p SEGUE DALLA PRIMA L'altro giorno la cancelliera aveva mandato a dire al candidato socialista che il Fiskalpakt è stato approvato da 25 governi «e non c'è proprio nulla da ridiscutere». Poi però dai suoi uffici erano state fatte filtrare voci su un vago proposito di affrontare, d'ora in avanti, il capitolo della crescita (voci che erano state salutate da qualche speranzoso commentatore in Italia come il battesimo di un nuovo asse Merkel-Monti). Infine, ieri, il suo portavoce ha riportato la linea del governo sui binari della buona diplomazia precisando che «il governo tedesco e la cancelleria lavoreranno bene e in modo affidabile» con chiunque si insedierà all'Eliseo. Infine: ieri, in un'intervista radiofonica, la cancelliera ha addirittura spiegate che si sta «preparando una agenda per la crescita per il Vertice europeo di giugno». INCHIOSTRO FRESCO Sarebbe importante sapere come si è evoluto l'atteggiamento dei massimi vertici tedeschi perché si tratta di una chiave importante per comprendere le prospettive dello scontro che, con ogni evidenza, è in corso in tutta Europa (e non solo) sui destini della austerity policy, a cominciare dal suo strumento più coerente, il fiscal compact. L'accordo non ha ancora due mesi, ma sembra che dalla firma dei 25 a Bruxelles sia passata una vita. Ci sono molti dubbi sul fatto che il patto venga davvero ratificato dai 12 Paesi sui 17 dell'Eurozona il cui assenso è necessario perché entri in vigore, con tutti i problemi giuridici ed economici che comunque si porrebbero se qualcuno restasse fuori. La Spagna e i Paesi Bassi si sono sottratti, per ragioni diverse, quando l'inchiostro della firma non era ancora secco. Poi la vittoria di Hollande al primo turno delle presidenziali ha dato corposa consistenza alla prospettiva di una generale ridiscussione dell'accordo. Chi ci raccontava che quella del candidato socialista era solo propaganda e che la richiesta sarebbe stata presto ritirata non aveva capito che Hollande ha posto una determinante questione politica: la strategia anti-crisi tutta e solo fondata su tagli e riduzioni di spesa non è soltanto ingiusta e tale da distruggere l'identità costitutiva dell'Europa, ma, semplicemente, non funziona perché gli effetti recessivi che porta con sé negano la sua stessa ragion d'essere. Il debito cresce, invece di diminuire. La questione politica ha comunque un forte retroterra scientifico e culturale. Sono mesi che gli economisti più avvertiti rilevano l'insostenibile contraddizione. Al punto che, come ha detto il premio Nobel Joseph Stiglitz, «gli economisti di tutto il mondo stanno preparando la rivolta». Contro i dogmi dell'austerità europea, intende. Un altro Nobel americano, Paul Krugman, va predicando da tempo contro la logica recessiva, se non depressiva, scelta dai leader europei ed è approdato a una specie di pessimismo storico: i governi del Vecchio continente – dice – «hanno raddoppiato le loro politiche fallimentari e sta diventando sempre più difficile credere in un'inversione di rotta». Persino in Germania gli stessi economisti incaricati ufficialmente di consigliare il governo federale denunciano la politica dei «Kaputtsparen», i risparmi che distruggono l'economia. Insomma, la pressione c'è e dietro c'è anche una consapevolezza politica che si va allargando. La comoda favola secondo cui la crisi del debito avrebbe definitivamente azzerato le differenze tra destra e sinistra, appiattendo tutto in un pensiero unico economico senza alternative, mostra la corda. Così, mentre Sarkozy attacca Draghi, «colpevole» di sostenere che «serve un piano per la crescita», e pure nei colloqui di Monti con Barroso traspare un riflesso di prudenza che rinvia le prospettive della ripresa solo alle virtù del mercato unico e delle liberalizzazioni, nel programma di Hollande, condiviso con altre forze socialiste e progressiste europee, ci sono invece chiare scelte alternative, in termini di regolazione dei mercati finanziari, di difesa del lavoro e del welfare, di investimenti pubblici. Si va, quindi, verso un generale mutamento della strategia anti-crisi europea? Vedremo. Il Paese che ha in mano le chiavi di questa strategia esprime oggi interessi che, almeno apparentemente, collidono con quelli di chi chiede un allentamento della austerity policy. La Germania di Angela Merkel continua ad illudersi che possa funzionare in eterno il meccanismo che fino ad oggi ha scaricato sui partner gli effetti dei miracoli dell'economia tedesca. Perché la svolta ci sia davvero dev'essere sconfitta questa falsa certezza. Esiste una sinistra anche a Berlino e dintorni e il 6 maggio, archiviate le elezioni francesi, sarà bene cominciare a guardare a quelle tedesche che, come in Italia, saranno l'anno prossimo. Foto Ansa Il Premio Nobel paolocarlosoldini@libero.it La cancelliera Angela Merkel Primo Piano Stiglitz: «Gli economisti di tutto il mondo stanno preparando la rivolta» Progressisti La sinistra in Germania critica le certezze del governo federale Merkel e la breccia francese Si profila un mutamento generale delle strategie anti-crisi a livello europeo? Pare di sì: sull'onda degli «effetti collaterali» della corsa per l'Eliseo, aumentano i segnali di cedimenti da parte di Merkel & co. PAOLO SOLDINI p La svolta della cancelliera: «Prepariamo un'agenda della crescita per il prossimo vertice europeo» L'Europa e la crisi 2 SABATO 28 APRILE 2012
Come un sasso in uno stagno l'instabilità si propaga in Africa preparando nuovi interventi armati, facendo tremare le fragili frontiere nate dalla decolonizzazione. Dopo il sasso gettato l'anno scorso con l'intervento armato in Libia, un nuovo movimento di truppe si profila ora in Mali e in Guinea Bissau. Questa volta ad intervenire sarebbe l'Ecowas-Cedeao, organizzazione subregionale dell'Africa occidentale a cui è stato affidato il compito di mettere ordine nei due principali focolai di instabilità: il Mali diviso di fatto in due dalla rivolta tuareg e con una giunta militare golpista al potere a Bamako e la Guinea-Capo Verde, che con l'ultimo golpe ha interrotto il processo democratico e rischia di trasformarsi definitivamente in un narcostato, snodo dei traffici di armi e droga - cocaina in particolare - che dall'America latina arrivano a lambire l'Europa. Al summit dell'Ecowas che si è svolto giovedì nella città di Abidjan in Costa d'Avorio hanno partecipato anche delegati della Francia, dell'Unione europea, degli Usa e dell'Algeria, anch'essi preoccupati di «ristabilire condizioni di sicurezza nel Sahel e nel Golfo di Guinea». E lo stesso presidente ivoriano Ouattara - professore di economia con esperienza al Fondo monetario internazionale - ha fatto riferimento all'accordo e all'impegno implicito «dei nostri alleati» esponendo le ragioni della «nostra ferma reazione» volta a fermare «il terrorismo e il narcotraffico internazionale». Recenti analisi di prestigiosi centri studi come il britannico Royal United Services Institute mettono in guardia sulla nuova minaccia di Al Qaida che, ritirandosi in parte dall'Afghanistan, sembra aver scelto l'Africa come nuovo territorio da «colonizzare» con un nuovo network informale che riunisce la setta Boko Haram in Nigeria, gli Shabab in Somalia e i gruppi combattenti in Mali di Al Qaida nel Maghreb islamico (Aqim) e di Ansar Dine. Certo è che le scorie del deposto potere libico hanno armato e dotato di canali di finanziamento vari gruppi rivoltosi. Il Movimento nazionale di liberazione dell'Azawad, componente laica e finora maggioritaria della rivolta tuareg ha ricevuto fondi dall'ex capo dell'intelligence di Gheddafi, Senoussi, fino al suo arresto in Mauritania a fine marzo, ma anche dalla Francia in passato, in funzione anti salafita. Mentre è noto che Al Qaida nel Mahgreb islamico si finanzia dal contrabbando di armi e droga provenienti dalla Guinea e dai sequestri di turisti e volontari occidentali. La componente salafita della rivolta tuareg si è andata ingrossando grazie ai successi militari di Iyad Ag Ghali, ex «eroe tuareg» della sommossa del ‘96, poi fuggito in Pakistan dove si è convertito alle idee più fondamentaMinaccia d'intervento militare dei Paesi dell'Africa occidentale (Ecowas) in Mali e in Guinea Bissau contro i militari golpisti, contro il terrorismo e il narcotraffico. A Timbuctù spunta un gruppo tuareg «per la pace». RACHELE GONNELLI p Truppe africane dell'Ecowas pronte a intervenire nei due Paesi più instabili e pericolosi pUltimatum Gli Stati confinanti danno 72 ore ai golpisti per riportare la legalità internazionale Foto Ap Mali e Guinea Bissau nell'ombra di Al Qaida e dei traffici di droga rgonnelli@unita.it Combattenti salafiti tuareg del gruppo Ansar Dine vincitori della battaglia per la presa di Timbuctù alla liberazione in Burkina Faso della missionaria svizzera rapita Mondo34 SABATO 28 APRILE 2012
L 'esercizio, in fondo, è fintroppo semplice. Bastamettere l'uno accantoagli altri per scoprire co-me l'uno, Beppe Grillo, e gli altri, Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, assomigliano tanto alle classiche due facce di una stessa medaglia. Perché è vero che esiste l'antipolitica di lotta, che ha la cadenza genovese di Grillo. Ma è altrettanto vero che l'Italia della Seconda Repubblica ha sperimentato almeno un decennio di antipolitica di governo. Quella segnata dal tandem Berlusconi-Bossi. Tra il sostenere che «dobbiamo uscire dall'euro perché non possiamo più permettercelo», come fa Grillo in questi giorni, e il mettere a verbale che «l'euro non ha convinto nessuno», come ha scandito Silvio BerQuante volte Bossi e Berlusconi hanno parlato come Grillo Il dossier Angelino Alfano annuncia che sta lavorando insieme a Silvio Berlusconi a un nuovo partito che rinuncerà al finanziamento pubblico. Antonio Di Pietro oggi è in piazza sotto a gazebo con su scritto «Giù le mani dal sacco» per raccogliere firme per una proposta di legge d'iniziativa popolare tesa a cancellare i rimborsi elettorali. I Radicali hanno approvato ieri all'unanimità al loro Comitato nazionale l'avvio di iniziative referendarie per abolire la «legge truffa» che li regola. E Beppe Grillo lancia la sfida a tutti i partiti: «Non si arrenderanno mai. Noi neppure. Ci vediamo in Parlamento». Pier Luigi Bersani guarda a tutto questo movimentismo e aspetta alleati e avversari politici alla prova dei fatti. «Vedo tante belle proposte e innumerevoli annunci per il futuro - ironizza ragionando con i suoi - ma voglio vedere chi accetterà di dimezzare subito la tranche di luglio dei rimborsi elettorali». Mercoledì il Pd deposita in commissione Affari costituzionali della Camera l'articolato della proposta presentata nei giorni scorsi da Bersani, che prevede tra le altre cose un immediato taglio del 50 per cento dei 180 milioni attualmente previsti. Il testo verrà presentato come emendamento alla proposta di legge Alfano, Bersani, Casini che i relatori di Pd e Pdl Gianclaudio Bressa e Peppino Calderisi stanno rivedendo per arrivare a un documento il più possibile condiviso. E non ci vorrà molto per capire se e da chi arriverà il via libero alla proposta di dimezzamento immediato. E chi, con la scusa di voler far nascere nuovi partiti, dar vita a referendum, lanciare leggi di iniziativa popolare, rinviano la questione alla prossima legislatura. DAL PDL NESSUNA PROPOSTA Al Pd aspettano di vedere soprattutto le mosse del Pdl. Non solo perché da Alfano è stata più volte annunciata una proposta di legge sul finanziamento ai partiti senza che poi venisse presentato alcun testo. Il fatto è che da quel che risulta al Nazareno il Pdl ha cartolarizzato tutti i soldi dei rimborsi delle politiche del 2008. E senza l'intera tranche di luglio è complicato procedere a una restituzione alle banche. E in una situazione non troppo dissimile, sempre a quel che risulta al Pd, si troverebbe l'Udc. Il messaggio che Bersani ha inviato ad Alfano e Casini e a raggiungere in tempi rapidi un accordo, perché su questo tema va dato subito un segnale chiaro. Se non si arriva a una riforma complessiva, almeno i controlli e il tetto mettiamoli entro l'estate», è l'appello che lancia alle altre forze della maggioranza il leader del Pd. Il rischio è infatti che la discussione si incagli proprio come è da mesi per la riforma dei partiti. Per questo Bersani ha dato indicazione ai deputati Democratici che fanno parte della commissione Affari costituzionali di spingere sulle norme riguardanti i controlli e il dimezzamento dei fondi, se la discussione rischia di essere frenata dalle altre norme contenute nella proposta di legge Pd. I tempi per capire che piega prenderà il confronto non sono lunghi. Gli emendamenti al nuovo testo messo a punto da Bressa e Calderisi verranno discussi l'8 e 9 maggio in commissione. Il giorno successivo si voterà il mandato ai relatori e poi il 14 la parola passera all'Aula, come stabilito giovedì dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Se non verranno posti dei blocchi, entro la fine di maggio il relatore riferirà in Aula. A quel punto non ci vorrebbe molto per votare il dimezzamento della tranche di rimborsi elettorali prevista per luglio da 180 a 90 milioni di euro. Altrimenti, sarà chiaro chi e perché frena. ROMA TOMMASO LABATE L'antipolitica di lotta e di governo. Che da noi ha già guidato il Paese per più di un decennio. Quante somiglianze: dal «vaffa» al «pirla» al dito medio SIMONE COLLINI Il Pd incalza Pdl e Idv sui fondi: noi per i tagli da voi solo annunci Di Pietro raccoglie firme in piazza: «Giù le mani dal sacco». Grillo sfida i partiti: «Ci vediamo in Parlamento». Bersani: «Parlano del futuro, vediamo chi come il Pd vuole dimezzare da subito il finanziamento». p «Subito dimezzamento e tetto alle spese». Da Alfano nessun testo pAi sostenitori del referendum: così si rinvia tutto alla prossima legislatura Il confronto politico Il comico Beppe Grillo Primo Piano8 SABATO 28 APRILE 2012
C'è una nuova pista di indagine sulla gestione dei rimborsi elettorali del Carroccio. Finora sicuramente allegra e creativa tra corone svedesi, investimenti in Tanzania e a Cipro per tacere di diamanti e lingotti d'oro, adesso è sospettata di essersi confusa con i canali di riciclaggio dell'ndrangheta. Che è un po' più grave. La procura di Reggio Calabria, l'aggiunto Giuseppe Lombardo, ha interrogato nelle ultime 48 ore a Milano l'ex tesoriere della Lega Francesco Belsito, la segretaria Nadia Dagrada e il collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura, a conoscenza dei segreti “finanziari” del clan Di Stefano. Il confronto con i pm milanesi Robredo, Filippini e Pellicano ha messo in evidenza «importanti elementi di connessione tra il reato di appropriazione indebita di somme del partito (contestato a Belsito dalla procura di Milano, ndr) e il reato di riciclaggio di somme con clan della 'ndrangheta (ipotizzato nei confronti dell'ex tesoriere dalla procura di Reggio, ndr). Tra gli importanti «elementi di connessione» soprattutto l'avvocato Bruno Mafrici, socio dello studio di consulenza legale M.G.I.M in via Durini a Milano e indagato per riciclaggio nel filone calabrese dell'inchiesta con al centro il denaro sporco della cosca De Stefano. Ricostruendo gli affari delle società, tra cui la Siram e la Polare, legate a Belsito e ai suoi soci (Bonet, Scala, Girardelli), i pm milanesi si sono inbattuti nel fatto che lo studio M.G.I.M ha ottenuto un pagamento pari a circa 40-50 mila euro per un ricorso al Tar promosso dalla Siram, società di Bonet, Belsito e Scala che insieme pianificano anche gli investimenti in Tanzania e a Cipro. Tornano, quindi, nei due filoni di indagine milanese e reggino, nati con ipotesi di reato così distinte e diverse, nomi di indagati e adesso anche uffici di consulenza. Negli ambienti giudiziari si fa notare anche come l'avvocato Bruno Mafrici, indagato per riciclaggio, abbia avuto una consulenza presso il ministero della Semplificazione con l'ex ministro Roberto Calderoli su cui la procura di Milano ha avviato accertamenti in relazione a un prestito a un cementificio. «NO TANGENTI, SOLDI PER IL BACCALÀ» Nel busillis di inchieste giudiziarie che scuote il Paese, quasi un colpo finale alla seconda repubblica, il minimo comun divisore sembrano essere gli appalti alle società controllate da Finmeccanica,il giro di false fatturazioni e le ipotizzate tangenti a politici non solo italiani. «Dove il collante di tutto ciò - fa notare uno dei legali sembrano essere le femmine....» intese come il giro di donne che Tarantini a Bari e Lavitola in Sudamerica era in grado di procurare a «leader gaudenti» come Berlusconi e il presidente panamense Ricardo Martinelli. Anche nel secondo interrogatorio (25 aprile) reso da Valter Lavitola ai pm napoletani e specifico, questa volta, sul filone appalti Finmeccanica, il faccendiere, pur parlando molto («anche troppo» riflette il suo avvocato Gaetano Balice) resta lontano, pare, dalle attese e clamorose rivelazioni annunciate al momento del suo rientro in Italia dopo otto mesi di latitanza. Lavitola è in carcere a Poggioreale per appropriazione indebita (i 23 milioni dei fondi per l'editoria) e corruzione internazionale. Anche con il gip Dario Gallo, l'ex direttore de l'Avanti è stato molto, fin troppo, brillante. Sulla sua latitanza, ad esempio, ha detto: «Sono rientrato da un posto dove, sissignore, mi potevate fare un mandato di cattura internazionale, ma scusatemi la presunzione, non mi acchiappavate mai». Ha cercato di convincere i magistrati che i soldi circolati e promessi (20 milioni) per la vicenda delle carceri da costruire a Panama non erano tangenti per il suo amico presidente, Ricardo Martinelli («una fesseria»), ma solo rimborsi spese e provvigioni per l'attività di mediazione «che mi sono in pratica inventato». Su Finmeccanica, di cui Lavitola che è stato consulente per il Sudamerica, ha detto di essere «rimasto con il cerino in mano...non avevo capito nulla. Potevo guadagnare sette, otto, dieci milioni di euro e sono rimasto come un pappagallo». Ha negato le tangenti, «solo rimborsi e provvigioni e sempre nel rispetto della legge». Anche per il consorzio di imprese italiane che volevano aggiudicarsi l'appalto per le carceri di Panama (20 milioni al presidente Martinelli più un elicottero Agusta con rifiniture di lusso, «rivestito di pelle umana e con i capelli biondi» gigioneggia con il pm), Lavitola ha spiegato che era invece la sua richiesta di provvigione all'imprenditore Angelo Capriotti che era di «un'avarizia stroboscopica». E che l'elicottero, mai consegnato, non era per Martinelli «che è miliardario e ha già due jet» ma «per il governo di Panama». Ridimensionata, anche di più, la presunta tangente (16 mila uero) ricevuta da Mauro Velocci, amministratore del Consorzio Svemark che doveva realizzare le carceri modulari. «Avevo bisogno di questi soldi» ha spiegato Lavitola «perché dovevo pagare il baccalà acquistato in Brasile». CLAUDIA FUSANI L'ipotesi dei pm: «I clan riciclano usando i canali della Lega» Nuova giornata di interrogatori a Milano da parte dei pm di Reggio Calabria. Il sospetto: Belsito ha utilizzato canali di investimenti usati anche dalla 'ndrangheta? Lavitola con i pm parla ma non dice e fa il brillante... pMilano e Reggio uniscono il filone rimborsi con quello del riciclaggio p Indagato Mafrici consulente delle Semplificazioni con Calderoli L'ultima botta per il centrodestra lombardo e per Formigoni arriva con l'avviso di garanzia a Guido Podestà per falso ideologico. Secondo la procura di Milano, quando era coordinatore lombardo del Pdl, il presidente della Provincia milanese sarebbe stato il promotore della presunta falsificazione delle firme a sostegno del «listino» di Roberto Formigoni per le regionali del 2010. Podestà è accusato di aver indicato ad alcuni rappresentanti del partito di falsificare oltre novecento firme di cittadini ignari. A darne notizia è stato ieri mattina lo stesso politico del Pdl, che ha reso noto l'avviso di chiusura delle indagini condotte dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo, sul sito della provincia di Milano. Dalle pagine web di palazzo Isimbardi Podestà scrive che l'indagine avviata nei suoi confronti «non ha nulla a che fare con l'attività istituzionale e di amministrazione della provincia». E precisa: «Come avevo già in passato dichiarato, ribadisco la mia estraneità ai fatti che mi vengono contestati. Avevo anche afferPolitica e giustizia cfusani@unita.it Primo Piano16 SABATO 28 APRILE 2012
lusconi il 28 ottobre scorso, c'è una sola differenza. Il primo usa i toni ultimativi di chi sta fuori dal ring. Il secondo fa sfoggio della «moderazione» (sic!) di chi comunque si trovava a presiedere il governo di uno dei principali Paesi dell'Eurozona. Che sia di lotta o di governo, l'antipolitica si nutre di bersagli comuni. In questo caso, l'euro. Pazienza se la moneta unica è l'ultimo baluardo prima del baratro. C'è un popolo asserragliato dietro l'equazione «prima un panino costava mille lire, ora costa un euro»? Fine della storia, abbasso l'euro. E così, «si può rimanere tranquillamente nell'Unione europea senza rinunciare alla propria moneta» come ha fatto la Gran Bretagna, sentenzia Grillo sul suo blog. Oppure, «l'euro è una moneta strana che non ha convinto nessuno, che è di per sé molto attaccabile, non è di un solo Paese ma di tanti Paesi che non hanno un governo unitario» et voilà, come diceva Silvio Berlusconi al crepuscolo della sua permanenza a Palazzo Chigi. Antipolitica di lotta. Antipolitica di governo. Due facce che trovano un diabolico punto in comune quando nel teorema viene inserita la variabile Lega Nord, che è riuscita nel corso degli anni a fornire una formidabile sintesi di come si possa essere - contemporaneamente - politica e antipolitica. Basta poco, no? Nell'ordine, è sufficiente promettere meno Stato e meno tasse, come faceva il Bossi prima maniera. E se poi ti trovi per dieci anni a sostenere un governo che finisce per seguire la strada uguale e contraria - più tasse e più Stato - ci si può sempre purificare con l'acqua che sgorga dalle sorgenti del Po. Oppure celebrare qualche Woodstock padana sul prato verde di Pontida. E, tanto per tornare all'esempio di prima, attaccare l'euro. «Unione europea? L'euro e i massoni ci hanno rovinato», diceva il Senatur, socio di lusso della maggioranza del governo Berlusconi, nel 2005. Per non parlare di Maroni, e lui addirittura era il ministro del Welfare, che nello stesso anno si spingeva fino a proporre «un referendum per tornare alla lira». Una consultazione che piacerebbe tanto anche al Grillo del 2012. Ma se c'è un terreno in cui l'antipolitica di lotta e di governo dà il meglio di sé, questo si materializza quando il bersaglio diventano i partiti. Non sarebbe il caso «di fare una norimberghina», si chiede Grillo mentre cerca di istruire il processone a Monti («Rigor Montis»), la nuova maggioranza («Diarrea politica») e pure contro Nichi Vendola («L'ho aiutato e mi sparerei nei coglioni»)? E siamo proprio sicuri che, al di là dei nomi degli imputati, Berlusconi non sottoscriverebbe la proposta da Grillo? D'altronde già alla fine degli anni Settanta il Cavaliere usava nei confronti di «certi politici» gli stessi argomenti che il comico genovese avrebbe imparato a maneggiare una decina di anni più tardi. La prova? Basta rileggere un'intervista che Berlusconi rilasciò a la Repubblica nel 1977, un documento purtroppo finito nel dimenticatoio, citato da Marco Damilano nel suo libro, “Eutanasia di un potere”. In quell'intervista, il Cavaliere sosteneva senza troppi giri di parole: «Io sono un pratico ma anche un sognatore: spero che venga fuori una nuova classe politica senza cadaveri nell'armadio, le mani pulite, poche idee ma chiare, capacità di farsi capire in modo comprensibile». Sembra quasi lo spot del partito on-line di Grillo, girato con trent'anni e passa d'anticipo. Come prova un altro passaggio di quella conversazione tra Berlusconi e la Repubblica. «Sono pochi i politici che si sanno presentare in modo chiaro e immediato, facendosi capire dalla gente. Non come Moro, che ogni volta che apre bocca ci vuole un esercito di esegeti per interpretarlo». Perché, sempre dalla viva voce del Cavaliere, «questi capi storici hanno il culo per terra ma ingombrano la porta». Un bestiario che, negli anni a venire, sarebbe tornato utilissimo tutte le volte che, sentendosi scricchiolare, “Silvio” avrebbe addossato la colpa ora «ai comunisti» dell'opposizione, ora «ai democristiani» della sua stessa maggioranza. Cambiando l'ordine dei bersagli, il prodotto non cambia. L'antipolitica può essere di lotta. E può essere di governo. Anche sulle tasse. «Gli attentati a Equitalia? Bisogna capirne le ragioni», ha spiegato Grillo. Mentre Berlusconi s'era limitato (sic!) a misure più prudenti, tipo minacciare - come fece una volta da Lucca - quello stesso «sciopero fiscale» molto caro, in realtà, anche ai suoi alleati della Lega, che qualche volta l'avevano professato anche dai banchi del governo. Sarà che forse la plastica del partito berlusconiano del '94 e il web delle cinque stelle grilline degli anni Duemila producono progetti politici estemporanei. Eternamente estemporanei. Sia se rimangono di lotta, sia se arrivano al governo. O, forse, molto dipende dalla presenza scenica di chi nasce e cresce abusando di una naturale propensione a saper allietare il pubblico, pagante o votante. D'altronde, questa è una traccia comune del percorso di Berlusconi e di Grillo. Il primo ha alimentato la leggenda che lo voleva ammaliatore di turisti da crociera, accompagnato al pianoforte da Fedele Confalorieri, e che aveva in Que reste-t-il de nos amours il suo cavallo di battaglia. Il secondo, disse una volta il fratello Andrea, eseguiva numeri comici e musicali per la famiglia, «cantava e suonava la chitarra lanciando urli alla James Brown». Il secondo ha esordito al cinema in un film chiamato Cercasi Gesù. Il primo s'è mosso come se quella ricerca si fosse esaurita in se stesso, «l'unto del Signore». Entrambi, poi, non hanno molta dimestichezza con l'eufemismo. Il primo archivia alla voce «coglioni» gli elettori che non lo votano. Il secondo organizza il Vaffanculo day. Lasciando per un attimo le vesti del «moderato» a Umberto Bossi. E al suo dito medio. Che è stato di lotta, certo. Ma anche, e tanto, di governo. Una vecchia intervista del Cav sembra lo spot del partito on line Ieri e oggi Foto di Pier Paolo Ferreri/Ansa Ci ha ripensato. Ancora una volta Massimo Calearo, ha cambiato idea. Non si dimette più dal suo incarico di parlamentare. Solo una «macchinazione giornalistica» tutto quel clamore per qualche frase pronunciata in un clima un po' leggero, nella trasmissione radiofonica “La Zanzara”. «Non andrò più in Parlamento - disse -. Prendo i 12mila euro e mi pagherò il mutuo». Sul “Giornale di Vicenza” ora spiega che «non c'è alcun motivo perché io mi debba dimettere. In Parlamento - aggiunge - ci sono i condannati, non è giusto che mi dimetta io che non ho fatto niente di male». Già, in fondo che ha fatto di male questo imprenditore del Nord arrivato a Montecitorio nel 2008, capolista del Pd nella circoscrizione Veneto 1? Niente. Nel novembre 2009 quando Bersani è diventato segretario il primo abbandono: via dal Pd, perché lui non è «mai stato di sinistra». Opta per l'Api di Rutelli, ma nel dicembre 2010, mentre si avvicina il voto di fiducia al governo Berlusconi, dà vita al Movimento di responsabilità nazionale insieme a Scilipoti dal quale prende le distanze «un nanosecondo dopo averlo conosciuto». Vota la fiducia e diventa consigliere personale del premier per il commercio con l'estero. Quando cade il governo Berlusconi cade la tensione politica in Calearo che ammette di aver fatto in quattro anni ciò che altri hanno fatto in 30: attraversare l'intero emiciclo di Montecitorio. A parte un certo deficit di coerenza, in fondo, che ha fatto di male? Pagarsi il mutuo senza neanche scomodarsi ad andare in Aula? Mica è colpa sua se il Parlamento «diventa sempre più noioso». CALEARO BASTA LA PAROLA Maria Zegarelli IL CORSIVO Fini contro gli incantatori «In politica oggi ci sono troppi demagoghi, incantatori di serpenti e venditori di fumo». Adirlo ilpresidentedellaCameraGianfranco Fini,duranteunainiziativa elettoralediFuturoe LibertàieriaPalermo. Poi, haaggiunto:«Fannoridere quelli chedicono datemi ilvotoperché non ho mai fatto politica. Ma la politica è innanzitutto esperienza e concretezza». 9 SABATO 28 APRILE 2012
mico, di concerto con quello dell'Ambiente e dell'Agricoltura, ha infatti messo a punto a metà aprile i nuovi decreti per l'incentivazione delle fonti rinnovabili, che prevedono il risparmio di 3 miliardi di euro all'anno rispetto al precedente regime, con un drastico ridimensionamento soprattutto dei sostegni al fotovoltaico. A qualcosa, insomma, la mossa dell'Autorità sembra essere servita, anche se per le famiglie italiane il 2012 si annuncia ormai come un anno di esborsi crescenti. L'aumento delle tariffe energetiche non è infatti l'unico con cui fare i conti. In ballo ci sono anche i carichi fiscali, vecchi e nuovi (dall'Imu all'atteso aumento dell'Iva), e i rialzi generalizzati dei prezzi (dalla benzina agli alimentari) che porteranno, secondo i consumatori, ad una stangata di oltre 2.200 euro l'anno. PREZZI PIÙ ALTI La voce più consistente sarà proprio quella della tassa sulla casa, che Adusbef e Federconsumatori stimano in media in 405 euro, a cui si aggiungono i rialzi degli alimentari (+392 euro), della luce (+110 euro), del gas (+113 euro), della benzina +252 euro e così via. «È un risultato drammatico. Si tratta di aumenti insostenibili - affermano le associazioni che determineranno pesantissime ricadute sullo stile di vita delle famiglie e sull'intera economia». Se gli utenti non ridono le società invece sorridono eccome. L'assemblea di Enel Green Power ha approvato il bilancio 2011 e la distribuzione di un dividendo di 2,48 centesimi di euro ad azione, con stacco cedola il 21 maggio e pagamento il 24. Il gruppo ha chiuso il 2011 con ricavi di 2,53 miliardi di euro, in aumento dell'11%, ebitda di 1,58 miliardi (+21%) e utile netto ordinario di 412 milioni, in calo dell'8,8% rispetto al 2010. La contrazione è stata determinata dall'inasprimento della Robin Hood Tax e dal venir meno dell'agevolazione temporanea della Tremonti-ter. L'Eni per sua parte preme sull'acceleratore della redditività e archivia il primo trimestre dell'anno con risultati in robusta crescita. Il gruppo del cane a sei zampe mostra un utile netto di 3,62 miliardi di euro con una progressione del 42% sull'analogo periodo del 2011 a fronte di un utile operativo in crescita del 27% a 6,45 miliardi di euro. Solo per usare l'auto si spenderanno 252 euro in più Carburante L'ultimo bilancio della Guardia di finanza conta duemila italiani che non pagavano un soldo di tasse, sei miliardi di euro di redditi nascosti e 650 milioni di euro di Iva non corrisposta, 853 persone denunciate per non aver presentato la dichiarazione dei redditi e altre 530 per occultamento o distruzione della contabilità. E siamo solo ai primi quattro mesi del 2012. Tra i fenomeni di questo speciale campionato tra furbetti, c'è il bar di Thuile, rinomata località sciistica della Val d'Aosta, che in cinque anni ha nascosto 350 mila euro di redditi o la pasticceria di Reggio Calabria apprezzata in tutta la città, non certo per il fatto che in soli due anni ha dimenticato di dichiarare 400 mila euro. C'è poi l'albergo di Grado che ha occultato cinquecentomila euro di ricavi dopo il tutto esaurito delle ultime stagioni ma anche il fotografo di Venezia che, tra uno scatto e l'altro ai matrimoni, ha nascosto allo Stato incassi per 200 mila euro. «Parassiti della società», come recita la nota pubblicità della Presidenza del Consiglio, che anche ieri sono stati passati al setaccio dai finanzieri di Ascoli, Perugia e Cagliari, che hanno ripreso il tour di blitz avviato da qualche mese nelle città e nelle località vip. Da Cortina a Roma, passando per Milano o Firenze. Puntuali ad ogni visita i berretti verdi pizzicano nuovi furbetti, evidentemente per nulla scossi dalle parole di Giorgio Napolitano, che meno di due settimane fa pensando a questa gente aveva detto: si tratta di persone che «portano avanti logiche asociali e di disprezzo del bene comune, che non meritano di essere associati alla parola Italia». Eppure sono in tanti. Stando al bilancio del primo quadrimestre della Gdf, duemila evasori totali hanno nascosto al fisco redditi per sei miliardi di euro. Vuol dire che ogni giorno cinquanta milioni vengono sottratti alle casse dello Stato, a danno di tutta la collettività. E a questi va aggiunta l'Iva non pagata per 650 milioni di euro, cioè altri 5,4 milioni di euro ogni giorno dall'inizio dell'anno. Una voragine senza fondo per i conti pubblici già dissestati. L'IDENTIKIT «Nessuna categoria è potenzialmente da escludere», scrive la Finanza cercando di tracciare l'identikit dell'evasore. Ed infatti evadono commercianti, imprenditori, impresari e professionisti. Quasi la metà dell'evasione scoperta (47 per cento) è stata scovata nel settore del commercio all'ingrosso e al dettaglio e in quello delle costruzioni edili, seguono le attività manifatturiere (11 per cento), quelle professionali, scientifiche e tecniche (5,7 per cento), quelle di alloggio e ristorazione (5,5). L'elenco dei furbetti è lungo e comprende ogni escamotage pur di non pagare le tasse. Ci sono, ad esempio, due società di Roma che gestiscono diversi teatri di cabaret e un centro divertimenti con bowling e ristorante: la prima ha dimenticato di dichiarare tre milioni, la seconda quattro. E c'è un centro di macellazione carni di Messina che ha evaso trenta milioni. Come? In questo caso, i marchi di riconoscimento di alcuni animali, morti nelle stalle per cause varie o già macellati, venivano messi su altri capi di bestiame arrivati da circuiti clandestini. E non è finita: i finanzieri hanno scoperto un commerciante di Avellino che aveva realizzato una concessionaria d'auto nella sua abitazione, con tanto di piazzale per l'esposizione di mezzi, evadendo 2,6 milioni, e un commercialista di Genova che ha omesso di presentare la dichiarazione dei redditi dei suoi sessanta clienti, nascondendo redditi per 13 milioni. Fino ad arrivare al professionista di Udine che non ha pagato un euro di tasse dal 2006: peccato che percepiva redditi da lavoro autonomo, una pensione e l'affitto di alcuni immobili di sua proprietà. Nella lista non poteva mancare la signora in Porsche, una donna di Ravenna con tanto di villa hollywoodiana a Milano Marittima e vacanze in alberghi a cinque stelle: spese sostenute non grazie a «regali» avuti - come ha cercato goffamente di giustificarsi - ma alla sua attività di intermediazione per una grossa società del Nord, che le ha permesso di accumulare redditi per due milioni. Neanche a dirlo, tutti in nero. Un'auto della Guardia di Finanza Foto AnsaQuanto raccolto nei primi quattro mesi del 2012 con controlli e operazioni a tappeto della Guardia di Finanza. «Parassiti della società», come recita la nota pubblicità della Presidenza del Consiglio. Il Consiglio d'Europa ha adottato a Strasburgo una risoluzione a larga maggioranza che mira a rafforzare la lotta all'evasione e alla frode fiscale. Il testo, non vincolante ma dal forte peso simbolico, si rivolge al Fondo monetario internazionale, all'Ocse e ai singoli Stati, affinché aumenti la pressione sui Paesicheconosconoregimifiscalifavorevoli, classificati come «paradisi fiscali». Il nome della Svizzera, che dal 1963 fa parte dei 47 membri del Consiglio, nonvienecitatoespressamente-precisa il sito online della Rsi, la radiotelevisionesvizzeraitaliana.Visi fariferimentoperòinunrapportoannesso,nelqualelaConfederazionefiguraalprimopostodeiparadisifiscalialivellomondiale, davanti alle Isola Cayman, al Lussemburgo, a Hong Kong e agli Stati Uniti. La risoluzione chiede in sostanza la soppressione del segreto bancario e l'introduzione di uno scambio automatico delle informazioni, strumenti che permetterebberoaivarieraridirecuperare decine di miliardi di euro in tempi brevi. I rappresentanti elvetici di tutti i partitisisonotuttioppostiallarisoluzione. Consiglio d'Europa Risoluzione contro i paradisi fiscali IL CASO Duemila evasori totali nascondevano sei miliardi al fisco MARCO TEDESCHI Treni: debutta “Italo” Battesimodel ferro oggiper Italo, il treno adalta velocità del Gruppo Ntv di Montezemolo e già si registra «un tasso di occupazione elevato» dei convogli, dice l'ad Giuseppe Sciarronecheieri,daNapoli,città dacuipartiràil primotreno domanialle ore7,ha illustrato programmi e prospettive della società concorrente di Trenitalia. 13 SABATO 28 APRILE 2012
L'incontro era stato richiesto e concordato da qualche giorno. E così ieri, ad ora di pranzo, Silvio Berlusconi è arrivato al Quirinale, accompagnato come sempre da Gianni Letta, per una colazione di lavoro con il presidente della Repubblica. Un'ora in tutto, poco più, per un colloquio che si è svolto in un clima certamente diverso da quello dei mesi precedenti all'andata via del Cavaliere da palazzo Chigi per consentire a Mario Monti, ed al governo dei tecnici, di affrontare la drammatica crisi economica che ancora crea affanni. RIBADITA COLLABORAZIONE È stato un colloquio all'insegna della collaborazione da parte dell'ex premier che ha confermato la sua intenzione di continuare a sostenere l'esecutivo in carica. L'impegno è stato preso e al momento non ci sono condizioni tale da doverlo annullare. Resta però il problema, per il leader del centrodestra, di dare risposte alle inquietudini del proprio elettorato. Forzare, ma non troppo. Non dare la sensazione che l'esecutivo risponda più ad una parte che all'altra della originale maggioranza d'emergenza che lo sostiene in parlamento. Andare avanti con la politica di questi mesi ma tenere presente che in quella parte dell'elettorato c'è la maggior parte di persone colpite da decisioni come quella riguardo alla tassa sulle case, l'Imu che il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ha già chiesto duri per un solo anno. E po c'è la questione delle riforme. Massimo impegno su quelle istituzionali ed elettorale è stato ribadito da Berlusconi al Capo dello Stato, che più volte ha rivolto sollecitazioni in questo senso. Ma c'è ancora da affrontare quella della giustizia, la spina nel fianco dell'ex premier che da anni ha in testa le sue idee che, però, non è riuscito a condurre in porto. Nel corso del colloquio, definito «collaborativo» dal Quirinale, con amarezza il Cavaliere avrebbe accennato a Napolitano alle sue rinnovate difficoltà di questi giorni, al fango su di lui, all'accanimento di cui sarebbe vittima. Il presidente della Repubblica avrebbe colto l'occasione dell'incontro per ribadire le sue posizioni, ricordando anche quanto da lui detto in questi giorni, l'ultima volta a Pesaro, a proposito della necessità di arrivare a determinate riforme, almeno le più urgenti, un obbiettivo ancora possibile, da raggiungere attraverso un impegno comune tale da portare il Paese fuori dalla crisi e dare, con la crescita, una prospettiva a quanti, i giovani innanzitutto, lottano per un futuro migliore. LE RIFORME NECESSARIE La regolamentazione delle intercettazioni, il disegno di legge anticorruzione, la responsabilità civile dei magistrati. Insomma tutti i temi da tempo sul tappeto. Anche queste sono «riforme necessarie per contrastare all'antipolitica» a parere di Berlusconi che ha riconfermato la disponibilità del suo schieramento a sostenere il governo e ci ha tenuto a fornire un chiarimento sull'allarme diffuso l'altro giorno su una possibile marcia indietro del Pdl sulla riforma del lavoro. Comunque, e lo ha ribadito, bisogna che l'esecutivo la smetta di puntare sulle tasse e individui la strada della crescita come prioritaria. C'è quel passaggio dell'Iva al 23 per cento in settembre che è lì a segnare un altro possibile strappo con l'elettorato. Ed al massimo tra un anno si vota. Foto di Daniele Badolato / Lapresse ROMA mato e ripeto che la gestione esecutiva e gli adempimenti amministrativi della presentazione delle liste non era di mia diretta competenza, in quanto sempre stata, in ogni tornata elettorale, di responsabilità di un apposito ufficio del partito. Terrò personalmente informati i cittadini attraverso i mezzi di comunicazione di quanto avverrà in seguito». Solidarietà all'esponente del Pdl da parte di tutto il suo partito e dello stesso Formigoni, ormai costretto ogni giorno a fare i conti con la pressione politica legata ai sempre più numerosi casi giudiziari lombardi. Solo al Pirellone si contano dieci consiglieri indagati e diverse dimissioni da incarichi importanti, come quelle del leghista Davide Boni dalla presidenza del consiglio regionale. Poi ci sono le inchieste sulla sanità privata lombarda che infastidiscono il governatore per via delle amicizie con il lobbista Piero Daccò e con l'ex assessore Dc Antonio Simone, entrambi indagati per le presunte sottrazioni di denaro alla Fondazione Maugeri. In particolare Daccò, per il quale la procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio nell'ambito del procedimento sul crac del San Raffaele, sarebbe l'amico di vecchia data che ha pagato le vacanze vip al governatore. Circostanza ancora non smentita, che mette in imbarazzo Formigoni. Così le opposizioni in regione, ma non solo, ormai ogni giorno chiedono le dimissioni del presidente lombardo e il ritorno alle urne. Al primo consiglio al Pirellone, appena dopo le amministrative, il Pd presenterà una mozione di sfiducia per fare cadere il governatore. Che per ora resiste. Firme false, i giudici indagano Podestà Firme false Guido Podestà con Roberto Formigoni Berlusconi al Quirinale morbido sul governo duro sulla giustizia Colazione di lavoro con il presidente per Silvio Berlusconi in un clima diverso da quello degli ultimi mesi dello scorso anno. Disponibilità ribadita a sostenere il governo Monti ma più attenzione all'elettorato di centrodestra. MARCELLA CIARNELLI Truffe, leghista suicida Siètoltolavitaperavereautenticatodellefirmefalse.Sarebbequesto,secondoquanto riferito dal procuratore di Parma Gerardo Laguardia, il motivo per cui Pier Angelo Ablodi, consigliere provinciale della Lega Nord, si è suicidato nei giorni scorsi gettandosi dalla finestra di casa. In una lettera Ablodi, 58 anni, avrebbe spiegato le ragioni del suo gesto. 17 SABATO 28 APRILE 2012
derazione della sinistra (Prc e Pdci) e una lista civica. La candidatura se l'è conquistata sul campo in anni di battaglie d'opposizione (è in consiglio comunale dal 1998) contro le giunte di centrodestra. È un “nativo” del Pd, perché non proviene da nessuno dei due partiti fondatori dei democratici (Ds e Margherita), ma ha iniziato a far politica con l'Ulivo di Prodi. In verità a un certo punto nel centrosinistra era spuntata anche l'ipotesi primarie. Chieste dal presidente della Provincia Stefano Baccelli (anche lui Pd). Ma poi non se n'è fatto nulla perché la coalizione aveva già trovato un accordo sia sul programma che sul nome di Tambellini. Il sindaco uscente, Mauro Favilla, s'è trovato solo col Pdl. Cinque anni fa lui, vecchio democristiano (ha 78 anni), la carta con cui il centrodestra riuscì rimettere insieme i cocci nonostante le divisioni interne a Forza Italia, le aspirazioni dei centristi dell'Udc e le rivendicazioni di An. Fu un'operazione “nostalgia” ideata da un altro storico esponente della Dc lucchese Piero Angelini (classe 1936), già deputato e sottosegretario ai tempi della Prima Repubblica. Favilla, già sindaco della città nel 1972 (40 anni fa, quando, per rendere l'idea, Eddy Merckx infilava uno dietro l'altro Giro, Tour e record dell'ora e la Fiat mandava in pensione la 500 sostituendola con la 126) e per 12 anni, quella nostalgia democristiana la interpretava benissimo. Peccato che dopo cinque anni i primi a dirgli basta siano stati proprio gli eredi dello Scudo Crociato. L'Udc ha scelto d'appoggiare il suo predecessore Pietro Fazzi. E cioè quel sindaco berlusconiano che proprio dal 1998 lasciò immaginare che da Lucca fosse possibile capovolgere la Toscana. Poi però litigò con l'allora potentissimo Presidente del Senato Marcello Pera e la sua stella si eclissò. Ma neppure il Terzo Polo a Lucca è unito perché i finiani di Fli invece sostengono l'ex assessore Luca Leone. In più contro Favilla, sempre sul versante centrodestra, corre anche il suo assessore Maurizio Dinelli, già capogruppo regionale di Forza Italia poi caduto in disgrazia per divergenze con Denis Verdini. E anche la Lega Nord corre da sola. E tuttavia l'addio che Favilla rischia di pagare di più è quello del suo “inventore” Angelini che ha deciso di correre in proprio con la sua lista civica che 5 anni fa prese quasi il 10% dei voti. Ma che la nostalgia Dc pesi ancora tanto è tutto da valutare. L'incognita per Tambellini potrebbe essere rappresentata casomai dall'area del non voto e dalle liste di protesta come quella dei grillini capitanati da Daniela Rosellini alimentate dagli scandali Lusi e Lega sul finanziamento pubblico. Anche per questo Tambellini per finanziare la propria campagna ha scelto una strada un po' in salita, ma molto trasparente chiedendo 5 euro massimi a testa. Perché è «meglio poco da tanti, che tanto da pochi» spiega. Foto Ansa Arturo Parisi Il candidato del centrosinistra Alessandro Tambellini, Pd DELLECITTÀ/3 LA LETTERA Caro direttore, chiamato personalmente in causa dall'intervista rilasciata al suo giornale da Luciano Violante, sono costretto a chiederle ospitalità per qualche chiarimento e puntualizzazione. Non certo per ricordare a Violante che non sono sono «in Parlamento da 17 anni» ma dal dicembre del 1999, quando ci arrivai dopo una competizione aperta in una suppletiva che mi vide difendere nel collegio di frontiera, nel quale abitavo da trent'anni, l'Ulivo e solo l'Ulivo. E non lo ricordo per alleggerirmi del peso di questi infiniti dodici anni ma per evocare appunto quel tipo di competizione alla quale, secondo Violante, la nuova legge elettorale dovrebbe ricondurci grazie, dice lui, al ritorno della elezione dei parlamentari nei collegi uninominali. Violante avanza il sospetto che anch'io sia caduto in quello che definisce il «berlusconismo, il principio per cui l'avversario, presunto o effettivo, ha sempre e comunque torto». Conviene sorridere. Non foss'altro perché, appunto, col medesimo Berlusconi proprio Violante porta avanti trattative e si appresta a stringere patti. Sarebbe più semplice riconoscere che da vent'anni il nostro campo è attraversato da due linee alternative che si contendono legittimamente il campo. E in questa contesa Violante sta da sempre su un fronte diverso dal mio. Ripeto: legittimamente e, aggiungo, con tutta la sua nota competenza ed esperienza. Tutti e due sappiamo infatti che il nostro sistema politico e istituzionale, dopo una infinita transizione, è finito in una contraddizione che dobbiamo sciogliere. Solo che io penso che questa contraddizione debba essere svolta in avanti, allargando il potere dei cittadini in nome di quell'articolo 49 che vuole i partiti solo come uno strumento messo nelle loro mani «per determinare la politica nazionale». Lui pensa invece che debba essere sciolta riconoscendo di nuovo il primato dei partiti, senza i quali la democrazia è un nome vano. E infine una parola circa il contributo dato all'antipolitica da parte dei professionisti della politica. No. All'origine dell'antipolitica non sono i professionisti che, come Violante, mettono la loro professionalità al servizio della sovranità dei cittadini. Sono invece quelli ai quali si riferiva Giacomo Ulivi, il giovane partigiano cattolico che il presidente Napolitano ha voluto ricordare il 25 aprile. «Tutti i giorni ci hanno detto che la politica è un lavoro da specialisti - ci lasciò scritto Ulivi nella sua indimenticabile lettera. - E invece la cosa pubblica siamo noi; dobbiamo curarla direttamente come il nostro lavoro più delicato e importante». Sono i professionisti che in nome della loro professionalità hanno in questi anni rivendicato il diritto di guidare la cosa pubblica, quelli che hanno raccontato la politica come «un lavoro di specialisti», come un affare dei professionisti da difendere dalla passione e dal dilettantismo dei cittadini. Gli «specialisti» che sembrano, ripeto sembrano, lavorare in questi giorni a una nuova legge elettorale che restituisce solo in parte ai cittadini il diritto di eleggere i propri parlamentari, e in aggiunta li esclude dal diritto di partecipare alla scelta del governo. Sono «gli specialisti della politica» che in questi anni hanno lavorato per aggirare e annullare il voto dei cittadini, a cominciare da quello sul finanziamento dei partiti. Sono questi gli «specialisti» che vanno spingendo la rabbia dei cittadini nelle braccia dei demagoghi. CARO VIOLANTE, I CITTADINI DEVONO SCEGLIERE I GOVERNI 15 SABATO 28 APRILE 2012
IL COMMENTO SE CEDE IL MURO DEL RIGORE Caso Cesaroni: assolto Busco Dopo 22 anni nessuna verità L'ANALISI C he cosa è accaduto, nelle ulti-me ore, nelle stanze segrete della cancelleria di Berlino? Perché Angela Merkel è passata dall'attacco frontale a François Hollande e alla sua richiesta di rinegoziare il patto fiscale a ben più concilianti promesse di mantenere la «relazione speciale» con Parigi chiunque sarà il nuovo presidente? p SEGUE A PAGINA 2 C inquantaquattro. L'Italia rin-corre primati: sono cinquantaquattro, dall'inizio del 2012, le donne morte per mano di uomo. L'ultima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l'età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. p SEGUE A PAGINA 19 Europa, si rompe il tabù: l'austerità va superata Sentenza Il giudice: non ha commesso il fatto p TARQUINI PAGINE 22-23 Si arena la riforma della legge Gasparri. Ora cresce il rischio della proroga p LOMBARDO PAGINA 10 Lucca, il Pdl dissolto la svolta è possibile D'Antoni e Baretta: migliorare la riforma Ai giovani medici dico che restare in Italia per fare ricerca è una grande sfida. Loro sono un patrimonio straordinario e saranno la salvezza del nostro Paese. Rita Levi Montalcini Lorella Zanardo L'Italia senza equità Più 4,3% nella bolletta della luce È una stangata da 2200 euro Intanto c'è chi non paga le tasse: scovati 2mila evasori Cgil, Cisl e Uil insieme: battaglia per un fisco giusto Parla Renzi: «Comuni al collasso Firenze violerà il patto di stabilità» Rai, resa del governo Il Pd: non voteremo un cda lottizzato Paolo Soldini “ Intervista Fitoussi: le risorse ci sono, è questione di scelte p ANDRIOLO DI GIOVANNI SACCHETTI PAG. 2-5 p FRULLETTI PAGINE 14-15 AMMINISTRATIVE p BUCCIANTINI FRANCHI PAGINE 6 E 12 PER FERMARE I FEMMINICIDI In libreria www.guerini.it Giulio Sapelli L'inverno di Monti Il bisogno della politica Monti vede Barroso: misure per lo sviluppo. Merkel apre In Spagna 24% di disoccupati p PAGINA 24 LAVORO 1,20 Sabato 28 Aprile 2012 Anno 89 n. 117 www.unita.it Fondata da Antonio Gramsci nel 1924
«L'UNITÀ CULTURA» SULLA RAI Su Rai Educational, a «Terza pagina», Stefania Scateni, a capo della redazione cultura del quotidiano «l'Unità», annuncia i temi che si leggeranno sulle pagine culturali della prossima settimana. La trasmissione sarà in onda oggi alle ore 21.00 – in replica alle ogni 4 ore – su Rai Scuola, Digitale terrestre e TivùSat e domani ore 06.00 su Rai2. Il Tempo Oggi SIENA, UNIVERSITÀ DEL JAZZ Nasce a Siena la prima «università» del jazz italiana. Il Ministero dell'Istruzione ha infatti accreditato con la qualifica di Alta Specialità i corsi tenuti alla Fortezza Medicea da Fondazione Siena Jazz, sede didattica ma anche di ricerca e produzione musicale. Siena Jazz è tra i primi soci della International Association of Schools of Jazz. Pillole NORD Molte nubi su tutte le regioni con precipitazioni sparse, specie su Liguria e settore alpino. CENTRO Molte nubi su Sardegna e Toscana con locali piogge; nubi in aumento sulle restanti regioni. SUD Estese velature su Sicilia ie Campania; soleggiato altrove. Domani NORD Cielo molto nuvoloso con precipitazioni, anche a carattere di rovescio. CENTRO Nuvoloso su tutte le regioni con piogge sparse. SUD Nuvolosità irregolaresulle restanti regioni con maggiori spazi di sereno sulle aree joniche. Dopodomani S figa: non fai a tempo ad arri-vare là dove ti spingono i tuoidesideri, in questo caso alla notorietà e nella vetrina delle novità, che rischi di salutare tutto questo bendidio in un soffio. Infatti, ecco che Grillo deve ora fare i conti con il «Partito dei Pirati italiani». Emanazione nostrana di un movimento neo-libertario, ben piantato nella rete, diffuso su scala mondiale e recentissima grande sorpresa elettorale in Germania e in Austria. Parteciperanno alle elezioni italiane, faranno quel che faranno ma intanto con chi se la prendono? Ma con Grillo! Lo accusano di dispotismo e si dicono certi di raccogliere consensi proprio nei suoi territori dove cresce lo scontento per quel sacrale livore con cui il capo-non-capo «indica la strada» ai fedeli. Giurano: non abbiamo un leader, e così scavalcano nella tecnologia societaria ancora il pastore dei grillini, sistemato nella bacheca del passato. Chi la fa l'aspetti. NORD Sereno con locali annuvolamenti sulle aree occidentali; tendenza ad aumento della nuvolosità. CENTRO Sereno su tutte le regioni con locali annuvolamenti poco significativi. SUD Condizioni pressochè stabili su tutte le regioni. Culture ZOOM ROMA Una corona di fiori per Antonio Gramsci a 75 anni dalla morte. Ieri una delegazione della Fondazione Gramsci guidata da Beppe Vacca, Ugo Sposetti e altri democratici di sinistra hanno reso omaggio all'intellettuale sardo al Cimitero Acattolico. Gramsci è stato ricordato anche a Cagliari dove è stata posta una targa sulla facciata dell'ex liceo ginnasio Dettori, nel cuore della Marina, dove il filosofo e politico studiò dal 1908 al 1911. Una targa in marmo bianco con il profilo di Gramsci: «Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza». «Quello che colpisce di Gramsci è la forza del pensiero», ha sottolineato il sindaco Massimo Zedda. «Era un uomo piccolo, non poteva incutere timore fisico, eppure spaventava governi e dittature. La sua vicenda deve essere un esempio per i nostri giovani perché abbiano la certezza che solo attraverso l'istruzione e la cultura si possano fare passi in avanti». Fiori per Gramsci a 75 anni dalla morte NANEROTTOLO Il partito dei pirati Toni Jop S tefano Benedetti è unconsigliere comunaledel Pdl di Massa: già mi-litante di AvanguardiaNazionale (il cui leader massese fu Piero Carmassi, guardiaspalle di Stefano Delle Chiaie, col quale fu nella Spagna di Franco, nel Cile di Pinochet e altre belle avventure), poi missino, poi di Alleanza Nazionale, poi con Storace nella Destra, fino a confluire nel Pdl. Era stato Benedetti a dar vita alle ronde locali, subito abortite, che aveva chiamato con un acronimo che fa rabbrividire: Sss – Soccorso sociale e sicurezza. Ben difficile pensare che a Benedetti fosse sfuggita l'assonanza. Qualche giorno fa Benedetti ha scritto sul suo profilo web: «Oggi, abbiamo svolto l' iniziativa coi ragazzi di Forza Nuova, che al contrario di quanto dicono gli stolti comunisti di Lenzoni, sono veramente persone serie che credono in una società migliore e più giusta. Sono militanti che fanno politica gratis alla faccia di Grillo e spero per il futuro di potere fare altre iniziative». E poi: «Intanto un risultato lo abbiamo ottenuto, la pulizia della piazza e almeno oggi non si è visto neanche un brutto muso di rom o di delinquente perché, molto probabilmente, qualche Kapò comunista di quelli che vivono dei finanziamenti delle associazioni umanitarie, gli ha consigliato di non farsi vedere in zona. Infatti, il vero problema sono proprio loro: i pezzenti comunisti tolleranti che si interessano solo degli scarti della società, l'importante che siano drogati, ladri, prostitute e finocchi, tutta gente emarginata e vittima della società (?!)». Questo testo si offrirebbe a un' analisi dettagliata, ma sintetizziamo: questa è vera barbarie. I vertici del Pdl, hanno per caso qualcosa da dire in proposito? O dovremo pensare che questo sia il vero idem sentire di quella comunità di individui? BARBARIE SENZA SMENTITE BUONE DAL WEB Marco Rovelli www.alderano.splinder.com 45 SABATO 28 APRILE 2012
per la prima volta, oltre la metà di loro (il 52%) è senza lavoro. Come dire: se la Spagna deve ripartire e i suoi giovani sono in queste condizioni, il futuro non è proprio chiaro. I numeri continuano: 1 milione e 700mila case, in tutto il Paese, sono abitate da disoccupati. Non il padre o la madre: tutti i componenti, soprattutto i maschi (ma qui è una guerra tra poveri). I dati sull'attuale disoccupazione, come lo stesso governo ha ammesso, sono i più alti d'Europa e, allo stesso tempo, sono arrotondati “per difetto” rispetto a quel che succederà da qui alla fine dell'anno, quando in Spagna la disoccupazione arriverà al 25%. Un lavoratore spagnolo su quattro, senza occupazione. E questo mentre Rajoy ha promesso di portare il deficit iberico dall'attuale 8,5% al 3%. In due anni. E in un momento di recessione. INDIETRO DI VENT'ANNI I numeri sulla disoccupazione riportano indietro la Spagna di quasi venti anni. Siamo nel 1994, con il penultimo governo di Felipe González, quando il potere socialista è a un passo da abdicare ai piedi di José Maria Aznar. Il boom della transizione stava finendo e il sogno era quello di una Spagna capace di guidare l'Europa e l'America Latina nel XXI secolo. In parte, va detto, le cose sono anche andate così, ma soprattutto grazie all'indebitamento della popolazione. Oggi, Rajoy ha già calato l'asso di una riforma del mercato del lavoro che, da inizio anno, sta già iniziando a dare i primi risultati: euro di risparmio per i conti ma file di persone davanti agli uffici di collocamento. Accusata dai sindacati e dal Partito Socialista guidato da Alfredo Pérez Rubalcaba di essere uno dei fattori dell'attuale crisi, la nuova legislazione sul lavoro ha aperto ai licenziamenti facili (sia per malattia che nel settore pubblico, oltre che per ragioni economiche). I primi a pagare dazio sono stati i pompieri della Comunità Valenciana, feudo popolare crollato nella corruzione: 1.800 lavoratori della tv pubblica locale pronti a perdere il lavoro, dopo anni di faraonismo (Coppa America, Granprix di Formuna 1, ecc). La «mala politica» popolare a Valenzia è arrivata al capolinea, tanto che ieri il governo regionale si è visto obbligato a privatizzare l'intera sanità, impossibilitato a pagare persino un'aspirina. I sindacati (Ugt e CcOo) sono già pronti a scendere nuovamente in strada, dopo lo sciopero generale del 29 marzo. I socialisti, in questa situazione, sembrano incapaci di reagire. Sento parte della responsabilità ma anche la debolezza di un partito ancora troppo diviso dai voti locali e dall'uscita di scena di Zapatero. Anche perché l'economia spagnola è tanto ferma che, sempre secondo lo stesso governo, la disoccupazione fermerà la sua corsa solo nel 2015. Anno fissato anche da Standard& Poor's: solo tra tre anni, Madrid tornerà a costruire lavoro. Da qui l'abbassamento di affidabilità della Spagna (da A a BBB+). In questa situazione, i numeri riempiono giornali, web e tv spagnole. Come quelli citati ieri dal responsabile dell'Economia del governo, Luis de Guindos: servono 8.000 milioni di euro di nuove entrate per rispettare i diktat europei di bilancio. Ergo: nuovo aumento dell'Iva, già portata al 18% da Zapatero. Il governo romeno di centrodestra guidato da Mihai Razvan Ungureanu è stato battuto in Parlamento in un voto di censura. La sfiducia, di fatto, pone termine a un governo entrato in carica neanche tre mesi fa. In tutto sono 235 i parlamentari che hanno votato a favore della mozione di censura, quattro in più dei 231 voti richiesti. Si tratta di una mozione che si opponeva in particolare al programma di privatizzazioni. Ora toccherà al presidente Traian Basescu di designare un nuovo premier incaricato di formare un governo a soli sei mesi dalle elezioni. L'Unione social-liberale (Usl), l'alleanza di centrosinistra tra socialisti e liberali, s'è detta «pronta ad assumersi la responsabilità di formare un nuovo governo», secondo quanto ha comunicato uno dei due presidenti della Usl Victor Ponta. Il governo cade in un momento particolarmente delicato. Proprio in questi giorni è a Bucarest una delegazione dell'Ue e del Fmi incaricata di effettuare una valutazione sulle riforme strutturali romene nell' ambito del accordo per un prestito precauzionale da 20 miliardi di euro deciso nel 2009 e ribadito a marzo 2011. L'esecutivo sperava di ottenere il via libera a un aumento dei salari dei dipendenti pubblici, tagliati del 25 per cento nel 2010. Inoltre, sul tappeto c'è anche la delicata questione di una serie di privatizzazioni, tra cui quella della grande miniera di rame Cupru Min. La nomina di Ungureanu a febbraio aveva provocato polemiche. Questo perché il giovane primo ministro veniva direttamente dall'incarico di capo dei servizi segreti. Ungureanu aveva tentato di accreditarsi immediatamente nominando un governo inedito, formato da un mix di tecnici e politici di lungo corso. Da subito il premier s'era reso conto che traghettare la Romania attraverso riforme dolorose sarebbe stata impresa ardua. Alla fine s'è dimostrata una missione impossibile. «La svolta al vertice di giugno» Prossimo appuntamento: il Consiglio europeo di giugno. «Dobbiamo impegnarci senza tregua» Il premier Mario Monti accolto dal presidente della Commissione europea José Manuel Barroso a Bruxelles Foto Ansa Romania, dopo soli 4 mesi cade il governo dei tecnici Olanda, si vota il 12 settembre Leelezionianticipatein Olandasi terrannoil 12settembre: lo haconfermatoil premier uscente Mark Rutte. «La parola spetta ora agli elettori» ha detto il premier, che ha presentato le proprie dimissioni lunedì scorso, dopo il fallimento dei negoziati con l'alleato, il Pvv del leader di estrema destra Geert Wilders, sul tema di un nuovo pacchetto di austerità. 5 SABATO 28 APRILE 2012
dei compiti di scuola; il senso di incertezza e di inappartenenza che dà crescere in una città fatta di confini che sembrano rughe e cicatrici su un corpo - «un contraddittorio sentimento di vivere al centro e insieme alla periferia della vita». Arrivano i libri, gli amori, la teoria e la pratica dell'esistenza: dialoghi amorosi e ore passate nel retrobottega di una libreria, dove si alimentano la passione per le letterature mitteleuropee e il sentimento, sempre più preciso, di «vivere in una città di carta, coperta dalla letteratura come l'impero, in una parabola di Borges, è coperto dalla sua mappa disegnata dai cartografi». ROMANZI E ARTICOLI E una mappa di Magris come si disegna? È fatta delle linee del suo stesso volto, o dei luoghi che ha visitato e raccontato? È fatta delle diramazioni della sua scrittura - saggio, romanzo, articolo di giornale, teatro, meditazione e talvolta pura e assoluta contemplazione delle cose, del mondo. È fatta degli alfabeti che conosce e frequenta, delle letture, degli incontri di una vita, di tutto ciò che in essa si è accumulato e che lui ha cercato di non perdere, di trattenere. È andato molto lontano ma mai al punto da dimenticare lo spazio fra via del Ronco, il Caffè San Marco, la Chiesa del Sacro Cuore, il Giardino. Mai troppo lontano per dimenticare Piazza Unità e il Porto Vecchio. E soprattutto il mare come si vede da lì, dal Molo che si chiama Audace, o dagli scogli di Barcola - il mare con il suo «respiro profondo, è un grande blu nel quale i raggi del sole tremano e si flettono, lance che si spezzano nelle onde, ma su quello schermo i colori si sentono ancora di più - i colori delle cose, della loro vicinanza e lontananza, del mondo tangibile che esiste là fuori e arriva benevolo alla corteccia cerebrale, rosso, azzurro, giallo, per farsi vedere toccare desiderare». All'inizio della bellissima mostra sulla Trieste di Magris allestita a Barcellona lo scorso anno si leggeva, su una parete nera, questa frase: «Bellissima città ma ti pare di non essere in nessun luogo». Nessun luogo o un luogo che ne comprende moltissimi: stanza dopo stanza gli occhi si potevano fermare su valigie accatastate, e i piedi calpestare gommapiuma azzurra che facesse pensare al Danubio, le orecchie indugiare su musica viennese, sul ronzio di frasi pronunciate nelle tante lingue della città, o sulla voce sottile di Umberto Saba, di cui era ricostruita la caotica e vitalissima bottega di libraio. Ma quante cose contiene e ha contenuto una città come Trieste? Magris deve avere imparato da lei a mescolare alto e basso - il castello di Miramare e un'osteria -, a impastare minuscole storie private a una storia più grande e possente, a difendere la tradizione e a interrogarla, ma anche quegli «oggetti che si emancipano da ogni totalità e da ogni ordine complessivo e si presentano in primo piano nella loro vita disgregata e segreta», a riconoscere nel vento - a Barcola, all'ora del tramonto - o nel mare la spinta ad alzare la testa da noi stessi, dalle occupazioni e dagli impegni che l'iscrizione «all'albo professionale della realtà» comporta. Da Trieste Magris deve avere imparato a viaggiare, non solo su piste remote, ma nelle strade sotto casa, nella foresta che agli occhi di un bambino è anche un semplice giardino pubblico. Da Trieste ha imparato a leggere i viaggi sulla faccia degli altri, e magari a raccoglierli con la scrittura - come fa in Danubio e in Microcosmi -; a riconoscere gli spazi dove «trionfa, vitale e sanguigna, la varietà». La nomina senza imbarazzo, questa varietà dell'esistenza: sa che è «deposito, ossidazione, grasso rappreso»; e per questo non esagera mai con la vernice (talvolta «scrivere è coprire, una sapiente mano di vernice data alla propria vita, sino a farla apparire nobile»), anzi lascia emergere grumi, storture, ferite, deviazioni, ombre. L'opera letteraria di Claudio Magris - come mostra questo primo Meridiano ottimamente curato - ha la pienezza e la vastità che possono avere solo i luoghi. Sinceri, incapaci di mentire e di nascondere le contraddizioni che contengono, carichi di mistero, di stratificazioni, di possibilità. Primo di due volumi che raccolgono un'ampia selezione delle opere di Magris, questo presenta i suoi scritti fino al 1995, dai primi saggi sulla cultura mitteleuropea al passaggio alla narrativa con «Danubio», fino a «Le voci». Dai saggi sulla Mitteleuropa a «Danubio» e «Le voci» I luoghi di Magris a Trieste 1 - Molo Audace 2 - Piazza Unità 3 - Porto Vecchio 4 - Barcola 5 - Giardino pubblico 6 - Chiesa Sacro Cuore 7 - Via del ROnco (Caffè San Marco) 8 - Via San Nicolò (Libreria Antiquaria) Opere Vol. 1 Claudio Magris A cura di Ernestina Pellegrini pagine CLXIX-1680 euro 60,00 I Meridiani Mondadori Torna «Poiesis» a Fabriano Musica e teatro, cinema e poesia: questo è Poiesis, il Festival di Fabriano ideato e diretto da Francesca Merloni, che ritorna puntuale nell'appuntamento di fine maggio nel week-end dal 25 al 27 con ospiti come Rem Koolhas, Pierfrancesco Favino, Elisa, Paolo Fresu e Danilo Rea, i fratelli Taviani, Carolyn Carson e Julian Schnabel. Il libro 39 SABATO 28 APRILE 2012
I n bilico tra poesia e prosa, co-me un funambolo che tenta dinon guadare giù per mantene-re il perfetto equilibrio in volosul quel filo sottilissimo, Eleo-nora Danco mescola e amalgama i suoi ingredienti: versi, dialoghi e slang romanesco. Un bel mix di linguaggi. Niente di nuovo per una come lei che ha sempre «giocato» con le parole (tra i suoi lavori ricordiamo Sabbia, Ero purissima, Me vojo sarvà...). Sperimentare. Sembra essere questa la sua parola d'ordine, che coniuga in varie forme. La scelta stessa di far recitare insieme tre artiste così diverse (in scena con lei ci sono Lunetta Savino e Valentina Lodovini) altro non è che un tentativo di spingere il pedale finché può. Un intrattenimento violento, appunto, come ci dice lo stesso titolo dello spettacolo, andato in scena per la prima volta un paio di anni fa ai Giardini della Filarmonica (Roma) con un cast del tutto diverso e ora riproposto all'interno della rassegna «RomaCittàTeatro 2012» diretta da Orazio Torrisi. A produrlo tra l'altro è la Charlot Produzioni di Michele Placido, che prima dell'inizio dello spettacolo ha ammesso: «un atto coraggioso produrre uno spettacolo di Eleonora Danco, ma ne vale la pena». E quando si apre il sipario la donna rana, la donna scarpa e l'anima in pena fanno il loro ingresso: corpi che gridano, che interagiscono con la città, che si agitano inseguendo quel flusso di coscienza che sgorga dall'animo delle tre donne. La relazione tra città e adolescenza nella vita adulta, ecco, questo è il nodo centrale. E per adolescenza - spiega Eleonora Danco - s'intende «l'impulso, anche inconscio, di esprimersi senza memoria. Personaggi che ne sono consapevoli, che rimuovono, o che subiscono la loro condizione. I protagonisti di Intrattenimento violento continua Eleonora - sono intrisi di vitalità, hanno bisogno di affermarsi, ma non vanno da nessuna parte. Finiscono, spariscono. Mi sono ispirata a Roma, a quello che percepisco della mia città. A Roma è tutto esposto, tutto fuori, come in un teatro, ma allo stesso tempo non succede niente, è tutto fermo». È come se le tre donne in scena tentassero in tutti i modi di uscire dalla loro solitudine, senza però riuscirci. E così restano immobili in uno spettacolo vorticoso. Il festival La rassegnaGabriele Lavia www.unita.it FRANCESCA DE SANCTIS Un ragazzo e una ragazza, giovanissimi. Nel bosco si incontrano, si avvicinano l'uno all'altro, oltrepassano la linea d'ombracheseparal'adolescenza dall'etàadulta. Le parole che hanno ispirato questo spettacolo sono tratte da Il Galateo in bosco (1978), poema di Andrea Zanzotto. Nel nome di Zanzotto Nel bosco compagnia CapoTrave nell'ambito di «Kilowatt spring. Rassegna di teatro contemporaneo» Oggi, Teatro Pietro Aretino Arezzo Ritorna anchequest'annoalTeatrodella Tosse «Pre-visioni», la rassegna dedicata alle compagnie emergenti del territorio giunta alla seconda edizione. Sul palco si alterneranno le compagnie e gli artisti vincitori del bando di concorso lanciato a inizio stagione. I giovani in campo «Pre-visioni» rassegna teatraledi artistie compagnieemergenti Genova, Teatro della Tosse dal 3 al 5 maggio Dopo l'allestimento di Tutto per bene, Gabriele Lavia torna al teatro di Luigi PirandelloconLatrappola, testodel1912del quale oltre all'adattamento e alla regia è anche interprete nel ruolo del protagonista, accompagnato da Giovanna Guida e Riccardo Monitillo. Pirandello La trappola di Luigi Pirandello diretto e interpretato da Luigi Pirandello Roma, 2 e 3 maggio, Teatro Biblioteca Quarticciolo 5 e 6 maggio, Teatro Tor Bella Monaca I DEBUTTI Teatro IN CITTÀ CON ELEONORA E LE ALTRE Danco, Savino, Lodovini tra flussi di coscienza e conflitti interiori Intrattenimento violento di Eleonora Danco con Lunetta Savino, Valentina Lodovini, Eleonora Danco regia di Eleonora Danco Teatro Piccolo Eliseo, fino a domani *** «Intrattenimento violento» con Valentina Lodovini, Eleonora Danco, Lunetta Savino fdesanctis@unita.it 43 SABATO 28 APRILE 2012
Sono risultati ancora provvisori quelli del censimento 2011 che l'Istat ha presentato ieri, il primo con «più testa e meno gambe» come ha detto il presidente Enrico Giovannini, riferendosi all'utilizzazione del web che ha consentito anche di contenere le spese: «dieci euro per abitante, meno di quello americano che costa 34 euro e più alto di quello della Gran Bretagna che costa 8,7 euro». Un risultato raggiunto anche grazie al lavoro di oltre quattrocento precari, assunti per concorso a tempo determinato, che al massimo nel 2014 perderanno il posto e che hanno manifestato con forza il loro disagio e la loro protesta nell'occasione della presentazione. Il presidente Giovanni ha letto un loro comunicato ed ha confermato l'impegno a trovare una soluzione, sempre nell'ambito di tagli e ristrettezze sempre più pesanti. Anche perché la diminuzione degli addetti non consentirebbe di completare il lavoro in corso e di non procedere a quel progetto di «censimento continuo» che i vertici dell'Istat hanno illustrato. Quelli diffusi ieri sono dati che già forniscono immagini utili della popolazione e delle loro abitazioni al 9 ottobre, la data scelta per fotografare un Paese alle prese con grandi difficoltà e con una drammatica crisi che è anche nel dato preoccupante che vede triplicare in dieci anni quanti abitano in case di fortuna: tende, roulotte e baracche. Ci vivono 71.101 famiglie. Erano trentamila. Un aumento «vertiginoso» secondo lo stesso Istituto. L'Italia si avvia ai sessanta milioni di abitanti. Per l'esattezza i censiti sono 59.464.644, il 4 per cento in più, più donne che uomini dato che sono 52 ogni 100 abitanti. Ma se ci fosse la verifica che gli uomini sono Prime istantanee dell'Italia fornite dal quindicesimo censimento Istat. Il 9 di ottobre 2011, rispetto a dieci ani prima, la popolazione cresce ma grazie agli stranieri. Aumenta il disagio e le famiglie rimpiccioliscono. MARCELLA CIARNELLI La società L'Italia del censimento Settantamila famiglie vivono nelle baracche p I primi dati Istat Stranieri triplicati nell'arco di 10 anni. Nuclei familiari sempre meno numerosi p 59.464.644 i cittadini censiti, le donne sono il 52%. 14 milioni di persone abitano da sole in casa ROMA Genitori e alunni all'uscita di scuola Primo Piano18 SABATO 28 APRILE 2012
Il governo si è arreso, al solo tentativo di mettere mano alla consolidata lottizzazione della Rai e al prraticello mediatico di Berlusconi. Il ministro Giarda ha chiuso l'argomento informando alla Camera che per la riforma della governance, la modifica dei criteri di nomina, «non c'è più tempo», data «l'imminente scadenza del Cda». Si cancella così la promessa di «sorprese» e interventi fatta dal presidente del Consiglio, Mario Monti, alla platea televisiva di Fabio Fazio, a gennaio. Ora si rischia di prorogare l'attuale Cda non solo fin dopo le amministrative, ma magari fino alle elezioni politiche, per la gioia del Pdl (salvo Bonaiuti) che vuole mantenere Lorenza Lei come direttore generale. Oppure il nuovo vertice si dovrebbe rinnovare con i criteri spartitori della legge Gasparri in commissione di Vigilanza. Il presidente, Sergio Zavoli aprirà il seggio dopo l'approvazione del bilancio Rai da parte dell'assemblea degli azionisti (il 4 e l'8 maggio, ma potrebbe slittare). IL PD FUORI DAL TAVOLO Ma sul voto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, non cambia idea: «Il Pd non torna indietro, se non cambia la legge non votiamo, gli altri partiti vorranno si voteranno i loro consiglieri da soli, così sarà un 9 a zero», conferma Matteo Orfini, responsabile Informazione del Pd, «e in questo caso il governo Monti, il centrodestra e chi parteciperà si dovrà assumere le proprie responsabilità su questo grave vulnus». L'uscita di Giarda era inaspettata, e «come si fa a dire che non c'è più tempo quando per sei mesi il governo si è inabissato? Monti dica che questa Rai gli va bene così, con Lorenza Lei dg e la lottizzazione». Ieri anche la segretaria della Cgil, Susanna Camusso, ha criticato la mancata promessa del governo, così come Bonanni della Cisl. E anche l'Usigrai in un tweet afferma che «chi vuole la riforma Rai dopo le parole di Giarda deve avere il coraggio di litigare con Monti. Noi lo sosterremo. No alla prorogatio», anche perché il Cda, di centrodestra, non ha preso in considerazione «i piani editoriali del Tg1 e della Tgr», compresi i vicedirettori. E al Tg1 per le amministrative resta in campo la squadra minzoliniana. Il non partecipare al gioco da parte del Pd, comunque vada, mira a far esplodere il bubbone, tanto più nlombardo@unita.it Il governo ha fatto indietro tutta e non tenta neppure di riformare i criteri di nomina dei vertici Rai. Il Pd non torna indietro: con i criteri della legge Gasparri non voterà. Probabile la proroga dell'attuale Cda. NATALIA LOMBARDO Foto di Claudio Peri/Ansa Primo Piano Rai, il governo s'arrende il Pd no: «Non votiamo un altro Cda lottizzato» pDopo la rinuncia dell'esecutivo a riformare i criteri di nomina dei vertici, si rischia la proroga pDi Pietro a Zavoli: valutiamo candidati al di fuori dei partiti. Camusso: da Monti promessa mancata La direttrice generale della Rai, Lorenza Lei, all'incontro "Leader. Femminile Singolare" Politica e informazione 10 SABATO 28 APRILE 2012
SIMONE DI STEFANO ROMA S ono stanco, ora sentosolo il bisogno di fer-marmi». Le dimissionidi Pep Guardiola arriva-no all'improvviso, èstressato e si ferma, anche se nessuno ci crede veramente, tanto è che tutte le pretendenti all'allenatore più vincente degli ultimi anni si sono già attivate. I tifosi sognano, ma saranno in pochi a permettersi l'asta. E se l'esternazione di stanchezza lascia qualche dubbio sul fatto che Guardiola si possa rimettere da subito sul mercato, si tende a dare maggior credito al seguito, a quel «poi magari un giorno mi sveglierò e capirò che vorrò ancora allenare e tornerò a farlo...». Attorno a lui si profila un valzer degli allenatori senza precedenti, con effetto domino tutto da decifrare ma inevitabile. Su Guardiola ha messo gli occhi mezza Europa, ma i campionati “Guardiolabili” si riducono a Serie A e Premier League. Fosse per il cuore, Guardiola non avrebbe dubbi, verrebbe in Italia. Per ovvie ragioni passate, avendo militato con Roma e Brescia al tramonto della sua carriera, l'ormai ex tecnico del Barça conosce molto meglio il calcio nostrano rispetto ad altri campionati e per questo, sul gradino più alto tra le favorite ad accaparrarsi il suo projecto si pongono le due milanesi, in un derby in salsa catalana sotto la Madonnina. «MA CHE BEL BARCELLONA...» Nel Milan è ormai evidente la crisi tecnica che sta colpendo Massimiliano Allegri, eliminato proprio dal suo possibile successore ai quarti di Champions, anche l'ultimo obiettivo rimasto rischia di scivolar via per mano della Juventus di Conte. Le continue liti con i giocatori, e il fatto che Berlusconi non abbia mai speso parola in sua difesa fanno pensare che allegri il prossimo anno possa fare le valige. Sia Silvio che la figlia Barbara invece furono generosi di complimenti con il Barcellona, dopo il recente doppio confronto in Champions League. E l'impressione è che anche se Allegri dovesse riuscire a scalzare il secondo tricolore consecutivo, al Diavolo il vento è destinato a virare. Il Milan ha bisogno di tornare al lustro continentale di una volta, e in fila ci sono due ex: Costacurta e Van Basten, ma un pensierino a Guardiola non è peccato. Le stesse considerazioni le fa il rivale Massimo Moratti, che non ha mai smentito il desiderio di portare alla Pinetina il re degli allenatori. L'incognita in casa nerazzurra è rappresentata dall'attuale tecnico, Andrea Stramaccioni. Che nell'ultimo periodo è riuscito a raddrizzare la canaglia interista mettendo prepotentemente nel mirino il terzo posto. Se dovesse riuscire a centrarlo, l'Inter rischia lo stesso incartamento della Roma con Montella lo scorso anno. Alla fine l'Aeroplanino tolse l'impaccio alla nuova società giallorossa, fallendo da solo l'obiettivo e auto-svincolandosi pacificamente. Se Stramaccioni centrasse la Champions, per Moratti non sarebbe semplice sostituirlo. Lo potrebbe fare solo con un nome altisonante. Ma non c'è solo Guardiola in lizza, si annusano anche Spalletti, Villas-Boas, o un clamoroso ritorno di Mourinho. Ma non va trascurata la variante Cesare Prandelli. L'attuale ct della Nazionale attende una chiamata dall'Inter per poter discuterne con la Federcalcio, e magari lasciare la Nazionale dopo gli Europei, ma non può essere il ct a fare il primo passo. A quel punto si aprirebbe anche un valzer per la panchina azzurra, con Allegri e Capello in pole. In Serie A sicuri della panchina sembrano solo Conte e Guidolin, mentre in fermento ci sono Napoli, Lazio e Roma. Per i giallorossi si fa proprio il nome di Allegri, ma non va trascurato un ritorno di fiamma «Mi fermo qui» Guardiola lascia il Barcellona «Forse mi prendo un anno sabbatico». Il suo cuore lo porta in Italia, ma gli inglesi sono più ricchi La scelta apre il valzer delle panchine eccellenti Pep Guardiola, l'anno prossimo non sarà più l'allenatore del Barcellona PEP È STANCO CHIUDE LA FABBRICA DEI SOGNI www.unita.it Movimenti Sport Adesso Milan e Inter partiranno alla carica. E poi Prandelli... 46 SABATO 28 APRILE 2012
universitaria di 260 mila studenti. LE PROTESTE DEGLI STUDENTI Link, rete che raccoglie gli universitari degli atenei di 14 città, ha già scatenato la protesta con una articolata campagna che rifà il verso a quella dell'Atac (se quella ufficiale è “«Roma viaggia con te», gli studenti hanno ripreso la stessa grafica ma con lo slogan «Roma viaggia senza di noi»), con banchetti in ogni facoltà e con una raccolta firme digitale che in meno di 24 ore ha già raggiunto le mille adesioni. «E' una beffa. Noi da 4 anni chiediamo che anche i fuorisede devono avere le stesse agevolazioni sui trasporti dei residenti e ora Alemanno le toglie a tutti – dice Diana, coordinatrice Link Roma – la distanza con le altre capitali europee diventa sempre più abissale». Identica la posizione dei Giovani Democratici. E anche in consiglio comunale è guerra. L'opposizione non dimentica gli ultimi scandali che hanno visto l'azienda dei trasporti al centro delle cronache: parenti e amici di sindaco, consiglieri e giunta oltre a elementi dell'estrema destra capitolina assunti a pioggia mentre le finanze dell'Atac andavano allo sfascio per un servizio certo non all'altezza di una capitale europea. «La Giunta non può far pagare ai cittadini le conseguenze di Parentopoli e di anni di gestione fallimentare di Atac», commenta il consigliere provinciale Gianluca Peciola di Sel. E giovedì il Pd dell'Aula Giulio Cesare ha presentato un ordine del giorno per ripristinare i pagamenti mensili. «In un momento di crisi non si può chiedere a pensionati e studenti di pagare quelle cifre - spiega il consigliere del Pd Paolo Masini – è la cartina di tornasole della famosa politica per famiglia di cui si riempie la bocca il Pdl ad ogni udienza papale ma intende tartassare le famiglie più deboli e favorire quelle dei loro amici con posti di lavoro in Atac e Acea». Uno sciopero della fame davanti a un aeroporto. Perché, strano a dirsi, a non partire è proprio quello. Così Giuseppe Di Giacomo ex sindaco Pd di Comiso e deputato all'Ars inscena la clamorosa protesta per la mancata apertura di un'infrastruttura pronta ma ancora chiusa. Nonostante tutte le fasi già superate, dal finanziamento europeo al bando di gara, al completamento dei lavori. Nonostante «ci siano 60 vigili del fuoco – tiene a sottolineare lui - mantenuti qui da due anni dallo Stato, accasermati a Ragusa a non fare nulla. Per una spesa di 2,5 milioni di euro». Perché «L'Italia è questa, non c'è niente da fare, e mi si deve spiegare cosa mai voglia dire allora Crescitalia… come può crescere questo Paese se le infrastrutture per cui sono stati spesi e si spendono un sacco di soldi al giorno restano chiuse e paralizzano il rilancio». Intanto, fin qua, l'iter dell'aeroporto ragusano è avanzato a forza di proteste. Già, perché Di Giacomo da ieri è in un Camper sorvegliato da volontari 24 ore al giorno, da medici che lo supportano, assieme a tutto il suo partito, il Pd di Comiso. Ma non è che la terza eclatante protesta, e ogni volta, solo così «s'è smosso qualcosa». La prima volta, nel 2009, s'incatenò ai cancelli dell'aeroporto: «E le procedure di completamento della struttura furono terminate». La seconda solo l'anno scorso quando andò a Catania, per occupare quell'altra struttura: il terzo scalo d'Italia la cui società gestrice la Sac ha vinto, in una jointventure con soci privati, la gara bandita dal Comune di Comiso per gestione dell'aeroporto di cui possiede il 65% delle azioni. Così, occupando “simbolicamente”, lo scalo catenese, ottenne l'attivazione dei collaudi. Ora, con il digiuno, iniziato ieri e annunciato già da giorni, chiede questo: «Noi cittadini abbiamo o no il diritto di sapere con esattezza quale sarà la data d'avvio delle operazioni di volo?». E finché non otterrà una risposta «non mi muovo da qua». «Siamo tutti con Di Giacomo, nella speranza che, a Roma come a Comiso, questa iniziativa risvegli l'interesse e porti finalmente ad azioni concrete per l'apertura dell'aeroscalo, per il bene di Comiso, della provincia di Ragusa, e di tutta la Sicilia sud-orientale», spiega il segretario cittadino del Pd di Comiso, Gigi Bellassai. LE PROTESTE DEGLI AGRICOLTORI Eppure si tratta di un'ampia zona di mare, con spiagge californiane e set televisivi che hanno infiammato gli appetiti turistici, grazie a Camilleri e al suo commissario Montalbano. Una zona tra le più ricche del meridione, dove a ogni piè sospinto c'è una serra. E basta passeggiare tra queste aziende per sentire la stessa richiesta di Di Giacomo: «Aprite quell'aeroporto». Perché gli agricoltori dei famosi Pachino, per esempio, sanno che l'esportazione rilancerà il commercio. Un aeroporto per low cost e cargo pronto, già dal 2009, dopo la progettazione avviata dal Comune di ComiSo. Perché come spiega Bellassai: «È nato da un'iniziativa popolare. Dopo essere stato base militare, poi chiuso, poi utilizzato come centro umanitario per la guerra in Kosovo, su iniziativa dello stesso Comune ci fu concessa l'apertura. Ottenendo un finanziamento di 56 milioni di euro circa. Mentre la Regione, ha stanziato 4,5 milioni di euro. Abbiamo assistito a tutte le sfilate. Ma da questo governo, di tecnici ci aspettavamo ben altro». Intanto, nelle more di un Paese bloccato da lunghi iter burocratici, il suo utilizzo l'ha trovato: è diventato una pista da corsa per auto sportive, così è stato documentato in un video dai ragazzi della Fabbrica di Comiso lo scorso dicembre. Mentre l'economia è paralizzata, le Porsche e le Ferrari sfrecciano sotto lo sguardo interessato dell'attuale sindaco, Giuseppe Alfano, anche lui nel video. Lo stesso che appena insediato decise che il nuovo nome dell'aeroporto, quello di Pio La Torre, non andava bene. Il sindaco Giuseppe Alfano, che si è battuto perché non fosse intitolato a Pio la Torre, preferisce vedere le corse delle auto spoertive. Ma la struttura è pronta e ci sono anche i vigili del fuoco. COMISO (RAGUSA) DELITTO DI ENNA L'aeroporto è fermo E l'ex sindaco ora fa lo sciopero della fame MANUELA MODICA p Comiso Di Giacomo, deputato regionale Pd, ha iniziato ieri la protesta p Sprechi La struttura costa più di 2,5 milioni all'anno. Ci corrono le auto ENNA Cominciano ad emergere i primi particolari di come Francesco Lo Prestihauccisolafidanzatadi20anniVanessaScialfaaEnnamartedìscorso.L'uomo, disoccupato 34enne, sarebbe stato accecato dalla gelosia dopo che la fidanzata, in un momento di intimità, aveva pronunciato il nome dell'ex compagno. La lite che ne è nata, ha portato Lo Presti a strappare un cavo elettrico e con questo a strangolare la giovane, soffocandola anche con un fazzoletto. Una volta resosi conto dell'omicidio Lo Presti ha avvolto il corpo della vittima in un lenzuolo e dopo averlo caricato in auto lo ha abbandonato lungo la Statale che da Enna conduce a Caltanissetta, lanciandolo da un cavalcavia in prossimità della ex minieradiPasquasia. Leindagini adesso sono volte a chiarire se l'omicida abbia agitosotto l'effetto di sostanze stupefacenti, una risposta che potranno dare gli esami tossicologici disposti dagli inquirenti. «Ha parlato del suo ex mentre stavamo a letto» Il fidanzato confessa Montelupo F.no, 27 Aprile 2012 in concordato preventivo Prot. n° 235 Convocazione Assemblea dei Soci Per il giorno Lunedì 14 Maggio 2012 alle ore 9,30 in prima convocazione e per Sabato 26 Maggio 2012 alle ore 9,30 in seconda convocazione, presso la sede sociale, in Montelupo F.no, Via Sammontana n. 15 (locale ????????????????????????????????????????Soci di Consorzio Etruria scarl, per la Parte Ordinaria con il seguente ordine del giorno: 1. Comunicazioni del Presidente; 2. ????????? ????????????? ???? ???????????? ?? ?????????? ??????? ?????? ?? ?????????? ??????? ?? ?????? ??????? ?????? definitiva mancata accettazione della carica di Consigliere da parte del dott. Leonardo Pagni. Proposta di riduzione del numero dei componenti del Consiglio di Amministrazione; 3. Varie ed eventuali; e per la Parte Straordinaria con il seguente ordine del giorno: 4. Denominazione della Società Beneficiaria della Scissione; 5. Individuazione del numero e designazione dei componenti del Consiglio di Amministrazione, designazione dei componenti del Collegio Sindacale e della Società di Revisione della Cooperativa Beneficiaria della Scissione e determinazione dei relativi compensi; 6. Varie ed eventuali. Ciascun socio potrà presenziare anche mediante delega da rilasciarsi ad altro socio. Cordiali saluti. Il Presidente: Riccardo Sani “Salva i ciclisti” a Roma Roma e Londra unite per una città a misura di bici. In Italia appuntamento alle 15 ai Fori Imperiali con “Salvaiciclisti”. «Sarà in piazza l'Italia che cambia strada, che desidera e esigeunamobilitàdiversa,ciclisticaenonviolenta».Previstounflashmobconimanifestanti che si sdraieranno a terra a ricordo dei 2.500 ciclisti italiani morti negli ultimi 10 anni. 29 SABATO 28 APRILE 2012
Cara Unità VIA OSTIENSE, 131/L - 00154 - ROMAMAIL lettere@unita.it Dialoghi Luigi Cancrini La satira de l'Unità virus.unita.it Un'Italia multireligiosa VINCENZO CASSIBBA www.unita.it JOE MONTENERO* Sostiene Tabucchi Antonio Tabucchi non è stato solo uno scrittore capace di toccare le corde del cuore ma un intellettuale socialmente impegnato come pochi negli ultimi anni del secolo scorso e in tutti questi dell'attuale. Quindi un ricordo alla sensibilità ed al pensiero di colui che ha cercato di risvegliare le coscienze anche quando “premetteva note contenenti asciutti ragguagli di tipo informativo”. Con Sostiene Pereira ci ha fornito un esempio di come pure nei momenti più bui delle nostre storie del novecento, l'intellettuale trovava la strada per la denuncia e per l'opposizione allo stato di cose esistente. Anche quando tutto questo voleva dire mettere a repentaglio la propria vita. Ecco, vorrei con lo stesso sorriso di Pereira (incredibilmente reso da Mastroianni), poter avere il coraggio oggi di denuncia di tanto che ci circonda. Sì perché resistere oggi alle nostre latitudini non è solo un problema economico globale; e non è nemmeno farsi carico di situazioni più grandi di noi che si discutono e si dibattono sempre e ripetutamente nei talk show televisivi e sulle pagine dei giornali. E non si risolvono mai per legge nei parlamenti. Resistere per noi è qui ed adesso alle mafie, alle tante mafie che ci circondano. Coloro che si sentono parte di un contenitore di idee e di valori che si chiama Sinistra, dovrebbero da ora in poi avere l'onestà intellettuale di parlare contro le mafie. Sui giornali, nei talk show, nelle aule istituzionali dove si trovano eletti. Condannare la mafia, le mafie ancoraprima di ogni manovra economica, farlo qui con gli esempi piccoli e medi sul territorio, incalzare chi sbaglia, denunciare chi non agisce e chi aspetta la denuncia per paura di agire. Con un sorriso come quello di Pereira e della sua Liberazione. Che la terra ti sia lieve, compagno Tabucchi. *Altrisud AURELIO CASATI Precisazione A partire dal mese di settembre 2003, e per i successivi cinque mesi, la ASL Roma G trattenne unilateralmente e senza preavviso le competenze spettanti alla società Centro Clinico Colle Cesarano S.p.A., proprietaria ed esercente della Casa di Cura privata “Colle Cesarano” e della Comunità “Villa Maddalena”, fino alla concorrenza di circa 2,5 milioni di euro, già regolarmente fatturati e pagati nel 2002. Tale circostanza causò una crisi finanziaria della società di tali proporzioni da pregiudicare la gestione delle attività sanitarie di ricovero, oltre al pagamento degli stipendi, dei fornitori e degli oneri bancari, con conseguente revoca dei fidi bancari. Mentre la gestione delle strutture sanitarie passava alla società Geress srl, socia di maggioranza, in forza di un contratto di affitto di ramo d'azienda recepito dalla Regione Lazio con decreto di Giunta del settembre 2004 e scaduto ad agosto 2009, si avviavano procedimenti giudiziari a carico del solo presidente del Consiglio di Amministrazione della società Centro Clinico Colle Cesarano S.p.A., ing. Aurelio Casati. Questi è stato assolto in tutti i procedimenti perché il fatto non sussiste, con sentenze passate in giudicato. Gliaspetti più significativi emersi nel corso dei procedimenti, evidenziati in sentenza, consistono nel riconoscimento del contributo fondamentale dato dal Casati che, in qualità di socio di minoranza ha fatto fronte in proprio al fabbisogno finanziario della società nel periodo di crisi, evitando la chiusura dellastruttura sanitaria; nel comportamento “ingiustificato” della ASL Roma G e nel nesso causale tra tale trattenuta e la successiva crisi finanziaria. Allo stato attuale, le strutture sanitarie sono ancora attive, così come la società Centro Clinico Colle Cesarano. ANGELO BARON Otto per mille e finanziamento ai partiti Premesso che ritengo coerente con la Democrazia il sostegno economico dello Stato ai partiti, naturalmente con altre modalità sia sul quantum che sul controllo di come sono impiegate queste somme, leggosulla stampa in questi giorni che le varie congregazioni religiose italiane raccolgono attraverso l'otto per mille della dichiarazione dei redditi la bella cifra di oltre un miliardo di euro l'anno. Nessuno si scandalizza per questo e forse pochi sanno dell'entità di questo “finanziamento pubblico” alle varie Chiese. Non si potrebbe inserire nel modello Unico un'opzione per destinare una parte di questa somma al finanziamento dei partiti? Si stabilirebbe il principio della scelta da parte dei cittadini si eliminerebbe un onere per lo Stato. RISPOSTA Le tangenti di Finmeccanica andavano alla Lega e, udite udite a Comunione (Corruzione) e liberazione. Ai seguaci del Dio Odino e agli emuli del povero Don Giussani. In un Paese alle prese da sempre con il finanziamento, con soldi rigorosamente pubblici, delle organizzazioni religiose (dai tempi della Democrazia Cristiana a quelli del Berlusca e di Don Verzè) la novità vera è quella per cui a ricevere i soldi dello Stato ci sono oggi anche i seguaci di un Dio pagano. Tutti protestano indignati la loro innocenza, ovviamente, stringendosi intorno al loro alfiere celeste (della Lega e di Odino oltre che di Comunione e Liberazione) Roberto Formigoni ma quello che si apre di fronte al popolo italiano è oggi uno scenario estremamente interessante (e perturbante): ai soldi del finanziamento pubblico e lecito dei partiti si devono infatti aggiungere, per capire l'entità del problema, quelli legati al finanziamento pubblico (illecito) che alcuni partiti e associazioni pseudoreligiose hanno ricevuto in questi anni dai manager privati piazzati in posti strategici dell'amministrazione di Enti che utilizzano a loro favore i soldi di tutti noi. E adesso ci sarebbe anche l'«odore» di una tangente di 10 milioni di euro da parte di Finmeccanica per favorire gli affari della Lega ? Per il Dio Po, ma sta Lega non si sarebbe risparmiato proprio nulla per mantenersi «dura e pura»... 27 SABATO 28 APRILE 2012
Fronte del video L'INTERVENTO SE IL MODELLO È TEDESCO E così anche Gianluca Pini, la nuova facciatelevisiva della Lega, ultimo arrivato nelcosiddetto circo mediatico, antagonista di Reguzzoni e del “cerchio magico”, ha le sue belle grane giudiziarie. Non si tratta però, almeno finora, di niente che abbia a che fare con lo schifoso abuso dei soldi pubblici. Si tratterebbe di frodi personali, anzi aziendali, perché Pini avrebbe “svuotato” una sua azienda che importava caffè dalla Malesia. Operazioni complicate, condite di capitali scudati e altri inghippi per noi difficilmente comprensibili, messi in atto allo scopo di non pagare le tasse dovute. Che poi sarebbe un furto pure quello, ai danni dello Stato e di tutti noi. E dire che quasi quasi il Pini ci era diventato simpatico, perché era entrato in casa nostra (cioè nei talk show) con la sua parlata emiliana e un fare un po' meno sgradevole. È vero che non ci vuole molto a essere televisivamente più sopportabili di Calderoli, Salvini e Cota, però, in fatto di leghisti, bisogna imparare a tenere sotto controllo la propria fiducia nel genere umano. Leghista scudato mezzo svergognato Maria Novella Oppo I l disegno di legge sulla riforma del mercatodel lavoro è entrato in questi giorni nel vivodel suo iter parlamentare. Non un “ultimomiglio”, ma un cantiere attivo, in cui il Partito democratico inciderà concretamente migliorando i contenuti del testo e rilanciando, nel tema specifico delle relazioni industriali, un modello pienamente partecipativo. Sul versante delle correzioni, i nodi da sciogliere sono quelli indicati molto chiaramente su queste colonne da Cesare Damiano e Tiziano Treu. Le modifiche proposte dal Pd riguardano, in estrema sintesi, il potenziamento delle protezioni e degli ammortizzatori sociali, come pure l'istituzione di strumenti più incisivi di lotta al precariato che, specialmente nel Mezzogiorno, rappresenta una piaga esiziale. Temi che vanno affrontati all'interno di una azione organica, capace di coniugare l'indispensabile aumento della competitività con l'ampliamento delle tutele e dei diritti dei lavoratori. È qui che la fase correttiva deve saldarsi ad una visione e ad uno slancio riformista di portata strategica. La riforma del mercato del lavoro rappresenta la più grande occasione di cui disponiamo per mettere sul tavolo alcuni dei più importanti capitoli che compongono il nostro attuale modello di sviluppo, rendendoli più solidali, stabili e partecipativi. In tema di relazioni industriali è il momento di aprire a strumenti concreti di democrazia economica. La via è quella della partecipazione dei lavoratori alle decisioni strategiche d'impresa, elemento qualificante del sistema tedesco, che tutti indicano come vincente. Significa garantire ai lavoratori poteri decisionali attraverso una rappresentanza in specifici organismi aziendali. Modello pienamente prefigurato dalla nostra Costituzione, che nell'articolo 46 riconosce «il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende». Il lavoro che abbiamo di fronte in Parlamento, sotto questo profilo, non chiude una fase ma, al contrario, apre un cammino comune. Un percorso che deve coinvolgere strutturalmente il corpo sociale. I teorici della fine del metodo concertativo dovrebbero riflettere sul ruolo che ha avuto il Partito democratico nelle correzioni apportate al disegno governativo originale di riforma del mercato del lavoro, a cominciare dal superamento del nodo dei cosiddetti licenziamenti economici infondati. Scoglio superato grazie al lavoro dei sindacati e alla capacità di ascolto e di mediazione di Pier Luigi Bersani. Una impostazione che si fatica a non definire “concertativa”, e che ha permesso all'esecutivo di superare un ostacolo su cui rischiava seriamente di incagliarsi. L'indicazione del reintegro in caso di licenziamento economico è sacrosanta e corrisponde in pieno al modello tedesco. Ma non si può guardare a Berlino con un occhio solo. Bisogna puntare a introdurre strumenti di democrazia economica, adattando al modello italiano un pilastro fondamentale su cui regge il successo della Germania. Non esiste momento più propizio per muoverci in questa direzione. Per dare concretezza a un sistema che affranchi il rapporto tra imprese e lavoro dalla mera logica dei rapporti di forza, rifondandolo su basi di reciproca e responsabile cooperazione. L a ricorrenza del 25 apri-le di quest'anno ha mar-cato alcune importantiprecisazioni quanto mai opportune, particolarmente in quest'epoca politicamente confusa ed incerta segnata dalla più feroce crisi economica dopo quella del '29, crisi che è anche sociale e morale. Le esclusioni di alcuni leader politici che rivestono ruoli istituzionali, come Renata Polverini e Gianni Alemanno, dalle celebrazioni della Resistenza Antifascista, organizzate dall'Anpi, possono apparire come ingiustamente discriminatorie solo a chi guardi al significato della liberazione dal nazifascismo in modo superficiale o peggio strumentale. L'antifascismo non è un optional da indossare il giorno della festa. L'antifascismo è il pensiero fondativo della nostra democrazia, è l'humus in cui è stata concepita la nostra mirabile Costituzione. La Costituzione italiana e la Carta universale dei diritti dell'uomo, che su di essa venne modellata, sono libri sacri laici che proclamano ed edificano il patto per una nuova umanità di persone uguali, libere, affratellate da un comune senso di giustizia. Gli articoli enunciati al presente implicano tuttavia una sollecitazione progettuale rivolta al futuro perché i diritti vengano inverati nel tempo, incessantemente. Lo statuto dei lavoratori, per esempio, fa parte del solco tracciato dai padri costituenti. Non si può massacrare la giustizia sociale e poi millantare uno spirito antifascista. Non si possono discriminare i gay, i rom, gli immigrati, affermare lo ius sanguinis come fondamento della cittadinanza, flirtare con i neonazisti e dire di condividere i valori dell'antifascismo. Era tempo di chiarirlo. L'ANTIFASCISMO NON È UN OPTIONAL VOCI D'AUTORE PIER PAOLO BARETTA Moni Ovadia MUSICISTA E SCRITTORE Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 22 SERGIO D'ANTONI La riforma del mercato del lavoro www.unita.it Il Pd ha avuto un ruolo decisivo nelle correzioni al testo L'importanza della concertazione 24 SABATO 28 APRILE 2012
Foto Ansa «Un decreto anti-liberalizzazione». Così le Coop bocciano le nuove norme sulla vendita dei farmaci di “fascia C”, finora acquistati nelle farmacie tradizionali con la ricetta medica. Il governo, attraverso l'Aifa - Agenzia italiana del farmaco ha indicato in una lista le medicine della stessa categoria (“fascia C”) che potranno essere vendute anche senza ricetta nelle parafarmacie e nei punti vendita della grande distribuzione, come quelli delle Coop appunto. ALLE ORTICHE Si tratta di 220 farmaci che in realtà diventano 136 al netto dei doppioni. Questo perché se una stessa medicina negli anni ha ricevuto più autorizzazioni alla commercializzazione, magari perché cambiava qualcosa nelle istruzioni d'uso, nella lista dell'Aifa viene conteggiata più d'una volta. Ecco perché le Coop parlano non di «230 ma al netto solo 136 farmaci vendibili. A conti fatti - stimano le cooperative - si tratta di appena il 6 per cento delle vendite della fascia C». Dunque nessuna boccata d'ossigeno per i cittadini, sostengono le Coop: «Si è gettata alle ortiche una liberalizzazione che avrebbe potuto generare una riduzione dei prezzi per un valore di 250 mln complessivi a beneficio dei consumatori». Sulla stessa linea i consumatori di Adiconsum: «Una scelta veramente antiliberalizzazioni - dice il segretario Pietro Giordano - che riporta indietro di molti anni il nostro Paese. Il nostro giudizio è negativo anche per quanto riguarda l'omologazione dei requisiti strutturali dei corner a quelli delle farmacie vere e proprie, vanificando l'operato di tanti giovani farmacisti che non provengono da famiglie farmaciste». Il riferimento è al fatto che la legge prevede che i punti vendita della Gdo e le parafarmacie abbiano gli stessi requisiti ambientali, tecnologici, di conservazione e tracciabilità dei medicinali, delle farmacie tradizionali. Annullando di fatto le differenze tra i diversi punti vendita. Eppure «a dicembre il testo del decreto del governo lasciava intendere la liberalizzazione di tutti i farmaci di fascia C», dice Vincenzo Santaniello, direttore Innovazione di Coop Italia. «Del resto nei nostri punti vendita o nelle parafarmacie lavorano dei farmacisti laureati come quelli delle farmacie tradizionali». Poi però dal governo la palla è passata alle commissioni delle Camere e lì qualcosa è cambiato. A pesare, dicono i critici, sono i tanti farmacisti presenti in Parlamento, come il senatore Pdl Luigi D'Ambrosio Lettieri, segretario della commissione Igiene e Sanità del Senato e viceresidente della Fofi - Federazione Ordini Farmacisti Italiani - o i lobbisti dell'industria farmaceutica, praticamente libera di decidere le politiche di prezzo delle medicine da immettere sul mercato. All'elenco dei farmaci liberalizzati, va aggiunto quello dei farmaci in stand-by, ovvero che aspettano l'autorizzazione della commissione competente dell'Aifa. Sono 117 medicine. Il problema è che, proprio come i farmaci la commissione tecnico scientifica dell'Aifa è scaduta e va rinnovata. Ma sui tempi non è dato sapere. «Prendiamo atto che questo governo non è stato messo in grado di agire al meglio sul versante liberalizzazioni - riprendono le Coop - da parte nostra continueremo ad impegnarci perché quanto è stato realizzato finora possa avere ulteriori sviluppi, così come ci chiedono i nostri oltre sette milioni e mezzo di soci consumatori e così come chiede il libero mercato». Mentre per Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti, «bisogna dare atto al ministero della Salute e all'Aifa di aver operato la scelta dei farmaci che perderanno l'obbligo della prescrizione medica con molto equilibrio, tenendo presenti le effettive necessità del cittadino in termini di automedicazione ed evitando fughe in avanti che pure qualcuno auspicava». GIUSEPPE VESPO www.unita.it L'interno di una farmacia a Roma La liberalizzazione tradita Pochi farmaci nei supermarket Doveva essere la madre di tutte le liberalizzazioni. È partita male, ed è finita peggio. Alla fine i farmaci in fascia C che escono dalle farmacie sono pochissimi. La protesta delle Coop e delle parafarmacie. MILANO p La lista dell'Aifa riduce a 136 quelli di fascia C che perderanno l'esclusiva della farmacia pMolto contrariate le Coop: altra occasione sprecata per portare vantaggio ai consumatori Economia36 SABATO28 APRILE2012
Inizia l'era di Alessandro Profumo nel Monte dei Paschi, e a sancirlo è stata l'assemblea dei soci più significativa e "problematica" nella storia recente dell'istituto senese. Troppe le questioni sul tappeto per non complicare e allungare l'appuntamento di ieri. Nove ore trascorse a dibattere sui conti del 2011, archiviati con una perdita di quasi 5 miliardi di euro, e sull'identità di una banca che durante i due mandati del leader uscente, l'attuale presidente dell'Abi Giuseppe Mussari, si è trasformata da radicata realtà regionale a soggetto nazionale, anche grazie alla costosa acquisizione di Antonveneta. E ancora, nei numerosi interventi si è discusso sul ruolo della Fondazione Mps, che resta il maggiore azionista ma scende al 36,3% del capitale, ed il cui presidente, Gabriello Mancini, chiede «un rapido ritorno all'utile e ai dividendi», necessari per far affluire risorse al territorio, oltre che una «svolta» che passi attraverso un aumento dei ricavi e un taglio dei costi. Sullo sfondo una consapevolezza diffusa: con il nuovo piano industriale si dovrà realizzare un'ulteriore forte ristrutturazione dell'istituto. Ma ancor prima, entro la fine di giugno, bisognerà soddisfare le richieste di rafforzamento del capitale dell'Eba, l'autorità bancaria europea che ha penalizzato la forte esposizione del Monte ai titoli di Stato. Per farlo bisognerà con tutta probabilità ricorrere a dismissioni senza chiedere nuove iniezioni di capitale al socio di maggioranza. LARGA MAGGIORANZA Inizia l'era della presidenza Profumo ma non solo, sia perché a cambiare faccia è il consiglio d'amministrazione (9 nuovi membri su 12), sia per l'arrivo dell'amministratore delegato Fabrizio Viola, un manager non a caso esperto in ristrutturazioni. Profumo, comunque, ha saputo prendersi subito la scena con un gesto simbolico per un uomo che ha incassato una liquidazione milionaria in seguito all'abbandono del vertice di Unicredit. Eletto a larga maggioranza dall'assemblea dei soci, il neo presidente ha rinunciato ai 500mila euro di stipendio accontentandosi dei 60mila da consigliere. Un gesto che vuole anche rasserenare l'atmosfera locale, con il sindaco di Siena, Franco Ceccuzzi, che ha subito comunicato la decisione di Profumo al consiglio comunale.MARCO VENTIMIGLIA mventimiglia@unita.it L'alba di Talulla Il nuovo capitolo della trilogia horror letteraria di Glen Duncan in libreria dal 10 maggio www.isbnedizioni.it «Una versione aggiornata di Dracula, con i lupi mannari e riscritta da Bret Easton Ellis.» The Guardian Operazione sul capitale Monte Paschi, inizia l'era Profumo Risalire dalle perdite del 2011 Alessandro Profumo presidente, Fabrizio Viola amministratore delegato: l'assemblea dei soci di Mps ha eletto ieri i nuovi vertici dell'istituto oltre che rinnovato fortemente il cda (9 membri nuovi su 12). MILANO ALL SHARE 15.808,54 +1,83% FTSE MIB 14.778,90 +1,85% In breve p L'ex leader di Unicredit rinuncia subito allo stipendio da presidente pAssemblea dei soci tesa, pesano i conti e le incognite sul futuro Primo sciopero in Fiat nell'epoca post-accordo aziendale. Alle Meccaniche di Mirafiori per protestare contro l'intensificazione dei carichi di lavoro sfociatain unalitefraun capo eun'operaio. La Fiom ha proclamare l'agitazione di un'ora, ma anche Fim, Uilm e Fismichannodecisodiastenersidallavoro per mezz'ora. Dopo la firma del contratto aziendale nel dicembre scorso, si tratta del primo sciopero di questo genere che ha coinvolto circa un centinaiodioperai.Proprioilcontrattofirmato prevede che in caso di scioperi non annunciatitempestivamente, isindacati rischino di perdere ore di assemblee retribuite.Ma, ironiadellasorte, laFiom, in quanto non firmataria, non rischia questa “punizione”. A Mirafiori primo sciopero “unitario” alle Meccaniche FIAT Entro giugno bisognerà recepire le richieste di rafforzamento dell'Eba Alitalia e lo scalo Marco Polo L'Ad di Alitalia, Andrea Ragnetti e il presidente di Save, Enrico Marchi, hanno presentatoaVeneziaipianidisviluppodelGruppoAlitaliasull'aeroporto«MarcoPolo»: l'inaugurazione di una nuova base di Air One - lo Smart Carrier del Gruppo Alitalia - con l'avvio di 12 rotte nazionali e internazionali e nuovi aerei più moderni e confortevoli per i voli di Alitalia. TELEFONIA Samsung sorpassa Nokia e diventa leader mondiale Samsung mette a segno uno storico sorpasso su Nokia e diventa leader mondiale nella telefonia mobile battendo anche Apple nel segmento degli smartphone. Nel primo trimestre 2012, il colosso coreano ha registrato una quota del 25,4% del mercato mondiale dei telefonini vendendo 93,5 milioni di apparati con un incremento del 36% rispetto a un anno prima. BRUNELLO CUCINELLI Debutta a Piazza Affari e sbanca il listino: +49% Taglia il nastro di Piazza Affari e sbanca il listino con un balzo di quasi il 50% per cento. La prima Ipo del 2012, quella di Brunello Cucinelli, è un successo che non si vedeva da tempo. Ieri mattina le azioni sono letteralmente volate e spedite in asta di volatilità per eccesso di rialzo (+30 per cento). E a fine seduta il titolo, collocato a 7,75 euro è arrivato a 11,6 euro (+49,68%). CIR (DE BENEDETTI) Migliora utili e ricavi nel primo trimestre Nel primo trimestre 2012 il gruppo Cir ha realizzato un utile netto di 15,2 milioni di euro (+ 5,5%) e ricavi a 1.244,9 milioni (+11,6%). L'andamento nel 2012 sarà influenzato dall'evoluzione del quadro macroeconomico. EURO/DOLLARO 1,3250 37 SABATO 28 APRILE 2012
A Pio La Torre e Rosario DiSalvo la primavera ditrent'anni fa risultò brevee bugiarda. Li ammazzarono la mattina del 30 di aprile 1982, un agguato di mafia in una via stretta e diritta a pochi isolati da corso Calatafimi e dalla vecchia sede del Pci palermitano. Avevo venticinque anni e facevo il caposervizio di nera in un giornale a Catania. Cominciavamo alle quattro del pomeriggio, alle cinque la cronaca era già piena con le storie e le segnaletiche dei morti ammazzati che le guerre di mafia macinavano ogni notte in città. Agli sparati eravamo abituati: a raccontarli, a fotografarli, a raccogliere le lacrime d'odio dei parenti, le tracce di gesso sull'asfalto, le sillabe smozzicate dei funzionari di questura (“…un regolamento di conti, cose loro…”). Ci sentivamo giovani e sfacciati, e invece avevamo già sulla pelle la scorza cinica dei vecchi che su certi dolori, su certi rancori non s'emozionano più. Quei due morti di Palermo invece turbavano, emozionavano, lasciavano in bocca un sapore di fiele e di paura. Non era più la loro guerra ma la nostra, una cartolina dal fronte che ci richiamava tutti alle armi, tutti abili e arruolati, tutti citoyens in una Sicilia che non ammetteva più spettatori, o stavi con Di Salvo e La Torre, con Mattarella e Giuliano, con Terranova e Francese, oppure te ne restavi barricato nella tua esistenza, facendo finta di non capire che quello scannatoio era ormai il senso quotidiano della vita di tutti. Noi oggi ricordiamo i nostri morti come un galleria di uomini impavidi e illustri, tutti uguali nell'empito del sacrificio. Cosa Nostra i propri morti invece li sceglieva senza lasciare nulla al caso. Pio La Torre era un comunista ed era un siciliano, e questo poteva bastare. Mentre a Roma si discuteva sui filo dei se e dei ma il teatrino dei Cruise a Comiso, La Torre aveva portato in piazza mezza Sicilia, atei e credenti, comunisti e diccì, perché sapeva che il problema non erano i missili, la guerra atomica e gli americani ma la servitù imposta all'isola, l'idea che fosse sempre colonia: e se sei una colonia per quelli che giocano alla guerra nucleare, lo diventi a maggior ragione per quelli che non giocano affatto. Che le guerre le fanno e le vincono. Insomma, arrivò la notizia, c'infilammo in macchina io e il fotografo e ce ne andammo a Palermo a vedere i morti e i vivi, a rimettere insieme le frasi rimaste a metà, i gesti spezzati, la morte delle cose che stava dentro la morte di quei due uomini. Di quel pomeriggio ricordo una città desolata e la vecchia sede del Pci, cupa di rabbia, gonfia di stupore, vasta come una cattedrale. Ricordo le frasi che tornavano sempre allo stesso punto, al principio di tutto, l'hanno ammazzato perché quelli come La Torre puoi solo spezzarli, piegarli mai. Diciassette anni dopo mi toccò tornare in quel palazzo perché i cammini della vita mi avevano portato al posto di La Torre, segretario di quel partito, in quelle stanze, dentro quella terra. Le finestre, al secondo piano, si aprivano su un giardino slabbrato e fitto di alberi, gli stessi su cui s'era affacciato lo sguardo di La Torre. I tempi erano mutati, mutato lo spirito degli inquilini di quel palazzo ma gli alberi erano lì, definitivi come un ammonimento. Di cose poi ne sono accadute. Il palazzo è stato venduto, quel partito ha mutato nomi e anime, molte parole che La Torre raccolse e pronunciò nelle sue stagioni siciliane sono ormai forestiere. Il 30 aprile, tra due giorni, lo ricorderanno, lo ricorderemo, e servirà tutta la nostra buona volontà, tutta l'onesta di cui saremo capaci per non scivolare nella liturgia, nella commemorazione, nel rito dei morti. Non di riti ma di scelte ha bisogno oggi la Sicilia. Il governatore Lombardo ha detto che se ne vuole andare, si dimetterà tra qualche mese per arrivare al voto in autunno. Molti pensavano a quel gesto come un segno di dignità e di attenzione: un'indagine in corso, il desiderio di non mescolare i destini personali e giudiziari con la sorte delle istituzioni siciliane. La spiegazione che ha offerto in aula è di diverso tenore: “Mi voglio dimettere perché le prossime elezioni regionali non debbono coincidere con le politiche. La coincidenza porterebbe a una omologazione di schieramenti e di alleanze. Dobbiamo evitarlo”. Spiegazione sciatta e triste, tutta dentro le formule del gioco politico. Ecco: la distanza tra gli uomini non è solo nel loro destino, negli amici e nei nemici che si scelgono ma anche nel rigore delle parole. COORDINATORE SEL L'anniversario FURTI DI MEMORIA Il 30 aprile 1982 il dirigente comunista fu ucciso con Rosario di Salvo. Cosa Nostra i morti li sceglieva senza lasciare nulla al caso: lui aveva portato in piazza mezza isola per dire basta alla servitù Trent'anni fa quell'omicidio emozionò Palermo Non si poteva più essere spettatori, la loro guerra era diventata la nostra Comunicati dell'Assemblea di redazione e dell'Azienda Sono mesi che la redazione attende il rilancio del giornale con l'avvio del nuovo formato e una strategia adeguata di sostegno da parte dell'azienda. Da mesi è annunciato un percorso di risanamento di bilancio, con un'iniezione di risorse indispensabile per mettere in sicurezza l'Unità. Siamo ancora in attesa che quel percorso si concluda. Un'attesa che mette a rischio l'Unità, pesando sui lettori e sulla redazione. Si ripropone una vecchia strada, già troppe volte utilizzata: quella dei tagli e delle contrazioni. La redazione è convinta, al contrario, che senza un rilancio in tempi definiti, con una data certa di avvio, nessun taglio verrà ripagato. I giornalisti ribadiscono il loro impegno per offrire un giornale forte e autorevole, che parli al popolo di centrosinistra, che costituisca un punto di riferimento importante nel dibattito politico. Ma non è con la politica di soli tagli che si esce dall'attuale situazione di crisi. La redazione è pronta a fare la sua parte, ma solo avendo prospettive chiare di sviluppo e di rilancio. L'ASSEMBLEA DI REDAZIONE L'attesa dei giornalisti è l'attesa dell'Azienda. Nel pieno di una crisi senza precedenti, che continua a erodere copie e ricavi al sistema editoriale italiano, lo squilibrio dei costi è la causa della chiusura di tante testate. Per evitare una fine indegna per un giornale storico e autorevole come l'Unità, l'Azienda è impegnata in un difficile piano di rilancio e di risanamento. Il rilancio è legato concretamente a novità che vedranno la luce tra pochi giorni; il risanamento, in atto da ormai 3 anni, ha permesso a l'Unità di superare una tempesta tanto imprevedibile quanto devastante per il sistema. Ben altre aziende hanno scelto strade di abbattimento dei costi con ricadute pesantissime sul fronte del lavoro e della capacità produttiva. l'Unità ha, come sempre, scelto la strada del dialogo, della condivisione e, parola ardita, dell'ottimismo. Siamo davanti a una svolta e tutti, come sempre, faranno la loro parte. L'AZIENDA Pio La Torre e la sfida della Sicilia Claudio Fava 31 SABATO 28 APRILE 2012
È finita. È finita con uno scroscio di applausi, le lacrime, i sorrisi. Ventidue anni dopo Raniero Busco esce definitivamente di scena con un'assoluzione piena, senza macchia. Non è lui l'assassino di Simonetta Cesaroni, non ha commesso il fatto. Decisiva è stata l'ultima superperizia, ma anche l'aver preso atto di un'indagine arraffazzonata, piena di errori grossolani, quasi troppo grossolani, senza rimedio. Non sono bastati i Ris, la fascinazione dei Cold case a sanare tutte quelle imperizie. Il caso è chiuso, il colpevole non c'è, un delitto non si risolve a freddo. I VOLTI DEL GIALLO Sembra di vederli come fantasmi sullo sfondo i protagonisti di allora. Fantasmi di una scena troppo lontana. Il poliziotto Nicola Cavaliere con la camicia sempre sbottonata e la catena d'oro al collo; il suo sottoposto che entra ed esce dal cancello dello stabile di via Poma ma si dimentica la notte del delitto di far ispezionare i cassonetti; il portiere Pietrino Vanacore che da dietro quelle sbarre osserva con lo sguardo torvo i cronisti, primo a finire in manette con l'accusa di omicidio, morto suicida alla vigilia del processo; il pm Catalani, basso, con i capelli arruffati e una foga divenuta ossessione e la sua rovina: incastrare l'assassino che per lui è Federico Valle e che verrà invece scagionato in ben tre gradi di giudizio. Il nonno di Federico, il potente architetto che aveva disegnato mezza città, una passione per le donne. Lui è presente nello stabile il giorno del delitto, lui è l'alibi di Vanacore. E ancora Raniero Valle, l'avvocato famoso, il papà. Entrato nel gorgo a causa del nome. Sul suo nome, Raniero appunto, ruotava il farraginoso impianto accusatorio sostenuto dal pm Catalani, che funzionava più o meno così: «Raniero era il nome del fidanzato di Simonetta, Raniero il nome di Valle, il figlio di Valle, Federico, ha sicuramente pensato che suo padre fosse l'amante della ragazza e l'ha uccisa». Poi ci sono i personaggi fuori scena, gli altri inquilini eccellenti presenti il pomeriggio del delitto, i servizi segreti, la testimone chiave che non parla perché ha un fratello sfiorato da indagini sul terrorismo. Non è mancato nulla in questa trama. Ventidue anni e sullo sfondo una Roma lontana. Ventidue anni per sintetizzarla alla fine con le parole pronunciate ieri dalla difesa di Busco: «il mostro non è il fidanzato di Simonetta, il mostro è ancora là fuori e ci guarda». Se è ancora vivo, naturalmente. NIENTE MOVENTE La verità si è cercata in ogni modo. Fino allo stremo, fino alla fine. Si dice che gli inquirenti abbiano tentato anche l'ultima carta: raccogliere la testimonianza dell'architetto Valle in punto di morte. Non sappiamo se sia vero. Certo invece è che Raniero Busco era solo l'ultimo anello di questo complicato giallo romano. Il primo, a finire nel girone dei sospettati subito dopo la scoperta del delitto quel 7 agosto del '90. Il primo ad uscire di scena grazie a un alibi ritenuto allora attendibile e mai trascritto agli atti dai solerti investigatori di allora. Dettaglio, questo, che gli è costato una condanna in primo grado a 24 anni pronunciata il 24 novembre del 2011. Ma ogni delitto ha il suo movente e Raniero Busco, rientrato nell'inchiesta vent'anni dopo, non l'aveva. Tutte le perizie sono crollate davanti al fattore umano. Era fidanzato con Simonetta da due anni. Aveva fatto l'amore con lei due giorni prima, avrebbe dovuto rivederla nel fine settimana. Perché improvvisamente avrebbe dovuto trasformarsi in un mostro? No. Poi anche i tecnici della scientifica hanno smontato la tesi: il sangue trovato sulla maniglia e sul telefono dell'ufficio dove venne trovato il cadavere certamente non era il suo. Le tracce di saliva sul corpetto della ragazza erano frutto di una commistione, cioè di natura incerta, non processualmente rilevante. Senza contare l'improbabile conservazione dei reperti che, ricordiamo, vennero ritrovati per caso da uno dei periti. Se ne ricordò anni dopo, erano in una busta non sigillata. QUELL'AUTOPSIA Diciassette indagati, una lunga infilata di errori. Il primo, il più grave, non cercare gli abiti di Simonetta nella spazzatura quella notte. La Cesaroni venne uccisa con 29 stilettate e gli abiti avrebbero potuto «parlare», ma nessuno li cercò. Il secondo, altrettanto grave, non raccogliere subito le tracce di sangue rimaste nell'appartamento e lasciate a impronta nell'ascensore, nel palazzo, sulle maniglie. Dopo si rivelarono insufficienti a un'analisi accuraAssolto con formula piena. Raniero Busco, il fidanzato di Simonetta Cesaroni condannato in primo grado a 24 anni è innocente. Crolla l'impianto accusatorio che si reggeva su perizie scientifiche. Non c'è movente. ANNA TARQUINI Delitto Cesaroni, nessuna verità: Busco è innocente p L'appello assolve «con formula piena» il fidanzato. Applausi in aula pDopo 22 anni nessun colpevole. Polemica sull'efficacia dei test-Dna L'abbraccio con la moglie Raniero Busco in lacrime dopo la lettura della sentenza di assoluzione Primo Piano Il giallo di via Poma 22 SABATO 28 APRILE 2012
ALBERTO TETTA ISTANBUL PAMUK, QUANDO IL ROMANZO DIVENTA MUSEO A metà degli anni 90mentre viaggiavoper l'Europa mi so-no accorto di esse-re affetto da una ve-ra e propria mania per i musei e allora ho deciso di crearne uno mio» racconta Orhan Pamuk, il più importante scrittore turco contemporaneo. Un sogno che il Premio Nobel per la letteratura ha realizzato ieri con l'apertura al pubblico a Istanbul del suo «museo dell'innocenza», un progetto concepito e realizzato mentre Pamuk scriveva l'omonimo romanzo. Il primo museo ispirato e costruito in work-in progress durante la scrittura di un libro è ospitato da un antico edificio di fine 800 nella centrale Çukurcuma Caddesi, nello storico quartiere di Beyoglu a Istanbul dove lo scrittore ha raccolto ed esposto migliaia di oggetti che raccontano come il modo di vivere della borghesia nella seconda metà del secolo scorso di pari passo con la metamorfosi della città sul Bosforo. LE TECHE E I CAPITOLI Sono 83 le teche, una per ogni capitolo del suo libro «Il museo dell'innocenza», che si susseguono una dopo l'altra lungo le ripide scale che collegano un piano all'altro del museo. Gli oggetti, disposti e illuminati minuziosamente, costituiscono il racconto visuale della travagliata storia d'amore tra Kemal, il protagonista del Museo dell'innocenza e la sua Füsün. Fotografie, utensili, vestiti, orologi, bottigliette di liquore, biglietti del cinema, bicchieri di raki e persino riproduzioni di pietanze, che Pamuk ha raccolto di persona, girando tra mercatini dell'usato, chiedendo aiuto ad amici collezionisti, ma anche ricevendo donazioni. la scelta di Pamuk di creare un museo fisico determina l'incontro tra la finzione del romanzo e realtà, infatti, proprio come lo scrittore che lo ha creato anche il Kemal, de Il museo dell'innocenza decide di creare un museo dove raccogliere gli oggetti appartenenti all'amata in quella che rappresenta quasi una terapia al dolore che gli dà l'impossibilità di vivere assieme all'amata Füsün. Il museo e il racconto devono rappresentare due esperienze narrative distinte secondo Orhan Pamuk: «Abbiamo creato il percorso espositivo in modo che il visitatore, che in un primo momento collega mentalmente gli oggetti che vede a quelli che Kemal colleziona nel romanzo, prima di averlo terminata si dimentichi del libro seguendo una nuova narrazione, che nasce dall'interazione con gli oggetti che vede». CHIAROSCURI NELLA POLITICA Durante la conferenza stampa di presentazione del museo non è mancato un accenno alla politica turca, Orhan Pamuk era stato processato nel 2006 per «offesa all'identità turca» dopo aver dichiarato che nel 1915 le autorità ottomane avevano commesso un genocidio in cui avevano perso la vita più di un milione di armeni che vivevano in Anatolia. «Sono contento che l'esercito non sia più un attore determinante nella scena politica turca e che i militari responsabili del golpe del 1980 siano sotto processo. Una società dove i militari non sono protagonisti è una società meno autoritaria e spero che anche il governo non adotti un approccio autoritario sulla questione curda. I recenti arresti di giornalisti e scrittori mi preoccupano molto». L'inaugurazione del Museo dell'innocenza è stata per Pamuk anche l'occasione per parlare del suo prossimo romanzo: «Sarà un libro di circa duecento pagine intitolato, Stranieri nella mia mente. Un lavoro che ripercorre la storia della massiccia emigrazione, negli anni 50 e 60 dall'Anatolia verso Istanbul di ex-contadini e la conseguente nascita delle immense baraccopoli che circondano la città. Lo scrittore turco è rimasto invece sul vago riguardo al costo complessivo del Museo dell'innocenza: «Diciamo che è stata una cifra superiore a quella che ho ricevuto quando ho vinto il Nobel» - spiega Pamuk – «ma ho realizzato il mio sogno, e questo mi ha reso una persona più felice». Una storia che potrebbe intitolarsi lo scrittore e il ladro letterato. Amante deiromanzigialli,neharubatiben13tutti dello stesso autore, Gianrico Carofiglio, in una nota libreria della capitale. Per questo un 49enne romano è stato arrestato con l'accusa di furto aggravato. Lo scrittore, magistrato e senatore del Pd che con i suoi romanzi tradotti in 24linguehavendutomilionidicopie-fa notareche«unepisodiosimileèraccontato nel romanzo “Ragionevoli dubbi”, in cui un ladro viene in una libreria». Il fatto singolare, insiste Carofiglio (candidato e favorito al Premio Strega con il romanzo “Il silenzio dell'onda” edito da Rizzoli), «è che questo signore doveva essere proprio un lettore appassionato. Dunque la mia proposta è questa: se mi contatta attraverso il mio blog sul sito della mia casa editrice e mi fornisce i suoi recapiti, io mi impegno a fargli avere come regalo tutti i miei libri. Ma a un patto non scritto tra gentiluomini: deve impegnarsi a non rubare più». Orhan Pamuk accanto a una delle teche del suo museo Il Nobel turco ha collezionato migliaia di oggetti che ricostruiscono la Istanbul della prima metà del 900 che fa da sfondo alla sua opera «Ilmuseodell'innocenza».Ehabattezzatol'esposizioneconlostessonome Ladro di gialli di Carofiglio L'autore: glieli regalo IL CASO www.unita.it Culture40 SABATO28 APRILE2012
S ono giovani. Espressionedella Francia multietni-ca. Sono decisi, sicuri disé. Padroneggiano ilweb, usano sapientemente Twitter, Facebook, rispettano i valori che sono parte fondamentale della storia del socialismo francese ma li proiettano in un futuro che pretende creatività, innovazione, non solo negli strumenti della comunicazione ma anche nei contenuti che devono dare corpo, e non solo anima, al «cambiamento» evocato da François Hollande. Aurélie, Najat, Harlem, Faouzi... Sono la «Generazione H». La generazione-Hollande. Il mondo di Aurélie. È responsabile cultura, audiovisivi e media nello staff di François Hollande. È fiera delle sue origini italiane, e coccola come «figli» i suoi romanzi: è Aurélie Filippetti, 39 anni. E il romanzo a lei più caro, e più sofferto, è stato tradotto in Italia dalla casa editrice Tropea: Gli ultimi giorni della classe operaia. La trama del libro racchiude tratti che sono comuni alla «Generazione H.»: scavare nel proprio vissuto personale, fieri della propria identità, per motivare una scelta di campo. Commosso omaggio di una figlia al padre morto prematuramente per una malattia «professionale» ai polmoni, il romanzo ne ripercorre la vita di operaio emigrato in Francia. Ricordi personali e storie di famiglia che rispecchiano la grande memoria collettiva degli immigrati italiani nelle miniere della Lorena. Minatore italiano e comunista, attraverso di lui Aurélie ritrae una generazione di lavoratori segnati dall'esilio, dalla guerra, dalla recessione economica, ma che sapevano essere profondamente solidali tra loro. Accanto a loro, si muovono le mogli, i figli: un'intera popolazione nascosta, sacrificata e spesso dimenticata. Angelo Filippetti rimarrà fedele ai suoi ideali, battendosi tutta la vita per l'affermazione della giustizia sociale. Un valore, dice Aurélie all'Unità, che «non tramonta mai». Aurélie ha il pregio della schiettezza, anche quando significa prendere posizione contro i « v i z i e t t i » d i D o m i n i q u e Strauss-Kahn. Nel pieno della burrasca sessuale che ha travolto DSK, Aurélie, allora portavoce del gruppo socialista all'Assemblea Nazionale, non fece mistero di non volersi mai trovare sola in una stanza con Strauss-Kahn. Orgoglio per le proprie radici. E per un impegno contro l'intolleranza e qualsiasi forma di discriminazione, che lo ha portato a scalare la piramide socialista, partendo dall'esperienza a cui è più legato: la fondazione di S.O.S Racisme: è Harlem Désir, già segretario a interim del Ps, attuale coordinatore nazionale del partito di Hollande. «Sono orgoglioso delle mie origini (il padre di Harlem è nativo della Martinica, ndr) e ritengo - dice a l'Unità che in Francia come in Europa la multietnicità sia una ricchezza e non un ostacolo alla crescita democratica della società contemporanea, e che una delle grandi differenze tra sinistra e destra sta nel fatto che al prima fa dell'eguaglianza delle opportunità un principio fondante della propria identità. Un principio - conclude Désir - che tornerà all'Eliseo con François Hollande». Bella. Aggressiva. Simpatica. Anche lei, come Aurélie Filippetti fiera della sua attività di scrittrice (tra i suo saggi, Pluralité visibible et égalitè des opportunités: è Najat Vallaud-Belkacem, portavoce del candidato socialista all'Eliseo. Trentacinque anni, nata in Marocco, secondogenita di una famiglia di sette figli. È a lei, che Hollande ha affidato il compito di rispondere a Sarkozy che, alla ricerca del voto della destra estrema del Front National, ha tuonato nei giorni scorsi che «le moschee votano Hollande». «Non esiste voto musulmano, gay o ebraico», è stata la secca replica di Najat, per la quale le derive comunitarie sono il risultato della stigmatizzazione operata dall'Ump, il partito di Sarkozy, verso i musulmani. La sua bravura era già emersa nelle presidenziali del 2007, quando la giovane Najat era sta scelta da Ségolène Royal come portavoce della sua campagna presidenziale. Decisa lo è sempre stata. Parole taglienti, che lasciano il seUMBERTO DE GIOVANNANGELI Giovani e multietnici È la «generazione H» che cambierà la Francia Il dossier udegiovannangeli@unita.it Due membri dello staff di François Hollande: Aurélie Filippetti e Najat Vallaud-Belkacem, responsabile cultura e portavoce Il coordinatore del partito? È originario della Martinica. La responsabile cultura? Una scrittrice trentenne fiera delle sue origini italiane. È nata in Marocco, invece, la portavoce. Ecco i volti e le idee dello staff del candidato socialista all'Eliseo Primo Piano Il voto francese 20 SABATO 28 APRILE 2012
H o visto tante donne,come a Milano con Pi-sapia. Buon segno».Non si sa quanto siapreciso il personalissimo termometro sulle tendenze elettorali che Bersani qualche giorno fa ha illustrato ai dirigenti del centrosinistra lucchese e al loro candidato alla carica di sindaco Alessandro Tambellini. Quello che è certo però è che questa pare proprio la volta per far cambiare colore a Lucca, isola “azzurra” nella “rossa” toscana. Non fosse altro che per l'esplosione del centrodestra locale che non più tenuto assieme dal collante berlusconiano si è frammentato in tantissimi (e litigiosi) pezzi. Di fronte alle urne del 6 e 7 maggio s'è sfarinato quel blocco di potere le cui radici stavano alla base della Lucca “bianca” e democristiana che, all'interno delle sua storiche mura, difendeva anche con giustificato orgoglio la propria diversità dal resto della Toscana. Radici profonde e largo consenso che erano rispuntati, dopo lo choc post Tangentopoli e una parentesi di quattro anni ulivista, a fine anni ‘90 sotto le insegne di Forza Italia. Ma che adesso, dopo quasi 15 anni, paiono davvero essersi inaridite, guarda caso in concomitanza con l'uscita di scena di Berlusconi. Per il Pd e il centrosinistra Lucca, dopo anni di delusioni e divisioni, sarebbe la vittoria più ambita. Per il centrodestra il sigillo ufficiale che una stagione s'è chiusa con un bilancio fallimentare. Perché quando Berlusconi era ancora Berlusconi faceva base proprio a Lucca il progetto di «detoscanizzare l'Italia». Lucca cioè doveva essere la dimostrazione non solo che battere le sinistre anche in casa “loro” era possibile, ma anche che una nuova classe dirigente e un modello di governo di destra ne poteva prendere il posto addirittura. E in effetti poi a destra l'Italia virò, ma la Toscana no. E anche dal punto di vista dei gruppi dirigenti e delle “cose” questi tre lustri di centrodestra a Lucca hanno fatto parecchio male. La città ha conosciuto un'espansione di cemento incredibile (il Pd ha conteggiato che negli ultimi 10 anni hanno costruito più che in tutto il secolo scorso) a cui non ha mai fatto seguito un'adeguata sistemazione infrastrutturale. Cosicché succede che i camion oggi accerchino la città sfiorando, nei loro passaggi, le antiche mura. Una scommessa sul mattone che ha provocato non solo guai giudiziari agli amministratori (il sindaco uscente è indagato per una variante urbanistica), ma che s'è dimostrata anche miopie rispetto alle prospettive economiche. Perché è vero che le case a Lucca valgono parecchio, ma trovare chi le compra è sempre più difficile. La casella nel proprio puzzle il centrosinistra la vorrebbe sistemare già il 7 maggio. Difficile ma possibile. Tambellini, 57 anni, professore di lettere all'istituto agrario, già capogruppo del Pd in consiglio comunale, spera di farcela fin dal primo turno. Guida una coalizione di centrosinistra “classica” che oltre ai democratici può contare su Sel, Idv, FeLucca, si dissolve il Pdl Si prepara la svolta nell'isola del centrodestra 11 aspiranti sindaco, 24 liste, 662 candidati al consiglio comunale Foto di Umberto Verdat Alessandro Tambellini, “nativo” del Pd, ha con sé tutto il centrosinistra Il sindaco uscente, l'ex Dc Favilla (era in comune già nel 1972), è rimasto senza alleati. Il suo predecessore Fazzi (già Forza Italia) guida i centristi Udc GLI SFIDANTI 6MAGGIOLASFIDA Piazza Anfiteatro a Lucca VLADIMIRO FRULLETTI FIRENZE Sono ben 11 i candidati a sindaco che si sfideranno il 6 e 7 maggio a Lucca. Sono sostenuti complessivamente da 24 liste in cui gareggiano 662 aspiranti a un seggio in consiglio comunale. Il sindaco uscente Mauro Favilla è sostenuto oltre che dal Pdl anche da 4 liste civiche di cui una formata da ex Udc delusi dal proprio partito che ha deciso di appoggiare il predecessore Pietro Fazzi. Ma un pezzo del terzo Polo (i finiani) invece porta l'ex assessoredicentrodestraLucaLeone.Mentre l' assessore della giunta Favilla Maurizio Dinelli (ex Forza Italia) corre per il Pli, Matedueciviche.PieroAngelinisipropone con la sua lista “Governare Lucca”. La Lega Nord se ne sta da sola con Antonio Trapani. Ilcentrosinistra unito(Pd,Idv, Sel, Fed. Sinistra, e lista Tambellini) sostiene AlessandroTambellini.DanielaRoselliniè la canditata di Beppe Grillo per il movimento Cinque Stelle. Ci sono poi Andrea Colombini con la sua lista personale (nel 2007 prese 566 voti), Gemma Urbani per “Lucca Bene Comune”, una lista completamente al femminile, e infine Giuliano Marchetti per “Dignità lucchese”. 14 SABATO 28 APRILE 2012
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Non è bastato quel miliardo di sterline – più di un miliardo e 100 milioni di euro – spesi finora in sicurezza a Londra in vista delle Olimpiadi che partiranno a luglio. E non è bastato nemmeno il controllo – da molti ritenuto «ossessivo» – da parte delle nuove migliaia di telecamere posizionate nel centro della capitale britannica in vista del prossimo Giubileo della regina Elisabetta. Ieri, per tre ore, la zona di Tottenham Court Road e di Oxford Street, cuore commerciale della città, è entrata nel caos. Tutto per un uomo, un cinquantenne identificato dalla Metropolitan Police come Michael Green, che è entrato negli uffici della società Advantage, che si occupa di tenere corsi per le patenti per mezzi pesanti, dicendo di avere dell'esplosivo addosso, barricandosi dentro e sequestrando quattro dipendenti. Un vero e proprio assedio: così in Tottenham Court Road, verso le due ore locali, si sono visti mezzi speciali, uomini dell'antiterrorismo, ambulanze, poliziotti di ogni genere e persino un mediatore esperto in trattative. GESTO SOLITARIO Ma non si trattava di terrorismo, era solo il gesto solitario di un uomo andato su tutte le furie per non aver ottenuto la patente di guida – questa la ricostruzione della polizia – e un fino a ieri tranquillo uomo di mezza età che poi è stato arrestato in grande stile, alle tre del pomeriggio, dopo uno spiegamento di forze degno di un film d'azione. In effetti, il gesto dell'uomo, a Londra, è subito diventato un evento mediatico, con centinaia di immagini postate da comuni cittadini sui social network. E testimoni in prima fila sono stati anche reporter e impiegati dell'Huffington Post, il sito americano che da poco ha aperto una filiale nella capitale e che ha la redazione proprio a pochi metri dal palazzo oggetto dell'assedio. Abby Baafi, 27 anni, impiegata alla Advantage, è stata subito intervistata dai cronisti del quotidiano. «Non so perché, ma cercava proprio me. È entrato negli uffici con una cintura di bombolette di gas. E ha detto che si sarebbe fatto esplodere e che non gli interessava più nulla della sua vita. Lui mi ha chiesto: “Sei tu Abby?”. Ma io ho negato tutto, ho negato di essere io, e così è cominciata la pazzia». I fotoreporter all'esterno del palazzo, intanto, riprendevano le scene che più hanno colpito l'immaginario. Dalle finestre della Advantage venivano gettati computer, televisori, faldoni di documenti, mobili e suppellettili. «Così ci ha detto di fare quest'uomo. E così abbiamo fatto, per non farDANIELE GUIDO GESSA Un uomo solo, quattro ostaggi e dell'esplosivo. Il gesto di Michael Green - in realtà infuriato solo perché non aveva avuto la patente per i tir - ha messo a nudo la grande fragilità della capitale britannica. p La capitale britannica quasi in stato di guerra per l'uomo che ieri ha minacciato di farsi esplodere pVerso le Olimpiadi la città sull'orlo di una crisi di nervi. Alla fine il cinquantenne è stato arrestato Foto Ansa www.unita.it «Ho quattro ostaggi» E manda in tilt la sicurezza di Londra LONDRA Il cordone di sicurezza della polizia inglese a Tottenham Road, nel centro di Londra Mondo32 SABATO28 APRILE2012
lo arrabbiare», hanno rivelato poi alcuni dipendenti dell'agenzia. Un pomeriggio di normale criminalità urbana, quindi, se non fosse che Londra, proprio quest'anno, sarà la casa dell'evento olimpico. E ora in città, dopo la brutta avventura di ieri, ci si interroga sullo reale stato di sicurezza della capitale, a otto mesi dai riot, le rivolte che hanno messo a ferro e fuoco le periferie della capitale, e appena pochi mesi prima del Giubileo della regina e dei giochi globali. Gli organizzatori delle Olimpiadi e il ministero dell'Interno hanno messo in piedi un apparato enorme. Sul Tamigi si vedranno le navi da guerra, gli elicotteri voleranno sui cieli della città, migliaia di poliziotti saranno impegnati nell'area del villaggio olimpico e nei centri nevralgici della capitale, per non parlare degli appalti milionari alle agenzie private di security, che si sono aggiudicate il controllo pressoché assoluto di Stratford, la zona dove sono sorti stadi, alloggi per gli sportivi e infrastrutture di ogni tipo. Così, ieri, proprio non ci si aspettava la chiusura delle stazioni della metropolitana – Tottenham Court Road sulla Central Line e Goodge Street sulla Northern Line sono state sbarrate – e un'intera strada in stato di guerra. Fonti non confermate hanno affermato che persino alcuni cecchini sono stati posizionati sui palazzi vicini al luogo dell'assedio. Ma la seccatura più grande, per gli abitanti della metropoli, è stato proprio il blocco totale del traffico del cuore della città. I londinesi, infatti, dalle bombe del 2005, sono abituati a continue esercitazioni e simulazioni di attentati. Così, in molti, ieri, passando per le strade dello shopping, hanno pensato a un'ennesima prova di quell'autocontrollo che gli esperti dicono essere l'unica soluzione ai momenti più drammatici. Scene di panico, in effetti, non se ne sono viste. Forse molti dei passanti in Tottenham Court Road, ieri, avevano letto dell'ultimo sondaggio: la principale preoccupazione, per gli abitanti di Londra, non è il crimine o il terrorismo, ma è l'aumento del costo della vita e la mancanza di certezze economiche. Problematiche contro le quali non basterebbe nemmeno un miliardo di sterline. Uno dei più noti dissidenti cinesi, l'avvocato cieco Chen Guangcheng, è fuggito dagli arresti domiciliari e ha diffuso su Internet un video nel quale chiede al premier Wen Jiabao di far rispettare la legge e di combattere la corruzione. Il caso è scoppiato mentre la Cina è ancora scossa dal «giallo» politico che ha portato alla destituzione del carismatico capo del Partito Comunista di Chongqing Bo Xilai ed è un nuovo, grave motivo di imbarazzo per lo stesso Wen e per il presidente Hu Jintao. Chen, secondo dissidenti cinesi, è fuggito domenica scorsa dalla sua abitazione di Dongshigu, nella provincia dello Shandong, dove è rimasto rinchiuso con la sua famiglia dal settembre del 2010, quando è stato rilasciato dopo aver scontato oltre quattro anni di prigione. La sua situazione attuale non è chiara: secondo voci diffuse sulla rete, avrebbe trovato rifugio nell'ambasciata americana di Pechino, che non ha confermato né smentito. He Peirong, una attivista che lo ha aiutato a fuggire, ha affermato che non si trova nell'ambasciata. Bob Fu, gestore di un sito di esuli negli Usa, ha invece scritto su Twitter che l'attivista «è in un posto sicuro al cento per cento, a Pechino». Nel video, che dura circa 15 minuti, Chen chiede al premier di «punire secondo la legge» i «criminali» responsabili della sua detenzione, di garantire la sicurezza della sua famiglia e in generale di battersi contro i funzionari corrotti e le loro prepotenze. In teoria, Chen è un libero cittadino, dato che ha scontato la sua condanna e non è accusato di alcun reato. Gli arresti domiciliari «di fatto» sono in realtà usati spesso dalla polizia cinese contro i dissidenti. TONO PACATO Nel suo appello al premier, Chen nomina molti dei funzionari locali e dei poliziotti - un centinaio di persone - responsabili dell' arresto illegale e di aver ripetutamente picchiato selvaggiamente lui, sua moglie e sua madre e chiede a Wen di «indagare» sulla situazione di «punirli secondo la legge». Nicholas Bequelin, esperto per la Cina di Human Rights Watch, sostiene che l'avvocato cieco ha usato un «tono molto pacato», che «lascia al governo largo spazio per intervenire senza perdere la faccia». Chen, 40 anni, è un avvocato autodidatta divento cieco per l'aggravarsi di una malattia congenita. Nel 2005 ha denunciato le autorità della sua provincia per aver costretto circa 7.000 donne ad abortire contro la loro volontà e in alcuni casi contro il parere dei medici per rispettare la legge che impone alle coppie di avere un solo figlio. Nel 2006 è stato arrestato e condannato a quattro anni e tre mesi di carcere. Secondo Teng Biao, un avvocato democratico che ha partecipato alla battaglia contro gli aborti forzati, dall' andamento della vicenda di Chen si potrà capire se la Cina è veramente uno «Stato di diritto», come il premier Wen Jiabao ha affermato più volte nei giorni scorsi. Fonti del dissenso denunciano che un nipote di Chen è stato arrestato a Dongshighu dopo una rissa con delle persone che avrebbero «invaso» la sua abitazione cercando notizie sull'attivista fuggito. La stessa sorte è toccata a He Peirong, che è stata arrestata nella sua abitazione di Nanchino, nel sud della Cina. Chen, il dissidente in fuga beffa Pechino con un video: «Punite i corrotti» Un altro caso sta scuotendo il vertitce del Paese del grande dragone dopo il «Watergate» di Bo Xilai. Guangheng, 40 anni, uno dei più noti dissidenti cinesi, prima è scomparso nel nulla, e poi è ricomparso: su YouTube. EMIDIO RUSSO esteri@unita.it Evento mediatico Foto Ansa p Cina Attivista, avvocato e cieco: è fuggito dagli arresti domiciliari p Su YouTube Appello al premier Wen Jiabao: «Fate rispettare la legge» Situazione esplosiva Telecamere, elicotteri, metro chiusa: e c'è chi parla anche di cecchini Sul Tamigi E cosa succederà quando per i Giochi arriveranno anche le navi da guerra? Dal video di Chen Guangcheng Gorky Park sta diventando la zona vipdiMosca,anchegraziealmagnateRoman Abramovich. L'architetto-star Rem Koolhaas ha svelato i progetti per il nuovo Garage, il centro di arte contemporanea di Dasha Zhukova, gran dama della cultura in Russia e compagna dell'oligarca. E così lei e il municipio sfilano l'ennesimo asso dalla manica, per il maxirinnovo dellacapitale.Unrestaurosuampiascala che, nonostante qualche iniziale critica, sta incontrando grandi consensi. E interesseràunazonamiticaperMosca, ilparco Gorky, per decenni luogo dello svago deicittadinioltrecheprotagonistadelbestseller firmato da Martin Cruz Smith, poi trasformato in un successo hollywoodiano. Il Garage - centro esposizioni di livello internazionale - è stato spostato all'inizio dell'anno nel celebre parco di Mosca, dalla sua sede originaria e periferica nel Garage Bus Bakhmetevsky, progettato da Konstantin Melnikov. Russia, Gorky Park sta diventado la zona vip di Mosca IL CASO Secondo voci in rete, si troverebbe nella ambasciata americana Gli Usa: un piano B per la Siria Crescono i dubbi Usa sul piano Annan in Siria. Kathleen Hicks, sottosegretario alla Difesa, e Derek Chollet, direttore delle strategie del National Security Council, hanno affermato chel'iniziativa diplomatica guidatadall'ex segretario generale Onu «sta fallendo», e si sta lavorando ad un «piano B» per porre fine al massacro. 33 SABATO 28 APRILE 2012
www.unita.it Zapping CASTLE AMICI STURDUST THE SHOW MUST GO OFF RAIDUE ORE:21:05 SERIE TV CON STANA KATIC CON MARIA DE FILIPPI CON CHARLIE COX CON SERENA DANDINI CANALE 5 ORE:21:10 TALENT SHOW ITALIA 1 ORE:21:10 FILM LA7 ORE:21:30 SHOW Rai 1 Rai 2 Rai 3 RAI 1Canale 5 Rete 4 Italia 1 La 7 Sky Cinema 1 HD Sky Cinema family Sky Cinema Passion Cartoon Network Discovery Channel Deejay TV MTV 21.00 Sky Cine News - Limitless.Rubrica 21.10 Transformers 3. Film Azione. (2011) Regia di M. Bay. Con S. LaBeouf J. Turturro. 23.50 Vallanzasca - Gli angeli del male. Film Drammatico. (2010) Regia di M. Placido. Con K. Rossi Stuart F. Timi. 21.10 Megamind. Film Animazione. (2010) Regia di T. McGrath. 22.50 L'asilo dei papà. Film Commedia. (2003) Regia di S. Carr. Con E. Murphy 00.50 Sognando Beckham. Film Commedia. (2002) Regia di G. Chadha. Con P. Nagra 21.00 5 appuntamenti per farla innamorare. Film Commedia. (2009) Regia di N. Vardalos. Con N. Vardalos J. Corbett. 22.40 Come lo sai. Film Commedia. (2010) Regia di J. Brooks. Con R. Witherspoon J. Nicholson. 18.20 Leone il cane ifone. 18.45 Ben 10 Ultimate Alien. 19.35 Generator Rex. 20.05 Takeshi's Castle. 20.30 Lo straordinario mondo di Gumball. 20.55 Adventure Time. 21.20 The Regular Show. 21.45 Mucca e Pollo. 22.10 Hero: 108. 19.00 Sons of Guns. Documentario 20.00 Chi ore di più?. 20.30 Chi ore di più?. Documentario 21.00 Carfellas: quei bravi ragazzi. Documentario 21.30 Carfellas: quei bravi ragazzi. Documentario 22.00 La febbre dell'oro. Documentario 18.55 Deejay TG. Informazione 19.00 DJ Stories - Labels. Reportage 20.00 The Flow - Best of. Musica 21.00 Heartbreak Hotel. Film Commedia. (1989) Regia di Chris Columbus. Con Tuesday Weld 23.45 DVJ. Musica 18.30 Disaster Date. Show. 19.20 MTV Spit. Show. 20.20 Crash Canyon. Serie TV 20.45 Crash Canyon. Serie TV 21.10 Pranked. Serie TV 22.00 Ridiculousness: Veri American Idiots. Show. 21.10 E' stato solo un lirt. Show.Conduce Antonella Clerici. 23.45 Di che talento sei?. Rubrica 00.30 TG 1 - NOTTE. Informazione 00.31 Tg1 Focus. Informazione 00.40 Che tempo fa. Informazione 00.45 Cinematografo. Rubrica 01.45 Sabato Club.Rubrica 21.30 Ulisse - Il piacere della scoperta. Rubrica 23.25 Tg3. Informazione 23.40 TG Regione. Informazione 23.45 Amore criminale. Reportage 00.06 Meteo 3. Informazione 01.00 TG3. Informazione 01.10 Tg3 - Agenda del mondo. Attualita' 21.05 Castle. Serie TV Con Nathan Fillion, Stana Katic, Susan Sullivan. 21.50 Body of Proof. Serie TV Con Dana Delany, Jeri Ryan, Georey Arend. 22.40 Rai Sport - Sabato Sprint. Informazione 23.20 TG 2. Informazione 21.10 Amici.Talent Show Conduce Maria De Filippi 00.30 Nonsolomoda. Attualita' 01.00 Tg5 - Notte. Informazione 01.30 Striscia la notizia - La Voce della contingenza.Show. 02.02 Imperia la grande cortigiana. Film Commedia. (2004) Regia di Pier Francesco Pingitore. 21.15 The Mentalist. Serie TV Con Simon Baker, Robin Tunney, Amanda Righetti. 22.07 The Mentalist. Serie TV 23.10 The Mentalist. Serie TV 23.55 Hard luck - Uno strano scherzo del destino. Film Thriller. (2006) Regia di M. Van Peebles Con G. J. Behrman 21.10 Stardust. Film Fantasia. (2007) Regia di M. Vaughn. Con Charlie Cox, Robert De Niro, Michelle Pfeier. 23.50 Studio Sport XXL. Informazione 00.50 Poker1mania. Sport 01.45 Romanzo Criminale. Serie TV Con F. Montanari 02.40 Media Shopping. Shopping Tv 21.30 The show must go o. Show.Conduce Serena Dandini, Dario Vergassola. 00.00Tg La7. Informazione 00.05 Tg La7 Sport. Informazione 00.10 M.o.d.a.Rubrica 00.50 Movie Flash. Rubrica 00.55 Ad alto rischio. Film Avventura. 06.30 Uno Mattina In Famiglia. Show. 10.05 Settegiorni. Attualita' 10.55 ApriRai. Show. 11.05 Che tempo fa. Informazione 11.10 Unomattina Storie Vere. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show.Conduce Antonella Clerici. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 Mix Italia. Rubrica 14.40 Le amiche del sabato.Talk Show. 17.00 Tg 1. Informazione 17.01 Che tempo fa. Informazione 17.15 A sua immagine. Rubrica 17.45 Passaggio a Nord Ovest. Documentario 18.50 L'Eredità. Gioco a quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Rai Tg Sport. Informazione 20.35 Aari Tuoi. Show.Conduce Max Giusti. 07.00 Cartoon Magic. Cartoni Animati 09.05 The Latest Buzz. Serie TV 09.30 Grachi. Serie TV 10.15 Sulla Via di Damasco. Rubrica 10.50 ApriRai. Show.Conduce Cinzia De Ponti. 10.55 Rai Parlamento - Territori. Rubrica 11.35 Mezzogiorno in Famiglia. Show. 13.00 Tg2 - Giorno. Informazione 13.25 Rai Sport - Dribbling. Sport 14.00 London Live 2.0. Rubrica 14.50 Guardami.Rubrica 15.35 Squadra Speciale Lipsia. Serie Tv 16.25 Private Practice. Serie Tv 18.05 Crazy Parade. Show. 18.35 Sea Patrol.Serie TV 19.35 Il Clown.Serie TV 20.25 Estrazioni del Lotto. 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 07.45 La diva. Film Drammatico. (1952) Regia di Stuart Heisler. Con Bette Davis 09.15 PaeseReale. Rubrica 10.15 Agente Pepper. Serie TV 11.00 TGR BellItalia. Informazione 12.00 Tg3. Informazione 12.10 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 TGR Il Settimanale. Informazione 12.55 TGR Ambiente Italia. Informazione 14.00 Tg Regione. Informazione 14.20 Tg3. Informazione 14.45 Tg3 Pixel. Informazione 14.55 Tv Talk.Talk Show. 16.45 Un caso per due. Serie TV 17.40 Calcio: Magazine Champions League. Rubrica 18.05 90° Minuto. Informazione 19.00 Tg3. / Tg Regione. 20.00 Blob.Rubrica 20.10 Che tempo che fa. Talk Show. 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.50 Loggione. Rubrica 09.45 Superpartes. Informazione 10.31 Mio cugino Vincenzo. Film Commedia. (1992) Regia di Jonathan Lynn. Con Joe Pesci 13.00 Tg5. Informazione 13.39 Meteo 5. Informazione 13.40 Belli dentro. Sit Com 14.10 Verissimo. Show. Conduce Silvia Toanin. 17.50 Dietro le quinte. Show 18.00 Supercinema. Show 18.50 The money drop. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.30 Meteo 5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show.Conduce Ficarra, Picone. 07.15 Magnum P.I. Serie TV 08.20 Vivere Meglio - Anteprima. Show. 08.35 Vivere Meglio. Show. 09.35 L'Italia che funziona. Rubrica 09.50 Carabinieri. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 14.05 Forum: sessione pomeridiana del sabato. Rubrica 15.05 Perry Mason. Serie TV 17.00 Monk. Serie TV 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.19 Meteo. Informazione 19.23 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 07.30 Cartoni animati 10.55 Tom & Jerry - Rotta su Marte. Film Animazione. 12.20 Maledetti scarafaggi. Cartoni Animati 12.25 Studio aperto. 13.00 Studio sport. 13.30 Grand Prix. Informazione 13.55 Campionato Mondiale Motociclismo - Prove - G.P. Spagna MotoGP.Sport 15.10 Campionato Mondiale Motociclismo - Prove G.P. Spagna Moto2.Sport 16.00 Spot - Supercane anticrimine. Film Commedia. (2001) Regia di John Whitesell. Con David Arquette 18.00 La vita secondo Jim. Serie TV 18.30 Studio aperto. 19.00 Bau boys.Rubrica 19.25 Piccola peste torna a far danni. Film Commedia. (1991) Regia di Brian Levant. Con Johnny Ritter, Michael Oliver 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 10.00 Bookstore. Rubrica 11.10 Prossima Fermata Talk Show. 11.25 In Plain Sight - Protezione testimone Serie TV 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Winchester ‘73. Film Western. (1950) Regia di Anthony Mann. Con James Stewart, Shelley Winters, Dan Duryea, Stephen McNally. 16.05 Movie Flash.Rubrica 16.10 J.A.G. - Avvocati in divisa. Serie TV Con David James Elliott, Catherine Bell, Patrick Labyorteaux, John M. Jackson. 17.00 J.A.G. - Avvocati in divisa.Serie TV 18.00 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 In Onda.Talk Show. SERA SERA SERA SERA SERA SERA SERA 44 SABATO 28 APRILE 2012
Foto di Angelo Carconi / LaPresse La giunta Alemanno le chiama in pompa magna «nuove agevolazioni». In realtà dietro l'uso fantasioso della parola si nasconde l'ennesima stangata per le famiglie a basso reddito della Capitale, per i pensionati, per gli studenti. Dal 5 maggio partiranno le nuove tariffe per il trasporto pubblico locale, lo dice la delibera n.53 del 29 febbraio 2012. In questi giorni stanno arrivando lettere ai residenti che annunciano le novità: il biglietto dell'Atac passerà a un euro e 50 centesimi (il 50% in più) e se già qui l'esborso quotidiano degli utenti è evidente, considerato che con la crisi sono sempre di più i romani che negli ultimi mesi hanno lasciato a casa l'auto preferendo i mezzi pubblici per risparmiare su assicurazione e benzina, è sugli abbonamenti che si rivela la vera politica sulla mobilità del centrodestra capitolino. Incentivare il trasporto pubblico in una città già congestionata dall'inquinamento, aiutando nel contempo le famiglie in crisi? Neanche per idea. Non più abbonamenti mensili ma solo annuali, in pratica gli utenti si troveranno a sborsare in una volta sola quello che era dilazionato in 12 mesi. A prezzo maggiorato. E addio alle agevolazioni per studenti e anziani. Ora fa fede l'Isee, cioè le detrazioni avverranno in base alle fasce di reddito. Ma chi ci guadagna e chi ci perde? Con un Isee superiore ai 20 mila euro non si avrà diritto a nessuna agevolazione, ma se pensiamo che gli indicatori stimano che una famiglia media indica circa 35 mila sul modello, capiamo come intorno ai 20 un nucleo sia già nella fascia “povera”. Dunque, per fare esempi pratici, per una pensionata che prende 800 euro al mese l'abbonamento Atac annuale passerà da 100 euro a 120. Gli anziani con Isee fino a 15mila euro pagheranno 130 euro, tutti gli altri 150 euro. Da pagare in una unica rata. Finora costava per tutti gli over 65 18 euro al mese. «La delibera va ritirata subito, è solo un modo per ripianare i debiti di Atac sulle spalle delle persone a basso reddito – è netta Teti Croci, segretaria generale Spi Cgil – gli sconti sono una finta, ma come fa un pensionato con la minima a farsi un abbonamento annuale, ma poi gli serve? Anche un biglietto da 1,50 euro è uno sforzo. Noi abbiamo chiesto un incontro al Campidoglio ma siamo pronti anche a fare presidi». Altrettanto penalizzati gli studenti e con essi le loro famiglie. Sparito l'abbonamento mensile da 18 euro si ritrovano a pagare un servizio di 12 mesi quando ne usufruiscono per 9. Ed è facile immaginare il dramma che si creerà a settembre quando i genitori con più figli si troveranno ad affrontare oltre alle spese di libri e accessori anche quella di più abbonamenti per bus e metro da centinaia di euro. Insostenibile per gli studenti medi, impensabile per gli universitari a basso reddito. Che a Roma non sono pochi considerato che la capitale ha una popolazione pNuove tariffe Atac Il biglietto aumenta del 50%, abbonamenti solo annuali e addio alle agevolazioni pMonta la protesta Spi-Cgil: «Ripianano il debito sulle spalle dei più deboli». Parte la campagna di Link La ricetta di Alemanno: mezzi pubblici più cari per studenti e anziani Dopo gli scandali i rincari Il sindaco di Roma Gianni Alemanno in visita all'Atac. L'ex ad Maurizio Basile si è dimesso due settimane fa in protesta contro «l'inerzia del Comune» LUCIANA CIMINO www.unita.it Lo prevede la delibera n.53 del 29 febbraio, che entrerà in vigore dal 5 maggio. I risultati: un anziano con 800 euro di pensione pagherà per un abbonamento annuale 120 euro contro i 100 attuali. ROMA Italia28 SABATO28 APRILE2012
Maramotti S ono passati trent'annidall'approvazione della leg-ge 194/1982 che ha ricono-sciuto il diritto di accedere alla riconversione chirurgica del sesso. Una tappa importante, raggiunta grazie all'impegno di chi viveva la condizione transessuale e ha saputo trasformare un'esperienza personale in atto politico. Primo tra tutti il Movimento Italiano Transessuali (Mit), che svolse un capillare lavoro di sensibilizzazione dei parlamentari e della società civile. In quegli anni iniziò anche il confronto tra Mit e Gruppo Abele, che appoggiò l'approvazione della legge e fece da ponte perché la questione transessuale potesse essere spiegata e divulgata in modo corretto e rispettoso. Si arrivò a un testo di legge dopo una discussione durata poco più di sei mesi. Una legge moderna, coraggiosa per il contesto dell'epoca. A quell'atto giuridico non seguì una maturazione di pensiero che mettesse le persone transessuali al riparo dalle discriminazioni. Ancora oggi chi vive questa condizione si vede spesso negare diritti quali l'accesso alla casa e al lavoro, subisce discriminazioni e con troppa frequenza assistiamo al massacro mediatico dell'esperienza transessuale, in termini pietistici o per suscitare facile e volgare ilarità. Oltre al riconoscimento sociale, un'altra questione resta aperta: la legge dell'82 prende in considerazione solo chi desidera accedere al cambio di sesso, in qualche modo “ c r i s t a l l i z z a n d o ” , e “medicalizzando” l'evoluzione del dibattito, riconducendo tutto nella logica binaria “maschio-femmina”. Ma l'esperienza transessuale non è un fenomeno statico: come tutto ciò che riguarda i contesti sociali (e la sessualità) è in continua evoluzione, al di là delle diagnosi che si vorrebbero “cucire” addosso alle persone. Molte persone transessuali non ritengono di dover cercare soluzioni chirurgiche per vivere la propria identità sessuale con soddisfazione e pienezza. Per loro in Italia è impossibile cambiare i dati anagrafici, perché si può fare solo in seguito a una sentenza che verifichi l'avvenuto intervento chirurgico. Su questo piano crediamo sia necessario intervenire. La terza sfida è pensare alla transessualità e al transgenderismo non più come a una patologia o a una condizione personale, ma come un segno dei tempi, una spia di cambiamento nell'identità di genere e nei rapporti tra i generi. Fermarsi a una lettura basata solo sull'insofferenza di vivere nel corpo “sbagliato” è riduttivo e fuorviante. L'esperienza transessuale è personale, ma anche, e forse soprattutto, sociale: molta della sofferenza psichica che le persone transessuali provano deriva dall'emarginazione cui per anni sono esposte, a partire dalle famiglie per poi allargarsi ai contesti scolastici e lavorativi. D ue torti non fanno una ra-gione. Credo sia questa lasostanza della preoccupa-ta riflessione del presidente Napolitano il 25 aprile, in ricordo della stagione partigiana. Una stagione, lo ha ricordato Bersani, che ci ha dato, con la Costituzione, l'articolo 49: i partiti e la loro funzione di presidio della democrazia rappresentativa; un «bene comune» che l'Italia, alla luce della sua storia, deve tener caro. Due torti, cioè la disistima che comportamenti deteriori e insopportabili hanno procurato al sistema dei partiti, e la risposta qualunquista che a questa disistima danno pezzi di ceto politico, sia ormai ampiamente «professionalizzato» - la Lega e l'Idv - , sia «emergente» per via mediatica, come il grillismo. Dal torto, procuratosi, della disistima, si esce solo - questa è la tesi proposta da Napolitano, che ha la profondità del buon senso - con una profonda autoriforma e pulizia nel sistema dei partiti; e non con la messa al macero della loro insostituibile funzione di rappresentanza democratica per il tramite di un anatema qualunquista: «sono tutti uguali»; e che magari mentre fa la polemica contro i «nominati» seleziona i propri rappresentanti con la concessione monocratica del marchio Cinquestelle. Credo che sia tempo di dire che i partiti devono fare la loro parte, tutta, e anche di più, ma che è anche vero che gli italiani sono chiamati a un voto riflessivo. Ed è forse l'ultima chiamata, dopo i vent'anni da Tangentopoli. Che ad esempio riflettano che la «Seconda Repubblica» deve non poco del suo fallimento - oltre al populismo di governo che ha innervato il berlusconismo - a due fenomeni di interpretazione largamente qualunquista di malesseri reali della società, la Lega e l'Idv, che hanno potentemente condizionato il già abborracciato bipolarismo italiano, aggravandone l'incapacità di portar fuori il Paese dalla crisi in cui staziona da due decenni. La questione del Nord, che c'è, non è stata risolta dalla Lega, ma in definitiva usata da un ceto politico rivelatosi alla lunga né più né meno di altri prono ai vizi che denunciava. E l'Idv, che pure si rivolge da sempre a umori e insofferenze non prive di ragioni, è riuscita a vedere il proprio gruppo parlamentare alla Camera ridursi quasi di un terzo, guarda caso a sostegno decisivo di Berlusconi, a riprova della raccogliticcia selezione del suo ceto politico, replicante sui territori le vocianti intemerate televisive antipartito di Di Pietro. Il limite del qualunquismo in politica è precisamente questo: il farsi avanti di un ceto politico che più che dare risposte al disagio, spesso giusto, si limita a capitalizzare a proprio vantaggio quel disagio, il cui sussistere è in ultima istanza la sua ragione sociale. Quello che gli italiani devono chiedersi è se, nel contesto attuale di crisi, dove le grida possono smontare un Paese ma non difenderlo o ricostruirlo, l'Italia può sopportare un altro esperimento populista sotto la guida di chi si propone come il Comico finale di questa sciagurata Seconda Repubblica, di chi grida nelle piazze «sono tutti uguali meno noi, cioè voi che mi seguite, e appena dissentite da me siete eguali agli altri, fuori dalla comunione degli “unti” dal mio marchio». Certo i partiti devono fare la loro parte, ma la devono fare anche gli italiani giustamente arrabbiati e sfiduciati: valutino se non valga la pena piuttosto di scegliere serietà di intenti e di proposte, e l'appeal della «normalità» nei loro rappresentanti; più che le grida e le idee extralarge che sotto il vestito gonfiato contengono poco più che niente. Le amministrative saranno un buon banco di prova per sapere dove stiamo andando, o dove stiamo rovinando. ANCORA SFIDE DA SOSTENERE La tiratura del 27 aprile 2012 è stata di 95.645 TRANSESSUALITÀ, LA LEGGE COMPIE TRENTA ANNI SI SOMIGLIANO GLI ATTORI DEL QUALUNQUISMO Ornella Obert «OLTRE LO SPECCHIO» SPORTELLO GRUPPO ABELE ANTIPARTITO DI PROFESSIONE Eugenio Mazzarella DEPUTATO PARTITO DEMOCRATICO 25 SABATO 28 APRILE 2012
N on capita tutti i gior-ni che un leader po-litico dichiari il pro-prio amore per unfilm. Negli Usa, avolte, succede. Anni fa Clinton rivelò il suo amore per If…, il capolavoro di Lindsay Anderson che raccontava la rivolta in un college dell'Inghilterra anni 60. In questi giorni, invece, Obama non perde occasione per ricordare quanto sia bello e importante Il buio oltre la siepe, film diretto nel 1962 da Robert Mulligan e interpretato da un grandioso Gregory Peck. Sono scelte che dicono qualcosa sui presidenti, oltre che sui film. Elogiando l'opera di un anarchico libertario come Anderson, Clinton confermava di essere stato, se non un sessantottino, quanto meno un ragazzo ribelle. Esaltando Il buio oltre la siepe, Obama ci spiega indirettamente come l'America sia diventata, da Paese razzista e segregato che era, una nazione capace di eleggere un afro-americano alla Casa Bianca. Perché il film di Mulligan è un apologo sui diritti civili: la storia di un avvocato onesto che, in una piccola cittadina dell'Alabama, difende un nero ingiustamente accusato dello stupro di una donna bianca. L'endorsement di Obama è anche - e perché no? - una sagace operazione di marketing da parte della Universal, la major hollywoodiana che produsse il film nel 1962. In questi giorni il film compie 50 anni, e la Universal ne compie 100: il suo marchio venne depositato il 30 aprile del 1912, quando Hollywood era un villaggio di campagna e il cinema era ancora muto. Proprio lunedì 30 aprile, alle 21.15, il canale tematico Studio Universal manderà in onda Il buio oltre la siepe preceduto da una breve presentazione del presidente. DEMOCRAZIA E PATERNITÀ Contemporaneamente, il film torna in homevideo in una splendida edizione Blu-ray corredata di ottimi extra e di un libretto che riproduce alcune pagine della sceneggiatura originale. La fotografia in bianco e nero di Russell Harlan è stata restaurata in modo smagliante, e l'atmosfera «sudista» ispirata al meraviglioso romanzo di Harper Lee ne viene ulteriormente esaltata. È, insomma, una visione indispensabile. Tra l'altro, Il buio non è solo una vibrante lezione di democrazia. Letto più in profondità, è soprattutto una storia di famiglia in cui il rapporto fra l'avvocato vedovo Atticus Finch e i suoi due figlioli Jem e Scout è di toccante sottigliezza. Lungo il film, Atticus letteralmente «impara» il difficile mestiere di padre dai suoi vivaci bambini, che sono fra le creature più vive ed empatiche che Hollywood abbia mai creato. Altre uscite Universal sono previste lungo questo 2012 di festeggiamenti: tenete d'occhio soprattutto La stangata (a luglio) e due filmoni di Spielberg, Lo squalo e E.T., per l'autunno. Il buio sponsorizzato da Obama è la partenza perfetta di questo anno-Universal. Fra gli extra c'è la consegna dell'Oscar a Peck: glielo diede Sophia Loren, che aveva vinto l'anno prima per La ciociara. C'è anche un pezzo d'Italia, in questo gioiello. ALBERTO CRESPI Saga familiare Lavoro neroUna ballata noir www.unita.it Il buio oltre la siepe Regia di Robert Mulligan Con G. Peck, P. Alford, M. Badham, B. Peters Usa, 1962 edizione Blu-ray restaurata Distribuzione: Universal ***** OBAMA PER «IL BUIO OLTRE LA SIEPE» Una presentazione del presidente per il film antirazzista che compie 50 anni FLAVIO DELLA ROCCA Visioni digitali I l fenomeno è talmente singola-re che non potevamo non occu-parcene. La convergenza deimezzi di comunicazione legati ai film, che da anni sosteniamo, ha un interessante esempio nel progetto Isole, di Stefano Chiantini, con Asia Argento, Giorgio Colangeli, Ivan Franek, Anna Ferruzzo, Paolo Briguglia e Alessandro Tiberi. È una favola moderna, che racconta l'incontro di tre solitudini e la nascita di un amore fatto di timidi sguardi e approcci impacciati. Una storia che matura sotto il tetto di una casa canonica sulle isole Tremiti. La pellicola, già presentata al Festival di Toronto e a Londra, l'11 maggio sarà nelle sale italiane. Si tratta del primo film che esce al cinema e quasi in contemporanea online. Dal 16 maggio, infatti, girerà in streaming gratuito su Repubblica.it La sfida è lanciata da Gianluca Arcopinto, convinto che il web possa essere una grande risorsa, soprattutto per il cinema indipendente che deve trovare strade, se non alternative, almeno complementari alla distribuzione tradizionale. «La rete è invasa da contenuti, anche di alta qualità, del tutto gratuiti. È su questo terreno che ci si deve confrontare per aiutare il cinema italiano a ritrovare visibilità, in modo chiaro, legale e, alla lunga, remunerativo», ha dichiarato il produttore. «Isole», un film in sala e sul web negli stessi giorni Se di lavoro in Italiabisognaparlare, non sipuòevitarelasovranaFiat,emoltidocumentari sono stato fatti. Quello di GiovanniPipernoèunodeipiùoriginali: siparladi Edoardo Agnelli e della storia della famiglia, vista anche attraverso repertori industriali trattati come film di repertorio. Doc sugli Agnelli Il pezzo mancante Regia di Giovanni Piperno documentario Italia 2010 Cecchi Gori Homevideo *** I film proposti hanno il lavoro come ombra all'orizzonte, seppure cupa. Non menotragica, tranneil lietofine,è l'effrazione di Luchetti in questo che è il suo ultimo film ambientato in un cantiere romano. Buono esempio di incontro tra cinema main stream e lavoro, anche in nero. In un cantiere romano La nostra vita Regia di Daniele Luchetti Con Elio Germano, Giorgio Colangeli, Isabella Ragonese Italia 2010 Distribution Home Video *** In questo weekend che porta al 1˚ maggio potreste organizzare a casa una mini rassegna di cinema italiano che affronta il mondo del lavoro. L'esordio di Coppola è uno di questi, dicendosi una ballata quasi noir su di una rumena che cerca la madre alla periferia di Melfi, all'ombra della Fiat. All'ombra della Fiat Hai paura del buio Regia di Massimo Coppola Con Alexandra Pirici, Erica Fontana, Antonella Attili Italia 2011 Distribuzione Web (mymovieslive – On Air) *** Home Video LA FATICA Dario Zonta 41 SABATO 28 APRILE 2012
COSIMO CITO C ambiare vita dopo aver cam-biato il calcio probabilmen-te a Pep Guardiola riusciràaltrettanto semplice, altrettanto immediato. Ci mise un mese per capire il Barça, nell'estate del 2008. Veniva dalla cantera, aveva allenato con grandi risultati per un anno il club B, portandolo dalla terza alla seconda divisione. L'ultimo Barça, quello di Frank Rijkaard, si era incagliato sul Manchester United in Champions League e aveva raccolto un terribile terzo posto nella Liga. Guardiola arriva tra lo scetticismo generale in una squadra spaesata inizialmente dalle partenze di Ronaldinho e Deco. Un mese di risultati modesti, poi Pep trova l'idea: incentrare la squadra sul triangolo Iniesta-Xavi-Messi, togliere riferimenti agli avversari, usare il campo come nessuno aveva fatto prima. Così dirà: «Il centravanti del Barcellona è lo spazio». Ci sono Eto'o e Henry, Pep prende dal Manchester United il semidimenticato Piqué, mette definitivamente al centro del progetto Messi e la cantera. Vince tutto: campionato, Coppa del Re, Champions League, battendo in finale all'Olimpico di Roma i Red Devils con i gol di Eto'o e Messi. Il mito nasce allora e con esso nasce il guardiolismo, con tanti club d'Europa che provano ad imitare l'inimitabile dando ottusamente la panchina a ex calciatori che quasi sempre si rivelano modesti improvvisatori. Il Barcellona intanto cambia volto, durante l'estate del 2009 partono Eto'o e Henry, arriva Ibrahimovic, lo spettacolo resta altissimo, Supercoppa Europea, Mondiale per Club, Liga. Poi in Champions Pep si arrende all'Inter di Mourinho al termine di un doppio confronto incredibile per intensità, crudezza, spettacolo, 3-1 nerazzurro a San Siro, solo 1-0 catalano al Camp Nou, con l'Inter in dieci per un'ora eppure capace di difendersi con disciplina quasi militare. Dopo troppi dissidi col tecnico, Ibra viene scaricato perché poco adatto a quel gioco immutabile, a quella squadra che aveva abolito le parole cross, lancio lungo, contropiede. Una squadra che invece basa tutto sul possesso quasi maniacale del pallone, con percentuali spaventose, una squadra che non ha quasi bisogno dei difensori perché quasi mai attaccata da avversari che vengono storditi e distrutti dalla pazienza di trame che durano anche 50-60 passaggi consecutivi. Terzo anno psicologicamente durissimo per Pep, con Mourinho e Cristiano Ronaldo passati al Real Madrid con l'impossibile sogno di abbattere il totem blaugrana. Accade solo in Coppa del Re, al termine di una battaglia di 120 minuti risolta da un colpo di testa dell'attaccante portoghese. Guardiola vince tutto il resto, Liga e Champions League. Ci sono Villa, Pedro, Mascherano viene piazzato con azzardo estremo al centro della difesa. Ci sono ancora le tre certezze di Pep, Iniesta, Xavi e Messi. La finale di Champions col Manchester United, a Wembley, è stradominata dai catalani, 3-1 firmato da Pedro, Messi e Villa, lo spettacolo è assoluto, la Coppa la solleva per primo il francese Abidal, colpito da un tumore al fegato qualche mese prima ma grande protagonista della partita. Ancora un Mondiale per Club, una Supercoppa Europea, una finale di Coppa del Re centrati nell'ultima, attuale stagione, ma due smacchi potentissimi per Pep in quattro giorni, la Liga persa dal Real e la Champions chiusa malamente in semifinale contro un Chelsea incredibilmente inferiore. L'ultimo è un Barça stanco, non più sicuro in difesa, con Xavi, Iniesta e Messi sgonfi, con ragazzi come Tello e Cuenca ancora acerbi per il grande passo e nuovi acquisti milionari come Sanchez e Fabregas piuttosto deludenti. Pep chiude qua, con 13 titoli su 16 vinti, da demiurgo ormai stanco di una squadra che in quattro anni ha cambiato per sempre il calcio. su Spalletti, oltre al sogno Villas-Boas. Resta aggrappato al terzo posto, Edy Reja, il quale conserva un antico patto con Claudio Lotito. Se non dovesse centrare la Champions, al goriziano non verrebbe rinnovato il contratto e al suo posto i pretendenti al momento si riducono a Zola, Mangia, Sannino o Mazzarri, che a quel punto verrebbe sostituito da Montella sulla panchina partenopea. L'UOMO NUOVO Tornando a Guardiola, a insidiare le milanesi, c'è il “sogno Premier” che contagia da anni chiunque. I club papabili sono tre, in testa il Chelsea di Roberto Di Matteo, che comunque vada a finire la finale di Champions contro il Bayern Monaco, a fine stagione metterà in seria difficoltà Abramovich. Se il magnate russo non dovesse riconfermarlo, Guardiola sarebbe la naturale prima scelta, e a quel punto anche lo stesso Di Matteo potrebbe tornare in Italia (e potrebbe insidiare Montella al Napoli). Ma attenzione anche ai due Manchester. Il City degli sceicchi manterrebbe Mancini solo in caso di vittoria del campionato (è a -3 dallo United a tre giornate dal termine), ma anche lo United sta iniziando a guardarsi intorno per il dopo Ferguson. E il Guardiola “canterano” sembra incarnare proprio l'ideale della Academy United. Tutti per Guardiola, d'accordo, e se invece Pep aspettasse l'Europeo per poi subentrare a Del Bosque alla guida della Spagna? Ipotesi altamente possibile. Ma poi, in soldoni, chi guiderà la creatura che lo stesso Pep ha forgiato? Fino a fine stagione in sella al Barça resta il suo vice, Tito Villanova, al quale restano 4 gare inutili in Liga ma una finale di Copa del Rey da strappare all'Athletic Bilbao di Marcelo Bielsa. Proprio il santone argentino è il candidato numero uno a subentragli, mentre leggermente staccato c'è Villas-Boas che si è già candidato e a onor di cronaca anche Luis Enrique ormai in odor di addio alla Roma. Il valzer è appena cominciato, e ancora una volta ha vinto solo Guardiola. Possesso e fantasia «Il centravanti è lo spazio» Guardiola e i blaugrana: i quattro anni che hanno cambiato il calcio Il triangolo Xavi-Iniesta-Messi, e i centrocampisti a fare la difesa Serie A Foto LaPresse ROMA Oggi si giocano tre anticipi All'Olimpico Roma-Napoli Per la 35ª giornata della Serie A si giocano oggi tre anticipi: Cagliari-Chievo (ore 18, stadio Nereo Rocco di Trieste - arbitro Gava); Palermo-Catania (ore 18 - arbitro Rocchi) e Roma-Napoli (ore 20,45 - arbitro Rizzoli). Ieri i due tecnici, in conferenza stampa, hanno sottolineato le difficoltà del match dell'Olimpico. Luis Enrique, allenatore dei giallorossi, ha dichiarato: «Siamo settimi, è il risultato che meritiamo adesso. Ma finché c'è l'opportunità, e ci sono 4 partite, voglio centrare l'obiettivo». Per Mazzarri ora non ha senso «pensare al terzo posto che vale la Champions. Attenzione perché, anche se ha parecchie assenze, la rosa della Roma è di grande qualità. E poi ci sono dei campioni, come Totti. Lui può anche vincerla da solo, la partita» Domani il programma si completa con Bologna-Genoa (ore 12,30 - arbitro Damato); Atalanta-Fiorentina (ore 15 - arbitro Doveri), Inter-Cesena (ore 15 - arbitro Romeo), Lecce-Parma (ore 15 - arbitro Mazzoleni), Novara-Juventus (ore 15 - arbitro Celi), Siena-Milan (ore 15 - arbitro Brighi); Udinese-Lazio (ore 20,45 - arbitro Bergonzi). Questa la classifica: Juventus 74 punti; Milan 71; Lazio 55; Napoli 54; Inter e Udinese 52; Roma 50; Catania 46; Parma 44; Atalanta (-6), Siena e Chievo 43; Bologna 42; Fiorentina, Palermo e Cagliari 41; Genoa 36; Lecce 35; Novara 28; Cesena 22. Cantera e politica Una squadra, una nazione: l'identità catalana come colla Imbattibili Il sistema di gioco: la palla a noi. Così sono arrivati 13 trofei su 16 Follia a Marassi, 12 indagati Dodici tifosisono stati iscrittinel registrodegli indagati dalla procuradiGenova per gli scontri che ci sono stati domenica scorsa dopo la partita Genoa-Siena. I provvedimenti scaturiscono dalle indagini della Digos che sta ancora visionando i filmati per identificare tutte le persone coinvolte. Nei giorni scorsi la questura ha disposto una quindicina di Daspo. 47 SABATO 28 APRILE 2012
liste dell'Islam salafita e ora è a capo di Ansar Dine. Il suo gruppo ha preso il controllo della città-simbolo del territorio rivendicato dagli «uomini blu» del deserto: Timbuctù. E con questo ha fatto pensare ad una deriva islamista e conquistatrice anche al di là dell'Azawad. In realtà le due componenti - quella universalistica e portatrice della versione più retriva della sharia, e quella laica, storica e indipendentista - sembrano sempre più in conflitto. Tanto che ieri proprio a Timbuctù è spuntata un'altra sigla: l'Fnla o meglio «Front national de libération de l'Azawad», una forza che si definisce «laica e non secessionista» e tramite il sito della rivista Jeune Afrique fa sapere di essere penetrato con un centinaio di pick-up nel cuore della vecchia capitale. Sicuramente più disponibile - e presentabile - in eventuali trattative con il capitano Amadu Sanago che ancora detiene il potere a Bamako. NARCOSTATO Ancora più complessa, quasi un rompicapo, è la situazione in Guinea Bissau. E molta più fretta hanno, i vicini dell'Ecowas, di fare pulizia. Anche qui i militari golpisti si rifiutano di farsi da parte e di ripristinare l'ordine costituzionale ma 5-600 soldati provenienti da Nigeria, Togo, Costa d'Avorio e Senegal sono pronti a unirsi agli altrettanti militari angolani già presenti in loco nell'altra ex colonia portoghese se in primo luogo non sarà liberato «immediatamente e senza condizioni» l'ex premier Carlos Gomes Junior e non sarà rimesso al suo posto il presidente ad interim Raimundo Pereira. L'ultima telefonata prima di sparire, Gomes Junior l'ha fatta al presidente angolano Dos Santos, alle undici di sera il giorno del golpe, cioè dopo aver vinto le elezioni al primo turno contro l'ex presidente Yalla che lo accusava di brogli e si rifiutava perciò di partecipare al ballottaggio il 29 aprile. Gomes - che ora l'Ecowas intima ai golpisti vicini al rivale Yalla di liberare entro 72 ore pena l'intervento militare - era un grande amico Gheddafi, pronto fino all'ultimo ad «accoglierlo a braccia aperte» in esilio. Ma più ancora era amato dal Colonnello il defunto presidente Malam Bacai Sanha di cui il raìs di Tripoli finanziò l'elezione nel 2009. L'uccisione del capo dell'intelligence di Sanha, Samba Djallo, lo scorso 18 marzo, ha fatto precipitare i delicati equilibri in Guinea. Il Colonnello armava gli «uomini blu» e dava fondi a ras capoverdiani Tracce di Gheddafi Quattro esplosioni nel giro di un'ora, secondo la stampa locale addirittura 10 deflagrazioni: una raffica di scoppi ha sconvolto ieri il centro di Dnipropetrovsk, la città natale di Yulia Timoshenko, nell'Est industriale dell'Ucraina. Il ministero delle situazioni di emergenza ha reso noto che il bilancio dei feriti è arrivato a 27, ma è ritenuto ancora parziale. Un'indagine è stata aperta per «atti terroristici», tuttavia manca per un'ipotesi sui possibili autori degli attentati, secondo le prime ricostruzioni organizzati piazzando ordigni dentro bidoni della spazzatura. In molti hanno notato la coincidenza delle esplosioni nel luogo natale dell'ex premier mentre il suo caso giudiziario è al centro di crescenti tensioni politiche e diplomatiche. Inoltre, l'8 giugno cominciano gli Europei di calcio ospitati da Ucraina e Polonia e Dnipropetrovsk è una delle città ospitanti. E mentre il presidente Viktor Yanukovich ha sottolineato che si tratta «di una nuova sfida a tutto il Paese», l'opposizione ha insinuato che sia stato il governo ad aver provocato le esplosioni per distogliere l'attenzione sull'aggressione in carcere denunciata dalla Timoshenko o per far ricadere la colpa sull'opposizione stessa. Una situazione incandescente: la Uefa non può ignorare la «situazione drammatica» di Yulia Timoshenko, ha detto il commissario europeo alla giustizia, Viviane Reding, a proposito della prossima apertura a Kiev degli Europei di calcio. Ucraina, quattro esplosioni nella città della Timoshenko La famiglia Bin Laden a Gedda Le vedove e i figli di Osama bin Laden, espulsi dal Pakistan, sono arrivati in Arabia saudita. Le autorità saudite non hanno proferito parola sul ritorno dei membri della famigliaBin Laden. Il Pakistan ha espulsoieri mattinale trevedove,duesaudite euna yemenita, e i dieci figli di Bin Laden, detenuti da circa dieci mesi nel nord del Paese. 35 SABATO 28 APRILE 2012
Impegno «senza tregua» per la crescita, così Monti e Barroso al termine della colazione di lavoro di ieri. Prima di rientrare in Italia da Bruxelles - appena giunto a Roma il premier ha visitato la moglie ricoverata al Gemelli per un lieve malore - il Capo del governo ha incontrato il presidente della Commissione europea. La maggioranza pressa su Palazzo Chigi perché dopo l'era dei sacrifici si avvii quella del rilancio economico. Un pressing che ricorda quello sulla politica europea, promosso del gruppo Pd alla Camera che produsse l'iniziativa comune della maggioranza a sostegno del tour di Monti presso le cancellerie europee. Il premier, a sua volta, cerca sponde utili perché il Consiglio europeo di giugno segni una discontinuità per quel che riguarda la politica economica. «Il tema della crescita, che alcuni ora sollecitano, è da tempo la seconda colonna della nostra politica al fianco di finanze solide», spiega in un'intervista Angela Merkel. Le parole della cancelliera - affermano ambienti del governo - dimostrano che «il lavorio italiano» per creare falle nella diga rigorista di Berlino produce risultati. E che il sì di Monti al fiscal compact («corretto rispetto all'impostazione che avrebbe voluto la Germania») era un prezzo indispensabile da pagare per costringere il governo tedesco «ad andare al di là del rigore». LE SFIDE «Ci troviamo di fronte a sfide notevoli», sottolineano Monti e Barroso, ricordando - all'inizio della dichiarazione congiunta - «l'alto livello di disoccupazione» che caratterizza la zona euro. Rilancio della crescita, quindi, «attraverso un impegno senza tregua per il miglioramento della competitività». Non, quindi, attraverso «un ulteriore indebitamento». Frasi, queste, che riecheggiano le preoccupazioni che Monti ha fatto giungere riservatamente ai partiti in relazione alla risoluzione di maggioranza approvata dalle Camere in cui si chiedono al governo stanziamenti per far ripartire l'economia italiana. La posizione del premier è chiara, la crescita ci sarà se si faranno le riforme e senza mettere in discussione il pareggio di bilancio nel 2013: «Ne va della credibilità recuperata in Europa». Integrare il fiscal compact con politiche per la competitività, quindi. Senza mettere in discussione il patto di stabilità promosso da Angela Merkel e fatto proprio dall'Europa. La riduzione delle tasse collegata alle maggiori entrate frutto della lotta all'evasione, come chiedono Pd, Pdl e Udc in Italia? «Il consolidamento fiscale deve procedere assieme a degli investimenti mirati per aumentare la competitività e al tempo stesso contribuire a rilanciare la domanda nel breve periodo», spiegano Monti e Barroso. IL NUOVO VERTICE Che si trovano d'accordo anche «sulla necessità di sviluppare ulteriormente il mercato unico, che è il mezzo più importante per la promozione della crescita e dell'impiego a livello europeo, e di rafforzare l'applicazione delle sue regole». In particolare, aggiungono premier italiano e presidente della Commissione - che rimarranno «a stretto contatto», fissando già un nuovo vertice per il 15 maggio (giorno in cui a Bruxelles si terrà la riunione dell'Ecofin) - «ci devono essere dei progressi accelerati e più efficaci nei settori dell'economia digitale, dell'energia e dei servizi». Monti vuole centrare l'obiettivo del Consiglio europeo di giugno. E lavora perché quell'appuntamento rappresenti «una pietra miliare» per avviare nell'Unione europea - appunto - una politica per la crescita. La Commissione, tra l'altro - lo ricorda Barroso - ha già una strategia. «Europa 2020 - spiega il presidente del “governo” Ue - è stata approvata all' unanimità dagli Stati membri e può essere adattata e completata in questa situazione difficile». KABUL, DECIDERE CON GLI ALLEATI Siamo pronti a lavorare sugli investimenti «compatibilmente con le regole del patto di stabilità e con gli impegni del consolidamento fiscale - ribadisce Barroso - Spero che tutti i paesi capiscano il messaggio: c'è bisogno di combinare le politiche solide e credibili per il consolidamento dei conti pubblici con le misure per la crescita». Rientrato a Roma, ieri pomeriggio, il presidente del Consiglio ha incontrato a Palazzo Chigi il segretario generale dell'Alleanza atlantica, Anders Fogh Rasmussen. «I termini del sostegno all'Afghanistan saranno quantificati al momento opportuno - ha affermato, tra l'altro, Monti alla fine del colloquio - La data del ritiro (del contingente italiano, ndr.) è parte di questioni importanti che vanno esaminate e trattate congiuntamente dagli Stati interessati nell'ambito di un quadro complessivo». Sono numeri. E messi uno di seguito all'altro, raccontano quel che sta succedendo in Spagna: 5,6 milioni di disoccupati, il 24,4% della forza lavoro. Numeri che il primo ministro, il consevatore Mariano Rajoy, ha buttato già nero su bianco e inviato a Bruxelles affinché la Commissione Europea possa seguire, passo passo, l'evoluzione della crisi spagnola. Perché di questo si tratta: crisi. Una situazione generata certamente negli ultimi mesi di immobilismo del governo socialista di Zapatero ma che oggi, con il Partito Popolare alla Moncloa, appare devastente. Ma non è finita qui. I numeri sulla disoccupazione diventano brutali se riportati agli spagnoli sotto i 25 anni: NINNI ANDRIOLO Le priorità LEONARDO SACCHETTI Primo Piano L'Europa deve impegnarsi per la crescita «senza tregua»: così Monti e Barroso dopo il vertice di ieri. Iniziativa del premier per trovare «sponde» Ue e pressare su Berlino in vista del Consiglio europeo di giugno. nandriolo@unita.it Monti e Barroso, ora la crescita Il rilancio della domanda nel breve periodo e lotta all'evasione La Spagna declassata Disoccupazione al 24% Ecco i numeri che fanno tremare Rajoy 5,6 milioni persone senza lavoro: è la fotografia della crisi spagnola ed è il dato più alto di tutta l'Europa. Il premier vuole ridurre il deficit dall'8,5% al 3% in due anni. Ma intanto S&P declassa il Paese da da A a BBB+. leonardo.sacchetti@inwind.it pA Bruxelles il premier incontra il presidente della Commissione: servono riforme e investimenti L'Europa e la crisi 4 SABATO 28 APRILE 2012
MARCO BUCCIANTINI ROMA S oldi per la crescita non ci so-no, almeno nell'immedia-to, dice Monti. I Comuniitaliani non sono d'accor-do: ci sono 11 miliardi di euro «in cassa», pronti, disponibili, ma le amministrazioni non possono impiegarli, paralizzate dal patto di stabilità. Sarà il tema caldo del prossimo appuntamento dell'Anci, il 24 maggio a Venezia, e il presidente del “sindacato” dei comuni - Graziano Delrio, primo cittadino di Reggio Emilia - «sta combattendo una battaglia straordinaria. Dobbiamo prendere una posizione forte, io sono pronto: Firenze violerà il patto di stabilità». Quello pronto è dunque Matteo Renzi. Sua la definizione più feroce di questo accordo impostato da Tremonti e confermato dal nuovo governo: «Il patto di stupidità». «È curioso: lo Stato mette a dieta i comuni e lui ingrassa». Che tavolo è? «Truccato, dove si usano pesi e misure diverse. Dal 2005 al 2010, sotto il regno di Tremonti, i Comuni di questo Paese hanno ridotto le spese di 2,7 miliardi di euro. Abbiamo fatto la nostra parte nel risanamento e nel contenimento della spesa pubblica. Nello stesso periodo lo Stato centrale e le Regioni hanno aumentato le spese per 20 miliardi. I Comuni stanno pagando l'indolenza di altri». Molte amministrazioni hanno cumulato debiti da fallimento... «Ma l'inerzia è cambiata: nel 2007 i Comuni avevano ricevuto l'indirizzo di ridurre spese entro il 2013, ed erano indicati i parametri: sono già stati raggiunti, con mesi d'anticipo». Il Patto non vi rende giustizia. «È una cosa seria e drammatica, che strangola le famiglie e le aziende. Ci viene di fatto vietato di pagare le aziende che hanno compiuto lavori per l'amministrazione. E quelle ditte chiudono, gli imprenditori si suicidano, i lavoratori restano disoccupati. Se queste aziende non pagano l'Iva allo Stato, arriva l'esattore di Equitalia e pretende di saldare il conto. Ma se è lo Stato che non paga, non succede niente. O meglio: diventa un problema sociale. Ogni tragica storia raccontata in questi tempi di crisi ha un tratto comune: la pubblica amministrazione che non paga. E il sistema che si blocca, per mancanza di liquidità. Soldi che ci sono, ma che dobbiamo tenere fermi. Se non è un patto di stupidità questo...». Quanti soldi sono? «C'è polpa per la crescita: a livello nazionale 11 miliardi, a Firenze sono 92 milioni netti, in cassa». Quanti ne potete spendere? «Nove. E oggi, a un terzo dell'anno in corso, abbiamo fatture da liquidare per 25 milioni, che cresceranno. È un paradosso: ci sono le cose da fare e ci sono i soldi, ma non si può fare niente. E allora io mi ribello e sono pronto a violare il patto». Diranno: il solito populista. «Va bene. Ma se c'è un imprenditore rovinato va dal sindaco. Se c'è un disoccupato disperato, va dal sindaco. Se una madre non ha i soldi per iscrivere il figlio all'università, va dal sindaco. Penso che sia allucinante non rendersi conto che sbloccare quei fondi significherebbe dare ossigeno all'economia e aiutare le vita delle famiglie di questo Paese. E servirebbe anche a rispondere al dilagante sentimento di avversione alla politica. Da perfetto demagogo, a Firenze ho aumentato l'Imu sulla seconda casa, ho venduto all'asta le auto blu, ho dimezzato gli assessori. Recuperando questi soldi, ho potuto ridurre l'addizionale Irpef allo 0,2%, la più bassa fra i grandi Comuni d'Italia. Noi sindaci siamo i veri eroi contro l'antipolitica». Due cose che il governo può fare. «Ci consenta di impiegare i soldi per gli investimenti, tenendo ferma la spesa corrente. E metta a frutto il patrimonio demaniale, soprattutto militare: ci sono le caserme abbandonato nei centri storici delle città. Hanno un valore di mercato pazzesco, altri soldi da usare per foraggiare le misure per la crescita». Cosa significa violare il patto? «Incorrere nelle sanzioni: lo Stato ci bloccherebbe i mutui, finanziamenti essenziali per le opere infrastrutturali. Poi c'è la riduzione automatica di un terzo degli stipendi degli amministratori coinvolti. Io guadagno 50 mila euro netti all'anno, ne perderei circa 15 mila. La terza misura sarebbe la riduzione dei trasferimenti in misura identica allo sforamento del patto. Le prime due sanzioni le tollero, contro la terza sono pronto a fare la rivoluzione». Contro chi? «Quelli che salvano le banche, prestando i soldi all'1% di tasso d'interesse, consentendo di comprare titoli di Stato che rendono sei volte tanto. E le banche non mettono i soldi nel sistema, noi sì: 11 miliardi». Intervista a Matteo Renzi «Comuni al collasso Firenze violerà il patto di stabilità» Il sindaco tra i capofila della protesta che l'Anci discuterà il 24 maggio. «Ci sono 11 miliardi di euro pronti, disponibili. Possiamo finanziare la crescita» Otto ore di controlli da parte dei carabinieri del Nucleo tutela del lavoro a piazza San Giovanni, dove è in via di allestimento il megapalco che ospiterà martedì il concertone del Primo maggio promosso da Cgil, Cisl e Uil e dalla Rai. Al termine di questi controlli tutto è risultato a posto, le misure di sicurezza applicate a tutela dei lavoratori erano quelle richieste dalla legge e inoltre tutti e 183 gli addetti impegnati erano in regola con le norme sull'assunzione. Otto ore di controlli. Tutto in ordine per il Concertone Foto Giulio Napolitano / Lapresse Fitch e le stime sull'Italia L'agenziadiratingFitch prevedechel'Italia riescaariportareilbilancioinpareggionel 2014,conun deficitazzerato:allo0,1%delPil, unastimain lineaconquellainseritadalgoverno nel Def. Ma già dal prossimo anno Fitch si attende una riduzione del disavanzo vicino all'obiettivo del pareggio: il deficit 2013 calerà allo 0,8% del Pil, un rosso di 14miliardi di euro. 7 SABATO 28 APRILE 2012
gno. Così il 26 febbraio scorso ha «fotograto» Nicolas Sarkozy: «Il vero modello di Sarkozy non è Angela Merkel, ma una miscela di Silvio Berlusconi e Vladimir Putin, con il vuoto ideologico del primo e la brutalità del secondo...». Il tema della diversità e dell'integrazione è il filo conduttore di un altro suo libro: Un motivo in più (Fayard). È il racconto di un percorso di crescita che ha portato una ragazzina nata in Maracco e cresciuta in un quartiere della periferia di Amiens, a ottenere una borsa di studio nella prestigiosa Sciences-Po e poi entrare in politica dalla porta principale. Se Hollande sarà il nuovo inquilino dell'Eliseo, per lei sono in molti a pronosticare un futuro da ministra. E in ascesa è anche un altro esponente della «Generazione H»: Faouzi Lamdoui. Nato a Costantine, in Algeria, arriva a 10 anni in Francia con la sua famiglia. «Sono entrato nel Ps dice all'Unità - per combattere contro le discriminazioni e per valorizzare le diversità. Oggi Faouzi ricopre un incarico molto importante: capo dello staff presidenziale di Hollande. «La lotta contro ogni forma di discriminazione sarà una delle priorità di una presidenza Hollande. «La Costituzione francese non fa distinzione tra i cittadini in base alla loro religione o alla loro etnia, ma la realtà, di fatto, è diversa», ha rimarcato Lamdoui in una recente intervista concessa a l'Unità. Ogni giorno - ha aggiunto - c'è discriminazione sociale sia nel settore pubblico che in quello privato, e ci sono pratiche “coloniali” da parte della estrema destra: riteniamo che per farla finita con queste idee e per stabilire il principio di uguaglianza, si debbano affrontare i veri problemi, concependo la multietnicità come un valore e non come un peso nella crescita democratica della comunità nazionale». È la «Generazione H». Foto Ap L'inattesa avanzata del Fronte nazionale al primo turno continua a modellare il dibattito tra i due duellanti del ballottaggio. In queste ore economia, lavoro e potere d'acquisto sembrano temi in perdita di terreno, mentre sulla spinta della radicalizzazione a destra di Nicolas Sarkozy, sempre più l'immigrazione occupa il primo posto nell'agenda della campagna. Isolato e in cerca disperata del consenso tra gli elettori di Marine Le Pen che soli gli possono consegnare qualche speranza di vittoria, il presidente continua a martellare su Islam e immigrazione sperando di sfruttare le contraddizioni della gauche. Giovedì in tv Hollande ha ribadito che nonostante la strumentalizzazione dei sarkozisti, applicherà, se sarà eletto, la proposta di concedere il voto alle amministrative agli stranieri residenti in Francia. Ieri è dovuto intervenire ancora per precisare la politica che intende perseguire in materia d'immigrazione. Per scrollarsi di dosso gli stereotipi della «sinistra comunitarista» e pronta a «spalancare le porte» agli stranieri a detrimento dei francesi, ha così chiarito di voler diminuire l'immigrazione legale facendo scegliere al Parlamento la quota annuale di entrate «sulla base delle esigenze di manodopera». In tempo di crisi, ha detto Hollande, «la limitazione dell'immigrazione economica è necessaria». Per fugare i dubbi che la destra sparge ad arte, ha anche ribadito che lotterà contro l'immigrazione clandestina e che manterrà la legge che vieta il burqa. Anche Jean-Luc Mélenchon è intervenuto sul tema, e sulla linea di una lotta senza quartiere a Le Pen, ha chiesto di non farsi prendere per il naso e lasciarsi trascinare in discussioni su «falsi problemi». Nonostante le speranze alimentate dai colonnelli sarkozisti, la presa di posizione di Hollande sull'immigrazione non gli ha alienato il sostegno della gauche radicale. Melenchon continua a fare appello al voto per il candidato socialista per sbarazzarsi di una destra «petanista». E i sondaggi continuano a dare Hollande in testa di una decina di punti. Il presidente, anche se scarta l'ipotesi di qualsiasi avvicinamento con Marine Le Pen, arrivando anche a chiedere ai suoi elettori di votare nullo in caso di ballottaggi Ps-Fn alle legislative, non si fa nessun problema ad assumere le tematiche e le proposte «mariniste» per cercare una rimonta disperata. Ieri ha rifiutato l'etichetta di «collaborazionista» che gli ha appiccicato addosso l'estrema sinistra e ha rivendicato il diritto di parlare a quei 6milioni e mezzo di francesi che hanno votato Le Pen. Il problema sono i temi e i toni. Tanto che ieri Martine Aubry ha dichiarato che se il primo maggio ci saranno problemi nel corso delle tre manifestazioni differenti che si svolgeranno a Parigi (quella dei sindacati, dei sarkozisti e dei frontisti), «la responsabilità sarà di Sarkozy». TERRENO PERDUTO Ma inseguendo l'estrema destra il presidente ha già perduto terreno al centro. Da due giorni François Bayrou non smette di lanciare critiche severe sull'abbandono dei valori repubblicani da parte della destra gollista. E ieri è stato Dominique de Villepin ad usare parole pesanti contro «la deriva elettoralistica» che ha messo la destra sulla strada della perdizione. Se la «sinistra mi inquieta», ha scritto l'ex premier, «la destra mi spaventa!». Certo si può leggere la sortita di Villepin come l'ultimo round del match che lo oppone a Sarkozy da quindici anni. Ma la presa di posizione dell'ex ministro di Jacques Chirac vuole essere il catalizzatore - magari dopo una sconfitta del presidente uscente - del malumore ormai esplicito che si respira tra i gollisti, gli umanisti e i centristi dell'Ump. LUCA SEBASTIANI A Marsigilia un ciclista passa davanti ai manifesti elettorali di François Hollande Il candidato socialista: «Controlleremo i flussi migratori» Sarkò perde al centro L'immigrazione occupa sempre di più la campagna elettorale francese. In televisione, Hollande ribatte a chi l'accusa di incarnare la «sinistra comunitarista»: lotta all'immigrazione clandestina e sì al divieto del burqa. PARIGI In tilt il sito elettorale di Sarkozy Il sito della campagna di Sarkozy è fuori servizio. Cliccando su www.lafranceforte.fr compareilmessaggio:«Ilnomedeldominiononèpiùdisponibile».Qualcunodellostaffparla di «problema tecnico», ma su Twitter impazzano commenti ironici: l'hashtag «la Francia che non paga il suo dominio» è arrivato in testa ai soggetti più commentati sul social network. 21 SABATO 28 APRILE 2012
L 'Europa cambia agenda epunta sulla crescita. Cosìalmeno pare, stando alleultime dichiarazioni dileader del vecchio continente. Persino la cancelliera Angela Merkel abbandona il Leitmotiv del rigore per parlare di creazione di ricchezza. Cosa sta accadendo? Che significa questa virata? I leader hanno cambiato idea? «La cosa sorprende anche me», confessa ironicamente Jean-Paul Fitoussi, che da anni, forse decenni, punta l'indice contro il fondamentalismo rigorista del Vecchio continente. Professore, non potevano pensarci prima alla crescita? Ci arrivano solo pra? «Veramente io dico da sempre che non si risolve il problema del debito abbassando il reddito con programmi di austerità. L'obiettivo è ridurre il debito in misura più forte di quanto non si riduca il Pil. Ma tutto questo ammazza il popolo, e non è una risposta alla crisi. Non so davvero perché si sia fatta una scelta come il fiscal compact, il contrario di quello che serve all'Europa». Oggi ci si propone un'unica alternativa: o più tasse o meno spese, cioè tagli. È così? «Tutte e due le ipotesi sono di austerità fiscale, una strada che non ha chance in un momento di recessione. Oggi si dice che serve l'austerità per ritrovare la crescita. Ma anche uno studente del primo anno di università sa che per creare crescita serve una sola cosa: gli investimenti. Investire vuol dire credere nel futuro, e non farlo significa il contrario, distruggere il futuro». Con quali soldi? «Ecco, servono soldi. Ma qualcuno ha deciso che l'Europa non ne ha. Di più: hanno fatto il fiscal compact per dire che in Europa i soldi non ci sono. Ma questo non è vero, perché il debito europeo è più basso di quello americano e di quello della Gran Bretagna. La cosa buffa è che prima della crisi dicevano di non avere soldi: poi li hanno trovati all'istante per la crisi finanziaria. Ma per i disoccupati non ci sono più, e si continua a dire che servono o più tasse, o meno spese». L'argomento è che per crescere serve l'austerità. «Sì, lo dicono e fanno finta di crederci. Si tratta a una teoria che ha la forza di una favola: si argomenta che grazie alla politica di rigore la gente è sicura che i debiti verranno ripagati e quindi spende da subito. Ma la verità è che la gente non ha soldi da spendere». Crede davvero che l'Europa abbia cambiato idea? «Non hanno cambiato idea, ma hanno cambiato discorso. Il diavolo è nei dettagli, e ognuno gira le parole dalla propria parte. La parola crescita oggi è diventata quella che i francesi chiamano auberge espagnole (una formula che ciascuno intende come vuole). Per Draghi ad esempio la crescita si fa con le riforme strutturali, che in buona sostanza significano liberalizzazione dei mercati, deregulation e dieta per le protezioni sociali». Quanto pesa Hollande in questo nuovo “discorso”. «Ricordo che quando per la prima volta Hollande disse, mesi fa, che voleva cambiare il fiscal compact, tutti lo hanno preso in giro, hanno detto che il trattato era stato firmato da 25 Paesi. Oggi mi pare che l'idea abbia fatto un po' di cammino ed è probabile che lo facciano». Pensa davvero che ci siano i margini per modificarlo? «Non lo so. Quando Jospin chiese di cambiare il patto di stabilità, ottenne solo l'aggionta delle parole e crescita. Per l'appunto solo a parole». Dove bisognerebbe investire per ripartire? «Guardi, l'Europa ha fatto progetti meravigliosi, ma non li ha mai messi in pratica, perché c'era sempre la precondizione che non si spendesse neanche un euro. Parlo della strategia di Lisbona, o dell'Europa 20-20 sulle energie rinnovabili. Questi piani vanno realizzati, così come le infrastrutture europee. Sa che non esiste una linea diretta tra Roma e Berlino? Eppure sono due capitali europee». Con il declassamento della Spagna, la speculazione tornerà a farsi sentire. La finanza ha un'influenza sul debito e anche sulla politica. «La finanza pesa perché il sistema europeo ha trovato comodo fare in modo che i mercati costringano i governi ad abbassare il debito e le spese. Quando fu declassato il Giappone, finì sotto il Botswana come rating, eppure non ci fu nessuna conseguenza sui tassi d'interesse. la ragione è che lì c'è una banca centrale che può comprare titoli, e nessuno può competere con la potenza di fuoco di una banca centrale. La speculazione non ha alcuna forza contro lo “scudo” di una banca centrale. L'Europa invece non ha costruito questa difesa, e di fatto ha aperto porte e finestre alla speculazione». Intervista a Jean-Paul Fitoussi L'economista francese: «Nell'Unione europea il debito è più basso che negli Stati Uniti La finanza ha potere perché l'Ue gliel'ha dato» S'incrina il muro dell'austerità Incerta la ratifica del Fiscal compact: ormai è idea diffusa che la strategia dei soli tagli non funzioni «Non è vero che i soldi non ci sono in Europa È questione di scelte» BIANCA DI GIOVANNI Foto Ansa ROMA Staino Costa cara ai tedeschi la Grecia Il taglio del debito greco in mano ai privati è costato caro alla Germania: il fondo salva-banche Soffin, istituito dal governo della cancelliera Merkel, ha chiuso il 2011 con un buco di 13,1 miliardi di euro. Lo ha reso noto oggi l'Istituto tedesco per la stabilizzazione dei mercati finanziari. Gran parte delle perdite sarebbero legate alla ristrutturazione del debito greco. 3 SABATO 28 APRILE 2012
A lcune mostre recentihanno affrontato ilcompito di prenderele misure ai giovaniartisti emersi col nuo-vo secolo e in via di crescita progressiva. Come definirne le caratteristiche? La prima cosa da notare è che oggi non si individua una tendenza predominante, a differenza di passate stagioni. Forse a prevalere è la modalità detta dell'installazione, dell'andare a occupare l'ambiente con materiali vari, il più delle volte secondo la modalità dello «site specific», cioè con assetto adatto al luogo espositivo. Ma anche la vecchia pittura non è uscita di scena, purché non la si coltivi nella formula davvero passata del «quadro», cioè di un formato rettangolare ospitante qualche immagine virtuale. Ora urgono alla porta le modalità d'intervento che si richiamano al wall painting, al graffitismo, al muralismo, questi due ultimi rivolti soprattutto a rilanciare addirittura soluzioni di tipo figurativo, ma acutamente, argutamente stilizzate. Purtroppo c'è l'invasione di una versione assai scadente di graffitismo vergato da ignoti protagonisti da strada, i quali, avvalendosi di forme stereotipate, negano l'assunto di base, che sarebbe di riscattare i valori dell'individuo sacrificati dalla cultura di massa. Se si esce da questa strettoia, ne possono venire esiti brillantissimi, come dimostra una giovane artista che ha assunto il nome di battaglia di Laurina Paperina (1980), ora in copiosa esposizione in una Galleria di Trento. Dalle sue mani sgorgano mostriciattoli stretti in una sigla, in un corpuscolo delineato con segno aspro, tagliente, e nello stesso tempo campito con una cromia ardente, sparata sulle tinte primarie, una gioia per gli occhi. Paperina si ispira ai vari idoli del momento, cantanti, artisti celebri, eroi del fumetto, ma tutti colti dal suo tratto sincopato, stenografico, come una schidionata di insetti infilzati con uno spillo, e poi redistribuiti liberamente sulla parete. Talvolta l'artista campisce direttamente sui muri queste sue parate di fantasmi, talaltra li fissa su foglietti densi e contratti, o su mattonelle in ceramica, pronta insomma a sciorinarli nello spazio in costellazioni a equilibrio variabile, come nebulose che si allargano o si restringono a piacere. APPLICAZIONI UTILITARISTICHE Ma proprio questa loro scioltezza di descrizione ne consente un uso molteplice, cadono i confini tra una destinazione assoluta, da belle arti, e invece applicazioni utilitarie. Quelle icone feroci, contratte, pettegole, sono già pronte per divenire sigle pubblicitarie per la campagna di qualche prodotto. Del resto, è dagli albori delle avanguardie, dai tempi di Toulouse-Lautrec, che arte ed affiche viaggiano in parallelo. Oggi poi la pubblicità vive soprattutto negli spot televisivi, e dunque la nostra Paperina è pronta a varcare anche quella soglia, cioè ad elaborare dei cartoon felicissimi, splendenti nella policromia, sapidi nei profili, e perfino nelle storielle narrate, incentrare attorno a Caccolaman, uno di quei mostri provocatori e arguti nello stesso tempo. Giancarla Frare Omar GallianiGustav Klimt RENATO BARILLI www.unita.it L'esposizione presenta opere su carta realizzate dall'artista veneta negli ultimi dieci anni, incentrate sul tema della perdita, del tempo, dell'oblio e un corpus di 17 disegni a china eseguiti tra il 1979 e il 1987 sottolasuggestionedeiversidelpoetaaustriaco Georg Trakl. Cartæ volant Giancarla Frare Ricomporre il frammento Roma, Istituto Nazionale per la Grafica, Palazzo Poli Fino al 1 maggio Catalogo edito dal Comune di Bassano del Grappa ***** Il titolo gioca sull'anagrammaeunisce il nome dell'artista,Omar Galliani, alla città cui rende omaggio, in particolare attraverso un enorme disegno realizzato a matita su tavole di pioppo. In mostra altri disegni, opere di grandi dimensioni e un docu-film di Massimiliano Galliani. Anagramma d'autore Omar, Roma, Amor Roma Museo Carlo Bilotti Fino al 6 maggio Catalogo Silvana a cura di G. Simongini ***** In mostra la riproduzione a dimensioni reali del «Fregio di Beethoven», dipinto da Klimt nel 1902 nel Palazzo della Secessione viennese, accompagnata da 15 disegni del maestro, oltre a manifesti originali del movimento, realizzati tra gli altri da Moser, Roller e Hodler. Il simulacro del Fregio Gustav Klimt Milano Spazio Oberdan Fino al 6 maggio Catalogo Skira **** I PICCOLI MOSTRI DI LAURINA PAPERINA L'artista, che si è data questo nome di battaglia, rompe gli schemi sterotipati del graffito Laurina Paperina New Pollution A cura di Luca Beatrice Trento, Studio Raffelli Fino al 27 maggio Catalogo autoedito Laurina Paperina «The End of Damien Hirst» Arte TRACCE Flavia Matitti 42 SABATO 28 APRILE 2012
destinati ad aumentare il loro tempo di vita probabilmente tra dieci anni si dovrebbe registrare un sostanziale pareggio tra le forze in campo. A far aumentare la popolazione residente, che in 150 anni è quasi triplicata, ci hanno pensato gli immigrati dato la caduta di natalità tra gli italiani. Si è passati da un milione e 334mila del 2001 di stranieri ai quasi quattro milioni di questo censimento (3.769.518), un numero cui vanno aggiunti gli almeno settecentomila che non sono stati rintracciati per i motivi più diversi. Un 6,34 per cento della popolazione che avvicina l'Italia a quella degli altri paesi con una più larga tradizione immigratoria, sulla strada di una positiva convivenza multietnica. La maggior parte di questi nuovi italiani abita nel Nord-Ovest (85,9 per mille abitanti) e nel Nord-Est (93 per mille) contro il 23,4 per mille del Mezzogiorno. La città che ne accoglie di più è Brescia. FAMIGLIE MENO NUMEROSE Si riduce il numero dei componenti delle famiglie che sono composte da 2,4 persone, una media che va letta oltre che con il calo della natalità anche con l'aumento delle persone che vivono da sole, giovani, donne, anziani. Sono 14 milioni, l'11 per cento in più rispetto al 2001 gli edifici censiti. In particolare gli edifici residenziali sono aumentati del 4,3 per cento nel corso del decennio, raggiungendo il numero di 11.714.262. Le abitazioni sono invece 28.863.604, il 5,8 per cento in più del 2001. Di queste, circa l'83 per cento (23.998.381) risulta occupato da persone residenti. Nell'incrocio dei dati sono quasi tre milioni le case potenzialmente non abitate. ABITAZIONI E NUMERI CIVICI C'è anche il conteggio dei numeri civici degli edifici italiani nel censimento condotto dall'Istat. Una novità assoluta, che ha coinvolto 509 comuni italiani e una popolazione pari al 53%. Nei comuni, capoluoghi di provincia e con 20mila o più abitanti, si sono contati 9.607.577 numeri civici: il 53,42% di questi è di tipo abitativo, mentre il 45,94% è di tipo non abitativo (esercizi commerciali, garage, etc.). Lo 0,64% risulta invece associato a «complessi di edifici non abitativi», come ospedali, università, centri di ricerca, centri commerciali e caserme. Il comune più popoloso è Roma con più di due milioni e 600mila abitanti, la Capitale è anche il più esteso. Il comune meno popolato è invece Pedesina in provincia di Sondrio con soli 30 residenti, il più piccolo è Fiera di Primiero (Trento). Il comune più densamente popolato è Portici in provincia di Napoli. Il 70,4% degli 8.092 comuni italiani ha una popolazione inferiore ai 5 mila abitanti. Il 44 per cento dei questionari è stato consegnato, dopo la compilazione, agli uffici comunali. Il 22,6% agli uffici postali e il 33,4%, Oltre otto milioni, via Internet. L'Istat prevede che entro il 31 dicembre prossimo sarà pubblicata la popolazione legale di ciascun comune distinta per sesso, anno di nascita e cittadinanza italiana o straniera. Tutti gli altri dati saranno diffusi tra marzo e maggio 2014. Lorella Zanardo Abitazioni di fortuna Foto Ansa Ci vivevano 30mila famiglie dieci anni fa «Aumento vertiginoso» Immigrati Sono quasi quattro milioni, il 6,34% della popolazione L'ANALISI p SEGUE DALLA PRIMA Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. È ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l'orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell'indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi femminicidi. È tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano interi volti, parole e storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà. Così inizia il comunicato stampa che Se non Ora Quando insieme a noi del Corpo delle Donne, Loredana Lipperini e moltissime altre donne e uomini abbiamo firmato oggi. Ma si sa che nei comunicati non c'entra il dolore e la disperazione che molte donne sentono per non essere capaci di fermare questo massacro che pare non avere fine. Non basta scriverne, bisogna educare se si vuole agire un cambiamento reale. Da tempo andiamo nelle scuole con il nostro progetto di educazione ai media, certi che solo attraverso una reale comprensione delle immagini si possa evitare quel processo di oggettivizzazione e deumanizzazione a cui possono condurre le migliaia di immagini di corpi delle donne proposti senza tregua ogni giorno dalle tv. «Perché scrivete su Fb che una ragazza è una troia se ha molti ragazzi e un ragazzo è un figo se ha molte ragazze?» chiedo a un ragazzino di terza media. Il tredicenne ci pensa e risponde: «Perché se una chiave apre molte porte è una buona chiave. Se una serratura si fa aprire da tante chiavi non è una buona serratura... ». Gli stereotipi si formano già alla scuola materna e crescono senza programmi adeguati che aiutino a sradicarli. Servono corsi di educazione alla relazione nelle scuole, è urgente. I ragazzi apprendono la sessualità online e dalla tv e sono lasciati soli con le mille domande a cui vorrebbero risposte. Serve educare gli autori televisivi a un utilizzo delle donne in tv che non sia solo quello miserabile attuale. Serve educare i giornalisti a un linguaggio non sessista e non offensivo: spesso leggiamo di ragazze ammazzate «per passione»: è urgente spiegare a chi legge che trattasi di morte e la passione invece onora la vita. Mesi fa una ragazza venne stuprata con un oggetto in ferro fuori da una discoteca a L'Aquila: la trovarono quasi morta assiderata e con la vagina squarciata. Riuscirono a salvarla, almeno fisicamente. L'avvocato dell'aggressore dichiarò che «la ragazza era consenziente». Successivamente si comprese che la ragazza era stata consenziente ad appartarsi con il ragazzo, non a farsi massacrare. Le parole hanno un peso e chiediamo che i giornalisti siano responsabilizzati sull'effetto che le parole hanno in particolare sui giovani. L'Italia, Paese tradizionalmente maschilista al 74˚ posto del gender gap, fatica a prendere atto del ruolo paritario delle donne: uomini terrorizzati di fronte alla partner che sceglie di andarsene, e la motivazione più ricorrente è: «L'ho uccisa perché voleva lasciarmi». L'ultima cosa che ci auguriamo è una battaglia tra i sessi. “Essere Due” come dice Luce Irigeray è credo l'ambizione di molte donne e molti uomini. Insieme. Ma Essere Due contempla che siano anche le donne a scegliere. Ed allora è urgente educare i ragazzi al rispetto delle loro compagne e al sapere stare nella coppia senza volere prevaricare come è stato per millenni. Ma perdere potere, dovere imparare ad accettare la libertà dell'altra rappresenta un'incognita e spaventa: per questo l'educazione è oggi l'urgenza maggiore. PER FERMARE I FEMMINICIDI Omicidio suicidio: 2 morti Due morti e un ferito gravissimo è il bilancio di un garve fatto di sangue avvenuto a Villapiana,inprovinciadiCosenza.Secondogli inquirentisitratterebbediunomicidio-suicidio: un uomo, infatti, ha fatto fuoco con un fucile uccidendo la moglie e ferendo in modo gravissimo la figlia della coppia. La donna è ricoverata all'ospedale di Rossano. 19 SABATO 28 APRILE 2012
S i può descrivere un'ope-ra come si descrive unpaesaggio? Con l'operadi Claudio Magris que-sto è possibile: «si attra-versano foreste, lagune, città, montagne, nevi, mari», soprattutto mari, per poi accorgersi che «era già tutto là, fin dall'inizio, e che se più tardi, in qualche altro posto, ci si è fermati in una radura o ci si è accorti di una luce o di una riva, è perché le si ha riconosciute e le si aveva già incontrare» da qualche parte - un punto di partenza che è anche d'arrivo. Il Giardino pubblico, la Chiesa del Sacro Cuore: Trieste, via del Ronco, «così fresca»: Magris - nella bella e densa cronologia che apre il primo volume delle sue Opere - la chiama la sua Itaca, ciò che è «veramente la casa». L'infanzia solitaria, gli anni della seconda guerra mondiale, l'affollata tribù dei parenti - tutto passa da via del Ronco, gli alberi di Natale alti fino al soffitto, la passione per Salgari e per le zie (che «svettavano come fate», direbbe Walter Benjamin), le prime avventurose letture. I tempi grigi ed eroici PAOLO DI PAOLO LA GEOGRAFIA SENTIMENTALE DI MAGRIS Claudio Magris a Trieste in una delle foto esposte nella mostra che Barcellona gli ha dedicato lo scorso anno Il primo Meridiano dello scrittore ha la pienezza che può avere solo un paesaggio: nelle sue pagine si attraversano foreste, città e soprattutto il mare. Da Trieste ha imparato a impastare piccole e grandi storie www.unita.it Breve biografia Claudio Magris, germanista e critico, è nato a Trieste nel 1939. Si è laureato all'Università di Torino dove è stato ordinario di Lingua e Letteratura tedesca dal 1970 al 1978. È ora docente alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Trieste. Collabora al «Corriere dellaSera» e a diversi altri quotidiani e riviste. Chi è MAPPE Culture38 SABATO28 APRILE2012
La presentazione del Concerto del Primo maggio come occasione per fare il punto della situazione su scioperi, mobilitazioni, contratti e fisco. Come da tradizione, mantenuta anche negli anni più difficili di dialogo sindacale, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti passeranno assieme la festa del Lavoro. La mattina saranno a Rieti, «città scelta come simbolo della de-industrializzazione della provincia italiana», il pomeriggio e la sera saranno in piazza San Giovanni per l'immancabile concertone. Quasi certamente saranno insieme per una manifestazione sul fisco («Abbiamo buone convergenza sul tema», hanno sottolineato i tre leader relazionando il loro incontro di giovedì), mentre sullo sciopero le posizioni sono ancora distanti. Se Susanna Camusso ha ribadito la volontà della Cgil di farlo («Certo che ci sarà, la data la decideremo»), Bonanni e Angeletti hanno invece glissato. Per il leader Cisl «lo sciopero è lo strumento estremo, non una cosa da tutti i giorni: noi siamo per la mobilitazione di sabato fuori dall'orario di lavoro perché il Paese è esausto», con il segretario generale Uil sulla stessa linea: no allo sciopero generale perché «su una strada di recessione determina una ulteriore riduzione dei salari dei lavoratori dipendenti». In serata è arrivata poi la controreplica di Camusso: «Lo sciopero va usato con attenzione e correttezza ma senza è difficile immaginarsi dei risultati». L'attenzione della Cgil è naturalmente sulla riforma del lavoro, a maggior ragione dopo il forcing del Pdl per togliere quel poco di lotta alla precarietà che il testo contiene: «Non è che Gasparri alza la voce cambiamo idea», ha attaccato Camusso. «Siamo molto preoccupati per come è la discussione in corso al Senato sul disegno di legge di riforma del mercato del lavoro, la destra - ha continuato il segretario generale Cgil - pensa ancora di peggiorare le condizioni di lavoro dei giovani, di aumentare la precarietà, di tornare sui licenziamenti facili. Continueremo a presidiare la discussione sul lavoro affinché le norme non peggiorino». La giornata era cominciata con i leader sindacali, Camusso in testa, che avevano solidarizzato con il presidio dei lavoratori Rai, davanti al cavallo di viale Mazzini. Una solidarietà che nella conferenza stampa si è tramutata in un pressante invito alla dirigenza dell'azienda «a rinnovare il contratto ai dipendenti», con il direttore generale Lorenza Lei che storceva la bocca e perdeva il sorriso messo su da quando aveva ricordato che «il primo maggio è doppia festa perché è il giorno in cui sono stata assunta in azienda 18 anni fa». Prima a prendere la parola era stata Susanna Camusso: «Il concerto del Primo maggio è sempre stato un modo per relazionarci con i giovani, ma con i dati della disoccupazione è difficile che i giovani abbiano speranza nel futuro - ha spiegato -. Il nostro slogan per martedì è quindi “Non rinunciamo”, perché i giovani sono parte essenziale per poter uscire dalla crisi». ANGELETTI: 13ESIMA DI TASSE È sul tema della pressione fiscale sul lavoro che l'unità sindacale invece marcia spedita. Ieri il più duro con il governo è stato Angeletti: «Il primo maggio ci sarà poco da festeggiare perché i livelli di disoccupazione sono i più alti dal secolo scorso e per i lavoratori la 13esima se ne andrà tutta in tasse. Ma proprio in questa situazione vogliamo rappresentare il meglio del Paese perché non si rassegni al declino, con speranza e passione ma senza retorica». Da Raffaele Bonanni è invece arrivata una riflessione sul clima generale: «Ci troviamo di fronte ad un clima complicato da cui possiamo uscire solo con responsabilità, cooperazione e discussione» quindi «bisogna chiudere al più presto i quattro mesi di tira e molla sulla riforma del lavoro e iniziare a confrontarci subito con il governo sulla crescita». Dopo l'incontro di giovedì, i tre leader si rivredranno anche per mettere a punto una piattaforma comune per l'incontro con la ministra Elsa Fornero sugli esodati, previsto per l'8 maggio. Oltre 100.000 lavoratori agricoli hanno partecipato alle manifestazioni indette unitariamente da Fai, Flai e Uila in decine di città italiane, tra cui Catania, Napoli, Catanzaro, Bari, per protestare contro l'estensione dell'utilizzo dei voucher in agricoltura, previsto nel ddl sul mercato del lavoro. Lo comunicano le organizzazioni sindacali, che sottolineano che in piazza sono scesi anche gli idraulico-forestali che da mesi non ricevono lo stipendio. «Un'adesione grandissima, ora ci aspettiamo delle risposte - ha dichiarato da Napoli Stefania Crogi, Flai Cgil - l'articolo 11 del ddl, con il quale si estende al settore agricolo l'uso dei voucher, va cancellato. Non accetteremo una liberalizzazione selvaggia con la conseguente perdita di diritti fondamentali per i lavoratori, a partire dai diritti previdenziali». In Campania, da dove è intervenuta, Stefania Crogi ha sottolineato come «aspettano risposte 4500 operai forestali, che non prendono lo stipendio da 11 mesi». ROMA Cgil, Cisl e Uil unite il 1˚ maggio e per una mobilitazione sul fisco. Posizioni diverse invece sullo sciopero generale. Camusso: lo faremo. Bonanni: meglio una manifestazione. Angeletti: non facciamo perdere salario. MASSIMO FRANCHI Foto Ansa Primo Piano Contro la riforma 100mila agricoltori Primo Maggio e fisco uniscono Cgil Cisl e Uil Lo sciopero le divide p Per la festa dei lavoratori i leader sindacali saranno a Rieti e poi a Roma per il Concertone pVerso la mobilitazione per chiedere tasse più eque. Divergenze sul tipo di protesta I tre leader sindacali e altri protagonisti del concerto del primo maggio L'Italia e la crisi 6 SABATO 28 APRILE 2012
ta. Il terzo, l'esame degli atti. Primo tra gli atti l'autopsia. Ed è incredibile rileggere ora la testimonianza di Lucio Molinaro, avvocato della famiglia Cesaroni, che sul «trascritto» dell'esame autoptico smonta il principale indizio contro Raniero Busco, il morso sul capezzolo della fidanzata, di Simonetta. «L'enigma - dice Molinaro - non era l'esistenza del morso. Sarebbe stato necessario accertare se “il morso” fosse stato contestuale al delitto. Ma visto che c'erano segni di cicatrizzazione non poteva esserlo». Ozrem Carella Prada è il medico che eseguì l'autopsia su Simonetta. Negli atti scrisse: «Si nota una deviazione del capezzolo del seno sinistro e la formazione di un probabile morso». Formula dubitativa, già allora. Prova definitivamente smontata dalla superperizia che ha scagionato Busco e che ha stabilito come sul corpo di Simonetta non ci fosse alcun segno riconducibile a un morso, foss'anche di un criceto. Molte cose sono rimaste senza risposta e non sappiamo ancora oggi perché. Per colpa di chi. Come l'ora del delitto ad esempio. Per anni è fissata tra le 16,30 e le 17,30. Una deduzione data dalla testimonianza di Luigia Berrettini, segretaria degli Ostelli della Gioventù, l'azienda a cui Simonetta era stata prestata. La nuova perizia ha poi stabilito che Simonetta morì tra le 18 e le 19. Non è un dettaglio. È importante quanto l'esistenza del movente. È la differenza che passa nella valutazione di una rosa di alibi. Che adesso, vent'anni dopo, nessuna nessuno potrà più verificare. Assassino. Raniero Busco ha passato più di un anno a scrutare gli occhi di chiunque gli sia stato accanto, ossessionato dai sospetti, da quella parola che faceva a pezzi il presente e il futuro. Aveva una moglie, due figlie, un lavoro, una vita tranquilla nella sua casa a Morena, alle porte di Roma quando all'improvviso, nel 2009, nella sua esistenza è arrivato il buio con l'iscrizione nel registro degli indagati per l'omicidio della sua ex fidanzata Simonetta Cesaroni. Poi il rinvio a giudizio e nel 2011, il 26 gennaio, il verdetto: 24 anni per omicidio volontario. «Io so di essere innocente e di non aver fatto nulla. Ho fiducia nella giustizia e per questo devo essere ottimista. Altrimenti è finita», aveva detto il giorno del verdetto di primo grado. Ieri Busco si è aggrappato a sua moglie che gli stava accanto e ha stretto forte gli occhi quando i giudici d'appello hanno sentenziato la sua innocenza. Subito dopo lo si è visto oscillare, stava quasi per svenire come un anno e mezzo fa, quando lo condannarono. Raniero a quel punto è scoppiato in un pianto violento ed è sparito, se ne è stato per un po' rintanato in uno sgabuzzino vicino all'aula. Un applauso scrosciante da parte dei suoi amici dell'imputato aveva accolto la sentenza. «Esiste una giustizia. Giustizia è stata fatta», è riuscito a dire suo fratello Paolo mentre lo sorreggeva. «Da oggi ricomincio a vivere. Quando è uscita la Corte in un attimo ho rivissuto, ho rivisto tutta la mia vita», sono state le uniche parole pronunciate da Raniero prima di infilarsi in macchina. I suo avvocati intanto rilasciavano interviste esultanti: «Ci fa piacere che questa vicenda giudiziaria sia stata seguita con partecipazione da tanta gente che si schierata con lui senza nutrire dubbi. Ciò ha consentito al ragazzo, a sua moglie e ai suoi familiari di poter condurre una vita relativamente normalein questi anni», ha dichiarato il legale Paolo Loria. Per lui e per Franco Coppi, l'altro difensore di Busco, è stata una vittoria strepitosa. Ancora ieri, prima che la Corte si ritirasse in camera di consiglio, il legale della famiglia Cesaroni aveva invitato i giudici, per fugare dubbi e perplessità, a disporre, eventualmente, una seconda perizia, da confrontare a quella che ha clamorosamente smontato l'impianto accusatorio che ha portato alla condanna dell'imputato in primo grado. Richiesta a cui ha replicato con sarcasmo l'avvocato Coppi: «Ma sì – ha detto il legale - facciamone una seconda oppure una terza ancora! Ma nessuno pensa a questo povero disgraziato che da mesi aspetta il riconoscimento della propria innocenza?». «Se lo meritava, l'assassino è fuori. Io avevo visto Busco il pomeriggio del delitto. Era nella sua officina», ha commentato un'amica della mamma di Raniero, Maria Di Giacomo, chiamata a testimoniare a sostegno dell'alibi dell'ex fidanzato di Simonetta. Laconico l'attuale portiere dello stabile di via Poma 2, nel quartiere Prati, dove il 7 agosto del 1990 si consumò il misterioso delitto: «Chi è innocente purtroppo rimane marchiato», ha detto l'uomo, ex carabiniere. In quello stabile, quando fu consumato l'omicidio, faceva il portiere Pietrino Vanacore, anche lui accusato di essere l'assassino, assolto e morto suicida due anni fa, alcuni giorni prima di andare a deporre in aula. Garlasco, Stasi assolto anche nel secondo grado L'ingegner Elvo Zornitta è stato sospettato per quattro anni di essere la persona che, con lo pseudonimo di Unabomber ha compiuto 28 attentati nel nordest tra il 1994 e il 2006. L'uomo era stato accusato ma nella primavera del 2009 la procura ha archiviato tutto per l'ipotesi di manomissione di una delle prove a suo carico. Meredith, senza colpevoli il delitto della studentessa Foto Angelo Carconi/ TM News - Infophoto ANGELA CAMUSO Alberto Stasi è stato assolto in primo e secondo grado (il 6 dicembre dalla Corte d'Assise d'Appello di Milano) per l'omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi per «prove insufficienti e contraddittorie». La ragazza era stata uccisa il 13 agosto nella sua villetta di Garlasco, le prove raccolte durante le indagini sono poi state messe in discussione durante il processo. Unabomber, quattro anni di «caccia» a Elvo Zornitta Per l'omicidio di Meredith Kercher, uccisa la notte del 1 novembre 2007 a Perugia, è stato condannato l'ivoriano Rudy Gede. L'americana Amanda Knox e Raffaele Sollecito, amici della vittima, vengono condannati e poi assolti per non aver commesso il fatto. La Knox è stata condannata per le accuse a Patrick Lumumba. Precedenti Le lacrime di Raniero «Adesso ritorno finalmente a vivere» Dopo la lettura della sentenza, Raniero Busco è scoppiato in lacrime e si è rifugiato in uno stanzino. Un anno e mezzo fa, quando i giudici lo avevano condannato in primo grado a 24 anni, si era sentito male. ROMA Minacce di morte per Ingroia Scritte minacciose contro il procuratore aggiunto della dda di Palermo sono state scoperteieri a Teramo.Ne dà notizia l'associazione teramana SocietàCivile aggiungendo di avere ricevuto una lettera, a firma «Fronte Nazionale Forza Nuova» che «condanna a morte» il giudice. Ingroia avrebbe dovuto partecipare ad alcuni incontri che sono stati annullati. 23 SABATO 28 APRILE 2012
se Pdl e Lega voteranno. Il Terzo Polo non si scopre e aspetta le amministrative. Secondo la legge Gasparri i parlamentari in commissione di Vigilanza nominano sette consiglieri (la spartizione tra partiti), un altro spetta all'azionista, il ministero dell'Economia, che indica anche il presidente. Figura di «garanzia» che deve essere votata dai due terzi dei parlamentari in Vigilanza (i nomi in pista sono sempre Anselmi o Enrico Bondi, valido anche come dg e corteggiato anche da Berlusconi, torna il nome di Giancarlo Leone come dg). Giarda ha annunciato che il ministero metterà sul sito i curricula dei due nomi proposti. L'Idv ha sempre detto di non voler votare, ieri Antonio Di Pietro ha accusato il governo di «immobilismo» però ha proposto a Zavoli di far depositare in Vigilanza le candidature e il relativo «curriculum professionale, ma anche di attivare audizioni pubbliche» dei candidati per valutarne «indipendenza, competenza, professionalità e assenza di conflitti di interesse». L'aspettativa è che Zavoli risponda. Il capogruppo Pd in Vigilanza, Fabrizio Morri, tenta anche lui la via istituzionale: «Il governo, come ha fatto per le Authority con un decreto, potrebbe ridurre a cinque i consiglieri, e insieme una modifica, nello Statuto Rai, che assegni poteri pieni al presidente di garanzia». La situazione è aperta, bisogna vedere cosa faranno Pdl e Lega: il primo, che fa parte della «strana maggioranza», potrebbe non forzare la mano col voto solitario, mentre la Lega punta alla presidenza Rai se non alla direzione generale. Per il Pd comunque la palla torna al governo. «Hanno due possibilità», prosegue Orfini, «o intervenire con un decreto sul quale trovare l'accordo, o con un commissariamento, oppure prorogare l'attuale Cda». La soluzione peggiore, tanto più dopo le dimissioni di Nino Rizzo Nervo. Per l'esponente Pd «chi sta lì dentro dovrebbe dimettersi, il primo dovrebbe essere il presidente Garimberti, e il consigliere Van Straten». A Viale Mazzini, intanto, il piano lacrime e sangue con altri tagli da 46 milioni di euro (molto sul prodotto) non è stato votato dall'attuale Cda, ma dovranno invece dare il via libera ai palinsesti autunnali (palinsesti) che saranno presentati agli investitori il 18 e il 20 giugno. Mediobanca è l'istituzione finanziaria che ha giocato il ruolo più importante, nel bene e nel male, nello sviluppo del capitalismo italiano del dopoguerra. Anche oggi, in condizioni di mercato diverse, di faticoso pluralismo dei soggetti economici, di una concorrenza auspicata e raramente realizzata, la banca di piazzetta Cuccia mantiene un potere rilevante ed è decisiva nel controllo di larga parte del mondo industriale e finanziario. Con le sue partecipazioni Mediobanca influenza direttamente le Assicurazioni Generali, il Corriere della Sera, la Pirelli, Telecom Italia, Italmobiliare. Il suo azionariato di controllo, dopo la scomparsa delle banche d'interesse nazionale e la progressiva privatizzazione, è formato da un gruppo di soci industriali privati, da altri bancari e da una squadra di interessi francesi. La caratteristica di questi rapporti azionari è il conflitto d'interessi praticato attraverso l'incrocio di partecipazioni nel capitale, tipico di un sistema capitalistico che premia le oligarchie consolidate e le relazioni esclusive di potere. Da tempo Mediobanca cerca di ringiovanire, di rinnovare le strategie e anche i vertici (è stato persino allontanato un mostro sacro come Cesare Geronzi) perseguendo qualche nuova vocazione come quella di avvicinarsi al grande pubblico attraverso l'apertura di sportelli e mantenendo però l'eccellenza conquistata in tanti anni di lavoro nel sostegno alle imprese che hanno bisogno di capitali, di alleati, di andare all'estero, di quotarsi in Borsa. Proprio ieri Mediobanca ha accompagnato al listino il gruppo Cucinelli, un campione del made in Italy che ha raccolto uno straordinario successo. Ma l'Istituto, guidato da Renato Pagliaro e Alberto Nagel, attraversa una fase burrascosa per alcune novità che si sono manifestate negli ultimi tempi. C'è stata una rissa provocata da Diego Della Valle che ha sbattuto la porta nel patto di sindacato di Mediobanca e poi in quello di Rcs Mediagroup perchè l'industriale non avrebbe avuto la possibilità di contare di più. Quindi Mediobanca, da sempre finanziatrice della famiglia Ligresti, si è messa a lavorare al progetto di salvataggio della compagnia di assicurazioni FonSai portandola al matrimonio con l'Unipol, espressione dell'economia cooperativa. Chi fa affari con Ligresti sa bene che rischia di finire nei guai. L'operazione è delicata anche perchè la magistratura sta indagando sulle holding del costruttore siciliano sospettate di gravi reati finanziari. In più l'Autorità antitrust è intervenuta bloccando gli effetti del possibile matrimonio perchè la somma delle due compagnie potrebbe alterare la concorrenza sul mercato delle polizze. Tutto legittimo. Ma l'Antitrust ha rimesso sul tavolo, contestando il ruolo preminente di Mediobanca, la storica questione del controllo delle Assicurazioni Generali da parte dell'Istituto di piazzetta Cuccia proprietario di circa il 13% del capitale della compagnia di Trieste che oggi riunisce l'assemblea dei soci. Questo punto è una specie di bomba a orologeria che ogni tanto viene innescata. Sul controllo effettivo delle Generali, che è il più ricco scrigno della finanza tricolore, si sono combattute negli ultimi decenni battaglie legali, finanziarie, politiche, si sono consumate migliaia di pagine, di inchieste giornalistiche attorno a misteriosi pacchetti azionari delle Generali rastrellati una volta da Euralux, un'altra da qualche misterioso scalatore italiano o slavo, francese o tedesco, con base alle Cayman o altrove. La realtà è che da Enrico Cuccia in poi nessuno ha potuto modificare l'assetto azionario delle Generali, sempre rimaste nell'orbita di Mediobanca. L'ultima novità per l'Istituto è il giusto divieto contenuto nel decreto «Salva Italia» dei doppi incarichi nei consigli di amministrazione di società concorrenti nel sistema finanziario, bancatio e assicurativo. La fine di questa brutta abitudine, che ha dominato per decenni il capitalismo italiano, potrebbe determinare, secondo quando scrive il Financial Times, «l'inizio del collasso della galassia del potere». L'osservazione è credibile, anche se probabilmente nasconde soprattutto l'auspicio, non solo anglosassone per la verità, che il sistema Mediobanca possa saltare e liberare finalmente il controllo di imprese magari sottocapitalizzate, con problemi industriali e di strategie, ma che mantengono un enorme valore. Non c'è alcun dubbio che imprese come Telecom, le Generali, la stessa malmessa FonSai potrebbero raccogliere l'interesse di molti corteggiatori stranieri sempre attenti a fare affari in Italia a prezzi assai convenienti. Mediobanca ha certo bisogno di un lifting, ma nell'Italia dei tecnici ci possiamo permettere che salti tutto? Rinaldo Gianola Mercato e relazioni Orfini, Pd Generali, Telecom, Corriere... grandi appetiti e grandi affari «Non parteciperemo a spartizioni, il Pdl voti un consiglio nove a zero» L'ANALISI CHI TRAMA E SPERA NEL COLLASSO DI MEDIOBANCA Siena, non passa il bilancio Non passa il bilancio consuntivo 2011 del comune di Siena. Ieri la maggioranza di centrosinistra che sostiene il sindaco Franco Ceccuzzi è andata sotto sul documento che vede una perdita di 2,2mln euro. Hanno votatoa favore 15 consiglieri e 17 contro, tra cui sei esponenti del Pd che fanno riferimento all'area ex Margherita. 11 SABATO 28 APRILE 2012
Scatta il secondo atteso aumento delle tariffe elettriche. Da martedì primo maggio, la bolletta della luce sarà più cara del 4,3%, con un aggravio annuo di oltre 21 euro. A pesare sono - come previsto - gli incentivi alle rinnovabili, gli stessi che il governo si è impegnato a ridurre a partire dal prossimo autunno, dopo il boom degli ultimi anni che ha inciso fortemente sulla spesa energetica delle famiglie. L'adeguamento conferma sostanzialmente le stime dello scorso 30 marzo (+4% circa). L'Autorità per l'energia aveva allora approvato l'aggiornamento del secondo trimestre 2012 per le sole componenti legate alla materia prima, alle tariffe di rete e agli oneri di dispacciamento, determinando un aumento dal primo aprile del 5,8% (con un aggravio di 27 euro) e annunciando che alla fine del mese si sarebbe reso necessario un ulteriore incremento per il periodo maggio-giugno a copertura della cosiddetta componente A3 della bolletta, quella cioè in cui vengono traslati sulle utenze elettriche i costi degli incentivi alle rinnovabili. «L'obiettivo di allora ha spiegato il presidente dell' Autorità Guido Bortoni - era di richiamare l'attenzione dei decisori pubblici sulla necessità di rivedere alcuni parametri dei meccanismi di incentivazione, in quanto alcuni indicatori della politica energetica erano quasi raggiunti. Da quel momento, il decisore pubblico ha avviato un processo per una rinnovata programmazione degli incentivi». Con l'obiettivo dichiarato di evitare futuri ulteriori balzi della bolletta, il ministero dello Sviluppo econoFoto Ansa VALERIO RASPELLI L'Italia e la crisi Aumenta la luce del 4,3% Una stangata da 2.200 euro Era stato annunciato, puntualmente avviene. Scatterà l'aumento della luce del 4,3%. Se si aggiunge all'incremento dei prezzi della benzina e dei trasporti più l'Imu si arriva a un salasso di 2.200 euro a famiglia. ROMA p L'Authority per l'energia dà il via libera all'incremento dal primo maggio. Come previsto pTra benzina, prezzi e soprattutto casa gli italiani hanno già ipotecato uno stipendio e mezzo Un carrello vuoto in un supermercato Primo Piano12 SABATO 28 APRILE 2012
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