02 Xiu Xiu «Always» 03 Morad «Le Survivant» 04 Yeti Lane «The Eco Show» 05 Bowerbirds «The Clearing» 06 Childish Gambino «Camp» 07 Shearwater «Animal Joy» 08 Blondes «Blondes» 09 Dominique A «Vers les lueurs» 10 Alaclair Ensemble «America» I MIGLIORI 10 The Experimental Tropic Blues Band I dischi del mese Nel sito anche il nuovo disco di Uri Caine Condivisioni Il pianista Free tre brani di «Alabastro euforico» unòrsominòre La vita agra Lavorare Stanca **** Espresso Atlantico Con molto humour, con un forte gusto della teatralizzazione e dell'ironia sui cliché, questaformazioneoriginalerivisitarepertorid'intrattenimentoinsalsaetno-globalfrullandole con brani propri. Da classici latino-americani come Donde estas Yolanda a una tarantella originale assai, il talento c'è. In vendita solo on line. STE. MI. Espresso Atlantico Autoproduzione ** M i sono messo neipanni di uno spet-tatore e ho pensa-to a cosa mi sareb-be piaciuto ascol-tare. Ho immaginato un festival al quale avrei partecipato volentieri come semplice fruitore, perché, prima ancora di essere un musicista, sono un appassionato di jazz. Mi sono detto che mi sarebbe piaciuto andare a un festival dove poter ascoltare Ambrose Akinmusire, per esempio, e anche una cantante un po' inusuale come Buika. Un criterio che ha guidato le mie scelte e che intendo seguire anche in futuro»: Bergamo Jazz è arrivato alla sua 34 edizione, e il nuovo direttore artistico, Enrico Rava, lo racconta così. Con tutta la semplicità di un musicista di fama internazionale che, a settant'anni suonati, è ancora capace di stupire. Il «suo cartellone» ha portato al Teatro Donizetti, Jason Moran, Paolo Fresu con Mistico Mediterraneo; il trombettista Ambrose Akinmusire, alla testa del suo quintetto; Buika, voce voluta da Almodóvar nel suo La pelle che abito, capace di sposare il flamenco con la musica improvvisata; Brad Mehldau. Oggi, ultimo giorno, finale con Ray Anderson e la sua Pocket Brass Band. «Il Festival deve essere anche occasione di sperimentare e conoscere nuovi approcci» suggerisce Rava. Quindi Oren Marshall, specialista della tuba, va nella Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea e Tim Berne con i suoi Snakeoil, il trio del sassofonista Mattia Cigalini e Craig Taborn all'Auditorium. SPERIMENTARE E RICORDARE Novità di questa 34 edizione firmata Rava, l'idea di abbinare al festival una piccola rassegna cinematografica dove a farla da padrone sono le colonne sonore. «Cinema e jazz sono le due grandi arti del secolo scorso - spiega il direttore artistico -. Sono nate insieme, sono cresciute parallelamente, ma hanno avuto tutto sommato meno contatti di quanti si sarebbe potuto presumere. Un esempio? Ascensore per il patibolo, inimmaginabile senza la musica di Miles, così come la musica è inimmaginabile senza il film di Louis Malle. E poi volevo risentire, insieme agli spettatori, la musica incredibile scritta da Quincy Jones per L'uomo del banco dei pegni, rivedere il documentario Jazz On A Summer's Day, e Straight No Chaser, dedicato a Thelonious Monk, prodotto da Clint Eastwood ma stranamente poco conosciuto». www.uricaine.com Jay Brannan Rob Me Blind Nettwerk Records ** D a una decina di anniEmiliano Merlin èuna costante presen-za all'interno dellascena indie rock ita-liana. La vita agra è il suo secondo lavoro firmato unòrsominòre. Il disco prende il nome dall'omonimo testo di Luciano Bianciardi, dove si racconta la lenta e inesorabile omologazione di un potenziale rivoluzionario piccolo borghese, demolendo il mito del boom economico ancor prima della sua completa esplosione, mostrando il degrado sociale e culturale nel quale stava sprofondando il nostro Paese. Unòrsominòre ha preso spunto proprio dal tema portante del romanzo per intraprendere un'amara, a tratti sarcastica, spesso rabbiosa ma sempre lucida, riflessione sulla società italiana contemporanea. Le canzoni sono costruite alla maniera del cantautore classico: a partire dalla voce (intonata, profonda e venata da un austero, malinconico disincanto) e sugli accordi della chitarra acustica sulla quale ha poi sovrainciso l'elettrica, il basso e la batteria. L'immaginario di Bianciardi è filtrato attraverso l'anarchismo poetico di Fabrizio De Andrè e poi distillato nell'alambicco incrinato di Vasco Brondi (Le luci della centrale elettrica). Con una goccia di Goethe: «Non esiste peggior schiavo di chi è falsamente convinto di essere libero». Il suono del disco si completa grazie alla collaborazione con Fabio De Min (componente degli emergenti Non voglio che Clara), che ha impreziosito le trame melodiche dei brani con interventi di pianoforte e sintetizzatori. Sette canzoni hanno il respiro della migliore ballata slowcore, dove testo e musica si fondono in emozionanti crescendo elettro-acustici. Due sono sbarazzine, addirittura ballabili, comunque ironiche, in stile Baustelle. Testamento di Giovanni Passannante, anarchico italiano è invece il momento più tragico, elettrico e incalzante, di grande impatto sonoro tanto da riportare alla mente gli indimenticabili Husker Du. «Liquid Love» secondo «Les Inrocks» A Bergamo dove il jazz duetta con il cinema PAOLO ODELLO Jay Brannan www.myspace.com/alabastroeuforico Noto come attore cult nel film Shortbus, che gli ha procurato fama di icona gay, il texano Jay è anche un cantautore dallo stilemorbidoeintimista,guidatodaunavoce delicata e mai sopra le righe. Un folk-pop melodico e spesso orecchiabile, il suo, comenelsingoloBeautifully.Saràinconcerto a Roma e Milano il 15 e il 17 maggio. D.P. PIERO SANTI Tarantelle etno-global Festival Un'icona gay folk-pop Paesaggi agro-amari per voce da «Orso» Emiliano Merlin al suo secondo lavoro che prende spunto da Luciano Bianciardi: un caustico e lucido ritratto d'Italia 43 DOMENICA 25 MARZO 2012
L'illusione dura il tempo di una notte: Mario Monti sale sul palco della Confcommercio a Cernobbio, Como, e chiarisce: «Salvo intese” è una formula per dire “salvo intese tra il governo e il Capo dello Stato”. Nessuno s'illuda che forze importanti della società, che abbiamo già ascoltato, possano intervenire per modificare i contenuti» della riforma del mercato del lavoro. «Il testo non è aperto», spiega il premier a chi aveva frainteso la possibilità di «incursioni» in extremis sul disegno di legge licenziato dal consiglio dei ministri di venerdì. Sarà «il Parlamento a decidere se farlo cadere, approvarlo in blocco o modificarlo». Quindi nessun margine di trattativa sul tanto dibattuto articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Su questo fronte l'Italia volta pagina, dice Monti nel suo intervento al tredicesimo forum dei commercianti di Confindustria, riuniti sulle rive del Lario. Del resto il premier non è un politico di professione, e non si aspetta dalla riforma e dal lavoro del suo governo quel consenso «che finora non ho cercato». Lo stile è quello di sempre: non fa promesse Monti, non ci sono slanci di ottimismo. Tutto è strettamente legato al momento difficile che viviamo. «Teniamo basse le aspettative, il Paese non è in una situazione brillante. Purtroppo no, non si può risolvere in un anno o cinque mesi ciò che per decenni si è costruito». La crisi ha ragioni profonde, radici che affondano nella politica del «dire di sì a tutti», in quell'«afflato di consociativismo devastante, che ha scaricato il costo» delle scelte economiche di decenni «sulle spalle di inermi bambini, che sono i giovani che oggi non trovano lavoro. Spero che questo venga riconosciuto», dice il premier, che non manca di sottolineare come, certo, le cose sarebbero state meno pesanti di come sono se il governo precedente non avesse sottovalutato l'enormità della crisi. Anche da questo deriva la drasticità degli interventi adottati, tra i quali «l'inevitabile aumento delle tasse». «Ho cercato di rimediare ai mali che si erano determinati negli ultimi decenni», ma aggiunge di essere stato «chiamato» a farlo. Ciò detto, Monti elogia i suoi ministri, con i quali non c'è stato nessuno scontro all'ultimo consiglio, e il metodo usato nella partita con le parti sociali. In breve: ascoltati tutti gli invitati al tavolo, il governo ha deciso. Punto. «Non mi aspetto che la Cgil ritiri lo sciopero», del resto la mobilitazione rientra nell'ordine dei ruoli. «A mio giudizio - ha spiegato - le parti sociali, senza il cedolino del diritto di veto, sono importanti forse più di prima. Sono corpi intermedi con una funzione essenziale, ma al loro posto». Ora la palla passa al Parlamento, con Bersani e Alfano che in mattinata avevano preso parte al pranzo distensivo che ha visto Monti e la segretaria della Cgil Susanna Camusso di nuovo vis a vis. I due partiti maggiori che sostengono il governo hanno però due visioni opposte sul disegno di legge. A partire dal fatto iusve@twitter.com Il discorso del premier gela chi sperava in «incursioni» in extremis sul disegno di legge di riforma del Lavoro. «Solo il Parlamento può intervenire». Il rammarico di Fornero per il mancato accordo. p Il premier sgombra il campo. «Salvo intese? Parlavo del Colle» p Passera: senza altre entrate inevitabile l'aumento dell'Iva GIUSEPPE VESPO Monti: non tratto più con le parti sociali, ora decidono le Camere 54321 Apprendistato Tempo determinato Articolo 18 Aspi Cassa integrazione Diventerà la via principale di ingresso nel mondo del lavoro Sui contratti a termine graverà un contributo extra dell' 1,4% La Cig ordinaria e i contratti di solidarietà mantengono l'attuale disciplina, la Cig straordinaria è mantenuta per le crisi aziendali. I contratti a tempo determinato vengono resi più costosi per l'azienda con un aumento della contribuzione. Stop dopo tre anni. I licenziamenti individuali per motivi economici, anche se immotivati, non comporteranno più il reintegro ma solo un indennizzo Tutte le attuali forme di tutela per chi ha perduto il lavoro confluiscono nell'Aspi, l'assicurazione sociale per l'impiego Lavoro, il piano del governo Primo Piano Il mercato del lavoro 6 DOMENICA 25 MARZO 2012
A pplausi e ancora ap-plausi per Susanna Ca-musso, applausi an-che dalla platea di Cer-nobbio, dal Forum di Confcommercio, quando ha ripetuto che è ora di discutere di ripresa, dei modi per avviare una crescita del Paese e ha ricordato che gli strumenti sono il rilancio degli investimenti e una politica fiscale che risparmi il lavoro e che abbassi le aliquote Iva. Applausi incoraggianti, segretario? Vuoldire che si sta realizzando,magari occasionalmente, qualcosa di simile ad un'alleanza per il lavoro? Da leggere insieme con le prime caute dichiarazioni del nuovo presidente di Confindustria, Squinzi. Insieme con le stesse voci di disaccordo che si sarebbero levate all'interno dello stesso consiglio dei ministri. Sperate che il Parlamento possa tenerne conto? «Parlerei di un sentimento comune che non appartiene solo ai lavoratori. Ne abbiamo le prove, lo dicono anche i sondaggi. In gran parte del Paese si riconosce cioè come sia sbagliato pensare di ridurre le tutele in questa stagione di crisi, come un passo di questo genere inasprisca la condizione di tanti. Ci auguriamo che il Parlamento dia ascolta a queste volontà». Intanto avete confermato sedici ore di sciopero. «Sedici ore di sciopero, mentre si intrecciano tante iniziative di lotta. Pensiamo a scioperi in contemporanea in tutti i territori, mentre si discute in Parlamento. Immaginiamo altre proteste, eserciteremo la fantasia. Promuoveremo una raccolta di firme, chiederemo sostegno a quanti possono. Abbiamo apprezzato, ad esempio, la lettera di un gruppo di giuristi, con chiarezza contro le modifiche all'articolo 18». Proteste ci sono già state, proteste spontanee di lavoratori sono le diverse sigle sindacali. Vuol dire che l'unità del sindacato si va ricomponendo dal basso? «Rispetto al tema dell'unità sindacale la sensibilità dei lavoratori è sempre alta. La reazione, per tante categorie, è stata unitaria. È un insegnamento? Bisogna andare avanti. Certo se si fosse mantenuta, al tavolo della trattativa, una opinione comune, non sarebbe finita così, perché il governo non avrebbe avuto la forza di accelerare i tempi su una proposta non condivisa. Ma non è il momento di recriminare. È il momento invece di valorizzare l'impegno dei lavoratori a difesa di un principio: che venga colpito il licenziamento illegittimo. E qui aggiungo qualcosa, perché mi pare d'assistere a una gran confusione, mentre il problema è chiarissimo: non è questione di distinguere tra licenziamenti per motivi economici, licenziamenti disciplinare, licenziamenti discriminatori, il punto è l'illegittimità del licenziamento, a qualsiasi categoria appartenga. Se il licenziamento è illegittimo, se l'illegittimità è stata accertata, sarà diritto del più debole, cioè del lavoratore, scegliere tra reintegro e indennizzo». Considerando che, tolto di mezzo il reintegro, scatteranno solo licenziamenti per ragioni economiche… Siamo nel paese dei furbi… «Infatti non accetto il ragionamento che in tanti fanno contro di noi, spiegando che non si può fare una legge in ragione del fatto che esistono i furbi, per impedire le loro furbizie. Mi pare che una legge si possa fare anche per colpire le devianze. Non siamo un Paese di assassini, ma le leggi contro l'omicidio non mancano. E poi una segnalazione la vorrei fare: il governo ci rassicura che non saranno consentiti gli abusi, che le maglie saranno strette. È un'intenzione degna del massimo rispetto. Ma è un'intenzione che rivela anche il timore che abusi se ne compiano, perché la norma consente evidentemente gli abusi. Siamo al riconoscimento della debolezza e della insostenibilità della legge, alle quali si Intervista a Susanna Camusso «Il Paese è con noi, lo dicono le piazze Il governo cambi rotta» Il presidente del Consiglio Mario Monti con il segretario generale della Cgil Susanna Camusso durante il pranzo a Cernobbio ORESTE PIVETTA Il segretario Cgil: «Colpire i lavoratori, aprire la strada agli abusi delle imprese. A questo serve la riforma? Non c'è nulla per la crescita» Primo Piano Il mercato del lavoro 4 DOMENICA 25 MARZO 2012
www.unita.it Zapping REPORT ERIN BROCKOVICH FORTE COME LA VERITA' TI PRESENTO I MIEI SETTE ANIME RAITRE ORE:21:30 RUBRICA CON MILENA GABANELLI CON JULIA ROBERTS CON ROBERT DE NIRO CON WILL SMITH RETE 4 ORE:21:30 FILM ITALIA 1 ORE:21:30 FILM LA7 ORE:21:30 FILM Rai 1 Rai 2 Rai 3 RAI 1Canale 5 Rete 4 Italia 1 La 7 Sky Cinema 1 HD Sky Cinema family Sky Cinema Passion Cartoon Network Discovery Channel Deejay TV MTV 21.00 Sky Cine News. Rubrica 21.10 Pirati dei Caraibi - Oltre i conini del mare. Film Avventura. (2011) Regia di R. Marshall. Con J. Depp P. Cruz. 23.35 Se sei così ti dico sì. Film Commedia. (2011) Regia di E. Cappuccio. Con E. Solfrizzi 21.00 The Twilight Saga: Eclipse. Film Fantasia. (2010) Regia di D. Slade. Con K. Stewart R. Pattinson. 23.10 Missione 3D Game Over. Film Avventura. (2003) Regia di R. Rodriguez. Con A. Banderas C. Gugino. 21.00 Come lo sai. Film Commedia. (2010) Regia di J. Brooks. Con R. Witherspoon J. Nicholson. 23.05 Ti amerò sempre. Film Drammatico. (2008) Regia di P. Claudel. Con K. Scott Thomas E. Zylberstein. 18.45 Ben 10 Ultimate Alien. 19.35 Generator Rex. 20.05 Takeshi's Castle. 20.30 Lo straordinario mondo di Gumball. 20.55 Adventure Time. 21.20 The Regular Show. 21.45 Mucca e Pollo. 22.10 Hero: 108. 22.35 Hero: 108. 18.00 American Guns. Documentario 19.00 Top Gear. Documentario 20.00 Marchio di fabbrica. 20.30 Marchio di fabbrica. Documentario 21.00 Curiosity. Documentario 22.00 Curiosity. Documentario 23.00 Come è fatto. Documentario 18.55 Deejay TG. Informazione 19.00 The Nine Lives of Chloe King. Serie TV 20.00 Lincoln Heights. Serie TV 21.00 Lorem Ipsum - Best Of.Attualita' 21.30 DJ Stories - Labels. Reportage 22.30 Deejay chiama Italia - Remix.Rubrica 19.20 Diario di una Nerd Superstar.Serie TV 19.45 Diario di una Nerd Superstar.Serie TV 20.20 I soliti Idioti. Serie TV 21.10 Teenager in crisi di peso. Docu Reality 22.00 Chelsea Settles: Una vita XXL.Serie TV 22.25 Chelsea Settles: Una vita XXL.Serie TV 21.30 Barbarossa. Fiction 23.30 Speciale Tg1. Informazione 00.25 TG 1 - Notte. Informazione 00.50 Testimoni e Protagonisti Ventunesimo secolo.Rubrica 02.05 Sette note.Rubrica 02.30 Così è la mia vita... Sottovoce. Talk Show. 21.30 Report. Rubrica 23.35 Tg3 - Flash Linea Notte. Informazione 23.45 TG Regione. Informazione 23.50 Cosmo. Rubrica 00.50 Tg3. Informazione 01.00 TeleCamere. Informazione 01.30 Meteo 3. Informazione 21.00 N.C.I.S.. Serie TV Con Mark Harmon, Micheal Weatherly, Pauley Perrette. 21.45 Hawaii Five-0. Serie TV Con Alex O'Loughlin, Scott Caan, Daniel Dae Kim. 22.35 La Domenica Sportiva. Informazione 01.00 TG 2. Informazione 21.30 Grande Fratello. Reality Show. 00.15 Mai dire Grande Fratello. Show.Conduce Marco Santin, Carlo Taranto, Giorgio Gherarducci. 01.00 Tg5 - Notte. Informazione 01.29 Meteo 5. 01.30 Paperissima sprint. Show.Conduce Juliana Moreira con il Gabibbo. 21.30 Erin Brockovich - Forte come la verità. Film Biograia. (2000) Regia di Steven Soderbergh. Con Julia Roberts, Albert Finney, Aaron Eckhart. 00.00I Bellissimi di Rete 4. Show. 00.05 L'impero dei lupi. Film Thriller. (2005) Regia di C. Nahon. Con Jean Reno, Arly Jover 21.30 Ti presento i miei. Film Commedia. (2000) Regia di Jay Roach. Con Robert De Niro, Ben Stiller, Teri Polo. 23.35 I Simpson. Cartoni Animati 00.20 Controcampo - Linea notte. Informazione 01.35 Poker1mania. Sport 02.25 La schivata. Film Drammatico. 21.30 Sette anime. Film Drammatico. (2008) Regia di Gabiele Muccino. Con Will Smith, Rosario Dawson, Woody Harrelson, Barry Pepper. 23.50 Tg La7. Informazione 23.55 Tg La7 Sport. Informazione 00.00Il nostro agente all'Avana. Film Spionaggio. 06.30 Uno Mattina In Famiglia. Show. 09.10 Automobilismo: Gran Premio di Malesia di Formula 1.Sport 10.50 A Sua immagine. Religione 10.55 Santa Messa. Evento 12.00 Recita dell'Angelus. Religione 12.20 Linea Verde. Rubrica 13.30 TG 1. Informazione 13.35 TG1 - Focus. Rubrica 14.00 Domenica In... l'Arena. Talk Show. 15.01 Che tempo fa. Informazione 16.30 TG1. Informazione 16.35 Domenica In - Così è la vita. Talk Show. 18.50 L'Eredità. Gioco a quiz 20.00 TG1. Informazione 20.35 Rai TG Sport. Informazione 20.40 Aari tuoi. Show. 07.00 Cartoon Magic. Cartoni Animati 10.30 A come Avventura. Documentario 10.50 Automobilismo: Gran Premio di Malesia di Formula 1.Sport 12.25 Mezzogiorno in Famiglia.Show. 13.00 Tg2 giorno. Informazione 13.30 TG 2 Motori. Informazione 13.40 Meteo 2. Informazione 13.45 Quelli che aspettano.... Rubrica 15.40 Quelli che il calcio. Show.Conduce Victoria Cabello. 17.05 Tg2 - L.I.S. Informazione 17.06 Meteo 2. Informazione 17.10 Stadio Sprint. Informazione 18.00 Rai Sport 90° Minuto. Informazione 19.35 Automobilismo: Sintesi Gran Premio di Malesia di Formula 1.Sport 20.30 TG 2. Informazione 07.05 Mia moglie ci prova. Film Commedia. (1962) Regia di Don Weis. Con Bob Hope 08.45 TGR Speciale ambiente Italia giornata fai. Rubrica 10.55 TGR Estovest. Informazione 11.15 TGR Mediterraneo. Informazione 11.40 TGR RegionEuropa. Reportage 12.00 TG3. Informazione 12.05 TG3 Persone. Reportage 12.25 TeleCamere. Informazione 12.55 Lezioni dalla crisi. Rubrica 13.25 Il Capitale di Philippe Daverio. Rubrica 14.00 Tg Regione. / TG3. 14.30 In 1/2 h.Attualita' 15.05 Alle falde del Kilimangiaro. Rubrica 17.55 Per un pugno di libri.Rubrica 19.00 TG3. / Tg Regione. 20.00 Blob.Rubrica 20.10 Che tempo che fa. Talk Show. 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.51 Le frontiere dello spirito. Rubrica 10.00 Grande Fratello. Reality Show. 10.15 Finalmente soli. Serie TV 10.45 The Californians - Il progetto. Film Drammatico. (2005) Regia di Jonathan Parker. Con Noah Wyle, Illeana Douglas 13.00 Tg5. Informazione 13.40 Grande Fratello. Reality Show. 14.01 Amore sotto il segno del drago. Film Drammatico. (2008) Regia di Helmut Metzger. Con Erol Sander, Denise Zich, Wong Lilin. 16.05 Domenica Cinque. Show. 18.50 The money drop. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.40 Paperissima sprint. Show.Conduce Juliana Moreira con il Gabibbo. 07.30 Superpartes. Informazione 09.10 Magniica Italia. Documentario 10.00 S. Messa. Evento 11.00 Pianeta mare. Reportage 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Melaverde. Rubrica 13.20 Pianeta mare. Reportage 14.00 Slow tour. Show. 14.50 Assassinio sull'Orient Express. Film Giallo. (1974) Regia di S. Lumet. Con Albert Finney, Ingrid Bergman, Lauren Bacall. 17.25 Colombo. Serie TV Con Peter Falk, Ruth Gordon, Mariette Hartley, G.D. Spradlin. 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.19 Meteo. Informazione 19.23 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 07.40 Cartoni animati 12.25 Studio aperto. Informazione 13.00 Guida al campionato. Informazione 14.00 Grand Prix. Informazione 14.35 Batman - Il ritorno. Film Azione. (1992) Regia di Tim Burton. Con Danny DeVito, Michael Keaton, Michelle Pfeier. 16.55 Asterix e la pozione magica. Film Animazione. (1986) Regia di Pino van Lamsweerde. Informazione 18.28 Studio aperto - Anticipazioni. Informazione 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Bugs Bunny. Cartoni animati 19.15 Io, me & Irene. Film Commedia. (2000) Regia di Bobby Farrelly. Con Jim Carrey, Renée Zellweger, Chris Cooper. 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 10.00 Ti ci porto io. Rubrica 11.45 Totò e le donne. Film Comico. (1955) Regia di Steno, Mario Monicelli. Con Totò, Franca Faldini. 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Amori in città... e tradimenti in campagna. Film Commedia. (2010) Regia di Peter Chelsom. Con Warren Beatty, Diane Keaton, Andie MacDowell. 16.10 The District. Serie TV 17.55 Movie Flash. Rubrica 18.00 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 In Onda. Talk Show.Conduce Nicola Porro, Luca Telese. SERA SERA SERA SERA SERA SERA SERA 44 DOMENICA 25 MARZO 2012
Il nuovo presidente ha il profilo e l'autorevolezza di Rodolfo Sabelli, il pm romano che nell'inchiesta P3 ha avuto l'onere di scoperchiare il marcio in casa, l'ambiguità a un passo dal reato penale di certi colleghi magistrati. Il segretario ha il volto scolpito e gli occhi chiari e austeri del pm di Taranto Maurizio Carbone, la prima volta al vertice dell'Associazione nazionale magistrati di un magistrato non iscritto a una corrente. Alla vicepresidenza il curriculum e l'esperienza di una donna magistrato come Anna Canepa, genovese, toga di ferro che negli ultimi dieci anni si è occupata di quasi tutto, dagli scontri del G8, all'antiterrorismo fino all'Antimafia. La nuova Giunta esecutiva centrale dell'Associazione nazionale magistrati prende forma dopo tre settimane di tensioni, un mezzo ribaltone e una giornata che l'Anm non potrà archiviare in modo indolore. «Non sono stati giorni facili» ammettono gli eletti alla fine di un'altra lunga giornata al sesto piano della Cassazione tra incontri bilaterali, riunioni di correnti, porte che si aprono e si chiudono, gente che entra ed esce scrollando la testa. Magistratura indipendente, la corrente moderata della magistratura che ha guadagnato più voti nelle elezioni del 26 febbraio, resta fuori dalla Giunta - lo è stata anche nella giunta Cascini-Palamara - e il segretario Cosimo Ferri, il più votato, ha guidato polemicamente i colleghi verso l' astensione dal voto. Stessa scelta, pure sofferta, per il nuovo gruppo di Proposta B, gruppo di toghe stufe, spiega il neo eletto in Giunta Andrea Reale, giudice a Ragusa, «del correntismo nella magistratura e di tutto quello che ne deriva. Qui oggi si vuol fare prevalere un metodo sbagliato e si cerca di parlare, con rara ipocrisia, di un progetto di giunta unitario». Appena eletto Sabelli, 49 anni, esponente di Unicost, in procura a Roma dal 1999 dove ha seguito alcune delle inchieste più delicate, dalla P3 a Enav passando per il caso Marrazzo, cerca di cucire e guardare avanti. «Il nostro obiettivo è l'unità sostanziale», ha detto ringraziando «anche i colleghi di Magistratura indipendente e Proposta B» che non hanno votato la nuova giunta «per i suggerimenti e gli stimoli che vorranno dare». Poi le priorità del mandato: «Difesa dei valori costituzionali e della giurisdizione», impegno per «un effettivo funzionamento del servizio giustizia» e massima attenzione «alla questione morale, che per noi è centrale, e che significa no compromessi nè contiguità nè gruppi lobbistici». Le toghe diffidano di questo passaggio politico e non sanno cosa verrà dopo, nel 2013. Nell'incertezza, pur privilegiando il cambiamento e il rinnovamento nei volti e nei nomi, preferiscono la continuità con quello che è stato. Che nel gergo dell'Anm è il tandem Palamara-Cascini (Unicost e Md, le correnti di centro e di sinistra), la giunta che s'era ritrovata sul tavolo la riforma epocale e tombale della giustizia voluta da Berlusconi e scritta da Alfano. Un'operazione, quella della continuità con il passato, che fa a cazzotti con i numeri e i risultati delle urne da dove il sindacato delle toghe è CLAUDIA FUSANI Politica e giustizia Anm, le toghe divise ribaltano il voto Sabelli presidente Fumata bianca dopo tre settimane di lacerazioni. Le correnti di sinistra perdono voti ma si alleano con Unicost. I giudici si blindano di fronte a «un quadro politico poco chiaro» e mantengono la continuità. Le urne per l'elezione dei nuovi vertici dell'Associazione nazionale magistrati ROMA pNiente giunta unitaria, i giudici mantengono la continuità con Unicost e Md p Escluse Magistratura indipendente, che aveva avuto più voti, e Proposta B Primo Piano Il segretario Maurizio Carbone, pm a Taranto, è espressione di Area 18 DOMENICA 25 MARZO 2012
IVANO PASQUALINO MILANO Il Milan manda giù a fatica il primo boccone in salsa catalana. In attesa di incontrare mercoledì il Barcellona, i rossoneri superano 2-1 la Roma di Luis Enrique grazie a una doppietta di Ibrahimovic. È la dimostrazione di come la presenza di un campione come lo svedese possa pareggiare da sola l'ottimo gioco di squadra espresso dalla Roma. I giallorossi sono messi bene in campo, giovani nelle gambe ma maturi nella disposizione tattica. Si ritrovano in vantaggio quasi per caso al termine di un primo tempo equilibrato, con più volume nella manovra romana, ma occasioni più limpide per i rossoneri: al 44'la difesa del Milan respinge un cross di Borini, il pallone termina sui piedi di De Rossi. Il destro rasoterra da fuori area è impreciso, ma si trasforma involontariamente in un assist velenoso sul quale interviene Osvaldo in spaccata. L'argentino che ormai gioca per l'Italia si guarda attorno incredulo prima di esultare. Gli sembra strano che la difesa interna migliore del campionato (solo sette gol subiti a San Siro) possa averlo lasciato così solo. La risposta va cercata nell'uscita anticipata di Thiago Silva al 9' per infortunio. Il brasiliano aveva già qualche piccolo problema fisico, tanto da essere in dubbio alla vigilia. Allegri ha voluto schierarlo comunque titolare e adesso rischia di perderlo per la gara di mercoledì contro il Barcellona campione d'Europa. Nella Roma di Luis Enrique inizia a intravedersi qualche colorito blaugrana: il pallone viene sempre giocato a terra, la squadra si muove armonicamente e i centrocampisti provano inserimenti costanti. Il primo tempo serve anche da vetrina per il calcio italiano: grinta e talento da vendere sia per Borini che per El Shaarawy (quest'ultimo colpisce un palo al 41' con un destro a giro dal limite). Il gol subito aiuta il Milan a scuotersi e concentrarsi. Allegri prova a spiegare ai suoi negli spogliatoi che ci sono altri 45 minuti da giocare prima della super sfida di Champions League. Così, dopo l'occasione del raddoppio gettata al vento da Totti al 47' (improbabile pallonetto dal limite), il Milan trova il pareggio su calcio di rigore. De Rossi devia con la mano in area un tiro-cross di Ambrosini, nessun dubbio per l'arbitro Mazzoleni. Ibrahimovic dal dischetto sigla il suo 21˚ gol in campionato. Heinze, convinto di aver subito fallo da El Shaarawy nell'azione precedente la conFoto di Daniel Dal Zennaro/Ansa MILAN 2 IBRAHIMOVIC L'UOMO CHIAMATO SCUDETTO ROMA 1 www.unita.it Zlatan Ibrahimovic, l'uomo in più. Doppietta contro la Roma: si avvia verso il suo decimo scudetto consecutivo La Roma va in vantaggio mentre il Milan spreca. Poi ci pensa lo svedese Primapareggia su rigore e poi si confeziona il gol partita. Si rivede Boateng MILAN: Abbiati,Bonera,Mexes,ThiagoSilvasv (9' pt Zambrotta), Mesbah, Nocerino, Ambrosini,Muntari, Emanuelson(10'stBoateng), Ibrahimovic, El Shaarawy (41' st Aquilani). ROMA: Stekelenburg, Rosi, Kjaer, Heinze, Taddei, Gago (35' st Lamela), De Rossi, Marquinho, Totti (12' st Pjanic), Borini (12' st Bojan), Osvaldo. ARBITRO: Mazzoleni di Bergamo. RETI: nel pt 43' Osvaldo; nel st 7' Ibrahimovic (R), 39' Ibrahimovic. NOTE: Angoli: 8-4 per il Milan. Recupero: 1' e 4'. AmmonitiIbrahimovic,Osvaldo,Mesbah,Nocerino, Muntari per gioco falloso, Heinze per proteste. Spettatori: 59.133 Sport46 DOMENICA25 MARZO2012
Montepremi 3.168.419,28 5+ stella Nessun 6 - Jackpot 76.297.103,09 4+ stella 39.974,00 Nessun 5+1 626.249,61 3+ stella 2.058,00 Vincono con punti 5 78.281,21 2+ stella 100,00 Vincono con punti 4 399,74 1+ stella 10,00 Vincono con punti 3 20,58 0+ stella 5,00 Nazionale 85 81 60 47 11 Bari 18 51 63 14 87 Cagliari 37 67 48 76 40 Firenze 65 71 36 59 25 Genova 83 59 45 54 41 Milano 73 44 64 53 29 Napoli 10 45 70 42 37 Palermo 90 11 33 21 64 Roma 7 9 73 45 40 Torino 69 6 90 72 60 Venezia 44 40 27 17 73 M cLaren con il vento inpoppa anche nelle quali-fiche del Gp di Malesia,disputate con il solito caldo-umido torrido. Dunque la copia esatta di quanto avvenuto una settimana fa a Melbourne. Con la Mercedes che è sempre più una temibile outsider, visto che Michael Schumacher è terzo, a poco più di un decimo da Hamilton - autore della pole - e Button. Dietro le Red Bull-Renault di Webber e Vettel, con il due volte campione del mondo che avanza sulla griglia grazie all'arretramento della Lotus di Raikkonen di cinque posizioni, per aver sostituito il cambio. Poi, nell'ordine - dal sesto ad decimo posto l'altra Lotus di Grossjean, la Mercedes di Rosberg, finalmente la Ferrari di Alonso (in realtà nono ma qualificato ottavo sempre grazie alla retrocessione di Raikkonen), poi Perez (Sauber) che è a fianco del finlandese della Lotus. Il problema, per Maranello, resta dunque lo stesso. Ovvero una manifesta inferiorità della F2012. Tanto che si parla già di una macchina totalmente riprogettata per maggio, da collaudare nei test previsti al Mugello prima del Gp di Spagna. «Un passino avanti ma manca ancora tanto – conferma Alonso -. In Australia prendevamo un secondo, qui, nella Q2 (la sessione che premia i dieci migliori che poi accedono alla fase finale) siamo sui 6-7 decimi». Peccato che i sei-sette decimi siano poi diventati, nei giri che contano per la griglia, 1,2 secondi per Fernando e 1,5 secondi per Massa, addirittura 12˚, nonostante un telaio nuovo fatto arrivare appositamente dall'Italia, viste le lamentele del brasiliano. «Sono molte le cose da risolvere – precisa sempre Alonso -. Siamo nell'impossibilità di lottare con il migliori. Quello che mi consola è che sarà difficile, quest'anno, vedere il dominio tutto Red Bull dell'anno scorso. La pioggia prevista per la gara? Potrebbe essere una variabile importante». Con il morale a terra più che mai Massa: «Mi auguro solo di arrivare in zona punti. Questo è quanto può offrire al momento la nostra monoposto». Piangersi addosso, però, non serve a migliorare la posizione all'interno del team di Felipe, anche stavolta battuto dallo scomodo compagno di squadra. Ben altro, l'umore in casa McLaren. Hamilton: «La chiave saranno le gomme. Il Gp di Malesia è sempre un'incognita per tutti, tante sono le variabili climatiche». Sornione Button, al comando della classifica iridata dopo la vittoria di pochi giorni fa: «Abbiamo fatto un uno-due che riempie di gioia il team ma dovremo stare attenti alla Mercedes di Schumi». Il quale, per la cronaca, ottiene il miglior piazzamento in griglia dal suo ritorno in F1, avvenuto nel 2010. «Se vediamo chi c'è dietro di noi – giura il 7 volte campione del mondo - possiamo essere più che contenti del risultato. Ma realisticamente mi vedo ancora dietro a McLaren e Red Bull, specie in gara. La mia ambizione è quella di essere la terza forza in campo, sarebbe già un successo». Piuttosto nervoso Vettel, abituato a dominare la scena: «Non è andata malissimo. È vero, la Red Bull non è più quella dello scorso anno, ma questo vale solo per le prove». Dalla parte del giovane tedesco il fatto di aver fatto segnare il tempo con gomme Pirelli dure, dunque con il vantaggio di poter disporre di un treno di “morbide” in più oggi, con il Gp di Malesia che prenderà il via alle 10, ora italiana. lotto Foto di Diego Azubel/Epa Hamilton conquista la pole in Malesia clusione di Ambrosini, protesta e viene ammonito. La pressione rossonera aumenta, ma la Roma resiste senza troppa fatica e prova a ripartire in contropiede. CON I PIEDI LUNGHI Allegri vede la sua squadra in difficoltà e povera di idee. Dalla panchina si sbraccia per chiedere ai suoi di affidare il pallone al leader Ibrahimovic. Lo svedese va vicino al raddoppio al 70': Stekelenburg (il migliore dei giallorossi) deve sfruttare tutto il suo 48 di piede per deviare il destro rasoterra di Zlatan da due passi. Muntari colpisce una traversa al 75'. Simbolo che i soldatini di Luis Enrique iniziano a perdere gli equilibri. Tuttavia De Rossi tiene legati i reparti e conduce i suoi giovani compagni a una difesa tutta cuore e grinta. Solo un guizzo del singolo sembra poter decidere la partita. Ed ecco che un pallone innocuo si trasforma nel gol del definitivo vantaggio: lancio lungo disperato di Zambrotta all'83', Ibrahimovic lascia sul posto Kjaer e con la coda dell'occhio fa in tempo a vedere l'uscita di Stekelenburg. Lo supera con un pallonetto e intanto con il fisico tiene lontano il difensore giallorosso: sintesi perfetta di forza e tecnica. L'appoggio di testa nella porta vuota è un gioco da ragazzi, l'esultanza è una liberazione dopo una partita in cui la Roma ha regalato sprazzi di calcio divertente (applaudito più volte anche dal pubblico rossonero). Adesso Allegri dovrà solo mettersi comodo stasera e tifare, paradossalmente, per l'unica squadra che è riuscita a batterlo a San Siro nelle ultime 24 partite di campionato: l'Inter alla ricerca di riscatto allo Juventus Stadium. LODOVICO BASALÙ Il match I numeri del Superenalotto Jolly SuperStar 39 45 49 66 75 80 77 74 10eLotto 6 7 9 10 11 18 37 40 44 4551 59 63 65 67 69 71 73 83 90 Giallorossi a segno con Osvaldo. Contestato il primo gol dei rossoneri Nelle prove del secondo Gp stagionale vola la Mercedes Lo spagnolo è ottavo. Massa 12˚. Schumacher ci prova: 3˚ Decima giornata di ritorno, due mesi e mezzo alla fine del campionato. La Juventus deve tenere il passo per lo scudetto e riceve l'Inter, squadra delusa, logora, ma ancora in grado di duellare in certe sfide di grido. Conte si affida a Vucinic, Matri e Pepe. Ranieri rinuncia a Pazzini e va col 4-4-2: davanti, Milito e Forlan. La lotta per il terzo posto ha perso Klose manon la Lazio, che con il Cagliari in casa cerca i punti per solidificare le proprie ambizioni. Davanti, Rocchi ha il pedigree per supplire il tedesco. I sardi però sono tornati tonici, con il loro miglior tecnico di un annata troppo mossa: Ficcadenti. In zona, il Napoli ha l'occasione per legittimarsi, dopo una buona rimonta. Riceve al San Paolo la squadra più in forma del momento, il Catania. Ma anche i campani stanno benee non hanno accusato l'uscita dalla Champions. Per i siciliani, l apartita è uno sfizio saporito: in caso di colpaccio, possono battersi per un posto che vale l'Europa. In coda si attendono verdetti da Novara, dove va il Lecce: è uno scontro ad eliminazione. Chi vince vive, chi perde può prepararsi alla serie B. che vogliono evitare Genoa e Fiorentina, nello scontro fra le deluse della serie A. La giornata Manifesta inferiorità In Malesia Alonso partirà in quarta fila SABATO 24 MARZO NON C'È PACE A CESENA Ieri gli ultrà hanno fatto irruzione al “Manuzzi” dove la squadra stava svolgendo la rifinitura a porte chiuse. Una volta sugli spalti, hanno iniziato a lanciare petardi e fumogeni, scandendo slogan contro giocatori (soprattutto Adrian Mutu) e club. Lazio e Napoli per il 3˚ posto A Novara uno spareggio Toro, 6-0 È fuga per la A Vince il Torino (addirittura 6-0 contro il Gubbio), perdono le immediate inseguitrici, Pescara (3-0 ad Ascoli) e Verona (3-1 a Nocera). Così i granata prendono il largo in una giornata che ha visto il Sassuolo rilanciarsi per la promozione diretta (62 insieme al Pescara) e Sampdoria e Brescia avvicinare la zona Play off. In coda, sprofonda l'Albinoleffe. 47 DOMENICA 25 MARZO 2012
L ungi dall'essere disperatiallo sbando, i 14 “ribelli”di Verona - tra cui il vice-sindaco Vito Giacino piùdiversi assessori e consiglieri comunali - hanno una strategia precisa. Insieme all'annuncio della lista civica a sostegno di Tosi hanno formalizzato la nascita dell'associazione culturale «Forza Verona». Giacino, che sarà il capolista pro-Tosi, ha chiarito: «Noi rappresentiamo la stragrande maggioranza degli elettori Pdl e non ce ne andiamo perché lo dice qualche burocrate di partito». Una sfida ad Alfano in termini di peso elettorale ma anche di logica di partito. La stessa vista qualche settimana fa con «Forza Lecco» vicina all'ex ministro animalista Michela Vittoria Brambilla. Anche lì, il presidente Massimo Sesana aveva scelto l'approccio muscolare. «Una cosa è gestire le tessere, un'altra misurarsi con il consenso». Obiettivo: mantenere i valori liberali e moderati del partito lanciato da Berlusconi nel ‘94: «Agli ex An non ci lega nulla». Due casi molto simili. Due mini-scissioni per il ritorno alle origini. Logo che richiamano quello di Forza Italia. Iniziative di ispirazione ultra-azzurra in dissenso dall'ala postfascista del Pdl. Del resto, lo spirito dei dissidenti scaligeri è chiaro: «Sarà la continuità culturale e politica di Forza Italia, per riproporne lo spirito del 1994, che riteniamo sempre più necessario anche nel Pdl». Fin qui, i fatti. Tutti locali. Ma gli elementi dietro la scena preoccupano Alfano. Dalla Lombardia al Veneto si moltiplicano i messaggi di insofferenza dell'ala forzista per la «coabitazione forzata» con gli uomini di La Russa e Gasparri. Anche l'ex governatore veneto Giancarlo Galan, nemico storico della Lega, si sta muovendo con una lista autonoma, «Grande Nord», da gemellare con «Grande Sud» del siciliano Gianfranco Micciché. Il ras palermitano, uscito dal gruppo Pdl durante l'agonia del governo Berlusconi, ha appena ricucito con il partito per sostenere Costa a sindaco del capoluogo siciliano. E, se vince, detterà parecchie condizioni. Il problema maggiore per il segretario del Pdl è che il destinatario di questi messaggi non è tanto lui - sponsor della non felicissima stagione congressuale, del milione di tessere, della nomenklatura quanto Berlusconi. L'ex premier disamorato del Pdl «che non emoziona», al lavoro per sostituirlo con una lista “scaldacuore”, lontano da questa fase di tecnogoverno. I rumors raccontano che non fosse contrario a Forza Lecco, come non avversò l'addio di Micciché (anzi, avrebbe tentato di convincere Prestigiacomo in dissidio con Cosentino a passare a Forza Sud, allora si chiamava così). E sembra che anche l'operazione veronese, preceduta da discreti contatti, sia stata messa a punto con il beneplacito del Cavaliere. Come se le amministrative - date per perse ovunque tranne Palermo - fossero una sorta di test nazionale. Per verificare l'appeal di queste piccole Forza Italia dal basso. E tornare, dal particolare all'universale, al partito di 18 anni fa, scevro di elementi spuri. «Vuole rifare il passato - conferma una deputata azzurra - E noi anche. Gli ex An hanno portato troppa negatività, troppe correnti. Ci hanno appesantito e allontanato dal partito dei moderati che Silvio sogna da sempre». FEDERICA FANTOZZI Il retroscena Foto di Mauro Scrobogna/LaPresse Amministrative: le piccole Forza Italia che piacciono a Silvio I dissidenti fondano l'associazione «Forza Verona» Dopo quella dell'ex ministro Brambilla. E Galan lavora alla lista «Grande Nord» per gemellarsi con Micciché ROMA ffantozzi@unita.it Insofferenza azzurra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano a Palazzo Grazioli Co. «non se ne vogliono andare», sediamoci anche noi «fuori dal Pirellone, con le seggiole portate da casa. Non per urlare slogan o denunciare quello che si sa già, ma per discutere insieme, per immaginare una Lombardia diversa. Politici e cittadini, seduti tra loro e gli uni con gli altri, per dare un segnale: ci vuole qualcosa di nuovo». L'iniziativa è stata accolta dai vertici Democratici lombardi, che già nei giorni scorsi, appena prima che le iscrizioni nel registro degli indagati della procura toccassero quota dieci consiglieri, avevano lanciato la campagna «Formigoni tempo scaduto. È ora di Cambiare. Andiamo subito a votare». I messaggi telefonici di sostegno al sit-in lanciato da Civati sono arrivati ieri, mentre il consigliere era impegnato al circolo «Arci Bellezza» di Milano insieme all'associazione «Prossima Italia» - che non è una corrente, tengono a precisare ma una rete che lavora con e per il Pd. In particolar modo, «Prossima Italia» si dice aperta a tutti «quelli che stanno sulla soglia tra la politica istituzionale (il Palazzo) e la società e i movimenti che la attraversano (la piazza, ma non solo, anche il mondo che lavora e che produce, che innova e crea ricchezza)». A breve l'associazione» promuoverà anche un «sondaggio sul futuro», da realizzare online e offline, con una serie di domande su come le italiane e gli italiani immaginano il futuro, e il partito del futuro. Perché da questa parti si parla già di congresso: «Non per andare contro all'attuale leadership, ma per sfidarla sul futuro». G.VES. Cresce l'astio verso gli ex An litigiosi e poco moderati Berlusconi cicerone a Gernetto Atterrato in elicottero nella sua residenza brianzola di Villa Gernetto, Silvio Berlusconi hafatto da ciceronea 50 invitati con l'occasione della giornata delFai. Il Cavaliere in doppiopetto ha guidato gli ospiti per le sale e i giardini della dimora settecentesca, vantando la ristrutturazione fedele all'originale.Però ha ripreso sul parquet i motivi degli stucchi antichi. 17 DOMENICA 25 MARZO 2012
Fronte del video L'EDITORIALE p SEGUE DALLA PRIMA BATTAGLIA DECISIVA I l potere, per provvisorio che sia, tende a usci-re dalla pura dimensione temporale per assur-gere a quella della astrazione simbolica. E infatti il governo Monti sembra già in carica da un sacco di tempo, mentre ha solo tre mesi di vita. Come ci ha ricordato la ministra Fornero (da subito la più televisiva nel governo dei prof), in una delle sue lunghe esternazioni, che sembrava un po' una via di mezzo tra excusatio non petita e pianto senza lacrime (di coccodrillo secondo Susanna Camusso). Solo tre mesi e già abbiamo dimenticato le sofferenze patite quando Berlusconi era sempre in tv o andava all'estero a dare il peggio di sé e di noi? No, non le abbiamo dimenticate, ma neppure possiamo dimenticare i milioni di italiani che lavorano con gli stipendi più bassi d'Europa, sono destinati a lavorare per più anni e a pagare più tasse degli altri, nonché la benzina più cara al mondo. Tutti effetti, è chiaro, del trucido ventennio berlusconiano, ma comunque tali da meritare almeno la stessa considerazione concessa ai tassisti. O no? Trattateci almeno come i tassisti Maria Novella Oppo Verrebbe stravolto a danno del dipendente. E non sarà certo un passaggio formale all'Ufficio del lavoro a scongiurare l'abuso. Luigi Mariucci spiega bene sul giornale di oggi perché, sul punto, le prime toppe cucite dal governo rischiano di essere peggiori del buco. C'è invece un modo semplice per evitare gli arbitrii: consentire al giudice la facoltà di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. Attualmente il reintegro è la sola sanzione al licenziamento senza giusta causa: offrire al giudice il duplice strumento, reintegro o indennizzo, è un elemento di flessibilità tutt'altro che disprezzabile, tanto che fino a poco tempo fa veniva invocato come frontiera del riformismo e dell'innovazione. È grave, e anche preoccupante, che il governo abbia imboccato una via di ostilità, anziché la ricerca di maggiore coesione. Lo è ancor più davanti alle aperture che giungevano dal movimento sindacale, Cgil compresa. La ragione politica dello «strappo» compiuto dal governo è tuttora una questione aperta che riguarda il destino della legislatura e il rapporto con le forze che sostengono l'esecutivo. La disponibilità di Monti a correzioni in Parlamento, rafforzata dal saggio patrocinio del Capo dello Stato, è senza dubbio positiva: speriamo che si arrivi a una completa riparazione del danno, perché altrimenti verrebbero compromesse le fondamenta di questa stagione di convergenza nazionale. Di certo non ha senso giustificare il premier, come fanno alcuni, perché intanto ha voluto lanciare un messaggio forte ai mercati (nel senso di esibire uno «scalpo»). Il premier avrebbe potuto mostrare da subito assai di più: un consenso ampio attorno a una riforma così importante. L'Italia è più forte con la coesione sociale: basta ricordare i tempi del governo Ciampi. Peraltro lo squilibrio di questa modifica all'articolo 18 tocca principi costituzionali, che sono essi stessi valori di coesione. L'Italia è una Repubblica «fondata sul lavoro» - espressione del personalismo cristiano e delle culture solidariste - e pone dubbi radicali una norma concepita al solo scopo di monetizzare un licenziamento, anche quando questo costituisca un abuso. Reintrodurre il reintegro tra le facoltà del giudice, insomma, è necessario. In ogni caso non c'è alcun interesse nazionale alla frattura sociale, tanto più se la convergenza è possibile attorno a un testo di segno riformista. Ha scritto bene Stefano Folli sul Sole 24 ore: «Davvero la sconfitta della Cgil e la spaccatura del Pd sono obiettivi più importanti del varo di una riforma decente?». Purtroppo c'è un coro di cattivi consiglieri che continua a inseguire il premier, ripetendo la favola di un centrosinistra che detesta l'impresa e regredisce nel vetero-laburismo. Che c'entra il disprezzo verso l'impresa con la constatazione che una modifica dell'articolo 18, come formulata nel ddl attuale, sarebbe un'obiettiva «facilitazione» dei licenziamenti? Per fortuna il neo presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha usato parole di verità nel dire che «non è l'articolo 18 a fermare lo sviluppo italiano» e che la Cgil rappresenta per lui un interlocutore «ragionevole» («Non è mai stato un problema trovare un'intesa anche più vantaggiosa di quella raggiunta da altri in altre condizioni»). Squinzi poteva avere convenienza a non esporsi così oggi. La sua onestà intellettuale fa ben sperare. Per riportare l'Italia in serie A c'è grande bisogno di coraggio e di serietà. È giusto che l'impresa sia aiutata a crescere e produrre ricchezza, è giusto che ognuno difenda i propri interessi, ma guai a perdere di vista il bene comune. La coesione sociale è uno dei beni più preziosi. Dopo quanto è accaduto non sarà facile rimediare al vulnus dell'articolo 18 e consentire così alla riforma di liberare le potenzialità positive. Bisognerà lottare. Dentro e fuori il Parlamento. Purtroppo il Pdl continua a occuparsi più dei possibili danni al Pd che non degli interessi del Paese. Tuttavia cresce il consenso al cambiamento di quella norma ingiusta. Il passaggio è decisivo. Perché si tratta di ricondurre il governo Monti alla sua missione originaria: un governo di transizione che affronta l'emergenza sulla base di una larga convergenza e non un laboratorio di confuse operazioni politiche. E perché è ora di mettere finalmente in cima all'agenda il tema della crescita. Perché non esiste il lavoro, ma i lavoratori. Uno per uno A sud del blog S i fa presto adire lavoro»murmuria-va zia Mariella, turbata anzichenò da tutto questo discutere di articolo 18, che le commari chiamano pervicacemente articolo 118, non senza una qualche verità: qui si percepisce il lavoro come una specie di soccorso dall'alto, che non sai mai se e quando arriverà e dove ti porterà. «Si fa presto a dire lavoro - continuava la zia - e Stefano, allora? E Titti, Cettina, Bartolo, Anselmo?». Perché il lavoro sono i lavoratori, uno per uno. E nessuno è uguale a un altro. Stefano, il cugino bello, è precario da 10 anni, dentro e fuori un'amministrazione che sposta personale come il gioco delle tre carte, seguendo le campagne elettorali. Titti cuce in segreto per un grande stilista: non ha orario e nemmeno certezze. Ha solo mani d'oro. Bartolo era ad applaudire, quando annunciarono il Polo siderurgico vendicatore delle Calabrie: ora s'arrangia pescando davanti alla ciminiera arrugginita, dove nidificano gli uccelli e i sogni sbagliati. Cettina non sa se rinnoveranno il contratto alla cooperativa d'assistenza agli anziani: nel dubbio, lei li assiste lo stesso, perché il lavoro è una cosa che va oltre i contratti, e lega la gente. Anselmo porta il camioncino alla piazza vecchia, ogni giorno: se hai bisogno d'un piccolo trasporto vai lì e ti metti d'accordo. Per alcuni nemmeno è un lavoro, invece no: è un lavoro inventato, anzi necessario. E le tutele, tanto, chi le ha mai viste? «A nessuno di loro importa un fico, dell'art. 18» diceva zia Mariella mettendo i piatti a tavola: ché il sabato qui si mangia tutti assieme, nipoti, vicini, disoccupati occasionali e occupati creativi. E non è carità, è rete e sostegno. «Perché gli ammortizzatori sociali, alla fine, siamo sempre noi». Se lo segni, signora ministro. Manginobrioches Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 22 CLAUDIO SARDO www.unita.it Direttore csardo@unita.it 24 DOMENICA 25 MARZO 2012
N on ci sono altri possibi-li «interpreti della Pri-mavera pugliese» cheNichi Vendola e Miche-le Emiliano. «Abbandonare le rispettive cariche per buttarsi nella mischia nazionale rischierebbe di far crollare quanto di buono è stato fatto in Puglia». Sono necessari, però, «dei provvedimenti regionali per evitare che il mondo imprenditoriale ponga un'ipoteca su quello politico». Ne è convinto Sergio Blasi, segretario regionale del Pd pugliese, che negli ultimi anni è riuscito a spodestare «lo storico primato del centrodestra in questa terra», diventando il primo partito della Puglia. Blasi, cos'è stata la Primavera pugliese e qual è il suo futuro? «È stato un incontro importante tra la borghesia illuminata, un ceto intellettuale avanzato e ceti popolari. Con il merito di aver sperimento una rottura, in una delle regioni che in qualche modo era laboratorio del berlusconismo; una miscela di buona amministrazione, un dinamismo culturale e una partecipazione allargata. Questa è stata la grande stagione pugliese. Gli interpreti sono stati da una parte Emiliano a Bari e dall'altra Vendola; gli sconfitti la destra e l'ex governatore Raffaele Fitto. Anche qui sperimentando qualcosa che non c'era mai stato: la scelta del candidato non è uscita dal confronto di una élite, ma da una partecipazione allargata, uno degli ingredienti della Primavera». Cosa si imputava a Fitto? «Lui è stato un principe solitario, chiuso nell'eremo del palazzo presidenziale sul lungomare Nazariosauro, dove si trova la sede della giunta regionale. Quel processo, con quella domanda di partecipazione e confronto, ha sconfitto proprio quel modello. Oggi però quella stagione di “leaderismo” la stiamo vivendo anche noi». Come se ne esce? «Evitando gli errori che altre volte la sinistra ha commesso da Roma in giù. L'esperienza di Veltroni a Roma o Bassolino a Napoli. Quello di buttarsi sulla scena nazionale, forti di un'esperienza locale positiva. Se Vendola si lancia sul panorama nazionale ed Emiliano si autocandida alla Regione, il rischio per la Puglia è che si lasci l'opera a metà, senza che ne resti un'eredità». La sua è una considerazione o un allarme? «È un rischio che non possiamo correre, in una fase della nostra storia particolarmente delicata. Questa regione ha dimostrato che esiste un Sud non condannato ad essere piagnone e pronto a chiedere l'elemosina. Racconta che esiste un Sud capace di interrogarsi in maniera profonda su come risolvere l'antico dilemma della questione Meridionale e farla diventare una questione nazionale». Gianrico Carofiglio o Nicola Latorre potrebbero prendere queste redini? «Non sono stati convocati comizi elettorali e voglio sperare che non siano convocati. I cittadini ci hanno chiesto di governare bene Bari e la Puglia, poi ci sarà tempo per il resto. Vendola ed Emiliano devono continuare a essere interpreti di queste istanze. Questo può anche coincidere con la partita nazionale per portare il Paese a una svolta, offrendo un'alternativa. Ma questo obiettivo è tanto più credibile quanto meglio governiamo là dove siamo stati chiamati a mettere la nostra intelligenza, la nostra passione e le competenze». Le inchieste giudiziarie possono minare il lavoro svolto fino a oggi da Vendola e Emiliano? «Proprio per questo non possiamo lasciare l'opera a metà. Le vicende giudiziarie ci pongono di fronte anche a dei temi politici: noi dobbiamo sottrarre la politica dall'influenza dei gruppi imprenditoriali. Questo non riguarda solo il Pd, ma tutta la politica. Si parla dei Degennaro: ci siamo guardati le liste del 2010? Gerardo Degennaro era candidato nel Pd. Luca Degennaro nella lista di centrodestra dei “Pugliesi per Rocco Palese”. Carmine Degennaro nella lista della “Puglia per Vendola”. È la politica che deve liberarsi dal rischio di essere messa sotto schiaffo». Come? «La Regione può varare atti amministrativi che possono allontanare il rischio della corruzione. Rendere pubblici i patrimoni, puntare sulla trasparenza e sul controllo sui patrimoni. E poi c'è il tema politico: la selezione delle candidature e il denaro nelle campagne elettorali che rischia di riportare la politica al degrado. Tutti insieme dobbiamo fare uno sforzo: tornare al rigore, alla Costituzione. Chi assume funzioni pubbliche deve praticarle con disciplina e onore. Una sana educazione civica che sia in grado di svolgere una funzione pedagogica nei confronti dei cittadini». Il segretario del Pd pugliese: «Sarebbe un errore puntare alla ribalta nazionale. Le vicende giudiziarie ci mettono di fronte a un tema politico più generale» «Emiliano e Vendola restino, la nostra sfida non va lasciata a metà» Intervista a Sergio Blasi IVAN CIMMARUSTI uscito spostato decisamente a destra. Unicost, infatti, ha avuto 485 voti in meno rispetto alle elezioni del 2007 pur restando la prima corrente ma a soli 268 voti da Mi che cresce. Md e Movimenti, le correnti di sinistra, nonostante l'operazione Area (il nuovo cartello con cui si sono presentate al voto) hanno perso 314 voti. Eppure Unicost e Area si sono alleate per la nuova Giunta e i nuovi vertici. Lasciando fuori Mi e i nuovi ribelli di Proposta B, i “tecnici senza partito e senza corrente” che dal nulla hanno ottenuto 288 voti e sfiorati i due seggi in Giunta. Il progetto è compattarsi a breve perchè «quello che abbiamo davanti - spiega il segretario di Md Piergiorgio Morosini - è un periodo lungo e complesso in cui nessuno è in grado di prevedere cosa succederà». Sono tutti al lavoro, da subito, per una giunta unitaria, con dentro Mi e i ribelli di Proposta B. Ma ora è meglio restare blindati perchè, si spiega al sesto piano della Cassazione, «abbiamo davanti passaggi molti delicati come la responsabilità civile dei giudici, la complessa partita corruzione-concussione, le intercettazioni». Le toghe non si fidano. Neppure del Pd. E restano in trincea. politica@unita.it Foto di Guido Montani/Ansa Trasparenza Il segretario del Pd pugliese, Sergio Blasi BARI «Servono norme regionali per evitare il rischio corruzione» Gay, Galan: che becero Alfano «L'uscitadiAlfanosuigayèstataunpo'becera,diciamolaverità. Iosonofavorevoleal matrimonio tra omosessuali. Su questo gli elettori pdl sono più avanti di molti leader, compreso il segretario. Sono sicuro che la maggioranza la pensa come me. Giovanardi e Romano La Russa hanno idee antiquate. Cose fuori dal mondo». Parola del pdl Giancarlo Galan. 19 DOMENICA 25 MARZO 2012

D'Alema guarda alla sua destra e indica i manifesti arancioni con cui i Giovani democratici hanno tappezzato la sala del loro congresso nazionale a Siena, che ha confermato alla segreteria Fausto Raciti. Raccontano di tanti «e se…». «E se i partigiani non fossero saliti in montagna»; «E se Peppino si fosse fermato a 99 passi»; «E se i Mille si fossero fermati a Quarto». E, soprattutto, se «gli operai non avessero scioperato per le 8 ore». D'Alema li indica e spiega che sta lì il senso della politica che è il «prendere il destino nelle proprie mani». Era vero ieri, spiega il presidente del Copasir, ed è ancora più vero oggi che dal loro Olimpo i mercati ispirano la vita pubblica. Quindi non può stare che lì, in quegli «e se…», il ruolo che il Pd sta svolgendo oggi, anche sulla riforma del lavoro: sostegno leale («non c'è nessuna slealtà», dice alle tv che lo pressano sulle sue critiche all'esecutivo), ma portando in Parlamento le richieste dei lavoratori. IL PASSO AVANTI Monti per D'Alema è stato «uno straordinario passo in avanti». A chi coltiva ripensamenti suggerisce di «chiudere gli occhi e pensare a chi c'era prima». E però il governo sull'articolo 18 «s'è creato un problema da solo, commettendo un errore. E noi intendiamo correggerlo». Anche per il bene di Monti, che deve governare fino al 2013 pure per permettere al Parlamento di cambiare la legge elettorale. OVAZIONE PER FASSINA Ma quell'errore forse il governo l'ha commesso anche nei confronti del Pd. «Non è scattata la trappola - dice D'Alema - per spaccare il Pd e isolare la Cgil». Il Pd è rimasto unito e anche Cisl e Uil vogliono cambiare quella norma «sbagliata e confusa». C'è un «vasto schieramento» che chiede sia cambiata, ragiona, e noi «in Parlamento ci faremo portatori di questa richiesta». Alla ministra Fornero che si dice rammaricata, il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, accolto da una vera ovazione dei delegati, risponde che lo è anche il Pd, «perché il governo non ha colto l'opportunità che ha avuto». Per Fassina, infatti, mentre i sindacati si sono comportati in maniera responsabile («erano tutti pronti a chiudere sul modello tedesco»), «il governo non ha mostrato lo stesso senso di responsabilità». Quanto al Pd Fassina pensa che resterà unito: «Discuteremo, ma troveremo lasoluzione». Che sta, appunto, nel cambiare il testo uscito dal Consiglio dei ministri. La democrazia prevede, spiega D'Alema, che un disegno di legge possa essere discusso e anche cambiato. Quella democrazia che, ironizza, non a tutti gli osservatori sembra piacere molto. Come non piacciono i partiti. «Del resto, se i grandi capitali possiedono i giornali, poi è normale che i giornali scrivano quello che vogliono i mercati». D'Alema dice che per i mercati, per il «legittimo» obiettivo di rendere massimo il rendimento dei capitali, c'è da avere rispetto. Ma che il rispetto, ed è qui che sta il ruolo della politica, c'è da averlo anche per altre esigenze, a cominciare dal lavoro. È quello che in questi anni non è successo col «dogma liberista» che non solo ha prodotto profonde disuguaglianze, ma ha fallito sulla crescita. Perché disuguaglianza e svalutazione del lavoro producono declino. Il destino dell'Europa, se non sarà «un nuovo centrosinistra» a prenderne la guida. LA NUOVA EUROPA Questo l'obiettivo di fondo del Manifesto di Parigi in cui D'Alema vede un «nuovo approccio della sinistra» all'unità europea che prima o aveva sottovalutato (la terza via blairiana che enfatizzava troppo le magnifiche sorti della globalizzazione) o guardato con diffidenza (la socialdemocrazia continentale per cui il welfare era garantito solo dallo stato nazionale). Cita Gramsci e la sua intuizione post crisi del '29 su cosmopolitismo dell'economia e nazionalismo della politica, per spiegare che serve un'Europa politica e guidata da una «nuova cultura progressista» per cambiare il paradigma per cui il problema europeo è il debito pubblico. «Il nostro problema è la crescita» scandisce. E in Italia questo cambiamento ci dovrà essere nel 2013. Perché «dopo questo governo tecnico - dice D'Alema - ci candideremo noi a guidare il Paese». Avvertendo così i fautori di un allungamento della parentesi tecnica. «Chi non è d'accordo - conclude - è una piccola élite che vuole metter al bando non i partiti, ma la democrazia». M onti ha blindato la rifor-ma del lavoro: «Sul testonon si tratta, in passatola politica ha ascoltato troppo le categorie». «In passato» nel senso di cinque minuti prima, quando il presidente del Consiglio ha ascoltato troppo la categoria delle banche e ha reintrodotto le commissioni bancarie sui prestiti che aveva appena dichiarato illegitime. Il governo che fino a cinque minuti prima ha ceduto alle lobby dei banchieri, degli avvocati, dei tassisti, dei produttori di armi e dei vescovi, rimangiandosi l'ici alle scuole cattoliche («Niente Ici alle Mercato del lavoro «L'esecutivo non ha mostrato senso di responsabilità» VLADIMIRO FRULLETTI Fassina D'Alema: «La trappola contro il Pd e la Cgil non è scattata» Massimo D'Alema interviene alle assise dei Giovani democratici. Sulla riforma del mercato del lavoro, dice, «la trappola contro il Pd e la Cgil non è scattata». Fassina: «Esecutivo meno responsabile dei sindacati». p Il presidente del Copasir parla al congresso dei Giovani democratici pArticolo 18 «Il governo si è creato un problema da solo. Noi leali» Duemiladodici L'Italia e la crisi «Un vasto schieramento chiede che la riforma sia cambiata» INVIATO A SIENA Marchionne: ora sì che la Fiat resta qui Primo Piano12 DOMENICA 25 MARZO 2012
Ai ragazzini incuriositi ed emozionati, ma anche imbarazzati, che lo circondano e gli fanno domande, il presidente della Repubblica dà, sul finire dell'incontro nel suo studio al Quirinale, una risposta che non si presta a equivoci. La domanda tocca un argomento su cui, invece, molte sono state le illazioni, anche strumentali: l'ipotesi di una sua possibile ricandidatura alla più alta carica dello Stato non ha fondamento. «C'è stata una tua collega che molto gentilmente si è preoccupata della mia stanchezza! Effettivamente la stanchezza c'è, e poi non si deve mai ritenere di essere insostituibili. Sono una persona che ha lavorato molto, ha avuto molte soddisfazioni, molte responsabilità, ma sono una persona molto avanti negli anni. È necessario passare la mano, è necessario che si facciano avanti altri anche per la carica di Presidente della Repubblica. Quindi, dopo il maggio del 2013 ci potremo vedere di nuovo, quando vorrete, ma sarà da privato cittadino». Tra poco più di un anno dunque al Colle ci sarà il passaggio di testimone per un impegno a cui finora mai è stata chiamata una donna. «Sicuramente rimane ancora, se non un vero e proprio pregiudizio, una resistenza a scegliere una donna per certi incarichi. Basti pensare che solo fino a non molto tempo fa negli alti gradi della magistratura donne non ce n'erano». Ma lui «qualche sforzo» l'ha compiuto «per quello che potevo e per i poteri che ho» come nella nomina di un nuovo giudice della Corte Costituzionale. «Più le donne si faranno sentire, prima arriverà, mi auguro presto, il momento in cui ci sarà anche una candidata donna alla Presidenza e potrà essere eletta». LE LEGGI E LA GRAZIA Una vera e propria intervista quella dei giovani, ricevuti al Qurinale il 16 gennaio, che ha concluso la prima puntata del programma «Istituzioni» di Rai Educational. La crisi economica ma anche quella della politica, gli atti di sua competenza, la firma delle leggi che possono essere rinviate al Parlamento una sola volta «in casi eccezionali» (quelle norme anMARCELLA CIARNELLI Primo Piano Napolitano: «Dal 2013 torno privato cittadino» È rispondendo alle domande dei ragazzi di una scuola media ricevuti al Quirinale che il presidente della Repubblica rivela: «Nessuno deve ritenere di essere insostituibile. Dal 2013 tornerò un privato cittadino». ROMA p Il presidente della Repubblica smonta ogni ipotesi di ricandidatura per un altro mandato p L'auspicio «Più le donne si faranno sentire, prima arriverà una donna alla Presidenza» L'Italia e la crisi 10 DOMENICA 25 MARZO 2012

Marzo 2012 - Pubblicit à Fogli informativi in Filiale e sul sito web delle Banche - Gruppo Bancario Monte dei Paschi di Siena - Codice Gruppo 1030. 6 È il deposito a tempo per far crescere i tuoi risparmi senza spese e con la garanzia del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Conto Italiano di Deposito non ha vincoli di durata: ti permette infatti di ritirare il denaro versato in qualsiasi momento assicurandoti il rimborso totale del tuo capitale e anche una parte di interessi. Scopri di più nelle fi liali del Gruppo e negli uffi ci dei Promotori Finanziari. Conto Italiano di Deposito
Nel cuore del lutto False profezie Un lutto improvviso, inaspettato, straziantedeveaffrontareColin,quarantenne divorziatoquandoilfigliododicennemuore investito dal metrò. In cerca delle parole che guariranno il suo dolore, Colin si spinge fino in Africa. Un romanzo acuto, affilato che preme sul cuore. Le parole che sanano Parabole di vita quello che va valutando anche Lucy, la bambina sul crinale dell'adolescenza che vorrebbe divertirsi con i fusti russi intravisti in piscina, subito scomparsi, e costretta invece dalle circostanze alla compagnia adulta di donne bislacche, festose e addolorate, attraenti, misteriose. Oscuramente avverte che sono il suo destino, declinato in modi diversi, e che osservandole potrà forse decidere qualcosa di sé, per sé, anche lei segnata dalla propria infanzia di figlia adottiva e proveniente da un Paese, la Cina, che le neonate femmine le getta come niente nei pozzi per far posto ai maschi. UNA FELICE LEGGEREZZA La materia del libro è incandescente, i temi pesanti, pende una minaccia concreta che è la fragilità dei corpi invecchiati e la fine della vita. Come fa Ginevra Bompiani a tenere invece un passo fluttuante, una leggerezza felicemente Liberty, una lingua sobria? Un po' Robert Walser un po' Virginia Woolf, ma soprattutto se stessa: scrittura intelligente dove tutto torna come in un bel teorema matematico, e tutto però può essere improvvisamente sconvolto da una forza incontrollabile, pericolosa eppure consolante: l'erotismo. Ne sono impastati i suoi personaggi, corpi e pensieri, in ogni gesto e in ogni sguardo, sempre in contraddizione, sempre divisi nel «vorrei e non vorrei» della Zerlina mozartiana. «Amare vuol dire dare quel che non si è mai ricevuto a qualcuno che non lo vuole» diceva Lacan citato in epigrafe. Oppure (lo pensa Lucia): «chi ama è in errore, mentre chi non ama è in colpa». E allora come mai risuccede ogni volta, anche fuori tempo massimo? Così, quando Lucia ed Emma si trovano sole sotto la pioggia durante una passeggiata, ecco la rivelazione: «Tutto può accadere, com'è bello finché nulla accade». Il seguito surreale al romanzo precedente dove Rolin aveva immaginato di morire in una camera d'albergo a Baku il 28aprile del 2009. Ritornato sul luogo del delitto, o meglio del suicidio annunciato, raccontaquellochevedeinquellaparticolaregiornatainquelparticolareluogo:nella camera dell'Hotel Crystal. Ritorno a Baku FRASE DI... Dostoevskij «Memorie del sottosuolo» Voland N on è un libro, ma un ag-guato partigiano alla cit-tadella dei sensi allestitain migliaia di lettere ardenti indirizzate da Gabriele D'Annunzio alle sue amate (Lettere d'amore, Dacia Maraini +cd di Piera Degli Esposti, Perrone editore, pagg.76, euro 15,00). Di D'Annunzio si ride, finalmente, grazie al lavoro combinato di Dacia Maraini e di Piera Degli Esposti. Dacia, una decina di anni fa, aveva raccolto una serie di lettere d'amore del Vate, in parte inedite, intercalandole con i commenti in diretta di una ipotetica figlia della destinataria di queste missive dedicate a «Barbara» e firmate «Gabriele». Lettere scoperte per caso, dopo la morte della madre e ora scorse dalla ragazza con occhi sgranati: troppa distanza tra l'immagine della sua mamma - pantofole, dedizione, affetti composti - e quella eccitata dalla pirotecnica sensualità del grande poeta. «Ma mamma...., sbotta ad ogni passo di lettura di quell'epistolario segreto, chi l'avrebbe mai pensato che eri quel fuoco...». Ora, a quel testo si aggiunge la voce micidiale di Piera Degli Esposti che recita le lettere e insieme il controcanto della giovane. Con risultati esplosivi: il dongiovannismo di D'Annunzio riceve ciò che ha sempre meritato e mai ottenuto dal pubblico maschile: si ride e di gusto di quelle autistiche piroette dell' anima. Dissacrante e imperdibile. D'Annunzio Che ridere le sue lettere d'amore TONI JOP FRESCHI DI STAMPA Il rapitore di bambini Eravamo bambini abbastanza Carola Susani pagine 211 euro 13,50 minimum fax Sapore di calcio Baku, ultimi giorni Olivier Rolin pagine 155 euro 14,00 Barbès Editore Vedrai Nicolas Fargues pagine 187 euro 14,00 nottetempo «Io sono un uomo malato... Un uomo cattivo, sono. Un brutto uomo, sono io. Credo di essere malato di fegato. Però non capisco una mazza, della mia malattia, e forse non so neanche cos'è ch\e mi fa male» (traduzione di Paolo Nori) Sette ragazzini a Roma: appaiono all'improvvisoinunagiornatadisole.Liaccompagna un misterioso individuo che chiamano «il Raptor», che li ha rapiti alle lorofamiglied'origine.Maibimbinonsentono nostalgie e formano una comunità senza dare nell'occhio. Tra favola nera e romanzo di iniziazione. Il sapore delle partitelle,quandoicampettidacalcioeranoperragazziconlapassione nelle gambe e nella testa. Quando, comericordaeraccontaCavina, itredicennid'assalto avevnoperdio ilDiodelCalcio e il Mister come suo profeta. Epici scontri e il gusto vero del pallone. La grande partitella Un'ultima stagione da esordienti Cristiano Cavina pagine 254 euro 10,00 miniMarcos 41 DOMENICA 25 MARZO 2012
K awhmu è un luogo sper-duto, a trenta chilometrida Rangoon. Ci si arrivaper strade sconnesse e polverose che attraversano il silenzio dei campi. Non si può dire sia rinomato Kawhmu, né in patria né tanto meno fuori. Ma in queste settimane il caso l'ha trasformato nella capitale politica e mediatica della Birmania. E a fianco dei fiori naturali delle bougainvilles, le penne di pavone dipinte sulle rosse bandiere della Lega nazionale per la democrazia (Lnd) danno ora vivacità e colore al paesaggio. Qui Aung San Suu Kyi si accinge a consumare la sua vendetta democratica nei confronti dei militari che l'hanno tenuta prigioniera per 20 anni. La premio Nobel è candidata nelle elezioni suppletive, indette per sostituire una cinquantina di deputati dimissionari. Nessuno dubita che sarà un trionfo per lei a Kawhmu, e probabilmente per i suoi compagni della Lnd nelle altre circoscrizioni. Pochi avrebbero previsto alla fine del 2010 che la Birmania sarebbe progredita così velocemente verso la libertà. Allora la Lnd boicottò le elezioni parlamentari convocate dai militari dopo decenni di dominio assoluto. Contestavano l'esclusione della loro leader dalla competizione e i meccanismi che garantivano comunque la vittoria agli esponenti del regime. Neanche la fine degli arresti domiciliari per Suu Kyi parve all'epoca cambiare sostanzialmente il quadro. I suoi movimenti erano soggetti a controlli. Gli oppositori restavano in carcere. I birmani continuavano a vivere in condizioni di sostanziale oppressione. Il Parlamento, più che lo strumento per l'esercizio della sovranità popolare, sembrava un inganno pubblicitario della dittatura per accreditare nel mondo la favola di una sua evoluzione verso la democrazia. Pochi mesi dopo, fra la primavera e l'estate scorse, l'inattesa svolta impressa dal neopresidente Thein Sein. Ex-generale, primo ministro dal 2007 al 2011, figura chiave del vecchio regime e oggi perno della transizione al nuovo. Fu lui stesso a ricevere con tutti gli onori Suu Kyi a palazzo. Il colloquio si svolse sotto un ritratto del padre Aung San, eroe dell'indipendenza, assassinato nel 1947 in un ancora misterioso complotto. Figura di cui i gerarchi birmani si erano sforzati di cancellare la memoria. Due tabù infranti in un unico momento. Poi, una cascata di iniziative che nessuno avrebbe sperato venissero prese tanto in fretta. Riconosciuti i diritti di sciopero e di Foto di Thet Htoo/Ansa-Epa GABRIEL BERTINETTO Primavera democratica per Aung San Suu Kyi La sua voce in radio e tv Birmania, ultima settimana di campagna elettorale per la premio Nobel nel distretto di Kawhmu, nei dintorni della capitale. Nelle suppletive di domenica solo 50 i posti in palio per la sua Lega appena tornata legale La Lady come tutti chiamano da tempo la leader dell'opposizione birmana Aung San Suu Kyi durante un rally elettorale Mondo Il caso 34 DOMENICA 25 MARZO 2012
I contorni sono quelli diun'ecatombe, Cosentinolandsi appresta a diventare un ci-mitero di croci. Le prossime asaltare potrebbero essere le amministrazioni di Casapesenna, San Cipriano d'Aversa, Torre del Greco, Villa Literno, Castel Volturno. Andrebbero ad aggiungersi a quelle di Pagani e Gragnano, dove i consigli comunali sono stati sciolti due giorni fa dal ministro Cancellieri con l'accusa più infamante: quella di essere stati infitrati dai clan della camorra. Sono colpi durissimi per la risorgente (nonostante le due ordinanze di custodia cautelare in carcere “condonate” solo dal voto della Camera) leadership di Nic 'o 'mericano, al secolo Nicola Cosentino da Casal di Principe: che abbia smesso, con le dimissioni rassegnate dopo lo scandalo P3, di essere il padre padrone del Pdl campano è una favola alla quale non abbocca più nessuno. Agli ultimi congressi del partito ha fatto la voce grossa, ringalluzzito anche dalla sentenza della Cassazione su Marcello Dell'Utri, e spalleggiato dal suo successore alla guida del coordinamento regionale, il commissario Nitto Palma. Ma ora, oltre ai pesanti “carichi pendenti” (un processo in corso per concorso esterno in associazione mafiosa, un'altra inchiesta in cui è indagato per riciclaggio aggravato dal metodo mafioso) altri nodi stanno venendo al pettine, e l'ex sottosegretario, probabilmente, dovrà rivedere i propri programmi. Perché nell'ultima falcidie ordinata dal responsabile del Viminale all'esito delle relazioni stilate dalle commissioni d'accesso, sono cadute due amministrazioni a lui molto vicine. A Pagani (terzo scioglimento per camorra) la Cancellieri ha troncato l'agonia di un consiglio comunale che dal mese di luglio dell'anno scorso, quando fu arrestato il sindaco Alberico Gambino, il Pdl ha cercato con ogni mezzo di mantenere in vita, nonostante fossero finiti in carcere assessori, consiglieri comunali e manager di municipalizzate. Tutti accusati, Gambino in primis, di aver consegnato le chiavi del Comune al clan locale, i Petrosino D'Auria, sospettati di aver inquinato anche il tesseramento Pdl 2011 (indaga l'antimafia di Salerno). Prima dell'arresto, Gambino, eletto con 28.000 preferenze personali al Consiglio regionale nel 2010 e subito sospeso perché condannato per peculato, era vicecoordinatore regionale del partito, in pratica uno dei collaboratori più stretti di Cosentino. Ma l'influenza di Nic 'o 'mericano era fortissima anche a Gragnano, governata fino ad una quindicina di giorni fa da una giunta presieduta da Annarita Patriarca, figlia dell'ex senatore democristiano e braccio destro di Antonio Gava Francesco, alias CIccio ‘a promessa, condannato in via definitiva per associazione mafiosa poco prima di morire, nel 2008. Annarita Patriarca ha sposato Enrico Martinelli, 41 anni, sindaco di San Cipriano d'Aversa, arrestato per collusioni con il clan retto dal suo omonimo e cugino Enrico Martinelli, boss della Cupola dei Casalesi. Testimone di quelle prestigiose nozze, manco a dirlo, Nic 'o 'mericano. Secondo i pm della Distrettuale antimafia napoletana, l'elezione della Patriarca nel 2009 sarebbe avvenuta con il concorso determinante dei voti spostati dal clan Di Martino, collegato con i Lo Russo, potente famiglia camorristica di Secondigliano. Dalle intercettazioni telefoniche viene fuori anche il nome della sindaca, che però si è dimessa solo dopo l'arresto del marito. Un paio di settimane fa, il presidente del consiglio comunale, Giuseppe Coticelli, è stato condannato a tre anni e due mesi di carcere con interdizione per cinque anni dai pubblici uffici per brogli elettorali. Ma lo stillicidio potrebbe non essere finito: pericolosamente prossimo allo scioglimento è anche il consiglio comunale di Casapesenna, dove il sindaco amico di Cosentino, Fortunato Zagaria, è sospettato di aver assecondato i “desiderata” del superboss Michele Zagaria, catturato dopo una lunga latitanza lo scorso 7 dicembre. Finito in manette con accuse gravissime, Fortunato Zagaria è stato rimesso in libertà dal Riesame, ma in Municipio si è insediata la Commissione di accesso agli atti. Identica sorte è toccata a quelli di San Cipriano d'Aversa, Casal di Principe, Villa Literno, Castel Volturno e Torre del Greco. In quest'ultimo Comune, giunto ormai alla fine naturale della consiliatura, Cosentino è lo sponsor più autorevole della ricandidatura del sindaco uscente Ciro Borriello, uno che è rimasto saldamente al suo posto, rifiutandosi di dare le dimissioni, anche dopo l'arrivo della commissione prefettizia. massimilianoamato@gmail.com NAPOLI L'INCHIESTA MASSIMILIANO AMATO Il monumento a Leonardo Sciascia nella “sua” Racal I prossimi a saltare? www.unita.it Infiltrati dai clan Così chiudono i feudi di Nic 'o 'mericano L'impero di Cosentino in Campania sta crollando sotto i colpi della legge I consigli comunali di Pafani e Gragnano sciolti dal ministero. E non è finita Casapesenna, Villa Literno Castel Volturno, Torre del Greco, San Cipriano... Italia Comuni d'Italia 28 DOMENICA 25 MARZO 2012
L 'uccisione di due pescato-ri da parte di marò italia-ni a bordo di una navemercantile «è un atto terroristico» perché hanno sparato «a uomini disarmati». Lo avrebbe detto il giudice Gopinath dell'Alta Corte del Kerala, secondo quanto riporta il sito della tv locale Zeenews. I pescatori, avrebbe aggiunto durante la discussione della petizione presentata dall'armatore della nave “Enrica Lexie” in cui si chiede il rilascio della petroliera, sono stati uccisi «senza alcun preavviso» ed erano «disarmati». Nel resoconto dell'udienza presieduta a Kochi dal giudice Gopinathan, sottolinea il quotidiano The Hindu, «la Corte ha osservato oralmente che dalla prospettiva dei membri delle famiglie delle vittime, gli atti dei due marò possono essere assimilati al terrorismo perché loro hanno sparato sul peschereccio senza alcun colpo o altro segnale di avvertimento». La Corte, dice ancora il giornale, «ha proposto le sue osservazioni allorché l'avvocato dell'agente della nave (Enrica Lexie) aveva sostenuto che le azioni dei marò non potevano essere definite terrorismo come specificato» in leggi e trattati internazionali. Del significato di questa accusa, l'Unità ne discute con Domenico Gallo, magistrato, autore e curatore di numerose pubblicazioni su temi attinenti a questioni di carattere internazionale ed in materia di diritti dell'uomo. Sul piano del diritto, come inquadrare l'accusa ai due marò di aver compiuto un atto terroristico avanzata dal giudice del Kerala? «Non bisogna scandalizzarsi né lasciarci spaventare della qualificazione giuridica del capo d'imputazione come “atto terroristico”. Non bisogna farlo, perché la concezione di “atto terroristico” non è mai stata inquadrata entro canoni precisi: ogni atto di uso della violenza per fini politici può essere considerato un “atto di terrorismo”. La Corte del Kerala, qualificando questa azione come “atto di terrorismo”, non ha fatto altro che riconoscere che i due marò italiani hanno agito nella loro qualità di militari di uno Stato e quindi per un fine politico». C'è chi dà una lettura politica di quanto sostenuto dal giudice indiano. «Ritengo sbagliata una lettura del genere. In realtà, probabilmente hanno tradotto come “atto di terrorismo” quello che noi, nel Codice penale consideriamo “delitto politico”. Il codice penale italiano, derogando alle Convenzioni internazionali, prevede che la giurisdizione italiana possa intervenire quando venga commesso un “delitto politico” ai danni dello Stato o di un cittadino italiano. Su queste basi, giudici italiani hanno condannato militari argentini che avevano torturato e ucciso dei cittadini italiani in Argentina, obbedendo agli ordini del loro Governo, e quindi agendo in qualità di organi dello Stato, così come i marò italiani hanno agito in qualità di organi dello Stato e non per motivi personali». Esistono precedenti paragonabili al caso indiano, quanto a militari italiani accusati di atti di terrorismo o di “delitto politico” e sottoposti a processo in altri Stati? «No, perché abbiamo processato noi militari italiani che avevano commesso dei delitti all'estero agendo nelle loro funzioni pubbliche. C'è un caso eclatante in proposito». Quale? «Quello dei militari italiani che aprirono il fuoco contro un'ambulanza a Nassiriya, in Iraq, provocando la morte di una partoriente e di altre cinque persone. In quel caso, i militari sono stati processati dal Tribunale militare di Roma, che li ha assolti per mancanza di dolo, perché il giudice ha ritenuto che quei soldati avessero aperto il fuoco ritenenIntervista a Domenico Gallo «L'accusa di terrorismo ai marò dipende dal punto di vista indiano» I lagunari Massimiliano Latorre e Salvatore Girone scortati alla Corte di Trivandrum UMBERTO DE GIOVANNANGELI www.unita.it Il giurista individua un precedente: i militari italiani in Iraq che aprirono il fuoco contro un'ambulanza, processati a Roma. «Per l'India non sarebbe umiliante» Mondo32 DOMENICA25 MARZO2012

al primo Reggimento bersaglieri di Cosenza, già ampiamente sperimentato nelle missioni internazionali in Afghanistan era già stato impiegato dall'ottobre del 2009 al maggio del 2010, il 14 marzo scorso il passaggio di consegne dal San Marco. Il distretto del Gulistan, nella provincia di Farah, si conferma una delle aree più calde tra quelle affidate agli italiani. L'attacco di ieri è solo l'ultimo di una serie. Tra gli incidenti più gravi quello del 9 ottobre 2010, quando gli insorti presero di mira un convoglio di blindati che scortavano una settantina di mezzi civili: uno dei mezzi su cui viaggiavano i militari italiani saltò in aria su un ordigno nascosto nel fondo stradale. Morirono i primi caporal maggiori Gianmarco Manca, Francesco Vannozzi e Sebastiano Ville e il caporal maggiore Marco Pedone. Ad alto rischio anche le basi avanzate, i due avamposti che vengono presi di mira con cadenza quasi quotidiana: «Ice», teatro dell'incidente di ieri, e «Snow», dove il 31 dicembre 2010 venne ucciso da un cecchino l'alpino Matteo Miotto. Gli uomini della task force devono controllare un territorio di 24mila chilometri quadrati, abitato da poco meno di 130mila persone. Un compito non semplice, in un clima sempre più intollerante nei confronti delle forze internazionali. È solo di un mese fa l'allarme dei Servizi segreti italiani che, nella relazione sullo stato della sicurezza consegnata al Parlamento, evidenziavano come «gli elementi di criticità del 2011 sembrano destinati a perdurare nel breve-medio termine», segnalando in particolare il rischio di attacchi contro il personale straniero, incluso il contingente italiano - che attualmente conta 3985 uomini. IL DOLORE DI NAPOLITANO Cordoglio è stato espresso dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano. «Il capo dello Stato - si legge in un comunicato - esprime i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei familiari del caduto, rendendosi interprete del profondo cordoglio del Paese». Per il presidente del Senato, Renato Schifani, «l'Italia continua a pagare un altissimo prezzo di sangue» ma la missione in Afghanistan resta «decisiva». Solidarietà alle vittime è stata espressa dalle diverse forze politiche, Pd e Idv hanno chiesto al governo di riferire in Parlamento al più presto. Per Di Pietro è ora di imboccare la strada del ritiro. Sono 50 i militari italiani morti in Afghanistan dall'inizio della missione, nel 2004. Foto di Jalil Rezayee/Ansa Ugo Papi Attentato nel sud 5 morti Duplice attacco Tiri di mortaio avevano sfiorato il campo già nella mattinata L'ANALISI In Afghanistan un altro soldato italiano è stato ucciso e cinque sono rimasti feriti. In un intervento così difficile bisogna sempre mettere in conto la perdita di vite umane, ma l'aumento esponenziale dei morti, si lega ad una situazione sul campo sempre più confusa, per non dire drammatica. L'Afghanistan a undici anni dall'inizio dell'intervento internazionale, rimane un luogo insicuro e dai precari equilibri. Fin dall'inizio la presenza della coalizione si è caratterizzata per una divisione patente tra gli obbiettivi dell'Isaf, tesa a garantire sicurezza alla popolazione e creare nuove istituzioni democratiche e gli americani concentrati alla lotta al terrorismo. Questi obbiettivi diversi hanno creato negli anni contraddizioni, sprechi e inefficienze. Ad oggi l'economia afghana è ancora dipendente dagli aiuti internazionali, il sistema politico è arcaico, l'apparato amministrativo è inefficiente e corrotto e il mercato dell'oppio copre oramai il 90 % della produzione mondiale. Ogni anno se ne volano indisturbati a Dubai più di 4 miliardi e mezzo di dollari, più o meno pari al Pil annuale dell'intero Paese. Nessuno, neanche gli americani, sono riusciti a trovare un'alternativa a Karzai, uomo sicuramente abile, ma poco affidabile. Negli anni i suoi parenti hanno tutti assunto posizioni di potere e lo stesso processo di riconciliazione con i talebani è stato sfruttato dal Presidente per rafforzare la sua forza elettorale e le alleanze con il suo clan. Negli ultimi anni sono aumentati drasticamente gli attacchi kamikaze e le lo scoppio di ordigni improvvisati, con un conseguente aumento dei morti tra i militari e i civili. Sempre più spesso sono gli stessi militari afghani a sparare sugli alleati internazionali. Nel 2009 finalmente il generale Patreus si è impegnato assieme alla Nato, in una nuova strategia di contro insurrezione, focalizzata sulla protezione della popolazione civile nelle aree del sud ancora in mano ai talebani, per conquistarne «il cuore e le menti». Questo cambiamento non sembra aver portato a chiari risultati positivi. I gruppi talebani, per quanto divisi, sono ancora attivi e trovano protezione in Pakistan, dove gli americani hanno intensificato la loro attività di bombardamento con i droni, creando un ondata di anti americanismo tra la popolazione pakistana. A complicare la situazione sono intervenuti gli incredibili casi delle copie del corano bruciate in una caserma americana e la strage del soldato americano a Kandahar, con l'uccisione di 17 tra donne e bambini. Nonostante le rassicurazioni ufficiali, il grado di popolarità delle truppe straniere tra la popolazione è sempre più bassa. In questa quadro la coalizione ha già da tempo annunciato i tempi di un ritiro a partire dal 2014. Obama sembra accontentarsi dell'uccisione di Bin Laden. Ma le condizioni per un passaggio di poteri alle istituzioni locali, anche se progressivo, sembra problematico. C'è chi suggerisce una linea diversa della coalizione, un comprehensive approach che non indichi date di ritiro, e si concentri sul miglioramento dello Stato di diritto, di quello giudiziario e di quello istituzionale e politico, insistendo su una maggiore coordinazione delle forze internazionali e un atteggiamento più rigoroso nei confronti di Karzai. Ma i governi occidentali e le loro opinioni pubbliche hanno fretta di andarsene e sono stanche di una guerra che non sembra mai finire. DOPO UNDICI ANNI UNA GUERRA SEMPRE PIÙ CONFUSA Unexsenatoreafghanoealtrequattropersonesonorimasteuccisenell'esplosionedi una bomba controllata a distanza nella provincia di Uruzgan, nel sud dell'Afghanistan. Secondoilportavocedellapoliziaprovinciale, levittimesonol'exsenatoreKhairoJan, ilsaggio Sharafuddin della tribù Popalzai - la stessa del presidente Karzai - e le guardie del corpo. 21 DOMENICA 25 MARZO 2012
La sociologa: «Si bandisce la concertazione coi sindacati ma si accettano veti da notai e farmacisti. Questa riforma serve a poco, addirittura inutile per i giovani e le donne» Intervista a Chiara Saraceno «Monti sia coerente O tratta con tutti o con nessuno» M i ha colpito moltoun'espressione usatada Monti, ovvero cheil governo non vuolela concertazione, come se la concertazione fosse un inciucio. L'inciucio il governo e il Parlamento lo hanno fatto sulle liberalizzazioni con i tassisti, i farmacisti, le varie lobby. Quando si dice, poi, che i sindacati non devono avere potere di veto è giusto, ma poi non si dovrebbe permettere che lo abbia Mediaset sulle frequenze o la Chiesa Cattolica su molte altre questioni». Professoressa Saraceno, il governo dei tecnici manda in pensione solo la concertazione. Dicono sia un elemento di modernità... «Pensare che i sindacati vanno solo consultati e poi si decide da soli, rischia di mutare radicalmente i rapporti di potere tra soggetti sociali producendo forti squilibri. Si può sostenere che sono poco rappresentativi, ma allora i tavoli vanno allargati ad altri soggetti, non chiusi. Concertare significa tentare di raggiungere un accordo, è fondamentale in una democrazia. Non si può parlare di modello tedesco e poi di inciucio: in Germania la concertazione e la cogestione sono regole, modelli». La modifica dell'articolo 18 è il simbolo di questo nuovo modo di trattare. Ma il governo sostiene che sia solo una parte della riforma e nemmeno la più importante. È d'accordo? «È una parte, ma condiziona tutto il resto. L'articolo 18 è una questione simbolica soprattutto per il governo, che ha voluto portarla a casa ad ogni costo. A rischio di fare un pasticcio, di tirarsi la zappa sui piedi, il governo ha voluto modificare a tutti i costi i rapporti di forza tra i singoli lavoratori e datori di lavoro, indebolendo ulteriormente i primi, togliendo il potere deterrente che ha quella norma. Questo non credo che produrrà ondate di licenziamenti, ma di sicuro creerà un contenzioso giudiziario fortissimo. In questo è stato il governo a dimostrarsi ideologico». Elsa Fornero ha sempre parlato di giovani. La riforma li tutela realmente di più? «Solo parzialmente. C'è qualche tutela in più, come l'attenzione agli abusi su co.co.pro e partite Iva. Ma la gran parte delle nuove norme non riguarda i trentenni, la categoria cioè più in difficoltà oggi. Il contratto di apprendistato potrà favorire i giovani sotto i trentenni che entreranno nel mondo del lavoro, ma non chi ha 30 anni e più. Per quanto riguarda gli ammortizzatori si parlava di universalità, ma c'è solo un piccolo allargamento perché si lascia come requisito le 52 settimane di lavoro nel biennio e i 2 anni di anzianità di contribuzione. Per loro ci sarebbe il mini Aspi, ma è la solita mania italiana di prevedere tanti istituti ad hoc, come la disoccupazione a requisiti ridotti in agricoltura o nell'edilizia. Sarebbe stato meglio prevedere una sola misura, modulata secondo l'anzianità contributiva, come negli altri Paesi. In ogni caso continuano ad essere esclusi i co.co. pro. Va poi sottolineato che tutte queste modifiche non produrranno un solo posto di lavoro». L'altro cavallo di battaglia di Fornero è il lavoro femminile. Qua la riforma produce più risultati? «Ancora meno. La norma sulle dimissioni in bianco è importante, ma è un atto dovuto, di reintrodurre quei controlli che erano stati cancellati sciaguratamente dal governo Berlusconi. Sul resto non vedo risultati. I problemi dell'occupazione femminile sono la scarsa domanda di lavoro e la conciliazione con la vita familiare. E non sono stati affrontati». E i congedi di paternità? Quelli sono positivi, no? «Una cosa carina, niente più. Se si vuole che i padri condividano la cura dei figli, tre giorni non bastano. Io avrei chiesto di pagare di più i congedi, quella sarebbe stata una svolta. Oggi in Italia i genitori hanno 10 mesi di congedo dopo la maternità. I primi sei mesi sono pagati al 30%, gli altri quattro non lo sono affatto. E non mi si venga a dire che è un passo avanti nella verso la parità. Lo sarebbe solo se oltre alla quota riservata (10 mesi divisibili fra i due genitori) che abbiamo in Italia, si alzasse il livello di copertura dello stipendio almeno al 50%, come chiede l'Unicef». C'è poi il voucher per il baby-sitting... «La norma non è chiara, ma comunque, incoraggiando il ritorno al lavoro della donna al più presto, va in direzione opposta rispetto, ancora una volta, alla Germania, l'ultimo Paese avanzato ad adottare una normativa che invece consente ai genitori a stare, eventualmente alternandosi, con il figlio per tutto il primo anno di vita. In più l'idea del baby sitting va contro il principio che i servizi per l'infanzia devono essere strumenti educativi. In Italia sono troppo pochi, ma hanno una grande tradizione di eccellenza». Bisogna però riconoscere che tutta questa riforma è fatta senza risorse. Dove si potevano trovare? «A parte i giusti e autorevoli pareri sul rischio che continuando a tagliare non si potrà crescere, io avrei utilizzato le poche risorse disponibili per creare un po' di lavoro per giovani e donne, producendo coesione sociale. E il modo migliore era investire sulla riqualificazione ambientale ed urbana e sui servizi alla persona. E non lo si è fatto per niente». M.FR. Foto di Marco Merlini/LaPresse mfranchi@unita.it Chiara Saraceno Era la notte tra il 7 e l'8 luglio 2010. Era da quella notte che, in un certo senso, avevo smesso di vivere. Di sicuro la mia speranza in un futuro migliore e in una società più giusta aveva cominciato a vacillare. È vero, non mi sono mai arreso. Ma le tensioni, la paura, soprattutto per la mia famiglia e per i miei figli, mi hanno fatto passare un periodo terribile. Da allora abbiamo ricevuto la sospensione e poi il licenziamento. Un primo reintegro disposto ai sensi dell'art.28 e il mancato rientro in fabbrica. L'intervento del Presidente della Repubblica per il rispetto delle sentenze e quello e della Cei a sostegno del nostro effettivo reintegro. Una denuncia penale per sabotaggio. Poi la doccia fredda del tribunale di Melfi che con sentenza ribaltava il giudizio della fase sommaria ritenendo non antisindacali i nostri licenziamenti. Ora che sono arrivate le motivazioni della sentenza della Corte di Appello di Potenza mi sento finalmente liberato. Questa sentenza rende giustizia di ciò che è realmente accaduto quella notte. Era la notte tra il 7 e l'8 luglio del 2010. Eravamo in sciopero. Perché aumentava la produzione mentre un intero turno era in cassa e senza richiamare nessun lavoratore. In pratica, Fiat produceva le stesse vetture risparmiando un terzo del costo del lavoro, pagato invece che dall'azienda dall'Inps. Chi scioperava? Tutta la Rsu unitariamente. Sí, compresi Cisl, Uil e Ugl. Proprio come accade in queste ore sull'art.18. Chi è stato licenziato tra tutti i delegati in sciopero? Solo noi della Fiom. Che cosa avevamo fatto? Nulla. Ora la corte d'Appello ha ristabilito la verità dei fatti ed ha sentenziato che la Fiat voleva liberarsi di sindacalisti scomodi. NOI A MELFI FUORI DA UN INCUBO Giovanni Barozzino IL CASO Industriali In estate la svolta «Il barometro congiunturale è lontano dai valori depressionari autunnali e per l'economia globale prevede una maggiore dinamica. Per l'italia ci sono timidi segnali di svolta, che non si concretizzerà però prima dell'estate inoltrata». Si legge nell'incipit di congiuntura flash, l'analisi mensile del Centro studi Confindustria, relativa a marzo 2012. 9 DOMENICA 25 MARZO 2012
Foto di MAtteo Bazzi/Ansa può rimediare stabilendo che è l'illegittimità che si sanziona, a prescindere dalle motivazioni del licenziamento…». La discussione è aspra, anche perché capita in mezzo ad una crisi pesantissima e dopo una legge di riforma delle pensioni, che Raffaele Bonanni ha definito crudele… Non hanno scelto il momento sbagliato? «Qui sta il punto. Si vuole andare ad una riforma che non produrrà alcune effetto sulla crescita del Paese…». Il ministro non vi ha presentato una bella tabellina indicando le previsioni di espansione del mercato del lavoro, riformato come si deve l'articolo 18? «Nessuna tabella perché nessuno è in grado di fornirla, per la semplice ragione che effetti benefici non ce ne saranno. Siamo da capo, con una riforma del lavoro, ma senza crescita, che si aiuta per altre vie, dal fisco meno pesante sulle buste paga alla riduzione dell'Iva, dagli investimenti alle infrastrutture, dalla lotta alla corruzione all'innovazione e alla formazione. E per quanto riguarda le pensioni, si è prodotta una riforma che ne cancella il valore di welfare sociale, allungando i tempi del lavoro proprio quando viene meno il lavoro, creando una serie ingiustizie, violando diritti in essere, cancellando le fondate e motivate aspettative di migliaia di persone». Lei ha denunciato il rischio che si inasprisca la tensione nel Paese. «Il rischio c'è, se ad esempio nel lavoro invece di creare stabilità si vanno a introdurre ragioni di incertezza e di ansia, se per liberalizzare si sostiene l'idea di tener negozi aperti ventiquattro ore su ventiquattro, in un sistema del commercio che non è in grado di sostenere un simile peso, con la manovra sulle pensioni. Certo che c'è il rischio che la tensione salga, perché si continua nell'idea che si possa dividere il Paese. Noi abbiamo sempre dato molto peso alla convinzione di un accordo e, invece, abbiamo visto che il governo questa convinzione non la coltivava». Spiegazione di alcuni: si fa tutto per lo spread e per l'Europa, quasi su dettatura dell'Europa. Massimo Riva ha scritto che per inseguire l'Europa siamo diventati più tedeschi dei tedeschi. È d'accordo? «La sensazione che si voglia fare la parte dei primi della classe. Poi succede che un intervento come quello sulle pensioni ci allontana addirittura dall'Europa. Se si vuole intervenire sull'articolo 18, si prenda pure a modello un Paese vicino al nostro, un Paese industriale, un paese come la Germania, ma si rispetti il modello che è molto più favorevole al lavoratore e non cancella affatto l'opzione del reintegro». Il “Corriere”, un paio di giorni fa ha brindato alla fine della concertazione. La concertazione è morta? «Sono sempre convinta che la concertazione sia una risorsa per la democrazia e che assolutamente non condizioni o limiti le prerogative del Parlamento. La concertazione si regge sulla mediazione. Bisogna essere convinti del valore della mediazione e cercarla». Che cosa si attende dalla nuova Confindustria? Squinzi, senza dichiarar nulla, è stato chiaro sull'articolo 18, ma anche sull'importanza della contrattazione nazionale. «Dopo una stagione difficile, spero in una ripresa delle relazioni in coerenza con quanto s'è ipotizzato con l'accordo del 28 giugno. Il nuovo presidente di contratti nazionali ne ha firmati molti, riconoscendo che proprio i contratti nazionali sono strumenti di regolazione di una competizione sana, corretta, trasparente». Come si è trovata a tavola, a Cernobbio, con Monti, con due ministri, Gnudi e Profumo, con Alfano, con Sangalli, presidente di Confcommercio, e poi con Bersani. S'è parlato di riforma del lavoro? «Mi è parso che il Presidente del consiglio non ne avesse alcuna intenzione e quindi il tema è rimasto lontano da quella tavola. S'è parlato soprattutto di calcio. Sangalli è milanista e aspettava la partita». A nche da parte cattolicanon sono mancate le cri-tiche al provvedimentogovernativo sul merca-to del lavoro. Due i punti messi a fuoco. Il primo è un interrogativo posto da un vescovo, mons. Giancarlo Bregantini, particolarmente credibile perché in vita sua ha fatto l'operaio: «Il lavoratore - si è chiesto - è persona o merce?». Il secondo è l'auspicio del portavoce ufficiale della Cei per «una soluzione la più ampiamente condivisa». Una combinazione in cui tutto si può leggere meno che una ratifica (o un plauso) per l'accaduto. Che dunque andrà riesaminato su entrambi i versanti: quello dei valori e quello del consenso. Nel pensiero cattolico consolidato, da Leone XIII in poi passando per Toniolo e La Pira, non è mai stata accettata la tesi per cui «il mercato non conosce bisogni ma domande» e quindi «è il servitore della domanda che c'è» (Einaudi). Ci si è semmai accostati a quelle correnti liberali che prefiguravano la coesistenza del mercato con «un meccanismo separato», atto a realizzare una distribuzione dei mezzi d'acquisto «più ugualitaria, con minore miseria in basso e minore dovizia in alto» (idem). L'esperienza cattolico-sociale e poi cattolico-democratica persegue l'obiettivo di un ordinamento sociale in cui - accanto al diritto di proprietà - sia garantita la dignità del lavoratore unitamente ai diritti del lavoro e «soprattutto il diritto al lavoro, che è un corollario del diritto alla vita. Il quale è superiore allo stesso diritto di proprietà» (mons. Civardi). Con questa attrezzatura, dall'800 in qua, i movimenti cristiani in varie forme hanno alimentato una forte tendenza riformista, volta a correggere le ingiuste strutture del capitalismo, in ciò convergendo dialetticamente con correnti di altra ispirazione, compresa quella marxista, rifiutata nel finalismo e nei metodi ma non nella diagnosi che denunciava la condizione «poco men che servile» del proletariato industriale. Ora, se è doveroso constatare, come ha fatto Benedetto XVI in viaggio verso Messico e Cuba, che il marxismo come soluzione politica ha conosciuto il proprio tramonto storico, non si può certamente ritenere che ne siano archiviati i presupposti analitici di menomazione di umanità su cui si fondarono quelle ed altre teorie e proposte di riscatto delle «classi laboriose». Nei giorni scorsi è stato eletto a presiedere l'organismo di coordinamento dell'episcopato europeo (Comece) il vescovo di Monaco che si chiama Marx (Reinhart), il quale è non è certo un Marx cattolico ma è noto come autore di un libro che, giocando sul nome, ha intitolato «Il Capitale», in cui, indirizzandosi direttamente al «caro omonimo», illustra lo sviluppo economico attuale e riconosce «con parecchia inquietudine molto di ciò che lei, signor Marx, ha scritto». Oggi come allora, dunque, due sono le direttrici obbligate d'intervento: l'una volta a umanizzare l'economia includendo nel suo circuito l'impegno per il pieno impiego, l'altra destinata a sollevare lo status del lavoratore affrancandolo dall'arbitrio delle controparti. Il principio della giusta causa nei licenziamenti nell'industria (ma anche, antiche battaglie, nelle disdette agrarie) è figlio di questa cultura e si affermò a seguito di aspre lotte sindacali e sociali. È nella rivisitazione di tali precedenti che si trovano le radici del disagio che si prova di fronte a soluzioni ed argomenti che, con tutte le giustificazioni… tecnologiche del caso, hanno per effetto un indebolimento della condizione dei prestatori d'opera. Se poi è vero che la situazione è mutata rispetto ai tempi in cui fu varato lo Statuto dei lavoratori, la soluzione (che sia riformista) non sta nell'adeguarsi allo stato delle cose ma nell'intervenire per impedire che nei fatti la libertà e l'eguaglianza dei cittadini siano menomate. L'appello alla convergenza per una soluzione condivisa è il naturale corollario di quel che precede: un tecnico è bravo anche quando ripara un guasto. DOMENICO ROSATI Il commento Il lavoro per i cattolici è più importante del diritto di proprietà Cisl: c'è spazio per confronto La decisione del Governo di presentare un ddl sulla riforma del mercato del lavoro «va valutata positivamente in quanto permette al Parlamento un adeguato spazio di discussione e approfondimento su un provvedimento che è molto ampio e complesso». È quanto dichiara la Cisl nazionale in una lunga nota sul testo di riforma. 5 DOMENICA 25 MARZO 2012
Il Tempo Oggi bruno.bon@libero.it ZOOM Da Zavoli a Rosi l'ultimo saluto a Tonino Guerra NORD Cieli sereni o poco nuvolosi ovunque. CENTRO Torna il bel tempo con prevalenza di cieli sereni su tutte le regioni. SUD In gran parte soleggiato, salvo nuvolosità associata a qualche rovescio su rilievi. Domani NORD Cielo sereno su tutte le regioni. CENTRO Cielo sereno su tutte le regioni. SUD Cielo sereno su tutte le regioni. Dopodomani S corriamo i redditi di chi ci rap-presenta dove si formano leleggi. E non troviamo nessuno che si avvicini, nelle cifre, alle miserie che oggi fanno della stragrande maggioranza degli italiani un popolo relativamente povero. Il «gap» dipende dai compensi previsti dalla legge per l'attività parlamentare, ma solo in apparenza. La verità è che chi fa le leggi su nostra delega, salvo eccezioni, appartiene ad una «classe» in grado di assorbire i colpi di una politica di ristrettezze economiche senza soffrirne. Questa distanza non certifica che non saremo difesi ma che, nel caso non ci sentissimo protetti, saremo autorizzati a riflettere: per forza, quelli non provano sulla loro pelle i problemi che ci deprimono. Perché allora non popoliamo Montecitorio di operai, disoccupati, donne, precari, artigiani, piccoli imprenditori non come ciliegine ma almeno nella percentuale che rappresenta la nostra qualità della vita? Bruno Bongiovanni NORD Cieli irregolarmente nuvolosi con isolati acquazzoni da est verso ovest. CENTRO Parzialmente nuvoloso su buona parte dei settori. SUD Instabile tra est Sicilia, Calabria e bassa Campania, poco nuvoloso altrove. Culture La sua Romagna, la Valmarecchia che tanto ha amato gli si è stretta attorno. Oltre un migliaio di persone, guidate dall'orazione funebre di Sergio Zavoli, hanno tributato un omaggio commosso e caloroso a Tonino Guerra: «Era tutt'uno con questo piccolo mondo - ha detto Zavoli - trasformato nell'universo dalle sue poesie ognuna con l'infallibile precisione, cioè l'inimitabile alleanza degli occhi e del cuore, di un poeta che porta i pensieri e le cose a un'altezza sorprendente». Con lui c'erano il regista Francesco Rosi, la vedova di Michelangelo Antonioni, Enrica Fico, e ancora Paola, la sua traduttrice in Russia, Walter Veltroni e Sergio Cofferati. LA MOSTRA «Elliot Erwitt. Icons» (da oggi al 24 giugno, Aosta) ripercorre la carriera e i temi principali della poetica del grande fotografo e artista americano, attraverso 42 scatti da lui stesso selezionati come i più rappresentativi, quale sintesi della sua arte. Saranno esposti per la prima volta alcuni autoritratti. Elliot Erwitt. Scatti inediti ad Aosta NANEROTTOLI Il «gap» dei redditi Toni Jop M arx ha dichiarato dinon essere marxi-sta? Sicuramente.Vediamo un po'.« M a r x i s t a » e «marxismo», del resto, come «comunista» (1569) e «socialista» (1753), furono all'inizio ingiurie. Le utilizzarono prima, a partire dal 1872, un poliziotto francese, e i seguaci di Bakunin, poi, a partire dal 1882, i socialisti «possibilisti» francesi contro quanti si rifacevano alle analisi di Marx. Proprio per difendersi dalla voglia di certezze dei compagni etichettati come «marxisti», ma anche per combattere gli avversari politici, Marx, poco prima di morire, secondo le testimonianze del russo Lopatin, e di Engels, aveva dichiarato con energia di non essere «marxista». Il «marxismo», con un rovesciamento semantico, venne tuttavia fatto proprio dagli epigoni. Non subito. Le cose marciarono però alla svelta. E nel 1895 l'Enciclopedia Brockhaus già riportava la voce «Marxismus». Nell'Enciclopedia Britannica (1902), tuttavia, la voce «Marx», per quanto firmata da Bernstein, non ospitava ancora il sostantivo «marxismo». Al di là della questione del nome, il «marxismo», come sistema organicamente chiuso, laddove Marx (morto nel 1883) l'aveva lasciato drammaticamente aperto, ebbe comunque come data di nascita il 1878, anno di composizione, da parte di Engels, dell'Antidühring. Il «marxismo ortodosso», travolto dalla prima guerra mondiale, visse così, in tutto, 36 anni. Diversissima è invece la vicenda del marxismo-leninismo, espressione elaborata negli anni dello stalinismo maturo. E nel 1934 Adoratskij definì la «dialettica materialistica» il «fondamento del marxismo-leninismo». Oggi il termine «marxismo» è di rado pronunciato. Ed è certo che il solo Marx non basta per comprendere il mondo. Ma è anche certo che senza Marx non troviamo talvolta neppure le parole per parlare del mondo. MARX NON È MARXISTA STORIA E ANTISTORIA 45 DOMENICA 25 MARZO 2012
Salemi, Sgarbi farà ricorso Il comune del Trapanese è stato sciolto. Vittorio Sgarbi, ex sindaco, annuncia ricorso: «Povvedimento abnorne, impugnerò lo scioglimento, non a mia difesa, ma a tutela dell'immagine di Salemi (Tp) e dei suoi cittadini». Campania, «situazione drammatica» Per il consigliere regionale Gianfranco Valiante «la situazione in Campania è drammatica e preoccupante. Il fenomeno delle infiltrazioni criminali nella pubblica amministrazione è più grave di quello che si pensa». P er una faida sanguinosa aTaurianova di Calabria,tra i cartelli mafiosi degliAsciutto - Grimaldi controi Zagari - Viola - Grimaldi, nel 1991 l'allora governo Andreotti (ironie della storia) emise un decreto per autorizzare lo scioglimento per mafia di Comuni e altri enti locali infiltrati dai clan. E così ieri, venerdì 23 marzo il ministro dell'Interno Cancellieri ha disposto lo scioglimento di 7 comuni (a guida Pdl, o di liste civiche di centrodestra). Quattro per 'ndrangheta. Di questi, 3 in Calabria e uno a Leinì, che si trova in provincia di Torino, ma che è ormai colonizzato dalle 'ndrine. Le cosche sono riuscite persino a infiltrarsi tra i cantieri della Tav e, primo caso nella storia, anche ai Giochi Olimpici. Lo si apprende, incrociando i dati della relazione della Dia torinese del 2009, inchiesta «Minotauro», e soprattutto dall'ultimo report di Legambiente, «Cemento armato». I clan calabresi (la Dda di Torino nel giugno 2011 ha certificato 9 “locali” o cellule, di 'ndrina, solo nella provincia del capoluogo) erano riusciti a piazzare le loro imprese nei subappalti del cantiere per il nuovo PalaVela, consegnato in tempo per i Giochi Invernali 2006. Ma non solo. La famiglia Marando di Caulonia aveva messo una loro coop «Edilizia Torino 2000» nei cantieri del palazzetto del ghiaccio. Se Torino fa impressione, Leinì rimane invece, nelle carte sottoscritte dal procuratore Caselli e predisposte dal sostitutoprocuratore Antonio Malagnino, l'emblema di come i cantieri e tutto il ciclo del cemento a Nord, siano oramai in mano alle cosche partite 40 anni or sono dall'Aspromonte per colonizzare anche la Liguria e la Lombardia. Da giugno scorso si trova agli arresti Nevio Coral, per 12 anni amministratore di Leinì per Forza Italia, poi Pdl, prima di cedere la fascia tricolore al figlio Ivano. Dalle dichiarazioni del pentito Rocco Varacalli, che ha descritto «30 anni di 'ndrina a Torino» e dalle intercettazioni ambientali, emerge il rapporto strettissimo tra il politico sabaudo e don Bruno Iaria, calabro della locride e mammasantissima del locale di Cuorgnè. Il patto è questo: i calabresi offrono voti («noi nella politica ti diamo tutte le nostre mani», dice Iaria) e Coral offre alle ditte dei calabresi la «guardiania», la sicurezza, versione arcaica del pizzo, su tutti i cantieri pubblici. I calabresi scelgono tutto: manodopera, forniture e materiali, «acquisendo illecitamente gestione e controllo delle attività economiche», scrivono i pm. E Leinì è solo un primo mattone. Dopo le inchieste della pm milanese Alessandra Dolci, che scovò la cosca Morabito Papalia, di Platì in Aspromonte, ma egemone a Cernusco sul Naviglio, infiltrata nei cantieri bergamaschi della Tav Milano-Venezia, ora in giugno i magistrati torinesi, hanno potuto dimostrate come le ditte dei boss calabresi abbiano tentato di infiltrare i cantieri Tav di Orbassano , Rivalta e Chivasso, tramite il boss Giuseppe Catalano, del “locale” di Torino, che ha il suo referente calabro in Giuseppe Commisso detto «U mastru» pezzo da 90 di Siderno, vicino Locri. Cemento, 'ndrangheta e opere pubbliche: sembra che al Nord ci sia oramai una connessione diretta. GIANLUCA URSINI Las Vegas, nel museo della mafia «entra» Tano Badalamenti Ecco come le 'ndrine hanno fatto affari con Tav e Olimpiadi Dietro lo scioglimento del comune piemontese di Leinì anni di appalti gestiti dalla 'ndrangheta. Manodopera materiali, fornitori tutto veniva scelto dalle ditte calabresi Il dossier REGGIO CALABRIA muto: anche il comune di questo paese è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. L'assassino di Peppino Impastato entra nel «Pantheon» dei mafiosi «degni» di essere ricordati da chi andrà a visitareilneonato MuseodellaMafiaaLas Vegas costato 42 milioni di dollari. «Lo abbiamocollocatoalterzopianodelmuseo dedicandogli una targa», ha annunciatoMikeDoria,portavocedelneoinaugurato e contestatissimo Mob Musem di Las Vegas, intervenendo al programma televisivo KlausCondicio in onda su YouTube econdottodaKlausDavi. Programma che pubblica anche la menzione dedicata a Badalamenti. Una scelta che fa inorridire il magistrato anti mafia Vincenzo Macri che bolla l'operazione come«un'oscenainaccettabilebaracconata». Cose che succedono, di là dall'Oceano. Ecco il testo della targa dedicata al boss: «Gaetano Badalamenti, celeberrimo boss della mafia siciliana, si distinse per essere stato il capo di un giroditrafficod'eroinainternazionalemultimiliardario che andava da Brooklyn alla Sicilia. La droga veniva fatta entrare negli Usa in lattine di pomodoro importate dall'Italia. Nel paese le pizzerie erano usate come copertura». Inaugurato con l'aperta ostilità degli italo-americani il 18 febbraio, il Museo si propone di raccontare la storia della mafia. IL CASO OgniCameradelLavoromanderàunapietraaCorleonepercostruireunmonumento in memoria di Placido Rizzotto, il sindacalista della Cgil ucciso dalla mafia nel 1948. Lo ha annunciato la segreteria nazionale del sindacato. Il riconoscimento dei resti di Rizzotto trovati in una foiba di Rocca Busambra è avvenuto due settimane fa. Una pietra per Rizzotto 29 DOMENICA 25 MARZO 2012
Un atto di guerra, non un attentato. Un soldato italiano è morto e altri cinque sono rimasti feriti nell'attacco a colpi di mortaio contro la base avanzata «Ice» in Gulistan, nell'Afghanistan sud-orientale. L'area è affidata alla Task Force South-East, solo di recente assegnata al 1˚ Reggimento Bersaglieri. Una regione non facile, dove i militari italiani sono già finiti sotto tiro in diverse occasioni. Ieri l'avamposto «Ice» è stato bersagliato due volte. In mattinata i colpi di mortaio sono finiti fuori dal perimetro della base. Poi, intorno alle 14,30 locali, un nuovo attacco e stavolta i tiri sono andati a bersaglio. Subito si sono alzati in volo gli elicotteri d'attacco Mangusta che avrebbero «neutralizzato» le postazioni dalle quali erano partiti i colpi, stando a quanto riferiscono al ministero della Difesa. «Il personale ferito è stato subito soccorso e trasferito in elicottero all'ospedale militare da campo della Coalizione più vicino», ha fatto sapere lo Stato maggiore italiano. Non si conoscono ancora nel dettaglio le condizioni dei feriti, due dei quali sarebbero gravi, mentre gli altri tre non risultano in immediato pericolo di vita. Il militare rimasto ucciso, Michele Silvestri, aveva 33 anni e abitava a Monte di Procida, era sergente del 21˚ Genio Guastatori di Caserta, inquadrato nella Brigata Garibaldi dei Bersaglieri. Era arrivato in Afghanistan dieci giorni fa, sarebbe dovuto rientrare tra sei mesi. Era sposato e aveva un bambino di otto anni. Tre dei cinque feriti sono in forza Soldati sotto tiro MARINA MASTROLUCA La difesa di Bob Bales chiede l'infermità per la strage a Kandahar IL CASO Primo Piano Afghanistan, attacco alla base italiana Ucciso un militare Un militare italiano è rimasto ucciso dai tiri di mortaio sulla base italiana «Ice», in Afghanistan. Cinque i feriti, due sarebbero in gravi condizioni. La regione già teatro di numerosi incidenti. Cordoglio di Napolitano. Bersaglieri italiani in pattugliamento in Afghanistan p Cinque feriti due sarebbero in gravi condizioni. Michele Silvestri aveva 33 anni e un figlio piccolo p Regione a rischio In Gulistan 5 soldati morti nel 2010, dal 2004 sono 50 le vittime italiane nel Paese «Non è per i soldi che stiamo facendo tutto questo», spiega Wazir Khan, che nel massacro di Kandahar ha perso 11 familiari, «lo facciamo perché vogliamochequestepersonesianoprocessate»,diceWazircheevidentemente ancora non crede che sia stato un solo soldato a compiere la strage di cui è accusato il sergente Robert Bales, trasferito dall'Afghanistan in una prigione militare del Kansas. Bales rischia l'ergastolo, seppur con la possibilità di libertà condizionata, e persino la condanna a morte, essendo stato formalmente accusato di avere «con premeditazione» assassinato 17 civili afghani e tentato di ucciderne altrisei, l'11marzo scorso. La difesadi Bales, attualmente detenuto nella base di Fort Leavenworth in attesa della prossima udienza davanti alla Corte marziale, chiede l'infermità mentale. Veterano di guerra, 38 anni, padre di due figli, Bales non ha mai negato l'eccidio, in cui hanno perso la vita 9 bambini e 8 adulti, è tornatonellasuabaseesièconsegnato. 20 DOMENICA 25 MARZO 2012
L 'attualità della Resisten-za? Per dimostrarla nonservono dibattiti o con-vegni. Basta incontrareGiovanna Marturano:ne è la prova vivente. A cento anni, sì cento anni - il compleanno è martedì 27 marzo - Giovanna è la partigiana più «cliccata» su youtube, più in contatto con le nuove generazioni, più circondata da ragazze e ragazzi che, ormai da trent'anni, incontra nelle scuole dove porta il suo contributo di memoria. Minuta, anzi piccola piccola, Giovanna ha davvero la gioia di vivere della Bambina col pugno chiuso che tornerà a raccontare il collettivo di filmaker romani, Todomodo (Claudio Di Mambro, Luca Mandrile, Umberto Migliaccio) nel loro nuovo documentario, dopo un precedente ritratto (Di lotta si vive) «regalatole» lo scorso anno. Memoria La foto segnaletica di Giovanna Marturano GABRIELLA GALLOZZI La festa LA PARTIGIANA PIÙ CLICCATA SU YOUTUBE www.unita.it ggallozzi@unita.it Giovanna è stata un'organizzatrice delle Donne durante la Resistenza, chiamata nella segreteria di Togliatti al tempo della Costituente, per sua scelta militante di base del Pci a Roma, animatrice del comitato di quartiere Latino-Metronio, protagonista delle lotte per l'emancipazione femminile. È decorata con Medaglia di Bronzo al valor militare, Presidente onoraria dell'Anpi di Roma, Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica. I compagni e gli amici festeggeranno insieme a lei il suo compleanno martedì alle ore 10, in Via dei Frentani 4/a a Roma Giovanna Marturano martedìcompiràcent'anni.Haorganizzatoledonne durante la Resistenza e ora nelle scuole porta ai ragazzi di oggi il suo contributo di memoria: «Dalla lotta non si può andare in pensione» ORA E SEMPRE Culture38 DOMENICA25 MARZO2012
Foto di Alberto Gottardo/Ansa Probabilmente non era la prima volta che somministrava un farmaco «low cost» comprato via Ebay ai suoi pazienti. Questa volta però il prodotto ha causato la morte di una giovane 29enne e l'intossicazione di altre due donne, fuori pericolo. È quanto avvenuto in uno studio medico privato di Barletta, nella provincia pugliese Bat, da ieri sotto sequestro giudiziario su disposizione della Procura della Repubblica di Trani. L'ipotesi è che la vittima e le altre due pazienti, abbiano ingerito su disposizione del medico una soluzione diagnostica somministrata per la preparazione a test sull'intolleranza alimentare. Si tratterebbe, secondo fonti del ministero della Salute, di sorbitolo industriale. L'accusa per il titolare dello studio, un rinomato medico di Barletta, è di avvelenamento colposo di sostanze alimentari, omicidio colposo e lesioni gravi. Ma andiamo per gradi, in quanto la vicenda apre un nuovo interrogativo, circa il rischio che prodotti sanitari siano acquistati tramite internet non solo da privati cittadini, ma anche da studi medici professionali. Il Nucleo antisofisticazione (Nas), infatti, ha disposto accertamenti su larga scala al fine di individuare eventuali altre partite di questo farmaco giunte in Italia. In particolare, campioni del prodotto sono stati inviati al centro antiveleni di Pavia per le analisi, anche per verificare che il prodotto non sia stato contaminato da altre sostanze tossiche che potrebbero aver compromesso la circolazione di ossigeno nel sangue della 29enne. Inoltre i Nas hanno avviato controlli sull'intera filiera di importazione del farmaco, con verifiche a partire dal produttore della sostanza fino a tutte le tappe della distribuzione. Accertamenti sono in corso anche su disposizione del ministro Renato Balduzzi, che ha dato delega all'Agenzia italiana del farmaco di risalire alla tracciabilità del prodotto. Per legge, infatti, l'acquisto dei farmaci per via telematica è un reato molto grave, imputato negli ultimi anni esclusivamente a cittadini che facevano ordinazioni tramite internet. «Desta preoccupazione», rivela un investigatore, «il fatto che il farmaco sia stato comprato da un mediLa ventinovenne doveva sottoporsi a un test gastrointestinale. Altre due pazienti al pronto soccorso. Poi l'incredibile scoperta: il farmaco è stato acquistato sul sito di e-commerce. La struttura è sotto sequestro. IVAN CIMMARUSTI Muore dopo un esame Il farmaco low-cost acquistato su eBay BARI p Barletta La vittima una donna di 29 anni. Sotto sequestro il centro diagnostico privato pAltre due donne sono ricoverate all'ospedale. Avvelenate dal sorbitolo per uso industriale È una curva maledetta, che aveva già visto gravi incidenti in passato, quella che ieri è costata la vita ai cinque giovani stranieri morti finendo con la loro in un canale a Bagnoli di Sopra (Padova). La Mercedes C station vagon sarebbe andata dritta, abbattendo dall'altro lato della carreggiata il parapetto in ferro di un ponte, e finendo capovolta nel canale irriguo sottostante, largo 5-6 metri. Le vittime, di età comprese tra i 20 e i 30 anni, sono due donne romene, un marocchino di 30, che era alla guida dell'auto, un kosovaro ventenne ed un bosniaco. I cinque lavoravano nella stessa ditta. A Padova un' auto in un canale. Cinque vittime nella «curva maledetta» Italia30 DOMENICA 25 MARZO 2012
co professionista. È chiaro che non è possibile risalire con esattezza al produttore, in quanto non sono ben chiari i vari passaggi». Tra le indiscrezioni che trapelano, infatti, anche l'eventualità che il farmaco (sorbitolo per uso industriale) sia stato prodotto non in territorio dell'Unione europea, ma in paesi dai mercati emergenti da dove potrebbe essere stato inviato clandestinamente e senza i dovuti controlli. DISTURBI Difatti, almeno in questo caso, il farmaco potrebbe essere tossico. Secondo la Procura di Trani le tre donne si erano rivolte allo studio medico privato per compiere test sull'intolleranza alimentare. A tutte sarebbe stato somministrato il farmaco, creando in principio alcuni disturbi allo stomaco, fino a portare al collasso. Immediato l'intervento dell'Asl Bat che ha inviato autoambulanze. Racconta il medico del pronto soccorso dell'ospedale Miccoli di Barletta, Cosimo Cannito, che «quando le tre donne sono arrivate una di loro era già morta, per le altre invece, siamo riusciti tempestivamente a individuare l'antidoto e a somministrarlo». Si tratta di una fiala blu di metilene del costo di appena un euro ma che, secondo il medico, «non è in dotazione a tutti i centri di pronto soccorso». Certezze sul tipo avvelenamento, comunque, giungeranno dopo l'esame autoptico affidato ai medici legali. Dura la reazione del mondo politico. In particolare Margherita Miotto, capogruppo del Pd alla commissione Affari sociali della Camera, la quale ritiene che «sarebbe inquietante se fosse confermata la notizia che la morte e i malori siano stati provocati da medicinali acquistati online da parte di un medico non convenzionato. Occorre - conclude - aprire al più presto un'indagine conoscitiva per verificare la diffusione e i rischi della cosiddetta sanità low cost». Lo stesso Pd, inoltre, ha annunciato che «presenterà immediatamente un'interrogazione parlamentare per chiede al governo di disporre una ispezione e acquisire tutti gli elementi utili per far chiarezza sul caso». Infine, la Commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale del Senato, presieduta da Ignazio Marino, avvierà una immediata istruttoria. Bonificare il Paese dagli effetti nefasti della legge Bossi Fini e di dieci anni di politiche securitarie del centro destra. Con questo obiettivo il Forum immigrazione del partito democratico ha presentato un documento programmatico sul tema. Discusso per oltre un anno e mezzo dal Forum, ed esposto davanti alle delegazioni di trenta paesi (tutti immigrati militanti a vario livello nel partito o in associazioni ad esso collegate), la bozza sarà diffusa nei circoli territoriali e nelle feste dell'Unità in programma quest'estate. Per raccogliere modifiche ma soprattutto per condividerla con amministratori locali e militanti. Quello che vi viene proposto è infatti un completo cambio di rotta rispetto alle politiche degli ultimi anni. «La Bossi Fini non è riformabile, va pensionata, la proposta del Pd è alternativa concettualmente», spiega Marco Pacciotti, coordinatore del Forum immigrazione. I democratici prevedono un percorso in tre fasi: per prima cosa un pacchetto di norme in grado di «bonificare le distorsioni più evidenti prodotte in questi anni», dice Livia Turco, presidente del Forum e specifica: «Abrogazione del reato di immigrazione clandestina, la revisione dei requisiti per i ricongiungimenti familiari che oggi impediscono il diritto all'unità della famiglia, la modifica dei tempi del permesso di soggiorno consentendo la possibilità della ricerca di un lavoro». Soprattutto il Pd parla di «superamento dei Cie» e cioè ricondurre il trattenimento solo al fine dell'identificazione dello straniero ma non più «carcere per innocenti». «La destra ha portato la detenzione a 18 mesi, quanto nel codice è la pena per reati gravi contro la persona. È inammissibile relegare persone che hanno la sola colpa di non avere i documenti in regola a quella pena», argomenta Pacciotti. E la Turco sottolinea: «Non c'è rapporto tra gli attuali Cie e i centri che avevamo previsto noi con la legge 40, chi lo sostiene dice un aberrazione giuridica». La seconda fase prevede una legge delega per promuovere l'ingresso regolare e favorire l'integrazione. Infine un codice dell'immigrazione che stabilisca dei diritti chiari e che non possa essere «soggetto alle intemperie politiche». «Dobbiamo tornare a un sistema di espulsioni coerente con la nostra Costituzione e con le leggi europee in materia», dicono i democratici che si augurano una «battaglia culturale perché si capisca che siamo discontinui con quelle politiche». E per questo le cose urgenti da affrontare sono due: la cittadinanza ai ragazzi nati in Italia e il diritto di voto. Al vaglio delle Commissioni ci sono al momento due proposte di legge di iniziativa popolare sul tema presentate anche con il contributo fondamentale del Pd. «È importante che se ne parli ma nel caso non si dovesse fare in tempo in questa legislatura, la cittadinanza sarà uno dei primi atti del governo che si formerà nel 2013». LUCIANA CIMINO Indagini Immigrazione, forum Pd: «Cittadinanza e basta con i Cie» Se non lo farà questo governo tecnico, sarà uno dei primi atti della prossima legislatura: la cittadinanza per i figli di immigrati nati in Italia. E poi la riforma dei Cie, divenuti centri dove i migranti sono detenuti anche per 18 mesi. ROMA p Le proposte in un documento dopo un anno e mezzo di discussione p «Nei centri i migranti restano anche per 18 mesi: questa è detenzione» I Nas in tutta Italia Si muove anche la commissione del Senato Accoltella la ragazza di 17 anni Ha accoltellato la fidanzatina ma poi ha confessato. È in carcere il 19enne di Salerno che venerdì mattina ha sferrato una coltellata a una 17enne, credendola innamorata di un altro. Lei è in ospedale, in prognosi riservata ma non rischia la vita. L'ha accompagnata lui, raccontando di un'aggressione subita da altri, mentre in macchina c'era ancora il coltello. 31 DOMENICA 25 MARZO 2012
In uno dei primi incontri della trattativa sul mercato del lavoro, Elsa Fornero si rivolse alle parti sociali in questo modo: «Voi appoggiate un sistema che tutela solo il 35 per cento dei lavoratori, lasciando fuori ben 7 milioni di persone, in gran parte giovani». La ratio della riforma portata avanti dalla ministra del Welfare era quindi quella di estendere le tutule ad una platea più larga possibile. Testo allo mano, vediamo se l'intento è stato perseguito e ottenuto. Per i giovani, tanto evocati da Fornero, il capitolo più importante è certamente quello delle “Tipologie contrattuali”. Su questo fronte, fermo restando che l'unica tipologia (su 46 totali) che viene cancellata (anzi, lasciata solo per «i familiari entro il primo grado o coniugi») è quella dell'Associazione in partecipazione, i passi avanti sono riconosciuti anche dalla Cgil. In questo senso vanno sottolineati l'aumento di costo per le imprese che utilizzano i contratti a tempo determinato (esclusi i lavori stagionali) con un aumento contributivo dell'1,4 per cento. «L'idea di fondo, quella di disincentivare il tempo determinato, è positiva, rimangono però molti punti interrogativi su coperture e uso delle risorse», osserva Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil. Di contro le critiche arrivano dalle imprese. «L'aumento degli oneri per noi è un errore, daremo battaglia in Parlamento per ridurli», spiega Mauro Bussoni, direttore di Confesercenti. QUASI NIENTE PER I CO.CO.PRO Più critico il capitolo riguardante la stretta contro le “finte partite Iva”. La stesura finale allarga le tipologie che smascherano la “falsità” del rapporto di lavoro (ne basta una fra: sei mesi di lavoro l'anno, 75% dei corrispettivi da unico committente o più riconducibili a uno, postazione di lavoro) ma il passaggio per il lavoratore non è verso un contratto a tempo determinato o indeterminato, ma solo verso una «collaborazione coordinata e continuativa». La possibilità invece che un finto co.co.pro. diventi un contratto a tempo indeterminato è invece molto remota: il governo cita «la giurisprudenza prevalente» e dunque il lavoratore dovrebbe comunque rivolgersi ad un giudice per far valere i suoi diritti, senza procedure semplificate. Per tutti questi lavoratori (670 mila secondo l'Isfol) poi c'è un grande rischio. Quello che l'aumento previsto delle aliquote contributive (progressivo dal 28% attuale al 33% nel 2018) si scarichi solamente su di loro, diventando un vero e proprio boomerang. «Questo è l'unico punto su cui non siamo soddisfatti - spiega Giorgio Santini, segretario generale aggiunto della Cisl - . Abbiamo provato a prevedere dei riferimenti ai compensi a chi lavora, ma il governo non ha ceduto». Sul resto delle “strette” per lavoro a chiamata e part-time (obbligo di comunicazione) il tutto viene demandato ai controlli che ad oggi sono pochissimi con gli ispettori che non hanno strumenti e risorse. L'ASPI NON VALE PER I PRECARI C'è poi il capitolo dell'Assicurazione sociale per l'impiego e della sua versione ridotta: mini-Aspi. L'assegno sarà più pesante rispetto all'attuale indennità di disoccupazione (e più leggero rispetto all'attuale mobilità), ma continuerà ad escludere tutti i co.co. pro e le partite Iva. Il mini Aspi, che sostituisce l'indennità di disoccupazione con requisiti ridotti (attualmente usata da circa 500 mila lavoratori, in gran parte stagionali) avrà un impatto ridotto sui co.co.pro e nullo sulle partite Iva. Un lavoratore che ha percepito ad esempio 1.000 euro per 13 settimane, avrà diritto a 750 euro per metà del tempo (6,5 settimane). Foto di Roberto Monaldo/LaPresse MASSIMO FRANCHI I giovani erano al centro dell'impegno di Elsa Fornero. I risultati: più alto il costo del tempo determinato per le imprese, stretta su co.co.pro e partite Iva. Ma l'Aspi non coprirà i precari. Cisl e Uil soddisfatte. Il mercato del lavoro Incentivi alla stabilità Il lavoro precario costa di più alle imprese ROMA p La flessibilità in entrata resa più gravosa con un aumento contributivo dell'1,4% pMa restano i 46 contratti. I meno tutelati potrebbero pagarsi l'Assicurazione per l'impiego Primo Piano8 DOMENICA 25 MARZO 2012
p SEGUE DALLA PRIMA È esattamente quel che in ripetute dichiarazioni, un vecchio capo tribù, chiamato Malgara (o anche «Gatorade», in onore della sua grande invenzione dietetica: l'acqua zuccherata), aveva tassativamente escluso. Per l'ovvia ragione che una Rai simil Bbc avrebbe rotto gli equilibri del Grande Patto chiamato legge Mammì (alias «Lodo Mondadori») da cui era nato il Duopolio («Duo» si fa per dire), vispo prodotto della morente Prima Repubblica. E in quel Pattone, per ragioni che gli storici indagheranno a suo tempo, i clienti, cioè quelli che compravano la pubblicità, dicevano di starci benissimo. Valli a capire i pellerossa! Ma oggi nella tribù ci sono nuovi capi e le piste della pubblicità, come capitava alle mandrie di bisonti, sono cambiate. Basti pensare che Google, che la Prima Repubblica non sa neanche cosa sia se non fa una «query», incassa più pubblicità di quindici Mediaset messe insieme. Sarà per questo che gli sbuffi di fumo da quelle parti hanno cominciato a cambiare il solito aspetto. Altra tribù, altri sbuffi: i produttori, da sempre saziati con opportune spartizioni del budget Rai, temono di pagare il conto del disastro aziendale e - udite udite - invocano l'uscita dei partiti dall'azienda pubblica, nel nome dei posti di lavoro dell'industria attuale, e ancor più dei posti di lavoro dell'industria che potrebbe esserci se, soltanto, in Italia la televisione fosse libera di essere un'industria. Certo, è una tribù dai riflessi lenti, e poco adusa alla battaglia. Ma la minaccia dell'inverno e della fame può risvegliare spiriti battaglieri, a giudicare da quel che scrive il produttore di Montalbano, Carlo degli Esposti detto l'astuto, sul Corriere della Sera di ieri. La cosa interessante di questi segnali è che postulano politiche concrete. Come dire che non basta una operazione sulla governance se in essa non si leggono contemporaneamente anche i connotati organizzativi e quindi industriali della futura Rai. E quindi se non si mette in chiaro se il recinto del Duopolio resta o salta. A questo punto c'è abbastanza fumo in quelle parti del cielo per voltarsi verso quelle della politica e del governo, per vedere se arrivano risposte. La politica finora ha elaborato progetti platonici, perché Mediaset aveva il diritto di veto. Ma una volta che si proclama alto e forte che i diritti di veto non ce li ha più nessuno, neppure sull'articolo 18, esiste ancora un diritto di veto sulla televisione? Anche se ci sono di mezzo quei preziosissimi posti di lavoro, vecchi e nuovi, senza i quali la riforma del lavoro sembra piuttosto il suo funerale? Il Pd, per dirne una, può tirare fuori dai cassetti le proposte che vi tiene rinchiuse, accontentandosi di parlare al Paese di governance, sai con quali ascolti! E il Governo ha qualche idea da mettere in campo, o tutto quel che ha da dire è che ci vorrebbe un Amministratore alla “ghe pensi mi”? Anche da queste parti aspettiamo segnali di fumo. Purché sotto non ci siano fuochi di paglia. L'esecutivo ha qualche idea o sa dire solo che serve un Ad? Foto di Claudio Onorati/Ansa STEFANO BALASSONE Palazzo Chigi Rai, molti segnali di fumo ma pochissimo arrosto L'intervento Con i nuovi vertici bisogna chiarire se il Duopolio resta o no Esiste ancora un diritto di veto sulla televisione? Il mondo cambia Primo Piano Non solo governance Le antiche tribù dei pubblicitari e dei produttori invitano a far saltare il tappo del Duopolio della tv, che blocca lo sviluppo industriale. E il governo che fa? Oggi Google incassa più pubblicità di 15 Mediaset messe insieme L'Italia e la crisi 15 DOMENICA 25 MARZO 2012
RISPOSTA Nei tribunali, si sa, non ci sono più cancellieri. I magistrati sono pochi. Decreti e sentenze vengono ancora oggi scritti a mano, spesso, e consegnati a domicilio. Nel settore di cui mi occupo di più, i processi contro le persone accusate d'aver abusato sessualmente di bambini indifesi, di quattro o cinque anni, iniziano, se tutto va bene, un paio d'anni dopo la denuncia; se va male, possono essere ancora in istruttoria dopo quattro anni e il cosiddetto «pedofilo» intanto, vero o presunto, quello per cui alcuni politici esibizionisti invocano la castrazione, continua a vivere la sua vita di sempre mentre i bambini abusati sono costretti ad aspettare in casa famiglia che si vada a sentenza definitiva per sapere se sarà possibile per loro essere adottati. Da maggiorenni? Nessuno ne ha colpa, dicono, il numero dei magistrati è quello che è, le esigenze del giusto processo sono quelle che sono, i politici non possono spendere per la giustizia e i magistrati vincitori di concorso non possono entrare per questo motivo. Il governo pensa ad abolire l'articolo 18 anche per gli statali, intanto. Per poter licenziare anche quelli che ci sono? Dialoghi UGO GIOVANNI SANDINI Gennaio di ogni anno, apertura dell' anno giudiziario alla presenza delle più alte cariche dello Stato. Tutti concordano che mancano magistrati nei tribunali. Da dicembre 2011 ci sono 325 nuovi magistrati, freschi vincitori di concorso, che sono in attesa da mesi della nomina. Perché? Sembra che manchi la copertura finanziaria. I magistrati in attesa Luigi Cancrini La satira de l'Unità virus.unita.it VIA OSTIENSE, 131/L - 00154 - ROMA MAIL LETTERE@UNITA.IT PAOLO IZZO La libertà e l'obiezione di coscienza Una mozione tetra-partisan (Pdl, Pd, Udc e Lega) si aggira in Parlamento. Dice che si deve «tutelare l'obiezione di coscienza non solo di coloro che sono impegnati a vario titolo nelle strutture ospedaliere, ma anche quella dei farmacisti. Il diritto all'obiezione di coscienza non può essere in nessun modo ‘bilanciato' con altri inesistenti diritti e rappresenta il simbolo, oltre che il diritto umano, della libertà nei confronti degli Stati e delle decisioni ingiuste». Ecco che arrivano dunque i paladini di quei poveri obiettori indifesi che, impegnati nelle strutture ospedaliere, sono quotidianamente vessati da donne aggressive e senza scrupoli. Quelle megere, titolari di "inesistenti diritti", non sembrano aver altro da fare che attaccare quel simbolo, anzi quel diritto umano che si chiama “obiezione di coscienza”! E che presto sarà un diritto universale e sovrano: a disposizione degli avvocati che non vogliono difendere le donne vittimedi violenza o di stupro, dei tassisti che non vogliono portarle in tribunale o in ospedale, degli uscieri che vogliono impedire la loro accettazione nei servizi pubblici, degli infermieri che non le vogliono assistere. Continuate a piacimento la lista degli obiettori possibili, perché il diritto alla obiezione sarà totale e ramificato. E nessuno pensi che possa mai, in alcun modo, essere bilanciato con gli "inesistenti diritti" delle donne. AFESOPSIT Per i diritti umani I partecipanti all'incontro di accostamento alla nonviolenza svoltosi a Soriano nel Cimino (Vt) il 21 marzo 2012 hanno espresso unanime solidarietà all' Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia (Afesopsit), da oltre venti anni impegnata nella solidarietà concreta per il rispetto della dignità e la difesa e la promozione dei diritti di ogni persona. Particolarmente in questi ultimi mesi l'Afesopsit è anche impegnata in una fondamentale iniziativa in difesa dei servizi pubblici territoriali indispensabili per garantire a tutti il diritto alla salute e all'assistenza, come stabilito dalla Costituzione della Repubblica Italiana. È di fondamentale importanza appoggiare questa generosa e luminosa esperienza ed iniziativa locale che si inserisce in un orizzonte nazionale ed internazionale di impegno per il riconoscimento di tutti i diritti umani a tutti gli esseri umani. Per ulteriori informazioni: alexpizzi@ virgilio.it, luisaciavattini@gmail.com LUIGI TORRISI Triste storia di un giovane praticante avvocato Ho deciso di scrivere questa umile ed “inutile” lettera per raccontarVi la situazione di un giovane praticante avvocato nell'era delle liberalizzazioni. Vivo a Catania, città in cui unica fortuna del praticante è trovare un dominus capace ed intenzionato ad insegnargli qualcosa di questo splendido mestiere. Dico unica fortuna perché di retribuzione guai a parlarne. Fin qui tutto bene però. Dopo meno di un anno, però, arriva quella che potremmo chiamare l'ora X di tutti i praticanti, ovvero un esame di abilitazione. Sostenuto l'esame scritto si attende con ansia l'esito delle prove che arriverà non prima di alcuni mesi. A quel punto, se l'esito è positivo si dovrà intensificare lo studio per prepararsi ad un esame orale, il quale esito negativo comporterebbe dover ricominciare da capo tutto l'iter. È così, infatti, che molti, in attesa dell'esame orale, ripetono laprova scritta.L'Ordine degli Avvocati organizza il corso di preparazione all'esame di abilitazione con un costo di circa 500€.Dunque,l'esame di stato costaal praticante: 3 anni di tirocinio (gratuito); dai 500ai 2.000 €(e più) se sivuole seguire un corso di preparazione; circa 1.000 €tra libri e codici annotati aggiornati la perdita o rinuncia a clienti propri ed a pratiche affidatedal dominus; l'incertezza di ritrovare il posto presso lo studio. Risultato finale: sei un AVVOCATO ma non hai nessun cliente. La mia modesta proposta è quella di un praticantato obbligatorio per 3 anni di cui: il primo esclusivamente con attività di studio e presenze in udienza verbalizzate dal cancelliere; il secondo con l'abilitazione al patrocinio e le presenze in udienza; il terzo con abilitazione piena e udienze del praticante ma sotto il controllo del dominus. Ogni 6 mesi una verifica seria del praticantato e di quanto riportato nel libretto, evitando così che ci siano i furbetti a copiare pareri ed udienze. Una tale riforma potrebberidurre le iscrizioni di falsi praticanti, aumentare la specializzazione e la professionalità deglistessi con conseguente maggiore rispetto del “dovere di competenza”, ex art. 12 del Codice Deontologico. www.unita.it 27 DOMENICA 25 MARZO 2012
L 'Imu sulle cooperativeagroalimentari è troppo al-ta, rischia di strozzarci. Bi-sogna partire dal presupposto che andrà dimezzata, rispetto a quanto previsto attualmente, altrimenti ci saranno grosse difficoltà per il nostro settore». Giovanni Luppi, da poco riconfermato presidente della Legacoop agroalimentare, l'associazione che dal 1957 riunisce le cooperative del settore, è preoccupato quando parla della nuova imposta sugli immobili introdotta nel 2011 (con applicazione nel 2014) e poi anticipata dal 2012 con un decreto del governo Monti. Quali effetti potrebbe avere l'attuale Imu sul settore della cooperazione agroalimentare? «Effetti nefasti. La situazione in questo momento è paradossale, è come se si dovesse pagare una sorta di doppia tassa. Per questo chiediamo di dimezzare quanto viene previsto attualmente, riportando la tassazione all'interno di uno schema più equo e sostenibile per le aziende impegnate nel settore agroalimentare. Si tratterebbe di un passo importante, dopo che la politica ed il governo in questa ultima fase stanno facendo dei passi nella nostra direzione, indispensabili per continuare ad essere competitivi e magari migliorare». A cosa si riferisce in particolare? «Per esempio l'articolo 62 del pacchetto sulle liberalizzazioni. Finalmente, dopo decenni di squilibri, si interviene per riequilibrare il potere contrattuale lungo la filiera agroalimentare tra distribuzione e produttori. Del resto lo stesso Parlamento europeo aveva richiamato ad un maggiore equilibrio lungo la filiera». Che cosa cambia? «La nuova disciplina sulle relazioni commerciali per la vendita dei prodotti agricoli aumenterà la trasparenza non solo nei rapporti contrattuali tra produzione e distribuzione, ma anche tra tutti i passaggi e gli attori della filiera, con un indubbio vantaggio per lo stesso consumatore finale. Se ci saranno problemi tra produttori e grande distribuzione, potranno essere superati attraverso la creazione di un tavolo in cui tutti potranno esprimere il proprio punto di vista e trovare una soluzione che in qualche modo risulti soddisfacente». Qual è lo stato attuale della cooperazione agroalimentare? «Siamo di fronte ad un passaggio molto importante. Le decisioni che Foto di Aldo Martinuzzi/LaPresse «Imu troppo alta Così si strangola il settore agricolo» GIUSEPPE CARUSO www.unita.it Intervista a Giovanni Luppi Il presidente di Legcoop Agroalimentare: «La tassazione va ridotta Si tratterebbe di un passo importante dopo che con l'articolo 62 delle liberalizzazioni si è riequilibrato il rapporto tra distribuzione e produttori» Milano gcaruso@unita.it Economia36 DOMENICA25 MARZO2012
prenderemo in questo periodo saranno fondamentali per il futuro della cooperazione agroalimentare. Nell'ultimo congresso, tenutosi pochi giorni fa, è emersa la necessità di dar vita ad un processo di ristrutturazione del settore, che possa consentirci di accettare e vincere le sfide che il nuovo mercato ci propone». Il progetto di allenaze ed unioni? «Noi, come associazione, in questa fase dobbiamo essere dei “facilitatori di alleanze” all'interno del mondo cooperativo, tra i produttori, tra cooperative e privati e con le istituzioni. L'agroalimentare italiano ha bisogno di alleanze per rafforzarsi e raggiungere nuovi traguardi, soprattutto all'estero. Il mercato italiano può andar bene per rispondere alle offerte delle filiere di nicchia, più legate al territorio. Ma per le filiere maggiori, come per esempio quella del vino, dell'ortofrutta o dell'olio, c'è bisogno di trovare sbocchi nei mercati internazionali. Per farlo dobbiamo seguire la strada delle alleanze, per aumentare il giro d'affari e poter investire in ricerca ed innovazione, aspetti fondamentali per poter essere competitivi su mercati più vasti. E poi bisognerebbe fare un altro piccolo passo in avanti». Quale? «Ci sono ancora troppi adempimenti burocratici che sono del tutto inutili. E che, aspetto più importante, alla fine provocano un aumento dei costi che si potrebbe facilmente evitare, senza gravare in modo inutile e dannoso sui produttori. La competitività dipende da molti fattori e bisogna tagliare le spese inutili». In parte però è stato già fatto «Il governo ha varato un pacchetto di norme per l'orientamento alla semplificazione, è questo è stato sicuramente un buon inizio. Ma ancora non basta e bisognerà fare dei passi in avanti in questa direzione, per essere competitivi». Controlli sui prezzi della benzina, schizzata ormai quasi a due euro al litro, per accertare l'esistenza di «eventuali manovre speculative«. È stata un'operazione ad ampio raggio, quella voluta dalla procura di Varese ed eseguita dalla Guardia di Finanza della stessa città lombarda, con ispezioni nelle sedi delle principali dieci compagnie petrolifere italiane, a Roma, Milano e Genova, per acquisire varia documentazione. Il periodo preso in esame dagli uomini delle Fiamme Gialle è quello compreso tra il gennaio del 2011 ed il marzo del 2012. L'obiettivo, come si legge in una nota della Gdf, è di «valutare se le recenti dinamiche che comportano l'aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi siano da porre in relazione al mero e fisiologico andamento del mercato, ovvero se tali dinamiche siano falsate da comportamenti penalmente illeciti tali da configurare il reato di manovra speculativa su merci». La procura di Varese ha deciso di vederci chiaro dopo aver ricevuto un esposto da parte del Codacons,. Sono stati acquisiti molti registri contabili che ora verranno verificati uno per uno. Al momento però non c'è alcun indagato, dato che gli inquirenti hanno aperto un fascicolo a carico di ignoti per «manovre speculative di merce». Le società hanno tempo dieci giorni per produrre il resto della documentazione richiesta. I controlli della Gdf sono arrivati nel giorno in cui il Centro studi di Confindustria ha lanciato l'ennesimo allarme sul caro-benzina (+18,0% annuo a febbraio, +54,1% dal minimo di inizio 2009) e sulla conseguente recessione dei consumi, che registrano una flessione di quasi l'11% da inizio 2007. A coordinare le indagini è il pm di Varese Massimo Politi, che ha voluto considerare le aziende petrolifere che operano sul territorio nazionale non come aziende private ma come «soggetti incaricati di pubblico servizio». Antonio Morelli, Comandante provinciale della Guardia di Finanza di Varese , ha spiegato come le Fiamme Gialle abbiano formato in questo periodo «un dossier conoscitivo sulle modalità della formazione dei prezzi delle componenti della benzina, e dei relativi margini di guadagno. Ora confronteremo i margini medi con quelli applicati in questi periodi». Il Codacons, autore dell'esposto da cui è scaturita l'indagine, per bocca del suo presidente Carlo Renzi ha detto di aver accolto «con estrema soddisfazione l'azione della procura e della Guardia di Finanza di Varese, ma chiediamo loro di estendere l'indagine anche nei confronti dello Stato italiano, che grazie ai rincari dei carburanti incassa 20 milioni di euro al mese per ogni centesimo di aumento alla pompa. Qualora dovessero emergere andamenti anomali dei listini e speculazioni a danno degli utenti, avvieremo centinaia di migliaia di cause di rimborso contro le compagnie petrolifere da parte degli automobilisti di tutta Italia, costretti a pagare come l'oro ogni litro di carburante». MARCO TEDESCHI Renzi (Codacons) «L'inchiesta va estesa anche nei confronti dello Stato italiano» Indagini Le indagini sono coordinate dalla Procura varesina Prezzi della benzina fuori controllo La Finanza ora va dai petrolieri Ieri la Guardia di Finanza di Varese, su mandato della procura cittadina, ha acquisito documenti nelle sedi delle principali dieci compagnie petrolifere che operano in Italia. L'inchiesta nasce da un esposto del Codacons. MILANO p Le Fiamme Gialle hanno fatto controlli dopo una denuncia Codacons p Chiesta documentazione per un anno alle società produttrici Soldi alle grandi imprese Su oltre 1.400 miliardi di euro erogati dalle banche alle famiglie ed alle imprese, il 79,4% è andato al 10% dei maggiori affidatari: ovvero le grandi imprese. Per contro, queste ultimesono le meno affidabili: su quasi 100 miliardi disofferenze bancarie, il 78,3% è in capo sempre al 10% dei maggiori affidatari. È quanto emerge da uno studio della Cgia di Mestre. 37 DOMENICA 25 MARZO 2012
ACCADDE OGGI Maramotti V ado per le spicce. Non vor-rei che l'Italia fosse unaRepubblica anche un po'democratica fondata sulle banche. Vi racconto: N, il mio amico medico, decide di comprare la sua prima casa. È un fan dell'affitto N e sempre in affitto è stato, sarà il pensiero del mutuo, sarà che la voglia di cambiare non l'ha mai abbandonato, ma per N comprarsi una casa non è mai stata una cosa importante, tanto più con i costi di Milano. Certo, avrebbe potuto commutare in mutuo la cifra dell'affitto, ma trecentomila euro di contante da dare al venditore prima di accollarsi una rata a vita non ce l'ha mai avuti. Poi N incontra N, una bella ragazza veneta che, vendendo un immobile di famiglia, realizza proprio la somma che lo mette in crisi. «Continuiamo a pagare l'affitto o lo trasformiamo in mutuo, amore?» chiede N ad N, sgranando gli occhi verdi acquamarina. «Che si compri la casa!» replica, urlando, semi-convinto, N. Giro delle banche, spread, tasso fisso, variabile, variabile con cap, ora è un momentaccio, aspettiamo ancora, anzi no, il rogito, la sfiga, la crisi, l'euro, la Grecia. N e N finiscono in una banca. Gli vengono chiesti tutti i documenti e li presentano, gli viene chiesto che prodotto preferiscano e preferiscono Boh(?? uno preferisce il mutuo che alla fine dei vent'anni paga meno, no?). N e N si sentono due clienti, semplicemente due che vanno a comprare soldi da chi (la banca) glieli può vendere (al prezzo 170 mila euro per ogni 100 mila in 20 anni). Poi le domande si fanno più pressanti: «Dottore, lei ha un altro figlio con un'altra donna?» «Certo fa sbalordito N - e lei, scusi, come lo sa?». «Lo sappiamo, lo sappiamo, signor N, è … per l'assegnino che versa per il piccolo …». «Signora N, perdoni, mi può portare la prova che avete sempre pagato l'affitto da casa?». «E perché - fanno gli occhi verdi di N – se vivessimo da amici che ci ospitano gratis, non andrebbe bene?». ( …dovete sapere che N da circa 15 anni ha un buon reddito da dottore e la signora pure, come libera professionista. La rata di mutuo è di 1000 euro al mese, un mutuo ventennale, ipotecario sull'immobile per una volta e mezza la cifra richiesta …). «Dottore ci sarebbe anche l'assicurazione sulla vita, sono poco più di 10 mila euro …». «Io non la voglio fare!» - sbotta N, facendo le corna sotto la scrivania della filiale. «Dottore, è obbligatoria» – replica secco il bancario/chiere. «Ma non basta mai?» - domandano feriti gli occhioni verdi di N. «Sa che le dico - conclude il bancario/ chiere, guardando in faccia N e N qui, facciamo come ci pare. Fino a pochi mesi fa i prestiti li facevano 50 banche, ora siamo rimaste in 5 ad erogarli e le condizioni le dettiamo noi». Mica sarete comunisti? E gregio Sindaco Aleman-no,le parlo a nome di unagenerazione che non vuole più vivere in una città trascurata e insicura. Tanti sono i problemi che potrei elencarle: a partire dalla scarsa presenza di luoghi di ritrovo per gli studenti fino alla scarsa efficienza dei mezzi di trasporto nella nostra città. A Roma esistono pochi centri culturali e luoghi di aggregazione: ci sarebbe bisogno di creare spazi di confronto tra i ragazzi, rendendola città aperta e plurale, in cui gli studenti possano esprimere la propria creatività ed il loro talento. Proprio per rivalutare la mia generazione, richiedo di provvedere a questo disagio che gli studenti romani vivono quotidianamente e che spesso rischia di sfociare nell'avvicinamento ai traffici illeciti della criminalità organizzata. Tuttavia non voglio soffermarmi su questa problematica, nonostante necessiti un repentino intervento, ma vorrei trattare delle aggressioni sempre più frequenti che avvengono nella nostra città. Sarà sicuramente al corrente dell'ultima aggressione avvenuta venerdì, in cui alcuni ragazzi tra i quali alcuni vicini all'associazione CasaPoundItalia si sono resi protagonisti di un'aggressione nei confronti dei giovani dei magazzini popolari di CasalBertone. Non mi soffermo sulle varie ipotesi nate a seguito di questa aggressione, ma specifico invece la gravità del fatto accaduto e la politica di violenza che si sta attuando nel confronti di noi ragazzi. Di fronte agli eventi di questi ultimi mesi: l'aggressione ai ragazzi militanti dei Giovani Democratici di Talenti, ai ragazzi del Teatro del Lido di Ostia, ai ragazzi dei Liceo Righi, sarebbe opportuno prendere in considerazione le denuncie esposte nei confronti di questa “Associazione di promozione culturale” anziché ignorarle. È infatti evidente il suo silenzio di questi mesi a seguito delle varie aggressioni. È inaccettabile e insostenibile che lei, Sindaco, non abbia ancora acquisito una presa di posizione netta. Bisogna che chi opera la politica con la violenza, sia allontanato e ne paghi le conseguenze. Non è con la violenza che si dimostra la forza delle proprie idee ma anzi, se ne dimostra la debolezza e la mancanza di disponibilità ad un confronto aperto e pacifico. A sua completa disposizione. DIO È MORTO La tiratura del 24 marzo 2012 è stata di 102.004 IL PERCORSO A OSTACOLI PER OTTENERE UN MUTUO EGREGIO SINDACO DI ROMA È IL MOMENTO DI CAMBIARE l'Unità 25 marzo 1999 Dall 19,43 italiane di ieri sera è guerra. Il segretario generale della NatoJavier Solana annuncia l'inizio del raid sulla Jugoslavia e sul Kosovo. «La responsabilità - dice Solana - è del presidente Milosevic». Cento i missili lanciati su Belgrado e Pristina, 40 gli obiettivi colpiti. I serbi denunciano: «Tra le vittime anche donne e bambini». I motivi del disagio Andrea Satta MUSICISTA E SCRITTORE Missili su Belgrado e Pristina: è guerra LETTERA APERTA Federica Cenci PRESIDENTE CONSULTA PROVINC. STUDENTI ROMA Nella Capitale mancano luoghi di ritrovo per gli studenti 25 DOMENICA 25 MARZO 2012
scuole cattoliche che fanno opere caritatevoli», ha precisato Monti, provocando reazioni di giubilo nel liceo del collegio Arcivescovile che ha dato la maturità a Renzo Bossi), è diventato inflessibile con la lobby dei metalmeccanici, che non a caso nessuno chiama così. La riforma contiene novità significative - dice il ministro Fornero - come il congedo di paternità obbligatorio. Di tre giorni. Di più, deve aver pensato, un neonato non può resiste con lo stesso pannolino. Nei Paesi dove i governi ascoltano meno la lobby dei padri all'antica, come in Svezia, il congedo parentale obbligatorio per i papà (e le mamme) è di 60 giorni e ne usufruisce il 70% dei padri. Non solo: i papà svedesi usufruiscono mediamente anche di altri 30 giorni sui 480 concessi a uno dei due genitori (in italia sono 180). I sindacati contestano le previsioni della Fornero sull'aumento dei contratti a tempo indeterminato (pare che la ministra si sia basata sul numero di parenti di Alemanno che non sono ancora stati assunti all'Atac) e dicono che la modifica dell'art.18 provocherà conseguenze durissime (i buttafuori della discoteca che hanno picchiato i ragazzi gay si sono giustificati dicendo: «Lo abbiamo fatto per motivi economici»). La riforma penalizza così tanto i lavoratori che Marchionne sta seriamente pensando di restare in Italia. Ronny Mazzocchi Foto di Maurizio Degl'Innocenti/Ansa IL COMMENTO Dopo alcune settimane di tregua, venerdì lo spread italiano è tornato sopra quota 300. Stessa sorte è toccata alla Spagna, anche lei alle prese con una nuova impennata di questo temibile indicatore. Qualche lesto commentatore ha già cominciato ad avanzare una prima diagnosi: gli spread salgono perché questi paesi non stanno facendo quanto si attenderebbero i mercati. In Italia, perché sindacati, organizzazioni sociali e partiti si oppongono all'approvazione di alcune misure del pacchetto di riforma del mercato del lavoro proposto dal ministro Fornero. In Spagna - che la riforma del lavoro l'ha già approvata da qualche settimana - perché il governo Rajoy ha annunciato di non voler rispettare gli stringenti vincoli previsti dal Fiscal Compact, che pure ha contribuito ad approvare. La superficiale associazione fra le presunte aspettative dei mercati sulle scelte dei governi è utile - forse - come argomento di polemica interna, ma rischia di perdere di vista quello che sta accadendo non nelle due principali capitali del Mediterraneo, ma nel cuore dell'Europa. Proprio venerdì la Bce ha annunciato la modifica in senso restrittivo delle condizioni a cui le banche private potranno accedere ai finanziamenti da parte dello stesso istituto di emissione. D'ora in avanti, l'istituto si riserva il diritto di non accettare più come garanzia dei prestiti concessi alle aziende di credito né i titoli di Stato di quei Paesi che sono impegnati in un programma di aiuti gestito dall'Ue e dal Fondo Monetario, né i titoli di quei Paesi il cui rating sul debito pubblico risulta molto basso. È quindi normale che le banche, di fronte a un tale annuncio, abbiano deciso di cautelarsi, non solo tenendosi alla larga dai titoli di Grecia, Irlanda e Portogallo, ma anche da quelli di Paesi - come Italia e Spagna - a rischio di ulteriori declassamenti da parte delle agenzie di certificazione. L'inattesa decisione della Bce, che costituisce una autentica inversione di rotta rispetto alla strada imboccata alcuni mesi fa, è inquadrabile all'interno del sempre più violento braccio di ferro in corso all'interno del direttorio di Francoforte. Il governatore della Bundesbank Jens Weidmann da mesi mostra crescente insofferenza verso la politica di maxi-prestiti portata avanti da Mario Draghi. A preoccupare le classi dirigenti tedesche c'è, anzitutto, l'improvviso risveglio del mercato immobiliare interno che, dopo anni di quiete, ha mostrato tassi di crescita dei prezzi delle case che in alcuni centri urbani hanno superato il 10%. Se una parte della liquidità prestata dalla Bce alle banche dovesse arrivare sul mercato tedesco, c'è il rischio che si crei una bolla immobiliare non dissimile a quella che ha causato la crisi in Spagna. Ma a questo pericolo si sommano anche ragioni di politica interna. Oggi si vota nella piccola Saarland, mentre in maggio si rinnoveranno i Parlamenti dello Schleswig-Holstein e del Nordreno-Vestfalia. In tutti e tre i Land gli alleati di Angela Merkel, i liberali della Fdp, rischiano di non superare lo sbarramento del 5%, rendendo ancora più accidentato l'ultimo anno di legislatura prima delle elezioni del settembre 2013. L'inerzia decisionale dovuta ai problemi di tenuta della coalizione di governo ha già contribuito ad incancrenire la situazione europea nel 2010. Speriamo che, dopo la Grecia, le prossime vittime delle elezioni in Nordreno-Vestfalia non diventino l'Italia e la Spagna. RISALE LO SPREAD MA LA VERA PARTITA È IN EUROPA Massimo D'Alema al congresso dei Giovani Democratici Francesca Fornario Ginefra: il Pd non si spacca «A sinistra e a destra c'è una grande voglia di strumentalizzare il dibattito sulla riforma delmercatodel lavoro,con ladisperatasperanzachequestopossaspaccarelarappresentanzasindacaleeilPd. Manoi siamoimpegnatiamigliorareil testoeacreare regolecheincentivino buona occupazione», dice il deputato Pd Dario Ginefra, al congresso delle Acli Puglia. 13 DOMENICA 25 MARZO 2012
che se non modificate la seconda volta «devo promulgarle»). E la possibilità di concedere la grazia al termine di un complesso iter e «non per simpatia oppure, come suol dirsi, a naso». Non mancano le curiosità dei ragazzi, anche sulla storia personale dell'autorevele personaggio visto tante volte in tv e che ora è lì, a un passo da loro. Il suo avvicinarsi alla politica, le origini napoletane. «Da ragazzo pensavo che la politica fosse un impegno a cui nessuno si può sottrarre. Questo non significa che tutti debbano fare politica a tempo pieno, però una parte della propria giornata, del proprio tempo, della propria attenzione va rivolta alla politica come impegno collettivo generale dei cittadini» che però, soprattutto i giovani, se ne stanno allontanando. «È un grande problema, perché se i giovani rimangono lontani dalla politica questa andrà sempre peggio. I partiti devono il più possibile aprirsi a forze nuove, e queste devono avere la capacità di svolgere il loro ruolo e produrre il necessario cambiamento dei partiti, del quadro politico». Tanto più in un momento di crisi grave come quello che stiamo vivendo, anche se «non è la prima volta che l'Italia affronta una situazione di questo genere». Il problema è quello del debito pubblico che deve essere ridotto lavorando per non farsi travolgere dalla speculazione. Dunque «per uscire dalla crisi noi dobbiamo assolutamente tagliare questo debito, che pesa sulle nostre spalle e che rischia di pesare sulle vostre». Foto di Luca Zennaro/Ansa Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano Hapromulgatolaleggesulleliberalizzazioni e, contestualmente, il presidente della Repubblica ha emanato il decreto correttivo che si è reso necessario per i problemi emersi in sede parlamentare. Napolitano ha preso atto dell'impegno assunto dal governo di possibili altre modifiche con successivi provvedimenti «che si rivelassero necessari» in sede applicativa e alla luce delle indicazioni delle Camere. Ma il Capo dello Stato, nell'occasione, ha voluto richiamare «dopo quanto accaduto» (a cominciare dalle polemiche sui rilievi della ragioneria dello Stato circa la possibile mancata copertura di cinque articoli), alla «necessità di garantire d'ora innanzi un'attenta valutazione - specie in sede di conversione dei decreti legge - di tutte le norme di meno semplice o più controversa formulazione». Vale per tutti. A cominciare dal governo. Richiamo del Colle Varato un decreto correttivo LIBERALIZZAZIONI presso Quadreria Bovara Reina, Via S. Dionigi 8/10 Modera GIANMARIO FRAGOMELLI Responsabile Enti Locali PD, Lecco Intervengono i parlamentari lecchesi: On. LUCIA CODURELLI Sen. ANTONIO RUSCONI MARCO RUSCONI ALESSANDRA SALVIONI Sindaco di Valmadrera Sindaco di Robbiate ore 11.00 DIBATTITO Sono stati invitati ad intervenire: Associazioni di categoria e Sindacati Federazione PD - Lecco Via Parini - 23900 Lecco -Tel. 0341284206 - info@pdlecco.it www.pdlecco.it Ferrandelli: Orlando indecente «Leoluca Orlando? Indecente». Non le manda a dire Fabrizio Ferrandelli, vincitore a Palermo delle primarie del centrosinistra, che così replica al suo avversario, che a sua volta avevadettodivoler liberarela cittàda«avversaridopati»edachi«l'hadevastata». Ieri intato Mpa e Fli hanno presentato il loro candidato: il parlamentare regionale Alessandro Aricò. 11 DOMENICA 25 MARZO 2012
La stazione termale Ginevra Bompiani pagine 160 euro 12,00 Sellerio È terribile non essereamati, pensa l'amicapensando alla bambi-na, è terribile non esse-re primi nell'amore dinessuno». Il pensiero è di Lucia, una delle protagoniste de La stazione termale di Ginevra Bompiani (Sellerio): il suo universo si divide in queste due grandi categorie, i fortunati che sono stati molto amati da piccoli e quelli che non sono mai stati oggetto di tale scelta amorosa. Le dinamiche del carattere e delle relazioni adulte dipendono da questa fondamentale variante. Intorno a pensieri così, fugaci, rapidi e radicatissimi perché veri, viene tessuto un racconto enigmatico - per quanto la scrittura è limpida - dove a poco a poco lo spostamento l'una verso l'altra di tre donne di varia età, ma tutte oltre i 50, e di una bambina grande, compone un disegno segreto, bello come una ragnatela di seta, come una danza tranquilla, come lo snodarsi di una rivelazione nascosta in un mosaico nel suo farsi. Giuseppina, la più anziana, estroversa e sicura della propria avvenenza passata, ma sempre attiva, si aiuta senza sensi di colpa sottoponendosi, nella stazione termale, a trattamenti corporei piacevoli e certe volte invasivi. Capisce i segreti delle altre e li rispetta tenendosi ai margini, quasi il suo mondo di molto amata non potesse interferire più di tanto con quello dolente delle amiche, può solo maternamente proteggerle, nutrirle con ottimismo e schiettezza. Ma Emma e Lucia devono vedersela da sole con la paura di invecchiare, di avere un male incurabile, di perdere uomini inutilmente adorati e non adoranti, di vincere le resistenze ideologiche per quei trattamenti fastidiosi e illusori capaci di prolungare per sei mesi, non uno di più, un po' di residua freschezza. «Anche i disamati conquistano la terra. Ma gli amati, come Giuseppina, la conquistano in volo; i disamati a nuoto» pensa Lucia, coscienza inquieta del gruppo. Eh, sì, fa una certa differenza. Ed è ALLE TERME TRA AMORI E RUGHE Tre donne intrecciano un'amicizia unite dalla paura di invecchiare Una bimba si specchia in loro SANDRA PETRIGNANI www.unita.it Marco Petrella www.marcopetrella.it Particolare di una decorazione liberty delle terme Berzieri di Salsomaggiore Una bambina con la zia, e due vecchie amiche soggiornano in una stazione termale: si incontrano, si fa amicizia... Poco a pocoaffiorailpassato,siscopronoisegreti, si illuminano caratteri, emozioni e modi diversi di affrontare i drammi de vita. Libri STRIP BOOK 40 DOMENICA 25 MARZO 2012
Onda d'urto nel Pdl dopo il via libera di Bossi alle liste civiche a sostegno di Flavio Tosi come sindaco-bis nelle amministrative di maggio. A Verona, con il maroniano Tosi in pista senza limitazioni - scenario che lo rende un candidato fortissimo, dato per vincitore in pectore - le sue liste diventano pigliatutto. Anche in casa d'altri. Così, istigato da Cicchitto e Verdini, Angelino Alfano imbraccia (oltre allo statuto) le armi pesanti. Sospensione immediata dal partito per i 14 dirigenti politici che a Verona si sono esplicitamente schierati con il primo cittadino leghista. Nei giorni scorsi il gruppo, a partire dal vicesindaco Vito Giacino, ha formalizzato la decisione di sostenerlo attraverso la lista «Civica per Verona - Tosi sindaco» dai colori gialloblu. Il punto è che, scrive il segretario azzurro, «la loro posizione è in contrasto con la decisione presa dal Pdl di sostenere come sindaco Luigi Castelletti». E dunque, certifica, il coordinatore veneto Alberto Giorgetti, costoro «sono fuori dal partito, non possono rappresentarlo». Difficile dargli torto, sulla carta. In pratica però, il vicepresidente vicario di Unicredit, l'avvocato Luigi Castelletti scelto dai berluscones rischia persino di essere tagliato fuori dal ballottaggio. E dato che la classe dirigente locale si muove in un'ottica di realpolitik, i conti sono presto fatti. Quali siano gli equilibri in campo, del resto, lo fa capire la dichiarazione di Bobo Maroni sulla città di Giulietta e Romeo come «punto di svolta» verso la conquista elettorale del Nord. L'ex ministro dell'Interno oggi sarà in città per lanciare in pompa magna la campagna elettorale dell'amico: «La sfida vera che lanciamo è che la Lega, con gli uomini giusti, prendendo anche i consensi di chi ha votato altri partiti, può diventare il primo partito del Nord, della Padania, delle regioni del nord». Ieri Maroni ha visto Alfano a Cernobbio, ma non c'è stato nessun chiarimento: «E io che c'entro con la sospensione? È un fatto interno al Pdl». LA SPACCATURA Il problema è nato dopo la riunione di venerdì pomeriggio in Via Bellerio in cui il Senatùr ha concesso al sindaco scaligero, fedelissimo maroniano, quello che chiedeva da tempo: poter correre per il rinnovo del mandato affiancato da una lista capace di pescare i consensi di chi ne ha apprezzato il governo cittadino ma non si sente di votare il simbolo leghista. In realtà Bossi all'ex nemico (appena due settimane fa, aveva ringhiato: «Se fa la sua lista è fuori dal partito») ha permesso di più: ben sette liste al suo fianco. Sei civiche, più quella del Carroccio con la dicitura «Lega Nord - Liga Veneta per Tosi» nel simbolo e il nome di Bossi nella parte inferiore. Doppia vittoria. Un trionfo. Che si presta a una duplice lettura. Quella politica, focalizzata sul contraccolpo per le amministrazioni locali a guida leghista della scelta dei vertici di tagliare il cordone ombelicale con il Pdl. Molti sindaci sono perplessi, i risultati si annunciano in perdita anche per i padani, e in questo scenario uno strappo con il popolarissimo Tosi sarebbe stato eccessivo anche per “Umberto”. L'altra lettura, quella più complottista, ipotizza uno scambio tra la poltrona di sindaco veronese per Tosi contro la sua rinuncia a contendere lo scranno di segretario veneto al bossiano Gian Paolo Gobbo. Dipenderà anche dalle percentuali incassate alle amministrative: certo è che, con sette formazioni intorno, adesso Tosi non ha più alibi. Acque agitate anche intorno al congresso di Bergamo che ai primi di giugno eleggerà il successore di Giancarlo Giorgetti come segretario lombardo. Candidato forte è Matteo Salvini, sulla carta maroniano. Ma contro di lui si va saldando un asse tra i “cerchisti” vicini a Bossi e le “colombe” della sua corrente che ne temono le intemperanze. E domani è fissata la riunione a Via Bellerio in cui Bossi deciderà le fatidiche deroghe sulla separazione con il Pdl nelle giunte comunali e provinciali che vanno al voto. FED. FAN. Alfano sospende dal Pdl i 14 «ribelli» schierati con Tosi Il segretario Pdl sospende dal partito i dirigenti che appoggeranno la lista civica «Per Tosi a Verona», dopo il via libera di Bossi al popolare sindaco. A Cernobbio, Maroni sfida Alfano: «Sospensioni? Io che c'entro?». p Il segretario azzurro fa il duro, ma il suo candidato non ha chance p La Lega mira al primato nel Nord. Maroni: «Verona punto di svolta» Sit in al Pirellone Civati: «Alle urne» Verso il voto ffantozzi@unita.it Un'assemblea pubblica per riflettere sul sistema di potere che governa la Lombardia, non solo per protestare e chiedere le dimissioni di Roberto Formigoni, della sua Giunta e di un consiglio regionale paralizzato dalle recenti inchieste della magistratura milanese. È la proposta lanciata dal consigliere lombardo del Pd Pippo Civati, che ha pensato per sabato prossimo un sit-in sotto la nuova sede della Regione, il mega-grattacielo sul quale Formigoni ha voluto anche una piattaforma per gli elicotteri. L'idea del consigliere è di creare un momento di incontro e di scambio di idee tra cittadini e politici che vogliono parlare (e praticare) la buona politica nella legalità. «Un confronto franco, sereno, all'aria aperta - scrive nel suo blog Civati Sulla soglia del Palazzo. Come si dovrebbe fare in una democrazia, quando le porte e le finestre del Palazzo si chiudono. E l'aria diventa ogni giorno più pesante». E allora, visto che Formigoni & Primo Piano16 DOMENICA 25 MARZO 2012
È TORNATA L'ORA LEGALE SEGNALI DI FUMO IN VIALE MAZZINI Napolitano: nel 2013 sarò un privato cittadino L'INTERVENTO Attacco talebano alla nostra base: ucciso un militare Afghanistan Cinque feriti, due gravi Michele Silvestri aveva 33 anni p MASTROLUCA E PAPI ALLE PAGINE 20-21 S egnali di fumo tra le tribù rac-chiuse nelle riserve indiane amministrate dal Duopolio. I potentissimi Utenti pubblicitari associati, i meglio armati e da sempre alleati dell'Uomo Bianco di Arcore, che nulla avrebbe potuto senza la loro fedeltà risalente agli anni Settanta, hanno emesso una serie di sbuffi che, se il vento non ci ha messo la coda, recitano: la Rai dovrebbe destinare il canone a canali distinti da quelli che si alimentano di sola pubblicità. p SEGUE A PAGINA 15 Il Presidente: auspico presto una donna al Colle p CIARNELLI ALLE PAGINE 10-11 La tv indiana: liberati gli italiani p A PAGINA 21 Domenico Rosati Non credo che sia l'articolo 18 a bloccare lo sviluppo del Paese. Le urgenze sono altre. Giorgio Squinzi, presidente designato di Confidustria, Corriere della Sera 24 marzo 2012 BATTAGLIA DECISIVA Ronny Mazzocchi Vi siete ricordati di spostare in avanti di un'ora le lancette dell'orologio? Luigi Mariucci OSTAGGI L'EDITORIALE LO SCONTRO SULL'ARTICOLO 18 IL SENSO DEI CATTOLICI PER IL LAVORO LA VERA PARTITA È IN EUROPA “ Claudio Sardo L a riforma del mercato del lavo-ro contiene novità positive e misure, benché parziali, volte a correggere antiche storture (ad esempio sul lavoro femminile). Anche nel contrasto al precariato e in tema di ammortizzatori sociali ci sono segni incoraggianti, da rafforzare in Parlamento. L'articolo 18 non è tutto. Ma il vulnus del governo sull'articolo 18 è così grave da oscurare quel che di buono c'è nella riforma. Per questo va cambiato. La gravità sta innanzitutto nel merito: se il licenziamento per motivi economici, per quanto immotivato, consentisse comunque all'impresa medio-grande di liberarsi (salvo indennizzo) di un lavoratore, è chiaro che verrebbe stravolto l'equilibrio dei diritti. p SEGUE A PAGINA 24 p ALLE PAGINE 2-7 Stefano Balassone p A PAGINA 3 UN PERICOLOSO PASSO INDIETROIntervista a Camusso «Il governo cambi rotta, il Paese è dalla nostra parte» Monti: decida il Parlamento Duello a Cernobbio tra Bersani e Alfano p A PAGINA 5 p A PAGINA 13 1,20 Domenica 25 Marzo 2012 Anno 89 n. 84 www.unita.it Fondata da Antonio Gramsci nel 1924
Foto Ansa-Epa do che non si trattasse di un'ambulanza ma di un'autobomba “travestita” da ambulanza con tanto di sirena e lampeggianti». È possibile, a suo avviso, uscire da questo braccio di ferro giudiziario? «Se noi dovessimo applicare all'India il metro delle nostre leggi penali, non potremmo negare a New Delhi di procedere contro i militari responsabili della morte di due pescatori indiani. Però, trattandosi di una vicenda di rilievo interstatuale, il Codice penale italiano prevede che l'autorità giudiziaria possa procedere soltanto con l'autorizzazione del ministero della Giustizia. È dunque previsto un filtro politico, opportuno perché si tratta di vicende che coinvolgono interessi e ragioni di Stato». Siamo dunque in un vicolo cieco? «Questa vicenda è anche di competenza della giurisdizione italiana, perché il fatto è accaduto in Italia, in quanto l'azione è partita da una nave battente bandiera italiana, che in base al codice penale e alle leggi internazionali si considera a tutti gli effetti territorio italiano. Aerei e navi sono considerati “territorio mobile”. Non ci sarebbe niente di umiliante per l'India se accettasse la prevalenza della giurisdizione italiana magari sulla base di un negoziato tra i due Stati che preveda il risarcimento del danno». Paolo Bosusco e Claudio Colangelo potrebbero essere stati liberati dai maoisti vicino alla località di Tanjungia, non lontano da dove erano stati rapiti 11 giorni prima. Non ci ancora sono conferme ufficiali, la notizia viene riferita da media locali e poi rilanciata dall'emittente all news indiana Ndtv, che però sottolinea di non avere riscontri nell'immediato se non informazioni di stampa. Il primo a parlare del rilascio dei due turisti italiani ostaggio dei ribelli maoisti è stato il quotidiano on line di Bhubaneswar, che cita la polizia del dipartimento di Kandhamal. Secondo questa fonte la liberazione sarebbe avvenuta alle 21,30 locali (le 17 italiane di ieri) nella zona di Daringibadi, dove era avvenuto il sequestro. Non si dice dove si troverebbero i due italiani, né le circostanze in cui sarebbe avvenuto il rilascio da parte dei sequestratori. La Farnesina ieri sera si è attivata alla ricerca di conferme. Se davvero i due ostaggi italiani sono stati liberati, si tratterebbe di una svolta assolutamente imprevista in una giornata che aveva fatto allontanare le speranze di una rapida soluzione. Il negoziato per ottenere il rilascio dei due italiani si è infatti bruscamente interrotto, i delegati del governo dello Stato indiano di Orissa e quelli indicati dai maoisti hanno annunciato ieri a Bhubaneswar la sospensione dei colloqui «fino a nuovo annuncio». Se proprio all'inizio del negoziato l'uccisione di ufficiale di polizia aveva costituito un problema e quasi rischiato di far saltare l'avvio del dialogo, la notizia ieri del sequestro del deputato dell'Assemblea dell'Orissa, Jhina Hikaka, da parte di un commando di un centinaio di guerriglieri, ha costituito un fulmine a ciel sereno che ha paralizzato i negoziatori. Il premier Patnaik aveva chiesto alla guerriglia di astenersi da azioni violente durante il dialogo, e lo stesso avevano fatto anche i due rappresentanti designati dai maoisti, B.D. Sharma e Dandapani Mohant. INQUIETUDINE Così, dopo molte ore di silenzio, i delegati dei maoisti hanno tenuto una breve conferenza stampa in cui hanno letto un documento in cui, dopo aver riassunto gli episodi accaduti, si concludeva: «Abbiamo la sensazione che questa sia diventata una parodia ridicola di un negoziato di pace. Per cui suggeriamo che si vada verso una sua sospensione». Poco dopo il capo negoziatore per il governo dell'Orissa, U.N. Behera si sedeva davanti alle telecamere, denunciando un clima troppo deteriorato per portare avanti la trattativa. E, come avevano fatto in precedenza anche i delegati della guerriglia, ha rivolto un appello ai maoisti «a rilasciare i tre ostaggi» (oltre agli italiani Paolo Bosusco e Claudio Colangelo, anche il deputato dell'Orissa rapito) «con un gesto di carattere umanitario». Uno stallo nel negoziato che ha messo in allarme le autorità italiane. Il console generale d'Italia a Kolkata Joel Melchiori ha incontrato ieri i rappresentanti del governo dello Stato indiano di Orissa per esprimere nuovamente la preoccupazione del nostro governo. Melchiori ha confermato di avere incontrato il numero due del Dipartimento dell'Interno dell'Orissa, U. N. Behera, e il segretario generale presso il primo ministro, B.K. Patnaik. In entrambi i casi il console ha sottolineato l'importanza che i due cittadini italiani vengano protetti e che la loro liberazione possa avvenire nel più breve tempo possibile. SCONTRO INTERNO A complicare il già complesso quadro negoziale, è anche lo scontro interno al movimento maoista. Sabyasachi Panda, leader dei guerriglieri maoisti che hanno rapito Paolo Bosusco e Claudio Colangelo, ha condannato in un messaggio audio il sequestro del deputato dell'Orissa, una mossa giudicata sbagliata in un momento in cui ci sono negoziati in corso tra governo e mediatori per liberare i due ostaggi italiani. Lo riferisce la televisione indiana Times Now. Panda ha inoltre criticato il governo dello Stato indiano per non essere riuscito a risolvere rapidamente la questione del rapimento dei due italiani. Trattative sospese VIRGINIA LORI Flash-mob a Sassari Anche il basket per Rossella Urru La tregua era stata infranta dal rapimento di un deputato indiano Il dietrofront Il capo dei maoisti Sabyasachi Panda sconfessa l'azione «Rilasciati dai maoisti gli ostaggi italiani» Annuncio a sorpresa della tv indiana Annuncio in serata della rete Ndtv: liberati dai maoisti gli italiani Paolo Bosusco e Claudio Colangelo. Le trattative si erano interrotte con il nuovo rapimento di un deputato dell'Orissa. La Farnesina impegnata in verifiche. Ancora un appello dal mondo dello sport per chiedere la liberazione di Rossella Urru, la cooperante sarda trentenne (ha compiuto gli anni in mano ai suoi sequestratori due giorni fa ndr) rapita 154 giorni fa in Algeria. Questa volta sono stati i 4.500 tifosi sassaresidellaDinamo-BancodiSardegnaachiederecheRossellapossariabbracciare i suoi cari. Al momento della pallaadue,primadell'anticipodellanona giornata di ritorno del campionato di basket serie A fra Sassari e Bologna, tutti gli spettatori si sono alzati in piedi e per circa un minuto hanno tenuto in mano una foto di Rossella, prima di dedicarle un lungo e caloroso applauso. L'emozionante flash mob, organizzato dalla società di pallacanestro sassarese, èstato ripreso dalle telecamere de La 7 che hanno trasmesso in diretta la partita. «Un gesto doveroso - ha spiegato il presidente Stefano Sardara - che la Dinamo compie con forte convinzione e speranza assieme a tutti i suoi tifosi». IL CASO In Mali avanzata dei tuareg Ilcolpo diStato in Malisembra avvantaggiare iribelli tuareg nellaavanzata militare.Un gruppo alleato dei ribelli del Movimento nazionale per la liberazione di Azawad, città che i nomadihannoelettoamadrepatriaefulcrodell'indipendenza,èvicinoallaconquistadiKidal uno dei principali centri del nord. «Presto saremo lì», affermano i miliziani di Ansar Dine. 33 DOMENICA 25 MARZO 2012
Di certo non ci sarà l'«intesa» chiesta da Angelino Alfano. Ma a giudicare dal primo scambio di battute tra i due, anche la «discussione serena» auspicata da Pier Luigi Bersani appare complicata. E insomma se sulle modifiche all'articolo 18 si aprirà in Parlamento una discussione che ricalcherà le dinamiche venute alla luce nel faccia a faccia di ieri, il muro contro muro tra Pd e Pdl è assicurato. Al forum di Confcommercio a Cernobbio si è svolta una tavola rotonda a cui hanno partecipato il segretario del Pd, quello del Pdl e il leghista Roberto Maroni, con il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli a fare da moderatore (ieri ha firmato un editoriale dal titolo «Una trincea ideologica», critico nei confronti di chi chiede la possibilità di reintegro per i licenziamenti economici senza giusta causa, che Alfano dice di «sottoscrivere dalla prima all'ultima parola» e Bersani giudica pieno di «caricature»). INDEBOLIRE O RAFFORZARE I toni sono pacati, il clima disteso, complice anche una chiacchierata a tavola che ha preceduto i lavori. Ma sulle modifiche da apportare all'articolo 18 le distanze tra i leader delle due principali forze che sostengono Monti appaiono incolmabili. Questo vuol dire, come sostiene Alfano, che il governo è più «debole» dopo la decisione di presentare un disegno di legge sul lavoro? O, come sostiene Bersani, modificare la riforma per non far sì che l'articolo 18 di fatto scompaia serve proprio a rafforzare il governo? I due concordano solo sui tempi necessari per approvare le nuove norme sul mercato del lavoro: prima dell'estate. Ma per il resto, divergono sia nel merito della legge che dovrà vedere la luce che nelle conseguenze che questa operazione potrà avere sull'esecutivo. Il leader del Pdl giudica necessaria un'«intesa tra le forze politiche» perché questo passaggio ha indebolito il governo nella sua capacità di decisione: «Il testo della riforma non l'abbiamo letto perché c'è il “salvo intese”, i tempi sono incerti e lo sciopero della Cgil non è stato revocato. Se fosse una schedina del totocalcio avrebbe totalizzato zero». Il leader del Pd non condivide, chiarisce che il suo partito «è qui per rafforzare il governo» («a indebolirlo non è chi vuole discutere di questioni complesse ma semmai chi fa saltare i vertici sulla Rai o le norme sulla corruzione») e che la riforma sul lavoro «contiene cose buone» ma anche una parte, quella sull'articolo 18, che deve essere modificata. E qui emerge tutta la distanza tra il segretario del Pd e quello del Pdl. MODELLO TEDESCO, GIUDICI ITALIANI Bersani ribadisce che in Parlamento la bozza di riforma uscita dal Consiglio dei ministri andrà modificata per garantire la possibilità di reintegro ai lavoratori licenziati per motivi economici senza giusta causa: «Non possiamo accettare che la monetizzazione sia la soluzione esclusiva. Da qui non ci muoviamo». Alfano accusa l'interlocutore di avere «un pregiudizio nei confronti degli imprenditori, che non godono nel licenziare i loro collaboratori» (sic) e poi, gira che ti rigira, dice che è colpa dei giudici se da noi non si può fare come in Germania. Già, perché se Bersani chiede di applicare anche in Italia il modello tedesco - che conferisce alla magistratura la facoltà di scegliere tra reintegro e indennizzo monetario - «e non quello americano», il leader del Pdl dice che non si può mantenere l'ipotesi del reintegro perché i giudici hanno ridato il posto di lavoro anche in casi «inaccettabili» e abbiamo «una giurisprudenza che è contro i datori di lavoro». La discussione che si aprirà dunque in Parlamento (molto probabilmente partendo dal Senato) sarà segnata da questa contrapposizione sull'articolo 18. Se passeranno o meno le modifiche chieste dal Pd dipenderà dalla posizione che assumerà il Terzo polo (Idv e Lega sono contrarie alla riforma messa a punto dal governo). Ma bisognerà anche vedere che atteggiamento manterrà il Pdl durante l'iter parlamentare. A giudicare da quanto detto da Alfano ieri, non è da escludere che scatti un meccanismo di veti incrociati, ripicche e ripercussioni a non finire: «O si accetta il punto di equilibrio che il governo ha individuato - è il messaggio lanciato dal leader del Pdl o se si comincia a lavorare su modifiche non si può immaginare che avvengano solo sull'articolo 18 e che siano modifiche di un solo colore». Dice Bersani lasciando Cernobbio che se in Parlamento ci sarà una discussione «serena e attenta» non ci saranno motivi di tensioni sociali. L'avvio si è visto, tra non molto si vedrà il seguito. Luigi Mariucci Alcune parti del documento sul mercato del lavoro appaiono positive (ad esempio su lavoro femminile, disabili e immigrati). Per questo colpiscono ancora di più alcune evidenti brutture. Più in generale la sensazione è che tra le due parti più strutturali dell'intervento, tralasciando qui la questione ammortizzatori, vi sia un forte sbilanciamento. Nel linguaggio asettico del governo questi due capitoli sono denominati «flessibilità in entrata» e «flessibilità in uscita». Si dovrebbe dire, da un lato, «il modo faticoso con cui forse si può ottenere un contratto di lavoro decente, quando il lavoro scarseggia». E, dall'altro lato, «il modo più facile con cui si può essere licenziati nelle imprese con più di 15 dipendenti». Nella prima parte dell'intervento, quello relativo alle forme di assunzione, si adottano un insieme di interventi utili, tuttavia nel segno di una pregevole quanto modesta manutenzione, non di un cambiamento strutturale. Nella seconda parte, quella sui licenziamenti, il cambiamento è invece profondo: altro che manutenzione! Si introduce infatti una radicale riscrittura UN ARRETRAMENTO PERSINO RISPETTO ALLA LEGGE DEL 1966 SIMONE COLLINI Primo Piano Il leader democratico Botta e risposta tra Bersani e Alfano sull'articolo 18. Il leader del Pd: «No alla monetizzazione come unica soluzione». Il segretario del Pdl: «Non possiamo applicare il modello tedesco con i giudici italiani». scollini@unita.it Art. 18, Bersani contro Alfano p Il segretario Pd: «Non possiamo accettare che la monetizzazione sia la soluzione esclusiva» Il mercato del lavoro IL COMMENTO «A indebolire il governo è chi fa saltare i vertici su Rai e corruzione» 2 DOMENICA 25 MARZO 2012
organizzazione sindacale. Passi importanti verso la libertà di stampa con i freni alla censura e l'apertura di spazi per i media privati. Amnistia e scarcerazione dei detenuti politici. Legalizzazione del principale partito, la Lnd di Suu Kyi. Passa agli archivi dell'umorismo la barzelletta sul birmano che va in Thailandia per farsi curare un molare. Gli chiedono se non ci siano dentisti a casa sua, e lui risponde: certo ci sono, ma da noi è proibito aprire la bocca. In questi giorni i comizi si succedono ai dibattiti, gli incontri con i cittadini alle riunioni di partito. I candidati trovano spazio anche in tv per i loro appelli, benché Suu Kyi abbia sperimentato che la censura, seppur attenuata, abolita non è. Dal suo messaggio agli elettori è stata cassata la frase in cui criticava i capi della passata giunta militare. Ilvoto del primoaprile non altererà sostanzialmente gli equilibri di forza all'interno del Parlamento, dove siede una consistente pattuglia di militari auto-nominati e non scelti dal popolo. Inoltre, grazie alle poco libere elezioni del 2010, sono in netta maggioranza i rappresentanti delle formazioni politiche legate alla vecchia classe dirigente. In aula però si sentirà finalmente la voce dell'opposizione. Quella temprata da decenni di resistenza alla tirannia. Quella che insieme alla nazione fu privata della vittoria elettorale conseguita nel 1990, prima che la cappa di piombo della dittatura calasse nuovamente sul Paese. Si vota in 45 distretti. In altri tre, nei territori abitati dalla minoranza etnica Kachin, le operazioni sono state sospese per le precarie condizioni di sicurezza. I Kachin sono ancora sul piede di guerra, a differenza di altre comunità, dai Karen agli Shan ai Mon, che hanno firmato accordi di tregua . Ma la strada verso una intesa «armoniosa» che coinvolga tutte le componenti della nazione birmana rimane lunga. Festa e speranza segnano i primi giorni della visita di Papa Benedetto XVI in Messico. Ma anche la consapevolezza dei drammi che vive il Paese. Primo tra tutti quello della violenza a cui la Chiesa non può restare indifferente. Nel discorso di saluto pronunciato al suo arrivo venerdì pomeriggio (le 23,30 ora italiana) all'aeroporto internazionale di Guanajuato, il Papa ha assicurato la sua preghiera per «chi soffre a causa di antiche e nuove rivalità, risentimenti e forme di violenza». Il pontefice - accolto con un calore straordinario dai fedeli che gli hanno fatto ala per 34 chilometri, dall'aeroporto sino al collegio Miraflores di León, sua residenza durante il soggiorno messicano ha affermato di condividere «i lutti e le dolorose difficoltà del Messico». Un discorso apprezzato dal presidente della Repubblica federale Felipe Calderón soprattutto per quell'impegno della Chiesa nell'azione di riconciliazione del Paese. Perché il Messico è insanguinato da una vera guerra interna, quella intentata dal «grande male rappresentato dal narcotraffico» contro lo Stato costato ben 50mila vittime in cinque anni. La Chiesa non può restare neutrale. Papa Ratzinger incoraggia i cattolici messicani ad essere «fermento nella società», per realizzare «una convivenza rispettosa e pacifica, basata sulla incomparabile dignità di ogni persona umana, creata da Dio, che nessun potere ha il diritto di dimenticare o disprezzare». Una presa di posizione ferma e impegnativa a cui il pontefice ne aggiunge un'altra, altrettanto impegnativa. Invoca «il diritto fondamentale alla libertà religiosa, nel suo genuino significato e nella sua piena integrità». Se compito della Chiesa è quello di formare le coscienze, avendo ben presenti gli insegnamenti della Dottrina sociale della Chiesa e se «la Chiesa non è un soggetto politico, ma un'autorità morale», occorre poterla mettere nelle condizioni di svolgere questa azione anche nella sfera pubblica. Lo afferma in modo esplicito il Papa quando invita il credente ad avere fiducia e a «trasformare anche le strutture e gli avvenimenti presenti poco piacevoli». Quando invoca la «costruzione di una società fondata sullo sviluppo del bene, sul trionfo dell'amore e sulla diffusione della giustizia». Di una «carità» da praticare soccorrendo chi patisce la fame, chi è privo di dimora, gli infermi e i bisognosi. È un'azione che la Chiesa - assicura il pontefice - intende svolgere «senza entrare in competizione» e «senza altro fine che fare il bene, in maniera disinteressata e rispettosa». NESSUNA COMPETIZIONE Così il Papa rassicura, mentre chiede piena libertà religiosa alla «laica» repubblica del Messico. È la modifica della Costituzione cui il Senato è chiamato ad esprimersi. È un messaggio che il Papa non rivolge solo al Messico, ma all'intero continente. Dopo la critica all'ideologia marxista, definita «fuori dalla storia», sembra prefigurare quel nuovo modello cui guardare. Anche a Cuba, la seconda tappa del suo viaggio, che raggiungerà domani. Ma siamo solo alle prime battute del suo viaggio. Ieri è stata la giornata del riposo. L'unico incontro è stata alle 18 ore ( in Italia le ore 2 del 25 marzo) la visita di cortesia al presidente Calderòn. Sarà oggi, infatti, la giornata più intensa della sua visita in Messico. Al parco del Bicentenario di León il Papa celebrerà la messa. Sono attesi oltre quattrocentomila fedeli. E poi incontrerà i vescovi messicani e dell'intero continente. ROBERTO MONTEFORTE Migliaia in Messico ad accogliere il Papa Benedetto XVI contro violenza e narcos Festa di popolo per il Papa in Messico. Il saluto al presidente Calderon. Assicura l'impegno della Chiesa per la ricostruzione morale e contro i «narcos». Allo Stato «laico» chiede piena libertà religiosa. Domani sarà a Cuba. rmonteforte@unita.it pNel saluto al presidente Calderon il Papa chiede piena libertà religiosa pOggi attesi centinaia di migliaia di fedeli per la messa solenne a León In 5mila a caccia di Kony L'UnioneAfricana,conilsostegnodegliStatiUniti,metteincampo5milasoldati -dicui 1.500ugandesi - per dare la caccia aJoseph Kony, leader ugandese dell'Esercito diResistenza del Signore (Lra), dal 2005 ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini contro l'umanità. Ex chierichetto, Kony reclutava bambini-soldato spacciandosi per guru. 35 DOMENICA 25 MARZO 2012
«I ragazzi», racconta lei stessa mentre ti mostra cartelle intere di lavori e persino un fumetto realizzato dagli studenti «mi vogliono così tanto bene, mi vengono a chiedere consigli, si commuovono ai miei racconti, al punto che certe volte è pure imbarazzante. E io dico loro sempre la stessa cosa: che bisogna continuare a lottare, come abbiamo fatto noi. Dal lavoro si può andare in pensione. Dalla lotta no, perché antifascista lo sei sempre è più la situazione è brutta più non devi perdere la speranza». DALLA SARDEGNA A ROMA Nata in una famiglia comunista di origini sarde (l'ha raccontata nel libro Giovanna. Memorie di una famiglia nell'Italia del Novecento), trasferitasi a Roma nei primi anni del Ventennio, Giovanna ha subito conosciuto il carcere (arrestata nel '38) e condiviso con i familiari le persecuzioni e le violenze del regime. Un fratello condannato a 14 anni di galera, l'altro scappato in Urss e la madre cinque anni di confino a Ventotene. Sull'isola incontra e sposa Pietro Grifone anche lui confinato per dieci anni. Aderire alla Resistenza, quindi, è stato un passaggio naturale: «dentro casa si lottava contro il padre autoritario - sintetizza - si è trattato di portare fuori e allargare quella battaglia. Per le donne la liberazione è stata una lotta nella lotta». Ma a guerra finita poco o niente è stato riconosciuto di tutto questo: «Noi partigiane - prosegue Giovanna - abbiamo rischiato la vita come e più degli uomini. Eppure di riconoscimenti ne abbiamo visti ben pochi». Lei che, insieme a tante altre donne romane, ha organizzato scioperi, assalti ai forni e soccorsi per i feriti si è sentita dire: «Tu non sei stata in montagna, non hai sparato... c'è voluto l'intervento di Giorgio Amendola perché riconoscessero la mia partecipazione alla lotta di liberazione». Per questo Giovanna lo ripete in continuazione: «Non si può smettere di lottare. Guardate oggi. Ancora non abbiamo la libertà di espressione: hanno tolto l'Unità dalle fabbriche... ma come è possibile? Io la diffondevo clandestina quando c'erano i nazisti...». E ancora: «Come possiamo dirci liberi se alle donne vengono fatte firmare le dimissioni in bianco e non possono fare figli? Quale libertà può esserci per i giovani senza lavoro? Come si può buttar via l'articolo 18?». Le mani piccole e veloci, gli occhi vispi che ti guardano dritto Giovanna con i suoi racconti è un'iniezione di energia per chiunque. «Scrivilo dice - che io a l'Unità ci ho anche lavorato dopo la guerra. Ero in archivio e una volta è venuta da me una signorina che cercava trafelata Renato Guttuso. “Io non lo conosco” le ho risposto. Conoscevo però un Renato che aveva fatto con me la Resistenza. Sai, per ragioni di sicurezza non sapevamo i cognomi dei compagni. Così sono andata da “quel” Renato dicendogli se poteva ricevere lui la ragazza. Lui mi ha guardato e mi si è presentato: sono Renato Guttuso». Giovanna è una miniera di aneddoti, di racconti. E basta starle vicino pochi istanti per capire perché i ragazzi le siano così legati. «Cento anni - prosegue - non riesco a crederci di avere cento anni». E a dire il vero neanche noi. «Ho avuto una gran fortuna - continua - quella di essere nata quando le cose stavano cambiando. A quei tempi ci dicevamo: appena saremo liberi cambieremo la scuola, cambieremo la famiglia». Ma poi sono arrivati gli anni di Scelba e le «bastonate» sono continuate. «Io anche alle manifestazioni ricorda - andavo sempre vestita bene, col cappellino in testa, tanto che una volta un celerino stava per darmi una manganellata, poi mi ha visto tutta così mite e si è scusato pensando che fossi capitata lì per caso». Quegli anni Giovanna Marturano li sta raccontando in un nuovo libro che scrive a mano consumando tutte le penne di casa, come racconta con tenerezza la figlia Anna. «I ragazzi - conclude - mi danno fiducia perché sentono che dico la verità. Non sono una politica, ma una donna che ha avuto degli ideali ed ha lottato per quelli. Questo dà fiducia ai giovani anche se sono scoraggiati. Io sono la stessa Giovanna che ha fatto la Resistenza, certo cammino molto meno di allora, mannaggia. I problemi dei ragazzi non li vivi personalmente ma senti che ti riguardano e sai che devi continuare a lottare per loro. Io ho sempre amato la gente e non ho mai potuto vederla soffrire». Buon compleanno Giovanna. L a Liberazione aveva li-berato molte cose. Ave-va rotto delle gabbie,sentimenti prima inca-paci di esprimersi ave-vano imparato ad uscire dal chiuso. Ci si parlava. Si imparava a vivere in libertà». La Resistenza spiegata alle ragazzine. O meglio quello che ha significato la resistenza per le donne, come primo passo verso il femminismo. È Marisa Ombra, staffetta partigiana, a lungo dirigente dell'Udi e vicepresidente dell'Anpi, a raccontarla in Libere sempre, un piccolo libro da leggere tutto di un fiato e da regalare a tutte le adolescenti che conosciamo. È a loro, infatti, che si rivolge Marisa, oggi 87enne. In particolare ad una quattordicenne di oggi, una ragazza che, nella finzione del racconto, incontra passeggiando in un parco romano. A lei è rivolta questa sorta di lunga lettera riflessione in cui trova posto il passato (la sua esperienza nella Resistenza, appunto, medicina inattesa alla sua anoressia di diciassettenne), ma soprattutto il presente. Quello delle ragazze che si sentono «libere» a fare le veline, le escort, merce di scambio per un posto in una fiction o in un reality. Un presente che sgomenta chi come Marisa o tante altre donne, hanno invece combattuto per un'altra idea di libertà. QUALE LIBERTÀ? «L'inganno sta nella frase - scrive Marisa - “il corpo è mio e lo gestisco io”, alla quale da un certo momento in poi è stato attribuito un significato che è l'esatto contrario di ciò che aveva in mente la generazione che lo aveva dichiarato per la prima volta. L'esatto contrario perché il corpo, se esiste solo per essere desiderato e comprato, finisce per esistere in funzione dell'altro. Non è più mio ma di chi ne gode. Se il tuo unico desiderio è quello di essere guardata e desiderata, la tua persona finirà per sparire». Senza salire mai in cattedra e senza pregiudizi, la partigiana e femminista di allora accompagna per mano la quattordicenne di oggi. Per scoprirne a sua volta, però, un altro modo di stare insieme e di condividere intelligenze. Già di per sé «un auspicio che basta a restituirti un futuro». GA.G. La storia Il libro «Eppure noi abbiamo rischiato la vita come gli uomini» «Bimba col pugno chiuso» speriamo che si faccia Ombra, la Liberazione il femminismo e il presente Dalla battaglia contro i padri autoritari a quella contro il fascismo Pochi i riconoscimenti Marisa: lettera aperta di una staffetta a un'adolescente Claudio Di Mambro, Luca Mandrilee Umberto Migliaccio, alias Todomodo, in collaborazione con Maurizio Ribichini, stanno lavorando a un documentario su Giovanna Marturano, «Bimba col pugno chiuso»: racconterà il suo percorso esistenziale, partendo dai suoi ricordi di bambina che vide la marcia fascista su Roma nel '22, fino ad arrivare alla sua attuale lettura del presente e al suo costante impegno politico, che le fa dire «non c'è altra via che combattere»… Il documentario Vasco, un anno per il recupero «Le vicissitudini che conoscete, i tre esami diagnostici con anestesia totale, i sei mesi di antibiotici e la mia veneranda età incidono e incideranno ancora molto sulle mie facoltà psicofisiche. I medici parlano di un periodo di almeno un anno prima di poter pensare ad un recupero completo». Lo dice Vasco Rossi su Facebook. Com'è potuto accadere che lo slogan femminista «il corpo è mio e lo gestisco io» si sia ribaltato in una forma di schiavitú volontaria?«Libere sempre» di Marisa Ombra (pp. 96, euro 10, Einaudi) scrive una lettera appassionata e delicata sull'adolescenza, la scoperta del corpo, del sesso e della libertà. Senza moralismo. 39 DOMENICA 25 MARZO 2012
dell'articolo 18. Si introduce una differenziazione di trattamento tra i diversi tipi di licenziamento: discriminatorio, disciplinare (ovvero per giustificato motivo soggettivo) e economico (ovvero per giustificato motivo oggettivo). Sui licenziamenti discriminatori nulla cambia: già ora, se si riesce a provare la discriminazione, questi licenziamenti sono nulli a prescindere dalle dimensioni dell'impresa. Sui licenziamenti per giustificato motivo soggettivo (disciplinari) si introduce il rinvio al giudice della decisione di disporre un indennizzo o la reintegrazione. Sui licenziamenti per giustificato motivo oggettivo (economici) si introduce una sostanziale liberalizzazione, compensata da un indennizzo. Quest'ultimo è il punto più critico. Il governo si è accorto di quanto fosse aberrante la prima versione della sua proposta, quella diretta a monetizzare sic et simpliciter il licenziamento anche ove il motivo economico fosse “inesistente”: tale previsione avrebbe, come ovvio, incentivato l'uso fraudolento del motivo economico per licenziare lavoratori a vario titolo scomodi. Ora il governo propone due correttivi. Il primo consiste in un preventivo ricorso da parte del datore all'Ufficio del lavoro per espletare una procedura di conciliazione: questo va bene. Il secondo correttivo invece consiste in una toppa peggiore del buco: si prevede infatti che il giudice possa disporre la reintegrazione solo nel caso in cui sia il lavoratore a provare la discriminazione (cosa ovvia e del tutto pleonastica) ovvero che il vero motivo sia di natura disciplinare. Tale disposizione è paradossale, persino kafkiana. Forse in quel momento al governo dei tecnici è caduta la penna. Secondo tale previsione il lavoratore infatti si dovrebbe auto-accusare di avere commesso una infrazione disciplinare, affermare che quello è il vero motivo per cui viene licenziato e che tuttavia il suo contratto collettivo per quella infrazione prevede non il licenziamento ma, in ipotesi, una sospensione. Insomma, una specie di via del Golgota, cui si addice un richiamo letterario, quello di “buio a mezzogiorno” di Koestler. Questa cosa va cambiata. Non è ammissibile che in materia di licenziamento si inverta l'onere della prova, facendo carico di questa al lavoratore, arretrando persino rispetto alla legge sui licenziamenti del 1966. E a proposito di tutela antidiscriminatoria, il governo non ha nulla da dire sul fatto che tra oltre 2000 neo-assunti dalla Fiat a Pomigliano risulti che non ce ne sia nemmeno uno iscritto alla Fiom-Cgil. Non sarebbe, questa sì, materia per adottare in via d'urgenza un decreto legge per ripristinare alcuni principi di fondo di libertà e garanzia dei diritti civili nei luoghi di lavoro? Foto di Matteo Bazzi/Ansa Monti: «Avrei voluto Maroni al ministero dell'Interno» Staino «Noi da qui non ci muoviamo» Il pranzo a Cernobbio: Angelino Alfano a tavola con Mario Monti e Pier Luigi Bersani Il segretario Pdl: «Il modello tedesco? Non con i giudici italiani. Sono contro gli imprenditori» Avrebbe voluto Roberto Maroni come ministro dell'Interno del suo governo, Mario Monti. Se solo avesse registratouna«ancorpiùampiaconvergenzapolitica»attornoa sé,con laLeganella maggioranza e «se il capo dello Stato fosse stato d'accordo». Lo ha rivelato il premier a Cernobbio, sferrando un colpo all'orgoglio leghista: «Abbiamo chiuso quegli “strani” dipartimenti a Monza», ha detto fra gli applausi al Forum. «Ricambio nei confronti di Maroni le espressioni di stima personale, anche se io faccio più fatica a tenere distinti l'ambito personale da quello politico». E aggiunge: «Tanti anni fa ero entusiasta nel vedere spinte nella Lega che credevo andare verso una società liberale. Confido che la mia stima anche politica perMaronipossamigliorare».PerMaroni è stata «una cosa sgradevole mitigatasolodalricordocheall'iniziomiaveva chiesto di fare il ministro dell'Interno nel suo governo e io ho detto no grazie». IL CASO Fini: basta con troppi decreti Se«c'è uneccessivo ricorso alla decretazione si crea una compromissione del ruolodel Parlamento».Loha dettoil presidente della Camera,GianfrancoFini rispondendo alsuoomologo al Senato Renato Schifani che ieri aveva auspicato l'uso della «decretazione d'urgenza». Secondo Fini «deve essere regolato in modo diverso il rapporto esecutivo legislativo». 3 DOMENICA 25 MARZO 2012
C ara Tina Anselmi,consentimi di rivolger-ti gli auguri per i tuoi 85anni. Lo faccio con il ricordo personale che ho di te. Quando ti incontrai la prima volta alla Camera. Ero giovane insieme a tante altre, giovani e colorate. Eravamo arrivate sulla base di una battaglia e di un progetto “Dalle donne la forza delle donne”. Tu e Maria Eletta Martini eravate molto curiose di quella frotta di giovani donne comuniste colorate, che aveva lasciato esterrefatto anche il Presidente Andreotti, il quale entrando in Parlamento rivolse lo sguardo verso sinistra ed esclamò «quanto è colorata questa parte». Ricordo il tuo sguardo luminoso che andava dritto agli occhi per scrutarti, capire chi sei e parlarti schiettamente. Ricordo il tuo sorriso, la tua pacatezza e semplicità che rivelava capacità di ascolto e profondità del pensiero. Tu che allora eri già stata il primo Ministro del Lavoro e poi Ministro della Sanità. In quella legislatura, difficile, che sancì la fine della Prima Repubblica, dal 1987 al 1992, che per te è stata anche l'ultima, ti ricordo seduta sul tuo scranno sempre attenta e riflessiva. Ti sarò sempre grata di essere stata una dei pochi parlamentari della Commissione Lavoro che venne a seguire in Commissione l'illustrazione della proposta di legge d'iniziativa popolare “Le donne cambiano i tempi” che aveva raccolto 300mila firme nel Paese e che parlava di conciliare il tempo di vita con il tempo delle famiglie, del congedo dei padri, della riorganizzazione dei tempi della città. Ricordo le tue parole di apprezzamento e sostegno in quella commissione particolarmente vuota (era solo la discussione generale, al sola cosa che fu concessa a quel disegno di legge. Dovemmo attendere i governi dell'Ulivo e l'8 marzo 2000 per avere l'attuale legge 53) e di fronte al mio sconforto di una commissione quasi deserta mi dicesti che quella legge era molto più avanti dei tempi che vivevamo e della mentalità maschile e che il bello delle leggi che riguardano le donne è che devono sempre essere sudate. Tu conoscevi l'esperienza delle lavoratrici e ricordavi spesso le mani “lessate” delle filandiere, mani doloranti dopo che erano state tutto il giorno nella bacinelle di acqua bollente per lavorare i bozzoli. Ricordo gli incontri con il Movimento delle donne DC, l'ultimo a Stresa dove ero venuta alla vostra festa, con il pancione incinta di Enrico e voi mi accoglieste con molto calore. Mi piaceva, io che ero comunista e femminista, quel rapporto di amicizia con le donne democristiane che consideravo magari un po' all'antica ma tutte d'un pezzo, molto brave ed autorevoli. Tu, Maria Eletta Martini, Rosa Russo Iervolino, Paola Colombo Svevo, Paola Gaiotti, Silvia Costa, Albertina Soliani (la nostra amica Rosy Bindi l'avrei conosciuta negli anni successivi). Ti ricordo negli ultimi anni, quando non eri più parlamentare e venivi a Montecitorio. A campeggiare sul tuo volto erano sempre il sorriso largo che fissava negli occhi, le tue domande «come va? Cosa capita in Italia, cosa succede nel tuo territorio?» e poi le tue parole di incoraggiamento. Ti scrivo per farti gli auguri non solo per affetto e gratitudine profonda ma per una questione che attiene a questo nostro tempo così difficile. Tu, Nilde Iotti, Maria Eletta Martini, Giglia Tedesco, Lina Merlin, Adele Faccio, le costituenti, siete state e siete le Madri della nostra Repubblica. Avete costruito questa nostra Repubblica e la sua Costituzione. Insieme ai movimenti delle donne avete contribuito a realizzare i valori della Costituzione. Noi donne abbiamo cambiato in profondità questo nostro Paese. Tu Tina, insieme a Nilde, a Giglia (a proposito, che bello il ricordo nel tuo libro di quando affermi «Credo che oggi le Giglia Tedesco siano poche». Per onore del vero devo aggiungere che il corrispettivo maschile di Giglia ai miei tempi, era raro. L'ultima volta che l'ho incontrata, stava scendendo dall'autobus. Abbiamo parlato con un tale piacere! Anche se per poco, perché andava a una riunione del partito in periferia. E a Roma c'è sempre molto traffico?) eravate donne che hanno vissuto la politica come grande forza interiore, come passione e dedizione per gli altri, come qualcosa che si doveva testimoniare anzitutto con l'esempio personale oltreché con la forza del pensiero. La grande eredità che ci lasciate non sono solo le conquiste legislative ma l'idea di politica e di democrazia. Ci lasciate in eredità il profumo della “eleganza della politica”. Vale a dire la forza interiore che deriva dall'autonomia del pensiero, la forza interiore di chi trova il senso e la misura del proprio agire politico e anche della propria vita nella dedizione agli altri, nella costruzione del bene comune. Qui c'è il tesoro di una eredità che dobbiamo riscoprire e dobbiamo farlo con i nostri giovani per rigenerare i nostri cuori e rendere acuta la mente. La sobrietà, la competenza, la dedizione, l'onesta sono virtù eterne, sempre moderne. Senza di loro non c'è la politica. Nel salutarti e formularti gli auguri di buon compleanno consentimi di citare un tuo passo, dal libro (Storia di una passione politica): «Sì, sono stata una ragazza fortunata, noi giovani del dopoguerra siamo stati fortunati perché non ci è mancato l'insegnamento, anche da parte dei nostri capi politici, che per noi sono stati dei maestri; da loro abbiamo imparato, innanzitutto, che la democrazia non è tale se non ha profonde radici etiche. E questa lezione è una lezione che non si cancella. Jacques Maritain ha scritto una cosa molto bella: non si può costruire una democrazia se non c'è amicizia. Allora eravamo anche amici, quando pur avversari». PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE NILDE IOTTI LA LETTERA Foto di Alessandro Bianchi/Ansa Livia Turco Auguri Tina, tesoro della politica Anselmi, prima italiana ministra, compie oggi 85 anni. È stata giovane staffetta partigiana quindi deputata Dc dal '68 al '92. Nel 1981 ha presieduto la Commissione d'inchiesta sulla loggia P2 Tina Anselmi compie oggi 85 anni 23 DOMENICA 25 MARZO 2012
che il Pd apprezza la formula del ddl, mentre il Pdl avrebbe preferito un decreto legge, più veloce e meno dibattuto. Nei contenuti, invece, le posizioni sono sintetizzate da due battute: «Non possiamo accettare che sui licenziamenti cosiddetti economici la monetizzazione sia la sola via d'uscita», è il pensiero di Pier Luigi Bersani; «quello è un elemento basico dal quale non ci muoviamo», dice Angelino Alfano. La giornata era cominciata con le parole della protagonista di questa stagione politica, la ministra del Lavoro Elsa Fornero, rammaricata per la mancata piena condivisione della riforma. Che, pure, «è una buona riforma. È una scommessa per rendere l'economia maggiormente attrattiva rispetto a disinvestimenti e aziende che chiudono qui per aprire in Serbia». Il governo «aveva tutte le condizioni per non doversi rammaricare, le trovo lacrime di coccodrillo», ha risposto a stretto giro Camusso. Poi il confronto sul palco, che sembra vinto dalla sindacalista, applaudita dalla platea quando parla di fisco e abbassamento dell'Iva (al 23% da ottobre). Un tema ripreso in serata dal ministro dello Sviluppo Corrado Passera, che risponde all'allarme sui consumi di Confcommercio. «Si è dovuta mettere l'Iva da un certo punto per far quadrare i conti risponde l'ex banchiere - L'impegno per evitare che succeda, anche se è quasi automatico se non troviamo altre fonti, riguarda tutti». I rapporti fra i ministri non sonocome li descrive la stampa, c'ègrande rispetto e molto dialo-go», raccontano da PalazzoChigi all'indomani di un Consiglio dei ministri durante il quale sarebbero scoppiate scintille. Di sicuro qualche momento di frizione, seppur nello stile misurato e composto dei professori, si è registrato, eccome. Soprattutto su quei punti già oggetto di un fitto scambio di carteggi e pareri tra la titolare del Welfare, Elsa Fornero, e i colleghi più direttamente interessati dalla Riforma del mercato del lavoro. A partire dal ministro Renato Balduzzi, fine costituzionalista, che nei giorni scorsi aveva sollevato dubbi sul nuovo articolo 18: i profili di incostituzionalità che potrebbe contenere. Osservazione che ha rimesso all'attenzione del Consiglio dei ministri: «Eliminare dall'articolo 18 il reintegro può essere, sotto il profilo giuridico, rischioso perché la nostra Costituzione - ha spiegato - al suo articolo 1 è chiara: l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro». È in quell'articolo che affonda le sue radici il reintegro nel posto di lavoro e può avere profili di incostituzionalità sostituirlo banalmente con l'indennizzo economico. Sia Monti sia Fornero hanno anche cercato di sondare quanti margini ci fossero per chiedere una delega al governo su alcune parti, e non propriamente marginali, della riforma, ma il terreno è scivoloso, soprattutto sull'articolo 18 sul quale il Pd, ma anche l'Udc, puntano ad una modifica in Parlamento. E sui delicati rapporti tra l'esecutivo, i partiti che lo sostengono e l'opinione pubblica, si è a lungo soffermato Barca: «Siamo sicuri, considerata la scarsa importanza dell'articolo 18 nella realtà economica, che valga la pena arrivare ad una rottura con le parti sociali?», si è chiesto tornando a chiedere ai cuoi colleghi di riflettere attentamente su questo aspetto esprimendo i suoi dubbi sulla convenienza per il governo di tenere il punto su questa linea. E la risposta sembra essere arrivata in via definitiva dallo stesso Monti ieri a Cernobbio: nessuno si illuda, quel «salvo intese» sul testo non ancora consegnato, riguarda solo i ministri e il Capo dello Stato, nessun altro al di fuori del governo. Ma la vera preoccupazione del ministro per la Coesione territoriale (economista, un padre, Luciano, ex partigiano, parlamentare del Pci, nonché ex direttore de l'Unità) è anche e soprattutto un'altra: chi tutelerà i lavoratori licenziati solo “ufficialmente” per motivi economici e vittime invece di discriminazioni? Chi ha partecipato ai lavori a Palazzo Chigi racconta che Barca e Balduzzi, «con spirito costruttivo» hanno riproposto quelle stesse osservazioni più volte avanzate al ministro Fornero e al premier. Barca - raccontano da Palazzo Chigi - teme che questa rigidità sull'articolo 18 e la conseguente rottura con le parti sociali, oltre alle tensioni con il Pd, possa in realtà essere controproducente anche per l'azione di governo. E anche se i tecnici sono a termine i sondaggi hanno sempre il loro peso. Stavolta gli italiani non condividono. MARIA ZEGARELLI Ministri anti-strappo Il fronte si allarga Nell'agitato cdm di venerdì le «colombe» guidate da Barca e Balduzzi. Stoppata la legge-delega che non dispiaceva al Welfare Il retroscena ROMA mzegarelli@unita.it 109876 Lavoratori anziani Fondo solidarietà Partite Iva Dimissioni in bianco Congedo paternità Nel 2017, quando andrà a regime la riforma degli ammortizzatori, sarà istituito un fondo per il sostegno al reddito. Per i settori non coperti dalla Cig è previsto l'obbligo di costituzione di Fondi destinati ad aziende con più di 15 dipendenti. Si presume il carattere coordinato continuativo della collaborazione se questa dura più di sei mesi nell'arco di un anno. L‘obiettivo è impedire la prassi di far firmare una lettera di dimissioni all'atto dell'assunzione e utilizzarla in caso di gravidanza. Il congedo di paternità sarà obbligatorio e per un periodo limitato: tre giorni consecutivi ed entro cinque mesi. Idv: l'esecutivo mente «Il governo mente. La ministra Badessa parla di metafisica quando afferma che la riforma del lavoro impedirà di delocalizzare, aumenterà i posti di lavoro e non cancellerà i diritti. Carta canta». Lo affermano in una nota congiunta il presidente dell'Idv, Antonio Di Pietro, e il responsabile lavoro e welfare del partito, Maurizio Zipponi. 7 DOMENICA 25 MARZO 2012
Uri Caine The Drummer Boy Winter & Winter ***** N on è un romanzoma poco ci manca,e allora comincia-molo come si deve.Tutto iniziò a NewYork nel 1995. Stefan Winter, produttore discografico un po' folle o un po' genio, aveva molte idee in testa ma una in particolare gli toglieva il sonno. La città (ma la parola con New York non rende bene) era un pullulare di musicisti incredibili, di rivoluzioni sonore subito lì, dietro l'angolo. C'era uno strepitoso pianista jazz laureato in composizione a Philadelphia con George Rochberg: Uri Caine il suo nome. Il fratello di Stefan lavorava a un film su Gustav Mahler e cercava un commento sonoro originale che fosse degno del soggetto, così impossibile e sublime. Stefan pensò a quel pianista del quale aveva già pubblicato un paio di cd con una precedente etichetta. Doveva e voleva cambiare strada: nuova etichetta, nuove scommesse, nuove avventure. Il pianista accettò e si tuffò nelle sterminate e innamoranti partiture di Mahler. Ne riemerse dopo più di un anno, con in mano un vaso di pandora di musiche e di idee da lasciare a bocca aperta. Così nel maggio del 1996 qualche centinaio di newyorkesi andarono fuori di testa ascoltando un commando di musicisti rotti a tutte le esperienze (Caine, Don Byron, Dave Douglas, Arto Lindsay, Joey Baron, Mark Feldman ecc.), suonare e cantare musiche di Mahler come nessuno prima avrebbe osato concepire. I commandos si rinchiusero quindi in studio e nel 1997 nacque Urlicht/Primal Light, primo album mahleriano di Uri Caine che, piaccia o no, resta una pietra miliare della musica di fine secolo, compendio di post-modernità, rivelazione e provocazione, panegirico per gli uni, bestemmia per altri. Non fu un fuoco di paglia, seguirono altri due album di Mahler, e mentre premi e scomuniche si accavallavano, Uri Caine con candore disarmante si limitava dire: «Suono Mahler così come suonerei Gershwin». E intanto metteva mano a Wagner, Bach, Schumann, Beethoven e altri. ESTASI E SCATENAMENTI Quindici anni dopo ecco il riassunto di questo viaggio mahleriano: The Drummer Boy, otto brani da Urlicht ('97), Gustav Mahler in Toblach ('99) e Dark Flame (2004): estasi e meditazioni, idilli e scatenamenti. L'album, nella consueta elegantissima livrea Winter & Winter, sfoggia alcune celebri fotografie di Mahler, volutamente sfocate. I cultori del cosiddetto «nuovo realismo» potranno leggerle come metafora del postmoderno in dissolvimento, dopo anni di ebbrezza relativista sull'onda del «pensiero debole». Pensiero debole? E se invece fosse il contrario? Se cavalcare a briglie sciolte fra passato e presente, rischiando l'osso del collo, fosse stato un «pensiero fortissimo»? E se, piuttosto, fossero loro deboli, questi nuovi realisti in ritirata da un universo così insidioso da non riuscire a darne conto, rifugiandosi nella vecchia, beneamata «verità», con cui tappare la bocca una volta per tutte ai sovvertitori? Chissà. Intanto il tamburino, the drummer boy, continua a rullare le sue bacchette. Il disordine delle cose La giostra Cose In Disordine/Audioglobe ** Management del dolore post-operatorio Auff! MArteLabel *** Bigazzi, Catalano & Co. Alabastro euforico Materiali Sonori *** Musica Il disordine delle cose Confezione elegante e fuori dal comune, cheraccontalatrasfertaislandesedelgruppo piemontese per incidere il suo secondo album. Gli archi delle Amiina, lo studio dei Sigur Ros e gli scenari incantati dell'isola si mescolano alla tradizione d'autore italiana. Disco intimista e soffuso, un po' ripetitivo. Ma con più d'uno spunto meritevole. D.P. Management... Nome da paura per un'urticante band abruzzese, che sguazza fra memorie punk-funkconpiglioautorevole.«Cantautorato elettrico», lo definiscono loro. Ma lo stileèruvidoeimpetuoso,convoceurlante tesa a stigmatizzare le mille e una contraddizioni dell'uomo contemporaneo. Dritti al sodo, senza peli sulla lingua. D.P. Bigazzi, Catalano & Co Titolo curiosocherichiamaallalavorazione dell'alabastro nel volterrano. L'ensemble creato da Arlo Bigazzi, Catalano, Del TestaeilQuartettoEuphoriaondeggialietamentetra indierock,minimalismorivisitato tanto da non essere minimalismo, rimbalzi mediterranei folkeggianti, etno-jazz. E funziona. STE.MI. www.unita.it GIORDANO MONTECCHI GLI ALTRI DISCHI Effetto Irlanda Cantautorato elettricoNote euforiche CAINE IN VIAGGIO CON MAHLER A 15 anni da «Urlicht», il riassunto di una frequentazione geniale e provocatoria insieme 42 DOMENICA 25 MARZO 2012
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25/03/12

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