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te prive di rischio che i titoli del debito pubblico europeo hanno svolto nel portafoglio degli investitori. Nelle Borse di tutto il mondo si compravano e vendevano azioni e obbligazioni private, sapendo che una parte della ricchezza - quella investita nei bond europei - avrebbe comunque garantito un rendimento modesto ma sicuro. Lo scoppio della crisi e la crescente incertezza sulla solvibilità di molti Paesi ha finito però per accrescere la rischiosità di questi titoli, privando gli operatori di un'importante ancoraggio delle proprie aspettative e generando così il rapido alternarsi di crolli e risalite di questi ultimi mesi. Curare questo male significa restituire innanzitutto credibilità e certezza ai titoli pubblici dell'area euro. Le ricette proposte in tal senso da François Hollande e dai progressisti europei sembrano essere però poco gradite ai mercati, ma visti i precedenti c'è quasi da pensare che sia un segnale positivo. C i si erano messi in due,sette mesi fa, per scriveresul Financial Times che«chi vuole far partedell'Eurozona deve rispettare gli accordi e non può violare sistematicamente le regole». Allora Mark Rutte e Jan Kees de Jager erano i più fedeli alleati del governo tedesco nella battaglia per imporre all'Europa gli obblighi della disciplina di bilancio. Il capo del governo olandese e il suo ministro delle Finanze si spingevano anche oltre Frau Merkel: proponevano infatti la costituzione di un ente superiore di vigilanza sulle finanze dei Paesi dell'euro, una specie di tribunale speciale per gli spendaccioni. Chissà se ripenseranno a tanta passata severità, Rutte e de Jager, ora che il loro governo è andato a fondo proprio perché non è stato in grado di frenare il debito pubblico che, contro le prescrizioni del fiscal compact, invece di scendere è salito al 65,2%: cinque punti oltre la soglia «sanitaria» indicata dal patto, mentre il deficit del 2011 invece di scendere al 3 si è fermato al 4,7%. È proprio l'impossibilità di varare un pacchetto di misure per rientrare in quei criteri che ha messo nei guai i due (ex?) campioni dell'austerità costi quel che costi. E che ora rischia di terremotare la politica olandese. Secondo molti osservatori, dalle elezioni anticipate, che potrebbero tenersi già a fine giugno, potrebbero uscire rafforzati i partiti della sinistra contrari alla austerity policy almeno nei termini imposti dal patto e, sul fronte opposto, il Ppv, la formazione del populista di destra Geert Wilders che vuole sic et simpliciter l'uscita dall'euro e, possibilmente, anche dall'Unione. D'altronde è stato proprio quest'ultimo a provocare formalmente la crisi, ritirando l'appoggio esterno al governo che Rutte, molto incautamente, gli aveva chiesto e ottenuto quando nell'ottobre 2010 era succeduto a Jan Peter Balkenende. Wilders è un tipico esponente della nuova estrema destra europea. È xenofobo, predica la lotta contro l'«islamizzazione dell'Europa». Ha prodotto un film, Fitna, per denunciare le nequizie degli islamici. È contro la globalizzazione e ogni cessione di sovranità nazionale, denuncia l'Ue come la responsabile del malessere sociale che anche in un Paese con un sistema di welfare ancora solido comincia a manifestarsi. Cerca i suoi voti tra gli strati popolari e nelle periferie delle grandi città. E li trova: con le elezioni del 2010 il suo Partij voor de Vrijheid è diventato il terzo partito dei Paesi Bassi. Sono molte, come si vede, le analogie con l'avventura di Marine Le Pen in Francia. Una differenza, però, c'è. Mentre il Front National in passato (e fino agli ultimissimi sviluppi della campagna di Sarkozy) è stato tenuto ai margini dalla destra conservatrice, il Pvv è stato in qualche modo legittimato dall'accordo con cui il partito liberale di Rutte, il Volkspartij voor Vrijheid en Democratie, e i cristiano-democratici della Cda di Balkenende e de Jager strinsero con il suo leader Wilders nell'autunno 2010 per un appoggio esterno che permettesse la formazione di un governo di centro-destra. Il leader populista pose le sue condizioni: le prime furono la riduzione dei permessi di soggiorno per gli immigrati e una legge contro l'uso del burqa. Seguirono accordi di carattere economico che andavano da un massiccio taglio di 18 miliardi alla spesa pubblica all'innalzamento dell'età pensionabile da 65 a 66 anni. Dopo questa sbandata rigorista, Wilders tornò presto alla sua demagogia e cominciò una campagna contro l'Europa. La colpa dei liberali e dei cristiano-democratici è stata quella di aver assecondato il leader populista sulle misure anti-stranieri e di aver sottovalutato l'impatto che le sue tesi antieuropeiste avevano sugli ambienti sociali più colpiti dalle scelte di rigore. Cosicché in un Paese fondatore dell'Europa e tradizionalmente favorevole all'integrazione i sondaggi d'opinione mostrano ora un sensibile aumento degli euroscettici. Neppure quando Wilders ha ufficializzato la sua richiesta che i Paesi Bassi escano dall'euro e tornino al fiorino, i dirigenti della destra moderata hanno ritenuto che fosse arrivato il momento di rompere. È stato lui a prendere l'iniziativa, ritirando il suo appoggio esterno al pacchetto di misure proposte dal governo. Rutte e de Jager, con le loro condiscendenze, si sono resi corresponsabili non solo della crisi politica, ma della seria minaccia che dal Paese che fu a suo tempo in fatto di rigore finanziario fu «più realista della regina» (Merkel) rischia di allargarsi ora su tutta l'Europa. Secondo molti osservatori, le ragioni del tonfo delle Borse di lunedì e dell'impennata degli spread vanno cercate ad Amsterdam più che a Parigi. PAOLO SOLDINI L'altalena dei titoli Il caso Foto AnsaFoto Ansa Sondaggio: Hollande al 54% Un male che va curato per restituire credibilità alla zona euro Olanda, la nemesi del governo rigorista è l'estrema destra Lo xenofobo Geert Wilders ha affossato l'esecutivo Rutte Che ne aveva assecondato il populismo, pur bacchettando mezz'Europa in stile Merkel. E ora è Amsterdam a fare paura Il leader dell'estrema destra olandese Geert Wilders paolcarlosoldini@libero.it Hollande vincerà il ballottaggio delle presidenziali francesi con il 54% dei consensi, controil46%di Nicolas Sarkozy,secondoun sondaggioOpinionWay. Il socialistabeneficerebbe del 91% dei voti di Jean-LucMelenchon, del 36% di quelli di FrancoisBayrou, del 27% di quelli di Marine Le Pen e del 19% degli elettori che si sono astenuti al primo turno. 23 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
ANNA TITO B en vengano due volu-mi dedicati agli au-tentici antagonistidel potere, che tolse-ro il sonno, a cavallodell'800 e del '900, alle corti e alle ambasciate di tutta Europa, ovvero A morte il tiranno. Anarchia e violenza da Crispi a Mussolini (376 pp., 32 euro) della docente di Storia contemporanea Erika Diemoz e Il mondo che non fu mai. Una storia vera di sognatori, cospiratori, anarchici e agenti segreti (526 pp., 34 euro, trad. di Mario Marchetti) dello storico e drammaturgo inglese Alex Butterworth. Da entrambi i testi emerge un interrogativo: «Erano terroristi gli anarchici?». Forse no, se ci si attiene alle parole di Gaetano Salvemini che nel 1947 distinse fra il terrorismo bombarolo, «compiuto contro ignoti, senza discriminare fra innocenti e colpevoli» e l'attentato individuale, che «prende di mira una determinata persona», evitando tumulti e devastazioni: il «regicidio», insomma, che colpiva i responsabili del potere, non gli inermi cittadini. IL REGICIDIO Il «regicidio» divenne, sul finire dell'Ottocento, per gli anarchici vera e propria forma di lotta. Dalle rivendicazioni di un proletariato sempre più scontento e costretto alla miseria, si andarono facendo via via più estreme le azioni disperate degli anarchici, i quali contribuirono a formare intorno alla loro bandiera, rossa e nera, quell'aureola che traeva dal «bel gesto» i contorni per disegnare la figura dell'anarchico che alza il pugnale contro i potenti del mondo. Lo «spontaneismo» anarchico appariva ovunque come il segnale di allarme di una società chiusa e arretrata: «L'Italia ha l'anarchismo che si merita» commentava in quegli anni il britannico The Economist rintracciando le cause del sovversivismo nell'«ingiustizia sociale» e - non poco premonitore - nel «sistema vizioso delle spese pubbliche». Erano i «cavalieri dell'ideale»: uccidevano i governanti senza complici, né coperture, né vie di fuga preventivamente studiate, pur consapevoli di mettere a rischio la loro vita. Non rinnegavano nulla, non si pentivano: Gaetano Bresci, Sante Caserio e tanti altri a testa alta affrontavano il processo e, spesso, la morte. Davanti ai giudici si mostravano perfettamente consapevoli del loro gesto e perfino ironici. E non facevano i nomi dei loro compagni: «La polizia fa il suo mestiere, io il mio» replicò deciso ai giurati di Corte d'Assise il fornaio lombardo Caserio reo di aver assassinato il Presidente della Repubblica francese Sadi Carnot. Se entrambi gli studi vengono a confermare la tesi di un anarchismo ottocentesco quale costellazione di microcosmi isolati, e gli attentati ai governanti iniziative individuali, va riconosciuto che a tanti tornò comodo evocare una fantomatica «congiura planetaria». La storia della violenza anarchica nell'Italia di Francesco Crispi fino a quella di Benito Mussolini - sottolinea Erika Diemoz - vanta molti solitari «eroi», che attentarono alla vita dei potenti dell'epoca. Ne fu vittima anche Elisabetta d'Austria per mano dell'italiano Luigi Luccheni, nonché il «Re Mitraglia» Umberto I nel 1900 a opeCulture Tragico e grottesco Un'opera di Enrico Baj Due libri dedicati agli antagonisti del potere che a cavallo dell'800 e '900 tolsero il sonno alle corti e alle ambasciate di tutta Europa. Erika Diemoz passa al setaccio gli italiani. Lo storico Butterworth ci svela i complotti www.unita.it DAGLI AL TIRANNO! VITE DI ANARCHICI E SPIONI 40 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
LA SFIDA DEI GIOVANI DIFENDIAMO IL SOGNO SHAKESPEARE IN AULA Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi Alfredo Reichlin Hollande attacca: «Il futuro non lo decide la finanza» Sassoon: Non tutti i voti di Le Pen andranno a Sarko p PAGINE 20-21 Bersani: portare il fondo a 90 milioni già da quest'annoAntonio Ingroia Berlusconi: si voterà a ottobre «Dell'Utri mediò per lui con i boss» Carlo Smuraglia p PAGINA 24 Finmeccanica: indagato l'Ad Orsi Oggi la Festa della Liberazione Nell'Italia della crisi una giornata tra impegno e speranza. Un racconto di Giacomo Verri Intervista al cardinal Betori Prandelli: il calcio faccia coming out La proposta del Pd: dimezzare subito i rimborsi ai partiti p PAGINA 4 La storia siamo noi, siamo noi padri e figli, siamo noi, bella ciao, che partiamo (...) La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano. Francesco De Gregori pPAGINA 3 Sullo sfondo, le donne dei comitati antifascisti di Ferrara sfilano per la città liberata. È il 25 aprile 1945 p COLLINI PAGINE 10-11 “ p FANTOZZI FUSANI PAGINE 8-9 E 12-13 p GERINA MONTEFORTE PAGINE 2-7 p FUSANI PAGINE 14-15 CORRUZIONE Democratici: no alla sortita del Cavaliere Pubblicata la sentenza della Cassazione p PAGINE 28-29 OMOFOBIA 1,20 Mercoledì 25 Aprile 2012 Anno 89 n. 114 www.unita.it Fondata da Antonio Gramsci nel 1924
A rriva il conto base per le fa-miglie a basso reddito e ipensionati fino a 1.500 eu-ro mensili. A presentarlo ieri il viceministro dell'Economia Vittorio Grilli con il direttore generale di Bankitalia Fabrizio Saccomanni e il presidente Abi Giuseppe Mussari. Lo strumento, previsto dal decreto cosiddetto Salva-Italia, servirà ad aumentare l'uso dei pagamenti elettronici, in un Paese ancora molto lontano dalla media europea in fatto di lotta al contante. Inoltre rappresenta un contributo alla trasparenza. «Tutti i cittadini sapranno che il conto base ha queste caratteristiche spiega Grilli - e potranno chiederlo alla banca». «Per gli istituti è uno sforzo - aggiunge Mussari - ma anche una grande occasione, per l'opportunità di nuovi contatti che avranno». Il nuovo conto entrerà in vigore a giugno. Sono state studiate diverse declinazioni. Il conto base di tipo A destinato a tutti (anche chi è già cliente), che prevede due diverse condizioni. Per le famiglie con un reddito Isee (indicatore di situazione economica equivalente, che si riferisce all'intero nucleo familiare) inferiore ai 7.500 euro annui il conto è gratuito ed esente da bollo. Per le famiglie con un reddito superiore o uguale a 7.500 euro si prevede un canone annuo omnicomprensivo che dev'essere «ragionevole e coerente». «Non abbiamo indicato un costo perché saremmo stati ripresi dall'Antitrust», spiega Mussari. Il conto di tipo A prevede prelievi e operazioni di pagamento con bancomat illimitati, così come le operazioni di addebito diretto. Inoltre 6 elenchi di movimenti all'anno, altrettanti prelievi allo sportello, 12 prelievi presso sportelli di altre banche, 36 pagamenti attraverso bonifici, 12 pagamenti ricorrenti tramite bonifico con addebito in conto, 12 versamenti in contanti o in assegni, 4 informative periodiche, una comunicazione sulla trasparenza e una rinnovo o sostituzione della carta di debito. Il conto base di titpo B è rivolto ai pensionati (sono 850mila quelli privi di rapporto con banche o poste) fino a 1.500 euro mensili. Per loro è previsto soltanto il pagamento del bollo (circa 34 euro), e si prevedono pagamenti illimitati con bancomat, così come i prelievi e i pagamenti ricevuti tramite bonifico, inoltre 6 elenchi di movimenti, 12 prelievi allo sportello, una comunicazione di trasparenza, 4 informative e una emissione o sostituzione della carta di debito. Nessuno dei conti prevede lo scoperto. Per questo motivo potranno aprire questo conto anche clienti che sono stati protestati, secondo il presidente Mussari. Via via che sorgeranno altre esigenze, si potranno negoziare. Le condizioni potranno essere modificate allo stesso tavolo di confronto, che ha visto la partecipazione anche delle associazioni dei consumatori. Sul tema dello scoperto, tuttavia, ieri è arrivata una novità dal Senato. I relatori al decreto banche Filippo Bubbico (Pd) e Simona Vicari (Pdl)hanno presentato un emendamento in cui si prevede che i clienti che hanno uno scoperto di 500 euro per 7 giorni non dovranno pagare commissioni. Saccomanni ha ricordato come «l'Italia sia indietro rispetto all'Europa su questo fronte: nel 2011 nel nostro paese le operazioni procapite con strumenti alternativi al contante sono state 69 contro una media europea di 181, cifra che scende al netto delle operazioni effettuate tramite assegno o bollettino a 50 in Italia contro una media europea di 168». Dal canto suo il presidente dell'Abi ha auspicato che il conto aumenti «la base della clientela delle banche» e ha ricordato l'impegno del sistema bancario nella lotta al contante che rappresenta «un costo enorme». A chi ha ricordato il contenzioso aperto con i benzinai, non disponibili a pagare commissioni sui pagamenti in carta di credito sotto i 100 euro, Mussari ha replicato che «questo è un tipico caso in cui si confrontano due ragioni». Il presidente ha riconosciuto le ragioni dei benzinai, visto che sono costretti a pagare su prezzi che non si mettono in tasca. Ma ha aggiunto che non si può obbligare nessuno a offrire servizi gratuitamente. Il nodo sarà affrontato in un incontro il 2 maggio. Conti correnti gratis per famiglie povere L'accordo A giugno quando inizierà il pagamento non cash delle pensioni persone ha avuto una perdita di 720 euro (610 se il nucleo è composto da due persone)». Per Federconsumatori e Adusbef il divario tra la variazione delle retribuzioni contrattuali e l'inflazione «vale 638 euro in meno l'anno». Si tratta, ricordano, «dell'ennesima bastonata da inflazione che si somma ad una perdita del potere di acquisto che dal 2008 è stata del 9,8% ( dati di Banca d'Italia congiunti a quelli dell'Osservatorio Federconsumatori), portando così il totale a 3.738 euro in meno per famiglia». A spiegare la situazione concorre anche un'analisi della Cgia di Mestre, la cui sintesi è che fisco e contributi previdenziali «sforbiciano» sempre più gli stipendi e i salari degli italiani. Un operaio con uno stipendio mensile netto di 1.226 euro costa al suo titolare ben 2.241 euro. Quest'ultimo importo è dato dalla somma della retribuzione lorda (1.672 euro) e dal prelievo a carico del datore di lavoro (circa 568 euro). Le cose non vanno meglio nemmeno ad un ipotetico impiegato che lavora in un'azienda industriale che porta a casa 1.620 euro mensili netti. Al suo datore di lavoro costa 3.050 euro, cifra data dalla somma tra la retribuzione lorda (2.312 euro) e il prelievo a carico del suo titolare (738 euro). Entrata in vigore ROMA BIANCA DI GIOVANNI Italia ancora indietro per i mezzi alternativi al contante Questo prevede l'intesa governo-banche. Senza costi fino a 7500 euro solo l'imposta di bollo per chi ha pensioni fino a 1500 euro Decreto bancario: fino a 500 euro di scoperto non si pagano commissioni Bankitalia Foto di Mario De Renzis/Ansa Unimprenditoredi52annisièucciso lanciandosi nel vuoto dal balcone del suo appartamento in via Cilea, nel quartiere Vomero. Lunedì scorso l'imprenditore,chesiaccingevaasuicidarsiaPosillipo era stato salvato dalla polizia. Il 52 enne aveva espresso la sua angoscia per le cartelle di Equitalia dalle quali era gravato. L'imprenditore, che era sposato e padrediduefigli,di9e24anni,èprecipitato dall'ottavo piano. All'arrivo dell'ambulanza del 118 per lui non c'era più niente da fare. In via Cilea, strada centrale del quartiereresidenzialedelVomero,sièradunata una piccola folla visibilmente emozionata. Lunedì pomeriggio l'uomo, che si era recato a San Sebastiano al Vesuvio, a fare la spesa in un supermercato discount insieme alla moglie era apparso moltoagitato.Salutatalamoglie,erarientrato a Napoli, recandosi in via Catullo, a Posillipo e aveva tentato il suicidio. Gli agenti lo avevano trovato con gli occhi chiusi ed il corpo semisospeso nel vuoto ed avevano svolto opera di dissuasione, ricordandogli la moglie ed i figli, poi lo avevano accompagnato in ospedale. Ma l'imprenditore aveva rifiutato il ricovero ed era tornato a casa. Napoli, imprenditore si suicida. Angosciato da cartelle Equitalia IL CASO Vittorio Grilli Usb: resti il Fondo aerei «La proposta di smantellare fin dal 2014 il Fondo di sostegno del trasporto aereo, contenuta nella riforma del mercato del lavoro, mette a repentaglio il futuro di migliaia di lavoratori che si trovano in cassa integrazione e in mobilità». È quanto denuncia Andrea Cavola, di Usb Lavoro Privato. 19 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
In breve EDISON Confermato il cda ancora per un anno L'assemblea degli azionisti Edison ha approvato il bilancio 2011, le modifiche allo statuto condizionate al riassetto della società e ha nominato per un anno il Cda. Il bilancio d'esercizio 2011 si è chiuso con un risultato negativo di 896 milioni di euro (risultato netto negativo per 86 milioni di euro nel 2010). A livello consolidato l'esercizio 2010 di Edison ha registrato un risultato netto negativo di 871 milioni. TECNHOMODUS Record per la Fiera dell'industria del legno Visitatori record a Technomodus, il Salone Internazionale dell'Industria del Legno, che ha portato a Rimini Fiera oltre 33 mila persone, l'8,5% in più rispetto all'anno scorso. Significativo l'aumento delle persone provenienti da sessanta nazioni. I visitatori stranieri sono passati dal 31% dell'anno scorso al 37% di questa edizione. BENETTON Alessandro nuovo presidente del gruppo Con una decisione unanime di tutti i membri del gruppo, Alessandro Benetton, 48 anni, è stato nominato presidente di Benetton Group, succedendo al fondatore, e zio, Luciano. Il presidente fresco di nomina ha dichiarato: «Abbiamo tutti gli strumenti per affrontare le nuove sfide sfida e possiamo uscire più forti di prima dalla crisi dei mercati. La nostra presenza su cinque continenti ci aiuterà». Apprendisti cercansi. Da oggi entra in vigore definitivamente il Testo Unico sull'apprendistato, una piccola rivoluzione normativa che nelle intenzioni di chi ha scritto questa legge diventerà la porta d'ingresso nel mondo del lavoro per i più giovani. L'INTESA DI OTTOBRE Il Testo unico nasce dall'intesa siglata il 27 ottobre del 2010 da sindacati, imprese, governo e regioni. Mentre l'accordo definitivo è del 13 luglio del 2011. Il nuovo apprendistato è in vigore già dal 25 ottobre del 2011 ma fino a ieri è rimasto «congelato» per dare la possibilità al mondo imprenditoriale di prepararsi alle nuove regole. In questo periodo transitorio le aziende hanno potuto assumere apprendisti facendo riferimento alle vecchie norme. Ma quali sono le novità? Innanzitutto viene stabilito che le regole dei diversi settori vanno definite con i contratti nazionali o con gli accordi interconfederali. Vengono però fissati dei paletti ai quali tutti devono fare riferimento. Il neo assunto dovrà avere entro trenta giorni dalla firma del contratto un piano formativo individuale. L'apprendistato potrà durare massimo tre anni (cinque per l'artigianato), mentre prima la durata massima era di sei anni. Il giovane assunto dovrà avere un tutor o referente aziendale e potrà essere licenziato solo «per giusta causa». Se al termine dei tre anni non viene comunicata con preavviso la fine dell'apprendistato, il dipendente si ritiene assunto a tempo indeterminato. La nuova legge prevede inoltre che potranno essere assunti come apprendisti anche i lavoratori messi in mobilità da altre aziende, e in questo caso ovviamente non ci saranno i limiti di età che nel caso dei più giovani la legge fissa tra i 15 e i 25 anni (da 18 a 29 anni per l'«apprendistato professionalizzante» o per quello di «alta formazione e ricerca»). Vengono così ridefinite le regole di un mondo che - stando alle analisi degli esperti del gruppo di ricerca Adapt e del sito www.fareapprendistato.it - nel 2009 interessava 591mila giovani (nel 2008 erano 645mila), il trentatré per cento dei quali con più di 25 anni di età, per la maggior parte con licenza media o superiore. Oggi si spera che questi numeri possano crescere, anche in ragione del fatto che sono previsti degli sgravi per le imprese che fanno ricorso agli apprendisti. Soddisfatti sindacati e imprese. «In questo modo abbiamo dato il nostro contributo allo sviluppo del mercato del lavoro, puntando sulla formazione obbligatoria dei giovani e l'assunzione a tempo indeterminato», commenta Claudio Treves, responsabile del mercato del lavoro per la Cgil. Una partita che non è finita ma continua con la riforma firmata dalla ministra Fornero, che aveva introdotto tra i paletti da far rispettare alle aziende che fanno ricorso agli apprendisti l'obbligo di assumere, al termine dei tre anni, almeno la metà dei giovani formati. Un obbligo che al momento è sceso al 30% degli apprendisti. Mentre dal punto di vista politico, «la cosa più importante - riprende il sindacalista di Corso Italia - è il riconoscimento del fatto che spetta al contratto nazionale discilplinare il rapporto di lavoro dell'apprendista. Senza alcuna deroga». GIUSEPPE VESPO ALL SHARE 15210 + 2,27% FTSEMIB 14192 +2,48% www.unita.it L'ultimo scalino EURO/DOLLARO 1.3198 Nuovo apprendistato Si passa da sei a tre anni È in vigore da oggi il Testo unico sull'apprendistato, la nuova legge sull'ingresso nel lavoro per i più giovani. Una norma condivisa che punta alla formazione e all'assunzione a tempo indeterminato. g.vespo@gmail.com Economia pAl via la riforma prevista nel Testo unico firmato nel luglio 2011 p Senza preavviso di scadenza scatta l'assunzione a tempo indeterminato La riforma Fornero completerebbe quanto già fatto 37 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
Fronte del video IL COMMENTO SHAKESPEARE E DELL'UTRI N on bastano le parole per spiegare tuttoquello che ci dice un'immagine. Fatto stache, vedere la faccia smagrita e segnata dalla malattia del vecchio Calisto Tanzi, fa una grande impressione e fa perfino sorgere il dubbio che condannare a 17 anni un uomo che si presenta ridotto così, col sondino nel naso, sia un vero atto di crudeltà. Anche se lui si dichiara colpevole, ha chiesto perdono alle vittime e non accusa alcuna persecuzione giudiziaria, come fanno tanti altri, anzi quasi tutti gli imputati di reati che riguardano la collettività. Perché sembra quasi che le colpe diminuiscano se si spalmano su una grande massa di parti lese. Invece, chissà quanti tra coloro che, a causa della devastazione finanziaria messa in atto da Tanzi sono stati derubati di tutti i loro risparmi, erano più anziani e più malati di lui. Ma siccome nessuno ha visto le loro facce nei tg, le loro sofferenze non contano. La faccia non basta Maria Novella Oppo Q uale relazione esiste fra Dell'Utri eShakespeare? Non è tanto la qualitàdi bibliofilo unanimemente ricono-sciuta a Dell'Utri, bensì una delle più fortunate commedie del grande drammaturgo britannico: Tanto rumore per nulla è infatti il titolo che si potrebbe dare alle furenti polemiche rovesciate contro i pm che hanno indagato e i giudici che hanno condannato Dell'Utri per concorso esterno mafioso. Furenti polemiche e accuse di persecuzione giudiziaria, spintesi fino alla proposta di bandire dal panorama giuridico con un colpo di spugna perfino la figura di reato del concorso esterno. Il tutto sulla base della sentenza della Cassazione che aveva annullato con rinvio la condanna inflitta a Dell'Utri dai giudici della Corte d'Appello di Palermo. Inutili i richiami alla ragione di chi ricordava che sarebbe stato più prudente, per chi stava già santificando Dell'Utri, attendere la lettura della motivazione della sentenza. Inutile ricordare che l'annullamento con rinvio al giudizio di un'altra sezione della Corte d'Appello di Palermo non equivaleva affatto a una sentenza di assoluzione, perché altrimenti l'annullamento della condanna sarebbe stato senza rinvio, sicché sarebbe stata ben possibile un'altra condanna nel nuovo processo d'appello. La grancassa mediatica era partita inarrestabile. Gli italiani, come al solito, ne sono rimasti frastornati. E ora? Ora, c'è una sentenza di Cassazione che dice cose estremamente pesanti nei confronti dell'imputato Dell'Utri. Che riconosce essere stato adeguatamente provato il suo ruolo di costante sostegno e contributo alla mafia siciliana, avendo svolto negli anni un prezioso ruolo di mediatore, per conto di Cosa Nostra, con Berlusconi, che per la Cassazione è accertato aver versato cospicue somme di denaro in favore della mafia proprio per effetto del ruolo di intermediario svolto da Dell'Utri. Che attribuisce, giustamente, grave valenza penale a queste condotte. Che restituisce legittimità alla figura del concorso esterno, come strumento principale per poter sanzionare in sede penale le condotte di sostegno e contiguità mafiosa come quelle di Dell'Utri. Che coglie la gravità di condotte del genere. E che, per ragioni magari discutibili ma legittime, censura la sentenza di condanna perché non l'ha ritenuta adeguatamente motivata in riferimento ad alcuni intervalli temporali in contestazione, ed in particolare quello in cui Dell'Utri aveva interrotto i propri rapporti con Berlusconi per lavorare alle dipendenze di un altro imprenditore, il siciliano Filippo Alberto Rapisarda, anch'esso in odor di mafia. I giudici della Cassazione, quindi, si limitano, secondo la prassi dei giudizi di rinvio, a restituire gli atti alla Corte d'Appello di Palermo perché altri giudici della stessa Corte, possano rivalutare il materiale probatorio e nuovamente motivare la sentenza nelle sue parti lacunose. Che c'entra tutto questo con il presunto accanimento politico-giudiziario nei confronti di Dell'Utri e Berlusconi? Nulla: la sentenza dimostra esattamente l'opposto. Che c'entra tutto questo con l'inutilità dello strumento del concorso esterno, nel quale, secondo alcuni soloni, «ormai non ci si crede più»? Nulla: i giudici della Cassazione dimostrano di pensare il contrario. Quali sarebbero le cantonate prese dai pm e dai giudici di Palermo? Nessuna: anzi, l'impianto accusatorio ha retto, e la sentenza della Cassazione contiene passaggi assai più pesanti nei confronti dell'imputato della sentenza d'appello. Che diranno ora coloro i quali hanno strillato che la Cassazione aveva provato l'innocenza di Dell'Utri? Come giustificheranno la loro di cantonata? Non credo se ne prenderanno cura. Non si paga mai dazio per questo. E intanto, l'opinione pubblica viene sempre più disorientata dalla disinformazione imperante. Quando usciremo da questo tunnel? Difficile dirlo. Intanto, per mettere una parola fine a questa vicenda giudiziaria occorrerà almeno un altro giudizio d'appello ed un'altra sentenza della Cassazione. Ed è questa la vera sconfitta della giustizia e dello Stato italiano. È su questo terreno che occorre un vero intervento riformatore. S i può essere democratici senza essere an-tifascisti», ha detto ieri Francesco Stora-ce. E non starei lí a preoccuparmi, se nonlo avesse detto in un Paese dove ci si può tranquillamente proclamare liberisti possedendo tre televisioni su sei (e facendo carte false per controllare le altre); in un Paese dove si può tranquillamente proclamare che «chi dice che gli stranieri sono diversi è uno stronzo» e allo stesso tempo (anzi, prima! Roba da Premio Freud) fare una legge - firmata insieme a Bossi - che sbatte in carcere lo straniero che si rifiuta di lasciare l'Italia; in un Paese dove si possono tranquillamente conquistare i vertici di governo proclamando che Roma è ladrona (quel che si dice un'accusa circostanziata: non alcuni deputati, un barista, tre tassisti. No, proprio tutta la città. Mi immagino Bossi che gioca a Cluedo: «Per me è stata Roma, nella biblioteca con la chiave inglese») e poi fregarsi i soldi dei rimborsi elettorali per ristrutturasi la villetta (per non dire delle accuse più gravi, come l'ultima sulle tangenti versate alla Lega per le operazioni di Finmeccanica in India. Renzo Bossi: «Accuse incredibili! Io in America Latina non ci ho nemmeno mai messo piede»); in un Paese dove si può tranquillamente conquistare l'elettorato cattolico predicando il francescanesimo e la castità dal pulpito di Comunione e Liberazione e poi fare le vacanze in yacht ai Tropici a spese di un faccendiere che fa affari con l'istituzione che si presiede (a proposito: dice la Nasa che «le cose che cerchiamo sulla Terra le troveremo sugli altri pianeti»: l'acqua, l'energia, le ricevute di Formigoni). In un Paese così facile da imbrogliare bisogna puntualizzare ogni giorno l'ovvio che NO, NON SI PUÒ ESSERE DEMOCRATICI SENZA ESSERE ANTIFASCISTI. Ogni giorno, ma oggi di più. Un giorno importante per non farsi imbrogliare Duemiladodici Francesca Fornario Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 22 ANTONIO INGROIA www.unita.it24 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
Manifestazione per il 25 aprile in Piazza del Duomo a Milano Venticinque aprile, «festa di tutto il popolo e della nazione»: «Nessuna ricaduta in visioni ristrette e divisive del passato, dopo lo sforzo compiuto per superarle, è ammissibile», deve ancora scandire il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel sessantesettesimo anniversario della Liberazione, mentre dà il via alle celebrazioni ufficiali. «È una forza della democrazia promuovere l'unità fra tutte le forze politiche e sociali», insiste, a sottolineare il senso del suo monito. Ai due lati opposti della sala, mescolati tra la piccola folla rappresentativa della nazione, da una parte, il presidente dell'Anpi di Roma, Francesco Polcaro, che al corteo partigiano non ha voluto «le istituzioni locali», dall'altra i rappresentanti istituzionali oggetto della discordia, ovvero il sindaco di Roma, Gianni Alemanno e la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini (il presidente della Provincia di Roma, Zingaretti ha detto subito che da «cittadino» ci sarebbe andato, come sempre). Quasi non si incontrano. E però: «Sposo in pieno le parole del presidente della Repubblica», fa sapere il rappresentante dell'Anpi. Polverini spiega che l'episodio è chiuso e che lei ci sarà. Alemanno no: «C'è bisogno almeno di un invito», insiste. Mentre nella capitale continuano le affissioni in omaggio a Salò, i favori a Casapound (11,8 milioni iscritti in bilancio per il palazzo occupato dai suoi militanti) e gli episodi di «violenza neofascista», come ricorda una interrogazione al ministro dell'Interno presentata ieri dai parlamentari Touadì e Morassut (Pd). Il clima è quello. «Io resterò a casa a dormire», fa sapere Storace, tanto per chiarire. Inizia così, tra le offese e le polemiche da sopire, non solo nella capitale - nella stessa Pesaro, dove è atteso Napolitano, Forza Nuova ha convocato un presidio -, il sessantasettesimo anniversario della Liberazione. E persino l'appello a scendere in piazza, rinnovato come ogni anno dall'Anpi, non ha nulla di scontato in questo 25 aprile da mettere al riparo, anche dalla crisi. SCIOPERI E PROTESTE Scioperano, per questo, oggi i lavoratori e le lavoratrici del commercio. Protesta indetta da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil contro la decisione di tenere aperti i negozi. E volantinaggi per invitare anche il resto della popolazione a boicottare le attività commerciali che resteranno aperte a dispetto della festa nazionale. A Roma, Torino, Reggio Emilia, Bologna, in Abruzzo, Veneto, Toscana. A Milano, dove la grande distribuzione è venuta meno all'accordo voluto da Pisapia. E a Modena, dove al patròn della Esselunga, Bernardo Caprotti, classe 1925, la Cgil ha inviato la lettera di uno dei condannati a morte della Resistenza suo coetaneo. La crisi può «facilmente mettere a rischio la coesione nazionale», avverte il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri, suggerendo che invece proprio in una commemorazione non retorica della Resistenza, fatta anche di gesti semplici, si possono ritrovare i valori comuni fondanti della Repubblica. GLI ESEMPI DA SEGUIRE Un operaio, Natale Betelli, un medico di origine ebraica, Rinaldo Laudi, un finanziere, Claudio Sacchelli, sono i tre eroi civili che il ministro indica alla nazione. Chiamata oggi a celebrare il 25 aprile. A Milano, con il corteo nazionale dell'Anpi, a cui prenderanno parte anche il sindaco Pisapia e il segretario della Cgil Susanna Camusso. A Roma, dove il presidente della Repubblica, insieme al premier Monti, ai presidenti di Camera e Senato e alle istituzioni locali, deporrà una corona d'alloro davanti al Milte Ignoto. In tutta Italia. Nelle piazze convocate dall'Anpi, ci saranno anche gli immigrati: «per ribadire il principio di una nuova cittadinanza», scandisce Marco Pacciotti, portavoce del Forum Immigrazione del Pd. E ci saranno i democratici. «Fin dall'inizio il nostro partito - recita la lettera rivolta dal segretario Bersani agli iscritti del Pd - ha avuto l'ambizione di essere il partito della liberazione e della ricostruzione civile». 25APRILE Foto di Daniel Dal Zennaro/Ansa MARIAGRAZIA GERINA mgerina@unita.it 25 aprile tutto da riconquistare in tempo di crisi. Scioperano le lavoratrici e i lavoratori del commercio contro la decisione di tenere aperti i negozi. Il ministro Cancellieri: «Bene ricordare, a rischio la coesione sociale». Il Paese in piazza per ricordare p Le celebrazioni Il via dal Colle con l'Anpi e i rappresentanti istituzionali, per azzerare le polemiche 2 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
C ome sarà l'arte che ver-rà? Chi saranno i pro-tagonisti e quali mez-zi utilizzeranno? Unosservatorio idealeper uno sguardo sulle ultime tendenze e sui talenti emergenti nel nostro paese è offerto dal Premio Terna per l'arte contemporanea, giunto quest'anno alla sua quarta edizione. Nato nel 2008 su iniziativa della società Terna, che gestisce la trasmissione dell'energia elettrica in Italia, in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il premio ha visto nelle passate tre edizioni la partecipazione di oltre 9mila artisti. Un numero eccezionale e di per sé significativo, in grado di fornire un'immagine piuttosto attendibile dello stato attuale dell'arte nella nostra penisola. L'avveniristico sito web del premio, poi, non solo è una vetrina messa a disposizione degli artisti, ma nell'archiviare il profilo di ciascuno dei partecipanti offre una banca dati della creatività contemporanea, il cui monitoraggio sarà prezioso per ogni futura indagine, come già dimostra la ricerca di Francesco Casetti, docente alla Yale University, che ha utilizzato il database per il suo studio su L'arte al tempo dei media (Postmedia, Milano 2012). Il Premio Terna, del resto, più che una competizione è una piattaforma culturale che promuove, valorizza e sostiene l'arte contemporanea, in una rara e felice collaborazione tra pubblico e privato. E come risposta alla crisi ha deciso di investire ancora di più sui giovani. L'iscrizione, gratuita, non prevede limiti di età e i partecipanti sono divisi tra under e over 35, ma quest'anno si è voluto offrire ai giovanissimi un ulteriore sostegno, introducendo un nuovo premio riservato agli artisti tra i 18 e i 23 anni. Gli under 23, perciò, oltre a essere valutati dalla prestigiosa giuria del Terna - di cui fanno parte, tra gli altri, Michelangelo Pistoletto, la diretFLAVIA MATITTI ISTANTANEE DALL'ARTE CHE VERRÀ Due opere tra le tantissime che partecipano al Premio Terna Un osservatorio ideale per scoprire ultime tendenze e talenti emergenti è il Premio Terna per l'arte contemporanea, piattaforma culturale che fornisce un sito web, una banca dati e grande sostegno ai giovani www.unita.it Possono concorrere tutti gli artisti italiani e non che operano in Italia, a Mosca e San Pietroburgo. Nell'ambito dell'annodella Cultura Italiana in Russia, infatti, il Premio promuove a Mosca i vincitori della passata edizione. Il tema di quest'anno è «Dentro o fuori luogo. Senza Rete. Il territorio per l'arte». Le categorie sono: Gigawatt per gli under 35, Megawatt per gli over 35 e Terawatt, a invito, dedicata ai big dell'arte contemporanea, ai quali viene chiesto un progetto di intervento artistico sulla linea elettrica Foggia-Benevento. Il progetto è seguito da Gianluca Marziani. L'iscrizione (entro il 1º ottobre 2012) è gratuita, basta andare sul sito www.premioterna.com. Il tema è dentro o fuori luogo A MOSCA A MOSCA Culture38 MERCOLEDÌ25 APRILE2012
S ono passati quasi 70 an-ni - una intera epoca sto-rica - dalla liberazionedell'Italia dalla dittatu-ra fascista. Io ricordo bene quella giornata che segnò l'avvento di una nuova Italia. Un mondo soprattutto di giovani prendeva in mano il destino di un Paese coperto di macerie, ferito da migliaia di morti, umiliato dalla sconfitta in una guerra ingiusta e sciagurata, occupato da eserciti stranieri. È in queste condizioni che i grandi partiti popolari, i rappresentanti delle masse contadine ed operaie che fino allora erano state escluse dalla vita pubblica dello Stato post-risorgimentale, presero la guida dell'Italia e la portarono alla riscossa. In meno di dieci anni il Paese intero fu ricostruito, uscì dall'arretratezza del vecchio mondo contadino, diventò la quarta o la quinta potenza industriale del mondo, mandò i suoi ragazzi a scuola. La spiegazione di questo autentico miracolo si fa presto a dirla. Fu la capacità di mobilitare le energie profonde del popolo italiano facendo appello a quella straordinaria risorsa che è la sua antica civiltà. Il popolo si sentì protagonista e i suoi diretti rappresentanti (non i sovrani o le classi dominanti, come era sempre avvenuto nel passato) scrissero un nuovo patto di cittadinanza, la Costituzione repubblicana, fondata sul lavoro e garante di nuovi diritti. Non solo l'uguaglianza di fronte alla legge ma nuovi diritti sociali. Insomma, costruirono uno Stato democratico avanzato, che è tale non solo perché consente la libertà di voto e di opinioni ma perché garantisce anche agli ultimi, alle classi subalterne, di organizzarsi e di pesare sulle decisioni pubbliche attraverso i propri strumenti di potere: i partiti politici, i sindacati, le associazioni volontarie. Da allora è passato un secolo, un'epoca intera. Perciò appare davvero singolare che rievocando quell'antica vicenda, noi in realtà abbiamo netta la sensazione che stiamo parlando, sia pure in modi molto diversi, dei problemi di oggi. Perché? È evidente, per fortuna, che non abbiamo a che fare con una guerra perduta, né con una dittatura di tipo fascista. Eppure il passaggio a cui siamo giunti è molto aspro ed è cruciale per l'avvenire della democrazia repubblicana e per il futuro dei nostri figli. Si sta creando una miscela esplosiva tra una gravissima crisi economica che getta nella disperazione milioni di persone al punto che si moltiplicano i casi di suicidio e il fango gettato ossessivamente, ogni giorno e ogni ora sul Parlamento e sui partiti politici dipinti come tutti ladri e tutti uguali. È sacrosanta l'indignazione per i fatti di corruzione. Ma è solo di questo che si tratta? Io vedo anche il tentativo di creare una grande confusione. Il Gattopardo. Quel libro famoso in cui si narra che di fronte alla caduta rovinosa del regno borbonico e all'arrivo di Garibaldi in Sicilia il vecchio principe spinge il nipote a sposare una popolana. Così faremo credere che tutto cambi affinché tutto resti come prima. È caduto Bossi? Avanti allora un altro: Beppe Grillo. Tanto sono tutti uguali. Il che non è vero affatto. L'Italia prima di Berlusconi è stata governata da ministri come Ciampi, Prodi, Andreatta, Amato, Giorgio Napolitano, tra i migliori e i più onesti della Repubblica. Dopo, per quasi dieci anni hanno governato Bossi, Berlusconi, Rosi Mauro e certe signore. Io penso che da qui, da un lungo malgoverno che ha fatto del denaro e dell'egoismo sociale la misura di tutte le cose, viene la crisi anche morale dell'Italia. Come ne possiamo uscire? È evidente che senza una riforma profonda anche intellettuale e morale, l'Italia decadrà e non sarà più quella cosa meravigliosa che è stata nei secoli. Quale strada vogliamo imboccare? Vogliamo affidare ancora una volta il destino del Paese a un comico, a un altro avventuriero, a un altro miliardario che ha chiamato partito la sua azienda personale e si è comprato anche i deputati? È necessario un grande e profondo rinnovamento. Ma senza i partiti veri con quali strutture di partecipazione democratica possiamo dare una risposta alla potenza inaudita della finanza speculativa e ridare il potere alla democrazia e al Parlamento invece che alle banche? Non dimentichiamo che il fenomeno più impressionante a cui stiamo assistendo è l'aumento della povertà, ma al tempo stesso della concentrazione della ricchezza in poche mani. Dobbiamo contrastare il predominio di un'aristocrazia planetaria del sapere, del potere e della ricchezza, a fronte di una massa di semplici consumatori, e più in basso ancora di esclusi, sia dal potere che dai consumi. È con questi pensieri che io mi rivolgo ai giovani e li esorto a rialzare la testa, come fecero i giovani di allora dopo il fascismo per ritrovare l'orgoglio delle ragioni storiche dell'Italia nell'aspro scenario di lotte e di contraddizioni che sempre più segnano questo nostro mondo. Le elezioni francesi possono essere anche per noi una opportunità di cambiamento. Abbiamo tutti bisogno di un nuovo pensiero critico. Una critica, la cui radicalità non sta nella violenza e nel rifiuto di assumere responsabilità di governo, ma nel mettere in discussione i poteri reali che governano da sempre questo Paese. Italia e giustizia sociale. Questa è la nostra bandiera, che dovremmo tenere più in alto e con più orgoglio. La loro era fino a ieri il patto tra Berlusconi e Bossi. Adesso è Grillo per l'Italia e la signora Le Pen per la Francia. Mi rattrista molto. Ciò che mi consola è che io, tanti anni fa, l'ho vista scappare molto impaurita questa classe dirigente inetta e trasformista. Aveva però di fronte un progetto di ricostruzione della nazione, che coinvolgeva anche forze non di sinistra. 25APRILE Così avvenne la rinascita l'Unità, 25 aprile 1945 «Alle ore 22,05 di ieri l'emittente milanese della Rsi che fino a poche ore prima aveva diffuso il notiziario fascista, trasmette il seguente messaggio: “L'Alto milanese è liberato dai patrioti”». Con queste parole l'Unità annuncia, l'avvenuta insurrezione del 25 aprile, il giorno precedente. In prima pagina la liberazione di Genova, Modena, Bologna, Varese, Novara, Mantova, della Val d'Ossola, di Busto Arsizio. In fondo, si ricorda Antonio Gramsci. ALFREDO REICHLIN Ricostruire il Paese Oggi come ieri i giovani devono vincere la sfida Fu la capacità di mobilitare le energie profonde del popolo La nostra bandiera Italia e giustizia sociale Il voto francese può aiutarci a cambiare Non abbiamo a che fare con una guerra perduta né con una dittatura fascista eppure il passaggio a cui siamo giunti è cruciale per l'avvenire della democrazia È necessario un grande rinnovamento, bisogna rialzare la testa come allora Un giorno storico: la libertà in prima pagina 4 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
Il senatore Marcello Dell'Utri «ha mediato» con Cosa Nostra. Berlusconi, all'epoca imprenditore, «ha pagato cospicue somme» a Cosa Nostra tramite l'amico Marcello, una sorta di «accordo protettivo» per evitare guai, sequestri e minacce, a sé e alla sua famiglia. La ricostruzione della procura di Palermo regge per metà ed è bocciata nella parte in cui vengono giudicati insufficienti gli indizi per dimostrare il concorso esterno di Marcello Dell'Utri, a favore di Cosa Nostra, per gli anni dal 1978 al 1982, periodo durante il quale Dell'Utri non lavorò più per Berlusconi ma venne assunto «alle dipendenze di imprenditore diverso e autonomo, il Rapisarda». Nessuna prova, poi, che Cosa Nostra abbia appoggiato la nascita di Forza Italia. Le 146 pagine delle motivazioni con cui la V sezione penale della Cassazione il 9 marzo ha annullato con rinvio la sentenza di condanna a 7 anni del senatore Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa mettono in fila pezzi della nostra storia ma non chiudono la porta a un processo che conta ormai quindici anni di vita (è iniziato il 5 novembre 1997). I Supremi giudici infatti suggeriscono la strada procedurale per evitare la tagliola della prescrizione pronta a scattare nel 2014. E scrivono che per l'appello bis del processo potrebbe essere applicato «il regime della prescrizione antecedente alla riforma del 2005 (legge Cirielli, ndr) che valorizza il reato continuato». Così i termini della prescrizione cambierebbero «in pejus» per Dell'Utri e la prescrizione non cadrebbe nel 2014. Il collegio di difesa di Dell'Utri che aveva esultato il 9 marzo dando ormai per spacciato il processo, è costretto ora a leggere con molta attenzione le 146 pagine. «Leggeremo e valuteremo» spiega l'avvocato Pietro Federico, uno dei legali di Dell'Utri ammettendo che la parte che preoccupa di più è proprio quella in cui la Cassazione indica, in sostanza, di mutare l'imputazione da concorso esterno a favoreggiamento aggravato dall'articolo 7. Il reato che, tra l'altro, ha portato in carcere l'ex governatore della Sicilia Totò Cuffaro. I Supremi giudici scrivono che l'Appello ha valutato in maniera «corretta» le «convergenti dichiarazioni» di più collaboratori (vengono citati Di Carlo, Galliano e Cucuzza) sul tema «dell'assunzione, per il tramite di Dell'Utri e grazie all'impegno specifico di Gaetano Cinà, dello stalliere Mangano ad Arcore, come la risultante di convergenti interessi di Berlusconi e di Cosa Nostra». Ritengono provata anche la «non gratuità dell'accordo protettivo in cambio del quale sono state versate cospicue somme da parte di Berlusconi in favore della mafia». Di quell'accordo, infatti, hanno beneficiato tutte le parti in causa. «L'imprenditore Berlusconi - si legge - è stato schermato rispetto a iniziative criminali (essenzialmente sequestri di persona) che si paventavano a opera di entità delinquenziali non necessariamente e immediatamente rapportabili a Cosa Nostra o quanto meno alla sua articolazione palermitana di cui veniva, in quel frangente, sollecitato l'intervento». La consorteria mafiosa ha avuto «vantaggi di natura patrimoniale». E non è importante che il pentito Di Carlo quantifichi le somme in «100 milioni di lire», Galliano parli di «un regalo di 50 milioni fatto dall'imprenditore» e il pentito Cucuzza «di versamenti di 50 milioni l'anno». Quel che è «rimasto invariato e ripetuto» sottolinea la Cassazione è «il tema della ricerca e del raggiungimento di un accordo tra Berlusconi e Cosa Nostra per il tramite di Cinà e di Dell'Utri». Le motivazioni dividono la vicenda in due parti, un «prima», fino al 1978 (quando ancora non era stato introdotto nel codice penale l'aggravante mafiosa) e dove risultano dimostrati i rapporti tra Berlusconi e Cosa Nostra tramite Dell'Utri. E un «dopo» che riguarda la circostanza dell'aggravante mafiosa, gli anni della nascita di Forza Italia e l'ascesa politica di Berlusconi. IL RAPPORTO D'AFFARI I Supremi giudici ritengono che un pur forte rapporto d'affari non sia sufficiente per sostenere che Dell'Utri - tornato ad Arcore dopo la parentesi Rapisarda per diventare responsabile di Publitalia e poi tra i fondatori del partito - sia anche il sostegno politico di Cosa Nostra a Forza Italia. Scrive la Cassazione: «Dalla circostanza che Berlusconi, alla metà degli anni Settanta, ha pagato Cosa Nostra, con l'intermediazione di Dell'Utri, per motivi di sicurezza, non ne discende, come un teorema irresistibile, la conseguenza che la mafia appoggiò, vent'anni dopo, l'ascesa di FI. Non può essere una regola generale quella per cui un continuativo rapporto illecito su base patrimoniale con Cosa Nostra, di per sé gratificata per un certo arco di tempo dall' apertura del canale privilegiato di comunicazione con l'imprenditore Berlusconi, possa avere implicato una necessaria e naturale disponibilità di Cosa Nostra al sostegno di iniziative politiche assunte dopo un ventennio dall'inizio dei primi rapporti». La Suprema Corte giudica poi «approssimative» le accuse di Spatuzza. E «inattendibile» Ciancimino jr. Giudizi “supremi” di cui le procure di Palermo e Caltanissetta, dovranno tenere massima considerazione. Il suggerimento «Gaspare Spatuzza approssimativo Ciancimino inaffidabile» CLAUDIA FUSANI I pentiti «Berlusconi comprò la protezione mafiosa Dell'Utri fu mediatore» Depositate ieri le 146 pagine con cui la V sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di condanna a 7 anni del senatore Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa. p Le motivazioni della Cassazione che ha annullato la condanna del senatore Pdl p I rapporti con Cosa Nostra negli anni 70 non comportano il sostegno a Forza Italia Politica e giustizia «Evitare la prescrizione contestando il reato continuato» cfusani@unita.it Primo Piano12 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
I nfastidito dalle troppe doman-de, il governatore Formigonistavolta se la prende con unagiornalista di Telelombardia.Dopo il «pirla» al consigliere regionale che lo attaccava durante la seduta, lo «sfigato» al cronista del Corriere che ha pubblicato le indiscrezioni sulle vacanze da sogno che sarebbero state pagate dall'amico ora in carcere Piero Daccò, l'ultimo scatto di nervosismo spinge il presidente lombardo a togliere il microfono alla giornalista che lo incalza: «Se adesso dà il microfono a me così non mi interrompe le rispondo io». Formigoni nega di aver ricevuto qualsiasi tipo di «regalia» dall'amico trentennale finito in carcere e implicato nelle vicende del crac San Raffaele e dei presunti fondi neri alla Fondazione delle cliniche Maugeri. Il governatore sostiene che i viaggi pagati da Daccò erano in realtà vacanze di gruppo con conti comuni che venivano pareggiati a fine vacanza tra i vari partecipanti. Il resto sarebbero chiacchiere. Il presidente lombardo si sente «sotto attacco», come prima di lui solo Silvio Berlusconi. Per questa ragione ribadisce al Tg4 di voler andare avanti con il mandato, senza cedere alla pressante richiesta di dimissioni che arriva dalle opposizioni. «Non penso di mollare perché siamo davanti a un attacco infondato, attacco politico e mediatico - dice al Tg di Mediaset - In Italia c'è una lotta per il potere condotta da gruppi industriali e finanziari per mezzo dei giornali, che vogliono ribaltare la situazione per farsi gli affari loro. Prima hanno fatto fuori Berlusconi ora Formigoni, ma con me non ce la faranno. Io arriverò fino a fine mandato». La prima prova da superare sarà la mozione di sfiducia che il Pd presenterà al consiglio regionale che seguirà le elezioni amministrative di inizio maggio. Ieri l'opposizione è tornata all'attacco: «Formigoni cerca di intimidire la stampa con gli uffici legali e si lascia andare a comportamenti censurabili nei confronti di chi gli rivolge domande scomode», dice il consigliere Democratico Fabio Pizzul, in riferimento al fatto che ieri la Giunta regionale ha dato mandato ai proprio legali di «porre in essere le più idonee azioni a tutela della reputazione di Regione Lombardia». Ieri è stato anche il giorno in cui è venuta fuori la lettera scritta a un collaboratore del presidente dallo stesso Daccò, recluso nel carcere di Opera. Preghiere, difficoltà e la raccomandazione di «salutarmi gli amici», «in particolare Roby». «Io sono Roberto nessuno mi ha mai soprannominato Roby», ha replicato Formigoni sempre al Tg4. E ancora, a proposito delle minacciate querele: «Non c'è nemmeno un euro che Daccò ha intascato grazie a me. La sanità lombarda ha i conti perfettamente in ordine e presenta ottimi servizi. Nei casi del San Raffaele e della Maugeri non si parla di dissipazione di denaro pubblico. Nessuno della Regione Lombardia è implicato nelle indagini». Ragioni che sono state riproposte in serata anche ai telespettatori di Matrix. «Le responsabilità sono personali. I fenomeni di corruzione sono diffusi in tutte le regioni e in tutti i partiti, anche la sinistra giustizialista che bercia ha i suoi esponenti. La corruzione - conclude - non c'è solo in politica anche nella magistratura e nelle forze dell'ordine. I cittadini vogliono che si combatta la corruzione e in regione Lombardia abbiamo uno dei sistemi più avanzati per combatterla». G.VES. Formigoni non si controlla più: strappa microfono a cronista Il presidente della Regione Lombardia irritato per le domande sui suoi rapporti con Daccò: «Regalie? Sono chiacchiere» Dopo le amministrative si vota la sfiducia presentata dal Pd Il caso MILANO Foto Ansa Così Nicole Minetti briffava le ragazze per «l'amorino» Silvio Marcello Dell'Utri in tribunale a Palermo in una foto d'archivio «Amore», «amorino» e come non bastasse«Lovemyoflife».CosìNicoleMinetti, consigliere regionale e animatrice delleserateaVillaSanMartino,sirivolgeva a Silvio Berlusconi per confermare la cenaeperannunciarglicheavrebbeportato anche una sua amica «bellissima e carinissima» due qualità alle quali si aggiungeunaterza«haladoppialaurea,vedrai è giustissima». Le telefonate, intercettate dagli inquirenti sono agli atti del processo a carico di Nicole Minetti, EmilioFedeeLeleMora(tuttietreaccusatidi induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile) e a quello che vede imputato Silvio Berlusconi con l'accusa di prostituzione minorile e concussione,ma in questigiorni i file audiosono statipubblicatisudiversisiti. I legalidiBerlusconi Niccolò Ghedini e Piero Longo hanno contestato la pubblicazioni spiegando che è illecita. L'amica «giustissima»di cuiparla Minetti èMelania Tumiani che viene subito contattata da Nicole dopo il colloquio con Berlusconi. Questoiltonodellatelefonata«Tivolevo un attimo briffare prima della festa dal boss dei boss. Punta sul francese che lui sbrocca. Detto fuori dai denti ci sono varietipologie:c'èlazoccola, lasudamerica che non parla l'italiano e viene dalle favelas e ci sono io che faccio quello che faccio.Tufregatene,nonconfondertinella massa, non sii timida e sbattetene il c... e via andare». LE INTERCETTAZIONI Severino Risparmi «selettivi» La ministra della Giustizia, Paola Severino, promette risparmi tra i 300 e i 350 milioni dieuro:garaunicaperleintercettazioni, ridottasorveglianzaperidetenutinonpericolosi,e taglio degli uffici giudiziari «minori». Ma «le risorse umane non sono assolutamente “tagliabili”» assicura, «i magistrati (8.734) sono ben al di sotto dell'organico (10.151)». 13 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
S algono a quindici i Da-spo inflitti dalla Que-stura di Genova per gliincidenti di domenicache hanno portato allasospensione di 45' della partita fra i Grifoni e il Siena. Il questore del capoluogo ligure Massimo Mazza, infatti, ieri ha firmato altri quattro divieti di accesso alle manifestazioni sportive a carico di altrettanti ultras rossoblù responsabili di aver preso parte all'invasione della tribuna e alla protesta culminata con l'obbligo imposto ai calciatori genoani di togliersi le maglie di gioco. Quattro Daspo che si uniscono, quindi, agli undici già inflitti lunedì per un bilancio che resta comunque assolutamente provvisorio. Gli uomini della Digos genovese, infatti, in queste ore proseguono l'analisi dei filmati delle telecamere a circuito chiuso e starebbero vagliando le responsabilità, in alcuni casi anche penali, di circa duecento tifosi. Fra loro, oltre ai protagonisti dell'invasione deil settore dei distinti dello stadio Ferraris, ci sarebbero anche i responsabili delle violenze nei confronti degli steward, del lancio di petardi e fumogeni e delle minacce all'indirizzo dei calciatori. «In 24 ore abbiano individuato 11 soggetti, emettendo provvedimenti di Daspo, in breve tempo arriveremo a venti», dichiarava ieri il questore Mazza. Che ha difeso l'operato delle forze dell'ordine in quei concitati minuti di domenica: «allo stadio abbiamo evitato che la situazione degenerasse e consentito che la partita riprendesse, è stato un importante risultato». Non la pensa così, evidentemente, il presidente del Genoa Enrico Preziosi secondo il quale i Daspo inflitti agli ultras responsabili dei disordini sono «come un'aspirina per un malato grave». «Si è voluto dare subito una dimostrazione veloce che secondo me non è una risposta istituzionale adeguata - ha proseguito - Io mi sento isolato, per questo ho rabbia. Questo mondo non è fatto solo di presidenti di Serie A, di Serie B, di Serie C e di Lega, ma è fatto anche di istituzioni. Che ognuno si assuma le sue responsabilità, soprattutto chi è a capo. Io mi chiedo - ha proseguito Preziosi - come mai il match non è continuato regolarmente, se non arrivando ad un compromesso? Forse perché la polizia e alcuni spaventati hanno usato il buon senso? È quasi una forma di resa». Un giudizio in parte condiviso anche dai sindacati di polizia. «Siamo sconcertati rispetto all'aggravarsi dello stato di impotenza dello Stato, che attraverso le proprie istituzioni deve garantire anche la sicurezza dei cittadini nei confronti delle logiche privatistiche - spiegava ieri il segretario provinciale genovese del sindacato di polizia Silp Cgil, Roberto Traverso - Oggi parliamo di ordine pubblico ma potremmo affrontare lo stesso argomento per la polizia stradale, per la polizia ferroviaria, per la polizia di frontiera, postale e altre specializzazioni». GLI ULTRAS CONTRO PREZIOSI Ma all'attacco durissimo del presidente del Genoa, fanno da contraltare i toni usati dalla tifoseria rossoblù contro lo stesso Preziosi in una lettera aperta che segna probabilmente una rottura definitiva fra il presidente e la tifoseria genoana. Che a Preziosi ieri ha rinfacciato i suoi trascorsi burrascosi fra Saronno e Como, le accuse di illecito sportivo che costarono ai Grifoni la C1 e i suoi precedenti penali. Una lunga requisitoria in cui gli ultras sono arrivati a definire «patetico» il presidente Preziosi. «Lei - è l'attacco della frangia più calda del tifo genoano - la “moralità sportiva” non sa nemmeno dove stia di casa. Auspica la galera per i “delinquenti” e tali considera gli ultrà» ma «dovrebbe ricordare come lei l'abbia evitata proprio grazie a quelli che lei chiama “delinquenti”, sforzi la memoria e ricordi quei giorni dove qualcuno di quei “delinquenti” rischiò di suo per cavarla dalla situazione dove lei ed i suoi cari si erano infilati». ««Lei - si legge ancora nella missiva indirizzata al patron rossoblù - ha portato il Genoa sull'orlo della retrocessione ed ora si erge a moralista, provando a menarlo con “i soliti cento”, lei è patetico. Noi - è la chiusa degli ultras - non siamo il male, siamo la cura». VINCENZO RICCIARELLI ROMA www.unita.it GENOA, È GUERRA FRA PREZIOSI E GLI ULTRAS Salgono a 15 i Daspo per i disordini di domenica. Ma il presidente attacca «Un'aspirina per i delinquenti». La replica: «Patetico, moralmente indegno» Foto Ansa La protesta di domenica quando un grupo di ultras genoani ha costretto l'arbitro Tagliavento a sospendere la partita con il Siena Sport46 MERCOLEDÌ25 APRILE2012
Il dossier ROBERTO ROSSI U n tempo, quando sipensava che il malaf-fare fosse solo robada maschi, le chiama-vano «le sorelle d'omertà». Dovevano «fornire mera assistenza agli associati» di una organizzazione criminale, ‘ndrangheta o camorra che fosse. Un ruolo passivo, secondario rispetto agli affari del clan, e, comunque, sempre all'ombra degli uomini. Oggi «la sorelle d'omertà» non esistono più. Quella definizione riduttiva e minimalista, che si poteva leggere in alcuni dei rapporti della Direzione investigativa antimafia, e che serviva agli investigatori per catalogare e definire il ruolo delle donne all'interno di un'associazione criminale, è cambiata, si è evoluta. Le donne, anche all'interno di clan potenti e organizzati, hanno ormai un ruolo apicale, decisionale, di gestione. Lo stesso che hanno svolto per molto tempo Maria Buttone, Concetta Zarrillo, o Anna Bucolico, (77 anni, detta «‘a Befana» o «‘zi Nannina») arrestate ieri dal reparto mobile di Caserta nell'operazione che ha frantumato il clan Belforte (44 persone finite in manette). Un clan, secondo la ricostruzione degli investigatori, potente, per capacità militare e organizzazione, e ricco. Talmente potente, ad esempio, da indurre i Casalesi a concludere un patto di non belligeranza e a raggiungere un accordo per la spartizione al 50% dei proventi delle attività illecite, soprattutto estorsive, nel comprensorio di Marcianise, Maddaloni, San Nicola La Strada, San Marco Evangelista e, naturalmente Caserta. Forte, dicevamo, ma anche strutturato. Tanto da resistere a una sanguinosissima faida (tra il 1999 e il 2000) con l'opposto clan dei Piccolo, e all'arresto nel 2007 dei reggenti (Bruno Buttone, Vittorio Musone, Domenico e Salvatore Belforte). In che modo? Attraverso «la continuità» fornita dalle «femmine» del clan. Spiega la Procura di Napoli: «Le donne hanno ormai assunto le veci dei loro consorti, costretti a lunghi periodi di detenzione (...). Infatti - rivelano ancora i magistrati - se prima si limitavano a trasmettere ai reggenti e agli affiliati i desiderata dei capi, progressivamente hanno assunto compiti di diretta gestione, come decidere quali imprese sottoporre ad estorsione (350 circa, ndr), ritirare direttamente presso il loro domicilio rate estorsive dagli imprenditori calibro maggiore, comporre le liti tra i reggenti, distribuire stipendi agli affiliati e alle famiglie dei detenuti». Una vera e propria attività imprenditoriale. Solo i beni sequestrati nell'operazione (27 case, terreni vari, 250 rapporti bancari e 70 automezzi) raggiungono un valore comFoto di Ciro Fusco/Ansa «Sorelle d'omertà» addio Le donne conquistano i vertici delle mafie In un'immagine di archivio l'arresto di Ermelinda Pagano. Secondo i magistrati la donna aveva preso il posto del marito, il boss degli scissionisti Raffaele Amato Da Giusy Vitale a Ermelinda Pagano quando sono le «femmine» a gestire i soldi dei clan. Ieri gli ultimi arresti a Caserta: in tre reggevano gli affari della «famiglia» Belforte. Un'organizzazione aziendale da 10 milioni di euro Italia rrossi@unita.it 30 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
trice del Mamm di Mosca, Olga Sbiblova, e Alda Fendi - avranno una chance in più, perché i loro lavori saranno esaminati anche da una giuria apposita, composta da tre giovani gallerie di Pistoia, Berlino e Dublino. L'idea da principio può lasciare perplessi, perché generalmente un artista inizia a farsi conoscere intorno ai 25 anni, ma come spiega il critico, anch'egli poco più che 30enne, Denis Viva, coordinatore della giuria delle tre gallerie emergenti: «Dietro questa scelta non c'è una mitologia del talento precoce, piuttosto si tratta di avere lungimiranza, una cosa che oggi manca. La filosofia non è cercare un'opera già compiuta, ben confezionata, che a quell'età non potrebbe che essere l'imitazione di ciò che fanno gli adulti, ma un'opera in fieri, che esprima un momento di transizione, di passaggio. Più che di una incoronazione i giovani hanno bisogno di un incoraggiamento, che in questo caso si traduce in un premio-acquisto». RESIDENZA IN PALIO Ma in altri casi il premio consiste in una residenza, che offre agli artisti l'opportunità di fare un'esperienza all'estero, fondamentale per chi intende allargare i propri orizzonti e intraprendere strade nuove, come testimonia Andrea Nacciarriti, al primo posto tra gli under 35 nella precedente edizione del Terna. Anche nella scelta dei curatori quest'anno il Premio Terna ha deciso di puntare molto sui giovani, affiancando a due professionisti come Cristiana Collu, direttrice del Mart di Rovereto e a Éric de Chassey, direttore dell'Accademia di Francia, un promettente critico d'arte 28enne, Gabriele Francesco Sassone. A lui dunque, per concludere, chiediamo di azzardare una previsione su come si orienteranno i giovani artisti. «Le nuove generazioni - riflette Sassone - usano molto le innovazioni tecnologiche e stiamo assistendo a un cambiamento nel modo di comunicare e di mostrare l'arte. Si cercano informazioni veloci, a basso prezzo o gratis. Per un artista è importante avere sul web una vetrina in più, o magari la sua prima vetrina, oltretutto a costo zero, perché offre una visibilità che una pubblicazione d'arte non può dare. Per quanto riguarda il premio mi auguro che il numero enorme di iscritti faccia anche riflettere sulla necessità di sostenere il sistema dell'arte contemporanea, in un momento così delicato, in cui tanti musei rischiano la chiusura. Occorre poi evitare un grande equivoco. L'arte contemporanea non è quella prodotta oggi ma quella che parla del proprio tempo. Io spero che i giovani artisti siano capaci di reagire all'attuale crisi culturale e capire che l'arte contemporanea ha questa missione, la capacità di raccontare la realtà che ci sta intorno». N el 2010 il 1º premio nel-la categoria under 35 èandato a Andrea Nac-ciarriti (classe 1976), artista marchigiano attivo a Milano, che lavora sugli aspetti sociali, politici e umani della comunicazione. Il premio era una residenza d'artista di tre mesi a Pechino, da dove Nacciarriti è appena tornato entusiasta: «Tutto lì è estremamente fluido e veloce. Mi sono confrontato con una realtà opposta alla nostra, perfino la gestualità o il rapporto con lo spazio sono differenti». Come ha inciso questa esperienza sul tuo lavoro? «Devo ancora metabolizzarla, ma a Pechino ho fatto varie cose. Nell'ambito di un progetto curato da Alessandro Rolandi, per esempio, ho realizzato Made in China, un intervento sul tema della memoria dei lavoratori cinesi. In una fabbrica ho chiesto ai lavoratori di interpretare la frase “chi non lavora non fa l'amore”, traduzione ironica della scritta che in Cina campeggiava in tutti i luoghi di lavoro: “vai al lavoro con impegno e torna a casa in pace”. Ma l'addetta alla comunicazione ha boicottato l'iniziativa affermando che nessuno avrebbe mai pronunciato parole così intime e personali. Alla fine è stato scelto di dire: “no money, no fun, no happiness” e alcuni dei manager coinvolti non si sono limitati a ripetere la frase, ma hanno criticato tutto il senso dell'operazione che avevo ideato. Così, con mia grande sorpresa, il risultato è stato assai più interessante del previsto. Ti senti di dare qualche consiglio ai giovani artisti? «Per un artista è fondamentale potersi muovere e vedere cosa avviene nel mondo. I premi sono una possibilità. Certo, doversi confrontare con un tema assegnato è sempre problematico, ma la cosa importante è partecipare quando il tema proposto è vicino al proprio lavoro». F.M. L'intervista Le nuove generazioni Nacciarriti: una sfida stimolante Tre mesi a Pechino nel 2010 per l'artista marchigiano Usano nuove tecnologie e le sfruttano anche per ottenere visibilità Gioconda nuovi scavi Riparte a maggio, a Firenze, la ricerca nell'ex convento di Sant'Orsola delle spoglie di Lisa Gherardini Del Giocondo, la nobildonna che, secondo una tradizione consolidata, ispiròLeonardodaVinciperlaGioconda.Dopounaprimafasediscaviacacciadelpuntodove potrebbe trovarsi la tomba di Lisa, avvenuta lo scorso anno, era seguita una sospensione. 39 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
PAOLO CALCAGNO MILANO I l dolore più devastante peruna qualsiasi madre è sicura-mente quello dell'improvvisascomparsa del proprio figlio.Specialmente, a causa di unrapimento. Ma se la madre è un ex agente speciale della Cia, espertissima di missioni letali, ecco che la dolcezza materna si trasforma in rabbia irriducibile e un ghigno inquietante si stampa sul bel volto di porcellana di Ashley Judd. «La trasformazione di Becca Winstone da pacifica borghese in vendicatrice feroce e stato ciò che più mi ha affascinato e impegnato sul set di Missing », ci aveva rivelato a Cannes, al Mercato internazionale dei programmi tv, la 44nne star americana, già eccellente protagonista di film impegnati, quali High Crimes e Kiss the Girls. Missing che è partita il mese scorso sul network statunitense Abc e che da lunedì prossimo, alle 21.50, sarà al via su Fox (canale 111 di Sky), per dieci settimane, è una serie thrilling ricca di mistero e carica di adrenalina. Ashley Judd, che ha scelto questo serial per il suo debutto sul piccolo schermo, ha al suo fianco Adriano Giannini, Sean Bean (Il Signore degli Anelli) e Cliff Curtis. «Questo nuovo ruolo è stata una sfida esaltante – aveva sottolineato Ashley Judd – e una piacevole occasione per girare l'Europa. Infatti, la ricerca di Becca si sposta dagli Stati Uniti a Roma, Praga, Dubrovnik, Istanbul, fino a Ravello che è di una bellezza stordente». DISTRIBUITO DALLA DISNEY Nella serie distribuita dalla Disney, Nick Eversman è Michael, il 18nne figlio scomparso della protagonista di Missing il quale, dieci anni prima, aveva assistito all'omicidio del padre (Sean Bean), anch'egli agente Cia, e ne era rimasto choccato. «Con totale devozione la madre di Michael si era dedicata completamente al ragazzo – aveva aggiunto Ashley Judd -. Dieci anni più tardi, sebbene a malincuore, Becca acconsente a far partire il figlio per un viaggio-studio di alcune settimane, in Europa. Ma il ragazzo non dà più sue notizie e Becca decide di mettersi sulle sue tracce. La donna si precipita a Roma e si rende immediatamente conto che il ragazzo è stato rapito da una misteriosa organizzazione internazionale. Becca comincia a dare la caccia ai criminali, facendo affidamento su tutte le sue risorse di ex agente, tra cui vecchi colleghi e informatori, come Giancarlo Rossi, un agente dell'Interpol interpretato da Adriano Giannini, che la affianca nelle indagini». Il figlio di Giancarlo Giannini aveva già lavorato a Hollywood nel remake di Travolti da un insolito destino, accanto a Madonna, ed è entusiasta dei metodi degli Studios americani. «Ero negli Stati Uniti per presentare il mio corto Il Gioco - aveva raccontato a Cannes il giovane attore, affermato interprete di varie fiction italiane -. I produttori della serie cercavano un attore europeo, possibilmente italiano, per il ruolo del detective Rossi e io mi sono presentato per un provino: è stato molto semplice. Semplice e professionale, come è d'abitudine nel mondo produttivo americano. Dopo l'esperienza nel film con Madonna, che non considero indimenticabile, questa serie televisiva, invece, è stata un'avventura importante per la mia carriera d'attore». «Se potessi riASHLEY JUDD MAMMA IN MISSIONE Al via su Fox da lunedì la nuova serie televisiva americana in cui l'attrice interpreta una madre a cui sparisce il figlio. Ma la donna è un ex agente della Cia... Accanto a lei, recita anche Adriano Giannini, figlio di Giancarlo www.unita.it Mamme speciali Ashley Judd in una scena di «Missing» il nuovo serial tv in onda su Fox Culture42 MERCOLEDÌ25 APRILE2012
P rima di tutto la memo-ria, perché un Paeseche non ricordasse isuoi morti per la libertàe dimenticasse le pagine più gloriose della sua storia sarebbe condannato all'ignominia e al decadimento. Il ricordo, dunque, dei partigiani e dei soldati che combatterono in armi, dei militari che non si arresero ai tedeschi, dei contadini che aiutarono i combattenti, delle donne che fecero irruzione nella vita politica nazionale per battersi in favore della libertà, dei sacerdoti che aiutarono i partigiani e i militari, di tutti coloro - insomma - che hanno composto il grande quadro della Resistenza; tutto questo è prioritario, rispetto ad ogni altra cosa, perché è dovuto al loro sacrificio ma anche all'esempio che ci hanno dato di fierezza e di speranza. Quei combattenti che non anelavano soltanto alla libertà, ma volevano anche avviare la ricostruzione di un Paese distrutto, sui sentieri della democrazia. Ed è proprio alle loro speranze e ai loro sogni che oggi va dato il massimo tributo perché la memoria non sia formale e retorica, ma sia utile per capire e affrontare il presente e il futuro. Viviamo in una fase difficile, di fronte a una crisi che non è temporanea ma strutturale, alle difficoltà di tante famiglie senza lavoro e senza un'adeguata sicurezza sociale, al lavoro “dimenticato”, alla dignità sepolta nei meandri del precariato, alle tante modestissime pensioni di vecchiaia, alla ricerca affannosa di accompagnare al necessario rigore quell'altrettanto necessaria equità senza la quale i sacrifici non possono essere accettati. Una fase difficile, aggravata dal distacco dei cittadini dalla politica (che rischia sempre di trasformarsi in una pericolosissima “antipolitica”), dalla corruzione dilagante, dall'assalto della criminalità organizzata al nostro stesso sistema economico, dalle nostalgie di un passato che non può più tornare, dal degrado anche culturale che sta avviando, da tempo, il Paese su una china estremamente rischiosa. Una fase difficile anche perché alla rassegnazione e alla indifferenza si uniscono talora una protesta e un'indignazione, altrettanto pericolose se fini a se stesse, perché la storia ci insegna che certe derive portano facilmente a soluzioni populistiche e autoritarie, come ci dimostra in questi giorni, anche l'incredibile affermazione elettorale di un movimento di destra estrema in Francia. In una fase come questa, ci si può affidare allo scoramento, alla caduta di ogni speranza, e perfino alla rassegnazione? Io credo che sarebbe cadere in un baratro senza ritorno. Non sta a me indicare le soluzioni e le alternative; perché non è questo il compito dell'Anpi, mentre lo è l'indicare la strada per “resistere” e avviare il Paese verso il riscatto, con un cambiamento deciso di rotta sul piano economico, politico e sociale. Il fondamento di questo impegno si può trovare soltanto nel ricorso ai princìpi e ai valori della Costituzione che affondano le radici nella Resistenza che oggi ricordiamo. A quel rilancio di valori dobbiamo contribuire tutti, perché questa, solo questa, è la via della salvezza del Paese. Per questo, oggi la Festa è - e deve essere - di tutti, perché al ricordo aggiungiamo il richiamo ai valori fondamentali che si riassumono in parole semplici (lavoro, dignità, uguaglianza, solidarietà) ma estremamente significative. Una festa di tutti. E sarebbe ora che tutti lo capissero, abbandonando i negazionismi e i revisionismi di sempre e mettendo finalmente da parte i troppi rigurgiti neofascisti (sono di ieri i manifesti che inneggiano alla Repubblica di Salò!), per riconoscersi finalmente in ciò che di grande è avvenuto nel nostro Paese, attraverso la ricostruzione dell'Unità nazionale, nella libertà, e l'apertura delle porte alla democrazia. Rivolgo dunque, un invito fraterno e amichevole a tutti, cittadine e cittadini, donne e uomini di altri Paesi che si trovano in Italia, a raccogliersi, oggi, nelle piazze attorno alla Resistenza, alla Costituzione, ai valori di fondo che fanno del nostro Paese una vera Nazione. Un giorno di libertà e di festa, nel commosso ricordo dei caduti, volgendosi indietro con la memoria, ma con lo sguardo rivolto in avanti, proteso con la volontà e l'azione verso un futuro migliore. Il commento CARLO SMURAGLIA Un giorno di libertà tra memoria e voglia di cambiare Chi ha combattutto nella Resistenza lo ha fatto per liberare l'Italia ma anche per inseguire il sogno di un futuro migliore Sta a ciascuno di noi riprendere quelle speranze. E realizzarle La giornata al “Museo Cervi” Non dimenticare AlMuseoCervi (Gattatico)un 25aprile in musica,esposizioni eproiezioni. Inmattinata incontro tra Placido e Angelo Rizzotto (nipoti di Placido) e Gelindo Cervi, figlio di uno dei sette fratelli fucilati dai fascisti il 27 dicembre '43. Nel pomeriggio si esibiranno Simone Cristicchi,GiovannaMarini,PaoloPetrangelietantialtri. Informazionisuwww.fratellicervi.it PRESIDENTE NAZIONALE ANPI Staino «Ispirarsi a quei principi anche per superare la crisi di oggi» Lo sguardo al futuro Niente retorica, dalla storia cerchiamo di trarre insegnamenti Napolitano: «È la festa di tutti» I lavoratori del commercio in sciopero. Lettera di Bersani: «Siamo il partito della Liberazione» 3 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
sue osservazioni nella prossima seduta dell'8 maggio», ha precisato il portavoce del ministero degli Esteri indiano, rispondendo a una domanda dei giornalisti. Ricordando di essere a conoscenza che «ci sono opinioni diverse» sulla questione e che «l'India è una democrazia», ha poi aggiunto che il governo «si adeguerà al responso della Corte Suprema». DIPLOMAZIA SEGRETA «La situazione di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone è quella di sempre e non si attendono novità per quanto riguarda una sistemazione alternativa al carcere di Trivandrum», precisa una fonte della delegazione italiana che si trova in Kerala per seguire la vicenda. Ieri mattina su alcuni blog e su Twitter erano circolate alcune indiscrezioni relative a un imminente trasferimento dei due marò in una guest-house della polizia indiana. Ma «trattative segrete» sono in corso, rilancia il sito www. globalist.it, diretto da Gianni Cipriani, che riprende voci locali, secondo cui Girone e Latorre starebbero per essere trasferiti in una dipendenza italiana in cui sconterebbero gli arresti domiciliari, in vista anche del probabile riconoscimento che quanto accaduto è avvenuto in acque internazionali. Un altro risultato positivo per l'Italia è l'ammissione del ricorso italiano sull'incostituzionalità della detenzione dei due marò, decisa l'altro ieri dalla Corte Suprema di New Delhi. «Il governo si è adoperato sin dall'inizio affinchè si possa in qualche maniera “dekeralizzare” il caso e portarlo a New Delhi, perché questa è una questione internazionale e in questo senso c'è il primo passo verso la direzione giusta», rimarca il sottosegretario agli Esteri, Staffan de Misura. E ieri anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante la visita al Quirinale delle associazioni di combattenti e d'Arma ha «auspicato» che i due marò possano «tornare presto liberi in Italia». T ra qualche anno gli StatiUniti avranno bisogno diimmigrati. Qualcuno lospieghi ai repubblicani.Da oggi alla Corte Suprema affronta lo spinoso tema della legge sull'immigrazione voluta dall'Arizona, una delle più brutte dell'Unione. Dopo lo Stato che condivide con il Messico una larga parte della frontiera, hanno adottato una legislazione simile altri sei Stati a guida repubblicana. Era il 2010, l'anno del Tea Party, l'estremismo pagava. La legge prevede ad esempio che la polizia possa sospettare qualcuno di essere un immigrato clandestino e, di conseguenza, possa chiedergli di dimostrare di non esserlo, fornendo documenti. Prevede il reato di ricerca di lavoro in mancanza di permesso di soggiorno. Le autorità federali hanno usato i loro poteri per sospendere l'applicazione delle nuove regole, giudicate discriminatorie: sospettare qualcuno di essere illegale è necessariamente frutto di pregiudizio razziale. Non fermerò un bianco, ma un ispanico per chiedergli i documenti. Negli Usa è una cosa che non va. Lo scontro in Corte Suprema riguarda però i poteri federali. Può uno Stato fare una legge su un tema che riguarda le frontiere ed ha rilievo nazionale? E possono le autorità di Washington fermare una legge statale? Dov'è il limite? Un classico delle dispute all'alta Corte. In questo caso però il tema diventerà altamente politico. Gli ispanici con cittadinanza Usa sono una delle basi elettorali del Paese, destinati ad aumentare in maniera esponenziale negli anni a venire, pesano già l'8%. Ma in Arizona, New Mexico e altrove il numero è più alto. Per questo, i democratici hanno già deciso che se la legge verrà salvata dalla Corte Suprema, loro cercheranno di usarla come strumento contro Romney. Ad esempio cercando di far esrimere il Congresso su questo. Anece se né i democratici, né i repubblicani hanno il coraggio di presentare una legge di riforma dell'immigrazione nonostante il sistema vigente sia ritenuto da tutti un disastro. Il paradosso, per Romney e compagni è che l'immigrazione non è un pericolo. L'invasione, se c'è mai stata, è finita. Un rapporto pubblicato lunedì sera dal Pew Hispanic Centre mostra come tra 2005 e 2010 la migrazione legale e non dal Messico sia sostanzialmente a somma zero o addirittura negativa. I messicani illegali che vivono e lavorano negli Usa sono ancora più di sei milioni, ma nel 2007 erano 900mila in più. Certo, restano il primo gruppo di illegali, ma negli ultimi 5 anni è crollato il mercato immobiliare e, quindi, sono diminuiti i cantieri dove lavorare, il tasso di natalità messicano ha continuato a calare e in Messico è cresciuta una classe media, con le conseguenze economiche del caso. La violenza della malavita lungo il confine e l'aumento della repressione dell'immigrazione clandestina hanno fatto il resto. Sono molti però quelli che continuano ad attraversare clandestinamente la frontiera per fare gli stagionali nell'agricoltura rischiando la vita e di essere presi. Il succo del rapporto del Pew è che serve una riforma: ci sono milioni di persone senza diritti, non sono destinate ad aumentare e servono al mercato del lavoro americano. Le leggi dell'Arizona, dell'Alabama e della Georgia hanno avuto effetti disastrosi sull'economia agricola di quegli Stati. Da cui gli illegali sono fuggiti per cercare lavoro altrove. I braccianti autoctoni non ci sono, scappano dopo tre giorni di lavoro o raccolgono un terzo dei messicani. Che ormai sono lavoro specializzato nel settore. Nemmeno in Arizona la legge piace: il repubblicano che l'ha scritta è stato sconfitto alle elezioni dopo essere stato sfiduciato su petizione popolare. La prima della storia dello Stato. Il partito repubblicano si trova dunque a difendere quelle leggi, ma sa che è un pericolo farlo. È anche per questo che le quotazioni di Marco Rubio come candidato vice di Mitt Romney crescono. Il senatore ispanico della Florida potrebbe essere un modo di parlare a quell'elettorato nonostante le posizioni locali sull'immigrazione (altri nomi pro-ispanici possono essere Jeb Bush, moglie messicana, e il governatore del Nevada Sandoval). LA PASTA DELL'AUSER PER RICORDARSI DEGLI ANZIANI IL 5 e 6 MAGGIO 2012 NELLE PIAZZE ITALIANE FILO D'ARGENTO NUMERO VERDE 800.995.988 CHIAMATA GRATUITA SENZA SCATTO ALLA RISPOSTA Con la Pasta dell'Auser aiuti il Filo d'Argento, il servizio telefonico dedicato agli anziani soli ed emarginati. PER CONOSCERE LE PIAZZE INFORMATI SU WWW.AUSER.IT SEGUICI SU FACEBOOK Candidati Usa a caccia di elettori «latinos» Esplode il caso Arizona La legge più «razzista» sui migranti approda alla Corte Suprema Obama vuole cassarla insieme ad altre simili adottate da Stati repubblicani. Romney per riequilibrare vorrebbe Rubio suo vice Il caso MARTINO MAZZONIS NEW YORK Timoshenko in sciopero della fame La leader dell'opposizione ucraina, Yulia Timoshenko, ha iniziato uno sciopero della fame nel carcere di Kharkiv, dove è detenuta. Lo ha annunciato il suo avvocato, Serghei Vlasenko. I deputatidell'opposizionehanno occupatola zonadel parlamentoucrainoriservata ai membri del governo per protestare contro il trattamento riservato in carcere alla loro leader. 35 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
L a prima festa di Libera-zione, quella del 1945,fu come la prima dome-nica concessa da Dio agliuomini. Festa altissima e piena di gioia. Ma con una malinconia albeggiante per un che di straordinario finito lì, per sempre. Io lo seppi quando andammo a Grignasco e sparammo sui fascisti che fuggivano con le facce rosa da conigli spelati e si facevano ammazzare senza reagire. Ne abbiamo tolti dal mondo diciotto, quella volta lì. Poi in piazza, a Borgosesia, c'era un'aria completa e odorosa che non la vedi neppure per la Madonna a maggio: le donne grembiulate mollavano a metà quante faccende avevano, le case si vuotavano, mentre gli uomini ancora col novantuno, ma per celia, passavano le maniche di portici ridendo. Io il fucile lo posai all'ora di pranzo e non potei più tirarlo in spalla sentendo il senso di quell'azione: ormai era un esercizio ginnico, o estetico, o un dolce vanto. Contro chi l'avrei usato? A cosa sarebbero serviti i grandiosi ultimi bottini di guerra, se la guerra finiva? Qualcuno disse che era bene nascondere gli sten, le mitraglie, i Thompson sotterra, che sarebbero poi tornati utili. Ma la realtà era che adesso, dopo i mesi supremi di stupende follie e triboli e privazioni, seguiva il tempo di ricostruire e di riassettare. Smettere di fare il partigiano m'è costato come smettere di fumare. Terminata la paura tutto si è fatto lasco e soffice e terribilmente nostalgico. Una sensazione simile la provai solo a scuola, camminando tra le aule sgombre e ben spaziate che si vedono nella chiarità frizzante dell'estate che comincia. Era successo dopo l'esame di maturità, quando le apprensioni erano svanite, e finalmente andavo libero di sapere in maniera confusa tante cose, di lasciare seccate tante radici che fino all'ultimo cercai di tenere vive, mandando a memoria le formule chimiche e i nomi di ogni autore dell'ultima latinità. La festa, quel giorno, fu la fine di innumerabili esperienze straordinarie, un baratro furiosamente allegro, ma che impauriva. Paura nasceva in quelli che avrebbero faticato a smettere gli abiti ribelli, in quelli che avrebbero tribulato a tornare in fabbrica o in ufficio o agli studi, perché fare i partigiani significava essere sempre in pari con se stessi, e mai di meno, per l'eccesso di volontà che ci teneva vivi, e mai di più, perché non ce n'era modo. Così in piazza, come ti ho detto, giravano i balli e i canti, i caffè mettevano fuori i tavoli col vino. Gli uomini baciavano le donne. Si urlava, si stringevano le mani e ci si avvolgeva negli abbracci amati e, a chi quel giorno era lontano, si spedivano biglietti di gioia indivisa. Per questo, quando durante la festa scoppiò la bomba e ci uccise ancora gli amici e i figli, provai un colossale dolore, una tristezza inclemente per quegli uomini che se ne andavano in un modo così impreveduto, allorché non c'era più niente da temere. Si seppe subito che gli ordigni li avevano lasciati i fascisti prima di fuggire. Ne avevano messi anche nelle scuole, i miseri. Eppure dopo quella bomba, nel cuore dello strazio, io sentii ancora un fremito che mi restituì vivo, tutto intero, carico di odio sanissimo. Che poi non ebbi più, e che amai fin nei precordi. In qualche modo la festa proseguì, per altre vie, in altri modi che si inventavano in mezzo al lutto. Allora felicità e dolore facevano tutt'uno, ancora. E forse, alla fine, la felicità ebbe la meglio. Così alla sera, di notte anzi, le luci parevano doversi mai smorzare, e i canti nemmeno, e i bicchieri non erano mai vuoti. Eppure rimanevamo disorientati. Bevvi tanto, mangiai anche di più, senza la paura di uscirne rintronato e con la pancia soda e inadatta all'azione. Raccontammo un'infinità di storie che sapevamo a memoria. Io le dicevo senza quasi pensarci, e intanto cercavo una volta di più la mano della mia Dora. Poi facemmo l'amore, infinito e liberatorio. E forse fu ancora peggio perché dopo mi sembrava che davvero non restasse niente. Presi l'uscio e mi poggiai alla ringhiera del ballatoio. Lasciai socchiuso. Voltandomi, vedevo gatteggiare gli occhi di lei nel buio: mi cercava. E io cercavo di capire cosa avremmo fatto col sole nuovo. 25APRILE GIACOMO VERRI La nostra Liberazione Il nonno partigiano e la nipote bambina Due vignette di un fumetto di Mino Milani e Ferdinando Tacconi sulla Resistenza pubblicato dal «Corriere dei ragazzi» nel 1945 Il giovane autore Giacomo Verri ha scritto espressamente per il nostro giornale questo racconto: evocazione di quel 25 aprile 1945 la cui memoria deve essere custodita perché le generazioni del futuro possano sapere SCRITTORE 6 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
Foto Mauro Scrobogna /LaPresse Non bastavano i diamanti, i lingotti e le macchine del Trota. Ieri sulla Lega si è abbattuta un'altra tegolona, l'inchiesta napoletana sulle presunte tangenti Finmeccanica che avrebbero raggiunto proprio la Lega. Una sequenza di mazzate giudiziarie che toglie il fiato ai dirigenti di via Bellerio. E che ora comincia a preoccupare anche Bobo Maroni, l'alfiere della ramazza, che proprio sulla richiesta di pulizia sta costruendo la sua scalata alla segreteria. Come se non bastasse, a guastare queste giornate dei nuovi capi leghisti ci pensa pure Rosi Mauro, la pasionaria espulsa da un paio di settimane, che continua a restare inchiodata alla poltrona di vicepresidente del Senato e che ieri è stata protagonista di una burrascosa seduta a palazzo Madama. Finmeccanica, dunque. Il primo a reagire è Maroni, con uno dei suoi ormai consueti post su Facebook, in cui parla di «insinuazioni fuori dal mondo». Nel corso della giornata, il nuovo segretario in pectore alza i toni. Prima ricorda che la fonte delle insinuazioni, l'ex dirigente Borgogni, «è stato licenziato dal nuovo presidente Orsi», poi ironizza sulla «libera stampa». E tuona: «La Lega non si fa intimidire di certo da queste stronzate fangose». Poi lancia il «Lega unita day» per il primo maggio, e s'affanna a parlar d'altro: della proposta Pd sui rimborsi ai partiti e del potere d'acquisto dei salari in picchiata. E s'interroga: «Creare clamore sulla Lega serve anche a nascondere questo dramma sociale?». Intanto da via Bellerio s'annunciano querele per «chiunque associ la Lega a queste vicende». Sul fronte strettamente politico, invece, Maroni tira il fiato. La «pace di Besozzo» siglata sabato con Bossi sembra reggere, il Senatur ha stoppato il tentativo di alcuni suoi pretoriani del Bresciano di organizzare per il 29 aprile un «Bossi day». Dal gran rifiuto, è nato il «Lega unita day», che si terrà il 1 maggio alla tradizionale festa del Carroccio a Zanica (Bergamo), con la partecipazione del vecchio Capo, di Maroni, Calderoli e tutto il gruppo dirigente (Cerchio escluso). Ma le grane non finiscono qui. Perché Rosi Mauro è ancora al vertice del Senato e intende restarci. Ieri è tornata a presiedere l'aula, dopo 15 giorni di stop imposto da Schifani che la sostituiva, pur avendo rinunciato ai gradi di «vicario» del presidente. Ad accoglierla fischi, cori «dimissioni, dimissioni», anche striscioni con diamanti per ironizzare sulle sue vicende (tutti dell'Idv). Ma anche qualche applauso. Che la commuove fino a far comparire una lacrima sul viso. Arriva persino la solidarietà di alcune senatrici di vari partiti, da Luciana Sbarbati a Franca Chiaromonte del Pd, che solidarizzano. «Sono vittima - dice la Mauro - di una battaglia politica». Si apre il dibattito. Il numero uno dei senatori Idv Belisario definisce la sua presenza sullo scranno più alto «una provocazione», Luigi Zanda del Pd le chiede di lasciare «in quanto non è più garantito l'equilibrio in ufficio di presidenza, visto che la senatrice non è più del gruppo della Lega». A quel punto la Sbarbati sbotta: «Parlo anche a nome di altre, non ci associamo alla richiesta di dimissioni, tanto più che allo stato non è indagata. È troppo facile eliminare i propri nemici o coloro che dissentono facendo leva su notizie di stampa tutte da verificare, ancora di più se si tratta di una donna». L'ex presidente Marcello Pera addirittura paragona il suo caso con quello di Fini. L'Idv però non ci sta, accusa Schifani di aver fatto un «accordicchio» per consentire alla sua vice di restare in sella e annuncia «iniziative simboliche» di protesta. Tra i leghisti regna l‘imbarazzo. «Per noi il caso Mauro è risolto», svicola il capogruppo Bricolo. Lei non si scompone: «Resto al mio posto», annuncia. «Mi attengo e mi atterrò al regolamento del Senato, in passato due vicepresidenti hanno cambiato gruppo e nessuno ha protestato». ROMA Rosi Mauro ieri alla presidenza del Senato, anello di brillanti in vista... Tangenti leghiste Maroni furioso nega Rosi resiste in Senato Un'altra tegola giudiziaria sulla Lega. Maroni parla «di stronzate fangose». Rosi Mauro torna a presiedere il Senato. Fischi e cori di «dimissioni». Ma lei: «Resto, il regolamento me lo consente». Il 1˚ maggio «Lega day» a Bergamo. ANDREA CARUGATI rossa tracciato nei primi tre mesi del 2012 dalla Sipra. «Un dato negativo a due cifre» (si parlava di meno 17%) ha detto Roberto Sergio, presidente Sipra ascoltato ieri in commissione di Vigilanza. Ma il top secret sulle (due) cifre è stato posto dalla dg Lei, la quale pretende che nel 2012 la concessionaria incassi spot per 1 miliardo di euro. Obiettivo ardito (nel 2011 era di 965 milioni, si è chiuso a 963 milioni e 700mila euro) e la Sipra dubita di farcela, nonostante il respiro degli Europei (di cui la Rai ha l'esclusiva) e le Olimpiadi. Lorenza Lei vuole «chiudere in attivo a tutti i costi», dice un dirigente Rai, perché sul risanamento si gioca la sua ricandidatura (e si parlava di una sua circolare con il monito della madre di famiglia: si spengano luci e computer... ). Intanto chiude i rubinetti alle reti rendendo meno appetibili i palinsesti autunnali. Meno 5 milioni per RaiUno, meno 3 per RaiDue e meno 1,5 per RaiTre. RaiDue sta crollando e il direttore, Pasquale D'Alessandro, è nel mirino del Cda che lo ascolterà giovedì. Ma al settimo piano regna il «vuoto pneumatico», dicono; un'apnea che potrebbe far rimandare a un nuovo Cda il via libera ai tagli. La riforma della governance è accantonata anche se in commissione alla Camera verranno esaminate dal 3 le proposte di legge; in Vigilanza Idv e il radicale Beltrandi chiedono la presentazione dei curricula, per evitare la lottizzazione (il Pd resta fuori). Gli azionisti (il Tesoro) potrebbero rinviare la seconda convocazione dell'assemblea, l'8 maggio, e far nominare il nuovo Cda (sotto elezioni?), piuttosto che prorogare l'attuale. NATALIA LOMBARDO Nei tg Grillo dopo Berlusconi «Amenodi12 giornidalle amministrativeBerlusconiregistra,siapur perfattidicronaca giudiziaria, una presenza di spicco nei Tg nazionali» con il 34% del tempo, secondo l'Osservatorio del Pd. A seguirlo è Beppe Grillo con il 23%, Fini 15%, Bersani 11%, Bossi 7%, Casini 6.5, Di Pietro 3.5%. Vita, del Pd, fa notare: «L'Agcom non ha ancora pubblicato un dato». 15 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
Da una parte più verbali di interrogatorio di un ex manager spodestato dal trono come Lorenzo Borgogni, ex potentissimo numero 2 di Finmeccanica. Dall'altra Giuseppe Orsi, il manager che, pur nella continuità, ha preso il posto di quei vertici travolti dalle inchieste giudiziarie. La premessa è d'obbligo per spiegare come l'iscrizione sul registro degli indagati di Giuseppe Orsi per concorso in riciclaggio e corruzione internazionale sia da una parte «un atto dovuto» della procura di Napoli che da novembre a oggi ha raccolto numerosi verbali di Borgogni e altrettanti atti d'accusa contro la nuova dirigenza di Finmeccanica. Dall'altra una notizia da maneggiare con cura e cautela perché, si precisa in procura a Napoli, è tutta da verificare. Era novembre quando Borgogni ha cominciato a raccontare la storia delle tangenti pagate dal gruppo di via Montegrappa per la vendita di 12 elicotteri Agusta Westland 101 modello Vip alla polizia di Nuova Delhi. Da allora Borgogni, indagato a Roma per le tangenti Enav e Selex, ha raccontato i dettagli di quell'affare che si concretizza tra il 2009 e il 2010 mentre Orsi, stimato manager in quota Lega, era amministratore delegato di Agusta Westland, controllata Finmeccanica, gioiello del gruppo e azienda leader nel mondo per la fabbricazione di elicotteri. La commissione vale 41 milioni di euro. Il mediatore è un uomo d'affari svizzero Guido Ralph Haschke (dove lunedì la procura di Napoli ha effettuato alcune perquisizioni in rogatoria con i colleghi elvetici). Secondo il racconto di Borgogni quella commissione è cresciuta fino a 51 milioni, dieci in più che sarebbero state la tangente richiesta da Orsi per soddisfare gli appetiti dei vertici della Lega. Gli accertamenti della procura di Napoli, l'aggiunto Francesco Greco e i sostituti Curcio, Piscitelli e Woodcock, riguardano anche un altro presunto mediatore, indicato come referente di Orsi. Si chiamerebbe Christian Mitchell, sarebbe l'elemento centrale dell'indagine. Un'altra ipotesi investigativa, sempre relativa al pagamento della tangente, seguirebbe una pista più nostrana: quella di una mazzetta travestita da affitto di capannoni industriali da parte di Agusta in provincia di Varese. Capannoni mai usati e per cui l'azienda pagherebbe un affitto di due milioni l'anno per cinque anni. Il coinvolgimento di Finmeccanica riguarda anche le commesse allo stato di Panama. Si tratta del filone Lavitola, le aziende coinvolte sarebbero ancora una volta Agusta, Selex e Telespazio Brasile (tutte controllate Finmeccanica). In questo caso sono due le gole profonde che raccontano il percorso delle mazzette. E Orsi viene nominato tre volte nelle intercettazioni come «il Capo che ha dato l'ok» al patto con il governo di Panama. Non risultano al momento manager indagati. DUBBI SU STIFFONI Gli atti e le ipotesi investigative di Napoli s'intrecciano, fatalmente, con l'indagine della procura di Milano sulla gestione dei rimborsi elettorali del Carroccio, sui lingotti d'oro, i diamanti e gli investimenti a Cipro e in Tanzania. Milano ipotizza l'esistenza di fondi neri del Carroccio. E sta valutando la posizione del senatore del Carroccio Piergiorgio Stiffoni, acquirente di 200 milioni di diamanti, la cui posizione risulterebbe «peggiorata» dopo l'interrogatorio della scorsa settimana. Il senatore del Carroccio infatti avrebbe fatto numerose operazioni su cui i pm milanesi vogliono vederci chiaro. Domani è previsto un vertice in procura a Milano anche con i colleghi di Regio Calabria che indagano sugli affari dell'ex tesoriere Belsito con persone legate ai clan dell'ndrangheta. La holding di via Montegrappa pensava di aver archiviato il tunnel di due anni di inchieste. E queste nuove accuse allungano nuvole e tempeste sull'assemblea generale prevista a metà maggio. Perentorio il comunicato dell'azienda. «Né Agusta Westland né Finmeccanica hanno mai corrisposto alcuna tangente alla Lega Nord» si legge. «AgustaWestland non ha commesso alcun tipo di irregolarità, né pagato commissioni di alcun genere per la vendita di elicotteri AW101 al governo indiano, come una recente indagine del ministero della Difesa indiano ha confermato. E le consulenze per milioni ammesse da Borgogni, pagate anche da fornitori di Finmeccanica, erano in palese contrasto con il codice etico dell'azienda». Elicotteri / 1 «Un velivolo con rifiniture di Hermes per il presidente Martinelli» CLAUDIA FUSANI Elicotteri / 2 Finmeccanica e Lega Orsi indagato: riciclaggio e corruzione L'iscrizione del top manager Finmeccanica dopo le accuse contenute nei verbali di Borgogni, ex potentissimo numero 2 della holding. Che replica con fermezza: «Tutto falso. È un ex che si vendica». p «Atto dovuto» nell'inchiesta sulle tangenti per la vendita degli Agusta p Il coinvolgimento riguarderebbe anche le commesse a Panama Rai, la Dg Lei si gioca la conferma con cinquanta milioni di tagli Politica e giustizia «Versati 10 milioni per dodici Agusta alla polizia indiana» ROMA L'unica certezza a viale Mazzini in questo momento è quella che porrà domani il direttore generale, Lorenza Lei, al Cda ormai scaduto: l'urgenza di tagliare 50 milioni di spese, 10 milioni alle reti, andando a toccare quindi il prodotto, dall'intrattenimento alla fiction, e il resto alle voci Acquisti, aree staff e servizi (le auto blu sarebbero state già eliminate, assicurano). L'occupazione non dovrebbe essere toccata. L'ulteriore cura dimagrante è imposta dal crollo delle entrate pubblicitarie; un segno meno con la penna Primo Piano14 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
Si paga solo in due rate l'aliquota è del 7,6 per mille Detrazioni per i figli ma il Comune può aumentarla Una gabella per andare sulle isole minori Stop contanti oltre mille euro La norma dal primo luglio Al via anche la tassa di sbarco Chi deve versare l'Imu sulla prima casa potrà scegliere se farlo in tre rateo con la formula dell'Ici cheprevedeva il versamento in due rate. Nel caso delle tre rate, la prima e la seconda, corrispondenti ciascuna al 33% dell'aliquota di base (4 per mille), saranno pagate entro il 16 giugno e il 16 settembre, mentre il 16 dicembre sarà la data di scadenza per il conguaglio. Pagando in due rate, la prima sarà versata entro il 16 giugno nella misura del 50% dell'aliquota base. Il 16 dicembre la data di scadenza per il conguaglio. Si può scegliere se effettuare il pagamento in due o tre rate Imu prima casa Niente tassazione sulle case distrutte dal sisma del 2009 Gli anziani negli istituti di riposo pagheranno la loro abitazione principale come seconda casa Meno soldi ai ministeri Tagli a Monopoli, Inail e Inps Dall'ammontare dell'Imu sulla prima casa viene tolta la detrazione di base di 200 euro. Ulteriore detrazione di 50 euro per ogni figlio a carico, ma le agevolazioni si applicano solo se il possessore dell'immobile e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente nell'abitazione stessa. L'aliquota base del quattro per mille potrà essere aumentata dai Comuni e l'eventuale differenza si sconterà sulla rata conclusiva da versare entro il 16 dicembre. Calcolo dell'Imu Arriva la tassa di sbarco fino a 1,5 euro per le isole minori, da Ischia a Capri. La tassa di sbarco sarà alternativa all'eventuale imposta di soggiorno e servirà a finanziare interventi in materia di turismo, beni ambientali e culturali, e servizi pubblici locali. Altra novità in tema nautico, quella che riguarda le imbarcazioni usate da soggetti affetti da patologie: se utilizzate in modo permanente per curare determinate patologie saranno esentate dalla tassa annuale sulle unità da diporto. Imposte marittime Slittano al prossimo primo luglio le norme che eliminano i pagamenti in contanti oltre i 1.000 euro relativi all'erogazione di stipendi e pensioni corrisposti da enti e amministrazioni pubbliche. Nel limite dei mille euro non si deve comunque tener conto dellesomme corrisposte a titolo di tredicesima mensilità. I cittadini extra-Ue potranno invece effettuare pagamenti in contanti, fino ad un ammontare di 15mila euro, l'acquisto di beni e di prestazioni di servizi legate al turismo. Giro di vite sul cash La possibilità di pagare l'Imu in tre rate non è prevista per i proprietari di una seconda casa, con grande sollievo dei Comuni che paventavano grandi difficoltà economiche dalla diluizione delle entrate. Per le seconde case resta quindi l'obbligo di versare il dovuto in due rate (a giugno e dicembre), con un'aliquota più alta rispetto all'abitazione principale. In questo caso, infatti, l'aliquota di riferimento è il 7,6 per mille previsto, appunto, per le abitazioni secondarie oltre che per gli altri fabbricati. Imu seconda casa Il decreto fiscale comprende anche una misura per attenuare la pressione fiscale sui residenti dell'Aquila, tuttora in attesa della ricostruzione dopo il terremoto del 2009. In particolare viene esclusa la tassazione per i redditi derivanti dagli immobili colpiti dal sisma finché questi resteranno distrutti o comunque oggetto di ordinanze di sgombero. Un altra norma “mirata” è quella che stabilisce l'aumento, dal 25 al 35%, dell'agevolazione per gli immobili aventi interesse storico o artistico. Terremoto L'Aquila Per coprire le agevolazioni relative al pagamento dell'Imu, sono previsti tagli, pari a 280 milioni di euro nel 2012 e 180 milioni nel 2013, per i ministeri. Inoltre, la forbice del decreto fiscale riguarda anche i fondi per l'Inail, 12 milioni di euro, l'Inps, 48 milioni, e i Monopoli, 11 milioni, tutti relativamente al 2012. Da tale taglio sono esclusi gli stanziamenti relativi al cinque per mille Irpef e gli stanziamenti per spese relative alla tutela dell`ordine, della sicurezza e del soccorso pubblico. Stretta sui dicasteri Passera: tasse giù in futuro L'Italia lavorerà per ridurre le tasse. Lo assicura il ministro Corrado Passera, al termine degli incontri con i commissari europei per il commercio e i trasporti, Karel de Gucht e Siim Kallas. «Dobbiamo creare le condizioni di crescita e recuperare risorse per far sì che la pressione fiscale possa diminuire», ha detto. Sui tempi: «Quando sarà possibile». 17 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
Maramotti U n anno fa, il 25 aprile del2011, si spegneva dopouna rapidissima e crude-le malattia Mario Di Carlo. Dirigente di Legambiente, poi esponente nella primavera romana delle amministrazioni Rutelli e Veltroni, Mario Di Carlo approdò, infine, al Consiglio regionale del Lazio per il Pd. Riassunta così, sembrerebbe una biografia laconica e burocratica, che si può allungare quanto si vuole, elencando gli incarichi ricoperti, ma che non riesce a spiegare la folla costernata che si raccolse per il suo commiato. Comitati per la casa e leggende del rugby italiano, ambientalisti e manager pubblici, sindaci e colleghi di partito, avversari e abitanti della Garbatella. Ho chiesto ad amici e ad avversari una descrizione sommaria di Mario Di Carlo. Ne escono aggettivi e sostantivi quali: gentiluomo, testardo, imprevedibile, arrogante, coraggioso, creativo, abrasivo. Persino un incompreso, suggerito da Walter Tocci, a indicare una personalità complessa che, per intimo pudore, sviava l'attenzione dalle proprie fragilità, attraverso un'immagine burbera e aspra che una lettura superficiale poteva scambiare per arroganza. Di certo Di Carlo rappresentò, al meglio, una precisa stagione dell'ambientalismo e di come l'azione ecologista potesse superare l'adolescenza apocalittica e sperimentare l'azione di governo. Si trattava di un metodo di lavoro che spostava l'attenzione dalla denuncia all'azione positiva. Una stagione anche di errori, ma che aveva il pregio di essere al centro di un dibattito pubblico che divideva, e tuttavia impediva agli interessi contrapposti di diventare fonte di paralisi. Un percorso anomalo, il suo, reso esemplare dall'aneddoto del primo incontro tra la Legambiente e i vertici nazionali della Fiat, stupefatti di essere ospitati in una stanza piena di striscioni arrotolati e biciclette accatastate. Una povertà sobria che non rinunciava comunque all'orgoglio temerario di agire per conto di una collettività più ampia e vasta. In nome, appunto, del popolo inquinato, come recitava la prima campagna di Legambiente. Ed è questa apparente anomalia a poter indicare un'eredità sulla quale riflettere: nell'ultimo periodo, dopo la travagliata nascita del Pd, Di Carlo ritenne che occorresse andare controcorrente, agendo da partito, come amava ripetere. Una formula che non intendeva evocare organigrammi e regole burocratiche, piuttosto la tensione verso una responsabilità collettiva e una solidarietà esplicita. Attraverso un metodo che esigeva, soprattutto, di liberarsi da ogni conformismo. Anche quello della propria parte. È forse anche proprio per questa originalità e assenza di retorica che, a un anno di distanza, manca a tanti di noi. V enerdì prossimo, a trent'an-ni dalla loro uccisione (il30 aprile 1982), Pio La Tor-re e Rosario Di Salvo saranno ricordati a Sala d'Ercole di Palazzo dei Normanni su iniziativa del Presidente dell'Ars, Francesco Cascio, e del Centro Studi Pio La Torre. Interverrà Virginio Rognoni, all'epoca Ministro Guardasigilli, saranno presenti i familiari delle vittime, delegazioni delle scuole medie superiori siciliane e le autorità civili e militari. La Torre è stato deputato regionale per due legislature, dal 1963 al 1971. Scorrendo l'indice dei suoi discorsi, mozioni e interpellanze parlamentari nel corso della sua lunga attività all'Ars è evidente il collegamento diretto tra la sua attività di segretario del maggior partito di opposizione, i problemi sociali e politici della Sicilia e il suo lavoro di parlamentare. Tutto questo è leggibile, d'ora in poi, visitando l'Archivio digitale Pio La Torre (archiviopiolatorre. camera.it o www.piolatorre.it), inaugurato dalle presidenze della Camera dei deputati, della commissione parlamentare Antimafia, della fondazione della Camera e dal centro studi Pio La Torre, alla presenza del Capo dello Stato che ha consegnato la medaglia d'oro alla memoria al valor civile per Pio e Rosario ai loro familiari. La realizzazione dell'archivio è stata possibile grazie alla collaborazione della Procura e del Tribunale di Palermo, che hanno messo a disposizione gli atti processuali, la Biblioteca centrale della Regione, l'Istituto Gramsci di Palermo, la Fondazione Gramsci di Roma, l'Archivio Flamigni, l'Archivio storico della Camera che ha coordinato il Portale. Una positiva collaborazione tra enti privati e pubblici che ha consentito di raggiungere il risultato inedito di una banca dati complessiva dell'Antimafia. A tale opera hanno contribuito la Regione e l'Ars, quest' ultima ha messo a disposizione i tre volumi sul tema curati dallo storico Francesco Renda e pubblicati nel quinto anniversario dell'eccidio nel 1986. Nella sezione delle pubblicazioni saranno inseriti i lavori degli studenti e i libri, su La Torre, compresi quelli numerosi pubblicati e annunciati, tra i quali un bellissimo fumetto, in arrivo in questi giorni. Così come, venerdì in occasione dell'iniziativa all'Ars, sarà possibile richiedere un annullo filatelico in ricordo di La Torre e Di Salvo. All'Archivio proponiamo che si colleghino con scambio di link le Commissioni antimafia della Regione Sicilia e del Parlamento europeo, contribuendo così all'implementazione dei dati. Oggi, l'Archivo Pio La Torre consente di approfondire la conoscenza del contesto in cui avvennero i delitti politico-mafiosi di Reina, Mattarella, La Torre i cui processi in fase dibattimentale furono unificati. Se con questi atti archiviamo e rendiamo consultabili gli atti processuali relativi ai dirigenti contadini uccisi dalla mafia, quelli della strage di Portella della Ginestra e dei delitti politici e delle altre stragi del dopoguerra sino a oggi, offriremo a storici, cittadini, giovani, la possibilità di documentarsi sul percorso faticoso della costruzione dello Stato repubblicano democratico. Non è solo un esercizio archivistico, ma uno strumento per comprendere perché servitori dello Stato, politici come Reina, Mattarella, La Torre, magistrati come Terranova, Costa, Chinnici, il prefetto Dalla Chiesa, siano caduti in una guerra non tra bande di mafia, ma tra parti contrapposte della classe dirigente del Paese, una delle quali ha potuto usare la mafia, i servizi segreti deviati e altri poteri occulti. A UN ANNO DALLA MORTE La tiratura del 24 aprile 2012 è stata di 95.696 QUEL CORAGGIO CREATIVO DI MARIO DI CARLO L'ESEMPIO DI PIO LA TORRE E L'ARCHIVIO ANTIMAFIA Silvio Di Francia EX ASSESSORE AL COMUNE DI ROMA VENERDÌ IL RICORDO Vito Lo Monaco PRESIDENTE CENTRO PIO LA TORRE 25 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
ra dell'«anarchico venuto dall'America», Gaetano Bresci, operaio tessile originario di Prato: questi non esitò a ribadire, in sede processuale, di aver inteso eliminare «nella figura del re, il simbolo dell'oppressione del popolo, e di attendere fiducioso gli esiti di una prossima rivoluzione». E ancora un decennio prima il ventenne disoccupato pugliese Emilio Caporali aveva tentato di ferire al volto l'allora Presidente del Consiglio Francesco Crispi con una pietra affilata del peso di oltre mezzo chilo: «Crispi è parso a me che fosse l'uomo più felice della terra, mentre io sono il più infelice, e perciò attentai alla sua vita» fu la disarmante confessione. «Ce l'ho con lui - aveva aggiunto - perché sono repubblicano e misero». La stampa tutta definì Caporali «un pazzo», mentre Crispi optò per far prevalere la tesi del complotto. Butterworth ci propone invece ritratti di «rivoluzionari di professione», dilettanti, spie, informatori, nonché agenti provocatori che a suo avviso costituivano l'anima del movimento anarchico internazionale e dei suoi nemici, personaggi inverosimili che si rivelano ahimé! - tutti veri, e storie che appaiono improbabili, sullo sfondo dell'Europa e dell'America del tardo '800. Sbrogliando percorsi e complotti, fa venire alla luce le figure di espertissimi «maestri spioni», quali il colonnello Wilhelm Stieber, gran consulente spionistico di Bismarck e dello zar, e il prefetto Louis Andrieux, raffinato tessitore di trame per gli apparati parigini. A partire dagli ultimi anni dell'800 incombeva infatti l'ombra dell'Anarchico e del terrorismo internazionale, e quindi Zar e imperatori, presidenti, magnati e borghesi, tutti si sentivano potenziali vittime di attentati: andava fronteggiato un nuovo tipo di terrore, che poteva colpire ovunque, in un'epoca in cui proliferavano falsari e cialtroni, dando pertanto spazio alle trame ordite dai capi di polizia e dai loro agenti provocatori. spalieri@tin.it M ichela Murgia, MarioDesiati, Giorgio Falco,Andrea Bajani, France-sco Dezio: ecco il drappello di autori che nell'ultimo quindicennio hanno fatto sì che, da noi, la narrativa post-industriale si declinasse nel segno del precariato. Il motivo è semplice: sono autori che negli anni del trionfo della flessibilità avevano l'età in cui ci si affaccia nel mondo del lavoro. Ora Francesco Targhetta, classe 1980, trevigiano, assegnista presso l'università di Padova, esordisce nella loro scia. Ma lo fa con una forma narrativa peculiare: un romanzo in versi, dal titolo Perciò veniamo bene nelle fotografie (pagine 248, euro 19,90, Isbn). Ecco la storia del ricercatore-alter ego di Targhetta, che con l'amico Teo, a Padova, approda in un appartamento collettivo: ci vivranno in sei, centoventi euro al mese per mezza stanza, uso cucina e bagno. E, lungo quell'anno, la voce narrante combatterà con un professore, Pacchioni, che gli preferisce una dottoranda belloccia, cercherà vanamente sbocco in qualche supplenza, si ciberà di take away o sotto-marche di merendine, entrerà in depressione, rifiorirà, si inabisserà di nuovo; mentre l'amico Teo si convertirà a un lavoro di merda, da selezionatore del personale, l'amico Arturo trascorrerà notti da concierge e l'amica aspirante attrice accumulerà provini inutili… Il romanzo in versi è una modalità narrativa dall'esistenza carsica: affiora, sprofonda, riaffiora. Di là dall'oceano, per esempio, si può esplorare un capitolo di letteratura dell'immigrazione seguendo l'Evgenij Onegin di Puskin che fu tradotto in inglese nel Novecento prima dall'oriundo tedesco Walter Arndt, poi dal russo Nabokov e ancora da Charles Johnston, la cui versione indusse l'indiano Vikram Seth, nei suoi anni californiani, a prodursi a sua volta in versi nel poema The Golden Gate. Di qua, da noi, l'esempio della Camera da letto di Attilio Bertolucci da fine anni Ottanta ha prodotto una fioritura di nuove opere, per mano di Ludovica Ripa di Meana e Alberto Bellocchio, Claudio Damiani e Silvio Ramat. Ora, il romanzo in versi ha nel suo dna la scintilla epica. E anche qui, nel testo di Targhetta, eccola: in un controcanto storico affidato alla prima guerra mondiale, col suo teatro bellico proprio da quelle parti, tema su cui la voce narrante sta scrivendo la sua tesi di dottorato. Più difficile recuperare il «noi» che l'epica reclama. Perché precariato significa perdita di un alveo collettivo. Perciò veniamo bene nelle fotografie è appunto soprattutto una scommessa interessante. Non del tutto riuscita, ma nel suo azzardo generosa di paradossi, così come è paradossale lo spreco di gioventù e futuro cui sono condannati i personaggi. Uno per tutti? Questo interrogativo che occupa la mente del protagonista e dell'amico Teo, trovata casa: «Come fa un appartamento a essere condiviso»? Con il precariato si va sempre a capo «Perciò veniamo bene nelle fotografie», romanzo in versi di Targhetta: una scommessa interessante generosa di paradossi Rivoluzionari Wilhelm Stieber gran consulente spionistico di Bismarck e dello zar Sante Caserio reo di aver assassinato il presidente Sadi Carnot PIETRO SPATARO MARIA SERENA PALIERI Compie trent'anni il parco d'arte della fattoria di Celle007 ante litteram L a poesia di Paolo Ruffilliha sempre una vocazione«corporale»: è la crudarealtà che scandisce la vita. Anche l'ultima raccolta, Affari di cuore (pagine 140, euro 12,00, Einaudi) rispetta questa scelta filosofica. Il tema, l'eterno tema dell'amore che ha segnato la lunga storia della poesia, ha in queste pagine una rappresentazione che rifugge da qualsiasi idealizzazione. L'amore invece è combattimento, incontro di corpi, ricerca del contatto. È l'amarezza della separazione o l'ansia della riconciliazione. Seguendo la traccia di Herman Hesse («Mi comparivano davanti le figure delle donne che avevo amato») messa in esergo al volume, Ruffilli ci conduce in un viaggio carico di tensione emotiva ed erotica che sembra sempre sul punto di spezzarsi. Perché in fondo «il letto per l'amore / è un campo di battaglia / del mistero» e in questo duello alla fine «qualsiasi arma / è buona / in questo corpo a corpo». Un corpo a corpo, nel quale ci si combatte, spesso senza risparmio di ferite. Ma alla fine non vince nessuno e il senso di sperdimento è totale. Ed è per questo che la separazione è dolore: «è come se / mi avessero strappato / una parte di me / e senza più una gamba /o un occhio / o un braccio / avanzo nella nebbia». Ruffilli affronta, con un ritmo poetico incessante, le scorie dell'egoismo e le pulsioni crudeli, l'ansia dei corpi e l'esausto silenzio del dopo. In questa guerra, che ha i suoi orrori ma anche le sue tregue, sono i corpi i veri protagonisti. Ma nonostante il male che domina e si insinua nelle pieghe delle storie, l'amore faticosamente riaffiora: «non so / come è accaduto / ma ho cominciato / ad amarti appena / mi hai lasciato». Un libro che segna, nel tema ma anche nello stile poetico frammentato, un passaggio importante per un poeta che da Piccola colazione a Le stanze del cielo non ha mai smesso di indagare sulle complicate connessioni della vicenda umana. Il corpo a corpo dell'amore «Affari di cuore», la nuova raccolta poetica di Ruffilli pspataro@unita.it TOSCANA Tutta colpa del pittore DiegoFanciullacci.Nonfosseperlui,oggi forse non ci sarebbe la fattoria di Celle, una villa seicentesca con un parco di 45 ettari immerso nel paesaggio toscano tra Prato e Pistoia, trasformata dal suo proprietario, l'82enne Giuliano Gori, in una delle più importanti esposizioni al mondo di arte ambientale contemporanea.Atrent'anni dall'aperturaal pubblico diquel parcoche ospitaopere dei più importanti artisti contemporanei italiani e stranieri,Goriraccontailsuoprimoincontro con l'arte: «È stato il caso a condurmi nella bottega del pittore pratese Fanciullacci. Era l'immediato dopoguerra e così è cominciata la mia passione per colori e tavolozze».Una passione che, a metà degli anni 50, è diventata «tormento», fino alla svolta. La folgorazione è arrivata all'inizio degli anni 60, spiega Gori, in occasionedellavisitaaBarcellonaalmuseo di arte catalana: è quel tipo di allestimento che lo convincerà più tardi a lanciarsi nell'arte ambientale, a proporre agli artisti la sfida di lavorare in un luogo che fosse parte integrante dell'opera stessa. MECENATI Il Demons della lettura Persone, luoghi e oggetti, cibi e canzoni: ogni dettaglio di un libro viene esplorato per permettere al lettore un viaggio all'interno dell'opera. «Small Demons» si propone di rivoluzionareil mondo della lettura sfruttandoi dettagli contenuti nei libri e le connessioni tra loro per creare un itinerario che aiuti a scegliere la prossima opera da leggere. www.tmnews.it 41 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
Ma non sembrano queste le strategie del Front National, o almeno della parte più vicina a Marine, che punta più lontano, oltre le prossime politiche di giugno. La vittoria di Hollande al secondo turno libererebbe la destra nazionalista dalla pressione sul voto utile in diverse circoscrizioni, dove spera di fare man bassa di deputati per riuscire a formare un gruppo parlamentare. Il Front national, secondo Le Monde, agirebbe in due tempi: prima cercando di impedire dove è possibile l'elezione locale di un candidato dell'Ump, il partito di Sarkozy. Poi, raccogliendo le spoglie dell'opposizione di destra, segnata dal doppio insuccesso delle presidenziali e delle politiche: un'implosione necessaria per ricostruire una nuova destra, intorno al nucleo lepenista. «È per questo - scrive il quotidiano francese - che tra i due turni non sarà fatto niente per sostenere Nicolas Sarkozy, che Marine Le Pen ha sempre definito il suo avversario principale». «SARKOLLANDE» Ufficialmente la leader della destra nazionalista dovrebbe sciogliere la sua riserva il prossimo primo maggio. Ma è molto probabile secondo la stampa francese che finirà per non dare nessuna indicazione. Marine Le Pen lo ha detto già da domenica sera: il suo progetto è di prendere il potere, di diventare la sola, vera, leader della destra Francia, fare del suo partito la sola opposizione «credibile» alla gauche. Il suo numero due, Luis Aliot ha già detto che il prossimo 6 maggio voterà scheda bianca: «Sarkollande», per quanto lo riguarda, sono la stessa cosa. «Sarkozy vuole i voti del centro e di Le Pen: un'impresa disperata» Lo storico inglese: «Per l'estrema destra hanno votato anche operai in rivolta contro l'austerità Si tratta di elettori che Nicolas non recupererà» Intervista a Donald Sassoon H ollande rappresentauna sinistra pragmati-ca, dove l'accento va po-sto su tutti e due i termi-ni, e per questo vincente. Sarkozy è in una situazione politicamente disperata: deve fare il pieno dei voti di Marine Le Pen e al tempo stesso attrarre l'elettorato centrista di Bayrou: francamente mi pare una “mission impossible”». A sostenerlo è il professor Donald Sassoon, studioso della sinistra europea, tra i più autorevoli storici inglesi. Sul risultato ottenuto da Marine Le Pen, Sassoon osserva: «Non è che il 18% dei francesi si è scoperto xenofobo. Per la Le Pen hanno votato anche operai in rivolta contro le politiche di austerità. Quella rabbia anti-Sarkò può orientarsi nel ballottaggio verso François Hollande, e ben ha fatto Hollande a rivolgere un appello diretto agli elettori ex gauche che hanno scelto al primo turno la Le Pen». Quali i tratti più significativi del voto francese? «Nel suo complesso, questo è un voto, sia pur con accentuazioni diverse, contro le politiche di austerità: ciò si vede non solo dal voto a Hollande, ma anche da quello, non insignificante, che si è orientato verso la sinistra-sinistra di Mélenchon e, sul fronte opposto, dal risultato ottenuto dal Front National di Marine Le Pen, che ha fatto una campagna abile oltre che spregiudicata». Perché abile? «Perché non si è limitata ad agitare temi e sentimenti classicamente di estrema destra. In altri termini, la sua campagna non è stata esclusivamente di tipo xenofobo ma anche contro i tagli alla spesa pubblica. Nel voto anti-austerità va inquadrato anche quello andato ai candidati dei gruppuscoli della guache extreme e alla candidata dei Verdi, Eva Joly. Alla fine, i soli candidati non contrari alla politica di austerità sono stati Sarkozy e, in modo meno pronunciato, Bayrou. La cosa non deve sorprendere perché le politiche di austerità non piacciono a nessuno, neanche a chi le propone. C'è poi un altro dato, confortante, emerso dal primo turno…». Qual è questo dato? «La percentuale dei votanti. Una percentuale altissima, più dell'80%, il che sembrerebbe andare contro una constatazione, che abbraccia l'Europa, secondo la quale c'è un costante declino della partecipazione al voto. Nel dato francese di partecipazione, c'è forse molto del temperamento aggressivo di Sarkozy e molto è dipeso anche dal fatto che le proposte delle sinistre, sia quella di Hollande che quella di Mélenchon, erano davvero di sinistra». Scavando su questa affermazione, quale sinistra incarna Hollande? «Una sinistra pragmatica. Che emerge come tale se si fa un confronto con il 1981, quando Francois Mitterrand conquistò l'Eliseo, la prima volta di un socialista presidente nella Francia del dopoguerra. Allora, Mitterrand vinse con un programma classicamente socialista, che verteva essenzialmente su due punti chiave: da un lato, l'espansione del settore statale, e dall'altro una reflazione molto pronunciata. Oggi Hollande parla solo della seconda cosa, cioè della reflazione, soprattutto quando fa riferimento all'aumento del salario minimo e del ripristino della precedente età pensionistica: dell'estensione del settore pubblico, nessuno ne parla. Quella che bisognerebbe guardare con ottica di storico è cosa è successo nell'81, quando in Francia si aumentarono i salari ma in una Europa dove venivano imposti tagli, e la reflazione non è possibile in un Paese solo. Tant'è che nell'83 il governo di Mitterrand dovette cambiare rotta. Questo è il punto in comune con la situazione di oggi. Tutte le ambizioni di governo si scontrano con il fatto che l'unico modo per uscire dalla crisi è di realizzare un coordinamento delle politiche, non solo quelle di bilancio, a livello europeo. Ma questo non è possibile perché ancora la politica è in mano agli Stati-nazione». L'Europa, per l'appunto. Quali ricadute potrebbe avere una vittoria il 6 maggio di Hollande? «Molto dipenderà dalla stagione elettorale del 2013: dal voto in Italia e, soprattutto, da quello in Germania, dove le cose per la signora Merkel non vanno proprio bene. Non vedo all'orizzonte - anche per responsabilità della Gran Bretagna che si è colpevolmente chiamata fuori - una Europa che non sia orientata dal direttorio franco-tedesco. Di certo, però, una vittoria di Hollande e un indebolimento della Merkel determinerebbero un nuovo equilibrio tra Parigi e Berlino». Tornando in ultimo al ballottaggio: che carte proverà a giocare Sarkozy per riconquistare l'Eliseo? «Cercherà di far quadrare il cerchio: prendere i voti di Marine Le Pen e al tempo stesso, attrarre l'elettorato centrista di Bayrou. Francamente, mi pare un'impresa improbabile. Alla fine Sarkò, per risalire, si butterà a destra, ma questa più che una scelta ponderata appare una mossa politicamente disperata». IL CASO UMBERTO DE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it Lo storico Donald Sassoon «Una volta finite le elezioni in Francia, comunque si concluderanno, vedremo che la Francia resterà un partner importantein Europa e rimarrà consapevole delle sue responsabilità europee, non ho il minimo dubbio in proposito». Così il ministro delle Finanze della Germania, Wolfgang Schäuble, rispondendo alle preoccupazioni per l'incertezza legata al nuovoscenario politico europeo. L'incertezza deriva dal fatto che in Francia Hollande ha detto di voler rinegoziare il patto per dare più rilievo alla crescita e non all'austerità. In Olanda invece, il governo si è dimesso in seguito al fallimento dei colloqui su un pacchetto di misure di austerità mirato a riportare il deficit entro i limiti imposti dall'Unione europea. Le aperture di Schäuble «Chiunque vinca Francia partner cruciale» Dibattito sulle radio, no grazie François Hollande ha rifiutato il dibattito con Nicolas Sarkozy proposto da quattro emittentiradiofoniche,Europe1,FranceInter,RmceRtl. Ilcandidatosocialistaèfavorevole a«undibattito,ungrandedibattito,unlungodibattito,undibattitocheduriquantoènecessario» ma è contrario a «moltiplicare i dibattiti, alla radio o su internet». 21 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
Montepremi 2.490.022,87 5+ stella Nessun 6 - Jackpot 86.005.191,96 4+ stella 35.820,00 Nessun 5+1 - 3+ stella 1.946,00 Vincono con punti 5 124.501,15 2+ stella 100,00 Vincono con punti 4 358,20 1+ stella 10,00 Vincono con punti 3 19,46 0+ stella 5,00 Nazionale 61 27 8 88 7 Bari 90 19 22 42 23 Cagliari 34 56 1 16 18 Firenze 84 22 29 37 51 Genova 37 71 3 34 47 Milano 79 63 29 23 8 Napoli 30 52 56 62 35 Palermo 21 73 87 8 6 Roma 55 60 57 25 45 Torino 43 83 35 42 9 Venezia 70 46 41 22 43 U na buona notizia, nonè vero che la maggio-ranza dei giovani ri-corre alle droghe. Eun auspicio: basta con la Fini-Giovanardi, che ha represso tutti senza giovare a nessuno. Ha le idee molto chiare Leopoldo Grosso, vicepresidente del Gruppo Abele, su temi che non smettono di essere d'attualità, come conferma anche il sondaggio di Carlo Buttaroni pubblicato da questo giornale. «Per fortuna il quadro della situazione non ha la drammaticità, per lo meno in termini percentuali, di cui si ha la percezione. I più recenti dati al consumo dicono che solo il 12% ha meno di 20 anni, parlando di marijuana, mentre per cocaina ed eroina le percentuali scendono a 2% e 1%. Questo significa che la stragrande maggioranza dei giovani non è consumatrice, bisogna evitare false rappresentazioni per evitare l'effetto boomerang. Perché se i ragazzi hanno la percezione che tutti lo fanno, chi ne è escluso è portato ad adeguarsi a quella che in realtà è un minoranza». Che altri spunti offrono gli ultimi dati? «La via di assunzione più pericolosa, quella legata all'endovena, non è più praticata dai giovani che si rivolgono ad altri modi, dei quali peraltro vengono sottovalutati i rischi. Mi riferisco a quelle che vengono fumate, bevute o inalate, ossia tabacco, alcol o altre sostanza, per le quali c'è una mispercezione di rischi e pericoli, anche perché trattandosi di giovani consumatori non hanno una percezione di problematiche che possono manifestarsi da lì a 15-20 anni». Sulle motivazioni psicologiche del consumo di droghe nel 2012 come la pensa? «L'assunzione e il rischio epidemiologico sono legati soprattutto alle dinamiche del cosiddetto gruppo dei pari, cioè all'identificazione nei compagni o nel gruppo e ai problemi identitari ad essa collegati. Una ricerca di appartenenza legata al cosiddetto “riflesso del caprone” che è difficile da ammettere, perché nei sondaggi si parla solo di curiosità o trasgressione, ma che viene registrata sul campo dagli operatori nei locali o durante i rave». Droghe leggere e droghe pesanti: come la pensate? «Bisogna assolutamente uscire dall'attuale legislazione, la Fini-Giovanardi, che non fa distinzioni e che è stata solo ispirata da una ratio repressiva, con il risultato di aver riempito di gente gli istituti di pena. Bisogna invece tornare alle tabelle differenziate che erano in vigore con la normativa del 2006, chiarendo una volta per tutte che la droga di ingresso, come si dice in termini tecnici, non è lo spinello, per capirci, come dimostrano per esempio i dati sulla cannabis che parlando di un livello di fidelizzazione dell'82%, ma alcol e tabacco che pur essendo legali sono sostanze la cui pericolosità è altamente sottovalutata. Tanto per capirci, facendo un esempio numerico, fatto 100 un gruppo di giovani e 35 il monte consumatori, 30 sono divisi tra alcol, tabacco e cannabis, il restante 5 ad altre sostanze compresa la cocaina». Serve un cambiamento anche culturale? «Diciamo che oltre alle campagne generalistiche di prevenzione ci vogliono interventi sul campo con operatori impegnati nei luoghi di frequentazione per disincentivare determinati atteggiamenti. In questo discorso per esempio ricade il consumo di sostanze sintetiche come le pastiglie che per intensità e frequenza possono diventare molto pericolose, per effetti collaterali che riguardano la salute ma anche gli incidenti stradali, per la guida in condizioni critiche a seguito di effetti acuti e cronici di queste droghe». lotto Attenzione «Sottovalutati alcol e tabacco, sono le vere droghe d'ingresso» I numeri del Superenalotto Jolly SuperStar 24 28 54 68 78 81 74 26 10eLotto 19 21 22 30 34 37 43 46 52 5556 60 63 70 71 73 79 83 84 90 «Serve anche un cambiamento culturale» «Chi si droga è in minoranza ma la legge punitiva va tolta» SALVATORE MARIA RIGHI Disincentivare MARTEDÌ 24 APRILE Intervista a Leopoldo Grosso Per il vicepresidente del Gruppo Abele «si deve intervenire eliminando la Fini-Giovanardi». Attenzione «all'effetto emulazione sui giovani» «Sulle droghe leggere cambiare la legge Fini-Giovanardi» ROMA Italia 33 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
PINO STOPPON Livorno ko alla prima senza Moro Il Livorno è tornato in campo ieri, nel posticipo di serie B contro il Cittadella, dopo la morte di Piermario «Moro» Morosini, stroncato da un malore sul campo del Pescara. I toscani sonoscesi incampocon unamagliacon suscritto“CiaoMoro” etuttolo stadiohatributatoun commossoalutoalgiocatorescomparso.LavittoriaèandataalCittadella,chehavintoper2-1. T re gol per tre punti pre-ziosissimi, che non val-gono ancora la salvez-za certa ma ci somiglia-no molto. Il Cagliari diFiccadenti strapazza un Catania che, raggiunte le zone tranquille della classifica, sembra aver smarrito la cattiveria e la concentrazione che l'hanno portata a soli cinque punti dall'Europa. «Questione di motivazioni», sorride a fine gara il presidente isolano Cellino che sul neutro forzato di Trieste, in un panorama semispettrale, si coccola i numeri del colombiano Ibarbo che, entrato al posto di Thiago Ribeiro (autore del gol del vantaggio) a 20' dal termine, fa a pezzi in contropiede la difesa etnea servendo sui piedi di Pinillla la palla del comodo raddoppio e poi chiudendo la gara con la rete del 3-0. Festeggia Ficcadenti, che vede la salvezza lì ad un passo dopo il passo falso del Tardini. «Abbiamo avuto due giorni per preparare questa partita, giusto il tempo per cancellare la brutta sconfitta di Parma - sorride a fine gara - Per noi era importante vincere e, quando si gioca per un unico risultato, non si riesce a esprimere le proprie qualità. Però siamo stati attenti e abbiamo limitato i loro attaccanti. Abbiamo fatto una partita di sacrificio, chiusa come volevamo: è una prima vittoria ma non finisce qui». Già, perché il Cagliari pensa già alla sfida di sabato, sempre a Trieste, contro il Chievo: «La classifica è corta, dietro corrono tutti», commenta Ficcadenti. Per essere al riparo, servira un'altra vittoria. Al riparo, invece, Montella e i suoi ci sono già. Ma questo non cancella la delusione di una partita senza guizzi, con una squadra lontana parente di quella che quest'anno, insieme all'Atalanta, si è guadagnata il titolo di rivelazione. «Sono molto amareggiato. Il risultato è pesante e mi spiace aver preso tre gol in una partita che a larghi tratti è stata equilibrata - ha commentato il tecnico - Siamo stati troppo leggeri: ho visto a tratti cose interessanti, ci mancavano alcuno giocatori di qualità ma questo non deve essere un alibi. La squadra è stata un po' pigra: me ne assumo la responsabilità ma questo mi ha disturbato molto. Sarà stato per lo stadio semi-vuoto o perché siamo tutti un po' più tranquilli: si può perdere ma quando non si prova a dare il massimo, da allenatore mi pongo tante domande». Anche perché sabato c'è il derby con il Palermo... L 'Atalanta batte il Chievoe lo aggancia in classificaa quota 43 facendo unpasso decisivo verso lasalvezza matematica. Laformazione di Colantuono merita il successo in virtù di un ottimo secondo tempo in cui Schelotto e compagni cercato con insistenza la via del gol chiudendo gli avversari nella propria metà campo. Decide il gol di Maxi Moralez, tra i principali protagonisti del match. La partita inizia con un minuto di silenzio chiesto dall'Atalanta per onorare il ricordo di Pierpaolo Morosini sul suo campo. Il giocatore, deceduto con la maglia del Livorno durante la partita contro il Pescara, era nato e vissuto a Bergamo. Il primo tempo era stato caratterizzato da un certo equilibrio, anzi a tratti era stato proprio il Chievo a farsi vedere più spesso dalle parti di Consigli. Al 15' Bonaventura serve in area Moralez che prontamente insacca; Tommasi annulla per un fuorigioco millimetrico. Un problema all'alluce costringe al 25' Andreolli a dare forfait; al suo posto entra Dainelli. Si rivede il Chievo che al 28' si rende pericoloso in contropiede: Pellissier però controlla male in area di rigore e Raimondi riesce a chiudere. Al 36' gran destro di Vacek, la palla finisce di pochissimo sopra la traversa. L'Atalanta si fa aggressiva, chiude il primo tempo in avanti e schiaccia il Chievo: al 41' su cross di Schelotto in area Frey anticipa Denis di testa; poco dopo Sorrentino blocca in tuffo una girata di Schelotto. E lo stesso Schelotto al 45' prova la rovesciata, troppo morbida per impensierire il portiere gialloblu. Nella ripresa all'8' punizione di Bradley e colpo di testa di Frey che si alza più in alto di tutti ma non trova la porta. Al 12' azione in velocità dell'Atalanta con conclusione di Bonaventura che finisce a lato. I padroni di casa intensificano la manovra e al 17' Moralez prova il destro dal vertice dell'area, palla alta. Al 20' cross di Carmona per Denis che sul primo palo la prende male. Al 27' il meritato vantaggio: grande corsa di Schelotto da destro, palla dentro per Moralez che colpisce al volo e insacca sul secondo palo. Tre punti per l'Atalanta che aggancia il Chievo a 43. Senza i punti di penalizzazione i bergamaschi avrebbero la stessa classifica dell'Inter. Ma sulla testa degli atalantini pesa come un macigno il calcio scommesse. Che a fine stagione potrebbe portare a uno stravolgimento della classifica. ATALANTA SALVA PER ORA I bergamaschi battono il Chievo con un grande gol di Moralez. In attesa della giustizia sportiva la formazione di Colantuono è ormai al sicuro ATALANTA 1 Foto di Paolo Magni/Ansa FELICE DIOTALLEVI CAGLIARI: Avramov, F. Pisano, Canini, Astori, Agostini, Ekdal, Conti, Nainggolan, Cossu (dal 48' st Ariaudo), Ribeiro (dal 28' st Ibarbo), Pinilla (dal 42' st Larrivey). CATANIA: Terracciano, Motta, Bellusci, Spolli, Marchese,Seymour,Lodi,Biagianti (dal25'stSuazo), Gomez (dal 9' st Lanzafame), Bergessio, Llama (dal 31' st Catellani). ARBITRO: Celi di Bari. RETI: nel pt21'Ribeiro,nelst'34'Pinilla,49' Ibarbo. NOTE: Angoli: 8-2 per il Cagliari. Recupero: 0 e 4'. CAGLIARI 3 Foto di Andrea Lasorte/Ansa Il portiere serbo del Cagliari Avramov ATALANTA:Consigli,Raimondi,Stendardo,Manfredini, Peluso, Schelotto (37' st Lucchini sv), Cigarini(35'stCazzola),Carmona,Bonaventura,Moralez, Denis. CHIEVO: Sorrentino, Frey, Cesar, Andreolli (25' pt Dainelli),Dramè,Vacek,Rigoni(6'stHetemaj),Bradley,Cruzado(30' stPaloschi), Thereau, Pellissier. ARBITRO: Tommasi di Bassano del Grappa RETI: nel st al 26' Moralez NOTE: Ammoniti Stendardo, Cesar, Cigarini, Dainelli. Recupero: 1' e 3'. Angoli: 5-4 per l'Atalanta. Spettatori: paganti 5.387, abbonati 9.658 CHIEVO 0 Maximiliano Moralez festeggia il gol IL CAGLIARI SUPERA QUOTA 40 A Trieste la squadra di Ficcadenti torna alla vittoria e si porta a sei punti dalla zona calda Tre gol al Catania. Ibarbo mattatore CATANIA 0 47 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
plessivo di 10 milioni di euro. Che rappresenta (anche al netto di tutti i proventi provenienti dalle attività criminali) il bilancio di una impresa di piccole e medie dimensioni. Ma non solo. Anche l'organizzazione del lavoro all'interno del clan aveva modalità «aziendali». Ad esempio, ogni affiliato aveva una precisa distribuzione dei compiti, riceveva uno stipendio commisurato alla qualità e alla quantità del contributo prestato all'associazione, godendo anche di gratifiche e tredicesime mensilità. Stipendi pesanti: in media 3500 euro, contro i 1500-2000 ricevuti dagli affiliati degli altri clan. Un'organizzazione perfetta, ideata e tirata a lucido dalle «donne del clan», «dai boss in gonnella» come le ha definite la Dia. Non più una rarità. Si pensi che lo scorso anno Ermelinda Pagano, moglie del boss degli scissionisti, è finita in carcere proprio per aver preso il posto del marito ai vertici del clan. Ma si farebbe un errore a circoscrivere il fenomeno alla sola Campania e alla sola camorra. Una settimana fa, ad esempio, in Calabria sono finite agli arresti tre donne - Maria Rosa Angiletta, di 30 anni, Maria Carmela D'Agostino (33) e Maria Grazia Spataro (25) - affiliate al clan Pesce. Ma anche scendendo più a sud, dalla Calabria alla Sicilia, le figure femminili continuano ad essere centrali nelle dinamiche mafiose. «Pur se non formalmente affiliate scrive ancora la Dia - le donne di Cosa Nostra hanno assunto un peso di notevole rilevanza, risultando coinvolte negli affari delle famiglie e beneficiando dei vantaggi, non solo economici, derivanti dal potere dell'assoggettamento e delle attività illecite». L'evoluzione di questi ruoli, causata dalla disarticolazione dei quadri dei sodalizi, «ha lasciato emergere figure di donne emancipate dal contesto familiare, capaci di autodeterminarsi ed ispiratrici di strategie criminali». Così nel tempo Giusy Vitale (poi collaboratrice di giustizia) guadagnò la reggenza della famiglia di Partinic; Mariangela Di Trapani, moglie di Salvino Madonia, impartiva direttive sulle attività della cosca, intervenendo sulla nomina dei capi e dei reggenti; Emanuela Gelardi, l'anziana vedova di Francesco «Ciccio» Madonia, invece custodiva le chiavi della cassaforte contenente il denaro della cosca; mentre Rosalia Di Trapani, moglie di Salvatore Lo Piccolo, curava gli interessi del clan durante la latitanza dei congiunti. Donne di mafia, più potenti dei rispettivi uomini. Si avvicina il momento dell'apertura e dell'ispezione della tomba di Enrico, «Renatino», De Pedis, il boss della Banda della Magliana sepolto nella basilica di Sant' Apollinare. Entro la fine di maggio la salma dovrebbe essere traslata nel cimitero di Prima Porta. È quanto trapela dalla procura di Roma. A piazzale Clodio, mai come in questo momento, sembra dunque imminente lo spostamento della tomba di colui che, secondo la testimonianza dell'ex amante Sabrina Minardi, sarebbe il responsabile della morte di Emanuela Orlandi, la figlia di un dipendente del Vaticano scomparsa il 22 giugno 1993 all'età di 15 anni. Negli ultimi tempi gli inquirenti avevano maturato l'ipotesi di non aprire più la tomba. Con l'arrivo del nuovo procuratore Giuseppe Pignatone c'è stato un cambio di rotta. Sulla presenza di De Pedis nella basilica di Sant'Apollinare si sono succedute negli anni polemiche ed illazioni. Nel corso di una telefonata al programma «Chi l'ha visto» dedicato alla scomparsa di Emanuela un telespettatore sollecitò l'ispezione del sepolcro e lo stesso Vaticano, recentemente, ha ribadito il proprio «nulla osta» ad una ispezione. 5 97046630584 CODICE FISCALE LA VOCE DEL PIANETA. Greenpeace esiste perché il nostro fragile Pianeta merita di avere una voce. Servono soluzioni, cambiamenti, azioni. Greenpeace è indipendentee non accetta fondi da enti pubblici, aziende o partiti politici. Sostienici con il tuo 5x1000. www.greenpeace.it Caso Orlandi, la tomba di De Pedis sarà aperta In manette il boss Trimboli Stavadiventandopianpianounboss.Edilrispettodapartedeicapidellealtrecosche di 'ndrangheta se lo stava conquistando gestendo affari in Piemonte e Lombardia dalla Locride, dalla quale non si era mai spostato. Rocco Trimboli, di 45 anni, di Platì, è stato arrestato a Casignana dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria. 31 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
approvato in tempi rapidi consentirà di ridurre della metà l'ultima tranche di rimborsi elettorali, prevista per luglio). Certo, Bersani continua a difendere il principio secondo cui la politica va sostenuta collettivamente, «per evitare che la democrazia cada nelle mani del più ricco». Ma riconosce che all'antipolitica non si può contrapporre la «sclerosi» della politica e che «se tutta l'Italia tira la cinghia, la politica deve farlo due volte di più». BOTTA E RISPOSTA Da qui la presentazione della nuova proposta di legge, che il Pd vuole discutere insieme a Pdl e Terzo polo per arrivare a una rapida approvazione. Il problema è che i segnali provenienti dalle altre forze politiche che sostengono Monti non rassicurano Bersani. Né per come sta andando il confronto sulla legge elettorale (l'intesa appare ancora lontana e inizia a diffondersi il sospetto che si voglia mantenere il Porcellum) né per le uscite di Berlusconi sulla presunta volontà del Pd di andare a elezioni anticipate il prossimo autunno. Bersani un po' ci scherza su: «Mi consenta, lasci che sia io a parlare per il Pd». Un po' sfida l'ex premier a scoprire le carte: «Noi abbiamo dato la nostra parola e sosterremo Monti fino al 2013. Se Berlusconi ha un'altra idea, se ha problemi, lo dica». Il leader Pd non vuole farsi trascinare in quello che giudica un gioco pericoloso per la tenuta del governo, e punta a blindare Monti fino alla primavera del prossimo anno. Un lasso di tempo necessario per approvare le riforme che servono al Paese (legge elettorale in primis) e per poter costruire quell'alleanza tra progressisti e moderati con cui vuole andare alla prossima sfida elettorale. Un modello che Bersani è convinto si imporrà anche in Francia, dove Hollande potrà fare appello alle forze di un «centrosinistra largo». Ma il riferimento al voto d'oltralpe serve al leader del Pd anche per lanciare un messaggio allo stesso governo, perché se è vero che «bisogna discutere e approvare in Parlamento il Fiscal compact» anche nel caso venisse eletto all'Eliseo il leader del Partito socialista francese, è anche vero che con la vittoria di Hollande «diventa credibile la possibilità di integrare il Fiscal compact con serie misure che lo bilancino dal lato della crescita, e quindi lo rendano più praticabile». L'appello è indirizzato a Monti, perché «se questo è lo scenario, l'Italia deve infilarsi subito, senza attendere le elezioni tedesche, che sarebbero troppo in là». I punti fondamentali della riforma È dell'economia, delle difficoltà affrontate dal Paese in questi anni di crisi, della necessità di prendere forti iniziative per riuscire finalmente a cominciare a superarla, che il presidente della Repubblica ha parlato anche in occasione dell'inizio delle celebrazioni del 25 aprile, «ricorrenza fondamentale», festa di unità, ancor più sentita in momenti in cui, con il dialogo e la responsabile collaborazione, gli italiani si aspettano di essere condotti oltre questi anni difficili. E ricominciare, chi è giovane e chi lo è meno, a sperare in un futuro migliore. Napolitano, parlando davanti a molti rappresentanti del governo, ha spronato l'esecutivo a svolgere un ruolo propositivo in Europa. «Le difficoltà attuali del nostro Paese, pur poste al centro di politiche rigorose avviate in questi mesi dal governo e dal Parlamento, richiedono anche una nostra seria iniziativa al livello dell'unione Europea, perché in quella sede di operino riequilibri e si adottino indirizzi essenziali per promuovere crescita ed occupazione in tutta l'area dell'Euro». IL PESO DEL DEBITO Prendere iniziative, dunque. Non fare del pur necessario rigore un alibi per una improduttiva mancanza d'azione. Non giocare in difesa. Senza però «attenuare in noi la consapevolezza dei nodi che ci tocca sciogliere, tra i quali certamente quello del pesantissimo debito pubblico accumulatosi nei decenni e mai fatto oggetto di una decisa, costante, sistematica azione di abbattimento, innanzitutto attraverso la complessiva riduzione e insieme la razionale selezione e riqualificazione della spesa pubblica». Ed a proposito di spese da ridurre, il presidente ha parlato di quelle per la difesa «non solo per acute necessità di risparmio e oculatezza ma per poter disporre nel prossimo futuro di “uno strumento militare operativamente efficace”, come ha qui detto il ministro Di Paola. Egli stesso, a nome del governo, ha di recente prospettato al Parlamento una linea progettuale di profonda riorganizzazione delle Forze Armate, di profonda revisione dello strumento militare. Se non tocca a me entrare nel merito di questo progetto, lasciatemi dire che condizione essenziale per un così arduo e complesso sforzo è l'adesione convinta, è l'apporto di volontà, disponibilità e collaborazione di tutti gli appartenenti alla Difesa, in servizio e anche -per la loro autorità morale e la loro esperienza- di chi è in congedo». L'invito, che può valere ogni campo in cui è necessario operare tagli nell'interesse della collettività, è stato ad operare «senza esitazioni e incertezze, e anche disponendosi a scelte dolorose, per la realizzazione di questo indispensabile progetto di revisione». Della necessità di azioni per la ripresa, tenendo ben presente la situazione dei giovani e di quanti vivono in povertà o ad un passo da essa, dell'obbligo di ragionare di crescita produttiva e occupazionale, il presidente ha sovente parlato. «I dati sono sicuramente allarmanti, inquietanti, non solo per l'Italia, ma per l'Europa nel suo insieme e alcuni Paesi in modo particolare ma dovrebbe però essere chiaro che non basta invocare la crescita. Noi oramai abbiamo una sorta di invocazione quotidiana, quasi presumendo che sia già stato chiuso il capitolo del rigore, dell'austerità sul piano finanziario; e che non occorra altro che volontà e determinazione per aprire prospettive di rilancio della crescita. Prospettive più che mai essenziali anche al fine di consolidare i nostri equilibri finanziari che sono poi misurati su dei rapporti tra l'andamento delle grandezze di bilancio e l'andamento delle grandezze economiche, cioè della crescita». La proposta Pd Napolitano sprona il governo: iniziativa nella Ue per la crescita L'Italia ha bisogno di unità e dialogo per uscire dalla crisi. Lo ribadisce il presidente della Repubblica invitando a «una nostra seria iniziativa a livello di Ue» perché «si operino riequilibri» che portino «crescita e occupazione». MARCELLA CIARNELLI ROMA Di seguito, i punti principali della proposta di riforma del Pd sul finanziamento pubblico ai partiti approvata dalla segreteria di ieri. 1 «Per una ancora più efficace moralizzazione della vita pubblica, devono essere approvate norme specifiche per il contenimento dei costi di tutte le campagne elettorali; a questo riguardo, devono essere stabiliti tetti massimi alle spese sia per le campagne elettorali nazionali che locali; devonoessere preventivamente depositate presso la magistratura, nonché pubblicate sui siti web, le dichiarazioni riguardanti i fondi raccolti, la loro provenienza e le spese sostenute; deve essere approvata una rigida regolamentazione di tutte le forme di propaganda elettorale le quali, nel rispetto della parità di condizioni tra le forze politiche, siano contenute nei limiti di una normale ed esaustiva informazione elettorale». 2 «Deve essere ulteriormente e significativamente ridotta, da subito, la quota di contributo pubblico per le elezioni nazionali, europee e regionali, la quale deve essere restituita alla funzione originaria: un contributo cioè alle spese in occasione di ciascuna elezione». 3 «Alla base del finanziamento deve esserci la libera contribuzione da parte di singoli cittadini o associati, la possibilità cioè di un autofinaziamento diffuso con un tetto non valicabile, secondo modelli europei, in particolare quello tedesco. Il Pd si impegna, nel Parlamento e nel Paese, a promuovere e sostenere in tempi strettissimi una riforma seria, incisiva e responsabile dell'organizzazione della politica e del finanziamento pubblico e a questo fine decide di promuovere nelle prossime settimane anche una diffusa e ampia campagna di ascolto, informazione e mobilitazione politica». 4 «Nell'immediato, il Pd ha deciso nella riunione della segreteria, su proposta del tesoriere Antonio Misiani e del responsabile comunicazione Stefano Di Traglia, di tagliare il 30 per cento delle spese previste in occasione della campagna elettorale per le amministrative del 6/7 maggio e poi del ballottaggio». «Vinciamo anche nel 2013» «VorreirassicurareilpresidenteBerlusconi:anchesevotiamonel2013vinceilcentrosinistra». Lo ha detto ieri a Lucca, Massimo D'Alema, un incontro elettorale a sostegno del candidato del centrosinistra Alessandro Tambellini. «Al di là di quello che dice Berlusconi, noi dobbiamo impegnarci per garantire la stabilità». 11 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
I n principio fu Billie Jean King,una delle più grandi nella storiadel tennis. Classe '43, la campio-nessa della racchetta sfidò il per-benismo della provincia americana dichiarando la sua omosessualità. In epoca più recente a seguire quelle orme era stata Martina Navratilova, che non ha mai avuto problemi a presentarsi sui campi dal cemento alla terra battuta con la sua compagna. Due pioniere che hanno reso la vita più facile ad Amelie Mauresmo o Conchita Martinez, entrambe del Vecchio continente, che negli anni '90 si sono apertamente dichiarate lesbiche. I nomi e i volti degli sportivi che si sono dichiarati gay potrebbero essere molti di più, rispecchiando le statistiche della popolazione, se solo gli atleti non dovessero combattere con certe resistenze ottuse. In effetti poi il tabù dell'omosessualità nello sport sembra un affare tutto italiano, o quasi, dove non esistono nomi “scoperti”. All'estero la strada è già stata percorsa, non senza difficoltà comunque. L'allenatore di baseball italo-americano Dave Pallone scontò con il licenziamento nel 1988 il suo essere gay, vicenda che raccontò in un libro «Dietro la maschera», in cui parlò della doppia vita a cui sono ricorso negli anni i campioni gay costretti a nascondere la loro vita sessuale. Negli anni le cose sono cambiate, anche se tra i maschi l'incidenza di coming out resta bassa. Le percentuali sono decisamente a tinte rosa, perché sono di solito le atlete a dichiararsi lesbiche. Sempre in America la giocatrice professionista di calcio Alyssa Wykes venne allo scoperto in un'intervista a Sport Illustrated, la bibbia dello sport a stelle e strisce. Nella lista delle «coraggiose» ci sono la cestista Sue Wick, l'ex capitana della nazionale di hockey Carol Tate, e ancora le golfiste Muffin Spencer e Patty Shehann. Tra i pochi uomini che hanno rotto il muro del silenzio c'è il pugile canadese Mark Leduc, argento alle Olimpiadi di Barcellona. Tra gli olimpionici il più noto è sicuramente Greg Louganis, uno dei più grandi tuffatori della storia, che prese in giro Carl Lewis, il figlio del vento, «l'unico al mondo più frocio di me, ma non lo dice...». Nelle ultime edizioni delle rassegne a cinque cerchi hanno partecipato diversi atleti gay: a Sydney le tenniste Mauresmo e Martinez, ma anche la lanciatrice del disco australiana Lisa Marie Vizaniari, il cavaliere Robert Dover. A Pechino non aveva fatto scalpore l'outing del tuffatore australiano Matthew Mitcham. Lesbica anche la ciclista tedesca Judith Arndt, la schermitrice della Germania Imke Duplitezer e la calciatrice Usa Natasha Kai. Se tra i calciatori resta un tabù nel rugby c'è il nazionale del Galles Gareth Thomas, la cui ammissione è arrivata nel 2009. Ma ci sono anche atleti che non si sono mai dichiarati, ma hanno parlato a favore dei diritti di gay e lesbiche: in molti ricordano Vampeta, centrocampista anche Inter e primo calciatore brasiliano a posare totalmente nudo per rivista gay G-Magazine. Eppure quel muro, nel calcio e specie in Italia, non è ancora caduto. Il dossier FELICE DIOTALLEVI ROMA Il campione del mondo che posò nudo per soli uomini Vampeta,38enne calciatore brasiliano, anche dell'Inter, non ha mai fatto outing ma si ricorda per esser stato il primo calciatore a posare nudo per rivista gay G-Magazine, nel 1999. Quella di Justin Fashanu è una storia drammatica. Promessa del calcio inglese, fece outing, fu emarginato, il fratello - anche lui giocatore in Premier - lo rinnegò. Si suicidò a 37 anni. Justin, «fottuto finocchio» Morte del centravanti Greg Louganis - 52 anni - è stato con Klaus Di Biasi il più forte tuffatore di sempre. Nel 1994 si dichiarò, accusò di ipocrisia Lewis e prese parte ai Gay Games. È sieropositivo. Quando Greg disse: «Solo Carl Lewis è più gay di me» I casi celebri Ada e Carlotta comunicano che il prof. ROBERTO MADERNA militante del Pd e dell'ANPI non è più con noi. Grazie carissimo amico Dott. Claudio Garbelli Milano 22 aprile 2012 Mariuccia e famiglia ricordano con grande affetto e rimpianto EUGENIO CAI C.U.L.M. PORTO È deceduto il 25 dicembre 2011 l'impegno politico di una vita la serieta' l'onesta' e la generosita' dell'amore per la famiglia saranno sempre nei nostri ricordi piu'cari 25 aprile 2008 25 aprile 2012 Nel 4˚ anniversario della scomparsa del compagno LUIGI DELPINO ALDO la famiglia con grande rimpianto e affetto lo ricorda a parenti ed amici. I figli ed i parenti tutti, nella ricorrenza del 25 aprile ricordano QUINTO NERI (CORRADO) ed ERMES GARDOSI che tanto hanno contribuito alla Lotta di Liberazione. Bologna, 25 aprile 2012. TRENTUNESIMO anniversario: partigiano AGOSTINO STABILINI OTTAVO anniversario: compagna GINA TEMPORALI STABILINI Vi ricordiamo forti e generosi ed insieme al vostro esempio, vi teniamo vivi nei nostri cuori. Un fiore rosso dai vostri cari. 34˚ Anniversario MALAGOLI IVO 15˚ Anniversario MALAGOLI IVANA Siete sempre nel mio cuore Carmen Un po' alla volta le cose sono migliorate: ma non in Italia, né nel calcio Foto di Wilfredo Lee/AP Photo I deputati del consiglio comunale di Mosca stanno discutendo l'adozione di una legge anti-gay simile a quella già in vigore a San Pietroburgo. Non solo. Nella capitale hanno addirittura intenzione di ampliare il suo campo di applicazione, vietando ogni tipo di «propaganda sessuale», e spingendo l'iniziativa pure a livello federale. Da Billie ad Amelie quando le donne hanno più coraggio Le pioniere del «coming out» sono le tenniste King e Navratilova Le imitò la Mauresmo. Fra gli uomini si ricordano il rugbista Thomas e l'allenatore di baseball Pallone: parlò e fu licenziato Chi lo dice Amelie Mauresmo, già n˚1 del mondo Diritti, i regressi della Russia 29 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
Un primo accordo c'è stato. Importante, anche se extragiudiziale. Il governo italiano e i familiari dei due pescatori uccisi nell'incidente che ha coinvolto i due marò hanno firmato un accordo extragiudiziale davanti all'Alta Corte del Kerala. La scorsa settimana, Roma aveva offerto come donazione ex gratia 10 milioni di rupie (quasi 150mila euro) a ciascuna famiglia. PRIMO PASSO L'intesa è stata firmata davanti alla Camera di conciliazione (Lok Adalath) del tribunale che ha sede a Kochi alla presenza del console generale di Mumbai Giampaolo Cutillo e dei familiari dei pescatori Jelastine Valentine e Ajesh Binki uccisi lo scorso 15 febbraio. Dopo la firma, fanno filtrare fonti diplomatiche italiane, sono state avviate le procedure di formalizzazione e le pratiche relative al deposito della somma che permetteranno all'accordo di entrare pienamente in vigore. In base all'intesa, la moglie di Jelastine e le sorelle di Binki riceveranno l'indennizzo concordato come segno di attenzione dell'Italia per la grave disgrazia subita, senza che questo abbia alcuna influenza sui procedimenti penali esistenti. In cambio, quando sarà ratificato il compromesso, le famiglie delle due vittime si ritireranno da tutti i procedimenti in cui sono comparse come parte lesa. «Perdoniamo i nostri fratelli italiani»: la frase, attribuita a uno dei parenti dei due pescatori, secondo il quotidiano locale Daily Bhaskar, scorre in sovraimpressione sugli schermi della televisione indiana Times now dopo la firma dell'intesa. L'India non ha nulla da commentare sull'accordo extragiudiziale raggiunto dall'Italia con le famiglie dei due pescatori morti nella vicenda in cui sono implicati due marò. Ad affermarlo è a New Delhi il portavoce ministeriale Syed Akbaruddin. Ad una domanda dell'Ansa durante la conferenza stampa settimanale, Akbaruddin ha spiegato che «il no comment si spiega con il fatto che né lo Stato del Kerala né il governo centrale hanno avuto un ruolo in questa operazione». Lo stesso portavoce ha ribadito che il caso dei due marò «rientra nella nostra giurisdizione», ripetendo la posizione assunta fin dall'inizio della vicenda dell'incidente avvenuto lo scorso 15 febbraio al largo delle coste del Kerala. «Come sapete, presso la Corte Suprema è stato presentato un ricorso sulla giurisdizione della legge indiana in merito all'arresto di due militari italiani e il governo indiano presenterà le UMBERTO DE GIOVANNANGELI New Delhi ribadisce che il caso dei due marò «rientra nella nostra giurisdizione», ma non fa ostacolo all'accordo extragiudiziale raggiunto tra il governo italiano e le famiglie dei due pescatori uccisi nell'incidente. Foto Lapresse p Risarcimenti extragiudiziali accettati, i congiunti degli uccisi ritirano la richiesta di parte civile pQuirinale il presidente esprime l'augurio che la vicenda possa concludersi ora positivamente www.unita.it Kerala, marò «perdonati» dai familiari dei pescatori Napolitano: presto liberi I marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in uscita dal tribunale di Trivandrum udegiovannangeli@unita.it Mondo34 MERCOLEDÌ25 APRILE2012
??????????????????? UNA STORIA CHE CONTINUA
IL COMMENTO Francesco Cundari dare insieme al voto. E predisporre una confederazione - o federazione, nel discorso una vale l'altra - dei suddetti moderati dove ognuno possa restare con la sua sigla. È un implicito riferimento al progetto di «lista civica nazionale», il contenitore in cui potrebbero confluire le ambizioni di Luca di Montezemolo ma anche quelle di alcuni ministri tecnici con il futuro ancora in bilico. E insieme un'apertura a tutti i “piccoli” in cerca di salvagente per superare eventuali soglie elettorali. Certo, sarà difficile conciliare Storace con il rassemblement in salsa Ppe nostrano. Ma tant'è. Berlusconi annuncia che col prossimo congresso - in autunno se non slitta ancora - andrà finalmente in naftalina il Pdl che non emoziona: «Sottoporremo un altro nome per il nostro partito che resta lo stesso, composto dalle stesse persone che credono nelle stesse cose, nelle nostre idee». Chiaro che Bersani ha buon gioco a ironizzare sul nuovo “packaging” che potrebbe chiamarsi «Tutti per l'Italia» come sostiene Giuliano Ferrara o un altro nome votato dai cyber-militanti o anche «Viva la mamma». ALFANO & L'ETERNO QUID Del resto, la «più innovativa delle campagne elettorali», come galvanizza i militanti Alfano, per ora è poco più di un guscio vuoto. Il «predellino 2» appare uno strappo nebuloso quanto difensivo. A partire dagli slogan che evocano il Claudio Cecchetto d'antan: postare, twittare, linkare. Il portale pdl.it nasce chiaramente superato dagli eventi. Il network www.forzasilvio.it dispone di ben 240mila iscritti. Ma anche il milione e oltre di tesserati al Pdl suonava bene prima che esplodessero in tutta Italia gli scandali di iscritti fantasma o, vedi l'inchiesta di Modena, inquinati dalla camorra. E anche le sorti del segretario nonché aspirante candidato premier Alfano restano molto in bilico. Gli aggiornamenti sono che il quid nel delfino c'è. Solo che nessuno ha capito cosa sia: «È dotato di lealtà e di capacità straordinaria e di quel quid in più che solo lui ha e di cui c'è bisogno - ha detto Berlusconi - di quel quid in più e non di quello che qualcuno aveva provato ad attribuirci». Non è dato sapere se Angelino si senta rassicurato dall'involuto elogio. Non è la prima volta che Silvio Berlusconi lascia filtrare le sue valutazioni circa le segrete intenzioni del Partito democratico, a suo giudizio deciso a ritirare il sostegno al governo Monti per andare al voto in ottobre. Va detto che il Berlusconi retroscenista è travestimento persino meno credibile del «presidente operaio» di un tempo: da un antico amante del burlesque come lui sarebbe lecito attendersi di meglio. Ma non si tratta nemmeno di una profezia pronunciata nella speranza che si autoavveri. Il Cavaliere sa troppo bene quale ricordo abbia lasciato negli italiani. Il tentativo di rilanciarsi cavalcando la campagna sul discredito dei partiti e contro i finanziamenti pubblici non basta a cancellare dalla memoria degli elettori i fasti del governo Berlusconi-Scilipoti. Tutti ricordano a quali livelli fosse arrivato il prestigio dell'esecutivo e del suo capo, in Italia e nel mondo. Tutti ricordano le risate di scherno dei capi di governo europei, il rifiuto di incontrarlo e persino di nominarlo nei discorsi ufficiali da parte dei leader occidentali, e ricordano altrettanto bene i giorni in cui l'Italia sembrava sull'orlo della bancarotta, non foss'altro perché di tutto questo stanno ancora pagando il conto. E se neanche questo bastasse a far tornare la memoria agli italiani, ci penserebbero le udienze del processo Ruby. I dettagli delle cene di Arcore fanno l'effetto di un brutto sogno riaffiorato improvvisamente alla mente nel bel mezzo di una dura giornata di lavoro: un'immagine al tempo stesso terrificante e lontana. Surreale e anacronistica. Mentre Roberto Formigoni nella sua Lombardia e la Lega in tutto il nord affondano ogni giorno di più nella stessa palude di scandali e discredito, si capisce che il leader del Pdl su un punto almeno sia pienamente sincero: se si andasse alle elezioni in un momento simile per le forze dell'ex centrodestra sarebbe una catastrofe. Berlusconi ha dunque bisogno di tempo, ma sa anche che ogni giorno che passa gli italiani, invece di dimenticare, prendono maggiore coscienza degli effetti reali della sua lunga stagione di governo. Dunque non può andare alle elezioni, ma nemmeno può assistere impassibile alla progressiva consunzione del suo blocco di consenso. E così da un lato cerca sempre nuovi diversivi, dall'altra, come un pugile ormai incapace di proteggersi dai colpi dell'avversario, tenta di abbracciarlo, per tenerlo stretto a sé il più a lungo possibile. Anche oltre il 2013. Anche dopo una tornata elettorale che a questo punto Berlusconi, non potendola evitare, vorrebbe sterilizzare in partenza. Questa è la vera offerta che il Cavaliere avanza a Pier Ferdinando Casini: la prospettiva di un prolungamento della «tregua» ben oltre le prossime elezioni. In fondo, la sua strategia politica è molto simile alla sua strategia processuale: cosciente di non poter vincere la partita, punta a farne rinviare lo svolgimento il più a lungo possibile. A questo scopo ha bisogno delle campagne contro i partiti e contro la politica, non di riforme. Tanto meno di riforme che tolgano munizioni a quelle campagne. Perché la supplenza dei tecnici possa prolungarsi anche oltre il 2013, la politica, tutta la politica, deve restare debole, divisa e delegittimata. È un'offerta che Casini non può non considerare seriamente, in tutti i suoi aspetti, compresa la rinuncia a quella stessa riforma della legge elettorale in direzione del modello tedesco che pure all'Udc è sempre stata a cuore. Ma Casini sa bene che in un sistema politico riformato e rilegittimato, se anche il sistema di voto fosse il proporzionale puro, lo spazio per il suo Terzo Polo (o comunque si chiamerà) sarebbe assai ridotto. Se nessuno dei due schieramenti ottenesse la maggioranza, sarebbero comunque i partiti maggiori a decidere l'eventuale convergenza, a stabilirne i termini e le condizioni. In un sistema politico rinnovato e rilegittimato sarebbero comunque i partiti maggiori a menare le danze. Per centristi, tecnici e aspiranti salvatori della patria rimarrebbe al più un ruolo da comprimari. Ecco perché a lavorare per una relativa, felpata, non dichiarata destabilizzazione del governo Monti potrebbero essere proprio quelli che sui giornali e in televisione si presentano ogni giorno come i suoi più strenui sostenitori. Fortunatamente, però, una certa brezza proveniente d'Oltralpe ha già cominciato a soffiare anche da noi, mostrando a tutti quale sia la vera posta in gioco, oggi, in Europa. Dunque anche in Italia. E il conseguente magrissimo risultato dei centristi del MoDem di François Bayrou è un segnale che dovrebbe arrivare forte e chiaro anche ai centristi di casa nostra. Strategia dell'oblio La federazione Il Cav «chiama» Montezemolo e i piccoli movimenti Il Cavaliere punta sull'antipolitica per sterilizzare il voto L'offerta all'Udc In un sistema riformato tecnici e centristi conterebbero meno Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini L'ULTIMA TENTAZIONE DI CASINI Cav: parlai di Ruby con Mubarak A vertice con i coordinatori provinciali e regionali del Pdl, Berlusconi si è soffermato sullavicendaRuby,raccontandochealverticeitalo-egizianoparlòconMubarakdiuna«figlia diunafamosacantanteegizianacacciatadicasaperchéavevadecisodisposareilcattolicesimo», un discorso che durò 15 minuti e «Mubarak non escluse che Ruby fosse sua parente». 9 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
Fra le misure contenute nel decreto fiscale c'è la semplificazione delle procedure per ottenere la rateizzazione dei debiti tributari. Il contribuente potrà saldare il proprio debito con l'erario optando per versamenti in rate costanti, oppure variabili. La possibilità sarà valida anche in casi di ottemperanza di obbligazioni derivanti da sanzioni comunitarie. Una fattispecie nella quale rientrano le multe a suo tempo inflitte dall'Unione europea per il mancato rispetto delle quote latte. Rateizzazione più agevole anche in caso di sanzione Ue Aiuto ai debitori Slitta di due mesi il pagamento del bollo BIANCA DI GIOVANNI Primo Piano Cancellata la procedura Asta per le frequenze tv Imu, il decreto ora è legge Slitta dal 16 maggio al 16 luglio il pagamento delle tasse relative allo scudo fiscale, uno dei provvedimenti più contestati varati dell'esecutivo Berlusconi sulla quale l'attuale governo ha posto “un correttivo” prevedendo, appunto, un versamento aggiuntivo sotto forma di un'imposta di bollo speciale sulle attività scudate, rapportata al loro valore di mercato. In particolare, è previsto il versamento del 10 per mille per il 2011, il 13,5 per mille relativamente all'anno in corso, il quattro per mille negli anni successivi. Capitali scudati La nuova Imu è legge. E anche la cosiddetta Imu bis, cioè l'addizionale che i Comuni potranno imporre come tassa di scopo per realizzare le opere. Durerà 10 anni. Nessuna soluzione invece per gli anziani nelle case di cura (pagheranno sulal loro prima casa come fosse la seconda) e per gli italiani residenti all'estero. Resta aperta la possibilità per i Comuni di procedere a eventuali sgravi. Il Senato ieri ha dato il via libera definitivo, con il voto di fiducia, al decreto fiscale. Testo immutato rispetto alla Camera. Diventa legge l'asta per le frequenze Tv, così come il nuovo patto di stabilità interno che consente in alcuni casi assunzioni negli enti locali. Assieme alle tasse sulla casa, arriva una lunga lista di nuovi balzelli. Arriva la tassa sugli aerotaxi. Sarà di 100 euro a passeggero per tragitti non superiori a 1.500 chilometri. Inoltre si pagherà una tassa di sbarco (1,5 euro) nelle isole minori: promemoria per i vacanzieri. Anche sul marchio apposto sulle gru adoperate nei cantieri edili si applicherà l'imposta comunale sulla pubblicità. Salvate dai rigori del fisco invece le borse di studio. Così come viene alleggerito il peso delle accise per l'energia elettrica per le piccole e medie imprese. Abolita anche la tassa sulle rimesse degli immigrati, ovvero il prelievo su money transfer che il governo Berlusconi aveva introdotto. La partita più importante è stata sicuramente quella sull'Imu. Il Parlamento ha introdotto la possibilità di scegliere tra due o tre rate (giugno e dicembre o giugno, settembre e dicembre), con la prima rata limitata all'aliquota base del 4 per mille per la prima casa e del 7,6 per mille per le altre. Le agevolazioni, aliquota e detrazioni, valgono solo per una casa a famiglia. Novità per i divorziati: paga la tassa chi abita la casa, anche se non è il proprietario. Oltre all'F24, da dicembre si potrà utilizzare, per i pagamenti il bollettino postale. Tassa alleggerita per gli immobili dell'agricoltura e per le dimore storiche. CREDITI IMPRESE Importante il capitolo sui crediti verso la pubblica amministrazione. Vengono estese alle amministrazioni statali le disposizioni sulle certificazioni del debito per appalti e forniture e sulla possibile cessione dei crediti da parte delle imprese creditrici alle banche. Le imprese saranno garanti dei debiti che le amministrazioni pubbliche hanno nei loro confronti e che vengono ceduti alle banche. Ai Comuni viene assicurato circa un miliardo per i pagamenti alle imprese, mentre alle Regioni va la stessa cifra per la costruzione di ospedali. Molti i titoli sui giochi: dalla proroga per la tassazione agevolata per il Bingo alla gara per 2.000 punti vendita per scommesse ippiche, dallo slittamento della cosiddetta «tassa sulla fortuna» all'esclusione degli indagati dal divieto di partecipazione a gare o di rilascio o di rinnovo di concessioni in materia di giochi. Il decreto fiscale è legge. Via libera all'Imu in due o tre rate, e alle nuove norme sui divorziati o separati. Nulla di fatto per risolvere il problema degli anziani che vivono in istituti, o per gli italiani residenti all'estero. pApprovazione definitiva in Senato. La nuova imposta sulla casa a partire dal 16 giugno Nel momento in cui parte il turismo va in vigore la tassa per sbarcare sulle isole minori L'Italia e la crisi Stop definitivo al beauty contest, il ministero dello Sviluppo economico dovrà emanare entro 120 giorni il bando della nuova gara, con rilanci competitivi, per l'assegnazione delle frequenze tv rese disponibili con il passaggio al digitale. L'Autorità delle Comunicazioni dovrà attenersi ad alcuni criteri tra cui la separazione verticale tra fornitori di programmi e operatori di rete. I proventi delle gare confluiranno nel fondospeciale per l'innovazione tecnologica al netto di eventuali indennizzi per lo stop del beauty contest. No al beauty contest 16 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
Il dossier RONNY MAZZOCCHI L a reazione negativa deimercati finanziari al ri-sultato delle presiden-ziali francesi ha scate-nato un grosso dibattito politico sui rischi che un cambio della guardia all'Eliseo potrebbe avere nella definizione del grado di fiducia degli investitori finanziari. Certo, l'approdo dei socialisti al governo con un programma più attento al lavoro e con la promessa di un impegno più attivo nel campo della regolamentazione finanziaria non può certo far piacere a quei mercati che, nell'ultimo ventennio, hanno beneficiato delle massicce pratiche deregolamentative portate avanti sia dalle forze conservatrici che da quelle progressiste. Tuttavia sarebbe superficiale fermarsi soltanto a una analisi strettamente politica. È infatti sufficiente osservare l'andamento dei mercati finanziari degli ultimi mesi, perché ci troveremmo davanti a un autentico rompicapo: spread che aumentano e diminuiscono in continuazione, rendimenti dei titoli che si impennano, corsi azionari che vanno in altalena. L'unico tratto comune che sembra possibile individuare nei movimenti osservati è che qualunque cosa si faccia, gli operatori presto o tardi - scelgono di vendere. Lo fanno subito, se i governi decidono di non assecondare le richieste dei mercati. Oppure in un momento successivo, quando risulta evidente che quelle richieste non andavano nella giusta direzione. Si tratta di una situazione che Olivier Blanchard, capo-economista del Fondo monetario internazionale, non ha esistato a definire di totale schizofrenia. Su queste basi sarebbe quindi un grave errore se la politica accettasse di farsi condizionare nelle sue azioni dagli andamenti di Borse e contrattazioni sui titoli pubblici. La storia degli ultimi mesi è emblematica nel dimostrare i rischi che si corrono nell'assecondare passivamente gli andamenti erratici dei mercati finanziari. Nell'autunno scorso tutti i governi europei avevano cercato di rispondere alle pressioni dei mercati attraverso l'approvazione di piani di austerità che miravano a ridurre rapidamente i livelli di deficit e di debito. Nemmeno il tempo di brindare alla ritrovata serenità che il vento era già cambiato. Con l'inizio del nuovo anno gli operatori si convinsero infatti che proprio le manovre di rientro rischiavano di minare la già difficile ripresa economica e condizionare il percorso di risanamento. Spread e rendimenti dei titoli tornarono così a crescere, mettendo di nuovo in discussione la solvibilità dei Paesi stessi. L'esperienza di questi mesi dovrebbe quindi averci insegnato che la retrocessione della politica a semplice ancella dei mercati non è più solamente discutibile dal punto di vista democratico, ma anche da quello strettamente funzionale. È una pratica inutile - perché non serve a rassicurare i mercati stessi - ed è alla lunga dannosa, perché rischia di produrre effetti contrari a quelli sperati. Nelle ultime settimane si sono sprecate le analisi sui motivi «strutturali» che spingono Borse e operatori a una crescente sfiducia sui destini della moneta unica. Anche volendo ignorare gli effetti benefici che potrebbero avere sia una correzione degli squilibri macroeconomici infra-europei, sia la modifica degli assetti istituzionali su cui si regge l'euro, c'è un punto che non va trascurato e che riguarda il ruolo di attività sostanzialmenLa politica e i mercati storia di un'ordinaria crisi schizofrenica Non solo spread La disperazione degli operatori alla Borsa di Milano La reazione negativa delle Borse dopo il primo turno francese ha allarmato gli analisti: ma è un errore farsi condizionare da una finanza così erratica Le ricette di Hollande non sono gradite? Di questi tempi, un buon segnale Primo Piano Il voto francese I crolli e le risalite degli ultimi mesi sono un autentico rompicapo 22 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
Già quella sera sentii un che di irrevocabile. Non mi sbagliavo. Da quando sei nata ti ho sempre portata ai cortei del 25 aprile, ti ho raccontato le avventure, ti ho mostrato le foto. Una volta mi hai detto delle bellissime parole: che tra me e te ci sono due generazioni, che io sono come un mito, che le storie che narro sono talmente memorabili da sembrare false. Che nessuno dei tuoi amici potrà mai essere come sono stato io all'età che hanno loro adesso. Che mi vuoi bene. Che sei fiera di me. Che la generazione successiva alla mia, quella di tuo padre insomma, sbiadisce, mentre la mia è sempre colma. Che i padri sono piccoli e i nonni dei giganti. I nonni come me, dici. E anche le nonne. Io non ti ho mai detto che assomigli in maniera singolare alla tua nonna Dora quand'era giovane. E non ti ho neppure detto che ogni anno, ogni 25 aprile era ed è per me un boccone amaro, e che tuttavia cerco di ringoiare per sentire se cambia di sapore. Nel 1945 qualcosa è finito e non è più cominciato. S'è fatta la Repubblica e una Costituzione lucente e degna di tutti i morti che abbiamo perduti. Ma a ogni ricorrenza ho visto le persone peggiorare, le belle idee farsi fioche e prive di gusto, le feste della Liberazione diventare dei vezzi logori e sgradevoli. Si smetteva di fare bene per fare benino, ogni volta di più. La gente intorno a me, e io stesso, diventavamo avventati predaci sulla libertà. Fino a snobbarla a causa delle meritate inerzie che, dopo la guerra, divennero fatali. Non so dove sia la colpa. È che la vita è andata avanti. Bene, molto meglio di come l'avevamo noi vissuta. Ma a me non piace più. Sto bene solo quando ti racconto le nostre storie, mie e della nonna, e dei monti, delle vigilie di guardia, degli amici che sono rimasti giovani nei cimiteri, delle gioie per un pezzettino di carne scovato tra pelucchi di lana, per una pagnotta morbida in mezzo a tante rigide come il marmo. Non fa niente. Non ti preoccupare. Sono vecchio, cosa pretendi che capisca! Sono felice per te, vedo che i tuoi occhietti di ragazza sono distesi e tranquilli. Noi anziani invece siamo scontenti. Di continuo e per tutto. Forse la guerra non c'entra niente, e neanche la Liberazione, e le passioni, e le felicità sbocciate tra le crepe della paura. Forse i pensieri che io credo dettati dalla ragione sono solo i capricci di un corpo e di una mente, come i miei, che vanno alla malora. Senz'altro sbaglio a credere che il gusto della libertà assaporato quando si combatteva s'è poi stemperato, come fanno i fumi, nel cielo. Lo dovrai dire tu, non a me che non ci sarò, ma ai tuoi bimbi. Se vorranno ascoltarti. Io me ne vado con un sorriso amaro, di quelli che si incastrano nel viso quando la soddisfazione è a metà, e quello che manca sembra molto più di ciò che già è qui. Non fa niente, bambina, non fa niente. Come disse una volta il nostro comandante: quanto sarebbe stato inutile essere felici! A Tor Bella Monaca, estrema periferia di Roma, quest'anno il 25 aprile si festeggia con «Urban Resistance Jam». Organizzata dai ragazzidella Federazione della Sinistra, la giornata di musica e arte avrà il suo clou con «Un muro per tutti» ovverosia la realizzazione di un grande graffito collettivo: 300 metri di murate saranno messe a disposizione di tutti quelli che vorranno intervenire armati di spray, rulli e pennelli. Invitati alla session collettiva anche alcuni street artists e illustratori romani. Parteciperanno infatti anche Bol23, il decano del writing romano, lo street artist Omino71, l'autore di fumetto Marco Petrella. Il muralessarà dedicato ai partigiani e il tema della giornata sarà centrato sulle odierne Resistenze Urbane. Nell'ampio parcheggio si terrà un incontro con chiunque abbia voglia di ricordare e imparare cosa accadde e cosa spinse giovani, donne e uomini a combattere il regime, a mettere in discussione un sistema sociale ed economico. La festa nasce da un bisogno di riappropriazione della propria storia, dei propri spazi. Sarà una giornata di incontri, dibattiti e racconti in un momento storico in cui tutto ci viene dipinto come inevitabile e indiscutibile. Il protagonista Doc I confini contesi Mino Milani per i testi e Ferdinando Tacconi per i disegni sono gli autori delle immagini che illustrano questa pagina, tratte da un fumetto sulla Resistenza pubblicato dal «Corriere dei ragazzi», da domani in mostra a Milano, insieme a opere di altri artisti «resistenti» che durante la cosiddetta Repubblica di Salò, dal settembre 1943 all'aprile 1945, pur vedendo la loro opera censurata, seppero lavorare con coraggio e ostinazione a quella che sarebbe diventata la «stampa liberata». Organizzata dalla Fondazione Franco Fossati, «1943-1945: dalla Resistenza alla Liberazione» raccoglie due mostre, nate dalla collaborazione con L'Anpi, che celebrano la Liberazione: una, storica, sull'illustrazione negli anni di Salò e una nella quale giovani autori di fumetto raccontano vita e vicende di otto partigiani. Da domani al 9 maggio a «Wow Spazio Fumetto» di Milano. Giacomo Verri, autore di questo racconto ispirato dalla fine del nazifascismo, è nato 33 anni fa a Borgosesia e fa l'insegnante di Lettere alle scuole medie. Attualmente sta svolgendo un Dottorato diRicerca presso l'Università delPiemonte Orientale «A. Avogadro» e collabora con la rivista on line «LibriSenzaCarta». Ha scritto testi e racconti pubblicati su «Doppiozero», «Nazione Indiana», «Nuova Prosa» e altri luoghi. Con il romanzo «Partigiano Inverno», che uscirà in autunno da Nutrimenti, è stato finalista al Premio Calvino 2011. Arte «resistente» A Tor Bella Monaca un graffito della Festa L'Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza presenta il 27 aprile (ore 17) a Torino il film «Confini contesi. La frontiera delle Alpi occidentali 1940 – 1947», di Alessandro Signetto. Il film ripercorre i cambiamenti che hanno investito la regione alpina: dalla guerra voluta da Mussolini, fino alla firma della pace fra la Francia e la neonata repubblica italiana. Disegnare fumetti durante la Repubblica di Salò L'autore Tornare alla normalità m'è costato come smettere di fumare 7 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
Team digitali e più classico porta a porta. Le tecno-lezioni della Political Digital Academy (la scuola di via dell'Umiltà che insegna ai parlamentari l'uso delle nuove tecnologie e dei social network) come versione aggiornata delle ricette Cepu che Berlusconi si fece spiegare da Francesco Polidori. Il Pdl 2.0, qualunque cosa esso sia, si scalda a bordo campo. Ove mai la partita cominciasse prima del previsto. Il tempo stringe, il terreno (politico) brucia, Casini ha gettato (il tempo dirà se prematuramente) il cuore oltre l'ostacolo, Pisanu e Dini scalpitano nel pericolante perimetro del partito in via di rottamazione, e Berlusconi e Alfano non vogliono lasciare ad altri il piatto - sulla carta ricco dei moderati d'Italia. L'ex premier evoca, per la prima volta in un vertice di partito, il voto anticipato. In una riunione con i coordinatori regionali convocati a Montecitorio per “ammortizzare” i previsti pessimi risultati del voto amministrativo. E smarcarsi già adesso, guardando avanti. ROTTAMAZIONE E NOVITÀ E dunque il Cavaliere volta pagina: «Se si andasse a elezioni a ottobre, come potrebbe essere possibile, la sinistra potrebbe vincere». Una possibilità che, aggiunge, potrebbe essere determinata proprio dalla sinistra che «con il sistema elettorale vigente potrebbe garantirsi la vittoria». Un'eventualità da tenere presente e a cui prepararsi. Anche se la brochure distribuita ai dirigenti sul territorio prevede come scenario il voto naturale nel 2013. Anche se - a parole - la nuova legge elettorale che disegni un sistema proporzionale alla tedesca e la rinnovata architettura costituzionale a cui lavorano Quagliariello e La Russa con Pd e Udc è ancora possibile. Ma insomma, bisogna stare in guardia. Se la legislatura si interromperà bruscamente, saper rispondere. Innanzitutto con l'unità dei moderati. Parolina magica molto di moda: «I moderati dal ‘48 in poi sono la maggioranza in Italia e noi ne siamo i portabandiera». Bisogna «ricomporre le fratture» con Casini (che resta molto freddo) per anBerlusconi mette in conto una pesante sconfitta alle amministrative e volta pagina: subito nuovo partito e simbolo, federazione dei moderati. Appello a Casini che resta freddo. E il Pdl digitale si finge una novità. FEDERICA FANTOZZI Foto Ansa Lo spettro Primo Piano Berlusconi evoca le elezioni a ottobre «Noi con i centristi» ffantozzi@unita.it pAl vertice con i coordinatori regionali: «I moderati hanno la maggioranza dal '48» p Il Pdl 2.0 Per ora è un guscio vuoto digitale. Al congresso nuovo nome e simbolo Silvio Berlusconi a Montecitorio tra Alfano e Cicchitto «La sinistra vuole il voto anticipato perché così potrebbe vincere» Il centrodestra 8 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
Il Tempo NORD Variabile sul Nordovest, sereno altrove. CENTRO Sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. SUD Giornata pienamente soleggiata su tutti i settori. NORD Torna il bel tempo pur con qualche nube sparsa. CENTRO Sole prevalente su tutte le regioni, addensamenti a ridosso dell'Appennino. Temperature in aumento. SUD Residua instabilità tra Messinese e Calabria. Sereno altrove. Torna in tv «Nascita di una dittatura»Domani Dopodomani B erlusconi ribadisce il suo«no» alla patrimoniale. Unleone: ma non si tratta della misura anti-crisi più votata dagli italiani? Eppure lui insiste, per una volta in contrasto con la sensibilità della stragrande maggioranza dei cittadini di questo paese. Da mesi la invoca persino Confindustria: gli industriali in ginocchio hanno urlato di andare a tassarli nei porticcioli turistici, nelle ville, nelle auto da corsa pur di farla finita con l'incubo della recessione. E cioè: ricchi e poveri sono fantasticamente d'accordo. Lui non ci sente lo stesso, non vuole la patrimoniale. Che cosa sta difendendo? Forse solo l'uscita di sicurezza dall'area del governo Monti, forse di più. Chissà perché poi, pensando alle elezioni, non si arma di uno spunto meno controverso: l'abolizione dell'Ici a carico dei grandi domìni immobiliari. Aahh, l'ha già fatto? E chissenefrega, lo dovrebbe sapere che gli italiani non hanno memoria. Oggi Culture ZOOM RAI EDUCATIONAL Su Rai Storia, la trasmissione «Res» riporta in vita «Nascita di una dittatura», l'inchiesta in sei puntate che Sergio Zavoli realizzò nel 1972 per ricostruire le complesse situazioni politiche, economiche e sociali avevano portato al sorgere della dittatura fascista. Fino a domani e dall'1 al 3 maggio, alle 23.00 (e in replica dal 26 al 28 aprile e dal 3 al 5 maggio alle ore 10.30) saranno riproposti filmati provenienti da cineteche italiane e straniere e interviste a testimoni oculari, tra i quali Rachele Mussolini, la vedova del duce, Giuseppe Prezzolini, Pietro Nenni, Giovanni Gronchi e Sandro Pertini. Nella prima puntata, che ripercorre gli anni dal 1914 al 1919, un racconto sulla situazione in Italia nel 1914 e il dibattito interventisti/neutralisti e la fondazione dei Fasci di Combattimento (1919). NORD Cielo sereno o poco nuvoloso, più variabile sul Piemonte con locali piovaschi. CENTRO Cielo sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. SUD Cielo sereno su tutte le regioni. NANEROTTOLI La patrimoniale Toni Jop A ncora un 25 aprile, perfortuna. Dopo che intutto questo dopoguer-ra la destra, con contor-no di moderati terzisti, ha tentato di svilirlo. O di ridurne la portata. Ecco una sintesi di ciò che è stato in gioco. Di quel che è stato conquistato e che - nei tempi mutati - dobbiamo rilanciare. Primo: il 25 aprile segna la vittoria della Resistenza. Guerra di liberazione civile. Con l'accento su liberazione dal nazifascismo. Nonché dalla sua «guerra ai civili» - terroristica - che non riuscì a trascinare l'Italia in una vera guerra civile a fianco di Hitler e Mussolini. Dunque vi fu anche guerra civile, ma fu «secondaria», a fronte della liberazione: civile, partigiana e coobelligerante con gli Angloamericani. E non vi furono due «patrie». Perché la stragrande maggioranza degli italiani - in retrovia, in prima linea o in «zona grigia» - voleva quella Liberazione. Questo con tutto il rispetto per i ragazzi di Salò e quant'altro: roba rifritta e scontata. Con la quale già Togliatti seppe fare i conti. Senza bisogno di Pansa, Mazzantini o De Felice. Seconda conquista: dal 25 aprile vengono Costituzione e discontinuità antifascista iscritta nella prima. In guisa di Grund-Norm fondativa. Spartiacque simbolico non negoziabile, da cui tutto deriva. Dunque: frattura inaugurale e Repubblica democratica fondata sul lavoro. Una e indivisibile. Con requiem finale per le pagliacciate della Lega, assunte con fin troppa tolleranza culturale o sociologica (federalismo, «barbarie novatrice», costola della sinistra, etc., etc.). Infine, terza conquista: che «tipo» di Repubblica? Parlamentare, bicamerale, riformabile col 138 senza rimettere in questione i fondamenti. Tra cui, oltre al lavoro, i partiti, cuore della democrazia. Che il fascismo liquidò inneggiando a: «giovinezza», élites, tecnica, movimento vitale dal basso e legame capo-masse. Guarda caso... 25 APRILE SCACCIA POPULISMO TOCCO &RITOCCO Bruno Gravagnuolo bgravagnuolo@unita.it 45 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
Parla di «emendamenti per coerenza estetica», il relatore Maurizio Castro (Pdl). «Aggiustamenti» sui licenziamenti disciplinari ed economici, sotto forma di emendamenti alla riforma del lavoro presentati dal governo. Al Senato Pd e Pdl non hanno proposto emendamenti sulle modifiche all'articolo 18 (sulla riforma nel complesso, invece, gli emendamenti sono circa 800), ma il relatore Castro dice di aspettarsi che venga ridotto «il potere discrezionale del giudice nel caso dei disciplinari» e «di venire incontro ai rilievi dei tecnici del Senato che evidenziavano rischi di minori tutele per i lavoratori licenziati durante il processo». Tra le novità, quella che riguarda i poteri del giudice in caso di licenziamento disciplinare. Nel testo attuale del ddl sono scomparse, rispetto al testo del 23 marzo, le «tipizzazioni» (modelli per stabilire il reintegro). In sostanza prima il giudice poteva, di fronte ai licenziamenti disciplinari, decidere il reintegro solo in alcuni casi specifici, mentre nella versione approdata in Parlamento il rischio, secondo le imprese che chiedono modifiche, è che lo spazio di interpretazione sia troppo ampio. Frena su eventuali modifiche il capogruppo Pd in commissione lavoro alla Camera, Cesare Damiano: «Si tratta di una scelta delicata - dice - che non può assolutamente mettere in discussione l'equilibrio raggiunto e soprattutto indebolire la posizione dei lavoratori, che debbono rimanere certi di avere sempre a disposizione una protezione dai licenziamenti facili». E risponde a distanza la segretaria Cgil Susanna Camusso, che tra l'altro da tempo sostiene la necessità di essere molto guardinghi rispetto al percorso parlamentare del ddl. «Se viene ulteriormente modificato - dice - sulla precarietà si fa poco o niente e si rischia di peggiorare la situazione. Le opinioni tra noi e imprese si sono divaricate non sugli ammortizzatori ma sulla precarietà». ISu crisi e difficoltà delle famiglie arrivano intanto, dall'Istat, altre pessime notizie. INDIETRO DI 30 ANNI È record per il divario tra salari e prezzi: a marzo la forbice è arrivata al 2,1%, il livello più alto dall'agosto 1995, quando era al 2,4. Per le retribuzioni contrattuali orarie l'aumento, su base annua, è stato dell'1,2%, la crescita più bassa dal 1983, mentre per il livello d'inflazione del 3,3%. Dati che confermano quanto sindacati e associazioni di consumatori denunciano da tempo. «Le condizioni di reddito dei lavoratori continuano a peggiorare - dice Camusso i pubblici sono al quarto anno di blocco dei contratti, e solo questo vuol dire 4 milioni di lavoratori. Molte altre categorie rinnovano i contratti e gli accordi aziendali con grande difficoltà, mentre sul potere d'acquisto pesa l'aumento delle tasse e del fiscal drug». Luigi Angeletti, leader Uil, prevede «più disoccupazione, meno consumi e meno produttività. Nel 2012 - aggiunge - supereremo la media europea di disoccupazione (al 10%)». Il segretario Cisl Raffaele Bonanni auspica invece un taglio delle tasse da inserire nel patto sociale che chiede al governo. «I salari fermi - dice - sono lo specchio della situazione del Paese. Se non si abbassa la pressione fiscale non si potranno alzare gli stipendi e risollevare i consumi». Taglia corto Giovanni Centrella, leader dell'Ugl: «L'Italia sta tornando indietro e i lavoratori si stanno impoverendo progressivamente». Anche il Codacons spera venga abbassata la pressione fiscale. Il divario salari-prezzi, spiega, «tradotto in cifre, significa che una famiglia di tre LAURA MATTEUCCI L'Italia e la crisi La forbice Art. 18, il governo: meno potere ai giudici La stretta sugli stipendi riporta l'Italia indietro di 29 anni. Dati Istat: le retribuzioni crescono dell'1,2% in un anno. Art. 18, emendamenti per limitare i poteri del giudice, e più tutele per i lavoratori. lmatteucci@unita.it p Emendamento sui licenziamenti per motivi disciplinari. Pd: non si tocchi l'equilibrio della riforma p L'Istat: incremento minimo dei salari, il più basso dal 1983. Cgia: metà stipendio in tasse e contributi Primo Piano In un anno retribuzioni +1,2%, inflazione +3,3% 18 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
Un'uscita importante. Parole nuove, o forse parole vecchie, sagge, ma nuovo è il mondo che cercano di destare, quello dello sport. «Nel mondo del calcio e dello sport resiste ancora il tabù nei confronti dell'omosessualità, mentre ognuno deve vivere liberamente se stesso, i propri desideri e i propri sentimenti». Lo scrive Cesare Prandelli, commissario tecnico della Nazionale, nella prefazione del nuovo libro di Alessandro Cecchi Paone e Flavio Pagano «Il campione innamorato. Giochi proibiti dello sport», in uscita domani, in cui si raccontano decine di vicende olimpioniche, europee e italiane, per lo più sconosciute o artatamente distorte, di campioni e campionesse che hanno vissuto bene o male il loro essere omo e bisessuali, ermafroditi o transessuali, anche a causa di doping forzato. L'allenatore affronta senza imbarazzi un tema che rappresenta tuttora un tabù nel mondo del calcio. Justin Fashanu - primo calciatore gay dichiarato - pagò un prezzo salato alla sua ammissione: ostracizzato dal suo allenatore, il mitico Brian Clough, che lo apostrofò come un «fottuto finocchio», rinnegato dal fratello John, centravanti di una certa notorietà anche in Italia perché paladino della Gialappa's band finì ai margini del calcio inglese, depresso, si uccise nel 1998, quando su lui pendeva perfino un'accusa di sodomia - ancora in vigore nel Maryland. Quanto sia difficile «dichiararsi» nel calcio lo dimostra anche l'intervento dello scorso novembre del presidente dell'Associazione calciatori, Damiano Tommasi, che disse: «Meglio non fare coming out. Nel calcio basta poco per diventare un personaggio, pensi di fare una cosa positiva e invece ti si ritorce contro, diventa “solo” una domanda giornalistica». Più che un'istigazione a mentire, un atto di accusa d'ipocrisia al suo mondo. Il ct la pensa in modo opposto: «Anche l'omofobia è razzismo. Dobbiamo tutti impegnarci per una cultura dello sport che rispetti l'individuo in ogni manifestazione della sua verità e della sua libertà - prosegue Prandelli, che conclude con una frase a metà tra la previsione e l'esortazione -. Magari presto qualche calciatore farà coming out. Incontrando una persona nuova, non mi sono mai accorto se fosse gialla, bianca, nera o rossa; se fosse vestita bene o se fosse eccentrica. L'ho sempre e solo guardata negli occhi cercando di capire chi fosse senza pregiudizi o preconcetti. Questo mi ha aiutato molto nella mia carriera di sportivo e nella mia crescita di uomo», ha affermato ancora il ct della nazionale di calcio in una intervista a «Chi» in edicola. «E se l'omofobia è razzismo, credo che sia indispensabile fare un passo ulteriore, affinché tutti gli aspetti legati all'autodeterminazione dell'individuo vengano maggiormente tutelati. Credo che la vera libertà possa essere raggiunta definitivamente solo se si vuole; non dipende da vittorie esterne, ma interne, e la sessualità fa parte dei nostri comportamenti, fa parte della libertà di cui godiamo in questo mondo. La sessualità è qualcosa che siamo noi stessi». L'allenatore degli azzurri ha parlato anche del binomio sport-amore. «La vera grande vittoria nella vita si ha nel momento in cui si è consapevoli di chi siamo fino in fondo e riusciamo ad amarci e ad amare proprio per quello che siamo. Questa è la partita più importante da giocare e che permetta di vincere su tutti i campi del mondo». Se questo sarà stato un sasso nello stagno o solo una pietra lanciata nel buio, lo scopriremo solo aspettando che qualcuno squarci il velo. La totale assenza di omosessualità nel calcio è irragionevole statisticamente e sociologicamente. Così come è salva la volontà di dichiarare o meno i propri orientamenti sessuali. Intanto, Prandelli si prende un premio, questa sera, in occasione della Cerimonia di chiusura del 27 Torino GLBT (gay e lesbian) Film festival, e trova ringraziamenti dalle associazioni: «Le parole del C.t. sono un vero aiuto morale ai troppi calciatori e in generale sportivi italiani omosessuali, che si nascondono per paura di esser oggetto di discriminazioni subdole e plateali da parte delle società e anche delle tifoserie», dice Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia. «Parole che fanno onore alla Nazione e alla Nazionale», afferma in una nota la deputata di Fli, Flavia Perina, che ricorda l'iniziativa contro l'omofobia portata avanti in modo ufficiale 3 anni fa dalla Federcalcio tedesca. Il ct della nazionale scrive la prefazione di un libro di Alessandro Cecchi Paone sulle storie di omosessualità nel calcio e nello sport: «Basta con l'omofobia». E l'unico modo per sconfiggerla è «fare coming out». Foto di Luca Zennaro/Ansa Le reazioni Il gol di Prandelli: «L'omofobia è razzismo Coming out nel calcio» GIANNI PAVESE p La prefazione al libro di Cecchi Paone e Pagano: «Dichiararsi gay non può essere un tabù» p L'unico calciatore che si rivelò morì emarginato e suicida. Tommasi consigliò: «Meglio tacere» www.unita.it Il Torino Festival premierà il Ct. Il plauso delle associazioni gay Cesare Prandelli, ct della Nazionale di calcio Italia28 MERCOLEDÌ25 APRILE2012
Dimezzare immediatamente i rimborsi, passando dagli attuali 180 a 90 milioni l'anno, inserire tetti di spesa per le competizioni elettorali e, laddove già siano previsti, ridurne drasticamente l'importo, prevedere la certificazione dei bilanci delle forze politiche e il loro controllo da parte della Corte dei conti e approvare una riforma complessiva del finanziamento pubblico per cui i contributi ai partiti siano erogati in proporzione ai voti presi alle politiche e in base all'autofinanziamento ottenuto attraverso piccole donazioni. Pier Luigi Bersani, per presentare questa proposta di legge che nelle sue intenzioni andrà approvata entro l'estate, sceglie la vigilia del 25 aprile. E non a caso. Come scrive in una lettera inviata agli iscritti del partito per la Festa della Liberazione, «il populismo ha governato il Paese, portando l'Italia sull'orlo del burrone», e però nonostante oggi a Palazzo Chigi non ci sia più Berlusconi ma Monti, non siamo ancora del tutto fuori pericolo e «nuove scorciatoie populiste» possono riproporsi. Bersani parla nella sede del Pd dopo la riunione della segreteria che ha approvato i punti cardine della nuova proposta di legge (per la quale Dario Franceschini chiederà alla Camera l'iter accelerato) e non nasconde una certa preoccupazione per il fatto che non si riesca ad arginare la «sensazione di disorientamento» ancora oggi diffusa tra gli italiani. A preoccupare il leader del Pd è che questo sentire, riconosciuto come «motivato», può «disarmare» un partito come il suo che voglia effettivamente «ricostruire» e non cavalcare l'onda di antipolitica montante nel Paese. Bersani vede i «populismi in cerca d'autore» alla Beppe Grillo e il «restyling» a cui sta lavorando Berlusconi, che magari per assecondare l'umore prevalente farà il partito «viva la mamma» («ma sia ben chiaro io non farò viva il papà», ironizza). Ma sa anche che in questa situazione non si può solo denunciare la strumentalità e la demagogia di certe operazioni, sa che sarebbe dannoso non lanciare un segnale netto a chi oggi chiede alla politica un vero rinnovamento. Per questo il Pd, che non molto tempo fa aveva depositato una proposta di legge che non prevedeva tagli al finanziamento, ora rilancia un testo in cui si parla chiaramente di dimezzamento immediato (e che se SIMONE COLLINI ROMA Foto Roberto Monaldo / LaPresse Il centrosinistra Bersani: finanziamenti dimezzati da subito «Voto? Idea del Cav» Nuova proposta del Pd sul finanziamento pubblico ai partiti: dimezzamento dei rimborsi, tetti di spesa per le campagne elettorali, maggiori controlli. Botta e risposta Berlusconi-Bersani sul voto anticipato p Tetto di spesa per le competizioni elettorali e rimborsi limitati a 90 milioni: è la proposta Pd pLa replica a Berlusconi: «Noi sosteniamo Monti fino al 2013, se lui ha problemi lo dica» Pier Luigi Bersani mentre presenta la proposta di riduzione di finanziamento pubblico ai partiti Primo Piano10 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
www.unita.it Zapping REAL MADRID - BAYERN BOMBER LE IENE SHOW ITIS GALILEO RAIUNO ORE:20:30 SPORT CHAMPIONS LEAGUE CON BUD SPENCER CON ILARY BLASI CON MARCO PAOLINI RETE 4 ORE:21:10 FILM ITALIA 1 ORE:21:10 SHOW LA7 ORE:21:10 SHOW Rai 1 Rai 2 Rai 3 RAI 1Canale 5 Rete 4 Italia 1 La 7 Sky Cinema 1 HD Sky Cinema family Sky Cinema Passion Cartoon Network Discovery Channel Deejay TV MTV 21.00 Sky Cine News. Rubrica 21.10 Source Code. Film Fantascienza. (2011) Regia di D. Jones. Con J. Gyllenhaal M. Monaghan. 22.50 Il truacuori. Film Commedia. (2010) Regia di P. Chaumeil. Con R. Duris V. Paradis. 21.00 Herbie - Il supermaggiolino. Film Avventura. (2005) Regia di A. Robinson. Con L. Lohan M. Keaton. 22.45 Genitori in trappola. Film Commedia. (1998) Regia di N. Meyers. Con L. Lohan D. Quaid. 21.00 Wall Street - Il denaro non dorme mai. Film Drammatico. (2010) Regia di O. Stone. Con M. Douglas S. LaBeouf. 23.20 La lista dei clienti. Film Drammatico. (2010) Regia di E. Laneuville. Con J. Hewitt C. Shepherd. 18.20 Adventure Time. 18.45 Leone il cane ifone. 19.10 Ben 10 Ultimate Alien. 19.40 Bakugan Potenza Mechtanium. 20.00 Leone il cane ifone. 20.05 Takeshi's Castle. 20.35 Lo straordinario mondo di Gumball. 20.55 Adventure Time. 21.20 The Regular Show. 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Marchio di fabbrica. 19.30 Marchio di fabbrica. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Sons of Guns. Documentario 22.00 American Chopper. Documentario 23.00 La febbre dell'oro. Documentario 18.35 Platinissima presenta Good Evening.Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Via Massena. Sit Com 21.00 Fuori frigo.Attualita' 21.30 Switched at birth. Serie TV 22.30 Deejay chiama Italia - Edizione Serale. Rubrica 19.30 I Soliti Idioti. Serie TV 20.20 Il Testimone VIP. Reportage 20.45 Il Testimone VIP. Reportage 21.10 Ten Mom 2. Show. 22.50 True Life.Serie TV 23.50 Speciale MTV News. Informazione 00.00I Soliti Idioti. Serie TV 20.30 Calcio: Champions League Real Madrid - Bayern. Sport 22.45 Rai Sport 90° Minuto Champions. Informazione 22.55 Tg1 60 Secondi. Informazione 23.30 Porta a Porta. Talk Show.Conduce Bruno Vespa. 01.05 TG 1 - NOTTE. Informazione 21.05 Chi l'ha visto?. Attualita' 23.15 Volo in diretta. Rubrica 00.00TG 3 Linea notte. Informazione 00.10 TG Regione. Informazione 01.00 Meteo 3. 01.05 Rai Educational. Rubrica 02.05 Fuori Orario. Cose (mai) viste. Rubrica 21.05 Criminal Minds. Serie Tv 22.40 Criminal Minds Suspect Behavior. Serie Tv 23.25 Tg2. Informazione 23.30 Presunto colpevole. Rubrica 00.20 Speciale Domenica Sportiva Rubrica 01.20 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 21.10 Le tre rose di Eva. Serie TV Con Anna Safroncik, Roberto Farnesi, Luca Ward. 23.21 Matrix. Talk Show.Conduce Alessio Vinci. 01.30 Tg5 - Notte. Informazione 01.59 Meteo 5. 02.00 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show. 21.10 Bomber. Film Commedia. (1982) Regia di Michele Lupo. Con Bud Spencer, Jerry Calà, Mike Miller. 23.30 I Bellissimi di Rete 4. Rubrica 23.35 The gift. Film Thriller. (2000) Regia di Sam Raimi. Con Cate Blanchett, Keanu Reeves, Hilary Swank. 21.10 Le Iene Show. Show.Conduce Ilary Blasi, Enrico Brignano 00.30 Controcampo - Linea notte. Rubrica 01.45 The shield. Serie TV 02.45 Prison Break - The Final Break. Film Drammatico. (2009) Regia di Kevin Hooks. Con Dominic Purcell 21.10 ITIS Galileo. Show.Conduce Marco Paolini. 23.15 L'importanza della carta stagnola. Show.Conduce Natascha Lusenti. 00.15 Tg La7. Informazione 00.20 Tg La7 Sport. Informazione 00.25 (ah)iPiroso. Talk Show.Conduce Antonello Piroso. 06.45 Unomattina. Rubrica 09.35 Linea Verde Meteo Verde. Informazione 10.55 Che tempo fa. Informazione 11.00 TG 1. Informazione 11.25 Celebrazione del 67° Anniversario della Liberazione. Evento 12.30 La prova del cuoco. Show.Conduce Antonella Clerici. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 TG1 - Economia. Informazione 14.01 Tg1 Focus. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show.Conduce Veronica Maya. 15.15 La vita in diretta. Rubrica 16.50 TG - Parlamento. Informazione 17.00 TG 1. Informazione 17.10 Che tempo fa. Informazione 18.50 L'Eredità. Gioco a quiz 20.00 TG 1. Informazione 06.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 09.05 Martin Matin. Serie TV 09.30 Zorro.Serie TV 09.55 Le nuove avventure di Braccio di Ferro. Cartoni Animati 10.00 Tg2 Insieme. Rubrica 11.00 I Fatti Vostri. Show. 13.00 Tg2. Informazione 13.30 Tg2 - Costume e Società. Rubrica 13.50 Medicina 33. Rubrica 14.00 Quelli che aspettano... Rubrica 15.40 Quelli che il calcio. Show 17.05 Tg2 - Flash L.I.S. Informazione 17.10 Rai Sport Stadio Sprint. Informazione 18.00 Rai Sport 90° Minuto. Informazione 19.35 Squadra Speciale Cobra 11. Serie TV 20.30 Tg2. Informazione 08.15 Le quattro giornate di Napoli. Film Guerra. (1962) Regia di Nanni Loy. Con Gian Maria Volonté, Lea Massari 10.00 Rai 150 anni. La Storia siamo noi. Documentario 11.00 Apprescindere. Talk Show. 11.10 TG3 Minuti. Informazione 11.15 Agente Pepper. Serie TV 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 TG3 Fuori TG. Informazione 12.45 Le storie - Diario italiano.Talk Show. 13.10 La strada per la felicita'.Soap Opera 14.00 TG Regione. / TG3. 15.10 Lassie.Serie TV 15.55 Cose dell'altro Geo. Rubrica 17.40 Geo & Geo. Documentario 19.00 TG3. / Tg Regione. 20.00 Blob.Rubrica 20.10 Le storie. Talk Show. 20.35 Un posto al sole. Serie TV 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.41 Scambio di identità. Film Commedia. (1997) Regia di Richard Benjamin. Con Shirley MacLaine, Brendan Fraser, Ricki Lake. 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.39 Meteo 5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.12 C'è post@ per te. Film Commedia. (1998) Regia di Nora Ephron. Con Meg Ryan, Tom Hanks, Parker Posey. 16.46 Una famiglia in eredità. Film Drammatico. (2011) Regia di Christine Kabisch. Con Denise Zich, Hendrik Duryn, Günther Schramm. 18.45 The money drop. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show. 07.22 Ieri e oggi in tv. Rubrica 07.25 Nash Bridges I. Serie TV 08.20 Hunter. Serie TV 09.40 Carabinieri. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 13.50 Delitto sotto il sole. Film Giallo (1982) Regia di G. Hamilton. Con Peter Ustinov. 16.10 Grandi magazzini. Film Commedia. (1986) Regia di Castellano & Pipolo. Con E. Montesano, Paolo Villaggio, Renato Pozzetto. 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.31 Meteo. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.30 Walker Texas ranger. Serie TV Con Chuck Norris 06.50 Cartoni animati 08.40 Settimo cielo. Serie TV 10.35 Ugly Betty. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.00 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball. Cartoni Animati 14.55 Camera Cafè ristretto. Sit Com 15.05 Camera Cafè. Sit Com 15.55 Camera Cafè sport. Sit Com 16.00 Chuck. Serie TV 16.50 La Vita secondo Jim. Serie TV 17.45 Trasformat. Show.Conduce Enrico Papi. 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. Miami. Serie TV 20.20 C.S.I. Miami. Serie TV Con David Caruso 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 L'aria che tira. Talk Show 12.30 I menù di Benedetta Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Il piccolo Buddha. Film Drammatico. (1993) Regia di Bernardo Bertolucci. Con Keanu Reeves, Chris Isaak 17.00 Atlantide - Storie di uomini e di mondi. Documentario 17.50 Movie Flash. Rubrica 17.55 I menù di Benedetta. Rubrica 18.50 G' Day alle 7 su La7. Attualita' 19.25 G' Day. Attualita' 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica SERA SERA SERA SERA SERA SERA SERA 44 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
Cara Unità VIA OSTIENSE, 131/L - 00154 - ROMAMAIL lettere@unita.it Dialoghi Luigi Cancrini La satira de l'Unità virus.unita.it VINCENZO ANDRAOUS La festa di tutti www.unita.it ARTURO GHINELLI Mio padre Quando arriva aprile e vado nelle classi a fare il laboratorio di storia sulla Resistenza, mi viene da pensare che i nostri padri che hanno fatto la Resistenza sono stati davvero forti, fatti probabilmente con una stoffa più robusta della nostra. Infatti oltre a superare tutte le prove dell'esistenza come quelle che toccano anche a noi, si sono ritrovati sotto una dittatura che li ha portati in guerra e pur essendo stati educati all'obbedienza, ad un certo punto non ce l'hanno fatta più, si sono tolti la divisa e hanno mandato tutti a quel paese. Come mio padre che era militare dell'aviazione, arrivato superstite all'8 settembre, ha gettato la divisa ed è salito in montagna a combattere i nazisti e i fascisti, perché abitava a Modena e perciò sopra la Linea Gotica. Non era un eroe, aveva la terza elementare, finita la guerra si è ritrovato disoccupato e poi dopo anni di miseria finalmente è riuscito a fare il mestiere che aveva sognato: il falegname. Partecipando alla Resistenza aveva ri-preso fiducia nell'esistenza, si era fatto una famiglia e aveva messo al mondo un figlio, cose normali che oggi sembrano diventate “eroiche”. Non è che finita la guerra sia subito sorto “il sol dell'avvenire”, mio padre ha dovuto fare anche le lotte operaie. Il 9 gennaio 1950 la polizia sparò sugli operai in lotta a Modena e ne uccise 6, tra cui mio zio Arturo. Per questo mi vien da dire che se ce l'hanno fatta loro potremo farcela anche noi. A patto che seguiamo l'appello lanciato dal partigiano studente universitario Giacomo Ulivi, fucilato a 19 anni nel 1944 in Piazza Grande a Modena, nella sua ultima lettera agli amici: «Come vorremmo vivere, domani? No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete voluto più sapere!». FRANCESCO LENA W il 25 aprile 2012 Una bella festa di civiltà, di democraziae di libertà, per l'Italia e per gli italiani. Grazie a quei cittadini, che con grande impegno e sacrifici si sono battuti per conquistarci la libertà. Ora dovremmo tutti insieme impegnarci per liberare l'Italia di tante cose negative che danneggiano il nostro Paese e gli italiani. L'Italia è uno dei Paesi più bello al mondo e merita di essere rispettata e migliorata. Bisogna impegnarsi per liberare l'Italia dalle mafie. Bisogna impegnarsi per liberare l'Italia dalle corruzioni. Bisogna impegnarsi per liberare l'Italia dall'evasione fiscale. Bisogna impegnarsi per liberare l'Italia dalle ingiustizie sociali. Bisogna impegnarsi per liberare l'Italia del troppo potere finanziario e delle banche. Bisogna impegnarsi per liberare l'Italia delle troppe spese militari e in armamenti. Dobbiamo impegnarci per riempire la società italiana e gli italiani di diritti doveri e di valori veri. Dobbiamo impegnarci a costruire una cultura e una coscienza di onestà, di giustizia sociale, di solidarietà, di uguaglianza. ASCANIO DE SANCTIS La ricerca del petrolio e del gas nel mare Dopo il disastro ambientale del 2010 nel Golfo del Messico, di fronte alla Luisiana, dovuto all'incendio ed esplosione della piattaforma Bp, l'Italia ha adottato una legge molto restrittiva sulla ricerca ed estrazione del petrolio e del gas in mare. Tenuto conto delle potenzialità estrattive, del connesso possibile risparmio energetico e sviluppo occupazionale, oltre agli interessi aziendali, l'Eni chiede ora al Governo di allentare questi vincoli. È auspicabile che l'eventuale avvio alle perforazioni ed estrazioni degli idrocarburi venga condizionato a severe regole di prevenzione degli incidenti, soprattutto incendi, formulate non solo da tecnici petroliferi che volenti o nolenti sono in conflitto di interessi con le esigenze di difesa ambientale, ma anche da eminenti tecnici di settori tecnologici avanzati. CLAUDIO CALLIGARIS Lavorare meno lavorare tutti! So che in politica ed economia 1+1 non fa mai 2. Però visto che sempre più frequentemente si ricorre alla cassa integrazione e che di lavoro per i giovani proprio non ce n'è, perché non ridurre l'orario di lavoro e assumere altro personale? Utilizzando i fondi per la cassaintegrazione credo potremmo salvaguardare il reddito di chi lavora meno ore. 30 ore. Almeno discutiamone. RISPOSTA Il 25 aprile del 1945 ero a San Pellegrino. La giornata, piena di sole, cominciò con uno stato di grande eccitazione e culminò con l'arrivo sulle piazza dei partigiani. Quando uno di loro abbracciò mio padre, capimmo che la paura era finita, che non ci sarebbero state più bombe e bisogno di nascondersi. Che avremmo potuto, presto, tornare a casa nostra, a Roma, alla vita e agli affetti di sempre. Per molti altri non fu così, certo, perché ogni guerra ha i suoi vinti (quelli che hanno lottato fino al giorno prima contro le idee di quelli che hanno vinto) ma io ho sempre pensato che in qualche caso particolare anche i vinti di allora si sarebbero resi conto, alla luce di quello che si è saputo dopo, che mai come in questo caso la guerra era stata vinta da quelli che stavano dalla parte giusta. Qualcuno ci ha messo più tempo a capirlo, certo, ma io francamente non sono d'accordo con chi non vuole Alemanno e la Polverini alle celebrazioni romane del 25 aprile. La festa è anche loro perché qualcuno, in quel giorno, fu liberato dalla oppressione dei fascisti e perché è bene che qualcun altro si sia liberato, a distanza di anni, da quella delle loro idee. Il 25 aprile in Italia è festa nazionale, più chiaramente è festa di Liberazione, festa dei vincitori e festa dei vinti, è festa nelle parole di Calvino, di Tobino, di Fenoglio, di Pavese, è festa di amare il prossimo tuo come fosse te stesso, per te che credi nelle parole resistenti e per me che credo nei gesti resilienti. Buon 25 aprile a tutti. 27 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
tornare indietro – aveva commentato Giannini – non credo che rifarei Travolti da un insolito destino. L'idea di recitare il ruolo di mio padre nel remake del film della Wertmüller mi aveva affascinato, ma il risultato non è stato esaltante, come spesso accade quando ci si avventura nel rifacimento di un film-culto. E, poi, come attore, oggi, mi sono svincolato dal complesso del confronto con la figura paterna». Di Ashley Judd, inoltre, va ricordata l'intensa attività umanitaria nel campo educativo (fa parte da 8 anni del «board» direttivo del Population Services International) e della prevenzione dall'aids. «Dalla Tailandia al Madagascar, dal Guatemala all'India, sono andata ovunque per diffondere il programma del Psi che cerca di combattere gli effetti devastanti della povertà, dell'ingiustizia sociale e della disuguaglianza – aveva ricordato l'attrice americana -. Mi distacco sempre malvolentieri da questa che considero una missione. Ma per Missing l'ho fatto volentieri, perché è una serie che si basa sui sentimenti forti di una madre che si batte per ritrovare suo figlio». Cartellone ricco per Santa Cecilia ma manca Berio Concerti, iniziative, il meglio fra direttori e strumentisti Poca contemporanea però e anniversario dimenticato ROMA L e stagioni 2012/13 dell'Acca-demia di Santa Cecilia di Ro-ma, presentate lunedì, meri-tano una riflessione: l'ammiraglia delle nostre istituzioni sinfoniche propone un cartellone encomiabile nei numeri in epoca di vacche magre come l'attuale: 27 concerti sinfonici e 30 di musica da camera - vi andrebbero aggiunte le molte tournée, e le moltissime iniziative come quelle per bambini e ragazzi. Protagonista, con nove concerti, è Antonio Pappano, direttore musicale di Santa Cecilia dal 2005 e divenuto un beniamino del pubblico romano, ancora una volta alle prese con il repertorio più vario, forse troppo: da Bruckner - l'inaugurazione è con la sua Nona - a Verdi in forma di concerto, da Bach a Britten e via così. Tra gli interpreti troviamo il gotha dei direttori e degli strumentisti internazionali e, malgrado qualche assenza, anche nazionali tutti i programmi sul sito dell'Accademia -: si nota una certa predilezione per le star discografiche, ma anche il debutto di giovani direttori. In meno di 12 mesi, a partire da novembre 2012, Santa Cecilia proporrà Die Zauberflöte, Das Rheingold, Un Ballo in maschera e Peter Grimes: è tradizione ceciliana quella delle opere in forma di concerto, ma quest'anno è il termometro della situazione, visto che alcuni storici teatri italiani non riescono a portare in scena 4 titoli, pur non facendo molto altro - si pensi al San Carlo di Napoli o al Petruzzelli di Bari, per cui sono stati spesi centinaia di milioni di euro per restauri, e ora non ci sono i soldi per le stagioni. Il dubbio - per molti certezza - è che tanta autonomia e capacità d'impresa nascano dal fatto che la guida di Santa Cecilia non sia di nomina politica, ma avvenga per elezione da parte degli accademici ceciliani, compositori, musicisti e musicologi, che scelgono tra loro stessi un sovrintendente - da parecchi anni Bruno Cagli. Paradosso di un'epoca di furia managerialistica nella cultura, l'accademica Santa Cecilia rischia di perdere un netto profilo: se legare quasi 60 appuntamenti - molti si annunciano interessanti -, a un argomento musicale appare eccessivamente pedagogico, auspicabile sarebbe creare percorsi, che è arduo rintracciare in stagione. È emblematica la scarsità di musica contemporanea - né nuove commissioni né prime assolute - che pure può diventare tramite per un nuovo pubblico, in particolare giovane, è il caso dell'Orchestra Nazionale della Rai. Molte le celebrazioni - Verdi, Wagner, Britten e perfino Glenn Gould -, ma Santa Cecilia pare si sia dimenticata che nel maggio 2013 fanno 10 anni dalla scomparsa di Berio. Per lui nessun omaggio in stagione, malgrado sia stato presidente della pregiata Accademia, la cui sede è a Largo Luciano Berio n. 1. Caccia ai presunti criminali Al via «Person of Interest» l'attesa serie di J.J. Abrams Un altro ex agente Cia in-seguirà i criminali suPremium Crime. Stase-ra, alle 21.15 (solo per l'anteprima, in contemporanea con il canale in chiaro Mediaset Italia 2), debutta l'attesa serie della Cbs Person of Interest, nuovo appuntamento del venerdì sera. J.J. Abrams, grande firma di Lost, è l'ideatore e il regista dell'originale serial in cui James Caviezel (protagonista de La Passione di Cristo e The Prisoner) dà la caccia a potenziali criminali identificati da uno speciale software, creato dall'eccentrico milionario ed esperto di informatica Michael Emerson (Lost). Dopo l'attacco alle Torri Gemelle, Mr. Finch ha realizzato un sofisticato programma che anticipa e prevede crimini efferati non ancora accaduti. Lo strumento, però, è ancora imperfetto, per cui non va oltre il codice di previdenza sociale della persona che si macchierà del crimine. Rimane da scoprire il tipo di crimine e in che modo la persona lo commetterà. Attraverso telecamere, pc, cellulari, i sospettati diventano sorvegliati speciali, Person of Interest, come spiega il titolo della nuova serie-tv di Premium Crime. E sarà Reese, ex agente Cia creduto morto, a mettersi sulle tracce dei futuri criminali, seguendo le informazioni fornite dalla macchina di Mr. Finch. ELEMENTI REALI «A differenza del fantascientifico film di Spielberg Minority Report – ha osservato al Comic Com di San Diego Michael Emerson – la nostra serie si basa su elementi reali perché tutte le tecnologie illustrate nelle varie puntate esistono per davvero». Secondo i responsabili della produzione, la realizzazione di Person of Interest fa riferimento alla forte domanda di sicurezza avanzata dal popolo americano dopo l'11 settembre 2001. Inoltre, nella quindicesima puntata, sia pure in immagini di archivio, la serie ospiterà il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. PA. CAL. LUCA DEL FRA Fiction Premio Bixio Apt, Rai e Mediaset promuovono un concorso per sceneggiature in memoria di Carlo Bixio, il produttore de I Cesaroni, Tutti pazzi per amore e Un Medico in Famiglia. Il Premio è rivolto a un progetto per una sceneggiatura originale di fiction La partecipazione è aperta a personedietàcompresatrai18ei40anni.LapremiazioneavverànelcorsoRomaFictionFest. 43 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
Foto Ansa «Non saranno i mercati, la finanza, le borse, che decideranno al posto del popolo francese». Parte in treno per la campagna elettorale, François Hollande, perché così è la sua Francia «normale», con l'intenzione di segnare fisicamente la distanza con l'elite sarkozista. Più a portata di mano, più vicino alla gente comune. Più capace di capirne la sofferenza: è questo il messaggio che corre lungo le rotaie e guarda a quella larga parte dell'elettorato che nell'urna ha infilato la sua rabbia e la paura di restare ai margini, schiacciata da forze tanto più grandi, si chiamino mercati finanziari o vertici europei. «Quando un territorio non viene più difeso, può lasciarsi andare, votare nella disperazione - dice il candidato socialista -. È la rabbia rispetto alla globalizzazione senza regole, rispetto alla finanza che vuole dominarci». Hollande parla di mercati e di borse, in altalena all'indomani del primo turno francese e sull'onda della crisi in Olanda, della paura che qualcuno a destra sta instillando negli elettori nell'ipotesi che all'Eliseo arrivi un presidente socialista. Ma ha in mente - come spiega in un'intervista su Liberation - la necessità di lanciare un segnale al voto popolare finito nelle tasche di Marine Le Pen, a «quegli elettori che non sposano necessariamente le idee del Front national, in particolare l'ossessione dell'immigrazione, ma che esprimono rabbia sociale». «Spetta a me convincerli che è la sinistra a poterli difendere», dice Hollande. Non sono solo gli elettori sfuggiti alla gauche che invita a schierarsi di nuovo «contro i privilegi, la globalizzazione finanziaria e un'Europa debole». «Mi rivolgo a tutti i francesi, senza pensare a chi possono aver votato», dice Hollande, parlando ad un comizio elettorale nell'Aisne, dipartimento rurale del nord della Francia dove domenica scorsa Marine Le Pen ha preso più voti di Sarkozy, il 26% delle preferenze. «Vi rivolgo un messaggio di unione e di riconciliazione: ho bisogno di tutti i francesi». Se Sarkozy parla alla pancia del Front National, cancella Schengen dal futuro della Francia e sventola la minaccia dei mercati e dell'immigrazione, Hollande gioca un'altra partita pensando a quel 20% di elettori lepenisti che secondo i sondaggi potrebbero votare per lui. «Cercano di farci paura: attenzione la borsa, i mercati, la finanza. Ma non sono le borse che devono decidere». STRATEGIE A DESTRA Infatti no, toccherà agli elettori. E Hollande, favorito nei sondaggi, potrebbe trovare la spinta definitiva nella freddezza riservata da Marine Le Pen a Sarkozy. Secondo un sondaggio il 59% dei suoi elettori sarebbe favorevole ad un accordo sul ballottaggio, voluto anche dal 64% dei sostenitori del presidente uscente. Hollande difende il voto dei francesi, contro la tirannia dei mercati. Un messaggio destinato anche agli elettori del Front National. «La loro è collera sociale. Spetta a me convincerli che la sinistra li può difendere». MARINA MASTROLUCA Il voto francese La sfida di Hollande «Non sarà la finanza a decidere il futuro» p Francia 2012 Il socialista si rivolge anche agli elettori del Front National: «La loro è collera sociale» p Il leader «Voglio unire i francesi». Le Monde: «La leader dell'ultra destra non aiuterà il presidente» mmastroluca@unita.it Il candidato socialista nella corsa all'Eliseo, François Hollande, durante un discorso a Lorient, in Bretagna Primo Piano20 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
L 'arcivescovo di Firenze,città medaglia d'oro dellaResistenza, cardinale Giu-seppe Betori non ha dub-bi. È ancora attuale la scelta di farsi “ribelli per amore”. La Chiesa e il mondo cattolico è stata parte viva e attiva di quel «fenomeno di popolo» che è stata la Resistenza. «Non è stata “a vedere”. È stata un soggetto partecipe di questo evento». In che modo? «Intanto con l'impegno dei preti e delle parrocchie dei paesi e delle montagne, là dove si svolgeva l'attività partigiana e della forze di Liberazione. I sacerdoti, come sempre, sono stati vicini alla loro gente. Non si sono mai separati dalle vicende del loro popolo. È questa una caratteristica tipica della Chiesa e del clero italiani». C'è stata anche a un'azione di supporto all'attività antifascista? «L'arcivescovo di Firenze, cardinale Dalla Costa, prima che si arrivasse alla Liberazione, espresse con chiarezza una sua assoluta estraneità alle ideologie naziste e fasciste. Durante la visita in città di Hitler e di Mussolini il palazzo rimase chiuso, con porte e finestre sbarrate, senza alcun segno di festa. Poi, durante i giorni della Liberazione, ci fu un'azione molto intensa di preti, religiose e di laici coordinata dallo stesso cardinale, in particolare nella protezione degli ebrei perseguitati dai nazi-fascisti. Ma non mancò neanche l'appoggio all'attività partigiana da parte di sacerdoti, che mi spiego con l'innato legame tra la Chiesa di popolo e la sua gente». Vi è stato anche l'impegno diretto dei credenti nella lotta partigiana, dei “Ribelli per amore”? «Sì e non solo a Firenze. Ricordo la vicenda di Montesole, vicino Bologna, con i preti che morirono accanto alla loro gente nelle rappresaglie dei nazisti. Tutte le Chiese d'Italia hanno avuto queste testimonianze di vicinanza alla gente nel momento in cui si trattava di riconquistare la libertà». Vi è stata anche un'azione educativa della Chiesa, una chiamata all'impegno per la difesa della libertà? «C'è stata una riflessione sul tema della libertà e dell'unità del Paese che doveva risorgere dopo il regime che aveva privato il Paese della sua vera identità. Il pensiero cattolico si è andato ad unire ad altri filoni di pensiero, ma non come un elemento estraneo. Al contrario. La coscienza di popolo che risorgeva a libertà e solidarietà, si è nutrita del pensiero cattolico non meno di quello di altri filoni culturali. La coscienza dell'Italia che rinasce alla libertà e che, poi, si concretizza nel dettato costituzionale, deve molto alla riflessione del pensiero cattolico. Soprattutto per quanto riguarda il concetto di persona, di una solidarietà che si nutre di una sussidarietà che non omogenizza tutto, ma al contrario esalta i diversi corpi intermedi a cominciare dalla famiglia». È così che cambia il rapporto dei cattolici con lo Stato? «È con la Liberazione che si compie il ricongiungimento del cattolicesimo con la nazione, anche attraverso lo Stato che fino a quel momento era rimasto estraneo, visto che lo Stato unitario era nato in polemica con il mondo cattolico. Questo ricongiungimento, però, non ha mai voluto dire statalismo. Basta pensare al principio di sussidarietà inserito nella Costituzione, già presente nella concezione dello Stato dei cattolici impegnati nella lotta di Liberazione». È così che nasce il «nuovo patto» per ricostruire l'Italia? «Sì, ma nasce nella sofferenza. Quello della Liberazione non è un tempo facile. È fatto anche di contraddizioni, di lutti, di crisi. Quell'esperienza è istruttiva anche per l'oggi. Abbiamo bisogno che ciascuno si faccia carico del peso e della sofferenza che i tempi ci impongono per un futuro più coeso e solidale». Quanto è importante avere come riferimento la Costituzione? «Credo che l'ancoraggio alle radici che sono dietro la Costituzione dovrebbero farcela amare e vivere ancora oggi». Eppure la xenofobia, l'intolleranza, l'antisemitismo e la violenza sono ancora presenti, soprattutto tra i giovani. «Per questo è necessario un mantenimento vigile della memoria. In questo il mondo cattolico può molto, perché il cattolicesimo vive della memoria, di quella di Cristo e del cammino della Chiesa lungo i secoli e questo insegnamento può essere utile per l'educazione delle nuove generazioni che, invece, subiscono la cultura dell'effimero. Vanno nutrite da un richiamo forte alle grandi memorie che ci edificano, che possono darci l'idea di una solidarietà che rispetta la dignità dell'uomo, la fraternità, la ricerca della pace, il rispetto dell'altro. Per i cattolici oggi il problema è quello di tornare ad amare lo “stare dentro la società” e quindi anche l'impegno in politica. Senza paura di cercare le forme in cui esprimere la partecipazione per realizzare il bene comune. Consapevoli che per il credente ciascuna forma storica va vista in una prospettiva che è sempre oltre le nostre situazioni storiche». ROBERTO MONTEFORTE L'arcivescovo di Firenze: «Con la Liberazione il cattolicesimo si è ricongiunto alla nazione Nella Costituzione le radici della democrazia» Intervista al cardinale Giuseppe Betori Monti alle Fosse Ardeatine Foto di Marco Merlini / LaPresse La celebrazione del 25 aprile a Porta San Paolo Primo25 aprile da premier eall'insegna della discontinuità rispetto a un predecessore poco assiduo ai festeggiamenti della Liberazione. Mario Monti sarà alle 9,30 all'Altare dellaPatria,per ladeposizione dellacoronadialloroalla memoriadel Milite ignotodaparte del Presidente Napolitano, poi al Museo di via Tasso e alla cerimonia alle Fosse Ardeatine. «La Chiesa fu attiva nella Resistenza La memoria va difesa» ROMA 5 MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012
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