era deciso di procedere con l'accordo tra le parti, come presupposto fondamentale, e questo non è quello che sta avvenendo. Riteniamo che questo sia un gravissimo errore del governo. Le riforme strutturali, come quella che riguarda i diritti dei lavoratori e non soltanto il mercato del lavoro, richiedono impegno e accordo da parte di tutti». E qui forse inizia anche la fase più difficile per il Pd. Come farete a trovare un punto di sintesi tra chi vuole la riforma così com'è chi vuole modifiche? «Sapevamo che sarebbe stato un passaggio difficile, ma il problema non siamo noi. Le nostre differenze riflettono visioni diverse dei bisogni del futuro del Paese. Questa non è una battaglia per il Pd ma per l'Italia». Bersani ha detto che non morirà monetizzando il lavoro. Non è anche la battaglia per salvare il Pd? «Noi dobbiamo trovare, attraverso il dibattito interno, un nostro punto di sintesi e la direzione di lunedì sarà l'occasione giusta. Ma la nostra posizione comune non può che essere per un impegno a modificare il testo in Parlamento, e non sto parlando soltanto dell'articolo 18». Cos'altro non le piace di questa riforma? «Di sicuro in questa riforma c'è la libertà di licenziamento, ed è altrettanto sicuro che non si sono fatti passi forti e significativi per il superamento delle differenze tra lavoro a tempo indeterminato e il precariato. Le finalità della riforma non mi pare siano state raggiunte». Ichino non la pensa come lei. Dice che in questa riforma ci sono tante delle istanze Pd. «È vero, ci sono alcune delle nostre proposte, come quella che riguarda il costo del lavoro precario che deve essere superiore rispetto al costo del lavoro a tempo indeterminato. Ma temo che con la libertà di licenziamento si sia annullato tutto quello che di buono c'e». Ichino le direbbe che queste sono preoccupazioni «fuori luogo» perché l'articolo 18 non deve essere considerato “indigesto per il Pd”. «Non lo sarà per lui, ma per il Pd è indigesto tutto ciò che è indigesto per i lavoratori». Franceschini si augura che il governo presenti un disegno di legge. E se arrivasse l'ennesimo decreto? «Il presidente del Consiglio ha detto che deciderà il Parlamento. Bene, stavolta lo faremo davvero in un confronto aperto e non blindato. Se pensa di andare avanti con il ritmo Intervista a Rosy Bindi «Ora il Parlamento deve cambiare la norma Il nostro sì non è scontato» MARIA ZEGARELLI Il tavolo dell'incontro governo - parti sociali nello scorso dicembre La presidente Pd: «Monti ha fatto un grave errore sacrificando la coesione sociale. Il governo andrà avanti se rispetterà la dignità di tutti» ROMA Primo Piano Il mercato del lavoro 6 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
insieme un punto d'approdo, cioè una sintesi che vada bene per tutti». Il professor Giulio Sapelli, in un polemico libretto, “L'inverno di Monti”, pubblicato da Guerini, scrive che per Monti e per il suo ministro noi non siamo cittadini, siamo solo “cavie”. Non mi sembra lontano dalla realtà… «Plutarco diceva che la barba non fa il filosofo. Io mi permetto di correggere: l'accademia non fa lo statista. Cambiamo le regole del lavoro per dimostrare quante idee abbiamo in testa. Nelle condizioni d'oggi dell'Italia, con il suo enorme debito pubblico, con la disoccupazione, con una giustizia civile che non funziona, si è deciso di partire dal mercato del lavoro, enfatizzando questioni marginali, trasformando una normale discussione tra le parti in una guerra ideologica, spaccando il possibile, per giungere ad una conclusione che non sposterà di una virgola la condizione economica e sociale del Paese». Saranno inesperti, ma vogliono fare tutto loro… «Vorrei aggiungere allora un altro risultato di questa battaglia governativa: aver accentuato la tendenza, nella regolazione dei rapporti di lavoro, ad allargare l'area dell'intervento legislativo, comprimendo quella della contrattazione, assecondando una scelta in campo da tempo (penso alla legge Treu o alla legge 30) strategicamente sbagliata, perché si irrigidisce una materia che la contrattazione potrebbe più agilmente modificare e aggiornare. Se ci sono 46 modelli contrattuali, la maggior parte ignorati dalla stesse aziende, li si taglia. Se si interviene per legge però tutto è complicato da voti parlamentari, maggioranze che si alternano, interessi di questa o quella forza politica,priorità che incombono. La contrattazione è strumento più utile, flessibile, adeguato». S'è voluto intervenire anche sugli ammortizzatori sociali. «In Europa il sistema degli ammortizzatori sociali è finanziato dalla fiscalità generale. È anche questa una delle ragioni per cui altrove i salari sono molto più alti dei nostri. Però il nostro governo, in modo assai originale, ci ha ordinato: pagate voi i lavoratori attraverso i vostri contributi, dopo di che noi stabiliamo che farne. Non esiste al mondo una cosa del genere. Mentre su questo si poteva costruire qualche cosa di diverso: in una Paese dove le tasse gravano soprattutto sui redditi dei lavoratori, si poteva prevedere di fiscalizzare una parte degli oneri sociali legati alle prestazioni sociali, imponendo alle imprese di trasferire i soldi che risparmiano direttamente nelle buste paga. Alzeremmo un filo i salari, rianimeremmo la domanda interna, cominceremmo finalmente ad europeizzarci. Invece, niente di tutto questo». Foto Ansa Felicia Masocco Pietro Spataro Il nostro governo ci ha ordinato: pagate voi i lavoratori attraverso i vostri contributi, dopo noi stabiliamo che farne Stravaganze Contraddizioni Negoziare significa riconoscere le esigenze degli interlocutori e costruire una sintesi che vada bene per tutti IL CORSIVO Il licenziamento discriminatorio è nullo «e comporta, quale che sia il numero dei dipendenti occupati dal datore di lavoro, le conseguenze previste dall'articolo 18». Recita così l'art. 3 della legge 108 del 1990. Millenovecentonovanta, non martedì scorso, giorno dell'annuncio della riforma Fornero. La nullità è la sanzione di un'ingiustiza, di una prevaricazione. Peccato che non si possa annullare una bugia. Elsa Fornero ne ha detta una grossa: ha avocato a sé e ascritto alla sua riforma l'estensione della reintegra nel posto di lavoro del dipendente licenziato per una discriminazione anche nelle piccole imprese, quelle fino a 15 addetti. Se l'è annessa e rivenduta come una novità, è «un rafforzamento delle tutele del lavoratore» ha detto in conferenza stampa. Il primo a smentirla è stato il suo predecessore, Maurizio Sacconi: «È un errore, quella norma esiste già...». Già. Possibile che la ministra del Lavoro non lo sapesse? Difficile crederlo considerato il suo ponderoso curriculum. Più verosimilmente, come un politico navigato, la ministra «tecnica» ha fatto propaganda mentendo. Una Fornero molto sorridente, prima al tavolo con le parti sociali, poi davanti ai giornalisti ha sparso fumus forse nel tentativo di far digerire lo svilimento totale dell'articolo 18 e l'alterazione dei rapporti di forza tra datore di lavoro e dipendente, a danno di quest'ultimo. Già che c'era poteva dirla più grossa. SE FORNERO CADE SULLE BUGIE IL COMMENTO C'è un aspetto non secondario, nella brutta vicenda della modifica dell'articolo 18, che riguarda il ruolo e la forza del sindacato. Non c'è dubbio che Monti, rompendo lo schema del confronto, ha compiuto uno strappo mentre c'erano, invece, i margini per continuare. Però, immaginiamo cosa sarebbe accaduto se Cgil, Cisl e Uil, che negli ultimi mesi avevano ricostruito un'unità d'azione mandata in frantumi da Berlusconi e Sacconi, avessero avuto la forza di presentarsi al tavolo della trattativa con una proposta condivisa sul tema spinoso dei licenziamenti. Sicuramente sarebbe stato di gran lunga più complicato per il premier respingere al mittente l'offerta. Forse, sarebbe stato impossibile. Sappiamo che quell'impresa per i sindacati non era così semplice come può sembrare, per ragioni di merito e anche per interessi di parte. Ma al di là delle posizioni e del peso delle responsabilità di ognuna delle tre confederazioni, è evidente che quella scelta mancata fa pagare un prezzo alto. E dimostra, ancora una volta, che l'unità sindacale è un bene comune per i lavoratori e per il Paese ed è l'unica via per impedire strappi da parte di qualsiasi governo. È vero che la storia non si fa con i se, ma è altrettanto vero che la divisione tra Camusso, Bonanni e Angeletti non può restare aperta. C'è una battaglia da fare per ritrovare le ragioni dello stare insieme. Che resta una delle condizioni, forse la più importante, per favorire il ripristino di un diritto cancellato e spingere quindi il Parlamento a intervenire per rimediare. IL PREZZO DELLA DIVISIONE SINDACALE Fiom, lo sciopero continua Scioperi anche ieri nelle aziende torinesi e piemontesi in difesa dell'articolo 18. Ne dà notizia la Fiom, che annuncia per stamattina due ore di sciopero all'Alenia di Torino ed alla Pininfarinadi Cambiano. «Lariuscitadelle iniziativedi oggi -diceFederico Bellono,segretario provinciale della Fiom - ancora più di quelle di ieri, è una prima risposta al governo». 13 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
C erti schemi mentalifanno proprio fatica acambiare. Hanno biso-gno di tempo. Così ci ri-troviamo a parlaredell'uscita di un disco come facevamo una volta, quando ancora non c'era il «download». La pubblicazione di Tutto qua di Fabio Concato, da ieri nei negozi, è inoltre la prima di un suo album di inediti nell'arco di 11 anni, un'eternità nell'accavallarsi di eventi cui siamo ormai abituati. «Mi sono preso il tempo che mi serviva. Per me e per la mia famiglia, tempo per vivere, ci dice Concato, anche se in realtà non ho mai smesso di pensare alla musica e di lavorare a diversi progetti… con una big band o con un'orchestra sinfonica. D'altra parte mi sono sempre considerato un outsider… e vengo prima io dell'album». Un adesivo sulla copertina di Tutto qua ci avverte che è possibile scaricare in formato Mp3 «cinque brani esclusivi in versione acustica», una specie di risarcimento per i tanti estimatori di questo cantautore schivo e gentile. Con la passione che caratterizza da sempre il suo stile, Concato ci regala Canto, Fiore di maggio, Guido piano, Rosalina e Sexy tango, registrate per sola voce e chitarra acustica (quella del bravissimo Andrea Zuppini). L'impressione che si ricava dall'ascolto di Tutto qua è quella di un movimento che oscilla tra due piani dominanti: quello dell'amore e quello dell'impegno civile; salvo quello trasversale in cui questi temi si incrociano e si intrecciano. Uno dei momenti più emozionanti dell'album siamo pronti a scommettere che diventerà subito un «classico» - è Se non fosse per la musica, registrata da Concato con Stefano Bollani al pianoforte. Se avete presente The Intimate Ella, pubblicato nel 1960 da Ella Fitzgerald con il pianista Paul Smith - in caso contrario si può sempre ricorrere a Youtube! - potete farvi un'idea dell'eleganza e della forza di questa canzone. «Ne abbiamo inciso tre versioni e abbiamo scelto quella che ci sembrava migliore. In mezz'ora avevamo fatto tutto. Compreso un video, perché l'occasione di lavorare con un pianista come Bollani era davvero unica ed era giusto documentarla». La canzone vola sulle note dello scat, una tecnica vocale che Concato interpreta senza inutili funambolismi e con autentica attitudine jazzistica. In pochi minuti è racchiusa quella che potremmo definire la sua filosofia: «… E se non fosse per la musica io certamente non sarei qui, su questa piazza così bella e chi l'avrebbe vista mai (…) ci sono poche cose al mondo che amo tanto come cantare e come ridere, mi fa sentire un po' speciale, sento che potrei sconfiggere anche il male». Se brani come Stazione nord, Un trenino nel petto o Non smetto di aspettarti ci restituiscono il cantautore romantico di Guido piano, l'appena citata Se non fosse per la musica, Sant'Anna (di Stazzema) e soprattutto Tutto qua ci dicono che chi sa amare una persona ed è anche capace di parlarne non può trascurare il resto del mondo: «Immaginando che sia la mia mamma, quella donna che sta chiedendo cibo ed una casa dove stare, immaginando che i suoi figli sono i miei fratelli, sto pensando smarrito cosa potrei fare. Immagino mio padre che si arrampica sul tetto perché non vuole perdere lavoro e dignità, però ci resta troppo tempo e noi sempre là sotto, ti mando un bacio adesso, vedrai che servirà e serve immaginare per comprendere, però senza nessuna velleità, c'è solo della gente da difendere: è tutto qua». Non sarà facile, ma Fabio Concato aggiunge: «Bisogna riportare l'uomo al centro, bisogna veramente immaginare per capire. E guardare vuol dire far proprie le ragioni degli altri, è il minimo che si possa fare». questa nostra umanità molto brutta e molto bella insieme». La morte, la malattia e ora la depressione: tutti temi affrontati a viso aperto nei suoi lavori dal 2003 a oggi. Certo, non la spaventa affacciarsi sull'abisso... Da dove le viene questa consuetudine? «Vengo da una famiglia di medici, che, per quanto disastrata, mi ha abituato e insegnato che alle persone malate bisogna stare vicino. Se nella vita avessi potuto scegliere, avrei evitato certe cose, ma quando capitano sono talmente enormi che non mi riesce di parlare d'altro. L'incaglio nell'incidente, nel dolore, nella malattia mi dispiace, ma questo dispiacere non va rimosso». Comeè arrivata a questa scrittura teatrale stile «flusso di coscienza»? «Ho archiviato sul computer pensieri e reazioni a come andava la giornata o per tematiche. Inizialmente avevo voglia di raccontare una lunga crisi nata con le sedute dall'analista e poi l'ho trasformata in partitura teatrale con tutti i vantaggi ma anche la rozzezza della scena». Quanto hanno inciso le interpreti sulla genesi dello spettacolo? «L'unico condizionamento di cui ho tenuto conto in questo mio tuffo nella libertà creativa assoluta sono proprio le persone che lavorano con me e quando mi hanno detto basta, mi sono fermata. Non farò i prossimi due capitoli che volevo. Almeno per ora. Daria, inoltre, mi ha liberato dal grottesco: con lei non c'è bisogno di far niente, a parte dire, stare. È un'attrice talmente contemporanea che asciuga tutto. Dice pensieri, semplicemente. Federica è all'altro polo, con la sua impostazione classica. Mi è piaciuto muovere i loro codici». Donne protagoniste anche quando è il marito a parlare: lo fa con la voce della madre. È una scelta dettata dalla scrittura? «Scriverò un testo solo per uomini, giuro. Scherzi a parte, forse è perché lavoro in un modo talmente squinternato a cui si adattano solo le donne. I maschi mi rallentano. Però Scimone e Sframeli scrivono testi solo per gli uomini e dicono che non trovano donne adeguate. Ho la loro benedizione! Scriverò le parole che gli uomini non hanno mai scritto per le donne, soprattutto per quelle di una certa età...» Da qui in poi, che direzione prenderà il suo lavoro? «Beh, è successa una cosa strana: dopo lo spettacolo è venuto da me un e d i t o r e e m i h a d e t t o : “Romanzamelo”. Ero terrorizzata dall'idea di cimentarmi in una scrittura altra dal teatro dove bazzico da sempre. Ma sono tornata al concetto uno: dai 40 ai 50 faccio tutto!» Il disco contiene anche un brano registrato con Stefano Bollani Impegno civile e amore. Concato è «Tutto qua» Un album di inediti emozionante, che ci dice: chi sa amare una persona non può trascurare il resto del mondo Contributi FRANCESCA DE SANCTIS GIANCARLO SUSANNA Adele e Lucas, la guerra fuori e dentro Dini e Saponangelo nel nuovo spettacolo di Giampiero Rappa fdesanctis@unita.it S i combattono due guerrein questo nuovo testoscritto per il teatro daGiampiero Rappa (ha fon-dato la compagnia Gloria-babbi Teatro; il suo primo testo, Gabriele, lo ha scritto nel 1998 con Fausto Paravidino): la prima è una guerra indefinita, che vede aerei sorvolare in alto nei cieli; la seconda è una guerra che combattono insieme, ma ciascuno con le proprie parole ed emozioni, Adele e Lucas. Questa giovane donna e l'uomo del quale si innamorerà (almeno così sembra) sono i protagonisti, così diversi e lontani, della pièce che ha debuttato in prima nazionale al Piccolo Eliseo Patron Griffi: Il coraggio di Adele, diretta dallo stesso Rappa, che per dare un volto alla coppia sceglie Filippo Dini e Teresa Saponangelo. Su una zattera sospesa nel tempo un'aristocratica delusa dal proprio uomo e ancora in cerca di se stessa e un fotografo di origine proletaria si incontrano, si annusano, si cercano e si trovano. Ma quella che Rappa ci descrive con qualche punta di ironia e commozione - è una situazione eccezionale, dove tutto sembra poter accadere. Tra la fame, la paura e la malattia l'incontro fra i due appare inevitabile. Ma le cose non andranno esattamente come previsto. Si erano giurati amore eterno, eppure il diario di Adele svelerà un particolare che li separerà per sempre. Neanche quando si ritroveranno un anno dopo, a guerra finita, l'uno a fianco all'altro, le cose cambieranno. Si ride e si soffre soprattutto grazie ai due interpreti, Filippo Dini, straordinario nel dare vita al personaggio di Lucas che gli si appiccica addosso e sembra non volersene andare più via, e Teresa Saponagelo, più timida in questo caso. Ma quel che conta è che forse questo testo vuole dirci di riflettere con più coraggio su noi stessi e di guardare al nostro passato per affrontare meglio il futuro. Certo, qualche guizzo in più avrebbe giovato al testo. Stasera, intanto, Rappa inaugura la rassegna romana «Trend», a cura di Rodolfo di Giammarco, con la mise en espace A slow air di David Harrower . La «Ragazza di Ipanema» ha 50 anni Percelebrare i 50anni di «Garotade Ipanema» (Ragazza di Ipanema) ilBrasile prepara un ricco calendario di eventi. Del resto si tratta della seconda canzone più suonata della storia, dopo «Yesterday» dei Beatles. La musica è stata prodotta in oltre un milione e mezzo diesemplari, tradischi invinile,cdedvd,eneesistonononmenodi500diverseregistrazioni. 43 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
L'ultimatum slitta di nuovo. I mediatori si moltiplicano. Le richieste si riducono. Il giallo s'infittisce. Al centro, i due italiani rapiti in India. Il leader dei maoisti dell'Orissa, Sabyasachi Panda, ha offerto di liberare uno dei due ostaggi nelle sue mani «se il governo risponderà positivamente a quattro delle 13 richieste» avanzate. Lo riferisce la tv Cnn-Ibn. L'emittente precisa che si tratta di quattro aspetti che non implicano «violazioni di legge» da parte del governo. Tra le 4 richieste, vi sarebbero il rilascio immediato di cinque guerriglieri e la scarcerazione di Subhashree Das, moglie del leader maoista. Si tratta del quarto audio messaggio inviato da Panda, conosciuto con il nome di battaglia di «Sunil», alle tv indiane. La stessa emittente ha intanto proposto un brano di una intervista a Santosh Moharana, cuoco di Paolo Bosusco catturato e poi rilasciato dai maoisti, secondo cui Claudio Colangelo, l'altro ostaggio, stava prendendo medicine per curarsi una patologia imprecisata, forse malaria. I due italiani, stando alla polizia di Orissa, sarebbero trattenuti in nascondigli nel cuore della giungla nel distretto di Kandamal. GLI SFORZI DEL GOVERNO L'India sta adottando una serie di iniziative volte ad assicurare il rapido rilascio dei due cittadini italiani, fra cui la creazione a Bhubaneswar di un Gruppo di gestione della crisi. Lo ha assicurato ai giornalisti a New Delhi il sottosegretario agli Esteri indiano, Ranjan Mathai. Come gover-UMBERTO DE GIOVANNANGELI India, offerta dei maoisti «Cinque guerriglieri in cambio di un rapito» l leader dei maoisti dell'Orissa, Sabyasachi Panda, ha offerto di liberare uno dei due italiani nelle sue mani «se il governo risponderà positivamente a quattro delle 13 richieste» avanzate. L'ultimatum slitta ad oggi. p Le richieste Il gruppo ribelle che detiene Paolo Bosusco e Claudio Colangelo riapre la trattativa pUltimatum Ancora uno slittamento. Le richieste dei rapitori diffuse con un audiomessaggio Mondo34 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
tempo diversi portano la divisa dei parà del 17˚ reggimento, lo stesso al quale appartenevano due delle sue vittime. Anche lui aveva provato ad entrare nell'esercito, ma non c'era riuscito. Chi lo conosce racconta della vita «normale» di una banlieu. Poca passione per la scuola, qualche guaio con la giustizia, cose da ragazzini di periferia: non la personalità disturbata tratteggiata oggi dagli investigatori che gli imputano una ventina di reati, qualcuno violento. E una voglia di rivalsa, divenuta più forte da quando anche la Legione straniera lo aveva respinto proprio per i suoi precedenti penali. IL FRATELLO SALAFITA «Ho fatto tutto da solo», ha raccontato il killer agli agenti che per tutta la giornata hanno tenuto aperto un canale di comunicazione, una volta fallito il tentativo di prenderlo di sorpresa. Mohamed ha prima aperto il fuoco e ferito due poliziotti, poi ha scambiato per un cellulare una colt 45, gettandola dalla finestra e con il telefono ha continuato a parlare, promettendo di consegnarsi prima alle 14,30 poi in serata. Gli investigatori non credono che avesse una rete terroristica alle spalle, ma qualche supporto in famiglia: nell'auto del fratello - salafita anche lui, fermato insieme alla fidanzata - sono stati trovati esplosivi. Altre armi nel bagagliaio di un'altra vettura e si cerca anche una terza auto che Mohamed avrebbe preso in affitto e che conterrebbe armamenti. Fallito il blitz, gli investigatori hanno tirato il freno temendo che potesse avere in casa un ordigno e hanno tolto il gas a tutto il quartiere. Speravano che cedesse presto, hanno chiamato sua madre perché lo convincesse. «Non ho nessun ascendente su di lui», ha replicato la donna, anche lei in stato di fermo. Mohamed era cambiato. Il procuratore Francois Molins parla di un processo di «auto-radicalizzazione» atipico: il killer ha fatto tutto da solo, anche i viaggi in Afghanistan, il suo nome è saltato fuori solo a causa di un banale controllo stradale, una casualità. «Voleva mettere la Francia in ginocchio, ma ha fallito», ha detto il presidente Sarkozy, ieri a Tolosa prima di partecipare alla commemorazione dei parà uccisi a Montauban. La Francia non è in ginocchio, a sera si tratta ancora con il giovane Mohamed. L'ordine è di prenderlo vivo. È ora che i criminali la smet-tano di rivendicare i loroatti terroristici in nomedella causa palestinese edi pretendere così di difendere i loro figli che invece non chiedono altro che una soluzione giusta per sé e per tutti i bambini del mondo». Quel sangue innocente versato a Tolosa non può, non deve essere «giustificato» in nome della sofferenza dei bambini palestinesi. Un accostamento vergognoso, rigettato con forza dal primo ministro dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), Salam Fayyad. L'Olp, l'Autorità palestinese e la Delegazione permanente della Palestina presso l'Unesco hanno condannato con «la più grande fermezza l'odioso attentato compiuto a Tolosa contro la scuola ebraica». I bambini della Palestina «non vogliono altro se non vite dignitose per loro e per tutti i bambini del mondo». E questo sogno di libertà non sarà mai realizzato attraverso il terrore, scorciatoie militariste. Quella speranza di libertà non potrà mai essere affidata ai tanti che nel corso degli anni, hanno usato strumentalmente la causa palestinese per fini di potere, per alimentare la Jihad globale, per giustificare l'ingiustificabile. Sono i qaedisti «fai da te», come il mostro di Tolosa, come satrapi arabi e musulmani o capi del network del terrore denominato al-Qaeda. L'elenco è interminabile: da Muammar Gheddafi a Mahmud Ahmadinejad, da Osama bin Laden a Ali Khamenei, da Ayman al Zawahiri ad Hafez al-Assad, da Saddam Hussein dagli attentatori di Londra o di Madrid a quelli che hanno colpito nel Sinai, in Indonesia, in Egitto...: tutti hanno usato la sofferenza dei palestinese finendo per infangarla. Il destino degli Stati Uniti è legato a quello della Palestina. Questo il contenuto del messaggio che Osama bin Laden avrebbe registrato prima di morire. Lo stesso messaggio che la rete terroristica Al Qaeda ha inviato il 3 maggio 2011 in occasione del riconoscimento ufficiale della morte del leader da parte dei suoi seguaci: «Gli Usa non potranno mai vivere in sicurezza fino a quando il popolo palestinese non godrà della pace». È ancora: «I nostri attacchi contro di voi proseguiranno finché proseguirà il vostro sostegno a Israele», minaccia il fondatore di al Qaeda. «È ingiusto che voi viviate in pace mentre i nostri fratelli a Gaza vivono nell'angoscia», aggiunge lo sceicco del terrore in questa breve registrazione. Al Qaeda ha provato molte volte a inserirsi nel teatro palestinese, ma ha sempre incontrato serie difficoltà. Ma nei giorni drammatici dell'Operazione «Piombo Fuso» a Gaza e un crescente numero di vittime civili, i terroristi scorgono un cuneo dove infilarsi. E così Ayman Al Zawahiri, la mente operativa di al Qaeda e successore di bin Laden, ha lanciato su internet un pesante attacco con un messaggio audio: l'offensiva «è un anello di una catena nella crociata sionista contro i musulmani e l'Islam. Gli attacchi sono un regalo di Obama per voi (palestinesi, ndr) prima ancora che entri in carica». Il 4 gennaio un sito aveva diffuso un testo attribuito sempre ad Al Zawahiri nel quale si invitava i musulmani ad «accorrere in Palestina», a rinunciare alle manifestazioni di piazza e ad attaccare Israele, gli Stati Uniti e i paesi arabi complici di «ebrei e crociati». Al Qaeda, e non solo. «Noi pensiamo di liberare Gerusalemme e le terre palestinesi». E ancora: «Se avessimo abbandonato la causa palestinese non saremmo ora accusati di terrorismo». E in un crescendo: «Siamo intervenuti in altre questioni contro Israele e abbiamo portato alla vittoria di Hezbollah nella guerra dei 33 giorni del 2006, e anche in quella dei 22 giorni di Hamas sulla Striscia di Gaza...»: così la Guida suprema iraniana Ali Khamenei nel sermone del venerdì all' Università di Teheran, lo scorso 3 febbraio. «Tutti gli Stati arabi che hanno rapporti con Israele sono dei regimi codardi», proclama il Colonnello Gheddafi, ancora al potere a Tripoli, il 14 febbraio 2011. In nome della «causa palestinese» hanno finanziato il terrorismo; in nome della sofferenza dei palestinesi hanno rafforzato le fila dell'esercito degli «shahid» (martiri, ndr). Nei siti jihadisti hanno imperversato le immagini scioccanti dei bambini palestinesi morti a Gaza o in Cisgiordania. Li hanno usati per le invettive antisioniste degli imam più radicali che operano anche nel cuore dell'Europa. Qualcuno ha trasformato quelle invettive in azioni criminali. Come a Tolosa. UMBERTO DE GIOVANNANGELI Da tempo Mohamed era seguito dagli 007: ma non è stato fermato Da Osama a Gheddafi Quelli che hanno «usato» i bimbi di Gaza Oggi è il qaedista della strage nella scuola ebraica Ma è lunga la lista di chi ha brandito l'argomento della sofferenza dei palestinesi per giustificare l'orrore Intelligence Cavalcare la sofferenza Ci hanno provato in tanti, troppi. Con cinismo e strumentalità La denuncia Il premier dell'Anp: «I terroristi la smettano di usare la nostra causa» Il dossier udegiovannangeli@unita.it La procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla diffusione, sul sito d'ispirazione neonazista «HolyWar», di una lista i nomi di 163 professori di 26 università italiane definiti «molto pericolosi» e collaboratori dell'intelligence israeliana. Gli accertamenti sono affidati al pm Luca Tescaroli, il quale procede per istigazione all'odio razziale sulla base di un'informativa della Digos.Nellalista cisono filosofi,storici, letterati, economisti, giuristi, tra cui molti noti intellettuali. Un'altra lista nera pubblicata sul portale, i nomi di altre personalità accusate di essere «complici» di Israele: tra gli italiani, direttori di giornali, editorialisti, cronisti, semiologi, filosofi, scrittori, deputati, parlamentari europei, esponenti della comunità ebraica. Oltre alla Digos indagaanchela poliziapostale. Ilpm Tescaroli è lo stesso che indaga su un'altra black-list apparsa nei mesi scorsi sul sito «stormfront.org». Liste nere antisemite La Procura di Roma ha aperto un'inchiesta IL CASO Migliaia ai funerali in Israele AmigliaiahannoaccompagnatoaGerusalemmelesalmedellevittimediTolosafino al cimitero del Har ha-Menuhot, il Monte del riposo eterno. I corpi del rabbino Yonatan Sandler,dei duefigliAriehe Gabriel nonchédella bambina MiriamMonsenego erano giunti all'alba con un volo da Parigi. Al loro arrivo sono stati nello scialle tradizionale ebraico. 23 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
Foto Ansa 3 Tre i pilastri dei nuoviammortizzatori cheentreranno a regimenel 2017, mentre ci so-no molti punti interro-gativi sul periodotransitorio con il go-verno che ha promesso di «mantenere gli attuali livelli di copertura». Il primo è l'Assicurazione sociale per l'impiego (Aspi), che per il governo sarebbe «universale», ma la ministra non ha chiarito né le coperture, né come cambierebbero i requisiti (l'ultima versione prevedeva due anni di contribuzione e almeno 52 settimane di lavoro nell'ultimo biennio). Se fossero confermate le ultime versioni dei testi dunque verrebbero esclusi totalmente tutti i lavoratori para-subordinati: co.co.pro e finte partite Iva. Il livello massimo di copertura dovrebbe aggirarsi sui 900 euro per 12 mesi di durata che si allungano a 18 per i lavoratori over 54. Ci sarà comunque un'abbattimento dell'assegno del 15% dopo i primi sei mesi e un ulteriore 15% dopo un anno. La ministra ha specificato che ci sarebbe una versione transitoria dell'Aspi fino al 2016 e una versione definitiva dal 2017, senza specificare le differenze. L'Aspi assorbirà l'indennità di mobilità e quella di disoccupazione. Nel primo caso ridurrà la copertura dagli attuali 3 anni (4 al Sud) per gli over 55 a soli 18 mesi, mentre nel secondo la lunghezza rimarrà intatta. Il secondo raggruppa «le tutele in costanza di rapporto di lavoro». Si tratta degli strumenti già esistenti: la Cassa integrazione ordinaria che però non verrebbe estesa (come promesso in precedenza dal governo) anche per le aziende sotto i 15 dipendenti e altri settori oltre agli attuali (settore industriale ed edile), la Cassa integrazione straordinaria (che inizialmente il governo voleva abolire) ma senza la causale della «cessazione di attività aziendale». Il terzo e ultimo pilastro sono i «fondi di solidarietà» che servirebbero per allargare la Cassa integrazione ai settori produttivi oggi sprovvisti. Anche su questo ultimo tema il governo non ha specificato i criteri di finanziamento dei nuovi Fondi. Per finanziare gli ammortizzatori Fornero parla di una «dote di 1,61,7 milardi». Ma il loro reperimento rimane un mistero. La ministra del Welfare ha spiegato che la cifra «è indispensabile per sostenere la riforma» e che dovrà arrivare «da una delicata operazione di cesello». FLESSIBILITÀ IN USCITA di paternità: in forma sperimentale saranno obbligatori anche per i padri. Nessuna tipologia contrattuale fra le 46 esistenti sarà formalmente cancellata. Il contratto di associazione in partecipazione (quello usato per assumere commesse e legarle all'andamento dei negozi) rimarrà in vigore nel solo caso in cui i lavoratori siano familiari. Fornero ha parlato di «stretta sulle partite Iva e sui co.co.pro» punta a limitare il fenomeno del lavoro sostanzialmente subordinato mascherato da lavoro autonomo. Dopo la laurea o dopo un master - ha spiegato Fornero - si va in azienda ma non con uno stage gratuito, magari sarà una collaborazione, magari un lavoro a tempo determinato ma è un lavoro e l'azienda lo deve pagare». L'unico provvedimento definito sul contrasto alle finte partite Iva è quello che prevede che in caso di unico committente che corrisponde il 75% del totale delle entrate del lavoratore si configuri una forma di lavoro subordinato. Ma il governo non ha ancora specificato se sarà un contratto a tempo indeterminato o «l'irrogazione di una sanzione paragonabile». 2 Il testo, blindato eche quindi non saràdiscusso nell'ultimotavolo plenario inprogramma per og-gi, che modifica l'ar-ticolo 18 dello Statu-to dei lavoratori proposto dal governo e accettato da Cisl, Ugl e (criticamente) dalla Uil, cambia radicalmente l'attuale formulazione. Oggi un lavoratore che viene licenziato senza giusta causa ha diritto al reintegro sul posto di lavoro, tramite sentenza del giudice. Con l'approvazione della riforma del lavoro, la disciplina viene suddivisa in tre casistiche: licenziamento discriminatorio, licenziamento disciplinare, licenziamento per ragioni economiche. La soluzione che la ministra del Welfare autodefinisce «equilibrata» è così definita. Per i licenziamenti di tipo discriminatorio rimane il reintegro e anzi viene «rinforzato» prevedendolo «in qualsiasi caso e dimensione d'impresa» con «un ulteriore risarcimento, inclusi i contributi previdenziali». Per i licenziamenti di tipo disciplinare arriva l'alternativa fra «indennizzo» («in via principale») e «reintegro» (solo nei casi in cui il motivo è inesistente, per non aver commesso il fatto, o è riconducibile alle ipotesi punibili ai sensi dei contratti nazionali di lavoro). L'ammontare dell'indennizzo è specificato in una forchetta compresa «fra le 15 e le 27 mensilità». Niente alternativa invece per i licenziamenti di tipo economico: in questo caso il governo propone «il solo indennizzo», cancellando il reintegro. I sindacati, Cgil compresa, nei giorni scorsi avevano trovato un'intesa di massima che prevedeva, basandosi sul modello tedesco, che in caso di licenziamenti per ragioni economiche il giudice potesse optare più facilmente per l'indennizzo monetario rispetto al reintegro, che comunque rimaneva possibile. Il governo sostiene di aver esteso la possibilità del reintegro per i licenziamenti discriminatori anche alle imprese sotto i 15 dipendenti. La norma in realtà esisteva già, ma nella prassi gran parte dei lavoratori delle piccole industrie rinunciavano al reintegro e accettavano l'indennizzo. Su un punto tutte le parti sociali erano d'accordo: un drastico taglio ai tempi dei giudizi che oggi, fra primo grado e appello, arrivano anche a sei-sette anni. Sul tema interverrà il ministero della Giustizia, ma niente è stato definito. AMMORTIZZATORI SOCIALI Escluso il ricorso al decreto Il testo sui licenziamenti è ancora in fase di scrittura. Potrebbero esserci novità rispetto a martedì Per i licenziamenti ingiusti solo indennizzo La nuova Aspi assorbirà mobilità e disoccupazione Lo spread torna oltre quota 300 Quella di ieri sarebbe potuta essere una seduta di borsa brillante, specie per Milano, con molte società pronte a beneficiare della maggiore flessibilità consentita dalla riforma del mercato del lavoro. Invece la giornata si è conclusa in negativo, con Piazza Affari maglia nera (-1,29%) fra le maggiori borse europee e lo spread italiano tornato oltre quota 300. 9 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
Un'intuizione dei carabinieri di Busto Arsizio, in provincia di Varese. Da lì parte l'indagine della procura di Milano sulla presunta maxi-truffa legata alla vendita di migliaia di schede telefoniche fasulle, che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di 99 persone in tutta Italia, tra cui undici dipendenti Telecom e la stessa società telefonica nella persona del suo legale rappresentante, l'ad Marco Patuano. Il manager all'epoca della presunta truffa - tra il 2007 e il 2009 - non era ancora alla guida dell'ex monopolista, la sua iscrizione è un atto dovuto secondo la legge sulla responsabilità oggettiva delle aziende. I reati ipotizzati dai pm Francesco Caiani e Massimiliano Carducci vanno dall'associazione per delinquere alla ricettazione, fino al falso. La presunta truffa avrebbe portato alla Telecom 227 milioni di euro di ingiusto profitto nel solo 2008. Il marchingegno criminale è semplice: alla base di tutto c'è la vendita di schede telefoniche fasulle, migliaia di sim card intestate a persone decedute o a cittadini ignari, magari vendute sottobanco a chi le utilizzava poi per commettere reati informatici o a chi temeva di essere intercettato. SCHEDE FALSE E BONUS A guadagnare erano undici dipendenti Telecom e 66 esercenti del circuito di vendita, che in base al numero delle schede vendute vedevano crescere bonus e incentivi. Ma a trarne profitto - secondo la procura - sarebbe stata la stessa Telecom, in termini di pubblicità, quote di mercato e traffico telefonico. Tant'è che nell'avviso di chiusura delle indagini, i pm scrivono: «Si tratta di reati commessi nell'interesse della società che non aveva fatto opera di prevenzione né si era preoccupata di vigilare», in barba anche alle norme sul trattamento di dati riservati. Tra gli indagati figurano anche i responsabili delle vendite nel Nord Italia, del Sud e del cosiddetto “canale etnico”, quello legato ai canali internazionali. TELECOM PARTE CIVILE Immediata la risposta del gruppo telefonico, che si definisce parte lesa della presunta truffa e «si costituirà parte civile nei confronti di tutti gli imputati». «La società precisa che aveva presentato già nel 2008 due atti di denuncia-querela e sin dalla fase di avvio delle indagini aveva provveduto a sospendere i 14 dipendenti (nessuno dei quali dirigente) che risultavano all'epoca coinvolti e che risultano oggetto dell'attuale procedimento giudiziario». Il fenomeno dell sim false, assicura Telecom, è stato eliminato: il gruppo «ha, sin dal 2008, posto in essere una incisiva serie di azioni per porre rimedio a tale situazione. L'introduzione di specifiche misure organizzative e procedurali ha consentito di eliminare il fenomeno e di giungere alla bonifica delle sim-card intestate irregolarmente». E «degli avanzamenti di tale attività la società ha fornito ampia informazione al mercato, attraverso le proprie comunicazioni sociali inclusi i bilanci di esercizio». Chiuse le indagini, i pm Caiani e Carducci, dovrebbero presentare la richiesta di rinvio a giudizio. L'ad nel registro degli indagati perché legale rappresentante Iscrizione tecnica p C'è anche l'ad Patuano La difesa dell'azienda: «Noi vittime, ci costituiremo come parte offesa» p 227 milioni di euro A tanto ammonterebbe secondo i pm l'ingiusto profitto della compagnia MILANO MARCO TEDESCHI Milioni di schede vendute sottobanco e usate anche per commettere reati informatici. È lo scenario che emerge dall'indagine della procura di Milano su una presunta truffa che coinvolge 99 persone e la Telecom. La sede Telecom L'azienda è stata messa sotto inchiesta dalla procura di Milano Foto Sciaky/ TM News - Infophoto «Sim card false o contraffatte» Bufera su Telecom, 99 indagati Chiusa l'inchiesta La procura chiederà il processo per quattro La procura di Roma ha concluso le indagini su uno dei filoni riguardanti gli appalti Enav: si tratta di quello relativo all'emissione di false fatture per operazioni inesistenti. Gli atti depositati dal pm Paolo Ielo, passo che anticipa la richiesta di rinvio a giudizio, riguardano l'imprenditore Tommaso Di Lernia, l'ex ad di Selex, Marina Grossi, l'ex consulente esterno di Finmeccanica Lorenzo ColaedilmanagerManlioFiore.Tuttiaccusati di concorso nell'emissione di false fatture e appropriazione indebita. Secondo la procura Di Lernia, quale titolaredellasocietàPrintSystem,previoconcerto con Cola, che avrebbe agito in accordoconGrossieFiore,avrebbeemessofatturepercircaduemilionie400mila euro, tra il febbraio 2009 ed il maggio 2010, per operazioni fittizie. Reato aggravatodalfattochesarebbestatocommessoalfinedicreare«fondineri»destinatiancheapubblici ufficialiedincaricati di pubblico servizio per il compimento di atti contrari ai loro doveri di ufficio. APPALTI ENAV Italia 31 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
Sembra destinato a restare un mistero l'assassinio di Simonetta Cesaroni, la ragazza uccisa con 29 coltellate il 7 agosto del 1990 in uno stabile di via Poma, a Roma. A un anno e mezzo dalla clamorosa condanna a 24 anni, in primo grado, dell'ex fidanzato della giovane, Raniero Busco, una superperizia richiesta dai giudici d'appello, i cui contenuti si sono appresi ieri, fa crollare, rovinosamente, l'impianto accusatorio del pm che aveva portato Busco alla sbarra per un processo che da subito si era rivelato altamente indiziario e che pur concludendosi con una sentenza di colpevolezza aveva lasciato molti dubbi nell'opinione pubblica. Adesso, in verità, la superperizia distrugge quella fonte di prova che era stata la spina dorsale dell'intero dibattimento. E cioè il presunto morso, contemporaneo al delitto, sul seno di Simonetta Cesaroni, le cui fotografie erano state confrontate con l'arcata dentaria di Busco fino a far concludere alla Corte che fosse stato proprio lui ad avventarsi, quel torrido pomeriggio, sulla giovane. Ebbene, secondo la nuova perizia non sarebbero compatibili con un morso quei segni sul capezzolo della vittima. Perché, è scritto nella consulenza, potrebbe trattarsi, sì, di un lieve strusciamento con i denti. Ma anche di «una unghiatura parziale per strizzamento tra due dita del capezzolo...». Di più. Nel documento si legge che quella del morso fu solo «un'ipotesi», che ha dato vita a «consulenze tecniche odontoiatriche forensi indubbiamente affascinanti e suggestive per la sofisticazione delle ricostruzioni proposte che si spingono ad indicare per l'accusa una compatibilità con la particolare dentatura dell'imputato Busco». Addirittura, gli esperti ritengono che un morso sul seno della vittima «sia una ricostruzione inverosimile e impossibile ad un essere umano». I genetisti Corrado Cipolla d'Abruzzo, dell'Università di Chieti, e Carlo Previderè, dell'Università di Pavia e il medico legale Paolo Fattorini, dell' Università di Trieste, parleranno in udienza del loro elaborato il 27 marzo prossimo, davanti alla Corte d'Assise di Appello di Roma. Non era stata solo la difesa di Raniero Busco, che si è sempre proclamato innocente, a Foto Ansa Italia Depositato il documento degli esperti super partes per il delitto di Roma. Dice che i segni sul seno di Simonetta Cesaroni non sarebbero compatibili con un morso. E cadrebbe così la prova principe contro l'ex fidanzato. ANGELA CAMUSO pDepositata la perizia super partes sulla morte di Simonetta Cesaroni, uccisa nel 1990 p Cade la prova principe contro l'ex fidanzato. «Sul corpetto il Dna di tre uomini» Foto Lapresse www.unita.it Via Poma senza fine «Quel morso non è compatibile con Busco» ROMA Simonetta Cesaroni la ragazza massacrata con 29 coltellate negli uffici di via Poma a Roma L'ex fidanzato Raniero Busco 28 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
www.unita.it Zapping MEDIUM DEJA VU CORSA CONTRO IL TEMPO LE IENE SHOW PIAZZAPULITA RAITRE ORE:21:05 SERIE TV CON PATRICIA ARQUETTE CON DENZEL WASHINGTON CON ILARY BLASI CON CORRADO FORMIGLI RETE4 ORE:21:10 FILM ITALIA 1 ORE:21:10 SHOW LA7 ORE:21:10 TALK SHOW Rai 1 Rai 2 Rai 3 RAI 1Canale 5 Rete 4 Italia 1 La 7 Sky Cinema 1 HD Sky Cinema family Sky Cinema Passion Cartoon Network Discovery Channel Deejay TV MTV 21.10 Dylan Dog - Il ilm. Film Azione. (2011) Regia di K. Munroe. Con B. Routh S. Huntington. 23.05 Faccia d'angelo - 2a parte. Serie TV 00.40 Il buongiorno del mattino. Film Commedia. (2010) Regia di R. Michell. Con R. McAdams H. Ford. 21.00 Glory Road - Vincere cambia tutto. Film Drammatico. (2006) Regia di J. Gartner. Con J. Lucas D. Luke. 23.05 Sognando Beckham. Film Commedia. (2002) Regia di G. Chadha. Con P. Nagra K. Knightley. 21.00 Indovina chi sposa Sally. Film Commedia. (2009) Regia di S. Burke. Con S. Hawkins T. Riley. 22.45 Il matrimonio del mio migliore amico. Film Commedia. (1997) Regia di P. Hogan. Con J. Roberts D. Mulroney. 18.45 Ben 10 Ultimate Alien. 19.10 Holly e Benji Forever. 19.35 Bakugan Potenza Mechtanium. 20.00 Leone il cane ifone. 20.05 Takeshi's Castle. 20.35 Lo straordinario mondo di Gumball. 21.00 Adventure Time. 21.25 The Regular Show. 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Marchio di fabbrica. Documentario 19.30 Marchio di fabbrica. Documentario 20.00 Top Gear USA. Documentario 21.00 Top Gear. Documentario 22.00 Swords: pesca in alto mare. Documentario 18.35 Platinissima presenta Good Evening. Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Via Massena. Sit Com 21.00 Fuori frigo.Attualita' 21.30 Lincoln Heights. Serie TV 22.30 Deejay chiama Italia - Edizione Serale. 19.30 Dieci cose che odio di te.Serie TV 19.55 Dieci cose che odio di te.Serie TV 20.20 Jersey Shore. Serie TV 21.10 I Soliti Idioti. Serie TV 22.50 True Blood. Serie TV 23.50 Speciale MTV News: Story of The Day. Informazione 21.10 Il giovane Montalbano. Serie TV Con Michele Riondino, Sarah Felberbaum, Alessio Vassallo. 23.15 Porta a Porta. Talk Show.Conduce Bruno Vespa. 00.50 TG 1 - Notte. Informazione 01.01 Tg1 Focus. Informazione 01.20 Che tempo fa. Informazione 21.05 Medium. Serie TV Con Patricia Arquette, Jack Weber. 21.50 Law&Order. Serie TV Con Jeremy Sisto, Linus Roache 22.00 Law&Order. Serie TV 23.25 Volo in diretta. Rubrica 00.00TG 3 Linea notte. Informazione 21.05 L'Isola dei Famosi. Show.Conduce Vladimir Luxuria, Nicola Savino. 00.10 TG2. Informazione 00.25 Rai 150 anni. La Storia siamo noi. Documentario 01.20 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 01.30 Three Rivers. Serie TV Con Alex O'Loughlin, 21.10 Centovetrine. Soap Opera 23.30 Matrix. Talk Show. 01.30 Tg5 - Notte. Informazione 01.59 Meteo 5. Informazione 02.00 Striscia la notizia. Informazione 02.31 Media Shopping. Shopping Tv 02.50 Uomini e donne. Talk Show. 21.10 Deja vu - Corsa contro il tempo. Film Fantascienza. (2006) Regia di Tony Scott. Con Denzel Washington, Paula Patton, Val Kilmer. 23.55 Formula per un delitto. Film. (2002) Regia di Barbet Schroeder. Con Sandra Bullock, Ben Chaplin, Ryan Gosling. 21.10 Le Iene show. Show.Conduce Ilary Blasi, Enrico Brignano, Claudio Amendola. 00.40 Californication. Serie TV Con David Duchovny 01.45 The shield. Serie TV 02.30 Studio aperto - La giornata. Informazione 02.45 Prison Break. Serie TV 21.10 Piazzapulita. Talk Show.Conduce Corrado Formigli. 00.00Tg La7. Informazione 00.05 Tg La7 Sport. Informazione 00.10 (ah)iPiroso. Talk Show.Conduce Antonello Piroso. 01.05 Prossima Fermata. Talk Show. 01.20 Movie Flash. Rubrica 06.45 Unomattina. Rubrica 11.00 TG 1. Informazione 11.05 Occhio alla spesa. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show.Conduce Antonella Clerici. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 TG1 - Economia. Informazione 14.05 TG1 - Focus. Rubrica 14.10 Verdetto Finale. Show.Conduce Veronica Maya. 15.15 La vita in diretta. Show.Conduce Marco Liorni, Mara Venier. 16.50 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 17.00 TG 1. Informazione 17.10 Che tempo fa. Informazione 18.50 L'Eredità. Gioco a quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Qui Radio Londra. Attualita' 20.35 Aari Tuoi. Show.Conduce Max Giusti. 07.00 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 09.35 Zorro. Serie TV 10.00 Tg2 Insieme. Rubrica 11.00 I Fatti Vostri. Show. 13.00 Tg 2. Informazione 13.30 TG 2 Costume e Società. Rubrica 13.50 Medicina 33. Rubrica 14.00 Italia sul Due. Rubrica 16.10 La signora del West. Serie TV 17.45 Tg2 - Flash L.I.S.. 17.50 Rai TG Sport. Informazione 18.15 Tg 2. Informazione 18.55 Dalla Camera dei Deputati trasmettiamo le dichiarazioni di voto inali per la conversione del decreto legge sulle liberalizzazioni. Informazione 19.35 L'Isola dei Famosi. Reality Show. Conduce Vladimir Luxuria. 20.25 Estrazioni del lotto. Rubrica 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 08.00 Agorà. Talk Show. 09.50 Rai Parlamento Dieci minuti di... Rubrica 10.00 La Storia siamo noi. Documentario 11.00 Apprescindere. Talk Show. 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 TG3. Informazione 12.45 Le storie - Diario italiano.Talk Show. 13.10 La strada per la felicita'.Soap Opera 14.00 Tg Regione. Informazione 14.20 TG3. Informazione 15.05 Lassie. Serie TV 15.55 Cose dell'altro Geo. 17.40 Geo & Geo. 18.00 Dalla Camera dei Deputati trasmettiamo le dichiarazioni di voto inali per la conversione del decreto legge sulle liberalizzazioni. Informazione 19.00 TG3. / Tg Regione. 20.15 Le storie - Diario italiano.Talk Show. 20.35 Un posto al sole. Soap Opera 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.40 La telefonata di Belpietro. Rubrica 08.50 Mattino cinque. Show. 10.05 Grande Fratello. Reality Show. 10.10 Tg5. Informazione 11.00 Forum. Reality Show. 13.00 Tg5. Informazione 13.39 Meteo 5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Uomini e donne. Talk Show. 16.15 Amici. Talent Show 16.55 Pomeriggio cinque. Talk Show.Conduce Barbara D'Urso. 18.45 The Money Drop. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.30 Meteo 5. Informazione 20.31 Striscia la notizia. Informazione 07.22 Ieri e oggi in tv. Rubrica 07.25 Nash Bridges I. Serie TV 08.20 Hunter. Serie TV 09.40 Carabinieri. Serie TV 10.50 Slow tour. Show. 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 13.50 Forum. Rubrica 15.10 Flikken coppia in giallo. Serie TV 16.15 My Life - Segreti e passioni. Soap Opera 16.30 Nick mano fredda. Film Drammatico. (1967) Regia di Stuart Rosenberg. Con Paul Newman 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.30 Walker Texas Ranger. Serie TV Con Chuck Norris, Clarence Gilyard 06.50 Cartoni animati 08.40 Settimo cielo. Serie TV 10.35 Everwood.Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.00 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball. Cartoni Animati 15.00 Camera cafè ristretto. Sit Com 15.10 Camera cafè. Sit Com 15.45 Provaci ancora Gary.Serie TV 16.10 La Vita secondo Jim. Serie TV 17.10 Bau boys. Rubrica 17.45 Trasformat. Show.Conduce Enrico Papi. 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.20 Tutto in famiglia. Serie TV 19.50 I Simpson. Cartoni Animati 20.20 C.S.I. Miami. Serie TV 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 L'aria che tira. Talk Show. 12.30 I menù di Benedetta (R). Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 5 per la gloria. Film Guerra. (1964) Regia di R. Corman. Con Raf Vallone 16.00 Atlantide - Storie di uomini e di mondi. Documentario 17.00 Movie Flash. Rubrica 17.05 JAG - Avvocati in divisa. Serie TV 17.50 I menù di Benedetta. Rubrica 18.55 G' Day alle 7 su La7. Attualita' 19.25 G' Day.Attualita' 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica SERA SERA SERA SERA SERA SERA SERA 44 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
P ierre Carniti, una lunga mi-litanza nel sindacato, se-gretario dei metalmeccani-ci della Cisl, segretario nazionale della Cisl dopo Macario, compagno di trattative di Lama e Benvenuto, ricorda bene la nascita dello Statuto dei lavoratori, ma ricorda bene anche la firma dell'accordo di San Valentino dell'ottantaquattro, che tagliò quattro punti di contingenza e l'unità sindacale, Cisl e Uil da una parte, Cgil dall'altra. Adesso sull'articolo 18 e su tutto il resto, nel merito, attende: c'è di mezzo un lungo iter parlamentare che potrebbe modificare la sostanza delle cose. Ma alcune considerazioni di carattere generale, le vuole esprimere, senza reticenze, ad esempio quando si chiede se il premier e il suo ministro del lavoro non appaiano “dilettanti allo sbaraglio”, per non pensare di peggio, se non mostrino qualche incertezza nell'uso della democrazia, se non accantonino con un eccesso di leggerezza lo strumento, democratico, della concertazione. Allora, Pierre Carniti, ci spieghi: che cosa ha imparato da questi giorni tempestosi? «Mi è sembrata assai eccentrica la nozione che il premier manifesta del rapporto tra dialettica sociale e sintesi politica. Più volte l'ho sentito dire: ascoltiamo le parti sociali, però alla fine decidiamo noi. Cioè: siamo persone educate, stiamo a sentire tutti, ma non ci importa nulla di quello che ci dite. Questo atteggiamento contraddice non solo forma e sostanza di un normale confronto con i sindacati e con le forze sociali in genere, ma contrasta – vorrei ricordare – anche con quanto indica l'articolo due della nostra Costituzione…». Ricordiamo, appunto: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». «La Costituzione assegna ai corpi intermedi una funzione decisiva per la piena espressione della personalità umana, prevedendo pluralità nelle istituzioni, prevedendo che nel Parlamento vi siano più partiti, che nella società agiscano organizzazioni diverse, che partiti e organizzazioni interloquiscano a vari livelli istituzionali, di ordinamento, di potere… Ecco, mi pare che l'idea che il premier ci consegna sia estranea alla logica di una democrazia pluralista, come si è cercato di disegnare in tanti decenni dal dopoguerra e nella carta costituzionale. Lui ascolta e lui decide…». A prescindere… In questo senso non hanno dimostrato, il premier e il suo ministro, molta flessibilità, non certo quella necessaria per giungere ad un compromesso. «L'arte del compromesso consiste nel tagliare la torta in modo tale che ciascuno degli invitati abbia la sensazione di aver ricevuto la fetta più grossa. Invece il premier vuole decidere lui come tagliare la torta e la taglia, secondo le proprie esigenze, forse psicologiche, forse di immagine, per compiacere i mercati oppure la finanza, forse perché vuole andare in oriente, forse non si sa bene perché, forse perché vuole apparire decisionista. Ma se questo è l'atteggiamento e se questa è la pratica che ne consegue, a un compromesso e quindi ad un accordo non si giungerà mai. Inutile persino parlarne. Non so dire se lui il compromesso proprio non lo cercasse o se sia inesperto nell'arte di negoziare… Negoziare significa riconoscere le esigenze degli interlocutori e costruire Intervista a Pierre Carniti «Una riforma inutile voluta forzando il patto costituzionale» ORESTE PIVETTA Primo Piano L'ex sindacalista: «Il Paese non avrà alcun vantaggio. Trovo singolare trattare e poi dire, decidiamo noi: così si svilisce il ruolo dell'interlocutore» MILANO Il mercato del lavoro 12 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
Un nuovo scandalo rischia di abbattersi sul centrosinistra pugliese. Il presidente della commissione sanità della Regione Puglia Dino Marino» è indagato dalla Procura di Foggia per presunte intercessioni illecite tra imprenditori e Asl. Marino sarebbe al centro di un presunto sistema affaristico, gestendo rapporti con alcuni imprenditori già incappati in vicende penali a Foggia, come Vincenzo Nuzziello, fratello di Anna, consigliere regionale de La Puglia per Vendola. In sostanza, avrebbe compiuto pressioni su Asl e primari per far attribuire a imprenditori a lui vicini forniture ospedaliere, come quella già accertata dagli inquirenti di 280mila euro per la marchiatura degli strumenti per operare negli ospedali di Cerignola, San Severo, Lucera e Manfredonia, tutti in provincia di Foggia. «È vero, ho conosciuto l'imprenditore attraverso un amico in comune. Ma si è trattato di rapporti leciti. L'unica cosa che ho fatto per lui, ma anche per tanti altri imprenditori, è stata intercedere per liquidare alcuni pagamenti per forniture già compiute in passato. Questo è avvenuto intorno al 2006». Ma assicura: «Mai rapporti illeciti. Ho sempre lavorato con correttezza e rispetto istituzionale». DA FOGGIA A BARI Se da una parte, dunque, la Procura di Foggia procede con questa nuova indagine sulla sanità regionale, dall'altra anche Bari è pronta a chiudere un nuovo fascicolo, relativo a presunti illeciti dietro l'accreditamento delle cliniche private. In sostanza, si tratta di permessi concessi per ricoverare, ricevendo in cambio rimborsi dalla Regione Puglia. In questo filone è indagato, ancora una volta, l'ex assessore alla Salute e attuale senatore, Alberto Tedesco. «In ordine ai finanziamenti illeciti so di certo» che ne sarebbero stati fatti «in favore di Tedesco effettuati da Ritella (Francesco, ndr) con riferimento alla clinica Kentron». È il 5 febbraio 2010 quando Gianpaolo Tarantini compare davanti ai magistrati della Procura di Bari per annunciare ciò che sa sul sistema di accreditamenti delle cliniche private con la Regione Puglia. Nel mirino non c'è solo la Kentron, che attraverso presunti accordi e tangenti riceve una determina di accreditamento il giorno della vigilia di Natale. Agli atti dell'ampia inchiesta, nata dall'ex pm e attuale assessore regionale Lorenzo Nicastro, risultano una quarantina di indagati. Fonti investigative, però, rivelano che a finire nel registro degli indagati ci sarebbe anche Sandro Frisullo, assessore della prima Giunta Vendola, quella sciolta nell'estate 2009 dopo gli scandali. Questa volta è l'ex direttore dell'Asl Bari, Lea Cosentino, che il 2 luglio 2009 svela alcuni presunti particolari sugli accreditamenti. Racconta che «c'è tutta la questione della Kentron, che è quella società… per l'installazione delle grandi macchine… penso alla Tac, alla Risonanza». La professionista, già sotto proPuglia, ancora scandali nella sanità: indagati i pd Marino e Tedesco Il Policlinico di Bari: la sanità pugliese al centro di una nuova inchiesta IVAN CIMMARUSTI p Il presidente della commissione regionale accusato di pressioni su Asl e primari p Permessi di ricoveri in cambio di rimborsi, la nuova contestazione all'ex assessore Le città Nell'elenco ci sarebbe anche l'ex assessore democratico Frisullo Da Foggia a Bari altre due «scandali» nella sanità rischiano di travolgere il centrosinistra. Indagati Dino Marino, presidente della commissione sanità al Consiglio Regionale, e Alberto Tedesco, senatore pd. BARI Primo Piano A Bari 40 indagati 14 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
Il dossier CLAUDIA FUSANI L 'antico adagio va aggior-nato. Siamo un paese dipoeti, santi e, soprattut-to, toghe. Avvocati e ma-gistrati, di ogni ordine e grado, tipo e categoria. Con stipendi mensili eccellenti. E che sono nulla rispetto a quanto molti di loro possono incassare ulteriormente con le propine, le percentuali sulle cause vinte, incarichi extragiudiziari e secondi e terzi mestieri. Vanno per la maggiore gli incarichi legislativi presso ministeri ed enti pubblici. Ma se la cavano bene, nel senso che sono ben remunerati, anche gli incarichi di presidenza dei collegi arbitrali, contenziosi spesso milionari. Un assaggio, giusto per dare l'idea: Carlo Polidori, consigliere del Tar Lazio, smessa la toga di giudice amministrativo, si divide tra altri sedici incarichi, docenze, relatore a seminari, compensi che viaggiano tra i 500 lordi (in un solo giorno per sette ore) e i 5.460 (Scuola superiore dell'economia e delle finanze, 42 ore in sei giornate). E perchè non ce ne voglia il giudice Polidori, citiamo Anna Bottiglieri, la mattina giudice amministrativo al Tar del Lazio e il pomeriggio vicecapo di gabinetto del sindaco Alemanno. E quando le avanza tempo, che deve averne parecchio, investe anche il ruolo Presidente della Commissione per un contenzioso sulla piscina olimpica in Valco S.Paolo a Roma Tre. Poca roba, tre o quattro sedute, valore della controversia 10 mila euro. E già così sono tre stipendi. Chissà se restano sotto il tetto dei 295 mila euro stabiliti dal governo Monti per i manager di Stato che ora dovrebbe essere esteso anche agli enti locali. È un terremoto di 806 pagine la relazione - un inedito assoluto - sui magistrati fuori ruolo o in ruolo e beneficiari di altri incarichi consegnata dal ministero della Giustizia Paola Severino e dal ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi alla Commissione Affari costituzionali della Camera. Entrambi i ministri hanno soddisfatto la richiesta dei parlamentari che chiedevano la mappa esatta degli incarichi della magistratura ordinaria (penali e civili), dell'avvocatura dello Stato, della magistratura amministrativa e di quella contabile. Dopo la casta del Parlamento, quella dei manager pubblici solo in parte messa a nudo dal decreto Monti sul tetto agli stipendi - arriva la pubblicità per la casta delle toghe. La magistratura ordinaria, penale e civile, conta 227 le toghe fuori ruolo su un totale di 10.151 unità (pari al 2,6%) e di questi 91 sono in servizio presso gli uffici del ministero di via Arenula; 108 tra Senato, Commissioni parlamentari, Autorità e ministeri vari; 28 presso organismi internazionali. Nella maggior parte di questi casi gli stipendi vengono duplicati: a quello di magistrato si aggiunge l'indennità accessoria. Il capo di gabinetto Grisolia somma lo stipendio di magistrato e l'indennità di 103 mila euro, trattamento identico a quello del capo dell'ufficio legislativo Augusta Iannini, dei capi dipartimento Birritteri, Selvaggi e Tamburino (che arriva a 358 mila perchè somma anche una seconda indennità, quella di caPolitica e giustizia Toghe e doppi incarichi: la mattina giudici poi in ufficio al ministero Primo Piano Severino e Patroni Griffi consegnano alla Camera il libro bianco sulle attività extragiudiziarie di giudici e avvocati. Stipendi anche raddoppiati con le «percentuali». 228 incarichi per i Consiglieri di Stato ROMA 20 GIOVEDÌ 22 MARZO 2012
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22/03/12

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