Un «drastico ridimensionamento» del finanziamento pubblico ai partiti. Fino a scendere sotto la soglia dei 100 milioni di euro l'anno. In pratica, la metà di dei 180 milioni che oggi i partiti italiani si mettono in tasca grazie alla molteplicità dei rimborsi elettorali, che comprendono Camera, Senato, europee e regionali. Il Pd presenta la sua proposta oggi, con una conferenza stampa di Bersani. Il ragionamento del leader Pd si muove su un doppio registro: «La politica deve avere un finanziamento pubblico, ma nel momento in cui si chiedono sacrifici ai cittadini, anche i partiti devono fare la loro parte». Di qui la proposta, di cui verranno illustrate oggi le linee-guida, e che poi sarà tradotta in una proposta di legge da portare rapidamente alla Camera, in commissione Affari Costituzionali, dove si sta discutendo delle norme di attuazione dell'articolo 49 della Carta fondamentale, quello che affronta appunto i partiti politici, e che a maggio saranno esaminate dall'aula di Montecitorio. Il modello europeo a cui si richiama la proposta dei democratici è quello tedesco. E il parametro cui verrà agganciato il finanziamento sarà quello dei voti validi realmente ricevuti da ogni partito (escludendo anche bianche e nulle), e non più quello del totale degli aventi diritto al voto, come avviene ora. In tempi di astensionismo crescente, non si tratta di una modifica da poco. Ma di un taglio ulteriore, rispetto alle norme vigenti che prevedono di arrivare a 143 milioni l'anno del 2015, di un ulteriore 30%. TETTI ALLE SPESE ELETTORALI A questo si aggiunge la previsione di rigidi «tetti massimi» alle spese sia per le campagne elettorali nazionali che locali. Inoltre, dovranno essere preventivamente depositate presso la magistratura, nonché pubblicate sui siti web, le dichiarazioni riguardanti i fondi raccolti, la loro provenienza e le spese sostenute. Le norme vigenti, infatti, prevedono tetti molto alti per le spese elettorali, in pratica la somma degli aventi diritto al voto per Camera e Senato, dunque una cifra attorno ai 90 milioni di euro (secondo i dati del 2008). Alla base del finanziamento - secondo il Pd - dovrà esserci la libera contribuzione da parte di singoli cittadini o associati, la possibilità cioè di un «autofinanziamento diffuso», con un tetto non valicabile. All'autofinanziamento, potrebbe aggiungersi anche un sostegno da parte dello Stato: in Germania infatti per ogni euro incassato dai partiti da donazioni private, si aggiungono 38 centesimi di contributo pubblico. Dal modello tedesco, però, non sarà mutuato il finanziamento delle fondazioni politiche, che a Berlino è pari a tre volte il finanziamento diretto ai partiti. Nel 2010, ad esempio, ammontava 328 milioni contro i 130 milioni di contributi diretti alle forze politiche. Niente ricorso a meccanismi come il 5 per mille. Per l'autofinanziamento, il Pd intende percorrere strade più tradizionali, come quella delle donazioni di militanti e simpatizzanti, con tetti per ogni singolo donatore, intorno ai 2-3000 euro. Il leader Pd ha deciso di presentare la proposta sui finanziamenti alla vigilia del 25 aprile proprio per sottolineare la necessità di restituire «credibilità e dignità alla buona politica». Per questo ieri, da un comizio a Brindisi, ha annunciato una lettera agli iscritti in occasione dell'anniversario della Liberazione. «Ricorderò loro cos'è stata questa democrazia e gli sforzi che dobbiamo fare per dare al Paese una politica pulita. Perché la cattiva politica non va via con l'antipolitica. Va via con la buona politica». «Io non ci sto a sentirci dire: i partiti. Adesso qui li chiamiamo per nome e cognome», ha spiegato Bersani. «Non rivendichiamo differenze antropologiche, però quando siamo nati abbiamo deciso di farci certificare i bilanci, spendendo qualche soldo», ha ricordato. «Il nostro futuro è una democrazia organizzata su partiti diversi ma su partiti, non su dei comandanti». IL COMMENTO CHI VUOLE IL MODELLO AMERICANO Francesco Cundari ROMA L'ottanta per cento di affluenza registrato alle elezioni francesi ha stroncato sul nascere ogni tentativo di estendere alla Francia le considerazioni sul discredito della politica abitualmente riservate all'Italia. Analisi e commenti incentrati sullo spettro dell'astensione non hanno retto alla prova dei fatti. Una smentita che suscita però almeno un dubbio anche sulla versione originale, riservata alla politica di casa nostra. In questi giorni in Parlamento si discute di nuovi tagli e nuove regole sulla trasparenza del finanziamento ai partiti, come è giusto che sia dopo gli scandali che hanno investito prima il tesoriere della Margherita e poi quello della Lega. Ci sono però anche buoni motivi per diffidare di alcuni rilfessi condizionati del dibattito sull'argomento, a cominciare dal ritornello che ogni commentatore che si rispetti ripete almeno una volta al giorno sui giornali, alla radio, sul web e in tv, a proposito della «fiducia nei partiti» che sarebbe arrivata all'8 per cento (come scriveva in febbraio Renato Mannheimer sul Corriere della Sera), o anche al 4 per cento, (come nello stesso periodo sosteneva Ilvo Diamanti su Repubblica) e ora addirittura al 2 (di nuovo Mannheimer sul Corriere di domenica scorsa). L'improvviso rilievo attribuito a sondaggi sulla fiducia nei partiti in generale (non su questo o quel partito) è una novità di quest'ultima fase, che precede i recenti scandali, dunque non può esserne la conseguenza. Più verosimilmente, se non altro per ragioni cronologiche, questo improvviso interesse per la popolarità dei partiti in generale è stato causato dalla novità del governo tecnico, sostenuto da una larghissima maggioranza trasversale agli schieramenti. Alla suddivisione destra-sinistra si è così sostituita quella politici-tecnici. Resta però il fatto che la stessa domanda sulla fiducia «nei partiti» è mal posta. Saremmo curiosi di vedere un sondaggio in cui a tale quesito si affiancassero le domande sulla fiducia dello stesso campione in ciascun singolo partito, chiamato in causa con nome e cognome, dal Pd alla Lega, dall'Italia dei Valori al Pdl. Sbaglieremo, ma ci sentiremmo Oggi Bersani presenta la proposta Pd per un «drastico ridimensionamento» dei fondi pubblici ai partiti. Obiettivo: scendere dal 2013 sotto i 100 milioni l'anno. «Rigidi tetti alle spese per le campagne elettorali». ANDREA CARUGATI Primo Piano Partiti, c'è la proposta Pd Finanziamenti dimezzati tetto alle spese elettorali pOggi Bersani presenta il testo: si scenderebbe sotto la soglia dei cento milioni entro il 2013 pModello tedesco: il parametro è quello dei voti realmente ricevuti e non più degli aventi diritto Le riforme 16 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
Il ministro Terzi: è stato successo della diplomazia p DE GIOVANNANGELI PAGINA 32 L'ANALISI LA SFIDA ALLE OLIGARCHIE IL COMMENTO È banale ripetere il proverbio «er-rare umano, perseverare diabolico». Ma è evidente che, per uscire da questa cosiddetta Seconda Repubblica, si stanno diabolicamente ripetendo i modi con cui si è usciti dalla cosiddetta Prima. I costituzionalisti ci bacchettano, a ragione, quando ci esprimiamo con Prima, Seconda e adesso Terza Repubblica. p SEGUE A PAGINA 24 Genova: Daspo a 11 tifosi e stadio squalificato p SOLANI PAGINE 22-23 G ian Enrico Rusconi ha postosu la Stampa un problema che ci riguarda: che fine hanno fatto i movimenti che hanno risvegliato la coscienza civile dell'Italia, in particolare Se non ora quando? Dopo il 13 febbraio, Se non ora quando non solo non è tornato a casa ma non ha neppure scelto di rimanere allo stato gassoso di movimento virtuale. p SEGUE A PAGINA 13 Sarkozy insegue la destra Hollande: unire l'Europa Rilasciata la nave sequestrata: i marinai tornano a casa Il tesoriere: ho agito per il partito L'audio di Ruby: «Silvio mi disse ti copro d'oro» p FANTOZZI FUSANI PAG. 14-15 Curve di potere: così il calcio si è arreso agli ultras Sindacati: in piazza anche le istituzioni La rivoluzione dei magnifici «60» L'INTERVENTO Bisogna ritrovare un'Europa più democratica, vitale, che non sia schiava. Bisogna uscire dalla politica dipendente dai mercati. Edwy Plenel, ex direttore di Le Monde, 23 aprile 2012 Francesca Izzo Giornata nera per le Borse Milano perde quasi il 4%: bruciati 160 miliardi e lo spread vola oltre 410 punti Olanda, si dimette il premier Belsito: nella Lega sapevano tutti a cominciare da Bossi DROGA, UN'ALTRA LEGGE È POSSIBILE Mario Tronti “ L 'indagine di Buttaroni sul rap-porto tra i giovani e la droga pubblicata ieri dall'Unità mostra una necessità urgente: cambiare la normativa. p A PAGINA 18 Intervista Bindi: bocciato l'asse Merkozy, ora dall'Italia un segnale alla Ue p PAGINE 4-9 p DI GIOVANNI VENTIMIGLIA VESPO EVANGELISTI PAGINE 2-3 E 10-13 SE NON ORA DOVE? p GERINA PAGINE 20-21 25 APRILE Luigi Cancrini Eliseo Il candidato Ps avanti nei nuovi sondaggi. Allarme per il populismo di Le Pen Bankitalia e Corte dei Conti avvisano il governo: troppe tasse così la crescita è a rischio Fornero all'Alenia tra gli operai: fischi e applausi p BERTANTE PAGINE 36-37 CULTURA 1,20 Martedì 24 Aprile 2012 Anno 89 n. 113 www.unita.it Fondata da Antonio Gramsci nel 1924
ANGELO GUGLIELMI D i Melania Mazzuccoavevo apprezzatoVita che per buonaparte del romanzoevidenzia una ener-gia linguistica che non dà tregua all'accadere dei fatti raccontati, bloccandoli nella loro aspra materialità. Qui e lì smarrimenti sentimentali e inutili completamenti narrativi che tuttavia non intaccavano il corpo poderosamente resistente. Uguali virtù e qualche debolezza in più ritrovo in Limbo dove tuttavia la spartizione tra parti virtuose e parti fragili è più netta distinguendosi (distribuendosi) in una prima e una seconda parte. La prima parte di forte efficacia è la guerra del soldato Manuela combattente in Afghanistan tra le truppe del contingente italiano della missione Restore. Ancora bambina e poi adolescente è affascinata dai gesti «eroici» non importa se delittuosamente violenti cui in una occasione lei stessa cede; poi non ancora ventenne scoprendosi intelligente e di talento (lo dimostra il suo successo a scuola) dà un fondamento ideale al suo amore per le armi e in nome dell'Italia e della necessità di aiutare i poveri e gli indifesi si fa soldato. È brava e ambiziosa e non tarda, per unanime consenso dei superiori, a assumere funzioni di capo che svolge, rispettata e amata, alla guida di un reparto di 30 soldati tutti maschi scelti per un turno di sei mesi in Afghanistan. E qui leggiamo pagine davvero belle dove assistiamo a una serie di imprese guerresche messe in scena con una essenzialità da teatro off e scelte linguistiche in cui le parole spariscono dietro le voci consumandosi in una sonorità silenziosa e cupa interrotta e come sfregiata dal rumore stonato dei colpi dei mortai. Vince una realtà tesa quasi metallica cui si allineano i soldati chiusi nei «lince» (sorta di animali preistorici schiacciati dalla loro pesantezza) e i profili riarsi e rugginosi del monti afghani. Soffia un vento di minaccia che comunica una vibrazione sorda al quadro altrimenti fermo. Circa sei mesi dopo il soldato Manuela sfugge miracolosamente alla trappola di un ragazzo afghano suicida e torna a casa (a Ladispoli in provincia di Civitavecchia) gloriosamente ferita. Qui nell'albergo di fronte alla sua casa in una stanza del secondo piano in vista dal suo balcone è ospite Mattia un bell'uomo di circa quarant'anni dai comportamenti misteriosi. Una mattina corrono tutti e due ciascuno per proprio conto lungo la spiaggia (in realtà Manuela cammina zoppicando per riattivare la gamIl nuovo romanzo di Melania Mazzucco, «Limbo», è di grande impatto nella prima parte, dove si racconta l'esperienza di una giovane combattente inAfghanistantraletruppeitaliane.Menoefficacelasecondaedeboleil finale www.unita.it Il personaggio Una ventenne brava e ambiziosa che guida un reparto di maschi La prosa Pagine essenziali degne di un teatro off di realtà «metallica» Un cimitero in Afghanistan LA GUERRA DEL SOLDATO MANUELA Limbo Melania Mazzucco pagine 476 euro 20,00 Einaudi Culture38 MARTEDÌ24 APRILE2012
Foto di Michele Nucci/Ansa Una sostanziale conferma della sentenza di primo grado, con un piccolo scontro. La terza sezione penale della Corte d'appello di Bologna, dopo un mese di camera di consiglio, ha condannato a 17 anni e 10 mesi di reclusione Calisto Tanzi per il crack da 14,5 miliardi di euro della Parmalat. L'ex patron della multinazionale agroalimentare non era presente in aula, per via delle precarie condizioni di salute che a febbraio lo avevano portato al ricovero ospedaliero a Parma. Un ricovero da detenuto, visto che dal maggio del 2011 la condanna per aggiotaggio (otto anni ed un mese) del Tribunale di Milano è diventata definitiva. Tanzi a Bologna era stato condannato a 18 anni in primo grado e quindi la Corte ha ritenuto di diminuire la pena soltanto di due mesi. È andata meglio per l'ex direttore finanziario del gruppo di Collecchio, Fausto Tonna, condannato a 9 anni, 11 mesi e 20 giorni contro i 14 anni di reclusione inflitti dai giudici parmensi. Pena confermata invece per Giovanni Tanzi, fratello di Calisto, che nel processo di primo grado aveva ricevuto una condanna a 10 anni e sei mesi. IMPUTATI Pene ritoccate, confermate o scomparse per gli altri dodici imputati, in qualità di ex dirigenti, sindaci o membri del cda della società. Nel dettaglio, la Corte di Appello bolognese ha inflitto una pena di 7 anni e 8 mesi per Domenico Barili; per Giovanni Bonici 4 anni e 10 mesi; per Fabio Branchi a 4anni 10 mesi e 10 giorni; per Rosario Calogero 4 anni e 7 mesi; per Sergio Erede un anno; per Camillo Florini 4 anni e un mese; per Paolo Sciumè 5 anni e tre mesi; per Mario Mutti a 3 anni e 6 mesi; per Luciano Siligardi 6 anni; per Enrico Barachini quattro anni. Reati estinti a seguito di intervenuta prep Bologna Un anno in meno rispetto al primo grado. Dieci anni al direttore finanziario Tonna p I legali annunciano il ricorso in Cassazione. Chiesta la scarcerazione per motivi di salute Crac Parmalat, Tanzi condannato in appello a 17 anni L'aula Bachelet del tribunale di Bologna durante la lettura della sentenza che in appello condanna a 17 anni e 10 mesi Calisto Tanzi per il crac Parmalat GIUSEPPE CARUSO Foto Ansa www.unita.it L'ex re del latte, 73 anni, era stato condannato in primo grado a 18 anni. La condanna a 8 anni per aggiotaggio è già definitiva. Il manager Fausto Tonna è stato condannato a 9 anni e 11 mesi. MILANO Calisto Tanzi Italia28 MARTEDÌ24 APRILE2012
scrizione per Davide Fratta e Giuliano Panizzi. Nel complesso una decisione attesa, quella della terza sezione penale della Corte d'Appello bolognese, considerando come i giudici già a novembre avevano respinto il ricorso presentato dai difensori degli imputati per la sospensione della provvisionale immediatamente esecutiva (stabilita in primo grado) da due miliardi di euro dovuti alla Parmalat in amministrazione straordinaria e del 5% del valore dei bond o azioni (per circa 30 milioni) dovuti ai circa 38 mila risparmiatori truffati dai titoli di Collecchio. SOLDI Per i giudici bolognesi la cifra era già allora da ritenersi «decisamente prudenziale» rispetto al danno. Resta, oggi come allora, il problema di trovare i beni su cui le parti potranno rivalersi, dato che il famoso “tesoro” di Calisto Tanzi non è stato trovato e che i patrimoni degli imputati da soli non consentono di coprire la cifra astronomica. Inoltre, anche in caso di risarcimenti, la maggior parte delle risorse saranno assorbite da Parmalat. Fabio Belloni, l'avvocato di Calisto Tanzi, dopo la lettura della sentenza ha dichiarato che «la sentenza sostanzialmente è in linea con le previsioni che avevamo fatto, ma sicuramente ricorreremo in Cassazione. Non ho parlato con il mio assistito e non abbiamo ancora avuto modo di andare in ospedale a Parma dove è detenuto e con ogni probabilità ci andremo domani (oggi ndr). Non credo che abbia saputo della condanna dalla televisione, visto che nella sua stanza non ce ne è una. Potrebbe però averlo saputo da altre fonti, magari dalle guardie». Il legale di Tanzi aspettano per il 15 maggio la decisione del Tribunale dl Riesame per la concessione degli arresti domiciliari al suo cliente. Il Codacons, per bocca del presidente Carlo Rienzi, ha commentato la sentenza dicendo che «anche le banche italiane, le quali nella vicenda Parmalat hanno avuto un ruolo essenziale, meriterebbero la medesima condanna inflitta a Tanzi. Gli istituti di credito hanno piazzato ai piccoli risparmiatori i titoli della società di Collecchio, ben consapevoli degli elevati rischi di tali investimenti, portando migliaia di famiglie a perdere tutti i propri risparmi». Consumatori Bisogna condannare anche le banche italiane coinvolte L'addestramento attraverso la parola, con la traduzione di manuali operativi su come costruire ordigni nella cucina di casa, oppure sulla pianificazione di attentati usando le mappe interattive disponibili online che indicano anche la presenza delle telecamere cittadine. È un'operazione ad ampissimo raggio quella dell'antiterrorismo della Direzione distrettuale antimafia di Cagliari, coordinata dal pm Danilo Tronci, e della Digos della Questura del capoluogo, che ieri mattina ha portato all'arresto a Pesaro di Andrea Campione, operaio di 28 anni (pronto a fuggire in Marocco), su ordine di custodia cautelare firmato dal Gip Cristina Ornano. Dieci gli indagati, tra cui un insegnante cagliaritano convertito all'islam ritenuto un elemento di spicco della rete: sarebbe lui il legame tra i teorici jihadisiti internazionali e la rete italiana. Il professore insegna latino e greco alle scuole superiori, ma non ancora di ruolo. Non ha ancora quarant'anni, ma si è convertito all'Islam ormai da un decennio. Per gli investigatori si tratta di un personaggio di spicco del gruppo. Stando alle poche indiscrezioni filtrate a margine della conferenza stampa in Questura, il docente cagliaritano non avrebbe trasmesso il manuale operativo sulla fabbricazione artigianale di ordigni, trovato invece ad altri indagati, ma avrebbe avuto in mano altro materiale riconducibile indirettamente - almeno secondo l'accusa - ad ambienti vicini ai presunti terroristi Moez Garsallaoui e Malika El Aroud, coniugi tunisino e belga ormai da tempo finiti nella lista nera del terrorismo. Canale di comunicazione, in particolare, il sito sunna-minbar.com (e altri siti ad esso collegati), riconducibili proprio al tunisino fuggito nel 2007 e alla moglie, condannata in Belgio ad otto anni di reclusione. Il docente è molto attivo nel capoluogo sardo tra le associazioni legate alla comunità musulmana. L'operazione della magistratura, inoltre, ha portato a perquisizioni anche a Cuneo, Milano, Brescia, Pesaro, Salerno e Palermo. Durante le perquisizioni nelle varie città è stato trovato anche un video di un attentato kamikaze, più altro materiale utile per l'inchiesta. «La jihad non è solo violenza - hanno detto gli investigatori durante la conferenza stampa in Questura ma anche il proselitismo e la ricerca di adepti disposti al sacrificio». A far decollare l'inchiesta cagliaritana è stata una segnalazione arrivata dalla Procura di Torino in merito all'attività svolta su Internet dal docente cagliaritano. Nella stessa indagine, il 15 marzo, era stato arrestato a Brescia anche Mohammed Jarmoune, che progettava l'attentato alla moschea di Milano, così come la Procura di Cagliari ha ordinato l'oscuramento di alcuni siti Internet che erano diventati punti di ritrovo e smistamento di materiale informativo. Perquisizioni e indagini tra Cagliari, Milano, Palermo, Pesaro, Salerno e Cuneo. Fermato nelle Marche un operaio 28enne convertito all'Islam: stava per fuggire in Marocco. ROMA La jihad fatta in casa Smantellata una rete di italiani PINO STOPPON p Cagliari Operazione antiterrorismo. In manette un docente convertito p Sequestri in tutta Italia. Secondo i pm la cellula «mirava a fare proseliti» Via Poma, «condannate Busco» Il procuratore generale Alberto Cozzella, nel processo d'appello per l'omicidio di via Poma,ha chiesto la confermadella condanna a 24 anni perRanieroBusco, l'ex fidanzatodi Simonetta Cesaroni. In alternativa alla conferma della sentenza pronunciata in primo grado, ha chiesto che si riapra l'istruttoria e si proceda ad una nuova perizia. Domenica notte l'edificio del ministero dell'Istruzione è stato oggetto di un lancio di rotoli di carta igienica con la scritta «Titoli di studio o carta straccia?». «L'azione dimostrativa, organizzata da Link Roma, vuole porre l'attenzione sullo scottante tema dell'abolizione del valore legale del titolo di studio», spiegano gli studenti. Dopo la proposta di abolizione, numerose sono state le proteste degli studenti che hanno portato l'Esecutivo a ritirare la proposta. Roma, blitz degli universitari al ministero dell'Istruzione Foto Ansa 29 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
Un lunedì da incubo per i mercati con le paure finanziarie che si sono intrecciate con quelle sulla stabilità politica del Vecchio continente mandando a picco gli indici azionari e dilatando i differenziali fra i titoli di Stato. Una tempesta perfetta, si potrebbe osservare, se non fosse che la definizione evoca un evento eccezionale mentre il timore è che quanto accaduto ieri possa ripetersi nei prossimi giorni, alimentando una spirale negativa non dissimile da quelle già vissute nell'estate e nell'autunno del 2011. Perdite fra il due e il quattro per cento, quelle accusate dalle Borse europee, dove la maglia nera spetta purtroppo a Milano con l'Ftse Mib che ha lasciato il 3,83% sul parterre di Piazza Affari finendo a quota 13849, a soli mille punti di distanza dai minimi raggiunti nel 2008, in piena crisi dei mutui subprime. Danni più contenuti per l'Ftse 100 di Londra che ha perso l'1,85% mentre il Dax di Francoforte è arretrato molto di più con il suo -3,36%. Ed ancora, il Cac 40 ha accusato una flessione del 2,83%, un andamento simile a Madrid che ha chiuso la seduta registrando un calo del 2,76%. BOND SOTTO PRESSIONE Discorso altrettanto allarmante per l'andamento dei titoli di Stato, con lo spread tra Btp e Bund a 10 anni che ha valicato i 410 punti per chiudere a quota 409. Un netto rialzo rispetto a venerdì scorso quando lo spread era di 395 punti base. In inevitabile ascesa pure il rendimento pagato dai nostri Btp, adesso del 5,73%. Ma il debito italiano non è certo l'unica fonte di preoccupazione nella comunità finanziaria, e ieri si è accentuata non solo la pressione sui titoli spagnoli ma anche su quelli francesi. In particolare lo spread tra Bonos e Bund è salito a 436 punti, con il rendimento dei decennali di Madrid sul mercato secondario giunto al 6%, mentre il divario fra gli Oat francesi e gli omologhi tedeschi si è dilatato fino a 146 punti. Un pessimo lunedì sul quale ha influito non solo la conclusione, giudicata deludente, del vertice dei ministri finanziari del G20, ma anche, come detto, la cronaca politica. Innanzitutto l'esito del primo turno delle elezioni presidenziali in Francia, con il successo parziale del socialista Hollande, il quale ha già annunciato la sua intenzione di cambiare la politica europea transalpina, a suo avviso troppo schiacciata sul rigore monetarista di Berlino. Un messaggio poco gradito nelle stanze della finanza, più preoccupati dai presunti fattori di instabilità che non sensibili alle esigenze di crescita ed equità sociale. Ed in questa chiave va letta anche la reazione negativa alle dimissioni presentate dal premier olandese, Mark Rutte, dopo il fallimento dei negoziati per la definizione di un pacchetto con misure di austerità in grado di ridurre il deficit pubblico. DOCCIA FREDDA DALL'ISTAT Se le novità della politica hanno influito su tutte le piazze del continente, la nostra Borsa ha pagato anche ulteriori dati che segnalano la gravità della crisi. Ieri l'Istat ha diffuso i dati relativi alla fiducia dei consumatori, numeri spiazzanti anche per i più incalliti ottimisti. Nel mese di aprile si è registrato un crollo, dai 96,3 punti di marzo agli attuali 89. Un dato che rappresenta la quota più bassa dal gennaio 1996, quando iniziarono questo genere di rilevazioni. Un peggioramento così brusco da non lasciare spazio ad alcuna eccezione territoriale. E così nel Nord-Ovest italiano la fiducia scende da 96,4 a 90,5, nel Nord-Est da 98,4 a 88,8, nel Centro da 95,0 a 91,5 mentre nel Mezzogiorno si passa da 96,2 a 86,5. Consumatori preoccupati dal presente e purtroppo altrettanto in ambasce per il domani. Infatti, anche l'indicatore riferito al clima futuro risulta in forte calo, passando da 86,3 a 76,6. Nel dettaglio, sono in forte peggioramento i giudizi e le aspettative sull'andamento generale dell'economia italiana, ed aumenta significativamente la convinzione di un prossimo incremento della disoccupazione. Inoltre, peggiorano i giudizi e le previsioni sulla situazione economica delle famiglie. Infine, le valutazioni espresse segnalano un'accentuazione della dinamica inflazionistica nel corso dei prossimi dodici mesi. Tornando a quanto accaduto ieri in Piazza Affari, c'è da sottolineare che, come spesso accade nel corso delle sedute infauste, il comparto peggiore è risultato quello dei titoli bancari. I due big Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno perso rispettivamente il 6,29% e il 6,42%. Perdite massicce pure per Banco Popolare (-5,79%), Bpm (-5,59%) e Ubi Banca (-5,12%). Negli altri comparti forti ribassi per A2A (-5,02%), Ansaldo (-5,23%), Fiat (-3,41%), Fiat Industrial (-4,97%), Finmeccanica (-5,01%) e Impregilo (-5,26%). Paolo Leon Non bisogna spaventarsi se i mercati perderanno colpi quando Hollande diventerà Presidente dei francesi. Oggi gli speculatori giocano con l'austerità del cosiddetto patto fiscale (il «fiscal compact») e sulle risorse dei fondi europei per il salvataggio dei Paesi più indebitati, sapendo che ogni speculazione al ribasso sui titoli di Stato dei Piigs non porterà al fallimento, ma soltanto ad una riduzione del prezzo di quei titoli: è l'ideale per chi opera al ribasso (si vendono titoli al prezzo del giorno e si compreranno il giorno dopo ad un prezzo più basso), sicuro che il debito sarà onorato. Se Hollande sarà eletto e se sarà capace di battere il conservatorismo della Germania, si alzeranno le probabilità che la crescita in Europa sarà più forte e più equamente distribuita, e immediatamente i mercati speculeranno al rialzo e non più al ribasso. I mercati sono conservatori, ma sono anche interessati a guadagnare, e accettano sempre la realtà, senza farsi distrarre dall'ideologia. Una volta eletto, Hollande dovrà però trovare L'Europa e la crisi I MERCATI GUARDANO L'ITALIA SCELGA LA LINEA DI HOLLANDE MARCO VENTIMIGLIA Primo Piano I dati dell'Istat Una riapertura dei mercati da dimenticare, con le elezioni francesi e le dimissioni del premier olandese che hanno contribuito al calo delle Borse (Milano la peggiore). Male lo spread Btp/Bund tornato sopra 400. MILANO Incertezza in Europa, Borse giù p L'esito aperto del voto in Francia ha spinto alle vendite. Milano ha chiuso con un tonfo vicino al 4% IL COMMENTO Fiducia mai così bassa dal 1996, quando sono iniziate le rilevazioni 2 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
Fronte del video Tutti socialisti (almeno un giorno) S trano che nelle elezioni francesisia in testa, nei voti (e non solonei sondaggi) il socialista Hollande, mentre in Italia, stando alle dichiarazioni ai tg, sembra che abbiano vinto tutti, perché sono diventati (o ridiventati) tutti socialisti. D'altronde, chi non è stato socialista almeno un giorno nella vita? Qualcuno in gioventù è stato addirittura comunista (come Ferrara, che non si è negato niente) e poi ci sono i tanti Scilipoti, la cui trasformazione genetica è ancora molto recente e non si può prevedere quanto durerà. Mentre Maurizio Gasparri, che è stato sempre fascista, fa capire di non stare nella pelle per la straordinaria performance del Front National di Marie Le Pen e si augura che le destre francesi votino unite contro i socialisti. Anche se, nei Paesi normali, non è tanto facile cancellare il passato e non si può dire una cosa e anche il suo contrario. Come succede dentro la Lega, dove Bossi e Maroni, per fare fesso qualche padano immaginario, si abbracciano e si sostengono come la corda sostiene l'impiccato. Maria Novella Oppo L a bozza dei decreti sugli in-centivi per le energie rinno-vabili è stata messa a puntodal ministero per lo Sviluppo economico e le conseguenze di una riduzione degli incentivi (-35% per il fotovoltaico e -10/15% per le altre) non si sono fatte attendere. Oliver Schulte, presidente e ad di Rwe Innogy Italia, filiale italiana della multinazionale tedesca delle rinnovabili, ha annunciato che, con ogni probabilità, di fronte all'ennesimo cambiamento della normativa, la sua azienda si vedrà costretta a spostare dall'Italia i propri investimenti. È una presa di posizione che fa riflettere sul fatto che si continua ad andare avanti con provvedimenti parziali, che destabilizzano un settore nel quale l'Italia è ormai una punta avanzata a livello internazionale, senza affrontare il nodo vero che è quello di varare una politica energetica nazionale che punta sulla diversificazione degli approvvigionamenti e sullo sviluppo delle energie rinnovabili in modo tale che la riduzione dei costi sulle imprese e le famiglie non avvenga a scapito dell'energia verde che è la strada giusta per lo sviluppo sostenibile del paese. Insomma si sta tirando una coperta corta, e invece si dovrebbe cambiare la coperta. In particolare la riduzione degli incentivi che aggrava lo stato di incertezza che le continue modifiche normative provocano sui programmi di chi investe nella green economy ha l'effetto di mettere in pericolo un business che, per esempio, in Toscana riguarda 26mila imprese, come ha giustamente sottolineato il presidente della Regione Enrico Rossi. La questione sempre più urgente dei costi dell'energia che riduce la competitività del sistema industriale e pesa sulle bollette delle famiglie richiede un approccio più ampio che investe prima di tutto le fonti di approvvigionamento. Il ministro Passera ha annunciato l'obiettivo di fare dell'Italia un hub del gas nel Mediterraneo attraverso la costruzione di rigassificatori e la conclusione della realizzazione dei super gasdotti Galsi dall'Algeria e South Stream dalla Russia. È da qui che si deve partire. Nel momento in cui la stagione calda favorisce il calo dei consumi, bisogna cogliere l'opportunità per cambiare marcia e varare una strategia di lungo periodo. Effetti sulle tariffe possono derivare da una riduzione del costo della materia prima (40 % del valore della bolletta) o da una riduzione delle accise e delle tasse (35 % del valore della bolletta). Diventa urgente agire sugli approvvigionamenti. Solo una maggiore apertura e diversificazione delle fonti può produrre la riduzione del costo energetico. Nel breve periodo poi anche un intervento immediato sulla parte fiscale delle bollette (molto elevata) potrebbe alleviare i costi per famiglie ed imprese. U no dei pensieri pratici piùricorrenti di ogni europeoin viaggio in un altro Statomembro è il costo delle telefonate, degli sms e dei servizi internet in roaming europeo. Si fa un gran parlare di mercato unico e abbattimento delle frontiere tariffarie per quasi tutte le filiere di mercato, eppure gli steccati tra paesi Ue nel settore delle telecomunicazioni in roaming sembrano insuperabili. Non è più così, e lo sarà sempre meno fino e oltre il luglio 2014, data dell'ultima tappa nella revisione della legislazione Ue in materia di tariffe all'ingrosso e al dettaglio per le comunicazioni e trasmissioni dei dati tra utenti di più Paesi europei. Abbiamo raggiunto come Parlamento una prima ma decisiva intesa con i governi nazionali e la Commissione per una tangibile riduzione di tutte le tariffe. L'intesa vincola senza eccezioni tutti gli operatori dei 27 Stati membri al netto abbassamento di tutte le tariffe roaming fin dal prossimo 1˚ luglio, e poi a ulteriori riduzioni in due tappe fino al luglio 2014. A partire dal 2015, visti gli obiettivi per il 2014, ci si aspetta che il mercato di roaming europeo sarà pressoché identico a quello delle telecomunicazioni interne. In termini pratici, la vacanza di due settimane di una giovane coppia di italiani a Parigi passerà da circa 58 euro di spesa complessiva in servizi di telecomunicazioni (10 minuti di chiamate effettuate e ricevute, 10 sms e verifiche regolari dell'email) del periodo precedente all'introduzione, nel luglio 2007, della prima Eurotariffa per le telecomunicazioni, ai poco più di 9 euro del luglio 2014. Il taglio reale alle tariffe visto sugli obiettivi del 2014 e a partire da quelli del 2007, quindi, è di più dell'80%. E gli effetti saranno pressoché immediati, perché dal 1˚ luglio gli attuali 35 centesimi di euro per chiamare un minuto in roaming diventeranno 29, per poi passare a 24 nel 2013, e ancora a 19 nel 2014. Stesso meccanismo verrà applicato agli sms, che nel caso di alcuni operatori costano già oggi meno di quelli inviati all'interno del circuito nazionale. Infine un altro drastico taglio è applicato ai costi per la trasmissione dei dati in roaming. Prima del 2007 regnava l'anarchia, e da allora si è fissato il tetto in 1 euro per megabyte. Progressivamente, dal 1˚ luglio e per i prossimi tre anni le offerte degli operatori per Mb non potranno superare prima i 70 centesimi (2012), poi i 45 centesimi (2013) e per ultimo i 20 centesimi di euro (2014). E dal 2014 l'utente all'estero in Europa potrà liberamente optare per l'offerta dell'operatore estero più conveniente, senza essere quindi vincolato a un rapporto con un operatore estero imposto dall'operatore di origine (e spesso svantaggioso dal punto di vista tariffario). Accolti in larghissima parte gli emendamenti del Parlamento europeo, in particolare quelli che proponevano le riduzioni tariffarie più nette, a cospetto delle infinitamente più miti proposte di Consiglio e Commissione. E accolto il mio e nostro emendamento che vincola l'implementazione dell'accordo a tappe all'incremento dei fattori di concorrenza anche oltre il 2014, innanzitutto con l'effettiva apertura dei mercati ai cosiddetti «operatori virtuali», e dunque a ulteriori notevoli potenzialità sotto il piano delle prospettive di riduzione delle tariffe di roaming. Il Parlamento sarà chiamato il prossimo maggio a mettere il sigillo sull'intesa, eppure la qualità degli obiettivi raggiunti è tale da escludere sgradevoli sorprese. I contenuti dell'accordo sono spesso gli stessi per i quali avevamo lavorato in Commissione industria, e sono i soli degni di un effettivo mercato interno e di una società fondata su conoscenza e condivisione. La tiratura del 23 aprile 2012 è stata di 95.218 NUOVA POLITICA ENERGETICA DIVERSIFICARE LE FONTI COSÌ SI RIDUCONO I COSTI QUELL'INTESA UE-GOVERNI CHE ABBASSERÀ LE TARIFFE Alfredo De Girolamo PRESIDENTE CONFSERVIZI CISPEL TOSCANA Francesco De Angelis EURODEPUTATO PD TELEFONARE IN ROAMING 25 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
Foto Ansa (Nmp) rimarrà a bordo della motonave, che sarà scortata dalla nave “Scirocco”. La fregata della Marina militare, al comando del capitano di fregata Andrea Ventura, dal 14 aprile fa parte del dispositivo militare della Eunavfor, nell'ambito della operazione “Atalanta” che opera per contrastare la pirateria. «È una felicità immensa, l'armatore ha mantenuto la promessa», è la testimonianza a Tgcom24 di Rita Ginfriddo, moglie del comandante della “Enrico Ievoli”. La donna racconta: «Alle cinque e mezza mi hanno buttato fuori dal letto, la Marnavi e la Farnesina mi hanno dato la notizia. Ho parlato con mio marito, stanno tutti bene e mi ha detto che presto saranno a casa. Dopo tutti questi giorni siamo usciti da un tunnel. Dire che questi 118 giorni sono stati difficili, è poco. Sinceramente avrei preferito che mio marito fosse stato arrestato, almeno avrei potuto vederlo e avrei avuto notizie. Quello che è successo è stato peggiore perché a casa mia era come se ci fosse un morto. Ho pensato al peggio perché non sapevamo niente. Io non avrei mai pensato che a mio marito potesse capitare una cosa del genere, però lui mi aveva sempre detto di bloccare le carte di credito nel caso succedesse qualcosa di simile». Buone notizie dall'India. Si è sciolto un altro nodo nell'intricata matassa della vicenda dell'Enrica Lexie: ieri la Corte Suprema di New Delhi ha ammesso un ricorso per incostituzionalità dell'arresto dei due marò accusati di aver ucciso due pescatori al largo dello Stato indiano del Kerala. I giudici del massimo organo giudiziario hanno mostrato di voler prendere «sul serio» le obiezioni dell'Italia sull'illegalità della detenzione di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone: i due, sostiene da sempre Roma, sono militari in servizio anti pirateria e l'incidente è avvenuto in acque internazionali. La Corte ha chiesto al governo indiano e allo stato del Kerala di comparire nella prossima udienza dell'8 maggio per esporre le loro tesi. Dopo l'accordo sull'indennizzo ai familiari delle due vittime e l'eventualità della partenza a breve tempo della petroliera ancorata al largo di Kochi, questo nuovo spiraglio potrebbe forse far sperare in un possibile rilascio dei due militari e nella loro consegna alla giustizia italiana. Parallelamente si intensifica anche l'azione della diplomazia italiana. Il ministro degli Esteri Giulio Terzi, ieri a Giacarta, ha incassato il sostegno del collega indonesiano Marty Natalegawa. «Capisco le ragioni di entrambe le parti. Ho ascoltato la prospettiva italiana e auspico di poterla comunicare in modo appropriato, se può essere utile all'altra parte», ha detto dopo l'incontro con il capo della Farnesina. NUOVI SPIRAGLI Lunedì prossimo, tra l'altro, si prevede che il giudice istruttore di Kollam estenda di altre due settimane la carcerazione preventiva dei due marò. Sarà l'ultima volta perchè il 14 maggio si esauriscono i tre mesi di fermo di polizia. A proposito dei due fucilieri, sabato scorso Latorre è stato protagonista di un «gesto eroico» all'esterno del carcere di Trivandrum quando ha soccorso un fotoreporter indiano che era caduto e stava per finire sotto un veicolo. Una foto pubblicata sui media indiani immortala il balzo del marò tarantino che si lancia contro un autorisciò bloccandolo con le mani prima che investisse Aijaz Rahi, che lavora per Associated Press e che ha poi ringraziato Latorre attraverso i familiari presenti nel penitenziario per la visita quotidiana. La decisione della Corte Suprema è stata accolta con «soddisfazione» dal team legale guidato oggi dall'avvocato Harish Salve, uno dei più famosi legali indiani. L'appello è stato presentato in base all'articolo 31 della Costituzione indiana che riconosce il potere della Corte Suprema di intervenire contro violazioni fondamentali sancite dalla Carta costituzionale. Nella sua esposizione, l'avvocato Salve ha sottolineato che il governo del Kerala non è competente nel caso della Lexie perchè rientra nell'ambito del diritto internazionale e delle convenzioni dell'Onu. Il legale ha poi ricordato che il reato è avvenuto in acque internazionali come, tra l'altro, ricordato a sorpresa la scorsa settimana da un Avvocato dello Stato in un'altra udienza davanti alla Corte Suprema. «Mi hanno telefonato prima dell'alba e ho potuto parlare con lui» U.D.G. Foto Lapresse I marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone all'ingresso del carcere di Trivandrum La moglie del capitano India, nuove speranze per i marò La Corte suprema ammette il ricorso La Corte Suprema di New Delhi ha deciso ieri di ammettere il ricorso presentato dall'Italia in merito all'incostituzionalità della detenzione dei due marò. Una buona notizia, sottolineano fonti diplomatiche. ROMA p I giudici affrontano il nodo della giurisdizione: buona notizia per l'Italia pA Giacarta il ministro degli Esteri Terzi incassa il sostegno dell'Indonesia I ministri degli Esteri dei 27 hanno sospeso ieri per almeno un anno le sanzioni contro il regime militare birmano come incoraggiamento delle aperture democratichedella giuntaal potereverso l'opposizione di Aung San Suu Kyi, eletta in Parlamento. Resteranno però in vigore le restrizioni al commercio di armi. La decisione dell'Ue arriva proprio mentre l'opposizione boicotta la ripresa deilavoridelParlamentoperchécontraria al giuramento su una Costituzione considerata illiberale. Aung San Suu Kyi ealmenoaltri 36neoelettideputatidella Lega hanno disertato la prima seduta della Camera. L'Ue attende ora dalla Birmania «il rilascio incondizionato dei restanti prigionieri politici e la fine di tutte le restrizioni imposte a quelli già liberati». La Ue toglie sanzioni «Ma si liberino i prigionieri politici» BIRMANIA Mali, suora in mano ai salafiti Il gruppo salafita Ansar Dine ha rivendicato il rapimento di una missionaria svizzera avvenuto lo scorso 15 aprile a Timbuctù. Il portavoce, Sanda Ould Boumama, ha detto che la donna sarà consegnata alle autorità. Il nord del Mali è fuori dal controllo del governo di Bamako da fine marzo quando la zona tuareg è stata conquistata da Ansar Dine e Mnla. 33 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
pluridecennale pubblicistica consolatoria che ha fatto degli anni Sessanta una sorta di baraccone colorato in cui ci si può mettere dentro tutto: la musica rock, la mistica psichedelica, le perline colorate degli hippie (piuttosto maltrattati dall'autore), fino alla confusione ideologica di gran parte dei gruppi rivoluzionari. Anche perché la Nuova Sinistra americana nasce anticomunista per vocazione di classe e quando la sua organizzazione più importante - la Sds (Student for a Democratic Society) - partendo dall'entusiasmo civile del Free Speech movement, subisce nel giro di pochi anni una mutazione genetica che trascina gran parte dei militanti su posizioni marxiste leniniste contaminate da un superficiale terzomondismo, i giochi sono già fatti e gli anni Settanta bussano alle porte con tutto il loro carico di tetra conflittualità. Una storia che conosciamo bene anche in Italia ma che negli Stati Uniti - se si esclude la parentesi del gruppo clandestino Weathermen non porterà mai a una lotta armata vera e propria. Ma certo non è un caso che il Women's Liberation Movement, nasca e si sviluppi proprio sul finire del decennio, spesso in contrapposizione alla violenza e allo sciovinismo che caratterizzavano sia le organizzazioni rivoluzionarie afroamericane, dove erano esteticamente più sfrontati, sia quelle della Nuova Sinistra. Leggendo I lunghi anni Sessanta appare chiaro come il lascito più significativo delle lotte di quel decennio sia riassunto da una immagine recente, quando nell'ultimo comizio delle scorse primarie democratiche, sul palco si abbracciarono una donna e un candidato di colore, poi diventato presidente degli Stati Uniti. E questo è un fatto chiaro e incontrovertibile che non ha niente a che fare con nessuna «memoria possessiva» ma è il risultato di un lungo quanto contraddittorio percorso politico culturale che uno storico serio come Cartosio è riuscito a indagare nella sua complessità. B enedetti anni Sessanta! Co-me si fa a non amarli? In quel-la decina d'anni migliaia dipersone, in tutto il mondo, si sono improvvisamente sintonizzate tra loro per rispondere all'appello dell'Altro Lato dello Specchio, voltando le spalle alla sicurezza materiale, facendo fiorire il meglio della musica, dell'arte e degli sguardi sul mondo. Un giardino rigoglioso, complesso e variegato, spesso cresciuto in maniera scomposta, debordante (d'altra parte erano anni di espansione e d'apertura delle porte della percezione) che ha perso nel corso tempo molte piante, appassite spontaneamente o sradicate con violenza, ma del quale, fortunatamente, è rimasta vegeta qualche aiuola. Dei semi dei Sessanta siamo ancora debitori, ed è forse per questo che quel periodo torna costantemente nelle arti, nelle biografie, nei testi storici, nella musica. Ecco allora, accanto alla storia americana di quel periodo, nella lettura che ne fa Bruno Cartosio ne I lunghi anni Sessanta - di cui parliamo qui a fianco - che segnaliamo altri due titoli freschi di stampa legati ai magnifici Sixties. London Calling, edito da Edt, è il racconto in prima persona di un protagonista del fermento culturale inglese di quel periodo. Barry Miles, migrato dalla provincia a Londra, con un libro di Kerouac in tasca, ci descrive Soho e il West End, i quartieri dove un'eterogenea e originale popolazione di artisti, scrittori, musicisti squinternati ed emarginati di ogni tipo stava dando origine a un fenomeno che avrebbe cambiato per sempre il mondo contemporaneo. Era la nascita della «controcultura», un calderone in perenne ebollizione da cui avrebbero preso il volo alcuni dei più importanti fenomeni artistici, musicali e di costume degli ultimi decenni. Barry Miles diventa uno di loro: fonda una leggendaria libreria-galleria d'arte attorno alla quale si riuniscono tutti i protagonisti della Swinging London, da Ferlinghetti a Ginsberg, da Paul McCartney ai Pink Floyd e produce i dischi di John Lennon, Yoko Ono e George Harrison. Nel suo London Calling si incrociano le storie di Beatles, Rolling Stones, Pink Floyd, Clash, David Bowie, Frank Zappa, tutti i protagonisti della scena rock, e poi l'intera vicenda del punk; e ancora, i movimenti letterari, di costume e artistici che hanno segnato il secolo, da Vivianne Westwood a Gilbert and George, da Francis Bacon a Derek Jarman. Un'immensa carica di creatività, nata insieme all'irrefrenabile ricerca di libertà politica, sessuale, artistica e intellettuale, raccontata in prima persona da uno dei suoi protagonisti. Creatività e libertà si incontrano anche in un italianissimo libro, Underground italiana, l'ennesimo omaggio di Matteo Guarnaccia agli hippie di casa nostra. Protagoniste del libro sono la psichedelia e la controcultura hippie italiane. E la storia di un folle esperimento artistico e sociale, raccontata da chi vi ha preso parte in prima persona. Un'avventura che si dipana tra esperienze erotiche, psichedeliche e mistiche, tra viaggi e fughe da casa, comuni e poesia, pacifismo e controinformazione, musica, nudismo e dio solo sa che altro... Il pulmino Volkswagen usato dagli hippie nei ‘60 A sinistra Martin Luther King I lunghi anni Sessanta Movimenti sociali e cultura politica negli Stati Uniti Bruno Cartosio pagine 396 euro 25,00 Feltrinelli L'arte e la musica a Londra e in Italia London calling La controcultura a Londra dal '45 a oggi Barry MIles Trad. di A. Lovisolo pagine 518, euro 23,00 EDT Underground italiana Gli anni gioiosamente ribelli della controcultura Matteo Guarnaccia pagine 219 euro 16,00 ShaKe Per Allen incassi da record Woody Allen sbaraglia il botteghino italiano con quasi tre milioni di incassi nei primi tre giorni di programmazione. Per il regista americano, che scalza dal trono «Battleship» e «Titanic 3D» è un successo senza precedenti. A dispetto dell'accoglienza piuttosto tiepida della critica, nessun suo film aveva mai incassato tanto in Italia nel primo weekend. 37 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
MASSIMO FRANCHI Il dossier S e anche i ciclisti s'incazza-no. E chiedono sicurezzae dignità. Partita dal bas-so, grazie a twitter e alweb, la campagna “Salvaiciclisti” sta diventando ogni ora che passa un piccolo miracolo di mobilitazione con adesioni di tutti i tipi (quasi 20mila on-line) che porteranno a riempire di due ruote senza motore i Fori Imperiali, sabato dalle 15 a Roma. Si tratta di una manifestazione gemella rispetto a quella, originaria, di Londra (“Cities fit for cycling”) lanciata dal Times dopo la morte di un giornalista-ciclista. Se sulle rive del Tamigi si pedalerà da Park Lane fino a Blackfriars, a Roma il permesso è solo per una sorta di sit-in che già otterrà però il risultato di tenere lontane le macchine, imperanti tutti i giorni nel centro della capitale. L'anello più debole della catena stradale italiana dunque fa per la prima volta sentire la sua voce. Denunciando per prima cosa il dato allarmante sui ciclisti morti, che negli ultimi dieci anni sono stati ben 2.550 (con le bici bianche, usanza nordeuropea, a segnarne i punti come croci nei cimiteri), esattamente il doppio di quanti sono rimasti uccisi sulle strade britanniche. Per non parlare dello smog che i ciclisti fanno risparmiare, ma si tabaccano nei polmoni. Il movimento delle due ruote ecologiche fa sentire la sua voce con un manifesto programmatico di otto punti molto pragmatico e preciso. Chiede sicurezza (autocarri con segnaletica sonora quando curvano, incroci sicuri, limite a 30 km/h nelle zone residenziali senza piste ciclabili), informazione (un'indagine nazionale sui ciclisti), Italia Foto di Franco Lannino/Ansa Una pedalata ci salverà Quando la bicicletta diventa un diritto IL MANIFESTO Il prossimo sabato i ciclisti di tutta Italia sfileranno per le strade di Roma per la manifestazione «#salvaiciclisti» Il prossimo sabato prima manifestazione nazionale per reclamare città più ciclabili. In Italia solo otto hanno percorsi superiori a 100 chilometri In dieci anni sono morti oltre 2500 ciclisti, il doppio della Gran Bretagna 1) In città i camion devono essere dotati di sensori, allarmi sonori, specchi supplementari e barre di sicurezza. 2)I500incrocipiùpericolosidelPaese devono essere individuati, ripensati e dotati di semafori preferenziali. 3) Un'indagine per determinare quante persone vanno in bicicletta in Italia e quanti ciclisti uccisi o feriti. 4) Il 2% del budget dell'Anas destinato alla creazione di piste ciclabili. 5)Laformazionediciclistieautistideve essere migliorata e la sicurezza dei ciclisti deve far parte dei test di guida. 6)30km/hlimitemassimonellearee residenziali sprovviste di piste ciclabili. 7)Comel'ingleseBarclays, iprivatidevono essere invitati a sponsorizzare la creazione di piste ciclabili. 8) Ogni città deve nominare un commissario alla ciclabilità. Otto punti per cambiare le regole ROMA 30 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
Porto fermo per uno sciopero unitario, presidi e cortei della Cgil in molti punti della città. Genova si conferma città operaia per eccellenza, anche nel giorno in cui è agli oneri della cronaca per le proteste ultrà che hanno svestito della maglia i giocatori del Genoa. I lavoratori del porto di Cgil, Cisl e Uil hanno scioperato quattro ore, molte altre categorie hanno invece utilizzato le ore di sciopero generale territoriale già indette dalla sola Cgil contro la riforma del lavoro. I lavoratori metalmeccanici di Fincantieri, Ansaldo, dopo aver raggiunto in corteo i lavoratori portuali e del settore logistica, hanno bloccato lungomare Canepa e si sono poi mossi verso il casello autostradale di Genova Ovest, paralizzando il traffico. Una seconda manifestazione si è tenuta fra Largo Pertini e la Prefettura. In piazza i dipendenti pubblici e privati di Genova e provincia aderenti alla categoria della Fp Cgil e della Flc Cgil. L'agitazione comprende i settori del pubblico impiego, della sanità pubblica e privata, della scuola, dell'università, della ricerca e della formazione professionale. Con loro, anche i precari del Nidil Cgil (per primi quelli dell'ospedale Gaslini) e i lavoratori del settore agroalimentare aderenti alla Flai Cgil. Lunedì di protesta anche per gli addetti dei settori costruzioni e legno, che hanno indetto otto ore di sciopero e hanno effettuato un presidio in piazza Cavour. Una delegazione di sindacalisti in rappresentanza di tutti i manifestanti sono stati ricevuti dal Prefetto di Genova che ha condiviso le preoccupazioni dei rappresentanti dei lavoratori. «Da anni si sta attaccando il lavoro pubblico con il blocco dei contratti, i tagli ai servizi pubblici, le misure del governo sulle pensioni - attacca Ivano Bosco, segretario della Camera del lavoro di Genova - . I precari sono tra i più colpiti dalla riforma del lavoro, infatti nonostante le tante promesse, non è stato tolto alcun contratto precario, l'aumento dei contributi per co.co.pro. e partite Iva invece di funzionare da deterrente per gli imprenditori disonesti, rischia di scaricarsi sulle già misere buste paga e per quanto concerne gli ammortizzatori sociali il tanto decantato Aspi esclude proprio i lavoratori precari. Sull'articolo 18 poi conclude Bosso - è necessario salvare la dignità del lavoro e delle persone che lavorano e per questo la Cgil chiede che il Parlamento reintroduca in maniera chiara il diritto al reintegro nella legge come forma deterrente per scongiurare licenziamenti ingiusti». La piattaforma sindacale unitaria dei lavoratori del porto denuncia la mancanza di un confronto sulle questioni del lavoro, fisco e sviluppo che provocano un sentimento di incertezza fra i lavoratori e l'assenza di provvedimenti rivolti concretamente alla crescita e chiede l'apertura immediata di un confronto con il governo sulla delega fiscale. SCIOPERO ANCHE A SAVONA Sciopero unitario anche al Porto di Savona. Le segreterie provinciali di Filt, Fit e Uilt hanno proclamato un'azione di sciopero di 24 ore. Questa nuova azione segue quella già fatta il primo marzo per denunciare la profonda crisi occupazionale e per sollecitare interventi governativi che favoriscano lo sviluppo produttivo, creando occupazione. segnalare ulteriormente il pesante stato di stagnazione che genera il ricorso ad ammortizzatori sociali e alla continua espulsione di manodopera in una miriade di piccole e medie aziende. Fabrizio Meli a nome del Consiglio di Amministrazione di Nuova Iniziativa Editoriale esprime profondo cordoglio per la scomparsa di RENZO CASSIGOLI Claudio Sardo è vicino con grande affetto e fraternità al dolore dei familiari di RENZO CASSIGOLI Foto di Luca Zennaro/Ansa MASSIMO FRANCHI Genova ieri si è fermata. Sciopero unitario di Cgil, Cisl e Uil al porto e due manifestazioni Cgil di quasi tutte le categorie in altri punti della città. Tutti contro la riforma del lavoro e per chiedere ascolto al governo. Ivano Bosco (Cgil) Si ferma il porto di Genova «Troppo lavoro precario» Il corteo di operai metalmeccanici e portuali ieri in marcia sino al casello autostradale di Genova ovest p Bloccata la città per lo stop promosso da Cgil, Cisl e Uil. E per lo sciopero Cgil contro la riforma p Il segretario della Camera del lavoro: necessario salvare la dignità delle persone www.unita.it «Torni il vero reintegro sull'articolo18 e tutele per i co.co.pro.» mfranchi@unita.it Economia34 MARTEDÌ24 APRILE2012
www.unita.it Zapping HACHIKO - IL TUO MIGLIORE AMICO SKETCH & SODA DR HOUSE MEDICAL DIVISION FIREWALL ACCESSO NEGATO RAIUNO ORE:21:10 FILM CON RICHARD GERE CON LILLO E GREG CON HUGH LAURIE CON HARRISON FORD RAIDUE ORE:21:05 TEATRO CANALE 5 ORE:21:10 SERIE TV RETE 4 ORE:21:10 FILM Rai 1 Rai 2 Rai 3 RAI 1Canale 5 Rete 4 Italia 1 La 7 Sky Cinema 1 HD Sky Cinema family Sky Cinema Passion Cartoon Network Discovery Channel Deejay TV MTV 21.10 Senza arte né parte. Film Commedia. (2010) Regia di G. Albanese. Con V. Salemme G. Battiston. 22.50 Shelter - Identità paranormali. Film Horror. (2010) Regia di M. Marlind, B. Stein. Con J. Moore J. Rhys- Meyers. 21.00 Sky Cine News - Laputa. Rubrica 21.10 Il castello errante di Howl. Film Animazione. (2004) Regia di H. Miyazaki. 23.15 Porco rosso. Film Animazione. (1992) Regia di H. Miyazaki. 21.00 28 giorni. Film Commedia. (2000) Regia di B. Thomas. Con S. Bullock V. Mortensen. 22.50 Laguna blu. Film Drammatico. (1980) Regia di R. Kleiser. Con B. Shields C. Atkins. 00.40 Il trono di spade 2. Rubrica 18.20 Adventure Time. 18.45 Leone il cane ifone. 19.10 Ben 10 Ultimate Alien. 19.40 Bakugan Potenza Mechtanium. 20.00 Leone il cane ifone. 20.05 Takeshi's Castle. 20.35 Lo straordinario mondo di Gumball. 20.55 Adventure Time. 21.20 The Regular Show. 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Come è fatto. 19.30 Come è fatto. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Chi ore di più?. Documentario 21.30 Chi ore di più?. 22.00 Carfellas: quei bravi ragazzi. Documentario 18.35 Platinissima presenta Good Evening.Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Via Massena. Sit Com 21.00 Fuori frigo.Attualita' 21.30 Iconoclasts. Reportage 22.30 Deejay chiama Italia - Edizione Serale. Rubrica 19.20 MTV News. Informazione 19.30 I Soliti Idioti.Serie TV 20.20 Il Testimone VIP. Reportage 21.10 Diario di una Nerd Superstar. Serie TV 21.35 Diario di una Nerd Superstar. Serie TV 22.00 Death Valley. Serie TV 21.10 Hachiko - Il tuo migliore amico. Film Drammatico. (2009) Regia di Lasse Hallstrom. Con Richard Gere, Joan Allen, Jason Alexander. 23.20 Porta a Porta. Talk Show.Conduce Bruno Vespa. 00.55 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.20 Tg1 Focus. Informazione 21.05 Ballarò. Attualita' 23.15 Rai Sport 90° Minuto Champions. Informazione 00.00TG 3 Linea notte. Informazione 00.10 TG3 Regione. Informazione 01.05 Rai Educational - Questa è la mia vita. Conversazioni di Teatro: Roberto Herlizka. Documentario 21.05 Sketch & Soda. Teatro. Con Lillo e Greg 23.20 Tg2. Informazione 23.21 TG 2 Punto di Vista. Attualita' 23.35 NUM3R1.Rubrica 00.25 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 00.35 Indizi dal passato. Film Drammatico. (2006) Regia di Mario Azzopardi. 21.10 Dr House - Medical division. Serie TV Con Hugh Laurie, Lisa Edelstein 22.10 Dr House - Medical division. Serie TV 23.15 Matrix. Attualita' 01.30 Tg5 - Notte. Informazione 01.59 Meteo 5. Informazione 21.10 Firewall Accesso negato. Film Thriller. (2010) Regia di Richard Loncraine. Con Harrison Ford, Paul Bettany, Virginia Madsen. 23.35 Showgirls. Film Drammatico. (1995) Regia di Paul Verhoeven. Con Elizabeth Berkley, Kyle MacLachlan, Gina Gershon. 21.10 Wild - Oltrenatura. Show.Conduce Fiammetta Cicogna. 00.30 Bats 2. Film Horror. (2007) Regia di J. Dixon. Con David Chokachi, Michael Jace, Pollyanna McIntosh. 02.20 Studio aperto - La giornata. Informazione 02.35 Prison Break. Serie TV 03.25 Media Shopping. 21.10 S.O.S. Tata. Reality Show. 00.05 The Big C. Serie TV Con Laura Linney, Oliver Platt 00.30 The Big C. Serie TV 01.05 Tg La7. Informazione 01.10 Tg La7 Sport. Informazione 01.15 (ah)iPiroso. Talk Show. 06.45 Unomattina. Rubrica 11.00 TG 1. Informazione 11.05 Occhio alla spesa. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show.Conduce Antonella Clerici. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 TG1 - Economia. Informazione 14.01 Tg1 Focus. Rubrica 14.10 Verdetto Finale. Show.Conduce Veronica Maya. 15.15 La vita in diretta. Rubrica 16.50 TG - Parlamento. Informazione 17.00 TG 1. Informazione 17.10 Che tempo fa. Informazione 18.50 L'Eredità. Gioco a quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Qui Radio Londra. Attualita' 20.35 Aari tuoi. Show. Conduce Max Giusti. 06.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 09.30 Zorro. Serie TV 09.55 Le nuove avventure di Braccio di Ferro. Cartoni Animati 10.00 Tg2 Insieme. Rubrica 11.00 I Fatti Vostri. Show. 13.00 Tg 2. Informazione 13.30 Tg2 - Costume e Società. Rubrica 13.50 Medicina 33.Rubrica 14.00 Italia sul Due. Talk Show. 16.15 La signora del West. Serie TV 17.00 Private Practice. Serie TV 17.45 Tg2 - Flash L.I.S. Informazione 17.50 Rai Tg Sport. Informazione 18.15 Tg2. Informazione 18.45 Ghost Whisperer. Serie TV 19.35 Squadra Speciale Cobra 11.Serie TV 20.25 Estrazioni del Lotto. 20.30 Tg2. Informazione 08.00 Agorà.Talk Show. 10.00 La Storia siamo noi. Documentario 11.00 Apprescindere. Talk Show. 11.10 TG3 Minuti. Informazione 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 Tg3 - Fuori TG. Rubrica 12.45 Le storie - Diario italiano. Talk Show. 13.10 La strada per la felicita'.Soap Opera 14.00 TG Regione. Informazione 14.20 TG3. Informazione 15.05 TGR Piazza Aari. Informazione 15.10 Lassie.Serie TV 16.05 Cose dell'altro Geo. Rubrica 17.40 Geo & Geo. Documentario 19.00 TG3. Informazione 19.30 TG Regione. Informazione 20.00 Blob.Rubrica 20.15 Le storie - Diario italiano.Talk Show 20.35 Un posto al sole. Soap Opera 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.40 La telefonata di Belpietro. Rubrica 08.50 Mattino cinque. Show.Conduce Federica Panicucci, Paolo Del Debbio. 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.39 Meteo 5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Uomini e donne. Talk Show. 16.05 Amici. Talent Show 16.45 Pomeriggio cinque. Talk Show.Conduce Barbara D'Urso. 18.45 The Money Drop. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.30 Meteo 5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show.Conduce Ficarra, Picone. 07.22 Come eravamo. Show 07.25 Nash Bridges I. Serie TV 08.20 Hunter. Serie TV 09.40 Carabinieri.Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 14.05 Sessione pomeridiana: il tribunale di Forum. Rubrica 15.10 Flikken coppia in giallo.Serie TV 16.15 My Life - Segreti e passioni. Soap Opera 16.50 Desolation canyon. Film Western. (2006) Regia di David S. Cass sr.. Con Patrick Duy, Stacy Keach, David Rees Snell. 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.30 Walker Texas ranger. Serie TV 06.50 Cartoni animati 08.40 Settimo cielo. Serie TV 10.35 Ugly Betty. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.00 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball. Cartoni Animati 15.00 Camera cafè ristretto. Sit Com 15.05 Camera cafè. Sit Com 16.00 Chuck. Serie TV 16.50 La vita secondo Jim. Serie TV 17.15 La vita secondo Jim. Serie TV 17.45 Trasformat. Show.Conduce Enrico Papi. 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. Miami. Serie TV 20.20 C.S.I. Miami. Serie TV Con David Caruso 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 L'aria che tira. Talk Show. 12.30 I menù di Benedetta Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Capitan Newman. Film Dramma romantico. (1963) Regia di David Miller. Con Gregory Peck, Tony Curtis. 16.00 Atlantide - Storie di uomini e di mondi. Documentario 16.50 Movie Flash. Rubrica 16.55 J.A.G. - Avvocati in divisa. Serie TV 17.55 I menù di Benedetta. Rubrica 18.50 G' Day alle 7 su La7. Attualita' 19.25 G' Day. Attualita' 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica SERA SERA SERA SERA SERA SERA SERA 44 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
L'ANALISI p SEGUE DALLA PRIMA LA SFIDA ALLE OLIGARCHIE Parliamo dunque, più modestamente, di fasi, di cicli, passaggi, attraversamenti. È indubbio che siamo di nuovo alle prese con un problema di questo tipo. Si tratta di gestirlo con intelligenza. E l'intelligenza politica - una sinistra moderna dovrebbe averlo imparato - di fronte a un compito nuovo, è quella che sa tenere insieme responsabilità e radicalità. Prendere il problema alla radice e mostrare di saperlo risolvere. I modi, dunque, dell'uscita, o del passaggio: allora, primi anni Novanta, populismo e giustizialismo, politica corrotta nazione infetta, un “tutti a casa” ai politici di allora, ispirato dall'alto e praticato dal basso. Nessun progetto di riforma intellettuale e morale. La devastazione, pubblica e privata, che ne è derivata, l'abbiamo vissuta, in quanto persone e in quanto collettività. Il paradosso di oggi: la ricaduta nella malattia proposta come via di guarigione; la distruzione conservatrice dei venti anni passati come il nuovismo dei prossimi venti. Ha fatto bene Bersani a lanciare l'allarme e benissimo ha fatto Alfredo Reichlin ad alzare la voce, invitandoci a schierarci, a prendere posizione. Credo che bisogna calcolare bene i caratteri del fenomeno e i modi di una reazione forte, non generica, non altrettanto emotiva, fondata piuttosto sulle idee e le pratiche capaci di combatterlo e sconfiggerlo. Intanto le novità, rispetto agli anni Novanta. E queste non stanno nel cambio dei protagonisti. In fondo, tra il guerriero celtico di ieri e l'attor comico di oggi, siamo lì, fenomeni di nicchia, che solo l'insensatezza dei media riesce ad amplificare. Tra i referendari di allora e gli anti-casta di adesso, non c'è gran differenza: quelli non sapevano ciò che facevano, questi lo sanno, magari perché hanno letto libri di successo e giornali di servizio. Quello che deve preoccupare è la passivizzazione di massa, che porta all'astensionismo sull'interesse pubblico e all'affidamento al potere dei competenti. Sotto la scorza, va visto il nocciolo duro. L'antipolitica come professione governa questo capitalismo postmoderno, globale e neoliberale. La politica comitato d'affari delle compatibilità economiche è destinata o ad essere corrotta o a non avere influenza. Il populismo antipartitico seguirà. Questo è lo stato delle cose, in generale. Nei particolari, le novità vere, qui da noi, sono piuttosto due: la crisi e questa maniera, “strana”, di rimediarvi. La crisi crea malcontento, disagio, risentimento da parte di chi vive in difficoltà nei confronti di chi ostenta privilegio. La radice è lì e lì bisogna scendere a coglierne i rischi, ma anche le opportunità. La crisi infatti nel capitalismo è un momento di verità, perché riporta il discorso politico sui fondamentali e costringe l'agire politico a mettere avanti al tema delle forme i problemi di sostanza. Il lavoro, il reddito, la casa, la famiglia, la condizione presente e l'aspettativa futura di vita quotidiana, riconquistano un loro primato. Solo una forza di sinistra può essere in grado di afferrare il momento ed esprimerlo, raccontarlo, rappresentarlo, organizzando conflitto e proponendo soluzioni. Se non è in grado di farlo, non viene percepita come una forza di sinistra, ma viene omologata alle altre forze, che non saranno mai in grado di dare rappresentanza e organizzazione a quella condizione. Allora l'ondata antipolitica, travolge tutto e tutti. Non bisogna aspettare la riforma del sistema politico. Occorre mettere in campo il soggetto, la forza che sappia intercettare il vuoto che si è creato tra popolo e politica, riempirlo con la propria presenza agente e trascinare così il resto del quadro politico a ricollocarsi. Il tempo del governo dei tecnici va utilizzato per tornare a fare una politica forte. I professori più frequentano le università di eccellenza più si allontanano dal paese reale. Non sono nemici dei lavoratori, sono altra cosa da essi. Vanno prima di tutto informati e poi orientati. E, prima cosa ancora, la più urgente, è contenere i danni sociali che possono infliggere alla nostra gente. In queste condizioni - crisi e punitive ricette per uscire dalla crisi - il partito della sinistra non può che camminare di pari passo con i sindacati, tutti, anche facendo sintesi delle loro posizioni, sull'obiettivo di dare potenza all'interesse dal basso: con qualche preoccupazione in meno sui reciproci ruoli autonomi, che nessuno contesta, ma che non può essere alibi per andare ognuno per suo conto. Quelli che oggi marciano divisi e colpiscono uniti sono i padroni del mondo, ricchezza e potere, essi, sì, di pari passo, da sempre. Insomma, niente, più dell'antipolitica, è funzionale ai comodi di chi comanda. Vedo un bel po' di confusione su questo termine. Eppure la cosa è semplice. L'antipolitica è sempre di destra. E ha ragione Rodotà a dire che, a sinistra, da parte di movimenti, volontariato, femminismo, mobilitazioni, iniziative - molto importante quella sui beni comuni - viene una spinta per un'altra politica. Questo mondo va ascoltato. E a questo mondo va rivolta la parola. Per dire che, attenzione!, ogni verbo scaraventato contro i partiti, genericamente, senza distinzioni, soprattutto demonizzando la forma novecentesca del Partito, è un pezzetto di nuova carne gettata nella pentola dove bolle il brodo qualunquista. La politica che viene organizzata e la politica che si autorganizza non sono alternative. Solo insieme, complementari, fanno l'arma più efficace di contrasto dell'antipolitica. C om'è il bicchiere della ri-scossa a sinistra dopo ilprimo turno delle presi-denziali in Francia? Mezzo pieno o mezzo vuoto? Il punto percentuale (e mezzo) di vantaggio di Hollande, insieme alle nette indicazioni di Mélenchon, giustificano festeggiamenti e speranze? E che cosa rappresenta il «solo» 17,9% ottenuto da Marine Le Pen, composto al 30% del voto operaio? Si tratta di qualcosa che già si conosceva e che si appaia, grosso modo, al nostro bacino leghista, prima che vicende di lingotti e diamanti bombardassero, come sa fare solo la-realtà-che-supera-la-fantasia, il mito della pura e dura identità padana? La figlia di Le Pen purtroppo è meglio del figlio di Bossi come erede dinastica (ci vuole poco). Ma è difficile non pensare che quando la globalizzazione si fa sentire come fonte di conflitto e prospettiva sempre più vasta d'immiserimento, quando l'Europa da tutto questo non protegge, ma anzi accresce l'acuirsi dei problemi, una risposta nazionalista e reazionaria sia la prima capace di fare breccia. E come porsi dinnanzi ai mercati che registrano subito ciò che da tempo sanno bene, ossia che per la via pianificata a Bruxelles non c'è nessuna uscita dalla crisi dell'Eurozona? Hanno paura di Hollande, quello spendaccione incorreggibile, o di chiunque, a destra o a sinistra, faccia saltare la pia menzogna del fiscal-compact, promessa data e non mantenibile? Il bicchiere è parecchio avvelenato, comunque vada. Eppure c'è qualcosa di buono in questo eccesso di proiezioni, quasi che François Hollande, come Obi Wan Kenobi in Star Wars, fosse «la nostra ultima speranza». Non era mai capitato che si manifestasse tanta partecipazione appassionata a un appuntamento elettorale fuori dalla stessa nazione coinvolta. Non è a Bruxelles, ma grazie al voto sovrano nel Paese della Bastiglia, che ci scopriamo cittadini dell'Europa. VOCI D'AUTORE A VOLTE È DOLCE RISCOPRIRSI CITTADINI D'EUROPA Helena Janeczek SCRITTRICE Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 22 MARIO TRONTI Similitudini con il 1992 www.unita.it Tra i referendari di allora e gli anti-casta di adesso non c'è grande differenza 24 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
4 7mila euro a settimana daSilvio Berlusconi: roba dafare (quasi) concorrenzaalle richieste di VeronicaLario. E' quanto dichiara di ricevere Ruby in una telefonata a un'amica del gennaio 2010. E rivela di non aver fatto sesso con l'ex premier. «Siamo solo amici, lo frequento da un anno, ma lui è pazzo di me». La giovanissima marocchina conferma dunque le frequentazioni con Berlusconi, oggi imputato di concussione e prostituzione minorile, e racconta: «Il problema è che sono minorenne, lui mi ha detto: fai la pazza, ti copro d'oro ma non dire niente a nessuno». A meno di due settimane dalle amministrative, le «cene eleganti» di Silvio Berlusconi nel sottosuolo di Arcore tornano a fare notizia. Pochi giorni fa lo stesso ex premier si è presentato a sorpresa nell'aula milanese del processo a suo carico per raccontare ai giornalisti la sua versione. Più o meno questa: macchè festini, erano sofisticate competizioni di burlesque; quali spogliarelli, le donne sono «esibizioniste di natura»; Minetti (s)vestita da suora? Per carità, erano abitini dono di Gheddafi, con ricamati diamanti che qualcuno ha confuso con crocifissi. Adesso sono stati diffusi (e pubblicati su alcuni siti) gli audio delle intercettazioni telefoniche di primi mesi del 2010. Quando il «caso Ruby» era appena scoppiato. Conversazioni i cui contenuti sono stati già riportati dalla stampa: è la stessa storia, dunque, però raccontata in prima persona dai protagonisti. Karima el Marough, da 4 mesi mamma della piccola Sofia Aida, ragguaglia al telefono l'amica Antonella ignara di tutto: «Sono su tutti i giornali. Come l'amante di Silvio. Gli amici mi dicono che mi vogliono bene perché sto per beccare un sacco di soldi». «Cosa hai combinato?» ridacchia l'interlocutrice. E Ruby spiega: «Io conosco Silvio, mi ha detto: ti metto tutta d'oro ma non dire niente a nessuno». «In che senso lo conosci?» chiede Antonella sospettosa. E la ex minorenne candida: «Vado a casa sua, siamo amici da un anno. La gente pensa male: io sono una bella ragazza, lui mi riempie di soldi, mi dà 47mila euro a settimana, dicono: avrà fatto sesso. Ma non è così. Lui è pazzo di me». L'amica ha un attimo di consapevolezza: «Stai attenta» avvisa, e poi le consiglia di dare la sua versione alla stampa. Ma la road map di Ruby è un'altra: «Devo aspettare che lui (Silvio, ndr) mi faccia un discorso, poi parlo con i media». Ma quando racconta la telefonata di Aida Yespica ammirata per la sua notorietà, l'amica sbotta: «Essere accoppiata con Belusconi, sai che fortuna incredibile». Non è l'unica telefonata interessante. Ruby rivela anche tutte le p r e s s i o n i p e r z i t t i r l a o “neutralizzarne” le rivelazioni: Berlusconi «mi ha detto: cerca di passare per pazza, salvami... Mi dà quanti soldi voglio. Mi ha chiamato lui, la sua segretaria due volte, Lele... Il mio avvocato dice: è un caso che supera la D'Addario perchè tu sei minorenne». L'amica cerca di rassicurarla: tra poco è il 18esimo compleanno. È inutile: «Prima ero minorenne». Poi, garrula, cambia argomento: «Questa era la brutta notizia, la bella è che sono arrivata terza alle candidature di Top Model 2010». L'amica è laconica: interessante, ma non quanto quella di prima. Tra le altre conversazioni, Emilio Fede parla con Imane Fadil e Barbara Faggioli di Katarina, la montenegrina «fidanzata» del Cavaliere che si è alzata da tavola piangendo: «È una pazza pericolosa» commenta il giornalista. «Falla ragionare, stasera non va a finire bene» chiosano le due. Ma non vogliono andarsene a nessun costo. FEDERICA FANTOZZI ffantozzi@unita.it Ruby: «Silvio mi ha detto: fai la pazza ti coprirò d'oro» Le telefonate della ragazza alle amiche: «Io minorenne, frequento Berlusconi da un anno, mai fatto sesso Lui è pazzo di me, mi dà 47mila euro alla settimana» Le intercettazioni ROMA Foto Ansa «Bossi day», il Senatur dà forfait: «Basta con scontri e odio tra noi» Sullo sfondo l'ex tesoriere della Lega Francesco Belsito dopo l'interrogatorio Mentrel'exleghistaRosiMaurolasciasoloil suoruolo di «vicario»di Renato Schifani a palazzo Madama, ma non molla la poltrona e i benefits da vicepresidente (e da oggi riprende a guidare l'Aulanei turni a lei assegnati) nella Lega sembra reggere la «pace di Besozzo» tra Bossi e Maroni. Nonostante il pressing dei suoi pretoriani, che avevano organizzato un Bossi Day per domenica prossima vicino Brescia (una giornata tuttadedicata,aquantosileggesuFacebook al culto del capo e all'opposizione a Maroni leader) il Senatur ha detto no: «Io non andrò a nessun ipotetico “Bossi day”: io voglio solo i “Lega unita day”!». «Inquestomomento-haaggiunto-bisogna pensare solo a concentrarsi sulla campagna elettorale e a raccogliere quante più firme a sostegno delle nostrepropostedi leggedi iniziativapopolare. Ma soprattutto non voglio più che ci siano scontri o ci sia odio: adesso devono prevalere l'amore per la Lega e la fratellanza. Ora tutti uniti per la Padania». E pensare che gli organizzatori (tra iqualinonrisultanessunbigdelCerchio magico) si erano organizzati bene, contro «ha tradito il nostro Capo e ha organizzato il golpe» invitandoli a farsi un «nuovo partito». Quantoalla Mauro, «non èsfiduciabile»,haribaditoSchifani,«perchénon siè macchiata di incapacità nella gestione dell'Aula». IL CASO Mozione contro Formigoni «Formigoni non tema, la nostramozione arriverà appena dopo lasfiducia chei cittadini gli confermeranno nelle urne il 6 e 7 maggio, nel primo consiglio utile visto che la maggioranzaharespintolanostrarichiestadiconvocareunasedutaprimadiquelladata».Cosìannunciano la mozione di sfiducia i capigruppo di centrosinistra al consiglio regionale lombardo. 15 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
nato e/o coinvolto in modo pericoloso mentre quella cui ci troviamo di fronte oggi è una modalità molto più laica e disincantata di vicinanza non necessariamente fisica e personale all'uso di droghe da parte di persone capaci di restare libere abitualmente da qualsiasi tipo di condizionamento o di coinvolgimento: la necessità proponendoci, oggi, di una previsione legislativa capace di tenere in debito conto il mutamento del clima culturale vissuto dalle nuove generazioni. In tutto il mondo ci si accorge ormai, tranne che in Italia, del fatto che i progetti di prevenzione e di cura, mediatici e professionali, a scuola e sul luogo di lavoro, devono mettere sullo stesso piano le droghe legali e quelli illegali sapendo che le prime sono nei fatti assai più pericolose, dal punto di vista sanitario e sociale, di quelle illegali. Basarsi sulla responsabilizzazione dell'individuo che cresce invece che sul tentativo di terrorizzarlo è ugualmente riconosciuto, in tutto il mondo tranne che in Italia, come la strada più utile per il coinvolgimento dei più giovani. Depenalizzare lo spinello e diventare un po' più seri nell'impedire l'accesso al fumo e all'alcol potrebbe rappresentare un passo importante per tenere conto di queste novità. Anche se il Paese in cui viviamo sembra troppo impegnato oggi a parlare di crisi della politica per potersi occupare di problemi come questi. S e fosse ancora qui tra noi,padre Ernesto Balduccinon avrebbe dubbi. Peruscire dalla crisi dobbiamoripartire dalle città. Di fronte alla crisi epocale che sta facendo strage di diritti, di fiducia e di vite umane, di fronte al disordine e all'incertezza imperanti Balducci ci indicherebbe un luogo. Non un luogo qualunque, ma qualunque luogo dove l'umanità assume un volto concreto. Non i grandi templi della finanza e del mercato, non le grandi cattedrali della democrazia incompiuta, non i centri del potere corrotto ma le città, i luoghi in cui viviamo, affrontiamo i nostri problemi, costruiamo i nostri sogni. Per Balducci la prospettiva del cambiamento non può che ripartire da qui, da quelli che sono «gli spazi naturali dell'elaborazione del rapporto diretto tra uomo e uomo, tra uomo e società e tra società e ambiente». L'intuizione di Balducci non è un prodotto dell'intelligenza ma dell'amicizia e della grande amicizia di Giorgio La Pira. Balducci ha respirato sino in fondo il tempo di La Pira nutrendosi di quella straordinaria avventura umana e politica. E coglie la portata storica e profetica dell'esperienza di Giorgio La Pira che, tra il 1951 e il 1965, fu sindaco e amministratore della città di Firenze. «L'impresa di La Pira, scrive Balducci, fu la costruzione di una città della pace proprio mentre l'esplodere delle contraddizioni toglieva ogni determinazione concreta all'oggetto dei suoi vagheggiamenti. Egli non si limitò a sognare e a suggerire, con l'ostinata divulgazione del suo sogno, il recupero e la salvaguardia di una identità civica in declino. Mise le mani sulle cose, afferrò uno dopo l'altro i nodi della crisi cittadina e si impegnò a scioglierli con tale passione da avere e da dare l'impressione di esserci riuscito». La città di Balducci, come quella di La Pira, è una città concreta impegnata a fare i conti con i problemi più acuti del tempo e del mondo presente. Ed è una città cosciente del nuovo ruolo storico che le viene assegnato dall'età planetaria o come diciamo oggi, dai processi di globalizzazione in cui siamo immersi. Le città sono in crisi perché sono investite da problemi «che vengono da altrove, che hanno estensioni che superano di gran lunga i confini della città, che hanno origini non riconducibili al perimetro delle competenze politiche ed economiche di una città». Ma, allo stesso tempo, il rilancio delle città diventa «l'unica possibile risposta concreta della società civile al deperimento dello Stato, nelle sue regole di democrazia rappresentativa». Il ragionamento diventa ogni giorno più evidente: ciascuna delle nostre città è ormai diventata una «città-mondo» perché su di essa ricadono tutti i problemi del pianeta e perché essa stessa è ormai abitata da persone provenienti da ogni parte della Terra. Dentro questo microcosmo si consuma la stessa violenza che vediamo dilagare nel mondo ma troviamo anche l'umanità che si ribella e che cerca di liberarsene. Ripartire dalle città è una necessità concreta e un'opportunità politica. È una necessità perché la città che non vuole soccombere sotto il peso delle crisi planetarie è chiamata a «reinventare sé stessa agendo sui due fronti: quello esterno e quello interno». Ed è una opportunità perché questo sforzo coincide con quello che dobbiamo produrre per salvare l'umanità dal caos e dall'autodistruzione. In questa prospettiva, ogni città può e deve diventare un luogo di sperimentazione del mondo nuovo che vogliamo costruire. La buona politica deve ricominciare da qui, senza cedimenti alla paura e alla rassegnazione, nel nome di un grande organizzatore della speranza: padre Ernesto Balducci. Foto Ansa MARTEDÌ 24 APRILE ORE 21.00 ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2012 BERSANI A PIACENZA PIACENZA www.partitodemocratico.it www.youdem.tv Manifestazione in Piazza Sant'Antonino a sostegno del Candidato Sindaco Paolo Dosi Francesco Cacciatore Capolista PD Piacenza PIER LUIGI BERSANI Paolo Dosi Candidato Sindaco Vittorio Silva Segretario Provinciale PD Piacenza Roberto Reggi Sindaco uscente Partecipano: FLAVIO LOTTI L'intervento La lezione di Balducci Per uscire dalla crisi ripartire dalle città COORDINATORE DELLA TAVOLA DELLA PACE I direttori carceri per amnistia Il Sindacato Direttori Penitenziari parteciperà alla seconda marcia per l'amnistia, la giustiziaelalibertà,chesiterràdomaniper iniziativadeiRadicali. Idirettoridellecarcerisono per«unsistemapenitenziariochesiacoerenteconiprincipi internazionaliecostituzionalidi rispetto della dignità della persona detenuta e della finalità rieducativa della pena». 19 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
Droghe, i giovani sanno distinguere Le leggi ancora no L 'Unità ha pubblicato ieriun interessante sondag-gio di Carlo Buttaroni suigiovani e le droghe. I dati riportati nelle tabelle corrispondono, in buona sostanza, alle impressioni che ricevo dal lavoro che continuo a portare avanti quanto ci sono problemi di droga: con i giovani e con le loro famiglie. Percepite come una componente normale del passaggio umano in cui loro sono immersi da quando entrano nell'adolescenza, le droghe hanno perso infatti gran parte del fascino perverso con cui erano state percepite nella fase in cui il loro diffondersi nella popolazione giovanile determinò un grande allarme sociale. Utilizzate piuttosto «per provare o per trasgredire» (62% delle risposte) per divertirsi e stare allegri (70%) per sentirsi diversi e disinibiti (60%) che per combattere tristezza e depressione (un modestissimo 37%), le droghe sono percepite di fatto dai giovani intervistati come un oggetto di consumo fra i tanti da cui ognuno di loro è circondato: un oggetto di consumo di cui non avrebbe più alcun senso avere la paura irragionevole vissuta da quelli delle generazioni precedenti e nei cui confronti occorre, però, avere informazioni corrette se si vogliono evitare errori pericolosi. Da questo punto di vista, del resto, i risultati della inchiesta di Buttaroni propongono dati abbastanza confortanti. La distinzione fra droghe leggere e droghe più pesanti è chiara, infatti, nella testa dei giovani intervistati molto più che in quelle, intorpidite dal pregiudizio, dei genitori (e dei nonni) che si riconoscono nei discorsi dell'ex ministro Giovanardi: in particolare per ciò che riguarda la pericolosità dell'hascisch e della marijuana (lo spinello del linguaggio comune) e per ciò che riguarda i rischi collegati, invece, alla cocaina, alle anfetamine e agli oppioidi. Un po' meno soddisfacente, forse, dal punto di vista sanitario, è l'insieme delle risposte che riguardano l'alcol e il tabacco la cui pericolosità è evidentemente sottostimata dai giovani intervistati: all'interno di una cornice culturale, però, che ancora risente pesantemente del clima di una legge che voleva dissuadere dall'uso degli “stupefacenti” illegali senza neppure provare a mettere in guardia giovani e adulti dai rischi collegati alle droghe legali. Un'ultima osservazione, assai interessante, è quella che riguarda il rapporto di confidenza con i famigliari. Quello che noi viviamo è un tempo in cui una maggioranza amplia dei giovani di età compresa fra i 18 e i 25 anni (sono questi i limiti di età del campione considerato) è costretta a vivere in casa dei suoi genitori e scoprire qui che appena un terzo degli intervistati «parla in famiglia delle esperienze che gli capitano» propone in modo particolarmente evidente la contraddizione innaturale di una convivenza più necessaria che desiderata dai giovani (e, spesso, dai loro genitori) di oggi. Con chiarezza confermando, ad un livello più generale, la difficoltà di comunicazione da sempre esistente in tema di droga nel rapporto fra le generazioni. Quello su cui mi sento meno d'accordo con Buttaroni è, per finire, il quadro d'insieme che lui, come molti altri sociologi, dà dei giovani di oggi. Collegare la loro familiarità con l'uso e l'abuso di sostanze al malessere e alla mancanza di prospettive «dei poveri giovani di oggi» può essere fuorviante, a mio avviso, nella misura in cui tende a connotare negativamente una familiarità che ha invece, a mio avviso, soprattutto il significato di una forma di adattamento. Quello che succedeva più spesso dieci, venti o trenta anni fa era che, una volta entrato nel circuito, il ragazzo tendeva a restarne condizioI segnali pericolosi La contraddizione tra convivenza necessaria e assenza di dialogo I silenzi in famiglia LUIGI CANCRINI Sottostimati i rischi che derivano da alcol e tabacco L'analisi Il sondaggio pubblicato da l'Unità conferma l'esperienza sul campo La distinzione tra sostanze leggere e pesanti è negata solo dal legislatore Primo Piano La società 18 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
te Enrico Preziosi e degli altri dirigenti, visibili sul campo mentre parlano con i calciatori. Come è noto, la procura federale non guarda per il sottile, e oltre ai provvedimenti giudiziari e alla squalifica del campo, potrebbero sommarsi quelli sportivi, a carico dei tesserati. «Quello che è successo è inaccettabile - ha ripetuto il presidente della Figc Giancarlo Abete - Non è possibile che tifosi violenti senza cultura della sconfitta creino condizioni perché una partita di calcio non venga disputata». «Non è accettabile dargliela vinta - ha aggiunto a Radio Anch'io - loro hanno avuto la soddisfazione delle maglie come una resa. La maglia non si disonora perdendo una partita ma quando si rinuncia a portarla e la si consegna al dileggio da parte di soggetti che non meritano nulla». Sulle indagini della polizia ha spiegato di essere fiducioso che «i soggetti vengano individuati ed abbiano il massimo della pena». Durissimo anche ieri il presidente del Coni, Gianni Petrucci, ormai da mesi pungolo del calcio italiano, spesso inascoltato: «Siamo a un punto di non ritorno; lo sport è stato rovinato dagli esaltati e da certi presidenti di società, peraltro condannati, che dettano l'etica». Facile capire a chi si riferisse, visto che lo stesso presidente del Genoa ha patteggiato una pena di 23 mesi (indultata) per il fallimento del Como, di cui è stato proprietario prima del Genoa. Anche la giustizia sportiva se n'è occupata, allorquando fu condannato per frode sportiva (illecito sportivo sulla compravendita della partita Genoa-Venezia), inibendolo dalle cariche. Altro tipo che crea grattacapi al Coni (con la querelle sull'affitto dello stadio Olimpico) è Claudio Lotito, presidente della Lazio, anche ieri litigioso con Petrucci sempre sulla questione dello stadio («ci vorrebbe umiltà», gli ha mandato a dire il capo dello sport italiano), anche lui già condannato in primo grado per aggiotaggio e poi anche per Calciopoli (in compagnia dei Della Valle e Galliani). Un richiamo severo, da parte di Petrucci, anche ai calciatori, troppo accondiscendenti verso i tifosi: «L'immagine data domenica con quelle trattative in campo non è stata certo esaltante». Q ui comandano gli ul-tras e fanno quelloche vogliono. Eppuresarebbe sufficiente avere il coraggio di applicare la legge». Sono passati due anni e mezzo dalla denuncia di Fabio Capello, eppure le immagini di Marassi sembrano dire che nulla o quasi è cambiato nonostante le leggi speciali e i provvedimenti dei vari governi. Eppure soltanto due mesi fa il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri lodava i risultati dell'osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive. «Bisogna che la gente si riappropri della partita», aveva spiegato il ministro, perché «vedere una partita allo stadio è una festa di popolo, un rito festoso». Dovrebbe, ma la realtà è un'altra e gli incidenti di Genova lo hanno dimostrato allontanando dalla realtà l'auspicio del capo della Polizia Antonio Manganelli di «stadi senza forze di polizia e senza divisori». Un progetto, ne sono sicuri al Viminale, che non può prescindere dalla tessera del tifoso e da tutti gli altri sistemi di sicurezza (tornelli, prefiltraggi, limitazioni alla vendita dei tagliandi, biglietti nominali e via dicendo) che ogni domenica rendono una via crucis l'accesso allo stadio per decine di miglia di persone. Solo per loro, però, visto che nonostante i controlli rigidissimi, a quanto pare bombe carta e fumogeni riescono ancora a varcare i cancelli indisturbati. E allora, ancora una volta, il discorso torna sulla tessera del tifoso, sulla sua applicazione, sulle polemiche e sulle contestazioni che le curve italiane (anche se il fronte è sempre meno compatto) continuano a portare avanti contro l'iniziativa del ministero. Al Viminale, però, si fanno forti dei numeri: 1.059 i Daspo comminati in questa stagione, per un calo del 15,38% delle partite con incidenti e un -22,22% dei ferm i ( 1 8 n e l c a m p i o n a t o 2010-2011, 14 nella stagione 2011-2012) in serie A. Un successo, si direbbe, se non fosse invece che i numeri della serie B dicono tutt'altro: +300% di gare con incidenti, +45,45% di fermi (16 rispetto agli 11 della stagione precedente). Dati che, stando al Viminale, non offuscano il successo della tessera del tifoso, che è stata già sottoscritta in oltre un milione di esemplari. Quello che invece, almeno in pubblico, si dice molto meno è che grosso peso nella diminuzione degli incidenti l'ha avuto il calo drastico delle “trasferte”, rese sempre più difficoltose dalle nuove norme e di fatto precluse a chi è sguarnito di tessera del tifoso. Per correre ai ripari e mettere una toppa, a febbraio il ministero dell'Interno ha approvato una determinazione (la nr. 06/2012) che permette l'acquisto di due biglietti ai possessori di tessera del tifoso: uno per il titolare, l'altro per un ospite. Una misura salutata con favore da club e tifosi, che però troppo spesso risulta applicata a macchia d'olio e con inspiegabile discrezione. L'ultimo caso giusto domenica scorsa quando la Questura di Vercelli ha negato ai tifosi tesserati della Ternana l'acquisto del doppio tagliando soltanto tre giorni prima del match. Anche per questo, allora, non sorprende che il calcio italiano in quanto a spettatori sia fanalino di coda fra i grandi tornei europei. Con le sue 23.899 presenze di media nella scorsa stagione (23.081 nel girone d'andata del campionato in corso), infatti, la serie A insegue a distanza preoccupante la Bundesliga tedesca (42.790, ma nella stagione in corso la media ha superato quota 44 mila), la Premier inglese (34.088) e la Liga spagnola (28.971). Di peggio fa soltanto la Ligue 1 francese con i suoi 20.119 spettatori di media. MASSIMO SOLANI LA PASTA DELL'AUSER PER RICORDARSI DEGLI ANZIANI IL 5 e 6 MAGGIO 2012 NELLE PIAZZE ITALIANE FILO D'ARGENTO NUMERO VERDE 800.995.988 CHIAMATA GRATUITA SENZA SCATTO ALLA RISPOSTA Con la Pasta dell'Auser aiuti il Filo d'Argento, il servizio telefonico dedicato agli anziani soli ed emarginati. PER CONOSCERE LE PIAZZE INFORMATI SU WWW.AUSER.IT SEGUICI SU FACEBOOK Foto di Francesco Pecoraro/LaPresse Meno incidenti ma nelle curve i padroni sono loro Il Viminale saluta i risultati positivi e ne attribuisce il merito alla tessera del tifoso. Limitazioni, biglietti nominali e tornelli ma continua a entrare di tutto. E la violenza si sposta in B Il dossier ROMA twitter@massimosolani Sculli tratta con i tifosi a Marassi Il «dolore» di Joseph Blatter «Ho provato molto dolore nell'essere testimone attraverso la televisione di quello che è successo a Genova. Non posso che esprimere tutta la nostra disapprovazione ma non entro nei dettagli. Credo che parlare di questo spetti di più al presidente Abete». Così il presidente della Fifa, Joseph Blatter, sui fatti di Genova. 23 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
Foto di Daniel Dal Zennaro/Ansa alleanze all'interno dell'Unione Monetaria, altrimenti la sua azione per regolare i mercati finanziari, per finanziare i disavanzi pubblici, per ridurre la severità delle misure tedesche, sarà soltanto di minoranza, e potrebbe finire in deboli compromessi. Accadde già così con Mitterrand, eletto nel 1981 su un programma di sinistra e reso subito docile dalla potenza congiunta di Thatcher e Reagan. Certo, la lotta sarà dura, perché la Germania non intende perdere il vantaggio competitivo che le deriva proprio dalle politiche di austerità: queste, infatti, tendono a mantenere stabile il livello del cambio tra euro e dollaro, ma quanto più l'austerità riduce i costi del lavoro negli altri paesi europei tanto più la competitività tedesca, che li usa come subfornitori, ci guadagna. Le alleanze sono dunque fondamentali per Hollande, e l'Italia deve essere in prima fila: si tratta di abbandonare ancora una volta gli Imperi Centrali, e rivolgersi all'Intesa (perfino Cameron è meno estremista della Merkel). Noi, infatti, abbiamo solo da guadagnare se il «fiscal compact» dei tedeschi verrà modificato, se l'Europa deciderà di creare gli Eurobond, sia per il debito pubblico sia per gli investimenti pubblici, se qualche forma di controllo sui mercati finanziari (la Tobin tax?) sarà introdotta, se si comincerà una riforma della Bce che la renda un vero istituto di emissione. Ma non si tratta di egoismo nazionale. L'appoggio italiano alle politiche di Hollande ha come obiettivo il benessere dell'Europa, la piena occupazione e una più equa distribuzione del reddito - ciò che implica anche un aumento delle attività produttive, un salto dei profitti (ma non nelle rendite), un freno al declino industriale europeo. Soprattutto, una politica più progressiva e meno conservatrice preserva l'Europa dall'inevitabile sfascio, se si lascia continuare la Merkel. I segni ci sono: Orban in Ungheria è solo un anticipo dell'autoritarismo fascistoide che accompagna così spesso le depressioni economiche. Il Governo italiano deve dunque riorientare la propria politica economica europea: non deve farsi confondere dal Tremonti che oggi elogia Hollande per gli Eurobond, perché il ministro di Berlusconi non si è mai opposto al patto fiscale, all'idea del pareggio di bilancio in Costituzione o alla riduzione accelerata del debito pubblico, e ha sempre accettato ogni imposizione tedesca. Quando Tremonti elogia Hollande è solo in odio a Sarkosy, che è diventato antipatico a Berlusconi da quando questi ha capito la disistima che lo circondava. Se, invece, il governo Monti resta abbracciato alla politica tedesca, potrebbe doversi rimproverare l'inevitabile declino dell'economia italiana e l'affievolirsi dello spirito europeo. Staino Una giornata contrastata sui mercati di tutto il mondo, particolarmente in Europa Brunetta: il Def non mi piace «Io un testo così non lo voterò, se non sarà accompagnato da un impegno da parte del governo di andare alle cause strutturali della crisi finanziaria che ha colpito l'Europa e il nostro Paese». Così l'ex ministro Renato Brunetta, durante l'audizione del vice ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, alla Camera. Spread a 410, fiducia a picco I consumatori non credono nella ripresa. A complicare il quadro le dimissioni del premier olandese Stangata in arrivo per le famiglie, soprattuttoquelleinpartenzaperiprossimipontidiprimavera. Labenzinacontinua a salire e tocca il nuovo record di 1,918euroal litro,portandoilprezzomedio di un pieno a 96 euro, contro i circa 80 dello stesso periodo 2011. Ieri il record è andato alla Shell che, secondo le rilevazioni di Staffetta quotidiana, ha portatoilprezzodellaverdea1,918euro al litro,subitoseguitadallaQ8,ferma un millesimo prima, a 1,917. A molto parziale consolazione c'è l'andamento in controtendenza del diesel, con i ribassi annunciati da Eni, Esso e Shell, che hanno ridotto i prezzi consigliati di 0,5 centesimi al litro: il prezzo massimo si attesta così a 1,788 euro. «Il calo delle quotazioni del petrolio - ha denunciato il Codacons - avrebbe dovuto determinare una riduzione dei prezzi della benzina che invece sono saliti. Non può non far nascere il sospetto di speculazioni legate ai viaggi degli italiani». Benzina, il prezzo sempre più vicino a quota due euro IL CASO 3 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
Foto Omniroma L uciano Valentinotti è unpartigiano italiano, architet-to e pittore, che vive in Mes-sico da 46 anni ed è un punto di riferimento per gli artisti italiani in terra azteca. Mentre gli alleati cominciavano a risalire l'Italia nel '43, lui sfuggì, appena quattordicenne, ai lavori forzati in un campo nazi-fascista a qualche chilometro dalla natale Fiume per rifugiarsi nei boschi della Slovenia. Non aveva mai conosciuto suo padre di persona dato che era un militante del Partito Comunista e viveva nella clandestinità. Per questo, «c'erano sempre due guardie della polizia segreta fascista, l'Ovra, davanti al portone di casa» e «in settembre la Gestapo mi portò via, al mattino ci dovevamo alzare alle 5, lavorare e si mangiava solo la sera, faceva un freddo della madonna lì nel Carso», racconta Luciano. Poi nel dicembre di quell'anno durante un bombardamento inglese riuscì miracolosamente a scappare e si unì a un gruppo di partigiani italiani e iugoslavi che per due anni diventarono la sua famiglia. «Lì ho cominciato a capire cos'è l'uguaglianza, la fratellanza e l'amicizia, e la protezione dell'uno con l'altro», ricorda. Per Luciano il 25 aprile oggi significa «non perdere la memoria di cosa è successo dal '22 al '45 in Italia». Proprio per festeggiare la libertà e la democrazia e «fare memoria intorno al fascismo», il Comites, il Comitato degli italiani in Messico, organo di base della rappresentanza italiana all'estero, ha organizzato l'evento «90 anni di antifascismo italiano» alla Casa della Cultura Reyes Heroles di Città del Messico. Il 21 aprile un centinaio di italiani in Messico si sono ritrovati per celebrare «il giorno della nostra memoria, quella del 25 aprile: la Liberazione, l'antifascismo, la Resistenza», come ha ricordato il presidente del Comites Paolo Pagliai. E a fine giornata è stata scoperta una statua di bronzo, disegnata da Luciano Valentinotti e realizzata dallo scultore italo-messicano Pedro Ramírez Ponzanelli. La scultura, un metro e dieci per 250 chili, rappresenta il braccio sinistro di un partigiano con una rosa rossa nel pugno chiuso, che spacca la roccia della montagna ed erompe col fiore della libertà. «È il primo monumento ai partigiani all'estero», commenta orgoglioso Luciano che nel 2011, con il sostegno del Comites, aveva provato a far collocare l'opera presso la sua “sede naturale”: l'Istituto italiano di cultura, ufficio culturale dell'Ambasciata italiana in Messico. Ma s'è scontrato con la burocrazia. E così sarà il centro culturale messicano a custodire la scultura in attesa di una sua collocazione definitiva. Un anno fa, infatti, «il Comites ha contattato l'ambasciata e l'Istituto per provare a farla mettere lì ma gli è stato detto che bisognava chiedere i permessi a Roma», riferisce Luciano. Ad oggi né permessi né risposte sono mai arrivati. Ha subito accettato di ospitare questo simbolo della memoria collettiva, invece, il Comune di Città del Messico. Con l'impegno del presidente della zona Coyoacán, Raúl Flores, a posizionare la scultura in una piazzetta che, secondo il progetto già depositato, si chiamerà Bella Ciao. Anche se approvato, il progetto dovrà però attendere la nuova amministrazione, visto che a luglio ci sono le elezioni. E nell'attesa «abbiamo cominciato con la realizzazione dell'evento del 21», spiega Marina Piazzi, nel 2008 già candidata Pd al Senato in America Settentrionale. Di fatto nessun'altra istituzione italiana in Messico ha previsto di organizzare eventi per la festa nazionale del 25 aprile, che si ricorderanno quindi grazie a un fiore rosso in un pugno di bronzo. FABRIZIO LORUSSO L'omaggio a Salò nei manifesti affissi ieri a Roma anche sulle plance del Comune CITTÀ DEL MESSICO tra l'altro non firmati - alcuni dei quali affissi nei regolari spazi pubblicitari del Comune. Cosa per niente gradita al cantautore modenese che anche con quel brano, datato 1972, mai avrebbe pensato di inneggiare a giovani fascisti. «Lasciatemi stare, lasciate stare la Resistenza. È una cosa importante e va rispettata», ripete Guccini, che sembra piuttosto irritato: «Mi sento tirato verso una direzione che mai avrei voluto. Non solo la mia canzone La locomotiva non è stata compresa, è stata davvero maltrattata». Non è la prima volta che personaggi di destra prendono le sue canzoni come materia loro, ricorda, «stavolta però davvero non mi piace». Perché anche per lui, il 25 aprile è una data altamente simbolica perché indica l'inizio della Repubblica, la libertà conquistata dopo venti anni di fascismo e di violenze. «È anche una festa piena di significati concreti, che ricorda le lotte partigiane, le sofferenze di tanta gente e anche il ricordo di quanti hanno dato la vita per raggiungere la libertà. Per questo - continua Guccini - è giusto ancora chiamarla Festa della Liberazione. Io sono contrario a certi recenti revisionismi, a chi boicotta il 25 aprile anche tra chi si è trovato a rappresentare le istituzioni repubblicane nel nostro recente passato». E allora, tra «quelli di Salò ci sarà stata anche gente in buona fede ma sicuramente - torna a sottolineare stava dalla parte sbagliata: nella Resistenza c'è chi ci ha lottato per la libertà a costo della vita, dall'altra parte si parteggiava con i nazisti e con la tortura. Salò è stato il colpo di coda disperato del regime fascista, di chi aveva ormai l'acqua alla gola e sapeva di averla». In Messico la scultura del partigiano «adottata» dal Comune Progettato da Luciano Valentinotti il primo monumento all'estero in memoria della Liberazione. L'amministrazione locale la collocherà in una piazza rinominata «Bella Ciao» La storia Delrio: un patto per la comunità «I sindacinon hanno nessun potere ufficiale dato dalla legge in questo caso ma hanno ildirittoel'autorevolezzadiproporreaigrandigruppi,adassociazionidicategoriaesindacati un accordo per la chiusura nelle principali festività». Così il presidente dell'Anci e sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio, sulle chiusure degli esercizi commerciali per il 25 aprile. 21 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
GIUSEPPE VESPO Il reportage N on voglio convincerené essere convinta».L'esordio è l'epilogo:la visita della mini-stra Fornero all'Alenia di Caselle, Torino, per spiegare su invito della Fiom-Cgil la riforma del lavoro, non smuove il malumore di chi quella riforma la subisce. Anzi, tra gli operai monta il convincimento che uno sciopero generale, annunciato per altro nei giorni scorsi dalla Cgil, sia necessario, e anche al più presto. Certo, in molti hanno apprezzato «il bagno di realtà» fatto dall'esponente del governo Monti, «venuta a sentire cosa avessero da dire i lavoratori della riforma che porta il suo nome», almeno nell'interpretazione di chi come Giorgio Airaudo, segretario nazionale Fiom, ha organizzato la giornata. Ma in estrema sintesi, il confronto che si è chiuso con «gli applausi di cortesia» assicurati dall'assemblea alla ministra sembra fare più il gioco dei sindacati e della stessa ministra che quello dei lavoratori. Alcuni di questi, per esempio i pochi che ieri mattina erano al presidio della Fim-Cisl e dell'Ugl alla porta sud dell'Alenia Aermacchi, lamentavano insieme alle proprie organizzazioni sindacali la disparità di trattamento riservata loro dall'esponente di governo: «Non può rivolgersi solo ad alcuni». Circostanza che serve alla Fim per attaccare la Fiom, colpevole, secondo il segretario dei metalmeccanici della Cisl di Torino, Claudio Chiarle, «di aver fatto approvare, in modo inconsapevole, ai lavoratori Alenia, la riforma Fornero». La ministra arriva nella fabbrica a due passi dall'aeroporto torinese puntuale: poco dopo le nove, un migliaio di persone ascolta l'apertura dei lavori affidata al delegato Fiom Claudio Frascolla. Subito dopo tocca alla Fornero salire in cattedra per una lezione che dura venti minuti esatti, così come avevano previsto gli organizzatori. Durante il suo intervento la responsabile del Lavoro è interrotta almeno un paio di volte, Fornero e gli operai «Cosa fa per noi, giovani ma già senza futuro?» L'Italia e la crisi Foto di Amalia Angotti/Ansa Primo Piano INVIATO A CASELLE (TORINO) L'operaio Michele ieri in assemblea La protesta dei dipendenti Alenia e Agile prima dell'incontro tra la ministra Elsa Fornero, con i lavoratori Alenia a Caselle La ministra all'Alenia di Caselle difende le sue riforme. «Pensioni? È stata una botta, ma il malato era grave». Fischi su articolo 18 ed esodati Ma c'è anche la protesta, fuori. Di quelli dell'Eutelia, abbandonati da tutti 10 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
dell'«Europa dei popoli», com'è il caso dei movimenti secessionisti (Lega in Italia o il Vlaams Blok), o potenzialmente tali, come la Fpö austriaca che fu di Haider o il partito di Blocher. Il panorama è vario e complicato, come si vede. Ma qualche elemento unificante di tutta la galassia dell'estrema destra europea c'è. Il primo è la xenofobia, che spesso sconfina nel razzismo aperto. Poi c'è, quasi sempre, un forte conservatorismo in materia di costumi pubblici e privati. E infine, e soprattutto, il populismo costruito intorno a figure carismatiche. I partiti di estrema destra, assai più che gli altri, hanno bisogno di un capo indiscusso e di un'autocertificazione di «diversità» rispetto al resto della politica. Ora, se si considerano questi tratti unificanti, è facile verificare che molti elementi di legittimazione politica della destra estrema sono venuti e vengono dal potere e dalla destra moderata e «rispettabile». La Cdu e la Csu tedesche per anni hanno fatto campagna sullo slogan «das Boot ist voll» (la barca è piena); Sarkozy, trovando sponda a Berlino, ha movimentato le ultime ore della sua campagna con la proposta di sospendere Schengen; in Italia è stato ministro degli Interni un personaggio che voleva prendere le impronte digitali ai bambini e che si vanta ancora dei respingimenti in mare che hanno provocato morti e terribili sofferenze e sono stati condannati dalla comunità internazionale (e ora ammette: «Ci abbiamo marciato»). Anche il populismo carismatico è stato blandito dalla destra «normale». Il razzista islamofobo Wilders è stato accettato come sostenitore del governo in Olanda; il partito di Haider ebbe ministri in Austria; in Ungheria c'è un leader messo sotto osservazione dalla comunità internazionale. Anche senza scomodare il caso paradossale dell'Italia, dove la Lega ha partecipato al banchetto del potere fin quasi al giorno della sua indecorosa rovina, l'esperienza dell'Europa mostra che il problema non è tanto l'estrema destra in sé, ma le politiche delle destre, di certe destre, che la nutrono. C'è da sperare che Sarkozy ne sia consapevole. «Il risultato del Fn? È anche una forma di antipolitica» Il sociologo francese: «La sinistra segna una netta ripresa, ma non basta. Hollande cercherà di dare risposte pure a chi ha dato un voto anti-sistema» Intervista a Marc Lazar Paure profonde I l primo turno delle presidenzia-li registra una ripresa delle sini-stre in Francia, con un più 8%rispetto al 2007. È un dato signi-ficativo ma che non deve attenuare il campanello d'allarme rappresentato dal successo del Front National di Marine Le Pen. Il risultato del Fn non è un incidente di percorso ma qualcosa che investe non solo la Francia ma l'Europa: perché testimonia della capacità attrattiva dei populismi che si fanno forti di sentimenti diffusi di insicurezza e di rivolta anti-sistema. Per certi aspetti, il successo della Le Pen è anche segnato da quel vento dell'”antipolitica” che soffia anche in Italia». A parlare è uno dei più autorevoli sociologi della politica francesi, professore a Sciences Po e alla Luiss. Partiamo da una visione d'insieme dei risultati del primo turno delle presidenziali. Quali sono i dati più significativi? «Sono quattro. Il primo: una partecipazione più alta di quella prevista, il che sta a testimoniare che le elezioni presidenziali mobilitano i francesi, salvo nelle zone più periferiche delle grandi città. Il secondo dato: il candidato socialista, François Hollande, è in testa al primo turno, con il secondo risultato migliore tra tutti quelli registrati dai candidati socialisti nella Quinta Repubblica. L'unico che aveva fatto meglio di Hollande è stato Mitterrand nel 1988. Terzo dato importante: per la prima volta nella storia della Quinta Repubblica, il presidente uscente, candidato alla propria successione, arriva secondo al primo turno. Quarto dato, ma non in ordine di importanza: il Front National con Marine Le Pen registra il più grande successo nella storia del Fn». Guardiamo al futuro che si fa già presente. Su cosa punterà Hollande in queste due settimane che lo separano dal ballottaggio del 6 maggio? «Hollande insisterà con la sua strategia, quella, per dirla con le parole di Mitterrand dell'81, di una “forza tranquilla”. Cercherà di mettere al centro del dibattito, ancor più di quanto è stato fin qui è avvenuto, i temi economici e sociali, forte del fatto che i francesi considerano questi gli argomenti, le problematiche principali. Hollande cercherà inoltre di attrarre una parte dell'elettorato centrista di Francois Bayrou, certo com'è di ottenere quasi automaticamente i voti che al primo turno sono andati ai candidati della sinistra radicale, a cominciare dal leader del Fronte de Gauche Jean-Luc Mélenchon, e a Eva Joly, la candidata dei Verdi. E, forse, Hollande cercherà di parlare anche a una parte dell'elettorato del Front National, insistendo sulla sofferenza sociale prodotta dalla crisi e dal rigore a senso unico praticato da Sarkozy». E Sarkozy, quali carte proveràa giocare? «Su cosa Sarkozy punterà è già chiaro dall'altra sera, a urne chiuse per il primo turno: insisterà sull'immigrazione come minaccia a cui far fronte, chiamando in causa l'Europa “permissiva” che non regola i flussi migratori, batterà il tasto dell''insicurezza, esalterà la Nazione francese per prendere i voti di Marine Le Pen. La sua sarà una corsa a destra» Marine Le Pen, per l'appunto. Come leggere il suo risultato? Terza classificata, con il 17,9% dei voti... «Va detto che esiste un nucleo forte del voto del Fn da quasi trent'anni in Francia. In quel 18% ci sono inoltre molti elettori delusi da Sarkozy e che avevano votato per lui nel 2007. A tutto ciò va aggiunta una componente di protesta contro tutti i partiti, alimentata dalla crisi economica e dalla gravissima situazione sociale». Quali ricadute sull'Europa potrebbe avere una vittoria di Hollande il 6 maggio? «Se Hollande sarà il nuovo Presidente, ha già annunciato che cercherà di rinegoziare il trattato fiscale europeo. Sarà molto difficile, ma Hollande scommette su una doppia vittoria in altri due Paesi europei: l'Italia, nelle elezioni della primavera 2013, e la Germania, con le legislative dell'autunno 2013. Molte cose dipenderanno anche dal risultato delle elezioni legislative francesi di giugno. Se il Ps otterrà la maggioranza assoluta da solo, allora avrà un certo margine di manovra; se invece non l'avrà, il Ps di Hollande dipenderà dai voti dei parlamentari del Front de Gauche, che sono molto ostili all'Europa attuale». Il voto del primo turno visto da sinistra e da destra: cosa indica anche in chiave europea? «Questo primo turno indica una ripresa delle sinistre in Francia che, con un complessivo 43,5%, ha una crescita di 8 punti di percentuale rispetto al 2007. Ciò potrebbe indicare una nuova stagione per le sinistre in Europa; una stagione ancora fragile, però, perché in Francia questa crescita è dovuta soprattutto al rigetto di Sarkozy. Ma in chiave europea - penso soprattutto alle elezioni nel 2013 in Italia e Germania oltre che in quella interna, deve far riflettere il successo di Marine Le Pen, perché quel risultato dimostra lo spazio politico-elettorale che oggi possono avere i populismi in Europa». L'elemento unificante delle destre estreme è sempre la xenofobia I leader dei partiti «neri» rivendicano tutti la propria «modernità» Breivik: uccidevo per il look Orgoglio UMBERTO DE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it Il sociologo francese Marc Lazar «Alcunepersonesembranopiùdisinistradialtre».AndersBehringBreivik, l'autoredelle stragi in Norvegia dello scorso 22 luglio, ha raccontato di aver scelto le vittime in base al loro look.DavantiaigiudicidiOslo, il killerhaspiegato icriteri inbaseaiqualidecidevaachisparare sull'isola di Utoya. Ha risparmiato la vita ad un uomo, ha detto, che sembrava di destra. 7 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
PASOLINI SECONDO BORGNA Nasce da un'idea di Gianni Borgna lo spettacolo multimediale di Irma Palazzo Pier Paolo Pasolini Poeta delle Ceneri con protagonista Cosimo Cinieri che debutta domani, il 25 aprile, all'Auditorium parco della Musica di Roma, con un gruppo di musicisti virtuosi diretti da Domenico Virgili e la partecipazione del cantante Gianni de Feo. Il sapore del tempo negli ornamenti di casa Coronini GIOIE DI GORIZIA Curiosa mostra a Gorizia che espone attraverso gioielli e oggetti d'oro le mode e gli affetti nei preziosi posseduti dai conti Coronini Cronberg, famiglia nobile dell'Ottocento che seppe recepire mode e convenzioni sociali che condizionarono la produzione e l'uso dei gioielli. Alle Scuderie di Palazzo Coronini fino al 2 settembre. In mostra anche gioie di altri aristocratici come Heinrich e Angiolina Ritter de Zahony (nella foto). Pillole C oncentrazione: Grillo, lea-der adorato di un Movi-mento rispettabile, è davvero il «nuovo», autorizzato a spazzare il morto vecchiume della partitocrazia e delle istituzioni? Vediamo. 1) Rivolto a Vendola che stava per salire sul palco ha detto: at salùt busòn. Grillo ha smentito: non era Vendola il destinatario. Come credere a chi ha definito lo stesso Nichi «un buco senza ciambella»? 2) Motivando lo scarso appeal del suo movimento nel Sud, ha ribadito che senza dubbio questo è da addebitare al fatto che laggiù sono «abituati al voto di scambio». 3) «Il diritto di cittadinanza ai bambini di immigrati nati in italia è senza senso», l'ha detto lui. 4) Se l'è presa con Rom e tunisini, accusando i politici di aver «sconsacrato» i confini della patria. Non abbiamo già sentito tutto questo, metafore eleganti comprese, da qualcun altro? Sì, ma non era un comico che con queste battute sbarca il lunario. Come un «morto» politico. ROGHI D'ARTE ANCHE ALL'ESTERO Ancora un rogo al Cam di Casoria, dove ieri è stata bruciata l'opera della tedesca Astrid Stöfhas. «Dalle istituzioni nessun segnale» dice il direttore Antonio Manfredi. Ma se le istituzioni tacciono il Cam trova solidarietà in Europa. Dopo il gruppo inglese che ha bruciato sue opere, è la volta del centro Tacheles di Berlino, che ha annunciato un rogo. Il Tempo Culture ZOOM A TORINO MOSTRA SU FRITZ LANG Il Museo del Cinema di Torino ospiterà in ottobre una mostra su Fritz Lang. Lo ha annunciato Ugo Nespolo, presidente del museo torinese. La mostra su Lang dal titolo Metropolis, in collaborazione con le Cineteche di Parigi e Berlino, porterà in Italia disegni originali e costumi usati da uno dei più grandi nomi nella storia del cinema per il suo capolavoro. NORD Ampi spazi soleggiati, eccezion fatta per residui annuvolamenti su centro est Liguria ed Alpi orientali. CENTRO Residua nuvolosità su Adriatiche e medio-alta Toscana, sereno o poco nuvoloso altrove. SUD Annuvolamenti su tirreniche, Puglia e Sicilia, soleggiato altrove. Domani NORD Cielo sereno o poco nuvoloso, più variabile sul Piemonte con locali piovaschi. CENTRO Cielo sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. SUD Cielo sereno su tutte le regioni. Dopodomani NANEROTTOLI Oggi Grillaggini Toni Jop NORD Rovesci e temporali sparsi in movimento da Ovest verso Est, localmente intensi su tutte le regioni. CENTRO Temporali sparsi da ovest su Toscana e Sardegna; ancora soleggiato altrove. SUD Giornata in prevalenza soleggiata su tutti i settori. 45 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
Si stanno organizzando per restarci a lungo. «Fino a quando la Regione Campania non darà una risposta o un segnale», informa il sindacalista Cisl Ciro Fusco. Dalle gru ai crateri, che cosa ci si deve inventare per acquistare voce e visibilità. All'alba di ieri, sei lavoratori della disciolta cooperativa «Vesuvio, Natura e Lavoro» si sono calati con delle corde all'interno del cratere del Vesuvio, ed appollaiati su uno spuntone roccioso a circa dieci metri di profondità. Un altro gruppo di circa venti ex lavoratori è fermo a quota mille ai cancelli della biglietteria per il sentiero del Gran Cono. Tutti loro, ex dipendenti della cooperativa, fino a qualche anno fa si occupavano della manutenzione ambientale e della pulizia dei sentieri del Parco nazionale del Vesuvio, e protestano per la mancata proroga dei progetti. I lavoratori, una sessantina in tutto, per i quali è scaduta la cassa integrazione prima e la mobilità in deroga poi, anche nei giorni scorsi hanno chiesto un incontro in Regione Campania insieme ai vertici dell'Ente Parco Nazionale Vesuvio per trovare una soluzione alla vertenza che si trascina dal 2008, anno in cui la coop fallì. Ieri mattina avevano in programma un corteo, il cui concentramento era a quota 800 metri, ma un gruppetto si è spinto più in alto decidendo di calarsi nel Vulcano. «Si tratta - spiega il presidente dell'Ente Parco Nazionale del Vesuvio, Ugo Leone - di ex Lavoratori Socialmente Utili mandati nel 1996 al Parco. Nella passata legislatura con Bassolino, avevo firmato un protocollo d'intesa che prevedeva lo stanziamento di 3 milioni per lavori che avrebbero potuto stabilizzarli. Con la nuova giunta il discorso non è stato ritenuto valido. Solo negli ultimi mesi abbiamo avuto un contatto con l'assessorato al Lavoro. Ora, si tratta di trovare una soluzione, pochi spiccioli per i progetti di manutenzione, opere ingegneristiche, piani antincendio boschivi». Progetti per i quali loro erano stati formati e impiegati per conto del Parco: «Ma progetti e finanziamenti - aggiunge - comportano la necessità di un bando pubblico e quindi dovranno ricostituirsi in gruppo e cercare di spuntarla». Fermo restando che «la loro sponda è la Regione e non più il Parco». MARCO TEDESCHI Pietro Spataro ricorda con affetto e nostalgia RENZO CASSIGOLI giornalista de l'Unità dalla forte passione civile e culturale con la quale ha animato le nostre pagine per lunghissimi anni, uomo dolce e mite La Direzione e la Redazione de l'Unità, esprimono cordoglio per la scomparsa di RENZO CASSIGOLI E si uniscono con affetto al dolore dei familiari in questo triste momento La Segreteria e all'Archivio de l'Unità, partecipano con affetto al dolore dei familiari in questo momento di grande dolore per la scomparsa di RENZO CASSIGOLI La redazione toscana de l'Unità si stringe con affetto e commozione al figlio Jacopo per la scomparsa del padre RENZO CASSIGOLI grande amico e collega il cui esempio, la professionalità e la passione per questo lavoro mancheranno tantissimo a tutti noi. Caro RENZO te ne sei andato in silenzio. Ma a noi mancheranno le tue parole, i tuoi articoli, la tua capacità di raccontare l'Italia e la sua cultura, le tue arrabbiature, il tuo affetto e il tuo grande cuore. Un abbraccio forte a Jacopo. Roberto Brunelli, Federica Fantozzi, Lela Gatteschi, Marco Bucciantini Roma/Firenze, 23 aprile 2012 Gli amici della redazione esteri salutano RENZO CASSIGOLI per tanti anni grande firma di questo giornale Roma, 23 aprile 2012 Caro RENZO mi hai regalato interviste intelligenti e intellettualmente raffinate. Un maestro indimenticabile per chi iniziava la carriera. Grazie. Bianca Di Giovanni Con l'ex governatore CONFCOMMERCIO Sempre più numerose le aziende senza credito Nel primo trimestre 2012 calano le imprese senza difficoltà finanziarie (il 36,1% contro il 41,8% del trimestre precedente) e, prima volta dal 2008, sono più numerose quelle che ottengono meno credito del richiesto o per nulla (quasi il 37%) rispetto a quelle che hanno avuto il finanziamento (34,2%); nel Sud la percentuale raggiunge il 44,4%. La protesta scende nel Vesuvio In sei chiedono lavoro dal cratere FTSE MIB 13.849,55 -3,83% Foto di Cesare Abbate/Ansa p Sono ex dipendenti , 60 in tutto, di una coop che si occupava del Parco p La vertenza si trascina dal 2008. Vogliono un incontro con la Regione L'ESPRESSO Utile trimestrale di 10 milioni di euro L'Espresso ha registrato nel primo trimestre un utile netto di gruppo di 10,1 milioni (13,1 milioni dello stesso periodo 2011), e ricavi netti consolidati per 206,5 milioni (-7,1%). «Il 2012 sarà molto difficile» ha detto Carlo De Benedetti. Non ancora scelto il direttore di Huffington Post in Italia. EXPO 2015 Via libera alla quarta linea della Metropolitana Via libera della giunta di Milano alla realizzazione della tratta della metropolitana M4 Aeroporto Linate-Forlanini FS entro il 30 aprile 2015. La partenza dei lavori, a cura di ATI Impregilo, aveva subito ritardi di oltre un anno. Tra il 30 aprile e il 6 maggio, intanto, Milano metterà intavola piatti e specialità di tutto il mondo con Expo Days. Sei lavoratori della ex cooperativa «Vesuvio, Natura e Lavoro» stanno protestando dal cratere del Vesuvio. Scaduta la cassa in deroga, chiedono alla Regione Campania un incontro per trovare una soluzione. ALL SHARE 14.872,43 -3,61% In breve Un'immagine della protesta dei lavoratori della ec cooperativa Vesuvio Tra Bassolino e l'Ente Parco un accordo per 3 milioni di investimenti Venerdì sciopero alla Stm Contro la riforma del lavoro le rsu di Fiom, Fim, Uilm e Ugl della STMicroelectronics di Catania hanno proclamato 8 ore di sciopero per venerdì prossimo, quando sarà anche attuatoun presidio davanti alla Prefettura. Lo rende notoLuca Vecchio, segretario generale dell'Ugl Metalmeccanici di Catania. EURO/DOLLARO 1.3134 35 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
DIEGO PERUGINI MILANO C on i Guns 'N Roses hascorrazzato in lungoe in largo per le auto-strade del rock piùselvaggio, trasgressi-vo e caciarone. Entrando di diritto nella storia dei «guitar-hero» e nel cuore di milioni di fan in tutto il mondo. Una vita spericolata, quella di Slash, consacrata alla classica triade «sesso, droga e rock'n'roll». Almeno fino a qualche tempo fa. Perché quello che abbiamo di fronte è un uomo diverso. Sempre un po' impenetrabile e nascosto dietro gli occhiali scuri, coppola di pelle sui ricci capelli, e un look decisamente virato sul nero. Aria tranquilla, grande disponibilità. E una serenità che fa rima con maturità. «Il passato? Certo, faccio sempre parte del circo del r'n'r, ma oggi sono più stabile. E viaggio con moglie e figli, che mi danno un bel sostegno» spiega in una sala di un lussuoso hotel milanese. Difficile però prendere le distanze da quella turbolenta epoca, per altro recentemente rivisitata con l'ingresso del gruppo nella Rock And Roll Hall Of Fame. Alla cerimonia, una decina di giorni fa, c'erano tutti. O quasi. Mancava il solito Axl Rose. «Di lui non parlo, così mi evito un sacco di complicazioni. All'inizio avevo qualche dubbio sull'andare o meno, però alla fine è stato bello, una grande emozione». Ma, siccome non si vive solo di passato e di Guns, il redento Slash (47 anni a luglio) sta per tornare con un nuovo cd solista, Apocalyptic love, che uscirà il 22 maggio. Con lui ci sono una solida band, The Conspirators, e un cantante collaudato come Myles Kennedy, già negli Alter Bridge, che ricorda a tratti Chris Cornell. Il risultato è un disco tosto e arrembante, dai sapori hard un po' anni 80, con voce «sparata» e assoli mozzafiato, come nella melodica Standing In The Sun. Molto tirate anche la «title track», One Last Thrill e We Will Roam, mentre Not For Me è una rowww.unita.it Slash con la sua chitarra UN AMORE APOCALITTICO PER SLASH L'ex rockettaro selvaggio ha raggiunto la maturità e torna con un disco il 22 maggio. La sua musica è sempre aggressiva e turbolenta ma evoca un po' gli anni Ottanta. Sarà in Italia per un concerto il prossimo 23 giugno La copertina Vivace e simbolica in equilibrio fra demonio e santità La vita «A differenza del passato oggi viaggio con moglie e figli» Culture42 MARTEDÌ24 APRILE2012
MASSIMO DE MARZI Volley, che spettacolo quando la provincia fa grande lo sport Dopo l'incredibile vittoria di Macerata su Trento, elogio del movimento: secondo per praticanti, in fuga dalle metropoli C on ogni probabilità ilV-Day, la finale scudetto ingara unica, dal prossimo an-no andrà in pensione, ma lo spettacolo di tecnica, emozioni, sorpassi e controsorpassi che hanno offerto domenica pomeriggio Macerata e Trento davanti agli 11 mila tifosi del Forum di Assago (e ad oltre mezzo milione di spettatori collegati per la diretta su Rai Sport) entrerà nella storia come una delle più belle partite della pallavolo. La Lube, che a febbraio aveva perso la Coppa Italia contro l'Itas vedendosi rimontare da 2-0, ha ripagato con la stessa moneta la formazione guidata da Kaziyski e da uno stoico Juantorena (in campo nel quinto con la caviglia a pezzi), strappandole dal petto col 22-20 finale quel triangolino tricolore che l'Itas aveva sfilato un anno fa a Cuneo. Trento, Macerata, Cuneo, in precedenza Piacenza, per anni Treviso (prima del declino, prologo del disimpegno della famiglia Benetton), da sempre Modena, città regina sotto rete: dopo il calcio, la pallavolo è lo sport che in Italia vanta il maggior numero di praticanti, tra le donne è addirittura di gran lunga al primo posto, eppure da tempo non si ricordano formazioni di metropoli protagoniste ad alto livello. Milano, che negli sport di squadra ha vinto in ogni dove, solo nella pallavolo non ha mai centrato il bersaglio grosso, Torino (dominatrice negli Anni Ottanta e prima italiana a conquistare la Coppa dei Campioni) da una vita è scomparsa dai radar, idem Firenze e Napoli, mentre Roma che vinse il tricolore nell'anno di grazia 2000, da anni arranca e potrebbe non iscriversi al prossimo campionato. Neppure la generazione dei fenomeni, Lucchetta, Bernardi, Gardini, Cantagalli, Giani, Zorzi e compagnia, che vinsero tutto con la nazionale, tranne l'oro alle Olimpiadi, riuscì a trascinare nelle grandi città l'affetto per la pallavolo negli anni Novanta. E oggi che l'Italia non domina più come in passato (anzi, tra una decina di giorni la squadra allenata da Mauro Berruto sarà costretta a disputare i tornei di qualificazione per andare ai Giochi di Londra) e la crisi economica morde e corrode i bilanci, per la difficoltà a reperire sponsor munifici, diventa ancora più difficile riuscire a conquistare interesse e pubblico delle metropoli. QUEL JUANTORENA LÌ Eppure lo show che hanno saputo regalare domenica Trento e Macerata ha conquistato anche chi di solito non è appassionato alle vicende sotto rete. E malgrado un marchiano errore arbitrale (l'ultimo punto assegnato alla Lube in realtà era di Trento) non ci sono state polemiche, men che meno intemperanze sugli spalti. I tifosi della pallavolo sono praticanti, che conoscono le regole, tifano pro e non contro, avendo una cultura sportiva superiore anni luce a quella che sovrintende il calcio. Nel 1996 la Sisley Treviso conquistò lo scudetto a Cuneo in gara 5, ricevendo gli applausi di tutto il palasport piemontese, nel pallone mai capiterebbe. Una finale scudetto in cinque gare, come si era sempre disputata fino al 2009, avrebbe diluito su più giorni le emozioni, ma la sfida secca (introdotta negli ultimi anni per dare alla nazionale più tempo per lavorare dopo il termine della stagione) è un concentrato di emozioni simile al Superbowl che assegna negli Stati Uniti il titolo del football. Peccato che dalla prossima stagione il V-Day sembra destinato a finire nell'album dei ricordi, perché i club vogliono più partite e più incassi. E pazienza se per i soliti problemi di budget Macerata perderà il suo bomber Omrcen, che ha scelto gli yen giapponesi, mentre Juantorena (nipote del ‘caballo', grande mezzofondista degli anni Settanta e Ottanta) ha già detto addio a Trento per scegliere i rubli del Kazan. La pallavolo italiana troverà altri nuovi grandi protagonisti. Anche se di provincia. Una Juve forte, bella, entusiasmante, una delle più belle della grande storia bianconera. Lippiana, per certi versi, non tecnicamente ma dal punto di vista del carattere, diversa per equilibri da quella squadra che aveva quattro punte (Baggio, Del Piero, Vialli e Ravanelli) straordinarie, in linea con le imprese della prima Juve del tecnico viareggino, che nel '94-'95 vinse scudetto e Coppa Italia con una cattiveria e una fame da squadra sudamericana. Cesena, Novara e Cagliari fuori, Lecce e Atalanta in casa. Difficile immaginare meno di quindici punti complessivi per i bianconeri, che hanno a disposizione anche la possibilità dell'arrivo a pari punti col Milan, in virtù del vantaggio negli scontri diretti. Diversi gli stati d'animo poi tra Milano e Torino, con i rossoneri che hanno vinto solo una delle ultime cinque partite e che con Fiorentina e Bologna a San Siro hanno raccolto complessivamente la miseria di un punto. L'ultimo scudetto bianconero risale al 2003, l'ultimo vinto sul campo (però revocato) al 2006. Nove anni di digiuno, una vita. Ma l'esplosione tricolore per Conte e i suoi è ormai vicina, a pochi passi, imminente. tomassimo@virgilio.it Foto Ansa A Legino, frazione di Savona, Stephan El Shaarawy è stato protagonista di un'iniziativa sul campo «Ruffinengo», terreno di gioco dove l'attaccante rossonero che li ha mosso i primi passi da calciatore. Come rende noto il Milan, El Shaarawy è tornato con la mamma Lucia e il papà Sabri, sul campo di Corso Svizzera 167 a Legino, per regalare un defibrillatore al Legino calcio, la società nel cui vivaio è cresciuto fino all'età di 14 anni prima di passare al Settore Giovanile del Genoa. Il defibrillatore donato da El Shaarawy è stato consegnato dal giovane Faraone direttamente nelle mani del presidente del Legino Calcio 1919, Pietro Carella. Al termine della giornata il rossonero è stato abbracciato dall'affetto dei tanti piccoli giocatori del club locale, con i quali si è soffermato a lungo a firmare autografi e scattare foto. Foto di Massimo Pinca/Ap-LaPresse Lo scudetto Zanardi, uno da ascoltare Tre giorni surreali, un gran premio in mezzo al niente, nemmeno uno spettatore era visibile fra le dune del Bahrain. Intorno, invece, la guerra civile. Sull'assurdo week end della FormulaUnoèintervenutoAlexZanardi,expilotaeoggicampione dellahandbike:«Non si corre dove non c'è rispetto dei diritti umani». Alberto Giuliani, coach della Lube Macerata Un faraone anche di generosità El Shaarawy dona un defibrillatore Nove anni di digiuno, una vita per i bianconeri, ma manca davvero poco 47 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
ba ferita) e inavvertitamente si scontrano. Già incuriositi l'uno dell'altra, grazie al dirimpettismo del balcone di lei e la finestra di lui, qualche giorno dopo decidono di uscire per un pranzo insieme. È una domenica fredda appena dopo Natale e bar e ristoranti sono chiusi. Si spingono in macchina fino a Bracciano dove non trovano di meglio (anche lì è giorno festivo) che affittare un pedalò e navigare attraverso il lago. E qui il romanzo della Mazzucco ci riserva un altro punto di forza. Intanto la stranezza di una passeggiata in pedalò in un pomeriggio ventoso e di pioggia in balia delle acque già ondose del lago e ancor più della loro estraneità. È la prima volta che Manuela esce con uno sconosciuto (e decide che sarà anche l'ultima), lui è inaspettatamente loquace ma non dice nulla in grado di rassicurarla. Manuela vuole sapere chi è l'uomo che le sta accanto, lui vuole chiacchierare e non risponde alle sue domande. Poi un improvviso scossone del ridicolo natante li spinge l'uno contro l'altro: lei scontrosa (e un po' spaventata) con un gesto energico si ricompone staccandosi dall'involontario abbraccio. Lui intenerito dalla paura di lei le accarezza delicatamente una mano. Forse grata per il gesto Manuela riduce la distanza che la separa da lui. E improvvisamente si baciano. Per il resto del tempo Mattia la stringe a sé e a lungo la bacia e accarezza con quella irrispettosità dolce e leggera cui Manuela complice aderisce. Al ritorno Manuela, che continua a chiedersi chi è l'uomo con cui ha trascorso un pomeriggio di affettuosa intimità, si aspetta (ma lei è decisa a rifiutare) che l'uomo le chieda di salire nella sua stanza e rimane più sconcertata che delusa quando Mattia fermato la macchina davanti al portone della casa di lei apre lo sportello invitandola freddamente a scendere. L'intera sequenza si svolge in uno spazio a sorpresa dove franchezza e ritegno convivono con rifiuto e mistero intrecciando i due personaggi in un nodo di attivo antagonismo. Il linguaggio fruga in questo spazio non maramaldeggiando e senza accanimento, con la consapevolezza che di un mistero si può scoprire solo quel tanto che non ne comprometta l'incanto. Per me la storia di Manuela e Mattia finisce qui. Invece prosegue e se in un primo tempo con alcuni incontri ancora interessanti (capaci di produrre un senso non scontato), protetti dal «segreto» che Mattia nasconde (continua a dribblare le domande di Manuela sulla sua vera identità) poi quel segreto non fa più da argine trascinando la storia tra i due in un tran tran di comportamenti e convenzionalità qualunque. Mattia viene presentato alla famiglia, e conosce madre sorella e nipote con i quali si comporta (e viene utilizzato) come l'uomo di casa (attento e amorevole). Qui le pagine si sfilacciano avvicinandosi alla curiosità pettegola del lettore e allontanandosi da ogni sua più ambiziosa attesa. E quando Mattia, come non poteva non accadere, di punto in bianco sparisce (il lettore) non si stupisce anzi quasi ne è rallegrato. E scambierà allegria con indifferenza quando sul finale verrà a conoscere la vera identità di Mattia. La parte amorosa del romanzo riguarda circa la metà delle sue pagine complessive. Cassigoli, la cultura al servizio del giornale È scomparso ieri a 82 anni il giornalista della redazione toscana de «l'Unità», autore di libri con Mario Luzi, Renzo Piano, Eugenio Garin FIRENZE A un certo punto, nel caosdella giornata di lavoro,Carlo Ricchini tirava fuorila voce: «E mi raccomando: tutti stretti intorno a Cassigoli». Arrivata nella redazione toscana dell'Unità fresca di laurea mi entusiasmava quella squadra scatenata di giornalisti, un mix di firme già esperte e conosciute e di giovani di belle speranze, reclutati per dare impulso alle «quattro pagine», la nuova espansione del contributo regionale al quotidiano nazionale. Era il 1975. La Regione Toscana era nata nel 1970, a Firenze erano alle porte le elezioni comunali, che avrebbero portato alla carica di sindaco un comunista, Elio Gabbuggiani. L'atmosfera politica in città e nella regione era vibrante. Al primo piano di via Alamanni, sede del partito e della redazione, il capocronista venuto da Roma per impostare il rilancio del giornale preparava il terreno al successore, Renzo Cassigoli, uomo intelligente e colto, con grande preparazione politica, acquisita non solo in Italia, esperto di temi economici e sindacali. A lui sarebbe toccato il compito di guidare il nuovo gruppo di giornalisti e quei giovani che arrivavano per mettersi alla prova nel rinnovamento del giornale. Di questa spinta e di questi fermenti Renzo fu interprete acuto, onesto e appassionato. Anche se, a dirla tutta, non trovava congeniale fino in fondo al suo carattere e alle sue caratteristiche professionali l'attività organizzativa della redazione. Pochi anni dopo passò il testimone a uno di quei giovani entrati per le «quattro pagine», Gabriele Capelli, destinato a reggere l'incarico per oltre un ventennio e che ebbe sempre nei suoi confronti un riguardo e un'attenzione quasi filiali. Da quel momento Renzo fece esplodere, praticando il ruolo di inviato e sviluppando una straordinaria e personale attività editoriale, una vena di narrazione e approfondimento di grande qualità. Il suo interesse per le vicende più problematiche e strategiche della sua città si intrecciava e si misurava nei suoi pezzi con le grandi correnti politiche e di pensiero a livello nazionale. Pezzi lunghi e impeccabili, i suoi, densi e intoccabili. La cronaca gli stava stretta. LE CONVERSAZIONI Mi sono meravigliata, cercando di rinfrescare la memoria, di quanti libri avesse scritto. E di che titoli li avesse forniti, impegnati, alti, trasversali. Le conversazioni erano la formula che, da buon giornalista, privilegiava: con Giovanni Michelucci su Abitare la natura, con Toraldo di Francia su Il pianeta assediato, con Renzo Piano sulla Responsabilità dell'architetto, con Mario Luzi sulle Nuove paure, il fondamentalismo religioso, la separazione tra cultura e politica, la funzione della scienza. Con Umberto Veronesi su La scienza e il futuro dell'uomo. Con Eugenio Garin su Umanesimo e Rinascimento. Il lavoro culturale di grande spessore di un vero maestro. Dopo la battaglia SUSANNA CRESSATI Ferita la ragazza torna a casa e conosce un misterioso vicino Gita al lago La coppia si ritrova in uno spazio a sorpresa dove confrontarsi Renzo Piano e Renzo Cassigoli A Bolzano Festival delle Resistenze Il Festival delleResistenze contemporanee ,che si svolge dal 25 aprile finoal 1˚ maggio in piazza Matteotti a Bolzano, si incentra sul tema «Ricostituzione. Storie e percorsi oltre la crisi». L'obiettivo della manifestazione è quello di partire dai valori della Resistenza al nazifascismo per resistere alla crisi attuale individuando una strada percorribile per ripartire. 39 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
COSIMO CITO citocosimo@hotmail.com I mpossibile fermarla, durissi-mo contrastarla sul piano delgioco, della determinazione,della continuità, della quali-tà, difficilissimo starle dietrosul piano della corsa, durissimo farle gol, impossibile batterla. La Juve corre senza freni verso il suo primo scudetto del dopo-Calciopoli macinando numeri impressionanti, miglior difesa (18 reti subite), terzo miglior attacco, 57, a soli sei gol dal Milan - ma senza Ibra, con cinque attaccanti che insieme segnano 22 gol, due in meno dello svedese -, 33 partite e 0 sconfitte, sei vittorie consecutive, le ultime, quelle che hanno permesso a Conte di sorpassare Allegri, da meno 4 a più 3 in un mese e mezzo e di scavare il solco probabilmente decisivo, nel momento fondamentale della stagione. A cinque partite dal termine del campionato, con avversarie semplici nel mirino, con uomini al cento per cento della forma fisica e mentale, con uno stadio sempre pieno e grondante entusiasmo, per la Juve la strada verso il suo scudetto numero 28 è davvero spianata. Ma c'è un dato, più di ogni altro, che impressiona di questa Juve: la capacità di andare in gol con i centrocampisti. Vidal, Marchisio, Pirlo, Pepe, Giaccherini e Estigarribia hanno colpito complessivamente 24 volte. Conte le vince proprio là le partite, nel mezzo, nel cuore della manovra, con uomini che sanno muoversi a memoria, inserirsi, andare al tiro, gestire il possesso, dettare sempre e comunque i ritmi della partita. Mai la Juve, tranne forse a San Siro contro il Milan nel primo tempo e a Napoli, quando era sotto 3-1, è stata in difficoltà in questo campionato, mai ha raccolto più di quanto meritato. Tantissime volte è stato invece il contrario, lo dimostrano i troppi pareggi, 14, quasi tutti spuntati fuori da partite comunque dominate e non vinte per sfortuna o imprecisione delle punte. TI RICORDI MELO? Un centrocampo straordinario per quantità e qualità, esattamente come il miglior giocatore probabilmente dell'intero campionato italiano, Arturo Vidal, il vero uomo della svolta. Preso in estate dal Bayer Leverkusen a 10 milioni per sostituire l'impresentabile Felipe Melo, il cileno si è guadagnato la fiducia di Conte con prestazioni impressionanti. Sei gol e una marea di lavoro sporco. Era arrivato per fare l'incontrista, si è scoperto centrocampista completo. La differenza l'ha scavata lui. Pirlo poi ha fatto il resto, con i suoi lanci, la sua intelligenza tattica, la sua esperienza. E Marchisio, dopo qualche mese di appannamento, è tornato a trovare la porta con regolarità: un campionato da 8 gol, tutti decisivi. Impressionante anche il rendimento di Pepe, 6 volte a segno in un ruolo ibrido, a metà tra l'ala e la punta esterna. Utili anche Giaccherini ed Estigarribia, inizialmente più coinvolti nelle rotazioni di Conte, poi meno impiegati dopo il cambio di modulo e la rinuncia alle ali. Solo Krasic ha totalmente fallito all'inizio e non è più stato preso in considerazione dall'allenatore pugliese. Con l'olandese Elia invece il feeling non è mai neppure iniziato. www.unita.it LamelapagacarolosputoaLichtsteiner, comunque niente affatto sportivonel dileggiare i giallorossi con il gesto della mano a indicare “quattore reti e via”, alla maniera di Totti qualche anno fa. Il giudice sportivo lo ha squalificato infatti per tre turni, usando la prova televisiva. La Roma non farà ricorso, come annuncia con un comunicato, e il calciatore si è pubblicamente scusato, come si legge fra le stesse righe: «Erik Lamela si scusa con i suoi tifosi, con i compagni disquadra,conl'allenatoreeconl'avversario per l'increscioso episodio». Domani alle 18 nel recupero del 33˚ turno, ai giallorossi contro la Fiorentina mancherannoancheStekelenburgeBojan,sempre per squalifica, mentre i viola saranno senza Pasqual. Oggi intanto si torna in campo per gli anticipi con Cagliari-Catania e Atalanta-Chievo (ore 18,30): i sardi non possono sbagliare, le altre tre squadre paiono più serene. Oggi già in campo Lamela, per lo sputo tre turni di stop RECUPERO DEL 33˚ TURNO ARTURO E GLI ALTRI IL SEGRETO DI CONTE STA NEL MEZZO I centrocampisti della Juventus Corrono, lottano, esegnano reti decisive Già 25 marcature dal reparto. E quanto filtro: così anche la difesa è al riparo Sport Arturo Vidal e Claudio Marchisio Due centrocampisti dal gol facile 46 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
L'ex tesoriere che chiama in causa tutto il partito, «ho sempre agito in nome e per conto di tutti i vertici di via Bellerio», da Bossi in giù. E consegna documentazione definita «importante» ai pm di Milano. La Procura di Napoli che fa un nuovo passo in avanti nell'inchiesta sulle tangenti Finmeccanica, arriva in Svizzera e segue la pista di una tangente da 10 milioni circa versata alla Lega. Via Bellerio, infine, che per tutta risposta alla volontà di collaborare da parte di Belsito, chiama la Procura e dice: «Vi consegniamo i diamanti che ci ha restituito Belsito, non è roba acquistata con i soldi della Lega». Tutti contro tutti. E anche le procure non stanno a guardare. Corrono nuvoloni sulla testa del Carroccio e non sembrano portare una pioggia purificatrice. Nonostante gli sforzi di guardare avanti, indire il “Bossi day” e concentrare le energie per salvaguardare i 408 Comuni della vecchia maggioranza Pdl-Lega che il 6 e il 7 maggio andranno al voto con il Carroccio che corre da solo. L'INTERROGATORIO DI BELSITO Sono state soprattutto spontanee dichiarazioni. L'ex tesoriere è entrato intorno alle dieci di ieri mattina nella caserma della Guardia di Finanza in via Fabio Filzi accompagnato dai suoi avvocati Paolo Scorazzi e Alessandro Vaccaro. All'aggiunto Alfredo Robledo e ai pm Filippini e Pellicano, sono state consegnate alcune cartelline, fascicoli e documenti per dimostrare come «in questi anni ho goduto della massima fiducia ma ho sempre fatto e condiviso tutto con i vertici del partito e nell'interesse del partito». Non è stata la Procura a cercare il faccia a faccia («prima vogliamo avere chiaro il quadro contabile poi procediamo con gli interrogatori” ) ma neppure l'ha potuto rifiutare avendolo Belsito richiesto ed essendo lui indagato. I magistrati, che pure sono entrati in caserma con i faldoni delle intercettazioni, non hanno in pratica fatto domande. Né scoperto carte segrete. Il verbale, due pagine e mezzo per poco più di tre ore, è stato secretato su richiesta dei legali. Procedura curiosa che presuppone rivelazioni di un certo peso e quindi anche messaggi a chi deve intendere, della serie: occhio che Belsito parla e vuota il sacco. Sempre che abbia un sacco da vuotare. «Ho sempre attaccato l'asino dove voleva il padrone» si sfogava nelle telefonate con la segretaria Nadia Dagrada. «Sono stato un buon amministratore, se ho sbagliato pagherò ma ho sempre agito nell'interesse del partito e su mandato dei vertici» ha detto Belsito ai magistrati. Anzi, ha ricordato e rivendicato la lezione del suo maestro, l'ex tesoriere Balocchi di cui faceva l'autista e il tutto fare, su cui ha inserito «spunti di finanza creativa dettati dai tempi e dai nuovi strumenti finanziari». Gli avvocati negano che Belsito abbia pronunciato il nome di Bossi. Il Senatur invece ricorrerebbe spesso nelle spontanee dichiarazioni. I pm cercano di avere una visione d'insieme su quanto sta accadendo. «Certo – si fa notare in Procura – la guerra interna alla Lega, lo scontro tra maroniani e bossiani, contiene un rischio di inquinamento sulle indagini». Ne sono consapevoli. E quindi molto attenti. I dossier su Maroni e altri deputati a lui vicini: ne ha parlato l'ex ministro dell'Interno ma nessuno li ha visti. Certamente non la Procura nelle sue numerose perquisizioni. FINMECCANICA E LAVITOLA Lo sviluppo è figlio dell'indagine sulla corruzione internazionale che coinvolge Finmeccanica, la Repubblica di Panama e l'immancabile Valter Lavitola. A Lugano i pm napoletani sono andati ieri mattina a cercare conferma di un verbale reso da Lorenzo Borgogni, ex numero 2 di Finmeccanica costretto alle dimissioni perché travolto dalle inchieste, in cui ha raccontato che Finmeccanica nel 2010 ha perfezionato la vendita alla polizia di New Delhi di 12 elicotteri Augusta Westland 101 modello Vip. A capo di Agusta Westland c'era Giuseppe Orsi, da dicembre numero uno di Finmeccanica. Mediatore dell'affare del valore di 41 milioni di euro, sarebbe stato tale Guido Ralph Haschke, residente a Lugano. Ieri i carabinieri del Noe, i pm Curcio e Piscitelli, erano a Lugano a sequestrare materiale utile per l'indagine. Perché, secondo Borgogni, quella commissione sarebbe lievitata da 41 a 51 milioni su richiesta dei vertici Westland e proprio per favorire il Carroccio. Finmeccanica smentisce ogni coinvolgimento. Il punto è che Orsi viene da sempre considerato uomo in quota Lega. E molto vicino a Maroni. Le indagini coinvolgerebbero anche l'affitto di alcuni capannoni in provincia di Varese e di proprietà di un altro dirigente del Carroccio. A Milano si riflette sul fatto di aver appreso dalle agenzie di stampa la notizia di un nuovo sviluppo d'indagine napoletano che potrebbe intrecciarsi con l'indagine sui rimborsi elettorali del Carroccio. LA LEGA RIFIUTA I DIAMANTI Una giornata dai mille colpi di scena. A fine mattinata infatti arriva in Procura un foglio di poche righe in cui la dirigenza di via Bellerio spiega di consegnare i diamanti restituiti da Belsito perché «non sono stati acquistati per conto della Lega». La Guardia di Finanza li ha sequestrati ieri sera. Sono 11 anziché 12, ne manca uno all'appello, valore circa 8mila euro. Il messaggio di via Bellerio è chiaro: non è vero che Belsito ha agito per conto del partito. L'inchiesta napoletana Dopo lo scandalo il Carroccio le consegna all'autorità giudiziaria CLAUDIA FUSANI Le pietre preziose Belsito ai pm: tutti sapevano nella Lega Anche Bossi L'ex tesoriere della Lega Francesco Belsito consegna ai pm milanesi documenti definiti «importanti». Ribadisce di aver agito sempre su mandato dei vertici leghisti: «Sapevano tutto». Da Bossi in giù. p L'ex tesoriere consegna documenti «importanti» alla Procura di Milano p «Ho sempre agito nell'interesse del partito e su mandato dei vertici» Politica e giustizia I pm a Lugano alla ricerca di una tangente da dieci milioni MILANO Primo Piano14 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
C'è il rischio di un corto circuito tra rigore e crescita. È l'allarme lanciato dal presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino in un'audizione sul Def (documento di economia e finanza). La magistratura contabile non si ferma agli slogan: fa numeri precisi. Nel 2013, l'anno del pareggio di bilancio, «si può calcolare che l'effetto recessivo indotto dissolverebbe circa la metà dei 75 miliardi di correzione netta attribuiti alla manovra di riequilibrio», dichiara Giampaolino. Oltre 37 miliardi sarebbero bruciati dal freno all'economia imposto dalle manovre. Gli sforzi delle famiglie sarebbero vani. Dopo qualche ora all'allarme della Corte dei Conti si aggiunge quello di Bankitalia. Secondo il vicedirettore generale salvatore Rossi, per ritrovare la crescita «bisognerà trovare il modo di abbassare le tasse» su lavoratori e imprese. Per la Banca centrale il 2012 sarà un anno difficilissimo. «Rispetto al 2007, l'anno prima della crisi globale - spiega Rossi - ci ritroveremo con una produzione inferiore di 6 punti percentuali, un reddito disponibile delle famiglie in termini reali più basso di quasi il 9%, una perdita di occupazione di 2 punti, pari a 400mila posti di lavoro». È la radiografia della recessione provocata anche dal rigore fiscale. Il fuoco incrociato sulla «cura Monti» arriva nell'ennesima giornata nera delle Borse, con gli spread tornati sotto tensione. Giampaolino spiega che «lo stesso orientamento dei mercati appare sempre più influenzato dalla percezione negativa delle prospettive di crescita di Paesi come l'Italia o laBIANCA DI GIOVANNI p Bankitalia e la Corte dei Conti puntano il dito sulla elevata pressione fiscale p L'esecutivo prova ad elaborare la spending review. Cancellieri: prepensionare. È bufera Primo Piano Avviso al governo: «Troppe tasse così niente crescita» La pressione fiscale pesa sulla crescita italiana. È l'allarme lanciato da Bankitalia e Corte dei Conti. Intanto c'è attesa per la revisione della spesa che Giarda sta preparando. Ma è davvero possibile tagliare? L'Italia e la crisi 12 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
formazione (test di guida in bici per la patente), investimenti (2% budget Anas per nuove piste ciclabili), politiche (nomina di un commissario alla ciclabilità in ogni città). Al centro dunque la richiesta di più piste ciclabili. Perché nel nostro Paese sono poche, corte e spesso abbandonate all'incuria e al degrado, come ha denunciato Legambiente. Solo otto città italiane infatti hanno percorsi adatti alle due ruote lunghi più di 100 km. Un dato davvero sconcertante, se si considera, ad esempio, che, solo ad Helsinki, vi sono addirittura 1.500 km di ciclovie e ben 750 sia a Stoccolma che ad Hannover. Ma tutta l'Europa più civile (Germania, Austria, Olanda) ha città a misura di due ruote che invogliano tutti, anche i più pigri, a spostarsi in bici potendola far salire sui mezzi pubblici per i viaggi più lunghi per raggiungere il posto di lavoro. Da noi invece proprio Roma è la città con uno sconfortante 0,4 per cento di spostamenti in bici, contro una media nazionale del 3,8%. La colpa non è solo dell'atavica pigrizia dei suoi cittadini o dei Settecolli, visto che di piste ciclabili ce ne sono pochissime (solo 115 km di cui la migliore è certamente quella sulla sponda destra del Tevere, ma la sinistra ne è sprovvista) e salire sulla metropolitana con la bici è sostanzialmente impossibile nei giorni feriali. In Italia le cose vanno meglio a Bologna (con 117 km di piste), città che si conferma come quella che crede maggiormente alle due ruote, mentre Torino è la capostipite tra le metropoli con 175 km e la rete ciclabile più estesa. Tutto ciò accade perchè, specie nelle città medio - grandi ci sono ancora troppo poche zone pedonali ed in quelle promiscue non vi sono sufficienti controlli sulla riduzione di velocità. Eppure, in Italia, vi sono anche delle buone pratiche di ciclabilità viamo, in particolare, a Reggio Emilia, Bolzano, Padova (la città italiana con il numero più alto di spostamenti in bici - ben 140.000 al giorno), Ferrara (qui per tradizione i ciclisti urbani sono un terzo della popolazione) e Lodi. Nella sola Emilia - Romagna le piste ciclabili sono aumentate dai 405 km del 2000 ai 1.031 del 2008. Alla campagna Salvaciclisti hanno aderito molti sindaci, in modo bipartisan. A dir la verità pochi di questi sono usi inforcar la bici, ma tant'è. Da Giuliano Pisapia (Milano) al maratoneta Matteo Renzi (Firenze), da Virginio Merola (Bologna) a Piero Fassino (Torino), da Gianni Alemanno (Roma, che dovrebbe partecipare alla manifestazione) a Edoardo Guenzano (Gallarate, Varese), per chiudere con Graziano Del Rio (Reggio Emilia e presidente Anci) a Luigi De Magistris (Napoli). Un primo risultato la campagna lo ha già ottenuto. Il 18 aprile una delegazione è stata ascoltata in audizione dalla Commissione Trasporto della Camera. Edoardo Galatola, responsabile sicurezza FIab (Federazione italiana amici della bicicletta) ha esposto i dati ufficiali che mostrano come i ciclisti siano ad oggi tra gli utenti della strada più a rischio di incidenti mortali insieme ai pedoni. In base a studi di settore, però «un incremento del numero di ciclisti in città può ridurre significativamente il numero di incidenti stradali»: aumentando il numero di ciclisti infatti «aumenta il livello di attenzione degli automobilisti e di conseguenza aumenta la sicurezza stradale». L'istituzione di zone 30 (velocità massima 30km/h) ed il rispetto di quelle già esistenti sono uno strumento essenziale per la tutela degli utenti leggeri della città e delle strade. La richiesta è quella di “sensi unici eccetto biciclette”, la possibilità per i ciclisti di andare “contromano” in queste zone, mantenendosi comunque sulla destra. Incroci studiati per l'attraversamento delle biciclette, “linea d'arresto avanzata” ed uso di segnaletica specifica. Paolo Bellino (il blogger Rotafixa), in rappresentanza di Salvaiciclisti, ha fatto notare come «i ciclisti sono stanchi di rischiare la vita perché non vengono rispettati e riconosciuti i loro diritti ad esistere», indicando la soglia del 15% di utenti che scelgono la bicicletta come «necessaria per far cambiare in meglio la vita nelle città italiane». Lo stesso giorno Appuntamento ai Fori Imperiali Raduno anche a Londra Tragedia al Lago di Garda EranopartitidaErlangen, inBaviera, inautoportandosidietrolalorobarcaavela,di6 metri. Una vacanza sul Lago di Garda, uno dei posti più amati dai tedeschi, sognata da tempo.Ma la vacanza siè trasformata in tragedia. Il lago, sferzato, da temporali e grandinate non ha dato scampo. Ieri sono stati recuperati due corpi e l'imbarcazione. 31 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
Cara Unità VIA OSTIENSE, 131/L - 00154 - ROMAMAIL lettere@unita.it Dialoghi Luigi Cancrini La satira de l'Unità virus.unita.it CLAUDIO MARABOTTI L'antipolitica di Grillo www.unita.it MARIELLA TACCOLINI Le vere esodate sono le donne Ho letto ieri l'articolo di Cesare Damiano riguardo la riforma Fornero sulle pensioni. Nell'articolo si parlava della riforma e in modo particolare di quello che sarebbero stati i desiderata del Pd e che purtoppo, secondo lui, non si sono concretizzati, e in secondo luogo, del problema degli "esodati" e delle "ricongiunzioni onerose". Io capisco che il problema sia di quelli gravi, ma vorrei ricordare a lor signori che la legge 201/2011 non ha colpito solo loro, ma in modo molto più pesante ha colpito noi donne che con tale riforma in pensione non ci andremo più. Mi spiego meglio: il Dlgs n˚ 503/1992 prevedeva delle deroghe in favore di quelle posizioni, in prevalenza donne, che avevano, per motivi principalmente famigliari, non avuto una vita lavorativa continua e che pertanto, proprio a fronte di questo, avevano la possibilità di andare in pensione utilizzando tale decreto con i quindici anni di contributi, ebbene oggicon il Dl n˚ 201/2011, l'istituto, sentito il parere del ministero del lavoro e dell'economia, dice che per avere diritto alla pensione ci vogliono venti anni. Come capirete, una donna arrivata a 60 anni e sentirsi dire, abbiamo scherzato, tu in pensione non ci vai se non trovando lavoro per altri cinque anni, con i chiari di luna che ci sono, oppure pagando altri cinque anni di volontarie, dai quindici ai ventimila €. Ovviamente ne una ne l'altra sono alternative possibili e pertanto la pensione non la prenderemo più. GIANFRANCO CARAMIA La cosiddetta “opinione pubblica” Sento troppo spesso invocare “l'opinione pubblica” come referente morale di questo paese. Ma questa fatidica opinione pubblica non è la stessa che nella sua stragrande maggioranza ha regalato a un personaggio da burlesque come Silvio Berlusconi un potere decennale? Non è la medesima che considera gli evasori fiscali dei furboni che fanno ciò che ognuno farebbe al posto loro se solo potesse? Si smetta allora una buona volta di portare tale opinione come portatrice di valori che invece la politica avrebbe smarrito: perché l'una è lo specchio dell'altra. ANGELO CIARLO La febbre dell'oro Le insegne “Compro Oro”, nelle grandi città, nascono come funghi. Sempre più cittadini, non avendo più soldi, sono costretti a vendere i propri gioielli di famiglia. E mentre i poveri vendono per fame, i ricchi acquistano oro per paura. L'oro e l' argento è stato sempre considerato un porto sicuro nelle tempeste finanziarie. E nel-la incertezza cresce anche il numero di chi gioca. Anche d'azzardo. Inoltre è da osservare che le entrate dello Stato per giochi e lotterie aumentano di anno in anno con l'aumentare della povertà. E con la recessione i poveri aumentano di giorno in giorno sempre di più! L'Italia non ha una valida strategia per il sostegno alle famiglie in difficoltà. Però lo Stato pubblicizza i giochi e le lotterie per fare sempre più cassa. Dimentica però che i maggiori incassi sono realizzati con una vera e propria "tassa sulla povertà". Le persone, in disagio economico, giocando acquistano soprattutto la speranza ed un sogno di felicità. GIUSEPPE ANGELLOTTI I figli La vicenda de “ll Trota” e dello sperpero dissennato di denaro pubblico da parte del c.d. “cerchio magico” non è, poi, così straordinario nel complessivo quadro politico italiano. Fin dagli albori della Repubblica (si ricordi il caso Montesi) ì figli di personeimportanti hanno inguaiato i loro autorevoli ed onorevoli-padri. C'è un che di “standhalliano” in questi giovani che perdono il raziocinio immersi in un bengodi immeritato. È, più in generale, ora che i figli divengano padri, anche solo padri di sé stessi. GIOVAN SERGIO BENEDETTI Peccato! Peccato perché sarebbe lo sport più bello, peccato che almeno in Italia sia diventato impraticabile. Primo non sai mai se stai assistendo ad una partita vera o ad una fiction combinata. Secondo, nonostante questo migliaia di tifosi ultras pretendono di guidare il gioco dalle curve e decidere se e quando si deve giocare o sospendere una partita. Prendiamoci qualche anno di riflessione, sospendiamo questo impazzimento generale, e poi si vedrà. RISPOSTA Quello che a me non piace è soprattutto il metodo di Beppe Grillo. Gridare da un palco verso una folla che applaude tutto quello che si dice propone un modello sbagliato per chi vuole rinnovare la politica favorendo la partecipazione. Schernire tutti quelli che si occupano di politica utilizzando il burlesque di Berlusconi, il familismo di Bossi e gli imbrogli di Belsito o di Lusi per infangare anche quelli che a tutto questo si sono opposti mi sembra primitivo e sostanzialmente stupido: o molto (stupidamente) furbo se lo scopo è quello di dire che gli unici di cui ci si può fidare siamo io e i miei, puri come l'acqua (e come Formigoni), che se noi fossimo lì risolveremmo tutto «perché sul nostro sito ospitiamo le opinioni (ce lo scrive Federico Stevan) dei maggiori esperti mondiali su rifiuti, energia, ambiente, manovre economiche, rimodellamento sistema elettorale e tanto altro». Dalle opinioni di questi esperti al quotidiano dell'amministrazione, purtroppo, c'è molto spazio da riempire: con molta umiltà e con qualche cosa comunque in più del carisma e dell'ironia da uomo qualunque dispensati con tanta generosità da Grillo e dai suoi grillini. La tesi che per sconfiggere l'antipolitica ci vogliano idee e progetti mi sembra miope. L'antipolitica viene oggi identificata con la posizione di un “comico” che ha, in realtà, un'idea e un progetto ben precisi: far sì che chiunque voglia far politica aderisca ad un codice di comportamento rigoroso, indipendentemente dalle idee che rappresenta. Il metodo oggi deve venire prima delle idee. 27 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
«Mio padre, fu torturato nel carcere di via Tasso ed ucciso alle Fosse Ardeatine quando io avevo sei anni. Mi ha lasciato un testamento morale: ha dato la vita per coloro che la pensavano come lui, ma ancora più per gli avversari in modo che si superasse la contrapposizione e si diventasse un unico popolo», racconta Rosetta Stame, figlia di Ugo, cantante lirico e comandante partigiano, davanti alle divisioni, che ancora, a 67 anni dalla Liberazione, non mancano di incidere sul 25 aprile. A Roma, in particolare. Dove, da quattro anni, le celebrazioni, alla presenza della giunta Alemanno prima e di quella Polverini poi, si sono trasformate puntualmente, ogni anno, in occasione di contestazione. «Alemanno sbaglia, ma ha il diritto di essere rispettato come rappresentante delle istituzioni», insiste Rosetta Stame, presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime delle Fosse Ardeatine, davanti alla scelta dell'Anpi Roma, che, per evitare «problemi di ordine pubblico», ha deciso quest'anno di non invitare né il sindaco della capitale, né le altre istituzioni locali, al corteo del 25 aprile. «Non ce ne era bisogno», ha spiegato ieri il presidente dell'Anpi cittadino Vito Francesco Polcaro: «Il 25 aprile è la festa di tutti i democratici e gli antifascisti. Chiunque voglia partecipare è ovviamente benvenuto». Con un distinguo, però: «È chiaro che ad una manifestazione sulla lotta della Resistenza non sarebbe gradito che si presentasse qualcuno che in qualche modo possa essere associato al fascismo». Non era difficile capire a cosa o a chi si riferisse. «Sarebbe come se alla festa dello scudetto di calcio si presentassero anche i tifosi avversari», ha voluto comunque aggiungere Polcaro: «Ci sarebbero problemi di ordine pubblico». L'unico ad annunciare la partecipazione al corteo, come cittadino, è il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti: «Ci vado da quando ero in carrozzina, fa parte della mia storia», si schermisce. Gli stessi sindacati però chiedono all'Anpi Roma di ripensarci e di rivolgere a tutte «le istituzioni democraticamente elette» l'invito a partecipare. «Il 25 aprile è la festa di tutti gli italiani che si sono riconosciuti nei valori di libertà e di democrazia», osservano in un comunicato congiunto Cgil, Cisl e Uil: «Quei valori sono il vessillo delle istituzioni democratiche». Indipendentemente da chi, scelto dai cittadini, sia chiamato a rappresentarle. «Noi non abbiamo nulla da rimproverarci», si auto-assolve Alemanno, che liquida malamente la questione: «L'Anpi è una associazione privata, può gestire la propria manifestazione come crede». Lui si limiterà, dunque, a partecipare alle cerimonie ufficiali, spiega, aggiungendo anche una reprimenda sul 25 aprile che «invece di essere momento di unità e forza» diventa «una occasione per fare polemiche». Neppure una parola sui manifesti che, al grido «Gli eroi sono tutti giovani e belli», rendono omaggio «Ai ragazzi di Salò». Ieri mattina sono spuntati anche sotto al Campidoglio. Il clima, in città, è questo. Due giorni fa, ne ha fatto le spese anche Mario Bottazzi, il partigiano contestato in un liceo romano da un paio di giovani militanti di Forza Nuova. Mentre prima era toccato alla memoria di Rosario Bentivegna essere offesa nella stessa Aula Giulio Cesare. PROTESTE E POLEMICHE Neppure la presidente Polverini accenna a quei manifesti. Mentre, ricordando le contestazioni di due anni fa, sferra una veemente protesta per il mancato invito da parte dell'Anpi: «Sono molto amareggiata non solo per me ma anche per quelli della mia famiglia che hanno contribuito alla Liberazione del Paese», spiega, invocando l'intervento del Capo dello Stato. Sarà il presidente della Repubblica ad aprire oggi solennemente in Quirinale le celebrazioni ufficiali per la Liberazione. Con lui, l'Anpi e alle altre associazioni combattentistiche, i rappresentanti del Governo e del Parlamento, ma anche gli amministratori locali di Roma e Provincia e la presidente della Regione Lazio. Che si troveranno così, fianco a fianco, con i vertici nazionali e romani dell'Anpi. Domani per il 25 aprile sono previste manifestazioni in tutta Italia. Napolitano sarà a Pesaro. A Milano, accanto al presidente nazionale dell'Anpi Smuraglia ci saranno il sindaco di Milano Pisapia e il segretario della Cgil Susanna Camusso. Dai sindacati intanto la risposta più forte a chi vorrebbe un 25 aprile meno solenne viene dagli scioperi di categoria proclamati in molte città contro la decisione di tenere aperti i negozi. MARIAGRAZIA GERINA Manifesti per Salò citano Guccini Lui protesta: offesa la mia «Locomotiva» I sindacati all'Anpi: «Il 25 aprile in piazza anche le istituzioni» Dopo la decisione dell'Anpi Roma di non invitare Alemanno e Polverini per evitare contestazioni, il dibattito si fa acceso. Intervengono i sindacati. E il giorno della Liberazione scioperi contro l'apertura dei negozi. p L'appello di Rosetta Stame ai partigiani di Roma: «Tutti siano invitati» p Clima teso nella capitale. Il sindaco: è una manifestazione privata Da Termini alla Nomentana, da via Nazionale a piazza Venezia, fin sotto la scalinata del Campidoglio, non sono pochi i manifesti apparsi sui muri di Roma che, alla vigilia del 25 aprile, inneggiano ai «ragazzi della Repubblica di Salò». Maxi poster sui quali campeggia la scritta «Gli eroi son tutti giovani e belli», citando una delle più famose canzoni di Francesco Guccini, “La locomotiva”. Versi stravolti dalla destra romana, che ora cerca di appropriarsi anche di Guccini con quei manifesti Il giorno della Liberazione Al Quirinale mgerina@unita.it Primo Piano Avvio delle celebrazioni con Napolitano. Presenti Polverini e Alemanno 20 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
E così ora si scopre che anche Renato Schifani tifa François Hollande. E che insomma non era soltanto Giulio Tremonti nel Pdl a volere il leader socialista presidente della Francia, al posto dell'«amico ventennale» (Silvio Berlusconi dixit) Nicolas Sarkozy. Ecco quello che dice il presidente del Senato all'indomani del primo turno delle presidenziali d'oltralpe: «Nel medio termine potrebbe convenire il rapporto Hollande-Merkel per consentire una rivisitazione delle politiche di bilancio oggi rigide e un po' soffocate dalle politiche tedesche». Il fatto è che ormai è chiaro a tutti, negli schieramenti progressisti come in quelli conservatori, che soltanto un passaggio di consegne all'Eliseo può consentire di rompere quell'asse “Merkozy”, centrato troppo sul rigore e poco o nulla su crescita e solidarietà, che sta colpendo non soltanto gli Stati più deboli dell'Unione europea. Un ragionamento da tempo espresso dal Pd, che ora guarda con ottimismo alle prossime scadenze elettorali, francesi e non. Per Pier Luigi Bersani il risultato del primo turno per l'Eliseo è l'avvio di quel «cambiamento» che il mondo si aspetta dall'Europa e che può realizzarsi sulla base di quella «piattaforma dei progressisti» che il leader Pd, Hollande e il segretario della Spd tedesca Sigmar Gabriel hanno siglato il mese scorso a Parigi. Ma per Bersani il risultato d'oltralpe dà un'indicazione chiara anche sulla strategia delle alleanze che bisognerà seguire in casa nostra, fondata su un accordo tra «progressisti e democratici moderati» in grado di battere le «destre inconcludenti e populiste». Una posizione, contrariamente a soltanto pochi mesi fa quando nello stesso Pd c'era chi giudicava un errore puntare su Hollande, ampiamente condivisa tra i Democratici. Certo, ancora oggi c'è chi, come Paolo Gentiloni, invita a «non esagerare il senso di questo risultato» perché il Pd «non è un partito socialista». O c'è chi, come Debora Serracchiani, invita a fare attenzione a «non prendere l'abbaglio» che l'avanzata progressista «risolva i problemi del Pd in Italia». Ma nessuno obietta che la vittoria di Hollande possa avviare una nuova politica europea, utile all'Unione e al nostro Paese. UN ALLEATO PREZIOSO Se il leader socialista avrà successo al secondo turno l'Italia, dice Massimo D'Alema, potrà avere un «alleato prezioso» per convincere Angela Merkel ad adottare politiche per la crescita. In quanto presidente della Fondazione per gli studi progressisti europei, D'Alema ha coordinato il lavoro delle fondazioni italiane, francesi e tedesche che hanno lavorato al «manifesto di Parigi», e oggi guarda con soddisfazione al risultato d'oltralpe. «Naturalmente la signora Merkel dovrà prendere atto di uno scenario politico nuovo - dice al Tg3 della sera - bisogna correggere una politica economica in cui non c'è un impegno per la crescita, una visione per il futuro. Hollande non è contro il rigore, la sinistra non è contro il rigore in Europa e non lo è stata neanche in Italia. Ma non basta il rigore». Ora si tratta di capire se dopo questo voto anche il governo italiano provvederà a una correzione di rotta. Per D'Alema è più che probabile: «Per l'Italia è una straordinaria occasione, Monti ha cercato di porre il problema della crescita e se vincerà Hollande avrà un alleato prezioso». E se i mercati finanziari hanno risposto alla vittoria di Hollande con non poche turbolenze, per il presidente della Feps non c'è di che preoccuparsi. Un po' perché sarebbe «semplicistico» legare il dato delle Borse al voto francese. Un po' perché «non votano i mercati»: «Finché c'è la democrazia, votano i cittadini». Germania della Merkel, dall'altro, l'attacco alla finanza, la difesa dello Stato sociale e dei servizi pubblici. Dietro il risultato di Hollande vi è un ritorno ai fondamentali del socialismo e in questo va riconosciuto al Ps francese il merito della sua coerenza. L'avanzata socialista è tuttavia mitigata dall'ombra nera che pesa sulla Francia. Il risultato di Marine Le Pen è il frutto avvelenato della crisi. Secondo i sondaggi post-elettorali, la principale motivazione di voto degli elettori lepenisti è stata l'immigrazione, seguita dall'insicurezza. Le Pen ha cementato un discorso populista, protezionista e anti-universalista che ha sedotto i perdenti della crisi, in primo luogo un mondo operaio smarrito di fronte alla desertificazione industriale. Attorno a questi temi, attorno all'apertura all'Europa e al mondo, al rapporto all'altro, si deciderà il secondo turno. Sarkozy giocherà il tutto e per tutto, vellicando gli umori più grevi di un elettorato frontista esasperato. E la sinistra riuscirà a vincere solo se saprà rassicurare i perdenti della crisi senza inseguirne le paure, con un discorso popolare ma non populista. Il voto francese porta in sé un incoraggiamento per le forze socialiste europee ma anche un avvertimento per l'Europa: di fronte al disagio sociale e politico, ci vuole un cambio di rotta. Meno finanza e austerità e più produzione e crescita. Meno tecnicismi e più anima. *vicepresidente Parlamento europeo S.C. Foto Ansa Anche Schifani tifa per il leader Ps D'Alema: «Spezziamo l'asse Merkozy» Anche il Pdl riconosce che con Hollande si può avviare una diversa politica europea. Entusiasmo nel Pd per il risultato del primo turno. Bersani: «Il cambiamento si può realizzare sulla base della piattaforma dei progressisti». ROMA Candidato «normale» il leader socialista Francois Hollande L'abate: «Pericolo a sinistra» La sezione francese di Radio vaticana ha intervistato un sacerdote parigino, l'abate Guillaume Seguin, che non esita ad affermare che «la società che presenta Monsieur Hollande dal punto di vista della Chiesa è pericolosa, perché egli è a favore dell'eutanasia, del matrimonio omosessuale e sulla libertà scolastica». 9 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
prima che qualcuno chiarisca che al termine della spiegazione gli operai potranno prendere la parola per fare qualsiasi domanda. I punti caldi sui quali partono le contestazioni spontanee - «nessun fischio» dice chi c'era - sono l'articolo 18 e gli esodati. Quest'ultimo è un argomento parecchio sentito negli hangar dell'Alenia Aermacchi, perché in tutto il gruppo aerospaziale di «senza stipendio né pensione» se ne contano 747 (stando all'ultimo accordo che mette in cigs 1483 lavoratori). Tanto che un ex operaio, già fuori dalle linee di montaggio da un anno, al cambio turno delle due di pomeriggio si presenta davanti alla porta Sud dello stabilimento in sella al suo piccolo trattore: «Che hanno deciso? Devo tornare a lavorare?». Luinon dovrà rientrare in fabbrica, è uno dei cosiddetti salvaguardati, quelli che hanno firmato un accordo per lasciare l'azienda prima del quattro dicembre 2011, la data indicata dal governo come spartiacque tra chi si salva e chi no. Per i salvaguardati il team di Monti ha previsto le riserve finanziarie necessarie all'accompagnamento alla pensione. Per tutti gli altri? Per i 747 operai per i quali è stato firmato un accordo l'otto novembre dell'anno scorso (ratificato però il 20 dicembre)? «Al momento non c'è una soluzione», spiega all'assemblea dei lavoratori la Fornero, che nei prossimi giorni vedrà i sindacati per discuterne. Più decisa sull'articolo 18, la ministra spiega che la via scelta è la più equilibrata, mentre in generale la riforma «è dura ma è quella giusta», perché il Paese è malato. E pazienza se bisognava dare un'altra «botta» alle pensioni perché «non c'erano alternative». E poi c'è Michele, l'operaio simbolo di questa giornata, che a 32 anni interviene per dire che «non ho un futuro: Quando l'ho vista piangere in tv dopo l'allungamento dell'età della pensione - dice alla ministra ho pensato che finalmente c'era qualcuno diverso. Poi mi sono ricreduto». I due alla fine si congedano con una stretta di mano. Quella che manca, almeno così raccontano, ai lavoratori Agile-ex Eutelia di Torino (e del resto d'Italia). C'erano anche loro - c'era pure qualche bandiera dei Cobas - al presidio organizzato ieri mattina dalla Fim e dall'Ugl alla porta Sud dell'Alenia. Parla Giulio Basile per gli ex Eutelia: «Basta con i personalismi, non ce ne frega niente delle divisioni tra i sindacati, di chi si offende perché non è invitato. Noi siamo rimasti soli, non ci difende più nessuno». Un appello rivolto anche ai partiti di sinistra. Alla fine dell'assemblea tutto, o quasi, resta uguale. La Fornero lascia l'aeroporto di Caselle riconquistando il volto umano delle lacrime sulle pensioni. I sindacati rafforzano i loro punti di vista: la Fiom, che ha invitato la ministra a partecipare ad «una vera assemblea», «ribadisce la necessità dello sciopero generale. La Fim la attacca. Cgil, Cisl e Uil, che non avevano apprezzato l'iniziatiava delle tute blu Cgil, aspettano la convocazione per discutere degli esodati. I confederali si incontreranno oggi in Coinfindustria, ci sarà anche la Fornero, un impegno previsto da tempo. In attesa dell'incontro sugli esodati, Corso Italia pensa allo sciopero, Cisl e Uil al momento sembrano indisponibili alla mobilitazione generale. Fuori (e dentro) i cancelli restano gli operai: Paolo, Flavio, Jimmy, in Alenia da 25, 30 e 33 anni: «Il governo ha preso in mano una situazione disastrosa. Fa quello che gli altri non hanno voluto fare. Ma colpisce sempre e solo i più deboli». «Per un giornale come “l'Unità” il legame con la comunità del mondo del lavoro è vitale oltre a essere alla base della sua storia. Ecco perché è molto importante che una copia del nostro quotidiano sia esposta nella bacheca della Lucchini», ha spiegato il direttore del nostro giornale, Claudio Sardo, poco prima che una copia de «l'Unità» fosse affissa ufficialmente nella bacheca sindacale dello stabilimento Lucchini di Piombino. Un'iniziativa promossa e fortemente voluta dal Pd locale e da una parte delle sigle sindacali. Nel tardo pomeriggio, in piazza Gramsci, il direttore è stato intervistato dai Giovani Democratici su «Lavoro è libertà. Nel futuro dell'Europa». Sardo è arrivato alla portineria centrale dello stabilimento siderurgico insieme al segretario della federazione Pd Val di Cornia-Elba Valerio Fabiani, al segretario regionale Andrea Manciulli e alla deputata Silvia Velo. A attenderlo il coordinatore delle rsu Fiom in Lucchini Mirko Lami, il segretario provinciale della Fiom Luciano Gabrielli, il numero uno della Uilm Vincenzo Renda e molti altri esponenti sindacali di una fabbrica che conta circa 2200 dipendenti diretti. Molte strette di mano con le tute blu che entravano e uscivano dal turno di lavoro. Alcuni militanti hanno distribuito loro gratuitamente copie de «l'Unità». Il direttore Claudio Sardo si è intrattenuto in portineria centrale a parlare del presente e del futuro dello stabilimento piombinese. «La situazione è critica - ha spiegato Gabrielli della Fiom - siamo molto preoccupati. Lo stabilimento deve essere rilanciato altrimenti sarà un dramma». «La Lucchini è il fiore all'occhiello del nostro territorio», ha spiegato il segretario Fabiani. Poi l'affissione ufficiale di una copia del giornale nella bacheca sindacale: «L'Unità in fabbrica rappresenta un forte segnale di democrazia e pluralismo», ha osservato Gabrielli. Lami ha aggiunto: «Di questi tempi si parla sempre meno di lavoro. L'affissione del quotidiano all'interno della bacheca sindacale costituisce il tentativo di riportare il lavoro al centro della discussione». «Gran parte dei giornali non vogliono essere inseriti nelle bacheche perché così facendo si perdono copie vendute - ha spiegato il direttore -. All'Unità interessa invece essere protagonista del confronto». Nella centrale piazza Gramsci il direttore ha risposto alle domande dei Giovani democratici: si è parlato delle elezioni francesi, di antipolitica, di finanziamenti pubblici e dell'attualità del 25 aprile. Il segretario del Pd della Toscana Andrea Manciulli ha chiosato: «L'Unità è uno dei pochi giornali che riesce a scrivere davvero le cose controcorrente». Gli altri sindacati continuano a criticare la Fiom per l'invito DAVID EVANGELISTI Foto di Alessandro Di Marco/Ansa evangelisti@unita.it Polemiche Cade il Pil: meno cibo più pillole «l'Unità» nella bacheca della Lucchini. «Giornale davvero controcorrente» Piombino. Il direttore de «l'Unità» ha messo nella bacheca della Lucchini l'edizione del giornale di ieri. Un gesto simbolico di legame del quotidiano fondato da Gramsci con il mondo del lavoro. PIOMBINO (LI) Il direttore dell'Unità alla Lucchini di Piombino Lacrisieconomicanonmetteinpericolosoloilportafogli,maarischiareoraèanche lasalutedegli italiani: si rinunciaaalimentazionesana esporttroppo costosi,aumentano le cure«fai-da-te»e ilconsumodi farmaciantidepressivi, leRegioni risparmianosullaprevenzione. È quanto emerge dal Rapporto Osservasalute 2011 presentato ieri. 11 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
Il dossier PAOLO SOLDINI C he cosa c'è dentro quelquasi 18% al Front Na-tional che ha rischiatodi rovinare la festa diFrançois Hollande per il primo turno delle elezioni presidenziali? Se lo chiedono un po' tutti: chi con preoccupazione e invitando i leader europei «a fare attenzione alla minaccia populista», come la Commissione europea, chi sdrammatizzando «perché il problema non ci sarà più al secondo turno», come il governo tedesco; chi, come i ministri degli Esteri lussemburghese e danese, evocando le responsabilità di Sarkozy e della destra «rispettabile» per aver giocato sporco su temi come emigrazione e convivenza. Le risposte non sono facili. Ce n'è una apparentemente tranquillizzante e dice che da molti anni, ormai, in tutte le società europee esiste uno zoccolo duro di consensi per i partiti che in un modo o nell'altro si richiamano ai valori e ai princìpi dell'estrema destra. In questa ottica, ammesso che sia quella giusta per guardare al fenomeno, il successo di Le Pen sarebbe indicativo, sì, ma non proprio clamoroso. Già con suo padre il Front National aveva raggiunto percentuali quasi altrettanto massicce (17,89% al ballottaggio del 2002) e da allora sono passati dieci anni in cui i problemi che danno alimento al populismo e alla demagogia, a cominciare dalla crisi economica, dalla globalizzazione e dall'immigrazione, sono tutti aumentati. Proprio il carattere «europeo» del fenomeno, però, rende non solo più complicata la sua comprensione, ma anche più problematiche le strategie per affrontarlo. Una ricognizione dell'estrema destra politica sul continente ci mostra una estrema varietà di spinte, anche contraddittorie. Alcuni partiti e molti movimenti esprimono una specie di «protesta contro la Storia» e rivalutano i vari fascismi europei e il nazismo, come la Npd tedesca, i panslavisti russi, i fascisti ungheresi o baltici, l'italiana Forza Nuova, il Partito nazionale britannico. Ma per altri la ragion d'essere non è l'occhio al passato. Il Front National, la Cdu dello svizzero Christoph Blocher, il Pvv dell'olandese Geert Wilders, il belga Vlaams Blok, il partito del Popolo Danese di Pia Kjaersgaard, i partiti antitasse norvegese e svedese non sono affatto «nostalgici». Rivendicano, anzi, il fatto di essere molto «moderni», al passo coi tempi e «vicini al popolo» perché ritengono di esprimere al meglio le novità che le complicazioni delle società moderne diffondono nella coscienza di ampi strati della popolazione: la paura per le «invasioni» degli immigrati e le insidie per la sicurezza e l'ordine pubblico, il rifiuto della globalizzazione e di ogni idea di cessione di sovranità, l'ostilità verso i «signori di Bruxelles», un egoismo sociale e di gruppo apertamente ammesso e, anzi, rivendicato come un merito. È evidente che le drammatiche vicissitudini della crisi finanziaria e sociale forniscono ormai da anni abbondantissimo nutrimento a queste istanze. Secondo gli osservatori, il vero piatto forte della campagna di Marine Le Pen è stato la polemica con Sarkozy sulla sua acquiescenza ai diktat di Bruxelles e di Angela Merkel (ed ora è anche il maggiore ostacolo alla confluenza su di lui dei suoi voti). Il rifiuto della globalizzazione e della comunitarizzazione delle politiche può assumere i caratteri della rivendicazione dell'orgoglio di Nazione, come nel caso del lepenismo, o in un regionalismo che costituirebbe la trama Da Le Pen a Wilders quel rabbioso vento che soffia sull'Europa Foto Ansa Allarmi paolocarlosoldini@libero.it Marine Le Pen candidata del Front Nationale di estrema destra Da Bruxelles a Copenhagen passando per Berlino, allarme per l'affermazione del Front National. È il riflesso di un fenomeno più vasto che attraversa il Vecchio Continente ma non può essere derubricato come «nostalgico» Primo Piano Il voto francese La Commissione Ue: «Attenzione alla minaccia populista» 6 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
«Cari amici siamo al secondo turno e tutto ricomincia». I seggi si sono chiusi da poche ore, non c'è stato quasi neanche il tempo di dormire, per Sarkozy in seconda fila non c'è nemmeno un minuto da perdere. Di prima mattina una sua e-mail dà la sveglia agli elettori. Parla di «rispetto delle frontiere», «controllo dell'immigrazione» e sicurezza. Che il cuore di Sarkozy battesse a destra l'aveva detto la sua campagna elettorale, oggi con Marine Le Pen al 17,9 per cento c'è una ragione in più. «Aiutatemi a far vincere la Francia forte - scrive -. Rivolgete questo appello a tutti quei francesi che mettono l'amor di patria al di sopra di qualsiasi considerazione partigiana». Hollande è già ripartito per la Bretagna, dopo aver messo a punto il piano di battaglia nel suo quartier generale. Rientrato a Parigi nella notte dal suo collegio elettorale, ha stilato una «dichiarazione di intenti» e messo in guardia chi pensava che la vittoria fosse già in tasca. A portata di mano sì, senza che nulla sia ancora deciso. «Se avremo vinto - dice - lo sapremo il 6 maggio». Ma poi nel pomeriggio Hollande trova in piazza toni più entusiasti, mentre chiede la vittoria della sinistra per riorientare la costruzione dell'Europa. «L'onda sale, sale talmente che il candidato uscente la prenderà in piena faccia». DUE MILIONI DI VOTI PERDUTI A seggi chiusi i nuovi pronostici sul secondo turno danno qualche ragione per pensarlo. Tra Hollande e Sarkozy la distanza oscilla tra gli 8 e i 12 punti. Il capo dell'Eliseo fa finta che non sia vero e già dalle prime battute accusa lo sfidante socialista di temere il confronto. Propone tre dibattiti tv, Hollande non ne concede più di uno, com'è tradizione: «Sarkozy è in difficoltà, ma non può cambiare le regole», dice. L'Eliseo insiste: «Non fugga». Il ballottaggio è tra due settimane, se c'è una possibilità per il presidente uscente di ribaltare i pronostici di book-maker e sondaggi, sta molto nella sua capacità di pescare nel mare degli scontenti e degli esclusi che hanno scelto Le Pen. Un voto di crisi, questa è la lettura all'Eliseo, perché a scegliere il Front National nella versione un po' più digeribile coniata da Marine, sono stati quelli che hanno meno: meno soldi, meno istruzione, meno opportunità. Il 50 per cento non ha un diploma, molti sono operai, il 29%. Non ci sono voti buoni e voti cattivi, dice Sarkozy. «Gli elettori del Front national devono essere rispettati. A loro dico: vi ho sentiti, trarrò tutte le conseguenze». Quasi due milioni di voti persi in un quinquennio alla presidenza, in gran parte incamerati dal partito di Marine Le Pen, che ha incassato 6,4 milioni di preferenze, un milione in più del 2002 quando il vecchio Jean Marie arrivò al ballottaggio. In mezzo c'è l'anima nera insofferente con la destra gollista e ci sono i voti antisistema, quelli che mettono Hollande e Sarkozy sui due lati di una stessa medaglia. Secondo i sondaggi, tra il 48 e il 60 per cento potrebbe alla fine decidere di votare per il presidente uscente. C'è anche un largo 20% di indecisi, altrettanti voterebbero invece per il candidato socialista pur di liquidare Sarkozy e spianare la strada al Front National come partito leader dell'opposizione, «l'unica opposizione alla sinistra». Già si ragiona su un nuovo nome, un progetto per dopo le legislative di giugno dove Marine spera in un successo. Per Sarkozy è più facile parlare a questa platea. Nel comizio a Tours se la prende con «l'Europa che non regola i suoi flussi migratori» e apre il suo mercato senza contropartita. Un'Europa così, dice, «è finita!». Parla di patria, di nazione. «I francesi non vogliono un'Europa colabrodo, incluso i più europeisti tra noi - dice -. Domenica i francesi ci hanno detto che non vogliono più una globalizzazione senza regole». Anche i socialisti sperano di riuscire a recuperare i voti popolari intercettati dalla destra estrema, i voti di quanti «hanno l'impressione di non avere un posto nella società», come dice Martine Aubry. Hollande punta agli indecisi. Intanto può contare già sul sostegno di mmastroluca@unita.it MARINA MASTROLUCA Hollande-Sarkò, battaglia d'Europa Primo Piano Hollande parla di valori europei e rispetto per la Francia. Sarkozy invoca una Ue sottochiave, frontiere blindate e più sicurezza. Già partita la campagna per il ballottaggio. E il capo dell'Eliseo vira tutto a destra. Parigi I socialisti esultano per la vittoria al primo turno di Francois Hollande p Francia 2012 Il candidato socialista per la «ricostruzione» dell'Unione europea: «No alle divisioni» Il voto francese 4 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
I o non me la sento ancora di di-re, anche se lo spero e le proba-bilità per lui sono molto alte,che Hollande diventerà il pros-simo presidente della Francia». Perché tanta cautela, onorevole Bindi, visto il risultato del primo turno? «Il risultato registra soprattutto il fallimento di Sarkozy, perché un presidente uscente che arriva secondo e l'ipoteca di circa il 20% dell'estrema destra costituiscono un giudizio decisamente negativo per lui. E la bocciatura, da cui sarà complicato risollevarsi, è dovuta innanzitutto alla sua politica europea». Dice che se dovesse vincere Hollande ci saranno cambiamenti su questo fronte? «Dico non solo questo, perché è chiaro che con la vittoria socialista la Francia potrà diventare un importante interlocutore per una nuova politica in Europa. Dico anche che il risultato del primo turno è già di per sé una domanda di cambiamento rispetto alla politica seguita fin qui, centrata solo sul rigore, priva di misure per la crescita, segnata da una mancanza di solidarietà». Questo per dire cosa? «Che anche senza attendere il secondo turno delle presidenziali francesi il governo italiano dovrebbe da subito aprire una fase nuova in Europa». Cioè proporre la rinegoziazione delle misure decise fin qui? «Non solo rinegoziare l'impianto della politica europea, ma forse dovremmo cominciare ad attuare il programma contenuto nella lettera della Bce con modalità diverse da quelle seguite finora». Chiudendo con la politica del rigore? «Non si tratta di dismettere la politica del rigore, ma di capire che ci sono tutte le condizioni per allentare il Patto di stabilità, per non considerare come una mancanza di rigore politiche di investimento e di coesione sociale». Riaprire il negoziato non sarà però sufficiente per lasciarci alle spalle la crisi, non crede? «Certamente, ma infatti adesso mi aspetto anche proposte per la crescita dal ministro Passera». Mentre i ministeri sono sotto pressione per i tagli alla spesa? «Sappiamo che il ministro Giarda deve presentare proposte per la spending review e nessuno si oppone, sappiamo che è necessario colpire gli sprechi. Ma dal ministro dello Sviluppo ci si aspettano proposte per la crescita. Vogliamo sapere di quanto dispone per saldare il debito che la Pubblica amministrazione ha con molte imprese, vogliamo sapere se si toglie il Patto di stabilità interno ai comuni virtuosi per consentirgli di operare investimenti e tornare a fare da volano all'economia italiana, come è sempre stato. Gli italiani a questo punto si aspettano un segnale forte, ad esempio su una sistematica lotta all'evasione, su un utilizzo delle risorse da essa derivanti per allentare la pressione fiscale su imprese e famiglie». Non pensa che gli italiani, come forse anche i francesi visto il consenso ottenuto dalla Le Pen, si attendano anche segnali forti dai partiti, senza i quali assumeranno maggior forza le spinte populiste? «Siamo consapevoli che in questo momento serve un pacchetto di riforme molto forte, sull'assetto istituzionale, sul sistema di voto, sul finanziamento ai partiti. Non possiamo procedere con la politica dei piccoli passi perché abbiamo visto che se anche facciamo scelte importanti, come è stato fatto sui vitalizi e sulle indennità dei parlamentari, gli italiani non percepiscono questi interventi come una risposta alla domanda di rinnovamento politico. Dobbiamo avere il coraggio di avanzare proposte che siano davvero capaci di interpretare il malessere e la sfiducia che ci sono». Cosa ne pensa del partito della nazione annunciato da Casini, può essere una risposta? «Vedo più che altro un grande impegno sui contenitori, quando invece c'è bisogno di idee, progetti, proposte che definiscano un'alternativa per superare la crisi. Ogni forza politica può annunciare nomi nuove, altre modalità di organizzazione. L'Italia da decenni è piena di questo. Quel che manca, se ci sono tanti elettori restii ad andare a votare, è la percezione che c'è un'alternativa a questa situazione. La crisi è stata prodotta dalla destra, che oggi propone ricette altrettanto fallimentari. A Casini allora domando dove siano le idee, quali siano i programmi che propone? E il Pd, anziché aspettare che si materializzi il partito della nazione, deve rafforzare la sua proposta alternativa». Il Pd non deve confrontarsi con Casini per la prossima legislatura? O accettate che lavori per Monti premier anche dopo il 2013? «Casini mi sembra si stia predisponendo a lucrare politicamente dall'esperienza di questo governo. Se così fosse, diventerebbe complicata per noi un'interlocuzione sul futuro con lui. Il Pd deve sfidare Casini a ragionare sull'alternativa. Il governo sta amministrando gli effetti della crisi, ma si tratta di superarla, la crisi, c'è bisogno di una svolta, di una fase nuova». La volete in tempi brevi? «Non vogliamo elezioni anticipate, se è questo che intende. Anzi, tutti questi movimenti mi sembrano in contraddizione con l'affermazione che Monti debba durare fino al 2013, e anche oltre. In questo vedo manovre da elezioni anticipate, perché è chiaro che diventa complicato assumersi una responsabilità così scomoda, vista la situazione, quando si crea competizione tra le forze politiche che sostengono il governo». Intervista a Rosy Bindi Gianni Pittella* Il 22 aprile del 2012 marca la fine del sarkozismo. Tutto il dispositivo costruito da Sarkozy a partire dal 2004 è in frantumi. Fallisce la strategia di polarizzazione a destra, il tentativo cioè di saturare tutto lo spazio a destra risucchiando il bacino elettorale del Fronte nazionale: a differenza del 2007, il lepenismo non è stato risucchiato da Sarkozy ma al contrario si è alimentato della radicalizzazione del Presidente uscente. Il rigetto di Sarkozy trascina la gauche a liveli storicamente alti. La sinistra va avanti e raggiunge valori comparabili alla grande vittoria di Mitterrand del 1981. L'ottimo risultato della sinistra è amplificato da una partecipazione altissima, inattesa. Con Sarkozy, è l'Europa dell'austerità e del pensiero unico ad essere sconfessata. Riemerge la frattura storica tra sinistra e destra. Da un lato un progetto basato sull'austerità, calcato sulla «Se Casini intende lucrare sull'appoggio al governo attuale sarà difficile interloquire con lui sul futuro» «Sarkozy è stato bocciato Ora il governo Monti mandi un segnale all'Ue» SIMONE COLLINI UN COLPO DURO AL PENSIERO UNICO Prossime elezioni La presidente del Pd: «Si può iniziare il cambio di passo anche senza aspettare il secondo turno. In Italia si parla di contenitori, ma servono idee» ROMA Primo Piano Il voto francese L'ANALISI 8 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
L'incubo era iniziato il 27 dicembre scorso. Centodiciotto giorni di angoscia, di silenzi pesanti, di trattative segrete. Ieri, finalmente, è finito. Per sei nostri marinai e per le loro famiglie. La nave «Enrica Ievoli», con il suo equipaggio, è stata liberata. A darne l'annuncio è il ministro degli Esteri, Giulio Terzi. La nave era stata sequestrata al largo delle coste dell'Oman il 27 gennaio del 2011 e successivamente portata in Somalia. Diciotto i complimenti dell'equipaggio: sei italiani, cinque ucraini e sette indiani. LAVORO RIUSCITO «Grande soddisfazione per un esito positivo perseguito con tenacia, determinazione, e altissima professionalità da tutti i soggetti istituzionali coinvolti, ai quali va la mia più sentita riconoscenza», dichiara il titolare della Farnesina che da Giakarta ha seguito direttamente l'ultima fase della liberazione della petroliera. Il ministro ieri era in Indonesia per una missione nelle capitali asiatiche che lo porterà anche in Myanmar e nel Brunei e ha informato della liberazione della nave, attraverso l'Unità di Crisi, i familiari dei 6 italiani membri dell'equipaggio. In queste settimane la Farnesina, sottolinea una nota del ministero, attraverso l' Unità di Crisi, si è mantenuta in costante contatto con i familiari dei sei connazionali. La vicenda della «Enrico Ievoli», ha sottolineato il titolare della Farnesina, è stata in questi mesi al centro di un' ampia azione diplomatica svolta anche nei confronti delle Autorità somale, alle quali è stato da parte italiana richiesto il massimo impegno affinché i nostri connazionali potessero tornare sani e salvi a casa. «Questo caso - ha aggiunto Terzi - conferma ulteriormente la gravità della minaccia alla sicurezza rappresentata dal fenomeno della pirateria su cui l'Italia è impegnata per favorire la massima attenzione ed un sempre maggiore coordinamento nell'azione di contrasto da parte della comunità internazionale, sia sul piano bilaterale che attraverso i principali fori multilaterali, come avvenuto più di recente anche in ambito G8 e nel Consiglio Nato-Russia dove proprio l'Italia ha posto con enfasi la questione nell'agenda delle consultazioni tra gli alleati». «Finalmente l'equipaggio della “'Enrico Ievoli”, dopo quattro mesi nelle mani dei pirati, è stato liberato». È quanto si legge in una nota del presidente del Copasir, Massimo D'Alema. «Esprimo soddisfazione, a nome di tutto il Comitato per la sicurezza della Repubblica- aggiunge- per l'azione intrapresa per il rilascio della nave italiana. Ai 18 membri dell'equipaggio, tra cui, oltre ai nostri 6 connazionali, ci sono 5 ucraini e 7 indiani, e ai loro familiari, le mie felicitazioni». PRIME PAROLE «Stiamo molto bene, è tutto sotto controllo. L'equipaggio sta benissimo». Queste le prime parole del comandante della «Enrico Ievoli», Agostino Musumeci, riferite dall'armatore Domenico Ievoli. «La nave è già partita dalle coste della Somalia e a bordo ci sono i militari italiani», ha aggiunto l'armatore. A bordo della Ievoli, sottolinea in una nota la Marina, è salito un team composto da personale del reggimento San Marco, per la messa in sicurezza del mercantile. Il team di protezione La petroliera “Enrico Ievoli” sequestrata al largo dell'Oman il 27 dicembre dell'anno scorso L'equipaggio della “Enrico Ievoli” è stato liberato ieri dopo 118 giorni nelle mani dei pirati somali. La petroliera scortata dalla fregata “Scirocco”. Stanno bene i 6 italiani, tra cui il comandante, 7 indiani e 5 ucraini. UMBERTO DE GIOVANNANGELI www.unita.it La petroliera Ievoli in viaggio verso casa «Stiamo tutti bene» ROMA p Fine di un incubo Liberi i 6 italiani dell'equipaggio, incluso il comandante Agostino Musumeci p Il sequestro ad opera dei pirati somali avvenuto lo scorso 27 dicembre al largo dell'Oman Mondo32 MARTEDÌ24 APRILE2012
N onostante la sicurezzaostentata da NicolasSarkozy, sono pochi inFrancia quelli che cre-dono ancora alla possibilità di una rimonta. Il presidente è ora isolato, non ha né margini di manovra, né riserve di voto. Oltre allo choc per il clamoroso risultato dell'estrema destra di Marine Le Pen, da Le Monde a Libé, quasi tutti gli editorialisti francesi sono concordi nel considerare il voto di ieri come «un ceffone per Sarkozy» da cui difficilmente potrà riprendersi. L'antisarkozismo ha infatti gonfiato il campo della gauche e quello dell'estrema destra. Tentare di vincere al ballottaggio del 6 maggio senza alleati sembra ai più un'impresa poco credibile. Un ultimo tentativo disperato non solo di provare a strappare un'elezione che si allontana, ma soprattutto di salvare i mobili della casa gollista che prende fuoco poco a poco con l'avanzata della del Fronte nazionale. La terza posizione di Marine Le Pen al primo turno, e per di più con uno score storico, segna infatti la fine sempre più prossima del sarkozismo. Il Nouvel Observateur spiega «perché Le Pen farà perdere Sarkozy». Se tra due settimane Hollande entrerà all'Eliseo, le destre fin qui contenute nel perimetro dell'Ump esploderanno e Marine giocherà un ruolo centrale nella ricomposizione. È l'obiettivo che la presidentessa del Fronte persegue da quando ha preso le redini del partito dalle mani del padre, l'anno scorso. Con il 18% dei suffragi raccolti sull'onda dell'antisarkozismo Marine si vuole ormai «capo dell'opposizione». Tra i due turni non cederà nulla al suo rivale a destra. Fuori discussione che scenda a patti con Sarkozy. «La battaglia è solo iniziata», ha detto, alludendo alla prossima scadenza, le legislative di giugno. Marine Le Pen non darà indicazioni di voto né per il presidente uscente, né per Hollande, ma è chiaro che è per la vittoria di quest'ultimo che incrocerà le dita. Il 18% dell'elettorato del Fronte, dicono i sondaggi, si riporterà sul candidato socialista, ma sono in molti tra i dirigenti dell'Fn che opteranno per un voto strategico contro Sarkozy. La vera vittoria cui puntano è di portare finalmente il Fronte in Parlamento. Sull'onda del risultato delle presidenziali, alle legislative i frontisti contano di arrivare al secondo turno in un centinaio di circoscrizioni. Non concedendo nessuna desistenza all'Ump, prevedono ormai di riuscire a portare all'Assemblea una quindicina di deputati propri (quanto basta per costituire un gruppo) più di attrarre qualche pezzo della maggioranza presidenziale. Del resto è la stessapolitica condotta da Sarkozy ad averli messi nelle condizioni di ribaltare il rapporto di forza a loro vantaggio. Nel rischioso patto con il diavolo che Sarkozy aveva sottoscritto nel 2007 con l'elettorato del Fronte, e che ha reiterato nel 2012, è il diavolo ad aver vinto. Le Pen e non Sarkò. Cinque anni fa il capolavoro politico del presidente era infatti consistito nell'eliminazione sistematica di tutti i suoi avversari interni per riunificare le anime della destra dietro la sua leadership. Seguendo le consegne del suo uomo dell'ombra, Patrick Buisson, era poi partito a caccia sulle terre del Fronte con i temi dell'immigrazione, della patria e del potere d'acquisto. Jean-Marie Le Pen si fermò allora al 10% dei suffragi al primo turno, mentre Sarkozy portato all'Eliseo sull'onda dell'entusiasmo si vantava di aver liquidato la questione Fronte nazionale. Era l'apogeo del sarkozismo. Invece il presidente aveva aperto una breccia nel muro che la destra repubblicana aveva storicamente opposto a quella xenofoba. Assumendo i temi populisti del Fronte li ha normalizzati e sdoganati. E quando dopo cinque anni di impegni non mantenuti si è ripresentato all'elettorato con le stesse promesse, questo ha preferito tornare da dove era venuto. Portandosi dietro anche qualche elettore della destra tradizionale. Ecco perché sempre per Le Monde, sia il primo che il secondo turno delle presidenziali sono, de facto, «due referendum anti-Sarkozy». Col populismo si vincono le elezioni, ma difficilmente si governa. Domenica Sarkozy ha pagato il conto e ora sembra voler sperare di recuperare in due settimane con un'ulteriore accelerazione a destra tutta. Mélenchon, dei verdi e dei candidati minori, un pacchetto di circa il 15%. E c'è già qualche annuncio a suo favore dei centristi di Bayrou, che però si riserva di esprimersi. Sarkozy al contrario deve ancora conquistarselo il voto lepenista. Marine Le Pen sembrerebbe orientata a non dare nessuna indicazione, anche se il Front National ha annunciato una decisione per il 1˚ maggio. Sarkozy ha già prenotato questa data, con l'intenzione di scippare a Hollande la piazza della festa del lavoro, riconvertita in «festa del vero lavoro, di quelli che lavorano duro, che soffrono e non vogliono più che quando non si lavora si possa guadagnare più di quando si lavora». Hollande replica già presidenziale: «Non farò mai una festa degli uni contro gli altri». Il retroscena LUCA SEBASTIANI Foto Ap Il presidente: «Frontiere blindate» «L'Eliseo è perduto» Il Paese volta le spalle all'ex seduttore Isolato, quasi senza alleati, difficilmente troverà una sponda nel Front National. «Le Monde» non ha dubbi: anche il secondo turno sarà un referendum contro il presidente Nicolas a caccia dei voti di Le Pen: «Se la Ue non difende i confini dai flussi degli immigrati è finita» PARIGI I giovani preferiscono Hollande, le donne Sarkozy: è il risultato di due sondaggi degli istituti Ipsos e Tns/Sofres . Al primo turno dell'elezione presidenziale secondo Ipsos il 28% dei francesi under 35 ha votato per il socialista e solo il 21% per il presidente uscente che invece ha convinto il 43% degli over 65 (solo il 23% dei “senior” ha invece votato Hollande). MarineLePen haaccolto i favori del 20% giovani e dell'11% di chi ha più di 65 anni. PerTns/Sofresil31%delledonnehavotato per Sarkò, contro il 28% per Hollande cheha però convintoil 29%degli uomini. Sondaggi: i giovani preferiscono il leader del Ps IL CASO Il governo e l'orario delle urne Il governo francese ha annunciato che non seguirà la raccomandazione della commissionedicontrollodellacampagnapresidenzialedichiuderetutti iseggialle20nelsecondo turno del 6 maggio per evitare fughe di notizie prima dell'ora stabilita per legge. «Non si cambianoleregoledelgiocoinunastessaelezione»,hadettoall'Afp ilministerodell'Interno. 5 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
GIANCARLO LIVIANO D'ARCANGELO ROMA IL PAESE DOVE I POETI SONO STAR S i annida, nel suo viso,una particolare grazia,quella tipica di uominiche devono molto allaricchezza profonda del-la loro vita interiore, perché essa si manifesta nei tratti somatici sotto forma di sorrisi luminosi. Carlo Bordini è un poeta anche nei lineamenti, nelle pose e nelle movenze. Alfonso Berardinelli lo annovera tra i più importanti poeti italiani viventi, ed Enzo Siciliano, scopritore di talenti, restò fulminato dai suoi versi già ai tempi degli esordi, a metà negli anni 70. Oggi, Carlo Bordini è tra i poeti italiani più ricercati all'estero, e specie in Sud America, dove la poesia di alto livello è parte integrante del quotidiano, cultura pop, modo di comunicare. E racconta perché, da quelle parti, i poeti sono amati come rock star. Carlo Bordini è stato a Festival di poesia a Lima, Bogotá, Medellin, per far conoscere la sua opera. Che ambiente ha trovato? «Sono tornato da poco da Lima, dove ho partecipato I Festival Internazionale di Poesia di quella città. Ci sono andato insieme a Martha Canfield, poetessa ormai italiana da anni ma uruguayana di origine, che insegna letteratura ispanoamericana all'università di Firenze. Ho trovato un ambiente simpatico, solidale e poco narcisista. In Perù, come in genere in America Latina, i poeti sono molto amati, e quindi non hanno un'impellente necessità di amare si stessi. Se in Europa, o almeno in Italia, i poeti assomigliano a volte a gatti randagi in cerca di affetto, che nessuno vuole, in America Latina assomigliano a gattoni soddisfatti del loro stile di vita. E quindi, tra l'altro, sono anche più interessati a conoscere gli altri, a occuparsi degli altri. Per me questo viaggio è stato come un sogno. Devo ringraziare Renato Sandoval che ha organizzato questo Festival tra mille difficoltà materiali, coadiuvato da una serie di magnifici giovani entusiasti. Una delle cose che mi ha più colpito è il fatto che l'America Latina rappresenta un'unica, e grande, e compatta realtà culturale. La rivista Fórnix, che raccoglie i testi di tutti i poeti del Festival, circa 80, e che ovviamente è peruviana, è stata diffusa in rete dalla rivista messicana La Otra». Cosa vuol dire per un poeta potersi esprimere dove esiste un movimento sensibile? «È quasi irreale. Fare una passeggiata in un parco e incontrare un tipo che ti dice: ma lei non è quel poeta italiano che ieri ha letto una poesia su Trotsky? Potrei avere il testo? Oppure incontrare, in una lettura di poesie, una ragazzina di quindici-sedici anni che ti chiede di mettere una firma sotto il testo di una tua poesia, perché quel testo l'ha "incantata", ti dà l'idea di un popolo che ama immensamente la poesia. E questo non è successo solo a me, succedeva a tutti. Una ragazza, mentre Martha Canfield presentava un libro, ha scritto un acrostico su di lei e glielo ha regalato... L'apertura del Festival si è svolta in uno stadio. Migliaia di persone hanno ascoltato poesia e musica, e quando l'ultimo poeta ha letto l'ultima poesia, il pubblico gridava: "Otro - otro". (Cioè, ancora, un'altra, perché in spagnolo la poesia, poema, è maschile)...» Di recente, sulle pagine del «Corriere della Sera», la poesia è tornata anche in Italia argomento di discussione. Da un lato il richiamo a una poesia che non rinunci a essere comunicativa, dall'altro l'eredità della neoavanguardia e il gusto per lo sperimentalismo, magari criptico. Lei dove si colloca? «Penso che si può essere buoni poeti sia facendo una poesia comunicativa sia facendo una poesia sperimentale. Nel volume Poeti degli Anni Zero, che è all'origine della polemica, ci sono degli ottimi poeti di entrambe le tendenze. Io personalmente, pur non trascurando aspetti sperimentali nella mia poesia, sono sempre alla ricerca di una poesia comunicativa. E quindi mi sento molto vicino alla poesia latinoamericana, che del resto è ricca di grandissime personalità. In particolare sono rimasto molto impressionato dalla poesia del poeta brasiliano Lêdo Ivo, che è considerato uno dei più grandi poeti latinoamericani viventi. Il suo Valzer Funebre per Ermengarda è un poesia di una semplicità e di una forza enorme, plastica. Perché in Italia la poesia ha smesso di essere parte integrante della vita culturale della maggioranza, nonostante la florida tradizione? «È difficile rispondere a questa domanda. La poesia in Italia è stata popolare per tutto l'800 e nella prima metà del 900. Per non parlare dei secoli passati: il poeta più popolare e amato in Italia è stato Torquato Tasso. Non è facile capire perché la poesia in Italia, a partire dal dopoguerra e soprattutto degli anni 60, pur avendo altissime personalità, si sia ripiegata su se stessa. Io azzardo un'ipotesi: abbiamo perso la nostra identità. Ci siamo tutti americanizzati». Il suo lavoro poetico è raccolto in un'antologia dal titolo «I costruttori di vulcani», edizioni Sossella, pubblicato nel 2010. Esiste un unico filo conduttore, un'unica ossessione ordinatrice? «Ho cercato di ordinare la mia poesia in un montaggio che costituisse un unico poema drammatico». L'autore de «I costruttori di Vulcani» racconta la sua esperienza in America Latina dove i versi sono molto amati. «In Italia una volta era lo stesso ma poi abbiamo perso l'identità, ci siamo omologati agli Usa» www.unita.it Un graffito sui muri di Medellin Intervista a Carlo Bordini Culture 41MARTEDÌ24 APRILE2012
Il velo sui capelli neri con qualche filo bianco, tra le mani stringeva l'immagine di un ragazzo giovanissimo, ingrandita da una carta d'identità: così Mahrzia El Rawati si è presentata a Giorgio Napolitano nel corridoio della Grande Moschea di Roma dove ieri il presidente è andato in visita. La donna è la madre di un giovane tunisino arrivato con un barcone in Italia e di cui si sono perse le tracce. Quando il presidente sta per andarsene lo ferma e, tra le lacrime, gli chiede in francese «Mi aiuti a ritrovare mio figlio». La scorta di Napolitano per un attimo si allarma, ma lui ascolta la donna e prende il foglio ed un cd che gli porge. «Non pianga», le dice in francese, guardandola negli occhi. La donna viene fatta allontanare, ma appare soddisfatta: «Ho chiesto a Napolitano di aiutarmi, sono sicura che lo farà». E racconta la storia di Mohammad Rawati, scappato dalla Tunisia sconvolta dalla «primavera araba», «emigrato» in Italia per cercare lavoro, ma di cui non si sa più nulla («lo ho visto al Tg5»), se non che sarebbe arrivato a Lampedusa l'11 marzo del 2011 e poi, forse, «trasferito alla prigione di Trapani». Forse il Cie della contrada Milo. A ricevere Napolitano nel Centro islamico culturale c'erano gli alti rappresentanti della comunità islamica italiana, gente comune e i ministri Anna Maria Cancellieri e Andrea Riccardi. Quest'ultimo ha ricordato gli anni '70, quando fu deciso di realizzare la moschea romana progettata da Paolo Portoghesi: «Tempi e mentalità sono tanto, tanto cambiati», sottolinea il ministro. Dalla posa della prima pietra da parte di Sandro Pertini nell'84, alla visita di Oscar Luigi Scalfaro nell'97, in un continuum ideale fino alla presenza di Napolitano ieri. Riccardi parla della moschea come «modello di integrazione tra culture e religioni» che avviene «nelle differenze», e se qualcuno «aveva previsto dopo l'11 settembre lo scontro tra Occidente e Islam: dieci anni dopo la primavera araba ha disegnato un nuovo scenario; le ragioni della convivenza sono più forti». Napolitano si è «riconosciuto pienamente» nel discorso di Riccardi e lo riprende: «Poniamo grande attenzione ai nuovi governi che si formano nei paesi della Primavera araba, come quello tunisino», conferma la volontà di «dare sviluppo con atti concreti a queste iniziative», per rafforzare i rapporti tra le due sponde del Mediterraneo», tra cui la prossima visita in Tunisia. Di «dialogo» e integrazione parlano sia l'Imam Al'a al-Din Muhammad Ismàil al Ghobashi, che il presidente del centro islamico, Mohammad al Gramdi che loda la «tolleranza» italiana ma spera di ricevere il sostegno e le agevolazioni concesse ad altre religioni e culture». di scommettere che il totale sarebbe assai superiore al 2,al 4 e anche all'8 per cento. Questo non significa, naturalmente, che in Italia non ci sia una gigantesca crisi di legittimazione della politica e delle istituzioni democratiche, un fatto che è davanti agli occhi (e alle orecchie) di tutti. Ed è un fatto non meno evidente che ad alimentare la tendenza alla condanna generica, senza distinzioni, sia stata la scelta di formare un governo sostenuto dalle forze principali del centrodestra e del centrosinistra. Appare pertanto degno di nota che a guidare questa campagna siano proprio quei quotidiani che più hanno spinto per la formazione di un governo tecnico, e proprio con l'argomento della crescente delegittimazione della politica e dei partiti. Quale che sia il giudizio su genesi e operato del governo Monti, questo gioco delle tre carte non può essere accettato. Il governo tecnico non è nato dal fallimento della politica, ma dal fallimento della politica della destra. Non sono stati i partiti a portare l'Italia sull'orlo della bancarotta, ma Pdl e Lega. Se oggi siamo nelle condizioni in cui siamo, non è per colpa dei politici in generale, ma di alcuni politici in particolare: Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, con tutti i loro alleati e sostenitori. Il tentativo del partito berlusconiano di ripresentarsi ancora una volta come il nuovo che avanza, dopo l'ennesima operazione di chirurgia plastica, punta esplicitamente a raccogliere i frutti di questa campagna contro la politica, magari in alleanza con un altro imprenditore dai molteplici interessi (anche nella comunicazione) come Luca di Montezemolo. L'annunciata intenzione di rinunciare ai fondi pubblici per il nuovo partito-movimento rende l'operazione ancora più spudorata: il partito del miliardario, principale responsabile della crisi e prima ancora del discredito della politica italiana (in patria e all'estero), che si propone come paladino della campagna per la moralizzazione della politica. L'unico sondaggio affidabile sulla fiducia dei cittadini nei partiti è l'affluenza al voto. I sostenitori del sistema americano, incentrato sui finanziamenti privati, dovrebbero riflettere sul fatto che negli Stati Uniti le forze e gli intellettuali radicali, che contestano i partiti in generale, li accusano proprio di questo: di essere tutti ugualmente schiavi delle grandi corporation, si tratti dell'industria farmaceutica o di quella delle armi, dei giganti del petrolio o della finanza. Fatto sta che negli Stati Uniti quando i cittadini che si recano alle urne raggiungono il 65 per cento si parla di record storico. In Italia, alle ultime elezioni, l'affluenza è stata dell'80 per cento, proprio come in Francia. VIRGINIA LORI Foto di Alessandro Di Meo/Ansa Napolitano abbraccia la madre del tunisino scomparso in Italia Il presidente Napolitano in visita alla Moschea di Roma. Qui una donna tunisina gli ha chiesto aiuto per trovare il figlio emigrato in Italia e scomparso. Il ministro Riccardi: «Convivenza più forte dopo la primavera araba». ROMA Napolitano con l'ambasciatore saudita e il segretario generale del centro islamico «Grillo come Bossi e il Cav» Il comico Beppe Grillo è «un capopopolo, come Silvio Berlusconi e Umberto Bossi all'inizio degli anni 90». Lo afferma Massimo D'Alema, a Genova per un comizio del Pd. «Occorre restituire dignità alla politica, non attraverso nuove invenzioni, non attraverso nuovi capipopolo come Beppe Grillo». 17 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
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Spagna e anche dall'impressione che l'alto livello della pressione fiscale sia destinato a perdurare in ragione della difficoltà strutturale di andare oltre l'attuale compressione della spesa pubblica». Così il presidente sposta il focus dal pareggio di bilancio alla necessità di creare sviluppo. Anche per Rossi le tensioni sui mercati non sono finite. Per questo si deve «perseverare nel risanamento » e «avanzare nelle riforme a sostegno della crescita». I PILASTRI Ma dei due pilastri finora se n'è visto solo uno (il risanamento), che peraltro rischia di essere vanificato proprio per l'assenza dell'altro. L'esecutivo si ritrova in questo imbuto, mentre cresce la pressione sui tagli di spesa per finanziare lo sviluppo. Indiscrezioni peraltro non confermate - parlano di tensioni tra i ministri proprio sul fronte dei tagli. Per smentire queste voci Anna Maria Cancellieri ha annunciato ieri sul Corsera il piano di riduzione del 10% del personale del suo ministero, utilizzando prepensionamenti. Una formula che ha provocato la reazione di tutte le sigle sindacali e del Pd che con Rosy Bindi ha definito «parole in libertà» quelle dalla ministra. «Quando hanno approvato la riforma delle pensioni il problema c'era già», commenta Michele Gentile della Cgil. Nel frattempo si attende con ansia la presentazione della «Spending review» (la revisione delle spese) che il ministro Piero Giarda sta preparando. E sui giornali piovono cifre più disparate: da 20-25 miliardi di risparmi (cifra assolutamente priva di fondamento), ai 13 miliardi di qui al 2013, che altro non è che il taglio di spesa previsto dalle manovre Tremonti e Monti. La «Spending review» non indicherà nuovi tagli, ma renderà credibili quelli già scontati in manovra. I margini per nuove risorse sono strettissimi. Dal 2008 a oggi sono stati previsti tagli alla spesa pubblica per 93 miliardi: una montagna di soldi che devono essere sottratti a ministeri, Sanità e enti locali. Ci si riuscirà senza affondare la lama anche nei bisogni vitali delle famiglie? Sul tavolo della razionalizzazione delle spese sono già comparse cifre gigantesche. Nelle Province già «ballano» circa 53mila dipendenti, al ministero dell'Interno altri 10mila (stando a Cancellieri), mentre la Difesa ha appena annunciato la riduzione di 40mila militari, che saranno «sostituiti» da armamenti tecnologicamente più innovativi. Non è scontato che il risultato sia un risparmio di spesa, visto che un aereo di ultima generazione costa molto più di un soldato semplice. Ma tant'è: si invocano tagli-tagli-tagli. Solo sul personale, non sulle armi o sulle consulenze d'oro ( 1,2 miliardi l'anno). Francesca Izzo Ha deciso di non rimanere una rete senza radici e senza fisionomia, pronta solo a mobilitarsi per campagne. Ha scelto di affrontare la faticosa ed oscura via della costruzione di un movimento presente con comitati in tutt'Italia e dotato di un minimo di regole democratiche. La sclerosi, la chiusura autoreferenziale dei partiti, anche di quelli critici verso lo stato di cose esistente, sono frutto anche di una società civile disorganizzata, preda dello spontaneismo della rete e dei trascinamenti carismatici. Fin dall'inizio al centro della nostra inedita esperienza c'è stato il legame strettissimo che abbiamo colto tra le donne e l'Italia, il destino delle une che sempre più svelava quello dell'altra. Questa è stata la nostra lettura della crisi politica, economica e morale dell'Italia e il nostro giudizio sulla pochezza delle classi dirigenti di questo paese. Avevano lasciato calpestare senza una adeguata reazione la dignità delle donne italiane anche perché lasciavano intere generazioni di donne, anche con elevata formazione e qualifiche, fuori dal mercato del lavoro, fuori dai circuiti economici e politici, scaricando nello stesso tempo su tutte le donne il peso della cura di bambini, anziani, malati, mariti o partner. Abbiamo accolto il governo Monti, tenendo ben presente questo intreccio: abbiamo registrato infatti che per la prima volta compariva nei discorsi programmatici di un presidente del Consiglio e di suoi ministri la questione delle donne come questione nazionale, decisiva per lo sviluppo del Paese. Sembrava, sotto l'urto di una crisi non contingente, che finalmente le classi dirigenti italiane avessero compreso il significato del le richieste avanzate dalle donne riguardo al lavoro, alla maternità, ai servizi, a un welfare a loro misura, oltre che ovviamente alla presenza paritaria nelle istituzioni, al rispetto e valore della loro identità in tutte le forme di rappresentazione. Sembrava avessero compreso che l'accesso delle donne alla cittadinanza piena è vitale per arrestare la spirale regressiva e invertire la rotta. È in gioco infatti non solo la vita della metà della popolazione ma una diversa regolazione dei rapporti tra Stato, impresa e famiglie, poiché le donne sono il tramite essenziale tra produzione e riproduzione, mercato e lavoro di cura. E sulla base di questa premessa Se non ora quando è sceso di nuovo in piazza l'11 dicembre dello scorso anno. Invece le donne sono scomparse dall'orizzonte del governo come dall'insieme del discorso pubblico, politico e mediatico. Questo, a mio parere, costituisce uno dei tratti più inquietanti e gravi della crisi in cui siamo immersi, perché se si sostiene che le donne sono il volano per avviare l'uscita dalla crisi e poi non solo non succede nulla ma si aggravano le condizioni di vita delle medesime donne (vedi allungamento dell'età pensionabile unito alla riduzione e restringimento dei servizi alle famiglie) questo vuol dire, non solo che la crisi è gravissima, ma che nessuno sa come uscirne. Che fare allora? Esprimo opinioni del tutto personali ma credo ci sia soltanto una risposta: accrescere il grado di responsabilità politica che tocca alle donne sostenere, tanto più in presenza di una crisi di legittimazione pesantissima degli istituti democratici. Le prossime elezioni del 2013 saranno un banco di prova per dimostrare capacità di coesione di coerenza e di forza. Per questo non mi convincono gli inviti alla formazioni di liste di donne sponsorizzate o sostenute dai movimenti, a cominciare da Se non ora quando. Si introdurrebbe un ulteriore elemento di frantumazione e si alimenterebbero rotture e competizioni tra chi sceglie le liste e chi si candida con i partiti, mentre una delle caratteristiche, anche questa non tradizionale di Se non ora quando, è stata tenere insieme, non solo donne di orientamenti culturali e politici differenti, ma anche appartenenti a partiti e non. Piuttosto, sono propensa ad attivare una fortissima campagna di pressione su tutti i partiti, anche attraverso interventi legislativi (come si sta facendo), perché aprano le loro liste ad una massiccia presenza di donne che tra l'altro costituisce il modo più rapido ed efficace per rinnovarli e in larga misura moralizzarli (non perché le donne siano portatrici di per sé di maggiore senso etico, ma perché un loro cospicuo ingresso spezzerebbe consolidate catene di interessi, legami, anche leciti, tra affari e politica). Non è sicuro, si dice e con qualche fondamento guardando alle esperienze del recente passato, che le elette si impegnino per davvero a sostenere politiche di genere. Ma una presenza quantitativamente rilevante cambia la qualità: è già di per sé una assicurazione. Quanto a un'istanza altra rispetto ai vertici dei partiti, «un comitato di sagge…fatto di madri e figlie della patria» di cui parla Mariella Gramaglia, nel suo intervento su la Stampa di ieri, che eserciti una specie di controllo preventivo e ponga il “bollino blu” sulle candidature, è un'idea che rischia di creare più problemi di quanti cerchi di risolverne. L'esperienza insegna che c'è sempre una donna più donna di te, più femminista di te pronta a farti l'analisi della purezza del sangue. Piuttosto si dovrebbe arrivare a stilare una sorta di programma comune, almeno per alcuni aspetti, a donne di tutti gli schieramenti, e a trovare forme e modi per far emergere nel modo più limpido e trasparente possibile le disponibilità a impegnarsi nella vita pubblica, a far emergere le candidature femminili. E soprattutto occorre una pressione forte e concentrica su tutti i partiti. Il gettito che entrerà nelle casse dello Stato grazie alla lotta all'evasione fiscale e alle recenti tasse deve essere destinato alla «riduzione del prelievo sui redditi e, in particolare, alla riduzione del costo del lavoro». A chiederlo il Cnel in un'audizione alla Camera sul Def. p SEGUE DALLA PRIMA IL COMMENTO I PARTITI ASCOLTINO LA VOCE DELLE DONNE Cnel: abbassare il prelievo 13 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
P er quanto riguarda la ri-costruzione storica deimovimenti sociali, poli-tici e culturali degli an-ni Sessanta, specie inItalia siamo stati abituati a confrontarci spesso con una trattazione memorialistica, molto personale, talvolta persino accorata dal punto di vista emotivo, che nella scelta di privilegiare l'esperienza vissuta, inevitabilmente si è allontanata da una visione più ampia che potesse avere anche una autorevolezza scientifica, fondata sullo studio delle fonti. Questo difetto congenito di gran parte della pubblicistica recente sicuramente non riguarda I lunghi anni Sessanta - Movimenti sociali e cultura politica negli Stati Uniti, nuovo lavoro di Bruno Cartosio (professore di Storia dell'America del Nord all'università di Bergamo), edito da Feltrinelli (pagine 398, euro 25). DA MARTIN LUTHER KING... Già dal titolo si intuisce la tesi principale del saggio, ovvero che i «Meravigliosi anni Sessanta» iniziarono prima e finirono dopo del loro naturale svolgimento, furono il risultato di lotte già in incubazione nel decennio precedente e sfociarono nella dogmatismo esacerbato e funereo del decennio successivo. Consapevole della portata storica delle trasformazioni avvenute, Cartosio preferisce non seguire uno sviluppo cronologico ma divide la trattazione secondo quattro più importanti aree tematiche: la lotta antisegregazionista e i movimenti rivoluzionari afroamericani, la Nuova Sinistra, la controcultura e le esperienze politiche underground e infine i movimenti femministi, senza dimenticare di dedicare un capitolo alle sciagurate strategie di repressione del Fbi e della Cia. Ne risulta un lavoro vasto e approfondito, lontano dalla facile retorica legata al periodo e da ogni tentazione iconografica. ...A MALCOLM X Probabilmente oggi non staremmo ad ascoltare il rassicurante timbro oratorio del presidente Barak Obama se alla metà degli anni Cinquanta a Montgomery in Alabama - nel profondo Sud rurale, agricolo e razzista degli Stati Uniti - poche centinaia di studenti afroamericani (seguendo l'esempio della leggendaria Rosa Parks, lavoratrice nera che si rifiutò di lasciare il suo posto sull'autobus destinato ai passeggeri bianchi) non fossero stati protagonisti di una lunga serie di boicottaggi ai locali pubblici che ancora attuavano il segregazionismo. Da quell'embrione di lotte spontanee nacque poi il Movimento dei diritti civili di Martin Luther King che tanto influenzò la vita politico culturale del paese. Cartosio ricostruisce tutte le fasi della crescita del movimento afroamericano, ponendo l'accento fra il diverso retroterra economico e culturale dei diversi gruppi, comunque avviati verso una progressiva politicizzazione che durante gli anni Sessanta vedrà emergere la personalità politica di Malcolm X (assassinato nel 1965) e la nascita del «Black Power» e delle Pantere Nere. Questi eroici esempi di lotta influenzarono non poco tutta l'area della sinistra democratica bianca, perlopiù di origine piccolo e medio borghese, desertificata a livello organizzativo dopo gli anni oscuri del maccartismo. E qua l'analisi di Cartosio diventa assai stimolante, mostrando le incongruenze e le debolezze di un Movimento troppo spesso sopravvalutato nelle sue derive spettacolari, sottolineate fino allo sfinimento da una ormai ALESSANDRO BERTANTE MILANO I MAGNIFICI 60 CHE HANNO CAMBIATO IL MONDO www.unita.it Da Bruno Cartosio una ricostruzione storica dei movimenti sociali, politici e culturali di quegli anni attenta alle fonti: dalle lotte per i diritti umani e civili al femminismo, un percorso che è durato fino ai nostri giorni Culture36 MARTEDÌ24 APRILE2012
Undici Daspo, due giornate a porte chiuse e una inchiesta della Federcalcio. È il primo bilancio della giornata nerissima di domenica, quando lo stadio Marassi, il pubblico della partita fra i padroni di casa e il Siena e l'intero club genoano sono stati di fatto ostaggio per quasi un'ora di un gruppo di tifosi in grado di umiliare una città e i propri “beniamini”. Un bilancio provvisorio, però, perché i primi provvedimenti firmati ieri in Questura sono soltanto l'inizio e il lavoro della Digos genovese è soltanto all'inizio. «Questi provvedimenti colpiscono persone a noi già note che abbiamo riconosciuto dai filmati - ha spiegato il capo dell'ufficio di gabinetto, Sebastiano Salvo - Nelle prossime ore procederemo con l'identificazione delle altre persone che hanno preso parte ai disordini e che non sono già noti ai nostri uffici. Anche loro saranno colpiti da analoghi provvedimenti». Ossia cinque anni di divieto di accesso allo stadio, obbligo di firma e denuncia penale. «Stiamo esaminando i filmati - ha proseguito il questore Massimo Maria Mazza Le persone che hanno invaso i distinti sono circa 200, ma non tutti hanno avuto comportamenti perseguibili. Terremo lontano a lungo dagli stadi tutti i tifosi che hanno obbligato l'arbitro a sospendere la partita e costretto i giocatori a togliersi le maglie», ha proseguito il questore confermando che i Daspo di ieri sono soltanto l'inizio. «Prima di domani, quando il Genoa giocherà contro il Milan - ha promesso - tutte le posizioni dei tifosi saranno vagliate e formulate le denunce». «SITUAZIONE SENZA PRECEDENTI» Nel frattempo, è la giustizia sportiva a emettere la prima sentenza. Ed è una sentenza che chiude i cancelli dello stadio Ferraris fino alla fine della stagione: porte chiuse per due partite, quelle contro Cagliari e Palermo, e squadra costretta giocarsi nel silenzio di uno stadio vuoto le possibilità di salvezza. Il giudice sportivo nel motivare la decisione ha premesso che si evince che i «deprecabili» fatti di domenica hanno visto protagonisti «circa trecento sostenitori (o sedicenti tali) del Genoa» che dalla gradinata nord si sono introdotti nel settore distinti, sfondando le porte di separazione, «vanificando con la violenza l'intervento degli steward, e dando così inizio ad una clamorosa contestazione» mentre sul campo piovevano fumogeni, petardi ed oggetti di ogni tipo. Nel frattempo, ha ricostruito il giudice sportivo Giampaolo Tosel, alcuni ultras si «raggruppavano sopra l'ingresso che adduce negli spogliatoi ed altri si ponevano a cavalcioni delle reti di recinzione, inveendo contro i “propri” calciatori, ritenuti “rei” dell'andamento negativo della gara, e pretendendo l'umiliante consegna delle maglie indossate». Una situazione che «non ha precedenti nella ultrasecolare storia del calcio italiano». Due giornate di squalifica allora in considerazione della «particolare gravità di quanto accaduto e della concreta possibilità che nel corso delle residuali gare di questo campionato da disputarsi nello stadio genoano si ricrei un intollerabile clima di violenza». Ieri, intanto, il Genoa è arrivato a Milano dove resterà in ritiro fino alla partita di domani contro il Milan. Bocche cucite e volti tirati, l'unico a parlare è stato il presidente Enrico Preziosi. «Le maglie tolte? - ha spiegato - Bisogna capire il contesto di disperazione e anche un po' di paura. Io ho pensato che volessero le maglie per “ricordare” l'evento, anche se negativo, per poi ricominciare la partita con un'altra maglia, magari bianca. Ma nessuno ha consigliato di togliersi le magliette. Se fossero stati il segno per poter proseguire, e non un segno di umiliazione, avremmo anche potuto farlo». «Mi sembra che quella di domenica fosse una protesta già preparata - è il dubbio di Preziosi - nessuno si sposta dalla gradinata ai distinti tranquillamente aprendo un cancello. Abbiamo toccato il fondo». L a Procura Federale della Fi-gc ha aperto un'inchiestasui giocatori e sui dirigentidel Genoa in merito a quanto accaduto durante la partita tra i rossobù e il Siena, domenica pomeriggio allo stadio Marassi. Saranno valutati i comportamenti dei calciatori, che per molti minuti sono rimasti in balìa degli ultrà, e che poi si sono tolti le maglie, per accontentare l'assurda richiesta dei tifosi. Verrà anche indagato il ruolo del presidenMA. SO. Foto di Samantha Zucchi/Ansa PINO STOPPON Palla prigioniera Genova, follia ultrà Due turni allo stadio e 11 daspo ai tifosi Lo stadio squalificato per due turni e undici daspo per altrettanti tifosi. Sono questi i primi provvedimenti presi il giorno dopo la partita Genoa-Siena che ha visto gli ultrà della squadra di casa bloccare la partita. p La polizia: «Colpite persone già note». A breve altri provvedimenti p Il presidente Preziosi: «Toccato il fondo, la protesta era preparata» l presidente del Coni, Gianni Petrucci L'accusa ROMA Petrucci: calcio rovinato da esaltati e presidenti Il Coni durissimo: «Punto di non ritorno, e c'è gente condannata che parla di etica...». Figc: un'inchiesta sui tesserati del Genoa ROMA Primo Piano22 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
busta ballata che, nel testo, riflette sugli eccessi del passato e mostra una nuova via per il cambiamento. Vivace e simbolica la copertina, in equilibrio fra demonio e santità, con le tante passioni di Slash (chitarra, serpente, cilindro e donne) in evidenza. «Non ho grosse aspettative per il disco. Ho ripreso esattamente da dove avevo lasciato e oggi sono contento di com'è uscito e di avere una bella band con cui suonare in giro per il mondo. L'abbiamo inciso quasi dal vivo, chiusi in una grande stanza. Per me ne hanno costruita una più piccola all'interno, la "Slash Box", dove potevo suonare live in studio, senza le cuffie, che non sopporto». PARLANDO DI VASCO A proposito di live, Slash si esibirà in Italia il 23 giugno al Gods Of Metal all'Arena Fiera Milano (Rho). «Il mio approccio ai concerti non è cambiato granché: arrivo, attacco la chitarra e suono. Ora penso a portare Apocalyptic Love in tour e divertirmi. Fino a quando potrò collegare la mia Les Paul a un amplificatore Marshall continuerò a fare quello che ho sempre fatto. Perché amo scrivere canzoni, ma il live mi piace di più». E come chitarrista come si sente? «Credo di essere cresciuto molto, soprattutto negli ultimi sette anni. Mi sono aperto ad altri stili e generi, mi sento più sicuro nel controllo dello strumento e riesco a esprimere meglio le emozioni. C'è un filo più diretto fra cuore e dita: il virtuosismo fine a se stesso non m'interessa. Io sono al servizio della musica». Poi ripensa con un sorriso alla collaborazione con Vasco Rossi, per il quale ha suonato in Gioca con me. «Non ci siamo mai incontrati, solo qualche telefonata: eeeehhh, diceva. Ma parlava un buon inglese». Appassionato di cinema, ha una sua casa di produzione, con quattro progetti in ballo. Uno, Nothing To Fear, ai blocchi di partenza: «Ma non scriverò la colonna sonora. Né, tantomeno, reciterò». In coda ci scappa pure una domandina sulle prossime elezioni americane. «In genere non parlo di politica. Ma, stavolta, farò un'eccezione: voterò Obama. Viste le alternative, è inevitabile» . Costanza Quatriglio Le passioni SILVIA BOSCHERO «Ho registrato live in studio, senza le cuffie che non sopporto» La politica «Voterò Obama in America non c'è un'alternativa» L 'esordio solista di Jack Whi-te, il rocker più influente de-gli ultimi anni è un disco co-lorato (sì, già questa è una novità), incredibilmente melodico, pieno di pianoforti, di cori, di falsetti magistrali. E la chitarra sferzante e cupa dei Dead Weather? Le ritmiche serrate e marziali dei White Stripes? Ci sono, ad esempio nel singolo Sixteen saltines, ma nel resto del disco sono accennati, metabolizzati, al servizio di un lavoro caleidoscopico ancor più di quanto lo sono stati fino ad ora quelli con i Raconteurs, un'altra delle sue incarnazioni musicali. Perché Blunderbuss - il fucile con la canna a forma di trombone - è un album molto aperto, vario, femminile, nonostante parli dappertutto del dolore che una donna puo' infliggerti. Si apre col piano Rodhes rilassato di Missing pieces, prosegue con la strepitosa epica progressive di Weep themselves to sleep, va avanti con la title-track, che è una ballad cantata in falsetto che ci riporta ancora una volta al Robert Plant dei «Led Zeppelin» acustici. UN PO' VINTAGE È un disco che suona nuovissimo e vintage allo stesso tempo - lui stesso ha dichiarato: «Poteva esser registrato nel 1973, ho pensato a come scriveva le canzoni Johnny Cash» - è come quando i Rolling Stones si mettevano a rifare il blues, ma 40 anni dopo e con tanta più musica dentro. I pianoforti sono l'anima, al centro di un saloon senza tempo, dove ad offrire da bere è Jack White Terzo: la bella Hypocritical kiss, ma anche I think I should go to sleep e Trash tongue walker con il piano che accelera all'impazzata su un rutilante rock and roll. E poi ci sono le radici, anche esplicite, con la divertente e agitata cover di I'm shakin', brano del bluesman Little Willie John, tutta coretti femminili. Infine la dilatata On and on and on, ancora piano, accenni psichedelici, molto anni 70, dove Jack canta «la gente vuole che io sia sempre lo stesso». Se le cose stanno così, stavolta per «la gente» questo nuovo, favoloso e liberato Jack White (come canta in Freedom at 21), sarà una delusione. Se Jack White è nuovo di zecca Esce oggi il cd d'esordio da solista del celebre rocker ROMA LA REGISTA Una sala cinematografica pubblica negata ai cittadini perché inaugurata e immediatamente chiusa, è di per sé l'emblema della politica ottusa di una città che vuole morire. La morte a Palermo te la porti addosso. È difficile scrollarsela entrando ai Cantieri Culturali alla Zisa, 55mila metri quadri inseriti nel grande complesso delle ex Officine Ducrot. Riconvertito a fini culturali negli anni Novanta, è oggi un insieme di detriti, topi e abbandono. Anzi. Lo era. Fino a qualche mese fa: il comitato I Cantieri che Vogliamo porta avanti da più di un anno moltissime attività volte a riportare l'attenzione pubblica sugli spazi culturali di Palermo e sull'importanza della cultura per la vita dei cittadini. È in questo contesto che il comitato ha intitolato la sala cinematografica al regista Vittorio De Seta, scomparso qualche mese fa, e ieri ha incontrato il Prefetto Luisa Latella, Commissario straordinario del Comune di Palermo, per chiedere che la sala venga immediatamente restituita alla città per diventare un polo di programmazione di qualità secondo logiche alternative a quelle meramente commerciali e di profitto. La settimana di attività previste dal 25 aprile al 2 maggio 2012 sarà dedicata, quindi, alla denuncia dell'inaccettabile situazione della «Vittorio De Seta». Ma c'è di più: negli anni, I Cantieri sono diventati il simbolo di una incongruenza senza pari. Una mancanza di lungimiranza del tutto italiana. Il paradosso dei paradossi è che all'interno ci sia una zona ristrutturata sede del distaccamento del Centro Sperimentale per la Cinematografia, indirizzo documentario e docu-fiction. Ragazzi che arrivano da tutta Italia per studiare cinema e che si ritrovano accanto il Cinema Negato. Anche questo, diciamolo, è fortemente simbolico. Il cinema negato è quello spazio (fisico, nel senso della sala) ma anche mentale, narrativo, emotivo, cittadino, in una parola libero, che da troppi anni si fa fatica a realizzare in Italia. È il cinema che vogliamo, quello capace di colmare il vuoto di narrazione del nostro Paese. Riaprire la sala Vittorio De Seta significa riappropriarsi di uno spazio che è già di tutti, affinché questo diventi realmente comune e partecipato, e, nello stesso tempo, oltrepassi la soglia - direi rompa il catenaccio - e vada oltre le macerie di un paese, il nostro, che da troppi anni si è consolato a forza di bugie. Il cinema non è un luogo astratto ma concreto. È fatto dalle persone. Esattamente un anno fa, a fine aprile, scrivevo su questo giornale chiedendo ai miei colleghi (e ovviamente a me stessa) un'assunzione di responsabilità nei confronti del dibattito culturale del nostro paese. Ora, mi sembra che l'apertura della sala Vittorio De Seta di Palermo non possa più aspettare. Sempre l'anno scorso, insegnando agli studenti del Centro Sperimentale a Palermo, scrivevo: dire che la scuola di cinema sia una cattedrale nel deserto è scontato. Gli studenti sono chiamati a guardarsi intorno, ad ascoltare la realtà, a scegliere un punto di vista. È questo il compito del cineasta. Guardatevi intorno. Una ragazza cerca l'inquadratura, ironizza: sembra la scenografia di «The Road», il romanzo di Cormac McCarthy, mi dice. Io non rispondo, avendo bene a mente la storia del padre e del figlio, unici sopravvissuti all'apocalisse. In un dialogo straziante il bambino chiede al padre: «Tu cosa faresti se io morissi?» Guardo la studentessa e mi dico che c'è e ci sarà sempre un'unica risposta. Dopo la fine c'è e ci sarà sempre un nuovo inizio. IL CINEMA NEGATO A PALERMO: È TEMPO DI RIAPRIRE Morto il tenore Luchetti È morto nella sua casa romana Veriano Luchetti, tenore di fama internazionale e da anni colonna portante di musicaRivafestival. Aveva 73 anni. Nella sua lunga carriera, si era esibito nei teatri di tutto il mondo, dall'Arena di Verona alla Scala, dal Covent Garden di Londra al Metropolitan di New York, diretto dai maestri come Muti, Abbado, Metha e Maazel. 43 MARTEDÌ 24 APRILE 2012
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