Cara Unità Dialoghi Luigi Cancrini La satira de l'Unità ASCANIO DE SANCTIS Le maree del denaro virus.unita.it VIA OSTIENSE, 131/L - 00154 - ROMA MAIL lettere@unita.it PAOLO IZZO Michael J. Fox e le cellule staminali Si sconsiglia vivamente all'attore Michael J. Fox di venire in visita nel nostro Paese. Il celebre interprete di "Ritorno al futuro", che da vent'anni combatte contro il morbo di Parkinson, se l'è appena presa con Rick Santorum affermando che, se il candidato repubblicano fosse eletto, la ricerca sulle cellule staminali si arresterebbe. Ecco, caro Michael, da noi la scienza in quel campo è ferma da un pezzo, vietata dai mille catto-cavilli infilati qua e là nelle nostre leggi, in nome del Vaticano sovrano. Per non parlare della ricerca sulle staminali embrionali: gli embrioni italiani sono trattati come dei bambini, anche meglio dei bambini; sono benedetti sin dal loro concepimento, possono essere tumulati al cimitero se "muoiono" e si sta persino pensando come far "adottare" quelli "abbandonati", ma senza incappare nella temibile fecondazione "eterologa". Sono super attivi, qui da noi, affinché nemmeno un embrione cada nelle grinfie di ricercatori senza scrupoli, che magari potrebbero scoprire una cura per i malati già... nati. E persone come lei, caroMichael, che qui avevano i nomi di Luca Coscioni o Piergiorgio Welby e che, come lei, si battevano per la libertà della ricerca scientifica, li avrebbero mandati pure al rogo, ma si sono dovuti limitare a scomunicare il primo e a lasciare per strada la bara del secondo. No davvero, meglio che lei rimanga negli Usa, se non vuole essere attore del nostro "Ritorno al passato". RENATO INVERNIZZI Tecnici e politici Le eventuali riforme strutturali del nostro Paese, come quelle abbozzate sul mercato del lavoro ,non possono essere demandate ad un governo tecnico. È quindi necessario che i partiti, oggi presenti in parlamento, definiscano a breve la nuova legge per avere un governo politico votato dai cittadini. ANTONIO MALVOLTI Una repubblica fondata sulla disoccupazione? Se malauguratamente venisse commessa la follia di abolire l'art. 18, allora bisognerebbe cambiare anche l'art. 1 della Carta Costituzionale, il qualeora recita: «L'Italia è unaRepubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Così forse bisognerebbe cambiare: «L'Italia è una Repubblica (democratica), fondata sulla disoccupazione... ». GIUSEPPE CASAGRANDE La politica secondo Elsa Fornero Il Ministro Fornero dice che i partiti, per salvaguardare interessi determinati, non avrebbero fatto il lavoro "necessario"; per questo occorre il Governo Tecnico. Vorrei rammentare che i partiti sono stati eletti proprio "per rappresentare" i diritti di chi li abbia eletti; se, in nome di una propria interpretazione della responsabilità, i partiti fanno l'incontrario di ciò che chi li aveva eletti a rappresentarli probabilmente si aspettava da loro, ovvero portare avanti diritti, non privilegi, come il lessico del Governo tecnico definisce i diritti dei lavoratori e pensionati, votando la fiducia ad un Governo che lede tali diritti, mi sembra ci sia un forte problema di democrazia. Infatti i cittadini non avrebbero più rappresentanti, di fatto, in Parlamento;peraltro esautoratoda un esasperato ricorso alla fiducia. Così qualsiasi legge potrebbe passare, a danno dei più deboli per salvare i soldi dei ricchi. AGENZIA DELLE ENTRATE Nessun rimborso a Laurenti Contrariamente alla notizia pubblicata ieri, l'Agenzia delle Entrate non si appresta a erogare alcun rimborso al signor Luca Laurenti. L'Agenzia delle Entrate ha, infatti, già impugnato in Cassazione con ricorso depositato lo scorso 31 gennaio, la sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia che ha riconosciuto il rimborso Irap al signor Laurenti. Secondo l'Agenzia, il signor Laurenti ha svolto attività artistica in presenza di “autonoma organizzazione”, in quanto, nella sua attività, si è ampiamente avvalso del lavoro di diversi collaboratori, regolarmente retribuiti. Sarà quindi l'esito del giudizio in Cassazione a stabilire se il rimborso sia o meno dovuto. www.unita.it RISPOSTA Sei su un canotto in mezzo al mare e remi verso la riva e ti capita, invece, che il canotto ti porti fuori. In una direzione opposta a quella in cui volevi andare perché contro di te c'è la marea che non si vede ma di cui vedi gli effetti e questo, mi pare, è quello che sta accadendo nel nostro ed in tanti paesi “democratici” in cui le Costituzioni promettono e le leggi cercano le pari opportunità e una distribuzione delle ricchezze equilibrata quello che basta per rispettare i diritti di tutti mentre il movimento del denaro (la marea) tira dall'altra parte, irresistibilmente attratto dai luoghi dove di denaro ce n'è già molto. Come ben segnalato da Occupy Wall Street e ben raccontato da Riccardo Staglianò nel libro omonimo, quello che si è determinato nel vasto mare di quella che noi, con buoni motivi, continuiamo a chiamare democrazia, infatti, è una situazione in cui l'1% della popolazione controlla il 40% della ricchezza e dove la tendenza ad aumentare invece che a colmare questo divario continua ad aumentare. Con il tramite perverso delle banche, delle borse e spesso, purtroppo, dei governi. Da noi e altrove. Un depositante riceve un interesse dell'1% sui suoi depositi, chi si rivolge alle banche per un prestito deve pagare per esempio il 9% di interessi; in presenza di un'inflazione del 3% annua si perde ogni anno il 2% del deposito (tasso reale negativo del 2%) ma le banche beneficiano di un interesse reale del 6%, depurato dall'inflazione del 3%. 26 SABATO 24 MARZO 2012
Il telefonino squilla ma Pier Luigi Bersani non risponde. Continua invece a seguire gli interventi di sindaci e presidenti di Provincia del Pd riuniti a Genova in vista delle prossime amministrative, anche se sa che a Roma sta per cominciare il Consiglio dei ministri che deve varare la riforma sul lavoro. Passa ancora qualche minuto e il leader del Pd viene avvicinato da un membro del suo staff: «Ti sta cercando Monti». Uguale, niente. Al presidente del Consiglio Bersani ha già spiegato in diversi colloqui che per il Pd è inaccettabile la sola «monetizzazione» per i licenziamenti per motivi economici, che se il testo uscirà da Palazzo Chigi come annunciato alle parti sociali, in Parlamento il suo partito presenterà un emendamento che garantisca il reintegro per chi è stato licenziato senza giusta causa, che ben più importante dell'intenzione di lanciare un messaggio ai mercati è l'esigenza di tener conto del disagio tra i ceti popolari, che bisogna fare attenzione a non introdurre elementi di «destabilizzazione» e che proprio perché siamo in una fase di recessione bisogna salvaguardare la coesione sociale. Tutto questo Bersani a Monti lo ha già detto. CON I LAVORATORI Fuori dal padiglione fieristico di piazzale Kennedy si forma un gruppetto di operai della Fincantieri e delle riparazioni navali. Vedono il simbolo del Pd all'entrata, chiedono di incontrare Bersani. Che questa volta si alza dalla sedia, abbandona i lavori ed esce all'aperto. Il copione è quello già visto, con le richieste di «staccare la spina» al governo e le minacce di non votare più Pd se venisse avallata l'operazione sui licenziamenti. «State tranquilli che quando si arriva al dunque, noi stiamo con i lavoratori, e ci siamo capiti». E l'articolo 18?, urla uno. «Sono sicuro che si vorrà ragionare su questo, sennò chiudiamolo il Parlamento... non so se poi i mercati si tranquillizzano... comunque il Parlamento c'è e noi discuteremo». E Napolitano che dice non ci sarà «una valanga di licenziamenti facili»? «Voglio ben credere che non ci sia, e credo che il Presidente Napolitano abbia detto una cosa saggia. Tuttavia, bisogna che noi le norme le sorvegliamo. Se si va verso il modello tedesco va bene, se entriamo in un SIMONE COLLINI INVIATO A GENOVA Foto di Luca Zennaro/Ansa Il mercato del lavoro Bersani: «Sul lavoro si cambia in Parlamento o tanto vale chiuderlo» Il presidente del Consiglio lo cerca al telefono ma Bersani non risponde. Gli ha già spiegato che per il Pd la soluzione trovata sull'articolo 18 è inaccettabile. E anche i primi sondaggi sembrano dargli ragione. p Il segretario Pd agli operai di Fincantieri: «Quando si arriva al dunque, stiamo coi lavoratori» p Il premier lo cerca al telefono prima del Consiglio dei ministri, ma lui preferisce non rispondere Pier Luigi Bersani durante il suo intervento alla seconda assemblea nazionale degli amministratori del Pd a Genova Primo Piano8 SABATO 24 MARZO 2012
Chiesa di SS Annunziata a Avellino TOLTO DIVIETO «17 RAGAZZE» È stato cancellato il divieto ai minori di 14 anni per il film 17 ragazze, diretto da Muriel e Delphine Coulin e da oggi nelle sale. La Commissione d'Appello della Censura, formata dalle sezioni terza e quarta e presieduta da Massimo Scicchitano, ha accolto il ricorso presentato dai distributori stabilendo che non sussiste motivo di divieto. Oggi Il Tempo Domani Dopodomani MUSEI ITALIANI FUORI DAI PRIMI 10 Il Louvre si conferma il museo più visitato del mondo secondo la nuova classifica di Art Newspaper nella cui top 10 non entra nessun italiano. Secondo in classifica è risultato il Metropolitan di New York, con il British Museum al terzo posto Altri due musei londinesi, la National Gallery e la Tate, sono al quarto e al quinto posto. Pillole NORD Poco o parzialmente nuvolososu tutte le regioni con locali nubi sui rilievi alpini. CENTRO Poco nuvoloso su tutte le regioni; locali annuvolamenti sui rilievi. SUD Sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. NORD Poco nuvoloso su tutte le regioni con locali nubi sui rilievi alpini. CENTRO Sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. SUD Sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. Q uanto sanno essere intransi-genti, formidabili interpre-ti di un senso dello Stato altissimo, e meglio se ciò richiede una dose di antipatia, mentre decidono che in guerra ci vai tu. Non siamo populisti: la rappresentanza, meccanismo al quale nonostante tutto siamo affezionati, porta con sé limiti atroci se non si interpreta questo ruolo con infinita prudenza e infinita modestia. Ora, il grande statista può perfino commuoversi annotando che in guerra si va noi e non lui. Il ricco può perfino mostrare comprensione per i dolori che impone ai poveri. Si può essere enormi statisti mentre col cuore gonfio di comprensione, si sfondano i bilanci dei peones con tasse che a chi le decide fanno il solletico. È il gioco del potere, della sua rappresentazione. E noi? Possiamo dir di no? Sì, ma ridendo, che il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi – e piangono – se noi piangiam. (Grazie Fo). NORD Nuvoloso su Liguria, Piemonte e Valle d'Aosta, poco nuvoloso sulle altre regioni. CENTRO Sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni ma con tendenza ad aumento della nuvolosità. SUD Sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. Culture ZOOM 670 SITI APERTI Oggi e domani si svolge la XX edizione delle giornate del Fondo Ambiente Italiano che consentirà di visitare, tra gli altri, almeno un centinaio di siti inaccessibili ed eccezionalmente a disposizione del pubblico, in tutte le regioni italiane (per controllare i siti aperti www.giornatafai.it) Arte e natura, benvenuta primavera NANEROTTOLI Il gioco del potere Toni Jop L o psicanalista Massi-mo Recalcati, per quan-to seguace dell'oscuroLacan, ha saputo rag-giungere un pubblico molto vasto per i suoi libri (lo scorso anno il suo Cosa resta del padre ha venduto, se non ricordo male, trentamila copie). Lo stile di Recalcati è singolare nel suo saper coniugare un incedere retorico seducente con un apparato concettuale che, per quanto semplificato e dunque accessibile a molti, non viene svenduto a una facile volgarizzazione. Il libro più recente, Ritratti del desiderio, non fa eccezione. Del resto esso rielabora una conferenza tenuta al Festival della mente di Sarzana, dove Recalcati seppe catturare con la Parola (e questo deve saper fare uno psicanalista lacaniano...) un vasto uditorio. Grazie al sito di Radio3, dove ci sono i podcast delle trasmissioni di Fahrenheit, ho potuto far ascoltare ai miei studenti un'intervista a Recalcati in margine al libro, su temi del desiderio. Ciò che, in età adolescenziale, risulta particolarmente interessante, tanto che due o tre studenti, nei giorni successivi, si sono presentati a scuola con il libro di Recalcati. Non si sono pentiti: il libro mantiene quel che promette. Ovvero un viaggio alla scoperta delle varie facce del desiderio («il desiderio si dice in molti modi», verrebbe da enunciare parafrasando Aristotele): il desiderio invidioso, il desiderio di riconoscimento, il desiderio di desiderio, il desiderio angosciante, il desiderio sessuale, il desiderio di morte, il desiderio d'amore. Si tratta di riappropriarci consapevolmente del proprio desiderio, di «agirlo». E di uscire da quello che Lacan chiamava «il discorso del capitalista», che è riuscito abilmente a sfruttare il «desiderio di niente», caratterizzato dall'assenza di qualsiasi relazione con l'Altro. LEZIONI SUL DESIDERIO BUONE DAL WEB Marco Rovelli www.alderano.splinder.it 45 SABATO 24 MARZO 2012
era trattato di turismo e aveva mostrato delle foto. IL FIDO SQUARCINI Incaricato di sicurezza nella squadra di Hollande, François Rebsamen ha chiesto «come mai la Drci non è stata in grado di fornire gli elementi per localizzare il sospetto, che era già conosciuto, quando sabato la polizia ha fatto la connessione tra Merah e lo scooter?». La Direzione è una creazione di Sarkozy ed è diretta dall'amico del presidente Bernard Squarcini. Lo stesso Squarcini in una intervista a Le Monde ha cercato di chiarire che Merah era solo un ladruncolo e si è radicalizzato in carcere leggendo il Corano. Per Squarcini i suoi omicidi sono stati atti di un solitario e la minaccia jihadista in Francia potrebbe essere di altri solitari come lui, non di cellule. Ma persino il ministro della Difesa Gerard Longuet ha parlato in tv di «perdita di tempo», per le ricerche concentrate all'inizio sulla pista neonazista e sugli ex militari. Accusato di «improvvisazione» dal candidato socialista Francois Hollande, il presidente-candidato Nicolas Sarkozy ha deciso di posticipare a dopo le elezioni le promesse - e già controverse misure antiterrorismo. Lasciando al primo ministro François Fillon e al ministro degli Interni Claude Gueant la difesa dell'operato della Dcri avanzando l'argomento che essere salafista, come si professava Merah, al momento non è un reato e «nulla lasciava presagire un'azione criminale». L'ARSENALE Ma com'è possibile per un soggetto sorvegliato approvvigionarsi di quell'arsenale che è stato ritrovato nell'appartamento del terrorista? Molti dubbi sono stati avanzati anche sull'operazione del Raid e le circostanze della morte di Merah. Solo ieri si è infatti saputo che è stato crivellato di colpi, almeno una ventina. Come mai le forze d'élite non sono riuscite a bloccare il sospetto alla prima irruzione? E, ha chiesto il socialista Jean Jacques Urvoas, «come mai ci sono volute 30 ore per andare a prendere un individuo solo in un appartamento?». Per Rebsamen la «polizia risponde solo agli ordini», quindi la responsabilità al limite va cercata nella gestione politica. Il dramma di Tolosa ha rimesso a zero le lancette della campagna elettorale. I temi della sicurezza e dell'integrazione à la française - con i loro corollari di immigrazione e islam – prenderanno il posto dell'economia e del sociale, spostando il terreno a vantaggio di Le Pen e Sarkozy. Per questo Hollande per ora preferisce muoversi con cautela, mandando avanti i suoi e mantenendo un profilo «presidenziale». Foto Ap Il caso di Trayvon Martin forse non finirà come altri. Mercoledì i genitori hanno manifestato a Union Square, a New York assieme a centinaia di persone per chiedere l'arresto di Mark Zimmerman, il vigilante volontario che ha ucciso il loro figlio. Manifestazioni si sono tenute in molte città, compresa Sanford, dove il 17enne afroamericano è stato ucciso quasi un mese fa. La sensazione che stia montando una specie di movimento di protesta contro la discriminazione razziale della polizia nei confronti delle minoranze ha spinto molte diverse autorità a reagire. Ieri è stata la volta del presidente Obama. Dopo aver fatto aprire un'inchiesta al Dipartimento di Giustizia nei giorni scorsi, il presidente ha parlato della vicenda. «Se avessi un figlio maschio somiglierebbe a Trayvon – ha detto Obama - Quando penso a questo ragazzo penso elle mie figlie. Ogni genitore sarà convinto come me che occorra investigare e capire come questa tragedia si avvenuta». CHI È MORTO E CHI NO Il caso del ragazzo e del mancato arresto di Mark Zimmerman, che lo ha freddato perché ha deciso che il suo aggirarsi a passo svelto nel quartiere fosse un atteggiamento gravemente sospetto, sta sollevando molte questioni e facendo cadere teste. Il capo della polizia di Sanford, responsabile di aver chiuso le indagini in fretta, è stato temporaneamente sospeso dall'incarico. Probabilmente non tornerà al suo posto. Il governatore della Florida, il repubblicano Rick Scott, si è mosso anche lui. Dopo che le autorità federali avevano aperto la loro indagine ha pensato che fosse il caso di nominare il suo vice a capo di una commissione di inchiesta per verificare lo svolgimento dell'accaduto. A questo punto, forse, possiamo aspettarci che Mark Zimmerman finisca in cella. Ma probabilmente non è questo il punto. Il caso della morte di un 17enne bravo ragazzo che torna a casa con degli snacks in tasca è peggio di qualsiasi altro caso recente di uccisione per sbaglio un nero. Non è eccessivo uso della forza nei confronti di una persona del ghetto, magari ubriaca. Somiglia piuttosto all'arresto del professore di Harvard Henry Louis Gates, che nel 2009 è stato messo in manette perché non riusciva ad aprire la porta di casa sua in un quartiere elegante. Era nero, che ci faceva in quella strada? La differenza è che Trayvon è morto. E il motivo è esclusivamente legato al colore della sua pelle. Un segnale inquietante per un Paese che ha eletto il primo presidente afroamericano. Perché se è vero che è più facile che un afroamericano finisca nel giro sbagliato o muoia ammazzato in un quartiere difficile, in questo caso specifico il problema rimanda solo al pregiudizio nei confronti della pelle, non alla questione sociale che si accompagna all'essere afroamericano. Molte ricerche scientifiche sulle reazioni delle persone – afroamericani compresi – mostrano la persistenza di un pregiudizio: nero uguale violenza, aggressività, pericolo. Parlando del caso Obama ha anche detto un'altra cosa. «Tutti dobbiamo capire cosa è successo, esaminare le leggi, il contesto e lo svolgimento dell'incidente». Nell'ordine. Come dire che senza il contesto (il pregiudizio) e le leggi che consentono di abusare della legittima difesa, di sparare per poi sostenere di aver temuto di essere aggrediti, nessuno si sarebbe fatto male. Negli Stati Uniti si aprirà – si è già aperto – un nuovo dibattito sui pregiudizi razziali. E forse si discuterà anche delle leggi sempre più controverse sull'uso delle armi. Ma perché queste cose cambino davvero servirebbe uno sforzo culturale enorme. I pregiudizi e il porto d'armi sembrano due cose di cui l'America non riesce a liberarsi. MARTINO MAZZONIS Obama e il ragazzo nero ucciso «Trayvon? Come fosse mio figlio» L'inquilino della Casa Bianca fa sentire la sua voce sul caso del giovane afroamericano ucciso senza motivo da un vigilante in Florida. Le probabilità che l'assassino, Mark Zimmerman, entri in una cella, crescono. I manifestanti alla marcia a New York per Trayvon Martin NEW YORK pUsa Manifestazioni in varie città per il caso del giovane freddato in Florida p Il presidente chiede un'inchiesta approfondita e punta il dito sui pregiudizi Candidato al posto di Zoellick È Jim Yong Kim il candidato degli Usa a succedere a Robert Zoellick alla presidenza dellaBancamondiale, lohaconfermatoilpresidenteBarackObamasottolineandoche«nessunoè piùqualificatodi lui».Kim,natoaSeul eemigratonegliUsaall'etàdi5anni, laureatoin medicina ad Harvard, attualmente è il preside del prestigioso college di Dartmouth. 33 SABATO 24 MARZO 2012
Foto di Cornelius Poppe-Scanpix/Ap-LaPresse TONI JOP SU QUEL TRENO UNA SBORNIA DI STORIE Dario Fo Tonino Guerra nei ricordi del Nobel M ai conosciuto untipo fuori targacome lui. Guar-da, c'è un dato dicronaca e anchedi storia della cultura italiana che racconta questa eccezionalità meglio di qualunque, commosso elogio: nemmeno Fellini gli ha resistito, e sì che Fellini era tostissimo. Pensava, Federico, di usare chiunque, anche quel poeta dialettale come tutti quelli che gli erano venuti a tiro, e invece non gli è riuscito, è stato Tonino Guerra ad usare lui, il grande regista»: mentre Dario Fo parla, Tonino viene sepolto sotto le zolle della sua amatissima terra. Qui si tratta di questo rocambole dell'intelletto, di questo appassionato della «distorsione» delle forme e della materia, autore di una deviazione surrealista rispetto al percorso «neo-realista» affrontato con burbera gioiosità da un altro piatto-padano coevo, Cesare Zavattini. Dario, tu lo conoscevi bene? «Bene non so. Lo conoscevo, ci siamo incontrati, parlati, scambiati, abbiamo frequentato gli stessi laboratori artigiani, di mobili soprattutto...». Ma non avete mai prodotto assieme? «Mai. Non era uno facile...» Nemmeno tu... «Accettato. Però, ti racconto questa, serve a spiegare. Un giorno di tanti anni fa, eccoci praticamente per caso sullo stesso treno, stesso scompartimento. Allora, mi viene da spiegargli cos'ho in mente di fare, sono pieno di progetti e di idee, il treno aiuta. Apro la bocca e la chiudo: ha iniziato a parlare prima di me. Ascolto; prima o poi, mi consolo, toccherà a me. Intanto seguo lui che racconta cose bellissime, di quel che ha visto, che ha pensato, episodi, situazioni, progetti. Animali, alberi, case, mobili, esseri umani, tutti con la stessa anima, nessuna differenza tra un albero, un armadio sfiancato e un uomo. Una storia, due storie, tre storie, diecimila storie. Una sbornia totale. Stiamo arrivando a destinazione, sospira rapido mi guarda negli occhi e chiede gentile: forse volevi dirmi qualcosa?». E tu lo avrai ricompensato con quel tuo sguardo un po' folle da bimbo incantato e felice... «L'ho trovato grandioso. Non era prepotenza la sua e nemmeno mancanza di rispetto, tutt'altro. Era un volano irrefrenabile, nessuno avrebbe potuto contenerlo e nessuno lo ha mai fatto. Ecco, c'è un aspetto che si ritiene secondario nella forma della sua esistenza ed è il suo essere, a dispetto della sua irruenza, l'intelligenza più utilmente socievole che abbia mai incontrato. Anche se sapeva arrabbiarsi, diventare duro, adombrarsi. Ma bisogna capire che razza di giocoliere fosse, un giocoliere totale, non c'era campo del pensiero creativo e dell' azione rispetto al quale si sentisse estraneo...». Vogliamo dire anche questo? Ha firmato le sceneggiature di due film la cui potenza visionaria è farina del suo sacco e che hanno steso fondali di massa per nuovi immaginari... «Stai parlando di Blow-up e di Amarcord? Centro! «Ma io sono più impressionato da quel che ha fatto con le sue mani quando ha ricostituito flora e fauna della sua terra, albero dopo albero, animale dopo animale, come fosse il conduttore di una nuova Arca, come fosse un poeta che sapeva dare materia alle sue parole, come fosse un bimbo che sapeva creare dal nulla, un artista che sapeva disegnare senza alcun carboncino... Non era normale...». E cosa pensava di te e della tua arte? «Mi vien da ridere. Una volta, mi racconta: ho visto una tua commedia in Russia, mi sono divertito così tanto e così tanto che, tornato in Italia, mi sono comprato il testo, tanto per capire cosa voleva dire». Tonino Guerra nel ricordo del premio Nobel Un viaggio insieme per puro caso: «Parlò semprelui,allafinedisse:volevidirmiqualcosa?» www.unita.it È stata aperta ieri la camera ardente per Tonino Guerra, il poeta romagnolo morto il 21 marzo. Nel municipiodiSantarcangelo, suocomune di nascita, centinaia di persone hanno aspettato l'apertura della sala. In tanti hanno toccato la bara, mandato baci, lasciatomessaggid'amoreeringraziamenti sul libro delle firme. Tra gli altri si sono recati a rendergli omaggio Enrica Fico, vedova di Michelangelo Antonioni con cui Guerra collaborò; e i fratelli Paolo e Vittorio Taviani, altri due registi per i quali il poeta romagnoloavevascrittosceneggiature.Tonino Guerra è adagiato nella bara coperta da un vetro, in mano un rosario, rose rosse e una copia dei vangeli. La camera ardente riaprirà stamattina alle 9 e alle 11 in piazza Ganganelli, di frontealmunicipio, l'orazionefunebre che sarà tenuta da uno dei più grandi amici di Guerra, il giornalista e scrittore Sergio Zavoli. Ieri camera ardente Oggi lo ricorda l'amico Sergio Zavoli IL SALUTO Culture Intervista a Dario Fo 40 SABATO 24 MARZO 2012
te dal Consiglio dei Ministri intervengono su una materia troppo importante per essere limitata nel dibattito. IL RUOLO DELLA POLITICA «Troppo spesso la politica non ha saputo guardare lontano, ha guardato solo all'utile immediato che si poteva ricavare da una decisione di governo nazionale o locale» e poi «bisogna saper resistere alle pressioni improprie, bisogna saper valutare qual è l'interesse generale del Paese, non solo per il giorno dopo ma per gli anni a venire, nel periodo lungo con politiche lungimiranti» ha scritto il Presidente nel messaggio inviato in occasione della ventesima giornata del Fondo ambiente italiano. In ore come queste parole che hanno il valore di un monito e di un richiamo alle responsabilità di ognuno. SE NON SI PUNTA SULLA CRESCITA NON CI SARÀ LAVORO Foto di Maurizio Brambatti/Ansa ma il Parlamento può migliorarla p SEGUE DALLA PRIMA O meglio di recessione «tecnica», come dicono gli economisti, a cui non è certo estranea la massiccia manovra finanziaria, che per risanare in tempi rapidi il debito pubblico, di fatto rischia di bloccare quell'attività economica che dovrebbe sostenere questo risanamento nel tempo. Rinviando al Parlamento la soluzione definitiva del difficile problema delle nuove regole per assumere e licenziare, il governo dovrebbe aprire immediatamente un tavolo «sviluppo», in cui ascoltare tutte le parti almeno per comunicare le linee di un piano di crescita, che sia «intelligente, inclusivo, e sostenibile», come si dice oggi in Europa, ricomponendo in una unica visione tutti i diversi e non sempre comunicanti temi di discussione aperti in questi mesi. In particolare appare necessario che il governo dia il quadro completo dei diversi investimenti pubblici che intende avviare, perché è evidente che bisogna ridare prospettiva ad un'economia che non può certo avere come orizzonte temporale la durata dello stesso governo. Bisogna capire come sostenere gli investimenti privati e quindi come spingere le banche ad erogare quel credito che le imprese oggi sostengono essere dato con il contagocce ed a caro prezzo. Sappiamo bene che la liquidità immessa nel sistema dalla Banca centrale europea è servita largamente per consolidare lo stesso capitale delle banche e quindi riallineare i rapporti tra mezzi propri e credito erogato ai parametri richiesti dai vecchi e nuovi accordi di Basilea. Ma è altrettanto certo che la capacità di indirizzare il credito verso il riavvio degli investimenti sia oggi uno dei punti cruciali per superare la crisi e rilanciare l'economia. Il governo deve inoltre delineare una ragionevole strategia per il rilancio dei consumi, segnati sia dal prolungarsi della crisi, ma anche dalle stesse azioni di risanamento del debito. Permettere alle famiglie di disporre di più capacità di spesa, diviene parte essenziale di questo piano di sviluppo. Questo piano può comunque funzionare solo se contestualmente sia gli investimenti pubblici, che quelli privati, sia i consumi delle pubbliche amministrazioni che quelli delle famiglie vengono rapidamente riqualificati, divenendo traino per innovazione e sostenibilità. Così come viene predicato in quella stessa Europa che per un verso sembra orientata a sostenere crescite intelligenti e per altro sembra invece il cieco esattore, tutto rivolto a rastrellare oggi, indifferente al domani. Un piano condiviso per lo sviluppo richiede quindi un quadro di riferimento sulle regole per il lavoro, ma anche un piano altrettanto chiaro sulle regole per la crescita del sistema, delineando una strategia per lo sviluppo del nostro sistema produttivo. Le parole chiave sono certamente sottoscritte da tutti, essendo innovazione, internazionalizzazione, qualità. Ma non è stato ancora chiarito a sufficienza che le imprese che oggi stanno crescendo, e che stanno seguendo questa semplice e nel contempo difficile ricetta, sono ancora troppo poche nel panorama nazionale e che il primo obiettivo di politica industriale è aumentare il numero dei giocatori capaci di fare goal nel mercato globale. Un piano di questa natura e di queste ambizioni deve essere comunque condiviso con tutti gli attori che vogliono e debbono giocare insieme per lo sviluppo del Paese, altrimenti la fiducia sulle liberalizzazioni, lo scontro sul lavoro, gli interventi sul debito sembrano essere rese dei conti con il passato, piuttosto che un investimento collettivo sul futuro. Urgenza Il governo dovrebbe aprire subito un tavolo «sviluppo» Patrizio Bianchi La sua valutazione del disegno di legge del governo è serena: non ci sarà una valanga di licenziamenti L'ANALISI Operaio in sciopero della fame Alquintogiornodisciopero dellafamesièarreso.Omeglio, l'hanno fattoarrendere. I colleghi, preoccupati per lo stato di salute hanno chiamato il 118 e fatto ricoverare all'ospedale di Carbonia. Si è conclusa così, con grande spavento per gli altri operai la protesta portata avanti dal loro compagno dell'Alcoa davanti allo stabilimento di Portovesme. 5 SABATO 24 MARZO 2012
no circa 57,4 per contributi volontari e obbligatori ad organismi internazionali, e 32 di funzionamento, ne rimango 59, di cui la miseria di 18 alle Ong e soli 41 per interventi di cooperazione governativi, inclusi 6,7 per interventi di emergenza (calamità) e 2 per borse di studio. Non va meglio per l'intera Direzione generale mondializzazione, che ha competenze vastissime in tema di promozione delle imprese, e che si occupa di rapporti economici multilaterali (Ocse) e bilaterali con vastissime aree del mondo come Asia, America Latina e Africa. Ebbene, ci sono solo 300mila euro per le missioni dell'intera Direzione generale, compreso il direttore. (55 funzionari, compresi lo stesso direttore generale e i direttori centrali): un calcolo all'ingrosso, e al ribasso, porta alla conclusione che ognuno di loro può andare in missione in media un paio di volte l'anno. Ed ancora: l'intero funzionamento della rete diplomatica e consolare è ridotto a 60 milioni. Stiamo parlando di 220 sedi diplomatiche e consolari, che spesso, rimarcano funzionari all'estero, non arrivano a pagare le bollette di acqua, luce, telefono. Non basta: solo 80mila euro per tutti i viaggi del personale all'estero. 80mila diviso 220 (sedi). In media 363 euro a sede. Ci sono ambasciatori accreditati in due, tre, quattro i più Paesi. E non li possono visitare. Ci sono consoli che hanno circoscrizioni più vaste dell'Italia intera. E non possono visitare i connazionali più distanti. Un capitolo a parte merita l'Unità di crisi della Farnesina. Una Unità ridotta al lumicino, con stanziamenti passati da 7,5 a 5 milioni di euro, a fronte del moltiplicarsi dei casi di cui si dovrebbe occupare e che 4 (!) valenti diplomatici tengono in piedi, lavorando 24 ore su 24. L'Unità di crisi si occupa anche della sicurezza della nostra missione in Afghanistan, ma – rileva mestamente una fonte del Mae, se si rompesse una macchina a Kabul non avrebbe i soldi per ripararla. Il futuro, si dice spesso e a ragione, è nella formazione. Il che dovrebbe avere come conseguenza un investimento all'altezza. Di certo non lo è quello destinato all'Istituto diplomatico, che cura la formazione del nostro corpo diplomatico: 0,5 milioni. Una miseria. E non va molto meglio alla promozione di manifestazioni culturali e artistiche: 1 milione di euro per l'intera rete. E sempre, e solo, 1 milione per la ricerca di base e tecnologica. Altra annotazione strutturale. Un responsabile amministrativo della Farnesina dice a l'Unità: «Il ministero nel 2012 dispone in bilancio 1.683.971, 168 milioni di euro, dei quali il 50% è destinato al pagamento degli stipendi del personale in servizio a Roma ed all'estero ed altri 600 milioni per finanziare vari organismi internazionali, come tra gli altri Onu, Fao, Unesco...». Il che significa che al finanziamento delle attività, in ogni campo, resta il 14,3% del bilancio (240.390. 622): una quota molto, troppo bassa. Tanto più a fronte di alcune voci di spesa che entrano, a pieno titolo, nel capitolo «a chi troppo». Un esempio: 80 milioni per i docenti italiani all'estero, che sono pagati (come nessuno dei colleghi impegnati in Italia nelle scuole di ogni ordine e grado si sogna) dal Mae e non dal ministero dell'Istruzione. Altro esempio: 6,5 milioni per partecipare all'Expo internazionale di Yeosu (Corea del Sud) e a quella orticola di Venio (Olanda). E ancora: 6,8 milioni in favore della minoranza italiana nei Paesi della ex Jugoslavia. Una cifra che, a molti, appare spropositato, tanto più alla luce di questa rivelazione: «Abbiamo da poco cassato 120mila euro che avevano destinato a gite scolastiche al Tarvisio...». 6,8 milioni: a fronte dell'azzeramento dei finanziamenti di tutti i progetti di cooperazione negli stessi Paesi. Razionalizzazione. Altra parola-chiave. «La maggior parte delle spese per strutture e personale – rileva uno dei responsabili amministrativi della Farnesina – è indirizzata verso la rete europea e non come dovrebbe essere le aree geografiche di più alta rilevanza economico e commerciale come Asia, Africa ed America Latina. Ciò significa che anche la distribuzione del personale e delle strutture non viene distribuita secondo tali esigenze (abbiamo ancora 30 sedi consolari in Europa, di cui 8 in Svizzera e 22 nella Ue). Considerazione finale: chiedere maggiori risorse al sistema-Italia nel mondo è un diritto sacrosanto, da sostenere. Ma per rafforzarlo c'è un dovere, altrettanto sacrosanto, da praticare: quello della Trasparenza. Che non può ridursi ad una sola «Giornata». G ianfranco Cattai, presi-dente dell'AssociazioneOng italiane (Aoi), comeleggere il continuo calod e l l a v o c e “Cooperazione” nel bilancio del Mae? «Si tratta di una grave contraddizione. Nel senso che tutti sappiamo che investire in Cooperazione è investire in sicurezza internazionale. E non si capisce quindi perché l'Italia “disarma” in questo campo. C'è poi un secondo elemento da rimarcare...». Quale? «Quello, ed è un'altra contraddizione, di dimenticare assolutamente il ruolo importante che assumono le società civili nei Paesi terzi. Gli stessi governi locali ci invitano proprio in tal senso: nell'investire in cooperazione. D'altra parte, basterebbe considerare quanto è avvenuto nelle Primavere arabe, per rafforzare il concetto che non si può “disarmare in cooperazione” ma che essa deve diventare sempre di più parte importante del sistema-Italia nel mondo». Ma oltre al problema di più risorse, non c'è anche quello di una maggiore trasparenza nel loro utilizzo? «Senz'altro. E non si tratta soltanto di un problema di trasparenza amministrativa, peraltro assolutamente necessaria, ma direi anche di senso nell'investire in questo campo. Ed anche di coerenza rispetto a una strategia della politica estera». Alla luce di queste considerazioni, come Ong cosa chiedete al ministero degli Esteri e al suo titolare? «Di adoperarsi perché il governo avvii quanto prima il tavolo interistituzionale sulla Cooperazione internazionale, affinché le poche risorse che vengono messe a disposizione dal governo siano utilizzate al meglio. C'è bisogno di sintonia e non di “orticelli”, soprattutto quando le risorse non sono infinite e soprattutto se vuole coinvolgere forze economiche e sociali nella partita della cooperazione. E decidere se dare finalmente al ministro della Cooperazione ruolo e funzioni, coordinando le risorse esistenti ed oggi troppo frantumate in vari ministeri». Un funzionario U.D.G. Competenze «Se si rompe un'auto a Kabul non ci sono soldi per ripararla» Formazione Appena 500 mila euro per preparare il personale diplomatico «Sono contraddizioni molto gravi: ne va della nostra sicurezza» Intervista a Gianfranco Cattai Massimo D'Alema ha fornito dichiarazioni «verosimili» e «credibili» in merito ai cinque voli in merito ai cinque voli della Rotkopf da lui utilizzati. Il gip del Tribunale di Roma ha archiviatocosìl'inchiestachelovedevaindagato per il reato di finanziamento illecito. Per il giudice l'esponente del Pd «non poteva avere la consapevolezza» che a pagare quei cinque passaggi aerei fosse stata la Sdb (Soluzioni di Business)dell'ex numero uno di Ina-Assitalia,Morichini. Daqui lacarenza dell'elemento soggettivo del reato. Il giudice hapoimesso inevidenzachelostesso D'Alema aveva spiegato ai magistrati di non aver alcun interesse personale a servirsi di quei voli visto che, come parlamentare e come presidente del Copasir, ha diritto ad utilizzare i voli Cai. D'Alema e i 5 voli Rotkopf, archiviata l'indagine di Roma IL CASO «Decidiamo finalmente ruoli e funzioni del ministero di Riccardi» Il presidente delle Ong: «Il governo deve avviare un tavolo sulla Cooperazione: basta con gli “orticelli” se vogliamo che il sistema-Italia conti nel mondo» Schulz: serve la Tobin tax Unatassasulle transazioni finanziarieè«necessaria,perchéaltrimenti i tagliai bilanci pubblici creeranno solo delle catastrofi. Regioni e città non possono sopravvivere se non migliora lo stato delle finanze degli Stati»: lo ha detto a Copenhagen il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, a conclusione del quinto Summit delle Regioni e delle città. 19 SABATO 24 MARZO 2012
U siamo i termini giusti: que-sta non è una riforma, mauna controriforma». Nichi Vendola è netto. Nessuna apertura di credito verso la riforma del mercato del lavoro e nessuna fiducia nel fatto che questo Parlamento riesca a migliorare il testo annunciato dal governo Monti. Per questo, ragiona, il Pd dovrebbe dire «no». Vendola, ma lei non salva nulla di questa riforma? «Chiamiamo le cose con il loro nome e smettiamola di vivere in questa specie di slittamento semantico perpetuo. Ormai c'è un vocabolario orwelliano che domina la Repubblica. Un tempo le riforme aprivano la strada a più diritti e facevano crescere il benessere materiale delle persone, oggi si prova a chiamare riforma tutto ciò che riduce i diritti e produce un arretramento sociale. Quella di cui parliamo è una controriforma del lavoro, in perfetta continuità con quanto fatto dal ministro Sacconi». Ma persino la Cigl ammette che ci sono delle cose positive. «È evidente che io salvo le norme contro le dimissioni in bianco e il congedo di paternità obbligatoria, sono cose che appartengono alla nostra battaglia. Ma in un quadro di smantellamento dei diritti rischiano di essere semplicemente uno specchietto per le allodole». Il Pd, come le forze sociali, chiedono modifiche in Parlamento. Non crede sia una strada? «Non è stato reso un buon servizio alla causa annunciando, come hanno fatto le forze che sostengono il governo, un sì scontato ad ogni provvedimento di questo esecutivo, in questo modo si indebolisce molto la forza di un negoziato. È stato un errore di tutti i leader che così hanno predisposto molteplici autostrade all'avanzata dell'offensiva liberista e su questo hanno giocato con formidabile arroganza il premier Monti e con poco stile tecnico il ministro Fornero. Quello che si accinge a fare il Parlamento non è altro che saldare i conti con la modernità e l'Europa». Ma anche la Cei è stata dura. Crede cheCisl, governo e Parlamento possano far finta di niente? «È la sinistra a dover rigettare un'idea di modernità che presuppone la riduzione delle persone al rango di merci. Vorrei ricordare che la modernità nella storia del movimento operaio italiano è stata rappresentata dal rifiuto della monetizzazione dei diritti. Il movimento ambientalista è nato anche dentro le fabbriche quando gli operai hanno detto no alla monetizzazione del rischio e hanno rivendicato condizioni di salubrità nei luoghi di lavoro. Questa idea di modernità che fa la spola tra Detroit e Torino, fatta di sacrifici a senso unico e di un rigore che assomiglia a un processo di sadismo sociale è completamente sbagliata». Sta dicendo che dopo la riforma previdenziale, l'articolo 18 è accanimento? «Esattamente, perché dopo la riforma delle pensioni e la riforma del lavoro, l'unica modernità che vedo è quella delle compagnie di assicurazioni che scaldano i muscoli per surrogare il vuoto di diritti sociali. Uscire dal Novecento in questo modo vuol dire fare un salto indietro, non avanti. Uso sempre la metafora evangelica: il lavoro è stato la pietra di scarto in un tempo lungo della storia umana, le lotte del movimento dei lavoratori lo hanno trasformato in una pietra angolare, tanto che il lavoro ha segnato le linee costituzionali delle democrazie». «Se la legge non cambia il Pd la deve bocciare» Intervista a Nichi Vendola Parla il leader di Sel «La sinistra non può non rigettare un'idea di modernità che presuppone la riduzione delle persone al rango di merci» MARIA ZEGARELLI «Oggi si prova a chiamare riforma tutto ciò che riduce i diritti e produce un arretramento sociale È una controriforma» +++Foto di Alessandro Di Meo/Ansa Il mercato del lavoro Vocabolario orwelliano ROMA Il leader di Sinistra e Libertà, Nichi Vendola Primo Piano10 SABATO 24 MARZO 2012
Bersani, seppur molto critico con questa riforma, ha detto che non toglierà la fiducia al governo. Sbaglia? «Se il Pd non riesce a cambiare questa riforma la deve bocciare. La riforma del mercato del lavoro avrebbe dovuto affrontare una serie di temi cruciali per il Paese come la lotta al lavoro nero e lo smantellamento del circo feroce dei 47 contratti di lavoro precario. L'attuale precarietà non è un fenomeno meterologico ma una costruzione normativa: volevano aprire il mercato del lavoro e guardate dove siamo arrivati. Il futuro è diventato una minaccia per un'intera generazione anziché il tempo della speranza. E sul tavolo restano ancora il tema di un reddito minimo e l'universalità degli ammortizzatori sociali». Monti ritiene indispensabile la riforma per dare un segnale ai mercati. «Ma secondo lei gli imprenditori stranieri non vengono in Italia perché c'è l'articolo 18? È una balla. Nel Sud non vengono perché non ci sono infrastrutture, perché c'è una lentezza burocratica spaventosa, una pressione fiscale altissima e il costo aggiuntivo della tassa della corruzione. Questi sono i mali da estirpare per attirare capitali e investimenti in un Paese che ormai vede bloccati gli ascensori sociali e non ha più ricambio nel mondo del lavoro perché non c'è turn over». Ma se il Pd alla fine cedesse, Sel come si regolerebbe in vista delle elezioni? «La questione non è come si regolerà Sel. Il nodo è come la sinistra affronta questi temi. Non può usarli strumentalmente». A Palermo l'Idv rinnega le primarie e si presenta da sola alle amministrative. Ci si può fidare di un partito così? «I nodi aggrovigliati della politica palermitana andrebbero sciolti con un dibattito molto più franco. C'è stata una lotta senza quartiere nel Pd, c'è una spaccatura verticale rispetto alla collocazione regionale del partito di Lombardo. Sel ha atteso che la commissione dei garanti procedesse alla validazione delle primarie e nel rispetto di 30mila elettori oggi ha un candidato che si chiama Ferrandelli. Ho amicizia e rispetto per Orlando, ma ha compiuto un errore. Tuttavia credo che si debba andare oltre perché il centrosinistra ha il dovere di ricomporsi per governare una città che è stata spolpata viva dalla destra». Bene il governo sulla scelta del disegno di legge, così le norme sull'articolo 18 potranno essere cambiate. Dopo le divisioni dei giorni scorsi, il Partito democratico ritrova compattezza dopo la decisione del governo di licenziare il testo della riforma come ddl anziché come decreto. «Una scelta responsabile», dice Walter Veltroni. «Consentirà di introdurre le modifiche necessarie che abbiamo richiesto». Del resto, aggiunge Dario Franceschini, «tutti i provvedimenti che il governo Monti ha mandato in Parlamento anche sotto forma di decreti sono stati cambiati e migliorati e sarà così anche questa volta». Pure Rosy Bindi: «Ora lavoreremo per migliorare quei punti che non ci convincono». Un ottimismo che dal politico vira nell'istituzionale: «In questa fase è essenziale valorizzare pienamente il contributo delle Camere. Ne va della possibilità di gettare le basi di un bipolarismo serio», aggiunge la presidente dell'Assemblea nazionale del Pd. Altrimenti detta da Massimo D'Alema: «Il Parlamento fa le leggi, il governo dovrà adeguarsi alla sua volontà. Tanto più che si tratta di migliorare una norma confusa, pasticciata e rischiosa». Toni e parole che variano in base alle diverse sensibilità, come è ovvio. Ma il denominatore comune, chiaro, è quello enunciato a mezza mattina dallo stesso presidente del Copasir: «Non c'è nessuno nel Pd e vorrei dire non c'è nessuna persona di buon senso che non capisca che quella norma sia da correggere». Nessuno. «Io condivido le critiche che sono state fatte alla riforma dell'articolo 18», dice per esempio Veltroni, nel corso di una tavola rotonda organizzata dalla sua “Democratica, scuola di politica”, sottolineando che a suo giudizio sarebbe stato meglio accogliere la proposta Ichino e Boeri-Garibaldi, «altrimenti l'operaio che si vede sottrarre l'articolo 18 sarà portato a vedere lo spettro della disoccupazione». Un Veltroni che però ci tiene anche a sottolineare che l'alleanza tra centrodestra e centrosinistra è «irripetibile», e se la sinistra vuole governare dovrà essere in grado di predisporre un «discorso per l'Italia» e non ricorrere ad alleanze messe su solo per avere la maggioranza. Batte invece sulla necessità di reintrodurre il reintegro Dario Franceschini: «Noi riteniamo che la norma che prevede la possibilità di licenziare in caso di problemi economici dell'azienda, avendo come possibile conseguenza solo l'indennizzo e non il reintegro, non vada bene. Crea uno stato di precarietà in milioni di persone», sottolinea il capogruppo Pd alla Camera. Batte sul punto anche Cesare Damiano, presidente Pd in commissione Lavoro: «L'unico modo per non consentire abusi nei licenziamenti è quello di prevedere la reintegrazione nel posto di lavoro anche nel caso di una falsa motivazione per ragioni economiche. Eventuali interpretazioni rassicuranti della norma non sono sufficienti. Su questo problema si sta ampliando un fronte politico e sociale che chiede a gran voce che il testo venga modificato in Parlamento». Anche per Stefano Fassina la scelta del ddl consente al Parlamento, a tutte le forze politiche e al governo di ascoltare le domande del Paese e di dargli una risposta. «Non è una inutile perdita di tempo - ripete il responsabile economia e lavoro del Pd -, è funzione essenziale della democrazia»e permetterà di dare risposte a lavoratori e disoccupati «che chiedono di migliorare in senso universalistico i nuovi ammortizzatori sociali per i precari e di garantire la possibilità di essere reintegrati al lavoro se vengono licenziati senza giustificato motivo». Attenzione però a non cadere in una contestazione «eccessiva»,critica Paolo Gentiloni riferendosi alla Cgil: «Questa riforma è in larga misura positiva - sottolinea lui -, l'impianto è del Pd, tranne in un punto, quello dei licenziamenti economici. Non possiamo accodarci alla campagna di chi dice che arriveranno milioni di licenziamenti. È una cosa che non esiste». E ora la parola passa al Parlamento, dove le varie sensibilità politiche – non solo quelle del Pd saranno chiamate a una composizione. Per il momento, il metodo è sufficiente. Il caso Italia dei Valori VIRGINIA LORI Giovani Democratici, il saluto di Bersani al Congresso nazionale Franceschini «A Palermo Sel sostiene Ferrandelli, nel rispetto dei 30 mila elettori delle primarie Orlando compie un errore» Veltroni: «Irripetibile la maggioranza con il centrodestra» Da Veltroni a D'Alema, da Franceschini a Bindi, il Pd plaude alla scelta del disegno di legge da parte del governo, che consentirà di cambiare le norme sull'articolo 18. Veltroni: «Irripetibile la maggioranza col centrodestra». Tre giorni di discussione, dibattito e confronto sui temi che in questi giorni accendono il dibattito pubblico: riforma del mercato del lavoro, precarietà,scuolae università.Questa l'agenda del primo congresso nazionale dei GiovaniDemocratici,chesièapertoieri a Siena con la relazione del segretario uscente Gd Fausto Raciti, seguito dall'interventodi Pier Luigi Bersani,che è stato accolto da applausi, al canto di “Bella ciao”. «Se vi venisse in mente di fare il segretariopensateci,riflettete»,haesordito sul palco il segretario del Pd, sbarcato a Siena dopo aver partecipato all'assemblea nazionale degli amministratoridelPdaGenova. Eoggi ilprogramma prosegueconun'altragiornatadidibattito,cheprevedegli interventidelpresidente della Provincia di Siena, Simone Bezzini, di Niccolò Guicciardini, responsabile iniziativa politicaPdSiena e poi,a partiredalle 12,diMassimo D'Alema,Nico Stumpo, Ugo Sposetti, Aurelio Mancuso, Gianni Cuperlo, Matteo Orfini e Stefano Fassina. Al Palazzetto Ceccherini (piazzetta SantoSpirito,23)itrecentodelegatiprovenienti da tutta Italia si ritroveranno anche domenica, quando sarà eletto il nuovosegretarionazionale. Nell'ultima giornata sono attesi anche Rosy Bindi (ore 11.30) e Cesare Damiano (12.30). Perchinonsièpotuto recarea Siena ci sarà la diretta streaming su internet, suTwitter(#congressoGd)eFacebook. Il programma è consultabile su www. giovanidemocratici.net. LA CONVENTION «Tutti i provvedimenti di Monti sono stati cambiati dalle Camere» Rutelli: il Terzo polo si rinnovi «Se il primo polo è fallito e il secondo pure, il Terzo polo deve reinventarsi», ha detto Francesco Rutelli, leader dell'Api, che ha creato il soggetto con Udc e Fli: «Il nuovo polo dovrà presentare una propria proposta che in autunno, quando si saprà se c'è un accordo sullariformacostituzionaleedelettorale, sitradurrà inunapropostapolitico-organizzativa». 11 SABATO 24 MARZO 2012
S abato 17 marzo quattordicipersone di nazionalità soma-la, assistite da un avvocatodi “A Buon Diritto onlus” e da due esponenti dell'associazione Somebody, hanno denunciato alla Questura di Frosinone il responsabile del centro di accoglienza in cui risiedono. Si tratta di persone che hanno già fatto richiesta di asilo. La struttura che li accoglie a Cassino è composta da due appartamenti per un totale di ventuno persone: sette in quello più piccolo e le altre in quello più grande. Al momento dell'ingresso, oltre ai problemi di spazio, le persone si sono trovate di fronte una situazione molto poco accogliente, come si legge nella denuncia: «non abbiamo rinvenuto i materassi, le reti dei letti erano malridotte, la lavatrice era rotta, gli armadi e le cassettiere erano semidistrutte, come molte tapparelle». Questo accadeva già ad agosto. Nei mesi più freddi hanno dovuto far fronte a temperature piuttosto rigide perché, nonostante ci fosse una caldaia, il proprietario «ha vietato di usarla, chiudendola con un lucchetto». E così la doccia utilizzata è la stessa per tutti e l'acqua calda è quella scaldata nei pentoloni con la bombola del gas (fornita dal proprietario dopo l'intervento della polizia). Il punto della questione, e della querela, riguarda il fatto che questa situazione di degrado non si sarebbe dovuta creare perché il proprietario, per predisporre l'accoglienza, riceve dei soldi. L'ammontare della cifra dovrebbe essere sui 46 euro giornalieri per ogni accolto, e questi fondi sono erogati della Protezione Civile, ente gestore del sistema di accoglienza, nell'ambito dello stato di emergenza dichiarato in seguito all'ingente numero di sbarchi avvenuti nei primi mesi del 2011. Quando si dice che l'ospite è sacro. Caldaia chiusa e locali fatiscenti, l'accoglienza al centro di Cassino LUIGI MANCONI VALENTINA CALDERONE VALENTINA BRINIS OSSERVATORIO info@italiarazzismo.it Italia-razzismo un dato finora non verificato. I gruppi che si sono affrontati, formati da alcune decine di persone, sono rimasti a lungo asserragliati nelle proprie sedi, ma la situazione in serata è tornata alla calma. L'ondata di violenza e gli scontri che hanno paralizzato un'intera zona della capitale hanno scatenato una lunga serie di reazioni e prese di posizione in ambito politico, a cominciare da quella del sindaco Gianni Alemanno che suona come un monito: «La violenza politica è una mala pianta che cresce nella spirale delle ritorsioni reciproche. Dobbiamo spezzare questa spirale prima che possa crescere. Chiedo agli inquirenti di individuare e assicurare alla giustizia i responsabili dell'episodio di oggi e a tutti i gruppi politici, di destra e di sinistra, di isolare i violenti e di professare con la massima determinazione il rifiuto di ogni forma di violenza come mezzo di azione politica. Ricordo a tutti, ancora una volta, che Roma in passato ha pagato un tributo troppo alto allo scontro violento tra opposte ideologie: troppi giovani, di sinistra e di destra, sono morti per mano del terrorismo o a causa della degenerazione violenta della politica. Queste pagine a Roma non si debbono ripetere». ANNI CUPI Anche il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, ha preso posizione: «A Roma negli ultimi tempi stiamo assistendo ad una spirale di violenza che sembra non avere fine. Le aggressioni e gli agguati di stampo politico aumentano a dismisura, ad un ritmo quasi quotidiano. Oggi a Casal Bertone assistiamo a degli attacchi squadristici seguiti da una guerriglia urbana. Condanniamo con forza questi scontri, ma al contempo chiediamo con urgenza che si faccia chiarezza sulle responsabilità delle violenze. Roma non può tollerare di precipitare nuovamente in anni bui che pensavamo fossero completamente dimenticati. Ora è necessario più che mai l'impegno di tutti per cambiare il clima in città sempre più violento ed intollerante». Tornano le polemiche sulla sicurezza dei Lince, i mezzi in dotazione alle forze armate italiane e utilizzati anche nelle missioni all'estero. La procura di Civitavecchia ha disposto infatti il sequestro di un blindato, identico a quello coinvolto in un incidente avvenuto il 25 febbraio dell'anno scorso sulla via Aurelia a Tarquinia dove morì un militare e altri quattro rimasero feriti. Il 22 febbraio scorso il pubblico ministero ha disposto il sequestro di un esemplare con l'obiettivo di capire, come già emerso da una consulenza tecnica, se sussista «un quadro di potenziale e intrinseca pericolosità del mezzo». Nell'atto di sequestro si chiede se sussista pericolisità «specie per quanto attiene la stabilità dello stesso in caso di trasferimenti stradali con andatura a velocità sostenuta, ma comunque notevolmente inferiore al limite meccanico offerto dal veicolo ed inferiore ai limiti di legge». Secondo il decreto di sequestro una prima consulenza ha concluso che «le ordinarie operazioni di rientro in carreggiata da un sorpasso in condizioni di velocità compresa tra 80 e 90 chilometri orari (in assenza di prescrizioni del costruttore, del ministero della Difesa o del codice della strada che impongano o suggeriscano limiti di velocità inferiori a 80 chilometri orari), operate anche con normale cautela, possono portare questo veicolo a superare i limiti di sicurezza al ribaltamento, limiti espressi dal massimo angolo di inclinazione laterale del veicolo dichiarato dal costruttore». La decisione di procedere al sequestro di uno di questi mezzi è stata presa «perché l'indagine del consulente tecnico della procura di Civitavecchia - spiega il documento - nell'ambito dell'inchiesta sull'incidente stradale, pur attuato su modelli matematici, certamente raffinati e affidabili, lasciano un margine sia pur minimo di approssimazione tale da indurre lo stesso consulente a valutare come opportune analisi sperimentali delle caratteristiche statiche del veicolo (con pesatura del mezzo) e delle caratteristiche dinamiche dello stesso». In risposta al decreto della procura di Civitavecchia, l'esercito ha fatto sapere che il mezzo sarà disponibile «agli inizi della prossima settimana». Nella nota, inoltre, l'Esercito spiega di aver «da tempo emanato prescrizioni precauzionali per garantire la massima sicurezza per il personale nell'impiego dei Lince. Oltre 500 di questi mezzi sono attualmente impiegati in teatro afgano dove hanno dato un'ottima prova di resistenza contro la minaccia degli ordigni improvvisati, incrementando in modo decisivo la protezione e la sicurezza del personale militare. Un profilo così elevato - afferma l'Esercito - da indurre all'acquisizione del Lince vari paesi europei quali Belgio, Gran Bretagna, Spagna, Norvegia, Austria, Repubblica Ceca e Croazia. Nel prossimo futuro anche le brigate medie e leggere dell'esercito russo saranno equipaggiate con il blindato». VINCENZO RICCIARELLI Attacco in gruppo Il via alle violenze dopo che un gruppo ha aggredito due ragazzi Alemanno «La violenza politica è una malapianta: non ripetiamo il passato» «Blindati Lince insicuri» Il pm dispone il sequestro dopo un incidente mortale Un militare morì e altri cinque rimasero feriti in un incidente sulla via Aurelia il 25 febbraio dell'anno scorso. Secondo una perizia i mezzi sono a rischio cappottamento. Chiesto il sequestro di un esemplare per altre analisi. ROMA Altri tre omicidi bianchi Ancora morti sul lavoro. A Bibbiano (Reggio Emilia) un operaio tunisino di 42 anni è rimastoschiacciato da una struttura cadutada un montacarichi mentrea Borghetto Santo Spirito (Savona) un uomo di 64 anni ha perso la vita sotto due grosse balle di lana. A Chivaso (Torino) l'autista di un camion, di 51 anni, è rimasto folgorato in un cantiere edile. 31 SABATO 24 MARZO 2012
I n vista del viaggio apostolico diBenedetto XVI in Messico, ilgennaio scorso Martín Rábago,arcivescovo di Guanajuato, aveva invitato i narcos a «non fare nulla che portasse dolore e morte». I Caballeros Templarios, un cartello dell'Ovest messicano, ha risposto collocando undici narco-messaggi nelle città di Guanajuato e di León, uniche destinazioni della visita papale. «Benvenuto Papa» si legge sugli striscioni che annunciano la fine di «ogni azione di guerra» dei Templari che sottolineano «non siamo assassini». L'arcivescovo ha invitato a non dare importanza agli annunci di questi gruppi, «non abbiate paura, sarete protetti, tranquilli». Si attendono tre milioni di visitatori e 760mila partecipanti solo alla messa di domani sotto la statua del Cristo del Cubilete, una collina- santuario visitata da un milione di devoti all'anno. 2.200 poliziotti e la Guardia presidenziale si occuperanno della sicurezza fino a lunedì 26, quando Joseph Ratzinger partirà alla volta di Cuba. L'arrivo del Papa assume una rilevanza speciale per il momento politico del Messico e per la stessa Chiesa messicana, che affronta una costante emorragia di fedeli. «Il Papa viene a saldare un debito», sostiene il cardinale di Guadalajara, Juan Sandoval, alludendo all'abbandono dell'America Latina che ha favorito l'espansione di protestanti, evangelici e pentecostali: in Brasile la percentuale di cattolici è scesa al 68 per cento, in El Salvador e Nicaragua è al 50, in Messico è al minimo storico, anche se con ciò resta all'82,7 per cento. Su 7.688 associazioni religiose, oltre 4mila non sono cattoliche e hanno ben 41mila sacerdoti su un totale di 70mila. Il fenomeno delle altre chiese è fortissimo soprattutto nel Sud del Paese, dal Chiapas allo Yucatan, mentre nel centro il cattolicesimo ha mantenuto percentuali superiori al 90%. Sull'uso del denaro pubblico s'è aperta un'altra polemica, dato che i comuni e il governo hanno stanziato oltre 13 milioni per la logistica e la sicurezza e questo nonostante Guanajuato sia la regione in cui, dopo il fanalino di coda di Veracruz, la povertà è cresciuta più rapidamente, con 309.000 nuovi poveri dal 2008 e un tasso assoluto di povertà oltre il 50 per cento della popolazione. «Il Papa tratta il problema della povertà e dello sviluppo, ma sempre dal punto di vista della fede», specifica il nunzio apostolico Christoph Pierre. Sul fronte politico in aprile comincia la campagna elettorale per le presidenziali del 1 luglio in cui, secondo i sondaggi, il partito del presidente Calderón, da sempre vicino alla Chiesa cattolica - Acción Nacional (Pan) - è dato perdente rispetto al centrista Pri, Partido Revolucionario Institucional, e alla pari con le sinistre, unite intorno al Partido Revolución Democrática (Prd). Una riforma costituzionale, caldeggiata dal clero, che mira ad ampliare la libertà di culto ma che allo stesso tempo potrebbe aprire le porte ad un'introduzione dell'insegnamento religioso nelle scuole pubbliche è in fase di approvazione al Senato proprio in questo periodo. Malgrado le pressioni dei gruppi cattolici, del Pan e del Pri, l'iniziativa non è ancora passata e l'opposizione ha denunciato il tentativo di smantellare lo stato laico «per fare un regalo al Papa». Né questo tema né la riforma costituzionale saranno trattati oggi nell' incontro privato del pontefice con Calderón, perché, come riferisce Pierre, «il Papa non viene mai a dire ai politici cosa devono fare». Édgar González, saggista ed esperto vaticanista, sostiene che «Ratzinger visiterà solo la regione di Guanajuato, il bastione conservatore e cattolico più importante del Paese. Altrove il Pan, e le destre non sono così forti e useranno la visita papale per rafforzarsi politicamente in vista del voto». Secondo González «la logica politica e quella temporale convergono, c'è per esempio la drastica penalizzazione dell'aborto, l'accanimento contro le donne che finiscono in carcere per l'interruzione della gravidanza». Nella capitale, governata da una coalizione progressista, sono legali sia l'aborto che il matrimonio omosessuale, ma nel resto del Paese la situazione è capovolta con sanzioni sociali, a volte penali, enormi. Proprio in questi giorni è prevista l'uscita del libro La volontà di non sapere, dei ricercatori messicani Barba, Athié e González che ripercorrono la vicenda di Marcial Maciel, fondatore a Città del Messico della congregazione dei Legionari di Cristo, colpevole di pedofilia. A sei anni dalla presa di distanza del Vaticano e a quattro dalla sua morte, gli studiosi mostrano ora i documenti che spiegano come a Roma già dagli anni Quaranta fossero noti i comportamenti deviati del sacerdote. Un altro tassello che aiuta a capire i problemi d'immagine della Chiesa in un Paese che cambia più velocemente di quanto possa immaginare. Messico, tregua promessa dai narcos per la visita Il retroscena valori del Vangelo necessari per fondare una società giusta»? Ratzinger comunque rassicura: «La Chiesa non è un potere politico, non è un partito, ma è un'autorità morale». IL FUTURO DI CUBA Così arriva a chiarire l'obiettivo della seconda tappa del suo viaggio: il ruolo della Chiesa nella nuova Cuba, il ruolo da giocare nel processo di transizione avviato dallo stesso regime castrista verso un modello nuovo di società. «È evidente che al giorno d'oggi - afferma Ratzinger - l'ideologia marxista come era concepita non corrisponde più alla realtà e così non può costituire una società: devono trovarsi nuovi modelli con pazienza e in modo costruttivo». Insiste sull'esigenza di evitare strappi pericolosi. «Questo processo -ha aggiunto- richiede pazienza e decisione e vogliamo aiutarlo con spirito di dialogo per evitare traumi». Assicura così la disponibilità a collaborare alla costruzione di una società fraterna e giusta. «È ovvio conclude - che la Chiesa è sempre dalla parte della libertà, dalla parte della coscienza e della libertà di religione». È la rassicurazione al movimento per i diritti umani. La Chiesa non abbassa la guardia. Ma la battuta del Papa sull'ideologia marxista che non corrisponde più alla realtà e all'esigenza di trovare nuovi modelli, risponde il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez: «Pensiamo che lo scambio di idee sia utile. Il nostro popolo possiede profonde convinzioni sviluppate nel corso della nostra storia». Aggiungendo che il sistema cubano «è un progetto sociale democratico che si perfeziona costantemente». Risposta pacata. Si accetta il confronto. Un segno di quanto abbia lasciato il segno l'epocale incontro tra il Papa polacco e Fidel avvenuto nel 1998. Resta valido quel «Cuba deve aprirsi al mondo e il mondo a Cuba» di Wojtyla. Da allora i rapporti tra la Santa Sede e l'Avana si sono fatti più intensi. La Chiesa cubana ha avuto riconoscimenti e spazi. Ha svolto un ruolo importante nella società cubana anche nell'opera di mediazione con le autorità per la liberazione dei dissidenti imprigionati. Si pone come sponda di questa trasformazione. Forse per questo il Papa, che oltre ad incontrare Raul Castro, quasi sicuramente vedrà il fratello Fidel, non ha in programma incontri con i dissidenti. Ma tutto è possibile. Salutato dal premier il pontefice si appoggia ad un bastone La partenza CITTÁ DEL MESSICO FABRIZIO LORUSSO «Bienvenido» si legge sui poster stradali appesi da un cartello della droga Per proteggere davvero i 700mila fedeli all'Angelus sono stati spesi 13 milioni nella regione di Guanajuato, una delle più povere del Paese Cardinale di Guadalajara Juan Sandoval: «Il Papa viene per saldare un debito con noi» Libertà di culto La legge costituzionale potrà introdurre l'insegnamento religioso Monsignor Romero 32 anni fa CelebrazioniaRoma ieriper il32˚anniversario della mortedi Oscar Romero, l'arcivescovodiSanSalvadorassassinatomentrecelebravamessa.La«situazionediconfrontotra una destra militarizzata ed una sinistra che operava con la guerriglia è superata, ma in Guatemala ci sono più morti oggi degli anni 80» ha detto il vescovo Rodolfo Valenzuela. 23 SABATO 24 MARZO 2012
L'Ue ha approvato nuove sanzioni contro il regime siriano. Stavolta nel mirino sono finite le donne della cerchia ristretta del presidente Bashar al-Assad: la moglie, Asma, la madre del presidente, la potente Anissa, ma anche la sorella Bushra e la cognata. Alle quattro sono stati congelati i beni e proibiti i viaggi nei Paesi dell'Ue. Con la bella e capricciosa First lady che dovrà rinunciare all'amato shopping a Parigi e potrà mettere piede solo in Gran Bretagna, il Paese di cui ha la nazionalità e dove continuano a vivere i genitori. Osannata dalla stampa internazionale prima dell'inizio delle rivolte in Siria, Asma si è trasformata in pochi mesi in un ambigua first lady, una lady Macbeth rimasta a tutti i costi a fianco del marito che sta massacrando il suo popolo. Poliglotta, con doppia cittadinanza britannica e siriana, Asma aveva fatto a lungo sperare che, con la sua educazione occidentale, potesse far propendere il consorte Bashar verso posizioni più tolleranti. E invece, la donna che aveva promesso di «occidentalizzare» la società siriana, ha difeso a spada tratta l'uomo forte di Damasco. «Il presidente è il presidente della Siria, non di una fazione dei siriani, e la first lady lo appoggia in questo ruolo», ha fatto sapere poco più di un mese fa in un'email spedita al Times. Di lei a marzo 2011, quando le proteste cominciavano a dilagare, l'edizione americana di Vogue tracciò un lungo ritratto: «glamour, giovane e molto chic, la più fresca e magnetica delle first ladies». In effetti, se molte prime donne sono accusate di essere shopping-addict, pare che Asma, 37 anni il prossimo 11 agosto, abbia una vera e propria ossessione per vestiti, gioielli e le scarpe di Louboutins (il calzolaio francese, che possiede un castello dell'XI˚ secolo ad Aleppo e che è suo «amico personale). Dalle email rubate dall'opposizione siriana si è inoltre appreso che la fascinosa primadonna ama fare acquisti su internet: a luglio, ad esempio, mentre la rivolta infuriava, si è preoccupata di comprare tavoli, portacandele e candelabri per oltre 12 mila euro da un designer di Parigi. Nello stesso mese ha chiesto a un cugino di ordinare quattro collane tempestate di diamanti, sempre nella Ville Lumiere. Asma è figlia di un cardiologo e di una diplomatica: entrambi musulmani e originari di quella Homs martirizzata da un lungo e sanguinoso assedio del regime. La coppia emigrò a Londra negli anni 50 per consentire al padre di specializzarsi. L'incontro con Bashar, figlio dell'allora raìs Hafez al-Assad, risale invece ad una vacanza in Siria; lui si trasferì a Londra per studiare oftalmologia e la coppia cominciò a frequentarsi quando lei era appena ventenne. La relazione rimase segreta finchè, nel novembre 2000, Asma lasciò il suo prestigioso lavoro alla Jp Morgan e, un mese più tardi, sposò Bashar, divenuto nel frattempo il presidente della Siria. Con le nuove sanzioni approvate ieri, la Ue ha preso misure restrittive contro 126 individui e 41 entità siriane legate al clan familiare e al regine di Assad, rimarca l'Alto rappresentante della politica estera della Ue, Catherine Ashton, al termine del Consiglio esteri Ue. Il pacchetto varato ieri rappresenta la tredicesima tranche di sanzioni della Unione europea contro Damasco. ESCALATION «Dopo l'impiego dell'artiglieria si paventano addirittura bombardamenti dell'aviazione» in Siria: è quanto detto dal ministro degli Esteri Giulio Terzi riferendo parole del collega turco Ahmet Davutoglu. «Le descrizioni del ministro turco hanno fatto rabbrividire», afferma il capo della Farnesina, «ed hanno dato il senso della violenza che si sta scatenando». Davutoglu «ha raccontato dell'assedio di Homs e di altre città, degli attacchi di artiglieria per colpire i dimostranti per strada anche con cecchini e spari sulla folla. Ora questa azione è diventata più vasta, tanto che dopo l'impiego dell'artiglieria si paventa addirittura l'uso dei bombardamenti dell'aviazione», ha riferito il ministro. Come fanno rabbrividire le denunce dell'Unicef. Sono almeno 500 i bambini uccisi fino ad oggi nelle violenze in Siria, mentre altre centinaia sono stati feriti, arrestati o hanno subito abusi. È quanto denuncia l'Agenzia dell'Onu per l'Infanzia da Ginevra. Le scuole sono chiuse, alcuni centri sanitari sono stati chiusi o sono diventati troppo pericolosi da raggiungere per le famiglie. Decine di migliaia, secondo l'organizzazione, i bambini siriani che si stanno rifugiando nei Paesi circostanti. L'Unicef sta predisponendo dei piani per far fronte ai bisogni medici ed educativi di questi bambini. Foto Ansa Asma Assad insieme a suo marito Bashar, presidente della Siria UMBERTO DE GIOVANNANGELI Siria, nel mirino il clan del raìs. L'Ue blocca i beni di Asma Assad Il marine della strage rischia la pena capitale AFGHANISTAN Divieto di viaggio nei Paesi dell'Unione europea, annullati i visti: niente più shopping per la moglie del dittatore siriano. Intanto continua il massacro. Verso nuovi bombardamenti sulla città martire di Homs. Il sergente americano autore della strage di 17 civili afghani nella provincia di Kandahar è stato ieri incriminato perl'assassiniopremeditatodi17civiliafghani e per il tentato omicidio di altri sei. Lo ha reso noto l'esercito Usa precisando che il militare rischia la pena capitale. Bales è detenuto nella base di Fort Leavenworth, in Kansas, in una cella singola.Intanto,secondoquantoscriveAlArabiya, i talebani hanno nuovamente minacciatodivendicarelastrageincuimorirono nove bambini e tre donne. «È stata un'azione pianificata e sicuramente ci vendicheremo, non ci fidiamo di questi processi», ha dichiarato un portavoce. p Bruxelles vara le sanzioni nei confronti della first lady, la madre Anissa e la sorella Bushra p Le misure restrittive riguardano 126 individui e 41 entità siriane legate al dittatore Mondo 35 SABATO 24 MARZO 2012
L a Filarmonica Romanaha una notevole tradi-zione per ospitalità dicoreografi e danzatori,e in questo 2012 la sot-tolinea con un Festival Internazionale della Danza, destinato a diventare un appuntamento fisso. Iniziativa che non toglie l'aspetto di una certa casualità delle scelte, anzi un accostamento di titoli che definiremmo disinvolto. A maggior ragione dopo essere arrivati a tre quarti del Festival (manca solo l'ultimo titolo: Paradiso, ultima tappa della trilogia di danza architettonica e corporea di Emiliano Pellisari dall'11 al 22 aprile). Lo strombazzato titolo con il quale una bella étoile come Eleonora Cassano doveva dare il suo addio alle scene con un ritratto in danza di Evita Perón è uno spettacolo meno che mediocre. Probabilmente comprato a sipario chiuso, perché una volta che il tendone si alza, quello a cui si assiste è balletto-polpettone dove è difficile rintracciare lo spessore politico e carismatico del personaggio. Eleonora Cassano, va precisato, è bellissima e anche nel fisico del ruolo per interpretare la bionda eroina, però viene mal servita dalla regia di Silvia Vladimivsky che la manda a passeggio per il palco il più delle volte come una reclame di lingerie intima. Al terzo grand battement o al quinto rond-de-jambe en l'air il repertorio di passi è finito. Si salvano solo i momenti corali di milonga o di tango, materia che Vladimivsky padroneggia con maestria come in precedenti spettacoli. Così come Eleonora ha avuto una strepitosa carriera accanto a Julio Bocca, che diede il suo addio alle scene con vorticosi tanghi. Perché non fare altrettanto invece di affidare a questa Evita bruttina il saluto finale? STELLE PROMESSE Le «nuove stelle» annunciate dalla serata sono in realtà ancora allieve e allievi, sia pure promettenti e sia pure provenienti da una delle istituzioni più prestigiose d'Italia: la Scuola di Ballo della Scala. Insomma, solo delle promesse stelle, in un programma di bel respiro che passa dalle belle figure disegnate da Jiri Kylian (i poetici Evening Songs) ai nevrili scatti tra pizzi e geometrie di Angelin Preljocaj (Larmes Blanches) e alle stilizzazioni «gymnopediche» di Roland Petit, fino a planare nel vaporoso mare di bayadere di Petipa. Più che l'interpretazione (ancora acerba dei pezzi contemporanei), colpisce il nitore classico delle danzatrici, tutte belle, gambe lunghe, ordinate. Un mare luminoso, dove più di una stella potrebbe affiorare. La vera scoperta del Festival è stata piuttosto una stella nascosta nella Spagna profonda: Miguel Angel Berna è un concentrato di energia e di tecnica sovrumana, una creatura magnetica. Ci ha messo trentacinque anni per elaborare uno spettacolo basato sulla jota, antica danza spagnola messa in ombra dal prorompente flamenco. Mudéjar...bailando mi tierra! è un distillato prezioso di memorie e sonorità, impaginato in un crescendo di virtuosismo e di echi mediterranei tra fado e oriente. Un'epifania di danza e musica. Atto unico TersicoreTrend www.unita.it ROSSELLA BATTISTI Luca Angeletti, Giulio dellafortunataseriediRai1TuttiPazziperAmore, lasciamomentaneamente il piccolo schermo per dedicarsi al teatro. Sarà in scena con un monologo che racconta di un bambino che parla come un adulto. Un flusso di coscienza sghembo e spensierato. Angeletti sul palco Alla fine lui muore scritto e diretto da Daniele Prato con Luca Angeletti prodotto da Antonia Liskova Roma, Teatro della Cometa Off dal 27 marzo al 1˚ aprile La rassegna di danza, stavolta tutta al maschile, parte con la coppia Guy Weizman e Roni Haver, coreografi di origine israeliana oggi residenti in Olanda: in scena sette danzatori, tra fisicità estrema, danza potente, ritmo e tanto humor. Danza al maschile Alpha boys The club Guy & Roni coreografia e direzione artistica Guy Weizman e Roni Haver musica Elad Cohen Bonen Roma, Auditorium Conciliazione, 28 marzo L'undicesima edizione dellastoricarassegna «Trend - Nuove frontiere della scena britannica», a cura di Rodolfo di Giammarco, racconta l'evoluzione della scena inglese attraverso 5 autori trenta-quarantenni:MikeBartlett,ChloeMoss,EndaWalsh, David Harrower, Chris O'Connell. Nuove frontiere inglesi Misterman di Enda Walsh traduzione di Lucia Franchi, con Alessandro Roja Scena Katia Titolo, musiche originali ed effetti sonori di Antonello Lanteri, mise en espace Luca Ricci Roma, Teatro Belli, rassegna «Trend» fino al 30 marzo I DEBUTTI Francesca De Sanctis Teatro IL FASCINO RIVELATO DELLA JOTA Festival della Filarmonica, lo spettacolo di Miguel Angel Berna interprete dell'antica danza spagnola Festival della danza 2012 «Mudeéjar...» di e con Miguel Angel Berna «Evita» con Eleonora Cassano, coreografia di Silvia Vladimivsky Nuove stelle con la Scuola di Ballo Accademia Teatro alla Scala Roma, Teatro Olimpico Il danzatore di jota Miguel Angel Berna rbattisti@unita.it 43 SABATO 24 MARZO 2012
L a gratificazione di sentir-si desiderata, l'ingannodella galanteria racchiu-so in un esagerato maz-zo di rose, l'anesteticarassicurazione di chi ti sottrae particelle di vita spiegandoti, con un sorriso paternalista: «lo faccio per te». La trasformazione di ciò che viene chiamato amore in un possesso cieco che fa cadere una donna nella rete della paura quotidiana, incatenata dalla brutalità che porta, troppo spesso, alla morte. La Rai si è finalmente decisa a mandare in onda la «collana» Mai per amore, dalla canzone di Gianna Nannini, quattro film d'autore che raccontano storie vere o ispirate alla realtà su una «strage nascosta», la violenza sulle donne di cui «affiora meno del 10 per cento», perché «le donne vittima si sentono in colpa», spiega Liliana Cavani, regista del primo film della «fiction civile» che andrà in onda martedì su Rai1 alle 21,10: Troppo amore, con Antonia Liskova e Massimo Poggio. Dal solo inizio del 2012 sono state 36 le donne uccise da uomini, 12 al mese, una ogni 3 giorni è vittima del femminicidio, e non del «delitto passionale» di cui parlano i media. Nel 2011 ben 127 sono state donne assassinate, quasi sempre dal marito-compagno o dall'ex che non accetta il rifiuto. Il possesso muove lo stalking, infatti nel 55% dei casi è agito da un ex, per quella «cultura arcaica e patriarcale» dura a superare, spiega la regista, «per cui le donne sono oggetto di possesso come un'automobile. Anche il nono comandamento dice: “non desiderare la donna d'altri” come la “roba”». I film, coprodotti da RaiFiction e NATALIA LOMBARDO Dopo troppo rinvii approdano su Rai1 quattro film d'autore sulla tragedia della violenza alle donne. Il primo in onda martedì prossimo è firmato da Cavani. Gli altri registi sono Mario Pontecorvo e Margarethe Von Trotta BOTTE, STUPRO FEMMINICIDIO SE QUESTO È AMORE www.unita.it Antonia Liskova in una scena di «Troppo amore» di Liliana Cavani nlombardo@unita.it TV E REALTÀ Culture38 SABATO24 MARZO2012
Quale ruolo possono giocare la Chiesa e i cattolici nel futuro dell'America latina? Quale messaggio di speranza nella pace e nella giustizia possono offrire alla società messicana e a quella cubana? È con l'ambizione di avere le risposte a queste domande che Benedetto XVI ieri ha intrapreso il suo 23˚ viaggio internazionale, verso il Messico e Cuba. Dopo oltre 14 ore di volo, alle ore 16,30 locali (23,30 in Italia) è previsto l'arrivo in Messico, all'aeroporto internazionale di Guanajuato. CONTRO I TRAFFICANTI Una Chiesa che sappia dare speranza. In cosa consista concretamente questo messaggio lo ha spiegato lo stesso pontefice nel consueto incontro avuto con i giornalisti durante il volo papale. Lo fa rispondendo alla domanda di un cronista sul clima di violenza che segna la società messicana alimentato dai cartelli dei narcotrafficanti. Compito della Chiesa ha spiegato - è costruire la pace sconfiggendo quel contropotere, educando le coscienze alla responsabilità morale. «Dobbiamo fare il possibile contro questo male distruttivo dell'umanità e della nostra gioventù. - ha spiegato - Il primo atto è annunciare Dio». «Smascherare il male - ha aggiunto - vuol dire smascherare l'idolatria del denaro che schiavizza gli uomini», con le sue «false promesse, la menzogna e la truffa che sono dietro la droga». Per farlo occorre richiamare quei valori cristiani, radicati nella società messicana, malgrado la forte secolarizzazione. Questo implica un'azione anche pubblica della Chiesa, ora non consentita nel «laico» Messico. La situazione potrebbe cambiare. Il Parlamento ha in discussione un progetto di riforma della Costituzione che dovrebbe consentire «la professione pubblica della propria fede». Non ne fa cenno il pontefice, che però richiama l'esigenza di una piena libertà religiosa. Avrà modo di tornarci nei discorsi che terrà nei suoi tre giorni di visita in Messico che avranno il momento culminante domenica 25 marzo nella messa che celebrerà nel grande parco del Bicentenario, sotto la statua del Cristo de El Cubilete dove sono attesi oltre trecentomila fedeli. Con il Papa celebreranno i vescovi messicani, delegazioni di tutti gli episcopati latino americani. Per Benedetto XVI sarà l'occasione per ribadire l'impegno della nuova evangelizzazione dell'intero continente. Ma in questa visita resta un'incognita sottolineata dai media locali. Il Messico è il paese del fondatore dei Legionari di Cristo, quel padre Maciel Muriel responsabile di ignobili abusi sessuali su minori che ha goduto di coperture nella Chiesa locale e in Vaticano. I vescovi messicani non hanno chiesto al Papa di incontrare una delegazione delle vittime. Lo farà ugualmente? Non sarebbe un punto importante di quell'opera di educazione delle coscienze richiamato ieri dal Papa come necessario proprio perché vi è una «schizofrenia tra morale individuale e pubblica» tra i cattolici credenti che nella vita pubblica «seguono strade che non rispondono ai grandi FOTO LAPRESSE ROBERTO MONTEFORTE Inizia il 23˚ viaggio internazionale del Papa in Messico e a Cuba. Durante il volo anticipa gli obiettivi della visita: una Chiesa impegnata nell'educazione morale contro i «narcos» e pronta a sostenere la svolta de L'Avana. La Chiesa nel mondo Benedetto XVI verso Cuba «Il marxismo è finito trovare nuovi modelli» Ratzinger con il cardinal Tarcisio Bertone e Mario Monti a Fiumicino in partenza per Messico e Cuba rmonteforte@unita.it p Il Papa vola in Messico e poi all'Avana: in primo piano i diritti umani e la pace pAncora non è chiaro se Ratzinger incontrerà le vittime degli abusi sessuali di Maciel Muriel Primo Piano22 SABATO 24 MARZO 2012
che ha avviato la produzione della Panda) nessuno, neanche uno, ha la tessera dei metalmeccanici Cgil. Marchionne nega che la selezione sia avvenuta su basi discrimatorie. Ma la sua è una sfida al buon senso. E ancora più alla legge dei grandi numeri. Quante probabilità ci sono che Marchionne dica la verità? Ovvero quanto probabilità ci sono di selezionare in una ipotetica urna di cinquemila palline - delle quali 700 rosse e le restanti bianche 2060 palline tutte bianche senza mai toccarne una rossa? Il calcolo sfugge persino alla possibilità di un computer di dimensioni casalinghe. I matematici definiscono questa probabilità con una cifra non superiore a 10 elevato alla -200. Vuol dire che su base percentuale la probabilità si aggira intorno a 0, 0 ...(duecento volte zero) 1. Un numero così piccolo che può considerarsi una certezza assoluta: la discriminazione è matematicamente provata. Basti pensare che la probabilità di fare sei al SuperEnalotto è calcolata intorno a 10 elevato alla -9: in concreto c'è una possibilità su 622milioni di fare sei al SuperEnalotto, mentre invece la verità di Marchionne vale una possibilità su un numero con 200 cifre. E pensare che il Cnr ha appena calcolato che esiste una probabilità su 40mila che un asteroide colpisca la Terra entro il 2036 e ne produca la distruzione. Quanti asteriodi devono cadere perché Marchionne abbia ragione? Diversi miliardi... L icenziati perché sindacali-sti Fiom. Questa la sostan-za delle motivazioni delverdetto dei giudici di Po-tenza che ha portato al reintegro dei tre operai di Melfi licenziati nel 2010 dalla Fiat, accusati di aver provocato un blocco produttivo durante uno sciopero interno. «Nulla più che misure adottate solo per liberarsi di sindacalisti che avevano assunto posizioni di forte antagonismo», si legge nelle motivazioni. E anche: misure che portano a «pregiudicare la libertà sindacale». Nei confronti dei tre operai, scrivono i giudici, il responsabile della linea ha tenuto un atteggiamento «provocatorio», «non così tranquillo e pacato come la società sostiene». I giudici hanno ricostruito, nelle 67 pagine delle motivazioni, quanto accaduto la notte tra il 6 e il 7 luglio, ribaltando il quadro ipotizzato dal Lingotto (e confermato in primo grado). La vicenda parte da una protesta interna: tra l'1 e le 2 di notte gli operai organizzano una manifestazione e, contestualmente, si bloccano i carrelli che riforniscono le linee di produzione. Per la Fiat si tratta di sabotaggio, da cui il licenziamento. Dopo il ricorso del sindacato, la sentenza di secondo grado di reintegro dei giudici del lavoro di Potenza è del 23 febbraio scorso: Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli (i primi due allora delegati Fiom, il terzo solo iscritto), «hanno esercitato un diritto costituzionalmente garantito» qual è quello di sciopero, «senza valicarne i limiti» e con una forma di protesta che ha coinvolto altri operai, ai quali però la Fiat «non ha contestato nulla». Da febbraio i tre ricevono lo stipendio ma la Fiat non li rivuole in fabbrica, in attesa della Cassazione. Siamo ormai al quinto giorno consecutivo di mobilitazione, intanto, nelle industrie - non solo metalmeccaniche - di tutta Italia, contro la riforma del mercato del lavoro, e il nuovo articolo 18 in particolare. E si tratta in molti casi di scioperi e manifestazioni unitarie Fim, Fiom, Uilm. Ufficialmente, per la verità, la Fim Cisl si chiama fuori: il segretario Giuseppe Farina, in una nota, dice di ritenere che la normativa sui licenziamenti economici vada cambiata, ma «non ci sono le condizioni per iniziative unitarie con la Fiom», aggiunge. Però davanti alle fabbriche in sciopero o comunque in stato di agitazione di bandiere Cisl se ne vedono parecchie. Se in casa Fim Cisl si rileva qualche imbarazzo, si schiera invece apertamente la Uilm, che considera «assolutamente inaccettabili» le modifiche all'articolo 18, e ritiene «possibili» iniziative unitarie. «Nei territori - ricorda il numero uno Uilm, Rocco Palombella - si sta scioperando da una settimana. Leggeremo il testo, ma siamo pronti a mettere in campo ogni iniziativa». E l'Ugl ha già formalizzato la sua posizione contraria alla riforma. Di fatto, operai di tutta Italia si alternano in scioperi, picchetti, cortei, volantinaggi e blocchi alle strade contro i «licenziamenti facili». Esattamente dieci anni fa, sempre sull'art. 18, la Cgil riempì il circo Massimo. Oggi, «ancora una volta in prima fila ci sono i metalmeccanici» spiega la Fiom raccontando le iniziative promosse da Bolzano a Catania. Nelle fabbriche della Finmeccanica si incrociano le braccia da giorni. Ieri la protesta ha riguardato Palermo, Castellammare di Stabia (Napoli) e Monfalcone (Gorizia), con scioperi fino a 4 ore e presidi. A Terni si sono fermati quasi tutti i reparti dello stabilimento Thyssen Krupp, per uno sciopero di due ore ripetuto in tutti i turni. L'elenco delle aziende teatro di iniziative è lungo. Va dalle «new entry» Iveco (Fiat Industrial) di Bolzano e Telecom di Milano, alla Graziano di Torino, per arrivare alle aziende in provincia di Bari, a partire da un'altra del gruppo Fiat, la Magneti Marelli. Scioperi in molte fabbriche della Val di Sangro (Chieti), con blocchi della statale. fOto Ansa LAURA MATTEUCCI Il caso Angelino Alfano e Umberto Bossi Fiat di Melfi: «Licenziati perché sindacalisti» Rese pubbliche le motivazioni della sentenza che condanna l'azienda. Intanto nelle fabbriche crescono le mobilitazioni contro le modifiche all'art. 18. In molti casi hanno carattere unitario MILANO lmatteucci@unita.it Un sit-in sabato prossimo al Pirellone per chiedere nuove elezioni e una nuova giunta alla guida della Lombardia.È lapropostachelanceràoggiilconsigliere lombardo Pippo Civati all'incontro dell'associazione di area Pd «Prossima Italia», che si ritrova al circolo “Arci Bellezza” di Milano. L'associazione intende analizzare la situazione politica e mobilitarsi in vista delle amministrative di maggio ma anchedelleelezionipolitichedel2013.«Dal Pd - spiega Civati - servono fatti: rilanceremo la nostra sfida per chiedere subito le primarie per i parlamentari e un partito aperto capace di accogliere la tanta vogliadipartecipazionechespessopurtroppo è frustrata». Civati promuove un sit-in al Pirellone per nuove elezioni LOMBARDIA L'avvocato del Cav con tre pistole «Ho tre pistole, due calibro 38 special e una 765, semiautomatica. Ne ho tre, il massimo possibile, perché altrimenti dovrei chiedere un permesso come collezionista. Succede che mi porti in giro una 38, per farle prendere aria. Ma anche per sicurezza. La legittima difesa è un dovere, non solo un diritto». Così l'avvocato Piero Longo, legale di Berlusconi e senatore Pdl. 13 SABATO 24 MARZO 2012
Ora che la palla avvelenata «riforma del lavoro» è stata lanciata in Parlamento con la forma del disegno di legge, il Pdl intravede ottime occasioni di riscossa e di identità. Anche se questo significa portare a compimento il distacco definitivo dalla Lega che invece critica Monti e la riforma (Bossi: «È una controriforma»). Lega che ieri ha dato il via libera a Tosi per una sua personale lista civica a Verona, senza accordi con il Pdl. Il segretario Pdl Angelino Alfano dice no a modifiche sull'articolo 18 «perché altrimenti saremo noi a chiedere altre modifiche su decisioni che non ci stanno bene». E in cerca di quel “quid”, detto anche carisma, di cui Berlusconi lo vede invece difettoso, ingaggia prove di muscoli, una dopo l'altra dopo quella del niet due settimane fa al summit con Monti. E annuncia convinto: «Il Pdl è impegnato per un varo della riforma del lavoro entro l'estate». LA RUSSA RECLAMA IL DECRETO Impegni, però, ritenuti non sufficienti in via dell'Umiltà se il coordinatore Ignazio La Russa supera a destra il segretario e pone l'aut aut: «È molto grave che il governo abbia deciso di procedere con un disegno di legge anziché con un decreto. Tutto ciò rischia di creare squilibri politici e di modificare in peggio il risultato ottenuto su una riforma così importante». La scelta di Monti di approvare un disegno di legge “salvo intese” da affidare al Parlamento, oltre a superare uno schema di concertazione tra le parti probabilmente vecchio, in questo momento rimette in gioco e in moto la politica. La scena è chiara, e non ha bisognosi di tanti retroscena. Il Pdl si è ritrovato un assist non da poco grazie alla riforma dell'articolo 18, una bomba lanciata tra le gambe del Pd in piena campagna elettorale per le amministrative che si profilano una dèbacle per il centro destra. «Abbiamo innescato una bomba ad orologeria dentro il campo del Pd» ha ammesso il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto. Una bella mano d'aiuto l'ha data anche Monti. E a questo punto sarebbe stupefacente non sfruttarla. Alfano ha deciso, ma forse non poteva fare diversamente, di giocare tre tempi di una stessa partita: la sua sopravvivenza alla guida di un moderno centrodestra. In questa chiave va letto il protagonismo degli ultimi giorni. Due giorni fa lo stop ai presunti «veti del Pd che andrebbero a snaturare la norma». E che importa della Cgil e se Bersani vuole una riforma su misura, «vinca prima le elezioni». Ieri il segretario ha elogiato il governo («ha raggiunto un punto di equilibrio»), dettato i tempi di approvazione della riforma («entro l'estate») e ha avvertito Bersani: «Le modifiche in Parlamento non potranno essere di un colore solo». Fin qui la linea del segretario. Che, volontariamente o meno, mette a nudo, isolandole, le cosiddette estreme della vecchia alleanza. Da una parte ci sono gli ex An – quella ventina che a ogni fiducia fanno mancare il loro voto – guidati da La Russa il quale chiede a Berlusconi e a Alfano di convocare l'ufficio di presidenza del Pdl per criticare la scelta del governo di affidarsi allo strumento disegno di legge. Dall'altra c'è la Lega vissuta dalla parte moderata del Pdl come un peso (come gli ex An, del resto) ma su cui invece Berlusconi dice di puntare ancora. Così, se via Bellerio dà il disco verde a Tosi, il bossiano Reguzzoni butta la palla di nuovo oltre la rete. «Perché tra noi e il Pdl è una partita a tennis, uno dice, l'altro rilancia ». Reguzzoni non ha escluso «il dialogo a livello locale su singole realtà». Mentre Alfano finge di celiare sull'ipotesi di «un'alleanza con la leadership di Casini». «Dibattito noioso», dice il segretario. Ma la domanda si fa ricorrente. Il tema, anche. Cristoforo BoniIL CORSIVO LA FIOM A POMIGLIANO? DEVONO CADERE MILIARDI DI ASTEROIDI È più facile, ma molto più facile, vincere al SuperEnalotto che credere a Sergio Marchionne quando giura che non ci sono state discriminazioni sindacali nelle assunzioni a Pomigliano. Del resto, la Fiat assicurava che anche i tre licenziamenti a Melfi fossero giustificati, mentre invece la sentenza del giudice è stata durissima: «Misure adottate per liberarsi di sindacalisti». A Pomigliano, prima ancora dei magistrati, è la matematica che condanna Marchionne. Nella fabbrica erano occupati poco meno di cinquemila lavoratori prima che la Fiat decidesse di mandare tutti in cassa integrazione. Di quei cinquemila 700 erano iscritti alla Fiom. Ora, guarda caso, dei 2060 assunti dalla New.co. (la nuova società CLAUDIA FUSANI Alfano si inchioda alla riforma dell'art. 18 «Non la cambieremo» Il segretario Pdl esclude modifiche alla norma sull'articolo 18; cresce il distacco dalla Lega, ma spera di approfittare in campagna elettorale delle difficoltà del Pd. La Russa protesta: il governo doveva fare un decreto. p Il segretario Pdl si opporrà alle modifiche e annuncia il varo entro l'estate p Separazione più netta con la Lega. Per Bossi «è una controriforma» Il mercato del lavoro Verso il voto a Verona Primo Piano Il Carroccio ha dato il via libera alla lista Tosi, niente accordi con Pdl 12 SABATO 24 MARZO 2012
Maramotti RILANCIO PROGRESSISTA PIÙ POLITICA IN EUROPA P arigi val bene una messa? Dipende dal ri-to, dall'omelia e dal coro.E dalla condivisione della scelta. Una co-munità vive attraverso dibattiti e confronti. Sciogliendo nodi, per riprendere con più convinzione un cammino insieme. Servono a poco invece i richiami a identità del passato o le critiche di provincialismo. Ci sono temi che più di altri possono unire e ho sempre pensato che l'europeismo nel segno di De Gasperi, di Spinelli, di Einaudi o di la Malfa - fosse un tema forte del Pd, che può caratterizzare in modo veramente innovativo la nostra proposta all'Italia e la nostra azione in Europa. È forse utile allora ricordare i vari passaggi che hanno caratterizzato la collocazione europea del Pd. In occasione dei congressi di scioglimento di Ds e Dl nei documenti adottati fu scritto: «La strada che noi scegliamo non è la confluenza nel Pse ma la costruzione, con il Pse e con tutte le forze democratiche e di progresso presenti in Europa, di una grande rete dei riformisti impegnata prima di tutto a sostenere il processo di integrazione politica». Il Pd doveva intraprendere un nuovo cammino, svincolato dalle appartenenze precedenti, dando priorità al progetto europeo più che al soggetto in cui collocarsi in Europa. Ponendo al centro dell'azione cosa fare per l'Europa ancora prima che con chi farlo. Un progetto basato senza dubbio sul federalismo europeo, consapevoli che la priorità in Europa rimane la costruzione di una federazione al cui interno poi possono emergere vere forze politiche europee che oggi non esistono. Un doppio sforzo, di Ercole, anzi di Sisifo: dobbiamo batterci per costruire l'Europa politica e batterci per una nostra politica riformatrice al suo interno. Sperando di non dover riportare sulla cima il masso all'infinito… Nel Mito di Sisifo Albert Camus scrive che «Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio». Non vorrei che in assenza di dibattito, a forza di strappi e fatti compiuti, il tema europeo divenisse la motivazione o la scusa per un suicidio collettivo. Da una parte, è positivo il crescente interesse e la partecipazione a campagne elettorali nazionali. È un indice che qualcosa sta maturando: nessuna accusa di ingerenze negli affari interni di un altro paese, proprio perché cresce la consapevolezza che la politica europea non abbia più nulla a che fare con le relazioni internazionali. Così, la Merkel fa un'intervista congiunta con Sarkozy alle televisioni francese e tedesca, così i leader dei partiti socialisti si riuniscono a sostegno del candidato socialista Hollande. Dall'altra, tutto questo rimane per ora confinato ai rapporti tra i leader. Rimane ancora molto «intergovernativo», si tratti di capi di governo o leader dell'opposizione, proprio a causa dell'assenza di uno spazio politico europeo. Cosa dovrebbe fare il Pd? Se come è stato detto, il Pd deve limitarsi a scegliere tra Hollande e Sarkozy, non occorre neppure chiederlo, cela va de soi… Se invece il Pd deve tenere aperti dialoghi e cooperazioni con tutte quelle forze che, all'interno dei diversi contenitori europei, aspirano ad un'Europa politica e federale, allora occorre una risposta ed un'azione da parte del Pd! - più ricca e plurale rispetto a quanto detto e fatto sinora. Il Pd, partito nuovo e non socialista, è alleato dei socialisti nel Parlamento europeo. Tale alleanza fu decisa formalmente nel 2009, con l'impegno di essere un partito di frontiera, e di cerniera, tra le diverse forze che in Italia hanno dato vita al Pd – ex Ds, socialisti, cattolici popolari, liberali di sinistra, ambientalisti… – e che nel panorama europeo si trovano in diverse confederazioni di partiti nazionali, definite «partiti politici europei» da Maastricht in poi ma che ancora non lo sono e non agiscono come tali. Non lo sono, viste le diversità di posizioni al loro interno, si tratti del Ppe, del Pse o di altri partiti europei su temi fondanti, a cominciare dalla questione dell'Europa politica. Nel Pd, il rapporto col Pse è vissuto da alcuni come naturale punto di arrivo di un percorso, da altri come una inaccettabile forzatura. Al contrario, l'alleanza parlamentare con i socialisti europei doveva essere il punto di partenza per un lavoro inedito in Europa: creare rapporti solidi e iniziative congiunte con le varie forze politiche che condividono alcune nostre priorità fondamentali, a cominciare dal Federalismo, guardando oltre il campo socialista; contribuire allo sviluppo di una nuova politica transnazionale. Questo è mancato, ed a questo non si può dare la solita risposta per cui le altre forze politiche europee non sentono il bisogno di impegnarsi in questa prospettiva. Perché forse quelle forze non ne sentono il bisogno, ma l'Europa questo bisogno ce l'ha, ed è sempre più urgente. Per questo, dobbiamo impegnarci per una nuova democrazia transnazionale in un'Europa federale. Non mettiamo in discussione la nostra Alleanza con i Socialisti nel Parlamento europeo: ma cosa rispondiamo a chi ci chiede perché per essere democratici in Italia dovremmo diventare socialisti in Europa…? Dobbiamo allora mantenere l'impegno assunto facendo il Pd, rilanciare il progetto europeo con chi ci sta, a prescindere dalle appartenenze di ieri e di oggi. Un passo che spingerebbe a forti cambiamenti anche all'interno delle confederazioni europee. Perché in un'Europa veramente politica, difficilmente Juncker e Orban potranno stare nello stesso partito. E forse anche nel centrosinistra emergerebbero divergenze, per ora solo accantonate, e nuove opportunità, soprattutto per chi saprà esserne protagonista. ACCADDE OGGI La tiratura del 23 marzo 2012 è stata di 100.483 SANDRO GOZI l'Unità 24 marzo 2004 Un Paese in trincea si prepara ad una rappresaglia terroristica che tutti ritengono inevitabile. È Israele, il giorno dopo l'uccisione dello sceicco Ahmed Yassin, il leader di Hamas. A Gerusalemme si respira un'atmosfera di apprensione. Hamas e Jihad islamica hanno promesso di spalancare le «porte dell'inferno». Quello che è mancato La grande paura di Israele DEPUTATO PD L'alleanza col Pse doveva essere la partenza di un lavoro inedito: creare rapporti con varie forze 25 SABATO 24 MARZO 2012
È un'Italia da record, quella fotografata da Confcommercio. E non si tratta certo di primati positivi con una pressione fiscale reale al 55%, Pil del 2012 stimato in flessione dell'1,3% e consumi ai livelli del 1998. Immaginiamo di vivere in un Paese dove la ricchezza prodotta ed i consumi sono tornati quelli di 15 anni fa, dove il Pil del prossimo triennio sarà complessivamente negativo ed il confronto, nel nuovo millennio, con le grandi nazioni limitrofe, lo ha visto rimpicciolirsi fra il 10 ed il 20%. Per Confcommercio, purtroppo, non ci vuole in realtà una grande fantasia per pensare di trovarsi in una nazione del genere: è l'Italia del 2012. L'associazione presieduta da Carlo Sangalli ha presentato una serie di significativi numeri statistici nella giornata d'apertura del forum «I protagonisti del mercato e gli scenari per gli anni 2000» in corso di svolgimento a Villa d'Este in quel di Cernobbio (Como). CRESCITA SCOMPARSA Non è stato dunque un bel sentire, anche perché i dati forniti in riva al Lago sono sembrati più che attendibili, in perfetta sintonia con quanto già comunicato in altre rilevazioni, a cominciare da quelle dell'Istat. Innanzitutto, Confcommercio conferma la forte contrazione in corso del Pil nazionale, con una contrazione che alla fine dell'anno dovrebbe raggiungere l'1,3%. Non va granché meglio allargando l'orizzonte temporale poiché nel 2013 il prodotto interno lordo dovrebbe mostrare una crescita piatta, per poi risalire dello 0,9% nel 2014. Il tutto mentre la pressione fiscale nell'anno in corso segnerà un balzo di quasi 3 punti fino al 45,2%, ma secondo i calcoli dell'associazione «togliendo dal pil la quota di sommerso la pressione fiscale effettiva sui contribuenti in regola sarà del 55%». Ed ancora, dai numeri emerge quella che non è una novità, ovvero che il 2012 sarà un anno peggiore in Italia rispetto a tutti i principali partner europei. Non è una novità perché nei tredici anni che vanno dal 2000 al 2012 il nostro Paese ha perso in termini di Pil reale pro capite il 9% rispetto alla Germania, l'11% rispetto alla Francia, il 22% e il 18% rispettivamente nei confronti della Spagna e del Regno Unito. Altro capitolo dolente, ancor più dolente per chi lo ha esposto, è quello relativo ai consumi. I dati di Confcommercio equivalgono ad un autentico allarme rosso con una discesa fino al livello del 1998. «Da questo punto di vista il 2012 - sottolinea l'associazione - sarà uno dei momenti peggiori della storia economica italiana: -2,7% i consumi reali rispetto al picco negativo del 1993 (-3%), ma anche -3,2% (ovvero record negativo assoluto) se si considerano i consumi reali pro capite». Da tutto ciò Sangalli ha tratto le premesse per un discorso dai toni molto preoccupati. «Il rallentamento del credito all'economia e la crescita del costo dei finanziamenti sono un macigno da rimuovere per tornare a crescere», ha dichiarato il presidente di Confcommercio per il quale «si deve fare di tutto affinchè la liquidità mesa a disposizione dalla Bce venga impiegata non solo per acquisire titoli di Stato, ma anche per finanziare imprese e famiglie». Per Sangalli è poi mancato «il confronto, prima del varo del decreto liberalizzazioni e nel tempo emergenziale del decreto Salva Italia, rispetto alla scelta della totale deregolamentazione degli orari degli esercizi commerciali e delle loro aperture domenicali e festive. È una scelta che non gioverà al pluralismo distributivo e che non sosterrà i consumi». Infine, l'allarme relativo all'aumento dell'Iva, con i preventivati incrementi dal 21 al 23% per l'aliquota standard e dal 10 al 12% per quella ridotta, che rischierebbe di dare «un colpo mortale ai consumi». Allarme del commercio «Crollo di Pil e consumi pressione fiscale al 55%» MARCO VENTIMIGLIA In breve Il presidente Sangalli www.unita.it GENERALI Il cda chiede la riconferma di Galateri alla presidenza Il cda delle Generali chiede la conferma di Gabriele Galateri alla presidenza per unmandato che scadrà, insieme a quello degli altri amministratori, con l'approvazione del bilancio a fine aprile. EURO/DOLLARO 1,3270 MILANO ALL SHARE 17.497,11 +0,21% FTSE MIB 16.485,24 +0,21% p Il Forum Confcommercio si apre con dati molto preoccupanti: «Paese ai livelli di 14 anni fa» p L'Italia peggio delle altre grandi nazioni europee, l'uscita dalla fase di crisi non prima del 2015 FIAT Allarme per la protesta delle bisarche La Fiat lancia l'allarme per la protesta dei padroncini delle bisarche, i grandi autocarri che trasportano le auto dagli stabilimenti ai concessionari: da oltre un mese sta provocando «gravissimi danni alle aziende automobilistiche» e, negli ultimi giorni, è accompagnata da atti di violenza, incendi di mezzi, minacce e aggressioni ad autisti che non scioperano. Di conseguenza dopo lo stop dei giorni scorsi, gli stabilimenti Fiat si fermeranno ancora: Cassino il 27, 28 e 29 marzo, Pomigliano il 26 e 27. «I previsti aumenti Iva darebbero un colpo mortale ai consumi» Economia 37SABATO24 MARZO2012
S e domani mattina arrivo inorario, eccetera, che poi c'houn appuntamento con… alSan Raffaele con Cal, e dover … non so quanto tempo mi porta via; no?». A parlare è Vito Degennaro, uno dei tre fratelli titolari del colosso di costruzioni Dec, accusati a Bari di frode in pubbliche forniture, falso e corruzione nell'inchiesta pugliese sul presunto malaffare nelle opere pubbliche realizzate dalla stessa Dec negli ultimi otto anni. Degennaro, intercettato dalla Guardia di finanza di Bari, è al telefono con un suo collaboratore quando fa riferimento a Mario Cal, ex braccio destro di don Luigi Verzè, morto suicida l'estate scorsa. Cal e don Verzè, anche lui recentemente scomparso, secondo la Procura di Milano avrebbero avuto grosse responsabilità nel buco di 1,5 miliardi di euro che pesa sul polo ospedaliero d'eccellenza. E proprio nelle carte della prima tranche dell'inchiesta milanese sulla bancarotta dell'ospedale - un filone chiuso pochi giorni fa dai pm Luigi Orsi, Gaetano Ruta e Laura Pedio - spunta un indagato che dice di aver visto uno dei Degennaro portare soldi in una valigia a Mario Cal. Si tratta di Pierino Zammarchi, imprenditore coinvolto nell'inchiesta sul San Raffaele, che interrogato avrebbe parlato di valigie piene di soldi portate da Degennaro a Mario Cal. Il riferimento a queste circostanze emerge anche da un altro interrogatorio, quello dell'ex direttore finanziario del San Raffaele, Mario Valsecchi, che racconta: «Prendo atto delle dichiarazioni rese da Pierino Zammarchi quando ha dichiarato di avere visto De Gennaro portare soldi in valigia a Cal in 5,6 occasioni». I Degennaro - che a Milano non risultano indagati - ribadiscono di aver agito sempre nella correttezza: «I rapporti della società con la dirigenza del San Raffaele - riguardanti la realizzazione del parcheggio dell'ospedale e la costruzione del “Dibit 2”(dipartimento di biotecnologie, ndr) - si sono sviluppati nella massima correttezza e trasparenza». Ma nelle carte della Procura barese, i legami tra il gruppo Dec e il San Raffaele tornano di nuovo con il coinvolgimento di Saverio Sabini, ingegnere e presidente della commissione collaudo del parcheggio interrato di piazza Giulio Cesare, nel capoluogo pugliese. In particolare, ritengono i pm Renato Nitti e Francesca Romana Pirrelli, con una «condotta di completo asservimento agli interessi privati degli imprenditori», Sabini avrebbe compiuto «numerosi falsi in atto pubblico» con «omissioni di ogni controllo relativamente alla costruzione» del parcheggio. Tra le altre cose, Sabini avrebbe «occultato» il registro delle non conformità del parcheggio interrato, da dove sarebbero emerse diverse irregolarità. Secondo gli investigatori per fare questo avrebbe ricevuto in cambio - oltre alla progettazione per un altro lavoro a Bari del valore di 30mila euro e la raccomandazione che il «figlio sarebbe stato assunto dal gruppo Degennaro» – l'incarico di responsabile del cantiere del parcheggio del San Raffaele. Lavoro che gli frutterà 21mila euro. E sembra saltare fuori una connessione con Degennaro anche nella gestione del cantiere lombardo. Di questo sembra essere a conoscenza lo stesso Sabini che, parlando con l'ingegnere Michele Corona, anche lui indagato nell'inchiesta barese, «dispensa in modo criptico – riporta la Gdf – consigli su come interagire con i responsabili della commessa di Milano». Tornando all'inchiesta sul crac del San Raffaele, emerge ora anche che circa 500mila euro relativi a una finta consulenza pagata dall'ospedale sarebbero finiti su un conto riconducibile ad Antonio Simone, ex assessore lombardo alla Sanità (non ci sono conferme di una sua iscrizione tra gli indagati). A dirlo in un interrogatorio è Giancarlo Grenci, fiduciario dell'uomo d'affari Pierangelo Daccò e indagato nell'ambito del crac. IVAN CIMMARUSTI-GIUSEPPE VESPO Il caso cronaca@unita.it Foto di Luca Turi/Ansa I pm pugliesi «Da Degennaro soldi in valigie per Mario Cal» Twittertraipoliticièdiventatoormaioggettodivantoopolemiche.SeildeputatoPdl eavvocatodell'expremierSilvioBerlusconi,NiccolòGhedini,puntualizzastizzito-smentendo notizie di stampa - di non aver mai avuto un profilo sul celebre social network, il leader dell'Idv Antonio Di Pietro si vanta di avere raggiunto quota 100mila follower. Daniele Degennaro, direttore generale della Dec Spa, all'uscita dalla procura di Bari dopo l'interrogatorio di martedì scorso «Atti falsi dal capo della commissione di collaudo dei lavori» Il nome dell'imprenditore al centro dell'inchiesta di Bari sulle frodi negli appalti pubblici spunta anche nelle indagini sul crac dell'ospedale San Raffaele a Milano, dove la ditta barese ha costruito il parcheggio. Un indagato accusa: «Portò denaro al braccio destro di don Verzè» Politici con la Twitter mania 15 SABATO 24 MARZO 2012
Il Papa: ora Cuba oltre il marxismo SENZA CRESCITA QUALE LAVORO? p MONTEFORTE A PAGINA 22 L'ANALISI IL RETROSCENA I l difficile e faticoso tavolo dellariforma del lavoro ha dimostrato, ancora una volta, la contraddizione in cui il Paese continua a muoversi. Si vuole regolare il lavoro, ma non vi è lavoro, perché non vi è crescita. Per tutto il 2012 infatti si protrarrà questa situazione di stagnazione. p SEGUE A PAGINA 5 N on è stato un consiglio dei mi-nistri facile per Monti. Le tensioni di questi giorni hanno toccato anche il governo e sono rimbalzate a Palazzo Chigi: quasi un confronto tra «falchi» e «colombe». Il ministro Fornero alla fine, provata, ha ammesso: «Una riunione molto impegnativa». p SEGUE A PAGINA 3 IL VIAGGIO TORNA L'ORA LEGALE Infrastrutture Il disastro dell'Italia immobile L'inchiesta «Legge obiettivo» fallita Completata solo un'opera su dieci p COSENTINO ALLE PAGINE 28-29 Ferrandelli: Orlando tradisce Palermo Fo: Tonino Guerra era un vero vulcano “ Proprio nella crisi vogliamo osare più Europa. Per i nostri nipoti l'Europa è la chance di una società aperta e una meravigliosa possibilità. Joachim Gauck, presidente Repubblica tedesca LA SFIDA DI MONTI AL PD D i fronte all'aggravarsi dellacrisi italiana e immersi come siamo negli sconvolgimenti dell'ordine europeo e mondiale la domanda alla quale io credo che non possiamo più sottrarci riguarda il ruolo del Pd nell'aspro travaglio di questa nostra nazione. p SEGUE A PAGINA 17 TRA FALCHI E COLOMBE Da questa notte torna l'ora legale, bisogna spostare in avanti di un'ora le lancette Articolo 18 Il premier presenta il ddl e insiste: niente reintegro Apre però a «intese» in Parlamento Bersani: modifiche necessarie al Paese IL COMMENTO p BUFALINI A PAGINA 14 LE INTERVISTE Patrizio Bianchi Alfredo Reichlin p ALLE PAGINE 2-13 Ninni Andriolo 31 marzo 20.30 è l'Ora della Terra E A R T H H O U R LETRÉ - ROM A partecipa Le interviste Pezzotta: battaglia contro i «furbetti» Vendola: se non cambia il Pd voti no Il giudice di Melfi: «Cacciati perché erano sindacalisti» p JOP A PAGINA 40 1,20 Sabato 24 Marzo 2012 Anno 89 n. 83 www.unita.it Fondata da Antonio Gramsci nel 1924
L a ragione della difficol-tà della nostra politicaestera è attribuibile ol-tre che a un radicale ab-bassamento delle sue risorse anche a una cattiva programmazione e distribuzione». La riflessione di un responsabile amministrativo della Farnesina accompagna il viaggio de l'Unità tra le pieghe del bilancio del ministero Affari esteri (Mae). Un viaggio che parte da una premessa: un Paese che vuole pesare in Europa e sullo scacchiere internazionale deve investire nella sua diplomazia. Più risorse, dunque, ma al tempo stesso più trasparenza e lotta agli sprechi: è questa la sfida che ha davanti a sé non solo l'attuale titolare della Farnesina, Giulio Terzi – dimostratosi sensibile al tema - ma il Governo nel suo insieme e il Parlamento, perché, come spesso ha rimarcato il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, un Paese che vuole farsi rispettare nel mondo ha bisogno di una politica estera condivisa, almeno nei suoi asset strategici. Trasparenza. Parola chiave, tanto che il Mae le ha dedicato una giornata: lunedì prossimo, alla Farnesina si svolgerà la prima «Giornata della Trasparenza del Mae»: l'obiettivo è quello di avvicinare i cittadini al ministero degli Affari Esteri durante una consueta giornata di lavoro. Iniziativa encomiabile, e lo è tanto più se accompagnata da una «trasparenza» a tutto campo. A cominciare da una lettura critica, «trasparente», di voci del bilancio del Mae. Con l'aiuto di valenti fonti interne al mondo diplomatico, l'Unità ha riscontrato alcune incongruenze, della serie «a chi poco» e « a chi troppo». A chi poco. Alla Cooperazione allo Sviluppo, innanzitutto. Totale 149 milioni di euro. Se si detraggoFoto Ansa Le prospettive Farnesina in bolletta I tagli che indeboliscono la nostra politica estera L'Italia e la crisi Il dossier UMBERTO DE GIOVANNANGELI Il Mae chiede più risorse e lancia la sfida della lotta agli sprechi Gli ambasciatori Non possono visitare tutti i Paesi in cui sono accreditati La Farnesina a Roma, sede del ministero degli Esteri Solo 59 milioni di euro per la Cooperazione e 300 mila euro per le missioni della Direzione generale. L'Unità di crisi si deve accontentare di 5 milioni. Molte sedi diplomatiche hanno difficoltà a pagare le bollette. Intanto si spendono 6,5 milioni per l'Expo orticola di Venio ROMA Primo Piano18 SABATO 24 MARZO 2012
S ostanzialmente il testo delgoverno uscito dal Consi-glio dei ministri è quelloche era entrato. La formula «salvo intese» lascia aperta la strada a che la partita non sia chiusa così come auspicato dalla Cgil, con Monti un po' in contraddizione con quello di qualche giorno fa, che soprattutto sull'articolo 18 dava la questione chiusa, anzi chiusissima. Sul punto (dieci capitoli per complessive 26 pagine) grandi novità non ci sono, benché, a tutela del lavoratore, si parla per il licenziamento con motivazioni economiche di rito abbreviato quando la vicenda finisce davanti al giudice: ma solo per l'indennizzo, il reintegro come possibilità resta solo per le altre due tipologie. Poi si dà grande valore all'istituto dellparrendistato. Si introduce, a tal fine, un meccanismo che collega l'assunzione di nuovi apprendisti al fatto di averne stabilizzati una certa percentuale nell'ultimo triennio (50%); si prevede la durata minima di sei mesi del periodo di apprendistato (ferma restando la possibilità di durate inferiori per attività stagionali); infine, si innalza il rapporto tra apprendisti e lavoratori qualificati dall'attuale 1/1 a 3/2. Altra novità di ieri, la cornice giuridica per gli esodi con costi a carico dei datori di lavoro. A tal fine è prevista la facoltà per le aziende di stipulare accordi con i sindacati maggiormente rappresentativi, finalizzati a incentivare l'esodo dei lavoratori anziani. Resta l'approdo dopo 36 mesi di contratto a tempo determinato alla stabilizzazione; il contrasto alle dimissioni in bianco; il congedo di paternità obbligatorio; la salvaguardia e l'estensione della Cassa integrazione. Allo stesso tempo, si potenzia l'istituto dell'assicurazione contro la disoccupazione estendendone l'accesso ai più giovani, a coloro che sono da poco entrati nel mercato del lavoro e alle tipologie d'impiego attualmente escluse (ad esempio quella degli apprendisti). PRECARI I rapporti di lavoro regolatidal contratto a tempo deter-minato presentano unamaggiore propensione, ri-spetto al contratto di lavoroa tempo indeterminato,all'attivazione di strumentiassicurativi. Coerentemente con questa caratteristica, si prevede un incremento del relativo costo contributivo (aliquota 1,4%), destinato al finanziamento dell'Aspi (Assicurazione sociale per l'Impiego). Per contrastare l'eccessiva reiterazione di rapporti a termine tra le stesse parti è perseguito tramite l'ampliamento dell'intervallo tra un contratto e l'altro a 60 giorni nel caso di un contratto di durata inferiore a 6 mesi, e a 90 giorni nel caso di un contratto di durata superiore (attualmente, 10 e 20 giorni). Nel contempo, tenuto conto delle possibili esigenze organizzative delle imprese con riguardo al completamento delle attività per le quali il contratto a termine è stato stipulato, si prevede un prolungamento del periodo durante il quale il rapporto a termine può proseguire oltre la scadenza per soddisfare esigenze organizzative, da 20 a 30 giorni per contratti di durata inferiore ai 6 mesi e da 30 a 50 giorni per quelli di durata superiore. Si stabilisce che per la determinazione del periodo massimo di 36 mesi vengano computati anche eventuali periodi di lavoro (ex interinale) intercorsi tra il lavoratore e il datore. Oltre i 36 mesi si passa al tempo indeterminato. Pausa di 90 giorni tra un contratto e l'altro Assunti dopo 36 mesi La modifica dell'art.18 Tutele brevi, ma per tutti Il testo licenziato ieri dal Consiglio dei ministri cambia poco rispetto a quello dei giorni scorsi. Contrasto alle dimissioni in bianco, congedi di paternità, periodi di stop più lunghi per i contratti a termine L 'apprendistato è ilcanale privilegiatodi accesso dei giova-ni al mondo del la-voro. L'assunzionedi nuovi apprendi-sti è collegata allapercentuale di stabilizzazioni effettuate nell'ultimo triennio (50%) con l'esclusione dal computo della citata percentuale dei rapporti cessati durante il periodo di prova, per dimissioni o per licenziamento per giusta causa; innalzamento del rapporto tra apprendisti e lavoratori qualificati dall'attuale 1/1 a 3/2; durata minima di sei mesi del periodo di apprendistato, ferma restando la possibilita di durate inferiori per attivita stagionali. Per razionalizzare il ricorso a collaborazioni professionali con titolarità di partita Iva, sono proposte norme volte ad evitarne utilizzi impropri in sostituzione di contratti di lavoro subordinato. Sono introdotte norme rivolte a far presumere, salvo prova contraria (ferma restando, cioè, la possibilità del committente di provare che si tratti di lavoro genuinamente autonomo), il carattere coordinato e continuativo (e non autonomo ed occasionale) della collaborazione tutte le volte che essa duri complessivamente più di sei mesi nell'arco di un anno, da essa il collaboratore ricavi più del 75% dei corrispettivi (anche se fatturati a più soggetti riconducibili alla medesima attività imprenditoriale). ACCESSO AL LAVORO Privilegiato l'apprendistato Verifica su finte partite Iva Primo Piano Il mercato del lavoro 6 SABATO 24 MARZO 2012
L a prima frase del film èI believe in America, iocredo nell'America. Lodice il questuante venu-to a chiedere un «favo-re» al Padrino, a Marlon Brando. Ma è come se lo dicesse Francis Coppola. Nel suo commento, Coppola ricorda che il film non iniziava così bensì, più banalmente, con la scena del matrimonio. Per avere un incipit più forte Coppola usò un'idea appena accennata nel romanzo, il fatto che durante la cerimonia molti clientes - lui stesso usa la parola latina - venissero a omaggiare il boss mafioso e a implorare la sua benevolenza. È qualcosa che ti porta dentro la mafia, dentro la sua logica piramidale e la sua rigida struttura familiare. È Il Padrino, uno dei più grandi film della storia del cinema americano. I RETROSCENA Se entrate in questi giorni nelle librerie vedrete Il Padrino un po' dovunque. I dvd dei tre film singoli sono in offerta, ma il pezzo forte dell'iniziativa editoriale della Paramount è il cofanetto - sia dvd che Blu-ray - che raggruppa tutta la trilogia con un ricco corredo di contenuti speciali. I film sono stati restaurati dallo stesso Coppola, che da bravo imprenditore (ormai le sue principali attività sono la produzione di vini e gli investimenti nel settore immobiliare-turistico) sta spremendo il proprio catalogo come un limone. In quest'ottica va interpretata anche la riedizione, qualche anno fa, dell'edizione redux di Apocalypse Now: i 50 minuti in più erano interessanti per i filologi e gli studiosi, ma aggiungevano poco a quel capolavoro. Ma questo ritorno del Padrino permette, soprattutto nell'edizione Bd, di rivedere i tre film in una veste tecnica splendida, e con il commento del regista che apre il racconto del primo Padrino rimarcando come, in diversi suoi film, il nome dello scrittore appaia prima del titolo: Mario Puzo's The Godfather, come poi Bram Stoker's Dracula. Nel quarto disco di extra, assieme ad alcuni contributi dimenticabili, c'è un magnifico documentario che ricostruisce la genesi del primo film con testimonianze, oltre che di Coppola, di George Lucas, Steven Spielberg, William Friedkin, il montatore Walter Murch e il produttore Robert Evans. La storia è molto istruttiva, perché la primissima idea del film, alla Paramount, era quella di un B-movie girato in fretta e furia per sfruttare il successo di un libro - quello di Puzo - che tutti consideravano un romanzaccio. Il progetto fu però rifiutato da registi come Elia Kazan e Arthur Penn, e Robert Evans - che aveva appena salvato la Paramount dalla bancarotta producendo Love Story ebbe l'idea di affidarsi a un italiano. Coppola aveva appena fondato la Zoetrope a San Francisco assieme a Lucas e ad altri amici fricchettoni, decisi a sfidare Hollywood con film personali ed «europei». Il Padrino era l'esatto contrario di quello che intendeva fare. Ma gli amici della Zoetrope (finanziariamente in cattive acque) lo convinsero: Francis, fai ‘sto filmetto di gangster, prendi i soldi e scappa. Lui prese i soldi e fece due capolavori (il Parte II forse è ancora più bello del numero 1). Meglio per noi. ALBERTO CRESPI La polizia ha... L'iguana...Indagine su un... www.unita.it Il Padrino (parte I, II, III) Regia di Francis Coppola ConMarlonBrando,AlPacino, Robert De Niro, James Caan, Robert Duvall Usa, 1972/1974/1990 Distribuzione: Paramount ***** IL RITORNO DEL «PADRINO» La magnifica trilogia In cofanetto il capolavoro di Francis Ford Coppola FLAVIO DELLA ROCCA Visioni Digitali T erre di Canossa - Interna-tional Classic Cars Chal-lenge è una manifestazio-ne internazionale per auto storiche, che coniuga vacanze di lusso con l'adrenalina di uno sport molto amato. Cosa c'entra questo con la nostra rubrica? Lo spunto nasce dall'uscita in Dvd e Blu-ray (28 marzo) di Tower Heist - Colpo ad alto livello, film con Eddie Murphy e Ben Stiller, che racconta di un gruppo di addetti alla manutenzione di un edificio di lusso che viene raggirato dal magnate dell'ultimo piano: l'uomo li deruba delle pensioni e dei risparmi poco prima di dichiarare bancarotta. Ma e sue prede, che conoscono l'edificio come le loro tasche sanno dove cercare il «tesoretto» nascosto... Universal Pictures presenterà ai partecipanti del Gran Premio alcune clip esclusive del film, fra le quali quella in cui i due protagonisti cercano di rubare una Ferrari 250 GT Lusso del '63 dall'attico del grattacielo. Verrà poi consegnato il Premio Speciale Tower Heist alla Ferrari d'epoca che avrà conseguito il miglior tempo nelle prove cronometrate. Parlare di tutto ciò in un momento storico come questo potrebbe sembrare un tantino fuori dalla realtà, ma in fondo sognare non costa niente… almeno per ora! Film e Ferrari La promozione si fa con le auto (storiche) Gli storici del cinema di denuncia lo segnalano tra i film che richiamano Piazza Fontana, trasfigurata in una hall d'albergo fatta saltare da una bomba stragista. Nel film si vedono in tv le immagini vere dei funerali delle vittime della strage, usate per raccontare i funerali delle vittime del film. La strage nella hall La polizia ha le mani legate Regia di Luciano Ercoli Con Claudio Cassinelli, Arthur Kennedy, Franco Fabrizi, Sara Sperati Italia, 1975 Cecchi Gori Homevideo ** La strage di Piazza Fontana richiamail caso Pinelli sulla cui morte il cinema d'impegnoèspessotornato. Il cinemapopolare non poteva mancare all'appuntamento. Qui Freda (si firma Willy Pareto) fa un ritratto del detective che ricorda Calabresi. Altro film è Processo per direttissima. Ritratto di Calabresi L'iguana dalla lingua di fuoco Regia di Riccardo Freda Con L. Pistilli, D. Lassander, A. Diffring, A. O'Sullivan Italia 1971 Mosaico media ** È imminente l'uscita del primo film sulla strage di Piazza Fontana. Per prepararsi all'evento vi segnaliamo visioni a tema. Indagine, che uscì in sala due mesi dopo la strage, nel raccontare i meccanismi profondi dell'autoritarismo aveva chiari richiami all'inizio di quella stagione. Meccanismi del potere Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto Regia di Elio Petri Con G. M. Volonté, F. Bolkan, G. Santuccio, S. Randone Italia 1970 Medusa Homevideo **** Home Video ASPETTANDO GIORDANA Dario Zonta 41 SABATO 24 MARZO 2012
Un Consiglio dei ministri fiume vara la riforma del lavoro Monti-Fornero «salvo intese» (se si arriverà a conclusioni diverse, il testo si modificherà senza la necessità di passare ancora in consiglio), un documento di 26 pagine e 10 capitoli. Le novità rispetto alla burrascosa vigilia sono due: non si tratta di un decreto (come avrebbe voluto il Pdl), ma di un disegno di legge, come preteso anche dal Quirinale. Sulla questione tempi, che il centrodestra teme troppo lunghi, interviene Renato Schifani, che si augura una conclusione entro l'estate. Inoltre compare un'indicazione sulla lotta agli abusi nel caso di licenziamenti economici. La Cisl si ascrive il merito di quello che definisce «comma Bonanni», ma la formulazione tecnica appare ancora debole. Per la Cgil, infatti, l'unico modo per evitare abusi nel caso di licenziamenti economici è reintrodurre il reintegro nel posto di lavoro, nel caso in cui un giudice decida che il licenziamento sia nullo, ovvero non dovuto a motivi oggettivi. Ma su questo punto il governo ha tenuto duro: nessun reintegro. Decisione che ha provocato la reazione del Pd Cesare Damiano: «Modificheremo in Parlamento». Tuttavia le disposizioni restano ambigue. Il testo prevede che «al fine di evitare la possibilità di ricorrere strumentalmente a licenziamenti oggettivi o economici che dissimulino altre motivazioni, di natura discriminatori o disciplinare, è fatta salva la possibilità del lavoratore di provare che il licenziamento è stato determinato da ragioni discriminatorie o disciplinari, nei quali il giudice applica la relativa tutela». Insomma, sta al lavoratore dimostrare che il suo caso ricade nelle altre due fattispecie previste dalla legge: discriminatori o disciplinari. Nel primo caso il reintegro è assicurato, come previsto dall'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Nel secondo caso il giudice ha facoltà di scegliere tra reintegro e indennizzo, che può essere modulato dal giudice tra 15 e 27 mensilità. Questo quanto prevede il testo. Ma l'intero impianto mostra parecchie contraddizioni. L'indennizzo previsto per i licenziamenti economici (sempre tra 15 e 27 mensilità), infatti, scatta solo se il giudice rileva l'inesistenza di quei motivi. In altre parole, l'indennizzo sarebbe una sorta di sanzione per un'azienda che dice di licenziare per motivi economici, ma in realtà lo fa per altri motivi. A questo punto, a rigor di logica, dovrebbero scattare già le altre due fattispecie, cioè il reintegro (in caso di discriminazioni) o l'alternativa tra reintegro e indennizzo scelta dal giudice. Non si vede come si possa sic et simpliciter passare all'indennizzo obbligatorio. PROCESSI In tema di licenziamento si prevede un rito processuale veloce, in cui è rimessa al giudice la scansione dei tempi. In ogni caso resterebbe un rito con l'apertura di un'istruttoria e di un pieno contraddittorio. In ogni caso nella lettera di licenziamento è fatto obbligo al datore di lavoro di indicare il motivo della rescissione del rapporto di lavoro. Quanto agli statali, eventuali adeguamenti alle norme della riforma «saranno demandati a successive fasi di confronto». Il disegno di legge prende le mosse dalle tipologie contrattuali, la cosiddetta flessibilità in entrata. Saranno 90 e non più 20, i giorni di pausa dopo i quali un contratto a termine, superiore ai sei mesi, potrà essere confermato per la seconda volta senza che ciò comporti l'assunzione a tempo indeterminato. L'intervallo sale dai 10 ai 60 giorni per i rapporti di durata inferiore a sei mesi. Sulle partite Iva, si introduce una normativa volta a evitare gli utilizzi impropri in sostituzione di lavoro subordinato. Si presume, infatti, che ci sia un rapporto coordinato e continuativo se la collaborazione dura più di sei mesi e se da essa il collaboratore ricavi il 75% del suo reddito. L'aliquota contributiva dei lavoratori co.co.pro, iscritti alla gestione separata Inps, aumenterà gradualmente dal 2013, fino a raggiungere il 33% nel 2018. Aumenta all'1,4% anche il costo contributivo dei contratti a tempo determinato, sempre con l'obiettivo di stabilizzare i lavoratori. Saranno 90 e non più 20, i giorni di pausa dopo i quali un contratto a termine, superiore ai sei mesi, potrà essere confermato per la seconda volta senza che ciò comporti l'assunzione a tempo indeterminato. Un capitolo della riforma è dedicato al lavoro femminile. Oltre al contrasto delle dimissioni in bianco (valido per tutti i lavoratori), che estende da uno a tre anni di vita del bambino il periodo entro il quale le dimissioni vanno convalidate dal servizio ispettivo, si prevede la paternità obbligatoria entro 5 mesi dalla nascita del figlio. Si introduce infine un voucher per la prestazione di servizi di baby-sitting. ROMA BIANCA DI GIOVANNI Lavoro, il governo vara il ddl Foto di Roberto Monaldo / LaPresse Primo Piano Occupazione femminile Varato, «salvo intese, il testo della riforma del lavoro Monti-Fornero. È un disegno di legge. Introdotto un comma per contrastare gli abusi nei licenziamenti economici. Ma il reintegro non è automatico. Il Consiglio dei ministri. Ieri riunione di sei ore p L'esecutivo ha scelto la strada del disegno di legge. Articolo 18, resta l'impianto annunciato Il mercato del lavoro Paternità obbligatoria e un voucher per il servizio di baby-sitting 2 SABATO 24 MARZO 2012
p SEGUE DALLA PRIMA Ha senso continuare a pensarsi come il risultato di un amalgama tra ex comunisti ed ex democristiani? A me sembra che ormai la domanda che dobbiamo porci è un'altra: siamo solo un episodio tra i tanti delle confuse e avvilenti vicende dei partiti e partitini italiani oppure siamo decisi a emergere come una funzione essenziale della necessaria ricostruzione del Paese? Noi non siamo il sindacato e io non ho nulla da aggiungere alla posizione che abbiamo preso sull'articolo 18. Penso però che la sfida politica che (non so quanto consapevolmente) il prof. Monti ha lanciato non solo alla Cgil ma al Pd, rifiutando praticamente un accordo già fatto sulla necessaria riforma del mercato del lavoro, debba essere accettata. Perché, dopotutto, in che consiste questa sfida? Riguarda l'idea che si ha dell'Italia, di ciò che sta soffocando le sue imprese e distruggendo il suo capitale umano e sociale, e quindi di quale dovrebbe essere la risposta. Smettiamola di nasconderci dietro non so quali diktat dei banchieri tedeschi. La Germania è così forte perché la sua potenza produttiva è stata costruita su un fortissimo patto sociale. Questa è la questione che pone il Pd. È la nostra risposta alla sfida del prof. Monti. È la necessità di un nuovo patto sociale. È l'idea che solo su un po' più di giustizia può basarsi una prospettiva di sviluppo. Il momento è grave, bisogna misurare i toni e apprezzare anche cosa c'è di buono nelle proposte di governo. Purtroppo però gli asini non volano. Va benissimo liberalizzare i taxi e le farmacie, ma qui si tratta della desertificazione di intere regioni (il Sulcis, la Calabria), della distruzione di reti produttive che non so se rinasceranno più. Di masse popolari che per arrivare alla fine del mese comprano meno perfino gli alimenti. A chi vendono gli ipotetici investitori che la signora Fornero ha liberati dal terribile articolo 18? Agli operai che senza più remore possono essere licenziati? Il tutto in un Paese dove le statistiche (ma anche certe sorprendenti dichiarazioni dei redditi) ci dicono che lo strato superiore, il più ricco, è molto più ricco degli omologhi stranieri. Mentre i salari e gli stipendi italiani sono tra i più bassi in Europa. E in un paese dove la spesa pubblica è in crescita continua (ben oltre il 50 per cento del Pil) mentre i servizi vengono tagliati e quindi è chiaro che essa va a ingrassare le rendite e le speculazioni. E in più il fatto che le tasse pagate in gran parte dal lavoro hanno raggiunto un record mondiale. Rispondiamo con l'articolo 18? Torno così alla domanda iniziale: che cos'è il Partito democratico? È una delle tante avventure politiche che si fanno e si disfano oppure è quella ipotesi politica (non ne vedo altre) che può restituire alla vita democratica, sempre più svuotata, una forza? Voti, schieramenti, candidature vengono dopo. Ben prima io mi chiedo se siamo noi lo strumento di una democrazia che voglia tornare a contare qualcosa rispetto agli immensi poteri senza volto che la sovrastano. È vero. I partiti così come sono fanno schifo, ma qualcuno mi deve spiegare che senso ha litigare tra noi sul riformismo in una situazione in cui (ripeto la battuta) i mercati governano, i tecnici gestiscono, i politici vanno in televisione a farsi sbeffeggiare. Vogliamo cominciare a dire chi sono questi famosi mercati? Leggo sul Sole 24 Ore che una società finanziaria come la Black Rock, una tra le altre, ha in gestione 3.513 miliardi di dollari. Insomma: maneggia somme una volta e mezza più grandi del Pil italiano. Ho detto tutto. Altro che articolo 18. Quella che si apre nel Partito democratico è dunque una discussione seria, che io prenderei molto sul serio. È una grande discussione tra diverse idee di riformismo. In ciò il governo Monti ha veramente accelerato le cose. Io in questa discussione vorrei entrare con molto rispetto non solo per le mie idee ma per quello che a me sembra ormai il vecchio riformismo di ieri, (“liberal”, mercatista, di tipo americano). Riconosco le debolezze della vecchia sinistra italiana ma sono sempre più convinto che la sfida micidiale alla democrazia moderna viene da qualcosa che è il drammatico fallimento dell'ordine economico costruito in questi anni intorno all'idea che la mondializzazione poteva essere guidata dalla trasformazione della finanza da infrastruttura dell'economia in industria del denaro fatto col denaro. Risultato: il mondo affogato nei debiti e una ricchezza fittizia al posto della produzione reale. Ecco una delle ragioni più profonde per cui credo nella funzione storica di un partito che si dica democratico e che guardi al di là della sinistra. In che cosa può stare la sua novità se non nel fatto che esso si organizza intorno all'idea che il nesso tra l'esigenza di un riformismo più giusto e la restaurazione di una democrazia dei partiti è diventato inscindibile? Questo è il punto politico. La società, non solo le classi ma la società, cioè quell'insieme di bisogni, storie, religioni, culture che costituiscono il mondo vivente, ciò che sorregge tutte le cose perché consente all'uomo di pensare il futuro, è minacciata se si riduce a società di mercato. Se qualcuno pensa di governarla «come chiedono i mercati», se cioè l'economia di carta continua a mangiarsi l'economia reale, questo qualcuno si sbaglia. È la società moderna, è il suo bisogno di non ridursi agli interessi e alle logiche di poteri senza volto e senza nome che ci fa riscoprire l'importanza e la funzione degli organismi intermedi, quelli che organizzano la democrazia dal basso. Sta qui la funzione (oggi perduta) dei partiti come strumenti attraverso i quali anche le classi subalterne, i poveracci, possono pesare e decidere anche al livello del potere statale ed esprimersi attraverso i loro rappresentanti in un Parlamento democratico. Questo è il pluralismo, cari amici super esperti di marchingegni elettorali. E questo è il riformismo. Detto nel modo più semplice: è far contare non sempre e non solo le solite élite (gli «ottimati») ma qualche volta anche il «primo popolo», come lo chiama De Rita, «quello che sfanga la vita nel lavoro quotidiano». Sappiamo benissimo che il sentiero è molto stretto e che, purtroppo, per l'Italia che lavora, che pensa e che produce il peggio deve ancora arrivare: ancora tasse, chiusure, licenziamenti, banche che non prestano denaro, costo della vita, disoccupazione. Bisogna assolutamente far ripartire lo sviluppo, non nascondendoci però che la condizione è risanare. Monti ha avuto questo grande merito: ci ha aiutati a non finire come la Grecia. Noi non lo dimentichiamo e faremo di tutto per evitare il caos di una crisi di governo. Ma anche l'unità del Pd è per l'Italia un “bene comune”. La nostra funzione è rispondere alla sfida delle cose non solo con dei no, ma tenendo alto il vessillo della giustizia e di un nuovo patto tra gli italiani. Primo Piano Il confronto con la realtà Il momento è grave, bisogna misurare i toni e apprezzare anche quello che c'è di buono nelle proposte di governo Purtroppo però gli asini non volano La sfida del prof. Monti al Pd La vera domanda Va benissimo liberalizzare taxi e farmacie, ma qui si tratta della desertificazione di intere regioni A chi vendono gli ipotetici investitori che Fornero ha liberati dell'articolo 18? IL COMMENTO Alfredo Reichlin Rifiutando un accordo praticamente già fatto sul mercato del lavoro, il presidente del Consiglio ha lanciato una sfida politica che riguarda la risposta che vogliamo dare alla crisi italiana L'Italia e la crisi 17 SABATO 24 MARZO 2012
Non ha aspettato il presidente della Repubblica che il testo della riforma del lavoro venisse licenziato, sotto forma di disegno di legge, dal Consiglio dei ministri per mettere alcuni punti fermi su una vicenda che tanta tensione e preoccupazione sta creando. UN PAESE IN DIFFICOLTÀ Di buon mattino, dopo aver reso omaggio ai caduti delle Fosse Ardeatine, Napolitano ha affermato di non credere «che stiamo aprendo le porte ad una valanga di licenziamenti facili, sulla base della modifica dell'articolo 18, anche perché bisogna sapere a cosa si riferisce quell'articolo». Ma ha anche ricordato, ancora una volte come tante volte in questi mesi, ad ogni incontro con lavoratori in difficoltà, con pensionati sulla soglia di una povertà sempre più vicina, con giovani senza lavoro e che rischiano di non averlo mai, con donne emarginate dalla produzione sulle cui spalle pesa l'onere di un salvifico welfare familiare, come il Paese si stia misurando con una crisi senza precedenti che sembra non dover finire mai. E, quindi, che il rischio vero, «il problema più drammatico» sono «le crisi aziendali, le fabbriche che chiudono, i lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro non attraverso l'articolo 18 ma per il crollo di determinate attività produttive». Potrà sembrare pesante una riforma che per certi aspetti certamente lo è. Ma Napolitano ha voluto invitare ad una visione complessiva in cui i problemi dell'uno non ignorino quelli degli altri in un Paese in recessione, in cui, dati della Confcommercio di ieri i consumi sono tornati ai livelli di quattordici anni fa. «Bisogna puntare su nuovi investimenti e nuove iniziative in cui possono trovare sbocco soprattutto i giovani, le nuove generazioni che appaiono senza diritti, che riescono a guardare al futuro troppo spesso solo perché la famiglia non si sottrae, se può, e li sostiene nell'incerto cammino verso il futuro». Le modifiche apportate all'articolo 18 sono lì, e con esse bisognerà che si misurino tutti i soggetti deputati a farlo. Ma vanno affrontate con lo sguardo lungimirante verso il futuro del Paese che significa di tutti. Toccherà al Parlamento apportare modifiche capaci di stemperare le tensioni. «In quella sede -ha ricordato Napolitano- si confronteranno preoccupazioni e proposte. Sono convinto che si arriverà ad un risultato di cui si potranno riconoscere i meriti e la validità perché questa era una riforma da fare». DIALOGO E CONFRONTO Il Parlamento, dunque, è chiamato a svolgere appieno il suo ruolo. Lo strappo del procedere per decreto, pur ipotizzato in questi giorni e strumento privilegiato fin qui dall'esecutivo tecnico, non c'è stato. Il disegno di legge, accolto con non nascosta irritazione dal Pdl, è stato deciso come il modo migliore per procedere senza acuire le tensioni e andare avanti sulla strada delle riforme nel rispetto del dialogo e dei diversi contributi delle forze politiche che ora in Parlamento dovranno esprimersi e fare la propria parte fino in fondo. Un testo approvato «salvo intese» apre la strada ad ogni soluzione migliorativa. La precarietà, l'aumento della cassa integrazione, la caduta dell'occupazione hanno bisogno di impegno e risposte senza ulteriori lacerazioni. Non bisogna lasciarsi prendere dalla sfiducia e «credere nel futuro che possiamo costruire» ha scritto Napolitano nella presentazione del libro «Eccellenza italiana». Sono stati giorni complessi quelli appena trascorsi. In cui il Capo dello Stato ha dovuto, attraverso la “moral suasion” in ogni campo, governo e forze politiche, impegnarsi perchè il risultato tenesse conto, senza ulteriori lacerazioni, delle aspettative di un Paese provato. E non limitasse in alcun modo il dialogo e il confronto. Le norme approvaROMA Primo Piano La recessione Napolitano: la riforma è necessaria La temuta «valanga di licenziamenti facili» non deve fermare una riforma che servirà a non perdere i posti di lavoro con la chiusura delle aziende. Il presidente Napolitano ricorda il ruolo che avrà il Parlamento. MARCELLA CIARNELLI Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ieri alle Fosse ardeatine per il 68˚ anniversario dell'eccidio di 335 civili e militari p Il Capo dello Stato ha parlato alle Fosse Ardeatine. «Serve una visione complessiva dei problemi del Paese» Il mercato del lavoro «Il problema più drammatico sono le crisi aziendali» 4 SABATO 24 MARZO 2012
Un pomeriggio di guerriglia nella prima periferia romana, in un quadrilatero di vie e piazze dove le tensioni covano spesso sotto la pelle. Auto danneggiate, cassonetti spostati in strada, vetri infranti, sassi e bottiglie sull'asfalto. E poi cinque feriti tra estremisti di destra e sinistra. È questo lo scenario di via Antonio Baldissera a Roma, nel quartiere di Casal Bertone, dove ieri pomeriggio si sono verificati scontri tra due opposte fazioni politiche estremiste. Ad affrontarsi sono stati alcuni esponenti di Casapound del circolo “Futurista” che si trova in zona e gli occupanti dei “Magazzini sociali”, ad alcune centinaia di metri. Secondo quanto si è appreso, il contatto tra i manifestanti sarebbe durato circa dieci minuti, durante i quali le forze dell'ordine, raccontano alcuni testimoni, hanno lanciato alcuni lacrimogeni. Tutto sarebbe iniziato dopo un'aggressione ai danni di due ragazzi davanti ai “Magazzini Popolari” di Casal Bertone. Da alcune voci di testimoni raccolte, sembrerebbe che l'aggressione sarebbe avvenuta ad opera di una decina di ragazzi. Perlomeno è quello che hanno raccontato le due vittime: «Sono stati quelli di Casapound». Dall'altra parte, però, c'è un militante del circolo Futurista che denuncia l'aggressione di sua madre da parte di un gruppo di giovani armati di un'ascia. Il quartiere è rimasto blindato a lungo e ci sono agenti della polizia e carabinieri, anche in tenuta antisommossa nel fazzoletto di strade comprese tra via Orero e via degli Orti di Malabarba, chiuso al traffico e presidiato dai blindati delle forze dell'ordine e dagli agenti in tenuta antisommossa. Momenti di tensione davanti ai Magazzini Popolari quando è stato sorpreso un giornalista a scattare foto con il cellulare. FOTO PROIBITE Il cronista è stato strattonato da un gruppetto dei collettivi ed è volato qualche schiaffo. Poi dopo essersi qualificato più volte la situazione è tornata alla calma Le versioni dei due gruppi sono contrastanti. Entrambi sostengono di essere stati provocati dai propri oppositori. Alcuni esponenti dei collettivi hanno riferito che ci sarebbero alcune persone contuse: PINO STOPPON Giornata di violenze e tensioni nella periferia di Roma, tra giovani appartenenti a Casapound e altri dei Magazzini Sociali. Lanci di oggetti e cariche di polizia per sedare gli animi. Dure le reazioni politiche. Foto Omniroma Roma, scontri e cariche Tensione alle stelle Casapound-collettivi Gli scontri di ieri pomeriggio a Casal Bertone: nella zona sono frequenti le tensioni fra opposte fazioni politiche ROMA pA Casal Bertone decine di giovani si affrontano in strada: una guerriglia che dura fino a sera pDue aggrediti denunciano: «Erano del circolo futurista». Le reazioni di Alemanno e Zingaretti Italia30 SABATO 24 MARZO 2012
P arafrasando Celentano,per Fabrizio Ferrandelli,nella giornata di ieri sonoarrivati un pugno e una carezza. Il pugno da Leoluca Orlando, candidatosi al 44˚ giorno dalla data delle elezioni. La carezza da Nichi Vendola. Sel, nel dichiarare il proprio sostegno, lo ha definito «il candidato del rinnovamento e del rispetto di 30.000 persone che hanno partecipato alle primarie chiedendo unità». Cominciamo dal pugno, l'ex sindaco dice che lei è un abusivo, vincitore di primarie dopate, nel seggio in cui è stato annullato il voto, allo Zen, Francesca Trapani, è sotto inchiesta. «È stato Orlando a presentarmi Francesca Trapani nel 2007, forse gli brucia che in questa occasione non lo abbia sostenuto. Io sono il primo a considerare la questione etica e morale fondamentale e a volere che sia fatta chiarezza. Ma in ogni caso, non si tratta di brogli. Si parla di brogli quando è stato manipolato il voto e il voto delle primarie è stato libero». Però qualcosa non è andata bene allo Zen e c'è amarezza per il voto di un quartiere popolare in cui molti hanno espresso liberamente la propria scelta. «È una cosa che non fa bene e io sono il primo a volere chiarezza, anche perché potrebbe emergere che le cose si sono svolte molto più serenamente di come sono state rappresentate e si vedrebbe che è stato qualcun altro a giocare al massacro. Per quello che so io, le associate hanno delegato regolarmente la presidente dell'associazione presieduta da Francesca Trapani a ritirare il certificato elettorale. Per il resto, il collegio dei garanti, presieduto da Peppino Di Lello, ex pm antimafia, ha certificato la correttezza delle primarie. Queste accuse le capisco solo come scuse per giustificare la scelta politica compiuta da Orlando di candidarsi in maniera isolata, tradendo i palermitani che, con l'esito delle primarie, hanno chiesto unità. Forse Orlando voleva candidarsi da prima, perché aveva detto già molto tempo fa che a marzo avrebbe deciso. Ma se voleva candidarsi, poteva farlo senza armare tutto questo casino». Qual è oggi il suo rapporto con il Pd? «Tutto il Pd sostiene la mia candidatura in modo saldo e sono contento di averli come compagni di strada». Orlando dice che lei era bravo ma che ora è diventato uno “strumento” nelle mani di Cracolici e Lumia. «Strumento di cosa?» Del sostegno a Lombardo. «Si è scelto un facile cavallo di battaglia, tutto il Pd, anche il segretario regionale Lupo, appoggia compattamente Lombardo alla Regione. È sbagliato usare argomenti del dibattito interno a un partito. Io sinora ho incontrato una sola persona che ha cercato di condizionarmi: Orlando. Si è visto come rispondo a chi cerca di condizionarmi». Com'è il suo rapporto con la parte del Pd che l'ha sostenuta sin dall'inizio? «Da loro mi è venuto un sostegno leale, sincero e determinante». Sinistra e Libertà ha sciolto la riserva e ha deciso di sostenerla. «È una cosa molto importante, Sel è un collante della sinistra e potremo fare molte cose insieme soprattutto per quanto riguarda i diritti di cittadinanza e i diritti civili». Nonostante tutto lei sembra chiedere a Orlando un nuovo patto, sul ballottaggio. «Non chiedo patti, noi ci stiamo attrezzando per vincere al primo turno, ma se ci sarà ballottaggio, spero che Orlando ritrovi il senno il 7 maggio, perché in quella data sarà chiaro che i palermitani avranno scelto chi vuole aggregare e non chi si sta ponendo fuori della coalizione». Davide Faraone, il terzo classificato alle primarie, fino a oggi tace. «Faraone è un dirigente del Pd che mi sostiene. Penso che si pronuncerà anche lui personalmente». Palermo è sull'orlo del disastro, attraversata da cortei dei lavoratori delle municipalizzate, dagli scioperi dei cantieri navali. «Sono anni che Palermo vive in questa condizione, io ho guidato l'opposizione in consiglio comunale in questi anni, abbiamo pronti i piani strutturali per la produttività delle aziende. Abbiamo lavorato nei dieci anni di assenza di Leoluca Orlando, ci avrebbe fatto piacere che fosse con noi, ma ne abbiamo fatto a meno». A destra ci sono diversi candidati ma due, Costa e Aricò, sono meglio posizionati. «Sono certamente rincuorati dalla discesa in campo di Orlando, è questa la vera macchia della sua decisione, ciò che maggiormente dovrebbe rimordere la sua coscienza. Ma siccome i candidati del centrodestra sono dei replicanti del sistema di potere di Cammarata che ha mandato in rovina Palermo, ce la faremo». Cosa risponde a chi dice che ci vuole un sindaco di esperienza, che parli a livello nazionale e internazionale? «Anche io so parlare, non in aramaico come Orlando, quando diceva che non si sarebbe mai candidato. Ci sarà un grande lavoro di squadra, di livello nazionale e internazionale, una squadra che presenteremo ai primi di aprile». «Sel è un collante della sinistra, lavoreremo sui diritti» L'appoggio di Vendola JOLANDA BUFALINI «In caso di ballottaggio spero che l'ex sindaco ritrovi il senno» Dopo il 7 maggio «Orlando tradisce Palermo e aiuta pure il centrodestra» Foto di Mike Palazzotto/Ansa jbufalini@unita.it La società Intervista a Fabrizio Ferrandelli Il candidato sindaco vuole chiarezza: «Alle primarie voto libero, senza brogli» È sostenuto da tutto il Pd e anche da Sel. Ad aprile presenterà la squadra Primo Piano14 SABATO 24 MARZO 2012
p SEGUE DALLA PRIMA La conclusione comunque, è stata: niente decreto. Il disegno di legge sulla riforma del mercato del lavoro - approvato dal governo con la formula «salvo intese» - lascia la parola al Parlamento che, ricorda Corrado Passera, «comanda su tutto». Monti va avanti, ma non si blinda. Aveva provato a strappare con la Cgil, ma è stato costretto a riaprire la partita sull'articolo 18, anche per via delle perplessità crescenti di Uil, Ugl e Cisl. Confermato il no al reintegro in caso di licenziamento per motivi economici, ma il riferimento all'intento di «prevenire gli abusi - spiegano ambienti del governo - apre uno spiraglio che il Parlamento può spalancare». E che la stesura definitiva del testo può «bilanciare ancora di più, senza stravolgere la scelta compiuta». Monti ha chiesto e ottenuto dal Consiglio dei ministri un via libera sulla definizione del testo finale della riforma che verrà definito in tutti i suoi aspetti nei prossimi giorni e che il premier riesaminerà al rientro in Italia dal suo viaggio in Giappone, Corea e Cina. Tra uno decina di giorni al massimo, poi, il ddl approderà in Parlamento. Il Pdl attacca perché «con il decreto la riforma fallisce», ma Angelino Alfano garantisce l'impegno del suo partito per un'approvazione rapida. I tempi - si parla di tre-quattro mesi - dovrebbero favorire un dibattito parlamentare approfondito - lo stesso auspicato dal Pd che Palazzo Chigi si augura «possa inserire miglioramenti ad un ddl che non va stravolto» Una lunga e dettagliata relazione di Elsa Fornero, così è stato avviato il Consiglio dei ministri di ieri contrassegnato da diverse tensioni. I ministri non hanno potuto leggere l'articolato, che non è stato distribuito. E Piero Giarda - titolare dei rapporti con il Parlamento - se ne è lamentato, associando la mancanza di un testo compiuto sul mercato del lavoro all'assenza di una proposta dettagliata sulla delega fiscale della quale il governo - non a caso - ieri ha solo iniziato a discutere. «In ragione dei numerosi punti all'ordine del giorno - recita il comunicato di Palazzo Chigi - il Consiglio dei Ministri ha ritenuto opportuno rinviare ad una seduta successiva l'approvazione del testo finale. Ciò al fine di ponderare e analizzare con maggiore attenzione i dettagli tecnici della riforma fiscale». Discussione non facile anche sul mercato del lavoro. «È stato un Consiglio dei ministri per me molto impegnativo», ammette Elsa Fornero. Le premesse non erano delle migliori e tra gli stessi ministri si erano registrati nei giorni scorsi accenti diversi che ieri si sono riproposti. «Chi tutelerà il lavoratore ufficialmente licenziato per motivi economici che ritiene, invece, di essere stato liquidato per fatti discriminatori?», aveva chiesto il ministro Barca durante una trasmissione televisiva a proposito dell'articolo 18. Parole diverse da quelle pronunciate nelle scorse settimane da Corrado Passera sulle «tutele» a volte «eccessive» che caratterizzano l'attuale struttura del mercato del lavoro. Anche tra i ministri c'era chi puntava sulla resa dei conti con la Cgil e sul decreto per mortificare il Partito democratico. Sul tema dello strumento da adottare per fare approdare la riforma in Parlamento - decreto o ddl - nel governo si è sviluppato una sorta di braccio di ferro sotterraneo. La presa di posizione del Pd - «non accettiamo un prendere o lasciare» - ha sconsigliato forzature da sommare alle tensioni con la Cgil e con gli altri sindacati. Gli strascichi delle incomprensioni dei giorni scorsi, tra l'altro, non si sono attenuati. Ieri, prima del Consiglio dei ministri, Monti ha cercato al telefono Bersani ma non lo ha trovato. Anche per via della moral suasion del Capo dello Stato, il premier - che non si era «impuntato sul decreto, ma non lo escludeva» ha dovuto imboccare la strada meno conflittuale del disegno di legge. «Per lui era importante dimostrare all'Europa e ai mercati che è possibile una riforma del lavoro spiegano ambienti del governo Ma nel dettaglio poi lascia la parola al Parlamento». Il Presidente del Consiglio, tuttavia, tiene il punto sull'articolo 18 ostinato nel negare «passi indietro». Solo per non sbiadire l'immagine decisionista di questi mesi? In ambienti del governo si parla della «necessità di salvaguardare l'equilibrio complessivo della riforma», ma si sottolinea anche che «in Parlamento ci sono molti modi per ricercare bilanciamenti». Monti, in ogni caso, è «molto soddisfatto» del risultato raggiunto ieri. «È stato compiuto un importante passo avanti», ha spiegato ai suoi, prima di volare a Milano per cenare con Schifani, Fornero e de Bortoli. La correzione «Prevenire gli abusi» Formulazione che apre spiragli NINNI ANDRIOLO Staino Decreto: il premier non lo escludeva ma non si è impuntato Nulla cambia, «salvo intese» Per la prima volta ministri divisi tra falchi e colombe Lo scontro sull'articolo 18 si scarica sull'esecutivo. Il premier mantiene il punto, dopo aver concordato la linea al Quirinale Fornero: «È stata per me una riunione molto impegnativa» Il retroscena La formulazione scelta lascia la possibilità di correzioni al testo anche nel confronto con il sindacato Moderazione Crisi, timori per Spagna e Portogallo Torna a salire la tensione nell'Eurozona, con i timori su Spagna e Portogallo che diventano sempre più consistenti: gli spread tra bond iberici decennali e quelli tedeschi schizzano a 366, gli analisti cominciano temere un default e anche a Lisbona i Comuni travolti dai debiti parlano già di «insolvenza». 3 SABATO 24 MARZO 2012
Mentre ieri pomeriggio a Tolosa migliaia di cittadini rendevano omaggio alle sette vittime di Mohamed Merah, a Parigi l'unità nazionale andava in frantumi sotto il peso dei pesanti interrogativi che gravano sulla gestione della crisi, in particolare sulla condotta delle operazioni per catturare il terrorista e sulla efficacia dei servizi segreti nell'isolare preventivamente le minacce islamiste. Per quattro giorni la tregua politica dettata dall'emergenza aveva permesso a Nicolas Sarkozy di dispiegare un protagonismo istituzionale insperato ad un mese dal primo turno delle presidenziali, ma una volta conclusosi l'assedio con la morte di Merah, la parola dei candidati all'Eliseo si è immediatamente liberata puntando a testa bassa contro le falle del sistema di sicurezza. Si poteva evitare la strage? Ci sono state falle? C'è una responsabilità politica? Da anni impegnata a cavalcare l'anti-islamismo e a stigmatizzare l'immigrazione, Marine Le Pen è stata la più irruenta ad attaccare la Direzione centrale dell'informazione interna (Dcri). Ripartita in campagna sui suoi temi di predilezione, la candidata del Fronte Nazionale ha alluso ad una «sottostima del pericolo islamista» da parte della classe politica e ha chiesto conto ai servizi segreti che sorvegliano le reti terroristiche in Francia. In effetti anche Jean Pierre Chevenement, che sostiene François Hollande, ha messo sotto accusa la Dcri quando si è saputo che Merah era sotto sorveglianza da anni, e non solo dai francesi, tanto da essere stato inserito dalle autorità statunitensi nella lista delle persone che non possono sorvolare gli Stati Uniti. Il giovane di 23 anni, ucciso dalle forze speciali del Raid nel corso dell'operazione di giovedì, era conosciuto e schedato dai servizi francesi da quando aveva fatto due viaggi in Afghanistan e in Pakistan rispettivamente nel 2010 e 2011. Anche il fratello maggiore, Abdelkader, che oggi è in stato di fermo, aveva attirato l'attenzione per i suoi legami con una filiera jihadista irachena, e al suo ritorno dall'Afghanistan, Mohammed era stato convocato per conoscere i motivi del suo soggiorno. Il giovane aveva spiegato agli agenti dei servizi che si LUCA SEBASTIANI Foto Ansa www.unita.it Tolosa, 007 nella bufera E Sarkozy rinvia le leggi antiterrorismo È un coro di polemiche Oltralpe, dai giornali ai politici, da destra a sinistra, contro i Servizi francesi e il blitz delle forze speciali a Tolosa. Hollande non si butta nell'agone, mantenendo un riserbo «presidenziale». PARIGI p Polemiche da destra e sinistra sulle falle nel sistema dei controlli dell'intelligence sui sospetti jihadisti pGoverno diviso Il ministro della Difesa: «Perso tempo». Hollande: «Carenze nei servizi segreti» La preparazione del blitz dopo l'uccisione dei bambini e del rabbino nella scuola ebraica Ozar Hatorah a Tolosa Mondo32 SABATO24 MARZO2012
R itardi, mancanza di risor-se, lievitazione dei costi,errori, e soprattutto tantipunti deboli del sistema di realizzazione: a dieci anni dalla Legge Obiettivo il dato che emerge dal «rapporto sullo stato di attuazione delle grandi opere in Italia», presentato dalla Fondazione Fastigi, è deludente. L'elenco delle opere strategiche è andato progressivamente lievitando: le 228 opere previste nel 2001 sono diventate 390, e di queste solo 30 sono state completate. Un peso in questa crescita è il contributo dovuto all'aumento delle infrastrutture di trasporto, un peso in termini anche economici, poiché rappresentano il 91% circa della spesa complessiva di 368 miliardi di Euro. Tra strade e autostrade, ferrovie, metropolitane e tram, Ponte sullo Stretto, valichi, porti e interporti, aeroporti, le opere da 129 sono diventate 216. La crescita, poi, non è dovuta solo alle nuove opere ma anche agli spezzettamenti di quelle già nell'elenco. E se da un lato si riscontra una proliferazione delle opere, dall'altra è evidente la mancanza di risorse economiche per portarle a termine. Per completare il programma, nella sola parte che riguarda i trasporti, mancano all'appello 213 miliardi di Euro - il valore di circa 8/10 leggi finanziarie - mentre ne sono stati già spesi o resi disponibili per le opere in cantiere 79. Ma la stima è al ribasso: più del 51% dei progetti è ancora allo stadio preliminare o di studio di fattibilità. E poi far lievitare i costi c'è l'effetto dei contenziosi in corso d'opera che, nelle grandi opere, superano mediamente un terzo del valore di appalto. Certo è che in questi dieci anni il flusso di spesa da parte dello Stato è stato modesto e a singhiozzo, e le opere sono state fermate anche per mancanza di soldi. Secondo l'allegato infrastrutture al Def 2012-2014, infatti, emerge una copertura del 39% dei costi. Per il Corridoio dorsale centrale e per il Ponte sullo stretto mancano risorse per circa il 76% del costo complessivo e per il sistema dei valichi si arriva ad oltre l'85%: così è impossibile prevederne il completamento. L'assenza di un solido stanziamento finanziario, complice la gestione Tremonti, è la causa principale dei ritardi nel completamento delle opere, ma non solo. A concorrere ha contribuito anche la debolezza di una pubblica amministrazione che non ha avuto le competenze per gestire le grandi opere. Secondo Michele Dau, vicesegretario generale del Cnel che dal 2001 al 2006 è stato consigliere del Ministro delle Infrastrutture e Trasporti per i rapporti con gli enti locali, «in questi anni non sono stati fatti investimenti sulla qualità professionale tecnica delle pubbliche amministrazioni e, dunque, le strutture pubbliche non sono state in grado di dominare i grandi progetti». Debolezza che dilata i tempi, tanto da non riuscire più a ipotizzare una data certa di fine lavori. Delle opere deliberate dal Cipe solo il 34,3% è stato ultimato, il resto di divide fra la fasi di realizzazione, progettazione o di gara. Nel 2005 si prevedeva che 61 delle 79 opere allora deliberate sarebbero state ultimate entro il 2010. Nel 2007 tali opere virtuose erano diventate 74 su 134. Ad aprile 2009 la previsione era scesa a 33. Delle attuali 186 opere deliberate, 132 hanno una data di chiusura successiva al 2011 e di queste un terzo saranno utilizzabili dopo il 2015. È evidente che è stato innescato un circolo vizioso per cui da una mancanza di risorse si arriva all'allungamento dei tempi, e da questo all'innalzamento dei costi. Una catena che può essere spezzata solo andando alla radice del problema con provvedimenti strutturali che contengano tempi e costi. Come? «Ad esempio semplificando l'iter procedurale, partendo dalla semplice elevazione del livello progettuale delle opere per spingere il livello del progetto preliminare già a quello definitivo», suggerisce Alessandro Focaracci, presidente della Fondazione Fastigi. «Da un lato si ridurrebbero i tempi amministrativi di approvazione e dall'altro si responsabilizzerebbero i soggetti aggiudicatori con iniziative progettuali approfondite». La richiesta, da più parti, è di arrivare ad una normativa omogenea sulle infrastrutture, che abbia un forte segno di trasparenza e legalità e che ponga un limite al potere dei concessionari, troppo spesso attenti più agli interessi privati che alla qualità ed alla sicurezza. Nel merito un tema caldo è quello degli investimenti privati, che riguardo alle opere deliberate dal Cipe rappresentano il 34,6% per un importo di 26 L'INCHIESTA/3 cristina.cosentino@gmail.com L'idea www.unita.it L'Italia è immobile: in dieci anni completata solo un'opera su dieci Infrastrutture Sprechi e possibilità Terza puntata del viaggio dell'Unità fra infrastrutture di viabilità e di servizio. Nell'anniversario della mitica «Legge Obiettivo», un rapporto fa il tagliando alle infrastrutture che servivano, ma che in larga parte ancora mancano Circolo vizioso: non ci sono i soldi, i cantieri si dilatano e costano ancora di più CRISTINA COSENTINO Elevare il progetto preliminare al rango di progetto definitivo Italia28 SABATO24 MARZO2012
cupino di sostegno, integrazione e la lotta alla dispersione. «Il ministero non fornisce numeri, ma quello che temiamo è che per il prossimo anno ci saranno pochissime stabilizzazioni e un gran numero di sovrannumerari», spiega Puglisi. I VECCHI E I GIOVANI Altro che concorso per giovani insegnanti. «Chiacchiere, questo governo si sta muovendo in continuità con il precedente e i tagli che in teoria dovrebbero essere finiti continuano in forma più complessa per effetto della riforma Gelmini», denuncia il segretario della Flc Cgil Domenico Pantaleo. La vera novità alla fine è che almeno 4mila insegnanti già pronti ad andare in pensione, con la riforma Fornero, dovranno restare dietro la cattedra. Il Pd aveva chiesto di introdurre nel Milleproroghe una norma ad hoc, ma non è stato concesso. «E quelli sono quattromila posti che non si liberano per nuove assunzioni», rivendica Manuela Ghizzoni, capogruppo del Pd in Commissione Cultura. Pronta a tornare alla carica quando si discuterà del destino degli esodati. «Dire come fa Profumo che bisogna abbassare l'età media degli insegnanti - chiosa Puglisi - e prendere poi provvedimenti che vanno in direzione opposta è pura demagogia». Sommersa di post it, ritagli di notizie, dati e cronaca metto insieme i pensieri prima di partire per Bologna. È il 23 marzo e in tutta Italia, da Pesaro a Ragusa, da Milano a Roma, si celebra, con “L'Urlo della Scuola”, grazie a un gruppo indomito di colleghi e genitori bolognesi. Oggi ci riuniremo in un teatro, proprio a Bologna, al teatro Testoni, dalle 10 del mattino alla sera, per definire una Convenzione per la Scuola Pubblica, coi promotori, con quelli che accorreranno, con coloro che hanno aderito, con gli interventi, tra gli altri, di Alex Zanotelli, di Girolamo De Micheli, a difendere ancora una volta la scuola. Ancora? Dopo la “cacciata” di quegli altri e l'arrivo del governo dei tecnici, di Profumo, di Rossi Doria? Beh sì. C'è da difenderla eccome la scuola. Perché ci pare che la terribile rotta intrapresa non si sa da quanti anni non accenna a cambiare. Ho sotto gli occhi la lettera di un collega napoletano che scrive della «scuola dell'obbligo, ma di fotocopiare». Perché nei luoghi dove i ragazzi hanno maggior bisogno di risorse sono, adesso come l'altro ieri, privi di risorse: rimane qualche fotocopia, a spese di noi docenti spesso. Qualche cifra. Fondi di funzionamento delle scuole: nel 2012 caleranno rispetto al 2011 di 48 mln di euro e ammonteranno in tutto a 78,7 mln di euro. Per darvi un'idea: nel 1999 le somme disponibili per l'offerta formativa erano 345,6 mln. Altro che fotocopie. Un altro ritaglio mi ricorda dell'abbaglio denominato «organico funzionale». Ci luccicavano gli occhi nel sentirlo nominare al ministro Profumo. Cos'è? È la possibilità per ogni scuola di definirsi da sé il fabbisogno di risorse professionali per funzionare al meglio. E siccome è noto a tutti che siamo sottodimensionati «l'organico funzionale» costerebbe di più. Per cui rimane sì nel decreto semplificazioni ma è vincolato al tetto finanziario di Tremonti stabilito nel 2008. Ergo ce lo sogniamo. Ho gli appunti sulla determinazione degli organici nelle scuole: per la prima volta saranno stabiliti non in base al dato demografico degli studenti, ma alle necessità di cassa del Ministero. Come dire: in un ospedale ci sono 100 malati o 1000? Non importa, avrete comunque 5 infermieri e 2 medici. E poi una marea di tabelle: quelle dei numeri di docenti decimati in ogni ordine di grado e scuola, quelle della quantità in crescita dei ragazzi nelle classi, e le ore tagliate. Le necessità di ore di scuola richieste dalle famiglie (tempo pieno e tempo prolungato) e le ore effettivamente concesse. Molte ma molte di meno. Specie al Sud, dove tempo pieno e tempo prolungato non ci son mai stati e dove ogni anno qualche beota ha il coraggio di stupirsi per i bassi livelli cognitivi dei ragazzi, non facendo nemmeno la fatica di sapere che hanno anche altissimi livelli di povertà e degrado. Altri numeri: la dispersione. Quanti ragazzi lasciano le scuole? Perché? Di chi è la colpa? Qualità dell'istruzione e fichi secchi. Percentuale di Pil investito in istruzione e ricerca: Islanda 7,6%, Stati Uniti 7,6 %, Sud Corea 7 %, Francia 6 %… Tra gli ultimi ci siamo noi, Italia 4,3 %. «Noi investiremo sui giovani e sul futuro». Bugiardi. Investire su giovani e futuro vuole dire balzare in cima con l'8% , non arrancare con ragionamenti illogici. Mi chiedo quante scuole si aggiusterebbero con un km di Tav. Qualcuno mi rimprovera: non sono investimenti confrontabili, entrambi servono per metterci al passo coi tempi. Epperò la Tav la faranno, le risorse per scuola e ricerca invece caleranno, si prevede di arrivare al 3,7 % nel 2015. Dunque di cosa parliamo? Domani parleremo di “Scuola Bene Comune”. Inizio a pensare che il termine “bene” non “vada bene”. Un bene è qualcosa connesso con un possesso, con qualcosa di fisico, con un patrimonio. La mia giacca è un bene, la strada qua sotto è un bene. L'acqua, sì, l'acqua è un bene, comune certo, ma è un bene, fisico. In questi anni ci siamo riempiti la testa di termini quantitativi ed economici anche per difendere le scuole. Risorse, giacimenti, investimenti, sviluppo economico, Ocse... No. La scuola no. La scuola è un valore. Siamo noi. È la nostra identità, è ciò che ci forma. È la nostra memoria, la nostra educazione, la nostra storia. No... non è un bene, è di più. È pregiudiziale a tutto questo e forse lo abbiamo dimenticato in tanti, in troppi. Non solo i governi. Per questo arranchiamo verso il 3% e ci sogniamo l'8%. Perché nessuno di noi ci crede più. Saviano ha dichiarato: «i professori sono sacri». Sarebbero, aggiungerei. Sarebbe sacro il sapere se tutti ci credessimo: al valore pregiudiziale e primario del sapere, della memoria, dello studio. Dobbiamo tornare a crederci tutti e mettere sotto ricatto le forze politiche su questo. È il paese intero a non averci più creduto. Io dico: non abbiamo risorse che tengano, tolta la scuola nessun art.18 riscritto ci salverà. Ecco perché stiamo urlando. Foto di Roberto Monaldo/LaPresse Mila Spicola Promesse di governo IL COMMENTO ADESSO URLIAMO PER DIFENDERE LA SCUOLA PUBBLICA «Investiremo sui giovani e sul futuro» Ma il tempo passa... Maturità le tracce via web Anche la maturità diventerà telematica. A partire dalla prossima sessione ordinaria degli esami di Stato conclusivi dei corsi di istruzione secondaria di II grado, l'invio delle traccedelle prove scritte avverràper via telematica e non più attraverso i fascicoli cartacei. La novità «rivoluzionaria» è stata comunicata ieri dal Miur. 21 SABATO 24 MARZO 2012
www.unita.it Zapping CASTLE - DETECTIVE TRA LE RIGHE THE MENTALIST LE CRONACHE DI NARNIA. IL PRINCIPE CASPIAN THE SHOW MUST GO OFF RAIDUE ORE:21:05 SERIE TV CON STANA KATIC CON SIMON BAKER CON BEN BARNES CON SERENA DANDINI RETE 4 ORE:21:15 SERIE TV ITALIA 1 ORE:21:10 FILM LA7 ORE:21:30 SHOW Rai 1 Rai 2 Rai 3 RAI 1Canale 5 Rete 4 Italia 1 La 7 Sky Cinema 1 HD Sky Cinema family Sky Cinema Passion Cartoon Network Discovery Channel Deejay TV MTV 21.00 Sky Cine News. Rubrica 21.10 Il cigno nero. Film Drammatico. (2010) Regia di D. Aronofsky. Con N. Portman V. Cassel. 23.05 Amore e altri guai. Film Commedia. (2011) Regia di S. Akil. Con A. Bassett P. Patton. 21.00 La marcia dei pinguini. Film Informazione. (2005) Regia di L. Jaquet. 22.30 Spy Kids 2 - L'isola dei sogni perduti. Film Avventura. (2002) Regia di R. Rodriguez. Con A. Banderas C. Gugino. 21.00 Mela e Tequila. Film Metrica/Poesia. (1997) Regia di A. Tennant. Con M. Perry S. Hayek. 22.55 The Company Men. Film Drammatico. (2010) Regia di J. Wells. Con B. Aleck C. Cooper. 18.45 Ben 10 Ultimate Alien. 19.35 Generator Rex. 20.05 Takeshi's Castle. 20.30 Lo straordinario mondo di Gumball. 20.55 Adventure Time. 21.20 The Regular Show. 21.45 Mucca e Pollo. 22.10 Hero: 108. 22.35 Hero: 108. 18.00 American Chopper. Documentario 19.00 American Guns. Documentario 20.00 Chi ore di più?. 20.30 Chi ore di più?. Documentario 21.00 Aare fatto!. Documentario 21.30 Aare fatto!. Documentario 22.00 La febbre dell'oro. Documentario 19.00 DJ Stories - Labels. Reportage 20.00 Believers Winter. Sport 20.30 Deejay Music Club. Musica 21.00 Guida galattica per autostoppisti. Film Fantascienza. (2005) Regia di Garth Jennings. Con Martin Freeman 23.45 DVJ.Musica 18.30 Disaster Date.Show. 19.20 MTV Spit. Show.Conduce Marracash. 20.20 Crash Canyon. Serie TV 20.45 Crash Canyon. Serie TV 21.10 Flash Prank. Show. 22.00 Ridiculousness: Veri American Idiots. Show. 21.10 Ballando con te. Show.Conduce Milly Carlucci. 00.35 Di che talento sei?. Rubrica 01.15 TG 1 - Notte. Informazione Tg1 Focus. Informazione 01.20 Che tempo fa. 01.25 Cinematografo. Rubrica 03.25 Sabato Club. Rubrica 21.30 Ulisse - Il piacere della scoperta. Rubrica 23.35 Tg3. Informazione 23.50 TG Regione. Informazione 23.55 Amore criminale. Reportage 00.06 Meteo 3. 00.55 TG3. Informazione 01.00 Tg3 - Agenda del mondo.Attualita' 21.05 Castle - Detective tra le righe. Serie TV Con Nathan Fillion, Stana Katic, Susan Sullivan. 21.50 Body of Proof. Serie TV Con Dana Delany, Jeri Ryan 22.40 Rai Sport - Sabato Sprint. Informazione 23.25 TG 2. Informazione 21.10 The Money Drop. Gioco a quiz Conduce Gerry Scotti 23.55 Il viaggio di Italia's Got Talent. Show. 00.40 Tg5 - Notte. Informazione 01.10 Meteo 5. Informazione 01.11 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Informazione 21.15 The Mentalist. Serie TV Con Simon Baker, Robin Tunney, Amanda Righetti. 22.05 The Mentalist. Serie TV 23.10 The Mentalist. Serie TV 23.52 Air Force Two. Film Azione. (2006) Regia di Brian TrenchardSmith. Con Mariel Hemingway 21.10 Le cronache di Narnia. Il principe Caspian. Film Fantasia. (2008) Regia di Andrew Adamson. Con Tilda Swinton, Liam Neeson, Ben Barnes 00.00Studio Sport XXL. Informazione 01.00 Poker1mania. Sport 01.55 Media Shopping. Shopping Tv 21.30 The show must go o. Show.Conduce Serena Dandini, Dario Vergassola. 00.00Tg La7. Informazione 00.05 Tg La7 Sport. Informazione 00.10 M.o.d.a.Rubrica 00.50 Movie Flash. Rubrica 00.55 Nicola e Alessandra. Film Storico. (1971) 06.30 Uno Mattina In Famiglia.Show. 10.05 Rai Parlamento Settegiorni. Attualita' 10.55 ApriRai.Show. 11.05 Che tempo fa. Informazione 11.10 Unomattina Storie Vere.Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 Mix Italia. Rubrica 14.40 Le amiche del sabato. Talk Show. 17.00 Tg 1. Informazione 17.01 Che tempo fa. Informazione 17.15 A sua immagine. Rubrica 17.45 Passaggio a Nord Ovest. Documentario 18.50 L'Eredità. Gioco a quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Rai Tg Sport. Informazione 20.35 Aari Tuoi. Show 07.00 Cartoon Magic. Cartoni Animati 08.30 Automobilismo: Gran Premio della Malesia di F1. Sport 10.25 Sulla Via di Damasco. Rubrica 10.50 ApriRai.Show. 11.00 Quello che. Attualita' 11.40 Mezzogiorno in Famiglia. Show. 13.00 Tg2 giorno. Informazione 13.25 Rai Sport - Dribbling. Sport 14.00 London Live 2.0. Rubrica 15.40 Jane Doe - Furto al museo. Film Tv Giallo. (2005) Regia di A. Mastroianni. Con Lea Thompson 18.05 Sea Patrol. Serie TV 18.50 L'Isola dei Famosi - La settimana. Reality Show. 19.35 L'Isola dei Famosi. Reality Show. 20.25 Estrazioni del Lotto. 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 07.30 La ragazza made in Paris. Film Commedia. (1966) Regia di Boris Sagal. Con Ann-Margret 09.15 PaeseReale. Rubrica 10.15 Kingdom. Serie TV 11.00 TGR BellItalia. Informazione 12.00 Tg3. Informazione 12.10 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 TGR Il Settimanale. Informazione 12.55 TGR Ambiente Italia. Informazione 14.00 Tg Regione. / Tg3. 14.55 Tv Talk. Talk Show. 16.50 Rai Educational Istituzioni - Il Quirinale. Documentario 17.45 Calcio: Magazine Champions League. Rubrica 18.10 90' Minuto - Serie B. Informazione 19.00 Tg3. / Tg Regione. 20.00 Blob.Rubrica 20.10 Che tempo che fa. Talk Show.Conduce Fabio Fazio. 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.50 Loggione. Rubrica 09.45 Superpartes. Informazione 10.30 Finalmente arriva Kalle.Serie TV 11.00 Divorzio d'amore. Film Commedia. (2007) Regia di Harvey Frost. Con Teri Polo, Robert Mailhouse, Barry Bostwick. 13.00 Tg5. Informazione 13.40 Grande Fratello. Reality Show. 14.10 Amici. Talent Show 15.30 Verissimo - Tutti i colori della cronaca. Attualita' 18.50 The Money Drop. Gioco a quiz Conduce Gerry Scotti 20.00 Tg5. Informazione 20.30 Meteo 5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Informazione 06.40 Media Shopping. Shopping Tv 07.15 Magnum P.I.. Serie TV 08.15 Vivere Meglio - Anteprima. Show. 08.30 Vivere Meglio. Show. 09.35 L'Italia che funziona. Rubrica 09.50 Carabinieri. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 13.50 Forum. Rubrica 15.00 Ieri e oggi in Tv. Show 15.20 Perry Mason - Furto d'autore. Serie TV 17.00 Monk. Serie TV 17.55 Monk. Serie TV 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 07.25 Cartoni animati 12.25 Studio aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.10 Ritorno al futuro parte II. Film Fantascienza. (1989) Regia di Robert Zemeckis. Con Michael J. Fox, Christopher Lloyd, Lea Thompson. 16.10 Zoo rangers in India. Film Avventura. (2006) Regia di Johan Nijenhuis. Con Tarun Anand, Kim Boekhoorn, Ewout Genemans. 18.00 Bau Boys. Rubrica 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Bugs Bunny. Cartoni Animati 19.20 Ember - Il mistero della città di luce. Film Avventura. (2008) Regia di Gil Kenan. Con Bill Murray, Tim Robbins, Saoirse Ronan. 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 10.00 Bookstore. Rubrica 11.10 Prossima Fermata Talk Show. 11.25 I menù di Benedetta Rubrica 12.25 Una nuova vita per Zoe.Serie TV 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Cuochi e iamme. Show.Conduce Simone Rugiati. 15.20 Old Gringo - Il vecchio Gringo. Film Drammatico. (1989) Regia di Luis Puenzo. Con Jane Fonda, Gregory Peck. 17.25 Show must go short. Show 17.45 Movie Flash. Rubrica 17.50 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 In Onda. Talk Show. SERA SERA SERA SERA SERA SERA SERA 44 SABATO 24 MARZO 2012
miliardi e 130 milioni di euro. Finanziamenti che ricadono prevalentemente nelle opere stradali (84,8%), che crollano nel comparto energetico e nelle opere ferroviarie e che divengono trascurabili per tutte le altre: attraverso il project financing i costruttori diventeranno anche gestori e le concessioni autostradali si possono considerare un investimento ad alta redditività. I limiti dell'approccio sugli investimenti sono sottolineati dal senatore Marco Filippi, capogruppo Pd in VIII Commissione: «Per settori strategici per un territorio come quello italiano, come porti e aeroporti, continua ad esistere un deserto infrastrutturale. C'è ancora miopia nell'effettuare una selezione di quelle opere che possano avere un uso e una ricaduta economica immediati. Opere che posso aumentare la crescita ma che o si realizzano con risorse pubbliche o non si realizzano». Per il rilancio e lo sviluppo del Paese servirebbero, forse, capitali in grado di produrre un profitto collettivo, e non solo quello individuale, e per questo potrebbe non bastare neppure la legge delega di riforma della legge obiettivo a cui sta lavorando il ministero dello sviluppo economico e delle infrastrutture. Per il viceministro Ciaccia «occorre un disegno di legge che dia coerenza al sistema e introduca ulteriori norme per favorire il partenariato pubblico-privato». Ora non resta che aspettare. Ancora. L 'inefficienza dell'offertatrasportistica del Sud delPaese è spesso indicatacome la causa della man-cata crescita e del mancato sviluppo. Ogni governo che si succede indica lo sviluppo infrastrutturale del Mezzogiorno come priorità. Così fu anche nel quadro delle grandi opere strategiche del 2001, ma l'analisi dello stato di attuazione dimostra che, talvolta, le grandi opere dovrebbero essere subordinate ad opere più piccole per cercare di superare il deserto infrastrutturale. All'interno dei 17 macrosistemi individuati, 8 coinvolgevano regioni meridionali. Il Corridoio Tirrenico-Nord Europa, il Ponte sullo Stretto di Messina; il Corridoio trasversale dorsale appenninica; Il corridoio plurimodale Adriatico o corridoio n. 8; i Sistemi urbani; Hub interportuali; gli Schemi idrici (una macro opera divisa in 65 interventi che riguarda molte regioni, compreso tutte quelle del meridione). Nel complesso la percentuale di opere stradali previste per il sud è pari al 31%, mentre quella per i sistemi ferroviari scende drasticamente al 5%: l'inverso di quanto avviene altrove. Entrando nel dettaglio economico: per i corridoi ferroviari il costo previsto al sud è di 17.207 milioni di euro di cui 3.693 finanziati, per i sistemi stradali è di 48.527 milioni, ma solo un terzo finanziati. Va meglio per le metropolitane che a fronte di un costo di 4.876 milioni ha un finanziamento pari a 3.450. Se poi si esaminano le singole opere a spaventare sono i ritardi. I lavori per la realizzazione della prima autostrada Salerno-Reggio Calabria sono iniziati nel 1964 e terminati nel '72. Nel '97 sono stati riaperti cantieri con previsione di fine lavori al 2003, ma ad oggi la data è stata posticipata al 2013, ad oggi. Dal 2001 l'investimento speso ha raggiunto oltre 4,4 miliardi di euro, ma per il completamento sono ancora necessari circa 2,8 miliardi di euro. Anche la statale Telesina ha una storia complessa. Nel 2001 fu fortemente voluta dal senatore Pasquale Viespoli, ma da allora poco è stato fatto: ad oggi è stata solo deliberata ma non finanziata, anche se nel 2011è stata classificata tra le opere prioritarie per il Mezzogiorno ed è stata inserita nel Piano Nazionale per il Sud con uno stanziamento programmatico di 110 milioni di euro. La quota complessiva di contributo dello Stato è ora di 200 milioni di euro. Il Ponte sullo Stretto ha una storia a sé. Nel 2002 è stato inserito tra i 18 progetti prioritari a livello europeo da rendere operativi entro il 2020. L'approvazione del progetto preliminare da parte del Cipe è avvenuta nel 2003. Nel 2006 si è stabilito di non considerare il Ponte sullo Stretto di Messina una priorità nel programma di Governo. Nel 2008 nuovo cambio di governo e nuovo cambio di strategia: Altero Matteoli ha indicato la ripresa delle attività. Così nel 2009 il Cipe ha deliberato uno stanziamento di 1,3 miliardi di euro. Ad oggi l'opera per 3.666metri non ha visto né inizio né fine, ma è già costata molto in termini temporali ed economici. CRI.C. Il dossier Marco Filippi, senatore Pd «Per porti e aeroporti, settori strategici per il territorio italiano, continua ad esistere un deserto infrastrutturale». 3,666 metri inesistenti Del Ponte di Messina non c'è ancora niente, ma è già costato molto. Matteoli fece stanziare più di miliardo. Foto Ansa Un cantiere nel tratto Sicignano-Atena Lucana dell'autostrada A3 I primati del Sud dove un cantiere resta aperto 16 anni Per ogni governo la mobilità del Mezzogiorno è priorità Così si prevedono opere su opere, ma per ammodernare la Salerno-Reggio Calabria servono tre lustri di tempo ROMA Mafia, via 7 consigli comunali Su proposta della ministra dell'Interno Anna Maria Cancellieri, per infiltrazioni mafioseèstatodeliberatolo scioglimentodei ConsiglicomunalidiPagani (Salerno);di Gragnano (Napoli), di Bova Marina (Reggio Calabria), di Platì (Reggio Calabria), di Leinì (Torino), di Salemi (Trapani, dov'è stato sindacao Vittorio Sgarbi) e di Racalmuto (Agrigento). 29 SABATO 24 MARZO 2012
Il Consiglio dei ministri vara il cosiddetto salva-banche: giusto in tempo per correggere il testo delle liberalizzazioni, già alla firma del Quirinale. Il decreto segue le indicazioni dell'ordine del giorno della maggioranza approvato dalla Camera. In sostanza il testo specifica che la disposizione dell'annulllamento delle clausole sulle commissioni di fidi e linee di credito riguarderà solo quegli istituti che non si adeguano alle norme sulla trasparenza. Nel decreto è stata inserita anche una norma per facilitare l'accesso al credito del sistema produttivo, in particolare delle Pmi. L'ordine del giorno chiedeva anche l'apertura di un tavolo, a cui discutere i problemi dei consumatori nel settore del credito. Il decreto varato ieri non chiude definitivamente le questioni aperte con il decreto liberalizzazioni. Assieme al nodo commissioni bancarie, infatti, il governo è chiamato anche a rassicurare sul fronte delle coperture, dopo i dubbi su 5 punti del decreto espressi dalla Ragioneria generale. Un evento che mette in tensione il Quirinale, dove si aspettano una indicazione del governo sulle coperture. RIMPALLO La soluzione decreto arriva dopo un lungo rimpallo tra governo e Parlamento, e un pressing senza precedenti delle banche, con tanto di minaccia di dimissioni del vertice dell'Abi. La norma che rendeva nulla tutte le commissioni bancarie su fidi e linee di credito era stata presentata al Senato da Anna Rita Fioroni (Pd), la quale si è sempre detta convinta dell'opportunità di aprire un percorso di trasparenza nella definizione dei costi e delle remunerazione degli istituti. Il fatto è che su alcune commissioni le banche hanno sempre tentato di aggirare indicazioni legislative e divieti, come nel caso del massimo scoperto. Di qui l'iniziativa parlamentare, che poi è finita con un vero pasticcio. Il governo, infatti, si è rimesso al volere della commissione, prendendo le distanze subito dopo il voto e pretendendo che il parlamento si correggesse. Ma la fiducia posta sul decreto liberalizzazioni ha impedito un emendamento a quel testo, mentre altri decreti già all'esame parlamentare affrontavano materie estranee a quella norma. Intanto l'Abi ha incontrato i vertici di tutti i partiti, spiegando che la norma in sostanza impediva agli istituti di operare. Il presidente Giuseppe Mussari è arrivato a dire che dal giorno dell'approvazione le banche avrebbero smesso di concedere fideiussioni. Così si è scelta la strada dell'ordine del giorno e del decreto. Un iter che non va giù al Fli. «È comunque una decisione sbagliata - dichiara Fabio Granata e impopolare che dimostra sudditanza nei confronti dell'Abi e del sistema bancario, sudditanza alla quale non ci adeguiamo». Nulla di fatto, invece, sul fronte della delega fiscale, in cui dovrebbero scomparire le tre aliquote di Tremonti, resterebbe l'Irap e si creerebbe un fondo destinato a finanziare detrazioni Irpef. Foto Ansa BIANCA DI GIOVANNI L e modifiche all'arti-colo 18 restano. Treregimi sanzionatoridel licenziamentoindividuale illegitti-mo, a seconda chedel licenziamentovenga accertata dal giudice: a) la natura discriminatoria o il motivo illecito determinante; b) l'inesistenza del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa addotti dal datore di lavoro (licenziamenti cd. soggettivi o disciplinari); c) l'inesistenza del giustificato motivo oggettivo addotto dal datore di lavoro (licenziamenti cd. oggettivi o economici). Per i licenziamenti discriminatori, le conseguenze rimangono quelle del testo attuale dell'art. 18. Per i licenziamenti soggettivi o disciplinari nell'ipotesi in cui si accerta la non giustificazione del licenziamento il giudice annulla il licenziamento e condanna il datore di lavoro alla reintegrazione del dipendente e al risarcimento dei danni retributivi patiti, dedotto quanto percepito entro un massimo di 12 mensilità di retribuzione. Per i licenziamenti oggettivi o economici, ove accerti l'inesistenza del giustificato motivo oggettivo addotto, il giudice dichiara risolto il rapporto di lavoro disponendo il pagamento, in favore del lavoratore, di un'indennità risarcitoria onnicomprensiva, che può essere modulata dal giudice tra 15 e 27 mensilità di retribuzione. La novità è nell'introduzione del rito processuale veloce. Varato il «salva-banche» Su prestiti e fidi tornano le commissioni Varato il decreto salva-banche, sulla base dell'ordine del giorno votato alla Camera. Commissioni nulle solo per gli istituti che non rispettano i criteri di trasparenza varati dal Cicr. Slitta ancora la delega fiscale. ROMA FLESSIBILITÀ IN USCITA Licenziamento economico Novità: il rito accelerato AMMORTIZZATORI SOCIALI L ' Assicurazione so-ciale per l'impiego(Aspi) sostiuisce leattuali indennita dimobilita; l'indenni-ta di disoccupazio-ne non agricola or-dinaria;l'indennita di disoccupazione con requisiti ridotti;l'indennita di disoccupazione speciale edile (nelle tre diverse varianti) e viene applicata agli apprendisti e agli artisti, oggi esclusi. Durerà 12 mesi per i lavoratori con meno di 55 anni di eta; 18 mesi per i lavoratori con almeno 55 anni di eta. A decorrere dal 2014, viene a cessarela Cigs. Resta come ora la Cig. Per evitare che la crisi economica determini l'irregolarità dei lavoratori stranieri che abbiano perso il posto di lavoro, occorre adottare misure che ne facilitino il reinserimento nel mercato, favorendo l'offerta che provenga dal bacino di immigrati già all'interno del paese piuttosto che ricorrendo a nuovi flussi dall'estero. Pertanto, la perdita del posto di lavoro non può comportare la revoca del permesso di soggiorno del lavoratore extracomunitario e dei suoi familiare, ma occorre prolungare il periodo in cui lavoratore può essere iscritto nelle liste di collocamento, estendendolo anche a tutto il periodo in cui sia ammesso a una prestazione per disoccupazione. In tal senso, si intende intervenire nel concerto con il Ministero dell'Interno. Confermata l'Aspi Durerà solo un anno Benzina: la stangata di Pasqua Pasqua amara per il portafogli di famiglie e automobilisti con la benzina che segna unnuovorecord,arrivandoaunpassoda1,9euro.DopogliultimirialzidiieridapartediEni, Esso, Ip e Q8, la verde schizza alla soglia degli 1,9 euro al litro. Una continua rincorsa che se daunlatofapiangeregli italiani,dall'altroportaallecassedell'Erarioben9,8miliardidieuro. 7 SABATO 24 MARZO 2012
Europa, situazione simile all'Italia: due squadre si giocano il titolo. In Premier derby di Manchester La Liga è per le solite due. In Bundesliga lottano Borussia e Bayern. Francia: Psg o Montpellier L a situazione più incerta e sug-gestiva è quella del campio-nato inglese, dove dello scu-detto si conosce l'indirizzo ma non il colore: andrà a Manchester, è certo. Ma chissà se finirà nella numerosa compagnia dei trofei dei diavoli rossi di Fergusson oppure beatificherà il nostro Roberto Mancini, che diventerebbe idolo della parte cittadina che tifa per i colori celesti del City. Un punto separa le due squadre, 70 contro 69, e dopo sei mesi di corsa in avanti dei citizens, adesso sono davanti quelli dello United: un brutto affare, per Mancio e Balotelli, perché Rooney e compagni sono abituati a stare in testa. Le due squadre di Manchester hanno fatto il vuoto, nettamente superiori in tutto: migliori attacchi, migliori difese. Fergusson ci ha messo qualche mese per registrare l'organico, Mancini è partito forte e ha tenuto la velocità di crociera. Entrambe hanno pagato un dazio inatteso in Champions, eliminate troppo in fretta da Napoli e Basilea. Dietro, il niente: l'Arsenal ripete il suo solito buonissimo campionato, ma è una terza ideale. Chelsea deludente, Liverpool all'ennesimo anno zero del dopo Benitez. Il Tottenham ha classe ma non continuità a questi livelli. Dunque la corsa a due è la cifra dei maggiori campionati europei. Se in Italia ci si è arrivati cammin facendo, ma le avvisaglie c'erano da subito, in Spagna è ormai consuetudine, ma nelle ultime stagioni il dominio di Real e Barcellona è sfacciato. Sono due squadre piene di fuoriclasse in ogni reparto. I catalani sono forse la migliore espressione calcistica di tutti i tempi, ma i capitolini hanno rimediato molto dello svantaggio a suon di pesetas. In attacco hanno Ronaldo, Benzema e Higuain: in tre hanno segnato più di tutte le altre squadre, Barcellona escluso. I numeri sono impressionanti: la terza è distante venti punti, ma paradossalmente il distacco più “pesante” è quello di sei punti che il Barcellona deve recuperare al Real, reduce da due pareggi dentro una marcia pazzesca, che lo proietta attorno ai 100 punti. C'è sempre lo scontro diretto, ma anche se finirà come al solito (vince Guardiola), Mourinho dovrebbe sbagliare altre due partite, e questo è tutto da vedere. Ma la coppia al vertice è cifra comune del momento. Così è in Francia, dove un altro tecnico italiano cerca il titolo. È Carlo Ancelotti, che guida la squadra più forte, il Paris Saint-Germain in mano agli arabi. Eppure, tanta forza non si è ancora realizzata in campo. L'eliminazione dalla Coppa di Francia è una ferita recente, e in campionato il sorprendente Montpellier non molla: è dietro appena due punti e di trappole nel cammino dei parigini ce ne sono, compreso una trasferta nella terz'ultima di campionato a Lilla, campione in carica e in ripresa tanto da essersi piazzato in sicurezza al terzo posto in classifica. In Bundesliga la classifica è più sgranata, ma anche qui è ormai un duello. La partenza compassata della squadra nettamente più forte, quel Bayern di Monaco che è forse l'unico vero avversario per le spagnole in Champions League, ha rimescolato le carte. Ci ha provato il Mainz, ma è durato tre mesi. Poi si è proposto il Moenchengladbach, ma sul più bello si è piantato. Più continua la corsa del Borussia Dortmund, riemerso dopo anni infami, seguenti agli splendidi anni Novanta. La squadra della Ruhr è al comando con 5 solidi punti di vantaggio sui bavaresi, che però hanno ritrovato un passo da squadrone: otto giornate sono poche, ma a Ribery, Robben e Gòmez possono bastare. dentro o fuori diventerebbe Udinese-Lazio del 29 aprile, come lo scorso anno ma con uno Zarate in meno a fare lo “scavetto” su rigore. Qualche speranza la cova la Roma spagnola di Luis Enrique, in casa un leone, in trasferta timida e impacciata. Stasera con il Milan sarà gara da maturità, se i giallorossi passano a San Siro non gli sarebbe precluso più nulla. E la lotta salvezza? Con Cesena e Novara con un piede e mezzo in B, il Lecce di Cosmi spera in un miracolo ancora possibile: Parma, Siena, Fiorentina (anche Genoa) hanno ancora un piccolo vantaggio di metri, ma tutto soccombe al Calcioscommesse. La prossima estate il processo sportivo riscriverà gran parte della classifica in basso, tra penalizzazioni e probabili retrocessioni a tavolino. Siete pronti per la remissione dei peccati? Inghilterra, Spagna, Germania: ovunque è un affare per due ROMA Le altre Dopo Ma il calcioscommesse potrebbe riscrivere la classifica finale GIANNI PAVESE Foto Photobovo-Bovo Matteo/LaPresse Volata Champions, Napoli è più attrezzato Reja ha perso il migliore Foto LaPresse Lewis Hamilton è stato il più veloce nelle prove libere del Gran Premio della Malesia, secondo appuntamento del Mondiale di Formula 1. L'inglese della McLaren ha preceduto la Mercedes di Michael Schumacher. Lontane le Ferrari con Alonso sesto e Massa addirittura sedicesimo. A Sepang Hamilton vola, le Ferrari no Miami, Pennetta avanti Flavia Pennetta si qualifica per il terzo turno del torneo Wta di Miami. L'azzurra, all' esordio nel torneo, ha eliminato la spagnola Lourdes Dominguez-Lino con il punteggio di 6-4, 2-6, 6-0 in un'ora e 34 minuti di gioco. Nel prossimo turno la brindisina se la vedrà con un altra spagnola, la promettente ragazzina terribile Garbine Muguruza Blanco. 47 SABATO 24 MARZO 2012
U na mostra di SoniaDelaunay a Milano,Fondazione Marco-ni, riporta l'attenzio-ne sul tema delle cop-pie di artisti. Infatti Sonia, nata Terk in Ucraina (1885-1979) e trasferitasi a Parigi nel 1905, vi sposa poco dopo il coetaneo Robert Delaunay, allora e negli anni seguenti assai più noto di lei. La cosa si ripete per altre coppie celebri, si pensi al duo russo Michail Larionov-Nathalia Gonciarova e, presso di noi, al caso esemplare di Mario Mafai e Antonietta Raphaël. Questa via di ricevere una qualche fama attraverso compagni più riconosciuti, sembrava una possibilità per far piovere sulla donna-artista un po' di celebrità altrimenti negata dallo stato dei tempi, ma oggi, col crescere dell'importanza del lavoro al femminile, il rapporto tende a rovesciarsi. Venendo ai due Delaunay, attualmente le tele di lui ci appaiono macchinose, nell'inutile tentativo di acchiappare il movimento attraverso forme rigide di derivazione cubista, o con ricorso a cerchi cromatici ma anch'essi fermi e statici. Il problema aveva angosciato anche Duchamp e i nostri Futuristi, che però avevano ben compreso di doversi affidare a forze nuove, i raggi X o i gas, come teorizzava il nostro Boccioni, o gli interventi del caso su un filo lasciato cadere nel vuoto, come negli esperimenti condotti da Duchamp. Venendo a Sonia, a un certo momento, con saggia intuizione femminile, aveva deciso di lasciare il coniuge a tormentarsi nel difficile tentativo di far quadrare il cerchio, alla lettera, mentre lei si era data a sani esercizi di progettazione decorativa. E siamo così alla magnifica serie di tempere su foglio che si possono ammirare in questa mostra, anche se il titolo, di Atelier simultaneo, sacrifica ancora qualcosa al motivo della velocità. LA RASSEGNA CON BALLA Va detto che in questa apparente retrocessione nelle braccia confortevoli dell'ornamento non è da vedere solo un espediente femminile, circa negli stessi anni lo faceva anche Giacomo Balla, anche lui disilluso dagli sforzi di afferrare il movimento. Quello che conta, è apprestare una nuova casa per l'umanità, su questa strada il fido compagno di strada Depero stava proponendo di fondare una Casa del Mago. Ci fu un appuntamento comune, per Sonia e Balla, costituito dalla grande rassegna parigina del 1925 dedicata agli Arts Décoratifs, in sigla Art Déco, che ereditava gli scopi della precedente stagione fine-secolo dell'Art Nouveau, ma se allora era lecito ricorrere a forme attorte come i ciclamini o i tralci di vite, ora la nuova decorazione doveva essere consona a un popolo di ingegneri che stava realizzando un universo di macchine, e dunque i motivi grafici dovevano raddrizzarsi, la cromia risaltare netta, squillante, affidandosi ai colori primari, gareggiando con le soluzioni estreme di Mondrian. E non più piante e fiori sofisticati e curvilinei, bensì formazioni sobrie, magari tracciate col compasso. Così, il primo posto veniva preso dalla rosa, col suo rosso deciso e i petali raccolti su se stessi a fare massa. Guggenheim a Roma Singer SargentCollettiva Usa RENATO BARILLI www.unita.it La rassegna illustra gli snodi principali dello sviluppo dell'arte statunitense dal 1945 al 1980 attraverso 60 opere provenienti dalla collezione della Solomon R. Guggenheim Foundation. Tra gli artisti in mostra: Pollock, Rothko, Calder, Rauschenberg, Warhol, Lichtenstein. Rassegna 1945-1980 Il Guggenheim L'avanguardia americana Roma,PalazzodelleEsposizioni Fino al 6 maggio Catalogo Skira, a cura di L. Hinkson ***** A 500 anni dalla morte di Amerigo Vespucci l'esposizione celebra i legami fra vecchio e nuovo mondo raccontando lavitadialcuniintellettualieartistiamericani cosmopoliti, presenti a Firenze fra Otto e Novecento, in particolare del pittore John Singer Sargent. Celebrare Vespucci Americani a Firenze Firenze, Palazzo Strozzi Fino al 15 luglio Catalogo Marsilio, a cura di F. Bardazzi, C. Sisi Americani a Firenze **** Esiste ancora ilsognoamericano?Apartireda questo interrogativola mostrapropone i lavori di 11 artisti contemporanei americani che attraverso l'immaginazionecostruisconomondifantastici,alternativiallarealtàattuale,osimisuranoconl'angoscia di un futuro incerto. Fantasia e incubi American Dreamers Firenze, Centro per la Cultura Contemporanea Strozzina Fino al 15 luglio Catalogo Silvana, mostra a cura di B.F. Bland ***** Il DECÒ SOBRIO DI SONIA DELAUNAY Abbandonati i tormentati interrogativi del marito sul movimento sceglie temi decorativi nei colori essenziali Sonia Delaunay Atelier simultané, 1924-34 Milano Fondazione Marconi Fino al 31 marzo Senza titolo, 1927 MILANO Arte AMERICANI Flavia Matitti 42 SABATO 24 MARZO 2012
Doveva essere l'anno del concorsone, l'anno in cui le porte della scuola italiana si riaprivano ai giovani aspiranti insegnanti, perché quelli che sono in cattedra sono troppo vecchi. Parola del ministro Francesco Profumo. Rischia di finire con una conta di nuovi docenti perdenti posto, 10.400 già ad oggi, dopo aver dedicato una vita all'insegnamento. Effetto incrociato delle politiche scolastiche messe in campo dal precedente governo e delle nuove politiche pensionistiche introdotte dal governo tecnico. E come se non bastasse, per effetto degli accorpamenti disposti dalla manovra dell'estate scorsa, nelle scuole è scattato un valzer che rischia di far saltare i nervi anche agli insegnanti fino a ieri “blindati” dalla lunga esperienza accumulata. CAOS ACCORPAMENTI Scuole lontane chilometri costrette a formare un solo grande istituto per raggiungere la fatidica quota di mille alunni e il fatidico taglio di 1300 istituti, corretto a 1050. In teoria, il risparmio dovrebbe essere a scapito solo dei dirigenti scolastici e dei direttori amministrativi che conteranno alla fine 1050 posti in meno ciascuno. Ma di fatto, anche tra gli insegnanti è scattato un “gioco della sedia”, visto che tutti, anche quelli che vorrebbero restare lì dove hanno sempre insegnato, devono fare domanda di trasferimento al nuovo istituto. Con effetti distorsivi soprattutto per quelle scuole medie che fino a ieri contavano tre o quattro sedi, ora accorpate a diversi istituti comprensivi. E con un danno certo per la continuità didattica. Si capisce che alcune Regioni, come la Toscana, abbiano chiesto la proroga di un anno. Le questioni da affrontare, anche senza i nuovi dimensionamenti, sono abbastanza pesanti. Altro che nuovi assunti. Anche se ufficialmente non è prevista una ulteriore riduzione degli organici di diritto. Per ora, all'orizzonte ci sono solo nuovi tagli. Nella scuola primaria, per esempio, si perderanno almeno 2.200 posti visto che, per effetto della riforma Gelmini non corretto dal nuovo governo, man mano che spariscono le classi a tempo pieno, i nuovi organici si formano a misura di nuove classi con massimo 27 ore di lezione. Nelle superiori non va certo meglio. Anche se qui la scure si abbatte a macchia di leopardo. Tra le cattedre più colpite dal riordino, quelle di fisica, di filosofia, di diritto. E di scuola dell'arte, tagliata persino negli istituti tecnici per il turismo. «Nella mia scuola, più della metà dei docenti non ha la certezza di continuare a insegnare nel nostro istituto il prossimo anno», avverte Beppe Bagli, preside dell'Istituto tecnico professionale Da Vinci di Firenze - 2100 allievi, 220 insegnanti - e presidente del Cidi. «Il motto di Profumo era l'autonomia, ma con organici che consentono a malapena di coprire le ore di lezione, dove le trovi le energie per progettarla? Ognuno si fa il suo progettino di classe e finisce lì», dice con profonda «delusione». «Sulla scuola ci aspettavamo dal nuovo governo un segnale di discontinuità che ancora non c'è stato», denuncia la stessa Francesca Puglisi, responsabile delle Politiche scolastiche del Pd. Bruciano i tentativi andati a vuoto finora per far cambiare rotta al nuovo esecutivo. E i 10mila posti per la scuola spariti all'ultimo dal decreto sulle Semplificazioni. Dovevano servire per assumere insegnanti che si ocMARIAGRAZIA GERINA I tagli dovevano essere finiti. E invece continuano. Effetto incrociato delle politiche scolastiche del vecchio governo e delle politiche pensionistiche del nuovo. Invece delle assunzioni, lo stop a 4mila pensionandi. mgerina@unita.it Francesca Puglisi, Pd Da Gelmini a Profumo Il cambiamento tarda ad arrivare Corteo contro la riforma dell'ex ministra Gelmini ROMA p Tagli e mobilità Istituti accorpati e cattedre in meno: è caos ovunque pAddio al concorsone Altro che nuove assunzioni, restano i pensionabili «Ci aspettavamo discontinuità, ma ancora non c'è stata» Primo Piano La scuola 20 SABATO 24 MARZO 2012
«Daremo battaglia contro una norma a favore dei furbetti» Per il deputato Udc in aula si dovrà modificare la legge. «Licenziamenti economici ci sono sempre stati, così si vuole colpire il lavoratore» Intervista a Savino Pezzotta I n Parlamento la battaglia ladobbiamo fare, è chiaro chepresenteremo degli emenda-menti». Parla Savino Pezzotta,oggi parlamentare Udc e già segretario della Cisl negli anni di un altro storico attacco all'articolo 18, quello per cui nel 2002 il suo omologo Sergio Cofferati, allora segretario della Cgil, riempì Roma. Anni in cui, su una visione del tutto diversa del sindacato, si consumò una storica rottura Cisl-Cgil, ricomposta solo in seguito, quando in corso Italia arrivò Guglielmo Epifani. «Il fatto che il governo non abbia deciso per un decreto ma per un disegno di legge dice - mi sembra positivo. Perlomeno, si lascia aperto lo spazio per modificare i punti controversi». Punti come il nuovo articolo 18? «Quello mi sembra l'elemento più discutibile, che di fatto rappresenta un'apertura ai furbetti, di cui l'Italia è piena, e col quale si vuole mettere in difficoltà il lavoratore. Anche perché i licenziamenti di natura economica sono sempre avvenuti. Sono convinto che, nel caso di abuso da parte dell'azienda, il lavoratore abbia il diritto ad essere reintegrato. Certo, servono strumenti di verifica profonda della situazione, ma il reintegro non può scomparire del tutto. Perché altrimenti si rende evidente che l'obiettivo è un altro: lasciare le mani libere agli imprenditori per licenziare». Monti parla di una griglia per evitare gli abusi. «L'unica griglia possibile è il ricorso o al giudice o a un arbitrato che accerti le ragioni economiche addotte dall'azienda». Come ha accolto le critiche alla riforma arrivate dalla Cei, il richiamo al fatto che “i lavoratori non sono merce”? «Nessuna sorpresa. Tanto più conoscendo il vescovo Bregantini che, da ex operaio che ha lavorato in fabbrica, conosce la realtà di cui stiamo parlando molto bene, e ha la capacità di darne un giudizio obiettivo. Non è che possiamo scordarci che il rapporto tra datore di lavoro e dipendente non è mai di uguaglianza, è ingiusto non tenere presente che il lavoratore è la parte debole. E, visto che i vescovi criticano almeno una parte di questa legge, spero che anche altri cristiani li ascoltino, come faccio io». Anche per lei dobbiamo tendere al modello tedesco? «Quello però è inserito in un contesto completamente diverso dal nostro: è basato sulla partecipazione dei sindacati, prevede la partecipazione dei lavoratori nei consigli di amministrazione. O lo prendiamo tutto, oppure non mi sembra la soluzione giusta. Secondo me, bisogna trovare dei dispositivi che garantiscano la non discrezionalità del datore di lavoro. E qui si torna alla possibilità di reintegro, che è un deterrente forte per chi pensa di fare il furbo». Cosa ne pensa del modo e dei tempi con cui è stata condotta la trattativa? «Mi lasciano molti dubbi. Tempi troppo stretti, innanzitutto. La riforma bisognava pur farla, d'accordo, ma con la strategia dell'alpinista: un chiodo alla volta. Monti invece ha voluto fare troppo in fretta. Poi, non si può aprire un confronto annunciandone anche la data di chiusura, perché questa dipende, appunto, dall'andamento del confronto stesso. E non si può nemmeno dire “aboliamo i tabù”, che in molti casi sono antropologicamente utili. Quello che è davvero importante in una trattativa è lo sforzo che le parti mettono in campo per trovare un punto di mediazione, un accordo». Parla anche della Cgil? «Certamente. Anche la Cgil ha fatto sforzi interessanti, che andavano colti dal ministro Fornero e dal presidente Monti». Oggi i sindacati non marciano propriamente uniti. «Senta, lo dico io che con Cofferati ho fatto litigate epiche, perché avevamo due disegni diversi di quello che doveva essere il sindacato: oggi la coesione sociale vale più di qualsiasi modifica dell'articolo 18, e l'unità sindacale è un valore aggiunto fondamentale, così come un'intesa che tenga insieme tutte le parti sociali. Perché viviamo una situazione di difficoltà gravissima, con un livello di precarietà e di crisi del lavoro davvero allarmanti. L'unità oggi è una necessità, anche a costo di rinunciare tutti a qualcosa». Ma la riforma può davvero servire a creare occupazione? «Contiene anche degli elementi interessanti, positivi, ma la verità è che se non si affronta il tema del rilancio del sistema industriale, dell'innovazione, degli investimenti, l'occupazione non si crea. Il sindacato ha dimostrato un grande senso di responsabilità, in questa trattativa come sulle pensioni: altrove una riforma così spinta come quella pensionistica avrebbe suscitato un putiferio. Adesso tocca agli imprenditori: dicano una buona volta che cosa intendono fare per rilanciare la crescita e il Paese. Perché ancora non s'è capito». Secondo alcuni gli investimenti, esteri soprattutto, sono subordinati proprio alla modifica dell'art. 18. «Gli imprenditori esteri sono frenati dalla criminalità organizzata e dalla corruzione. L'articolo 18 non sanno nemmeno che cos'è». film all'americana no. Stiamo in Europa e non intendo spostarmi da qui». Prima di salutarli e rientrare, li rassicura: «Noi teniamo botta». «CON GLI ITALIANI» Intanto a Roma è cominciato il Consiglio dei ministri. Dopo oltre cinque ore di riunione a Palazzo Chigi il testo sulla riforma del lavoro esce sotto forma di disegno di legge e non di decreto, e questo viene giudicato da Bersani un dato positivo («ora si può discutere»), quanto a suo giudizio, checché ne dica il Pdl, scontato («la materia è delicata e ci sono norme che scattano dal 2017, sono difficili da trovare i requisiti di emergenza»). Ma esce anche con la norma sui licenziamenti per motivi economici, che prevede per il datore di lavoro la sola condanna al pagamento di un'indennità, senza possibilità di reintegro. È quello che Bersani non voleva, è quello che sapeva Monti avrebbe fatto. Però va sul palco, ripete che sarebbe «una curiosa soluzione chiudere il Parlamento per rassicurare i mercati» («il governo rifletterà, nessun decreto è uscito dalle Camere uguale a come era entrato») e chiude l'assemblea degli amministratori locali del Pd dicendosi tranquillo: «Leggo sui giornali di un Bersani isolato, desolato, tribolato. No, sono tranquillissimo perché sono con gli italiani, noi siamo con gli italiani». Una frase di quelle che strappano l'applauso (e infatti) ma anche una frase dettata dall'osservazione dei sondaggi che circolano in questi giorni, dalla consapevolezza che anche tra l'elettorato degli altri partiti le modifiche all'articolo 18 vengono guardate con preoccupazione. «Non vogliamo farne una questione di bandierine del Pd, dico a tutte le forze politiche che riguarda anche loro, riguarda anche le persone che rappresentano loro. Non può esistere a nessun titolo, neanche per i licenziamenti economici, una soluzione unicamente di monetizzazione». Agli altri dice però anche che il Pd è «un partito di governo» («non siamo agit prop né facciamo le cose in nome di un sindacato») e che se qualche «finto amico o avversario un po' nascosto» punta ad «azzoppare chi tiene unito il Paese» deve fare attenzione a «giocare col fuoco», a «inventarsi un'altra eccezionalità italiana», perché in questa situazione «può venire fuori qualcosa che assomiglia più al populismo che alla tecnocrazia». Più esplicito e diretto il messaggio a Pdl e Lega: «Se l'Italia è finita sul ciglio del baratro è per colpa di chi diceva che i conti erano a posto e i ristoranti pieni. E ora non consentiremo di accorciare la memoria. Se c'è qualcosa da criticare a Monti noi possiamo farlo. Pdl e Lega no». LAURA MATTEUCCI lmatteucci@unita.it Longo scettico su Ruby «Ruby?NonèmaistatalanipotediMubarakmasonosicurocheBerlusconieraconvinto che lo fosse. Perché non ha chiamato l'ambasciata egiziana? L'avevano portata in Questuraa Milano, perché avrebbe dovuto farlo?». Lo ha detto aRadio24 Piero Longo, avvocato del Cavaliere e senatore del Pdl (656mila euro di reddito, la cui metà «deriva da Berlusconi»). 9 SABATO 24 MARZO 2012
I l 5 aprile 2009 Luciano IsidroDiaz, allevatore di cavalli, resi-dente in Italia da 23 anni, vienearrestato nei pressi di Voghera in seguito a un controllo stradale. Secondo la versione dei carabinieri, Diaz avrebbe tentato la fuga rischiando di travolgere uno dei militari fino a quando non è stato fermato e a quel punto avrebbe aggredito i militari brandendo «un pugnale di 20 centimetri». Quindi, viene arresto per resistenza a pubblico ufficiale, minacce e porto ingiustificato di oggetto atto ad offendere. Questa invece la versione di Diaz: «Sono stato affiancato dai carabinieri che mi hanno ammanettato, mi hanno picchiato, mi hanno portato in caserma dove hanno continuato a pestarmi in sei. Ho i due timpani perforati, non vedo più da un occhio e inizio a vedere poco dall'occhio destro. Quella notte potevo anche morire. Ho denunciato i carabinieri per maltrattamento». Questa una ricostruzione essenziale della vicenda; e queste - come in Rashomon - le due letture, che più distanti non è possibile immaginare, da parte dei soggetti coinvolti. Diaz, assistito dagli avvocati Fabio Anselmo e Alessandra Pisa, per i gravi danni subiti agli occhi, non è stato in grado di riconoscere in maniera inequivocabile la maggior parte dei militari e per sei di loro il giudice ha disposto il non luogo a procedere. Sono rimasti in piedi due procedimenti: uno contro i militari accusati di aver commesso irregolarità nella compilazione del verbale di arresto di Diaz; e uno contro F.P. (usiamo iniziali di fantasia, ritenendo inopportuna la pubblicazione delle generalità fino a sentenza definitiva), l'unico carabiniere riconosciuto senza esitazione dall'uomo. A distanza di quasi tre anni il tribunale di Tortona, condanna il brigadiere F.P. a 2 anni e 3 mesi per lesioni personali con l'aggravante di abuso dei poteri inerenti la pubblica funzione svolta. Le motivazioni della sentenza sono state rese note pochi giorni fa; e la lettura di quelle pagine è, a un tempo, drammatica e istruttiva. La testimonianza di Diaz risulta verosimile, coerente e provata da riscontri oggettivi e soggettivi, in particolar modo dalle certificazioni mediche attestanti le lesioni subite; mentre la versione di F.P. viene definita «inverosimile» e «non credibile», quando non addirittura «calunniosa» nella parte in cui riferisce che Diaz si è procurato le lesioni solo dopo il suo allontanamento dal tribunale. È stato provato che Diaz non aveva bevuto alcolici quel pomeriggio, come invece aveva testimoniato il collega di F.P., e che il suo comportamento non è stato in alcun modo violento. Nonostante i danni fisici irreversibili riportati da Diaz (i timpani perforati e il distacco della retina che ha comportato un indebolimento permanente della vista), non è stato possibile arrivare a una condanna per lesioni aggravate. Le violenze, infatti, sono avvenute in due luoghi diversi, la corsia di sosta dell'autostrada e la caserma dei carabinieri, e non si è potuto risalire al momento preciso in cui le lesioni più invalidanti sono state procurate. Nonostante questo, e nonostante all'imputato siano state riconosciute le attenuanti generiche, il giudice scrive nella motivazioni della condanna: «Considerata la gravità dell'abuso, posto in essere da persona che ha il compito di rappresentare lo stato e di difendere la collettività da aggressioni altrui, sorvegliando il rispetto della legalità» l'aggravante di abuso dei poteri inerenti la pubblica funzione svolta è «considerata prevalente rispetto alla circostanze attenuanti» anche perché «l'esecuzione del reato» è stata agevolata dal ruolo ricoperto da F.P. Il fatto che questo processo si sia concluso con un almeno parziale accertamento della verità - anche se occorre aspettare gli ulteriori gradi di giudizio - rappresenta un fattore di fiducia rispetto ai tanti processi simili che purtroppo faticano a fornire delle risposte così chiare e ai molti che nemmeno vengono celebrati. Ma, detto questo, c'è un ulteriore aspetto della vicenda che dovrebbe inquietare. Diaz, dopo la convalida dell'arresto, torna a casa dovendo sottostare alla misura cautelare dell'obbligo di dimora. Le sue condizioni di salute peggiorano di ora in ora, sente dei rumori assordanti, non vede bene, la mobilità delle dita delle mani è fortemente ridotta. Non potendo andare autonomamente in ospedale per via della misura cautelare, chiama più volte l'ambulanza. Gli operatori del 118, però, rispondono che conoscono già la situazione e che non è il caso di far intervenire un loro mezzo. Diaz riuscirà a farsi visitare solo 72 ore dopo. È inevitabile che tornino alla mente Stefano Cucchi o Mastrogiovanni, uomini che hanno subito violenze e che non hanno trovato nel personale medico degli alleati per poter continuare a vivere. Se si pensa all'enfasi che, nei simposi medici, accompagna il richiamo al giuramento di Ippocrate, c'è da gridare allo scandalo. La sentenza Un caso che ricorda Cucchi Il giudice ha riconosciuto l'aggravante dell'abuso di potere posto in essere da una persona che deve rappresentare lo Stato LAVORO AI FIANCHI L'ultimo saluto per RITA MASTROPIETRO ci sarà oggi alle ore 15 nella basilica di San Lorenzo fuori le mura. La camera ardente sarà aperta dalle ore 12 presso la camera mortuaria di piazzale del Verano. Luigi Manconi Valentina Calderone Pestato da un carabiniere subito dopo l'arresto, Isidro Diaz ha perso la vista e subito gravi danni al timpano. Dopo tre anni la sua verità è stata riconosciuta e il militare condannato per lesioni 27 SABATO 24 MARZO 2012
Fronte del video CRISI ECONOMICA LA CRESCITA DIMENTICATA Q uasi quasi cominciamo ad avere nostal-gia dello spread, che ormai è stato oscura-to dall'articolo 18, di cui si parla su tutte le reti tv contemporaneamente. Gli argomenti sono sempre gli stessi e li sappiamo a memoria, anche perché i soliti berluscones (di cui invece non sentivamo nessuna nostalgia) sono tornati in campo come un sol uomo e una sola voce. Il loro argomento comune è quello secondo il quale difendere l'art. 18 è inutile e anzi insultante nei confronti degli industriali, perché si cerca di far credere che non vedano l'ora di licenziare. Quando invece, notoriamente, la maggiore goduria per il datore di lavoro è quella, appunto, di dare lavoro. Insomma, è veramente brutto che i sindacati (tutti quanti, ma qualcuno di più) si permettano di insinuare nei lavoratori la necessità di difendersi da padroni che vogliono soltanto il loro bene. Fare appello all'articolo 18 è una prova di sfiducia, se non addirittura di malanimo (c'è chi parla di odio di classe) che da sola meriterebbe una punizione. Tipo magari il licenziamento. Ama il padrone tuo come te stesso Maria Novella Oppo L eggo sul «Financial Times» un articolo diWolfgang Munchau che dice più o menoquesto: le principali riforme che si voglio-no fare in Italia e Spagna dovrebbero portare a una legislazione più flessibile sulla gestione del mercato del lavoro, ma «anche se probabilmente necessaria, sarei sorpreso se avesse un concreto impatto sui tassi di crescita di lungo periodo. Se ciò accadesse, gran parte degli studi sul mercato del lavoro dovrebbero essere riscritti». Si tratta dello stesso giornale che ha da tempo aperto un dibattito sulla «crisi del capitalismo», un tipo di discussione che se la proponi in Italia, un sacco di gente ti fa sentire un anacronistico relitto ideologico e anche nel Pd in parecchi ti guardano storto o con commiserazione. Temo invece che sia più fuorviante esserci ricacciati nel vicolo senza uscita del confronto sull'articolo 18. Ammetto di non essere molto addentro al dibattito italiano in questo momento, ma sono rimasto colpito quando qualche giorno fa, in attesa del volo per Bruxelles, ho sentito in un aeroporto italiano quattro-cinque persone che discutevano in modo accalorato, sostenendo peraltro la medesima tesi: togliamo di mezzo l'articolo 18 e avremo sviluppo economico e occupazione. Il problema non è che lo dicevano, ma che ci credevano. Ecco, ho l'impressione che il vero approccio ideologico sia questo. Perché, allora, il fuoco del confronto (e dello scontro) è tornato a concentrarsi su questo punto? Il sospetto che siamo di fronte a una ben congegnata operazione politica e che attorno ad essa si cerchi di costruire un consenso diffuso (i mezzi non mancano...), non può non affacciarsi. Non voglio rimuovere il tema della riforma del mercato del lavoro, ma provare a delineare una diversa gerarchia di priorità. Qualche modesto esempio. Io credo che il problema fondamentale, in questo momento, sia come fare arrivare finanziamenti alla cosiddetta economia reale, ma la linea di «rigore senza crescita» predominante oggi in Europa non dà risposte in questo senso. C'è qualcuno che si sta preoccupando di vedere che fine fa (in Italia, ma non solo) la liquidità che le banche stanno prelevando a piene mani e praticamente a costo zero dalla Banca Centrale Europea? Che comprino Bot e Btp va bene, ma non tutte le risorse attinte vengono utilizzate a questo scopo e la questione del finanziamento alle piccole e medie imprese rimane aperta. Il problema del «deleveraging» (come dire che per risparmiare si smette di prestare e di investire) avviene in contemporanea sia al livello privato che pubblico e bisognerebbe trovare qualche contromisura convincente in Italia e in Europa, perché mi pare più urgente dell'art. 18. Una domanda, a questo proposito: il governo farebbe una battaglia sul piano europeo perché passi, nelle nuove regole di controllo dei bilanci nazionali (il «fiscal compact»), una valutazione meno punitiva sull'uso degli investimenti pubblici per favorire la ripresa economica? Spero di sbagliare, ma la crisi c'è e ci sarà ancora: non credo che ne siamo fuori e il fatto che le cose vadano meglio, non significa che vanno bene. Il mio timore è che si continui a dare di questa crisi una lettura sbagliata, il che ci porta a soluzioni sbagliate o insufficienti. Ritengo che alla base di tutto ci siano il problema della crescita smisurata delle diseguaglianze e gli squilibri commerciali fra i paesi dell'eurozona. Quest'ultimo nodo ha a che fare con la necessità di una più profonda integrazione comunitaria dell'Europa: le idee ci sono, ma manca la volontà politica. La questione della diseguaglianza, intesa come accentuazione delle ingiustizie sociali e aumento del deficit di democrazia, invece va ben oltre i confini europei e riguarda (ora lo dico!) la «crisi del capitalismo» o almeno di questo modello di capitalismo in cui ci ritroviamo ancora immersi, povero di regole e incapace di una più equa redistribuzione di ricchezza. Non penso che bisogna abbatterlo, però si potrebbe provare a rifondarlo o a cambiarlo un po'. Almeno si può provare a parlarne e a trovare qualche ricetta più adatta e appropriata ai problemi che abbiamo di quanto lo siano quelle fino ad oggi sperimentate. Articolo 18 incluso... I l Pd è una creatura giovanenata da genitori vetusti e tran-sfughi da identità forti adidentità incerte, travagliate e contraddittorie. Da genitori anziani possono talora nascere creature singolarmente forti, se la gestazione è ben curata con le giuste profilassi. Non è stato questo il caso del Pd, purtroppo. La creatura è fragile, gracile, psicologicamente instabile, labile, caratterialmente tremula ed incerta. I suoi genitori sembrano preoccuparsi molto più di se stessi che di lui. Il Pd, pertanto, continuamente esposto a seduzioni di malintenzionati e furbastri che lo ingannano e ne abusano soffre e ha continue perdite di tono. I suoi parenti, congiunti vari e padrini si rivelano di continuo molesti consiglieri, i pochi che cercano di metterlo di fronte a se stesso ricevono calunnie o vengono trattati come menagramo, i suoi genitori li respingono stizziti, o gli fanno il broncio come si fa ai guastafeste. Il tormentato Pd in preda alle sue ansie ed alle sue angosce, che talora trascolorano in principi di sindrome pluri-schizoide, non sa che pesci pigliare. È sgomento davanti alle scelte necessarie che la vita (politica) gli impone, non sa con chi accompagnarsi e guarda tutti con sospetto. Non riesce neppure a trovare un posto in cui sentirsi a casa. Non verso una periferia che sta a sinistra, non in una comoda abitazione centrale. Persino la sua pretesa morale ereditaria soffre di una sorta di labirintismo da contagio che gli procura delle vertigini immorali. Persino il medico che si è scelto per farsi curare in attesa dei duri cimenti gli ha maliziosamente prescritto cure decisamente inappropriate. Povero Pd ce la farà a sopravvivere a se stesso in tempo? Il quesito non sarebbe così drammatico, se non ci fosse un intero paese malato che aspetta la risposta. I TORMENTI DEL GIOVANE PD VOCI D'AUTORE Moni Ovadia REGISTA E SCRITTORE Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 22 LEONARDO DOMENICI EUROPARLAMENTARE PD www.unita.it24 SABATO 24 MARZO 2012
da Ciao Ragazzi di Claudia Mori, erano stati presentati a settembre al Roma Fiction Fest, la messa in onda era stata prevista per novembre, poi è slittata a marzo. «Problemi di palinsesto per quattro martedì di seguito», ha spiegato ieri a viale Mazzini Fabrizio Del Noce, direttore di RaiFiction, mentre un responsabile di Rai1 esclude «un rifiuto» da parte del direttore di rete Mauro Mazza. Che ieri non c'era alla conferenza stampa (c'era Mazzi, con Claudia Mori) e per trovare il posto in palinsesto c'è voluta un'interrogazione parlamentare trasversale, promossa dalle deputate Pd Sandra Zampa e Albertina Soliani alla ministra Fornero. Questione sollevata anche da Walter Veltroni. I DUE FILM MANCANTI Sarebbero dovuti essere sei tv-movie (un altro sulla tratta delle nigeriane e uno sulla pedofilia) ma, spiega Claudia Mori, «gli altri due non sono stati ritenuti opportuni, da Mazza, per il pubblico di Rai1 in prima serata. Perché questo pubblico di Rai1 è considerato un beota? Una riserva indiana? Quando si vedono tg terribili o trasmissioni orrende...». Il secondo film, Ragazze in web, in onda martedì 3 aprile è diretto da Marco Pontecorvo (figlio di Gillo) e tocca il tema della «vendita» in rete di studentesse e non solo, interpretate da Carolina Crescentini e Francesca Inaudi; martedì 10 La fuga di Teresa, diretto dalla tedesca Margarethe Von Trotta, svela la violenza tra le mura domestiche, con Stefania Rocca e Alessio Boni. Accanimento anche psicologico, fino all'omicidio di donne tra i 25 e i 50 anni, per il 60 % mosso dalla «gelosia». Infine, martedì 17 Helena & Glory, sempre di Marco Pontecorvo, con Barbara Bobulova e Thomas Trabacchi, sul racket della prostituzione che, in Italia, vede tra 19mile e 26mila vittime, un giro d'affari tra i 2 e i 6 miliardi di euro. A scrivere le sceneggiature, tre uomini, Angelo Pasquini, Roberto Tiraboschi e Andrea Purgatori. Troppo Amore è girato a Trieste, è la storia (vera) di Livia, ben interpretata da Antonia Liskova, una vitale studentessa lavoratrice di 28 anni che s'innamora di un professore che le appare come un principe azzurro e poi si rivela un Barbablù: bello, gentile, ricco, colto, l'odioso personaggio è ben reso da Massimo Poggio. Livia lascia l'allegra casa con le amiche e si chiude nella molle nicchia dorata. Ma diventa la gabbia ossessiva della persecuzione che la porta all'annientamento e quasi alla morte. Un film forte, la regista de Il Portiere di notte ricrea quel confine labile in cui la vittima cede al carnefice e stenta a reagire, e si rivela anche il limite dell'intervento della polizia, nonostante la legge contro lo stalking. E proprio le ex ministre Barbara Pollastrini e Mara Carfagna saranno presenti martedì alle 18,30 alla Camera per un'anteprima del film organizzata dalla vicepresidente Rosy Bindi. Giancarlo Liviano D'Arcangelo C ome sul pacchetto di sigaret-te, per me bisognerebbe scri-vere la violenza uccide cosìcome si scrive il fumo uccide». Antonia Liskova, la Livia nel film Troppo Amore, attrice di origine slovacca dal volto antico, italianissima, interprete di Erodiade nella Maria di Nazareth di Campiotti, qui non sembra aver solo recitato una parte. Come si è sentita nei panni di Livia? «Avevo dentro una rabbia terribile, oltre al dolore per la violenza. Questa è una storia vera e ho capito cosa vuol dire subire lo stalking, ti fa entrare in un incubo, vivi braccata, hai paura di vederti comparire quella persona davanti e non sai quando avverrà. Livia, infatti, a un certo punto non vuole fare più nulla, ha paura a uscire di casa. È devastante, ti senti la morte addosso». Un film del genere trasmesso in televisione può essere utile nello spingere le donne a denunciare le violenze? «Certo, perché si possono vedere dall'esterno. Ma se chiediamo alle donne di ribellarsi dobbiamo tutelarle di più, quando riescono a denunciare queste violenze. La legge c'è, ma va rivista. Perché spesso le donne non hanno scelta, non è sempre vero che non vogliono reagire, non ce la fanno; oppure come Livia sperano di cambiare gli uomini». È vero che ci sono stati dei rinvii della Rai per la messa in onda del film? «Sì, ci sono stati». N.L. NUMERI Lo scenario è il migliore possibile per parlare di libri: ma purtroppo trovarsi nella splendida biblioteca casanatense in pieno centro di Roma, che conserva circa venticinquemila volumi, non è servito a rendere positivo il bilancio sullo stato della lettura in Italia. I risultati dello studio commissionato dal Centro per il libro e la lettura e dal suo presidente Gian Arturo Ferrari alla società di rilevamento statistico Nielsen Company, infatti, sono abbastanza impietosi: in Italia si legge poco; il venti per cento in meno rispetto a Germania e Regno Unito e il quindici per cento in meno rispetto alla Francia, e i dati che riguardano l'andamento dell'ultimo trimestre del 2011 in relazione al medesimo trimestre del 2010, focus e fiore all'occhiello dell'intero studio, sono addirittura catastrofici. Dieci per cento di acquirenti in meno e, addirittura, una recessione del venti per cento sull'ammontare della spesa complessiva che gli italiani hanno riservato all'acquisto di libri. Il più ottimista, forse per la grande esperienza maturata sul campo, è proprio il presidente Ferrari, che tra il serio e il faceto, commenta: «L'aumento dei lettori in Italia, sebbene minimo, è in progressivo aumento dall'unità d'Italia, quando il livello di analfabetismo era del settantacinque per cento». Tuttavia qualche piccola sorpresa, per non dire speranza, come per esempio i dati sulla lettura tra i giovani tra i venti e i trenta che leggono in realtà molto di più degli over sessantacinque, è emersa dal rapporto Nielsen, che stando alle parole di Ferrari «è stato pagato profumatamente, e poiché di solito le cose pagate profumatamente sono le migliori, per noi, immodestamente, è una fotografia assolutamente realistica delle condizioni del mercato librario in Italia». E in effetti, sin dalla scelta dei criteri di ricerca, il metodo Nielsen sembra poter ambire a un coefficiente di veridicità più alto rispetto alle indagini finora svolte: inserire i libri nel cosiddetto panel consumer, ovvero nel paniere generale dei consumi anziché porlo come oggetto d'indagine diretta, dovrebbe aver assicurato una minore ansia di falsificazione nelle risposte da parte del pubblico. Sorprende molto, in negativo, il dato sull'acquisto e la fruizione degli e-book, visto che solo l'uno per cento degli italiani che comprano almeno un libro scelgono il formato elettronico; mentre per quanto riguarda il costo dei libri, gli italiani dimostrano di prediligere, com'era prevedibile al netto di qualsiasi indagine e in linea con i diktat dell'onnipresente crisi economica, quelli che vanno da 6 a 10 euro e da 11 a 15 euro. Nel complesso, dal rapporto Nielsen emergono un gran numero di dati, in molti casi anche interessanti. Il grande interrogativo, tuttavia, riguarda le politiche possibili per contrastare quella che lo stesso Ferrari ha battezzato «la catastrofe degli ultimi mesi». Il governo, rappresentato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Paolo Peluffo, ha approfittato dell'incontro per presentare una campagna pubblicitaria piuttosto dimenticabile. Difficile che basti. LETTORI IN CALO IN ITALIA SI LEGGE SEMPRE MENO Assegnato a Fernando Bandini il Premio Montale per la poesia sezione italiana, al Nobel Derek Walcott per quella straniera e a Roberto Vecchioni per i suoi «versi per musica».La cerimonia di premiazione sisvolgerà il 12 aprilea MilanoIl premio èstato istituitonel 1982 per salvaguardare la memoria del poeta premio Nobel per la letteratura (1975). Antonia Liskova: «Dobbiamo tutelare di più le vittime» Il Montale a Fernando Bandini 39 SABATO 24 MARZO 2012
P rima c'era il miscu-glio, il campionatoche pareva strano, in-certo, spettacolareper la sua imprevedibi-lità, si è improvvisamente appiattito ai soliti duelli campali tra forze già note. Dal brodo primordiale in cui, un mese fa, anche una squadra come la Lazio, incerottata e (senza nulla togliere alla truppa di Reja) costruita per traguardi più realistici, poteva permettersi di lambire pretese di titolo, oggi ci siamo ridotti alla consueta rincorsa di inizio primavera. Dieci partite al termine, lassù sempre il Milan. Dietro, la novità: la Juve rincorre ma anche il suo tecnico, Antonio Conte, sa che i suoi sono già ben oltre le aspettative. Più di altri anni, quest'anno hanno pesato gli impegni di coppa a sparigliare le carte. Che sarebbe stato il Napoli senza la Champions? Difficile a dirsi, ma puntando solo al campionato, la squadra di Mazzarri ne aveva quanto la Juve, se non di più. Ora è in ritardo abissale. Però entrambe si giocheranno la Coppa Italia il 20 maggio, un trofeo che, dopo soporiferi turni a gara unica fino alle semifinali, almeno presenterà un ultimo atto (mai un Juve-Napoli in finale) degno degli anni in cui vincerlo significava più d'un contentino. Tornando allo scudetto, i punti di forza delle due in fuga: per il Milan i 4 punti in più, e “mister 20 gol” Ibrahimovic, che fa sempre la differenza. Per la Juve, la grinta di Conte (che Allegri non ha) e l'imbattibilità, che però si è rivelato essere anche un punto debole. Arrivando spesso ad accontentarsi del pareggio (ne ha collezionati 14...) piuttosto che osare per vincere. Ma il Milan ha ancora un Barcellona da affrontare in Champions, e questo week end trova proprio una Roma che «gioca come il Barcellona, è un avversario durissimo – dice Allegri – non la sottovalutiamo. La valenza di questa partita è enorme. Poi ce ne sono altre nove». Allo Stadium di Torino domani arriva invece l'Inter depressa da Ranieri e da un futuro nero, con tanto di rischio di non andare neanche in Europa League. Per la Juve è forse l'unico scontro diretto “facile”. Al Milan, il calendario presenta solo un derby alla penultima, sulla strada della Juve mancano invece Napoli, Lazio e Roma, tutte in casa. È vero, i bianconeri sembrano aver ritrovato lo smalto di fine 2011, ma forse per Conte meglio difendersi dalle inseguitrici: un secondo posto con Champions diretta è sempre meglio del terzo con Champions ai preliminari. Tra le inseguitrici, la Lazio ha perso Klose per questo mese clou e continua a perdere colpi, in debito d'ossigeno come l'Udinese (una vittoria nelle ultime 5 partite). Favorito è dunque il Napoli del vulcanico trio Cavani-Lavezzi-Hamsik, e quel punto di distanza dal traguardo, i partenopei potrebbero sfilarlo (se non prima) proprio nello scontro del 7 aprile all'Olimpico contro le aquile. Se Reja esce indenne, per lui la gara da Foto di Jonathan Moscrop/LaPresse SIMONE DI STEFANO ROMA VOLATA SCUDETTO MA LA JUVENTUS NON PUÒ SBAGLIARE Torna il Campionato Anticipo Milan-Roma, Allegri esagera: «Giocano come ilBarcellona». Ibianconeri inseguonoedevonosolovincere.LaziosenzaKlose www.unita.it Antonio Conte tecnico della JuventusL'allenatore del Milan Massimiliano Allegri è alla sua seconda stagione in rossonero. ha vinto il campionato all'esordio Sport46 SABATO24 MARZO2012
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