MASSIMO DE MARZI Foto di Alessandro Di Marco/Ansa F uga per lo scudetto. LaJuve travolge la Romanel posticipo e a cinquegiornate dalla fine volaa +3 sul Milan, allun-gando in modo forse decisivo verso il primo titolo del dopo calciopoli. La squadra di Conte, gasata dal solito esaurito dello Juventus Stadium e dalle notizie arrivate nel pomeriggio da San Siro, è andata di corsa: ai bianconeri, anzi ad Arturo Vidal, sono bastati otto minuti per firmare l'uno-due che ha messo in discesa la partita, al resto hanno pensato i ricami dell'ispiratissimo ex Vucinic, che ha lanciato Marchisio verso la terza rete, negata da Stekelenburg con un'uscita a gamba alta che ha procurato rigore e l'inevitabile rosso per il portiere: Pirlo ha trasformato in due tempi e dopo meno di mezz'ora, con tre gol e un uomo in più, per la Signora in (maglia) rosa il resto è stata accademia, con il 4-0 firmato da Marchisio nella ripresa. La Juventus che tra febbraio e inizio marzo non vinceva mai, dal roboante 5-0 di Firenze non ha più smesso di pigiare sull'acceleratore, prima ha tenuto il passo del Milan, poi ha saputo approfittare del rallentamento degli avversari, ha operato prima il sorpasso e poi l'allungo. Sei vittorie di fila, con una sola rete al passivo, una straripante condizione atletica, il miglior centrocampo d'Italia con il trio Marchisio-Pirlo-Vidal, una squadra capace finalmente di concretizzare la gran mole di gioco prodotta, dopo aver fatto fatica a segnare per gran parte della stagione. Nel momento clou gli uomini di Conte hanno tirato fuori il meglio e adesso è iniziato il count down verso il ventottesimo scudetto (anche se per i tifosi e per molti dirigenti sarebbe il trentesimo). La Juve che non perde una partita dal maggio 2010 dovrebbe fermarsi due volte per consentire al Milan il controsorpasso, ma in questo momento c'è una distanza abissale sul piano del gioco, dell'intensità, della fame (per usare le parole di Conte) tra le due formazioni. A maggio, nel giro di una settimana, la Signora può vincere lo scudetto e poi fare il bis con la finale di Coppa Italia (contro il Napoli): l'ultima volta che accadde fu nel 1995, il primo anno del primo ciclo vincente di Lippi. IL BARCELLONA B Di quella formazione Antonio Conte era uno dei leader, poi il capitano (prima di cedere la fascia a Del Piero), oggi è il giovane tecnico della prima Juventus vincente e convincente dopo lo tsunami calciopoli, che ieri sera ha matematicamente conquistato la qualificazione in Champions. Andrà a parlare più sereno dagli 007 federali, dopo che il suo nome è comparso nell'inchiesta scommesse, intanto ha avuto il merito di rigenerare una squadra che era giunta settima nelle ultime due annate e che ora, azzeccando un paio di grandi acquisti, può diventare competitiva anche in Europa. Ancora lunga, invece, è la strada che attende la Roma verso il ritorno ad alti livelli: al di là degli errori dei singoli (imbarazzante Kjaer), in trasferta Luis Enrique gioca con una difesa troppo alta e allegra per cullare sogni di gloria. In questa stagione spesso i giallorossi hanno buscato pesantemente lontano dall'Olimpico e forse non ha torto l'ex presidentessa Rosella Sensi quando sostiene che Montella avrebbe meritato la conferma un anno fa. Giovane per giovane, la Roma probabilmente il tecnico bravo lo aveva già in casa, senza andar a pescare dal Barcellona B. ne. Da tifoso della Roma ogni volta che Cosmi incontra la Lazio è un derby, e ancor più giallorosso da quando, nel dicembre scorso, ha preso in mano le sorti del Lecce. Per pura casualità il suo esordio alla guida dei salentini fu proprio in Lecce-Lazio 2-3. Il cerchio si è chiuso ieri, con un punto che se associato al poker servito dal Siena al Genoa, porta i salentini a -1 dal Grifone e dalla zona salvezza: impensabile solo un mese fa. Senza calcoli, i Don Chisciotte pugliesi lottano ogni domenica per conservare una categoria che poi il calcioscommesse potrebbe depennare. Ieri meno brillanti del solito, sotto al 82' per un colpo di testa di Matuzalem, riacciuffano un pari vitale in chiave salvezza grazie all'innesto di Bojinov al 1' di recupero. Dopo una gara a tratti soporifera, il cambio decisivo in negativo per la Lazio falcidiata dagli infortuni, risulta essere l'ingresso di Dias per Matuzalem subito dopo il vantaggio. A quel punto la Lazio aveva in mano pallino del match e tre punti d'oro, e solo a quel punto Cosmi ha chiamato Bojinov per farlo entrare. Risulterà decisivo: «Il suo gol ha fatto giustizia, quando segna uno che parte dalla panchina è sempre una cosa d'inestimabile valore». A fine match Edy Reja è invece una furia con i suoi, portando il dito alla testa come dire: «Bisogna starci con questa...», poi in conferenza tuona: «Mi sono arrabbiato: un po' di mestiere lo dobbiamo avere. Una volta raggiunto il vantaggio bastava mantenere la gestione. È stato un peccato perché avremmo meritato di più, e dovevamo portarla a casa». Invece è arrivato il gol dei pugliesi, e se Reja lamenta i crampi di Matuzalem, il migliore a gestire palla, perché non ha dato una chance al giovane Zampa (unico centrocampista di ruolo che gli era rimasto), anziché puntare sul qui e avanzare Scaloni? È facile lanciare i giovani in partite inutili, meno quando in palio c'è roba pesante. Da registrare infine, un brutto episodio nel primo tempo con cori antisemiti cantati dalla Curva Nord. SIMONE DI STEFANO Arturo Vidal festeggiato dai compagni. Per lui ieri una doppietta Brutto episodio POKER JUVENTUS SCUDETTO PIÙ VICINO Quattro gol alla Roma Salgono a tre i punti di vantaggiosulMilan.DoppiettadiVidal,PirloeMarchisio. I giallorossi di Luis Enrique mai in partita Dalla Nord arrivano cori antisemiti contro la tifoseria ospite Cesena e Palermo finisce pari La prestazione c'è stata, ma ancora una volta a mancare è stato il risultato. «La vittoria? Ci speravo, sia nel primo tempo che nella ripresa», ammette l'allenatore del Cesena Mario Beretta, che anche contro il Palermo deve accontentarsi di un pareggio, il quinto consecutivo, del suo Cesena. È finita 2 a 2. 39 LUNEDÌ 23 APRILE 2012

riaggiustamento della propria socialità percepita come imperfetta. Lo scontro e la conflittualità individuale rappresentano, invece, l'estremo tentativo di riappropriarsi della propria vita, coscienti della propria diversità, e rendere socialmente visibile la trasformazione. Ogni trasgressione è percepita come una sfida da affrontare, dove l'esito si deposita in un bagaglio di esperienze intorno alle quali l'identità del giovane tende a disporsi. Il quadro che sembra emergere indica proprio il dischiudersi di due dimensioni: l'una legata al naturale processo evolutivo dall'adolescenza alla maturità, l'altra correlata strettamente al contesto nel quale i giovani sono immersi. Un ambiente sociale surreale, in cui il pensiero e l'azione sembrano elementi sconnessi e scoordinati, anziché la naturale conseguenza l'uno dell'altro. Una dicotomia in cui trovano spazio anche quei comportamenti a rischio che sembrano caratterizzare così fortemente le nuove generazioni. È come se alla base vi fosse un processo che inizia con l'esplorazione della propria identità, ma che si conclude nel momento stesso in cui una delle possibili forme è intravista dall'esterno. E in quel riconoscimento vi è la selezione di un'identità possibile ma provvisoria che esprime tutta questa socialità imperfetta. Non è più l'individuo lacaniano che si riconosce nello specchio ma è l'individuo che si riconosce solo nello specchio riflesso degli occhi degli altri, dove la positività su ciò che si è, viene vissuta solo in stretta dipendenza con il grado di accettazione da parte degli altri. Per dirla con Galimberti, i giovani, anche se non sempre ne sono coscienti, stanno male. E non per le solite crisi esistenziali che segnano la loro età, ma perché un ospite inquietante penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti. Un sentimento che sembra gettare i giovani in un'impotenza assoluta di fronte al futuro e alla vita che avanza. Solo il presente ha senso. Un presente da vivere con la massima intensità perché permette di seppellire l'angoscia che fa la sua comparsa ogni volta che si perde di vista il senso della vita. Un'angoscia che si traduce nell'incapacità di elaborare un pensiero che consenta di uscire dal suo effetto collaterale più evidente: vivere la vita in uno stato di costante incertezza e precarietà. Quello dei giovani è un grido forte e sottovalutarlo sarebbe il più tragico degli errori perché il grande rischio della nostra epoca è che le nuove generazioni si ritirino dal futuro, rifugiandosi in una curva del tempo priva di valori assoluti, che può solo proporre da quale luogo partire, ma nessun luogo dove andare. Foto di Franco Silvi/Ansa Il campanello d'allarme Rischiano di prevalere malessere e mancanza di prospettive La ricerca, realizzata per l'Unità, è stata condotta dal 2 al 18 aprile 2012 attraverso 1.000 interviste telefoniche (C.A.T.I.) a giovani di età compresa fra i 18 e i 25 anni, sull'intero territorio nazionale. Tipo di campione: rappresentativo per quote dell'universo di riferimento. Estrazione casuale dei numeri dagli elenchi telefonici. 800mila casalinghe under 35 Under 35 e casalinghe. I dati Istat sugli inattivi nel 2011 rilevano come il fenomeno interessinelPaese796 milapersonetrai 15e i34 anni,soprattutto,come ènoto,donne (780 mila). Insomma,tralegiovani,moltissimerestanoacasa.Lariduzionedelnumerodigiovani casalinghe c'è, ma ha ritmi lenti: in 7 anni tra gli under 35 si sono perse solo 47 mila unità. 19 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
ambientalista indiana -, documenta la guerra in atto contro la Terra e i suoi abitanti, ma anche la lotta in sua difesa, per il diritto dei popoli a godere del suolo e dell'acqua, delle foreste, delle sementi e della biodiversità. Spiega come le nostre residue speranze di sopravvivenza dipendano dal passaggio a un paradigma basato su un'economia, una politica e una cultura della Terra. Fare pace con la Terra è un imperativo per la sopravvivenza e per la libertà». Tra i fisici più rinomati dell'India, attivista politica e ambientalista, Vandana Shiva è una delle intellettuali più in vista nel mondo. Nel corso degli anni si è battuta per cambiare pratiche e paradigmi nell'agricoltura e nell'alimentazione; si è occupata anche di diritti sulla proprietà intellettuale, di biodiversità, biotecnologie, bioetica, ingegneria genetica. Signora Shiva, vorrei partire da un argomento solo apparentemente scollegato dal suo nuovo libro, cioè l'attualità politica indiana, portata sulle prime pagine dei giornali italiani prima dall'arresto dei due marò accusati di omicidio e poi dal rapimento dei nostri due connazionali, uno dei quali è ancora nelle mani dei terroristi maoisti. Oggi in India quanto sono influenti i fondamentalismi politici e religiosi? «Il fondamentalismo religioso è cresciuto dopo la globalizzazione e le politiche neo-liberali che sono state imposte in India attraverso l'adeguamento strutturale voluto dalla Banca Mondiale nel 1991 e l'ampliamento del libero scambio decretato dall'Organizzazione Mondiale del Commercio nel 1995. Come ho scritto nei miei precedenti libri, i fondamentalismi religiosi sono lo strascico della globalizzazione economica e monetaria». Quanto ai due marò arrestati in India, il governo italiano sta provando a riportarli a casa, ma il governo indiano si oppone recisamente. Come spiega questa rigidità? Qual è la posta in gioco? «Non me la sento di censurare su questo punto il governo indiano, ma vorrei spostare l'attenzione dal fatto specifico al contesto nel quale esso ha avuto luogo. Il governo indiano agisce secondo la legge vigente nel Paese, perché, non dimentichiamolo, due pescatori sono stati uccisi. Questa tragedia è un altro esempio delle conseguenze delle guerre scatenate contro la Terra da un appetito senza limiti di petrolio e risorse. I soldati italiani erano su una petroliera che navigava dall'Indonesia all'Egitto. Una transizione dal petrolio alle energie rinnovabili creerebbe pace con la Terra e pace tra i popoli». Per quanto riguarda il nostro connazionale ancora nelle mani degli estremisti maoisti, che cosa ci può dire riguardo a questi tipi di gruppi? Qual è il loro orientamento politico e quanto sono radicati nella società indiana? «I due italiani, uno dei quali fortunatamente rilasciato, sono stati rapiti in Orissa, dove le guerre per le risorse sono state scatenate a causa dell'illimitato appetito di materie prime per alimentare il mercato globale. Le tribù, i cui boschi e terreni vengono distrutti, stanno combattendo contro questo ingiusto furto delle loro risorse alle quali hanno diritto secondo la Costituzione indiana e anche secondo la legge denominata “Tribal Self-Rule” approvata nel 1996. La sovversione della Costituzione e dei diritti democratici delle tribù da parte di uno Stato corporativo militarizzato ha portato alla nascita del movimento dei Naxaliti in Orissa e in altre regioni, dove lo sfruttamento sta minacciando la vita e la libertà delle persone. Il rapimento degli italiani dimostra che il vortice di violenza scatenata da un'economia globale anch'essa violenta ci coinvolge tutti». Tornando al suo libro, lei cita una frase di Gandhi: «La Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l'avidità di alcune persone». Qual è oggi l'attualità della figura di Gandhi? «Gandhi è forse ancora più rilevante oggi che ai suoi tempi. Il suo concetto di auto-organizzazione è un punto cruciale per recuperare e ricostruire la democrazia, che certamente non è la democrazia delle multinazionali. Gandhi parlava di auto-realizzazione, auto-creazione, auto-produzione, in una parola di auto-determinazione. Sono idee di vitale importanza in tempi di distruzione dei posti di lavoro e dei mezzi di sostentamento. Gandhi parlava poi della “forza della verità”, un'idea fondamentale per i nostri tempi in cui la propaganda ha rimpiazzato la realtà e la dittatura economica delle imprese ha chiuso tutte le libertà dei cittadini. La sua affermazione per cui “la Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l'avidità di alcune persone” è un'apertura a un immaginario che unisce sostenibilità e giustizia sociale». Lei insiste sulla necessità di un mutamento di mentalità nei nostri comportamenti quotidiani. Che cosa dovremmo fare? «La crisi economica mondiale, che non si risolverà tanto facilmente perché è strutturale, è la prova che il sistema è malato. Dobbiamo invece tornare a produrre e a consumare in armonia con i ritmi della natura. E dobbiamo spingere i nostri governanti ad attuare politiche che vadano in questa direzione. Ma è necessario che anche ciascuno di noi, ogni giorno, inizi dove può ad assumere scelte ecologiche ed etiche. Solo così avremo una speranza di futuro. In pieno caos, con coraggio e amore, la gente comune, dal basso, sta costruendo una nuova visione del pianeta». Il libro La gente comune sta costruendo una nuova visione del Pianeta Fare pace con la terra Vandana Shiva Trad. di Gianni Pannofino e Gioia Guerzoni pagine 288 euro 18,00 Feltrinelli GABRIELLA GALLOZZI Mentre le logiche economiche fanno la guerra a Madre Terra, nel mondo si sta formando la consapevolezza che pone al centro i suoi diritti. Cita Gandhi S ettimana cruciale per i de-stini sempre più incerti delRomaFilmFest. Gli spon-sor di Marco Mueller, Polverini ed Alemanno, «garantiscono» che tutto sia sotto controllo. Fatto sta che il cda di oggi, nel corso del quale Mueller avrebbe dovuto firmare il contratto per direttore artistico, è saltato. Tutto al momento è in stallo. Niente programma, niente giuria, niente sponsor. Le questioni sul tavolo, infatti, continuano a rimanere le stesse. QUESTIONI DI SOLDI Prima di tutto la richiesta di Mueller di un contratto che lo metta al riparo per quattro anni, per garantirsi la poltrona in caso di cambio dei vertici amministrativi. Uno staff di una ventina di «suoi» fedelissimi. Oltre al super compenso di 180 mila euro l'anno - circa 80 mila in più rispetto a quelli della Detassis - che «giustificherebbe» assumendo anche l'incarico di responsabile del mercato. Di 150 mila euro l'anno, più benefit è poi la richiesta di Lamberto Mancini, ai vertici di Cinecittà Studios, che Abete fortissimamente vuole come nuovo direttore generale, in sostituzione dell'uscente Francesca Via. Ma in ballo c'è anche la questione della date. A questo punto, infatti, lo slittamento a ridosso del festival di Torino (dal 23 novembre a 1 dicembre) sembra inevitabile. Il RomaFilmFest previsto in principio dal 18 al 26 ottobre, come potrebbe partire in queste condizioni? Lo slittamento a novembre (dal 10 al 18) sembra l'unica possibilità. Salvo incappare nel problema della sede. L'Auditorium parco della musica nelle date di novembre è già occupato dall'attività concertistica. Mentre l'Auditorium della Conciliazione, dove si vorrebbe far traslocare il festival, ha una sola sala per le proiezioni. Nel frattempo c'è chi abbandona la nave, almeno temporaneamente: Mario Sesti, direttore della sezione Extra, andrà a dirigere la prossima edizioni del festival di Taormina. Come dargli torto? RomaFilmFest tutto bloccato edizione 2012 a rischio ggallozzi@unita.it C'è abbastanza per tutti ma non per l'avidità di alcune persone Robin Gibb esce dal coma Robin Gibb, fondatore dei Bee Gees si è svegliato dal coma grazie alla canzoni cantate dal fratello Barry. A riferirlo è la moglie Dwina del musicista 62enne. Robin aveva perso conoscenzaunasettimanafainseguitoaunapolmonite.«Muovelatestaeannuisce.Quando facciamo domande ci risponde. Non posso crederci», ha detto la moglie. 31 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
LAVORIAMO PER UNA RETE PIÙ LEGGERA PER L'AMBIENTE LAVORARE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE VUOL DIRE ANCHE TRASMETTERE ENERGIA RESPONSABILMENTE. QUESTO È L'IMPEGNO DI TERNA. IN TE R N O O TT O RO M A Terna S.p.A. • Viale Egidio Galbani, 70 • 00156 Roma • info@terna.it • www.terna.it Proprietario della rete di trasmissione di energia elettrica ad alta tensione in Italia, Terna ha un ruolo unico e insostituibile per la sicurezza e la continuità del sistema elettrico italiano che svolge con un approccio sostenibile all'ambiente e al territorio. Il rispetto di Terna per l'ambiente ha portato alla firma di accordi di partnership strategica con WWF Italia per la definizione di linee guida per un maggiore livello di integrazione dei criteri ambientali nella pianificazione della rete e per la realizzazione di interventi di ripristino, mitigazione e compensazione ambientale nelle Oasi WWF toscane di Stagni di Focognano e Padule-Orti Bottagone e in quella siciliana di Torre Salsa. Con LIPU-Lega Italiana per la Protezione degli Uccelli, Terna ha invece realizzato un'innovativa ricerca scientifica sull'interazione tra linee elettriche ed avifauna. Con l'associazione Ornis italica installa cassette nido sui tralicci per favorire la riproduzione di alcune specie protette di uccelli e per consentire l'acquisizione di dati scientif ici sul comportamento animale. Terna è inclusa nei principali indici borsistici internazionali di sostenibilità tra i quali il Dow Jones Sustainability Index World e Europe.
I «ragazzi degli anni '90» stan-no diventando maggioren-ni. E a Bristol, in Gran Breta-gna, lo scorso 18 aprile han-no tirato le somme della vitadi questi giovani che stanno attraversando il traguardo delle 21 primavere. Nella città inglese i «ragazzi degli anni '90» sono i figli di 14.541 donne che, incinte nel corso del 1990, hanno accettato la proposta del professor Jean Golding dell'University of Bristol di sottoporre a uno screening continuo se stesse, i loro partner e i loro figli. Si tratta del 70% dei giovani di quell'età e delle relative famiglie dell'intero distretto di Bristol. Un campione di popolazione senza precedenti. È stato così raccolto un materiale enorme e diversificato - tra cui 9.000 placente, 4.000 denti di neonati, 15.000 campioni di unghie e 20.000 ciocche di capelli - che ha consentito di allestire una serie di banche organiche, genetiche, di dati sociosanitari. In questo modo l'Avon Longitudinal Study of Parents and Children (Alspac) si è affermato come il più grande studio di massa sugli effetti sanitari di quel complesso crogiolo in cui genetica, ambiente naturale e ambiente culturale si fondono per creare lo spazio in cui si svolge la vita di ciascuno di noi. La ricerca è partita senza un obiettivo specifico. Se non quello di cercare di sapere tutto di tutti. E i risultati scientifici della enorme massa di dati non si sono fatti attendere. A tutt'oggi sono stati pubblicati oltre 700 articoli scientifici, in svariati ambiti disciplinari. Lo studio della coorte di Bristol, per esempio, ha dimostrato che nei primi 18 anni di vita tra il 5 e il 10% dei ragazzi ha accusato forme di psicosi: una percentuale molto più alta di quanto prima ritenuto. E ha mostrato come almeno il 19% dei ragazzi di età compresa tra i 16 e i 17 anni assume atteggiamenti auto aggressivi, ferendosi o comunque danneggiandosi. PIÙ PESO MENO CULTURA Molto studiata è stata anche l'obesità, con i suoi effetti. Combinando dati genetici e sociali, gli studiosi di Bristol hanno potuto verificare che non è affatto vero che i ragazzi obesi hanno maggiori deficit cognitivi e vanno peggio a scuola. In realtà l'obesità è solo in parte effetto di cause genetiche. Per lo più è effetto di cause sociali e culturali: è più diffusa tra i ceti poveri e meno acculturati. E che la correlazione tra obesità e voti cattivi a scuola è solo apparente. In realtà il gap cognitivo misura le differenze sociali nascoste nelle differenze di peso. Che i fattori ambientali contino, molto spesso, più dei fattori biologici nel determinare il nostro benessere psicofisico è stato dimostrato dallo studio della depressione dei padri durante il periodo di gestazione e subito dopo la nascita dei figli. Chi ha avuto padri depressi in questi periodi, infatti, ha maggiori probabilità di incontrare il disagio psichico nel corso dell'età evolutive. Lo studio di Bristol ha ottenuto altri e significativi risultati relativi al periodo della gravidanza: ha mostrato, per esempio, che i figli di donne che hanno mangiato pesce nel corso della gestazione mostrano maggiori capacità cognitive anche ad anni di distanza. Che facendo dormire i bambini a pancia in su è un modo per prevenire della «sindrome della morte improvvisa del lattante», senza precludere in alcun modo le capacità cognitive dei bambini. Che l'uso di lozioni contenenti olio di arachidi per lavare i neonati, fa aumentare l'incidenza delle allergie verso noci e noccioline. Ma anche che la tendenza alle allergie tende ad aumentare tra i giovani che, da bambini, sono vissuti in case troppo igienizzate. Tutti questi risultati sono solo una parte di quelli che è possibile ottenere dallo studio relativo «ai ragazzi degli anni ‘90» di Bristol. La maggior parte dei dati attende ancora di essere analizzata. Intanto si attendono gli esiti di un'altra indagine longitudinale, avviata in Norvegia su una coorte di 100.000 ragazzi e delle loro rispettive famiglie. PIETRO GRECO QUEI RAGAZZI VENUTI DA BRISTOL Stili alimentari La ricerca di Bristol si occupa anche di obesità SOCIETÀ Una mappa socio-sanitaria La ricerca svolta nella città inglese su un campione di oltre 14mila nascituri, oggi 21enni, rivela preziosi risultati www.unita.it È partito ieri da Roma «Walk of Life», il nuovo evento organizzato da Telethon per raccogliere fondi a favore della ricerca sulle malattie genetiche. Si tratta di 8 mini-maratone della lunghezza di 10 km abbinate ad altrettante passeggiate di 3-5 km aperte a tutti, che si svolgono in otto città italiane fino al 6 maggio. Dopo Roma è la volta di Napoli e Potenza (29 aprile), Bari (1 maggio) per concludere il 6 maggio, con le corse contemporanee di Milano, Torino, Catania e Lanciano. L'iscrizione a «Walk of Life» prevede una donazione a Telethon di 10 euro. Tutti i partecipanti riceveranno la maglia ufficiale dell'iniziativa donata da Bnl Gruppo Bnp Paribas e un pacco gara fornito da alcuni sponsor. Ci si può iscrivere sul sito www.walkoflife.it o direttamente online sullo stesso sito. C.P. Walk of Life camminando per Telethon Per la prima volta è stato creato un Dna sintetico. Il Dna creato dall'uomo, chiamato Xna (ossia Acido Xeno-Nucleico), è capace di codificare e trasmettere informazioni e di evolversi come il Dna naturale, ma ha una architettura diversa. Descritto sulla rivista Science, il Dna artificiale è stato messo a punto da un gruppo internazionale guidato dal britannico Medical Research Council. Si tratta di sei molecole (chiamate collettivamente Xna) create non sostituendo le basi azotate ma i gruppi di zucchero che compongono i lati della tipica struttura a scala elicoidale. Lo studio è promettente per i potenziali sviluppi sul futuro della biologia sintetica e della biotecnologia. Inoltre, la scoperta può chiarire le origini della vita: uno di questi acidi nucleici sintetizzato dagli scienziati potrebbe infatti essere l'anello mancante fra il mondo pre-biotico e l'ipotizzato «mondo a Rna» primordiale. C.P. Dna sintetico la prima volta in laboratorio Scienza34 LUNEDÌ23 APRILE2012
«L'intermediario? Gestito dalla Finanza» L'ex procuratore Antimafia «Poco attendibile Non disse mai il nome del “terzo” che stava dietro» Intervista a Pier Luigi Vigna I l Sismi di Niccolò Pollari condus-se tra il 2003 e la fine del 2005una trattativa per la liberazionedel boss Provenzano arrivata,con modalità ancora non chiarite, fino all'11 aprile 2006, cioè al giorno in cui il professor Prodi vinse le elezioni per soli ventimila voti? L'ex procuratore antimafia Pier Luigi Vigna, a capo della Direzione nazionale antimafia dal 1997 al 2005, è uno dei protagonisti della vicenda che ora viene svelata. E forse non è un caso che questa nuova rivelazione arrivi in questo momento. Un momento speciale: sono stati riaperti i processi per la strage di Borsellino grazie al pentito Spatuzza, che ha definitivamente relegato nella menzogna Scarantino; l'inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia sta avendo improvvisamente, vent'anni dopo, tra Caltanissetta e Palermo, fulminee accelerazioni; siamo in pieno ventennale delle stragi di Capaci e via D'Amelio. E poi non mancano i veleni tra magistrati e Procure. Delimitato, a tratti veloci il contesto, torniamo a Vigna. Procuratore, ricorda l'informatore che si presentò nel suo ufficio in via Giulia per mediare l'arresto di Provenzano? «Ricordo benissimo la vicenda. Che è molto semplice e lineare, per quello che sono state le competenze e le decisioni della Dna. Parto dalla fine: ho diretto la Procura antimafia fino all'agosto 2005. Fino a quel momento tutti coloro che erano deputati, avevano contezza dei colloqui che il mio ufficio stava conducendo in relazione alla possibile cattura di Provenzano. A un certo punto, in base ad alcune garanzie richieste, ci rendemmo conto che questo signore non ci avrebbe portato da nessuna parte. Io poi ho lasciato via Giulia. È tutto documentato, negli archivi». Se questa è la fine, torniamo all'inizio. Chi era l'informatore? «Un uomo anziano. Lo portò la Guardia di Finanza perché se non ricordo male aveva precedenti per contrabbando. Robetta. L'informatore ci fece presente che sarebbe stato in grado di far arrestare Provenzano con il tramite di una terza persona. Sarà stata più o meno la fine del 2003». Quante volte lo ha incontrato? «Come Dna, due o tre volte. Il tipo però era gestito dalla Guardia di Finanza. Aveva messo alcune condizioni per la sua intermediazione: due milioni di euro, che avrebbe condiviso con il contatto che doveva consegnare Provenzano». Ricorda se quei colloqui prefiguravano una consegna decisa dallo stesso Provenzano ormai stremato da 43 anni di latitanza e dalle malattie? O se invece si trattava di qualcosa di deciso alle sue spalle? «Non si arrivò mai a questa profondità di analisi. Ricordo di aver posto una condizione imprescindibile: volevo sapere il nome della terza persona, di colui che realmente avrebbe gestito l'operazione. Altrimenti non se ne sarebbe fatto di nulla. Dovevo sapere a chi sarebbero andati quei soldi, a un terrorista o magari a una famiglia vincente di Cosa Nostra». L'informatore poneva anche altre condizioni: notizia top secret per 30 giorni; la Procura di Palermo doveva essere tenuta all'oscuro. «Sui soldi dissi alla Finanza di informarsi come fare, che noi non avevamo fondi. Per il resto le richieste furono immediatamente respinte in quanto assurde. E io stesso informai il procuratore di Palermo Piero Grasso (a capo della Dna dall'agosto 2005, ndr). Non solo: scrissi alla Finanza che in caso di arresto di Provenzano il primo ad essere informato doveva essere Grasso, poi il procuratore del luogo dell'arresto e infine il mio ufficio. Ma non si arrivò mai a questo punto: l'informatore non rivelò mai il nome della terza persona. Mi disse che era “sotto giuramento” e che vedeva se poteva “essere sciolto”. Ci disse, dopo un po', che non era stato “sciolto”. La mia impressione era che quel tipo non fosse troppo attendibile. Comunque consegnai un'informativa a un bravo funzionario della Dia per eventuali sviluppi». Procuratore, perché esce ora questa storia? «Perché il procuratore Grasso l'ha riferita al Csm a dicembre nell'ambito del procedimento di trasferimento dell'aggiunto antimafia Cisterna indagato per corruzione in atti giudiziari a Reggio Calabria. E Cisterna era stato incaricato con il collega Macrì di seguire questo informatore». Grasso decise di non dare seguito. «Quel tipo sembrava assai poco affidabile». L'arresto di Provenzano, 14 anni dopo Riina e dopo 43 anni di latitanza, è sempre stato strano. Specie per la coincidenza con il voto politico. «Con i dubbi ci ho sempre fatto poco. E negli anni ho imparato a non sospettare di certe coincidenze investigative. Piuttosto mi colpì molto come dieci giorni prima dell'arresto l'avvocato di Provenzano ci annunciò che il boss era morto. Mi dissi: bellina questa, e per chi è morto? Per l'organizzazione?». PIER LUIGI VIGNA 79 ANNI Per anni all'Antimafia «Il boss? È morto» Pier Luigi Vigna è un exmagistrato italiano, che dal 1997 al 2005 è stato Procuratore nazionale antimafia. Ha iniziato la sua carriera come pretore a Firenze e Milano, dal 1965, tornato a Firenze, in procura della Repubblica. Si è occupato in quegli anni sia di indagini sul terrorismo nero, sia del caso del mostro di Firenze, ma anche degli investimenti di Cosa Nostra in Toscana. NATO A FIRENZE Chi è «L'avvocato lo disse dieci giorni prima dell'arresto Ma morto per chi?» CLAUDIA FUSANI Nel nome di Pio La Torre Peril30˚anniversariodell'eccidiodiPioLaTorreeRosarioDiSalvo(trucidatidallamafia il 30 aprile 1982) saranno pubblicati quattro libri e un albo di fumetti («La marcia di Dio»). Gli altri titoli sono: «Uomini soli» (edizioni Melampo) ; «Chi ha ucciso Pio La Torre» (Castelvecchi), «PioLaTorre»(Flaccovio)«Perché èstatouccisoPio LaTorre?» (Istituto poligraficoeuropeo). 9 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
103 è un numero intero positivo, è un «numero primo», il ventisettesimo per la precisione, ed è anche un «numero felice», il che significa che la somma dei quadrati delle sue cifre dà uno. Non che, da matematico, io sia particolarmente legata alla definizione di numero felice, tuttavia, poiché 103 sono gli anni compiuti ieri Rita Levi Montalcini, mi sento di poter festeggiare fin dalla definizione. 103 dunque è un «numero felice», molto. Ho incontrato Rita Levi Montalcini una sola volta, il 21 aprile del 2009, nella sua casa romana. Silvia Bencivelli, Costanza Confessore, Marco Motta e io - l'allora redazione di Radio3 Scienza - siamo andati a farle un'intervista in occasione dei suoi cento anni. Insieme a Rossella Panarese, il curatore della striscia quotidiana di scienza su Radio3, avevamo costruito la puntata (Voglio una Rita spericolata) intorno all'idea di un secolo di primati divisi tra ricerca scientifica e impegno civile. Circa due anni prima, il 10 ottobre 2007 dalle pagine della Repubblica Levi Montalcini aveva risposto a Francesco Storace, che proponeva di fornirle delle stampelle per la deambulazione sua e del governo, «A quanti hanno dimostrato di non possedere le mie stesse facoltà, mentali e di comportamento, esprimo il più profondo sdegno non per gli attacchi personali, ma perché le loro manifestazioni riconducono a sistemi totalitari di triste memoria». Impegno civile, sì. Il 21 aprile 2009 pioveva e io mi ero persa con la motocicletta dietro piazza Bologna, credo fossi emozionata. Come tutti quelli della mia generazione infatti, oltre a uno scienziato, a un senatore della repubblica, a un esempio ante litteram di espatrio dei cervelli, Rita Levi Montalcini era anche una elegante icona pop. In effetti, successivamente all'assegnazione del Nobel nel 1986 per la medicina sulle sue ricerche degli anni cinquanta riguardo il fattore di accrescimento della fibra nervosa e il conseguente disegno da parte dello stilista Roberto Capucci dell'abito per la cerimonia del Nobel, Rita Levi Montalcini, pur non essendo un personaggio mediatico, ha cominciato ad appartenere a un immaginario estetico condiviso e riconoscibile, e in qualche modo, replicabile, non portava solo le sue ricerche, la storia degli ebrei italiani e della sua famiglia, ma pure un modo di vestire. ICONA POP Una icona pop, per l'appunto. Sono abbastanza certa di essere rimasta immediatamente colpita dalla sua sottigliezza, di fisico e di intelletto, e dalla sua eleganza. Noi eravamo in jeans e camicia, lei era vestita di raso nero, modello Capucci 1986. Io non la conoscevo personalmente e non la conosco neppure adesso, ma ho letto i suoi libri e le sue interviste. Non perché fosse una donna, perché avesse vinto il Nobel, e neppure perché, in seguito alla promulgazione delle leggi razziali fosse stata costretta a espatriare, e neanche perché, tornata dopo un breve espatrio a Bruxelles fosse tornata in Italia e avesse impiantato, nella sua camera da letto a Torino, un piccolo laboratorio nel quale continuare le ricerche. Io ho letto e seguito Rita Levi Montalcini perché nel suo ripetere, anche alla lectio del Nobel, di non avere avuto merito alcuno nella buona riuscita delle sue ricerche, ma solo una grande fortuna, mi ha insegnato che studiare è sinonimo di guardare, di essere (pre)disposti a cogliere le variazioni, di essere perennemente stupiti e grati di quello che accade intorno, nell'infinitamente piccolo degli embrioni di pollo, e fattore di scala dopo fattore di scala, nell'infinitamente umano della politica e della cosa pubblica. Levi Montalcini mi ha insegnato che la scienza è un punto di vista democratico sul mondo, quindi, oltre agli auguri, anche e un'altra volta, grazie. 103 anni: ieri il compleanno di Rita Levi Montalcini Rita Levi Montalcini ha compiuto ieri 103 anni. Giorgio Napolitano le ha mandato i più affettuosi auguri di compleanno. Lei ha festeggiato con un brindisi insieme ai suoi più stretti collaboratori. CHIARA VALERIO www.unita.it Rita Levi Montalcini 103 anni di scienza e di impegno civile p Ieri il compleanno della senatrice Nobel per la medicina. Gli auguri del Presidente Napolitano pUna donna che ci ha insegnato come la ricerca sia un punto di vista democratico sul mondo Italia 25LUNEDÌ23 APRILE2012
www.unita.it Zapping EVA L'UOMO NELL'OMBRA SCHERZI A PARTE THE BOURNE SUPREMACY RAIDUE ORE:21:05 SHOW CON EVA RICCOBONO CON EWAN MCGREGOR CON LUCA E PAOLO CON MATT DAMON RAITRE ORE:21:05 FILM CANALE 5 ORE:21:10 SHOW RETE 4 ORE:21:10 FILM Rai 1 Rai 2 Rai 3 RAI 1Canale 5 Rete 4 Italia 1 La 7 Sky Cinema 1 HD Sky Cinema family Sky Cinema Passion Cartoon Network Discovery Channel Deejay TV MTV 21.00 Sky Cine News. Rubrica 21.10 L'ultimo dei templari. Film Azione. (2011) Regia di D. Sena. Con N. Cage R. Perlman. 22.55 127 ore. Film Drammatico. (2010) Regia di D. Boyle. Con J. Franco K. Mara. 21.00 Le avventure di Sammy. Film Animazione. (2010) Regia di B. Stassen. 22.30 Supercuccioli - Un'avventura da paura!. Film Commedia. (2011) Regia di R. Vince. Con T. Albrizzi A. Eks Mass Carroll. 21.00 Kate & Leopold. Film Sentimentale. (2001) Regia di J. Mangold. Con M. Ryan H. Jackman. 23.05 John Q. Film Drammatico. (2002) Regia di N. Cassavetes. Con D. Washington R. Duvall. 19.10 Ben 10 Ultimate Alien. 19.35 Bakugan Potenza Mechtanium. 20.00 Leone Cane Fifone. 20.05 Takeshi's Castle. 20.25 Lo straordinario mondo di Gumball. 21.00 Adventure Time. 21.25 The Regular Show. 21.50 Il laboratorio di Dexter. 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Come è fatto. 19.30 Come è fatto. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Marchio di fabbrica. Documentario 21.30 Marchio di fabbrica. Documentario 22.00 Come è fatto. Documentario 18.35 Platinissima presenta Good Evening - Best Of. Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Via Massena.Sit Com 21.00 Fuori frigo.Attualita' 21.30 The Middleman. Serie TV 22.30 Deejay chiama Italia - Edizione Serale. Rubrica 18.30 TRL Awards The Nominees. Evento 19.20 MTV News. Informazione 19.30 I Soliti idioti. Serie TV 20.20 Il Testimone VIP. Attualita' 21.10 Jersey Shore. Serie TV 22.00 Jersey Shore. Serie TV 21.10 Una grande famiglia. Fiction 23.20 Porta a Porta. Talk Show.Conduce Bruno Vespa. 00.55 TG 1 - Notte. Informazione 01.25 Che tempo fa. Informazione 01.30 Qui Radio Londra. Attualita' 01.35 Sottovoce. Talk Show. 21.05 L'uomo nell'ombra. Film Thriller. (2010) Regia di R. Polanski. Con Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Kim Cattrall. 23.15 Blob (si) presenta diversamente Blob. Rubrica 00.00TG 3 Linea notte. Informazione 00.10 TG3 Regione. Informazione 01.00 Meteo 3. Informazione 21.05 Eva. Show.Conduce Eva Riccobono. 23.10 Tg2. Informazione 23.25 Stracult. Show. 00.50 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 01.00 Sorgente di vita. Religione 01.30 Day Break. Serie TV 21.10 Scherzi a Parte. Show.Conduce Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu. 00.30 Terra!. Attualita' 01.30 Tg5 - Notte. Informazione 01.59 Meteo 5. Informazione 02.20 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show.Conduce Ficarra, Picone. 21.10 The bourne supremacy. Film Spionaggio. (2004) Regia di Paul Greengrass. Con Matt Damon, Franka Potente, Joan Allen. 23.35 Mezzanotte nel giardino del bene e del male. Film Giallo. (1998) Regia di Clint Eastwood. Con John Cusack, Kevin Spacey 21.10 C.S.I. - Scena del crimine. Serie TV 22.00 C.S.I. - Scena del crimine. Serie TV 23.00 L'Italia che funziona. Rubrica 23.15 I segni del male. Film Horror. (2007) Regia di Stephen Hopkins. Con Hilary Swank, David Morrissey, AnnaSophia Robb. 21.10 L'Infedele. Talk Show.Conduce Gad Lerner. 23.45 Tg La7. Informazione 23.50 Tg La7 Sport. Informazione 23.55 Madama Palazzo. Talk Show.Conduce Silvia Gernini. 00.30 (ah)iPiroso. Talk Show. 01.25 Prossima Fermata. Talk Show. 06.45 Unomattina. Rubrica 11.00 TG 1. Informazione 11.05 Occhio alla spesa. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show.Conduce Antonella Clerici. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 TG1 - Economia. Informazione 14.05 Tg1 Focus. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show.Conduce Veronica Maya. 15.15 La vita in diretta. Rubrica 16.50 TG - Parlamento. Informazione 17.00 TG 1. Informazione 17.10 Che tempo fa. Informazione 18.50 L'Eredità. Gioco a quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Qui Radio Londra. Attualita' 20.35 Aari Tuoi. Show. Conduce Max Giusti. 06.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 09.05 Martin Matin. Serie TV 09.15 Blu Baloon. Programmi Per Ragazzi 09.30 Protestantesimo. Rubrica 10.00 Tg2 Insieme. Rubrica 11.00 I Fatti Vostri. Show. 13.00 Tg2. Informazione 13.30 Tg2 - Costume e Società. Rubrica 13.50 Medicina 33. Rubrica 14.00 Italia sul Due. Talk Show. 16.15 La signora del West. Serie TV 17.00 Private Practice. Serie TV 17.45 Tg2 - Flash L.I.S.. Informazione 17.50 Rai TG Sport. Informazione 18.15 Tg2. Informazione 18.45 Ghost Whisperer. Serie TV 19.35 Squadra Speciale Cobra 11.Serie TV 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 08.00 Agorà.Talk Show. 09.00 Agorà - Brontolo. Rubrica 10.10 Rai 150 anni. La Storia siamo noi. Documentario 11.00 Apprescindere. Talk Show. 11.10 TG3 Minuti. Informazione 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 TG3 Fuori TG. Informazione 12.45 Le storie - Diario italiano. Talk Show. 13.10 La strada per la felicita'.Soap Opera 14.00 TG3 Regione. / TG3. 15.05 TGR Piazza Aari. Informazione 15.10 Lassie.Serie TV 15.55 Cose dell'altro Geo. Rubrica 17.40 Geo & Geo. Documentario 19.00 TG3. / TG Regione. 20.00 Blob.Rubrica 20.10 Le storie - Diario italiano. Talk Show 20.35 Un posto al sole. Serie TV 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.40 La telefonata di Belpietro. Rubrica 08.50 Mattino cinque. Show. 10.10 Tg5. Informazione 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.39 Meteo 5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Uomini e donne. Talk Show.Conduce Maria De Filippi. 16.05 Amici. Talent Show 16.45 Pomeriggio cinque. Talk Show. 18.45 The money drop. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.30 Meteo 5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show.Conduce Ficarra, Picone. 07.22 Come eravamo. Show. 07.25 Nash Bridges I. Serie TV 08.20 Hunter. Serie TV 09.40 Carabinieri. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 14.05 Sessione pomeridiana: il tribunale di Forum. Rubrica 15.10 Flikken coppia in giallo. Serie TV 16.15 My Life - Segreti e passioni. Soap Opera 16.37 Commissario Cordier. Serie TV Con Pierre Mondy 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.30 Walker Texas ranger. Serie TV 06.50 Cartoni animati 08.40 Settimo cielo. Serie TV 10.35 Ugly Betty. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.00 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 What's my destiny Dragon ball. Cartoni Animati 14.55 Camera Cafè ristretto. Sit Com 15.05 Camera Cafè. Sit Com 15.55 Camera Cafè sport. Sit Com 16.00 Chuck. Serie TV 16.50 La vita secondo Jim. Serie TV 17.45 Trasformat. Show.Conduce Enrico Papi. 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. Miami. Serie TV 20.20 C.S.I. Miami. Serie TV 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 L'aria che tira. Talk Show. 12.30 I menù di Benedetta Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 La notte che non ci incontrammo. Film Commedia. (1993) Regia di Warren Light. Con Annabella Sciorra, Matthew Broderick, Kevin Anderson. 16.00 Atlantide - Storie di uomini e di mondi. Documentario 16.50 Movie Flash. Rubrica 16.55 J.A.G. - Avvocati in divisa.Serie TV 17.55 I menù di Benedetta. Rubrica 18.50 G' Day alle 7 su La7. Attualita' 19.25 G' Day.Attualita' 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica SERA SERA SERA SERA SERA SERA SERA 36 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
La «bella sorpresa» inutilmente attesa da Nicolas Sarkozy, mentre anche tra i suoi ministri erano in tanti a scuotere la testa, ecco quella spinta della «maggioranza silenziosa» non è arrivata. François Hollande è in testa, intorno al 28,3 per cento secondo gli exit poll, il capo dell'Eliseo segue con il 25,8, i sondaggi non si ingannavano. Lo scarto si mantiene anche nelle prime proiezioni. Per Sarkozy è un brutto colpo, ai limiti dell'umiliazione, una «terribile sconfessione» chiosa lapidaria la segretaria socialista Martine Aubry. Nessun presidente uscente era arrivato secondo al primo turno dal 1958, quando venne instaurata la Quinta repubblica. Sarkozy è secondo. Seguono a ruota la leader della destra nazionalista Marine Le Pen al 18,5 per cento. Quarto Jean-Luc Mélenchon, leader del Front de Gauche, fermo al 11,7% contro il 13-15% previsto. Va male il candidato centrista Francois Bayrou, che si ritaglia appena l'8,5%. Molto dietro la verde Eva Joly al 2% e gli altri quattro candidati in gara. «VOLTARE PAGINA» «Questa sera divento il candidato di tutte le forze che vogliono chiudere una pagina e aprirne un'altra - sono le prime parole di un soddisfatto Hollande, la Francia “normale” -. Voglio orientare di nuovo l'Europa sul cammino della crescita e dell'occupazione». Prima di tutto bisognerà fare i conti con la nuova geografia disegnata dal voto. Se sorpresa c'è stata nelle elezioni di ieri, è stata quella di Marine Le Pen. Il suo terzo posto era stato previsto dai sondaggi, ma non l'ampiezza della sua affermazione: il Front National conquista quasi un quinto dell'elettorato francese. Marine non ripete l'exploit di suo padre Jean-Marie, che nel 2002 mise fuori gioco il socialista Lionell Jospin e arrivò al ballottaggio con Chirac, un duello tra centro-destra e destra estrema che fu uno shock per la sinistra francese. Merito allora della scarsa affluenza ai seggi, una spiegazione che oggi non si può invocare. La partecipazione al voto è stata più ampia del previsto, intorno all'80%, appena un po' sotto i dati del 2007. Si fa festa nel quartier generale di Le Pen. Un po' deluso invece Mélenchon, che però rilancia su Twitter: «Abbiamo aperto una breccia di speranza nell'Europa intera, amici. Le premesse di una rivoluzione dei cittadini sono poste». Intanto, però il 6 maggio invita a votare contro Sarkozy, «senza chiedere niente in cambio». Anche Eva Joly dà il suo sostegno ad Hollande. Conti alla mano la partita del ballottaggio è ancora da giocare, anche se i sondaggi pre-elettorali facevano pendere tutta a favore di Hollande la sfida con Sarkozy: 58 a 42 per cento, una distanza difficile da colmare. Anche per uno abituato a «sudare sette camicie», a ribaltare la sorte sparigliando le carte in tavola. Al suo quartier generale parlano di un «voto di crisi» e promettono di dare battaglia. Sarkozy riunisce il suo stato maggiore già nel pomeriggio, mentre sul web - nel Belgio francofono - si scatena una tempesta di anticipazioni sugli exit poll. Certo un'alleanza elettorale con la destra estrema di Marine Le Pen sarebbe un salto culturale, nonostante il Front National in nuova versione abbia cercato di stemperare il suo dna xenofobo in una più generica politica anti-immigrazione non lontana dalle posizioni elettorali di Sarkozy, pronto a chiudere le frontiere e a rimettere in discussione il trattato di Schengen. Ma quello di Le Pen resta un partito anti-europeista, che ha fatto uno slogan della sfida alle elites dell'aristocrazia politica e finanziaria Ue, Sarkozy incluso, e si presenta come partito anti-sistema. «Stasera Marine Le Pen diventa capo dell'opposizione», dice il direttore della campagna elettorale della candidata del Front National. «Nicolas Sarkozy è ormai andato». Le indicazioni di voto, comunque, saranno annunciate solo il 1˚ maggio. I numeri potrebbero esserci. Ma il voto non è semplice aritmetica, una saldatura a destra finirebbe per aprire falle al centro e non è detto che alla fine i conti - anche politici - possano tornare. Se Sarkozy ha corteggiato l'elettorato più conservatore, i risultati dicono che a destra qualcuno è più convincente di lui. E un riposizionamento al centro a questo punto sarebbe tardivo e probabilmente inutile. L'alleato potenziale, Bayrou, ha perso il capitale elettorale che aveva solo cinque anni fa, quando incassò il 19% dei voti, con un solido terzo posto. Allora rifiutò di esprimere un'indicazione a favore di Sarkozy o della socialista Ségolène Royal, lasciando liberi i suoi elettori. Stavolta ha meno da offrire, anche se dall'Eliseo, prima del voto, è arrivata qualche promessa, persino l'ipotesi di un suo premierato. Il suo pacchetto di voti alla fine potrebbe fare davvero la differenza, da una parte o dall'altra. Ma resta da vedere se Bayrou, europeista convinto, riuscirebbe a convivere con la destra estrema di Le Pen. Paolo Soldini Neanche per idea: la partecipazione al voto è stata la più alta dal 1995, dopo quella del 2007, e i risultati parlano di un orientamento chiarissimo nella maggioranza degli elettori francesi: uno spostamento verso sinistra (anche se il candidato della gauche estrema Mélenchon sarebbe stato quasi doppiato da un'inquietante Marine Le Pen, non lontana da un clamoroso 20%) che costituisce un bel tesoro di voti per il ballottaggio del 6 maggio. Hollande sarà pure un candidato fade, insipido, come la poco originale corte dei media lo va chiamando da quando, precipitato dalla scena Dominique Strauss-Kahn, è cominciata la sua corsa. È un uomo tranquillo e lo rivendica come un merito, è un vecchio servitore della politica oggi tanto vituperata, anche in Francia (pur se non come da noi). Ma il programma elettorale che ha presentato non è per niente fade: è ben saporito. Prevede, per dire, la regolazione dei mercati finanziari che finora hanno fatto il bello e il cattivo tempo, la revisione del patto di bilancio imposto dalla Germania, la difesa della pensione a 60 anni per gli operai che hanno LA SVOLTA POLITICA DI UN LEADER DEFINITO «INSIPIDO» MARINA MASTROLUCA Primo Piano Il leader della sinistra 28,8% François Hollande Il socialista conquista la pole position François Hollande in testa al primo turno delle presidenziali francesi. Andrà al ballottaggio il 6 maggio con Sarkozy. Successo per la destra nazionalista di Marine Le Pen: un elettore su cinque ha votato per lei. mmastroluca@unita.it Hollande alla conquista dell'Eliseo 26,1% Nicolas Sarkozy Il presidente al di sotto delle aspettative 18,5% Marine Le Pen Risultato oltre le previsioni per il Front National p SEGUE DALLA PRIMA p Francia 2012 Il socialista supera il 28%, Sarkò staccato di quasi 3 punti. Eclatante risultato per Le Pen Il voto francese L'ANALISI Mélenchon annuncia: «Il 6 maggio al voto per battere Sarkozy» 2 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
CARLO BUTTARONI Il sondaggio S i affacciano alla vita sco-prendone i drammaticiconflitti e gli inevitabili ne-goziati, insieme alla distanza che separa le loro aspirazioni dalla realtà che si gli apre davanti. All'inizio li orienta la volontà di vivere svincolati da qualsiasi condizionamento, la pulsione a emanciparsi dalla condizione pre-adolescenziale; poi il bisogno di scoprirsi entità autonome, pensanti; infine la scoperta che la vita non può essere che un compromesso tra desideri e necessità. L'altra faccia drammatica della crisi è quella dei giovani che inciampano fra i detriti di sogni troppo precocemente infranti. Avvolti da un'atmosfera rarefatta, senza più alcun punto di riferimento, rassegnati a un deficit di speranza che li porta a vivere un eterno presente dove - per usare le parole di Sartre - bisogna scegliere tra non essere nulla o fingere quello che si è. In questo habitat malinconico, in cui l'interlocuzione con il prossimo sembra passare quasi esclusivamente attraverso i social network, i giovani provano a muovere i primi passi, alcune volte troppo timidi per essere efficaci, altre volte sotto forma di salti nel buio alimentati dalla crescente insoddisfazione che li assale. Un'insoddisfazione che diventa timore e ansia da prestazione, che anche quando non rende ragione della loro vita reale, li spinge a cercare nuovi esasperati riferimenti che permettano di esorcizzare la realtà che non comprendono, o che vivono come estranea e distante. I progetti di vita non appaiono abbastanza forti a restituire significato al senso d'incertezza che avvolge i loro destini. E il modello familiare appare in piena crisi nel momento in cui al suo interno, al posto dell'ascolto e della parola, si alternano distratte attenzioni e vuoti silenzi, occasionalmente compensati dall'ultimo modello di cellulare o dall'automobile lanciata a folle velocità verso il nulla. Continuamente sollecitati a diventare predatori dell'ambiente che vivono, ma che gli è pericolosamente ostile, i giovani in crisi di futuro tendono a rompere gli argini, a spingersi verso un “oltre” che spesso significa immergersi in dimensioni sconosciute, esplorare nuovi territori che permettano loro di trovare un surrogato d'identità, in un mondo che sembra non riuscire a offrire altre prospettive. L'atto trasgressivo, forzando e mettendo in discussione norme sociali e collettive, se non anche violandole apertamente, mostra in filigrana un'esistenza precaria e confusa, che spinge i giovani a conoscersi e a riconoscersi attraverso il contrasto, a sperimentare i propri limiti per verificare fino a che punto coincidano con quelli collettivamente accettati. Per poi infrangerli di nuovo, in un continuo superamento dei limiti. Ecco allora che si manifestano la seduzione della droga e comportamenti rituali emulativi come effetti, allo stesso tempo, del conformismo e dell'anticonformismo. I gesti senza movente riconducono sempre a un'insensatezza di fondo e al fatto che la vita è intesa uguale alla morte. E che le regole primordiali dell'amore e dell'odio non vengono sentite come tali e non spiegano le ragioni del gesto, che dovrebbe invece avere una ragione e un perché. Un'esistenza così vissuta spinge all'illusione dell'apparire e alla pubblicizzazione dell'intimità, che nettamente differiscono dal «cielo stellato» e dalla «legge morale», connesse alla consapevolezza di andare come diceva Paul Valéry - «senza dei verso la divinità». Le trasgressioni estreme che vivono i giovani non sono, come dovrebbero essere, il Giovani oltre i limiti Fra sogni e trasgressioni a caccia d'identità PRESIDENTE DI TECNÈ L'osservatorio Primo Piano Crescono tra le nuove generazioni i comportamenti a rischio. A spingere verso l'uso di sostanze stupefacenti, la ricerca di sé nel passaggio fra l'adolescenza e la maturità. E una paura del futuro da non sottovalutare La società 18 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
N on è mia la pretesa di riesu-mare l'immagine del mo-stro Frankenstein. La defi-nizione è di un noto studioso, Franco Carinci, docente di diritto del lavoro a Bologna. La verità è che fioriscono una serie di rilievi anche crudeli attorno alla riforma perseguita dal ministro Fornero. Non è facile trovare una bussola. Sono rilievi che vengono da destra e da sinistra. C'è ad esempio un esperto come Giuliano Cazzola che accusa la Fornero (“Italia oggi” del 19 aprile) di sospettare come fasullo ogni rapporto di lavoro flessibile. Alla fine, profetizza, «le imprese non assumeranno secondo i diktat di Susanna Camusso». Mentre da sinistra un giuslavorista come Piergiovanni Alleva esprime un parere contrario: «Forse il peggio è stato evitato, ma vi è assai poco o nulla da gioire perché nel complesso tutta la riforma realizza un arretramento delle tutele e non solo con riguardo all'art. 18». Ma torniamo a Franco Carinci che, prima di addentrarsi minuziosamente nella disanima, parla di un testo «abborracciato e approssimato». E spiega come la flessibilità affrontata «è pur sempre una flexibility at the margin, cioè assicurata da tipologie contrattuali parallele rispetto a quell a d e l c o n t r a t t o a t e m p o indeterminato… ». Mentre «la sicurezza sul mercato del lavoro è a tutt'oggi all'insegna di una sostanziale continuità col passato». Critiche anche dall'ordine dei consulenti del lavoro che spiegano come sia «l'elevato costo del lavoro il principale ostacolo, visto che esso ammonta al 115% in più rispetto alla retribuzione netta da corrispondersi al lavoratore». Mentre altre cause sono «il peso della burocrazia, la lentezza della giustizia, la criminalità organizzata e – solo per ultimo – la rigidità dei licenziamenti». Nel testo all'esame del Parlamento «manca una spinta propulsiva verso chi il lavoro dipendente lo genera». Certo i consulenti vorrebbero ridar peso al «lavoro a chiamata». Con richieste diverse da quelle sostenute dai sindacati. La Cisl elenca elementi positivi e avanza specifici rilievi. La Cgil, pur sottolineando i risultati raggiunti (vedi reintegro), presenta una ventina di necessarie correzioni. Riguardano i licenziamenti individuali e collettivi (ad esempio il termine «manifesta insussistenza» di motivazioni economiche). Altre correzioni per ammortizzatori sociali e precarietà («c'è un arretramento rispetto ai risultati del confronto con le organizzazioni sindacali»). Infine «I giovani non più disposti a tutto» chiedono di «abolire i contratti che nascondono sfruttamento legalizzato» per favorire «un vero contratto di formazione e accesso al lavoro». Toccherà al Parlamento e al governo ascoltare queste voci. Magari per rendere umano quel “Frankenstein” di cui si è parlato. http://ugolini.blogspot.com N elle analisi avviate sul'Unità da Alfredo Rei-chlin (14 e 15 aprile) eNadia Urbinati sono contenuti spunti che non vanno lasciati cadere. Si cercano le risposte al perché della crisi profonda che ha colpito soprattutto l'Europa, ma che accomuna anche altri grandi Paesi, dagli Usa al Giappone. Reichlin esorta a non far uscire dall'orizzonte politico l'origine della crisi, «la ferocia e la potenza distruttiva della ricchezza finanziaria senza limiti che sconvolge il mondo, comprese le nude vite delle persone». Per Urbinati si è rotto l'equilibrio fra capitalismo e democrazia con il predominio del capitalismo finanziario. E dunque, la progettualità politica si deve misurare oggi con la domanda «come si deve attrezzare la democrazia elettorale al mutamento del capitalismo, alla sua richiesta di essere libero da ogni obbligo verso la comunità»? In sostanza, come possiamo riuscire vincitori nella rinnovata lotta fra economia e politica? Si ripropone in termini più drammatici la grande questione che Ralf Dahrendorf poneva già verso la fine del '900: come far «quadrare il cerchio fra creazione di ricchezza, coesione sociale e libertà politica». Insomma, il capitalismo finanziario è come il marxiano spettro risorto, che si aggira non solo per l'Europa, ma a livello globale. È il nuovo Leviatano, il nuovo dominus assoluto: e che cosa può fare la politica di fronte a questo mostro gigantesco? Di fronte al predominio dei mercati dobbiamo rassegnarci all'irrilevanza della politica e all'impotenza? Credo che questa sarebbe la conclusione più sbagliata. Sosteneva Hannah Arendt che il potere della politica consiste nell'agire di concerto, nell'azione comune. Questa dimensione della «cooperazione» va recuperata a livello europeo. Nessun problema nazionale, né economico né sociale, si risolve oggi al di fuori di tale orizzonte. La progettualità va rilanciata a questa altezza, ciascuno vi porterà la sua specificità e il suo contributo come meglio potrà. E il Pd sicuramente ha le risorse intellettuali e civili per contribuire al meglio. Bisogna però promuovere una ricerca e un'azione diffusa sul territorio, coinvolgente, valorizzare gli istituti storici e di ricerca in modo coordinato. Dobbiamo riuscire a dare la sensazione concreta che il Partito democratico è consapevole dell'enormità della partita in gioco e della necessità di farvi fronte sia con proposte di emergenza che con un lavoro di più lunga lena, ma che può portare a dare certezze per il futuro e recuperare credibilità a una politica fondata su principi e idealità. Affarismo e arricchimenti personali con soldi pubblici sono un male in sé, ma sono anche l'espressione dell'inefficacia dell'azione politica. Quando Gramsci rilanciava la famosa espressione, che Ernest Rénan aveva utilizzato qualche anno prima, «riforma intellettuale e morale» non intendeva niente di moralistico, ma indicava la funzione più alta della politica: promuovere una forma superiore di civiltà moderna anche attraverso riforme economiche. La politica ha la funzione irrinunciabile di creare un tramite fra economia e Stato, fra mondo della produzione e diritti sociali e civili delle persone. La Carta europea dei diritti ha un titolo sulla dignità delle persone. Questo è un valore irrinunciabile, che rischierebbe invece di perdersi se cedessimo al predominio dei mercati e all'irrilevanza della politica. Maramotti ATIPICI A CHI? La tiratura del 22 aprile 2012 è stata di 102.214 UN PROGETTO PER UNIRE PERSONA, DIRITTI, SVILUPPO GIORNALISTASENATRICE PD LAVORO: UNA RIFORMA CHE RICORDA FRANKENSTEIN Vittoria Franco Bruno Ugolini LA SINISTRA E LA CRISI 23 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
LODOVICO BASALÙ N el Gran premio più di-scusso e contestato nel-la storia della F1, tornaa trionfare un bi-campione del mondo come Sebastian Vettel, con la Red Bull-Renault, davanti alle sempre più minacciose Lotus (sempre motorizzate dalla Règie) di Raikkonen e del novizio Romain Grosjean. Premiati tutti sul podio da Hamad al-Khalifa, il re del Bahrain nel mirino degli oppositori sciiti. «Porte aperte al dialogo. Voglio riforme e riconciliazione nel nostro grande Paese, sono state le sue parole, salutando il circus della F1. Il festival della falsità, andato in scena nel week end, non poteva che chiudersi così. Meglio passare alla pista. Constatando subito che con Vettel siamo al quarto vincitore della stagione, su altrettante gare. E al quarto team, visto che nell'ordine lo hanno fatto, dal Gp d'Australia, Button (McLaren), Alonso (Ferrari), Rosberg (Mercedes) e appunto Vettel (Red Bull). Tutto chiaro? Per nulla. Perché se è vero che finora c'è stata alternanza al vertice, è anche certo come il verdetto finale non sempre abbia premiato il migliore. Lo dimostra, ad esempio, la vittoria di Alonso in Malesia, ma solo grazie alla pioggia e all'enorme talento dello spagnolo. Del resto, per la Ferrari, anche dopo quanto visto in Bahrain, la situazione è chiara, con un 7˚ posto per Fernando e un 9˚ per Massa (che racimola, miracolo, i primi due punti) che non lasciano intravedere nulla di buono da qui al Gp di Spagna, previsto per il 13 maggio. Anche se Stefano Domenicali e soci indicano nelle prove stabilite dal 1˚ al 3 maggio al Mugello il punto di svolta della stagione. «Lo deve essere – assicura stoicamente Alonso -. Siamo finiti davanti alle McLaren. Se ce l'avessero prima del via non ci avremmo creduto. Ora sono a 10 punti da Vettel nel Mondiale piloti. Un tesoro, nelle nostre attuali condizioni». Tanto ottimismo si scontra però con due dati di fatto. Il primo: la McLaren ha fatto di tutto per perdere, sbagliando i pit stop di Hamilton e portando al ritiro Button, prima per una foratura, poi per guai a uno scarico. Il secondo: persino la privatissima Force India dell'imberbe Paul di Resta è riuscita a precedere le F2012. Non solo. Alonso slitta dal terzo al quinto posto in classifica iridata, dietro a Vettel, Hamilton, Webber e Button nell'ordine e di pochi punti davanti a Rosberg e Raikkonen. «Per quel che mi riguarda -giura Vettel – questa vittoria mi fa uscire da un incubo. Ci mancava il passo decisivo. Che c'è stato, con ore e ore di lavoro da parte di tutti i meccanici». E, aggiungiamo noi, da parte di quel progettista di rango che è Adrian Newey. Passando ad “Iceman”, a lungo in lotta con Vettel, ci viene spontanea una domanda: ma perché mai la Ferrari pagò persino una penale, alla fine del 2009, pur di liberarsi di un pilota come Raikkonen, tenendosi, per giunta, Massa? D'accordo che c'era da far spazio a un'altra star come Alonso, ma certe decisioni restano e resteranno inspiegabili nei sacri archivi di Maranello. Un periodo che Kimi sembra quasi non ricordare. Ora è il nuovo eroe del team Lotus-Renault, uno dei più pagati del circus, insieme a Schumacher e Alonso. «Potevo vincere, se non avessi perso tempo con una Ferrari al via. Essere partito dietro mi è costato molto, ma la macchina c'è ed è quello che conta», le sue parole. Quasi sotto anestesia per la felicità Grosjean, terzo alla quarta gara con l'altra Lotus e primo francese a salire sul podio dal 1998, visto che l'ultimo a farlo fu Jean Alesi nel Gp del Belgio di quell'anno. Infine Rosberg. Quinto al traguardo dopo la vittoria di una settimana fa, in Cina, con la Mercedes, ha fatto a ruotate con Alonso ed Hamilton, subendo le ire del ferrarista. Ma la penalizzazione, richiesta a gran voce, non è alla fine arrivata. In Bahrain trionfa Vettel, ma la vera sorpresa è «Kimi» Scacchi Foto di Valdrin Xhemaj/Ansa Epa Nel quarto Gran Premio della stagione vince la Red Bull Nel podio entrambe le Lotus. Male la Ferrari: Alonso settimo Sport Il vincitore Sebastian Vettel della Red Bull (al centro) con Kimi Raikkonen (a sinistra) e Roman Grosjean (a destra) della Lotus Varie Brevi CICLISMO Grande Nibali, ma a Liegi vince il kazako Iglinsky Una fuga bellissima e coraggiosa, 18 chilometri, solo al comando, dopo lo scatto sulla “cote” più dura, la Roche aux Faucons. Ma proprio sull'ultimo, infinito rettilineo Vincenzo Nibali è stato raggiunto dal kazako Maxim Iglinsky, che poi è arrivato in solitudine sul traguardo della Liegi-Bastogne-Liegi. Terzo Gasparotto. AdolivioCapece Xiu Deshun-Sriram Bangkok 2012 Il Nero muove e vince PALLAVOLO Macerata campione Trentino ko al tie break La Lube Banca Marche Macerata si è laureata campione d'Italia di volley maschile battendo in finale in gara unica al Forum di Assago per 3-2 (19-25, 12-25, 25-22, 25-18, 22-20) i detentori del titolo di Trento. Per la società marchigiana si tratta del secondo titolo dopo quello della stagione 2005-2006. SOLUZIONE1…D:h3!,eilBiancosi èarreso.Se2.A:h3,Ch2+;3.Re1, Tg1+;4.Af1,T:f1matto. Valenti re dei senior Ad Arvier in Valle d'Aosta concluso il campionato Italiano Seniores (sito www.scacchivda.com). Scudetto al milanese Giuseppe Valenti, che si è imposto imbattuto con 7 punti e mezzo su 9. Secondo Gianni Facchetti, pure di Milano, mentre il terzo gradino del podio è stato appannaggio di Carlo Barlocco di Legnano. Il titolo femminile è stato vinto da Maria Rosa Centofante di Varese. 43 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
mo la sensazione che non abbiamo quelli sotto controllo, i tassi andrebbero a livelli tali e la non disponibilità a investire nei confronti dell'Italia sarebbe tale che qualsiasi iniziativa di crescita sarebbe impossibile. È chiaro che noi dobbiamo metterci tutto il resto». Un 'restò cui ora si aggiunge un tassello, quello della riduzione della spesa pubblica, sulla quale, dice Passera, «ci sono resistenze» ma anche «grande disponibilità, grande voglia» di recuperare soldi che potrebbero ritornare ai cittadini. Sul tema caldo degli esodati spunta il piano Fornero. Sperimentare forme graduali di part-time e part-pension con accordi aziendali che troverebbero il pieno sostegno del Governo, come per esempio potrebbe avvenire per i bancari, dove attualmente sarebbero oltre 17mila i titolari di una prestazione straordinaria che è frutto di un accordo collettivo e che sono a carico di fondi di solidarietà fino a 62 anni. Il part-time volontario associato a un incasso parziale della pensione è già utilizzato da tempo in altri Paesi europei e rappresenta uno dei modi per elevare il tasso di occupazione degli over 50-55 (che in Italia è di quasi 10 punti inferiore alla media Ue). L'altro strumento per rilanciare l'occupabilità di lavoratori anziani espulsi dal ciclo produttivo a causa di una crisi aziendale o di settore è invece previsto nel ddl di riforma del lavoro: sono gli sgravi contributivi. L'articolo 53 prevede il debutto, dall'anno venturo, di un incentivo che consiste nella riduzione del 50% dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro che assume un ultracinquantenne disoccupato da 12 mesi. Il bonus vale un anno in caso di assunzione a termine e sale a 18 mesi in caso di assunzione a tempo indeterminato. La prima soluzione dovrebbe stare dentro il decreto di cui da tempo parla la ministra e per il quale è fissata la data massima del 30 giugno. Dopodomani la questione sarà affrontata in un tavolo ad hoc con i sindacati. Il segretario Fiom non ci vede nulla di male nella visita della ministra oggi all'Alenia «Ma fino ad oggi ha sbagliato quasi tutto» Intervista a Maurizio Landini «La riforma non va E Fornero fa bene ad ascoltare gli operai» P olemiche incomprensibi-li». Il segretario FiomMaurizio Landini bollacosì gli ultimi «battibec-chi» mediatici sulla visita di oggi di Elsa Fornero allo stabilimento Alenia di Torino Caselle. L'appuntamento, chiesto da centinaia di lavoratori, ispirato e sponsorizzato dalla stessa Fiom, oggi è finito nel tritacarne politico-sindacale, con Raffaele Bonanni che chiede alla ministra di pensare semmai alla convocazione sugli esodati, che ancora non arriva. Anche Susanna Camusso aveva reagito male, accusando Fornero di essere «troppo altezzosa» per quella sua pretesa di fare lezioni. Dietro a tutto questo c'è la questione della rappresentanza, dei corpi intermedi, dell'opportunità del contatto diretto governo-lavoratori. Finora Landini non ha fiatato. Lo fa oggi con l'Unità. Si aspettava le polemiche? «Sinceramente ritengo tutto questo esagerato. Il fatto che proprio quelli che finora hanno protestato più degli altri contro la riforma delle pensioni e l'intervento (io non la chiamo riforma) sul lavoro, cioè i metalmeccanici, si rivolgano al ministro per poter esprimere il loro punto di vista, mi pare positivo. Tanto più in un momento di crisi della rappresentanza, anche politica, che spesso è accusata di essere lontana dal Paese reale, è sicuramente un fatto di interesse». Ma non le sembra che proprio questo schema indebolisca la rappresentanza? «No, perché noi rappresentiamo quei lavoratori: loro sono il sindacato. L'incontro è assolutamente utile, e aiuta anche le organizzazioni sindacali. Il ministro sa che quei lavoratori hanno contestato i suoi interventi: il fatto che abbia il rispetto di ascoltarli mi pare importante». Fornero è già stata contestata platealmente a Torino. Accadrà anche oggi? Si aspetta scontri? «Non credo proprio. I metalmeccanici sanno bene quali sono le regole democratiche, se non altro perché si sono visti togliere il diritto di parola all'interno degli stabilimenti Fiat». L'ultimo impegno di Fornero è un decreto per gli esodati. Lei crede che risolverà il problema? «Continuo a pensare che la soluzione migliore sia quella di garantire le condizioni contrattate negli accordi». Il decreto non servirà a questo? «Mah, sento parlare di tornare al lavoro o cose di questo genere. Proposte impossibili, perché o le aziende non ci sono più, o hanno modificato i loro piani, e comunque quelle intese sono state firmate sostanzialmente per evitare che altri senza alcuna copertura di reddito andassero a casa. Questo è il tema centrale di oggi. La nostra critica all'intervento sul mercato del lavoro e a quello sulle pensioni nasce dal rischio di trovarci di fronte a licenziamenti collettivi privi di tutele. Io propongo che si facciano incentivi fiscali a chi redistribuisce il lavoro attraverso contratti di solidarietà. Sarebbe una soluzione intelligente, ma purtroppo restiamo inascoltati. Da noi al contrario si continua a defiscalizzare il lavoro straordinario. Così diventa sempre più urgente il problema di cosa accadrà nei prossimi due anni, con la riduzione delle tutele». Perché secondo lei non viene compresa questa proposta? «Molti parlano di modello tedesco, eppure nessuno ricorda che in Germania si è fatto proprio questo per mantenere il livello d'occupazione. Finché viene prevista la possibilità di avere tanti precari che costano poco, è impossibile invertire questa tendenza. E l'ultimo intervento Fornero non diminuisce affatto le figure atipiche». Bocciatura totale sul mercato del lavoro? «È un pesante passo indietro culturale e dal punto di vista delle tutele. Per me il lavoro o contiene i diritti o non è lavoro. Invece quel testo sottende l'idea che il lavoro può esistere anche senza diritti, con meno tutele, meno ammortizzatori. Lo dimostra la decisione sull'articolo 18». Sull'articolo 18 chiede modifiche? «Credo che la Cgil debba riaprire questa questione, perché non siamo di fronte a un reintegro pieno, per di più in presenza di una diminuzione di tutele e di diritti. Questo è inaccettabile». I confederali hanno ritrovato posizioni unitarie. Pensa che l'unità reggerà nel tempo, o è solo accidentale? «Sarà perché ai metalmeccanici della Fiat viene negato il diritto di scegliere (cosa che modifica la natura di sindacato confederale in sindacato aziendale), ma io questa unità stento a vederla. Non mi pare che il giudizio sui temi aperti oggi delle tre confederazioni sia uguale. Nel commercio c'è un accordo separato, nel pubblico impiego e nella scuola ci sono questioni aperte, nei metalmeccanici non ne parliamo. Penso che dopo la riuscita degli scioperi dell'ultimo mese, la Cgil debba recuperare iniziativa soprattutto sull'articolo 18». Cosa pensa della presidenza Squinzi in Confindustria? «Da quello che ha dichiarato mi apre un passo avanti. Spero si adoperi per ricostruire un sistema di rappresentanza che la Fiat ha messo a rischio». BIANCA DI GIOVANNI Il monito Foto dio Alessandro Di Meo/Ansa ROMA «Se non tenessimo i conti sotto controllo i tassi salirebbero» Esodati Incentivi alle assunzioni anche nella riforma ora in Parlamento Il segretario della Fiom Maurizio Landini Vendola: basta tagli sul sociale «C'è la tendenza incredibile che per trovare risorse bisogna tagliare la spesa sociale. Si sta pensando di tagliare i trasferimenti dei ministeri nei confronti dei territori». Lo ha detto Nichi Vendola. «Tutto questo è sbagliato - ha aggiunto-. Non si possono prendere le risorse diminuendo la quantità e la qualità dei servizi sociali ai cittadini». 11 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
I diritti della Madre Terra sonoin primo luogo il riconosci-mento che la Terra viene pri-ma di tutto e che dobbiamo ri-spettarla. Come conseguenzadobbiamo rispettare i diritti di tutte le creature e di tutte le specie. I diritti della Madre Terra includono i diritti umani, degli esseri umani intesi come abitanti del pianeta, compresi i diritti di accesso alla terra, al suolo e ai semi, all'acqua e al cibo che essa fornisce». Così Vandana Shiva riassume la tesi centrale del suo nuovo libro, Fare pace con la Terra, un testo che insiste su due punti fondamentali. Primo: il mondo economico e industriale mondiale è in guerra contro la Terra e questa guerra sta diventando una guerra contro le persone. Secondo: noi dobbiamo fare pace con la Terra, sia per un imperativo ecologico di sostenibilità sia per una necessità democratica di giustizia sociale. L'autrice denuncia una logica drammatica capace, se non vi si porrà rimedio, di far precipitare la Terra verso una situazione di non ritorno. «Questo libro - spiega l'attivista VANDANA SHIVA ROBERTO CARNERO «FERMIAMO LA GUERRA A MADRE TERRA» NATA A DEHRA DUNH NEL 1952 Chi è FISICO E AMBIENTALISTA Intervista a Vandana Shiva Arte e Terra Bambine indiane giocano su una installazione di Richard Long robbicar@libero.it La battaglia dell'ambientalista perché le risorse naturali non vengano più saccheggiate: «Le nostre residue speranze di sopravvivenza dipendono dalpassaggioaun'economia, unapoliticaeuna culturadiarmoniae rispetto» www.unita.it Laureata in Canada sulla teoria quantistica, nel 1982 ha fondato la Research Foundation for Science, Technology and Natural Resource Policy. Nel 1993 ha vinto il Right Livelihood Award (il Nobel «alternativo» per la pace) e, insieme con Ralph Nader e Jeremy Rifkin, presiede l'International Forum on Globalization. Si è battuta per cambiare pratiche e paradigmi nell'agricoltura e nell'alimentazione; si è occupata anche di proprietà intellettuale, biodiversità, biotecnologie. È vicepresidente di Slow Food e collabora con «La Nuova Ecologia». Tra i suoi numerosi libri, ricordiamo,tutti pubblicati da Feltrinelli, «Il mondo sotto brevetto» (2002), «Le guerre dell'acqua» (2004), «Il bene comune della Terra» (2006). R. Carn. EARTH DAY Culture30 LUNEDÌ23 APRILE2012
Chiari di lunedì IL COMMENTO p SEGUE DALLA PRIMA L'ANTIPOLITICA GIÀ AL POTERE G li ultimi sviluppi giudiziari della vita spe-ricolata di Lavitola mi hanno illuminato:ah, già! In principio fu De Gregorio! Il prototipo del modello «dipietrista folgorato sulla via di Arcore» non era Scilipoti ma lui, che si convertì (a U) una legislatura prima, tracciando la via nello stracciare il patto con gli elettori. Un antesignano dell'apostasia nell'Idv causa crisi mistica per l'Unto del Signore, un precursore della fede scoperta nel Dio di Emilio Fede, prima ancora (segno di santità visionaria) che Lui assurgesse al Soglio di Papi. Come avevo potuto scordarlo? Più che averlo scordato, li avevo confusi. In me, per scarsa memoria, poche diottrie e oggettiva continuità antropologica (vantano entrambi un soma faccioso levantino da democristiano scaduto), pioniere e successore si erano trasfigurati in una figura indistinta: il De Gregoripoti. Lo Scilipotorio. Un'entità una e bina. Pronta a farsi trina nel dopo-voto 2013, al prossimo sconvertito da Di Pietro. www.enzocosta.net Da De Gregoripoti a... Scilipotorio Enzo Costa Una destra trionfante, peraltro, che celebra la riscoperta di arcane pratiche di dominio personale. Quando si avvicina una crisi di sistema occorre per questo sempre preoccuparsi di scongiurare che i crampi della politica si intreccino con il disagio sociale. Oggi l'Italia è molto vicina a una grande crisi di legittimità che accompagna un oscuro passaggio di fase. Tutto può saltare quando si realizza una saldatura tra questi elementi: lo smarrimento di forze economiche che perdono referenti solidi, lo spaesamento di strati che cedono posizioni di ricchezza e prestigio serbando un grande rancore contro le classi dirigenti percepite come responsabili del loro declino, la comparsa di metafore anticonvenzionali amplificate dai media, la crisi paralizzante dei soggetti politici tradizionali. Se la sinistra si lascia sorprendere da un cortocircuito culturale e da un allentamento della sua presa rassicurante nel malessere sociale, allora la crisi, con una incredibile celerità, contagia economia, politica e culture. Si innesca un'onda anomala che sconvolge gli antichi assetti di dominio non più adeguati evocando però soluzioni del tutto apparenti, imperniate sulla primitiva fascinazione di capi carismatici. Nella giuntura odierna una lacerante crisi sociale, che potrebbe dare sfogo alla disperata ribellione della massa, convive con lo smembramento del sistema politico bipolare e personalistico edificato vent'anni fa. La rivolta contro l'èlite al potere in Italia c'è già stata e ha portato al governo proprio i campioni dell'antipolitica, che oggi sono travolti dai disgustosi episodi di malcostume. Nel duello tra la società civile riflessiva, che voleva abbattere la vecchia nomenclatura dei partiti con il mito di Westminster, e la rude microimpresa padana, che sognava un denaro senza gli obblighi del fisco, vinse la miscela avvelenata preparata dal magnate di Arcore. Egli arruolò, a fianco del suo partito di plastica, le truppe di terra assoldate nel rurale mondo periferico del nord, dove le sensibilità più elementari garantivano una maggiore disposizione al nuovo, all'inaudito, al folklorismo politico. Oggi è in crisi proprio l'antipolitica che ha sostituito i partiti con le due forze irregolari (Forza Italia e Lega) che avevano inopinatamente preso il potere in nome del nuovo. Questo è il dato reale: lo sfaldamento dell'antipolitica che, da tendenza eccentrica, era diventata una incredibile forza di governo. I due partiti egemoni non reggono allo sfascio immane che hanno provocato. Ci sono dunque delle energie positive liberate da una crisi che si è abbattuta sulle due forze interpreti dell'antipolitica. Per quanto i media stiano tentando l'ultima operazione di sviamento che rimane ai ceti del privilegio, quella di coinvolgere tutti i partiti nella stessa catastrofe, la lezione storica da trarre è invece del tutto trasparente. Non si può rimanere a lungo nel solco dell'antipolitica senza distruggere la capacità di governo di una società complessa che richiede innovazione. Da questo fragoroso fallimento di imprenditori e ceti irregolari insediatisi al potere discende che un Paese moderno non può prescindere da grandi partiti che esprimono una reale partecipazione, una forte energia etica, una autentica cultura. Se non ricostruisce partiti dall'elevato profilo ideale, un Paese civile è condannato alla lenta marginalizzazione e al collasso storico. La forma del partito personale, che la destra ha inventato e imposto sulla scena come un segno della postmodernità, appare cadaverica. Non poteva essere altrimenti. L'usura del corpo del capo mette in discussione la sopravvivenza stessa del partito sprovvisto di quella «dignità che non muore» di cui parlavano i giuristi medievali come peculiarità del politico. Un partito di plastica o carismatico muore con il corpo del capo che declina o è ammaccato. Questo scostamento dai cardini della modernità politica occidentale ha ostacolato il funzionamento delle istituzioni, occultato il principio di legalità. Come vent'anni fa, i persuasori palesi cavalcano l'antipolitica per abbattere tutti i partiti. La videopolitica lancia i fantasmi del partito del comico, del professore, del sindaco, del magistrato o le liste civiche di protesta. Una sciagura. Il verbo antipolitico e le metafore ultrademocratiche diventano il veicolo di una rivoluzione passiva che nel deserto impone un nuovo capo a un pubblico disorientato, demotivato, scoraggiato dagli scandali. La ricetta è quella di sempre: scaldare il cuore dell'indignazione per sparigliare anche a sinistra il nesso tra capi e popolo, e poi incassare a destra il via libera per la prosecuzione del piccolo mondo antico abitato da governatori celesti, politicanti senza pathos politico, miliardari divorati dal conflitto di interessi. Con una crisi sociale drammatica, la destra e i media dell'antipolitica a reti unificate preparano il suicidio della democrazia. N uovo dizionario dei sinonimi politica-mente corretti per far bella figura in so-cietà.Prostituzione. Sinonimo: «Burlesque». sost. femm. plurale: più sono le femmine, meglio è. Il francesismo migliora la pecezione del fenomeno nell'opinione pubblica. Esempio: le frasi «Dobbiamo estirpare la piaga del Burlesque dalle strade», o «l'ex presidente del consiglio indagato per sfruttamento del burlesque», non destano allarme sociale da parte dei vertici della Chiesa. dispreg. volg.: «Figlio di burlesquier». Tangente (arcaico: in uso presso la minoranza marxista della zona del Palazzo di Giustizia di Milano alla fine del XX Secolo). Sinonimo: «Vacanza di Gruppo». sost. masch. plurale anche quando declinato al singolare. «Il presidente, sospettato di aver intascato numerose vacanze di gruppo».«La Maxi-vacanza di gruppo Costa Smeralda». Uomo Nero. Sinonimo: «Spread» (orig. della mitologia tedesca). Nelle leggende popolari europee, mostro selvaggio, gigantesco, divoratore di uomini. «Ho paura dello Spread», «Se non fai il bravo chiamo lo Spread». Opposizione. Sinonimo: «Antipolitica». sost. femm. ricorrente agli albori dei regimi dittatoriali. «Basta con l'antipolitica». «Non permetteremo che vinca l'antipolitica». Destra (arcaico, utilizzato quando c'era la sinistra). Sinonimo: «Europa». Sineddoche (essendo la destra al governo nel 95 per cento dei paesi europei si prende la gran parte per il tutto). «Ce lo chiede l'Europa». «L'Europa Unita». n.b. Rischia di cadere in disuso nell' ipotesi di una sconfitta di Sarkozy. Il presidente francese ormai è così impopolare che quando è uscito dal seggio si è avvicinato a Carla Bruni e le ha chiesto l'autografo. Eliminiamo la piaga del burlesque dalle strade Duemiladodici MICHELE PROSPERO Francesca Fornario Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 22 www.unita.it22 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
auguro che si possa mettere non dico una pietra sopra ma di sicuro è stato uno spettacolo non bello da vedere». IL POTERE Sgomento dal numero uno del Coni, Gianni Petrucci: «Vergogna, vergogna, vergogna! Quanto successo a Genova rappresenta ancora una volta il lato peggiore del calcio italiano». Calcio chiamato in causa, e Giancarlo Abete, presidente della Figc, chiede di «non vedere più i responsabili di questo episodio dentro uno stadio. Un clima di violenza inaccettabile che non è assolutamente tollerabile. Queste persone non hanno nulla a che fare con i tifosi e sono l'immagine peggiore per il calcio. Ha fatto bene Sculli a non togliersi la maglia, non bisogna darla vinta a queste persone». Le maglie, a fine partita, sono rimaste sul terreno di gioco, anche questo volevano gli ultras. Una notizia falsa e il derby Lazio-Roma viene sospeso 13 maggio 1990: Dinamo Zagabria-Stella Rossa Belgrado non inizia. Scontri fuori e dentro il campo (nella foto Boban colpisce un agente) saranno il preludio alla guerra. Dinamo-Stella Rossa La guerra cominciò così I precedenti ricatto dei tifosi (togliersi la maglia) l'azione che ha guastato la situazione. È una ricostruzione lacunosa: la partita era già stata interrotta da alcuni minuti perché in mezzo al campo di gioco erano piovuti fumogeni e bombe carta, lanciati da un gruppo di ultrà che si erano spostati dalla gradinata nord (quella che spetta loro) fino al lato dei distinti, per aggrapparsi sopra l'ingresso degli spogliatoi: entrambe le imprese dei tifosi, lo spostamento sugli spalti e il lancio di bombe e fumogeni, presuppongono l'allegra violazione delle leggi che regolano e complicano l'accesso agli stadi. Dove una famiglia normale spesso è impedita all'acquisto dei biglietti ma i pregiudicati possono entrare con le bombe in tasca. Intervenire durante il penoso negoziato fra calciatori e tifosi era impossibile, ma impedire che si arrivasse a quell'approccio era compito di chi gestisce l'ordine pubblico. Questa scissione dei fatti servirà per identificare chi delinque e per ragionare su come blindare ancora di più una partita di calcio. Dunque, non serve a risolvere i problemi. Che stanno nei rapporti di forza, di potere, di corruzione morale ed economica che hanno imbastardito lo sport più popolare. Il calcio si è cullato sulla sua forza, sul fascino sempiterno che esercita sull'immaginario collettivo. Ogni volta che gli avvenimenti facevano scivolare una partita in cronaca nera, c'era sempre una frase pronta: un po' ricco, un po' plebeo, di certo sregolato, il calcio è lo specchio del Paese. Può darsi che ne sia un'immagine deformata, ma non è tempo di assoluzioni e la generalizzazione è un'ipocrisia insopportabile davanti a queste foto di brutti ceffi padroni del gioco, di tremolanti calciatori così tronfi in certe pose e così fragili davanti a una richiesta che li spogliava della dignità. Uno solo si è ribellato e la sua surreale e per certi aspetti pericolosa trattativa personale ha permesso la conclusione della partita. Circostanza che non può discolpare nessuno, e nemmeno Sculli può essere un esempio. Il calcio è un malato grave che non sa e forse non può morire. Ma che sicuramente non sa guarire. È in mano a imprenditori che lo gestiscono in modo sciagurato, sommando debiti. Negli ultimi 30 anni sono fallite più di 70 società. I tifosi preferiscono i debiti alle sconfitte, perché ragionano corto questo sì è un male del Paese intero. Poi rivendicano purezza e pretendono la maglia, ma spesso sono complici delle forze in campo. Che sono sotto gli occhi di tutti: scommettori che aiutati dai calciatori aggiustano le partite. Procuratori che in comunella con le dirigenze evadono il fisco. Sopra le rovine, la Lega, che detiene il potere esecutivo del calcio e ha un presidente dimissionario da 14 mesi ed è solo un posto vuoto di contese per la spartizione degli affari. Quelle vesti per terra, ieri, erano cadute da un pezzo. Foto di Luca Zennaro/Ansa 21 marzo 2004. Il derby Lazio-Romasospeso: nello stadio circolava voce che un bambino fosse stato ucciso dalla polizia. Notizia naturalmente falsa. Gli ultras scesero in campo e minacciarono i giocatori. 11 novembre 2007. In mattinata, vicino Arezzo, il tifoso laziale Gabriele Sandri viene ucciso da un poliziotto. Per reazione gli ultrà dell'Atalanta provocano incidenti impedendo la disputa del match con il Milan. Foto di Luca Zennaro/Ansa Maxi rissa in Israele Stop calcio Scontri e caos in risposta alla morte di Sandri 12 ottobre 2010, Genova: la partita Italia-Serbia viene sospesa e poi vinta dagli Azzurri a tavolino. La guerriglia è pianificata e scatenata dagli ultras serbi: 16 feriti. Lo stadio rimane per ore in balia dei violenti. Italia-Serbia, notte di paura Stadio in mano ai violenti Sculli tenta una mediazione con i tifosi rossoblù che ordinano: «Toglietevi le maglie» Campionatidi A eBsospesi inIsraeledopo una maxi-rissatra giocatorial terminedel matchtra l'HapoelRamatGan el'HapoelBneiLod (squadramista arabo-ebraica),entrambi candidatiallapromozionenellamassimaserie.Èl'ultimoepisodiodiunalungaserie.Undici degli atleti coinvolti sono finiti agli arresti domiciliari. 21 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
NORD Nuvolosita con piogge sparse. CENTRO Annuvolamenti sparsi su medio-alta Toscana, Dorsale, basso Lazio e Marche, con qualche isolato fenomeno. SUD Spiccata variabilità con qualche pioggia o rovescio. Domani Culture SINEAD O'CONNOR CANCELLA IL TOUR «Con grandissimo dispiacere devo annunciarvi che ho cancellato il mio tour perché sono gravemente ammalata di disturbi bipolari». È la stessa Sinead O'Connor a spiegare dal suo sito ufficiale il motivo della cancellazione del tour, che prevedeva anche una tappa a Milano domani. «Chiedo scusa sinceramente per ogni difficoltà che posso aver causato». LA MOSTRA Si potrà visitare fino al 26 agosto, la grande mostra dedicata a Luca Signorelli, uno dei maestri del Rinascimento, artista «de ingegno et spirto pelegrino», come lo definì Giovanni Santi, il padre di Raffaello. Una rassegna monografica - curata da Fabio De Chirico, Vittoria Garibaldi, Tom Henry e Francesco Federico Mancini - che raccoglie oltre cento opere, di cui 66 del pittore cortonese, in tre sedi espositive: Perugia, Orvieto e Città di Castello. L'omaggio dell'Umbria a Luca Signorelli Dopodomani Una città che trasuda cultura a ogni angolo di strada ha ancora in serbo qualche sorpresa: a Londra, la Baghdad di Occidente di Robert Luis Stevenson, svoltando dal marciapiede nord di Leicester Square, tra un bar e il cinema «più a buon mercato» della capitale, in una piccola chiesa francese è stato appena restaurato e riaperto al pubblico un murale religioso di Jean Cocteau. Una straordinaria sorpresa in un vicolo di Soho che collega la piazza dei «red carpet» di Harry Potter alla brulicante Chinatown londinese. Il geniale poeta, artista, scrittore, sceneggiatore, regista, amico di Picasso e Marlene Dietrich, Marcel Proust e Charlie Chaplin fu invitato nel 1959 dall'attaché culturale francese a realizzare il murale nella chiesa di Notre Dame che veniva ricostruita dopo i danni subiti nella guerra. Tre pannelli, l'Annunciazione, la Crocefissione e l'Assunzione, vennero affrescati nella cappella del Santissimo Sacramento in una settimana di novembre con uno stile fresco e fluido. I film di Cocteau erano famosissimi all'epoca e la chiesa ebbe il suo bel daffare per tenere alla larga paparazzi e curiosi. Il restauro si è reso necessario perché l'affresco era stato oggetto di un atto di vandalismo: uno sconosciuto aveva dipinto un cerchio attorno al sole oscurato che sovrasta la scena della Crocefissione e apposto una sorta di firma accanto a quella dell'artista. Il Tempo ZOOM «HOPEN HOUSE» A ROMA Arriva (5 e 6 maggio) nella capitale «Hopen House», l'iniziativa che apre le porte degli edifici «d'autore», i luoghi segreti, ma anche gli studi d'architettura e dei cantieri di Roma. Si potrà scegliere tra cento possibilità: da Palazzo della Marina alla nuova stazione Tiburtina progettata da Abdr, lo studio di Paolo Desideri. Pillole Oggi NORD Variabile su tutte le regioni, non si escludono piovaschi nelle zone interne. CENTRO Poco nuvoloso sulle tirreniche, variabile sulle altre regioni. SUD Poco nuvoloso su tutte le regioni. Restaurato murales di Cocteau LIBRI FINALISTI PREMIO TROPEA Sono stati scelti i tre libri finalisti del premio letterario Tropea, per la prima volta in formato ebook. Si tratta di «La signora di Ellis Island» (Einaudi), di Mimmo Gangemi; «Lo scornuso» (Feltrinelli), di Benedetta Cibrario, e «Tetano» (Minimum fax), di Alessio Torino. Il premioè organizzato dall'Accademia degli affaticati. NORD Cielo sereno o poco nuvoloso. Temperature in aumento. CENTRO Cielo sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. Temperature in aumento. SUD Cielo poco nuvoloso su tutte le regioni. Temperature in aumento. 37 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
MILANO Foto di Daniel Dal Zennaro/Ansa IVANO PASQUALINO A fine partita Ibrahi-movic si piega sulleginocchia, afflittoin mezzo al campo.Il guerriero diMalmö, con il codino da samurai e il drago tatuato sul fianco, si accascia di fronte al suo pubblico, travolto dai fischi. Lo svedese ha provato con le ultime forze a risollevare il Milan, pareggiando in extremis con un destro preciso al volo su cross di Emanuelson (24˚ gol in campionato, sempre più capocannoniere). Ma anche Zlatan alla fine si è arreso alla realtà: il pareggio per 1-1 contro il Bologna era l'ultima occasione utile per proseguire nella lotta scudetto con la Juventus. Gli uomini di Conte avranno un calendario più favorevole nelle ultime cinque partite. «Dovevamo fare più punti: se il 13 maggio la Juventus sarà davanti, avrà meritato lo scudetto», ammette Allegri. «Per ora pensiamo a vincere la prossima, perché neanche il secondo posto è ancora matematico». Perdere la vetta del campionato dopo due brutte prestazioni interne con Fiorentina e Bologna inizia a pesare anche sulla sua panchina. «Non so se questo finale di stagione inciderà sulla valutazione del mio lavoro, bisogna chiedere alla società». Quest'anno potrebbero avere inciso invece alcuni episodi arbitrali, l'ennesimo ieri al 58': Cassano lancia Ibrahimovic, che scavalca Agliardi con un pallonetto. Mentre la sfera supera la linea di porta, il direttore di gara De Marco fischia un fuorigioco che non c'è su segnalazione del suo assistente. Galliani in tribuna non nasconde la sua rabbia, mimando la posizione regolare di almeno un metro. «Ci possono stare degli errori arbitrali, sotto questo punto di vista siamo stati un po' sfortunati», minimizza Allegri. Anche se la malasorte riguarda soprattutto gli infortuni, che hanno costretto l'allenatore rossonero a utilizzare sempre gli stessi uomini nel momento decisivo del campionato. Una statistica parla chiaro: tutti i giocatori della rosa del Milan, a eccezione di Emanuelson, sono passati dall'infermeria almeno una volta in questa stagione. Uno in particolare sembra aver fatto pesare di più la propria assenza: Thiago Silva. L'infortunio del brasiliano è coinciso con l'inizio del declino del Milan, che non vince a San Siro da un mese (24 marzo, 2-1 contro la Roma). Non a caso la squadra di Allegri ha segnato e raccolto più punti in trasferta che in casa. Il Bologna ha giocato un match intelligente, sfruttando al massimo gli spazi concessi. Ma non ha saputo chiudere l'incontro nonostante la superiorità numerica (espulso Bonera per doppia ammonizione). Ma anche in dieci il Milan non ha mai mollato mettendo palloni lunghi e carichi di speranza per Ibrahimovic. E quando lo svedese è impreciso, i gol non arrivano: la metà delle reti rossonere porta la firma di Zlatan. Nei momenti di difficoltà, la squadra di Allegri diventa ancor più Ibra-centrica. Ma se anche il guerriero di Malmö si accascia a fine partita, allora Allegri potrebbe davvero iniziare a preoccuparsi. Zlatan Ibrahimovic Se il Milan nutre ancora qualche speranza è per il gol dello svedese Lassù nella zona Champions, continua il ballo del gambero. L'Udinese pareggia di sabato ma la Lazio sciupa un'altra occasione per staccare le pretendenti al terzo posto e viene fermata dal Lecce a tempo scaduto. Dalla capitale torna a testa alta e con il ghigno della beffa il romanista Serse Cosmi, che stavolta non ha gridato «Forza Roma» come nel 2003 quando era al Perugia, ma si è limitato ad applaudire i suoi, con l'immancabile coppola in testa e le mani in tasca che per lui sono segno di approvazioIBRA SALVA UN MILAN CHE NON SA PIÙ VINCERE Il Bologna segnaconRamirez, losvedesepareggia a cinque minuti dalla fine e tiene vive le speranze scudetto. Rabbia per un gol annullato www.unita.it La squadra di Reja gioca solo a sprazzi ma va in vantaggio con Matuzalem. Per i salentini di Cosmi un pareggio d'oro La Lazio si illude Bojinov porta il Lecce a un punto dal Genoa Sport38 LUNEDÌ23 APRILE2012
Piero Grasso, intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa su Rai Tre, conferma la ricostruzione pubblicata ieri dall'Unità: tra il 2003 e il 2005 un uomo si presentò più volte alla Direzione nazionale antimafia sostenendo di poter portare gli inquirenti a Bernardo Provenzano. Per il procuratore però il messaggero era «un millantatore. Tanto che appena gli chiesi una prova biologica si dileguò». Era il novembre del 2005, e Provenzano verrà catturato cinque mesi dopo. Ma non è chiaro cosa sia avvenuto nel frattempo. Antonio Ingroia, procuratore aggiunto a Palermo, ritiene che la notizia di un eventuale negoziato meriterebbe comunque maggiore attenzione. «Valuteremo nei prossimi giorni se approfondire con delle indagini», ci dice il magistrato siciliano. «La cattura di un latitante suscita spesso dei sospetti che ci sia qualcuno a muoversi sullo sfondo». E in questo caso, a muoversi sullo sfondo, sarebbe stato un faccendiere, un uomo che si presenta in Direzione nazionale antimafia non per fornire notizie sul latitante Bernardo Provenzano ma per trattare la sua resa. Per la prima volta arriva in via Giulia nel novembre del 2003, accompagnato dalla Guardia di Finanza. Il procuratore nazionale è Piero Vigna e accetta di parlare con l'uomo venuto per conto del boss di Corleone. Secondo quanto riferisce l'intermediario, Provenzano si troverebbe in una zona non meglio definita del Lazio. Ma in cambio della propria resa, il capo dei capi pone delle condizioni ai magistrati: due milioni di euro e nessun rapporto con i pm palermitani. Se si fosse costituito, inoltre, avrebbe chiesto di rimanere nell'anonimato per almeno un mese, il tempo utile a fornire informazioni ai magistrati. Per assecondare il proprio interlocutore, Vigna decise di far assistere al colloquio i due sostituti Vincenzo Macrì e Alberto Cisterna, due magistrati di origini calabresi. Trovare due milioni di euro, però, non è un compito che spetta alla magistratura. Il problema è politico. Per questo, secondo il racconto del procuratore generale di Ancona ed ex sostituto in Dna, Vincenzo Macrì, Pier Luigi Vigna avrebbe informato della questione il ministero dell'Interno, i servizi segreti «e per correttezza anche il procuratore della Repubblica di Palermo». E i servizi segreti, stando alla ricostruzione del procuratore generale di Ancona, si dissero disponibili a reperire quella somma di denaro. Vincenzo Macrì ricostruisce gli eventi a memoria, ma puntualizza: «I colloqui sono tutti registrati e depositati in Dna presso l'ufficio del procuratore nazionale». In quell'ufficio, dunque, dovrebbero esserci tracce anche dei successivi colloqui investigativi: del luglio del 2004 e del novembre 2005. Perché il faccendiere si ripresenta in Via Giulia altre due volte. Nella prima occasione ripete soltanto le richieste già avanzate in precedenza. Aggiungendo un particolare: il boss versa in gravi condizioni di salute e riuscire a incontrarlo è diventato complicato. Una versione dei fatti che corrisponde alla situazione reale: il boss in quel periodo è gravemente malato. Sapremo solo dopo che fu costretto a un'operazione in una clinica di Marsiglia. Nel terzo e ultimo incontro, l'intermediario varca il portone di via Giulia ma si trova davanti un nuovo procuratore nazionale. Vigna è andato in pensione e spetta al suo successore Piero Grasso condurre i colloqui investigativi. Per verificare l'attendibilità della persona che si trova di fronte, Grasso chiede al sedicente uomo di Provenzano un campione di dna del latitante da confrontare con quello in possesso della procura di Palermo. «Ricordo che siccome precedentemente, quando ero procuratore a Palermo, avevamo fatto un'indagine sulla presenza di Provenzano a Marsiglia - ha detto Grasso davanti al Csm il 14 dicembre del 2011 - eravamo riusciti a ottenere un frammento di un reperto medico/sanitario relativo alla sua operazione a una spalla e alla prostata, che ci aveva consentito di tracciarne il dna. Insomma, non potendo catturare tutto il latitante ne avevamo catturato un pezzetto». Il latitante intero, invece, verrà arrestato a Palermo nel marzo del 2006. Foto Ansa ROMA Primo Piano La richiesta Un'immagine d'archivio dell'arresto di Bernardo Provenzano Nel 2003 un inviato iniziò a negoziare con l'Antimafia per la consegna di Provenzano. Secondo il pm Macrì il capo dei capi voleva due milioni per consegnarsi e un mese di tempo prima che la notizia trapelasse. ROCCO VAZZANA Provenzano, la trattativa sarà oggetto di indagini p Piero Grasso conferma la versione dell'Unità. Ma aggiunge: «Quell'uomo era un millantatore» p Il pm Ingroia «Valuteremo nei prossimi giorni se approfondire». Lo scambio proposto nel 2003 Lo Stato e la mafia Il capo dei capi voleva due milioni di euro per consegnarsi 8 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
iperself diventa 24 ore su 24 per darti tutta la qualità dei carburanti eni con il massimo della convenienza. Convenienza è anche pagare senza commissioni, con il bancomat. PagoBANCOMAT è comodità. Comodità è poterti rifornire 7 giorni su 7 con iperself. eni station un mondo che si muove con te iperself è convenienza 24 ore su 24 Franco Ernesto Capitali coraggiosi C'è una via cooperativa alla crescita economica Idv: l'Imu? La paghino le banche «L'Imu?Chelapaghinolefondazionibancarieenongliagricoltori, i lavoratorieipensionati». Così Francesco Barbato, capogruppo Idv in commissione Finanze, nelle Marche per un appuntamento elettorale. «La politica italiana - ha proseguito Barbato - non è mai stata così lontana dai cittadini. Serve con urgenza una scossa, un segnale di cambiamento immediato». P ochi giorni fa è stato sottoscrit-to un finanziamento sindaca-to a medio termine (cinque anni) di 30 milioni di euro in favore della Cmc di Ravenna, uno dei maggiori operatori in Italia nel settore dei grandi progetti infrastrutturali, con un giro d'affari 2011 di circa 870 milioni (+8% circa sul 2010) e un portafoglio ordini di circa tre miliardi di euro. L'operazione, che ha avuto come advisor la Compagnia finanziaria, è interamente finalizzata a sostenere lo sviluppo futuro della cooperativa guidata da Massimo Matteucci, senza alcun vincolo a un progetto infrastrutturale specifico. La notizia, finora passata sotto silenzio, ha due importanti implicazioni: il ritorno di “moda” di uno strumento come i prestiti sindacati, che si sta rivelando utilissimo (soprattutto per le cooperative ma non solo) per superare la difficoltà nell'ottenere credito; sottolineare la vitalità industriale delle cooperative di produzione e lavoro, che rappresentano una delle parti più robuste e soprattutto reattive della nostra economia. Veniamo alla prima implicazione. Il prestito sindacato è stata organizzato dalla Compagnia finanziaria con la partecipazione della Banca popolare di Vicenza e di altri 7 istituti di credito, tra cui Bpm, Carige, Banco popolare e il Gruppo Bper. «I finanziamenti in pool, che nell'ultimo anno hanno conosciuto una forte crescita, si addicono perfettamente alle cooperative di produzione e lavoro, per la loro natura consortile e per le tipiche modalità - spiega Stefano Di Tommaso, managing director della Compagnia finanziaria - di gestione, che abbassano il rischio per le banche finanziatrici: non truccano i bilanci, non fuggono all'estero con lo yacht, non esportano illecitamente capitali, non pagano tangenti, non portano in azienda figli incapaci e, soprattutto, a causa del controllo esercitato da una larga base azionaria, non si fossilizzano su vertici di gestione monocratici e magari palesemente inadeguati». Non è un caso, insomma, se a questa forma di finanziamento ha fatto recentemente ricorso anche la Cooperativa di concordia sulla Secchia (Cpl), attiva nelle reti gas e nelle energie rinnovabili. L'altro aspetto importante sono gli ambiziosi piani di sviluppo delle Cmc. Nonostante la crisi del mercato delle costruzioni, e il fatto che in Italia le grandi opere siano al palo, Cmc di Imola prevede una costante crescita delle dimensioni aziendali (fino a superare il miliardo di euro nel 2014) e un'ulteriore espansione delle attività nei Paesi esteri, che già oggi rappresentano circa il 50% dei ricavi. In portafoglio ci sono commesse in Africa Australe, Estremo Oriente, Sud Mediterraneo, Balcani, Stati Uniti. Cmc ha 7200 dipendenti e 392 soci cooperatori. Anche in questi mesi di crisi, le cooperative come Cmc si sono dimostrate fra le più rapide nel condurre iniziative di sviluppo. Il governo Monti ne dovrebbe tenere conto. Invece l'attenzione dimostrata verso il settore è stata finora scarsa. Anzi in alcuni casi si è arrivati a decisioni penalizzanti, come la recente normativa sui tempi di pagamento, che ha forzosamente trasferito liquidità dalle cooperative di distribuzione alle grandi multinazionali. Ce n'era davvero bisogno? Sarà capace il governo dei bocconiani di allargare i suoi orizzonti culturali e di capire che lo sviluppo e la crescita economica non passano solo attraverso le Spa? 15 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
Che fosse combattiva, era cosa nota. Ma che la sua nuova avventura politica iniziasse con una nuova sfida se l'aspettavano in pochi. Fatto sta che il debutto in politica istituzionale di Aung San Suu Kyi inizia con un gesto fortemente polemico, oltreché di grande impatto simbolico: la «lady» dell'opposizione birmana oggi lascerà vuoto il suo scranno, assieme agli altri 43 deputati del suo partito, nella seduta inaugurale del parlamento nel quale è stata trionfalmente eletta tre settimane fa. La premio Nobel per la Pace e la sua Lega nazionale per la democrazia (Ndl) hanno scelto di disertare la seduta per non essere costretti a prestare giuramento alla Costituzione varata dalla giunta militare che ha governato il Paese fino a un anno fa. «Non si tratta di un boicottaggio, ma aspettiamo il momento buono per andare in Parlamento», ha detto Suu Kyi al termine di una riunione del direttivo dell'Lnd, confermando quanto anticipato un paio di giorni fa. La Lega nazionale per la democrazia ha chiesto, finora senza successo, di modificare il testo del giuramento dei parlamentari sostituendo la parola «salvaguardare», riferita alla costituzione, con il meno vincolante «rispettare». Una richiesta respinta dalla Corte costituzionale e anche dal presidente Thein Sein. Ma la battaglia sulla costituzione è centrale per Suu Kyi e il suo partito, che ha accettato per la prima volta di partecipare alle elezioni (suppletive) del primo aprile dopo decenni di boicottaggio per portare la lotta politica nel «cuore» del sistema e provare a trasformarlo dall'interno. La carta fondamentale, uno degli ultimi atti della giunta militare che ha governato il Paese col pugno di ferro dal 1962 al 2011, era stata presentata dai militari come una tappa fondamentale della «road map verso la democrazia», come le recenti elezioni. Tuttavia conferisce vasti poteri ai militari, che pure sono usciti dal proscenio per lasciare il posto a un governo civile, e conferisce ai militari in attività un quarto dei 440 seggi. Ed è anche contestata per il modo in cui è stata «proposta» al Paese, in un referendum, giudicato dagli osservatori una «farsa», tenuto il 10 maggio 2008 in una Birmania devastata e gettata in ginocchio dal passaggio del ciclone Nargis, che si lasciò una scia di quasi 140 mila fra morti accertati e dispersi mai più ricomparsi. Una Costituzione vista, insomma, come una sorta di «garanzia» contro il cambiamento, che pure è stata quasi universalmente riconosciuta dalla comunità internazionale - con l'Ue sul punto di sospendere le sue sanzioni - e alla cui sincerità ha voluto dar credito la stessa Lnd, accettando per la prima volta di partecipare alle elezioni. Il presidente Thein Sein ha assicurato che le riforme «si concentrano sulla democratizzazione, la tutela dei diritti della popolazione e la riconciliazione». ARRIVA L'ITALIA Intanto è in arrivo in Birmania una nuova missione economica ma anche dai forti connotati politici: è quella che il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, con tappe anche in Indonesia e Brunei. Dopo Giacarta, il capod ella Farnesina sarà a Naypyidaw, la capitale birmana, dove sarà ricevuto dal presidente Sein, e a Rangoon, dove incontrerà Aung San Suu Kyi. Quella di Terzi è una visita «molto attesa», si sottolinea alla Farnesina: sono 20 anni che un ministro italiano non si reca nel Paese guidato per decenni da una repressiva giunta militare. Terzi inoltre arriverà in Birmania all'indomani del Consiglio Affari esteri dell'Ue che, lunedì a Lussemburgo, dovrà decidere per la sospensione di un anno delle sanzioni - fortemente sostenuta dall'Italia - escluso l'embargo di armi. Foto di Nyein Chan Naing/Ansa-Epa La nuova avventura politica del Nobel birmano inizia con un gesto di sfida: lei e i deputati del suo partito lasceranno vuoti i propri scranni in forma di protesta. Tra pochi giorni l'incontro con il ministro italiano Terzi. EMIDIO RUSSO Un seggio vuoto: la nuova sfida di Aung San Suu Kyi www.unita.it La leader birmana Aung San Suu Kyi durante un discorso a Rangoon esteri@unita.it p Birmania Parlamento «disertato» finché non sarà modificata la Costituzione del regime p La missione In arrivo il ministro Terzi: in agenda la transizione democratica e l'economia Mondo 29LUNEDÌ23 APRILE2012
È l'ottavo minuto del secondo tempo e la partita va male, il Siena ha appena segnato il quarto gol, il Genoa sta affondando. Ma i suoi tifosi sprofondano più giù. Mentre una buona parte del pubblico lascia gli spalti, chi per delusione, chi per paura di quanto sta accadendo, gli ultrà si arrampicano minacciosamente sulle recinzioni. Qualcuno si sistema sul tunnel che dovrebbe portare le squadre negli spogliatoi. A volto scoperto, sfacciatamente in sfida a tutto. I poliziotti guardano, aspettano ordini, forse, o si limitano a non far degenerare la situazione. Quella che segue è un'ora di disonore per il calcio italiano. Il capitano del Genoa, Marco Rossi, prova a dialogare con i propri tifosi. I giocatori costretti a togliersi le maglie, ritenuti indegni di indossarle dalla frangia più scalmanata dei propri tifosi. I tifosi diventano padroni dello stadio. I calciatori del Siena si rifugiano negli spogliatoi, per non respirare i gas dei fumogeni lanciati in mezzo al campo, motivo per il quale l'arbitro Tagliavento aveva fermato la partita. I giocatori del Genoa devono restare lì, e soddisfare le richieste. Quasi tutti i giocatori rossoblu, su pressione dei tifosi, si sono tolti le maglie e le hanno consegnate al capitano Rossi. TUTTI MENO UNO L'unico che si è rifiutato è stato Giuseppe Sculli, che ha spiegato in un acceso colloquio con i capi tifosi che i motivi del suo gesto. Anche questa è una scena strana: il giocatore che si arrampica e parla fitto con l'ultrà, trattando. Dura un po'. «Se non ci fate giocare, ci penalizzano, siamo in serie B». Questi gli argomenti di Sculli, che è decisivo per la ripresa della gara. Mesto ha una vera e propria crisi di pianto. Frey sembra non credere ai suoi occhi. Genova, Marassi, è lo stadio di Italia-Serbia, partita di qualificazione agli Europei, con il tristemente famoso «Ivan il terribile», tifoso slavo a volto coperto ma noto alla polizia, che fece sospendere la partita, mettendo a ferro e fuoco lo stadio. LE PAROLE La partita poi è ripresa, giocata con il terrore addosso, è finita 1-4, ma è davvero un dettaglio. Il presidente del Genoa, Enrico Preziosi, si augura la squalifica del proprio campo, «così andiamo a giocare fuori e siamo tranquilli. Qui a Marassi siamo ostaggio di un centinaio di tifosi» che però gli chiedono l'esonero di Malesani e lui li accontenta subito: in panchina da oggi ci sarà De Canio. Poi la polemica: «Non è possibile che un centinaio di persone abbia l'impunità di fare quello che vuole. Forse per una partita del genere poteva anche essere prevista una contestazione, visto il momento. Come mai i poliziotti erano solo una decina per froteggiare questo centinaio di persona che ci ha umiliato?». Il questore Massimo Mazza invece rimpalla le responsabilità ai giocatori, che si sono tolti la maglia, come preteso dagli ultras, con il consenso del presidente Preziosi. «I responsabili delle forze dell'ordine presenti in campo erano fortemente contrari e hanno fortemente sconsigliato il presidente di agire in tal senso». Adesso ci sarà un'inchiesta, e le riprese video dovrebbero aiutare in modo decisivo le forze di polizia. I contestatori più accaniti erano a volto scoperto, «e per questo sono in arrivo dei Daspo», assicurano fonti di polizia, preannunciando i provvedimenti che terranno i protagonisti lontani dagli stadi per un pezzo. «È uno spettacolo che nessuno pensava di poter vedere dopo la tragedia di Morosini, che ci ha reso tutti tristi. È capitato qualcosa di inimmaginabile» ha commentato il tecnico del Siena, Giuseppe Sannino. «Noi abbiamo fatto la nostra partita pensando alla salvezza anticipata e a tutto quello che intorno a noi si vive. Mi sono messo nei panni dei ragazzi del Genoa, mi dispiace che non potessero rientrare in campo perché la tifoseria non lo permetteva. Ma penso sempre una cosa: si tratta di calcio. L'unica mia preoccupazione, al di là dell'incolumità, è che non fosse più una partita di calcio: difficilmente si può rientrare in campo dopo non so quanti minuti. La partita? Era giusto finirla e mi Marco Bucciantini RICATTI E SILENZI QUESTO CALCIO È NUDO DA UN PEZZO IL COMMENTO Ci sono fotografie indelebili, in questa domenica. Resteranno e saranno memoria sullo stato del calcio e del Paese perché una sottocultura - anche la più marcata, anche la più contrapposta - è sempre prodotto di qualcosa di più ampio. C'è la fatica a riconoscersi nelle regole, anche quelle essenziali, come lo sono la vittoria e la sconfitta, senza le quali lo sport agonistico non esisterebbe. C'è la timidezza di chi incarna la legge, che osserva, si conta, capisce che la sfida è impari, che bisogna limitare il danno. E c'è soprattutto il senso di colpa del grande malato, il calcio italiano. Che non può resistere alla richiesta di mettersi a nudo perché nudo lo è già. E finisce sotto schiaffo dei suoi vizi, prima ancora che dei suoi peggiori clienti. Come in molte vicende, alla fine c'è il teatrino della colpa, e ognuno se ne libera. Il presidente del Genoa si rammarica perché ha visto pochi poliziotti, ma già il fatto che una partita debba svolgersi in uno stato d'emergenza, governato da leggi speciali (tali sono quelle che consentono l'accesso alle tribune) è testimonianza delle perversione del calcio. Il questore focalizza nella scelta dei calciatori di accettare il La follia di Genova Gli ultras padroni: «Non giocate più» GIANNI PAVESE Il presidente Preziosi Primo Piano I tifosi rossoblù fermano il gioco lanciando fumogeni in campo e bloccando l'accesso agli spogliatoi. Sculli si ribella. Polemica tra il questore e il presidente Preziosi. Il mondo del calcio: «Nelle mani dei violenti». pGenoa-Siena i tifosi fermano il match sullo 0-4: «Ridateci le maglie» p Sculli si ribella La polemica: pochi poliziotti e inerti. Il Coni: vergogna Sospensione forzata. Lo decidono gli ultrà «Siamo ostaggio di 100 persone». Ma poi li accontanta: via Malesani Palla prigioniera 20 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
cominciato a lavorare prima dei 20, lo sblocco del turn-over nella pubblica amministrazione, calmieri sulle tariffe, massicci investimenti pubblici. Prevede anche una patrimoniale speciale del 75% sui redditi al di sopra del milione di euro. È un programma «insipido» questo? Chi lo ha sostenuto, anche in Italia, pensi per un attimo a quali sarebbero le reazioni se qualcuno proponesse le stesse misure pure da noi. No. Si possono avere dei dubbi sul programma di quello che ha messo una bella ipoteca sulla presidenza della Francia. Si può legittimamente pensare che anche Hollande pagherà il prezzo del realismo politico, che c'insegna come ci sia sempre una certa differenza tra i programmi annunciati e le cose che si fanno (o che si riescono a fare). Però non si può mettere in dubbio l'evidenza: i cittadini francesi hanno votato in maggioranza per quel programma. Non hanno votato solo contro Sarkozy, non hanno punito soltanto l'arroganza del potere in cui il presidente sguazzava, il piglio duro, gli amici ricchi, il fastidio verso i poveri e gli stranieri, la sudditanza alla cancelliera Merkel. Monsieur le Président è antipatico davvero, ma i francesi non hanno solo votato contro di lui: hanno votato per François Hollande. Per le cose che dice di voler fare. Ecco la riflessione che il voto francese di ieri impone a tutti noi, anche a noi italiani, all'Europa. L'elettorato del secondo Paese del continente sceglie una politica che è chiaramente diversa e clamorosamente opposta a quella che fino a ieri in troppi hanno cercato di farci credere che fosse senza alternative. La crisi dell'euro può essere combattuta in un altro modo che con le durezze della disciplina di bilancio, le conquiste del welfare non sono scorie di tempi remoti da rimuovere senza pietà ma garanzie per le persone e per la stessa identità delle loro comunità, a cominciare dall'Unione europea. Non esistono solo le lacrime e il sangue, ma anche le ragioni della speranza. Dal 6 maggio il pensiero economico della destra potrebbe non avere più il monopolio, neppure nei Palazzi dell'Europa che conta. Il successo di Hollande è figlio anche dei dubbi che la strategia anti-crisi à la Merkel ha cominciato a diffondere, da qualche tempo, anche nel campo conservatore e liberale e che hanno trovato recentemente clamorose manifestazioni pubbliche sulla stampa e negli ambienti accademici. Sarà interessante verificare, quando si disporrà dell'analisi del voto, su quali spostamenti diretti dal campo degli elettori che cinque anni fa votarono Sarkozy abbia potuto contare il candidato socialista. È presto, ovviamente, per valutare le conseguenze che l'ormai probabile salita di Hollande all'Eliseo avrà sugli equilibri europei. È già evidente, però, che lo snodo più delicato sarà il rapporto con la Germania. Quando, qualche mese fa, Frau Merkel contro ogni regola diplomatica si schierò a favore di Sarkozy e brigò perché Hollande venisse isolato dagli altri leader, fu chiaro quanto per Berlino fosse importante evitare la jattura di un potere socialista insediato sull'altra sponda del Reno. Se Hollande, come annuncia, chiederà davvero la rinegoziazione del fiscal compact, le tensioni saranno forti. La Grande Alliance nata dalla consapevolezza della storia del Novecento e dalle ragioni dell'economia ha retto a tensioni anche più dure ed è sopravvissuta quando ai vertici di Parigi e Berlino c'erano leader di schieramenti avversi, come Mitterrand e Kohl o Chirac e Gerhard Schröder. Ma allora l'Europa era più solida. E più solidi, va detto, erano anche i leader tedeschi. Non resta che aspettare. L'anno prossimo si voterà anche in Germania, oltre che in Italia. La storia continua. Aubry: «I francesi hanno sfiduciato il presidente». Affluenza, smentite le previsioni: alle urne l'80% Staino «Cambierò la Francia e l'Europa» Foto di Caroline Blumberg/Ansa-Epa Il candidato socialista nella corsa per l'Eliseo François Hollande Il primato negativo di Sarkò Il primo turno delle presidenziali francesi si è rivelato un'umiliazione per Nicolas SarkozyconFrancoisHollandeal28,4%eluial25,5%.Aprescinderedalrisultatofinaledel6 maggio, mai nessun presidente uscente era arrivato secondo alla prima tornata da quando nel 1958 venne instaurata la Quinta Repubblica con l'attuale sistema elettorale. 3 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
L'elusione è l'evasione dei ricchi, la falsa fatturazione quella dei poveri. Questo sostengono gli addetti ai lavori, che conoscono le armi segrete dei «furbetti fiscali». Ebbene, la delega fiscale pensa bene di depenalizzare «l'evasione dei ricchi», cioè l'abuso di diritto che altro non è che un comportamento elusivo, mentre resta in piedi l'apparato sanzionatorio dei «poveri», sempre mantenendo l'assioma degli esperti. Per questo sorprendono le dichiarazioni rilasciate ieri dal sottosegretario all'Economia Vieri Ceriani al Corsera. Nell'intervista Ceriani sembra quasi confermare questo atteggiamento «friendly» con i grandi gruppi, fornendo una fotografia della realtà italiana a dir poco parziale. «Con la delega facciamo molte altre cose - spiega il sottosegretario - che per le imprese possono valere più di qualche punto di Ires». Insomma, vantaggi fiscali. E proprio su questa affermazione l'intervistatore introduce la norma sull'abuso del diritto, che sarebbe lo strumento con cui si assicurano vantaggi alle imprese. Ma quali vantaggi? Il sottosegretario sostiene che i comportamenti elusivi «non sono sanzionabili secondo le norme attuali, ma finiscono poi sotto la censura della Corte di cassazione. C'è un clima di incertezza sistemica che sta danneggiando molto le possibilità di crescita del Paese». Tutto vero, salvo che non è stata la Corte di Cassazione a porre il problema, ma la Corte di giustizia europea, a cui la Cassazione si è uniformata. Certamente serve certezza, ma depenalizzare non è semplicemente dare certezze. E non solo. Produrre una norma che non si limita a dichiarare illegittimo ogni comportamento messo in atto esclusivamente per il risparmio fiscale (principio a cui si attiene la Cassazione, indicando nella Costituzione il suo fondamento), ma costruisce una serie di «paletti» che limitano le azioni dei giudici non è esattamente solo fare chiarezza. Significa, al contrario, aprire ampi spazi di manovra a tutti quegli «alchimisti fiscali» che costruiscono raffinate architetture per eludere l'imposizione italiana. IL GIUDICE ANTI-EVASORI Vero è che finora sono state le sentenze della Cassazione a garantire l'equità fiscale (tra l'altro a fare da battistrada è stato il giudice Enrico Altieri, un osso duro per tutti gli evasori, al quale fu sottratto il processo tra l'Agenzia delle Entrate e la Mondadori su un contenzioso da 400 miliardi di vecchie lire, circa 200 milioni di euro), per via del fatto che l'Italia non è riuscita a varare una norma come quella degli altri Paesi europei. Dunque, il tema della certezza esiste. Ma invece che aggirare la certezza con la depenalizzazione e con il depotenziamento della norma, si sarebbe potuto migliorare lo strumento dell'interpello, uno strumento con cui si chiede all'Amministrazione di valutare la legittimità di un'operazione fiscale. Già questo avrebbe tolto molte castagne dal fuoco alle imprese. Ceriani aggiunge che nella situazione attuale «alcune multinazionali estere pensano seriamente di andare via, per non parlare delle imprese italiane che si trasferiscono all'estero». Sarà, ma finora la questione abuso di diritto ha coinvolto un altro tipo di aziende: cioè tutti i big del credito italiano (che non si trasferiscono certo all'estero). Ceriani «dimentica» di dire che Unicredit, IntesaSanpaolo, Montepaschi, Bpm, banco popolare di Novara, Credem, Banca Carige hanno contenziosi aperti con il fisco per 3 miliardi. Piazza Cordusio deve gestire anche un procedimento penale già aperto. I casi seguono il cosiddetto «modello Brontos»: interessi attivi trasformati in dividendi per avere vantaggi fiscali. Di tutto questo il sottosegretario non parla. Foto Mascolo-Porta/Ansa I contenziosi Favore agli evasori Il governo si difende «Servono certezze» Ceriani parla di aiuti alle imprese, ma dimentica che sull'abuso di diritto è aperto un contenzioso da 3 miliardi tra le banche italiane e l'Agenzia delle Entrate. La Cassazione ha solo seguito un principio europeo. BIANCA DI GIOVANNI ROMA p Il sottosegretario all'Economia Ceriani spiega le norme sull'abuso di diritto pMa l'esecutivo non dice perché si depenalizzano i reati dei grandi evasori Controlli della Guardia di Finanza Primo Piano L'Italia e la crisi Guerra legale tra banche e Agenzia delle Entrate per 3 miliardi 14 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
La rete elettrica italiana si evolve per diventare l'hub del Mediterraneo Sono trascorsi sette anni dallo scorporo dall'Enel. Un processo innescato dal decreto sulla liberalizzazione di Bersani e accelerato dal black-out del 2003. L'ultimo progetto: investire in Africa per portare energia in Europa Il dossier N on di rado,nel nostroPaese, le deci-sioni impor-tanti arrivanodopo eventieccezionali. El'avvenimento straordinario diventa l'occasione per ripensare la gestione dell'ordinario negli anni successivi. È esattamente quanto accaduto nel non lontano 28 settembre del 2003, una data di cui non andar fieri perché coincise con il black-out dell'intero sistema elettrico italiano. Eppure quel giorno, nel quale apparve evidente la vulnerabilità di un meccanismo vitale per la nazione, fu anche decisivo nel dare la definitiva accelerazione al processo di rinnovo della rete, i cui presupposti erano stati creati con la precedente liberalizzazione del settore elettrico attuata dal decreto Bersani. In particolare, nel 2005 si arrivò alla cessione da parte di Enel del controllo di Terna. Quest'ultima, il cui attuale azionista di maggioranza è la Cassa Depositi e Prestiti, è una società la cui attività si concentra sulla fase della trasmissione dell'energia elettrica sulla rete ad alta ed altissima tensione. Insomma, Terna opera in un ambito che sta a monte di quello, fatto di forniture elettriche da ricevere e bollette da pagare, che tocca direttamente cittadini ed aziende. Ma perché la quotidianità non riservi brutte sorprese, sia in termini di efficienza che di costi, è facile capire l'importanza della gestione, in Italia affidata ad un'unica azienda, del sistema elettrico di trasmissione e dei relativi impianti. POSIZIONE STRATEGICA Ma la separazione della società che gestisce la rete ad alta ed altissima tensione non rappresenta l'unica particolarità del sistema elettrico italiano. Per comprendere l'altra peculiarità si può partire dalla cartina geografica. Infatti, l'Italia costituisce un punto di snodo naturale degli scambi energetici lungo la direttrice Sud-Nord, dove alla posizione strategica si aggiunge la forte capacità di trasporto alla frontiera elettrica con il resto dell'Europa. Da questo ad un'ulteriore salto di qualità, con la trasformazione del Paese in un vero e proprio hub elettrico del Mediterraneo, il passo può essere più o meno lungo a seconda degli investimenti stanziati e dalla capacità di tradurli rapidamente in realizzazioni. La rete elettrica italiana già oggi è collegata con l'estero attraverso 22 linee di interconnessione: 12 linee con la Svizzera, 4 con la Francia, 2 con la Slovenia, 2 con la Corsica, una con l'Austria e una con la Grecia. Queste interconnessioni fanno del nostro Paese quello con la frontiera elettrica più robusta del continente, con una capacità di trasporto pari a 7.000 Mw. A queste “autostrade dell'energia” se ne aggiungeranno presto altre, tra cui quelle con Balcani e Nord Africa, con un incremento di capacità di interconnessione per circa 3.000-6.000 Mw. Ma nel futuro prossimo ci sono altre iniziative destinate ad aumentare il potenziale di trasporto. Sono stati di recente autorizzati un elettrodotto tra Italia e Montenegro, che rappresenta il primo “Ponte elettrico” con i Balcani, e una linea tra Italia e Francia. Esistono poi ulteriori progetti di interconnessione con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Tra questi il collegamento tra Italia e Tunisia per la realizzazione di un elettrodotto sottomarino della capacità di 1.000 Mw. ASPETTANDO IL SAHARA E l'Africa rimanda poi al più ambizioso fra i progetti di trasmissione dell' energia, probabilmente su scala planetaria. Desertec, questa la sua deSostenibilità e sviluppo QueI 28 settembre Il collasso di 9 anni fa evidenziò la fragilità della rete nazionale L'Italia rappresenta uno snodo naturale degli scambi energetici MARCO VENTIMIGLIA Posizione privilegiata II | | LUNEDÌ 23 APRILE 2012
S erve messa accanto alprete e le cade il piatti-no con le ostie consa-crate che provvede su-bito a ingurgitare. No-nostante la goffaggine viene candidata al titolo di «donna cattolica dell'anno» per la sua devozione e grazie anche alla famiglia «impeccabile». È davvero così? Una grandiosa Kathleen Turner è la protagonista della commedia dai toni tragicomici The perfect family (2011), cavallo di battaglia del Torino gay film festival che si concluderà il 25 aprile. Dopo La signora ammazza tutti di John Waters (1994) Turner torna a indossare i panni della madre di famiglia ossessionata da se stessa, questa volta in preda a continue preghiere recitate prima durante e dopo i pasti, invocazioni alla madonnina fissata sul cruscotto della macchina, frequentazioni serrate di preti e suore. Al settimo cielo per la nomina, comunica le prove da sostenere per ottenere il riconoscimento ai parenti riuniti per la cena. E qui l'immagine della famiglia, vera ancora di salvezza per la protagonista, inizia a rovinare. La figlia le annuncia di essere incinta di una creatura che nascerà tra non molto. Il bebè in arrivo avrà due mamme che a giorni celebreranno le nozze. Non basta. Il marito è un ex alcolizzato, deciso a tentare la fuga dal tetto coniugale. E il figlio, che giungerà a casa ubriaco pochi minuti prima dell'incontro tra la madre e il vescovo, è uno cui la parola fedeltà fa venire l'orticaria. Un giovane «incorreggibile» nonostante i pedinamenti della madre impegnata a redimerlo. Godibile pellicola dal ritmo a volte poco teso, The perfect family di Anne Renton è chiaro segno dei cambiamenti inarrestabili nelle convivenze e nei modi in cui la gente sceglie oggi di illudersi, procreare, amare e tradirsi. IL TABÙ DELLO SPORT Ancora, tra le novità del festival, lo scandaglio di uno dei tabù che ancora resistono con forza, vale a dire l'omosessualità nel mondo dello sport. Il Focus prevede due film di qualche anno fa che, nei rispettivi paesi, hanno avuto un grande successo anche di botteghino: il tedesco Sommersturm, con protagonisti i ragazzi di una squadra di canottaggio, e l'islandese Eleven Men Out che affonda il dito nelle piaghe di uno degli sport più omofobi, il calcio. Interessante anche la sezione dedicata alla ricerca dell'orientamento sessuale in adolescenza e nella prima giovinezza: For ever young. Temi affrontati dai teen agers in maniera «fluida», come loro stessi amano dire, trovano una buona rappresentazione nella selezione di opere di giovani registi offerta dal festival. Tra queste spicca Unmade Beds di Alexis Dos Santos, regista argentino, che segue il giovane protagonista in un viaggio nella Londra underground alla ricerca di sé, del padre, di un passato misterioso. Da segnalare la vetrina dedicata alle scrittrici con The night watch (Turno di notte) tratto dall'omonimo romanzo di Sarah Waters. Ambientato nella Londra del dopoguerra, procede a ritroso raccontando gli amori di due uomini e di due donne tra seduzioni, attrazioni, e triangoli. Il tutto, grazie a una ricostruzione storica ben fatta, avviene nell'atmosfera gotica dei bombardamenti, che vede le donne in uniforme impegnate a offrire soccorso ai feriti e disposte a cogliere l'occasione di coinvolgenti incontri. Torniamo all'attualità con la sezione documentari dove trova posto L'altra altra metà del cielo di Laura Valle, sette interviste condotte con attenzione e cura da Laura Annibali che intrecciano la realtà lesbica di due giovanissime con l'esperienza e le riflessioni di donne adulte come Imma Battaglia, Benedetta Emmer, Lidia Borghi, Anna Chiara Marignoli. Gay NewsIl blog DUE MAMME PER UN BEBÉ Il quotidiano online sull'omosessualità LIBERI TUTTI delia.vaccarello@tiscali.it G randi manovre anche aPalermo in vista del Sici-lia Queer Filmfest,quest'anno alla seconda edizione, che ha scelto la formula del «non solo film». Se la rassegna culminerà nella settimana dall'1 al 7 giugno al cinema Rouge et Noir, i progetti in corso da mesi intervengono nel campo della formazione: «le altre educazioni» (corso di formazione per 50 docenti dalla scuola dell'infanzia a quella secondaria superiore) e la seconda edizione di Prospettiva Queer (corso di 40 ore in 5 incontri rivolto a 100 studenti universitari). Progetti che culmineranno nell'appuntamento di domenica 3 giugno con la tavola rotonda «Prospettiva Queer, i diritti della persona», confronto aperto a tutta la cittadinanza. Tasto dolente, l'assenza di finanziamenti. «Abbiamo lavorato sino ad ora senza un solo euro di contributo pubblico dalle istituzioni – dichiara Alessandro Rais, direttore artistico - né Regione, né Provincia, né Comune, ci hanno dato nulla, chissà forse il Ministero ci farà un'elemosina? Lo sapremo solo a festival terminato». GRAZIE AL VOLONTARIATO Le iniziative vengono svolte grazie a volontariato e autofinanziamenti, con la speranza di rientrare in parte. «Dalla nostra soltanto i centri culturali stranieri, un paio di piccoli sponsor o "donatori" privati – aggiunge Rais - e il sostegno forte di alcuni artisti e del pubblico». Insomma, fare un festival a tematica in Sicilia secondo Rais «non è una passeggiata». «Ci vuole passione, resistenza e tanto coraggio: nessuno ti picchia o ti aggredisce, nessuna istituzione ti boicotta apertamente, semplicemente ti tolgono il terreno sotto i piedi». A breve, una festa di autofinanziamento il 4 maggio, e l'incontro il 17 in occasione della giornata mondiale contro l'omofobia: il fisico Ignazio Licata offrirà una sua lettura del mat e m a t i c o o m o s e s s u a l e i n g l e s e A l a n T u r i n g (1912-1954) nel centenario della sua nascita. Due proiezioni: Turing Machine - Opera e Wittgensteindi Derek Jarman. I vostri commenti gli articoli, le risposte Al Torino GayFilmFest la commedia «The perfect family» con Kathleen Turner nei panni di una madre religiosissima ma con figlia lesbica La coppia Kathleen Turner e Emily Deschanel in «The Perfect Family» www.gaynews.it Delia Vaccarello GIORNALISTA E SCRITTRICE Queer filmfest la Sicilia che non si arrende http://liberitutti.blog.unita.it 35 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
Intervista a Sergio Garribba «La prossima sfida è gestire al meglio le fonti rinnovabili» L'ex componente dell'Autorità sottolinea il difficile lavoro svolto sulla rete e la validità del sistema di trasmissione nazionale: «Un modello invidiato» I n tema di energia Sergio Gar-ribba è quel che si dice unapersona informata sui fatti. Lesue competenze lo hanno por-tato ad essere uno fra i primi membri dell'Autorità per l'energia elettrica e per il gas, ricoprendo l'incarico dal 1996 al 2003, mentre l'anno successivo è stato nominato Direttore generale del ministero dell'Industria ed ha quindi seguito da vicino la fase decisiva dello scorporo dall'Enel della rete di trasmissione ad alta e altissima tensione. A sette anni di distanza come giudica la realizzazione di quell'operazione? «Il giudizio è sicuramente positivo, specie considerando le difficili condizioni in cui Terna ha iniziato ad operare. Infatti, l'azienda ha ereditato una rete di trasmissione elettrica che si era sviluppata a lungo in modo caotico, con le centrali di generazione dalle quali andava prelevata l'energia che erano sorte non in base ad un piano di respiro nazionale ma laddove le autorità locali lo consentivano. Una situazione che fra l'altro portava più soggetti a voler far passare l'energia da uno stesso punto con la conseguente congestione». E che cosa è stato fatto? «Si è lavorato soprattutto per ottimizzare il funzionamento della rete di trasmissione, risolvendo vari problemi e comunque avendo ben presente le priorità da affrontare, come il collegamento con Sicilia e Sardegna che ha rappresentato a lungo uno dei nervi scoperti del sistema nazionale». Tutte questioni della massima importanza, tanto più in un Paese come il nostro che non essendo produttore deve sopportare dei costi energetici molto alti. Eppure non si può dire che si tratti di argomenti sui quali si concentra l'attenzione dei media e dei cittadini... «Questo è vero, seppure è comprensibile come si finisca per concentrare lo sguardo sulle bollette piuttosto che sull'efficienza del servizio di fornitura a persone ed aziende. Però anche partendo da questi aspetti bisogna tenere ben presente che, in tema di costi, l'efficienza o meno di una rete di trasmissione può avere un impatto rilevante». In che misura? «Diciamo che fatto 100 il prezzo finale dell'energia elettrica, i costi di produzione e di trasmissione arrivano a pesare per il 30% circa». Il diffondersi delle fonti rinnovabili cambia le carte in tavola in tema di gestione della rete? «Senz'altro, fino a rappresentare una grande sfida per i soggetti che gestiscono le reti di trasmissione. Un fattore comune delle fonti rinnovabili, sia che si tratti di fotovoltaico, eolico o biomasse, è quello delle piccole dimensioni nonché della loro dispersione sul territorio. Inoltre, l'energia ricavata con il solare e l'eolico ha la caratteristica di essere intermittente ed imprevedibile nella capacità di generazione». Questo che cosa comporta? «Detto in estrema sintesi, un soggetto come Terna ha il compito di ridisegnare la mappa dei flussi della rete elettrica tenendo conto, appunto, delle diverse caratteristiche delle fonti rinnovabili rispetto a quelle tradizionali. Dalle prime, per sottolineare un elemento, viene generata energia a bassa tensione la cui trasmissione efficiente comporta il ricorso a soluzioni diverse da quelle impiegate per veicolare l'energia ad alta ed altissima tensione proveniente da centrali tradizionali». Problemi interni ma anche opportunità esterne: si parla dell'Italia come del futuro hub energetico del Mediterraneo. «La posizione dell'Italia la rende in effetti uno snodo energetico naturale. Questo vale sia nei confronti delle nazioni confinanti, partendo dalla Francia ed arrivando a Slovenia e Croazia, sia per le nazioni sulla sponda meridionale del Mediterraneo. In questo caso, ovviamente, la sfida in termini di infrastrutture e di efficienza della trasmissione energetica è più grande, ma abbiamo già dimostrato di avere le carte in regola per affrontarla. Anzi sul tema voglio aggiungere una cosa». Ovvero? «In un momento così difficile per il Paese credo sia giusto sottolineare come il nostro sistema di trasmissione elettrica con le sue potenzialità sia considerato come un punto di riferimento in Europa e non solo. Penso ad un gigante come gli Stati Uniti, la cui struttura è molto peggiore della nostra. Oppure al Giappone, che a differenza dell'Italia non è mai riuscito a dotarsi di una rete elettrica nazionale». nominazione, ha l'obiettivo di realizzare in Nord Africa centrali solari, termodinamiche ed eoliche per produrre e poi trasportare energia elettrica in Europa. Un investimento da 400 miliardi di euro per coprire con il vento e il sole del Sahara il 15% del fabbisogno di elettricità del Vecchio continente entro il 2050. Complementare a questo è il progetto Medgrid, nato con l'obiettivo di studiare la fattibilità di una rete mediterranea che dovrebbe ugualmente consentire di trasportare in Europa l'energia “pulita” prodotta nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Infine, va sottolineata come l'efficienza del sistema elettrico di trasmissione è destinata ad aumentare costantemente nel tempo grazie al progresso tecnoclogico. Ad esempio, grazie a cavi di nuova concezione sarà possibile importare energia pulita (come quella idroelettrico) con costi ribassati. Paragoni gratificanti “ Desertec è un progetto da 400 miliardi per coprire con il vento e il sole del Sahara il 15% del fabbisogno di elettricità europeo Ragnatela energetica M.V. «La situazione degli Usa è peggiore della nostra, il Giappone non è mai riuscito a dotarsi di una struttura nazionale» Il sistema italiano è collegato con l'estero attraverso 22 linee Evoluzione tecnologica Con nuovi cavi sarà possibile importare energia con costi minori MILANO mventimiglia@unita.it Sergio Garribba Il primo “ponte” fra Italia e Africa grazie alla realizzazione di un elettrodotto sottomarino che ci collegherà con la Tunisia LUNEDÌ 23 APRILE 2012 | | III
«Si stanno creando tutte le condizioni per far sì che il Paese possa rimettersi a crescere» e il traguardo, per il ministro dello Sviluppo Corrado Passera, si può raggiungere già quest'anno «facendo e accelerando sia le riforme sia l'afflusso di risorse all'economia». Risorse che Passera quantifica in «oltre 100 miliardi di interventi anche nel breve medio periodo, tra infrastrutture, lavori, riforme fiscali a favore delle aziende che investono, recupero dello scaduto». Se sabato il premier Mario Monti aveva detto che l'Italia «ritroverà presto la crescita», il ministro dunque si spinge oltre e afferma che l'obiettivo potrebbe essere centrato nel 2012, grazie a iniziative che a suo dire «fanno ben sperare che nel corso dell'anno si possa cambiare segno». Per spargere ottimismo, entrambi hanno scelto la stessa platea: il Salone del mobile di Milano, che diventa metafora della situazione italiana. Per Monti, infatti, il settore, capace in questi anni di reggere alla crisi e di continuare a crescere sui mercati esteri, esprime «entusiasmo e un senso di capacità di farcela». Per Passera dimostra «che l'Italia non solo ce la può fare, ma che ce la può fare alla grande e meglio di altri». Certo, il compito del governo «è difficile», ammette il ministro, e ci sono da risolvere i problemi delle aziende, strangolate da un sistema bancario che per tanti ha chiuso i rubinetti del credito e da una pubblica amministrazione che spesso mette in difficoltà le imprese ritardando i pagamenti. Questioni sulle quali Passera assicura da un lato «la disponibilità e l'impegno da parte del Governo a creare i presupposti per il ripagamento dello scaduto», sottolineando dall'altro che «dopo mesi oggettivamente difficili iniziano a vedersi alcuni segnali di positività e di crescita anche sul credito». In ogni caso, come ribadito da Monti, anche per Passera «non c'è alternativa se non demagogica al rigore» e la barra dei conti pubblici va tenuta dritta, perché «se noi dessiFoto Ansa MARCO TEDESCHI L'urgenza di fare qualcosa per la crescita senza aggravare il debito del Paese è nelle parole degli esponenti di Governo. Ieri Passera si è mostrato ottimista: con le risorse e le riforme rimettiamo in moto il Paese. Un artigiano edile di 52 anni, rimasto senza lavoro, si è impiccato in Sardegna perchè non sapeva più come fare per mantenere la famiglia, moglie e tre figli. «Scusatemi, ma forse non è solo colpa mia»,hascrittoinunmessaggioaifamiliari lasciato sul tavolo usato per raggiungerelafunecon laqualesiètolto lavita.L'artigiano, secondo quando scrive L'Unione Sarda, era uscito di casa, in un paese dell' oristanese,duegiornifaeavevafattoperdere le proprie tracce. Il telefono cellulare squillava a vuoto e le ricerche non avevano dato esito. Solo ieri un cognato ho controllato un locale che G. N. usava come deposito attrezzi, scoprendoilcorpoappesoadunatrave. Il blocco dell'edilizia in tutta la Sardegna aveva fatto perdere il lavoro all'artigiano e, come hanno raccontato i parenti, tutte le sue richieste di aiuto per ottenere qualche commessa erano cadute nel vuoto. Nella lettera d'addio, l'uomo ha chiesto scusaallafamiglia,rivolgendosisoprattuttoal figliopiùpiccolo.Proprio ieri aSiliqua (Carbonia-Iglesias)sièsvoltaunafiaccolata per ricordare tutte le persone che si sono suicidate in Italia, travolte dalla crisi. Alla marcia silenziosa hanno partecipato in oltre 2.000. IL CASO L'Italia e la crisi Passera promette: 100 miliardi di euro per rianimare il Paese Un momento della visita del ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera al Salone del Mobile di Rho-Pero MILANO p Il ministro evoca investimenti pubblici e privati soprattutto nelle infrastrutture p Per gli esodati Fornero pensa anche al part time e al reinserimento incentivato al lavoro Sardegna: senza lavoro si suicida artigiano «Chiedo scusa a tutti» Primo Piano10 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
srighi@unita.it Nuovi e clamorosi sviluppi nel caso Bergamini, il calciatore del Cosenza morto in circostanze misteriose nel 1989. I nuovi esami dei medici legali sembrano confermare quello che diceva la perizia: Denis è stato ucciso. SALVATORE MARIA RIGHI Lo hanno ammazzato, probabilmente in un modo feroce. Poi hanno messo in piedi la sceneggiata del camion e dell'incidente sulla statale Jonica. Ci sono voluti 22 anni, ma la morte di Donato Bergamini è sempre meno misteriosa. Soprattutto, sta crollando in modo quasi imbarazzante tutto quello che ci hanno raccontato sulla fine del calciatore del Cosenza, morto il 18 novembre 1989 a 27 anni, nel pieno di una carriera che stava per imboccare i riflettori della serie A. L'inchiesta guidata dal dottor Ottavio Abbate, all'epoca magistrato inquirente e poi presidente del tribunale, di recente trasferito a Campobasso, sfociò in un processo concluso con l'assoluzione (anche in appello) dall'accusa di omicidio colposo dell'unico imputato, Raffaele Pisano. Ossia il camionista che guidava l'Iveco rosso sotto le cui ruote fu trovato il corpo di Denis, come lo conoscevano tutti. Il punto è proprio questo: il Tir carico di arance, il corpo di Bergamini e la dinamica di un maldestro suicidio, sfociato in incidente, che era stato smantellato già all'epoca. Fu il professor Francesco Maria Avato, il medico legale che eseguì l'autopsia, a spiegare con precise argomentazioni che in quel piovoso e freddo sabato invernale il corpo di Denis era stato «deposto» sull'asfalto. E che quindi non c'era stato nessun impatto violento col camion. Un bel po' problematico, suicidarsi in quel modo, e anche solo coniugare la parola «deporre» con la parola «fatalità». Eppure quella quella perizia, scritta il 4 gennaio 1990 è rimasta sostanzialmente lettera morta. Fino a quando, arrivando allo scorso febbraio, la procura di Castrovillari ha deciso di riaprire il caso. Lo ha fatto perché la famiglia di Denis, in primis il padre Domizio, non si è mai rassegnata, e l'avvocato Eugenio Gallerani ha prodotto un dossier di oltre 200 pagine dopo minuziose indagini difensive. INDAGINI A METÀ Quelle che forse avrebbe fatto la questura di Cosenza che nel 1994, nonostante la sentenza di assoluzione, ha cominciato motu proprio - circostanza abbastanza singolare - se solo il fascicolo non fosse finito in qualche cassetto, c'è chi dice addirittura per colpa delle ferie d'agosto. Così, in questa lunga e triste storia di cadaveri spostati e di carte che non vengono lette, oppure vengono lette non molto accuratamente, è successo che il procuratore capo Franco Giacomantonio abbia chiesto al dottor Roberto Testi, uno dei migliori medici legali italiani, e al suo collega Giorgio Bolino, di fare altri accertamenti e di riprendere la perizia del professor Avati. E a questo punto, come in giallo che si rispetti, entrano in scena le coincidenze. Perché gli esami istologici sono stati compiuti sui reperti, le foto e i vetrini custoditi all'istituto di medicina legale di Ferrara (dove c'è anche la scuola di specializzazione diretta da Avato), la città di Bergamini: il responsabile del laboratorio di Istologia e Citologia è la dottoressa Rosa Maria Gaudio, cosentina e tifosa dei Lupi fin dai tempi di Bergamini. All'epoca, ha raccontato, non si perdeva una partita allo stadio e come tante altre ragazze, non poteva non essere colpita da Denis che era sicuramente un bel ragazzo. «Il professor Avato e io siamo sempre stati convinti che quei sarebbero serviti di nuovo - racconta Ci è sempre apparso strano che la relazione del professore su quella autopsia non avesse prodotto l'effetto giudiziario che avrebbe dovuto invece far scaturire. Perciò ci siamo detti prima o poi bisognerà ritirarli fuori. Idee sulla morte di Bergamini? Bastava leggere il brillante rapporto del professor Avato». A queste medesime conclusioni è arrivato anche il dottor Testi, consegnando quindi alla procura di Castrovillari la certezza medico-legale che Denis di tutto è morto, tranne che per investimento. Basta leggere la perizia Avato, del resto, per capirlo. Nel 1990 il professore annotava tra l'altro: «Eviscerazione e disabitazione di tutti gli organi situati nel piccolo bacino», «lacerazione pressoché totale dell'iliaca comune destra», una grossa vena di raccordo per arti inferiori e genitali, «lacerazione vescicale», «fratture multiple del bacino, in particolare del pube», «rinvenimento dei testicoli estrusi dallo scroto», «pene parzialmente solidale con i tessuti legamentosi della radice». Si parla anche di una ferita di 25 centimetri sull'inguine. Ferite che, come ha scritto il Quotidiano della Calabria, fanno decisamente pensare ad una feroce e brutale evirazione, come se Denis fosse stato punito per qualche faccenda di donne. La procura smentisce, ma a quanto pare non può non ammettere che il suo corpo è stato «sormontato» dalle ruote anteriori del Tir, che con ogni probabilità gli sono salite sopra col mezzo fermo, e lentamente, come aveva spiegato molto bene Avati. Il professore lo aveva capito, scritto e consegnato. Foto di Francesco Arena/Ansa Sièpresentatoper l'ennesimavoltaa casadella excompagna,aRoma.Questavolta però impugnando un'ascia. La donna ha immediatamente avvertito la Polizia. Alla presenza dei poliziotti, la donna ha continuato a ricevere numerose telefonate di minaccia da parte dello stalker. Identificato, P.P., 46enne romano, è stato nuovamente arrestato. «Bergamini fu evirato» Sulla morte di Denis si apre un nuovo giallo 'Denis' Bergamini osannato dai tifosi. Il suo caso si potrebbe riaprire Minaccia ex con un'ascia 27 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
D opo sette volte cheperdi contro lo stes-so avversario, perdi più sempre in fi-nale, sarebbe legit-timo entrare in campo per l'ottava finale con un po' di tensione addosso. Rafa Nadal però potrebbe anche aver pensato che, avendo vinto le ultime sette, ripeto, sette edizioni del torneo di Montecarlo, un po' di tensione si sarebbe introdotta anche tra i nervi del suo avversario Nole Djokovic. Il serbo, n.1 del mondo, è apparso infatti scarico, quasi rassegnato. La morte del nonno, al quale era molto legato, forse ha pesato sul morale ma non si può ignorare che il Nadal visto a Montecarlo è stato quasi perfetto: il migliore degli ultimi due anni. Anche l'accorgimento tecnico di appesantire la testa della racchetta per ottenere più penetrazione nei colpi, soprattutto nel servizio e nel dritto, si è chiaramente rivelata un'iniziativa di successo. Lo score di 6-3 6-1 rovescia la situazione dell'ultimo anno e mezzo, 18 mesi che sembravano aver definitivamente eletto il campionissimo serbo al rango di «imbattibile». Invece Rafa torna a riappropiarsi del titolo di «re incontrastato della terra rossa» perché, anche nell'anno perfetto del suo rivale, ha comunque vinto il Roland Garros. Vedremo se a Madrid, prossimo Master 1000 in programma, il cambio del colore della terra (da rossa a blu) potrà scalfire il suo dominio. Rafa ha sempre espresso delle riserve sulla decisione di Ion Tiriac, direttore del torneo di Madrid e titolare dell'idea di cambiare colore alla terra. IN CRESCITA Nelle interviste rilasciate ultimamente da Nadal vanno colti alcuni particolari interessanti, molto significativi per il processo di crescita che sta attraversando. Finora è sempre stato un ragazzo modello, rispettosissimo degli avversari, anche quando li batteva pesantemente. Ora si nota una maturazione a livello umano, vissuta anche attraverso momenti difficili, che da ragazzo lo sta facendo diventare uomo. Nel campo sta preparando il suo futuro cercando di essere più incisivo nei colpi vincenti senza limitarsi a incentrare tutto sul massacrante lavoro ai fianchi dell'avversario (che però alla lunga finirebbe per logorare anche lui). Negli atteggiamenti fuori dal campo ha fatto capire ultimamente ai vertici del governo del tennis che il suo parere e la sua personalità debbono contare di più e con pieno diritto nelle decisioni fondamentali. Ricordo le sue interviste al vetriolo, molto condivisibili, contro la federazione americana che all'ultimo Us Open ha cercato di far giocare il torneo nonostante una pioggia che metteva a rischio ginocchia e caviglie dei tennisti. E ricordo anche le garbate (ma non troppo) divergenze con Roger Federer che hanno portato, putroppo, lo spagnolo a uscire dal “players council” dell'Atp. Ottime anche le reazioni, educate ma molto decise, su vaghe insinuazioni a proposito di un suo presunto utilizzo di sostanze dopanti. Voci messe in giro soprattutto da francesi gelosi visto che Rafa da sei anni si prende il trofeo del Roland Garros. Insomma vedo un Rafa più maturo e più “cattivo” in campo e fuori, e le due realtà sono strettamente collegate per una questione di personalità. I tennisti italiani potrebbero imparare moltissimo, su questo tema, da lui. Per il tennis mondiale quindi ora si riaprono scenari di competizione a tre per la poltrona di n.1. Djokovic non è più il “mostro” imbattibile del 2011 e Federer, fermo ai box a Montecarlo, si rimetterà in gioco nei prossimi tornei sulla terra. Tra questi ci sarà anche il torneo di Roma (dal 12 al 20 maggio) che avrà un beneficio enorme dalla rinnovata competizione tra i tre super-fenomeni del tennis mondiale: Rafa, Nole e Roger per un'esaltante e continua lotta al vertice. CLAUDIO PISTOLESI Fed Cup Azzurre ko a Ostrava La Repubblica Cecaha sconfitto l'Italia 4-1 nellasemifinale diFederation Cup di tennis. A Ostrava il decisivo 3-0 l'ha firmato Petra Kvitova contro Francesca Schiavone (6-4 7-6). Sara Errani ha poi sconfitto 2-6 6-2 6-2 Andrea Hlavackova. Il doppio è stato poi vinto dalla coppia ceca Hlavackova-Hrdecka grazie al ritiro di Pennetta (infortunio al polso) -Errani. cpistolesi@hotmail.com Il re della terra è tornato più «cattivo» N A Montecarlo lo spagnolo umilia il n.1 Djokovic che l'aveva sempre sconfitto nelle ultime sette sfide adal Rafael Dominio assoluto Rafael Nadal è nato a Manacor il 3 giugno 1986. Ha vinto dieci titoli del Grande Slam Per l'ottava volta la coppa del Principato finisce nelle sue mani 41 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
C iucciatemi il pannolino,potrebbe essere, in unimmaginifico corteo, loslogan scandito da una miriade di bebè «indignados» e ben decisi a opporsi all'ottusità di dover soddisfare qualsivoglia criterio prestabilito di sviluppo circa i traguardi fisici, mentali e sociali di bambini molto impegnati a crescere, conquistare sabbiere, arrampicarsi su sedie e finestre, eccetera… Perché non si creda che i bebè non abbiano opinioni esatte sul mondo strampalato sul quale si affacciano, pur se qualche volta cedono pietosi alle richieste di genitori anelanti. Per questo, per dimostrare una sorta di adeguatezza, si prestano a incastrare le formine dei giochetti didattici oppure schizzano coi piedini in piscina, oppure accondiscendono al gioco del cucù, pienamente consapevoli che siano tutte cose assolutamente inutili al loro futuro. E neppure si creda che non siano in grado di valutare lo stile di vita di genitori che arrancano fra giocattoli sorrisi stirati e notti insonni, che ingoiano il cibo rigorosamente in piedi, senza voluttà, che accessoriano esageratamente il modello base di passeggini, che si lasciano occupare, affranti, la vasca da bagno, e che mal celano come dietro al rassicurarsi che lui, sua maestà il bebè, stia bene si ammanti la rassicurazione che loro stanno bene! Falsa anche la credenza che i legionari col dito in bocca siano soddisfatti nel dormire dietro le sbarre, o di venire legati alla sedia per mangiare roba poltigliosa, tipo colla per carta da parati, oppure subire l'onta del cambio del pannolone in pubblico, o, peggio, parlare con le bolle di saliva e non essere capiti. Tanto di bavaglino, allora, a Rohan Candappa (celebre umorista inglese) che nel suo esilarante MANUELA TRINCI trinci.manuela@gmail.com QUANT'È COMPLICATO IL NOSTRO NEONATO! Che passione ascoltare le storie, a Silva piacciono così tanto che non ce n'è una che non resti impigliata al suo orecchio, come fosse un filo; e infatti la storia di Silva è tutta imbastita di fili. Quelli avanzati alla sarta, che Silva annoda uno all'altro per farci una rete in cui infilare tutte quelle storie rimaste impigliate - così anche lei può mettersi a raccontarle! Ma una rete non basta, un panno neanche, e le storie si cuciono tra loro... speriamo non arrivino un paio di forbici! Niente paura, le storie sono così, non perdono mai il filo. Anche perché sono i bambini che non vogliono certo perdere il filo di quelle storie. È questo il senso di Per filo e per segno un libro di Luisa Mattia e Vittoria Facchini (pagine 28, euro 18,50) edito da Donzelli. www.unita.it La divertente «Autobiografia di un bambino di un anno» scritta da un umorista inglese spiazza i genitori demolendo tutte le loro sicurezze IN PRIMA PERSONA Le storie sono fili da cucire insieme Culture32 LUNEDÌ23 APRILE2012
Dopo due anni di manifestazione stanziale a Porta San Paolo quest' anno torna il corteo dell'Anpi che, il 25 aprile, sfilerà a Roma a partire dalle 9.30. Lo annuncia il vicepresidente vicario dell'Anpi Roma Ernesto Nassi, sottolineando che il 25 aprile 2012 «sarà dedicato in particolare ai partigiani recentemente scomparsi: dal compianto Sasà Bentivegna a Mario Bianchi, da Ferdinando De Leoni a Alba Meloni». Il «problema - sostiene - è che l'Italia ha dimenticato troppo in fretta la guerra per la liberazione. Noi sfileremo per ricordarla. L'invito è esteso a tutti coloro che si sentono democratici e antifascisti, poi chi vuole venire è benvenuto». STORIE DI RESISTENZA «Negli scorsi anni non abbiamo fatto il corteo perché volevamo valorizzare Porta San Paolo, la piazza dove è nata la Resistenza. Ora che il messaggio è arrivato alla città, riprendiamo l'abitudine del nostro corteo che speriamo sia grande e partecipato prosegue Nassi -. Soprattutto in questo momento storico, in cui la situazione a Roma sta degenerando, è bene che si veda che nella città medaglia d'oro per la Resistenza, ci sono moltissimi democratici che ricordano il sacrificio dei partigiani». La «degenerazione» di cui parla Nessi permea purtroppo le città d'Italia, e a Roma spesso assume tratti preoccupanti. Aggressioni, provocazioni, scritte e insulti sui muri. Ed è proprio di venerdì il caso di Mario Bottazzi, divenuto partigiano a 16 anni, che dopo essere stato invitato a parlare della sua esperienza al liceo romano Avogadro è stato violentemente contestato da un gruppo di fascistelli. Proprio Bottazzi, che fa parte del direttivo provinciale dell'Anpi, ha comunicato che al corteo non sono stati invitati né il sindaco di Roma Alemanno, né il presidente della Regione Lazio Renata Polverini. «Questo - ha spiegato Bottazzi - per evitare le contestazioni che già ci sono state negli anni passati». Il corteo che partirà da Arco di Costantino percorrendo viale Aventino si concludera a Porta San Paolo, interverranno i partigiani, alcuni studenti, tra cui quelli recentemente aggrediti al liceo Righi, lavoratori in lotta per il posto di lavoro, sindacalisti e il Coordinamento Antifascista a difesa dell'ordine democratico e della Costituzione. IL PRESIDIO IN VIA RASELLA Intanto ieri i giovani Democratici si sono riuniti in via Rasella, a Roma, in vista delle celebrazioni del 25 Aprile, per manifestare e ribadire «il valore della Resistenza». «Odio gli indifferenti, vivo, sono partigiano». Questa frase di Gramsci campeggiava su uno striscione esposto nella strada. «È il nostro omaggio anche alla memoria di Bentivegna e di Bottazzi, il partigiano contestato al liceo Avogadro di Roma da Lotta studentesca», ha spiegato il segretario dei giovani Democratici di Roma, Domenico Romano. «Perché via Rasella? continua Romano -. È il primo luogo della Resistenza romana e nazionale. Vogliamo ricordare quanto accaduto per le generazioni future, per riaffermare i valori dell' antifascismo». Il presidente dei giovani Democratici romani, quindi, ha ricordato la figura di Rosario Bentivegna, il partigiano di recente scomparso, e ha commentato la contestazione a Bottazzi. «Lotta studentesca è un'organizzazione a impianto neofascista - ha detto - se possono permettersi di contestare un partigiano, è solo grazie alla Resistenza dei partigiani». Presente alla manifestazione il vicepresidente dell'Anpi di Roma Aldo Pavia che ha letto ai ragazzi un passo di uno scritto di Antonio Gramsci: «Cari compagni e care compagne, amici, fratelli, sorelle, agitatevi perché abbiamo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi perché abbiamo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate, perché abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza». Nel salutarsi i ragazzi, dopo aver cantato Bella Ciao, si sono dati appuntamento al corteo dell'Anpi del 25 aprile. «A Roma si respira un clima degenerato». Dopo l'ultima provocazione nei confronti del partigiano Bottazzi, contestato in un liceo, l'Anpi torna a sfilare il 25 aprile. In memoria di Sasà Bentivegna. Le parole di Gramsci 25 aprile: l'Anpi torna a sfilare a Roma In memoria di Sasà RICCARDO VALDESI p Il partigiano Bottazzi: «Non abbiamo invitato Alemanno e Polverini per evitare proteste» pVia Rasella Ieri il presidio dei giovani Democratici: questo è il luogo simbolo della Resistenza Su uno striscione: «Odio gli indifferenti, vivo, sono partigiano» «Odio gli indifferenti», la frase di Gramsci usata sugli striscioni dei Giovani Democratici Italia26 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
A l 10 di Rue de Solférino,quartier generale del Ps aParigi, si respira l'atmo-sfera delle grandi occasio-ni. I più stretti collaboratori di Hollande danno conto di un sentimento impastato di euforia e di consapevolezza che il primo passo è stato fatto verso la riconquista dell'Eliseo ma la partita è ancora aperta. Tra i presenti, e tra i più impegnati, c'è Benoit Hamon, portavoce del Ps, 45 anni, uno degli astri nascenti nel firmamento politico socialista. Al telefono con l'Unità, subito dopo le prime proiezioni trasmesse da tutti i canali tv, Hamon non nasconde la soddisfazione: «Il cambiamento è iniziato – rimarca il portavoce del Ps -: da oggi questo non è più solo lo slogan della campagna elettorale di François, ma è ciò che emerge dalle urne. Questo risultato ci darà una spinta ulteriore, altro entusiasmo, per affrontare le due settimane che ci separano dal 6 maggio. Il cambiamento è davvero iniziato, la dignità ha pagato, i francesi hanno sfiduciato Sarkozy. Ora, però, non bisogna mollare. C'è da riflettere sul risultato ottenuto dalla destra estrema di Marine Le Pen, e guardare a quanti in questo primo turno hanno scelto di bocciare la presidenza Sarkozy orientandosi verso il centro moderato e verso la sinistra radicale. Il primo tempo è andato bene, ma ancora nulla è vinto». Mentre parliamo, i canali televisivi danno le prime proiezioni a urne chiuse: Hollande è in testa... «Quella che ci attende è una lunga notte di attesa e di speranza. Le prime proiezioni confermano i dati in nostro possesso: il cambiamento è iniziato, e il risultato del primo turno, che è ancora migliore di quello che emergeva dagli ultimi sondaggi, darà a tutti i nostri militanti ancor più energia e determinazione in queste due settimane che ci separano dal 6 maggio. C'è anche da tener conto che mai nessun presidente uscente era arrivato secondo alla prima tornata da q u a n d o n e l 1958 venne instaurata la Quinta Repubblica con l'attuale sistema elettorale. Al di là del dato complessivo, ciò che emerge è la capacità di Hollande di ottenere buoni risultati anche in dipartimenti tradizionalmente più legati alla destra. Vuol dire che siamo riusciti a parlare a tutta la nazione, indicando una via d'uscita dalla crisi che supera vecchi steccati ideologici operando al tempo stesso una netta discontinuità, soprattutto nel campo economico e sociale, con la presidenza Sarkozy». Ora si tratterà di costruire alleanze in vista del ballottaggio. «Dobbiamo prima analizzare nel dettaglio le indicazioni del voto. Quel che è certo, è che non rincorreremo il favore di questo o quel candidato, proponendo accordi di vertice o prefigurando future alleanze di governo. La Francia ha la possibilità di voltar pagina, e la sinistra di tornare a governare sulla base di un programma che attualizza principi e valori che sono patrimonio della sinistra e dei democratici: giustizia sociale e fiscale, rigore coniugato all'equità, uno sviluppo sostenibile, la politica che non soccombe al potere finanziario e non subisce i diktat dei mercati. Il patto con i francesi di Hollande non è un libro dei sogni ma un insieme di proposte molto concrete che delineano, per l'appunto, il cambiamento possibile. Quanto agli elettori che al primo turno hanno optato per Mélenchon (il candidato del Front de Gauche, ndr), sono convinto che non sceglieranno di astenersi al ballottaggio, confido sulla loro intelligenza politica, e le prime dichiarazioni di Mélenchon a urne chiuse confortano questa convinzione, e lo stesso si può dire per l'appello al voto a Hollande il 6 maggio lanciato da Eva Joly (la candidata dei Verdi, ndr). Quello per Hollande non è solo un voto utile, è anche il modo per evitare di consegnare la Francia al duo Sarkozy-Le Pen». Le Le Pen è terza, con un risultato superiore alle aspettative... «Un dato su cui riflettere ma che non è sommabile meccanicamente a quello ottenuto da Sarkozy, perché nel partito del presidente è forte ancora un sentimento antifascista, anche se non va affatto sottovalutata la presa elettorale di un partito, il Front National, dai marcati tratti xenofobi, il cui populismo antieuropeista ha fatto presa soprattutto tra i ceti più deboli e colpiti dalla crisi». L'ago della bilancia, stano ai risultati del primo turno, sembra essere il centrista Francois Bayrou. «Molti sono gli “aghi della bilancia” a cominciare da quanti hanno scelto il non voto al primo turno. Con Bayrou il confronto è già aperto, e da parte nostra c'è la piena disponibilità a discutere con lui di come far ripartire la crescita, coniugando rigore e sviluppo, un binomio inscindibile per Hollande, il presidente della svolta. Per la Francia, per l'Europa». Intervista a Benoit Hamon Foto di Eric Feferberg/Ansa-Epa Il portavoce del Ps: «Siamo riusciti a parlare a tutta la nazione, indicando una via d'uscita dalla crisi: una politica che non soccombe al diktat dei mercati» Marine Le Pen, la «sorpresa» nera L'incognita del Front National: per l'estrema destra è il miglior risultato di sempre nella storia francese «Giustizia sociale e crescita: la Francia può voltare pagina» UMBERTO DE GIOVANNANGELI Gli exit poll, si sa, fino alle 20 erano vietati in Francia. Ma su Twitter, la disobbedienza organizzata ha scelto una forma molto provocatoria: l'hashtag #RadioLondres, in riferimento alla radio clandestina con cui il governo francese in esilio inviava informazioni al Paese occupato dai nazisti. L'esperimento, però, ha funzionato solo fino a un certo punto: alla volontà di far circolare l'informazione si sono mescolati spirito goliardico e strategie di propaganda, inondando il sito di microblogging con oltre duemila «cinguettii» all'ora. Non è casuale il riferimento alla trasmissione della Bbc nella Francia occupata dai nazisti. Celebre la sera del 5 giugno ‘44 la lettura ripetuta più volte dei versi di Verlaine («i lunghi singulti dei violini d'autunno colpiscono il mio cuore con monotono languore») che in codice annunciava lo sbarco del giorno dopo in Normandia. udegiovannangeli@unita.it Su Twitter «Radio Londra» ha dato i risultati in codice Il caso Exit-poll, aperta un'inchiesta La procura di Parigi ha annunciato di aver aperto un'inchiesta sulla diffusione di sondaggierisultatidelprimoturnodellepresidenzialiprima delle20.Nelmirinodegli investigatori ci sono l'agenzia di stampa France Presse, due media belgi e uno svizzero, un sito web della Nuova Zelanda e un giornalista belga che ha diffuso i risultati preliminari via twitter. 5 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
Monti e le manovre al centro: «Increspature» Ma non crede alla crisi «Increspature». Ciò che accade tra i partiti ricorda a Mario Monti la superficie marina quando il vento inizia a spirare. Non siamo alla maretta, né tanto meno ai cavalloni che possono rendere impervia la navigazione del governo. Il premier aveva messo nel conto che le amministrative non avrebbero semplificato «calendario», «serenità di lavoro» e rapporti tra esecutivo e maggioranza. Ma di qui a intravedere lo tsunami dietro le ultime posizione del Pdl - ad esempio - «ne corre». Alfano&C. che tornano a cavalcare lo slogan berlusconiano dell'alt alle «tasse» caricandolo sulle spalle del Presidente del Consiglio? Il segretario Pdl che dichiara conclusa l'epoca dei vertici con Alfano e Casini? Nessun commento da Palazzo Chigi. Monti rimane al «patto» siglato davanti a lui durante la cena della settimana scorsa. «L'ultima», come promette il leader Pdl? In pochi ci credono dalle parti del governo. Per il premier, in sostanza, «vale l'impegno assunto a Palazzo Chigi nel corso di un incontro dall'esito più che soddisfacente». Il timore che i partiti possano lavorare per una crisi e per il voto anticipato non alberga nei palazzi del governo. E il «senso di responsabilità» del quale il premier dà atto alle forze politiche traduce, di fatto, una certezza: nella maggioranza nessuno ha interesse «a staccare la spina in questo momento». Perché se è vero che il consenso di cui gode Monti è in calo, «una fetta consistente dell'opinione pubblica è convinta che il governo di responsabilità nazionale ha salvato il Paese e l'idea stessa che non ci fossero alternative all'esecutivo tecnico si è rafforzata, malgrado i sacrifici richiesti alla gente». Ciascun partito, alla fine, «è interessato a intestarsi, almeno per metà, il lavoro che è stato fatto» e questo , spiegano dal governo, «compensa le spinte dissociative che pure esistono e che possono aumentare propagandisticamente con l'avvicinarsi delle politiche». Un gioco di compensazioni che consentirà al governo di andare avanti spedito, quindi? «Il riposizionamento delle forze politiche in vista nel 2013 potrebbe creare ostacoli a questo o a quel provvedimento», ammettono. Il problema, semmai, è quello di una «bonaccia» capace di frenare l'azione di governo. Ma «chi potrà avere interesse ad assumersi davanti agli italiani la responsabilità di riesumare lo spettro della Grecia?» E con Casini che punta a capitalizzare il sostegno senza condizioni a Monti, il Pdl - che cerca di pescare nello stesso elettorato moderato - «non potrà lasciare campo libero». La «maggiore responsabilità» che Monti chiede ai partiti, tuttavia, riguarda sì «il sostegno convinto al governo», ma - soprattutto - l'impegno a «cambiare passo» e «a fare la loro parte per riformare la politica». Su questo versante «c'è un ritardo, ancora più evidente se commisurato alla richiesta che avanzano setPalazzo Chigi Il presidente del Consiglio Mario Monti NINNI ANDRIOLO «La crisi è drammatica Vanno evitate impasse e fibrillazioni» Le riforme «Cambiare passo su legge elettorale e nuove regole sui partiti» Il retroscena Il premier guarda con attenzione alle mosse di Alfano, Berlusconi e Casini e conta sul senso di responsabilità: «Arrivare al 2013 è nell'interesse di tutti» ROMA Primo Piano L'Italia e la crisi 12 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
Marcatori 24 RETI: Ibrahimovic (Milan) 20 RETI: Di Natale (Udinese); Cavani (Napoli); Milito (Inter) 17 RETI: Palacio (Genoa) 15 RETI: Denis (Atalanta) 13 RETI: Jovetic (Fiorentina) 12 RETI: Miccoli (Palermo);Klose (Lazio); Giovinco (Parma) 11 RETI: Calaiò (Siena); Osvaldo (Roma); Di Michele (Lecce) 10 RETI: Di Vaio (Bologna);Matri (Juventus) 9 RETI: Borini (Roma); Nocerino (Milan); Lavezzi (Napoli); Pinilla (Cagliari); Destro (Siena) 8 RETI: Lodi (Catania); Hernanes (Lazio); Mutu (Cesena); Marchisio (Juventus); 7 RETI: Hamsik (Napoli); Larrivey (Cagliari), Rigoni (Novara); Bergessio (Catania); Floccari (Parma); Muriel (Lecce) 6 RETI: Bojan (Roma); Budan (Palermo); Diamanti, Ramirez (Bologna);Pandev (Napoli);Pellissier, Thereau (Chievo); Pepe, Vidal e Vucinic (Juventus) I tabellini Risultati 34ª giornata Chievo 0 - 0 Udinese Parma 3 - 0 Cagliari Catania 2 - 0 Atalanta Napoli 2 - 0 Novara Fiorentina 0 - 0 Inter Cesena 2 - 2 Palermo Genoa 1 - 4 Siena Lazio 1 - 1 Lecce Milan 1 - 1 Bologna Juventus 4 - 0 Roma CESENA 2 GENOA 1 MILAN 1 Foto di Elisabetta Baracchi/Ansa Foto di Carlo Ferrari/Ansa INTER 0 PALERMO 2 Sarà probabilmente il derby di Manchesterdilunedìprossimoadeciderechi tra United eCity si aggiudicherà la Premier. Il divario tra i due club, di 8 lunghezze fino a due settimane fa, ora si è ridotto a sole 3 punti: 83 per i red devils, 80 per i citizens. La squadra di Ferguson ieri si è fatta fermare in casa dall'Everton, incredibile il risultato: 4-4. LoUnited avevarimontato la rete inizialediJelavicandandoavanti3-1 (Rooney, Welbeck e Nani). Quindi Fellaini riportava l'Everton sotto ma di nuovo Rooney fissava il risultato sul 4-2. Nel giro di due minuti, però, gli ospiti assestavano un uno-due micidiale: Jelavic prima e Pienaar poi gelavano l'Old Trafford. All'ultimo secondo una parata di Howard sancivaunrocambolescopariodicuiapprofittavasubitoilCitydiMancinichepassava sul campo del Wolverhampton grazie ad Aguero e Nasri. Lunedì alle ore 21 l'ennesimo atto della sfida con il Mancio che avrà il vantaggio del fattore campo. INGHILTERRA SIENA 4 LAZIO 1 MILAN: Abbiati, Abate, Nesta, Bonera, Antonini (st 24' Emanuelson), Nocerino, Van Bommel (st 28' Aquilani), Muntari, Seedorf (st 11' Cassano), Ibrahimovic, Robinho BOLOGNA: Agliardi,Raggi,Portanova,Cherubin, Garics, Perez, Mudingayi, Morleo, Ramirez (st 43' Kone), Diamanti (st 20' Taider), Di Vaio (st 29' Acquafresca) ARBITRO: De Marco RETI: pt 26' Ramirez, st 45' Ibrahimovic NOTE: angoli: 8-1 per il Milan. Ammoniti: Perez, Nocerino, Bonera, Taider. Espulsi: Bonera per somma di ammonizioni. Spettatori: 51.725 BOLOGNA 1 punti partite in casa fuori casa reti G V N P G V N P G V N P F S 1 Juventus 71 33 19 14 0 17 12 5 0 16 7 9 0 57 18 2 Milan 68 33 20 8 5 16 9 5 2 17 11 3 3 63 27 3 Lazio 55 33 16 7 10 17 9 5 3 16 7 2 7 49 41 4 Udinese 52 33 14 10 9 16 11 4 1 17 3 6 8 44 32 5 Napoli 51 33 13 12 8 17 8 6 3 16 5 6 5 58 41 6 Roma 50 33 15 5 13 16 10 3 3 17 5 2 10 52 46 7 Inter 49 33 14 7 12 17 8 4 5 16 6 3 7 47 45 8 Catania 46 33 11 13 9 17 9 5 3 16 2 8 6 44 43 9 Chievo 43 33 11 10 12 17 7 5 5 16 4 5 7 30 40 10 Siena 42 33 11 9 13 16 8 3 5 17 3 6 8 41 35 11 Palermo 41 33 11 8 14 16 10 1 5 17 1 7 9 46 51 12 Bologna 41 33 10 11 12 17 6 4 7 16 4 7 5 34 39 13 Parma 41 33 10 11 12 17 8 5 4 16 2 6 8 44 50 14 Atalanta (-6) 40 33 11 13 9 16 7 6 3 17 4 7 6 37 36 15 Fiorentina 38 33 9 11 13 17 7 5 5 16 2 6 8 32 38 16 Cagliari 38 33 9 11 13 16 6 7 3 17 3 4 10 33 42 17 Genoa 36 33 9 9 15 17 7 6 4 16 2 3 11 44 62 18 Lecce 35 33 8 11 14 16 3 6 7 17 5 5 7 38 49 19 Novara 25 33 5 10 18 16 3 8 5 17 2 2 13 27 56 20 Cesena 22 33 4 10 19 16 2 7 7 17 2 3 12 21 50 Sport Giovinco a quota 12 dopo il gol al Cagliari Julio Cesar neutralizza il rigore di Ljajic La classifica di A FIORENTINA: Boruc,Camporese,Natali,Nastasic , Cassani, Kharja, Behrami (22' st Salifu), Lazzari, Pasqual, Cerci, Ljajic (26' st Acosty) INTER: Julio Cesar, Maicon, Lucio, Chivu (37' st Ranocchia),J.Zanetti(1'stNagatomo),Poli,Cambiasso,Alvarez,Forlan(9'stSneijder),Zarate,Milito ARBITRO: Valeri NOTE: al 24' st Ljajic si è fatto parare un rigore da Julio Cesar. Angoli: 5-4 per l'Inter. Ammoniti: Chivu, Julio Cesar, Acosty, Pasqual, Lucio, Nastasic, Milito e Cerci . Recupero: 1' e 3'. Spettatori: 23.567 FIORENTINA 0 CESENA: Antonioli, Comotto, Moras, Von Bergen,Lauro(4'ptCeccarelli),T.Arrigoni,Guana,Colucci, Santana (28' st Parolo), Rennella (21' st Iaquinta), Mutu PALERMO: Viviano, Munoz, Silvestre, Mantovani, Labrin, Vasquez (36' st Budan), Donati, Della Rocca (34' st Acquah), Bertolo, Hernandez (18' st Bacinovic), Miccoli ARBITRO: Giannoccaro RETI: nel pt,20' Bertolo, 26'Santana, 28'Rennella, 47' Silvestre NOTE: angoli: 4 a 4. Recupero: 2' e 4'. Ammoniti: Lauro, Bertolo, Colucci, Mutu. Spettatori: 13.932 United-Everton 4-4 Il City di Mancini vince e sale a -3 GENOA: Frey; Alhassan (pt 30' Jorquera), Bovo, Granqvist, Mesto; Rossi, Biondini, Kucka (st 35' Antonelli), Sculli (st 7' Kaladze); Palacio, Gilardino SIENA: Brkic; Del Grosso, Terzi, Rossettini, Vitiello;Giorgi(st35'Mannini),Gazzi,Vergassola,Grossi (st 28' Sestu); Brienza, Destro (st 25' Bogdani) ARBITRO: Tagliavento RETI: pt 17' Brienza, 19' Destro, 37' Brienza; st 4' Grossi, 34' autorete Del Grosso NOTE: ammoniti: Gilardino; Mesto, Rossi e Del Grosso.Partita interrottaper40'all'8'delsecondotempo inseguitoal lanciodifumogeni.Spettatori: 20.000 LAZIO: Marchetti, Scaloni, Diakitè, Biava, Garrido, Ledesma, Matuzalem (38' st Dias), Gonzalez, Hernanes(1'stAlfaro,31'stCana), Candreva,Rocchi LECCE: Benassi, Oddo, Esposito, Tomovic, Cuadrado, Delvecchio, Giacomazzi, Bertolacci (42' stBojinov),Brivio,Muriel(28'stCorvia),DiMichele ARBITRO: Rocchi RETI: nel st 37' Matuzalem, 46' Bojinov NOTE: angoli: 7-4 per la Lazio. Recupero: 1' e 4' Ammoniti: Biava, Garrido, Bertolacci, Cuadrado. Spettatori: 25.000 LECCE 1 Prossimo turno Mercoledì 25/04/2012 Recupero 33ª giornata ore 15.00 Atalanta - Chievo Martedi ore 18.30 Cagliari - Catania Martedi ore 18.30 Novara - Lazio ore 12.30 Lecce - Napoli Palermo - Parma Roma - Fiorentina Siena - Bologna Udinese - Inter Cesena - Juventus ore 18.00 Milan - Genoa ore 18.00 Numeri40 LUNEDÌ23 APRILE2012
MASSIMO D'ANTONI L'energia per la crescita Il dossier FARE RETE SOSTENIBILITÀ E SVILUPPO La modernizzazione tecnologica è una sfida per il Paese. Ma è anche un fattore importante per attrarre investimenti dall'esteroL 'attenzioneall'emergenza del-la crisi sembraaver fatto passarein secondo pianoquestioni pure rile-vantissime comela sostenibilità energetica. Eppure i due temi sono strettamente collegati. Se lo stress dell'eurozona è determinato in parte significativa dagli squilibri commerciali tra i suoi membri, non si può non rilevare come sui deficit esterni dei Paesi più in crisi abbia inciso l'aumento del prezzo delle materie prime, e dei prodotti energetici in particolare. È stato calcolato che addirittura il 56% del deficit commerciale italiano sia dovuto non tanto ad un eccesso di consumi, quanto all'aumento del prezzo del petrolio e derivati. Il riequilibrio esterno deve passare dunque necessariamente anche per una rinnovata politica energetica, che assume rilevanza prioritaria nella definizione di un sentiero di uscita dalla crisi. Il tema è sempre stato conteso tra un approccio strettamente economico, che ha enfatizzato il ruolo positivo della concorrenza e del mercato, e più ampie considerazioni geopolitiche, che hanno sottolineato come gli attori in gioco sono molto spesso entità statuali, e quindi la comprensione del problema richiede un approccio che accanto alla considerazione della dimensione «di mercato» tenga conto di un complesso di variabili che comprendono le relazioni diplomatiche e i rapporti di forza militare. Anche l'analisi economica ha da sempre sottolineato, del resto, le profonde differenze tra le industrie «a rete» (energia, trasporti, ecc.) e i comuni mercati concorrenziali. L'infrastruttura di rete, collo di bottiglia caratterizzato da condizioni di monopolio «naturale», condiziona fortemente la possibilità della concorrenza in tali settori. Come attrarre investimenti adeguati al potenziamento della rete? Come consentirne una gestione che non si traduca in esercizio di potere monopolistico a valle verso i consumatori e a monte verso i produttori? È questo il problema su cui si esercitano sia l'analisi che la politica economica. Sono settori in cui è sempre stato inevitabile un protagonismo del pubblico, come regolatore a tutela dei consumatori ma anche come attrattore e catalizzatore di investimenti, quando non fornitore diretto di capitali, nei casi in cui l'iniziativa del mercato si dimostrava in tal senso insufficiente. La definizione delle regole, di un assetto regolatorio credibile e stabile, è del resto condizione che rende possibile l'attrazione di capitali privati in un momento in cui il ricorso alle risorse pubbliche è fortemente vincolato. Stiamo parlando, insomma, di un terreno in cui è essenziale una corretta integrazione tra responsabilità pubblica e iniziativa privata; e se da un lato è da abbandonare l'identificazione della responsabilità pubblica con il ricorso esclusivo ai capitali pubblici, dall'altra sembra insufficiente anche un approccio eccessivamente fiducioso nella capacità di garantire efficienza soltanto con interventi di tutela della concorrenza «nel» o «per il» mercato. Sarebbe opportuno ripensare anche agli esiti della cosiddetta regolamentazione incentivante, modello di riferimento nello scorso ventennio. C'è stato forse ad un eccesso di enfasi sui temi dell'efficienza produttiva (riduzione dei costi) e allocativa (modulazione dei prezzi) rispetto a quello della capacità di attrarre risorse per l'investimento e sollecitare l'innovazione. Su quest'ultimo punto vale la pena di porre l'accento. La modernizzazione della rete sul piano tecnologico può diventare strategica proprio in vista di un riorientamento del modello di produzione energetica verso forme più «decentrate», di produzione diffusa, come è prevedibile che avvenga a seguito dell'auspicabile sempre più ampio ricorso alle energie rinnovabili. LUNEDÌ 23 APRILE 2012 | | I
Il risultato ottenuto da François Hollande suscita un forte entusiasmo anche in Italia, e non solo sul fronte del centrosinistra. Quando a sera arrivano i primi dati del voto francese, Pier Luigi Bersani parla di un dato «davvero ottimo» perché il vantaggio incassato a questo turno della corsa all'Eliseo dal candidato socialista costituisce «il primo passo importante per il cambiamento in Francia e in Europa». Al leader del Pd non sfugge che «niente è ancora deciso» e che la battaglia per il secondo turno sarà tutta da giocare. Ma sa anche che Nicolas Sarkozy si è così schiacciato sulle posizioni rigoriste di Angela Merkel da alienarsi anche una quota consistente di voto che tradizionalmente avrebbe dovuto incassare. Un fenomeno che si è visto chiaramente nelle ultime ore anche in Italia. L'aveva detto l'altro giorno alla conferenza dei leader parlamentari progressisti, Massimo D'Alema, che «anche se non lo possono dire» anche personaggi e governi conservatori auspicano l'elezione di Hollande alle presidenziali francesi «per rompere la gabbia “Merkozy”». E ieri ha fatto sapere di essere un sostenitore del leader socialista d'oltralpe niente meno che Giulio Tremonti: «Le elezioni in Francia saranno decisive per il nostro destino. Sono amico personale di Sarkozy, ma voterei Hollande, condivide molte delle mie idee. Potrebbe finire il dominio di questa cancelleria tedesca, che ha un eccesso di potere. La visione tedesca non è il bene per l'Italia». Parole che il responsabile per l'Economia del Pd Stefano Fassina ha gioco facile nel contestare ricordando che l'ex ministro del Tesoro mai ha accennato a criticare i diktat della Merkel e della Bce quando era a Via XX Settembre: «Tremonti da ministro dell'Economia ha fatto errori gravissimi in linea con quel pensiero unico da cui ora prende le distanze nel coro dei sostenitori dell'ultima ora di François Hollande». Chi ha puntato molto, e da tempo, sulla corsa all'Eliseo del leader socialista è Bersani. Il leader del Pd a metà marzo è volato a Parigi per lanciare insieme a Hollande e al seSIMONE COLLINI Primo Piano ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2012 BERSANI IN PUGLIA LUNEDÌ 23 APRILE Lecce LECCEBRINDISI Brindisi www.partitodemocratico.it www.youdem.tv Il Pd esulta per Hollande Anche Tremonti si accoda Bersani parla di «ottimo risultato»: «È il primo passo importante per il cambiamento in Francia e in Europa». Anche Tremonti fa sapere di volere Hollande all'Eliseo: «Finirebbe il dominio della Merkel» ROMA p Bersani «Un ottimo risultato, è il primo passo importante per il cambiamento in Francia e in Europa» pNel Pdl prese di posizioni a favore del socialista: «Finirebbe il dominio della cancelliera Merkel» La svolta francese 6 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
gretario della Spd tedesca Sigmar Gabriel un programma comune sulle politiche europee, centrato sulla necessità di affiancare al rigore di bilancio concrete misure per la crescita. E ora dopo il risultato del primo turno Bersani guarda con ottimismo ai prossimi passaggi: «Con una vittoria di Hollande si possono aprire patti nuovi per un'alternativa nella risposta alla crisi, dopo le ricette disastrose della destra. La piattaforma comune dei progressisti europei può essere il riferimento essenziale di questa alternativa. Il Pd ha dato il suo contributo e continuerà a darlo, consapevoli come siamo che nessun Paese può salvarsi da solo e che va assolutamente rilanciata la comune prospettiva europea». DOPO LA FRANCIA TOCCA ALL'ITALIA In realtà per Bersani il risultato delle presidenziali francesi ha un'importanza rilevante anche guardando alle vicende più strettamente di casa nostra. Il cosiddetto «manifesto di Parigi» lanciato il mese scorso con Hollande e Gabriel fa parte di una strategia che andrà avanti nell'arco del prossimo anno, quando si voterà prima in Italia e poi in Germania. Il «vento nuovo» partito dalla Francia può influenzare le vicende nostrane, non solo dando forza a un'alternativa ai governi conservatori delle destre ma anche togliendo spazio a un'ipotetica Grande coalizione per il post-Monti. Una vittoria di Hollande darebbe infatti inevitabilmente, per Bersani, una «accelerazione» e un «incoraggiamento» al progetto di un centrosinistra di governo in grado di lavorare a un'alleanza anche con le forze moderate. E al Pd non è passato inosservato che Pier Ferdinando Casini ha preso le distanze dal presidente uscente e anche evitato ogni apprezzamento per il candidato centrista François Bayrou (fermatosi ieri al 9% circa dei consensi) dicendo di non avere «un candidato preferito alle elezioni presidenziali francesi». Dice il leader centrista: «Comunque vada, scosse in vista per l'Europa dopo le elezioni francesi: non sarà un male se si penserà alla crescita!». «Con questa vittoria la spinta progressista si espanderà nella Ue» L'ex ministro greco «Dobbiamo riportare la solidarietà in Europa, la cosa peggiore è chiudersi a riccio. La crisi? Non è la Grecia che ha sbagliato, è sbagliata la ricetta» Intervista a Stavros Lambrinidis C 'è un Paese a cui tuttiguardano con preoccupa-zione. Un Paese il cui no-me sembra divenuto sino-nimo di pericolo, di contagio da evitare, un default fatto Stato. Quel Paese è la Grecia. Ma la Grecia raccontata dal suo ex ministro degli Esteri, Stavros Lambrinidis, 50 anni, europarlamentare, uno dei leader del Pasok, è un'altra. Lambrinidis è stato tra i protagonisti del II Meeting internazionale dei leader parlamentari progressisti promosso nei giorni scorsi a Roma dal Pd e dal Gruppo parlamentare alla Camera. L'Europa dei progressisti punta sulla crescita. La crescita è uno dei punti chiave del programma di François Hollande. Partendo dalla traumatica esperienza del suo Paese ed estendendo lo sguardo all'Europa, una domanda è d'obbligo: perché non c'è crescita? «Una delle risposte è nella tendenza ideologica chiara al consolidamento di bilancio e all'austerità. Si sente continuamente dire che sarà l'austerità a portare crescita. Un altro aspetto è il vuoto di valori, superiore persino al vuoto della politica, unito a quest'idea di punizione, l'idea che ci siano Paesi buoni e Paesi cattivi, un'idea che si trasferisce sui popoli, divisi fra buoni e cattivi, un gap da affrontare con maggiore serietà che la crisi politica, se continuiamo a accreditare questi valori non usciremo più dalla crisi, continueremo a flagellarci senza creare nulla di positivo. La Grecia è in tempesta, ma non è la causa della tempesta, è il cavallo di Troia che tutti hanno attaccato, che ha prodotto la speculazione del mercato, mentre gli altri governi non ammettevano la loro politica sbagliata. La Grecia ha fatto i cambiamenti politici più duri in soli 2 anni. In una democrazia si può vivere quest'austerità senza dare speranza alle persone? Il problema non è che la Grecia non ha applicato la ricetta, il problema è che la ricetta è sbagliata». E da dove dovrebbe partire una sostanziale correzione di rotta? «Dobbiamo riportare la solidarietà in Europa, la cosa peggiore è rinchiudersi nella propria conchiglia. Ora c'è una sorta di razzismo fra di noi, questo è uno sviluppo orrendo e l'errore più grave che possiamo fare. È fondamentale affrontare il deficit democratico che è anche in Europa, la gente guarda ai Parlamenti con disprezzo, sentono che il potere si è spostato, noi siamo qui a parlare ma altri, che non sono stati eletti, prendono le decisioni. Costruiamo la rete progressista che sappia riportare speranza in tutta Europa. Quanto al mio Paese, una cosa mi sento di sottolineare con orgoglio: molti speculatori hanno scommesso sul crollo della Grecia e si sono sbagliati. Continueremo a dimostrarglielo». Per restare alla crisi, può indicare uno strumento che avrebbe dovuto essere attivato e non lo è stato? «Gli eurobond. L'Europa avrebbe dovuto decidere in tal senso da tempo, accompagnando l'adozione degli eurobond con la tassazione sulle transazioni finanziarie, così come avrebbe dovuto delineare un ruolo più attivo, decisionale, della Banca centrale europea, sul modello della Federal reserve americana. Ma non l'ha fatto perché bloccata, divisa al proprio interno, prigioniera di una logica angusta, monetarista, che ritiene possibile abbattere il deficit di bilancio, contenere l'indebitamento pubblico solo con rigide misure di austerità e senza misure che favoriscano la crescita. La finanza e in particolare chi ha speculato sulle debolezze dell'Ue deve pagare una quota per il risanamento. Sia chiaro: senza rigore non ci sarà crescita, e chi lo nega vende illusioni. Il Pasok ha dimostrato di sapersi assumere anche l'onere di decisioni gravi, impopolari, e lo ha fatto avendo a cuore l'interesse nazionale. Ma con altrettanta chiarezza va detto che non sarà la tecnocrazia a portare fuori dalla crisi l'Europa né a ridare un futuro alla Grecia: la parola deve tornare alla politica, ad una buona politica. Il ciclo conservatore è alle corde: una vittoria di Hollande in Francia potrebbe innescare una forte spinta progressista che si rafforzerebbe se dalle prossime elezioni in Grecia, e in quelle del 2013 in Italia e Germania, uscissero rafforzate le forze di sinistra e progressiste». A proposito di errori. È stato "un errore" consentire alla Grecia di accedere all'euro: così si espresse Sarkozy in un'intervista tv... «La mia risposta è secca: speriamo che il 6 maggio queste affermazioni siano di un ex presidente». Il rigore, dunque. Ma qual è la seconda fase da intraprendere per portare fuori dalla crisi l'Europa, a cominciare dai Paese più esposti? «Il punto di partenza, la premessa fondamentale, è che nessuno, neanche lo Stato più forte, può salvarsi da solo e che non esistono in Europa pesi morti di cui sbarazzarsi. Ci si salva insieme o insieme, come Europa, saremo condannati alla marginalità in un mondo globalizzato. L'altro punto chiave è che la disciplina di bilancio non può da sola superare la crisi, che servono misure per la crescita e per una maggiore integrazione dell'Europa. Da qui occorre partire per ridare un futuro all'Europa. Un'Europa progressista». Fassina all'ex ministro UMBERTO DE GIOVANNANGELI «Quando era al Tesoro non ha mai criticato i diktat della cancelliera» La scelta di Casini «Non sarà un male se nella Ue si penserà alla crescita» ROMA L'esponente Pasok Stavros Lambrinidis Wilders e i “dittatori” di Bruxelles «Non vogliamo piegarci a Bruxelles, non vogliamo che i nostri pensionati soffrano per amore dei dittatori di Bruxelles». Così il deputato olandese euroscettico e anti islamico GeertWilders,chesiassumesenzarimorsi laresponsabilitàdellacrisidigovernoinOlanda, caduto sul pacchetto di misure di austerità. Probabile il voto anticipato. 7 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
tori della maggioranza in vista del 2013». Che la politica «torni al governo». Nuova legge elettorale, quindi, e riduzione dei parlamentari, diversi meccanismi di finanziamento pubblico, riforme istituzionali. Monti considera appena iniziato l'impegno per risanare il Paese, un lavoro che dovrà andare oltre il 2013. E se è vero che spread in risalita e recessione sono frutto di un'Europa che non marcia come dovrebbe, è anche vero che «per rassicurare i mercati e far arrivare in Italia investimenti» è indispensabile assicurare che «lo sforzo attuale proseguirà in futuro e lungo la rotta tracciata da questo governo». Il premier si augura che i partiti «saranno disposti a mettere a frutto l'acquisita capacità di dialogo tra loro per pensare a soluzioni larghe, a grandi coalizioni». La speranza, consegnata a La Stampa. non è «una proposta politica», chiariscono da Palazzo Chigi. Al di là delle formule, tuttavia, l'auspicio è che i partiti possano trovare, anche dopo il 2013, «la strada per collaborare, sia che governino assieme, sia che si dividano in maggioranze e minoranze». Perché all'Italia «serve il disarmo e non le guerre degli ultimi anni». Risarciti e premiati. Anche se in attesa di giudizio. Cioè, poi magari hanno ragione loro, sono tutti innocenti come agnelli. E però, già hanno un bel beneficio, oltre che l'immunità dal carcere preventivo, nel sedere tra i banchi del Parlamento. Diventare anche relatore in Commissione alla Camera per il parere a un documento strategico come il DEF (Economia e finanza), ha poco a che fare con il garantismo e molto con il senso della misura. La nomina dell'onorevole Marco Milanese, ex consigliere economico del ministro Tremonti, imputato a Roma e indagato a Napoli, spinge sulle barricate il Pd. «È decisamente inopportuna» dice Stefano Fassina, responsabile economico del partito democratico. «Il parere sul Def, insieme al Pnr (piano nazionale di riforme che deve essere mandato in Europa per la convergenza, ndr) è un documento rilevantissimo per l'Italia e l'Unione europea e non può essere affidato a un deputato coinvolto in inchieste giudiziarie ancora in corso». Milanese è stato nominato dal presidente della Commissione Politiche Ue della Camera Mario Pescante (pdl). E a Pescante si rivolge Fassina: «Deve revocare la nomina. Dopo la negazione da parte di Pdl e Lega della richiesta di arresto per Milanese, questa nomina è un riconoscimento davvero eccessivo e inspiegabile». Sulla barricate con il Pd anche l'Idv («nessun pudore da parte del partito degli onesti di Alfano» dice Borghesi) e Fli. «Incarico inopportuno e paradossale - dice il deputato finiano Nino Lo Presti - non possiamo poi lamentarci se i cittadini continuano a sparare a zero sulla casta dei politici». La vicenda Milanese è una di quelle che ha accompagnato gli ultimi mesi del governo Berlusconi. I guai per il deputato, ex colonnello della Guardia di Finanza e per anni braccio destro del ministro Tremonti, cominciano a Napoli la scorsa primavera, lo spingono alle dimissioni il 28 giugno 2011 quando viene fuori che ospitava nella sua casa in via Campo Marzio il ministro economico facendosi pagare l'affitto in nero. E conoscono il culmine a settembre quando la Camera respinge la richiesta di arresto del pm partenopeo Vincenzo Piscitelli per corruzione, rivelazione di segreto d'ufficio e associazione a delinquere. La misura cautelare era conseguenza dello sviluppo delle indagini su una serie di irregolarità in cui fu coinvolto un imprenditore (Paolo Viscione). Milanese, scriveva il gip di Napoli, «in concorso con ufficiali della Guardia di Finanza allo stato non identificati» avrebbe rivelato a Viscione «notizie riservate su indagini che lo riguardavano violando i doveri d'ufficio inerenti la sua funzione di aiutante di campo del ministro dell'Economia e di consigliere politico dello stesso ministro al quale avrebbe pagato l'affitto dell'abitazione romana». Secondo l'accusa in cambio di notizie e interventi volti a «rallentare» le indagini («ponendo in essere iniziative verso gli organi e gli appartenenti alla Gdf delegati all'investigazione») e della promessa, alla fine, di «sistemare positivamente ogni cosa», Milanese si sarebbe fatto consegnare da Viscione somme di denaro (secondo l'accusa almeno 450mila euro in contanti), ma anche orologi di valore, gioielli e auto di lusso, viaggi e soggiorni all'estero. Non solo, dall'inchiesta madre si sono poi sviluppati altri tre filoni, entrambi romani: gli appalti Enav (nomine in cambio di barche) e gli appalti Sogei dove il deputato è indagato per finanziamento illecito ai partiti. Per l'accusa Milanese avrebbe procurato illecitamente alla Edil Ars di Angelo Proietti 25 milioni di appalti in otto anni con la Società generale di informatica ( controllata dal Tesoro). In cambio la Edil Ars avrebbe ristrutturato la casa di via Campo Marzio. Insomma, nessuna condanna definitiva ma certo un guazzabuglio di accuse che sconsiglierebbero la nomina a relatore per dare il parere in documenti economici così delicati. Chi ha parlato con Milanese riferisce che il deputato giudica «ingiusta» l'alzata di scudi contro di lui visto che «il parere è importante ma non vincolante». Nelle scorse settimane, poi, Milanese avrebbe già dato il parere su altri documenti. E nessuno ha detto nulla. Foto di Samantha Zucchi/Ansa CLAUDIA FUSANI Foto di Alessandro Di Meo/Ansa L'autodifesa Bufera su Milanese imputato e relatore Il Pd: «Revocare subito la nomina» Relatore Def: sulle barricate anche Idv e Fli, «scelta paradossale». Fassina chiede al presidente della Commissione Pescante di rivedere la sua decisione. L'ex braccio destro di Tremonti aveva scansato l'arresto per corruzione ROMA cfusani@unita.it Il deputato Pdl Marco Milanese Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini dà il via all'azzeramento dei vertici del partito, come annunciato nei giorni scorsi per dare il via alla creazione del polo della Nazione, e si dimette da presidente del gruppo Udc alla Camera. «Grazie perlacollaborazionepreziosachemiavete assicurato in questi 4 anni difficili», scrive in una lettera ai parlamentari del suo partito, in cui parla della necessità «di dareall'Italia,dopolascadenzadiquestalegislaturaunaprospettivadigovernostabile e forte per modernizzare un Paese che merita di più di quanto gli abbiamo dato». Casini si dimette da capogruppo Udc alla Camera IL CASO «Di recente sono già stato relatore e nessuno ha posto questioni» Pd: grave silenzio Agcom «A due settimane dal voto per le amministrative, la Lega e Pdl raccolgono una visibilitàsuperiorealdatostrettamentelegatoallenotizie.Èunachiarasceltaeditoriale,dunque.In queste condizioni il silenzio del Garante che non pubblica neppure i dati settimanali previsti dalle sue stesse delibere suscita viva preoccupazione». Lo afferma Roberto Zaccaria, Pd. 13 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
to «un danno erariale» allo Stato. La sua colpa? Avere costituito nel 1997 una società, la Trasco per il trasporto scolastico, «partecipata» dal comune di Pontinia (60 per cento) e privati (40 per cento) con la quale spiega il sindaco - si stabilizzavano» una sessantina di lavoratori socialmente utili in cassa integrazione. Una motivazione illegittima. Questa l'accusa mossa dalla Corte dei Conti al sindaco che nel 1997, sulla base di leggi regionali e in accordo con Sviluppo Italia, cercava di affrontare l'emergenza occupazione. Per la giustizia contabile non poteva essere questa la ragione per costituire la società. Ma andiamo con ordine. All'atto della costituzione della Trasco i soci privati chiedono e ottengono dal Comune un prestito per l'acquisto dei mezzi, impegnandosi a restituire la somma. Nel 2003 cambia la giunta. Alla guida del comune vi è il centrodestra che denuncia un «dissesto» del Comune per 13 milioni di euro. Tombolillo ricorre al Tar. Alla fine per il Consiglio di Stato è «dissesto». Siamo al 2008. Nel 2006 Trombolillo è tornato sindaco. In ritardo ha una soddisfazione. Nel 2010 l'Osl (l'Organo straordinario della liquidazione del ministero degli Interni) certificherà le casse comunali sono in attivo per 5 milioni di euro. Torniamo alla Trasco. Nel 2005 l'amministrazione di centrodestra chiede l'immediato rientro del debito, di fronte all'impossibilità della società di restituire il prestito, il Comune rinuncia al credito e rileva per intero le quote dei privati. Così la Trasco sarà per il 100 per cento del comune di Pontinia. La Corte dei Conti apre un'inchiesta per la rinuncia al credito. L'accusa è quella di «danno erariale», ma chiede a Tombolillo di rispondere. Così un sindaco paga per aver difeso l'occupazione. Che paradosso. L`ex ministro Roberto Maroni ieri al suo arrivo al congresso della Lega Nord a Savona Enrico Rossi* Foto di Luca Zennaro/Ansa Le complesse operazioni del recupero del Costa Concordia meritano qualche considerazione. Mi fido dei tecnici della Protezione civile e del prefetto Gabrielli. Ritengo che a Londra, vigilando sulla validità della scelta effettuata in piena autonomia dalla Costa Crociere e da essa finanziata, abbiano svolto un buon lavoro nell'interesse del Paese, della Toscana e dell'Isola del Giglio. Si tratta di rimuovere il relitto, limitando il più possibile eventuali danni ambientali. Un'operazione difficilissima. Non mi sono mai pronunciato sui progetti concorrenti. Anche se si è trattato di una selezione privata, non sarebbe stato corretto che un amministratore pubblico interferisse. Per quel che mi riguarda la linea da tenere, in questi casi come in tutti quelli in cui c'é un concorso per selezionare progetti, ditte o persone, è semplice e si racchiude in tre parole: vinca il migliore. Ho seguito questa linea fin dagli esordi del mio impegno pubblico e non ho ragioni per cambiare. È bene essere liberi per poter tutelare, in caso di necessità, gli interessi generali e quello della Toscana. Il progetto scelto, stando alle informazioni che ci sono state fornite, costa 80 milioni di euro di più dell'altro in gara e sfiora i 300 milioni. Si tratta di un cantiere straordinario, in particolare per l'allestimento dei grandi serbatoi che dovranno essere saldati sui due fianchi della nave e che, a giudizio dei tecnici, garantiranno una maggiore sicurezza all'intera operazione. Tuttavia, a tutela degli interessi della Toscana, già danneggiata da questa tragedia, penso sia legittimo chiedere che i lavori siano effettuati dalle nostre imprese nei porti toscani. A questo scopo ho istituito di un gruppo di lavoro composto da rappresentanti dai sindaci del Giglio, Piombino, Livorno, Carrara e dal presidente della Provincia di Grosseto. Nei prossimi giorni discuteremo con la Protezione civile e con Costa Crociere con l'obiettivo di coinvolgere il più possibile il nostro sistema delle imprese. Oltre al porto di Livorno, che é il più vicino al Giglio e in condizione di ospitare il relitto, vogliamo verificare se può esserci lavoro per i Nuovi Cantieri Apuani di Carrara, per le imprese di Piombino che potrebbe anche candidarsi come centro logistico delle operazioni, e per le stesse Università toscane che già sono intervenute. Tutto ciò contribuirebbe ad una migliore accettabilità sociale di questo delicatissimo intervento. Questo forte intreccio con la realtà sociale garantirebbe, oltre al risarcimento di cui la Toscana ha diritto, anche un coinvolgimento attivo delle sue migliori infrastrutture, forze produttive, competenze professionali e della conoscenza. Non sarà una partita facile ma ci impegneremo a fondo per ottenere un risultato che può essere vincente per tutti. Naturalmente occorre una piena sintonia da parte di tutte le istituzioni e delle imprese. La rimozione del relitto sarà anche un grande evento mediatico seguito in tutto il mondo. Dobbiamo essere impegnati con la stessa competenza, rigore e sobrietà che ci hanno contraddistinto nella fase dei soccorsi, dell'emergenza e dei primi interventi sulla nave. Sono certo che ce la faremo. *presidente della Regione Toscana IL COMMENTO GIGLIO, IL RECUPERO NON PENALIZZI LA TOSCANA «Via Formigoni e la giunta» «Credo che la dignità personale e l'opportunità politica impongano le dimissioni del governodella Lombardia»: dopo ilPd è Antonio Di Pietroa chiedere cheRoberto Formigoni se ne vada. «Non c'entra l'attesa per l'esito processuale ma piuttosto un«sistema collaterale per un uso strumentale della politica, un affarismo che deve essere contrastato» 17 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
Cara Unità VIA OSTIENSE, 131/L - 00154 - ROMAMAIL lettere@unita.it Dialoghi Luigi Cancrini La satira de l'Unità virus.unita.it FRANCESCO CERASARI* Pd, dibattito aperto sul finanziamento Un lettore dell'Unità ha avanzato la proposta di coinvolgere i circoli del Pd nel dibattito sulla nuova legge sul finanziamento pubblico ai partiti. È un'esigenza condivisibile, che per il Pd dovrebbe essere sostanziale e coerente con il proprio percorso politico e identitario. Il Pd è il partito che ha mostrato di avere anticorpi per reagire in modo solido e unitario ad alcuni gravi, seppur isolati, episodi di moralità politica. Soprattutto, è il partito che ha voluto creare un modello di nuova, bella politica, nel rapporto con gli iscritti, nella relazione con gli elettori attraverso le primarie, nella gestione trasparente e pubblica dei propri fondi. Ed è l'unico partito su scala nazionale a ricorrere, nelle proprie sezioni e sul territorio, a forme di autofinanziamento. Un partito vero, che si fa carico, come scrive Claudio Sardo nell'ultimo editoriale, di proporre il cambiamento sociale attraverso la democrazia partecipata. La proposta di Pier Luigi Bersani sull'applicazione dell'articolo 49 della Costituzione prosegue in questa direzione. Non va negato tuttavia che sulla riduzione dei rimborsi elettorali - tale è il sentimento di molti iscritti - il Pd avrebbe potuto marcare meglio la propria differenza e dare uno scossone ai malumori dell'antipolitica. Il Pd apra un confronto pubblicosul tema del finanziamento ai partiti e di come assicurare una più efficace e diretta distribuzione territoriale dei rimborsi, che è questione essenziale. Si coinvolgano gli iscritti, riprendendoil rapporto con il popolo delle primarie e aprendosi anche ai simpatizzanti degli altri partiti di centrosinistra. Una riflessione larga, cominciando subito dalle prossime feste democratiche estive. *segretario circolo Pd di Bruxelles ROBERTO MALINI* Gli abusi degli uomini in divisa I casi di abusi da parte di uomini in divisa nei confronti di cittadini vulnerabili sono ormai numerosissimi, ma se ne parla solo quando "ci scappa il morto" o quando - per una coincidenza che solo di rado si verifica - tali violazioni vengano riprese da telecamere di sorveglianza. Le organizzazioni per i diritti umani vengono a conoscenza ogni anno di tanti eventi di questo tipo, ma in genere non è possibile fornire prove certe degli eventi, mentre gli autori degli abusi sono sempre più di uno e si proteggono per "spirito di corpo". In Italia manca un organismo a cui i cittadini possano rivolgersi per denunciare abusi da parte delle forze dell'ordine, senza incorrere in una condanna (patteggiamento o direttissima) per "resistenza a pubblico ufficiale" o, peggio, per "calunnia", rischiando, dopo aver subito abusi e violenze, pesanti pene detentive. In questa situazione, gli attivisti umanitari non possono aiutare, in Italia, le vittime di abuso, perché in genere esso colpisce (come dimostrano i casi apparsi sulla stampa) una persona sola ed è perpetrato da più "pubblici ufficiali". I magistrati, in genere, attribuiscono alla parole degli agenti un valore probatorio, che porta spesso a condannare il malcapitato con decreto penale, senza neanche la possibilità di difendersi, per la solita "resistenza". Un ufficio preposto ala tutela contro tali violazioni, come avviene con l'Unar per i casi di razzismo, sarebbe la sola garanzia (oltre a leggi migliori) per il cittadino che incorra in eventi di questa natura e abbia il coraggio di denunciarli, ricevendo una tutela da parte delle Istituzioni. Tale organismo, inoltre, scoraggerebbe i casi di abuso da parte di agenti o altri pubblici ufficiali. *Gruppo EveryOne VINCENZO CASSIBA Un destino triste per la Lega Il destino della Lega sembra segnato dagli stessi slogan che essa diffondeva: non c'era anche quello di essere un partito di lotta e di governo? Ovviamente, ora che non è più al governo, resta un partito di lotta. Solo che è una lotta intestina di tutti contro tutti, altro che storie. Che triste destino... MARIO PULIMANTI Non più parlamentari a vita Ritengo giusto evitare che la politica diventi per qualcuno l'unica professione possibile e quindi da difendere a tutti i costi, fissando ad esempio un limite di un paio di legislature. Conclusa questa esperienza l'ex onorevole potrebbe mettere a disposizione la sua esperienza in altri settori. Infatti sapere che non si può fare il parlamentare a vita, costringerebbe anche chi ha una vera passione politica a costruirsi un mestiere prima di gettarsi nell'agone politico. www.unita.it Dopo aver alimentato per millenni deliri di immortalità, vedendo la morte non come la parte finale di una vita e nello stesso tempo un riequilibrare demografico si parla di “insostenibilità”, se non subentreranno nuove conoscenze, perché molti troppi hanno allungato le loro aspettative di vita, con i nostri risparmi: il vecchietto dove lo metto non si sa, mi dispiace, ma non c'è posto neppure nell'aldilà. RISPOSTA La notizia data con grande rilievo nei giorni scorsi sul modo in cui l' allungarsi ulteriore della vita media metterà in crisi il sistema assistenziale dei paesi occidentali più "fortunati" ha giustamente creato del pànico nelle persone che hanno una certa età. La paura di essere un peso prima e più che una gioia per figli e nipoti è sempre più diffusa in una fase in cui la crisi porta gli anziani di oggi a pensare di essere stati più fortunati di quelli che sono venuti dopo di loro. Quello più difficile da affrontare, tuttavia, mi sembra il brusco cambio di prospettive imposto da questa notizia (e dal "tono" di questa notizia) sull'attività e sullo stato d'animo del medico. Il sogno di curare tenendo il più possibile lontana la morte alla base di tanti sogni e vocazioni giovanili lascia il posto, infatti, alla necessità di confrontarsi in modo realistico con il pensiero per cui la morte dell'individuo è un episodio piccolo nel grande divenire della specie. Proponendogli in modo sempre più chiaro, forse, l'idea per cui il suo dovere è solo quello di aiutare le persone a vivere e morire nel migliore dei modi possibili. SALVATORE LOVISO Il vecchietto dove lo metto? 24 LUNEDÌ 23 APRILE 2012

Le avventure di Simone e la poesia di Alemagna «Cacca pupù» di Stephanie Blake, Baba Libri, pp. 12, euro 5.80: un classico del catalogo della Babalibri di un'autrice straordinaria che, con i libri, pensa che i bambini vadano fatti divertire. Così la storia del coniglio Simone, che sa dire una sola parola e che attraverso avventure alla cappuccetto rosso, trova se stesso e tante altre parole. «Che cos'è un bambino» di Beatrice Alemagna, Topipittori, pp. 6, euro 16: un bambino è una persona piccola, risponde – in questo fantastico libro - una delle più importanti illustratrici internazionali. E sebbene abbia piccole mani, piccoli piedi e piccole orecchie, non ha certo idee piccole. Così, intrecciando parole cristalline e immagini poetiche nasce un libro commovente… Pappa Nanna Pupù & altre calamità della vita. Autobiografia di un bambino di un anno (nella traduzione di Laura Bortoluzzi per le edizioni Il Castoro, pagine 230, euro 14) assume il punto di vista e la statura… di un bambino di un anno, narrandone in prima persona le esperienze quotidiane, i possibili pensieri, i temibili non-detti, nonché gli urli della riscossa. PELLE LISCIA E PELOSO Il concetto base di questo simpatico bebè - eroico nella determinazione per diventare un classico negli annali della guerriglia - diviene che per quanto a detenere il potere siano pelle liscia (la mamma) e peloso (il babbo) ciò non vuol dire «che voi (bebè) non possiate essere i padroni della situazione». Con azioni mordi e fuggi, con il moccio strisciato sui vestiti, il rifiuto dei calzini proposti dagli oppressori; con la tecnica del pianto, la serrata della pappa e la resistenza notturna a oltranza alla testa che ciondola, si può intimorire e demoralizzare ottenendo favori insperati. Un imprevedibile, picaresco, diario di un qualsiasi bebè preso dalla complessità di tante rivelazioni: dalla scoperta della mani così utili per gattonare e così attaccate al corpo, a quella dell'immagine riflessa che raddoppia e inquieta, al passaggio da quadrupede a bipede; dal primo raffreddore, al primo dentino, al primo morso a un gelato: un morso di gelo… sino alla grande scoperta - degna del più classico dei design - che il dito, qualsiasi dito, entra perfettamente in un buco del naso. Il tutto arricchito da lancio di scodelle, schermaglie, recriminazioni, osservazioni e riflessioni, sorprendenti citazioni colte. Percorre, poi, quest'autobiografia da brivido, il puro piacere di giocare insito nella natura umana; giocare a nulla e con nulla, rotolarsi senza scopo, afferrare le briciole o lasciarsi scivolare verso l'assuefazione da altalena. Come pure, vi è implicita, nel libro, la straordinaria convinzione che dei bambini si possa parlare solo «about», circa…intorno… come sosteneva il socratico Winnicott. WINNICOTT DIXIT Può darsi che tanti genitori fin troppo abituati alle sicurezze espresse da una fiorente manualistica di genere rimangano perplessi dai ribaltoni e dai traballamenti di pensiero che questo nanerottolo dispettoso induce attraverso la sua autobiografia. E soprattutto può darsi che non vi trovino risposte pre-confezionate, illuminanti, di quanto passi nella sua stravagante testolina… perché a tante domande che noi ci poniamo - è ancora Winnicott a suggerirlo - «i bambini piccoli si mostrerebbe sicuramente contrariati, perché nessuno meglio di loro sa quanto sia stupido essere sempre razionali»! Altri titoli I premi di Linea d'Ombra L'austriaco Umut Dag, regista di «Kuma» ha vinto la XVII edizione di Linea d'Ombra– FestivalCulture Giovani. Nella sezione Corto Europa, la giuria ufficiale ha decretato vincitore il cortometraggio «Armadinge»n di Philipp Kaessbohrer (Germania, 2011, 23'), mentre la giuria web ha assegnato il primo premio all'opera di Hallvar Witzo, «Tuba atlantic». 33 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
Forse se lo aspettava, ma fino all'ultimo Nicolas Sarkozy ha sperato in una sorpresa, che invece è arrivata per Marine Le Pen, che ha raccolto uno score storico. Il presidente uscente è ben cosciente che il secondo piazzamento di ieri sera mette un'ipoteca pesante sulle sue ambizioni presidenziali. A caldo, ieri sera, il presidente promette che «difenderà lo stile di vita dei francesi» e annuncia che sfiderà Hollande in tre dibattiti televisivi: ma recuperare sarà un'impresa disperata, soprattutto in considerazione dell'esiguità del potenziale di riserva. Ciò non toglie che l'uomo non è tipo da lasciarsi demoralizzare. Anzi, quando c'è da tirar fuori le unghie riprende fiato, entra nel ruolo che gli riesce meglio, quello del combattente. «La battaglia continua», è stata la parola d'ordine ieri sera. Nonostante i dubbi di alcuni colonnelli dell'Ump, le perplessità di molti militanti accorsi ieri alla Mutualité a Parigi per ascoltarlo, Sarkò ha già pronto il nuovo piano strategico, magari disperato, ma l'unico possibile a questo punto: trasformare le due settimane che separano il primo dal secondo turno in un referendum anti Hollande. Opporre all'unione della gauche, l'unione della nazione. Drammatizzare lo scontro e sperare che oltre al suo, anche una larga parte dell'elettorato di Marine Le Pen e di François Bayrou converga sul suo nome il 6 maggio. LA TATTICA BIFRONTE La quadratura del cerchio che Sarkò dovrà trovare in queste ore appare alquanto perigliosa. Come rivolgersi infatti contemporaneamente ad un elettorato come quello del Fronte nazionale e ad uno come quello del Modem così moderato e tendenzialmente di sinistra? È lo stesso dilemma in cui il presidente si è dibattuto in questi mesi e che ha segnato una campagna dall'andamento altalenante, dai messaggi e gli atteggiamenti contraddittori che traducevano la differenza di vedute tra i due suoi collaboratori. Da una parte Henri Guaino, penna del presidente e gollista sociale convinto della necessità di un'apertura al centro. Dall'altra Patrick Buisson, politologo che proviene dall'estrema destra e che nel 2007 guidò la campagna sarkozista al successo. Alla fine tranne qualche contraddittoria apertura a Bayrou, è stata la linea Buisson a prevalere, ma contrariamente a cinque anni fa quest'anno è stata un fiasco. Nel 2007 con una campagna giocata su immigrazione e identità nazionale Sarkozy aveva ridotto Jean-Marie Le Pen a poco più del 10% dei consensi, volando così al 31% al primo turno. Quest'anno invece la figlia del vecchio leone dell'estrema destra ha saputo tenere lo scontro, erigere barricate nel proprio territorio e ha addirittura avanzare delle posizioni nel campo del presidente. La sua incredibile performance è una batosta per il presidente. Il segno di un fallimento non solo di una strategia, ma di bilancio. Cinque anni fa Sarkozy era entrato all'Eliseo promettendo potere d'acquisto, occupazione e caccia agli immigrati. Oggi l'elettorato popolare che gli aveva creduto allora gli ha fatto sapere che non è più disposto a dargli credito e che alla copia preferisce l'originale, il Fronte nazionale, Marine Le Pen. Sarkozy che cinque anni fa si vantava di aver fatto esplodere il Fronte nazionale, oggi deve guardarsi da un Fronte che può far esplodere l'Ump. «Noi siamo la sola opposizione alla gauche», ha detto ieri Marine davanti ai militanti tra i quali non pochi, come il padre della candidata ha fatto intendere, si sfregavano le mani all'idea di una vittoria di Hollande. Molti lo voteranno al secondo turno per assicurarsi l'uscita di scena del loro peggior avversario. Anche se Bayrou molto probabilmente non farà dichiarazioni di voto fino all'ultimo, molti suoi elettori hanno già deciso di far vincere il candidato socialista. Secondo i sondaggi si tratterebbe di un terzo del suo elettorato. Alcuni dirigenti del Modem del resto hanno già pronta una lettera appello in favore di Hollande. Per Sarkozy, ad oggi, sarebbe un altro terzo dei bayrouiani a volerlo votare tra due settimane. Un po' pochino. Con un Fronte nazionale ostile e un Bayrou debole e incerto, Sarkozy può solo tentare il tutto per tutto chiamando i francesi ad una scelta contro la «catastrofe» dell'unione delle sinistre. Alzare il tono e usare il dibattito televisivo faccia a faccia previsto il due maggio per piegare il suo rivale. Tanto Sarkò ha puntato su questo appuntamento tv da chiederne un secondo, da pretenderlo addirittura, anche se in tutta la storia della V Repubblica il duello in televisione è sempre stato uno solo. Facendo finta di dimenticare che la prima posizione al primo turno era il suo obiettivo minimo fino a sabato, da ieri Sarkozy è entrato in un'altra fase, con un altro registro. Tutto è ancora aperto, è il suo messaggio, e vincere è necessario per salvare la Francia. Sarkozy: «La battaglia continua» Il presidente uscente Nicolas Sarkozy con la moglie Carla Bruni al seggio elettorale L'estrema destra PARIGI Primo Piano «Siamo noi la sola opposizione alla gauche», dice Marine Prospettive Secondo le stime molti elettori di Bayrou voteranno per Hollande Per il presidente è un colpo duro, ma lui non si dà certo per vinto. «La partita non si chiude qui», giurano i suoi, che puntano a pescare i voti nell'estrema destra di Le Pen. Ma il Front National venderà cara la pelle. LUCA SEBASTIANI p Francia 2012 Il presidente sfida il socialista con tre dibattiti tv. La strategia: drammatizzare lo scontro Il voto francese 4 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
«Se Maroni sarà segretario lo sosterrò con convinzione». Dopo la resa di Bossi e l'investitura dell'ex rivale alla guida della Lega, arriva il sì (a questo punto scontato) di Roberto Calderoli. In un'intervista a Sky l'ex ministro della Semplificazione - che con lo stesso Maroni e D e l L a g o f a p a r t e d e l “triumvirato” che reggerà il Carroccio fino al congresso di giugno dà una lettura singolare della bufera che ha investito il suo partito: «Molti attaccano la Lega perchè siamo l'unica forza politica che abbia saputo dire no al governo Monti. Siamo gli unici fuori dal coro, che non si limitano a protestare come Grillo ». E questo vale anche per la sua particolare vicenda personale: «Mi pento di aver polemizzato con Monti per la storia del cenone di capodanno: il martellamento che sto ricevendo in questi giorni forse dipende anche da quello». IL CASO REGUZZONI L'unico elemento critico nei confronti della leadership leghista riguarda la vicenda del capogruppo: «Sconsigliai Bossi di mettere Reguzzoni, non aveva caratteristiche, anche di carattere, per tenere insieme un gruppo». Calderoli ricorda la presentazione delle firme del 70% del gruppo del partito a favore di Giacomo Stucchi. «È evidente che il problema è lui», dice Calderoli riferendosi a Reguzzoni e ricordando di aver proposto a Bossi di nominare Maroni capogruppo. Roberto Maroni, a questo punto, appare sempre di più il leader incontrastato. «Con Umberto Bossi - ha spiegato ieri - a Besozzo abbiamo chiarito un po' di cose. È stata una visita a sorpresa. Ha avuto parole lusinghiere sul mio conto, che mi hanno fatto molto piacere». Definisce i movimenti in atto nel centro e a destra «trucchetti».Ammette: «Ho l'impressione che quello che è successo non aiuti a prendere voti». Infine rivendica con orgoglio la rivolta delle scope: «Abbiamo cominciato con forti ramazzate ed ora ci impegneremo nei congressi. Ascoltare la base, fare i congressi, far sì che l'operato dei dirigenti possa essere controllato dai militanti: queste sono le garanzie per la pulizia ed è quello che sta accadendo oggi in Liguria. Le nuove regole che ci siamo dati per il futuro sono quelle che ho già detto a Bergamo: i soldi alle sezioni e non nei diamanti o in Africa, meritocrazia, largo ai giovani e chi non rispetta le regole fuori». Attorno a Maroni ormai c'è tutto il gruppo dirigente leghista, anche quello periferico. Si schierano con lui il presidente della Regione Piemonte Cota e l'ex sindaco di Treviso, Gentilini. Vista l'aria che tira non lo seguirà invece l'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti, dato da tempo a un passo dal Carroccio. Ma ora che la «sponda» di Bossi non c'è più, l'ex «superministro» preferisce stare alla larga. Intervistato da Lucia Annunziata su Raitre, afferma: «Sono un semplice parlamentare Pdl e resterò nel Pdl finché ci sarà». Nei confronti dell'attuale governo, però, il suo atteggiamento appare molto più di opposizione che di maggioranza: «Con Monti - afferma - il tanto atteso miracolo non c'è stato», perchè «la crisi avanza, lo spread risale, la pressione fiscale aumenta, il pil si contrae e i tanto promessi investimenti dall'estero non arrivano, a differenza di quanto avvenuto nei primi tre anni di legislatura». GIULIO AVEVA CAPITO TUTTO Naturalmente Tremonti nega fermamente che quanto sta avvenendo in Italia possa accadere per quanto lasciato in eredità dal precedente governo. «Nient'affatto. Vedo - sostiene - che tutto quello che dicevo si sta verificando. La crisi si avvita in tutta Europa: è accaduto in Grecia, in Italia, in Spagna, sta accadendo in Olanda e succederà anche in Francia». Insomma, lui l'aveva previsto come al solito. Peccato che da ministro di punta - anzi da vero numero due del governo Berlusconi - non abbia fatto nulla perché il disastro non precipitasse. I n un Italia di amministratori in-dagati e condannati dalla magi-stratura per ammanchi e maz-zette è paradossale quello che èaccaduto al dottor Eligio Tombolillo, sindaco del Pd di Pontinia, comune del basso Lazio retto da una giunta di centrosinistra. È un personaggio Tombolillo e non solo perché è un medico stimato da tutti. Ora è al quarto mandato. Dal 1994 è il primo cittadino di Pontinia con una parentesi nel 2003. Ora per restare alla guida della sua amministrazione ed evitare «l'incompartibilità», ha dovuto pagare ben 207 mila euro. È la somma alla quale lo ha condannato in seconda istanza la Corte dei Conti con l'accusa di aver procuraROBERTO MONTEFORTE Il caso GIUSEPPE VITTORI rmonteforte@unita.it Anche Calderoli si piega a Maroni Tremonti: resto nel Pdl Anche Calderoli si «consegna» a Maroni: «Dico sì alla sua leadership». E così il triumvirato che ora guida la Lega è sempre più di facciata. Comanda Maroni, in solitudine. L'ex ministro: «Con Bossi tutto chiarito». Il sindaco paga per aver dato lavoro La Corte dei Conti condanna il primo cittadino di Pontinia «Illegittima» la società creata con il contributo di privati ROMA p L'ex ministro: «Ci attaccano per l'opposizione al governo Monti» p Il neo-leader: «Con Bossi tutto chiarito». Ma Giulio ora è in fuga Il centrodestra Primo Piano16 LUNEDÌ 23 APRILE 2012
UNA SVOLTA CHE CI RIGUARDA Follia a Marassi: partita bloccata dagli ultras Il calcio è nudo L'ANALISI IL RITRATTO H a vinto Hollande, ma sconfit-to non è soltanto Sarkozy. Stamani dovrebbero battersi il petto anche quelli che hanno parlato per settimane di una campagna elettorale senza entusiasmo, di mancanza di vere differenze programmatiche, di disaffezione degli elettori. p SEGUE A PAGINA 3 C entotrè è un numero primo,il ventisettesimo per la precisione. Ma è anche il numero degli anni compiuti ieri da Rita Levi Montalcini. Tra i tanti meriti di questa donna ne ricordiamo uno: averci insegnato come la scienza sia un punto di vista democratico sul mondo. p PAGINA 25 Juventus in fuga: quattro gol alla Roma e +3 sul Milan p PAGINE 20-21 E 38-40 Sondaggio choc su giovani e droga Landini: «Fornero ascolti gli operai» La trattativa Vigna: «L'inviato di Provenzano? Poco credibile» Francia 2012, Hollande in testa Il socialista tre punti sopra Sarkozy nel primo turno delle presidenziali Sorpresa «nera»: Marine Le Pen al 20% Il ballottaggio tra due settimane Anche Grasso conferma la ricostruzione de l'Unità p FUSANI VAZZANA PAGINA 9 L'ANTIPOLITICA GIÀ AL POTERE Vandana Shiva: «Facciamo pace con la Terra Conviene a tutti» “ IL COMMENTO MONTALCINI LA FESTA DEI 103 L'OSSERVATORIO Il Pianeta ha dei diritti che nessuno può violare p CARNERO PAGINE 30-31 L'INTERVISTA Paolo Soldini La democrazia è più forte dei mercati. La Repubblica è più potente della finanza. La Francia è più grande della speculazione. Francois Hollande, 4 aprile 2012 Michele Prospero C i sarà un esito antipolitico allacrisi italiana? La furiosa contestazione delle élites di solito apre le danze, mobilitando chi invoca spazi nuovi di agire sociale liberati dagli apparati logori. Poi però compare chi propone di chiudere le operazioni con la macabra esibizione muscolare della destra. p SEGUE A PAGINA 22 p COLLINI DE GIOVANNANGELI MASTROLUCA SEBASTIANI PAGINE 2-7 Chiara Valerio p BUTTARONI PAGINE 18-19 p DI GIOVANNI PAGINA 11 ALENIA 1,20 Lunedì 23 Aprile 2012 Anno 89 n. 112 www.unita.it Fondata da Antonio Gramsci nel 1924
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23/04/12

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