Sulla corruzione il primo sgambetto del Pdl Senza scomodarsi in retroscena, adesso c'è una scena vera dove misurare fino a che punto si spingerà la guerriglia decisa dal Pdl contro il governo Monti per riemergere dalla liquefazione del post voto amministrativo. Un ring che deve poter vivere almeno fino al ballottaggio per dare modo al Pdl di salvare il salvabile. Il ring è la Commissione Affari Costituzionale della Camera congiunta a quella Giustizia. Il titolo in palio è il ddl anticorruzione. Un pacchetto di norme che Monti ha indicato come uno dei quattro pilastri del rilancio del sistema paese così come chiede l'Europa e su cui il ministro della Giustizia Paola Severino ha messo la faccia e anche molto di più. Bene: quel testo che doveva essere licenziato ieri dalla Commissione resta invece dov'è per via di uno scontro frontale tra il Pdl che dice no a tutte le correzioni proposte dal ministro Severino, sia ai nuovi reati come la corruzione tra privati che all'aumento dei tempi della prescrizione, e il Pd che invece appoggia il governo e mette la lotta alla corruzione tra le emergenze del paese. Il tutto con massima soddisfazione per i vecchi falchi del Pdl, gli onorevoli avvocati che da mesi soffrono nella forma della grande coalizione e che ieri in Commissione hanno potuto ridare sfogo all'antico gioco dei veti incrociati. «Il ddl anticorruzione non deve diventare uno strumento di percussione per i cittadini e, in un momento come questo, per gli imprenditori. Quando si discute della libertà personale, della determinatezza delle norme penali, della possibilità di sequestrare beni prima di una qualsiasi sentenza, bisogna essere non cauti, di più» commenta il pidiellino Francesco Paolo Sisto «perché non è presentandosi al Paese con le corde dell'impiccagione che si è buoni parlamentari». Frasi che hanno lasciato di sale il ministro Guardasigilli che poco prima aveva, per l'appunto, motivato il no del governo all'emendamento Sisto che vincolava il reato di concussione solo al passaggio di danaro o altra utilità. Un escamotage per fare cadere il reato per cui Berlusconi è imputato a Milano nel Rubygate. Ora la strada del disegno di legge, previsto in aula il 28 maggio insieme con il ripristino del falso in bilancio proposto da Idv (primo firmatario Federico Palomba) e condiviso dal Pd, diventa impervia. Il testo doveva essere licenziato ieri ma è stata fissata la discussione anche tutta la prossima settimana. È pessimista la presidente della Commissione giustizia, la finiana Giulia Bongiorno, tanto che nel pomeriggio anche il presidente della Camera Gianfranco Fini interviene per ribadire «l'urgenza» di quel provvedimento. Il ministro non vuol parlare di fiducia e, pur prendendo atto di «problemi sull'iter», auspica che alla fine si converga sul suo emendamento «aperto» a miglioramenti, ma con paletti precisi come il «no» all'abbassamento del tetto per le pene massime. La verità è che i pidiellini hanno spaccato la maggioranza e sono soli in questa battaglia. Idv e il Terzo Polo sono con il Pd. Donatella Ferranti lancia un avvertimento: «Il testo va potenziato. Non accetteremo nessuno slittamento per l'approdo in aula il 28 maggio». Il Pd teme infatti che si esca dalla Commissione con il vecchio testo dell' ex ministro Angelino Alfano che conteneva norme solo sulla prevenzione e nulla sul penale introdotto dal ministro dopo ampia discussione e convergenza tra i partiti di maggioranza. Tornare indietro sarebbe una sconfitta indigeribile per il governo. Berlusconi tende la manoal Pd: «L'Italia è un Pae-se ingovernabile, la Co-stituzione non lo consen-te. E la Consulta è un or-gano politico in mano alla sinistra. Io mi sono dimesso per sedermi a un tavolo e fare le riforme con l'opposizione. Sennò dovrò trattare con Grillo, Casini» . In realtà, dovrebbe rivolgersi al suo partito che sulla legge elettorale si è diviso tra “falchi” (non solo ex An) e nomenklatura. Ma ieri, dopo l'interrogazione parlamentare contro Monti, per il Cavaliere era il giorno del volto «responsabile». Il problema è che la tattica della guerriglia al governo funziona a singhiozzo. Interrotta dalle risse interne. Quagliariello ha gelato Alemanno che invocava il congresso autunnale: «Non mi sembra il momento». È un pilastro del «ricominciamento» alfaniano che crolla. Troppo forti, forse, gli ex An. L'ultima frontiera è il ddl lavoro: depositati in commissione Bilancio gli emendamenti dei relatori, Pdl e Pd. Ma se le modifiche che ampliano l'azione degli imprenditori piacciono a Gasparri e Cazzola, scontentano Matteoli e Sacconi. La spaccatura ormai trascende le classiche fazioni “colonnelli” e forzisti bramosi dello «spirito del ‘94». Ognuno gioca per sé, al massimo per la sua cordata. Dopo la lite sulle preferenze che ha visto “falchi” trasversali contro la nomenklatura, dopo l'assedio al segretario in difficoltà, dopo il serrare le file dei 40enni e la tentazione berlusconiana di fare infine «largo ai giovani», grande è la confusione sotto i cieli azzurri. E molti si chiedono se alla data dell'ipotetico congresso arriveranno tutti insieme. C'è una doppia strategia per il Pdl in cerca d'autore. Da un lato, sminatori, leggi Gianni Letta, nel rapporto diretto con Palazzo Chigi e araldi verso Casini reso più malleabile dal mancato boom del (quasi fu) Terzo Polo. Dall'altro, toni infuocati e «massima presa di distanza» dall''azione sociale ed economica del governo. Sintetizza il solitamente felpato Maurizio Lupi: «Non siamo tappetini sdraiati». Così Letta, capo delle (sempre più sparute) colombe, rassicura Monti: nessuno staccherà la spina. Le parole di Passera sulla «tenuta sociale del Paese a rischio sono considerate un messaggio. Ricevuto. A via dell'Umiltà, con i dati delle amministrative ormai cristallizzati, il commento che gira è «non faremo questo favore a Bersani né ai tecnici in cerca di visibilità». Tanto, con le politiche probabilmente a marzo, data la coincidenza con l'elezione del presidente della Repubblica, si guadagnerebbero pochi mesi. Da spendere più utilmente per riorganizzare il partito e, per dirla alla Stracquadanio, «riattaccare la spina con gli elettori». FEDERAZIONEDEIMODERATI Il fuoco di fila a beneficio della base arrabbiata - al netto però del balletto in Parlamento sulla normativa anti-corruzione - è già cominciato: barricate sulla «controriforma» della legge Brunetta sulla P. A. E soprattutto sul ddl lavoro. Emendamenti per aumentare la flessibilità in entrata e ammorbidire alcune rigidità per gli imprenditori (portate avanti insieme alle tutele per precari, collaboratori e disoccupati chieste dal Pd). Ma l'ex ministro del Lavoro Sacconi, denunciando «complicazioni regolatorie e onerosità di molti contratti determineranno minore propensione ad assumere, annuncia: «Non parteciperò più ai lavori dell'aula». E a Gasparri tutto contento perché «grazie a noi la riforma è migliorata», fa da controcanto Matteoli con un «modifiche insufficienti che non ci fanno uscire dalla crisi». Intanto Silvio lavora a restyling e alleanze. Berlusconi. Pisanu e Scajola sono gli ambasciatori verso Casini. Il leader centrista ha un buon rapporto con Alfano e soprattutto una carriera da solista che non decolla. Il Cavaliere ha lanciato l'esca della «federazione dei moderati». Un grande classico: il rassemblement in salsa Ppe che non obbliga nessuno ad abiure e può accogliere anche esponenti della società civile o ministri in carica che si siano affezionati alla politica. Non a caso Berlusconi e Casini corteggiano la stessa preda: Montezemolo. Berlusconi al festeggiamento della vittoria di Putin in Russia FOTO DI ALEXEY DRUGINYN/ANSA EPA Il noi e l'io onnipotente del comico PAROLE POVERE TONIJOP IL COMMENTO RINALDO GIANOLA GOVERNOSULL'ORLO DIUNACRISI SOCIALE “Me o i nazisti”: Grillo sul suo blog ci ha offerto una simpatica alternativa. Ci avvisa che il pericolo con la croce uncinata è grande, che solo lui è in grado di arginarlo, ci sta offrendo il suo aiuto. Gentile e grazie: serve il contributo di tutti per respingere la risorgenza dell'incubo peggiore. Ci contiamo; non ricorderà, magari gli piacerà non sapere ma la sinistra è da sempre su questa barricata, è una delle sue ragioni d'essere; molti di noi comunisti, cattolici, socialisti, anarchici - sia accettato questo flash back retorico quanto lo sono i ricordi - sono morti per dare anche a Grillo il diritto di parola, di critica, di organizzare una pratica politica che vuole azzerare in primo luogo proprio la sinistra. Ma è quel “me” che non convince. Non ci ha mai convinti. La sinistra, il centrosinistra, questo Paese, l'Europa democratica diffidano di quel “me”, di santoni, predicatori illuminati, guide carismatiche e sicure, uomini della provvidenza, implacabili netturbini della storia. Abbiamo le tasche piene di personaggi sornioni o minacciosi che ci ammoniscono: non state lì a pensare, ci bado io, non preoccupatevi, perché io so come va e cosa bisogna fare, io ho la forza che voi non avete, io ho la chiave che avete smarrito. L'ultima Grande Guida che abbiamo tollerato ha distrutto il Paese, la sua economia, la sua etica, la sua identità. Oggi facciamo i conti con gli esiti della sua enorme sapienza circa il prezzo del silenzio dei testimoni. Noi, Grillo, assieme, non “me”, e batteremo di nuovo il nazismo. CLAUDIAFUSANI ROMA L'expremier:«Riformecon ilPdodovròtrattarecon Grilloe ipiccoli...».Ma ilPdl litigaatuttocampo:dal ddl lavoroalladatadel congresso,allepreferenze IL RETROSCENA Berlusconi teme per le aziende Il vuoto di idee oltre il Predellino La guerriglia a singhiozzo del Cavaliere FEDERICAFANTOZZI ffantozzi@unita.it SEGUEDALLAPRIMA Un'entità politica destinata inevitabilmente a sciogliersi senza lasciar traccia. Che cosa sta succedendo all'ex premier, all'inventore del “predellino”, all'abile creatore di partiti come slogan pubblicitari? Parla poco, decide ancora meno. Non commenta il voto, va in visita dall'amico Putin per evitare di mettere la faccia su una sconfitta pesantissima che sarà attribuita ad Alfano, visti i precedenti. I suoi hooligans lo invitano a far cadere il governo Monti, la Santanchè gli suggerisce di vincere le elezioni e poi puntare al Quirinale, altri più pratici chiedono almeno un rinnovamento di linea e di leadership del partito. Ma c'è ancora il Pdl? Berlusconi non è certo sereno nemmeno per l'andamento delle sue aziende, la crisi morde tutti e Mediaset, che pur è un solido colosso, chiude il trimestre peggiore della sua storia. E i prossimi mesi saranno tremendi sia per la politica, sia per l'economia. Il peggio che possa capitare a Berlusconi è che Carlo De Benedetti acquisti la7 messa in vendita da Telecom Italia impiegando il risarcimento pagato da Fininvest per il Lodo Mondadori. Probabilmente non succederà, ma la sola idea di vedere l'Ingegnere a far concorrenza sul mercato della tv fa venire l'orticaria al Cavaliere. Berlusconi pare disinteressato, è laterale al dibattito, alla polemica politica. Forse sta studiando come ridisegnare il centro-destra, come recuperare un consenso sufficiente almeno a non affogare. O magari sta davvero pensando al passo indietro? Forse ha ragione Giuliano Ferrara che, commentando in tv i risultati del voto, ha ammesso che «Berlusconi non sa cosa fare». Se le cose stanno davvero così per la destra è un problema grave e il sostegno esplicito che il Giornale e Libero offrono ai grillini per i ballottaggi contro la sinistra è il tentativo di innamorati delusi di cercare consolazioni rapide e illusorie. Visto che non possono vincere i candidati del pdl allora si possono dirottare i voti della destra su Grillo, così si potrà dire in caso di clamorosa vittoria di aver guidato la svolta. Consolazione troppo modesta per l'ambizione di Berlusconi. 6 venerdì 11, maggio, 2012
La forza dei fatti inizia a imporsisui racconti mitologici. Lospread dei tassi d'interesse sui nostri titoli di Stato si è assestato, ma rimane pericolosamente elevato, nonostante la credibilità europea e internazionale dell'Italia riedificata attraverso una brutale correzione dei conti pubblici, presentata dal governo Monti e approvata in Parlamento dai partiti a suo sostegno. Lo spread sociale, in conseguenza delle scelte sbagliate indotte dalla politica economica imposta all'euro-area, continua a salire: la piaga dei senza lavoro si allarga dolorosamente; la precarietà si estende oltre i confini noti; le condizioni di reddito delle famiglie, anche delle classi medie, sono sempre più appesantite dal taglio dei servizi sociali e dal carico delle imposte e dell'inflazione. La sintesi drammatica dell'involuzione sociale, oltre che economica, è misurata dalla tragedia quotidiana di suicidi di operai, piccoli imprenditori, pensionati. «Stragi di mercato» le ha definite con efficacia agghiacciante Marco Revelli. Il 24 febbraio scorso, in un'intervista al «Wall Street Journal», Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, alla domanda «quale indicatore guarda per primo al mattino?», rispondeva: «gli indici di Borsa». Risposta dovuta. Mario Draghi «governa» la politica monetaria. È il capo di una banca centrale. Ma la domanda a Mario Draghi evoca la domanda cardinale per le democrazie fondate sul lavoro: chi è il policy maker che da qualche parte, a Bruxelles, a Francoforte, nelle capitali dell'Unione europea, la mattina quando arriva in ufficio legge, come primo indicatore, lo spread sociale? Si può affrontare la sfida del lavoro e della sua qualità senza riordinare le priorità del discorso pubblico? Possiamo uscire dal tunnel senza incardinare l'agenda della politica alla buona e piena occupazione? Senza riconquistare centralità per la persona che lavora? Le risposte sono negative. Nonostante i livelli insostenibili dello spread sociale, il lavoro continua ad essere variabile secondaria, sottoprodotto eventuale, in relazione all'unica assolutizzata variabile-obiettivo: pareggio del bilancio pubblico. Senza se e senza ma. Quindi, senza speranza, date le conseguenze determinate sulle economie reali dall'austerità cieca. I primi mesi intensi del 2012, in Italia, sono stati segnati dalla discussione e dalle mobilitazioni sulla cosiddetta «riforma del mercato del lavoro». Per capire il senso di quanto avvenuto va accantonato il marketing del governo e di larga parte dei media sul futuro delle generazioni più giovani o sull'attrazione degli investimenti esteri. Per capire, vanno considerati i problemi veri della moneta unica e la ricetta di politica economica definita a Berlino, Bruxelles, Francoforte, Parigi. La sopravvivenza dell'euro è minata dagli andamenti divergenti della competitività tra le sue diverse aree economiche. L'aumento dei debiti pubblici è conseguenza, non causa, dei problemi della moneta unica. L'indicatore primario da guardare per capire i problemi è il saldo della bilancia commerciale, non quello del bilancio pubblico. La diagnosi è, oramai, condivisa a Berlino, Bruxelles e Francoforte. Per i progressisti europei, la linea della «svalutazione interna» è sbagliata. Non solo perché profondamente iniqua, ma perché non funziona. In Italia e nell'area euro, nel quadro attuale di politica economica, non vi può essere crescita, soltanto contenimento della recessione. Per rianimare l'economia, è necessario correggere gli squilibri macroeconomici nell'euro-zona attraverso la spinta sostenibile alla domanda interna. Ma, a tal fine, politiche nazionali sono impossibili, dati gli obiettivi assurdi di finanza pubblica imposti dal «Fiscal compact» e l'indisponibilità, culturale prima che politica, ad affrontare le paralizzanti sperequazioni nella distribuzione della ricchezza. Le catene da spezzare sono l'aumento della disoccupazione, la perdita di potere d'acquisto delle retribuzioni, l'assottigliamento dei risparmi delle famiglie, l'enorme capacità produttiva inutilizzata delle imprese, causa, quest'ultima, ben più rilevante per la caduta degli investimenti delle difficoltà di accesso al credito. DOMANI IL SETTIMALE LEFTCON L'UNITÀ Rcl,Ridotte capacità lavorative.Loè quasi la metà degli operaialla Fiatdi Melfi, 1.500 lavoratori diMirafiori e dellaSevel.Malati di tunnel carpaleo erniaal disco,a causadei ritmi della catenadi montaggio. Che ilLingotto stanuovamenteaumentando, grazie a unmetodo produttivoche si chiama ErgoUas,natoper tagliare i tempi morti eaumentare la produttivitàdei lavoratoridel 14%. Dalla Fabbrica Italia diPomigliano al montaggiodiMirafiori eccocosa succedeveramentenegli stabilimentidellaFiat. Dove,nei pochi giornidi lavoro intervallati da lunghi periodidi cassa integrazione, si sperimenta la fabbrica del “dopo Cristo”di Marchionne. Il nuovometodo produttivo-diconogli operai -è peggioredel Tmc2, il sistema introdottonegli anni '90e messo in soffittadopoun'inchiesta del procuratorediTorino Raffaele Guarinielloneiprimianni2000. L'inchiestaapparirà sulprossimo numerodel settimanaleLeft (da domani inedicola con l'Unità):operai e medicidel lavorospiegano comein catenaanche il gestopiù semplice, ripetutoogni giorno migliaia divolte, puòdiventare un rischio per la salute. Se lo spread sociale continua a salire in Italia e nell'Ue Salario base per i cocopro Soldi se si perde il lavoro Inchiestasullasalutenelle fabbricheFiat IL LIBRO StefanoFassina Lasopravvivenza dell'euroèminatadagli andamentidivergenti dellacompetitività tra lesuediversearee economiche È stato il giorno dei precari, dentro e fuori dal Parlamento, con la generazione mille euro (quando va bene) che si ritrova fuori dal Senato, la ministra Fornero che va in videochat a spiegare la sua idea di Lavoro e la «coppia di fatto», come si definiscono i relatori alla riforma della stessa ministra, Tiziano Treu (Pd) e Maurizio Castro (Pdl), che presenta gli emendamenti al disegno di Legge. È da queste proposte che vengono fuori le novità più importanti per chi lavora a termine. Si va dal salario base per i collaboratori a progetto all'una tantum per i parasubordinati che perdono il lavoro, che sarebbe una sorta di indennità di disoccupazione un po' più corposa di quella prevista in questo momento. C'è qualche misura per contrastare l'abuso delle (finte) partite Iva, ma per contro si paga qualche dazio alla tanto richiesta flessibilità in entrata. In questo senso, il primo contratto di lavoro a tempo determinato potrà essere stipulato per un anno, e non più al massimo per sei mesi, e soprattutto non ci sarà bisogno di specificare i requisiti per i quali quel contratto viene proposto e stipulato. Si tratta degli stessi requisiti che, quando non venivano rispettati, potevano essere impugnati dal lavoratore davanti al giudice. Nuovi emendamenti - in aggiunta ai 43, tra quelli del governo e quelli dei relatori - potranno essere presentati fino ad oggi pomeriggio, mentre nelle intenzioni della Commissione il pacchetto dovrà essere consegnato al Parlamento giovedì. L'obiettivo è di rispettare i tempi richiesti dall'Europa e di licenziare la riforma, così come auspica la Fornero entro giugno. I presupposti sembrano esserci: i partiti di maggioranza appaiono soddisfatti del lavoro fatto finora. «Negli emendamenti - dice a questo proposito Anna Finocchiaro - sono raccolte molte delle proposte del Pd: la promozione della buona flessibilità a tutela dei co.co.pro e delle partite iva; l'estensione degli ammortizzatori sociali ai lavoratori precari; la previsione del salario base per lavoratori a progetto e partite Iva e di un'indennità una tantum più cospicua per chi, fra questi, perde il lavoro». Ma nella maggioranza c'è anche chi storce il naso, come l'ex ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che annuncia: «Non parteciperò più ai lavori parlamentari» sul ddl Lavoro. Il motivo di tanto risentimento sembra risiedere nella scarsa incidenza della riforma, a giudizio del parlamentare Pdl, sull'articolo 18: la «riforma disegnata dal governo a seguito di un lungo confronto con le parti sociali - dice Sacconi - si è configurata inizialmente come una diffusa modifica della legge Biagi, che pure ha generato occupazione, anche se compensata da una modesta modifica dell'articolo 18». Soddisfatta la presidente uscente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che fino a qualche giorno fa criticava il testo del governo mentre oggi lo ritiene migliorato e addirittura utile. SALARIOBASE PER I CO.CO.PRO Per i lavoratori a progetto, e più in generale per tutti i cosiddetti parasubordinati, viene inserito il principio della giusta retribuzione. Il salario minimo sarà calcolato sulla media tra le tariffe del lavoro autonomo e dei contratti collettivi di lavoro, e dovrà essere «adeguato alla quantità e qualità del lavoro eseguito». INDENNITÀDI DISOCCUPAZIONE L'attuale una tantum per i parasubordinati che perdono il lavoro verrà rafforzata. Si tratta di una misura sperimentale che durerà tre anni. I relatori Treu e Castro stimano che per un parasubordinato che ha lavorato almeno sei mesi, l'una tantum dovrebbe aggirarsi attorno ai sei mila euro e verrebbe erogata nell'anno successivo a quello lavorato. VEREPARTITEIVA Per contrastare l'abuso delle (finte) partite Iva, saranno considerate «vere» quelle che nell'arco di un anno dichiereranno un reddito lordo di 18mila euro. Inoltre, le collaborazioni non dovranno durare più di otto mesi, il corrispettivo pagato non potrà essere superiore all'80 per cento di quello dei dipendenti, e il lavoratore non potrà avere una scrivania in azienda, mentre potrà usufruire del telefono aziendale. Negli studi professionali, nel commercio e nell'agricoltura, torneranno i voucher, ma saranno numerati e dovranno indicare data ed orario. Torna anche il famoso Job on Call, il lavoro a chiamata. Stavolta basterà inviare un sms alla direzione provinciale del lavoro per attivarlo. In caso di mancato avviso, però, i datori di lavoro rischiano da 400 a 2400 euro di multa. Il lavoro a chiamata sarà libero per gli under 25 e per gli over 55. CONTRATTIATEMPO PIÙ LUNGHI La durata del primo contratto a tempo determinato, che può essere stipulato senza che siano specificati i requisiti per i quali viene richiesto (la causale), passa da sei mesi a un anno. Le pause obbligatorie fra uno e l'altro, per evitare che il rapporto diventi a tempo indeterminato, diminuiscono: da novanta a trenta giorni per i contratti fino a sei mesi e da sessanta a venti giorni per i contratti più lunghi. SINDACATI Diverse le posizioni dei sindacati. Alle proteste della Cgil si oppone il plauso del segretario della Cisl, Girgio Santini, per le misure «positive» previste in favore di co.co.co. e partite Iva. Mentre il segretario dell'Ugl, Giovanni Centrella, accoglie «con soddisfazione l'emendamento sulla compartecipazione dei lavoratori agli utili dell'azienda», che però dovrà essere definito dal governo con una legge. OggialSalonedelLibrodiTorino alleore17 verrà presentato il volume di Stefano Fassina, responsabile economico del Partito Democratico, «Il lavoro prima di tutto». La presentazione avverrà al Salone Off Più spazio 4, via Saccarelli 18, Torino. Interverranno Giorgio Airaudo, Luigi Anegeletti,GiuseppeBertae ilsindacodiTorino Piero Fassino. Ilvolumeègiuntoallasuasecondaedizione. Il testo che presentiamo è un estratto dall'introduzione,nuovarispettoallaprima edizione. . . . Le partite Iva che hanno un reddito annuo lordo di almeno 18mila euro sono considerate vere . . . Norma anti truffa per i lavoratori occasionali pagati con voucher GIUSEPPEVESPO MILANO Negli emendamenti al ddl lavoro modifiche significative al testo Fornero La durata del primo contratto può passare, senza causale, da sei mesi ad un anno venerdì 11, maggio, 2012 5
AComo, Lega e Pdl nel2010 sfioravano il60%, alle comunali diqualche giorno fa han-no preso il 20%.È qui, in quello che veniva chiamato «il Mugello del centrodestra», feudo incontrastato per tutta la seconda Repubblica, che inizia il nostro viaggio nella Lombardia post- tsunami del 6 e 7 maggio. Una regione dove l'asse Arcore-Gemonio è semplicemente collassato, regalando al Pd e ai suoi alleati una chance formidabile: ritrovarsi primo partito, a un passo dalla conquista di città che sembravano aliene. Difficile parlare di una clamorosa avanzata dei democratici: quasi sempre i voti sono gli stessi del 2010, con qualche punta di eccellenza e qualche oscillazione al ribasso: ma quello zoccolo duro del 35-40% improvvisamente è diventato oro. «Mentre tutto un sistema salta per aria noi teniamo e ci consolidiamo, e riusciamo a mettere in piedi coalizioni che si aprono alla società civile», sorride Maurizio Martina, giovane segretario del Pd lombardo. «Non era affatto scontato, per me è un risultato che vale doppio». A Como il geologo Mario Lucini è largamente in testa nella sfida del ballottaggio del 20 e 21 maggio: 35,5% contro il misero 13,2% della candidata Pdl Laura Bordoli. Qui, come in altre realtà importanti della Regione, da Crema (vinta al primo turno, a sorpresa, da Stefania Bonaldi) a Garbagnate Milanese, gli ingredienti messi sul tavolo dal centrosinistra sono quasi sempre gli stessi: costruzione di coalizioni con Idv e Sel aperte alle liste civiche, le primarie, la vittoria di persone che si erano fatte le ossa nei duri anni di battaglia all'opposizione. Un lavoro silenzioso, che però ha dato i suoi frutti, come confermano i dati del varesotto, dove il centrosinistra è in testa in due Comuni guidati per quasi vent'anni dalle camicie verdi, Tradate e Cassano Magnago, paese natale del Senatur, dove la Lega è clamorosamente fuori dal ballottaggio. Per non parlare di Monza, dove il sindaco leghista uscente Marco Mariani è rimasto fermo al primo turno con l'11% e ora in testa c'è il candidato Pd Roberto Scanagatti, forte del 38%, contro il pidiellino Andrea Mandelli al 20%. C'è un unico filo che lega tutte queste realtà: un Pdl ai minimi termini, una Lega divisa e in caduta (a Tradate -15%), amministrazioni uscenti litigiose, con risse e faide tra i due ex alleati e anche al loro interno, la nascita di liste civiche di dissidenti, spesso ex leghisti, che in un caso, come ad Abbiategrasso, ora si schierano col candidato Pd Pierluigi Arrara. Mentre a Cassano Magnano, la candidata maroniana Stefania Federici ha fatto pubblica dichiarazione di stima per il Pd Mauro Zaffaroni, un medico che viene dal Pci. Questo non vuol dire che sia in corso un flirt tra Pd e Lega. Ma che sarà assai difficile una ricomposizione nelle urne del vecchio centrodestra. «Libertà di voto», ha tuonato Bobo Maroni, fulminando il governatore Formigoni che auspicava un soccorso verde nei ballottaggi. E così il Pdl ora punta sui grillini: ha offerto sostegno all'unico candidato 5 stelle in corsa, Matteo Afker, che sfida il Pd Mario Pioli a Garbagnate. Ma quelli non ne vogliono sapere di apparentamenti, anche se il coordinatore si è spinto sino a offrire assessorati ai grillini in cambio del loro appoggio negli altri Comuni dove si torna alle urne. «Non sanno più cosa inventarsi», sorride Pioli, che ha già governato Garbagnate per 16 anni e ora parte dal 43,7% contro il 10% del grillino. A parte il corteggiamento dei grillini, al Pdl decimato restano poche carte. «Che devo dire, qui a Monza c'è un ottimo clima», sorride il candidato Pd Scanagatti, 57 anni, anche lui ex Ds, dirigente d'azienda. «Pdl e Lega possono anche cercare di ritrovarsi, ma da due sconfitte non nasce una vittoria». Lui, che ha costruito il suo successo dialogando con i tanti comitati di cittadini che sono nati in città contro le scelte urbanistiche del vecchio sindaco, va avanti per la sua strada. «Stiamo con i piedi per terra, ma c'è un elemento di soddisfazione: la Lega ha fallito e noi ci siamo fatti trovare pronti, in contatto con i cittadini e i loro bisogni insoddisfatti». Il comasco Lucini gli fa sponda: «Lo sa che ai banchetti tanta gente di centrodestra ha detto che mi votava perché di quelli non ne poteva più? Un signore mi ha preso per un braccio: “Io ho sempre votato Lega, ma lo so che voi i bambini non li mangiate...”». I voti leghisti, dunque. Molti sono rimasti a casa, buona parte nelle file dei grillini. «Ma qui da noi c'è anche tanta gente di sinistra che votava Lega che è tornata a casa», spiega Zaffaroni da Cassano Magnago. «Noi siamo tornati tra i cittadini in modo capillare e abbiamo anche saputo presentare volti nuovi», sorride Stefania Bonaldi, classe 1970, eletta sindaco al primo turno a Crema. Anche lei, come Scanagatti e Lucini, ha guidato per anni il Pd sui banchi dell'opposizione. Gente che ha contribuito a cambiare la geografia politica lombarda. Con il centrosinistra che vince al primo turno a Cesano Maderno e Pieve Emanuele (la cittadina sede nel 1991 del congresso fondativo della Lega Nord), è in testa in luoghi difficili come Desenzano del Garda e Melegnano, prova a giocarsela anche a Legnano, Erba e Magenta. A Tradate la favorita è Laura Cavallotti, una ex dirigente del Comune che a un certo punto, «stufa delle troppe cementificazioni», ha deciso di correre con una civica e si è alleata col Pd: 30% contro il 29,4% del leghista Gianluca Crosta. Un distacco esilissimo, una sfida che appare in salita. Ma lei non si dà per vinta. Del resto alle regionali di due anni fa Pdl e Lega facevano il 60%. «Niente fanfare», avverte il deputato Pd Daniele Marantelli. «Per noi c'è ancora molto lavoro da fare...». Crolla ilPdl.PerGrillo nessunboom.Malacrisi investetutti ipartiti.Cosìa Palermoeintantipiccoli Comunisi richiamanoin servizioexsindaci L'ANALISI GIUSEPPE PROVENZANO L'asseGemonio-Arcore investitoalNorddaunvero tsunami.E il centrosinistra si trovaaunpassodalla conquistadicittàche ieri sembravanoimpossibili La candidata leghista Stefania Federici segue l'andamento del voto nella sede della Lega a Cassano Magnago FOTO ANSA Giacché è di maggio, ciilludevamo fosse mag-gio dappertutto. Ementre assistiamo auna Weimar sull'Acro-poli, proviamo a guardare al voto nella nostra Grecia domestica. Sulla grande stampa, che si ostina a lamentare la «solitudine del Nord», non arriva l'impura aria di un Sud già soffocato da crisi e austerità e recessione. In questi anni, pur nella minorità politica di berlusconiani meridionali ascari del leghismo vorace, il rapporto tra politica e Sud restava cruciale. Oggi che la crisi ne fa la principale emergenza del Paese questo vincolo si nutre di complicazioni e paradossi. La sfiducia sulla capacità di rispondere ai problemi dilaga, a nuovi ribellismi segue il disincanto, eppure la stessa politica malandata rimane l'ultimo appiglio. L'affluenza tiene intorno ai due terzi, proliferano liste e candidati d'ogni sorta: le elezioni sono l'ultimo concorso pubblico. Ed è un segno difficile da decifrare, un rompicapo nell'immagine del panellaro di Palermo che maledice tutti i giorni i politici tutti uguali e il Palazzo, e tra le carte dei suoi fritti mostra fiero il volantino elettorale suo o del figlio senza lavoro. Eppure, vi sono tendenze politiche di fondo. Il Pdl di Alfano crolla, ma è soprattutto un problema di “personale”, lacerato da lotte intestine che arrivano alle insipienti terze file. Regge solo dove ha ancora uomini che garantiscono assetti di potere consolidati (stravince a Lecce, con il sindaco uscente e per la gioia delle sue casalinghe). Laddove ha esaurito uomini e saccheggiato cose, riducendo le città al dissesto, abbandona il campo: i «poteri forti» considerino la politica un «potere debole», con più nulla da spolpare. È il caso di Taranto, già visto, dove un'alleanza che va da Sel a Udc conferma una larga maggioranza. Ma soprattutto quello di Palermo, dove però, se si guarda al risultato politico delle liste, Pdl, Micciché e Udc conservano una maggioranza relativa, e tutti insieme i ritagli stracciati della foto di Vasto non raggiungono che un terzo dell'elettorato. Il risultato del Pd è variegato, ma dove non ha una tattica larga di alleanze arretra clamorosamente. E i centristi certo non traggono vantaggi, pur nel loro tatticismo opportunista: puniti dal voto d'opinione raccolgono solo i cocci delle macerie in cui credevano di sguazzare. E dunque, chi vince al Sud? È una crisi politica in cui versano tutti i partiti. E allora com'è che Grillo non si afferma? Vediamo. Se il M5S esprime un po' ovunque un disagio di rappresentanza, che si risolve nella volontà di saltare ogni mediazione nel rapporto tra cittadini e autorità, talvolta nei termini comunitaristi di partecipazione ai beni pubblici e altre nelle forme di un populismo assai retrivo, se insomma conduce una lotta contro tutti i corpi intermedi, partiti, sindacati e mezzi di informazione, al Sud non c'è quasi il campo di battaglia. I soggetti sociali del disagio sono assai diversi, e praticamente assenti quelli (giovani professionisti occupati, imprenditori slegati da commesse pubbliche) con cui Grillo porta avanti la sua «lotta contro tutti». Il rapporto tra cittadini e autorità non è mediato da organizzazioni sociali, ma affidato all'intermediazione impropria dei «notabili», alla clientela regolatrice del «cortocircuito democratico», o a personalità, uomini «contro», che fondano la loro legittimazione sul carisma più che su una visione politica. Senza uno sbocco politico alla crisi economica e sociale, prevale il vecchio conosciuto e rassicurante. Gli elettori confermano gli uscenti e richiamano in servizio ex sindaci – non solo a Palermo che è un caso a sé, ma in tanti Comuni minori – nel bene e nel male. Sono spesso figure che giganteggiano di fronte alle degenerazione politica e antropologica della destra meridionale, votate trasversalmente, e rispetto alle quali, se chiamata a fronteggiarle, la sinistra non sembra avere proposte politiche e personali all'altezza. Allora vincono le persone, dirà qualcuno. Ma il ritorno a un passato impossibile è l'ennesima illusione del Sud, forse l'ultima. Ed è già una fortuna che, con un «nuovo che non può ancora», non si preparino avventure reazionarie. UNORIZZONTE NUOVO Prima che la destra riorganizzi in forme nuove l'eterno ritorno dei poteri parassitari meridionali, urge un'iniziativa politica del Pd che, con ogni evidenza, non può essere relegata a un livello locale spesso da rifondare. È lo sviluppo per il Sud che deve guidare l'azione nazionale ed europea del Pd, per attivare leve di investimento che creino occasioni di lavoro e servizi collettivi, a cittadini e imprese. Se la politica non si riappropria di visione e strumenti per rispondere alla questione sociale, in un Sud senza prospettiva, anche il messaggio più rinnovato, che ripudi malgoverno e malaffare, di un giovane come Salvatore Scalzo a Catanzaro, rischia di soccombere di fronte al ricatto del bisogno su di un popolo offeso e affamato. Segnali positivi qua e là emergono: dalla piccola vittoria simbolica di Lampedusa alla capacità di costruire un fronte largo di cambiamento a Brindisi. Dalla stessa rimonta di Catanzaro si può ripartire, prima che la rabbia di oggi per l'infamia di qualche scheda di troppo, lasci il posto allo scoramento per le molte altre che sono mancate a noi. Prima che il prossimo maggio faccia a meno del nostro coraggio. Lega addio Il Pd in testa in Lombardia ANDREACARUGATI acarugati@unita.it L'ITALIAE LACRISI A Sud il voto del disincanto scommette sul passato ILDOSSIER . . . Segnali positivi da Lampedusa, Brindisi e dalla rimonta di Catanzaro . . . I democratici devono ripartire da qui prima che la destra si riorganizzi . . . A Monza il primo cittadino del Carroccio esce di scena, favorito il candidato della sinistra . . . A Como Berlusconi e Bossi erano al 60%, ora al 20. Lucini in pole: «La gente si è stufata di loro» 8 venerdì 11, maggio, 2012
Una perfida concomitanza, forse neanche tanto casuale, ha fatto combaciare ieri la manifestazione nazionale della Cgil contro la precarietà con la presentazione degli emendamenti sulla riforma del mercato del lavoro. E così mentre i ragazzi di “Non più disposti a tutti” tenevano un flash mob al Senato, arrivavano le notizie sui testi degli emendamenti dei relatori Castro e Treu, frutto della mediazione all'interno della maggioranza. I giovani della Cgil con forbici giganti di cartone in mano a piazza Navona chiedevano “Precarietà, l'unico taglio giusto” e nel frattempo al Senato prendeva forma l'aumento dell'indennità una tantum per i co.co.pro che non rientrano nel mini-Aspi, i precari della Cgil provavano a fare i conti, a soppesare pro e contro, direttamente con alcuni parlamentari del Pd. CGILBOCCIA EMENDAMENTI E i conti, alla fine, tornano poco. A partire dai 46 tipi di contratti che rimangono tutti quanti, nessuno escluso. Tanto che, poco dopo, concludendo la manifestazione in una gremita piazza del Pantheon, Susanna Camusso criticava apertamente gli emendamenti e l'operato dei relatori, sebbene la premessa è «mai tanta confusione sotto il cielo e quindi condizionali d'obbligo»: «Non c'è una scelta netta a ridurre la precarietà, negli emendamenti dei relatori non c'è un segno per invertire la tendenza, questa operazione non la fanno, non si dice a nessuno tu non sarai più precario», attacca il segretario generale della Cgil. Entrando nello specifico, Camusso critica i passi indietro sulle “false” partite Iva: «Allargare a 8 mesi, all'80% del redditto, a 18mila euro i tetti significa non voler distinguere i falsi lavoratori autonomi da quelli veri». In più, oltre il danno la beffa, «a quei lavoratori si chiede di pagare il 33 % di aliquota previdenziale, quasi fossero lavoratori subordinati, ma in molti casi saranno loro stessi a doverseli pagare». In questo modo «si legittima che un co. co.pro costi di meno di un lavoratore subordinato, c'è solo un lavoratore che viene pagato di meno». L'altro capitolo dolente è quello degli ammortizzatori sociali: «Non c'è un solo lavoratore in più che verrà tutelato rispetto a oggi». Al netto «dell'aumento dell'assegno rispetto all'attuale indennità di disoccupazione, per il resto tutte le voci sono in perdita: durata, copertura, platea». Per tutte queste ragioni la mobilitazione dei precari e della Cgil continuerà: per migliorare il testo «la discussione in Parlamento è aperta» e che «deve cambiare quanto definito dai relatori della commissione Lavoro». La Cgil dunque continuerà a smascherare il gioco del governo, quello che «dice di pensare ai giovani, di attaccare i privilegiati e ieri (giovedì, ndr) ha dimostrato di considerare privilegiati gli esodati e di non fare niente per loro». IVOLTI DELPRECARIATO La giornata di mobilitazione nazionale contro la precarietà ha riempito molte piazze italiane. A Roma i giovani “Non più disposti a tutto” hanno manifestato, come detto, al Senato denunciando come ci «siano 4 milioni di precari, 2 milioni di “Neet” (“Neither in Education nor in Employment”, né studenti, né lavoratori), con il 36 per cento di disoccupazione giovanile». Sul palco di piazza del Pantheon, presentati e preceduti dalla satira della nostra Francesca Fornario, si sono susseguiti gli interventi dell'oceano in espansione del precariato. Tanti volti diversi, accomunati da una speranza sempre più flebile di veder coronata la loro professionalità con un contratto degno di questo nome. Ragazzi e ormai quarantenni che comunque non rinunciano a lottare. Come l'ormai conosciuto Salvo Barrano dell'associazione archeologici che ha attaccato «Tiziano Treu, l'uomo che ha cominciato ad allargare il precariato e che ora, come relatore della riforma in Parlamento, dimostra di non aver ancora capito cosa sia la precarietà», come Fabio Ingrosso che ha dato vita «ad uno “sportello precario” all'università con consulenza legale per dare risposte ai lavoratori che si rivolgono a noi, per spiegare per esempio ad un dottorando che può rifiutarsi di fare lezione al posto del suo professore» e promette «un autunno incandescente», come Alberto Martire che racconta come «negli enti di ricerca oramai tutti i contratti precari vengono considerati illegittimi, perfino dall'ispettorato del Lavoro». LAURAMATTEUCCI lmatteucci@unita.it UNINDUSTRIA MASSIMOFRANCHI ROMA Precari, Camusso: «Nella riforma nulla per loro» Susanna Camusso durante la manifestazione in piazza del Pantheon per la giornata contro la precarietà FOTO ANSA «Io ho sentito il ministro Fornero che dice “prendo scelte impopolari”. Qui non si tratta di popolarità o impopolarità, qui è questione di gente che rimane due anni senza pensione, senza salario, senza ammortizzatori. Non esiste, non è possibile. Non possiamo accettare che se una persona ha stabilito dei patti poi se li veda revocati». All'indomani dell'annuncio del decreto ministeriale che salva solo i primi 65mila esodati e sommerge tutti gli altri, per i quali la ministra Elsa Fornero ha detto solo un davvero rassicurante «si vedrà», dall'assemblea di Rete Imprese torna sul tema il segretario Pd Pier Luigi Bersani, rispondendo alla ministra, che sulla questione ha parlato di «provvedimento impopolare». Anche lui dice di non capire il «si vedrà». «D'accordo il provvedimento sui 65mila - chiarisce - ma al tavolo con i sindacati adesso si faccia un'ulteriore ricognizione rigorosa, non generica. E sulla base di quella si reperiscano le risorse necessarie». «Noi - dice Bersani - abbiamo qualche idea su come trovarle». Anche la Cgil di Susanna Camusso lancia alcune proposte per una soluzione che coinvolga tuttigli esodati: i fondi, ricorda, si possono reperire da un accordo sui capitali con la Svizzera, da una parte dell'evasione fiscale o da «una vera e seria» patrimoniale. Di fatto, la proposta Fornero «non va bene perché crea disparità e guarda solo al breve periodo», ribadisce Camusso che, come anche gli altri sindacati, il decreto per i 65mila l'aveva già bocciato l'altro giorno, appena annunciato. QUESTIONEDI SCELTE Sul medio e lungo periodo, infatti, è noto che le persone coinvolte saranno molte di più. Lo ricorda anche la leader di Confindustria Emma Marcegaglia: «Non si possono lasciare persone senza lavoro e senza pensione - dice lei pure L'Inps parla di 130mila persone, se la copertura è per 65mila nei prossimi anni bisognerà coprire anche queste altre persone». Il governo stesso stima che oltre ai 65mila esodati per il biennio 2012-2013 ce ne sarebbero altri 40mila che maturerebbero il diritto ad andare in pensione a partire dal 2014. Per queste persone, fuori dal decreto annunciato da Fornero, attualmente in cassa integrazione straordinaria e in mobilità almeno fino al 2014, non c'è ancora la copertura finanziaria, come rende noto il segretario generale dell'Ugl, Giovanni Centrella. Ed è proprio Centrella a ipotizzare, in assenza di modifiche al decreto sugli esodati uno sciopero generale, «purché - dice - sia fatto da tutti i quattro sindacati insieme, farlo singolarmente sarebbe un errore». Per definire una volta per tutte il numero degli esodati, i sindacati propongono un censimento (il Comune di Milano approva e si sta attivando), mentre chiedono al governo di modificare il decreto, che entro maggio dovrebbe estendere la copertura previdenziale a tutti i lavoratori coinvolti o almeno prevedere un sussidio per il periodo scoperto in attesa della pensione. Un modo assurdo di affrontare il problema, secondo il segretario Uil Luigi Angeletti: «C'è una persona sana di mente che possa affermare questo principio? - chiede retoricamente - E cioè che a due persone che hanno gli stessi diritti, a una viene garantita la soluzione a un'altra viene detto vedremo. Sulla base di che cosa si può varare un decreto che afferma un principo di questo genere?». O anche, come dice Antonio Di Pietro: «È inammissibile che il governo metta i disperati gli uni contro gli altri, salvandone solo qualcuno e cavandosela con uno sbrigativo si vedrà per tutti gli altri». «La riforma previdenziale - riprende Angeletti - ha provocato una grande tragedia per centinaia di migliaia di persone che avevano, prima della riforma, fatto accordi, alcuni in presenza di ministri dell'attuale governo, che prevedano di poter accedere alla pensione». Il Pd, con i parlamentari Cesare Damiano e Anna Rossomando, torna sulla questione risorse: «La reperibilità - dicono - dopo aver già messo in campo provvedimenti di estremo rigore, è sempre e necessariamente frutto di scelte. Per questo il Pd continuerà la sua battaglia perché vengano messi in campo più incisivi interventi sulla patrimoniale. Chi ha di più ora deve dare di più, su questo varrebbe la pena pagare casomai un po' di impopolarità». Fornero cerca ancora una volta di difendere la riforma previdenziale, «molto discussa, anche nei problemi che ha creato alle famiglie. Problemi dei quali il governo è consapevole», sostiene. Poi, la giustificazione: «È una riforma dura e molto severa - dice Fornero - ma ricordo le circostanze di grave crisi finanziaria in cui è stata approvata. C'era la prospettiva di un vero baratro finanziario le cui conseguenze non dobbiamo dimenticare quando si ricordano i problemi creati dalla riforma». «Montidiadellerispostealle imprese» Siètenuta aRoma l'assemblea nazionaledi Unindustria, l'associazionecherappresenta le impresedelLazio. AurelioRegina,numero unodi Unindustria in volo verso la vicepresidenzanazionale di Confindustria,hadetto che«il credito per le impreseè una questionedi vita odimorte. Il creditcrunch, unitoai ritardatipagamenti, stastritolando il tessutoproduttivo. «Il capitolo delle liberalizzazionie delle privatizzazioni deveessere riaperto.Evitiamo mezze misurecomequellacui si sta pensandoa Romaper Acea,cedendo per farecassa unaquota ulteriore al mercatomamantenendo il controllo pubblico,econ due terzidellapolitica cherestacontrariaanchea questo». NelGranTeatro diSaxa Rubra Reginaha incassato i ringraziamenti delle istituzioni locali e della presidentedi Confindustria Emma Marcegaglia. Il numero unodi Unindustriasi è poi rivolto al Governo chiedendo«unasferzata di liquidità capacedi impedire fallimenti, una rispostaconcreta agli imprenditori che si suicidano. Lacrisi checolpisce il Lazioe l'Italia è drammatica». GOVERNOSULL'ORLO DIUNACRISI SOCIALE Il segretario Cgil critica il governo sugli esodati: «Non ha fatto quel che doveva» Flash mob in piazza Navona dei giovani Poi hanno preso la parola dal palco Bersani al governo: per gli esodati le risorse ci sono . . . Giornata di mobilitazione della Cgil: «Precarietà, l'unico taglio giusto» in tutta Italia piazze piene . . . La leader attacca i relatori della riforma: «Non hanno dato alcun segnale di cambiamento» . . . Si faccia una ricognizione rigorosa e si provveda anche per chi non rientra tra i 65mila «Non è possibile» stare due anni senza salario e senza pensione. «La questione va risolta subito» 4 venerdì 11, maggio, 2012
L'ULTIMA FRONTIERA DEL THRILLER è il “thriller psichico”. Arrivano in genere dai paesi baltici e scandinavi (bui per convenzione). Mondadori ne presenta oggi al Salone di Torino, invece, uno che arriva dagli Stati Uniti. Mark Allen Smith, all'esordio come romanziere, è sceneggiatore e produttore di documentari e tv e, padre di sei figli, vive con la moglie Cathy a Harlem. L'inquisitore racconta la storia di un uomo dal passato misterioso, di professione torturatore. Che un giorno si vede offrire come vittima un ragazzino dodicenne sottratto al padre. Geiger, questo il nome, ha un'etica: tra i pochi punti, quello che non si seviziano i minori. E poi quel piccolo Ezra gli accende una spia sul suo stesso passato. Ma quale? L'inquisitore è un thriller costruito con ottimo gioco di specchi: Geiger tortura psicologicamente le sue vittime per estrarne “verità” (il suo lavoro con eufemismo si chiama R.I., recupero informazioni), ma in contemporanea è in cura da un analista che dovrebbe aiutarlo a ricordare da quale strazio è approdato giovanissimo e immemore a New York un quindicennio prima. Ed ecco la sorpresa: L'inquisitore, racconta Smith, è un libro che deve la sua nascita all'epoca Bush. Il suo romanzo coinvolge il lettore con tutti i sensi: dall'udito,con lemusiche che fanno da sfondo alle emicraniediGeiger,allavistaperlevisioniallucinatoriecheglisispalancano.Cos'èstatoadaccendere in lei l'idea di questa storia: una frase, un suono, un'immagine? «La mia attenzione alla tortura ha un'origine antica: nel 1979 ho lavorato, come cronista di una trasmissione tv di giornalismo investigativo, sul caso di un ragazzo diciassettenne, ucciso in Paraguay perché figlio di un dissidente politico. Era una storia così forte che mi ha lasciato il segno. E quando è arrivato l'11 settembre, col suo seguito, quell'interesse mi è tornato a galla». VuoldirechequestothrillerèunarispostaaGuantanamoe AbuGrahib? «C'è un legame. Il fatto scatenante è stato che è apparso chiaro al mondo e agli Stati Uniti, anzitutto, che il nostro governo e la Cia operavano in modo corrotto. C'è una quantità di documenti che prova l'esistenza di interrogatori segreti in cui venivano praticate le torture, e di ‘black sites', luoghi segreti dove venivano effettuati. Negli Usa ma anche in altri Paesi, con l'appoggio dei governi locali». E' la storia raccontata anche da Rendition, il film del 2007 di Gavin Hood. Ma lei qui ambienta la vicenda inunoscenarioambiguo,doveiconfini tra il bene e il male sono oscuri. Geiger è un Buono o un Cattivo? «È molto difficile definire quel confine. Un detto americano dice “il patriota è tale per la sua parte, ma per chi sta dall'altra è un fanatico”. Molti di quelli che lavoravano per la Cia o il governo Usa probabilmente consideravano patriottico torturare, mentre altri li vedevano come criminali». Dunquel'humusdacuinasceilsuoromanzoèpolitico.Peròlei nehatrattounthrillerdellapsiche.Perché? «Primo, perché Geiger non provoca dolore fisico col gusto di farlo. È un uomo affetto da un grande dolore dell'anima, torturato lui stesso dai suoi fantasmi. E il suo obiettivo è conoscere la verità. Non è detto che sia così per ogni torturatore: Dalton, per esempio, suo collega, mette al primo posto il dolore da infliggere. E Geiger sa, poi, che alla verità non si arriva con la tortura fisica, quella psicologica è molto più efficace. Secondo motivo, il mio personaggio, anche se non ne è consapevole, sta cercando anzitutto la verità su se stesso: chi è? Da dove viene?» Nei romanzi esulloschermogli psicanalisti sono in genere figure o cialtrone o comiche o grottesche. Quello di Geiger, è invece un professionista vero e unuomoserio,percomeleicelomostraal lavoroe per gli scopi che si pone col suo paziente. Lei ha qualchepersonale esperienza inproposito? «Sono stato in analisi per due volte e lo sono tuttora da due anni. Il mio psicanalista mi è stato utile per aiutarmi a capire parti di me e a farmi finire il libro. Il personaggio di Martin Corley è a grandi linee basato sul mio migliore amico, terapeuta anche lui. La psicologia fa parte della mia vita da un quarantennio, da quando ho cominciato a studiarla al college». È vero che sta lavorando a un sequel di questo romanzo? «Sì, Geiger tornerà». Le piacerebbe che “L'inquisitore” arrivasse sullo schermo?E,se sì, con quale regista? «Abbiamo avuto molte proposte da produttori e sceneggiatori. Potessi scegliere, mi piacerebbe la regia di David Fincher (è il regista di Seven,Zodiac, Ilcurioso caso diBenjamin Button eThesocial network, ndr). Ma ci vuole cautela. Questo è il tipo di storia, e il tipo di personaggio, che, se sbagli, si tramutano in un disastro». L'AREZZO WAVE LOVE FESTIVAL torna alla sua a casa: la 26esima edizione della kermesse di rock italiano, che si tiene ogni anno dal luglio 1987, dopo anni in altre città della Toscana e in Puglia, torna nella città dove è nata. Arezzo Wave 2012, sempre firmata dal fondatore Mauro Valenti, sotto il tema conduittore «Nuovi accordi contro la crisi» propone più di cento eventi tra il 12 e il 15 luglio nello stadio Comunale come main stage e con altre location in città. Tra gli appuntamenti Caparezza e Yann Tiersen, Crookers e Bandabardò, Malika Ayane e Nina Zilli, Fuel Fandango e Batida, Don Gallo e Dori Ghezzi, i fumetti di Diabolik, le danze di Sosta Palmizi, il cinema di John Belushi, canti sufi, una corsa all'alba con concerto a sorpresa di un big italiano e un mandala della pace. E in più viene proposto un pacchetto concerto anti-crisi: 25 spettacoli a 20 euro. MarkAllen Smithèsceneggiatoreeproduttore didocumentarie tv.padre di sei figli, vive con la moglieCathy aHarlem ArezzoWave torna inToscana dal 12al 15 luglio Si intitola«L'inquisitore» ilprimoromanzodelproduttoretv americano.Ungiocodispecchichecoinvolgetutti i sensi CULTURA UNA DELLE PISTEDA SEGUIREAL SALONEDEL LIBRO DITORINO QUEST'ANNOÈQUESTA: quanti sono gli autori italiani che sono riusciti a venire alla luce non nonostante la crisi, ma grazie a essa? Per motivi di spesa, infatti, quella 2011-2012 è stata ed è tuttora una stagione di caccia all'esordiente (meno diritti e meno anticipi). Ora, la caccia dà risultati interessanti anche per altri motivi: gli editori (alcuni) stanno coltivando un nuovo filone dei «generi», tutto italiano. L'operazione più rigogliosa è quella di Newton Compton, che i suoi libri a 9 euro e 90 se li è fatti scrivere da un drappello di scrittori nuovi e nostrani. Ha debuttato nel 2011 con L'allieva e torna ora con Un segreto non è per sempre (entrambi invece per Longanesi) Alessia Gazzola, di professione medico legale e, quindi, versione siciliana della Patricia Cornwell di Kay Scarpetta. Esce per Nord La viaggiatrice di O di Elena Cabiati, che l'editore lancia al Lingotto come «la nuova stella del fantasy italiano». E Rcs per l'autunno promette nientemeno che «la Ken Follett italiana», Daniela Piazza. Una trentina di anni fa eravamo il paese che sentiva aliena la scrittura di genere (salvo leggere gialli, neri, rosa e fantasy altrui). Poi è scoppiato il fenomeno giallismo alla padana, alla Lucarelli: il giallo come lettura della nostra società. E ora eccoci alacri al lavoro su tutti gli altri generi possibili. Naturalmente c'è chi si straccerà le vesti: dove sono finiti gli scrittori Alti di un tempo? In realtà saper ideare libri di consumo non impedisce che se ne scrivano di altro stile. E insomma, non fa male avere un'industria capace di fare prodotti vendibili. Quello che è curioso è che a buttarsi sui generi sembra siano soprattutto scrittrici donne. Ci sarà un motivo? Chissà… Psycho-thriller insalsaUsa Ilmondobuiodella tortura per l'esordiodiMarkSmith MARIASERENA PALIERI spalieri@tin.it APPUNTAMENTIATORINO Il nuovo filone: i «generi» all'italiana LAFABBRICA DEI LIBRI MARIASERENA PALIERI Strategieanti-crisiBeat unamarchio indipendente per ipiccoliemedieditori Salone1 AllaFiera del libro oggialle 18, inSala Professionali, festeggiano ilprimocompleanno gli editoriaderenti al marchio«anticrisi»:Sironi, Nottetempo,minimum fax, Ancoradel Mediterraneo,Nutrimenti, Cavallodi ferro, NuovaFrontiera,Neri Pozza,Giano con Pdee conG.Russo, ideatore delmarchio. Salone2 Alle 17,30, stand Ibs,presentazionedelnumero 19delmensile “alfabeta2”, in uscitacol suo doppo,“alfalibro” inedicole e librerie.La rivista raddoppiaepropone un fascicolo di 24pagine curato incollaborazionecon GenerazioneTQe dedicatoper interoall'editoria. Con le firme, tra gli altri,di GinoRoncaglia, AntonellaAgnoli, GinevraBompiani, PaoloMorelli,Christian Raimo,LuisaCapelli,Benedetto Vecchi. U: 26 venerdì 11, maggio, 2012
ILCOMMENTO RONNYMAZZOCCHI MENTREIGOVERNI EUROPEISEMBRANOPRENDERE FINALMENTE INCONSIDERAZIONE la possibilità di ricorrere a politiche di sostegno della domanda per rilanciare l'economia continentale, la Banca centrale europea pare ancora ferma sulle sue posizioni. La persistente contrazione della produzione e le preoccupanti previsioni sulle future performance del mercato del lavoro non sembrano infatti aver indotto apprezzabili ravvedimenti nell'istituto di Francoforte. Nel bollettino ufficiale di maggio si torna a parlare di liberalizzazioni per accrescere la concorrenza sul mercato dei beni e dei servizi, di maggiore capacità di aggiustamento salariale e occupazionale per accompagnare la ripresa e di un rapido risanamento dei conti pubblici per garantire la solvibilità dei Paesi membri. La coerenza delle posizioni, solitamente indicata come una virtù, in questo caso non è indice di serietà e affidabilità. Al contrario, la noiosa riproposizione di un ricettario già presentato in varie occasioni nei due anni precedenti (non da ultimo nella famosa lettera inviata al nostro precedente governo nell'agosto scorso), per giunta in un quadro macroeconomico che è decisamente mutato rispetto al passato, apre preoccupanti interrogativi sulla reale capacità di effettuare analisi affidabili e suggerire politiche adeguate. Ci sarebbe ad esempio da chiedere conto alla Bce delle posizioni pro-austerity sostenute a lungo dal precedente governatore Jean-Claude Trichet, alla luce della pesante recessione causata – anche secondo molti organismi internazionali – proprio dalla rapida e contemporanea correzione dei conti pubblici imposta a tutti i Paesi dell'area euro. Oppure sarebbe interessante sapere quali sono stati i benefici dei tagli degli stipendi pubblici e della riduzione del salario minimo in Grecia, visto che dando un'occhiata ai principali indicatori macroeconomici non sembra che Atene abbia tratto particolare giovamento dalla cura a suo tempo suggerita dalle istituzioni europee. Sarebbe tuttavia sbagliato pensare che questi precetti siano il frutto dell'improvvisazione. Essi sono infatti il frutto di una impostazione ideologica radicata da qualche lustro nelle tecnocrazie europee e apparentemente non scalfita né dalla crisi né dall'incredibile successione di fallimenti evidenziati dove queste politiche sono state adottate. L'idea che la correzione dei conti pubblici non avrebbe ripercussioni sulla debole ripresa economica si basa su una bizzarra teoria – quella degli effetti espansivi delle politiche fiscali restrittive – ormai abbandonata pure da coloro che l'avevano a lungo sostenuta in ambito accademico. Allo stesso modo, l'idea che una riduzione dei salari e delle tutele del lavoro garantirebbe una rapida ripresa si basa sulla convinzione che la svalutazione competitiva contribuirebbe a correggere i gravi squilibri di bilancia commerciale evidenziati soprattutto nei Paesi mediterranei senza generare un avvitamento delle economie continentali. Anche in questo caso, si tratta di una ricetta basata su modelli astratti e priva dei necessari riscontri empirici. Storicamente una ripresa trainata dalle esportazioni ha funzionato solo in casi particolari, in Paesi di piccole dimensioni, con limitato debito pubblico, e non certo in un contesto di generale contrazione della spesa privata come quello che stiamo vivendo in questi mesi. È vero che sia l'austerity che la svalutazione competitiva avevano in passato caratterizzato il cosiddetto «Washington consensus» negli anni in cui il Fondo monetario imponeva analoghe cure ai Paesi della periferia del mondo che si trovavano in difficoltà per certi versi analoghe a quelle dei Paesi europei. Ma quel consenso è finito da un pezzo e sia la Federal Reserve che le maggiori organizzazioni internazionali stanno mostrando negli ultimi mesi una buona dose di pragmatismo. Purtroppo sembra che i modelli dismessi dai nostri cugini americani siano invece ancora presi sul serio nel nostro continente. cato conoscono serie difficoltà, che siano imprenditori o lavoratori. Il dato sulla disoccupazione è eclatante, si è passati dall'8.1 per cento del marzo 2011 al 9.7 per cento del marzo 2012, con la previsione di rimanere su questi livelli a lungo. IGIOVANI Il dato è preoccupante soprattutto riguardo alla disoccupazione giovanile che è salita di quasi otto punti giungendo al 36 per cento. Certo ci sono ammortizzatori sociali con circa 600.000 lavoratori in cassa integrazione ma molti di questi sono «in deroga», il che significa che con ogni probabilità non ritroveranno il loro posto di lavoro. Il disagio sociale è dunque un fenomeno reale, un dato su tutti: il 25 per cento delle famiglie è esposto all'indigenza (più 2 per cento sul dato europeo), il 7 per cento è in condizione di povertà assoluta. Le famiglie più esposte sono quelle che abitano nel mezzogiorno, quelle numerose e quelle composte da una madre sola o da anziani soli. Tutti casi in cui l'ammortizzatore famiglia non ce la fa più. Di fronte a questa realtà sempre più insostenibile si è passati repentinamente dal parlare di «politiche per la crescita» a parlare di «politiche per fronteggiare il disagio sociale». Sono due cose ben diverse. Le prime hanno effetti nel tempo, le seconde fronteggiano soprattutto l'emergenza. Su questo piano il governo è sostanzialmente muto in quanto senza allentare il vincolo di bilancio c'è ben poco da fare. Si poteva forse stare più attenti a dicembre, adottando misure più eque (colpire la ricchezza finanziaria piuttosto che i redditi e i consumi), ma gli spazi sono davvero pochi. La soluzione è in Europa e la ricetta è molto semplice. Serve un allentamento del Fiscal Compact, una svalutazione dell'euro, una moderata inflazione (5 per cento?) con la Banca centrale europea che acquista un po' di titoli dei Paesi in difficoltà. Tutto questo deve avvenire senza affievolire la spinta riformatrice pro-competitività (riforme strutturali, infrastrutture eccetera). Non prendere coscienza del disagio sociale può essere pericoloso. Attenzione a non sottovalutare il problema: il destino della Grecia insegna che non è solo una questione di economia, ma anche di coesione sociale e di vita democratica. Se nel nostro Paese il perdurare e l'aggravarsi della crisi comincia ad innescare qualche ripensamento, i protagonisti maggiori della scena europea continuano a recitare il loro ruolo nonostante l'infittirsi delle critiche. E così, anche ieri si è avuto conferma che il rigore nei conti rimane la priorità assoluta della Germania con il sostanziale avallo della Banca centrale europea. Il tutto condito dagli ormai quotidiani avvertimenti alla Grecia, reduce dagli sconquassi elettorali, di non abbandonare di un centimetro la linea del risanamento. Cominciamo da quanto dichiarato da Angela Merkel, che di fronte al fiorire di appelli per la crescita economica nell' area euro, senza la quale ogni politica di contenimento del debito rischia di rivelarsi inefficace se non controproducente, ha ribadito punto per punto la linea tedesca. Questo significa il respingimento di qualunque ipotesi sul rilancio della crescita economica tramite misure che implichino aumenti dei debiti pubblici, una bocciatura della possibilità di creare eurobond, nonché contrarietà all' esenzione delle spese per investimenti dai vincoli delle regole europee sui conti pubblici. Non che la Cancelliera abbia citato espressamente i punti suddetti, ma le sue parole non lasciano spazio ad equivoci: «Una crescita fatta sul debito ci riporterebbe all'inizio della crisi - ha affermato Angela Merkel intervenendo in Parlamento -: non lo vogliamo e non lo faremo. Gli indebitamenti di alcuni Paesi europei sono un problema catastrofico». Infine, un avviso ai naviganti: «Tutti accettino il fatto che l'uscita dalla crisi sarà un processo lungo: non si farà dall'oggi al domani». Da Berlino a Bruxelles, dove il dramma greco continua ad essere inquadrato in termini di matematica finanziaria più che di costi umani. Il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, è stato a dir poco esplicito: «Ho rispetto per il parlamento greco ma vi sono degli accordi da rispettare. E se questi non sono rispettati vuol dire che non esistono più le condizioni per continuare a far parte dell'Eurozona». Poi, un paragone discutibile, che non sembra destinato a migliorare la percezione delle istituzioni dell'Unione da parte del popolo greco. «L'unione europea - ha affermato Barroso nel corso di un'intervista televisiva - è come un club: se un suo membro non rispetta le regole, è meglio che se ne vada». PREVISIONINEGATIVE Quanto alla Bce, a differenza di Barroso e Merkel non ha espresso giudizi taglienti, ma la sua fredda fotografia della fosca situazione europea con tanto di previsioni peggiorative, risulta per certi versi ancor più preoccupante, anche perché all' enunciazione dei problemi, compreso il ristagno della crescita, seguono raccomandazioni generiche, con l'immancabile richiamo al rigore di bilancio. «I mercati del lavoro continuano ad indebolirsi - avverte la Banca centrale europea nel suo ultimo bollettino mensile -. L'occupazione è diminuita nella seconda metà del 2011 e il tasso di disoccupazione si è mosso al rialzo». In particolare, secondo gli ultimi dati di Eurostat il numero dei senza lavoro nell'area dell'Unione valutaria è cresciuto ancora, con un'incidenza del 10,9 per cento. E nel suo capitolo di analisi sul lavoro, la Bce rilancia la previsione che aveva fornito già il mese scorso: «I dati delle indagini segnalano ulteriori sviluppi negativi». Da Francoforte sono arrivate brutte notizie pure sul fronte del pil. Secondo il “Survey of Professional Forecasters” della Bce, ovvero un gruppo esperti di istituzioni finanziarie e non finanziarie con sede nell'Ue, le aspettative di crescita del pil sono state riviste al ribasso ed ora si collocano al -0,2 per cento per il 2012 e all'1,0 per cento per il 2013. Poi, le parole di cui sopra: «Il risanamento dei conti pubblici nell'area euro deve proseguire senza incertezze e deviazioni ma al tempo stesso è fondamentale favorire la crescita. È della massima importanza assicurare finanze pubbliche sostenibili e crescita durevole nell'area dell'euro». Il ministro per lo Sviluppo, Corrado Passera all'assemblea di Rete Imprese Italia, a Roma FOTO DI MASSIMO PERCOSSI/ANSA . . . - 1.5 il prodotto interno lordo previsto per il 2012 Priorità alla crescita? Per Berlino il problema resta quello del debito Barroso: Atene stia ai patti o è fuori dall'euro Merkel non cede sul rigore Bce pessimista Lettera alla Banca centrale europea . . . 25% delle famiglie italiane esposte a rischio povertà . . . Quali benefici hanno dato in Grecia i tagli a stipendi e salari suggeriti dalle autorità europee? MARCOVENTIMIGLIA MILANO venerdì 11, maggio, 2012 3
NON PIÙ TARDI DI UN MESE FA ABBIAMO RIVISTO «LA TREGUA»,INOCCASIONEDEI25ANNIDALLAMORTEDI PRIMOLEVI.Non è il miglior film di Francesco Rosi, eccellenza per altro difficile da attribuire in un'opera che comprende titoli come Salvatore Giuliano,Lemanisullacittà,IlcasoMattei. È però un film sul quale all'epoca si sono espresse riserve forse ingiuste, legate fra l'altro ad aspetti accessori. Ne parlavamo, in quell'occasione, con Massimo Ghini che nel film interpreta l'ebreo romano Cesare e che era doppiamente coinvolto nella storia, avendo avuto il padre deportato a Mauthausen. «Fummo massacrati, noi attori italiani, perché alcuni di noi sembravano eccessivamente paffuti per essere reduci da Auschwitz e alcune delle nostre scene tendevano all'ironico, se non al comico. Chi criticava queste cose probabilmente non aveva letto il romanzo di Levi». Che effettivamente, come è noto, parla del dopo-Auschwitz, racconta una piega della storia in cui gli ex reclusi percorrono l'Europa dell'Est nella vana attesa del ritorno a casa; e che ha toni non comici ma sicuramente ironici, perché Levi aveva uno humour colto e gentile che ogni tanto emergeva dall'orrore narrato. Non si può capire l'opera e la personalità di Francesco Rosi se si pensa a lui, e al suo cinema, con un fiero cipiglio stampato in viso. Ora che lo stiamo festeggiando per un meritatissimo Leone d'oro alla carriera, che gli verrà assegnato il 31 agosto a Venezia, sarà bene ricordare due o tre cose apparentemente in contraddizione con il cliché del regista impegnato. La prima: da bambino Rosi vinse un concorso internazionale per scegliere il sosia di Jackie Coogan, il bambino del Monellodi Chaplin. Il premio era un viaggio a Hollywood e una possibile carriera d'attore, ma i genitori non se la sentirono di lasciare la natìa Napoli. La successiva carriera di Rosi sembra non avere nulla a che vedere con Hollywood, ma quando ne parla un pizzico di civettuolo rimpianto sembra far capolino. E comunque, a proposito di Hollywood, sentite la seconda: il mito di Francesco Rosi, l'uomo che forse avrebbe voluto essere, è Fred Astaire. Non sappiamo se come ballerino avrebbe avuto qualche chance, ma certo sul set è sempre stato un adorabile istrione, un uomo capace di insegnare il mestiere agli attori. I suoi primi passi furono in teatro, e nell'immediato dopoguerra si trovò di fronte a un bivio: chi scegliere come mentore, Ettore Giannini o Luchino Visconti? Il primo, proprio per essere stato uomo di teatro, è dolorosamente dimenticato, ma era un grande: al cinema fece poche cose, ma almeno una meravigliosa, il musical Carosello napoletano; poi la tremenda delusione di vedersi sottrarre Il gattopardo – affidato a chi? A Visconti… – lo allontanò dal grande schermo. Con lui Rosi allestì ‘O voto di Salvatore Di Giacomo, ma con Visconti si trovò a vivere – da assistente e addetto al casting – le avventure di La terra trema e Bellissima, e il cinema vinse. Forse una terza cosa meriterebbe di essere ricordata: che Francesco Rosi ha diretto Alberto Sordi in uno dei suoi ruoli più straordinari, I magliari del 1959. È lo stesso anno di La grande guerra, quindi Rosi e Monicelli si contendono l'onore di aver intuito per primi le potenzialità drammatiche di quella maschera comica. Si tratta di due grandi film anti-retorici: Lagrandeguerra fa a pezzi il mito del conflitto patriottico e dell'Italia unita, I magliari è forse il primo film a descrivere gli emigrati italiani in Germania come un vitalissimo mix di bravi ragazzi e di figli di mignotta. Il romano Sordi, imbroglione al servizio di un mafioso, appartiene ovviamente alla seconda categoria. Poi, certo, c'è il grande cinema civile che citavamo all'inizio: SalvatoreGiuliano,Lemanisullacittà, Il caso Mattei ma anche Lucky Luciano, Cristo si è fermatoaEboli,Trefratelli,Lasfida. A costo di chiudere con una banalità, ci sarebbe un modo con cui le istituzioni italiane potrebbero festeggiare il Leone alla carriera e i 90 anni che Franco compirà il 15 novembre: ritrasmettendo questi film in tv, in orari umani, e rendendoli materia di studio nelle scuole. Tutti insieme, compongono una storia d'Italia non accomodante ma molto veritiera. Mettiamola in orario, presidi di tutta Italia: ore 10 lezione di Rosi. I ragazzi – e il regista – vi ringrazierebbero. L'INCHIESTA : Lenuovedroghe?Scartidei laboratori farmaceutici P.20 ILNOSTRO WEEKEND/CINEMA : JohnnyDepp,vampirogentiluomo P. 21 MUSICA : Harrison,pezzi d'archivio P. 22 TEATRO : Vocidall'Est inscena P. 23 LIBRI : AnimepersediLee P.24 ALBERTOCRESPI FrancescoRosi, a capotavola, durante la prima letturadella commediadiPatroni Griffi«In memoriadiunsignore amico» Anovembrecompie 90annie ilFestival lagunare lofesteggiacolprezioso premioallacarriera.Da «Lemanisullacittà» a«Latregua» il racconto dell'ItaliaU: ILPERSONAGGIO FrancoRosi cinemadaLeone Algrandeautore l'omaggio dellaMostradiVenezia2012 venerdì 11, maggio, 2012 19
«Con il permesso di Michelle e del mio partner, mi piacerebbe sposare Barack Obama il prima possibile». Jesse Tyler Ferguson, comico tv apertamente gay, la mette così. E non è il solo a far esplodere la sua felicità in un tweet. L'hashtag #marriageequality schizza alle stelle. Ci sono Lady Gaga e Ricky Martin («giorno storico»), e c'è anche l'ambasciatrice Usa all'Onu Susan Rice, che scrive: «Una pietra miliare per i diritti civili negli Stati Uniti». Se Twitter fosse un indicatore attendibile di popolarità, beh Obama potrebbe fregarsi le mani. «Le coppie dello stesso sesso dovrebbero avere il diritto di sposarsi», aveva detto mercoledì scorso il presidente Usa, in un'intervista sulla Abc. Poche parole semplici semplici. Le sue figlie, ha spiegato, frequentano ragazzini che hanno padri o madri gay. «Malia e Sasha non comprenderebbero un trattamento diverso per i genitori dei loro amici. Per loro non avrebbe senso». Che è come dire: è il futuro bellezza e non potete farci niente. «INEVOLUZIONE» Obama ha espresso un'opinione «personale», lasciando agli Stati il compito di legiferare. Sul piano pratico non cambia nulla. Ma mai nessun presidente degli Stati Uniti era stato così diretto e per giunta in piena campagna elettorale. Per la stampa liberal è un punto di non ritorno, una svolta storica. «Uno spartiacque rischioso e inevitabile», scrive il New York Times. Obama aveva detto più volte che la sua posizione sulle nozze gay era «in evoluzione». Aveva denunciato l'incostituzionalità del «Marriage act», che definisce il matrimonio come un unione tra un uomo e una donna. Abrogato la legge che vietava ai gay nell'esercito di manifestare il proprio orientamento sessuale. Aveva parlato di pari diritti per i gay, ma anche quando glielo hanno chiesto a gran voce, Obama non ha mai pronunciato il fatidico sì alle nozze tra persone dello stesso sesso. Fino a mercoledì. Quanto sia stato costretto dagli eventi non si sa. Tre giorni prima il vicepresidente Joe Biden aveva dichiarato il suo sostegno ai matrimoni gay. In un editoriale del New York Times ha chiesto allora a Obama di esprimersi con chiarezza. Altri, al contrario, gli sconsigliavano di farlo: per ragioni di opportunità politica, per non regalare a Romney il sostegno dei teocon finora poco convinti da un candidato mormone che a destra sembra fin troppo simile al presidente in carica. L'ex governatore del Michigan in effetti non ha aspettato un secondo a ricordare agli elettori che non solo si oppone alle nozze gay - le vorrebbe vietare con un emendamento costituzionale - ma anche alle unioni civili. Un atto si può dire dovuto, quello di Romney, di cui ieri per inciso il Washington Post ricordava i trascorsi giovanili, quando al college tormentava i gay veri o presunti: ad un ragazzo tagliò a forza i capelli, troppo lunghi e troppo biondi. Ma al momento nessuno sa valutare - tra democratici e repubblicani - se l'uscita di Obama finirà per avere un peso elettorale. I sondaggi dicono che l'opinione pubblica è in maggioranza favorevole alle nozze gay, a dispetto dell'esito dei ripetuti referendum - si è votato 31 volte e hanno sempre vinto i no. La società è cambiata. La scelta di Obama ha buone probabilità di piacere ai più giovani, quelli che più di altri hanno metabolizzato i cambiamenti, e agli elettori indipendenti. Ma dispiacerà all'elettorato afro-americano e latino, che su questo tema ha posizioni mediamente più conservatrici. Fosse stata una decisione a tavolino, sarebbe stata un azzardo. Al dunque, gli osservatori sono concordi, quello che farà la differenza sarà l'economia. La scelta di Obama però lascia un segno, perché sembra far rivivere «l'audacia» della sfida che l'allora oscuro senatore dell'Illinois seppe lanciare all'America di Bush. «L'alto rischio di ciò che Obama ha fatto rende difficile sottovalutare il suo significato storico», scrive il New York Times. «Se sei uno a cui importa di queste cose, non dimenticherai il luogo dove ti trovavi quando il presidente ha pronunciato le sue parole», dice Chad Griffin, presidente di un gruppo per i diritti gay. Poi certo c'è la campagna elettorale. E da ieri uno spot affianca le parole di Obama a quelle di Romney, scavalcato a sinistra persino da George W.Bush che almeno accettava le unioni civili. L'America che va avanti «forward», lo slogan di Obama - e quella che torna indietro. Quella di Mitt. L'ANALISI FEDERICOROMERO Il sì di Obama alle nozze gay fa ripartire la corsa elettorale Ore 8.00: si sono aperti i seggi. Il sole bacia Algeri esaltando i colori bianco e azzurro degli edifici di questa città estesa sulle colline davanti al mare che si appresta a questo importante test elettorale. Iniziamo il nostro tour di osservatori dall'école Docteur Okbi, in un quartiere popolare della capitale. Non c'è ressa davanti ai seggi. L'entusiasmo tunisino che abbiamo registrato nello scorso ottobre non ha varcato le frontiere. I seggi sono insediati con tanto di presidente e scrutatore. I rappresentanti di lista sono cinque e sono estratti a sorte tra le 44 liste che si sono presentate alla competizione elettorale. Non c'è una scheda unica. Gli elettori devono raccogliere le 44 schede distese su lunghi tavoli, entrare in cabina, scegliere quella del partito preferito, metterla in una busta e depositarla nell'urna e, prima di ciò, buttare tutte le altre schede in un sacco verde. È una modalità molto complessa e anche molto dispendiosa. Basta pensare al notevole spreco di carta. L'interrogativo che ritorna costantemente nei commenti, è relativo a quante persone si recheranno a votare. Alle 14 il ministero degli Interni diffonde il dato di circa il 15% di votanti su scala nazionale. Per avere notizie più certe sull'affluenza bisognerà attendere oggi. I partiti che hanno partecipato al voto, allora, potranno tirare le prime conclusioni. Certo, la prima impressione è che gli algerini non sembrano essere molto coinvolti dall'idea di concorrere ad eleggere l'Assemblea nazionale. Anche se c'è da dire che le cose che abbiamo ascoltato in questi giorni ripropongono con una certa forza il dilemma del potenziale elettore così riassunto da un giornale algerino: «Se partecipo, forse rischio di essere strumentalizzato, ma se non altro sono contento di aver detto la mia. Se mi astengo, rimango in disparte da quel futuro comune che comunque dovremmo costruire insieme». Oggi sapremo come gli algerini avranno sciolto il dilemma. L'onda lunga di una svolta storica CONPOCHE SCARNE PAROLE- «LECOPPIEDELLO STESSOSESSO DEVONOAVERELAPOSSIBILITÀ DI SPOSARSI»- OBAMA HAIMPRESSOUNA SVOLTAALLA STORIA: quella dei diritti civili negli Usa (e forse anche più in là), quella personale di milioni di cittadini omosessuali, quella delle nostre percezioni collettive, e probabilmente quella della sua campagna elettorale. Dopo anni di oscillazioni tra la sua sensibilità religiosa e la vocazione ai diritti e all'uguaglianza, che lo avevano indotto a privilegiare le unioni civili, la sua dichiarata «evoluzione» lo ha portato ora a schierarsi per la piena uguaglianza dei diritti. È una scelta coraggiosa perché la questione è terribilmente controversa. Sicuramente riflette un lungo travaglio personale. Ma è anche il sintomo di quanto i termini del problema siano mutati negli ultimi anni. Tutti sondaggi dicono infatti che l'area dei favorevoli al matrimonio omosessuale si va rapidamente estendendo nella società americana. Soprattutto, essa abbraccia la gran parte dei giovani, nel cui orizzonte mentale non c'è posto per una così plateale discriminazione in base all'orientamento sessuale. Obama, insomma, naviga su un'onda lunga di trasformazione socio-culturale dell'America. Le sue parole ufficializzano quell'onda e la trasformano in uno specchio in cui la nazione vede una nuova immagine di sé. Sotto il profilo legale e pratico per ora non cambia nulla. La presidenza non ha prerogative in materia. Continueranno a esserci stati in cui il matrimonio omosessuale è ammesso e altri in cui è proibito. Solo la Corte Suprema può decidere (e probabilmente lo dovrà fare presto) se il diritto costituzionale dei cittadini a non subire discriminazioni scavalca l'autorità degli Stati a legiferare in chiave proibizionista. Ma ogni volta che un presidente ha abbracciato un'estensione dei diritti civili dall'emancipazione degli schiavi con Lincoln alla fine della segregazione con Johnson - essa è poi divenuta realtà costituzionale. Il suo discorso è perciò, come scrive il New York Times, uno «spartiacque». In chiave elettorale, si tratta di una mossa tanto forte quanto rischiosa. Il suo avversario Romney si è subito eretto a paladino della proibizione e della tradizione religiosa che la motiva. Solo pochi giorni fa in North Carolina, uno stato potenzialmente cruciale a novembre, è passato un referendum che proibisce il matrimonio omosessuale (e per sovrappiù mette al bando anche le unioni civili, minacciando così i diritti di tutte le coppie non sposate). I conservatori avranno un'altra freccia con cui attaccare il «socialista» che secondo loro avrebbe oppresso gli americani con una montagna di debiti e indebite intrusioni nel loro diritto a non avere, ad esempio, un'assicurazione sanitaria. Ma il problema non è solo nel fronte conservatore, che comunque non lo voterebbe mai. Tra i latini e gli afro-americani, entrambi essenziali per la maggioranza di Obama, l'ostilità al matrimonio omosessuale è assai diffusa. Ma il presidente ne trarrà anche vantaggi. La sua dichiarazione ridarà energia ideale a una candidatura che aveva perso la carica di speranza di quattro anni fa. Ritroveranno fiducia e voglia di mobilitarsi non solo i gay, ma molti giovani e molte donne che trovano indigeste le discriminazioni e si riconoscono in una visione dinamica di una società dei diritti. Anche tra gli indipendenti questa può risultare una questione vincente. La vera incertezza riguarda la rilevanza che essa potrà avere in una campagna dominata dall'inquietudine sullo stato dell'economia. Di certo Obama ha ulteriormente perfezionato la sua strategia d'attacco. Non si presenta come l'uomo dei compromessi e di una convergenza bipartisan ormai illusoria. Bensì come il paladino di una visione netta della società americana che egli vorrebbe, sotto il profilo sia etico che economico: meno ineguale, meno ingiusta, meno discriminante. Su questi principi di libertà e solidarietà, oltre che di riequilibrio fiscale a vantaggio dei ceti medi e poveri, egli chiamerà gli americani a sostenerlo. E potrebbe convincerli. MARINAMASTROLUCA mmastroluca@unita.it MONDO DIARIO DAALGERI Esplode la gioia nella comunità omosessuale La stampa liberal: «Uno spartiacque, rischioso e inevitabile» Mitt Romney va all'attacco e rilancia la sua opposizone anche alle unioni civili Seggi semi-deserti e troppe schede Una scritta inneggia a Obama nel bar Stonewall simbolo delle battaglie omosex a New York FOTO ANSA ANTONIO PANZERI Osservatoreper l'Unioneeuropea . . . Una scelta che piace all'elettorato più giovane e agli indipendenti . . . Meno favorevoli gli afro-americani e i latinos: ma ormai non si torna indietro venerdì 11, maggio, 2012 11
Diecicanzoni-dedica 02ModernLovers PabloPicasso 03DonMcLean Vincent(starrystarrynight) 04JohnCale Magritte 05ManicStreetPreachers Interiors... 06Stranglers GoodbyeToulouse 07SufjanStevens Thevivangirlsarevisited... 08Jay-Z Mostkingz 09RufusWainwright Art teacher 10KRS-One Outfor fame omaggi ai pittori TOH, ANCORA BEATLES E DINTORNI. STAVOLTA È STATOUNFILMDOCUMENTARIO,LivingInTheMaterial World, diretto da Martin Scorsese, a rilanciarne il mito. Ma da un'altra prospettiva, quella del «quiet one», il tipo tranquillo, che nel magico equilibrio di caratteri e personalità dei «fab four» era George Harrison. Uomo schivo e riservato nel privato, ma estremamente vivace nella ricerca artistica e spirituale. A corollario delle immagini, è da poco uscito un disco, Early Takes Volume 1. Diciamolo subito: non è un capolavoro. Anzi, il suo ascolto potrebbe risultare quasi fuorviante per chi (immaginiamo un qualsiasi ragazzo dei nostri tempi) volesse avvicinarsi per la prima volta alla carriera solista dell'ex Beatle, musicista e compositore per altro un po' sottovalutato. A costui/costoro consigliamo, invece, di optare per il classico AllThingsMustPass, monumentale triplo del 1970 ripubblicato anni fa in un bel cofanetto di due cd. Ma torniamo alla più recente pubblicazione. Il titolo mette onestamente in chiaro di che si tratta: prime versioni, provini, demo. Pescati da Giles Martin, figlio di George (storico produttore dei Beatles), in un grande archivio messo a disposizione dalla vedova Harrison, Olivia. Buona parte dei pezzi vengono dalle «session» di registrazione del sopracitato All Things Must Pass. Incuriosisce l'iniziale My Sweet Lord, scarna e minimale, senza il celebre riff chitarristico. Brano destinato a diventare, nella sua forma finale, un successone mondiale, seppur viziato da una condanna per plagio di una vecchia hit delle Chiffons. Discorso simile per le versioni di Run Of The Mill, I'd Have You Anytime, Awaiting On You All, Behind That Locked Door e la stessa All Things Must Pass, qui restituite in una chiave spoglia ed essenziale. ATMOSFERA DELICATA Tutto il disco (una mezz'oretta appena di musica) si muove per lo più su coordinate sobrie e asciutte, spesso con chitarra acustica e voce in evidenza, in un'atmosfera di grande delicatezza e dolcezza. Gradevole ritrovare l'orecchiabile Woman Don't You Cry For Me (uscirà ufficialmente in ThirtyThree &1/3del 1976), dai gustosi sapori country, e la tenerezza di The Light That HasLightedTheWorld, pubblicata poi in LivingIn The Material World (1973). I momenti più particolari, però sono due. Il country-blues di Mama You've Been On My Mind, cover dylaniana (e si sente!), e una struggente versione di Let It Be Me, classico anni Cinquanta di Gilbert Becaud che vanta decine di interpretazioni di ogni genere (da Elvis Presley ai nostri New Trolls). Riassumendo: al di là di una certa debolezza di fondo, è un disco che si lascia ascoltare con piacere, pur non aggiungendo granché alla storia di Harrison. Ed è per questo che lo consigliamo solo ai fan, agli appassionati e ai collezionisti (c'è pure una versione Lp vinile 180 grammi). Si tratta, comunque, solo del primo volume. Altri ne verranno. E il mito continua. VALERIOROSA Ilmusicistasicilianocambiaancorapassomarestafedelealla formaautorale.«Perché lecanzonisono lenitiveper l'anima» David Bowie WEEKEND DISCHI UNUNIVERSODILETTURE,ASCOLTI,VISIONIper rendere la realtà più sopportabile, e l'ironia necessaria per dare alle cose il peso e il nome che meritano. Ed è così che Mario Venuti, con la complicità di Tenco, Goethe e Truffaut (ispiratori delle sue nuove canzoni) gioca a spiazzare, sin dal titolo dell'ultimo album, L'ultimoromantico, che sembra preludere a una sfilata di languide canzoni sentimentali, e invece… «E invece è una provocazione, - racconta l'autore - quasi una reazione ai tempi che viviamo, estremamente ossessionati dai diktat numerici e finanziari, che a volte fanno sentire superflui gli artisti e gli intellettuali: non è stato l'ex ministro Tremonti a dire che con la cultura non si mangia? Ecco, le canzoni non si mangiano, ma hanno un potere curante, lenitivo, balsamico. Non solo, ma se fai le cose con cura, e noi siciliani teniamo parecchio a fare bella figura, allora c'è da sperare che il seme germini nei cuori giusti». A proposito di cura, si nota un'attenzione particolare agli arrangiamenti, soprattutto in contesti non usuali. «E questo succede - spiega Venuti perché quando attraverso territori sconosciuti lo faccio con una tale verginità ed entusiasmo, da impegnarmi finché non mi riescono cose molto buone. Ma la musica è un gioco che va vissuto così. Ho digerito la sbornia della musica brasiliana, ma l'armonia della bossa nova è un punto di non ritorno. Per andare oltre mi sono dovuto riavvicinare al pianoforte: questo mi ha permesso di tentare delle cose nuove, che forse alla chitarra non mi sarebbero mai venute». Nel disco c'è un brano, Gaudeamus con un contrasto quasi goliardico tra tema profano e sacralità. «Nelle giornate di tranquillità la musica di Bach mi rimette in pace col mondo - racconta - . In Bach c'è il motore ritmico incessante del rock, il fraseggio continuo sempre nuovo del jazz, l'armonia perfetta e consolatoria che può darti il pop dei Beatles. Va bene anche come sottofondo per la lettura». Fammi il piacere pesca invece a piene mani nell'attualità politica. Quasi un riferimento all'ex premier. »In effetti - conclude il musicista - è una canzone s figlia del periodo del bunga bunga. Caduto Berlusconi, mi chiedevo se la canzone non fosse passata d'attualità, ma è un tema che non è nato con Berlusconi e non morirà con lui». . Andy Warhol GEORGE HARRISON EarlyTakesVolume1 Universal La classe sobria diHarrison Unamanciatadibrani dall'archiviodell'exBeatle DIEGOPERUGINI MarioVenuti si reinventa traTruffauteBach SCRITTEADARTE GLIALTRIDISCHI PIEROSANTI PORTICO QUARTET È IL TERZO, ECCELLENTE DISCO dei londinesi Portico Quartet, pubblicato dalla Real World. La collaborazione, iniziata con il precedente Isla, ha portato evidentemente risultati assai convincenti tanto che Peter Gabriel ha deciso recentemente di acquisire i diritti e ristampare in edizione deluxe anche il loro primo Knee-deep in the North Sea. Il suono che ha da subito caratterizzato l'originalità delle loro composizioni è quello prodotto dallo hang, strumento a percussione inventato in anni recenti, ma che chiaramente evoca le ben note timbriche etniche delle steel drums caraibiche o quelle del gamelan di Giava e Bali. Questo ultimo lavoro, meno hang dipendente dei precedenti, presenta un inedito equilibrio fra tutti gli strumenti (contrabbasso, batteria, sassofoni, elettronica), il che ha permesso loro di svincolarsi da quello che rischiava di diventare un pericoloso cliché, reinventandosi il giusto pur rimanendo sempre riconoscibili. Con gusto e misura riescono a combinare una miscela davvero unica di trip hop da camera, space jazz e dubstep, inglobando anche, qua e là, sprazzi di corroboranti improvvisazioni e avvolgente melodia pop. PorticoQuartet MARIO VENUTI L'ultimoRomantico SonyMusic PorticoQuartet un'avventura traworldepop Doppiocdcheracconta storiedi resistenza:quella storica (la lotta partigiana),quelladi ieri (i movimenti degli anni '70) equella dioggi (contro lemafie).Letture di Daniele Biacchessi, canzonidi MassimoPriviero,Marinoe SandroSeverini.Unadrammatica orazionecivileche, senza retorica, indignaed emoziona. P.S. GANGBIACCHESSIPRIVIERO Storie dell'Altra Italia Latlantide Guardarealla musica, tutta, attraversarla lasciandosene felicementecontaminare,e muoversi inperfetto equilibrio fra unaspiccata unaspiccata componente improvvisativae la«cantabilità» di unamusicaprodotta conocchio attentoecurioso per i tanti colori suggeritidallacontaminazione totale. Igeneri musicaliFraboni li ha attraversati tutti, rock, popconPfm e Stadio, funk prima di approdareal jazz, incercadi una maggiore libertà espressiva.Libertàche torna intatta. P.O. MATTEO FRABONI QUINTET This isMy Music ViaVeneto Jazz Debuttosulla lunga lunga distanza per ilquartetto veronese, che ruota intornoallavoce e allavenad'autrice diCarlotta Favretto. È unpopdal saporeartigianale e garbato,che s'abbeveraa memorie beat e folk, con insertidi violae tromba.Carine la «title track»e Cartella senza titolo.Ma tutto il (breve) cd si lasciaascoltare con piacere. D.P. KLEINBLUE SonoNote Immaginate Vaggimal Records U: 22 venerdì 11, maggio, 2012
CONTRO LA VIVISEZIONE UNA BATTAGLIA DICIVILTÀ, SOSTIENE LA COLLEGA SILVANA AMATISU“L'UNITÀ”DEL5MAGGIO;CERTO.E' sacrosanta ogni iniziativa per impedire violenze e abusi sugli animali, contro forme di maltrattamento degli animali. Ma è necessario non far confusione tra vivisezione, sperimentazione animale e libertà di ricerca scientifica, per le quali spesso, troppo spesso si tracciano strumentalmente inaccettabili equazioni. Quando, tempo fa, sono esplose le polemiche a proposito dei macachi dello stabilimento di Correzzana i carabinieri, inviati dal ministro della salute Balduzzi, non hanno riscontrato irregolarità di sorta. Ora le polemiche si sono di nuovo spostate su Green Hill di Montichiari. Attivisti animalisti si sono introdotti nell'allevamento e liberato alcuni cuccioli. È passato in cavalleria che per questa “liberazione” una proprietà sia stata danneggiata, e pur senza conseguenze gravi, ci si sia esibiti in comportamenti violenti. Occorrerà pur dire che gesti di violenza e di violazione di proprietà vanno condannati ed è sbagliato osservarli con compiaciuta approvazione: i mezzi non giustificano il fine, piuttosto lo qualificano. Enzo Biagi una volta rintervistò un chirurgo specializzato in interventi al cuore di neonati affetti da malformazioni congenite. Aveva appena operato un piccolo di 18 giorni, restituendogli, letteralmente, la vita. Aveva acquisito una simile capacità, spiegò, grazie allo studio, ad attrezzature sofisticate, scambio di esperienze di colleghi, prove su cadaveri e animali. Ci fu un inizio di contestazione da parte del pubblico. Il chirurgo replicò ai suoi contestatori: «Bene, vorrà dire che sperimenterò la mia tecnica sul cuore dei vostri figli e curerò il cuore malato dei cani». Nessuno più fiatò. È un esempio, ma mille altri ne potrei fare per dire che tra le più importanti scoperte che hanno caratterizzato il percorso della ricerca scientifica, e salvato la vita di milioni di individui, senza la sperimentazione sul modello animale non sarebbero mai state raggiunte. È in nome della libertà di ricerca scientifica che si batté Luca Coscioni e che lo portò a fondare l'Associazione che porta il suo nome. La sperimentazione sul modello animale si è notevolmente ridotta ma è indispensabile. Ed è proprio grazie al lavoro di ricerca di scienzati che non si tocca un solo animale se non strettamente necessario. Non dimentichiamo che nei casi in cui la sperimentazione animale è necessaria, ci sono regole molte rigide da seguire che ne valutano non solo l'effettiva necessità, ma anche il modo con cui la ricerca verrà svolta. E io mi sento di difendere questa ricerca contro ogni forma di fondamentalismo e dogmatismo antiscentifici. Invito a riflettere su quanto ci dice il filosofo spagnolo Fernand Savater: «I veri barbari sono coloro che non distinguono uomini e animali. Caligola fece senatore un cavallo e uccise centinaia di persone che non apprezzava. Quello era un barbaro. Trattava gli uomini come gli animali e gli animali come gli uomini». AD 2012, SESTO ANNO DI CRISI: A ROMA UNIVERSITÀ LASAPIENZA,PERLALAUREASPECIALISTICAINSCIENZEPOLITICHE,UNOSTUDENTEPAGA2300EURODITASSEL'ANNO. A Parigi Sorbonne, science politique M2, lo stesso corso di laurea costa 245 euro. A Roma, Mario Monti e il ministro Giarda lanciano il piano della speding review e prevedono di risparmiare 80 miliardi di euro tagliando «le spese improduttive» dello Stato, di cui 15,4 milliardi su scuola e università. A Parigi il presidente socialista Hollande vince con una proposta di grande impegno pubblico nel settore della conoscenza: 60 mila nuove assunzioni di insegnanti e forti finanziamenti per università e ricerca. Mario Monti e Francois Hollande affrontano entrambi la medesima crisi continentale ma le risposte non sono le stesse: le scelte in campo sono alternative. La Gelmini partiva da un'idea del sapere come possesso individuale: studiare è una scelta personale e dunque è giusto che siano lo studente e la sua famiglia a pagare. La Fornero, che suggerisce ai genitori di non comprare la casa ma di pagare gli studi, è espressione dello stesso orientamento culturale. Con Tremonti che asseriva che con la cultura non si mangia, la Fornero arriverà a dire che nessun pasto è gratis e se vuoi te lo paghi: come fosse una vacanza o un'automobile. È un'idea vecchia di trent'anni. Il primo ad avviare il processo di liberalizzazione delle tasse negli atenei Usa fu Reagan: oggi i campus americani sono i più cari del mondo ed i nostri coetanei che là si laureano portano con loro un debito medio di 24 mila dollari. Dall'altra parte, dalla nostra parte, c'è chi pensa che il sapere e l'istruzione non siano merci in vendita. Studiare serve ad accrescere la ricchezza di una nazione, lo diceva gia Adam Smith. La diffusione dei saperi espande il diritto di cittadinanza, consolida la democrazia, aumenta il lavoro e ne accresce la qualità: per questo l'istruzione deve interessare la fiscalità generale, non i tagli alle spese improduttive o i risparmi delle famiglie. In un quadro di risorse all'istruzione decrescenti, il decreto legislativo 49 del Governo Monti mette gli atenei con le spalle al muro: per assumere i nuovi ricercatori si dovranno far pagare più tasse agli studenti. Se invece non aumentano le tasse, i ricercatori dovranno andarsene all' estero. Il Dpr 306/1997 stabilisce un tetto per l'imposizione della contribuzione studentesca (il 20% del finanziamento statale a ciascun ateneo). Sono passati 15 anni, con la legge che rimane in vigore ma è violata da oltre 30 università, che non subiscono alcuna sanzione. La Run sta promuovendo la campagna «Dividi i costi, aumenta il sapere». Per tutto maggio, presenteremo diffide preventive agli atenei che, per far fronte alla riduzione dei fondi statali, intendono illeggittimamente aumentare le tasse. E lo faremo costruendo percorsi di partecipazione e confronto sul ruolo dell'università nell'Italia della crisi. Le risorse per non ridurre, anzi, accrescere i finanziamenti per università e formazione ci sono. La lotta all'evasione fiscale, nei primi 4 mesi del 2012, ha fruttato 6 mld di euro. Basterebbe investirne il 10% per un grande piano per istruzione e ricerca. LAFINANZAÈDIVENTATAOGGIUNSETTO-RESEMPREPIÙESTESORISPETTOALL'ORGANIZZAZIONEPRODUTTIVA.UNSETTOREFLUIDO, CANGIANTE, FATTO DI “SEGNI”, PIUTTOSTO CHE DI “COSE”. Marx aveva detto: le cose si sciolgono nell'aria. Bauman preferisce la metafora “liquida” («Modernità liquida», Laterza, 2005) che si presta meglio ad una descrizione materiale e visibile del fenomeno. Questa mutazione si accompagna a una elevata efficienza, nel senso di consentire all'organizzazione produttiva di produrre più cose nello stesso tempo e consente la progressiva articolazione di società tradizionali bloccate in forme rigide: aspetti storicamente altamente positivi della finanza. Vi sono però aspetti più discutibili. La finanza permette di “anticipare”, principalmente attraverso il credito, situazioni future: letteralmente, di speculare. Su queste speculazioni si può scommettere. E la scommessa, ove si realizzi, può cambiare il corso delle cose “reali”. In altri termini, come nello specchio di Alice, l'immagine della realtà si rovescia. Ed è Alice che guarda lo spettatore. Ciò che, nelle condizioni normali, rappresenta la realtà, finisce per modificarla. Si inserisce allora nella economia un fattore altamente soggettivo: appunto, la “speculazione” nel senso peggiorativo. L'economia diventa sempre più dipendente da un futuro “anticipato” che può comportare forti guadagni realizzati per scommessa. O non realizzati, nel qual caso si incorre in perdite che si trasferiscono nel settore “reale” dell'economia. Una economia che dipende dal futuro incide a sua volta sul futuro. Si realizza così uno “sfruttamento del futuro” che sostituisce in qualche misura lo sfruttamento del lavoro sul quale si basava l'accumulazione capitalistica. Concretamente, uno sfruttamento dei posteri. Cosa che può risul tare r ischiosa e “moralmente” sgradevole. A meno di non ragionare come Woody Allen: dopo tutto, che hanno fatto i posteri per noi? Questa, della speculazione, è una forma particolarmente sottile di liquefazione. La liquefazione delle aspettative. Il futuro, conseguentemente, si fa più incerto. È un futuro dipendente in alto grado da scommesse. Non è un caso che “i mercati” assumano sembianze quasi “metafisiche”. Un altro aspetto della liquefazione nel processo economico emerge nel linguaggio. L'immediatezza delle tecniche di comunicazione elettroniche aumenta enormemente le potenzialità dell'informazione, computerizzandola. Il posto del computer nella nostra economia è diventato decisivo nel senso autentico della parola. Molte decisioni vengono prese dai calcolatori indipendentemente dalla volontà dei soggetti. Anche questo è un fenomeno di liquefazione che si risolve in perdita di controllo sociale (vedi le crisi suscitate dai calcoli dei calcolatori). Last,notleast, la mercatizzazione del credito. La così detta cartolarizzazione, liquefa un rapporto umano di fiducia trasformandolo in una compra-vendita: un aspetto significativo della crisi generata in America. Chi è che certifica che cosa? Non è più il credito che certifica il certificato (credito, da credo) ma è il certificato che certifica il credito (i certificates): il massimo dell'alienazione. Analogamente: i derivati non derivano il loro valore dalla creazione “politica” della moneta, ma è la moneta a derivare valore dai derivatives. Un bell'esempio di liquefazione. Secondo tema: l'aspetto sociale della liquefazione. Qui emerge, non la speculazione, ma la mercatizzazione dell'economia. È il grande tema introdotto da Karl Polanyi che sulla scorta di Marx denunciava la “liquefazione” dei rapporti umani insiti nei fattori di produzione naturali (lavoro, terra) e della moneta (un'istituzione sociale) trasformandoli in merci. Questa è la “grande trasformazione” generata dal capitalismo. Questa trasformazione ha avuto il suo coronamento storico nella “rivoluzione capitalistica” dei nostri tempi: la liberalizzazione dei movimenti mondiali del capitale. Un grande economista liberale, Davide Ricardo, sconsigliava vivamente la libera esportazione dei capitali. I capitali, diceva, portano con sé la storia e i sentimenti umani di un paese insomma, diremmo noi, non sono una valigia. La liberalizzazione mondiale dei movimenti internazionali dei capitali introdotta da Thatcher e Reagan negli anni ottanta ha rovesciato brutalmente, con la creazione del mercato finanziario mondiale integrato (capitalisti di tutti i paesi unitevi!) i rapporti tra capitale e lavoro e quelli tra capitalismo e democrazia. Ciò che il proletariato non è stato capace di realizzare l'Internazionale - il capitalismo lo ha fatto. Liquefacendo i movimenti mondiali del capitale, li si è sottratti a ogni forma di controllo politico. Il modo più pratico di nientificare i poteri dei governi e dei lavoratori è quello di abbandonarli. La più efficace minaccia non è quella di contrastarli con le armi, ma quella di partire con la valigia. Il capitale, insomma, fluisce liberamente dovunque, incontrando dovunque sé stesso. Diceva Edoardo De Filippo: milione chiama milione. Si crea quindi l'internazionale dei capitalisti: una nuova plutocrazia mondiale che gestisce i suoi capitali nelle sue capitali (Londra, Wall Street) e attraverso la rete delle Multinazionali. E orienta i loro flussi. Questi flussi si dispongono secondo la logica del massimo profitto nel minimo tempo. Non seguendo le indicazioni dei bisogni ma quelle del guadagno. Accade così che il flusso dei risparmi sia diretto là dove alimenta i consumi dei ricchi, non i bisogni dei poveri: per esempio, tra la Cina e l'America. Un aspetto centrale di questo quadro sta nel ruolo assunto dalla moneta. Essa ha perduto il ruolo, conquistato attraverso la storia, di istituzione politica, creata gestita e controllata dalle Banche Centrali. È generata dai mercati attraverso il credito, incontrollato e deregolato, dal quale non si distingue ormai più. Il flusso della moneta privata, incontrollabile, aveva generato alla vigilia della grande crisi, nel 2007, una massa di liquidità pari a dodici volte il prodotto lordo mondiale. Il segreto molto poco segreto della crisi sta tutto in questa gigantesca inflazione finanziaria. Che non è affatto finita, ma si è spostata dall'indebitamento privato all'indebitamento pubblico, gravando sui contribuenti per l'aumento delle tasse e sui lavoratori per la contrazione della spesa sociale. Insomma,la liquefazione ha inondato il mondo. E, ritirandosi, lo ha lasciato impoverito. Il terzo aspetto riguarda la crisi della coesione sociale. La liquefazione, oltre a speculazione e mercificazione, genera spersonalizzazione. Il perseguimento generalizzato dell'avere produce non persone ma individui, Non soggetti differenziati articolati e specializzati che irraggiano in più direzioni le loro articolazioni ricercandosi reciprocamente fino a formare una rete (società) ma unità omogenee e chiuse: come palline che si urtano e si respingono. La metafora più adatta è quella di grani di polvere che i venti del populismo sollevano e travolgono. È chiaro che un processo alternativo, di sviluppo della personalità, non può essere il risultato di un'analisi individuale, ma solo di una passione politica. Il suo luogo è l'agorà. Vivisezione Perché difendo la libertà di ricerca MariaAntonietta FarinaCoscioni Presidente Associazione Luca Coscioni . . . I fondi dalla lotta all'evasione fiscale . . . Via alla campagna degli studenti di Run COMUNITÀ Maramotti L'analisi Se l'economia diventa una scommessa Giorgio Ruffolo FedericoNastasi Coordinatore nazionale Run (Rete universitaria nazionale) Università Più tasse? Le risorse ci sono Sul sapere si deve investire venerdì 11, maggio, 2012 17
L'era di Hollande inizia con il ritiro dall'Afghanistan Non solo crescita. Non solo rilancio di una strategia di investimenti che «orienti» il rigore. François Hollande si appresta ad aprire un altro fronte: quello della politica estera. Partendo da una decisione importante che il neo presidente francese potrebbe annunciare già la settimana prossima, al vertice Nato di Chicago del 20 e 21 maggio: il ritiro anticipato delle truppe francesi dall'Afghanistan, entro il 2012. «La decisione è stata presa - dice a l'Unità una fonte molto vicina al nuovo capo dell'Eliseo - si tratta di decidere la sede appropriata e il momento migliore per formalizzarla». Nell'entourage di Hollande c'è la consapevolezza che il ritiro delle forze francesi aprirà un problema in sede Nato e con gli alleati europei, ma questo «terremoto» è stato messo nel conto: «È giunto il momento - rimarca ancora la fonte parigina - di voltare pagina in Afghanistan e indicare altre forme di sostegno internazionale al governo Karzai, anche per quanto concerne la sicurezza. Ed è quello che ci apprestiamo a fare». Riflette in proposito Giordano Merlicco, ricercatore dell'Istituto Affari Internazionali (Iai): «Su due questioni Hollande ha assunto posizioni in netto disaccordo con Sarkozy: l'Afghanistan e l'Europa. Cosciente dell'impopolarità della missione afghana, Hollande ha dichiarato che, in caso di vittoria, egli rimpatrierebbe il contingente francese entro il 2012. Il candidato socialista (ora presidente, ndr) ha voluto precisare che la cooperazione con Kabul continuerebbe e che il ritiro avverrebbe in accordo con gli altri Paesi della Nato. Occorre tuttavia ricordare che si tratta di una scadenza che anticipa di ben due anni il termine fissato dagli Usa, che prevede il ritiro delle truppe combattenti entro il 2014». FRONTECRITICO Il governo afghano ha fatto sapere che le forze di sicurezza nazionali sono «ben preparate» per «riprendere la responsabilità della sicurezza a Kapisa», la zona nord-est del Paese dove l'esercito francese è dispiegato, mentre l'Isaf, attraverso un portavoce, il tenente colonnello Jimmie Cummings, ha detto che «il nostro comando è preparato a ogni tipo di scenario». Ma in privato, i responsabili afghani e della Nato giudicano problematica e rischiosa la partenza dei 3.600 soldati francesi - quinto contingente Isaf come consistenza dopo americani, britannici, tedeschi e italiani- attualmente impiegati a Kapisa. La regione, frammentata in diversi gruppi etnici, è un'area «molto difficile da controllare», afferma una fonte della sicurezza occidentale. La scelta di Hollande apre un altro fronte critico tra Parigi e Berlino. Mentre il capo dell'Eliseo ha promesso di accelerare il ritiro delle truppe francesi dall'Afghanistan, la cancelliera Angela Merkel ha ribadito ieri i con forza la necessità di rispettare il calendario fissato dalla Nato a fine 2014. «Il principio che vale per il governo tedesco è: siamo entrati insieme (in Afghanistan), usciremo insieme», dichiara la cancelliera davanti al Bundestag. L'accelerazione di Hollande spiazza la Nato. E chiama gli alleati europei, tra cui l'Italia, a interrogarsi sulle proprie scelte. «Non mi immischierò certo nelle elezioni francesi, ma sono certo che tutti i candidati si atterranno al principio per cui siamo andati tutti insieme e lasceremo l'Afghanistan tutti insieme»: così si era pronunciato, da Berlino e alla vigilia del ballottaggio francese, il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen, «la Francia è un partner affidabile», aveva aggiunto. Affidabile ma deciso, con Hollande, a rivedere strategie che si davano per immodificabili. In Afghanistan, e non solo. Altro punto importante preventivato da Hollande è il possibile riconoscimento ufficiale dello Stato palestinese da parte della Francia, una posizione che non sarebbe in contrasto con quanto prospettato dalla presidenza di Sarkozy nell'ultimo anno, compreso il voto favorevole al seggio palestinese alle Nazioni Unite del settembre scorso, ma che costituirebbe una forte accelerazione. Fuori dal quadro europeo Hollande si è espresso per un allargamento del Consiglio di Sicurezza dell'Onu che includa i Paesi emergenti e sia maggiormente rappresentativo del quadro di potere internazionale. Dall'Afghanistan ai fronti caldi dell'economia: i primi 100 giorni di Hollande presidente sono già pieni di misure che il candidato Hollande aveva messo al centro della campagna elettorale: la riduzione del 30% dello stipendio del capo dello Stato e dei membri del governo; l'aumento del 25% dell'indennità scolastica (cioè del rimborso statale alle spese per l'acquisto del materiale didattico da parte delle famiglie); il blocco per tre mesi del prezzo della benzina; l'introduzione di un tetto massimo alle retribuzioni nelle aziende pubbliche, da individuare attraverso il limite di 20 a 1 nel rapporto fra stipendi di dirigenti e manager e quello degli altri lavoratori; il ripristino del diritto di andare in pensione a 60 anni per chi può contare su almeno 41 anni di contributi e ha cominciato a lavorare prima dei 20 anni; la cancellazione del blocco del turn-over nella pubblica amministrazione, in virtù del quale oggi si procede ad una sola assunzione ogni due dipendenti in uscita. «Il cambiamento, adesso»: lo slogan della vittoria si trasforma ora in atti presidenziali. L'«era Hollande» è iniziata. L'EUROPACHECAMBIA Il presidente francese Francois Hollande con Herman Van Rompuy FOTO AP . . . La scelta del presidente spiazza gli alleati. Previsto anche il riconoscimento dello Stato palestinese . . . Annunciato il taglio del 30% degli stipendi del capo dello Stato e dei ministri Un piano di crescita, ma non solo. L'Eliseo annuncerà al prossimo vertice Nato il rientro dei soldati francesi entro il 2012. Si apre un altro fronte con Berlino Che replica: «Siamo entrati insieme nell'Isaf e insieme ne usciamo» UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it 10 venerdì 11, maggio, 2012
Montepremi 2.358.269,00 5+stella Nessun6-Jackpot 91.218.567,49 4+stella 28.236,00 Nessun5+1 3+stella 1.690,00 Vinconoconpunti5 27.210,80 2+stella 100,00 Vinconoconpunti4 282,36 1+stella 10,00 Vinconoconpunti3 16,90 0+stella 5,00 Nazionale 50 8 80 68 69 Bari 56 81 28 74 83 Cagliari 11 65 10 74 25 Firenze 38 4 41 50 18 Genova 74 46 35 2 57 Milano 28 13 46 73 48 Napoli 63 73 89 51 44 Palermo 15 63 43 68 78 Roma 70 89 66 51 65 Torino 57 84 12 29 5 Venezia 47 35 54 13 50 «SIETE ULTIMI, AVETE FATTO UN CAMPIONATO DI M… NON VI È MAI SUCCESSO NIENTE, NESSUNO HA PRESO BOTTEECOSEVARIE,DOMANIDOVETEPERDERE».Una minaccia esplicita dei capi ultras del Bari Alberto Savarese, 43 anni, Roberto Sblendorio, 41, e Raffaele Loiacono, 34, che sarebbe dovuta essere da monito per tutta la squadra biancorossa: gli incontri di A, Cesena-Bari e Sampdoria-Bari di fine campionato 2010-2011, dovevano essere manipolati perché «non vi abbiamo mai alzato le mani, vivete da Dio… se volete continuare a fare una vita tranquilla fino a fine anno, dovete perdere». È solo uno spaccato dell'ordinanza di custodia cautelare per i tre capi ultras, accusati dal procuratore capo Antonio Laudati e dal sostituto Ciro Angelillis di violenza privata in uno dei tre filoni d'indagine dell'inchiesta di Bari. Le carte, però, non svelano solo irruzioni negli spogliatoi e ceffoni ai calciatori, col fine di intimidirli, né la presenza di sospetti malviventi dietro le richieste di combine dell'ex capitano del Bari, Antonio Bellavista. Negli atti, infatti, è lo stesso gip Giovanni Abbattista a parlare di sospette responsabilità del club guidato dalla famiglia Matarrese, che pur essendo al corrente delle pressioni ricevute dai calciatori, non avrebbe fatto le dovute denunce alla Federazione. Un dato questo, relativo in particolare al direttore sportivo del Bari Guido Angelozzi e all'ex allenatore Bortolo Mutti, che emerge nel giorno della visita del procuratore federale Stefano Palazzi, che da Laudati avrà le carte dell'indagine barese. Un'inchiesta che potrebbe colpire duramente sia i biancorossi sia la società del Lecce. Quest'ultima, infatti, risulta gravemente coinvolta nel filone relativo alla sospetta manipolazione del derby del 15 maggio 2011, in quanto Pierandrea Semeraro, figlio del patron Giovanni, avrebbe comprato la partita pagando 230mila euro finiti nelle tasche dell'ex difensore del Bari, Andrea Masiello, indagato nell'inchiesta per associazione a delinquere e frode sportiva. Ma si tratta di un'altra storia. È il filone ultras, però, ha svelare il «sottobosco» di rapporti tra «tifoseria organizzata», come la definisce il gip, e giocatori. Secondo i magistrati le sospette pressioni coinciderebbero con l'incontro Bari-Chievo del 20 marzo 2011. «Alcuni ultras – si legge nell'ordinanza – dopo aver creato disordini negli spogliatoio nel dopo partita» avrebbero avvicinato «i calciatori biancorossi per imporre loro di perdere le successive partite di campionato, e segnatamente gli incontri Cesena-Bari del 17 aprile e Bari-Sampdoria del 23 aprile (dove Masiello avrebbe avvicinato Palombo e Guberti), in modo da consentire agli stessi tifosi di lucrare anch'essi vincite in denaro, scommettendo sulla sconfitta “sicura” dei propri ex beniamini». Pressioni tanto «violente» che il calciatore Parisi sarebbe stato «schiaffeggiato» e l'intera tifoseria sarebbe stata spinta «a contestare» la squadra in corrispondenza del derby contro il Lecce del 15 maggio. Un «vero e proprio condizionamento psicologico», aggiunge il gip, che avrebbe subito uno «sprint» quando sarebbe giunta un'ennesima minaccia: Bellavista, ex giocatore del Bari indagato anche dalla Procura di Cremona nell'inchiesta gemella, avrebbe fatto intervenire «gente pesante», ossia la malavita barese. Il tutto, secondo il gip, per ammorbidire la squadra «a piegarsi». C'è da dire, però, che ad un certo punto gli ultras indagati tornano sui loro passi, chiedendo alla squadra di non perdere più le partite contro il Cesena e la Sampdoria e di vincere il derby contro il Lecce, «altrimenti vi ammazziamo». Questo, sempre secondo il gip, non smuove l'accusa di violenza privata, provando invece quanto forte fosse la sospetta influenza degli ultras sui giocatori. Il magistrato, infatti, scrive che “sorge il fondato timore che il clima di terrore sorto intorno ai calciatore baresi abbia continuato a generare i propri frutti anche in epoca successiva». Ed è proprio questo particolare a riflettersi sulla futura decisione della procura federale. Il gip, infatti, ritiene che sui «calciatori incombeva l'obbligo di denunciare l'accaduto agli organi federali ma, a dire il vero, non erano nemmeno stati sollecitati in tal senso dai vertici della società per la quale erano tesserati e che avrebbero dovuto tutelarsi sia dalle minacce dei tifosi sia dalle legittime iniziative dell'Ufficio indagini della Federcalcio». D'altronde, continua il gip, «tra le righe delle dichiarazioni dei calciatori baresi» si legge «un forte senso di frustrazione ed impotenza per non avere rinvenuto un adeguato interlocutore ed idonea protezione nemmeno nella società dinanzi alle minacce provenienti dai capi ultras: emblematiche al riguardo le dichiarazioni di Gillet». L'ex portiere del Bari, infatti, rivelò ai pm baresi di aver riferito delle pressioni al direttore sportivo Angelozzi, il quale ne parlò con l'ex allenatore Mutti. Di risposta, racconta il calciatore, Angelozzi disse: «Tappatevi le orecchie e giocate». ARRIVO InumeridelSuperenalotto Jolly SuperStar 6 16 30 53 60 71 86 11 10eLotto 4 10 11 13 15 28 35 38 46 4756 57 63 65 70 73 74 81 84 89 AlbertoSavareseeRaffaele Lo Iacono idue ultrà delBariarrestati nell'ambito delle indagini sul calcioscommesse FOTO DI LUCA TURI/ANSA 1 Ramunas Navardauskas Lit-Garmin 10h01'53'' 2 Tyler Farra Usa-Garmin a 10'' 3 Robert Hunter Rsa-Garmin s.t. 4 Ryder Hesjedal Canada-Garmin a 0'11'' 5 TaylorPhinney Usa-BMC a 0'13'' 6 Manuele Boaro Italia-Saxo Bank a 0'19'' 7 Geraint Thomas Gbr-Sky a 0'21'' 1 Garmin Barracuda Usa 37'04'' 2 Katusha Russia a 5” 3 Astana Kazakistan a 22” 4 Saxo Bank Danimarca s. t. 5 Omega Pharma-Quickstep Belgio a 24” 6 Omega Pharma-Quickstep Belgio a 24” DOPO UN SOLO ANNO DA ALLENATORE IN ITALIA, LUIS ENRIQUE GETTA LA SPUGNA E SALUTALAROMA.Al momento, le sue parole di commiato le ha affidate ad un' informale chiacchierata tenuta ieri al centro tecnico di Trigoria con i suoi giocatori: «Non me la sentivo di andare in vacanza e tornare qui dove non sono riuscito a dare il 100% di me stesso, mi sento scarico», avrebbe confessato l'asturiano, aggiungendo: «Ringrazio tutti per il supporto, la responsabilità è solo mia. Per me andare via è una grande sconfitta, non sono riuscito a trasmettere quello che volevo e a mettere sul campo le idee che volevo». Lucho si è poi scusato con i giocatori meno impiegati: «Sono un tecnico e ho fatto le mie scelte. Chiedo scusa per non essere riuscito a valorizzare tutti voi». Troppo forti le pressioni dell'ambiente, troppo importante per il tecnico spagnolo la fiducia del pubblico, che nelle ultime gare era venuta meno. Arrivato dal Barcellona-B sotto suggerimento del nuovo dg giallorosso, Franco Baldini (a sua volta consigliato dal suo amico Pep Guardiola), nonostante la sua poca esperienza Luis Enrique ha subito affascinato per i suoi metodi di allenamento (seguiti e apprezzati anche da Arrigo Sacchi) e per la sua tattica spregiudicata, alla quale però non sono seguiti i risultati sperati. In salita fin da subito, con l'eliminazione prematura dai preliminari di Europa League, in campionato altro esordio amaro con sconfitta interna ad opera del Cagliari. Per i giallorossi la miglior parentesi fu a cavallo di nuovo anno: pari con la Juve e 5 vittorie consecutive. Il resto del 2012 sarà però da dimenticare: al momento la Roma è in deficit di 10 punti rispetto alla scorsa stagione, e il prossimo anno non disputerà le coppe europee. Iron-Man lascia con grande dignità, per la sua successione tutte le strade portano a Montella: è già pronto un biennale. Tretifosi inmanettePer la procura«lamalavitahapreso il sopravventonegli stadi» Le intimidazioni:«Ovincete lapartitaov'ammazziamo...» LOTTO SPORT Ipadronidelcalcio Bari, minacce ultrà a giocatori e giornalisti IVANCIMMARUSTI BARI Ilprogetto alcapolinea LuisEnrique seneva SIMONEDISTEFANO ROMA GIOVEDÌ 10 MAGGIO CLASSIFICA ... Tra lecarteancheunincontro diMasiellocon icalciatori dellaSampdoria PalomboeGuberti Cavendishhafretta: aFanoèancoraprimo L'allenatore Luis Enrique FOTO ANSA RETTILINEO APERTO, VOLATA LUNGA, STRADADRITTAEMAGLIAIRIDATASTESANELL'ARIA.È ancora Cavendish a Fano, seconda volata tentata e seconda vittoria di tappa per il campione del mondo, la nona di sempre al Giro, una delle più semplici. Lavoro perfetto della Sky nel finale lungo l'Adriatico e sparata vincente di Cav, avanti di una bicicletta su Goss e Bennati. Tappa corsa alla diavola dal gruppo, prima per ricucire su una fuga a quattro, poi, dopo il Gpm di Gabicce, per aprire una forbice tra sé e i velocisti staccati, Farrar e Hushovd tra gli altri, beffati dalle insidie di un percorso semplice solo sulla carta, fatto invece di strade nervose e molto veloci. Farrar, secondo fino al mattino, esce dalla classifica, sempre comandata da Navardauskas su Hunter e Hesjedal, tutti uomini Garmin. Ancora una caduta, la terza in cinque giorni, per l'acciaccato Phinney, sfinito e quasi ultimo sul traguardo a 12' dai primi. Oggi pochissima pianura da Urbino a Porto Sant'Elpidio con quattro salite brevi ma dure. Arrivo per un gruppo ristretto. U: venerdì 11, maggio, 2012 27
La saracinesca, come chiamavano a Bari l'ecomostro di Punta Perotti, non tornerà a sequestrare il panorama più bello del lungomare. Al posto del mostro adesso c'è un grande prato, simbolo della legalità ripristinata, inaugurato nel 2007 con don Ciotti. Il prato in riva al mare è frequentato da migliaia di persone, che possono continuare a correre, come fanno d'abitudine, dopo aver infilato le scarpe da jogging. Nessuna sentenza glie lo toglierà. La decisione della Corte europea dei diritti umani che dà ragione ai proprietari e impone allo Stato italiano un risarcimento di 49 milioni non è così terribile come appare in un primo momento. Il gruppo Matarrese e gli altri avevano chiesto risarcimenti per 353 milioni e l'incubo dei baresi era di pagare di “tasca propria”, cioè dalle casse comunali, l'abbattimento di quello che era e resta un gigantesco abuso edificato in dispregio della legge che stabilisce che non si può costruire a meno di 300 metri dal mare. La sentenza scrive, dopo 17 anni, la parola “fine” a una vicenda che è iniziata nel 1995, quando aprì il cantiere per la costruzione di tre edifici, realizzati dalle imprese Sud Fondi, del Gruppo Matarrese, Mabar, del gruppo Andidero e Iema di Antonio Quistelli. E, ieri, le dichiarazioni del sindaco di Bari Michele Emiliano trasudavano soddisfazione: «Il comune di Bari non deve nulla, ha agito per obbligo di legge. La sentenza ha origine in una legge sbagliata dello Stato». Il sindaco si dice pronto ad incontrare subito i proprietari delle aree per trovare un'intesa perequativa. IL PASTICCIOITALIANO Il pasticcio che ha dato origine ad una lunga serie di ricorsi e di opposizioni ha origine nel testo unico per l'edilizia (la legge 380 del 2001 che modifica la legge 47 del 1985) dove si dispone «la confisca dei terreni abusivamente lottizzati» anche quando non vi sia una condanna penale. È accaduto che pur essendo acclarato che l'ecomostro era un abuso, il Gup Mitola, nel febbraio del 1999, assolve i costruttori per “errore scusabile” ma ordina la confisca degli immobili e trasferisce il patrimonio al comune. Sul piano formale, infatti, le tre società avevano tutte le carte in regola, concessioni edilizie e autorizzazioni di Comune e Regione risalenti agli anni Ottanta. Peccato che quei permessi non potevano essere validi, poiché violavano le norme urbanistiPunta Perotti, mai più cemento ma ditte risarcite per 49 milioni Per la Corte europea i costruttori non dovevano essere espropriati. Richiesta di oltre 350 milioni Adesso lì c'è un parco, «inviolabile», assicurano Matarrese&co, che vogliono incontrare il Comune JOLANDABUFALINI ITALIA, AMBIENTE 14 venerdì 11, maggio, 2012
VENTIDALL'ESTSOFFIANOSUINOSTRIPALCOSCENICI,DOVE CRESCE IL NUMERO DI TESTI ISPIRATI DA VICENDE NEI PAESI ACCANTO. Tentativo insieme di emanciparsi da uno sguardo ombelicale ormai troppo sfruttato e, forse, anche di dimostrare maggiore sensibilità nei confronti di quanto avviene appena aldilà di una sottile linea di confine. In PenelopeinGroznyj, in scena al Vascello di Roma, Marco Calvani, autore poco più che trentenne, si cimenta nella parabola ardita di trasporre i leggendari personaggi di Omero nella Cecenia di oggi. Dilatando ad affresco squassante la storia di una Penelope cecena in attesa del marito Ulisse, di suo figlio Telemaco il ribelle fuggiasco e di amici e parenti. Tutti oppressi dall'orda di Russi/Proci che li spoglia di averi e dignità. Calvani ha il merito di partire da uno spunto acuto e calzante. E il difetto di raccontarlo con toni talmente veristi da diventare estraneo alla natura visionaria del teatro. Il riferimento è, lo dice lui stesso, a Pasolini. Dichiarato in scene come la lunga, insistita orgia-tortura che ricorda il Salòele120giornate di Sodoma, che però è un film e non una pièce dal vivo (il che fa una notevole differenza espressiva). È un punto di non ritorno per il regista, che impigliandosi nei dettagli dell'orrore e della violenza finisce per spogliare il suo spettacolo proprio di quello che ne era il senso più vibrante: raccontare la tragedia del popolo ceceno. Non si arriva così alla «parabola sprezzante di qualsiasi regime totalitario, sia esso lontano o vicino», ma a uno sguardo voyeuristico su poveri corpi nudi e maltrattati che non aggiungono nulla di nuovo - e nemmeno di provocatorio - a ciò che già sappiamo sulle repressioni e i tiranni di ieri e di oggi. Molto più efficace allora era il monologo ispirato ad Anna Politkovaskaja di Stefano Massini che in Donna non rieducabile davvero tracciava un diario lacerante sulla situazione cecena. E sempre Massini torna in questi giorni su un altro spaccato d'Oriente con Balkan Burger, storia mutante di Razna, nata in una comunità ebraica nei Balcani che cambia quattro volte vita e religione, slittando da preghiere cattoliche a litanie ortodosse, passando dai preti al Pope. Al teatro Manzoni di Calenzano (Fi) in replica oggi e domani. LAGRANDE«RIMOZIONE» TURCA Si sposta poco più a sud dei Balcani, la memoria di Unacena armena di Paola Ponti con la regia di Danilo Nigrelli, incontro tumultuoso di un armeno e di un'adolescente italiana intorno all'ojàk, il focolare, dove trovano un modo di comunicare «periferico», attraverso la preparazione del cibo. Lasciando sullo sfondo la grande «rimozione» turca: il genocidio di un milione e cinquecentomila armeni effettuato nel 1915. All'India dal 15 al 20 maggio. Hanno carattere più leggero, quasi surreale, invece, due spettacoli in replica al Teatro Sala Uno di Roma come Zets vita morte e miracoli e in programma, ancora a Roma, all'Angelo Mai per stasera, Reality. Il primo - accolto nella piccola e vivace rassegna di teatro condiviso di «Inediti Ospiti» che pratica inedite autogestioni e collaborazioni tra spettatori e attori - è di Deniz Ozdogan e Andrea Collavino. Autori e interpreti di un «fumetto» di scena, storia di uno Zampanò e di una Gelsomina dell'Est che arrivano nella terra promessa e campano (lei un po' meno, a dire il vero) di espedienti circensi sgangherati. Esile, ma teneramente buffo. Reality è invece la nuova «impresa» di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini. Lei, ormai attrice battezzata a un teatro sopra e fra le righe. Lui da sempre surfatore di partiture vaporose. Qui ingaggiati nelle pagine del vero diario di Janina Turek, una donna polacca che per oltre cinquant'anni ha annotato minuziosamente i «dati» della sua vita: telefonate, incontri, regali... Se pensate che esistano attori capaci di dare anima alle pagine telefoniche, questo spettacolo è per voi. Vocidall'Est sullescene Storiediarmeniediceceni affollano inostricartelloni Undittico«storico» riattraversato dal coreografo romanoMarioPiazza, che con vena fluidamescola generiprendendo spuntodaimaestri (Massinee Milloss). Métissageraffinatodi accenti contemporanei senzatradire il classico. FRANCESCADESANCTIS fdesanctis@unita.it TeatroForsennatoUnapiècechemescolacalcio edittatura.Lascena indipendenteprotagonistaaRoma WEEKEND TEATRO SEÈVERO,COMEDISSEGODARD,CHE«ÈILMARGINECHE FALAPAGINA»,ALLORAVALELAPENAINQUESTIGIORNI GIRONZOLARENEIPICCOLITEATRIROMANI,che sembrano sforzarsi (con esiti molto interessanti) di cercare e di proporre strade autonome e nuove per il teatro. Rassegne, riviste e compagnie consorziate si mettono in mostra, un po' timidamente ma fiere, davanti al pubblico, che si trova così di fronte a forme e linguaggi diversi, nuove drammaturgie, attori-narrattori, giovani-kamikaze del teatro. Al Teatro dell'Orologio di Roma, per esempio, il Consorzio Ubusettete - nato nel 2008 dalle “ceneri” di Ubu Settete e composto dalle compagnie Amnesia Vivace/Daniele Timpano, OlivieriRavelli_Teatro, Teatro Forsennato, Kataklisma presenta in questi giorni «Ubu Rex», una rassegna di teatro indipendente che sforna nomi ormai noti per chi gli spazi teatrali - grandi e piccoli - i teatri li frequenta. Parliamo di Andrea Cosentino, per esempio, che ha inaugurato il programma con il suo sempreverde Asinoalbino, uno spettacolo in bilico fra comicità e drammaticità, un monologo che rievoca le storie dei prigionieri chiusi nel carcere dell'Asinara, oggi area protetta per la conservazione di un ecosistema naturale. Premesso che siamo allergici alle etichette, possiamo dire, tanto per capirci, che Andrea Cosentino, insieme ad Ascanio Celestini o a Daniele Timpano - in programma con due spettacoli: AldoMorto memorial day e Ecce robot! Cronaca di un'invasione fa parte della cosiddetta seconda generazione di narratori (il dopo Paolini, Baliani...). Un solo attore in scena, con pochi elementi intorno, pronto a irretire il pubblico con quella comicità dal sapore amaro che non può lasciare indifferenti. Sono due invece gli attori in scena nello spettacolo di Dario Aggioli (Teatro Forsennato): Lefigurine mancanti del 1978, ideato e diretto da Aggioli, in scena con Angelo Tantillo. Due attori, due storie, due sensazioni apparentemente inconciliabili, da una parte la gioia per un mondiale di calcio che l'Argentina si appresta a vincere - quello del 1978 dall'altra il dramma dei desaparecidos. Dunque? Si gioca. C'è un mondiale da vincere, un album di figurine da riempire con doppioni e «desaparecidos», un memory da fare. In fondo sono le voci di due bambini a parlarci di calcio e di dittatura, di squadre a colori e di abuelas che scendono in piazza, tra frasi improvvisate, attori che si mescolano al pubblico e pannolini distribuiti sulle teste della gente... Quello che in apparenza può sembrare una forzatura, un'accoppiata che stride, in realtà si rivela una scelta registica geniale. La rassegna prosegue stasera con il debutto di Elvira Frosini in Digerseltz e poi, per chi ancora non è sazio, appuntamento al Tartro Palladium con il Festival del teatro indipendente («Teatri di vetro» dal 17 al 27 maggio). ROSSELLABATTISTI rbattisti@unita.it Tragedie incorsoneiPaesi accantoosepoltedallastoria Ildiariodellacasalinga polaccae lemutazionidi Razna: tuttofaspettacolo Le figurinedel '78,doppioniedesaparecidos LEPRIME DarioAggioli eAngeloTantillo inscenanello spettacolo«Lefigurinemancantidel 1978» (TeatroForsennato) Unascenada «Penelope inGroznyj» diMarcoCalvani PROMETEOINCATENATO regiadiClaudio Longhi conM.Popolizio, G.Aprea,M.Avogadro Siracusa,Teatro Greco daoggi al 28giugno PULCINELLA/ILMANDARINO MERAVIGLIOSO mus.diStravinsky /cor. diMario Piazza Verona,Filarmonicoda staseraal 16maggio Trattodal romanzo diLucio Mastronardi, lastoria delmaestro Mombelli nella Vigevanodelboom economico.Una storia d'amoremalata, corrottadallamiseriae dalsogno di facili guadagnigià ispiratrice del filmdi Elio Petri conAlberto Sordi. IL MAESTRODIVIGEVANO regiadiMarcoBalbi conN. Ciravolo, N. Curci,R.De Stefanoe altri Milano,Teatro Menottida oggi al3giugno Popolizio tornadaprotagonista nella stagionedeiclassici organizzatidall'Inda. Inunallestimento impreziosito dallescene dall'architettoRem Koolhaase un insolito corocon ledanzatricidella compagnia di MarthaGraham. Assolutamente pertinenti. U: venerdì 11, maggio, 2012 23
«La tenuta del Paese è a rischio» Dopo mesi di rigore cieco, dopo manovre per cento miliardi di euro nell'ultimo biennio, dopo una stangata fiscale che porterà la pressione al record del 45,2%, dopo una riforma delle pensioni varata in tutta fretta e senza consultazioni, il governo lancia l'allarme sulla tenuta sociale. Corrado Passera, intervenuto ieri all'assemblea di rete imprese Italia e poi a un'iniziativa a Venezia, ha parlato di «disagio sociale diffuso» legato soprattutto alla mancanza di lavoro. Secondo il ministro per lo Sviluppo «se si mettono insieme disoccupati, inoccupati, sottoccupati e sospesi arriviamo a 5-6, forse 7 milioni di persone». E non è finita. Se si moltiplicano quelle persone per i loro familiari, la fotografia del disagio si fa drammatica: si arriva a «metà della nostra società», dice Passera. Italia spaccata in due. Altro che coesione. A confermare l'analisi di passera arrivano anche i numeri del centro studi di Confindustria, che emana un verdetto glaciale: «lo scenario economico ha cessato di migliorare e in Italia la ripresa si allontana». Secondo l'ufficio studi di Viale dell'Astronomia nel secondo trimestre di quest'anno la crescita potrebbe cadere in modo più accentuato di quanto già previsto a dicembre (-0,3%) e forse di più di quanto non sia accaduto nei primi tre mesi (-1%). Insomma, siamo su un piano inclinato che non si raddrizza: l'attività industriale è tornata ai livelli di novembre 2009, le esportazioni mostrano un profilo piatto, mentre l'aumento medio delle retribuzioni resta sotto l'indice d'inflazione (+2,8%). Per questo «lo scenario resta molto sfavorevole sul fronte dei consumi» - scrivono i tecnici compressi dai rincari indotti dall'aumento del petrolio. PREOCCUPAZIONEDEL PRESIDENTE Cifre inquietanti. Tanto che anche Giorgio Napolitano nel suo messaggio all'assemblea delle piccole imprese esprime «una forte preoccupazione per l'andamento dell'economia e le prospettive dell'occupazione, in particolare dei giovani e delle donne». Come dire: siamo ancora nel tunnel. E la vera batosta - cioè gli aumenti fiscali e i tagli agli investimenti previsti nelle manovre - non si è ancora fatta sentire pienamente. Gli effetti depressivi dell'austerity devono ancora esplicarsi su una società sempre più in sofferenza. Passera non nasconde i rischi di un periodo di questo tipo. «Abbiamo già visto come a valle di periodi troppo prolungati di recessione - dichiara - nascono movimenti di intolleranza all'interno della società. Dobbiamo impegnarci per creare posti di lavoro ed evitare che ci sia un impatto troppo forte in fatto di coesione sociale». Nasce da qui l'agenda per la crescita. Ma Passera aggiunge un tassello importante al mosaico delle azioni anti-crisi: la battaglia europea. «Dobbiamo convincere l'Europa - dichiara - che talune tipologie di investimento non possono essere considerate alla stregua della spesa corrente». Servono investimenti in innovazione tecnologica, in infrastrutture, in ricerca. Ma serve soprattutto una scelta europea, perché nessun Paese tornerà a crescere da solo. La rotta seguita finora dall'Europa sta creando una deirva recessiva. Evidentemente il rigore di bilancio, da solo, non basta a tornare a crescere, come fino a pochi mesi fa in molti «predicavano» nel Vecchio continente. Non solo. Il fiscalcompacte la decisione di inserire nella Costituzione l'impegno all'equilibrio di bilancio (per la verità tra tanti distinguo) sono serviti a poco in fatto di recupero di fiducia e quindi di rilancio dell'economia. Passera non smentisce l'importanza dei vincoli di bilancio, che per il ministro restano «intoccabili». Ma contemporaneamente (con un evidente salto logico) chiede l'emissione di projectbondse non di eurobond, che la Germania continua a considerare come fumo negli occhi. ILPUGNO DIFERRO Berlino continua ad agitare il pugno di ferro dell'ortodossia, mentre a Roma si sgonfia l'illusione rigorista sotto i colpi di una recessione senza precedenti. Solo una ventina di giorni fa il viceministro all'Economia Vittorio Grilli stimava una ripresa vicina. «La fase più acuta è superata», aveva detto durante il G20 di Washington. Un paio di settimane prima, durante il suo tour in Asia, il premier Mario Monti aveva assicurato che l'Europa era ben collocata su un sicuro sentiero di ripresa. Lo stesso Mario Draghi faceva presagire un imminente ritorno alla crescita. Il fatto è che nessuno, ma proprio nessuno di loro spiegava esattamente da dove venisse questa spinta per l'economia. Così gli osservatori hanno sottostimato gli effetti recessivi della politica dei vincoli di bilancio. Oggi la prospettiva è esattamente opposta a quella propsettata solo qualche giorno fa: la recessione non si ferma, la ripresa si allontana. Il rigore ha innescato un rischio di avvitamento, che mette in dubbio lo stesso risanamento. L'effetto Grecia potrebbe moltiplicarsi in molti Paesi dell'Eurozona. Il governo Monti lo ammette, e tenta di approfittare dei nuovi spazi di mediazione offerti dal cambio al vertice in Francia. Ma la partita non è affatto scontata. Per l'Italia la road map per la crescita è già scritta. Sblocco dei crediti delle imprese con la pubblica amministrazione (circa 70 miliardi di euro), revisione del patto di stabilità con i Comuni che potrebbero attivare investimenti per 7-8 miliardi, politiche per il credito alle imprese. Bisogna solo agire. L'INTERVISTA Dopol'elezionediHollande, ilclimainEuropa sembra cambiato. Anche in Italia: Monti ha mostrato più interesse per una politica di crescita, che è cosa differente dallafilosofiadelFiscalcompactfinoradominante in Europa... «Io credo che molte personalità politiche ora vedano bene che la sola politica di austerità non possa bastare: finora la conseguenza della logica del rigore e basta è poca crescita e alti deficit. Anche Monti deve essersene accorto. In fondo, non sarà un politico di sinistra, ma non è nemmeno un ideologo della destra». Ilpremieritalianoharilanciatol'ideadi una «golden rule», cioè misure per la crescita fuori dalle regole dei trattati sulla disciplina di bilancio. Non era esattamentequelchechiedonoisocialistie democraticieuropei? «Certo. Noi vogliamo introdurre la golden rulenel Fiscal compact in modo da scorporare dal computo dei deficit statali gli investimenti produttivi. È chiaro che sto parlando di investimenti nel settore pubblico, investimenti che stimolino la crescita. Su questo si sta costruendo un consenso anche in ambiti finora freddi sull'argomento». La Grecia sembra sprofondare nell'ingovernabilità, con i neonazisti che entrano nel Parlamento. Anche questo è effettodell'austerità? «L'austerità è inefficace sotto il profilo economico, è ingiusta dal punto di vista sociale e politicamente pericolosa: ossia è la cosa peggiore che ci si possa aspettare dalla politica. La crescita esponenziale della disoccupazione e il calo drastico dei salari hanno prodotto una rabbia sociale che chiaramente dà fiato all'estremismo di destra. La caduta di credibilità e di fiducia è una delle conseguenze politiche dell'austerità, una delle sue responsabilità più gravi». IlministroalleFinanzetedescoSchäuble è tornato a evocare l'uscita della Greciadall'euro... «Sono minacce caratterizzate da una grave irresponsabilità. Anche nei confronti del Portogallo, della Spagna e dell'Italia, che sarebbero direttamente colpite da un'eventuale uscita di Atene dall'euro. Nel caso, la speculazione deflagherebbe, ed è una prospettiva da scongiurare. Non c'è modo di uscire dall'eurozona a basso costo: si tratterebbe di una catastrofe». Hollande ha detto: noi non vogliamo stravolgereilFiscalcompact,lovogliamo integrare con misure per la crescita. È possibile, oppure si tratta di due modi opposti di concepire la politica economicaeuropea? «È possibile, a due condizioni: da una parte, come abbiamo detto, golden rule e investimenti che favoriscano la crescita. Dall'altra, interventi sulle disparità sociali. Riteniamo cruciale anche intervenire sulla cosiddetta crescita verde: sto parlando delle messa a punto di una rete di energia alternativa e “intelligente” per l'Europa, di un maggiore impegno sul tema del cambiamento climatico». Merkelfinorahaspiegatoquantoecome si deve risparmiare. Ma è anche capce di svolte impreviste. Come vede il suo rapportoconHollande? «Ovviamente sarà tutta un'altra cosa rispetto a Sarkozy. Sarkozy era come un cameriere per Frau Merkel. Lui era grato perché veniva riconosciuto come un partner alla pari. Ma da un punto di vista dei contenuti non stava sullo stesso piano. Non ha mai fatto richieste decisive, a parte le sue posizioni a favore degli Stati nazionali a svantaggio del concerto europeo. Hollande invece deve imporsi, intanto perché ha fatto precise promesse in campagna elettorale, e poi perché un presidente di sinistra a certe posizioni non può rinunciare, a cominciare da quelle sulla crescita. Nondimeno, credo che Merkel sia abbastanza flessibile da affrontare dei compromessi». Ultima domanda. Come vede il futuro d'Europa?È ottimista? «Dopo l'elezione di Hollande lo sono un po' di più. Però la crisi in Grecia può distruggere ogni ottimismo, e ancora non sappiamo se e come la Germania si adatterà alle voci di chi chiede una svolta sociale in Europa. Ci sono state le elezioni in Francia, la formazione del nuovo governo in Romania con i socialdemocratici, i voti regionali in Germania anch'essi con la Spd in crescita: credo che ci saranno le condizioni per pretendere molto dalla signora Merkel. A quel punto, potrò dirmi moderatamente ottimista». Il disagio sociale è ormai un fat-to che si tocca con mano, cheincide sul vissuto di larga par-te della popolazione. Proprioper questa ragione non può di-venire oggetto di una polemica tra i partiti - e soprattutto tra i partiti e il governo - soltanto dopo che la tornata elettorale amministrativa ha frantumato i vecchi equilibri. Ammesso che si possa definire tale, c'è un voto di protesta che reclama interventi urgenti. Il disagio ha sia una dimensione aggregata (l'economia nel suo complesso) sia una distributiva (tra la popolazione). Per capire il fenomeno facciamoci aiutare da qualche dato. Dopo il declino del 2009 (-5.5 per cento), il Prodotto interno lordo ha rialzato la testa nel 2010, per poi conoscere un nuovo declino che interesserà tutto questo anno (-1.5 per cento nelle previsioni) e parte del prossimo, portandoci con ogni probabilità alla recessione più lunga che l'Italia abbia conosciuto nella sua storia. La situazione è seria e si sta facendo sentire anche sul fronte della ricchezza degli italiani. L'Italia è un Paese dall'elevata ricchezza sia in termini finanziari (quinta nel mondo) che reali. La cosa potrebbe non durare però a lungo: gli italiani sopperiscono alla mancanza di reddito consumando i loro risparmi. La ricchezza finanziaria dal 2007 al 2010 è infatti diminuita del 3.2 per cento. C'è da giurare che questa tendenza continuerà. L'effetto non è poi omogeneo nella società. Coloro che stanno sul mer«Anche Monti se n'è accorto, l'austerità ha fallito» HannesSwoboda Larecessionerischia diportarciverso laGrecia L'ANALISI ROBERTOBRUNELLI rbrunelli@unita.it GOVERNOSULL'ORLO DIUNACRISI SOCIALE Il ministro: 7 milioni di persone hanno problemi di lavoro Avvertimento all'Ue: pensare allo sviluppo Confindustria la ripresa è sempre più lontana BIANCADIGIOVANNI ROMA Passera: «A rischio la tenuta del Paese» Austriaco,classe1946, è ilpresidentedelgruppo deiSocialistieDemocratici alParlamentoeuropeo . . . 600 mila lavoratori in cassa integrazione . . . Project bond e eurobond sono necessari per rilanciare gli investimenti nel vecchio continente I numeri del disagio italiano La famiglia non basta più EMILIOBARUCCI 2 venerdì 11, maggio, 2012
Momento assai intenso per ilmondo agroalimentare e viti-vinicolo italiano, in bilico tra moderata euforia (crescita decisa dell'export) e sensibile preoccupazione (flessione dell'occupazione) ed una probabile food tax alle porte. Si è appena concluso il Cibus di Parma, appuntamento di riferimento per l'intero settore, che ha evidenziato una buona vitalità del comparto con un total business da 127 miliardi di euro l'anno (+ 2,4% rispetto al 2011) e un export che nel 2011 si è attestato intorno ai 23 miliardi (+10%) e che punta a superare la soglia dei 25 miliardi di euro entro la fine del 2012. Un segnale incoraggiante testimoniato una volta di più del grande appeal del quale le nostre eccellenze godono oltre confine, come dimostrato anche dal travolgente successo che sta caratterizzando l'avventura newyorkese di Eataly. Divenuto uno dei luoghi più visitati della Grande Mela, Eataly sta per aprire la sua “filiale” romana, un colosso da oltre 20mila metri quadrati, un vero e proprio luogo di culto per la sempre più numerosa schiera di food & wine lover. Ma che il nostro patrimonio sia un brand che funziona è evidenziato anche da un fenomeno negativo, vale a dire la crescita di quell'italian sounding che movimenta ben 60 miliardi di euro l'anno, un vero e proprio vulnus che colpisce i nostri produttori, un mancato guadagno, spesso il frutto di una inadeguata conoscenza da parte del consumatore. Ed è proprio al consumatore che desidera approfondire la propria conoscenza del mondo dei prodotti certificati italiani che è dedicato il nuovo Atlante Qualivita Food & Wine, presentato oggi. Un'opera di alto valore e di facile consultazione che racconta, attraverso un sistema a schede, ben 243 prodotti agroalimentari e 521 denominazioni vitivinicole del nostro Paese. Oltre 1200 pagine, corredate da fotografie e cartografie a colori, che illustrano i distretti della qualità certificata made in Italy. Un cofanetto che raccoglie, appunto, due volumi. Il primo dedicato al food, un'opera giunta alla sua sesta edizione e che vede il patrocinio del Mipaaf e la collaborazione dell'Aicig (Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche) e di Accredia. Il secondo, ed è la novità di questa edizione 2012, ha come protagonista il mondo delle denominazione vitivinicole italiane e si è avvalso anche della collaborazione di Federdoc, la Confederazione Nazionale dei Consorzi Volontari per la Tutela delle Denominazione dei Vini Italiani. L'Atlante curato dalla Fondazione Qualivita, da 10 anni in prima linea nella promozione dei prodotti certificati nostrani, costituisce un utile strumento di consultazione anche per gli addetti ai lavori e ha tre principali obiettivi: quello di fornire un sostegno per adeguarsi alle nuove politiche europee, quello di fornire un aiuto ai consumatori nella comprensione dei sistemi di controlli e, ultimo, quello di garantire una migliore percezione del comparto della qualità certificata. D'altra parte il mercato dei prodotti certificati sembra essere tra i pochi a tenere botta. Segno evidente di un bisogno, da parte di chi acquista, di sentirsi tutelato. Questo non solo in Italia ma in tutta Europa dove il totale dei prodotti registrati è pari a 1093 (543 Dop, 513 Igp e 37 Stg). E l'Italia, con le sue 243 denominazioni registrate (152 Dop, 89 Igp e 2 Stg), rappresenta un caposaldo fondamentale della qualità europea con 85mila aziende coinvolte nel settore dei prodotti Do, 1,3 milioni di tonnellate di volume prodotto Do e 10 miliardi di euro al consumo. Anche nel comparto vitivinicolo italiano le denominazioni rivestono un ruolo fondamentale: su 651.863 ettari di superficie vitata il 40% è occupato da aree Docg e Doc, il 30% da aree Igt e il restante 30% da vini da tavola. Le 521 denominazioni nostrane si traducono sugli scaffali di vendita in oltre 1700 tipologie diverse di vini: un patrimonio varietale senza eguali che ben si accoppia a quello altrettanto vasto del comparto agroalimentare. In collaborazione con Stefano Carboni Contestato dagli studenti fuori dal Lingotto, a Torino, il ministro Francesco Profumo si trasforma lui stesso in “contestatore” all'interno: «La politica oggi non sempre è competente rispetto alle responsabilità che deve assolvere. I Paesi che hanno una situazione migliore, non so se sia un caso, hanno politici competenti». Una difesa dunque orgogliosa della “tecnicità” del governo Monti. Una linea da marcare verso la politica, che il ministro dell'Istruzione ha rivendicato nel corso del suo intervento al convegno «Avere vent'anni in Italia: grande prospettiva o miserabile possibilità?», organizzato da Mpn (Muoviti per la novità), gruppo di giovani dell'Udc. «Ho sempre avuto molte relazioni con la politica - ha ricordato Profumo - anche nella mia precedente attività di rettore, ma non ho fatto nè faccio attività politica. Ho molta ammirazione per la politica, che chiede molta competenza. Io stesso comunque non sarei in grado di fare quello che sto facendo se non avessi fatto esperienze precedenti nei settori di cui mi occupo». L'INCONTRO Prima di arrivare al centro congressi, dunque, “l'incontro” con i manifestanti, con momenti di tensione fra studenti e polizia, durati poco e costati solo lievi ferite a un contestarore. Ad aspettare il ministro un gruppo di universitari borsisti di Torino e del movimento «Via Verdi 15 occupata», che prima hanno contestato Profumo davanti al Lingotto, e che poi sono riusciti ad entrare, alcuni passando dal retro della struttura, nella Sala 500 del Centro Congressi del Lingotto dove si stava svolgendo il convegno. Hanno cercato, non riuscendoci, di srotolare uno striscione e hanno distribuito volantini recanti lo slogan «Avere vent'anni in Italia. Da voi solo precarietà». La più ripetuta delle lamentele riguardava i fondi per l'Università, sempre più scarsi. «Io credo ha detto Profumo, rivolgendosi ai contestatori - che si debba ascoltare le persone che la pensano in modo diverso. Pensate come sarebbe piatto un mondo in cui tutti la pensano allo stesso modo». Poi il convegno è continuato e il ministro ha risposto alle varie domande degli studenti. Nel suo intervento, Profumo ha riconosciuto che «in Italia i fondi alla scuola sono insufficienti, ma che ci sono molte sacche nelle quali si potrebbero recuperare efficienza e risorse. Io stesso sono passato da una struttura piccola come il Politecnico di Torino al ministero e ho subito uno choc, toccando per mano l'eccesso di burocrazia. Dobbiamo lavorare tutti - ha aggiunto - tenendo conto di tre parametri, trasparenza, semplificazioni dei processi e centralità del merito». LA TENSIONE I momenti più difficili da gestire per le forze dell'ordine sono stati comunque all'esterno del Lingotto, quando gli agenti hanno provvato a respingere gli studenti, per evitare che entrassero. Quando il corpo a corpo si è trasferito nel retro del Lingotto, la concitazione è sembrata salire, e la polizia è partita con una carica di “alleggerimento”. Nel parapiglia uno studente, Nicola Malanda, presidente del Senato Studenti, aderente a Studenti Indipendenti, è rimasto leggermente ferito alla testa ed è stato portato in ospedale per i controlli.Gli studenti hanno poi improvvisato un corteo intorno al Centro Congressi del Lingotto bloccando per alcuni minuti il traffico in via Nizza davanti al Salone del libro. La situazione è tornata alla normalità verso le 19, quando ormai l'attenzione era dirottata all'interno del centro congressi. che nazionali. In quel cruciale 2001, in cui una sentenza della Cassazione ribadisce confisca e l'abbattimento, anche se gli otto imputati sono assolti in corte d'appello, ricorda l'avvocato Gianfranco Grandaliano dell'avvocatura comunale, c'è anche il fatto che «il governo Berlusconi appena insediato, in un articolo della Finanziaria, avverte che se non sarà il comune dovrà essere la Regione amuoversi». Michele Emiliano, eletto nel 2004, diede corso, quindi, ad obblighi di legge. Prima dello show down ci fu un ultimo tentativo di fermare le ruspe: la Salvatore Matarrese acquistò dalla banca il credito alla società costruttrice garantito da ipoteca e tentò il pignoramento degli immobili ormai diventati proprietà del comune. L'ecomostro fu abbattuto, con grande festa popolare e diretta Tv, nell'aprile del 2006. Dunque la sentenza della Corte di Strasburgo, spiega l'avvocato, «sconfessa un'ipotesi di rasarcimento multimilionaria» e riconosce, invece, «l'incidente di esecuzione». Incidente felice e il comune di Bari, che in un primo tempo si era opposto, aveva poi offerto la restituzione dei terreni ai proprietari. Ma il bene - risposero Matarrese e gli altri - è «completamente trasformato», in altre parole come si fa a togliere alla città un immenso e amatissimo parco? Rifiutarono. Anche forse sperando di avere il massimo dal risarcimento. Ieri anche le imprese hanno espresso soddisfazione. La Corte Europea hanno dichiarato Sud Fondi (gruppo Matarrese) e Mabar (gruppo Andidero) - ha accolto e condiviso tutte le tesi e i principi su cui erano fondate le richieste di risarcimento; risarcimento quantificato in una misura inferiore alle richieste in considerazione della restituzione della proprietà dei suoli, della loro destinazione edificatoria e del notevole valore ad essi attribuito anche dallo Stato italiano». Le imprese fanno sapere di essere pronte ad «avviare al più presto un confronto con l'amministrazione comunale per arrivare ad una soluzione condivisa». Una soluzione, dicono, «che consenta, da un lato la conservazione di un parco nell' area di Punta Perotti e, dall' altro, l'utilizzo da parte dei legittimi proprietari delle aree tuttora edificabili e ricomprese nei due piani di lottizzazione approvati dal Comune di Bari e mai annullati». Il tutto, conclude la nota, «nel rispetto del Piano regolatore generale della città e delle norme oggi vigenti a tutela del paesaggio». Parole dolci come il miele per il sindaco Emiliano che dà la sua piena disponibilità: «Adesso potrò incontrare i proprietari delle aree per definire con loro il destino del parco e le modalità con le quali garantire i loro diritti edificatori». FOODPOLITICS PuntaPerotti oggial posto dell'ecomostroungrande parco apratosulmare FOTO DI FABIO DI FONTE Nel cofanetto 2 volumi utili per il consumatore che vuole conoscere i prodotti certificati Profumo contestato al Lingotto «Ascoltate anche chi dissente...» Cibi e vini di qualità esce l'Atlante delle eccellenze italiane La pubblicazione di Qualivita . . . Questo settore agroalimentare sembra essere tra i pochi a resistere alla crisi . . . Emiliano, sindaco di Bari: «La sentenza conferma che il Comune non deve pagare niente a nessuno» ACURADI MAURO ROSATI maurorosati.it Nel parapiglia uno studente lievemente ferito Il ministro difende i tecnici: nella politica poca competenza MILANO UccisoGiuseppeNista fratellodiDomenico boss della ‘ndrangheta GiuseppeNista, pregiudicatodi 44 anni,è stato ucciso ieri mattina iun agguatoa Vimodrone, in provinciadi Milano.Èmortosubito dopoessere statotrasportato al policlinico. Secondole primericostruzioni l'uomosi trovavaalla guidadella sua auto inpieno centrocittadino. Era fermoa un incrocioquando èstato raggiuntoda due uominia bordo di unamotocicletta.Uno dei due,ha approfittatodella sosta, per scendere dalmezzoecolpire Nistacon diversi colpidiarma da fuoco.Apparteneva allanota famigliaNIsta, era fratello delboss Domenico, grupporadicato daanni nell'hinterlandmilanese,e deditoal trafficodi stupefacenti. PINOSTOPPON TORINO venerdì 11, maggio, 2012 15
eni station un mondo che si muove con te eni café è la catena di bar delle eni station eni café è un bar accogliente dove puoi fare colazione dalle 6:30 del mattino. Dalle 6:30 hai cornetto e cappuccino a solo € 1,50. Cornetto e cappuccino a solo € 1,50 sono alcuni dei prodotti che puoi trovare ogni giorno. Ogni giorno negli eni café con servizio wi-fi navighi gratis per due ore mentre ti gusti la tua pausa di qualità. Qualità è eni café. iniziativa valida fino al 30 giugno 2012 nei punti vendita aderenti eni café è colazione dalle 6:30 a solo € 1,50 28 venerdì 11, maggio, 2012
SHAYANA SHOP PROPONE SU INTERNET CONFEZIONI GIÀ PRONTE: C'È IL LOVE PACK, CON AFRODISIACO SPRAYDASPRUZZARESOTTOLALINGUA15 minuti prima dell'incontro; c'è lo Psych Energy Pack con cinque prodotti diversi: da quello che aiuta a stare svegli tutta la notte in caso di party movimentati a quello da usare se si vuole «allargare la propria esperienza mentale». Poi c'è After Party Pack, tre confezioni di pillole da prendere quando, la mattina dopo, devi andare a lavorare ma non sei proprio in forma (una confezione in particolare si chiama After C e si usa se la sera prima hai tirato troppa cocaina). Conveniente il pacco doppio: Party and Recovery Pack che per 85 euro fornisce sia le droghe per sballare la sera, sia quelle per tirarsi su al mattino. Di shop come quello che abbiamo visitato ce ne sono molti: propongono pillole colorate, tisane, erba da fumare, sali da bagno, deodoranti ambientali, incensi, simpatici funghetti da far crescere su un letto di terra, proprio come il basilico di casa, ma che vengono sconsigliati dal negoziante a chi ha avuto “precedenti di psicosi”. Tutto disponibile on line. UNAA SETTIMANA Il mercato delle nuove droghe è eclettico. L'altra sua caratteristica è che non sta mai fermo. Si potrebbe dire a ragione – e con una certa dose di ironia - che le nuove droghe crescono come funghi. Nel corso dell'anno passato in Europa ne sono state segnalate 49, circa una a settimana, stando a quello che si legge sul rapporto del Centro di monitoraggio sulle droghe dell'Unione europea che è stato pubblicato pochi giorni fa. Nel 2010 ne avevano scoperte 41 e nel 2009 erano 24. Ma potrebbero essere anche di più. «Il nostro sistema di monitoraggio – dice Giovanni Serpelloni, capo Dipartimento politiche antidroga della Presidenza del consiglio dei ministri - ha individuato 154 nuove molecole in due anni solo nel nostro Paese». Come? «Il nostro sistema d'allerta rileva le sostanze utilizzando vari canali: la polizia che effettua i sequestri, i servizi di pronto soccorso dove arrivano gli intossicati, i laboratori, i locali di intrattenimento, le scuole, i mass media soprattutto locali che danno notizia di strane morti per intossicazione. Riceviamo telefonate, sms, e mail che vengono raccolte e valutate prima di mettere in atto un'allerta». Il fatto è che trovarle non è facile: le nuove droghe si nascondono, si mascherano dentro bustine dall'aspetto esotico e gioviale, o nei sacchetti di fertilizzanti, veicolate da segatura e erbe secche. E soprattutto mutano così velocemente che quando le hai scoperte, sono già fuori dal mercato. Un modo per sfuggire alla legge, perché solo le droghe inserite nella «tabella delle sostanze stupefacenti e psicotrope» possono essere oggetto di sequestro. Un caso per tutti: Spice, venduto legalmente come prodotto naturale, nel 2009 conquistò il mercato di Berlino, venne poi vietato per rinascere sotto nuove spoglie. Oggi, secondo il rapporto europeo, le bustine di tipo Spice contengono cannabinoidi sintetici che fanno la parte del leone nel mercato delle nuove droghe: 23 sostanze sulle 49 segnalate in Europa nel 2011. «Si tratta di rifiuti della ricerca farmacologica», spiega Serpelloni. «Negli anni passati le industrie farmaceutiche si sono concentrate sulla produzione di farmaci a base di Thc, il principio attivo della Cannabis, che sembrava avere un effetto sul controllo della nausea da utilizzare ad esempio durante la chemioterapia. Quelle ricerche hanno dato origine a circa 500 prodotti, scartati perché troppo psicoattivi. Tutte sostanze brevettate con il nome Jvh, le iniziali di chi le ha scoperte, seguito da una cifra e regolarmente acquistabili in Cina. Una volta comprate sotto forma di liquidi contenuti in barili, le sostanze vengono poi portate nei Paesi dell'Est dove in fabbriche artigianali vengono mescolate con erbe e vendute come droghe naturali». IL CAPITOLO DEGLISTIMOLANTI L'altra categoria corposa tra le nuove droghe individuate dal centro europeo è quella dei catinoni sintetici. Si tratta di stimolanti che contengono catinone, una sostanza presente nella pianta di Qat, o Khat, ma che vengono prodotte in laboratorio. Il più famoso è il mefedrone, molto utilizzato in Inghilterra. Secondo un recente sondaggio del governo britannico, il 4,4% della popolazione inglese tra i 16 e i 24 anni ne ha fatto uso tra il 2010 e il 2011: la stessa percentuale dei consumatori di cocaina. Gli effetti: euforia, aumento di energia, empatia, aumento della libido, sudorazione, tachicardia, mal di testa. L'uso eccessivo porta i consumatori nei reparti di pronto soccorso in preda a forti dolori al petto e uno stato di estrema agitazione. Ma sul mercato sta entrando anche altro. Un recente studio pubblicato sul British Medical Journal (Bmj) ci fa riscoprire sostanze come le chetamine e il Gamma Idrossibutirrato (Ghb, o ecstasy liquido). Il Ghb in origine era un anestetico, è stato poi usato per trattare l'insonnia e i sintomi dell'astinenza da alcol. Gbl è una sostanza simile al Ghb, si trova nei solventi per la pulizia e viene anch'esso usato per lo sballo. Sono sostanze che danno euforia, comportamento disinibito e un aumento dell'eccitazione sessuale. Vengono anche definite «droghe dello stupro» perché poche gocce, inodori e insapori, producono un abbattimento delle barriere di difesa. Una serie di recenti casi di cronaca raccontano di ragazze vittime di stupro a cui erano state somministrate, mascherate nell'alcol. L'effetto è massimo dopo circa mezz'ora dall'assunzione ma poi decresce rapidamente e quindi spesso viene presa, o peggio somministrata, più volte di seguito. L'overdose porta a depressione respiratoria e incoscienza. ANESTETICIPER CAVALLI Le chetamine sono composti con proprietà analgesiche e anestetiche e vengono usate a questo scopo anche sugli animali. Sul mercato sono disponibili varie formulazioni prodotte in modo illecito, una di queste recentemente sequestrata proveniva da un anestetico per cavalli. L'effetto dura circa due ore e provoca euforia, sogni di tipo allucinatorio ed «esperienze mistiche», secondo quanto riporta l'articolo di Winstock e Mitcheson sul Bmj. Gli effetti collaterali più gravi che portano al pronto soccorso sono perdita di coscienza, problemi al tratto urinario, dolori addominali o danni dovuti a comportamenti sessuali rischiosi. Dal punto di vista psichico, le chetamine possono provocare panico e paranoia. Anche in questo caso, si riscontra spesso un uso compulsivo: la chetamina viene presa più volte di seguito per prolungarne l'effetto. C'è da dire poi che tutte queste sostanze vengono spesso utilizzate in combinazione con altre, in particolare con l'alcol, e il mix fa aumentare il rischio per la salute. «Al momento non si può parlare di un'invasione di queste sostanze – spiega Serpelloni - sono ancora droghe di nicchia rispetto alla cannabis o alla cocaina, però ci sono molti casi di intossicazione grave. Contrariamente alla cannabis, i consumatori non sono giovanissimi, la loro età media è di 35 anni, si tratta di sperimentatori, persone che cercano cose nuove. Ma siccome parliamo di sostanze difficilmente rilevabili dai laboratori, è difficile fare una valutazione precisa». Del resto, anche la vecchia cannabis non è più quella d'un tempo: «Le piante sono state così modificate – prosegue Serpelloni - che sono irriconoscibili: abbiamo appena messo a punto un atlante per la Guardia di finanza con tutte le nuove forme. Anche la quantità di principio attivo che contengono, il Thc, non è più la stessa: se prima si aggirava intorno al 7%, oggi arriva al 38%». Un dato che ha fatto fare marcia indietro anche alla liberale Olanda dove una nuove legge equipara la cannabis con un contenuto di Thc superiore al 15% alla droga pesante, cioè alla cocaina e all'ecstasy. SuInternetper85eurosi trova ilPartyandRecovery Packcheforniscesia lepilloleper lasera, siaquelle per tirarsi sualmattino L'INCHIESTA Losballo sintetico Lenuovedroghe?Rifiuti dei laboratori farmaceutici CRISTIANAPULCINELLI cristiana.pulcinelli@gmail.com Bertozzi& Casoni:«Composizione non finita infinita»(2009) ... Ancheilprincipioattivo dellaCannabis, ilThc,èstato modificato:oraèmoltopiù concentrato.Dal7al38% ... Gblèunasostanzasimile alGhbesi trovaneisolventi per lapulizia.L'effettopiù immediatoè l'euforia U: 20 venerdì 11, maggio, 2012
I SIGNORI (E SIGNORI È UNA PARO-LA GROSSA) DEL PDL BISOGNA CAPIRLI:SONOQUASIVENT'ANNIche andavano in tv a dire: «Ci hanno votati e dunque possiamo dire e fare quello che vogliamo». Cosicché, oggi che invece non li hanno votati, il disco si è rotto e non sanno più che cosa dire e a chi dare la colpa. Così, accusano il governo Monti, di cui peraltro sono due volte responsabili: perché hanno creato le condizioni per farlo insediare e poi perché lo hanno votato. Ma ora sostengono di avere perso le elezioni per effetto delle misure impopolari decise da Monti e scoprono la necessità di prendere le distanze dalla crisi che loro stessi hanno provocato. E non si domandano neanche, se, per caso, non hanno perso per la politica disastrosa che hanno fatto. E magari anche perché hanno mandato in tv certe facce, le loro, che non si sopportano più. Prendiamo la signora Gelmini, improvvisamente assurta, nelle ultime settimane, al ruolo di comunicatrice tv, dopo essersi fatta odiare da una intera generazione (più parenti e docenti). Impettita e stridula, un bastone senza carota, per il cui calore disumano gli italiani chissà perché avrebbero dovuto cominciare a votare, quando non l'hanno votata mai. Perché questo è il paradosso: i berluscloni in realtà non sono stati votati. Sono stati nominati da Berlusconi stesso, con l'assistenza di qualche docile sottoposto, amico degli amici, ma soprattutto del padrone. E ora, giovani virgulti della democrazia diretta come La Russa e ovviamente Gasparri, vengono a dirci che le elezioni le hanno perse perché i candidati erano sbagliati. E chi li ha scelti i candidati del Pdl, il governo Monti? O magari il Pd? Partito che, tra l'altro, è l'unico ad aver retto la prova delle urne, nonostante che parlare male del Pd sia lo sport più praticato in tv. Da tutti, compresi non pochi rappresentanti del Pd. TV Il voto e il disco rotto dei signori delPdl 06.45 Unomattina. Show. 11.00 TG1. Informazione 11.05 Occhio alla spesa. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 Tg1 Economia. Informazione 14.01 Tg1 Focus. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show. 15.15 La vita in diretta. Rubrica 16.50 TG Parlamento. Informazione 16.51 Previsioni sulla viabilità. Informazione 17.00 Tg 1. Informazione 17.10 Che tempo fa. Informazione 18.50 L'Eredità. Gioco a quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Qui Radio Londra. Attualita' 20.35 Aari tuoi. Show. 21.10 Tale e quale show. Show. Conduce Carlo Conti. 23.25 TV 7. Informazione 00.25 L'appuntamento. Informazione 00.55 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.15 Tg1 Focus. Informazione 01.25 Che tempo fa. Informazione 01.30 Qui Radio Londra. Attualita' 01.35 Sottovoce. Talk Show. 06.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 09.30 TGR - Montagne. Informazione 10.00 Tg2 Insieme. Rubrica 11.00 I Fatti Vostri. Show. 13.00 Tg 2. Informazione 13.30 TG 2 Costume e Società. Rubrica 13.50 TG 2 Eat Parade. Rubrica 14.00 Italia sul Due. Rubrica 16.15 La signora del West. Serie TV 17.00 Private Practice. Serie TV 17.50 Rai TG Sport. Informazione 18.15 Tg 2. Informazione 18.45 Ghost Whisperer. Serie TV 19.35 Squadra Speciale Cobra 11. Serie TV 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 21.05 N.C.I.S. Los Angeles. Serie TV Con Linda Hunt, LL Cool J, Chris O'Donnell. 21.50 Blue Bloods. Serie TV Con Tom Selleck, Donnie Wahlberg, Bridget Moynahan. 22.40 The Good Wife. Serie TV Con Julianna Margulies, Christine Baranski, Josh Charles. 23.25 TG 2. Informazione 23.40 L'ultima parola. Talk Show. 08.00 Agorà. Talk Show. 10.00 La Storia siamo noi. Documentario 11.00 Apprescindere. Talk Show. 11.10 TG3 Minuti. Informazione 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 Ciclismo: 95° Giro d'Italia si gira. Sport 12.45 Le storie. Talk Show. 13.10 La strada per la felicita'. Soap Opera 14.00 Tg Regione. Informazione 14.20 TG3. Informazione 15.10 Ciclismo Sant'Elpidio (FM): 95° Giro d'Italia 6° tappa: Urbino - Porto S. Elpidio. Sport 18.05 Geo & Geo. Rubrica 19.00 TG3. Informazione 19.30 TG Regione. Informazione 20.00 Blob. Rubrica 20.15 Le storie. Talk Show. 20.35 Un posto al sole. Soap Opera 21.05 Robinson. Rubrica 23.15 Law&Order. Serie TV Con Jeremy Sisto, Linus Roache, Alana Truglio. 00.00 TG 3 Linea notte. Informazione 00.10 TG Regione. Informazione 01.05 Appuntamento al cinema. Rubrica 01.06 Ciclismo: 95° Giro d'Italia Giro notte. Rubrica 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.40 La telefonata di Belpietro. Rubrica 08.50 Mattino cinque. Show. 10.01 Tg5. Informazione 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Uomini e donne. Talk Show. Conduce Maria De Filippi. 16.05 Amici. Talent Show 16.45 Pomeriggio cinque. Talk Show. 18.45 Il Braccio e la Mente. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show. Conduce Ficarra, Picone. 21.10 Matrimonio alle Bahamas. Film Tv Commedia. (2007) Regia di Claudio Risi. Con Max Cavallari, Bruno Arena, Biagio Izzo 23.20 Supercinema. Rubrica 23.45 Tg5 - Notte. Informazione 00.15 Meteo 5. Informazione 00.16 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show. Conduce Ficarra, Picone. 07.22 Ieri e oggi in tv. Rubrica 07.25 Nash Bridges I. Serie TV 08.20 Hunter. Serie TV 09.40 Carabinieri. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 14.05 Forum. Rubrica 15.37 Rimini, Rimini. Film Comico. (1987) Regia di Sergio Corbucci. Con Paolo Villaggio, Serena Grandi, Jerry Calà. 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.30 Walker Texas Ranger. Serie TV Con Chuck Norris, Clarence Gilyard 21.10 Quarto grado. Reportage 23.55 I Bellissimi di Rete 4. Show. 00.00 Bordertown. Film Drammatico. (2007) Regia di Gregory Nava. Con Jennifer Lopez, Antonio Banderas, Maya Zapata. 02.05 Tg4 - Night news. Informazione 02.30 L'avvertimento. Film Crimine. (1980) Regia di D. Damiani. Con Giuliano Gemma, Martin Balsam 06.50 Cartoni animati 08.40 Settimo cielo. Serie TV 10.35 Ugly Betty. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball. Cartoni Animati 15.00 Camera Cafè ristretto. Serie TV 15.10 Camera Cafè. Sit Com 15.55 Camera Cafè sport. Sit Com 16.00 Chuck. Serie TV 16.50 La Vita secondo Jim. Serie TV 17.50 Trasformat. Show. 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. Miami. Serie TV 20.20 C.S.I. Miami. Serie TV 21.10 The departed - Il bene e il male. Film Gangster. (2006) Regia di Martin Scorsese. Con Leonardo DiCaprio, Matt Damon, Jack Nicholson. 00.20 Alpha dog. Film Drammatico. (2006) Regia di Nick Cassavetes. Con Justin Timberlake, Emile Hirsch. 02.40 Studio aperto - La giornata. Informazione 02.55 Highlander. Serie TV Con Adrian Paul 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 L'aria che tira. Talk Show. 12.30 I menù di Benedetta Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Tobruk. Film Guerra. (1967) Regia di Arthur Hiller. Con Rock Hudson, George Peppard, Nigel Green. 15.55 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 17.55 I menù di Benedetta. Rubrica 18.50 G' Day alle 7 su La7. Attualita' 19.25 G' Day. Attualita' 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica 21.10 Un due tre stella - Best of. Show. Conduce Sabina Guzzanti. 23.45 Sotto canestro. Rubrica 00.10 Tg La7. Informazione 00.15 Tg La7 Sport. Informazione 00.20 (ah)iPiroso. Talk Show. Conduce Antonello Piroso. 01.15 Movie Flash. Rubrica 01.20 G' Day alle 7 su La7 (R). Attualita' 21.00 Sky Cine News. Rubrica 21.10 Il trono di spade 2. Serie TV 22.15 Il trono di spade 2. Serie TV 23.20 Senza arte né parte. Film Commedia. (2010) Regia di G. Albanese. Con V. Salemme 01.00 Un anno da ricordare. Film Drammatico. (2010) Regia di R. Wallace. Con D. Lane J. Malkovich. SKY CINEMA 1HD 21.00 L'acchiappadenti. Film Commedia. (2010) Regia di M. Lembeck. Con D. Johnson A. Judd. 22.45 Megamind. Film Animazione. (2010) Regia di T. McGrath. 00.25 Christmas in Wonderland. Film Commedia. (2007) Regia di J. Orr. Con M. Knight P. Swayze. 02.05 Aiuto! Sono un pesce. Film Animazione. (2001) Regia di S. Fjeldmark 21.00 La vita facile. Film Drammatico. (2011) Regia di L. Pellegrini. Con S. Accorsi P. Favino. 22.50 Amore estremo - Tough Love. Film Commedia. (2003) Regia di M. Brest. Con B. Aeck J. Lopez. 01.00 North Face - Una storia vera. Film Drammatico. (2008) Regia di P. Stölzl. Con B. Furmann F. Lukas. 19.15 Hero Factory. Cartoni Animati 19.40 Star Wars: The Clone Wars. Serie TV 20.05 Batman the Brave and the Bold. Cartoni Animati 20.30 Lo straordinario mondo di Gumball. Cartoni Animati 20.55 Adventure Time. Cartoni Animati 21.20 Takeshi's Castle. 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Marchio di fabbrica. Documentario 19.30 Marchio di fabbrica. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Miti da sfatare. Documeantario 22.00 Vero o falso?. Documentario 23.00 American Guns. Documentario 18.35 Platinissima presenta Good Evening. Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Via Massena. Sit Com 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 Fino alla fine del mondo. Reportage 22.30 Deejay chiama Italia - Edizione Serale. Rubrica DEEJAY TV 19.30 I soliti Idioti. Serie TV 20.20 Jersey Shore. Serie TV 21.10 La rivincita delle bionde. Film Commedia. (2001) Regia di Robert Luketic. Con Reese Witherspoon, Luke Wilson, Matthew Davis. 22.50 Death Valley. Serie TV 23.15 Death Valley. Serie TV 23.40 Speciale MTV News: Story of The Day. Informazione MTV RAI 1 21.10: Tale e quale show Show con C. Conti. I vip in gara devono far rivivere le grandi icone del passato. 21. 05: N.C.I.S. Los Angeles Serie TV con C. O'Donnell. Callen e gli altri atterrano in Sudan per salvare Sam, rimasto solo. 21.05: Robinson Show con L. Costamagna. Arontiamo gli argomenti di attualità della settimana. 21.10: Matrimonio alle Bahamas Film con B. Izzo. Un incontro-scontro tra le diversissime famiglie dei futuri sposi. 21.10: Quarto grado Rubrica con S. Sottile. In primo piano i fatti di cronaca più recenti con gli sviluppi processuali. 21.10: The departed - Il bene e il male Film con L. Di Caprio. Una recluta viene infiltrata in una gang. 21.10: Un due tre stella - Best of Show con S. Guzzanti. Rivediamo una variegata carrellata di personaggi più riusciti. RAI 2 RAI 3 CANALE 5 RETE 4 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY FRONTEDELVIDEO MARIANOVELLAOPPO U: venerdì 11, maggio, 2012 25
CON L'ELEZIONE DI HOLLANDE L'IPOTESI DI UNA GOL-DENRULEPERGLIINVESTIMENTIÈTORNATANELL'AGENDA POLITICA ED ECONOMICA EUROPEA. TENERE FUORI DAI VINCOLISTRINGENTIDELPATTODISTABILITÀGLIINVESTIMENTI-PERFONDIEUROPEI, quote nazionali per opere pubbliche e grandi infrastrutture, incentivi alle imprese e all'occupazione – rappresenta oggi l'unica strada per liberare risorse da destinare alla crescita e spezzare il circolo vizioso della crisi. All'indomani del voto per le amministrative, Bersani ha indicato una via concreta e immediata: mini golden rule, per sboccare da subito il pagamento di una parte dell'enorme massa di crediti che il sistema delle imprese italiane - soprattutto Pmi - vanta nei confronti dello Stato. Si tratta di risorse già disponibili, che la pubblica amministrazione, in particolare i comuni, non può erogare, a causa dei vincoli imposti dal patto di stabilità. Recenti stime dicono che questo debito «nascosto» ammonta a 60-70 miliardi di euro, circa 4 punti del nostro pil. Liberare queste risorse, o almeno una parte di esse, sarebbe un toccasana per le imprese e aiuterebbe a rimettere in moto il circuito virtuoso della spesa. Si tratta di un'operazione non semplice e che, in ogni caso, andrebbe adeguatamente pianificata (anzitutto attraverso una ricognizione dei crediti per evitare l'aumento ulteriore di spesa corrente) e finanziata, evitando cioè di farla gravare ulteriormente sul debito pubblico. L'idea di una golden rule, nelle stesse ore, è stata rilanciata anche nel dibattito sul futuro dei meccanismi di stabilizzazione finanziaria della zona euro, sotto forma di una possibile deroga, circoscritta agli investimenti, ai tetti fissati dal fiscal compact. Si tratta di una misura estremamente complessa sotto il profilo tecnico e giuridico che andrà approfondita e vagliata con attenzione, ma che, in primo luogo non può essere esente da valutazioni prettamente politiche. Sarà, per questo, essenziale definirla e circoscriverla politicamente, individuando gli ambiti in cui impegnare le risorse, a cominciare dagli investimenti nei settori strategici per il rilancio dell'economia. Liberare le risorse non basta, se gli investimenti che ne conseguono non sono coerenti con gli interessi e i bisogni di quelle fasce di popolazione, più di altre, stanno pagando gli effetti della crisi. Se questo è l'obiettivo, quale migliore strumento dei fondi strutturali e della politica di coesione per conseguirlo? Attraverso il meccanismo della golden rule migliorerebbero le performance di utilizzo dei fondi europei (evitando i rischi di disimpegno) sia delle Regioni, sia dello Stato e, allo stesso tempo, si riattiverebbe il circuito della spesa, con ricadute positive su domanda, crescita e creazione di posti di lavoro. Insomma, occorre prendere atto che la recessione, nel breve periodo, si supera innanzitutto stimolando la domanda. Casoscout-gay Né sdoganamento né anatemi, ma riflessioni Luigi Cancrini psichiatra e psicoterapeuta Filippo DiGiacomo ViaOstiense,131/L_0154_Roma lettere@unita.it LA SETTIMANA SCORSA L'AGESCI, ORGANIZZA-ZIONE DEGLI SCOUT CATTOLICI, ha reso noti gli atti di un seminario di studi. Come ha chiosato Marco Politi (probabilmente, l'unico giornalista ad aver letto attentamente tutti gli interventi) sembra che tutti siano orientati a «sdoganare la presenza gay all'interno del movimento scout cattolico». Il convegno di studio, organizzato dalla rivista «Scout-Proposta educativa» si inserisce tra le traiettorie che, nella chiesa di base, stanno elaborando qualche via di uscita da posizioni fossilizzate. Il numero della rivista scout si aggiunge così dal novembre scorso, al numero di «Aggiornamenti sociali» di qualche anno fa, a diverse pagine di interventi e di opinioni del quotidiano «Avvenire» e ad altre iniziative che, chi frequenta l'humus territoriale della Chiesa italiana, conosce. Eppure, qualcuno ha provato a prendersela con il teologo padre Francesco Compagnoni, uno dei più aperti docenti di teologia morale che, nel dibattito a più voci, ha riassunto la dottrina ufficiale della Chiesa usando anche per la condizione omosessuale, parole che in teologia morale valgono per tutti. «Atti intrinsecamente disordinati», sono anche quelli di un eterosessuale promiscuo, il quale – qualora fosse un capo scout – rappresenterebbe un «problema educativo». Il sacerdote quindi, lungi dal dichiarare «anatema» l'omosessuale educatore, sostiene che la prassi pedagogica comporterebbe, data l'età di coloro che sono coinvolti nel percorso educativo dell'Agesci, una buona dose di discrezione. Ed è stata questa l'opinione che ha fatto gridare allo scandalo. Marco Politi, che pure ha annotato la distinzione tra capi scout gay anonimi e non, ha saggiamente ricordato «Sono contorsioni, ma fino a poco tempo fa era la dottrina dell'esercito americano dove, vietata l'omosessualità, vigeva la regola “Don't ask, don't say”: le gerarchie militari non chiedano, i soldati non dichiarino». «La via per andare a Dio», diceva Raïssa Maritain, «è infinitamente corta perché egli è vicino a noi come la nostra anima». La nostra anima è sempre viva. Ma se vogliamo afferrarla, e costringerla nei parametri della nostra razionalità, ci sfugge ma allo stesso tempo, continua ad avvolgerci da ogni parte. È dentro e fuori di noi. Sottrarsi alla sua presenza significherebbe sottrarsi alla realtà che incarniamo. La getteremo dalla finestra, ma rientrerà dalla porta. Quando siamo stanchi di chiamarla «anima», la chiamiamo «psiche». È la stessa cosa. Per Omero, che di anime complesse e confuse se ne intendeva, era «l'occhio che vede e l'orecchio che ode». E forse alludeva a questo Cristo, quando proclamava beati chi ha occhi per vedere e orecchie per sentire. Ma l'anima è anche la pelle che profuma, l'olfatto che odora, il palato che gusta, il cuore che ama, il cervello che pensa. E se l'atteggiamento religioso che ci avvicina a Dio è l'umile ammirazione, lo stesso può valere per avvicinarci alla nostra anima. Potremmo «ammirarci» perché coscienti, con la parole della Bibbia, che Dio ci ha «costruiti» come dei prodigi. Da quando le parole di meraviglia delle nostre origini sono state confuse con l'uso improprio dei linguaggi religiosi, psicoanalitici, medici, sociologici, politici... tutti siamo diventati più poveri. Forse perché così ricchi di idee, così complessi, così confusi in un amalgama di teorie, modelli, opinioni, sentiamo forte il bisogno di tornare all'essenziale. Cosa che, spesso, significa interrogarsi sulla propria anima, sul proprio io, sullo spessore di questo «io» che ognuno dice o crede di essere. E se in questo percorso il nostro cuore, dovesse «condannarci», come cristiani si ha la certezza che viene da Giovanni quando assicura che «Dio è più grande del nostro cuore». Nelle stesse pagine della rivista «Scout-Proposta educativa», Manuela Tomisich, docente all'università cattolica di Milano annota: «Costruire la propria identità attraverso una serena attenzione alla dimensione della sessualità rende possibile esprimere la propria unicità e riconoscersi nella propria scelta». Nella base cattolica, la riflessione è molto avanzata e per fortuna nessuno parla più di prescrizioni, o di abominevoli terapie per convertire gli omo in etero. La «discrezione», raccomandata da padre Francesco Compagnoni dunque, rimane un invito a quel rispettoso silenzio che accompagna la ricerca dei veri valori. La differenza di cui tanto si parla, non è solo quella tra uomo e donna, perché questa non basta a garantire la maturità di un rapporto a due, se per rapporto maturo si intende un legame che fa i conti con un essere diverso dal «me», con una alterità. L'altro è ben più che il suo corpo. E, se è vero che l'uguaglianza dei corpi nella coppia omo non impedisce di riconoscere l'alterità, è compito dei credenti gay cominciare a spiegarlo e dimostralo. Senza urlare, magari, ogni qual volta un prete esprime un'opinione. Andrea Cozzolino Vice capodelegazione Pd al parlamento europeo Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 CaraUnità L'unità dellasinistra Non ho mai abbandonato completamente l'Unità nemmeno dopo la fine del Pci, anche se molte volte non ne condividevo la linea. È stato il giornale di mio nonno, minatore comunista, del mio babbo, che è stato diffusore domenicale per anni, ed oggi rimane una voce indispensabile della sinistra in un momento difficile per il nostro Paese. Il nuovo formato mi convince. È bello e più facilmente leggibile. Il mio augurio è che l'Unità cresca anche nei contenuti, che per altro erano già apprezzabili, e diventi la voce della sinistra italiana e del Lavoro, sì quello con la lettera maiuscola, che ha visto, nel corso degli ultimi anni, perdere progressivamente il suo valore sociale tanto da rimanere senza rappresentanza. Auspico un quotidiano aperto che dia voce anche a quella sinistra diffusa, che non ha più rappresentanza in parlamento ma che tanto ha da dire e dare in termini di idee e di proposte. DinoRoccabianca Iononsonod'accordo Immagino che la rubrica delle lettere sarà piena di elogi per il nuovo formato e non ci sarà invece nessuna lettera di critiche. Quindi questa mia non sarà di certo pubblicata. Pubblicarla sarebbe un segno di grande onestà. Io leggo tutti giorni e da molti anni l'Unità. L'Unità come era si leggeva molto più comodamente anche in poltrona proprio per il suo formato più piccolo. Adesso è come gli altri quotidiani, anzi è di altezza maggiore, mentre lo spessore è minore per cui sembra sia stata ridotta. I caratteri sono più piccoli e di più difficile lettura. Le pagine così grandi sono piene e fanno quasi passare la voglia di leggere. Infatti questa sera non l'ho letta e mi manca. Anche mia madre che ha 90 anni si è lamentata e così pure mio marito. LidiaBallestrazzi DaMinaper Grillo In questo periodo di travagli elettorali e politici a livello sia europeo che italiano, nello scorrere i quotidiani di oggi, tutto avrei potuto immaginare tranne che di trovarvi una corposa e convinta difesa spada tratta, sostenuta dalla Signora Mina Mazzini avverso Beppe Grillo, Leader del Movimento 5 Stelle! Naturalmente la Signora, il suo ruolo di difensore d'ufficio, si preoccupa di svolgerlo dalla Svizzera, dove vive da anni contumace in quanto debitrice con il fisco italiano per qualche decina di miliardi di tasse evase e, questo sa di poterlo fare perché gli Stati dell'Unione europea, nonostante le tante chiacchiere, sono ben lungi dall'essere come gli Usa se così non fosse, lei sarebbe nelle stesse condizioni di Silvio Pellico! RenzoTassara RiccardoSiliprandi, anarchico luzzarese Finalmente Riccardo Siliprandi, anarchico luzzarese, avrà il ricordo che merita, senza più le scusanti ipocrite che ne avevano impedito l'apposizione di una targa in marmo di Carrara, custodita da anni nella sede del circolo anarchico reggiano "Berneri". Già nel 1920, quindi nel momento di maggiore consolidamento del fascismo, abbandonato il socialismo prampoliniano, Siliprandi comunque fedele alle idee di uguaglianza e solidarietà in cui credeva, non ebbe timori a fondare il primo circolo anarchico in quel di Luzzara, che immediatamente contò quasi quaranta iscritti, metà dei quali donne e l'antifascismo militante, l'opposizione totale al fascismo ne divenne l'attività principale. Le azioni di Ariè e compagni non passarono inosservate, tanto che il 5 maggio 1921 verrà assassinato vigliaccamente da una squadraccia fascista, che gli sparò alla schiena mentre tentava di fuggire all'aggressione, lasciandolo "contro il muro a rinsecchirsi" come scrisse Zavattini in una celebre poesia ad esso dedicata. In un Paese dove certi sindaci si permettono di celebrare il duce e la sua concubina nel luogo dove vennero fucilati, nel Paese dove vengono affisse lapidi e croci fasulle per chi massacrava coi nazisti, rimane da capire come sia stato possibile attendere ben 91 anni, affiché un antifascista, convinto anarchico, ardito del popolo, venisse onorato e ricordato con una targa pubblica in sua memoria. AlessandroFontanesi Per il socialista Hollande si esce dalla stagnazione economica solo se si abbandonano i tracciati senza regola del libero mercato e delle speculazioni finanziarie. Posizione limpidamente opposta alla cura di rigore e tasse, austerità e tagli imposta in Grecia e Italia. Nel Pd, a dire il vero, tra i suoi esponenti non manca chi va auspicando tesi molto vicine a quelle di Hollande. MIMMO MASTRANGELO LETTORE Per il socialista Hollande si esce dalla stagnazione economica solo se si abbandonano i tracciati senza regola del libero mercato e delle speculazioni finanziarie. Posizione limpidamente opposta alla cura di rigore e tasse, austerità e tagli imposta in Grecia e Italia. Nel Pd, a dire il vero, tra i suoi esponenti non manca chi va auspicando tesi molto vicine a quelle di Hollande. C'è qualche cosa di comune nel voto che è stato dato in varie parti d'Europa perché l'elettorato si è spostato soprattutto a sinistra: in Francia come in Germania, in Italia come in Inghilterra. Il che è comprensibile, in fondo, se si pensa che la scelta del rigore con cui l'Europa ed i suoi governi hanno tentato finora di rispondere alla crisi dell'euro ha determinato ovunque un aumento della disoccupazione e difficoltà importanti per le persone a reddito fisso e per i pensionati mentre i grandi patrimonii e le rendite finanziarie non sono stati toccati: rendendo ancora più evidente la differenza fra il tenore di vita dei più ricchi e dei meno fortunati. Che gli elettori si comportino in un modo così ragionevole e così differente da quello che in altri tempi portò allo sviluppo di regimi autoritari, tuttavia, è un segnale importante di maturità dell'opinione pubblica dei più importanti paesi europei. Da cogliere e da consolidare, ora, con un mutamento di rotta della politica economica: orientando il timone verso la possibilità di una crescita basata sui grandi valori dell'equità e della solidarietà. La tiratura del 10 maggio 2012 è stata di 123.255 copie La maturità degli elettori in Europa Dialoghi Crescita Dare ossigeno alle imprese Sì alla «Golden rule» 18 venerdì 11, maggio, 2012
IL TUO MUTUO, COSTRUIAMOLO INSIEME. Esempio al 01.05.2012. Mutuo Domus a tasso fi sso: importo mutuo 100.000 euro, durata 20 anni, fi nalità acquisto prima casa. TAEG 6,140%, TAN 5,70%. Spese istruttoria 600 euro, perizia 250 euro, imposta sostitutiva 0,25% dell'importo del mutuo, avviso/quietanza pagamento rata mensile 1,50 euro, costo comunicazioni di legge 0,70 euro percepiti ad ogni invio. Polizza incendio gratis per le domande di mutuo prima casa presentate dal 30/04 al 30/06/2012. Messaggio Pubblicitario con fi nalità promozionale. Fogli Informativi in Filiale e sul sito internet delle Banche italiane del Gruppo che commercializzano il prodotto. Concessione del mutuo subordinata all'approvazione della Banca. 16 venerdì 11, maggio, 2012
ANGELACAMUSO Ma perché? È questa la domanda che si fanno al Nazareno quando tra le stanze del quartier generale del Pd inizia a circolare il testo dell'intervista di Romano Prodi all'Espresso. Il confronto sulla legge elettorale è già tutto in salita, è il ragionamento, e le parole del Professore non contribuiscono certo a spianare la strada. Per questo Pier Luigi Bersani con i suoi si dice «sorpreso». Per questo la segreteria esce con una nota in cui si ricorda che il Pd è per il doppio turno di collegio ma che se si vuole davvero superare il Porcellum bisogna arrivare a un sistema elettorale che venga approvato dalla maggioranza del Parlamento. E per questo Luciano Violante, che sta lavorando insieme ad esponenti del Pdl e del Terzo polo per redigere una bozza condivisa, definisce «non esatto» quanto detto dall'ex premier al settimanale. Prodi, nell'intervista che esce oggi in edicola, sostiene che il confronto avviato da Pd, Pdl e Terzo polo «ci avvicina alla Grecia» e che Bersani non può contemporaneamente dire di voler costruire una coalizione come quella che ha portato Hollande all'Eliseo e poi dare il via libera a una legge elettorale di tipo proporzionale: «Come fa il mio amico Bersani a dire che vuole fare come Hollande, guardare ad alleanze di centro e di sinistra, con la legge elettorale che lui ha proposto e che sostiene?». Dice il Professore che «il modello tedesco non regge più neppure in Germania»: «Momenti di frammentazione politica come quello che stiamo vivendo, con l'esplosione delle liste, obbligano i partiti a cercare l'unità, un riaccorpamento. O con il doppio turno alla francese o con altri meccanismi. La riforma elettorale di cui si è parlato per mesi invece ci avvicina alla Grecia». SORPRESAPER L'USCITADELPROF L'uscita di Prodi sorprende Bersani, soprattutto perché arriva in un momento particolare, cioè all'indomani di un voto dal quale solo il Pd è uscito rafforzato, all'interno di un quadro generale caratterizzato da una forte frammentazione, e proprio mentre il confronto su come superare il Porcellum ha subito una brusca frenata a causa delle difficoltà e delle lotte intestine del Pdl. Per questo al Nazareno si decide di rispondere con una nota della segreteria, per bocca del responsabile Enti locali Davide Zoggia: «Il presidente Prodi sa bene che la proposta di riforma elettorale approvata dalla Assemblea nazionale del Pd prevede il doppio turno di collegio. Quella proposta non solo non è mai stata ritirata, ma è pienamente in campo. Il Pd, ancora ieri e oggi con le parole del segretario Bersani, l'ha rilanciata». Ma non sfugge a nessuno, nel Pd, un piccolo particolare. Che Zoggia ricorda a Prodi, e cioè che il Pd da solo non ha la maggioranza in Parlamento per modificare la legge elettorale: «E dato che il Porcellum va assolutamente cambiato, bisogna trovare i voti su una proposta di riforma che superi l'attuale normativa». Insomma, «una dimostrazione di testimonianza delle proprie idee» va bene, ma poi bisogna evitare che gli elettori tornino alle urne senza avere la possibilità di scegliere i propri rappresentanti e che anche la prossima legislatura sia a rischio instabilità. Chi per il Pd sta lavorando per trovare una convergenza con Pdl e Terzo polo su una bozza di legge elettorale che leghi insieme rappresentanza e governabilità è Violante. Che definisce «non esatto» il ragionamento di Prodi sul rischio della deriva «greca». Per due motivi. Il primo è che l'attribuzione dei seggi, secondo quanto stabilito nelle precedenti riunioni degli sherpa, avverrebbe su base circoscrizionale e non nazionale, «il che renderebbe il sistema soltanto apparentemente proporzionale, mentre nei fatti sarebbe maggioritario». Fa però anche notare Violante che il risultato delle amministrative «mette in discussione uno dei presupposti» alla base del confronto, e cioè che il sistema politico italiano si fondi due poli, più una formazione che aspira a porsi come terzo polo. «Se il voto amministrativo valesse anche per le politiche, ci sarebbe un solo polo», dice facendo riferimento al tracollo di Pdl e Lega. «E questo comporta la necessità di rivedere il progetto». Come? Tra le ipotesi c'è quella di procedere a una revisione del numero delle circoscrizioni, prevedendone una decina in più rispetto alle attuali 26, il che renderebbe ancora più maggioritario il sistema. Oppure di lavorare per una maggioranza costruita attorno proprio al doppio turno, sul quale (oltre a ItaliaFutura, l'associazione che fa capo a Montezemolo) una parte de Pdl sarebbe anche d'accordo (avversata però dagli ex An, che spingono per reintrodurre le preferenze). Contatti tra gli sherpa ci sono stati in questi giorni, ma per una vera e propria riunione bisognerà aspettare la settimana dopo i ballottaggi. I tempi però stringono e il fatto che l'iter delle riforme istituzionali sia rallentato anche per via dell'arrivo in commissione Affari costituzionali del Senato della spending review inizia a preoccupare chi pensava di approdare a una discussione in Aula per maggio. Il relatore in commissione per le riforme Carlo Vizzini (Pdl) dice che «non c'è nessun atteggiamento dilatorio da parte di alcuno». I sospetti reciproci tra Pd, Pdl e Terzo polo però non mancano, e nessuno sente il bisogno di dover fare i conti anche con spinte esterne. Adesso Renzo Bossi disconosce il diploma di laurea col timbro di Tirana, trovato nella cassaforte di Francesco Belsito: «Mi dissocio completamente da quel diploma universitario. Non sono mai stato in Albania, non parlo l'albanese, non ho mai vantato titoli accademici e non sono mai stato a conoscenza di quel documento datato 2010», ha sostenuto il «Trota». E dalle carte dell'ex tesoriere della Lega, sequestrate ieri per ordine del procuratore capo di Forlì, Sergio Sottani e del pm Fabio Di Vizio dopo le perquisizioni in via Bellerio, sono emerse altre rivelazioni. Come la lettera di Riccardo Bossi a Belsito, ora messa agli atti: «Grazie mille per tutto quello che stai facendo», inizia il primogenito del Senatur, che elenca le spese a cui deve «fare fronte al 31 gennaio 2011» e delle quali chiede il rimborso all'ex tesoriere. Oltre 12 mila euro di «noleggio» auto, lavori «di carrozzeria» per 3.900, e ancora la richiesta di «saldare in contanti le multe arrivate ad oggi» per 1.857 euro. Nell'inchiesta della Procura di Forlì è indagato anche, per appropriazione indebita e reati fiscali, il segretario della Lega Nord Romagna, Gianluca Pini, bolognese di 39 anni e uomo di fiducia di Maroni. Sono state sequestrate anche le scritture fra Belsito e i candidati leghisti alle ultime tre politiche (2001, 2006, 2008); questi si sarebbero impegnati a versare somme in favore della Lega, in cambio del sostegno alla campagna elettorale, da pagare in rate mensili una volta eletti; sequestrate le ricevute per deposito cauzionale rilasciate a tal fine ai candidati dalla Lega e la documentazione dei versamenti volontari effettuati dal parlamentare Pini a favore della Lega dal 2001 al 2012. Stando a quanto accertato, infatti, dal 2000 in poi i candidati della Lega avrebbero di fatto acquistato la propria candidatura impegnandosi davanti a un notaio a versare circa 2 mila euro alla prima elezione e 2.400 a quelle successive per tutti i 60 mesi della legislatura: una sorta di donazione in cambio delle spese elettorali anticipate dal partito. Con questa pratica, secondo gli inquirenti, la Lega sarebbe riuscita a evadere le imposte. C'è di più. Sotto la lente d'ingrandimento degli investigatori romagnoli c'è da qualche mese un enorme flusso finanziario, che si sospetta nasconda fondi neri, che risulta proveniente dalla Repubblica di San Marino e che è finito nei conti correnti di Pini, e da qui distribuito con versamenti periodici a soggetti in corso di identificazione. Da quanto accertato, al momento, Pini si sarebbe adoperato per distrarre oltre 2 milioni di euro - tra tasse evase e multe - dalle casse di una società di cui era socio di maggioranza, la «Nikkey di Gianluca Pini», con sede a Forlì. Una volta scoperta la truffa, l'Agenzia delle Entrate aveva chiesto alla Nikkey il pagamento totale di 2.024.792 euro. E a questo punto l'onorevole, scrive il pm, si sarebbe adoperato con «atti fraudolenti» per impedire al Fisco il recupero coatto dei crediti. Si è poi scoperto che Pini, nel dicembre 2010, ha ricevuto sul suo conto corrente (n. 100104099 presso il Credito di Romagna) un bonifico di 400.000 euro proveniente dalla Repubblica di San Marino su ordine di suo padre, Antonio Pini: faceva riferimento a un'operazione di scudo fiscale che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata un illecito. Legge elettorale scontro Prodi-Pd Il professore critico: «Non si può sostenere Hollande e un sistema di voto che ci farebbe finire come in Grecia». La replica: «Siamo per il doppio turno, ma per cambiare il Porcellum serve la maggioranza» SIMONECOLLINI ROMA MARCELLACIARNELLI ROMA Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, con Romano Prodi a un convegno FOTO DI GIORGIO BENVENUTI/ANSA . . . I candidati impegnati a versare somme alla Lega se eletti. Fondi da San Marino, indagini su Pini Tra le carte di Belsito, sequestrate, i rimborsi chiesti anche da Riccardo, primogenito di Bossi Monti: avanti fino al 2013 confidando in Napolitano «punto fermo» Alcuni colloqui, la stesura di alcuni messaggi, la consueta attenzione alle questioni di più stringente attualità, a cominciare da quelle che riguardano più da vicino la crisi economica e le possibili evoluzioni di essa. È trascorsa così la giornata del presidente della Repubblica nel sesto anniversario della sua elezione, al giro di boa dell'ultimo anno di mandato. Nell'occasione sono arrivati a Napolitano messaggi dai rappresentanti delle istituzioni e di ogni parte politica. È stato un omaggio e, al tempo stesso, l'occasione per ribadire il suo impegno di governo, pur nelle evidente difficoltà, quello che il presidente del Consiglio ha inviato a colui che ha riconosciuto come «un punto di riferimento sicuro», una figura istituzionale ma al tempo stesso «molto vicina ai cittadini e alle loro preoccupazioni». Scrive Mario Monti, ribadendo la sua intenzione di arrivare a fine mandato nel giorno in cui alcuni dei suoi ministri, Corrado Passera ed Elsa Fornero, hanno invece lanciato l'allarme per la difficoltà da superare per trovare vie d'uscita dalla crisi, e scegliendo l'occasione per sementire voci e ricostruzioni su una possibile scadenza anticipata del suo lavoro a palazzo Chigi. «Per il governo e per me lei è una fonte di ispirazione che ci permette di impegnarci con determinazione nella realizzazione del mandato che lei ci ha affidato» e «anche se il Paese sta attraversando una fase difficile della sua storia, come lei ama dire, l'Italia ce la farà perché proprio nei momenti di difficoltà che emerge lo spirito di una nazione forte e capace di guardare lontano». «La sensibilità e la forza con le quali ha saputo guidare il Paese in un contesto di difficile transizione istituzionale hanno ancora una volta confermato il suo impegno costante a tutela della Costituzione» ha scritto il presidente del Senato Renato Schifani. E Gianfranco Fini, terza carica dello Stato, nel suo messaggio ha parlato di un'azione del presidente che è «un incitamento a tutti gli italiani ad impegnarsi con convinzione nella costruzione di un'Italia più moderna e più giusta». Per Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, Napolitano «è un punto di riferimento imprescindibile per tutti gli italiani. La serietà e il rigore con cui svolge il proprio mandato rappresenta un ancoraggio sicuro in un momento di gravissima difficoltà per il Paese». . . . Violante: «Non è esatto ciò che dice l'ex premier Dopo le amministrative non ci sono più i due poli» Il Trota si «dissocia» dal diploma di laurea albanese venerdì 11, maggio, 2012 7
Conad compie 50 anni. E la strada percorsa - tanta - la ripercorriamo con il direttore generale Francesco Pugliese. Partiamo dal cinquantenario, ricordando le tappeprincipali diConad. «Il 1962 segna la data della nascita del Consorzio nazionale dettaglianti a cui aderirono migliaia di imprenditori indipendenti associati in cooperativa; ma è anche la concretizzazione di un'idea lungimirante di tanti piccoli commercianti. Alcune tappe fondamentali: l'ampliamento della base sociale negli anni '60 e '70, poi l'ammodernamento della rete di vendita, la rivisitazione del modello organizzativo all'inizio degli anni '90. Oggi Conad è il più grande gruppo cooperativo di imprenditori dettaglianti indipendenti in Italia. Siamo presenti in 1.485 comuni di tutte le province con 3mila negozi. Abbiamo superato i 10 miliardi di fatturato e siamo sempre più leader nei supermercati e nei negozi di prossimità. Il 2012: come sta andando e come si prospettanella secondaparte? «Il mercato è in fortissima difficoltà: a dinamiche inflattive pesanti si accompagnano cambiamenti strutturali nelle abitudini di spesa e consumo. Gli italiani spendono meno, sono sempre alla ricerca del prodotto in promozione e il dato che misura l'indice di fiducia verso il futuro ha raggiunto livelli negativi da record. La diminuzione dei consumi è particolarmente pesante nel sud, dove il livello di disoccupazione alto ha ulteriormente ridotto la capacità di spesa. Insomma, una crisi profonda e strutturale che richiede risposte pronte e forti anche da parte nostra, con uno sforzo crescente nelle offerte e nello sviluppo della marca commerciale». Comeriuscitead affrontare la crisi? «Abbiamo una marca commerciale che cresce 4 volte più della media a livello nazionale: nel 2011 un prodotto su quattro venduti è Conad. La marca si conferma l'arena in cui si gioca il business del futuro, ma anche lo strumento con cui rafforzare la fedeltà alle nostre insegne e soddisfare i bisogni dei clienti e i nuovi stili di consumo. Altro importante fattore sono i soci: sanno fare squadra attorno ad un progetto e si conquistano, nel loro negozio, la fiducia di tanti clienti». Checosa chiedete al governo? «Scelte più coraggiose sulle privatizzazioni. In merito all'articolo 62, è corretto avere stabilito il pagamento dei prodotti agricoli ad una certa data e l'obbligo di un contratto scritto. Non ci pare invece condivisibile estendere i benefici a tutti i fornitori di beni di largo consumo alimentare, che non avevano certo bisogno di ulteriori tutele». INDUSTRIA E se Mps fosse la vittima? È questa la domanda che gira in testa agli inquirenti il giorno dopo il blitz della Guardia di Finanza a Siena negli uffici della banca e nelle case dei manager per mettere insieme tutta la documentazione sull'acquisizione di Antonveneta. L'INCHIESTA Un lavoro scattato alle sette di mercoledì e terminato solo ieri. Come riferito dal comandante provinciale della Guardia di Finanza di Siena, il colonnello Gianpaolo Mazza che proprio sulle ipotesi investigative fin qui emerse (ma sono centinaia i documenti che dovranno essere studiati dal Nucleo valutario di Roma delle Fiamme Gialle) spiega ai giornalisti che fra «le piste investigative c'è anche quella che Mps possa essere stata vittima». E quindi nelle loro ricerche gli inquirenti dovranno trovare anche gli eventuali carnefici di un istituto di credito che vanta più di mezzo secolo di vita. L'indagine, ovviamente è «a 360 gradi», e riguarda solo la questione Antonveneta, ma Mazza garantisce che «nessuno vuole affossare la Banca. Qualcuno potrebbe averla danneggiata, ma ci sta anche che le procedure siano state tutte corrette». Chi si sente danneggiata è la Fondazione Mps che come “proprietaria” della banca proprio per sostenere gli impegni dell'istituto ha visto negli anni ridursi notevolmente la propria quota di azioni. Almeno questo è quello che fanno sapere fonti vicine alla Fondazione guidata dal presidente Gabriello Mancini, facendo notare che tra le ipotesi di reato su cui indaga la magistratura c'è anche quella di manipolazione del titolo Mps. A gennaio 2012 (particolare che ieri il sindaco di Siena Franco Ceccuzzi ha sottolineato nell'intervista a l'Unità) il titolo Mps crolla a 0,19 euro a azione. Un valore così basso che colpisce proprio il “patrimonio” della Fondazione che le azioni Mps le aveva date in prestito alle banche proprio per partecipare agli aumenti di capitale della propria banca. L'OBIETTIVO Intanto i nuovi manager di Mps (che l'Idv vorrebbe già cacciare, visto che ha chiesto al Governo di commissariare la banca) di fronte ai giornalisti hanno cercato di mandare messaggi tranquillizzanti verso i mercati e verso i propri dipendenti. «Le indagini in corso non rallenteranno, ma accelereranno il nostro lavoro. Nostro obiettivo è dare certezza a tutti in tempi rapidi che Montepaschi è una grande banca» sono le parole del nuovo presidente Alessandro Profumo. L'inchiesta cioè non mette in discussione il lavoro che gli è stato affidato. Né potrebbe farlo visto che il suo compito è di riportare Mps a creare valore. Il che, alla fine, è anche l'unica vera garanzia per chi nella banca ci lavora. «I nostri colleghi possono stare tranquilli sul proprio posto di lavoro nella misura in cui noi riusciremo ad aumentare i ricavi e arrivare così a una redditività tale che chi ha un po' di razionalità deciderà di acquistare le azioni della Banca» spiega Profumo. Tanto più che anche sul piano industriale c'è la possibilità di arrivare a un'intesa coi sindacati in «un contesto sereno» assicura Fabrizio Viola, direttore generale e neo amministratore delegato. Il nuovo piano sarà presentato a metà giugno. Sarà un documento, garantisce il direttore generale, con «un taglio molto operativo» orientato a indicare «le linee di ripresa di un percorso di redditività sostenibile» nonostante che la situazione economica non sia affatto facile. IMERCATI E un clima tranquillo Profumo e Viola, per adesso, riscontrano anche fra la propria clientela: «Sulla base delle nostre informazioni non abbiamo segnali di paura dei nostri clienti in merito a quanto sta accadendo» dice Viola che garantisce «massima collaborazione» coi magistrati «per appurare la verità». Una chiarezza che i nuovi dirigenti di Mps si augurano che possa arrivare in breve tempo così da «uscire da questa situazione. Perché la banca ha bisogno di lavorare in altre condizioni» ammette Viola. E comunque ieri il titolo ha chiuso a 0,243 euro, con una crescita del 4,07%. INTERVISTA Bilancio“d'autore” conscrittorieartisti per laPirelli INBREVE ECONOMIA DESTINA IL TUO 5XMILLE ALLA FONDAZIONE ISTITUTO GRAMSCI FIRMA alla sezione RICERCA SCIENTIFICA E UNIVERSITÀ indicando il CODICE FISCALE 9 7 0 2 4 6 4 0 5 8 9 w w w. f o n d a z i o n e g r a m s c i . o r g L'esordio di Profumo: «Mps è una grande banca» Il presidente in campo a tutela di lavoratori e azionisti La Guardia di Finanza: fra le piste investigative c'è anche quella che Montepaschi possa essere vittima nell'indagine in corso AUGUSTOMATTIOLI toscana@unita.it Conad: «Il governo faccia scelte più coraggiose» LAURAMATTEUCCI MILANO FrancescoPugliese Ildirettoregenerale:«Il mercatoè in fortissima difficoltà.Malanostra marcacresce». Il Consorziofesteggia i suoiprimi50anni 1,69% 14.004,94 FTSE MIB 1,5% 15.032,48 ALL SHARE Ilgruppo Pirelli hapresentato ieri il primobilancio“d'autore”, un documentoche oltreai numeri raccoglie tavole illustrate dagrandi maestrie datestidi scrittori famosi. Unprogettoche,haspiegato Marco TronchettiProvera,vuole divulgare lacultura e la storia d'impresa anche algrandepubblico enon soloagli addetti ai lavoridelmondo finanziario. L'assembleadegli azionistiha approvato il bilancio2011 mentre il 2012è iniziatobene. Pirelli hachiuso ilprimotrimestreconun utile netto di 122,9 milionidi euro, increscitadel 48,4%rispettoallo stessoperiodo del2011. I ricavi salgono dell'11,1%a 1,556miliardidi euro.Parte anche unanuova organizzazione del gruppo,esce ildirettoregenerale Gori, sostituitodadue manager, MaurizioBoiocchi e Andrea Pirondini.Pirelli, infine, non uscirà dal pattodi RcsMediagroup,hadetto TronchettiProvera. EURO/DOLLARO 1,2961 TISCALI Torna l'utile Tiscaliha chiuso ilprimo trimestre2012conunutilenettodi 300milaeuro.Si trattadelprimo risultatonettopositivoda gestioneordinarianellastoriadel gruppo: inpassatoTiscaliaveva giàraggiunto l'utile,masoloper effettodipostestraordinarie. I ricaviconsolidati sonoscesidel 13,5%a59,7milionie il risultato operativo lordosièattestatoa17,4 milioni (-5,6%).L'Ebitè positivo per4,1milioni, a frontedei -2,3 milionidelprimotrimestre2011. ENEL Trimestrepositivo Ilgruppo Enel hachiuso ilprimo trimestreconricavi increscita dell'8,5%rispetto allo stesso periododi unanno faa 21.193 milionigrazieprincipalmente ai maggiori ricavidavendita di energiaelettricasui mercati all'ingrosso. Ilmargine operativo lordosi è attestatoa 4.302milioni, incalodel2,2%. Soddisfattodei risultati l'amministratoredelegato Conti. UNICREDIT Risultatimigliori Latrimestraleapprovata dal cdadiUnicredit mostraun utile, elementi straordinari compresi, paria914 milioni, increscitadel 12,8%sul primotrimestre2011. Fortebalzo in Borsa.SandroPierri èstato nominatoresponsabile delleattività di assetmanagement esarà designatoamministratore delegatodi Pioneer Investmentsa partiredalprossimo 24 luglio. venerdì 11, maggio, 2012 13
SERGIOPENT «Gliarresi»Unromanzod'altri tempidelloscrittoreamericano chericostruisceunmosaico disofferenzaedisperanzasimile acerteepopeedelNovecento PICCOLO SOGNO: VEDER SBUCARE IN CLASSIFICA, TRA PETALI DI ROSE,AROMIESOTICIEPROFANATORIDITOMBEEBIBLIOTECHE,FINALMENTEUNLIBROVEROCOMEGLI ARRESI,DELL'AMERICANODI ORIGINECOREANACHANG-RAELEE.La verità è che il massiccio appiattimento delle proposte non giova alla grande letteratura, alla ricerca dei valori e dei sentimenti nobili, alle campate narrative che richiedono lentezza, riflessione, tormento. Gli arresi è un romanzo d'altri tempi, aspro e complesso, articolato in una dimensione quasi ottocentesca della forma narrativa, anche se la crudezza spietata di certe scene belliche raccoglie in sé la violenza esplicita di un secolo letale e indifferente come il Novecento. Qualcuno lo ha paragonato a un altro grande affresco, La scelta di Sophie di Williasm Styron, anche se qui la scelta è iniziale, non conseguente a una vita già vissuta, poiché June Han ha solo undici anni quando la guerra di Corea la lascia orfana a badare ai due gemelli più piccoli. Ed è sulla strada di una possibile salvezza che June scopre l'orrore della vita, la perfidia del destino, quando in un istintivo gesto di riscossa perde tutto quanto in maniera assurda, tragica, restando sola al mondo. In un povero orfanotrofio di Seul June conosce, qualche anno dopo, il giovane soldato americano Hector Brennan, che segnerà per sempre - nel bene e nel male - il suo futuro. L'orfanotrofio è gestito dalla generosa Sylvie Tanner con il marito, il pastore protestante Ames. Non hanno figli, e le nevrosi di Sylvie si incrociano con la giovinezza selvaggia di Hector - che sconta oscure colpe di massacri bellici lavorando per gli orfani - e con l'affetto ossessivo di June, ago della bilancia di questi destini, come il lettore scopre alla fine di tutto, dopo pagine meravigliose di guerra, passioni irrisolte, dubbi assoluti. È proprio in quegli anni remoti che nascono le scelte di June e di Hector, che però ritroviamo adulti e smarriti negli anni Ottanta, separati da trent'anni ma uniti da un figlio Nicholas - misteriosamente sparito dalla vita di June. Il romanzo è la storia di due vite che si ritrovano e si assolvono, mentre la voce del passato emerge, necessaria, a far chiarezza su ciò che è accaduto, sugli errori di valutazione, sulla disperazione di quell'orfanotrofio nella foresta coreana in cui June temette di essere abbandonata ancora e per sempre. TRAPRESENTE EPASSATO Ora June è malata, sta per morire, ma convince il rude Hector, che vive di lavori saltuari, bevute annichilenti, risse e amori occasionali, a partire con lui sulle tracce del figlio, in un doloroso viaggio italiano, tra Siena e Solferino - dove si cela il segreto di un vecchio libro bruciacchiato avuto da Sylvie - mentre affiorano le parti oscure del passato e le occasioni perdute per un banale, disperato errore di valutazione. Il viaggio di June incontro alla morte è quasi epico, come epiche sono le pagine che riassumono - tra guerra, abbandoni, deliri e amori disperati - ciò che l'ostilità tra gli uomini ha creato nell'animo di creature smarrite, che per un lungo istante hanno cercato di darsi la mano per non affondare. June, Hector, Sylvie: gli arresi, le anime perse di questa storia che vaga a larghe campate tra il presente e il passato, ricostruendo un mosaico di sofferenza e di speranza che lo lega a certe grandi epopee del Novecento. Qualcuno dovrà rendere onore al merito, ci auguriamo, e convenire sul fatto che Gli arresi è uno dei più bei romanzi letti in questi anni. Grandioso e tragico, come la vita. Dopoilgiardinaggio «intelligente»e multisimbolico, ora la conduttrice tv racconta le piccolecoseche compongono le nostrevite quotidiane:piccoli piaceriche aiutanoa regalarsi momentidi felicità e piccole apneedi ristoro. Domenichepigre incuinon rispondiamo al telefono percontinuarea leggereun libro, pomeriggiadolescenziali passati a guardare legocce dipioggia che rimbalzanosul vetro, sognandodi sposareMickJagger. WEEKENDLIBRI FRESCHIDISTAMPA ROBERTOCARNERO robbicar@libero.it GRAZIEPER QUELLA VOLTA Serena Dandini pagine235 euro 14,50 Rizzoli GLI ARRESI Chang-rae Lee Trad.diSilvia Pareschi pagine443 euro21,00 Mondadori Lee,anime perse incerca disalvezza FARE CRITICA LETTERARIA SU AUTORI E TESTICONTEMPORANEIÈILMESTIEREPIÙDIFFICILE.Settimanalmente i cosiddetti «critici militanti» sono destinatari, da parte degli uffici stampa delle case editrici, di una profluvie di opere, all'interno della quale spesso è difficile orientarsi. Inoltre c'è una seconda grande difficoltà: i giudizi di valore sui prodotti artistici acquistano consistenza quando ci sia, tra il giudice e il giudicato, una certa distanza, temporale, storica, psicologica. Per queste ragioni appare davvero apprezzabile il lavoro di un critico giovane (classe 1983) ma già sicuro nella padronanza degli strumenti interpretativi quale è Paolo Di Paolo, che i lettori del nostro giornale conoscono bene per il fatto di leggerne spesso la firma su queste stesse pagine. Di Paolo pubblica ora da Giulio Perrone, La fine di qualcosa. Scrittori italiani tra due secoli (pagine 270, euro 13,00). Un libro che si apre con una dichiarazione di fiducia nella disciplina che Di Paolo pratica da alcuni anni (accanto alla scrittura creativa). L'autore non è d'accordo con chi ritiene che nell'attuale contesto di sovraffollamento editoriale sia divenuta impraticabile. La sua è una scommessa sulla resistenza e sulla funzione della critica stessa: «Se da una parte aggiunge parole alla già spaventosa quantità di parole prodotte ogni giorno, dall'altra accentua un valore di resistenza e di difesa dell'oggetto letterario attorno a cui si sviluppa. Lo rende meno fragile, lo proietta su un orizzonte di durata diversa». Di Paolo sottolinea però come la critica, compresa quella militante, non possa essere un'attività estemporanea e improvvisata, ma che invece servono tempo e distanza: «Una lettura ben fatta è il più delle volte una rilettura, una meditazione attorno alla prima lettura; ha un tempo dilatato, dentro il quale un libro può mostrare ed essere molto di più che un racconto». Il volume di Di Paolo è diviso in due parti. Nella prima troviamo una serie di microsaggi incentrati su alcuni dei narratori più significativi degli ultimi decenni: da maestri come Italo Calvino ed Elsa Morante, passando per Lalla Romano, Enzo Siciliano, Claudio Magris, a esponenti delle ultime leve, come Marco Lodoli, Emanuele Trevi, Silvia Ballestra. La seconda parte comprende alcune conversazioni con diversi autori, tra cui Dario Fo, Gianni Celati, Sebastiano Vassalli, Erri De Luca, Eraldo Affinati. Una sezione, quest'ultima, significativamente intitolata Conversazione come critica. Perché attraverso il colloquio con gli scrittori Di Paolo entra in profondità nella loro poetica, sviscerando di volta in volta le diverse implicazioni, non solo stilistiche e letterarie, delle opere. Riesce a farlo grazie a una robusta preparazione storico-letteraria, che emerge in vari punti non come gratuito sfoggio di erudizione ma come essenziale reagente ermeneutico, e, insieme, in virtù della sua personale sensibilità di lettore. DiPaolo Lacritica che resiste FraCinque e Ottocento, molto spessoper ragioni economiche, le figliedellanobiltà finivano in convento.La storia dellamonaca diMonza ci haconsegnato un'immagineneradelle «sorelle»,ma comevivevano le suore«comuni»?«Repubblica» femminile,occasionedi educazionee di fiorituraartistica e letteraria, il conventoè stato siaunaprigione che un'esperienzadi emancipazione e libertà. STORIADELLE MONACHE 1450-1700 Silvia Evangelisti pagine292 euro26,00 IlMulino Temala cattiveria. Il papàdi Mafaldaci regalaancora sorrisi conun sottile retrogustodi critica sociale.Qualsiasidiagnosi non puòbasarsi suun singolosintomo, neanchequella suquantoè cattiva lagente!E anchese èveroche aggiustandoun anello, si aggiusta lacatena, non potetescoprire l'anellomalatosenzaguardare tutta la catena. Prendete per esempio ilmondo,chepoi è la catenapiù grande.Perscoprirese èmalatoguardatelo tutto intero, inun'occhiata sola. QUANTOÈ CATTIVA LA GENTE! Quino trad. Ivan Giovannucci pagine 127 ill. euro 12,00 M.Salani Stripbook www.marcopetrella.it U: 24 venerdì 11, maggio, 2012
IL CONNUBIO TRA TIM BURTON E JOHNNY DEPP È TALMENTE CONSOLIDATO DA RISULTARE NON PIÙ SORPRENDENTE, almeno a giudicare dalle ultime imprese del «duo», che ci sono sembrate ripetitive, fiaccate da un modello che ha barattato l'invenzione con l'aspettativa. Basti pensare a SleepyHollow e a Sweeney Todd, fino ad arrivare (ci dispiace deludere i fan) ad Alice nel paese delle meraviglie un condensato quasi stucchevole di «tutto il cinema di Burton», una sorta di soluzione in provetta un po' indigesta! E anche il Cappellaio Matto nei panni di Johnny Depp (e non il contrario) sembrava troppo naïf. Eppure Depp e Burton ci hanno regalato personaggi tanto fantastici quanto commoventi come Edward Mani di Forbice e Ed Wood. Insomma, avevamo paura che l'ultimo connubio, questo Dark Shadows, soffrisse i dolori di una storia d'amore, quella tra attore e regista, diventata consuetudine noiosa. Invece non è così. Tim Burton torna al lavoro con Johnny Depp in un film ironico e intelligente, tratto da una soap opera americana degli anni Sessanta, Dark Shadows, la prima a portare sul piccolo schermo di pomeriggio storie di vampiri e lupi mannari. All'epoca ha fatto impazzire più di una generazione di ragazzini, trasformandosi nel tempo da camp a cult. Tornando alla nostra «coppia», non è stato Burton a cercare Depp, bensì il contrario. Oggi a Hollywood sono gli attori ad essere produttori dei loro film: si scelgono le storie, si affidano il ruolo principale e si scelgono il regista. Così è accaduto per DarkShadowsdi cui Depp è protagonista e produttore.Si dà il caso che il nostro Pirata dei Carabi sia uomo curioso e da tante ossessioni attraversato, come quella per il giornalista Hunter J. Thompson a cui ha dedicato due film: Paura e delirio a Las Vegas e The Rum Diary). Tra queste fisse c'è anche il personaggio feticcio della serie di Dark Shadows, Barnabas Collins. Il piccolo Depp era tra quei ragazzini che negli anni Sessanta, nei pomeriggi feriali, rimaneva incollato al piccolo schermo per seguire le avventure della famiglia Collins, inglesi emigrati nella metà del settecento nel Maine per fondare una fiorente industria ittica. Il rampollo della famiglia, Barnabas Collins, rimane però vittima dell'incantesimo di una giovane donna creduta amante e scoperta strega, che gli fa una bella fattura quando lo scopre con un'altra. Lo trasforma in vampiro, lo rinchiude in una bara e lo sotterra vivo per l'eternità. Duecento anni dopo la bara viene scoperchiata per caso e Barnabas si trova vampiro vivo e vegeto in un mondo diverso. La città fondata dai genitori, Collinsport, è in mano alla mai morta strega amante che ne ha costruito un impero mandando deliberatamente in rovina gli eredi superstiti dei Collins. Depp-Barnabas cercherà di rifondare la dignità della famiglia, pur nelle spoglie mortali di un immortale vampiro. CAMPIONEDINOSTALGIA Depp è nel suo puro elemento: un vampiro settecentesco e un po' dandy calato nel decennio più camp (ora possiamo dirlo) del Novecento, gli anni Settanta. Il connubio tra le atmosfere pre-romantiche e il visual dei primi anni Settanta è straordinario e molto divertente, e Burton riesce a sacrificare il suo estro visionario al servizio di una scenografia tanto controllata quanto finalmente inventiva, ovvero sorprendente. Non solo, ma – grazie forse alla commissione – Burton si spoglia della seriosità di genietto del fantastico e si prende un po' meno sul serio riuscendo a creare situazioni grottesche e divertenti (come la scena di sesso tra il vampiro e la strega). Dark Shadows è campione di nostalgia, un concentrato post-moderno che recupera la cultura bassa e di serie B degli anni Settanta e ne fa un omaggio divertito e intelligente. Depp, vampiro egentiluomo Unfilmironicoe intelligente trattodaunasoapanni60 GABRIELLAGALLOZZI ggallozzi@unita.it Laregista franco-svizzeraUrsulaMeierproponeundramma familiareadaltaquota(concolpodiscena) instileDardenne Cosanon si fa per lavorare: trestorie italiani su lavori improbabili. Chi fa il badanteaun vecchio insopportabile, chi truccacadaveri per le pompefunebri, chi raccoglie losperma dei tori inun allevamento…Sul temaesce anche Disoccupato in affitto, diLuca Merloni. URSULAMEIERÈUNAGIOVANEREGISTAFRANCO-SVIZZERA CHE GIÀ DAL SUO ESORDIO, «HOME», SI È IMPOSTACOMEPROMESSADELCINEMAEUROPEO.Ora con Sister si conferma autrice tra le più interessanti, con tanto di «medaglia»: Orso d'argento all'ultimo festival di Berlino. Come nel film precedente, folgorante ritratto di nevrosi familiare con autostrada, Ursula Meier prosegue l'indagine sui rapporti di famiglia e i legami affettivi. Ma questa volta abbandonando la chiave tragicomica per votarsi decisamente al dramma. La storia è quella di Simon un ragazzino di dodici anni che vive di furti ad alta quota. Mentre la «sorella» del titolo è Louise, una ragazza con impieghi precari, pronta a perdersi dietro ad uomini sbagliati. L'ambientazione è in una località sciistica delle Alpi, tra ricchi turisti stranieri e lavoratori stagionali dei grandi alberghi a cinque stelle. È qui il terreno di caccia di Simon, qui mette a punto i suoi «furtarelli» di sci di marca, zaini e giacche a vento che poi rivende per la strada. È in questo modo che mantiene la «famiglia»: lui e Louise, infatti, sono soli al mondo. Insieme vivono in un casermone delle case popolari giù a valle. Ed ogni giorno, con la funicolare, Simon sale sulle piste per rubare. Su il mondo dei ricchi, ma anche quello del lavoro precario di stagione, di cuochi e cameriere. E giù la povertà e la solitudine. È un paesaggio dai forti contrasti sociali quello che ci racconta Sister. Ben diverso dalle montagne delle nostre commedie a Cortina. Si sente forte, quasi schiacciante, il riferimento al realismo dei fratelli Dardenne. A cui il film s'ispira non solo per la presenza di Denis Freyd, produttore dei film dei cineasti belgi. Il denaro per Simon è un'ossessione. Col denaro spera di comprarsi tutto. Anche l'affetto di Louise a cui lo presta, lo regala. Mentre lei, invece, è distante. Lo allontana, cerca di escluderlo dalla sua vita. Simon le offre denaro anche per poterle strappare un abbraccio, per tenerla vicina a lui. Suscitando, al contrario, reazioni sempre più dure. Fino a che, con affondo nelle corde più taglienti della crudeltà, verrà svelato il segreto inconfessabile che lega, o peggio, allontana i due. Non immaginatevi morbosità di alcun genere. Sister non va alla ricerca di emozioni forti di facile consumo. Ma piuttosto, senza scivolare nel melodramma, prova ad indagare nei territori più dolorosi dell'affettività. WEEKEND CINEMA «Sister», lassù inmontagna lavita (grama)del piccolo ladro DARK SHADOWS RegiadiTim Burton conJohnnyDepp, MichellePfeiffer,Helena Bonham Carter,Eva Green Usa2012 WarnerBros Nonchiedeteciperché escasoltantoora questoprogetto collettivodidue anni fa. 24registi 24raccontanociascuno la propria idea diNapoli, inepisodi brevissimi.Ci sonogrossi nomi (Sorrentino eMartone) e giovanidi talento (Lombardi eMarcello). Curiosoe discontinuo. NAPOLI24 RegiadiM. Martone,P. Sorrentino, G.Lombardi,P.Marcello… e altri20 Italia,2010 - Distribuzione: CinecittàLuce Duedonnedi origine italianeaBuenos Aires, insoddisfatte e «malate» nelcorpo e nell'anima.Unamore improvviso,una fuga inPatagonia, il ritrovarsicomedonne. Brave ledue attrici,bella la regia di StefanoPasetto(Tartarughe sul dorso, 2004).Film insolito,da vedere. IL RICHIAMO regiadiStefanoPasetto ConS.Ceccarelli, F. Inaudi, C. Bordon Italia/Spagna,2011-Distribuzione: Iter Film DARIOZONTA GLIALTRIFILM IlpiccoloKacey MottetKlein eLéa Seydoux protagonistidi«Sister» JohnnyDepp protagonista di«Black Shadows» diTimBurton SISTER regiaUrsulaMeier conLéaSeydoux, KaceyMottetKlein Francia-Svizzera2012 DistribuzioneTeodora WORKERS - PRONTI ATUTTO RegiadiLorenzoVignolo ConP.Briguglia,A. Tiberi, L. Molteni Italia,2012 - Distribuzione: CinecittàLuce U: venerdì 11, maggio, 2012 21
«La sicurezza del Libano è la sicurezza del Medio Oriente e la sicurezza del Medio Oriente è la sicurezza di tutto il mondo». A cento giorni dal suo insediamento al comando generale della missione Unifil II nel Libano del Sud, il generale Paolo Serra lo ripete camminando lungo la piazza d'armi della base italiana di Shama dove la brigata Ariete ha terminato l'avvicendamento con la brigata Pinerolo alla guida del settore Ovest della missione Onu. Un impegno, iniziato nel 1978 e rinnovato nel 2006 dopo la guerra dei 34 giorni fra Israele e Libano, a cui contribuiscono 39 Paesi e 12mila uomini riuniti sotto la bandiera delle Nazioni Unite. Perché quella in territorio libanese, spiega Serra, «è una missione delicata e complessa, un continuo e faticoso lavoro per mantenere la reciproca comprensione fra due parti che non hanno ancora firmato un “cessate il fuoco” permanente». Generale,sidicecheilLibanorappresentiinscalailMedioOriente.Nontemeche le tensioni in Siria possano comprometterequesto fragile equilibrio? «Fin dall'inizio della crisi siriana, il governo libanese ha fatto una scelta di profonda neutralità ed ha mantenuto il Paese fuori dai turbamenti che hanno investito la regione. Se l'approccio resterà lo stesso il riflesso delle problematiche siriane in Libano continuerà ad essere molto limitato. In questo momento al Nord del Paese ci sono circa 20-25mila profughi, ma non c'è ancora una vera emergenza umanitaria, mentre a Sud del fiume Litani, nell'area di competenza di Unifil, non si sono registrate turbative». IldialogofraIsraeleeLibanocontinuain incontritripartitigestitidaUnifil.Agliinizi le due delegazioni non era disposte nemmeno a sedersi nella stessa stanza. Qualè la situazioneora? «La sensazione è quella di partecipare ad un evento del passato. È qualcosa che abbiamo visto nei film o studiato sui libri di storia: due delegazioni che entrano scortate in una terra di nessuno accedendo da porte separate all'interno di un'area comune dove l'attività viene svolta su tavoli che non si toccano nemmeno. Poi durante la discussione sta a noi fare in modo che le due parti si avvicinino il più possibile. Però da entrambi i lati c'è l'intenzione di mantenere questa condizione di dialogo, non c'è aggressività ma piuttosto la volontà di evitare che eventuali incidenti sul terreno diano origine ad una nuova escalation vanificando gli sforzi fatti in questi sei anni». Da parte libanese esistono ancora 13 “punti di riserva” sulla divisione territoriale, il più famoso dei quali è il villaggio di Gajhar, tagliato in due dalla Blue line, lalineadisicurezzafissatadall'Onu.Sisonofatti passi avanti? «La demarcazione della Blue line serve a rendere visuale una linea che non è una frontiera né una linea di demarcazione: è una linea di riferimento, presa in base al ritiro delle truppe israeliane nel 2000, che però ci dà la possibilità di individuare due parti. Ci sono delle aree sulle quali il Libano ha espresso delle riserve, terreni contesi sui quali va trovata una soluzione. Gajhar è un esempio eclatante: il Nord del villaggio è ancora occupato dalle truppe israeliane e di conseguenza la situazione è di violazione continua. Ma è sul piano politico che si deve trovata un'intesa per risolvere il problema». Nonsenzatensioniedifficoltà, siè lavorato ad un accordo sul muro che Israele hainiziatoacostruireaKfarKila.Ritiene che lapopolazione abbia compreso? «Ad ora non abbiamo avuto una risposta negativa e il muro, che sorge interamente sulla parte israeliana, è stato visto come una misura di deterrenza e sicurezza che possa evitare contatti pericolosi attraverso la rete che corre parallela alla Blue line. Una misura di reciproca utilità, insomma. L'accordo di mutualunderstanding è stato trovato durante un incontro tripartito convocato appositamente ma certo la fase di realizzazione è molto delicata. Per questo è stato necessario l'intervento di Unifil per fare in modo che un muro, nato come misura di sicurezza, non diventi occasione di tensioni. Ci sono ancora punti controversi, ma stiamo cercando di smussarli per portare a termine la costruzione». Unadellequestionisultavoloèquellarelativaaigiacimentidigasscoperti inuna zonadi mare di fattoancora contesa fra LibanoeIsraele.Credechepossadiventareargomentodi discussione? «In sede tripartita noi potremo eventualmente parlare di sicurezza marittima, non di un accordo che va invece sviluppato a livello politico. Dal punto di vista personale io conto molto che si arrivi a questa possibilità perché potrebbe portare benessere, economia e lavoro. E un miglioramento della situazione economica certo aiuterebbe la pace e la stabilità». Dopo 34 anni di attività, a che punto è il lavorodiUnifilelarealizzazionedelmandato previsto dalla risoluzione Onu numero1701 del 2006? «Dal 2000 le forze armate e il governo libanese hanno ripreso possesso della parte Sud del Paese, precedentemente occupata da Israele. Certo, le Forze armate libanesi schierate a Sud del Litani stanno producendo uno sforzo importante, ma hanno bisogno di equipaggiamenti adeguati e caserme che assicurino la presenza e il controllo del territorio. C'è uno studio, chiamato strategic dialogue, che le porterà ad un livello di totale autonomia, ma da parte dei Paesi contribuenti serve uno sforzo per sostenerne lo sviluppo. Unifil può supportare questa crescita, ma non può essere coinvolta nella parte di sostegno in quanto non rientra nel nostro mandato. È un piano di crescita complesso che sarà implementato a partire dai prossimi mesi. Quanto tempo ci vorrà? Dipende da quanto i Paesi donatori sono in grado di offrire: credo siano necessari dai 5 ai 10 anni». Al momento è ipotizzabile una data di scadenzaper la missioneUnifil? «Sono decisioni che vanno prese a livello politico. Certo, è l'auspicio per quei bambini che rappresentano la prima generazione nata e cresciuta in tempo di pace. Per loro è una condizione straordinaria e deve diventare la normalità. Noi resteremo fin quando servirà». L'INTERVISTA MONDO Siria, mattanza continua. Damasco si è svegliata ieri nel terrore: il più sanguinoso attentato terroristico dall'inizio della rivolta anti-regime in Siria e della conseguente repressione militare e poliziesca è stato compiuto ieri mattina nella parte sud della città da due kamikaze a bordo di altrettante autobomba, uccidendo secondo le autorità 55 persone e ferendone oltre 300. Un testimone ha riferito anche di 11 bambini tra le vittime, probabilmente studenti della vicina scuola. La versione governativa è però messa in discussione dagli attivisti, dai dissidenti e dagli oppositori che accusano il regime di esser dietro le esplosioni per sostenere la tesi del «complotto» ordito dai Paesi arabi del Golfo, dagli Stati Uniti, Israele, Turchia e Francia e legittimare così la repressione in corso da un anno e due mesi. L'inferno a Damasco si materializza attorno alle 8 lungo la trafficata tangenziale meridionale, nel quartiere di Qzaz. Secondo la ricostruzione ufficiale, due autobomba imbottite in tutto di «più di 1.000 chilogrammi di esplosivo» si sono lanciate contro le barriere di protezione della sede del Dipartimento «Palestina» dei servizi di sicurezza militari. Il compound era già stato preso di mira da «terroristi islamici» nel settembre 2008, causando allora l'uccisione - secondo i bilanci non verificabili forniti dal regime - di 17 persone. Sulla strada, costeggiata da un lato dal palazzo semi distrutto dei servizi di sicurezza e dall'altro da uno spazio in terra battuta e, più in là , di case basse tra cui sorge una scuola, rimane un cratere di circa tre metri. Sul luogo dell'attentato, tra auto incendiate, carcasse di vetture e membra umane, i cameramen della Tv di Stato hanno potuto filmare i corpi straziati delle vittime, raccolti a terra da un nugolo di uomini dei servizi e da altri soccorritori: «È questa la libertà che vogliono?», si sono chiesti in coro riferendosi alle proteste anti-regime che da oltre un anno scuotono il regime del presidente Bashar al Assad. Dal canto suo, l'esercito libero siriano (Esl), piattaforma che riunisce i soldati disertori anti-regime, ha smentito ogni legame col duplice attentato, ribadendo che non è interesse dei ribelli colpire i civili e che l'Esl non avrebbe avuto comunque la capacità e i mezzi di condurre una simile operazione. Consideriamo tutte le esplosioni nelle città contro i palazzi del governo come organizzate dal regime con l'unico scopo di giustificare lo spiegamento di forze per prevenire gli attacchi e, di fatto, opprimere la popolazione», rilancia Burhan Ghalioun, leader Consiglio nazionale siriano (Cns), principale piattaforma delle varie opposizioni siriane all'estero e di cui fanno parte anche membri del movimento rivoluzionario in patria, MASSIMOSOLANI INVIATO A SHAMA Gen.PaoloSerra Torinese,56anni,è comandante incapodella missioneUnifil2,nataper iniziativa italianacon l'obiettivodistabilizzare lapacetra IsraeleeLibano «Libano cruciale per la pace in Medioriente» Auto in fiamme nel quartiere di al Qazar a Damasco dopo l'attentato FOTO ANSA Gianni Marsilli ricorda ENZO ROGGI uomo e professionista rigoroso Con grande commozione Andrea Pirandello ricorda ENZO ROGGI compagno di lavoro al nostro giornale “l'Unità” e con affetto si unisce al dolore di Dina e dei figli. Il Circolo del Pd Marconi ricorda l'amico e compagno ENZO ROGGI lascia il vuoto di un padre fondatore. Vive nel nostro affetto per aver condiviso il quotidiano impegno. Ne testimonieremo l'esempio. Non si può non ricordare con affetto ENZO ROGGI un maestro per tutti noi Natalia Lombardo Rossella Ripert Fabio Luppino «La Presidente, Beatrice Draghetti, e la Giunta della Provincia di Bologna esprimono alla famiglia sentimenti di affettuosa vicinanza e di profonda commozione per la morte di MAURIZIO CEVENINI persona buona e gentile, appassionata di relazioni positive e profonde, costruttore garbato di legami personali ed istituzionali». La perdita di MAURIZIO CEVENINI già Presidente del Consiglio Provinciale di Bologna, priva le istituzioni bolognesi di un amministratore appassionato ed equilibrato. Il Presidente del Consiglio Provinciale di Bologna, Stefano Caliandro, ed il Consiglio tutto partecipano commossi al dolore che ha colpito la moglie Rossella, la figlia Federica e la famiglia tutta. Rattristati e sgomenti per la scomparsa di MAURIZIO CEVENINI sempre così vicino alla gente con tanta passione e partecipazione i compagni del Partitio Democratico di Borgo Panigale abbracciano con affetto la sua famiglia. Con commozione partecipiamo al dolore della famiglia e di tutta la città per la scomparsa di MAURIZIO CEVENINI Circolo Pd 2 agosto 1980 Emilia Mazzacuva con la famiglia Bufalini piange la scomparsa di MAURIZIO CEVENINI e ricorda l'amico sensibile e solidale. Bologna-Roma 11 maggio 2012 È morta la compagna ITALIA RUBBIO storica antifascista e stimata comunista di Pietralata. I compagni della Tiburtina ricorderanno sempre il suo impegno politico e la sua voglia di vivere. I funerali si svolgeranno sabato alle ore 11 presso la chiesa San Michele Arcangelo di Pietralata. Damasco affonda nel sangue: strage di civili e bambini UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannageli@unita.it . . . In territorio israeliano si sta costruendo un muro Una misura di deterrenza Ma ancora controversa 12 venerdì 11, maggio, 2012
Il doppio gioco di Berlusconi Il Pdl sceglie la guerriglia al premier IL COMMENTO RINALDOGIANOLA AP.2 VESPO AP.5 BRUNELLI AP. 2 L'INTERVENTO RONNYMAZZOCCHI Passera avverte: «C'è troppo disagio e la tenuta del Paese è a rischio» Camusso: «Non fate nulla per i precari» L'ANALISI GIORGIORUFFOLO U: Governo sull'orlo di una crisi sociale Bersani: esodati, i soldi ci sono Il primo passo di Hollande: via i francesi da Kabul ILPUNTO FEDERICOROMERO Proposta: «Salario base per i cocopro» Dopo mesi di rigore, lacrime, sangue e pressione fiscale record, il ministro Passera ammette: «La tenuta del Paese è a rischio». Lo ha detto all'assemblea di Rete impresa Italia spiegando che esiste «un disagio sociale diffuso: se mettiamo insieme disoccupati, inoccupati, sottoccupati e sospesi arriviamo a a 5-6 forse 7 milioni di persone». È un'Italia spaccata in due sulla quale si addensano nubi ancora più nere. Secondo Confindustria la caduta dei consumi e dell'export potrebbe essere più accentuata del previsto allontanando ancora di più quella crescita a lungo evocata ma non ancora attuata. Intanto Bersani ha esortato il governo a rompere il balletto delle cifre e a fare qualcosa di concreto per gli esodati: «Non è possibile stare due anni senza salario né pensione. La questione va risolta subito». E Susanna Camusso rincara la dose: «Nella riforma del lavoro non c'è nulla per i precari». AP.2 L'insertoconascolti, visionie letture P.21-24 Libri,dischi filmeteatro per il weekend Tretifosi inmanette: minacceaigiocatori CIMMARUSTIP.27 Bari, ultras emalavita padroni dello stadio FrancoRosi cinema daLeone Swoboda: Monti ha aperto gli occhi Lettera alla Bce L'economia non è una scommessa Genova, le istruzioni dell'arma in casa di un ex brigatista Silvio Berlusconi un po' ci manca. Manca soprattutto alla destra che non sa dove andare e anche ai centristi che dopo aver giocato senza pudore con le tre carte, ma avendo sempre come riserva la stella del cavaliere, oggi non sanno come ripiegare e litigano sul mai nato Terzo Polo. SEGUE AP. 6 Dal predellino al nulla Ciò che stiamo soffrendo è la conseguenza di risposte inadeguate alla crisi Il miglior modo di tagliare il deficit è di avere crescita economica AmartyaSen 10maggio 2012 Il generale Serra: «Libano cruciale per la pace» SOLANIA P.12 La Francia ritirerà i soldati dall'Afghanistan entro la fine dell'anno. Lo conferma all'Unità una fonte vicina al nuovo Presidente secondo il quale la decisione verrà annunciata al prossimo vertice Nato. Nei primi cento giorni di Hollande, dunque, non ci saranno solo misure per la crescita e l'avvio di una revisione della politica economica europea ma anche importanti scelte di politica estera. DEGIOVANNANGELIAP. 11 Staino C'è un perimetro entro il quale gli investigatori si stanno muovendo e riguarda gli uomini e le donne che nell'ultimo decennio hanno avuto rapporti stretti con le Brigate Rosse. Anche dal carcere. Ed è proprio nelle celle che sono state effettuate perquisizioni. Come nel caso di Gianfranco Zoja e Massimo Riccardo Porcile, entrambi liguri, militanti irriducibili. FUSANIAP. 9 Dopo la sconfitta litigi a tutto campo dal ddl lavoro alla data del congresso P. 6 Il sì di Obama alle nozze gay Rifiutidella ricerca messi invenditaon line PULCINELLIP.20 Nuove droghe: scarti tossici da laboratorio L'omaggiodiVenezia algrandeautore CRESPIP. 19 A P.11 La Banca centrale europea pare ancora ferma sulle sue posizioni. A P.3 La crisi nasce dalla falsa idea di una ricchezza immateriale AP.17 1,20 Anno 89 n. 129Venerdì 11 Maggio 2012
Più che una lista di sospetti è il perimetro entro il quale gli investigatori stanno tentando di venire a capo dell'attentato a Roberto Adinolfi: gli uomini e le donne che negli ultimi dieci anni hanno militato e continuano a farlo anche dal carcere sotto il cappello delle Brigate Rosse cercando proseliti per un fronte che in questo momento può trovare il collante, o l'alibi perfetto, nel disagio e nella rabbia sociale. Sono i primi passi investigativi decisi dalla procura di Genova che ieri ha ordinato perquisizioni in carcere e nello specifico nelle celle di Gianfranco Zoja, Br indefesso e detenuto per l'attentato nel 2006 alla caserma Folgore di Livorno, e di Massimo Riccardo Porcile, entrambi liguri e arrestati nel 2009 dalla Digos di Roma che con quell' operazione smantellò, o credettero di averlo fatto, la nuova formazione «Per il comunismo, Brigate rosse». A casa di Porcile la Digos trovò un foglio con le istruzioni della pistola Tula Tokarev TT30 e TT33, la stessa che lunedì mattina ha sparato contro le gambe dell'ingegnere Roberto Adinolfi. La scelta di procedere con le perquisizioni in carcere è prassi in questo tipo di indagini. Il circuito carcerario, cioè gli irriducibili della lotta armata, non smettono mai, neppure dalle celle di perseguire l'obiettivo della «rivoluzione proletaria con lo stato imperialista» che negli anni cambia faccia e contenuti ma sempre stato imperialista, dal loro punto di vista, rimane. LE ISTRUZIONIDELLA TOKAREV Il dettaglio delle istruzioni e delle immagini della Tokarev, mai ritrovata, viene definito al momento solo «molto suggestivo». È ancora presto quindi per dire che il filo di Zoja e Porcile sia quello giusto per arrivare agli attentatori dell'ingegnere Adinolfi e alla cellula che ha deciso di entrare in azione lunedì mattina nel quartiere Marassi di Genova. Di certo è una scelta investigativa che va chiaramente nella direzione della pista eversiva che resta tuttora monca, al momento, di un elemento fondamentale come quello della rivendicazione dell'azione. Di certo nelle storie di lotta armata tutto si tiene e nulla si distrugge. E le indagini di questi ultimi dieci anni sono lì a dimostrarlo: Lioce e Galesi, a capo del gruppo che uccise prima D'Antona (1999) e poi Biagi (2002) mossero i primi passi negli anni novanta tra Toscana (Pisa e Firenze) e alto Lazio con una cellula che all'epoca si chiamava Pcc (Partito comunista combattente), i nipotini di quelle Br-Pcc che negli anni ottanta firmarono i sequestri Taliercio, Dozier, uccisero il carabinieri Catabiani fino a dividersi in due diverse sigle Pcc (prima posizione) e Ucc (seconda posizione). I Pcc nonostante le ritirate strategiche hanno sempre continuato ad operare tra scelte più movimentiste e altre più militari. Zoja e Porcile, 58 e 42 anni, entrambi liguri, residenti a Recco e già militanti, il primo, della vecchia colonna ligure delle Br di cui era l'armiere, rispuntano fuori dagli archivi polverosi dell'antiterrorismo la sera del 20 dicembre 2003 quando la Digos scopre in via Montecuccoli a Roma il covo segreto delle Br-pcc di Lioce, Galesi e Banelli. Tra le decine di casse di documenti e armamentari vari della lotta armata spunta fuori il carteggio di una nuova cellula, l'Organismi rivoluzionari combattenti (Orc) in cerca di interlocuzione con le Br-Pcc di Lioce e soci. Un'interlocuzione probabilmente svanita, oppure non andata a buon fine per via degli arresti e delle indagini. Dietro quella sigla, scoprì poi la Digos sviluppando il materiale sequestrato, c'erano i liguri Zoja, già indagato a fine anni novanta anche per gli attentati contro la base Nato ad Aviano, e Porcile e il romano Luigi Fallico, ex Ucc. La mattina del 9 luglio 2009 scatta il blitz in tre città, Roma, Genova e Milano. Fallico, all'epoca 57 anni, è il capo, dissero magistrati (i pm Saviotti e Amelio) e investigatori di una «organizzazione che si proponeva come erede del disegno eversivo sviluppato dalle Brigate Rosse». A casa di Fallico la Digos trovò non solo casse di materiale propagandistico, rivendicazioni e risoluzioni strategiche, ma soprattutto armi, tra cui due mitra italiani e due pistole di marca croata, polvere da sparo e metri e metri di miccia. Un vero e proprio arsenale pronto ad essere usato se in alcune intercettazioni ambientali Fallico parlava con insistenza di un attentato da fare alla Maddalena durante il G8 (quello poi trasferito all'Aquila). Ma i pezzi più importanti saltarono fuori, quella stessa mattina, a casa di Porcile. Scorrendo il verbale di sequestro redatto quella mattina, viene fuori infatti che «nel garage magazzino di pertinenza dell'abitazione del Porcile, all'interno di una borsa Invicta a righe marroni veniva trovato il seguente materiale: un foglio formato scritto su mabo i lati recante descrizione con immagini di una di una pistola Tula Tokarev; un foglio formato A4 recante esploso dalla pistola Tokarev». Seguono vari documenti politici tra cui «Ricostruendo-Elementi per una discussione fra militanti rivoluzionari» a firma Organismi rivoluzionari combattenti per il comunismo. È il nome della cellula di Fallico. Ed è l'evoluzione di quegli ORC di cui era stata trovata traccia nel covo di via Montecuccoli e che aveva cercato invano l'interlocuzione con le Br-Pcc di Galesi, Lioce e Banelli. Nella borsa anche il documento con il titolo «Contributo all'analisi di fase per la ripresa dell'attività rivoluzionaria». E poi una pistola semiautomatica 6,35, decine di cartucce calibro 9 corto, una cartuccia calibro 38 special, un caricatore completo di sette cartucce calibro 9 corto, una bomba a mano, decine di metri di miccia, tre detonatori elettrici, un silenziatore per arma da fuoco lunga, una mitragliatrice, una Beretta. Una santabarbara. LADOPPIA FIRMA Le indagini sull'attentato all'ingegnere Adinolfi ripartono dunque da qui. Ros e Digos stanno studiando e analizzando le informative e il fascicolo del processo Fallico che si è concluso in primo grado poche mesi fa condannando solo tre dei sei imputati tra cui Zoja e Porcile. Fallico è morto d'infarto in carcere a maggio 2011 prima di arrivare a sentenza. Al processo i giudici decisero di derubricare l'accusa da banda armata a cospirazione politica mediante accordo e condannarono Zoja a otto anni e sei mesi di reclusione e Porcile a sette anni e sei mesi. Resta cauto il capo della polizia Antonio Manganelli: «Occorre molta cautela in questa fase restiamo aperti a tutte le ipotesi» e si guarda «all'area antagonista armata, dove sfumano i confini tra gruppi marxisti-leninisti e anarco-insurrezionalisti». Un imprenditore edile del napoletano si è sparato un colpo alla tempia per problemi economici. E ha scelto come luogo del suicidio il parcheggio del santuario della Madonna di Pompei. Arcangelo Arpino, 63 anni, residente a Vico Equense, titolare di una piccola impresa edile, ha lasciato, per spiegare il suo gesto estremo, tre lettere, di cui una di scuse ai familiari e un'altra in cui racconta le pesanti conseguenze della crisi economica in atto e in particolare le difficoltà legate ad alcune cartelle notificategli da Equitalia. Arpino si è ucciso utilizzando una pistola da lui regolarmente detenuta, un' arma calibro 7,65. L'uomo si è sparato alle 15. Soccorso e trasportato all'ospedale di Castellammare di Stabia, è morto poco dopo il ricovero. Ad accorgersi dell'accaduto sono state alcune suore che stavano passando nella zona del parcheggio che si trova alle spalle del santuario, allarmate dallo sparo. Le sorelle hanno avvertito sacerdoti della basilica e il gruppo si è recato là dove Arpino aveva parcheggiato l'auto, una Fiat Punto bianca. Il corpo dell'uomo giaceva all'esterno. Alcuni testimoni, tra cui un parcheggiatore, l'avevano visto in precedenza entrare nel santuario dove forse ha pregato. Arcangelo Arpino era sposato e avaeva tre figli, due maschi e una femmina. L'azienda edile da lui posseduta l'aveva chiusa, ed ad oggi era titolare di una agenzia immobiliare e una matrimoniale, entrambe in cattive acque economicamente. I suoi problemi con il fisco risalivano a lavori fatti dalla ditta edile e mai pagati dai committenti. Da qui il suo atto d'accusa esplicito in una missiva contro Equitalia. Nelle tre lettere, anche un elenco di cinque assegni per un importo di circa 4mila euro, che l'uomo aveva chiesto di bloccare perchè scoperti. L'ultimo appello, alcune righe all Madonna cui chiedeva di aiutare i suoi familiari. A Mestre invece la protesta contro Equitalia è stata meno drammatica: gli attivisti dei centri sociali, con addosso tute bianche, hanno occupato per alcune ore gli uffici della sede dell'agenzia del Fisco. I manifestanti hanno annunciato che quella di ieri è stata solo «la prima di una serie di manifestazioni per chiedere la chiusura di Equitalia». Erano alcune decine, secondo il portavoce dei centri sociali del Nordest Michele Valentini, i giovani all'opera, sotto la vigilanza di Digos e polizia. Mentre alcuni dimostranti provvedevano con mattoni a creare un muretto, per chiudere simbolicamente la porta di ingresso degli uffici, altri attivisti hanno srotolato due striscioni con la scritta «Giù le mani dalle nostre vite» e «Chiudere Equitalia subito». Debiti col fisco: imprenditore suicida a Pompei Attentato Adinolfi Effettuati controlli in carcere su alcuni brigatisti detenuti Il capo della Polizia Manganelli «Non abbiamo alcuna evidenza sulla nascita di nuove Brigate Rosse» CLAUDIAFUSANI cfusani@unita.it L'AGGUATO DIGENOVA . . . Si spara nel parcheggio del sito archeologico, lascia lettere di scuse e di accuse Mestre, “murata” Equitalia Le istruzioni della pistola in casa di un vecchio Br Gli esami della Scientifica sul luogo dove l'amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, è stato gambizzato a Genova, FOTOÀNSA . . . Nelle carte di Massimo Porcile fu trovato un foglio con la descrizione di una pistola Tokarev . . . Perquisito anche l'irriducibile Zoja, detenuto per un attentato alla Folgore di Livorno Occupata e murata dai centri sociali la sede di Equitalia a Mestre FOTO LAPRESSE FELICEDIOTALLEVI NAPOLI venerdì 11, maggio, 2012 9
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