Petra Hulová Sulla scia di Boccaccio Cinque donne, cinque destini che si rincorrono attraverso la steppa sconfinata e steriledellaMongoliafinoalle lucidellacittà. Dalle tende ai prefabbricati, una saga che racconta lo sradicamento di chi è costretto a tradire le proprie tradizioni per sopravvivere. Dalla steppa alla città Omaggio a Dalla del pianeta comunista aspetta trepida e spaventata la morte del Capo, il Piccolo Padre, il caso ritorna a galla. Avviene in un'inchiesta che, paranoica, tenta di fabbricare la colpa di quella prossima morte naturale, trovandone le radici in un complotto ebraico. Torturare Gurameto basterà ad afferrare la volatile essenza di quella notte, la verità labirintica come certe storie antiche di spettri e morti che ritornano? Un invito è un romanzo che poteva essere scritto solo oggi: per la distanza che consente di trapassare da un totalitarismo all'altro, il nazismo del terrore, il comunismo del sospetto, cogliendone le analogie, e per la voce, nel fondo, ironica - dunque distante - con cui Kadaré resuscita quel mondo. UN'AURA TEATRALE Se i romanzi dello scrittore albanese hanno spesso un'aura teatrale, qui siamo dalle parti di Brecht. Perché è una tragica commedia del Potere quella che si svolge e perché, se è il colonnello Fritz von Schwabe (o il supposto tale) a presentarsi alla cena con una maschera sul viso, come usavano giocare un tempo gli studenti delle università tedesche, sono tutti i personaggi a sembrare maschere. Gurameto il Grande e Gurameto il Piccolo (è, anche lui medico, il suo doppio), moglie e figlia, le Dame, sono nomi dietro cui s'immaginano enigmi e turbinii identitari. Il meccanismo dell'intreccio - una scatola dentro l'altra, ma non si speri una soluzione logica alla Sherlock Holmes, perché l'Albania di Kadaré è terra che non rinuncia alle proprie superstizioni – è complesso in eccesso. Però Un invito a cena di troppo testimonia che lo scrittore albanese è l'unico che, per esperienza di vita, per capacità di sguardo e per potenza narrativa, oggi possa condurci come una guida turistica a visitare stanza per stanza le follie rococò dei totalitarismi. La tradizione della novella a partire da Boccaccio è stata seguita e imitata in tutta Europa. Questo libro «ripesca» gli atuore meno noti del Quattro e Cinquecento, scegliendo le storie più fantastiche e bizzarre. Riscritte nell'italiano di oggi da autori e traduttori per agevolarne la lettura a un pubblico più ampio. Novelle stralunate È un libro coraggioso esincero l'ultimo sag-gio di Ferruccio Paraz-zoli, Eclisse del DioUnico (prefazione diVito Mancuso, il Saggiatore, pagine 160, euro 13,00). L'autore, da mezzo secolo a questa parte punta avanzata dell'intellighenzia cattolica italiana, ora sottopone a radicale critica e revisione le certezze del credo cristiano. Lo fa – afferma – per onestà nei confronti di quello stesso Dio in cui, sin da bambino, gli hanno insegnato a credere, ma soprattutto per onestà verso se stesso e la propria coscienza. Ne esce un libro tra meditazione e autobiografia, con l'efficacissimo racconto di un'esperienza in rianimazione, punto temporale da cui si dipana la riflessione. Il Dio creatore, esterno al mondo, Padre di un Figlio destinato ab aeterno a morire in croce, il Dio di una Chiesa sempre meno convincente, non è più adatto a rispondere alle domande delle donne e degli uomini di oggi. Che cosa rimane allora? Per Parazzoli non certo il nichilismo di gran parte della cultura e della società odierna, che anzi denuncia con preoccupazione. Bisogna rimettersi in gioco per trovare un senso all'esistenza ripensando dalle fondamenta l'identità del divino. E noi stessi in rapporto con questa dimensione. Ripensare Dio per trovare senso alla vita ROBERTO CARNERO robbicar@libero.it MEMORIE Ritratto di Lucio Lucio Dalla a cura di John Vignola con Diego Carmignani prefazione di Aldo Cazzullo pagine 130 euro 12,90 Gargoyle / accadimenti Osip Mandel'stam Novelle stralunate dopo Boccaccio (AA.VV) riscritte nell'italiano d'oggi a cura di Elisabetta Menetti pagine 175 euro 15,00 Quodlibet Tutto questo mi appartiene Petra Hulová pagine 255 euro 16,50 La Tartaruga «Io so che, quando parlo, introduco un cambiamento. È impossibile parlare se non per cambiare, a meno che non si parli per non dire nulla; ma dire è cambiare ed essere coscienti di cambiare». A poco più di un mese dalla scomparsa del cantante, un libro che ne ripercorre la carriera, tentando una collocazione storico-critica. Ma anche unprofilo uscito dalle righe della prefazione di Cazzullo che lo ricorda così: «La cosa straordinaria di Dallaè che,puressendoungenio miliardario, viveva in mezzo alla gente comune». Frase di... Jean-Paul Sartre «La responsabilità dello scrittore» Archinto L'infanzia nella Pietroburgo difineOttocento, le atmosfere pre-rivoluzione, i paesaggi abbaglianti e i sapori di un'epoca che Mandel'stam riporta con associazioni fulminanti, cortocircuiti lirici nell'ostinatotentativodiseguire«ilrumoreeilgermogliare del tempo». Schegge di ricordo Il rumore del tempo e altri scritti Osip Mandel'stam pagine 209 euro 19,00 Adelphi 41 DOMENICA 22 APRILE 2012
www.unita.it Zapping REPORT ALEXANDER DADDY SITTER IL MIO GROSSO GRASSO MATRIMONIO GRECO RAITRE ORE:21:30 RUBRICA CON MILENA GABANELLI CON COLIN FARRELL CON JOHN TRAVOLTA CON NIA VARDALOS RETE 4 ORE:21:30 FILM ITALIA 1 ORE:21:30 FILM LA7 ORE:21:30 FILM Rai 1 Rai 2 Rai 3 RAI 1Canale 5 Rete 4 Italia 1 La 7 Sky Cinema 1 HD Sky Cinema family Sky Cinema Passion Cartoon Network Discovery Channel Deejay TV MTV 21.10 African Cats. Film Informazione. (2011) Regia di A. Fothergill, K. Scholey. 22.45 Into the Wild - Nelle terre selvagge. Film Drammatico. (2007) Regia di S. Penn. Con E. Hirsch W. Hurt. 01.20 Priest. Film Horror. (2011) 21.00 Shrek 2. Film Animazione. (2004) Regia di A. Adamson, K. Asbury, C. Vernon. 22.40 Holes - Buchi nel deserto. Film Commedia. (2003) Regia di A. Davis. Con S. Weaver J. Voight. 21.00 Beauty Shop. Film Commedia. (2005) Regia di B. Woodru. Con Q. Latifah A. Silverstone. 22.50 La stanza di Marvin. Film Drammatico. (1996) Regia di J. Zaks. Con M. Streep L. DiCaprio. 18.20 Leone il cane ifone. 18.45 Ben 10 Ultimate Alien. 19.35 Generator Rex. 20.05 Takeshi's Castle. 20.30 Lo straordinario mondo di Gumball. 20.55 Adventure Time. 21.20 The Regular Show. 21.45 Mucca e Pollo. 22.10 Hero: 108. 18.00 Non guardare giù. Documentario 19.00 Top Gear. Documentario 20.00 Marchio di fabbrica. 20.30 Marchio di fabbrica. Documentario 21.00 Terrore a bordo. Documentario 22.00 Terrore a bordo. Documentario 23.00 Come è fatto. Documentario 18.55 Deejay TG. Informazione 19.00 The Middleman. Serie TV 20.00 Lincoln Heights. Serie TV 21.00 Lorem Ipsum - Best Of.Attualita' 21.30 DJ Stories - Labels. Reportage 22.30 Deejay chiama Italia - Remix. Rubrica 19.45 Diario di una Nerd Superstar.Serie TV 20.20 I soliti Idioti.Serie TV 21.10 Una notte con Beth Cooper. Film Commedia. (2009) Regia di Chris Columbus. Con Hayden Panettiere, Samm Levine, Cynthia Stevenson. 23.00 South Park. Serie TV 21.30 Titanic - Nascita di una leggenda. Fiction 23.25 Speciale Tg1. Informazione 00.30 TG 1 - NOTTE. Informazione 00.55 Applausi. Rubrica 02.10 Sette note. Rubrica 02.30 Così è la mia vita... Sottovoce. Talk Show. 21.30 Report. Rubrica Con Milena Gabanelli 23.20 Tg3. Informazione 23.30 TG3 Regione. Informazione 23.35 TG3. Informazione 23.45 Black Block. Film Documentario. (2011) Regia di Carlo Augusto Bachschmidt. Con Ulrich Reichel 21.00 N.C.I.S.. Serie TV Con Mark Harmon, Micheal Weatherly, Pauley Perrette. 21.45 Hawaii Five-0. Serie TV Con Alex O'Loughlin, Scott Caan, Daniel Dae Kim. 22.35 La Domenica Sportiva. Informazione 01.00 TG 2. Informazione 21.31 Caldo criminale. Film Drammatico. (2010) Regia di Eros Puglielli. Con Sabrina Ferilli, Gabriel Garko. 23.31 L'amore ritrovato. Film Drammatico. (2004) Regia di Carlo Mazzacurati. Con Stefano Accorsi, Maya Sansa, Marco Messeri. 01.30 Tg5 - Notte. Informazione 21.30 Alexander. Film Drammatico. (2004) Regia di Oliver Stone. Con Colin Farrell, Anthony Hopkins, 00.45 28 Giorni. Film Drammatico. (2000) Regia di Betty Thomas. Con Steve Buscemi, Diane Ladd, Sandra Bullock, Elizabeth Perkins. 21.30 Daddy sitter. Film Commedia. (2009) Regia di Walt Becker. Con John Travolta, Robin Williams, Kelly Preston. 23.15 I Griin.Serie TV 23.45 I Griin.Serie TV 00.15 Controcampo - Linea notte. Informazione 01.40 Poker1mania. Sport 21.30 Il mio grosso grasso matrimonio greco. Film Commedia. (2002) Regia di Joel Zwick. Con Nia Vardalos, John Corbett, Michael Constantine, Lainie Kazan, Bess Maisler, Andrea Martin. 23.30 The show must go short.Show 23.45 Tg La7. Informazione 06.30 Uno Mattina In Famiglia. Show. 09.35 Easy Driver. Reportage 10.00 Linea verde orizzonti. Attualita' 10.30 A Sua immagine. Religione 10.55 Santa Messa dal Santuario San Girolamo in Somasca (Lecco). Evento 12.00 Recita del Regina Coeli.Evento 12.20 Linea Verde. Rubrica 13.10 Gran Premio del Bahrain di Formula 1.Sport 16.30 TG 1. Informazione 16.35 Domenica In....l'Arena. Talk Show. 17.25 Domenica In - Così è la vita. Talk Show. 18.50 L'Eredità. Gioco a quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.35 Rai TG Sport. Informazione 20.40 Aari Tuoi. Show.Conduce Max Giusti. 07.00 Cartoon Magic. Cartoni Animati 09.15 Battle Dance 55. Show. 10.10 Ragazzi c'è Voyager. Documentario 10.50 A come Avventura. Documentario 11.30 Mezzogiorno in Famiglia. Show. 13.00 Tg2 giorno. Informazione 13.30 TG 2 Motori. Informazione 13.40 Meteo 2. Informazione 13.45 Quelli che aspettano.... Rubrica 15.40 Quelli che il calcio. Show. 17.05 Tg2 - L.I.S.. Informazione 17.07 Meteo 2. Informazione 17.10 Rai Sport Stadio Sprint. Informazione 18.00 Rai Sport 90° Minuto. Informazione 19.35 Il Clown. Serie TV 20.30 TG 2. Informazione 08.30 Tè per due. Film Musica. (1950) Regia di D. Butler. Con G. MacRae 10.05 Agente Pepper. Serie TV 10.55 TGR Estovest. 11.15 TGR Mediterraneo. 11.40 TGR RegionEuropa. 12.00 TG3. Informazione 12.05 TG3 Persone. Reportage 12.25 TeleCamere. Informazione 12.55 Lezioni dalla crisi. Rubrica 13.25 Il Capitale di Philippe Daverio. Rubrica 14.00 Tg Regione. / TG3. 14.30 In 1/2 h.Rubrica 15.05 Ciclismo: Classiche del Nord LiegiBastogne-Liegi. Sport 17.10 Ipcress. Film Spionaggio. (1965) Regia di Sidney J. Furie. Con Michael Caine 17.55 Per un pugno di libri.Rubrica 19.00 TG3. / TG3 Regione. 20.00 Blob.Rubrica 20.10 Che tempo che fa. Talk Show. 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.51 Le frontiere dello spirito. Rubrica 10.00 Finalmente arriva Kalle. Serie TV 11.00 Si fa presto a dire amore. Film Commedia. (2000) Regia di Enrico Brignano. Con Enrico Brignano, Vittoria Belvedere, Isabel Perez. 13.00 Tg5. Informazione 13.40 L'ultimo regalo. Film Commedia. (2006) Regia di Michael O. Sajbel. Con Drew Fuller, James Garner, Ali Hillis. 16.05 Domenica Cinque. Show. Conduce Federica Panicucci. 18.50 The money drop. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.39 Meteo 5. Informazione 20.40 Paperissima sprint. Show. 07.30 Zorro. Serie TV 08.30 Ti racconto un libro. Rubrica 08.50 Slow tour. Show. 09.25 Magniica Italia. Documentario 10.00 S. Messa. Evento 11.00 Pianeta mare. Reportage 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Melaverde. Rubrica 13.20 Pianeta mare. Reportage 14.00 Donnavventura. Rubrica 14.57 Airport ‘77. Film Catastroico. (1977) Regia di Jerry Jameson. Con Jack Lemmon, James Stewart, Lee Grant. 16.45 Colombo. Serie TV Con Peter Falk, Ruth Gordon, Mariette Hartley, G.D. Spradlin. 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 07.40 Cartoni animati 10.00 Un'indimenticabile estate - Alla scoperta del tesoro perduto. Film Avventura. (2005) Regia di Christian Zubert. Con David Bode 11.50 Grand Prix. Informazione 12.25 Studio aperto. Informazione 13.00 Guida al campionato. Informazione 14.00 Duma. Film Avventura. (2005) Regia di Carroll Ballard. Con Alex Michaeletos, Campbell Scott 16.00 Batman e Robin. Film Azione. (1997) Regia di Joel Schumacher. Con George Clooney, Chris O'Donnell 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Bau boys. Rubrica 19.25 Richie Rich - Il più ricco del mondo. Film Commedia. (1994) Regia di Donald Petrie. Con Macaulay Culkin, John Larroquette 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 10.00 Ti ci porto io. Rubrica 11.20 Assen, Olanda - Superbike: Gara 1 (diretta).Sport 13.00 Paddock Show. Informazione 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Medical Investigation. Serie TV 15.00 Assen, Olanda - Superbike: Gara 2 (diretta). Sport 16.30 Movie Flash. Rubrica 16.35 The District. Serie TV Con Craig T. Nelson 17.15 The District. Serie TV 18.05 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 In Onda. Talk Show.Conduce Nicola Porro, Luca Telese. SERA SERA SERA SERA SERA SERA SERA 44 DOMENICA 22 APRILE 2012
«Imu, iva e accise. Tasse sul burlesque». Pier Luigi Bersani ironizza via twitter sulle dichiarazioni di Silvio Berlusconi al processo Ruby. Ma il ragionamento che c'è dietro la frase è serio ed è quello che il leader del Pd porterà in giro in queste due settimane di campagna elettorale. Ovvero, se l'Italia deve pagare un prezzo così alto per far fronte alla crisi, la responsabilità non è di chi governa oggi ma di chi questa crisi per troppo tempo l'ha negata. TENSIONI DA CAMPAGNA ELETTORALE Bersani ha visto che il Pdl ha dato il via a un'operazione neanche troppo mascherata: lanciare segnali di scontento per le misure economiche volute dal governo Monti e lisciare il pelo all'antipolitica montante. La campagna elettorale per le amministrative può essere considerata una giustificazione, ma fino a un certo punto. Prima l'offensiva contro l'Imu, poi ieri l'annuncio di voler dar vita a un nuovo partito che rifiuterà il finanziamento pubblico: al leader del Pd non piace come si sta muovendo Alfano nelle ultime ore perché un simile attivismo rischia di indebolire pesantemente il governo. Per questo Bersani - nel momento in cui il Pdl dice al premier per bocca del capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto che «è fondamentale non montarsi troppo la testa e non ritenersi l'uomo della Provvidenza» - ricorda le responsabilità di Berlusconi e soci, e lancia invece messaggi rassicuranti circa il sostegno del suo partito a Monti. «Il Pd non è in una situazione comoda - riconosce il segretario - ma ha dato la sua parola e Foto di Alessandro Di Meo/Ansa S.C. «È tempo di organizzare al più presto gli Stati Generali della sinistra. È tempo di far sentire e far vedere qualcosa di sinistra!». È l'appello che il leader di Sel, Nichi Vendola, lancia a Bersani e Di Pietro prima di un comizio a sostegno del candidato sindaco del centrosinistra a Genova, Marco Doria. Il governatore della Puglia poi critica l'esecutivo:«Ricettesbagliate:gliannuncisonostati pirotecnici, le coseconcrete si fatica a toccarle con mano», tra spreadelo«spreadsocialefattodidisoccupazione di massa, recessione e crisi della produzione industriale. Mi chiedo se quelle che vengono presentate come medicine non rappresentino la prosecuzione della malattia». Il leader di Sel accusa poi Beppe Grillo: «È come Berlusconi del '94, cavalca l'antipolitica» e paragona la situazione attuale in Italia e in Europa a «quello che accadeva negli anni Venti e Trenta. Crisi dell'economia, crisi dei partiti, miscela esplosiva sfociata nel fascismo. Malacattivapoliticapuòesserecombattutasolodallabuonapolitica.L'antipolitica è il peggio che esiste». Quanto ai rimborsi ai partiti: controlli dellaCortedeiConti,«dietadraconiana» ai rimborsi, limitati alle spese sostenute, e che «non siano più faraoniche». IL CASO Il centrosinistra Bersani avverte il Pdl: state indebolendo il governo Bersani assicura a Monti il sostegno del Pd fino al 2013: «C'è la nostra parola». Generano sospetti invece il movimentismo di Alfano e le stoccate del Pdl al premier. «Dopo le amministrative servono chiarimenti» Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ROMA p Il leader Pd chiederà chiarimenti dopo le amministrative sulla legge elettorale e quella sui partiti pAnnunciato per la prossima settimana il testo sul finanziamento con la riduzione dei rimborsi Vendola a Pd e Idv: «Ora Stati generali della sinistra» Primo Piano10 DOMENICA 22 APRILE 2012
«Beh, lo prenderei in considerazione, ma dubito che Romney mi chiamerà e non so se sarebbe la cosa giusta per me». Getta il sasso nello stagno della scelta di un vicepresidente plausibile per i repubblicani e resta a guardare i cerchi che si allargano nell'acqua. Jeb Bush, ex governatore della California, fratello di George W. e figlio di George senior, intervistato dal sito conservatore Newsmax, lascia cadere come per caso il suo nome, tra un «vorrei e non vorrei», che spiega così: «Non ho corso da presidente per ragioni simili, perciò non posso far altro che aiutare Romney ad essere eletto». E le ragioni sono soprattutto «familiari», le stesse che lo sconsigliarono qualche mese fa si avventurarsi sulla strada di un Bush III alla Casa Bianca, quando ancora non si erano chiuse le ferite lasciate aperte dal doppio mandato del fratello maggiore. «Mai dire mai», aveva detto allora Jeb alla Cnn, lasciandosi aperto uno spiraglio, chissà se disponibile per un posto da numero due nel ticket repubblicano. Intanto, nel giro di poche ore - il tempo che quest'ipotesi venisse assaporata nelle file repubblicane - lo stesso Jeb Bush ha fatto marcia indietro parlando di un malinteso: «Non sarò io a correre da vicepresidente». Sfoltita la prima fila, con Mitt Romney con la nomination in tasca, con Santorum ritirato e Gingrich con 4,3 milioni di dollari di debiti per le primarie, si aprono le danze per completare il ticket repubblicano. E per ora è un fioccare di pudici no, come ad un ballo delle debuttanti. Ma di nomi ne circolano parecchi. Con tutta l'autorevolezza di cui gode, l'ex governatore della Florida sponsorizza il senatore Marco Rubio, giovane rampante, figlio dell'immigrazione, gradito ai latinos, un'arma di distruzione di massa da puntare contro Obama. «Sarebbe una combinazione straordinaria», dice Jeb Bush. Non fosse che Rubio ha detto di no - per ora almeno - senza contare che ha appena proposto un percorso di legalità per i figli degli immigranti illegali, qualcosa che fa inorridire la destra del partito. Comunque l'idea deve frullargli per la testa. «Se nei prossimi anni farò bene il mio lavoro come vicepresidente... volevo dire come senatore, allora avrò la possibilità di fare ogni cosa», si lascia sfuggire. Non è Rubio, però, a solleticare gli elettori repubblicani, almeno stando a un sondaggio della Cnn che vede Condoleezza Rice in testa con il 26% delle preferenze, seguita dall'ultraconservatore Rick Santorum. Rubio MARINA MASTROLUCA Giri di valzer intorno alla scelta di un vicepresidente per Romney. Jeb Bush si fa avanti, poi ingrana la retromarcia. Nella rosa Marco Rubio e Santorum. Ma secondo la Cnn, il cuore batte per Condi Rice. Foto di Wilfredo Lee/Ap-LaPresse p Indeciso Il fratello minore di George W. in un'intervista si fa avanti, poi corregge: «Non sarò io» p Repubblicani in allarme: troppe battaglie sull'aborto e poca attenzione ai temi dell'economia Romney e il valzer dei vicepresidenti Ora tocca a Jeb Bush L'ex governatore della Florida, Jeb Bush mmastroluca@unita.it Mondo34 DOMENICA 22 APRILE 2012
L'Imu bis c'è o non c'è? Mentre si scatena il dibattito sulla notizia pubblicata ieri da Repubblica riguardo la possibilità dei sindaci di applicare una sorta di «addizionale» di scopo sull'imposta sugli immobili, Mario Monti spazza il campo da equivoci. Una seconda tassa sulla casa «non è nella mente del governo». Non sarà nella mente, ma che sia scritta nero su bianco del decreto fiscale la possibilità per i Comuni di applicare una tassa di scopo sulla stessa base imponibile dell'Imu per realizzare opere pubbliche è assolutamente certo. I sindaci potrebbero avvalersi di questa fonte di gettito per un periodo di 10 anni. Il fatto è che quella disposizione era già in vigore dal 2007 (era limitata a 5 anni), e l'unica novità introdotta dalla Camera è stata «una norma di coordinamento per adeguare la disposizione, nata con l'Ici, all'Imu», spiega Alberto Fluvi, capogruppo Pd in commissione Finanze. Stessa cosa sostiene il presidente della commissione, Gianfranco Conte (Pdl). Si tratta «solo di un allineamento normativo», dichiara escludendo una nuova stangata. «Certo - aggiunge Conte - quando uno interviene sulla tassa di scopo si assume la responsabilità di ciò che fa». Conte si difende dall'accusa di tartassatore delle famiglie. «Se qualcuno pensa - dice - che io abbia interesse ad aumentare le tasse per garantire l'inefficienza degli enti pubblici si sbaglia. Ho anche dovuto ingoiare qualche rospo. I Ccomuni tramite il governo mi hanno chiesto di aumentare le spese per i convegni. Un' ipotesi alla quale mi sono fieramente opposto». Gettano acqua sul fuoco anche fonti governative. A cominciare dal sottosegretario all'Economia Gianfranco Polillo. La tassa di scopo «c' era già» e «non c'è alcun automatismo» che porti all'incremento delle tasse locali per colpa della norma del decreto fiscale che passa dallo Stato ai Comuni la facoltà di regolamentare le tasse di scopo e la allinea alla base Imu al posto della vecchia Ici. Così Polillo. La tassa di scopo è figlia di tre governi. A istituirla fu nel 2006 il governo Prodi, con la Finanziaria per 2007, ma è stata poi ampliata dal governo Berlusconi e riaggiornata adesso da Mario Monti. Dunque, nulla di nuovo. POLEMICHE Nonostante tutto la questione scatena una polemica feroce tra i partiti. Mentre Pier Luigi Bersani fa il conto di quante tasse ci sia costato il goverL'addizionale per i Comuni era prevista già dal 2007. Il decreto adegua la norma all'Imu. Fu Berlusconi ad ampliare la durata a 10 anni. Eppure oggi il Pdl lancia grida di allarme. I Comuni: tanto nessuno la applicherà. BIANCA DI GIOVANNI Foto LaPresse Il prelievo Primo Piano Il governo smentisce: «L'Imu bis non esiste e non è nei piani» ROMA p Il decreto si limita a adeguare l'addizionale Ici all'Imu, senza introdurre alcuna nuova imposta p Bersani «Se le tasse salgono è colpa di Berlusconi». Alfano chiede ai sindaci di non applicarla L'aliquota massima consentita è dello 0,5 per mille L'Italia e la crisi 14 DOMENICA 22 APRILE 2012
D a Roma mi sento di ri-volgere un appello ac-corato all'Italia e ai Pae-si della sponda Norddel Mediterraneo: non sbarrate le vostre porte, non chiudete le vostre frontiere, non militarizzate le vostre coste: guardate a noi come popoli con cui cooperare e non come una minaccia». A lanciare l'appello, dal II Meeting internazionale dei leader parlamentari progressisti, organizzato nei giorni scorsi a Roma dal Pd e dal Gruppo parlamentare alla Camera, è una delle figure più autorevoli della Tunisia del dopo Ben Ali: Mustapha Ben Jaafar, presidente dell'Assemblea Costituente tunisina. «Ho apprezzato molto – sottolinea Jaafar – che il Pd sia stato il primo partito progressista europeo ad aver creduto nella nostra rivoluzione. Il rappresentante del Pd, Giacomo Filibeck, è stato il primo a incontrarmi nel mio ufficio a Tunisi il giorno dopo la caduta di Ben Ali». Quella tunisina è stata la prima rivoluzione della Primavera araba. Come definirla? «L'etichetta incollata alla rivoluzione tunisina, “Primavera araba”, intendeva indicare una rivoluzione pacifica, come è stata, e anche se ogni vittima ha il suo peso, il numero limitato di esse paragonato a altre situazioni, come la Siria, ne giustificano l'utilizzo. Abbiamo avuto un'altra ingiustificata etichetta: “rivoluzione spontanea”, ma non esiste una rivoluzione spontanea, è stato un accumularsi di avvenimenti diversi che si sono prodotti nel corso degli anni, pagati in termini di vittime, esilio, tortura, prigionie, tutto questo ha portato alla rivoluzione che finalmente è esplosa ispirando altri Paesi arabi, che hanno detto “non abbiamo più paura dei nostri dittatori”. Da qui non si ritorna indietro. Per quanto mi riguarda, ritengo che la definizione più appropriata per ciò a cui abbiamo dato vita nel mio Paese è la “rivoluzione della dignità”». Oggi cosa ne è della rivoluzione e di quella dignità rivendicata con forza? «Guardando al presente, dopo la fuga del dittatore abbiamo avuto un momento di incertezza, abbiamo cercato da allora il compromesso con le forze che esistevano prima del 14 gennaio, che evidentemente avrebbero cercato di mantenere influenza e privilegi, riuscendo alla fine a trascorrere il primo anno, da gennaio a ottobre, con i minori danni possibili. Le forze progressiste e soprattutto i giovani protagonisti della “rivoluzione jasmine” hanno lasciato le piazze solo dopo aver avuto garanzie sul cambiamento. E la prima di queste garanzie è rappresentata dalla nuova Carta costituzionale. Abbiamo deciso la data per le elezioni dell'Assemblea nazionale costituente, un passo simbolico di rottura col passato, ed è stata una grande festa, con una partecipazione straordinaria e che ha portato alla vittoria delle forze che avevano promosso il cambiamento. La presenza delle donne in Assemblea è al 27%, un dato che voglio ricordare con orgoglio e con speranza. I tre partiti, due laici e uno islamista, che hanno vinto le elezioni, hanno ora una maggioranza sicura, di circa due terzi. I risultati di questa rivoluzione sono libertà piena, forse anche eccessiva, ma comunque preferibile alla repressione eccessiva. Stiamo lavorando al ripristino dell'amministrazione pubblica, che ha recuperato un'imparzialità che non c'era negli anni della dittatura. Abbiamo eletto un Presidente della Repubblica, dato legittimità a un governo, lavoriamo a tutto campo per la piena affermazione dei diritti e della libertà. Sappiamo che il percorso è ancora lungo e accidentato ma siamo convinti di avere imboccato la strada giusta. Abbiamo però un problema di sicurezza, alimentata dalla questione sociale: il lascito di UMBERTO DE GIOVANNANGELI «Appello all'Europa: la nuova Tunisia non è una minaccia» Intervista a Mustapha Ben Jaafar Foto di Amine Landoulsi/Ap-LaPresse I rischi Il presidente dell'Assemblea costituente: «Islam, modernità e democrazia sono perfettamente compatibili. Non sbarrate le vostre porte, non militarizzate le coste. Siamo un popolo con cui cooperare e chiediamo il vostro aiuto» Manifestanti tunisini con la bandiera nazionale a Tunisi www.unita.it «Il lascito della dittatura è la disoccupazione: può far fallire la transizione» La religione L'estremismo non è una prerogativa musulmana ma si nutre di povertà udegiovannangeli@unita.it Mondo32 DOMENICA22 APRILE2012
Il dossier C ronaca di una tragediaannunciata. La decisio-ne di far disputare co-munque il Gp delBahrain resterà nella storia della F1, ma tra gli orrori della stessa. È vero, il Dio Denaro ormai comanda su tutto: sentimenti, valori, morale, ammesso che qualcuno, nel circus, conosca ancora il significato di queste parole. Magari anche al cospetto di un morto, visto che un manifestante è rimasto ucciso nella notte tra venerdì e sabato negli scontri tra sciiti e polizia. Il corpo dell'uomo, di 36 anni spiegano fonti del Wefaq, il principale gruppo d'opposizione - è stato ritrovato sul tetto di un edificio accanto al villaggio di Shukhura, dove le proteste dei gruppi anti-regime sono state represse selvaggiamente dalle forze di sicurezza. La vittima risponde al nome di Salah Abbas Habib al-Qattan. Le autorità hanno fatto sapere di aver aperto un'inchiesta sul caso. La vera inchiesta andrebbe aperta sulla decisione di portare la Formula Uno nel Bahrain, dove dall'anno scorso sono stati oltre 50 gli oppositori letteralmente eliminati, tra scontri di piazza e veri e propri delitti. Un dato che, come ben noto, non ha certo turbato il sonno di Bernie Ecclestone (il cosiddetto “padrino”) o quello di Jean Todt, presidente della FIA, ovvero quella Federazione Internazionale dell' Automobile che ha dato il proprio benestare, anche al cospetto di una imbarazzante evidenza. Se infatti fosse saltata la gara, lo stesso Ecclestone avrebbe dovuto pagare una penale di 30 milioni di euro a Shaikh Al Khalifa, membro della famiglia reale. Che invece ha già girato un assegno di 40 milioni di euro al buon Bernie per la disputa del Gran premio. Gli interessi sono insomma salvi, compresi quelli dei diritti televisivi. Allucinante la versione fornita ieri da Todt. Testuale: «Sarei stato molto preoccupato se si fosse trattato di una maggioranza di persone a protestare. Ma, al più, si tratta del 10% della popolazione. Quindi dobbiamo penalizzare il 90% della stessa perché il 10% è contrario? C'è troppa attenzione da parte dei media, ma giusto o sbagliato che sia non sta LODOVICO BASALÙ La corsa cieca della F1 Ancora scontri in Bahrain muore un manifestante Il giro della morte Foto Ansa Epa Primo Piano lodovico.basalu@alice.it Mahmood e la foto del fratello Salah Abbas Le proteste di ieri nel villaggio di Shakhura, a nord della città di Manama, capitale del Bahrain Oggi il Gran Premio. Attorno è guerra civile, alimentata anche dalla presenza del circus dei motori. La scelta dei vertici Fia per evitare la penale da 30 milioni Nello stato arabo già 50 morti nelle proteste, ma Todt finge di non vedere 20 DOMENICA 22 APRILE 2012
citocosimo@hotmail.com COSIMO CITO M ourinho batteGuardiola,schianta il Barcel-lona a domicilio,vince il Supercla-sico e a tre giornate dalla fine, a più sette, può ormai sentire sua per la prima volta in carriera la Liga, l'unico titolo che non era ancora riuscito a far perdere al Pep. Doveva vincere il Barcellona e invece alla fine è Ronaldo a uscire con lo scalpo di Messi. La fine di un'èra? Possibile, anche perché Guardiola è tradito nella sera che più conta dagli uomini fondamentali, da Messi, Xavi, Iniesta, tutti sotto la sufficienza, incredibilmente impresentabili nella notte del dentro o fuori, nella notte della “finale” della Liga. Servivano logica, serenità e pazienza ai mourinhani, cui bastava anche il pari. Il Real ha avuto soprattutto una lucidità spietata. Primo tempo governato dal Madrid, a suo agio negli spazi e nelle maglie larghe lasciate in difesa da Guardiola. C'è Di Maria in blanco, Kakà è e resterà in panca per 90 minuti. Iniziano fortissimo i mourinhani con Ronaldo che al 5' costringe Valdes al miracolo sotto la traversa. Messi e Iniesta, e quindi tutto il Barça, girano pochissimo, non creano, non tagliano, entrano a fatica in una difesa madridista mai in affanno. Il gol, quasi inevitabilmente, lo trova il Real, al 17', con l'uomo meno probabile, Sami Khedira. Angolo teso dalla sinistra, Pepe stacca indisturbato sul secondo palo, Valdes respinge ma la tiene là, Puyol può spazzare comodamente ma aspetta invano il ritorno del portiere. Khedira ci mette il piede e infila. È il gol numero 108 del Real in campionato, il primo, pesantissimo, del tedesco di origini tunisine, a inizio stagione messo in discussione da Mou. SOLO QUEL TIRO Sotto di un gol, con la Liga che sfugge via minuto dopo minuto, il Barcellona fa una fatica bestiale – pare incredibile – a costruire qualcosa di accettabile, anche perché Tello, preferito a Sanchez, Fàbregas e Pedro, è terribilmente prevedibile nelle sue volate senza idee sulla sinistra. L'occasione buona per il pari capita, piuttosto casualmente, a Xavi, al 27': il centrocampista, liberato da Messi, batte a colpo sicuro ma Casillas in uscita bassa respinge. Un'occasione in quarantacinque minuti, non sembra il Barça e non sembra nemmeno il Real, così sicuro al Camp Nou, così diverso da quello che un anno fa ereggeva barricate nel doppio confronto di Champions, quello che scavava trincee, si rifugiava nei calci di Pepe e nella distruzione sistematica, invano, quello dei “porqué” di Mourinho, quello che concedeva l'80 per cento del possesso al Barcellona. Ripresa giocata sotto un temporale epocale, con lo stesso Tello del primo tempo, dannoso e divoratore di un'occasione colossale, uno contro zero, a porta spalancata, in apertura. Più per la spinta forsennata del Barça che per scelta, il Real arretra le truppe sulla linea dell'area di rigore lasciando il solo Benzema a combattere nella metà campo avversaria. Guardiola punisce ancora una volta con la sostituzione un pessimo Xavi. Però, casualmente e contemporaneamente, pesca il jolly con Sanchez, che 30 secondi dopo il suo ingresso, al 70', trova la carambola vincente al termine di un'azione confusa aperta da una magia di Messi. Dura due minuti, però. Al 72' imbucata fantastica di Ozil, Cristiano Ronaldo brucia Mascherano, batte Valdes e predica silenzio e calma ai centomila del Camp Nou mentre celebra il gol numero 42 della suo incredibile campionato. È il capolavoro di Mourinho, che nello stadio del Barcellona aveva raccolto finora soddisfazioni immense ma mai una vittoria. Il Real non vinceva un Superclasico in campionato dal 2007. E questa non è una vittoria qualunque. A più 7 è ormai fatta per Mou. Mai Guardiola aveva perso il campionato nei suoi anni sulla panchina del club blaugrana, mai aveva perso due volte in tre giorni. Il Barça vinceva da 11 turni consecutivi in Liga e non perdeva in casa da 54 partite, quasi due anni. Ìl rischio, a questo punto, è quello della frana totale. Martedì c'è il Chelsea, perfetto, strepitoso all'andata, e un gol da recuperare, impresa semplice, quasi banale per un Barcellona ai suoi livelli normali, improvvisamente appare materia delicata per una squadra insolitamente nervosa, stranamente involuta, imbrigliata senza eccessiva fatica e con una serenità incredibile da un Real perfetto. Foto EPA / Alberto Estevez SCACCO AL RE MOURINHO VINCE LA LIGA Il Real vince al Nou Camp dove il Barcellona non perdeva da 54 partite Campionato virtualmente conquistato: 7 punti di vantaggio. Soprattutto sembra cambiato il vento, con i madrileni più forti, e perfino più belli... www.unita.it I giocatori del Real Madrid festeggiano a fine match la storica vittoria in casa dei rivali del Barcellona Sport46 DOMENICA22 APRILE2012
a me giudicare». Il tutto mentre erano e sono in atto, appunto, le proteste anti-governative (che non riguardano affatto una minoranza) da Manama fin nelle vicinanze del circuito di Sakhir, con gli oppositori che proseguono nella manifestazione, battezzata «I giorni della rabbia». La maggioranza sciita che chiede da tempo alla minoranza sunnita riforme e maggiore uguaglianza sociale. Da oltre un anno in Bahrein, sulla scia della Primavera Araba, è in corso una rivolta contro il re, Hamad bin Isa Al Khalifa, discendente di una dinastia sunnita che governa il paese da più di 200 anni. Le manifestazioni sono sostenute dal principale partito dell'opposizione, l'Al Wefaq, che raccoglie i consensi sciiti, ma in piazza è attivo anche un altro gruppo di giovani manifestanti che si è staccato dall'Al Wefaq e si è riunito nella “Coalizione dei giovani della Rivoluzione del 14 febbraio”. Anche le organizzazioni in difesa dei diritti umani, Human Rights Watch e Amnesty International, hanno criticato lo svolgimento della competizione, specie in piena crisi politica. Da sempre le istanze dei manifestanti vengono regolarmente affrontate con la violenza. Paradossalmente, il Gran Premio di F1, che si disputa dal 2004 (ma con l'edizione del 2011 che fu annullata all'ultimo momento), essendo comunque il principale evento internazionale del paese, è fortemente voluto e sostenuto dal Re Hamad. Ma è anche divenuto una vetrina mondiale sui fatti di “casa” e soprattutto per il movimento di opposizione, che infatti in questi giorni ha intensificato le manifestazioni proprio a ridosso del circuito. Tanto che tutte le scuderie di F1 sono state accusate dagli attivisti di ignorare le violazioni dei diritti umani, mentre l'Iraq sciita ha criticato duramente il Bahrain per aver insistito con la disputa del Gran Premio, nonostante i gravi episodi di violenza che si verificano nel paese. Un quadro difficile ma al tempo stesso prevedibile, una situazione che si poteva evitare con un po' di raziocinio, lo stesso che aveva - in un momento più cruento, va detto - guidato le scelte dello scorso anno, con il rinvio del Gran Premio arabo. Per capire come stanno le cose e quali inutili rischi si affrontano con questa tappa del mondiale vale la notizia che riguarda un inviato italiano della F1. Parliamo del collega Stefano Mancini (La Stampa) che è stato fermato alla dogana dell'aeroporto di Manama dopo essere sceso dal volo che arrivava dalla Cina, dove si è disputato una settimana l'ultimo Gran Premio. L'accusa era quella di aver pubblicato, una settimana fa, un'intervista a un dissidente. È dovuta intervenire la Fia, a livello ufficiale, per permettergli l'accesso in Bahrain e permettergli così di seguire il Gran Premio e i fatti di cronaca – drammatica – in corso, compreso il lancio di una bomba molotov che ha sfiorato, giovedì, un'auto dei meccanici della Force India. Il tutto mentre, in un ospedale militare, Abdulhadi al Khawaja, militante pacifista e membro di Amnesty Internazional, è giunto al 73˚ giorno di sciopero della fame. «La mia paura è che finito il Gran premio e cessata dunque la presenza di gran parte della stampa internazionale, tutto verrà dimenticato», ha detto, rassegnata, la figlia Zaynab. Da non dimenticare che tra le tante forme di proteste in atto, anche quella di Anonymous (singoli utenti o intere comunità online che agiscono anonimamente in modo coordinato), che è riuscito per qualche ora a oscurare il sito ufficiale della F1, invitando fino all'ultimo al boicottaggio del Gran Premio. La dichiarazione Jean Todt continua a sostenere che la maggioranza della popolazione del Bahrain voleva e vuole il Gran Premio. Però ieri, in mondovisione, è andato in onda uno spettacolo deprimente, con Vettel tornato alla pole dopo un avvio di stagione stentato, ma con la sua Red Bull-Renault circondata dal deserto, non solo intorno, ma persino sulle tribune centrali. Gli spettatori si sono infatti letteralmente contati sulle dita di una mano. Molti di più (paradossale e assurdo allo stesso tempo) i giornalisti presenti in sala stampa. E ovviamente gli addetti ai lavori, dai meccanici agli ingegneri, dai piloti ai responsabili della logistica. Lecito domandarsi dove diavolo fosse finita quel 90% della popolazione che «voleva e vuole la gara». Sta di fatto che mai, nella storia della F1, si è avuto uno scenario così imbarazzante. E del resto Ecclestone e soci organizzerebbero gare anche sulla Luna, se qualche marziano facesse pervenire all'ex-meccanico della defunta Brabham l'intenzione di avere una prova del mondiale. Vedremo oggi cosa succederà, disordini a parte. Non si può escludere nulla, nemmeno l'eventualità di vedere qualche pullman in direzione del circuito, con spettatori forzati a bordo ad uso e consumo delle telecamere. Tornando alle qualifiche, detto della resurrezione del due volte campione del mondo in carica, da segnalare il secondo tempo di Hamilton (con la McLaren e leader della classifica provvisoria) e il terzo di Webber, davanti all'altra McLaren di Button. In terza fila Rosberg, con la Mercedes trionfatrice una settimana fa, e il sorprendente Daniel Ricciardo, con la Toro Rosso, un giovanissimo australiano di origini italiane. Poi la Lotus di Grosjean e e la Sauber di Perez. Finalmente, al nono posto (come in Cina) la claudicante Ferrari F2012 di Alonso. LA FERRARI NON VA Come al solito nelle retrovie e fuori dai migliori (14˚) Felipe Massa, ormai giunto sull'orlo di un burrone, a livello psicologico. Il lato peggiore della scarsa prestazione delle rosse arriva dal fatto che Alonso ha “bruciato” ben 3 treni di gomme morbide per fare il tempo, con Rosberg che, ad esempio, ne ha salvaguardato uno, cosa che sarà utilissima oggi. Pesante anche l'eliminazione dai migliori di Schumacher, anche a causa di problemi tecnici e di una valutazione errata dei box, che lo hanno tenuto fermo mentre un paio di carneadi scalavano la classifica nella prima tranche di prove: solo un misero 17˚ posto, per lui, sulla griglia. Il tutto mentre fuori dal circuito i manifestanti, fino a tarda sera, hanno urlato slogan più che evidenti. «No al GP del sangue», quello più toccante. «Siamo tutti molto dispiaciuti – il commento di Alonso -. Non sono cose belle. Siamo qui per un buon fine. Lo sport, normalmente, unisce». «The show must go on», direbbe più semplicemente Ecclestone. Foto di Mazen Mahdi/Ansa Epa Il numero uno della Fia: «Credevo fossero di più quelli arrabbiati...» LO.BA. lodovico.basalu@alice.it Foto di David Ebener/Ansa Epa Alonso: «Siamo qui per unire» Show solo per la televisione: Vettel in pole position ma intorno c'è il vuoto In mondovisione uno spettacolo penoso: le macchine in pista, ai lati neanche uno spettatore. Un Gp ad uso e consumo delle televisioni, nella quale la Ferrari partirà dietro, come sempre: Alonso solo nono. Massa anche peggio. ROMA La figuraccia Una pista nel nulla, non un tifoso sul tracciato Ma solo davanti alla tv... Sebastien Vettel, partirà in pole position Alonso, il fuoriclasse della Ferrari, è sconsolato: «Attualmente valiamo fra l'ottavo e il dodicesimo posto, così questo nono posto è accettabile, è il nostro valore». Sui fatti di sangue che “circondano” il Gran Premio: «Siamo dispiaciuti, siamo qui per portare un mssaggio positivo, lo sport unisce, non divide». 21 DOMENICA 22 APRILE 2012
B ernardo Provenzanoprovò a trattare la pro-pria resa con lo Stato.Lo ha accennato per laprima volta il 14 dicembre 2011 l'attuale capo della Direzione nazionale antimafia, Piero Grasso, in un'audizione al Csm. Ce lo conferma, aggiungendo numerosi dettagli, Vincenzo Macrì, procuratore generale di Ancona, ex sostituto in Via Giulia. Ha raccontato Grasso ai membri del Consiglio superiore della magistratura: «Quando nell'ottobre del 2005 presi il posto del procuratore Vigna, mi fu prospettata, da parte dei colleghi, la situazione di un informatore, di un qualcuno che voleva rendere delle dichiarazioni e collaborare per la cattura di Provenzano». L'incontro avvenne un mese dopo, a novembre. «In quell'occasione mi si prospettò, da parte della Guardia di Finanza, questo signore che diceva addirittura di avere dei contatti con il latitante Provenzano, il quale si doveva trovare in località naturalmente non precisata ma comunque nel Lazio», ha proseguito il capo dell'Antimafia. Ma non si trattava del primo incontro tra l'informatore e i magistrati della Dna. «Feci questo colloquio investigativo - ha aggiunto Grasso - ma poi nel tempo scoprii che altri due in precedenza erano stati fatti da Vigna e dai sostituti Cisterna e Macrì». Ma per Grasso, l'uomo che sosteneva di essere in contatto col “capo dei capi” di Cosa Nostra non era affidabile: «Era più un truffatore che altro». Non è dello stesso avviso Vincenzo Macrì, che a quell'informatore aveva dato maggiore credito e che oggi racconta: «Un uomo che si presenta in Direzione nazionale antimafia dicendo di avere notizie su Provenzano non lo fa per truffare, non gioca col fuoco. Era una persona molto cauta, accorta e timorosa per la propria vita. Perché in queste faccende chi sbaglia paga». Tutto inizia nel novembre del 2003. In via Giulia, a Roma, la Guardia di finanza porta un uomo, un informatore di cui la polizia giudiziaria si è servita in altre circostanze, che sostiene di parlare per conto di Provenzano. Pone subito una condizione: non vuole avere a che fare con magistrati palermitani. Per questo motivo l'allora procuratore capo, Pier Luigi Vigna, chiede ai sostituti Vincenzo Macrì e Alberto Cisterna (entrambi calabresi) di seguire il caso insieme a lui. Vigna sta per andare in pensione e la cattura di Provenzano sarebbe per lui la degna conclusione di una carriera brillante. L'interlocutore che si trovano di Un intermediario del boss nel 2003 propose lo «scambio» all'Antimafia diretta da Vigna Poi l'arrivo di Grasso che ritenne il personaggio un «truffatore». Nel 2006 la cattura Provenzano, trattativa per consegnarsi Macrì: voleva 2 milioni ROCCO VAZZANA Bernardo Provenzano viene portato in questura a Palermo dopo l'arresto Primo Piano Le condizioni della resa Soldi, notizia top secret per 30 giorni, esclusi i pm di Palermo Il procuratore di Ancona «I Servizi diedero la loro disponibilità a reperire il denaro» L'inchiesta La lotta alla mafia 4 DOMENICA 22 APRILE 2012
la crescita. È questo uno degli spartiacque tra progressisti e conservatori: quest'ultimi considerano l'equità sociale come un ostacolo alla crescita, noi democratici pensiamo l'esatto opposto. Così come siamo convinti che l'ineguaglianza produce inefficienza. Maggiore crescita e maggiore equità: nell'economia progressista si tengono insieme, e questa visione a me pare accomunare il presidente Obama e Francois Hollande». Un accostamento importante… «Direi di sì, tanto più che esso si determina sul piano progettuale e non concede nulla a ideologismi o a scorciatoie populiste mascherate da falso progressismo. L'economia progressista, quella vera, non è un libro dei sogni ma è qualcosa di molto concreto: ad esempio valorizza il capitale umano, puntando soprattutto sui giovani e sulle donne. L'economia progressista ha poi un importante sviluppo in una idea partecipata di democrazia…». A cosa si riferisce in particolare? «Ad un maggior coinvolgimento delle persone nel processo decisionale e nella stessa selezione delle classi dirigenti. La partecipazione rafforza la credibilità oltre che la rappresentatività dei partiti e della stessa democrazia. È questo il valore delle primarie, un altro punto di incontro tra l'esperienza dei democratici americani e il Pd. Per quanto riguarda poi i democratici Usa, continuo a pensare che sia necessario irrobustire la propria identità guardando oltre il tradizionale orizzonte liberal, con la centralità dei diritti civili e del singolo, pensandosi più in chiave di progressisti, e dunque insistendo molto di più sulla comunità e sui diritti sociali». C'è chi sostiene che questa Europa a guida conservatrice possa rappresentare un ostacolo per la rielezione alla Casa Bianca di Obama. «Ostacolo forse è troppo, di certo un'Europa ripiegata su se stessa, bloccata nella crescita, non rappresenta quel partner necessario per governare una crisi globale. Un'Europa che va in recessione rappresenta indubbiamente un problema per Obama e un freno nella crescita stessa degli Usa. Non è solo un discorso economico-sociale, ma si proietta anche nella politica estera. La crisi dell'Europa e il dossier Medio Oriente sono i punti caldi nell'agenda internazionale di Obama, punti che saranno tra le priorità del suo secondo mandato presidenziale se, come spero e credo, uscirà vincente dalle elezioni di novembre». La crescita come chiave di volta per uscire dalla crisi. Vede dei segnali incoraggianti in Europa? «Una vittoria di Hollande sarebbe un segnale molto importante, una “spinta propulsiva” per il cambiamento, ma penso anche all'opera del governo Monti in Italia, che sta cercando di coniugare il rigore con misure volte alla crescita, e questo sta facendo acquistare all'Italia nuova credibilità sulla scena internazionale, anche nei rapporti in Europa con Paesi chiave come Germania e Francia, come nelle relazioni con gli Usa. Mi pare che in Europa vi siano leader, governi, forze politiche e sociali che cercano di uscire dalla trappola delle politiche di austerità; politiche che impediscono la crescita e anche un riequilibrio strutturale dei conti. In quest'ottica, trovo di grande importanza l'idea alla base del Meeting di Roma: creare un network, canali permanenti di comunicazione tra leader di tutto il mondo che hanno interesse a scambiarsi esperienze, confrontare programmi, fare squadra». Torniamo alle elezioni presidenziali americane. Diversi analisti sostengono che la forza di Obama è anche nella debolezza del probabile antagonista repubblicano, Mitt Romney... «La prima debolezza è nella sua politica fiscale, che penalizza fortemente soprattutto la middle class, a favore dei super-ricchi. Altra debolezza è l'aver perso il sostegno delle donne a causa delle sue idee regressive, ad esempio sull'uso dei contraccettivi. Ma quella di Obama è una forza propria e non vive dei limiti del suo avversario. Sta nei programmi per la crescita, nelle riforme in campi sociali vitali come la sanità, sta nel puntare sul sapere e nel contatto con la gente. Obama è percepito come un “pragmatico permeato di valori”, che guarda alle famiglie e ai loro problemi quotidiani. È su questo tasto dovrà battere per ottenere la rielezione». iperself diventa 24 ore su 24 per darti tutta la qualità dei carburanti eni con il massimo della convenienza. Convenienza è anche pagare senza commissioni, con il bancomat. PagoBANCOMAT è comodità. Comodità è poterti rifornire 7 giorni su 7 con iperself. eni station un mondo che si muove con te iperself è convenienza 24 ore su 24 Già al voto i francesi d'America Dopo i territori di Oltremare e l'America del Sud, anche in America settentrionale si sono aperte le urne per i cittadini francesi chiamati al voto. Di particolare rilevanza il voto a Montreal, in Canada, che con 44 mila iscritti è la quarta città «francese» all'estero dopo Ginevra, Londra e Bruxelles, e a New York, dove gli iscritti al voto sono 23 mila. 19 DOMENICA 22 APRILE 2012
«Lo Stato rischia l'autogol sul fronte della lotta all'evasione con le ultime disposizioni della delega fiscale sull'abuso di diritto». Così scrive Oreste Saccone sulla rivista «Fiscoequo» dell'associazione per la legalità e l'equità fiscale. In altre parole, il testo varato dal governo qualche giorno fa potrebbe tradursi in un aiuto ai grandi evasori, cioè banche e grandi gruppi multinazionali, sia in termini di definizione dell'abuso di diritto, che potrebbe portare a una sorta di «condono» delle operazioni poste in essere finora, sia perché le disposizioni escludono espressamente la rilevanza penale dei comportamenti ascrivibili a fattispecie abusive. Sono loro, infatti, gli «esperti del settore». Avendo a disposizione schiere di fiscalisti e analisti finanziari, sono loro che mettono in atto operazioni, spesso molto raffinate, al solo scopo di eludere il fisco. Spesso si tratta di triangolazioni con l'estero, o di cessioni di azioni in usufrutto per l'incasso di dividendi con relativi sgravi o crediti d'imposta. Insomma, vere e proprie ingegnerie finanziarie che non hanno obiettivi economici, ma esclusivamente vantaggi fiscali, sui quali l'Agenzia delle Entrate ha acceso da tempo i riflettori. Nel solo 2011 ai grandi contribuenti sono stati accertati 5,5 miliardi e ne sono stati incassati 1,7 «con una crescita dell'800% rispetto al 2007», spiega Saccone. Molto di quel «salto» è dovuto alla giurisprudenza in fatto di abuso di diritto. Il tema era dibattuto da tempo, ma nel 2008 la Corte di Cassazione ha fatto chiarezza definitivamente con tre storiche sentenze, nelle quali si afferma un principio generale antielusivo che ha un fondamento nella stessa Costituzione. Insomma, per l'Alta Corte il divieto dell'abuso di diritto è intrinseca alle norme fiscali italiane, anche in assenza di una specifica legge che ne fa divieto. In questo modo, tra l'altro, l'Italia ha seguito il solco già indicato dai giudici comunitari, che nel 2006 (sentenza Halifax) avevano considerato l'abuso di diritto immanente alle direttive dell'Unione per quanto riguarda i tributi armonizzati a livello europeo, come l'Iva. A questo punto, una volta che la giurisprudenza ha tracciato il percorso, bisognava varare una norma ispirata a quei principi. Ma, secondo Saccone, la delega non fa esattamente questo. Non si fa alcun rinvio al principio della Cassazione. Anzi, si sostiene che si dovrà inserire una «nuova norma» valida per il futuro. In altre parole, si modifica le norme attuali, rischiando che per le operazioni già varate (ma non ancora accertate) vi sia una sanatoria. Il testo, poi, introduce tutta una serie di paletti per definire le varie fattispecie, ma tentando di definire il caso crea anche delle maglie per eluderlo. Infine «la delega volutamente depotenzia la disciplina antielusiva escludendo espressamente la rilevanza penale dei comportamenti ascrivibili a fattispecie abusive - scrive Saccone - In concreto ai fini penali viene introdotto un discrimine tra i grandi contribuenti e tutti gli altri. Nell'ottica del governo le mega-frodi di svariati milioni di euro pianificate attraverso l'abuso del diritto dai grandi contribuenti per pagare meno tasse non sono percepite come comportamenti particolarmente pericolosi che meritano la sanzione penale, come avviene, invece, nei casi più rilevanti di infedele dichiarazione». IL FISCO E I CONTRIBUENTI Insomma, proprio mentre la Guardia di finanza fa i suoi blitz nei piccoli negozi e nei bar dei grandi centri turistici, e mentre sui contribuenti onesti si abbatte una raffica di imposte, i grandi gruppi potrebbero perfino ottenere vantaggi. Che in questi casi non sono mai pochi. Basta guardare le cifre. Negli ultimi mesi sono finiti sulle cronache dei giornali diversi casi di mega- contenziosi fiscali. Hanno fatto scalpore quelli relativi ai big del credito italiano. «Attraverso l'abuso del diritto l'Agenzia delle entrate ha contestato a molte banche italiane l'illegittimità di raffinate operazioni di pianificazione fiscale illecite realizzate al solo scopo di ridurre il prelievo fiscale - osserva Saccone - Intesa Sanpaolo, per esempio, ha chiuso col fisco un accordo che le è costato circa 270 milioni di euro. Interessate anche Credem, Bpm, Popolare di Novara, Montepaschi, Banca Carige e altri istituti bancari. L'accusa di una presunta mega evasione (operazione Brontos) grava ancora su Unicredito per aver realizzato un'operazione di finanza strutturata che le avrebbe consentito un illecito risparmio fiscale di circa 245 milioni di euro». ROMA Il reato Il tema è dibattuto, ma la Cassazione aveva fatto chiarezza. Con la delega l'abuso di diritto viene depotenziato, aprendo il varco ai grandi evasori. Lo denuncia l'associazione per la legalità e l'equità fiscale. BIANCA DI GIOVANNI Primo Piano p SEGUE DALLA PRIMA Il salasso giornaliero di competitività riguarda tutte le aziende del Paese. L'effetto globale della crisi ha determinato un allineamento delle condizioni in cui si trovano pressoché tutti i territori. Parlare di differenze tra Nord e Sud quando si devono trovare insieme le soluzioni per tornare a crescere significa avere una visione miope della politica. Non può esistere un'Italia a due velocità, non sarebbe conveniente. Si potrebbero, invece, individuare le varie caratteristiche territoriali e sfruttarle in modo più efficace e competitivo, seguendo un unico piano industriale per lo sviluppo: quello del sistema Paese. In questo modo rafforzeremmo il nostro posizionamento all'interno dei mercati internazionali e daremmo linfa vitale alle piccole e medie imprese sane, che rischiano altrimenti di morire anche a causa di queste rigide divisioni interne. Laddove la mafia continua ad arricchirsi sempre più delocalizzando i propri cospicui e riciclati capitali, grazie alla sua capacità di muoversi, occorre cambiare ed invertire le tendenze. Si pensi alle forme di investimento: si è passati dagli interessi nel settore dell'edilizia a quelli collegati con le new economies e con i settori delle infrastrutture critiche. Per un rilancio c'è bisogno di ossigeno monetario, capacità di Operazioni finanziarie fatte esclusivamente per pagare meno tasse Il caso L'agenzia delle Entrate ha contestato 5,5 miliardi a grandi gruppi Nella delega fiscale spunta il favore ai grandi evasori pAbuso di diritto Il testo del governo depenalizza le azioni elusive p La Cassazione aveva definito tali comportamenti contrari alla Carta I conti del Paese 12 DOMENICA 22 APRILE 2012
Cara Unità VIA OSTIENSE, 131/L - 00154 - ROMAMAIL lettere@unita.it Dialoghi Luigi Cancrini La satira de l'Unità virus.unita.it PALMIRO BENEDETTO Il cerotto sulla bocca www.unita.it ELVIO BERALDIN Finanziamento pubblico e ruolo dei circoli Finanziamento pubblico ai partiti e ruolo dei circoli del Pd. Potrebbe essere il titolo di una lettera che dai tanti circoli del Pd arriva alla segreteria, alla direzione del Partito democratico. Una legge così importante, quella che si sta "concordando" fra i segretari sul finanziamento pubblico ai partiti, non trova spazio di discussione nei circoli. I circoli fanno i banchetti nelle piazze, nei mercati, discutono e concordano date e impegni per le feste democratiche ma, per quanto riguarda la "politica" e le idee su una legge così importante (come molte altre), non vengono coinvolti. Perché non si ampia la discussione, ad esempio, sulla proposta Fassino? Quante occasioni per far crescere la vera politica, partendo proprio dai circoli? E se si incominciasse proprio dalla proposta di legge sul finanziamento pubblico ai partiti? BARBARA La buona sanità esiste Anche tra mille difficoltà È con vera sofferenza che leggevo sui giornali l'attacco che stato fatto al Dea dell'Umberto I di Roma tra febbraio e marzo. Stavo lì perché il 2 febbraio ho portato mio padre al pronto soccorso con una ambulanza privata, cioè per scelta. Nonostante non fosse codice rosso, l'attesa non è stata troppo lunga, molto meno di un'ora e in un momento di grande affluenza di incidenti stradali. È importante dire che mio padre è un novantenne arrivato lì in condizioni assai precarie. Gli sono subito state date le cure più urgenti, il posto era pieno all'inverosimile, ma tutti i pazienti erano accuditi. Mio padre era a rischio e ora non solo è vivo ma è anche tornato a vivere una vita dignitosa e questo grazie all'equipe del professor Violi e del professor Ferro della prima clinica medica. Voglio ringraziare medici, infermieri e il personale della Cooperativa Osa (infermiere giovani e laurete e ausiliare) la dottoressa Zinnamosca che sono intervenuti con professionalitàe umanità. Certo, ci sono molti problemi, la carenza di personale è tale che tutti devono lavorare molto piùdel dovuto, anche con doppi turni. In un secondo momento, per un aggravamento della situazione, ho dovuto riportare mio padre al Dea e la dottoressa Scarpellini l'ha subito trasfuso e tenuto in osservazione. Poi il dr. Casciaro gli ha trovato un letto provvisorio nel reparto. È ancora làe io mi sento tranquilla. Credo che sia giusto segnalare anche queste cose, non soltanto la sanità che non funziona. Grazie di cuore a tutti. ANTONIO GUARNIERI Vorremmo votare Da spettatori degli avvenimenti politici che stanno accadendo in questi giorni nella nostra Nazione e dopo i provvedimenti del Governo Monti per cercare di salvare l'Italia dal debito pubblico, noielettori vogliamo essere protagonisti. Potremo diventarlo solo quando si avrà la possibilità di andare a votare ed eleggere i nostri rappresentanti con un voto di preferenza e non con elenchi preparati dai segretari di partito. Cambiate la legge elettorale! Noi Italiani siamo stanchi dei teatrini politici, occorre essere responsabili, non si può ignorare che la politica sta facendo acqua da tutte le parti, non riesce a mettersi d'accordo per salvare l'Italia. Bisogna ricordare che la responsabilità insieme al governo tecnico è anche e soprattutto della classe politica che non è riuscita in questi anni a salvare l'Italia da questo terremoto finanziario. Noi popolo italiano degli onesti non meritiamo questo! Cari politici preparatevi per le prossime elezioni, cercate di trovare candidati onesti, volti nuovi, gente che vuole bene all'Italia e all'Europa. MARCO LOMBARDI Un Paese ridicolo Se alle risatine di Merkel e Sarkozy potevamo rispondere d'orgoglio, appellandoci alla scorrettezza diplomatica dei due capi di stato, come nascondere le nostre vergogne di fronte alla Tanzania che rifiuta i soldi italiani e all'emiro del Qatar che rivela a Mario Monti di temere la corruzione del nostro paese. Se ci è rimasto un briciolo di obiettività, come popolo e come classe dirigente, come non ammettere che gli stratagemmi da furbastri, pronti a gabbare autorità e regole per il proprio tornaconto, alla lunga ci hanno stretto in un angolo da cui sarà difficile scappare. Se ce la faremo ne usciremo comunque con le ossa rotte e speriamo almeno che ci sia servito da lezione. Sono un lavoratore aeroportuale e difendo i poliziotti. Alcune persone da espellere, molti nordafricani, pur di non farsi imbarcare si autolesionano, cercano di procurarsi dei danni fisici e se gli agenti non gli limitano i movimenti diventano come belve per la disperazione, spesso ottengono di rimanere qui perché necessitano di cure ospedaliere. RISPOSTA Qualche ragione certo c'è dietro ad un comportamento violento come quello del poliziotto che chiude con un cerotto la bocca di un “prigioniero”. Giustificarlo, però, non è possibile. La funzione fondamentale del poliziotto è quella di far rispettare le leggi, non quella di infrangerle e troppo spesso, ormai, accade che i poliziotti si prendano delle libertà (dal caso di Cucchi a quello di Aldrovaldi) che loro per primi dovrebbero impedire. A sé stessi e ad altri. Il diritto della persona, soprattutto se disperata, ad un trattamento rispettoso della sua dignità è il fondamento di ogni Stato di diritto: anche di quelli in cui un premier fuori di testa e un ministro "cattivo" hanno concluso con un dittatore sanguinario un patto per il respingimento in mare degli emigranti senza verificarne il loro diritto di arrivare in Italia. Quello che più mi ha colpito, però, è il silenzio dei passeggeri. Avessero visto maltrattare un cagnolino sarebbero insorti tutti e grave oggi è la malattia cresciuta intorno alle scelte di un governo dominato dalla xenofobia di chi dall'Africa vorrebbe importare solo i diamanti. 27 DOMENICA 22 APRILE 2012
IL COMMENTO Emanuele Macaluso no Berlusconi (Imu, Iva e accise), Angelino Alfano chiede ai sindaci Pdl di non applicare l'Imu-bis. Toni liquidatori quelli di Massimo Corsaro, vicecapogruppo Pdl alla Camera. «Dobbiamo studiare cos'è e come si applica, ma per il Pdl la posizione è quella espressa dal segretario, ovvero non più un centesimo di tasse aggiuntive - dichiara - Mi sembra scontato che questa tassa di scopo vada rivista. Ritengo che siamo già stati troppo condiscendenti con un governo che è arrivato pensando di risolvere i problemi dell'umanità mentre per ora ha messo solo tasse. Per fare questo sarebbe bastato un ragioniere. Adesso basta». Eppure l'emendamento che ha modificato il testo alla camera porta la firma di Elvira Savino del Pdl. Il vicecapogruppo non lo sa? Maurizio Fugatti (Lega) invita i sindaci «a non piegarsi alla norma». «L'Imu-bis è una norma tartassa-Italia», dichiara Felice Belisario dell'Idv. Alza la voce anche Confedilizia. «Sull'Imu-bis non ho parole. dichiara il presidente Corrado Sforza Fogliani - Chi ha voluto e approvato l'Imu-bis dovrebbe solo venire nelle nostre sedi e vedere che c'è chi piange dopo essersi fatto fare i conti dell'Imu, e questo ancora prima che venisse addirittura bissata». Quanto ai sindaci, parla per tutti il presidente Anci Graziano Delrio. «La pressione fiscale è già troppo alta - ammette - non avremo il coraggio di chiedere nuove tasse». Come dire: che sia vecchia o nuova poco importa, il contesto in cui arriva la norma è già troppo pesante. I tempi non sono più quelli del 2007, quando il Pil cresceva. La vecchia norma stabiliva la possibilità per i Comuni di istituire «un'imposta di scopo destinata esclusivamente alla parziale copertura delle spese per la realizzazione di opere pubbliche» come parcheggi, strade, parchi, attività culturali o il restauro di beni artistici. La tassa, stabiliva la legge, era determinata applicando alla base imponibile dell'Ici un'aliquota massima dello 0,5 per mille, non poteva coprire più del 30 per cento delle spese per l'opera da finanziare e poteva avere una durata massima di 5 anni. L'anno scorso, nel decreto sul federalismo fiscale municipale, il governo Berlusconi ampliò la platea degli interventi che i Comuni potevano finanziare con la tassa di scopo, ampliò la durata a 10 anni e consentì il finanziamento dell'intera opera. Concludendo il mio articolo apparso sull'Unità di domenica scorsa dicevo: l'antipolitica può essere sconfitta solo dalla politica: se prevale la prima e la seconda che bisogna discutere. Quindi la domanda è: oggi c'è una politica comune dei partiti che dicono di riconoscersi nel centrosinistra? Non c'è. E non c'è sulla questione che coinvolge tutto e tutti: la crisi economica, i suoi caratteri, come affrontarla e come atteggiarsi rispetto al governo Monti, espressione della emergenza che vive l'Italia e l'Europa. Governo che, come sappiamo, regge grazie al sostegno che danno (sino a quando?) il Pd il Centro di Casini e Fini, il Pdl. Un sostegno travagliato e diversamente motivato da forze (Pd-Pdl) che all'appuntamento elettorale si presentano come poli alternativi. Le loro mosse, quindi, sono condizionate da quell'appuntamento. Anche il Centro è impegnato nella preparazione elettorale, identificandosi col governo e progettando il “partito della nazione” su cui fare coinfluire pezzi del Pdl in disfacimento. Sel e Idv svolgono una dura e pregiudiziale opposizione al governo e ignorano completamente la crisi che attraversa il paese. Con loro purtroppo c'è la Fiom che ha ormai assunto il ruolo di terzo partito. Nella riserva si collocano le sigle del comunismo senza comunisti. Questi partiti hanno assunto una posizione del tutto diversa da quella assunta del Pd sulla legge elettorale e quindi sulla prospettiva da delineare con le elezioni del 2013. A destra, il crollo del partito personale di Berlusconi e della Lega di Bossi hanno aperto una voragine e l'iniziativa di Pisanu e dei senatori che ha firmato il suo documento che annuncia un partito diverso dal Pdl è solo uno dei segnali della crisi. L'altro più clamoroso è l'annuncio di Alfano: lui e Berlusconi hanno l'arma politica segreta che sconvolgerà tutto. Il Duce, da Salò, diceva che Hitler aveva l'arma militare segreta per vincere. Siamo al ridicolo: non c'è il coup de théâtre, come fu quello che si vide a Piazza San Babila col Cavaliere sul predellino che diede vita al Pdl; oggi c'è solo l'attesa del coup. Se questa è la situazione come stupirsi che prevalga l'antipolitica e un comico ottenga consensi. La cosa curiosa di questa stagione è che sotto accusa c'è il “partito politico” che non c'è. Quel che c'è, a destra, l'abbiamo visto. A sinistra la sola forza che ha i caratteri (deboli) di un partito è il Pd che, a mio avviso, si configura ancora come una coalizione politico-elettorale. Insomma nella cosiddetta seconda repubblica un vero sistema politico non è mai nato e quel che c'era si è sfasciato. Ora, solo un cretino può pensare che si possa tornare al sistema e ai partiti della prima repubblica, ma, chi cretino non è, sa anche che se non si ridefinisce un sistema politico costituzionale in cui si identifichi il ruolo dei partiti, il caos crescerà, l'antipolitica pure e la democrazia correrà rischi. Ecco perché penso che le forze che vogliono ridare ruolo e dignità alla politica, debbono ridefinire se stessi e il sistema politico e non fare finta che c'è ancora quel che è morto. Anche nelle alleanze. E questo vale per le riforme politico-costituzionale, la legge elettorale, la dimensione europea dei partiti. Deve emergere con forza un progetto politico (chi siamo e cosa vogliamo si diceva una volta) che si è perso tra tatticismi e personalismi, che sono il terreno propizio per il carrierismo e la corruzione. Non parlo della destra, ma della sinistra. Un esempio. Penati, come tutti i cittadini, ha il diritto di difendersi davanti ai giudici e sarà quella la sede per verificare se ha commesso reati o no. Intanto si è autosospeso dal partito e dimesso dagli incarichi nel Consiglio Regionale. Ma, questo come molti altri casi al Nord, al Centro e al Sud, sono solo casi giudiziari o c'è qualcosa che attiene alla politica e al modo di essere del partito e di chi ha funzioni pubbliche? Qual è il giudizio su questo fenomeno? Non si dica che la grande maggioranza del quadro del Pd è onesto. Non basta. Occorre alzare il tiro e dare un grande respiro alla politica e al partito al suo modo d'essere che vuole esprimerla per ridare fiducia alla gente, chiamata a fare grandi sacrifici, e ai giovani che cercano un avvenire. P.S. Achille Occhetto ha replicato al mio articolo di domenica scorsa e ha detto che «non solo» avrei «individuato il peccato originale nell'antipolitica del Pds», ma avrei ravvisato «come colpa la vittoriosa stagione dei sindaci» ...e prova della colpa sarebbe l'alleanza con Orlando ecc. Io non ho considerato una colpa la vittoriosa stagione dei sindaci, ma il fatto che l'euforia della vittoria e l'assenza di un'analisi della società non fecero capire al Pds di Occhetto, alleato con la Rete di Orlando che conduceva una campagna contro i partiti e parte dello stesso Pds, cosa sarebbe successo un anno dopo con la discesa in campo del Cavaliere. A Palermo dopo la strepitosa vittoria e le primavere di Orlando, nella primavera elettorale del 1994 i progressisti non ottennero nemmeno un seggio! Tutto qui. Delrio Il centrosinistra Non c'è ancora una politica comune della coalizione Replica a Occhetto Dopo la vittoria di Orlando la sinistra non prese un seggio SE NON C'È PROGETTO L'ANTIPOLITICA HA CAMPO LIBERO «La pressione fiscale è troppo alta e i Comuni non l'aumenteranno» Stefania Craxi e i rimborsi Loscandalo«nonèilfinanziamentopubblico»ma«ilmodoincuivienegestito»,sostieneStefaniaCraxi,«ma seèmoderatoecontrollato,ènecessario allosvolgimentodiunasana vita politica». Poi osserva: «È divertente il siparietto tra Di Pietro e Alfano, tutti e due contro il finanziamento. L'uno fa demagogia; l'altro è riparato dal potere economico di Berlusconi». 15 DOMENICA 22 APRILE 2012
È vero, la campagna elettorale quest'anno non ha brillato per originalità, entusiasmo e mobilitazione. Se la si compara con quella di cinque anni fa, non si può che definirla noiosa: con i piccoli candidati che hanno promesso grandi cose e i grandi candidati che hanno avanzato piccole proposte. Del resto la campagna era posta sotto il segno di una crisi che ha ristretto i margini di manovra e messo fuori corso i programmi mirabolanti. Ciò non toglie che la corsa è stata lunga e sfibrante e la Francia è oggi ferma col fiato sospeso per scoprire stasera alle 20 l'ordine di piazzamento dei dieci candidati al primo turno delle presidenziali. Nonostante i sondaggi non abbiano fatto che confermare per tutti questi mesi una vittoria di François Hollande, le incognite che pesano sull'esito di stasera sono ancora numerose. In particolare l'astensionismo, che calcolato intorno al 30% potrebbe spostare qualche equilibrio o invalidare qualche predizione. La sorpresa è sempre dietro l'angolo, soprattutto quando ci si può riferire ad un precedente storico abbastanza recente per cui la memoria collettiva conserva fervido il ricordo. Il 21 aprile 2002, una sera come quella che si svolgerà stasera, davanti ai loro teleschermi i francesi scoprirono che non il favorito socialista Lionel Jospin, ma l'outsider dell'estrema destra Jean Marie Le Pen accedeva alla sfida finale del ballottaggio contro Jacques Chirac. Il primo turno è la prima tappa della corsa presidenziale in cui ognuno corre per sé, magari sperando nell'aiuto di qualche sorpresa. Tra tutti, quello che oggi scommette di più è Sarkozy. Il presidente uscente può sperare di rivoltare le previsioni dei sondaggi che lo danno già sconfitto al ballottaggio solo piazzandosi davanti a Hollande stasera. Come De Gaulle nel 1965, il candidato neogollista non può contare su nessuna dichiarazione in suo favore tra i due turni. Marine Le Pen non chiederà ai suoi elettori di votare per lui, e neanche il centrista Bayrou probabilmente lo farà. L'ultima disperata speranza di Sarkò è legata ad una pole position che stasera possa rimescolare un po' le carte e creare una dinamica di mobilitazione tra astensionisti e indecisi. Solo con l'aggiunta di questi voti e di quelli che andrà cercando lui stesso rivolgendosi direttamente agli elettori sulla destra e verso il centro può contare di farcela. Se non arriva in testa al primo turno, ha confidato anonimamente un ministro, «è morto». Lo sfidante per ora sembra avere una posizione più agevole, e ha condotto gli ultimi stralci della campagna cercando di consolidare il proprio piazzamento rivolgendosi agli astensionisti. È l'unico a non volere sorprese. L'interesse di Hollande stasera si porterà sui piazzamenti rispettivi dei candidati di sinistra, le sue riserve di voto per il ballottaggio. Stando ai sondaggi la gauche nel suo complesso dovrebbe arrivare a totalizzare uno storico 46%. Dall'entità di questa base dipenderà la strategia di Hollande verso i suoi due principali bacini di riserva, François Bayrou e Jean Luc Melenchon. Il «rosso» da parte sua ha smesso di sognare il ballottaggio. Anche se dato indietro di un paio di punti, per Melé quello che conta a questo punto è piazzarsi terzo, davanti a Le Pen contro cui ha riservato l'ultima parte della sua campagna. In questo modo dimostrerebbe che è possibile una politica di sinistra contro l'estrema destra e piazzerebbe il secondo esponente della gauche tra i prime tre. Un record. LA SCOMMESSA DI MARINE Anche se i sondaggi hanno storicamente sottostimato il voto dell'estrema destra, il voto di Marine Le Pen non dovrebbe arrivare oltre il 20% come ha dichiarato la candidata. Per lei la scommessa è prendere più del padre nel 2002, il 16,8, e soprattutto non scendere sotto il 15 e magari in quarta posizione. Si tratterebbe di una scomunica della sua strategia e nel partito si aprirebbero le spinte nostalgiche. Anche Bayrou spera in una sorpresa. Il terzo uomo che nel 2007 aveva raccolto il 18,5 dei voti, oggi è dato intorno al 10, ma continua a sperare in qualcosa in più per pesare nelle strategie del secondo turno. Si tratterà di una difficile quadratura del cerchio, perché dalle analisi del suo voto è emersa una tripartizione netta: un terzo voterà Hollande, un terzo Sarkozy, un terzo si asterrà. Molto probabilmente allora Bayrou non darà indicazioni dirette, ma lascerà fare. In fondo al cuore però punterà sulla vittoria di Hollande e la seguente esplosione dell'Ump per ricostruirsi delle truppe al centro. LUCA SEBASTIANI Le elezioni francesi Il Fronte Nazionale Hollande, il giorno della verità. È sfida per la pole position Oggi alle 20 si conoscerà il vincitore del primo turno. Sarkozy spera di smentire i sondaggi, e punta tutto sulla rimonta in vista del 6 maggio. Con offerte più o meno esplicite ai centristi. p Francia Oggi il primo turno, praticamente scontato il ballottaggio p Sarkozy spera nell'apporto del centrista Bayrou. L'incognita Le Pen La «signora nera» dell'estrema destra punta al 17% Melénchon Dal bottino del «rosso» dipenderà in parte la strategia di Francois PARIGI Manifesti elettorali a Saint Jean de Luz In Olanda è crisi. Il premier olandeseMarkRuttehaconfermatoinconferenza stampa che il negoziato tra la coalizione di governo e i suoi alleati di estrema destra per un piano di austerity di 16 miliardi di euro è fallito. «Devo informarvi che tra i tre partiti impegnati nei colloqui (lacoalizionedigovernoeladestradiWilders) non sono state trovate risposte comuni. Quindi i colloqui si arrestano qui». Ora, ha aggiunto Rutt, «le elezioni sembranoevidenti». Intantounaltroincontro Olanda, è crisi Il governo cade sull'austerity IL CASO Primo Piano16 DOMENICA 22 APRILE 2012
Antonello Montante In Italia «la fase acuta della crisi è stata superata»: lo ha detto il viceministro dell'economia, Vittorio Grilli per il quale una ripresa «moderata» ci potrebbe essere già nel terzo trimestre, prima delle precedenti previsioni. Nel discorso depositato all' Imfc, il board economico e finanziario del Fondo Monetario Internazionale, durante i lavori a Washington - e poi nella conferenza stampa finale del G20Grilli sostiene che l'Italia ha registrato «una crescita modesta nel 2011», ma l'economia è in recessione dall'autunno, a causa dell' effetto combinato del rallentamento dell'economia globale e della crisi in Europa. Tuttavia, «gli effetti del consolidamento fiscale così come le condizioni problematiche del mercato del credito avranno probabilmente come risultato una contrazione del Pil nella prima metà di quest'anno. Ciononostante, ci sono segnali di miglioramento che suggeriscono che una moderata ripresa potrebbe cominciare già nel terzo trimestre». NORMALIZZAZIONE Alla conferenza stampa ha partecipato anche il governatore di Bankitalia Ignazio Visco: Le condizioni del credito in Italia «si stanno normalizzando, stanno migliorando»: ha dichiarato il governatore, sottolineando come il capitale delle banche italiane sia «suffciente» e come gli istituti saranno in grado di rispettare all'inizio del prossimo anni i requisiti di Basilea 3. «Il problema non è l'assenza del credito» mette in evidenza Visco, secondo il quale con una riduzione del costo del credito sovrano si può arrivare a una riduzione del costo del credito. «L'evidenza è che le condizioni del credito si stanno normalizzando» ha aggiunto, riferendo che durante il confronto della mattinata «in due hanno detto che gli spread fra i Paesi che hanno aggiustamenti di bilancio sono altrettanto sovradimensionati di quanto erano sottostimati pre-crisi». Foto Ansa IL COMMENTO CONTRO LA CRISI UN'ALLEANZA PER LAVORO E CRESCITA investire e attrarre investimenti utilizzando l'inesauribile creatività industriale che ci contraddistingue. L'accumulo dei soldi che sono finiti nella rete dei capitali riciclati rappresenta la forza rubata all'economia sana che dobbiamo riconquistare: bisogna velocizzare l'avvio di riforme concrete a favore delle imprese e dei lavoratori, serve un serio e veloce processo di semplificazione delle procedure burocratiche, occorre allineare i pagamenti della Pubblica amministrazione entro i 60 giorni, così come avviene in tutta Europa, e privatizzare le aziende pubbliche seguendo una linea di vigilanza rigorosa nella selezione dei privati. Tutto ciò deve essere supportato da una disponibilità di incentivi, e non di semplici palliativi, che devono servire per finanziare la ricerca e l'innovazione. Dobbiamo guadagnare tempo per mettere subito in circolazione le nostre idee e i nostri prodotti. Il mercato non aspetta e chi ultimo arriva male alloggia nella giungla della globalizzazione dove i Paesi low cost hanno già occupato le prime file avendo più vantaggi competitivi. Il ritardo penalizza le imprese, e spesso ne provoca la morte. Non dimentichiamo inoltre che siamo la quinta potenza industriale mondiale e non è certo incoraggiante vedere come la storia dei nostri marchi e dei brevetti industriali, che ci hanno fatto arrivare a questa posizione, si stia indebolendo e rischia di scomparire. Dobbiamo intervenire prima che sia troppo tardi, dobbiamo farlo a favore delle eccellenze attraverso degli specifici fondi in modo tale da poter garantire le attività. Un altro aspetto fondamentale è concentrarci sulla convenienza economica della legalità. Bisogna scegliere strategie di sviluppo e di crescita a lungo termine con la garanzia dello Stato. Tagliare corto con strategie assistite e garantite dai poteri economici illegali. La legalità non è soltanto un valore etico ma è anche un grande valore economico. Bisogna lavorare in un contesto di normalità. Le imprese che attuano la normalità e rispettano le regole entrano nel circuito virtuoso, difendono il proprio know how, i propri lavoratori ed i propri mercati. Hanno una visione moderna e vogliono creare valore aggiunto. Questo è necessario per tutto il Paese che deve difendersi dalle mafie. A causa della crisi economica, del credit crunch, del calo dei flussi dei soldi pubblici, dei ritardi dei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione, tante imprese sono costrette a rivolgersi agli usurai per problemi di credito. Attenzione, a differenza del pizzo il reato dell'usura è ancora più difficilmente dimostrabile e le denunce sono rare. Dalle statistiche del mondo d'impresa esce fuori un numero preoccupante: sono 30 mila le attività chiuse a causa dell'usura. La mafia accumula capitali che immette nella rete e concede in modo facile. È capace di differenziarsi e camuffarsi dietro soggetti con la fedina penale a posto, che senza problemi distribuiscono soldi, individuano le innovazioni imprenditoriali, sfruttano i settori strategici e puntano sulla comunicazione con l'acquisto di pagine di giornali nazionali. Uno strumento che può assicurare una ripresa efficace e attenta a tutti questi aspetti è la costituzione di tavoli composti da sindacati e associazioni di categoria che, accantonando nel rispetto dei ruoli gli elementi di divisione, siano in sinergia per affermare nuove forme di protagonismo sociale ed economico, fondamentali per un Paese che cambia. Visco: il credito sta migliorando Grilli: ripresa a fine anno In 3 anni +87,3 mld di tasse Se a ottobre prossimo il governo Monti aumenterà l'Iva, nel 2012 i contribuenti italiani pagheranno 19,9 miliardi di tasse in più rispetto al 2011 e nel 2013 il maggiore aggravio fiscale,rispettoadueanniprima,saràparia32,5miliardi. Ilconto,secondolaCgiadiMestre, tra due anni sarà ancora più salato: rispetto a tre anni prima, sarà di 34,8 miliardi. 13 DOMENICA 22 APRILE 2012
I nvestire nella sicurezza dellaclasse lavoratrice, nello svilup-po comune produce maggioreequità e migliori prestazionieconomiche. Abbiamo bisogno di un progetto comune per condividere le nostre idee, per vedere come un'economia progressista che investe sul capitale umano possa offrire maggiori possibilità alle donne, ai giovani, alle fasce deboli della popolazione. Una politica fiscale più equa produce un'economia interna più sostenibile, maggiore equità e incentiva la crescita, ma è un risultato che si ottiene solo attraverso una riforma effettiva ed efficace a opera di governi pronti ad abbandonare quanto non ha funzionato e intraprendere quello che funziona. Nella condivisione di questo orizzonte, vedo un forte legame tra la visione riformatrice di Barack Obama e il programma del candidato socialista alle presidenziali in Francia, Francois Hollande». Riflessioni importanti, tanto più significative perché ad esprimerle è una delle figure chiave nella politica dei Democratici Usa: John Podesta, già capo di gabinetto di Bill Clinton nei suoi anni alla Casa Bianca, l'uomo scelto da Obama per selezionare il suo team presidenziale. Podesta, attualmente presidente del Center for American Progress, il più autorevole think tank democratico americano, è stato tra i protagonisti del II Meeting internazionale dei leader parlamentari progressisti, promosso a Roma dal Pd e dal Gruppo parlamentare alla Camera. L'Unità lo ha intervistato. Quali sono, a suo avviso, i pilastri di un punto di vista progressista per una nuova governance mondiale della crisi? «Mi permetta una premessa che prende spunto da questa importante conferenza organizzata dal Partito democratico italiano: l'impressione che ho ricavato da quest'incontro è che ci sia una grande chiarezza sul valore sociale delle politiche progressiste, ma poca chiarezza che da queste azioni derivi migliore politica fiscale e economica. Doppia, insieme, compiere questo salto di mentalità. Essere più ambiziosi, aver maggiore fiducia nelle nostre idee, nei programmi, nella politica. Lei mi chiedeva dei pilastri, delle idee forza. La prima, per quanto mi riguarda, è la solidarietà sociale, che resta un valore per tutti i democratici, che certo va calato nella realtà dell'oggi ma che non può essere messo ai margini. Un altro pilastro è la convinzione che una maggiore equità favorisce «Obama ha bisogno di politiche progressiste anche in Europa» UMBERTO DE GIOVANNANGELI Foto di Yoan Valat/Ansa-Epa Intervista a John Podesta L'ex capo di gabinetto di Clinton: «C'è un forte legame tra la visione riformatrice del presidente Usa e il programma del candidato socialista all'Eliseo: ora dobbiamo fare squadra ed essere più ambiziosi nelle idee» Il candidato socialista all'Eliseo, François Hollande, durante un discorso a Lille ROMA Primo Piano Le elezioni francesi 18 DOMENICA 22 APRILE 2012
Alla fine hanno arrestato il padre, con l'accusa di omicidio pluriaggravato dai futili motivi, per la morte della piccola Bisma, la bambina pakistana morta mercoledì scorso al Policlinico di Modena dopo 13 giorni di agonia. Era stato Mohammad Tubassam, 32 anni, pakistano, in Italia da 10 anni, a portare Bisma all'ospedale di Mirandola il 7 aprile scorso, aveva raccontato di essere appena rientrato dal lavoro nei campi, lavora in una azienda agricola del modenese, e che Bisma era caduta in bagno da sola. Da Mirandola, dopo le prime cure, Bisma era stata trasferita al Policlinico di Modena in terapia intensiva dove è sempre rimasta in condizioni gravissime. Il pomeriggio del 18 ne è stata dichiarata la morte cerebralema Ma il trauma cranico, le costole rotte e, soprattutto, le gravissime lesioni interne erano risultate «non compatibili» con la caduta accidentale in bagno. La prima ad essere indagata è stata la mamma Sobia Rubina, 28 anni, pakistana anche lei, incinta di 4 mesi, con l'accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate. La versione raccontata alla Pm di Modena Maria Angela Sighicelli era che l'incidente era avvenuto mentre il padre era fuori e nella casa di Concordia sul Secchia, c'erano solo mamma e figlia. Poi, con la morte di Bisma, l'accusa per la donna si era tramutata in omicidio. Ieri la svolta, L'uomo - questa la convinzione degli inquirenti della Mobile - avrebbe agito da solo, di rientro dal lavoro, in un momento in cui la bimba piangeva e la mamma, nel momento delFELICE DIOTALLEVI pOmicidio aggravato da futili motivi è l'accusa nei confronti di Mohammad Tubassam p Caduta accidentale Era stato lui a portare la piccola in ospedale dicendo che era caduta Bisma uccisa a botte arrestato il padre della bimba pakistana La bambina è morta lo scorso 18 aprile. Era stato subito chiaro che le lesioni gravissime agli organi interni non erano compatibili con «una caduta in bagno», resta indagata anche la mamma. Italia30 DOMENICA 22 APRILE 2012
ASCANIO CELESTINI Il racconto CITTADINI! io ho un pallone. cioè non posso dire di avere un pallone fino a quando non ho un pallone gonfio. se ho un bicchiere posso dire di avere un bicchiere anche se non è pieno. anche un bicchiere mezzo pieno è un bicchiere. il pessimista lo vede mezzo vuoto, l'ottimista lo vede mezzo pieno, ma entrambi vedono un bicchiere. anche un bicchiere vuoto è comunque un bicchiere anche quando è mezzo vuoto è un bicchiere intero. mentre un pallone sgonfio non è un pallone, gli manca la caratteristica essenziale: la forma a palla. per avere un pallone devo gonfiarlo, perciò: forza cittadini, gonfiamo il pallone! avere il pallone è una responsabilità. quando lo gonfi non puoi lasciare che si sgonfi. gonfiate, gonfiate, gonfiate.. cari cittadini, gonfiare il pallone non è un lavoro. non dovete pensarlo, se no ci offendete! lo so che siete tutti sulla grande catena di gonfiaggio del pallone, ma non potete reclamare dei diritti. vi scappa di pisciare? non è un buon motivo per smettere di gonfiare il pallone. pisciate nel pallone! non importa con cosa lo gonfiate, l'importante è avere il pallone sempre più gonfio. fate la raccolta differenziata? e per quale motivo? tutta quella plastica e carta e rifiuti organici possono essere infilati nel pallone. non sapete dove parcheggiare la macchina, dove scaricare i vostri anziani genitori, i vostri scatenatissimi figli? c'è posto anche per loro nel pallone. avete una fede o una perversione? un amore o un residuo di rabbia adolescenziale? una speranza o un'ideologia? infilate tutto nel pallone. c'è una notizia che avete letto sul giornale che vi mette ansia? una vedova che si lancia dal balcone perché gli hanno tagliato la pensione di reversibilità del marito vi deprime? cinquanta militari morti in afghanistan sono troppi per una missione di pace? e 23 miliardi per un mucchietto di cacciabombardieri f-35? sono numeri che non riuscite a coniugare con l'articolo 11 della nostra costituzione? e anche il 31,9% di disoccupazione giovanile è un dato che vi sconvolge? c'è gente che teme che le ginocchia si girino al contrario. non c'è da vergognarsi per certe paure. non abbiate paura di avere paura L'eventoDisoccupazione, paura del buio, ansia del futuro Mettete tutto nel pallone Il grande teatro per la prima volta in diretta sul web. Il sito dell'Unità (www.unita.it) trasmetterà in streaming gli spettacoli di «CassinoOFF», la rassegna di Teatro Civile in programma nell'Aula Pacis di Cassino (Fr) dal 24 aprile al 18 maggio. Organizzata dall'associazione CittàCultura e diretta dalla giornalista dell'Unità Francesca De Sanctis, la rassegnaporterà il teatro di qualità in provincia e, grazieal web, in tutti i computer connessi a Internet. La rassegna parte con Celestini che sarà sul palco con «Il piccolo paese» e su Unita.it con una video intervista. «CassinoOFF» ha il patrocino del Comune di Cassino, dell'Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, dell'Anpi di Roma e del Lazio e il contributo della Banca popolare del Cassinate. Ascanio Celestini aprirà martedì la prima edizione di «CassinoOFF», rassegna di Teatro Civile, con una serata di racconti. Ve ne anticipiamo uno Gli spettacoli successivi saranno trasmessi in diretta sul sito dell'«l'Unità» Lo streaming su www.unita.it Primo Piano L'iniziativa 22 DOMENICA 22 APRILE 2012
NORD Nuvoloso con piogge sparse al mattino, migliora dal pomeriggio. CENTRO Nubi irregolari sulle tirrenichecon piogge sparse, miglioradal pomeriggio. Variabile altrove. SUD Variabile su tutte le regioni. Domani Il Tempo Culture PARABOLE FRA I SANPIETRINI Bill Corbett e Kira Obolensky con Hate Mail (regia di Mauro Parrinello, con Mauro Parrinello e Elisabetta Fisher) sono i protagonisti del festival «Parabole fra i sanpietrini», al Forte Fanfulla di Roma dal 26 al 28 aprile. Parallelamente, il foyer ristorante ospiterà l'installazione «Trova l'intruso, quando lo straniero te lo mangi» di Cardea e Parrinello. N iente si crea, niente si di-strugge. Già stavamo chie-dendoci piuttosto stupiti se davvero fosse finita la fase dei «culattoni» che aveva infiocchettato la resistibile ascesa di Renzo Bossi, il Trota. Questo ragazzo dai larghi orizzonti aveva minacciato: «i culattoni stiano alla larga da me». L'idiozia non è appannaggio esclusivo. Serpeggia, lei sì indifferente alla destra e alla sinistra. Ma ecco! Grillo, con tempismo non sospetto, aveva riciclato il pensiero del Trota e da un palco di piazza, tempo fa, aveva salutato Nichi Vendola al cameratesco grido di «buson». Coraggiosamente, aveva poi cercato di smentire il messaggio personalizzato. L'avevamo dimenticato e vivevamo nel terrore si fosse estinta quella simpatica cultura che permette di fratturare l'umanità sulla base dei gusti sessuali, rinverdendo un vocabolario intriso di affettuosa goliardia. Grande Trota che non ci sei più, aiutaci tu. Dopodomani STORIA E ANTISTORIA ZOOM IL CINEMA FRANCESE A ROMA Ultimo giorno del festival «Rendez-Vous» alla Casa del cinema di Roma. Alle 15.00 proizione di «La nouvelle guerre des boutons», di Christopher Barratier. Alle ore 19.00 gli immigrati italiani in Francia del documentario delle sorelle Chiarello con «Ritals». Alle 21.00 la versione restaurata de «Il viaggio sulla Luna» di George Meliès. Pillole LA MOSTRA La galleria Rubin di Milano ospita in questi giorni le opere di tre pittori immigrati temporaneamente o per sempre a Berlino: Roman Lipski, Stefan Hoenerloh e Andrea Chiesi (sua l'opera in pagina), che per un mese ha immortalato l'archeologia industriale berlinese. Fino al 14 maggio. Berlino secondo Andrea Chiesi Oggi NORD Variabile su tutte le regioni, non si escludono piovaschi nelle zone interne. CENTRO Poco nuvoloso sulle tirreniche, variabile sulle altre regioni. SUD Poco nuvoloso su tutte le regioni. NANEROTTOLI Dal Trota a Grillo Toni Jop S ono già stati affrontatiin questa rubrica i temidelle classi e del capitali-smo. Realtà mai definibi-li una volta per tutte. Meno si è discusso della borghesia. Eppure, vi ricordate di Berlusconi, nel duomo di Torino, il giorno del funerale di Agnelli (gennaio 2003)? Il miniboss, oggi esegeta del burlesque (che non sa cosa sia), venne messo in un angolo e, confrontato con gli altri distinti personaggi presenti nelle prime file, sembrava un piccolo borghese, inelegante, mal vestito «per natura» (non per scelta) e simile a un frequentatore e organizzatore - altro che burlesque! - di bordelli. Non rappresentava la borghesia. Quest'ultima, se ancora esisteva con lo stile e la serietà dell'élite del Terzo Stato, era lontana. Lui apparteneva fisiognomicamente ad un altro e gaglioffo mondo. È comunque nel Medioevo che appare il termine «borghese». Bourgeoisie, nel '500, è termine che già differenzia i borghesi dai nobili. Esattamente come il berlusconismo è antitetico alla borghesia. Nel '700 spesso indica un insieme sociale egemone nel mondo economico. La borghesia, stretta tra gli aristocratici «oziosi» e il popolo privo di censo e di istruzione, viene anche considerata la «classe media», ovverosia l'oligarchia industriosa. Ma già si affaccia il declino. Alla fine del sesto capitolo del 18 brumaio, Marx, solo quattro anni dopo il Manifesto, scrive «Fine … del dominio della borghesia. Vittoria di Bonaparte». Con Napoleone il piccolo si può intravedere la futura epoca dei Mussolini e dei Berlusconi. Questo intuiranno Flaubert, Weber, Sombart, Burnham, Popper, Hayek. La borghesia ha trasformato il pianeta. Mai è stata la classe dominante. Si è tuttavia trovata dinanzi il burlesque del lumpencialtronismo berlusconoide. Non rinunciando talvolta a esserne complice. DALLA BORGHESIA AL BURLESQUE Bruno Bongiovanni bruno.bon@libero.it NORD Cielo variabile ma in miglioramento dal pomeriggio su tutte le regioni. CENTRO Cielo nuvoloso con piogge su tutte le regioni. SUD Cielo nuvoloso con piogge su tutte le regioni. 45 DOMENICA 22 APRILE 2012
I l decreto Salva-Italia era interve-nuto positivamente sull'immigra-zione trasformando in provvedi-mento legislativo la buona prassi amministrativa sulla validità della ricevuta del permesso di soggiorno ai fini della permanenza e del lavoro. Ora con la riforma delle norme sul mercato del lavoro, il governo Monti interviene ancora positivamente in materia: l'art.58 del Disegno di legge in materia, raddoppia la durata minima del periodo di disoccupazione che garantisce la regolarità del permesso di soggiorno riportandola da sei mesi ad un anno. E nel caso che il lavoratore straniero percepisca una prestazione di sostegno al reddito (indennità di disoccupazione, ecc.), tale periodo si estende per tutto il tempo di durata della prestazione. Inoltre, terminato questo periodo è prevista la possibilità di rinnovare il permesso di soggiorno anche in assenza di contratto di lavoro a condizione che lo straniero dimostri la disponibilità di un reddito sufficiente proveniente da fonte lecita. Ciò è quanto andavamo proponendo come associazioni, movimenti e sindacati negli ultimi mesi per un efficace contrasto alla clandestinità ed il lavoro nero attraverso la tutela ed il consolidamento della regolarità del permesso di soggiorno. Si tratta di provvedimenti positivi razionali e di buon governo dopo molti anni di irrazionalità, demagogia e malgoverno. Infatti, la norma di legge che viene emendata dall'art.58 ha prodotto 684.413 permessi di soggiorno non rinnovati nel solo 2010 (Dossier Caritas 2011). Ogni anno centinaia di migliaia di persone regolarmente soggiornanti vengono costretti alla clandestinità ed al lavoro nero dopo sei mesi di disoccupazione in un paese a corto di risorse e già fortemente colpito dall'evasione fiscale e contributiva. SALEH ZAGHLOUL Un primo passo: disoccupato non vuol dire clandestino LUIGI MANCONI VALENTINA CALDERONE VALENTINA BRINIS OSSERVATORIO info@italiarazzismo.it fatto, non sarebbe stata presente ma in un'altra stanza. L'ORARIO Magistrato e polizia non sono mai stati convinti del racconto dei genitori, sia per la gravità delle lesioni riportate dalla bambina, sia per certi particolari contrastanti nelle versioni dei due. Qualcosa non quadrava, né all'inizio, quando sostenevano la caduta accidentale, né successivamente, quando gli inquirenti avevano constatato che lesioni di quella gravità non potevano essere state causate da una semplice caduta. Le indagini della squadra Mobile hanno cercato di stabilire l'orario in cui Bisma ha subito le lesioni e se questo sia stato precedente il ritorno a casa dal lavoro del padre. Volevano inoltre capire quanto tempo era trascorso fra il momento dei traumi e quello in cui il padre l'aveva portata al pronto soccorso. Anche la donna resta indagata, se non emergeranno fatti nuovi, potrebbe a questo punto venire prosciolta. Resta il fatto che in un primo momento ha accreditato la versione fornita dal marito e c'è un altro episodio pesante su cui fare chiarezza: nel corpo della bambina c'erano i segni di un trauma cranico precedente e meno grave, risalente a gennaio, che non aveva avuto conseguenze, nel senso che non c'era stata denuncia e si era creduto, all'epoca, all'episodio accidentale. Dunque sarebbe stato il padre ad aggredire la bambina, forse in un raptus di rabbia perché piangeva. Si tratterà di capire anche le ragioni dell'omertà della donna che potrebbe essere stata terrorizzata dal marito manesco o anche dalla prospettiva di restare sola, emigrante incinta in un paese straniero. Inoltre il Pakistan, da dove provengono i due giovani immigrati, è uno dei paesi più tradizionalisti e arretrati nella concezione della famiglia e nello stato di soggezione in cui sono costrette le ragazze e le spose. Quando è stato arrestato, l'uomo, che in un primo momento era stato sentito come testimone, era per un colloquio nell'ufficio del Pm insieme al suo avvocato. Si è trattato di una coincidenza temporale, poiché è lì che lo ha raggiunto il mandato disposto dal gip, ieri mattina. Mohammad Tubassam ha fatto, solo qualche ammissione blanda e confusa. Italia-razzismo L'ammissione L'uomo avrebbe detto di avere dato uno schiaffo perché «piangeva» Al processo per il crollo della Casa dello studente all'Aquila otto imputati su dieci hanno chiesto, nell'udienza preliminare di ieri, il rito abbreviato, condizionato, però, ad alcune integrazioni probatorie consistenti in una nuova audizione del super perito Maria Gabriella Mulas, che nella precedente udienza aveva esposto in 1.300 pagine i «perchè», secondo le sue conoscenze, di quel tragico sbriciolarsi della palazzina di via XX settembre, del perito di parte e dell'architetto Silvestri di Abruzzo Engineering. La super perizia aveva stabilito che sin dall'inizio nella costruzione dell'edificio non non era stata rispettata la normativa vigente e che, nelle successive vicende erano state omesse semplici verifiche che avrebbero potuto rivelarne le debolezze. Secondo la perizia Mulas anche la ristrutturazione conclusa nel 2006 ha avuto una parte nel crollo dei pilastri dei piani superiori. A chiedere il rito abbreviato Carlo Giovani, Bernardino Pace, Pietro Centofanti, Tancredi Rossicone (a vario titolo indagati come progettisti e tecnici) Massimiliano Andreassi, Pietro Sebastiani, Luca Valente e Luca D'innocenzo, funzionari e dirigenti dell'Opera universitaria e dell'Agenzia per il diritto allo studio. Hanno scelto invece di proseguire col rito ordinario Giorgio Gaudiano (responsabile del collaudo quando il palazzo fu acquistato dall'Opera universitaria) e Walter Navarra (l'ingegnere progettista della ristrutturazione dello studentato). Nella seduta di ieri, il comune dell'Aquila si è costituito parte civile, chiedendo un risarcimento di un milione di euro, come sta facendo in tutti i procedimenti giudiziari relativi alla maxi inchiesta sui crolli portata avanti dalla procura dell'Aquila. I familiari degli studenti, spiega l'avvocato Simona Giannangeli che rappresenta la famiglia di uno degli otto ragazzi sepolti dal crollo, Davide Centofanti, «resteranno nel processo fino in fondo, poiché il loro primo interesse è che venga stabilita la responsabilità penale». JOLANDA BUFALINI LapoliziadiFoggiaha eseguito9provvedimentirestrittiviacaricodi personeritenute responsabili di estorsione continuata commessa con l'aggravante di aver agito con metodologie mafiose, compiute ai danni del Comune di Foggia, della ditta di raccolta rifiuti Amica e della cooperativa Centesimus Annus. Casa dello studente crollata a l'Aquila Otto richieste di rito abbreviato Foto di Ettore Ferrari/Ansa La richiesta di otto imputati su dieci. I familiari delle vittime: resteremo al processo fino alla fine, il nostro primo interesse è stabilire la verità. Con il rito abbreviato, in caso di condanna, c'è lo sconto di un terzo della pena. jbufalini@unita.it La Casa dello studente con le foto degli otto ragazzi che morirono nel crollo Il pizzo anche sui rifiuti 31 DOMENICA 22 APRILE 2012
La Beautiful leghista non smette di offrire colpi di scena. Ieri, dopo tre giorni di gelo, di incontri programmati e poi saltati, di telefoni lasciati squillare a vuoto come fanno gli amanti rancorosi, Bossi e Maroni si sono finalmente incontrati. In quel di Besozzo, paesino in provincia di Varese. È stato l'Umberto a raggiungere, a sorpresa, il suo eterno secondo che stava tenendo un comizio. Sotto un gazebo, si sono fermati a parlare a lungo. E il Senatur, tra pacche e abbracci, ha usato parole che, tra i maroniani, vengono lette come una resa: «Lei voterebbe Maroni segretario? Io voto per il bene della Lega e lui è il bene della Lega». Sembra un'incoronazione. Tanto che i presenti, tra cui il senatore e sindaco di Besozzo Fabio Rizzi, si sono lanciati in commenti elegiaci: «Dopo 15 giorni di pioggia stamattina è uscito uno splendido sole». Rizzi si è poi prodotto in una di quelle immagini destinate a restare nella storia della cronaca politica, come la crostata di casa Letta. «Oggi a Besozzo, con il “Patto del Risotto Verde”, parte il nuovo corso...». «Ieri pioveva, oggi c'è il sole e lo abbiamo fatto uscire noi», gongola il Bobo, che solo tre giorni fa aveva dichiarato la «guerra termonucleare» al Senatur e oggi si contenta di un mezzo comizietto insieme davanti a poche decine di aficionados. Anche Bossi, a dire il vero, ci mette del suo: «Oggi la Lega si compatta», annuncia. Poi torna a coprirsi il capo di cenere: «Un errore far entrare i miei figli troppo giovani nella Lega. Bisogna partire dal basso, fare passettini piccoli. È difficile fare il politico perché non sai mai cosa ti aspetta dietro l'angolo». E ancora: «È il tempo che chi si è preso i soldi si faccia da parte». «I dossier contro Maroni? Io non ne sapevo niente, erano stati fatti per creare una stagione di veleni, metterci contro, me e lui, e rompere la Lega. Io lo so che la barca ce l'ha da tanti anni, volevo pure andarci. Lui è avvocato, è stato ministro, un po' di soldini li ha risparmiati... ». Insomma, i dossier erano tutte «stupidaggini». «Ma anche questa manovra tutta romana e centralista fallirà. Noi due siamo partiti insieme, questo passato ci unisce, e poi siamo come una famiglia, lui dice che sono suo fratello maggiore...». «Un po' ci vergognavamo di quello che è accaduto, ma la gente ha capito, e ci ha un po' perdonato», ha aggiunto il Senatur, concedendosi una civetteria: «Mi sono dimesso, ma sono aumentato di grado: da segretario sono diventato presidente...». Maroni, archiviata per un attimo la ramazza contro i compagni di partito, si lascia andare all'entusiasmo: «Se rimaniamo compatti e uniti non ce ne è per nessuno». Staffilata ad Alfano e Casini. «Altri fanno e disfano partiti, annunciano rivoluzioni, a me pare un gran casino. Noi siamo e resteremo la Lega, l'unico punto fermo nel panorama politico, non abbiamo bisogno di cambiare nome e simbolo». Al di là dei proclami, la mossa di ieri di Bossi segna indubbiamente un punto a favore di Maroni. «Bossi ha detto parole definitive», sorride il sindaco di Varese Attilio Fontana. Altri maroniani sono più prudenti: «È una lunga partita a scacchi...». Tra i Bobo boys circola anche una versione un po' maligna: Bossi si sarebbe accorto, in questi giorni da “separato in casa”, che ai suoi comizi c'era molta meno gente che a quelli ANDREA CARUGATI Il centrodestra Bossi, resa incondizionata: «È Maroni il bene della Lega» Dopo giorni di gelo, il Senatur va a Canossa a un comizio di Maroni. «È lui il bene della Lega». Già lo chiamano «il patto del risotto verde». Ma i pretoriani pressano ancora Bossi: «Non puoi mollare». Umberto Bossi e Roberto Maroni ROMA p Il Senatur a sorpresa a un comizio del rivale. «Dossier fatti per dividerci, ma siamo fratelli» p L'ex ministro dell'Interno incassa l'investitura. Calderoli confessa: volevo lasciare Primo Piano8 DOMENICA 22 APRILE 2012
Fronte del video L'EDITORIALE p SEGUE DALLA PRIMA A CHE SERVE UN PARTITO G iuliano Ferrara lamenta che i dirigenti Raivogliano declassare il suo programma «Quiradio Londra». La scelta sarebbe, anzi è, motivata dagli ascolti in calo. Insomma, tutto il contrario di quanto successo a Santoro, che andava benissimo, ma è stato cacciato. Eppure, i dirigenti Rai sono sempre gli stessi di quando c'era Berlusconi, anzi sono proprio quelli imposti da lui, come prova il fatto che, non appena qualcuno osa parlare di nuovo cda, il Pdl si solleva come un sol uomo. A essere cambiato, invece, è Giuliano Ferrara, che, da quando Berlusconi non è più al governo, si è come intorcinato, oscurato, impapocchiato. Le sue motivazioni non appaiono più così chiare (e oscure) come una volta. Perché il meglio di sé Ferrara lo dà quando difende l'indifendibile: è lì che risplende in pieno il suo genio di oscurantista libertario, di bigotto immoralista. Ma a queste doti naturali e sovrannaturali non si addice un leader in disarmo, ci vuole che Berlusconi torni il dispotico clown di una volta. E lui ci sta lavorando. Quando c'era lui (e c'è ancora) Maria Novella Oppo Perché siamo nel mezzo della crisi sociale più dura dal dopoguerra, ed è in gioco il futuro dei nostri figli. È vero che la cattiva politica ha prodotto l'antipolitica. Ma è vero anche che l'antipolitica ha già guidato, attraverso il populismo della destra e il mito del partito personale, la Seconda Repubblica. E le macerie ci stanno cadendo addosso. Il fallimento di quest'ultimo decennio ha ridotto drasticamente la competitività della nostra economia, ha sfilacciato il tessuto civile, ha strappato le reti di solidarietà sociale. L'antipolitica era già al governo: non sarà oggi un giullare o un nuovo Cavaliere a riscattare ciò che ci è stato tolto, magari rinverdendo gli slogan berlusconiani. La corruzione che infetta l'Italia, e che in questi giorni emerge nella distrazione di finanziamenti pubblici a fini vergognosamente privati, è una zavorra che scoraggia la partecipazione democratica e rischia di compromettere gli stessi equilibri istituzionali. Va combattuta con forza. Usando machete e bisturi, dove servono. Ma non si può, non si deve consentire a nessuno di fare di ogni erba un fascio. Chi parla genericamente della politica e dei partiti, come se fosse un ceto indistinto, come se il conflitto sociale fosse assente, va indicato per quello che è: un propagandista di quelle oligarchie che, temendo il protrarsi della crisi, vogliono depotenziare la risposta democratica e l'autonomia dei corpi intermedi. L'esito della crisi è la partita vera. Stiamo parlando di chi dovrà pagare di più: i giovani, i lavoratori dipendenti, le piccole e medie imprese, il terzo settore, i pensionati oppure le rendite immobiliari e finanziarie. La politica democratica serve a questo. Il partito serve a questo. A reagire alle ingiustizie e alle sofferenze insieme a una comunità. A dare rappresentanza agli interessi e tentare di comporli in un programma di governo. Non c'è rinnovamento possibile, non c'è cambiamento nel senso dell'uguaglianza e della solidarietà, senza percorrere la strada della democrazia partecipata. Questa è la politica per tanti giovani e tanti cittadini che si impegnano controcorrente. Sono volontari, lo fanno per senso civico, perché spinti da un dovere di solidarietà e da uno spirito altruistico: è inaccettabile che qualcuno paragoni, sia pure indirettamente, queste persone generose, questi costruttori del bene comune, con gli squallidi imbroglioni che riempiono le cronache dei giornali. Si faccia la legge più severa sul controllo dei necessari finanziamenti pubblici ai partiti. Si imponga una cura dimagrante sui fondi, coerente con i sacrifici che compiono quotidinamente milioni di famiglie italiane. Si completi il percorso di pulizia istituzionale con la riforma elettorale, perché tutto sarà vano se vinceranno i difensori occulti e palesi del Porcellum. Ma nessuno si illuda: non ci sarà cambiamento senza testimoni di un nuovo civismo. Sono gli eredi dei padri costituenti. Perché quella libertà di associarsi nei partiti è stata acquisita con la lotta. Non è stata un regalo. La democrazia non può vivere senza il coraggio e la libertà delle persone, e delle loro diverse idee. Mentre nella drammatica crisi di oggi si colgono chiaramente gli interessi di chi intende ridurre il circuito delle decisioni a tecnocrazie ristrette. L'autonomia dei partiti crea problemi. Ed è meglio, per alcuni, sostenere che le alternative non sono possibili, o non sono legittime, o non sono praticabili. I leader carismatici promettono decisionismi e disvelano impotenze. Ora speriamo che dalle elezioni francesi arrivi una smentita ai nostrani sostenitori della Grande coalizione permanente: la dimensione dell'alternativa non può che essere europea. Ma c'è un altro principio che ispira l'articolo 49 della Costituzione. Sono i cittadini il soggetto principale della democrazia. È direttamente a loro che fa capo il diritto di concorrere al bene comune. I partiti non sono uno strumento monopolistico: sono un corpo intermedio, come altri. Un corpo sociale che si fonda anzitutto sulla passione delle idee. Il partito deve sapersi confrontare senza pretese di comando con le altre autonomie sociali, ma rispetto a queste ha un compito aggiuntivo di rappresentanza istituzionale. Nelle istituzioni il voto dei cittadini deve essere in grado di «determinare la politica nazionale». Il partito deve fare un bagno di umiltà, la sua trasparenza è la chiave di volta del rinnovamento necessario delle classi dirigenti, ma il decisore è qui: non nella finanza impersonale, non nelle oligarchie minacciate dal mercato. Il senso del partito è anche la sua responsabilità nazionale. Mille-e-una-notte, la zia Mariella e la cattiva politica A sud del blog CLAUDIO SARDO M e la spie-gatequesta,commar e ? » . M i l le-e-una-notte, con la vestaglia da combattimento, s'era appostata nella cucina, cuore del centro sociale-centro di resistenze umane e disumane-fabbrica di disobbedienze civili e obbedienze costituzionali delle zie. Il momento è grave, quando la commare lascia il posto in plancia davanti alla tivù – la chiamano Mille-e-una-notte perché passa le notti a guardare le fiction e a compararle con la realtà (ma la realtà batte qualunque fiction e qualunque gara di burlesque)– e scende a chiedere lumi. «Quale cosa?» ha chiesto zia Mariella: ché di cose inspiegabili siamo circondati. Come la persistenza di Formigoni, lo spread ad assetto variabile, le dichiarazioni della Fornero, l'eclissi della sinistra e le lauree dei leghisti. «Questa cosa dell'antipolitica. Che cos'è esattamente?». «Eh, dipende da chi lo dice – ha fatto quella, sofista –. Di solito antipolitica è l'accusa che la politica fa a chi non sopporta più la cattiva politica». «E noi che abbiamo bisogno di partecipare ma a volte non sappiamo come, che a volte lucidiamo il forcone ma poi ci riprendiamo e continuiamo a fare le primarie interiori, a crederci, noi che a volte alziamo la voce, e a volte avremmo voglia di scuoterli per la giacchetta, noi che cosa facciamo?». «Noi facciamo politica. E alla cattiva politica non piace. Alla cattiva politica piace chi non fa domande, non manifesta rabbia, non pretende di controllare. Per la cattiva politica siamo solo carne da rimborso, o da tessera». «E questa cosa dell'uomo forte che piace agli italiani è una cosa vera? Ed è antipolitica?» ha replicato la commare, accorata. «Certo che è vera. Abbiamo veramente bisogno di un uomo forte. L'unico uomo forte. L'elettore». Manginobrioches Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 22 www.unita.it24 DOMENICA 22 APRILE 2012
C ol passare dei giorni iguai per la Lega potreb-bero arrivare anche da al-tre inchieste. Che condi-vidono l'ufficio di procura che le firma: quello di Napoli e di quella terna di magistrati, l'aggiunto Curcio e i sostituti Woodcock e Piscitelli che da un anno stanno seminando arresti e scandali in mezza Italia. Napoli, quasi la nuova capitale di Mani Pulite vent'anni dopo. Milano sta lavorando sui rimborsi elettorali, su come sono stati spesi milioni di euro, sugli investimenti alternativi, ad esempio oro e diamanti, e sui tanti rivoli che emergono dall'analisi del materiale sequestrato. Uno su tutti: la possibile esistenza di conti correnti segreti dove potrebbero essere stati dirottati fondi del Carroccio per creare provviste. Lunedì sarà sicuramente importante, ma non decisivo, l'interrogatorio dell'ex tesoriere Francesco Belsito. Ha chiesto e ottenuto dopo oltre due settimane di essere sentito. A Milano Belsito è indagato per appropriazione indebita e truffa aggravata ai danni dello Stato. Già ieri ha cominciato a togliersi qualche sassolino dalla scarpe in un'intervista al Tg5: «Sono tranquillo, spiegherò tutto, mai fatto dossier su Maroni». Nel frattempo però si sta facendo ogni giorno più scivoloso, dal punto di vista di via Bellerio, tutto quello che si sta muovendo nei vari filoni di indagine relativi a Finmeccanica e che coinvolgono la procura di Napoli e quella di Roma. Al momento non c'è alcun legame diretto, in quegli atti, con la dirigenza del Carroccio. Innegabili sono però i rapporti tra Giuseppe Orsi e Roberto Maroni. Quasi da poter dire che l'attuale n˚1 di viale Montegrappa sia un manager in quota Lega. Fino a quattro mesi fa era alla guida di Agusta Westland, fiore all'occhiello di Finmeccanica, leader nel mondo per la produzione di elicotteri e marchio identitario di un distretto come Varese. Tra i capi d'accusa che hanno portato in carcere Lavitola c'è anche la corruzione internazionale che coinvolge il governo di Panama. A breve potrebbe arrivare anche in India. È un filone che nasce dai verbali di Lorenzo Borgogni, ex braccio destro di Guarguaglini, entrambi spazzati via delle inchieste (dagli stessi verbali Napoli è arrivata a Belsito). Nelle 267 pagine dell'ordinanza che ha portato in carcere Lavitola, Orsi viene nominato ben due volte. Si tratta di due telefonate entrambe di luglio scorso quando Orsi era ancora numero 1 di Agusta Westland. Al telefono sono Lavitola, faccendiere anche per Finmeccanica, e Pozzessere, un altro manager Finmeccanica già costretto alle dimissioni per via delle inchieste. I due parlano delle forniture al governo di Martinelli tramite le controllate Selex, Telespazio Brasile e Agusta Westland. Per l'accusa, per quelle commesse, le società di Finmeccanica avrebbero pagato una tangente da 30 milioni di dollari. In più il presidente Martinelli avrebbe fatto esplicita richiesta di un cadeuax personale, un elicottero con rifiniture di Hermes prodotto da Agusta. «Allora - dice Lavitola a Pozzessere - per quanto riguarda sta storia di Agusta... mi dice Camillo che questo Olle è un buffone, prende gli impegni e non li mantiene....». Pozzessere lo tranquillizza: «Su quella cosa lì stai tranquillo, al tempo ne parlai direttamente con Orsi, quindi stai tranquillo, non c'è problema su questo». Nella stessa telefonata Lavitola spiega a Pozzessere alcuni dettagli dell'accordo con il presidente Martinelli. «Se non succedono altre stronzate (probabilmente difficoltà nella consegna dell'elicottero con rifiniture Hermes, ndr) io riesco a raggiungere un accordo con Martinelli in base al quale mi piglio il 35% di sta società, quindi mi incasso il 35 per cento della commissione. Per cui mi fa un comodo da pazzi...». Orsi viene nominato anche in un'altra telefonata in cui Lavitola e Pozzessere parlano delle carceri (modulari) che dovevano essere costruite a Panama dalla italiana Svemark. Il presidente Martinelli è irritato per il ritardo nella realizzazione del progetto carceri. E minaccia di far saltare tutto. Lavitola fa pressioni su Pozzessere. Che dice: «Comunque stasera ne parlo pure con Orsi che faccio meglio...». Citazioni che il numero 1 di Finmeccanica potrebbe presto dover spiegare. Agusta sarebbe chiamata in causa anche per la vendita di 12 elicotteri in India. Commessa per cui sarebbe stata pagata una consulenza di circa 50 milioni di euro destinata in parte alla Lega. Ricostruzioni tutte da verificare. E che Finmeccanica ha già smentito. Ombre leghiste anche sugli affari di Lavitola L'inchiesta Domani l'interrogatorio in Procura a Milano: «Mai dossier su Maroni» di Maroni. E addirittura che alcuni candidati sindaco preferivano evitare il suo sostegno in campagna elettorale. Insomma, che «il partito stava scappandogli davvero di mano». E per questo sarebbe salito sul carro del rivale. Per i cerchisti è un altra giornata nera. L'ultimo appello è la «batelada» del sindacato padano di Rosi Mauro prevista per per il 1 maggio. I cerchisti, con la Mauro in testa, da giorni premono il Senatur per convincerlo a partecipare. «Quel giorno capiremo davvero da che parte sta Bossi», spiega un deputato vicino a Maroni. In attesa della batelada, alla truppa cerchista per ora resta solo un sms della pasionaria Rosi: «Mollare? Piuttosto muoio». Mentre Calderoli benedice la pace Bossi- Maroni e rivela: «Quando il mio nome è uscito nelle intercettazioni ho subito presentato le mie dimissioni a Bossi che le ha respinte. Così hanno fatto anche Maroni e la Dal Lago. Mi hanno mandato a quel paese, “devi continuare a lavorare”». Ma nell'organigramma della futura Lega di Maroni, Calderoli sembra destinato a un ruolo più defilato: niente più coordinatore delle segreterie nazionali, quel posto toccherà a un uomo di fiducia del nuovo leader. Belsito / 1 ROMA CLAUDIA FUSANI Il nome del presidente di Finmeccanica compare due volte in alcune intercettazioni tra il faccendiere e l'ex Pozzessere. Si parla di forniture a Panama ma il gruppo smentisce seccamente. Nuove rivelazioni sull'India I pm cercano ancora conti segreti del Carroccio Caccia ai fondi neri Foto di Roberto Monaldo/LaPresse Bindi: Formigoni ha creato impero orientato alla corruzione Valter Lavitola Roberto Formigoni, al centro della bufera per le vacanze pagate, a quanto emerge dalle indagini, da Pietro Daccò,coinvolto(earrestato)nelleinchieste sulSanRaffaeleesullaMaugerisiconsola a Rimini con gli amici di Cl, riuniti per l'appuntamentoannualediesercizispirituali. «Molti mi hanno dato pacche sulla spalla, strette di mano. La mia gente ha capitol'attaccocontrodime.Imieiamici non intendono cedere, come non intendo cedere io e non intende cedere il Pdl. Quandoti tirano vagonate di fango ti salel'adrenalina».Malecritichealgovernatore non mancano. Il sindaco di Milano Pisapia ha detto che «non si può stare al potere più di un certo periodo, altrimenti il rischio è di guardare più al potere cheai bisogni dei cittadini». E Rosy Bindi ha attaccato: «Credo che Formigoni abbia messo su un impero che penso sia orientato alla corruzione e all'annidamento delle speculazioni». Dura la replica di Formigoni: «Ha sbagliato, questo non è un impero ma una democrazia». Anche Rocco Buttiglione è critico con il governatore: «I fatti di cui è accusato sonocattivi, a prescinderedal fattoche costituiscano reato o no». IL CASO Borghezio senza più tessera «È una vergogna. Sospendono un vecchio militante come me solo perché mi sono permessodichiederetrasparenzasullecarteamministrativeechiarezzasullenominedisottogoverno,nellequali,grazieaDio,nonhomaivolutomettereilnaso».Èfuriosol'europarlamentare leghista Mario Borghezio perché non gli verrà più rilasciata la tessera del partito. 9 DOMENICA 22 APRILE 2012
Opera di Beppe Vacca La biografia del fondatore del Pci negli anni del carcere, fondata su documenti finora inediti IL CODICE DI GRAMSCI PRIGIONIERO www.unita.it LA NOSTRA STORIA Un disegno di Gramsci in carcere Culture38 DOMENICA22 APRILE2012
Ben Ali in termini di disoccupazione e divario fra regioni diverse è pesante e non ha fatto che acuirsi, e se questo problema sociale non verrà risolto in tempi rapidi vedremo vanificato il percorso di democratizzazione in corso. La Tunisia non ha bisogno di pillole calmanti o promesse che arrivano in uno o due anni, la Tunisia ha bisogno di un aiuto immediato per risolvere i problemi di povertà, diseguaglianza e soprattutto disoccupazione: oggi abbiamo 800mila disoccupati, per loro e le loro famiglie democrazia significa innanzitutto avere un lavoro e un futuro». Lei pone l'accento sulla irrisolta questione sociale. Ma le cronache di questi giorniraccontano anche di tensioni religiose. C'è chi teme una deriva fondamentalista della Tunisia. «Come collocare la sharia nella Costituzione è un aspetto importante ma forse esagerato anche dai nostri media. Islam e modernità, islam e democrazia sono perfettamente compatibili, senza confondere estremismo e islamismo, jihadismo e islamismo. Vorrei ricordare che una delle caratteristiche dell'esperienza tunisina è che il rapporto tra forze laiche e islamiste non nasce con la rivoluzione ma già vive negli anni ‘90, nella lotta contro il regime che riempiva le carceri di migliaia di oppositori, laici o islamici che fossero. La libertà è una e indivisibile, non vanno dati sostegni selettivi. L'estremismo non è una prerogativa delle società musulmane. L'estremismo si nutre di povertà e ignoranza. Ed è partendo da questa convinzione che mi sento di rivolgere un accorato appello all'Europa e, in primo luogo, ai Paesi euromediterranei». Qual è questo appello? «Noi abbiamo cacciato i nostri dittatori, vi invitiamo oggi a non avere più paura di noi, il Mediterraneo non vi toglie il pane dalla bocca. Al contrario, bisogna ragionare insieme, disegnare un cammino comune. La nuova Tunisia è pronta a fare la sua parte». Continuano le rivelazioni scandalose su Bo Xilai, l'ex segretario di partito di Chongqing, sua moglie Gu Kailai, un avvocato con molti interessi nel business ora in carcere con l'accusa di aver ucciso il britannico Neil Heywood, e il superpoliziotto Wang Lijun, ex braccio destro di Bo, ora agli arresti dopo aver tentato di rifugiarsi al Consolato americano di Chengdu. Da quando Bo è caduto in disgrazia, infatti, pochi riferimenti sono stati fatti alle sue politiche - pertanto eccentriche, fra campagne neomaoiste e lotta alla criminalità senza quartiere - concentrandosi interamente sul discreditare la sua persona. «Ora c'è la possibile complicità nel delitto Heywood. Il modo più semplice per incolpare Bo e Gu, e discreditarli, è quello di continuare a dire che sono stati coinvolti in crimini efferati. Chi sta centellinando le notizie da dare al pubblico non si metterà certo a dire che si tratta di una guerra intestina al Partito: è molto più facile ottenere il sostegno del pubblico dicendo che si tratta di crimini comuni», dice Willy Wo Lap Lam, professore di Scienze Politiche all'Università Cinese di Hong Kong: «Vogliono a tutti i costi evitare che si parli delle lotte interne». SCAVARE NEL TORBIDO E la stampa, in particolare straniera, che in questo periodo è autorizzata più che mai a scavare nel torbido su un membro del Politburo cinese, solitamente intoccabile, secondo l'analista sarebbe in parte strumento inconsapevole di questo regolamento di conti interno: «Penso proprio che la stampa, a cui vengono rilasciate informazioni esclusive in modo molto selettivo, sia un po' vittima di una strategia che non controlla. Le storie succose su una possibile tresca fra Gu Kailai e Neil Heywood, o l'improvvisa rivelazione sulle aziende detenute da Gu e dalle sue sorelle, come se fossero appena nati, e non gruppi aziendali stabiliti da molto tempo. Non solo: in tutto ciò, si tace che tutte le mogli e i mariti dei membri del Politburo, tutti i figli, fratelli e sorelle fanno lo stesso. Incluso i parenti di Wen Jiabao (il premier cinese, avversario politico di Bo Xilai). Ma quello che si vuol far passare sulla stampa è che questa è una famiglia particolarmente feroce, fuori dal comune per corruzione ed efferatezza», dice Lam. Non solo: «In questa frenesia, nessuno accenna nemmeno a tutte le significative conquiste di quello che fino a ieri veniva chiamato 'il modello Chongqing', una parola già espugnata dal vocabolario politico cinese». Invece, proprio da qui era partita l' idea di costruire case popolari, malgrado indignazione dei gruppi immobiliari, che ha fatto scuola, e quella di dare la residenza cittadina anche ai residenti delle campagne circostanti. Chi sarebbe dietro una tale campagna di annientamento di Bo e Gu? Secondo Willy Lam, si potrebbe trattare di Hu Jintao stesso, il segretario generale del Partito e Presidente cinese: «tutte le dicerie sono state lasciate circolare liberamente su Internet, per recare un chiaro avvertimento contro quella che viene descritta come la fazione dei 'principi', a cui appartiene anche il prossimo Presidente cinese, Xi Jinping. Hu Jintao e Xi non vanno d'accordo, ma se Hu non può bloccare Xi, può dargli però fastidio, e Hu potrebbe dunque aver lanciato la campagna di Fedeltà, a cui deve aderire l'esercito, e questa frenesia propagandistica che strilla che si sarà impietosi con chi è malvagio. Nessuno ci crede, naturalmente, la corruzione è molto più estesa di così», conclude Lam, «e uno scandalo di queste proporzioni potrebbe danneggiare la legittimità dell'intero Partito. Hu però sembra non crucciarsene: è disposto a pagare questo prezzo per sbarazzarsi dei suoi nemici». EMIDIO RUSSO Cina, segreti & bugie sul caso Bo Xilai E sullo sfondo gli scontri ai vertici Delitti e non solo: rivelazioni scandalose a getto continuo sull'avversario del premier Wen Jiabao, il «populista» Bo Xilao. E se fosse un modo per «coprire» il regolamento dei conti ai vertici del grande dragone cinese? esteri@unita.it p Il caso Ora c'è il sospetto della complicità nell'omicidio di Neil Heywood p Parla il politologo Wo Lap Lam: «È in atto una campagna per screditarlo» Siria, nuova risoluzione dell'Onu Il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha approvato all'unanimità una risoluzione che consentel'inviodi300 osservatoridisarmati inSiriapermonitorareilcessate il fuocoprevistodal piano di pace. La risoluzione chiede ad Assad di completare il ritiro delle truppe e degli armamenti pesanti e denuncia come sia «chiaramente incompleta» la cessazione delle violenze. 33 DOMENICA 22 APRILE 2012
Marzo 2012 - Pubblicit à Fogli informativi in Filiale e sul sito web delle Banche - Gruppo Bancario Monte dei Paschi di Siena - Codice Gruppo 1030. 6 È il deposito a tempo per far crescere i tuoi risparmi senza spese e con la garanzia del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Conto Italiano di Deposito non ha vincoli di durata: ti permette infatti di ritirare il denaro versato in qualsiasi momento assicurandoti il rimborso totale del tuo capitale e anche una parte di interessi. Scopri di più nelle fi liali del Gruppo e negli uffi ci dei Promotori Finanziari. Conto Italiano di Deposito
02 Led Zeppelin Kashmir 03 Lou Reed Berlin 04 Guns N'Roses Paradise City 05 Jay-Z & Alicia Keys Empire state of mind 06 The Doors L.A. Woman 07 Peter, Bjorn and John Amsterdam 08 Elvis Presley Viva Las Vegas 09 Foals Miami 10 Friendly Fires Paris The Clash Canzoni «urbane»10 CITTÀ IN MUSICA Il sito ufficiale del musicista di New Orleans Il jazz spericolato di Steve Lehman Con la formula del trio senza piano, lo straordinario artista si lascia lo spazio per soluzioni melodiche inedite Steve Lehman Trio Dialect Fluorescent Pi Recordings **** P olistrumentista (maprincipalmente grandevirtuoso di sax alto),compositore eclettico,spregiudicato esplorato-re di suoni, John Zorn è anche un infaticabile produttore di dischi. Il primo lo pubblica a 24 anni, nel 1977: da lì in poi le incisioni si moltiplicano rapidamente, fino a crescere in maniera spropositata a partire dal 1995, anno di fondazione della sua etichetta, la Tzadik Records. A tutt'oggi siamo arrivati, più o meno, a quota 200. Maurizio Principato, con il libro John Zorn (Auditorium, 300 pagine, euro 29.00), si è prefisso l'arduo compito di scrivere una guida utile per conoscere l'autore e comprenderne le opere, pensata in modo tale da essere adatta sia all'esperto in materia che al neofita in cerca di nuovi, stimolanti ascolti. Una prova certo difficile, data la complessità dell'Universo Zorn, ma che l'autore ha superato in maniera egregia. Due anni di appassionato e certosino lavoro lo hanno portato, infatti, alla realizzazione di questo esauriente e dettagliato saggio biografico. Il testo è suddiviso in 7 capitoli. Nei primi si racconta il particolare contesto sociale e culturale della New York underground di fine anni 60 che ha fatto da detonatore all'irrequieta curiosità e già scalpitante creatività del giovane John. A seguire, è indagato l'aspetto operativo del suo lavoro: le tecniche compositive e di registrazione, combinate allo straordinario intuito che gli permette di scegliere sempre i musicisti ideali con i quali collaborare. Quindi sono analizzati i mega progetti Masada Book One, Masada Book Two e FilmWorks, terminando con alcuni dischi più recenti. Lui parla poco e non concede quasi mai interviste, ma qualcosa, dello Zorn Pensiero, trapela comunque fra le pagine del libro. «La mia è Musica d'Arte e ha lo scopo di far riflettere o, se possibile, condurre alla consapevolezza. Credo onestamente che il mio lavoro possa contribuire a rendere il mondo un posto migliore in cui stare». Si consiglia, durante la lettura, l'ascolto di The Big Gundown – J. Z. plays the music of Ennio Morricone, il disco che nel 1985 lo sdoganò presso il «grande» pubblico, attivando un meccanismo, mai più interrotto, che lo ha portato, negli anni, a diventare il musicista avantgarde più popular che ci sia in attività. Guano Padano 2 Tremola Records **** I l trio, nel jazz, s'è imposto conla formazione piano - contrab-basso - batteria, tanto da diven-tare un connubio classico (an-che se il piano-trio, quando lointrodusse Nat King Cole alla fine degli anni 30, aveva al principio la chitarra al posto della batteria): più raramente s'è presentato con un altro strumento al posto del piano o escludendo batteria o basso. Steve Lehman, fra i più originali e avanzati jazzisti odierni, s'è voluto cimentare di nuovo (avendo già costituito il trio Camouflage, registrando il cd Interface nel 2003) con il trio costituito da sassofono (lui suona l'alto), contrabbasso (Matt Brewer) e batteria (Damion Reid), che ha precedenti illustri nelle formazioni storiche guidate da Sonny Rollins (con Ray Brown e Shelly Manne), Ornette Coleman (con David Izenzon e Charles Moffett), Albert Ayler (con Gary Peacock e Sunny Murray) ed Henry Threadgill (con Fred Hopkins e Steve McCall). La formazione pianoless, senza un sostentamento armonico preciso, rende più impegnativo il lavoro del solista, ma d'altro canto gli permette anche maggiore libertà di variare e allontanarsi dai canali standard della tonalità sperimentando, come proprio nel caso di Lehman, rocambolesche figure melodiche. Lehman infatti è (e lo dimostra compiutamente in questo suo ultimo disco) uno straordinario artista (è nato a New York nel ‘78) che pur essendo legato alle radici della tradizione del jazz moderno è anche rivolto a una ricerca rigorosa di inedite soluzioni. Si sentono nel suo fraseggio echi di Jackie McLean (con cui ha studiato), Anthony Braxton ed Eric Dolphy, modelli i cui insegnamenti tenta di forzare recuperando le iconoclaste sperimentazioni di Henry Threadgill. Il suo fraseggio è tumultuoso e perentorio, incalzante e spericolato, reso da una voce arrotata, brusca e penetrante dal timbro pieno e sottilmente nasale. Usa spiazzanti contrasti dinamici e ampi e sghembi intervalli, irregolarità metriche e la tecnica microtonale, rendendolo uno dei campioni del jazz di qualità votato all'innovazione delle proposte. Vittorio Mezza Life Process Abeat Records *** Una guida all'universo sperimentale di John Zorn Dentro il mito Guano Padano Compagni di strada Il sito del duo del rock alternativo Sono tre, la loro cifra è il rock morriconiano, ma anche il tex mex, il funk. Zeno De Rossi (batteria), Danilo Gallo (contrabasso) e Alessandro «Asso» Stefana alla chitarra (già con Capossela) ci conducono in unviaggioperlopiùstrumentaleattraversol'immaginariodellamiglioreAmericacinematografica da Nashville al West. Ad aiutarli Mark Ribot e Mike Patton . SI. BO. Vittorio Mezza Cinque inediti ecinquestandard(Coltrane, Monk, Ellington) per entrare nel mondo musicale del pianista e compositore campano. Musicista capace di muoversi con disinvoltura fra consulenze in Rai, collaborazioni a musical e insegnamento al ConservatoriodiReggioCalabria,epoitornarealjazzperraccontarsiinliberoesolitario confronto con il suo pianoforte. P.O. London calling secondo Aux tv ALDO GIANOLIO Pianoforte solitario 1979 CARTA CANTA PIERO SANTI www.drjohn.org www.theblackkeys.com Da Nashville al West 43 DOMENICA 22 APRILE 2012
paura del buio, ansia per il futuro.. mettete tutto nel pallone. se accettate di gonfiare il pallone allora sappiate che vi tratteremo come se vi volessimo bene davvero. cittadini! lavoriamo tutti al gonfiaggio del pallone globale alla globalizzazione del pallone alla pallonizzazione mondiale! il pallone è moderno! il pallone è tecnologia! c'è aria dentro e aria fuori, ma queste due arie sono separate da un sottile strato di gomma è un confine da tutelare. è una barriera che rende speciale l'aria interna al pallone. è un'aria speciale perché è quella che gonfia il pallone. l'aria di fuori invece non serve a niente, non gonfia nulla quella dentro è di razza superiore, razza ariana. eppure c'è gente che non vuole gonfiare il pallone. anzi ci chiede di sgonfiarlo. sfiatati, spallonati e spolmonati parlo a voi! siete contro la tecnologia del pallone? contro la tecnocrazia pallonara? ci dite che per in nome del pallone stiamocalpestando idirittie facendo apezzi lademocrazia, che stiamo mettendo in seria crisi la vita umana sul pianeta anche tu sei un danno per l'ambiente, mica fai la fotosintesi come le piante, respiri ossigeno e sputi fuori anidride carbonica, chi te lo da il diritto? chi sei il piccolo chimico? sei frankenstein! voi dite che presto il pallone scoppierà. che nel pallone ci abbiamo soffiato di tutto pur di gonfiarlo sempre di più, ossigeno purissimo e veleni tossici, odore di rose e di viole e puzza di piedi e d'ascelle, aria e merda. dite che bisogna sgonfiare il pallone per evitare il botto, che se non incominciamo a sgonfiarlo siete pronti a tutto anche a farlo scoppiare, perché, dite, se deve scoppiare è bene che scoppi il prima possibile, che prima scoppia e minore è il danno. ebbene noi siamo tecnici del pallone e giuriamo che non scoppierà mai che crescerà all'infinito è una legge di natura. è una menzogna? certo! noi mentiremo al popolo, continueremo a mentire fino ad un attimo prima dello scoppio, giureremo che non esploderà fino ad un secondo prima del botto, poi scoppierà e per i superstiti voi diventerete profeti! diranno: c'avevano ragione loro, i teorici del pallone sgonfio. ma fino a quell'istante daranno retta a noi. noi stiamo al governo, al potere. con tutte le responsabilità che c'abbiamo mica possiamo pure costringerci a dire la verità. qualcuno ha sbagliato? qualcuno è responsabile e deve essere punito? non importa. cosa fareste voi se foste il conducente di un grosso autobus pieno di gente convinta di andarsi a fare una gita alli castelli per pasquetta? cosa fareste se l'autobus fosse a secco di benzina e corresse a rotta di collo soltanto perché siete in discesa e i freni sono rotti? vi preoccupereste se ci fosse qualcuno che non ha pagato il biglietto? no, cittadini, fareste come noi. mettereste un vecchio disco e alzereste il volume e sperando che tutti si mettano a cantare. s'annamo a divertì, nannì nannì s'annamo a divertì, nannì nannì. Il 4 maggio andrà in scena «Perché il cane si mangia le ossa» scritto e diretto da Francesco Suriano, il viaggio di un ex metalmeccanico in una città immaginaria tra gli esclusi e gli ultimi. In scena Emilia Brandi e Carlo Marrapodi, ex operaio della Thyssen Krupp di Torino, che racconta il suo ultimo giorno di lavoro. Concluderà la rassegna «Asso di Monnezza: i traffici illeciti di rifiuti in Italia» di e con Ulderico Pesce, che racconta - attraverso la storia di Marietta - i traffici illeciti dei rifiuti urbani e industriali che attanagliano l'Italia e fanno arricchire pochi a discapito della salute di molti e dell'ambiente. L'11 maggio toccherà all'ormai storico spettacolo «Mai Morti», scritto e diretto da Renato Sarti, che ripercorre la nostra storia recente attraverso i racconti di un uomo «mai pentito». A Bebo Storti è affidato il difficile compito di dare voce a questo nostalgico delle «belle imprese» del ventennio fascista. Bebo Storti, il valore dell'antifascismo Disegno di Francesca Assirelli Ulderico Pesce: il traffico illecito dei rifiuti industriali Francesco Suriano e l'operaio Thyssen Krupp Gli appuntamenti AscanioCelestinisaràancheospitedelFestivalLetteratura, inprogrammanellaBasilica di Massenzio a Roma, dal 16 maggio al 21 giugno. Condividerà il palco con il poeta indiano Jeet Thayil che con il suo primo romanzo si inscrive nella scia delle scritture della realtà così come Celestini (21 giugno). Letterature Festival di Roma 23 DOMENICA 22 APRILE 2012
In breve Per acquistare quote dello stabilimento Fiat di Termini Imerese in Sicilia ci sono quattro manifestazioni di interesse. Lo ha riferito l'amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri, precisando che di queste «ce ne sono due più interessanti, una delle quali non è ancora nota». Arcuri ha sottolineato che «la situazione è confortante»: «Speriamo presto di poter dire quali sono, perché si va oltre la manifestazione di interesse». Sulle difficoltà del progetto siciliano, l'ad ha precisato che «erano, sono e resteranno minime. Le difficoltà finanziarie dell'azionista della società che farà l'investimento in Sicilia (Massimo Dirisio dr, ndr) hanno a che fare con una storia imprenditoriale che si è sviluppata altrove, sono altra cosa e rispetto a queste, come nel passato non avevamo fatto, stiamo lavorando». Oggi possibili disagi per chi viaggia in treno. Allo sciopero indetto dai macchinisti del sindacato Orsa si aggiunge la protesta degli operatori del call center “892021”, il servizio di informazioni e biglietteria telefonica di Trenitalia, gestito dalla società Format Contact Center per conto del gruppo Almaviva, secondo il meccanismo del subappalto. Da venerdì sera i dipendenti Format sono in presidio nella loro sede di Roma. Scioperano contro la possibilità di perdere il posto di lavoro. Da quanto fanno sapere la stessa Format e i sindacati, Almaviva avrebbe comunicato l'intenzione di affidare il servizio di biglietteria telefonica e la gestione della rete informatica Trenitalia ai propri dipendenti in esubero, che dal 12 giugno dovrebbero sostituire i colleghi di Format. Un sopruso secondo i dirigenti della società in subappalto, che chiedono ad Almaviva di rispettare i patti. Sembra complicato ma il meccanismo è semplice: Trenitalia organizza il bando per il call center, Almaviva lo vince e subappalta il lavoro a Format. Il contratto - sostiene Format - prevede che la società fornisca il servizio fino al 31 marzo del 2013. Ma adesso, forse per via del calo delle commesse e degli esuberi Almaviva intende mettere nel call center Trenitalia i propri dipendenti. Da qui la mobilitazione ad oltranza, che oggi potrebbe comportare diversi disagi a chi viaggia in treno. Venerdì, in previsione dello sciopero Orsa Ferrovie dello Stato ha fatto sapere che i disagi sarebbero stati contenuti. Ieri Trenitalia ha aggiunto che «a causa dell'agitazione degli operatori del call center gestito da una ditta esterna al gruppo Ferrovie, oggi il servizio di informazione potrà non essere garantito con la piena operatività».Si apre così un nuove fronte di protesta tra i lavoratori che forniscono servizi alle Fs. Non si tratta di dipendenti diretti del gruppo ferroviario ma, come nel caso dei famosi lavoratori dei treni notturni, sono lavoratori di ditte esterne, appaltatrici o subappaltatrici, che gestiscono servizi importanti (almeno per i clienti). Al call center lavorano 179 persone, per lo più donne con una media d'età di 40 anni. Dal 12 giugno potrebbero rimanere senza lavoro, così come i cento colleghi del servizio informatico che Almaviva vorrebbe sostituire da dicembre. I sindacati hanno chiesto l'apertutra di un tavolo ministeriale. p In presidio I dipendenti di Format Contact rischiano di perdere il posto p Possibili disagi anche per lo stop di 24 ore del sindacato di base Ferrovie: protesta al call center e sciopero dei macchinisti Orsa LA PASTA DELL'AUSER PER RICORDARSI DEGLI ANZIANI IL 5 e 6 MAGGIO 2012 NELLE PIAZZE ITALIANE FILO D'ARGENTO NUMERO VERDE 800.995.988 CHIAMATA GRATUITA SENZA SCATTO ALLA RISPOSTA Con la Pasta dell'Auser aiuti il Filo d'Argento, il servizio telefonico dedicato agli anziani soli ed emarginati. PER CONOSCERE LE PIAZZE INFORMATI SU WWW.AUSER.IT SEGUICI SU FACEBOOK GIUSEPPE VESPO Termini Imerese: 4 manifestazioni d'interesse FEDERALBERGHI In tre mesi calo del 3,5% dei vacanzieri italiani I primi tre mesi dell'anno per il settore turistico segnano un «marcato calo» dei vacanzieri italiani (-3,5% di presenze in alberghi). Secondo Federalberghi questo fotografa una situazione «preoccupante» che la crescita delle presenze straniere (+9,1% di pernottamenti)non riesce a risolvere anche perché il turismo estero produce «scarsi incrementi di fatturato a causa di tariffe a pacchetto dei grandi tour operator. CATTOLICA Aumento di capitale per 8 milioni di euro L'assemblea dei soci di Cattolica Assicurazione ha approvato un aumento di capitale gratuito per 8,113 milioni mediante utilizzo di parte della riserva sovrapprezzo azioni. Agli azionisti verrà assegnata un'azione gratuita ogni 20 possedute. Approvato anche il bilancio 2011: utile netto consolidato di 42 milioni e utile netto di Gruppo di 38 mln chiusosi con una raccolta premi complessiva di 3 miliardi 961 milioni di euro. Protestano gli addetti al call center “892021” di Trenitalia, dipendenti di una ditta in subappalto che rischiano di perdere il posto. Oggi possibili disagi: la mobilitazione si aggiunge allo sciopero dei macchinisti Orsa. iusve@twitter.com L'interno di un call center Addio al pesce italiano Gli italiani mangiano più pesce di quanto l'Italia riesca a pescare, quindi lo importa. SecondoNeweconomicsfoundation(Nef)eOcean2012, ierièstatoil“fishdependenceday” italiano(per il 2012) , cioèil giornoincui ilPaese iniziaa esseredipendente dalpescepescato in altre acque. L'Italia pesca il 30% del pesce che consuma, a fronte del 51% della media Ue. SALONE DEL MOBILE Un brand da 92 miliardi per Milano e Brianza In dirittura d'arrivo la settimana del Salone del Mobile, dedicata al design e al legno arredo, eccellenze e specificità del territorio lombardo, il cui brand vale per Milano e la Brianza 92 miliardi di euro. Un settore che nonostante la crisi ha visto una crescita per le imprese del design di +5,4% in un anno. Complessivamente sono 15.830 le imprese, di cui quasi 3.900 in Lombardia, con Milano che ne conta 1.540, Como 440, Monza e Brianza 328. 37 DOMENICA 22 APRILE 2012
quando noi diamo la parola non scherziamo». Certo, non tutte le misure volute dal governo convincono i Democratici (e Bersani il giorno dopo l'uscita del ministro Fornero definisce «singolare» pensare di far tornare al lavoro gli esodati). Ma, dice il leader del Pd negando per quel che lo riguarda l'ipotesi che si vada al voto anticipato in autunno, «il cammino va concluso». FINANZIAMENTO E SISTEMA DI VOTO Il Pd vuole che Monti arrivi a fine legislatura anche per evitare di tornare nuovamente alle urne col Porcellum. Per martedì è previsto un nuovo vertice degli sherpa di Pd, Pdl e Terzo polo per arrivare a una bozza condivisa di nuova legge elettorale, ma a questo punto è chiaro che il vero nodo è se tutti siano veramente desiderosi di andare alle prossime politiche con un diverso sistema di voto. «Noi siamo intenzionati ad approvare una nuova legge elettorale, perché questa è una vergogna», dice Bersani. «Dopo le amministrative bisognerà chiarirsi bene perché vorremmo essere sicuri che di questo siano convinti anche gli altri». Un chiarimento con il Pdl servirà anche sul capitolo riforma dei partiti e finanziamento pubblico. Alfano, che soltanto pochi giorni fa aveva firmato insieme a Bersani e Casini una proposta di legge per introdurre maggior controllo e trasparenza sui rimborsi elettorali, ora annuncia che rinuncerà al finanziamento pubblico. Bersani ritiene che «il sostegno alla politica è un principio di democrazia» ma sa che in una situazione difficile come quella che sta attraversando il Paese «è giusto che la politica faccia il suo sforzo». Così il Pd presenterà nei prossimi giorni una proposta per riformare le attuali norme di finanziamento ai partiti. Un testo che prevede anche la riduzione del contributo pubblico, ma senza strizzatine d'occhio all'antipolitica come ha fatto Alfano con l'uscita sul nuovo partito autofinanziato. «Sono per mettere un limite alle spese elettorali ma noi non prendiamo lezioni da nessuno, nemmeno da Grillo», è il messaggio che lancia Bersani. «La cattiva politica si combatte non con l'antipolitica, ma con la buona politica». E ora al Pd aspettano di vedere quale sarà la strada che sceglierà il Pdl dopo questa campagna elettorale. «Non è una posizione comoda ma abbiamo dato la nostra parola» Il responsabile economico dei Democratici: «La nostra identità non era l'antiberlusconismo Pareggio di bilancio: giuste le critiche» Intervista a Stefano Fassina «Al centro operazione di marketing politico Sul Pd Fioroni sbaglia» Monti fino al 2013 U n p a r t i t o n o n èun'espressione dimarketing elettorale»,dice Stefano Fassinaguardando alla «più grande novità della politica italiana» annunciata da Berlusconi e Alfano. Ma non è solo il movimentismo del Pdl a lasciare perplesso il responsabile Economia del Pd. «Ho sentito anche dai vertici dell'Udc parole che mi hanno fatto pensare più al marketing che a un progetto serio». A cosa si riferisce? «Il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa ha detto che il partito della nazione si rivolge a tutte le persone di buon senso». E allora? «Bè, abbiamo scoperto che carattere distintivo di una forza politica può essere il buon senso. Un partito dovrebbe essere un'impresa culturale per la storia del proprio Paese, dovrebbe dare una prospettiva di futuro. Le operazioni di questi giorni sembrano soltanto ripackaging di ceto politico, magari con qualche innesto tecnico, piuttosto che l'offerta di un programma credibile in grado di portare il Paese fuori dal tunnel». A sentire il suo compagno di partito Beppe Fioroni non sono operazioni da sottovalutare e anzi il Pd dovrebbe a questo punto fare autocritica: “i partiti si sono trasformati di fatto nei fan club di questo o quel leader”, ha detto all'Unità. «È un'analisi sbagliata. Il Pd non è stato mai un fan club, siamo un partito vero. Bersani fin dalla campagna congressuale ha chiarito che non avrebbe mai messo il suo nome nel simbolo elettorale». Dice anche Fioroni che “prima” potevate fare alleanze nel segno dell'antiberlusconismo, ora dovrete chiedere il voto perché siete “i migliori”. «Anche questa valutazione è incomprensibile. Il Pd non si è sorretto sull'antiberlusconismo, ha costruito un profilo identitario, politico e programmatico sempre più definito a cui hanno concorso tutte le sensibilità del partito. Come esempio di questo processo sottolineerei la nostra analisi e proposta autonoma sul lavoro, senza la quale non sarebbe stato possibile raggiungere un risultato importante come quello sull'articolo 18, innovativo e coerente con la civiltà del lavoro europea». Risultato che sarà messo in discussione in Parlamento, a sentire il Pdl. «La parte sull'articolo 18 non verrà toccata dal percorso parlamentare perché è frutto di un accordo politico. Il passaggio in Parlamento migliorerà i punti sulla flessibilità in entrata, che non funziona per le imprese e di conseguenza per i lavoratori, e sui contributi per i parasubordinati, per i quali andrà anche estesa l'indennità di disoccupazione, da cui oggi sono esclusi». Che ne pensa dell'uscita della Fornero, per la quale ai lavoratori esodati lontani dalla pensione si possono offrire “nuove opportunità occupazionali”? «Il punto fondamentale è che chi è stato colpito dalla brutalità dell'intervento pensionistico non può rimanere senza pensione e senza reddito. Ma è complicato per questi lavoratori usciti attraverso la mobilità, con la chiusura di aziende, o attraverso accordi aziendali con cui sono stati sostituiti da altro personale, ritornare al lavoro. Per di più in una fase, come quella attuale, caratterizzata da una ulteriore contrazione occupazionale. La soluzione per gli esodati è prevedere le risorse necessarie per farli accedere al pensionamento secondo la previgente normativa». Tornando ai movimenti al centro: non è giusto rispondere alla domanda di cambiamento che arriva dalla società? «L'obiettivo del Pd non è inseguire un astratto elettorato ma recuperare consenso in un'area vastissima che vuole sì cambiamento, ma progressivo. Questo è stato dimostrato nei referendum sui beni comuni, nel movimento delle donne, nei movimenti sul lavoro. È un'area che si sente lontana dalla politica perché questa appare incapace di articolare una prospettiva diversa rispetto a un pensiero unico che ci sta portando a sbattere». Cosa intende dire? «Che se la politica si limita ad essere l'attuazione di lettere che arrivano da Francoforte e da Bruxelles non si capisce a cosa serva. Oggi viviamo una fase di crisi democratica di cui la crisi dei partiti è la parte più evidente. Se la politica non è in grado di mettere in campo un pensiero autonomo e una prospettiva in grado di rispondere ai drammatici problemi che abbiamo di fronte, se si limita ad attuare i diktat che arrivano dall'empireo tecnocratico, è difficile che ritroverà fiducia da parte dell'elettorato». Massimo D'Antoni e Ronny Mazzocchi hanno scritto sull'Unità che il pareggio di bilancio in Costituzione “è un cedimento della politica”. Lei che dice, visto che il Pd l'ha votato? «Hanno ragione, è certamente frutto di subalternità culturale assumere come vincolo costituzionale la norma del pareggio di bilancio, di per sé espressione di una cultura economica fallita. Tuttavia l'Italia si è trovata a fare i conti con un vincolo politico e quel voto è stato il prezzo necessario da pagare per costruire una politica di bilancio nell'area Euro legittimata democraticamente». SIMONE COLLINI Foto di Alessandro Di Meo/Ansa ROMA Stefano Fassina Santelli contro Perina «A che titolo la collega Perina parla a nome delle donne? È un atto di arroganza di cui mispiacemasoprattuttomiseccachetratti intalmodotutte ledonnedel Pdl.Avràconosciuto immaginofra le suecolleghepersone dastimare, che sidedicano alla politicaelottanoper le proprie idee». Lo dichiara il vicepresidente dei deputati del Pdl, Jole Santelli. 11 DOMENICA 22 APRILE 2012
Foto Lannino-Naccari/Ansa fronte è un commercialista, un faccendiere con qualche precedente penale (ma non per reati di associazione mafiosa), che dice di poter portare gli inquirenti al latitante. Il boss di Corleone è vecchio e malato. E a quanto riferisce l'uomo portato dalle Fiamme gialle, vorrebbe “andare in pensione”, vorrebbe aprire un «tavolo di accomodamento». In poche parole: Provenzano si vuole costituire. Prima di farlo però pone altre condizioni. «Se si fosse costituito, Provenzano avrebbe reso dichiarazioni utili alla magistratura», continua Macrì. «Ma voleva che per almeno 30 giorni non si desse notizia alla stampa. Quel periodo doveva essere utilizzato per collaborare con gli inquirenti». Non solo. Tra le richieste di Provenzano spunta anche un compenso economico. «Pose anche un'altra condizione. In cambio della sua collaborazione voleva come compensazione una somma di denaro che si aggirava intorno ai due milioni di euro», racconta Macrì. Il procuratore generale di Ancona dice di non ricordare con precisione se questa richiesta fosse stata avanza già al primo incontro. «In ogni caso - aggiunge - i colloqui sono tutti registrati e sono depositati in Dna presso l'ufficio del procuratore nazionale». La richiesta economica però mette in difficoltà i magistrati. La questione doveva essere affrontata in altra sede: o al ministero dell'Interno o presso i Servizi segreti. «Mi pare di ricordare che Vigna disse che avrebbe informato il ministero, e per correttezza anche il procuratore della Repubblica di Palermo», sostiene Vincenzo Macrì. «I Servizi diedero la loro disponibilità in linea di massima a reperire il denaro. Ma non era compito del nostro ufficio stabilire tempi e modi di un eventuale accordo. Non so con chi parlò Vigna. Il capo dei Sismi allora era Niccolò Pollari. Ma ad occuparsi di criminalità organizzata erano il colonnello Michele Ferlito e, se non sbaglio, Marco Mancini». La trattativa si complica. Solo otto mesi dopo l'intermediario si rifà vivo. Siamo nel luglio del 2004 e l'informatore è di nuovo in via Giulia. Di lì a poco (il primo agosto), il procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna compirà 71 anni. Un'età che significa fine del suo mandato all'Antimafia. Il secondo colloquio si conclude come il primo. È di nuovo un incontro interlocutorio, perché il faccendiere non fa altro che confermare le richieste già avanzate: denaro e segretezza. Poi l'informatore spiega come incontrare il boss sia ora diventato più complicato. Sapremo solo dopo che in quel periodo il corleonese non godeva di ottima salute. Tanto da dover subire un intervento chirurgico in un ospedale di Marsiglia, come scoperto dalla Procura di Palermo nel 2005. Il Parlamento concede una proroga a Vigna fino al primo agosto del 2005, ma questo non gli consentirà di portare a termine l'arresto. L'ultimo incontro, infatti, avviene più di un anno dopo. È il novembre del 2005. Il nuovo procuratore nazionale è Piero Grasso, arrivato un mese prima da Palermo. «Non ricordo chi ci informò della possibilità di un altro incontro. Probabilmente se ne occupò Grasso in prima persona. Che invitò i magistrati che già conoscevano la vicenda, me e Cisterna, a partecipare al colloquio», dice Macrì. In quell'occasione, Grasso chiese all'intermediario di fornire una prova biologica del boss latitante. Lo racconta lui stesso al Csm: «Quando ero procuratore a Palermo, avevamo fatto un'indagine sulla presenza di Provenzano a Marsiglia: eravamo riusciti a ottenere un frammento di un reperto medico-sanitario». In altre parole, i magistrati avevano in mano il codice biologico del boss. «Quindi, essendo in possesso di quel reperto, a colui che diceva di essere in contatto con il latitante, dissi di farci avere qualcosa: un fazzoletto, un bicchiere», aggiunge Grasso davanti alla prima commissione del Csm. «Per quanto ne so questo è l'ultimo incontro con l'intermediario», ci racconta il procuratore generale Macrì. «Quando in seguito Provenzano fu catturato non associai l'operazione a questa vicenda». Infatti pochi mesi dopo, nel marzo del 2006, il procuratore di Palermo Giuseppe Pignatone e il capo della squadra mobile Renato Cortese catturano Bernardo Provenzano. Lo stesso Pignatone in una recente intervista a «l'Espresso» ha detto che, semmai fosse esistito un "patto" questo è stato «serenamente violato da chi ha condotto le indagini che hanno portato alla cattura del boss». Il caso La prova biologica Vent'anni di arresti il primo fu Totò «U Curtu» Il «capo dei capi» sul prossimo numero di Left Giovanni Brusca «lo scannacristiani» fu l'assassino di Falcone. Strangolòe sciolsenell'acido il piccolo Giuseppe Di Matteo. Fu arrestato il 20 maggio 1996 mentre guardava il film sulla «sua» strage di Capaci. Brusca, lo scannacristiani preso mentre si ammirava Fu chiesto un reperto medico-sanitario del capo di Cosa Nostra Le fasi dell'arresto A marzo del 2006 il blitz nel covo: il boss fu preso dalla polizia Bernardo Provenzano, Binnu u tratturi (Bernardo il trattore, falciatore di nemici) anche lui corleonese, è stato latitante per 43 anni. Capo di tutti i capi mafiosi, fu catturato l'11 aprile del 2006 grazie ai suoi pizzini. Binnu, il corleonese tradito dai suoi pizzini Matteo Messina Denaro, soprannominato Diabolik, veste elegantissimo ed è il quarto latitante più ricercato del mondo. In fuga da 19 anni, è considerato attualmente al vertice della cupola mafiosa di Cosa nostra. Caccia a Messina Denaro il boss dagli abiti firmati Salvatore Totò Riina, boss dei corleonesi, capo di Cosa Nostra nella stagione delle stragi, fu arrestato il 15 gennaio 1993. fu detto U Curtu, per la bassezza e La Bestia, per la ferocia. Cosa Nostra Mille firme: via Riina Jr da Padova In tre ore hanno firmato in mille per chiedere che Padova non continui ad ospitare Giuseppe Salvatore Riina, figlio terzogenito del boss di Cosa Nostra in affidamento da pochigiorniadunacooperativalocale. IcinquebanchettiallestitidallaLegaincittàperchiedere l'allontanamento come ospite non gradito sono stati presi d'assalto. Sul prossimo numero di «Left», in edicola venerdì 27 aprile, servizi e approfondimenti sul caso della trattativa tra Bernardo Provenzano e la Direzione antimafia raccontato in questo articolo da Rocco Vazzana, giornalista del settimanale. 5 DOMENICA 22 APRILE 2012
MASSIMILIANO AMATO NAPOLIQ uarantatrè giorni do-po l'ultimo acuto(6-3 al Cagliari), ilNapoli torna alla vit-toria rilanciandosi in chiave Champions. «È la partita più difficile da quando sono a Napoli», aveva provato a caricare i suoi Mazzarri. Sulla pelle, i segni di un mese e mezzo da incubo, la testa (e le gambe) ancora ferme alla maledetta notte dello Stamford Bridge. Per sapere se il Napoli è veramente tornato, bisognerà attendere impegni più probanti: troppo debole e rassegnato al suo destino il Novara perché i tifosi possano ridare fiato alle trombe dell'entusiasmo. Ma è già qualcosa che gli azzurri siano riusciti a ribaltare, con la vittoria di ieri sera, una situazione psicologica che andava facendosi pesante, con malumori assortiti in campo e fuori. Mazzarri, costretto a fare a meno di Lavezzi (affaticamento muscolare) e del suo sostituto naturale Pandev (squalificato), schiera il solo Cavani in avanti con Hamsik e Dzemaili tra le linee. Tesser risponde con un catenaccio vecchia maniera, sistemando cinque difensori davanti a Fontana e affidandosi a Caracciolo e all'ex Mascara in attacco. Pronti via, e l'arbitro Doveri si lussa una spalla: dopo un quarto d'ora d'interruzione e un'infiltrazione, la partita riprende, con il Napoli che, nonostante il recupero di Maggio sulla destra e la buona vena di Zuniga sul versante opposto, fa fatica ad avvicinarsi all'area avversaria. Il bunker novarese vacilla quando Cavani, servito da Maggio, mette fuori da due passi in spaccata, e al 14': Gemiti salva sulla linea di porta su colpo di testa di Maggio. Il Napoli ci crede e cerca di aggirare il Novara giocando in orizzontale, ma deve attendere un erroraccio di Fontana, che al 21' liscia il più comodo dei disimpegni, per trovare la via del gol: Dzemaili raccoglie un goffo rilancio del portiere e serve Cavani solo davanti alla porta. Un giochetto da ragazzi per il Matador infilare la ventesima rete stagionale. È il gol che sblocca gli azzurri, che potrebbero raddoppiare subito, ma Hamsik arriva tardi sul suggerimento di Maggio in verticale. Il bis arriva al 37' con Cannavaro, lesto a ribadire in rete una corta respinta di Fontana su tiro di Cavani, pescato in area da un sapiente assist di Gargano. Si va al riposo sul doppio vantaggio azzurro che, viste le ultime esibizioni casalinghe della Mazzarri band, non fa dormire sonni tranquilli ai tifosi. Ma il Novara non è il Catania, e nemmeno l'Atalanta, e la differenza di valori in campo, a tratti imbarazzante, fa sì che l'inerzia della partita non cambi. Il Novara fa quel che può, il Napoli, che va a pressare nella trequarti avversaria, a tratti dà l'impressione di poter tracimare. Nei primi 20 minuti il Napoli va quattro volte vicino al tris: Cavani è voglioso ma impreciso, Dzemaili canta e porta la croce. Quando il Napoli abbassa il ritmo, il Novara si fa vedere un paio di volte dalle parti di De Sanctis con Caracciolo e il combattivo Mascara, ma Cannavaro e compagni non si concedono distrazioni. Dall'altra parte, invece, Fontana nega la rete a Cavani e Hamsik. Negli altri anticipi, vittorie di Catania e Parma su Atalanta e Cagliari, con i sardi ormai nel mirino del Lecce, e pareggio dell'Udinese a Verona: Handanovic ha parato l'ennesimi rigore della stagione al clivense Theureau. NAPOLI 2 Foto Ansa / Ciro Fusco NOVARA 0 Ancora paura nel calcio Sviene in campo Pomante Dopo gli anticipi di ieri, torna oggi il campionato con la giornata numero 34, con la volata scudetto che nel giro di una ventina assegnerà il titolo nel braccio di ferro tra Milan e Juve. Sei partite in tre settimane, ogni settimana due incontri, un tour de force che si concluderà il 13 maggio. Le due pretendenti per lo scudetto sono impegnate entrambe in casa: il Milan attende il Bologna che all'andata al Dall'Ara lo costrinse al pareggio (2-2), mentre la Juventus incontra la Roma in una classica che pure all'Olimpico si concluse in parità (1-1) a campi invertiti. Per le altre partite della giornata, il calendario propone Cesena-Palermo, Genoa-Siena che è praticamente uno spareggio per la zona salvezza, mentre la Lazio per stare attaccata al terzo posto deve fare i conti col Lecce. All'ora di pranzo al Franchi la Fiorentina ospita l'Inter. La giornataTERZO POSTO IL NAPOLI SI ALLUNGA LA VITA Cavani festeggia con Dzemaili, autore dell'assist decisivo per la rete del vantaggio Bologna e Roma arbitri della lotta per lo scudetto Troppo facile Novara di burro, segnano Cavani e Cannavaro. Champions difficile ma non impossibile L'Udinese pareggia e ringrazia super Handanovic NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica, Maggio, Inler (31' st Vargas), Gargano, Dzemaili, Zuniga (44' st Dossena), Hamisk (47' st Ammendola), Cavani NOVARA: Fontana, Morganella,Paci (33' st Dellafiore), Centurioni, Lisuzzo, Gemiti, Porcari, Radovanovic (11' st Pesce), Jensen,Mascara (31' st Rubino), Caracciolo ARBITRO: Doveri RETI: nel pt 21' Cavani, 37' Cannavaro NOTE: recupero: 0' e 4'. Angoli: 8-5 per il Napoli. Ammoniti: Morganella e Campagnaro per gioco scorretto. Spettatori: 30mila. A una settimana dalla tragica morte di Piermario Morosini un altro pomeriggio di paura nel calcio, per fortuna senza gravi conseguenze. È stato infatti un colpo di frusta, non è chiaro se in conseguenza di un contrasto aereo, a causare la perdita di conoscenza del difensore della Nocerina Marco Pomante, accasciatosi al suolo durante l'incontro casalingo contro la Reggina. Questa, secondo i medici che lo hanno visitato, la causa dello svenimento. Il giocatore è stato trasferito all'ospedale di Nocera dove è stato sottoposto a una tac. L'esame neurologico ha dato esito negativo. Il giocatore, ancora in ospedale per ulteriori accertamenti, è cosciente e sta sostanzialmente bene. Il calciatore ha lasciato l' ospedale «Umberto I» di Nocera Inferiore, dove era stato ricoverato dopo aver perso conoscenza durante la gara con la Reggina. Al giocatore è stato applicato un collarino che dovrà portare per alcuni giorni. Pomante è apparso in buone condizioni ed ha raggiunto la famiglia. Dei momenti prima dello svenimento il giocatore ha detto ai medici di non ricordare nulla. Tennis, ancora loro due Sarà la solita finale, fra i primi due giocatori del mondo. Rafa Nadal sfiderà Novak DjokovicnellafinaledeltorneoAtpMasters1000 diMontecarlo,dovelospagnoloèpadrone di casa assoluto, con sette trofei consecutivi. In semifinale lo spagnolo ha superato il francese Gilles Simonper6-3, 6-4. Djokovic ha sconfitto un ottimo Berdych per4-6, 6-3, 6-2. 47 DOMENICA 22 APRILE 2012
Un invito a cena di troppo Ismail Karadé trad. Maria Laura Vanorio pagine 212, euro 18,60 Longanesi I smail Kadaré è, tra gli scritto-ri, uno dei pochi, ormai pochis-simi, a poter rivendicare l'espe-rienza di aver vissuto entram-bi i totalitarismi del Novecen-to: nato nel 1936 nell'Albania di re Zog, è stato suddito dell'Impero fascista di Vittorio Emanuele III e Mussolini, poi cittadino dell'Albania occupata dai nazisti e dal 1946 di quella comunista governata da Enver Hoxha e devota a Stalin. Un dittico composto da La figlia di Agamennone e Il successore (romanzi arrivati fortunosamente in Francia negli anni Ottanta come una sorta di «assicurazione sulla vita» dello scrittore, da noi pubblicati nelle ultime stagioni da Longanesi) è il luogo in cui con maggiore forza metafisica, con una potenza quasi intollerabile, Kadaré ha sferrato il suo attacco narrativo contro il paese-incubo qual era l'Albania di Hoxha. Ora quel paese non c'è più. Dal 1990 l'autore vive in Francia. E dal 1992 passa una parte dell'anno nella nuova Albania libera. Ecco la composita sponda da cui nasce questo nuovo romanzo di uno scrittore candidato al Nobel da innumerevoli anni. Un invito a cena di troppo è il libro in cui Kadaré fa confluire tutti i totalitarismi, perché si svolge tra gli anni di guerra e il giorno del 1953 in cui morì Stalin. Siamo nella sua città natale, la piccola Argirocastro quasi alle soglie con la Grecia, descritta come una fortezza altezzosa paga dei propri miti. Qui dopo l'8 settembre, liquefattisi gli italiani, arrivano i tedeschi, in risalita nella penisola balcanica. Qui un attentato scatena la legge nazista della rappresaglia. E qui chi ha ordinato il rastrellamento di ostaggi e la fucilazione, il colonnello Fritz von Schwabe, finisce invece a cena in casa di un suo antico compagno di studi, lo stimato chirurgo e ginecologo Gurameto, notabile della città. Cosa avviene in quella misteriosa cena? Come riesce Gurameto a far liberare uno dopo l'altro tutti i rastrellati, compreso il prigioniero ebreo? Una decina di anni dopo, nella Argirocastro che unita come in un corpo mistico al resto MARIA SERENA PALIERI www.unita.it Marco Petrella www.marcopetrella.it KADARÉ A CAVALLO DI DUE DITTATURE Il nuovo romanzo fa confluire tutti i totalitarismi vissuti dallo scrittore Doppio destino Una scena di «Korper Vis» dei Motus Nella piccola Argirocastro arrivano i nazisti e dopo un attentato rastrellano ostaggi, ma dopo un invito a cena da un antico compagno di studi e notabile della città, il colonello misteriosamente fa rilasciare tutti. spalieri@tin.it Libri STRIP BOOK 40 DOMENICA 22 APRILE 2012
La crisi non molla la presa e lo sa bene chi entra in cassa integrazione o chi non riesce ad uscirne. La richiesta di ore di Cig è riesplosa in marzo sfiorando i 100 milioni di ore, primato negativo degli ultimi 10 mesi. Rispetto a febbraio l'aumento delle ore richieste dalle imprese per far fronte alle difficoltà è del 21,63%. Tradotta in potere d'acquisto, la condizione dei cassintegrati si sintetizza in un taglio del reddito per circa 908 milioni, pari a 1.900 euro per ognuno dei 455mila in “fermo” obbligato dall'inizio dell'anno. È la Cgil a fare il punto. «Ci sono lacerazioni sempre più profonde dietro lo stillicidio quotidiano di dati drammatici, dall'esercito di cinque milioni di persone in cerca di un lavoro che non trova al pesantissimo tonfo degli ordinativi nell'industria, fino agli spaventosi dati sulla cassa», commenta il segretario confederale della Cgil Vincenzo Scudiere: «Il sistema produttivo si è avviluppato in una crisi profondissima, con il rischio di un inesorabile declino». IL NUOVO CHE AVANZA Unica, magra, consolazione gli ammortizzatori sociali finora hanno arginato il disagio di chi se li è visti applicati. Ci sono però novità in arrivo a firma Monti-Fornero e a svelarne una parte è Guglielmo Loy. «È nelle virgole e nei commi che si nascondono le peggiori insidie - premette il segretario confederale Uil - Così potrebbe avvenire leggendo ed analizzando le norme che innovano parte degli attuali ammortizzatori sociali e in particolare uno dei pilastri del nostro sistema di protezione sociale: la mini Aspi (l'ex indennità di disoccupazione a requisiti ridotti)». Si tratta di un sussidio di disoccupazione destinato a lavoratori, in generale stagionali, che lavorano solo in una parte dell'anno. Ad essi, se lavorano almeno 13 settimane in 1 anno, verrà erogata una prestazione che, secondo stime della Uil, per moltissimi lavoratori, sarà inferiore a quella che percepivano con il vecchio sistema. Nel 2011 sono stati mezzo milione i lavoratori stagionali e a termine ce ne hanno usufruito e, spiega Loy, «sono parte importante di interi settori produttivi a partire dall'edilizia, dal terziario e turismo, dal settore alimentare. È necessario che il legislatore eviti di procurare a loro danni diretti (indennità) e indiretti (pensione). È preoccupante, in particolare, l'effetto sulle future pensioni di queste centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori». Se l'importo venisse calcolato come stabilito dal disegno di legge che riforma il lavoro, «è facile prevedere che gran parte di esse non raggiungerà un valore superiore a quello della pensione sociale. Con un effetto scontato: danno alle persone e incentivo al lavoro informale, irregolare e senza tutele». Tornando alla cassa integrazione e al suo andamento si vede che torna a cresce la cassa “ordinaria” (Cigo) e anche in modo significativo: a marzo +12,83% rispetto a febbraio e +21,8% nel primo trimestre 2012 rispetto allo stesso periodo 2011. In forte crescita la richiesta di ore anche per la cassa integrazione straordinaria (Cigs) dove si registra +30,93% su febbraio mentre è in calo del 14,65% sul 2011. Infine la cassa integrazione in deroga che aumenta del 21% su febbraio e 7,3% sul primo trimestre 2011. Il primo posto tra le regioni che ricorrono alla Cig troviamo la Lombardia seguita dal Piemonte e dal Veneto. Al Centro il Lazio, nel Sud la Puglia. Potere d'acquisto Aumenta la Cig, cala il reddito E arriva la beffa della mini-Aspi È del 21,6% in un mese l'aumento delle ore di cassa integrazione richieste a marzo dalle imprese MARCO TEDESCHI pA marzo chieste 100mila ore di cassa integrazione. Cgil: «Il dato peggiore degli ultimi 10 mesi» pAllarme Uil: con la riforma del lavoro gli stagionali rischiano una riduzione del sussidio I 455mila addetti fermi dall'inizio del 2012 hanno perso 1900 euro www.unita.it A marzo la richiesta di ore di cassa integrazione rialza la testa e segna il record negativo degli ultimi 10 mesi. Nel trimestre i cassintegrati hanno perso 1900 euro. E con la mini-Aspi in arrivo andrà peggio. ROMA Economia36 DOMENICA22 APRILE2012
larme su 50mila posti a rischio... «Questa sorta di bollettino di guerra - commenta Raffaele Bonanni, segretario della Cisl - è l'inevitabile conseguenza di una situazione economica bloccata. Sono appena tornato da una nostra manifestazione a Milano con la partecipazione di seimila persone. Ebbene, per la prima volta ho constatato come la preoccupazione per la perdita dei posti di lavoro sta dilagando anche in una regione come la Lombardia. Un esempio della gravità della situazione». La cura da cavallo dell'esecutivo Monti non produce gli effetti sperati? «E come potrebbe, se si pensa soltanto ad aumentare le tasse, per di più andando a colpire i soliti noti, lavoratori e pensionati? Piuttosto, senza una correzione di rotta mi aspetto che le cose vadano sempre peggio. Intendiamoci, il problema della riduzione del debito esiste ed è enorme. Dirò di più, se non lo si comprime di almeno un terzo l'Italia non va da nessuna parte. Ma la via non è certo quella dell'inasprimento tributario che ha portato la pressione fiscale a livelli da record in Europa». Quindi? «Se non vogliamo vendere il destino delle persone dobbiamo vendere i beni demaniali, dai quali si stima possano essere ricavati 500 miliardi. Sulle tasse, invece, occorre effettuare l'operazione inversa, ridurle in modo che lavoratori e pensionati possano fra l'altro ricominciare ad alimentare i consumi, la cui contrazione è una delle cause principali dell'economia in recessione». Ci si può attendere una tale svolta dall' esecutivo? «Porre la questione in tali termini è un errore. Da una situazione di grave crisi come l'attuale non si esce certo con l'azione del solo governo, tantomeno con quella dei suoi singoli componenti, per quanto possano essere accreditati di grandi capacità. Quello che serve è invece sedersi subito a un tavolo per siglare un grande patto per il rilancio del Paese che coinvolga l'esecutivo, le parti sociali e i partiti politici. Se non si procede in tal senso si accumuleranno conseguenze sempre più gravi, quello che sta succedendo con gli esodati è purtroppo un perfetto esempio». Vale a dire? «La situazione di queste persone rappresenta un qualcosa che non ha precedenti. Dopo aver raggiunto un accordo con le proprie aziende, entro il dicembre dell'anno scorso, in base al quale hanno lasciato l'impiego con la garanzia della pensione, si sono ritrovati senza nulla a causa del cambio dei requisiti deciso dal governo. Una condizione davvero particolare ed angosciante per le centinaia di migliaia di persone coinvolte, che è nata dalla volontà dell' esecutivo di procedere alla riforma senza prima confrontarsi con nessuno». Si parla della possibilità di un rientro nelle aziende per le persone coinvolte. «Non credo che il ministro Fornero possegga la bacchetta magica per riaprire le fabbriche e far riassumere gli esodati. Ripeto, la verità è che ci si è cacciati in questo brutto pasticcio perché non si è ascoltato il parere di chi ha decenni di esperienza su tali questioni. I confronti non sono occasioni di gala ma momenti nei quali il governo può far tesoro delle esperienze e dei consigli delle parti sociali per definire al meglio i suoi interventi. Proprio per questo mi aspetto e attendo una convocazione immediata delle forze sindacali per porre rimedio a questa situazione inaccettabile». Il ministro Fornero, poi, sembra metterci del suo... «Ritengo che chi ha una funzione pubblica deve stare molto attento non solo alla sostanza ma anche alla forma. Non si può modificare il ruolo adattandolo al proprio carattere, piuttosto che partire dall'attuale stato d'emergenza creando i presupposti per affrontare situazioni di ulteriore emergenza». Una situazione d'emergenza di fronte alla quale la Cgil sta preparando uno sciopero generale. La Cisl potrebbe aderire? «Sullo sciopero generale c'è un dibattito dentro la Cgil per il quale abbiamo il massimo rispetto, ma si tratta di una loro discussione. La Cisl non farà una cosa che decidono gli altri. Per quanto ci riguarda, prendiamo in considerazione le varie forme nelle quali si può manifestare la protesta dei lavoratori e dei pensionati. Come detto, proprio oggi (ieri, ndr) ci siamo mobilitati a Milano e manifestazioni simili si svolgono continuamente in tutt'Italia. Sullo sciopero, poi, vorrei ricordare una frase detta da Papa Wojtyla che tengo sempre a mente». Prego. «In una delle sue prime encicliche il Papa disse che lo sciopero è uno strumento estremo che si usa solo in casi estremi». L'accordo o meno sulle forme di lotta rimanda direttamente al tema dell'unità sindacale. Qual è lo stato delle cose? «Non c'è chi è più unitario e chi è meno unitario. Il cammino verso quest'obiettivo, che nell'attuale momento assume ulteriore importanza, passa innanzitutto dalla risoluzione di un equivoco: come si può far convergere le grandi organizzazioni sindacali senza far venire meno la loro natura? Ed ancora, come possono convergere mantenendo la loro natura? Poi, c'è un'altra grande questione». Ovvero? «Il rispetto reciproco. Un conto è se ci si pone di fronte ai soggetti esterni con la stessa considerazione che si ha per gli interlocutori interni. Un altro è se i rapporti esterni vengono utilizzati per risolvere i propri problemi interni». Foto di Alessandro Di Marco/Ansa Fornero contestata a Torino Tafferugli tra studenti e forze dell'ordine La ministra: «Meno proteste e più spirito costruttivo». E martedì incontra i sindacati per gli esodati Staino Area Ocse: 45 milioni senza lavoro «Ilnumero dei disoccupati resta ai livelli storicamente più elevati e il tasso di disoccupazione dell'Ocse, pari all'8,2%, equivale a 45 milioni di persone senza lavoro, circa 14 milioni in più rispettoa prima della crisi».È l'allarme lanciatodal numero unodell'Ocse, Angel Gurria, nel corso della riunione dell'International monetary and financiale commettee a Washington. 3 DOMENICA 22 APRILE 2012
È finita 0 a 6. Mi sono compra-to un proiettore a parete, eu-ro 345, un piccolo cinemain casa e l'intonaco si è illuminato di meraviglia. Avevo bisogno di un grande prato verde di speranze e l'ho trovato. Dopo aver visto “Diaz”, aver conosciuto Filippo Vendemmiati, l'autore del bellissimo film su Federico Aldrovandi, incalzato dalle immagini di Cucchi e dalle reticenze su Spaccarotella e dalle memorie di Genova 2001, dove con i miei Tetes andammo a suonare quel giorno, annaspavo in pensieri neri. Ma sono rimasto stregato dal Pescara. Un miracolo, la bellezza. Così mi sono un po' alla volta distratto e la rabbia e il dolore sono sfumati. Recupererò le inquietudini le prossime notti, perché chi sia la polizia me lo chiedo ogni giorno. Pure quando mi fermano per sapere se ho il triangolo nel bagagliaio vorrei essere vicino alla frase di Pasolini-Valle Giulia, ma mi torna troppo dolore. Zeman è un pittore e riempiva tutta la parete della stanza, quella parete, oltre la quale, in questi giorni, stanno smantellando mille metri quadri di eternit fatiscente e non so con quale sicurezza per chi respira e guarda, abitanti e operai. Interpellati, i vigili, hanno detto che bisogna avvisare la Asl, la Asl che al lavoro c'è una ditta in regola e che comunque bisogna parlare con i vigili. Ma piove e questo tiene lontano le polveri, tutte, anche quelle da sparo. Io li ho visti staccare semplicemente con le mani pezzi di tettoia di eternit, proprio come avrei fatto io. Quindi, quella è una ditta specializzata? Ma per fortuna c'è una parete di mezzo e su quella parete il Pescara attacca, un'azione al minuto, un tiro in porta dietro l'altro, voglia, aria, piacere, leggerezza, stop a un centimetro dal piede, cambi di gioco, sovrapposizioni, ali veloci, cross dal fondo, tagli all'indietro e tiro e palo e tiro e goal. Nomi scomodi e sconosciuti, giocatori ex Pergocrema, ex Pizzighettone, stelle del futuro come Verratti e Insigne, trentenni che non avevano mai mangiato alla tavola del re, come Sansovini e Cascione, sono campioni assoluti. Il modo più bello per ricordare il ragazzo più sfortunato della storia l'hanno trovato quelli del Pescara. Il calcio, quel calcio che ci fa schifo e anche morire di passione, ha trovato la risposta e il gioco si fa arte. A Pescara è morto Morosini, a Pescara è morto Mancini il portiere dell'altro miracolo di Zeman e tutto in pochi giorni. Dal Pescara la dedica più bella esce dalle mani dell'artigiano che sa e non dimentica. Ma la festa appena cominciata è già finita e anche le partite di Zeman durano solo 90 minuti. «E mi viene da pensare» canta da quarant'anni il mio amico Francesco del Banco del Mutuo Soccorso. Di Già, mi riviene da pensare. I n tema di licenziamenti nel dise-gno di legge del governo si è rag-giunto, come è noto, un compro-messo tra i due estremi, tra chi voleva abrograre e chi, al contrario, difendeva l'intangibilità dell'art.18. Nella versione finale del testo il principio della reintegrazione del lavoratore ingiustamente licenziato è stato salvato, grazie alla iniziativa del Pd. Sul piano tecnico tuttavia il testo ora all'esame del Parlamento presenta molte storture. Sono giuste le misure sulla accelerazione delle controversie in sede giudiziaria. In tema vanno contrastati i molti scetticismi circolanti: se in questo Paese non siamo in grado di assicurare tempi decenti alla giurisdizione, in tutte le sue forme (del lavoro, civile e penale) tanto vale rassegnarsi al fatto che siamo un paese di serie B, dato che questo è uno degli handicap più rilevanti della funzionalità del paese, e della sua attrattività dal punto di vista degli investitori esteri. Sono sbagliate invece le diverse misure che, in varie forme, assumono un carattere permissivo verso le violazioni formali, di carattere procedurale. Ma soprattutto occorrerebbe riaffermare un punto di fondo della riforma. La modifica dell'art. 18 trova il suo fondamento nel senso di allargare il margine della valutazione giudiziaria. Questo non significa enfatizzare la soluzione giudiziaria delle controversie sui licenziamenti, ma il suo contrario. Proprio perché al giudice, in ultima istanza, si lascia un margine discrezionale di valutazione tra indennizzo e reintegrazione a seguito di un licenziamento illegittimo, si rafforzano le soluzioni conciliative, che possono consistere, a seconda dei casi, nella revoca del licenziamento o nell'indennizzo, ma mettendo entrambe le parti sul piede di una pari dignità. Da questo punto di vista c'è una cosa da difendere nell'attuale testo e una cosa da cancellare. Nei licenziamenti disciplinari l'ipotesi della reintegra rinvia a una valutazione del giudice, tra gli altri casi, in riferimento alle “leggi”. Qualcuno propone di cancellare questo riferimento. Ma che senso ha? Non siamo in uno stato di diritto, il cui primo riferimento sono appunto “le leggi”? Andrebbe invece cancellato lo strano aggettivo premesso al caso in cui il giudice, nelle ipotesi di licenziamento per motivi economici, accerti l'”insussistenza” del motivo. Perché al termine “insussistenza”, che è già molto chiaro di per sé, si deve aggiungere l'aggettivo “manifesta”? L'insussistenza o c'è o non c'è. Che vuol dire che essa deve essere anche “manifesta”? È una semantica incomprensibile. Questo sia detto ricordando l'errore principale commesso dal governo nella vicenda: avere messo l'enfasi della riforma nella modifica dell'art.18, quando ogni serio imprenditore dice che i problemi reali del rilancio della economia e in specie della produzione manifatturiera riguardano altro. ACCADDE OGGI Maramotti DIO È MORTO LICENZIAMENTI, COSA MODIFICARE NEL TESTO MUSICISTA E SCRITTORE GIUSLAVORISTA La tiratura del 21 aprile 2012 è stata di 104.564 LA RISPOSTA MIGLIORE DAL PESCARA DI ZEMAN Sars, dalla Cina con terrore l'Unità 22 aprile 2003 Luigi Mariucci Sars, il terrore dell'epidemia avanza. Ora che la Cina ha deciso di porre fine alla «congiura del silenzio» diventano più chiare e allarmanti le dimensioni di questa nuova piaga: 3681 i casi finora accertati, 217 i morti provocati nel mondo dalla polmonite atipica. Torna l'incubo della «spagnola». Andrea Satta IL CASO ART.18 25 DOMENICA 22 APRILE 2012
segue al terzo posto, alla pari con il governatore del New Jersey Chris Christie. A prenderlo per oro colato, il test della Cnn mette in evidenza soprattutto una cosa: che la maggioranza dei repubblicani vedrebbe con favore un vicepresidente nettamente orientato a destra per bilanciare Romney. Rice, donna e nera, potrebbe forse ridimensionare l'appeal di Obama per l'elettorato afro-americano. A parte il fatto di aver condiviso con l'amministrazione Bush le solenni bugie sulle armi di Saddam trascinando il Paese in una guerra che ha prosciugato le casse dello Stato, non c'è dubbio che Condoleezza rientri nella categoria dei falchi. Anche lei, però, si chiama fuori. «Sono interessata ad altro», dice. Santorum, che non ha bisogno di ulteriori credenziali per convincere l'ala più conservatrice, per ora tace. Ma dopo il sangue versato nella battaglia con Romney, il suo silenzio per ora è d'oro. INCOLORE Il punto sarà capire dove andrà a parare Romney, dopo primarie in cui ha virato a destra per disinnescare le candidature degli avversari. Il braccio di ferro è costato parecchie scivolate su temi controversi, dall'immigrazione all'aborto, temi che certo non aiutano a ripescare nel mare degli indipendenti che di volta in volta decide il corso elettorale. Qualche preoccupazione comincia ad emergere tra le file repubblicane, rivela il New York Times. Mitch Daniels, anche lui nella rosa dei possibili vicepresidenti per Romney, ha avvertito che si farebbe bene a tornare a parlare d'economia, piuttosto che di pianificazione familiare. Considerazioni che sembrano escludere dalla lista dei papabili numeri 2, il governatore della Virginia Bob McDonnell, per il suo sostegno alla contestata legge che impone un'ecografia vaginale alle donne che vogliono abortire. Seduto sul mucchio di soldi raccolti dai suoi superPac, Romney resta a sfogliare la margherita. Malignamente, Paul Begala su Newsweek gli consiglia l'incolore governatore dell'Ohio Rob Portman, per evitare l'effetto Palin: una vice che fa ombra ad un numero uno piuttosto sbiadito. Se sei un ragazzo nero e ti sparano una sera vicino casa la polizia non indaga con troppa cura su come sei morto. Se sei un messicano clandestino e a ucciderti di botte è la polizia di frontiera, andrà peggio. Ad Anastasio Hernandez Rojas è capitata questa sorte nel maggio 2010 e solo ora si parla di lui. Grazie a un video che riprende i momenti in cui è stata prima paralizzato con un teaser mentre era a terra ammanettato e poi pestato; talmente forte da morire in ospedale pochi giorni dopo. Prima della morte, la famiglia ha potuto riprendere le immagini del suo corpo gonfio per i calci ricevuti e farsi raccontare l'accaduto. All'epoca il caso era stato chiuso con poco clamore: il rapporto della polizia diceva che Hernandez Rojas era stato fermato mentre entrava nel Paese, si stava comportando in maniera aggressiva e, colpito con il teaser, aveva smesso di respirare. Non era andata così. Persino l'autopsia parla di «omicidio causato da arresto cardiaco conseguente a un alterco con la polizia». Il medico legale parla anche di metanfetamine nel sangue, che, dice, potrebbero aver contribuito alla morte dell'uomo. Oggi però sappiamo qualcosa di nuovo: la trasmissione «Need to know» della Pbs,servizio pubblico televisivo americano, ha trasmesso uno speciale sulla morte di Rojaz. Su di lui i reporter hanno qualcosa di nuovo: un video che i legali della famiglia hanno ottenuto da Ashley Young, 24enne di Seattle che la notte del 28 maggio del 2010 tornava da Tijuana sul ponte sopra la zona di confine. Nel video si vede Anastasio a terra, circondato da una dozzina di poliziotti, già ammanettato mentre riceve cinque scosse di teaser, la quinta direttamente sulla pelle. È bloccato a terra da un altro poliziotto che spinge un ginocchio sulle sue gambe. Durante il pestaggio un altra guardia gli sfila i pantaloni e si allontana. Le immagini lasciano pochi dubbi, il comportamento della polizia è brutale e ingiustificato. In un altro video non si vede nulla, ma si sentono le urla dell'uomo che dice «Basta», chiede aiuto in spagnolo e inglese. Chi filma queste immagini è un ragazzo che ferma l'auto e dall'altro lato della rete, urla: «Non sta facendo resistenza, fermatevi!». La sua testimonianza viene raccolta da Pbs. Come quella di Ashley Young, che spiega di non aver parlato fino ad oggi per paura. Quella notte la polizia ha intimidito gli astanti e sequestrato cellulari di chi aveva ripreso altre immagini. Nel video la polizia urla «Smetti di resistere», capendo che qualcuno potrebbe aver fatto delle riprese. Ma nelle immagini c'è un uomo inerme a terra. «Quando ho saputo che c'erano altri morti alla frontiera non ho resistito più», spiega la ragazza. VENTUNOMILA AGENTI La storia di questo 42enne messicano padre di cinque figli è quella di altri milioni di persone che vivono e lavorano negli Stati Uniti. Una casa modesta nella zona di San Diego, faceva il muratore nel Paese da 27 anni e, con la crisi, aveva perso il lavoro. Pochi giorni prima del suo fermo alla frontiera era stato sorpreso a rubare una bottiglia di tequila. Era la festa della mamma e la supposizione è che fosse un regalo alla moglie. Dopo il fermo viene verificata la sua mancanza di permesso di soggiorno e viene espulso. Pochi giorni dopo, Anastasio prova a tornare a casa, viene fermato e immediatamente preso a calci. Su un'anca alla quale aveva avuto un incidente anni prima, tenuta insieme da viti che, colpite, gli provocano un dolore tremendo. Anastasio chiede un medico e di poter fare una denuncia; viene trasferito in un centro per le espulsioni ed è qui che la situazione si fa tesa, fino all'epilogo tragico. Le storie così sono aumentate dopo il 2007, quando George W. Bush raddoppiò gli effettivi dell'agenzia che controlla i confini. Oggi è il più grande corpo di polizia del Paese, sulla «frontera» messicana sono 21mila, erano 11mila nel 2007. Assunti a una velocità tale che la selezione e l'addestramento non sono stati fatti a dovere. L'anno scorso ci sono stati 26 arresti. Nessuno per omicidio, all'uso della forza non seguono le verifiche che si fanno per la polizia normale. Nemmeno il Dipartimento di Giustizia sembra aver mosso un dito, la sua inchiesta sul caso è ancora in corso. Per gli altri 7 casi di morti sospette dal maggio 2010 ad oggi, non ci sono processi in corso. Forse il filmato diffuso dalla Tv pubblica Usa servirà a restituire un po' di giustizia. Sondaggio MARTINO MAZZONIS Il 26% dei conservatori vorrebbe Condi Rice nel ticket presidenziale Effetto Palin Mitt deve trovare un numero due che non lo eclissi Immigrato pestato a morte alla frontiera Un video accusa la polizia americana Video accusa la polizia di frontiera Usa: pestato a morte un immigrato inerme. La vicenda risale al 2010 ma solo oggi l'autrice del filmato si è fatta coraggio: quella sera gli agenti avevano minacciato i testimoni del pestaggio. NEW YORK p Senza permesso Anastasio Hernandez Rojas viveva a Dallas da 27 anni p Espulso ha tentato di rientrare: ucciso due anni fa, la sua storia insabbiata L'esercito americano ha dato il via ad un'indagine su 56 soldati impegnati in Afghanistan accusati di aver fatto uso o distribuitooppiacei,eroina,morfinaedaltri tipididroghe nelcorsodeglianni 2010 e 2011. In quel periodo, otto militari sono mortidi overdose. I dati fanno partedelle indagini penali svolte dall'Army Criminal Investigation Command e rappresentano solo una fetta delle statistiche relative al consumo di droga nell'esercito. Dal 2006 al 2011 sono stati commessi quasi 70 mila reati che hanno coinvolto 36mila soldati, e il numero dei crimini legati alle sostanze stupefacenti è in aumento, passando da 9.400 nel 2010 a 11.200 nel 2011. «Abbiamo i mezzi per poter tenere sotto controllo questo fenomeno», ha spiegatoaimediaamericaniTom Collins, portavoce delle forze militari Usa, che si sforzanodimantenereilpolsodellasituazioneinunPaesedoveicampidipapaveri da oppio forniscono il 90 percento degli oppiacei in tutto il mondo. Indagati per droga 56 soldati Usa in Afghanistan IL CASO Guinea, salta il vertice africano È stato annullato il vertice dei capi di Stato dell'Ecowas e dell'Unione Africana (Ua) per prendereinesamelasituazionein GuineaBissau.Ladecisioneèstata presadopo«lanomina di un presidente della Repubblica e l'instaurazione di un Consiglio di transizione da parte dei golpisti». Ogni discussione è rinviata alla riunione del 26 aprile ad Abidjan in Costa d'Avorio. 35 DOMENICA 22 APRILE 2012
Forza Silvio. Non sarà questo, naturalmente, il nuovo nome del Pdl. Ma lo «spirito» del restyling annunciato da Alfano pesca nell'antico collaudato più che nel nuovo. Berlusconi confeziona l'ennesimo partito su misura e lo lancia sul mercato dell'antipolitica. Dietro gli effetti speciali di Twitter, Facebook e Youtube - citati a gran voce in queste ore per lisciare il pelo al popolo di internet - rispunta però il vecchio amore del Cavaliere: l'azzurra Forza Italia della discesa in campo. Al di là del nome che le verrà assegnato - non è stato ancora scelto anche perché non si sa quali contorni avrà, se mai li avrà, l'annunciato movimento del “predellone” (citazione da Libero) - la “cosa” partorita durante le ormai poco affollate nottate di Palazzo Grazioli e Arcore dimostra che Berlusconi non intende mollare. Che cerca disperatamente di uscire dall'angolo. E che è disposto perfino a rompere con gli ex An («il partito dei moderati c'è già: è il Pdl», avvertiva ieri il Secolo d'Italia) pur di rimanere in partita. «Silvio il passo indietro lo ha fatto spiegano i suoi - volete che cada nel precipizio?». Alfano abbozza, costretto com'è a saltare sul carro dell'ultima trovata berlusconiana. Alla vigilia dell'annunciato «risultato non entusiasmante delle amministrative» il Cavaliere potrebbe chieder conto pubblicamente al segretario del «quid» venuto meno al suo partito. E Angelino annuncia così la rivoluzione nel Pdl, circondando di mistero ciò che nemmeno l'ex premier ha ancora deciso. «Mossa azzeccata nel giorno in cui Casini mette in campo il suo Partito della Nazione - commentano i fedelissimi del Cavaliere - Siamo tornati in prima pagina, almeno per un giorno». Il segretario Pdl, fino a poche settimane fa, magnificava il grande successo dei congressi, segno evidente della «vitalità» di un partito che dava lezioni «all'antipolitica». Qualche giorno fa, ancora, aveva sottoscritto con Bersani e Casini la proposta di legge sui bilanci dei partiti che bolla come «errore drammatico» la cancellazione dei finanziamenti pubblici. «Metterebbe la politica completamente nelle mani di lobbies e interessi particolari», sottolineavano - assieme - i leader di Pd, Pdl e Udc. ANGELINO CAMBIA ANCORA IDEA Alfano, però, ieri ha cambiato opinione. E ha annunciato che «la più grossa novità della politica italiana» - ideata con Berlusconi - «vivrà solo con il contributo dei volontari». Niente contributi «pubblici» alle forze politiche, quindi, «vi rinunceremo». E il segretario di un Pdl di fatto archiviato tira fuori dagli armadi altri arnesi del passato: la futura organizzazione non sarà fatta di iscritti, ma di soci, spiega (si aderiva così ai club della «gloriosa Forza Italia»). Attenti, però, a ridurre il tentativo del Cavaliere di contrastare l'opa lanciata sul Pdl da Casini ad una mera operazione nostalgia. La «mossa», studiata mandando avanti Alfano, punta innanzitutto a recuperare qualche punto percentuale per le imminenti amministrative. Il Cavaliere batte un colpo annunciando al suo popolo - alquanto deluso - che presto potrà tornare nella «propria» casa. Quella «azzurra» riverniciata apposta dopo aver ospitato ex An e confondatori vari. RIVOLUZIONE GENERAZIONALE Il Cavaliere, in sostanza, si converte alle richieste dei nostalgici forzisti della prima ora che non ne possono più di La Russa, Gasparri, Meloni, ecc. La «rivoluzione generazionale dei gruppi dirigenti» che Silvio promette per il dopo amministrative guarda a questo obiettivo. Gli scontri nel Pdl, in sostanza, costringono Berlusconi ad arretrare. E per evitare che il fallimento del predellino venga letto come l'ennesimo passo falso l'ex premier alza il livello della propaganda facendo circolare la voce del modello «Obama». IL PARTITO CORSARO Un rinculo spacciato per grande disegno politico, quindi. L'ex premier, in realtà, mette nel conto perfino la nascita di un «personalissimo partito corsaro del 15%» da muovere sulla scacchiera del dopo elezioni. L'ambizione è quella di contendere a Casini la leadership della casa dei moderati, costringendo «Pier» ad un'alleanza di centrodestra con la nuova Forza Italia, «pezzi di società civile», tecnici, imprenditori e professori. Se l'operazione non dovesse riuscire? La speranza è di giocare una partita a tutto campo, anche per una «non detestabile» Grosse koalition in salsa italiana. Per «pescare voti», il Cavaliere immagina di poter tornare alle origini. «È stato lui l'interprete primo dell'antipolitica», spiegano i suoi. La stessa che i sondaggi di Alessandra Ghisleri gli descrivono e che Silvio sogna adesso di intercettare. E se Grillo «spopola», perché oggi non potrebbe rimanere sulla scena anche Berlusconi...? Francesco Cundari Angelino Alfano continua a ripetere che dopo le amministrative, assieme al Cavaliere, darà vita alla «più grande novità della politica», che «non somiglierà a nessuno dei partiti esistenti», e dopo la quale, ovviamente, «nulla sarà più come prima». Ma è chiaro a tutti che il più grande spettacolo dopo il burlesque annunciato con tanta enfasi da Alfano sarà ancora e sempre il ballo di Silvio Berlusconi. O forse, più esattamente, il suo ultimo travestimento, che corrisponde all'ultimo passo dello spogliarello: quando, con scatto felino e abile mossa, il Cavaliere salirà nuovamente sul predellino, sfilandosi in un colpo il già vecchio partito e l'incolpevole Angelino. La differenza è che questa volta, a quanto pare, potrebbe trattarsi non del predellino di un'auto qualsiasi, ma di un treno extra lusso ad altissima velocità. Quello di Luca Cordero di Montezemolo, lanciato a bomba contro la sinistra italiana, francese e mondiale. Terrorizzato dai possibili effetti di una vittoria elettorale di François Hollande, tema ormai ricorrente di tutte le ultime prese di posizione montezemoliane, dal CORDERO & CAV AVANZA IL CONFLITTO D'INTERESSI AL CUBO NINNI ANDRIOLO Lo slogan Primo Piano «Rinunceremo al finanziamento». Parola di Alfano, lo stesso che ieri sosteneva con Bersani e Casini che il contributo pubblico è indispensabile per la vita democratica. Ma Berlusconi oggi punta sull'antipolitica... ROMA «Rinunceremo ai fondi pubblici» L'ex premier pensa a un «personalissimo partito corsaro» al 15% p Il segretario Pdl cavalca l'antipolitica e annuncia: «Il nuovo partito vivrà con i soldi dei volontari» Il centrodestra IL COMMENTO 6 DOMENICA 22 APRILE 2012
L a vita e i pensieri di Anto-nio Gramsci di BeppeVacca poggia su un lun-go percorso di ricerca ein quanto tale riprendelavori già pubblicati e presenta nuovi sviluppi; in entrambi i casi la trattazione sistematica di quelli che possiamo considerare i temi e i nodi cruciali della biografia personale, intellettuale e politica di Antonio Gramsci nell'ultimo decennio della sua vita, cioè negli anni del carcere, offre un grande contributo alla ricostruzione della sua vicenda e del suo pensiero e alla conservazione e alla trasmissione del suo patrimonio. Il titolo del libro è preciso: la vita e i pensieri (al plurale) di Antonio Gramsci si intrecciano. La parola carcere nel titolo non compare, ed effettivamente possiamo pensare che la grandezza di Gramsci abbia travalicato il carcere, ma è anche vero che egli non trascorse in carcere tutti gli anni fra il 1926 e il 1937: fu prima confinato, poi recluso, quindi detenuto costretto in un letto di ospedale; ma sappiamo che carcere fu. La lettura è giustamente centrata sulla corrispondenza, perché, al di là di pochi colloqui, soltanto attraverso questa poteva passare la comunicazione, ma in alcuni casi l'analisi usa altre fonti e si estende ai Quaderni (come nell'esame del dissenso di Gramsci rispetto alla svolta del 1928-29 e del significato della sua proposta della Costituente, che, secondo Vacca, che le dedica uno spazio molto più ampio di quanto non avessero fatto precedenti studiosi, rappresenta il punto di confluenza di una serie di elaborazioni cruciali sviluppate nei Quaderni: l'idea che la democrazia e non la rivoluzione fosse il terreno su cui combattere la battaglia per la conquista dell'egemonia). Ma lo studio e la comprensione della vicenda di Gramsci negli anni fra il suo arresto e la sua morte richiedono la considerazione di un numero notevolissimo di piani diversi: il piano del rapporto di amore e di condivisione politica con sua moglie Giulia, le loro condizioni di salute, le sue riflessioni sul movimento comunista e sulle relazioni fra politica nazionale e sviluppo economico mondiale, la preparazione delle istanze relative alla riduzione della pena in seguito alla concessione di amnistie e indulti, l'accesso alla liberazione condizionale, i tentativi di ottenere la libertà attraverso una trattativa fra governo sovietico e governo italiano... fino al destino dei Quaderni dopo la sua morte. Un merito del libro è nella capacità di renderne l'unitarietà senza cadere nella piattezza espositiva e dando specifico rilievo ai singoli elementi. Questo avviene essenzialmente individuando una chiave di lettura principale secondo cui la dimensione politica è sempre presente nei pensieri di Gramsci e, di conseguenza, nelle informazioni che trasmetteva ai suoi interlocutori diretti e indiretti. L'insistenza e la coerenza con cui, nel corso degli anni, Gramsci ha riaffermato la propria determinazione a non compiere gesti che potessero apparire come cedimenti al regime fascista è un elemento al tempo stesso cruciale e rivelatore di tale centralità. Ovviamente tali contenuti politici non potevano che essere nascosti e convogliati attraverso codici, perché dovevano raggiungere i destinatari superando la censura carceraria ed eventuali letture da parte di soggetti diversi dai destinatari desiderati. E lo stesso valeva per le lettere dei suoi interlocutori, che erano scritte sotto gli stessi vincoli. CERCARE I MESSAGGI Tutto ciò moltiplica le difficoltà di interpretazione e di ricostruzione. E fra queste difficoltà si deve anche considerare il fatto che ognuno dei soggetti coinvolti - Antonio Gramsci e Giulia in primo luogo - potevano essere condizionati anche emotivamente dalle circostanze restrittive in cui la loro comunicazione era costretta. D'altra parte questa chiave di lettura non può essere generale, perché la comunicazione non affrontava solo temi politici, anche se nel caso di Gramsci - ed egli ne è consapevole - quasi ogni gesto poteva assumere un significato politico e molte questioni dovevano comunque essere comunicate con la massima cautela. Di qui l'esigenza indicata da Vacca di ricercare i codici dietro cui il vero contenuto delle comunicazioni poteva essere nascosto e di interpretare allusioni, riferimenti e oscurità con questa consapevolezza, ma anche attraverso una valutazione circonstanziata caso per caso. Dato questo contesto, l'autore riesce ad illuminare una molteplicità di episodi e di frasi che altrimenti potrebbero restare avvolti in una nebbia di incomprensione e stabilisce dei parametri di lettura che si potranno porre alla base di ulteriori ricerche e da cui, anche non condividendoli, non si potrà prescindere. Così, ad esempio, viene interpretato il significato della prima lettera (19 marzo 1927) in cui Gramsci presenta un programma di studio per il periodo che si preparava a vivere in carcere. Secondo Vacca, quel programma, in quel momento, non poteva essere un vero piano di lavoro, e, anche se lo era, poteva essere utilizzato per influenzare l'atteggiamento dei giudici e come prova della disponibilità di Gramsci, se liberato attraverso una trattativa fra il governo sovietico e il governo italiano a non svolgere attività politica. Inoltre, interpretato come un codice, comunicava a Togliatti l'intenzione di continuare a sviluppare in termini più generali, attraverso un'analisi teorica rigorosa e radicale che soltanto ironicamente si poteva dire disinteressata (così vanno intese le espressioni con cui Gramsci descriveva il tipo di studio a cui si proponeva di attendere - e in effetti, se consideriamo il testo della poesia di Giovanni Pascoli Per sempre a cui Gramsci sembra fare riferimento, non possiamo pensare che egli volesse svincolare la sua analisi dalla concretezza dei processi storici), le posizioni politiche che era venuto elaborando nel corso del 1926 - e su cui con Togliatti si era scontrato e che lo avevano portato ad esporre alla dirigenza sovietica la propria eterodossia. Il fatto poi che su quel piano di lavoro egli chiedesse a Tatiana Schucht di esprimere un parere, viene inteso da Vacca come una ulteriore indicazione di come il messaggio fosse rivolto al suo partito e a Togliatti in particolare, chiedendo alla cognata di assolvere ad un difficile e delicato compito di comunicazione politica. La possibilità di essere liberato attraverso un intervento del governo sovietico e una trattativa diretta fra stati viene indicata da Vacca come una preoccupazione costante di Gramsci fin dall'inizio della sua detenzione: molte delle sue comunicazioni vengono lette in questa chiave e la famigerata lettera inviatagli da Ruggero Grieco nel febbraio del '28 viene interpretata come un grave ostacolo frapposto al concretizzarsi del primo tentativo in tal senso. A questa lettura si collega poi la reinterpretazione - compiuta, come in altri casi, alla luce di documenti fino a pochi anni fa non conosciuti e di un'acuta rilettura di documenti già noti - del ruolo svolto dal giudice istruttore Enrico Macis nell'inchiesta che avrebbe portato al processo davanti al Tribunale speciale. Solitamente Macis era stato rappresentato come capace di carpire la fiducia di Gramsci e di ingannarlo sulle sue vere intenzioni; secondo Vacca, al contrario, l'operare di Macis non ebbe tali caratteristiche, seguì diverse fasi scandite da ordini provenienti dalla segreteria di Mussolini e rappresentò un tramite attraverso cui Mussolini volle mantenere aperto, almeno fino ad una certa fase, uno speciale canale di comunicazione (o piuttosto di interrogazione) con Gramsci, probabilmente perché interessato a valutare la possibilità di scambiarlo per ottenere vantaggi sia in termini di rapporti di forza interni sia in termini di posizione internazionale e di rapporti con l'Unione Sovietica. LA PEDINA DEL GIOCO In questo gioco di rapporti fra stati la posizione di Gramsci non poteva essere altro che quella di una pedina, ma ciò non gli impediva di valutare lucidamente la sua situazione e di cercare di sfruttare le opportunità che anche in tale contesto si potevano presentare, pur mantenendo sempre ferma, dall'arresto alla morte, la determinazione a non compiere alcun atto che potesse essere interpretato o contrabbandato come un cedimento al regime - e in tal senso si possono leggere le affermazioni esplicite contenute in lettere di Gramsci o nelle comunicazioni dei familiari che furono in contatto con lui: la cognata Tatiana e i fratelli Gennaro e Carlo. A questo proposito si può aggiungere che la disponibilità a non impegnarsi nell'attività politica a fronte della liberazione, se fu davvero espressa, in codice, in una lettera del 1927, in realtà, nel momento in cui gli si aprì la possibilità di chiedere la liberazione condizionale, cioè nel 1934, Gramsci non la confermò - anzi, appare molto probabile che, se richiesto di sottoscriverla, l'avrebbe rifiutata. Infatti, la dichiarazione che Gramsci effettivamente sottoscrisse riguardò solo l'impegno a non fare un utilizzo politico del provvedimento di liberazione condizionale che gli veniva concesso. L'interpretazione Vita e pensieri di Antonio Gramsci (1926-1937) Giuseppe Vacca pagine XXII - 370 euro 33,00 Einaudi UNIVERSITÀ LA SAPIENZA DI ROMA Il libro Comunicazioni criptate con Togliatti attraverso citazioni letterarie L'ironia sui Quaderni Quando dissimulava parlando di una ricerca «disinteressata» Da martedì in libreria la prima storia della vita e del pensiero di Gramsci prigioniero del fascismo fondata su documenti finora ignorati o del tutto inediti. Dal 24 in libreria: le sue vicende personali e politiche NERIO NALDI Treccani sdogana pop-filosofia LaPop-filosofiaapprodaall'IstitutoTreccani: larelativavoceèstatainseritanelvocabolario on line dell'istituzione culturale, che la definisce «indirizzo di studi filosofici che mira ad applicare gli strumenti della tradizione speculativa ad ambiti e temi normalmente estranei a tali studi e, in particolare, alle varie espressioni della cultura e dell'intrattenimento di massa». 39 DOMENICA 22 APRILE 2012
Negozi aperti il 25 aprile, le città si dividono. Federdistribuzione vuole le saracinesche alzate e i sindacati minacciano sciopero. A Firenze tutto aperto tranne le Coop, così a Milano. Napoli rispetta lo stop il Primo maggio. MARZIO CENCIONI A Firenze negozi aperti tranne le Coop, così a Milano e Roma. L'appello del sindaco di Milano Giuliano Pisapia che si è opposto all'idea che i negozi possano rimanere aperti nel giorno della Liberazione non solo è caduto nel vuoto ma ha riacceso le polemiche. Federdistribuzione respinge la proposta di tenere abbassate le saracinesche e i sindacati, soprattutto a Roma e nel Lazio, sono sul piede di guerra. LA PROTESTA Nel centro della Capitale molti commercianti, approfittando della liberalizzazioni delle aperture, sono intenzionati a tenere le saracinesche alzate, ma Filcams Cgil Roma e Lazio, Fisascat Cisl Roma e Uiltucs Roma piantano paletti e proclamano due giornate di sciopero per evitare che commessi e dipendenti siano costretti ad andare a lavoro. «Indiremo uno sciopero in tutto il Lazio e a Roma - spiega Vittorio Pezzotti, segretario generale della Filcams Cgil Roma e Lazio - Abbiamo chiesto alla Regione di fare un tavolo anche con i Comuni, in primis per la questione di Roma, stabilendo un calendario di domeniche e festività in cui non si deve aprire». In attesa di riuscire ad arrivare a una soluzione, però, i sindacati si sono messi d'accordo per una protesta unitaria. «Ci sono delle feste identitarie in cui riteniamo che si debba rimanere chiusi - afferma Pezzotti - E poi non è questa la strada per uscire dalla crisi visto che non ci sono vantaggi neppure dal punto di vista degli incassi». Sulla stessa linea il segretario della Fisascat Cisl di Roma Pietro Ianni. «Riteniamo che in due giornate così particolari non si debba far lavorare dipendenti che hanno una famiglia sottolinea - È inutile forzare la mano con aperture continue, che non producono un lavoro aggiunto perché tanto il consumo si sposta solo da un giorno all'altro». «Ci sono feste che tutti hanno il diritto di celebrare - aveva detto Pisapia - e oltre a quelle religiose, ci sono quelle civili, tra cui il 25 aprile e il Primo Maggio che devono essere celebrate con la partecipazione ad eventi e manifestazioni e questo contrasta con l'apertura dei negozi». Plauso della Cgil, ma la polemica ha riaperto lo scontro sindacati comune quasi ovunuqe. Come a Firenze. «Chi il 25 aprile o il Primo Maggio è costretto a lavorare, scioperi», è l'invito che arriva ai lavoratori del commercio da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, che, dopo lo stop di Pasqua e Pasquetta, confermano lo sciopero proclamato a inizio mese anche per il 25 Aprile e il Primo Maggio. Il Comune conferma invece che i Gigli saranno aperti come sempre, così come l'outlet di Barberino e gran parte delle attività commerciali, piccole o grandi che siano, del centro storico di Firenze. Nelle periferie, invece i negozi saranno tutti i chiusi. LE CITTÀ A Napoli lo stop a tutte le attività dovrebbe esserci soltanto per il 1 maggio, giorno dedicato alla festa del lavoro. Questa le linea prospettata dal sindaco de Magistris. «Il 1 maggio - ha detto de Magistris - è un giorno sacro perchè il diritto al lavoro è il primo diritto che dovrebbe essere garantito ed è previsto dalla Costituzione pertanto - ha spiegato - tranne i servizi essenziali, bisogna fermarsi e non lavorare». Diverso il discorso relativo al 25 aprile, giorno della Liberazione. Per festeggiare l'anniversario della liberazione dal nazifascismo, il Comune di Napoli, come annunciato dal sindaco, sta pensando a «una grande iniziativa di liberazione allo studio in queste ore». Per quanto riguarda le attività commerciali, il primo cittadino si è espresso a favore «della decisione in libertà dei commercianti». MARIAGRAZIA GERINA mgerina@unita.it Parla l'aggredito: «Solo provocatori, gruppi che nella Roma di Alemanno trovano sponda» «Un brutto segno bisogna resistere» ROMA Negozi aperti il 25 I sindacati: sciopero se obbligati al lavoro Mario Bottazzi, il partigiano aggredito al liceo Avogadro di Roma M io fratello era del '25 e quellidella sua età, nella Repub-blica di Salò, se non si presentavano venivano fucilati. Salì in montagna, io, più giovane, decisi di andargli dietro, non potevo fare altrimenti». Ecco, quando fece la sua scelta Mario Bottazzi, il partigiano insultato alla vigilia del 25 aprile, aveva sedici anni, più o meno l'età di quei tre ragazzi di Lotta studentesca che lo hanno contestato. «Una provocazione premeditata e meschina», si amareggia lui, che della testimonianza nelle scuole ha fatto una ragione di vita. «Altro che favole». Come è andata? «Erano tre, hanno srotolato lo striscione. Poi mi hanno chiesto: “Lei cosa dice dell'assassinio di quel prete a Rimini dopo la Liberazione?”. Volevano provocare: dimostrare che i partigiani erano delinquenti. Li conosciamo bene, per questo abbiamo allertato il commissariato». Chi sono? Cosa li spinge a contestare una storia che non conoscono? «Un tempo pensavo che fosse per ragioni familiari. Ma non è così. In questi anni abbiamo visto nascere gruppi di tutti i tipi a Roma. Non c'è solo Casa Pound. Quelli che mi hanno contestato si arrabbiano se gli dici che sono di Casa Pound. Il punto è che nella Roma di Alemanno trovano sponda. Non c'è iniziativa che non corrano a contestare con migliaia di manifesti: chi glieli dà i soldi?». Lei aveva più o meno la loro età quando è diventato partigiano? «Non avevo ancora compiuto 16 anni. Venivo da una famiglia di antifascisti. Mio padre era stato licenziato dall'Arsenale militare dove lavorava come meccanico perché non aveva la tessera del fascio...». Cosa ricorda del 25 aprile? «Per noi a Piacenza il giorno della Liberazione fu il 28: gli alleati restarono fuori, lasciando che fossimo noi partigiani a entrare per primi, un riconoscimento del ruolo che aveva svolto la lotta partigiana». Che valore ha oggi quella lotta? «Abbiamo sconfitto i tedeschi e il fascismo, ci siamo messi nella condizione di ricostruire un Paese che allora era totalmente distrutto. Il regime ci aveva portato al disastro». Che pensa della decisione di tenere aperti i negozi anche il 25 aprile. «Sono anche quelli attacchi al 25 aprile. Ha fatto bene Pisapia a non accettare la cosa. C'è ancora da resistere». Intervista a Mario Bottazzi Pompei, tutto giù per terra Un muro intonacato di età romana ha ceduto negli scavi archeologici di Pompei. Lo conferma la soprintendenza archeologica speciale di Napoli e Pompei. Il muro si trova in unadomusnellaRegioV,zona incui lavisitaèinterdetta alpubblico perchénecessitadi un restauro. Alla base del cedimento, probabilmente, le forti piogge di questi giorni. 29 DOMENICA 22 APRILE 2012

Foto di Bob Edme/Ap-LaPresse C'è stato, qualche giorno fa, un clamoroso editoriale del Financial Times che lo indicava come una speranza per l'Europa. Martedì l'appello di 42 economisti francesi, professori delle maggiori università d'oltralpe e degli istituti più prestigiosi d'Europa e d'America. E poi la presa di posizione collettiva di un buon numero di collaboratori dell'ex presidente Jacques Chirac. Per scendere verso il gossip, persino Claude, la figlia di Nicolas Sarkozy, e il marito hanno detto che voteranno per lui. E, pesantissima per il presidente in carica, è giunta la dichiarazione di neutralità di Laurence Parisot, la presidente del Medef, la confindustria francese, che cinque anni fa era stata tra i suoi grandi elettori. Nelle ultime fasi della campagna elettorale François Hollande pare aver sfondato anche nel campo dei centristi e della destra moderata. Con la benedizione – ed è il dato che dice di più – di una buona porzione del mondo degli specialisti e degli analisti della strategia economica contro la crisi dell'euro. E la cosa non riguarda soltanto la Francia: perfino nella Germania della cancelliera Merkel, sarkozyana di ferro ancorché spergiura sulle promesse di appoggiare concretamente la campagna del suo sodale, il candidato socialista francese viene visto con qualche simpatia da tutti coloro i quali non hanno creduto e non credono nei dogmi di fede del rigore assoluto come unica e miracolosa medicina per uscire dalla crisi. Quelli che, come Peter Bofinger, il più famoso dei «cinque saggi» (i presidenti degli istituti incaricati per legge di consigliare il governo federale in materia economica), ritengono che i tagli imposti alla Grecia, alla Spagna e ad altri paesi siano «Kaputtsparen», risparmi che radono a zero l'economia. Anche in Italia, dove pure il dibattito vola un po' meno alto, a un Giuliano Ferrara che schizza veleni sull'«insider (?) demagogico e populista» si contrappone un Sandro Bondi secondo il quale «Hollande può aiutare a cambiare le politiche dell'Europa». È vero: Hollande può aiutare a cambiare le politiche dell'Europa. È proprio questa, ci pare, la chiave giusta per leggere il successo del suo sforzo per convincere al centro e a destra nonostante abbia presentato un programma che è chiaramente di sinistra. Al di là del giudizio sulla bontà delle ricette con cui si presenta (e anche sulla sua effettiva capacità di cucinarle) il candidato socialista rappresenta comunque una chance agli occhi di tutti coloro i quali, pur da posizioni liberali e magari anche liberiste, ritengono una follia la politica che è stata seguita dall'asse franco-tedesco (meglio: tedesco-francese) e dalle attuali istituzioni europee in materia di disciplina di bilancio, sino all'atto finale di un fiscal compact che si sta già sfasciando da solo. Una vittoria di Hollande muoverebbe il quadro europeo, renderebbe evidente che esiste la possibilità di scelte politiche che, comunque poi le si giudichino nel merito, sfuggono alla logica dei «Kaputtsparen». E darebbe al rapporto speciale tra la Francia e la Germania, ineludibile per le ragioni della Storia e dell'economia, una legittimità politica che con l'asservaggio di Nicolas Sarkozy ad Angela Merkel è andata negli ultimi anni perdendosi con conseguenze molto negative per tutta l'Europa. Attenzione, però: il fascino discreto che François Hollande esercita su ampi settori dell'economia e della politica più moderata non deve far velo al giudizio della sinistra e delle forze progressiste. Il programma con cui il candidato socialista si sottopone, tra oggi e il 6 maggio, al giudizio dei francesi ha una forte connotazione politica, indica soluzioni radicali: le misure per la regolazione del mercato finanziario (tassa sulle transazioni, separazione tra banche commerciali e banche d'investimento); la patrimoniale speciale sui redditi al di sopra del milione; l'intervento pubblico calmieratore sui prezzi dell'energia; il superamento del blocco del turn over nella pubblica amministrazione; i piani di investimento sulle opere pubbliche. Se la maggioranza dei francesi voterà per lui voterà anche per questo programma e va dato atto a Hollande del fatto che, a dispetto di tante chiacchiere che si sono fatte sul suo grigiore e sul suo essere fade (insipido), proponendolo ha avuto un notevole coraggio politico. Non solo ha rotto l'egemonia del pensiero unico economico, ma indica all'Europa che non tutto è sempre uguale chiunque stia al potere. Che, come la destra fa la destra, la sinistra può fare la sinistra. Svolte Strategie Paolo Soldini Gli appoggi inattesi, dal Financial Times agli industriali Il suo programma rimane di sinistra ma è più europeista conlastampavedevaprotagonistail leader del partito di estrema destra Geert Wilders,alleatoinparlamentodellacoalizione di governo. I colloqui per la definizione di un pacchetto di misure di austerity erano stati avviati il 5 marzo scorso e neiprogrammiinegoziatiavrebberodovuto durare non più di tre settimane. Nel 2011 il deficit pubblico olandese ha raggiunto i 28 miliardi di euro, il 4,7% del Pil; è un passo avanti rispetto al 5,1% del 2010marestamoltoaldisopradellanormaeuropeadel3%.Attualmenteilgovernoolandeseèformatodaunacoalizione aduetrailPartitoPopolarediRutteel'Appello Cristiano con l'appoggio esterno dell'estrema destra di Wilders. L'ANALISI SI TIFA PER FRANÇOIS ANCHE FUORI DALLA SINISTRA La corsa all'Eliseo in cifre Ecco alcune cifre sulle elezioni presidenziali francesi di domani: 44,5 milioni le persone iscritte nelle liste elettorali; 26% la percentuale di astensionisti secondo l'ultimo sondaggiodiOpinionWay;10icandidati,dueinmenorispettoallepresidenziali2007;16,85milioni il tettomassimodispesaperlacampagnaelettorale, impostodalla leggeaciascuncandidato. 17 DOMENICA 22 APRILE 2012
Dr. John Locked down Nonesuch Records **** L eggenda vuole cheMalcolm Rebennack,giovane musicista esession man bianco diNew Orleans, si tra-sformò in Dr. John in una lisergica notte del 1968. Figlio dei fiori ed ex chitarrista (dovette darsi al basso e alle tastiere dopo che in una sparatoria fu colpito ad un dito), Dr. John si costruì il suo personaggio attingendo a piene mani in un immaginario tra il sacro e il pagano, un sincretismo alla New Orleans dove ad unire il tutto, in un'acidissima cerimonia voodoo, erano il sacro fuoco del funk e del blues. Sul palco il dottore veniva abbigliato con pelli di animali, copricapo con pietre incastonate, frange, amuleti, ex voto, collane a profusione, teschi e pellicce. Il suo show, carnascialesco in pieno stile mardi gras, era teatrale e assurdo, lui e le lascive ragazze della band apparivano e scomparivano in una nuvola di fumo. Nessuno faceva cose del genere in America a quei tempi. Oggi poco è cambiato, sono solo passati più di quaranta anni, ma la musica, come un ciclo inesorabile, torna a ispirarsi al Dottore matto e a sua volta gli scrolla un po' di polvere di dosso (anche se di fatto Dr. John non ha mai smesso di stampare dischi e da quel 1968 ne ha collezionati circa una trentina). Non è un caso che un ragazzo amante del blues come Dan Auerbach dei Black Keys (che i dischi di Dr. John li ha consumati) abbia bussato timidamente alla sua porta, da vero fan, offrendosi di produrne un nuovo album che lo ributtasse in pista. Una corrispondenza di amorosi sensi in realtà: era stata la figlia di Dr. John un paio di anni prima a consigliare al padre il disco dei Black Keys. Rimasto inascoltato per un po', alla fine il settantunenne decano del blues si è lasciato conquistare («non capivo, potevano essere miei coetanei o ragazzini, quel che sapevo è che suonavano ottimo blues», pare abbia dichiarato), così le due strade si sono incrociate ed è nato Locked down, dove Auerbach, oltre a produrre, suona anche la chitarra. TREDICI BRANI Ciò che ne è uscito ha del miracoloso. Non è revival, è rivoluzione: come la Revolution che lo apre, splendida e sincopata cavalcata di fiati e organi psichedelici, come i suoni che ricordano l'afrobeat nigeriano e il funk etiope di cui Auerbach pare si a diventato grandissimo estimatore. Di nuovo la mente dei Black Keys ha portato una giovane band e la voglia di ricostruire il sound del Dr. John dei primi tempi, di dischi come il folgorante esordio Gris gris e il successivo Babylon. Dopo soli nove giorni di studio (quello di Auerbach a Nashville) c'erano già tredici brani pronti, certamente meno selvaggi e orgiastici di quegli esordi di fine 60, ma uno strepitoso coacervo di psichedelica, funk e blues condotto dall'acida voce di Dr. John e un concerto di farfise e hammond (Auerbach, proprio per rievocare i bei tempi andati, ha bandito i pianoforti). Un Dr. John che suona alla Black Keys? No, forse sono proprio i Black Keys ad essersi abbeverati alla fonte magica del Dottore del voodoo. Christoph Prégardien Wanderer. Songs by Schumann, Killmayer & Mahler Ensemble Kontraste Challenge Classics **** Joachim Kühn Free Ibiza Out Note / Jupiter *** Chewingam Nilo Garrincha Dischi ** Musica SILVIA BOSCHERO Joachim Kühn Risalgono ormai a quarant'anni fa le mirabolanti e roventi improvvisazioni free di quel magnifico pianista che è Joachim Kühn. Già dal titolo «Easy listening»questo cd dice che l'ascia di guerra è sotterrata da molto tempo. Eppure quella forza e quella classe graffiano ancora e seppelliscono letteralmente certe bufale pianistiche nostrane. G.M. Chewingam Tre ragazzi di Senigallia che si divertono a citare gli anni Settanta, ma anche tanto pop sintetico, funk, dance e quant'altro in un frullatore divertente cantato con voce flebile. Lo fanno in modo ironico raccontandoilproprio tempo,citando Pasolinie i Bright Eyes, insomma facendo del patchwork il loro valore aggiunto. SI. BO. Christoph Prégardien Di certo Christoph Prégardienè oggiuno deimassimiinterpretidiLieder.Ungenere che dalle nostre parti non ha mai attecchito più di tanto con risultati alla lunga nefasti per la tradizione vocale del nostro Paese. Qui Pregardien canta superbamente: Mahler, Killmayer e Schumann in una trascrizione per ensemble ahimè poco convincente. G.M. www.unita.it TORNA IL DOTTORE PAZZO Il leggendario Dr. John prodotto dai giovani Black Keys in un cd che non ha il sapore del revival ma quello della rivoluzione GLI ALTRI DISCHI Meno free ma graffiante Dr John live al piano Il senso del patchworkSuperbi Lieder 42 DOMENICA 22 APRILE 2012
«Al rigore non si deroga». Per chi non l'avesse ancora capito, Mario Monti ridefinisce la linea del governo dal Salone del Mobile a Milano: «Il rigore è qualcosa che deve pervadere il modo di essere del Paese», dice il premier rivolgendosi anche a «quei settori che hanno i titoli per chiedere deroghe. Il rigore non è contro la crescita ma la favorirà, anche se non nell'immediato». Del resto, se non ci sono segnali di ripresa immediata restano quelli di speranza. Lo stesso Salone, che «rappresenta l'Italia affacciata sul mondo», ne è una prova. Ci sono ancora molte «difficoltà», la crisi non è finita ma l'Italia «è capace di farcela». Il premier arriva alla Fiera di Rho, Milano, quasi a sorpresa e visita i padiglioni che ospitano le migliori aziende del design internazionale. Poi pranza con la ministra dell'interno Anna Maria Cancellieri e con gli imprenditori del settore. Quindi si ferma con i giornalisti e chiarisce: «Avremmo potuto rinviare al futuro certi problemi. Invece una serie di circostanze europee, nazionali, politiche, hanno fatto sì che l'Italia abbia deciso di fare una verifica di se stessa e, innanzitutto il Parlamento, abbia deciso di rimettere in discussione le cose che non funzionano». LANCIO DI UOVA E TAFFERUGLI Tra queste, evidentemente il mondo del lavoro, oggetto di dibattito e polemiche ormai da mesi. Non ne sono mancate ieri a Torino, dove la ministra Fornero si fermerà fino a domani sera. Insieme a Francesco Profumo, responsabile dell'Istruzione, Fornero è intervenuta al convegno sulla scuola paritaria della diocesi torinese. Una visita preceduta e “salutata” dal lancio di uova e dai tafferugli con la polizia di studenti ed esponenti di Cobas e Usb, intervenuti alla protesta organizzata dalla Cub. La ministra è stata solo sfiorata dai cori («vergogna, vergogna») e dal lancio di oggetti, che hanno investito invece le auto della polizia. I manifestanti sono stati poi dispersi dalla carica degli agenti, ma la contestazione rimane forse la prima di questo tipo all'indirizzo di un ministro del governo tecnico. «Dovremmo lavorare tutti insieme per avere qualche beneficio», ha detto nel suo intervento l'esponente del governo Monti, ma in questo «Paese c'è poco spirito costruttivo». Concetti che la ministra ripeterà domani all'Alenia di Caselle, alle porte di Torino, dove è attesa per spiegare la riforma del lavoro all'assemblea della fabbrica del gruppo Finmeccanica. Lo scenario sarà inusuale: l'assemblea, da quanto si apprende si terrà in uno degli hangar che solitamente ospitano gli aerei del gruppo Finmeccanica. La ministra raccoglie così l'invito del sindacato, nonostante la circostanza abbia suscitato le perplessità di molti anche tra gli stessi sindacalisti. C'è molta attesa per l'incontro, ma per entrare nel vivo del dibattito politico sul lavoro dovremo aspettare martedì, quando Fornero tornerà dal Piemonte per ritrovare nella sede romana di Confindustria i tre segretari Camusso, Bonanni e Angeletti. L'occasione è il convegno dal titolo «La Sicurezza conviene sempre». Un impegno messo in agenda da tempo ma che riunisce i quattro all'indomani della lettera con cui Fornero ha anticipato ai sindacati un tavolo sugli esodati. È il tema caldo del momento, per il quale la settimana scorsa Cgil, Cisl, Uil e Ugl, si sono mobilitate unitariamente. Si tratta di quei lavoratori che sono rimasti senza stipendio e senza pensione dopo aver firmato un accordo economico con le aziende per le quali lavoravano: hanno lasciato il posto in anticipo, sicuri che dopo poco sarebbero andati in pensione. Poi però è intervenuta la riforma Fornero e l'età pensionabile si è allungata, spostando di parecchi anni in là i sogni e la tranquillità economica di questa gente. Il ministero li divide in un due gruppi: i salvaguardati e gli esodati. Per i primi, quelli che matureranno la pensione in 24 mesi, c'è un decreto che dovrebbe metterli al sicuro. Per i secondi, invece, al momento non c'è soluzione. O meglio, la Fornero avrebbe ipotizzato il rientro al lavoro ma le aziende non sembrano disposte a riassumere. Così per esempio alle Poste, che ha già ufficializzato l'indisponibilità a riprendere i propri (parecchi) ex dipendenti. L'ipotesi della riassunzione ieri ha tenuto banco anche fra i politici: «Non so quanto sia possibile il rientro al lavoro, mi sembra singolare» ha commentato Pier Luigi Bersani. Per Giuliano Cazzola, Pdl in commissione Lavoro alla Camera, è «un'idea suggestiva ma non chiara». Cauti i sindacati. Martedì probabilmente sarà già nota la data dell'incontro sugli esodati che Fornero ha anticipato con una lettera a Cgil, Cisl, Uil e Ugl. L'incontro in Confindustria vedrà riuniti a margine i confederali per fare il punto sulle rivendicazioni da sostenere con una mobilitazione unitaria. Fisco e crescita, sono già temi unitari. La Cgil proverà ad allargarli invitando Cisl e Uil allo sciopero generale sul lavoro. Un'ipotesi che ieri Bonanni rifiutava. P er comprendere le di-mensioni della crisi, inun sabato di aprile cheper il mondo del lavoronon è certo festivo, basta la lettura delle agenzie di stampa: la Cgil denuncia il boom della cassa integrazione, Coldiretti parla di 28.000 aziende agricole già chiuse nel 2012, Federalberghi lancia l'alGIUSEPPE VESPO MARCO VENTIMIGLIA «L'economia è bloccata L'Italia ha bisogno di un patto tra governo e parti sociali» Primo Piano «Il rigore pervada il modo di essere del Paese», dice il premier a Milano. Fiducia sulla ripresa. Fornero contestata a Torino. Domani la ministra in assemblea con gli operai Alenia. Martedì incontro con i sindacati. MILANO Monti: «Al rigore non si deroga» MILANO Intervista a Raffaele Bonanni Il leader Cisl: «Si vendano i beni demaniali, non il destino delle persone. Ridurre le tasse per alimentare i consumi» p Il premier: l'austerità favorirà la crescita. Restano difficoltà da superare ma l'Italia può farcela L'Italia e la crisi 2 DOMENICA 22 APRILE 2012
«Beffato partigiano al liceo Avogadro», hanno rivendicato sul loro gruppo facebook, subito dopo il blitz. Una irruzione durante una assemblea organizzata dal collettivo studentesco del liceo Avogadro di Roma per ricordare il 25 aprile. Per l'occasione, gli studenti del collettivo avevano invitato nella loro scuola il presidente del vicino circolo Anpi, Mario Bottazzi, ex partigiano, che combattè nelle montagne attorno a Piacenza. LA PROVOCAZIONE Iniziativa che a quelli di Lotta studentesca, organizzazione giovanile di Forza Nuova, non è piaciuta per niente. Si sono presentati in tre o quattro, con uno striscione: «Papà castoro raccontaci una storia», lo hanno srotolato, durante l'assemblea, a irridere il testimone della Resistenza, che aveva appena finito di parlare. Favole, secondo loro. «Parlaci piuttosto dei preti cattolici ammazzati dopo la Liberazione», ha chiesto uno di loro. «È chiaro che era una provocazione, meditata e preparata, nel modo più meschino», ricostruisce la scena Mario Bottazzi: «Lo sapevamo, per quello avevamo allertato la polizia». Che, presente fuori dalla scuola, è stata chiamata a intervenire dalla stessa preside «per riportare la calma». Da giorni, i militanti di Lotta studentesca avevano fatto partire il tam tam. «Contro il monopolio ideologico delle assemblee scolastiche, contro gli assassini trattati come eroi, boicotta l'assemblea d'istituto», recita un post pubblicato su facebook dal gruppo «Lotta studentesca Avogadro» tre giorni prima dell'assemblea, ovvero mercoledì scorso. Con tanto di volantino del collettivo riprodotto (simbolo compreso: un martello che distrugge la svastica) a indicare bene quale era l'iniziativa da boicottare. «Non lasciare la memoria nelle loro mani», recita un altro manifesto postato sempre dai militanti di Lotta studentesca lo stesso giorno. E a seguire il botta e risposta con una studentessa del collettivo, che aveva organizzato l'incontro con il presidente del circolo Anpi. «Invece di organizzare monologhi non sarebbe stato meglio un dibattito, invitando oltre a un partigiano un reduce della Rsi o i familiari delle vittime di via Rasella?», la attaccano quelli di Lotta studentesca. Un fuoco di fila che aveva spinto l'Anpi ad allertare il commissariato di zona. «Non è certo il primo episodio firmato da Lotta studentesca in quella scuola», spiega Elena Improta, vicepresidente dell'Anpi di Roma e consigliera Pd del II municipio. Lo scorso 27 gennaio, giorno della memoria ricorda -, sempre all'Avogadro fu cancellata una iniziativa sulla Shoah, perché avevano allagato la scuola. «Anche allora segnalammo l'episodio al commissariato: queste non sono bravate, se le chiamiamo così alimentiamo il ghetto e releghiamo chi le fa nel ruolo di fascistelli». Quanto all'antifascismo: «Non è certo andare contro i fascisti nelle piazze ma combattere il fascismo culturalmente», ci tiene a dire. A difesa della memoria, intanto, si leva il presidente della Provincia di Roma Zingaretti: «Se in Italia oggi c'è democrazia lo si deve anche al coraggio di partigiani come Bottazzi». «Un italiano che quando aveva la stessa età di quei ragazzi che lo hanno offeso è andato sulle montagne», lo ringrazia il segretario del Pd Lazio Enrico Gasbarra. E lo stesso Alemanno condanna: «Un atto inaccettabile sotto ogni punto di vista». Foto Omniroma www.unita.it Le scritte fasciste apparse ieri mattina al liceo Tasso di Roma Sberleffi e striscioni Partigiano contestato in un liceo romano Al liceo romano Avogadro un gruppo di studenti legati a Forza Nuova, organizzazione di estrema destra, contesta pesantemente il partigiano Mario Bottazzi. Solidarietà del mondo politico. MA.GE. pAssemblea per la Liberazione boicottata dai mlitanti di Lotta Studentesca legati a Forza Nuova p L'insulto: «Raccontaci la favoletta». L'Anpi aveva allertato la polizia. Le minacce su Facebook Italia28 DOMENICA22 APRILE2012
L'EDITORIALE Celestini: il futuro ficcato in un pallone A CHE SERVE UN PARTITO IL COMMENTO È scritto nella Costituzione:«Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». Non possiamo farci derubare di questa conquista. Non possiamo darla vinta a chi scommette sulla sfiducia, il discredito, il ripiegamento individualista. p SEGUE A PAGINA 24 I l momento delle imprese tarda apartire. La tensione rimane altissima per la mancanza di interventi tangibili a favore della crescita in una fase di sofferenza grave dalle difficoltà di accesso al credito. Questo problema attanaglia le imprese sia al Nord che al Sud, anche se nel Mezzogiorno è presente un gap infrastrutturale rilevante. p SEGUE A PAGINA 13 Partigiano contestato in un liceo di Roma Il codice di Gramsci nel libro di Vacca Macaluso: senza idee vince l'antipolitica Sorpresa fiscale: spunta il regalo ai grandi evasori Europa, occhi puntati sulla sfida di Parigi È Hollande il favorito Oggi primo turno. Intervista a John Podesta: serve la spinta dei progressistip SEBASTIANI SOLDINI PAG. 16-19 UN'ALLEANZA PER CRESCERE IL RACCONTO p NALDI PAGINE 38-39 LA BIOGRAFIA Claudio Sardo “ Per amare la cultura occorre una forte vitalità. Perché la cultura è un possesso. E niente necessita di una più accanita e matta energia che il desiderio di possesso. Pasolini Alfano imita Grillo: il nuovo partito senza fondi pubblici Bossi cede a Maroni p PAG. 2-11 IL CASO PROVENZANO p VAZZANA PAGINE 4-5 Antonello Montante CAAFCGIL. IN DUE PAROLE, TUTTELE SOLUZIONI. p PAGINE 22-23 p GERINA PAGINE 28-29 25 APRILE Monti: rigore per la crescita Fornero contestata a Torino. Bonanni: scelte per il lavoro p PAGINA 15 IL COMMENTO Nel 2003 un «inviato» iniziò a negoziare con l'Antimafia per la consegna del boss Il pm Macrì: voleva 2 milioni di euro Poi nel 2006 la cattura del «capo dei capi» ÈSEMPLICE ÈCAAFCGIL ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ?? ????????????????? 1,20 Domenica 22 Aprile 2012 Anno 89 n. 111 www.unita.it Fondata da Antonio Gramsci nel 1924
manifesto pubblicato un mese fa sul Foglio di Giuliano Ferrara all'intervento uscito ieri sul sito di Italia Futura. «Bersani ha scelto la linea Hollande e un ritorno alla socialdemocrazia tradizionale attaccano i futuribili - una scelta che vuole schierare l'Italia in difesa. Un percorso probabilmente impraticabile per un Paese indebitato come il nostro, ma pur sempre una scelta, di cui non va sottovalutato il potenziale appeal elettorale». Mentre «a destra di Bersani - prosegue con preoccupazione il comunicato molto si agita ma nulla si costruisce, al di là di una “pretattica” fatta di roboanti dichiarazioni di principio e cambiamenti di etichetta». Un processo che rischia di «accelerare la dissoluzione dei partiti che dovrebbero dare rappresentanza all'Italia moderata e liberale». Secondo il Giornale di Alessandro Sallusti, dopo l'incontro di inizio aprile tra Berlusconi e Montezemolo, l'ipotesi più credibile che «resta in campo» è quella di una «lista del presidente Ferrari schierata con il centrodestra». Mentre su Libero Maurizio Belpietro assicura che «l'ex presidente della Fiat ha il curriculum giusto per poter essere presentato come la persona adatta a risollevare un Paese e farlo sognare». Perché quello che serve, spiega Belpietro, è «un uomo che conosca il mondo della politica ma che non ne abbia mai fatto parte, così da poter essere presentato come nuovo». Il punto di partenza di tutti questi ragionamenti è infatti sempre lo stesso: Berlusconi vuole sfruttare a suo vantaggio, ancora una volta, l'ondata di discredito della politica e dei partiti di cui pure è il principale responsabile. Lo confermano le parole pronunciate ieri da Alfano: la nuova iniziativa politica rinuncerà a qualsiasi finanziamento pubblico e vivrà solo con il contributo dei volontari che «vorranno finanziare le nostre idee». Di sicuro risparmieranno parecchio sulle spese di comunicazione. Se al padrone di Mediaset si affiancasse davvero anche Montezemolo, avremmo infatti un conflitto di interessi al cubo, e alle reti televisive, a quotidiani e settimanali del Biscione, bisognerebbe aggiungere il peso del Montezemolo editore, a cominciare dal Corriere della Sera, per tacere dei molto corposi interessi (di entrambi) estranei alla comunicazione, che non toccano solo treni, auto e poltrone di lusso, ma anche banche e finanza. Nel passaggio dal vecchio partito padronale al partito dei padroni, di sicuro i volontari disposti a finanziare le loro idee su meno tasse e meno spesa sociale non mancherebbero. Il modello sembra proprio quello anticipato ieri da Libero: «Il Cav vuol trasformare il partito in una fondazione: senza soldi dello Stato, gestita da manager e con soci al posto degli iscritti». Una via di mezzo tra partito-azienda e azienda-partito. È l'ultima piroetta nell'eterno balletto della politica berlusconiana. Supremo virtuosismo che gli permette ancora una volta di librarsi leggero sopra i vecchi partiti, la corruzione e gli scandali di questi giorni, mesi, anni. Ma questo non è più burlesque. È l'eterno gattopardismo delle classi dirigenti italiane, impegnate a spacciare il clamoroso fallimento di Berlusconi per il fallimento della politica, nel tentativo di replicare, assieme a lui, lo stesso gioco di prestigio riuscito al Cavaliere con la discesa in campo del 1994. Naturalmente in nome del cambiamento, della società civile e del nuovo che avanza, contro la vecchia politica e lo Stato sprecone. Come vent'anni fa, come sempre. Il partito burlesque La cosa di Alfano annulla il partito Foto di Alessandro Di Meo/Ansa Il tutto somiglia molto a una riedizione di Forza Italia. E Berlusconi vorrebbe liberarsi degli ex An Berlusconi si prepara a sfilarsi anche il Pdl (e l'incolpevole Alfano) Angelino Alfano e Silvio Berlusconi alla presentazione del libro del segretario Pdl «La mafia uccide d'estate», nel novembre scorso. «La strabiliante novità annunciata da Alfano e l'azzeramento delle cariche dell'Udc disposto da Casini non rappresentano un modo né serio né utile di rifondare l'area moderata e liberale della politica italiana, che non puòrealizzarsisoloattraversolacooptazionediqualchetecnicooilcambiamento di un nome». È quanto si legge in un editoriale a firma «Italia Futura», pubblicato sul sito della fondazione presieduta da LucaCorderodiMontezemolo.Lafondazione sottolinea che «il marketing può funzionare, ma non può vendere un prodotto che non c'è. Equel che gli italianinonperdonanoaipartitièesattamente questo: la loro inconcludenza,persino inunacondizione didrammaticadifficoltàcomequelladi questi mesi». Insomma, ci vuole una novità: quella, guarda caso, di Montezemolo. Italia Futura a Udc e Pdl: la vera novità non siete voi IL CASO Monti e i «marziani in Europa» «Se io sono apparso un marziano nel panorama politico italiano, altrettanto uomini politici italocentrici corrono il rischio di apparire marziani quando vanno in Europa»: così Mario Monti, ha risposto ai ragazzi del liceo Newton di Roma perla serie di RaiTre «Istituzioni». La mamma gli diceva «alla larga dalla politica», così ha fatto, fino alla «chiamata» di Napolitano. 7 DOMENICA 22 APRILE 2012
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22/04/12

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