Mancano dieci giorni, ma nei telegiornali nazionali di elezioni amministrative si parla poco o niente. E persistono molti «squilibri», in piena par condicio, a favore del Pdl e della Lega, oltre a un exploit di Grillo. A monitorare con il cronometro le presenze nei tg è l'Osservatorio sul pluralismo e l'informazione televisiva del Pd, che ogni giorno ricorda all'Authority per le Comunicazioni che avrebbe «l'obbligo» di comunicare in campagna elettorale le rilevazioni settimanali affidate all'Isim. Un vuoto che colma il Pd, confrontando la presenza dei leader di partito nei tg della sera e, nei festivi, anche in quelli all'ora di pranzo. Nelle settimane dal 10 al 16 aprile e dal 17 al 23 il tempo di parola (il soggetto parla) è occupato principalmente dal Pdl con Alfano, raddoppiato o scalzato (il top a Mediaset con Studio Aperto) da Silvio Berlusconi che, per tornare alla ribalta mediatica ha messo in scena il «burlesque» in tribunale il 20 aprile. BURLESQUE E GRILLI URLANTI Molto spazio anche per Bossi e Maroni, Beppe Grillo ha scalato la presenza nei tg (il 20%) con i comizi urlati del 25 aprile, mentre Bersani ha una percentuale che, secondo Roberto Zaccaria, coordinatore dell'Osservatorio, è «da leader di opposizione». «Le notizie vanno date, quindi è ovvio che la Lega abbia avuto più presenza tv, ma bisogna equilibrare, invece Grillo fa più notizia perché usa toni violenti». Così nella prima campagna elettorale senza Berlusconi si nota «un cer-NATALIA LOMBARDO Primo Piano Il Pdl domina ancora i tg nazionali Seguito da Grillo Ogni giorno l'Osservatorio sul pluralismo in tv del Pd monitora le presenze dei leader di partito nei tg in campagna elettorale. L'Agcom avrebbe l'obbligo di rendere noti i suoi dati, ma non si sono ancora visti. p L'Osservatorio del Pd monitora le presenze dei leader nei telegiornali. Ecco i risultati pAlfano raddoppia con Berlusconi, la Lega fa «notizia», a Bersani tempi residuali Verso le elezioni 14 VENERDÌ 27 APRILE 2012
Fronte del video IL COMMENTO p SEGUE DALLA PRIMA L'ARGINE DEL QUIRINALE I tg continuano a mostrarci Nicholas Sarkozy ela signora Merkel che si abbracciano e si bacia-no in occasioni ufficiali. Anche se il presidente francese sta prendendo accuratamente le distanze da quell'abbraccio, che potrebbe rivelarsi mortale per lui e favorire il socialista Hollande. Infatti la Germania, da sempre vicina aggressiva della Francia, è ridiventata la cattiva d'Europa e viene ammonita da tutti perché cambi linea di politica economica. Ieri il premier Mario Monti le ha lanciato un messaggio indiretto, dicendo che tocca ai Paesi forti largheggiare in investimenti per la «crescita». Una parola che, come le donne di poca virtù, è sulla bocca di tutti. Perfino Gasparri si permette di dichiarare che «Monti fa troppo poco per il lavoro e la crescita». Peccato che abbia fatto già tutto Berlusconi per ridurre il Paese in condizione di doversi ricoverare nella clinica Mario Monti. Guai a chi abbraccia Angela Maria Novella Oppo Bene ha fatto, quindi, il Presidente della Repubblica, a coronamento di una riflessione meditata e supportata da una veduta storica ampia, a porsi in esplicita controtendenza rispetto all'oscuro spirito del tempo, che è ormai rigonfio di una brutta antipolitica trionfante anche grazie al cedimento di molti chierici. Il discorso di Pesaro ha posto degli argini robusti. Tutti i pittoreschi personaggi emersi nel ventennio trascorso prima scagliano velenose frecce contro il partito, raffigurato quale simbolo del male assoluto, e poi però ne creano uno del tutto nuovo e lo pongono alle loro esclusive dipendenze personali e familiari, facendone così una creatura davvero bestiale, che si rivela ancora più degenerata e mostruosa di quegli antichi organismi che con sprezzo hanno demolito. Giornali come Il Fatto non l'hanno presa bene. E Di Pietro, facendo riemergere dagli abissi una sua anima profonda, invano camuffata con improbabili contorsioni pansindacaliste, ha difeso l'uomo qualunque. Molti commentatori hanno poi pigramente interpretato il discorso di Pesaro solo come una metaforica sculacciata a Grillo e alla sua fastidiosa turbolenza espressiva. Ma non era l'astuto e ricco comico il bersaglio principale di Napolitano che, volando alto, si interrogava piuttosto su delle regolarità storiche assai inquietanti che attraversano la vicenda repubblicana. Il Presidente ha colto, con le antenne distaccate dello statista, che oggi monta un clima molto pericoloso e che in giro c'è uno scivolamento culturale ben più preoccupante di quello impersonato dal comico dalla bestemmia facile. E riguarda grandi giornali, opinionisti influenti, movimenti di società civile, settori forti dell'economia, insomma porzioni assai rilevanti delle classi dirigenti italiane. Le élite che contano non partono da un sobrio bagno di verità (e cioè dal riconoscimento che i campioni dell'antipolitica, una volta al potere, si sono rivelati un terribile disastro) ma continuano a perseverare nelle loro magiche invocazioni di nuove candidature carismatiche, che possono emergere solo coinvolgendo tutti i partiti (anche quelli più affidabili) in uno stesso destino, pieno di macerie. Questo tradimento delle classi dirigenti, che non esitano ad imboccare il viottolo scosceso dell'antipolitica pur di difendere degli interessi ristretti, preoccupa molto, non la pura indignazione di cittadini increduli e arrabbiati dinanzi a certi abusi, a pratiche oscene e ruberie disarmanti. Poiché l'antipolitica è una grande e tragica potenza, che cavalca con leggerezza un'onda favorevole proprio per la decadenza culturale della politica da anni appaltata a imprenditori e carrieristi cinici, sarebbe del tutto vano il proposito di arrestarla contrapponendo la superiorità etica della bella lingua politica rispetto al volgare dialetto della squallida antipolitica. Perché monta l'antipolitica? Non basta una semplice e giusta demonizzazione di un fenomeno degenerativo che ha dimensioni enormi e sempre più inquietanti, anche perché tutti i media ne fanno un senso comune e lo alimentano con iniezioni demagogiche continue. Ormai esistono fondazioni-partito, trasmissioni-partito che si agitano con un ben definito progetto. C'è chi punta sul tecnico o il manager che emerge solo dopo la distruzione dei partiti. Altri insistono invece sul partito del sindaco-magistrato o su liste della società civile raggruppate sul collante metapolitico dei beni comuni. La distruzione degli antichi distruttori (Lega, Berlusconi) non porta cioè ad archiviare la lunga e tragica stagione di formazioni irregolari ma rilancia nuove declinazioni di partiti personali, di scorciatoie carismatiche e patrimonialistiche. Dalla eutanasia della antipolitica che ha preso nelle mani tutto il potere si passa a nuove sperimentazioni di antiche ricette. Non basta però mostrare l'insorgenza blasfema del lessico antipolitico per sbarazzarsene. Occorre anche ricostruire la forza materiale e culturale della politica. La questione del partito è tutta qui: la politica organizzata attorno a grandi culture è la più efficace lotta pratica contro la personalizzazione del potere che ha provocato solo rovine, conflitti di interesse, ladrocini. A quanti nutrono illusioni sulla tecnica o sulla società civile come alternativa permanente allo schematismo destra/sinistra occorre rammentare che, se il governo non cura il cupo disagio sociale, la sorte della politica è già segnata: dopo il tecnico inefficace a spegnere il malessere di ceti senza futuro può benissimo irrompere il comico irresponsabile. Il partito serve ancor più in tempi burrascosi per connettere organizzazione, cultura, società contro la grande illusione del potere personale riciclato nelle sue versioni antiche o redivive. I n Francia, un socialista potrebbe vincere le ele-zioni. Le borse europee non l'hanno presa be-ne: non solo sono crollate, ma anche inviato aHollande una busta anonima contenente azioni Lehman Brothers. Anche in Italia la sola idea che, in un Europa governata pressoché ovunque dal centrodestra, il centrosinistra possa vincere le elezioni, ha scatenato il panico. Soprattutto nel centrosinistra. Berlusconi ha dichiarato che il Pd avrebbe approfittato della congiuntura favorevole per andare al voto quanto prima. È stato in quel momento che ho capito quanto Berlusconi sia ormai distante dalla politica italiana, incapace di coglierne gli aspetti più evidenti, perso nel suo vortice di ragazze che chiedono case e macchine in cambio di cene eleganti («Amore, la casa te la trovo subito, ma la macchina che te ne fai se non puoi ancora guidarla?»). Bersani, ovviamente, ha subito smentito di voler approfittare della congiuntura, e comunque, puntualizza Paolo Gentiloni, «La nostra linea non può essere Addavenì Hollande»: «Il profilo di Hollande è molto distante da quello di un candidato del Pd. Prima cosa è socialista». Seconda cosa potrebbe vincere. Hollande ha conquistato consensi ripetendo che il rigore non basta, che il patto di bilancio dell'Ue deve essere completato da un patto per la crescita, altrimenti non è giusto firmarlo. Sarkozy li ha persi inseguendo Angela Merkel e le sue politiche di auserità e taglio della spesa pubblica. Ora l'ex presidente per anni in testa ai sondaggi è così impopolare che i giornali titolano: «Sconfitto il marito di Carla Bruni». In Italia lo spread è più alto oggi di quando c'era Berlusconi, ma dà meno nell'occhio. Forse Hollande ha qualche ragione quando dice che il rigore non è la cura. O Forse quando c'era Berlusconi lo spread sembrava più alto perché si metteva i tacchi... Con Berlusconi lo spread sembrava alto perché aveva i tacchi Duemiladodici MICHELE PROSPERO Francesca Fornario Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 22 www.unita.it24 VENERDÌ 27 APRILE 2012
La Grecia si avvicina al voto in un clima di totale incertezza, con sempre maggiori probabilità che si debba ricorrere a una seconda tornata elettorale. Secondo gli ultimi sondaggi, lo scenario politico appare sempre più frastagliato: il centrodestra di Nuova Democrazia non supera il 17,5% e i socialisti del Pasok si attestano al 13%. I due grandi partiti che hanno sostenuto le misure di austerità riuscirebbero per il rotto della cuffia, e solo per alcuni istituti di sondaggio, a raggiungere i 152 seggi su 300 e quel 40% che darebbe loro, in caso di alleanza, la possibilità di formare un nuovo governo. Senza contare il fatto che, comunque, il centrodestra di Antònis Samaràs, nei comizi, continua a giudicare negativamente una eventuale coabitazione obbligata coi socialisti di Evanghelos Venizelos, già sperimentata negli ultimi cinque mesi. Il tutto, è probabilmente parte di una strategia con la quale il centrodestra spera di riuscire raggranellare il maggior numero di voti possibile, ma, secondo tutti gli osservatori, il periodo dei governi greci monocolore, con maggioranze inattaccabili, fa ormai definitivamente parte del passato. SOCIALISTI IN DIFFICOLTÀ Per quanto riguarda la sinistra nel suo complesso, le indagini demoscopiche darebbero un esito molto soddisfacente. I comunisti ortodossi del Kke sono all'11%, gli eurocomunisti di Syriza al 9%, e la nuova formazione della Sinistra democratica (con numerosi nomi noti che sono fuoriusciti dal Pasok) al 7,5%. Il problema, però, in un puzzle assai confuso e che molto difficilmente si riuscirà a comporre, è che i comunisti del Kke, i quali si rifanno ancora all' eredità dell'Unione Sovietica, non accettano di allearsi con forze pur criticando i memorandum di austerità dicono comunque sì all'Unione europea. La crisi ha fatto saltare tutti i parametri classici della politica ellenica. Tanto che il nuovo partito dell' area conservatore «Greci Autonomi», formato da politici del centrodestra delusi dalla politica dei tagli, arriva a proporre agli eurocomunisti di sedersi e discutere una strategia comune per uscire dalla crisi. I socialisti temono di pagare il prezzo più alto per i due anni di politiche «lacrime e sangue» imposte dal Fondo monetario internazionale e da Bruxelles. Il nuovo leader, Venizelos, ha presentato un programma per rilanciare il profilo di sensibilità sociale del partito: prendere come punto di riferimento l'inflazione percepita dai ceti più bassi, sostenere la vendita di beni direttamente dal produttore al consumatore, fornire aiuti concreti alle piccole aziende. Ma il partito è alle prese con uno dei più grossi scandali della sua storia. L'ex ministro della Difesa, Akis Tsochatzopoulos, è stato arrestato con l'accusa di corruzione, legata alle ingentissime forniture militari elleniche. I pubblici ministeri entrano nei dettagli, e parlano di tre società off shore, acquisto di immobili ad Atene e depositi in banche svizzere. L'ex ministro continua a negare ogni addebito, ma i pm nel frattempo hanno ordinato anche l'arresto della sua ex commercialista. Una storia che può erodere ulteriormente il già ridotto consenso del Pasok, il cui risultato a queste elezioni rischia di scendere sotto il 14% del 1974, quando, appena terminata la dittatura dei colonnelli, Andreas Papandreou fondò il movimento socialista panellenico. Nel frattempo si riaffaccia il movimento xenofobo «Alba dorata» che potrebbe riuscire a entrare in parlamento superando la soglia di sbarramento del 3%. Come anche la destra nazionalista del Laos, che prima ha sostenuto il governo Papadimos, con le riduzioni di stipendi e pensioni decisi dall'Fmi, per poi staccarsene poco prima dell'inizio della campagna elettorale. La sensazione è che in Grecia la crisi abbia sconquassato il sistema politico, ponendo in serissima difficoltà l'area moderata e non lasciando intravedere, al momento, possibili soluzioTEODORO ANDREADIS Atene va al voto il 6 maggio in una babele sempre più confusa. In calo i due maggiori partiti, si rischia, per ingovernabilità, di tornare alle urne a giugno. Il Pasok sconta anche un ultimo scandalo sulle forniture d'armi. p Premier Per il dopo-Papadimos si fa il nome del ministro degli Esteri Dimas p Scenari Senza una maggioranza, a giugno si dovrebbe tornare al voto Grecia verso le urne Molto alto il rischio di ingovernabilità Atene il leader conservatore del partito Nea Dimokratia Antonis Samaras ad un appuntamento della campagna elettorale ATENE Mondo32 VENERDÌ 27 APRILE 2012
ALBERTO CRESPI P er un italiano mediamente ti-foso della nazionale, “il” rigo-re sbagliato è ovviamentequello di Roberto Baggio nella finale mondiale del '94, a Pasadena. Darwin Pastorin ci ha scritto addirittura un libro, Ti ricordi, Baggio, quel rigore? (edizioni Donzelli) che quattro anni dopo, nel '98, distanziava la memoria di quell'errore calandolo nel mito. Più modestamente, vorremmo ricordare due o tre cose, perché eravamo lì, allo stadio, e mentre Baggio prendeva la rincorsa non sapevamo ancora se avremmo dovuto raccontare ai lettori dell'Unità il trionfo o la disfatta. Le due o tre cose da non dimenticare sono in realtà quattro, e sono le seguenti: 1) avevano già sbagliato Baresi e Massaro, per l'Italia; 2) Baggio stava a pezzi, non avrebbe nemmeno dovuto giocare quella partita e andò sul dischetto che a malapena poteva camminare; 3) era un primo pomeriggio californiano rovente, sembrava di essere nel Sahara, e questo punto, assieme al punto 2, spiega in buona misura il tiro alle stelle; 4) se Baggio avesse segnato il Brasile avrebbe avuto a disposizione un ultimo tiro del quale era incaricato un fuoriclasse come Bebeto, quindi lo sbaglio di Baggio non condannò tecnicamente l'Italia alla sconfitta, ma si limitò ad anticiparla di alcuni secondi – sempre ammesso che Bebeto avesse segnato, e se avesse sbagliato sarebbe finita 3-3 e si sarebbe andati avanti ad oltranza, eccetera eccetera… Tutto questo per dire un'altra clamorosa ovvietà: solo chi ha il coraggio di tirare i rigori non li sbaglia mai. Infatti Falcao non sbagliò, la tragica (per i romanisti) serata della finale di Coppa dei Campioni Roma-Liverpool: fallirono dal dischetto Conti e Graziani, non due giocatori qualsiasi, ma il divino non tirò, e tutte le testimonianze rese negli anni a seguire dicono che era previsto così. Falcao non era il rigorista di quella squadra, Pruzzo e Di Bartolomei erano più affidabili di lui. Questo, per inciso, serve a ribadire che tirare i rigori non è un fatto di bravura tecnica. A livelli di serie A, nazionali e Champions League chiunque è in grado di farlo, la differenza la fanno altre cose: incoscienza, coraggio, carisma. Poi, nell'arco di una carriera non crediamo esista un giocatore che non abbia mai sbagliato un rigore, a parte Javier Zanetti che uno ne ha tirato (finale di Supercoppa italiana, Inter-Roma) e uno ne ha segnato. Lo confessò lui: “Mai tirato un penalty, nemmeno in allenamento, ma stavamo andando a oltranza e nessuno si faceva avanti. Sono andato, ho chiuso gli occhi, ho segnato”. Appunto: incoscienza, coraggio, carisma (da vendere). Negli anni hanno sbagliato Zico, Platini, Maradona, Baggio: quindi perché gettare la croce addosso a Cristiano Ronaldo e Kakà, i due fuoriclasse (il secondo, ahinoi, forse ex) che hanno “tradito” Mourinho l'altra sera al Bernabeu? Paradossalmente ci è sembrato più grave l'errore di Sergio Ramos, e non per colpa del giocatore, ma per chi ce l'ha mandato… e per un risvolto che magari sarà sfuggito ai più: Ramos aveva già sistemato il pallone sul dischetto quando Neuer, portiere tedesco giovane ma già astuto, ha chiesto all'arbitro di riposizionarlo. Ramos l'ha spostato alcuni centimetri più avanti, ma non è stato in grado di modificare una rincorsa già programmata: è arrivato con il corpo troppo indietro e ha tirato oltre la traversa. Senza il trucchetto del portiere, ci giureremmo, avrebbe segnato. IL DILEMMA E con ciò arriviamo all'altro corno del dilemma, troppo spesso sottovalutato: il portiere. Anche qui, non è un fatto tecnico: un portiere pararigori non è necessariamente il più bravo. Walter Zenga è stato il portiere più forte della sua epoca ma non parava un rigore neanche a sparargli (e i tifosi della nazionale lo ricordano bene: stavolta la partita incriminata è la semifinale Italia-Argentina dei Mondiali del '90). Giuseppe Moro, portiere di numerose squadre a cavallo fra anni '40 e '50 (le più importanti Fiorentina, Torino e Roma, più 9 presenze in nazionale), ha la più pazzesca percentuale di rigori parati del calcio italiano e forse mondiale, ma non è paragonabile a campioni come Zoff, Combi, Ceresoli, Albertosi, Ghezzi o i due Buffon. Nelle suddette lotterie, il portiere deve solo star calmo: tutto gioca a suo vantaggio, a volte basta pararne uno per entrare nella leggenda (Buffon, a Berlino nel 2006, non ne prese nemmeno uno e vinse: sbagliò Trezeguet, per la Francia) e il peso psicologico è tutto sui tiratori. È utile far pesare quest'ultimo punto, e tutto è lecito, dalla trovata di Neuer al Bernabeu alla pernacchia di Grobbelaar (portiere del Liverpool) rivolta a Graziani un attimo prima che calciasse. Quando poi un portiere ne prende 4, è ovvio che diventi un eroe: successe a Ducadam, numero 1 della Steaua Bucarest nella più folle finale di Coppa dei Campioni mai disputata. Il romeno parò 4 rigori su 4 al Barcellona. In questa particolare statistica, è il più grande di tutti i tempi, ma Neuer è giovane, ha tempo per sfidarlo. Traditi dal campione Perché dal dischetto la classe non conta Da Baggio a Platini, da Falcao a Trezeguet, quando il penalty diventa un inferno dove conta coraggio, carisma, e incoscienza Foto di Juanjo Martin/Ansa Epa 17 luglio del 1994, l'Italia gioca la finale dei mondiali statunitensi contro il Brasile. Il risultato resta bloccato sullo 0-0 dopo i tempi regolamentari e i supplementari. Baggio va sul dischetto per l'ultimodecisivo rigore e calcia alto dopo gli errori di Baresi e Massaro. ROMA Fatali 11 metri Cristiano Ronaldo dopo il rigore fallito contro il Bayern. Mani nei capelli per Arbeloa Manchester Utd-Chelsea, finale di Champions 2007-2008. A Mosca finisce 1-1 e si va ai rigori. Il capitano dei blues John Terry va sul dischetto per quinto. È match point dopo l'errore di Cristiano Ronaldo, ma Terry scivola e colpisce il palo. La coppa va allo United. 30 maggio 1984. All'Olimpico la Roma gioca la finale di Coppa Campioni con il Liverpool. Il risultato dopo regolamentari e supplementari è di 1-1. Dal dischetto un errore per gli inglesi (Nicol), due per i giallorossi (quella sera in maglia bianca): Conti e Graziani. Roby Baggio e la maledetta finale di Usa 94 a Pasadena John Terry, e lo scivolone che costò la Champions Conti e Graziani sbagliano Roma dice addio alla Coppa Stangata Lotito e Zamparini LaCommissionedisciplinaredellaFedercalciohasqualificatoper10mesi ilpresidentedella Lazio, Claudio Lotito, peroperazioni di mercato legate agli acquisti di Zarate eCruz. Per motivazioni analoghe, a proposito dell'acquisto di Pastore, è stato squalificato per 12 mesi il presidente del Palermo, Maurizio Zamparini. 47 VENERDÌ 27 APRILE 2012
E se provassimo a leggerePasolini, e a «sentirlo», comela colonna sonora poeticadel nostro dopoguerra? Come un Omero degli ultimi? In fondo è stato ben più che un irregolare, ma un pensiero. Un'interpretazione civile della nostra storia, che arriva a lambire anche l'oggi con le sue forme di barbarie. Era questa l'intenzione poetica di Gianni Borgna - che il 25 aprile, è tornato nel «suo» Auditorium - da autore. Col suo autore d'elezione, Pasolini appunto, aspro miscuglio di politica e impolitica, trasgressione e tradizione, che fu elemento formativo di un certa generazione di giovani comunisti romani degli anni 70. Borgna, che è uno dei massimi studiosi del poeta friulano, si è inventato proprio per il giorno della Liberazione uno spettacolo in suo onore: Il poeta delle ceneri. In gremita Sala Sinopoli al Parco della Musica. Fatto di testi, canzoni, echi, brani da Edipo Re e da Orgia, scritti corsari. E poi di immagini dall'Idroscalo e sterpaglie disseminate di lapidi poetiche, dove il degrado torna a inghiottire il poeta assassinato. Voce tonante sullo sfondo di Cosimo Cinieri, già compagno d'arme di Carmelo Bene nella Gerdameria salentina. E regia di Irma Palazzo, con un ensemble musicale diretto al piano da Domenico Virgilio. E un angelo caravaggesco cantatore in mezzo: Gianni de Feo. Sullo sfondo una serigrafia wahroliana intermittente, firmata Max Ciogli, e una quinta teatrale «poverista», con stracci e tende al vento, costruita da Giancarlino Benedetti. VERSI,PROFEZIE, INVETTIVE Insomma recital sincopato e spettacolo musicale, meritevole di repliche. Tessuto con versi, profezie e invettive di Pasolini. Con le sue ossessioni. Una prima di tutto: il degrado antropologico e di massa della società italiana, proprio dal boom economico in poi. E dunque, la fine di ogni epos rivoluzionario e anche di ogni identità comunitaria, proprio a partire dalla colonizzazzione operata dai consumi. «Destra divina» sub specie di populismo decadente? Nostalgia romantica di aedi del popolo, per riprendere la querelle operaista e modernista di Asor Rosa? Forse anche questo c'è, in Pierpaolo Pasolini. Autore però che inscrive la sua poesia civile in un netto registro di sinistra e di emancipazione delle classi subalterne. Ma poi, oltre alla creatività dei registri - Masaccio, Masolino, il decadentismo, il simbolismo, la linguistica, il «tragico» e la cinematografia - una cosa si sente bene in Pasolini. Specie oggi. E cioè: le ferite di una storia nazionale degenerata in Kitsch violento e amorale. In assenza della civitas e nel segno dell'egotismo di massa cinico e «acquisitivo». Perciò per capire dove siamo oggi, è inevitabile tornare all'Idroscalo. sto della scuola leghista Bosina in cui si legge che «gli uomini sono come gli alberi», «se non hanno radici, sono foglie al vento»; a Marcello Pera, più volte ricordato perché esponente di un mondo che rifiuta il multiculturalismo e trova la forza della sua identità nella tradizione, Bettini contesta la stessa idea di«radici». Per questo suggerisce di rappresentare la tradizione come un fiume nel quale confluiscono diversi affluenti, invece di utilizzare la metafora botanica delle radici che rimanda alla terra, e quindi esprime l'idea del fondamento. Nel volume, con molteplici citazioni tratte dalle sue competenze di filologo classico, e con un richiamo agli studi sulla memoria collettiva di Maurice Halbwachs, Bettini ricorda che la tradizione si costruisce attraverso una continua selezione della memoria. In questo senso è scorretto e pericoloso immaginarla come un dato stabilito una volta per sempre e invocato per definire l'identità di un gruppo sociale. Ora qual è la ragione di questo suo timore? Bettini pensa che noi italiani abbiamo un rapporto patologico col nostro passato. Incapaci di emanciparci dalla cultura che ci ha preceduti, negli ultimi anni stiamo assistendo al riaprirsi del confronto fra cultura laica e cultura cattolica e ad un ritorno, nella società contemporanea, della spiritualità. In realtà non spiega perché la rinascita della religione potrebbe costituire un problema e presenta come universalmente acquisite considerazioni storiografiche che fanno parte di interminabili dibattiti. Iniziamo dalla teoria della «tradizione inventata», proposta dallo storico inglese Eric Hobsbawm nel 1983 e ripresa da Bettini in Contro le radici: secondo Hobsbawm molte «tradizioni che ci appaiano, o si pretendono, antiche hanno spesso un'origine piuttosto recente e talvolta sono inventate di sana pianta» per rispondere a tempi di crisi e per accrescere la legittimità dell'oggetto della tradizione. Per esempio, nel XIX secolo le nazioni moderne hanno proiettato la loro presenza nel passato per giustificare la propria esistenza. È un'ipotesi interpretativa molto nota, ma non è l'unica che ci aiuta capire il ruolo delle tradizioni e dei miti politici nella modernità. Nel 1975 lo storico tedesco George Mosse scrisse che dal XIX secolo, per sottrarsi alle angosce determinate dall'industrializzazione, dall'urbanizzazione e dall'erosione dei valori cristiani, in un mondo divenuto anonimo perché sempre più alienante, la politica moderna si espresse nei termini di una religione laica e nazionalista, attraverso una liturgia dotata di un apparato di miti, di riti e di simboli. Secondo Mosse, dunque, la questione non era, e non è, se i miti prodotti dalla politica sono veri o falsi, e tanto meno se sono creati a tavolino da solerti inventori di ideologie. La questione è che la politica della modernità, quella nata dalla rivoluzione industriale, ha coinvolto élite e masse popolari proprio in quanto religione, e quindi credenza capace di garantire identità e salvezza a tutti coloro che la celebrano. È quella che Mosse definì «nazionalizzazione delle masse». PERCORSO VERSO IL FUTURO E, in effetti, proprio la modernità, nominata addirittura nella copertina del libro di Bettini come una realtà che si sviluppa contro le derive tradizionaliste, è decisamente assente dalle pagine che compongono il volume. O meglio, la modernità che traspare dal suo ragionamento è un percorso verso il futuro che si dipana emancipandosi dalla spiritualità, dal passato e ovviamente dalla religione. Se non suonasse provocatorio verrebbe da dire che questa riflessione appartiene ad una «tradizione» le cui «radici» affondano nel terreno della storia del nostro Paese: una tradizione tenuta in vita da quegli intellettuali che hanno considerato l'Italia un Paese diverso dal mondo moderno e civilizzato. Arretrati, retorici, piccolo borghesi, cattolici, illiberali, e infine pure fascisti, non siamo e non saremo mai come gli altri europei. Eppure, di fronte alle religioni politiche del 900, alla novità rappresentata dai regimi totalitari, alla trasformazione della politica in una fede che ambisce a garantire senso all'esistenza, non c'è bisogno di scomodare nessun autorevole studioso per ricordare che non esiste soltanto una modernità buona, democratica, razionalista e laica. Forse, allora,i diritti delle minoranze non saranno tutelati negando l'esistenza delle tradizioni o magari considerandole espressioni primitive. Se pensiamo che la laicità dello Stato sia in pericolo, come sostiene Bettini, difendiamola politicamente e culturalmente. L'abbiamo fatto con le battaglie per i diritti civili e dovremmo continuare a farlo di fronte alle nuove grandi questioni poste dallo sviluppo scientifico e da una società multietnica: dal cosiddetto testamento biologico, alla necessità di garantire la neutralità confessionale ai numerosi bambini non cattolici che frequentano le scuole pubbliche. Potremmo mostrare che evocare il passato non significa necessariamente imporre la propria storia a chi ne ha una diversa. Opera per Pasolini poeta civile contro la barbarie di massa Il poema musicale ideato da Gianni Borgna è andato in scena il 25 Aprile all'Auditorium Parco della Musica BRUNO GRAVAGNUOLO bgravagnuolo@unita.it La laicità Se riteniamo che sia in pericolo difendiamola attraverso la politica Il carcere nel film di Del Fra «AntonioGramsci igiornidel carcere». Il filmdiLino DelFra, vincitore aLocarnonel '77, sarà presentato domani sera (ore 21) al Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma, in occasione del settantacinquesimo anniversario della morte dell'intellettuale comunista. Alla serata parteciperà Cecilia Mangini, sceneggiatrice del film e compagna del regista scomparso nel '97. 41 VENERDÌ 27 APRILE 2012
to riequilibrio del Tg1 e del Tg2, ma si parla poco di elezioni», nota l'ex presidente Rai, ma «il trend di presenze del Pdl supera gli altri». Tra il 16 e il 23 aprile il Tg1 post Minzolini dà il 25% di spazio a Casini, segue Alfano al 22, Bersani al 16,5%, Berlusconi 9%, ma occupa il 14% di «tempo notizia» (quando si parla del soggetto in questione). Al Tg2 il primato settimanale di parola lo ha Casini, 21%, seguono Alfano al 19,5, Bersani al 15%, Berlusconi 6%, sale Grillo al 10%. Nichi Vendola è al 4%, Di Pietro al 7,5 (al Tg1 il primo è a 1,5%, il leader Idv al 9). Il Tg3 dal 17 al 23 aprile dedica il 21% del tempo parola a Maroni e il 20% (più 16% a Bossi) a Berlusconi il 20% (Alfano il 15), Grillo il 7,5 e Bersani zero: dato da par condicio con la settimana precedente, nella quale il leader del Pd, intervistato, aveva avuto il 20% di tempo parola (Bossi il 30%). I tg Mediaset ragionano come se non ci fosse Monti al governo: dal 17 al 23 aprile al Tg4 Berlusconi ha il 10% di tempo parola e Alfano il 12 (1 minuto e 5 secondi), Bossi l'8 e Maroni il 16, Bersani il 2,5 ma il record lo ha Di Pietro al 38%, moltiplicata in negativo. Nella norma il Tg5: primato a Alfano al 29% più Berlusconi il 14, Casini il 21% e Bersani il 15; meno spazio alla Lega con Maroni all11% e Bossi al 3. Studio Aperto prende il posto di Fede: a Berlusconi il 40,5% di tempo parola, a Maroni il 34,5, a Bossi il 25%; tutti gli altri, da Alfano a Bersani zero assoluto. Il Tg La7 fa più attenzione ai fatti: come tempo parola dà più spazio a Maroni, 32% e Berlusconi è al 17%, ma nel tempo notizia Berlusconi ha il 32% e il leghista il 27%; in entrambe le rilevazioni Bersani ha il 13%, mentre Casini il 5,5 di «parola» e il 12,5 di tempo notizia. Ogni giorno i «portavoce» dell'Osservatorio, i parlamentari Pd Vita, Peluffo, Sarubbi, Gozi, segnalano gli squilibri rilevati dai laureandi in Scienza delle Comunicazioni. Un esempio per tutti, osserva Zaccaria: «una non notizia su Berlusconi, come certe dichiarazioni al Pdl, fa più notizia, mentre della proposta di Bersani sul dimezzamento dei rimborsi ai partiti, il 24 aprile, sui tg si è sentito poco o nulla». Nel complesso «l'Agcom, l'arbritro, ha l'obbligo di pubblicizzare sul sito i dati sul rispetto della par condicio. Si paga un cospicuo appalto, perché secretarli?». Il coordinatore Roberto Zaccaria: «Noi suppliamo l'Agcom che secreta i suoi dati» La Sicilia voterà in autunno, in anticipo sulla scadenza della legislatura regionale e - se le previsioni dell'oggi saranno confermate - in anticipo anche sulle elezioni politiche nazionali, secondo quel gusto che ha la Trinacria di fare da battistrada dei trend politici nazionali. Ma la fine, ormai annunciata dallo stesso governatore, dell'esecutivo di Raffaele Lombardo è al cardiopalma. Il parlamento siciliano già era convocato, ieri, per ascoltare il presidente della giunta sulla vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto, nel frattempo è arrivata la notizia che il commissario dello Stato ha impugnato il bilancio regionale, che deve essere approvato entro il 30 aprile, per una cifra imponente, scatenando la polemica, particolarmente dell'opposizione Pdl e Udc, tanto più forte in quanto il voto amministrativo in molte città siciliane sarà fra dieci giorni un test elettorale importante. Il governatore ha iniziato il suo intervento con la sottolineatura che nell'inchiesta per mafia a Catania, «la procura sotto la guida di tre diversi responsabili ha chiesto la archiviazione». Di diverso avviso è stato, invece, il Gip, e l'udienza preliminare che dovrà decidere per l'eventuale rinvio a giudizio è fissata per il 9 maggio. Promette che si dimetterà un «minuto prima» ma soprattutto fissa la data: votare in autunno. Lui, spiega ai giornalisti, non si ricandiderà alla Regione. Però invita con una qualche malizia a smetterla con la richiesta di dimissioni: «archiviata questo ci sarà un nuovo governo, e lo dico per chi verrà, la si smetta per l'avvenire con la barbarie strumentale di invocare dimissioni, di tormentare le persone, le istituzioni ancor prima non dico di una sentenza definitiva, ma anche prima che abbia inizio un processo». Intanto è scoppiata l'altra grana, il commissario dello Stato, una figura prevista soltanto nella Autonomia siciliana, ha bocciato quattro articoli del bilancio regionale, per un totale di 80 norme e circa 800 milioni di euro. La contestazione del commissario Carmelo Aronica riguardano la copertura di un mutuo per investimenti (di 558 milioni) troppo generica e quella con beni immobili di una serie di provvedimenti che vanno dalla stabilizzazione dei precari all'incentivazione del fotovoltaico, ai trasporti per le isole minori. In un caso, però, si tratta di una norma riguardante la possibilità per i Comuni di stabilizzare oltre 22 mila precari. In questo caso, per il commissario, ci sarebbe la violazione, della norma costituzionale di assunzione per concorso. ALLEANZE Dall'Udc D'Alia e dagli esponenti del Pdl, il coordinatore Castiglione, il presidente dell'Assemblea regionale Cascio, è partita subito la richiesta di commissariamento della Regione. Dall'altra parte l'assessore al bilancio Armao punta ad approvare entro il 30 aprile quel che resta della finanziaria, evitando lo scioglimento dell'Assemblea e il commissariamento. Sul voto anticipato in autunno è intervenuto, in Aula, il segretario del Pd Giuseppe Lupo, rivendicando «le cose buone fatte» con il sostegno del Pd ma anche ricordando che a «giugno avevamo già detto che si era conclusa la fase di transizione del governo tecnico e avevamo chiesto le elezioni anticipate per rilanciare l'azione e un nuovo progetto di governo della Sicilia». Per il capogruppo Pd, Antonello Cracolici «per ragioni politiche, alla Sicilia serve un voto anticipato, sarebbe ingenuo non vedere un anno di logoramento della proposta politica che abbiamo il dovere di sottoporre e che comprende il Pd, le forze di centrosinistra, le forze moderate di Fli e Mpa e mi auguro che ci sia l'Udc». Sulla data esatta delle elezioni c'è incertezza, potrebbero essere a fine ottobre, con le dimissioni a luglio o agosto. Ma potrebbe anche esserci un'accelerazione e il voto a fine settembre, che chiuderebbe una lunghissima stagione elettorale nell'isola. JOLANDA BUFALINI Foto Ansa L'autodifesa Risparmi di una trentina di milioni di euro nella corporate Rai, divisi le reti generaliste ed anche tra le collaborazioni all'interno delle direzioni di staff. Un'altra quindicina e più di milionidarecuperare tra RaiCinema, RaiNet, la Sipra (sarebbe salvaRaiFiction).Totale poco più di 45 milioni. Sono i numeri della manovra correttiva del bilancio di previsione 2012. Sicilia, voto a ottobre Lombardo stretto fra il gip di Catania e il bilancio bloccato Il 9 maggio a Catania l'udienza preliminare per decidere sul rinvio a giudizio. Intanto il commissario dello Stato impugna il bilancio. Pdl e Udc: dimissioni. Il Pd: voto anticipato in autunno e alleanza con i moderati. jbufalini@unita.it Il Presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo «Nulla contro di me Per tre volte è stata chiesta l'archiviazione» Rai in crisi tagli per 45 milioni 15 VENERDÌ 27 APRILE 2012
U n'iniziativa «che rafforzal'azione di Monti sul pianointernazionale», così dalgoverno dopo il sì del Parlamento alla risoluzione della maggioranza. Un documento «discusso con l'esecutivo», sottolineano dal ministero dell'Economia per confutare la lettura di un pressing subito da Palazzo Chigi. Per ragioni di tempo, visto che si trovava a Bruxelles, Monti non sarebbe stato messo al corrente dell'ultima versione, prima che la risoluzione passasse al vaglio definitivo del Parlamento. La preoccupazione del premier? Che i mercati e l'Europa, alla fine, non ricavassero l'impressione «di un cambiamento di rotta rispetto all'azione di risanamento di questi mesi». La raccomandazione, ribadita più volte ai rappresentanti dell'esecutivo che hanno seguito le trattative con la maggioranza? «Non si impegni il governo su scelte che non corrispondono alla realtà della crisi attuale». Così sarebbe stato se, a differenza della stesura iniziale, il testo finale avesse mantenuto l'indicazione dettagliata dei fondi - 8/9 miliardi - da devolvere alla crescita. Palazzo Chigi ha chiesto «con decisione» ai partiti di non fissare cifre precise. E la risoluzione, alla fine, non definisce «traguardi numerici». Chiede che per la crescita, tuttavia, venga valutata «la possibilità di utilizzare le risorse eccedenti rispetto all'obiettivo del pareggio del bilancio». La riduzione delle tasse? «Si farà - assicurano dal governo, ma non prima dell'anno prossimo e se ce ne saranno le condizioni che tutti auspichiamo». A differenza dell'iniziativa sulla politica dell'Europa, sollecitata nei mesi scorsi dal presidente del Consiglio ai leader di Pd, Pdl e Udc, la risoluzione sull'economia - in sostanza - è nata dalle file della maggioranza. Con il governo che «dal suo punto di vista ha lavorato per ridurre il danno». Non perché Monti non sia convinto della necessità di rilanciare la crescita. «È stato lui, fin da gennaio, a spingere l'Europa verso questo obiettivo», ricordano da Palazzo Chigi. E le stesse «recenti» posizioni di Angela Merkel, aggiungono, «dimostrano che le argomentazioni del presidente hanno fatto breccia». Anche ieri, tra l'altro - intervenendo all'European business summit di Bruxelles - il premier ha insistito sulla crescita. Per Monti, però, il problema della revisione del «fiscal compact» non si pone. E nel governo, tra l'altro, circola la convinzione che lo stesso Hollande, se dovesse vincere le presidenziali, utilizzerebbe la leva «dell'irrigidimento sul patto di stabilità, e non quindi della sua archiviazione, per ottenere dalla Germania una decisa riconversione a favore dello sviluppo». Mentre il Pd ha avanzato riserve, sin dall'inizio, sulla rigidità del trattato voluto da Berlino, per Monti il problema di oggi - semmai - è quello di «integrare il fiscal compact con politiche a favore della competitività». E se ci fosse tra gli esponenti della sua «strana maggioranza» la tentazione di «allargare i cordoni di una borsa, peraltro abbastanza carente di soldi», da Palazzo Chigi ribadiscono che «lo sviluppo si ottiene ripartendo innanzitutto dalle riforme». Non può essere quel «basta con il fiscal compact tedesco» - proclamato ieri da Brunetta - l'obiettivo che potrà perseguire il governo. Per dirla con il sottosegretario all'Economia, Gianfranco Polillo, «oggi il problema è quello di difendere dalla speculazione l'Euro, non tanto l'Italia o la Spagna». Una considerazione che guarda, innanzitutto, alla politica rigorista perseguita da Angela Merkel. «Pretendere dalla cancelliera, però, di smentire la linea seguita in questi mesi significa inseguire la luna», avvertono dal governo. E anche ieri, da Bruxelles, Monti ha ricordato che l'Italia, «è stata la prima a sottolineare la questione della crescita nell'agenda europea». Ma che «sviluppo» non significa «conflitto con la disciplina di bilancio a cui si è arrivati grazie al contributo della Germania e dell'Unione». Il Presidente del Consiglio è convinto che - senza «strappi» - il pressing dei più importanti Paesi dell'Eurozona e degli Usa costringerà Berlino ad andare oltre le aperture di queste ore. E in Europa, secondo il Pd Sandro Gozi, «si registra un'evoluzione positiva sulla crescita che troverà sbocco nel vertice europeo di giugno». Monti accetta il pressing Ma fa cambiare il testo Il retroscena «Non ci impegniamo su scelte lontane dalla realtà della crisi» to della produttività totale dei fattori». L'impianto poggia su tre pilastri: Europa (capitolo molto sponsorizzato dal Pd), basta aumento delle tasse, riapertura di politiche di investimento nelle infrastrutture, anche a livello locale attraverso la revisione del patto di stabilità interno. Tra gli impegni che il Parlamento chiede al governo, c'è quello di definire quanto prima i costi standard della sanità e i livelli essenziali di assistenza, nonché i fabbisogni e i costi standard degli enti locali. Sempre sul fronte della spesa, «appare urgente - si legge - una sistematica attività di spending review nella quale siano coinvolte tutte le amministrazioni, centrali e periferiche». Molto di più, dunque, di quanto sta approntando in questi giorni il ministro Piero Giarda, che arriverà sul tavolo del consiglio dei ministri lunedì. Il ministro per i rapporti con il Parlamento si è dato un primo obiettivo: rendere credibili i tagli già varati nelle manovre, in riferimento alle amministrazioni centrali. Non si prevedono, dunque, risorse fresche, ma una semplice fotografia dell'esistente. La risoluzione al Def, invece, chiede che i risparmi rivenienti dalla spending review e quelle reperibili con la lotta all'evasione siano prioritariamente destinate alla riduzione della pressione fiscale. Secondo i parlamentari lo sviluppo delle infrastrutture è un obiettivo non più rinviabile: sia nelle grandi reti transeuropee, sia negli investimenti in opere pubbliche degli enti locali. Il Parlamento chiede quindi di rivedere il patto di stabilità interno con riferimento alla spesa in conto capitale. Altre risorse sono disponibili nel quadro delle politiche di coesione: fondi che vanno assolutamente utilizzati al più presto per lo sviluppo del Mezzogiorno e delle altre aree deboli del Paese. Un intero paragrafo fa riferimento alle politiche per la famiglia e alla crisi demografica. Per raggiungere l'equità e la crescita si propone di «accelerare l'abbattimento dello stock di debito pubblico, valutando, in particolare, la possibilità di adottare un piano straordinario di dismissioni del patrimonio pubblico». In questo settore va potenziato il ruolo della Cassa depositi e prestiti, strategica anche per il sostegno alle opere degli enti locali. In Europa resta prioritaria la strategia Europa 2020, di cui occorre individuare gli strumenti di attuazione. La raccomandazione Si chiede di trasmettere a Bruxelles il testo votato dai parlamentari La richiesta ROMA NINNI ANDRIOLO «Integrare il Fiscal compact con politiche per la competitività» La risoluzione in una prima stesura parlava di 8-9 miliardi per la crescita Ambienti governativi: «Rafforza il premier in campo internazionale» L'obiettivo Foto di Ettore Ferrari/Ansa Il premier Mario Monti In salita i tassi per i Bot Buonarichiesta per l'asta di Botsemestrali delTesoro da8,5miliardi collocata ieri ma i tassi sono in crescita all'1,7%. Le richieste sono state pari a 14,5 miliardi di euro contro un'offerta di 8,5 interamente collocata e con un rapporto di 1,71 contro l'1,5 dell'asta di un mese fa. 7 VENERDÌ 27 APRILE 2012
Montepremi 2.225.661,75 5+ stella Nessun 6 - Jackpot 86.752.198,83 4+ stella 38.267,00 Nessun 5+1 3+ stella 2.028,00 Vincono con punti 5 111.283,09 2+ stella 100,00 Vincono con punti 4 382,67 1+ stella 10,00 Vincono con punti 3 20,28 0+ stella 5,00 Nazionale 45 43 29 76 86 Bari 59 50 27 44 55 Cagliari 62 65 61 81 29 Firenze 53 27 65 77 38 Genova 55 69 82 40 60 Milano 18 64 50 61 67 Napoli 3 87 15 37 54 Palermo 23 85 24 77 53 Roma 66 17 71 59 51 Torino 22 68 46 89 19 Venezia 51 25 44 21 86 lotto all'ingresso della stazione di Ancona. I feriti, per lo più contusi erano stati in parte medicati da un'automedica giunta sul posto, in parte avviati al pronto soccorso dell'ospedale regionale di Torrette e a quelli di Osimo e Chiaravalle. Anche quella volta il treno stava arrivando a velocità ridotta alla stazione di Ancona; sullo stesso binario si trovava il locomotore. Il macchinista del regionale aveva subito azionato i freni e l'impatto con il locomotore era stato quindi attutito, grazie anche ai respingenti. In pratica, non c'era stato il deragliamento del treno, ma una sorta di tamponamento. La più grave collissione tra due treni è stata però quella di Crrevalcore. Il disastroso incidente avvenne il 7 gennaio 2005 e fu causato dalla collisione di due treni sulla linea ferroviaria Bologna-Verona, linea che all'epoca era a binario unico. Quella mattina le condizioni di nebbia fittissima non permisero al macchinista e al capotreno di vedere la luce rossa del semaforo che segnalava la presenza di un altro treno sul binario. Nel disastro di Crevalcore hanno perso la vita lavoratori in servizio sul treno, pendolari e studenti. Il processo conseguente il disastro si è concluso con l'assoluzione della dirigenza delle Ferrovie dello Stato. Si strappa un po' il velo dell'ipocrisia che circonda l'allestimento dei concerti delle star della musica italiana. L'attenzione verso il businness della costruzione dei palchi per i tour è scattata in seguito alle tragedie che portarono alla morte di due ragazzi. Il primo episodio si verificò il 12 dicembre 2011 a Trieste, dove perse la vita un ventenne, Francesco Pinna, impegnato a montare il palco per il concerto di Lorenzo Jovanotti. Il 5 marzo 2012, a Reggio Calabria crollò l'intera struttura in costruzione, travolgendo e uccidendo Matteo Armellini, 31 anni: il giovane stava allestendo il palcoscenico per il concerto di Laura Pausini. I controlli al Palamaggio di Castelmorrone (Caserta) risalgono alla settimana scorsa ma i dati sono stati resi noti solo ieri. Sessantuno lavoratori in nero, sei ditte su venti irregolari sono alcuni dei più significativi risultati ottenuti dai carabinieri che il 21 e 22 aprile, in occasione del doppio concerto di Tiziano Ferro al Palamaggio di Caserta, hanno effettuato un blitz. Sempre a Caserta il 22 marzo scorso, prima dello spettacolo di Laura Pausini, la Finanza scoprì sedici operai in nero impegnati nell'allestimento del palco, tutti in servizio presso un coop casertana la cui attività fu sospesa. In azione lo scorso weekend i carabinieri del Nucleo Operativo del Gruppo Tutela del Lavoro di Napoli, del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Caserta, gli ispettori del Dipartimento Territoriale del Lavoro con il supporto dei carabinieri del Comando Provinciale. Al termine del sopralluogo due legali rappresentanti di ditte impegnate nell'allestimento del palco sono stati denunciati per violazione della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Per 61 operai sono emerse irregolarità sotto il profilo contrattuale, per ventidue mancava il contratto di lavoro. I dipendenti erano impegnati in sei delle venti ditte a lavoro per allestire il palco; per cinque aziende è stata disposta la sospensione dell'attività lavorativa in quanto è stata superata la soglia del 20% di lavoratori in nero. La struttura organizzativa dei concerti assicura che l'accaduto non ha relazione con la sicurezza: «In relazione alle irregolarità rilevate dai carabinieri, avvenute in occasione dei concerti di Tiziano Ferro al Palamaggio di Caserta del 21 e 22 aprile scorsi, Live Nation smentisce qualsiasi coinvolgimento di Tiziano Ferro, proprio o delle aziende parte dell'organizzazione e della produzione del Tour o facenti capo al supporto locale di Concerteria». «Le irregolarità riscontrate non sono relative ad aziende esecutrici dei lavori di allestimento del palco - continua Live Nation - o collegabili a violazioni in materia di sicurezza. Per quanto di conoscenza di Live Nation, le posizioni lavorative oggetto di verbale erano rivestite da operai addetti alla ristorazione dei bar e al servizio di parcheggio, attività esterne al cantiere e appannaggio di ditte che nulla hanno a che fare con Live Nation». I numeri del Superenalotto Jolly SuperStar 19 61 62 65 85 89 67 39 10eLotto 3 17 18 22 23 25 27 50 51 5355 59 62 64 65 66 68 69 85 87 ENNA Foto di Massimo Percossi/Ansa VIRGINIA LORI GIOVEDÌ 26 APRILE Trovata morta la ragazza scomparsa Fermato il fidanzato Caserta, sessantuno lavoratori in nero per il concerto di Tiziano Ferro Cinque le ditte sospese dai lavori, le contestazioni riguardano la sicurezza e il lavoro in nero. Ma l'organizzazione si difende: «Non c'entriamo sono impiegati delle ditte di ristorazione e parcheggio». ROMA p Sei ditte su 20 impiegavano manodopera irregolare. Due denunce p I controlli sono scattati dopo gli incidenti di Udine e Reggio Calabria È stata trovata morta la ragazza di 20 anni, Vanessa Scialpa, scomparsa tre giornifaaEnna.Ad ucciderlasarebbestato il convivente della giovane, il trentaquattrenne Francesco Lo Presti, che in un primo interrogatorio aveva raccontatodiaveravutounaliteconVanessanella tarda mattinata di martedì scorso quando la ragazza avrebbe poi lasciato l'abitazionedovei duevivevano. Ilcorpodella giovane sarebbe stato scoperto in fondo ad una scarpata sotto ad un cavalcavia al cofnine fra i comuni di Enna e Caltanissetta e sarebbe stato proprio l'uomo a condurre gli inquirenti dopo essere crollato nel corso di un lungo interrogatorio in cui avrebbe ammesso le sue responsabilità raccontando di averla strangolata dopo un litigio e gettata giù dal cavalcavia per poi dare l'allarme. «Datemelo fra le mani che lo ammazzo io» gridava il padre di Vanessa, Giovanni, all'obitorio per il riconoscimento. Discarica a Monte Carnevale IlsitodiMonteCarnevaleèilpiùidoneoadospitareladiscaricatemporaneadiRoma. Lo ha detto il ministro dell'Ambiente Corrado Clini al termine del tavolo tecnico sui rifiuti della Capitale. Monte Carnevale può essere attivato in tempi brevi. Altro sito altrettanto idoneo è Pizzo del Prete e avrebbe bisogno di infrastrutture importanti. 29 VENERDÌ 27 APRILE 2012
Cara Unità Dialoghi RISPOSTA Quello che spaventa, di fronte al risultato delle elezioni francesi è la reazione dei mercati. Si era già immaginato nelle ultime settimane che Hollande con la sua proposta avrebbe creato, vincendo, una difficoltà di questo tipo. Che le borse crollassero perché lui è in vantaggio, però, è stato sorprendente anche per i più pessimisti e ci pone di fronte a due quesiti fondamentali per l'avvenire dei paesi europei. Sono davvero liberi i loro elettori di scegliere fra i diversi programmi con cui le forze politiche si presentano al voto o la forza dei mercati è tale da limitare nei fatti la loro sovranità? Chi sono, in secondo luogo, "i mercati" di cui tutti sappiamo che esistono ma a cui nessuno è in grado di attribuire dei volti o delle sedi riconoscibili e di cui nessuno, soprattutto, appare in grado di contrastare le scelte e gli orientamenti “liberisti”? Se il grande capitale internazionale, variamente collegato al sistema bancario è di tanto più forte, oggi, della politica l'obiettivo da perseguire potrebbe davvero essere di nuovo un protagonismo delle organizzazioni sovranazionali capace di mettere in piedi un governo mondiale dell'economia? ROSARIO AMICO ROXAS Se dovesse perdere Sarkozy, come ci auguriamo, una larga fetta del liberismo finirebbe nella “poubelle”, come si chiamano in Francia i raccoglitori della spazzatura. Viene da chiedersi se, finalmente gli elettori francesi hanno capito il trucco del liberismo, che ha provocato l'attuale crisi mondiale, che ha privilegiato l'economia della finanza per mortificare l'economia della produzione e del lavoro. Il potere dei mercati Luigi Cancrini La satira de l'Unità virus.unita.it VIA OSTIENSE, 131/L - 00154 - ROMA MAIL LETTERE@UNITA.IT GINO ROTELLA Il suicidio di un ventottenne senza lavoro Mi è capitato nel fine settimana di tornare per qualche giorno al mio paese di origine, Gimigliano, alle porte di Catanzaro in Calabria. Una piccola comunità di poco più di 2000 abitanti, sconvolta in questi giorni dal suicidio di un giovane di 28 anni. I sommozzatori dei vigili del fuoco e i volontari lo stanno cercando tra gli anfratti del Corace, in piena, dove pare si sia buttato dal ponte che ne collegai lati scoscesi. Hanno trovato soltanto l'orologio, una scarpa, il telefonino. Un suo amico afferma che gli pesava molto il fatto di essere disoccupato da molto tempo. In verità ci aveva provato a cercarlo un lavoro. E qualche anno fa lo aveva trovato a Perugia. Un lavoro ad alto rischio, dove basta pochissimo per lasciarci la pelle e che gli aveva provocato malesseri e disturbi fisici. Poi arrivò la crisi, e perse il lavoro. Tornò a casa, dai suoi genitori e ricominciò l'odissea del lavoro. Non è riuscito a resistere, ed ora lo stanno cercando in quel punto del fiume dove il nonno aveva un mulino. Un fatto semplice di cronaca locale. Non sappiamo se e in quale statistica verrà inserito, ma Tommaso non era unnumero. Era un giovane, come tanti in Calabria, che ha cercato invano un lavoro senza trovarlo. Si è perso, senza averne colpa.. Che il Cielo, almeno quello, gli sorrida. MASSIMO MARNETTO L'oro C'è l'oro con cui il miliardario voleva coprire la minorenne in cambio del silenzio.C'è l'oro dei lingotti della Lega, che il tesoriere comprava per il partito con i soldi dei rimborsi elettorali. C'è l'oro delle catenine e delle fedi che molti - soprattutto anziani vendono perché non ce la fanno più. CARLO ROSSINI La gente vota Sono mesi che sentiamo pseudo esperti che ci dicono che in tutta Europa ci sarebbe una grande disaffezione al voto e che i partiti hanno poca credibilità misurabile in circa 3 - 4 per cento dei cittadini e che quindi vedremo un fortissimo calo della affluenza al voto. Ora sento le percentuali dei votanti in Francia che sono circa del 70 -75 per cento. Mi chiedo ma i giornali hanno collaboratori esperti o tanti lettori di tarocchi o cose del genere? MADDALENA BERTANTE Lotta alle malattie retiniche Mi permetto di attirare la vostra attenzione su di una iniziativa volta a pubblicizzare e sostenere la ricerca contro le malattie retiniche ereditarie, rubricate tra le malattie cosiddette rare, che però colpiscono tanti soggetti e che spesso condannano progressivamente alla cecità totale. Lo Stato ha purtroppo da tempo rinunciato al proprio dovere di aiutare la ricerca medica che, se supportata adeguatamente, potrebbe trovare delle soluzioni per molti casi e far risparmiare allo Stato stesso e quindi a noi tutti, tanta spesa oggi necessariamente destinata all'assistenza dei ciechi e degli ipovedenti. GIORGIO Lo Stato e il suo patrimonio Il patrimonio dello Stato italiano vale oltre 1.800 miliardi di euro, di cui 700 immediatamente fruttiferi. È questa una delle stime fornite in occasione di un seminario al Tesoro sulla valorizzazione del patrimonio pubblico, come riferito da Edoardo Reviglio, capo economista della Cdp. Gli oltre milleottocento miliardi di euro di attivo dello Stato comprendono crediti, immobili, concessioni e partecipazioni. Credo che si può concordare che il patrimonio pubblico è ingente e che potrebbe essere usato per superare le difficoltà finanziarie attuali. Una dismissione del valore di duecento miliardi comporterebbe una significativa riduzionedello spread, ed una riduzione di 7 miliardi all'anno degli interessi sul debito. MARIO DELTRATTI Il dramma del credito La mancanza di credito sta uccidendo molte imprese e imprenditori, e a seguire anche dipendenti. L'eccesso di credito ha scatenato la più grande crisi dal dopoguerra in poi. Come la mettiamo? La community dei lettori dell'Unità 27 VENERDÌ 27 APRILE 2012

NORD Sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. Temperature in aumento. CENTRO Sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. Temperature in aumento. SUD Sereno o poco nuvoloso. Temperature in aumento. NORD Bel tempo pur con qualche nube sparsa. CENTRO Sole prevalente su tutte le regioni. Temperature in aumento. SUD Variabile sul Messinese e Calabria. Sereno altrove. Il Tempo Culture PISTOIA, DIALOGHI SULL'UOMO Dopo il successo della scorsa edizione, con oltre 11.000 presenze, torna dal 25 al 27 maggio «Pistoia-Dialoghi sull'uomo», festival di antropologia del contemporaneo, ideato e diretto da Giulia Cogoli, e promosso da Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e dal Comune di Pistoia. Si parte con la lectio magistralis dello psicoanalista Luigi Zoja. Oggi Domani C hissà perché Grillo si è risen-tito per le parole di Napolita-no. Il Presidente, rivolto a una platea nazionale, ha ammonito i «demagoghi», lo sappiamo. Ma chi ha detto a Grillo che si stava parlando di lui? Il comico ha sempre rigettato il sospetto di frequentare linguaggio e motivi di un «capo-popolo». Non solo: i suoi fan si sprecano nel tentativo di arginare la sensazione, discretamente diffusa a dire il vero, che per loro si esprima un tipo di venditore-comunicatore affascinato dai diserbanti non selettivi. E cioè il predicatore della Ground Zero dei partiti non si ritiene oggetto di una accusa di demagogia, infatti, spiega: io faccio politica. E la fa davvero, così come un qualunque altro partito. Non proprio qualunque: i suoi modelli sono nel Pdl del primo Berlusconi, nella Lega di Bossi ante-Trota, in cui l'immagine e il potere delle formazioni erano strettamente il volto del leader. Tranquillo, falso allarme. Dopodomani LA FABBRICA DEI LIBRI ZOOM MORGAN, CONDANNATO SINDACO L'aver sostenuto in una conferenza stampa e in trasmissioni radiofoniche che Marco Castoldi, in arte Morgan, è «una persona non per bene e di dubbia moralità» è costato al sindaco di Sanremo Maurizio Zoccarato (Pdl) una condanna civile ad un risarcimento ad un risarcimento danni di 7.500 euro a favore del cantante-attore. Pillole IL RITORNO Stomp, creato e diretto da Luke Cresswell e Steve McNicholas, sarà in scena al Teatro Brancaccio di Roma dal 1 al 13 maggio e al Teatro Nazionale di Milano dal 15 al 27 maggio. Una combinazione di teatro, danza e musica che esaltano la bellezza nella vita quotidiana. «Stomp» arriva a Roma e Milano NORD Cielo sereno o poco nuvoloso. CENTRO Cielo sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. SUD Cielo sereno su tutte le regioni. NANEROTTOLI I demagoghi Toni Jop M ancano 13 giorniall'apertura di unSalone internazio-nale del Libro chedarà una raffigurazione plastica della crisi: per mortalità aumentata delle piccole imprese, vita media più breve delle neonate, ardimentose politiche dei grandi gruppi. Ieri l'Aie annuncia il titolo del convegno che terrà al Lingotto: «Una tempesta perfetta?» (Sala Blu venerdì 11 ore 10). L'industria editoriale in tutto l'Occidente è scossa da due eventi: crisi economica da un lato, avvento dell'e-book dall'altro. Sul primo piano, da noi, ecco le cifre: consumi pro-capite -6,3%, reddito disponibile -12,3%, produzione mensile di novità pubblicate –28,8% tra marzo 2011 e febbraio 2012, lettura di libri tra 2011 e 2010 -2,7%. Sul secondo piano: tablet venduti +100,2%, lettori di e-book da 350mila dell'ultimo trimestre 2010 a 1,1milioni del 2011. Significa che, in corsa, gli editori devono passare dalla politica - perseguita da più di essi di quanti non si creda del «pubblico, un titolo su 10 ce la farà e mi ricompenserà degli altri» a una programmazione selettiva; e intanto risintonizzarsi sul versante dei lettori digitali, che possono comprare libri 24 ore su 24, e che, forse, non vogliono il libro classico ma lo vogliono con le «app»… Fare l'editore di questi tempi è roba da infarto. Ma c'è un dato in più: il mercato dell'usato intanto cresce, come ha spiegato ad Affariitaliani.it Edoardo Scioscia, direttore del Libraccio. Significa che non è tanto l'amor per il libro di carta a decrescere, quanto la possibilità di acquisto. Sì, le nuove generazioni dividono il tempo libero tra più mezzi: libro, internet, social network ecc… Però sarebbe il caso di fare un giro nel più tradizionale dei luoghi di lettura, per capire come vanno davvero le cose: le biblioteche pubbliche. Il prestito, negli ultimi tempi, com'è andato? Non sarà cresciuto? NON CALANO BIBLIOTECHE E USATO Maria Serena Palieri spalieri@tin.it 45 VENERDÌ 27 APRILE 2012
I n Italia siamo in grado di certi-ficare dove è nato un uovo oda dove proviene un pomodo-ro, sappiamo tutto quello cheattiene un prodotto alimentare che arriva sulle nostre tavole, ma non abbiamo una tracciabilità per le armi leggere». Nonostante anni di tentativi per regolare il mercato, l'Italia, come spiega Francesco Vignarca, della Rete italiana per il disarmo e Tavola della Pace, resta un Paese a «mano armata». Un Paese dove si spara sempre di più, come hanno dimostrato anche gli ultimi due casi di ieri (il tabaccaio di Padova che ha ucciso un moldavo dopo un tentativo di rapina e l'omicidio di Arzignano per questioni di eredità), dove crescono le richieste per avere un porto d'armi, ma dove ogni tentativo di regolare un settore in forte espansione è stato ostacolato in ogni modo. Cercare dei dati ufficiali sul numero delle armi detenute dagli italiani è come cercare un ago in un pagliaio. Neanche le associazioni dei produttori li hanno. Solo l'Eurispes ha fornito, qualche anno, fa un quadro chiaro spiegando che in Italia le armi legali, cioè regolarmente denunciate, sono oltre dieci milioni e che una famiglia su sei è armata, cioè dotata in casa di almeno una pistola. Nel 2007 i numeri erano questi: le persone in possesso di armi da fuoco erano 4,8 milioni, cioè l'8,4% della popolazione. Così divise: 34mila privati con un porto d'armi, oltre 50mila guardie giurate, 800mila cacciatori con licenza per abilitazione all'esercizio venatori, 200mila permessi per uso sportivo. Il resto, tre milioni circa, ha denunciato, invece, la presenza di armi in casa, ereditate o da collezione. In cima alla lista delle città più «armate» d'Italia Torino e Milano, seguite da Roma e provincia, con circa 2 milioni di armi. Tutte a norma. Eppure non è questo il dato che allarma. Secondo l'istituto di analisi statistiche quello che dovrebbe far riflette è il fatto che in Italia c'è un aumento costante delle richieste per la concessione di un porto d'armi (richieste che per la maggior parte non vengono accolte). Nella sola Capitale, ad esempio, si è passati dalle 5mila del 2003 alle 11mila del 2006 per arrivare alle quasi 15mila di tre anni fa. Questo anche in virtù di una nuova normativa, la legge 59 del 2006, che dilatò il criterio di legittima difesa introducendo il rapporto di proporzione rispetto all'offesa se si utilizza come extrema ratio un'arma legittimamente detenuta. Questi sono i dati ufficiali, gli ultimi in circolazione. Veritieri, ma certamente in difetto. Perché, come spiega ancora Vignarca, «in Italia non si sa quante siano veramente le pistole in mano alle persone». Per capire come possa esistere un mercato parallelo e sotterraneo basta fare un salto a Brescia. Dove lo scorso 8 marzo sono comparsi davanti al Gup della città 14 persone, tra queste anche Ugo Gussalli Beretta, proprietario della storica società di armi, il senatore Pd Luigi De Sena, vice presidente della commissione antimafia, più altri dodici indagati. Secondo la procura, a vario titolo, i quattordici sono accusati dei reati di illecito commercio di armi, illecita detenzione e cessione. Perché? La contestazione fa riferimento a armi che sarebbero uscite dalla Beretta e finite all'estero. Armi che non esistono nei registri ufficiali, armi «fantasma», ma che sono finite in Iraq. Ma La Tavola della Pace ROBERTO ROSSI Italia a mano armata Una famiglia su sei ha una pistola in casa In Italia aumentano le richieste per avere un porto d'armi Il nostro Paese è tra i maggiori produttori di armi leggere. Un giro di affari di oltre due miliardi. Eppure non c'è possibilità di censirle. Gli ultimi dati ufficiali parlano di 10 milioni di fucili e rivoltelle. Ma esiste un mercato nero «C'è un mercato parallelo difficile da far emergere» Al Viminale Sono aumentate le richieste per avere il porto d'armi ROMA Primo Piano La società 20 VENERDÌ 27 APRILE 2012

denziali, un referendum dovrà decidere se abolire o meno la pena capitale. Anche Kansas e Kentucky si sono avviati sulla strada del no, mentre in Oregon il governatore John Kitzhaber ha detto chiaro e tondo che non ci saranno esecuzioni durante il suo mandato. E anche se sulla carta gli Stati favorevoli sono ancora la maggioranza negli Usa, il numero delle esecuzioni è in calo costante. Nel ‘99 sono stati 98 i detenuti giustiziati, 42 nel 2011. Un punto di svolta è stato nel 2000 la decisione del governatore dell'Illinois di sospendere le esecuzioni. A convincere il repubblicano George Ryan, che fino ad allora non era contrario a mandare al patibolo gli omicidi, era stato il 13˚ condannato a morte scagionato nel corso del suo mandato: per sua decisione 160 sentenze capitali furono commutate in ergastolo. «Abbiamo scarcerato più persone di quante ne abbiamo giustiziate - disse allora -. C'è qualcosa che non funziona in questo sistema». Centoquaranta persone sono tornate libere dal 1973 dopo essere arrivate ad un passo dalla morte, spesso grazie a nuovi metodi d'indagine. Troppi innocenti dietro alle sbarre, molte vittime della loro povertà e del pregiudizio: secondo Amnesty International il 77% dei detenuti giustiziati dal ‘76 sono afro-americani. «Ho imparato di persona che il nostro sistema di giustizia è molto imperfetto», ha detto il governatore Malloy, un ex pubblico ministero un tempo favorevole al boia. «Sono arrivato a pensare che abolire la pena di morte è il solo modo per impedire che venga applicata ingiustamente». E anche se la legge non è retroattiva e non si applicherebbe agli 11 detenuti ancora nel braccio della morte, visto il ritmo delle esecuzioni in Connecticut «i condannati che rimangono hanno più probabilità di morire di vecchiaia» che giustiziati, ha detto Malloy. «Buttiamo la chiave e lasciamoli lì». L'Ucraina è sempre più isolata. Il dossier Timoshenko scotta sempre di più, passando ora dalle mani dei commissari di Bruxelles a quella della Corte europea dei diritti dell'uomo. Nonostante i tentativi del presidente ucraino Viktor Yukanovich di correre ai ripari, molti osservatori ritengono che a questo punto l'ingresso del Paese nel club del Vecchio continente sia messa gravemente a rischio. La situazione ha cominciato a precipitare con l'annuncio, da parte dell'eroina della «rivoluzione arancione», attualmente detenuta in carcere, di aver iniziato uno sciopero della fame. La ex premier ha anche denunciato maltrattamenti e aggressioni pesanti da parte degli agenti penitenziari. Da tre giorni diversi membri dell'opposizione stanno occupando il Parlamento ucraino. Ma non finisce qui. L'ultimo colpo arriva nientemeno che da Angela Merkel: la cancelliera «minaccia» l'Ucraina di boicottare personalmente i prossimi campionati europei che svolgeranno a giugno nell'ex repubblica sovietica. Lo scrive il sito del Financial Times Deutschland, secondo il quale rappresentanti della cancelleria avrebbero discusso del caso con emissari del governo ucraino. Nell'incontro sarebbe stato sottolineato da parte tedesca che la partecipazione della cancelliera agli Europei non è affatto assicurata. La notizia segue di poche ore quella della lettera inviata dalla icepresidente della Commissione Ue Viviane Reding al presidente dell'Uefa Michel Platini per sollevare la questione dei diritti umani in Ucraina in seguito al caso Timoshenko. Reding, che è anche commissario alla Giustizia, declina l'invito a partecipare alla cerimonia di apertura dell'evento sportivo e segnala «preoccupazioni personali riguardo alla situazione dei diritti umani in Ucraina, e più in particolare sulla drammatica situazione nella quale si trova Yulia Timoshenko». E ancora. L'Ue ha espresso «profonda preoccupazione» per la situazione. L'alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dei Ventisette, Catherine Ashton, ha chiesto che all'ambasciatore dell' Unione europea a Kiev sia permesso fare visita alla detenuta insieme a specialisti sanitari indipendenti, quale «segnale della volontà politica di fare luce sulla situazione». Malgrado le smentite ufficiali, lo stesso Ufficio nazionale del difensore civico ucraino ha confermato che la 51enne «Principessa del Gas», cui è già stata inflitta una prima condanna a sette anni di carcere per abuso di potere, ha «subito violenze fisiche» durante il suo trasferimento, venerdì scorso, dalla colonia penale femminile di Kharkiv a una clinica locale. Lady Ashton ha chiesto che sia permesso all'ambasciatore dell'Unione a Kiev di fare visita alla detenuta insieme a specialisti sanitari indipendenti. CORRERE AI RIPARI Il presidente filo-russo Yanukovich sta cercando di ricorrere ai ripari, annunciando l'apertura di un'inchiesta sul caso. Ma oramai sembra difficile che riesca a tenere sotto controllo la situazione. I segnali dell'isolamento dell'Ucraina si stanno moltiplicando. Il presidente tedesco, Joachim Gauck, ha annullato la sua visita di metà maggio a Yalta proprio per sottolineare la preoccupazione di Berlino per la vicenda. Ora si muove anche la Corte europea dei diritti dell'Uomo: «La salute dell'ex primo ministro ucraino Timoshenko e le sue condizioni di detenzione sono al vaglio della Corte», ha detto ieri il Segretario generale del Consiglio d'Europa. Caso Timoshenko, tutti contro l'Ucraina Merkel: potremmo boicottare gli Europei «Salvate Yulia Timoshenko»: l'Ue si dice «molto preoccupata» per la salute dell'ex premier dopo l'annuncio dello sciopero della fame e la rivelazione delle percosse subite in carcere. A rischio i campionati europei di calcio. EMIDIO RUSSO esteri@unita.it Aprile 2011 Aprile 2012 Ezio e Mario ricordano a tutti i compagni romani VEZIO BAGAZZINI uomo di cultura democratica e antifascista p L'Ue aumenta le pressioni. L'opposizione occupa il Parlamento di Kiev pAnche il presidente tedesco Gauck annulla la visita ufficiale nel Paese Murdoch: tabloid, che aberrazione News of the World è stata un'aberrazione, ed è stata colpa mia». Il Tabloidgate? «Un seriocolpoallamiareputazione».CosìRupertMurdoch,cheierihatestimoniatodavantialla commissionecheindagasull'eticadeimediabritanniciinseguitoalloscandalointercettazioni. «Ho chiuso News of the World in modo impulsivo. Ero nel panico», ha detto il magnate. 31 VENERDÌ 27 APRILE 2012
Da una parte sembra “mister Wolf”, quello che in Pulp Fiction «risolve i problemi», o gli «incagli» come dice lui; dall'altra è un po' «naif», un po' «banale», che «se non fossi naif non sarei in queste condizioni qua». Pierangelo Daccò, ormai famoso per la polemica sulle vacanze che avrebbe pagato a Roberto Formigoni, si descrive così al gip Vincenzo Tutinelli nell'interrogatorio di garanzia dello scorso 17 aprile. L'uomo chiave delle inchieste sul San Raffaele e sulla Fondazione Maugeri, racconta al giudice e ai pm milanesi il sistema che lo ha portato fino in carcere, e come e perché riusciva ad aprire tutte le porte nel mondo della sanità. «No, non sono un esperto, un tecnico di sanità. Sono un esperto... Io sono un esperto nella frequentazione ormai da trentaquattro anni di tutti i meandri regionali per quanto riguarda la sanità». In tutto questo tempo Daccò, che dal 2004 al 2011 ha ricevuto per sua stessa ammissione circa 70 milioni di euro di consulenze (per i pm fittizie) dalla Fondazione Maugeri, dice di avere conosciuto molta gente, in Lombardia ma anche in Sicilia e Roma. Non avevo «necessità del ministero - racconta al giudice - perché il ministero a livello centrale (...) sulle Regioni poco conta». «Quando avevo bisogno di qualcuno avevo referenti politici importanti a Roma e potevo rivolgermi a loro (...) In particolare, negli ultimi anni, adesso purtroppo è andato in cielo anche lui, era il senatore Comincioli del Pdl (...) e altri, avevo Micciché, che è un amico; Pippo Fallica, che è un altro amico» e «assieme a Cammarata e Cuffaro» erano i suoi punti di riferimento in Sicilia. Micciché e Fallica non negano la conoscenza di Pierangelo Daccò ma smentiscono «categoricamente di averci mai fatto affari». Il lobbista parla anche di altre strutture sanitarie con le quali avrebbe lavorato: dal Fatebenefratelli «nel 2002», alla clinica «Ligresti» nel 1990. Ma chi erano i suoi referenti in Regione Lombardia? Daccò cita il «direttore generale» Carlo Lucchina e «l'assessore alla Sanità». «Anche a lui (Lucchina ndr) davo un pacco a Natale e la colomba a Pasqua - racconta al gip Addirittura c'è stato un anno o due che li ha rifiutati perché c'era aria che non si poteva più dare il pacco con dentro il vino, i fichi secchi, il panettone». E quando il giudice domanda se avesse mai dato «denaro a soggetti collegati alla Regione Lombardia», Daccò risponde: «In vita mia non ho mai dato denaro a nessuno». Dall'inchiesta sulla Fondazione Maugeri a quella sul crac del San Raffaele. In questo caso Daccò è accusato di concorso in bancarotta e associazione per delinquere. Riguardo al primo presunto reato, ieri la Cassazione ha annullato l'esigenza di custodia in carcere, che tuttavia rimane per la presunta associazione a delinquere, perché scrive la Cassazione - in sostanza manca la prova della consapevolezpDal gip l'imprenditore arrestato per le inchieste sugli ospedali lombardi p Il racconto «Per 34 anni ho frequentato i meandri della Regione» Foto Ansa Daccò e la sanità. L'uomo d'affari in carcere per le inchieste su San Raffaele e Fondazione Maugeri racconta i suoi 34 anni nei meandri della Regione. Per lui e gli altri indagati il pm chiede il rinvio a giudizio. GIUSEPPE VESPO L'esterno dell'ospedale San Raffaele di Milano Formigoni al capolinea Primo Piano Daccò dal giudice: «Io esperto di sanità? No, solo del Pirellone» MILANO Il Pd: «Perché minaccia querele ma non si costuisce parte civile?» Politica e giustizia 16 VENERDÌ 27 APRILE 2012
come hanno fatto ad arrivarci? In sostanza, come ricostruito dagli inquirenti, il ministero degli Interni nel 2003 avrebbe ceduto all'azienda bresciana le Beretta in dotazione ai vigili urbani di Roma: 44.926 pistole 92s. Le armi, definite fuori uso, sarebbero state rimesse a posto e poi rivendute a una società inglese, e alcune - per la procura 16 esemplari - sarebbero state trovate in possesso dei guerriglieri iracheni. Se era un passaggio non legittimo sarà il tribunale a stabilirlo (il prossimo 21 giugno) ma quello che resta da spiegare è come sia possibile che un quantitativo così corposo di armi fosse rimasto sotto traccia. Non si sa quante armi leggere ci siano effettivamente in Italia, quindi, ma ci vantiamo di avere una tra le normative più severe per il rilascio del porto d'armi. Secondo la legge, infatti, oltre alla maggiore età, occorre avere anche un fedina penale bianca. Per inoltrare la richiesta al prefetto occorre poi una certificazione di idoneità psico-fisica e, per chi non ha fatto il servizio militare, un'idoneità rilasciata da un poligono. La licenza che è valida per cinque anni (ma va rinnovata annualmente) tra certificati, marche da bollo e abilitazioni al tiro ha un costo minimo, poco più di 150 euro. «Ma queste norme sono severe solo sulla carta» ci spiega la senatrice del Pd Marilena Adamo autrice di una proposta di legge che giace ancora in Parlamento. «La legge attuale si basa ancora sul concetto di onorabilità della persona, sulla sua fedina penale». L'idoneità psico-fisica è prevista «ma è stata demandata a regolamenti ministeriali che non sono mai stati fatti». Ma il punto vero, quello per cui anche l'Adamo si batte, è quello di «mettere in comunicazione la pubblica sicurezza con il sistema sanitario nazionale». A cosa servirebbe? A sapere, ad esempio, in tempo reale se chi chiede un porto d'armi non abbia solo «la fedina penale pulita ma non sia mai stato sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio». Oggi questa comunicazione non c'è. E chissà se mai ci sarà. Anche perché in pochi hanno intenzione di andare contro alla potente industria bellica in Italia. Da anni siamo stabilmente ai primi posti nella classifica mondiale dei produttori: si stima che ogni anno si producano oltre 629.152 armi, in proporzione una ogni 10 persone. Il giro d'affari complessivo supera i 2 miliardi di euro tra produzione e indotto (abbigliamento, oggettistica, accessori), con oltre 5mila addetti. Perché porre un freno a tutto questo? Un tabaccaio indagato per omicidio e un ladro moldavo di 20 anni riverso sul selciato con una ferita mortale al torace, poco lontano da un'auto risultata rubata carica di sigarette: è la fredda immagine della tragedia che si è consumata nella notte a Civè di Correzzola, nel padovano. Tra i protagonisti, un altro giovane malvivente, pare anch'egli moldavo, che in preda al terrore si è consegnato prima al negoziante e poi ha aiutato i carabinieri a cercare di dare una identità alla vittima. Poco dopo le due della notte scorsa, Franco Birolo, 47 anni, titolare della tabaccheria sottostante alla sua abitazione, in piazza, sente degli strani rumori provenire dal negozio. Negli ultimi tempi, ci sarebbero stati diversi furti registrati in zona e la tensione è alta. Il tabaccaio non ci pensa un attimo, prende la pistola, una calibro 9 semiautomatica regolarmente detenuta, e scende. Dentro alla tabaccheria si imbatte nei ladri che stanno prelevando delle stecche di sigarette. SPARI NELLA NOTTE In pochi attimi la scena si trasforma in un dramma: Birolo esplode un colpo che raggiunge al petto uno dei ladri; un complice si accovaccia dietro al bancone in preda alla paura. Sanguinante, il bandito ferito esce dal negozio, percorre una quarantina di metri e poi cade a terra. Per lui i soccorsi saranno inutili. All'interno, l'altro ladro si consegna al titolare, si fa «imprigionare» con un maglione, mentre un vicino e la moglie di Birolo chiamano i carabinieri. Quando arrivano, i militari trovano il corpo senza vita del moldavo, ammanettano il complice e fanno partire la caccia agli altri malviventi, pare uno o due, che avrebbero preso parte al tentato furto. In una Fiat Punto verde, rubata la sera prima a Padova, c'è stipata parte del bottino, stecche di sigarette. Per Birolo cominciano lunghe ore in caserma, prima con i carabinieri del nucleo investigativo che raccolgono la sua versione dei fatti, poi dall'arrivo del pm di turno. A fine mattinata per il tabaccaio scatta l'iscrizione nel registro degli indagati per omicidio. DIBATTITO IN PAESE In paese, intanto, sono in molti, tra i quali lo stesso vice sindaco Mauro Fecchio, ad esprimere solidarietà. La sicurezza cittadina è il solo punto all'ordine del giorno del consiglio comunale convocato d'urgenza. Come un macigno il commento del proprietario di un negozio di alimentari: «Anch'io ho il porto d'armi e farei lo stesso. Qui in zona la situazione è insostenibile: è brutto da dire, ma non ci resta che sparare». La questione della sicurezza e dei controlli in strada è anche il leit motiv dei commenti di molti politici a livello locale e regionale. Il presidente veneto Luca Zaia parla di «legittima difesa» commentando la reazione del tabaccaio. Per Zaia, poi, è «difficile non collegare questi tragici fatti con l'incancrenirsi della crisi economica che sta travolgendo giorno dopo giorno un numero sempre maggiore di cittadini e famiglie»; ma questo non per «non per giustificare le azioni esecrabili dei delinquenti, bensì per interpretare la crescente angoscia e frustrazione di chi difende il proprio lavoro, i propri risparmi, le proprie risorse che, mai come in questo periodo, risultano preziose per condurre una vita dignitosa se non addirittura per sopravvivere». Foto di Frank Jordans/Ap-LaPresse PINO STOPPON Spara contro i ladri Tabaccaio uccide un moldavo 20enne Zaia: legittima difesa Dramma nel padovano. Un tabaccaio usa la pistola contro i ladri sorpresi a rubare nel cuore della notte dentro al suo negozio. Ucciso un ventenne, presi due complici. La Lega si schiera e interviene sulla sicurezza. PADOVA Concordia, le ultime ricerche Sono riprese le attività di ricerca delle ultime persone disperse all'interno della Costa Concordia - effettuate da personale subacqueo della guardia costiera, dei vigili del fuoco e della polizia di Stato - e si sono concentrate nelle anguste aree tra i balconi dei ponti 6, 7 e 8 nella parte immersa della nave. Lo comunica la struttura commissariale. 21 VENERDÌ 27 APRILE 2012
Se a passare momenti difficili è un colosso dei videogiochi, fioccano inevitabilmente commenti ironici legati ai più celebri personaggi ludici. E così di fronte al risultato negativo accusato da Nintendo, un fatto addirittura epocale visto che non era mai successo in trent'anni, è stato subito evocato “Super Mario”, l'icona più celebre dell'azienda giapponese, questa volta incapace di superare l'ostacolo come invece fa abitualmente sullo schermo della console Wii piuttosto che della portatile 3DS. Dunque Nintendo ha segnato il primo “rosso” annuale d'esercizio dal lontano 1981, l'anno di avvio della diffusione dei conti consolidati. In particolare, la società ha chiuso l'anno fiscale 2011/12 (lo scorso 31 marzo) accusando una perdita netta di 43,20 miliardi di yen (oltre 400 milioni di euro). Risultato che stride ulteriormente a confronto con i 77,62 miliardi di utile registrati nei 12 mesi precedenti. Altro elemento negativo del bilancio, i ricavi, in netta flessione percentuale (-36,2%), a quota 647,65 miliardi di yen. CONCORRENZA E SUPER YEN I motivi di un esercizio così negativo sono plurimi, alcuni dei quali extra-aziendali, come le minusvalenze legate alla solidità della valuta nipponica. Il fattore super yen nel 2011/12 si è infatti tradotto in oneri per 27,7 miliardi di yen, visto che la società mantiene gran parte della sua liquidità in valuta estera, operando a livello globale. Di certo, Nintendo ha accusato la riduzione dei margini relativi alla vendita delle console, la Wii e la nuova 3DS. Quest'ultima, l'unico apparecchio portatile che riproduce giochi tridimensionali, è stata lanciata all'inizio del 2011 riscuotendo però una tiepida accoglienza, per di più in coincidenza con i tragici fatti del sisma/tsunami giapponese dell'11 marzo. Poi, nel pieno dell'estate, Nintendo ha deciso un drastico taglio del prezzo della console, il 40%, riducendo i propri margini ma riuscendo a dare una netta accelerazione alla domanda, complice la simultanea introduzione delle versioni tridimensionali di titoli molto popolari come “Super Mario 3D Land” e “Mario Kart 7”. Risultato: 13,53 milioni di 3DS vendute nell'ultimo esercizio fiscale con il target ambizioso di 18,5 milioni per l'anno in corso. Un altro elemento che ha gravato sui conti Nintendo, e rischia di farlo ancor più negli anni a venire, è la concorrenza “impropria” di dispositivi come smartphone e tablet pc. Su questi device mobili di enorme diffusione girano giochi più semplici rispetto a quelli disponibili per le console tradizionali, ma che attraggono folle di utilizzatori grazie alla loro modalità touch ed al basso costo. Per reggere la sfida, Nintendo punta adesso sul lancio entro fine anno della “Wii U”, la console domestica con touch screen destinata a mandare in pensione la Wii. La compagnia aerea Wind Jet, il cui intero pacchetto azionario è stato acquistato nelle scorse settimane da Alitalia, ha avviato le procedure di mobilità per i suoi 504 dipendenti, 442 dei quali hanno dei contratti a tempo indeterminato. L'iniziativa fa seguito alle previsioni di perdita del 2011 per la crisi di settore, stimate in 10 milioni di euro. L'acquisizione definitiva di Wind jet da parte di Alitalia è condizionata dall'attesa decisione dell'Antitrust. In caso di parere positivo, secondo i sindacati, successivamente si potrebbe avviare una trattativa per l'assorbimento del personale della società aerea siciliana. «Nonostante le profonde e oggettive perdite - scrive nel documento di avvio dello stato di crisi la prima compagnia di volo italiana low cost - sussiste l'ipotesi di un possibile e parziale recupero del business di Wind Jet, salvando quindi parte della forza lavoro attraverso soggetti terzi del settore». Un'operazione possibile solo se si verificano tutte le condizioni e «non escluderebbe l'applicazione degli strumenti di esuberi». SNAM Pronta a correre da sola in attesa dello scorporo Eni Il decreto è atteso a fine maggio, ma Snam è già pronta a correre da sola. In attesa di conoscere tempi e modalità per il deconsolidamento da Eni, che attualmente controlla il 52,53%, il gruppo ha avviato la campagna pubblicitaria sul nuovo marchio e messo in moto la macchina per ottenere il «rating indipendente» e poter accedere al mercato del debito «entro giugno-luglio». EXPO 2015 Il governo non designa il suo rappresentante Il governo dei tecnici non indica il suo rappresentante nel consiglio di amministrazione di Expo 2015 e così slitta la nomina del nuovo cda, scatenando la furia del comune di Milano e della Regione che, dicono, «non sta né in cielo néin terra». Tutto è rimandato al7 maggio: l'assemblea dei soci, che si è riunita ieri, è stata formalmente lasciata aperta per permettere un nuovo incontro. UNIPOL-PREMAFIN Istruttoria Antitrust sulla integrazione L'Antitrust ha avviato un'istruttoria sull'integrazione tra Unipol gruppo finanziario e il gruppo Premafin, sospendendo l'operazione per «evitare che i prossimi passaggi dell'operazione possano comportare effetti difficilmente reversibili sul capitale delle società coinvolte». L'istruttoria si concluderà in 45 giorni. In breve M.V. WindJet, conti in perdita: in mobilità 504 dipendenti FTSE MIB 14.509 -0,66% Il gioco di Nintendo si blocca Dopo 30 anni la prima perdita Strategia di rilancio p Il bilancio annuale del colosso nipponico in rosso per oltre 400 milioni pCon il calo di prezzo della console 3DS più vendite ma margini ridotti AGRICOLTURA Ue: fondi europei solo a chi produce In Europa solo i veri agricoltori, ossia coloro che producono per assicurare il cibo al consumatore finale, potranno continuare a beneficiare dei pagamenti diretti che l'Europa versa alle aziende agricole. È la novità emersa dai lavori del Consiglio dei ministri dell'agricoltura dell'Ue. La posta in gioco è elevata: l'agricoltura rappresenta il 40% dei fondi del bilancio europei. ALL SHARE 15.524 -0,56% Negli ultimi trent'anni non era mai successo: il colosso dei videogiochi ha chiuso l'anno fiscale in rosso per oltre 400 milioni di euro. Pesa la diminuzione dei margini e la concorrenza “impropria” di tablet e smartphone. MILANO Entro fine anno l'arrivo della “Wii U”, la nuova console domestica Resca va all'Acqua Marcia Sarà Mario Resca a guidare Acqua Marcia dopo lo scandalo per gli appalti per la costruzionedelportodi ImperiachehatravoltoilpatronFrancescoBellavistaCaltagironeagliarresti domiciliari.L'expresidentediMcDonald'sItalia,econsiglierediEni,Mondadori,direttoregenerale dei Musei Italiani, dovrà realizzare il piano di ristrutturazione e di rilancio del gruppo. EURO/DOLLARO: 1,3229 37 VENERDÌ 27 APRILE 2012
ALESSANDRA TARQUINI Q ual è il ruolo dellatradizione nella sto-ria di un popolo?La domanda,cheha suscitato l'inte-resse di generazioni di studiosi, trova oggi risposta in un breve ma impegnativo volume: Contro le radici. Tradizione, identità, memoria del filologo Maurizio Bettini, pubblicato dal Mulino. Bettini non crede sia possibile definire una comunità attraverso la tradizione: ai politici che hanno proposto di inserire nel preambolo della Costituzione europea un riferimento alle radici cristiane del vecchio continente; agli autori del manifewww.unita.it Paolo Consorti Superbang LA NOSTRA STORIA NON CANCELLA LE ALTRE STORIE La polemica sulleradicicristiane.MaurizioBettinicontestachesipossadefinire una comunità attraverso la «tradizione». Ma evocare il passato non vuol dire imporlo. E soprattutto non è con un rifiuto che si affronta la modernità Culture40 VENERDÌ27 APRILE2012
deve ritirare il blocco della rivalutazione, riformare il fisco rendendolo finalmente equo e potenziare il sistema pubblico dello Stato sociale. Sono questi gli interventi che il governo deve approntare se non vuole rendersi corresponsabile del totale decadimento della condizione dei pensionati italiani. Tutti parlano di crescita e sviluppo, nessuno che abbia ancora colto nel welfare grandi opportunità occupazionali e di rilancio dell'economia. Non va dimenticato che il welfare è un mezzo per realizzare quella giustizia sociale di cui tanto si dice ma su cui poco o nulla si è fatto. Tutelare i redditi da pensione significa inoltre far girare i consumi e quindi l'economia. C'è bisogno di una vera patrimoniale, che non può essere realizzata tramite una Imu che finisce per colpire sempre i soliti, e anche in questo caso soprattutto i pensionati. Che paghino i ricchi, quelli veri e compresi quelli che sono in pensione. C'è chi si ostina poi a fomentare strumentalmente un fantomatico egoismo degli anziani con il solo scopo di provocare uno scontro intergenerazionale. Si dovrebbe cominciare invece a parlare della generosità e dell'altruismo degli anziani verso i figli e i nipoti, in quanto si privano della già modesta pensione che ricevono pur di aiutarli a sopravvivere in un Paese che li esclude o li espelle dal mondo del lavoro. Illustri economisti del Fondo monetario internazionale, che hanno più di qualche responsabilità rispetto alla crisi mondiale in atto, avvertono che l'aumento dell'aspettativa di vita porterà a un insostenibile costo del welfare. Una tesi secondo la quale invecchiare è bello purché non si gravi troppo sull'insieme della società, quasi come se gli anziani non ne facessero parte. Gli anziani di oggi sono stati nel secolo scorso la spina dorsale di questo Paese. Sono quelli che hanno conquistato libertà e democrazia, sono quelli che hanno reso competitivo il nostro sistema produttivo lavorando e faticando. Il governo, le Regioni, i Comuni e tutti i partiti devono convincersi che dare dignità alla condizione di anziano è un dovere civile e sociale. Da una classe politica che governa l'economia, che decide le sorti del Paese e che non è sicuramente giovane ci aspetteremmo un'attenzione maggiore proprio perché anche loro fanno o faranno a stretto giro parte di questa stessa generazione di anziani. I pensionati non pretendono la ricchezza ma un reddito dignitoso, un lavoro e un futuro per i giovani perché sanno bene che senza questi elementi sarà difficile che la loro condizione potrà migliorare. E per questo chiedono al governo, tecnico o non tecnico che sia, un progetto basato sulla giustizia sociale che porti più uguaglianza e meno povertà. Oggi tutti dichiarano che è uno scandalo che le pensioni siano così basse. Ci aspettiamo un impegno concreto perché di parole i pensionati (e anche io) sono stanchi. *Segretario generale Spi-Cgil I pensionati che non arrivano a mille euro I pensionati che non superano i 500 euro Foto di Ciro Fusco/Ansa Fisco: c'è più tempo per presentare la dichiarazione 730 Staino7,6 mln 2,4 mln + 1,9% L'incremento della spesa previdenziale per un pensionato su due Le donne le più penalizzate. Cresce il pessimismo degli imprenditori, la fiducia ai livelli del 2009 Chi presenta il modello 730 per i redditi 2011, ha tempo fino al 16 maggio, se lo consegna al sostituto d'imposta, oppure fino al 20 giugno, se lo presenta a un Caf o a un professionista. Lo stabilisceundecretodelpresidentedelConsiglio dei ministri firmato ieri. Lo stesso provvedimento prevede la proroga dei termini per inviare la denuncia dell'impostasulleassicurazionidovuta suipremi e sugli accessori incassati nel periodo d'imposta precedente, che slitta dal 31 maggio al 2 luglio. Il nuovo scadenzarioèdunque:entroil 15giugnoisostituti d'impostadevonoconsegnarealcontribuente la copia della dichiarazione elaborata e il relativo prospetto di liquidazione,mentreiCafoiprofessionistihanno tempo fino al 2 luglio. Per comunicare,invece,ilrisultatofinaledelledichiarazioni ed effettuare la trasmissione telematica all'Agenzia delle Entrate delle dichiarazioni presentate, i Caf e i professionisti hanno tempo fino al 12 luglio. IL CASO Lavoratori agricoli in sciopero Oggiscioperanoper8 orei lavoratoridelsettoreagricolo.Laprotesta diFlai,FlaieUilaè contro alcuni provvedimenti della riforma del lavoro. In particolare, l'estensione dell'uso dei voucherinagricoltura.Sitrattadiunacompletaliberalizzazionedeivoucherchepergliagricoli significa perdita del diritto alla contribuzione previdenziale e alla disoccupazione agricola. 3 VENERDÌ 27 APRILE 2012
www.unita.it Zapping N.C.I.S. LOS ANGELES ZELIG FROM PARIS WITH LOVE UN DUE TRE STELLA RAIDUE ORE:21:05 SERIE TV CON CHRIS O'DONNELL CON CLAUDIO BISIO CON JOHN TRAVOLTA CON SABINA GUZZANTI CANALE 5 ORE:21:10 SHOW ITALIA 1 ORE:21:10 FILM LA7 ORE:21:10 SHOW Rai 1 Rai 2 Rai 3 RAI 1Canale 5 Rete 4 Italia 1 La 7 Sky Cinema 1 HD Sky Cinema family Sky Cinema Passion Cartoon Network Discovery Channel Deejay TV MTV 21.00 Sky Cine News. Rubrica 21.10 Scream 4. Film Horror. (2011) Regia di W. Craven. Con N. Campbell E. Roberts. 23.10 Nowhere Boy. Film Drammatico. (2009) Regia di S. Taylor-Wood. Con K. Scott Thomas A. Johnson. 21.00 Hook - Capitan Uncino. Film Avventura. (1991) Regia di S. Spielberg. Con D. Homan R. Williams. 23.25 The Twilight Saga: Eclipse. Film Fantasia. (2010) Regia di D. Slade. Con K. Stewart R. Pattinson. 21.00 Le regole dell'attrazione. Film Drammatico. (2002) Regia di R. Avary. Con J. Van Der Beek J. Biel. 23.00 La leggenda del re pescatore. Film Drammatico. (1991) Regia di T. Gilliam. Con J. Bridges R. Williams. 18.20 Adventure Time. 19.10 Ben 10 Ultimate Alien. 19.35 Star Wars: The Clone Wars. 20.00 Batman the Brave and the Bold. 20.25 Takeshi's Castle. 20.55 Lo straordinario mondo di Gumball. 21.00 Adventure Time. 21.25 The Regular Show. 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Marchio di fabbrica. 19.30 Marchio di fabbrica. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Miti da sfatare. Documentario 22.00 Vero o falso?. Documentario 23.00 Non guardare giù. Documentario 18.35 Platinissima presenta Good Evening.Show 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Via Massena. Sit Com 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 Fino alla ine del mondo.Reportage 22.30 Deejay chiama Italia - Edizione Serale. 19.20 MTV News. Informazione 19.30 I Soliti Idioti. Serie TV 20.20 Il Testimone VIP. Reportage 21.10 MTV Spit. Show.Conduce Marracash. 22.00 My Super Sweet World Class.Show. 22.50 Death Valley. Serie TV 21.10 Tale e quale show. Show.Conduce Carlo Conti. 23.25 TV 7. Informazione 00.25 L'appuntamento. Informazione 00.55 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.15 Tg1 Focus. Informazione 01.25 Che tempo fa. Informazione 01.30 Qui Radio Londra. Attualita' 21.05 Robinson. Rubrica 23.15 Volo in diretta. Rubrica 00.00TG 3 Linea notte. Informazione 00.10 TG Regione. Informazione 01.05 Appuntamento al cinema. Rubrica 01.10 Rai Educational Art News. Documentario 21.05 N.C.I.S. Los Angeles. Serie TV Con Linda Hunt, LL Cool J, Chris O'Donnell. 21.50 Blue Bloods. Serie TV Con Tom Selleck 22.40 The Good Wife. Serie TV Con Julianna Margulies 23.25 TG 2. Informazione 23.40 L'ultima parola. Talk Show. 21.10 Zelig. Show.Conduce Claudio Bisio, Paola Cortellesi. 23.45 Supercinema. Rubrica 00.15 Tg5 - Notte. Informazione 00.44 Meteo 5. Informazione 00.45 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show.Conduce Ficarra, Picone. 21.10 Quarto grado. Reportage 00.00Bordertown. Film Drammatico. (2007) Regia di Gregory Nava. Con Jennifer Lopez, Antonio Banderas 02.20 Mark il poliziotto. Film Azione. (1975) Regia di Stelvio Massi. Con Lee J. Cobb, Giorgio Albertazzi, Giampiero Albertini. 21.10 From Paris with love. Film Azione. (2009) Regia di P. Morel. Con John Travolta, Jonathan Rhys Meyers, Kasia Smutniak. 23.00 Le Iene. Show. 00.45 The shield. Serie TV Con Michael Chiklis 02.20 Highlander. Serie TV 21.10 Un due tre stella. Show.Conduce Sabina Guzzanti. 23.45 Sotto canestro. Rubrica 00.15 Tg La7. Informazione 00.20 Tg La7 Sport. Informazione 00.25 (ah)iPiroso. Talk Show.Conduce Antonello Piroso. 01.20 Prossima Fermata. Talk Show. 06.45 Unomattina. Show.Conduce Georgia Luzi, Gerardo Greco. 11.00 TG1. Informazione 11.05 Occhio alla spesa. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 Tg1 Economia. Informazione 14.01 Tg1 Focus. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show. 15.15 La vita in diretta. Rubrica 16.50 TG Parlamento. Informazione 16.51 Previsioni sulla viabilità. Informazione 17.00 Tg 1. Informazione 17.10 Che tempo fa. Informazione 18.50 L'Eredità. Gioco a quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Qui Radio Londra. Attualita' 20.35 Aari tuoi.Show. 06.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 09.30 TGR - Montagne. Informazione 10.00 Tg2 Insieme. Rubrica 11.00 I Fatti Vostri. Show. 13.00 Tg 2. Informazione 13.30 TG 2 Costume e Società. Rubrica 13.50 TG 2 Eat Parade. Rubrica 14.00 Italia sul Due. Rubrica 16.15 La signora del West. Serie TV 17.00 Private Practice. Serie TV 17.45 Tg2 - Flash L.I.S.. Informazione 17.47 Meteo 2. Informazione 17.50 Rai TG Sport. Informazione 18.15 Tg 2. Informazione 18.45 Ghost Whisperer. Serie TV 19.35 Squadra Speciale Cobra 11. Serie TV 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 08.00 Agorà. Talk Show. 10.00 La Storia siamo noi. Documentario 11.00 Apprescindere. Talk Show. 11.10 TG3 Minuti. Informazione 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 TG3 Fuori TG. Informazione 12.45 Le storie - Diario italiano.Talk Show. 13.10 La strada per la felicita'. Soap Opera 14.00 Tg Regione. Informazione 14.20 TG3. Informazione 15.10 Lassie.Serie TV 15.55 Cose dell'altro Geo. Rubrica 17.40 Geo & Geo. Documentario 19.00 TG3. Informazione 19.30 TG Regione. Informazione 20.00 Blob.Rubrica 20.15 Le storie - Diario italiano. Talk Show. 20.35 Un posto al sole. Soap Opera 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.40 La telefonata di Belpietro. Rubrica 08.50 Mattino cinque. Show.Conduce Federica Panicucci, Paolo Del Debbio. 10.01 Tg5. Informazione 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.39 Meteo 5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Uomini e donne. Talk Show. 16.05 Amici. Talent Show 16.45 Pomeriggio cinque. Talk Show.Conduce Barbara D'Urso. 18.45 The money drop. Gioco A Quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show.Conduce Ficarra, Picone. 07.22 Come eravamo. Rubrica 07.25 Nash Bridges I. Serie TV 08.20 Hunter. Serie TV 09.40 Carabinieri. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 14.05 Forum. Rubrica 15.35 My Life - Segreti e passioni. Soap Opera 16.05 Cuori ribelli. Film Avventura. (1992) Regia di Ron Howard. Con Tom Cruise, Nicole Kidman, Thomas Gibson. 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.31 Meteo. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.30 Walker Texas Ranger. Serie TV 06.50 Cartoni animati 08.40 Settimo cielo. Serie TV 10.35 Ugly Betty. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.00 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 What's my destiny Dragon ball. Cartoni Animati 14.55 Camera Cafè ristretto. Serie TV 15.05 Camera Cafè. Sit Com 15.55 Camera Cafè sport. Sit Com 16.00 Chuck. Serie TV 16.50 La Vita secondo Jim. Serie TV 17.45 Trasformat. Show.Conduce Enrico Papi. 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. Miami. Serie TV 20.20 C.S.I. Miami. Serie TV 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 L'aria che tira. Talk Show. 12.30 I menù di Benedetta Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Safari Express. Film Commedia. (1976) Regia di Duccio Tessari. Con Giuliano Gemma, Ursula Andress, Biba. 16.00 Atlantide - Storie di uomini e di mondi. Documentario 16.50 Movie Flash. Rubrica 16.55 J.A.G. - Avvocati in divisa. Serie TV 17.55 I menù di Benedetta. Rubrica 18.50 G' Day alle 7 su La7. Attualita' 19.25 G' Day. Attualita' 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica SERA SERA SERA SERA SERA SERA SERA 44 VENERDÌ 27 APRILE 2012
IL COMMENTO L'ARGINE DEL QUIRINALE Paura a Termini si scontrano due Frecciarossa Sette feriti lievi L'INTERVENTO C 'è un fenomeno scivoloso, eciclicamente ricorrente in Italia: quello di chi, usando una ideologia regressiva e devastante, intende travolgere i partiti e le rappresentanze. E lo fa in nome di assoluti e indeterminati nuovi inizi da affidare agli scaltri professionisti dell'antipolitica, a digiuno di ogni senso dello Stato. p SEGUE A PAGINA 24 Q ualche giorno fa il Presiden-te Napolitano, ricordando la figura di Benigno Zaccagnini a cent'anni dalla nascita, ha colto l'occasione per ricordare al Paese il dovere della politica. «Non dimentichiamo - ha detto - tutti gli esempi passati e presenti di onestà e serietà politica ... Da questi esempi è il momento di trarre respiro e fiducia». p SEGUE A PAGINA 23 Lavitola e il Cav «Chiesi 5 milioni era un debito di gratitudine» UN ESERCITO DI POVERI Il pressing sulla crescita Lavoro, la minaccia Pdl L'incidente prima della stazione. Binario rotto? p PAGINE 28-29 Inchiesta Una famiglia su sei detiene un'arma. Ma c'è anche il mercato nero p ROSSI PAGINE 20-21 Le «due gauches» unite per Hollande Lega Pini indagato a Forlì per reati fiscali p CAMUSO FUSANI PAGINE 10-11 Parma ora vuole dimenticare Vignali LA MIA VITA AL DI SOTTO p PAGINA 4 Stanno tagliando la loro foresta per il legno. Quando i disboscatori li vedono, li uccidono: archi e frecce non possono nulla contro i fucili. Colin Firth, spot in difesa degli Awà dell'Amazzonia CALCIO Virginio Rognoni Alberto Crespi p PAGINA 2Carla Cantone Un pensionato su due vive con meno di mille euro al mese e uno su sei si arrangia con la metà: donne più penalizzate È una drammatica questione sociale da affrontare Italia a mano armata In casa o in negozio 10 milioni di pistole IL COMMENTO LA STORIA Michele Prospero “ L a paura del campione primadel calcio di rigore. È il film spagnolo girato in questi giorni a Barcellona e Madrid. Attori protagonisti: Messi, Kakà e Cristiano Ronaldo. p A PAGINA 47 Intervista a Violante: sulla legge elettorale ora si vedrà chi bluffa p PAGINE 4-9 TRADITI DAL DISCHETTO COSA CI DICE PIO LA TORRE p DE GIOVANNANGELI PAGINE 18-19 FRANCIA Risoluzione di maggioranza: sviluppo e meno tasse Il premier: riforme strutturali p COMASCHI PAGINE 12-13 AMMINISTRATIVE Oreste Pivetta 1,20 Venerdì 27 Aprile 2012 Anno 89 n. 116 www.unita.it Fondata da Antonio Gramsci nel 1924
Il dossier UMBERTO DE GIOVANNANGELI L e due gauches alla pro-va dell'unità. Unite nel-la differenza. Unite perevitare che all'Eliseo tor-ni un «Sarkozy lepenista». Senza rinunciare alla propria alterità rispetto alla «sinistra morbida» di François Hollande. Il ballottaggio visto dalla gauche radicale. «Il 6 maggio può essere il giorno della grande disfatta della destra: di quella liberista, del rigore a senso unico, della mattanza sociale, e della destra razzista, xenofoba di Marine Le Pen. Per questo ho rivolto un appello a tutte le donne e gli uomini che al primo turno hanno sostenuto le ragioni del Front de Gauche, di votare per il candidato socialista, Hollande. Per tutte quelle e tutti quelli che amano il nostro Paese, che in questi cinque anni hanno duramente sofferto per la politica di Nicolas Sarkozy - nel vedere come questa ha indebolito, impoverito, rovinato la Francia - i risultati del primo turno delle elezioni presidenziali suonano come un appello a mettere tutto l'impegno possibile per battere il presidente uscente». Parole chiare, indicazioni importanti sono quelle di Pierre Laurent, segretario generale del Pcf, uno dei leader del Front de Gauche. «A nome del Partito comunista francese ho fatto appello alla più larga e forte unione possibile di tutta la sinistra, di tutto il nostro popolo, per battere Nicolas Sarkozy, votando per il candidato socialista Francois Hollande. La sconfitta del presidente uscente dovrà essere ampia, chiara e netta, e noi metteremo tutte le nostre forze per concretizzarla», ribadisce a l'Unità il leader del Pcf. «La destra e l'estrema destra non passeranno – aggiunge deciso -. La Francia non merita altri cinque anni all'insegna di questo incubo». Le considerazioni di Laurent confermano quanto emerge dai sondaggi successivi al voto del 22 aprile: oltre i quattro quinti degli elettori di Jean-Luc Mélenchon (il numero uno del Front de Gauche, 11,10%, 3.887.639 voti al primo turno)) non ha dubbi sul voto ad Hollande. Un sostegno che non vuol dire fare compromessi sui punti cardine del programma della guache radicale, in particolare nel campo economico e sociale: aumento del salario minimo da 1.100 a 1.700 euro, ripristino dell'autorizzazione amministrativa ai licenziamenti, rimborso al 100% di tutte le spese mediche e farmaceutiche, pensione a 60 anni, regolarizzazione di tutti gli immigrati irregolari, confisca totale della quota di reddito superiore a 360mila euro, raddoppio della spesa pubblica per la ricerca. «Scegliere Hollande al ballottaggio non significa annacquare le differenza e scendere a compromessi che alterino un punto di vista di radicale alterità rispetto alla stato di cose esistente o un cedimento al pensiero unico», riflette Ignacio Ramonet, ex direttore di Le Monde diplomatique, uno dei mille intellettuali francesi che hanno sottoscritto un appello al voto per Melénchon. «L'alternativa fra l'austerità e la vita si pone. O ci pieghiamo davanti al bisogno del capitale di ingrandirsi e lasciamo la mano all'oligarchia, oppure prendiamo un'altra strada, restauriamo l'implicazione popolare e i suoi valori di giustizia sociale e di uguaglianza. Ogni compromesso L'altra gauche e Hollande «Vogliamo uscire con lui dall'incubo sarkoziano» Foto di Ian Langsdon/Ansa-Epa udegiovannangeli@unita.it François Hollande posa per i fotografi prima di una conferenza stampa a Parigi Sostegno al socialista per scongiurare la deriva lepenista della Francia Ma senza «annacquare le differenze» sui temi del lavoro e dei diritti. Parlano il segretario Pcf Pierre Laurent, Ignacio Ramonet, lo storico Emmanuel Todd Primo Piano Il voto francese 18 VENERDÌ 27 APRILE 2012
perplessità. «È legittimo che una proposta di legge non piaccia, ma vedremo quali sono le alternative. Se l'alternativa proposta sarà migliore, prevarrà. Finora, in diciotto anni, si è dimostrato che avere una coalizione predefinita e premiata con un numero di seggi che trasforma automaticamente una minoranza in maggioranza assoluta non ci ha dato governi stabili. Negli ultimi diciotto anni i governi sono durati in media due anni. Non possiamo sollevarci dalla crisi con governi che scadono più rapidamente di una scatola di sardine. Capisco, invece, l'obiezione che viene da Rosy Bindi, ossia il diritto degli elettori di sapere con chi vuole governare il partito per cui votano. Ma nessuna legge vieta al Pd, o al Pdl, di annunciare prima del voto con chi intendono allearsi. Anzi, credo che sarà indispensabile dirlo». Non le sembra questo un argomento forte? «Certo. Ma il dissenso è su un altro punto. È sulla trasformazione della minoranza migliore in una maggioranza assoluta sulla base di una regola elettorale chiaramente antidemocratica. Spetta i partiti, che non possono delegare a una norma un compito che è loro, dichiarare prima del voto le loro intenzioni sulle alleanze. E sono certo che se non lo facessero sarebbero puniti dal loro elettorato». Arturo Parisi usa toni molto duri: dice che sono i “professionisti della politica” ad alimentare l'antipolitica. Insomma, ce l'ha con quelli che stanno scrivendo le riforme. «È inevitabile subire critiche quando si lavora duramente. Non capisco, e mi dispiacciono, i toni di Parisi che mi sembrano non adeguati al suo prestigio di anziano studioso e di uomo politico che siede in Parlamento da 17 anni. In politica è meglio mantenere la razionalità, ascoltare le ragioni degli altri, essere disposti a correggere i propri orientamenti: altrimenti si cade nel berlusconismo, il principio per cui l'avversario, presunto o effettivo, ha sempre e comunque torto». Napolitano,invece, è tornato a chiedere un'accelerazione sulla riforma elettorale. Servirà a rimuovere anche le ultime resistenze? «Credo che sia l'augurio che si fanno tutti gli italiani». Mentre Beppe Grillo spopola nei Tg e conquista spazio nel giorno della Liberazione attaccando direttamente il presidente della Repubblica ed evocando a sproposito i partigiani, i partiti, dal Pd, all'Udc all'Idv (con moderazione), prendono le distanze dal comico prestato al Movimento a Cinque Stelle. «Ieri il presidente Napolitano - dice il segretario del Pd Bersani durante una conferenza stampa a Como ha detto cose puntuali e serissime. Grillo ha risposto con insulti: non si permetta, e non si azzardi a dire cosa direbbero se tornassero i partigiani, che saprebbero cosa dire dell'uomo qualunque». Il comico genovese aveva tirato in ballo i partigiani affermando che oggi, davanti all'attuale crisi politica, «forse riprenderebbero in mano la mitraglia», frase pronunciata durante le celebrazioni del 25 aprile, in coerenza con lo stile oratorio a cui ha abituato il suo popolo. I PARTIGIANI E LA POLITICA «I partigiani - replica Bersani - ci hanno dato una democrazia, una Costituzione che comprende l'articolo 49, quindi i partiti, che devono ripulirsi perché così non va, ma che sono un'ossatura della democrazia». «Attenzione: - aggiunge- non cederemo a qualunquismi non per noi ma per l'Italia, che non può avere un futuro cercando scorciatoie. Bisogna riforma la politica nel solco della Costituzione». L'ultimo riferimento a Grillo ha tutto il sapore di una provocazione: spieghi, chiede Bersani, perché «non è candidabile, mentre il presidente Napolitano lo sarebbe da domani. Ci spieghi perché, prima di sparare insulti». Anche Pier Ferdinando Casini sfida Grillo sul terreno della politica: «Piuttosto che fuori, meglio che Grillo sia dentro il Parlamento, così si dovrà confrontare, non con le parole, ma con i fatti. È capitato ad altri movimenti politici di arrivare con grandi aspettative e poi dover fare i conti con la realtà». Sul filo le dichiarazioni di Antonio Di Pietro, la cui sintonia con il comico resta agli atti e ha il suo peso. Prende le distanze, ma solo un po', dicendo che la differenza tra lui e Grillo è una sola: «Io critico ma voglio costruire un'alternativa, lanciare un modello riformista e legalitario. Lui invece mira a sfasciare tutto e basta». Ci resta male il comico e fa sapere che mai si sarebbe aspettato una cosa così dal leader Idv. «Caro Beppe - tranquillizza Di Pietro - te l'ho detto e te lo ripeto: non cadere nel trabocchetto di chi ci vuole mettere uno contro l'altro». Pace fatta? LA SFIDA DELLE RIFORME Se Grillo soffia sul fuoco dell'antipolitica e cresce nei sondaggi, ai partiti resta il compito - non facile- di riconquistare il terreno perduto tra gli elettori e di riavvicinare l'opinione pubblica, restituendo la credibilità persa e la fiducia messe a durissima prova anche dagli ultimi scandali che hanno travolto i tesorieri di Lega e Margherita. Bersani anche ieri è tornato sul tema. Il Pd, ha ricordato, ha presentato una sua proposta per il dimezzamento del finanziamento pubblico, mentre in Parlamento c'è una proposta sui bilanci dei partiti, per «metterci in una condizione di pulizia»: riforme che vanno fatte con priorità assoluta non solo per dare un segnale ai cittadini ma perché è la stessa politica ad aver bisogno di una nuova partenza. Ieri, intanto, la riunione dei capigruppo della Camera ha fissato la road map del prossimo mese: il 14 maggio arriverà in Aula la proposta di legge sulla trasparenza dei bilanci dei partiti firmata da Alfano, Bersani e Casini che però sarà modificata. Su richiesta del capogruppo Pd, Dario Franceschini, infatti, sarà accorpata al testo sui finanziamenti dei partiti (che in precedenza era stato invece abbinato al testo di attuazione dell'articolo 49 della Costituzione.) Saranno i relatori, Gianclaudio Bressa (Pd) e Peppino Calderisi (Pdl) a dover rimettere mano al testo - dovrebbero presentarne uno base il 3 - e non è escluso che la Commissione debba lavorare anche la prossima settimana, a Camera chiusa, per portare il 14 maggio in aula il provvedimento. «La proposta della maggioranza sarà parte - spiega Bressa - di un testo nuovo di cui dovremo incaricarci. Una proposta semplice per l'attività emendativa». Il 9 maggio, invece, verrà presentato in commissione Affari costituzionali il testo base di riforma dei partiti, in attuazione dell'articolo 49 della Costituzione, che unificherà le proposte di legge depositate in commissione su questa materia. Entro il 14 dovranno essere presentati gli emendamenti che saranno messi al voto dal 15 al 17 maggio, mentre il 24 dovrebbe essere assegnato il mandato al relatore. Ancora non è stata decisa la data di approdo in Aula, dove arriverà soltanto «se ultimato». Critici il radicale Maurizio Turco e il leghista Pierguido Vanalli secondo i quali il testo avrebbe dovuto essere abbinato al finanziamento dei partiti. Basta forzature M.ZE. IL CASO La road map «L'errore da non ripetere è attribuire un premio in grado di trasformare una minoranza in una maggioranza» Bersani: «Grillo non si permetta di dire cosa farebbero i partigiani» Dura polemica fra il comico genovese e i partiti che lo sfidano al confronto sul terreno della politica. Botta e risposta anche con Di Pietro. E intanto alla Camera si definisce la road map delle riforme. Per il 2012 non è previsto alcun acquisto di nuove auto blu. Il governo si affretta così a smentire le notizie circolate su un bando di gara per l'acquisto di 400 berlinedirappresentanzaper lapubblica amministrazione, per una spesa prevista di 10 milioni di euro. Mentre l'esecutivo spinge sui tagli, la notizia fa divampare la polemica, Idv in testa. Ma con una nota Palazzo Chigi precisa che si tratta solo di un“accordoquadro”chepotràessereutilizzato dalle pubbliche amministrazioni e che è stato pensato soprattutto per le forze dell'ordine e quelle che svolgono servizi di utilità sociale - per il rinnovo del parco auto e la sostituzione di vetture ormai vecchie e quindi “diseconomiche”, a causa degli elevati costi di manutenzione. Nessun ordine specifico, quindi. Al contrario, si assicura, l'impegno del governonellariduzionedeicostiperleautovetture comporterà risparmi per «circa 300 milioni di euro». E l'auspicio è «per le amministrazioni territoriali, l'adozione di un'analoga impostazione». Auto blu, il bando c'è ma il governo precisa: «Nessun acquisto» I capigruppo hanno stabilito il calendario delle riforme Finocchiaro: accelerare su crescita «Condividiamo l'indispensabile percorso di risanamento dei conti pubblici e crediamo che, anche in virtù di esso, ora sia il momento di accelerare con coraggio sull'equità e sulla crescita per ridare fiducia e speranza all'Italia. È questo il forte segnale di sostegno che dal Parlamento arriva al governo Monti». Così la presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro. 9 VENERDÌ 27 APRILE 2012
Q uando si parla di agricol-tura, a livello europeo,ildibattito è sempre moltorovente. L'ultimo - in ordine cronologico, non certo in ordine di importanza - è stato quello sul confronto tra dimensione locale e dimensione globale. Un confronto che, per certi aspetti, prende le sembianze di uno scontro. Da un lato si registra il crescente bisogno di cibo di un pianeta sempre più abitato e con più esigenze nutritive, dall'altro vanno assicurate la conservazione e la tutela dell'ambiente mediante un ulteriore rafforzamento della dimensione locale della politica agricola. A queste si aggiungono anche l'impatto della finanza mondiale e le conseguenti speculazioni finanziarie che hanno sempre visto il food come un bene-rifugio. L'Europa, su questo tema, è sempre stata poco incisiva: ha promosso i sistemi di qualità senza molta convinzione e con poche risorse; ha cercato di mantenere un'agricoltura intensiva ma con pochi successi, facendosi superare da molti altri Paesi in tema di produzione di materie prime alimentari. Alla vigilia della nuova Pac (politica agricola comune) si è tenuta a Bruxelles la Conferenza organizzata su iniziativa di Dacian Ciolos (commissario europeo per l'Agricoltura e lo Sviluppo Rurale) e John Dalli (commissario sulla Salute e le politiche a tutela dei consumatori), proprio sul tema del rafforzamento della dimensione locale della politica agricola comune. La Conferenza s'inserisce all'interno delle discussioni per la nuova Politica Agricola europea dopo il 2013, che finora non sembra aver rivolto sufficiente attenzione alle pratiche di vendita diretta e alla filiera corta in generale. Ma parlare di sviluppo economico delle piccole aziende agricole, come si legge in alcune proposte sulla nuova PAC, senza tener conto dell'importanza del mercato locale, è a dir poco fuorviante, considerando che il 15% delle aziende agricole dell'Ue smercia a livello locale più della metà della propria produzione. Da alcuni studi è emerso che in Regno Unito, dove il primo mercato di prodotti agricoli è stato creato nel 1997, ve ne sono oggi più di 7. 500 all'anno. La Grecia detiene probabilmente il record in fatto di filiere corte, mentre in Italia, nel 2008, più di un cittadino su due si è servito da una filiera corta, e lo stesso si può dire di altri Paesi europei, come la Slovacchia o la Romania. «Quando si parla di filiere corte ha affermato il commissario Ciolos - il potenziale è ovviamente enorme, ma tante sono anche le contraddizioni e i pregiudizi. Secondo alcuni studi la domanda di prodotti locali è forte, ma non è sufficientemente strutturata, né sufficientemente identificata, né sufficientemente accessibile». È evidente che il futuro agroalimentare dell'Europa si gioca su questo equilibro: saper mantenere un modello agricolo ancorato al territorio e alla qualità e una maggiore efficienza produttiva, superando le ambiguità politiche su tematiche come Ogm, mercatini locali e altre questioni. maurorosati.it Foto di Massimo Percossi/Ansa a cura di Mauro Rosati L'Europa si interroga sui mercati locali FOOD POLITICS È scoppiata l'orto-mania, in Italia e nel mondo. Complice la crisi economica ecco tornare quelli che, nei primi decenni del secolo scorso, venivano chiamati «orticelli di guerra». Gli ultimi dati sul consumo in forte calo di ortaggi e frutta per il caro prezzi confermano questo trend. Oggi però si coltiva in città, non solo nelle periferie e in campagna: un italiano su quattro (moltissimi i giovani) ha il pollice verde, coltiva il proprio orto e ama curare erbe aromatiche. Un fenomeno che viene da lontano e che in America, proprio dove è nato, sta evolvendo in nuovi e più complessi progetti come quello presentato recentemente a New York che prevede uno spazio immenso di ecologia (ecosostenibile e rispettoso per l'ambiente) all'interno della Grande Mela. Prendendo spunto dalla pratica sempre più diffusa degli orti urbani, presto nascerà infatti a New York il più grande tetto verde interamente dedicato all'agricoltura in città, una maxi serra alimentata dall'acqua piovana di circa 100.000 metri quadrati. Un gigantesco terrazzo dove saranno coltivati ortaggi, frutta e cibi ecologici, allo scopo di arrivare alla produzione annuale di almeno un milione di chili da distribuire nei mercati della metropoli americana. Progettato da Salmar Properties e dalla società Brightfarms, sempre molto attenta a soluzioni abitative conformi al rispetto e alla tutela ambientale e alla biodiversità, sorgerà sulla Liberty View Industrial Plaza e sarà la più grande rooftop farm del mondo. Secondo i dati Ue la domanda di prodotti locali non è abbastanza strutturata La sfida fra la dimensione alimentare globale e quella locale è il futuro dell'agricoltura nella Ue Contro la crisi ecco l'orto-mania A New York arriva il terrazzo verde Brevi GIAPPONE La Toyota punta su un risparmio energetico tutto suo. La casa automobilistica giapponese ha infatti annunciato che a partire da gennaio utilizzerà il calore di scarto generato dai processi industriali dell'impianto secondario della Central Motor Co. a Ohira, nella Prefettura di Miyagi, per produrre peperoni. Questi ultimi verranno venduti tramite la Toyota Tsusho. Il gruppo Toyota aspira alla creazione di un nuovo modello di commercio in questa zona colpita dal terremoto dell'anno scorso, per supportare la ricostruzione. Calore di «scarto» per produrre peperoni COREA DEL SUD Si aprono le frontiere della Corea del Sud ai kiwi italiani. Un importante passo per il nostro export agroalimentare in un Paese dove la produzione di kiwi copresolo il 30% del fabbisogno nazionale. Le autorità fitosanitarie coreane hanno autorizzato l'ingresso di kiwi provenienti dall'Italianel mercato nazionale, dopo un processo avviato nel 2005. «Questo - commenta il ministro Mario Catania - è il risultato di un'azione coordinata ed efficace condotta dal Mipaaf insieme al ministero degli Esteri e alle nostre rappresentanze diplomatiche». I kiwi italiani sbarcano in Corea del Sud ITALIA Dopo 20 anni dalla conferenza sull'ambiente di Rio De Janeiro, il patrimonio forestale italiano è aumentato di circa 1,7 milioni di ettari, con 12 miliardi di alberi che ricoprono un terzo dell'intero territorio. I boschi rivestono un ruolo centrale come assorbitori e contenitori di anidride carbonica, che è il principale gas a effetto serra, e sono fondamentali nella mitigazione e nell'adattamento ai cambiamenti climatici in corso. Attualmente l'Italia è vicina al raggiungimento dell'obiettivo fissato dagli accordi internazionali di Kyoto. Patrimonio forestale in grande aumento 35 VENERDÌ 27 APRILE 2012
Dopo una vita di lavoro, sempre più lunga e con buste paga tra le più basse d'Europa, una pensione ai limiti della sopravvivenza: un anziano su due vive con meno di mille euro al mese. La notizia, benché non nuova, resta agghiacciante. La Cgil l'ha sempre detto, adesso lo certifica anche l'Istat: si tratta di 7,6 milioni di persone, per l'esattezza il 45,4% del totale. Nella classifica delle povertà, il 31% - 5,2 milioni di persone, quasi un pensionato su 3 - sopravvive con un assegno tra i 500 e i mille euro, che per il 14,4% - 2,4 milioni - non supera nemmeno i 500 euro. Del resto, il 23,5% si barcamena con 1.000-1.500 euro, e solo il restante 31,1% ha una pensione che supera i 1.500 euro. Le donne, che rappresentano il 53% dei pensionati, sono le più penalizzate: i loro assegni medi sono pari a 12.840 euro, contro i 18.435 euro degli uomini. E, infatti, la maggior parte di loro (54,9%) ha meno di mille euro al mese. Tutto «nella norma», dopo anni di lavoro con stipendi più bassi dei colleghi maschi. In totale i pensionati sono 16,7 milioni e percepiscono, in media, 15.471 euro l'anno. I dati si riferiscono al 2010, quando la spesa pensionistica complessiva è stata di 258,4 miliardi, aumentata solo dell'1,9% rispetto all'anno prima, e in calo rispetto al Pil. Sono gli assegni di vecchiaia ad assorbire la gran parte della spesa (71%), e quasi la metà delle pensioni viene erogata al Nord. Secondo i calcoli del Codacons, dal 1993 ad oggi il potere d'acquisto di una pensione medio-bassa è calato di oltre il 50%. E i pensionati italiani, complice la pressione fiscale, si confermano i più poveri d'Europa. Gli italiani arrancano nella crisi, tra pensioni e salari bassi, prezzi che corrono e lavoro che manca, ma la «buona» notizia è che i loro debiti rimangono contenuti, grazie a tassi dei mutui accesi ancora bassi e alla tenuta dei prezzi delle case. CROLLA LA FIDUCIA DELLE IMPRESE Questo secondo Bankitalia, che comunque rileva come la ricchezza netta delle famiglie sia diminuita. Tra il 2008 e il 2010, dice l'ultimo Rapporto di Palazzo Koch, la quota dei nuclei con debiti è scesa ulteriormente (al 24,1% dal 26,5%). Un'evoluzione che «riflette le tensioni nell'offerta di credito registrate (la percentuale di famiglie che non hanno ottenuto almeno in parte il credito richiesto è salita dal 23 al 28%), oltre che la minore domanda di prestiti». Tradotto: gli italiani si rassegnano in partenza, e cercano di evitare di chiedere prestiti alle banche. Nel 2011 i costi per i pagamenti dei debiti sono rimasti «stabili all'11% del debito disponibile», mentre per il 2012 si profila «un lieve aumento» visto il calo del reddito e una leggera risalita dei tassi. Per i prossimi mesi Bankitalia individua nella «debole dinamica dei redditi» il vero rischio per le famiglie, con l'acuirsi delle difficoltà di rimborso dei prestiti. Più pesanti gli effetti sui redditi delle imprese e alle quali i prestiti delle banche, grazie ai fondi Bce, arriveranno però solo alla fine del 2012. Per le imprese la recessione significa erosione della redditività anche se i debiti restano stabili. E, infatti, dall'Istat arriva anche un altro dato, che rivela il pessimismo degli imprenditori: scende infatti ad aprile la fiducia delle imprese manifatturiere, calando a 89,5, contro il 91,1 registrato a marzo. È il livello più basso dall'ottobre 2009. Quanto alle banche, l'istituto centrale rileva come dovrebbero tornare ad erogare finanziamenti, ma solo a fine anno, in concomitanza con una diminuzione delle sofferenze. Questo nonostante gli istituti italiani, si ricorda, siano poco esposti verso i Paesi europei a rischio, abbiano migliorato la liquidità e possano contare su cospicue garanzie spendibili alla Bce per ottenere finanziamenti fino a 202 miliardi. Il rapporto debito/Pil, dice sempre Bankitalia, scende già dal 2013. Ma i rischi per l'Italia arrivano comunque dal contagio europeo e dalla recessione che premia il Bund tedesco, allargando così lo spread con i Btp. Carla Cantone* Un esercito di poveri. È ciò che sono diventati i pensionati nel nostro Paese. Sette milioni e 600mila sono quelli che ricevono un importo medio mensile inferiore ai 1.000 euro. Due milioni e 400mila, invece, quelli che non arrivano nemmeno a 500 euro. Ieri è stata l'Istat a rilanciare questi dati. Lo Spi-Cgil, però, questi dati li conosce bene e li denuncia da molto tempo. Anzi, secondo noi sono molti di più: quattro milioni quelli che vivono con meno di 500 euro al mese e sei milioni quelli che non arrivano ad 800 euro. Per anni abbiamo chiesto al governo Berlusconi di intervenire senza che ci sia mai stata data una risposta: e nel frattempo il potere d'acquisto delle pensioni è diminuito di oltre il 30%. Oggi ci troviamo a riproporre al governo Monti questa stessa richiesta. La condizione reddituale dei pensionati in Italia è una questione che deve essere risolta con urgenza, e con misure tese a tutelare il potere d'acquisto delle pensioni, pena il loro ulteriore e drammatico impoverimento. Per farlo bisogna intervenire in tre direzioni. Innanzitutto togliendo il blocco della rivalutazione annuale, introdotto prima da Berlusconi e poi consolidato attraverso la riforma Fornero, con il solo scopo di fare cassa. Occorre poi intervenire per ridurre il prelievo fiscale che, come per il lavoro dipendente, è diventato ormai insostenibile. Che paghi oggi chi non l'ha mai fatto, chi ha evaso, chi ha dichiarato molto meno di quanto ha guadagnato, chi ha portato i propri incassi nelle banche svizzere o in esotici paradisi fiscali. I pensionati italiani non ne possono più, schiacciati come sono dal costante aumento del costo della vita, dei prezzi, delle tariffe, della sanità e perfino dei beni di primissima necessità. È impensabile e ingiusto che si introducano nuovi ticket e che la sanità pubblica sia sempre più costosa, a fronte di una sempre minore efficienza e qualità. Non ne possiamo più di vedere il massiccio spostamento di risorse dal pubblico al privato per saziare chi ha fatto dell'assistenza socio-sanitaria un vero business in tutti i sensi, come dimostrano i continui scandali che stanno emergendo giorno dopo giorno. C'è poi la questione della non autosufficienza, sulla quale abbiamo fino ad oggi registrato tante belle dichiarazioni e tante buone intenzioni, senza vedere però ancora un euro di stanziamento per il Fondo nazionale che il governo Berlusconi ha vergognosamente cancellato. Si SI STA FORMANDO UN ESERCITO DI POVERI LAURA MATTEUCCI Primo Piano Pensioni tra le più basse d'Europa, e 2,5 milioni di persone che vivono con meno di 500 euro. Le donne le più penalizzate. In calo l'impatto della spesa previdenziale sul Pil. La fiducia delle imprese ai livelli del 2009. lmatteucci@unita.it Meno di mille euro al mese pAssegni ai limiti della sopravvivenza nei dati Istat: 2,4 milioni di anziani sono sotto i 500 euro L'Italia e la crisi L'INTERVENTO 2 VENERDÌ 27 APRILE 2012
nazzoli - e nuove superfici commerciali per 400 mila metri quadri». Secondo, oltre ad avere «sprecato la grande occasione» di anni in cui le risorse non mancavano ha «forzato al massimo il rapporto tra spesa corrente e entrate straordinarie», mettendo in forse l'equilibrio di bilancio. Quindi, ultimo ma non meno importante, «ha scelto lui Vignali». «Parma è una città particolare - avverte però Ferdinando Gradella, referente del popolo viola, tra i contestatori di piazza della giunta Vignali Ubaldi agli occhi dei cittadini è meno screditato di Vignali. E magari la gente si ricorda più delle rose delle aiuole che ha messo sui viali». O della stagione di grandi opere da lui avviate (anche grazie ai fondi generosamente concessi qui, e non altrove in Emilia, dal governo Berlusconi). Come dire, caduto l'impero non è automatico che la città scelga al primo turno la repubblica. La frammentazione del centrodestra tra liste civiche, Pdl e Lega potrebbe favorire lo schieramento di centrosinistra. Allo stesso tempo Ubaldi è ansioso di presentarsi come “altro” dal Pdl, che indica come il vero sostenitore della giunta Vignali. Ma prima ancora, a fare la differenza potrebbe essere lo spirito con cui si tornerà alle urne. Bernazzoli stesso premette: «Sono in campagna elettorale da dicembre. E oggi avverto un senso crescente di malessere, disorientamento e sfiducia». Pesa, evidentemente, il crollo dei consensi verso la politica in tutto il paese, «aggravata qui dall'aver messo in forse la credibilità dell'istituzione più vicina ai cittadini, il municipio». Senza contare che la crisi economica picchia anche in quella che è sempre stata considerata una città ricca. Cresce il numero di mense per i poveri, l'emporio per dare alimenti gratuiti alle famiglie raccogliendo dalla grande distribuzione i prodotti vicini alla scadenza. «Ora vede iscritte 600 famiglie - racconta Bernazzoli - e 500 sono in lista d'attesa». Anche la città ducale insomma fa i conti con un migliaio di famiglie che faticano a mettere insieme i soldi per la spesa di tutti i giorni. Non è l'unico campanello d'allarme. Il settore edilizio - qui praticamente un'istituzione vede un numero consistente di imprese quasi al collasso. L'agroalimentare tiene, ma i fasti di una volta sono lontani. È questo il quadro a cui si somma l'eredità avvelenata della giunta Vignali: tra società partecipate (una su tutte la Stt) e conti del Comune, ai conti pubblici mancano «oltre 500 milioni di euro», denuncia Bernazzoli, un debito che fa impallidire quello per cui a Milano Pisapia si è scagliato contro la Moratti. «Le partecipate non contano, al massimo si arriva a 250 milioni di euro ribatte Ubaldi - il prefetto Mario Ciclosi (chiamato a reggere il municipio fino al voto, ndr) ha fatto solo ipotesi di calcolo. Le cifre non sono quelle di cui parla il Pci-Pd, si tratta di fantasie, non c'è un debito sproporzionato». Sarebbe comunque un buco da far tremare i polsi, verrebbe da dire. Un'ipoteca a cui si trova appeso ogni progetto per la Parma che verrà. Bernazzoli non se lo nasconde: «Ci stiamo già ragionando. Penso a un accordo con le banche per la ristrutturazione dei debiti, spalmandoli su più anni per allentarne il peso sui primi tempi del mandato, così da consentirci di impostare una politica di sviluppo. Senza cui non andremo lontano, il risanamento non basta». L'ex sindaco Ubaldi rispolvera invece un'antica ricetta: «Dismissioni e vendita del patrimonio». Accanto a questo nodo, i parmigiani continuano a discutere della movida in centro (limitarla? E come?), mentre ancora ci si divide tra pro e contro l'inceneritore: favorevoli Bernazzoli, Ubaldi e Buzzi, contrari Pizzarotti e Zorandi. L'ex presidente della Provincia riassume: «Questa è una città esigente, giustamente ambiziosa. In alcuni anni ha trovato in una lista civica una prospettiva di governo migliore. Ora secondo me vede che questa non rappresenta più una risposta reale ai problemi. E valuta di appoggiarmi per questo motivo. Sono convito che in una situazione così difficile l'ideologia conti poco, i cittadini sceglieranno la persona. E in questo caso Ubaldi non ce la può fare». Il debito pubblico Foto di Pier Paolo Ferreri/Ansa Foto di Jonathan Moscrop/LaPresse Una corsa a dieci Da Pd, Sel e Idv alle Cinque Stelle Dopo gli scandali sarà necessario un risanamanto Il centrodestra È in rotta, diviso come non mai. I centristi puntano al ballottaggio DELLECITTÀ/2 Vincenzo Bernazzoli candidato sindaco di Parma, ex presidente della Provincia Sono 10 gli aspiranti sindaco a Parma. Sivota il 6 e7 maggio, l'eventualeballottaggio il 20 e 21 maggio. Il Pd Vincenzo Bernazzoli incassa l'appoggio di Sel, Idv, PdCi, Parma progressista laica socialista, consumatori e pensionati e della lista della civica Maria Teresa Guarniera. Elvio UbalditornalasuaCiviltàparmigiana,trova ancora la sponda dell'Udc, con lui anche Parma moderata, libera e solidale. Paolo Buzzi è il candidato del Pdl, diviso dallaLegachepuntainvecesuAndreaZorandi.FedericoPizzarottièilnomedeigrillini, che anche qui come già in altre realtà dell'Emilia-Romagnapuntanoaunrisultato a due cifre. Priamo Bocchi corre per La Destra.RobertoGhiretti con ParmaUnita, quindi un tris di donne: Roberta Roberti sostenuta da Parma Bene Comune, LilianaSpaggiaridalPartitoComunistadeiLavoratori, l'ultima a entrare in gara è stata Wally Bonvicini. GLI SFIDANTI 13 VENERDÌ 27 APRILE 2012
Vivere con 800 euro «Si taglia su tutto e l'imprevisto fa paura» L 'abito fa il pensionato. Co-mincio dalle scarpe e l'auto-bus è una buona occasione,fermi in piedi, appesi all'asta verticale, ingobbiti a tenere dritte le borse della spesa. Una fermata dal supermercato alle case popolari. Per una fermata non val la pena di pagare il biglietto. Altrimenti la spesa costerebbe di colpo un euro e mezzo in più. Le case sono quelle cresciute quando il fascismo era ormai decrepito, in tempo per poter affiggere, passata la guerra, la lapide in memoria di un caduto partigiano quasi ad MILANO Le elezioni si avvicinano e il Pdl sale sulle barricate, minacciando di dare fuoco a tutto. Nel mirino del partito fondato da Silvio Berlusconi ci sono le nuove norme sulla flessibilità in entrata contenute nella riforma del lavoro targata Elsa Fornero. Ma soprattutto ci sono gli elettori delusi del Pdl, a cui si cerca di buttare un po' di fumo negli occhi. Ed ecco il ricatto: o la riforma del lavoro cambia o l'esecutivo rischia di tornare a casa. Un modo pericoloso di procedere. In molti, dentro la maggioranza composita che sostiene l'esecutivo Monti, pensano di dover procedere a dei cambiamenti sul testo del disegno di legge, correggendolo in alcuni aspetti, come hanno per esempio proposto Cesare Damiano e Tiziano Treu su «l'Unità» di ieri. Ma le minacce ed i ricatti non portano da nessuna parte. PROGETTO L'ariete che il Pdl cercherà di utilizzare è rappresentato dai cinque emendamenti sul ddl scritti da Maurizio Sacconi, ex ministro del Welfare. Gli “aggiustamenti” riguardano le norme sui contratti a tempo determinato, che non andrebbero riformati come prevede l'articolo 3 del testo. Un articolo, secondo Sacconi, da cancellare. Da abolire anche le nuove norme sulle partite iva, contenute nell'articolo 9. Gli altri emendamenti vorrebbero invece escludere i prefessionisti dall'aumento delle aliquote previsto dalla gestione separata dell'inps e sopprimere l'articolo 66 del ddl sull'apprendimento permanente. A suonare i tamburi di guerra ci ha invece pensato Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato del Pdl, che ieri ha detto di aspettarsi dei «cambiamenti sostanziali, perché il testo così com'è stato presentato, non va bene sulla parte della flessibilità in ingresso. Molte cose vanno cancellate, altre vanno corrette. Se ciò come speriamo avverrà, daremo un contributo ad una rapida approvazione del disegno di legge. Se non dovesse avvenire, lo diremo con chiarezza. Il governo non potrà contare sul nostro appoggio se insistesse su norme che distruggerebbero l'occupazione anziché crearla. Il nostro giudizio è quindi sospeso». «Troppi annunci senza seguito», ha continuato Gasparri «troppi teorici dello sviluppo che non hanno saputo far altro che rimasticare slogan triti e ritriti. Nella risoluzione indichiamo obiettivi concreti riguardanti il debito pubblico, le infrastrutture, la revisione della spesa pubblica. Le politiche del governo perdono consenso tra la popolazione perché s i rivelano inefficaci sotto il profilo dello sviluppo e dell'occupazione» Peccato che dal governo non sembrano essere disposti ad assecondare i ricatti del Pdl. Ieri il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha spiegato che «la riforma ha pochi elementi modificabili, anche se ci sono cose ragionevoli che si possono considerare. Ma direi che le cose modificabili, senza peggiorare l'equilibrio complessivo, non sono molte. Mi auguro che la fase delle polemiche sia superata, è ora di lavorare ed evitare gli scontri. Approvare la riforma vuol dire dimostrare al mondo che l'Italia è un paese nel quale si può investire. L'approvazione della riforma è necessaria non solo per attrarre capitali stranieri ma anche per convincere gli imprenditori italiani a stare qui». GIUSEPPE CARUSO Si affilano le armi dentro il Pdl, in vista delle elezioni. Ieri Maurizio Gasparri ha dichiarato che, se non si torna indietro sulla flessibilità in entrata, il suo partito non voterà la riforma del lavoro. A Milano la quotidianità della signora Lina. Vedova, oltre l'ordinario le resta pochissimo da spendere «Affitto e bollette sono un'ansia perenne» ORESTE PIVETTA Foto di Matteo Bazzi/Ansa p Lavoro La minaccia Pdl sul testo Fornero ora in Parlamento. Sacconi: più flessibilità p La ministra ha convocato i sindacati il 9 maggio per affrontare il caso esodati Primo Piano La storia MILANO Il senatore Maurizio Sacconi del Pdl «Cambiatela O non votiamo la riforma» L'Italia e la crisi 4 VENERDÌ 27 APRILE 2012
A desso sul Carroccio si èmessa a indagare anchela procura di Forlì. Il se-gretario della Lega NordRomagna, Gianluca Pini, bolognese di 39 anni, uomo di fiducia di Roberto Maroni e di frequente ospitato nel salotti televisivi, dove si è distinto in commenti al veleno su compagni di partito sorpresi con le mani nella marmellata, è accusato di appropriazione indebita e reati fiscali dal procuratore aggiunto Sergio Sottani e dal pm Fabio Di Vizio, che stanno mettendo sotto la lente d'ingrandimento un enorme flusso finanziario partito dalla Repubblica di San Marino, finito nei conti correnti dell'onorevole e da qui distribuito con versamenti periodici a soggetti in corso di identificazione: si tratta di capitali di cui non si conosce la provenienza e che non risultano in alcun modo giustificati dalle entrate ufficiali di Pini, tant'è che c'è il sospetto da parte degli inquirenti che si tratti di fondi neri del movimento. In attesa dei riscontri della magistratura, i fatti certi al momento sono circoscritti a operazioni finanziarie compiute apparentemente per fini privati. In particolare, secondo le indagini che hanno portato lo scorso 23 aprile all'invio di un avviso di garanzia nei suoi confronti, Pini si sarebbe adoperato per distrarre una somma di oltre 2 milioni di euro dalle casse di una società di cui era socio di maggioranza, la «Nikkey di Gianluca Pini», con sede a Forlì, specializzata nel settore del commercio all'ingrosso di macchine dell'industria e successivamente passata all'import-export di caffè dalla Malesia. La Nikkey, si legge nel capo d'imputazione, importava prodotti elettronici dalla Cina utilizzando una società filtro, escamotage che avrebbe permesso all'azienda di usufruire della detrazione di Iva mai pagata nonché della deduzione di costi documentati da fatture fittizie. Una volta scoperta la truffa, che secondo l'accusa sarebbe stata realizzata e ideata dallo stesso Pini insieme ad altre persone ancora non identificate, l'Agenzia delle Entrate aveva presentato il suo conto alla Nikkey, chiedendo a questa il pagamento, tra tasse non pagate, interessi e sanzioni, della cifra di 2.024.792 euro. E a questo punto l'onorevole, scrive il pm, si sarebbe adoperato con «atti fraudolenti» per impedire al Fisco il recupero coatto dei crediti vantati presso la sua azienda. In particolare Pini avrebbe fatto fallire, ma solo sulla carta, la Nikkey, al fine di non pagare la mega-multa e utilizzando a tale scopo il sistema classico delle scatole cinesi. Il politico e manager infatti avrebbe trasferito l'attività di commercializzazione del caffè fino a quel momento svolta dalla Nikkey ad un'altra società, la Gold Choice da lui detenuta per il 90%, e dalla compagna, Paola Ragazzini, per il 10. L'indagine è partita dalle segnalazioni di Banca d'Italia e Agenzie delle Entrate. Ma le sorprese sono arrivate quando gli inquirenti hanno scoperto che Pini, a dicembre del 2010, ha ricevuto sul suo conto corrente numero 100104099 acceso presso il Credito di Romagna un bonifico di euro 400mila proveniente dalla Repubblica di San Marino su ordine di suo padre, Antonio Pini. Il bonifico faceva riferimento a una operazione di scudo fiscale, ma gli inquirenti vogliono vederci chiaro. Pini è stato convocato per l'interrogatorio in procura il prossimo 3 maggio, ma è moto probabile che decida di non presentarsi. Questa è la seconda inchiesta che lo coinvolge: sempre a Forlì, è indagato per il reato di millantato credito, con l'accusa di aver intascato da un candidato al concorso per notaio una “mazzetta” da 15mila euro sostenendo che sarebbe servita a corrompere la commissione. ANGELA CAMUSO L'inchiesta Foto Ansa-Telenews Pini indagato a Forlì per reati fiscali Sospetti su fondi neri Avviso di garanzia per il segretario della Lega Nord Romagna Sotto la lente degli inquirenti un enorme flusso finanziario partito dalla Repubblica di San Marino e transitato dai suoi conti ROMA Valter Lavitola, ex direttore dell'Avanti, al ritorno in Italia dopo la latitanza in Sudamerica gan, ribattezzata “l'ape regina”, per l'avvocato Salvatore (Totò) Castellaneta, le soubrette Francesca Lana e Letizia Filippi, per Massimiliano Verdoscia, amico e socio di Gianpi, e per Pierluigi Faraone. Le donne, in realtà, erano il modo con cui Gianpì Tarantini cercava di stabilire con l'allora premier un «rapporto cameratesco» e fare affari. In particolare, voleva farne con Finmeccanica e con la Protezione civile di Guido Bertolaso. C'è questo negli atti dell'inchiesta sulle escort che Gianpi ha portato in 21 occasioni, tra settembre 2008 e maggio 2009, a Palazzo Grazioli, Villa San Martino e Villa Certosa e con le quali ha allietato per nove mesi le serate dell'allora presidente del Consiglio. Secondo l'accusa, Gianpi, Verdoscia, Castellaneta e Faraone avevano organizzato un'associazione per delinquere per reclutare le donne che dovevano prostituirsi con il premier per fare il modo che Berlusconi desse all'amico Gianpi «incarichi istituzionali» e per permettergli di allacciare, attraverso lui, «rapporti affaristici con i vertici della Protezione Civile, con Finmeccanica e con le società a quest'ultima collegate (Sel Proc, Selex Sistemi Integrati e Seicos), con Infratelitalia ed altre società». Su 14 appalti per 103 milioni di euro gestiti dalla società Sel Proc in favore della Protezione civile continua ad indagare la procura di Bari in un fascicolo in cui sono contenuti i nomi dei manager del colosso industriale italiano. Una mano al gruppo criminale l'hanno data - secondo l'accusa - gli altri quattro indagati, accusati a vario titolo di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Severino: sui blog no al bavaglio I blog? «Il problema è reprimere l'abuso», anche se «è difficile introdurre l'obbligo di rettifica». Mentre sulla pubblicazione delle intercettazioni, «serve un filtro durante le indagini, assegnandoalmagistratoilcompitodiescluderelenotiziechenonsonorilevantieattengono solo alla sfera personale». Così il ministro della Giustizia, Severino, al Festival del giornalismo. 11 VENERDÌ 27 APRILE 2012

D eposte le pentole concui centinaia di citta-dini “indignati” aveva-no protestato sotto iPortici del Grano contro scandali e corruzione dell'amministrazione guidata da Pietro Vignali, a quasi sette mesi dalle dimissioni del sindaco Parma si prepara al voto del 6 maggio. Tra disincanto, preoccupazioni per il debito che grava sulle casse pubbliche e voglia di normalità. Una corsa affollata, quella per la poltrona di primo cittadino: ai nastri di partenza si schierano in dieci. Ma la sfida al primo turno dovrebbe essere a due, tra il candidato uscito dalle primarie della coalizione di centrosinistra, Vincenzo Bernazzoli (Pd, sostenuto da sette liste) e l'ex sindaco Elvio Ubaldi (con la sua Civiltà parmigiana, un'altra lista civica e l'Udc). Sullo sfondo, l'incognita grillini, accreditati a un risultato vicino al 10%, in gioco con un proprio candidato, Federico Pizzarotti. In campo sono scesi anche Pdl e Lega, con Paolo Buzzi e Andrea Zorandi. Una partita che ha echi oltre i confini cittadini. E non solo perché qui il centrosinistra ha concrete possibilità di espugnare una storica roccaforte “bianca”, amministrata per decenni da un'allenza civico-polista capitanata per due mandati proprio da Ubaldi. A Parma c'è anzitutto un obiettivo da raggiungere, ed è a detta di tutti la riconquista della fiducia dei cittadini. Nella politica e nell'amministrazione pubblica, dopo indagini che hanno portato a diversi arresti. In un clima che da questo punto di vista non è certo facile nemmeno a livello nazionale. Bernazzoli in realtà spera di portare a casa subito il risultato. L'ex presidente della Provincia - 56 anni, una laurea in pedagogia, sindacalista a Fidenza e poi sindaco di Fontanellato - punta tutto sul profilo di amministratore esperto, che gli viene unanimemente riconosciuto. Lo stesso che nel Pd lo ha fatto preferire ad altri nomi, prima delle primarie (da cui era rimasto fuori ad esempio l'ex capogruppo in Comune Giorgio Pagliari) e dopo, quando nella consultazione degli elettori di centrosinistra ha battuto ad esempio il 42 enne ambientalista Nicola Dall'Olio, ora capolista per i democratici nel segno di una ritrovata unità. Negli ultimi sondaggi il candidato del centrosinistra oscilla intorno al 45%, staccando Ubaldi di una ventina di punti percentuali. Per quest'ultimo dunque un pronostico non indifferente, un quarto dei voti andrebbe a chi pure ammette di «sentire la responsabilità» di avere indicato Vignali - suo assessore alla Mobilità - come proprio delfino. E per chi ha di fatto impostato con il suo secondo mandato molte delle politiche poi portate avanti dall'amministrazione decaduta il 28 settembre scorso. Bernazzoli ricorda che Ubaldi «ha tre grandi responsabilità. Ha scelto un'impostazione urbanistica sballata per Parma, realtà da 200 mila abitanti che ora vede aree urbanistiche potenziali per altri 50 mila abitanti - nota BerADRIANA COMASCHI I sondaggi 6MAGGIOLASFIDA Parma dopo le «pentole» Il centrosinistra unito per dimenticare Vignali La simulazione di un funerale: davanti al comune di Parma, a fine agosto 2011, i cittadini contestavano l'allora sindaco Pietro Vignali Vincenzo Bernazzoli è sostenuto da sette liste. Il competitore più insidioso sembra essere Elvio Ubaldi, ex sindaco, appoggiato dall'Udc. Il Pdl è isolato: dopo il disastro anche la Lega va per conto suo. L'incognita dei grillini PARMA Il candidato del centrosinistra è dato al 45% al primo turno 12 VENERDÌ 27 APRILE 2012
p SEGUE DALLA PRIMA «Guai - ha poi concluso il Presidente - demonizzare i partiti e rifiutare la politica». Bene, noi traiamo veramente «respiro e fiducia» ricordando Pio La Torre. Per poco che siamo avvertiti e non spenti o rassegnati, ci sentiamo liberati dal peso della mediocrità; torniamo ad avere fiducia. Come pochi altri, Pio La Torre ha sentito con intensità la vita del Paese, i doveri della «cittadinanza», le obbligazioni sociali del politico autentico e, perciò, anche uomo di cultura. Sì, Pio La Torre era anche un uomo di cultura. Come non ricordare Comunisti e movimento contadino in Sicilia, un libro - scriveva Rosario Villari nella prefazione - che «getta forse la luce più viva nella realtà sociale del Mezzogiorno di allora, nella smisurata ingiustizia che ne opprimeva le popolazioni». Pio La Torre è certamente uno dei più valorosi testimoni dell'Italia migliore. Lo dico senza sentire il fastidio di alcuna retorica e neppure per la commozione di una morte provocata da mano sciagurata e assassina. Del resto, come aveva detto Carlo Alberto Dalla Chiesa, è «tutta la vita di lui» la ragione per cui si è alzata quella mano sciagurata e assassina. Una vita che tutti conosciamo nelle sue tappe salienti e di cui voglio qui ricordare l'intelligenza che la guida, la passione che sempre l'accompagna. Il riscatto della Sicilia è stata la ragione della sua politica. Alla parte più debole e indifesa della sua gente egli ha proposto e organizzato un movimento di generale liberazione dalle antiche povertà e dalle antiche paure. Una campagna che ha saputo intrecciare con la storia dell'intero Paese. La mobilitazione dal basso, quasi pedagogica, delle classi popolari è sempre stata per lui il veicolo più giusto per condurre questa difficile lotta. Una mobilitazione che non finiva in movimentismo, alla fine inoffensivo, ma con uno sbocco politico preciso, nel partito o nel sindacato: grandi organizzazioni che egli vedeva segnate al loro interno, per il popolo che vi apparteneva, dal vincolo di lealtà per una comune causa da combattere. Appartiene tutto questo a un contesto civile e sociale superato? Da allora, certo, moltissime cose sono radicalmente cambiate. Con le moderne tecnologie si è allargato a dismisura l'area della conoscenza e della informazione. Nessuno può pensare di tornare ai partiti di una volta. Ma la lezione di La Torre rimane. E rimane la considerazione che egli ha sempre avuto del partito come strumento “serio” per una “seria” competizione politica. Un partito serio perché attrezzato culturalmente, basato su una interpretazione dei processi sociali in corso non priva di memoria storica e con volontà e forza di progetti a lungo percorso. Ricondurre i partiti a questo livello è l'unico modo, oggi, per salvarli da una decadenza che porta solo ripulsa e antipolitica. D'altra parte, i partiti come indispensabili strumenti di democrazia si caricano di “serietà” perciò solo che vengono evocati dalla Costituzione, all'articolo 49: «I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». I partiti, dunque, come strumento per l'esercizio di un diritto costituzionale. Una cosa seria per persone serie. Pio La Torre ha onorato con tutta la sua vita questa principio. Non c'è serietà quando una formazione politica si basa su effimere o addirittura ambigue convenienze, labili interessi, esigenze di primato personale, traguardi di brevissimo respiro. È questo un modo fraudolento di maneggiare il partito, strumento delicatissimo. Guardiamoci d'intorno, nello scenario politico di oggi, così culturalmente impoverito; chiarissima risulta l'attualità di questa lezione. Allo stesso modo evidente risulta oggi la necessità di piena applicazione dell'articolo 49. Un articolo che per la solennità della cornice in cui è collocato - la Costituzione - dovrebbe intimidire chiunque si accingesse a lanciare una formazione politica con leggerezza irresponsabile. Ma c'è ancora qualcuno capace di simile, aristrocratica timidezza? La politica secondo La Torre Ricondurre i partiti al concetto di serietà è l'unico modo per salvarli da una decadenza che oggi porta solo ripulsa Ritorno alle origini EX MINISTRO DEGLI INTERNIL'INTERVENTO Virginio Rognoni I partiti sono una cosa seria per persone serie. È il senso dell'articolo 49 della nostra Costituzione Ed è il principio che ha sempre guidato l'azione e le scelte di un grande uomo ucciso dalla mafia Foto Ansa Diritti e doveri Pio La Torre fu ucciso dalla mafia a Palermo il 30 aprile 1982 Quanto scritto nella nostra Carta dovrebbe intimidire chiunque si accingesse a lanciare con leggerezza una formazione politica 23 VENERDÌ 27 APRILE 2012
ROMA COSIMO CITO Foto di Alberto Estevez/Ansa Epa N el suo italiano insi-curo Helenio Her-rera ci aveva presoin pieno quandodisse che «il calziosenza fortuna non existe». Quello che è accaduto a Barcellona e Madrid nelle ultime due folli notti di Champions è una conferma della più profonda e ovvia delle verità sul gioco del football, gioco per talenti immensi, allenatori geniali sì, ma incentrato intorno a un oggetto sferico che ha ragioni tutte sue e non sempre premia chi sa meglio trattarlo o chi lo trattiene più a lungo. Nel secondo tempo del Camp Nou il Barça, con un uomo in più, ha tenuto palla per il 78% del tempo, il Chelsea ha potuto solo difendersi, ma è bastato. Al Bernabeu Real in vantaggio subito, poi al raddoppio immediato, poi improvvisamente sparito dal campo, mentre cresceva l'autostima del Bayern. Si è andati ai supplementari e ai rigori. Lì ha vinto la freddezza tedesca. E addio Mourinho, addio Real-Barcellona, finale scontata che non ci sarà. Sarà Bayern-Chelsea a Monaco, in casa dei tedeschi. Sarà Heynckes-Di Matteo, non Mou-Guardiola, non il calcio all'ennesima potenza, non la battaglia tra Messi e Ronaldo per l'eternità. Sarà piuttosto una finale tra due squadre normali che hanno scoperto fatalmente per necessità il mitico gioco all'italiana, difesa, contropiede, talento individuale, lanci lunghi. Il calcio torna alle sue radici, al grado zero, alla sua storia e alla scuola che più di tutte l'ha fatto e cambiato, quella del primo-non-prenderle, regola aurea, sempiterna. SFAVORITI AL POTERE Bayern e Chelsea contro, due squadre normali che non vinceranno nemmeno i loro campionati, costruite per sopravvivere in Europa, non per vincere la Champions. Le ha affrontate entrambe il Napoli, senza mai uscire distrutto dal doppio confronto, sconfitta per 3-2 a Monaco e 1-1 casalingo contro i bavaresi, 3-1 e 1-4 esterno, ma solo ai supplementari, contro il Chelsea appena passato di mano dall'utopista Villas-Boas al più realista e pratico Roberto Di Matteo. Lì la svolta dei Blues, lì è scoccata la scintilla: un'ottima marcia in Premier, un facile quarto di finale di Champions col Benfica. Poi il Barça, l'andata vinta di raffa con un gol di Drogba e poi nient'altro, se non parate di Cech, difesa a oltranza, traverse, pali, errori incredibili dei catalani. Il vero capolavoro Di Matteo l'ha compiuto al ritorno, col 2-2 uscito sulla ruota del Camp Nou al termine di una partita che aveva detto tutt'altro. Jupp "Osram" Heynckes, l'uomo che si accende come una lampadina quando la tensione sale, ha invece battuto Mourinho sul suo terreno, con applicazione feroce, solidità, determinazione e col talento di due ali stratosferiche come Ribery e Robben. Mentre Mourinho seguiva in ginocchio la brutta fine del suo Real, Heynckes sorrideva, incoraggiava, abbracciava. Ha l'età di Edy Reja, 67 anni, più battaglie che capelli, ha allenato in Germania e Spagna, conosce alla perfezione il calcio e ha già eguagliato lo stregone Van Gaal, in finale due anni fa con i biancorossi della Baviera. Ma è calcio diverso, all'incirca con gli stessi uomini, è realtà, pazienza, organizzazione e gruppo. Nel doppio confronto Robben ha strabattutto Ronaldo. Contava questo, soprattutto, svuotare le certezze del Real. La differenza tra il primo rigore di Ronaldo, quello del 5˚ minuto, e quello tirato all'inizio della serie finale dal dischetto, è la prova tangibile del capolavoro bavarese: tiro fortissimo a spiazzare il portiere il primo, un belato insipido e ridicolo, svuotato di ogni certezza il secondo. Nella caduta degli dèi spagnoli, di Real e Barcellona, ha contato moltissimo, naturalmente, il Superclasico di sabato, perfidamente caduto alla vigilia del ritorno delle semifinali europee, con i suoi veleni, le sue tensioni, nel quale pareva già evidente la crisi del Barça e il momento no di Messi, insolitamente nervoso, assurdamente fuori dal gioco. Adesso ai catalani resta solo la Copa del Rey, al Real la Liga. Un futuro fumoso, poi, coi due allenatori pronti a farsi da parte e due squadre da rimettere in sesto, due rivoluzioni possibili. E mentre Mou e Pep sfoglieranno la margherita, Bayern e Chelsea giocheranno la loro finale, e il calcio tornerà alla sua dimensione di sempre, 22 uomini e un oggetto sferico mosso da leggi tutte sue. Delusione per due Guardiola e Mourinho prima dell'inizio del “clasico”. Erano attesi nella finale più annunciata, ma non ci saranno CHELSEA E BAYERN SCHERZI DEL DESTINO PER GUARDIOLA E MOU La finale di Champions vedrà in campo le due squadre meno attese Cadono gli dei spagnoli, sconfitti dalla sfortuna e al gioco «all'italiana» www.unita.it Sport46 VENERDÌ27 APRILE2012
ogni portone. Case destinate agli operai milanesi, poi agli operai delle prime immigrazioni dalla provincia e dalle province vicine, poi dal Veneto, poi dal Sud. Adesso gli immigrati sono maghrebini, sono del Bangladesh, slavi, peruviani, filippini… Sono giovani, forti, sono quelli che stanno meglio. I vecchi, i pensionati sono i superstiti delle prime immigrazioni e sono quasi in fondo al pozzo. Poveri e si vede dalle scarpe, che non conservano traccia del colore originale, le pieghe sulla tomaia sono solchi profondi, il tacco consunto, dimezzato. Oppure le scarpe sono le Adidas d'imitazione, che si comprano in qualche emporio cinese. Poi si sale: i pantaloni, le giacche, i cappotti che sono i logori resti della dignitosa e indomita povertà di un tempo. Capi di qualità: sono stati capaci di durare decenni. Se chiedete alla signora Lina come si vive con mille euro al mese potrebbe mettersi a ridere, senza timore d'ostentare quel paio di denti che gli restano in bocca. La dentiera ce l'ha, gliela data la mutua (la “mutua” continua a esistere nonostante le Asl o il Servizio sanitario nazionale), ma le duole e la usa solo nelle grandi occasioni. Magari, dice, mille euro al mese. È vedova da quattro anni. Il marito era infermo, immobile. Nei due locali più cucinino coabitavano lui, lei, la badante, una ragazza moldava giovane e, a suo modo, con un'aria cioè d'ostentazione o persino di fresca volgarità, una bella ragazza. C'erano due pensioni, la sua e quella del marito, ma insieme non facevano i duemila euro. La ragazza moldava s'accontentava di cinquecento euro al mese, con il vitto e con l'alloggio, niente contributi perché era clandestina. In compenso godeva di libertà d'orario, così la sera poteva andare a servizio in una pizzeria e nel resto del giorno poteva prestarsi a lavori di pulizia negli appartamenti di altri pensionati del caseggiato popolare. In più la ragazza moldava godeva del privilegio di ospitare, qualche volta anche di notte, il fidanzato moldavo, un muratore. La signora Lina brontolava, per lo più capiva. Poi il muratore era volonteroso come lo era la fidanzata: entrambi si prestavano a dare una mano nel caseggiato, come in quel cortile rumoroso poteva succedere a chiunque altro, ancora in forze. Per sopravvivere da vecchi con meno di mille euro al mese la rete della solidarietà è indispensabile, l'isolamento è mortale per la testa e per il cuore, persino per la pancia. Chi può dà e qualcosa riceve. Anche la signora Lina è una immigrata. È salita al Nord dalle Marche. Racconta ancora il primo lavoro: mondina. Mondina nelle risaie del Vercellese. Poi è venuta a Milano: portinaia in uno stabile in una zona semicentrale. Sono stati i suoi anni migliori: portineria vuole dire una casa dove non si paga l'affitto e la luce, le mance, gli abiti smessi della signora del terzo piano, i lavori di pulizia. La portineria è stata chiusa: troppo onerosa per il condominio. La signora Lina s'è arrangiata lavando i pavimenti in un albergo. Il marito non ho mai saputo che mestiere facesse. Mi sono fatto l'idea, secondo certe voci, che arrotondasse facendo la domenica il bagarino a San Siro. Adesso la signora Lina, la Lina per tutti, paga l'affitto e per fortuna è un affitto da casa popolare. Le bollette sono un incubo: scadenza aprile 948 euro, scadenza luglio 975 euro, scadenza ottobre (ma torniamo un anno indietro, naturalmente) 32ro all'anno (verrebbe da dire “euri”: se ne intende meglio il valore). Poi leggo conguaglio, anticipo, acconto… si arrotonda. Capita che l'Istituto resti indietro con i conteggi e allora di botto all'affitto s'aggiunge il conguaglio spese: un anno fa di novecento euro. Per fortuna che alla porta accanto s'apre l'ufficio dell'Unione inquilini. S'è fatto un po' di casino e le spese sono state dilazionate. L'affitto resta per i più un incubo insuperabile: pagato un trimestre, si comincia a pensare ai soldi del prossimo. Ma si paga: lo si sente come un dovere. Si taglia sugli abiti, scomparsi dalla borsa della spesa. Si risparmia su luce e gas. Conosco uno che il contatore del gas se l'è fatto sigillare: mangia solo robe fredde, se non quando trova una mensa in parrocchia. Il gas è prezioso: settanta ottanta euro ogni due mesi, la luce fa venti trenta euro. Poi c'è il colpo del telefono, sui cinquanta. Il cellulare? Per far che cosa del cellulare? Mangiare si deve mangiare. Si preferisce il discount e al mercato si fa il giro tra le bancarelle: è l'unico mercato che la Lina e io conosciamo dove un filo di concorrenza esiste ancora. Come si fa se si rompe la lavatrice, se c'è bisogno di una medicina (non tutte “mutuabili”), se bisogna riparare un rubinetto che perde? Qualche volta c'è il vicino di casa che soccorre. Non sempre. Come si fa, signora Lina, con ottocento euro al mese? «Per fortuna che i vecchi mangiano poco. E non hanno tempo per pensare al futuro». Una coppia di anziani La spesa La rete di solidarietà Se si rompe qualcosa l'aiuto dei vicini è l'unica soluzione Per mangiare il discount è d'obbligo «Ma basta poco» Rating: al via agenzia europea La nascita della prima agenzia di rating europea è prossima: la società di consulenza RolandBergerharesonoto,aMonaco,diaverriscossol'interessediunnumerodiinvestitori sufficiente a dare il via al progetto. Markus Krall, socio di Roland Berger, sarà il presidente della società che si occuperà della nascita dell'agenzia, rinunciando agli altri incarichi. 5 VENERDÌ 27 APRILE 2012
J ohnny Depp è uno degli at-tori più quotati e apprezza-ti di Hollywood. Come tut-te le star del suo calibro rie-sce con vero cinismo e cal-colo ad alternare film di qualità e d'autore (come quelli con Tim Burton) a super produzioni con super budget (come la saga dei Pirati dei Carabi). Anche quando il buon Depp si presta in film commerciali riesce sempre a mantenere quel tono tutto suo che lo «salva», che lo mette al di sopra della mischia. Come tutti gli attori del suo calibro, Johnny Depp ha delle ossessioni, e la sua si chiama Hunter J. Thompson, giornalista e scrittore sui generis, ideatore del «gonzo jourmnalism», grandissimo bevitore e amatore. Johnny Depp lo considera un mito, ed è stato suo grande amico, e lo ha omaggiato già una volta in un film folle ma potente, ancora tratto da un libro di Thompson, Paura e delirio a Las Vegas, per la regia di Terry Gilliam. In molti, credo, se lo ricorderanno anche per la sua decisa deriva alcolista e lisergica, quel viaggio allucinato e allucinogeno, pieno di invenzioni visive ma allo stesso tempo saturo fino all'esaurimento. Ora, Johnny Depp, torna ancora sul luogo del delitto in un ennesimo omaggio alcolico al giornalista americano, intercettato nei suoi esordi ai tempi di Puerto Rico. La leggenda, e la cronaca, vuole che Thompson , dopo aver lavorato come fattorino al Time Magazine, si trasferì nel 1960 a San Juan, Puerto Rico, dove scrisse per la rivista di sport El Sportivo, che chiuse in fretta, e per il San Juan Star, quotidiano in crisi e prossimo alla chiusura, governato da un direttore ormai bollito. Thompson scrisse in un diario inedito l'esperienza di quel periodo. Depp lo scoprì per caso a casa sua negli anni '90. Dal «ritrovamento» si passò alla pubblicazione del romanzo e poi al film. Insomma, tutte premesse interessanti per un film invece di grande mediocrità, scritto con i piedi e interpretato con sentimento da Depp, ma senza lo slancio di Paura e Delirio. Tra l'altro, dobbiamo ammettere, che i «film alcolisti» e lisergici hanno un grosso limite: divertono chi li fa, ma annoiano chi li vede. E qui la noia è sovrana, come vedere sempre Depp con gli occhi iniettati di sangue e gli occhiali da sole perenni. L'unica cosa bella è la ricostruzione di Puerto Rico negli anni Sessanta. The Rum Diary – Cronaca di una passione regia di Bruce Robinson Con Johnny Depp, Aaron Eckhart, Michael Rispoli USA 2011 01 Distribution ** Le condizioni di vita in carcere erano disumane: le «blanket protests» sfociarono (nel 1978) nelle «dirty protests», le «proteste sporche». Alcuni detenuti rinunciarono volutamente a qualunque misura igienica e cominciarono, a mo' di provocazione, a spalmare i propri escrementi sulle pareti delle celle. Questa fase è centrale nel film, e scommetteremmo che McQueen – da artista visuale qual è – ne è stato particolarmente affascinato: i muri coperti di sterco diventano angosciosi affreschi, in cui una paradossale bellezza visiva si accompagna all'idea del degrado e della disumanizzazione più estremi. In momenti simili Hunger diventa quasi insostenibile, e al tempo stesso politicamente fortissimo, eversivo, dirompente. McQueen vive il cinema come una sfida squisitamente artistica. È un esteta del sordido, racconta la discesa agli inferi di anime e corpi come un'esperienza prima di tutto stilistica. In questo senso Hunger e Shame sono uguali, appartengono alla medesima sensibilità. Naturalmente la differenza è determinata – almeno secondo noi, chi ama entrambi i film non sarà d'accordo – dal contesto narrativo. Hunger racconta con stile rigorosissimo una storia vera e di bruciante contenuto politico. Ed è doppiamente giusto, e bello, che cineasti inglesi come lui e come Ken Loach raccontino senza veli la brutale repressione operata dalla Gran Bretagna in Irlanda: film potenti come Hunger, o come Il vento che accarezza l'erba, sono politicamente ancora più significativi di opere apparentemente più schierate (come quelle dell'irlandese Jim Sheridan, ad esempio) e proprio per questo più prevedibili. In Shame la stessa freddezza e la stessa eleganza servono invece a raccontare l'ossessione erotica di uno yuppy newyorkese, cosa sinceramente assai meno interessante. Ciò non toglie che McQueen sia un cineasta di talento, che fin da questo primo film ha dimostrato una coscienza, un «controllo» del proprio lavoro degni di un veterano. Per apprezzarli, basterà vedere come Hunger sia sostanzialmente un film muto (senza dialoghi) per buona parte della sua durata: McQueen ci descrive la routine quotidiana del carcere e le vessazioni a cui i detenuti sono sottoposti (pestaggi, umiliazioni) fino alla scelta estrema di «umiliare» se stessi in modo ancora più feroce. Il film mostra l'effetto di questa vita/non vita sui corpi, non sulle menti. Fino al lungo dialogo in cui Sands (Fassbender è eroico per come fa scempio in primis di se stesso e della propria avvenenza) spiega le proprie ragioni, risolto con un'unica inquadratura in campo lungo che sembra la scena di un dramma «epico» di Brecht. DARIO ZONTA Cannes La regista e attrice palestinese Hiam Abbass, ilregista e sceneggiatore inglese Andrea Arnold, l'attrice francese Emmanuelle Devos, l'attricetedesca Diane Kruger, l'eclettico stilista francese Jean-Paul Gaultier, l'attore inglese Ewan McGregor, i registi, produttori e sceneggiatori Alexander Payne, americano, e Raoul Peck, haitiano, sono i membri di giuria della 65a edizione del festival di Cannes che avrà inizio il prossimo 16 maggio. La giuria, come noto, sarà presieduta da Nanni Moretti che proprio a Cannes, loscorso anno, presentava in concorso «Habemus Papam», pellicola che concorrerà ai David di Donatello con quindici nomination. Il castello nel cieloLa casa nel vento...Maternity Blues Johnny Depp giornalista alcolico Il divo torna in un ennesimo omaggio a Hunter J. Thompson raccontato ai tempi di Puerto Rico. Ma prevale la mediocrità Jean-Paul Gaultier e Payne giurati con Nanni Moretti Arriva nei nostri cinema dopo più di cinquelustri,maèunMiyazaki:quindi,da vedere assolutamente. È il suo terzo lungometraggio, il primo targato Ghibli (sua casa di produzione). Storia di un'isola volante con tanti variopinti personaggi, una gioia per gli occhi e per la mente. Al. C. L'incanto dell'isola Il castello nel cielo Regia di Hayao Miyazaki Cartone animato Giappone, 1986 Distribuzione: Lucky Red **** Fine anni '40: quattro disperati rapinanounufficiopostaleefuggono sullemontagne. Sembra la trama di un «noir» anni '40 (appunto…) con Humphrey Bogart, invece è un film italiano auto-prodotto e auto-distribuito. Il cinema italiano, pur nella crisi, non finisce mai di stupire. Al.C. Rapinatori in montagna La casa nel vento dei morti Regia di Francesco Campanini ConLucaMagri,FrancescoBarilli, Nina Torresi, Sara Alzetta Italia, 2012 Francesco Campanini PCV ** Quattro donne accomunate da una colpa che è anche un destino ineluttabile, un punto di non ritorno: l'infanticidio. Clara, Eloisa, Rina e Vincenza hanno ucciso i propri bambini, devastate dalla depressione post-parto. Il film racconta il loro sopravvivere in un ospedale psichiatrico-giudiziario,traamicizieerivalitàreciproche,masoprattutto nell'abissale distanza rispetto al «fuori». Film dolorosissimo e potente, con qualche eccesso didascalico e con prove attorialimoltodispari(bravelequattroprotagoniste, meno tutti gli altri). Dal libro «From Medea» di Grazia Verasani. Al.C. Madri assassine Maternity Blues Regia di Fabrizio Cattani Con Andrea Osvart, Monica Birladeanu, Chiara Martegiani, Marina Pennafina Italia, 2011 Distribuzione: Fandango ** Torna Romero su Rai4 Dopo lo Speciale zombi di marzo, tornano su Rai4 i film di George Romero, accompagnati da tre pillole sulla storia del cinemazombi, tratte dalla rubrica Dizionario del fantastico delmagazine Wonderland. Si comincia stasera (ore 23.15), con«Survival of the Dead - L'isola dei sopravvissuti», recente capitolo conclusivo della saga romeriana dei morti viventi. 43 VENERDÌ 27 APRILE 2012
The Avengers La carica dei supereroi L o slogan dovrebbe esse-re: se vi è piaciuto Sha-me, non perdetevi Hun-ger. Fuorviante: rara-mente si sono visti duefilm più diversi. Personalmente non abbiamo affatto amato Shame, visto in concorso a Venezia 2011, mentre riteniamo Hunger un grande film. Li firma entrambi Steve McQueen, solo omonimo del celebre divo. McQueen viene dalle arti visive, è inglese di origini africane, somiglia come una goccia d'acqua al noto attore americano Forest Whitaker. Hunger è il suo primo lungometraggio e la trama spiega perfettamente il titolo: «hunger» significa «fame» (si poteva anche tradurlo…) e il film racconta il famoso sciopero della fame messo in atto nel 1981 da alcuni militanti dell'Ira, l'esercito di liberazione irlandese, reclusi nelle carceri britanniche. BLANKET PROTESTS Michael Fassbender interpreta il più famoso di loro, Bobby Sands, morto nel carcere di Long Kesh, nell'Ulster, il 5 maggio 1981. In realtà il film parte da prima, dalla reclusione di Sands e altri membri dell'Ira e dalle famose «blanket protests», le «proteste della coperta» il cui inizio risale addirittura al 1976: Sands e soci si rifiutavano di indossare le uniformi carcerarie, uguali a quelle dei detenuti comuni; stavano quindi nudi nelle celle, e si coprivano soltanto con la coperta del letto. Cosa fanno nello stesso film Hulk, Thor, CapitanAmerica, IronMane qualchealtro superdotato del fumetto a stelle e strisce? Fanno i «vendicatori», ovvero l'ennesimo tentativo, forse anche riuscito, di spremere il potente immaginario costruito dalle Marvel nel tempo e trasformarlo in cinema d'azione e fantasia. «The Avangers» film nasce ovviamente dall'omonimo fumetto,pur differenziandosi in diversi punti (e i cultori della materia potranno senza dubbioedurcisullacosa),giocandosulcarisma di un cast d'eccezione tra quelli che hanno vestito i panni dei super eroi. InsommaècomevederelaBandAidcinematografica, star su star, unite per salvare ilmondo.QuinonèlafamenelTerzoMondo a minacciare l'umanità, ma una forza alienaenemica.Celafarannoinostrieroi? Noi ci scommettiamo. Il film esce in contemporanea in tutto il mondo (per evitare ilfenomenodellapirateria)eprestosapremo se anche questo Marvel, come tutti gli altri, sfonderà il botteghino. Comunque nella sola giornata di ieri, in Italia, ha incassato 2,7 milioni di euro. Record! D.Z. www.unita.it ALBERTO CRESPI The Avengers Regia di Joss Whedon Con Robert Downey Jr., Chris Evans, Mark Ruffalo, Chris Hemsworth, Scarlett Johansson USA 2012 Walt Disney *** Hunger Regia di Steve McQueen Con Michael Fassbender, Liam Cunningham, Stuart Graham, Liam MacMahon Gran Bretagna/Irlanda, 2008 Distribuzione: Bim **** Cinema GLI ALTRI FILM RICORDO CON RABBIA BOBBY SANDS McQueens-Fassbender insieme in «Hunger», grande film sulle lotte dell'Ira Divi Michael Fassbender in «Hunger» 42 VENERDÌ 27 APRILE 2012
non è in sé da rigettare. Ma l'ora non è ancora quella del compromesso, questa è l'ora del confronto e dello scontro di progetti, di visioni. Anche se questo non impedisce di scegliere il 6 maggio per “il male minore”: Francois Hollande», rimarca l'ex-vice sindaco di Parigi e femminista Clémentine Autain. «Il sarkozyismo è l'affermazione di un nuovo “valore” della disuguaglianza, estraneo alla cultura francese, e la individuazione di capri espiatori (immigrati, giovani, disoccupati) come responsabili della crisi», afferma Emmanuel Todd, tra i più autorevoli storici e sociologi francesi. «Scegliere la diseguaglianza come elemento fondante della destra libera lo spazio per una sinistra che riafferma il principio di uguaglianza. L'uguaglianza è il cuore della cultura francese, uno scontro tra uguaglianza e diseguaglianza è equivalente a uno scontro tra normalità e patologia». «Certo - sottolinea ancora lo storico - le proposte del Ps alla crisi sono ancora troppo legate ad una vecchia cultura industrialista, tuttavia, l'allineamento con il rigore tedesco sostenuto dalla Ump (il partito di Sarkozy, ndr), oltre che colpire pesantemente i ceti più poveri e la classe media, è garanzia di una lunga depressione. La crisi richiede risposte nuove che non è realistico fare in campagna elettorale. La chiave è scegliere le migliori proposte in campo per i loro valori e le forze sociali che rappresentano. Ecco perché preferisco Hollande, che è tornato al principio di uguaglianza contro Sarkozy che sempre più tende - nella sua rincorsa all'elettorato del Front National di Marine Le Pen - a rappresentare una destra autoritaria e xenofoba; una destra che fa della disuguaglianza un principio fondante della propria identità e del proprio programma di governo». Un voto utile al ballottaggio. È quello prospettato anche dalla candidata dei «Verts» (Verdi) alle presidenziali, Eva Joly (2,26%, 791.050 voti): «Non posso che ripeterle - dice Joly a l'Unità - quanto ho affermato in campagna elettorale e subito dopo la chiusura delle urne: intendo fare il possibile per far uscire la Francia dal sarkozysmo». E questo impegno si traduce oggi in una indicazione chiara: il 6 maggio al voto, per François Hollande. Il dado è tratto. Nicolas Sarkozy ha ormai attraversato il Rubicone e con una manovra cinica quanto disperata ha scatenato la battaglia finale per cercare in extremis di strappare l'Eliseo a François Hollande. L'isolamento in cui s'è ritrovato domenica sera, arrivando secondo e senza riserve di voti per sperare di vincere il ballottaggio, ha convinto Sarkozy a far cadere ogni ritegno e barriera. Dichiarando che il Fronte nazionale «è compatibile con la Repubblica», ha invalidato la politica del «cordone sanitario» fin qui condotta dalla destra repubblica nei confronti di quella neofascista. Certo Sarkozy aveva fatto dei territori dell'estrema destra una terra di missione da tempo. Ma a questo giro, privo di un bilancio da vendere, ha raddoppiato le promesse: dimezzamento dell'immigrazione, sospensione unilaterale di Schengen, lotta contro la carne halal e l'assistenzialismo. E, come sottolinea la stampa francese, ha assunto mimeticamente toni e proposte di Marine. Nell'assunzione senza complessi della demagogia di Le Pen ha lanciato un attacco improbabile contro le elite parigine e europee. Non ha esitato ad attaccare «i media conniventi» della «gauche caviar». Per associare la sinistra alle invasioni islamiche, oltre che attaccare la proposta di Hollande del voto alle amministrative agli stranieri, ha affermato che nelle settecento moschee francesi gli imam chiamano al voto per il suo rivale. Ovviamente si tratta di una falsità, ma Sarkozy le ha rincarate, rivelando che anche l'intellettuale islamico Tariq Ramadan è pro-Hollande. Spesso Sarkozy contraddice se stesso: era stato lui a proporre il voto agli immigrati tempo fa. Lunedì ha lanciato una grande manifestazione per «il vero lavoro» il primo maggio, ma ieri anche di fronte alle immagini tv ha smentito di aver mai parlato di vero lavoro contro il falso lavoro assistito. In questa disperata mimesi, ieri il presidente uscente ha pescato direttamente nel programma di Le Pen la proposta della «presunzione di legittima difesa per le forze dell'ordine». La diretta interessata ha subito gridato alla «vittoria ideologica del Fronte». Di questo si tratta in effetti. Mettendo una cauzione sui temi del Fronte, Sarkozy li sdogana e in caso di sconfitta il 6 maggio legittima un avvicinamento della destra dell'Ump al Rassemblement blue Marine già in pista per le legislative di giugno. Peccato che Le Pen, ieri in una lettera ha rimandato al mittente i tentativi di Sarkozy e Hollande di intercettare il proprio elettorato. Lei non darà nessuna consegna di voto, cioè, di fatto, punterà sulla sconfitta del presidente uscente: «Voi disprezzate i nostri elettori», ha scritto, aggiungendo che questo rende «la questua» di voti del Fn «particolarmente illegittima». Trascinati in questa avventura, qui e là si moltiplicano i malumori tra i centristi e i gollisti, gli eredi cioè dell'Udf e del Rpr. Ieri Valery Giscard D'Estaing ha dichiarato che voterà Sarkò ma si è lasciato scappare qualche critica. Alain Juppé e François Fillon stanno preparando la battaglia interna del dopo per salvare i cocci. La linea l'ha data l'ex premier Jean Pierre Raffarin: «L'analisi della campagna sarà fatta dopo il 6 maggio». LUCA SEBASTIANI ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2012 BERSANI A PARMA www.partitodemocratico.it www.youdem.tv VENERDÌ 27 APRILE ore 21.00 Vincenzo Bernazzoli Piazza Ghiaia Partecipa il candidato sindaco di Parma Iniziativa pubblica. PARMA L'ex vicesindaco di Parigi Il 16% del Fn voterà il socialista La disperata rincorsa del presidente e il gelo di Le Pen: «Basta con la questua» S'inventa imam che inneggiano a Hollande, inneggia alla «presunzione della legittima difesa per le forze dell'ordine», cavallo di battaglia di Le Pen. E non basta. Perché Marine ribatte: «Sarkò, tu disprezzi i nostri elettori». PARIGI Clémentine Autain: «Si pone l'alternativa tra austerità e vita» Non sembra pagare la svolta a destra di Sarkozy che al ballottaggio vede Hollande davanti di dieci punti. Secondo l'ultimo sondaggio Tns Sofres, il socialista vincerebbe con il 55% dei voti contro il 45% del presidente uscente. La rilevazione segnala che solo il 51% degli elettori di Le Pen voteranno per Sarkò, il 33% si asterrà e il 16% sceglierà Hollande. 19 VENERDÌ 27 APRILE 2012
brevemente la sua vicenda editoriale italiana: un editore, Sellerio, che grazie all'ispanista Angelo Morino (ritratto poi in La parte dei critici in 2666) presto lo fa tradurre quasi interamente, almeno una decina di titoli, compreso I detective selvaggi, una proposta purtroppo non particolarmente notata né dalla critica né dai lettori, poi arrivano i premi più importanti dell'area ispanica, il Rómulo Gallegos e l'Herralde, e qualcosa si capisce che sta per cambiare in quell'area e anche in Italia. Poi con la morte, poche settimane prima di un intervento per trapianto del fegato, l'uscita postuma di 2666, l'adozione dei diritti di questo autore da parte di un agente particolarmente scaltro, non a caso è detto «lo squalo», Andrew Wylie, e in Italia il passaggio dei diritti da Sellerio ad Adelphi, negli Stati Uniti un successo importante per un autore non di lingua inglese. Gli anni in Messico, il golpe militare di Pinochet, il periodo dell'indigenza, l'esordio tardivo, la malattia, le voci sull'uso d'eroina, la morte, successo e manoscritti postumi, etc. Insomma è la nascita e lo sviluppo di una mitologia attrezzata e modulata da agenti, editori e giornali, finalmente autorizzati a ricamare su un autore postumo ignorato dagli stessi in vita. Ora senza peccare di esclusivismo siamo tutti contenti che più lettori in questi anni abbiano fra le mani Puttane assassine, Notturno cileno, Stella distante o romanzi usciti dal computer di Bolaño mai finiti come Il Terzo Reich e I dispiaceri del vero poliziotto, opere queste ultime che col clamore con cui sono state sbandierate hanno spesso oscurato i libri scritti e approvati dall'autore. La bolañomania è una moda un po' nociva per il lettore appassionato che finisce per esempio, negli Stati Uniti prima ed ora anche in Italia, per incontrare (e comprare) un libro firmato Roberto Bolaño, intitolato L'ultima conversazione (Sur, pp.124, euro 14, traduzione Ilide Carmignani) che di fatto non è un libro di Bolaño ma un assemblato, pur pregevole, di testi altrui e di interviste varie rilasciate dall'autore in circostanze disparate. Stupisce ancor di più perché l'edizione italiana compare nella sigla della costola latinoamericana di Minimum fax, una collana che ha già meritoriamente proposto grandi libri di autori spesso dimenticati, o poco noti da noi, della letteratura argentina in particolare, nomi come Ernesto Sabato, César Aira, Ricardo Piglia, Rodolfo Fogwill, o del grande uruguayano Juan Carlos Onetti. Ora quello che può essere un testo accessorio, finanche prezioso, per un lettore già esperto del pianeta Bolaño, finisce invece per essere un piccolo tranello per un neofita che non legge da nessuna parte che si tratta di un libro su Bolaño, non di Bolaño, un testo composto da un'introduzione dettagliata firmata da Marcela Valdes (32 pagine), di quattro interviste datate 1999, 2002, 2005 (quindi pubblicata postuma) e 2003 (venti pagine, quella dell'edizione messicana di Playboy, L'ultima conversazione, nel numero di luglio, mese in cui Bolaño morì). Completano il volume, in edizione italiana, due appendici: una conversazione di Raul Schenardi con l'autore di 2666 (Torino 2003) e un saggio di Nicola Lagioia. La riflessione di Lagioia è appassionata come si addice ad ogni adepto della bolañomania e ha il merito, rispetto ai frettolosi resoconti che a tratti e gridando sempre al nuovo inedito compaiono sulle pagine culturali dei maggiori quotidiani nostrani, di essere il frutto di una lettura attenta e comparativa. Lagioia conosce e individua perfettamente alcuni dei nuclei ossessivi della visione letteraria di Bolaño, per esempio il teppismo letterario della gioventù travasato nella monumentale ricostruzione che non porta a niente ma si fa letteratura nei Detective Selvaggi, ma vuole pure presto far emergere l'immagine di un Bolaño come un unicum della letteratura latinoamericana, confuta minuziosamente le stesse dichiarazioni d'amore dell'autore verso il prediletto Borges o l'ammirazione da scrittore di Bolaño verso il Garcia Márquez di Nessuno scrive al colonnello. I MAESTRI Per assaporare l'influenza di Borges in Bolaño basta rileggere i racconti di Chiamate telefoniche che Adelphi ripropone a giorni in una nuova traduzione e poi bisogna sempre ricordarsi che Bolaño è quello che più volte ha affermato «sono molto più felice quando leggo che quando scrivo», che è uno che ripete ossessivamente il suo canone di autori prediletti e che l'hanno influenzato (lo fa pure nelle interviste del volume), non certo uno uscito dal niente, sminuire il suo rapporto con la tradizione, coi maestri sudamericani (si anche con Vargas Llosa, oltre che Cortázar, e pure Wilcock e Puig) per farne una sorta di precursore dei TQ in rivolta contro i padri è parte di quella edificazione mitologica che piega oggi Bolaño a secondi fini. L'ironia e il disincanto, coniugati con la pietà per le vittime, fanno dell'opera di questo autore un tassello fra i più notevoli della letteratura di questi ultimi decenni, un'opera che non necessità di condimenti politico militanti come quella leggenda del Bolaño combattente della libertà, perseguitato da Pinochet e duramente imprigionato nei giorni del golpe, voce che lui stesso in vita smentì più volte. Nicola Lagioia In un saggio confuta la dichiarazione d'amore per Márquez «Sono molto più felice quando leggo che quando scrivo» Postumi I libri Il poeta amava dire Quattordici racconti che distillano già quelle che saranno le ossessioni ricorrenti della sua narrativa: la letteratura, la violenza, l'amore e il sesso. Quella conversazione poco prima di morire L'ultima conversazione Roberto Bolaño traduzione di Ilide Carmignani pagine 124 euro 14,00 Sur Chiamate telefoniche Roberto Bolaño traduzione di Barbara Bertoni pagine 272 euro 14,00 Adelphi Una collezione di interviste realizzate in un arco di cinque anni, che si conclude con la famosa «Ultima conversazione». Ignorato per tutta la vita, le sue opere sono state apprezzate tardi Il Salone del libro dal 10 al 14 IlSalonedel librosisvolgeràalLingottodiTorinodal10al14maggio.Cisaranno1200 espositori, di cui cinquanta al debutto, due Paesi ospiti, la Romania e la Spagna. Il tema conduttoreè«laprimaveradigitale, lavitainrete»,ovveroletrasformazioniche«ilviverein rete» ha indotto nel leggere, scrivere, comunicare e conservare informazioni e culture. 39 VENERDÌ 27 APRILE 2012
Difficile dire se nel futuro prossimo i numeri di Fiat saranno positivi o negativi, più facile prevedere che appariranno sempre più “strani”. Infatti, l'ultimo trimestre del Lingotto, del quale si è appreso ieri, conferma che i conti del colosso automobilistico sono sempre più frutto dell'unione contabile di due realtà industriali differenti, se non opposte. Da un lato c'è la controllata Chrysler, che dopo anni difficili sta macinando utili a ritmo crescente sfruttando la ripartenza del mercato automobilistico americano; dall'altro c'è la Fiat propriamente detta, le cui performance negative in fatto di vendite e profitti superano la media di un continente, l'Europa, alle prese con una crisi gravissima del mercato delle quattro ruote. Uno scenario peraltro condiviso dalle Borse, se è vero che il titolo è sprofondato lasciando il 5,13% al termine della seduta in Piazza Affari. ANDAMENTI CONTRAPPOSTI Visto da vicino, il primo trimestre 2012 del gruppo Fiat-Chrysler evidenzia un apprezzabile utile della gestione ordinaria, salito a 866 milioni di euro, mentre il risultato della sola Fiat è in sostanziale pareggio rispetto ai 251 milioni di euro del periodo gennaio-marzo 2011, un dato che però va ponderato con geografica attenzione. Molto più facile da interpretare è quanto invece accaduto dall'altra parte dell'oceano Atlantico. Negli Stati Uniti e in Canada le vendite di Chrysler sono aumentate rispettivamente del 39% e del 12%. E negli Usa il gruppo ha registrato il 24˚ miglioramento consecutivo delle vendite mensili mentre in Canada, per la prima volta nella sua storia, Chrsyler è stata leader di mercato nel trimestre con una quota pari al 15%. Ed ancora, il marchio americano ha chiuso il primo trimestre con un utile netto quadruplicato rispeto allo stesso periodo di un anno fa, a quota 473 milioni di dollari. Il discorso sulla sola Fiat, come detto, è più articolato. L'utile della gestione ordinaria del gruppo per l'America Latina si è attestato a 235 milioni di euro, in flessione non troppo marcata rispetto ai 306 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. In Asia si è invece posizionato a 77 milioni di euro, in crescita di quasi il 90% rispetto ai 41 milioni del primo trimestre 2011. Il risultato della gestione ordinaria in Europa è stato invece nettamente negativo, 207 milioni di euro rispetto alla perdita di 106 milioni accusata nel periodo gennaio-marzo 2011. PROFONDA INCERTEZZA L'avvio dell'anno non ha comunque cambiato gli obiettivi di Fiat-Chrysler che ieri, nel comunicato con i conti trimestrali, ha anche confermato i suoi target per il 2012. È quanto si legge nel comunicato con i conti. In particolare, per l'esercizio in corso il gruppo si propone di ottenere ricavi per 77 miliardi di euro, un utile della gestione ordinaria tra 3,8 e 4,5 miliardi, un utile netto tra 1,2 e 1,5 miliardi nonché un indebitamento netto industriale tra 5,5 e 6 miliardi. Il Lingotto sottolinea però di fornire gli obiettivi in intervalli numerici proprio per «il livello di incertezza riguardante l'attività economica nell'eurozona». «Siamo incredibilmente soddisfatti per i risultati di Chrysler nel primo trimestre dell'anno», ha dichiarato Sergio Marchionne aprendo la conference call con gli analisti finanziari per illustrare i risultati dei primi tre mesi dell'anno. «Per Chrysler - ha aggiunto - anche il resto dell'anno sarà molto positivo». L'amministratore delegato del gruppo non ha potuto ovviamente utilizzare la medesima enfasi per la Fiat, sottolineando piuttosto l'andamento soddisfacente del primo trimestre nonostante «la difficile situazione in Europa». Minori volumi nel Vecchio continente, evidenzia il Lingotto, «in parte dovuti agli scioperi dei trasportatori». Il calo in Italia Fiat, male in Europa e in Borsa Ma si salva con la Chrysler p I conti continuano ad andare male. E ieri il titolo è andato giù, con un meno 5% a Piazza Affari pNel continente perdita di 207 milioni nel primo trimestre. Marchionne: la situazione è difficile «Sui risultati negativi pesa anche lo sciopero dei trasportatori» MARCO VENTIMIGLIA www.unita.it Una trimestrale a due facce, quella presentata ieri dal Lingotto, dove gli utili di Chrysler compensano le perdite accusate da Fiat in Europa. Marchionne soddisfatto, confermati i target per il 2012. MILANO Foto di Srdjan Suki/Ansa Epa Sergio Marchionne Economia36 VENERDÌ27 APRILE2012
A ncora una volta suqueste pagine tor-niamo a parlare deilibri e della figura discrittore di RobertoBolaño, nato cileno, vissuto prima in Messico e poi, definitivamente, in Catalogna e che amava definirsi «scrittore latinoamericano». Uno che voleva essere, si sentiva, un poeta ed è invece diventato uno dei più complessi manipolatori di trame, ancor meglio di atmosfere, un prosatore che ha immediatamente reso riconoscibile, marchiato ogni suo scritto, ogni suo romanzo. Si sa com'è andata: un esordio ritardato quasi oltre i quarant'anni e poi, rotta la diga, giù una dozzina di titoli in poco meno di un decennio, lottando con la malattia che a cinquant'anni nel 2003 lo avrebbe portato alla morte. Due titoli, giganteschi per mole, ambizione e riuscita: I detective selvaggi e 2666, in sintesi, rispettivamente, i furori della giovinezza e l'abisso nero del nostro destino in un mondo di violenza. Conviene ricordare SANTIAGO 1953 - BARCELLONA 2003 MICHELE DE MIERI ROBERTO BOLAÑO QUATTRO CHIACCHIERE CON BOLAÑO SCRITTORE In libreria una raccolta di interviste rilasciate dallo scrittore cileno E i racconti di «Chiamate telefoniche», ora riproposti dalla casa editrice Adelphi, dove traspare tutta la sua ammirazione per Borges Chi era www.unita.it Un disegno dell'illustratore messicano Gabriel Pacheco MITI Delle sue tante opere ricordiamo «La pista di ghiaccio» (1993), «La letteratura nazista in America» (1996), il più borgesianodei suoi lavori,«I detective selvaggi» (1998), «Amuleto» (1999), «Notturno cileno» (2000) e «Amberes» (2002). Tra i racconti «I dispiaceri del vero poliziotto» (2011). Culture Da «La pista di ghiaccio» a «I dispiaceri...» 38 VENERDÌ 27 APRILE 2012
Assomiglia sempre di più a una slavina l'intreccio di inchieste giudiziarie che stanno travolgendo dal nord al sud dell'Italia la holding di via Monte Grappa e i partiti o i movimenti politici che ne avrebbero in parte alimentato il sistema di tangenti e corruzione internazionale. Ieri la Lega Nord ha annunciato una citazione per danni a carico di Lorenzo Borgogni, ex numero 2 di Finmeccanica, che davanti ai magistrati di Napoli sta raccontando il presunto sistema delle tangenti messo a punto dalle varie controllate della holding, una su tutte Agusta Westland, il gioiello guidato fino a pochi mesi da quel Giuseppe Orsi che poi ha scalzato al vertice la coppia Guarguaglini-Borgogni. «Lo quereliamo per calunnia e gli chiederemo 10 milioni di danni», ha annunciato ieri Maroni, la stessa cifra che, secondo Borgogni, sarebbe finita alla Lega e a qualche suo dirigente nel 2010 dopo la vendita di 11 elicotteri Agusta alla polizia di New Delhi, una commessa del valore di 560 milioni di euro. L'INCONTRO CON ORSI La Lega e Maroni dichiarano guerra, quindi. E lo fanno dopo un lungo incontro con l'ad di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, manager di stato in quota Carroccio che sempre Borgogni, in vari interrogatori che ha reso come testimone (a Roma è indagato) davanti ai pm napoletani, ha indicato come il garante della tangente alla Lega nonché destinatario, a mò di ricompensa, di tre Maserati smistate ad amici e parenti. Orsi, indagato per corruzione internazionale e riciclaggio, smentisce ogni accusa. Così come fa Comunione e Liberazione, che oltre ai suoi guai sulla sanità che coinvolgono il governatore Formigoni, adesso se la deve vedere anche con i racconti di Borgogni che indica il movimento ciellino tra i destinatari di altre tangenti. Insomma, tutti contro tutti. E si salvi chi può. In questo clima da ultimi giorni di Pompei - a dieci giorni dal voto per le amministrative - la procura di Milano attende gli sviluppi dei conti correnti bancari relativi alla Lega per definire il perimetro dell'indagine sull'uso improprio dei rimborsi elettorali (unico indagato al momento per appropriazione indebita e truffa allo Stato è l'ex tesoriere Francesco Belsito) e giorno dopo giorno sembra concretizzarsi sempre di più la pista dei fondi neri. E la procura di Reggio Calabria ieri è salita a Milano per interrogare Belsito. Un interrogatorio iniziato alle tre di ieri pomeriggio negli uffici della Dia a Milano davanti al pm Giuseppe Lombardo e andato avanti fino alle 20 e 30. Le contestazioni in questo caso chiamano in causa il riciclaggio con l'aggravante mafiosa e vedono comparire sullo sfondo personaggi legati alla 'ndrangheta e a Cosa Nostra di cui l'abile focacciaio (le focacce erano la specialità di Belsito) si serviva o da cui era usato. Più facile la seconda. In questa frenetica attività investigativa, la procura di Napoli batte tutti. Anche perché da quel pozzo di atti che è stata l'indagine P4 discendono fili che portano a Lavitola, a Finmeccanica e alla Lega per il tramite di Belsito. Ieri è stato depositato il primo verbale dell'ex direttore de L'Avanti, 156 pagine in cui cerca di spiegare come è riuscito a truffare allo Stato, dal 1997 al 2009, 23 milioni di contributi per l'editoria in società con il senatore De Gregorio. La vera passione di Lavitola, quella del giornale, il suo vero cruccio in questi 7 mesi di latitanza. «L'Avanti - spiega al gip e ai pm - nasce da un'idea del defunto Craxi che per me giovane socialista era una specie di mito». IL DEBITO DI RICONOSCENZA Sul capitolo Berlusconi e sulla richiesta dei 5 milioni, Lavitola la racconta così: «Ho chiesto quei soldi a Berlusconi perché lui ha un debito di riconoscenza con me». Domanda il pm: «Quindi era legato a un debito di riconoscenza, non al fatto che lei conosce dei segreti di Berlusconi, è così, ho capito bene?» «È evidente che è così», risponde Lavitola, che ha negato di aver mai ricattato l'ex premier. «È dovuto a un atto di riconoscenza, per essere precisi, è dovuto a un debito di riconoscenza amplificato dal fatto che se lui dà centoventimila euro a Longhettina, come si chiama lei, e quindi gliene ha dati trenta volte tanto a Black (tutti nomi di ragazze, ndr), e ha dato un milione e dispari a Tarantini, che li usa per andare al ristorante... a me Berlusconi, solo per fare da badante a quei due disgraziati, a parte il vantaggio avuto dalle interlocuzioni piacevoli con... insomma che sono state parzialmente compensate, ma a me soltanto, voglio dire, tenere a bada a quei due, guardi ma erano cose da pazzi...». Lavitola nega di aver pagato tangenti al governo di Panama anche se riconosce che «sia il Cavaliere che il presidente di Panama amano la vita gaudente». Il dettaglio di una festa a Panama City porta su un treno «con Berlusconi e Frattini e imprenditori locali e attrazioni varie. Il treno dei desideri», chiosa Lavitola. CLAUDIA FUSANI Lavitola: «Silvio aveva un debito di gratitudine Nessun ricatto» Un'altra giornata convulsa sul fronte delle inchieste giudiziarie cha da Milano a Reggio Calabria passando per Napoli stanno scuotendo Finmeccanica, la Lega e buona parte della politica italiana. p I verbali dell'ex direttore dell'Avanti: «Per Berlusconi facevo cose da pazzi» pCaso Finmeccanica Maroni chiede 10 milioni di danni all'ex numero 2 Escort, chiesto il processo per Tarantini e Sabina Began Politica e giustizia Otto imputati e una trentina di ragazze indotte a prostituirsi con Silvio Berlusconi, tra le quali la soubrette Manuela Arcuri che rifiutò di passare una notte con l'ex premier nonostante l'offerta della conduzione del Festival di San Remo. Sette mesi dopo la conclusione delle indagini, la procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per i fratelli Gianpaolo e Claudio Tarantini, per Sabina BePrimo Piano10 VENERDÌ 27 APRILE 2012

Costruire una nuova Europa, con project bond, eurobond, un nuovo ruolo della Banca centrale. E non solo: anche con una nuova governance monetaria, che tenga conto del sostegno del Parlamento per le politiche di aggiustamento. Inizia così la risoluzione sul Def approvata ieri dalle Camere (contrari Idv e Lega). Con questo documento la maggioranza che sostiene il governo Monti rimette al centro della politica economica la crescita, e lo fa allargando il campo a tutta l'Europa. Il tema è cruciale per tutto il continente, come sembrano convincersi diverse cancellerie (Berlino in testa) negli ultimi giorni. Impossibile ritornare a crescere da soli: per farlo serve l'Europa. Il testo è finale è il risultato di due giornate di consultazione tra i tre partiti di maggioranza (Pd, Pdl e Udc) e il governo. In particolare hanno partecipato alle riunioni il sottosegretario all'Economia Gianfranco Polillo, i consulenti del ministro Piero Giarda, mentre si sono tenuti contatti con Enzo Moavero sulla partita Europea. La vera novità è stato l'ok del Pdl, che pare non abbia opposto molte resistenze. Anzi, i big del partito di Alfano (Gasparri in testa) hanno cavalcato l'onda sulla crescita e contro il rigore. Quasi un messaggio subliminale a Monti. «È positivo che anche il Pdl abbia votato per una risoluzione parlamentare al Def e al Piano Nazionale di Riforma che chiede una netta inversione di rotta per la politica economica nell'area euro - commenta Stefano Fassina, responsabile economico del Pd - Ci chiediamo dove erano quando, a primavera 2010, dopo un anno di profonda recessione, il ministro Tremonti ed il governo Berlusconi si impegnavano a Bruxelles per il pareggio di bilancio». Il pd, con Enrico Morando e Pier Paolo Baretta, resta nel solco tracciato da Monti: rigore, equità e crescita. Mentre i notabili del Pdl alzano la voce per dire basta al rigore, Anna Finocchiaro ricorda che i democratici condividono «l'indispensabile percorso di risanamento dei conti pubblici», e credono che «anche in virtù di esso, ora sia il momento di accelerare con coraggio sull'equità e sulla crescita». I PUNTI I parlamentari italiani hanno chiesto che il testo fosse allegato al Piano di stabilità e al Programma nazionale di riforma che saranno trasmessi a Bruxelles. Il documento ripercorre le tappe del pesante sforzo fiscale fatto dal paese, che consentirà di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. «La priorità dell'azione di governo e del Parlamento - si legge nel testo non può, da questo momento in avanti, che la crescita dell'economia nazionale attraverso il rafforzamenFoto di Alessandro Di Meo/Ansa BIANCA DI GIOVANNI Le Camere approvano la risoluzione sul Def, documento di economia e finanza. La maggioranza chiede di ripartire dall'Europa, con eurobond o project bond, e da un nuovo ruolo della Bce. La proposta L'Italia e la crisi La maggioranza: «Riduzione delle tasse e più investimenti» L'aula di Montecitorio ROMA p La risoluzione di Pd-Pdl-Udc chiede al governo stanziamenti per far ripartire l'economia p Si spinge per un piano di dismissioni. «Sì al fiscal compact ma l'Italia si batta per gli Eurobond» Rivedere il patto di stabilità per avviare gli investimenti Primo Piano6 VENERDÌ 27 APRILE 2012
L 'Organizzazione mondialedella Sanità ha reso noti i da-ti sulle varie forme di de-menza nel mondo, sottolineando che l'Alzheimer rappresenta il 60% del totale. Il rapporto ci dice che la demenza oggi colpisce 35 milioni di casi, ma le stime annunciano cifre allarmanti: si prevede un aumento del 70% della sindrome entro la metà del secolo. Circa 115 milioni saranno le persone colpite. Solo negli Usa i malati di Alzheimer saranno 18 milioni, come gli abitanti dell'Australia. Il rischio di demenze è già di 1 a 8 per gli over 65 e di uno scioccante 1 a 2,5 per gli over 85, con un impatto sempre maggiore con il passare dei decenni. I costi sanitari stimati attualmente per controllare le varie forme di demenza esistenti sono superiori a 600 miliardi di dollari l'anno e si avvicinano rapidamente ai 900 miliardi destinati alla cura del cancro. Eppure, malgrado questa drammatica realtà, solo 8 Paesi su 194 hanno un piano nazionale per affrontare il fenomeno delle demenze, benché vivamente raccomandato non solo dall'Oms ma anche dal Parlamento europeo già quattro anni fa, con l'adozione della Dichiarazione scritta 80/2008, in cui si riconosceva la malattia di Alzheimer come priorità pubblica e si auspicava lo sviluppo di un piano d'azione comune. In Italia le stime parlano di un milione di casi, di cui 600 mila malati di Alzheimer. E il fenomeno si aggraverà, visto che la Ue prevede che nel 2030 gli over 65 (oggi il 19,9% della popolazione ) saranno il 26,5%, cioè 14,4 milioni. Eppure, il sistema sanitario nazionale non fa sostanzialmente nulla per affrontare questo problema: una realtà che ciascuno di noi può vedere dai casi di cui ha diretta conoscenza. I malati di Alzheimer sono affidati totalmente alle cure dei familiari, i quali ricorrono al ricovero in una casa di riposo se ne hanno la possibilità economica, ma più spesso devono farsi carico di una assistenza massacrante dal punto di visto economico, fisico e psichico. È bene rivolgere un appello ai giornali perché rendano nota questa realtà ma soprattutto alle forze politiche perché si pongano seriamente il problema delle ingentissime risorse che sarà necessario trovare per evitare che le conseguenze di questo flagello divengano ancor più gravi e che anche in questo campo il nostro Paese debba segnare un triste primato negativo fra i molti che lo fanno diverso in Europa. Se poi il prossimo Parlamento riprenderà il dibattito sul testamento biologico con l'intenzione di varare in materia una legge di stampo europeo, sarà bene chiedersi per tempo se nello scrivere ora per allora le proprie Dat (dichiarazioni anticipate di trattamento) i cittadini potranno includere anche l'Alzheimer fra le malattie per le quali non intendono essere curati. Q uando un anno fa il go-verno Berlusconi decisedi prevedere la possibili-tà di «trattenimento» fino a 18 mesi dei migranti nei Cie Centri di identificazione ed espulsione - , come Forum Immigrazione del Pd lanciammo l'appello «Fuori gli innocenti dal carcere». Sostenuti da l'Unità raccogliemmo migliaia di firme di tante persone indignate. In quell'occasione promuovemmo insieme ad altre organizzazioni la campagna «LasciateCIEntrare» in cui denunciavamo una circolare amministrativa che impediva l'accesso a queste strutture alla stampa, negando de facto ai cittadini italiani di essere informati correttamente. L'aberrazione di un atto amministrativo che negava un diritto costituzionale era solo l'ennesimo provvedimento liberticida e illiberale di quel governo sul fronte dei migranti. A distanza di quasi un anno e con un governo diverso da quello di allora, la campagna riparte. Dal 23 al 28 aprile visiteremo con deputati e senatori diversi Cie, per riproporre all'attenzione dell'opinione pubblica e del Parlamento una realtà poco conosciuta. I Cie purtroppo continuano ad essere luoghi nei quali alcuni diritti umani e civili sono sospesi. L'uso della parola «trattenimento» in riferimento ai migranti presenti in questi luoghi è da interpretare, nella realtà dei fatti, come detenzione. Basti pensare che alle persone «trattenute» non è consentito di uscire, né di circolare liberamente all'interno della struttura. Una pesante limitazione della propria libertà alla quale si somma la consapevolezza di non aver commesso reati contro persone o patrimonio. Una condizione frustrante, quella di essere innocenti ma carcerati. A rendere ancor meno tollerabile questa situazione, sono le minori garanzie rispetto a quelle riconosciute alla popolazione carceraria propriamente detta: si è detenuti senza aver avuto un processo con relativa condanna; l'assistenza legale e quella sanitaria sono spesso carenti rispetto agli standard carcerari; senza dimenticare che non sono concesse visite esterne di amici o parenti. Un Cie dovrebbe sulla carta servire a «trattenere» un cittadino straniero irregolare ai fini della sua identificazione e della sua eventuale espulsione. Il tutto in tempi brevi e in condizioni rispettose della sua dignità umana e dei suoi diritti. Attualmente, si trovano in queste strutture tipologie di migranti diverse da quelle previste. Fra questi, molti potrebbero aver diritto allo status di rifugiato o, come nel caso delle donne vittime di tratta o di violenze, dovrebbero essere accolte in strutture protette di ben altra natura. A questi si aggiungono anche i minori, che non dovrebbero neanche passare in questi luoghi. Infine esistono casi assurdi ma reali, di ragazzi nati o cresciuti in Italia che a causa della perdita di lavoro dei genitori finiscono reclusi come fossero migranti entrati clandestinamente in quella che invece è la loro patria adottiva. Se tante vicende sono state conosciute e molti singoli casi risolti è per merito dell'importante lavoro di assistenza legale svolto dalle organizzazioni per i diritti umani e da tante associazioni di volontariato. Con questa campagna richiameremo l'attenzione delle istituzioni su questo tema con l'obiettivo di arrivare al superamento dei Cie. Come Forum Immigrazione riteniamo che bisognerà arrivare a una nuova Legge che chiuda l'era della Bossi-Fini e che abolisca il «pacchetto» sicurezza Maroni, che istituendo il reato di clandestinità ha contribuito a riempire di persone senza colpe i Cie, rendendoli carceri extra ordinem. Maramotti MALATTIE SOCIALI QUEGLI STRANIERI TRATTATI PEGGIO DEI CARCERATI ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI COORDINATORE FORUM IMMIGRAZIONE DEL PD La tiratura del 26 aprile 2012 è stata di 96.350 ALZHEIMER, SERVONO IMPEGNI CONCRETI Marco Pacciotti Carlo Troilo RIFLETTORI SUI CIE 25 VENERDÌ 27 APRILE 2012
«Del genocidio armeno ora si può parlare di più Ma, confesso, ho paura» Il reporter turco-armeno ha preso il posto di Dink assassinato nel 2007. «Lui ci manca ma le sue idee si fanno strada. E io so che potrei fare la stessa fine» Intervista a Robert Koptas C i sono ferite che non gua-riscono», è scritto sul po-ster al centro di PiazzaTaksim a Istanbul. Intor-no, migliaia di persone sedute in silenzio, con tra le mani fotografie degli intellettuali armeni deportati il 24 aprile 1915. Così anche Istanbul ha ricordato il Medz Yeghern cioè «il Grande Male», in armeno. La deportazione e l'eliminazione dell'élite fu solo la prima tappa del piano sistematico delle autorità ottomane per eliminare la minoranza armena. Più di un milione le vittime del primo genocidio del ventunesimo secolo. Oltre che a Yerevan, capitale dell'Armenia, in molti Paesi sono stati organizzati sit-in e manifestazioni nel 97˚ anniversario dal genocidio. Secondo Robert Koptas, direttore del settimanale bilingue turco-armeno Agos, intervistato da l'Unità, la commemorazione di Istanbul, tuttavia, ha un significato particolare. Solo da tre anni il 24 aprile anche in Turchia viene ricordato il genocidio armeno, perché? «La Turchia è il luogo dove il genocidio è stato commesso, ma anche la terra d'origine delle persone che di quel genocidio sono state vittima, gli armeni. In tutta l'Anatolia rimangono evidenti segni della loro presenza come antiche chiese, cimiteri e monumenti. Lo stato turco, però, per anni ha adottato una politica di negazione e rimozione sia del genocidio che dell'identità culturale armena. Politica che tuttavia è ora contestata da un numero crescente di persone. Una parte della società turca ora sa cosa è successo nel 1915 e un'altra, forse più piccola, ma non meno importante, lotta perché si conosca, si parli, e venga accettata la verità storica. La commemorazione in Piazza Taksim è una tappa di questa lotta». La comunità armena di Turchia ha da sempre un approccio diverso rispetto a quello della diaspora, perché? «I membri della diaspora sono molto più radicali rispetto ai 70mila armeni che vivono in Turchia riguardo al rapporto da tenere con la Repubblica turca. Secondo me è comprensibile visto che, da esuli, sono quelli che hanno sofferto di più, tuttavia non credo che questo tipo di approccio sia utile per trovare una soluzione al conflitto tra turchi e armeni. È necessario cercare altre strade che non siano, il muro contro muro o l'odio anti-turco. La chiave per superare il conflitto tra i due popoli è il dialogo, dobbiamo dare vita a progetti comuni. In Turchia la stragrande maggioranza della popolazione oggi nega che ci sia stato un genocidio perché non sa cosa è davvero successo nel 1915. Per esempio se cambiassero i libri di storia, allora sarebbe possibile per le future generazioni crescere con una percezione diversa degli armeni. Urlando e pretendendo non si ottiene niente, i turchi e gli armeni devono sedersi assieme attorno a un tavolo e parlarsi, non c'è altra soluzione». Nel 2007 uno degli esponentipiù importanti della vostra comunità e il precedentedirettore del vostro giornale è stato assassinato da un giovane nazionalista, a cinque anni dalla morte di Hrant Dink come vivono armeni di Turchia? «La morte di Hrant Dink è stata una grandissima perdita. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto incolmabile. Nessuno è stato capace di produrre idee in grado di mettere in crisi il discorso ufficiale come ha fatto lui. Tuttavia dopo il suo omicidio si è cominciato a parlare più apertamente di temi prima tabù, la sua morte inoltre ha spinto molti intellettuali turchi ha schierarsi con maggior coraggio. La società turca ha cominciato ad assimilare i concetti che Hrant Dink era riuscito a fare entrare nel dibattito pubblico prima di morire. Nel 2008 più di 30mila cittadini turchi hanno sottoscritto una lettera di scuse indirizzata agli armeni per i fatti del 1915. La comunità curda è molto sensibile a questo tema, ma ci sono anche intellettuali musulmani che hanno preso posizione sulla questione genocidio. Insomma, nella società turca è in atto come un risveglio, sta diventando giorno dopo giorno più consapevole del suo passato». Qual è l'approccio del governo? «È innegabile che siano stati fatti dei passi avanti negli ultimi anni soprattutto rispetto ai diritti delle comunità non-musulmane, come gli armeni e i greci. Per quanto riguarda gli armeni di Turchia la situazione è migliorata, non ci sono stati invece progressi nel dialogo per risolvere la crisi con l'Armenia e la tensione con la diaspora rimane altissima». Il suo predecessore è stato assassinato per aver espresso idee scomode, anche lei si sente in pericolo? «Sono una persona normale. Se dicessi che non ho mai paura mentirei. Conosco bene la Turchia e anche il livello di violenza che la retorica nazionalista può produrre, ma non permetto a questa paura di influire sul mio lavoro. Vivo la mia vita e visto che credo in quello che faccio continuo a scrivere». Il tabù della storia «Nella società turca è in atto un risveglio sui fatti del 1915 La chiave per superare il conflitto è il dialogo» ni. Secondo molti analisti, l'attuale ministro degli Esteri, Stravros Dimas, potrebbe essere l'uomo del «grande compromesso»: il nuovo primo ministro che dovrebbe ereditare la poltrona e la politica dell'attuale capo del governo, il tecnico Loukas Papadimos. Si ragiona su un nome che, tuttavia, secondo le previsioni demoscopiche potrebbe non riuscire a contare sulla necessaria maggioranza in parlamento. La Grecia in crisi, ironia della sorte, potrebbe dover spendere altri soldi - e si tratta di milioni di euro- per andare nuovamente al voto, prima dell'estate, in cerca dell' ennesima soluzione. MIRACOLO A PARIGI Monon ena thayma tha boresei na mas sosei (ci potrebbe salvare solo un miracolo) si sente dire sempre più spesso, per le strade di Atene, in un Paese dove dal 2010 al 2011 i redditi sono diminuiti di un quarto e attualmente in recessione del 5%. Tradotto in parole povere, invece di un ennesimo, temuto, pacchetto di misure di austerità, che potrebbero venire annunciate a giugno, «il miracolo» potrebbe consistere in un vero cambio di strategia. Un vertice europeo che, grazie anche alla probabile vittoria socialista in Francia, faccia ritrovare all'Unione spirito di coesione e solidarietà. Altrimenti la Grecia potrebbe continuare a brancolare nel buio. Foto di Orestis Panagiotou/Ansa-Epa ALBERTO TETTA ISTANBUL Direttore di Agos dopo Dink, Koptas Sierra Leone Condanna per Taylor La giustizia internazionale ha chiuso con una sentenza di condanna il processo all'ex presidente liberiano Charles Taylor. Taylor, 64 anni, è stato riconosciuto colpevole dalla Corte speciale dell'Onu per la Sierra Leone di tutti e 11 i capi d'imputazione, tra cui crimini di guerra e crimini contro l'umanità. La sentenza è stata accolta con un'esplosione di gioia nelle piazze. 33 VENERDÌ 27 APRILE 2012
Attimi di paura alla stazione Termini di Roma. Un Eurostar proveniente da Milano, che stava arrivando in stazione, è entrato in collisione con un altro treno. Sette persone sono rimaste ferite. Un macchinista avrebbe riportato leggere ferite. L'incidente, secondo le prime ricostruzioni, potrebbe essere avvenuto a causa di un possibile deragliamento a seguito di un cedimento di uno dei tanti binari della stazione romana. Alcuni carrelli del Frecciarossa in entrata a Roma Termini a velocità ridotta, circa 30 km orari, sono usciti dai binari. Il treno si è affiancato e ha toccato un altro Frecciarossa che stava ugualmente entrando in stazione. A ricostruire la dinamica dell'incidente avvenuto alla stazione Termini, in una nota, Ferrovie dello Stato Italiane. Secondo le Ferrovie «non vi è stato alcuno scontro ma un contatto tra le fiancate di due treni che stavano entrando nella stazione», si sottolinea in una nota, aggiungendo: «Non vi sono feriti gravi, né tra i viaggiatori né tra il personale di Trenitalia, ma solo contusi». E «in particolare il macchinista di uno dei due treni ha riportato conseguenze ad un ginocchio in seguito all'urto con un bagaglio di un passeggero, fuori dal treno». Lo stesso macchinista del Frecciarossa, subito dopo l'incidente, ha rilasciato una dichiarazione: «Sono tranquillo. Ho rispettato il limite di velocità viaggiando in stazione al di sotto dei 30 chilometri orari. Di sicuro ci sarà un'inchiesta che stabilirà le cause dell'incidente e chiarirà che io ho rispettato i regolamenti». Il deragliamento dei treni ha portato inevitabilmente al caos all'interno della stazione. Otti binari sono stati chiusi dopo l'urto. Per quanto riguarda le ripercussioni sul traffico i ritardi medi - spiega Fs - sono stati di 20-30 minuti. Ma nel corso della serata sono aumentati anche se oggi dovrebbero essere stati riassorbiti del tutto. I passeggeri dei treni sono stati fatti scendere e alcuni di loro sono stati medicati. Solo tanta paura ma nessun ferito. Per quelli in partenza per Milano sono stati fatti salire sul treno successivo. La procura di Roma, in ogni caso, ha aperto una inchiesta per disastro colposo. Lo scontro di ieri è solo l'ultimo di una lista lunga. L'ultimo, di una certa rilevanza, era avvenuto nel 2008. Allora, il tre giugno, una cinquantina i passeggeri rimasero feriti - tutti in modo lieve - nella collisione fra il treno regionale 12003 Pesaro-Termoli e un locomotore sul binario tre La collisione a bassa velocità all'ingresso della stazione. Serie ripercussioni sulla circolazione ferroviaria, anche per i convogli locali in partenza dalla capitale. La Procura apre un'inchiesta per disastro colposo. NICOLA LUCI www.unita.it A Roma si toccano due Frecciarossa Ritardi in tutta Italia ROMA p Cede un binario Un convoglio in entrata a Termini si è piegato su un lato urtando un altro treno p Sette i feriti Sono tutti dipendenti di Fs. La Procura ha aperto una inchiesta per disastro colposo Il Frecciarossa deragliato alla stazione Termini di Roma ed entrato in collisione con un altro treno Italia28 VENERDÌ27 APRILE2012
L'INTERVENTO za da parte di Daccò del dissesto finanziario in cui versava il San Raffaele. UDIENZA PRELIMINARE Un punto per la difesa dell'uomo d'affari rappresentata dall'avvocato Giampiero Biancolella, che ieri ha preso parte all'udienza durante la quale il pm Luigi Orsi ha chiesto al gup, Maria Cristina Mannocci, il rinvio a giudizio per i 2 indagati nel crac dell'ospedale fondato da don Verzè. All'udienza, che riprenderà il 2 maggio, sono state ammesse come parti civili la Fondazione Monte Tabor, a capo del San Raffaele, in concordato preventivo e i commissari. Respinte le richieste del sindacato Usb e dell'associazione Medicina Democratica. Non s'è vista invece la Regione Lombardia. Un'assenza che ha riacceso le polemiche al Pirellone. Il Pd infatti punta il dito contro Formigoni, che mentre minaccia querele a chi lega le vicende San Raffaele e Maugeri alla sanità lombarda, poi non chiede la costituzione della Regione come parte civile. Del governatore, nella bufera in questi giorni per i viaggi che avrebbe fatto con l'amico Daccò, ieri ha parlato anche Pier Luigi Bersani: «Siamo all'esaurimento di una fase, con un autocompiacimento che sfiora il delirio e mostra un distacco drammatico dalla realtà». Livia Turco Siamo nel pieno di una grave crisi economica e sociale, immersi nel degrado della politica, e assistiamo a una profonda crisi di autorità maschile. Tutto ciò non consente scorciatoie. Le donne devono sentire la determinazione e l'umiltà di esserci e di misurarsi con le sfide difficili del governo del Paese. Senza questo scatto di determinazione e anche di umiltà arretreremo ulteriormente nella minorità politica, sociale e culturale. Uso la parola umiltà perché governare per promuovere il bene comune è molto difficile e richiede la capacità reale di mettersi a servizio. Di questo, de «le donne e il governo del Paese» ha discusso il convegno organizzato dalla Fondazione Nilde Iotti, con il contributo di studiose, giornaliste, donne delle associazioni e della politica. Bisogna ridare autorevolezza alla politica, fermare il degrado. Non si governano le sfide del Paese solo con buone competenze tecniche. Bisogna rifondare la rappresentanza politica attraverso la ricostruzione dei soggetti collettivi che siano capaci di promuovere la partecipazione attiva. Bisogna risalire la china facendoci guidare dalla nostra Costituzione, in particolare gli articoli 1, 2, 3, 49, 51. La dignità della persona, i legami sociali, l'eguaglianza, la partecipazione attiva dei cittadini, la sobrietà, le pari opportunità tra donne e uomini. Bisogna modificare le regole a partire da una legge quadro sui partiti in attuazione dell'articolo 49 della Costituzione, la legge elettorale, i regolamenti parlamentari e il superamento del bicameralismo, la costruzione delle istituzioni europee. Bisogna avere un'agenda che contenga scelte molto nette. La buona e piena occupazione femminile, l'investimento nei beni comuni a partire da un forte incremento dei servizi alla persona e alla famiglia, la lotta alla povertà sono scelte non più rinviabili rispetto alle quali lo stesso governo Monti dovrebbe fare di più e che dovranno costituire priorità nette delle forze politiche progressiste che si candidano domani a governare il Paese. In questi mesi abbiamo vissuto una scena pubblica dominata, su temi cruciali, dal protagonismo femminile. È un fatto importante da cui partire per fare in modo che non sia solo una parentesi dettata dall'emergenza ma l'avvio di una normalità democratica. E allora sento che dobbiamo porci una domanda: cosa porta in dote l'esperienza e il punto di vista femminile? È ancora lecita questa domanda o l'importante è esserci ed essere brave e competenti? Io credo che rispondere a questa domanda sia cruciale. L'esperienza femminile porta in dote qualcosa di prezioso per il tempo in cui viviamo. Porta un nuovo umanesimo, una nuova umanità femminile che si è sedimentata nel tempo attraverso l'esercizio della libertà. La conquista della libertà, grazie al femminismo, non significò il libero arbitrio, il libertinismo o la semplice rottura dei divieti. Significò al contrario l'elaborazione di una nuova umanità femminile. Ha significato costruire noi stesse al di fuori dello sguardo e del desiderio maschile e degli stereotipi culturali, vivendo i sentimenti e le relazioni umane con una nuova consapevolezza e responsabilità verso l'altro. Questa nuova umanità della donne è stata però ingabbiata in una rappresentazione che ha esaltato la libertà come semplice rottura dei vincoli, come pura esteriorità, come semplice esibizione del corpo. È stata accompagnata dal mito del successo individuale, della competizione, dell'arricchimento: una forma di relativismo etico che ci ha travolte e tante volte ostacolato. Tale relativismo etico è stato parte integrante del berlusconismo. La rivolta della dignità delle donne contro l'uso degradato del corpo femminile e contro lo scambio sesso-denaro-potere che ha umiliato le nostre istituzioni e ha azzerato l'autonomia politica delle donne è ciò che ha segnato la fine di Berlusconi e del berlusconismo. La dignità femminile deve ora completare il suo cammino e candidarsi a governare il Paese. Facendo diventare senso civico diffuso e forza politica il suo umanesimo. La forza e l'originalità di tale umanesimo consiste nella capacità di “ricomposizione” delle diverse sfere della vita: il corpo e la mente; l'interesse e l'emozione, la cura dell'altro e l'investimento nella relazione umana e sociale. Tutto questo consente di mettere in campo un'arte del governare di cui le parole chiave sono: responsabilità, legami sociali, capacità di comprendere i problemi altrui, fare squadra, costruire alleanze, esercitare il potere come abilità nel fare e migliorare la vita dei cittadini. Queste abilità dovrebbero diventare il tratto distintivo delle donne che si candidano a governare. Dovrebbero costituire il cuore di un progetto condiviso di riforma della politica. Queste abilità peraltro sono quelle vincenti per promuovere innovazione e crescita in ogni settore produttivo e della ricerca scientifica. Per questo possiamo dire che le donne sono le più attrezzate di fronte alla crisi per costruire l'innovazione e il futuro. È dunque un dato obiettivo e non un'enfasi retorica affermare che questo è il tempo delle donne. Bisogna esserne consapevoli e tradurre le potenzialità in progetto politico. Dunque ci vuole la politica. A partire dalla capacità delle donne di costruire tra loro una forte alleanza. Ciò presuppone la capacità di riconoscere le disparità esistenti tra donne, di darsi valore, di sostenere l'autorevolezza dell'altra, di regolare i conflitti tra noi. Ciò che finora è accaduto raramente, confinandoci in una sostanziale minorità. La sfida L'ORA DELLE DONNE PER RINNOVARE LA POLITICA Stringere un'alleanza forte, l'una con l'altra, per governare il Paese «È necessario impegnarci soprattutto per il futuro, guardando alle sfide cheilnostroPaeseèchiamatoadaffrontare nell'attuale difficile situazione italiana ed europea. Solo accrescendo il ruolo che le donne potranno svolgere nel mondo del lavoro e nelle imprese si riuscirà infatti a corrispondere alla necessitàditornareacrescere».Così ilpresidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel messaggio inviato alla Fondazione NildeIotti.«Desiderorivolgereuncaloroso saluto alle relatrici e a tutti i partecipanti al secondo convegno nazionale della Fondazione Nilde iotti, al quale ho concesso con convinzione l'alto patronato - scrive il Capo dello Stato - l'obiettivo della fondazione di promuovere un'adeguata presenza femminile nelle classi dirigenti e di rendere le istituzioni sempre più apertealle competenzeealle conoscenze delle donne è di primaria importanza in una democrazia che voglia arricchirsi anche sotto il profilo della garanzia di effettive pari opportunità». Napolitano: «Adeguate presenze femminili per uscire dalla crisi» IL MESSAGGIO Bagnasco: no ai tagli sulla sanità «S'impone un uso responsabile delle risorse», ma «se diventasse decisivo un approcciomeramentefinanziario allasalute, lasocietàperderebbe quel livellodiumanitàchedeve assolutamente avere per non diventare disumana». Lo ha dichiarato il presidente della Cei, cardinale Bagnasco che ha invitato a non lasciar «andare alla deriva i più deboli e indifesi». 17 VENERDÌ 27 APRILE 2012
Michael Bruce Ross era un serial killer. Poco più che ventenne aveva stuprato e ucciso otto donne, prima che lo prendessero alla fine degli anni ‘80. Nel braccio della morte ha speso quasi la metà della sua vita e poi ha chiesto allo Stato di farla finita. Un'iniezione letale lo ha ucciso il 13 maggio del 2005: questa data sarà probabilmente anche quella dell'ultima esecuzione in Connecticut. Il governatore democratico Dannel Malloy mercoledì scorso ha firmato la legge che cancella la pena capitale, facendo del suo il 17˚ Stato americano abolizionista. Una cerimonia sobria, a porte chiuse, tagliando fuori il pollice verso dell'opinione pubblica in larga parte - il 62% - contraria. Accanto a Malloy, una piccola folla di deputati, religiosi e familiari di vittime di omicidio. «Anche se si tratta di un momento storico, non è un momento per celebrare, ma per riflettere», ha detto il governatore, scegliendo un basso profilo e preferendo calcare l'accento più sulle ragioni del portafoglio che non su quelle etiche. Due soli detenuti mandati a morte negli ultimi 52 anni a fronte di un conto a molti zeri per le casse dello Stato: 5 milioni di dollari l'anno per mantenere in funzione un sistema che dal braccio della morte porta alla stanza dell'esecuzione. La spinta abolizionista, oltre all'anima, salva le casse pubbliche e non è poco in tempi di crisi. «Il contribuente paga appello dopo appello, mentre i detenuti passano e ripassano davanti alle telecamere, ricevendo un palcoscenico che non meritano», ha detto Malloy, che pure ha detto di aver fatto una scelta di coscienza. Nel 2009 la stessa legge, che sostituisce la sentenza capitale con il carcere a vita, era stata respinta dall'allora governatore repubblicano. Ma la scelta del Connecticut non è isolata, anche New Jersey, Illinois, New Mexico e lo Stato di New York hanno sostituito l'inizione letale con l'ergastolo. Cinque stati in cinque anni. Un'accelerazione, da quando la Corte Suprema ha annullato la moratoria decennale nel 1976. E i conti in rosso hanno avuto la loro parte nel far pendere la bilancia verso l'abolizione. UN REFERENDUM IN CALIFORNIA Il prossimo appuntamento è in California, che applica una moratoria sulle esecuzioni dal 2006 e ha ormai il maggior numero di detenuti nel braccio della morte: 721. Le casse dello Stato sono in agonia e il 6 novembre prossimo, giorno delle presiMARINA MASTROLUCA Il piccolo Connecticut cancella la pena di morte. È il 5˚ Stato in cinque anni, il 17˚ negli Usa. Ragioni di etica ma anche di tasca: «Giustiziati due soli detenuti in 52 anni, il sistema ci costa troppo». Cinque milioni all'anno. pUsa È il 17˚ Stato ad abolire le condanne a morte, il quinto in cinque anni. Esecuzioni in calo dal 2000 p Scagionati 140 detenuti in tutto il Paese dal ‘73. Il governatore: «Il sistema giudiziario è imperfetto» www.unita.it Troppo costosa Il Connecticut taglia la pena capitale mmastroluca@unita.it Almeno quarantamila norvegesi, otto volte di più rispetto alle previsioni, si sono radunati in una piazza di Oslo per cantare in coro il brano più odiato da Anders Breivik. Si tratta di «Bambini dell'Arcobaleno», adattamento di una canzone del cantautore americano Pete Seeger, che il fanatico di estrema destra autore delle stragi di Oslo e Utoya aveva detto di detestare perchè utilizzata come subdolo metodo d'indottrinamento marxista. La manifestazione si è tenuta a poca distanza dal Palazzo di Giustizia dove è in corso il processo per terrorismo a carico del 33enne ultra-nazionalista che nel luglio scorso ha ucciso 77 persone. Nemesi norvegese: in quarantamila cantano a Breivik la sua canzone più odiata Foto di Kyrre Lien/Ansa-Epa Mondo30 VENERDÌ27 APRILE2012
S i capirà presto se i partitifanno sul serio o è la solitamelina. Luciano Violante,ex presidente della Camera, nonché uno degli “sherpa” del Pd” impegnati a mettere a punto una proposta di riforma elettorale è fiducioso ma una deadline l'ha tracciata, eccome. «O il testo arriva in Aula entro maggio o non si farà la nuova legge elettorale. A quel punto, però, i partiti responsabili della paralisi si dovranno assumere questa responsabilità davanti agli elettori». Dunque, quanto sia reale la volontà anche del Pdl di rimettere mano al Porcellum sarà presto chiaro, secondo il parlamentare Pd. Presidente, la riunione degli sherpa che lavorano alla riforma è slittata a dopo le amministrative e intanto c'è chi sostiene che Berlusconi alla fine preferirebbe tenersi il Porcellum. Non è che la nuova legge elettorale resta solo un buon proposito? «Lo slittamento è stato determinato dalla concomitante riunione della presidenza del Pdl, non ci sono altri motivi. Il nove maggio, quando avremo chiuso il nostro lavoro, la parola passerà ai partiti: saranno loro a decidere. Il nostro compito è solo un lavoro istruttorio. Ma i partiti dovranno decidere velocemente. Entro maggio ci sarà il voto del Senato sulla riforma costituzionale. Conosceremo il numero dei parlamentari da eleggere (secondo la proposta saranno eletti in Italia 500 deputati, invece di 630, e 250 senatori invece di 315). E si potranno definire gli ultimi dettagli, sempre dopo che gli organismi dei partiti avranno deciso». A quel punto si saprà davvero chi vuole una nuova legge elettorale e chi no. «Non esiste una legge elettorale perfetta e infatti il testo che consegneremo ai segretari dei partiti dovrebbe prevedere, a mio avviso, soluzioni prevalenti e soluzioni alternative. Bisogna tenere conto anche di un altro aspetto: chi sta alla Camera o al Senato da due legislature, nella maggioranza dei casi, non ha ancora fatto una campagna elettorale di collegio». Sta dicendo che uno dei timori dei parlamentari è di doversi conquistare il consenso? «Non parlo di timori. Parlo di un cambiamento. Se la proposta passasse, cambierebbe radicalmente il lavoro del parlamentare. Ci sarebbe una presenza continuativa da fare nel collegio, fine settimana dopo fine settimana, per rendere conto puntualmente delle scelte fatte dal partito e delle iniziative prese in Parlamento e per assumere iniziative specifiche per i problemi del collegio. È il modo più bello di fare politica, ma è decisamente diverso dalla situazione attuale. Le assicuro che tutti i parlamentari hanno la consapevolezza che se non cambiassimo la legge elettorale ci sarebbe un discredito forse definitivo sui partiti. Metteremmo a rischio la stessa democrazia. Per questo dobbiamo agire con grande determinazione». Lei non crede che Berlusconi stia cercando di far prendere tempo ai suoi per arrivare al voto con il Porcellum? «Io non so cosa stia pensando l'onorevole Berlusconi. So che i parlamentari del Pdl che discutono e trattano con noi, Quagliariello e La Russa, sono impegnati come noi. Comunque molto presto si vedrà chi vuole davvero andare avanti». In Aula, se ci arriverà, il testo non avrà vita facile. La Lega e Di Pietro sono contro, ma anche nel Pd ci sono forti «Nuova legge elettorale ora vedremo chi bluffa» Intervista a Luciano Violante Il responsabile riforme del Pd «Se il testo non va in Aula entro maggio ci terremo il Porcellum. Ma qualcuno dovrà assumersene la responsabilità» MARIA ZEGARELLI «Chi sta in Parlamento da due legislature non si è mai misurato sul collegio, non ha mai fatto campagna elettorale» Foto di Guido Montani/Ansa Le riforme Resistenze e timori ROMA Luciano Violante Primo Piano8 VENERDÌ 27 APRILE 2012
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27/04/12

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