È ancora possibile fare po-litica all'Aquila dopo ilsisma di quattro anni fae sotto il peso collettivodi 309 morti? Alla fine, è questo il punto, in un “non luogo” che le impalcature rendono simile a un gigantesco scheletro d'acciaio incorniciato da montagne innevate. «In qualsiasi città invocano la chiusura del centro storico, qui la riapertura. Ecco il paradosso - riassume Stefania Pezzopane - da noi il programma è la vita della città. Quello del 6 maggio sarà un voto sul post terremoto». Lei, per capire quanto le due prospettive si intersechino, assessore e capolista del Pd, è stata presidente della Provincia e coordinatrice delle operazioni di ricostruzione. La si ricorda in tv a rappresentare la rabbia dei suoi concittadini e con l'elmetto a guidare i leader globali tra le macerie al G8 aquilano. Su questo terreno scivoloso che lenisce ferite ancora aperte con la speranza di riprendersi identità e quotidianità, il sindaco uscente in cerca di riconferma Massimo Cialente si gioca tutto. Sostenuto dal centrosinistra quasi unito (Pd, Sel, Rifondazione, Pdci più Api, esclusa IdV) e affrontato da 7 sfidanti per un totale di 22 liste. Con un assist insperato: la divisione del centrodestra, ex fortissimo avversario avviluppato nei propri rancori. Ilpresente, il «paradosso»della Pezzopane, sono i vicoli un tempo romantici dove regnano il silenzio spettrale e il freddo delle case vuote. Sono i mucchi di mattoni, i sacchi bianchi di calcinacci, le coperte patchwork appese in segno di protesta civile, le foto degli «angeli» sotto la Casa dello Studente. Ma soprattutto sono i 30mila aquilani non ancora rientrati nelle loro case, i 40mila tornati dopo un lungo limbo, i 300 ancora alloggiati in hotel o caserme. Il futuro è l'auditorium disegnato da Renzo Piano, 230 posti nella struttura di larice donata dal presidente di Trento Dellai. I lavori nel Parco del Castello sono appena iniziati, l'inaugurazione è prevista a settembre con Riccardo Muti. È l'ambizioso Gran Sasso Institute, frutto di un accordo con il ministro Barca e l'università olandese di Groeningen per l'alta formazione scientifica. È la candidatura a capitale europea della cultura nel 2019. Ma le attese vere risiedono nei cantieri che, come chirurghi d'eccellenza, dovranno ricostruire la bellezza dell'Aquila sfregiata. Ci sono due miliardi da gestire. Gli aquilani che andranno a votare domenica giudicheranno il day after, la gestione dell'emergenza che non passa. Inevitabile: piano regolatore, piano strategico, il lavoro che non c'è, tutto è confluito nel «piano per la ricostruzione». Qui si parrà la nobilitate di Cialente, pneumologo prestato alla politica dai tempi del Pci e oggi deputato Pd, che alza la bandiera della continuità: «Spero di vincere al primo turno. È l'obiettivo. Vede, la situazione è così complessa che non si può interrompere il lavoro avviato. Io sono l'unico che l'8 maggio saprà cosa fare. Gli altri ci metterebbero otto mesi per raccapezzarsi. Io, nel bene e nel male, sono sempre stato qui». Nei giorni della tragedia Cialente, sessant'anni che non sembrano, fumatore intermittente dall'abbronzatura facile, non si è risparmiato. E continua a mettere la faccia anche sulle lungaggini e gli intoppi burocratici che segnano la ricostruzione e innescano polemiche. La città è spezzettata tra new town che non decollano, tutto è fermo, la rinascita non è cominciata. Solo nella del primavera 2013 partiranno i cantieri nel centro storico. Restituire volto agli edifici antichi della «zona rossa», alle chiese sfigurate soccorse dai soldi russi e francesi, ai giardini di erbacce, sarà un'impresa titanica. Ci vorranno 10-15 an6MAGGIOLASFIDA Emergenze e ritardi FEDERICA FANTOZZI L'Aquila ancora ferita Cialente cerca il bis nel segno della rinascita I cittadini voteranno anzitutto sul piano per la ricostruzione Stefania Pezzopane «In ogni città s'invoca la chiusura del centro Qui la riapertura» Il sindaco de l'Aquila, Massimo Cialente Il sindaco uscente: «L'obiettivo è farcela al primo turno. Poi giunta giovane» Centrodestra diviso: il Pdl candida un tecnico, il vero avversario è De Matteis sostenuto da Udc e Casa Pound. Idv esce dall'alleanza e corre da sola INVIATA A L'AQUILA 16 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
Domenica di sangue per i cristiani in Africa: almeno 21 morti e decine di feriti è il bilancio di due distinti attacchi, in Nigeria e in Kenya, mentre i fedeli si apprestavano ad assistere alla messa. A Kano, nel nord della Nigeria, è stato lanciato un vero e proprio assalto da parte di un gruppo di uomini armati all'interno dell'Università, nei pressi di un teatro utilizzato dagli studenti cristiani per le funzioni religiose. «Le esplosioni e i colpi di arma da fuoco sono andati avanti per oltre 30 minuti», racconta uno studente. Il bilancio è di almeno una ventina di morti, causati dall'esplosione che si è verificata nell'area - secondo altre fonti le detonazioni sono state almeno tre - e dalla sparatoria che ne è seguita. ORRORE Kano è stata teatro negli ultimi mesi di sanguinosi attentati targati Boko Haram, la setta islamica che vuole imporre la «sharia» nel Paese, con centinaia di vittime, in gran parte civili. «Stavamo recitando le preghiere quando c'è stata un'esplosione, a questo punto io non posso dire se vi fossero attentatori kamikaze», racconta Maria Jatau, una degli studenti cristiani dell'università di Kano, sopravvissuta all'attacco. «Ho visto corpi ovunque», dice un altro testimone, Abel Onoja. L'Università della seconda città della Nigeria aveva adottato misure di sicurezza ritenute avanzate. A Nairobi invece, una granata è stata lanciata all'interno di una chiesa, che fa riferimento alla congregazione «Casa dei miracoli di Dio», poco prima dell'inizio della funzione. Almeno un morto e oltre dieci feriti il primo parziale bilancio. All'interno della chiesa «c'è sangue ovunque», ha detto un testimone, precisando che nell'edificio è scoppiato un incendio. Al momento non c'è alcuna rivendicazione, ma non ci sarebbero dubbi sulla natura terroristica del gesto: «Abbiamo visto un uomo correre subito dopo l'esplosione, ma quando abbiamo tentato di fermarlo ci ha puntato la pistola contro, e noi siamo scappati», ha riferito un altro testimone. Nella capitale kenyota da oltre un anno si susseguono gli attentati, la gran parte non rivendicati: a marzo il più sanguinoso, con nove morti nell'attacco contro un terminal di autobus. Le autorità puntano l'indice contro gli Shabaab somali. CONDANNA «I nuovi attacchi terroristici avvenuti in Nigeria e in Kenya, in occasione di celebrazioni religiose cristiane sono fatti orribili ed esecrabili, da condannare con la massima decisione», afferma il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi. «Bisogna - dice alla Radio Vaticana - essere vicini alle vittime e alle comunità che soffrono per questa odiosa violenza, che si abbatte su di loro proprio mentre celebrano pacificamente una fede che annuncia amore e pace per tutti. Bisogna continuare ad incoraggiare l'intera popolazione, aldilà delle differenze religiose, a non cedere alla tentazione di cadere nel circolo senza uscita dell'odio omicida». A esprimere la più ferma condanna è anche il titolare della Farnesina, Giulio Terzi. Il rientro dell'ambasciatore. Toni sempre più aggressivi. È crisi tra Egitto e Arabia Saudita. L'ambasciatore saudita al Cairo Ahmed al Qattan ha lasciato ieri la capitale egiziana dopo la decisione di Riad di richiamarlo in patria per consultazioni e di chiudere la sua sede diplomatica in Egitto per protestare contro le manifestazioni a sostegno di Ahmad el Guinzawi, avvocato e attivista egiziano, impegnato nel denunciare il trattamento dei detenuti egiziani nelle carceri saudite, fermato dalle autorità di Riad al suo arrivo a Gedda. Il ministro degli esteri egiziano Mohamed Kamel Amr è stato ascoltato ieri mattina in Parlamento sulla crisi diplomatica fra i due Paesi. Amr ha sollecitato a tenere distinte le relazioni bilaterali dalla vicenda di un singolo cittadino egiziano. «Le questioni riguardanti gli egiziani residenti in Arabia Saudita sono molto poche rispetto al numero che di coloro che vi risiedono e che supera il milione», ha osservato il ministro degli esteri egiziano, che ha respinto le frasi «offensive» scritte sui muri dell'ambasciata saudita. «Stiamo per risolvere la questione di 34 egiziani in Arabia Saudita», ha detto il ministro sottolineando che anche cittadini sauditi hanno conti aperti con la giustizia in Egitto, incluso un imputato che è stato condannato a morte. Lanciate dalla sorella dell'attivista, Sherin, le proteste davanti all'ambasciata saudita si sono molÈ crisi diplomatica tra Egitto e Arabia Saudita, l'ambasciatore saudita al Cairo Ahmed al Qattan ha lasciato ieri la capitale egiziana dopo la decisione di Riad di richiamarlo in patria per consultazioni. UMBERTO DE GIOVANNANGELI Crisi tra Riad e il Cairo l'Arabia Saudita richiama l'ambasciatore U.D.G. Africa al bivio Domenica di sangue: strage di cristiani in Kenya e Nigeria Almeno 21 morti e decine di feriti è il bilancio di due distinti attacchi, in Nigeria e in Kenya, lanciati contro le comunità cristiane mentre i fedeli si apprestavano ad assistere alla messa. Unica pista, porta a Al Qaida. udegiovannangeli@unita.it pAttacco all'Università di Kano. A Nairobi bomba contro una chiesa p La setta di Boko Haram e gli Shabab somali i principali sospettati Primo Piano18 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
domanda interna non meno delle esportazioni. Un'ispirazione non solo congiunturale quindi ma autenticamente strutturale, tale da collocare il lancio di un nuovo modello di sviluppo in un «big push» impresso da un operatore pubblico che oggi in Europa dovrebbe configurarsi alla scala di una statualità europea. E che sia in grado di predisporre un «Piano straordinario di creazione di lavoro per giovani e donne» orientato sulla miriade di obiettivi che attendono solo agenzie e strutture che se ne prendano cura: tecnologie verdi, energia, infrastrutture, trasporti, salute, educazione, servizi sociali. La drammatica situazione che stiamo vivendo riattualizza tutte le categorie di Keynes: insufficienza della domanda aggregata, disoccupazione involontaria ed equilibrio di sottoccupazione, utilizzo della spesa pubblica e moltiplicatore, preferenza per la liquidità. Quest'ultima in particolare appare oggi operante, essendo in atto una «trappola» (che fa sì che all'aumentare della liquidità non aumentino gli investimenti) dovuta alla decrescente efficienza marginale del capitale. Il ciclo di sovrainvestimenti della bolla tecnologico-informatica aveva già determinato una riduzione delle aspettative di profitto, in conseguenza della quale l'enorme quantità di ricchezza risparmiata non aveva cercato lo sbocco degli investimenti ma era rimasta detenuta in forma monetaria. Incentivando così la speculazione, altra faccia del processo di finanziarizzazione sfociato nella crisi globale. A fronte dell'ulteriore odierno congelamento della liquidità, torna attualissimo il monito di Keynes che, in simili frangenti, vedeva solo nello Stato il motore in grado di far aumentare il volume degli investimenti. La convinzione da cui muovere è che il «job gap» non è soltanto un effetto della recessione: una volta stabilitosi esso diventa un meccanismo autoperpentuantesi che ostacola il processo della ripresa economica, per cui diventa necessaria una forte iniziativa pubblica. Inoltre le classiche soluzioni neoliberiste - tagli alle tasse, precarizzazione dei mercati del lavoro e bassi salari, deregulation - oggi non funzionano e in ogni caso beneficiano di più la finanza e il business che non l'occupazione. Per di più creando uno scarto enorme tra mercati del lavoro crescentemente flessibilizzati e il gran numero di persone intrappolate in lavori insicuri e mal pagati. Quando la domanda aggregata cede e i consumi flettono, anche la liquidità creata da politiche monetarie accomodanti non prende la via degli investimenti che, infatti, stanno drammaticamente crollando. Al tempo stesso i limiti alla crescita appaiono sempre di più come vincoli strutturali (si pensi agli eccessi di capacità produttiva in molti settori, come l'auto), il che configura la necessità di affrontare anche rilevanti squilibri di offerta, se si vuole muovere verso un nuovo modello di sviluppo basato sul lavoro, i consumi collettivi, le infrastrutture, i beni pubblici e comuni. La stessa alimentazione della produttività deve fare i conti con il suo paradosso: essa richiede un suo preventivo finanziamento, solo dopo il quale si verifica la nuova produzione. Keynes consiglierebbe piani di spesa pubblica per il lavoro e per gli investimenti, finanziati in disavanzo con nuova moneta, distinguendo tra debito «buono» (quello per nuovi investimenti) e debito «cattivo» (quello per spesa pubblica corrente improduttiva) e tenendo congiunti il lato della domanda e quello dell'offerta. Per Keynes solo un regime di pieno impiego dei fattori della produzione giustifica il principio del pareggio di bilancio, che in ogni caso non può valere per gli investimenti pubblici, vero traino dello sviluppo economico in una fase in cui si tratta non solo di rilanciare la crescita ma di cambiarne la qualità e la natura. Staino E la Bce vuole meno province Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda Nel mirino ministeri e tribunali ma anche la scuola, già pesantemente colpita negli anni scorsi Un “Piano Marshall” europeo La Commissione europea prepara una sorta di “Piano Marshall” mettendo in campo 200miliardidi investimentipubblicieprivati perriattivarela crescitainEuropa. Loscrive El Pais citando fonti europee. Il piano punta lanciare investimenti in infrastrutture, energie rinnovabili e tecnologie avanzate. Dovrebbe essere presentato a fine giugno. 3 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
A volte ritornano. È ilcaso del morbillo,che si ripresentacon una certa forzain Europa propriomentre il Vecchio Continente si accingeva a salutarne la pressoché completa eradicazione. Altre volte arrivano per la prima volta, sospinte dalla globalizzazione e dai cambiamenti climatici. La rivista Science, con un paio di articoli pubblicati nel suo ultimo numero, ci avverte: Europa, occhio alle malattie infettive. A quelle vecchie e conosciute, a quelle nuove ed emergenti. Partiamo dal morbillo. Nel 2011 ha colpito almeno 37.000 persone in tutta la regione europea. Dopo che per tre anni, dal 2007 al 2009, il numero era sceso ben sotto la soglia dei 10.000 casi. Lo strano è che, sebbene il morbillo si diffonda (e uccida) di più nelle aree più povere, ben 30.000 delle persone che si sono ammalate vivono nella ricca Unione Europea (15.000 nella sola Francia, un paio di migliaia anche in Italia). Non siamo in una situazione di allarme. Anche perché il morbillo, almeno nei paesi ricchi e attrezzati in grado di diagnosticarlo e curarlo non è quasi mai mortale (un decesso ogni 3.000 contagiati, in genere). Tuttavia sia l'Organizzazione Mondiale di sanità sia il Centro per le malattie infettive degli Stati Uniti mostrano una certa preoccupazione: il ritorno del morbillo in Europa è un indicatore che qualcosa sta cambiando. Cosa? I fattori possono essere almeno tre. Forse sta calando l'attenzione: non tutti, nel Vecchio Continente – persino in Francia, persino in Italia – assumono il vaccino nella doppia dose e si immunizzano (al 98%). Certo sta aumentando la povertà: e il ritorno di questa malattia infettiva ne è uno degli indicatori. Inoltre stanno cambiando le condizioni ambientali al contorno. A proposito di cambiamenti delle condizioni ambientali. Stanno direttamente favorendo – sostengono Elisabet Lindgren (Karolinska Institutet di Stoccolma) e un gruppo di suoi collaboratori in un altro articolo – lo sbarco in Europa di vecchie e nuove malattie infettive. FEBBRE GIALLA E MALARIA La malattia di Lyme, provocata dall'agente Borrelia burgdorferi, è una malattia grave e una volta sconosciuta in Europa. Il suo recente ingresso in Europa è direttamente collegato (alto indice di correlazione) ai cambiamenti del clima, sostengono Elisabet Lindgren e colleghi. Lo stesso vale per le malattie da vibrione (eccetto il colera), che però sono un po' meno gravi. Anche l'ingresso in Europa di altre malattie infettive gravi (come la febbre di Dengue, o la TBE, l'encefalite da morso di zecca) e un po' meno gravi (come la febbre del Nilo occidentale) è associato in maniera abbastanza diretta ai cambiamenti del clima (medio indice di correlazione). C'è un ulteriore gruppo di malattie un po' meno gravi, come la malaria o la febbre gialla, che sono abbastanza (medio indice di correlazione) o alquanto (basso ma non nullo indice di correlazione) con i cambiamenti del clima. Anche gli studiosi svedesi sostengono che non è il caso di preoccuparsi. A patto che cresca l'attenzione e il ritorno del Quarto Cavaliere dell'Apocalisse (le malattie infettive) non sia sottovalutato, ma continuamente monitorato. Che si rafforzi la capacità in tutta Europa di diagnosi tempestiva e di cura efficace. Che non si abbassi la guardia, tra i medici e tra la popolazione. Che vengano rimossi quei co-fattori che aumentano la potenzialità di contagio: come l'erosione tra le classi meno abbienti della possibilità di accesso alle migliori strutture sanitarie. In definitiva, l'Europa potrà respingere il tentativo di ritorno del Quarto Cavaliere se saprà rafforzare il suo welfare sanitario, resistendo alle sirene che chiedono di sacrificarlo sull'altare delle politiche di bilancio. Foto di Valdrin Xhemaj/Ansa PIETRO GRECO Melanoma, i dermatologi in piazza www.unita.it EUROPA: TORNANO LE MALATTIE INFETTIVE? In occasione dell'Euromelano-ma day, la campagna europea di in-formazione sul melanoma e sui tumori della pelle, la Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse prevede il 7 maggio incontri informativi con dermatologi presso alcuni centri dermatologici italiani. Il 5 maggio, dalle 10 alle 18, i dermatologi saranno a disposizione del pubblico anche nelle piazze delle principali città italiane (indirizzi su www.sidemast.org). L'informazione è fondamentale, ad esempio, per esporsi al sole in modo adeguato. Secondo Ketty Peris, direttore della Clinica Dermatologica dell'università dell'Aquila, «circa il 5% di tutti i soggetti con nevi che si espongono al sole applica la crema solare protettiva solo sui nei piuttosto che sull'intera superficie corporea: un'abitudine profondamente sbagliata». Altro monito riguarda i lettini solari: uno studio ventennale condotto negli Usa su 73.494 donne tra i 25 e 35 anni, ha dimostrato che l'uso dei lettini solari 4 volte all'anno ha causato un aumento del rischio di sviluppare melanoma e tumori della pelle. C.P. Morbillo Un medico vaccina un bimbo SALUTE La rivista «Science» avvisa: sempre più diffuso il morbillo. Le cause: il calo di attenzione, l'aumento di povertà, i cambiamenti climatici Da oggi su l'Unità on line c'è una nuova rubrica, I nipoti di Galileo: notizie di scienza scritte dagli allievi del primo anno del Master in Comunicazione della scienza della Sissa (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati) di Trieste. Il più antico master di questo genere in Italia. I nipoti di Galileo è un libro di Pietro Greco (Baldini Castoldi Dalai) in cui si racconta il paradosso italiano: un paese che crede così poco alla scienza da essere diventata fanalino di coda tra i paesi europei per gli investimenti in ricerca, ma dove si trovano scienziati di prim'ordine. In Italia ci sono ancora molte persone che credono alla scienza. Alcune di queste persone sono giovani e la scienza la vogliono soprattutto raccontare. Con passione, speriamo sempre con competenza, ma soprattutto mantenendo la capacità di stupirsi e divertirsi. I nipoti di Galileo è il loro spazio. C.P. I «nipoti di Galileo» su Unita.it Scienza38 LUNEDÌ30 APRILE2012
questi partiti. Ma i nostri temi sono politici: ambiente, infrastrutture, partecipazione. Cosa c'è di più politico? Accusarci di antipolitica è il modo di evitare la discussione sui contenuti». Ha 43 anni, la barba curata, riccioli corti e neri, e con ampi gesti si aiuta a spiegare. «Ho votato per Di Pietro e i radicali. Un voto “critico”, e adesso ci siamo messi in proprio...». È un tecnico informatico, guadagna mille euro al mese e due spicci li usa in questa avventura perché il movimento si è imposto la purezza: nessun rimborso pubblico. Il finanziamento è una scatola di cartone con un taglio sul coperchio. Passano due ragazze e infilano qualche moneta. «Ci ritroviamo in pizzeria, al bar, nella casa di qualcuno, nei garage. Queste sono le nostre sezioni. Il nostro materiale sta tutto in quella valigia». La campagna elettorale è costata 3 mila 500 euro, la metà solo per organizzare l'evento: il comizio di Grillo in piazza dei Signori. Benciolini si sente più a sinistra che a destra, ma soprattutto «avanti», motto di Grillo che toglie d'imbarazzo un movimento ha i suoi limiti nella sua stessa novità. Non c'è lotta di classe ma nemmeno vocazione interclassista perché non c'è un incontro né una collaborazione di diversi interessi, se non quelli unanimi, come «l'acqua pubblica», «la trasparenza del potere», «il buon impiego dei soldi pubblici». Chi non vorrebbe tutto questo? Il vero collante è il rifiuto, la protesta, e Grillo, «il megafono», è anche fisicamente, nella mimica del suo comizio, nel linguaggio spudoratamente eccessivo, e anche nelle scelte virtuose («niente televisione, quei talk show di mummie sorridenti...»), un uomo che anzitutto protesta. E allora in una piazza - piena, pienissima - ci si può incontrare, arrivando da strade diverse, opposte. «Io ho votato Pd», «io ero leghista, non riesco più a guardarli in faccia»: questi i due curricula più ascoltati, ma c'è il vendoliano deluso «perché aveva promesso l'acqua pubblica e invece...», il dipietrista che ha trovato una via d'accesso alla partecipazione, iscrivendosi a un blog, perché tutti si sono conosciuti così. Credete a questo piccolo sondaggio: nessuno, in questa piazza, votava per Berlusconi. C'è sempre una forma d'impegno, dietro la protesta. C'è anche un concetto ideale, dunque bello ma poco praticabile: «Se è meno ricca, se è meno “carriera”, la politica torna a essere passione, interesse per i cittadini», dice Domenico Ispirato, 48 anni, ispettore di cantiere. Strade diverse per lanciare quella che può essere una sfida da raccogliere: trovare un'altra piazza a chi crede nella politica ma che - ingannato dalla semplicità del populismo o deluso da un partito - adesso vuole toccarla e crede o si illude di farlo con questo movimento. L'altoparlante diffonde canzoni di Gaber e De Gregori e anche questa è una lusinga precisa. Luciano e Silvana Landini lavorano nelle assicurazioni, non sanno cosa voteranno ma sono frustrati da Monti, «non c'entra niente con la vita delle persone, esprime un distacco fastidioso». Grillo invece urla e suda contro «quella sporca dozzina di bocconiani...», e chiede da bere: «Non siamo il terzo partito d'Italia, non ci offendete: siamo il primo movimento di democrazia dal basso d'Europaaaaa». Alessandro Nicitra ha 39 anni, fa l'operaio in una ditta di celle frigorifere, trova «verità in questi temi». Ci sono molti insegnanti (fra i candidati del movimento sono la categoria più rappresentata, insieme agli ingegneri). Come Chiara Gentilini, 33enne insegnante di sostegno alla scuole medie e Salvo Specioso, siciliano che ha trovato una cattedra di Scienza a Soave, che ascoltano, «e se Grillo è credibile è merito suo, e colpa di altri. Forse anche dei media, che trasmettono un'ansia, una negatività estrema di quanto avviene nelle istituzioni. Così la gente è stanca, delusa. Però i partiti possono ritrovarci tutti, se siamo qui è perché vogliamo esserci, ancora, in qualche modo. Tocca a loro: aspettiamo una risposta». Il simbolo della lista di Verona è una sveglia, che suona come una campana ma è un punto di partenza, non un rintocco di morte. «Quello sul palco è un portavoce della democrazia dal basso: è una novità o appare come tale, e le novità affascinano, specie in tempo di crisi». Chi li confonde con l'uomo qualunque di Guglielmo Giannini compie un torto storico perché qui riecheggia semmai lo statalismo, e sottostima questa gente, che è preparata e non rifiuta i partiti, anzi, ci tornerebbe se... Provoco lo studente di economia: non vi sentite usati da un surrogato simpatetico dei partiti che rifiutate? «Siamo un'anomalia, ma l'Italia è una piramide dove la base non riesce a comunicare con il vertice. Altrimenti qualche dubbio sul Tav, che i cittadini non vogliono, scempio ambientale ed economico, inutile come infrastruttura, lo avrebbero avuto». Farebbero referendum su tutto, «e se Tosi vuole un inceneritore che brucia mille tonnellate di rifiuti e Verona ne produce 200, perché i cittadini non possono dire la loro?». È quasi notte quando Grillo torna al camper, ostentato vezzo di sobrietà, e la piazza si svuota. «È il primo economista che sale all'altare. Vuol dire che non esiste stato di vita, professione che possa impedire la coerenza evangelica e quindi la santità». Così il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, ha commentato ieri la beatificazione di Giuseppe Toniolo, avvenuta nella basilica di San Paolo fuori le Mura. Con questa beatificazione la Chiesa torna a indicare l'esigenza di un riferimento etico, l'attenzione e la centralità dell'uomo, il dovere della solidarietà nelle scelte sociali e politiche. Lo sottolinea lo stesso pontefice nel messaggio pronunciato dopo la recita del Regina Coeli dal Palazzo Apostolico. Benedetto XVI, in collegamento con la basilica di San Paolo, ne ha sottolineato la «grande attualità, specialmente in questo tempo», proprio nel suo indicare «la via del primato della persona umana e della solidarietà». Il Papa ha ricordato la vita dell'economista vissuto tra il XIX e il XX secolo. «Fu sposo e padre di sette figli, professore universitario ed educatore dei giovani, economista e sociologo, appassionato servitore della comunione nella Chiesa, attuò gli insegnamenti dell'enciclica Rerum novarum del Papa Leone XIII; promosse l'Azione Cattolica, l'università Cattolica del Sacro Cuore, le Settimane sociali dei cattolici italiani e un Istituto di diritto internazionale della pace». Un altro aspetto della figura del Toniolo lo ha sottolineato il cardinale Salvatore de Giorgi, già assistente spirituale dell'Azione Cattolica e arcivescovo emerito di Palermo, nell'omelia pronunciata durante la beatificazione: il suo impegno per la presenza dei cattolici nel sociale e nel politico per il bene del Paese che fu testimonianza «limpida, coerente, coraggiosa e unitaria, fondata sull'inscindibile rapporto tra fede e ragione» e perseguita con «una intelligenza non comune e una lungimiranza quasi profetica». De Giorgi ricorda come Toniolo fu ponte e «mediatore intelligente e sicuro», «uomo di relazioni e di sintesi», in un momento storico difficile per la stessa unità dei cattolici, quello della «questione romana». Ebbe la fiducia dei pontefici e «offri al Magistero la sua vasta e profonda cultura scientifica». Fu indicato come punto di riferimento sicuro per i cattolici del suo tempo: «Sia per operare in modo competente e coerente, sia per evitare il rischio di essere strumentalizzati da quanti negano o combattono il Vangelo e i valori cristiani». UN MODELLO DI IMPEGNO Quella di Toniolo è una beatificazione importante per la Chiesa in questo tempo di crisi e di smarrimento. E lo indica come modello al laicato cattolico. Sarà esplicito Bagnasco. «Toniolo ha saputo coniugare il proprio essere cristiano, l'amore a Cristo e alla Chiesa, con la sua vocazione laicale di economista, di scienziato, uomo di famiglia, sposo, marito, padre. Coniugare la vita quotidiana ordinaria di tutta la gente con la fedeltà a Cristo e alla Chiesa mi pare sia il suo messaggio fondamentale», dirà a margine del convegno sul nuovo beato organizzato dall'Azione cattolica. «A volte si pensa - aggiunge - che per essere dei buoni cristiani si deve uscire dal mondo e per essere santi bisogna andare chissà dove. Toniolo ci dice che bisogna stare dove si è e starci in modo cristiano». Ma l'insegnamento da non smarrire è che «non esiste nessuna attività umana senza una profonda dimensione etica e prima ancora antropologica. Perché altrimenti la civiltà implode e ogni attività si rivolta contro l'uomo». Un messaggio rivolto a tutti. Anche a banchieri e finanzieri che spesso paiono più attenti ai numeri, che al destino delle persone. «La società si rigenera quando segue i principi dell'etica sociale cristiana, mentre decade quando se ne allontana», conclude Bagnasco, chiarendo che non si tratta di principi confessionali, ma universali, «perché attengono all'uomo di sempre senza aggettivi». Paragoni ROBERTO MONTEFORTE L'economista Giuseppe Toniolo, beatificato ieri, è stato indicato da Benedetto XVI come modello per il laicato impegnato nel sociale e in politica. Per Bagnasco è l'esempio del fatto che in ogni attività umana occorre l'etica. Non confondeteli con l'Uomo qualunque: sono preparati, e statalisti... La Chiesa beatifica l'economista Toniolo Il Papa: fate come lui CITTÀ DEL VATICANO Bossi «salva» le province «Le Province sono utili anche se c'è chi le vuole togliere a tutti i costi». Lo ha detto Umberto Bossi, «le Province non costano niente: toglierle vorrebbe dire togliere un pezzo di organizzazione del territorio». E come la mette col sollecito della Bce? «Non mi pare una grande autorità nel merito delle nostre istituzioni. Invece con Monti c'è da preoccuparsi». 13 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
Sì ai tagli nella pubblica amministrazione purché siano mirati, purché ci si lasci alle spalle definitivamente l'approccio tremontiano della linearità e si attivi invece una fase di razionalizzazione di risorse e di strutture. Il segretario Pd Pier Luigi Bersani accoglie positivamente gli interventi annunciati dal ministro per i rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, ma avverte: basta con i tagli alla scuole, meglio insistere sulle spese della Difesa. Dall'Idv Antonio Di Pietro torna a chiedere il voto e commenta: «Finalmente la smette di massacrare i cittadini e inizia a sforbiciare gli sprechi», ma anche l'ex magistrato mette paletti: «Una cosa è eliminare la marea di auto blu che ci costano un occhio della testa, un'altra dare il colpo di grazia a un'amministrazione della giustizia che è già in ginocchio», un conto è intervenire sulle spese militari, «come lo sciagurato acquisto dei caccia F-35», un conto «intervenire sugli effettivi delle forze dell'ordine o sulle loro dotazioni tecniche». Per Italo Bocchino, Fli, tagliare solo cinque miliardi di spesa pubblica è niente altro che una «presa in giro del governo nei confronti degli italiani», mentre dal Pdl Maurizio Gasparri suona note da campagna elettorale: «In materia di spending review sosterremo con convinzione la lotta agli sprechi e alle spese inutili. Ma non consentiremo che lo Stato abbassi la guardia nella sicurezza e nel controllo del territorio». IL CACCIAVITE «Non siamo stati coinvolti - dice Bersani nel corso di un'intervista a Sky Tg24 - ma so che c'è la possibilità di alleggerire la spesa per quello che riguarda il modo di funzionare dello Stato, comunque sono sicuro che Giarda pensa di entrare con il cacciavite in queste meccanismi perché usare la mazza non va bene». Vero è, per il segretario, che «ci sono sprechi e punti di grande sofferenza ma la spesa pubblica italiana non è più alta della media». Il punto è un altro: si spende male e l'esempio più eclatante è la Difesa, dove ci sarebbe bisogno di «una grande ristrutturazione», di una razionalizzazione della spesa corrente e di quella del mantenimento. Insomma, non basta tagliare le spese per gli F35, «occorre pensare un nuovo modello di Difesa», dice Stefano Fassina, responsabile lavoro del Pd. Ma la grande preoccupazione resta l'enorme pressione fiscale, ormai «insostenibile» per le famiglie e le imprese italiane, soprattutto ora che la crisi è entrata nella sua fase più acuta. Secondo il segretario Pd è soltanto attraverso un'intensificazione della lotta all'evasione che si può intervenire per alleggerire il carico fiscale, «altrimenti non ne usciamo». Il carico fiscale va riequilibrato, aggiunge, perché «c'è il problema di imprenditori che spendono troppo per il lavoratore ma lui mette in tasca molto poco». Con il passare dei mesi, gli italiani che pure si fidavano del governo e del premier Monti, oggi iniziano ad accusare i colpi delle misure adottate per portare l'Italia fuori dal rischio Grecia. Cala il consenso verso il governo e per i partiti che lo sostengono diventa sempre più difficile spiegare ai loro elettori MARIA ZEGARELLI L'Italia e la crisi «È insostenibile Bisogna intensificare la lotta all'evasione» Bersani: «La spesa sociale non si abbatte a colpi di mazza» Bersani d'accordo sull'urgenza di intervenire sulla spesa pubblica ma dice no ai tagli alla scuola e chiede «razionalizzazione» nella pubblica amministrazione. Alla vigilia del Cdm i partiti mettono i paletti. Pier Luigi Bersani durante la campagna elettorale per il candidato sindaco del centrosinistra a Como, Mario Lucini ROMA p Il Pd «Tagli mirati, non alla scuola; meglio la patrimoniale» p Il Pdl «Non si tocchi la sicurezza». L'Idv: voto anticipato Primo Piano La pressione fiscale 4 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
MASSIMO SOLANI twitter@massimosolani T re settimane fa, in Qa-tar, si era avvicinatoal suo idolo Valenti-no Rossi e gli avevastretto la mano, timi-do e felice. In quel gesto nessuno avrebbe mai visto un simbolico passaggio di consegne se adesso, nel momento più grigio della carriera del Dottore, la stella di Romano Fenati da Ascoli Piceno non si fosse accesa all'improvviso ad illuminare un motomondiale oggi come mai bisognoso di sorrisi italiani e personaggi da ribalta. A sedici anni Romano personaggio non lo è ancora, ma la vittoria in solitaria di Jerez in Moto3 messa in fila con il secondo posto di Losail tre settimane fa fanno di lui la sorpresa più bella di questo inizio di stagione. E se dal Qatar il sedicenne marchigiano era tornato con il record simbolico di debuttante più veloce di sempre nella più piccola delle classi del motomondiale (oggi Moto3, fino a ieri 125), la vittoria in Spagna è uno di quei sigilli destinati a lasciare il segno. Perché il ragazzo di Ascoli, centrando la vittoria alla seconda presenza in griglia, ha fatto meglio di campioni come Giacomo Agostini (vittoria alla quarta gara), Marco Melandri (all'ottava), Valentino Rossi e Loris Capirossi (alla decima). Il campione del mondo della MotoGp Casey Stoner, addirittura, dovette aspettare ben trentuno semafori verdi prima di salire sul gradino più alto del podio. «Stiamo con i piedi per terra», cerca di spegnere gli entusiasmi Romano, ma certo è dura con un inizio così. A Losail, infatti, dopo la fuga in solitaria si era dovuto “accontentare” del secondo posto, aggrappandosi alle tele degli pneumatici che lo avevano abbandonato troppo presto fra le luci del deserto. Veloce eppure lucidissimo nella gestione della gara, quasi sbruffone davanti ai microfoni dopo la bandiera a scacchi. «Sono partito molto bene, cosa che non faccio mai: non vi ci abituate - aveva commentato - A metà gara, sapevo che avevo finito le gomme e così ho cominciato a preparare l'intervista per il secondo posto...». Ma sbruffone questo ragazzino appena sedicenne che ama la pesca e il soft air proprio non lo è. E lo si è visto bene nel fine settimana spagnolo quando la pioggia, prima, e una caduta, poi, lo avevano riconsegnato alla dimensione di debuttante timido. «Devo ringraziare tutta la squadra che mi è stata molto vicino in questi giorni - ha spiegato ieri - perché ero un po' giù, soprattutto dopo la caduta nelle prove». A rimettersi in piedi, però, Fenati ci ha messo poco. Partito dalla decima posizione e con la pista ancora umida ha messo in fila tutti uno alla volta per poi involarsi verso la vittoria con un ritmo insostenibile per tutti gli altri. Il primo dei quali, lo spagnolo Salom, è arrivato al traguardo staccato di ben 36 secondi. Una infinità. Merito anche del Team Italia gestito dalla Federazione che lo segue e di ex piloti come Roberto Locatelli e Ezio Gianola che l'hanno svezzato portandolo prima alla vittoria del campionato europeo, l'anno scorso, e adesso in vetta al mondiale Moto3 con dieci punti di vantaggio sul favorito Vinales. Una palestra per talenti che negli anni 80 ha allevato una intera generazione di piloti italiani e che adesso, sul modello di quanto la federazione spagnola fa già da tempo con successo, si propone di crescere i nuovi Valentino Rossi. MOTOGP, TRIONFA STONER Anche perché quello vero, nel frattempo, sembra aver smarrito la strada per uscire dal pantano in cui si è ficcato insieme alla Ducati. E se l'avvio in Qatar era stato disastroso, in Spagna non è andata molto meglio in una gara vinta alla grande dal campione del mondo Casey Stoner davanti a Jorge Lorenzo e Daniel Pedrosa. Partito dalla tredicesima posizione in griglia, infatti, Valentino non è andato oltre la nona posizione (a 34” dal vincitore) chiudendo dietro anche al suo compagno di squadra Hayden, costretto ad accontentarsi per aver vinto il derby con la Ducati privata di Barbera. «Sono partito con un setting diverso e continueremo la stagione con questo - ha spiegato alla fine - Ho cercato di crearne uno per quello che ero abituato, ma purtroppo dovremo seguire quest'altra direzione: dovrò abituarmi a guidare diversamente». Il sedicenne marchigiano vince a Jerez nella Moto3 dopo il secondo posto del Qatar Continua la crisi di Valentino Rossi che chiude 9˚ Basket R. Emilia torna in A Battendo 71-67 l'Aget Imola nel penultimo turno di Legadue, la Trenkwalder Reggio Emiliatornadopo5anniinserieA.Questi, invece, irisultatidella32ªdellaLega:Venezia-Treviso61-72(giocatasabato),Roma-CasaleMonferrato70-76,Biella-Cantù76-77,Siena-Sassari 92-85, Montegranaro-Caserta 96-85, Varese-Cremona 78-66, Milano-Teramo 83-64. È nata una stella Nessuno come lui all'esordio FENATI AVVISO AI LETTORI ROMANO Romano Fenati è nato ad Ascoli Piceno il 15 gennaio del 1996 Per mancanza di spazio siamo costretti a rimandare a domani la rubrica degli scacchi curata da Adolivio Capece. Ce ne scusiamo con l'autore e con i lettori. 47 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
È stato al convegno alloSteri, per ricordare Pio eRosario Di Salvo ma poiFranco La Torre, il figliopiù giovane del dirigente del Pci ucciso 30 anni fa dalla mafia, è partito da Palermo per Roma, con le figlie e la famiglia. Passeggia con il cane meticcio adottato al canile 10 anni fa, «la data del 30 aprile non si vive mai a cuor leggero...». Franco è presidente di Flare, una emanazione di Libera che sta per «Freedom, Legality, Rights in Europe». Lo abbiamo raggiunto al telefono. Dopo 30 anni quale valutazione dà della legge che porta il nome di suo padre? «La legge regge, la Commissione europea ha emanato pochi mesi fa una direttiva per la confisca dei beni mafiosi. È una cosa che 30 anni fa sarebbe stata inimmaginabile, la legislazione antimafia preventiva entra in certa misura in conflitto con l'habeas corpus, in Italia fu adottata in una situazione di emergenza, dopo l'omicidio di Dalla Chiesa. Forse, se non ci fosse stata l'emergenza, non avremmo la legge, ma mio padre sarebbe vivo. Anche se, conoscendolo, sarebbe riuscito ad ottenerla». Una valutazione positiva ma con punti deboli? «Il punto debole è politico, sappiamo bene che la mafia non sono i contadini con la coppola ma un esercizio del potere per contrastare il progresso, che per raggiungere i propri scopi non disdegna l'uso di milizie armate come fanno i clan in Afghanistan». Lei ha firmato le proposte della Fillea Cgil che ruotano intorno all'idea di far intervenire il ministero dello Sviluppo nella gestione dei beni confiscati. Perché? «Il fronte delle aziende è molto fragile, solo poche tra le migliaia sequestrate riescono a rivedere luce. È vero che una parte di esse vivevano perché conformi a un sistema mafioso ma ce ne sono altre che avrebbero un futuro se ci fossero strumenti adeguati a disposizione. Prima della nascita dell'Agenzia, quando dei beni confiscati si occupava il Demanio, nella unità che era stata creata presso «Italia-lavoro» c'era stato un avvio di buone pratiche di supporto, per esempio, alla costituzione di cooperative, o agli accordi con enti locali. Poi il ministro Sacconi ha azzerato tutto. Senza strumenti adeguati è difficile raggiungere risultati e ciò alimenta quegli umori dettati dalla disperazione, dall'ignoranza e anche da un pizzico di soddisfazione, da parte di quelli che non dicono come la pensano, secondo cui la mafia dà lavoro e lo Stato lo toglie». Qual è il punto debole? «Lo hanno spiegato gli esperti nelle audizioni, prima che il codice unico antimafia venisse approvato: se dai preminenza ai creditori, i tempi si allungano, si demotivano le amministrazioni locali a prendere i beni, per le difficoltà in cui si troverebbero piccole amministrazioni nel far fronte ai debiti. E si rischia di interrompere quel circolo virtuoso realizzato attraverso l'associazionismo, con la destinazione degli immobili ad attività sociali come il sostegno ai disabili o agli anziani». Le associazioni come Libera e Avviso pubblico sono contrarie alla vendita o all'affitto dei beni confiscati alla mafia, questo non significa sottrarre risorse preziose al circuito economico? «Al di là delle posizioni di principio, le associazioni sono consapevoli del fatto che la vendita, come ultima ratio, non è completamente da escludere. Il punto vero è l'accompagnamento, oltre che le cautele per evitare che i beni tornino in mani mafiose». Il figlio di Pio la Torre: «Il fronte delle aziende è molto fragile. Sacconi ha tolto ogni supporto» «Lo Stato torni ad aiutare le imprese» Intervista a Franco La Torre Risorse Le aziende confiscate in Italia sono circa duemila: quando una di queste chiude è un dramma per i dipendenti e le loro famiglie ed una sconfitta cocente per le istituzioni. L'antimafia del nostro Paese si è nutrita per anni di simboli, di battaglie di testimonianza, di evocazione di rivoluzioni nella cultura e nei modi di pensare. Ma nessuna battaglia di testimonianza avrà mai il valore simbolico e culturale di un'azienda confiscata che trova un modo sano di stare sul mercato e che crea nuova occupazione. La mafia si presenta spesso come una fonte di occupazione e attraverso questo prova a costruirsi una legittimità sociale come unica alternativa alla povertà. Portare fino in fondo la battaglia alla criminalità organizzata significa avere la capacità di dimostrare che c'è un'altra possibilità concreta. Per questa ragione Montante coglie nel segno proponendo di dotare l'Agenzia nazionale dei beni confiscati delle risorse necessarie per reperire manager sul mercato e per trovare professionalità che consentano alle imprese confiscate di fare rete, tra loro e con le istituzioni, sottraendole alle filiere commerciali controllate dalla criminalità organizzata, dentro le quali rischiano di essere strozzate. Potrebbe essere questa un'opportunità per promuovere concretamente sviluppo, occupazione, legalità e fiducia nelle istituzioni. Poche cose rappresenterebbero meglio la vittoria di quel «nuovo civismo» di cui abbiamo tanto parlato in questi anni. È importante che il Partito democratico la raccolga. *Segretario dei Giovani democratici «La vendita come ultima ratio non è da escludere» 83mila sono i beni mobili e immobili confiscati alla mafia in 30 anni J.B. Il ricordo di Bersani Ogni passo avanti che faremo nella lotta alla mafia potrà compiersi perché tanta stradaèstatafattadall'impegnodiuominicomePioLaTorre.Trent'anniciseparanodall'uccisionesua edi Rosario Di Salvo. Il tempoaffievolisce la memoria,ma èimportante ricordare la storia di Pio La Torre». Così Pier Luigi Bersani a trent'anni dall'uccisione di Pio La Torre. 15 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
P er un puro caso, o forseper disperazione, ieriun'altra donna non haallungato la lunga listadelle vittime per mano di un uomo, spesso quello che si sceglie come marito o compagno. Il caso è molto simile a tanti altri. Una lite familiare. La città è Roma ma potrebbe essere ovunque visto che il femminicidio è la prima causa di morte in Italia per le donne tra i 16 e i 44 anni. Un marito, ubriaco, che si sfoga sulla propria moglie la colpisce ripetutamente fino a farla crollare a terra. Come aveva fatto altre volte, sostengono chi li conosceva. Solo che questa volta il finale è diverso. Per caso, ma più per disperazione, si diceva, il padre della ragazza, malato, ha cercato di intervenire per calmare gli animi e far terminare la violenta lite. Poi ha afferrato il coltello e ha colpito l'uomo, un 49enne peruviano, al petto provocandogli un'emorragia fatale. L'epilogo diverso ma storia molto troppo simile a tante altre. E proprio contro questa mattanza che il movimento di «Se non ora quando» hanno lanciato un appello, che potete firmare anche sul nostro sito, unita.it. Hanno già aderito in migliaia e le firme aumentano di ora in ora. Dalla leader Cgil Susanna Camusso, a Roberto Saviano, al segretario Pd Pier Luigi Bersani che su Twitter ha scritto: «Si uccidono le donne. Le uccidono i maschi. È ora di dirlo, di vergognarcene, di fare qualcosa per stroncare la barbarie». «È giusto gridare insieme basta. È salutare che si uniscano gli uomini di buona volontà e dicano» ha detto ieri l'ex ministra per le Pari opportunità Barbara Pollastrini, che ha aderito all'appello di Snoq. «Ma poi? Sono anni che riempiamo strade, piazze e convegni contro la violenza», prosegue l'esponente del Pd. «Chiediamo quindi subito al governo e alle ministre di presentare il piano d'azione contro molestie e violenza. Alle donne, sulle pensioni, è stato chiesto molto: l'esecutivo restituisca qualcosa almeno in termini di sicurezza e diritti umani. Servono risorse da stanziare per la prevenzione, per centri e case di accoglienza, per la tutela delle vittime. È indispensabile la celerità dei processi e la certezza della pena. E, certo, cultura, civismo e educazione al rispetto sono antidoti fondamentali». «Aderisco all'appello di Se non ora quando per una mobilitazione che metta sotto gli occhi anche di chi non vuol vedere, la silenziosa strage di donne uccise da quelli che consideravano i loro uomini» ha fatto sapere Rosa Villecco Calipari, vicepresidente dei deputati Pd. « Credo che ognuna e ognuno per la nostra parte, oltre alla mobilitazione, possiamo fare qualcosa in più. Dal rendere noti i dati di femminicidi e MARIA ZANCHI Cresce la mobilitazione contro il femminicidio «Ora una nuova legge» Il dossier Non è un Paese per donne Una manifestazione contro la violenza sulle donne Continuano ad arrivare firme all'appello lanciato dal movimento “Se non ora quando”. L'ex ministro Pollastrini: «Subito un piano del governo» Di Pietro: «La politica fermi questa barbarie». Ieri l'ultimo caso a Roma Primo Piano22 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
Q uello di Walter Siti èun universo concen-trazionario, domina-to da uno sguardo os-sessivo, che risolvetutta la vita nell'attrazione di una corporeità mercificata, esibita, violata, tra desideri mediati dalla spinta universale del consumo, alimentati dalle più varie forme di degradazione sociale ed esistenziale, dalle più eterogenee sottoculture, dal trash televisivo. Siti si confronta con l'«orrore» denunciato da Pasolini per mostrare che non se ne esce, che occorre immergersi in esso fino in fondo, traendone magari alimento e assaporandone i frutti: e a lui l'esperienza del male sembra dare come un senso di superiorità, di rivalsa verso gli intellettuali che insistono a costruire qualche modello di mondo, verso tutti coloro che dalle contraddizioni del presente cercano di estrarre qualche via d'uscita (a questa negatività egli è sfuggito talvolta con momenti di più immediato abbandono alla fisicità, in una sorta di «petrarchismo omosessuale»). Col nuovo romanzo Resistere non serve a niente, Siti tocca anche territori che finora gli sfuggivano: non solo l'eros come merce, tra palestre per culturisti, sottomondo televisivo, periferie romane, ma mondo dei trader finanziari, situazioni di eros eterosessuale, traffici e movimenti sempre più virtuali di denaro su scala planetaria, loro intrecci con la politica e la criminalità, sfiorando anche la crisi che stiamo vivendo. È un mondo in cui l'inseguirsi di oscure operazioni finanGIULIO FERRONI «Resistere non serve a niente»: il nuovo romanzo dello scrittore è calato nel presente, in questo mondo dominato dalla sete di denaro e di successo Unastoriadiolgettineeintreccitrafinanza,politicaecriminalitàorganizzata WALTER SITI I MOSTRI DEL DIO DENARO Lo squalo Particolare di un graffito di Blu a Barcellona Resistere non serve a niente Walter Siti pagine 317 euro 17,00 Rizzoli www.unita.it Il libro Walter Siti usa le risorse della letteratura per offrirci un ritratto ravvicinato di Tommaso, matematico mancato e giocoliere della finanza. Vita di Tommaso matematico e trader Culture34 LUNEDÌ30 APRILE2012
IL COMMENTO NON GIOCARE SULLA SPESA Juve e Milan fanno poker Per i bianconeri titolo più vicino L'ANALISI È stato detto che nell'attuale si-tuazione dell'economia europea tagli alla spesa pubblica avrebbero effetti meno recessivi di aumenti delle imposte. È un'affermazione sorprendente. Infatti, una riduzione della spesa pubblica si traduce integralmente (con effetti moltiplicativi) in una riduzione del livello di attività economica. p SEGUE A PAGINA 24 I l capitalismo italiano offre oggidue prevalenti e contrapposti scenari. Nelle ultime settimane alcune imprese industriali hanno dimostrato coraggio e ambizione, cercando di rompere la cappa opprimente della crisi. La Brembo ha inaugurato uno stabilimento in Cina dove ha investito 70 milioni di euro. p SEGUE A PAGINA 5 Belsito, la Dia indaga su una società svizzera Cassano torna al gol Quattro squadre appaiate al terzo posto p PAGINE 43-46 Alt al femminicidio «Serve una legge» Bombe in chiesa: strage di cristiani in Kenya e Nigeria Adesioni alla proposta avanzata da Montante. Intervista al figlio di Pio La Torre p BUFALINI RACITI PAGINE 14-15 L'Aquila ferita cerca il «grande riscatto»Attacco durante la messa. Intervistaa Capovilla: è l'odio del fanatismo p DE GIOVANNANGELI PAGINE 18-19 Gli interventi di Monti Oggi il governo decide: nel mirino giustizia e scuola La Bce: accorpare le Province Bersani avverte: non si può intervenire usando la mazza Sfida sui beni confiscati «Non dobbiamo darla vinta alla mafia» C'è da augurarsi che dalla Francia parta quello spirito critico che dai Lumi ha creato le democrazie e che oggi sia capace di consolidare lo stato sociale democratico. Guido Rossi Indagini per accertare se sul canale svizzero transitavano fondi neri p FUSANI PAGINE 10-11 p DE SANCTIS PAGINE 22-23 MOBILITAZIONE p MATTEUCCI ZEGARELLI PAGINE 2-5 Rinaldo Gianola Massimo D'Antoni “ GLI INDIGNATI DEL CAPITALISMO Lugano Si chiama «Aurora» è intestata a due soci ed è stata sciolta alla vigilia delle inchieste p FANTOZZI PAGINE 16-17 AMMINISTRATIVE 1,20 Lunedì 30 Aprile 2012 Anno 89 n. 119 www.unita.it Fondata da Antonio Gramsci nel 1924
Sono quasi 83mila i beni confiscati alla mafia in 30 anni, beni immobili e mobili, finanziari e aziende, la stragrande maggioranza delle quali nelle Isole e al Sud (l'85% contro il 10 al Nord e il 5% al Centro), e più della metà di queste ricchezze è stata sequestrata fra il 2007 e il 2011, indice di un impegno straordinario delle attività investigative. Quando, però, si passa dalla prevenzione e repressione alla lotta economica contro la mafia, il bilancio è quasi fallimentare. Per la difficoltà di recuperare i capitali esportati all'estero e perché spesso, anche le imprese che potrebbero produrre ricchezza nel Mezzogiorno, non ce la fanno. Muoiono di stenti burocratici e di mancanza di una visione strategica. Qualcuno comincia a fare breccia nel muro dell'immenso spreco di risorse. Ci provano, ciascuno dal suo punto di vista, Confindustria Sicilia con Antonello Montante (che ieri ha lanciato su l'Unità il grido d'allarme e le sue proposte per riformare le regole e gli strumenti a disposizione dello Stato) e la Fillea-Cgil esposta in prima linea perché l'edilizia è fra i settori più permeabili alle infiltrazioni della criminalità organizzata (il 50 % delle 5.500 aziende sequestrate, anche al Nord, sono edili). All'idea di Antonello Montante di un progetto pilota «per ottimizzare i beni confiscati alla mafia», risponde positivamente il portavoce dell'Idv Leoluca Orlando, che ricorda come da Montante sia venuta anche la proposta del «rating antimafia». Fillea presenta oggi, insieme a Pier Luigi Vigna, presidente dell'Osservatorio sulla legalità, le sue proposte, frutto di un'elaborazione iniziata un anno fa e passata attraverso, a febbraio 2012, la prima assemblea nazionale dei lavoratori delle imprese sequestrate e confiscate. LE PROPOSTE Il sindacato delle costruzioni chiede una modifica alla legge che prevede che il prefetto possa autorizzare la cassa integrazione per «motivi di ordine pubblico» sostituendo o aggiungendo «per motivi di antimafia». Il corollario, spiega Salvatore Lo Balbo (segretario nazionale Fillea), è: 1) l'esclusione dalla Cig di lavoratori mafiosi e la sospensione dell'ammortizzatore sociale quando l'impresa riprende l'attività»; 2) Cig finanziata da un fondo Inps finanziato con i beni immobili sottratti alla mafia e venduti; 3) la continuità di esercizio; 4) le imprese devono potersi iscrivere ai sindacati dei datori di lavoro e si deve sviluppare una dinamica normale con i sindacati dei lavoratori; 5) utilizzare le imprese edilizie per la manutenzione e ristrutturazione in house degli immobili sequestrati; 6) la vendita e l'affitto devono essere “blindate”, c'è per esempio un caso recente a Palermo di una falsa cooperativa che puntava ad acquisire un intero immobile con tutti gli inquilini; 7) il vero cuore delle proposte Fillea sta nell'ingresso nell'Agenzia per i beni confiscati del ministero dello sviluppo economico, secondo pilastro rispetto a quelli dell'Interno e della Giustizia che hanno finalità di controllo e repressive. «Nel lungo percorso che va dal sequestro, alla confisca definitiva, alla destinazione del bene - spiega Lo Balbo - lo Stato ci deve guadagnare il più possibile». Ma per aiutare le imprese sottratte alla mafia a tornare sane, spiega Walter Schiavella, segretario generale Fillea, «si deve contrastare anche la precarietà, il lavoro nero, il massimo ribasso, la corruzione. Invece c'è ancora chi considera diritti e regole un ostacolo allo sviluppo, mentre il pericolo viene dall'illegalità che, anche al Nord, penetra in imprese storiche». Il ddl governativo sul mercato del lavoro, sostiene il sindacalista, ha rappresentato una «rottura teorica» positiva nella filosofia del contrasto alla precarietà, ma «alle premesse non seguono i fatti, con la mobilitazione siamo riusciti a modificare con il reintegro l'articolo 18 ma ora dobbiamo difendere questa conquista dalla pressione delle imprese che vogliono alleggerire le norme di contrasto alla precarietà». NON LASCIAMO SOLO CHI SI BATTE CONTRO LE COSCHE L'INTERVENTO Fausto Raciti JOLANDA BUFALINI Primo Piano Ci sono partite che le istituzioni non possono perdere. Antonello Montante, delegato di Confindustria ai rapporti con le istituzioni e alla legalità, ha scritto su l'Unità di ieri a proposito della gestione di beni confiscati alla mafia e dell'esigenza di modificare la legge che la disciplina. C'è da dire, intanto, che tra i beni figurano non solo immobili, ma anche centinaia di imprese con i loro dipendenti. Ed è su questo terreno che si gioca la partita più difficile, perché molto spesso queste imprese operano in settori largamente controllati dalla criminalità organizzata e perché stavano sul mercato attraverso le mille scorciatoie che la mafia conosce bene e dietro cui sa con facilità nascondersi. Un esempio per tutti è quello della Riela Group, azienda di logistica e trasporti con sede a Belpasso, provincia di Catania, i cui lavoratori proprio oggi, anniversario della morte di Pio La Torre, verranno messi in mobilità. L'azienda era di proprietà di una famiglia affiliata al clan Santapaola. Il Prefetto di Catania, Giuseppe Caruso, a capo dell'Agenzia nazionale dei beni confiscati, ha spiegato che l'azienda, con i suoi ventitré dipendenti ed i suoi ottanta automezzi, non riesce a stare sul mercato. Potrebbe essere salvata cercando un acquirente privato o attraverso l'affidamento della gestione di una parte della logistica di Stato, dato che è lo Stato, attualmente, il proprietario dell'azienda, ma questo rischia di non avvenire senza un impegno dell'Agenzia e dei suoi funzionari. Di certo non è bastata, né basterà, la semplice burocrazia ragionieristica. Cosa penseranno, con la chiusura, i dipendenti dell'azienda e le loro famiglie? Cosa penseranno i loro colleghi che lavorano nello stesso settore, ampiamente inquinato dalla criminalità? Nel giorno del trentesimo anniversario dell'assassinio di Pio La Torre, la Fillea-Cgil ha presentato una serie di proposte per aiutare a sopravvivere le imprese sottratte al controllo mafioso. INVIATA A PALERMO Beni confiscati: le proposte per non darla vinta alla mafia p Consensi all'intervento di Montante per un progetto su immobili e imprese sottratti a Cosa nostra pOggi a Palermo l'iniziativa Fillea-Cgil: «Il ministero dello Sviluppo entri nell'Agenzia nazionale» La campagna de l'Unità 14 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
ha funzionato la società del lavoro dal dopoguerra alla fine del Novecento era forte e visibile, mentre la ragnatela entro cui si colloca la società dei lavori del nuovo millennio è fitta e impalpabile, un reticolo di snodi orizzontali, anziché un'intelaiatura di gerarchie verticali. Persino quote consistenti di assunzioni, oggi, passano attraverso reti informali attivate dai lavoratori stessi, dalle loro famiglie e dai loro conoscenti. E ciò rende più forti quei sistemi di relazione che Mark Granovetter ha definito «legami deboli», e più deboli quei sistemi che un tempo erano forti. Modificandosi la composizione tecnica del mondo del lavoro, le tutele che dovevano preservare il lavoro stesso si sono ristrette al solo mondo del salariato tradizionale, tenendo fuori da qualsiasi concreta rete protettiva le nuove e variegate forme di lavoro autonomo subordinato e quelle dell'occupazione marginale e sommersa. Anche il ruolo sociale della famiglia è entrato in crisi con il venire meno della centralità del lavoro stabile, perché non rappresenta più un soggetto di riferimento dell'intervento protettivo dello stato sociale. Una rottura i cui effetti si sono propagati nei territori socialmente prossimi. A cominciare dalla scuola, oggi non più considerata come un percorso propedeutico alla ricerca di un lavoro e come un investimento per aumentare le possibilità future di reddito. La crisi del modello economico e sociale, fondato sulla centralità del lavoro stabile, si è alimentato dei caratteri specifici della società contemporanea, come la crescita della curva demografica in termini di età media, l'aumento della spesa sanitaria legata anch'essa all'invecchiamento della popolazione e alla cronicizzazione delle malattie, l'aumento dei fabbisogni sociali e dei relativi costi in termini di erogazione dei servizi. E mentre crescono le esigenze, decresce la massa di lavoratori su cui esercitare la leva fiscale per finanziare i servizi, con una pressione ormai insostenibile che si concentra quasi esclusivamente sulla quota, in costante calo, dei lavoratori a tempo indeterminato e sui pensionati. Fattori d'ordine strettamente finanziario si sommano, poi, a quelli di natura sociale. D'altra parte gli strumenti di protezione costituiscono gli aggregati più ampi delle voci di bilancio statale, racchiuse nel capitolo della «spesa pubblica», che sono state il principale strumento politico con cui i governi hanno tentato di bilanciare le storture prodotte dal funzionamento del mercato. La spesa pubblica, il cui obiettivo principale è stato quello di garantire l'equilibrio economico e sociale, ora non sembra più capace di rispondere ai crescenti bisogni sociali, alle crisi finanziarie e al divaricarsi della forbice tra spese ed entrate dello Stato. Le tensioni che si apronosui settori classici del welfare, a cominciare da quello del lavoro e da quello pensionistico, rappresentano il quadro di crisi. E l'urgenza di riforme che imprimano una direzione che permetta di uscire dal guado. Il Premier Monti pochi giorni fa, ha detto che non è possibile pensare alla riproposizione di politiche keinesiane, orientate cioè alla spesa pubblica, per far ripartire il Paese. Un'affermazione che corrisponde a un'idea di società coerente con la riforma del mercato del lavoro presentata dal Governo. Una scelta che impone alle forze politiche di chiarire se il sistema di riforme di cui si discute esula da questioni di contingenza economica e vuole affermare un modello di società rispetto a un altro. I partiti devono dire con chiarezza da che parte stanno, perché i cittadini hanno il diritto di capire e di scegliere. Sul tavolo non c'è solo una questione tecnica, ma una scelta che più politica non potrebbe essere, perché porta con sé la responsabilità di disegnare il futuro modello sociale. Ed è quindi ora che la politica torni in campo. Foto Matteini/ TM News - Infophoto Offerte di lavoro in un'agenzia interinale La «fattura» di Bossi «NonintendiamovinceresullemaceriedelPaese»,rispondePierLuigiBersaniaproposito del voto anticipato. Pronta la replicadi Umberto Bossi: «Nonè così facile vincere». Ma dal Pd Maurizio Migliavacca annota: «Ricordiamo a Bossi che oggi siamo costretti a pagare la fattura lasciata da lui, da Berlusconi e da Tremonti. Una fattura purtroppo molto costosa». 9 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
S gomento e dolore perquelle vittime innocentidi un odio che non può es-sere spiegato solo in ter-mini di una “guerra di religione” condotta dai musulmani contro le comunità cristiane. Sono questi i sentimenti si provano di fronte alle notizie che giungono dalla Nigeria e dal Kenya. Ma questi sentimenti non devono impedire di andare a fondo di queste tragiche vicende e non accontentarsi di facili conclusioni o di titoli senzazionalistici: è dovere di tutti cercare di capire». A parlare è don Nandino Capovilla, coordinatore nazionale di Pax Christi, organizzazione in prima fila nel dialogo e nelle iniziative per la pace e contro il riarmo. «È una vergogna - sottolinea in proposito don Capovilla - che l'Africa sia uno dei mercati più ambiti dai trafficanti di armi. Spesso queste stragi sono compiute con armi che vengono dal “civile”, democratico Occidente, che non si fa scrupolo di fare affari con i signori della guerra e i seminatori di morte». Domenica di sangue nelle chiese cristianein Africa. Siamo a un nuovo, tragico capitolo di una guerra di religione? «Troppo spesso ci siamo adagiati a titoli senzazionalistici che gridano dalle prime pagine: mattanza di cristiani...l'odio dei musulmani contro i fedeli in Cristo». Cosa non le convince in questa lettura degli avvenimenti? «La pigrizia intellettuale, la superficialità nell'analisi, l'essere prigionieri, consapevoli o meno, di un manicheismo per il quale Islam è sinonimo di intolleranza, di odio verso chiunque professi altre religioni. Ma la realtà, in Africa come nel Vicino Oriente, è molto più complessa; una realtà che chiama in causa l'Occidente, la sua doppia morale». In che senso ci chiama in causa? «Spesso governanti senza scrupoli o regimi liberticidi cercano di coprire le proprie malefatte orientando la rabbia di masse disperate contro quello che viene indicato come il “nemico” da colpire, la fonte dei loro mali: in questo caso, i cristiani. Demonizzare i cristiani, serve a questi regimi per coprire la propria bancarotta sociale, oltre che morale. Serve, penso alla Nigeria, per oscurare il fatto che in un Paese ricco di materie prime, sia così diffusa la povertà, l'emarginazione. I cristiani sono l'agnello sacrificale contro cui scagliare una rabbia che ha poco o nulla di religioso e molto, troppo, di una devastazione sociale voluta da una ristretta élite affaristica. Ebbene, spesso, troppo spesso, questi regimi sono considerati dal democratico Occidente come il “male minore” rispetto allo spauracchio integraliste, e altrettanto spesso, sono referenti per sviluppare sporchi affari, come è quello della vendita di armi a regimi che le usano per reprimere nel sangue manifestazioni di protesta o per armare quei gruppi integralisti che solo in apparenza sono anti regime. La religione è stata usata da alcune persone come strumento per obiettivi politici o economici. Non dobbiamo cadere nella trappola di chi strumentalizza la fede per fini di potere e di arricchimento. Dobbiamo avere la forza di andare contro il dolore e unire le voci dei più deboli, le prime vittime di regimi che hanno solo interesse a innalzare muri di odio». Il dirigente di Pax Christi: «Dietro l'odio c'è una mancanza di risposte e governanti senza scrupoli lo indirizzano contro le minoranze» «La rabbia sociale alimenta fanatismo e intolleranza religiosa» Intervista a don Nandino Capovilla U.D.G. tiplicate fino alla conferenza stampa di ieri, nella quale la donna, anche lei avvocato, ha rinnovato le denunce sulla detenzione del fratello. Arrivato nel reame del Golfo per compiere un pellegrinaggio con la moglie, el Guinzawi è stato fermato e successivamente accusato dai sauditi di avere tentato di entrare nel paese con una valigia piena di oltre ventimila pastiglie di un antidepressivo considerato uno stupefacente in Arabia Saudita. Nel frattempo sui social network egiziani si moltiplicano gli appelli dei giovani a «esportare la rivoluzione» in Arabia Saudita, uno spauracchio per la mornarchia del Golfo da quando è cominciata la grande ondata di rivolte della primavera araba. La crisi tra Egitto e Arabia Saudita s'innesta su una situazione interna all'Egitto sempre più confusa e ad alta tensione in vista delle elezioni presidenziali del 23 e 24 maggio. Un morto e 9i feriti: è il bilancio degli scontri l'altra notte davanti al ministero della Difesa egiziano fra manifestanti salafiti e quelli che l'agenzia di stampa Mena definisce abitanti del quartiere. Secondo la Mena gli scontri sono scoppiati quando i residenti della zona hanno cercato di impedire ai sostenitori del candidato integralista Hazem Salah Abu Ismail, escluso delle presidenziali, di organizzare una marcia verso piazza Tahrir. La situazione attorno al ministero della Difesa è tornata calma ieri mattina anche se qualche decina di manifestanti è rimasta a presidiare, bloccando le strade. Foto Ansa Scontri di piazza ROMA Abuja nigeriani davanti ai resti di un attacco dinamitardo Oltre 91 feriti al Cairo in una manifestazione di salafiti Pakistan Decapitato medico Cri È stato ritrovato decapitato a Quetta, nell'ovest del Pakistan, dove era stato rapito a gennaio, Khalil Rasjed Dale, dipendente britannico della Croce rossa britannico. Ieri sera al confine tra Pakistan e Afghanistan, nel Waziristan, un drone comandato dalla Cia ha attaccato un edificio causando la morte di almeno tre persone ed il ferimento di molte altre. 19 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
Da Mondadori una collana tutta per lei Anche per celebrare i settant'anni che la scrittrice sarda compirà il prossimo agosto, Mondadori sta ripubblicando tutti i suoi libri in una nuova collana a lei dedicata. Con nuova veste grafica e le stesse bellissime illustrazioni di Grazia Nidasio e Quentin Blake Nivania, ogni volume avrà una prefazione «d'autore». I primi sei titoli già in libreria sono «Ascolta il mio cuore» (prefazione di G. Mazzucco), «Maglie di Lavinia & C.» (Fabio Geda), «Speciale Violante» (Chiara Gamberale),«Principessa Laurentina» (Lella Costa), «Quando eravamo piccole» (Loredana Lipperini), Polissena delPocello» (Beatrice Masini). Dal 1970 a oggi Pitzorno, considerata la più importante scrittrice italiana per l'infanzia, ha pubblicato più di quaranta libri, tradotti in tutto il mondo. adolescenziali, e non solo adolescenti, che pigramente bramano la semplificazione narrativa. La premessa è stata lunga, ma era per dire che invece la letteratura italiana ha una tradizione di eccellenza riguardo alla scrittura per quella fascia d'età. Lo stesso Calvino, ovviamente, o Gianni Rodari. Ma se devo pensare a una autrice che ha fatto tesoro delle Lezioni americane questa è Bianca Pitzorno. Naturalmente la Pitzorno aveva scritto e pubblicato già prima che Calvino mettesse a fuoco le sue lezioni, ma i suoi libri mi sembra abbiano avuto il loro culmine e fortuna a partire dalla seconda metà degli anni ottanta e per tutti i novanta, in un periodo di felice espansione dell'editoria per ragazzi. Ecco: per quanto importante sia stato l'ultimo decennio, mi sembra arrivato il momento (e l'invito è diretto ugualmente agli editori, gli editor e gli autori) di riprendere invece quel percorso che Bianca Pitzorno (e non solo lei) ha perseguito con così appassionata intelligenza. C'è più che mai bisogno di offrire ai nostri giovani lettori una scrittura attenta e veloce, e con un vocabolario ricco e preciso (anche se mai savio o compiaciuto), come quella della Pitzorno. IL DIRITTO ALL'INFANZIA Mai come ora serve che la generazione dei bambini che hanno tra gli otto e i dodici anni, abbia un'idea del mondo e della consapevolezza di se stessi, come quella che esce dai libri della Pitzorno. Le sue eroine, le bambine e le ragazzine che vivono le sue avventure, si appropriano della facoltà di cambiare il proprio destino, o ciò che non funziona della loro realtà, e di farlo per come sono, senza avere troppi dubbi sulla propria adeguatezza, in nome del proprio diritto di fantasticare, di immaginarsi un mondo migliore: ovvero, sono a tutti gli effetti delle bambine. Cioè chi ancora non vive alcun dubbio sulla propria identità o adeguatezza al mondo (e che non ha, quindi, bisogno del mercato - suppellettili, mode, vestiti, tecnologie - per colmare un vuoto che il mercato stesso tende a creare). Il diritto a vivere la propria infanzia per quello che è, e che deve essere, non è un diritto acquisito: assediati da un'adolescenza consumisticamente molto proficua come sono, occorre dare ai bambini la consapevolezza di questo diritto: e non c'è niente che possa farlo come il caldo e confortevole confronto che offre una storia scritta apposta per loro. Da questo punto di vista, quelli della Pitzorno sono libri molto preziosi, perché per quanto possano apparire leggeri (per come vengono vissuti di solito i libri per ragazzi) invece sono altrettanto consistenti, molteplici, visibili, rapidi ed esatti. Come sa essere solo la grande letteratura. Le ristampe Festival del cinema sordo PrendeilviagiovedìalNuovoCinemaAquila(ViaL'Aquila,68- Roma)laprimaedzionedel«Cinedeaf»ilprimoFestivaldelCinemaSordodiRoma.Ideatoeprodottodall'Istituto Statale per Sordi di Roma e realizzato grazie al contributo della Provincia di Roma, il Festival nasce con l'obiettivo di dare visibilità a opere video di registi sordi. 37 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
Cara Unità Dialoghi Luigi Cancrini RISPOSTA Un amico e collega di Lugano mi dice, mentre parliamo di cosa sta accadendo lì, che i soldi italiani hanno ripreso ad accumularsi vertiginosamente, dopo la liberatoria di Tremonti (lo scudo fiscale), nelle banche svizzere. Clandestinamente o attraverso le società off-shore che convogliano insieme i ricavati dell'evasione fiscale, della corruzione politica e delle attività delle organizzazioni criminali: mafia, camorra 'ndrangheta e dintorni. L'idea che ne ritorna è quella delle battaglie intraprese anni fa da chi, come Falcone, credeva nella necessità di contrastare traffici i droga (e di donne e di organi e di diamanti e di schiavi da far emigrare) puntando sul tentativo di bloccare il riciclaggio del denaro sporco (nero o grigio come si diceva allora) portando l'attenzione delle organizzazioni sovranazionali (l'Onu e l'Europa) sui cosiddetti «paradisi fiscali». Come non è più di moda oggi per i liberisti (non Keynesiani) che governano l'Europa e l'Italia e che tacciono su questo problema perché per loro i paradisi fiscali sono il tempio del liberismo: la teoria che, per salvare pochi, ci sta portando al disastro tutti. MASSIMO MARNETTO Se la finanza supera la partecipazione politica, i soldi valgono più dei diritti: è il colpo di stato “bianco” che è avvenuto nell'Europa del rigore; quella dove i ricchi hanno deciso tempi - stretti - e modi - spietati - per riconfigurare il debito dei Paesi in difficoltà. Quella dove è cresciuto la speculazione, sfruttando l'avvitamento povertà-rabbia-astensionismo. La satira de l'Unità Il riciclaggio del denaro sporco virus.unita.it www.unita.it VIA OSTIENSE, 131/L - 00154 - ROMA MAIL lettere@unita.it ROBERTO ANTONIETTI La memoria deve essere tutta intera Ho letto l'intervista fatta al Cardinale Giuseppe Betori da Roberto Monteforte, dal titolo “La Chiesa fu attiva nella Resistenza. La memoria va difesa”. La mia memoria proviene dalla memoria di mio padre, diventato partigiano dopo essere tornato a piedi in Italia dall'Albania. Mi ha parlato di sacerdoti che confessavano i prigionieri dei partigiani e facevano poi cenno se si poteva o non poteva fucilarli. Mi ha parlato di sacerdoti collaboratori dei nazifascisti “giustiziati” dai partigiani. Mi ha parlato del fatto che nelle chiese d'Italia, per tutto il ventennio fascista, durante la messa si invocava per la salute del Re, della Regina e del Duce. Rilevo che il cardinale parla del legame tra “una Chiesa di popolo e la sua gente” per spiegare l'appoggio dato all'attività partigiana dai sacerdoti nel momento in cui si trattava di “riconquistare la libertà”. Intendo quindi che esiste un'altra Chiesa, anche se solo una fu edificata sopra San Pietro. Per rispetto alla memoria di mio padre (divenuta mia) sono grato a quei sacerdoti che hanno combattuto per l'ideale della libertà. Non sono grato a quelli che non l'hanno fatto o sono stati dall'altra parte. Eppure, tutti i sacerdoti, a parer mio, dovrebbero essere “Chiesa di popolo”. Se così fosse sarebbe opportuno ricordarli tutti, distinguendo le loro scelte. Mi chiedo se, nell'intervista, il cardinale ricordi solo i pochi che oggi conviene ricordare e dimentichi i tanti che è opportuno dimenticare. AUGUSTO GIULIANI Survival o del comunitarismo Ricevo da Survival, a cui sono iscritto da chissà quanto, l'invito a ricordare a tutti che si può aiutare l'associazione devolvendo a suo favore il 5x1000 ed il numero di codice fiscale è: 97099520153. I popoli tribali, spiega Survival, non hanno debiti, non hanno bombe, non hanno carceri, non hanno povertà, non hanno senzatetto, non producono inquinamento. Basterebbe questo per dire che loro sono i popoli civili, non le nostre società. Quei cinque punti vanno spiegati meglio però e poi c'è dell'altro. Non hanno debiti, infatti sono le società “civili” ad aver debiti nei loro confronti, per le rapine e gli assassinii genocidi compiuti in secoli e secoli di violenza, tutt'ora perdurante. Sono poveri però senzatetto, inquinati. I bianchi li hanno resi tali fin dai secoli bui dei primi contatti. Oggi, molte comunità muoiono di fame, altre, distrutte e cacciate, non hanno un luogo dove accamparsi, dove sopravvivere. Droga, alcolismo, suicidio, sono entrati a far parte delle loro vite, che si consumano a volte ai margini delle nostre baraccopoli di grattacieli, da noi chiamate moderne “metropoli”. Nelle loro società ancestrali non morivano di fame e tutti avevano un tetto. Il loro comunitarismo impegnava ogni individuo al raggiungimento del miglior benessere per tutto il popolo, compatibilmente con la loro cultura. Prima del contatto con la mostruosità dei bianchi. Avevano problemi e difetti? Perdiana chi non li ha, questa è la vita, però i più gravi, quelli che ci rovinano da sempre e ci rendono particolarmente incivili, loro non li avevano e non li hanno. Parlo delle abissali differenze sociali e del predominio di quella mostruosità che è l'economia (si fa per dire) capitalistico-finanziaria che rapina tutti gli uomini e il pianeta, per l'arricchimento stellare e il potere di pochissimi non-esseri umani. TOMMASO MERLO La nuova classe operaia Capita di vedere in giro degli operai un po' strani ultimamente. Sono gli operai istruiti, quelli laureati o quasi, o anche di più. Quelli che ci avevano creduto, hanno abbassato la testa sui libri e quando l'hanno rialzata non hanno trovato nulla. Attese, tentativi, speranze, poi il tempo passa e il babbo pensionato non ce la fa più. Finché un bel giorno bisogna decidere. È così che i curriculum cambiano mira ed arrivano le prime telefonate. Montatura di porte ed infissi a domicilio, consegna di bevande, magazziniere ditta di vernici, assistente idraulico, muratore, giardiniere. Ed eccoli, i filosofi ed i letterati, girare mosci fianco a fianco agli operai. Vestiti da lavoro, trasandati, sporchi. Li riconosci perché sono i più gracili e curvi, e hanno le mani ancora lisce. E li riconosci dagli sguardi erranti in cerca di qualche stimolo in più. In cerca forse di un senso, o di un sostituto all'altezza. Una sorta di nuova classe operaia, mista, che sarà costretta a parlarsi, a conoscersi. E una volta capito di essere sulla stessa misera barca potrebbe decidere di remare insieme. Verso un futuro migliore, per tutti però. 27 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
A poche ore dalla presentazione della revisione della spesa pubblica da parte del governo, irrompe di nuovo sulla scena la Bce, che guarda «con attenzione» alla spending review, e rilancia l'accorpamento delle Province insieme al capitolo concorrenza e liberalizzazioni come volano per la crescita. Accorpare le Province - si ragiona all'Eurotower - «sarebbe l'unica, vera misura di taglio di costi della politica». Intervento a dir poco tempestivo: il ministro Piero Giarda ha lavorato al suo Rapporto, che ormai ha in mano da mesi, ancora tutto il fine settimana, limando e aggiungendo dettagli, e col titolo «Elementi per una revisione di spesa» in perfetto stile low-profile governativo, lo presenterà oggi pomeriggio in sede di Consiglio dei ministri. Due gli obiettivi: il primo, immediato, è reperire risorse per sterilizzare l'aumento dal 21 al 23% dell'Iva che, da ottobre, porterebbe in cassa 4 miliardi. Sostituire, quindi, la nuova imposta (dagli effetti inevitabilmente recessivi) con tagli alla spesa pubblica. Il secondo è disporre di fondi sia per agguantare il pareggio di bilancio nel 2013 (la previsione è di un deficit allo 0,5%) che per finanziare misure per la crescita, mentre in Europa si inizia a premere in questa direzione. Di fatto, l'ipotesi che la revisione della spesa sia funzionale ad un calo delle tasse (nel 2013 la pressione fiscale arriverà al 45,4%) è piuttosto remota. Una seconda parte della revisione sarebbe poi affidata alla legge di Stabilità ad ottobre. Se ne dovrà occupare un'apposita task force (si insedierebbe oggi) guidata dallo stesso Giarda. Nel Rapporto nessuna cifra complessiva, ma l'indicazione di un metodo di tagli: accorpare ed efficientare il più possibile. Nel mirino innanzitutto il ministero degli Interni, ma anche Enti locali e comparto scuola, già pesantemente colpiti dalle manovre Tremonti. Nella scuola il 90% della spesa è destinata agli stipendi, ed è quindi incomprimibile, ma si parla di un risparmio del 15% su beni e servizi. Un'ipotesi che non piace al Pd. Tagli sì, ma mirati e con linee definite, dice il segretario Pier Luigi Bersani: no ad ulteriori tagli alla scuola, sì alla riorganizzazione della difesa. «Sono sicuro che Giarda pensa di entrare con il cacciavite in questi meccanismi, usare la mazza non va bene». Il Pdl mette in guardia da tagli alla sicurezza. LA LINEA DELLA BCE Il Rapporto parte dalla revisione di spesa già operata su Interni, Giustizia, Difesa, Istruzione e Esteri. Ma mentre il dibattito interno a governo e maggioranza deve ancora venire avviato e la relazione presentata, è la Bce a dettare la linea. Nulla di nuovo, in realtà: quello dell'accorpamento o abolizione di alcuni strati amministrativi intermedi, come appunto le Province, era l'ultimo punto della lettera che la Bce inviò al governo nell'agosto scorso, rimasto, nonostante qualche tentativo, disatteso. Sulla razionalizzazione, per inciso, l'Upi è d'accordo. La ministra dell'Interno, Annamaria Cancellieri, avrebbe voluto un taglio del 10% del personale prefettizio, da 21mila a 19mila dipendenti, ma l'ha definito «un sogno irrealizzabile», causa riforma delle pensioni. In campo il tema della riduzione delle Prefetture, oggi 103 (una per Provincia), che potrebbero diventare una ogni 350mila abitanti. Nel mirino i Vigili del Fuoco, gli acquisti di beni e la questione degli affitti, per i quali il Viminale spende circa 30 milioni l'anno. Altra rivoluzione, quella dellUfficio territoriale di governo (Utg), che accorperebbe tutti gli uffici statali periferici. Quanto alle forze dell'ordine, l'obiettivo è arrivare ad una centrale unica per gli appalti collegati alle forze di polizia, dagli elicotteri alle motovedette ai Canadair. La spending review del Viminale interesserà anche il numero dei dirigenti (prefetti, questori, comandanti dei vigili del fuoco). Collegata, la questione della Difesa, visto che tra Carabinieri e Polizia, per esempio, le sovrapposizioni non mancano. Il governo ha già approvato il ddl sulla riforma della Difesa che prevede al 2024 il taglio di 33mila militari e 10mila civili: generali e ammiragli caleranno del 30%. Il piano prevede la dismissione in 5 anni del 30% delle caserme e dei mezzi (blindati, sommergibili, elicotteri). Riduzione quindi dei programmi, in primis il più costoso, quello dei supercaccia F35 Joint Strike Fighter, con una riduzione di spesa di 5 miliardi. Nella macchina burocratica da tagliare, anche la Giustizia: l'idea è di ridurre il numero dei giudici di pace e dei piccoli tribunali. Il piano prevede risparmi di 80 milioni l'anno. Per le carceri si ridurranno gli agenti di polizia penitenziaria. E risparmi di 200-250 milioni l'anno con la gara nazionale unica del servizio di intercettazioni. Laura Pennacchi Ora che la vittoria di Hollande al primo turno delle presidenziali francesi ha riaperto in tutta Europa il discorso sulla crescita bisogna evitare di darne una lettura in chiave minimalistica. Costituisce, invece, una minimizzazione l'immediata riproposizione, da parte di vari esponenti del governo italiano della combinazione «rigore più liberalizzazioni» che già era alla base della lettura dei dodici capi di governo europei promossa da Monti in febbraio. Poiché «riforme strutturali» vogliono dire concretamente «flessibilità del mercato del lavoro, liberalizzazioni e privatizzazioni», la riedizione dei contenuti della lettera dei 12 non basterebbe a scalfire la linea di austerità dogmaticamente ortodossa imposta dalla Merkel. Tale riedizione, infatti, nell'affidare la crescita solo all'approfondimento concorrenziale del mercato interno, ripropone una visione «ordoliberale» à la Hayek - una sorta di variante di destra dell'economia sociale di mercato - secondo cui l'imputata che spiazza l'investimento privato è sempre la spesa pubblica specie sociale, ridurre la quale sarebbe il prerequisito per liberare l'offerta, sollecitare la concorrenza e la competizione, stimolare l'investimento privato e così attivare - magari dopo una ventina d'anni la crescita. I problemi della domanda sono fuori dell'attenzione, il modello sociale europeo viene dato per defunto, gli investimenti pubblici non vengono nemmeno considerati, le sofferenze che per molti anni si dovranno vivere sono viste come un male doloroso ma necessario. Ma nella fase attuale di una crisi acutissima e lunghissima in cui è proprio l'investimento privato a latitare (tanto è vero che, per l'insufficienza della domanda aggregata, l'enorme liquidità creata dalla Bce non sta prendendo una via produttiva), la disoccupazione esplode, l'Europa crolla nella recessione, ciò che del programma di Hollande va accolto è proprio l'esplicita ispirazione a un Keynes rinnovato. Ispirazione che, integrata con apporti da Marx e Schumpeter, si proponga di agire sia dal lato della domanda che da quello dell'offerta, di promuovere i consumi collettivi su quelli individuali, di sostenere la UN PIANO DEL LAVORO PER RILANCIARE LA CRESCITA IN EUROPA LAURA MATTEUCCI Primo Piano Due tempi Entro l'estate 4 miliardi di tagli, per scongiurare il rialzo dell'Iva. Poi la revisione delle modalità di spesa. Nel mirino Interno, Difesa, Giustizia, ma anche Scuola ed Enti locali. Province, nuovo intervento Bce. lmatteucci@unita.it Governo, battaglia sui tagli p Spending review Subito una sforbiciata di quattro miliardi per evitare la stangata dell'Iva L'Italia e la crisi L'ANALISI La seconda parte della revisione scatterà a ottobre 2 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
V eltroni ha scritto su Repub-blica, per celebrare i primidieci anni dell'Auditorium,che «la cultura a Roma è come un virus», si respira con l'aria. Aggiungerei che oggi è però considerata un vibrione, il virus del colera... Ci sono voluti tre decenni per costruire a Roma (dalle giunte Argan-Petroselli a Rutelli-Veltroni) un sistema culturale degno di una capitale, composto da elementi effimeri (estate romana-notti bianche-festa del cinema-festival delle letterature), da elementi di servizio (il sistema delle biblioteche comunali integrato dai teatri di cintura), dal nuovo Auditorium, e da un nutrito gruppo di istituzioni per l'arte contemporanea (Galleria Nazionale d'Arte Moderna con possibile recupero dell'Ala Cosenza, Museo di via Crispi, Palazzo delle Esposizioni e Scuderie del Quirinale, Macro, Macro Testaccio, Maxxi)... Sembra ci si sia messi d'impegno a distruggerlo nel tempo più breve possibile… Il Maxxi, dopo essere stato espulso dal Ministero dei Beni Culturali con la soppressione dell'innovativa direzione per il Paesaggio, l'Architettura e l'Arte Contemporanea, e trasformato forzosamente in Fondazione privata, con una dotazione di spesa statale di due milioni di euro annui, ridicola sia se la confrontiamo ai 160 milioni di euro di costo del museo di Zaha Hadid, sia se la paragoniamo a quelle del Centre Pompidou e della rete dei grandi musei americani privati – le sette sorelle dell'arte secondo Bonito Oliva - con cui dovrebbe competere nel mondo, viene addirittura commissariato, almeno nelle intenzioni del ministro Ornaghi... Ancora più grave quanto sta avvenendo per la Festa del Cinema, dove escono dal calcolo i molti milioni finora investiti e sembra scoppiata una miope gara dell'austerità, dove è importante spendere «di meno» di chi c'è stato prima, che compromette la competitività del Festival. Eppure, nel mondo globale, la competizione tra le città (Bilbao insegna) non si vince spengendo improvvisamente tutte le luci... Tanto peggio tanto meglio? Sembra quasi che, infastidita dalla nomina di Marco Muller, la sinistra da ex comunista si sia trasformata in tafazzista, perché tace o lascia intendere «l'avevo detto io, era meglio lasciare tutto com'era». Nelle indiscrezioni filtrate sul progetto di Muller, mi sembravano particolarmente interessante i collegamenti previsti con l'area archeologica centrale. Credo sia interesse generale non farli morire, assieme alla possibilità di rilanciare l'«idea per Roma» di Petroselli e Cederna, di avere al centro della città non il traffico e gli uffici, ma un parco archeologico frequentato culturalmente dal Campidoglio all'Appia Antica… Magari appoggiato al rilancio del sistema delle Università pubbliche, degli scambi culturali internazionali, delle strutture per la produzione cinematografica, etc. etc. La tiratura del 29 aprile 2012 è stata di 102.220 Maramotti L'USO DELLA COCAINA AL POSTO DEI DIRITTI C 'è un fenomeno nuovo cheincombe sul mercato del la-voro, quello che si vorreb-be riformare. È l'uso non di nuove relazioni industriali onde dare al lavoratore dignità, diritti, un ruolo da protagonista, bensì «stupefacenti per lavorare meglio». La cocaina al posto di contratti moderni. Un tema delicato affrontato in un dossier da Adapt, un'associazione fondata da Marco Biagi (www.adapt.it). Sostiene in uno dei saggi Mariagrazia Acampora: «incrociando dati giornalistici, medici e assicurativi ci si rende conto che il fenomeno dell'assunzione di stupefacenti da parte di lavoratori, al fine di rendere migliori prestazioni, di essere maggiormente competitivi o reggere difficili turni di lavoro, è sempre più rilevante». Non ci sono solo gli edili a cottimo che vedono, nel triangolo dell'edilizia (Milano, Bergamo, Brescia), un consumo di sostanze stupefacenti cresciuto, negli ultimi dieci anni, di quasi il 50%. Il fenomeno investe le più diverse categorie dagli autisti pubblici, ai manager, ai chirurghi. Perché la rapida diffusione di tali sostanze? Osserva tra l'altro Giacomo Bianchi come per alcuni sociologi «in una società come quella attuale caratterizzata da continui cambiamenti, evoluzioni e accelerazioni sia tecnologiche che informatiche, l'individuo tende a utilizzare sostanze psicoattive per raggiungere un equilibrio interiore perennemente minacciato da questi fenomeni… ». Mancano spesso, inoltre, come sottolinea Sara Autieri, precise norme di controllo. Nascono così anche le più diverse interpretazioni ad esempio a proposito di infortuni. A chi va la responsabilità tra datore di lavoro e lavoratore? E il padrone è legittimato a licenziare il lavoratore una volta accertato l'utilizzo da parte di questi di droghe sul posto di lavoro? Il dossier presenta numerose casistiche, basate su sentenze, norme, leggi. Esiste anche la possibilità, una volta accertato l'uso di stupefacenti, di «finanziare il percorso riabilitativo del lavoratore per poi, al termine dello stesso ed in seguito alle dovute visite di accertamento, reinserirlo nella mansione originaria». È del resto, una problematica che non investe solo l'Italia. Sempre nel dossier di Adapt Alessandra Innesti spiega come l'Inghilterra goda di un primato in questo campo, soprattutto tra i professionisti. Mentre negli Stati Uniti, i consumatori maggiorenni di droghe illegali nel 2007 erano 17,4 milioni; di questi, 13,1 milioni, ovvero il 75,3%, erano lavoratori occupati part-time o full-time. Una percentuale salita al 77% nel 2009. È un allarme per il mondo del lavoro. Testimonia come una corsa alla produttività spesso privata del consenso necessario spinga alla ricerca di mezzi individuali per sopravvivere. http://ugolini.blogspot.com Renato Nicolini EX ASSESSORE CULTURA DEL COMUNE DI ROMA MAXXI, FESTA DEL CINEMA... UN SISTEMA IN DEMOLIZIONE ATIPICI A CHI? Bruno Ugolini GIORNALISTA l'Unità 30 aprile 2003 CULTURA A ROMA Milano, caso Imi-Sir Previti condannato Undici anni per aver corrotto dei magistrati. Il primo grado del processo nei confronti di Cesare Previti si è concluso ieri notte quando Paolo Carfì, presidente del Tribunale di Milano, ha letto la sentenza sul caso Imi-Sir. Condanne anche per Attilio Pacifico (11 anni), Vittorio Metta (13) e Renato Squillante (8 anni e sei mesi). ACCADDE OGGI 25 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
na Vázquez, prima donna del Pan che punta alla presidenza, sfiora il 30% delle preferenze, mentre Andrés López Obrador del Movimiento Progresista, coalizione delle sinistre col Partido de la Revolución Democrática (Prd), è staccato di 7 punti. Ma alcuni sondaggi prevedono addirittura un pareggio tra i due. Infine Gabriel Quadri è dato all'1% con Nueva Alianza, un partito d'ispirazione liberale che, però, è il braccio politico dell'ala conservatrice e corporativa del sindacato nazionale dei professori. Peña, noto più per il gossip e la bella presenza che per la sua carriera politica, ma con una lunga tradizione familiare in politica che ha il suo bastione nel Estado de México, il più popoloso del paese con 15 milioni di abitanti, in cui fu governatore nel 2005-2011, gode del sostegno delle principali catene televisive e dei governatori del Pri, al potere in 20 stati su 32, che spingono la propaganda del "loro" candidato. Nella sua coalizione «Compromesso per il Messico» c'è anche il trasformista Partido Verde, unico al mondo tra i partiti ambientalisti favorevole alla pena di morte. La capitale dovrebbe essere la base per il rilancio del Pri che, dopo un'egemonia di 71 anni come partito "di regime", nel 2000 perse la presidenza, conquistata da Vicente Fox del Pan e tornato al potere nel 2006 con Calderón che vinse con uno scarto pari solo allo 0,5% dei voti sull'avversario progressista Obrador. Le accuse di brogli dell'opposizione e sei mesi di proteste popolari fecero perdere il capitale politico iniziale a Calderón che, per riguadagnare legittimità, lanciò un'offensiva militare contro i narcos in un'inedita escalation di violenza, secondo l'ex ministro degli Esteri Jorge Castañeda, autore del saggio "Narcos: la guerra fallita". Vista l'immagine ora deteriorata di Calderón, la candidata del Pan ha scelto lo slogan «Josefina, differente» per smarcarsi dall'attuale governo, di cui però ha fatto parte, e conquistare il voto femminile, essendo l'unica donna in corsa.«Il vero cambiamento sta arrivando» è il motto di Obrador, promotore di una «repubblica amorosa», un po' vaga nei contenuti ma utile per far dimenticare la sua immagine di "radicale" creata dalle destre in passato. La sua proposta si basa sui valori di onestà e giustizia contro la delinquenza e la corruzione per limitare i poteri forti e i privilegi di caste e monopoli. Forte di 6 milioni di sostenitori col suo Movimiento de Regeneración Nacional, Obrador è l'unico che ha presentato una lista di intellettuali autorevoli come futuri ministri in caso di vittoria e s'è detto contrario alla narcoguerra di Calderón. Sui temi sociali fondamentali come i matrimoni gay, l'aborto e la legalizzazione delle droghe nessun candidato ha mostrato prospettive di apertura. Il 6 maggio si terrà il primo dibattito tra i candidati. Obrador reputa «conveniente che se ne facciano molti di più» sperando, in una rimonta personale, già in atto nei sondaggi. ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2012 BERSANI IN SICILIA LUNEDÌ 30 APRILE PALERMO www.partitodemocratico.it www.youdem.tv AGRIGENTO Immagine appannata L'infruttuosa e spietata guerra ai trafficanti non giova a Caldiron Altri 6 morti a Sinaloa Unagentee5malviventiappartenentiacartellidelladrogasonomorti ieri inMessico negli scontri scoppiati nei pressi di Choix, nello Stato di Sinaloa. Il portavoce della polizia locale, Edmundo Apodaca, dice che la sparatoria inizialmente è scoppiata fra due gang della droga rivali; a quel punto l'esercito messicano e la polizia locale sono intervenuti. 31 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
ziarie finisce per agire con violenza distruttiva anche sulle più povere e marginali esistenze, in cui ogni possibile desiderio è dominato dal denaro, in una sorta di universale ed evanescente dominio della prostituzione: e il libro si affaccia anche sulle recenti vicende italiane, su escort e olgettine, facendo profilare a tratti anche l'ombra di Berlusconi (morto, sventrato e ricucito come maschera virtuale). IL GIOCO DELL'AUTOFICTION Romanzo di grande orizzonte dunque, che, con malizia letteraria, col consueto gioco dell'autofiction, l'autore presenta come romanzo scritto al posto di un altro: si era recato a Villa Literno, per trovare materia per una «storia casta e ben intenzionata», à la Saviano, sugli immigrati sfruttati in ambienti camorristici; ma il contatto con quel mondo gli aveva fatto capire di esserne troppo lontano, sentendosene «indegno» e lo aveva convinto a rinunciare al proposito. Tornato a Roma, in un salotto frequentato da gente di televisione, ha conosciuto il padrone di casa, il trentacinquenne Tommaso Aricò, ricchissimo e abilissimo operatore finanziario, che lo salva dallo sfratto dal suo appartamento in cambio dell'impegno a farsi narratore della sua vita. Prende così avvio la narrazione in terza persona, che a tratti si interrompe con l'immissione dell'autore e il racconto di vari incontri con Tommaso. Nella fase iniziale della vita di costui ci ritroviamo nel mondo delle periferie romane: figlio di un pezzo piccolo della criminalità finito presto in carcere per un omicidio impostogli dai capi, Tommaso cresce con l'ossessione della bulimia e di un corpo grosso e sgraziato, ma si riscatta con la sua fulminea abilità in matematica; l'organizzazione a cui fa capo il padre risolve i suoi problemi pagando un intervento chirurgico che lo libera dall'obesità e sostenendo i suoi studi all'università. Segue la rapida carriera finanziaria, che lo rende subito ricco grazie alla spregiudicatezza e all'eccezionale abilità matematica. Grazie al denaro, fa sua una bellissima modella, da cui non si sente amato; diverso è il rapporto con una scrittrice bruttina e di scarso successo, da cui si lascia prendere con distacco e quasi indifferenza (ma tutti i rapporti amorosi si svolgono in strenui esercizi degli organi interessati, che Siti non può esimersi dal descrivere nei particolari). Solo a un certo punto, Tommaso rivela all'autore i legami che ha continuato a intrattenere con quel mondo criminale di cui in un primo momento non gli aveva parlato: e gli fa incontrare un personaggio che è teorico e guida di un'organizzazione mafiosa insediata ormai nel cuore dell'economia e della politica, capace di esercitare e di imporre (anche grazie all'informatica) una violenza più sottile, mediata, impalpabile, rispetto a quella antiche mafie, nel quadro di una mercificazione virtualizzata, che uccide definitivamente ogni residuo di democrazia. Per questo quadro Siti si serve di una coscienziosa documentazione, con dovizia di particolari e di dati tecnici, con riferimenti a molteplici situazioni dell'economia, della politica, della finanza a livello mondiale: e con una sua graffiante disposizione a cogliere dal vivo gli usi, i linguaggi, i tic, le volgarità evanescenti degli ambienti più diversi (dalle sfilate di moda alle agenzie di trading, dalla jet society al mondo delle escort, dai mafiosi riciclati agli intellettuali). DENTRO IL PRESENTE È un libro duro, aggressivamente teso a mostrare che non c'è via d'uscita, che il mondo è un inferno e che sempre più diventerà un inferno: e se ne possono estrarre vere e proprie massime raggelanti, che l'autore sembra come voler sbattere in faccia al lettore, soprattutto a chi crede ancora che sia necessario resistere (a costoro parla del resto già il titolo del libro, che si pone alla fine come un anti-Saviano). Pochi esempi: «L'amore è l'infinito alla portata dei cani»; «Ormai il mondo è piccolo come un pugno, il denaro ha sconfitto la geografia»; «per i mercati, resistere ora alla penetrazione criminale sarebbe come resistere alla cannula dell'ossigeno»; «la democrazia è il dio morto della modernità». Certo Resistere non serve a niente è tra i pochissimi libri dei nostri anni che parlano davvero del presente, con cui occorrerà ancora fare i conti, seguendone i vari rivoli, le tante questioni che suscita. E occorrerà seguire più direttamente di quanto ora si possa fare il nascondersi e lo svelarsi che vi viene facendo l'autore: nel suo guardare a questo inferno, egli gioca a volersene complice, scagliandosi contro tutti quelli che non ci stanno, che tentano strade forse illusorie di uscita, contro tutti noi che, anche se forse tutto sta davvero così, continuiamo a pensare che, anche nei piccoli spazi che ci sono stati dati in sorte, è necessario e possibile «resistere». V erificare una notizia è im-portante, ancor di più aitempi di internet. Orauna nuova piattaforma permetterà anche ai lettori di segnalare le numerose inesattezze di cui è pieno il web e qualche volta anche giornali e tv. Potrebbe essere la volta buona per mettere un freno alle bufale che in pochi giorni fanno il giro del mondo. Ma anche per smentire le dichiarazioni semplicistiche o faziose del politico o dell'imprenditore di turno. Sarà anche un modo per educare il pubblico più attivo di Internet a un uso più corretto delle news, nel suo rapporto con i mezzi d'informazione e le istituzioni. La piattaforma si chiama Fact Checking - espressione inglese che significa proprio verifica dei fatti ed è un'idea della Fondazione di ricerca no-profit Ahref, già creatrice del sito di inchieste partecipate Timu. La piattaforma punta a un'attività critica cooperativa soprattutto di cittadini, gruppi e associazioni. «Il fact checking è un metodo empirico per dimostrare se dichiarazioni e fatti sono attendibili, attraverso la raccolta e il confronto di fonti», spiega Ahref. Per far scattare una verifica si deve inserire su www.factchecking.it la notizia che ha scatenato dei dubbi e documentarla con ciò materiale che si ha a disposizione (testi, video o file audio). Poi scatta l'appello alla comunità degli utenti a collaborare alla verifica. Fact Checking Caccia agli errori delle news ROBERTO ARDUINI rarduini@unita.it Cinema francese alla Rai Dastaseraal5maggioilcinemafranceseinprimopianosuRaiMovieinsecondaeterza serata. In occasione dell'edizione del festival itinerante Rendez Vous, Rai Movie dell'evento dedicaallacinematografiad'oltralpeunarassegnaquotidianaconalcunedellemiglioripellicole prodotte in Francia. Si comincia oggi con il thriller Point Blank di Fred Cavayé (ore 23,00). 35 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
Marcatori I tabellini 26 RETI: Ibrahimovic (Milan) 22 RETI: Cavani (Napoli) 21 RETI: Di Natale (Udinese) 20 RETI: Milito (Inter) 18 RETI: Palacio (Genoa) 16 RETI: Denis (Atalanta) 14 RETI: Jovetic (Fiorentina) 13 RETI: Giovinco (Parma); Miccoli (Palermo) 12 RETI: Klose (Lazio) 11 RETI: Calaiò (Siena); Osvaldo (Roma); Di Michele (Lecce) 10 RETI: Di Vaio (Bologna);Matri (Juventus); Pinilla (Cagliari); Destro (Siena); Nocerino (Milan) 9 RETI: Borini (Roma); Lavezzi (Napoli) 8 RETI: Lodi (Catania); Hernanes (Lazio); Mutu (Cesena); Hamsik (Napoli); Marchisio, Vucinic (Juve) 7 RETI: Larrivey (Cagliari), Rigoni (Novara); Bergessio (Catania); Floccari (Parma); Muriel (Lecce); Ramirez (Bologna); Vidal (Juventus) Risultati 35ª giornata Cagliari 0 - 0 Chievo Palermo 1 - 1 Catania Roma 2 - 2 Napoli Bologna 3 - 2 Genoa Atalanta 2 - 0 Fiorentina Inter 2 - 1 Cesena Lecce 1 - 2 Parma Novara 0 - 4 Juventus Siena 1 - 4 Milan Udinese 2 - 0 Lazio ATALANTA 2 INTER 2 FRANCIA LAZIO 0 Foto Ansa Psg sconfitto a Lilla Per Ancelotti titolo sempre più lontano GENOA 2 FIORENTINA 0 CESENA 1 LECCE 1 NOVARA 0 SIENA 1 punti partite in casa fuori casa reti G V N P G V N P G V N P F S 1 Juventus 77 35 21 14 0 17 12 5 0 18 9 9 0 62 18 2 Milan 74 35 22 8 5 17 10 5 2 18 12 3 3 68 28 3 Napoli 55 35 14 13 8 17 8 6 3 18 6 7 5 62 43 4 Udinese 55 35 15 10 10 18 12 4 2 17 3 6 8 47 35 5 Inter 55 35 16 7 12 18 9 4 5 17 7 3 7 52 47 6 Lazio 55 35 16 7 12 17 9 5 3 18 7 2 9 50 45 7 Roma 51 35 15 6 14 18 10 4 4 17 5 2 10 55 50 8 Catania 47 35 11 14 10 17 9 5 3 18 2 9 7 45 47 9 Parma 47 35 12 11 12 17 8 5 4 18 4 6 8 48 52 10 Atalanta (-6) 46 35 13 13 9 18 9 6 3 17 4 7 6 40 36 11 Bologna 45 35 11 12 12 18 7 4 7 17 4 8 5 38 42 12 Chievo 44 35 11 11 13 17 7 5 5 18 4 6 8 30 41 13 Siena 43 35 11 10 14 18 8 4 6 17 3 6 8 43 40 14 Palermo 42 35 11 9 15 18 10 2 6 17 1 7 9 48 54 15 Cagliari 42 35 10 12 13 18 7 8 3 17 3 4 10 36 42 16 Fiorentina 41 35 10 11 14 17 7 5 5 18 3 6 9 34 41 17 Genoa 36 35 9 9 17 17 7 6 4 18 2 3 13 46 66 18 Lecce 35 35 8 11 16 18 3 6 9 17 5 5 7 39 53 19 Novara 28 35 6 10 19 18 4 8 6 17 2 2 13 29 61 20 Cesena 22 35 4 10 21 17 2 7 8 18 2 3 13 22 53 Sport UDINESE 2 Zlatan Ibrahimovic La classifica di A BOLOGNA: Agliardi, Raggi (25' st Antonsson), Portanova, Cherubin, Garics, Taider, Mudingayi, Morleo, Ramirez (19' st Belfodil), Diamanti (38' st Kone), Di Vaio GENOA: Frey, Mesto, Granqvist, Kaladze, Moretti, Rossi (24' st Zè Eduardo), Belluschi (15' st Jorquera), Kucka, Birsa (1' st Biondini), Sculli, Palacio ARBITRO: Damato RETI: nel pt 24' Portanova, 37' Ramirez, nel st 14' Palacio, 22' Garics, 32' Jorquera NOTE: ammoniti: Moretti, Rossi, Mesto, Mudingayi. Spettatori: 23.483 BOLOGNA 3 ATALANTA: Consigli; Bellini, Lucchini, Manfredini, Peluso; Schelotto (14' st Raimondi), Cazzola, Carmona,Bonaventura(26'stFerreiraPinto);Moralez (34' st Gabbiadini); Denis FIORENTINA: Neto; Camporese,Natali,Nastasic; Cassani (20' st De Silvestri), Kharja, Behrami (1' st Salifu), Lazzari, Pasqual; Ljajic (11' st Acosty), Jovetic ARBITRO: Doveri RETI: nel pt 11' Denis; nel st 6' Bonaventura. NOTE: al 22' st Jovetic sbaglia un rigore (parato). Ammoniti:Carmona,Cassani,Camporese,Cazzola, Raimondi, Manfredini, Peluso. CinquepuntidistanzianoorailParis Saint Germain dalla vetta della Ligue 1 francese dove il Montpellier è sempre piùvicinoaltitolo.GliuominidiCarloAncelotti ieri sera sono stati sconfitti in rimonta dai campioni di Francia del Lilla. Quattro le giornate al termine. INTER: Castellazzi; Maicon,Lucio, Ranocchia,Nagatomo;Guarin,Cambiasso,Obi;Alvarez(21'stZarate), Sneijder (35' st Poli); Pazzini (15' st Milito) CESENA: Antonioli; Ceccarelli (40' Djokovic), Benalouane, Von Bergen, Rodriguez, Comotto (19' st Martinho); Santana, Guana, Parolo; Mutu (30' st Lolli), Iaquinta ARBITRO: Romeo RETI: nel st 12' Ceccarelli, 14' Obi, 27' Zarate NOTE:angoli:10-2perl'Inter.Recupero:1'e4'.Ammoniti: Benalouane e Santana. Espulsi: 48' st Beretta e il suo vice Canzi per proteste. Spettatori: 45.802 LECCE: Benassi,Tomovic, Miglionico, Esposito, Blasi, Delvecchio, Giacomazzi (15' st Obodo), Bertolacci (1' st Oddo), Di Matteo, Muriel (28' st Seferovic), Di Michele PARMA: Mirante(16'Pavarini),Feltscher,Paletta, Lucarelli, Jonathan (15' st Biabiany), Valiani, Valdes, Galoppa, Gobbi, Floccari, Giovinco (36 st Okaka) ARBITRO: Mazzoleni RETI: nel st 22' Giovinco, 33' Paletta, 38' Tomovic NOTE: espulsonelst45'Esposito.Ammoniti:Miglionico, Feltscher, Galoppa. Spettatori: 10.300 PARMA 2 NOVARA: Fontana; Dellafiore (1' st Silva), Paci, Lisuzzo, Garcia, Porcari, Pesce, Gemiti, Rigoni, Mazzarani (21' st Radovanovic), Caracciolo (5' st Morimoto) JUVENTUS:Buffon,Lichtsteiner,Barzagli,Bonucci, Chiellini, Vidal (10' st Padoin), Pirlo, Marchisio (14' st De Ceglie), Giaccherini, Borriello, Vucinic (19' st Elia) ARBITRO: Celi RETI: nel pt 16' Vucinic, 40' Borriello; nel st 4' Vidal, 18' Vucinic NOTE: angoli: 5-3 per la Juventus. Recupero: 1' e 2'. Ammonito Pesce per gioco scorretto. JUVENTUS 4 SIENA: Brkic, Vitiello, Rossettini, Terzi (35' pt Contini), Del Grosso, Brienza, Vergassola, Gazzi, Grossi(20'stBogdani), Destro,Larrondo(9' stBolzoni) MILAN: Abbiati, Abate, Bonera, Yepes, Mesbah, Gattuso (30' st Nocerino), Van Bommel, Muntari (15' st Aquilani), Boateng (35' st El Shaarawy), Cassano, Ibrahimovic ARBITRO: Brighi RETI: nel pt 26' Cassano, 29' Ibrahimovic; nel st 38' Bogdani, 45' Nocerino, 49' Ibrahimovic NOTE: angoli7-1perilMilan.Recupero:2'e4'.Ammoniti Gattuso, Van Bommel, Terzi e Del Grosso per gioco scorretto. Spettatori: 14.655 MILAN 4 Prossimo turno Mercoledì 2/05/2012 ore 20.45 Chievo - Roma Mar. ore 18.00 Napoli - Palermo Mar. ore 20.45 Genoa - Cagliari ore 15.00 Catania - Bologna Cesena - Udinese Fiorentina - Novara Juventus - Lecce Lazio - Siena Milan - Atalanta Parma - Inter Numeri UDINESE: Handanovic;Benatia,Danilo,Domizzi; Basta, Abdi (14' st Pereyra), Pinzi, Asamoah, Pasquale; Fabbrini(27' st Fernandes); Di Natale (33' st Torje) LAZIO: Marchetti; Garrido (25' st Kozak), Dias, Biava (43' pt Diakitè), Konko; Gonzalez, Ledesma, Matuzalem (37' pt Cana), Scaloni; Mauri; Rocchi ARBITRO: Bergonzi RETI: nel st 24' Di Natale, 49' Pereyra NOTE: Espulso Dias, ammoniti Matuzalem, Abdi,Fabbrini,Pinzi,Cana, Benatia,DiNataleeScaloni. Angoli 4-3 per l'Udinese. Recupero 3' e 4'. 46 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
spinto l'impresario di Mamoiada a togliersi la vita. Quella dei suicidi tra gli imprenditore sta diventando una vera e propria piaga sociale. Tanto che il 4 maggio per le vie di Bologna sfileranno i parenti e gli amici delle vittime della crisi. Un'occasione che servirà a sollecitare l'opinione pubblica sul tema sul fenomeno e anche per cercare di trovare una soluzione per le famiglie colpite. Perché come ha raccontato Tiziana Marrone, moglie di Giuseppe Campaniello, l'artigiano del Bolognese che si diede fuoco il 28 marzo davanti alla sede delle commissioni tributarie di Bologna, si rischia di affondare nell'oblio. «Non si è fatto sentire assolutamente nessuno» ha dichiarato ai microfoni di Tgcom24. «La mia battaglia non è solo la mia, è di tutti gli italiani che si trovano nella mia stessa condizione e soprattutto di quelle vedove, di quelle famiglie, che non sanno dove sbattere la testa per pagare questi debiti» ha conitnuato. «Credo che sia opportuno che i nostri governanti facciano qualcosa per cambiare le leggi, perché non è giusto tutto questo che sta succedendo in Italia. Perché da una parte abbiamo gente che ruba e sono lì a piede libero, fanno e disfano della vita degli altri come vogliono... Dall'altro abbiano chi si dà fuoco perché non sa come fare per pagare i propri debiti al fisco». Fascisti vivi e vegeti nel Comasco. Con perfino un prete a benedire loro e la lapide nel luogo dove furono fucilati Benito Mussolini e Claretta Petacci del 28 aprile del 1945.. È successo ieri a Giulino di Mezzegra. A sessantasette anni esatti dalla sentenza di morte decisa dal Comitato di Liberazione Nazionale, la sedicente Unione nazionale combattenti della Repubblica sociale italiana ha pensato bene di celebrare la memoria del (loro) Duce e della sua amante con un cippo di marmo che raffigura un libro aperto con le due effigi in cui Mussolini e la Petacci sono ritratti in abiti civili. Si tratta del secondo tentativo, visto che anni fa gli stessi fascisti appesero una croce nera con il nome del duce sul vicino muro della casa dove Mussolini e la Petacci trascorsero l'ultima notte. In corteo, con una bandiera tricolore con al centro un'aquila, circa duecento nostalgici vestiti quasi tutti con la camicia nera hanno raggiunto il luogo, e quando è stato chiamato ad alta voce il nome di Benito Mussolini, hanno risposto tre volte “Presente”, facendo il saluto romano. Dopo il “silenzio” intonato da un ex bersagliere, la lapide è stata benedetta da don Luigi Barindelli, parrocco di Mezzagra, che quest'anno non ha celebrato la messa per i reduci della Repubblica sociale per l'anniversario della morte di Mussolini. La manifestazione è stata organizzata anche per celebrare il centesimo compleanno di Mario Nicollini, un reduce della Rsi, che ogni anno il 28 aprile organizza la commemorazione del duce. Proprio Nicollini, che ieri non era presente, ha inviato un messaggio nel quale si è detto felice che sulla lapide ci sia anche la fotografia della Petacci. L'iniziativa è stata avallata dal sindaco del paese, la leghista Claudia Lingeri con l'incredibile motivazione che «la lapide non fa riferimenti espliciti all'epoca fascista». Lo stesso sindaco ieri era presente alla celebrazione. All'Anpi, l'Associazione dei partigiani, che aveva chiesto di mettere sulla strada, al posto del cartello piuttosto ermetico che indica semplicemente “Fatto storico 1945”, un'indicazione più esplicita del luogo che ha segnato la fine della dittatura fascista, l'amministrazione comunale ha risposto “No” con la scusa di questioni formali, legate alla cartellonistica stradale e al fatto che l'indicazione rientra in un percorso tra i luoghi che hanno segnato la fine del fascismo voluto dall'amministrazione provinciale. Sabato invece a Lecco, sul luogo della fucilazione di 16 tra ufficiali e sottufficiali della Rsi, alla cerimonia ha partecipato anche il consigliere comunale del Pdl Giacomo Zamperini, che ha ceduto alla tentazione di fare il saluto romano. OLTRAGGIO NEL BERGAMASCO Di tutt'altro segno anche le commemorazioni in un altro paesino lombardo. A Schilpario, nel Bergamasco, è stato ricordato l'«Eccidio dei Fondi», 12 partigiani uccisi in un'imboscata dai fascisti della Tagliamento. Nella chiesetta di Santa Barbara è stata celebrata una messa, con i ragazzi delle scuole che hanno portato sull'altare un lumino per ogni partigiano ucciso. Ma in quello stesso giorno di 67 anni fa, 43 militari della stessa Legione Tagliamento vennero uccisi a Rovetta in un'azione le cui responsabilità sono ancora discusse. E per ricordare il fatto ogni fine maggio arrivano in paese reduci repubblichini e nostalgici neofascisti. Per questo nei giorni scorsi un gruppo locale aveva distribuito nelle cassette postali un dvd per ricostruire i fatti. La replica dei nostalgici non si è fatta attendere con due striscioni affissi in paese: uno sul municipio («Quegli eroi che hai massacrato sono ancora qua»), uno al parco vicino al cimitero («Onore e gloria»). Entrambi, per fortuna, sono rimossi dalla polizia locale. Istituzioni MASSIMO FRANCHI Foto di Matteo Bazzi/Ansa FERRARA Claudia Lingeri, primo cittadino della Lega, presente alla parata I precedenti Anni fa appesero una croce nera con il nome del Duce Una lapide per ricordare il Duce Vergogna a Giulino di Mezzegra Nel Comasco sindaco (leghista) e parroco partecipano a una celebrazione fascista nel giorno e nel luogo della fucilazione di Mussolini e Petacci. L'Anpi aveva protestato, ma l'amministrazione comunale non è intervenuta. Un gioco erotico finito male Morto 40enne Il saluto dei nostalgici del fascismo sotto l'effige a Giulino di Mezzegra pUna foto di Mussolini e della sua amante sul luogo della fucilazione pNostalgici di Salò benedetti da un prete. Presente il sindaco leghista Un gioco erotico, fatto da solo, nel proprio studio, davanti al computer. Un giocofinitomale,conunacordache,probabilmente,l'hasoffocato.Èl'ipotesiprincipale per la morte, venerdì sera, di un uomo di quarant'anni che viveva vicino a Ferrara, ritrovato senza vita dalla moglie quando è rientrata a casa. La donna lohatrovatonelsuostudio,esanimecon una corda al collo, seminudo davanti al computer accesso. Quando è arrivata si è allarmata per il silenzio che regnava in casa, con il marito che non le rispondeva. Così è andata nello studio, dove l'uomo trascorreva parte delle sue serate lavorandoal pc. Qui si è trovatadi fronte la scena del marito seminudo, parzialmente legato, con una corda al collo, già esanime. Nella disperazione ha tentato una prima rianimazione, poi ha chiamato i soccorsi. Ma quando i medici del 118 sono arrivati nella casa della tragedia non hanno potuto far nulla: il cuore dell'uomo, infatti, si era fermato. L'ipotesi del gioco erotico finito male è quella che stanno prendendo in considerazione gli inquirenti. Green Hill dodici in manette Le accuse di cui devono rispondere i manifestanti che sabato hanno fatto irruzione nell'allevamento Green Hill sono rapina, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, furto aggravato in concorso e violazione di domicilio aggravata. In carcere sono finite dodici persone. Una ragazza minorenne è stata denunciata a piede libero. 29 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
Venticinque anni fa, era un venerdì di marzo, di prima mattina, morirono soffocati tredici lavoratori nel ventre della “Elisabetta Montanari”, una nave gasiera in manutenzione presso la Mecnavi di Ravenna, il più grande cantiere privato dell'Adriatico. Conclusero la loro breve esistenza «come topi» disse nella sua omelia il cardinale Ersilio Tonini: una vera e propria condanna morale. La gran parte erano ragazzi tra i 18 e i 25 anni. A loro, alla loro memoria, andranno le Stelle al merito che il Presidente della Repubblica consegnerà quest'anno al Quirinale: agli italiani. UNA MENZIONE SPECIALE Ma un riconoscimento, una menzione speciale, andrà anche all'operaio egiziano cui toccò lo stesso destino. E ancora una onorificenza ad un altro operaio che nel 2002 perse la vita nello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco. I riconoscimenti costituiscono l'ideale omaggio del Capo dello Stato a tutti i caduti sul lavoro. Per ricordare, per richiamare al dovere di fare tutto il possibile perché queste tragedie non si ripetano più. In una Festa del lavoro che cade in un momento di crisi, difficile e amaro, pieno di conflitti e contrapposizioni, di speranze troppo spesso deluse e di quotidiane amarezze e preoccupazioni di chi il lavoro non ce l'ha, di chi non ce l'ha più, di chi ha paura di perderlo. Ci saranno ovunque manifestazioni, comizi e cortei per rivendicare e ricordare, tante bandiere nella convinzione che sia oggi più che mai giusto far sentire ancora di più la voce di chi non rinuncia a vivere il lavoro con dignità. Napolitano ha già parlato, in queste ore di giustizia sociale, di equità e di solidarietà. Lo farà ancora, domani, ascoltando le canzoni di tre generazioni di mondine di Medicina. E ricordando cosa accadde, nella stessa terra emiliano-romagnola. Quel giorno sulla “Elisabetta Montanari” venivano effettuati lavori di carpenteria e di pulizia. C'erano lamiere corrose da sostituire. Bisognava intervenire nei serbatoi per rimuovere residui. Quanto fosse urgente lo testimonierà la tragedia. Erano quasi tutti ragazzi i «picchettini» che si infilavano, agili, nei cunicoli alti al massimo novanta centimetri, armati di stracci, spazzole, piccole pale, raschietti affilati. Bastò la scintilla di una fiamma ossidrica e tutto andò a fuoco. Si svilupparono ossido di carbonio e acido cianidrico. L'agonia fu lunga, i tredici operai morirono per edema polmonare. Furono allineati sulla banchina, i corpi delle vittime. Morti bianche sotto lenzuoli bianchii. Erano stati ingaggiati da più ditte, sei, molti erano precari, costretti a quella condizione dai “caporali“. La piaga del lavoro nero esplose in una cronaca drammatica. Due giovani erano al loro primo giorno di lavoro, nella pancia della nave da cui non sarebbero usciti vivi mai più, vittime della più grande tragedia sul lavoro verificatasi nel nostro Paese. La prova terribile che rinunciare alla sicurezza in nome del profitto veloce ha un costo troppo alto da accettare. UN TRISTE RECORD Eppure l'Italia continua ad avere il record delle morti sul lavoro. «Non sono un prezzo da pagare ma una piaga da estirpare» ci ricorda il presidente della Repubblica di fronte alla strage continua. E per delitti come questi la giustizia continua ad andare troppo a rilento. Di quel lungo elenco fanno parte le Stelle alla memoria che Napolitano consegnerà: Filippo Argnani, Marcello Cacciatore, Alessandro Centiani, 21 anni, a riceverla sarà il padre, Gianni Cortini, 19 anni e Paolo Seconi, ragioniere disoccupato, 23 anni, al loro primo giorno di lavoro, Massimo Foschi, Marco Gaudenzi, meno di 18 anni, la sua stella la ritirerà papà Roberto, Domenico Lapolla, 24 anni, Vincenzo Padua, e al Colle ci sarà il figlio Sergio, Onofrio Piegari, 19 anni, Massimo Romeo, ci sarà la sua mamma. E Antonio Sansovino. Per Mohamed Mosad Abdel Hadj, che voleva solo racimolare qualche soldo e poi tornarsene in Egitto, ci sarà l'Ambasciatore egiziano. Antonio d'Amico, l'operaio che morì a Pomigliano schiacciato da un muletto, ci sarà il figlio Rosario. Storie che si intrecciano e diventano di nuovo attuali in un dolore mai sopito. Nell'occasione ma anche ogni volta che il lento ma inesorabile elenco delle morti bianche si allunga. Quelle di cui si sa, che non si possono più mascherare. E le altre? Ronny Mazzocchi Negli ultimi anni abbiamo imparato a diffidare delle pubblicazioni economiche che rilanciano improbabili teorie alternative, dimostrandosi niente più che un confuso insieme di luoghi comuni. Non è però questo il caso del saggio che Emiliano Brancaccio e Marco Passarella hanno da poco mandato in stampa. L'austerità è di destra (Il Saggiatore, 13 euro) ha l'obiettivo di mettere in discussione attraverso una struttura teorica robusta e coerente - molti di quei pregiudizi che si sono radicati nell'opinione pubblica progressista negli ultimi vent'anni. Partendo dall'attuale crisi europea, gli autori discutono di spread, banche centrali e attacchi speculativi cercando di sgombrare il campo dalla mitologia e dal complottismo che invece domina sulla grande stampa. La tesi centrale del libro è che i problemi dell'area euro, più che derivare dagli eccessi di indebitamento pubblico, sono il risultato di gravi e crescenti squilibri di bilancia dei pagamenti fra i Paesi membri. Si tratta di criticità che erano già presenti nella fase in cui opera Sme e che, con la definitiva eliminazione delle monete nazionali, invece di risolversi s sono addirittura aggravate. Tentare di uscire da questa situazione facendo pagare il co ai Paesi in disavanzo significherebbe condannare no solo questi ultimi ad un rapido impoverimento ma anche l'inte continente ad una lunga depressione. Brancaccio e Passarella propongono così un strada diversa: maggiore coordinamento comunitario, u sistema capace di creare un mo interno di crescita e un meccan riequilibratore in grado di gene un aggiustamento virtuoso, seguendo un percorso contrari deflazione salariale imposta fin dalla Germania a tutta Europa Probabilmente la parte del libr susciterà maggiori discussioni quella politica e chiama in cau MARCELLA CIARNELLI Primo Piano IL RIGORE DI MONTI NON È L'AUSTERITÀ DI ENRICO BERLINGUER Stelle al merito a chi è caduto sul lavoro. Le consegnerà domani il capo dello Stato ai parenti dei 13 morti, 25 anni fa, sulla Mecnavi e di un operaio Fiat di Pomigliano. Un riconoscimento a tutti i morti sul lavoro. ROMA Una «stella» per quei ragazzi morti nella stiva della nave p Il riconoscimento al merito per le 13 vittime della tragedia Mecnavi di 25 anni fa e a un operaio Fiat pNapolitano ricorderà così tutti i caduti sul lavoro e chiederà di fare di più per «estirpare la piaga» L'Italia e la crisi LA RECENSIONE 6 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
V olendo vederequanti, nell'attua-le panorama dellanarrativa italiana,hanno fatto tesorodei valori letterari che Italo Calvino prospettava di salvare per il nuovo millennio con le sue Lezioni americane, davvero la visuale appare desolante. Di leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità e consistenza nel migliore dei casi se ne vede pochissima. Perlopiù ciò che viene perseguito è una rapidità che sembra più che altro sbrigativa velocità, per non dire di quella leggerezza che si sfalda fra le mani rivelandosi una banale superficialità. E comunque quei valori sono tali nella loro complementarietà: non è leggerezza se non al contempo esatta e molteplice; non è rapidità se n o n s u f f i c i e n t e m e n t e consistente… Il valore (per così dire) che domina la narrativa di oggi è senza dubbio la semplicità o semplificazione. (Mi è parso davvero, tempo fa, di sorprendere un acclamato scrittore dichiarare, con una certa ingenua supponenza, che in effetti le lezioni di Calvino sono ormai superate e che questo millennio invece…): va bene. COME CALVINO Ma riportare Calvino alla scrittura per ragazzi non è uno sterile esercizio di critica: se potessimo definire per aggettivi L'isola del tesoro o Huckleberry Finn, cosa sono se non leggeri, rapidi, esatti, visibili, molteplici e consistenti? Ma scrivere per ragazzi di 8 o 12 anni è questione delicatissima, e indubbiamente più difficile che scrivere per grandi, o per bambini. Difatti gran parte della produzione nell'editoria per ragazzi ormai si è concentrata sugli albi illustrati e sui giovani adulti, cioè quella massa enorme di lettori GIOVANNI NUCCI LE «LEZIONI» DI PITZORNO Un asino spossato cronico, un cane rachitico, un gatto semicieco, un gallo da brodo. Sono i protagonisti del bel libro edito da Orecchio acerbo: I musicanti di Brema di Jakob e Wilhelm Grimm (illustrazioni di Claudia Palmarucci, traduzione di Anita Raja, pp.36, euro 12,00). Questi animali hanno lavorato una vita intera ma adesso, esausti, non ce la fanno più. Per i padroni sono diventati un peso. Condannati a morte certa, fuggono lontano. Ma la traversata è tremenda. Immancabili, i briganti. Che nella rilettura di Claudia Palmarucci vestono in giacca e cravatta, abitano in una tana di lusso, mangiano in piatti d'argento. Briganti ricchi e stimati, impeccabili. Briganti per bene. Così per bene, che sembrano ricordare tanti briganti del nostro tempo. www.unita.it Omaggio alla nostra grande scrittrice per bambini: le sue eroine sanno cambiare il proprio destino in nome del diritto di fantasticare L'ALBUM Briganti ricchi e stimati Briganti per bene Culture36 LUNEDÌ30 APRILE2012
Ancora una domenica di aspra campagna elettorale, l'ultima. Domenica prossima, in serata, le urne decideranno chi presiederà la Francia per i cinque anni a venire, ma fino ad allora nessuno dei due pretendenti al titolo di nuovo inquilino dell'Eliseo ha intenzione di allentare il ritmo. Anzi, sotto la pressione del tentativo disperato di Nicolas Sarkozy di rimontare uno svantaggio che appare sempre più fatale, le squadre in campo sono più mobilitate che mai, anche dalla parte di Hollande. In attesa dell'unico e decisivo faccia a faccia televisivo previsto per mercoledì, anche ieri i due duellanti si sono sfidati a distanza organizzando due meeting contrapposti, lanciandosi accuse reciproche sempre nel tentativo di confortare la propria posizione rispettiva con l'intercettazione del consenso che al primo turno si era riportato su Marine Le Pen. I voti che una settimana fa sono andati all'estrema destra sono necessari, anche se non sufficienti, al presidente uscente se vuole continuare a sperare nella possibilità di rovesciare i sondaggi che continuano a dare Hollande avanti di una decina di punti, ma anche il candidato socialista non può che cercare di parlare allo stesso elettorato, quanto meno per sbarrare la strada a Sarkozy. Per questo ieri dal palco del palazzetto di Bercy, a Parigi, per la prima volta ha dato grande spazio al tema della patria. Non era mai successo, ma Hollande durante il suo comizio si è sentito di specificare il suo patriottismo, «opposto al sovranismo e al nazionalismo», ma al «servizio di una causa più grande di noi, che permette di superarci, di superare le nostre frontiere». Facendo riferimento ad una concezione di patria che viene dalla Rivoluzione francese, ha parlato di una Francia «delle libertà e delle conquiste umane», una Francia attesa «ovunque nel mondo», aperta all'esterno. Il candidato socialista ha così cercato di solleticare l'orgoglio nazionale dal suo lato più nobile, rifiutando, come ha specificato, «di lusingare i sentimenti più mediocri». Per Hollande si tratta di mobilitare gli animi, di trasmettere l'entusiasmo necessario a scongiurare che i simpatizzanti domenica restino a casa con l'idea che la partita sia bella che chiusa. E nonostante la posa presidenziale e pacata con cui ha condotto fin qui la campagna, ieri ha assunto più che d'abitudine un registro carico, non disdegnando qualche affondo sul bilancio del suo avversario e chiudendo il comizio sventolando contemporaneaLUCA SEBASTIANI Domenica di comizi per i due sfidanti: Sarkozy (dato al 46%) a Tolosa, città di sinistra teatro del recente massacro della scuola ebraica e Hollande a Bercy. Tema, per entrambi, la Francia e il suo ruolo in Europa e nel mondo. p La rincorsa Il presidente cerca la rimonta puntando su slogan di destra p Il candidato socialista parla di «patria delle libertà» che si apre al mondo Madrid, decine di migliaia contro i tagli La «mondializzazione» La sfida di Hollande alle «frontiere chiuse» che promette Sarkozy PARIGI Presidente-candidato Nicolas Sarkozy Con lo slogan «non si gioca con l'educazione e la salute», decine di migliaia di persone sono scese in piazza ieri a Madrid - 40mila secondo i sindacati -, nonostante la pioggia, e in altre 55 città spagnole, contro le nuove misure di austerità annunciate dal governo Rajoy. Le manifestazioni sono state organizzate da una «piattaforma sociale di difesa del welfare e dei servizi pubblici», che riunisce i due principali sindacati spagnoli, Ccoo e Ugt. Foto Ansa Primo Piano La sfida francese Il presidente si scaglia contro «un'identità nazionale diluita» 20 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
CARLO BUTTARONI L'analisi C 'era una volta il lavorostabile. Riflesso di unapienezza che coprival'intero ciclo di vita de-gli italiani e paradigma di una società che faceva perno intorno alla fabbrica e all'ufficio. Ritmi scanditi, spazi organizzati, sincronie che comprendevano l'attività lavorativa vera e propria, ma anche la sfera personale, il tempo libero, le relazioni sociali, lo spazio dedicato alla famiglia. Un sistema che corrispondeva a un modello di società fondata sul lavoro - incastonato nella nostra Costituzione - che formava un cittadino corrispondente a quel modello di organizzazione, integrando le imprese, i lavoratori, i partiti, i sindacati in un processo collettivo di governance sociale. Oggi non è più così. Le trasformazioni del mercato del lavoro hanno progressivamente trascinato nella crisi anche quel modello. E con esso il sistema generale di garanzie e di protezione che su quell'organizzazione avevano preso forma: il sistema formativo, la sanità pubblica che si occupava di ridurre i rischi individuali derivanti da malattie, le pensioni di anzianità, garanzia di sicurezza economica dopo che si era smesso di lavorare. Oggi le cose stanno drasticamente cambiando. E quest'anno il primo maggio segna, anche simbolicamente, lo spartiacque tra la «società del lavoro», centrata sulla stabilità, e la nuova «società dei lavori» che rispecchia l'instabilità economica, politica e sociale. Le trasformazioni che hanno investito il mercato del lavoro hanno finito per coinvolgerne la qualità stessa. I contenuti sono diventati meno manipolativi e più cognitivi, le conoscenze richieste in genere polivalenti e le prospettive di carriera più discontinue. A livello macro la lista delle professioni si è allungata e si è frazionata, anche se non c'è stata un'ascesa della professionalità media quanto, piuttosto, una gamma più estesa di skill, resa necessaria dall'intreccio fra domande vecchie e nuove. E nel complesso mentre la natura della prestazione è cambiata in meglio, perché è diventata soggetta a minori vincoli e ha dato maggiore discrezionalità al lavoratore, i termini della prestazione sono cambiati in peggio, anche perché le forme di tutela tradizionale non sono riuscite a coprire impieghi più instabili e tragitti più discontinui. Rapporti di lavoro meno subordinati e più autonomi, perfino nel mondo del lavoro dipendente; meno durevoli, data la crescita dei contratti a tempo determinato e il calo di quelli a tempo indeterminato; meno uniformi nell'ambito contrattuale, progressivamente diventato più circoscritto e assai più articolato. Situazione che ha visto il crescere di una forma di pendolarismo tra lavori saltuari, visti come una formazione dal basso, per molti versi funzionali alla discontinuità del lavoro. Incombe un modo di lavorare che impone a tutti un ritmo teso, perfino concitato, poco importa se si è dipendenti o autonomi. E mentre nel secolo scorso i sociologi studiavano l'oppressione dovuta alla monotonia e alla ripetitività, adesso devono studiare l'ansia generata da variabilità e incertezze. Ieri il sintomo era la noia, oggi la frenesia. Ieri il problema era la rigidità, oggi la flessibilità e la precarietà. Un lavoro che cambia, cresce ed evolve in fretta, ma senza riferimenti precisi. E che contiene molti aspetti ambigui: basta pensare al fatto che la fatica viene abbattuta ma gli infortuni continuano. E sotto questo punto di vista nel post-fordismo c'è ancora molto fordismo: il nuovo non ha soppresso il vecchio, dal quale del resto proviene. Nel complesso la gabbia entro cui Con il pendolarismo tra lavori saltuari a rischio le tutele sociali PRESIDENTE TECNÈ L'osservatorio Primo Piano La mancanza di occupazione stabile riduce le entrate necessarie a pagare i servizi essenziali. E le donne rinunciano sempre di più a cercare un lavoro Dopo la cura del rigore la politica dovrà dire che società vuole costruire L'Italia e la crisi 8 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
VINCENZO RICCIARELLI SIENA A vederli così, lasciareil campo di Siena ab-bracciati sul fischio fi-nale di Brighi, c'è dachiedersi se la storiadel campionato avrebbe potuto essere diversa con il tandem Cassano-Ibra sempre disponibile. Sara un caso ma Allegri ritrova la coppia d'attacco a Siena, col rientro da titolare del barese dopo il malore accusato al ritorno dalla trasferta di Roma e l'operazione al cuore che l'hanno tenuto lontano dai campi quasi sei mesi, e il Milan segna in un colpo solo quattro reti: una in più di quante non ne avesse messe insieme nelle ultime cinque partite, quelle del fiatone, della frenata, del sorpasso bianconero e dello scudetto forse volato via verso lo Juventus Stadium. «È davvero un grande rammarico non aver potuto contare sulle prestazioni di Antonio praticamente per tutta la stagione», ammette l'ad rossonero Adriano Galliani. Un rammarico che è di tutto l'ambiente milanista ora che l'inseguimento agli uomini di Conte è impresa impossibile e il contro sorpasso una illusione sempre più flebile. «Cassano si meritava questa giornata - ha aggiunto Massimiliano Allegri - e non c'era bisogno del gol e dell'assist per ricordarci che tecnicamente ha delle qualità eccelse ora deve pensare a trovare la forma, sono convinto che farà grande europeo». Antonio Cassano, dopo aver temuto per la propria vita, è tornato ad essere un calciatore vero e con lui il Milan si riscopre grande squadra dopo aver sofferto terribilmente nell'ultimo mese di stenti e amarezze. Allegri lo lancia dal primo minuto preferendolo a El Shaarawy, e il primo a giovarsene è proprio Ibrahimovic che ritrova il sorriso dopo i musi lunghi e l'apatia delle ultime settimane. «Antonio mi manca tanto», aveva confidato nei mesi scorsi lo svedese, che ritrovato Cassano propizia il vantaggio rossonero, è il barese a realizzare sulla ribattuta di Brkic, segna il gol del raddoppio e chiude il discorso nel recupero con la rete del 4-1. In mezzo il gol di Bogdani che illude i toscani di poter riaprire la partita e quella, splendida decima perla in campionato, di Nocerino che chiude ogni discorso. A Siena il Milan ha ritrovato se stesso, anche se adesso ormai è tardi, anche se lo scudetto sembra definitivamente avviato su un piano inclinato che conduce a Torino. «Sappiamo che dipende dalla Juventus - ammette Allegri - ma dobbiamo continuare a crederci e mettergli pressione». I rossoneri ci credono, e non smettono di farlo neanche quando da Novara arriva la notizia del vantaggio juventino, e a Siena fanno il bottino pieno contro una squadra in salute e arrivata ad una sola lunghezza dal record (44) di punti in serie A. «Dobbiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto fin qua», spiega il tecnico toscano Sannino. A cui non sono andate giù le due reti prese nel recupero, con la squadra evidentemente già sotto la doccia. «I ragazzi hanno fatto una stagione straordinaria, ma perdere 2-1 sarebbe stata tutta un'altra cosa, sembra che il Milan abbia fatto una passeggiata ma non è stato così e non mi vanno queste distrazioni finali». Nessun commento, invece, sulle sirene che lo vorrebbero sulla panchina del Palermo la prossima stagione. Voci di mercato che turbano certo di più Allegri, alla centesima panchina in rossonero. «Quante ne voglio raggiungere?», sorride tirato a fine gara. «Ho due anni di contratto, fate i conti voi». «Ho un ottimo rapporto con il presidente, che ho sentito anche stamani, e con Galliani - assicura l'allenatore rossonero Al Milan sto bene, abbiamo vinto un campionato e una supercoppa, siamo ancora in lotta per questo scudetto, siamo stati eliminati dal Barcellona in Champions. Non credo ci siano problemi». Resta da capire cosa ne pensi Silvio Berlusconi che non ha mai nascosto l'infatuazione per Pep Guardiola, tornato single, e che non disegnerebbe un ritorno a casa di Fabio Capello. Foto Lapresse Mudingayi porta in curva 100 clochard e richiedenti asilo Il tecnico e il futuro Scherzi, abbracci e gol Cassano gioca con Ibrahimovic dopo la rete dello svedese del 4-1 finale 4-1 dei rossoneri a Siena Galliani: «Peccato non aver avuto Antonio per tanto tempo». Ibra segna unadoppietta.Allegri:«Il titolonondipendedanoi» Gambeepolmonisonoperilcentrocampo del Bologna, voce e cuore per la solidarietà. Ieri in curva a godersi il3-2sulGenoac'erano100tifosid'eccezione. Un gruppo di senza dimora e di profughi che a Bologna vivono in strutture di accoglienza. A invitarli allo stadio, il centrocampista rossoblu Gaby Mudingayi attraverso l'Associazione Amici di Piazza Grande, che da circa vent'annicombatte l'esclusionesociale sotto le Due Torri e pubblica l'omonimo mensile. Striscione e maglietta del centrocampistacongolese,naturalizzatobelga.«Citenevomolto -diceMudingayi- È un mondo che guardano solo dafuori,magaridallatv,mavedereuna partita dal vivo è un'emozione unica, è bello che possano provarla tutti». BOLOGNA «Non credo ci siano problemi, ho ancora due anni di contratto» CASSANO ED È TUTTO UN ALTRO MILAN Colantuono coccola l'Atalanta «Abbiamo fatto una stagione straordinaria. Dedichiamo questa stagione fantastica ainostritifosi,chehannosoffertolepenedell'inferno».Dopolavittoriaper2-0sullaFiorentina, il tecnico dell'Atalanta coccola i suoi giocatori. Che senza la penalizzazione di sei punti per il calcio scommesse ora sarebbero a quota 52, in lotta per la Champions. 43 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
che è necessario mandare giù la medicina amara. Per questo i segretari dei partiti che sostengono Monti nei giorni scorsi hanno chiesto misure per la crescita e per questo Bersani, anche di fronte alla spending review annunciata da Giarda, insiste su interventi con il «cacciavite» e non con la «mazza». LA PATRIMONIALE E al Pdl (ma anche alla Lega) che, in piena campagna elettorale e di fronte ai sondaggi spietati che arrivano nelle segreterie, tornano all'attacco dell'Imu non va bene, Bersani replica che il suo partito una proposta per renderla più leggera ce l'aveva: «Un'imposta personale sui grandi patrimoni immobiliari. Presi un po' di soldi da lì si sarebbe potuta fare l'Imu più leggera». Un'ipotesi che nel Pdl solo a sentirla avvertono sintomi da orticaria. «Maroni era lì- insiste Bersani riferendosi alle minacce di sciopero fiscale avanzate dall'ex ministro dell'Interno e da Pisapia quando abbiamo fatto questa proposta. Erano tutti lì quelli che ora si lamentano. Poi su una cosa Pisapia ha ragione: bisogna creare un meccanismo per cui l'Imu rimane ai Comuni e lo Stato non trasferisce». Foto Ansa L'ANALISI Rinaldo Gianola p SEGUE DALLA PRIMA La Piaggio ha aperto la seconda fabbrica in India rafforzando la sua presenza sui mercati orientali dove tra due o tre anni realizzerà circa la metà del fatturato. Alcune piccole e medie aziende del mobile e della rubinetteria hanno conquistato rilevanti commesse da parte del gigante Ikea che ha deciso di spostare in Italia produzioni prima realizzate in Cina. Ancora: Brunello Cucinelli si è quotato in Borsa, le azioni sono andate a ruba, il successo è stato clamoroso in un momento tremendo per i mercati. Poi c'è un altro piano, meno edificante, più oscuro, di faticosa interpretazione e riguarda gli scontri di potere, la combinazione di nuove alleanze, le aspirazioni di giovani e anziani virgulti che si sentono oppressi dai soliti frequentatori di salotti finanziari dove non è mai semplice distinguere il buono e il cattivo. In questo secondo capitolo va collocato l'attacco sferrato da Leonardo Del Vecchio al vertice delle Assicurazioni Generali, di cui l'ex Martinitt detiene circa il 3%. Del Vecchio è probabilmente il più grande imprenditore italiano degli ultimi trent'anni, uno dei pochi che è riuscito a trasformare la sua impresa familiare, la Luxottica, in una vera multinazionale, capace di coniugare eccellenze produttive, rispetto delle comunità in cui opera, valorizzazione del lavoro. Se c'è un modello positivo da seguire per l'industria italiana questo è Del Vecchio, non certo il campione delle stock option Sergio Marchionne. Del Vecchio non parla mai, quindi è stata una bomba la sua intervista al Corriere della Sera in cui accusa l'amministratore delegato delle Generali, Giovanni Perissinotto, di un eccesso di potere, di aver svolto un ruolo improprio di manager-finanziere, con investimenti dannosi per la redditività della compagnia di Trieste. Ha ragione Del Vecchio? Probabilmente sì, ma non si capisce dove stia la novità. È un'accusa che lasciata da sola, senza comportamenti conseguenti, può ottenere qualche titolo sui giornali e niente di più. Un po' come Diego Della Valle che le spara grosse, che vuole contare di più in Mediobanca, in Rcs, ma non riesce a conquistare il risultato. Se il problema sono i manager-finanzieri di Trieste, Del Vecchio avrebbe dovuto ricordare cosa facevano in passato altri vertici delle Generali, personaggi come l'avvocato Randone, Alfonso Desiata, Antoine Bernheim, Gianfranco Gutty, sempre in un governo aziendale influenzato da Mediobanca, che mettevano i quattrini della compagnia non solo nelle amate polizze, ma anche in certi aumenti di capitale della Fiat da far rabbrividire, nei salvataggi ripetuti della Montedison e anche dell'Olivetti, nei patti di sindacato della Pirelli, di Pesenti, della Telecom e pure del Corriere della Sera. Cosa c'entrano le Generali con tutto questo? Niente, ma le operazioni si facevano e si fanno perché le Generali sono l'unico scrigno, di cui Mediobanca ha la chiave, dove i soldi per le “operazioni di sistema” si trovano sempre. Del Vecchio ha ragione a protestare, ma non può presentarsi come fosse Biancaneve, né si capisce perché dopo tutta questa baraonda alla fine ha votato a favore del bilancio firmato proprio dal colpevole Perissinotto. Se Del Vecchio e i suoi possibili alleati vogliono essere coerenti e diventare i riformatori del capitalismo tricolore nell'epoca dei tecnici di Monti devono puntare al bersaglio grosso, in alto, non certo a Perissinotto, ma al controllo delle Generali, all'assetto azionario di Mediobanca. È in questo ambito che, come abbiamo ricordato nei giorni scorsi, si può destabilizzare un sistema di potere, forse anacronistico, certo inefficace. Ma Del Vecchio deve essere pronto alla guerra e possibilmente deve puntare a un rafforzamento, a una maggior democratizzazione del capitalismo tricolore, non certo al suo indebolimento. Il Paese ha bisogno come il pane di un nuovo ciclo di investimenti, di attività industriali innovative, di occupazione, non certo di litigi tra i grandi dei salotti. Negli ultimi anni la quota di Pil destinata al salario e al lavoro è precipitata a favore di profitti e rendita. Non pare sia colpa dell'articolo 18. Nell'intervista di Del Vecchio al Corriere della Sera c'è, infine, un passaggio in cui ricorda la professionalità e la trasparenza di Lucio Rondelli, ex amministratore delegato del Credito Italiano. Ma quello era il capo di una banca pubblica, una banca dell'Iri addirittura, e quel manager, come altri, come Mattioli o Siglienti, aveva ben presente quali erano gli interessi delle imprese, del Paese, del lavoro. Le privatizzazioni all'italiana, con un malinteso senso della competizione e del mercato, hanno cambiato il sistema. Ma non pare sia migliorato. Leonardo del Vecchio, Luxottica GLI INDIGNATI DEL CAPITALISMO ITALIANO Alfano: «Si vota nel 2013» «Anch'io escludo le elezioni a ottobre. Non le abbiamo mai chieste, ormai si arriva a destinazione». A dirlo è il segretario del Pdl Angelino Alfano, dicendosi d'accordo con Pier Luigi Bersani che ieri ha ribadito di essere contrario a elezioni anticipate. «Speriamo - ha aggiunto Alfano - di far valere le nostre idee. La principale - ha concluso - è “basta tasse”». 5 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
Mentre un aumento delle imposte (specie se a vantaggio dei redditi più elevati) viene in parte assorbita da una riduzione dei risparmi dei contribuenti e ha quindi un minore effetto depressivo sulla spesa corrente. È un meccanismo ben illustrato nei testi di economia, anche quelli introduttivi, ove si spiega che un'espansione del bilancio «in pareggio», ovvero un aumento di spesa effettuata senza generare deficit, può essere un efficace strumento di stimolo in presenza di elevata disoccupazione e di scarsa efficacia della politica monetaria. Ovvero nella situazione attuale. C'è poco da fare: il dibattito di politica economica resta condizionato dalla convinzione che la crescita passi per una riduzione della spesa pubblica. L'assunto di fondo è che, essendo la spesa pubblica immancabilmente meno efficiente della spesa privata, un euro di minori imposte in mano ai contribuenti sia comunque meglio di un euro sotto forma di servizi erogati al prezzo di sprechi e inefficienze. Si potrebbe anche essere d'accordo sugli sprechi, ma resta il fatto che, anche lasciando da parte ovvie considerazioni di equità, lo Stato non può non farsi carico di quei beni e servizi che, per loro natura, il mercato da solo non fornirebbe. Molti di questi beni sono ingredienti fondamentali per riattivare la crescita e incoraggiare gli stessi investimenti privati: la realizzazione di opere infrastrutturali, la ricerca (specie quella di base), un'efficiente amministrazione della giustizia (cioè capace di dare certezza nell'applicazione delle sanzioni e nell'esigibilità dei contratti), per fare solo degli esempi. Intendiamoci, ben venga l'eliminazione di inefficienze e sprechi, basta non illudersi che ciò che costa di meno sia sempre più efficiente. Se riduco la dotazione di benzina razionalizzando il percorso di un mezzo pubblico, è efficienza, se la riduco al punto che il mezzo pubblico sta fermo in deposito, avrò ridotto la spesa ma ho anche aggiunto spreco a spreco. Quando si parla di spending review ci si riferisce in fondo a questo, alla necessità di evitare interventi all'ingrosso che potrebbero compromettere la funzionalità di un servizio. Sarebbe anzi il caso di sdrammatizzare la stessa contrapposizione tra (minori) spese e (maggiori) imposte, visto che spesso essa nasconde interventi equivalenti nella sostanza. Un taglio degli assegni familiari o dei farmaci erogati gratuitamente (riduzione della spesa) non ha forse effetti analoghi ad una riduzione delle detrazioni per familiari a carico o delle spese sanitarie (aumento delle imposte)? Tutto vero, si dirà, ma ridurre la spesa non è una via obbligata quando le imposte sono già troppo alte e non possono essere ulteriormente aumentate? Imposte più alte disincentivano l'attività economica e, riducendo il reddito netto a parità di retribuzione lorda, scoraggiano il lavoro (o magari incentivano l'evasione!). Il male minore sembra essere tagliare i servizi pubblici, magari introducendo forme di selettività e compartecipazione a carico dei redditi più alti (vedi ticket sanitari crescenti in base al reddito) per evitare che la misura risulti troppo iniqua. Anche qui la differenza è però più apparente che reale. L'introduzione di forme di accesso selettivo ai servizi pubblici in base al reddito è equivalente ad un'indiretta tassazione dello stesso, visto che la percezione di un reddito più elevato si tradurrà in maggiore spesa per ottenere gli stessi servizi. Stesso disincentivo al lavoro e all'attività economica (e stesso incentivo all'evasione) di un aumento delle imposte sui redditi più elevati. Insomma, nessun vantaggio tale da giustificare un abbandono dell'universalismo. La conclusione è che rispetto alla spesa pubblica, nonostante l'insistenza di qualche commentatore, non ci sono scorciatoie o ricette facili. Del resto, decenni di discussioni accese tra economisti non hanno individuato alcuna relazione univoca tra dimensione del settore pubblico e crescita. Non c'è la spesa pubblica cattiva, così come non ci sono le imposte buone. Ci sono semmai programmi di spesa più o meno efficaci ed efficienti, e imposte più o meno distorsive ed eque. P erò avevi detto che avresti cominciato og-gi». «No, avevo detto domani». «Sì, ma loavevi detto ieri» «Dai, facciamo lunedì cheè il primo giorno della settimana. Comincio lunedì».«È oggi lunedì». «È che ho già fatto colazione, ormai la giornata è andata. Facciamo lunedì prossimo. Lunedì, segnatevelo sull'agenda». «Sono mesi che lo dici, se avessi cominciato sei mesi fa a quest'ora avresti già visto i primi risultati». «Comincio lunedì, promesso». «Ma l'estate ormai è alle porte, se non cominci subito rischi di artivare impreparato alla prova-costume». «La prova-costume?». «Quello che ci si mette quando si va in vacanza al mare, hai presente? Se andiamo avanti così, finisce che quest'anno i costumi da bagno restano tutti nel cassetto». «Non siate pessimisti, lunedì comincio. Guarda, ora mi scrivo un post-it e me lo attacco sulla porta del frigorifero, così mi ricordo: lunedì comincio a fare la... ». «Mia figlia dice che se separi le proteine dai carboidrati... ». «... aumenta il Pil?». «Il Pil? No, io parlavo della dieta dimagrante». «Ma noi stavamo parlando della crescita». «Ah, giusto, la crescita. A proposito, ma non dovevamo cominciare a occuparcene oggi?». «Cominciamo lunedì». «Rimandi sempre, per me non comincerai mai». «Ho detto che cominciamo lunedì. Intanto, approfittiamo di questi giorni che mancano alla scadenza per tagliare un altro poco gli stanziamenti alla scuola». «Ancora?! Ma non starai esagerando?!». «Solo un po', dai, tanto poi lunedì... ». «Ma non puoi tagliare ancora, fa male!». «Mia figlia dice che ci sono dei cerotti che ti aiutano a smettere». «Non mi servono, posso smettere quando voglio». «E allora smetti, dai, che devi cominciare a occuparti della crescita». «Giusto. Lunedì comincio la crescita. Ora chiamo l'Ansa e glielo dico, così non mi dimentico». Discussione in Consiglio dei ministri. La crescita? È come la dieta, comincia sempre domani Duemiladodici Francesca Fornario Chiari di lunedì MASSIMO D'ANTONI www.unita.it IL COMMENTO p SEGUE DALLA PRIMA NON GIOCARE SULLA SPESA I partiti sono tutti uguali. I partiti fanno tuttischifo. I partiti sono tutti uguali e fanno tuttischifo tranne il nostro, che difatti non è un partito, e si presenta alle elezioni per non dare nell'occhio. I partiti sono superati, fatti di gente vecchia, morta, che processeremo, e già dicendo questo, che più o meno dicevano fascisti e nazisti ai loro esordi, dimostriamo come noi invece siamo postmoderni, giovani e vivi. I partiti sono il Sistema, però ora indagano il tesoriere della Lega perché quel partito si oppone a Monti (mentre il tesoriere della Margherita, il cui leader Rutelli ora è il primo fan di Monti, non lo indaga nessuno). I partiti sono tutti verticistici, proprietà dei capi, mentre da noi, che non facciamo congressi, uno vale uno, e nel simbolo abbiamo scritto un nome e un cognome a caso. I partiti sono tutti pieni di pregiudicati che vanno cacciati dalla politica, mentre per dileggiare all'ingrosso tutti i partiti essere pregiudicati non osta. www.enzocosta.net Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 22 Il nuovo che ritorna Enzo Costa 24 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
O mosessualità esport: cosa succedenelle palestre, tra icolleghi dello staff,con i clienti? Vige ancora la regola del rifiuto? «Gli istruttori gay in sala pesi sono tantissimi, hanno un fisico pompato e ci tengono molto. Non dicono di essere gay ma sospetto che lo siano. Poi li senti parlare e ti dicono che hanno la ragazza». M. ha 36 anni, vive a Milano, si è diplomata all'Isef.. «Lavoro nella sala pesi delle palestre da oltre 11 anni, sono lesbica, e non è una passeggiata. Una volta ho avuto un collega di questi “velati”, ero straconvinta che fosse gay, ma non potevo avere la certezza. Finché un mio amico lo incontra in una chat, escono insieme ed è chiaro che il tipo è gay. Ma con me non si è mai aperto, ha continuato a dire di avere la ragazza». Non è stato facile per M. farsi strada. All'Isef ha detto di sé solo ad una collega che era la sua migliore amica, il loro rapporto è rimasto intatto, ma nessun altro lo ha saputo. Da qualche anno si è fidanzata, e l'amore non è sbocciato nell'ambiente sportivo. Anche il rapporto con il lavoro è in salita. «All'inizio mandavo il curriculum e venivo scoraggiata, mi dirottavano nella sala corsi dove si fanno pilates o altre discipline. Una volta assunta, la relazione con i colleghi maschi non è stata mai semplice. Non sopportano che una donna possa essere più brava di loro». M. è molto guardinga rispetto al proprio orientamento sessuale (di qui il motivo del suo anonimato). «Dico di essere lesbica in casi specialissimi, quando sento intorno a me un clima di accoglienza e solo se con gli altri dello staff è scattato un rapporto di amicizia, che prevede anche la frequentazione fuori dalla palestra. Finora mi è successo un paio di volte». Le colleghe lesbiche sono decise al silenzio. «Mi è capitato di avere come responsabile staff donne che a me apparivano lesbiche, eppure non hanno mai detto nulla, né si sono tradite». Ma perché tanto timore? Che cosa trattiene gli sportivi dall'essere più rilassati rispetto alla propria vita affettiva? Gli istruttori che fanno la scheda per gli attrezzi e seguono i clienti soprappeso o stanchi della vita sedentaria perché devono stare così all'erta? «Che cosa temo? Semplice: ho paura di perdere il lavoro. Certo, c'è la paura del giudizio, non piace a nessuno essere criticati o isolati. Ma di fatto temi che se ti guardano male al primo passo falso ti buttano via. Oggi è già tanto che ti fanno un contrattino e che non ti pagano in nero, quindi figuriamoci». CAUTELE, SILENZI, CONFIDENZE E con i clienti come va? «Nelle palestre dove c'è ostilità verso i gay anche nei confronti dei clienti si fa qualche battutina. L'altro giorno un tipo si è lamentato per la pulizia e perché un paio di macchine non funzionano bene. Lo staff lo ha bollato come “la solita checca isterica”. Dipende anche da come ti poni. Una volta un tipo si fa fare la scheda da me, lo seguo, e mentre fa la cyclette mi dice: il mio ragazzo abita fuori Milano. Lo dice a me ma gli altri sentono tutto e la cosa viene vissuta con tranquillità. Comunque i pochi che hanno parlato con me mi hanno fatto una confidenza. E sono soprattutto maschi. Di donne che sembrano lesbiche ne capitano pochissime, mi succede di parlare con loro e subito mi dicono “sono appena rimasta incinta ma ho perso il bambino”, oppure parlano del marito. Strano». Non ci sono solo eccessive cautele, silenzi, o sporadiche confidenze. Succede che qualcuno si prenda il lusso di vivere un po' più alla luce del sole. «L'altra volta arrivano due uomini, li ho seguiti, e a fine allenamento mi hanno detto: noi due stiamo insieme. Lo hanno detto a me magari incontrano un altro istruttore e stanno zitti». Gay NewsIl blog IN SALA PESI SE PARLO PERDO IL LAVORO Il quotidiano online sull'omosessualità delia.vaccarello@tiscali.it Il rispetto anche nello sport I vostri commenti gli articoli, le risposte La testimonianza di un'istruttrice: «Preferisco tacere sulla mia omosessualità perché ho paura del pregiudizio e soprattutto che mi licenzino» In palestra Omofobia anche nello sport www.gaynews.it LIBERI TUTTI Delia VaccarelloGIORNALISTA E SCRITTRICE O gnuno deve vivere libera-mente se stesso, i propridesideri e i propri senti-menti. Dobbiamo tutti impegnarci per una cultura dello sport che rispetti l'individuo in ogni manifestazione della sua verità e della sua libertà»: sono le dichiarazioni di Cesare Prandelli, ct della Nazionale italiana, che fanno parte della prefazione al libro di Alessandro Cecchi Paone e Flavio Pagano, Il campione innamorato. Giochi proibiti dello sport (Giunti), nei prossimi giorni in libreria. «Dai primi calci al pallone in parrocchia a oggi - scrive Prandelli -, non riesco a quantificare le persone che ho incontrato, e mai mi sono posto il problema di come vivessero la loro sessualità. Sono sicuro che in molti la pensano come me; ciò nonostante, nel mondo dello sport ancora resiste il tabù nei confronti dell'omosessualità». L'invito a superare ogni forma di pregiudizio viene anche da Dino Meneghin, che firma la postfazione al volume. Dichiarazioni che si spera possano portare uno spiraglio di luce nel brutto silenzio che circonda le relazioni omosessuali nel mondo del calcio. Il tema è stato anche sotto i riflettori del Togay, il Torino film festival, che vi ha dedicato una intera sezione, inclusa la presentazione de Il campione innamorato. Il tabù resiste, eccome. Ne è prova la testimonianza che pubblichiamo in apertura. IL LIBRO DI PAONE E PAGANO Il testo di Paone e Pagano affronta la vita affettiva di molti campioni dall'antichità ai giorni nostri con l'intento di far cogliere l'assurdità di ogni razzismo. Tra le storie narrate quella di Dora. «Un giorno qualcuno le chiese: '”Di che sesso sei?'”», e lei non seppe cosa dire. «Il suo sogno di poter vivere una vita normale andò in frantumi in un silenzio assordante, mentre la fotografavano di fronte e di profilo. Come un delinquente, colpevole di essere maschio e insieme femmina. Dora aveva entrambi gli organi sessuali, ma - nella matematica di certi moralisti - uno più uno fa zero. Il suo fu il primo «caso ufficiale» di ermafroditismo alle Olimpiadi. E non Olimpiadi qualunque. Quelle di Berlino 1936: le Olimpiadi naziste». http://liberitutti.blog.unita.it 39 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
ni. Intanto, i commercianti si sono stancati di ripetere il mantra: «Quando riapro?». Sindaco, non teme la disaffezione dei cittadini, l'insofferenza per chi governa, l'antipolitica al cubo? «Credo che i cittadini sappiano che i ritardi non sono dovuti a colpe nostre. Hanno capito che qui la politica serve. Non c'è spazio per vacanze». Cialente è avanti di diversi punti rispetto alle forze che lo sostengono e l'eventualità del voto disgiunto è molto presente nei ragionamenti pre-elettorali. Un problema nel problema per lui, che dopo un quinquennio segnato da abbandoni e rimpasti (comprese le sue dimissioni simboliche e poi ritirate) e dopo aver vinto le primarie al 70% contro il candidato di Sel («Qui andiamo controcorrente», ironizza) sogna una giunta giovane e libera dal ricatto dei partiti. Contro di lui, nel segno della «discontinuità» e delle polemiche per i ritardi, c'è la frammentazione. Il centrodestra si è diviso, consegnandosi allo svantaggio nonostante il Pdl all'Aquila sia stato fortissimo: alle europee del 2009 post sisma toccò il 54,8% staccando il Pd al 19,6%. Sembra passato un secolo: adesso Angelino Alfano è venuto di persona a benedire l'urbanista Pierluigi Properzi, professore universitario, urbanista stimato e persona perbene ma poco addentro alle dinamiche politiche. Il vero antagonista di Cialente è Giorgio De Matteis, vicepresidente del consiglio regionale ed ex assessore, politico di lungo corso targato centrodestra eppure a capo di un mosaico abruzzese di difficile composizione. Uomo vicino al governatore regionale nonché commissario in scadenza Gianni Chiodi, De Matteis è sostenuto da Udc, Mpa, Udeur, da qualche dissidente Pdl, da una lista di Verdi, più la Destra di Storace e Casa Pound (attraverso la lista «Prospettiva 2022»). «Qui Casini sta con i fascisti di Casa Pound - sferza Cialente - Ma salire sul palco a dirci che De Matteis è l'uomo giusto per l'Aquila è un errore». In effetti, suona strano immaginare il leader che ha messo in cantiere il Polo della Nazione, contende ad Alfano la guida dei moderati ed è il primo sponsor del governo Monti, a braccetto con i «fascisti del terzo millennio». Si sussurra di un'operazione gestita da Mantini e avallata dall'inesperienza dei vertici locali. Casini ha messo le mani avanti: le questioni locali restano tali e non c'è nessun «laboratorio». Degli altri sfidanti, il più temuto è l'ex assessore dipietrista Angelo Mancini, preside di liceo classico, che si è dimesso all'improvviso un attimo prima di annunciare la candidatura. «Senza il suo strappo avremmo stravinto», ammettono dallo staff di Cialente. I motivi sono ruggini locali ma anche - è il sospetto - brame di visibilità: meglio nuotare nel laghetto di 7 candidati sindaci che nel mare magnum di 700 aspiranti consiglieri. E sullo sfondo ci sono le Regionali dell'anno prossimo. Chiodi sta trattando la ricandidatura con il Pdl, a sinistra i giochi sono aperti e i rumors (non confemati) dicono che al ballottaggio Mantini potrebbe strizzare l'occhio proprio a De Matteis. In campo, intanto, anche Enza Blundo per il Movimento 5 Stelle, Enrico Verini per il Fli e due liste civiche autonome, con Ettore Di Cesare per «Appello per l'Aquila» e Vincenzo Vittorini per «L'Aquila che vogliamo». La war room di Cialente è al Comune, ora accomodato in una scuola. Palazzo Margherita è bello e inagibile: un simbolo da riconquistare. Si ripassa il piano regolatore adattato alle cicatrici urbane, pullmini elettrici e tapis roulant, l'ascensore in via Strinella. Si analizzano sondaggi: l'ultimo, ufficioso del Pdl risalente a una settimana fa, darebbe Cialente tra il 48 e il 53%, De Matteis al 31%. Passa Giovanni Lolli, amico storico, con cui discutere la fine della campagna elettorale. Mercoledì c'è Bersani. Al muro è appesa una caricatura sorprendentemente simile che richiama il film di Albanese: «Cialentemente». Sul tavolo il dossier più impegnativo: il lavoro. C'è appena stata l'ennesima manifestazione. In cento hanno perso il posto: Intercompel, un'azienda di componenti elettronici, delocalizza e licenzia. È solo l'ultimo caso di stabilimento che saluta. «Il polo tecnologico aquilano è in pieno abbandono - lancia l'allarme il rifondarolo Francesco Marola - servono soluzioni». Il sindaco punta sulla creazione di un «incubatore» d'impresa nel sito dell'ex Italtel: «Grazie al Pd abbiamo investito 8 milioni per il sito di un futuro polo industriale. Con Barca i rapporti sono buoni. Se il governo farà la sua parte con i patti territoriali, svilupperemo occupazione». La sfida a cui il sindaco tiene di più, però, è il rinnovamento. Ricambio generazionale in politica e nella pubblica amministrazione. In giunta con lui resterà l'assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano e altri nomi di peso. Poi, largo ai giovani. Il 40enne Luciano Tancredi, giornalista, è in lista: «In questa tornata l'Aquila si gioca tutto, rilancio o affossamento, non si può pareggiare. Io vorrei che la nostra ricostruzione diventasse un modello da esportare. Anche per la capacità di offrire occupazione specializzata a restauratori, tecnici, storici dell'arte». Foto di Marco Merlini / LaPresse Sono 8 i candidati sindaci e 22 le liste dei candidati al Consiglio comunale dell'Aquila per le elezioni del 6 e 7 maggio. Massimo Cialente è il sindaco uscente sostenuto dal centrosinistra unito (tranne IdV): Partito democratico, Sinistra ecologia libertà, Api, Socialisti riformisti per L'Aquila, Federazione della sinistra. Per Futuro e libertà corre Enrico Verini. Il Pdl candida il docente universitario e urbanista Pierluigi Properzi sostenuto anche dalla lista «Domani L'Aquila». L'antagonista più forte per Massimo Cialente è senza dubbio il vicepresidente del consiglio regionale Giorgio De Matteis, sostenuto dall'Mpa, dall'Udc di Casini, dall'Udeur, e dalle liste «L'Aquila Città Unita», «Prospettiva 2022», «Tutti per L'Aquila» e «I Castelli con L'Aquila». Candidato per Italia dei Valori è l'ex assessore Angelo Mancini che ha dietro anche la lista «L'Aquila Oggi». In campo anche Vincenzo Vittorini per «L'Aquila che vogliamo» e la grillina Rosetta Enza Blundo per il Movimento Cinque Stelle. Ultimo Ettore Di Cesare per le liste civiche «Cambia Musica» e «In Comune». Foto Ansa DELLECITTÀ/5 Otto candidati per 22 liste Futuristi e dipietristi da soli Gli sfidanti Alcuni palazzi in ristrutturazione nel centro dell'Aquila 17 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
www.unita.it Zapping EVA RENZO ARBORE TUTTA COLPA DEL JAZZ SCHERZI A PARTE THE BOURNE ULTIMATUM IL RITORNO DELLO SCIACALLO RAIDUE ORE:21:05 SHOW CON EVA RICCOBONO CON RENZO ARBORE CON LUCA E PAOLO CON MATT DAMON RAITRE ORE:21:05 SHOW CANALE 5 ORE:21:10 SHOW RETE 4 ORE:21:10 FILM Rai 1 Rai 2 Rai 3 RAI 1Canale 5 Rete 4 Italia 1 La 7 Sky Cinema 1 HD Sky Cinema family Sky Cinema Passion Cartoon Network Discovery Channel Deejay TV MTV 21.00 Sky Cine News. Rubrica 21.10 Limitless. Film Fantascienza. (2011) Regia di N. Burger. Con B. Cooper R. De Niro. 23.00 Dalla vita in poi. Film Commedia. (2010) Regia di G. Lazzotti. Con C. Capotondi F. Nigro. 21.00 Mamma, ho perso l'aereo. Film Commedia. (1990) Regia di C. Columbus. Con M. Culkin J. Pesci. 22.50 Teen Spirit - Un ballo per il paradiso. Film. (2011) Regia di G. Junger. Con C. Scerbo L. Shaw. 21.00 About Adam. Film Commedia. (2000) Regia di G. Stembridge. Con K. Hudson S. Townsend. 22.45 Due cuori e una provetta. Film Commedia. (2010) Regia di J. Gordon, W. Speck. Con J. Aniston J. Bateman. 19.10 Ben 10 Ultimate Alien. 19.35 Bakugan Potenza Mechtanium. 20.00 Leone il cane ifone. 20.05 Takeshi's Castle. 20.25 Lo straordinario mondo di Gumball. 21.00 Adventure Time. 21.25 The Regular Show. 21.50 Il laboratorio di Dexter. 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Marchio di fabbrica. 19.30 Marchio di fabbrica. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Marchio di fabbrica. Documentario 21.30 Marchio di fabbrica. Documentario 22.00 Come è fatto. Documentario 18.35 Good Evening - Best Of. Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Via Massena. Sit Com 21.00 Fuori frigo.Attualita' 21.30 The Middleman. Serie TV 22.30 Deejay chiama Italia - Edizione Serale. Rubrica 18.30 TRL Awards The Nominees. Evento 19.20 MTV News. Informazione 19.30 I Soliti idioti. Serie TV 20.20 Jersey Shore. Serie TV 21.10 Jersey Shore. Serie TV 22.00 Jersey Shore. Serie TV 21.10 Una grande famiglia. Fiction 23.15 Porta a Porta. Talk Show.Conduce Bruno Vespa. 01.00 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.10 Tg1 Focus. Informazione 01.30 Che tempo fa. Informazione 01.25 Qui Radio Londra. Attualita' 21.05 Renzo Arbore Tutta colpa del jazz, Show. 23.00 Prima Giornata Mondiale del Jazz indetta dall'UNESCO Sostiene Bollani Speciale. Evento 00.00TG 3 Linea notte. Informazione 00.10 TG3 Regione. Informazione 01.00 Meteo 3. Informazione 21.05 Eva. Show.Conduce Eva Riccobono. 23.10 Tg2. Informazione 23.25 Stracult.Show. 00.50 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 01.00 Protestantesimo. Rubrica 01.25 A proposito di Brian. Film Tv. Con Barry Watson, Matthew Davis 21.10 Scherzi a Parte. Show.Conduce Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu. 00.30 Terra!. Attualita' 01.30 Tg5 - Notte. Informazione 01.59 Meteo 5. Informazione 02.00 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show.Conduce Ficarra, Picone. 21.10 The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo. Film Spionaggio. (2007) Regia di Paul Greengrass. Con Matt Damon, Paddy Considine, Edgar Ramirez. 23.45 Gunny. Film Commedia. (1986) Regia di Clint Eastwood. Con Clint Eastwood, Marsha Mason 21.10 C.S.I. - Scena del crimine. Serie TV Con Laurence Fishburne, Marg Helgenberger, George Eads. 22.00 C.S.I. - Scena del crimine.Serie TV 23.00 L'Italia che funziona. Rubrica 23.15 Radio killer. Film Thriller. (2001) Regia di John Dahl. Con Paul Walker, Leelee Sobieski 21.10 L'Infedele. Talk Show.Conduce Gad Lerner. 23.45 Tg La7. Informazione 23.50 Tg La7 Sport. Informazione 23.55 Madama Palazzo. Talk Show.Conduce Silvia Gernini. 00.30 (ah)iPiroso. Talk Show. Conduce Antonello Piroso. 06.45 Unomattina. Rubrica 11.00 TG 1. Informazione 11.05 Occhio alla spesa. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show.Conduce Antonella Clerici. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 TG1 - Economia. Informazione 14.05 Tg1 Focus. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show.Conduce Veronica Maya. 15.15 La vita in diretta. Rubrica 16.50 TG - Parlamento. Informazione 17.00 TG 1. Informazione 17.10 Che tempo fa. Informazione 18.50 L'Eredità. Gioco a quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Qui Radio Londra. Attualita' 20.35 Aari Tuoi. Show. Conduce Max Giusti. 06.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 09.05 Martin Matin. Serie TV 09.30 Sorgente di vita. Religione 10.00 Tg2 Insieme. Rubrica 11.00 I Fatti Vostri. Show. 13.00 Tg2. Informazione 13.30 Tg2 - Costume e Società. Rubrica 13.50 Medicina 33. Rubrica 14.00 Italia sul Due. Talk Show. 16.15 La signora del West. Serie TV 17.00 Private Practice. Serie TV 17.50 Rai TG Sport. Informazione 18.15 Tg2. Informazione 18.45 Ghost Whisperer. Serie TV 19.35 Squadra Speciale Cobra 11. Serie TV Con Erdoğan Atalay, René Steinke, Carina Wiese. 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 08.00 Agorà.Talk Show. 09.00 Agorà - Brontolo. Rubrica 10.00 La Storia siamo noi. Documentario 11.00 Apprescindere. Talk Show. 11.10 TG3 Minuti. Informazione 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. 12.25 TG3 Fuori TG. Informazione 12.45 Le storie - Diario italiano.Talk Show. 13.10 La strada per la felicita'. Soap Opera 14.00 TG3 Regione. Informazione 14.20 TG3. Informazione 15.05 TGR Piazza Aari. Informazione 15.10 Lassie.Serie TV 15.55 Cose dell'altro Geo. Rubrica 17.40 Geo & Geo. Documentario 19.00 TG3. / TG Regione. 20.00 Blob.Rubrica 20.10 Le storie - Diario italiano. Talk Show. 20.35 Un posto al sole. Serie TV 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.40 La telefonata di Belpietro. Rubrica 08.50 Mattino cinque. Show. 10.10 Tg5. Informazione 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.46 Prova d'amore. Film Commedia. (2006) Regia di Gerar Quq. Con Ingrid Chauvin, Richaud Valls 16.45 Pomeriggio cinque. Talk Show.Conduce Barbara D'Urso. 18.45 The money drop. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.30 Meteo 5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show.Conduce Ficarra, Picone. 07.22 Come eravamo. Show. 07.25 Nash Bridges I. Serie TV 08.20 Hunter. Serie TV 09.40 Carabinieri. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 11.55 Meteo. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 14.05 Sessione pomeridiana: il tribunale di Forum. Rubrica 15.10 Flikken coppia in giallo. Serie TV 16.15 My Life - Segreti e passioni. Soap Opera 16.37 Commissario Cordier. Serie TV 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.30 Walker Texas ranger.Serie TV 06.50 Cartoni animati 08.40 Settimo cielo. Serie TV 10.35 Ugly Betty. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.00 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball. Cartoni Animati 15.00 Camera Cafè ristretto. Sit Com 15.10 Camera Cafè. Sit Com 15.55 Camera Cafè sport. Sit Com 16.00 Chuck.Serie TV 16.50 La vita secondo Jim. Serie TV 17.45 Trasformat. Show.Conduce Enrico Papi. 18.30 Studio aperto. Informazione 18.58 Meteo. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. Miami. Serie TV 20.20 C.S.I. Miami. Serie TV 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 L'aria che tira (R). Talk Show.Conduce Myrta Merlino. 12.30 I menù di Benedetta Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Sissi la favorita dello zar. Film Commedia. (1959) Regia di Axel von Ambesser. Con Romy Schneider, Jean Claude Pascal. 15.55 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 17.55 I menù di Benedetta. Rubrica 18.50 G' Day alle 7 su La7. Attualita' 19.25 G' Day. Attualita' 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica SERA SERA SERA SERA SERA SERA SERA 40 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
mente la bandiera francese e quella europea. Molto simbolico, soprattutto se si considera che a settecento chilometri da lì era tutt'altro discorso che andava in scena. L'IDEA DI EUROPA CHIUSA Sarkozy aveva infatti riunito i suoi militanti a Tolosa, città intorno alla quale si è giocata una parte della campagna elettorale dopo gli attentati contro i militari e la scuola ebraica e l'assedio del giovane islamista Mohamed Merah. Anche qui Sarkozy è tornato sul tema della frontiera, il tema della nazione e naturalmente della vituperata Europa, la sua triade preferita da quando l'elettorato del Fronte è il suo bersaglio privilegiato. Dopo aver fatto l'elogio della nazione Sarkò ha affermato forte e chiaro il suo rifiuto di veder «diluire la Francia nella mondializzazione». Se l'è preso con il solito «pensiero unico del sistema» e i media, che hanno confuso lo spirito nazionale con il nazionalismo. Il presidente si è tenuto sul limite, cercando di distinguere il buon nazionalismo da quello pericoloso, per fare l'elogio delle frontiere che bisogna rivalutare per difendere i popoli. «L'Europa ha troppo indebolito la nazione», ha detto, ma ora la Francia si aspetta protezione. Più Nazione e più frontiere. N on era mai accaduto inprecedenza che un presi-dente candidato per il se-condo mandato, in questo caso Nicolas Sarkozy, virasse tanto a destra, e di questa scelta a mio avviso farà le spese nel corso delle elezioni legislative di giugno», spiega a l'Unità lo storico Michel Winock. Fra i maggiori specialisti della storia della Repubblica francese e dei movimenti intellettuali e politici d'Oltralpe, Winock,oltre che docente all'Institut d'Etudes politiques di Parigi, è fondatore e attuale direttore, dal 1978, del mensile L'Histoire. Ma è anche autore di decine di libri, fra cui L'élection présidentielle en France 1958-2007 e del recentissimo La droite, hier et aujourd'hui,entrambe edite da Perrin. Winock crede invece che le idee politiche di François Hollande siano destinate ad attecchire non solo in Francia ma anche in Europa. «Penso al vostro Mario Draghi e anche al recente cambiamento di tono di Angela Merkel», sottolinea. Il politologo francese è convinto che le politiche «neo-keynesiane» e inclusive, proposte dal candidato socialista Hollande, siano destinate a farsi strada anche oltre i confini del centrosinistra francese. Mentre Sarkozy a suo avviso «sta provocando una scissione profonda nel fronte neogollista, l'Ump, difficilmente sanabile». Il politologo vede una divisione sempre più netta nel campo di Sarkò, una frattura tra i suoi stessi sostenitori più favorevoli alla propaganda che punta tutto sulla sicurezza e la paura dell'immigrazione, «che ora però guardano all'elettorato Le Pen» e gli altri, meno sensibili alle sirene della destra ma che «seppure imbarazzati e critici, sostengono il presidente con l'obiettivo di sconfiggere a qualsiasi prezzo l'avversario François Hollande». In prospettiva del ballottaggio del 6 maggio, potrà Sarkozy ricuperare i voti sia di Marine Le Pen e del centrista François Bayrou? «La vedo molto difficile, poiché al centro confluiscono moderati e liberali, e all'estrema destra anti-europeisti e anti-immigrati, ai quali il centro guarda con diffidenza. Per vincere, Sarkozy dovrebbe ottenere almeno il 70 per cento dei voti di Marine Le Pen, più il 40 per cento di quelli di Bayrou, nonché parte di quanti si sono astenuti al primo turno. Secondo i sondaggi non raggiungerà quest'obiettivo, anche se, certo, non si sa mai…Ogni elezione comporta una parte d'imponderabile, fatta anche di giravolte degli elettori. Ma a mio parere Nicolas Sarkozy ha scarse possibilità di vittoria». Ritiene che il successo di Marine Le Pen si debba alle sue posizioni nazionaliste e populistiche, anche se meno rozze di quelle di suo padre Jean-Marie? «Lei ha apportato notevoli cambiamenti nello stile del suo partito. In primo luogo in quanto donna. Solo il fatto che una donna diriga un partito di estrema destra appare una contraddizione. Ma a ben vedere, visto quanto il partito in precedenza annoverava fra i militanti gente come tanti ex-parà, ad esempio, persone per nulla “femministe”, ecco già in questo fatto, lei ha operato una grossa innovazione. E poi ha evitato le allusioni alla seconda guerra mondiale, alla guerra d'Algeria, ecc. È diventata una donna politica “come si deve”, presentandosi quale “repubblicana”, ovvero del tutto all'interno della legalità democratica. In tal modo ha conquistato non poche persone, e per prime le donne». È per questo che il suo successo si puòannoverare fra i migliori mai ottenuti dal Fronte nazionale? «No, questo non è vero. Nel 2002 suo padre Jean-Marie arrivò al secondo turno grazie a una percentuale di voti minore solo in apparenza, in quanto il 2% lo aveva ottenuto Bruno Mêgret, un eretico, un,contestatario dell'estrema destra, che gli fece raggiungere il 19 per cento. Pertanto l'estrema destra non può vantare una grande avanzata. Il Fronte nazionale però ha un grande futuro, poiché ormai è parte della vita politica francese, anche se tutti i suoi argomenti fanno leva sulle paure, sullo sgomento, le angosce». François Hollande si è presentato quale candidato di tutte le forze che intendono chiudere una pagina e aprirne un'altra, per indirizzare l'Europa sulla via della crescita e dell'occupazione. Riuscirà, se dovesse vincere con questi intenti? «Sì, a mio avviso. Per la crescita, per quanto riguarda il Trattato europeo, potremmo contare sul vostro Mario Draghi, che ha insistito sul fatto che vi andava incluso un progetto di rilancio della crescita, e a mio avviso in maniera ancora più significativa abbiamo assistito di recente a un cambiamento di tono di Angela Merkel, la quale ha affermato che considererà un'agenda per la crescita, il che verrebbe a significare non più soltanto politiche di austerità. Direi quindi che le idee keynesiane di Hollande sulla crescita possono riscuotere non poco successo in Europa». «Il fronte rigorista ormai si è rotto e non può vincere» Intervista a Michel Winock Lo storico: «Le proposte keynesiane di Hollande destinate a riscuotere successo in Europa, penso al vostro Mario Monti e al diverso tono di Merkel» ANNA TITO Foto Ansa Il politologo Michel Winock annatito@libero.it Colombia francese rapito Rapito ieri in Colombia il giornalista francese Romeo Langlois. «È stato rapito durante uno scontro tra i soldati colombiani e la Farc», i guerriglieri marxisti che tennero in ostaggio per sei anni Ingrid Betancourt. Lo ha confermato il ministro degli Esteri Alain Juppé. Romeo Langlois, 35 anni, da una decina d'anni in Sudamerica collabora con France 24 e Le Figaro. 21 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
Foto Lapresse NOVARA MASSIMO DE MARZI I l conto alla rovescia è inizia-to. Meno sei. Come i puntiche servono per l'aritmeticacertezza dello scudetto (indi-pendentemente da quantofarà il Milan). Come i giorni che mancano all'annunciata festa (domenica dopo la gara di Trieste col Cagliari). Per la Juve la corsa verso il tricolore è tutta in discesa. Se mercoledì sul sintetico di Cesena la squadra di Conte aveva dovuto soffrire e attendere quasi ottanta minuti per risolvere una partita complicata, sul sintetico del Piola gli è bastato un quarto d'ora per vincere la resistenza di un Novara praticamente retrocesso e condurre in porto l'ottava vittoria di fila. Ha sbloccato la situazione una magia di Mirko Vucinic, il montenegrino pupillo di Conte, giocatore incostante ma dalla classe cristallina, che con un tocco d'autore ha messo alle spalle di Fontana il dosato calcio di punizione del solito Pirlo. Prima dell'intervallo ci ha pensato Borriello a chiudere i conti, dando ragione alla scelta del tecnico che lo aveva promosso titolare dopo il gol vincente del turno precedente. Nella ripresa il “guerriero” Vidal ha calato il tris, poi Vucinic ha confezionato la doppietta personale e dato forma definitiva al punteggio (mentre il palo ha negato il pokerissimo a Pirlo al 90'), il tutto mentre Conte operava un ampio turnover, pensando al turno infrasettimanale contro il Lecce, risparmiando Marchisio e Vidal, rispolverando l'oggetto misterioso Elia, ma non concedendo uno spezzone all'attesissimo Del Piero, ancora il numero uno all'applausometro e celebrato anche dai dirigenti del Novara prima dell'inizio. Per assistere al derby piemontese in A che da queste parti non si vedeva da oltre mezzo secolo si erano scomodati anche Boniperti e Platini, nativo di Barengo il primo, di origini novaresi l'attuale presidente dell'Uefa, andati via durante l'intervallo. Due leggende bianconere che oggi si godono una Juve rinata dalle sue ceneri, dopo essere stata azzerata e spedita in B dallo tsunami Calciopoli. Questa squadra non avrà la qualità di quella degli anni Ottanta in cui giocava “le roi” Michel e che era presieduta da Boniperti, ma ha una carica agonistica enorme, una fame di successi smisurata dopo stagioni di delusioni e un allenatore giovane dal dna bianconero come Antonio Conte, che ha trasmesso ai suoi la stessa voglia di affermarsi e primeggiare che aveva lui. Gregario nella Juve dei campioni dell'era Lippi, destinato ogni anno alla panchina, ma poi quasi sempre in campo e spesse volte decisivo, anche in zona gol. Non è un caso forse che i centrocampisti della sua squadra “vedano” la porta come sapeva fare lui. Otto reti Marchisio, sette Vidal, tre Pirlo, sei Pepe (condizionato da infortuni e poco impiegato in questo finale): il bottino di coloro che giocano in mezzo o sulla fascia è stato determinante, visto che gli attaccanti hanno fatto spesso fatica, con il solo ex cagliaritano Matri capace di andare in doppia cifra. SERIE POSITIVA Una Juventus ancora imbattuta dopo trentacinque giornate, ha la possibilità di imitare il percorso netto del Perugia 1978/79 e del Milan degli Invincibili della stagione 1992/93. Ma il torneo attuale è a venti squadre, per cui i bianconeri hanno già fatto meglio degli umbri di Castagner e dei rossoneri di Capello. Il 20 maggio c'è la possibilità di fare l'accoppiata campionato-Coppa Italia, battendo il Napoli nella finale di Roma, ma guai a dire queste cose a Conte o a parlare della questione della terza stella che Nedved e alcuni dirigenti bianconeri vorrebbero apporre sulle maglie (dimenticando le sentenze e i due scudetti revocati per Calciopoli). Il tecnico già prima della gara di Novara aveva detto di non voler parlare di feste o di obiettivo ormai a un passo e il messaggio deve essere arrivato chiaro anche ai giocatori, a giudicare da quanto ha dichiarato dopo la gara Vucinic: «Non diciamo quella parola. Dobbiamo scendere in campo sempre con grande cattiveria e con la testa. Ci attendono ancora tre battaglie». L'ex romanista è stato meno serio solo quando gli è stato chiesto a chi dedicava la sua prima doppietta in bianconero. «I gol li dedico ad Alessio (il vice di Conte, ndr), oggi era il suo compleanno e stasera festeggia». In attesa di quella che attende tutto l'universo bianconero. L'arma in più della volata Borriello esulta per il gol del 2-0 contro il Novara JUVE LA FESTA È DIETRO L'ANGOLO Bianconeri a valanga a Novara: 4-0 Vucinic ne segna due poi Borriello e Vidal sotto gli occhi di Boniperti e Platini. Scudetto a portata di mano www.unita.it Conto alla rovescia Sportlunedì Mercoledì c'è il Lecce poi il match point a Trieste con il Cagliari 42 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
L a piazza è un posto pienoma è gente in transito, co-sì crede, forse spera, maadesso è qui, convinta,combattiva, trascinata dalla curiosità e dall'efficacia del sermone di Beppe Grillo, che sul palco ripete il suo spettacolo. In fondo è ciò che ha sempre fatto: la caricatura del potere, dei volti che incarna. Un tempo parlava della Parmalat, dei bilanci truccati da Tanzi («se mi avessero ascoltato avrebbero salvato i risparmi di 60 mila famiglie»), dell'ambiente violato, dell'insussistenza del capitalismo italiano, fatto di manager capaci di fare carriera affondando aziende. La gente ricorda e il genovese spende questo patrimonio di credibilità contro i nuovi obiettivi, che sono i politici e i partiti e le istituzioni: 101 comizi in 101 comuni, tanti dove il movimento cinque stelle ha presentato candidati. «Lui è il nostro megafono», dicono loro. Quanto urla, il megafono. In una settimana Grillo è stato variamente inquadrato come fascista, populista, qualunquista, nazista, demagogo, omofobo, xenofobo. Sembra il protagonista dell'Avvelenata, quella canzone di Guccini che ci permetteva il turpiloquio, senza esserne responsabili. Fra nuove parodie («Casini è un Antony Perkins per vecchie mignotte») e vecchie nostalgie («usciamo dall'euro, i polacchi stanno meglio di noi»), sembra di difficile collocazione in un sistema democratico per il ripetuto e pericoloso disprezzo per i corpi intermedi, siano partiti o sindacati. Ma qui, in piazza dei Signori, fra i palazzi medievali di Verona, c'interessano loro, i grillini. «Non vi voto perché prima o poi ruberete anche voi», aveva detto loro una signora, guardandoli storto, mentre nel pomeriggio raccoglievano simpatie in piazza Bra, dentro un piccolo gazebo malfermo, sostenuto da una valigia azzurra e stipata. Il vento mette a repentaglio i quattro assi di plastica e la tenda. Sotto, all'ombra, il “capolista” Gianni Benciolini comincia così: «Noi facciamo politica. Non potete continuare a dire che siamo l'antipolitica. Siamo contro i partiti, Foto Carlo Perazzolo/LaPresse Viaggio tra i grillini: dalla rabbia contro tutti alla voglia di contare Il tour E a Palermo dice: «La mafia? Prende solo il pizzo...» Verso il voto Il reportage MARCO BUCCIANTINI Il comizio della lista Movimento 5 Stelle, sabato scorso, a Verona per il candidato Gianni Benciolini, presente Beppe Grillo Sotto il palco durante il comizio del comico. «È una novità, e in tempo di crisi ciò che sembra nuovo affascina». Non rifiutano i partiti, votavano Lega, Pd e lo rifarebbero. «I nostri sono temi fondamentali, Grillo è solo un megafono» 101 show: uno in ogni comune dove è presente il movimento 5 stelle «La mafia non ha mai strangolato i suoi clienti, si limita a prendere il pizzo. Ma qua vediamo un'altra mafia che strangola la sua vittima». Lo ha detto Beppe Grillo, così ostile ai media eppure sempre alla ricerca della frase a effetto, sceso a Palermo per sostenere il candidato sindaco Riccardo Nuti, riferendosi alla politica e ai partiti. «Vogliamo nomi e cognomi di chi sta portando al macello il Paese - ha aggiunto - Facciamo un processo con una giuria popolare e poi mandiamoliafareilavoratorisocialmente utili». Sempre sui politici alla conferenza stampa in cui ha incontrato i giornalisti ha detto: «Lasciateli sfogare, son ragazzi...Nonappenarimarrannosenzatelevisioni, senza giornali e senza i poliziotti chesono ormaistanchidi far dascortaa quelli che fanno il burlesque e si iscrivono al Movimento 5 Stelle di nascosto allorasarannocostrettiaconfrontarsicon i cittadini». «Grillo parla come un mafioso senza essere nemmeno originale. Gli stessi argomentiprimadi lui li hannogiautilizzati Vito Ciancimino e Tano Badalamenti» è il commento di Claudio Fava, europarlamentare e membro della segreteria di Sinistra e Libertà. IL CASO INVIATO A VERONA Primo Piano12 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
ADDIO A PAOLO CAVICCHIOLI È morto a Roma il fotografo di scena Paolo Cavicchioli. Figlio d'arte, romano, 61enne, Cavicchioli aveva esordito a 23 anni nel film di Fabio Carpi L'età della pace e, nei suoi trent'anni di attività, aveva messo il proprio talento al servizio sia del cinema d'autore che di quello di genere. Ha lavorato con tanti registi, da Risi a Monicelli. Il Caravaggio restaurato Il Tempo Culture ZOOM Pillole NORD Nuvoloso con piogge sparse più consistenti sul Piemonte; schiarite sulla Liguria. CENTRO Nuvoloso sututte le regionicon piogge più consistentisu Toscana ed Umbria. SUD Nuvoloso sulla Campania poco nuvoloso altrove. ROMA La resurrezione di Lazzaro, uno dei dipinti più importanti dell'ultimo Caravaggio, ha riguadagnato tutto lo splendore originale grazie a un complesso restauro dell'Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro. L'opera sarà visibile al pubblico al Museo di Palazzo Braschi, a Roma, a partire da sabato 16 giugno. Il dipinto risale al 1609 ed è stato eseguito da Caravaggio nell'ultimo periodo della sua vita (sarebbe morto a Porto Ercole nel luglio dell'anno successivo) in Sicilia, dove si era rifugiato dopo la precipitosa fuga da Malta. L'opera, di imponenti dimensioni (3,80 per 2,85 metri) ha lasciato Messina sei mesi fa per essere affidata alle cure dei restauratori. A lavoro ultimato, la tela guadagnerà una nuova leggibilità e alcuni dettagli risulteranno più nitidi, tra questi l'autoritratto de Merisi tra il pubblico che assiste al miracolo. Dal 22 luglio, invece, La resurrezione di Lazzaro sarà restituita a Messina dove, a lavori ultimati, rimarrà esposta al Museo Regionale. Domani NORD Ancora nubi con piogge residue sulle zone alpine, ma con tendenza a rasserenamenti. CENTRO Sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni; locali annuvolamenti sui rilievi. SUD Ampie e persistenti schiarite su tutte le regioni. Dopodomani Oggi OMAGGIO A GIOVANNA D'ARCO Sfilate, esposizioni, spettacoli di teatro, concerti: sono iniziate ieri a Orleans, nel centro della Francia, le celebrazioni per il 600/o anniversario della nascita di Giovanna d'Arco, la più popolare eroina transalpina, che l'8 maggio del 1949 liberò la città assediata dagli inglesi durante la Guerra dei cent'anni. È MORTO GIORGIO CONSOLINI Giorgio Consolini, classe 1920, è morto nel tardo pomeriggio all'ospedale Maggiore di Bologna. Fece sognare generazioni alla radio con Tutte le mamme, con cui vinse il festival di Sanremo nel ‘54 in coppia con Gino Latilla. Ma nel suo albo d'oro di successi «evergreen» ci sono, tra le tante, anche Usignolo, che cantò con Claudio Villa, Vecchio scarpone, Il mare. NORD Nuvoloso con piogge sparse su tutte le regioni. CENTRO Nuvoloso sututte le regioni; locali piogge sulla Toscana, Sardegna e zone appenniniche del Lazio. SUD Addensamenti sparsi specie sulle regioni tirreniche, ma in progressivo dissolvimento. 41 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
L a giornalista messicana Re-gina Martínez è stata trova-ta morta per strangola-mento sabato nella sua casa di Xalapa, nello Stato di Veracruz. Regina era corrispondente del settimanale Proceso in una delle regioni più calde del Paese in cui nell'ultimo anno la violenza s'è impennata per la guerra tra i narcos del Golfo, gli Zetas e l'esercito. Ben 67 giornalisti sono stati uccisi durante il governo dell'attuale presidente Felipe Calderón, in carica dal 2006, e dal 2000 i reporter assassinati sono stati più di 80, rendendo il Messico il Paese più pericoloso per l'esercizio della professione dopo l'Iraq. Giornalisti e cittadini indignati hanno stabilito un presidio a Città del Messico sotto la sede del governo di Veracruz perché questo delitto non resti impunito come capita per il 98% dei crimini denunciati. In vista delle presidenziali del primo luglio, il Messico entra nel vivo della campagna elettorale: i muri e le strade si riempiono di simboli e facce sorridenti, i candidati girano il Paese con tante promesse ma poche proposte. L'Istituto elettorale reputa che l'influenza della criminalità e le pratiche di cooptazione del voto siano le prove più difficili da superare nei prossimi mesi. «Il clima d'insicurezza e i vuoti legali sono i due ostacoli principali», sottolinea il direttore Leonardo Valdés. Il 14% dei seggi merita «attenzione speciale» e il 6% è «a rischio»: si tratta di 4mila sezioni, ma nel 2009, per le elezioni intermedie, erano solo 1.635. L'incremento è avvenuto soprattutto a Monterrey, Acapulco, Ciudad Juárez e in generale nel Nord. «Ogni gruppo criminale cerca di essere il meno penalizzato una volta che i candidati vincono, è la dinamica recente data la loro frammentazione, ma la minaccia continua», commenta l'esperto in narcotraffico Eduardo Guerrero. Il rischio d'infiltrazione dei narcos nelle elezioni è stato segnalato dallo stesso presidente in più occasioni e, precisa Guerrero, «il pericolo cresce notevolmente per i candidati sindaci e ai governi locali». Tra due mesi, a luglio, 80 milioni di messicani, su un totale di 113, dovranno scegliere il successore di Calderón, del partito conservatore Acción Nacional (Pan). In gioco ci sono anche 500 seggi alla Camera e 128 al Senato, l'elezione dei governatori in sei Stati e del sindaco di Città del Messico. Il favorito nei sondaggi è Enrique Peña del Partido Revolucionario Institucional (Pri) con consensi al 46%. Il voto degli indecisi e la probabile riduzione della forbice durante la campagna lasciano ancora margini ai rivali. L'ex ministra del Welfare JosefiFABRIZIO LORUSSO Foto di Fabrizio Lorusso www.unita.it Messico, i narcos in campagna elettorale Uccisa una giornalista Il reportage CITTÀ DEL MESSICO Poster elettorali campeggiano sulle strade e sui muri delle città del Messico La reporter Regina Martínez, assassinata in casa nello Stato di Veracruz, si occupava di politica. Tra due mesi le elezioni: il 20% dei seggi a rischio infiltrazione dei cartelli della droga, soprattutto per governatorati e sindaci La denuncia Per l'Istituto elettorale molto aumentato il rischio criminalità Mondo30 LUNEDÌ30 APRILE2012
VALERIO RASPELLI L a corsa al terzo posto siè incastrata in modoimpensabile e bellissi-mo: quattro squadre a55 punti. La Lazio hafrenato, l'Udinese ha dato un sussulto, il Napoli non molla e l'Inter è tornata: risultato, tutte insieme a 270 minuti dalla fine. Il posticipo serale ha ricompattato il gruppo perché la Lazio di questi tempi è troppo avara per avere ambizioni: l'assenza di Klose a conti fatti è determinante nella corsa per il posto Champions. I friulani invece hanno impostato la solita partita attenta e coperta, sapendo di potersela giocare su pochi episodi ma contrattaccando con convinzione specie sulla fascia sinistra, con Pasquale. Al terzo tentativo volante, l'immancabile Di Natale ha trovato il tempo giusto su un cross di Domizzi: vantaggio meritato, arrotondato nel modo più assurdo, quando - negli ultimi secondi di gara - su un rinvio di Basta si sente un fischio in campo, ma non è dell'arbitro. I laziali si fermano, i friulani no. Marchetti abbandona la porta e Pereyra la riempe scaraventandoci il pallone. Si scatena una rissa insensata, i romani credono di aver subito un sopruso ma non valutano che l'episodio non è decisivo. Dias viene espulso, Scaloni e Marchetti minacciano l'arbitro, il portiere lo spintona platealmente e ne subirà le conseguenze disciplinari. Nel pomeriggio a quota 55 era piombata l'Inter. È servito un gol (di testa) di Maurito Zarate per battere il già retrocesso Cesena. Il giovane Stramaccioni continua la striscia da allenatore imbattuto, premiando la scelta “verde” di Moratti che vede il traguardo del terzo posto, impensabile qualche settimana fa, avvicinarsi sempre di più. Decisive saranno le ultime tre giornate che per i nerazzurri propongono un calendario non facile: a Parma mercoledì, derby con il Milan e infine lo scontro diretto con la Lazio a Roma. Soddisfatto per quanto visto nella vittoriosa trasferta di Udine, contro il Cesena Stramaccioni ha riproposto lo stesso schieramento tattico, un 4-3-2-1 con Alvarez e Sneijder dietro lo sfortunato Pazzini (per la prima volta titolare con il tecnico romano). L'incredibile rimonta Champions, incoraggiata dal pareggio tra Roma e Napoli nell'anticipo di sabato, regala nuove energie all'Inter, all'attacco fin dal primo minuto. Nel primo tempo la pressione nerazzurra è forte, ma non produce i risultati nonostante ben quattordici tentativi, sei della porta ben difesa dal 42enne Antonioli che si supera almeno in 3 occasioni, e al 45' ci mette la faccia (letteralmente) su un violentissimo sinistro di Lucio che lo lascia a terra stordito. Ceccarelli invece ci mette un gol, che manda in vantaggio il Cesena a inizio ripresa. Buon per l'Inter che Obi pareggia subito, con un tiro innocuo trasformato in rete da Van Bergen. È il momento della svolta, e Stramaccioni inserisce prima Milito per uno sconsolante Pazzini, poi Zarate per Alvarez. E i due nuovi entrati sono protagonisti dell'azione decisiva, in cui Guarin (fin lì poco incisivo) ha piazzato il cross. Foto Lapresse Sport Il Lecce si mangia le mani Parma in festa Zarate esulta dopo la rete del 2-1 VOLATA CHAMPIONS UNA POLTRONA PER QUATTRO Vincono Inter e Udinese che raggiungono a quota 55 Napoli e Lazio: in palio il terzo posto Nelfinaleal Friuli i biancocelesti perdonola testa Vigiliaallo “scaricabarile”per il derby di Manchester (stasera ore 21) che potrebbe risolvere la Premier. Le due squadre, che hanno guidato la classifica per tutta la stagione, sono alla resa dei conti con il City, che gioca in casa, che in caso di vittoria raggiungerebbe i cugini dello United e con una miglior differenza reti complessiva andrebbe in testa. Dal ritiro gallese in cui ha portato la squadra per preparare la sfida, sir Alex Ferguson provoca: «Il destino è decisamente nelle manidelManchesterCity,secibattonoiltitoloèloro.Credocisiaunabuonaprobabilità che il City vinca - ha detto Ferguson - e se questo accadrà, con due altre partite rimaste, le chance di vincere il titolo sono molto alte». Lo United dovrà affrontare il SwanseaincasaeilSunderlandintrasferta. Il City giocherà a Newcastle, che è corsa per un posto Champions, e chiuderà ospitandoilQPR.EaFergusonreplicaRoberto Mancini, con la stessa moneta. «La pressioneètutta sulloUnited,mentrenoi nonabbiamonulladaperdere.Certo,per loroun pareggiosarebbeunottimorisultato, ma non hanno questa mentalità». ManciniavràdinuovoadisposizioneMario Balotelli, che ha scontato i tre turni di squalifica, ma dovrebbe farlo partire dalla panchina. Derby di Manchester Ferguson e Mancini fanno gli scongiuri PREMIER LEAGUE Con il vantaggio di scendere in campo dopo la sconfitta del Genoa, il Lecce butta via una buona fetta di salvezza perdendo in casa col Parma. Gli uomini di Cosmi non riescono dunque a lasciare il terzultimo posto e rimangono a un punto dai grifoni. Le ultime tre giornate inizieranno in salita mercoledì con il viaggio allo Juventus Stadium, poi Fiorentina in casa e chiusura a Verona contro il Chievo, mentre il Genoa mercoledì troverà il Cagliari a Marassi, poi a Udine e l'ultima in casa con il Palermo. L'assenza di Quadrado (sostituito da Bertolacci) non è un alibi sufficiente per una squadra doveva giocare la partita della vita e non l'ha fatto. Ad un primo tempo troppo timido, ha fatto seguito una ripresa sullo stesso canovaccio. L'equilibrio è stato spezzato da una perla (l'ennesima) di Sebastian Giovinco: una punizione dai 30 metri dalla parabola così perfetta che Benassi non può far altro che inchinarsi. La reazione dei salentini è scomposta e così arriva anche il raddoppio di Paletta e solo a 7' dalla fine un'inzuccata di Tomovic ridà speranze al Lecce. Speranze tradite da Seferovic che nel recupero si divora il pareggio davanti a Pavarini. Donadoni può festeggiare la salvezza («Fiero di guidare questo gruppo»), ma Cosmi non molla: «Non ci arrendiamo». Calcio 45 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
A che cosa serve Confin-dustria? Dentro e fuoriviale dell'Astronomiain molti si fanno do-mande sull'utilità di una struttura gigantesca e pachidermica (6 mila dipendenti, 500 milioni di quote associative annuali, altri 500 milioni di ricavi da fonti diverse, sedi regionali, provinciali e di settore...) nell'epoca della flessibilità e della globalizzazione. Domande lecite, anche perché con lo scorrere degli anni la più grande impresa manifatturiera (Fiat) e uscita da Confindustria e con la scomparsa della lira sono morti anche alcuni importanti tavoli di potere. Ai tempi della moneta italiana viale dell'Astronomia diceva una parola importante sui tassi di interesse, e la contrattazione sindacati-governo-Confindustria sui salari determinava l'inflazione, con conseguenze enormi. Negli anni recenti, ci sono stati però due importanti progetti che hanno dimostrato, con il loro successo, la concreta utilità pratica di una associazione come Confindustria. Il primo è il progetto sulla legalità e l'antimafia realizzato dagli imprenditori del Sud capitanati da Ivan Lo Bello, Antonello Montante e Cristiana Coppola. Una vera e propria rivoluzione, che i lettori dell'Unità conoscono bene perché queste pagine l'hanno raccontata con l'ampio spazio che merita. Il secondo progetto, finora rimasto un po' più nell'ombra, si chiama Reti di impresa e si propone un obiettivo ambizioso: superare l'impasse della ridotta dimensione delle aziende italiane (che le rende poco competitive quando si confrontano con i concorrenti stranieri), mettendole insieme. Il progetto - che curiosamente ricorda alcuni principi dell'economia cooperativa - è nato quattro anni fa su impulso dell'industriale bresciano Aldo Bonomi, che nei giorni scorsi è stato premiato con una vicepresidenza nazionale dal neo presidente designato Giorgio Squinzi. Le reti di impresa hanno introdotto un nuovo strumento giuridico: il contratto di rete. È una nuova tipologia negoziale a disposizione delle imprese per collaborare alla realizzazione di progetti e obiettivi comuni. Si tratta di un contratto tipico di aggregazione tra imprese con comunione di scopo, che non crea un nuovo soggetto di diritto né una nuova e distinta attività d'impresa rispetto a quella dei soggetti aderenti al contratto. Attraverso questo contratto, le imprese perseguono lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato. Per la realizzazione dello scopo comune, le imprese aderenti devono stabilire un programma comune di rete, ossia l'insieme di diritti e obblighi assunti dalle parti. In pratica, mettono soldi e pezzi di azienda a disposizione della comune rete di impresa. Il successo di questo strumento è evidenziato dai numeri: a poco più di due anni dalla sua introduzione, grazie all'azione di Confindustria, sono già 305 i contratti di rete siglati in Italia, che coinvolgono oltre 1600 imprese in 19 Regioni e 51 Province. Gli iscritti a Confindustria che partecipano a questi contratti ricevono dall'associazione supporto e know how in tema giuridico, economico, organizzativo e di strategie di internazionalizzazione. Sono previste anche agevolazioni fiscali non trascurabili. L'art. 42 comma 2 quater, della legge n. 122/2010 ha stabilito che non concorre alla formazione del reddito imponibile la quota degli utili dell'esercizio destinata al fondo patrimoniale comune e per tale via alla realizzazione degli investimenti previsti dal contratto di rete. In pratica, sugli utili messi in comune non si pagano le tasse. ava lo si onto on o ero na un otore nismo erare io alla nora . ro che è sa l'atteggiamento che la sinistra italiana sta tenendo in questa fase. La scelta di appoggiare le politiche di austerità del governo Monti è secondo gli autori - una diretta eredità delle scelte berlingueriane di fine anni Settanta. Tuttavia il paragone sembra essere un po' forzato. L'austerità di oggi è infatti sempre accompagnata da richiami ai vincoli europei o al giudizio del mercati, due elementi che sembrano molto lontani dalla tensione morale predicata dal Pci di allora. Viceversa, le attuali posizioni della sinistra sembrano essere assai più vicine alle esperienze di governo degli anni Novanta che avevano proprio nel progetto europeo il loro asse centrale. Ancora oggi per molti dirigenti progressisti un approccio critico all'unione monetaria resta un tabù. Ed è proprio questo elemento a portare ad uno strabismo politico sempre più palese, che cerca di far convinvere l'austerità di Monti e il suo sostanziale appoggio alla linea tedesca con il sostegno a tutti quei candidati progressisti - non da ultimo Francois Hollande - che si muovono in direzione diametralmente opposta. Più che di Berlinguer, la sinistra italiana sembra quindi vittima del monito di Ugo La Malfa che raccomandava all'Italia di restare agganciata all'Europa per non sprofondare nel Mediterraneo. Purtroppo negli ultimi anni è mancata la necessaria lucidità di analisi per capire che i limiti dell'impianto istituzionale europeo rendevano difficilmente sostenibile nel tempo la nostra adesione. Così, nonostante gli eroici sforzi della nostra popolazione, in questo splendido mare blu ci siamo finiti lo stesso. Emiliano Brancaccio e Marco Passarella «L'austerità è di destra» Il Saggiatore editore Lo strumento Franco Ernesto Piccole aziende crescono grazie a una nuova Rete Porto di Ravenna, marzo 1987 Cantiere Mecnavi: tredici operai muoiono soffocati Un contratto di aggregazione per uno scopo comune Pensione: protestano i nati nel '52 Sonoinsegnantietuttinatinel1952:per lorolariformadellepensioni delgovernoMonti è davvero pesante. I lavoratori della scuola che hanno infatti maturato i requisiti per la pensione nel corso dell'anno scolastico 2011/2012 non possono andarci con le vecchie norme e le nuovefanno slittare i tempi di ben 6 anni. Arrivati da tutta Italia, ieri hanno protestato a Roma. Capitali coraggiosi 7 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
violenze con rilevazioni oggettive, dal finanziare i centri che sostengono le donne, dal raccontare ogni giorno su tutti i media quel che succede tra le mura domestiche, dal legiferare perchè questi crimini siano puniti senza attenuanti di sorta». «Dall'inizio dell'anno - ha spiegato il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, in una nota - 54 donne sono state uccise dai loro compagni, mariti o ex conviventi. Una vergogna nazionale, una mattanza inaccettabile. La violenza sulle donne è un atto criminale, indegno di qualsiasi Paese civile. Per questo, aderisco con convinzione all'appello Mai più complici: è tempo che la politica si impegni seriamente per fermare questa barbarie». Serve una nuova legge e serve subito. Intanto le donne continuano a morire. Solo il 10% ha la forza di denunciare molestie e abusi. Rosa Calipari Q uando e perché si rompequel confine sottilissimo chesepara la passione dalla brutalità...?». Se lo chiede Marina Massironi, attrice comica, nota soprattutto per il suo sodalizio in tanti film con Aldo, Giovanni e Giacomo. In questo periodo - e già dallo scorso anno - l'attrice sta portando in giro per l'Italia il suo spettacolo tratto dal romanzo di Roddy Doyle: La donna che sbatteva nelle porte, regia di Giorgio Gallione. Il tema, purtroppo, è attualissimo: la violenza sulle donne. Le chiediamo subito di firmare l'appello lanciato dal comitato «Se non ora quando», da Lorella Zanardo, Loredana Lipperini e tante altre...«Certo che firmo. Bisogna rompere il silenzio su questo argomento, e fare fronte comune, uomini e donne». L'invito a fermare questa mattanza (54 casi di violenza solo in questi primi mesi del 2012) è rivolta soprattutto agli uomini, che dovrebbero affiancare le donne in questa battaglia. Quali possono essere le cause che trasformano l'uomo in mostro? «Sarebbe bello capirlo. Non è così semplice individuare delle cause. Credo che l'uomo dovrebbe prendere atto - quando accadono certi episodi del fatto che c'è qualcosa in lui che non va. Dovrebbe interrogarsi sul perché quel confine che separa la passionalità dalla brutalità si spezza. Conosco tante storie di donne che sono a un passo della brutalità: si tratta di rapporti sentimentali che non contemplano la dignità, il rispetto reciproco. Gli uomini non riescono ad accettare l'abbandono e così i grandi amori si trasformano in violenza. Le donne sono le prime vittime, è indiscutibile, ma forse anche loro dovrebbero interrogarsi, parlarne almeno. Certo, ammettere di aver subito una violenza è come ammettere un fallimento. Forse anche per questo molte donne scelgono il silenzio. In ogni caso credo che siamo di fronte ad un problema culturale: l'uomo ha sempre avuto questo senso di possesso, di superiorità...». E i modelli televisivi certo non aiutano... «Quando una donna in tv viene presentata come carne da consumare per l'uomo da formare è aberrante. I media purtroppo non aiutano a correggere una cultura radicata da tantissimi anni». Eppure è necessario educare soprattutto le giovani generazioni. «È assolutamente necessario. Bisogna formare una società civile capace di garantire la vita, il rispetto. Nessuno ha diritto a stroncare la vita dell'altro». Nell'appello lanciato dalle donne si chiede anche un intervento parlamentare: una legge contro il femminicidio... «Se la cultura non è riuscita finora ad educare su cosa è giusto e cosa è sbagliato allora è opportuno intervenire con una legge. Purtroppo la nostra non è una società civile, siamo fermi da troppo tempo». In genere si tratta di violenze che si consumano nell'ambiente domestico, comeaccade anche alla protagonista del suo spettacolo, Paula. Perchéha scelto di affrontare questo argomento in teatro? «Sono partita dal testo di Roddy Doyle, mi interessava approfondire proprio quella linea sottile che separa l'amore dalla violenza, denunciare questa debolezza. Come si può accettare che un rapporto d'amore degeneri? Durante la tournée sono entrata in contatto con tanti Centri anti-violenza. Mi hanno raccontato storie di donne - madri, amiche che per anni, proprio come Paula subiscono violenza. Solo che mentre la protagonista dello spettacolo reagisce, molte altre donne non ci riescono». Parlarne in teatro può aiutare a rompere il silenzio? «Può essere uno stimolo per le donne ad uscire dal loro isolamento. Per gli uomini a non prendere le parti di altri uomini, ma ad essere più critici, più generosi, più sani, più maturi». «Possiamo fare qualcosa in più, oltre la mobilitazione» «Basta violenza Così l'Italia non è un Paese civile» Intervista a Marina Massironi FRANCESCA DE SANCTIS Parla l'attrice protagonista di uno spettacolo teatrale sugli abusi: «In questi mesi ho ascoltato tante storie di donne che da anni subiscono in silenzio» Solo il 10% delle donne ha la forza di denunciare gli abusi Statistiche fdesanctis@unita.it Foto Lapresse ROMA Foto Lapresse Marina Massironi Due arresti per stupro Un nordafricano di 23 anni e un cittadino tedesco di 29 sono stati arrestati dai carabinieri a Lodi per violenza sessuale di gruppo, sequestro di persona, ingiuria e detenzione di stupefacenti.Unadonnadi31annilihadenunciatodichiarandochelaseradivenerdì iduela avrebberoviolentatanelloscompartimentodeltrenoregionaleMilanoRogoredo-Modena. 23 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
Foto di Antonello Zappadu/Ansa Non ha lasciato nessun biglietto per spiegare il suo gesto, prima di farla finita, uccidendosi con un colpo di pistola nelle campagne di Mamoiada, in provincia di Nuoro. Un suicidio quello di G.M., 55 anni, che sembra legato alla crisi che aveva messo in ginocchio la sua impresa edile, soprattutto dopo l'abbandono di un fratello socio, anche se in paese non tutti vogliono crederci. C'è sgomento a Mamoiada per la morte di un uomo conosciuto e ben voluto da tutti. Sabato pomeriggio tanta gente commossa ha partecipato ai funerali dell'impresario che, dopo che la sua azienda aveva cessato l'attività, era stato anche costretto a licenziare i suoi due figli. Ma anche su questo aspetto emergono degli interrogativi in paese, visto che in molti sostengono che uno dei figli lavori a Cagliari e non abbia problemi economici. Il cinquantacinquenne da impresario aveva dato occupazione a diversi giovani del suo paese, pendolari verso la costa per costruire case di villeggiatura. Poi, negli ultimi mesi, il precipizio della recessione, che si è tradotto nel fermo dell'azienda, che gestiva insieme con due fratelli. Venerdì mattina l'uomo, in compagnia della moglie, si era recato a Nuoro per fare alcune analisi in ospedale. Poi il rientro a casa per il pranzo. Ma l'imprenditore ha detto di voler prima fare un salto nella vigna, che cura di persona, e dove si reca quotidianamente. Lì, in aperta campagna e lontano da tutti, ha preso la pistola e si è sparato. Un gesto estremo che per molti conoscenti, a Mamoiada, resta senza un perchè. «Non potevamo immaginare nemmeno lontanamente il dramma interiore che quest'uomo stava attraversando - racconta il sindaco Graziano Deiana - faceva parte di una famiglia molto unita, in cui è forte la solidarietà reciproca. Era una persona davvero in gamba». «È terribile dover assistere a queste disgrazie», dichiara sgomento il parroco don Luigino Monni. MANIFESTAZIONE Insomma, un suicidio di un imprenditore in difficoltà che però lascia molti dubbi tra le persone che lo conoscevano bene, che non si aspettavano questo gesto e che ora s'interrogano sui motivi che possono aver La tragedia a Mamoiada, in provincia di Nuoro. L'uomo, 55 anni, aveva dovuto chiudere la sua attività nel settore dell'edilizia dopo aver dato lavoro anche a molti giovani del Paese. PINO STOPPON www.unita.it Costretto a licenziare anche i suoi figli Si spara alla testa ROMA p È accaduto lo scorso venerdì a Nuoro. Nessun biglietto di addio da parte dell'imprenditore pVittime della crisi Il quattro maggio manifestazione a Bologna. «Ci hanno lasciato soli» Italia In Italia il 60% della popolazione vive lungo la fascia marina, ma la costa rischia la scomparsa. L'erosione costiera si è mangiata oltre il 42% dei litorali italiani (Cnr-2006), e su quasi 8mila Km di coste, solo il 30% è rimasto allo stato naturale. In cento anni, inoltre, l'80% delle dune è scomparso e il 50% dei litorali risulta compromesso. A fornire la desolante fotografia sulle nostre coste erose da cementificazione, pressione demografica, degrado e inquinamento è il Wwf che lancia un appello «Salviamo il profilo fragile dell'Italia» in apertura della nuova campagna che tutelerà tratti di costa in Sardegna, Veneto e Puglia. La denuncia del Wwf: in un secolo l'Italia ha perso metà delle sue coste 28 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
29 marzo scorso, quando già il terreno stava per crollare sotto i piedi dell'ex tesoriere, sarebbe - secondo gli stessi investigatori - un tentativo disperato di Belsito di far perdere le tracce della propria attività all'estero. Attività che sinora l'ex tesoriere ha negato, rivendicando, nell'interrogatorio davanti ai pm milanesi, di «aver sempre cercato di curare gli interessi del Carroccio e di aver sempre investito i rimborsi elettorali informando i vertici del partito a cominciare dallo stesso Bossi». L'ipotesi della procura di Reggio è che il potente clan della 'ndrangheta legato alla cosca De Stefano possa, almeno da un certo punto in poi, aver utilizzato i canali puliti del Carroccio, messi a disposizione da Belsito, per riciclare danari sporchi. E che Belsito abbia, a sua volta, utilizzato canali di investimento remunerativi per far crescere il tesoretto della Lega e anche il suo privato. È un fatto che Belsito, come ha raccontato a verbale Mafrici davanti ai pm reggini e come hanno confermato la segretaria Nadia Dagrada e Oscar Morandi, l'ex autista di Umberto e Renzo Bossi, andava spesso nello studio di via Durini, quartier generale dell'avvocato Mafrici. Il quale però davanti ai pm ha chiarito di «essere stato cercato da Belsito» e non viceversa. Anche su questa circostanza Belsito non ha detto tutta la verità dicendo di conoscere appena Mafrici e non facendo mai menzione di avere una stanza presso lo studio di via Durini. Al di là delle dichiarazioni esiste un'intercettazione destinata a sgomberare ogni dubbio. Il 12 gennaio, quando Il Secolo XIX ha da pochi giorni raccontato degli investimenti della Lega in Tanzania e a Cipro, Morando registra all'insaputa di Belsito un colloquio tra di loro. «Dove siamo qua Francesco?», chiede Morando. La risposta: «È uno studio di avvocati, uno studio professionale. Ci sono 30 avvocati. Ce n'è una caterva, anche commercialisti». L'ex autista ha spiegato che quello studio è in via Durini e di averci portato spesso Belsito. Di fondi neri si è parlato fin dal primo giorno di questa inchiesta. I pm cercano conti correnti segreti dove possono essere state nascoste provviste di danaro. Di certo, dalle verifiche contabili della guardia di finanza, mancherebbero parecchi soldi dai bilanci della Lega. La dichiarazione di fallimento, tentativo di far perdere le tracce L'ipotesi dei pm IL COMMENTO Bruno Gravagnuolo La «lamentatio» non è nuova e torna ad esplodere con accenti accorati: la destra in Italia non c'è, ha fallito. Qualcuno l'ha uccisa. Chi è stato? E come rilanciarla? Belle domande, che Ernesto Galli della Loggia ripropone sul Mulino con saggio ripreso dal Corsera: «Il paradosso dell'Italia senza destra». E che in modo risentito agitano anche i pensieri di Marcello Veneziani sul Giornale - «colpa dell'egemonia settaria di sinistra!» - o quelli catechistici di Piero Ostellino, assertore di un liberalismo liberista da «Stato minimo» (e però massimo nei poteri del premier plebiscitato). Lasciamo stare il vittimismo di molti di costoro, e veniamo ai fatti. Che in parte lo stesso della Loggia riconosce: la destra ha perso la sua grande occasione. Quella del 1994, anno in cui Berlusconi sparigliò il sistema politico in due poli. Drenò dalla sua parte l'elettorato «potenzialmente di destra» custodito dalla Dc. E sdoganò destra territoriale leghista e post-fascista. Tre destre in una. Quella del Cavaliere: mediatica, aziendalista e patrimonialista. Quella civica ed etnica del nord: protezionista fuori e liberista dentro. E quella missina: nazional-statale, autoritaria e anti-liberale. Di complemento, all'inizio, anche Casini e Buttiglione, risorse buttate all'insegna del populismo e dell'asse con la Lega. Ebbene, la storia lo ha detto, il federatore non è riuscito a federare alcuna identità forte, alcun valore condiviso e di massa. È stata un'anomalia «personalitaria» incapace di egemonia etico-politica, vista la sua carica selvatica e divisiva, la persistenza del conflitto di interesse e lo smaccato contrasto tra valori moderati sbandierati e pacchiano stile edonista esibito. Fin qui, della Loggia, che però nella sua analisi sull'«etico-politico» carente, sorvola su tratti decisivi del berlusconismo: l'uso strumentale dei cattolici, il populismo da guerra fredda e la guerriglia contro la divisione dei poteri. Tutte cose che hanno spaccato il Paese, inchiodandolo a una guerra civile simbolica senza fine. Con buona pace del bipolarismo liberale «normale» da della Loggia sognato. Intanto verrebbe da chiedersi: come mai i nostri paludati liberali si accorgono solo oggi che il berlusconismo è stata un'anomalia selvaggia e «destrutturante», laddove fin da subito fu chiaro a molti che esso era una forma di neopopulismo carismatico e distruttivo di ogni fisiologia liberal-democratica? In fondo, per questo motivo di fondo è fallito e non già o non solo per la pessima qualità di governo. D'accordo, ma consumate le illusioni che deve fare la destra? Possiamo tentare di dire da dove «non» può rinascere la destra che della Loggia vagheggia. Bene di certo la destra «ideale» non rinasce da ciò che della Loggia con pertinacia sconcertante continua a ravvisare come l'optimum istituzionale: decisionismo a «forte caratura personale», contro partiti e Parlamento. Secondo un'interpretazione che vede nel «governo tecnico» la risoluzione di ogni problema di stabilità e di delegitimazione della politica. È un abbaglio. Ma l'abbaglio ha la logica di sempre. Vuol dire: partiti elettorali personali, al centro e in periferia. E poi vuol dire premierato o presidenzialismo, con spiantamento dell'ordinamento parlamentare. E ovviamente vuol dire opacità, populismi e dominio dell'immagine e primato della comunicazione sul pensiero e sulla deliberazione. Tutte droghe che stanno per finire, che non esistono in Europa, e che ci hanno condotto alla rovina. Visto che l'assalto populista nella storia d'Italia non ha fatto altro che destrutturare responsabilità civica e autorità dello Stato, all'insegna di sbornie miracolistiche e straccione. A ben guardare è stato proprio questo il peccato d'origine della destra italiana: il mix di sovversivismo, egoismo proprietario e anti-politica. Nel segno degli «unti del signore», e contro lo Stato di tutti i cittadini. Ma è possibile un'altra destra? Certo che sì. Ma a condizione che che chi è di destra individui con serietà le sue radici moderne e credibilmente liberali. Eccone alcune, di quelle radici. Il liberalismo di Cavour e della destra storica, feroce e censitario certo, ma capace di risanare il bilancio, e di fare l'unità Risorgimentale e «post», anche in alleanza egemonica con le forze democratiche. Altra radice: il liberalismo di Nitti e Giolitti, capace di intendere l'ascesa delle masse popolari tra otto e novecento e di interloquire con esse. E ancora: l'elitismo di Gaetano Mosca, liberal-democratico e conservatore, ma teso ad una certa «circolazione delle élites» non castale e protetta. Un po' come in Croce, giolittiano e conflittualista della libertà come religione. E poi: Einaudi, col suo liberismo-liberalismo attento a fisco, legalità, redistribuzione e contrasto della rendita. Infine ma last but non least - il cattolicesimo moderato, decisivo in una Paese come l'Italia. Il cattolicesimo di Gioberti, Rosmini e Manzoni. Austero, responsabile, compreso dell'interesse nazionale. Solidale dall'alto con gli umili pur nella gerarchia. Insomma, un liberalismo costituzionale che bandisce magnati e sovversivi. Liberalismo che sia il rappresentante etico di una borghesia imprenditorale responsabile. Che abbia a cuore l'Italia e il suo stato in Europa, non la finanza o le commesse. Contraddizione I nostri liberali solo oggi vedono l'anomalia del berlusconismo I danni del ventennio Nessuna egemonia ma solo una carica sovversiva che ha diviso NON SARÀ UN NUOVO «UNTO DEL SIGNORE» A SALVARE LA DESTRA Sin.Pa, festa senza Bossi Rosi Mauro si è detta convinta che lo scandalo che ha portato alla sua espulsione dal partito non scalfirà il suo rapporto con Umberto Bossi. «Lo conosco dal 1987, queste piccolezze non possono distruggere un rapporto di stima e amicizia reciproca», ha affermato al termine della prima «batelada» del sindacato padano senza dirigenti del Carroccio. 11 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
I l bel voto francese per Hollandeincoraggia tutte le forze che inEuropa sono alternative alle de-stre liberiste, che con i tagli e la recessione hanno acutizzato la crisi. In Francia la politica e i partiti non si sono tirati indietro di fronte alla crisi ma hanno aperto un salutare confronto democratico, mentre l'antipolitica ha rafforzato le destre. In Italia, dopo circa sei mesi di governo tecnico, siamo invece sempre più impantanati, con politiche rigoriste e senza crescita, che dividono gli italiani, impoveriscono i lavoratori e i piccoli imprenditori e con un sistema politico fortemente discreditato. L'emergenza si è trasformata in pericolosa confusione caratterizzata dalla dannosa e non veritiera «strana maggioranza», che mescola i responsabili della crisi con chi si è battuto contro e ne vuole uscire con il cambiamento democratico. Per stare con credibilità nella fase politica è necessario rimarcare la nostra diversità anche con una risposta eccezionale del Pd di fronte all'emergere in forme drammatiche di una nuova questione morale. Siamo di fronte a una nuova crisi di regime, più grave di quella del biennio 92-94. Si saldano in un miscuglio potenzialmente esplosivo crisi sociale e crisi politica, con rischi seri per la democrazia. Ogni tentativo da parte della sinistra di cavalcare l'antipolitica e il populismo sarebbe suicida. Ma sarebbe suicida anche pensare di difendere i partiti così come si sono venuti configurando nella Seconda Repubblica. Ha ragione da vendere chi ha detto che l'antipolitica è la forma che prende il potere finanziario - messo alle corde, di fronte alle proprie responsabilità, dalla gravissima crisi che ha provocato nel mondo per imporre un'uscita a destra. Il compromesso democratico del '900 non serve più agli spiriti animali del liberismo. A loro serve ora un potere monocratico e discrezionale. E tuttavia il punto di forza dell'offensiva antipolitica sta nella natura che la politica ha preso nell'ultimo ventennio. Il pendant del liberismo e delle sue politiche è stato il leaderismo, con un processo di svuotamento dei partiti come luoghi di mediazione e di rappresentanza, trasformati in comitati elettorali, sempre più permeabili agli affari, al dominio finanziario, agli interessi personali. Se si vuole dare una risposta credibile all'antipolitica, i partiti devono liberarsi dal leaderismo e dalle sue conseguenze. Riflessioni provenienti da ambienti diversi, da quelle di Stefano Rodotà a quelle di Gustavo Zagrebelski, vanno in questa direzione. Il vantaggio del nostro partito, il Pd, è quello di non essere identificabile con un capo, o con un solo capo, e di fare del proprio aggettivo «democratico» un'identità forte. E l'iniziativa parlamentare di questi giorni, per applicare l'art.49 della Costituzione, a vincolare i partiti a procedure democratiche e il finanziamento - ridotto rispetto a quello attuale al pieno e certificato rispetto di tali procedure, va giustamente in questa direzione. Tuttavia il barocchismo delle primarie allargate a tutti quelli che vogliono votare, e non agli aderenti al Pd, anche per eleggere le cariche territoriali di partito, ha finito con lo svuotare l'organismo collettivo di un significato di ricerca della mediazione tra interessi sociali, posizioni culturali e etiche, punti di vista differenti. Il Pd appare come la confederazione di diversi capi, bloccata nei suoi equilibri perché obbligata a rispettare quelli che si formarono al momento della nascita del partito. È lo statuto del Pd che va rimesso in discussione. Cosa vuol dire essere democratici e fare della partecipazione un modo di essere alimentato attivamente ogni giorno? Vuol dire essere un partito plurale - che dà garanzie effettive di pluralità (di genere, di generazione, di culture, di storie, di interessi) e che organizza in una libera competizione interna il confronto plurale. E vuol dire costruire su questa base un nuovo organismo collettivo, dal cui confronto - coadiuvato da consultazioni democratiche con i circoli, anche usando le tecnologie digitali escano posizioni chiare, fatte proprie dal partito. Che sui temi del lavoro e dell'economia esistano, come si è visto, più anime - una più sociale, l'altra più liberale - non può voler dire che si paralizza il partito, o si mette il bavaglio a chi è in minoranza: ma che si organizza una dialettica fondata sul confronto e sull'ascolto, che permette poi di decidere e di dare battaglia. Sulla riforma e la costruzione del partito si è stentato molto , anche negli ultimi anni. Ora, prima delle elezioni, occorre mettere mano con urgenza a questo tema. Il Pd deve diventare la forza che fa della lotta senza quartiere alla corruzione e al malaffare il proprio modo di essere, con una vigorosa iniziativa di autofinanziamento, con la rinuncia alla metà degli attuali rimborsi elettorali, con nuove regole che pretendano dai propri eletti e dai propri dirigenti comportamenti esemplari e sobri. Il Laboratorio Politico che abbiamo promosso in questi mesi, e che si è già costituito in molte regioni, è uno strumento di partecipazione per rimboccarsi le maniche: non è una corrente ma una sorta di movimento per aiutare il Pd e la sinistra a dotarsi di strumenti efficaci. Ci sembra indispensabile ascoltare in una sede solenne i nostri iscritti, in un congresso tematico, sulla nuova questione morale o almeno una Conferenza di organizzazione che abbiano il mandato di modificare lo statuto e di definire un modo di essere del Pd profondamente rigenerato, rappresentativo delle forze sociali, aperto ai movimenti e ai giovani. COMPONENTI DEL LABORATORIO POLITICO DEL PDL'INTERVENTO Carlo Ghezzi Il leaderismo alimenta l'antipolitica Per sconfiggere il populismo liberista occorre rafforzare l'idea di un Pd plurale che abbia un'identità forte. Bisogna superare la Seconda Repubblica riconsegnando alla politica la centralità democratica Bruno Ugolini ricorda MAURO MONTALI La sua vivace intelligenza, la sua gioia di vivere negli anni lontani dell'Unità. Il nostro «collegato» RENATO VETTESI non c'è più, ma lo ricorderanno sempre gli amici e compagni della Stazione Roma-Nord di Civita Castellana. Bice, Franca e Silvia Chiaromonte, a trent'anni dal suo assassinio, ricordano PIO LA TORRE amico e compagno di tante avventure. Roma lì 27/04/2012 Pietro Folena Sergio Gentili 33 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
Quando si dice la comodità. Da Varese, o da Gemonio, bastano venti minuti per arrivare a Lugano, ed è anche una strada piacevole. Ed è a Lugano che Francesco Belsito avrebbe costituito anni fa una società che per gli investigatori della Dia diventa il nuovo punto di partenza non solo dell'inchiesta reggina ma anche di quella milanese. La società si chiama Aurora, è una SAS, risulta avere due soci, Giovanni Russo e Franco Domenico Belsito, ed è stata dichiarata fallita dal tribunale di Lugano il 29 marzo scorso. Una settimana prima che in Italia divenissero pubbliche le inchieste sull'ex tesoriere del Carroccio. Gli investigatori della Dia sono quasi certi che dietro Franco Domenico Belsito si possa celare Francesco Belsito, indagato per appropriazione indebita e truffa (Milano) e riciclaggio (Reggio Calabria). E che il cambio di nominativo sia un escamotage per sviare accertamenti di tipo fiscale. Così come avrebbe fatto anche l'avvocato Bruno Mafrici indagato per concorso in riciclaggio dalla procura reggina - e che fin quando ha operato in Calabria si chiamava Giovanni e poi a Milano è diventato Bruno. Una modifica che ha permesso di cambiare il codice fiscale, quindi la firma fiscale. Se il pm calabrese Giuseppe Lombardo è a caccia dei canali legali con cui la 'ndrangheta ripulisce il suo immenso fatturato, l'aggiunto di Milano Alfredo Robledo e i sostituti Filippini e Pellicano cercano con eguale insistenza i fondi neri e i conti segreti del Carroccio e di Belsito. LA ROGATORIA Sarà adesso la rogatoria che le due procure - Milano e Reggio - stanno per inoltrare ai colleghi svizzeri a chiarire in via definitiva quella che, per gli investigatori, sarebbe già una certezza. E a tracciare l'attività della società Aurora, chi sono i veri proprietari, le attività, eventuali flussi di danaro in entrata e in uscita. La dichiarazione di fallimento il Foto Ansa CLAUDIA FUSANI Per gli investigatori della Dia è il nuovo punto di partenza delle inchieste che ruotano attorno al tesoriere leghista: una società dichiarata fallita dal tribunale di Lugano lo scorso il 29 marzo. RAI Politica e giustizia Su Belsito spunta «Aurora», la Dia indaga sulla società svizzera Angelino Alfano (terzo da sinistra), Maurizio Sacconi (secondo da sinistra) e il candidato a sindaco di Conegliano Floriano Zambon cfusani@unita.it pGli inquirenti sospettano che dietro «Franco Domenico Belsito» si celi l'ex tesoriere della Lega p La procura di Reggio alla ricerca dei canali utilizzati dalla 'ndrangheta per il riciclaggio In diretta e in «casa» Rai, Michele Santoro ufficializza la sua candidatura a direttore generale della tv pubblica, in ticket con Carlo Freccero (direttore di Rai 4) allapresidenza. OspitediLucia Annunziataa«Inmezz'ora»,suRai3,Santorohapresentato il suo curriculum, che invierà a Monti insiemeaquellodiFreccero.Non si tratta di una provocazione, spiega, ma di un metodo: al premier chiede sia «attenzione», sia un termine per presentare i curricula, per «affermare il principio che chi aspira a ricoprire cariche pubbliche di rilievo deve dirlo in maniera trasparente» e «non andando a parlare con Bisignani o con Letta». Santoro apprezza la scelta del Pd di non partecipare alle nomine, ma sostiene che «non può stare sull'Aventino», piuttosto solleciti Monti a proporre nomi autorevoli «senza aspettare i partiti». Un coro sprezzante dal Pdl boccia la sola idea, l'Idv appoggia il metodo, il Pd chiarisce che non si tratta di «Aventino» madi unabattagliaper lariforma.Sostengono le candidature sia Annunziata che Saviano,unotrai più«gettonati»nellaprima consultazione di Articolo21, insieme a Rodotà, Zagrebelsky, Zanardo, Bonsanti, De Zulueta, Augias. Santoro e Freccero candidati «trasparenti» come dg e presidente Primo Piano10 LUNEDÌ 30 APRILE 2012
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