e non condannava le ragioni del piccolo ambulante abusivo. Dopo siamo diventati una sinistra aristocratica, iperlegalitaria, che sporca tutto ciò che è popolare». Brucia ancora l'accusa di brogli, il “trappolone” teso allo Zen, «che ha sporcato il voto delle primarie». Racconta Maria Fasolo: «Zen 2 è un quartiere molto degradato, vogliono bene a Fabrizio perché è andato a dare la solidarietà agli occupanti cacciati dalle case popolari». Francesca Trapani, la signora accusata perché deteneva i certificati elettorali «Si occupa dell'Ise e del Caf, aiuta quelle persone a fare pratiche di ogni tipo, compresi i certificati elettorali». È intervenuta la Procura e ora, notano con l'amaro in bocca, fra i firmatari dell'appello per Orlando c'è la moglie del procuratore Messineo, Michelina Sacco. Il paradosso palermitano è che al ballottaggio palermitano potrebbero andare Fabrizio Ferrandelli e Leoluca Orlando. Perché, spiega Cracolici, «è saltato il sistema politico che faceva perno sul Pdl, grazie all'inizitaiva del Pd». Sono tre i candidati in testa nei sondaggi: Ferrandelli, Orlando e Massimo Costa, candidato del Pdl, dell'Udc e di Grande Sud di Micciché. Ma quest'ultimo paga anche il cambio di cavallo, era partito come l'uomo del Terzo Polo. Una sorpresa potrebbe venire da Marianna Caronia, candidata del Pid di Saverio Romano, su cui potrebbe riversarsi il bacino di voti di Totò Cuffaro. Resta indietro Alessandro Aricò (Mpa, Fli e Api). Il rebus è cosa faranno i voti in libera uscita da destra. «C'è chi ha creduto in buona fede alla proposta berlusconiana», sostiene Cracolici. Leoluca Orlando, che alle primarie aveva imposto una ferrea blindatura contro ogni apertura al centro, ora non disdegna la dichiarazione di voto a suo favore di Francesco Musotto, capogruppo dell'Mpa alla Assemblea regionale, o di Massimo Ciancimino, il figlio di don Vito. La Palermo che va a votare il 6 e 7 maggio è una città immersa nei drammi. Ogni giorno si perdono centinaia di posti di lavoro, chiudono le attività soffocate dai centri commerciali, la “Migliore elettrodomestici”, la “Coop 25 aprile”, ora rischia la “Livorsi”, grandi magazzini di elettronica, 160 persone andranno probabilmente a casa a luglio. Al comune il fondo del barile è stato raschiato e anche sfondato, 200-250 milioni di sbilancio a cui se ne devono aggiungere altri 200 di perdite delle partecipate. Persino negli alloggi protetti per l'infanzia, non c'è il latte per i bambini che hanno subito violenze in famiglia. Ogni giorno i 1800 dipendenti della Gesip, società multiservizi del comune, minacciano di mettere a ferro e fuoco la città. Ex Lsu, ex detenuti, furono assunti a tempo determinato da Orlando, Diego Cammarata ha trasformato i contratti a tempo indeterminato. Stefania Petix è la corrispondente di “Striscia la notizia” dalla Sicilia, fu lei a fare lo scoop dello “skipper di Cammarata”, il dipendente Gesip utilizzato dall'ex sindaco come mozzo. «Non capisco questa corsa elettorale – dice Stefania – è come mettersi il costume da bagno quando sta arrivando lo tsunami, siamo su un baratro, chi arriva dovrà chiudere la porta». In realtà nel centro destra c'è stato il fuggi fuggi, candidati di prestigio come il rettore dell'Università Lagalla si sono tirati indietro. I candidati “rivali” del centro sinistra fanno i conti. E Orlando in camera caritatis fa la battuta: «Se vinco mi rovino la vita». Azzeramento delle consulenze, riduzione degli sprechi. Fabrizio Ferrandelli: «Valorizzare il personale interno, tagliare auto blu e cerimoniale, rivedere i contratti di servizio, accorpare in una holding le partecipate, risparmiare 14 milioni di Iva non dovuta sulla Gesip». Ma ci vuole anche «la metropolitana, la restituzione di 24 km di lungomare a Palermo, l'energia alternativa che farà risparmiare in tutti gli edifici comunali». Resta il fatto che Palermo da sola non ce la può fare con quell' ammortizzatore sociale alla siciliana che è stata la Gesip. Ancora Ferrandelli: «E la coalizione con il Pd ci darà più forza rispetto all'Idv di Orlando. Noi risaniamo ma ci dovranno essere dei prepensionamenti». A Villa Igea c'è l'assemblea organizzata da Innovazioni, l'area che fa capo a Francantonio Genovese e a Salvatore Cardinale, a sostegno del candidato di Pd e Sel. C'è Giuseppe Fioroni e si affaccia il tema del probabile voto a ottobre per l'Ars. Compare anche Davide Faraone, il rottamatore terzo classificato alle primarie, che ha ottenuto la candidatura a assessore alla scuola di Mila Spicola. La notte palermitana si accende nelle piccole trattorie che arrostiscono il pesce o nei locali di tendenza. Alla Kalesa, ricavato fra le antiche mura a Porta dei Greci c'è la serata organizzata da Titti De Simone (Sel), candidata assessore alla cultura, con l'intellettualità alternativa, con Emma Dante impegnata a sostenere gli artisti che hanno riaperto il teatro Garibaldi. Al Palab è la volta dell'intervista a Ferrandelli. L'intervistatore gioca sull' assonanza fra Hollande e Orlando. Ferrandelli non si perde d'animo: “Hollande in aramaico si dice Ferrandelli”. In aramaico Leoluca Orlando aveva ribadito: “Io non mi candido”. Un mese fa, ma sembra un secolo. Foto dI Antonio Scordi In gara nella consultazione del 6 e 7 maggio a Palermo. Fabrizio Ferrandelli, 32 anni, sostenuto da Pd, Sel, Ora Palermo, raggruppamento di movimenti civici. Massimo Costa, 35 anni. Pdl, Udc, Grande Sud. In un primo momento era candidato del Terzo Polo Leoluca Orlando , 64 anni. Idv e Federazione della sinistra. Alle primarie del centro sinistra aveva sostenuto Rita Borsellino. Marianna Caronia, 43 anni, candidata del Pid di Saverio Romano, punta al bacino di voti di Totò Cuffaro. Alessandro Aricò, 37 anni, candidato di Fli, Mpa, Api. Proviene dalle file di Alleanza Nazionale. Riccardo Nuti, 31 anni, Movimento 5 stelle. Secondo le previsioni i grillini non sfonderebbero a Palermo. Gioacchino Basile, 62 anni, lista Liberiamo Palermo. Ex cantieri navali, ex comunista minacciato dalla mafia, ora vicino a Forza Nuova. Rossella Accardo, 56 anni, esponente del movimento dei forconi. Giuseppe Mauro, 37 anni, candidato della lista Pionati. Tommaso Dragotto, nato nel 1938, lista Impresa Palermo. Marco Priulla, 27 anni, lista Partito comunista dei lavoratori. DELLECITTÀ/1 Forconi e grillini, Forza nuova e persino la Lista Pionati 11 candidati in lizza Fabrizio Ferrandelli candidato con Pd, Sel e Ora Palermo 21 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
«Ora serve un growth compact, un patto europeo per la crescita». Così Mario Draghi, parlando al Parlamento europeo, riscrive l'agenda economica dell'Unione. Agenda che cambia segno, dopo le presidenziali francesi, il terremoto olandese, gli allarmi di Fmi e degli americani sullo stato di salute del vecchio continente. Un richiamo che rimbalza ormai in tutte le cancellerie. La crescita oggi «è la cosa che è più presente oggi nella mia mente», confessa il presidente della Bce. Il quale chiede ai governi europei di essere «più ambiziosi» su quel fronte. Poi, la sferzata anche all'Italia. «Il consolidamento dei bilanci basato esclusivamente sull'aumento delle tasse - spiega Draghi - è sicuramente recessivo. Idealmente dovrebbe essere fatto sulla base di una riduzione delle spese correnti, in particolare di quelle più improduttive, e non sulla riduzione della spesa per investimenti». La ricetta è sempre la stessa: rigore nei bilanci, senza dimenticare il welfare («continuo a credere nel welfare europeo»), le riforme strutturali e gli investimenti. «Ma purtroppo in situazioni di urgenza è più facile ridurre la spesa in conto capitale che le spese correnti», ammette il presidente dell'Eurotower. CAPITALI EUROPEE L'eco delle parole di Draghi rimbalza prima sui mercati, che virano al rialzo, poi nelle capitali europee. Da Parigi Francois Hollande appoggia l'idea di un patto per la crescita, ma ribadisce la necessità di rinegiziare anche il patto fiscale. Questa la lettuFoto Lapresse Marcella Ciarnelli BIANCA DI GIOVANNI L'Europa e la crisi LA LIBERAZIONE DEL PREMIER Draghi: bene il rigore Ma aumentare le tasse aiuta la recessione Il presidente della Bce chiede un patto per la crescita, e avverte: niente ripresa con troppe tasse e pochi investimenti. Hollande plaude, ma chiede un cambio delle politiche fiscali. Merkel invoca le riforme. Mario Monti e Mario Draghi ROMA p Il presidente della Bce si rivolge all'Italia: ridurre le spese correnti non quelle per investimenti p E avverte: «Non compreremo per sempre titoli di Stato. Servono riforme strutturali» Primo Piano IL CORSIVO Il primo 25 aprile di Mario Monti da presidente del Consiglio si è svolto all'insegna dell'omaggio ad un passato glorioso con lo sguardo rivolto al futuro ed alla indispensabile unità del Paese per uscire dalla crisi. Piazza Venezia, il museo di via Tasso, le Fosse Ardeatine. I luoghi simbolo di una Liberazione che fu possibile anche grazie a quell'unità che ora viene rievocata davanti alla crisi, ma nel segno di uno stile diverso dal passato. Per Silvio Berlusconi è stato sempre difficile celebrare il 25 aprile, anzi, negli ultimi sussulti di governo, aveva provato addirittura a cancellare la festa. Di lui si ricorda solo un'esibizione con fazzoletto partigiano nel 2009 a Onna, dove la terra aveva appena tremato, e poteva tornare utile farsi vedere. In tutte le altre obbligate manifestazioni ufficiali, che noia. Meno male che nel 2010, dopo la Scala, ad aspettarlo c'erano Putin e un gruppo di amiche. 8 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
25APRILE «Dinanzi alla crisi che ha investito l'Italia e l'Europa abbiamo bisogno di attingere alla lezione di unità nazionale che ci viene dalla Resistenza e abbiamo bisogno della politica come impegno inderogabile che nella Resistenza venne da tanti riscoperto per poi essere quotidianamente praticato». Comincia con questa affermazione, celebrando a Pesaro il 25 aprile davanti ad una piazza affollata che lo ha accolto con affetto e che entusiasta sottolinea i passaggi più sentiti, la lunga e appassionata difesa del presidente della Repubblica della politica, quella fatta di impegno e idee. quella che deve riuscire a liberarsi del marcio e non deve prestare il fianco ai demagoghi, quella che deve essere capace di impegnarsi per le riforme anche in questo scorcio di legislatura che è auspicabile arrivi, in un costruttivo confronto tra partiti e governo, «alla conclusione naturale». LA “SPORCIZIA” DELLA POLITICA «Ricordare e riflettere prima di scagliarsi contro la politica». Questo l'invito di Napolitano che ricorda, lo ha già fatto in passato, le parole di Giacomo Ulivi, diciannovenne fucilato nel 1944, che nel suo addio condanna «la diseducazione ventennale» che «è riuscita ad inchiodare dentro di noi dei pregiudizi, fondamentale quello della “spocizia” della politica» che è «lavoro di specialisti mentre la cosa pubblica è noi stessi, dobbiamo curarla direttamente, personalmente, come il nostro lavoro più delicato ed importante». Quante cose aveva capito quel giovane, quanti si avvicinarono alla politica intendendola come lui l'aveva descritta. «Ed invece oggi cresce la polemica quasi con rabbia, verso la politica e si prendono a bersaglio i partiti come se ne fossero fattore inquinante. Ma per capire, e non cadere in abbagli fatali, bisogna ripartire proprio dagli eventi che celebriamo». Napolitano ha sollecitato, pur in una situazione come l'attuale in cui il vento dell'antipolitica rischia di spazzar via ogni cosa, a ricordare il ruolo dei partiti antifascisti «la guida ideale della stessa Resistenza, che non si identificò con nessuno di essi» ma attinse valori e comportamenti da ognuno di essi. «Furono quei partiti i promotori e i protagonisti -sospinti dalla forza del voto popolare- dell'Assemblea Costituente, dando vita a quella Costituzione repubblicana che costituisce tuttora la più solida garanzia di valori e di principi». Successi ma anche stanchezze e degenarazioni hanno segnato i tempi successivi. Ma i partiti non possono essere messi in discussione. «Occorre impegnarsi perché dove si è creato del marcio venga estirpato, perché i partiti ritrovino slancio ideale». Non si può finire a «dar fiato a qualche demagogo di turno» che nell'immediato dopoguerra fu rappresentato dall'Uomo Qualunque che «divenne un partito e sparì in breve tempo senza lasciare tracce positive». I partiti, però, si sarebbero dovuti impegnare in alcune riforme importanti che Napolitano ha più volte sollecitate, anche con accenti critici, «e mi rammarico che si sia, in questa legislatura e nella precedente, rinunciato a ogni tentativo per giungere in Parlamento a riforme condivise». I partiti avrebbero dovuto «definire limiti e controlli per il loro finanziamento», avrebbero dovuto «varare una nuova legge elettorale che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere i loro rappresentanti e non di votare dei nominati da capi dei partiti». Ma ora «vecchie condizioni ideologiche sono cadute», quindi si può sperare che prevalga «un serio impegno di rinnovamento politico-istituzionali» che tenga presente le difficoltà con cui si misura il Paese reale. Ai partiti spetta il compito di portare avanti un confronto fattivo con il governo «fino alla conclusione naturale della legislatura». A concludere la giornata la visita privata a casa Leopardi a Recanati, il luogo di un pessimismo da non scomodare privilegiando il senso costruttivo di una giornata importante: «Gli italiani sono convinto sapranno trovare in se stessi le menti e le risorse necessarie per garantire il futuro del Paese». MARCELLA CIARNELLI Monte Sole, in 20mila con Landini e don Gallo A Pesaro, luogo simbolo della Resistenza, il presidente Napolitano ha celebrato il 25 aprile da cui «attingere» una lezione di unità ancora valida in tempo di crisi. «I partiti sono indispensabili ma si estirpi il marcio». ROMA «Nulla può sostituire i partiti» p Il Presidente a Pesaro, città simbolo della Resistenza: prendiamo esempio dalla lezione di unità Sono stati il segretario della Fiom Maurizio Landini e il prete di strada don Andrea Gallo i protagonisti della festa del 25 aprile a Monte Sole, il luogo, sull'Appennino bolognese, dove nel settembre 1944 le milizie nazifasciste uccisero circa 800 civili inermi. A Monte Sole sono salite circa 20mila persone, molte delle quali giovani. Don Andrea Gallo, citando Gramsci, ha invitato i giovani ad «agitarsi, organizzarsi e studiare», ha letto alcuni passi della Costituzione e ha ricordato la sua esperienza di giovanissimo partigiano. «Nel 1943 - ha detto- sono entrato nella Resistenza e a 17 anni ho visto nascere la democrazia, ora che sto per morire non voglio vederla scomparire. Io non sono preoccupato, ma sono incazzato, per quello che fanno tutte le istituzioni compresa la mia chiesa». Landini ha ricordato anche le lotte per il lavoro del dopoguerra. «Ci sono volute le lotte della classe operaia - ha detto - per applicare i diritti presenti nella Costituzione. Oggi siamo di fronte a un attacco ai diritti del lavoro senza precedenti». 4 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
FELICE DIOTALLEVI MILANO U n gol di Kevin PrinceBoateng al 41' dellaripresa regala la vit-toria ed ancora qual-che speranza di scu-detto al Milan nella lotta a distanza con la Juventus. I rossoneri battono il Genoa che presentavano in panchina De Canio, ma soffrono - eccome - di fronte ai rossoblu sebbene alla fine riescano a mantenere invariato (3 punti) il distacco dalla Juventus in un entusiasmante testa a testa per 90'. Per il Genoa la situazione si fa invece sempre più difficile anche se la sconfitta del Lecce lascia i grifoni al quart'ultimo posto. La prestazione di San Siro fa comunque ben sperare per le prossime quattro gare che mancano alla fine del torneo. De Canio schiera una squadra attenta (4-5-1), con Sculli terzino destro e Palacio unica punta. Dall'altra parte, Allegri mette Emanuelson trequartista dietro a El Shaarawy e Ibrahimovic. L'avvio è genoano, la squadra rossoblu manovra nella trequarti del Milan con Birsa e Jankovic in evidenza e dopo 8' reclama un rigore per un mani di Nesta su tiro di Kucka, ma l'arbitro lascia correre. Il Milan cerca di sfondare sulle corsie con Abate e Nocerino ma poche volte arriva davanti a Frey. Nella ripresa Nesta salva in recupero su Palacio lanciato verso Abbiati, poi Allegri decide di rischiare e mette in campo Cassano e Boateng per El Shaarawy e Van Bommel. E l'ingresso del barese sembra svegliare Ibra che al 6' con un sinistro potente costringe Frey ad un grande intervento. Il Genoa prova, senza riuscirvi, a distendersi, ma rimane in dieci per l'espulsione di Jankovic a causa di somma di ammonizioni e il Milan lo tiene nella propria metà campo. Ci prova Cassano a dare maggiore brio in attacco. Allegri tenta anche la carta Maxi Lopez (fuori Antonini) e a cinque minuti dalla fine arriva la rete di Boateng che con un diagonale dalla destra mette alle spalle di Frey regalando tre punti ormai quasi insperati ai colori rossoneri. «Oggi abbiamo raccolto tre punti importanti, anche la Juventus ha vinto ma io ci credo e voglio vincere questo scudetto» ha commentato Boateng. Più cauto il tecnico rossonero. «Va bene perché abbiamo vinto» ha detto Massimiliano Allegri che si prende i tre punti del successo sofferto ma importantissimo. «Le partite di fine stagione sono sempre difficili perché spesso giochi contro squadre che devono salvarsi - ha aggiunto -. Oggi avevamo l'obbligo di vincere, ma nel primo tempo non siamo andati bene. Nel secondo abbiamo fatto qualche cosa in più, nonostante il Genoa abbia disputato una buona partita. Ci vuole un Milan come quello di oggi». Foto di Daniele Badolato/LaPresse Le partite di ieri sono state incerte, a parte quella che doveva esserlo di più, a Lecce, ma il Napoli ha la qualità in attacco per risolvere qualsiasi situazione (e il Lecce ha il fiato e le soluzioni per non deprimersi, non ancora). Così la squadra di Mazzarri torna vicina al terzo posto, piazza emblematica di questo campionato: vi si affollano cinque squadre, tutte con argomenti validi ma anche assortimenti imperfetti e lacunosi. Ha più alibi l'Udinese, allestita per un tranquillo torneo ma che ha viaggiato in prima classe, occupando posti vuoti. I friulani però sono al lumicino delle energie e questo svilisce le loro virtù: l'applicazione ossessiva, la solidità tattica. Ieri l'Udinese era lunga, come non mai, come non può permettersi. Ne ha giovato l'Inter, che non sa esprimere un ritmo di gioco moderno, ma ha trovato comunque i metri di campo dove impiegare il talento di Sneijder, uno che viene messo in discussione da chi confonde il calcio con il rugby. Quando è in condizione, l'olandese vale per l'Inter 5-6 occasioni da rete a partita. Ieri si è preoccupato anche di finalizzare. Le altre due squadre in corsa per il quarto posto sono la Lazio e la Roma, entrambe già gonfie di rimpianti, per avere coltivato troppe ambizioni. La Lazio si è ridotta da quando le manca Klose, che non sapeva solo segnare ma dava un “tono” a tutto l'organico, tutelato dal carisma del tedesco. Avanza zoppicando, l'andatura è d'inerzia e può anche bastare. Reja è perfetto nel fare assorbire all'ambiente le partite storte, sapendo che la prossima può scrivere tutt'altra storia. A Novara, solita “magra” di un gruppo che si angoscia quando deve possedere e governare un match. La Roma invece ha forse chiarito a tutti, e prima ancora a se stessa, l'equivoco che l'attanaglia da mesi, e cioè da quando ha concesso con immensa generosità la possibilità di fare il praticantato a Luis Enrique. Non è un progetto tattico - perché ignora l'avversario - ma semmai un esercizio di stile. Ci afferriamo a questi dati, pescati nella partita di ieri: la Roma ha tenuto palla il doppio della Fiorentina, ma i tiri in porta sono stati a favore dei viola (4 contro 3), mentre i giallorossi hanno più spesso tirato fuori (6 contro 2): succede perché si costringono a colpire quando ormai la difesa avversaria è organizzata e concede solo soluzioni complicate. Ancora: 45 cross tentati, quando è certificato dalle statistiche che la via più velleitaria per trovare il gol è passare dai traversoni. Si segna anzitutto con le percussioni centrali (la Juventus lo dimostra e si “allena” per questo). Dunque, un dominio di maniera, sterile e utile solo a fortificare gli avversari, liberati del compito di fare gioco. Detto questo, Delio Rossi è riuscito a fare della Fiorentina una squadra tignosa e coraggiosa, dall'identità difensiva ma capace di ferire chiunque, se c'è Jovetic. In grado di vincere a San Siro e Olimpico nel finale di gara, quando di solito ti rintani impaurito. Se Della Valle ci crede, questo può diventare un progetto. Boateng esulta per il gol dell' 1-0 che tiene vive le speranze del Milan BOATENG TIENE IN PIEDI IL MILAN A San Siro la squadra di Allegri vince ma con molta sofferenza. Decide il ghanese a cinque minuti dalla fine. Negato un rigore al Genoa Al Friuli vince l'Inter «L'Inter può ancora qualificarsi per la prossima Champions League». La sfida lanciata da Andrea Stramaccioni alla vigilia della sfida contro l'Udinese sembrava disperata. Allo stadio Friuli, però, l'Inter ha superato a pienivoti il primo,e forse più difficileesame, espugnando con un netto e meritato 3-1 il campo dell'Udinese, sconfitta finora in casa solo dal Milan. 45 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
PROMIGRE A BOLOGNA Un festival che parla di migranti, ma dedicato agli italiani e ai luoghi comuni che ancora resistono nel nostro paese attorno agli stranieri. È lo spirito di «ProMigre», la due giorni organizzata a Bologna dall'Arci e dall'associazione Progrè: ad animarla - venerdì e sabato - incontri, mostre, convegni e una mattinata di giochi tra squadre miste in piazza Nettuno. Il Tempo NORD Variabile sul Nordovest, sereno altrove. CENTRO Sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. SUD Giornata pienamente soleggiata su tutti i settori. NORD Bel tempo pur con qualche nube sparsa. CENTRO Sole prevalente su tutte le regioni. Temperature in aumento. SUD Variabile sul Messinese e Calabria. Sereno altrove. LA VIA FRANCIGENA SU RADIOUNO Dopo il sentiero per Santiago, quello di Paolo e Giovanni, quello che porta a Istanbul, Sergio Valzania, vicedirettore di Radiorai, si metterà in cammino lungo la via Francigena, da Roma a Brindisi e poi, via mare sino a Gerusalemme, dandone il rendiconto in diretta ogni giorno su Radiouno dal 2 maggio al 16 giugno e su RaiWebRadio. Pillole Oggi Domani L a crescita, di cui si parla inu-tilmente da mesi, dev'essereuna cosa come l'amore. Più la cerchi e meno si trova. Perché, come l'amore, dev'essere refrattaria ai programmi che pure in questo caso non ci sono e quindi si capisce anche meno. Da mesi, la politica, anche quella che ha spezzato le reni al Paese, invoca: senza crescita non ne usciamo. Un disastro: la giaculatoria non è servita, abbiamo le tasche sfondate e pensieri neri per la testa. Eppure, la compulsività con cui si agita il totem è comprensibile: senza amore non c'è vita e ne abbiamo un gran bisogno. Per questo non l'abbiamo, e nulla lascia immaginare che l'avremo. Eccoci in un vicolo nevrotico che, giorno dopo giorno, sottrae senso ai sacrifici. E se ne vede il limite: nessun ricco dividerà sofferenza con il povero, pensionati a picco, capitali al caldo. Così si è affrettato a dire il governo: scurdateve 'a patrimoniale, paisà. No amore no crescita. Dopodomani Culture ZOOM MUSMA Il Museo della scultura contemporanea di Matera ospita fino all'11 maggio la mostra «Omaggio a Tadeusz Kantor»: 180 tra dipinti, sculture, disegni, immagini, documenti e 224 fotografie scattate da Romano Martinis, da sempre dietro al lavoro di Kantor. A Matera un omaggio a Kantor NORD Cielo sereno o poco nuvoloso. CENTRO Cielo sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. SUD Cielo sereno su tutte le regioni. NANEROTTOLI Senza amore Toni Jop B asterebbe questo perfare un salto a Napoli:la notizia del restaurodi uno splendido mura-le realizzato nel 1987 da Andrea Pazienza su una delle pareti della Mostra d'Oltremare, e che sarà visibile in anteprima durante le quattro giornate di Napoli Comicon (dal 28 aprile al 1˚ maggio, Mostra d'Oltremare). Ma la kermesse organizzata da Claudio Curcio e Luca Boschi, ha molti altri motivi d'attrazione, a cominciare dal tema scelto per l'edizione 2012: i rapporti tra Fumetto & Letteratura. Sull'argomento è stato allestito un programma fitto di appuntamenti, eventi, spettacoli e incontri; comprese due celebrazioni d'obbligo: i 50 anni di Diabolik e i 30 di Martin Mystère. Così la mostra «Storie parallele: letterature e fumetti in Italia» mette insieme una scelta delle straordinarie tavole di Dino Buzzati, realizzate nel 1969 per il suo Poema a fumetti, con il Gian Burrasca di Vamba illustrato dal maestro Gianni De Luca; e coniuga la biografia di Philip K. Dick, trasformata in graphic novel da Becco Giallo, con quella di Emilio Salgari, firmata da Paolo Bacilieri; e con il racconto di Dacia Maraini, La notte dei giocattoli, nella versione disegnata da Gud. Dal canto suo, la mostra Futuro Anteriore, organizzata in collaborazione con il Centro Fumetto Andrea Pazienza, allestisce un'esposizione di otto autori italiani emergenti, con prequel e sequel di capolavori della letteratura italiana, dal Novecento a oggi, di scrittori come Svevo, Calvino, Eco. Appena un assaggio di un cartellone infinito (scopritelo sul sito www.comicon.it) che non trascura celebri ospiti internazionali (da Enrique Breccia a David Finch, a Frederik Peeters), gli aspetti più ludici (gli immancabili cosplayer), stand editoriali, mostre collaterali, concerti e rassegne di cartoons. COMICON: VEDI NAPOLI E PAZIENZA IL CALZINO DI BART Renato Pallavicini r.pallavicini@tin.it 43 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
C hi è questo ragazzo di32 anni? «Chi è?» nelsenso: «Come na-sce?». Fabrizio Ferran-delli non nasce nella Palermo dei cognomi blasonati che ha dimestichezza con il potere, quale che ne sia il colore. Non è, si direbbe nei circoli bene, «nessuno». È cresciuto alla Zisa, a due passi da Palazzo dei Normanni, dove si mescolano ceti popolari e piccola borghesia, immigrati e intellettuali. Da ragazzino il nonno vigile urbano lo portava con sé sullo scooter e lui si trova a proprio agio nei quartieri, nelle borgate. Lì lo conoscono e se non lo conoscono, dopo pochi minuti, lo chiamano per nome, non hanno soggezione, è uno di loro. Finita la scuola è partito per il Brasile a fare esperienza di volontariato, poi si è laureato e di mestiere, prima della politica, faceva il bancario. Nelle viuzze antiche di Ballarò si scopre che Palermo è una delle città più multietniche del mondo, si impennano i motorini scarburati, i ragazzi ghanesi dalla pelle nera fanno folla intorno alla tv del bar che trasmette Barcellona-Chelsea, i tunisini si confondono con siciliani dai capelli rasta. La piazzetta Mediterraneo era una discarica, pulita con dei blitz di “gardening guerrilla”, ora si balla e il promotore, Massimo Castiglia è candidato alla circoscrizione nella coalizione di Ferrandelli. A Ballarò c'è l'oratorio di Santa Chiara con il centro per i diritti dei ragazzi svantaggiati e c'è Ubuntu, ludoteca multietnica fondata dall'attuale candidato sindaco del Pd e di Sel. Il salto nella politica Fabrizio Ferrandelli l'ha fatto quando ha capito che non bastava l'impegno sociale, eletto consigliere comunale a Palazzo delle Aquile nella Lista Orlando. Ma il «Viceré», come D'Alema ha definito Orlando in una affollata manifestazione al teatro Politeama, non gli ha perdonato l'indicazione della candidatura venuta dalle associazioni cittadine. Parte da lì la tregenda delle primarie che a Palermo ha trasformato una probabile vittoria del centrosinistra in una guerra all'ultimo voto. Racconta Matteo Di Gesù, giovane docente di letteratura all'università: «Fino a qualche mese fa eravamo tutti insieme nelle manifestazioni, ma siccome per una volta c'era la possibilità di vincere abbiamo dovuto complicare tutto». Ora il voto a sinistra divide anche le famiglie, si discute a tavola fra parenti nelle feste comandate. Lo slogan di Orlando è efficace: «Il sindaco lo sa fare». Ma molti non gli perdonano di avere sfasciato le primarie, «il risultato si riconosce - sostiene Antonella Monastra, che si era classificata al quarto posto - e se si dà la possibilità a tutti di votare, i rischi si conoscono in anticipo». Quello slogan, però, secondo Giuseppe Lumia, «ha il segno della nostalgia mentre Ferrandelli è l'unica novità, progettuale e generazionale, ha la qualità di cercare il consenso nel merito dei problemi». A moltiplicare le incertezze c'è la possibilità del voto «confermativo»: il voto al consigliere non si trasferisce sul candidato sindaco, sulla scheda ci vogliono due croci. A roma Orlando è riuscito a trascinare Di Pietro fino allo strappo della foto di Vasto, ma al “Palab”, ritrovo della movida palermitana, dove intervistano fra il serio e il faceto i candidati, alla domanda sul suo ex pupillo ha risposto: «un virtuoso circondato da viziosi». Al novero dei «viziosi rei dell'accordo innaturale alla Regione», secondo la definizione del vecchio “sinnacorlando”, apparterrebbe Antonello Cracolici, capogruppo del Partito democratico all'Ars. Lui la scommessa su Ferrandelli la spiega così: «L'assassinio di Pio La Torre segna una cesura a Palermo. Quella era la sinistra del riscatto nata dalla occupazione delle terre, che capiva 6MAGGIOLASFIDA Le divisioni JOLANDA BUFALINI Palermo, il vicerè contro il «ragazzo del popolo» Sarà battaglia a sinistra «Per una volta che si può vincere abbiamo complicato tutto» Il centrodestra Il più pericoloso è Costa, Udc-Pdl. Ma poi ci sono Pid, Mpa, Fli... La manifestazione con Ferrandelli e D'Alema al teatro Politeama di Palermo Fabrizio Ferrandelli, 32 anni, il vincitore delle primarie viene «dal basso» Tra i suoi progetti: creare sviluppo e lavoro con opere di tipo ambientale Orlando si ripropone dopo una lunga stagione. Destra in gravi difficoltà INVIATA A PALERMO 20 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2012 BERSANI IN LOMBARDIA E EMILIA ROMAGNA GIOVEDÌ 26 APRILE www.partitodemocratico.it www.youdem.tv PARMAMONZA COMO VENERDÌ 27 APRILE «La sottoscrizione del contratto in azienda non è l'unico indice per misurare la rappresentatività di un sindacato al quale garantire i diritti previsti dallo Statuto dei lavoratori». Lo mette nero su bianco il tribunale del Lavoro di Bari, condannando la Magneti Marelli per comportamento antisindacale verso Fiom. In sostanza, la mancata firma del sindacato dei metalmeccanici della Cgil sul contratto di Pomigliano, non può escludere il diritto alla rappresentanza sindacale in azienda. «Torneremo più forti – assicura Antonio Pepe, segretario generale di Bari Fiom – Da domani (oggi, dr) sarà nuovamente riconosciuto il diritto degli operai ad essere regolarmente rappresentati dal loro sindacato». Ma non solo: porte aperte anche alla bacheca de l'Unità, rimossa a dicembre scorso su decisione dei vertici aziendali. Un'iniziativa presa in tutti gli stabilimenti Magneti italiani, e che a febbraio scorso ha portato gli operai di Fiom Bari a indire un'ampia manifestazione all' esterno dello stabilimento, con la distribuzione di centinaia di copie del quotidiano. «Se ci tolgono la bacheca dove affiggere l'Unità, noi riempiremo tutta la fabbrica con il giornale», dissero all'esterno i vari operai mentre lo distribuivano. Il provvedimento del tribunale di Bari, 21 pagine, analizza l'interpretazione l'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, sulla costituzione in azienda delle rappresentanze sindacali. Secondo i magistrati, la norma si «applica in favore di quelle organizzazioni sindacali che, in forza del numero degli iscritti e della rappresentanza costante sul posto di lavoro, hanno effettivamente partecipato al processo contrattuale, pur senza sottoscrivere il contratto collettivo». Questo, secondo i magistrati, «elimina un altro effetto distorsivo riconducibile alla lettura della parte resistente (Magneti Marelli, ndr): quello secondo cui il datore di lavoro (…) potrebbe sempre negaIVAN CIMMARUSTI ivan-cimmarusti@libero.it Primo Piano Il giudice condanna la Magneti Marelli Non si può escludere la Fiom da un'azienda solo perché non ha sottoscritto il contratto. Il cuore della sentenza del giudice che ha condannato per comportamento antisindacale la Magneti Marelli di Bari. ROMA p Comportamento antisindacale per aver messo fuori la Fiom dallo stabilimento di Bari p «La sottoscrizione del contratto in azienda non misura la rappresentatività di un sindacato» L'Italia e la crisi 18 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
GABRIELLA GALLOZZI ggallozzi@unita.it N on solo distribuzio-ne autarchica, maanche partecipata.Legata a realtà - as-sociazioni peresempio - ben radicate sul territorio e impegnate in ambiti sociali. Proseguendo, insomma, in quell'idea di «cultura come bene comune» che tanti piccoli grandi risultati sta mettendo insieme. A partire dal più mediaticamente esposto, come il «Valle occupato». In questo caso è il «film come bene comune». Cinema indipendente che riesce ad uscire fuori dalle maglie strozzate del cosiddetto mercato, per approdare o tornare finalmente alle sale. È l'obiettivo, infatti, di «Indivisioni», il circuito «distributivo, solidale e partecipato», messo in piedi da Indicinema, federazione per lo sviluppo del cinema indipendente a cui fanno capo tante sigle del settore (dall'Anac al Movem09) e che si propone come modello alternativo di sviluppo per gli «autarchici» e sperimentatori della nostra cinematografia a basso budget. Dopo una lunga selezione tra i titoli più recenti del cinema indipendente italiano, Indivisioni ha stilato un suo listino: circa una quindicina di film - tra fiction e documentari che saranno proiettati nelle sale. AL VIA DA DOMANI Si parte già domani con Sporchi da morire, il documentario di denuncia sulla questione cruciale dello smaltimento dei rifiuti di Marco Carlucci, in programma al Nuovo Cinema Aquila di Roma. Per l'argomento che affronta, il film si «lega naturalmente» a Rete Zero Waste Lazio, rete di associazioni impegnate nel percorso «Verso Rifiuti Zero», cioè un progetto di smaltimento alternativo promosso da una raccolta di firme per l'avvio del «porta a porta» dei rifiuti in tutta Roma, sullo sfondo dell' affaire legato alla chiusura della discarica di Malagrotta. Sporchi da morire, con l'imCulture Il listino Con «Sporchi da morire», doc contro gli inceneritori per i rifiuti, parte «Indivisioni»: obiettivo portare nelle sale opere indipendenti a basso budget per «unire la proposta culturale all'iniziativa sociale» www.unita.it Documentari ed esordi finalmente nelle sale Fare rete Un modo per legarsi anche alle associazioni presenti sul territorio Rifiuti Un'immagine di «Sporchi da morire» FILM BENE COMUNE ECCO LA NUOVA DISTRIBUZIONE 40 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
IL COMMENTO Edoardo Patriarca determinò non ebbe l'effetto di condizionare quella riflessione sul carcere, proposta dal Ponte. Così che gli interventi di Calamandrei e Pajetta, di Lussu e Salvemini poterono confrontarsi liberamente, senza che i giustizialisti del tempo (ce n'erano, eccome se ce n'erano) li accusassero di essere complici delle Brigate Rosse o di Cosa Nostra (per restare all'epoca: della Volante Rossa o di Salvatore Giuliano). Al di la della suggestione che può suscitare l'associazione mentale ed emotiva tra resistenza e lotta per i diritti delle persone private della libertà, c'è da restare costernati per l'impossibilità di riproporre oggi una simile discussione. Cosa è mai accaduto nella cultura della sinistra per renderla così fiacca e povera quando affronta le questioni del diritto e della pena? Eppure lì, proprio nella elaborazione di un programma per una giustizia giusta, si misura il senso di responsabilità della politica e la sua moralità. Qui non si vuole riproporre, certo, che nessuna pena detentiva superi «i tre, al massimo cinque anni» ma si vuole sperare almeno che la cultura della sinistra si emancipi dall'autoritarismo penale. Ovvero da una concezione profondamente immorale della giustizia, dove il fine «retributivo» della pena costituisce, in realtà, un surrogato miserevole della vendetta. Insomma, si vorrebbe che il grido roco «in galera» resti appannaggio della comicità scellerata di Giorgio Bracardi, e non si ritrovi nel discorso pubblico del centrosinistra. La stabilizzazione del 5 per mille, voluta dalla maggioranza e inserita nella delega fiscale, è certo un buon segno ma ancora insufficiente. Questo governo non brilla per l'attenzione che riserva al mondo del Terzo settore. Eppure i dati di realtà, crudi e oggettivi, indicano la via: da una parte la riduzione della spesa pubblica e il rientro del debito che ci vedrà impegnati nei prossimi anni; dall'altra il sostegno alla richiesta sempre più pressante di servizi di sostegno e aiuto a persone e famiglie, flessibili e sempre più personalizzati. Se si vuole che queste due direttirici convergano, una riflessione seria su cosa sarà il welfare nei prossimi anni la si dovrà pur fare. Agli osservatori più attenti risulta chiaro che una ripresa ci sarà solo se accompagnata dal contemporaneo recupero di competitività e di coesione sociale. Ma occorre guardare i problemi con occhi nuovi: sono ancora numerosi coloro che inforcano occhiali con lenti sfocate. Parlare di welfare è pensare, oggi più che mai, ad una infrastrutturazione sociale che ricollochi virtuosamente tutti i soggetti che partecipano allo spazio pubblico. Dall'ente locale, che da gestore principale di servizi dovrà piuttosto esercitarsi nell'accompagnamento, nella valutazione della qualità dell'offerta e nel garantire l'accesso - seppur selettivo - ai servizi di welfare. Alle famiglie considerate spesso meri soggetti da assistere e non imprese-comunità a tutti gli effetti. Alle imprese socialmente responsabili che stanno sperimentando forme di welfare utilizzando la contrattazione aziendale. Per giungere al Terzo settore, che comunque non è certo l'ultimo dei potenziali protagonisti di una riforma. I dati delle ultime ricerche ci confermano una realtà sociale e imprenditoriale che mantiene intatto il suo trend di crescita, sia tra i volontari, sia sul fronte occupazionale. Secondo il Rapporto 2010-2011 sul mercato del lavoro prodotto dal Cnel, il Terzo settore garantisce oggi il 3,5% dell'occupazione complessiva con un potenziale di crescita di parecchi punti percentuali. Non mi soffermerò sulle organizzazioni di volontariato e di promozione sociale che stanno svolgendo un'opera di sostegno alla coesione insostituibile e strategica. Vorrei invece porre l'attenzione sul reticolo di imprese sociali - circa diecimila che stanno svolgendo, nella disattenzione colpevole di molti, un lavoro meritorio verso le famiglie anzitutto, e più in generale verso le comunità in cui sono radicate. Imprese che rischiano la chiusura per i crediti che attendono di ricevere da pubbliche amministrazioni distratte e irresponsabili. Le loro attività, come indica il rapporto Cnel, si sono diversificate negli anni: non solo nell'ambito socio-assistenziale, ma in quello culturale e nella gestione del patrimonio artistico, nella formazione professionale e nel turismo sostenibile. È possibile parlare di crescita e coesione sociale senza investire con lungimiranza su questa area imprenditoriale? Non sarebbe socialmente utile ed economicamente fruttuoso affidare a queste imprese la gestione di beni comuni, dall'acqua al trasporto pubblico fino a giungere al patrimonio artistico? Imprese che non possono distribuire gli utili, imprese che hanno l'obbligo di rendere pubblico il bilancio economico e sociale, imprese con governance partecipate, imprese a forte impronta territoriale e ad alta intensità di lavoro. Abbiamo perso già, per famiglie e lavoratrici immigrate, l'appuntamento sull'assistenza domiciliare creando un mercato distorto, dequalificato e poco tutelato. Vogliamo proseguire sulla medesima strada e dare spazio alla cattiva sussidiarietà del fai da te (vedi, non ultimo, l'uso opaco dello strumento delle fondazioni usato spregiudicamente e le cui degenerazioni sono sotto gli occhi di tutti)? Il ministro Passera è noto per la sua sensibilità nei confronti del mondo del Terzo settore: è possibile aspettarci una sorpresa nel prossimo provvedimento sulla crescita? Ultima nota: le imprese sociali possono essere anche un veicolo potente per riconvertire imprese in crisi o che stanno chiudendo nei settori del terziario e dei servizi. È una via percorsa anche da altri Paesi: ministro ci pensi un po'. Equità e sviluppo Come dimenticare che nel no profit lavorano 3,5 milioni di persone? Possiamo aspettarci una sorpresa dal ministro Passera? Foto di Massimo Percossi/Ansa Rinnovare il welfare QUESTO GOVERNO POCO ATTENTO AL TERZO SETTORE A piedi fino a Roma per protesta ÈpartitoilprimoApriledaViareggio,quasifosseunoscherzo,unpesced'Aprileappunto, con l'intento di attraversare numerose città ed è arrivato ieri a Roma. Luca Martello ex operaio oggi disoccupato, ha indossato un costume bianco eha trasportato una croce «rivestita di soldi». Un viaggio di 25 giorni per «protestare contro lo strapotere della banche». 23 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
vuotano le case, ecco gli austriaci della stella alpina belli e terribili, ma avanti a tutti vengono i kirghisi e i calmucchi e i mongoli del 162˚ reggimento, guai alla donna che passa per la vita di queste bestie matte. Da Montalto e da Rocca Vistarino venivano avanti nella nebbia su un fronte di pochi chilometri, e intanto i 75 e i 149 e i mortai da 80 scuotevano i boschi e le case. Quando un ufficiale tedesco cadeva, la vendetta era di case bruciate, di uomini al muro, di donne giovani. Chi sa fermare una valanga? I partigiani erano senza cannoni, le mitraglie avevano pochi colpi, non fu che un lavoro disperato di imboscate, e di agguati; fu la tetra vita dei boschi, Pietracorva, Valformosa, Pizzocorno, Oramala, Valverde, soli come lupi. Dall'alto delle grandi montagne bianche e nere, dal fondo dei boschi pieni di neve, si sentiva l'urlo dei mongoli, e i gridi delle donne; di notte gli incendi dei villaggi sventolavano all'orizzonte. Settanta giorni è andato avanti il rastrellamento, settanta giorni.(...) Noi andiamo verso la città. In testa va la moto di Gim e di Ciro, poi viene la macchina del comando Zona, poi vengono otto camion pieni di partigiani che cantano. Alle nostre spalle, a destra e a sinistra dei camion, si vedono, lontano, le colline dove eravamo ieri, e le montagne dove un anno fa siamo nati partigiani. Da una parte sta il rosso e il verde di Cigognola, e in fondo al palazzo del castello dormono nove partigiani. Dall'altra parte si vedono le gobbe del Penice; di là da quei monti c'è Vesima, con la chiesa bianca e il sagrato, e un anno fa sull'erba del sagrato hanno disteso Diego e Chicchiricchì, e quattro altri ragazzi, erano tutti feriti, poi li hanno finiti con bombe a mano, sangue e pezzi di carne sull'erba davanti alla chiesa. E adesso noi andiamo verso la città di Diego, e i compagni di Diego cantano, così è la guerra. La strada va in mezzo ai prati, si rivedono i filari di pioppi, e le vecchie rogge lombarde che non si sa dove vanno a finire, e oggi la pianura lombarda è piena di colonne tedesche che non si sa dove vanno a finire; è il 27 aprile, noi andiamo verso la città da liberare. Ieri abbiamo lasciato Carli a Voghera, e Marco a Casteggio, e Carlo a Cigognola, e poi tre ragazzi presso Zinasco al traghetto del Po, e adesso sono in mezzo ai fiori; 'poi abbiamo lasciato trenta ragazzi a Pavia, e intanto ne sono anche caduti ventidue a Vigevano, e adesso sono tutti in mezzo ai ceri e in mezzo ai fiori. Un'ora fa alla Certosa, abbiamo preso duecento tedeschi, dieci minuti fa a Binasco due caccia inglesi hanno distrutto un nostro camion, sangue, ancora sangue sull'asfalto. E certo ancora qualcuno di noi deve morire questa sera laggiù nella città da liberare, i partigiani cantano, così è la guerra. Eccola finalmente dopo tanti mesi, manca il respiro, adesso i partigiani non cantano più; la madonnina viene avanti adagio adagio sui tetti e sulle piante. Poi Milano è davanti ai nostri occhi, si sentono le fucilate lontane dei tedeschi che aspettano noi; la voce del commissario Piero canta, «O mia bela madunina, ti te dominet Milan»; è quello che fra tre ore partirà per Dongo. Adesso andiamo tra case e naviglio, le fucilate tedesche ci aspettano al centro, la gente grida, noi non siamo che cinque ragazzi vestiti di lana inglese in una macchina tedesca con bandiera tricolore; e abbiamo paura di Mussolini. C'è tanta gente che grida, si capisce che la guerra se ne va, si capisce che la libertà viene avanti sull'asfalto con le nostre automobili tedesche, ma noi abbiamo paura di Mussolini, la segreta paura che uno di noi balzi in piedi, come lui allora, e guardi e saluti dall'alto il rosso e il nero della folla, come lui allora. E invece noi siamo partigiani, e i nostri nomi dovranno morire, appena la guerra sarà morta. Sono belli i nostri ragazzi con gli occhi lontani, con le belle divise gialle americane; ma, accidenti, è Italia, non gridate, non gridateci più «Welcome, welcome». Così noi entriamo nella città piena di bandiere rosse, di tricolori, e di fucilate, nella città dove tutti quelli che ci guardano hanno gli occhi rossi. Raccolta di lettere ai giovani Il libro Morire nel giorno in cui si festeggia la Liberazione per una donna che ha fatto la Resistenza: è successo a Maria Giovanna Giudice, 110 anni, che si è spenta nel Novarese. Staffetta partigiana,era stata insignita della medaglia di bronzo al merito civile dal presidente Napolitano. Mondariso, che negli anni della Resistenza, «animata da profondi ideali di libertà e democrazia - si legge nella motivazione offrì il proprio sostegno come staffetta partigiana al servizio della 82/a Brigata Osella - Battaglione Ranzini». L'omaggio al giornalista degli amici di una vita Italo Pietra, 1911-2011 a cura di Vittorio Emiliani pag. 120 euro 10,00 Guardamagna «Io sono l'ultimo» (Einaudi, pp. 330 - 18,00 euro) è una raccolta di lettere che gli ultimitestimoni eprotagonistidella lottadi Liberazionehannoscritto appositamenteper questolibro,sapendochei lettorisarannoinmaggioranzagiovanichepotrannoscoprire cosa significò quella lotta. Morta proprio ieri staffetta di una Brigata del Novarese Il lutto È il frutto dello sforzo collettivo di un gruppo di amici. Contiene articoli di Corrado Stajano e dello stesso Emiliani, testimonianze di Luchino Dal Verme, amico di una vita, intervistatoda Gigi Giudice, di Angelo Del Boca, che, ventenne partigiano, lo conobbe a Bobbio nel '44, di Giorgio Ruffolo, uno dei «giovani turchi», poi all'Eni di Mattei, di Antonio Airò e Tullio Pericoli, entrambi al «Giorno», e di Livio Garzanti conosciuto all' «Illustrazione Italiana». Ambrogio Arbasino analizza i libri di Pietra, attuali e introvabili. Seguono una diffusa biografia ed una breve antologia di suoi articoli, fra i quali «Oltrepò vita santa» e l'editoriale del «Giorno» su Piazza Fontana: «Non s'illudano». Accanto al grande titolo «Infame provocazione». Un manifesto di impegno democratico. 7 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
Fronte del video L'ANALISI p SEGUE DALLA PRIMA ORA SERVE UNA ROTTURA O gni giorno ci diciamo che il mondo è impaz-zito, ma forse è stato sempre così. Solo cheoggi tutta la follia del mondo è visibile contemporaneamente a casa nostra. Perfino il 25 aprile, che ogni anno bisogna difendere da quelli che mettono sullo stesso piano i partigiani della libertà e i servi dei nazisti. Mentre la cronaca ci mostra ogni genere di politica degenere, al punto che sembra rendere inutili le conquiste di coloro che combatterono per garantircele. E il presidente della Regione più ricca e più popolosa non perde occasione per esibirsi in tv nel suo peggior repertorio, aggredendo giornalisti e paragonandosi addirittura a Gesù Cristo. Atteggiamenti apparentemente fuori controllo, in realtà studiati e messi in atto con cura. Formigoni sta solo mettendo in atto la strategia che Berlusconi consigliava a Ruby: fa il pazzo per sollevare polveroni e confondere le tracce... Quelli che sollevano polveroni Maria Novella Oppo Chissà se Schauble sta chiedendosi se la linea di austerità generalizzata imposta dal governo di Berlino all'Europa ha qualcosa a che fare con l'avanzata della destra antieuropea. Chissà se la Merkel ricorda che la grande depressione generata dalla crisi finanziaria del 1929, la più simile a quella in corso, durò appunto dieci anni nei quali la geografia politica dell'Occidente cambiò radicalmente e che nel caso tedesco l'esito drammatico fu l'ascesa al potere del nazismo. Ora è di moda parlare di «distruzione creatrice» citando la definizione data da Schumpeter alle crisi. Ed è vero che nelle crisi si innescano processi innovativi, e che da crisi di questa portata si esce con un nuovo modello di sviluppo, ma se si pensa che la distruzione generata dalla crisi crei di per sè le condizioni per il rilancio dell'economia sarebbe bene ricordare che la crisi degli anni Trenta finì solo con quella straordinaria forma di intervento pubblico che abbiamo chiamato seconda guerra mondiale. Un intervento pubblico è indispensabile per cambiare modello di sviluppo, ma l'esperienza degli anni Trenta ci dice che esso può essere orientato in direzioni opposte: dai governi socialdemocratici scandinavi l'intervento pubblico fu orientato alla creazione dello Stato sociale, mentre nel keynesismo di guerra adottato da Hitler esso fu orientato al formidabile riarmo che sostenne la strategia aggressiva del Terzo Reich. Anche ora la critica alla linea dell'austerità proviene sia da sinistra che da destra, ma con una grande differenza rispetto ad allora. Negli anni Trenta tutti i governi, di sinistra e di destra, presero la strada del nazionalismo e del protezionismo. In pratica non si trattò di una scelta: allora fu l'unico modo che la politica ebbe per recuperare una capacità di controllo sui processi economici in presenza dell'immane disordine generato dai mercati. Oggi in Europa abbiamo alle spalle decenni di funzionamento di istituzioni per la cooperazione sovranazionale. Questa costruzione è stata messa in crisi dal modo come fu fatto l'allargamento dell'Unione, dalla crisi economica e dalla risposta che ad essa è stata finora data. La destra estrema tende a rispondere a questa crisi rilanciando il nazionalismo per recuperare il controllo dell'economia a livello dei singoli Paesi. Il suo rafforzamento deriva dalla naturale tendenza della gente minacciata dalla crisi a chiedere protezione al proprio Stato. La rottura dell'unità economica dell'Europa comporterebbe una grande distruzione di ricchezza, l'ineffettività dell'Europa nei processi di cambiamento a livello mondiale e, poiché quello della destra è un nazionalismo chiuso, infarcito di componenti etniche, esso alimenterebbe la conflittualità anche fra Paesi europei con esiti oggi imprevedibili anche per la democrazia, come teme Schauble: il caso dell'Ungheria è sintomatico. Il programma di Hollande e il documento congiunto del Psf, del Pd e della Spd indicano una direzione opposta: superare la crisi rilanciando il progetto europeo. Nel suo programma Hollande ha posto un tema centrale: la ridefinizione del rapporto fra politica e finanza. Lo strapotere della finanza è una caratteristica dell'attuale modello di sviluppo e da esso è nata la crisi. Ma ciò che ha alimentato l'ascesa della finanza è stata una scelta politica basata sul postulato imposto dalla destra neoliberista, e non adeguatamente contrastato dalla sinistra, che i mercati siano quasi sempre più efficienti degli Stati nell'allocare le risorse e la conseguente rinuncia della politica ad orientare i processi economici. La politica deve decidere se vuole recuperare quella capacità regolando la distribuzione del reddito ed influenzando l'evoluzione della struttura economica. Tale recupero può molto più efficacemente avvenire a livello europeo. Con la vittoria di Hollande si aprirebbe probabilmente una fase di turbolenza nei rapporti fra Francia e Germania e le forze politiche europee sarebbero costrette a schierarsi. Intorno alla Francia si coalizzerebbero le forze contrarie alla politica di austerità generalizzata e, specie se alle elezioni italiane dovesse prevalere il centrosinistra, assisteremmo al cambiamento della maggioranza anche in Germania, probabilmente col ritorno della Grande coalizione. Sarebbe un notevole passo avanti. Questa crisi tuttavia non sarà superata senza una netta rottura con l'ortodossia economica e senza sciogliere alcuni nodi politici. I francesi devono convincersi che la grandezza del contributo dato dalla Francia alla democrazia europea potrà a maggior ragione continuare a vivere nella dimensione di una Europa politicamente unita e i tedeschi che non è possibile trasformare l'Europa in una grande Germania. Il governo Italiano, per la minore pressione del nazionalismo nel nostro Paese, potrebbe svolgere un ruolo propulsivo verso l'unità politica dell'Europa. A condizione che a sostenerlo sia una maggioranza coerente con l'avvento di un nuovo scenario europeo, e non una specie di armata brancaleone. H o aperto Siate ragione-voli, chiedete l'impossi-bile (chiarelettere,2012) di Ernesto Balducci perché mi piacevano il titolo, il formato e la consistenza del libro e perché, immediatamente, in qualche parte del mio cervello, il nome di Ernesto Balducci faceva eco dentro le stanze del controesempio, della ricerca delle eccezioni, dell'errore come punto di vista dialettico sul mondo. «L'aggressività umana non si esprime solo nei conflitti armati, si esprime nell'intero perimetro dei rapporti tra l'uomo e i suoi simili e tra l'uomo e la natura». Perciò, in un crescendo d'ebrezza, ho letto questa collezione di scritti miscellanei, articoli di giornali et alia, e sono arrivata al punto in cui l'eco s'è fatta ricordo. Osservazioni lette anni prima, la voce di mio padre che, articoli alla mano, mi spiega la teologia della liberazione e il Sud America, i pezzi su l'Unità degli anni ottanta, le critiche a papa Wojtyla e i desaparecidos, l'analisi delle parole di Milani, le violenze della camorra, i disastri di Cernobyl, l'inno ai veri partigiani che sono gli uomini e le donne che decidono di dire no alla distruzione della natura, «Le delusioni che si assommano alle delusioni non potranno, alla lunga, che restituire la spinta di quell'attesa ai suoi obiettivi naturali, che sono sociali e politici, e sospingerla verso gli smarrimenti della collera». E la delusione del tempo nostro politico e culturale non conducono forse a una collera sociale incontrollabile? Mi sono accorta perciò che Siate ragionevoli, chiedete l'impossibile è un baedeker del pensiero che mai si chiude su sé stesso, mai si ritrae di fronte al potere, mai utilizza una lingua che non presupponga attenzione e interesse in chi legge, e che discute ogni cosa, instancabile, correggibile, mai assoluto, perché è l'unico strumento della nostra «coscienza di specie». BALDUCCI, IL PENSIERO CHE NON SI CHIUDE IN SE STESSO VOCI D'AUTORE Chiara Valerio SCRITTRICE Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 22 SILVANO ANDRIANI www.unita.it24 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
N el corso del festival delgiornalismo, che si svolgea Perugia in questi giorni,si è tenuto un incontro piuttosto insolito: ovvero “giornalisti in esilio”. Claudio Martelli - già ministro della Giustizia, autore della prima legge sull'immigrazione nel 1990 e oggi responsabile della web tv Lookout - ha intervistato quattro persone, attualmente rifugiate in Europa, che nel loro paese di origine svolgevano la professione di giornalista. Spesso capita che proprio quel mestiere diventi motivo di persecuzione in patria e della conseguente richiesta di asilo presso uno stato estero. Sono tutte esperienze molto simili tra loro quelle che verranno raccontate, in particolare nella parte del racconto che riguarda l'arrivo nel paese di accoglienza. E qui l'acquisizione del nuovo status, quello del rifugiato, coincide spesso con la delusione di non poter esercitare la professione che meglio si conosce a causa della mancanza di contatti, di un differente ambiente socio-culturale e, infine, a causa del diffuso pregiudizio nei confronti delle competenze di cui può disporre uno straniero. In Italia, per esempio, molti giornalisti finiscono con svolgere attività totalmente diverse dalla loro professione. E chi un lavoro non riesce a trovarlo rimane intrappolato nella rete dei centri di accoglienza, passando il tempo nei trasferimenti dal luogo in cui si dorme a quello dove si consuma il pasto. I giornalisti rifugiati, inoltre, sono il più delle volte assimilati ai rifugiati di altro tipo senza ricevere una protezione ulteriore di cui necessiterebbero a causa proprio della loro notorietà nel paese di origine. In ogni caso, una dissipazione davvero scandalosa di risorse e talenti e competenze. Giornalisti rifugiati Un incontro a Perugia per raccontare le storie LUIGI MANCONI VALENTINA CALDERONE VALENTINA BRINIS OSSERVATORIO info@italiarazzismo.it Italia-razzismo munque dovuto sceglierlo in una lista fornita dal giudice francese. Dopo il primo fascicolo, chiuso senza ipotesi di reato, è stato aperto il secondo da parte del giudice istruttore Morgan, il quale su richiesta dell'avvocato Luc-Philippe Febbraro, che tutela la famiglia Franceschi insieme al legale Menozzi, ha comunicato di aver notificato le incriminazioni al medico e agli infermieri che avrebbero dovuto occuparsi della salute e della vita di Daniele. Tra i vari aspetti ancora da chiarire, infatti, ci sono anche le analisi del sangue che nonostante gli esiti, enzimi alti e altri valori non nella norma, non hanno spinto i sanitari ad accertamenti e a occuparsi del detenuto italiano. Il dottor Estrade, questo il nome del medico sotto accusa, avrebbe rimandato Daniele in cella nonostante un infarto in atto, come dimostravano l'elettrocardiogramma e gli esiti delle analisi del sangue. E quando Daniele, accompagnato di nuovo dietro le sbarre, ha successivamente chiesto di nuovo soccorso, gli sarebbe stato risposto dagli infermieri «ci siamo già occupati di te, non hai nulla». ALTRE ACCUSE Il giudice istruttore francese non esclude che le responsabilità penali non possano essere allargate alla struttura ospedaliera ospitata dal carcere, mentre l'avvocato Menozzi fa capire che invece i legali della famiglia cercheranno di chiamare in causa anche la struttura penitenziaria e il corpo degli agenti penitenziari. Al suo arrivo in Italia, la salma di Daniele fu sottoposta ad una seconda perizia autoptica che però si è dovuta limitare ad un esame esterno, dato che gli organi del carpentiere si trovano ancora in Francia. Cuore, cervello, polmoni, reni e parte del fegato si trovano ancora a disposizione della magistratura transalpina, mentre la madre ne chiede a gran voce la restituzione. Il medico legale italiano non ha rinvenuto lesioni sul cadavere di Daniele che possano far pensare ad eventi traumatici, lesioni o botte come causa della morte. Entro dicembre, col processo, si dovrebbe comunque concludere una triste vicenda che ricorda, in fotocopia francese, quella di Stefano Cucchi. Per il quale però, al momento, la parola omicidio non fa parte del fascicolo approdato nelle aule di piazzale Clodio. Non parla, non sorride, né può alzarsi da sola dal lettino. Si nutre solo attraverso un sondino introdotto nel suo corpo dalla trachea, eppure con le infermiere e i medici del reparto di pediatria ha stabilito un rapporto e quella è diventata la sua famiglia. La piccola è nata alla fine del 2009 da due genitori ventenni, nomadi di origine romena, che la lasciarono in ospedale a Livorno perché non erano in grado di accudirla. «Il padre - racconta il primario di Pediatria, Edoardo Micheletti ogni volta che torna a Livorno, circa una volta l'anno, viene a chiedere notizie di lei. Anche se non vogliono vederla, i genitori ci tengono a sapere come sta». Affetta da una gravissima cerebropatia genetica, mese dopo mese la bambina è stata così «adottata» e coccolata dal personale dell'ospedale. Ora, a due anni e mezzo, potrebbe proseguire la sua vita in una casa-famiglia in grado di offrirle cure adeguate e quel calore che non sempre può darle un reparto ospedaliero. Il destino della bambina sarà deciso dal tribunale fiorentino entro i prossimi due-tre mesi. Il futuro della piccola sarà dunque in una struttura residenziale specializzata nel trattamento di pazienti così gravi: ne sono già state individuate tre in altrettante regioni italiane (Lombardia, Sardegna e Abruzzo) ma sarà il tribunale a decidere le modalità, ovvero se la bambina sarà adottata oppure data solo in affidamento. «La bambina del resto - spiega Micheletti - si trova in una situazione di totale dipendenza da altri, con limitatissime capacità relazionali e allettata, nutrita con un sondino. A occuparsene deve essere una struttura capace di assicurare con competenza specialistica l'adeguata assistenza a un paziente tracheomizzato». A lei però si è affezionato tutto il personale del reparto che in questi due anni e mezzo di vita non le ha fatto mancare nulla: assistenza eccellente, ma anche tutine, giocattoli e feste di compleanno. «La bambina - prosegue Micheletti - riesce in qualche modo a interagire con l'ambiente: si esprime con la mimica del volto, il pianto. Determinate posture e atteggiamenti fanno capire quando gradisce o meno qualcosa e se vuole essere presa in collo». Quando se ne andrà da Livorno sarà un giorno di grande malinconia: «Tutti noi siamo consapevoli che non può continuare a vivere in ospedale - ammette Micheletti ma è chiaro che con lei abbiamo stabilito un rapporto e quella sarà una giornata triste». La sfortunata vita di questa bambina è stata anche segnata dalla burocrazia e dalla complicazione di non avere una cittadinanza ben definita. «Questo ha certamente dilatato i tempi del tribunale che ci ha messo un anno per rintracciare i genitori e avviare le pratiche per lo stato di adottabilità», ha confermato il primario. Una vicenda che si intreccia anche con il dibattito in corso in Italia relativamente sullo Ius soli, ovvero sulla concessione della cittadinanza italiana ai figli di stranieri nati nel nostro Paese. «Se questa legge ci fosse stata - conclude Micheletti - avrebbe semplificato di molto la situazione della bambina e accelerato le procedure di adottabilità». Razzismo in cella Livorno NICOLA LUCI L'uomo si lamentava: «Qui odiano gli italiani, ce l'hanno con me» Ha due anni e si nutre con un sondino applicato alla trachea Ventenni rom Non potevano accudirla Avviato il difficile iter per l'adozione Bimba disabile viene adottata dall'ospedale I genitori stranieri non potevano curarla Due anni fa era nata fortemente menomata. I genitori rom non avevano la capacità di accudirla e l'hanno lasciata all'ospedale che per due anni l'ha assistita. Il primario: «Ma non la possiamo tenere in eterno». ROMA Maxi rissa fra famiglie Una violenta rissa condominiale che ha visto fronteggiarsi a calci e pugni due nuclei famigliari, si è conclusa sabato pomeriggio con ben cinque arresti, - praticamente tutti i coinvoltiadeccezionedi un minorenne-aViganò, piccolocentrodella Brianzainprovincia di Lecco. I carabinieri erano già intervenuti in passato per sedare altre liti condominiali. 29 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
A ssieme al «vecchio» Ser-ge Moscovici, è l'ideato-re della campagna elet-torale di François Hol-lande: lo segue come un'ombra, ne determina gli incontri, ne seleziona le uscite mediatiche. Per questo Faouzi Lamdaoui, 49 anni, già vice segretario nazionale del Ps e oggi capo dello staff presidenziale del candidato socialista all'Eliseo, è la persona più indicata per raccontare, «dal vivo», una campagna che, dice a l'Unità, «può portare al cambiamento in Francia e porre le basi per la fine del ciclo conservatore in Europa». A chi, dentro e fuori la Francia, dipinge Hollande come un «ammazza-mercati», Lamdaoui risponde tagliente: «È una ridicola caricatura. François sa bene l'importanza dei mercati e della finanza, ma al tempo stesso non crede che il loro sia il Verbo a cui la politica debba accondiscendere sempre e comunque. Tra politica e mercato deve esistere un rapporto dialettico, e l'attuazione di un programma fondato su principi di equità fiscale e di giustizia sociale, non è contro il mercato ma al contrario permette di coniugare rigore e crescita. Hollande non “ammazza i mercati” ma non intende essere neanche un loro servitore. Ciò significa, ad esempio, «riorientare» il Fiscal compact (il patto sulla disciplina di bilancio su cui si sono impegnati 25 dei 27 Paesi dell'Ue, ndr) con misure che favoriscano la crescita, con la convinzione che un accordo basato solo sulla disciplina di bilancio è un accordo che porterà alla rovina l'Europa. Quello della crescita deve divenire un obiettivo comune dell'Europa, e in questa direzione si muoverà da subito Hollande se sarà presidente. A parole tutti i leader europei si dicono d'accordo ma occorre trasformare le parole in atti conseguenti, e il primo banco di prova è una revisione del Fiscal compact, partendo, ad esempio, con gli eurobond». Di origini algerine. Lamdaoui è anche il segretario nazionale del Ps per le pari opportunità: «La lotta contro ogni forma di discriminazione sarà una delle priorità di una presidenza Hollande. La Costituzione francese non fa distinzione tra i cittadini in base alla loro religione o alla loro etnia, ma la realtà, di fatto, è diversa. Ogni giorno c'è discriminazione sociale sia nel settore pubblico che in quello privato, e ci sono pratiche “coloniali” da parte della estrema destra: riteniamo che per farla finita con queste idee e per stabilire il principio di uguaglianza, si debbano affrontare i veri problemi, concependo la multietnicità come un valore e non come un peso nella crescita democratica della comunità nazionale. Un discorso che vale per la Francia come per l'Europa. La disponibilità manifestata da Hollande ad una revisione costituzionale per dare il voto agli stranieri extracomunitari nelle elezioni locali va nella direzione dell'integrazione e di un'estensione oculata del concetto di cittadinanza, fondato su diritti e doveri condivisi». I media internazionali stanno dando molto risalto al voto francese. È solo rispetto per la “grandeur” francese? «Direi proprio di no. Certo, c'è la consapevolezza che la Francia è uno dei “motori” dell'Europa, membro permanente al Consiglio di sicurezza dell'Onu, insomma è un Paese che conta sullo scenario internazionale. Stavolta, però, c'è molto di più. A spiegare questo interesse è la comprensione della posta in gioco». Quale sarebbe questa “posta”? «Non è soltanto quella di determinare un'alternativa politica alla guida della Francia. La vera, grande, posta in gioco è la possibilità di attuare un programma di governo utile a superare la crisi economica. Fin dall'inizio, Hollande si è presentato come uno statista che mira al cambiamento e non alla gestione dell'esistente, consapevole dell'importanza del mercato ma non subalterno alle sue logiche né sottomesso ai suoi voleri. Al tempo stesso, ha mostrato di essere un politico che intende unire e non dividere la sinistra. Questo impegno è sempre valido. Ma in questo ballottaggio non ci saranno negoziati con gli altri partiti della gauche». Da capo dello staff presidenziale, lei è forsela persona più indicata per rispondere a questa domanda: che campagna elettorale è quella che sta conducendo Hollande? «Molto faticosa direi (sorride). Una campagna che unisce modernità e tradizione…». Vale a dire? «Hollande all'Eliseo, la vera posta in gioco è l'uscita dalla crisi» Intervista a Faouzi Lamdaoui UMBERTO DE GIOVANNANGELI Un uomo tiene un manifesto di François Hollande durante un discorso del candidato socialista a Hirson Il capo dello staff presidenziale «François non ammazza i mercati, ma non è neanche il loro servitore. La crescita? Sarà l'obiettivo comune dell'Europa Gli elettori di Le Pen? Vogliamo che tornino dalla parte del progresso» Primo Piano Il voto francese 10 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
I l nostro appoggio al governoMonti non è in discussione, mail presidente del Consiglio e ilsuo esecutivo non possono pensare di continuare a dire agli italiani per un altro anno che non hanno la bacchetta magica. Serve più coraggio: alle politiche di rigore, necessarie perché il rischio Grecia è ancora lì e perché siamo sempre il balia dello spread, devono affiancarsi misure per la crescita». Paolo Gentiloni, deputato Pd, è convinto che nessuno voglia davvero il voto anticipato a ottobre, si arriverà a fine legislatura, ma è convinto che il governo debba cambiare passo. Quanto ai sommovimenti al centro e nel Pdl avverte il suo partito: «Non vorrei che in questo clima dove ognuno cerca di cambiare pelle si presenti come nuovo ciò che è vecchio mentre il Pd, che è l'unica novità nel panorama politico italiano degli ultimi anni, finisce per presentarsi come vecchio». Gentiloni, eppure Silvio Berlusconi, dopo un mese di silenzio, lancia la federazione dei moderati, vuole cambiare il nome al suo partito e cerca la sponda con i centristi. Secondo lei è solo un modo per distrarre l'attenzione dal processo Ruby o sta davvero accadendo qualcosa? «Non credo che il centrodestra possa uscire dalla crisi del berlusconismo con Berlusconi, la sua leadership non è più riproponibile. Mi sembra piuttosto il solito teatrino della politica a cui ci aveva abituato». Alfano però annuncia grandi novità. «Le trovate di marketing politico che ogni tanto sentiamo e i preannunci di mirabolanti novità non le prenderei troppo sul serio. Mi sembra un po' la storia della discesa in campo che si ripete e la seconda volta sembra più una farsa. L'unico grande evento a cui stiamo assistendo è lo scioglimento del Polo di centrodestra, che prima ha perso Casini e Fini e adesso vede in grandissima difficoltà i suoi due pilastri fondamentali: Berlusconi e Bossi. Si sta sciogliendo in un mare in tempesta e questo è un fatto che deve interpellare anche noi perché, malgrado il loro tentativo di ristrutturarsi, è un processo che riguarda anche il Pd. Noi dobbiamo giocare la nostra partita in questo quadro di crollo del centrodestra la cui ristrutturazione potrebbe coinvolgere l'area centrale della politica e dunque non possiamo stare fermi all'alleanza con Sel e Idv». Non crede che questa rincorsa al centro da parte di tutti i partiti lasci libero il campo a sinistra,come sostiene Vendola? «Non sono d'accordo e temo l'evocazione di questo rischio. L'esperienza ci dice che il Pd, più “democratico” e meno spostato a sinistra, quello della campagna elettorale del 2008, non ha lasciato all'antipolitica più spazi di quelli che vedo oggi. Il nostro partito non lascia spazi alla propria sinistra nel momento in cui è portatore di una proposta vincente di governo e può polarizzare su di sé il voto di milioni di elettori moderati e di sinistra perché destinato a svolgere un ruolo centrale nel governo. Noi dobbiamo essere un partito interlocutore di tutte le forze sociali, la Cgil ma anche gli altri sindacati, la Confindustria e il mondo delle piccole imprese». È fantapolitica l'ipotesi di un voto a ottobre o qualcuno ci sta facendo un pensierino sopra? «Solo un folle potrebbe proporre elezioni anticipate ad ottobre con questa legge elettorale, senza riforme e ballando sull'orlo dello spread. Il Pd non è per questa linea e giustamente Bersani lo ricorda spesso, ma non vedo aspiranti suicidi neanche nelle altre forze politiche». Invece in Francia si sta votando e su Hollande sono puntati gli occhi non soltanto dei progressisti europei. Secondo lei quelle elezioni daranno il cambio di passo in Europa? «Se vincesse Hollande intanto sarebbe un grande cambiamento per la Francia: la gauche non è al governo da decenni e credo che stavolta sarebbe possibile un successo. Non penso però che dobbiamo sovraccaricare di aspettative il successo di Hollande in Francia: quello a cui dobbiamo aspirare è un maggiore mix di rigore e crescita in Europa e a questo potrebbero collaborare sia Monti sia Cameron. La vera svolta europea per le politiche non viene dalla vittoria di Hollande ma soltanto da una vera unità europea, con istituzioni comuni forti e politiche economiche comuni volte alla crescita». Lei parla di un cambio delle politiche europee ma anche qui il governo Monti, pur godendo ancora della fiducia degli italiani, inizia ad avere un calo di appeal. Solo rigore è duro da far digerire. «Il governo Monti nei primi cento giorni ha fatto miracoli, anche agli occhi del nostro elettorato, perché ha messo fine all'era di Berlusconi e ci ha restituito credibilità all'estero. Ma adesso deve proporre una via che non sia solo quella del rigore sui conti. È difficile risollevare i livelli di vita delle famiglie e l'economia italiana solo con l'austerità. Ed è difficile andare avanti così per un altro anno». Il deputato Pd: «Ipotesi assurda le elezioni subito senza aver fatto le riforme e in balia dello spread Le alleanze? Non è un errore guardare al centro» «Solo un folle può pensare al voto anticipato» Intervista a Paolo Gentiloni MARIA ZEGARELLI Foto Ansa mzegarelli@unita.it mento degli ex Presidenti della Camera. È grave che non si sia compreso che quella strada non andava neppure presa in considerazione. Vi chiediamo perciò, in vista della prossima riunione dell'Ufficio di Presidenza, di voler ripensare questa scelta e di annunciare l'avvio di una revisione complessiva delle spese volta a individuare l'esistenza di eventuali sprechi ed eliminarli. Da noi e dalla nostra responsabilità, individuale e collettiva, dipende davvero la possibilità di restituire alla politica la dignità smarrita e di non danneggiare la più alta Istituzione del Paese. Grazie della Vostra attenzione On. Sandra Zampa, On. Paolo Corsini, On. Sandro Brandolini, On. Vittoria D'Incecco, On. Rodolfo Viola, On. Giulio Santagata, On. Daniela Sbrollini, On. Gino Bucchino, On. Tommaso Ginoble, On. Lucia Codurelli. Il deputato Pd Paolo Gentiloni ROMA Silvio Berlusconi Come chiamare il Pdl I Moderati: questo il nome che secondo il senatore Pdl Gaetano Quagliariello, sarebbeperfetto persostituireil Pdl.« Èvero - glichiedonoSabelli Fioretti eLauroalla trasmissione di Radio2 “Un giorno da pecora”- che Silvio Berlusconi vuole cambiare nome al partito? «Non farebbe male». Ma la scelta spetta a Berlusconi, «il più bravo di tutti». 13 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
un atto dovuto, che serve a evitare gli effetti retroattivi della norma taglia-stipendi contro cui qualche Paperone di Stato avrebbe potuto ricorrere. Stando a questa scuola di pensiero, insomma, il governo nell'introdurre il tetto massimo agli stipendi - avrebbe messo al riparo, ai fini previdenziali, i versamenti oltre il tetto massimo effettuati in precedenza. Domanda: ma perché farlo soltanto per i super-manager anziani, che rimarranno fino alla fine della loro carriera «nelle medesime funzioni» in cui stavano a dicembre scorso e non per tutti? E qui spunta la seconda scuola di pensiero. Tra i tecnici del ministero dell'Economia, infatti, c'è chi sostiene che la norma contenuta nel decreto legge del 24 marzo scorso può consentire a una decina di «superfortunati» di preservare l'assegno della pensione dalla riduzione prevista dal tetto imposto agli stipendi. Traduzione: il Salva Italia taglia le pensioni e fissa un limite agli stipendi degli alti burocrati? Bene. Chi chiuderà la carriera nella Pubblica amministrazione nel giro di un paio d'anni senza cambiare l'attuale incarico perderà sì la differenza tra il vecchio stipendio (tanto per fare due esempi, il capo della Polizia Antonio Manganelli guadagnava 621mila euro, il ragioniere di Stato Mario Canzio 562 mila euro) e quello nuovo (293mila). Ma i contributi versati anche dopo la norma del taglia stipendi, stando a quello che sostengono alcuni tecnici di via XX settembre, potrebbero con questa leggina essere tarati sui vecchi stipendi e non sul nuovo (ridotto). Censire e dare un nome agli eventuali beneficiari è impossibile, anche perché nessuno può sapere se, tanto per restare nei precedenti esempi, Manganelli (classe '50) o Canzio (classe '47) chiuderanno la loro carriera nelle reciproche postazioni. Ma il decreto del 24 marzo potrebbe forse restituire a qualche alto funzionario, magari meno esposto sul piano pubblico, una parte dei soldi persi col nuovo tetto degli stipendi. Grazie a un intervento in extremis su quella parolina magica che per troppi è diventata un dramma e per pochissimi una risorsa: la pensione. È davvero così? Oppure si tratta di un clamoroso errore che favorirà pochi fortunati? Forse, il decreto andrebbe semplicemente spiegato per fugare ogni dubbio. «... con riferimento alle anzianità contributive maturate...» Parole decisive Strano Paese il nostro, dove c'è chi invoca mano libera sui licenziamenti come se il pagamento di troppi e lauti stipendi fosse il principale dei problemi. Strano perché anche ieri l'Ocse ha ribadito che l'Italia resta nella parte bassa della classifica dei salari medi netti nell'area di riferimento, dietro alla Spagna e a tutti i big dell'Unione europea. Nel rapporto “Taxing Wages” sul 2011 dell'organizzazione francese emerge che lo stipendio medio netto di un lavoratore italiano l'anno scorso è stato di 25.160 dollari (meno di ventimila euro), collocando il nostro Paese al 23/o posto tra i 43 Stati membri dell'Ocse. Una graduatoria che ci colloca davanti alla Grecia (17.708 dollari) e al Portogallo (21.013), ma dietro alla citata Spagna (27.741), l'Irlanda (31.810), oltre che agli altri tre Paesi Ue appartenenti al G8, Francia (29.798), Germania (33.019) e Gran Bretagna (38.952). TENDENZA DECENNALE A determinare la magrezza delle buste paga italiane influisce anche l'elevato peso del fisco: sempre secondo le cifre Ocse, il cuneo fiscale nel 2011 per un single senza figli a carico, con un salario in linea con la media, è stato del 47,6%, 0,7 punti percentuali in più rispetto al 2010. Un livello di imposizione che colloca il nostro Paese molto al di sopra della media Ocse (35,3%) e di quella dell'Ue a 21 (41,5%), e al sesto posto della graduatoria dei Paesi membri dell'organizzazione. Un gradino più in basso rispetto all'anno scorso, grazie al sorpasso dell' Ungheria, balzata al secondo posto con un cuneo fiscale al 49,4%, a pari merito con la Francia e dietro al Belgio (55,5%). Il nostro Paese, ricorda poi l'Ocse, è ormai da un decennio stabilmente al di sopra della media per quanto riguarda il cuneo fiscale: già nel 2000, infatti, «il peso medio della tassazione era almeno 10 punti percentuali più elevato della media Ocse per tutti i tipi di famiglia, e la differenza si è ampliata nel corso degli ultimi undici anni». EFFETTO COMBINATO Dai numeri internazionali a quelli, non meno importanti, riguardanti la specifica realtà italiana. A fornirli è stata l'Inps che ha diffuso i dati del primo trimestre dell'anno relativi all'età media di pensionamento, cresciuta rispetto allo stesso periodo del 2011. Tutto ciò prima che la riforma Fornero abbia potuto dispiegare i suoi effetti. In particolare, l'effetto combinato della finestra mobile, prevista per il 2011 dalla riforma Sacconi, e dello «scalino» per la pensione di anzianità, previsto dalla precedente riforma Damiano, ha portato l'età media di uscita dai 60,4 anni medi nel 2011 ai 61,4 registrati, appunto, nei primi tre mesi del 2012. Ed ancora, per il settore pubblico l'innalzamento dell' età è stato ancora più rapido (dai 60 anni dei primi tre mesi del 2011 ai 61,4 dello stesso periodo del 2012), a causa della stretta ulteriore, rispetto al privato, sull'età delle donne (passata nel 2011 da 60 a 61 anni). L'inasprimento dei requisiti ha portato un dimezzamento del numero delle nuove pensioni liquidate nel settore privato nei primi tre mesi del 2012 (da 93.552 a 45.318), e a un calo del 32% degli assegni liquidati nel settore pubblico (da 17.313 a 11.753). Si tratta, come detto, solo degli effetti delle precedenti riforme, mentre per quelli della riforma Fornero (che ha abolito le quote, aumentato gli anni per la pensione di anzianità, inglobato la finestra mobile nei requisiti per il pensionamento e aumentato l'età di vecchiaia delle donne) bisognerà aspettare l'anno prossimo. Piazza Affari recupera il 2,92%, migliora lo spread Btp/Bund I MERCATI Stipendi bassi e costo del lavoro alto: una tenaglia, certificata ieri dai dati Ocse, che stringe l'Italia alle prese con la recessione. Intanto l'Inps comunica l'innalzamento dell'età di pensionamento nei primi tre mesi dell'anno. Il patto per la crescita invocato da Mario Draghi e i segnali positivi forniti dalla Bce hanno portato ottimismo nelle piazze europee, che hanno concluso unagiornatacaratterizzatadaandamenti al rialzo. Piazza Affari ha chiuso le contrattazioni con l'andamento migliore, in crescita del 2,92 per cento. Il Cac 40 di Parigi ha guadagnato il 2,02% mentre il Dax30 di Francoforte è progredito dell'1,73%. Migliora lo spread Btp-Bund che ha chiuso a 389,8 punti base con il rendimento del Btp a 10 anni al 5,64%. Ocse, i salari italiani restano bassi ma sale la pressione del fisco MARCO VENTIMIGLIA Cnh, conti in grande spolvero «C'è la possibilità di una revisione al rialzo dei target nel secondo trimestre, ma di solitosiaspettail terzo».Loha dettoilpresidentedi FiatIndustrial,SergioMarchionne,nella conferencecallconglianalistisuicontidiCnhdelprimotrimestre2012.Perorailgruppoha mantenuto invariati i target dell'anno in corso. 17 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
«La modernità è nell'uso dei nuovi mezzi di comunicazione che permettono di raggiungere e interloquire con tantissime persone, soprattutto giovani: Twitter, Facebook... Al tempo stesso, Hollande resta un politico “vecchio stampo”, nel senso positivo del termine: fortemente legato al territorio, profondamente convinto dell'importanza del rapporto diretto con le persone da cui trarre preziose indicazioni di lavoro. Nella sua campagna, comizi e web non sono in alternativa, ma tendono a integrarsi». Mancano dieci giorni al momento della verità. Sia Hollande che Sarkozy provano a conquistare quella parte dell'elettorato che nel primo turno si è orientata verso Le Pen. Ha fatto molto scalpore l'affermazione di Hollande, secondo cui una parte di coloro che hanno votato Le Pen al primo turno può tornare a riconoscersi nella gauche. Solo tattica o c'è dell'altro? «C'è molto d'altro. C'è la convinzione che la sinistra debba dare uno sbocco positivo a quella rabbia sociale che ha spinto molti elettori a un voto di protesta indirizattosi verso la Le Pen. Quella rabbia sociale non va interpretata come un'adesione ideologica alle posizioni estremiste del Front national, in particolare sul tema dell'immigrazione. Hollande ha usato parole chiare, che delineano un impegno oggi da candidato, domani, speriamo, da presidente: far sì che questi elettori, questi francesi, tornino a schierarsi, dalla parte del progresso, dell'uguaglianza, del cambiamento, dello sforzo comune e della giustizia contro i privilegi, la globalizzazione finanziaria e un'Europa debole: per Hollande è un impegno d'onore». Un memorandum in quattro punti, quattro proposte per correggere il Fiscal compact, il patto sulla disciplina di bilancio sottoscritto da 25 dei 27 Paesi Ue. «Il giorno dopo il voto, se riceverò il mandato, invierò un memorandum ai capi di Stato per rivedere il trattato», ha detto ieri François Hollande, parlando ad un comizio elettorale. Perché l'Europa non ha bisogno solo di rigore, ma di un «patto per la crescita». Per Hollande deve includere la «creazione di eurobond» destinati a finanziare le infrastrutture, l'ampliamento delle risorse per la Banca europea d'investimento, una tassa sulle transazioni finanziarie e l'impiego dei fondi strutturali europei inutilizzati. Qualcosa è cambiato da quando il candidato socialista alle presidenziali francesi ha inserito nel suo programma elettorale la rinegoziazione del Fiscal compact. Ieri anche il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha messo in guardia contro la linea esclusivamente rigorista delle politiche europee, parlando di un «growth compact, un patto europeo per la crescita». Hollande non può che compiacersene, lo fa pubblicamente. «Oggi molti leader europei, anche non socialisti, sostengono la mia idea», dice. Non la cancelliera tedesca, ma il candidato socialista si dice «pronto ad aprire questa discussione con la signora Merkel» all'indomani del voto: Berlino sarà la sua prima tappa. «Il rigore di bilancio, sì. L'austerità a vita, no», ha detto Hollande martedì sera sul primo canale tv. Dopo il successo al primo turno delle presidenziali ormai il tema è all'ordine del giorno in Europa. E anche il programma socialista assume una fisionomia più definita. «Quello che ci preoccupa non è quello che c'è nel trattato, ma quello che non c'è» ha detto al Financial Times l'ex ministro delle finanze Michel Sapin, responsabile della campagna di Hollande. «Un accordo basato solo sulla disciplina di bilancio è un accordo che porterà alla rovina l'Europa». Non si tratta di stracciare il Fiscal compact, ma di perfezionarlo: un protocollo aggiuntivo e degli impegni sostanziali per promuovere la crescita, fanno sapere i socialisti francesi, potrebbero essere il punto di mediazione. A Bruxelles già studiano la possibilità d'aumentare il capitale della Banca europea d'investimento. LA REGOLA D'ORO Sarkozy rilancia a modo suo. Ad un comizio in Alsazia ieri ha annunciato un referendum se il Senato dovesse mettersi di traverso sull'adozione della «regola d'oro» sul pareggio di bilancio. Il presidente uscente parla di sprechi, distingue tra quelli che lavorano davvero e di quelli che si cullano nell'assistenzialismo. Gioca le carte della destra tradizionale, non è stato «Merkozy» per caso. Finora il presidente francese è riuscito a irritare il centrista Bayrou, indignato dal fatto che i suoi voti siano stati messi sullo stesso piano di quelli lepenisti. E non ha incassato nulla dal Front National, se non una richiesta di chiarimenti da parte di Marine Le Pen: di fronte ad un duello tra lepenisti e socialisti al secondo turno delle politiche, come si comporterebbe l'Ump? Il partito di Sarkò sosterrebbe il Front National o i socialisti? Domande pretestuose, che anticipano il no lepenista a sostenere il presidente al ballottaggio. Marine Le Pen pensa al suo movimento futuro, il nome scelto «Rassemblement Bleu Marine», con il quale spera di colonizzare tutto lo spazio politico nella destra francese. E Sarkozy non può far altro che negare un'intesa sul ballottaggio. «Non ci sarà un accordo con il Front National e non ci saranno ministri», ha detto a radio France Info, specificando però di non voler «demonizzare» gli elettori lepenisti. Ai quali dedica in effetti molte cure. La sua campagna attacca il punto 50 - dei 60 del programma di Hollande - sul voto agli immigrati, confermato anche ieri dal candidato socialista per il 2013. Due deputati dell'Ump denunciano che 700 moschee avrebbero dato indicazione di votare per il socialista: il Consiglio francese del culto musulmano smentisce. Comunque sia, il dubbio viene istillato. Non sarà una campagna tra gentiluomini. In un fuori onda Sarkozy è fin troppo esplicito: «Hollande lo faccio esplodere, lo sfondo. Tiro fuori l'artiglieria pesante». Foto Ap mmastroluca@unita.it La sfida con Sarkò: «Quattro politiche per la crescita Ue» Una lettera ai leader Ue per cambiare il Fiscal compact e puntare alla crescita. Hollande: «È la prima cosa che farò se eletto». Nel piano, eurobond e tassa su transazioni finanziarie. Sarkozy: referendum sul pareggio di bilancio. MARINA MASTROLUCA Spin doctor Faouzi Lamdaoui (a destra) con François Hollande Carlà e il futuro del marito Nicolas Sarkozy non ha nessuna intenzione di mettere fine alla sua carriera politica, qualoravenisse sconfitto alballottaggio presidenziale del 6 maggio. È quanto ha fattocapire Carla Bruni-Sarkozy, secondo il settimanale Le Nouvel Observateur. In caso di sconfitta, il Presidente uscente starebbe già pensando alle elezioni del 2017, scrive il giornale. 11 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
Marcatori I tabellini 24 RETI: Ibrahimovic (Milan) 21 RETI: Cavani (Napoli) 20 RETI: Di Natale (Udinese); Milito (Inter) 17 RETI: Palacio (Genoa) 15 RETI: Denis (Atalanta) 14 RETI: Jovetic (Fiorentina) 12 RETI: Miccoli (Palermo);Klose (Lazio); Giovinco (Parma) 11 RETI: Calaiò (Siena); Osvaldo (Roma); Di Michele (Lecce) 10 RETI: Di Vaio (Bologna);Matri (Juventus); Pinilla (Cagliari); Destro (Siena) 9 RETI: Borini (Roma); Nocerino (Milan); Lavezzi (Napoli) 8 RETI: Lodi (Catania); Hernanes (Lazio); Mutu (Cesena); Hamsik (Napoli); Marchisio (Juventus) 7 RETI: Larrivey (Cagliari), Rigoni (Novara); Bergessio (Catania); Floccari (Parma);Muriel (Lecce);Diamanti (Bologna) Risultati 33ª giornata Atalanta 1 - 0 Chievo Cagliari 3 - 0 Catania Cesena 0 - 1 Juventus Lecce 0 - 2 Napoli Milan 1 - 0 Genoa Novara 2 - 1 Lazio Palermo 1 - 2 Parma Roma 1 - 2 Fiorentina Siena 1 - 1 Bologna Udinese 1 - 3 Inter LECCE 0 PALERMO 1 LAZIO 1 NAPOLI 2 PARMA 2 SIENA 1 UDINESE 1 CESENA 0 Sport ROMA 1 MILAN 1 punti partite in casa fuori casa reti G V N P G V N P G V N P F S 1 Juventus 74 34 20 14 0 17 12 5 0 17 8 9 0 58 18 2 Milan 71 34 21 8 5 17 10 5 2 17 11 3 3 64 27 3 Lazio 55 34 16 7 11 17 9 5 3 17 7 2 8 50 43 4 Napoli 54 34 14 12 8 17 8 6 3 17 6 6 5 60 41 5 Inter 52 34 15 7 12 17 8 4 5 17 7 3 7 50 46 6 Udinese 52 34 14 10 10 17 11 4 2 17 3 6 8 45 35 7 Roma 50 34 15 5 14 17 10 3 4 17 5 2 10 53 48 8 Catania 46 34 11 13 10 17 9 5 3 17 2 8 7 44 46 9 Parma 44 34 11 11 12 17 8 5 4 17 3 6 8 46 51 10 Siena 43 34 11 10 13 17 8 4 5 17 3 6 8 42 36 11 Atalanta (-6) 43 34 12 13 9 17 8 6 3 17 4 7 6 38 36 12 Chievo 43 34 11 10 13 17 7 5 5 17 4 5 8 30 41 13 Bologna 42 34 10 12 12 17 6 4 7 17 4 8 5 35 40 14 Fiorentina 41 34 10 11 13 17 7 5 5 17 3 6 8 34 39 15 Palermo 41 34 11 8 15 17 10 1 6 17 1 7 9 47 53 16 Cagliari 41 34 10 11 13 17 7 7 3 17 3 4 10 36 42 17 Genoa 36 34 9 9 16 17 7 6 4 17 2 3 12 44 63 18 Lecce 35 34 8 11 15 17 3 6 8 17 5 5 7 38 51 19 Novara 28 34 6 10 18 17 4 8 5 17 2 2 13 29 57 20 Cesena 22 34 4 10 20 17 2 7 8 17 2 3 12 21 51 Zlatan Ibrahimovic, capocannoniere La classifica di A NOVARA: Fontana, Morganella, Lisuzzo, Paci, Garcia, Porcari, Pesce, Rigoni, Mazzarani (30' st Radovanovic),Morimoto(12'stMascara),Caracciolo (38' st Centurioni) LAZIO: Marchetti, Scaloni, Dias, Diakitè, Garrido, Cana (33' st Matuzalem), Ledesma, Candreva (38' st Rozzi), Mauri, Rocchi (17' st Alfaro), Kozak ARBITRO: Orsato RETI: 35'aut.Diakitè, 36'Candreva; 79'Mascara NOTE: Angoli: 5-2 per la Lazio Recupero: 2' e 3' Ammoniti: Paci, Morganella, Garrido, Kozak, Candreva e Dias NOVARA 2 LECCE: Benassi, Oddo, Esposito, Tomovic, Cuadrado, Delvecchio, Giacomazzi (25' st Bojinov), Blasi, Brivio (26' pt Di Matteo), Muriel NAPOLI: De Sanctis, Campagnaro (17' st Fernandez),Cannavaro,Aronica,Maggio,Gargano, Inler, Zuniga, Hamsik ARBITRO: Tagliavento RETI: nel pt 5' Hamsik; nel st 6' Cavani. NOTE: angoli: 2 a 1 per il Napoli. Recupero: 1' e 4'. Ammoniti: Cuadrado, Fernandez, Blasi, Dzemaili , Cannavaro e Delvecchio per reciproche scorrettezze,DeSanctispercomportamentononregolamentare. Spettatori: 18.100. PALERMO: Viviano, Labrin,Silvestre, Mantovani, Munoz, Donati, Della Rocca (37' pt E. Barreto), Aguirregaray (29' st Miccoli), Vasquez, Hernandez, Budan (20' st Ilicic) PARMA: Mirante,Zaccardo(18'ptA.Lucarelli),Paletta,Santracroce,Biabiany,Morrone,Valdes,Galloppa, Modesto (1' st Jonathan), Okaka ARBITRO: Russo RETI: nelpt 6'Hernandez; nelst10' Okaka,25'Biabiany. NOTE: angoli: 4-3 per il Parma. Recupero: 1' e 5'. Ammoniti: Galloppa, Vasquez e Miccoli. Spettatori: 14.365, per un incasso di 208.656,00. SIENA: Brkic, Rossettini, Contini, Terzi, Vitiello, Vergassola, Gazzi (19' st Bolzoni), D'Agostino, Rossi,Brienza(29'stGrossi),Destro(11'stBogdani) BOLOGNA: Agliardi,Raggi,Portanova,Antonsson, Kone, Perez (7' st Garics), Taider, Morleo, Ramirez (15' st Di Vaio), Diamanti (42' st Belfodil), Acquafresca ARBITRO: Calvarese RETI: nel st, 7' Destro, 24' Diamanti. NOTE: Angoli: 8-2 per il Siena. Ammoniti: Vergassola e Vitiello per gioco scorretto, Rossi per proteste. Recupero: 1' e 4'. BOLOGNA 1 UDINESE: Handanovic, Benatia, Danilo, Domizzi, Basta (16' st Pereyra), Pinzi, Pazienza (32'st Torje), Asamoah, Armero (16'st Pasquale), Floro Flores, Di Natale INTER:JulioCesar,Maicon,Lucio,Ranocchia,Nagatomo, Guarin, Stankovic , Cambiasso, Alvarez (21'stObi), Sneijder(41'stPoli);Milito(40'stZarate). ARBITRO: Banti RETI: nelpt6'Danilo,10'e28'Sneijder,38'Alvarez NOTE: Recupero: 1' e 6'. Angoli: 7-4 per l'Udinese Ammoniti: Stankovic, Danilo per gioco scorretto, Floro Flores per proteste. Spettatori: 20 mila circa INTER 3 CESENA: Antonioli, Benalouane, Moras, Rodriguez, Ceccarelli, Parolo, Colucci, (32' pt Guana), Djokovic (32' st Rossi), Santana, Del Nero (20' st Arrigoni), Rennella. JUVENTUS: Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Caceres(24'stGiaccherini),Vidal,Pirlo,Marchisio, De Ceglie (29' st Del Piero), Vucinic, Matri (29 st Borriello). ARBITRO: Guida. RETE: al 34' Borriello. NOTE: Ammoniti Rennella, Pirlo, Matri e Guana per gioco falloso. Angoli: 15-3 per la Juventus. Recupero: 3' e 3'. Spettatori: 23.343. JUVE 1 Prossimo turno Domenica 29/04/2012 ore 15.00 Cagliari - Chievo Sabato ore 18.00 Roma - Napoli Sabato ore 20.45 Atalanta - Fiorentina Lecce - Parma Siena - Milan Palermo - Catania Sabato ore 18.00 Bologna - Genoa ore 12.30 Inter - Cesena Novara - Juventus Udinese - Lazio ore 20.45 Numeri ROMA: Curci, Josè Angel (1' st Marquinho), Heinze(35'stTallo),Kjaer,Taddei,DeRossi,Greco (1' st Gago), Pjanic, Totti, Osvaldo, Borini FIORENTINA:Boruc,Camporese,Natali,Nastasic, Cassani, Behrami, Kharja, Lazzari, De Silvestri, Jovetic (32' st Ljajic), Cerci (9' st Amauri, dal 43' st Olivera) ARBITRO: Brighi RETI: 3' pt Jovetic, 26' st Totti, 47' st Lazzari NOTE:Angoli:6-2perlaRoma.Recupero:0'e5' Espulso: Osvaldo. Ammoniti: Josè Angel, Totti, Natali Behrami e De Rossi per gioco scorretto, De Silvestri per perdita di tempo. FIORENTINA 2 MILAN: Abbiati, Abate, Nesta, Yepes, Antonini (35'stMaxiLopez),Nocerino,VanBommel(5'st Boateng), Muntari, Emanuelson, Ibrahimovic, El Shaarawy (5' st Cassano). GENOA: Frey, Sculli (31' st Alhassan), Granqvist, Kaladze, Moretti, Belluschi (36' st Veloso), Birsa (24'stCarvalho),Kucka,Biondini,Jankovic,Palacio. ARBITRO: Gervasoni di Mantova. RETE: nel st 41' Boateng. NOTE: AmmonitiAbate,Yepes,Muntari,Jankovic, Moretti. Espulso al 27' st Jankovic. Recupero: 1' e 4' Angoli: 9-1 per il Milan. GENOA 0 46 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
D opo la presentazione degli emenda-menti al disegno di legge di riformasul mercato del lavoro, comincia alSenato un lavoro difficile. Come Partito democratico abbiamo svolto una preziosa opera di regia tra Camera e Senato, che è iniziata già dal momento del confronto tra governo e parti sociali su questo tema, ed è proseguita fino alla stesura delle nostre richieste di emendamento. Nel corso del confronto abbiamo evidenziato i risultati che sono già stati conseguiti, a partire dall'utile compromesso che si è raggiunto sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Aver ripristinato anche per i licenziamenti per motivo economico la possibilità per il giudice, accanto al risarcimento, di reintegrare il lavoratore, ha riconsegnato all'articolo 18 un potere di deterrenza nei confronti dei licenziamenti facili che renderà più sicuri i lavoratori soprattutto nel momento dell'attuale crisi. L'accordo che è stato raggiunto dai segretari dei partiti che sostengono il governo con il presidente del Consiglio non va modificato. Adesso occorre concentrare la nostra attenzione sulle correzioni che riguardano il tema delle protezioni sociali e della flessibilità. Per quanto riguarda le riforme relative allo stato sociale, noi abbiamo fin dall'inizio messo in luce una contraddizione che riguarda la transizione dal vecchio al nuovo sistema che si completerà nel 2017. Restiamo critici di fronte ad un esito che, mentre allontana il momento della pensione, rende più brevi i periodi di protezione sociale attraverso la cosiddetta nuova Aspi (Associazione sociale per l'impiego) che sostituirà progressivamente cassa integrazione e mobilità. C'è il rischio che si produca un vuoto temporale tra il momento dell'eventuale licenziamento del lavoratore e il momento dell'andata in pensione, che potrebbe riproporre il tema dei cosiddetti “esodati” (platea composita comprendente lavoratori in mobilità, licenziamenti individuali, esodati dalle Poste, Eni e Telecom, lavoratori della scuola, lavoratori che fanno versamenti volontari, ecc.) che dovrà essere affrontato e risolto entro l'estate, anche per gli anni successivi. Intanto dobbiamo proporci, con i nostri emendamenti, di migliorare i nuovi ammortizzatori sociali avendo un occhio di particolare riguardo ad alcune situazioni di sofferenza: il Mezzogiorno, con i particolari problemi occupazionali che insistono su quell'area; i lavoratori del settore agricolo, che corrono il rischio di avere forti penalizzazioni nelle tutele e nel risultato pensionistico; i giovani del lavoro precario, per i quali non è possibile prevedere un innalzamento dei contributi previdenziali a livello di quelli del lavoro dipendente senza riservare loro adeguate protezioni. Una correzione in questo senso andrà ricercata prevedendo le compensazioni e le coperture finanziarie che si rendono necessarie. Sempre per quel che riguarda i giovani, dobbiamo cogliere l'occasione con la riforma per fissare una demarcazione che distingua le prestazioni di lavoro genuinamente autonome da quelle di lavoro autonomo mascherato: ad esempio le finte partite Iva, i finti associati in partecipazione e il finto lavoro a progetto. Possiamo trovare indicatori tipici che individuino le vere situazioni di autonomia, oppure riproporre una elencazione di mansioni di basso contenuto professionale, già elaborata al tempo del governo Prodi, come riferimento esemplificativo da rimandare alla definizione della contrattazione di categoria. Quel che si vuole affermare è che non bisogna tornare a una situazione nella quale le mansioni di qualifica più bassa vengano espletate attraverso una forma opportunistica di finto lavoro autonomo al solo scopo di avere il massimo di flessibilità e il minor costo del lavoro. Infine, se vogliamo che i giovani non siano lasciati in balia di loro stessi nel momento della fissazione dei compensi per il lavoro parasubordinato, occorre che anche per questo caso siano fissati compensi minimi per legge o che essi vengano rimandati alla contrattazione collettiva. Un altro capitolo da affrontare è quello del lavoro femminile. Abbiamo proposto una normativa più semplificata per la tutela dalle dimissioni in bianco e proponiamo che le tre giornate di congedo dei padri per l'assistenza dei figli non venga scorporata dai permessi delle madri. Sul tema del lavoro flessibile riteniamo che l'uso dei voucher non debba essere ulteriormente esteso, e che non vengano abolite le soglie reddituali (7mila euro) che li rendono utilizzabili anche per il lavoro stagionale in agricoltura. Con la formula proposta dal governo c'è il rischio che il lavoro dipendente stagionale in questo settore scompaia definitivamente. Il complesso degli emendamenti presentati riguarda anche problemi di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, l'estensione delle tutele a cura degli enti bilaterali che possono sostituire l'Aspi e le questioni della cura dei lavoratori disabili. Si tratta ora di procedere. Nella commissione lavoro del Senato e nella discussione parlamentare, occorre ricercare i punti di correzione che abbiano il più largo sostegno politico e che rendano la riforma del mercato del lavoro più inclusiva per i giovani, capace di limitare la precarizzazione del lavoro e di contemperare le esigenze di tutela dei lavoratori con quelle dello sviluppo e della competitività delle imprese. I nodi da rivedere L'ANALISI Da considerare le difficoltà del Mezzogiorno e dei giovani precari, per i quali non è possibile alzare i contributi. Necessarie nuove regole per smascherare i «finti autonomi» Foto Ansa Cesare Damiano Lavoro, dalle tutele alle partite Iva come migliorare la riforma Dopo l'accordo sull'articolo 18 la discussione arriva ora in commissione al Senato e al dibattito parlamentare. Dove bisogna puntare a correzioni condivise, a partire dagli ammortizzatori sociali DEPUTATO PD Tiziano Treu SENATORE PD Maroni attacca i giudici Maroni attacca i magistrati. «Il losco personaggio che dice “stronzate fangose” sulla Lega è stato interrogato dai pm napoletani a ottobre 2011. Che strano, queste notizie “esplosive” sono rimaste nel cassetto dei pm per ben 6 mesi e sono uscite solo oggi, a 2 settimane dal voto...Domani presentiamo le prime denunce contro i monnezzai romani». Una manifestazione di precari davanti a Montecitorio 15 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
Foto tam tam Bossi passando per Berlusconi e arrivando oggi al tecnico Monti), emergono segni importanti che sarebbe sbagliato sottovalutare. Per chi abita in questa città e ha dovuto patire vent'anni di sindaci leghisti e di destra, che guardavano al 25 aprile e al Primo Maggio come a noiosi incidenti del calendario, quella di ieri è stata una bella giornata. Vedere il sindaco Giuliano Pisapia in prima fila, in corteo, con la fascia tricolore dietro il gonfalone della città martoriata dalla guerra fascista e capace di riscattarsi con la rivolta di popolo, offre la certezza che ci sono battaglie lunghe e faticose ma che si possono vincere. È stato proprio il sindaco Pisapia a mandare un messaggio politico aperto, costruttivo. Ha parlato di «nostalgia, di fame della buona politica», della necessità di aprire una nuova fase nel Paese che passi da «una rivolta morale» capace di ridare una speranza ai giovani, alle donne, alla famiglie colpite dalle enormi difficoltà di una crisi economica e f inanziaria che pare non finire mai e che accentua le diseguaglianze tra chi sta meglio e chi sta peggio. Se oggi ha un senso parlare di un nuovo vento del Nord, questo va ricercato nei sacrifici che milioni di cittadini hanno accettato di affrontare con grande responsabilità per salvare ancora una volta l'Italia, e nell'impegno che le forze sociali, del lavoro, produttive, sindacali e politiche hanno messo in campo, ciascuna per la propria competenza e attitudine culturale e professionale, per cercare di aprire uno squarcio di sereno nel futuro. È nel Nord produttivo e del lavoro che si colgono i tentativi faticosi ma coraggiosi di rompere questa cappa nera della crisi che ci opprime con la disoccupazione dilagante e la caduta del reddito, è nelle amministrazioni delle grandi città come Torino, Milano, Venezia, che nasce la necessità di sparigliare anche le carte della politica per trovare nuove dimensioni di aggregazione, di partecipazione e di raccolta del consenso. I sindaci fanno la loro parte, i sindacati e le imprese pure, anche se le difficoltà sono enormi. Qualcosa si muove ed è bene che il vento possa essere accolto e sfruttato al meglio. Le parole del presidente Napolitano e il messaggio di Monti hanno richiamato ieri l'urgenza dell'unità del Paese, come avvenne nei drammatici mesi dell'occupazione nazista, per superare queste tremende difficoltà che incrinano le speranze dei cittadini. L'aspirazione all'unità, alla collaborazione delle grandi forze politiche, sindacali, imprenditoriali, sociali, non significa alterare la dialettica democratica o creare le condizioni per una melassa consociativa che non avrebbe senso nè sarebbe utile. Significa, invece, puntare sulla valorizzazione delle diversità e sul riconoscimento leale delle capacità di tutti i soggetti, proprio come avvenne durante la stagione della Resistenza, per superare un momento di enorme difficoltà che potrebbe, questa volta sì, danneggiare in profondità la nostra democrazia. A ben vedere le feste civili e popolari come il 25 aprile e il Primo Maggio mantengono il loro enorme valore democratico, il loro profondo radicamento, perchè ci costringono a riflettere apertamente, criticamente, senza sconti per nessuno a partire da noi stessi, sulle condizioni del Paese e sullo stato della nostra democrazia. Piaccia o no, la crisi ci impone di darci tutti quanti un mano se vogliamo risollevarci. Come nel '45 il Paese si salverà con l'unità e la giustizia sociale Staino A Salerno la polizia carica «Una nuova rivoluzione morale» Tra le note di Bella Ciao la commozione davanti cartelli dei deportati. Fischi per Guido Podestà La manifestazione di ieri a Milano Un25apriledi tensioniepolemicheaSalerno,doveunassessoreprovinciale,Fasolino, che rappresentava il presidente Edmondo Cirielli del Pdl (noto per le sue polemiche contro la Resistenza) è stato accolto in piazza da fischi e urla e ha dovuto lasciare il palco scortato dalla polizia. Il Pd denuncia cariche di polizia contro «cittadini inermi». Una nuova fase 3 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
re il riconoscimento dei diritti sindacali tutte le volte in cui non sia sottoscritto il contratto». Il tribunale, infatti, ritiene che l'azienda non abbia tenuto conto della «effettività dell' azione sindacale da parte della Fiom» nello stabilimento barese, dove conta «un numero di iscritti a livello di unità produttiva di 210 su circa 900 dipendenti». L'articolo 19, dunque, «deve essere letto – concludono i magistrati nella sentenza – nell'ottica di una interpretazione sistematica e teleologica, garantendo il diritto di costituzione di Rsa alle organizzazioni sindacali dotate di effettività nell'azione sindacale, partecipando attivamente alla fase di formazione del contratto collettivo, pur senza giungere alla successiva fase di sottoscrizione». Ma se da una parte sembra che almeno nello stabilimento di Bari tutto si sia risolto per il meglio, dall' altra sono stati denunciati ripetuti atteggiamenti antisindacali verso l'Rsu di Fiom, Giovanni Spilotros. La scorsa settimana, infatti, è stato depositato al tribunale di Bari un altro ricorso, in cui si parla di sospette “pressioni psicologiche” aziendali, che avrebbero dovuto avere riflesso negativo su tutti gli operai. Ma non solo, in quanto è stato “vittima” di accuse “letteralmente false”, racconta Spilotros. Lo hanno accusato di aver raccolto firme per sottoporre a referendum abrogativo l'accordo di Pomigliano, sottraendosi al lavoro e andando a raccogliere adesioni in altri reparti. «Tutto falso – racconta – ero in pausa e mi stavo fumando semplicemente un sigaro, come fanno tutti gli operai. Hanno dichiarato cose false e per giunta mi hanno multato, levandomi dalla busta paga mensile 3 ore di lavoro, circa 20 euro. Non sono i soldi, chiaramente. È il gesto che più fa rabbia». Non è tutto, però. Spilotros racconta che ha subito pressioni anche durante una pausa, mentre si trovava in una saletta sindacale dell'azienda, con altri colleghi. “Eravamo una decina, in pausa, a chiacchierare in una delle sale sindacali, quando è giunto un vigilante che mi ha detto “tu che fai qua, non puoi stare. Tutti siamo rimasti a bocca aperta per questo atteggiamento assurdo”. Tutto questo è stato inserito nel secondo ricorso al tribunale del Lavoro di Bari, sempre per sospetti comportamenti antisindacali di Magneti. Torna «l'Unità» Gli operai chiedono e ottengono l'affissione del nostro giornale IL COMMENTO Luigi Mariucci In tema di licenziamenti nel disegno di legge varato dal Consiglio dei ministri si è salvato il principio della reintegrazione, pur nel quadro di un insieme di modifiche che rafforzano i poteri dell'impresa. Ne emerge una nuova versione, molto complessa, dell'art.18 che darà adito a varie controversie interpretative. L'innovazione più corretta riguarda le misure sulla accelerazione delle controversie in sede giudiziaria. In tema vanno contrastati i molti scetticismi circolanti: se non siamo in grado di assicurare tempi decenti alla giurisdizione, in tutte le sue forme (del lavoro, civile e penale) tanto vale rassegnarsi al fatto che siamo un paese di serie B, dato che questo è uno degli handicap più rilevanti sul piano della funzionalità delle nostre istituzioni. Suscitano invece varie perplessità le modifiche dirette ad assumere un carattere permissivo verso le violazioni formali, di carattere procedurale. Invece che mettere mano a modifiche mirate a migliorare la norma si annunciano invece possibili emendamenti peggiorativi, tali da alterare il (difficile) compromesso fin qui raggiunto. Il primo riguarderebbe i licenziamenti disciplinari. In questo caso l'attuale versione prevede che il giudice possa disporre la reintegrazione anche in caso di violazioni di “legge”. Qui occorre intendersi sul significato di un punto essenziale della riforma. La modifica dell'art. 18 trova il suo fondamento razionale nel senso di ampliare il margine della valutazione giudiziaria di fronte al caso concreto. Questo non significa enfatizzare la soluzione giudiziaria delle controversie sui licenziamenti, ma il suo contrario. Proprio perché al giudice, in ultima istanza, si lascia un margine discrezionale di valutazione tra indennizzo e reintegrazione a seguito di un licenziamento illegittimo, si rafforzano le soluzioni conciliative, che possono consistere, a seconda dei casi, nella revoca del licenziamento ovvero nell'indennizzo, ma mettendo entrambe le parti sul piede di una pari dignità. È evidente che nell'ambito della valutazione del giudice rientrano anche le ipotesi “di legge”, oltre a quelle previste dai contratti collettivi. Cancellare il riferimento alle “leggi” sarebbe quindi paradossale. Non siamo in uno stato di diritto, il cui primo riferimento sono appunto “le leggi”? L'altra modifica peggiorativa ventilata riguarda il tema dei licenziamenti economici. Qui il giudice può disporre la reintegra ove sia verificata la “manifesta insussistenza” del motivo economico. Ci si può domandare quale sia il senso di quell'aggettivo. L'”insussistenza” non è già evidente di per sé? Invece che cancellare quell'inutile termine, si propone una modifica dal sapore palesemente vessatorio. Infatti nel caso dei licenziamenti economici si prevede giustamente il ricorso a una preventiva procedura conciliativa presso gli uffici del lavoro, cui è assegnato un breve termine. Il senso di questo controllo, pubblico e sindacale, sulla veridicità del motivo economico sta evidentemente nel suo carattere preventivo. Il che significa che fino all'espletamento della procedura il licenziamento deve essere sospeso. Ora tuttavia, lamentando il rischio che il lavoratore si metta in malattia al solo fine di allungare i tempi della procedura, qualcuno propone di rendere efficaci fin dalla loro intimazione i licenziamenti, con ciò svuotando il senso stesso della procedura. Ci si può domandare da quale distorsione mentale possano derivare tali suggerimenti. Lo stato di malattia del lavoratore, il quale come è noto deve essere certificato e controllato, viene equiparato tout court a un abuso. Tale ipotetico abuso non viene quindi contrastato prevedendo, al limite, tanto per dar seguito a questa incredibile cultura del sospetto, che i termini della procedura decorrano anche in caso di malattia certificata, ma dichiarando l'immediata esecutività dei licenziamenti. Un vero capolavoro di antiriformismo, che va decisamente contrastato. Tutto questo sia detto ricordando l'errore principale commesso dal governo nella vicenda: avere messo tutta l'enfasi della riforma nella modifica dell'art.18, quando ogni serio imprenditore dice che i problemi reali del rilancio della economia e della produzione riguardano tutt'altro, e ben più serio, ordine di questioni. «Le tessere della Cgil, per i giornalisti del “Il Mattino” che hanno chiesto l'iscrizione allanostraorganizzazione,sonopronte.L'appellolanciatoneigiorniscorsidaicronistidella testatapiù prestigiosadel Mezzogiornova raccolto erilanciato». Èquantoafferma il segretario generale della Camera del lavoro metropolitana di Napoli, Federico Libertino. La ministra del Lavoro Elsa Fornero SUL REINTEGRO RISPETTARE LO STATO DI DIRITTO «Mattino» Giornalisti nella Cgil 19 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
GIANNI PAVESE In tre allo sprint: il Liberazione premia l'astuzia di Barbin U na bellissima giornata disole e ciclismo. Una corsache ogni anno torna, un fe-stival dei migliori ciclisti del futuro, con l'arrivo dentro le Terme di Caracalla a fare da cornice suggestiva. Il 67esimo Gran premio della Liberazione è andato ad un ragazzo bergamasco, Enrico Barbin, bravo e furbo nella volata ristretta. Piccoletto, fisciamente ricorda Cavendish: un tempo gli sprinter erano i marcantoni del gruppo, adesso vanno sul metro e settanta. Un circuito cittadino nervoso, che finisce per fare selezione nonostante l'altimetria quasi piatta. C'è stato tutto nella corsa: la fuga lontana, i piccoli gruppi, la volata, il coraggio, l'astuzia. Barbin, bergamasco della Trevigiani Dynamon Bottoli, è stato tatticamente superbo: a 7 giri dall'arrivo intuisce l'attacco combinato e studiato perfettamente a tavolino messo in atto dal Team Colpack che ha lanciato in avanscoperta due dei suoi atleti Davide Villella e Giuseppe Fonzi con Davide Orrico a controllare proprio Barbin e Andrea Fedi, rapidi a riportarsi sulla testa della corsa. Barbin ha gestito bene lo sprint lanciato da Andrea Fedi e così corona un periodo di forma straordinario che l'ha vistro trionfare sia nella Piccola Sanremo a Sovizzo che nella prima tappa del Toscana-Terra di Ciclismo con la maglia della Nazionale. Riavvolgiamo il nastro: il primo attacco importante parte subito nei primi giri grazie all'attivissima nazionale kazaka che coordina i primi attacchi con la coppia Nurbolat Kulimbetov (al quale andrà a fine gara il premio combattività) e Ilya Davidenok: ai kazaki si sono aggiunti aggiungono lo sloveno Klemen Stimulak, Francesco Acquaviva del Team Brilla, Simone Petilli della Delio Gallina e Jacopo Mosca della Podenzano. Il drappello dei 6 corridori non ha mai raggiunto un vantaggio considerevole e si è sempre mantenuto costante intorno ai 35-40 secondi. Questa fuga non dura molto, soprattutto quando viene raggiunta da altri atleti tra i queli 2 australiani: questo preoccupa il resto del gruppo che si affretta a ricucire. Sebbene l'Australia tenti molte volte di portar via una fuga, con Michael Freiberg, con Calvin Watson con Adam Phelan nessuna delle azioni andrà in porto fino al colpo di genio del Team Colpack. L'azione dei 5 caratterizza tutto il finale di gara e guadagna rapidamente più di 40 secondi: Orrico lavoro sodo e si stacca con Fonzi, ma sarà comunque il meglio piazzato fra gli under 21 e questo gli varrà il premio dedicato alla memoria di Gino Sala, scrittore di ciclismo per questo giornale (e l'Unità è tornata fra i partner che sponsorizzano la corsa), appassionato di questo piccolo mondiale per dilettanti. Restano dunque in testa Enrico Barbin, Andrea Fedi e Davide Villella esattamente gli stessi che domenica scorsa si sono giocati la gara dell'Angelo Fumagalli con la vittoria di Villella. Questo schema ha forse tradito i due avversari di Barbin, che hanno portato il bergamasco in volata, invece di attaccarlo a turno. «Non avevo mai partecipato al Liberazione, non lo ritenevo molto adatto alle mie caratteristiche, ma visto come sono uscito bene soprattutto dal Toscana la squadra ha deciso di schierarmi al via. L'azione dei Colpack è stata fondamentale, io non ho collaborato e ho lasciato a loro l'iniziativa visto che erano in tre». Poi la dedica della vittoria alla squadra, un pensiero a Marco Pantani, e l'ammissione che a metà gara stava per mollare, per il mal di gambe. Poi ci ha ripensato... TENNIS Male gli azzurri Brutta giornata per i nostri rappresentanti nei tornei del circuito Atp. Flavio Cipolla ha perso al secondo turno a Barcellona contro il quotato Feliciano Lopez, mentre ben più grave la sconfitta di Potito Starace al secondo turno di Bucarest contro l'ungherese Balasz, numero 450 del mondo. Oggi in campo Seppi e Fognini: se vincono, è derby ai quarti. Sport Enrico Barbin s'impone sul traguardo di Caracalla. Il 67esimo Gr della Liberazione è il più importante dei tre successi stagionali Il «mondiale» di Primavera dei dilettanti ha visto la vittoria del bergamasco: «Avevo mal di gambe, per questo non collaboravo» Brevi SERIE B Torino, è la fuga giusta La partita fu interrotta il 6 aprileper un acuqzzone alla fine del primo tempo. Il Torino vinceva uno a zero contro la Reggina e ieri, nel recupero del secondo tempo ha conservato quel risultato, trovando tre punti preziosissimi in chiave promozione. In classifica adesso sono 4 i punti di vantaggio sul Verona. CICLISMO Wiggins vince e comanda Colpo doppio di Bradley Wiggins, che si aggiudica la seconda tappa del Giro di Romandia, 184.5 km da Morges a La Chaux-de-Fonds. Il britannico della Sky ha preceduto l'olandese Lieuwe Westra (Vacansoleil) e l'italiano Paulo Tiralongo(Astana). Wiggins è il nuovo leader della classifica generale. Ciclismo CALCIO De Sanctis, che cuore Episodio da libro Cuore a Lecce. Il portiere del Napoli, Morgan De Sanctis, ha litigato con un giovane raccattapalle nel corso del primo tempo, reo di aver rimesso troppo in fretta il pallone in gioco. Alla fine dei primi 45', però, il portiere, temendo che il suo rimprovero avesse scosso il ragazzo, lo ha raggiuntoe gli ha consegnato la maglia che indossava. CALCIO Roma, c'è la contestazione Circa 200 tifosi della Roma hanno aspettato - bloccandola - l'uscita del pullman della squadra giallorossa dallo stadio Olimpico per contestare i giocatori dopo la sconfitta contro la Fiorentina. «Mercenari» e «tifiamo solo la maglia» sono stati gli slogan più ripetuti. Il bus ha dovuto cambiare rotta per poter uscire dallo stadio. 47 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
Ricordate il tetto agli stipendi dei manager della Pubblica amministrazione previsto dal decreto Salva Italia? Il governo ha mantenuto la promessa. Il 23 marzo scorso un decreto attuativo del presidente del Consiglio ha fissato a un massimo di quasi 294mila euro il compenso annuo dei più alti funzionari di Stato. Nei giorni in cui si discute del dramma degli esodati, degli sprechi della politica e della spending review, questa sembra una storia a lieto fine. La storia di una promessa mantenuta. Un segnale di equità, insomma. Invece ora spunta fuori una norma di poche righe che potrebbe condizionale d'obbligo - salvare le pensioni di alcuni super-manager della Pubblica amministrazione dalla tagliola prevista dal Salva Italia. Una norma nascosta all'interno di un decreto, licenziato dal consiglio dei ministri il 24 marzo, che entro un mese arriverà in Parlamento per essere convertito in legge. Il sincronismo farebbe sospettare anche i meno maliziosi. Il 23 marzo Mario Monti firma il decreto attuativo con cui dà seguito alla norma prevista dal Salva Italia e fissa a 293.658,95 euro annui il «limite massimo retributivo» per manager e consulenti della Pubblica amministrazione. La scelta della cifra non è casuale visto che, nell'individuare il tetto massimo dell'anno 2011, il governo ha scelto di parificarla allo stipendio annuo del primo presidente della Corte di Cassazione. Esattamente ventiquattr'ore dopo, il 24 marzo, il Consiglio dei ministri licenzia un decreto legge di due articoli. Il primo è costituito da due commi che, di fatto, sono due emendamenti ad altrettante leggi che riguardano temi completamente diversi. Il primo comma, scritto in un italiano corrente e molto comprensibile, è il provvedimento che istituisce «presso il ministero dell'Economia e delle Finanze (…) un osservatorio sull'erogazione del credito da parte delle banche e delle imprese». Il secondo, strano ma vero, si propone di emendare proprio l'articolo del Salva Italia, il «23-ter», che conteneva la norma sul taglio degli stipendi ai manager della Pubblica amministrazione. Esattamente quello che, un giorno prima, aveva avuto attuazione con il decreto del presidente del Consiglio. Si tratta di una decina di righe che, al contrario del comma che istituisce l'osservatorio sul credito, sono vergate in un diabolico burocratese. Dieci righe in cui, in merito al tetto agli stipendi dei manager della Pubblica amministrazione, si precisa che «resta fermo che ai fini previdenziali le disposizioni di cui al presente comma operano con riferimento alle anzianità contributive maturate a decorrere dalla data di entrata in vigore del predetto decreto del presidente del Consiglio dei ministri con riferimento ai soggetti che alla data del 22 dicembre 2011 abbiano maturato i requisiti per l'accesso al pensionamento e risultino essere percettori di un trattamento economico imponibile ai predetti fini superiore al limite stabilito dal presente comma, purché continuino a svolgere, fino al momento dell'accesso al pensionamento, le medesime funzioni che svolgevano alla predetta data». BUROCRATESE AD HOC Che cosa vuol dire? Nelle stanze dei tecnici di Palazzo Chigi e del ministero dell'Economia si sono formate due scuole di pensiero. La prima sostiene che il comma del mistero sia TOMMASO LABATE Foto Ansa L'Italia e la crisi Un mini decreto salva la superpensione dei manager di Stato Si tratta di una leggina di due articoli. Il secondo servirebbe a garantire ai manager di Stato la pensione, secondo i parametri precedenti alla norma del decreto Salva Italia che ha ridotto gli stipendi. pUn comma scritto il giorno dopo l'approvazione del Salva Italia (che fissava il tetto agli stipendi) p La retribuzione calerebbe ma non i contributi. Si attende un chiarimento da Palazzo Chigi L'esterno di Palazzo Chigi Primo Piano16 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
Giuseppe Cacciola, da latitante, era sfuggito al blitz che due mesi e mezzo fa aveva portato all'arresto di sua madre e suo padre. Ieri, però, i carabinieri lo hanno bloccato all'uscita di un centro commerciale di Paderno Dugnano, in provincia di Milano, mettendogli le manette ai polsi per la stessa accusa che ha portato dietro le sbarre tutta la famiglia: aver spinto al suicidio la sorella Maria Concetta. La donna, trentunenne, era stata costretta a sposare a tredici anni un uomo per i legami che la sua famiglia, vicina al boss Gregorio Bellocco, voleva stringere. Il marito, Salvatore Figliuzzi, è poi finito in carcere per scontare una condanna a otto anni di reclusione per associazione mafiosa. Dopo anni di obbedienza alla famiglia, però, Maria Concetta aveva deciso di scappare lontano da Rosarno, chiudere ogni legame con la malavita organizzata e iniziare a collaborare con la Dda di Reggio Calabria. Una scelta durissima, resa ancora più difficile dal fatto che i tre figli, avuti da Figliuzzi, erano rimasti in casa dei suoi genitori. E proprio per poterli riabbracciare, sperando magari di poterli portare via con se e dargli quindi una vita migliore, Maria Concetta aveva ceduto alle pressioni della famiglia ed era tornata a Rosarno la scorsa estate. Ad attenderla, però, minacce, botte e pressioni psicologiche insopportabili. E poi quell'avvertimento, «non vedrai più i tuoi figli, non saranno più figli tuoi se te ne vai ancora». Più volte in quei giorni Maria Concetta Cacciola aveva chiamato i carabinieri per organizzare la fuga con i bambini. Il 18 agosto scorso, tutto sembrava già pronto VINCENZO RICCIARELLI p Induzione al suicidio Giuseppe Cacciola era sfuggito al blitz in cui erano stati arrestati i genitori pDonna coraggio La giovane aveva deciso di scappare da Rosarno e collaborare con la giustizia Foto Ansa «Spinse Maria Concetta a uccidersi con l'acido» Arrestato il fratello Giuseppe Cacciola era latitante, in febbraio era sfuggito al blitz che aveva portato in carcere la madre e il padre. Sono tutti accusati di aver spinto al suicidio Maria Concetta, che si era ribellata collaborando con i pm. Giuseppe Cacciola Temperature estive sulle penisola con l'anticiclone africano Hannibal, almeno fino all'1 maggio. A Firenze andrà lo scettro di regina del caldo con massima prevista a 31˚ per sabato pomeriggio. Già ieri il termometro si è posizionato sui 22˚ a Bologna e Firenze, 20˚c a Roma e Napoli. Insomma, è scoppiata la primavera. Secondo Antonio Sanò, meteorologo de ILmeteo.it, l'influenza di Hannibal sarà «ancora più forte del previsto: si spingerà verso tutta l'Europa dall'Africa al Circolo Polare, dall'Atlantico agli Urali e soffierà per 5 giorni consecutivi aria calda sulla penisola». (Nelle foto i primi bagnanti a Napoli) È in arrivo Hannibal, temperature sopra i 30 gradi Foto di Stefano Renna/Ansa-Agn/Infophoto Italia30 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
N egozi aperti o chiusi didomenica? Facile dire: èun problema per le gran-di città e per quelle con una vocazione turistica. Nel 1900 la popolazione urbana del mondo rappresentava il 10% del totale e nei cinque continenti, contava circa 150 milioni di cittadini. Da tre anni, nelle città del pianeta abitano il 50% degli esseri umani e, secondo stime attendibili, si tratta di circa 5 miliardi di anime. Attualmente, 22 città superano gli 11 milioni di abitanti. Tra dieci anni, Tokyo e Bombay supereranno i 27 milioni. Già oggi, come in un prossimo futuro, chi vorrà testimoniare e annunciare Cristo non potrà dispensarsi da alcuna forma di "modernità" perché antistorico e, quindi, antievangelico. E il bello dell'antropologia sociale è proprio questo, prevedere i cambiamenti materiali delle culture da piccoli segni che ne anticipano le crisi strutturali. Per dirla meglio: per la secolarizzazione della società italiana ha fatto più il cattolico Andreotti quando a metà anni Settanta sfoltì il numero delle feste religiose (per motivi di finanza pubblica: anche allora, la crisi economica motivava tutto) riconosciute dallo Stato, ottenendo anche il silenzio del Papa (che tacque, si disse in giorni agitati dal terrorismo, “pro bono pacis”) che i tanti laiconi che in quegli anni (la citazione è di Longanesi) cercavano la rivoluzione e trovavano il benessere. Fa dunque sorridere il silenzio dei bravi cattolici che, nel segreto della fiera delle carriere di Todi, sembrano aver perso la parola a favore di un incantamento economicistico che sta facendo a pezzi anche la domenica degli italiani, un residuo pezzetto ancora intatto dell'identità del popolo: la forbice dei nostri connazionali che, ogni settimana, osservano il precetto festivo varia tra i sette-dodici milioni. Una delle dispute tra Gesù e i farisei riguarda proprio lo shabbat, giorno sacro degli ebrei e che i cristiani, agli inizi del secondo secolo, sostituirono con la domenica. Lo shabbat era regolato da norme talvolta infrante da Gesù e dai suoi discepoli. I farisei infatti rimproverano severamente a Gesù di fare guarigioni proprio durante il giorno sacro. Noi conosciamo la sua risposta da Luca 6,7:«Domando a voi: è lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o perderla?». In un'altra occasione i farisei fanno osservare al Signore come, avendo insieme ai suoi discepoli sradicato spighe di grano per nutrirsene, avessero violato la legge dell'astensione dal lavoro nel giorno festivo. E questa volta è Marco 2, 27-28 a consegnarci la risposta di Gesù: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è il signore anche del sabato». Qui Gesù lascia intendere il grande enigma della sua identità profonda: si presenta come più grande di Mosè, colui al quale Dio aveva rivelato la legge, ma spiega anche qualcosa di molto attuale nella nostra società multiculturale. Egli proveniva dalla Galilea dove la sua famiglia ebrea viveva in un contesto fortemente abitato da non ebrei, e dove era dunque facile rinchiudersi nel proprio particolarismo. Eppure, secondo il Cristo, i regolamenti religiosi non devono ostacolare la gioia del vivere ma, al contrario, sostenerla e guidarla verso una giusta relazione con Dio e con i fratelli. Come ricordato anche dai vescovi italiani, l'interpretazione della legge religiosa dovrebbe essere interiore, personale e responsabile e non un'obbedienza servile fatta di paure e scrupoli. La domenica non va sacrificata all'imperante legalismo economicistico, «altrimenti si perde di identità e coesione: non solo la famiglia non ha più tempo per sé, ma la società non diventa più efficiente e produttiva, ma meno coesa, più agitata e nevrotica», così il giorno di Pasqua, nella sua omelia, il cardinale Bagnasco ha detto ai suoi fedeli genovesi, riferendosi a chi vorrebbe trasformare la domenica in giorno di lavoro ordinario, quindi anche al manipolo di devoti del governo, ed ha così continuato: «come cristiani, non possiamo fare a meno della domenica, giorno del Risorto…in questo santo giorno l'uomo si riposa dal lavoro, la famiglia si ritrova con tempi distesi, i cristiani partecipano alla liturgia eucaristica, la società cresce». Le parole che nelle esortazioni vescovili ricorrono sono “lavoro” (quindi diritti del lavoratore), “famiglia” (quindi politiche a sostegno), “partecipazione” (dunque libertà di realizzarsi non solo come cittadino ma anche come credente, sportivo, turista…), e “crescita sociale” (quindi interscambio tra individui e gruppi diversi). Facile gridare “valori non negoziabili” quando si contano i numeri dei ginecologi obiettori di coscienza e quello dei farmacisti che non vendono medicine condannate all'ostracismo. Ma quando si tratta di tutelare la vita quotidiana e ordinaria, chi grida? Difendo la domenica degli italiani Molto si discute di negozi aperti o chiusi nell'ultimo giorno della settimana: ma, come dice Bagnasco, non va sacrificato Il dilemma SETTIMO CIELO Anche tra i bravi cattolici c'è chi sembra aver perso la parola a favore di un incantamento economicistico che sta facendo a pezzi il riposo festivo, un pezzetto residuo dell'identità del popolo Filippo Di Giacomo 33 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
www.unita.it Zapping SPIDERMAN 3 PIEDONE LO SBIRRO BENVENUTI A TAVOLA NORD VS SUD RIZZOLI & ISLE RAIDUE ORE:21:05 FILM CON TOBEY MAGUIRE CON BUD SPENCER CON GIORGIO TIRABASSI CON ANGIE HARMON RAITRE ORE:21:05 FILM CANALE 5 ORE:21:10 SERIE TV RETE 4 ORE:21:10 SERIE TV Rai 1 Rai 2 Rai 3 RAI 1Canale 5 Rete 4 Italia 1 La 7 Sky Cinema 1 HD Sky Cinema family Sky Cinema Passion Cartoon Network Discovery Channel Deejay TV MTV 21.00 Sky Cine News - Interv. Claudia Pandoli.Rubrica 21.10 Ancora tu!. Film Commedia. (2010) Regia di A. Fickman. Con K. Bell S. Weaver. 23.00 Faster. Film Azione. (2010) Regia di G. Tillman Jr.. Con D. Johnson B.B. Thornton. 21.00 Tre scapoli e una bimba. Film Commedia. (1990) Regia di E. Ardolino. Con T. Selleck S. Guttenberg. 22.50 Save the Last Dance. Film Commedia. (2001) Regia di T. Carter. Con J. Stiles S. Thomas. 21.00 Becoming Jane - Il ritratto di una donna contro. Film Metrica/Poesia. (2007) Regia di J. Jarrold. Con A. Hathaway J. McAvoy. 23.10 All'ultimo respiro. Film Drammatico. (1983) Regia di J. McBride. Con R. Gere V. Kaprisky. 18.20 Adventure Time. 18.45 Leone il cane ifone. 19.10 Ben 10 Ultimate Alien. 19.40 Bakugan Potenza Mechtanium. 20.00 Leone il cane ifone. 20.05 Takeshi's Castle. 20.35 Lo straordinario mondo di Gumball. 20.55 Adventure Time. 21.20 The Regular Show. 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Marchio di fabbrica. Documentario 19.30 Marchio di fabbrica. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Top Gear. Documentario 22.00 Swords: pesca in alto mare. Documentario 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Via Massena. Sit Com 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 Lincoln Heights. Serie TV 22.30 Deejay chiama Italia - Edizione Serale. Rubrica 23.45 Lorem Ipsum. Attualita' 19.30 I Soliti Idioti. Serie TV 20.20 Jersey Shore. Serie TV 21.10 I Soliti Idioti. Serie TV 22.00 I Soliti Idioti. Serie TV Con Francesco Mandelli, Fabrizio Biggio. 23.50 Speciale MTV News: Story of The Day. Informazione 21.10 Nero Wolfe. Fiction 23.15 Porta a Porta. Talk Show. 00.50 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.01 Tg1 Focus. Informazione 01.15 Qui Radio Londra. Attualita' 01.30 Sottovoce. Talk Show. 02.00 Rai Educational In Italia.Educazione 21.05 Piedone lo sbirro. Film Commedia. (1973) Regia di Steno. Con Bud Spencer, Adalberto Maria Merli, Enzo Cannavale 23.05 Volo in diretta. Rubrica 00.00TG 3 Linea notte. Informazione 00.10 TG Regione. Informazione 01.00 Meteo 3. Informazione 21.05 Spider-Man 3. Film Azione. (2007) Regia di Sam Raimi. Con Tobey Maguire, Kirsten Dunst, James Franco, Thomas Haden Church. 23.25 Tg2. Informazione 23.40 Rai 150 anni. Attualita' 00.45 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 21.10 Benvenuti a tavola - Nord vs Sud. Serie TV Con Giorgio Tirabassi, Fabrizio Bentivoglio, Lorenza Indoviana. 22.15 Benvenuti a tavola - Nord vs Sud. Serie TV 23.29 Benvenuti a tavola ‘12: I vincitori Rubrica 23.31 Matrix. Talk Show. 21.10 Rizzoli & Isle. Serie TV Con Angie Harmon, Sasha Alexander, Lee Thompson Young. 22.10 Rizzoli & Isle. Serie TV 23.10 Speciale Europa League. Rubrica 23.30 Sognando Italia. Rubrica 00.25 I Bellissimi di Rete 4. Show. 21.10 Mistero. Rubrica 00.30 MagicLand. Show.Conduce Antonio Casanova. 01.50 The shield. Serie TV 02.40 Studio aperto - La giornata. Informazione 02.55 Prison Break. Serie Tv 03.40 Media Shopping. Shopping Tv 21.10 Piazzapulita. Talk Show.Conduce Corrado Formigli. 00.00Tg La7. Informazione 00.05 Tg La7 Sport. Informazione 00.10 (ah)iPiroso. Talk Show.Conduce Antonello Piroso. 01.05 Prossima Fermata. Talk Show. 01.20 Movie Flash. Rubrica 06.45 Unomattina. Rubrica 11.00 TG 1. Informazione 11.05 Occhio alla spesa. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show. Conduce Antonella Clerici. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 TG1 - Economia. Informazione 14.05 Tg1 Focus. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show.Conduce Veronica Maya. 15.15 La vita in diretta. Rubrica 16.50 TG - Parlamento. Informazione 17.00 TG 1. Informazione 17.10 Che tempo fa. Informazione 18.50 L'Eredità. Gioco A Quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Qui Radio Londra. Attualita' 20.35 Aari Tuoi. Show.Conduce Max Giusti. 06.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 09.30 Zorro. Serie TV 09.55 Le nuove avventure di Braccio di Ferro. Cartoni Animati 10.00 Tg2 Insieme. Rubrica 11.00 I Fatti Vostri. Show. 13.00 Tg 2. Informazione 13.30 TG 2 Costume e Società.Rubrica 13.50 Medicina 33.Rubrica 14.00 Italia sul Due. Talk Show. 15.00 Question Time. Rubrica. 15.45 Crazy Parade. Rubrica. 16.15 La signora del West. Serie TV 17.00 Private Practice. Serie TV 17.50 Rai TG Sport. Informazione 18.15 TG 2. Informazione 18.45 Ghost Whisperer. Serie TV 19.35 Squadra Speciale Cobra 11.Serie TV 20.25 Estrazioni del Lotto. 20.30 Tg2. Informazione 08.00 Agorà.Talk Show. 10.00 Rai 150 anni. La Storia siamo noi. Documentario 11.00 Apprescindere. Talk Show. 11.10 TG3 Minuti. Informazione 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 TG3 Fuori TG. Informazione 12.45 Le storie - Diario italiano.Talk Show 13.10 La strada per la felicita'.Soap Opera 14.00 TG Regione. Informazione 14.05 TG Regione - Meteo. Informazione 14.20 TG3. Informazione 15.10 Lassie.Serie TV 15.55 Cose dell'altro Geo. Rubrica 17.40 Geo & Geo. Documentario 19.00 TG3. Informazione 19.30 Tg Regione. Informazione 20.00 Blob.Rubrica 20.10 Le storie - Diario italiano.Talk Show. 20.35 Un posto al sole. Serie TV 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.40 La telefonata di Belpietro. Rubrica 08.50 Mattino cinque. Show. 10.10 Tg5. Informazione 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Uomini e donne. Talk Show.Conduce Maria De Filippi. 16.05 Amici. Talent Show 16.45 Pomeriggio cinque. Talk Show.Conduce Barbara D'Urso. 18.00 Tg5. Informazione 18.05 Pomeriggio Cinque. Talk Show. 18.45 The money drop. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show. 07.22 Ieri e oggi in tv. Rubrica 07.25 Nash Bridges I. Serie TV 08.20 Hunter.Serie TV 09.40 Carabinieri.Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 14.05 Sessione pomeridiana: il tribunale di Forum. Rubrica 15.10 Flikken coppia in giallo. Serie TV 16.15 Ieri e oggi in tv. Show 16.22 La gatta sul tetto che scotta. Film Drammatico. (1959) Regia di Richard Brooks. Con Elizabeth Taylor, Paul Newman 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.30 Walker Texas Ranger. Serie TV 06.50 Cartoni animati 08.40 Settimo cielo. Serie TV 10.35 Ugly Betty. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.00 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 What's my destiny Dragon ball. Cartoni Animati 14.55 Camera Cafè ristretto. Sit Com 15.05 Camera Cafè. Sit Com 15.55 Camera Cafè sport. Sit Com 16.00 Chuck. Serie TV 16.50 La Vita secondo Jim. Serie TV 17.45 Trasformat. Show.Conduce Enrico Papi. 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. Miami. Serie TV 20.20 C.S.I. Miami. Serie TV 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 L'aria che tira. Talk Show.Conduce Myrta Merlino. 12.30 I menù di Benedetta Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Fantomas minaccia il mondo. Film Poliziesco. (1966) Regia di André Hunebelle. Con Jean Marais, Louis de Funès. 16.00 Atlantide - Storie di uomini e di mondi. Documentario 16.50 Movie Flash. Rubrica 16.55 J.A.G. - Avvocati in divisa.Serie TV 17.55 I menù di Benedetta.Rubrica 18.50 G' Day alle 7 su La7. Attualita' 19.25 G' Day.Attualita' 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica SERA SERA SERA SERA SERA SERA SERA 42 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
pianto del film inchiesta, è una sorta di grido dall'allarme sui danni provocati dagli inceneritori (in Italia si continuano a costruire mentre si smantellano nel resto del mondo) a causa dell'emissione delle nano particelle. Ma anche una riflessione sulle alternative possibili al ciclo di smaltimento dei rifiuti nel rispetto dell'ambiente e della salute collettiva, in barba agli interessi delle lobby affaristiche e della criminalità organizzata. In questo senso il film di Marco Carlucci fa parte a pieno titolo del listino di Indivisioni che, come spiegano i responsabili del progetto (Stefano Pierpaoli, Alessandro Rossetti, Raffaele Buranelli) si propone di «unire la proposta culturale all'iniziativa sociale, che avvii la riapertura di un confronto vitale con i cittadini». Nel listino Indivisioni i temi sociali ma non solo si rincorrono attraverso film indipendenti, spesso opere prime, che offrono un loro sguardo dritto sulla realtà. Come Ad ogni costo di Davide Alfonsi e Denis Malagnino, in cui assistiamo alla lotta di un padre contro assistenti sociali ed ex moglie per avere l'affido del figlio, sullo sfondo di una Roma periferica, fatta di malavita ed emarginazione. Oppure le battaglie contro la pena di morte portate avanti da tante associazioni, come ci racconta È tuo il mio ultimo respiro?, documentario di Claudio Serughetti in cui affida la riflessione agli interventi di Dario Fo, Bernardo Bertolucci, Oliviero Toscani. Di lavoro, invece, ci racconta Cargo di Vincenzo Mineo, ancora un documentario che ci porta tra le esistenze e le storie di chi solca gli oceani sulle navi cargo. Tra i preparativi e il consumismo scintillante delle feste ci accompagna Pranzo di Natale, altro esperimento di cinema indipendente e partecipato, coordinato da Antonietta De Lillo. Completano il listino, tra gli altri, Stare fuori di Fabio Massimo Lozzi, Tarda estate di Antonio Di Trapani e Marco De Angelis e Ristabanna di Gianni Cardillo e Daniele De Plano, in cui fa la sua ultima apparizione Ben Gazzara. Il film ha vinto l'ultima edizione del Riff, il festival del cinema indipendente di Roma. S olo cento persone all'epocaacquistarono il primo discodei Velvet Underground, maognuno di quei cento oggi o è un critico musicale o è un musicista rock»: Brian Eno sintetizza così il destino e il valore di un album esageratamente avanti rispetto ai suoi tempi (pronto dall'estate del 1966, The Velvet Underground and Nico fu pubblicato il 12 marzo 1967). Innovazioni tematiche e sonore, riferimenti letterari e mitologia della strada, disillusione e umorismo nero, sperimentazioni accademiche e strumentazioni pop con l'anticonvenzionale partecipazione della viola di John Cale: un ponte gettato verso il futuro, la cui influenza, saltando senza troppi rimpianti le iperboli e le ridondanze del progressive, sarebbe divenuta manifesta almeno dieci anni dopo, con la nascita del punk e poi della new wave. In pochi capivano quell'estetica dello straniamento, di una qualità intollerabile per i fanatici del beat da classifica: Lou Reed, del resto, andava consapevolmente in quella direzione ostinata e contraria, provando ogni volta ad alzare l'asticella, senza mai ripetersi, replicarsi, clonarsi, puntando anzi a provocare e a disorientare i fans, ammansiti da un mercato che già allora seguiva i loro gusti, anziché formarli. Un saggio documentato e puntuale di Paolo Bassotti, Lou Reed. Rock and roll. Testi commentati (ed. Arcana, €19,50. Pp. 448), cita nelle prime pagine una dichiarazione rivelatrice di Lou Reed, fresco settantenne, che esprime l'intenzione di rivolgersi a gente sveglia, con la sensibilità necessaria per compiere quel salto in avanti che il suo rigore richiede. La novità, di argomenti e linguaggio, proposta da Reed era già pane quotidiano al cinema e nella letteratura: mancavano il coraggio e l'autorevolezza di introdurli nel pop: «Ma quando leggi Ginsberg, leggi Burroughs, leggi Hubert Selby jr., decidi di elevare la tua roba a un livello degno di considerazione, non puoi più paragonarti agli altri dischi. Incominci a osservare Brecht e Weill -, dichiarava agli esordi, aggiungendo: - Ho sempre voluto essere uno scrittore e sono andato al college per prepararmi. Ecco da dove vengo. Se conosci i miei interessi e il mio retroterra accademico, quello che faccio non ti sembra una cosa insolita». La curiosità, le ossessioni, a volte il narcisismo di Lou Reed sono uno dei poli intorno a cui si incardinano i testi che Bassotti analizza e commenta. L'altro è New York, non un semplice scenario, ma una miniera di storie e di esperienze, un luogo ricco di suggestioni baudeleriane, in cui la gente vive, muore, si perde, sbanda, rischia, eccede, esagera, si deprime, si incontra, si sceglie e si rifiuta. Un posto che potrebbe somigliare all'inferno, l'ideale per coltivare la propria natura autodistruttiva, a meno che non spunti qualcosa (l'arte) o qualcuno a rischiarare il buio e a mitigare l'odio verso di sé: solo allora la disperazione può aprirsi alla possibilità di un Perfect day, e il ghigno sardonico e nichilista distendersi in una specie di sorriso. Lou Reed, il rock che guardava a Bertolt Brecht e Kurt Weill Un saggio di Paolo Bassotti sottolinea la grande novità di argomenti e di linguaggio Già con l'album d'esordio del ‘67 i Velvet Underground spiazzarono l'orizzonte musicale Parole d'ordine Un modello di sviluppo svincolato dalle solite lobby Precursori secondo Eno Per creare un circuito alternativo e partecipato VALERIO ROSA In cento acquistarono il disco e oggi sono critici o musicisti rock Mitologia della strada, umorismo nero sperimentazioni pop Tutti insieme Lou Reed, l'innovatore Elementi di rottura Palinuro, letture dall'Eneide «Dalla notte del mito all'Eneide nei luoghi e nei tempi di Virgilio»: sarà questo il titolo della serata di Gala che si terrà nell'Anfiteatro dell'Antiquarium di Centola-Palinuro il 30 aprilealle20.L'eventovedràlalettura,alternataamusicaedanza,ditavoledell'EneidediVirgilio di artisti come Corinne Clery, Orso Maria Guerrini, Alessandro Haber e Michele Placido. 41 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
Maramotti I nterrogarsi sulla trasformazio-ne dei linguaggi e in particolaredi quelli della scena, significaporre in evidenza le dinamiche evolutive che hanno scandito le mutazioni del rapporto tra noi, i nostri corpi, e il mondo esterno. Ancor più oggi, in un tempo in cui quello spazio è sempre più caratterizzato dal web. È su questi spunti che si svilupperà un incontro, oggi (alle ore 18) al Teatro Valle Occupato di Roma, nell'ambito di un seminario su “teatro e nuovi media” per esplicitare un concetto, non solo teorico ma intimamente politico, che riguarda l'invenzione dello spazio pubblico, dal teatro al web. Una riflessione strategica che può contribuire al dibattito in corso sui beni comuni e su come i comportamenti creativi possano alimentare una nuova rete del valore, capace di reinventare modelli economici e coesione sociale. Il teatro è simulazione fisica di uno spazio mentale, traduce attraverso l'azione e l'espressione verbale qualcosa che risiede nella mente: desideri, informazioni, stati d'animo, visioni mitiche. Il teatro in quanto luogo dello sguardo (è il significato del suo etimo greco theatron) ha permesso la condivisione del codice alfabetico e ha creato le condizioni per lo sviluppo di un'intelligenza collettiva: ha reso così possibile la realizzazione dello spazio pubblico. Oggi il web può altresì rivelarsi come un nuovo spazio pubblico grazie all' insorgenza di un'intelligenza connettiva che permette di estendere le relazioni tra informazioni e persone in una maggiore condivisione. In questi secoli l'evoluzione culturale ha coinciso con lo sviluppo alfabetico, narrativo e poetico, ma è con le Avanguardie che irrompe una discontinuità che rimette in gioco il principio multisensoriale e intermediale dei linguaggi espressivi. L'interazione tra scena e nuovi media è conseguenza di questo input, in particolare con il fenomeno dell'happening fino alle più recenti performance interattive. La definizione di performing media crea un raccordo tra quelle sperimentazioni sceniche e l'emergenza ipermediale, interattiva e connettiva che sta segnando la nostra contemporaneità. Evidenzia i termini di una scommessa antropologica che può coniugare l'avanzamento tecnologico con l'espansione della coscienza pubblica. Ma è una scommessa che non si compie da sola e che tantomeno può essere delegata alle tecnocrazie. Il principio originario del teatro può trovare, attraverso le nuove sensibilità interattive e partecipative, una ridefinizione dello spazio pubblico inventando nuovi format come quelli del performing media per ambiti come l'urban experience che si basa sull'interazione tra web e territorio. M ancano due giorni allamanifestazione #salvai-ciclisti del 28 aprile. Sì,forse la campagna non è stata “lanciata” con gli strumenti classici della comunicazione delle Pr, perché è campagna spontanea, neonata, cresciuta in due mesi grazie ad un gruppo di folli volontari. Ma quei cittadini “svegli” che sentono l'esigenza di altro, di un nuovo, l'avranno capito. Il 28 aprile, la manifestazione ai Fori Imperiali non riguarda la categoria ciclistica né è un capriccio di neo-hippy nostalgici. Riguarda ogni cittadino che voglia riapproriarsi della città, strapparla al blocco e al dominio della macchina. È l'esigenza di non venire ammazzati per le strade (come è appena successo a Laura Ciccone, uccisa in bici, ad Alice, Eva... la lista è troppo lunga e morbosa), in un anacronistico scandalo etico. Dal palco nomineremo le nostre vittime ma anche Massimo Cibelli, licenziato dal suo bar perché “allontanato” dal posto di lavoro per soccorrere e salvare un ciclista investito da una Citroen. A questa follia, #salvaiciclisti decreta la fine definitiva e la svolta storica. Noi il 28 saremo insieme pedoni e ciclisti, per chiedere alla politica di agire. Le promesse non funzionano più, né le adesioni di facciata come ci arrivano a valanga queste ore; le rifiutiamo perché chiediamo impegno sincero e azioni concrete per la mobilità ciclistica. Un'evidenza che ai bambini non è necessario spiegare: la bicicletta non inquina, è a costo e impatto zero zero, è il mezzo adatto alla crisi. Il 28 siete liberi di venire a piedi, coi pattini o col monopattino, con lo skateboard, sui trampoli, col passeggino o il risciò. Col veicolo che volete (basta che non sia a motore) ma venite perché riguarda il vostro ambiente e il vostro stile di vita. Per una convivenza nonviolenta e la mobilità di tutti. #salvaiciclisti è anche un'esperienza, tra altre, di cittadinanza nuova, come ne nascono decine nel mondo per marcare la fine delle gerarchie politiche vuote: riappropriazione del bene comune, reazione di cittadini di fronte alla indifferenza di molti politici, auto gestione e promozione delle riforme necessarie. Le disegnamo noi le piste ciclabili assenti. Cittadini non rassegnati e con la fantasia. Lavoratori che scelgono il flusso-libero. Una pedalata che risolve enormi problemi eco-ambientali e in sella, ormai, si va più veloce della macchina. Perché essa, da progresso, come dimostrava Ivan Illich più di 40 anni fa, è diventata incubo: bolide che ti viene addosso sulle strisce, ti annulla e ti domina, perché la società ha ceduto quel «potere di morte». Come spiegare altrimenti la tollerenza passiva verso i suv sopra i marciapiedi e gli attacchi deliranti a chi va in bici? Per non parlare degli insulti che arrivano se sei donna e ciclista... Perché tutto quello che è vitalità, libertà e immagine femminile, viene odiato in questo Paese vecchio dominato dal maschio prepotente e dall'acceleratore facile. Il 28, noi usciamo allo scoperto per rivendicare il diritto a pedalare allegri, spensierati e protetti. Il nostro “portavoce” si chiama «Pio la Bici», un bambino che gira libero, perché è il futuro, è bimbo e speriamo che andrà in bicicletta. La bici-rivoluzione è in cammino. Ma pochi in Italia, fino ad due mesi fa, ci avrebbero scommesso. La bici non è utopia, è cambiamento concreto in grado di ridarci una città-respiro, incontro e rapporto, una città-bambina per rivoluzionare i rapporti umani. Un sogno possibile, a portata di pedali. Tocca voi, se decidete di salire in sella. SALVA CON NOME La tiratura del 25 aprile 2012 è stata di 106.002 LO SPAZIO PUBBLICO DAL TEATRO AL WEB BICI, SABATO IN PIAZZA PER SALVARCI DALLE AUTO Carlo Infante ESPERTO DI PERFORMING MEDIA PEDALARE SICURI Flore Murard Yovanovitch GIORNALISTA FRANCESE 25 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
(…) Quando saremo a Varzi nella caserma alpina ti scriverò biondina la vita del partigiano La vita del partigiano si l'è una vita santa s' mangia, s' bev, as canta pensieri non ce n'è. Pensieri ce n'è uno solo l'è quel della morosa che gli altri fanno sposa e mi fo il partigian. Dunque, questa canzone è nata un anno fa, d'agosto, nell'Oltrepò pavese, quando là, su per le montagne che guardano Varzi, e vedono il gran mare di terra bianca e verde fino alle Alpi, vivevano tre brigate, e non avevamo avuto neanche un lancio. Eravamo tre brigate, eravamo mille armati, eravamo padroni di una zona libera fatta di sette valli, di ventidue comuni, di cinquantamila abitanti; ma il magazzino armi e munizioni era ancora sulla via Emilia, ogni arma un agguato, così tanti ragazzi, come Armando, Bianchi e Walter, sono morti con la faccia sull'asfalto. Non avevamo avuto neanche un lancio. Da Pometo capitale della Matteotti, da Zavattarello garibaldino, dal vecchio bel Romagnese tutto ribelle, scendevano a sera i gialli camion partigiani della Wehrmacht verso gli agguati al Po e lungo la via Emilia. Ecco Alfredo il moro col cappello alpino, ed ecco, col berretto da Ss, Fusco, che quasi ogni notte si guadagna una uniforme, e Maino senza cappello conte Luchino dal Verme garibaldino. Ed ecco il padre dei garibaldini pavesi, è quel pallido ragazzo sui vent'anni, col braccio al collo in una fascia rossa: si chiama Americano, ed è italiano, studente, comunista. Quello in piedi che ride senza denti, porta scritto con filo d'oro sulla camicia rossa «Caramba dominatore dei falsi profeti», ma una sera le brigate nere lo prenderanno vestito da prete in una osteria di Casteggio, e andrà al muro come spia. Ragazzi morti, ragazzi vivi, ormai sembra un sogno, ma chi ricorda quelle sere piene di fisarmoniche, sten, ragazze, buoi squartati, polente, automobili, camicie rosse, mele cotte, scabbia, pidocchi, messaggi speciali, Sangue di Giuda (è un vino dello Stradellino, ndr), sigarette tedesche, cioccolato americano, cappelli alla garibaldina, ex prigionieri inglesi, capisce perché certi ragazzi, che in montagna hanno combattuto per la libertà, oggi sono quasi prigionieri di quel sogno. Verso l'alba si sentivano i motori, e allora, per esempio a Romagnese, la gente correva al vecchio muro del castello, dal muro guardava lontano come dal ponte di una nave. Ecco alla svolta il '34 della Sesta Brigata, cantano, c'è il bandierone delle nottate d'oro, questa volta sono sacchi, saranno sacchi di zucchero, ecco anche un camion giallo che deve essere l'ultima preda; si vede ruzzolare una forma di parmigiano, ci sono quattro tedeschi, quello è un ufficiale della repubblica. Il comandante della Sap corre a far suonare a festa il campanone; il comandante che si chiama don Alberto Picchi, parroco del Paese (…) Poi è venuta la neve, era il 23 di novembre, allora è venuto il grande rastrellamento (dei Mongoli della Turkestan, ndr). Ecco gli alpini e i bersaglieri di De Logu, che cantano alla tedesca «per l'Italia, per l'Italia» e 25APRILE ITALO PIETRA Quel giorno che noi partigiani dell'Oltrepò entrammo a Milano La testimonianza Comizio in piazza del Duomo a Milano con Longo e Moscatelli Pubblichiamo uno stralcio dell'articolo di Italo Pietra uscito nel dicembre 1945 nel volume «Anche l'Italia ha vinto». Italo Pietra, nato nel 1911 a Godiasco (Pv), è scomparso nel 1991. Alpino fino all'8 settembre '43, poi in montagna come «Edoardo», consulente militare delle brigate partigiane di cui è divenuto comandante generale guidandole alla liberazione di Milano. Socialista, ha lasciato la politica per il giornalismo. Ha diretto il «Giorno». Licenziato all'avvento del centrodestra, ha assunto nel 1974 la direzione del «Messaggero» subendo l'anno dopo un altro licenziamento su richiesta della Dc. Italo Pietra racconta l'avanzata verso la città. Il terribile rastrellamento e l'arrivo sotto la «madunina». E Piero che tre ore dopo sarebbe partito per Dongo mentre la folla festeggiava, rossi gli occhi e le bandiere 6 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
Dopo due anni, da quel 25 in cui è crepato da solo, nell'indifferenza di chi lo doveva curare in carcere, il giudice istruttore francese sta lavorando ad un'inchiesta che parla appunto di «omicidio involontario», l'equivalente di colposo per il nostro ordinamento. Un'accusa piuttosto grave, formulata a carico di un medico e di due infermieri che dovevano curare il carpentiere di Viareggio ed evidentemente, come risulta dagli atti della magistratura, non l'hanno fatto. Sono indagati infatti per quello che è successo nell'infermeria del carcere di Grasse, una città a due passi dalla Costa d'Azzurra dove Franceschi era stato arrestato. Una vicenda, la sua, che era venuta a galla grazie alla tenacia della mamma, Cira Antignano. È stata lei che ha chiesto a gran voce, anche con proteste e viaggi in Francia, la verità sulla morte del figlio. Daniele era accusato di aver utilizzato in modo improprio una carta di credito falsa in un casinò della costa. Un reato per il quale in Francia sono previste le manette. L'uomo, 31 anni, carpentiere e padre di un bambino di 9 anni, era stato infatti portato nella “maison d'arret”, ossia la struttura penitenziaria che serve per ospitare le persone sottoposte a custodia preventiva, mentre chi è condannato viene recluso in un altro tipo di struttura. Franceschi ci è rimasto da febbraio fino ad agosto, lamentando con la famiglia un trattamento piuttosto severo da parte della polizia penitenziaria e della struttura. In particolare, riferiva «ce l'hanno con gli italiani, se fossi extracomunitario mi tratterebbero molto meglio». ESTATE DI LUTTO Il peggio è arrivato il 25 agosto, anche se la madre è stata avvisata dei fatti e del decesso del figlio dopo due giorni. Verso ora di pranzo Daniele ha lamentato un malore, è stato sottoposto ad elettrocardiogramma nell'infermeria (verso le 12.30) ma secondo i medici del carcere non c'era nessun problema. Nei giorni precedenti Franceschi aveva lamentato dolori al braccio e al torace, ma non era stato praticamente ascoltato. Alle 17.30 la morte per infarto, come ha accertato la prima inchiesta condotta dal giudice Sandrine Andrè. Il suo lavoro però si è limitato ad accertare le cause del decesso dell'uomo la cui autopsia è stata eseguita senza la presenza di un perito nominato dalla famiglia, visto che le norme di procedura penale in vigore in Francia hanno praticamente impedito all'avvocato Maria Grazia Menozzi di nominarne uno: avrebbe coSvolta nel caso Franceschi, l'italiano morto nel carcere di Grasse nel 2010. Per il giudice francese il dottor Estrade e due infermieri sono accusati di omicidio colposo. Entro dicembre dovrebbe arrivare la sentenza. SALVATORE MARIA RIGHI Foto di Maurizio Degl'Innocenti/Ansa www.unita.it Franceschi fu ucciso Medico e infermieri accusati di omicidio srighi@unita.it p L'inchiesta per il decesso del carpentiere toscano morto in un carcere francese nell'agosto 2010 p Il giudice istruttore Morgan ha indagato i sanitari che non lo hanno curato nonostante l'infarto La protesta Cira Antignano, madre di Daniele Franceschi, davanti al consolato francese a Firenze Italia28 GIOVEDÌ26 APRILE2012
MARCO ROVELLI rovelli.marco@gmail.com N ella storia euro-pea non c'è popo-lo che abbia subi-to tante persecu-zioni come il popo-lo Rom. Perfino quando ricordiamo lo sterminio nazista, celebriamo solo la Shoah, ma non il Porrajmos, ovvero la «devastazione» dei Rom. Eppure si calcola che furono tra 500 mila e 1 milione e mezzo i Rom sterminati nei lager. Di loro, però, eccedenza costitutiva, scarto inassimilabile perfino nella memoria, non dev'esservi traccia. Ecco allora che un libro come Rom, genti libere di Santino Spinelli (Dalai editore, 17,50 euro) è indispensabile a tessere nuovamente un filo, assegnando un nome, un volto e una storia a un'entità che da sempre viene disconosciuta, manipolata, fatta oggetto di menzogne secolari che hanno dato legittimità alla loro persecuzione. Il libro di Spinelli, musicista e intellettuale (insegna all'Università di Chieti), ci restituisce anzitutto, con una rilevante mole documentaria, la storia del popolo Rom. Che dall'India del Nord all' inizio dell'XI secolo, dopo le razzie del sultano persiano Mahmud di Ghazni, venne deportato a occidente: e proprio in Persia quelle differenti comunità si diedero il nome «Rom», ovvero «uomo». Molto interessante il modo in cui Spinelli intreccia la storia dell' esodo dall'India con il divenire della lingua romanì, un itinerario di terre e culture attraversate, che mostra come in tutta evidenza la lingua sia una sedimentazione di esperienze. A cominciare, ad esempio, dalla parola «mare», di cui appunto i Rom fecero per la prima volta esperienza in Persia. Di lì arrivarono nell'Impero bizantino, dove vennero nominati Atsingani (da cui «zingari»), come una setta manichea itinerante con la quale vennero confusi. Il primo modo per non rispettare l'altro è occultarne il nome e l'identità, e proiettargli addosso i nostri fantasmi (così anche «gypsy» e «gitano» vengono da «aegyptianus»). I Rom erano molto scuri di pelle, e nell'Europa medievale questa era una cosa che spaventava, legata al diavolo. E poi le loro «origini oscure», la lingua misteriosa interpretata come slang furbesco, i diversi modi di vivere, la pratica delle arti magiche e divinatorie (che li rese invisi alla Chiesa): vennero così banditi da ogni territorio d'Europa. L'arrivo di queste genti era tanto più inaccettabile nel momento cui si costruivano monarchie nazionali e signorie centralizzate, essendo un elemento di instabilità. Si venne a creare così un circolo vizioso inarrestabile. Nel 1498 l'Imperatore Massimiliano I d'Asburgo emanò un bando: «chiunque può ammazzare e bruciare gli zingari senza commettere reato». In tutta Europa si diffusero misure simili. Una Culture Il percorso Il libro di SantinoSpinelli ripercorre con ricchezza di documenti la dolorosa storia delle «genti libere». Dalla deportazione dall'India allo sterminio nei lager nazisti, fino alla diaspora durante le recenti guerre balcaniche www.unita.it Nel volume s'intreccia la vicenda storica con quella linguistica La Chiesa La fama di utilizzare arti magiche li rese invisi anche ai religiosi Storia di oggi Lo sgombero di un campo nomadi a Roma IL POPOLO ROM NOMADE PER FORZA 38 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
MASSIMO DE MARZI Foto di Jonathan Moscrop/LaPresse L a Juve non va in testacoda e tiene a distanzail Milan. A Cesena,contro l'ultima dellaclasse, la squadra diConte soffre a lungo e si sblocca solo a dieci minuti dalla fine, trovando il gol vittoria grazie a Marco Borriello. A lungo oggetto misterioso, ancora a secco con la maglia bianconera, l'ex romanista era arrivato a gennaio per essere il valore aggiunto di un attacco che faceva fatica a segnare con continuità, ma fino a ieri era stato una delusione. Antonio Conte, che lo aveva sempre difeso, ha continuato ad utilizzarlo, venendo ripagato da una rete di importanza capitale nella volata tricolore, con l'autore del gol che è subito corso in panchina per abbracciarlo. Nel giorno in cui la Juve conquista la settima vittoria di fila e avvicina l'obiettivo più importante, il Cesena si vede condannato alla discesa in B anche dalla matematica. Sul sintetico dello stadio Manuzzi, esaurito e interamente colorato di bianconero (dove molti tifosi romagnoli, con la squadra di casa ormai retrocessa, hanno tifato per la Juventus antico amore), Marchisio e compagnia hanno rischiato per 80 minuti di rimanere a bocca asciutta. La capolista in avvio non aveva saputo neppure approfittare dell'occasione migliore, complice un errore di arbitro e assistente, che hanno considerato in area un tocco di mano di Moras avvenuto alcuni centimetri fuori dai sedici metri: il rigorista Pirlo, che già aveva sbagliato domenica contro la Roma, questa volta non ha segnato di ribattuta, il suo tiro ha centrato il palo e la Juventus fino all'intervallo si è fermata praticamente lì. La Signora in maglia rosa ha dominato sul piano del gioco e delle occasioni, ma Antonioli non ha dovuto sfoderare miracoli per tenere inviolata la sua porta, Vucinic ha sprecato nel primo tempo la chance più nitida e gli ingressi nella ripresa dell'ex Giaccherini e di Del Piero non sono bastati per cambiare il corso degli eventi, anche se lo storico capitano è andato quasi subito vicino al gol. Il cambio che ha regalato a Conte il successo è stato quello di Borriello, che ha segnato con un gran sinistro. La sostanza, però, cambia poco. In questa Juve che non perde mai e che si avvia a conquistare il titolo, se non segnano e non fanno la differenza i centrocampisti diventa difficile vincere contro le avversarie molto chiuse: in assenza dello squalificato Quagliarella, si è rivisto in campo dal primo minuto Matri, ma l'ex cagliaritano, a secco da fine febbraio, ha sciupato un'occasione, confermando di vivere un momento di scarsa vena, anche perché un finalizzatore puro come lui non si trova a proprio agio in un modulo come quello di Conte che chiede sacrificio, partecipazione e corsa anche agli uomini più avanzati. Vucinic ha talento da vendere, ma spesso si innamora di se stesso, così la Juve è andata a sbattere contro il muro del Cesena, trovando l'acuto vincente con l'eroe per caso Borriello. Che adesso si candida per una maglia da titolare per il derby di Novara. A fine match i giocatori juventini esultano: succede da sette partite consecutiv COM'È DURA CESENA CI PENSA BORRIELLO L a seconda partita ravvici-nata ha mostrato qual èl'avversario più insidiosodella tarda primavera,che si annuncia intornoai 30 gradi: la stanchezza. Farà la sua parte in questo finale, sarà decisiva come la giocata di un campione o l'errore di un arbitro, ma è più “democratica”: può colpire chiunque. Il serbatoio è quasi vuoto, per tutti. Bisognerà pescare nella forza mentale, nell'abitudine a centrare gli obiettivi, nelle motivazioni, che sono massime per tutti, e questo rende inutile ragionare sull'asprezza o la comodità dei calendari. Ieri è arrivato un verdetto ma è fasullo: il Cesena è retrocesso. Ma le sentenze sul calcioscommesse (che inquietano Lecce e Siena) potrebbero rendere buono per la permanenza in serie A anche il penultimo posto, che il Novara occupa sei punti più su: i romagnoli lo sanno e per questo sono ancora in tensione, combattivi, ostici anche per la Juventus. Il commento Per la Juve non è una passeggiata. Conte però pescainpanchinailcentravanti finoraaseccodireti Pirlo sbaglia un rigore dubbio. Romagnoli retrocessi www.unita.it Il praticantato di Enrique e il progetto di Delio Rossi Marco Bucciantini Sport44 GIOVEDÌ26 APRILE2012
ra francese. A Berlino invece aderiscono al modello Draghi, sottolineando la necessità di tornare a crescere «attraverso riforme strutturali», dichiara a un convegno Angela Merkel. Per la verità il banchiere centrale ha parlato sì di riforme, ma anche di spese in investimenti, tema che Berlino non sembra ricordare. Il tema è incandescente, tanto che in serata interviene il portavoce della Bce per precisare che il presidente è rimasto «coerente con il messaggio tradizionale della Bce». Draghi, precisa il portavoce, auspica riforme strutturali nella zona euro, come una flessibilità aumentata del mercato del lavoro, per migliorare la competitività degli Stati, e non un rilancio attraverso la spesa pubblica. Sta qui il solco che corre tra l'Europa del fiscal compact e quella che potrebbe diventare la nuova Europa della crescita, con nuovi equilibri politici. Ma il presidente puntualizza che «se si pensa di aumentare la domanda aumentando il deficit, bisogna chiedersi allora come mai non ci sia stato sviluppo nei Paesi che hanno un alto deficit. Le radici vanno cercate altrove». Dunque, secondo Draghi, non c'è una sola politica di bilancio come causa della scarsa crescita, «visto che ci sono Paesi che hanno perso competitività negli ultimi 10-15 anni avendo fatto delle politiche di bilancio espansive, e altri con politiche opposte». La parola magica sta tutta nelle riforme. Ma Draghi ricorda che la Bce non si sostituisce certo agli Stati: la banca non fa altro che attenersi al mandato ricevuto con il Trattato. Insomma, non entra nell'agone che sta diventando un campo minato. Preferisce parlare di stato dell'arte della crisi globale. «Siamo a metà del fiume - spiega - che stiamo attraversando». C'è ancora molta incertezza, per questo aumenta la volatilità dei mercati. Anche perché, ha precisato il numero uno dell'Eurotower, la Bce «non sopperisce alle mancanze dei governi sulle riforme strutturali» e non comprerà per sempre titoli di Stato perché «agisce nell'ambito del Trattato». Queste le premesse: nei fatti, tuttavia, è troppo presto parlare di exit strategy. Le operazioni straordinarie all'occorrenza potranno continuare. Il presidente difende le operazioni fatte finora: grazie a quei prestiti si è scongiurato il credit crunch e oggi alcuni canali del credito si stanno riaprendo. Da 5-6 settimane l'acquisto dei titoli di stato sul mercato secondario da parte della Bce «non è attivo». In ogni caso «la situazione sui mercati è migliorata». Bastano queste parole a ridare fiato alle Borse, che a metà giornata virano tutte al rialzo, per chiudere in rally con Milano in maglia rosa (+2,68%). Un incontro tra l'entourage di Angela Merkel e quello di Mario Monti sarebbe avvenuto la settimana scorsa. Un altro, con lo stesso premier italiano, potrebbe esserci oggi, visto che Monti è atteso a Bruxelles per un convegno. Sono questi gli indizi delle grandi manovre in atto tra Berlino e Roma per costruire un nuovo asse sulla crescita. Il tema era già stato al centro dell'incontro tra i due capi di governo in occasione della visita di Merkel a Roma in marzo. L'obiettivo è di rafforzare le politiche europee per il mercato interno. Vuol dire l'apertura dei mercati nazionali, e dunque il rafforzamento della domanda interna. Per Monti molti settori dei servizi in Germania sono ancora troppo chiusi: servono riforme anche a Berlino. Tra le altre iniziative, anche l'organizzazione di incontri tra le Confindustrie italiana e tedesca. L'agenda europea su questo fronte è fitta, ma il percorso non è affatto semplice. Oggi il tema torna in primo piano, dopo i risultati delle presidenziali francesi e la chiara indicazione di Francois Holland di un cambio di passo in Europa. Per Merkel c'è il rischio isolamento, per Monti il nodo del ruolo italiano in una fase delicata per i mercati. Tanto che alcuni osservatori leggono le notizie dei contatti tra le due cancellerie come un tentativo di Berlino di neutralizzare il candidato francese, cercando l'asse con Roma. Strategie e tatticismi politici a parte, la crescita resta il tallone d'Achille del Paese. Mentre Draghi chiede riforme e investimenti, durante le celebrazioni per il 25 aprile Monti insiste sulla necessità del rigore. «Il rigore porterà gradualmente alla crescita e al lavoro. Gli italiani lo sanno, stanno facendo grandi sacrifici e vorrei per questo ringraziarli». Il premier invoca lo stesso spirito unitario che ci fu al momento della liberazione dal nazifascismo. «Serve uno sforzo che - aggiunge Monti - mi auguro sia compreso da tutte le forze economiche, sociali, politiche e produttive del Paese. Se tutti lavoreremo insieme potremo consegnare ai nostri figli un'Italia più giusta». Il premier insiste sul parallelismo con gli eventi della fine della guerra, fatte le dovute distinzioni. «Se allora il Paese chiedeva pace e democrazia - dice - ora tutti, ad ogni livello, dobbiamo impegnarci per mettere in atto i principi del rigore, della crescita, dell'equità». Secondo Monti però «non esistono facili vie d'uscita né scorciatoie per uscire da questa dura fase di crisi» che è «un frutto amaro del fatto che per lungo tempo il sistema politico ha alimentato l'illusione di poter vivere al di sopra dei nostri mezzi». Ma le parole del premier scatenano parecchio malcontento. «L'impostazione teorica di Monti è errata e rischiosa», dichiara Sandro Bondi (Pdl) che pure conferma la sua stima per il professore. «Monti non sta facendo un buon lavoro perché ha annunciato un programma di rigore, equità e crescita, ma vediamo solo il rigore - aggiunge Susanna Camusso, leader Cgil - Non vediamo equità nei provvedimenti, soprattutto non vediamo crescita nel lavoro». Insomma, una larga fetta del Paese chiede di uscire dalla stretta del rigore. La spinta è tanto forte, che oggi in Parlamento la maggioranza tenterà di «forzare la mano» al governo sugli investimenti per favorire la crescita. Pdl, Pd e Terzo Polo presenteranno all'esecutivo una bozza di risoluzione con cui approvare il Def alla Camera e al Senato, in cui si chiederà di allentare i cordoni della borsa di 8-9 miliardi. Tra le ipotesi, ancora da scrivere nel documento, la destinazione di risorse ai crediti della pubblica amministrazione verso le imprese, e l'allentamento del Patto di stabilità interno per gli Enti Locali virtuosi, in un ottica di piccole opere rapidamente cantierabili. Il documento che verrà discusso con il governo stamattina alle 10 in una riunione alla Camera, è di ampio respiro e parte dalla cornice Europea, con un percorso accelerato verso gli Eurobond e con la Bce che assumerebbe il ruolo di «prestatore di ultima istanza». Il testo invita poi il governo a mettere mano a un «piano di dismissioni del patrimonio pubblico» per abbattere lo stock di debito, coinvolgendo la Cassa Depositi e Prestiti. Berlino chiama Roma B.DI.G. Foto Ansa Sullo sviluppo Merkel vuole rafforzare i contatti con l'Italia La risoluzione La maggioranza chiede di rafforzare gli investimenti Monti difende i sacrifici. Il Def alla Camera: 9 mld per la crescita Contatti Roma-Berlino per un piano sulla crescita. Monti insiste: il rigore è necessario. Il premier celebra il 25 aprile: come allora le forze del Paese devono unirsi per superare la crisi. Oggi incontro a Montecitorio sul Def. La cancelliera Angela Merkel Barroso: l'Ue è la soluzione L'Unione europea è la soluzione, non il problema dell'Europa in crisi. Ed i governi farebbero meglio a non cercare scuse. La smettano di raccontare alle opinioni pubbliche cheil bilanciodella Ueva tagliato.È ilmessaggio politico lanciatodaJosè Manuel Barrosoe Martin Schulz contro la deriva del populismo e dell'euroscetticismo. 9 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
L'EDITORIALE LIBERARE LA SPERANZA L'ANALISI L a festa della Liberazione è sta-ta dominata dalle preoccupazioni, dall'ansia, dalle paure indotte da una lunga crisi economica. Sentimenti che coinvolgono milioni di famiglie. Ma come a volte avviene in Italia, quando più forti sono le difficoltà, il 25 aprile offre la speranza, l'impegno di tanti soggetti sociali, per aprire una nuova stagione. p SEGUE A PAGINA 2 T empo fa Angela Merkel affer-mò che la crisi sarebbe durata dieci anni. Il suo ministro Schauble, commentando la travolgente avanzata della destra francese e la crisi del governo olandese - il principale alleato tedesco nella linea dell'austerità - provocata dalla destra nazionalista e xenofoba, ha affermato che in Europa vi sono rischi per la democrazia. p SEGUE A PAGINA 24 Napolitano: voto nel 2013 «Attenti ai demagoghi» Juventus e Milan non mollano Passo Champions per Inter e Napoli Ko Lazio, Roma battuta dai Viola e contestata p PAGINE 44-45 La Bce preme per un patto sulla crescita. Camusso: il governo sbaglia tutto p DI GIOVANNI PAGINE 8-9 «La sfida di Hollande è uscire dalla crisi» Il «ragazzo» e il vicerè Battaglia a Palermo Foto Emblema Quando i mercati crollano i governi puntano sull'austerità: solo che così le imprese non crescono, non producono più ricchezza e i mercati crollano di nuovo. Jean-Paul Fitoussi IL COMMENTO Silvano Andriani L'INTERVENTO La festa e l'impegno Grande folla a Milano per la manifestazione nazionale del 25 aprile. Fischi a Podestà presidente della Provincia A Roma il corteo dei partigiani con i giovani. Polverini rinuncia Draghi: troppe tasse portano recessione Contatti Roma-Berlino Rinaldo Gianola “ L avoro femminile, lotta allaprecarietà, ammortizzatori sociali: per la riforma è il momento delle correzioni. p PAGINA 15 Il richiamo: «I partiti devono estirpare il marcio ma non sono sostituibili» p CIARNELLI PAGINE 4-5 DOVE CORREGGERE LA RIFORMA p CIMINO MATTEUCCI PAGINE 2-7 ORA SERVE UNA ROTTURA p DE GIOVANNANGELI PAGINE 10-11 PARLA IL CAPO STAFF Cesare Damiano Tiziano Treu Nel giorno della Liberazione il presidente della Repubblica ha ricordato la lezione dell'unità DEI DIRITTI E DELLE PENE p BUFALINI PAGINE 20-21 AMMINISTRATIVE U n filo rosso lega il 25 apriledella Resistenza alla manifestazione promossa ieri dai Radicali contro il sovraffollamento delle carceri. p PAGINE 22-23 Luigi Manconi 1,20 Giovedì 26 Aprile 2012 Anno 89 n. 115 www.unita.it Fondata da Antonio Gramsci nel 1924
Rinaldo Gianola 25APRILE È la manifestazione che non ti aspetti. Che Milano, almeno, non vedeva da un ventennio. Stavolta non c'è un governo Berlusconi da attaccare, un Prodi da festeggiare, nemmeno un sindaco leghista o pidiellino ad aprire il corteo per il 25 aprile della città Medaglia d'oro della Resistenza. Non c'è il Capo dello Stato, non un segretario di partito a catalizzare l'attenzione. Stavolta, spogliata o quasi di rabbia, strumentalizzazioni, appigli polemici del minuto, trepidanti attese (per dire, solo l'anno scorso l'ancora sindaco Letizia Moratti fuggiva dal palco in auto blu senza un saluto, senza una parola, l'immagine plastica del berlusconismo al tramonto, mentre la città tutt'intorno già incoronava Giuliano Pisapia nuovo primo cittadino, ben prima del ballottaggio), stavolta è proprio la festa della Liberazione, 67 anni dopo, e con l'Anpi ci sono migliaia di persone, tantissimi giovani, in cammino per le vie del centro fino a piazza Duomo, le bandiere di tutta la sinistra e di pezzi di centro, delle Acli, dei sindacati, di decine di associazioni, i camion colorati dei centri sociali, i gonfaloni di tanti Comuni. E i cartelli neri dei campi di sterminio in mano agli ex deportati, che quando passano il corteo a tratti si commuove e applaude dalla testa alla coda. FAME DI BUONA POLITICA Tra le note di «Bella ciao» e dell'«Internazionale», in piazza c'è la Milano antifascista, la memoria e il presente, alle prese con la crisi che ogni anno spazza via un pezzo più grosso di ceto medio, per non dire dei poveri, preoccupata dal lavoro che, pure qui, si fa sempre più fatica ad afferrare e a conservare, in attesa di ritrovare la politica al prossimo voto. C'è l'abbraccio lungo tra Susanna Camusso e Giuliano Pisapia al suo primo 25 aprile da sindaco, insieme sul palco per gli interventi finali. La loro città, la «loro» gente, l'ovazione che li accoglie. Molto dei discorsi di entrambi sarà dedicato ai giovani, cui «stiamo negando di diventare adulti», parole della segretaria della Cgil, «e sarà difficile dire loro che siamo una Repubblica fondata sul lavoro». Nessuno sconto a Monti: «Basta - continua - con una politica basata solo sul rigore, che ci allontana dal futuro, non crea lavoro e non è nemmeno equa. Ora e sempre Resistenza vuol dire lavoro, dignità, libertà e democrazia». Un richiamo alla memoria comune che non può essere revisionismo, né negazionsimo, come dirà anche il presidente dell'Anpi Carlo Smuraglia. «Non bisogna fare polemica se si chiama assassino qualcuno - ancora la segretaria Cgil - Nessuno si permetta di dimenticare chi è stato dalla parte giusta». Nota di stretta attualità: Camusso si è più volte fermata con i lavoratori del commercio in strada a protestare contro i negozi rimasti aperti, che il sindaco aveva invitato a chiudere ma che, in parecchi, hanno comunque alzato le saracinesche. Molto politico è il discorso di Pisapia, centrato sulla convinzione che oggi sia «tempo di una nuova liberazione, di una nuova rivoluzione morale». «Il 25 aprile non è solo corone di alloro e sventolio di bandiere - continua - un mondo migliore è possibile. Il cambiamento è già cominciato, sta a noi portarlo a termine». E ricorda che «abbiamo nostalgia della buona politica», anzi di più, «fame di buona politica», e che dobbiamo combattere il pericolo nuovo «del qualunquismo o, come dice il presidente Napolitano, dei demagoghi di turno». In memoria del 25 aprile degli anni andati, la via crucis del presidente pdl della Provincia Guido Podestà che, come già l'anno scorso, si fa l'intera manifestazione tra un «vergogna» e un «fuori dal corteo». Peggio che a lui, del resto, andrà all'assessore regionale Zambetti, mandato avanti da Formigoni a rappresentare una giunta che Milano ha già staccato di molto. Chiaro segno dei tempi, anche questo. Ad attenderlo una bordata eloquente di fischi. Tutti per Formigoni, ovviamente, che poi scriverà sul web «il 25 aprile è la festa di tutta la nazione. È con questo spirito che ho sempre inteso celebrarlo. Fuori da contrapposizioni e da guerra fredda». Fuori dalla festa, viene da dire, dato che lui ieri in piazza non c'era. Le migliaia di persone che ieri hanno partecipato alle manifestazioni per celebrare la vittoria della democrazia sul nazifascismo non si illudono che l'uscita dall'emergenza economica, dalle difficoltà politiche, dall'estrema tensione sociale sarà una passeggiata, nè che la scorciatoia passerà dalla facile demagogia, dalla propaganda all'ingrosso che vengono diffuse in questi giorni dai presunti puri neofiti di una politica anti-partiti e anti-istituzioni. Il Paese, come è successo nel 1945 e come è accaduto in altri momenti della sua storia tormentata, si salverà con l'impegno di tutti, con la ricerca della solidarietà e della giustizia sociale, con la sanzione dura dei privilegi e della corruzione, con il rispetto e la difesa della Costituzione. Nella nostra Carta c'è dentro tutto quello che ci serve, non c'è bisogno di inventarsi stranezze. Come in altri momenti di crisi il Paese aspetta che dal Nord prenda a soffiare un nuovo vento, forte, innovatore, positivo capace di ispirare un'altra diversa stagione politica ed economica. Se questa, come pensiamo, è la strada da seguire, allora qualche indicazione la si può trarre anche dalla giornata della Liberazione celebrata ieri. A Milano, dove negli ultimi decenni sono nati i fenomeni politici più rilevanti (da Craxi a LAURA MATTEUCCI Decine di migliaia a Milano per la manifestazione nazionale del 25 aprile. Camusso e Pisapia in corteo: «Abbiamo fame di buona politica per dire no al qualunquismo». Fischi per Podestà e per (l'assente) Formigoni. MILANO Milano, la memoria e la speranza p La festa In migliaia sfilano fino a piazza Duomo. L'abbraccio tra Camusso e il sindaco Pisapia p SEGUE DALLA PRIMA L'EDITORIALE C'È ANCORA UN VENTO DEL NORD 2 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
sì fanciulle, prequel ideale della mozartiana Così fan tutte, con Fiordiligi e Dorabella colte dieci anni prima; lui che nel passato ha tradotto Lorenzo Da Ponte, ci svela, lo scrive in un francese a cavallo tra il Settecento e il Duemila. Sarà il suo traduttore abituale, Alberto Bracci Testasecca, a virarlo in italiano. Ma intanto veniamo a questo suo nuovo romanzo che intreccia e – come in una movenza da metempsicosi – alla fine sovrappone le storie di tre donne: Anna di Bruges, beghina del Cinquecento, l'aristocratica Hanna che vive nella Vienna freudiana di inizio Novecento e Ann, giovanissima e tossica diva hollywoodiana di oggi. Una mistica, una nevrotica che diventa psicanalista, un'attrice: il romanzo esplora tre facce del cosiddetto mistero femminino. Perché ha voluto avventurarcisi? «Scrivere o leggere è il solo modo che noi uomini abbiamo per diventare donne. C'è la chirurgia, ma è irreversibile. Il mondo, se lo si esplora con un corpo di donna, è diverso: è differente la società, differente la natura. Scrivendo ho scoperto le trappole che la società tende alle donne. Dall'altra parte ho cercato di ritrovare ciò che mi è sempre piaciuto nella scrittura femminile, la centralità dell'esperienza e del corpo. Vede, tra i testi del Medio Evo amo solo quelli delle poetesse. Le mistiche erano libere e sensibili in modo sconvolgente, gli uomini incarnavano il potere e il dogma». Capita spesso che gli uomini si divertano a mascherarsi da donna, magari a Carnevale. Più raro il contrario. Perché le donne non manifestano la stessa curiosità per l'emisfero maschile? «Sbagliato! Marguerite Yourcenar si identificava solo in alter ego narrativi maschili. Ma in senso generale ha ragione. Le donne già sopportano di vivere in un mondo fatto da uomini per gli uomini. Yourcenar era libera, aveva rinunciato al ruolo obbligato di sposa e di madre». Tra le tre donne del romanzo quale ama di più? «Anne di Bruges. Mi affascina perché resiste a ogni influenza. È una rosa che si piega ma non si rompe. È un tratto molto femminile questa capacità di piegarsi ma restare se stesse. Anne non si fida delle parole altrui. La sua sola via di espressione è la poesia ed essa chiede di congedarsi dalle ideologie. Mentre scrivevo le pagine sul suo processo, nel finale del libro, mi veniva voglia di suggerirle le risposte. Volevo salvarla dal rogo, ma lei rifiutava di dire cose che non sentiva. Ed è arrivata ad amare la propria morte, giacché era capace di aderire a ogni momento della propria vita». Nel disegnarla si è ispirato a un modello storico? Magari al San Francesco che come lei parlava con frate lupo? «Il lupo di Anne, certo, arriva da Gubbio. Ma il suo personaggio è ispirato soprattutto a Hadewijch d'Anversa, beghina medievale e a Marguerite Porete, poetessa morta sul rogo». Restando al misticismo, lei racconta che la notte del 4 febbraio 1989 le regalò insieme la fede e la vocazione alla scrittura. Cosa successe? «Sono entrato nel deserto ateo e ne sono uscito credente. Per trenta ore mi sono perduto nel Sahara, senza acqua né cibo, e ho passato una notte sotto le stelle che ha cambiato la mia vita.. È stata la notte in cui ho ricevuto fiducia e fede. Non le cercavo, e detestavo chi raccontava storie di questo tipo. Solo da lì ho cominciato a essere soddisfatto della mia scrittura. Prima mi sembrava frammentata: da un lato c'era il filosofo, dall'altro il lavoratore della fantasia. Lì invece sono arrivato all'accordo tra i due emisferi del cervello. Tutto ciò che ho pubblicato è nato dopo quella notte, e in tutti i miei libri c'è un segno di quella notte. Qui il segno è Anne». Ha sostenuto che più che scrittore si sente uno scriba: qualcuno che trascrive il pensiero d'altri… Non è un po' eccessivo? «Non mi sento lo scriba di Dio! Non sono Mosè. Mi sento lo scriba dell'immaginazione. C'è del quietismo nella scrittura, almeno nella mia: sono orecchio e mano, scrivere è ascoltare». Ha firmato opere teatrali, romanzi e racconti. Quali sono le storie più giuste per ciascuno dei tre mezzi? «Quando una storia è crisi pura, è teatro: le mie pièces raccontano crisi coniugali, amorose, spirituali. A teatro il tempo è un condensato: in una pièce di un'ora puoi condensare quindici anni di vita. Una storia che vede invece la cicatrizzazione delle ferite, l'evoluzione e la guarigione, è un romanzo. I miei romanzi sono iniziatici: raccontano un tratto di vita. I racconti sono la sintesi: hanno l'economia del teatro e lo spessore del tempo romanzesco. Spesso i drammaturghi sono i migliori autori di racconti: Cechov, Pirandello, Tennessee Williams». Ha altri maestri di scrittura? «Maupassant. Colette. Il sublime Stephen Zweig. E Buzzati per il suo lato magico. Raccontava il reale inventando un'altra realtà. In Francia abbiamo un nostro Buzzati, Marcel Aymé». Lei suona il piano. Qual è il posto della musica nella sua vita? «Il primo, è la mia vita spirituale. Posso passare un giorno senza leggere o scrivere, ma senza musica no. Solo la musica mi guarisce. Se mi sento assetato mi disseta. È quanto di più intimo io conosca: Mozart entra dentro di me molto più di Cartesio…» Lei scrive musica. «Malissimo». Non si soffre nel creare bruttezza? «Mi rattrista. Ma è una lezione d'umiltà. La musica per me è il più alto oggetto di culto, ma posso solo eseguirla, non sono capace di crearla». Vocazione «Nel 1989 mi sono perso nel Sahara e ho trovato la fede» Il libretto per l'opera di Bacri, prequel di «Così fan tutte» Prossimi lavori Anne, Hanna, Anny: tre ragazze, tre spiriti liberi che si scontrano con le chiusure dell'epoca in cui vivono. Le loro storie si intersecano nonostante i secoli che le dividono, fino a che un crescendo di rivelazioni porta le tre vicende a una conclusione congiunta. Anne, nelle Fiandre del XVI secolo, è una mistica che parla con gli animali come San Francesco. Hanna, nella Vienna d'inizio Novecento, è una giovane aristocratica alla ricerca di se stessa, insoddisfatta delle convenzioni borghesi. Anny è una star di Hollywood deinostri tempi, drogata di celebrità e di sostanze stupefacenti. Tre donne che esprimono la loro sensazione di differenza in uno spazio di silenzio interiore. Declinazioni di anime attraverso il tempo La donna allo specchio di Eric-Emmanuel Schmitt pagine 352 euro 19,50 Collana: dal mondo Editore: E/O «Amlieto» all'Attico di Roma ARoma,nellagalleriaL'AtticodiFabioSargentini,dadomaniall'11maggio(ore19.00) Silvia Siravo e Fabrizio Vona interpretano «Amlieto». Lo spettacolo ideato e diretto da Elsa Agalbato e Fabio Sargentini è allestito nel teatrino da quaranta posti della galleria. Una forza centrifuga misteriosa sospinge fuori della pagina Amleto prima e Ofelia poi... Il libro 37 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
che verrà messa sul mercato anche un'altra versione del volume hitleriano: anch'essa ovviamente condita di apposito commento critico, questa volta destinato ad un pubblico adulto, più articolato e di maggiore spessore dal punto di vista storico-scientifico. In via di preparazione pure un e-book, un audiolibro e un'edizione inglese. Praticamente, tutta la gamma editoriale disponibile, sempre a cura del Land della Baviera. Per di più, il deputato della Csu Karl Freller, direttore della Fondazione dei memoriali bavaresi, fa sapere di voler mettere in piedi una sorta di trattativa con editori e librerie in tutto il territorio nazionale, affinché queste «rinuncino volontariamente al commercio e alla diffusione del Mein Kampf, rendendosi disponibili ad offrire ai lettori solo la nuova edizione scientifica». I più anziani, in Germania, se lo ricordano bene il Mein Kampf. Se non altro, perché a partire dal 1933 - anno dell'ascesa del nazismo al potere - ogni coppia tedesca lo riceveva in gentil dono al momento del matrimonio. Fino al 1945, il Mein Kampf ha avuto in Germania una diffusione di 9,8 milioni di copie. Anche dopo la guerra, è stato tradotto in sedici lingue ed è stato pubblicato più volte. Mai, che si sappia, era finito sui banchi di scuola. Cosa unisce la più importante agenzia di stampa economica internazionale e il Capo di stato maggiore di uno dei più agguerriti eserciti al mondo? Presto detto: la convinzione che l'Iran possa arrestare il suo programma nucleare. Primo passaggio, Tel Aviv: i comandi militari israeliani - a dispetto dei messaggi della destra che guida il Paese - non sono affatto convinti che gli ayatollah vogliano davvero portare a termine la loro ipotetica bomba atomica: superando così un punto di non ritorno. Non si tratta d'indiscrezioni. A esprimere questa posizione - accompagnata dal riconoscimento che il regime di Teheran, per estremista che sia, possa avere comportamenti «razionali» - è, dalla colonne del giornale Haaretz, il capo di stato maggiore delle forze armate con la stella di Davide, generale Benny Gantz. Il quale, in un'intervista a tutto campo, sembra dare un colpo di freno ai toni allarmati, quasi ultimativi, riecheggiati ancora l'altro ieri sera dal primo ministro Benyamin Netanyahu, ospite sugli schermi della Cnn americana. Non che Gantz sottovaluti in alcun modo il rischio. Al contrario. Dalle sue parole traspare però un atteggiamento di grande circospezione rispetto all'eventualità di uno strike israeliano, e persino un certo spiraglio d'ottimismo sulla possibilità di sciogliere il nodo altrimenti: a patto, beninteso, di non rinfoderare la spada di Damocle di una minaccia militare «credibile» sulla Repubblica Islamica. «L'Iran - afferma Gantz - sta procedendo passo dopo passo per raggiungere il punto in cui potrà decidere, volendo, di produrre un'arma atomica». E tuttavia - aggiunge - «ancora non ha deciso di percorrere il “miglio finale”... Se lo facesse commetterebbe un errore madornale. Ma io non credo voglia imboccare quel miglio». Il generale più alto in grado dello Stato ebraico motiva il suo scetticismo - mai espresso in questi termini dall'attuale leadership di governo israeliana - con la convinzione che ai vertici del potere iraniano vi siano «persone molto razionali». Fanatiche nella loro retorica anti-israeliana e negli auspici che l'odiata «entità sionista» sparisca dalle carte geografiche, ma consapevoli - a cominciare dalla Guida Suprema, Ali Khamenei - che le loro installazioni nucleari sono in fondo vulnerabili. Per questo, secondo Gantz, l'opzione militare deve restare ben visibile all'orizzonte come «la prima in termini di credibilità». Ma anche come «l'ultima in ordine cronologico». A Netanyahu - che alla Cnn ha detto di ritenere che le nuove sanzioni imposte su impulso Usa «stiano mordendo l'economia iraniana, ma non abbastanza» - il primo soldato del Paese replica indirettamente che a suo parere la pressione diplomatica ed economica su Teheran «sta cominciando a dare frutti». Morale: lasciando l'opzione militare «sul tavolo» come extrema ratio. CRESCE L'OTTIMISMO Da Tel Aviv a Washington. L'Iran starebbe valutando di sospendere il proprio programma nucleare e permettere più severe ispezioni dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea). Lo riporta l'agenzia Bloomberg. Teheran farebbe questo in cambio di una revoca delle sanzioni petrolifere. La fonte di Bloomberg è l'ambasciatore iraniano a Mosca. «Dobbiamo valutare questa proposta e vedere su quali basi è stata formulata», ha spiegato all'agenzia Mahmoud Reza Sajjadi, nel corso di un'intervista all'ambasciata di Teheran nella capitale russa, riferendosi al piano russo presentato la scorsa settimana dal vice ministro degli esteri Sergei Ryabkov. Adeguandosi a questo, la Repubblica islamica sarebbe in grado di evitare l'embargo sul petrolio che entrerà in vigore a luglio. L'Iran, ha aggiunto Sajjadi, manterrebbe il suo diritto di produrre energia nucleare, ma sarebbe pronto a firmare un protocollo aggiuntivo al Trattato di non proliferazione nucleare con cui consentire controlli più numerosi e più duri dell'Aiea sul proprio territorio. Una volta firmato il piano russo, l'Iran non costruirà nuove centrifughe, usate per arricchire l'uranio, e non metterà in funzione quelle che sono già state mese i piedi. «A quel punto», aveva spiegato Ryabkov al termine dei negoziati di Istanbul tra Teheran e il 5+1, i primi tra le parti dopo 15 mesi, «nell'ambito di un percorso graduale, sarà annunciata la revoca delle sanzioni». U.D.G. I generali d'Israele e i dubbi sull'atomica iraniana: «Forse non la costruiranno» Lui è «il primo soldato di Israele», ossia il Capo di Stato maggiore dell'esercito: il generale Benny Ganz spiega in un'intervista di «non credere che Teheran costruisca la bomba». Cosa si muove sullo scacchiere globale? udegiovannangeli@unita.it p Il capo dell'esercito Benny Gantz: «Gli ayatollah persone razionali» p L'agenzia Bloomberg: «Teheran potrebbe sospendere il programma» Avenue Bourghiba, il cuore di Tunisi, il luogodadovepartivanolemanifestazionicontroBenAli, è stataoccupata, ieri mattina, da centinaia di persone che hanno voluto portare il loro sostegno ai giornalistitunisini,periqualièstatachiesta la piena libertà d'espressione. Tra i manifestanti c'erano, oltre a rappresentantidiorganizzazionididifesadelDiritti dell'Uomo e semplici cittadini, anche alcuni deputati riformisti dell'Assemblea costituente. I manifestanti hanno detto «no» alla censura e soprattutto all'ipotesi, caldeggiata da esponenti di spicco del partito confessionale Ennahdha, di privatizzazione dei media pubblici. La manifestazione segue quella davanti alla sede della televisione di Stato tunisina, teatro, nei giorni scorsi, di scontri tra gli integralisti (che vogliono che essa sia «liberata» dagli «empi» che non garantiscono una corretta informazione) e i dipendenti (che chiedono sia garantita la suaindipendenza). Ierimattina,consolo qualche eccezione,gli integralisti hanno smantellato la postazione. Tunisia, corteo in difesa della tv di Stato contro gli integralisti IL CASO Gingrich pronto a lasciare NewtGingrichpotrebbelasciarelacorsaallanominationrepubblicanalaprossimasettimana e annunciare ufficialmente il suo supporto a Mitt Romney per la Casa Bianca. Lo riferisce la Cnn. Ieri Gingrich ha ottenuto dei risultati deludenti nei 5 Stati in cui si è votato (Pennsylvania, Connecticut, Rhode Island, New York e Delaware), conquistati tutti e 5 da Romney. 35 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
E ppure c'è un filo rosso - ro-busto e tenace - che unisceil 25 aprile della Resistenzapartigiana a questo 25 aprile di mobilitazione per l'amnistia, promossa dai Radicali italiani. Sono numerosi gli elementi che motivano una relazione stretta tra la ricorrenza della Liberazione nazionale, intorno a valori di democrazia e giustizia sociale, e una battaglia per uno stato di diritto che sia veramente tale e per la tutela rigorosa delle garanzie individuai. Non si tratta di una evocazione ideologica o di un artifizio retorico: il rapporto tra i due fatti è davvero profondo. Basti pensare a un importantissimo documento storico, tuttora scarsamente conosciuto. Nel 1949, venne istituita la prima commissione parlamentare di indagine sulle carceri: ed è difficile dire se colpisca di più il fatto che già allora si avvertisse la necessità di realizzare una simile inchiesta o la constatazione che quella, come le successive, non riuscisse a modificare la drammatica situazione del sistema penitenziario. In quegli stessi mesi venne pubblicato un fascicolo speciale della rivista Il Ponte voluto da Piero Calamandrei e interamente dedicato al tema, che ospitava testimonianze e riflessioni di Carlo Levi, Emilio Lussu, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini, Giancarlo Pajetta, Vittorio Foa, Leone Ginzburg e molti altri. Ovvero il meglio dell'antifascismo e del pensiero democratico e repubblicano, in tutte le sue componenti. Leggere quel fascicolo dà, oggi, una grande emozione. Non solo per la qualità politica e, direi, morale degli interventi, ma anche per lo spessore della riflessione sui temi del diritto e della pena. C'è una ragione per quella acutezza intellettuale ed è talmente nitida da assomigliare a una sorta di rivelazione: quelle persone, l'abiezione del carcere, l'avevano conosciuta sulla propria pelle, e per lunghi, talvolta lunghissimi anni. Scrivevano, cioè, di una sofferenza e di una miseria direttamente patite, mentre discutevano di una riforma seria e razionale dell'amministrazione della giustizia e del sistema penitenziario. Nel merito quella discussione va studiata e approfondita, partendo mi sembra un ottimo spunto - da un'affermazione di Vittorio Foa per il quale nessuna pena detentiva avrebbe dovuto superare «i tre, al massimo cinque anni». Avete capito bene: tre, al massimo cinque anni. Eppure non si trattava di un confronto tra utopisti velleitari e filosofi inconcludenti, bensì tra uomini che avevano combattuto la dittatura e che avevano affrontato rischi enormi. Ma credevano nella politica e nel fatto che essa dovesse fondarsi su principi saldi, tali da segnare una discontinuità radicale col precedente regime e da tracciare un'idea di società rispettosa dei diritti individuali e collettivi. Quella discussione è ancora più preziosa perché avveniva in una fase storica appena successiva a un'aspra guerra civile e che conosceva allora una condizione di crisi economica e disordine sociale. Tre anni prima, il ministro della Giustizia Palmiro Togliatti aveva promulgato un'amnistia, che aveva suscitato una diffusissima diffidenza e molte reazioni, in qualche caso violente (è interessante notare che, all'interno del Pci, la maggiore ostilità proveniva dalla componente autoritario-stalinista). E tuttavia, la discussione drammatica che il provvedimento di amnistia LUIGI MANCONI L'intervento Diritti e detenzione Anche la sinistra annaspa nell'autoritarismo penale Nonostante le posizioni di tanti intellettuali antifascisti, che segnarono i primi anni della Repubblica, il tema della «giustizia giusta» resta un tabù IL CORTEO Primo Piano ROMA Un momento della marcia per l'amnistia, la giustizia e la libertà organizzata dai Radicali ieri a Roma Si è svolta ieri a Roma il corteo organizzato dai Radicali italiani per sostenerelarichiesta diunprovvedimento di amnistia per alleviare il sovraffollamentocarcerario.«LecarcerioggiinItaliasono luoghi di inciviltà senza pari. L'amnistiaèunostrumentoobbligato-haspiegato Marco Pannella - Oggi chiediamo giustizia e libertà nel ricordo dell'antifascismo chiediamo che venga interrotta questaflagranza criminale.Oggi in moltissime carceri si sta facendo lo sciopero della fame». L'Italia è «un Paese che hanovemilionidiprocessipendentiein cui l'istituto della prescrizione fa saltare 200milaprocessil'anno.Tuttoquestoè insostenibile in un Paese democratico», ha proseguito Emma Bonino. questa situazione «genera un'amnistia di classe, conipiùricchichesiavvantaggianodelle prescrizioni e le carceri che diventano una discarica sociale». Radicali in piazza per chiedere amnistia e giustizia La società 22 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
e il piano preparato nei dettagli: lei sarebbe dovuta uscire approfittando della disattenzione dei suoi “sorveglianti” portando i figli con se. Qualcosa, però, andò storto e due giorni dopo Maria Concetta decise di togliersi la vita, bevendo acido muriatico. Un sacrificio che la magistratura non ha reso vano visto che con le sue dichiarazioni alla Dda di Reggio Calabria la donna svelò gli affari criminali della propria famiglia consentendo ai carabinieri, tra l'altro, di arrestare 11 affiliati alla cosca e di scoprire due bunker utilizzati dai latitanti. Una collaborazione inaccettabile per la famiglia, come inaccettabile era la possibilità che Maria Concetta potesse scappare di nuovo, da infame, portare con se i suoi figli e rifarsi una vita altrove. Una paura scongiurata attraverso «attraverso reiterati atti di violenza fisica e psicologica», ha scritto il gip di Palmi che dispose l'arresto della madre della ragazza, Anna Rosalba Lazzaro, e di Michele e Giuseppe Cacciola, rispettivamente padre e fratello di Maria Concetta. LA SODDISFAZIONE DEI PM «Si tratta di un arresto molto importante perché chiude il cerchio sulle persone accusate di avere maltrattato Maria Concetta Cacciola al punto da determinarne il suicidio», commentava ieri il Procuratore della Repubblica di Palmi, Giuseppe Creazzo. Nell'ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti Giuseppe Cacciola viene descritto come persona pericolosa e violenta anche sulla base delle dichiarazioni della sorella. Cacciola avrebbe picchiato selvaggiamente più volte la sorella Maria Concetta insieme al padre. Un comportamento violento che, secondo l'accusa, era scattato dopo che il padre di Maria Concetta Cacciola aveva ricevuto una lettera anonima secondo cui la donna avrebbe avuto una relazione extraconiugale mentre il marito, Salvatore Figliuzzi, era detenuto per scontare una condanna per associazione mafiosa perché affiliato alle cosche di Rosarno. La procura della Repubblica di Reggio Emilia aveva riesaminato nell'ottobre 2008 il caso dell'omicidio del chirurgo Carlo Rombaldi, 41 anni, ucciso nella notte tra il 7 e l'8 maggio 1992 con due colpi di pistola davanti al garage di casa, in via Filzi alla prima periferia della città, dove aveva appena parcheggiato la sua Audi 80. L'allora procuratore Italo Materia riferì che erano in corso accertamenti della polizia per valutare la riapertura dell'inchiesta, chiusa due anni dopo l'omicidio con un nulla di fatto. Rombaldi era un chirurgo serio e stimato, assistente della seconda divisione di chirurgia diretta da Roberto Prati. Sposato e padre di due figli (che allora avevano 11 e quattro anni), si dedicava interamente alla famiglia, la sua era una vita ineccepibile. Non usciva di sera, se non per lavoro. Quella dell'omicidio era stato eccezionalmente in pizzeria con colleghi di reparto, dopo aver tenuto una lezione di un corso di medicina. Se l'incontro con l'assassino non fu casuale, forse perché il ritorno a casa di Rombaldi aveva interrotto un'azione criminosa, qualcuno - si pensò allora - doveva aver atteso il chirurgo al varco. L'aggressione non fu comunque a scopo di rapina, perché gli oggetti personali erano al loro posto, addosso alla vittima. Secondo indiscrezioni trapelate dalle prime indagini, Carlo Rombaldi molto probabilmente aveva riconosciuto il suo assassino: è quanto si apprese sulle poche parole che il medico era riuscito a dire ai primi soccorritori. Un testimone, ricordano le cronache dell'epoca, fece in tempo a scorgere il killer mentre si dava alla fuga nei pressi dei garage dell'abitazione del medico. Tre furono i colpi sparati in rapida successione: uno forò la lamiera della porta del garage, gli altri due colpirono il chirurgo all'avanbraccio sinistro e, quello mortale, al fianco sinistro trapassando un polmone. I soccorsi furono rapidi, ma Rombaldi morì al pronto soccorso dell'ospedale dopo un'agonia di 40 minuti. Ora, dopo vent'anni, la procura di Reggio ha indagato un ex vigile urbano che abitava nel suo stesso condominio. I meagistrati sono risaliti a lui attreverso l'arma utilizzata per quello strano omicidio. Si tratta di una P38 Speciale, che non era registrata, ma quando è stata venduta ha consentito agli investigatori di risalire al vicino di casa della vittima. Che da teste è passato ad essere iscritto nel registro degli indagati. Il pensionato ha spiegato ai magistrati che indagano sul delitto irrisolto di non avere mai avuto contrasti con il medico freddato a colpi di pistola la notte tra il 7 e l'8 maggio 1992. «Lo ripeto: io non sono nulla e sono tranquillissimo», è stata la versione dell'uomo, oggi sessantacinquenne, che è difeso dall'avvocato Giovanni Tarquini. «Non conoscevo Rombaldi, non sono coinvolto in nessuna cosa», ha ripetuto agli inquirenti. Che stanno ancora cercando un movente. Uno scambio di persona, un litigio per futili motivi o, forse, una vendetta legata al lavoro della vittima sono le piste più battute. Nessuno, però, ha convinto del tutto. E anche che ora c'è una persona iscritta nel registro degli indagati, il vigile urbano in pensione di 65 anni, i motivi di un omicidio ancora senza colpevole restano avvolti nel mistero. E forse dopo vent'anni sarà difficile trovarli. PINO STOPPON «Fermati, hai parlato troppo». Questo è il messaggio intimidatorio, scritto su un foglio di carta collocato vicino a una bottiglia contenente liquido infiammabile, che il sindaco uscente di Lungro (Cosenza) Giuseppino Santoianni ha trovato la notte scorsa davanti al portonedella sua abitazione.Santoianni è ricandidato con una lista civica di centrosinistra. Reggio Emilia Venti anni dopo il caso Rombaldi ha un sospetto: il vicino di casa Bloccato dai carabinieri Gliambientalistiesultano,laRegionePugliatiraunsospirodi sollievo: l'asta per vendere alcuni ettari delle isole Tremitipercostruirecasepopolarièandata deserta. I termini scadevano alle 13 di ieri,alComunenonèpervenutaalcunaofferta. Il bando era stato pubblicato dal commissario prefettizio, Carmela Palumbo (alle Tremiti si vota il 6 e 7 maggio prossimi), con l'obiettivo di coprire gran parte del deficit comunale, incassando almeno quattro milioni di euro. «Nessunacementificazione-avevaspiegato alcune settimane fa il commissario -hosoloemessounbandopubblicorelativoadunaproceduragiàdefinitaprima chearrivassi. Si tratta di un Piano di edilizia popolare, che ha la sua utilità sociale». Ma che non ha riscosso alcun interesse. AMBIENTE Il medico chirurgo era stato ucciso con tre colpi di pistola Accusato Un ex vigile. I pm sono arrivati a lui tramite la pistola utilizzata Il medico era stato ucciso nel garage di casa sua con tre colpi di pistola. L'ex vigile, oggi sessantacinquenne, smentisce ogni coinvolgimento. Gli inquirenti sono risaliti a lui grazie alla pistola, una vecchia P38. ROMA Arrestato a Paderno Dugnano fuori da un centro commerciale Le botte e le pressioni La famiglia voleva impedirle di collaborare e portare i figli con sé Va deserta l'asta per edificare nelle isole Tremiti Calabria minacce al sindaco 31 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
Il cassiere di Cosa Nostra. Il faccendiere indiano coinvolto nello scandalo delle vendita dei radar British Aerospace al governo della Tanzania. L'uomo d'affari legato ai clan della 'ndrangheta. Presidenti sudamericani e governatori africani. Se non fosse un'inchiesta giudiziaria, l'affaire Belsito-Lega-Finmeccanica sarebbe un avvincente plot alla Ken Follet dove l'intrigo internazionale mescola corruzione, politica e affari. Dalle carte sempre più numerose dei tre filoni principali spuntano ogni giorno nuovi ipotesi investigative. Ricordiamo che la procura di Milano si occupa della gestione dei rimborsi elettorali del Carroccio; Napoli delle vendite all'estero da parte di aziende controllate da Finmeccanica tramite mediatori e faccendieri con corollario di tangenti ai politici; Reggio Calabria sta sviluppando i contatti tra l'ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito e i suo soci in affari Paolo Scala e Stefano Bonet, e Romolo Girardelli, l'ammiraglio amico della cosca De Stefano. A Reggio, Belsito e soci sono indagati per concorso in riciclaggio con l'aggravante della finalità mafiosa. Occorre partire da qui per provare a immaginare gli sviluppi della prossime ore che vedono un nuovo interrogatorio - ieri, concluso a tarda sera - a Napoli del faccendiere Valter Lavitola sulla parte che riguarda la sua attività di mediatore per conto di Finmeccanica in Sudamerica. E oggi un nuovo interrogatorio di Belsito da parte dei magistrati di Reggio Calabria in trasferta a Milano. L'AGGRAVANTE MAFIOSA Gli avvocati di Belsito, Paolo Scovazzi e Alessandro Vaccaro, hanno provato in tutti i modi a rinviare il faccia a faccia di oggi a Milano. Segno che se su diamanti e lingotti l'ex tesoriere si sente, a suo dire, «tranquillo», assai meno lo è nel momento in cui pensa che dovrà cominciare a spiegare i suoi rapporti con Romolo Girardelli. Nel decreto del gip reggino si legge che «Scala, Belsito, Bonet, Mafrici, Girardelli trasferivano all'estero, Cipro e Tanzania, un milione e 200 mila euro e 4 milioni e mezzo e compivano complesse operazioni bancarie di esterovestizione e filtrazione, in modo da ostacolare l'identificazione della loro provenienza delittuosa». Sarà soprattutto questo il cuore dell'interrogatorio. Operazioni che Paolo Scala ha già spiegato in un lungo interrogatorio reso ai pm di Milano (dove Belsito, Scala e Bonet sono indagati per appropriazione indebita e truffa ai danni dello Stato) dal quale è emerso che in realtà i 4 milioni e mezzo destinati alla Tanzania sono stati respinti dal Fbmw Bank ltd. VITHLANI MEDIATORE? In un primo tempo è stato scritto che l'affare è andato in fumo perché nella mediazione sarebbe subentrato a un certo punto tale Robert Von Palace Kolbatschenko, alias del sicilianissimo Vito Palazzolo condannato in via definitiva nel 2009 per associazione mafiosa in quanto cassiere di Provenzano e ora in carcere in Thailandia in attesa di estradizione. Ma se Von Palace è il re degli affari in Sudafrica, la Tanzania è un territorio che resterebbe fuori dalla sua competenza. Più probabile invece che il mediatore occulto di questo affare sia stato Shailesh Vithlani, indiano con cittadinanza inglese, agente e mediatore per Agusta Westland in Tanzania. Peccato che il governo tanzano abbia come il fumo negli occhi Vithlani dopo lo scandalo dei radar di British Aerospace il cui costo è lievitato a suon di commissioni più o meno lecite. VON PALACE-PALAZZOLO Sulla sua presenza nell'orbita Finmeccanica ci sarebbero testimonianze precise come risulta da alcuni verbali di interrogatorio resi ai pm di Napoli. Tra questi quello del manager di Finmeccanica responsabile dell'area subsahariana Francescomaria Tuccillo. Il manager, che l'ad Orsi ha destinato ad altro incarico, compare nelle intercettazioni sulle commesse di Finmeccanica (filone barese) in cui Valter Tarantelli (direttore di Telespazio Brasil) e Romolo Bernardi (direttore sicurezza di Finmeccanica) dicono che «Tuccillo è stato fatto fuori per aver detto che la Agusta in Sudafrica si era appoggiata a soggetti appartenenti a organizzazioni criminali». Ora salta fuori che in effetti nel 2009 fu organizzato a Luanda, in Angola, un bilaterale commerciale Italia-Angola alla presenza di aziende italiane. In quell'occasione il viceministro Adolfo Urso incontrò il responsabile sudafricano di Agusta Westland Patrick Chabrat. Che però si portava dietro un collaboratore di nome Robert Von Palace Kolbatschenko. All'epoca l'amministratore delegato di AW è Giuseppe Orsi, ora numero 1 della holding di via Monte Grappa e indagato per concorso in corruzione internazionale e riciclaggio per gli affari di Agusta in India e a Panama. Nel primo caso si parla di una tangente da 10 milioni alla Lega su cui qualcosa di più diranno le carte sequestrate in Svizzera lunedì. Nel secondo di un elicottero con rifiniture di Hermes per omaggiare il presidente di Panama. PALAZZO CHIGI FA QUADRATO Il governo non mette all'ordine del giorno il dossier Finmeccanica. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà smentisce incontri ad horas con Orsi. Così come è smentita la convocazione di un cda straordinario. In via Montegrappa e a Palazzo Chigi prevale, al momento, la tesi che l'iscrizione al registro sia un atto dovuto. In garanzia di Orsi. CLAUDIA FUSANI Mafia e mediatori indiani Le relazioni pericolose nell'inchiesta Lega-Agusta Oltre a Vito Palazzolo, il cassiere di Provenzano, tra i mediatori di Agusta spunta anche l'anglo-indiano Vithlani, già nei guai per British Aerospace. Il filone della 'ndrangheta. Ma il governo fa quadrato con l'ad Orsi. pOggi i pm interrogano Belsito sui rapporti con i clan. I legami tra Aw e il cassiere di Cosa Nostra p Lavitola Ieri nuovo faccia a faccia con i magistrati sugli affari della holding in Sudamerica Foto Ansa Politica e giustizia ROMA L'ex tesoriere della Lega Francesco Belsito Primo Piano14 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
Se il governo Monti non cade entro l'autunno Berlusconi esce definitivamente di scena. È questo il ragionamento che Bersani fa con i suoi, dopo che l'ex premier ha ipotizzato il voto anticipato in ottobre per iniziativa del Pd. «Se lui ha questa idea non la attribuisca a noi», ha replicato a caldo il leader dei Democratici confermando il sostegno a Monti fino al 2013. Ma quel «se» è dato come una certezza ai piani alti del Nazareno, dove quotidianamente arrivano gli stessi sondaggi che arrivano al quartier generale berlusconiano. E che danno il Pdl tra il 21 e il 23 per cento e il consenso per le misure adottate dal governo Monti tra i suoi elettori in costante calo. «Monti è arrivato non dopo i partiti, genericamente parlando, ma dopo Berlusconi, e si è dovuto caricare sulle spalle una eredità catastrofica», dice Bersani. «Il Pdl ha tentato di oscurare la memoria ma non sta funzionando e paga pegno, e allora adesso scelgono quest'altra strada». Ma dietro l'uscita di Berlusconi sul voto anticipato, a sentire quel che dicono i dirigenti del Pd che stanno lavorando con Alfano e gli sherpa del Pdl alla riforma elettorale, c'è anche la volontà di impedire il superamento del Porcellum, perché solo questo sistema di voto gli consentirebbe di stringere un'alleanza con la Lega e avere qualche chance alle prossime politiche. Da qui il fastidio e i sospetti nel Pd per il fatto che il vertice degli sherpa previsto per la scorsa settimana per definire la bozza di nuova legge elettorale (sull modello tedesco) sia saltato e fatto slittare in data da definirsi dopo le amministrative. Alfano, spiega chi ha discusso con lui dell'argomento, è disponibile a confrontarsi sul nuovo sistema di voto. Ma il niet sarebbe arrivato da Berlusconi, consapevole anche del fatto che se si va alle urne tra un annoil segretario del Pdl avrà tutto il tempo per giocarsi la partita mentre lui sarà spinto sempre più fuori dalla scena. PRESSING DI VENDOLA E DI PIETRO Il problema, per il Pd, è che l'uscita di Berlusconi ha avuto come effetto di dar fiato a Vendola e Di Pietro, che hanno rilanciato la necessità di staccare il prima possibile la spina a Monti e di andare al voto con l'alleanza di Vasto. «A Bersani dico: le ricette del governo Monti si rivelano un fallimento, e il prezzo può essere messo per intero sulle spalle del centrosinistra. Occorre dare un segnale forte», dice dalle pagine del “Manifesto” il leader di Sel chiedendo di convocare gli «Stati generali del futuro». Questo, mentre il leaer dell'Idv rilancia il «modello Vasto», che «può vincere le elezioni e governare bene nei prossimi cinque anni». Per Bersani, però, un'alleanza delimitata a Pd, Sel e Idv sarebbe proprio ciò che rischia di non garantire un governo stabile, per la prossima legislatura. Il leader del Pd continuerà a sostenere Monti perché sa che la crisi è tutt'altro che superata, ma è anche convinto che nel 2013 la situazione non sarà poi così diversa e che servirà un'alleanza il più possibile ampia, fondata su un accordo tra progressisti e moderati, per realizzare quella «ricostruzione» economica e sociale, democratica e istituzionale necessaria al Paese. Nel Pd non manca chi pensa che sia meglio andare al voto, ma il gruppo dirigente sulla necessità di arrivare a fine legislatura è compatto. Dice Enrico Letta dopo aver ascoltato Napolitano che quelle pronunciate dal presidente della Repubblica «sono parole pesanti». Il vicesegretario del Pd schematizza così la strategia che andrà messa in pratica nel prossimo anno: «No alla demagogia, sì alle riforme, partiti fondamentali per il sistema a patto che si assumano le loro responsabilità e non cerchino scorciatoie, quale sarebbe il voto anticipato a ottobre». Che Monti stia lavorando «in una condizione difficile» non sfugge a Massimo D'Alema, ma proprio per questo la situazione «richiede tempo». Il Pd lo sosterrà «pur sempre esprimendo le nostre idee ed avanzando le nostre proposte», dice il presidente del Copasir. E starà attento a non cadere nella trappola berlusconiana. SIMONE COLLINI Pubblichiamo il testo della lettera inviata da un gruppo di deputati democratici all'Ufficio di presidenza della Camera C aro Presidente, cari colle-ghi dell'Ufficio di Presi-denza, cari Questorinei giorni scorsi sono nuovamente state portate all'attenzione dell'opinione pubblica notizie relative alle spese della Camera. Poiché sono essenzialmente affidate alla Vostra attenzione la nostra immagine e la credibilità dell' alta istituzione in cui siamo chiamati per elezione a rappresentare il Paese, Vi chiediamo di voler procedere ad una attenta “spending review” che riguardi non solo i deputati senza incarichi e tutti coloro che hanno invece incarichi istituzionali, ma anche il personale amministrativo e le spese ad esso connesse. Credo che questa legislatura abbia già proceduto a tagli sostanziosi, a partire da quello dei vitalizi. A maggior ragione troviamo davvero incredibile che si debba azzerarne gli effetti in termine di recupero di credibilità per questioni come la dotazione di cancelleria. Ancora più incredibile che sia assunta una decisione, davvero singolare, come quella relativa al trattaIl confronto politico Così si possono ridurre ancora le spese della Camera «Alle urne col Porcellum» Berlusconi si gioca tutto per restare sulla scena L'uscita di Berlusconi sul voto anticipato dà voce a Vendola e Di Pietro, che chiedono a Bersani di staccare la spina al governo e andare al voto con l'alleanza di Vasto. Ma per il Pd non sarebbe utile al Paese. ROMA p Il Pd compatto contro il voto a ottobre: «Il lavoro di Monti richiede tempo» pMa Vendola e Idv chiedono di staccare la spina e rilanciano il modello Vasto La lettera Primo Piano12 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
È l'ultimo paradosso tedesco. Virtualmente bandito dalla terra per oltre sessant'anni - e apparso tutt'al più come oggetto di culto nelle biblioteche dei neonazisti più sfegatati sparsi ai quattro angoli d'Europa - il Mein Kampf ricomparirà nel 2015 sui banchi di scuola. Un paradosso doloroso, per certi versi addirittura bizzarro, che nasce nel Land della Baviera, governato dalla Csu, il partito fratello della Cdu di Angela Merkel. Un paradosso che probabilmente si trascinerà dietro una lunga scia di polemiche, che riapriranno squarci profondi nel rapporto molto complesso che la Germania ha con il proprio passato. L'idea sarebbe di far uscire una nuova edizione commentata del «libro-base» del pensiero nazional-socialista (redatto febbrilmente da Adolf Hitler a cominciare dal 1923 mentre era detenuto nella fortezza di Landsberg) fra tre anni, quando i diritti sul testo non saranno più di pertinenza dello Stato bavarese. Che è detentore esclusivo (a parte le potenze liberatrici Usa e Gran Bretagna) dei diritti del Mein Kampf, nonché di quelli su ogni altro lascito del Führer: questo semplicemente perché Hitler fino all'ultimo risultava residente a Monaco. GIOCARE CON LA STORIA Sostiene il ministro delle Finanze bavarese Markus Söder, che l'intento è quello di evitare che, nel momento in cui decadranno i diritti, «si arrivi ad una più forte diffusione del Mein Kampf tra i giovani». In altre parole, la Baviera intenderebbe precedere le tentazioni di quegli editori che volessero lanciare la «Bibbia del nazismo» sul mercato senza troppi scrupoli. Ecco che la Baviera vuole giocare d'anticipo, proponendo ai ragazzi delle scuole la versione critica del feroce testo hitleriano, in cui il futuro Führer sviluppò i pilastri della sua «teoria delle razze», a partire dall'idea degli ariani quali fondatori della cultura umana, messi a confronto con gli ebrei, colpevoli di ogni nefandezza immaginabile. I lavori di commento storico sarebbero già ad uno stadio avanzato, assicura Söder. Ritiene, il signor ministro, che si possa «demistificare» il testo: «Vogliamo che in tutte le edizioni siano espresse chiaramente le enormi assurdità contenute nel testo, che hanno provocato conseguenze fatali». Il progetto consisterebbe nel realizzare un'edizione nel quale il commento critico sia incisivo e «facilmente comprensibile» per i giovani studenti. Finora la Baviera ha sempre rifutato le richieste di pubblicazione di edizioni non commentate, né ha esitato a procedere per le vie legali in casi controversi come quello dell'editore britannico Peter McGee, che voleva pubblicare in una collana storica alcuni estratti del libro. La questione certo non è solo di pertinenza degli storici e del ministero della pubblica istruzione, in un Paese in cui oggi le ramificazioni del neonazismo militante assurgono quasi ogni giorno agli onori della cronaca, occupando a tempo pieno intere sezioni delle forze dell'ordine. È di ieri la notizia di un ennesimo raid della polizia, che ha perquisito le case di 18 presunti sostenitori dell'estrema destra nel Nord-Reno Westfalia. Oltre cento agenti hanno messo sottosopra venti abitazioni in diverse parti del Land. È invece dell'anno scorso la scoperta di una rete del terrore neonazista diventata celebre per gli «omicidi del kebab», ossia l'uccisione di nove immigrati tra il 2000 e il 2006. Nell'occasione si era parlato a vario titolo anche dell'opaco ruolo dei servizi segreti, considerati - nel migliore dei casi - eccessivamente «distratti» nei confronti dell'emergente terrore nero. Com'è come non è, la Baviera procede con decisione per la propria strada. Lunedì il ministro alla ricerca scientifica Wolfgang Heubisch, del partito liberale, ha annunciato Foto Ap ROBERTO BRUNELLI Dicono che lo fanno per «demistificare» quella che è la Bibbia del nazismo. L'idea è del governo bavarese: pubblicare un'edizione commentata, prima che si liberalizzino i diritti. Seguiranno un e-book e un audiolibro. p Il Land pubblicherà per gli studenti una «versione critica» del libro di Hitler pNel 2015 decadranno i diritti sul lascito del Führer: «Giochiamo d'anticipo» www.unita.it Ultime dalla Baviera «Mein Kampf» sui banchi di scuola Un volume del «Mein Lampf», un busto di Hitler e una bandiera con la svastica confiscati giorni fa a Coblenza rbrunelli@unita.it Mondo34 GIOVEDÌ26 APRILE2012
Cara Unità VIA OSTIENSE, 131/L - 00154 - ROMAMAIL lettere@unita.it Dialoghi Luigi Cancrini La satira de l'Unità virus.unita.it Le critiche di Gunter Grass DIANA ZINGARO www.unita.it LETTERA FIRMATA Licenziati da Italialavoro Italialavoro è l'agenzia tecnica del ministero del Lavoro, nei fatti il suo braccio operativo. Questo braccio, seppur del ministero del Lavoro, si regge quasi esclusivamente sui “collaboratori”. Sui precari, insomma, per i quali Italialavoro attua uno dei suoi progetti più grossi e importanti, Welfare to Work, finalizzato proprio alla stabilizzazione dei lavoratori. Ecco, io vengo proprio da quel progetto. Lavoravo per cercare di stabilizzare lavoratori, mentre altri pensavano a come lasciarmi a terra. Sì, perché a dicembre, grazie a Sacconi & Berlusconi, in centinaia se non di più l'azienda ci ha abbandonato. Fino a quel momento, di contratto in contratto, si riusciva a lavorare. Scusa, “collaborare”. Da dicembre non più, e collaboratori anche storici sono rimasti fuori, senza alcuna prospettiva. Gente che magari nella sua follia aveva anche fatto un figlio, o comunque si era sposata. Ecco, il ministero, ovverosia Italialavoro, ha messo in pericolo la nostra stessa sopravvivenza. In pienarecessione, ci ha completamente abbandonato. Prima, almeno, esisteva un “bacino di prelazione” dal quale attingere per i nuovi progetti. Ora non più. Prima quei progetti vedevano tre figure impegnarsi: gli addetti, i professional,gli esperti. La Cgil e Landini possono fare qualcosa per noi? EMANUEL SEGRE AMAR Gli ebrei in Tunisia Nell' articolo di Brunelli pubblicato su l'Unità del 19 aprile si parla del futuro democratico di una Tunisia che certamente democratica, almeno a breve, non sarà e di un "governo tunisino, deciso a mostrare il ritratto di un Paese Laico e voglioso di dimostrare la propria laicità". "In Tunisia dice tal signor Bechir, ci sono 30mila persone di religione ebraica, e viviamo da fratelli" ma come i suoi lettori potranno facilmente verificare in internet,gli ebrei presenti in Tunisia sono, in realtà, meno di 2000. I più attenti tra i lettori poi ricorderanno le minacce di morte recentemente rivolte a Tunisi contro i "fratelli ebrei" e l'assalto alla sinagoga di Tunisi che è a disposizione di tutti su you tube come primo atto di "libertà", immediatamente dopo la cacciata del tiranno. LARA Attenti al finanziamento libero! Alfano, ha affermato che costituiranno un nuovo partito che non avrà alcun sostegno finanziario pubblico, perché lo finanzieranno gli iscritti e i donatori spontanei. Ok baby! A Sassuolo (Modena) un boss dei casalesi, insieme ad altri sette è stato arrestato per estorsione a vari imprenditori. Ma l'ineffabile Giovanardi che fa? tuona contro chi tenta di diffamare il Pdl e contro la coordinatrice Emiliana Bertolini che già da tempo aveva espresso dubbi circa le infiltrazioni mafiose nel territorio. Ora, se il "nuovo partito" non avrà alcun bisogno di denaro pubblico, è chiaro che la sua organizzazione sarà a carico dei paperoni locali ma anche dai riciclatori di estorsioni. EZIO PELINO Storia di una metropolitana Quanti sono coloro che si sono serviti e si servono della metropolitana di Napoli? Milioni, miliardi. Eppure sembra che mai nessuno abbia notatoun particolare del tutto originale, una stranezza che distingue questa dalle metropolitane di tutto il mondo. Di Parigi, Londra, Roma, Milano, New York. Non se n'è accorto il pubblico e nemmeno il direttore generale e i membri del consiglio di amministrazione. Ebbene, allametropolitana di Napoli non ci sono i tornelli, quel sistema di controllo che permette il passaggio ad una persona per volta, in una sola direzione e solo se inserisce una moneta, un gettone, un biglietto. A Napoli si accede al vagone direttamente e liberamente, senza ostacoli di sorta. Il biglietto esiste, ma l'acquisto è rimesso alla buona volontà, al senso civico del viaggiatore. GIOVANNI Sto con l'Anpi Bisogna mettere in moto la memoria e riflettere. Mi rendo conto che per qualcuno è una cosa difficile ma per molti è possibile. Io sono orgoglioso di festeggiare il 25 aprile. È la nostra storia. La storia di ognuno è fatta di dubbi e certezze: il 25 aprile è una certezza, come la libertà e la democrazia. Come moltissimi altri, sto dalla parte dell'Anpi. RISPOSTA L'idea per cui tutti quelli che criticano la politica di Israele sono degli antisemiti (un'idea simile a quella di Berlusconi che definiva antitaliani quelli che si opponevano a lui e al suo governo) è un'idea profondamente sbagliata. In Israele si celebrano libere elezioni e si sviluppano dibattiti in cui degli ebrei criticano le posizioni politiche dei governi invocando dei cambiamenti e molti sono nel mondo gli intellettuali ebraici e gli amici sinceri di Israele che non sono d'accordo con le scelte politiche fatte più volte in questi anni. L'amicizia leale è sempre un'amicizia sincera e si confronta con la necessità di criticare apertamente gli errori della persona o delle persone a cui si vuole bene. Per ciò che mi riguarda, ho un profondo amore e un rispetto profondo per il popolo ebreo e per le persecuzioni cui è stato sottoposto per secoli sulla base prima di idee religiose finte e poi di un razzismo insensato ma mi sento ugualmente d'accordo con molte delle osservazioni di Gunter Grass sugli errori che i dirigenti israeliani stanno commettendo. Provocando danni che ricadono sullo stesso popolo che dicono di voler proteggere... L'articolo di Marco Rovelli per il suo articolo in difesa di Gunter Grass mi è dispiaciuto moltissimo. Grass e molti altri come lui sono antisemiti, non hanno il coraggio di dirlo apertamente e così dicono male dello stato di Israele, dimenticando che Israele è una democrazia, l'unica in quell'area. Questo non la fa riflettere? 27 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
Foto Roberto Monaldo / LaPresse «Per favore – dice Tina Costa con tono gentile ma deciso ai fotografi che l'assediano e ai manifestanti che la riconoscono e la salutano, le vogliono stringere la mano, la ringraziano – non chiamatemi “signora”, sono una “compagna”». 87 anni, Tina si trovò a fare la staffetta partigiana durante la Resistenza. «Abbiamo combattuto per la libertà, certamente, ma anche per la dignità e il lavoro, oggi mi sembra che siamo ritornati a 60 anni fa: c'è un rigurgito fascista nelle istituzioni e ci sono precari e esodati, cioè giovani e meno giovani senza stipendio e senza futuro. Molti di noi sono morti perché in Costituzione ci fosse scritto “L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”». Se c'è un filo rosso che attraversa il corteo organizzato come ogni anno dall'Anpi a Roma, che lega le diverse sfumature di rosso delle sue mille bandiere, le decine di associazioni che hanno aderito, è proprio l'articolo 1 della Costituzione, oltre alla richiesta veemente di un taglio netto della città nei rapporti con ogni organizzazione che si richiami alle ideologie del ventennio o xenofobe, che negli ultimi tre anni sembrano aver preso in ostaggio a suon di aggressioni, minacce, violenze (l'ultima al Liceo Avogrado durante l'intervento del partigiano Mario Bottazzi, tre giorni fa) la coscienza civile e antifascista della Capitale, città medaglia d'oro della Resistenza. Nessuno nel corteo, uno dei più partecipati e affollati degli ultimi anni, si nasconde che non è solo la celebrazione di un rituale ma è un “riprendersi la città” dopo gli ultimi fatti di cui si è resa protagonista l'estrema destra. Dopo le polemiche infamanti scaturite alla morte del partigiano Rosario Bentivegna, anima della Resistenza cittadina, sollevate da una certa destra, a cui nessuno di certa parte delle istituzioni cittadine ha voluto porre ufficialmente rimedio. Nino Ruffa, segretario del Circolo Martiri delle Fosse Ardeatine, guarda il lungo corteo alle sue spalle e nota: «il popolo di Roma sempre si è distinto per l'antifascismo e soprattutto adesso, dopo questi episodi di violenza neofascista, tanti giovani sono venuti qui oggi, questo dimostra che c'è voglia di affermare valori di democrazia e tolleranza». UNA SOLA CORONA DI ALLORO Alla fine sul palco, tra le note di Bella Ciao e di De André e le testimonianze applauditissime dei partigiani, i più attenti avranno notato che c'era solo una corona di alloro da parte delle istituzioni. Il mittente era la Provincia di Zingaretti. Non pervenute quelle di Campidoglio e Regione Lazio. Eppure Renata Polverini aveva persino fatto appello al Capo dello Stato a causa dall'iniziale mancato invito da parte dell'Anpi. In mattinata era previsto il suo arrivo. Poi all'ultimo minuto il dietrofront per paura di contestazioni. «Questa è una festa, non ci sarebbe stato nessun problema di ordine pubblico», ha commentato poi il presidente dell'Anpi di Roma, Vito Francesco Polcaro, ribadendo che sarebbe auspicabile da parte di Comune e Regione «un segnale di netta chiusura verso tutti quei movimenti o quelle associazioni pseudo-culturali (come Casa Pound) che si richiamano all'ideologia fascista, all'antisemitismo e al razzismo e verso coloro che li rappresentano nei consigli». Una strada per l'eccidio di Pratale Napolitano contro i demagoghi Alt alle manovre per il voto a ottobre: «Il governo deve arrivare alla conclusione naturale della legislatura» Un momento della manifestazione dell'Anpi a Roma Nella capitale l'affollato corteo dell'Anpi, con la voglia di riaffermare i valori della democrazia. Dopo le polemiche sulla presenza di Alemanno e Polverini, i due disertano e non inviano neppure la corona istituzionale. Bergamo e Ascoli, atti vandalici contro i simboli della Resistenza La targa dedicata a un ragazzo deportato e ucciso dai nazisti è stata incendiata alcune notti fa a Lovere, provincia di Bergamo. L'episodio è stato denunciato dalla sezione locale dell'Anpi, che segnala ricorrenti atti vandalici e lettere di insulti in occasione di ogni 25 aprile. La targa ricorda il muratore diciottenne Bortolo Pezzutti, che la vigilia di Natale del 1944 fu arrestato perché mentre era al cinema si era rifiutato di togliersi il fazzoletto rosso. Fu poi consegnato ai tedeschi, che lo deportarono nel campo di concentramento di Bolzano dove fu ucciso dopo mesi di torture. Un altro atto vandalico ad Ascoli Piceno, dove ignoti hanno imbrattato con svastiche tracciate con della vernice nera i manifesti che annunciavano le iniziative per l'anniversario della Liberazione. Tensione a Cagliari, dove alcuni esponenti dell'estrema destra hanno manifestato con camicie nere e saluti romani per ricordare i caduti della Rsi. Per risposta, alcuni antifascisti hanno organizzato un corteo spontaneo che ha bloccato il traffico nel centro della città. UnaviaèstataintitolataieriaimartiridellastragediPratale,compiutanellacampagna diTavarnelleValdiPesadalletruppetedeschein ritiratalaseradel23luglio1944. Furono12 i civili rastrellati e uccisi in una radura. La strada che vi conduce è stata intitolata alle vittime dell'eccidio. Sulla strage di Pratale è in corso un'inchiesta della procura militare di Roma. Al corteo dei partigiani una folla di giovani «Roma è antifascista» LUCIANA CIMINO 5 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
E ric-Emmanuel Sch-mitt, cantando, ci mo-stra perché il francesenon sia adatto al belcanto («con queste vo-cali nasali») mentre lo sia l'italiano che con le sue vocali larghe, spiega, è una lingua nata apposta per finire sui palcoscenici dei teatri d'opera. È un buon tenore, il cinquantaduenne scrittore francese, e si diverte a esibirsi nella hall d'albergo. A Roma per il Festival de la Fiction Française, ha presentato il suo ultimo romanzo, La donna allo specchio, uscito per e/o come i suoi successi precedenti, da Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano a Odette Toulemonde a Piccoli crimini coniugali. Prossima fatica una sfida da melomani e da glottologi: nel 2014 andrà in scena a Versailles l'opera di Nicolas Bacri per cui sta scrivendo il libretto, CoMARIA SERENA PALIERI IO, SCRIBA DEL PENSIERO FEMMINILE Volti di donna Un ritratto femminile di Dante Gabriel Rossetti Lo scrittore francese ha presentato a Roma il suo ultimo romanzo che intreccia le storie di tre figure: una mistica, un'aristocratica e una diva «Scrivere o leggere - dice - è il solo modo per gli uomini di diventare donne» www.unita.it Vita e opere Eric-Emmanuel Schmitt è nato a St. Foy Les Layons nel 1960. Ha studiato musica e letteratura e si è laureato in filosofia. È autore di racconti, romanzi e di opere teatrali tradotte e rappresentate in tutto il mondo ed è considerato uno degliautori di maggior successo nel panorama della drammaturgia francese contemporanea. Nel 1991 ha intrapreso la sua attività come drammaturgo, a cui ha affiancato quelle di saggista e romanziere. La sua commedia «Il visitatore» ha vinto, nel 1993, tre Premi Molière. Tratti anche film dalle sue opere come «Le libertin» (2000) di Gabriel Aghion, e «Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano» (2003) di François Dupeyron e «Lezioni di felicità» diretto dallo stesso Schmitt. Chi è SOTTO IL SEGNO DI VENERE Culture Intervista a Eric-Emmanuel Schmitt 36 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
parte consistente di romanì intanto era resa schiava nei principati rumeni, e tale rimase fino alla metà del XIX secolo: anche questo è un altro immenso crimine contro l'umanità che è stato dimenticato, pure in Romania. IN ITALIA Un altro capitolo ignoto è l'odierna composizione della popolazione Rom in Italia: su 170mila persone stimate, 60% sono cittadini italiani, prevalentemente stanziali, abitando in case e esercitando svariati mestieri. 30mila sono venuti dalla ex Jugoslavia e 40mila dalla Romania: anch'essi erano, prima delle crisi sociali di quei Paesi, prevalentemente stanziali. Il presunto nomadismo Rom è un'altra violenza esercitata ai loro danni. Chiedete a un Rom se è lui che vuole stare in un campo. Vi risponderà di no. Ma questo elemento di conoscenza, fondamentale per sviluppare una politica basata sui diritti umani, di solito manca ai politici. Molte altre cose che è necessario conoscere ci sono in questo libro (tutta la seconda parte è dedicata agli elementi della cultura romanès: per ciò, leggetelo. robbicar@libero.it U no studioso di economia,Aldo Spranzi, si è occupatodei Promessi sposi, giungen-do a sostenere una tesi bizzarra: il testo manzoniano non è un romanzo cattolico, bensì un'opera pervasa di un forte nichilismo anticristiano. Una tesi, paradossalmente, espressa in un volume pubblicato da un editore cattolico, Ares: Alla scoperta dei Promessi sposi (pagine 864, euro 26,00). Prima di seguire Spranzi, facciamo un piccolo passo indietro. Antonio Gramsci, nel negare l'esistenza, in Italia, di una letteratura «nazional-popolare», affermava che neppure I promessi sposi di Alessandro Manzoni, un libro pure diffuso presso ampi strati della popolazione, potevano rientrare in questa categoria. E scriveva: «I promessi sposi non sono mai stati popolari: sentimentalmente il popolo sentiva Manzoni lontano da sé e il suo libro come un libro di devozione, non come un'epopea popolare». Lo scrittore lombardo – continua l'autore dei Quaderni del carcere – è infatti «troppo cattolico per pensare che la voce del popolo sia voce di Dio: tra il popolo e Dio c'è la chiesa, e Dio non s'incarna nel popolo, ma nella chiesa». Insomma, persino Gramsci attribuisce a Manzoni un'indubbia patente di cattolicità. Manzoni, del resto, è l'autore degli Inni sacri, e nessuno aveva mai messo in dubbio il suo cristianesimo, la sua visione provvidenzialistica della realtà umana e della storia, pur nel dramma derivante dal porsi di fronte al dolore e alle sofferenze dei deboli e dei buoni. La Provvidenza appare infatti forza centrale nelle dinamiche narratologiche dei Promessi sposi. Eppure Spranzi non ha dubbi: Manzoni non è affatto uno scrittore cattolico e il suo romanzo non veicola per nulla una visione cristiana dell'esistenza; anzi, al contrario, la sua opera e la sua stessa vita trasuderebbero, al di là di un'abile capacità dissimulatoria, un perniciosissimo nichilismo anticristiano. È questa l'idea del docente di Economia dell'arte presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università degli Studi di Milano. Il suo primo libro sull'argomento risale al 1994. Nel frattempo l'autore ha moltiplicato gli studi e ora ne offre una versione sintetica nel volume che abbiamo citato, il quale offre il testo del romanzo manzoniano corredato dalle chiose di Spranzi. Il libro è una sorta di requisitoria contro Manzoni, o, meglio, contro le letture che dell'opera manzoniana sono state offerte nel corso del tempo e che, da parte sia cattolica che marxista, hanno consolidato l'immagine di un Manzoni scrittore devoto. Una visione che Spranzi smonta pezzo per pezzo, a partire dall'analisi dei personaggi e degli episodi più significativi dei Promessi sposi. Come ha reagito la comunità scientifica di fronte a queste affermazioni inaudite? Gli italianisti hanno accolto con freddezza le tesi di Spranzi, sottolineando alcuni errori nel suo metodo di indagine: ad esempio il fatto di isolare alcune pagine del romanzo di Manzoni e di leggerle fuori contesto; oppure la confusione, nella sua esposizione, tra il concetto di «autore» e quello di «narratore» (due termini che, come dovrebbe sapere qualsiasi studente del primo anno di Lettere, non sono affatto sinonimi). Lui, per parte sua, si difende, riconoscendo di non essere un critico letterario di professione, ma rivendicando, proprio per questo, una maggiore capacità di leggere il testo, in maniera libera e anticonformista, senza farsi influenzare dalla vulgata ermeneutica e da concetti consolidati ma poco verificabili. A nostro giudizio si tratta certamente di tesi ardite, ma che hanno il merito di provocare una riflessione e di richiamare l'attenzione su un'opera, I promessi sposi, togliendole quella polvere depositatavi da una certa tradizione accademica e scolastica. La provocazione: «Manzoni? Nichilista più che cattolico» L'ardita tesi viene sostenuta da uno studioso di economia Aldo Spranzi che getta una diversa luce sui «Promessi sposi» «Tutto su mio padre» i figli ricordano i papà celebri Stasera al Piccolo Apollo di Roma Ugo Tognazzi nel film di Maria Sole. Seguiranno Paolo Villaggio e Vittorio Gassman Procede al Piccolo Apollo di Roma (via Conte Verde, 51) la rassegna cinematografica «Tutto su mio padre», omaggio ai volti celebri del nostro cinema, ricordati dai loro stessi figli. Dopo Luciano Salce e Adolfo Celi, evocati dai figli Emanuele Salce e Leonardo Celi, stasera (ore 20.15) è la volta di un altro grande: Ugo Tognazzi raccontato da sua figlia, Maria Sole nel documentario Ritratto di mio padre. Presentato al Festival di Roma il film racconta, a vent'anni dalla sua scomparsa, «la vita, gli amori, le passioni, i successi e le delusioni del grande attore, ma anche rivela, per la prima volta, i lati nascosti e i segreti mai svelati, i lavori meno conosciuti. Ugo Tognazzi amava la vita e i suoi piaceri, ma sapeva anche essere tenace, coraggioso e combattivo. Si presentava sempre per quel che era, senza pretesti, giustificazioni o imbarazzi. Lo testimoniano le numerose interviste rilasciate durante la sua lunga carriera e le interviste dei suoi familiari e degli amici che lo conoscevano bene. Ugo era il ritratto dell'italiano che cercava il divertimento e il riscatto dopo le privazioni, le tragedie e le rinunce della seconda guerra, che lui aveva conosciuto bene. Era l'italiano che trasgrediva le regole per affermare la propria opinione, il proprio io rinato». Ospite della serata sarà Gianmarco Tognazzi. Nei prossimi appuntamenti il ritratto di Paolo Villaggio nelle parole di Elisabetta Villaggio e Vittorio Gassman, gigante del teatro e dello schermo, raccontato da Jacopo Gassman. Foto di Roberto Monaldo/LaPresse ROBERTO CARNERO Le reazioni Gli italianisti hanno accolto con freddezza l'inedita affermazione Un italiano direttore di teatro cinese Alberto Veronesi sarà il direttore artistico e musicale, dal 2012 al 2016, della sezione OperadelnuovoGrandTheatrediTianjin, ilsecondoTeatrodellaCina.Èilprimoitaliano,ma anche il primo occidentale ad essere chiamato, nel ruolo di direttore musicale, a curare la programmazione e la qualità musicale dei complessi di un grande Teatro d'Opera cinese. 39 GIOVEDÌ 26 APRILE 2012
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