U n omicidio su quattrouccide una donna, pernon parlare di tutte lealtre violenze che ven-gono commesse quotidianamente. È il caso di Vanessa, appena uccisa a Enna da un fidanzato pazzo di gelosia, ieri la sua autopsia che ha escluso cocaina o altre sostanze stupefacenti. E ieri un altro delitto contro una donna. Antonietta Giarrusso, di 65 anni, titolare di una fabbrica di parrucche, è stata assassinata nel suo negozio in via Dante, nel centro di Palermo. La vittima è stata trovata con un paio di forbici conficcate nella gola. Sono in corso indagini per cercare di ricostruire la dinamica del delitto. Una rapina fallita per la pronta reazione della vittima è l'ipotesi investigativa prevalente per la sua morte. Ma gli investigatori stanno esaminando con attenzione alcuni dettagli che potrebbero portare a una diversa soluzione. Nella cassa del negozio di via Dante la polizia ha trovato quasi mille euro in contanti. Nessun segno di un'eventuale ricerca di denaro. Non si può escludere comunque che l'assassino, dopo avere aggredito la donna colpendola con una forbice e un coltello, sia fuggito senza perdere tempo nel timore di essere scoperto. Ha lasciato la forbice conficcata nella gola della vittima e ha portato via il manico del coltello che si era spezzato. Porta forzata. Per ritardare la scoperta del delitto l'aggressore ha chiuso la porta del negozio portando via la chiave. Antonietta Giarrusso era stata vista per l'ultima volta alle 11,30 dall'ex portiere dello stabile vicino. «Era una persona perbene, conosciuta e stimata da tutti», ha detto. Secondo il medico legale la morte risalirebbe proprio a quell'ora. Dopo aver compiuto il delitto, l'assassino è fuggito senza rubare nulla: il denaro che era presente nel negozio è stato tutto ritrovato. Ma chi ha ucciso ha anche adottato una cautela per ritarda la scoperta del cadavere: ha chiuso il negozio e ha portato con sè la chiava. Quando il secondo marito della donna, un uomo di 90 anni, si è recato sul posto non vedendo rientrare la moglie ha trovato la porta chiusa e ha chiamato un fabbro per aprirla. Il corpo giaceva sul retro del negozio. Confermato che le armi del delitto sono due: un coltello, la cui lama si è spezzata nelle carni delle vittima, e un paio di forbici che l'assassino ha lasciato conficcate nella gola della donna. La polizia sta interrogando i commercianti dei negozi vicini. Adesione illustre. Intanto per la campagna di sensibilizzazione a cui ha aderito anche questo giornale, un'adesione illustre, quella di Rita Levi Montalcini: «Aderisco con piacere e anche con grande dispiacere, e firmo convintamente». Questa la sua adesione all'appello di «Se non ora quando? Mai più complici», contro la violenza sulle donne. Accanto al suo nome - riferiscono i promotori dell'appello - anche Franca Zambonini di Famiglia Cristiana, Michele Salvati, direttore del Mulino e Chiara Saraceno, sociologa. Ha aderito anche Mara Carfagna, deputato Pdl ed ex ministro per le Pari opportunità: «L'attenzione è la prima risposta ai casi di violenza contro le donne. Attenzione che deve essere accompagnata dalla certezza della pena per i colpevoli e a misure di sostegno e di accoglienza per le vittime. Per questa ragione riunire migliaia di persone, donne e uomini, attorno ad un solo scopo é certamente importante». Per la morte di Vanessa Scialfa, intanto, un'iniziativa dal valore simboliFemminicidio, firma anche la Montalcini Nuova vittima a Palermo www.unita.it Movente incerto Forse all'origine del fatto una rapina sventata dalla vittima Invito del sindaco Il primo cittadino del capoluogo chiede alle donne di denunciare La mobilitazione VINCENZO RICCIARELLI Continua la mobilitazione in sostegno della campagna contro la violenza sulle donne. Ieri un nuovo omicidio a Palermo Una commerciante di 65 uccisa nel suo negozio con forbiciate alla gola Per il delitto di Vanessa Scialfa manifestazione simbolica sabato prossimo La scienziata: «Con piacere e anche dispiacere, firmo convintamente» Italia26 MARTEDÌ1 MAGGIO2012
settimana scorsa si era autosospeso dal gruppo dei parlamentari del Carroccio, il triumvirato Maroni, Calderoli e Dal Lago, ha «disposto la cancellazione dal libro dei soci ordinari militanti». «Il che - ha spiegato ieri sera l'ex ministro dell'Interno - equivale tecnicamente all'espulsione». I problemi per il senatore sono cominciati una decina di giorni fa, quando Stiffoni è stato convocato in procura come testimone nell'ambito dell'inchiesta che sta sconvolgendo il partito fondato da Umberto Bossi. Pare che ad un certo punto la sua testimonianza si sia interrotta. Le tante incongruenze nella ricostruzione hanno spinto i magistrati a chiedere delucidazioni sul conto Bnl anche al capogruppo dei leghisti al Senato, Federico Bricolo, il quale avrebbe detto di non sapere nulla dell'utilizzo che Stiffoni faceva dei fondi destinati al gruppo di Palazzo Madama. Soldi pubblici, come quelli che Rosi Mauro, anche lei espulsa dal partito insieme all'ex tesoriere Belsito, continua a negare di aver utilizzato per usi privati. Domenica la vicepresidente del Senato e segretaria del Sin.Pa, il sindacato padano, come ogni anno ha festeggiato il 22esimo compleanno della sua creatura sindacale. Stavolta però alla tradizionale “batelada”, il giro in battello sul lago Maggiore, non ha preso parte l'ex leader del Carroccio, Umberto Bossi, che ha declinato l'invito della sua ex fedelissima. I FILE DEL COMPUTER Intanto vanno avanti anche le indagini delle procure di Reggio Calabria e Napoli, che puntano alla presunta cassaforte svizzera dove, secondo le ipotesi investigative, l'ex tesoriere Belsito avrebbe fatto transitare milioni di euro dei fondi del rimborso elettorale della Lega e, forse, sospettano gli investigatori, anche della ‘Ndrangheta. Una pista che si è aperta dall'analisi delle migliaia di file trovati dagli inquirenti nel computer sequestrato a Belsito. Dai controlli è emerso in particolare il conto ticinese “Aurora”, intestato a Franco Domenico Belsito, sul quale i magistrati di Napoli e Reggio, John Woodcock e Giuseppe Lombardo, attendono l'esito delle rogatorie inoltrate ai colleghi elvetici. Adesso il premier Mario Monti inserisce la Rai tra i settori da risanare «perché l'indipendeza dalla politica non è garantita». Eppure non ha mosso un dito per riformarne la governance dopo averlo annunciato a gennaio, ed è chiaro che a ostacolare la riforma è stato il veto dichiarato del Pdl e di Berlusconi. «Chi vuole diminuire le tasse sa che è necessario rivedere enti e società, compresa la Rai, dove la logica di indipendenza dalla politica, della trasparenza e del merito non è garantita», ha detto il presidente del Consiglio nella conferenza stampa dopo il consiglio dei ministri a Palazzo Chigi. Invece la commissione di Vigilanza da domani farà partire la macchina per il rinnovo dei vertici Rai, con gli stessi criteri della legge Gasparri. Un nodo difficilmente superabile, dal momento che il Pd non fa marcia indietro sull'intenzione di non partecipare alle nomine con le vecchie regole. Ieri il presidente della Vigilanza, Sergio Zavoli, ha convocato l'Ufficio di Presidenza per domani alle 17 per definire le procedute di voto. I tempi potrebbero essere rapidi, perché il 4 maggio si riunisce in prima convocazione l'Assemblea degli azionisti Rai (per il 99% il Tesoro, il resto la Siae) che dovrà approvare definitivamente il bilancio 2011, l'8 maggio è la seconda convocazione. Normalmente la prima seduta va «deserta», questa volta potrebbe essere diverso se il governo volesse intervenire o con un decreto o con modifiche nello Statuto Rai. LOTTIZZAZIONE I parlamentari della Vigilanza (quindi i partiti) nominano sette consiglieri, l'azionista (il ministero dell'Economia) ne nomina l'ottavo e indica il presidente che deve avere i voti dei due terzi della commissione; indica anche il direttore generale poi votato dal Cda. Il ministro Giarda ha detto che il governo indicherà i nomi «dopo i partiti» (è escluso che il Dg sia Enrico Bondi dopo il nuovo incarico), ma si sta creando un movimento, mosso dalla candidatura di Santoro a dg, dall'IdV, perché avvenga il contrario e perché Zavoli accetti candidature aperte a tutti con curricula e audizioni. N.L. LA LETTERA Caro Direttore, nella settimana prossima, dopo il voto per le elezioni amministrative, presso la commissione Affari costituzionali del Senato verrà conclusa la discussione generale sulla riforma costituzionale e verranno presentati gli emendamenti. Si avvierà quindi la seconda fase del lavoro parlamentare destinata all'esame e al voto degli emendamenti e al voto sul testo finale. Dopo i ballottaggi, secondo il calendario approvato dalla Conferenza dei presidenti di gruppo, il testo andrà in Aula per la prima deliberazione del Senato. Riassumo lo stato dei lavori non solo per riconoscere il merito del Senato, ma anche perché é bene che la discussione pubblica su quelle proposte esca dalle secche delle contrapposizioni pregiudiziali e si misuri sui contenuti effettivi della riforma per correggerla e migliorarla. Le norme all'esame del Senato si limitano a correggere alcune disfunzioni cruciali del nostro ordinamento e sono quindi ben distanti dagli intenti delle grandi riforme del passato. In particolare si concentrano su ciò che appare oggi utile per dare autorevolezza al Parlamento e dignità al governo, all'interno del quadro costituzionale vigente. In sintesi: un forte governo e un forte Parlamento. In materia costituzionale ogni intervento è come un sasso nell'acqua, allarga i suoi effetti a tutto o quasi tutto l'ordinamento e quindi va valutato non solo per quello che dispone, ma anche per i suoi effetti sistemici. Perciò critiche, suggerimenti, correzioni non possono che essere benvenuti. Occorre però liberarsi da preconcetti e valutare ciò che davvero è proposto. Mi riferisco in particolare alla lettera di Diego Novelli, pubblicata su l'Unità del 29 aprile scorso, scritta anche a nome di molte importanti associazioni, dove accanto a giuste preoccupazioni e condivisibili obbiettivi si sollevano l'accusa della trasformazione della repubblica parlamentare in repubblica presidenziale. L' accusa si fonda su dati non veri. Non è vero che il presidente del Consiglio nominerebbe e destituirebbe autonomamente i ministri. Sia chiaro che lo fa anche il cancelliere tedesco e la Germania è una repubblica parlamentare. Ma la proposta dice una cosa diversa: il presidente del consiglio propone al presidente della Repubblica la nomina e la revoca dei ministri. Chi decide quindi è il Capo dello Stato, non il presidente del Consiglio. Il premier non ha il potere di sciogliere le Camere, come denuncia Novelli; ma se non ottiene la fiducia può chiedere lo scioglimento e lo scioglimento non può essere concesso se le Camere entro venti giorni, in seduta comune, indicano un nuovo presidente del consiglio dei ministri. Quindi la deliberazione decisiva, come in Germania, spetta sempre e comunque al Parlamento. Non è vero, infine, che ci sia l'elezione diretta, di fatto, del premier. Basta leggere il testo delle proposte che è allegato alla seduta del 18 aprile della commissione presieduta dal senatore Vizzini, relatore del provvedimento. Il testo è consultabile sul sito internet del Senato (www.senato.it). Luciano Violante L'iter della riforma Le indagini su Aurora PierFerdinandoCasini,rispondendoaigiornalistiaCatanzaroapropositodiuntentativo di Opa sul Pdl ha risposto: «L'Opa non figura nel mio vocabolario, non sono un finanziere. Naturalmenteproprio perchèè un progettoserio bisogna superare la dicotomiatecnici-politici, lavorare insieme alle forze nuove che ci saranno per creare un'offerta politica seria». La prossima settimana il primo voto in commissione al Senato Risposta a Novelli Il premier non scioglie le Camere né viene eletto direttamente Le Procure di Reggio e Milano al lavoro sul «tesoro» in Svizzera Monti: «La Rai dipende troppo dalla politica, va riformata» LA NOSTRA RESTERÀ UNA REPUBBLICA PARLAMENTARE Casini: non faccio Opa 19 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
U na donna si muove lungola pedana che occupa l'in-tero centro della sala, fraresti di grandi specchi dalle cornici barocche. Indossa un elegante abito rosa ma con il corpetto slacciato e i piedi sono nudi a suggerirci uno scarto nel comportamento, una ferita emotiva nella sua vita che ha colpito anche lei che legge e che dà il cuore, la parola la voce a tutti i personaggi. Legge e ricorda, ricorda e legge, andando su e giù con calma apparente o con agitazione febbrile, nello spazio casto del teatro Bellini, proprio lì vicino a noi che la guardiamo dai palchi, presenza non estranea, ma partecipe. L'inizio è lento ma l'emozione si fa sempre più forte, si entra sempre di più in questa vicenda di nobili (la famiglia dei Borbone) e dei loro giochi d'amore che, come sosteneva Marivaux, hanno sempre a che fare con il caso e con il dolore. Ma cosa si dice, in questo stupendo racconto che noi ci troviamo quasi a condividere con l‘attrice, in questo Mistero doloroso di Anna Maria Ortese (andato in scena grazie al Teatro Biondo Stabile di Palermo in collaborazione con il Centro Teatrale Santacristina), ritrovato, dopo la morte, nelle sue carte e uscito postumo da Adelphi? Cos'è questa «perla dell'amore nuda e luminosa e quasi tremenda» di cui ci testimonia la presenza, allo stesso tempo romantica e inquietante, di questa donna messaggero e vittima d'amore? A raccontarci la vicenda - già scritta nella sua fatale conclusione - del principe Cirillo di Borbone e di Floridia detta Florì De Gourrieux figlia di una guantaia vedova diventata sarta dei ricchi per bisogno e di un pittore morto troppo presto, un amore fatale ma impossibile per la differenza di classe perché certo «non c'è vergogna ad amare un Re» come dice la vecchia madre spiritata e a cui Cirillo ormai vecchio vorrebbe rispondere «no, se il Re ti ama», è una straordinaria, sensitiva, Galatea Ranzi. Non c'è nulla «di più» in lei, ma tutto rientra nel progredire allo stesso tempo armonioso e inquietante del testo dell'Ortese dove Ronconi, che ha operato solo qualche taglio mettendone in luce la forte teatralità, le ha costruito attorno accompagnandola passo passo, senza mai prevaricare in un'osmosi perfetta fra regista e attrice. È fatto di carne questo ritratto di ragazza quasi bambina che Ranzi certo non può essere ma che ricrea come se tornasse da un passato che non ha vissuto, come se non si fosse gettata nel pozzo vicino a casa dopo gli unici abbracci e quei piccoli piedi sfiorati dal principe in un addio che segnerà la vita e la morte di entrambi, con tutta quella disperazione ma anche quella folgorazione fatale che aleggia in una Napoli fine Settecento fra i Gradoni di Chiaia e i palazzi della nobiltà e i loro stanchi riti messi a repentaglio dai puri occhi grigi di lei. Ma ecco che, all'improvviso, alla voce di Galatea Ranzi si sostituisce la voce sottile, eppure appassionata del regista: una voce stanca, dolce che ha trasmesso una forte emozione al pubblico, per dirci che esiste un luogo, dove nella profonda sincerità di un sogno c'è posto solo per quegli strani gridi che mandano talvolta i giovani, i fanciulli e che solo là passano gli ultimi arcangeli «il resto non è che una grande noia». Emozionante: da leggere e da vedere. ha da dire sulla sua esperienza alla Thyssen, davanti alle tombe dei compagni morti nel rogo». Cosa le ha raccontato Carlo Marrapodi di quella tragedia? «L'incontro con Carlo per me è stata una scoperta, la consapevolezza di quanto fosse cambiato il mondo della fabbrica. Mi ha raccontato di tanti operai che cercavano di non sembrare operai perché si vergognavano. Mi ha fatto comprende molte cose. Lui ha finito il suo turno alle 10.30, poco prima dell'incendio. E nelle settimane precedenti aveva contattato la Asl per dununciare la mancanza di pulizia e la presenza di tutti quei fogli oliati sul pavimento che poi hanno alimentato il rogo. Carlo, come Emilia Brandi in scena con lui, ha sempre avuto un forte senso dell'impegno politico e sociale. In fabbrica è stato osteggiato, spostato, dava fastidio. Recitare in questo spettacolo è ogni volta per lui una forte emozione, il teatro in questo caso è anche una terapia». Lo spettacolo sarà trasmesso in streaming sul nostro sito: la rete può essere uno stimolo a frequentare di più i teatri? «Chi ascolta l'opera lirica a casa poi va più volentieri a sentire l'opera dal vivo. Stessa cosa potrebbe accadere con il teatro di prosa. Tutti viviamo nella rete ormai, non possiamo non tenerne conto». Da Galatea Ranzi ritratto di ragazza dal «mistero doloroso» È lei a raccontarci la vicenda dei Borbone nella pièce di Ronconi tratto da un racconto postumo della Ortese PALERMO Il testo Dopo l'inaugurazione con «Il piccolo paese» di Ascanio Celestini, «CassinoOFF», la rassegna di teatro civile diretta dalla giornalista dell'Unità Francesca De Sanctis, prosegue venerdì con lo spettacolo di Francesco Suriano «Perché il cane si mangia le ossa» (Aula pacis, Cassino). Introdurrà la serata il direttore de l'Unità Claudio Sardo. Lo spettacolo, come gli altri in programma, verrà trasmesso in diretta sul nostro sito web www.unita.it. La rassegna proseguirà poi l'11 maggio con «Mai morti», scritto e diretto da Renato Sarti, uno spettacoloormai storico che affida a Bebo Storti il compito di dar voce a un fascista mai pentito. Concluderà la rassegna il 18 maggio Ulderico Pesce, autore, interprete e regista di «Asso di monnezza», che denuncia il traffico illecito dei rifiuti urbani e industriali in Italia. «CassinoOFF» ha il patrocinio del Comune di Cassino, dell'Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, dell'Anpi di Roma e del Lazio e il contributo della Banca popolare del Cassinate. Teatro civile MARIA GRAZIA GREGORI Solo pochi tagli per mettere in luce la forte teatralità Galatea Ranzi in «Mistero doloroso» di Luca Ronconi al Teatro Bellini di Palermo Sul palco anche il direttore de «l'Unità» Claudio Sardo Albertazzi operato Sta bene GiorgioAlbertazziabbandonapermotividisaluteil ruolodiDionisionelleBaccanti in scena nel teatro antico di Siracusa per il 48esimo ciclo di spettacoli classici. Il suo posto il 12 maggio verrà preso da Maurizio Donadoni. L'attore è stato operato alla carotide sinistra, ora sta bene. I medici sconsigliano consigliano 15 giorni di riposo assoluto». 41 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
Cartellino rosso anche per Piergiorgio Stiffoni: il triumvirato del Carroccio lo ha espulso dal partito al termine del consiglio federale di ieri sera in via Bellerio. Sul senatore leghista pesano i sospetti della magistratura di Milano, che non esclude di indagarlo con l'ipotesi di peculato. CONTO BNL Ad incuriosire i pm Paolo Filippini e Roberto Pellicano, guidati dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo, sono le operazioni effettuate dall'esponente della Lega con i soldi del conto Bnl destinato alle spese dei leghisti di Palazzo Madama. Un conto sul quale Stiffoni aveva la delega e la fiducia del partito ad operare. Anche in questo caso si tratta di soldi pubblici, poiché i gruppi parlamentari, a differenza dei partiti che sono enti privati, hanno una funzione pubblica e in questa veste ricevono denari dallo Stato. È per questo che i magistrati ipotizzano il reato di peculato. I dubbi degli investigatori si concentrano su diverse operazioni ritenute sospette, tra le quali l'emissione di assegni circolari e una serie di prelievi in contanti avvenuti tra il 2010 e il 2011 per un totale di tre o quattro milioni di euro. Tutti movimenti che già avevano fatto storcere il naso ai funzionari dell'Uif di Bankitalia, l'Unità di Informazione Finanziaria che si occupa tra le altre cose di riciclaggio. Nei confronti di Stiffoni, che la Foto di Alessandro di Meo/Ansa Primo Piano Conti sospetti, la Lega si libera anche di Stiffoni Il triumvirato mette alla porta il senatore Piergiorgio Stiffoni, al centro dei sospetti dei pm di Milano per l'uso dei fondi pubblici del gruppo del Carroccio al Senato. Non si esclude l'ipotesi di peculato. MARCO TEDESCHI MILANO p Il senatore espulso dal Consiglio federale potrebbe essere indagato a Milano per peculato p I dubbi dei pm riguardano diverse operazioni bancarie, tra prelievi e assegni circolari Piergiorgio Stiffoni Politica e giustizia 18 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
con l'accusa di abuso di ufficio, per aver stipulato con Mosca contratti per la fornitura di gas a tariffe che il governo dell'attuale presidente Viktor Yanukovich considera eccessive. Al processo che Amnesty International non ha esitato a definire «politico», si è aggiunto un secondo processo per frode fiscale. Dall'estate scorsa Yulia Timoshenko è in carcere dove denuncia - le sono negate le cure necessarie al suo stato di salute. L'ex premier avrebbe un'ernia del disco che le procura forti dolori alla schiena e ha cominciato uno sciopero della fame da oltre una settimana. I suoi legali hanno chiesto che possa essere curata all'estero, ma senza esito. Non sono valse a nulla le proteste dell'opposizione che ha occupato il parlamento e denunciato i maltrattamenti subiti dall'ex premier. «NON È STATA PICCHIATA» Le autorità ucraine minimizzano, i lividi non sarebbero compatibili con pugni, semmai ma con l'impatto con «oggetti solidi»: insomma Yulia se li sarebbe praticati da sé. Spiegazioni che non diminuiscono la preoccupazione dell'Europa. Il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi ha chiesto al governo ucraino di «fare luce» sulle violenze fisiche subite dall'ex premier. Ma sull'ipotesi di disertare Euro 2012, su cui sta ragionando la Germania, Terzi è sembrato cauto. «Tra i grandi Paesi europei ci sono esitazioni a usare l'arma del boicottaggio degli eventi sportivi perchè i precedenti sono molto gravi», ha detto. Più diretto il ministro dello sport Piero Gnudi: «Quando vengono violati i diritti soggettivi e i principi democratici, lo sport non può voltarsi dall'altra parte». Il governo tedesco calca la mano. Il ministro dell'ambiente Norbert Roettgen parla di «dittatura» ucraina e considera fuori questione la presenza di politici di rango ad Euro 2012. Sola eccezione il ministro dell'Interno Hans Peter Friedrich, responsabile della politica sportiva, che ha già detto che assisterà alla gara tra Germania e Olanda, ma solo se gli sarà consentito visitare l'ex premier. L'ipotesi di un boicottaggio rimbalza anche alla Uefa. Per il direttore operativo Martin Kallen, secondo quanto riferisce la Suddeutsche Zeitung, «ci sarebbe solo una possibilità. Si potrebbe pensare di rinviare il torneo ad un altro anno». Ipotesi al momento del tutto teorica. Giancarlo Abete, presidente della Figc, sembra escludere che si possa arrivare a tanto. «Il calcio aiuterà a far parlare del caso di Yulia Timoshenko: è sempre così, in occasione dei grandi eventi sportivi si accendono i riflettori anche sulle tematiche sociali dei Paesi che li ospitano». Il caso di Yulia Timoshenko ex pasionaria degli arancioni in Ucraina e oggi detenuta nelle carceri di quel Paese infiamma in misura crescente lo scenario politico delle cancellerie dell'Europa comunitaria, in particolare di quella tedesca. Merito della questione: violazione dei diritti umani nella persona dell'ex leader politica. La Timoshenko si trova in prigione per una condanna a sette anni con l'accusa di abuso d'ufficio. I sostenitori di Yulia e molti fra i ministri della Ue pensano che la condanna contro la Timoshenko sia stata pilotata del presidente panrusso Yanukovich per farla fuori politicamente. Lei accusa l'attuale regime al potere di essere autoritario e sostiene di essere stata sottoposta a torture nel carcere dove si trova. L'Ue a cominciare dalla Germania chiede la liberazione della leader arancione e il rispetto dei suoi diritti, minacciando in caso contrario di boicottare i prossimi campionati mondiali di calcio che si terranno proprio in Ucraina. Battersi per i diritti umani è un impegno nobile, giusto e necessario e quelli di ogni essere umano vanno garantiti non solo se innocente, ma anche se si fosse macchiato di un reato. La pratica della tortura è poi un vero crimine. Detto questo lascia perplessi il comportamento contraddittorio e ipocrita del civile Occidente riguardo a questa questione fondamentale per l'affermazione universale della democrazia. Le condanne retoriche a parole si sprecano. Per esempio non c'è presidente statunitense o ministro europeo che visitando la Cina per affari, prima di affrontare il core business del viaggio ovvero il commercio e la finanza, non faccia un fervorino moraleggiante ai dirigenti del partito comunista cinese sulla violazione dei diritti umani nel Celeste Impero. Ma dopo avere ricevuto dai cinesi la consueta risposta: «fatevi i fatti vostri!», i prodi rappresentanti dell'Occidente si accontentano e parlano di quattrini. Di boicottare il gigante economico, per esempio in occasione dei Giochi Olimpici non se n'è parlato nemmeno. Eppure la violazione dei diritti umani in Cina è sistematica, per non parlare della vergogna del Tibet. Con la fragile Ucraina in crisi economica è diverso si può fare la voce grossa. Pro bono dei diritti umani? Davvero? E allora perché non si boicotta l'Ungheria per le persecuzioni dei rom e le violazioni della libertà di stampa, e la Slovacchia perché non la si espelle dall'Europa? La pantomima dei diritti umani serve in realtà a mascherare la sana realpolitik in vista delle elezioni e la meno nobile voglia di qualche vantaggio economico futuro. Anna Paola Concia LA SOLITA IPOCRISIA DELL'OCCIDENTE PERCHÉ SÌ I GOVERNI IN CAMPO PER I DIRITTI UMANI PERCHÉ NO Moni Ovadia Forse non tutti ricordano che quando gli Europei 2012 vennero assegnati alla Polonia e all'Ucraina, Yulia Timoshenko stava per diventare capo del Governo. Era l'aprile del 2007 e l'assegnazione aveva anche un sapore di sostegno al processo democratico in quel Paese. I grandi eventi sportivi possono (devono/dovrebbero?) servire anche a questo. A volte ci si riesce, a volte no. Sicuramente i grandi eventi sportivi accendono i riflettori sui Paesi ospitanti, soprattutto quando questi sono a rischio democratico. È accaduto sempre, nella storia passata e recente, come con le ultime Olimpiadi di Pechino. Allora ci furono molte polemiche sulle ripetute violazioni dei diritti umani da parte del governo cinese e sulla questione del Tibet. Ricordo che fui tra quei parlamentari che si mobilitarono. È normale, quindi, che ciò avvenga anche in occasione degli Europei 2012. La cosa che mi stupisce è lo stupore italiano. Che nei confronti di Yulia Timoshenko, in carcere da molti mesi, ci siano evidenti violazioni dei diritti umani fondamentali è un noto. Tanto noto che sono mesi che in Germania è cresciuto un movimento di opinione intorno a questa vicenda. Movimento che ha portato prima il presidente della Repubblica tedesco Gauck a rifiutare un invito ufficiale in Ucraina e l'altro ieri la cancelliera Merkel a prendere la decisione che il suo governo diserterà le partite se Timoshenko non verrà scarcerata e curata. La cancelliera ha chiesto anche agli altri governi di intraprendere azioni diplomatiche in tale direzione. Ho chiesto al governo Monti di seguire l'esempio tedesco e cioè che il governo non assista alle partite degli Europei. Come Pd presenteremo una mozione in tal senso. Voglio ribadirlo al ministro Gnudi: è il governo che deve mobilitarsi e intraprendere azioni diplomatiche, non scaricare sul mondo del calcio la responsabilità. Si apprende da fonti Uefa che stanno pensando di rinviare di un anno il campionato a causa delle tensioni internazionali legate al caso Timoshenko. Questo vuol dire che quando vuole la comunità internazionale può farsi valere sui grandi temi che riguardano democrazia e diritti umani. Quando e se vuole. Le violazioni dei diritti fondamentali di Paesi europei ed extraeuropei non sono accettabili e mi auguro che il governo italiano si renda protagonista insieme agli altri Stati membri di azioni in difesa dei diritti umani, da oggi e per sempre. Deputata e responsabile nazionale Sport Pd Putin sarà consacrato, come lo zar Più che un insediamento, la consacrazione di un vero e proprio zar, con una solenne celebrazione, anche religiosa. Per Vladimir Putin, il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill terrà una preghiera nella cattedrale dell'Annunciazione al Cremlino, dopo la sontuosa cerimonia ufficiale di investitura che si svolgerà il prossimo 7 maggio. 23 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
Le foto di lei stesa su un lettino, che mostra i segni di lividi all'addome e sulle braccia sono state la classica goccia di troppo. Il caso Yulia Timoshenko, che ha denunciato di essere stata picchiata in carcere, rischia di far scendere il gelo tra Kiev e l'Europa. La Cancelliera tedesca, secondo quanto riferito dallo Spiegel, sta seriamente pensando di non presenziare in giugno agli Europei di calcio 2012 in Ucraina se l'ex premier e leader dell'ormai tramontata rivoluzione arancione non sarà scarcerata. «Metodi da guerra fredda», per il ministero degli Esteri ucraino, che si è augurato che le autorità tedesche non «provino a fare dello sport un ostaggio della politica». Preoccupazione legittima, visto che il presidente della Commissione europea José Manuele Barroso ha già fatto sapere che non intende presenziare e con lui gli altri membri della Commissione. «Bisogna vedere come evolve la situazione. Situazione che è grave e che solleva particolari preoccupazioni», ha detto la portavoce Pia Ahrenkilde. Viviane Reding, responsabile europea per la giustizia, ha già declinato l'invito, e in una lettera al presidente della Uefa Michel Platini ha espresso le proprie «preoccupazioni» per Yulia Timoshenko. E intanto cinque presidenti di Paesi Ue, Italia compresa, hanno disdetto la loro partecipazione al summit di Yalta dell'Europa centrale ed orientale in programma l'11 e 12 maggio prossimo. A darne l'annuncio è stato lo stesso portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Oleg Voloshyn, che ha ricevuto lettere in tal senso da Italia - già a fine febbraio - Austria, Repubblica Ceca, Germania e Slovenia. Per Kiev tutto ciò non ha nulla a che vedere con il caso Timoshenko. «Non c'è ragione per pensare ad una protesta (diplomatica)». Eppure anche la Uefa si è allertata. L'organizzazione, precisa un comunicato, non interferisce in questioni politiche ma ha chiesto alla delegazione ucraina di trasmettere alle autorità competenti le preoccupazioni sollevate da politici europei e media. L'ex premier arancione è stata condannata a sette anni di reclusione mmastroluca@unita.it Gelo tra Ue e Ucraina sul caso Timoshenko. Dopo le prese di posizione della Germania, il fronte pro-boicottaggio si allarga. Anche in Italia. Il ministro Gnudi: «Lo sport non può voltarsi dall'altra parte». MARINA MASTROLUCA p Caso Timoshenko Il presidente della Commissione Ue Barroso: «Europei di calcio, noi non andremo» p La reazione del governo di Kiev all'altolà di Angela Merkel: «Da Berlino metodi da guerra fredda» Foto Ansa Epa L'Uefa Primo Piano Euro 2012, si allarga il fronte boicottaggio Ucraina all'angolo L'ex premier ucraina Yulia Timoshenko mostra le sue ferite in una serie di foto scattate nel carcere e diffuse vie internet Messaggio a Yanukovich «La situazione ci preoccupa molto» Diritti umani 22 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
Fronte del video L'EDITORIALE p SEGUE DALLA PRIMA LA NOSTRA FESTA I n tv si parla molto di Beppe Grillo. Forse trop-po. Sicuramente più di quando era un grandecomico messo ingiustamente al bando proprio dalla tv. E a dargli più spazio di chiunque è stato Michele Santoro, inserendo interi comizi di Grillo nei suoi programmi, quando era dirigente Rai e oggi, che è diventato produttore di se stesso. Eppure, anche Santoro ultimamente ha avanzato a Grillo critiche politiche molto serie. E lo ha fatto pure nel corso del programma di Lucia Annunziata In mezz'ora, durante il quale ha ufficializzato la propria candidatura alla direzione generale della Rai, in coppia con Carlo Freccero, che si candida invece alla presidenza. Una candidatura più o meno condivisibile, ma del tutto normale in un Paese normale, visto che si tratta di due personalità tra le più titolate a ricoprire le massime cariche televisive. E, tra l'altro, anche Grillo sarebbe titolato a occuparsi seriamente di tv; certo più di quanto lo sia ad attaccare istituzioni repubblicane che sono costate lacrime e sangue a molte generazioni di italiani. Santoro, Freccero e Grillo Maria Novella Oppo Il lavoro è il fondamento della Repubblica italiana. I costituenti potevano scrivere altrimenti l'articolo 1 della nostra Carta. Invece hanno deciso così. E ora il lavoro per noi è l'obiettivo primario, il volto umano di ogni programma di risanamento e di crescita, la priorità necessaria nella traversata di questa crisi. Purtroppo i numeri del lavoro in Italia sono drammatici. I tassi di occupazione sono sempre stati bassi. Ma oggi raggiungiamo cifre insostenibili: soprattutto per le donne e per i giovani. Siamo in coda alle classifiche dell'Unione europea. E le ricette rigoriste - che fino a ieri venivano presentate come indiscutibili e che ancora oggi, benché criticate, restano il paradigma delle politiche correnti - ci spingono ancora più a fondo. L'Italia, anzi l'Europa - perché è questa la dimensione che può consentire una reazione adeguata alla crisi economica - deve rimettere al centro della propria azione e della stessa competizione politica il tema della crescita, dello sviluppo sostenibile. Non stiamo parlando di teorie economiche, benché i disastri del liberismo siano ormai evidenti. Stiamo parlando di persone in carne e ossa: di fabbriche che chiudono, di pensionati che non hanno soldi per mangiare, di famiglie che vivono nella povertà, di esodati senza lavoro e senza pensione, di giovani a cui viene rubato il futuro. La misura della crescita, come la misura dell'equità, è il lavoro. Il riconoscimento del diritto al lavoro delle persone. Il lavoro come piena cittadinanza. Si può dire ancora così? O dobbiamo rassegnarci all'idea che la disoccupazione sia una condizione ineliminabile, magari persino utile alla competitività del sistema? La nostra Costituzione non è solo la cornice di un ordinamento. È un patrimonio di valori, che contiene tuttora linee guida a cui sarebbe bene ispirarsi. Sappiamo perché, negli anni dell'egemonia della destra, qualcuno ha cercato di snaturarla. Per fortuna l'attacco non è riuscito, anche se abbiamo perso molto sul terreno sociale e culturale. Ora il lavoro deve tornare al centro di un programma di riscatto e di cambiamento. Non si tratta di arroccarsi ai presidi rimasti, nella società o nei codici. La difesa è possibile solo dentro una sfida sulla qualità, la creatività, l'innovazione, dunque anche la competitività di sistema. Ma si tratta di intendersi: la qualità è figlia di un modello sociale e culturale, non è slegata al valore che si dà alla persona. Il fine della politica, come dell'azione sindacale, resta la persona. Dunque il lavoro, che ne garantisce la dignità di cittadino e che dà corpo al diritto. Celebriamo questo 1˚ maggio in un passaggio importante. Nelle prossime settimane si voterà in molti Paesi europei. A partire dalla Francia domenica prossima. E dall'Italia, con il primo turno delle amministrative. Una svolta è possibile. Le politiche liberiste possono, debbono essere cambiate. Ovviamente bisognerà combattere. Per costruire, per rafforzare le reti unitarie e di solidarietà. Unità dei progressisti europei attorno a un programma comune. Unità d'azione dei sindacati confederali per smentire chi vuole fare a meno dei corpi intermedi. Unità tra le forze del lavoro, le imprese, la ricerca che vogliono tenere l'Italia in serie A. Il governo dei tecnici è ora al lavoro sui tagli alla spesa pubblica e ha chiamato ieri altri «tecnici» all'opera. Ci sono tagli utili e buoni propositi, ma non tutti i tagli sono di per sè buoni. Ci vuole equità. E soprattutto una nuova idea di pubblico. Che condizionerà la prova decisiva: quella degli investimenti, senza i quali la crescita sarà impossibile. Oggi comunque festeggiamo. L'Unità esce con la testata rossa, come in altri 1˚ maggio. Il rosso è il colore iscritto nella sua storia. Ma il rosso è anche uno dei colori della nostra bandiera, un tratto nazionale. Per noi, per il giornale, quest'anno la festa è ancora più speciale. Perché stiamo preparando un nuovo formato, una nuova versione grafica, che debutterà in edicola lunedì 7 maggio. Vogliamo «tornare grandi» per raccontare meglio la società e per essere uno strumento al servizio di chi vuole che in Italia e in Europa si cambi rotta. Nel senso del lavoro. Più lavoro, più qualità del lavoro. Ovviamente cercando di unire gli innovatori. L a mafia non ha mai stran-golato il proprio cliente.La mafia chiede il pizzo, il10 %. Qui siamo nella mafia che ha preso un'altra dimensione - strangòla la propria vittima». Queste le parole esatte di Beppe Grillo che hanno suscitato tanta critica da parte di parenti delle vittime, associazioni antiracket, esponenti politici e popolo della rete a lui tanto cara. Ieri sul suo blog si è spiegato meglio: «La mafia ha tutto l'interesse a mantenere in vita le sue vittime. Le sfrutta, le umilia, le spreme, ma le uccide solo se è necessario per ribadire il suo dominio nel territorio. Senza vittime, senza pizzo e senza corruzione come farebbe infatti a prosperare? La finanza internazionale non si fa di questi problemi. Le sue vittime, gli Stati, possono deperire e anche morire. Gli imprenditori possono suicidarsi come in Grecia e in Italia. Spolpato uno Stato si spostano nel successivo. Questo è il senso delle mie parole di ieri a Palermo». La chiosa è quasi peggio della sparata. Le mafie fanno parte del sistema economico-politico, sono il suo lato d'ombra. Lucrano sulla crisi, sui beni e sulle imprese da accaparrarsi negli Stati stremati, sullo strozzinaggio a chi non ottiene più credito dalle banche. Investono in borsa, hanno concorso alle bolle immobiliari come quella che ha rovinato la Spagna. Sono multinazionali che nessuno può citare in tribunale per devastazioni umane e ambientali, e di crescita o sviluppo non fanno manco finta di preoccuparsi. Spingono al suicidio e uccidono. Non sono un po' meno cattive, fredde e lontane del «vero potere»: questo è proprio il luogo comune della cultura mafiosa, la ragione per cui Claudio Fava, il figlio di Giuseppe ucciso nel 1984, ha dichiarato che Grillo «parla come un mafioso». E ai loro «clienti» non concedono certo sconti, giusto perché incombe l'Imu. VOCI D'AUTORE SE LA MAFIA NON STRANGOLA LE PROPRIE VITTIME SCRITTRICE CLAUDIO SARDO Helena Janeczek Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 22 www.unita.it Direttore csardo@unita.it 24 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
L 'orizzonte progettualeevocato da François Hol-lande è quello di unanuova sinistra riformi-sta. È questo il primo elemento di fondo che emerge dalla campagna presidenziale del candidato socialista. L'altro, e non meno importante, è quello relativo alla posta in gioco, che va ben oltre i classici confini di un'alternanza di governo sinistra-destra, ricchi-poveri... La posta in gioco è la costruzione-salvataggio dell'Europa, e più precisamente dell'area euro». A sostenerlo è uno dei più autorevoli intellettuali di Francia: Alain Touraine. «In questa chiave europeista, il successo di Hollande - rimarca Touraine - sarebbe ancora più significativo se la nuova sinistra riformista e filo-Europa, oltre che in Francia, si affermasse anche in Italia e Germania, nelle elezioni del 2013. La combinazione di questi tre Paesi potrebbe avere un effetto trascinamento di altri e costruire un argine potente, e riequilibratore, alla finanza globale che gioca contro l'economia europea». Domenica la Francia sceglierà il suo nuovo Presidente. In un'ottica europea, quale potrebbe essere il tratto più significativo di una presidenza Hollande? «François Hollande è l'unico candidato che nel suo progetto cerca di difendere e rafforzare l'integrazione europea e, insieme, la politica sociale della sinistra, in particolare verso i ceti più deboli. Questa è la grande sfida di Hollande: costruire un'Europa “sociale”, oltre il monetarismo. Il suo, a ben vedere, è un progetto che riprende e sviluppa l'idea di Europa che è stata di Jacques Delors. Bruxelles ha spesso dimostrato una cecità incredibile. Non c'è bisogno di essere un professore di economia per capire che una moneta comune ha senso solo se si basava su politiche fiscali nazionali, almeno coerenti. Il risultato di questo vuoto del progetto europeo è che molti elettori ancora percepiscono la costruzione dell'Europa come uno strumento di un capitalismo puramente speculativo». Come superare questo orizzonte? «Mi pare che il progetto-Hollande indichi con sufficiente nettezza i due pilastri. Il primo è la costruzione- salvataggio dell'Europa, più precisamente l'area dell'euro. Il secondo è pilastro è più tipicamente sociale: Hollande prova a rimettere al centro dell'agire politico e di governo. una ridistribuzione del reddito nazionale a favore delle classi sociali che hanno perso molto terreno dal trionfo del neoliberismo nel 1970 e in particolare dall'inizio della crisi finanziaria, monetaria ed economica esplosa nel 2007. L'aumento delle disuguaglianze sociali rappresenta attualmente la più seria minaccia alla stabilità e alla coesione dell'Unione europea e dei suoi membri. E qui rientra in gioco l'Europa». In che senso, professor Touraine? «La crisi che, sia pur in termini e dimensioni diverse, ha investito la Grecia, il Portogallo, l'Italia, la Spagna, la stessa Francia, sta a dimostrare che la dimensione europea è decisiva, perché è a livello sovranazionale che si determina un controllo dell'economia. E a livello europeo che occorre riorientare la crescita. Le risposte fin qui fornite dai governi nazionali e dalle istituzioni europee, si muovo ancora dentro un orizzone angusto, limitato: quello della sopravvivenza». Siamo dunque ancora all'«anno zero» di un'Europa che va oltre la sopravvivenza? «Non sarei così tranchant. Nel 2011 sono stati ottenuti importanti risultaFoto di Fred Dufour/Ansa Epa Adieu Sarkò Il leader Ps François Hollande saluta i suoi sostenitori al Palais Omnisports di Parigi UMBERTO DE GIOVANNANGELI Intervista ad Alain Touraine «La sfida di Hollande è la costruzione di un'Europa sociale» «L'aumento delle disuguaglianze rappresenta la minaccia più grave alla coesione e alla stabilità dell'Unione» www.unita.it «I francesi lo detestano perché ha fatto promesse che non ha mantenuto Ora andrà a fare soldi con i suoi amici ricchi» Il sociologo «Per salvare l'eurozona è necessario colmare un vuoto politico: gli elettori percepiscono l'Ue come strumento di un capitalismo speculativo» udegiovannangeli@unita.it Rabbia sociale Mondo30 MARTEDÌ1 MAGGIO2012
solo problemi per delle sanatorie edilizie, poi alla fine sono stati costretti a dirci la verità». Tredici lavoratori a casa, in mobilità. Ma fra quei tredici c'è anche suo marito, il padre di sua figlia Alice, 12 anni. «Mi hanno detto: “È un errore da principianti lavorare in due nello stesso posto”. Lì mi hanno fatto proprio arrabbiare». Così in un istante il bilancio familiare è sceso dai 2.800 a 1.600 euro: «Con il contratto del commercio prendevamo 1.400 euro a testa, ora ne prenderemo 800». Un'alternativa Cristina l'aveva accettata: «Ci hanno proposto di lavorare per la ditta subentrante con un contratto da “socio lavoratore” molto peggiore, a 1.000 euro con poche ferie e tutele, ma finora sono state richiamate solo due persone». Rosaria Albergo, 39 anni, Torino Mamma di una bimba di 8 anni, Rosaria ha sempre messo «la cura dell'infanzia al primo posto». Dopo «anni passati a lavorare nelle comunità con persone con handicap, quando è nata mia figlia ho deciso di fare domanda al Comune di Torino come educatrice per gli asili nido». Da sette anni ogni settembre «aspetta la chiamata dalle graduatorie fino a giugno per poi lavorare con contratti quindicinali a luglio e agosto». Sette anni iniziati con «la prospettiva di una stabilizzazione, grazie al governo Prodi», passati «sempre peggio, fino alla beffa» dello scorso dicembre. «Con una decisione coraggiosa, il sindaco Fassino decide di uscire dal Patto di stabilità, ma nessuno lo segue e dunque solo noi a Torino a fine giugno saremo licenziati per sempre». La spiegazione sta nel fatto che «al Comune che esce dal Patto il governo blocca le assunzioni e il ricorso a lavoratori precari con contratti superiori a 36 mesi, e io come altri 280 che lavorano nei nidi come me lavoriamo da molto di più». Ma Rosaria e i suoi colleghi non si sono persi d'animo: «Abbiamo creato il “Comitato zero-sei.com, infanzia bene comune” di cui fanno parte anche tanti genitori e con l'aiuto dei professori Ugo Mattei e Dario Casalini abbiamo proposto a Fassino una soluzione giuridica per non buttare alle ortiche le nostre professionalità utilizzando Ipab, un'azienda comunale». Fassino si dice disponibile, ma poi i giuristi del Comune danno parere negativo. Ad oggi «l'unica prospettiva è partecipare al bando che il Comune dovrebbe presentare». La morale è triste («la scelta del sindaco rischiamo di pagarla noi precari») ma l'esperienza è positiva («siamo orgogliosi di quello che abbiamo costruito») e allora oggi «anche se non ci sarebbe niente da festeggiare, saremo in corteo con il nostro striscione, continuando a combattere per la dignità del nostro lavoro». p SEGUE DALLA PRIMA Nei prossimi mesi, avrebbe dovuto lasciare la casa dove viveva. Dall'inizio dell'anno sono decine coloro che si sono tolti la vita a seguito della perdita del proprio impiego o della propria azienda. Sono imprenditori, artigiani, dipendenti, agricoltori e ovviamente precari e disoccupati. Nel 2010 erano stati 370 quelli conteggiati dall'Eures, il quarantacinque per cento in più rispetto a due anni prima. Ci sono tante statistiche che raccontano la tragedia che sta vivendo questo Paese, una tragedia che ha diverse cause e fra queste l'assenza del tanto vituperato welfare. Ci sono storie, come quelle di Lucia. Che si è tolta la vita perché stufa di un'esistenza in cui gli unici lavori possibili erano quelli sottopagati e precari. È accaduto poche settimane fa. Lucia era un'ingegnere di Cosenza, 28 anni e il massimo dei voti nel proprio curriculum accademico. Si è lanciata dal balcone lasciando una figlia di due anni. È forse il caso più emblematico della generazione precaria di questi anni. La madre di Lucia ha testimoniato le difficoltà della figlia di trovare un lavoro non sottopagato. Ha scritto una lettera commovente in cui ha parlato di meritocrazia, dignità. Da quelle righe ha preso spontaneamente vita un movimento di donne cosentine chiamato «Il mondo di Lucia». Non sembrano esserci vie di mezzo oggi in questo Paese di giovani precari, soprattutto al Sud: guadagnare 900 euro al mese per quarantacinque ore di lavoro tra moduli F23 e F24 come capita a molti laureati in economia. Oppure l'attesa spasmodica di una cattedra che non arriverà mai per le migliaia di laureati in matematica, diritto o lettere che hanno scelto di essere professori, mestiere sempre più complesso e malpagato. Per chi volesse aprire una propria attività, oggi è il momento più difficile. Partiamo dalla nota pubblicata dalla Cgia di Mestre dopo che era morto il ventiseiesimo imprenditore: «Le tasse, la burocrazia, la stretta creditizia e i ritardi nei pagamenti hanno creato un clima ostile che penalizza chi fa impresa. Per molti, il suicidio è visto come un gesto di ribellione contro un sistema sordo ed insensibile che non riesce a cogliere la gravità della situazione». Il linguaggio è inusuale, non sembra un comunicato stampa. Eppure in queste righe ci sono le parti più rilevanti che compongono il Leviatano contro cui combattono le persone comuni che vogliono avviare un'attività. L'Italia si presenta in tv come un Paese nel quale si è liberi di fare tutto, avviare aziende e fare soldi, trovare il mutuo giusto per farlo e nel mezzo pubblicità di banche e fondi, prestiti a tassi agevolati. La realtà è diversa, se hai un'idea è molto difficile che ti ascolti qualcuno. La crisi è una parola che contiene la solitudine, l'incomprensione, l'insoddisfazione. Per gli imprenditori e i liberi professionisti si chiama burocrazia. Accanto ai processi amministrativi che riguardano l'indotto ci sono anche quelli non ufficiali che hanno a che fare con la corruzione, il clientelismo. Tanto vale rimaner fermi, come racconta, non a proposito degli imprenditori, ma dei giovani precari, il poema di Francesco Targhetta «Perciò veniamo bene nelle fotografie» (Isbn edizioni). Veniamo bene perché siamo fermi. E l'immobilità genera chiusura, ripiegamento, apatia, depressione. L'Italia ha smarrito larga parte del suo senso costituzionale, quello che faceva riferimento ai principi cardine del nostro Paese e che mettevano in cima il diritto al lavoro: «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto». Se la Repubblica, il tuo Stato, non promuove le condizioni che rendono effettivo questo tuo diritto, cessa la voglia di combattere. Non è un problema soltanto delle persone fragili, ma riguarda tutti coloro che hanno a cuore questo Paese, affinché inizi a muoversi anche a costo di venir sfocati nella fotografia di questi anni. Mario Desiati Foto di Mauro Srobogna/LaPresse L'ennesimo suicidio Un portiere di Napoli era stato licenziato e avrebbe perso la casa La Costituzione Il lavoro è un diritto lo Stato deve fare di tutto per garantirlo Fiaccole accese in ricordo di chi si è ucciso per la crisi economica IL COMMENTO LUCIA E GLI ALTRI LA SOLITUDINE DEI NUMERI ULTIMI La Fiom vince alla Sevel Alla Sevel, l'azienda più grande del gruppo Fiat in Italia, la Fiom ha vinto la causa e torneràadavererappresentantisindacali. IlgiudicediLancianoFlaviaGrillihariconosciuto il comportamento antisindacale dell'azienda che non ha riconosciuto gli Rsa nominati da Fiom.Cosìsono6iTribunalichehannodatoragioneaFiom,5aFiat,nelle61causeincorso. 13 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
F orse Beppe Grillo non sa co-sa è la mafia, meglio, cosa èil sistema “politico mafio-so”, con le sue cariche di tritolo, di ricatto e di violenza. E forse non lo sa nemmeno il candidato 5 stelle a Palermo, riccardo Nuti, visto che ha ascoltato il suo sponsor senza fare una piega. Forse non è mai stato a Brancaccio dove il ponte dell'Ammiraglia, quello da cui Garibaldi entrò a Palermo, il castello di Maredolce, la chiesa di San Ciro, i lavatoi in pietra soffocano nell'immondizia, nel degrado e nel cemento. A Brancaccio, dove don Puglisi fu freddato con una pistolettata, invece sanno bene che la mafia è un problema reale. Lo sa Maurizio Artale che dirige il centro “Padre nostro”, creato da Don Puglisi per sottrarre i ragazzi al reclutamento di Cosa nostra. Lo dice subito a Pier Luigi Bersani, in Sicilia per le amministrative e perché ieri era l'anniversario di Pio La Torre, mentre oggi sarà a Portella delle Ginestre : «Non è che tutti ci dobbiamo fare ammazzare. Don Puglisi era un prete normale ma qui basta per morire ammazzati». E lo sa il parroco, don Maurizio Francoforte, che a Bersani dice una sola parola: «Lavoro». L'auditorium nel quale si svolge l'incontro conferenza stampa del segretario del Pd insieme al candidato sindaco Fabrizio Ferrandelli è dedicato a Giuseppe di Matteo (1981-1996), sciolto nell'acido. Maurizio Artali racconta «quando portiamo gli adolescenti di Brancaccio nel luogo dell'uccisione di Di Matteo capiscono che la mafia, se uccide un ragazzino di 15 anni, non è una cosa buona». Bersani usa la parola «commovente» per dire l'emozione del luogo dove Don Puglisi celebrò messa per l'ultima volta. È allibito per lo sdoganamento della mafia dopo quello degli evasori: «Invito Grillo – dice - ad andare a parlare con le giovani donne che amministrano i comuni sotto la minaccia di 'ndrangheta mafia e camorra. Vada dal sindaco di Monasterace, e dai familiari del sindaco pescatore Vassalli». Sul tavolo della riunione c'è un cesto con pani e vangeli, è il simbolo materiale amato da don Pino Puglisi. Ma a Brancaccio, come si dice pane al pane, si dice anche alla politica ciò che dalla politica ci si aspetta e ciò che non piace. Maurizio Artali mette in guardia Ferrandelli, che pure chiamerà «uno dei figli migliori di Palermo” da un certo sentore di “arruffianamento»: «Sei bravo ma sta attento a non farti prendere dalle logiche spartitorie». Non lo spaventa la mediazione, anima della politica, e si rivolge al segretario del Pd per dire «Abbiamo bisogno del confronto con la politica, facciamo volontariato e non è possibile portare, come avviene adesso, i nostri progetti all'ufficio contratti del comune, dove ci chiedono il massimo ribasso, dove dobbiamo anticipare i soldi». Risponde Bersani che nel quartiere palermitano si capisce bene, come nel resto d'Italia ma meglio, «il legame profondo fra crescita, lavoro, legalità» e queste cose sono tenute insieme «dalla giustizia. Aver dimenticato l'uguale dignità delle persone ci ha fatto allontanare dalla crescita, perché i ricchi del 10% più ricco non mangiano 10 volte al giorno e la ruota non gira». Ci vuole buona politica, dice, rispondendo sul governo dei tecnici: «Berlusconi ci ha portato a un passo dalla Grecia. Ora siamo in recessione, ma si possono fare delle cose,il governo chiese 4 milioni per il rientro dei capitali scudati, noi ne avremmo voluti 14». Propone investimenti di15-20 miliardi per «credito d'imposta e servizi ai cittadini, perché dove la gente sta meglio, senza rifiuti in strada, crescono meglio anche le imprese». Accanto a Bersani c'è Giuseppe Lupo, segretario regionale per il momento dimissionario del Pd. Seduto in prima fila c'è Antonello Cracolici, esponenti di un partito che si è diviso. «Va cercata l'unità», dice Bersani. Non sottovaluta i guai giudiziari del presidente della Regione Lombardo e «dobbiamo andare al voto anticipato alla Regione perché una fase si è esaurita». Intanto si vota per il comune e Orlando, ci dice il volontario Maurizio Artali, «se il centrosinistra perde se lo porta sulla coscienza». «Essere normali qui basta per morire ammazzati» La visita JOLANDA BUFALINI INVIATA A PALERMO Foto Ansa Foto Ansa Pier Luigi Bersani davanti alla targa sul luogo dell'agguato a Pio La Torre, a Palermo Bersani tra i ragazzi di don Puglisi: «Grillo? Vada a parlare con le donne che amministrano i comuni minacciati dalla criminalità» Il sottosegretario all'Istruzione Marco Rossi Doria, intervistato da Universita.it, parla del difficile rapporto tra i giovani e il loro futuro lavorativo e lancia la «Costituente della cultura». Istruzione, formazione professionale e apprendistato: questi i tre punti cardine per superare la crisi occupazionale giovanile. «Prima di tutto dobbiamo cambiare il significato di cultura, molto spessodefinitocomequalcosadiimproduttivo e costoso, un atteggiamento che ha impedito l'innovazione e lo sviluppo anche economico del paese, per questo, ho proposto di formare una sorta di “Costituente della cultura”, proprio per cercare di capire quante e quali risorse destinareall'istruzione,conquali obiettivi e come gestirle» afferma Rossi Doria. «Nessuna generazione è senza futuro, mutano soltanto le condizioni, ed è in questa ottica di cambiamento che la societàela politicadevono trovareun modo per far interagire il mondo della formazione con quello occupazionale». Rossi Doria propone la «Costituente della cultura» IL CASO Alfano, sì del Pdl a Montante «LapropostadiAntonello Montante,neo presidente regionalediConfindustriaSicilia, perun più veloce e concretoriutilizzo deibeni confiscatialla mafia è un segnale importante, un'occasionedicrescita,esiamo prontiaimpegnarci inprima linea»haaffermatoilsegretario del Pdl Angelino Alfano, riguardo alla nuova proposta lanciata da Montante su l'Unità. 17 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
È la spesa quotidiana che ci massacra. In termini statistici, il carrello dei prodotti a maggior frequenza di acquisto ad aprile è diventato parecchio più pesante: +0,4% i prezzi rispetto a marzo, +4,7% in un anno (livello record dal 2008), certifica l'Istat. Latte, uova, caffé, pane, tutto costa sempre di più, mentre il prezzo della benzina vola letteralmente: +20,8% su base annua (non accadeva almeno dal 1996, inizio della serie storica), in forte accelerazione rispetto al 18,6% di marzo, mentre su base mensile sale del 3,1%. Qualche esempio: pane e formaggi crescono su base annua rispettivamente del 2,6% e del 3,6%. In continuo aumento il prezzo del caffè (+0,5%, +11,6% rispetto ad aprile 2011) e, al pari di marzo, anche ad aprile si registra un rialzo congiunturale dello 0,5% del prezzo del vino, che sale su base annua del 3,8%. In base ai dati Istat il Codacons calcola che i rialzi dell'inflazione sul carrello della spesa «si tradurranno in un aggravio di 686 euro all'anno per una famiglia di quattro persone», mentre Federconsumatori e Adusbef parlano di oltre mille euro. L'inflazione generale resta invece stabile al 3,3% su base annua, +0,5% su base mensile (comunque più alta rispetto a quella europea). Anzi, al netto dei beni energetici, il tasso di crescita tendenziale dell'indice dei prezzi al consumo resta stazionario al 2,2%. Perché le bollette di luce e gas, come il carrello della spesa, sono sempre più pesanti. Il prezzo del gasolio per riscaldamento aumenta dello 0,3% sul mese precedente e del 10,1% su quello corrispondente del 2011 (era +11,7% a marzo). Tra gli energetici regolamentati, l'aumento congiunturale è dovuto principalmente al rialzo dell'energia elettrica (+3,6%), il cui tasso di crescita tendenziale comunque scende al 10,9% (dall'11,2% di marzo). In aumento anche il prezzo del gas (+1,5%), che cresce su base annua del 15,1% (era +15,6% a marzo). EVITARE IL RIALZO DELL'IVA Prezzi alti, recessione, disoccupazione: è sempre cupo lo stato dell'arte, mentre il governo annuncia altri tagli per almeno 4 miliardi, che dovrebbero scongiurare l'ulteriore aumento dell'Iva previsto da ottobre, dagli inevitabili effetti recessivi. Per le associazioni di consumatori «è evidente che aumentare l'Iva significherebbe una ulteriore spinta sui prezzi già alle stelle». Confesercenti torna a ribadire l'assoluta necessità di interventi: «Anche da questo dato si evince che le priorità restano il contrasto della recessione e il rilancio dell'economia interna». E Confcommercio ricorda che il tasso annuo d'inflazione al 3,3% non rappresenta «nulla di straordinario, il dato è in linea con le nostre previsioni, che indicano, dopo un lieve rallentamento da giugno, una chiusura d'anno abbondantemente sopra il 3%, con il rischio di forti aumenti con rialzo dell'Iva». A chiedere interventi correttivi è anche il Pd, con Antonio Lirosi, responsabile consumatori e commercio: «Rincaro del cosiddetto carrello della spesa che risulta il più alto da settembre 2008; record per i prezzi dei carburanti; continuo aumento del prezzo del gas e delle tariffe elettriche. Ci troviamo in una situazione in cui mai come oggi il potere d'acquisto delle famiglie è stato indebolito. Infatti, le conseguenze di tale miscela saranno drammatiche sull'andamento dei consumi e della domanda interna colpendo soprattutto i redditi medi e bassi». «Serve assolutamente intervenire in modo concreto e questo prima di giugno - prosegue Lirosi - mese in cui è prevedibile purtroppo un ulteriore picco negativo dell'inflazione. In particolare sulle accise e sulle tariffe amministrate, fronti che consentirebbero di ottenere benefici per le famiglie italiane». Disoccupazione al 9,7% Quella giovanile raddoppiata dal 2008 Nelquartotrimestredel2011il tasso di disoccupazione è passato al 9,7%, segnando un aumento dell'1,9% in rapporto all'anno precedente, il punto più altodal2001.Mailtassorealedidisoccupazione «potrebbe risultare superiore», poiché ai quasi 2,1 milioni di disoccupati siaggiungono250milalavoratori incassa integrazione. È la fotografia scattata dall'IlonelRapportosulmondodel lavoro 2012. Nel quarto trimestre del 2011, il tasso di occupazione si è attestato al 56,9%, sempre sotto i livelli pre-crisi. Le categoriepiùcolpitesonoquelladeigiovaniequelladeidisoccupatidi lungadurata. La disoccupazione giovanile, salita al 32,6% durante il quarto trimestre del 2011, è più che raddoppiata dall'inizio del 2008. RAPPORTO ILO LAURA MATTEUCCI Spesa sempre più cara La benzina vola a +20% Primo Piano Livelli record per i prezzi dei prodotti di largo consumo: +4,7% in un anno. L'inflazione è stabile, ma la benzina vola a +20,8%. Più cari anche gas e luce. Per le famiglie un aggravio da oltre mille euro l'anno. MILANO p Il carrello dei beni quotidiani costa il 4,7% in più rispetto a un anno fa. Inflazione stabile pNuovi rincari anche per le bollette di luce e gas. In aumento i prezzi di tutti i prodotti energetici L'italia e la crisi 8 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
L'EDITORIALE LA NOSTRA FESTA L a festa del lavoro nel tempodella crisi più profonda, e socialmente drammatica, del dopoguerra. Mentre si diffondono paure e sfiducia, le istituzioni democratiche paiono impotenti di fronte ai mercati, le speranze di cambiamento faticano a incarnarsi in comunità politiche. Ma il 1˚ maggio è una festa speciale. Perché esprime innanzitutto una lotta comune. Una battaglia che non si fermerà, essendo parte della dignità dell'uomo. Una rete di solidarietà che viene prima e dà ragione ad ogni progetto di rinnovamento. p SEGUE A PAGINA 24 «L'Europa sociale che vuole Hollande» L'Unità domani non sarà in edicola: aggiornamenti e notizie su www.unita.it Buon Primo maggio a tutti Misure per 4,2 miliardi, aumento Iva non scongiurato. Timori sulla scuola Juncker si dimette dall'Eurogruppo Intervista a Dario Franceschini Attacco a Berlusconi: errore abolire l'Ici, sdegno per chi incita all'evasione Monti commissaria il governo Claudio Sardo IL COMMENTO Vorrei una società dove nessuno rimane disoccupato. Nessuno deve essere un mendicante, tutti devono essere in grado di guadagnarsi da vivere. Muhammad Yunus Bondi per i tagli alla spesa, Amato per i fondi ai partiti pDI GIOVANNI FANTOZZI SOLDINI ZEGARELLI PAG. 2-8 STORIA DI LUCIA E DEGLI ULTIMI Mario Desiati p DE GIOVANNANGELI PAGINE 30-31 ALAIN TOURAINE AI LETTORI BUON LAVOROL 'ultimo è il portiere di uno stabile di Corso Garibaldi a Napoli, si è suicidato dopo aver ricevuto la lettera di licenziamento. p SEGUE A PAGINA 13 Primo maggio contro la crisi A Roma il concerto dei sindacati Manifestazione unitaria a Rieti Intervista a Susanna Camusso “ p FIUME FRANCHI GIANOLA MILIANI ROSATI PAGINE 10-15 1,20 Martedì 1 Maggio 2012 Anno 89 n. 120 www.unita.it Fondata da Antonio Gramsci nel 1924
GIANNI PAVESE M entre la stagione stavascivolando via, gonfiadi delusione, ha avutoun colpo d'ala, e si è ritrovata una grossa occasione. Complice la frenata delle altre, ma l'Inter era pronta e i meriti sono più semplici di qualsivoglia suggestione: certo, Stramaccioni è un volto nuovo e in tempi di crisi il nuovo è più credibile. Ma nelle ultime due partite vittoriose c'è la qualità di due elementi che in questa stagione sono stati limitati dagli infortuni: Sneijder e Maicon. Sono ancora i più bravi a far scorrere la palla, a creare gioco, per vie diverse, ovviamente, ma con classe autentica. Sono tornati e l'Inter ha cominciato a frequentare la porta avversaria con più assiduità. Così si è chiarito anche l'equivoco sullo schema migliore, che aveva attanagliato la gestione Ranieri. In sostanza, è quello che garantisce all'Inter la possibilità di far giocare Sneijder dove meglio funziona, e cioé sul centro sinistra d'attacco, dove può convergere, tirare, assistere. L'Inter è una squadra logora (l'ambiente forse lo è anche di più, ma il blasone pesa comunque in modo vantaggioso) però ha giocatori freschi per questa volata, questo è il paradosso: l'olandese e il brasiliano, ma anche Zarate, che sente di avere un po' di partite per dimostrare qualcosa, e Guarin, finalmente titolare. Nagatomo e Obi garantiscono passo. E su tre finali quali sono le partite che mancano, gente come Zanetti e Samuel, Lucio e Cambiasso garantisce la tenuta nervosa e l'esperienza di chi ci è già passato. Milito ci mette i gol, anche per Pazzini e Forlan, i due veri assenti della stagione. Lo svantaggio maggiore dell'Inter è il calendario, che propone due sfide in trasferta. La prima a Parma contro una squadra sazia ma in forma psico-fisica. Gli emiliani - già salvi - hanno comunque avuto la fame per vincere le ultime due gare in trasferta e non regaleranno niente. Dopo il Parma c'è il Milan e poi la Lazio all'Olimpico. L'Inter paga dazio nei confronti diretti con il Napoli (come le altre) e dunque cerca 9 punti: non sarà semplice, anzi, serve un'Inter perfetta. Possibilità: 25% L'Inter si è data un'occasione Decisivo il derby Sembrava lontana da tutto, invece... Fondamentali i recuperi di Sneijder e Maicon, capaci di fare gioco. Calendario difficile FELICE DIOTALLEVI MILANO UN POSTO PER QUATTRO LA VOLATA CHAMPIONS E ccola, la squadra favoritaper il quarto posto: il Napoli.Per tre motivi, tutti assai fon-dati. Ha il calendario più facile, giocando due partite al San Paolo e una in trasferta: Palermo e Siena in casa, Bologna in Emilia. E se il Palermo deve ancora assicurarsi la salvezza - ma è comunque una squadra fragile che lontana dalla Favorita ha vinto una sola e rocambolesca partita, Bologna e Siena sono già salve e lontane da altri obiettivi. Il secondo vantaggio è l'ambiente: Napoli tifa, sempre. Non contesta. Mette pressione ma sa trascinare. Il San Paolo sarà pieno. E l'esperienza in Champions ha maturato un gruppo che adesso vuole dare continuità a quell'avventura. Vedere poi il Chelsea e il Bayern in finale - avversarie che il Napoli ha saputo affrontare ad armi pari nella competizione - incoraggia la convinzione di poter essere all'altezza del calcio di vertice. Così, le tre recenti sconfitte consecutive, tutte pesanti, sono state assorbite bene dall'ambiente e trasformate dalla squadre nelle successive tre vittorie. Terza considerazione che pende dalla parte di Mazzarri: la qualità e la salute dei suoi attaccanti. Sono quattro i giocatori che fanno la differenza e stanno tutti bene, giacché Lavezzi ha recuperato il suo lieve infortunio e Pandev scontato la squalifica. Hamsik è stato il più alterno, ma pare adesso aver ritrovato convinzione. Cavani è indiscutibile nella sua cifra di campione. In due campionati napoletani ha già sommato 48 reti. A questi quattro si aggiunge la freschezza di Maggio, arrivato in salute al gran finale, e la forza di Inler e Dzemaili, finalmente protagonisti. Argomenti per vincere le tre partite rimaste ci sono, e con tre vittorie il Napoli sa di essere probabilmente terzo, avendo dalla sua parte gli scontri diretti con Inter e Udinese (non con la Lazio). I pericoli per Mazzarri sono due: la distrazione della lussuosa finale di Coppa Italia, e il dna della sua squadra, che fallisce talvolta le partite che sembrano più semplici ma che la chiamano a “far gioco”: è una squadra di contrattacco, furioso, anche continuo. Che s'ingolfa quando deve impostare. Il caldo la aiuterà, creando spazi nelle difese avversarie. Possibilità: 40% Foto di Ciro Fusco/Ansa www.unita.it Sneijder, l'uomo in più dell'Inter NAPOLI Tre sconfitte quindi due vittorie e un pari: come cambia la vita Cavani, Hamsik e Pandev sono pronti. Lavezzi ha recuperato Il Napoli è favorito se quei quattro stanno tutti bene L'esultanza di Edinson Cavani, il trascinatore del Napoli Sport46 MARTEDÌ1 MAGGIO2012
Foto Ansa Epa Quarantotto ore di sangue in Nigeria, colpita da una lunga striscia di attentati che ha preso di mira principalmente chiese e polizia. L'ultimo attacco in ordine di tempo è avvenuto ieri mattina a Jalingo, dove un kamikaze a bordo di una moto si è fatto esplodere al passaggio del convoglio del capo della polizia della regione: 11 morti. Domenica l'attentato più grave: a Kano sotto i colpi dei terroristi sono morte 19 persone che partecipavano a una funzione religiosa. Anche ieri 11 morti: si allunga la scia di sangue in Nigeria È morto portando con sé se-greti scottanti. Le autori-tà austriache si affretta-no ad affermare che il de-cesso è avvenuto per «cause naturali». Ma a Vienna va in scena il «giallo del Danubio». Il corpo senza vita dell'ex ministro libico del petrolio e stretto collaboratore di Muammar Gheddafi, Shukri Ghanem, è stato ritrovato l'altro ieri nelle acque del Danubio. Secondo la polizia viennese, citata dalla Bbc online, nulla sembra indicare a prima vista che Ghanem, 69 anni, sia stato ucciso. Potrebbe trattarsi anche di un suicidio e non si esclude che l'ex potentissimo ministro sia stato vittima di un malore sulla sponde del fiume che attraversa la capitale austriaca, dove viveva in esilio. Ghanem aveva lasciato la Libia l'anno scorso, proprio mentre era in corso la rivolta contro Gheddafi, denunciando il bagno di sangue e parlando di una situazione sempre più intollerabile. Ghanem era stato capo del governo libico dal 2003 al 2006 e ministro del Petrolio, oltre che presidente della società petrolifera di Stato, dal 2006 al 2011. Nel corso di una conferenza stampa a Roma il 1˚ giugno dello scorso anno, Ghanem aveva accusato il regime di Tripoli di esercitare una «violenza intollerabile» sulla gente della Libia. «Ho provato a cambiare il regime dall'interno», diceva allora l'ex fedelissimo del Colonnello, «ma dopo tutto questo spargimento di sangue non è più possibile lavorare con Gheddafi». In quella stessa occasione, Ghanem aveva anche avvertito che la produzione petrolifera libica si sta interrompendo a causa dell'embargo. In Libia si sta andando «verso un blocco totale della produzione di petrolio» sia a ovest che a est. «Si produce molto poco, a causa dell'embargo dell'Onu, per il fatto che gli stranieri sono andati via, per motivi di sicurezza e perchè non si può esportare - aveva spiegato - se non si può esportare, non si può produrre». È dovuta a un annegamento nel Danubio «senza interventi esterni» la morte dell'ex ministro libico del petrolio, riferisce nel tardo pomeriggio di ieri il portavoce della polizia austriaca Roman Hashlinger, in base ai primi risultati dell'autopsia. «La causa della morte è l'annegamento. Non ci sono elementi di una responsabilità esterna al momento», dichiara alla stampa, aggiungendo che risultati più completi sono attesi in settimana. Sempre secondo il portavoce della polizia, Ghanem è stato ritrovato vestito ma senza documenti, con l'eccezione di un badge della compagnia per la quale lavorava. È stato un dipendente dell'azienda a riconoscerlo. Hashlinger non ha escluso nessuna ipotesi, neppure l'omicidio. «Non ci sarebbero segni di violenza se qualcuno l'avesse spinto in acqua. Ma è possibile che si sia sentito male per poi cadere nel fiume». Ma il giallo rimane. Di certo, il personaggio è troppo importante e la sua morte troppo misteriosa per non sollevare sospetti. Ghanem era un tipo che sapeva un sacco di cose, compresi i rapporti personali e finanziari tra Gheddafi e tanti leader internazionali. A Tripoli e Bengasi i leader della coalizione di transizione sono assolutamente certi che milioni di dollari libici siano tuttora a disposizione degli ex amici della dittatura nei forzieri delle grandi banche internazionali. Nato a Tripoli nel 1942, si era laureato a Bengasi nel 1963 e per 14 anni ha lavorato per il governo libico. Dal '93 al 2001, Ghanem è stato capo ricerche per l'Opec a Vienna e diverse volte è stato fatto il suo nome per segretario generale del massimo organo che riunisce il Paesi produttori di petrolio con sede in Austria. Ghanem ha sempre avuto fama di riformista, nel 2003 è diventato primo ministro, si è distinto per aver avviato una serie di liberalizzazioni e per aver permesso investimenti stranieri nel greggio. Nella capitale austriaca possedeva una casa in un quartiere situato vicino alla sede Onu, lungo il Danubio, non lontano dal punto in cui è annegato. Con lui hanno avuto a che fare i massimi dirigenti dei colossi petroliferi mondiali, dalla britannica Bp alla francese Total all'italiana Eni. Lauree in diritto internazionale ed economia nelle migliori università americane, studi «bostoniani», Ghanem è stato uno dei funzionari del governo della Libia più noti a livello internazionale. Più noti e potenti, forse troppo. Incidente o resa dei conti? Il giallo di Ghanem, il ministro libico affogato nel Danubio Il suo corpo è emerso domenica dalle acque del grande fiume viennese: era stato uno dei primi ad abbandonare Gheddafi denunciando le violenze. Quanti segreti si porta nella tomba? U.D.G. La storia Uomo dell'oro nero Aveva tessuto le relazioni con le grandi compagnie petrolifere Agenti Usa in cerca di Kony Un centinaio di «berretti verdi» Usa sono nella Repubblica centrafricana per aiutare le truppe locali a catturare Kony, il generale ugandese a capo del movimento «Lord's ResistanceArmy» (Lra). Incriminato dallaCorte penale dell'Aianel 2005,Kony ètornatorecentementealla ribaltaper ivideodellaongamericana InvisibleChildrenche hannospopolatosulweb. 33 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
La volata di fine stagione Con lo scudetto quasi assegnato e con una lotta per non retrocedere ormai ridotta a una corsa a due, la vera volata di fine stagione è per un posto in Champions League. A tre giornate dal termine Napoli, Inter, Udinese e Lazio sono appaiate ma con chance diverse. Napoli e Udinese hanno un calendario più semplice di Inter e Lazio. Nel gruppetto la squadra di Reja è quella sfavorita da infortuni e squalifiche, mentre quella di Stramaccioni ha il cammino più difficile, con lo scontro diretto all'Olimpico all'ultima giornata. La favorita è il Napoli, l'incognita la magnifica Udinese di Guidolin e Di Natale. Oggi due anticipi: Chievo-Roma (ore 18) e Napoli-Palermo (20,45) VINCENZO RICCIARELLI PINO STOPPON A veva in mano il terzo po-sto, e adesso deve fare aschiaffi con tutti per ri-prenderselo. Nella rissa senza senso di Udine (costata la squalifica di 4 turni a Marchetti e di 3 a Dias, per loro il campionato è virtualmente finito), c'è anche questa frustrazione, questa inconsolabile verità. Questo è il muro davanti alla Lazio: trovare la forza per giocare contro l'inerzia di una grande stagione evaporata. Poi ci sono questioni tecniche: senza Klose, la Lazio si è rimpicciolita perché non le è venuto a mancare solo un goleador ma un manovratore d'attacco. Recuperato Mauri, un centravanti di cose innato senso tattico avrebbe favorito il gioco di Hernanes e Mauri, appunto, capaci di muoversi insieme a una prima punta, nei suoi spazi, nelle sue idee. Invece il gruppo di Reja è arrivato decimato al traguardo e in questo l'autogol di Lotito - occupato a litigare con il Coni per l'affitto dello stadio - è pazzesco: bastava rimpolpare un po' la rosa a gennaio e tutto l'investimento sarebbe stato ripagato con la qualificazione Champions. Invece è arrivato solo Candreva, centrocampista di qualità ma da sempre incompiuto. Reja ha costruito una squadra tignosa, speculare, che ha vinto molte partite di mestiere, strette. Uno schema un po' povero ma che con Klose, Hernanes e Lulic funzionava perché in loro trovava classe, corsa e carisma, e negli altri una buona applicazione. Questi tre sono al palo, il brasiliano sembra perduto, il tedesco potrebbe recuperare per l'ultimo match, contro l'Inter. L'obiettivo della Lazio è arrivare a quella partita e trasformarla in una finale, da giocare a domicilio e magari con i migliori. Il calendario sarebbe discreto: il Siena, prossimo avversario, sembra sazio. Poi c'è la trasferta a Bergamo, di media difficoltà e quindi lo spareggio con l'Inter. Se l'organico e la condizione generale sono contro la Lazio, il vantaggio è quello di sapersi favorita per il terzo posto in caso di punteggio pieno, in quanto non poterbbe appaiarla l'Inter e con il Napoli ha scontri diretti favorevoli. Udinese permettendo, il destino è ancora nelle sue mani, ma sono mani stanche. Probabilità 20% Lazio, che spreco Ma ha ancora il destino in mano C 'è sempre anche l'Udinese.Nessuno la contava più, do-po la sconfitta interna conl'Inter. Ma Guidolin ha saputo ancora una volta raccogliere tutto quello che rimaneva dopo una stagione intensa, e trasformarlo in una vittoria contro la Lazio. L'Udinese è una squadra giocoforza semplice, che Guidolin ha saputo insaporire. L'organizzazione è prettamente difensiva, con tre difensori centrali buoni nel palleggio, due esterni che attaccano con ossessione la profondità, tre mediani bravi nei raddoppi di marcatura sui portatori di palla avversari e capaci di rigiocare la palla recuperata, un centravanti che risolve i problemi, quel satanasso di Di Natale, capace di segnare per quattro campionati di fila più di venti gol: e pensare che prima faceva la seconda punta... Abbiamo citato nove interpreti: il decimo è il portierone, Handanovic, che quest'anno è stato fenomenale, e non solo sui rigori. L'unicesimo invece è l'unico dubbio che assale Guidolin, e di volta in volta può essere un secondo attaccante (Floro Flores), un ulteriore centrocampista incursore (Abdi) o un trequartista di qualità tutta da confermare (Torje). È una squadra capace di crescere dentro la partita, perché Guidolin sa leggere cosa accade in campo, ed ha spesso vinto nei secondi tempi, quando Di Natale trova più aria nella difesa altrui. Questa prevedibilità non ha ancora presentato il conto, e l'Udinese è in corsa con pieno merito (superiore all'innegabile demerito altrui). Il punto di forza è la serenità di una squadra che avrebbe nell'Europa League un naturale punto di caduta. Poi c'è il recupero di Basta, capace a inizio stagione di aiutare Di Natale in zona gol. I guai per Guidolin sono evidenti: i suoi hanno dato tutto, non hanno infortuni decisivi da fronteggiare ma il serbatoio è vuoto. L'infallibilità casalinga si è intaccata, e in trasferta la vittoria è casuale. Il calendario ingigantisce i difetti, chiamando i friulani a due partite lontano da casa, a Cesena e Catania, di livello di difficolta differente. Nel mezzo, arriva il Genoa, squadra affamata ma senza denti. Probabilità 15% Salvo sorprese sarà Roy Hodgson il sostituto di Fabio Capello sulla panchina della nazionale inglese. A confermarlo è la stessa Football Association in una nota dove si precisa che il West Bromwich Albion, società per la quale attualmente è sotto contratto, ha dato il suo benestare per l'avvio della trattativa. ROMA Una grande stagione evaporata, complice l'infortunio a Klose Nonostante la mano pesante del giudice, può ancora farcela Hernanes, il grande assente dalla volata. Come Klose, prova il recupero per l'ultimo match UDINE L'Udinese è ancora lì, nonostante una stagione intensissima Merito dell'organizzazione e dei gol di Totò. Calendario medio Squadra all'osso ma Di Natale e Guidolin sono grandi Antonio Di Natale, il miglior calciatore italiano degli ultimi anni Hodgson nuovo ct inglese 47 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
Jean-Claude Juncker se ne vuole andare perché non sopporta più le ingerenze francesi e tedesche nel suo ruolo di presidente dell'Eurogruppo. I sommovimenti che da giorni scuotono la politica di austerità che l'asse Berlino-Parigi ha imposto a tutta l'Unione europea diventano un terremoto. Juncker ha fatto il suo annuncio a sorpresa, proprio nel giorno in cui in Italia si diffondevano voci su un presunto piano segreto italo-tedesco per la crescita europea. E nonostante le sue riserve sul comportamento di Berlino ha sponsorizzato per la successione a se stesso proprio il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble. Nei prossimi giorni si capirà cosa sia accaduto di preciso. Certo è che, nonostante l'indicazione per Schäuble, il clamoroso abbandono di un uomo che in passato ha quasi sempre appoggiato la loro linea del rigore assoluto è un colpo micidiale non solo per Sarkozy, a cinque giorni dalle presidenziali, ma forse ancor più per Merkel, che appare sempre più isolata. Può darsi che siano frutto di un tentativo della cancelliera di sottrarsi a questo isolamento le voci, circolate ieri mattina in Italia e diffuse da Repubblica, di un «patto segreto per la crescita» tra Berlino e Roma che dovrebbe (meglio: avrebbe dovuto) concretizzarsi in una dichiarazione comune. Secondo queste voci, Monti e Merkel, nel loro incontro del 13 marzo a Roma, avrebbero concordato un iter «sincronizzato» per la ratifica del Fiscal Compact, accompagnato da un'iniziativa comune per lo sviluppo. C'è da chiedersi perché se ne parli proprio ora, a cinque giorni dalle presidenziali francesi. E a dodici giorni dal voto regionale in Renania-Westfalia, decisivo per capire quanto sia ancora forte la cancelliera. Le tensioni che hanno portato al clamoroso annuncio di Juncker potrebbero essere una spiegazione: Frau Merkel cercherebbe disperatamente una sponda e il governo di Roma potrebbe esserlo. Almeno ai suoi occhi. RATIFICHE CONGIUNTE ADDIO? L'idea di coordinare i lavori parlamentari nell'iter di ratifica è stata presa in esame. Ne ha parlato anche il ministro per gli Affari europei Enzo Moavero il 28 marzo scorso alla Camera, rispondendo a un'interrogazione presentata dal deputato Sandro Gozi, responsabile per l'Europa del Pd. L'idea era quella di preparare un voto contemporaneo dei deputati italiani e tedeschi, con scambi di ministri e solenne dichiarazione comune, per il 25 maggio, data per la quale era stata fissata la seduta del Bundestag dedicata alla ratifica del Fiskalpakt e all'approvazione dell'Esm, il nuovo fondo salva-stati. Anche l'ipotesi della dichiarazione comune non è nuova. Virgilio Dastoli, presidente del Movimento federalista europeo, e 27 personalità della politica e dell'economia italiane e tedesche, proprio alla vigilia dell'incontro Monti-Merkel avevano diffuso un appello in cui si invitavano i due a preparare una dichiarazione italo-tedesca sulla volontà di procedere, dopo la ratifica del patto, verso «un'unione politica più forte, con un governo federale». L'appello riprendeva l'indicazione della mozione sulla politica europea approvata dalla Camera a larghissima maggioranza il 25 gennaio. La questione si è complicata da quando si è capito che molto difficilmente la ratifica del Bundestag potrà avvenire il 25 maggio. Per quel voto serve una maggioranza dei due terzi che il governo non ha, la cancelliera dovrà negoziare con Spd e Verdi e non potrà farlo prima delle elezioni in Renania. L'opposizione si prepara a porre condizioni molto stringenti, dall'adozione della tassa sulle transazioni finanziarie a forme di condivisione europea del debito, all'adozione di programmi di investimento europei. Le difficoltà domestiche evidenziano ancor di più l'isolamento in cui si trova la cancelliera, tra la prospettiva probabile di Hollande all'Eliseo, la «rivolta degli economisti» (come il Nobel Stiglitz chiama il vasto fronte di studiosi che critica l'austerity) cui si è unita ieri anche l'Onu con la sua Organizzazione PAOLO SOLDINI Il presidente dimissionario dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker con Angela Merkel p Il presidente dell'Eurogruppo lascia per le ingerenze francotedesche p La cancelliera in cerca di sponde (anche con Monti) sul patto fiscale Juncker si dimette contro Berlino e Parigi Merkel sempre più sola Il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker annuncia a sorpresa le sue dimissioni per le troppe ingerenze franco-tedesche. Una scelta che sottolinea il crescente isolamento di Angela Merkel. Primo Piano L'Europa e la crisi 6 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
www.unita.it Zapping di domani MINE VAGANTI LE TRE ROSE DI EVA LO CHIAMAVANO BULLDOZER LE IENE SHOW RAIUNO ORE:21:10 FILM CON RICCARDO SCAMARCIO CON ROBERTO FARNESI CON BUD SPENCER CON ILARY BLASI CANALE 5 ORE:21:12 SERIE TV RETE 4 ORE:21:10 FILM ITALIA 1 ORE:21:10 SHOW Rai 1 Rai 2 Rai 3 RAI 1Canale 5 Rete 4 Italia 1 La 7 Sky Cinema 1 HD Sky Cinema family Sky Cinema Passion Cartoon Network Discovery Channel Deejay TV MTV 21.00 Sky Cine News. Rubrica 21.10 Cars 2. Film Animazione. (2011) Regia di J. Lasseter B. Lewis. 23.05 Streetdance. Film Musical. (2010) Regia di M. Giwa, D. Pasquini. Con C. Rampling R. McDowall. 21.00 La volpe e la bambina. Film Avventura. (2007) Regia di L. Jaquet. Con B. Noel-Bruneau I. Carré. 22.45 Christmas in Wonderland. Film Commedia. (2007) Regia di J. Orr. Con M. Knight P. Swayze. 21.00 Un giorno per caso. Film Commedia. (1996) Regia di M. Homan. Con G. Clooney M. Pfeier. 22.55 Chocolat. Film Metrica/Poesia. (2000) Regia di L. Hallström. Con J. Binoche J. Depp. 18.40 Leone il cane ifone. 19.15 Hero Factory. 19.40 Bakugan Potenza Mechtanium. 20.05 Ben 10 Ultimate Alien. 20.30 Lo straordinario mondo di Gumball. 20.55 Adventure Time. 21.20 Takeshi's Castle. 21.45 Young Justice. 22.05 Hero: 108. 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Marchio di fabbrica. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Sons of Guns. Documentario 22.00 American Chopper. Documentario 23.00 La febbre dell'oro. Documentario 18.35 Platinissima presenta Good Evening.Show 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Via Massena. Sit Com 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 Switched at birth. Serie TV 22.30 Deejay chiama Italia - Edizione Serale. Rubrica 19.30 I Soliti Idioti. Serie TV 20.20 Il Testimone. Reportage 20.45 Il Testimone VIP. Reportage 21.10 Ten Mom 2. Show. 22.50 True Life. Serie TV 23.40 Speciale MTV News. Informazione 00.10 I Soliti Idioti. Serie TV 21.10 Mine vaganti. Film Commedia. (2009) Regia di Ferzan Ozpetek. Con Riccardo Scamarcio, Alessandro Preziosi, Lunetta Savino. 22.55 TG 1 60 Secondi. Informazione 23.25 Porta a Porta. Talk Show.Conduce Bruno Vespa. 01.00 TG 1 - NOTTE. Informazione 21.05 Chi l'ha visto?. Attualita' 23.15 Volo in diretta. Rubrica 00.00TG 3 Linea notte. Informazione 00.10 TG Regione. Informazione 01.00 Meteo 3. 01.05 Rai Educational. Rubrica 02.05 Fuori Orario. Cose (mai) viste. Rubrica 21.05 Criminal Minds. Serie TV Con Shemar Moore, Joe Mantegna, Thomas Gibson. 22.40 Rai Sport. Speciale 90° Minuto. Informazione 00.30 Tg2. Informazione 00.50 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 01.00 A proposito di Brian. Serie TV 21.12 Le tre rose di Eva. Serie TV Con Anna Safroncik, Roberto Farnesi, Luca Ward. 23.11 Matrix. Talk Show.Conduce Alessio Vinci. 01.30 Tg5 - Notte. Informazione 01.59 Meteo 5. Informazione 02.00 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show 21.10 Lo chiamavano Bulldozer. Film Commedia. (1978) Regia di Michele Lupo. Con Bud Spencer, Raimund Harmstorf, Joe Bugner. 23.45 I bellissimi di r4. Rubrica 23.50 Closer. Film Drammatico. (2004) Regia di Mike Nichols. Con Natalie Portman, Jude Law. 21.10 Le Iene Show. Show.Conduce Ilary Blasi, Enrico Brignano. 00.30 Controcampo - Linea notte. Informazione 01.40 The shield. Serie TV Con Michael Chiklis, Catherine Dent, Sofer Benito Martinez. 02.30 Studio aperto - La giornata. Informazione 21.10 S.O.S. Tata. Reality Show. 00.05 Tg La7. Informazione 00.10 Tg La7 Sport. Informazione 00.15 (ah)iPiroso. Talk Show.Conduce Antonello Piroso. 01.10 Prossima Fermata. Talk Show.Conduce Federico Guiglia. 01.25 Movie Flash. Rubrica 06.45 Unomattina. Show. 09.35 Linea Verde Meteo Verde. Informazione 10.55 Che tempo fa. Informazione 11.00 TG1. Informazione 11.05 Occhio alla spesa. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show.Conduce Antonella Clerici. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 TG1 - Economia. Informazione 14.01 Tg1 Focus. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show.Conduce Veronica Maya. 15.15 La vita in diretta. Rubrica 16.50 TG Parlamento. Informazione 17.00 TG 1. Informazione 17.10 Che tempo fa. Informazione 18.50 L'Eredità. Gioco a quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Qui Radio Londra. Attualita' 20.35 Aari Tuoi. Show 06.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 09.05 Martin Matin. Serie TV 09.30 Zorro. Serie TV 09.55 Le nuove avventure di Braccio di Ferro. Cartoni Animati 10.00 Tg2 Insieme. Rubrica 11.00 I Fatti Vostri. Show 13.00 Tg2. Informazione 13.30 Tg2 - Costume e Società. Rubrica 13.50 Medicina 33. Rubrica 14.00 Italia sul Due. Talk Show 16.15 La signora del West. Serie TV 17.00 Private Practice. Serie TV 17.45 Tg2 - Flash L.I.S.. Informazione 17.50 Rai TG Sport. Informazione 18.15 Tg 2. Informazione 18.45 Ghost Whisperer. Serie TV 19.35 Squadra Speciale Cobra 11. Serie TV 20.25 Estrazioni del Lotto. Gioco 20.30 Tg2. Informazione 08.15 Agorà. Talk Show 10.00 Storia siamo noi. Documentario 11.00 Apprescindere. Talk Show 11.10 TG3 Minuti. Informazione 11.15 Agente Pepper. Serie TV 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 TG3 Fuori TG. Informazione 12.45 Le storie - Diario italiano. Talk Show. 13.10 La strada per la felicita'. Soap Opera 14.00 TG Regione. / TG3. 15.05 TGR Piazza Aari. Informazione 15.10 Lassie. Serie TV 15.55 Cose dell'altro Geo. Rubrica 17.40 Geo & Geo. Documentario 19.00 TG3. / Tg Regione 20.00 Blob. Rubrica 20.10 Le storie - Diario italiano. Talk Show. 20.35 Un posto al sole. Serie TV 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.40 La telefonata di Belpietro. Rubrica 08.50 Mattino cinque. Show 10.10 Tg5. Informazione 10.05 Mattino cinque. Show.Conduce Federica Panicucci, Paolo Del Debbio. 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Uomini e donne. Talk Show.Conduce Maria De Filippi. 16.05 Amici. Talent Show 16.45 Pomeriggio cinque. Talk Show. 18.45 The money drop. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show.Conduce Ficarra, Picone. 07.22 Come eravamo. Show 07.25 Nash Bridges I. Serie TV 08.20 Hunter. Serie TV 09.40 Carabinieri. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 13.50 Sessione pomeridiana: il tribunale di Forum. Rubrica 15.10 Flikken coppia in giallo. Serie TV 16.17 Desiderio nel sole. Film Drammatico. (1961) Regia di Gordon Douglas. Con Angie Dickinson, Peter Finch, Roger Moore. 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.30 Walker Texas ranger. Serie TV 06.50 Cartoni Animati 08.40 Settimo cielo. Serie TV 10.35 Ugly Betty. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 What's my destiny Dragon ball. Cartoni Animati 15.00 Camera cafè ristretto. Sit Com 15.10 Camera Cafè. Sit Com 15.45 Chuck. Serie TV 16.30 Chuck. Serie TV 17.20 La vita secondo Jim. Sit Com 17.45 Trasformat. Show.Conduce Enrico Papi. 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. Miami. Serie TV 20.20 C.S.I. Miami. Serie TV 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show 11.10 L'aria che tira. Talk Show 12.30 I menù di Benedetta (R). Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Uragano. Film Drammatico. (1979) Regia di Jan Troell. Con Jason Robards, Mia Farrow, Max Von Sydow. 15.55 L'Ispettore Barnaby. Serie TV Con John Nettles, Daniel Casey, John Hopkins, Jason Hugues, Jane Wymark , Laura Howard, Barry Jackson. 17.55 I menù di Benedetta. Rubrica 18.50 G' Day alle 7 su La7. Attualita' 19.25 G' Day. Attualita' 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica SERA SERA SERA SERA SERA SERA SERA 45 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
I o vado avanti, d'ora in poi nonsentirò più nessuno e voglio ve-dere chi avrà il coraggio di stac-carmi la spina. La spending re-view non si ferma qui. Questa è solo una prima tappa. Bisogna allargare lo spettro, interverremo su tutto. Anche sui sindacati e sui partiti, sui costi della politica. Devono rendersi conto che non siamo fuori dall'emergenza. Avanti su tutto, anche sulla Rai che va rivista». Mario Monti sfida i partiti della sua maggioranza: «L'Ici non andava abolita. Io pronto a sostituire l'Imu con la patrimoniale» manda a dire a Berlusconi. Attacca Alfano (e Maroni): «Sdegno per chi istiga a non pagare le tasse o propone arbitrarie compensazioni debiti-crediti». La linea del premier (che sembra abbia ricevuto l'avallo del Quirinale) è durissima. Punta a convincere tutti, dentro e fuori il governo, che tagliare e razionalizzare le spese delle amministrazioni è l'unica ricetta per salvare un'Italia ancora in bilico. Il «pacchetto» di risparmi immediati e la speranza di un metodo per il futuro che renda strutturali le riduzioni di spesa è l'unica salvezza. Soprattutto devono capirlo i partiti della sua «strana» maggioranza, Pd e Pdl, verso cui l'irritazione è al culmine. Ieri è stata la giornata di un teso Consiglio dei ministri, cinque ore di discussione analizzando già all'ingrosso le prime voci di risparmio. Cinque i ministeri interessati, quelli più “polposi”: Difesa, Interni, Giustizia, Istruzione ed Esteri. Molte le resistenze: Piero Giarda, prima della riunione, aveva fissato l'asticella dei risparmi da ottenere già quest'anno in 5 miliardi. Alla fine ridotti a poco più di 4: la cifra esatta per coprire la rata di ottobre dell'Iva, e rinviare l'aumento più indigesto per le tasche degli italiani. Monti però non ha intenzione di fermarsi. Con lui Corrado Passera, altrettanto consapevole della situazione critica: «La prossima frontiera sarà quella delle società partecipate. Devono stare sul mercato, essere competitive». Altrimenti zac: può chiamarsi bisturi o accetta, ma la sorte delle aziende improduttive per l'esecutivo (sulla carta) è segnata. Bisogna trovare altri soldi, questo è il refrain che Monti ripete. Il governo pensa di riorganizzare le municipalizzate, tagliare le Province come chiede l'Europa, aggredire il “tesoretto” di sprechi, inefficienze e duplicazioni che appesantisce i conti pubblici italiani. E il Professore fa sapere di non aver consultato Alfano e Bersani. «Basta, d'ora in poi vado avanti da solo». Come un panzer. Dopo aver strigliato per bene il Pdl, vuole vedere come reagiranno. In parallelo, ecco la novità più forte del consiglio dei ministri: un supercommissario con il compito di tirare le orecchie ai ministri che spendono troppo e in modo poco razionale. Il Consiglio dei ministri ha varato l'opzione Enrico Bondi commissario straordinario per la spending review. E ha scelto per la nomina lo strumento del decreto legge che consente di agire in fretta. Il risanatore della Parmalat avrà compiti di «razionalizzazione dell'attività di approvvigionamento di beni e servizi dalle pubbliche amministrazioni». Sarà, insomma, il mastino anti-spreco. Proposta da Piero Giarda, la soluzione del «tecnico in mezzo ai tecnici» (che online ha suscitato parecchi sarcasmi), in servizio per un anno, è stata ritenuta da Mario Monti la migliore possibile. In ballo c'è una partita cruciale che il governo, indebolito dalla pressione dei partiti della sua maggioranza nonché dalla crescente tensione sociale, preferisce (o non può evitare di) delegare. A una personalità autorevole, competente e imparziale in grado di chiedere dati sensibili e imporre le sue scelte alle amministrazioni riluttanti ad auto-riformarsi . Per Giarda, ministro dei Rapporti con il Parlamento che detiene anche la delega all'Attuazione del Programma, è una preoccupazione in meno. Ma anche un ridimensionamento del suo ruolo. Tra le voci, quella che il Professore non fosse del tutto soddisfatto del dossier prodotto dall'economista, a sua volta non «fortissimo» nella capacità di imporsi ai colleghi. Giarda liquida i rumors: con il premier hanno lavorato in tandem. Adesso la patata bollente passa al «risanatore». Entro il 31 maggio ogni ministro sarà tenuto a presentare il suo piano per il risparmio. Alla luce del dossier, il commissario finalizzerà i tagli. Non sarà l'unico. Nelle intenzioni del premier il supercommissario dovrebbe essere affiancato da una task force di esperti nei vari settori che si chiamerà «unità di missione». I primi nomi ci sono già. Giuliano Amato consigliere sui costi della politica e riforma dei partiti più finanziamenti pubblici ai sindacati. Francesco Giavazzi studierà gli aiuti alle imprese. Consiglio dei ministri Cinque ore di riunione tesa. E molte resistenze ai tagli FEDERICA FANTOZZI Staino «Sdegno per chi istiga a non pagare le tasse e vuole compensazioni» Sì ai tagli, ma resta il rischio Iva Duello tra i ministri Monti a Berlusconi: «Errore azzerare l'Ici» Il premier avverte la maggioranza: «Non mi diverto con le tasse Vado avanti, mi stacchino pure la spina». Passera: ora necessaria la spending review anche per le società municipalizzate Il retroscena L'obiettivo è reperire 4,2 miliardi entro maggio. Analisi dei costi per Scuola, Giustizia, Interno e Difesa Attacco a Pdl e Lega Santoro al premier sulla Rai Il presidente del Consiglio «dimostri che dalle chiacchiere si passa ai fatti». Michele Santoro sfida il premier Mario Monti sulla questione Rai. Intervistato da Lilli Gruber, il conduttore ha detto: «Mi piacerebbe l'indipendenza della Rai dai partiti - ha spiegato Santoro, riferendosi alle parole del premier - Mi auguro che agisca, ha delle leve importanti». 3 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
«Grillo dice che la mafia non ha mai strangolato i suoi clienti limitandosi a prendere il pizzo? Forse dimentica che ha anche ucciso le persone che il pizzo non hanno voluto pagarlo»: sconcertata, Pina Maisano, vedova di Libero Grassi, l'imprenditore ucciso da Cosa Nostra nel 1991 per essersi ribellato al racket delle estorsioni, commenta le parole gridate domenica sera da Beppe Grillo proprio a Palermo, alla vigilia del trentennale dell'assassinio di Pio La Torre. Parole assurde che hanno colpito di nuovo i familiari delle vittime. «La mafia non ha mai strangolato i suoi clienti, limitandosi a prendere il pizzo. Ma qua vediamo un'altra mafia - i politici, la crisi, la finanza, - che strangòla la sua vittima», ha affermato (spostando l'accento) il comico genovese in un comizio, accanto ai suoi sostenitori imbarazzati. Pina Maisano, ex parlamentare dei Verdi, da sempre impegnata nelle battaglie civili, contesta l'antipolitica di Grillo «pressapochista e superficiale» e ricorda come la politica sia «cura della Polis, la difesa dell'interesse dei cittadini. Insomma è qualcosa di nobile. Se la mafia uccide le persone, la corruzione e la cattiva politica uccidono il Paese». E come lei è indignata Angela Ogliastro, sorella di Serafino Ogliastro, un ex poliziotto ucciso dalla cosca di Brancaccio nel '91 con il metodo della «lupara bianca». Perché se la mafia non solo «strangola» uomini e donne, ma scioglie nell'acido i corpi, anche di bambini, annulla i cadaveri nel cemento. «Io e i miei genitori non abbiamo nemmeno il corpo di Serafino da potere piangere», lamenta la sorella dell'ex poliziotto, «come si permette Grillo di fare l'elogio della mafia in una città che gronda sangue di vittime innocenti?» senza essere in piazza «il 21 marzo scorso, nella sua Genova, per la Giornata della memoria organizzata da Libera in ricordo di tutte le vittime della mafia? Io c'ero insieme ai parenti di 900 persone uccisa da Cosa Nostra che lui ha offeso». Anche lo showman siciliano Rosario Fiorello, nella sua rassegna stampa quotidiana con gli amici del bar, rilanciata su Youtube, non risparmia critiche e sfottò: «Grillo, Grillo, hai detto una grande cazzata», è sbottato, «mi sa che Grillo ne sa poco di mafia... Ma che si vada a vedere un po' tutti i pilastri delle autostrade in Sicilia.... Grillo, te posso di' ‘na cosa? Ma vattela a piglia' ‘nder pizzo». Indignati gli artigiani siciliani: «Le parole di Grillo sono un vero e proprio schiaffo alla nostra storia», ha detto Mario Filippello, segretario regionale della Confederazione nazionale Artigianato, «il comico genovese torni a fare il buffone, l'unica cosa che sa fare bene». A caldo, domenica sera, Claudio Fava, dirigente di Sel e figlio di Giuseppe, il giornalista ucciso dalla mafia nel 1984, è sbottato: «Grillo parla come un mafioso», usando gli stessi argomenti di Vito Ciancimino e Tano Badalamenti. Condanna unanime dai politici: «Le parole di Beppe Grillo sono uno sfregio profondo alla Sicilia», tanto più gravi «mentre ricordiamo il sacrificio di Pio La Torre e Rosario Di Salvo», ha detto ieri Vincenzo Di Girolamo, segretario provinciale del Pd; Pierferdinando Casini è lapidario «Per me può dire ciò che vuole, lo ignoro». Il candidato sindaco Leoluca Orlando non ribatte direttamente: «Evitiamo di ignorare quegli uomini dello Stato che sono caduti per combattere la criminalità». Parole «inaccettabili» anche per Fabio Granata di Fli che valorizza la «bella politica contro tutte le mafie e contro gli utili idioti che, attraverso la demagogia, criminalizzano tout court la politica». Sarcastica Costanza Castello di Grande Sud (il partito di Micciché): «Don Beppe, Vossia ha ragione. La mafia è solo un'invenzione dei giornalisti. Non esiste. È lo Stato il vero assassino». LA RISPOSTA DEL COMICO Grillo non manda giù le reazioni: «Mafioso mi mancava. Avanti, sparate le ultime cartucce», scrive sul suo blog cercando di spiegare il suo singolare pensiero: la mafia «sfrutta, umilia e spreme la sue vittime, ma «le uccide solo se è necessario per ribadire il suo dominio nel territorio», per la finanza, invece «le sue vittime, gli Stati, possono deperire e anche morire» (con i suicidi degli imprenditori). E conclude con un motto: «Honni soit qui mal y pense» (Sia maledetto chi ne pensa male). Il candidato sindaco di Palermo del Movimento 5 stelle, Riccardo Nuti, cerca di levarsi dall'imbarazzo: «Noi siamo in prima linea contro le mafie sempre e da sempre, siamo gli unici ad aver chiesto alla Regione siciliana di costituirsi parte civile in caso di rinvio a giudizio di Raffaele Lombardo». NATALIA LOMBARDO Fiorello su YouTube Familiari delle vittime, politici, artigiani: indignazione generale per le parole di Beppe Grillo sui politici che sarebbero peggiori dei mafiosi, perché «la mafia si limita a chiedere il pizzo». Condanna anche da Fiorello. Primo Piano «Grillo, non sai niente di mafia, hai detto una grande cazzata...» La replica sul blog «Mafioso mi mancava Ho solo detto che la Finanza uccide gli Stati» p Condannate le parole del comico genovese p I familiari delle vittime: «Dimentica tutti i morti» «Grillo, torna a fare il buffone» La rabbia di chi sa cos'è la mafia Il comizio di Beppe Grillo in piazza Croci a Palermo, domenica scorsa Politica e società ROMA 16 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
meau, dissipato parente del musicista allora in voga, e ispiratore del dialogo di Diderot, fosse Rousseau stesso. I conti tornano. Diderot fu sponsor di Jean-Jacques, e lo conobbe da parassita e da profeta. La musica, copiata o composta c'è. Rousseau scrisse tre opere, tra cui le Le Muse galanti, rappresentata in casa di Madame di Epinay, altra sua amante. Ma più che altro torna una «dialettica». Quella scoperta da Hegel, recensore del libro di Diderot nella Fenomenologia dello spirito: coscienza libertina e coscienza virtuosa. Nichilismo e morale. Dissoluzione e volontà. Ma a un certo punto Jean Jacques «si decide». E, folgorato nel 1750 da un concorso dell'Accademia di Digione, scende in guerra contro il Progresso, i Lumi, l'Enciclopedia. E attacca l'ineguaglianza e il dispotismo, l'educazione falsa. Il dissipato, sempre amato da influenti protettori, è diventato un Licurgo dell'Etica. Ma qual è il cuore del problema in questa Etica immaginaria che risana le piaghe del mondo assieme a quelle di Jean-Jacques? Eccolo: autenticità del soggetto umano, e ricostruzione (romantica) della natura umana divisa da orgoglio, ineguaglianza e proprietà. Qui la chiave. Per Rousseau la politica, al tempo moderno, è l'unica psico-terapia in grado di arginare l'infelicità. Terapia psicologica, non a caso. Non solo perché in Rousseau c'è una psico-pedagogia per raddrizzare le storture dell'anima e creare buoni cittadini. Non solo perché tra Confessioni e Réveries praticherà l'autoanalisi tesa all'«autenticità» e alla «trasparenza» del soggetto. Ma perché nell'era del dispotismo, segnato da nuove ineguaglianze proprietarie, la politica è l'unica salvazione. Per ripristinare l'unità infranta dall'«amor proprio» e dal prometeismo alienato, che ha lacerato il sentimentalismo dell'«amor di sé», entro il quale il genere umano viveva nell'equilibrio della compassione per l'altro. C'è qui una chiara lezione calvinista. Quella del peccato originale che si svela nella perversione dell'ego ritorta nell'onnipotenza autosufficiente. Fino ad asservire l'altro in una smisurata libido manipolatoria. Dopo il crollo dell'unità senza colpa del genere umano e della sintonia tra simili con la natura benefica. E l'inizio della tecnica e delle arti, esercizi di arricchimento e vanità. Ricomporre quella unità, infranta da catastrofi, disubbidienze e usurpazioni, è impossibile per Rousseau (come scrive nel Discorso sull'ineguaglianza). E però residua un dovere: ricomporre la frattura almeno artificialmente. Almeno nella volontà etica pungolata dalla «mancanza originaria». Come? Con un contratto. Un artificio sociale in forma di protesi razionale. Insomma, una specie di regno dei fini in terra, assiso su un vulcano fatto di potenziale e latente regressione verso l'egotismo connaturato alla natura umana. È una giustificazione per fede quella di Rousseau, dove l'atto di fede sta nel tramutare la perfettibilità umana (pericolosa e arrogante) in virtù mediana dell'accordo politico giusto. Che ripristini la trasparenza, l'immediatezza della compassione e la gioia del rispecchiarsi nell'inerme: per elevarlo e farne un cittadino libero. Fare Contratto sociale è lavare il peccato originale. E consacrare, con una teologia politica, l'ecclesia dei cittadini all'unico modo di venerare Dio. Con una comunità civile. Dove l'eucarestia risanatrice è lì presente e reale, nella Volontà generale e nell'Io comune. Dunque, ecco un patto dove «ciascuno unendosi a tutti non obbedisce che a se stesso e resti tanto libero come prima». C'è la persona gius-naturalista in quel patto, e gli averi. E nondimeno solo il patto li riconosce, arrogandosi il diritto politico di revocarli. Non più diritti imprescrittibili e sanciti a valle dal patto, come in Locke. E neanche la soggezione perenne al sovrano, una volta conferitogli l'assenso nel contratto. L'idea è un'altra. È il moto quieto e continuo della Volontà indivisa che si esercita in comune e non si smembra. Si autorappresenta e non si cede, se non come delega tecnica, revocabile a maggioranza. Niente corpi intermedi. Niente fazioni, «partiti» o associazioni. Niente arricchimenti di troppo, poiché libera per Jean-Jacques è quella società dove nessuno è tanto ricco da poter compare la libertà di un altro, o tanto povero da doverla venderla. Per inciso: splendido slogan per la sinistra, anche oggi! Come è splendida l'analisi, che nel Contratto Rousseau svolge su opulenti e pezzenti. I primi sono i fautori della tirannide, i secondi coloro dai quali provengono i tiranni. Perchè gli uni comprano, e gli altri vendono... Sicché Rousseau analista della diseguaglianza, che l'incipiente capitalismo cova all'ombra dell'Antico Regime. E Rousseau riformatore d'anime in forma politica. Altra intuizione: la società moderna seduce e «aliena», con scintillio di lusso e di denaro. Ed è esposta a demagoghi e involuzioni autoritarie, se il cittadino si estranea dal civismo. Ma c'è dell'altro. Jean-Jacques fu un profeta egualitario, che per paradosso ha alimentato i suoi nemici: uomini e movimenti dispotici. Bandire infatti fazioni e corpi intermedi, genera sempre un vortice fatale. Tra «stato, movimento e popolo» - polarizzato sul tiranno carismatico - che si fa scudo dell'emergenza. Ed è così che nella storia la dittatura, «provvisoria e commissaria», diviene «sovrana» (Carl Schmitt). Nei totalitarismi di destra e sinistra. Sull'onda dell'«azione diretta» contro rappresentanza e partiti. Dai giacobini, ai reazionari comunitari, al soviettismo. Passando per populismi e fascismi. Risolutiva a riguardo l'analisi sul Terrore giacobino del solito Hegel: la Volontà generale per palesarsi senza corpi intermedi, ha bisogno di complotti da stroncare e pericoli da sventare. Di mobilitazione e guerra civile, fino all'autodistruzione. Ecco allora ciò che deve essere chiaro: gli eredi perversi Rousseau sono all'oggi i fanatici del «partito personale». Tra presidenzialismo, antipolitica e dintorni. Eredi inconsapevoli o cinici. Che rimuovono un dato: quella di Rousseau era pur sempre una democrazia civica ed egualitaria, all'alba della democrazia, con tutta la carica selvaggia del grido lancinante contro l'ingiustizia. In conclusione perciò, tanti auguri Jean-Jacques! Non hai colpa per come ti hanno usato: contro te stesso. Perciò, onde evitare malintesi, di destra o di sinistra, promettiamo di difenderti. Ma anche di maneggiarti con cura. Vita ambivalente Girovago e libertino e poi profeta etico del civismo integrale Per leggere Da Kant a noi: amore e odio Ecco i libri chiave su di lui Jean-Jacques Rousseau nasce aGinevra il 28 giugno 1712. Muore a Ermenoville il 2 luglio 1776 per un colpo apoplettico. Nemico dei grandi stati e teorico delle piccole città-stato, è impregnato di calvinismo fin dalla nascita. Orfano di madre e abbandonato dal padre, abbandonerà a sua volta i suoi cinque figli, avuti dalla sarta Teresa La Vasseur, in un ospizio di trovatelli. È stato studiato come il più rigoroso teorico della sovranità popolare indivisa. Ma anche come inventore della pedagogia anti-autoritaria. Come moralista e psicologo. Come teologo politico. Inviso alla cultura liberale, è stato valorizzato, ben più che da Marx, dai marxisti. Come analista di alienazione e diseguaglianza nell'incipiente «società civile». Kant ne fece il fondatore della Volontà libera, Hegel il progenitore del giacobinismo come «furia del dileguare» tra virtù e terrore. Sia Jean Starobinski che J. B. Pontalis ne hanno fatto il banco di prova per la nascita della soggettività moderna, con le sue angosce e «mancamenti». Ecco i libri da non tralasciare. Ernst Cassirer, «Il problema Jean Jacques Rousseau», La Nuova Italia, 1968; Jacob Talmon, «Le origini della democrazia totalitaria», Il Mulino 1952; Maurizio Viroli, «Jean Jacques Rousseau e la teoria della società bene ordinata», Il Mulino 1993; Nadia Urbinati, «Democrazia rappresentativa», Donzelli2010 (capitolo I); Alessandro Ferrara, «Modernità e autenticità. Saggio sul pensiero sociale ed etico di J. J. Rousseau», Armando, 1989. Capitale per un recupero marxista e in chiave democratica ed egalitaria di Rousseau è il «Rousseau e Marx e altri saggi di critica materialista», Editori Riuniti, 1956. Infine per l'intepretazione populista, comunitaria e di «nuova destra», Alain De Benoist, «Rileggere Rousseau», Arianna, 2007. B.G. La democrazia totale Il rischio del populismo nel rifiuto dei corpi intermedi I premi del Comicon TraipremiassegnatialComicon, ilSalonedelfumettodiNapoli,AsteriosPolyp(Fandango e Coconino) dell'autore italo-americano David Mazzucchelli ha vinto il Premio Micheluzzi come miglior fumetto estero e Adriano Olivetti, un secolo troppo presto (BeccoGiallo) di Marco Peroni e Riccardo Cecchetti ha vinto il Premio Micheluzzi come migliore sceneggiatura. 37 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
ni di vita delle persone che ha consentito al Vecchio Continente di crescere e di vivere in pace. Questo impegno è ancora più urgente per il nostro Paese che ha bisogno di una riscossa morale per fronteggiare un degrado anche civile ormai insopportabile». In questo degrado inserisce anche la violenza sulle donne? «Certamente. La violenza che vediamo così chiaramente in questi giorni è il risultato di un deterioramento profondo della nostra convivenza, delle relazioni tra uomini e donne, in cui la stagione del berlusconismo ha avuto un ruolo decisivo. Il messaggio dell'egoismo individualista, del “liberi tutti”, che non ci sono regole da rispettare, è passato in profondità e non è casuale che le prime vittime siano le donne. Parallelamente a questi fenomeni drammatici c'è un'offensiva politica e sociale contro le donne, il diritto alla maternità e al lavoro». A che cosa si riferisce? «A interventi legislativi che danno il senso di una guerra alle donne. Siamo partiti dalle dimissioni “in bianco” e siamo arrivati a discutere dei costi della maternità responsabile, delle donne che non hanno la testa per il lavoro, che in un momento di crisi le donne possono stare a casa... Se rimetti in circolo queste idee crei le condizioni per avvelenare la società, per far vincere sempre il più furbo e il più forte. E le donne sono deboli, hanno bisogno della battaglia del movimento, del sindacato, della politica seria». Non è arrivata l'ora di riscoprire l'intervento pubblico in economia? «In Europa si sono salvate le banche con i soldi pubblici che, però, non si possono usare per il lavoro, per mantenere il tessuto industriale, per difendere quote di sviluppo. C'è una patologia che impedisce l'indispensabile svolta: è la teoria che il privato sia sempre meglio del pubblico, che l'assicurazione e la sanità privata siano i modelli da perseguire così si può smantellare il welfare statale. Poi ci troviamo i buchi di don Verzè e le curiose vicende di Formigoni». Dopo quattro anni di crisi che cosa la preoccupa di più? «La deriva sociale, il rischio che la rassegnazione e la paura spingano molti alla disperazione. Questi elementi, purtoppo, ci sono. Però vedo che la gente, i lavoratori, i disoccupati, gli esodati hanno voglia di lottare. Il sindacato mantiene la sua credibilità, la capacità di stare vicino alla gente che soffre. E la Cgil mantiene alta l'attenzione sui diritti, sulla condizioni di lavoro, sulla democrazia in fabbrica. Deve essere chiaro che non arretreremo sull'articolo 18». Si nota una ripresa di collaborazione tra Cgil, Cisl e Uil. A che punto siamo? «Il movimento sindacale, pur con tutti i difetti, tiene un alto profilo di fronte all'emergenza. Con Cisl e Uil lavoriamo a livello nazionale e sul territorio per fronteggiare gli effetti della crisi. Penso che dovremo fare una proposta unitaria sul fisco al governo perché non è tollerabile che lavoratori e pensionati paghino il prezzo più alto. Noi della Cgil, poi, pensiamo che lo sciopero generale abbia ancora un valore». Monti cambierà politica? «Non mi pare. Però le persone intelligenti possono capire i problemi e le ansie di tanta gente, e possono cambiare idea». Segretario, il suo primo ricordo della festa del lavoro? «Il “mio” Primo Maggio nella memoria è Luciano Lama sul palco in piazza del Duomo a Milano che annuncia la liberazione di Saigon. Che felicità! Era il 1975, allora non c'era Internet». I l cammino del sindacato in Italiaè una sequenza di unità e di rot-ture. E le feste del Primo Maggiohanno scandito, nelle speranze enelle delusioni, le tappe di questo cammino che ha accompagnato la crescita civile, economica e democratica del Paese. Nella storia della Repubblica si cominciò con l'unità del Patto di Roma, che si infranse nel 1948 sugli scogli del contrasto ideologico prolungato nella guerra fredda. Furono i cattolici a rompere: e parve a molti che la divisione dovesse diventare la condizione normale della vita del movimento operaio. E tuttavia proprio tra i cattolici si manifestarono le prime analisi che denunciarono i limiti e anche i rischi della separazione. Penso alle discriminazioni che nelle fabbriche si operavano verso socialisti e comunisti, lavoratori come tutti ma trattati peggio degli altri. Penso alla iniziativa con cui, nel 1957, la Cisl rifiutò lo status di organizzazione preferita alla Fiat. E più tardi, nel 1966, le Acli di Livio Labor si schierarono contro l'ipotesi del «sindacato di partito» (una sigla socialista, una comunista, una democristiana), e rilanciarono il motivo dell'autonomia con la garanzia delle incompatibilità tra cariche sindacali e cariche di partito e parlamentari. Poi venne l'autunno caldo e una generazione nuova di lavoratori (Gino Giugni la chiamò la «quarta confederazione») misurò i danni delle divisioni intervenute e ripropose il tema dell'unità, non solo come contropotere verso il padronato, ma anche come soggettività politica da affermare verso le istituzioni. Il contributo dei lavoratori cristiani risultava particolarmente credibile perché l'appello all'unità veniva da un mondo che, in precedenza, aveva ritenuto impossibile continuare il cammino unitario. Chi scrive rammenta, ad esempio, di aver partecipato nel 1972 ad un «congresso di scioglimento» della Fim-Cisl, una deliberazione solenne che dava alle consorelle un appuntamento che non si realizzò. Negli anni difficili che seguirono si pensò che, attestandosi sulla linea della Federazione delle Confederazioni, si sarebbe potuto preservare lo sbocco verso la nuova unità; ma i fatti dimostrarono il contrario. Gradualmente l'abitudine a «marciare separati» prevalse sul progetto di «colpire uniti»; e prese anzi campo quel «trattare separati» che in teoria doveva ritenersi escluso; e ciò avvenne anche con l'incoraggiamento di poteri politici ed economici. Questa spinta divaricante appare inspiegabile soprattutto se si riesaminano le tappe e i pensieri della costruzione unitaria, anche delle sue espressioni meno convinte e stabili, soprattutto alla luce del venir meno dei contrasti ideologici che avevano dominato un intero ciclo storico. Ci si trova infatti al centro di un anacronismo, che non riesce a motivare le ragioni per cui a volte si sono verificati scontri senza rimedio su temi di natura squisitamente sindacale, là dove all'interno di una struttura unitaria a base democratica sarebbe bastata una semplice votazione a dirimere molte questioni, tenendole comunque nelle debite proporzioni anziché gonfiarle. Né si può sostenere che, depotenziate le ideologie, si siano manifestati nel mondo del lavoro contrasti di interessi tali da determinare nuove fratture verticali e irrimediabili. Un'indagine serena sulla natura e le cause delle tendenze indicate avrebbe invece portato, ben prima dell'insorgere della attuale crisi, a riabilitare le ragioni dell'unità rafforzando le posizioni del lavoro. Nella quale, come i fatti dimostrano, si mostra ogni giorno più convincente la domanda di unità. Che troverebbe una più sicura risposta se alcune delle voci che in passato con più convinzione si erano levate, anche tra i cattolici, per combattere la logica dello strappo riprendessero a farsi ascoltare. L'intervento Le feste del Primo maggio hanno scandito speranze e delusioni Nella crisi di oggi tutti devono rispondere, anche da parte cattolica La nostra convivenza La violenza sulle donne è il segno del degrado civile E c'è un'offensiva politica contro il ruolo delle donne sul lavoro e nella società «Lavoro e crescita per uscire dalla crisi». È lo slogan scelto da Cgil, Cisl e Uil, per la manifestazione che vedrà insieme a Rieti i segretari confederali dei sindacati. Il corteo partirà alle dieci da piazza Mazzini, mentre i comizi di Camusso, Bonanni e Angeletti, si terranno in Piazza Cesare Battisti. Nel pomeriggio i tre sindacalisti sono attesi ovviamente sul palco del concertone di piazza San Giovanni, a Roma. Manifestazione unitaria anche per i metalmeccanici di Fiom, Fim e Uilm, a Termini Imerese, Palermo, per la vertenza degli operai ex Fiat, che attendono il rilancio promesso dal gruppo Dr Motor, l'azienda molisana che ha rilevato lo stabilimento siciliano. Trasferta siciliana anche per il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani, oggi a Portella della Ginestra per ricordare con i sindacati le vittime della strage del primo maggio 1947. In Sicilia, ma a Priolo, Siracusa, anche il segretario dell'Ugl, Giovanni Centrella, per la manifestazione «Con lo sviluppo rinasce il lavoro». DOMENICO ROSATI Così le celebrazioni tra impegno e musica La Festa La storia è maestra Cresce la domanda di unità sindacale Commercio: oggi sciopero «SarannomoltelecittàdoveinoccasionedellaFestadeiLavoratori inegozirimarranno aperti e le organizzazioni territoriali hanno manifestato la loro contrarietà dichiarando lo sciopero». Lo scrive la Filcams Cgil . Sciopero a Modena, Cesena e Forlì, Parma, Reggio Emilia, Alessandria, Roma e Milano, Bologna, a Genova, in Abruzzo Toscana e Veneto. 11 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
Montepremi 5.019.200,00 Nessun 6 All'unico 5 1.674.405,12 Vincono con punti 4 2.509,60 Vincono con punti 3 286,70 Vincono con punti 2 9,34 co. Le scarpe della donne uccise dal 2008 al 2010 per non dimenticare la ventenne uccisa a Enna martedì scorso dal fidanzato. Trecentosessanta paia di scarpe per «dire no al femminicidio e alla violenza sulle donne». L'installazione, a cura del centro antiviolenza “Sandra Crescimanno” di Piazza Armerina (Enna) sarà allestita sabato in piazza Vittorio Emanuele. E sempre il 5 maggio, a cura di un gruppo di associazioni cittadine, si terrà una fiaccolata che percorrerà le vie del centro. Nel giorno dei funerali della ragazza, il Comune ha affisso un manifesto che esprime «dolore e sgomento per la tragica fine della giovane Vanessa, ultima vittima innocente di quella violenza alle donne che, a volte, si verifica nella preoccupante indifferenza e distrazione dei tanti». Nel manifesto il sindaco Paolo Garofalo invita ogni donna che subisce violenza a denunciare il reato per garantire la libertà e l'integrità di ogni cittadino. I numeri del Superenalotto SiVinceTutto 1 7 19 32 41 71 Foto di Andrea D'Errico/LaPresse Superenalotto LE NUOVE ADESIONI «È avvilente e indecoroso». È amaro il commento di Ilaria Cucchi alla sentenza di assoluzione emessa dalla corte d'appello nei confronti di Claudio Marchiandi, dirigente del provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria che al termine del rito abbreviato, nel gennaio 2011, era stato condannato a 2 anni di reclusione per la morte di Stefano Cucchi. Marchiandi, secondo la procura che aveva chiesto la conferma della condanna per falso e favoreggiamento e l'assoluzione per l'imputazione di abuso di ufficio, aveva concorso in qualche modo alla falsa rappresentazione delle condizioni di salute di Stefano Cucchi e farlo così ricoverare nella sezione speciale dell'ospedale Sandro Pertini dove il giovane morì nell'ottobre del 2009, di avere abusato del suo ufficio redigendo personalmente in ospedale in orario extra-lavorativo la richiesta di disponibilità del posto letto, e di avere aiutato gli agenti della penitenziaria ad eludere le investigazioni. «Noi abbiamo sperato nella conferma della condanna di colui che ha fatto in modo che Stefano, ferito, venisse nascosto agli occhi di tutti e soprattutto ai nostri occhi, facendolo ricoverare al Pertini - ha spiegato Ilaria Cucchi, che con le sue denunce riuscì a non far liquidare come “morte per cause naturali” la vicenda del fratello - Ma il nostro avvocato ci aveva avvisati. Noi siamo normali cittadini che pagano le tasse e rispettano la legge». Una polemica che non accenna a spegnersi quella fra la famiglia di Stefano e la procura di Roma che ha condotto le indagini e deciso di disporre una nuova super-perizia nel processo che vede imputati 6 medici, 3 infermieri e 3 agenti della polizia penitenziaria accusati a vario titolo di favoreggiamento, abbandono di incapace, abuso d'ufficio e falso ideologico. Secondo la ricostruzione dei pm Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy, infatti, Stefano Cucchi fu picchiato dagli agenti della penitenziaria e, di fatto, non curato dai medici del Sandro Pertini che, pur avendo ben presenti le patologie di cui soffriva il ragazzo, «volontariamente omettevano di intervenire». «Il nostro avvocato già un anno fa ci aveva preavvisato che con questi presupposti i pm ci avrebbero portato al massacro - masticava amaro ieri Giovanni Cucchi, papà di Stefano, seduto in platea assieme alla moglie - Con questa tipologia di capi d'imputazione stanno uccidendo di nuovo mio figlio. Speriamo che nel processo principale la superperizia disposta dalla Corte d'assise sia equa e porti alla verità che fino ad oggi non è arrivata». Ovviamente soddisfatto per il verdetto il difensore di Claudio Marchiandi, l'avvocato Oliviero De Carolis. «Siamo contenti per la decisione della Corte che ha lavorato serena ha commentato - La cosa importante è quella di riuscire ad accertare la verità. Lo dobbiamo a Stefano Cucchi e mi auguro che la magistratura faccia piena luce su quanto accaduto a questo ragazzo». LUNEDÌ 30 APRILE Sono centinaia le nuove adesioni alla campagna promossa da Lorella Zanardo e Loredana Lipperini. Fra gli altri ieri hanno firmato anche Massimo D'Alema e Luca Cordero di Montezemolo. Cucchi, assolto in appello il funzionario del carcere La famiglia: «Ucciso ancora» Claudio Marchiandi era stato condannato, con rito abbreviato, a due anni di reclusione. Protesta la famiglia di Stefano: «Una sentenza avvilente e indecorosa». Nel processo principale 12 imputati, attesa per la super-perizia. MASSIMO SOLANI twitter@massimosolani Nel XXmo anniversario dalla morte di ANTONIO DI MAURO la moglie Sirenetta e i figli Elisa ed Emanuele ricordano con immutato amore e profonda nostalgia il marito e il papà tanto caro ai loro cuori. Scandalo bus: «onore al Duce» «Onore al Duce» è la scritta apparsa sul display di un autobus di linea dell'Atac, azienda ditrasportopubblicodiRoma, immortalatasuunafotocheieriharapidamente fattoil girodel web suscitando vibranti proteste. Al punto che l'Atac ha annunciato una «indagine interna sull'utilizzo improprio del display di un autobus della rimessa di Acilia» per scoprire l'autore. 27 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
L'INTERVENTO DIRITTI E DIGNITÀ S u cosa si può fondare una celebrazionenon retorica del 1˚ maggio? La prima co-sa da dire è che mai come ora la festa dellavoro dovrebbe assumere un carattere universale. Infatti negli ultimi decenni centinaia di milioni di persone sono uscite dalla povertà più estrema e sono entrate nel mercato del lavoro, in Cina, India, Brasile, e in tutte le cosiddette economie emergenti. È appena il caso di ricordare che quando Marx scriveva il Capitale si occupava di qualche decina di milioni di operai industriali nel ristretto circuito della prima rivoluzione industriale. Questo è il volto positivo della globalizzazione, che tuttavia, paradossalmente, non si traduce in una maggiore forza del lavoro, ma nel suo contrario. Perché mentre il capitalismo finanziario non ha frontiere, e dilaga senza incontrare alcun contropotere, producendo le esplosioni della economia cartacea che hanno provocato la crisi più drammatica dopo quella del 1929, il lavoro invece è ancora costretto nei confini degli Stati-nazione e non riesce ad assumere una dimensione internazionale. Questo determina una gigantesca concorrenza al ribasso nella offerta di lavoro: si chiama dumping sociale, consiste nel fatto che i nuovi lavoratori accettano condizioni deteriori, da cui i lavoratori in occidente, e in specie in Europa, si sono emancipati dopo secoli di battaglie e conquiste sociali. Del resto questo fenomeno si verifica anche all'interno dei singoli Stati nazionali: gli oltre tre milioni di immigrati extracomunitari regolari che vivono in Italia stanno qui perché accettano lavori e condizioni (nella assistenza agli anziani, nelle collaborazioni domestiche, nell'agricoltura, nel terziario e nell'industria) a cui gli italiani non sono più disponibili. Nel mondo del lavoro si crea quindi una frattura tra chi difende le conquiste realizzate e chi invece è disponibile a qualsiasi condizione, a prescindere da ogni garanzia e tutela. Questa è la sfida principale dei tempi in cui viviamo. Mentre alla scala globale si discute, fin qui senza risultati, di meccanismi capaci di limitare lo strapotere del capitalismo finanziario, riconducendolo a un nuovo sistema di regole, sul versante del lavoro si tratta, in buona sostanza, di contrastare la guerra tra poveri e di ricostruire i fondamenti di una logica della solidarietà e dell'uguaglianza. È una storia che si ripete, sia pure in forme nuove. Basti un esempio. Agli inizi del secolo scorso i braccianti della pianura padana si misero in sciopero a oltranza: nessuno più mungeva le mucche e governava le stalle, i raccolti andavano in malora. Gli agrari decisero così di reclutare i disoccupati del Polesine. Quando i braccianti padani si trovarono davanti quelle schiere di poveracci, ancora più miseri di loro, furono per un attimo perplessi. Come combattere contro quei disgraziati? Ma alla fine decisero di fare un picchetto e impedire ai «crumiri» di prendere il loro posto. Erano gli insiders di allora, e gli altri erano gli outsiders, anche se non lo sapevano. Così funziona la dinamica sociale: non è vero che tutto è determinato dai meccanismi economici, la lotta, ovvero la soggettività può servire a cambiare il corso delle cose, a segnare una linea di confine tra i diritti e la dignità del lavoro e le esigenze del mercato. Senza questa linea di confine il mercato si prende tutto, divora ogni cosa, e non ci sono più limiti allo sfruttamento della persona che lavora. Questo ragionamento approda a una conclusione. Nel mondo occidentale, e quindi anche qui in Europa e in Italia, le cose cambieranno profondamente. Le conquiste sociali ottenute nel secolo scorso non potranno più essere difese nella loro attuale forma. Andranno introdotte profonde trasformazioni, come sta già accadendo. Occorrerà tuttavia valutare la differenza che corre tra l'accettare condizioni economiche e normative differenti da prima, e meno favorevoli, e ciò che invece attiene alla sfera dei diritti di fondo, all'habeas corpus del cittadino-lavoratore. Questa linea di confine non è sempre facile da demarcare. E tuttavia la si può definire, nella situazione storica determinata. Ciò sarà possibile se si realizza una condizione essenziale: decidere, sul piano anzitutto culturale e dell'etica pubblica, di rivalutare il lavoro in tutte le sue forme, a partire da quelle più semplici, dal lavoro manuale e produttivo. Basti ricordare la frase più illuminante detta da un operaio della ThyssenKrupp dopo la strage dei sette lavoratori bruciati vivi in quello stabilimento: «Noi quando andiamo in discoteca il sabato sera ci vergogniamo di dire che siamo operai: diciamo che siamo impiegati». Questo è il punto. Fare in modo che gli operai smettano di vergognarsi di esserlo e restituire al lavoro, in tutte le sue forme, dignità e diritti di cittadinanza è il programma fondamentale di una forza politica che si candidi a governare l'alternativa possibile. ACCADDE OGGI Maramotti La tiratura del 30 aprile 2012 è stata di 94.540 LUIGI MARIUCCI Monica Seles accoltellata l'Unità 1 maggio 1993 La tennista n. 1 del mondo, Monica Seles, è stata accoltellata mentre stava disputando un match con la bulgara Manuela Maleeva al torneo di Amburgo. La 19enne serba (da anni residente negli Stati Uniti) è stata colpita alla schiena da un uomo tedesco di circa 50 anni subito bloccato dagli agenti. Primo maggio, una manifestazione del dopoguerra 25 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
fdesanctis@unita.it FRANCESCA DE SANCTIS U na volta l'operaioera rispettato.Quando parlava sifermavano tutti.Oggi invece vieneconsiderato un reietto...». Da questa considerazione a dall'incontro con Carlo Marrapodi, attore ed ex operaio Thyssen Krupp, nasce lo spettacolo di Francesco Suriano, Perché il cane si mangia le ossa - secondo appuntamento della rassegna di Teatro civile «CassinoOFF» organizzata dall'associazione CittàCultura che venerdì sarà trasmesso in diretta streaming sul sito web del nostro quotidiano www.unita.it. Introdurrà la serata il direttore dell'Unità Claudio Sardo. Ne parliamo con l'autore e regista, che attraverso il suo modo di fare teatro ha sempre tentato di dar voce agli umili e ai dimenticati. Oggi è il 1˚ maggio, festa dei lavoratori, e forse il primo pensiero dovrebbe andare a tutte quelle persone che per mancanza di sicurezza sul lavoro hanno perso la vita. Il suo spettacolo parla proprio di questo, delle morti bianche... «Si tratta di un problema di cui si è parlato molto, cinque anni fa, dopo il rogo della Thyssen Krupp, ma che oggi sembra già dimenticato. Lo spettacolo serve anche a questo, a tenere alta l'attenzione su questo tema: ma ho scelto di non fare una ricostruzione dei fatti, piuttosto di evocare la tragedia, della quale si parlerà apertamente e in maniera anche molto forte nella parte finale dello spettacolo. Mi interessava raccontare come è cambiata la considerazione che la società ha dell'operaio: quando il personaggio Roco Fuoco, in viaggio dal sud al nord (un viaggio durante il quale viene picchiato e insultato...), dice di essere un ex metalmeccanico le persone che incontra non fanno altro che deriderlo e cercano di inglobarlo in una fantomatica associazione. È come se gli dicessero “qui siamo tutti imprenditori”. Quando arriva in città tenta invano di far valere i suoi diritti. Si ritrova in un ambiente fatto di extracomunitari e senza fissa dimora, che evoca metaforicamente il nostro ambiente. Nell'ultima parte dello spettacolo il personaggio cede il posto a Carlo Marrapodi, che legge, come si fa nelle assemblee degli operai, ciò che www.unita.it Intervista a Francesco Suriano Emilia Brandi e Carlo Marrapodi in scena nello spettacolo scritto e diretto da Francesco Suriano «Perché il cane si mangia le ossa» «GLI OPERAI OGGI SONO CONSIDERATI DEI REIETTI» Parla l'autore e il regista dellospettacolo«Perchéilcanesimangialeossa» secondo appuntamento della rassegna «CassinoOFF», venerdì in diretta sul nostro sito. In scena un ex operaio Thyssen Krupp rievocherà la tragedia Culture40 MARTEDÌ1 MAGGIO2012
J ean-Jacques Rousseaucompirà trecento anni il28 giugno. E festeggia-menti e maledizioni sonogià cominciate. Come nel-la vita del ginevrino, sempre in bilico tra devozioni e ripulse. Usciamo da giochini mediatici e luoghi comuni. Per esempio: Hollande a sinistra è con Rousseau, Sarkozy a destra è con Hobbes. Parola della rivista Philosophie. Oppure: Rousseau virtuista, moralista, pericoloso, «giustizialista». Secondo la vulgata di Corrado Ocone su La Lettura del 15 aprile. Cominciamo da qualcos'altro: da Jean-Jacques e dal suo «problema», come direbbe Ernst Cassirer. Problema di una certa «soggettività», che diventa il teatro interiore di un dramma storico più vasto: la modernità di massa. Che può stritolare o emancipare individui e popoli. Presto detta la cifra biografica del ginevrino. Orfano di una madre bibliofila morta nel concepirlo e allievo di un padre calvinista e orologiaio. Che lo abbandona dopo una rissa. Girovago e mantenuto, da nobili e gran dame, sue amanti. Prima fra tutte Madame de Warenne, la sua «maman». Incisore, segretario, operista, lacché, copista di partiture. C'è stato chi come Robert Darnton ha ipotizzato che Il nipote di RaBRUNO GRAVAGNUOLO ROUSSEAU IL PIACERE DELL'EGUAGLIANZA www.unita.it Monumento a Rousseaux nel Parco Ermenonville a lui intitolato bgravagnuolo@unita.it A trecento anni dalla nascita del ginevrino dalla vita spericolata e virtuosa Unpensatoredecisivoperleoriginidellasinistrachevidelealienazionidella società di massa, anticipò il romanticismo e inventò la sovranità popolare Culture36 MARTEDÌ1 MAGGIO2012
Quattro miliardi e duecento milioni, che potrebbero congelare l'aumento dell'Iva previsto dal primo ottobre. Ma quell'aumento per ora «non è scongiurato - spiega Mario monti - Quella somma equivale all'aumento del gettito Iva per 3 mesi». Con questa puntualizzazione e questo obiettivo economico finisce il consiglio dei ministri di 5 ore dedicato alla spending review elaborata dal ministro Piero Giarda. Al termine della riunione Mario Monti ha annunciato due strumenti e una raffica di nomine di personalità chiamate a controllare le voci di bilancio. Con una direttiva il governo detterà le linee guida da seguire, come eliminare gli sprechi, dismettere immobili inutilizzati, razionalizzare la spesa. Questa attività sarà coordinata da un comitato interministeriale presieduto da Monti. Con un decreto invece si nominerà un commissario straordinario chiamato a tenere sotto controllo la spesa per beni e servizi, individuato in Enrico Bondi, meglio conosciuto come Mr Parmalat, visto l'importante ruolo rivestito nel salvataggio dell'azienda dopo il caso Tanzi. Bondi definirà i livelli di spesa consentiti per le amministrazioni centrali e delle Regioni. Inoltre il governo ha incaricato il professor Francesco Giavazzi di fornire al presidente del Consiglio e al ministro dello Sviluppo analisi e raccomandazioni sui contributi pubblici alle imprese. Infine sarà Giuliano Amato a fornire al premier analisi e orientamenti sulla disciplina dei partiti. Secondo l'analisi prodotta da Giarda in Italia si spende meno della media dei paesi Ocse per servizi pubblici e sostegno ai più deboli, e molto di più per pensioni e interessi. Il costo dei servizi pubblici in 30 anni molto più del settore privato, con un aggravio di spesa di 70 miliardi. In particolare scuola, sanità, difesa, giustizia e sicurezza, stando a dati Istat, sono cresciuti dall''80 al 2000 più rapidamente dei costi di produzione dei beni privati. Il differenziale sarebbe arrivato a quasi il 30% in 30 anni. Se il ritmo di crescita fosse stato analogo a quello dei privati, secondo la relazione, si sarebbero risparmiati 70 miliardi. QUESTIONE IVA I numeri scritti nero su bianco nel rapporto Giarda sono pesanti. Si parla di 295 miliardi di spese teoricamente comprimibili. Di questi sarebbero rivedibili a breve circa 80 miliardi. A questo punto ci si chiede come mai nessun governo è riuscito davvero ad aggredire quegli 80 miliardi, e come mai oggi si punti a «soli» 4,2 miliardi da reperire nella seconda metà dell'anno per congelare l'Iva. Sarebbe poco più del 5% di quanto si ritiene aggredibile a breve, eppure già esplodono tensioni nelle stanze ministeriali. Insomma, tra le cifre e la realtà passa un abisso. Monti ha spiegato che quei 4,2 miliardi da reperire da giugno in poi sull'intero anno equivalgono a 7,2 miliardi, cioè il 9% della spesa rivedibile. Quello che il premier non ha detto in modo chiaro è che il gettito Iva a regime varrà 4 +16 miliardi: cinque volte di più dell'obiettivo posto oggi. L'addio per sempre all'aumento dell'Iva resta lontano. A confermarlo è il viceministro Vittorio Grilli, che spiega come il governo Berlusconi avesse deciso di tagliare le agevolazioni a famiglie e imprese, e solo in subordine aveva previsto l'eventuale aumento automatico dell'Iva. «Questo governo - dichiara Grilli - considerata la crisi e l'operazione sulle pensioni, ha deciso di non agire sull'assistenza e ha tenuto l'Iva. Con queste risorse si potrebbe evitare l'aumento per tre mesi». La spending review individua due livelli di azione. Uno all'interno dell'attuale perimetro pubblico, in cui si prevede una razionalizzazione delle spese. Un altro, più ampio, aggredisce i confini dello Stato ipotizzando un'apertura di alcuni settori al privato. Quanto ai ministeri, l'analisi parte dalla Giustizia, attualmente sottoposta a diversi processi di razionalizzazione di spesa. Si prevede una forte diminuzione dei giudici di pace (da 848 a 174). È allo studio una riduzione dei Tribunali, delle sedi distaccate e delle procure, con 3.600 unità di personale da ricollocare dove vi sono carenze. Anche il ministero dell'Istruzione ha allo studio un piano di riduzione dei costi nella spesa per beni e servizi, oltre al piano di accorpamento degli istituti e di razionalizzazione delle figure direttive già in vigore. Una «dieta» è prevista per i trasporti, con la riforma della motorizzazione civile e una riduzione delle autorità portuali. Infine, il capitolo sicurezza, con l'analisi dei costi nelle prefetture. ROMA BIANCA DI GIOVANNI Il governo chiama i commissari Foto di Matteo Bazzi/Ansa Primo Piano Le cifre Un obiettivo di risparmi di 4,2 miliardi. Finisce così il Consiglio dei ministri sulla spending review. La somma potrebbe coprire l'aumento dell'Iva, ma quella manovra «non è scongiurata» avverte Monti. L'ex risanatore di Parmalat Enrico Bondi, dovrà razionalizzare spese su acquisti di beni e servizi p Bondi controllerà le spese, Giavazzi gli aiuti alle imprese, Amato studierà la riforma dei partiti I conti del Paese 80 miliardi di spesa messi sotto la lente da Piero Giarda 2 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
Marzo 2012 - Pubblicit à Fogli informativi in Filiale e sul sito web delle Banche - Gruppo Bancario Monte dei Paschi di Siena - Codice Gruppo 1030. 6 È il deposito a tempo per far crescere i tuoi risparmi senza spese e con la garanzia del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Conto Italiano di Deposito non ha vincoli di durata: ti permette infatti di ritirare il denaro versato in qualsiasi momento assicurandoti il rimborso totale del tuo capitale e anche una parte di interessi. Scopri di più nelle fi liali del Gruppo e negli uffi ci dei Promotori Finanziari. Conto Italiano di Deposito
Foto di Stefan Sauer/Ansa Epa Sin dal suo insediamento Mario Monti ha sempre dichiarato con grande onestà di non avere la bacchetta magica e di non essere in grado di fare miracoli. Eppure, a giudicare dalle reazioni che ha avuto la sua proposta di scorporare gli investimenti dal computo del deficit pubblico, forse dovrebbe iniziare a ricredersi. Le stesse forze politiche che il 17 aprile approvavano a larghissima maggioranza la modifica dell'articolo 81 della nostra Costituzione e introducevano così l'obbligo di pareggio di bilancio strutturale, con una giravolta che ha dell'incredibile, si sono trovate improvvisamente compatte a sostenere la proposta che il premier sembra intenzionato a mettere sul tavolo delle trattative europee in vista della definizione di una nuova agenda per la crescita. Si tratta di un progetto non nuovo, che ha più volte fatto capolino nel dibattito degli ultimi quindici anni intorno alle regole del patto di stabilità e che aveva in passato trovato illustri sostenitori, non da ultimo lo stesso Monti. L'idea di fondo è semplice. Vi sono alcune spese dello Stato - gli investimenti pubblici, per l'appunto - che per loro natura è efficiente vengano finanziate a debito. Una strada, un ospedale, una ferrovia, una scuola sono infatti infrastrutture che saranno fruibili per un lungo arco temporale e di cui beneficeranno non solo i contemporanei, ma probabilmente anche quelli che oggi non sono ancora nati. Scaricarne i costi interamente sulle generazioni attuali sarebbe non solo un'ingiustizia, ma anche un disincentivo per le classi dirigenti a intraprendere tutti quegli investimenti molto onerosi, i cui benefici saranno evidenti solo dopo alcuni anni. Dopotutto, quale politico assennato avrebbe mai il coraggio di presentarsi ai propri elettori chiedendo di farsi carico di tutti i costi di un'opera di cui magari nemmeno potranno beneficiare, o potranno farlo solo per poco tempo? La scelta di finanziare a debito parte di un investimento produttivo, del resto, non è certo una bizzarria della politica. Basta interrogare qualunque imprenditore per verificare come i costi di acquisto di un nuovo macchinario o lo sviluppo di una nuova tecnologia vengono quasi sempre distribuiti su un orizzonte pluriennale, spesso coincidente con la vita stessa del macchinario acquistato. Ma anche senza andare a disturbare i nostri imprenditori, è sufficiente pensare a cosa fanno quasi tutti quei giovani italiani nel momento in cui decidono di abbandonare la casa dei genitori e costruire una famiglia propria: comprano una abitazione, stipulano un mutuo con la banca, e distribuiscono così il gravoso costo di acquisto su tutta la loro vita lavorativa. Questi basilari principi di puro buon senso, dopo essere scomparsi per mesi dal dibattito pubblico, sono improvvisamente e fortunatamente tornati d'attualità. Certo, anche negli ultimi giorni non sono mancati gli irriducibili che hanno cercato di difendere la riforma costituzionale ricordando come la modifica introdotta, avendo stabilito l'equilibrio di bilancio strutturale, non impedirebbe comunque l'attuazione di investimenti anticiclici nei periodi di contrazione dell'economia. Il fatto che in tempi di pesanti tagli i cittadini si siano ormai rassegnati a veder peggiorare i servizi pubblici è purtroppo ormai acquisito; ma che per vedere avviati i lavori per una nuova scuola o un ospedale più grande fosse necessario invocare una recessione è una cosa che nemmeno i più pessimisti avrebbero potuto immaginare. Il generale ritorno di un po' più di prudenza nella trattazione di un tema così delicato non è casuale. Nelle ultime settimane anche in alcune istituzioni europee sembra essersi diffusa la consapevolezza che da soli il mercato unico, le liberalizzazioni e le privatizzazioni possono fare ben poco per rilanciare la sempre più sofferente economia del vecchio continente. Resta però, a perenne monito, l'incredibile passività con cui il Parlamento italiano ha recepito quanto previsto dal Fiscal Compact, sebbene le contraddizioni di un tale provvedimento fossero state segnalate sin dall'estate scorsa da un vasto e articolato schieramento di economisti. Un errore da non ripetere quando nei prossimi mesi si andrà a recepire non solo la seconda parte del Fiscal Compact - ovvero l'introduzione nel nostro ordinamento di un meccanismo automatico di correzione del bilancio pubblico nel caso di sforamenti - ma si dovrà anche procedere a fissare delle stringenti regole sulla dinamica della spesa pubblica e si dovrà nominare una autorità indipendente di monitoraggio dei conti pubblici. Per cambiare idea sul pareggio del bilancio strutturale sono bastati undici giorni. Speriamo che, con questo nuovo pacchetto di norme, non si finisca per battere quell'incredibile record. mondiale del lavoro, la defezione dei fedelissimi alleati olandesi, l'incertezza sulla ratifica del patto da parte di tutti i Paesi dell'Eurozona. In questo contesto va letta dunque la possibile «iniziativa comune sulla crescita» tedesco-italiana. Un assist del governo di Roma alla cancelliera? Forse è un'interpretazione forzata. Certo è che se l'iniziativa comune dovesse fondarsi solo sulle indicazioni della lettera sul completamento del mercato unico firmata a marzo da Monti e altri undici leader - in sostanza una lista di liberalizzazioni, privatizzazioni e interventi sul mercato del lavoro - si tratterebbe di nulla più che una continuazione delle politiche liberiste attuali. Servirebbe altro. Per esempio quella che Gozi chiama una «ratifica qualificata» del Fiscal Compact: la fissazione di rigidità nella disciplina di bilancio dovrebbe essere accompagnata non da impegni generici, ma da un programma di investimenti da parte della Banca europea (alcune voci parlano di un piano di interventi per 200 miliardi garantito dalla Bei), la creazione di eurobond e project bond, l'introduzione della Tobin tax, lo scomputo delle spese per investimenti dal calcolo del debito. A tutto ciò per ora Frau Merkel è assolutamente sorda. Ma il possibile nuovo presidente francese, l'opposizione in casa, le pressioni internazionali (anche dagli Usa) potrebbero aprirle le orecchie. Ronny MazzocchiIL COMMENTO L'ULTIMA GIRAVOLTA DEI FONDAMENTALISTI DEL BILANCIO Bossi: con Berlusconi separati «Non abbiamo rapporti, ognuno va per suo conto». Così, a margine di un incontro della Lega Nord a Parma, il presidente del Carroccio Umberto Bossi, ha replicato a chi gli chiedeva se vi fossero ancora rapporti di carattere politico con Silvio Berlusconi. E a livello di amicizia? È stato chiesto ancora, «ah beh, sì», ha risposto brevemente. 7 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
G li animalisti di Oc-cupy Green Hill, i «pe-ricolosi eversori» chehanno salvato trentacuccioli di Beagle dalla sperimentazione, ieri hanno atteso i loro amici fermati dalla polizia sotto la pioggia davanti al Canton Mombello, casa circondariale di Brescia. Avevano ombrellini a pois e uno striscione: «Siete grandi» con un cuore disegnato con lo spray rosso. Quando «le ragazze e i ragazzi», dodici persone in totale e di età compresa tra i 20 e i 50 anni, sono finalmente usciti dal carcere hanno avuto abbracci e applausi. Applausi anche virtuali della Rete che ha seguito il blitz animalista a Montichiari facendo il tifo tra post e tweet. Però per i dodici che hanno sfidato la Green Hill per salvare trenta cagnolini dalla sperimentazione, il futuro non sarà proprio una passeggiata. Per tre donne fermate con in braccio i piccoli Beagle il pm Ambrogio Cassiani aveva chiesto gli arresti domiciliari per rapina impropria. Il Gip ha poi disposto per alcuni l'obbligo di dimora e per altri il divieto ad avvicinarsi al territorio di Montichiari. Per tutti, comunque, i reati contestati sono pesantissimi: furto in concorso, danneggiamento, resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Ancora più pesanti se si considera l'identikit degli indagati. Gente comune che arriva da tutta Italia, che si è autorganizzata sul web, che ha preso un giorno di ferie dal lavoro ed è partita affittando un pulmino. Gente normale, qualcuno con il proprio cane al seguito in questa trasferta strana nel Bresciano, dove ha sede l'allevamento dei Beagle, razza docilissima e per questo usata come cavia per i test sui cosmetici e su alcuni tipi di farmaci. Una trasferta strana contro una sorta di Crudelia Demon che, nella fattispecie, non indossa pellicce. È una storia lunga, una storia tormentata. Come quella della Green Hill, unica azienda in Italia specializzata nell'allevamento di cani da laboratorio. «La sperimentazione è fondamentale per la ricerca. Noi agiamo nel rispetto della legge», dicono dalla sede dell'azienda a Montichiari. E aggiungono: «Quella di sabato è stata un'azione criminale che ha messo in pericolo anche la vita degli animali». Frase che suona stonata visto che la vita degli animali, quegli animali, è inesorabilmente segnata. Così quando il primo Beagle «rapito» è passato di mano in mano, oltre il filo spinato della Green Hill, l'Italia animalista ha applaudito. Legale o illegale che sia stata quell'azione. Il problema è che il nostro Paese, dove la vivisezione è vietata, è in attesa della nuova direttiva europea in materia di sperimentazione scientifica e medica con animali che, per fortuna, dovrebbe introdurre nuove restrizioni. Nel frattempo la gente, gente comune, manifesta. Come può, come sa, spesso senza regia. Improvvisando pulmini per una trasferta organizzata sull'onda dell'emozione, del cuore, lasciando che le telecamere riprendessero i volti dei «liberatori di cuccioli» (ci avete fatto caso? Nessuno aveva caschi, foulard o sciarpe a coprire i connotati, a differenza di quanto accade ogni domenica nei nostri stadi). I dodici attivisti sono stati scarcerati ieri sera dopo gli interrogatori dove tutti si sarebbero avvalsi della facoltà di non rispondere, ad eccezione di una donna romana di 51 anni che ha detto di non aver partecipato al blitz. Alla ministro Severino ha scritto Brigitte Bardot perché si interessasse della sorte degli indagati. «Questi cittadini si legge nella missiva di BB - sono oggi dei resistenti, possono contare sul mio sostegno più totale perché non è possibile accettare questa scandalosa vivisezione, non abbiamo il diritto di chiudere gli occhi davanti all'inferno promesso a milioni di animali sacrificati per una scienza senza coscienza». Resistenti. Sui social network i dodici di Green Hill sono questo. E i trenta cuccioli di Beagle liberati una piccola speranza. Per un Paese migliore. La trasferta organizzata sui social network Foto di filippo Venezia/Ansa DANIELA AMENTA Con i pulmini Blitz per liberare i Beagle Scarcerati gli animalisti Il caso Tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere PICCHIATO PER UN SORPASSO Un Beagle viene salvato da alcuni animalisti entrati nell'allevamento di Montichiari Interrogatori Picchiato per un sorpasso, un pensionato è in ospedale in gravi condizioni. È il brutale episodio avvenuto poco dopo la mezzanotte di domenica a Como. Vittima un 68enne. Erano stati fermati in 12 dopo aver sottratto i cuccioli all'azienda Green Hill Per loro le accuse restano pesanti. Arriva la solidarietà di Brigitte Bardot damenta@unita.it Italia 29 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
La festa senza il lavoro «Faccio finta di essere come Guardiola...» F esteggiare il Primo mag-gio. Anche se il lavoro losi è perso o lo si perderà.Tre storie, tre esempi dicome in Italia il lavoro stia diventando un miraggio. Da Sud a Nord, uomini e donne combattono per averlo. Con dignità e passione. Andrea Ingrassia, 42 anni, Palermo In piazza ieri. In piazza oggi. Ieri davanti al Municipio di Termini Imerese, stamattina davanti alla fabbrica «abbandonata dalla Fiat», cambiando nome alla via che lo ospita (da via Giovanni Agnelli a via Primo maggio). Andrea lavorava alla Lear, multinazionale che costruisce sedili per auto, «con vari nomi, da 23 anni, dal 1989». Come tutto l'indotto Fiat di Termini Imerese (600 lavoratori «ormai diventati 450») è orfano del Lingotto. «La Fiat è scappata e ci ha messo in mezzo alla strada». Per lui sarà un Primo maggio «triste»: «Se non c'è chi costruisce le macchine per noi non c'è lavoro». «Dopo due anni e mezzo di trattative complicate» proprio in questi giorni sta diventando a rischio il passaggio dello stabilimento a Dr motor, quel Di Risio che assembla pezzi di macchine provenienti dalla Cina e con l'acquisizione sembra aver fatto «il passo più lungo della gamba» e non convince, con il suo progetto, le banche che dovrebbero finanziarlo tanto da costringere l'advisor (Invitalia), scelto da governo e Regione, a ripescare alternative industriali improbabili (anche se ieri Invitalia ha precisato che si tratterebbe di partner che vogliono aiutare Di Risio). «Noi a Di Risio non abbiamo mai creduto molto, ma siamo stati costretti ad accettare la riduzione del danno: con l'accordo di dicembre almeno avevamo messo in sicurezza i prepensionati e c'era la prospettiva che se le cose fossero andate bene anche alcuni di noi dell'indotto potevano entrare, anche perché se non riducono del 30% i lavoratori non avremo il secondo anno di cassa integrazione». Andrea prende 830 euro al mese e ha due figli («Valentina di 13 anni che canta e vorrebbe fare il conservatorio e Giulio di 5 anni»), ma «in questa situazione c'è disperazione, la paura di non poter parlare di futuro ai propri figli». Nel 2008 anche molti operai hanno fatto il passo più lungo della gamba: «La Fiat e le istituzioni avevano firmato un accordo di rilancio, ne conservo ancora una copia, ma in quel momento ci hanno beffati due volte. Certezza del posto e prospettive di espansione sono sparite nel giro di pochi mesi. E io, come tanti, ho comprato casa con un mutuo che oggi faccio fatica a pagare, anche se ho la fortuna di avere mia moglie che lavora». Andrea, come tutti i suoi colleghi, sa «che ci sarà ancora da lottare ma, nonostante le contrapposizioni giovani-anziani e fra i sindacati, finora siamo sempre stati uniti e questa sarà la nostra forza». Cristiana Patriarca, 44 anni, Roma «Mi dico che sono come Guardiola: ho preso un anno sabbatico». Cristina prova a scherzare, a fermare le lacrime e il singhiozzo. Le riesce a tratti. Da qualche settimana il deposito di vini a Tor Vergata, periferia di Roma, per cui lavorava ha chiuso. «È stato comprato da Scarpellini, grande palazzinaro che forse ci sta speculando come ha fatto in tutto il quartiere». La Gruppo Italiani Vino, grosso gruppo di Verona «azienda che ha vinto anche dei premi per l'etica professionale», ha deciso di vendere: «Lo abbiamo scoperto per caso, notando degli estranei che entravano in azienda, all'inizio ci avevano detto che c'erano MASSIMO FRANCHI Il dossier Foto di crobogna / LaPresse Primo maggio Dalla «beffa» di Termini Imerese al rigore con tagli imposti agli enti locali Da Sud a Nord i racconti di chi non ha più il posto: «Continuare a lottare» «Lavoro e crescita per uscire dalla crisi» Questo lo slogan con cui Cgil, Cisl e Uil celebrano la giornata di oggi mfranchi@unita.it Primo Piano12 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
C'era non non più di una ventina di persone e il proclama solennemente pronunciato sarebbe caduto nel vuoto senza l'aiuto del web. Torna alla ribalta il pastore Terry Jones, con la sua mania dei roghi sacri. E ancora una volta finiscono in fiamme copie del Corano e per sovrappiù anche un immagine del profeta Maometto, a dispetto della scia di sangue innescata da un analogo falò compiuto circa un anno fa: nelle violenze divampate in Afghanistan, morirono allora almeno 14 persone. Jones, il religioso ultraconservatore della Florida, fece parlare di sé la prima volta nel 2010, quando annunciò la sua intenzione di bruciare 200 copie del Corano in occasione del nono anniversario dell'11 settembre, per protestare contro l'«Islam del diavolo». Stavolta ha deciso di bruciare il libro sacro ai musulmani in segno di protesta per la detenzione di Youcef Nadarkhani, il pastore cristiano di origini iraniane detenuto a Teheran dal 2009. Nadarkhani è stato accusato di apostasia da un tribunale iraniano per essersi convertito al cristianesimo. Sul suo capo pende una condanna a morte, anche se Teheran ha offerto clemenza in cambio dell'abiura. MULTATO DALLA POLIZIA Terry ha bruciato il Corano durante una cerimonia davanti al Dove World Outreach Center di Gainesville. Ad assistere una manciata di seguaci che hanno trasmesso tutta la scena in diretta su internet. «Non proviamo particolare gioia o piacere in questo gesto - ha detto il pastore e preghiamo affinchè la comunità musulmana si liberi dall'inganno dell'Islam, di Maometto e dalla morte e dalla distruzione che fin dagli inizi l'Islam ha causato». Il podio però era troppo lontano dalla strada e il suo discorso non sarebbe andato oltre l'orecchio dei suoi sostenitori, se la cerimonia non avesse trovato spazio su YouTube. Poco dopo il falò sacrilego, due auto della polizia hanno fatto irruzione sul prato, consegnato a Jones una citazione per le varie violazioni commesse. Un responsabile dei Vigili del Fuoco ha precisato che il pastore aveva l'autorizzazione per accendere fuochi ma non per bruciare libri, che per le autorità locali rischiano di danneggiare l'ambiente, quindi richiedono un permesso speciale. Al pastore Jones è stata inflitta una multa di 271 dollari, ma è solo un dettaglio, rispetto a quello che potrebbe accadere. IL PRECEDENTE UN ANNO FA Nel 2010 era bastata solo la minaccia di bruciare copie del Corano a far insorgere il mondo arabo. Lo stesso presidente Obama era intervenuto per dissuadere il reverendo ultraconservatore a dar seguito alla sua minaccia. Jones alla fine aveva rinunciato, ma solo per tornare alla carica qualche mese più tardi. Poco più di un anno fa, il 20 marzo, nello stesso luogo del rogo di ieri, Wayne Sapp, assistente di Jones, aveva dato alle fiamme una copia del Corano, scatenando un vero e proprio massacro alla base Onu della città afghana di Mazar-i-Sharif: 12 morti. A distanza di qualche giorno, un uomo che indossava una divisa della polizia afghana sparò su due soldati americani uccidendoli. Per evitare nuovi incidenti, sarebbe intervenuto addirittura il Pentagono, facendo pressioni sul pastore Jones. Grande, infatti, è la preoccupazione per la sicurezza dei soldati americani in Afghanistan. Solo nel febbraio scorso sono scoppiati gravissimi incidenti dopo che - per errore, si disse - diverse copie del Corano erano state distrutte con un rogo nella base militare americana di Bagram. Anche allora morti e sangue, Obama era stato costretto a scusarsi con il presidente Karzai. Una ragione in più per temere una nuova iompennata di violenza. Immediate e dure le reazioni di condanna in tutto il mondo. Geoff Tunnicliffe, della World Evangelical Alliance ha definito l'incidente «sbagliato e ingiustificato». Il governo iraniano in un comunicato ha detto che il rogo del Corano da parte del pastore è provocatorio e causerà rabbia e risentimento in tutto il mondo musulmano. «Non c'è dubbio che questo pastore americano da quattro soldi provocherà un'ondata di odio religioso», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano. Sotto accusa anche il governo americano colpevole di non aver impedito il gesto.Teheran ha sollecitato una «risposta veloce e seria» da parte dell'Amministrazione Obama. Nuovo rogo del Corano in Florida. Il religioso ultra-conservatore Terry Jones ha protestato così contro la detenzione di un pastore cristiano in Iran. Nel 2011 le violenze dopo un suo analogo gesto provocarono 14 morti. VIRGINIA LORI Torna Terry Jones Nuovo rogo in Florida di copie del Corano Foto Ansa Il precedente esteri@unita.it pUsa Il falò in diretta sul web per protesta contro la detenzione in Iran di un religioso cristiano p Il Pentagono ha tentato di dissuadere il pastore. Teheran: «Provocherà un'ondata di odio» Terry Jones in un fermo immagine di un video di Youtube sul nuovo rogo del Corano Proprio quando sembrava esserci uno spiraglio per la soluzione della complessavicendadeiduemarò,rinviati ad altre due settimane di detenzione preventiva, la strada appare di nuovo in salita. La Corte suprema di New Delhi ha rimandato a oggi il via libera definitivo alla partenza della petroliera Enrica Lexie bloccata in Kerala: oltre a ciò, nell'udienzadiieric'èstatoancheuncolpo di scena. Già ratificato presso l'Alta CortedelKerala,èstataduramentecriticato dalla Corte Suprema il testo del compromesso tra il governo italiano e le famiglie dei due pescatori uccisi. SecondolaCorteè«illegale»e«daannullare in base al codice di procedura civile indiano». L'intesa tra l'Italia e i pescatori bocciata dalla Corte suprema CASO MARÒ Un incidente analogo innescò gravi incidenti nel 2011: 14 i morti Mondo32 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
D obbiamo cambiare pro-spettiva: è dalle fasce so-ciali più basse, i poveri,che bisogna partire. Questo è un Paese dove la povertà assoluta è in aumento, quindi prima di aiutare gli italiani con i redditi più bassi dobbiamo aiutare quelli che i redditi non li hanno affatto». E sulla spending review avverte: scuola e spesa sociale non possono subire ulteriori tagli. «Questo è il momento di fare delle scelte», aggiunge. Franceschini, mentre parliamo il ministro Giarda sta per illustrare la spending review per evitare l'aumento dell'Iva. Secondo alcuni è un pannicello caldo. «È giusto che il governo affronti questo problema. Noi abbiamo sempre contrastrato la linea dei tagli lineari di Berlusconi e Tremonti che colpiva indiscriminatamente cose utili e cose inutili. Quella è stata una fase di sconfitta della politica perché in alcuni momenti c'è bisogno di scegliere, di dire “qui si taglia, qui non si tocca un euro”». Eppure Tremonti è tornato a difendere i tagli lineari. Dice anche che i veri risultati si ottengono tagliando stipendi, salari, diritti dei cittadini... «Vuole drammatizzare la situazione. È evidente che in Italia ci sono degli sprechi, ma non si può tagliare sulla scuola, dove invece si deve investire. Né si può pensare, in un momento come questo, di tagliare la spesa sociale. Noi preferiamo aspettare di vedere nel dettaglio la spending review e poi avanzare le nostre proposte anziché fare critiche a priori». L'obiettivo è quello di “sterilizzare” l'aumento di due punti di Iva per contrastare la recessione. Sarà sufficiente? «È un primo passo importante ma adesso è il momento di stabilire delle gerarchie dei bisogni e dei problemi, questo è il compito della politica. Per uscire dalla crisi intanto bisogna ripartire dall'edilizia che ha sempre creato posti di lavoro. Da tempo diciamo al governo che è fondamentale estinguere il debito dello Stato verso le imprese: è immorale questo blocco dei pagamenti verso chi ha fornito servizi e opere allo Stato. Inoltre va allentato, almeno in parte, il Patto di stabilità che impedisce ai Comuni, pur avendo i soldi in cassa, di avviare tutta una serie di opere in grado di rimettere in moto il mercato del lavoro e quindi anche l'economia. Altro dato: l'aumento degli introiti derivanti dalla lotta all'evasione. È un fatto molto positivo, meritorio e progressista del governo Monti, ma quei soldi vanno destinati a chi è senza reddito prima di ridurre l'aliquota dei redditi bassi. Si devono prevedere ammortizzatori sociali, per i disoccupati senza cassa integrazione e sostegni per quei quasi 4 milioni di italiani che vivono nella povertà assoluta. Oltretutto quei soldi non andrebbero a finire in banca ma in consumi e quindi rientrerebbero in parte il giorno dopo in termini di Iva». Intanto il consenso verso il governo cala e c'è chi parla di elezioni anticipate,anche se tuttismentiscono di volerle. Il Pdl dice che siete voi del Pd a volere andare alle urne. «Il Pd non ha alcuna intenzione di andare al voto prima del 2013. Non so il Pdl cosa voglia fare davvero, ma il mandato che il Parlamento ha affidato a Monti è di arrivare a fine legislatura». Pd e Pdl vivono un periodo di “tregua” ma i sospetti reciproci restano. Lei ha detto: se entro maggio non si va alla prima lettura delle riforme costituzionali non se ne farà nulla. Teme che il Pdl voglia prendere tempo? «La mia è una constatazione: per fare una riforma costituzionale ci sono tempi precisi, quindi o la si approva in prima lettura a maggio oppure salta. Adesso aspetto di vedere cosa succede, è una corsa contro il tempo, ma continuo a temere che il percorso che vuole il Pdl porti a non fare le riforme costituzionale e neanche la legge elettorale. Non ce lo possiamo permettere e vorrei evitare il rischio che qualcuno cerchi di far saltare tutto e poi dire che è colpa di tutti». Tutto sommato aBerlusconi converrebbe votare con il Porcellum. «È quello che temo. Mi rendo conto che per il Pdl sarebbe conveniente, potrebbero nominare i parlamentari e la Lega sarebbe obbligata ad allearsi con loro. Ma sarebbe un enorme errore che gli elettori farebbero pagare caro. Noi dobbiamo renderci conto che il problema oggi non è il calo del consenso a Monti perché girando per il Paese quello che viene fuori è che le persone si rendono conto della grave crisi economica e della necessità di interventi anche pesanti. Il vero problema è che gli italiani non si fidano più dei dirigenti politici: non fare le riforme, da quella dei partiti a quelle istituzionali, vuol dire alimentare la sfiducia». Un primo segnale arriverà dalle elezioni della prossima settimana. Qui, per le amministrative e in Europa, con le elezioni francesi. Segneranno un cambio di passo? «Il vero cambio di passo dell'Europa cambierà la nostra vita quotidiana. Se vince Hollande può cambiare la politica europea che non è detto debba essere soltanto di austerità e rigore. Ma se nel 2013 vinciamo noi in Italia allora sì che può formarsi un asse tra i progressisti per invertire la rotta». Eppure come provate a parlare di alleanze c'è un pezzo di Pd che minaccia di andarsene. Gli elettori prima o poi vorranno sapere con quale alleanza volete governare. Secondo lei? «Dobbiamo prima fare la legge elettorale e poi, anche sulla base di quella, decidere le alleanze per vincere e riuscire a governare». «I ricavi della lotta all'evasione vadano a chi è senza reddito» MARIA ZEGARELLI Primo Piano Intervista a Dario Franceschini Il capogruppo Pd «I tagli lineari di Tremonti sono stati la sconfitta della politica, ora è tempo di scegliere. Basta colpire la scuola, subito un allentamento del patto di stabilità dei Comuni» Dario Franceschini capogruppo del Pd alla Camera ROMA mzegarelli@unita.it Foto di Roberto Monaldo / LaPresse L'Italia e la crisi 4 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
www.unita.it Zapping di oggi CONCERTO DEL PRIMO MAGGIO DR HOUSE MEDICAL DIVISION LE CROCIATE JULIE & JULIA RAITRE ORE:20:00 MUSICA CON FRANCESCO PANNOFINO CON HUGH LAURIE CON ORLANDO BLOOM CON MERYL STREEP CANALE 5 ORE:21:10 SERIE TV RETE 4 ORE:21:10 FILM LA7 ORE:21:30 FILM Rai 1 Rai 2 Rai 3 RAI 1Canale 5 Rete 4 Italia 1 La 7 Sky Cinema 1 HD Sky Cinema family Sky Cinema Passion Cartoon Network Discovery Channel Deejay TV MTV 21.00 Sky Cine News. Rubrica 21.10 We Want Sex. Film Commedia. (2010) Regia di N. Cole. Con S. Hawkins A. Riseborough. 23.10 Kick-Ass. Film Azione. (2010) Regia di M. Vaughn. Con N. Cage M. Strong. 21.00 La maledizione della Prima Luna. Film Avventura. (2003) Regia di G. Verbinski. Con J. Depp O. Bloom. 23.30 Adèle e l'enigma del faraone. Film Azione (2010) Regia di L. Besson. Con L. Bourgoin M. Amalric. 21.00 Bugsy. Film Drammatico. (1991) Regia di B. Levinson. Con W. Beatty A. Bening. 23.25 Ubriaco d'amore. Film Commedia. (2002) Regia di P.T. Anderson. Con A. Sandler E. Watson. 18.40 Leone il cane ifone. 19.15 Hero Factory. 19.40 Bakugan Potenza Mechtanium. 20.05 Ben 10 Ultimate Alien. 20.30 Lo straordinario mondo di Gumball. 20.55 Adventure Time. 21.20 Takeshi's Castle. 21.45 Young Justice. 22.05 Hero: 108. 19.00 Marchio di fabbrica. 19.30 Marchio di fabbrica. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Chi ore di più?. Documentario 21.30 Chi ore di più?. Documentario 22.00 Aare fatto!. Documentario 22.30 Aare fatto!. Documentario 18.35 Platinissima presenta Good Evening.Show 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Via Massena. Sit Com 21.00 Fuori frigo.Attualita' 21.30 Iconoclasts. Reportage 22.30 Deejay chiama Italia - Edizione Serale. Rubrica 19.20 MTV News. Informazione 19.30 I Soliti Idioti.Serie TV 20.20 Il Testimone. Reportage 20.45 Il Testimone. Reportage 21.10 Diario di una Nerd Superstar.Serie TV 21.35 Diario di una Nerd Superstar.Serie TV 22.00 Death Valley. Serie TV 21.10 Sabato, Domenica e Lunedi - Commedia in 3 Atti. Teatro 23.45 Porta a Porta. Talk Show. 01.30 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.31 Tg1 Focus. Informazione 01.50 Che tempo fa. Informazione 01.55 Qui Radio Londra. Attualita' 20.00 In diretta da Piazza San Giovanni a Roma CGIL, CISL, UIL presentano “Concerto del Primo Maggio, Musica del desiderio. la passione, la speranza e il futuro” Musica 23.15 Rai Sport 90° Minuto Champions. Informazione 00.00TG 3 Linea notte. Informazione 21.05 Tornado - La furia del cielo. Film Tv Drammatico. (2006) Regia di Andreas Linke. Con Matthias Koeberlin, Mina Tander, Sascha Göpel. 23.20 Tg2. Informazione 23.21 TG 2 Punto di Vista. Attualita' 23.35 NUM3R1.Rubrica 00.35 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 21.10 Dr House Medical division. Serie TV Con Hugh Laurie, Lisa Edelstein 22.10 Dr House - Medical division. Serie TV 23.16 La doppia ora. Film Thriller. (2009) Regia di Giuseppe Capotondi. Con Ksenia Rappoport, Filippo Timi, Antonia Truppo. 21.10 Le crociate. Film Storico. (2005) Regia di Ridley Scott. Con Orlando Bloom, Eva Green, Liam Neeson. 00.00I Bellissimi di Rete 4. Show. 00.05 L'ultimo inquisitore. Film Storico. (2006) Regia di Milos Forman. Con Natalie Portman, Javier Bardem, Stellan Skarsgård. 21.10 Wild - Oltrenatura. Show.Conduce Fiammetta Cicogna. 00.30 Bats. Film Horror. (2000) Regia di Louis Morneau. Con Lou Diamond Philips, Dina Meyer, Carlos Jacott. 02.25 Saving Grace. Serie TV 03.10 Highlander. Serie TV Con Adrian Paul 21.30 Julie & Julia. Film Commedia. (2009) Regia di Nora Ephron. Con Amy Adams, Meryl Streep, Stanley Tucci. 23.40 The Big C. Serie TV Con Laura Linney, Oliver Platt 00.10 The Big C. Serie TV Con Laura Linney, Oliver Platt 06.45 Unomattina. Rubrica 11.00 TG1. Informazione 11.05 Occhio alla spesa. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 TG1 - Economia. Informazione 14.01 Tg1 Focus. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show.Conduce Veronica Maya. 15.10 Titanic - Nascita di una leggenda. Fiction. Con Kevin Zegers, Alessandra Mastronardi. 16.50 TG Parlamento. Informazione 17.00 TG 1. Informazione 17.10 Che tempo fa. Informazione 17.15 La tata dei desideri. Film Tv Commedia. Regia di Bradford May. Con Vanessa Marcil 18.50 L'Eredità. Gioco a quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Qui Radio Londra. Attualita' 20.35 Aari Tuoi.Show. 06.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 09.05 Martin Matin. Serie TV 09.30 Zorro.Serie TV 09.55 Braccio di Ferro. Cartoni Animati 10.00 Tg2 Insieme. Rubrica 10.55 Diretta della Celebrazione della Festa del Lavoro alla presenza del Presidente della Repubblica.Evento 12.00 I Fatti Vostri.Show. 13.00 Tg 2. Informazione 13.30 Tg2 - Costume e Società.Rubrica 13.50 Medicina 33. Rubrica 14.00 Italia sul Due. Talk Show. 16.20 La signora del West. Serie TV 17.05 Private Practice. Serie TV 17.50 Tg2. Informazione 18.00 Rai Sport 90° Minuto Serie B. Informazione 18.45 Ghost Whisperer. Serie TV 19.35 Squadra Speciale Cobra 11.Serie TV 20.30 Tg2. Informazione 08.00 I compagni. Film Drammatico. (1963) Regia di Mario Monicelli. Con Marcello Mastroianni 10.05 La Storia siamo noi. Documentario 11.10 Agente Pepper. Serie TV 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.15 Speciale TG3 - Primo Maggio: Festa del Lavoro. Manfestazione sindacale a Rieti Informazione 13.10 Le storie - Diario italiano. Talk Show. 13.35 Geo & Geo Documentario 14.00 TG Regione. / TG3. 15.05 Anteprima Concerto Primo Maggio.Musica 16.00 Concerto del Primo Maggio, Musica del desiderio. la passione, la speranza e il futuro Musica 19.00 TG3. Informazione 19.30 TG Regione. Informazione 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.41 Finalmente soli. Sitcom 09.10 Quel tesoro di Digitty. Film Commedia. (2001) Regia di Tom Reeve. Con Max Dolbey 10.00 Tg5. Informazione 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.46 Sliding doors. Film Commedia. (1998) Regia di Peter Howitt. Con Gwyneth Paltrow, John Lynch, John Hannah. 16.45 Amore a prima svista. Film Commedia. (2001) Regia di Bobby Farrelly. Con Gwyneth Paltrow, Jack Black. 18.45 The Money Drop. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show. 06.47 Come eravamo. Show 07.35 Nash Bridges I. Serie TV 08.25 Hunter. Serie TV 09.40 Carabinieri. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 13.50 Poirot. Serie TV 15.35 La conquista del West. Film Western. (1962) Regia di Henry Hathaway, George Marshall. Con James Stewart, Henry Fonda, John Wayne. 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.31 Meteo. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.30 Walker Texas ranger. Serie TV Con Chuck Norris 06.50 Cartoni animati 08.40 Settimo cielo. Serie TV 10.35 Ugly Betty. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.00 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 What's my destiny Dragon ball. Cartoni Animati 15.00 Camera cafè ristretto. Sit Com 15.10 Camera cafè. Sit Com 15.45 Chuck. Serie TV 16.30 Chuck. Serie TV 17.20 La Vita secondo Jim. Serie TV 17.45 Trasformat. Show.Conduce Enrico Papi. 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. Miami. Serie TV 20.20 C.S.I. Miami. Serie TV 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 L'aria che tira (R). Talk Show.Conduce Myrta Merlino. 12.30 I menù di Benedetta Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Grey Owl - Gufo Grigio. Film Avventura. (1999) Regia di Richard Attenborough. Con Pierce Brosnan, Annie Galipeau, Stewart Bick. 15.55 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 17.55 I menù di Benedetta. Rubrica 18.50 G' Day alle 7 su La7. Attualita' 19.25 G' Day. Attualita' 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica SERA SERA SERA SERA SERA SERA SERA 44 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
FEDERICO FIUME Il leader del gruppo il Teatro degli orrori che farà tappa oggi a San Giovanni parla dell'importanza della cultura, delle parole e della partecipazione N el pieno del tour di pre-sentazione del recentealbum Il mondo nuovo(La Tempesta), checontinua a registrare sold out praticamente ad ogni data, Il Teatro degli orrori fa tappa a Roma per partecipare al Concertone di Piazza San Giovanni. Il cast di quest'anno svolta verso un rinnovamento delle proposte, dando ampio spazi ai fermenti del rock alternativo italiano, una scena di cui il Teatro costituisce in questo momento una delle voci più credibili e seguite. L'orizzonte musicale della band si è ampliato in questo terzo album e l'attenzione artigianale che caratterizza la parte musicale si sposa perfettamente con i testi del cantante Pierpaolo Capovilla, in cui l'impegno socio-politico, la poesia e l'impatto emotivo hanno trovato un ancor più preciso equilibrio espressivo. Le canzoni del Teatro degli orrori scavano nel reale, nelle contraddizioni e nei mali del nostro tempo senza sloganismi, con un'attenzione primaria all'aspetto umano della nostra vita. Le loro, davvero, non sono solo canzonette, ma opere dense di contenuti importanti che il loro affezionatissimo pubblico premia con sempre maggior consenso. Facile prevedere dunque, che la piazza li accoglierà con grande affetto e Capovilla non nasconde il piacere di quest'incontro,anche se, fedele alla sua fama di brillante polemista, un argomento su cui obiettare non se lo fa mancare: «Sono felice, onorato e inorgoglito dalla nostra partecipazione, che considero anche una preziosa occasione per ribadire i diritti del mondo del lavoro in un momento storico così critico e incerto. Ma devo dire che provo sentimenti contrastanti: se da una parte c'è la grande emozione di suonare su quel palco, dall'altra c'è l'inevitabile limite di tempo (12 minuti) che non ti permette di dire e dare veramente quel che vorresti a chi ti ascolta, perché sei dentro un meccanismo che si muove in funzione della diretta televisiva ed io, non è un mistero per nessuno, la televisione la odio. Ogni cosa che è funzionale alla televisione mi crea repulsione perché in questo Paese la tv ha avuto un ruolo abnorme nei confronti dell'immaginario collettivo e della trasformazione sociale e la considero uno dei grandi mali della post-modernità. Il problema è che, come diceva Mc Luhan, “Il mezzo è il messaggio” e oggi anche i tanto amati Social Network stanno assumendo lo stesso ruolo deleterio che aveva la tv degli anni ottanta». Controcorrente.Un parere decisamente controcorrente, al quale Capovilla è giunto dopo una serie di amare riflessioni che lo hanno anche indotto a cancellare i suoi profili sul web. «Ci vogliono tenere separati, ognuno a casa sua, davanti alla tele o al pc, io invece penso sia arrivato il momento di tornare nelle piazze, nelle agorà reali, a guardarci negli occhi e parlarci. I social network avevano grandi potenzialità ma si sono trasformati in mezzi di espressione dell'edonismo e della superficialità più assoluta. Se posto in bacheca la foto del mio gatto mi arrivano 150 commenti, se invece parlo di un tema serio come la cittadinanza ai figli degli immigrati non gliene frega niente a nessuno. A questo aggiungi l'impoverimento del linguaggio che provocano, con evidenti riflessi sulle nostre relazioni sociali. Stiamo disimparando a parlare e i s.n. sono una delle cause. Se continuiamo così non riusciremo neanche più ad amare perché non avremo i mezzi per esprimere i nostri sentimenti, non troveremo le parole e quando le troveremo non ne capiremo il significato perché ci siamo fermati ai significanti». Sicuramente lui non ha di questi problemi, lo capisci dai testi che scrive ma anche dalla passione con la quale ti racconta dei suoi professori ai tempi della scuola e dell'università, dalla riconoscenza sincera che traspare dalle sue parole per quelle figure che hanno contribuito a formarlo, a dargli nuove e più ampie prospettive e strumenti per capire il mondo, strumenti preziosi anche per le sue canzoni: «Quando scrivo un testo penso a chi l'ascolterà, non mi piace parlarmi addosso in modo autoreferenziale. Cerco di modulare il mio vocabolario, le parole che uso, attraverso un grande lavoro di ricerca e di sintesi. È il mio modo di combattere quell'analfabetismo di ritorno di cui dicevo. La nostra lingua è veramente ricca di sfumature e considero un delitto verso noi stessi perderle per strada perché siamo assuefatti ad un linguaggio sempre più povero e semplicistico e soprattutto perché abbiamo distrutto la scuola pubblica, nostra amata cenerentola di tutte le finanziarie. E anche Monti, che è uomo di cultura, dovrebbe sapere che è con l'istruzione che facciamo i cittadini e non i consumatori come è stato fatto negli ultimi 30 anni, ma anche lui si associa ai predecessori come se ci fosse ancora qualcosa da tagliare all'istruzione. Mi sembra un'idea vergognosa». «Basta con i social network ora riprendiamoci le piazze» «TORNIAMO A SPERARE» Colloquio con Pierpaolo Capovilla «Dal palco intendo dire che gli italiani non si meritano questo momento, meritano di più di quanto subiscono in questi mesi. Tante cose non dipendono da noi». Francesco Pannofino, già protagonista della fiction e del film Boris, ora Nero Wolfe convincente in tv, sarà il conduttore 2012 del Concertone insieme a Virginia Raffaele. Pannofino usa un verbo usato anche da Pagani: «Sperare». Bisogna tornare a sperare. Durante la maratona l'attore doppiatore confida «in una bella empatia» con i ragazzi della vastissima platea di piazza: «Ci metto la mia umanità». E promette di cantare Ciak, la sua canzone in Boris. Francesco Pannofino Foto di Cesare Martucci/Ansa La storia della festa alla Rai Pierpaolo Capovilla IL MESSAGGIO Oggi alle 18.30, Rai Storia celebra la Festa del Lavoro con uno speciale sulla sua storia: dal1890,datadellaprimacelebrazioneindiversenazioni,al1923,quandoilGovernoMussolini,conilregiodecreto19aprile, la abolisce,finoaoggi. Ascanio Celestinirileggealcuniestratti dal «Regolamento degli Operai della Società delle cartiere Meridionali in Isola del Liri». 15 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
L 'autodromo per la For-mula Uno, la Villa Rea-le, il Parco, la CoronaFerrea (quella che si mi-se in testa pure Napoleone imperatore), persino l'onore di diventare Provincia, in extremis, quando ormai serpeggiava il dubbio che non valesse più la pena mantenere quest'altra burocrazia amministrativa. Che cosa chiedere di più? I ministeri? Monza ottenne anche quelli, tre stanze imbiancate di fresco nel corpo centrale della Villa Reale, due telefoni, un paio di scrivanie, qualche seggiola e soprattutto una targa di lucente ottone all'ingresso, sotto la quale posarono festanti Bossi, Calderoli accaldato, Rosi Mauro e pure Bobo Maroni. Giorno indimenticabile nella vita dell'operosa cittadina brianzola a nord di Milano, che toccò allora il settimo cielo della farsa, conquistato grazie alla prontezza del sindaco Marco Mariani, di cui si ricorda un pomeriggio a Pontida, quando rispose umile all'abbraccio di Bossi che annunciava la dislocazione dei ministeri. «Il sindaco Mariani ci ha dato la Villa Reale», proclamò davanti al suo popolo il capo leghista. Monzaha molto altroda vantare. Se si cerca di raggiungerla da Milano lungo la strada che era una volta un rettilineo su tre corsie ci si inoltra in un budello tortuoso tra cantieri e buchi giganteschi: la famigerata statale 36 dovrà finire in un tunnel, mancano però altri 24 milioni, dopo che la spesa era lievitata a 300, e senza quei soldi tutto si blocca. Se una volta arrivati, si deciderà di visitare la Villa Reale si potranno scoprire le tracce di un restauro infinito e ci si potrà informare dell'ultima decisione della giunta di centrodestra, che ha concesso in uso ai privati lo splendido per quanto malmesso edificio: per farne che cosa ancora non si sa. Inoltrandosi nel parco che fiancheggia la Villa ci si potrà imbattere nelle prime staccionate che delimitano un cantiere. Si leggerà sul cartello che si vuole costruire, nel Parco, un distributore di benzina, compatibile ovviamente con l'ambiente. Non si sa come e soprattutto non si capisce la ragione di una simile impresa. Si dice ufficialmente «per riqualificare l'area». Contro il distributore si sono mossi in tanti, persino il sindaco di Biassono, che è un leghista come Mariani. Ma l'autorizzazione è regolare, concessa dalla presidenza del consiglio dei ministro quando presidente era Silvio Berlusconi, il quale conserva un debole per quei posti. La sua villa prediletta sta ai confini di Monza, ad Arcore. Quella dell'ex Veronica Lario sta a Macherio, appena fuori il Parco. Berlusconi, nel rispetto di quei sentimenti verso le terre brianzole, a suo tempo collocò un uomo di fiducia come Paolo Romani, sottosegretario e poi ministro, tra gli assessori. Ovviamente fece in modo che l'assessorato scelto per lui fosse quello all'urbanistica (con l'aggiunta di un assessorato all'Expo2015). Forse nel rispetto delle competenze di Romani, personaggio cresciuto tra antenne televisive, forse perché si sentiva il bisogno di un cane da guardia per le imprese di famiglia. Nel caso specifico Silvio fece tutto per la famiglia, per il fratello Paolo, proprietario di una vasta area agricola, quella della Cascinazza, la cascina che la domina, larghi prati verde, una piana d'esondazione del fiume che scorre accanto, il Lambro, in tutto settecentomila metri quadri. Ora, come tutti sanno, se il terreno agricolo diventa all'improvviso edificabile, il guadagno è immediato ed è cospicuo. Paolo Berlusconi, in sofferenza, economica, se ne liberò per quaranta milioni, con la clausola dell'aggiunta di sessanta milioni in caso di valorizzazione dell'area. Alla trasformazione avrebbe dovuto provvedeORESTE PIVETTA Nove candidati in lizza Il centrosinistra è unito 6MAGGIOLASFIDA Tra ministeri-burla e fallimenti, Monza non guarda più alla Lega Il sindaco di Monza Marco Mariani tra Bossi e Calderoli: con loro (e Tremonti) ha concordato l'operazione dei ministeri al Nord Villa Reale ai ministri «del Nord» l'ultima vergogna del sindaco leghista Mariani che aveva già tentato di cementificare parchi e aree verdi col Pgt poi bocciato Il candidato del centrosinistra Scanagatti propone una nuova gestione del territorio MONZA Sono nove i candidati sindaco a Monza.L'uscente Marco Marianiha a suo sostegno solo il suo partito, la Lega Nord. ConilcandidatodelPdRobertoScanagatti c'è l'intero centrosinistra: Pd, lista civica Città persone, Sel, Fds e Idv. Il Pdl presentaAndreaMandelli.PoiVincenzoAscrizzi, della lista civica “Aprire al cambiamento”, il 5 stelle Nicola Fuggetta, Anna Martinetti ( Udc e Api), Paolo Piffer (due liste locali) Anna Mancuso (Monza futura), Amedeo Santoro (Lega lombardo-veneta). GLI SFIDANTI 20 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
LIBRI: LA BIO DI «GOLA PROFONDA» A dieci anni dalla sua morte (2002) e a quaranta dal film che la rese famosa, esce anche in Italia (Calstevecchi, pp.190. 18.50 euro) «Gola Profonda, una storia vera». È la biografia di Linda Lovelace, pseudonimo di Linda Susan Boremanche in cui racconta la sua iniziazione alla prostituzione e poi l'approdo al cinema a luci rosse. Il Tempo NORD Nuvoloso con precipitazioni sparse su tutte le regioni. CENTRO Nuvoloso su tutte le regioni con locali precipitazioni; miglioramento in serata. SUD Nuvoloso su Campania e Calabria; poco nuvoloso sulle altre regioni. Crescita e Rigore Oggi Dopodomani NANEROTTOLI Toni Jop N on avete capito niente,qui non si tratta di conce-dere briciole, altrimenti le cose vi faranno a pezzi». Grosso modo, così Eliott Gould parlava all'establishment universitario assediato dalla contestazione studentesca in un vecchio film Usa del 1970. L'impossibilità di essere normale. Piacerebbe ripeterlo alle forze politiche, al governo Monti, mentre si allestiscono gogne economiche per lavoratori espropriati e quasi alla fame, mentre piccoli imprenditori annegano nel buio della depressione, ogni giorno. Mentre si prega la dea «Crescita», si fanno sacrifici umani al dio «Rigore» e si trascura la modesta, e rivoluzionaria, equità nella distribuzione dei carichi. Mentre un mare di ragazzi sono e saranno senza lavoro e i «sacrifici» di oggi vengono dedicati all'altare del loro improbabile futuro. Non si può affrontare l'anormale con mezzi normali, e cioè picchiando sui soliti poveri diavoli. Stavolta no, non potete. Culture MILANO Alex Webb è maestro della composizione, straordinario architetto di luci e di ombre. Il suo stile geometrico, il suo utilizzo del colore e delle ombre nette e taglienti gli hanno permesso di scrivere il suo nome nel gotha dei grandi fotografi mondiali di questo secolo, anche grazie ai molti servizi realizzati per «National Geographic», da Cuba al Brasile, dal Messico a Istanbul. La mostra «La Sofferenza della Luce», alla Fondazione Forma raccoglie le immagini di 30 anni di carriera di questo fotografo straordinario. Fino al 17 giugno. In mostra la luce e i colori di Alex Webb Domani CANNES: UN CERTAIN REGARD Altri sei film vanno a completare la selezione di Cannes, tre dei quali nella sezione «Un Certain Regard». Il film francese «Renoir» di Gilles Bourdos, «Djeca» di Aida Begic (Bosnia Erzegovina) e «Gimme the loot» dell'americano Adam Leonun, completano i 20 film della sezione, presieduta quest'anno dall'attore britannico Tim Roth. ZOOM OMAGGIO A BEJART La danza protagonista al Teatro dell'Opera di Roma, da domani alle 20.30, con l'omaggio al grande Maurice Bejart. Sul palco, insieme con i primi ballerini della compagnia del Costanzi, ospiti di rilievo come i francesi Clairemarie Osta e Nicolas Le Riche accompagnati dall'orchestra diretta da Nir Kabaretti). Pillole NORD Nuvolosità irregolare su tutte le regioni; tendenza ad un generale miglioramento. CENTRO Locali annuvolamenti sulle regioni tirreniche, parzialmente nuvoloso altrove. SUD Sereno su tutte le regioni con locali velature sulla Sicilia. NORD Nuvolosità irregolare con locali precipitazioni lungo l'arco alpino. CENTRO Tempo stabile e per lo più soleggiato su tutte le regioni; locali nubi sulla Sardegna. SUD Sereno su tutte le regioni con locali velature sulla Sicilia. 43 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
ti, ma ancora insufficienti. Il più importante è quello è quella che ha portato i tedeschi, nonostante la resistenza della Bundesbank, ad accettare non solo il salvataggio della Grecia, ma anche la politica avviata dalla Banca centrale europea guidata da Jean-Claude Trichet, politica sviluppata dal suo successore alla Bce, Mario Draghi». Come rientra questo discorso sulle presidenziali francesi? «I francesi hanno compreso di non essere al riparo dalla crisi. Avvertono il limite, oltre che gli squilibri sociali, provocati da una risposta che si fonda solo sull'austerità. La Francia ha bisogno di una ripresa della crescita, che è parte fondamentale dell'assoluta necessità di ridurre il peso del debito sovrano e del nostro deficit di bilancio. Sarà questo l'impegno prioritario nell'agenda presidenziale di Hollande: coniugare crescita e austerità, difendere l'Europa e al tempo stesso i lavoratori. Ma per vincere questa sfida, la Francia ha un bisogno vitale di una attiva e responsabile l'Europa così come i francesi hanno bisogno di una politica sociale a sinistra. Ad un livello ancora più alto, dobbiamo creare una nuova politica globale che combini l'aumento del tenore di vita nei Paesi emergenti e in quelli poveri, con una politica di re-industrializzazione della Francia che deve, come la Germania, esportare di più e prodotti più industriali per i Paesi in crescita: è bene ricordare che l'80% del commercio mondiale è costituito da prodotti industriali». Possiamo guardare al dopo 6 maggio con ottimismo? «Stiamo ancora attraversando un guado, le acque continuano ad essere agitate, ma alle spalle ci stiamo lasciando la stagione dominata dal potere degli speculatori. Il successo di François Hollande non risolverebbe tutto, è chiaro, ma renderebbe possibile una politica sia di giustizia che di crescita. Possiamo finalmente sbarazzarci dell'idea che siamo condannati al declino e la perdita di fiducia in noi stessi. Niente è risolto, ma il recupero è possibile. D'altro canto, è la prima volta nella storia della Quinta repubblica che un candidato della sinistra è un convinto europeista. Hollande ha affermato più volte che dall'Eliseo porterà avanti una politica di sinistra ma anche una politica funzionale alla costruzione dell'Europa. Per questo l'ho votato. So bene che Hollande non è un uomo politico geniale, ma non è di questo che oggi abbiamo bisogno. Ciò che serve alla Francia, e all'Europa, è un politico in grado di scegliere le soluzioni buone e scartare quelle sbagliate. Se quest'uomo diventa presidente dellla Repubblica, è l'unico nelle condizioni di avere presa sia sull'Europa che sui lavoratori. Non è cosa da poco». Lei ha affermato che il «sentimento più forte che avverto in Francia è l'«antisarkozismo». «Si tratta di una crisi di rigetto. Lo detestano perché ha fatto promesse che non ha mantenuto. Sarkozy è il presidente che più di ogni altro ha indebitato la Francia. Nicolas Sarkozy è tutto, meno che un presidente: un uomo d'azione, un teatrante, un gran bugiardo. Adesso che uscirà di scena, andrà a fare soldi con i suoi amici ricchi». ALAIN TOURAINE ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2012 BERSANI IN SICILIA MARTEDÌ 1 MAGGIO www.partitodemocratico.it www.youdem.tv CORLEONE PIANA DEGLI ALBANESI Ore 10.30 Casa del Popolo - Via Giorgio Kastriota. Partenza del corteo del 1°Maggio da Piana degli Albanesi sino a Portella della Ginestra? A seguire Comizio dei Sindacati. Ore 16,00 Via F. Crispi, 56 - Cooperativa “Lavoro e non solo” . Iniziativa pubblica. Partecipa il candidato Sindaco Pippo Cipriani PIANA DEGLI ALBANESI CORLEONE È considerato tra i più autorevolisociologi europei. È lui ad aver coniato il termine «società post-industriale». Ha diretto la prestigiosa École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. I suoi saggi sono stati tradotti in tutto il mondo. STORICO E SOCIOLOGO 87 ANNI L'uomo che codificò la «società post-industriale» A meno di una settimana dal ballottaggio, non sono finiti i guai di Sarkozy per i suoi presunti «affari segreti» con Gheddafi. Il settimanale Les Inrockuptibles afferma che nel luglio2007«lasortedelleinfermierebulgare(detenuteperanniinLibia,ndr)sigiocòsudei missili francesi e su una centrale nucleare». Chi è Gheddafi e Sarkò «nucleari» 31 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
Occupy sono molto corretti: ci sono gli appuntamenti autorizzati e quelli no. Gruppi più radicali compariranno e scompariranno per la città a cominciare dalla mattina. «Strike everywhere» da un appuntamento all'una del pomeriggio. Sul loro sito c'è scritto: «Ci hanno detto di marciare tra due barriere, noi il primo maggio non marciamo, noi scioperiamo (strike, vuol dire sciopero e vuol dire colpire)». Dalla mattina, a Bryant Park ci sarà via vai, cibo, organizzazione, gruppi che partiranno per fare picchetti davanti alle banche, volantinare. Dalle due in poi da qui si marcerà verso Union square, dove si staranno radunando quelli della May Day Solidarity Coalition: sindacati, chiese, studenti, immigrati. Dopo un concerto e comizio, alle 5.30 la giornata finirà con una grande marcia verso Wall Street. Manhattan, con ogni probabilità sarà nel caos: sono previsti blocchi non autorizzati dei ponti e una critical mass di biciclette andrà in giro per l'isola. Questo almeno nelle intenzioni. I gruppi organizzati sanno che ci sarà gente, ne porteranno in piazza e altre se ne aggregherà. Gli imprevisti invece dipendono da quanto il marchio radicale di Occupy sia ancora vivo. Ben, afroamericano membro del sindacato dei servizi Seiu, incontrato alla marcia del 99% Spring, pensa che «il tema delle diseguaglianze insopportabili di questo Paese abbia sfondato». Lavora per una ditta di pulizie e trova intollerabile che si ragioni di tagli senza aumentare le tasse ai ricchi: «Abbiamo fatto bene ad aderire a questa mobilitazione di maggio. Più si parla di questi temi e più si sposta il discorso nella direzione giusta. In questa città c'è gente che con il mio salario di un anno ci paga la toilette del cane». Ramon è di origini messicane, cappello da baseball dei Chicago Cubs calzato al rovescio e t-shirt nera, senza un filo di accento spagnolo. A lui premono i diritti degli immigrati. E pensa anche lui che comunque vada, «tutto questo ha cambiato le cose. Dovremo essere bravi a continuare a batterci con intelligenza. Serve una legge di riforma dell'immigrazione e serve più equità. A Washington non si sono occupati di queste cose. Troppi soldi dalle lobby, la politica non è in grado di prendere decisioni senza una spinta che le renda necessarie». Oggi a Manhattan e altrove provano a spingere. 5 97046630584 CODICE FISCALE LA VOCE DEL PIANETA. Greenpeace esiste perché il nostro fragile Pianeta merita di avere una voce. Servono soluzioni, cambiamenti, azioni. Greenpeace è indipendentee non accetta fondi da enti pubblici, aziende o partiti politici. Sostienici con il tuo 5x1000. www.greenpeace.it Obama 2012 è «Avanti» Barack Obama ha trovato una nuova parola d'ordine in vista dell'elezioni di novembre: «Forward», cioè «avanti». Il nuovo motto sostituisce così il tema portante della campagna elettorale del 2008 che era «change», cambiamento. Forward è anche il titolo di un nuovo video di sette minuti pubblicato su YouTube ieri mattina dallo staff del presidente. Il giornalista turco Baha Okar, in carcere da 17 mesi, «adottato» dalla Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi), è stato rimesso in libertà ieri da una corte di Istanbul: lo ha riferito il presidente della Fnsi Roberto Natale, che ha assistito all'udienza. Circa 100 giornalisti turchi, per metà di origine curda, si trovano tuttora in carcere. Natale ha lanciato un appello al presidente del Consiglio Mario Monti perchè sollevi la questione la settimana prossima durante il vertice a Roma con il premier di Ankara Recep Tayyip Erdogan. «Chiediamo a Mario Monti di porre con la necessaria forza la questione fondamentale del rispetto della libertà di espressione e di stampa in Turchia», ha detto Natale. Baha Okar, direttore della rivista «Scienza e Futuro» era stato arrestato il 21 settembre 2010 e da allora si trovava in carcere preventivo nella prigione di massima sicurezza di Tekirdag, accusato di associazione e favoreggiamento del movimento armato separatista curdo Pkk. Insieme ad Okar la Fnsi ha «adottato» anche un altro reporter, ma sono decine e decine i giornalisti turchi in carcere «con fantasiose accuse di supporto al terrorismo». «Ci aspettiamo che il governo italiano faccia sentire la sua voce e decida di esigere la rimessa in libertà dei quasi 100 giornalisti turchi» ha detto ancora Natale, e che «sollevi la questione anche in sede di vertici europei», perché «la costruzione della Ue non può fermarsi ai palazzi dei banchieri». Messaggio a Barack Turchia, scarcerato il reporter «adottato» dalla stampa italiana «Voteremo Obama, ma finora è stato troppo timido...» 35 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
S usanna Camusso non hadubbi: «La politica dei ta-gli del governo Monti ciporterà altri guai, l'ideache le riforme strutturali suscitino automaticamente il risanamento e lo sviluppo non sta in piedi. Aiutiamo il Paese, salviamo il lavoro, le imprese, ridiamo dignità all'intervento pubblico in economia. Lo ha fatto Obama in America, perché non possiamo farlo noi?». Il Primo Maggio, una delle nostre belle feste civili, arriva in un momento difficile: siamo al quarto anno di crisi, la disoccupazione continua a crescere, la spesa familiare raggiunge livelli record, aumentano le bollette e presto c'è l'Imu da pagare. La festa del lavoro è l'occasione per riflettere con il segretario della Cgil sulle condizioni della nostra Italia, sulla qualità della democrazia, sui valori politici, culturali e sociali in cui ancora si riconoscono i lavoratori, i pensionati, le famiglie che sopportano con responsabilità il peso dei sacrifici per salvare il Paese. Segretario Camusso, parliamo tanto di lavoro ma c'è la netta sensazione che abbia perso valore e importanza nella nostra società. È così? «In questi anni è passato un messaggio tutto politico che solo il denaro dà forza, solo i soldi, l'arricchimento individuale garantiscono il successo e per raggiungere questo obiettivo vanno bene le scorciatoie, le furbizie, le protezioni dei potenti, l'evasione fiscale. Chi lavora onestamente, il disoccupato, le donne e i giovani in difficoltà sono colpevolizzati da una “cultura” aberrante che nega la solidarietà, la giustizia sociale, l'aspirazione a diritti fondamentali. Il disvalore del lavoro rende più grave la crisi e accentua drammaticamente le diseguaglianze tra chi sta meglio e chi sta peggio». Come ne usciamo? «La Cgil combatte una battaglia perché sia chiaro che il modello economico adottato in Europa e che fa proseliti in Italia è sbagliato e ha fallito. Il neoliberismo ha determinato la crisi in America e noi l'abbiamo copiato, ne abbiamo fatto una versione un po' raffazzonata che mina le basi dell'Unione Europa. Oggi aumentano pericolosamente la distanze e i conflitti tra i Paesi europei, anziché procedere verso un processo integrativo viene alimentato un disegno disgregativo dell'Europa. La signora Merkel ragiona come se le stessero rubando la merenda. Speriamo nella svolta in Francia. È ora di riscoprire il valore della vecchia mediazione tra capitale e condizioIntervista a Susanna Camusso Foto di Mauro Scrobogna/LaPresse Primo maggio Susanna Camusso oggi sarà a Rieti con Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti «Ora basta con i tagli Intervento pubblico per la ripresa del Paese» RINALDO GIANOLA Primo Piano Il segretario della Cgil: la manovra di Monti provocherà altri guai. C'è il rischio di una deriva sociale. La riforma del fisco a favore di lavoratori e pensionati MILANO Primo maggio 10 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
Tra Caparezza e gli omaggi a dieci classici del rock guidati da Mauro Pagani, il Concertone di Cgil, Cisl e Uil anche quest'anno squaderna un bel parterre di artisti. E alla vigilia aggiunge tre nomi di peso: i Subsonica che tanti ragazzi amano alla follia, Elisa e i ballerini urbani degli Stomp! Ma con la musica resta il dramma del lavoro. A metà serata piazza San Giovanni spegne le luci per ricordare i tanti, troppi, morti sul lavoro che negli ultimi mesi hanno funestato anche l'industria della musica nel montaggio palchi. MATTEO E GLI ALTRI L'organizzatore Mario Godano insiste più volte sul fatto che qui hanno allungato di una settimana i tempi per montare e smontare il mega-palco ed esclude alcuna denuncia né super multa a loro carico: «Tutti i lavoratori sono in regola». E a una lettera aperta degli amici di Matteo, l'operaio morto nel crollo del palco della Pausini a Reggio Calabria, risponde: «Li ho incontrati, l'unica risposta è aumentare le soglie di sicurezza». Ma il concerto che richiama almeno 700mila ragazzi in piazza stavolta ha trovato sulla propria strada Alemanno. Il quale, spinto da improvvisa urgenza morale, il 27 aprile ha reclamato 240mila euro per le spese di pulizia della piazza altrimenti niente l'autorizzazione. «In 22 anni di Concertone nessuno ci ha mai chiesto niente, per la prima volta il sindaco chiede di essere pagato», ricorda il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. Che scherzando invita il primo cittadino: «Se vuole i soldi venga al concerto e canti in romanesco». In serata il sindaco lancia la sua proposta concordata: «Noi e governo mettiamo 177mila euro, la Regione 25mila, il resto gli organizzatori». Il Concertone inizia alle 15 con le band emergenti, poi decolla dalle 16 alle 24 in diretta su Raitre e su Radiodue. Tra le novità propone l'Inno di Mameli eseguito alle 16 dalla P Funking Band, alle 20 dal sax jazz Stefano Di Battista. Più intriganti sono le 10 cover rock cantate da artisti come Raiz, Manuel Agnelli, Finardi e altri dirette da Pagani, con brani che vanno da Jumpin' Jack Flash dei Rolling a Karma Police dei Radiohead, da Hey Jude dei Beatles a Heroes di Bowie. Pagani spiega: «Le suoniamo per ricordarci che dobbiamo ricominciare a immaginare un futuro migliore, oggi pare vietato sperare che le cose cambino». STEFANO MILIANI p Le morti dei lavoratori dello spettacolo saranno ricordate spegnendo le luci della Festa p Si aggiungono ai tanti artisti anche Subsonica, Elisa e i ballerini metropolitani degli Stomp PRIMO MAGGIO SU WWW.UNITA.IT Primo Piano Concertone 2012 Sopra e sotto il palco coi precari dello show Si comincia alle 15 con le band emergenti, poi dalle 16 alle 24 in diretta su Radiotre e Radiodue. Tra le novità «l'Inno di Mameli» eseguito dalla P Funking Band e dal sax jazz Stefano Di Battista. Poi le 10 cover rock. Una veduta di piazza San Giovanni durante il tradizionale concerto del primo maggio, a Roma DIRETTA Il nostro sito oggi segue minuto per minuto il Concertone a Roma: notizie, video, foto in diretta dalla in piazza. Primo maggio 14 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
nelle bidonvilles dell'India. Sono veramente rari i fedeli che riescono a immaginare con serenità l'eventualità di un'era post-cristiana. Così come non esistono scienziati disposti ad accettare l'idea di un'epoca post-scientifica: «un'età post-industriale, forse, ma quale mondo dopo la Scienza?». È possibile pensare che nell'anno 289.902 il mondo scientifico sarà ancora in grado di applicare la formula einsteiniana E=MC² ? E ancora: sia la destra che la sinistra sono incapaci di ipotizzare un orizzonte che vada oltre la sostituzione di un meticciato momentaneo con un meticciato definitivo: è una conseguenza dell'escatologia ebraico-cristiana. Il cerchio capitalista, secondo Marx, è destinato a essere presto sostituito, grazie al proletariato, dall'avvento comunista, confuso da Fukuyama con la Fine neo-liberale della Storia. Anche i sostenitori del post-sviluppo - dai militanti in buona fede ai più estremisti fra i sognatori della decrescita - vogliono abbattere le mura di Davos solo per far vivere tutti alla maniera di Porto Alegre: senza dubbio una Città Terrestre, ma punto di arrivo non meno assoluto della Città Celeste di Agostino. In ogni caso, da un lato è soggettivamente difficile rischiare la propria vita in una battaglia, senza credere che la vittoria finale è a portata di mano, e dall'altro è oggettivamente ancora più difficile coinvolgere le persone in un movimento, senza la speranza di un mondo realisticamente migliore. È forse questo il problema delle vere responsabilità della generazione presente nei confronti delle generazioni future: anche i moralisti più rigorosi sono rassegnati di fronte alla diminuzione qualitativa e quantitativa della solidarietà intergenerazionale. I grandi entusiasmi e persino l'impegno escatologico hanno poco a che fare con la ricostruzione permanente. A meno che ora, e per la prima e ultima volta nella storia dell'umanità, il popolo eletto dal Destino viva le sue ultime avventure, anche economiche, nel deserto dello sviluppo, prima di entrare in una nuova Terra Promessa. Paradossalmente ogni teorico del Post-sviluppo che prevede, con temibile lucidità, la fine di un mondo, ha poco da dire sulle vere prospettive del futuro, come il più incurante dei Primitivi di fronte alle incertezze del domani La realtà è un'altra: se la prospettiva che ci appare all'orizzonte non è tanto meticcia quanto quella che ha segnato di fatto la nostra storia passata, non abbiamo speranza. Il vero problema del meticciato culturale non è mangiare di tanto in tanto un cuscus o visitare occasionalmente una mostra di arte africana, ma riguarda la sopravvivenza darwiniana: senza un pluralismo positivo e permanente, la nostra specie si condanna, a più o meno breve scadenza, a morire di morte monoculturalista. O ci si muove o si muore! Il testo in questa pagina è un'anticipazione del contributo che Singleton, Professore Emerito di Antropologia all'Università Cattolica di Lovanio, dove ha fondato il «Laboratoire d'Anthropologie prospective», darà al Festival Vicino/Lontano, in programma a Udine da domani al 6 maggio. Oltre 60 appuntamenti tra incontri, dibattiti, letture, proiezioni,mostre e spettacoli sui temi del vivere: «L'uomo che verrà», «Giustizia ed equità», «Condizione giovanile» e «Cultura della sostenibilità». Tra gli ospiti, Corrado Clini, Chiara Saraceno, Tito Boeri, Giulio Giorello, Guy Standing, Nadia Urbinati, Mike Singleton e molti altri. Il 5 maggio la consegna del «Premio letterariointernazionale Tiziano Terzani» al più importante scrittore egiziano, Ala Al-Aswani per il suo libro «La rivoluzione egiziana» (Feltrinelli), toccante resoconto della rivolta di un popolo. L'appuntamento Pericoli A Udine da domani nel ricordo di Terzani Senza un pluralismo positivo la nostra specie si condanna a morire La scienza ci fa smart su Rai5 Come può la scienza migliorare la vita di ogni giorno? In che modo può aiutarci a sviluppare l'intelligenza, renderci più efficienti, o farci vivere più a lungo? Le risposte nel nuovo programma in tre puntate «La scienza ci fa smart», in onda su Rai5 a partire da domani alle 21.15. Protagonista è Michael Mosley, medico e conduttore della Bbc. 39 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
1°maggio Il lavoro. Adesso.
Occupy Wall Street e la grande scommessa del primo maggioI l primo maggio non è un giorno di festa negli Stati Uniti, il Labor Day è a settembre. Eppure oggi a New York, Chicago, San Francisco, nella California del Sud e Seattle sarà pieno di manifestazioni. Occupy Wall Street ha lanciato molto tempo fa questa giornata. Oggi sarà un buon test per capire se il seme lanciato nei mesi di occupazione nei giardini dello Zuccotti Park è cresciuto. «Speriamo molto nel primo maggio, ma la questione cruciale è che questo movimento sembra essersi sedimentato», ci spiega Jeffrey, ventenne con gli occhialoni e la camicia a scacchi che studia Geografia alla New York University. Lui non era tra coloro che hanno dormito nelle tende di Zuccotti, ma è sempre andato alle manifestazioni. Era a Union square il 25 aprile, quando gli studenti hanno organizzato una marcia nel centro della città per protestare contro il costo degli studi. «In Europa è diverso, ma qui ci indebitiamo per andare all'università. Student loans, finanziamento per studenti lo chiamano, e per decenni ha funzionato: ti indebitavi, studiavi, poi trovavi lavoro grazie agli studi e ripagavi un po' al mese. Oggi non sai se quel lavoro lo avrai e - ormai ne parlano tutti - gli stipendi non sono più quelli di una volta. Nel frattempo il costo degli studi è aumentato». In questi giorni è in corso uno scontro tra Obama e i repubblicani su come ridurre il costo degli Student loans. Il presidente ha minacciato il veto su una misura che per congelare i tassi di interesse agli studenti tagliava a programmi di sanità pubblica. «La posizione di Obama è migliore, ma non è abbastanza. Un tempo le università non costavano così», sorride Jeffrey. A Union square gli studenti avevano inscenato un banchetto di miliardari che brindavano al debito degli studenti, che ha raggiunto complessivamente mille miliardi di dollari. Vestita da gran dama dei primi del ‘900, filo di perle, c'è anche Sarah, 27 anni. Più radicale del suo collega. Sta finendo un dottorato e sente che il giorno di cominciare a pagare sta per arrivare. «È un paradosso: indebitandoci per studiare arricchiamo Wall Street. Vestiti così e brindando è questo che stiamo cercando di rappresentare. Non è solo un problema di quanto costa, è il sistema: chi ha ridotto così il Paese fa anche soldi sui miei debiti di studio». Per Sarah vanno puniti più di quanto Obama non stia facendo. «Andrò a votare, un repubblicano alla Casa Bianca sarebbe una catastrofe per mille motivi. Ma noi qui dobbiamo spingere su Obama, è stato davvero troppo timido. Non sono tempi per esserlo, questi». Sullo sfondo si sta esibendo il reverendo Billy, della chiesa dello “Stop shopping”, un grande personaggio che guida il suo coro gospel davanti ai grandi magazzini nei giorni dei saldi e fa esorcismi alle casse dei negozi delle catene. Gli spirituals finiscono tra gli applausi. Radicali e meno radicali, sindacati e studenti, militanti iper tecnologici con la maschera di V per Vendetta, sfileranno in mille modi oggi. Sul sito di MARTINO MAZZONIS Il reportage I latinos di «Occupy» in marcia a New York per i diritti degli immigrati NEW YORK Lavoro, diritto allo studio, immigrazione: oggi manifestazioni a New York, Seattle, Chicago, San Francisco. «Le nostre idee ormai sono sedimentate» Mondo34 MARTEDÌ 1 MAGGIO 2012
re proprio Paolo Romani. Assessore eletto a tal fine. Il miracolo gli riuscì, grazie ad una variante di piano. Purtroppo per lui, il nuovo Pgt, piano di governo del territorio, che avrebbe dovuto accogliere quella bella novità, varato dalla giunta Lega-Pdl, finì nel cestino dei rifiuti persino della Regione Lombardia: troppo cemento, quattro milioni di metri cubi di cemento riversati sulla città risultarono troppi. L'affare Cascinazza andò in fumo. Non servì l'estremo tentativo di un nuovo Pgt, approvato alla tre di mattina a tempo scaduto, cioè oltre i termini di legge, una settimana fa, riducendo qualcosa di quei volumi mastodontici: meno due per cento alla Cascinazza, con impareggiabile senso del ridicolo. Resta dunque in piedi il Piano del 2006, proposto dal centrosinistra, firmato dall'urbanista Alfredo Viganò, premiato a Siviglia (Europromo) per i contenuti di sostenibilità e attenzione alla qualità sociale, economica e ambientale. Il Pgt bocciato pesa sul gobbo dei monzesi per quasi due milioni di euro buttati in consulenze. Più le bollette del telefono di Romani (pare attorno al mezzo milione di euro, indaga per peculato la magistratura), più le note spese, pranzi, viaggi, eccetera, per una cifra tra i ventimila e i trentamila euro, note spese che suscitarono persino la perplessità dell'alleato Mariani: “Come! Pranzi anche nei giorni festivi senza alcun evento che li giustificasse!”. Si chiude così con un fallimento e con i telefoni e i pranzi da pagare il quinquennio Mariani, il quinquennio della peggiore amministrazione monzese del dopoguerra. «Una giunta di incompetenti, che ha parlato solo di Pgt», dice il segretario del Pd, Marco Sala, un imprenditore della vicina Seregno. Mariani si ricandiderà. Il Pdl presenterà il proprio candidato, Andrea Mandelli, farmacista, che interrogato in merito alla possibilità di un'alleanza con in Carroccio al ballottaggio ha responsabilmente, si fa per dire, aggirato l'ostacolo: «Lascio decidere ai cittadini». Mariani e Mandelli saranno due degli undici candidati al primo turno: undici per novantamila votanti (nelle precedenti consultazioni la partecipazione fu attorno al settanta per cento), a capo di venti liste, liste note e ignote, dai “grillini” agli ecologisti, da CambiareMonza a PrimaveraMonza a Monza Futura, all'Unione italiana Forza Lombarda a Lega Lombarda Veneta, fino all'Udc e , naturalmente, al centrosinistra con Pd, Sel , Città Persone (lista civica che fa riferimento all'ex, assai apprezzato, sindaco Faglia), Idv, Rifondazione, Moderati ecologisti, un'alleanza alla cui testa, dopo combattutissime primarie ( tra sette concorrenti) si ritrova Roberto Scanagatti, vicesindaco e assessore al bilancio nella giunta Faglia, consigliere comunale d'opposizione, capogruppo del Pd, per ultimo assessore al bilancio a Sesto San Giovanni. Un uomo esperto, indubbiamente, di lunga pratica amministrativa, che conta oggi su un ampio schieramento, sul vento milanese e sul colore di Pisapia: l'arancione. A sostenerlo sono arrivati a Monza la Bindi, Di Pietro e Bersani. Nel programma vi sono la ripresa del piano di gestione del territorio secondo le linee fissate nel 2006, con una idea di contenimento, di riuso, di difesa delle aree libere, le piste ciclabili, il prolungamento della metro fino a Monza, la viabilità in città, la regia pubblica nella gestione della Villa Reale, la partecipazione, il welfare municipale. Scanagatti ha parlato ai monzesi anche di codice etico: «Un impegno che prendiamo prima del voto - dice - Il codice impegnerà tutti gli eletti non solo ad avere comportamenti sempre corretti nei confronti delle normative, come è ovvio e giusto, ma ad essere ancor più rigorosi nel praticare una buona amministrazione, a promuovere quotidianamente e in ogni sede trasparenza e legalità…». È un buon proposito in una provincia dove c'è sempre il rischio di imbattersi nella 'ndrangheta, in una delle tante derivazioni di sanitopoli o, bene che vada, nella bolletta telefonica più cara del mondo. L '“Isee istantaneo” sarà laprima delibera che pro-porrà alla sua Giunta, cheper metà sarà compostada donne. Un provvedimento pensato per venire incontro ai cittadini che nell'ultimo anno sono rimasti senza lavoro. L'Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) verrà ricalcolato tenendo conto della disoccupazione, e non dell'ultima dichiarazione dei redditi, così da rivedere al ribasso le tasse comunali. È il biglietto da visita di Monica Chittò, classe '62, editor alla Longanesi, già consigliere comunale e assessore alla Cultura, oggi candidata sindaco di Pd, Idv, Sel, FdS e Socialisti per Sesto, al Comune di Sesto San Giovanni. Chittò ha vinto le primarie con oltre il sessanta per cento delle preferenze e ora punta a guidare il Comune alle porte di Milano. Una corsa quasi tutta al femminile: tre dei cinque candidati sono donne. Chittò, un bilancio della sua campagna elettorale. «Sono soddisfatta, è stato un periodo molto intenso, sempre sul territorio e in continuo contatto con i cittadini. Chiuderemo come abbiamo aperto: con la visita e il contributo di un importante amministratore. Ha inaugurato la campagna elettorale il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, mercoledì la chiuderà il primo cittadino di Torino, Piero Fassino». Quali sono le priorità di Sesto? «Lavoro, sviluppo e coesione sociale. Vogliamo essere vicini a chi ha perso il posto, e per questo abbiamo pensato ad interventi immediati e concreti come l'Isee istantaneo. Ma vogliamo anche rilanciare la città, renderla in grado di promuovere il territorio, farla diventare un palcoscenico per le aziende tecnologiche nazionali e internazionali. Per questo rafforzeremo lo sportello unico per le imprese, cercheremo di ridurre la burocrazia e di facilitare l'accesso dei giovani al microcredito». Prima l'ex Stalingrado d'Italia, poi la città della comunicazione, ora si parla di Sesto come città della Salute. Di che si tratta? «È un progetto pensato per le ex aree Falck, dove dovrebbe sorgere un grande quartiere della Salute che ospiterebbe il nuovo Istituto neuorologico “Carlo Besta” e l'Istituto dei tumori. Aspettiamo l'ok della Regione Lombardia, che dovrebbe decidere nei prossimi giorni. Noi siamo pronti a partire». Le ex aree Falck sono un'area enorme tornata al centro dell'attenzione con l'inchiesta della procura di Monza che ha travolto Filippo Penati. Che idea s'è fatta, quanto può incidere questa vicenda sul futuro del centrosinistra sestese? «È un'indagine che ha ferito la città e che lascerà una cicatrice profonda. Anche per questo abbiamo condotto la campagna elettorale sul territorio, per non sottrarci al confronto e alle domande dei cittadini. Le aree Falck sono un pezzo importante della storia di Sesto, ma sono anche l'ultimo brano di una città che in questi anni ha saputo riqualificarsi. Penso, per esempio, all'area Breda-Marelli. Dell'inchiesta non parlo, le indagini vanno avanti. Più in generale, mi sembra chiaro che questo Paese debba affrontare il problema della trasparenza nel rapporto tra politica ed economia». Foto di Enzo Laiacona/Ansa GIUSEPPE VESPO Monica Chittò, candidata centrosinistra Sesto S. Giovanni dopo la bufera Il progetto di Monica La candidata del centrosinistra Chittò in campo nella città «ferita» dall'inchiesta su Penati e le aree Falck. «ll mio primo provvedimento sarà a favore di chi ha perso l'impiego» Il personaggio SESTO SAN GIOVANNI DELLECITTÀ/6 21MARTEDÌ1 MAGGIO2012
S e un annientamentodell'Universo è in-pen-sabile almeno quantola sua creazione dalnulla, siamo portati aimmaginare la fine solo nei termini di un esaurimento/ azzeramento totale degli elementi e delle specie. Il rialzo incessante e vertiginoso del prezzo della benzina per esempio obbliga gli automobilisti a pensare a un mondo post-petrolio. In generale, tuttavia, si può dire che c'è sempre un dopo del dopo piuttosto che la cancellazione inappellabile di qualcosa. Quanto alla sorte dei viventi, gli esperti hanno calcolato la speranza di vita di ogni specie: quella della nostra è più o meno di sei milioni di anni, e siamo all'incirca a metà del cammino. Fino ad ora, un po' per caso e un po' a forza di spintoni, di meticciato in meticciato, l'umanità è andata avanti - e non necessariamente verso l'alto né verso l'Altissimo. BIBBIA E CORANO La nostra specie è ormai sul punto di inaugurare un avvenire fatto di mutazioni (non solo fisiologiche) sempre più programmate. Ma anche senza le prospettive aperte dal bricolage genetico, i tre milioni di anni che ci restano da vivere, prima della nostra scomparsa o della mutazione in un'altra specie, mettono una seria ipoteca sulla pretesa da parte di qualsivoglia cultura di rappresentare un nec plus ultra: una sorta di apogeo insuperabile. Se i pilastri biblici e coranici di meticciati ben riusciti, come il Cristianesimo e l'Islam, hanno continuato a mettere in moto energie umane fino a questo momento della storia, come possiamo essere sicuri che nell'anno 200.549 la Bibbia e il Corano avranno ancora lettori credenti? L'antropologo non può meravigliarsi se già oggi incontra dei cristiani che pensano non solo ad un Cristianesimo post-religioso alla Bonhoeffer, ma anche a una fede senza Dio alla Vattimo. Neppure i cristiani più aperti riescono oggi a immaginare un profeta più adatto ai tempi moderni di un Gesù già in azione nelle favelas di Buenos Aires o ANTROPOLOGO MICHAEL SINGLETON L'anno che verrà www.unita.it Nel 289.902 varrà ancora la formula einsteiniana E=MC² Uomo e natura Un «abito sonoro» dell'artista americano Nick Cave NEL MEZZO DEL CAMMIN DI NOSTRA VITA L'intervento del celebre antropologo al Festival Vicino/Lontano Per gli esperti l'umanità è giunta a metà della sua esistenza. Come saranno i tre milioni di anni che ci restano? Le risposte nel multiculturalismo Culture38 MARTEDÌ1 MAGGIO2012
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