È la prima volta, forse, che la polizia gioca al rialzo e i manifestanti al ribasso: oltre 200 secondo la Rete dei movimenti antagonisti, «almeno 600» secondo la Questura. Più realistica una cifra a metà strada per il primo tumulto di piazza, con tanto di cassonetti rovesciati, lancio di uova e cariche della polizia in corso Meridionale a Napoli, della rovente primavera di Equitalia, presso la cui sede legale di via Grezar, all'Eur, è stata recapitata una busta contenente polvere pirica. E nelle stesse ore, nel Milanese, due ispettori dell'agenzia di riscossione venivano malmenati da un imprenditore nello studio di un commercialista. Un clima pesantissimo, che spinge il premier Mario Monti ad annunciare un incontro, giovedì prossimo, con il presidente di Equitalia (e direttore dell'Agenzia delle Entrate) Attilio Befera. La tensione esplode a Napoli, epicentro della disperazione con 5 suicidi in meno di due settimane: l'ultimo giovedì pomeriggio a Pompei, nel parcheggio della Basilica pontificia dedicata alla Vergine del Rosario, vittima un imprenditore edile di Vico Equense. Equitalia si difende con una nota: «È inaccettabile continuare a scaricare irresponsabilmente su Equitalia la colpa di gesti estremi e situazioni drammatiche, che hanno invece origini diverse e lontane e che stanno esplodendo solo oggi a causa della crisi economica. Eventi tragici da non spettacolarizzare, per i quali Equitalia esprime profonda vicinanza alle famiglie coinvolte». Ma la Rete dei movimenti di Napoli comprendente tutto l'arcipelago antagonista, dai disoccupati del progetto Bros ai collettivi studenteschi, dai comitati dei precari ai sindacati di base, dà già appuntamento al popolo dei “tartassati” per venerdì prossimo, 18 maggio, davanti alla sede di Equitalia Sud, in via Ponte di Tappia, a due passi da piazza Municipio. Quella di ieri, quindi, potrebbe essere stata solo una “prova generale”: lo teme la Questura, che ha già identificato sette persone, è consapevole dei rischi la Procura, preoccupata per lo spostamento dell'asse politico della protesta. Finora, Equitalia era stata nel mirino delle organizzazioni di destra, Casa Pound in testa. Ora nella partita sono entrati i movimenti antagonisti di estrema sinistra, che in una nota sottolineano il «carattere spontaneo della protesta». Secondo la ricostruzione della Rete, il raduno di ieri mattina in corso Meridionale davanti agli uffici dell'agenzia di riscossione aveva come obiettivo «la proclamazione di un giorno di lutto per le troppe tragedie degli ultimi giorni». Ma negli uffici, presidiati da cinque blindati della polizia fin dall'apertura, si è continuato a lavorare. E dal presidio è partito un fitto lancio di uova e vernice rossa. È stato a quel punto che la situazione è degenerata. Secondo una nota della Questura, i poliziotti presenti avrebbero semplicemente cercato di tenere a distanza i manifestanti, che avevano rovesciato numerosi cassonetti della spazzatura, avvicinandosi minacciosamente agli uffici. Versione, questa, che non collima con quella diffusa dalla Rete, che parla di «almeno quattro cariche con gli sfollagente» da parte degli agenti. Risultato: un paio d'ore di straordinaria tensione, con il traffico della zona, confinante con l'area della stazione Centrale, letteralmente in tilt. Il bollettino della guerriglia parla di una ventina di feriti: dodici tra le forze dell'ordine, otto tra i manifestanti. Tra i presenti «scrittori e sceneggiatori sensibili alla questione sociale come Maurizio Braucci». «Almeno l'80% dei manifestanti ha ricevuto una pesante cartella esattoriale di Equitalia, direttamente o tramite la propria famiglia». Caltanissetta, disoccupato e cardiopatico si dà fuoco in macchina L'ANALISI VINCENZOVISCO PRIMO:LA SOCIETÀ RISCOSSIONESPA(CHE POIDIVENTERÀ EQUITALIA)FU COSTITUITANEL2004 DAL GOVERNOBERLUSCONICHE ACQUISTÒ DALLEBANCHE -NAZIONALIZZANDOLOILSERVIZIO DAESSE SVOLTO(?) FINOAD ALLORA.Secondo: l'acquisizione fu molto onerosa, il personale era eccessivo e molto costoso, e per questo allora criticai duramente l'operazione che tuttavia aveva un obiettivo e un significato condivisibile, vale a dire creare uno strumento efficace per la ricossione coattiva. Per questo difetto originale gli aggi di Equitalia (9% che si ridurrà solo in futuro) sono sicuramente eccessivi. Terzo: il fatto inoltre che i costi dell'operazione ricadano non solo sull'ente impositore ma anche sul contribuente (che già paga l'imposta contestata, le multe, gli interessi, etc) è molto discutibile; di nuovo si tratta di far tornare i conti della società senza preoccuparsi troppo dei cittadini. Quarto: i Comuni non hanno alcun obbligo di servirsi di Equitalia (e infatti non tutti lo fanno), ma la scelgono proprio in virtù dei poteri molto più incisivi che essa ha in quanto depositaria del potere di riscossione delle imposte; gran parte delle proteste e degli errori riguardano proprio cartelle (spesso relative a multe e non a imposte) emese dai Comuni, i quali hanno inserito i proventi della futura riscossione nei propri bilanci scaricando oneri e rischi su Equitalia che dal canto suo, avendo interesse a «fatturare», accetta ogni incarico; per questi motivi certe proteste sono incomprensibili e ingiustificate. Quinto: le cartelle riscosse da Equitalia riguardano non solo le imposte erariali che rappresentano circa un terzo del fatturato totale, ma anche contributi sociali, e entrate di molteplici enti impositori, dalla Rai ai Consorizi di bonifica. Ciò crea confusione e concentra la polemica sul fisco che in modo autolesionistico si presta al volgere per tutti quella che è una delle funzioni più impopolari e delicate che esistano. Sesto: le ristrettezze economiche e le difficoltà di bilancio di tutti gli enti impositori (a cominciare dallo Stato) hanno fatto sì che si accelerasse la discussione dell'enorme stock di crediti, spesso relativi ad anni molto lontani, che la nuova società aveva ereditato dal sistema bancario, unico beneficiario di tutta l'operazione. I proventi derivanti ed attesi dalla riscossione hanno consentito infatti la «chiusura» contabile di non poche leggi finanziarie. Settimo: la gravissima crisi economica che attraversiamo ha reso drammaticamente insostenibile per alcuni contribuenti il pagamento del dovuto, anche se si è recentemente intervenuti con ampie rateizzazioni e dilazioni dei pagamenti. Ottavo: l'eccessiva drammatizzazione mediatica sulla lotta all'evasione, ben al di là dell'azione effettivamente posta in essere, ha contribuito a porre Equitalia nell'occhio del ciclone. Ciò detto e considerato, va ribadito che un'efficace e tempestivo sistema di riscossione dei tributi è irrinunciabile e assolutamente necessario. Gli strumenti di cui dispone Equitalia e le prassi che essa segue non sono diverse da quelle applicate in altri Paesi. La riscossione coattiva è l'ultima fase di un lungo processo che parte da una verifica, si trasforma in accertamento, continua eventualmente per diversi gradi di contenzioso, fino a diventare credito esigibile per lo Stato. Si tratta quindi di imposte dovute al di là di ogni ragionevole dubbio (salvo gli errori cui prima ho accennato che per la quasi totalità non riguardano le imposte erariali). Non ci può essere lotta all'evasione senza riscossione coattiva. Il sistema di riscossione, Equitalia, e gli enti impositori che di essa si servono può essere criticato e riformato. Ma le imposte in uno Stato di diritto vanno, ahimé, pagate. L'indiscriminato attacco ad Equitalia esprime una vecchia e diffusa abitudine a non pagare le tasse né prima, né dopo l'accertamento cui alcuni settori di contribuenti si erano abituati e che giustamente sta venendo meno. È espressione di impulsi anarcoidi, di irresponsabili strumentalizzazioni, e talvolta di pulsione eversive vere e proprie che non possono essere condivise e che vanno combattute. MASSIMILIANOAMATO NAPOLI I torti del governo passato e gli eversori di oggi Poliziotti in tenuta antisommossa e manifestanti si fronteggiano durante gli scontri davanti alla sede Equitalia di Napoli FOTO DI CIRO FUSCO/ANSA Incidenti a Napoli Uova e vernice contro la sede La polizia carica, una ventina di feriti il bilancio L'agenzia non ci sta: «È da irresponsabili darci la colpa dei gesti estremi. Si alimenta la violenza» Aveva una piccola pensione di invalidità, qualche centinaio di euro per via di una malattia al cuore. Poco, troppo poco per sopravvivere e dare un'esistenza dignitosa alla sua famiglia e pagare gli studi alla figlia quattordicenne. E non bastavano nemmeno i lavoretti rimediati per arrotondare il magro bilancio familiare, qualche servizio di idraulica, lui che in passato aveva avperto una piccola impresa artigianale chiusa però quando le sue condizioni di salute si sono lentamente aggravate ed un infarto gli ha poi impedito di portare avanti l'azienda. Per questo ieri Giovanni Vancheri, un idraulico di 54 anni, ha deciso di farla finita e si è dato fuoco all'interno della sua auto a San Cataldo, un paese della provincia di Caltanissetta. Vancheri, hanno raccontato agli inquirenti amici e familiari, da qualche tempo era depresso, prostrato dall'impossibilità di trovare un lavoro che gli assicurasse entrate sufficienti a far fronte ai debiti, alle bollette accumulate e alle cartelle esattoriali recapitate in casa. Per questo ieri Vancheri è salito in macchina di buon ora e si è recato fino alla casa di campagna posseduta assieme ai fratelli. Lì, l'uomo ha lasciato i documenti della macchina e qualche banconota, si è diretto in giardino, si è chiuso dentro l'utilitaria e si è cosparso di benzina appiccando il fuoco. A ritrovarlo sono stati i vigili del fuoco e gli stessi fratelli che erano stati avvertiti da alcuni vicini di casa allarmati per la colonna di fumo che si stava alzando dal cortile dell'abitazione dei Vancheri. Nessun biglietto lasciato a spiegare il proprio gesto. Sul corpo la procura di Caltanissetta ha disposto l'autopsia anche se non sembrano esserci dubbi sulla dinamica dell'incidente. Gli inquirenti, tuttavia, sembrerebbero scettici di fronte alla possibilità che all'origine della decisione di suicidarsi ci possano essere debiti. Da un dramma della disperazione ad uno, per fortuna, solo sfiorato. A Viterbo, dove un uomo è stato bloccato dalla Digos dopo aver fatto una telefonata anonima alla Uil in cui minacciava di fare una strage nella sede di Equitalia. «Sono disperato, la mia azienda è fallta - ha raccontato l'imprenditore settantenne - sono pieno di debiti. Vivo con un piccola pensione e il fisco non mi da tregua». Equitalia, scontri e accuse PINOSTOPPON CALTANISSETTA . . . Al vaglio della Digos i filmati degli incidenti: sette identificati. Pacco bomba negli uffici romani . . . Due ispettori aggrediti nel Milanese. Giovedì Mario Monti incontrerà i vertici dell'agenzia SEGUEDALLAPRIMA sabato 12, maggio, 2012 9
«Gridiamoglielo in piazza». Questo lo slogan della manifestazione indetta dalla Federazione delle Sinistre (Prc e Pdci) che partirà da piazza della Repubblica alle 14 e arriverà al Colosseo e alla quale saranno presenti anche Idv e Sel. «Questa è una manifestazione contro il governo e dalle adesioni che abbiamo ricevuto mi sembra di capire che sono in molti a non condividere le politiche dell'esecutivo», commenta Oliviero Diliberto, Pdci, presentando l'iniziativa. Eppure Monti nella lettera a Napolitanosidice ottimista. «Non so su quali basi si fondano le sue valutazioni: noi siamo in una vera fase emergenziale. Non c'è un solo dato dell'economia che vada bene. Questo governo, profondamente ingiusto perché colpisce sostanzialmente solo i più deboli, è anche inefficace, manca qualunque misura per crescita e innovazione, le due armi fondamentali per provare a risollevarci. Colpisce che Monti si stia incaponendo sull'articolo 18 e non faccia niente su scuola e università». Non la convincono neanche gli emendamenti, sul modello tedesco, che si stannopresentandoalla riformadel lavoro? «Qui c'è uno snodo essenziale ed è l'articolo 18. Se passerà questo stravolgimento di colpo tutti i lavoratori italiani diventano precari perché licenziabili. Aggiunga che il governo ha aumentato l'età pensionabile: il combinato disposto di questi due cambiamenti produrrà una valanga di esodati in un prossimo futuro ma di questo non parla nessuno». Quali sono le richieste e le proposte chefarete dal Colosseo? «Noi abbiamo proposte di politica economica molto diverse da quelle del governo ed è soprattutto a tutte le forze progressiste che ci rivolgiamo per avviare un confronto nel merito delle questioni. Penso alla patrimoniale progressiva, alla disdetta dell'acquisto dei 131 cacciabombardieri...». SuquestipuntiIdvePd,chesonoinParlamento,non sonodistanti da voi. «Con l'Idv distanze non ce ne sono, mi auguro che anche nel Pd, con il massimo rispetto per il dibattito che c'è al suo interno, prevalga una linea “alla Hollande” e non liberista perché abbiamo visto tutti dove ci ha portato l'impostazione liberista». Il cancelliere Merkel però non intende cambiare posizione neanche dopo l'elezionediHollandeinFrancia.Leicredepossibile l' asse Italia-Francia? «Spero che il Pd, che sostiene questo governo, dica a Monti di appoggiare in Europa Hollande e non Merkel. Io non posso dirglielo perché sto all'opposizione, il Pd sì». Dopoleamministrativeilquadropolitico è piena evoluzione. Secondo leicosaaccadràinvistadel2013.IlPdalleato conCasini, IdveVendola? «Siamo di fronte ad un gigantesco rimescolamento di carte, la destra si è sciolta come dimostra la Sicilia, da sempre apripista dei cambiamenti. Casini vuole fare l'opa su quello che resta dell'elettorato moderato e il Pd, facendo un gigantesco errore, continua a rincorrerlo. Oggi, invece, sarebbe necessario unire la sinistra, avere più coraggio e distinguersi per la propria proposta politica. A Idv e Sel proporrò di lavorare ad soggetto federato della sinistra e con questa forza, che oggi avrebbe il 15%, trattare con il Pd in vista delle elezioni». MARIAZEGARELLI ROMA «In piazza contro la politica dell'iniquità» L'INTERVISTA OlivieroDiliberto ltrucchetto è riuscito per anni. Per-ché per anni, a voler descrivere lasituazione con una metafora pa-ne e salame di quelle che gli piac-ciono tanto, Antonio Di Pietro cel'ha fatta a stare comodamente seduto sopra una botte piena tenendo a debita distanza la moglie ubriaca. Che fosse la guerra al lodo Alfano o la battaglia contro i condannati eletti in Parlamento, come confessò nell'ottobre del 2010 in un'intervista a l'Espresso, Beppe Grillo «dice queste cose da un palco a Cesena», mentre «l'Italia dei valori presenta provvedimenti in Parlamento e rappresenta il braccio operativo dentro le istituzioni di esigenze sentite dalla gente». Una via di mezzo tra il “ti piace vincere facile” della vecchia réclame e il gioco delle tre carte, insomma. «Beppe» urlava e sbraitava da un palco improvvisato o dal suo blog. «Tonino» passava all'incasso alle elezioni. Beppe fuori dal Palazzo. Tonino dentro. In fin dei conti, sosteneva soddisfatto l'ex pm, «con Grillo siamo complementari». Perché, mentre «il suo movimento fotografa le anomalie della politica italiana e ne denuncia le incongruenze», l'Idv «ha scelto di entrare all'interno delle istituzioni per rinnovare». Un modo come un altro per sostenere che il comico genovese tirava la volata e lui portava a casa la maglia rosa. Fine della corsa. Fine del giochino. Che cosa succede adesso che il Movimento Cinquestelle si prepara per abbinare ai palchi improvvisati del suo leader carismatico l'ingresso in quelle stesse istituzioni frequentate dagli eletti dell'Italia dei valori? Che cosa può accadere ora che gli elettori, per dare un seguito alle istanze che con approssimazione vengono archiviate alla voce «antipolitica», possono serenamente barrare sulla scheda il simboletto del comico genovese? Amici e colleghi di partito descrivono Di Pietro come un leader tormentato. Preoccupato per il risultato non proprio esaltante alle amministrative, mascherato soltanto dal miracolo elettorale di Leoluca Orlando a Palermo. E diviso tra la necessità di non tagliare i ponti con Grillo e col grillismo - perché questo significherebbe automaticamente alimentare il travaso di voti dall'Idv al Cinquestelle - e la consapevolezza che stringere ulteriormente i bulloni di una sinergia politica col comico genovese vorrebbe dire autoescludersi dalla foto di gruppo con Pier Luigi Bersani e Nichi Vendola. Soprattutto perché l'uscita di scena di Tonino dallo schema di Vasto potrebbe essere l'ultima speranza per chi, dentro il tandem Pd-Sel, punta ad agganciare il partito che Pier Ferdinando Casini costruirà dopo aver archiviato il Terzo Polo. Nell'agitarsi forsennato tra l'incudine di Vasto e il martello grillino, Di Pietro viaggia a targhe alterne. Nel senso che ci sono giorni in cui corteggia il comico genovese. E altri in cui gli lancia moniti dal sapore vagamente «istituzionale», con l'obiettivo di far resistere l'elettorato italvalorista alla tentazione delle Cinquestelle. Come ieri, quando Tonino ha messo nero su bianco che «abbiamo sempre protestato contro le politiche di Berlusconi», ma «abbiamo avuto sempre anche la responsabilità di avanzare proposte alternative», perché «la mera protesta non ci interessa». Al contrario di Beppe, al quale ha mandato a dire che «dalla voglia di sfasciare tutto nascono le dittature». Un registro decisamente diverso da quello che aveva usato tre giorni fa, quando s'era spinto fino ad associare l'ipotesi di un'alleanza con Grillo nientemeno che a un matrimonio con Claudia Schiffer. Della serie: «Bisognerebbe chiedere prima alla Schiffer se vuole sposarsi con me». Ma in questa storia dal finale tutto da scrivere, per Tonino non esistono che due certezze. La prima è che il Movimento Cinquestelle, a prendere per buoni i sondaggi, ha doppiato i consensi dell'Italia dei valori. La rilevazione elaborata ieri da Swg per la trasmissione Agorà di Andrea Vianello mostra una fotografia oltre i limiti dell'impietoso: 11,5 per cento per il primo, 5,3 per la seconda. Traduzione: Grillo avrebbe in questo momento più del doppio dei voti di Di Pietro. La seconda certezza è che il travaso di consensi dal grillismo al dipietrismo, come dimostra l'orientamento post-elettorale di un giornale come il FattoQuotidiano, s'è trasferito anche sui mezzi di comunicazione di massa. I suoi sostengono che Di Pietro le proverà tutte pur di uscire dall'angolo. E dentro il suo partito c'è anche chi giura che Tonino sia già a caccia di tutti i possibili esponenti del Movimento Cinquestelle che sono entrati in rotta di collisione col comico genovese (tipo il candidato genovese Paolo Putti, che per aver partecipato alla trasmissione Ballarò s'è guadagnato una fatwa direttamente dal blog di Grillo). Ma per quanto, almeno al momento, risulti difficile immaginare orde di fuorusciti stellati che marciano verso l'Idv, il tempo della scelta di campo tra il centrosinistra e Grillo non pare più rinviabile per Di Pietro. Beppe Grillo con il leader dell'Idv Antonio Di Pietro in una foto d'archivio FOTO PERCOSSI /ANSA L'INTERVENTO DONATELLA FERRANTI Il dubbio di Di Pietro tra Grillo e il centrosinistra ILDDL ANTICORRUZIONE DEVEESSERELEGGE ENTROL'ESTATE. Dobbiamo mettere in campo un sistema rigoroso che, dal lato della prevenzione e da quello della repressione, sia in grado di colpire al cuore un fenomeno che ogni anno scippa agli italiani oltre 70 miliardi di euro e che pesa su ogni cittadino come tassa occulta per oltre mille euro. Per combattere la corruzione serve un intervento che semplifichi e renda trasparente l'attività della pubblica amministrazione, a partire dall'individuazione di requisiti minimali di integrità morale per i pubblici dipendenti. Ma prevenzione e trasparenza da sole non bastano. Il livello di corruzione è tale che non si può fare a meno di rafforzare le norme di repressione. E non si tratta di agitare il cappio al vento, come ci accusano strumentalmente alcuni esponenti del Pdl, ma di intervenire con rigore ed equilibrio per adeguare il codice penale alle convenzioni internazionali, prima fra tutte quella di Strasburgo del 1999. Le principali norme vigenti si sono dimostrate infatti incapaci di cogliere a fondo la nuova fisionomia della corruzione, che supera il patto tra corrotto e corruttore e attribuisce un ruolo dominante a cricche e centri di potere. E non sono più in grado di cogliere il ruolo determinante dei faccendieri che svolgono, sempre più spesso, funzioni di mediazione illecita. Per non dire che la tangente è spesso occultata attraverso sofisticati meccanismi di triangolazione. Per far fronte a queste manifestazioni della corruzione occorre modificare radicalmente il ddl anticorruzione del governo Berlusconi. Grazie anche al contributo del ministro Severino abbiamo ottenuto l'introduzione di tre nuove fattispecie penali: il traffico di influenze illecite, la corruzione per l'esercizio della funzione e la corruzione fra privati. Abbiamo inoltre messo in campo pene più severe per corrotti e corruttori e un insieme di strumenti normativi che mirano a colpire i patrimoni e i profitti illeciti e a rendere più stringenti le pene accessorie dell'interdizione dai pubblici uffici. Non siamo però ancora riusciti ad ottenere il raddoppio dei tempi di prescrizione per i reati contro la pubblica amministrazione, al fine di contrastare le strategie dilatorie. Tutti i processi di corruzione devono arrivare a un pronunciamento di merito: in nessun altro Paese europeo è consentito garantire sostanziali impunità per il mero decorso del tempo. Come ha giustamente sottolineato il presidente Monti la corruzione incide negativamente sulle potenzialità di crescita e sul grado di competitività del Paese. Per questo il ddl anticorruzione deve essere approvato con massima urgenza e diventare legge entro l'estate. Non si possono tollerare ulteriori ritardi. Anticorruzione, la legge entro l'estate ILRETROSCENA L'expmnonpuòpiù lucrareelettoralmente sulcomico,anziglicede voti.Eoradice:«Dalla vogliadisfasciaretutto nasconoledittature» TOMMASO LABATE sabato 12, maggio, 2012 7
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«Intervenga il governo con il ministro degli Interni, Cancellieri. Abbiamo parlato con il Prefetto e con la Procura della Repubblica. Presenteremo un dossier preciso delle irregolarità che abbiamo riscontrato. Quella proclamazione è stata uno sbaglio. Quel voto inquinato è stato un insulto alla città di Catanzaro. È emerso quanto molto probabilmente altre volte è rimasto coperto. I cittadini per bene si sento offesi e delusi. Ma sentono che qualcosa di positivo è accaduto. Che cambiare è possibile». È determinato ed anche fiducioso Salvatore Scalzo, il ventottenne candidato a sindaco per la coalizione di centrosinistra. Siamo al giorno dopo la proclamazione di Sergio Abramo, il candidato del centrodestra, a sindaco di Catanzaro. È risultato eletto al primo turno con il 52% per soli 130 voti. È stato proclamato dalla commissione elettorale centrale, malgrado almeno in un seggio abbia riscontrato gravissime irregolarità e malgrado sia stato aperto un fascicolo della Procura della Repubblica per casi di compravendita di voti. La denuncia di Scalzo è condivisa dagli altri candidati alla guida del capoluogo calabrese. AlloraoraCatanzaro ha unsindaco? «Noi del centrosinistra insieme alle forze di centro, l'Udc e il Fli, visto la gravità delle irregolarità riscontrate, in particolare nella sezione 85 i cui voti condizionano l'esito della consultazione elettorale, avevamo chiesto di non procedere alla proclamazione dell'elezione del sindaco. Pur apprezzando il lavoro di controllo e di verifica effettuato dalla commissione riteniamo che non vi siano le condizioni per la proclamazione». Quali sono le irregolarità riscontrate in quelseggio? «Il numero di schede votate superiore di due al numero degli elettori. Tre schede non vidimate e votate. Quindi, ed è la cosa più grave, circa trenta certificati elettorali usati due volte con nomi diversi. Una situazione più da paese del Terzo mondo che da capoluogo di Regione. Però, pur avendo verbalizzato situazioni così gravi, la Commissione elettorale centrale ha deciso di procedere, comunque, alla proclamazione di Sergio Abramo sindaco. Invece, di fronte a queste irregolarità e a uno scarto di circa cento voti, quell'atto andava evitato». Comeèesploso il caso “sezione85”? «Premesso che il nostro timore è che le irregolarità di voto siano state più estese e numerose, e che per questo stiamo raccogliendo le testimonianza dei cittadini e dei nostri rappresentanti di lista che invieremo alla Procura, il caso è semplice. Alle 5 della mattina di martedì abbiamo riscontrato che dal quel seggio arrivavano dati “stani”, molto diversi rispetto a quelli che ci erano stati segnalati in precedenza e da quelli degli altri seggi della stessa scuola. Io e il candidato di Centro, assieme, avevamo molti più voti di Abramo. Improvvisamente è arrivato a superarci e di molto. È stato grazie alla determinazione del nostro rappresentante di lista che ha imposto la pubblicità dello spoglio, e del coordinatore della lista Domanico Petrolo, che sono emerse queste irregolarità. È arrivata anche la Digos. Ma come essere sicuri che negli altri seggi tutto sia stato regolare?». Comeavere reagito? «Abbiamo protestato a tutti i livelli. Presenteremo un dossier in Procura con tutti i casi anomali riscontrati e avanzeremo anche un ricorso amministrativo. Ci attendiamo che il Governo intervenga. In un paese democratico, in queste condizioni, non è possibile arrivare alla proclamazione del sindaco. Lo dico per la città di Catanzaro, per la sua parte sana che è la stragrande maggioranza. Il risultato per il centrosinistra è stato straordinario. Va difeso il volto democratico della città che è offesa e delusa. Ha subito il contraccolpo. Ma sa anche reagire. Penso al presidio spontaneo dei cittadini davanti alla Prefettura. Credo veda in noi un riferimento preciso nella sua battaglia per la dignità democratica». Nonvipuò essereora unripiegamento? «La partita per la legalità democratica rimane aperta. Ci attendiamo l'intervento delle istituzioni e del governo. La città deve sentire che lo Stato, i partiti, le istituzioni ci sono. Noi e gli eletti dell'Udc e del Fli diserteremo la prima seduta del consiglio comunale. Poi si vedrà». Editoria senza risorse. I liquidatori: il Manifesto chiude R. M. rmonteforte@unita.it INDUSTRIA ECRISI Corteo e presidio di un migliaio di lavoratori presso la sede della Regione Lombardia contro i licenziamenti. Il leader della Cgil Nino Baseotto ha chiesto le dimissioni di Formigoni e della sua giunta per «dare credibilità all'istituzione» dopo le recenti inchieste. L'INTERVISTA Nel giorno in cui il Consiglio dei Ministri dà il suo disco verde ai provvedimenti di riforma per l'editoria presentati dal sottosegretario Paolo Peluffo, arriva l'annuncio da parte dei commissari liquidatori: il Manifesto cessa le attività. In un fax inviato alle rappresentanze sindacali del quotidiano si materializza così la decisione. Per i liquidatori tutti i dipendenti dovrebbero andare in cassa integrazione per 12 mesi. Giovedì prossimo è previsto un incontro tra le parti e si vedrà. Quello che è sicuro è la drammatica situazione della storica testata diretta da Norma Rangeri. Non è l'unica in sofferenza, anche per i tagli al finanziamento pubblico decisi dal governo Berlusconi con Tremonti e confermati dall'esecutivo Monti. Ieri il governo ha approvato i nuovi criteri presentati dal sottosegretario Paolo Peluffo per assicurare con un decreto legge trasparenza e rigore al finanziamento pubblico e con un disegno di legge delineare i criteri di riforma dell'editoria, legati anche al multimediale. È la via giusta secondo la Fnsi. «Il decreto e il disegno delega di legge, approvati su proposta del sottosegretario Peluffo, vanno considerati - commenta il segretario Franco Siddi - l'avvio di un processo che ci auguriamo abbia un celere quanto puntuale passaggio parlamentare di arricchimento, anche cogliendo i contributi delle parti sociali». La bussola «non può che restare quella del pluralismo e dell'attenzione all'occupazione, non già di solo risparmio di risorse». «Vengono finalmente definite buone pratiche amministrative di rigore e trasparenza, già avanzate in sede di commissione tecnica dell'editoria». Di fronte agli attacchi e alle critiche mosse anche da editori autorevoli al Fondo per l'editoria, Siddi ribadisce l'esigenza di tutelare «la funzione vitale del pluralismo dell'informazione». Per questo «i contributi non vanno a chicchessia, ma a quanti realizzano giornali veri con giornalisti veri». Ma per il sindacato vi sono anche limiti da superare nel confronto parlamentare e con le forze sociali. Innanzitutto il limite temporale dei contributi, assicurati solo fino al 2014, e il requisito - uguale per tutti di soli cinque giornalisti occupati, per vedersi riconosciuto il finanziamento. Che occorra fare presto lo afferma anche il senatore Pd, Vincenzo Vita che riconosce a Peluffo l'impegno nel raggiungere un obiettivo che sembrava ormai compromesso. «Sentiamo in questo risultato anche l'effetto di una battaglia cui abbiamo partecipato insieme alle associazioni e alle testate toccate dal problema della progressiva riduzione del Fondo per l'editoria e dall'abolizione da parte di Tremonti del diritto soggettivo, che consentiva ai giornali di accedere alle erogazioni». Vita condivide i criteri prescelti: l'occupazione effettiva, l'innovazione digitale, le vendite. Il Parlamento dovrà migliorare il testo. «Ma in tempi brevi - conclude - prima che sia troppo tardi». Plaude pure Mediacoop l'associazione delle testate cooperative che pone il problema delle risorse. «Fare una riforma senza risorse - aggiungono - corre il rischio di essere una velleità. Nel decreto non c'è alcun accenno alle risorse necessarie. Ma il problema più grave è che senza la certezza delle risorse disponibili, le imprese non sono in grado di assumere i rischi della continuità produttiva, già a partire da questo mese di maggio». Mette il dito sulla piaga. «A Catanzaro legalità ferita Stop al voto» LE ELEZIONIAMMINISTRATIVE «Dalla crisi, Taranto uscirà prima rispetto al resto della nazione, perché i finanziamenti per la bonifica delle aree inquinate, col relativo impulso al lavoro, sono già pronti per essere stanziati. La nostra politica di rilancio sta dando i suoi frutti». Ezio Stefàno, sindaco uscente ricandidato con la coalizione di centrosinistra alla guida del capoluogo jonico, è deciso a portare «a termine il progetto per questa città». Partendo da un presupposto chiaro: «Da 120 anni Taranto serve sia l'Italia che l'Europa, ospitando la grande industria e la difesa militare, che hanno provocato gravi danni ambientali. Il nostro sacrificio ora deve dare i frutti, così da permetterci un rilancio». In agenda ci sono quindi la bonifica del mar Piccolo, adiacente al centro cittadino, per incentivare la miticoltura, l'ampliamento del porto, del polo scientifico e tecnologico, la cultura, il turismo e nuovi interventi a tutela degli operai dell'Ilva (che dà lavoro a 20mila persone) e dei cittadini. Ma c'è un'altra prova da superare, un ballottaggio che in pochi si aspettavano, con il candidato della destra Mario Cito, figlio del missino Giancarlo, in carcere con una condanna a 2 anni per violenza privata, tentata concussione, abuso d'ufficio e falso ideologico. La differenza in termini percentuali tra il centrosinistra e la destra è più che ampia: Stefàno si è aggiudicato 51.053 voti (49,52%) contro i 19.518 (18,93%) di Cito. Per il Pdl, sostenuto anche dalla lista “La Puglia prima di tutto” (dell'ex ministro Raffaele Fitto), un tracollo: 7.329 voti, pari al 7,11%. Insomma, dati alla mano Stefàno ha i numeri per portare a compimento «il progetto Taranto». D'altronde il suo impegno per questa città non è proprio recente. Medico, fin dagli anni '70 in prima linea contro l'inquinamento dell'allora Italsider, si candida con il centrosinistra alle amministrative del 2007. In una città costretta a fare i conti non solo col dissesto ambientale, ma anche con quello finanziario: un miliardo 250 milioni di euro di debiti maturati dall'allora giunta di centrodestra guidata da Rossana Di Bello, che portò la magistratura ad aprire un'inchiesta con oltre 350 dirigenti inquisiti, tra i quali proprio l'ex sindaco. «Da subito - ricorda Stefàno - l'obiettivo è stato ridurre le spese e aumentare le entrate, riuscendo a liquidare i 5mila 500 creditori del Comune». Per questo, lo stesso Stefàno ha rinunciato all'indennità da sindaco e chiesto ad assessori e consiglieri di lasciare in cassa metà dei loro gettoni. Ora tocca al lavoro e all'ambiente. Con interventi di bonifica già pronti a partire in 30 giorni. IVAN CIMMARUSTI Nuovo round per Taranto Stefàno: «Ora il rilancio della città» Safilo:milleesuberi senza licenzaArmani Bruttanotiziaper i dipendenti della Safilo.L'impresa produttricedi occhiali hapresentato ieri il nuovo piano industrialealle organizzazioni sindacalied haannunciato che«sono stati identificati 1.000 esuberi sui siti italianiderivantidal mancatorinnovo della licenza Armani». Losi legge inuna notadella società cheprecisadi aver«immediatamente avviatoun tavolo negozialecon le organizzazioni sindacali e i rappresentantidei lavoratori, per definire ilmiglioreassetto industriale edorganizzativo futuro». L'obiettivo indicato dal gruppoè di «minimizzare l'impatto socialeedi salvaguardare lacompetitività aziendalea favore dei lavoratori che rimarranno in forza, realizzando i piani amedio e lungo termine per i quali il “Made in Italy”, l'innovazionee la qualitàdelprodotto rimangono assolutamenteprioritari». Safiloaggiungecheè già stato fissato, daoggial prossimo 28maggio,un «serratocalendariodi incontri tecnici diapprofondimento tra leparti, durante ilquale si lavoreràper individuaretutte lepossibili soluzioni condiviseper la miglioregestione del problemadegliesuberi». Lombardia, i lavoratori contro Formigoni ROBERTOMONTEFORTE rmonteforte@unita.it SalvatoreScalzo Ilcandidatodel centrosinistra:«Ilgoverno elaProcura intervengano, abbiamodocumentato gravi irregolarità,nonci arrendiamoadAbramo» Un fax al quotidiano: tutti in cassa integrazione Sì del governo ai nuovi criteri per i contributi sabato 12, maggio, 2012 11
L'ANALISI MASSIMOD'ANTONI Strategia del rigore messa in discussione da Washington Ma a Berlino ancora si fa finta di non sentire A meno che non succeda un miracolo politico all'ultimo secondo utile, la Grecia sembra imboccare la strada del ricorso anticipato alle urne. Dopo il conservatore Antònis Samaràs e l'eurocomunista Alexis Tsipras, anche il presidente del partito socialista Pasok, Evanghelos Venizelos, non riesce a garantirsi i voti necessari per poter formare un nuovo governo. La situazione appare alquanto complessa e intricata: il centrodestra di Nuova Democrazia accusa Tsipras e il suo partito di sinistra, Syriza, di «fare di tutto per evitare che possa nascere un nuovo esecutivo e di non essere all'altezza delle aspettative». Da parte sua, Venizelos, è riuscito a garantirsi un assenso di massima da parte del presidente del partito “Sinistra Democratica” Fotis Kouvelis ( 6,1% alle elezioni), che potrebbe aggiungere i suoi voti a quelli dei socialisti e di Nuova Democrazia, per assicurare così, il voto di fiducia al prossimo esecutivo. Ma Kouvelis pone, come condizione irrinunciabile, una partecipazione, o almeno un appoggio esterno, da parte di Syriza. Richiesta che al momento, non sembra proprio poter essere soddisfatta. «Vogliamo solo che il nostro Paese rimanga in Europa e nell'euro, siamo aperti a qualunque altro tipo di trattativa e ad ogni dialogo costruttivo possibile», ha dichiarato a l'Unità l'esponente del Pasok Petros Efthimìou, ex ministro della Pubblica istruzione e capogruppo dei socialisti nella legislatura appena conclusa. Secondo Efthimìou «le strade, in ultima analisi, sono solo due: o cercare di rimanere in Europa, trattando su tutto ciò che è realisticamente modificabile, o rifiutare la moneta unica e decidere di andare avanti, in un viaggio che ricorda un poco “Itaca” di Kavafis - una delle più famose poesie del grande letterato ottocentesco ndr -, cioè da soli incontro all'ignoto. I socialisti sono a favore della prima ipotesi per il bene del Paese». Il riferimento a Syriza, è più che chiaro. In realtà, le posizioni di Tsipras sembrano essersi ammorbidite: nelle sue ultime dichiarazioni, il giovane leader della “Coalizione della Sinistra Radicale” ha sottolineato con enfasi «di essere a favore della permanenza nell'euro, a patto che si interrompa la politica di barbara austerità che rischia di far diventare la Grecia un paese del Terzo mondo». BERLINO TIRALE ORECCHIE Malgrado tutto ciò, il pressing della Germania su Atene, continua. Il ministro delle Finanze del governo di Berlino, Wolfgang Schäuble in una intervista al quotidiano Rheinische Post ha affermato che «non si può forzare nessuno, e l'Europa non si inabissa così facilmente». Come dire: se no vi vanno bene le condizioni dei Memorandum su tagli e sacrifici, accomodatevi pure fuori dal condominio della moneta unica. E Schäuble non è nenache l'unico a tirare le orecchie alla Grecia. Il vice governatore della Riksbank, la banca centrale svedese, Per Jansson, in un'intervista a un quotidiano svedese ripresa dall'agenzia economica Bloomberg, dice senza girarci intorno che a livello di banchieri centrali in Europa l'ipotesi dell'uscita della Grecia dall'euro e le sue conseguenze sono state già «discusse». Aggiungendo anche che bisognerebbe essere molto cauti «a ipotizzare che sarebbe un processo indolore senza complicazioni». Il commissario per le Politiche economiche e monetarie dell'Ue, Olli Rehn, da parte sua, torna a ricordare che «la Grecia ha sistematicamente vissuto oltre le sue possibilità per un decennio. Ciò è semplicemente insostenibile e quindi Atene ha dovuto prendere delle dure decisioni per restaurare la sua competitività economica e le finanze pubbliche». E anche che «l'Ue e la comunità internazionale hanno sostenuto la Grecia con grandi contributi e prestiti». Perciò Rehn si dice «sicuro» che le forze politiche greche «cercheranno presto di creare una coalizione di governo che possa assicurare al Paese un ritorno a una base solida e a crescita e competitività». Appello a cui si associa il presidente Herman van Rompuy. Ad Atene, però, tutti i partiti sono coscienti del fatto che la richiesta di rivedere la durissima politica di austerity imposta da Fmi e Ue non può più essere ignorata. Pena, la tenuta della coesione e della pace sociale. Se si dovesse andare a nuove elezioni, il 10 o il 17 di giugno, Syriza non sarebbe l'unica forza a chiedere questo, ma anche il Pasok ed addirittura la destra vogliono ricontrattare i sacrifici con la Trojka (Fmi, Ue e Bce). Syriza, in ogni caso, continua a volare nei sondaggi : secondo la rete televisiva Alpha, nelle intenzioni di voto, supera il 27% (alle elezioni di domenica aveva preso il 16,8%), mentre Nd e il Pasok continuano a perdere consensi. E questo, malgrado il neoeletto presidente francese François Hollande non abbia accettato la richiesta di un incontro urgente, avanzata da Alexis Tsipras, sostenendo che «il presidente francese non è solito incontrarsi con presidenti o segretari di partito». A questo punto più dell'Eurogruppo di linedì tutti attendono l'incontro Merkel-Hollande, fissato per mercoledì prossimo a Berlino. Mentre i socialisti del Pasok annunciano un prossimo congresso straordinario per aggiornare la linea. UN'ACCUSA PRONTAMENTERESPINTA AL MITTENTEDALCOMMISSARIO EUROPEO AGLIAFFARI ECONOMICI OLLI REHN, nella cui visione delle cose non sono contemplate eccezioni al perseguimento convinto della strategia di austerità. Le affermazioni di Obama non hanno turbato nemmeno il ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schäuble e il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso che, senza il minimo accenno di autocritica, parlando della Grecia, pongono l'aut aut tra il necessario rispetto dei patti e l'uscita del Paese dall'euro e dall'Unione europea. Che i patti vadano rispettati è affermazione in generale ineccepibile, ma fa sorridere se ripensiamo alla reazione che suscitò il mero annuncio di voler sottoporre l'accordo a referendum da parte dell'allora primo ministro Papandreu. Commissione e governo tedesco cercano di esorcizzare il fatto che i greci, alla prima occasione di esprimersi, hanno detto chiaramente che non ritengono accettabili le condizioni loro imposte dall'Unione europea. I partiti che sostenevano la linea dell'austerità sono passati dal 77% al 32% dei consensi: una bocciatura senza appello che nemmeno una legge elettorale fortemente distorta in senso maggioritario ha consentito di nascondere. Già, perché la linea dell'austerità, quella della riduzione delle retribuzioni e dei licenziamenti di massa nel settore pubblico, dell'abolizione dei minimi salariali, delle privatizzazioni su larga scala, non solo non ha funzionato sul piano strettamente economico, ma ha suscitato la prevedibile reazione dell'elettorato. Le ricette confezionate a Bruxelles o a Francoforte o a Berlino hanno, tra gli altri, il difetto di non tenere conto della variabile sociale e di quella politica. È sempre possibile tacciare gli elettori di immaturità e dipingere i due terzi dell'elettorato greco come antisistema (o magari prendersela con la legge elettorale!). Da questo orecchio Berlino e Bruxelles non ci sentono. Barack Obama dice che l'Europa si trova nei guai perché non ha adottato le misure di stimolo all'economia praticate negli Usa? Angela Merkel risponde la crisi si può superare solo se si affrontano i problemi che secondo lei la causano, e cioè, ribadisce tetragona, «gli enormi debiti e la scarsa competitività di alcuni Paesi europei». Insomma, ferrea disciplina di bilancio e riforme liberiste da imporre a tutti: non c'è niente da cambiare nella strategia europea. Il commissario Ue agli Affari economici arriva di rincalzo. È «semplicistico» - sostiene - dire che l'austerity policy non funziona e che bisognerebbe seguire l'esempio americano. Saranno anche «semplicistiche» le critiche del presidente Usa, ma è certo che la situazione non è affatto semplice. La durezza delle parole pronunciate da Obama, con l'esplicito rimprovero agli europei di «non aver compiuto i passi e adottato le misure che sono stati presi qui negli Stati Uniti», fa capire che lo scontro è pesante. Il capo della Casa Bianca e il suo segretario di stato alle Finanze Geithner non avevano mai nascosto, in passato, il loro dissenso sulla strategia seguita da questa parte dell'Atlantico. Ma l'abbandono di ogni scrupolo diplomatico nel suo discorso a Seattle segnala, da parte di Obama, una decisa accelerazione. Perché? La spiegazione più immediata è: le elezioni presidenziali di novembre. L'economia americana continua a dare segni di un miglioramento testimoniato dal surplus di bilancio per quasi 60 miliardi di dollari registrato in aprile dopo tre anni e mezzo continui di dati in rosso. Ma l'amministrazione Usa teme come la peste il fantasma di una recessione europea che tocchi il culmine nei prossimi tre-quattro mesi, rischiando di danneggiare gravemente la ripresa americana proprio mentre si farà più accesa la campagna per la Casa Bianca. E tutti i più importanti economisti d'oltre Atlantico, ormai, sono concordi nel denunciare la pericolosità mondiale di un corso europeo così recessivo. Il calo drammatico dei titoli delle grandi banche Usa, innescato dall'ammissione del capo della JP Morgan Chase di aver “bruciato” due miliardi di dollari in operazioni «avventate», non rasserena certo il clima. Tanto più che si può sospettare che tali operazioni abbiano in un modo o nell'altro riguardato anche l'Europa. In ogni caso la storiaccia mostra ancora una volta quanto siano urgenti misure di regolamentazione del mercato. CONSIGLI D'OLTREOCEANO Non sono solo gli economisti americani a nutrire dubbi. Ieri ha fatto sensazione l'apertura, inaspettata, del presidente della Confindustria tedesca Hans-Peter Keitel all'ipotesi di creare i cosiddetti projectbond, titoli da emettere per finanziare progetti di sviluppo. Certo, Keitel si è allineato alla cancelliera sul rifiuto degli eurobond e di ogni altro strumento di condivisione del debito. Ma i dubbi sfiorano persino la Bundesbank, il cui capo-economista ha ammesso che una moderata inflazione sarebbe tollerabile. Il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble ha addirittura quantificato il limite sostenibile: tra il 2 e il 3%. Questi timidi accenni di revisione non toccano la cancelliera. Ci sono però due circostanze che rendono fragile la sua posizione. La prima è il fallimento totale, politico e economico, che l'imposizione delle lacrime e del sangue ha provocato in Grecia. Per la prima volta, ieri, il presidente della Commissione Ue Barroso ha messo in conto l'uscita del Paese dall'Eurozona e altrettanto ha fatto Schäuble, ma si sa che Frau Merkel è più incline a credere che la frana greca innescherebbe una incontrollabile reazione a catena. Che l'austerity imposta ad Atene per interposta Trojka sia stata un disastro non lo nega più nessuno. L'altra circostanza ha un nome e un volto. François Hollande martedì sarà a Berlino. Nelle ultime ore c'è stato un gran daffare per ridimensionare l'evento. Si tratterà solo di «uno scambio di vedute», ha precisato il portavoce del governo Steffen Seibert. La cancelliera vuole «ascoltare le opinioni del presidente francese sulla disciplina di bilancio e sulle misure per crescita e occupazione, e spiegare la convinzione tedesca». LACRISIEL'EUROPA Poche speranze sulla riuscita dell'ex ministro delle Finanze di formare un esecutivo che rispetti i tagli imposti dalla Ue Il Pasok a congresso: «Noi difensori dei pattie dell'euro» TEODOROANDREADIS teodoroandreadis@hotmail.com Atene senza governo Più vicino il collasso e il ritorno alle urne Il rispetto dei patti e il diritto alla vita ... Alla prima occasione di esprimersi, i greci hanno giudicato inaccettabili le condizioni di Bruxelles ... La speranza è la nascita di un nuovo asse in seno all'Ue che potrebbe contare sulla sponda Usa . . . Ma alla Bundesbank si inizia a fare i calcoli sul piano B, ovvero sull'inflazione sostenibile SEGUEDALLAPRIMA Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama FOTO DI EPA/KRISTOFFER TRIPPLAAR La sferzata di Obama e la lezione greca scuotono la Germania PAOLOSOLDINI paolocarlosoldini@libero.it 4 sabato 12, maggio, 2012
Bersani ai giovani: nella sfida del 2013 servite voi Ma come si fa a parlaredi primarie con quel-lo che sta succeden-do in Italia?». PierLuigi Bersani scuotela testa di fronte alla richiesta di Matteo Renzi di convocare per ottobre le primarie per decidere chi sarà il candidato premier del Pd. Il sindaco di Firenze, che dopo la nascita del governo Monti aveva bloccato le operazioni partite dalla Leopolda, ora è tornato a spingere sull'acceleratore, lanciando una «sfida» al segretario: «Ricercare la sua legittimazione su primarie di tre anni fa - dice in un'intervista al CorrieredellaSera - cioè di un'era geologica fa, perché in politica è cambiato tutto, sarebbe assurdo». Bersani, che per il prossimo autunno sta preparando un ben diverso appuntamento, che coinvolgerà ampi settori del mondo della cultura e dello spettacolo, della formazione e dell'associazionismo, e che avrà come obiettivo quello di scrivere insieme un'«agenda per la ricostruzione e la riscossa civica e morale» e di siglare un «patto con la società» in vista delle politiche del 2013, legge e sorride sornione: «È vero che dal 2009 ad oggi è cambiato tutto. Il mondo, non la sola politica, è cambiato. L'unico che non è cambiato è Renzi, che parla sempre di primarie». Una battuta, scambiata con i suoi, perché il leader del Pd non pensa sia il caso di ingigantire la faccenda, visto quel che sta attraversando il Paese. «Ho in testa altre questioni e non queste», dice non a caso poco dopo, arrivando alla scuola di formazione politica del Pd e rispondendo ai giornalisti che gli chiedono se raccoglierà la «sfida» di Renzi. «Sono l'unico segretario al mondo eletto con le primarie, quindi per me problemi zero. Ma in questo momento il Paese ha altre preoccupazioni, e io non ho la testa per pensare alle primarie». PATTO UNITARIOAL VERTICE Ma non è solo questione di tempistica, anche se Walter Verini dice che così si va «fuori tema», anche se Dario Franceschini è molto critico con Renzi e ritiene che si debba subito chiudere su Bersani candidato premier, e anche se un esponente del Pd come Beppe Fioroni, che in passato non ha nascosto di apprezzare l'attivismo del sindaco fiorentino, fa notare che «chiedere le primarie mentre siamo in piena tensione sociale non è buona politica». Parole che segnalano il patto unitario siglato dal gruppo dirigente democratico, consapevole del fatto, come è stato evidenziato alla riunione svolta all'indomani delle amministrative, che il Pd è in questo momento il solo «presidio» in un sistema politico terremotato. O, come dice Fioroni inviando un chiaro messaggio a Renzi: «Siamo l'unica grande forza politica nazionale, occorre responsabilità, bisogna anteporre il bene comune al proprio interesse». Per Bersani, al di là dell'inopportunità di aprire ora il percorso delle primarie, c'è anche una questione di metodo con cui fare i conti. Il leader del Pd da tempo ha fatto sapere che non si nasconderà dietro lo Statuto del partito, che prevede che sia il segretario il candidato premier dei Democratici, che lui è «a disposizione» e nel caso non si candiderà «dal notaio» ma dopo che ci sarà stato un nuovo pronunciamento. Il seguito del ragionamento lo fa di fronte ai giovani che ieri hanno partecipato all'ultima lezione dell'anno della scuola di formazione politica: «Ribadiamo testardamente che la politica è un esercizio collettivo. Chi non percepisce questo ha in testa qualcosa di diverso dalla politica». CONINTELLETTUALI Il discorso sul «collettivo» vale per il partito ma vale anche per la futura coalizione. Sarà infatti chi ne farà parte, è il ragionamento di Bersani, a decidere quale sia la strada migliore per scegliere il candidato premier. Se tutti saranno d'accordo sul ricorso alle primarie, ben vengano. A meno che in quel momento si riterrà più opportuno scegliere un'altra strada per definire la premiership. Tra l'altro Bersani sta lavorando non solo per arrivare alle politiche del 2013 con un'alleanza tra progressisti e moderati, ma per aprire quanto più possibile questa formazione a personalità della società civile. Per questo ha deciso di lanciare un «appello» per organizzare in autunno «un appuntamento con gli intellettuali italiani». Il leader del Pd, che punta a siglare «un patto con chi crede nelle riforme e vuole combattere le diseguaglianze», sta pensando a un incontro con storici, filosofi, sociologi, personalità anche del mondo dello spettacolo, dell'associazionismo, per scrivere insieme un'«agenda» che dovrà essere sì di governo, ma anche «per la ricostruzione e la riscossa civica e morale del Paese». Bersani chiederà insomma un contributo alla definizione programmatica. Ma è chiaro che l'operazione, se a rispondere all'appello saranno personalità di alto profilo, potrebbe anche avere il sapore di un'investitura e non sarà indifferente per la definizione della premiership. S.C. ROMA Le prossime elezioni non saranno un voto «qualsiasi» ma una «battaglia» da cui dipenderà la «ricostruzione» e la «riscossa civica e morale» del Paese. E il Pd avrà bisogno dei giovani. Pier Luigi Bersani chiude l'ultima lezione dell'anno dell'«Officina politica», la scuola di formazione del Pd, vestendo un po' i panni dello Zio Sam col dito puntato: «I want you». Certo, nell'arruolare le ragazze e i ragazzi in vista delle politiche del 2013 ricorre al suo linguaggio: «Ci vuole un pattuglione che “batta pari”». ILGERGODELLA MORRA Ma il senso, benché mutuato dal gioco della Morra (battere pari significa giocare con chi si ha di fronte) è chiaro. «Adesso dovete restituire un po' l'investimento - dice sorridendo a chi ha frequentato la scuola democratica - inizia la battaglia del 2013 e intenderei che voi foste un'ossatura di questa operazione. Vedrete che non sarà un'elezione qualsiasi, dovremo avere gente in campo che ci dà una mano». La sfida sarà contro una destra che per Bersani, nonostante i tentativi di restyling in atto, non sarà migliore di quella conosciuta in questi anni. «C'è un vuoto nell'area di centrodestra che è in cerca di autore. Che cos'è questa “cosa” dei moderati? Forse sbaglio ma l'ipotesi prevalente sarà riorganizzare un campo di posizioni regressive e con qualche populismo di troppo. Verrà a galla una corrente contestataria, anti europea, anti tasse e via dicendo». Anche il presente non è rassicurante, per il leader del Pd. A Berlusconi, che propone un dialogo sulle riforme, Bersani manda a dire che «c'è poco da trattare, le riforme sono in Parlamento e noi siamo lì». LEPROPOSTE Il Pd ha avanzato proposte di legge sia sul riassetto istituzionale che sulla legge elettorale e sul finanziamento pubblico ai partiti. Ma per ognuna di queste riforme il Pdl ha trovato il modo di frenare, di porre il confronto in salita, di dilazionare i tempi. «In Parlamento c'è la riforma costituzionale, ai tavoli tecnici si discute la legge elettorale, poi c'è la riforma dei partiti. È tutto in Parlamento, non c'è altro da discutere che questo». Il problema è che il Pdl è in difficoltà, scosso dal voto amministrativo e percorso da lotte intestine. Anche sulla riforma elettorale è diviso tra chi guarda con favore a un sistema tendente al presidenzialismo e chi (come gli ex An) vuole mantenere il sistema proporzionale correggendolo con l'introduzione delle preferenze. Una discussione in cui il Pd si inserisce rilanciando il doppio turno di collegio. «L'esito delle amministrative suggerisce di riflettere sul doppio turno, un meccanismo che tende a unificare gli elementi di frammentazione ma pare che non ci sentano», dice Bersani riferendosi al Pdl, che ogni volta si presenta con posizioni «variabili a seconda dell'interlocutore e a seconda dei giorni»: «È un errore, ma noi in ogni caso continuiamo a discutere perché non può rimanere il Porcellum». Renzichiede igazebo aottobre,Bersani replica: «Macomesi faconquello chesuccedein Italia?» Franceschini:«Il segretario è ilnostrocandidato» LENOMINE DI GOVERNO IL RETROSCENA . . . In autunno conferenza con gli intellettuali: un appuntamento per il programma 2013 . . . «Berlusconi inaffidabile ha poco da trattare Le riforme le decide il Parlamento» Il Pd col leader «Primarie ora? Un errore» SIMONECOLLINI scollini@unita.it ILCENTROSINISTRA DeGennarodiventa sottosegretario MassoloalDis Colpodi scena ieri in Consigliodei ministri. Ilprefetto Gianni De Gennaroèstato nominatodal premierMonti sottosegretarioalla presidenzadelConsigliocon delega aiservizi segreti. Lanomina ha conseguenze importantie hapiù livellidi lettura. Laprima conseguenzaè che ilpremier Monti cededopo seimesi una delega, quellaall'intelligence,cheteneva strettaanchedopo la brutta figura in Nigeria.E lamette nellemani diDe Gennarocheperòè costretto a lasciare l'amministrazionedelloStato ediventaun tecnico tra i tecnicie “condannato”,cometutti loro,al tempodi vitadelgoverno. Per la primavolta, dagli anniottanta, il superprefetto - 64 anni,persette annicapo dellapoliziae dal 2008a capodi tuttigli007 - non èpiù l'intramontabilee ilpadrone della sicurezzamadiventa“un tecnico a tempo”. Al suo posto,nella cabinadi regia del Dis,arrivaun ambasciatore della Farnesina,GiampieroMassolo,58 anni, segretariogenerale delMae, capodella segreteriadi palazzo Chigi tra il 1994 e il 1995,governi Berlusconie Dini. Nel2004 l'allora ministroFini lonomina suo capo di gabinetto.Ladomanda è se De Gennaroabbiaperso potere diventandoall'improvvisoun politico ecometale a tempo. Se la sceltadi Monti sia stata un promoveatur ut amoveatur.Di certo, nellacarriera delprefettomancava un incaricodi governo.Adessohacolmato anche quella lacuna. C.FUS. Pier Luigi Bersani assieme al sindaco di Firenze, Matteo Renzi, a un convegno sul federalismo FOTO ANSA Il leader Pd sprona i ragazzi dell'Officina politica «A destra il vuoto lo può riempire il populismo» 6 sabato 12, maggio, 2012
24 sabato 12, maggio, 2012
UNA RACCOLTA DI RACCONTI APPENA USCITA PER EINAUDI, «IL RUMORE DEI BACI A VUOTO» (OGGI NE PARLA AL SALONE DI TORINO INSIEME A ERNESTO FRANCO),EUNCONCERTOCHELOASPETTAALLAROYALALBERT HALL DI LONDRA, prima delle cinque date di «Sotto bombardamento - Rock in 2012» che dal 25 maggio al 20 luglio lo vedranno a Locarno, Cividale del Friuli, Taormina e Napoli. Ecco le due voci di Luciano Ligabue, la scrittura e la musica, in realtà una sola voce che canta e racconta la poesia della vita quotidiana, i ritmi e i sogni dell'umanità che si arrabatta come può a trovare un senso del proprio percorso, per proseguire la strada, e magari, provare a imboccarne una nuova. L'amore per la provincia e per la sua gente va di pari passo con la tendenza di Ligabue alla comunicazione diretta e senza fronzoli, che fa pensare alla schiettezza, a volte aspra, dei vecchi contadini, perché non c'è tempo da perdere a entrare nella vita e attraversarla... che poi la voce si spegne. «La vita in generale è fonte di ispirazione, penso che nell'arte, che siano canzoni, libri o film, si parli sempre della vita e quindi anche della morte. Se non batti la strada della fantasia, raccogli quello che vedi o che ti è successo, e a me questo dà la sensazione che il raccontare acquisti una pienezza diversa. Siccome io vivo in provincia una provincia specifica che è Correggio - racconto la mia provincia. E quando mi riesce bene, e riesco a descrivere la sua realtà in profondità, faccio un servizio migliore perché permetto a chi legge di conoscere in maniera approfondita tutte le varietà molteplici che la compongono». Apropositode«Ilrumoredeibaciavuoto»leièstato accostato a Raymond Carver, maestro di short story, e per la sua prima raccolta di poesie ai poeti americanideldopoguerra.Sisentepiùvicinoaloro oagli italiani? «Sono italianissimo e racconto una realtà italiana. Certo, ho letto tanta poesia e letteratura americana e l'accostamento con Carver mi ha onorato, perché è uno dei più grandi scrittori di racconti in assoluto e mi piace molto la sua secchezza, la sua capacità di trascinarti dalla prima frase dentro la vicenda. Lo chiamo “andare a bomba” ed è lo stile a cui tengo di più nella vita, nella scrittura e nella musica: non mi piace girare attorno al succo del discorso. Con una canzone mi prefiggo di prendere immediatamente lo spettatore e sbatterlo subito dentro, o fuori. Vale altrettanto per gli incipit dei racconti: devono riuscire a far entrare il lettore subito in un mondo e fargli incontrare velocemente i personaggi». Da«Certenotti»aoggi,com'ècambiatoquelpezzettodell'Italiache è la provincia incuivive? «Correggio è un luogo anomalo, nel senso che è una cittadina in cui esiste/resiste ancora un forte senso civico, c'è una discreta attenzione alla cultura, nonostante non ci siano fondi, e una bella attenzione per il verde. Ma siccome Correggio non è un fortino, si è anche trasformata radicalmente: il social network, le nuove tecnologie hanno cambiato le modalità di relazione. Non c'è più incontro faccia a faccia, a parte piccole occasioni come la “vasca” in centro. Io mi sono ostinato a raccontare la realtà dei bar e dei locali perché erano i luoghi dove l'umanità si incontrava e metteva in piedi i propri riti. Adesso i locali sono sempre meno e i bar sono luoghi di passaggio». I suoi racconti recentisonopopolatidicoppieefamiglieedifiglisoprattutto.Leihamolti«figli»musicalicheloadorano, loseguono,loascoltano.Sente unaresponsabilità nei loro confronti? «La sento fin troppo. Il mio mestiere è molto divertente, ed è sbagliato chiamarlo mestiere perché si tratta di un privilegio visto che è l'esercizio di una passione per il quale addirittura ti pagano. Resta il fatto che poi ti viene messa davanti una serie di conti, tra cui tante persone che si aspettano qualcosa da te, addirittura più di quello che possa dargli. Soprattutto in momenti storici come il nostro, un'epoca senza “esempi viventi” e una scarsissima rappresentatività da parte della politica e delle figure religiose. Da buon ex comunista e anche ex cattolico ho tutti i sensi di colpa e i sensi del dovere che potevo caricarmi sulle spalle, quindi mi sento molto responsabile e cerco di far quello che posso. Soprattutto cerco di comunicare ai ragazzi dei concetti base che credo siano importanti, anzi, fondamentali. Sono tre: 1) sulla tua vita hai molte più responsabilità di quello che pensi: sii responsabile rispetto alla tua vita; 2) il mondo è quello che è. Nessuno vuole indorare la pillola però non c'è di peggio che pensare che non ci si possa far niente e quindi lasciarsi andare alla rassegnazione. Rabboccati le maniche a fai tutto quello che puoi fare tu per cambiare; 3) Se tutte queste le fai mentre stiamo ballando è meglio». Insommalarivoluzione si faballando? «Credo molto che le cose più importanti e serie della nostra vita possano essere affrontate e vissute con il beneficio del corpo. La nostra intelligenza e memoria non risiedono solo nella mente, ma nel nostro corpo. Sentirsi leggeri nella carne mentre si riflette su questioni importanti o dolorose permette di andare a fondo e affrontare la “fatica” del pensare, dell'immaginare e del cambiare. Concetti come speranza e resistenza fanno sforzare le meningi, sarebbe più facile essere cinici, cool e adattarsi all'esistente. Ma io non ce la faccio e siccome son fatto a questo modo, cerco di trasmettere questi valori a modo mio». Qualè il suo rapportocon la spiritualità? «Sono molto interessato alla spiritualità e soprattutto al benessere personale perché credo che ognuno di noi possa produrre pensieri migliori e dare aiuti migliori al resto del mondo soltanto se sta bene, se è più centrato e capace di vivere nel momento invece di essere perennemente strattonato dal passato o proiettato in un'idea del futuro che è illusione o tuttalpiù un'ipotesi. Credo in questo anche se è difficile da applicare. Però ci lavoro». «Ognuno è dentro un sogno», dice il protagonista di«Pioggiadistelle»,unodeiraccontide«Il rumoredei bacia vuoto»... lei inquale sognosta? «Sono dentro un sogno che partorisce una molteplicità di sogni. Credo molto nell'afflato dei sogni e credo che se non sognassi non avrei mai scritto quello che ho scritto. Scrivere è mettere in piedi un sogno, ricreare una realtà che è sotto gli occhi di tutti, ma che diventa altra nel momento in cui la traduci in parole, la racconti. Il sogno è un carburante essenziale: permette di pensare anche che ci siano delle speranze, che il mondo sia ancora possibile più equo, che la distanza tra i primi e gli ultimi sia più ridotta, che per gli ultimi ci sia sempre una chance. Se non sogni queste immagini, questi scenari non li puoi vedere. Non mi importa di passare per ingenuo, preferisco coltivare un sogno piuttosto che rassegnarmi a un grigio scritto». LucianoLigabue e lesuedue voci, quella della scritturaequella dellamusica QUIROMA... Studente licealea Genzano, 16anni L'INTERVISTA QUILONDRA... Studentessauniversitaria,20anni È il tuo primo concertoalla Royal AlbertHall,dove hannosuonato i grandidella musica: ti senti più nervosodel solito?«È laprima seratadiun minitoure quindiavrà il nervosismocheprecedeogniprima, amplificatodal fatto chesaremo in unposto leggendario. D'altrondec'è ancheeccitazione,quindi pensoche saràunconcertomolto emotivo. Cercheremodi rispettare il luogo ma anche fare la musicacheamiamo fare:picchieremoabbastanzaduro». Il 25 maggio ti verranoasentire tanti ragazzi italiani chevivonoa Londra. Cosapensidel fattoche in Italia i giovanivanno all'esteroperpoter sognareun futuro? «Unadellecose chemi terrorizzano dell'Italia, contutto l'amoreche provoperquesta terra, è chec'è sempredi meno lasensazione di un futuro,è tale l'emergenza incui ci troviamocheaddirittura ipolitici famosiperguadagnarsi i voti promettendoprospettivescintillanti -dagliultimi anninon parlanopiùdi futuro.Èuno dei segnali che mi fannopaura:chi dovrebbe avere in mano lesortidel Paese,non ha un'ideadi futuro, non riesce a immaginarlo.Nonostante la grave crisi, è meglionon abbandonarsi a sensazioniapocalittiche.Preferisco dire: il futuro nonesiste. Èsolo un'ideacheci facciamo,quindi immaginarlocatastroficonon favoriscealtre possibilità.Siccome esistesolo il presente e il presente è fattodei pensieri chepensiamosul futuro, se riesci apensare aunfuturo possibile il tuopresente è giàpiù vivibile». Qualè la tua canzone preferita tra quellechehai scrittoe perché? «Nonce l'houna canzone preferita perchémiappassiono nel mio mestieree guardocon affettoalle canzonipiùsfortunate, quelle che restanodentro gli albumperché non riesconoa passarealla radio.C'è peròuna canzoneche uso comeun mantra, cheripetosempre a me stessoperchémi ricordaquello che vorrei raggiungere,cioè l'esserenel presente.È“Leggero”, nello specifico leparole checantonel ritornello (“Leggeronel vestito migliore/senzaandata néritorno senza/destinazione/ leggero nel vestitomigliore/nella testaun po'di soleed in boccauna canzone”): questoè l'obiettivoche cercodi raggiungereognigiorno». Haimaipensato di lasciarperdere la musicaprimadidiventare famoso? «No,perchénon ho fatto in tempo. Hocominciatoa 27annie a 30è uscito ilmio primodisco.Ciho pensatopiù tardi,quandomi sono trovatospiazzato rispetto aciòche dispiacevolec'è nel miomestiere. Il successoporta tantissima positività maanchesfasature... tra queste un certo isolamento.Ti senti isolato perchéquando incontri qualcuno cheparlacon teparla non ate,ma all'ideache siè fatta di te. Seiuna proiezione; succedea tutti,maè un fattore isolante,non c'è maiun vero contatto.Per fortuna col tempo sono riuscitoa sentirmipiù leggero, ho preso ledistanzeda queldisagio, consapevolechese fai il cantante e sei famosonon puoi lamentartidel brodograsso: nonsi può». «Larivoluzione si faballando» Eaigiovanidico: lavitaèvostra cambiatequellochenonva STEFANIASCATENI sscateni@unita.it IntervistaaLigabueI racconti delnuovolibro,«Il rumore deibaciavuoto»,eunbreve tourchepartiràdaLondra il25.LastardiCorreggio rispondeanchealledomande diduesuoiammiratori FRANCESCA I ragazzi italiani allaRoyalAlbertHall FRANCESCO Unacanzonemantra per il fanadolescente U: sabato 12, maggio, 2012 19
ILCOMMENTO CLAUDIOFAVA Torna nella sua Corleone Placido Rizzotto. Al sindacalista della Cgil ucciso dalla mafia sessantaquattro anni fa, i cui resti sono stati ritrovati solo nel 2009 nelle foibe di Rocca Busambra, sarà tributato il riconoscimento massimo dei funerali di Stato che sono stati decisi nel marzo scorso dal Consiglio dei Ministri, su richiesta dei familiari, a cui la Procura di Palermo che ha ufficialmente confermato la veridicità del ritrovamento. Quei resti appartengono al sindacalista ucciso. Sono stati identificati attraverso analisi tecniche accurate e accertamenti necessari e ora potranno riceve degna sepoltura. La segretaria della Cgil, Susanna Camusso, ha rinnovato l'auspicio che il presidente della Repubblica partecipi alle esequie e Napolitano, che il 23 maggio sarà a Palermo per ricordare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino a vent'anni dal loro sacrificio, e che, quindi il giorno dopo è probabile che si rechi a Corleone per partecipare alla cerimonia e poi, sulla strada del ritorno, fermarsi a rendere omaggio anche alle vittime della prima strage dell'Italia repubblicana, nella Piana degli Albanesi, a Portella della ginestra dove nel 1947 i lavoratori che festeggiavano il primo maggio subirono un sanguinoso assalto. Davanti a quel “Sasso di Barbato”, che prende il nome da Nicola Barbato, socialista, fra i fondatori dei Fasci Siciliani dei Lavoratori. E tante pietre sono state chieste ad ogni realtà perché anche il monumento a Corleone per Placido Rizzotto si arricchisca della testimonianza resistente a qualunque attacco, come i martiri di questa terra, di ogni parte d'Italia, di ogni luogo di lavoro, di ogni paese e città. Sarà una cerimonia religiosa quella per il saluto ad un uomo, ad un sindacalista, che amò la sua terra e i deboli fino all'estremo sacrificio da parte di carnefici che gli negarono anche la dignità di una sepoltura. Rizzotto era un militante convinto, un socialista, ma era anche presidente del comitato per le celebrazioni della madonna di Corleone. Ad accoglierlo ci sarà la sua famiglia, l'anziana sorella, il nipote che ne porta orgogliosamente il nome. E poi ci saranno delegazioni di sindacalisti, Susanna Camusso e i «rappresentanti delle città martiri, di quei luoghi dove braccianti e operai hanno pagato con il sangue la loro militanza, la loro voglia di opporsi alle ingiustizie e alle umiliazioni. E ci saranno anche i familiari delle vittime della mafia» dice Carlo Ghezzi, presidente della Fondazione Di Vittorio parlando di un appuntamento che per la Cgil ha un grande valore non solo di simbolo. LECELEBRAZIONI Alla celebrazione solenne porterà il suo contributo don Luigi Ciotti, un baluardo nella lotta alla criminalità organizzata, che in quella terra di Sicilia, martoriata da un cancro che a volte sembra placarsi ma poi ritorna più forte e dannoso. Ci sarà Emanuele Macaluso che dal 1947 fino al 1956 fu segretario regionale. E i rappresentanti delle istituzioni nazionali e regionali. E tutta la gente di Corleone che conserva nella propria storia, come prezioso, il ricordo che si tramanda di un contadino semianalfabeta, che era andato sui monti della Carnia come soldato e poi fu partigiano nella Brigata Garibaldi ma che era tornato a combattere contro i mafiosi e i latifondisti, ben consapevole che la sua vita ogni giorno, ogni ora, sarebbe stata in pericolo. E che glielo avrebbero fatto pagare quel suo difendere la gente inerme, i contadini impauriti che, ascoltandolo, trovavano la forza di rialzare la testa. Fu ucciso e buttato via con una violenza inaudita anche per i criminali mafiosi. Ma bisognava dare l'esempio. Bisognava abbattere ogni velleità di libertà. Il primo ad indagare sull'omicidio fu un giovanissimo Carlo Alberto Dalla Chiesa che dopo molti anni pagherà anche lui il suo tributo ad una lotta giusta. Solo recenti indagini hanno consentito il ritrovamento. Placido Rizzotto, per cui è anche in corso la procedura per l'assegnazione della medaglia d'oro al merito, avrà la sua tomba giusta e dignitosa in una cappella donata dal Comune e restaurata dal sindacato. Sarà tumulato accanto a Bernardino Verra, eroe del movimento contadino, assassinato dalla mafia nel 1915. Schiaffo alla mafia, su quella tomba ricordiamo Falcone CELEBRARE IL24MAGGIO IFUNERALIDISTATO PER PLACIDORIZZOTTO è un modo degno e giusto di ricordare anche Giovanni Falcone e gli altri morti di Capaci. Non perché i morti chiamino altri morti, ma perché la storia di Rizzotto è una storia di vita, di una memoria che non si spezza, di un'attesa che ci restituisce intatta, a 64 anni da quell'omicidio, la battaglia di libertà che il segretario della Camera del lavoro di Corleone combatté contro i mafiosi del suo paese. Combatté e vinse: perché le vittorie e le sconfitte, quando parliamo della lotta alle mafie, si misurano con i tempi della storia e della verità. Per Liggio e per gli amici suoi, ammazzare quel sindacalista cocciuto e libertario che accompagnava i viddani a occupare le terre dei padroni voleva dire cancellarne ogni traccia, predicare il silenzio sulle sue ossa calcinate in fondo a una rupe di Rocca Busambra, pretendere la vaghezza nel ricordo dei vivi che di Rizzotto avrebbero dovuto dimenticare presto pure il nome. Questo volevano gli assassini. Perché questo sempre cerca Cosa Nostra con le proprie vittime: ammazzare e poi ammazzare di nuovo ogni traccia dell'ucciso, ogni memoria della sua vita, ogni rimpianto. Per questo ha vinto Rizzotto. Perché due terzi di secolo sono trascorsi invano: viva è rimasta la sua memoria, viva è ancora la sua battaglia. E adesso che le poche ossa ritrovate sono state definitivamente attribuite a lui, il funerale di Stato è un tributo di rispetto di una nazione ma anche una cosa dovuta a quel piccolo combattente siciliano: il decoro di una tomba, di un luogo che rammenti, che ricordi cos'è stata e cos'è Cosa Nostra. Tra i «peri incritati» di Corleone, i giovani leoni di Cosa Nostra che nel dopo guerra cominciarono a mangiarsi prima il paese loro, poi Palermo e tutta la Sicilia, c'erano anche Totò Riina e Bernardo Provenzano. Che i comizi di Rizzotto se li dovranno ricordare bene, visto che quello fu uno dei primi morti che la loro storia cominciò a macinare. Sessantaquattro anni dopo, Rizzotto risorge per essere di nuovo seppellito. Che Riina e Provenzano siano in una cella ancora vivi, che il passato torni verso di loro con rumore di uno schiaffo, che Rizzotto sia di nuovo tra noi è - per quella gente - più umiliante di un ergastolo. È una pesa che raccoglie ciò che le esistenze loro e quella di Placido hanno seminato: e poco importa che Rizzotto sia morto giovane. I suoi carnezzieri hanno vissuto il triplo di Placido, ma quando se ne andranno si lasceranno dietro una bava di pensieri osceni, opachi, disperati. Sarebbe bello se Giovanni Falcone venisse ricordato solo così, con il funerale di Stato offerto a quell'altro morto nostro, come se in questo passaggio di testimone tra una vita e l'altra, tra un ucciso e l'altro, ci sia tutto il tempo trascorso, tutte le cose accadute, tutte le vite spezzate e risorte. Senza dover aggiungere altre parole, senza dover inventare altre promesse. LACAMPAGNA DEL'UNITÀ Quando due mesi fa l'Unità lanciò la campagna per i funerali di Stato per Rizzotto lo ha fatto perché il sindacalista di Corleone, ucciso e nascosto tra le pietre, era il simbolo dell'Italia che non accetta la legge della mafia, non si piega e combatte. In questa nostra campagna abbiamo incontrato moltissima gente, dal Sud al Nord, ci siamo sentiti sostenuti da tanti cittadini, da intellettuali, partiti e sindacati. L'hashtag usato su Twitter #funeralidistatoperplacidorizzotto in poco tempo ha avuto un record di adesioni impensabile. La notizia che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sarà a Corleone il 24 maggio in occasione delle esequie solenni è un segnale a tutto il Paese. Come lo è stato il sì di Monti alla richiesta di dare gli onori di Stato al sindacalista della Cgil. Sappiamo che non basta, che nella battaglia contro la mafia è necessario molto altro. Ma spesso i simboli servono per mobilitare le coscienze. Per questo il 24 maggio noi de l'Unità saremo a Corleone a rendere merito alla piccola grande battaglia di un uomo che non ha avuto paura di dire no ai boss. MARCELLACIARNELLI ROMA LEGALITÀEGIUSTIZIA La nostra battaglia per la dignità PIETROSPATARO . . . Alla cerimonia sarà presente la sua famiglia e la leader della Cgil Camusso . . . Anche don Ciotti ed Emanuele Macaluso parteciperanno alla celebrazione solenne Napolitano a Corleone ai funerali di Placido Rizzotto La foto del sindacalista Placido Rizzotto al corteo dell'Anpi a Palermo il 25 aprile scorso Il 24 maggio le esequie di Stato per il sindacalista della Cgil ucciso dalla mafia 64 anni fa 10 sabato 12, maggio, 2012
L'ANALISI DONATA GOTTARDI «Non siamo freddi, non pensiamo solo al rigore». Così Mario Monti ha presentato il «pacchetto» di misure destinate all'inclusione sociale prevalentemente a Sud (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia) messe a punto dal ministro per la Coesione Fabrizio Barca. Si tratta di 2,3 miliardi di euro già stanziati, ma che vengono riprogrammati, destinandoli a 4 obiettivi: inclusione sociale, giovani, crescita e competitività e cultura. «L'operazione per il Solo Sud ha una grossa “gamba” sull'inclusione sociale, per 850 milioni euro, e una seconda grossa gamba per la crescita da 1 miliardo e 500 milioni di euro», spiega il minsitro per la Coesione. Per Barca è il secondo capitolo di una «storia» iniziata a dicembre, quando con l'intesa delle Regioni del Sud furono riprogrammati 3,7 miliardi di fondi regionali. Oggi si agisce su risorse delle amministrazioni centrali, che saranno destinate a programmi con obiettivi chiari e realizzazioni verificabili. «In questo modo anticipiamo i nuovi metodi di programmazione rivolta a risultati - spiega Barca che anche su impulso di un'azione Italia-Polonia-Gran Bretagna, saranno adottati nel bilancio europeo 2014-2020». Dietro la formula «inclusione sociale» si intendono gli aiuti a quel mondo dei deboli spesso difficile da racchiudere in categorie. Con questo intervento si è deciso di agire nella cura dell'infanzia e degli anziani non autosufficienti. All'infanzia sono destinati 400 milioni di euro. l'obiettivo è l'apertura di 18mila nuovi posti nido entro il 2015. In questo modo l'Italia si avvicina alla quota del 12% di bimbi presi in carico, quota che equivale a un fabbisogno totale di 40mila posti. L'intervento sui nidi raggiunge diversi scopi. Oltre a favorire l'inserimento scolastico dei bambini, costituisce un aiuto alle famiglie e in particolare alle donne, favorendone l'occupazione. Lo stesso effetto virtuoso sull'occupazione femminile (uno dei punti dolenti del Mezzogiorno italiano) ha anche il secondo progetto: 330 milioni destinati all'assistenza domiciliare agli anziani. «Spesso le donne non lavorano perché devono occuparsi di vecchi o bambini - commenta Elsa Fornero, titolare del Welfare - con questo intervento speriamo di incidere in questo campo». E non solo. Per Andrea Riccardi favorire l'assistenza domiciliare significa sia aiutare l'inserimento degli anziani nelle famiglie, sia razionalizzare la spesa sanitaria, troppo spesso utilizzata per l'assistenza. Il target europeo su questo fronte è il 3,5% al 2015 di anziani presi in carico. Questa batteria di interventi produce anche una «filiera» produttiva, che apre nuove occasioni di lavoro proprio nella aprte d'Italia dove c'è più bisogno. NÉSCUOLA NÉ LAVORO Ai giovani sono destinati 220 milioni di euro. Questo «pacchetto» di interventi, molto decentrato sul territorio come quelli per l'infanzia e gli anziani, prosegue il percorso iniziato con la prima fase di riprogrammazione. L'obiettivo fondamentale è combattere gli abbandoni scolastici, che in Sicilia toccano il 26% del totale: uno su quattro non termina gli studi. I programmi si concentrano in 100 microaree che hanno mostrato un forte «expertise» e la presenza di privato sociale attivo. Sempre ai giovani sono destinati progetti per sostenere iniziative sociali. Nell'ambito della lotta alla povertà si prevede anche il rifinanziamento della social card (50 milioni), ma la formula sarà diversa da quella ideata da Giulio Tremonti. Si affiderà l'attuazione ai Comuni oltre i 250mila abitanti, con il coordinamento del ministero del Lavoro. «Si tratta della prima sperimentazione di una sorta di reddito minimo spiega Fornero un po' guardinga con Monti - Ho già detto parlando a titolo personale che sarei d'accordo con il reddito minimo, ma oggi i vincoli di bilancio non ce lo consentono». Anche una parte degli interventi per la crescita si rivolge ai giovani. In particolare si tratta delle iniziative per l'apprendistato, che spingano i ragazzi ad uscire dalla condizione di senza lavoro e senza studio (40 milioni). Infine, c'è il progetto «Angels», che si propone di mobilitare ricercatori italiani all'estero per fare da «guida» agli studenti nelle univeristà del Sud, i quali avranno anche l'opportunità di uno stage presso gli atenei stranieri. Sempre alle giovani generazioni è destinato anche il piano per l'autoimpiego. Alle aziende viene destinato un fondo di 900 milioni di euro. Il piano prevede il sostegno agli investimenti in ricerca e a progetti strategici di grandi dimensioni. Sul fronte culturale si stanziano 330 milioni per il miglioramento dello stato di conservazione dei siti archeologici e l'adozione di tecnologie innovative per la gestione di impianti culturali. Altri due microprogetti riguardano i tempi della giustizia civile, che verrebbero dimezzati con il processo telematico (4,4 milioni), e l'efficientamento energetico (124 milioni di euro). Il piano punta ad aumentare la produzione da fonti rinnovabili o da risparmio energetico nelle strutture pubbliche. Il premier: «Ora non posso abbassare le tasse» Ma tratterà con la Svizzera BIANCADIGIOVANNI ROMA Il governo ritrova 2,3 mld per il Sud Soldi ai giovani Il varo delle misure per il Sud «non è un cambio di marcia del governo», visto che l'equità «è sempre stata iscritta nell'azione dell'esecutivo, anche in quella pesante del rigore». Al premier pesa quel marchio da gelido rigorista che in molti gli rimproverano di questi tempi, soprattutto nelle stanze dei partiti. Così presentando il piano Sud Mario Monti insiste sul «calore» della sua squadra, e sull'attenzione ai più deboli. Avevrte che i tecnici «non sono freddi», ma contemporaneamente difende le pesanti misure che è stato costretto a prendere sull'onda dell'emergenza. Oggi il respiro dell'esecutivo è meno affannoso. Non solo il pareggio di bilancio strutturale (ovvero depurato dagli effetti del ciclo, che pesa per 1,1% del Pil) è a portata di mano, come ieri gli ha riconosciuto anche Olli Rehn, ma «ci sono anche i proventi dalla lotta all'evasione ancora non contabilizzati, che potranno dare un contributo ulteriore al consolidamento fiscale». Vuol dire che le risorse sottratte agli evasori non andranno Migliorata la riforma sul lavoro, ma si può fare di più LA RIFORMAFORNERO SULMERCATODELLAVORO SEMBRAFAREPASSI IN AVANTI.Con un approccio che somiglia molto al positivo metodo di lavoro del Parlamento europeo, sono stati presentati in Senato pacchetti di emendamenti concordati tra i due relatori (Castro del Pdl e Treu del Pd), con conseguente ritiro di molti di quelli che erano stati finora presentati, al fine di ottenere «il massimo possibile di convergenza da parte delle forze parlamentari». Si accentua così il carattere compromissorio (in senso positivo) della riforma, con modifiche che sembrano rispondere al bilanciamento tra esigenze dei datori di lavoro, da un lato, e tutela dei lavoratori, dall'altro, con un bilanciamento realizzato nel complesso e non materia per materia o istituto per istituto. Proviamo a verificare questo assunto su due punti significativi, nella parte dedicata alle tipologie contrattuali, altrimenti conosciuta come intervento di riduzione della flessibilità in entrata. Nel contratto a tempo determinato, va sicuramente a favore dei datori di lavoro allungare da sei mesi a un anno la durata possibile del contratto stipulato senza indicazione dei motivi (la cosiddetta «a-causalità»). Il risultato finale, su questa parte, mi pare evidente: la liberalizzazione del primo contratto a termine fino a un anno aumenta la convenienza da parte del datore di lavoro a continuare a far entrare e uscire i lavoratori a termine, senza vincoli di sorta. È prevista una alternativa: i contratti collettivi anche di livello aziendale, ma stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale possono inserire una franchigia generale, per la a-causalità dei contratti a termine, pari al 6% dei lavoratori occupati nell'unità produttiva. Mi pare un sostegno all'autonomia collettiva più apparente che reale, dato che sposta sul sindacato la responsabilità della scelta, vincolandola nei modi e nei tempi. Ogni volta che si affidano competenze negoziali al sindacato in sulla precarietà si corre il rischio di una corresponsabilizzazione, che potrebbe essere letta dai lavoratori non tanto come contenimento del danno, ma come acquiescenza. Del resto, è vero che togliere l'obbligo di motivazione significa rimuovere una sorta di «foglia di fico», dati i margini amplissimi esistenti sull'identificazione delle esigenze aziendali, ma ricordiamoci che solo a fronte di motivazioni si può andare dal giudice per chiedere che ne sia valutata l'infondatezza. Nel contratto di lavoro a progetto, va a protezione dei lavoratori l'inserimento della giusta retribuzione. La modifica proposta chiede che il compenso dei collaboratori a progetto sia adeguato alla quantità e qualità del lavoro eseguito e non possa essere inferiore, in proporzione alla durata del contratto, a un importo annuo stabilito periodicamente con decreto del ministro del lavoro, sentite le parti sociali. I parametri di riferimento sono: da un lato, gli emolumenti per prestazioni analoghe nel lavoro autonomo e, dall'altro, le retribuzioni dei contratti collettivi per i lavoratori subordinati. Il principio è sacrosanto. La formulazione lascia a desiderare e potrebbe essere forse ulteriormente integrata. Sarebbe, in particolare, opportuno evitare di troncare il riferimento alla proporzionalità con la quantità e qualità del lavoro, dato che nella Costituzione si aggiunge il secondo e inscindibile vincolo della sufficienza, per garantire al lavoratore un'esistenza libera e dignitosa. Perché non richiamare anche, se non indirettamente, la sufficienza? E perché utilizzare la via del decreto, che per di più prende i suoi riferimenti un po' dal lavoro autonomo e un po' dal lavoro subordinato? Una decina d'anni fa, quando l'allora Pds ha presentato la sua proposta di Carta dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, era previsto il diritto all'equo compenso e cioè a un compenso proporzionato alla quantità e qualità del lavoro svolto e sufficiente per un'esistenza libera e dignitosa secondo quanto stabilito negli accordi collettivi applicabili o comunque in uso per prestazioni analoghe e comparabili. Non è detto che questa sia la formulazione ideale, ma sicuramente sarebbe più rispettosa dell'autonomia collettiva. L'ITALIAELACRISI Il premier Monti prova a cambiare passo 220 milioni per combattere la dispersione scolastica 845 milioni per l'inclusione sociale, 400 per l'infanzia . . . Va a protezione dei “lavoratori a progetto” l'inserimento della giusta retribuzione 2 sabato 12, maggio, 2012
FOTOGRAFIA ADDIOAHORSTFAAS Leggendario fotoreporter Raccontòsofferenzaeorrore dellaguerra inVietnam VALERIATRIGO ROMA HavintoduepremiPulitzer Spiegò:«Lamiamissione èregistrareemozioni esacrifici siadegliamericani chedeivietnamiti» HORSTFAAS,ILLEGGENDARIOFOTOGRAFODIGUERRA CHE RACCONTÒ L'ORRORE DEL VIETNAM, È MORTO A MONACODIBAVIERA.Aveva 79 anni. Di origini tedesche, Faas iniziò a lavorare per Associated Press nel 1956, fotografando guerre e rivoluzioni, ma anche Olimpiadi e altri eventi. Due volte premio Pulitzer, ha seguito conflitti in Laos, Congo e Algeria. Nel 1962 divenne capo dell'ufficio di Ap a Saigon, dove non soltanto si distinse per le foto degli orrori della guerra, ma anche per aver reclutato e formato giovani fotografi vietnamiti. Tra cui Huynh Cong 'Nick' Ut, che scattò la celeberrima foto della bimba che fugge piangendo e completamente nuda mentre alle sue spalle è in corso un bombardamento con il napalm. Nato nel 1933 a Berlino, Faas crebbe durante la Seconda guerra mondiale. Nel 1960 iniziò la sua carriera di fotografo di guerra e fu inviato da Ap prima in Congo e poi in Algeria. Infine nel 1962 andò in Vietnam. «Non conosco nessuno chi avesse lavorato più duramente, affrontato più pericoli e dimostrato maggiore devozione al lavoro e ai colleghi», ha commentato un suo collega di Saigon, David Halberstam, all'epoca corrispondente del New York Times. «Lo considero - ha aggiunto - niente meno di un genio». Per le foto scattate in Vietnam ricevette il Robert Capa Award dell'Overseas Press Club e il suo primo premio Pulitzer nel 1965. Accettando il riconoscimento a New York spiegò che la sua missione era quella di «registrare le sofferenze, le emozioni e i sacrifici sia degli americani che dei vietnamiti in questo piccolo e distante Paese macchiato di sangue». Il 6 dicembre del 1967 rimase ferito alle gambe da un razzo nel Vietnam del Sud. Costretto alle stampelle non poté seguire l'offensiva del Tet nel 1968. Perfezionista ed esigente, era anche un esempio per l'aiuto offerto più volte a colleghi e persone in difficoltà. Nel 1972 seguì le Olimpiade di Monaco, dove scattò una foto a un terrorista palestinese con il volto coperto sul balcone dell'edificio in cui erano detenuti atleti israeliani. Nello stesso anno vinse, insieme a Michel Laurent, il secondo premio Pulitzer per le foto di torture ed esecuzioni in Bangladesh. Fu il co-redattore di Requiem, un libro del 1997 sui fotografi uccisi da entrambe le parti della guerra in Vietnam. Aiutò, inoltre, a organizzare incontri di giornalisti che lavoravano a Saigon durante la guerra. Si ammalò a maggio del 2005: rimase paralizzato dalla vita in giù . Anche se costretto a una sedia a rotelle ha continuato a viaggiare e visitare mostre di fotografie. Dal febbraio scorso era ricoverato in ospedale. Unoscatto del fotografoHorst Faas inVietnam.Asinistra Faasabordo di unmezzomilitare FOTO AP/LAPRESSE U: 20 sabato 12, maggio, 2012
«Quella di Obama sull'Europa non è una uscita elettorale. Le sue osservazioni critiche nascono dalla consapevolezza che un'Europa in recessione non può non avere una pesante ricaduta sull'economia americana. Per questo l'orizzonte evocato da Obama è quello di un Patto di crescita tra Usa ed Europa. Un orizzonte che l'elezione alla presidenza della Francia di Francois Hollande rende più praticabile». A sostenerlo è John Podesta, già capo della squadra di Bill Clinton alla Casa Bianca, capo del transition team costituito da Obama prima dell'inzio della sua presidenza. Oggi John Podesta, 63 anni, è a capo del Center for American Progress, il più autorevole think- tank democratico. «Sul fronte interno - è il pensiero espresso da Podesta all'inizio dell'avventura obamiana - il compito del Governo è quello di restaurare i valori democratici e l'equità sociale. In politica estera, è quello di ricostruire alleanza e fare degli Stati Uniti una nazione indispensabile e non il bullo del mondo». «In questi quattro anni di presidenza rimarca Podesta - Obama ha cercato di muoversi in questa direzione: la politica del governo Usa è stata orientata nel ridurre le tasse e a garantire incentivi per l'istruzione e la sanità. Qualche risultato importante è stato raggiunto, ma c'è ancora molta strada da percorrere. E questa sarà la mission di Obama se a novembre otterrà il secondo mandato presidenziale». «I problemi dell'Europa restano tra gli ostacoliprincipalichepossonocolpirela crescita dell'economia americana...». Qualevalorepoliticodareaquestaaffermazionedel presidenteObama? «So che in Europa queste parole di Obama hanno suscitato reazioni piccate. C'è chi ha parlato di “ingenerosità”, chi addirittura di un “inaccettabile attacco” all'Europa. Le cose non stanno così». Ecome stannoin realtà? «Quella di Obama è l'affermazione di un presidente consapevole che dalla crisi si può uscire solo delineando una nuova governance economica che tra i suoi fondamenti ha una partnership euroatlantica. Altro che scaricabarile: Obama dice all'Europa, ai suoi leader e ai suoi popoli: lavoriamo insieme per un Patto di crescita globale». Sequesto è l'ambiziosoobiettivo, quantopuò influire l'elezionediFrancoisHollandeall'Eliseo? «Non si tratta di fare l'elenco dei buoni e dei cattivi, con Hollande tra i primi e la signora Merkel tra i secondi. Obama sa troppo bene che una Europa divisa, soprattutto nei Paesi fondatori dell'Unione, è una Europa che non potrà essere un partner affidabile, autorevole, di una strategia di crescita. Per questo il rapporto tra Washington e Berlino resterà molto stretto. Detto ciò, non vi è dubbio che c'è un forte legame tra la visione riformatrice di Obama e il programma di Hollande. Dico di più: Obama ha bisogno di politiche progressiste anche in Europa, in Francia come, speriamo, in Italia e Germania se le forze progressiste usciranno vincenti dalle elezioni del 2013». Leiparladiuna visione comunetra Obama e Hollande. Se dovesse sintetizzarla inunconcetto? «È possibile crescere senza far saltare i conti pubblici. Non solo: la crescita è la garanzia più forte per un rigoroso contenimento del deficit pubblico. Ed è garanzia, altrettanto fondamentale, per scongiurare misure draconiane che finiscono per provocare pericolose reazioni di rigetto e delineare un quadro di forte instabilità sociale e politica, e di ingovernabilità». Acosasi riferisce? «Penso alla Grecia, la cui uscita dall'eurozona provocherebbe un devastante effetto domino che finirebbe per coinvolgere altri Paesi europei». Diquestoavvisononsembraessereilministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble,per ilquale l'areaeuropuòandareavanti anchesenza laGrecia. «E magari un domani non lontano anche del Portogallo, della Spagna, e perché no dell'Italia...Non trovo lungimirante una politica fondata sul principio per cui “epurandoci ci si rafforza”. Una cosa è il controllo del debito, altra è una iper austerità che non dà futuro». Insisto:sarebbe«semplicistico»direche lastrategiaeuropeadiausterità dibilancio non funziona: così il commissario Ue Olli Rehn sulle accuse di Obama, secondo il quale la Ue non cresce perchè non segue l'esempioamericano. «Non ho alcuna intenzione di vestire i panni dell'avvocato difensore del presidente, ma non credo proprio che Obama abbia la pretesa di imporre all'Europa l'esempio americano. Al tempo stesso, però, Obama sa bene che le scelte, o le non scelte, dell'Europa hanno una ricaduta sull'economia, e dunque anche sulla politica, Usa. Per questo non intende, perché non può permetterselo, essere spettatore neutrale del confronto apertosi in Europa su come uscire dalla crisi. Crescita e austerità non sono per forza inconciliabili, agli antipodi. Ma se occorre indicare una priorità una direttrice, la scelta di Obama cade sulla prima, la crescita». L'affermazionediunliberal,sosterrebbero i sostenitori dell'austerità. «Non ho problemi a essere definito un liberal. È un etichetta che non mi risulta affatto scomoda. Anche se ritengo ci sia una differenza tra il classico liberal e il progressista. Perché il progressista viene da una tradizione di risoluzione dei problemi più pragmatica». ComevedelasfidapresidenzialetraObama e il probabile candidato repubblicano,Mitt Romney? «La questione centrale nella corsa alla Casa Bianca sarà la direzione dell'economia. Su questo terreno, Obama ha un vantaggio strutturale, ma Romney è un candidato plausibile». Che da Bruxelles ieri sarebbero arrivate parole negative sullo stato di salute dell'economia italiana lo si era messo nel conto. Ma che accanto ai brutti numeri su Pil e occupazione avrebbe trovato posto anche la richiesta di un'ennesima manovra correttiva, quello no, non era assolutamente preventivato. Tanto che non è difficile immaginare la reazione di Palazzo Chigi alla lettura delle previsioni economiche di primavera formulate dalla Commissione europea. «L'Italia - recita un capitolo del documento diffuso nel primo mattino raggiungerà nel 2013 il pareggio di bilancio in termini strutturali grazie a una manovra aggiuntiva pari a oltre mezzo punto del Pil». Quel che è accaduto a livello dialettico nelle ore successive non è ufficialmente noto, fatto sta che in prossimità del pranzo è arrivata una sostanziale smentita da parte del commissario agli Affari economici e monetari, Olli Rehn. «L'Italia - ha puntualizzato durante una conferenza stampa - è sulla strada giusta per rispettare l'obiettivo del pareggio strutturale di bilancio nel 2012-2013. Da questo punto di vista non c'è bisogno di nuove misure di risanamento di bilancio, l'obbiettivo dovrebbe essere conseguito con le decisioni già adottate». REVISIONEALRIBASSO Alla marcia indietro di Bruxelles sulla manovra correttiva non si è purtroppo aggiunta la comunicazione di un refuso relativo al dato sul prodotto interno lordo italiano nel 2012. Quello resta fissato ad un pesantissimo -1,4%, numero che non solo certifica la lunga recessione in corso, ma rappresenta un peggioramento rispetto alla precedente previsione formulata in sede Ue. E non ci sarà molto di cui sorridere pure l'anno prossimo, se è vero che la stima relativa al pil nazionale prevede solo un leggero incremento dello 0,4%. Inoltre, nel 2012-2013 il tasso di disoccupazione in Italia aumenterà di oltre un punto percentuale rispetto al biennio 2010-2011. L'arretramento italiano si inserisce in quadro europeo anch'esso problematico, seppur mediamente meno grave. Secondo le previsioni della Commissione, che nell'edizione dell'autunno scorso prospettavano l'inizio della ripresa già nei primi mesi di quest'anno, il Pil reale dell'Eurozona alla fine del 2012 avrà subito invece una contrazione dello 0,3%. Una situazione del continente, insomma, che si colloca fra la recessione e la stagnazione. Quanto alla disoccupazione, l'Esecutivo comunitario avverte che «dovrebbe rimanere a un livello elevato, pari al 10% nell'Unione a 27 e all'11% nell'Eurozona». Un po' di ottimismo, invece, relativamente all'andamento dei prezzi. «L'inflazione - si legge - dovrebbe diminuire progressivamente, via via che verrà meno l'impatto del rincaro dei prezzi petroliferi e degli aumenti della pressione fiscale». Tornando allo specifico italiano, Bruxelles prevede per il 2013 un deficit nominale ancora all'1,1% del Pil (quest'anno scenderà al 2,0%), nonché un picco del debito pubblico al 123,5% del Pil nel 2012, con l'inizio della discesa (al 121,8%) atteso per l'anno prossimo. Il voto contro l'accordo, tutt'altro che irrazionale, nasce dalla consapevolezza che certe minacce non sono credibili per un Paese la cui unica forza della Grecia è diventata l'estrema debolezza, il non aver nulla da perdere. Ingenuo e poco avveduto è chi non ha previsto un esito tanto ovvio, pensando che accordi intergovernativi più o meno imposti e vincoli finanziari potessero indefinitamente prevalere su ogni altra considerazione. Nell'antichità era previsto il diritto di vita e di morte del creditore sul debitore insolvente, poi si è passati alla prigione per debiti, infine la stessa evoluzione del capitalismo ha portato ad accettare che quando si presta del denaro il rischio è sempre ripartito tra le due parti (se così non fosse, il 90% degli strumenti finanziari non avrebbe ragion d'essere). Sarebbe ora che l'Europa, anche la parte che si considera virtuosa, ammettesse la corresponsabilità del creditore per l'esplosione dei debiti nei Paesi periferici, accettasse che anche la formica ha tratto profitto dall'atteggiamento della cicala, che la crisi in cui siamo è l'effetto di un disegno poco accorto delle istituzioni europee e che uscirne è responsabilità collettiva. Un tale risveglio alla realtà sarebbe segno finalmente di realismo e lungimiranza. C'è molta attesa per le prime mosse da Parigi. La speranza è la nascita di un nuovo asse in seno all'Europa, che potrebbe contare sulla sponda di Washington, e per il quale lo stallo politico di Atene rappresenta un argomento di grande forza persuasiva. Ci aspetteremmo che il governo italiano, che ha molti meriti nella riconquistata reputazione del Paese, mettesse tutto il proprio peso a sostegno di tale mutamento di rotta. Roma è grosso modo a metà strada tra Parigi ed Atene, non solo dal punto di vista geografico. Le bandiere elleniche ed europee che sventolano sui palazzi di Atene FOTO ANSA «L'Europa rischia grosso Si unisca alla crescita Usa» L'INTERVISTA JohnPodesta ExcapodiGabinetto delpresidenteClintonpoi responsabiledel programmaditransizione Obama-Biden,è ilguru deiprogressistiUsa Italia, previsioni nere su Pil e disoccupati MARCOVENTIMIGLIA MILANO . . . Roma dovrebbe farsi sentire, sapendo che è a metà strada, in vari sensi, tra Parigi e Atene UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it sabato 12, maggio, 2012 5
QUANDO SI VINCE COSÌ È PIÙ BELLO, E POI UN COLOMBIANO TE L'ASPETTI SULLE DOLOMITI, NON A PORTO SANT'ELPIDIO,NONSULMARE,NONDOPO190KMDIFUGA E NON CON UN ASSOLO IN PIANURA, UNO CONTRO QUATTRO.Miguel Angel Rubiano Chavez aveva in testa un'idea assai più semplice, passare primo su tutti i Gpm di giornata. Allora parte insieme ad altri 10 al km 23, non immagina e nessuno di loro immagina. Il gruppetto è bello, pimpante, assortito, tante squadre, molti giovani, tra loro anche Adriano Malori della Lampre e Cesare Benedetti della Netapp. È un Giro giovane, in fondo, e Rubiano ci sta bene là in mezzo, coi i suoi 27 anni. Il gruppo lascia andare, l'Appennino è una fornace e la strada complicatissima, una salitella dietro l'altra, uno strappo, niente pianura, anche un po' di sterrato in cima al passo della Cappella. La fuga fa il dovere di tutte le fughe di tutti i tempi, lotta, si risparmia in salita, va fortissimo in pianura e spera nella bambola del gruppo, dei padroni del fuoco. Non c'è una squadra capace di tenere la corsa, né la Garmin che ha più paracarri che corridori su strade così difficili, né la Liquigas, che non vuole rischiare troppi uomini per correre dietro i fuggitivi. Non fanno paura, ma fa presto paura il vantaggio, 12 minuti, e il numero, undici. La Lampre riposa grazie a Malori, e poi Malori fa di tutto per restare all'aria, lotta, dà cambi, si disinteressa per un giorno di Scarponi e Cunego, fa la sua corsa, la sua lotta è contro il polacco Golas e contro il gruppo, in palio c'è la rosa. I velocisti si prendono intanto una giornata libera, Cavendish si stacca presto, con Phinney e con un manipolo di compagni di squadra e di giornata fa tutta la tappa a mezz'ora dal gruppo. Ultimo strappo segnalato dalla cartina a Montegranaro, a 40 dall'arrivo. Rubiano, compagno di Rujano nell'Androni di Gianni Savio, unico scalatore del gruppetto, parte ancora per il Gpm, in un km fa il vuoto, 50", in cima è solissimo, si guarda indietro, non immagina. A quel punto è costretto a guardare avanti, ai km che mancano, tanti, al vantaggio che ha, al fatto che il gruppo ha ormai mollato la fuga e che Navardauskas è alla deriva. Può solo andare Rubiano, e va. Potrebbe fare doppietta, tappa e maglia, prova per la prima, dà l'anima in discesa, terreno inadatto a un colombiano, e in pianura, inadattissima ai suoi 56 kg e alle gambette da stambecco. Va, intanto il caldo miete vittime, il gruppo si scioglie, e la cartina non segnala strappetti di 100 metri che fanno più male di un Galibier quando la corsa è così difficile, tecnicamente e tatticamente. Dietro Rubiano, a un minuto e mezzo per tanti km Malori, Benedetti, Golas e il kazako Dyachenko. Malori se la gioca col polacco la maglia, però devono andare forte, sennò Rubiano va e la rosa la prende lui, ma anche il gruppo, se rallentano, può tornare sotto e addio sogno. Sono tra l'incudine e il martello. VINCONOINDUE La tappa è di Rubiano, suo il lungomare di Porto Sant'Elpidio, sua la folla, suoi gli applausi e con con quel che resta del fiato e della voce mostra gratitudine alla squadra, alla famiglia ferrarese che l'ha adottato, alle sue gambe, che non l'hanno tradito. Malori si batte con Golas per il secondo posto che vale la rosa, e vince lo sprint. Maglia salva per 15", il gruppo arriva a 1'51", i grandi hanno riposato, ma la gloria di Rubiano e Malori è meritata, sudata, strappata con i denti e con quasi 200 km di fuga. Il parmigiano Malori è al secondo anno da pro, ha vinto solo cronometro finora, una alla Coppi e Bartali, una a Paternò, nella Settimana Tricolore 2011. Quest'anno è ancora a secco, ma si è regalato un giorno da re, uno solo, perché oggi le cose, fino a Rocca di Cambio, nel primo arrivo in salita, non saranno per lui ma per gli uomini di classifica, per i compagni Scarponi e Cunego. Se l'è regalato con fatica estrema: «È stata durissima oggi, davvero, ma che emozione. Quando mi hanno detto che potevo prendere la maglia ho datto tutto». Cavendish arriva a 50" dal tempo massimo, si salva, Phinney è con lui, è ultimo di tappa e tra gli ultimi della classifica, ma ha resistito, felice, all'assalto del dolore al piede infortunato. Sarà dura per tutti oggi, la salita verso il Sirente è lunga quasi 20 km, anche se dolci. Non ci saranno grandi distacchi, ma i primi saranno gli stessi del podio finale di Milano. Tennis,oggi lequalificazionidegli Internazionali.GiàalForo Murray,SchiavoneeJankovic.Lacittadellasportiva, lenovità CLAUDIAFUSANI ROMA CLASSIFICA Venus, che ha avuto la wild card, arriva con il dietologo perché è in quello che mangia il virus che l'ha precipitata attorno alla 70 posizione. Murray prova il centrale del Foro Italico da un paio di giorni. Così come Francesca Schiavone, Jelena Jankovic e tutti coloro che hanno avuto il “vantaggio” di non assaggiare la terra blu di Madrid. Eccezion fatta per quel fenomeno di Federer (ieri sera i quarti contro Ferrer) e pur lontano dalla forma ottimale dimostra di essere uno dei pochi, insieme a Serena Williams che ha lasciato quattro games a Sharapova, a saper gestire gli appoggi in una superficie così infida, a dire dei i giocatori, come quella voluta da Tiriac a Madrid. È tutto pronto al Foro Italico per la 69 edizione degli Internazionali Bnl d'Italia, formula combined, tappa regina del circuito Master 1000, uomini e donne insieme. Che significa avere in campo ogni giorno i migliori 50 giocatori e giocatrici del mondo dalle undici del mattino fino a sera su tre campi centrali: il Centrale vero e proprio (10 mila posto), il Pietrangeli (3000) e la Supertennis arena, ampliata a 4000 posti, migliorata nella logistica e dotata di quei giochini interattivi che tanto piacciono al pubblico (che potrà twittare in diretta un commento sul match in corso e leggerlo sul tabellone al cambio campo mentre i privilegiati del centrale saranno sottoposti alla curiosità della spider camera). Lo chiamano il quinto slam, un sogno impossibile visto che l'elite del tennis è ferma ai quattro pilastri, Melbourne, Parigi, Londra, New York. E però gli Internazionali di Roma si avvicinano sempre di più a quell'elite. Nell'accoglienza, per cominciare. Quest'anno la cittadella del tennis avrà a disposizione 6 mila mq in più in un ipotetico rettangolo che si allunga dall'aula bunker (dove è stato allestito il secondo ingresso per chi arriva a piedi dal Ponte della Musica) fino allo stadio Olimpico, dal Tevere a Monte Mario. Spazzati via parcheggi selvaggi, impalcature e transenne, tutti spazi liberi declinati naturalmente nei tre colori nazionali: il bianco dei marmi, il verde dei prati e il rosso dei campi e dei fiori. Con buona pace del viola-verde di Wimbledon. Quinto slam nella qualità del gioco, soprattutto. Ci sono tutti per la prova generale dello slam parigino. L'anno di Federer che non ha mai vinto a Roma? Gli organizzatori ci credono. Lo svizzero è in forma e ha programmato la stagione – sarà l'esordio sul rosso dopo l'ibrido blu di Madrid – per poter dare il massimo a Parigi. La terra dei campi del Foro è stata rinnovata negli ultimi giorni, è veloce e simile a quella parigina. Il n˚2 Nadal ci arriva umiliato (eliminato a Madrid da Verdasco) , furibondo (“tutta colpa di Tiriac”) comunque forte dei successi di Monte Carlo e Barcellona. Djiokovic (ieri ko con Tipsarevic in Spagna) non è e non poteva essere il fenomeno dell'anno scorso. Murray ha Lendl e per il resto stiamo a vedere. Nelle donne la favorita resta Maria Sharapova che punta al trono della Wta detenuto da Vika Azarenka. Il main draw sarà sorteggiato oggi. Le wild card sono andate a Fognini, Volandri, Starace (se infortunato, Cipolla o Bolelli) e Lorenzi. Tra le donne a Brianti e Knapp che si aggiungono a Schiavone, Vinci, Pennetta, Errani. 1 Adriano Malori Italia-Lampre 20h25'28'' 2 Michal Goias Polonia-Omega Pharma a 15'' 3 Ryder Hesjedal Canada-Garmin Barracuda a 0'17'' 4 Miguel Angel Rubiano Colombia-Androni a 0'30'' 5 Christian Vande Velde Usa-Garmin Barracuda a 0'32'' 6 Joaquim Rodriguez Oliver Spagna-Katusha Team a 0'36'' 7 Peter Stetina Usa-Garmin Barracuda a 0'37'' 8 Daniel Moreno Fernandez Spagna-Katusha Team a 0'39'' 9 Enrico Gasparotto Italia-Astana Pro Team a 0'39'' 10 Luke Roberts Australia-Team Saxo Bank a 0'41'' Unafugalunghissimapremia dueciclisti: il colombiano el'italianochearrivasecondo etrova ilprimatonella generale.Guardinghi i«big» SPORT ARRIVO Il sogno Malori è rosa NelleMarche ilGirodecolla Vince un immenso Rubiano COSIMOCITO citocosimo@hotmail.com 1 Miguel Angel Rubiano Colombia-Androni 5h38'30'' 2 Adriano Malori Italia-Lampre a 1'10” 3 Michal Goias Polonia-Omega Pharma s. t. 4 Alexsandr Dyachenko Kazakistan-Astana Pro Team s. t. 5 Cesare Benedetti Italia-Team Net-App s. t. 6 Daryl Impev Sudafrica-Green Edge a 1'51” 7 Filippo Pozzato Italia-Farnese-Selle-Italia s. t. 8 Fabio Sabatini Italia-Liquigas s. t. 9 Francisco Josè Ventoso Spagna-Movistar-Team s. t. 10 Michal Kwiatkowski Polonia-Omega Pharma s. t. Untrattodi sterratodella tappa di ieri delGirod'Italia FOTO DI PIER MAULINI/ANSA Il tennistaRoger Federer, saràuno dei protagonistidegli Internazionalidi Roma? FOTO DI ALBERTO MARTIN/ANSA-EPA ProvaciRogersul rossodiRoma Sharapovafavorita tra ledonne U: sabato 12, maggio, 2012 23
MENTREDANIELASANTANCHÈCOMMENTALEELEZIO-NIDICENDO: «NOI DEL PDL ABBIAMO VINTO QUATTRO ATRE!»(HARAGIONEBERLUSCONI, è così brava a truccare il risultato che presto sarà lei il capo: degli ultras del Bari); mentre Formigoni, a proposito delle sue vacanze a spese del faccendiere Daccò, cambia nuovamente versione (Formigoni ha cambiato così tante versioni che la Apple vuole fargli disegnare l'iPhone); mentre i partiti italiani fanno a gara per stabilire chi ha perso di meno (è la politica ai tempi dell'austerity, bellezza: si tagliano anche le aspettative); mentre aumenta la percentuale di elettori che decidono che li si nota di più se votano un partito che se ne sta in disparte o se a votare non ci vanno proprio, è capitato qualcosa. Lo slogan «Ce lo chiede l'Europa»‚ si è finalmente rivelato per quello che era: pubblicità ingannevole. Tipo lo spot: «Cosa vuoi di più dalla vita?» (un lavoro, una casa, un fidanzato? No, un amaro. Ah, giusto, non ci avevo pensato). «La morale è sempre quella: ce lo chiede «Europa». «Ce lo chiede l'Europa, sempre un po' più in alto!». Che a forza di sentirlo ripetere dalla televisione quasi ci credi: «Ehi, me lo sta chiedendo l'Europa!». Un bel pezzo d'Europa ha chiesto a Sarkozy, il quale assecondava le richieste dell'Europa, di farsi da parte e di fare posto a Hollande che prometteva, all'opposto del suo predecessore, di aumentare il salario minimo, i posti di lavoro nella scuola e nella sanità, le tasse per i redditi alti. Un altro pezzo d'Europa, in Grecia, ha premiato i partiti che si erano opposti al taglio dei dipendenti pubblici e all'aumento delle tasse chiesti dall'Europa. Un altro pezzo ancora d'Europa, nel nord della Germania, ha punito al seggio elettorale la coalizione governativa Merkel-Fdp. Forse, per i governi è arrivato il momento di smettere di domandarsi che cosa ci chiede l'Europa e di ascoltare quello ci chiedono gli europei. Perché l'Europa la fanno gli europei, le persone in carne ed ossa che studiano, lavorano, pagano le tasse, crescono i figli, vanno in pensione (sempre meno) e vanno a votare (sempre meno). Forse è arrivato il momento di un presidente del Consiglio che, invece che spiegare agli europei che taglia i salari perché ce lo chiede l'Europa, spiega all'Europa (la Bce? Le Borse europee?) che aumenta i salari perché ce lo chiedono gli europei. SENZAL'EUFORIAFRIZZANTE,CHESOSPIN-GEREBBEAMOSSEINAUDITE,ma anche al riparo da un immobilismo che lascerebbe passare le più propizie occasioni, occorre con freddezza registrare gli effetti immancabili del passaggio di fase. Il senso di ciò che è accaduto in fondo è questo. Il vincolo europeo, da elemento negativo che restringeva la politica in un cantuccio con compiti di passiva attuazione della terribile lettera della Bce, sta diventando un congegno propulsivo che evoca nuove politiche per la crescita, misure attive per la domanda, attenzione a diritti e consenso sociale. A questo ritorno della politica, che non è mai davvero autonoma se rompe con il sociale abbandonandolo all'anomia e all'alienazione senza scampo, non c'erano peraltro serie alternative. Senza una politica capace di dare una qualche risposta pubblica a un disagio inarrestabile, restava percorribile solo la cupa strada della de-democratizzazione. Trasformare l'Europa dei diritti in una nuova Magna Grecia dove perivano rappresentanza, sfiorivano i partiti, rifluivano le libertà non era una allettante proposta. La sconfitta della destra francese e del club dell'austerità inverte il piano della de-democratizzazione che condannava i Paesi alla deriva politica e civile. Al cospetto di questo mutato scenario europeo, entro cui soltanto si può definire una prospettiva nuova per l'Italia, appaiono in tutta la loro meschinità i segni di un dibattito pubblico nostrano che inneggia allo scenario della frantumazione come al segno di una ribellione riuscita contro la casta. I media e i poteri forti, che sono, bisogna saperlo, un nemico tra i più insidiosi nella possibilità di ricostruire una alternativa politica e sociale alla crisi, avevano sognato uno scenario da bassa provincia: il tecnico al governo, il comico promosso a reti unificate all'opposizione. E la politica in eterno tenuta fuori dal gioco. In un'Europa che invoca la grande politica, l'Italia sfigura con le ridicole pretese di appaltare lo Stato. Per interrompere una volta per tutte il chiacchiericcio sull'antipolitica, bisognerebbe precisare, sulla scia di Gramsci, che «non partecipare alla vita statale attraverso l'adesione ai partiti regolari» non significa affatto operare come uno splendido solitario, che da solo obbedisce ai flussi della coscienza. «Significa che al partito politico e al sindacato moderni si preferiscono forme organizzative di altro tipo, e precisamente del tipo ‘malavita', quindi le cricche, le camorre, le mafie, sia popolari sia legate alle classi alte». Insomma: se si rigetta il partito, che in Europa è la forma della politica, non si esce affatto dalla logica di parte, ma si inventano legami carismatici e reti privatistiche, fedeltà spesso misteriose malgrado la retorica del 2.0. La crisi italiana non può che essere sfidata con agganci politici e culturali di tipo europeo, altro che comici, demagoghi, rottamatori, imprenditori scalpitanti. Nessun partito può sfuggire oggi alla dimensione europea delle culture politiche e delle forme organizzative del conflitto. Un ciclo a dominanza tecnica si è esaurito. Il ritorno della politica e delle sue linee classiche di divisione ideale non può essere rinviato, pena lo smarrimento di un sistema politico travolto dalla crisi sociale. È necessario progettare un tempo nuovo oltre la tregua, a patto però che dalla esperienza di un governo di coalizione, sia pure mascherato da esecutivo tecnico, si traggano le dovute lezioni di sistema (reciproco riconoscimento, convergenza possibile in ogni caso di emergenza) in grado di favorire un passaggio non traumatico alla riattivazione del prezioso gioco dell'alternativa tra sinistra e destra. Ritardare questo significherebbe non già mostrare un solido senso di responsabilità ma palesare una inadeguata comprensione della stagione inedita che si è aperta in Europa. Una elementare regola della politica vuole che è inutile procrastinare una fase che ha compiuto la sua missione e non può dare risposte ai temi caldi che reclamano il governo della politica capace di scelte e di consenso. HO LETTO CON MOLTO INTERESSE L'ARTICOLODI PANEBIANCO SUL CORRIERE DELLA SERA DI QUALCHEGIORNOFA: il tema era “genesi e rimozione dell'antipolitica”. È chiaro che la nascita dell'antipolitica è frutto dello stato di disagio economico-sociale del nostro Paese, della crisi economico-finanziaria che non ha spiragli di uscita, della incertezza e dell'afasia delle forze politiche rispetto alle questioni del Paese. Se non ci sono risposte, è chiaro che la politica con tutti i suoi apparati, i suoi orpelli e le sue classi dirigenti, espressione dei partiti, viene messa in forse e profondamente contestate. Le riforme elettorali ed istituzionali di cui si parla, affidate ad un manipolo di volenterosi ed esoterici redattori, ci pongono una domanda di senso e di fine. È necessaria una nuova legge elettorale perché i cittadini – come è giusto – vogliono scegliere i loro rappresentanti. Una legge elettorale non solo per far scegliere ma anche per governare. Ritengo che non bisogna passare – come si è orientati a fare – da un sistema bipolare, utile alla governabilità ed alla semplificazione del quadro politico, – molti partiti sono inespressivi e culturalmente inesistenti – ad un sistema radicalmente proporzionale, ribadendo la necessità che il Governo nasca nel Parlamento e che una coalizione di partiti dia il voto di fiducia al Leader ed al suo Governo. Abbiamo già visto in tantissimi anni di applicazione del sistema proporzionale i danni che sono stati prodotti sulla governabilità, sull'efficienza del sistema parlamentare, sulla tenuta dei conti pubblici e sulla gestione di un bilancio sano e trasparente. Vogliamo ritornare indietro? Ritengo che sia una scelta assurda e paradossale. Di questi tempi, con una crisi economico-finanziaria così onerosa per i cittadini e con una discrasia così diffusa, è possibile rendere anche ingovernabile il sistema politico nella composizione e scomposizione delle maggioranze di governo? Io non sostengo questa tesi, sono per la governabilità e per l'alternanza di un sistema bipolare maggioritario. Si vuole imporre, perché “maiora premunt”, il sistema proporzionale? Allora alziamo la soglia di sbarramento dall'8% al 10% . Solo così riduciamo le eventuali ambizioni di partiti stagionali e consentiamo al sistema politico di respirare, funzionando ed affrontando seriamente i problemi. I voli pindarici dei partiti di passaggio da un sistema all'altro rischiano di rendere ancora di più incomprensibile la politica, alimentando reazioni e sfiducia nei cittadini. Qual è la domanda prevalente oggi nella società italiana? La risposta è una politica pulita e trasparente, chiara nelle finalità e determinata negli obiettivi. Nei tempi difficili nei quali viviamo sia a livello sociale che istituzionale occorre una lunga, seria ed operativa governabilità – un governo lungo ed efficiente fa bene al Paese – un Parlamento che proclama provvedimenti efficaci piuttosto che retoriche bizantine, che sia meglio disciplinato dal Regolamento della Camera e del Senato, che riduca il dualismo legislativo – il Senato deve essere la Camera delle Regioni –. Una scelta diversa sul piano istituzionale e parlamentare ci farebbe precipitare in un guado vorticoso, alimentando sussulti anarchici ed inconsulte prese di posizione. Il problema istituzionale ed elettorale, se non viene bene affrontato, potrebbe scompaginare gli assetti sociali ed aprire una crisi profonda nella tenuta degli organi democratici. Il Pd, che dovrà sempre più diventare partito “pivot” cioè guida e forza elettoralmente determinante, deve essere punto di riferimento nel sistema elettorale maggioritario in contrapposizione con la Destra. Il Pd non può inseguire i proporzionalisti puri ed i sostenitori del loro orticello partitico, deve essere convinto di essere “caposaldo” di una coalizione per il governo del Paese. Esso può alimentare la sua forza di aggregazione e di indirizzo solo insediandosi al centro dello spazio politico elettorale, orientandosi verso la buona governabilità nell'equilibrio generale degli interessi presenti nella società. Il Pd deve dare la linea del futuro Governo ed indicare il percorso con cui avviare le riforme elettorali ed istituzionali utili alla società piuttosto che inclini ai calcoli utilitaristici di una rinascente partitocrazia. Alla luce dei risultati delle amministrative è possibile valutare le prospettive della politica futura: è in atto una progrediente conflagrazione dei partiti della II Repubblica. Si rischia di alimentare con le comiche dei “grillini” una nuova anarchia nella governabilità del Paese, sostituendo alla teatralità di Berlusconi la satira ridanciana ed ilare del “Movimento 5 stelle”. Lo stato dei fatti testimonia la crisi dell'eventuale Terzo Polo ed il presidio rappresentato dal Pd contro i marosi dell'antipolitica. Saprà farsi carico il Pd di mettersi al centro del sistema che si andrà a ricomporre? La partita è tutta qui. Il Pd potrà certamente inaugurare una vera nuova stagione della democrazia italiana. Come giustamente sostiene il direttore Claudio Sardo nel suo editoriale del 10 maggio il rinnovamento dei partiti comincia da un «progetto plausibile» e da un sistema elettorale ove sono previste due alternative bipolari che possono collegare a sé altre espressioni della società. La riforma elettorale quindi è parte sostanziale della politica, nuova ed autentica, e dei partiti. Il Pd non si sottrarrà a questa sfida perché, come dice l'autorevole Reichlin, saprà determinare una svolta politica «nel senso alto di questa parola» e cioè «di conoscenza della realtà, di pensiero, di fiducia nelle forze dell'uomo moderno». Vocid'autore Quel silenzio dei Grandi sui detenuti palestinesi Moni Ovadia Musicista e scrittore COMUNITÀ Maramotti ILCOMMENTO Sinistra e destra, il duello che serve Michele Prospero PROF.HENRYSIEGMAN,ORDINATORABBINOORTODOS-SODALLAYESHIVATORAHVADAATHECAPPELLANOMILITARENELLAGUERRADICOREA,è stato Executive Director dell'American Jewish Congress (dal 1978 al 1994) e del Synagogue Council, Senior Fellow al Council on Foreign Relations. I suoi scritti sono pubblicati dai maggiori quotidiani Usa e dalla New York Review of Books. Il prof Siegman ha scritto: «I fondatori del sionismo furono fra i leader più illuminati e progressisti del mondo ebraico...loro non erano razzisti... Ma il governo Nethanyahu ha provato che, benché il sionismo non sia razzismo, ci sono dei sionisti che sono razzisti. Nel 1980 molti nell'establishment ebraico americano parteciparono alle dimostrazioni contro il regime dell'apartheid in Sud Africa. La battaglia contro l'apartheid era considerata - non solo dai liberals - una causa ebraica. Oggi in Israele l'apartheid, non è una possibilità futura come molti non hanno smesso di ammonire, ma è una realtà attuale. Nethanyahu e il suo governo si sono impegnati a travestire il loro regime di apartheid de facto fingendo che lo status quo nei territori occupati sia temporaneo... ». In questo regime di apartheid creato progressivamente dal governo Nethanyahu vedono la luce tutte le vessazioni tipiche di tali regimi. Oggi, detenuti palestinesi in sciopero della fame per protestare contro le illegali detenzioni amministrative e le brutali condizioni di detenzione, subiscono ogni sorta di violenza punitiva fisica e psicologica, due di essi Bilal Thaer e di Diab Halahleh, in sciopero da 67 giorni rischiano la vita. Il silenzio dei grandi della terra è assordante. Dopoleelezioni L'importanza centrale della riforma elettorale «Me lo chiede l'Europa»: pubblicità ingannevole... SEGUEDALLAPRIMA MarioPepe Deputato Pd FrancescaFornario Duemiladodici sabato 12, maggio, 2012 15
Provenzano e il suicidio: prova d'onore o messinscena? JOLANDABUFALINI jbufalini@unita.it La rivendicazione è quella vera. E spazza via le ipotesi di questi giorni: a gambizzare l'ingegnere dell'Ansaldo Roberto Adinolfi è stata una cellula anarchica, il Nucleo Olga FAI/FRI. Non c'entrano le Brigate Rosse né altre formazioni legate al filone marxista leninista. Non c'è neppure l'ipotizzato innesco - la cosiddetta doppia firma - tra nuove Br e anarchici. Meno che mai la pista degli appalti Ansaldo nei paesi dell'est. Sono loro, gli anarchici, e basta. Una costola che dopo lungo e tribolato dibattito interno, iniziato già nel 2006 con il f a m o s o d o c u m e n t o f i r m a t o Qui-Quo-Qua e titolato «Impugniamo le armi», ha deciso «con una certa gradevolezza di armare le nostre armi, con piacere abbiamo riempito il caricatore. Impugnare una pistola, scegliere seguire l'obiettivo, coordinare mente e mano sono stai un passaggio obbligato». Un salto di qualità atteso dagli investigatori dell'antiterrorismo. Spiegato in un documento di tre pagine e mezzo che titola “Il marchio della vita” e chiude con parole d'ordine senza se senza ma: “Lunga vita alla Cospirazione delle cellule di fuoco/ Lunga vita alla Fai-Fri/ Viva l'anarchia”. La rivendicazione attesa da cinque giorni è stata recapitata alla redazione del Corriere della Sera a Milano e la busta ha il timbro postale di Genova. Gli analisti del Viminale hanno capito subito che si tratta di un documento «originale e autentico» dopo un paio di tentativi farlocchi firmati dai Gap e mentre ieri a Milano sono stati fatti ritrovare fotocopie di vecchi documenti Br. Tra i tanti messaggi, uno più di tutti preoccupa gli investigatori: «La campagna non è finita, fanno sul serio». Gli obiettivi sono indicati anche nel numero: «Nelle nostre prossime azioni il nome degli altri fratelli greci CCF (arrestati, come una di loro, Olga Ikokonomidou che ha dato il nome alla cellula che ha sparato a Adinolfi, ndr), un'azione per ognuno di loro. Con il ferimento di Adinolfi proponiamo una campagna di lotta contro Finmeccanica mostruosa piovra assassina. Oggi l'Ansaldo nucleare, domani un altro dei suoi tentacoli, invitiamo i gruppi e singoli FAI a colpire con ogni mezzo necessario». GLI OBIETTIVI Il Viminale ha dato incarico di rivedere i servizi di scorta e sorveglianza per i dirigenti della società Finmeccanica indicate nel testo: Ansaldo Energia «con le sue tombe nucleari», Ansaldo Breda «con i suoi treni ad alta velocità che devastano il territorio», Selex sistemi integrati, Dirstechnical Service, Elsag Datamat «con i suoi equipaggiamenti alla polizia razzista statunitense per il controllo dei confini messicani, con il suo delirante progetto di muro elettronico al confine della Libia contro i migranti e le sue sofisticate forniture elettroniche ai carabineros cileni». La lista degli obiettivi continua: «Finmeccanica vuol dire Avio Alenia, Galileo e Selex con i loro mortali caccia bombardieri F35 e i terribili droni aerei senza piloti» e anche «il poligono del Salto di Quirra in Sardegna». Sono dieci obiettivi (l'ex ministro Scajola è indicato con Adinolfi «tra i maggiori responsabili del rientro del nucleare in Italia»). Sono otto gli anarchici greci del CCF detenuti. «Questo documento è, per chi lo ha scritto, l'inizio della fine» riflette uno dei massimi analisti del Viminale «perchè sono consapevoli che il salto di qualità, aver impugnato le armi, li fa uscire allo scoperto e da uno spontanesimo che può sembrare velleitario e inconcludente ma che finora ha fatto sì che quasi tutte le indagini sugli anarchici si frantumassero contro un 270 bis ormai insufficiente». Gli analisti sono molto interessati alla parte del documento in cui la cellula parla di sè e si rivolge agli altri anarchici «vittime - si legge - di un anarchismo insurrezionalista di facciata che con la sua mancanza di coraggio legittima il potere». Gli anarchici che lunedì mattina hanno sparato contro Adinoldi sono stufi delle parole, di «sfogare la tensione rivoluzionaria solo in articoli infuocati e qualche sporadico scontro di piazza per mettere a tacere la propria coscienza». Per questo colpire Adinolfi «è stato un piccolo frammento di giustizia, piombo nelle gambe per lasciare un imperituro ricordo di quello che è ad un grigio assassino». E «vincere la paura - si legge è stato più semplice di quello che ci eravamo immaginati». Di Adinolfi, nel frontespizio del documento, sotto un simbolo grafico inedito con 5 frecce lunghe e una stella a cinque punte con la A nel mezzo, sono riportate una frase di Bakunin e due dichiarazioni di Adinolfi che sminuiscono l'impatto ambientale e del nucleare. Significativo anche il passaggio del documento in cui si spiega perchè la cellula Olga non ha colpito Equitalia: «Non siamo alla ricerca di un facile consenso ma di una complicità consapevole dell'urgenza di agire qui e ora». Siamo lontani anni luce dal gergo brigatista, criptico, rigoroso, ideologico. Qui prevale una concezione quasi retorica del quotidiano («le idee nascono dai fatti, le parole accompagnate dall'azione portano il marchio della vita») con gli inviti «a far lavorare di pari passo le armi della critica e la critica delle armi». Soprattutto, riflettono gli investigatori e assomiglia ad un auspicio, «siamo lontano dal livello di clandestinità e dalla compartimentazione tipica delle Br». Il professore Salvatore Lupo, storico del Mezzogiorno che da storico ha studiato la mafia, nei suoi libri fa opera di smontaggio dei miti prodotti dalla stessa mafia: «Si sono sempre denunciati l'un l'altro, quando gli è utile». Sul “suicidio” di Provenzano considera plausibili tutte le ipotesi, «che faccia finta come qualsiasi detenuto o che sia un gesto di disperazione, sono entrambe spiegazioni logiche. Non è plausibile, invece, la retorica del mafioso che ostenta inflessibilità. I mafiosi sono criminali che subiscono pesantemente le condanne, non sono dei superman, non sono di una sostanza aliena». «Un gesto che è spia di disagio, tanto più per un capomafia del suo livello», riflette il procuratore capo di Palermo Eppure, vero o presunto che sia, il tentato suicidio del capo dei capi, lascia dietro di sé una scia velenosa di ipotesi: c'è l'interrogativo del suo avvocato Rosalba Di Gregorio che chiede sia aperta un'inchiesta: «Come è arrivato in cella quel sacchetto di plastica?». Nessun mistero, rispondono dal carcere, il regolamento non vieta di tenere un sacchetto di plastica a meno che non si manifestino intenti suicidi e, sin qui, Provenzano non aveva dato segnali del genere. Il più competente, nella gara esegetica sul gesto di Bernardo Provenzano, è Francesco Marino Mannoia. L'ex killer di Santa Maria di Gesù, dal suo rifugio segreto di pentito, offre una lettura densa di quel gesto di infilarsi un sacchetto di plastica in testa sotto l'occhio delle telecamere di sorveglianza. E lui di mafia se ne intende: «Quando uno dà segni di cedimento i capimafia danno l'ordine di uccidersi. Provenzano è vecchio e stanco ma quelli come lui devono morire in carcere». E «non avrebbe potuto o voluto eseguire l'ordine». Nella cupola di Cosa nostra non studiano l'etica stoica di Catone. E però: «I tentativi di farsi passare per malato e pazzo non sono da sottovalutare». Oppure, è sempre Mannoia a ragionare, «è il segnale che vuole pentirsi. Ma da lui non ci si aspetterebbe le solite barzellette, lui sa tanti fatti oscuri, le stragi in primo luogo. Io conosco tanti fatti che lui conosce, non potrebbe ingannarmi. Vorrei essere messo a confronto con lui, davanti a una commissione antimafia più che davanti ai magistrati». Segnale nel segnale dell'esegeta attraverso la lettura del testo? C'è la nutrita schiera di coloro che pensano che si tratti di una messinscena, dai sindacati di polizia al Dap, il dipartimento della amministrazione penitenziaria. Sonia Alfano: «Chiunque abbia un minimo di buon senso ha capito. Se ha problemi di salute riceverà le cure ma il suo posto è il carcere». E Giuseppe Lumia: «Cure sì ma il suo posto è al 41 bis. I figli chiedano al padre-boss di collaborare con lo Stato, è l'unica strada possibile per ottenere i benefici previsti dalla legge». Lirio Abbate nota la stranezza del «malessere che sta colpendo anche altri boss come Totò Riina,Tommaso Cannella, che è una delle persone più vicine a Provenzano». Pippo Calò, che ha subito un intervento chirurgico,è ricoverato ad Ancona per un attacco di cuore. Ieri avrebbe dovuto collegarsi in videoconferenza al processo dove è imputato Bernardo Provenzano per un delitto nell'agrigentino nel 1981. Erano assenti tutti e due e l'udienza è stata rinviata per legittimo impedimento a giugno. A Gaetano Fidanzati, 76 anni, ex capomafia dell'Arenella a Palermo, anche lui al 41 bis, i periti hanno riconosciuto «l'incompatibilità del suo stato di salute con le condizioni carcerarie». ILCASO Arriva la lettera del Fai: «Abbiamo azzoppato Adinolfi» Gli inquirenti preoccupati ma sicuri di conoscere gli attentatori L'ITALIAE ILTERRORISMO Volantini firmati«BrigateRosse»aLegnano Sonostati rinvenuti, affissi, nelcomune diLegnano, inprovincia di Milano, quattrovolantini delleBr.Nessuna rivendicazioneo riferimentoai fatti di Genova, solo la scritta«brigate rosse» seguitadallastellaa cinque punte. E concetti come «portare l'attaccoallo Stato imperialistadelle multinazionali; disarticolare la struttura della controguerrigliaattiva;colpiregli uominie i simboli della guerra psicologica;costruire l'unità del movimentorivoluzionario nel partito». Ilprimovolantinoera affissosulla targa esternadell'Agenziadelle entrate invia Pisa70, il secondofuoridall'Inps di via Podgora.Altri duevolantini sono stati trovati sui cancelli dell'aziendaFranco Tosidipiazza Monumentoall'angolo convia Cairoli. Unaltrovolantino firmatoBrigate rosse, identico a quelli ritrovati questa mattinaa Legnano,è statotrovato intornoalle 16nellacassetta postale del centropolifunzionaledi smistamento di viaSanta Mariaa Parabiago,buttato tra lacorrispondenza.Non èchiaro sesi trattidi unvolantino«originale» o addiritturadi una fotocopia della fotografiadei precedenti fogli pubblicatasu internet. Sututtiquesti episodi il pubblico ministerodiMilano MaurizioAscioneha apertoun fascicolo modello45 (fatti noncostituenti reato, senza ipotesidi reatoe senza iscritti),peraccertare la genuinitàdei volantini edeventuali responsabilità. Gli anarchici rivendicano: «Colpiremo altri 7 obiettivi» Roberto Adinolfi all'uscita dell'ospedale San Martino di Genova FOTO DI INFOPHOTO . . . Gli analisti: «C'è un salto di qualità e una frattura nel movimento. Non sono come le vecchie Br» CLAUDIAFUSANI ROMA Il tentativo di uccidersi in cella: secondo il boss Mannoia è “dovuto”. Ma per i poliziotti è un trucco 8 sabato 12, maggio, 2012
UNAFIUMANA GIOIOSADARUE SOLFÉRINOA PLACEDE LA BASTILLE: COME TANTI HO DENTRO DI ME L'EMOZIONE DELLA SCORSA DOMENICA. IN QUESTO SBAGLIACHIGIUDICALEVITTORIETUTTEUGUALI.ALCUNISUCCESSIHANNOUNSAPOREUNICO.A noi milanesi è capitato un anno fa in una piazza del Duomo riempita all'inverosimile per salutare il nuovo sindaco. Oggi è il momento di una gauche che può imprimere una svolta al destino dell'Europa. C'è poco da fare: i conflitti e i sentimenti di un popolo sono un'energia capace di travolgere ostacoli insuperabili. La lunga storia della fierezza delle donne ne è maestra. Il punto è che il consenso, nei momenti difficili, premia la politica che non teme di prendere parte. In questo caso per un'idea di emancipazione dal bisogno e di libertà. Adesso gli occhi del mondo, a iniziare da Berlino, giudicheranno le mosse del nuovo presidente. Gli verrà chiesto di bilanciare il rigore con la crescita e dovrà affermare la sua ricetta per una redistribuzione del carico fiscale e delle risorse a favore del lavoro e dell'impresa. Ma quel voto mostra in primo luogo che l'Europa recupera senso quando non indossa la maschera neutra della burocrazia e si offre con i suoi valori profondi. Parlo di lavoro, diritti sociali e civili, di laicità dello Stato, di inclusione e di un investimento strategico nella giustizia e nei giovani. Conviene ricordarlo. Anche per capire meglio i segnali drammatici del voto greco. E il messaggio che ci viene dallo stesso turno amministrativo. Non aggiungo nulla alle analisi sull'avanzata dei cinque stelle o al crollo di PdL e Lega con una destra di cui non conosciamo l'approdo. Per noi il risultato è positivo e sono certa che migliorerà con i ballottaggi. Ha ragione Bersani nel dire che oggi le nostre responsabilità aumentano. Abbiamo il dovere di candidarci alla guida del Paese, di accelerare la costruzione di un nuovo largo centrosinistra. Questo è tanto più vero se guardiamo al vuoto di rappresentanza (mai come ora astensioni e schede annullate sono un dato inequivocabile) e a quella domanda oramai dirompente di un'altra politica che deve trovare nel Pd un'attenzione direi ossessiva. Non voglio sommare fenomeni diversi, ma è l'insieme di queste tendenze a dirci che nei prossimi mesi l'Europa sarà attraversata da due grandi schieramenti, ciascuno espressione di una risposta alla crisi e dei fondamenti di un altro patto sociale e modello di crescita e convivenza. Da un lato l'Europa di una destra prigioniera del suo rigorismo e insidiata da spinte regressive e nazionaliste. Dall'altro, un continente che scommette sulla sua ricostruzione ideale e strategica, sotto la conduzione di un fronte progressista. Questo è stato anche il primo pensiero che Hollande ha rivolto ai tanti ragazzi che mai avevano conosciuto la febbre del successo marcato dal loro voto. La sua promessa di un cambiamento immediato come rivendicazione di una cultura e di una forza che hanno saputo rinnovarsi senza rinnegare i propri valori. È stata quella coerenza, al fondo, a rendere possibile il ressemblement di altre tradizioni, dalla sinistra radicale all'ambientalismo fino al sostegno, per nulla scontato, di Bayrou. E allora bene l'incontro con i moderati. A Parigi, nel resto d'Europa e qui. Avendo coscienza però che la vera rivoluzione del nuovo secolo sarà quella della dignità come ci dicono le piazze di questi anni, dal Mediterraneo fino a noi. Il filo da tirare, quindi, è nella nostra storia migliore proiettata in un tempo nuovo. Il che significa che davvero è giunto il momento di costruire i ponti necessari, federando la sinistra di governo, le forze dei movimenti e del civismo, del solidarismo laico e cattolico. Beni comuni, sapere, legalità e moralità pubblica, ridare speranza a tre o quattro generazioni: non saranno la destra, scappatoie neocentriste o soluzioni tecniche a dare le risposte necessarie. Può farlo il Pd ma sapendo che la politica migliore sa riconoscere e dare valore alla società più esigente di democrazia e di uguaglianza. Leamministrative Il Pd cominci ad affilare il suo profilo di governo Luigi Cancrini psichiatra e psicoterapeuta Giorgio Merlo Deputato Pd ViaOstiense,131/L_0154_Roma lettere@unita.it AL DI LÀ DI MOLTE ANALISI PIÙ O MENO IN-TERESSATESULLERECENTIELEZIONIAMMINISTRATIVE, UN DATO POLITICO È SUFFICIENTEMENTECHIARO. E cioè, il Pd si pone come un soggetto riformista e di governo con cui si deve fare i conti. E questo a prescindere dagli stessi schieramenti in campo e dalle prospettive legittime dei singoli partiti. E questa semplice considerazione la si ricava proprio dai risultati. Sempreché non ci si limiti a registrare sempre e solo il dito che indica la luna e mai viceversa. Siamo, cioè, ad uno snodo decisivo della politica italiana. Di fronte ai continui e ripetuti riposizionamenti tattici dell'area moderata da un lato e della articolata e composita galassia della sinistra radicale e massimalista dall'altro - oltre, naturalmente, alle forze antisistema il Pd, forte della sua vocazione riformista e di governo, si conferma come il partito che oggi può garantire una tranquilla e sicura transizione verso una accettabile e fisiologica democrazia dell'alternanza. Perché, alla fine, di questo si tratta. E proprio questo risultato lo si può raggiungere con maggior facilità se esiste un forte e qualificato partito riformista che si pone come soggetto titolato a governare una fase travagliata e, per certi versi, drammatica come quella che sta vivendo il nostro Paese. Un partito, però, che non è il fulcro dell'intero sistema politico italiano paragonabile all'esperienza della Democrazia cristiana. E questo sia perche ogni partito è sempre figlio e prodotto di una specifica stagione politica e sia perché il Pd coltiva l'ambizione di essere il perno di una coalizione politica e di governo che vede nell'alleanza tra i riformisti e i moderati la sintesi migliore per gestire il nostro Paese. Quindi, non un partito eternamente al “centro” della scena politica ma comunque indispensabile perché asse costitutivo di un polo nella democrazia dell'alternanza: E proprio questo elemento, supportato dal recente dato elettorale, obbliga il Pd ad affinare il suo profilo di governo. E lo obbliga, soprattutto, a non assecondare e a non cavalcare le spinte massimaliste e demagogiche che da sempre accompagnano le fasi di cambiamento della politica italiana. Questo non significa, com'è altrettanto ovvio, chiudersi a riccio nei confronti delle novità politiche od elettorali che di volta in volta emergono sulla scena pubblica italiana. Dall'irrompere del grillismo alla ricomposizione dell'area moderata, dagli eterni litigi della sinistra radicale al recupero del crescente astensionismo politico ed elettorale. Ora, proprio il profilo politico e culturale del Partito democratico e la sua stessa “mission” possono giocare un ruolo decisivo per riportare alla “normalità” il confronto politico nel paese. E questo senza forzature, senza pregiudiziali e senza riproporre schemi del passato. E questa iniziativa, a maggior ragione, è possibile farla decollare se ad essere privilegiata è la ricetta di governo - cioè il profilo programmatico - e non la sola teoria delle alleanze e delle coalizioni. Del resto; la fase delle pregiudiziali ideologiche e delle esclusioni dogmatiche è superata non solo dalla drammatica crisi che vive l'Italia e l'intera Europa ma dallo stesso superamento del bipolarismo muscolare e violento che ha caratterizzato ed ingessato per quasi 20 anni la politica italiana. Semmai, si tratta di saper declinare finalmente una piena ed organica democrazia dell'alternanza che poggia su un confronto costruttivo e non delegittimante tra una proposta riformista e una ricetta conservatrice lasciando ai margini partiti e movimenti che perseguono solo un disegno destabilizzante o tardo ideologico. Questa è la lezione politica che dobbiamo trarre dal voto amministrativo della scorsa domenica e questo è l'impegno politico e programmatico che dovrà caratterizzare l'iniziativa del Pd nei prossimi mesi. Senza nostalgie frontiste e senza regressioni centriste. Ma con la consapevolezza che solo attraverso un autentico partito di “centrosinistra” sarà possibile fare uscire il Paese dalla crisi e riportare la dialettica politica lungo i binari delle grandi democrazie europee. Barbara Pollastrini Deputata Pd Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 CaraUnità Lastoria di Massimiliano Un amico giornalista del Tg1 mi segnala la storia di Massimiliano Contadini, l'operaio rimasto invalido all'80% per un gravissimo incidente sul lavoro, ha avuto un brutto epilogo: pochi giorni fa gli hanno bruciato anche la macchina per le sue denunce penali. Questo operaio era stato anche abbandonato dai suoi colleghi quando era gravemente infortunato. Ha rischiato di morire! Mi è stato chiesto di diffondere questa notizia, ed è quello che faccio, senza esitare neanche un secondo. Spero che anche altri mezzi d'informazione aiuteranno Massimiliano, tenendo i “riflettori” accesi il più possibile su questa storia. Massimiliano ed Iwona (la sua compagna) hanno bisogno in questo momento dell'aiuto di tutti i mezzi d'informazione. Inoltre spero che anche il mondo politico aiuterà Massimiliano Contadini. Se volete contattare Iwona, questa è la sua email: iwonaroma@gmail.com. Questo il link dell'intervista di Tv7, andato in onda nel novembre del 2011: http://www.youtube.com/watch?v=PGLGJ0 zbZnM Saluti. MarcoBazzoni FIRENZE Laspinta La spinta ad avviare la crescita, che proviene ormai da tutta Europa, dovrebbe far accettare la proposta di tenere fuori dai vincoli di Maastrich una certa tipologia di investimenti. Affinché dagli investimenti da selezionare scaturisca un'occupazione stabile e non temporanea e un impatto non inflazionistico nel medio-lungo periodo, essi dovrebbero essere auto-sostenibili, cioè in grado di rimborsare i finanziamenti ai quali debbono ricorrere. Ciò è possibile, per esempio, con gli investimenti sul risparmio energetico, con quelli sulla prevenzione sanitaria, con la difesa idrogeologica del territorio. Occorre abbandonare l'ottica del bilancio pubblico annuale ed adottare, anche a livello europeo, un'ottica di medio-lungo termine con un bilancio pluriennale ed il pensiero e l'azione rivolti a come dovrà essere il nostro futuro. Un saluto. AscanioDeSanctis ROMA Grillo, il furbo Non credo che si debba sottovalutare il successo dei movimenti di protesta, come quello di Grillo. Il giudizio degli elettori merita sempre rispetto. Grillo è sicuramente furbo e alcune delle parole che ha detto nei suoi affollatissimi comizi sembrano più adatte a un programma di cabaret che a un programma politico. Ma ciò dovrebbe far riflettere: se molti elettori hanno scelto di votare un movimento con queste caratteristiche, vuol dire che esiste una domanda politica che gli altri partiti non sono in grado di soddisfare: o per mancanza di credibilità o per scarsa capacità propositiva. MarioPulimanti LIDO DI OSTIA-ROMA Tra le tante mancanze di questo governo, almeno una cosa positiva: si è iniziato a parlare della situazione determinata dai ritardi di pagamento da parte della pubblica amministrazione, un argomento tabù, fino a ieri e un barlume di speranza che si apre, dunque, per il no- profit. Con un suggerimento per il governo: se la compensazione tra crediti e debiti è difficile, si potrebbe ipotizzare che il creditore che deve soldi allo stato sia sottratto alle penali di Equitalia? Paghi quanto dovuto senza dovere pagare multe e more che non dipendono da lui. ACHILLE SALETTI Presidentecomunità terapeutiche Saman Arriverà davvero il decreto di Passera sul pagamento dei debiti da parte della Pubblica Amministrazione? Potranno davvero a breve le Onlus e le imprese grandi, medie e piccole scontare le fatture per attività già svolte per i Comuni pere le Asl e per lo Stato centrale presso Banche garantite da un fondo messo a disposizione dal Governo? Chi segue questa rubrica sa che io insisto su questo tema dal tempo del governo di Prodi e chi segue le vicende della politica ha sperimentato da tempo la sordità dell'ex ministro Tremonti su questo tema. Sciogliamo le campane per una grande festa, dunque, di fronte ad un evento che è davvero di grande portata e che potrebbe davvero, rimettendo in circolo dei soldi sani, contribuire ad un rilancio dell'economia e dell'occupazione. Purché il provvedimento riguardi tutti, però, senza escludere, come qualcuno dice, le Regioni commissariate perché il commissariamento non era dovuto agli errori o alla corruzione di chi lavorava e non veniva pagato ma a quelli di chi amministrava male. E purché si faccia presto, in secondo luogo, perché davvero i crediti verso la Pubblica Amministrazione gridano vendetta al cielo in un paese oppresso da questi livelli di carico fiscale. La tiratura del 11 maggio 2012 è stata di 118.625 copie . . . Dalle urne la domanda di un'altra politica . . . La gauche può dare una svolta all'Europa COMUNITÀ Il decreto di Passera Dialoghi IlcasoHollande Lavoro, diritti, solidarietà Si vince coi valori profondi 16 sabato 12, maggio, 2012
Piano per il Sud: arrivano due miliardi e trecento milioni. Un'ondata di soldi, come se una storia aiuti distribuiti a pioggia dovesse continuare all'infinito… Ma è proprio così? Lo chiediamo a Luca Bianchi, vice direttore dello Svimez, l'associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno. Come giudicare le misure? Bene? Male?Eperché ancora il Sud? «In primo luogo deve essere chiaro che non si tratta di nuovi stanziamenti. Si è voluto invece riprogrammare l'uso di fondi comunitari rimasti nel cassetto, rimediare a un ritardo, rimediare anzi a ritardi paralleli tanto delle amministrazioni centrali quanto delle Regioni, rilanciando i cosiddetti Pon, piani operativi nazionali, gestiti dai singoli ministeri. Non sono nuove risorse, dunque. La novità sta nel meccanismo che riduce la quota del cofinanziamento nazionale. È importante in un momento in cui per varie ragioni c'è davvero poco da spendere. Per il resto, ripetendo appunto che di soldi vecchi si tratta, bisogna smetterla con la favola del Sud ricoperto d'oro e ricordare che il Sud in questi ultimi anni non ha goduto di grandi privilegi: i dati parlano di maggiore pressione fiscale, di calo degli investimenti… Non dimentichiamo quanto il Sud stia pagando questa crisi, con una salita della disoccupazione che ha effetti devastanti in una realtà dove in maggioranza si conta un solo occupato per famiglia». Masitrattadavverodiunsaltodiqualitànell'azionedelgoverno? «Diciamo, per quanto ne possiamo sapere, che si tratta di una scelta importante, positiva, perché ci si attiva per la coesione sociale, e cioè per giovani, anziani, disabili, contro la dispersione scolastica, eccetera eccetera, in un'area del Paese in sofferenza e che proprio per questo chiede più servizi sociali, quei servizi sociali ridimensionati per le restrizioni imposte dalle politiche di bilancio. Ma è una scelta importante soprattutto perché ci si impegna anche sul terreno dell'innovazione, della ricerca, del rilancio industriale, per la competitività delle imprese, per ridare slancio all'attività imprenditoriale grazie ad esempio ai prestiti d'onore. Insomma, ci sono punti positivi, in una condizione opprimente di crisi generale. Ma non sono di certo punti sufficienti, non si deve credere che possa bastare questo. Certe questioni, lavoro, industria, occupazione, restano senza risposta». Facciamo un esempio: che cosa dovrà pensareesperareunoperaiodiTermini Imerese, dopo tante promesse, dopo tanti impegni, leggendo oggi questenotizie? «Le soluzioni tratteggiate un tempo per Termini Imerese mi pare si stiano allontanando. Quei lavoratori dovranno arrendersi all'evidenza che purtroppo tra gli obiettivi principali del governo non trova ancora posto un piano di rilancio dell'industria al Sud. Ma non dovrà rivolgersi ovviamente al ministro Barca, che ha competenze limitate, perché in questo caso è urgente una politica industriale nazionale, che parta dal Sud e che pensi ai settori vitali come la logistica, l'energia, che stimoli imprese innovative. La politica industriale purtroppo continua a mancare. Con il piano del ministro Barca si va semplicemente e in modo positivo ad uno sblocco rapido di risorse, senza aggiungere nulla, accelerando la spesa. Ad esempio i comuni potranno finalmente liberare possibilità di investimento». Credo che i lettori si chiedano perché nonsi sia fattoprima. «Il ritardo risale soprattutto all'ultima fase del precedente governo. Le ragioni? Frammentazione degli interventi, assenza di una strategia chiara, complessità dei programmi, mentre si riducevano i contributi statali. Un meccanismo perverso, con la spesa per gli investimenti che calava mentre non si riusciva a tagliare la spesa corrente». «Una scossa. Il Mezzogiorno è penalizzato da anni» La ministra del Lavoro Elsa Fornero con il presidente del Consiglio Mario Monti FOTO DI ALESSANDRO DI MEO/ANSA Non c'è pace per Mario Monti. Stretto tra i sondaggi in picchiata, la crisi che morde sempre più forte e un Berlusconi guerrigliero che lancia segnali minacciosi a giorni alterni. Da qualunque parte si giri, arrivano guai. I dati sull'economia reale vanno sempre peggio. E non basta a consolarlo l'importantissimo annuncio del vicepresidente della Commissione europea Olli Rehn, che ha confermato: «Non serve una nuova manovra», per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. Non basta neppure la conferenza stampa di ieri, in cui ha presentato un piano da 2,3 miliardi per il Sud. «Vogliamo dare un senso di respirazione al Paese, gran parte di questi soldi arrivano dall'Europa, che è anche un'opportunità, non solo il guardiano dei conti», si è accalorato. Monti ieri ha cercato di mostrare la faccia caritatevole del governo, condendo di «ahimè» gli inevitabili richiami al «rigore che non è finito», ma punteggiando il suo discorso di continui riferimenti a parole come «solidarietà», e «coesione sociale». «Dicono che sono freddo, ma non è vero», si è sfogato a un certo punto, arrivando persino a dismettere il consueto aplomb per scherzare coi giornalisti. Sulla sua cura di tagli e tasse non sembra avere troppi dubbi. «In Italia per anni la cultura del debito ha alimentato troppe illusioni...». Ma sul consenso il premier sembra assai preoccupato. Condivide i timori del ministro Passera sul rischio di una crisi sociale. E i numeri di un recente sondaggio Swg sono impietosi: la fiducia degli italiani in Monti è precipitata al 38%. A novembre del 2011, nei giorni dell'insediamento, era al 71%, poi è scesa inesorabilmente, e nelle ultime due settimane ha perso altri sei punti. I risultati delle amministrative, con il tracollo del Pdl e il successo dei grillini, hanno fatto il resto. Trasformando la maggioranza in una polveriera. Le critiche all'eccesso di rigore accomunano Pdl e Pd, il pilastro del Terzo polo è stato annichilito dalla debacle nelle urne. E ieri Berlusconi, dopo neanche 24 ore dall'ultima assicurazione sul «sostegno a Monti fino al 2013», è tornato ad imbracciare il fucile. UNALTROAVVISO Lanciando quello che molti hanno letto come un avviso di sfratto. «Noi siamo qui e voteremo tutte le cose che ci convincono», ha detto il Cavaliere. «Ci asterremo dal votare provvedimenti se ci accorgeremo che la cura rischia di uccidere il paziente», ha rincarato Massimo Corsaro del Pdl. «Il piano Sud? Sono sempre gli stessi soldi», attacca Tremonti. Il messaggio è chiaro: d'ora in poi le Camere si trasformeranno in un Vietnam, con i tanti malpancisti Pdl che si sentiranno autorizzati a disertare le votazioni più indigeste. O persino a votare contro. «Non nei voti di fiducia», è la linea ufficiale (per ora). Ma la bocciatura dell'ex premier verso le ricette del successore appare netta: «C'è un clima di grande pessimismo, a cui dovremmo reagire con una politica diversa dal rigore, che è suicida una economia già in recessione». «Suicida», dice il Cavaliere, l'autore dei rigidissimi accordi con l'Europa sul pareggio di bilancio nel 2013. Ma ormai anche la polemica sulle responsabilità della situazione drammatica dell'Italia appare un'arma spuntata nelle mani di Monti: appena osa ricordare le colpe del Cav rischia una crisi di governo. E così Monti è costretto a galleggiare. Infarcendo le sue uscite pubbliche di giaculatorie su quanto sia «utile», anzi «fondamentale» il ruolo dei partiti della maggioranza. Parole condite da un sempre maggiore nervosismo e distacco, e dalla necessità di ribadire la sua autonomia. «Noi li ascoltiamo ma non facciamo quello che dicono loro...». Uno scatto d'orgoglio che è anche una reazione a quell'amarezza che lo aveva portato vicino all'idea di gettare la spugna. La sponda del Quirinale,le rassicurazioni telefoniche di Gianni Letta e quelle dei vertici Pd, per ora sono bastate a evitare il default dei professori. Ma la strada sembra sempre più in salita. L'INTERVISTA ad abbassare la pressione che grava sugli onesti? Qui il premier mostra molta prudenza. «È astrattamente possibile che vi sia una marcia piò veloce verso l'avanzo, sia verso una riduzione delle tasse - spiega Monti - serve però una doverosa prudenza che ci rende esitanti a stimolare dibattiti su questo argomento». INTESA Più loquace il premier sul possibile accordo con la Svizzera sulle somme depositate nel «forziere» alpino. «Con l'evoluzione recente, che salutiamo, sono venuti meno due ostacoli: quello derivante dalla Svizzera per quanto riguarda il problema transfrontaliero e quello di carattere comunitario, cioè le eccezioni mosse dall'Unione Europea a due trattati bilaterali - ha spiegato il premier - Questi due ostacoli non ci sono più e nell'incontro con il presidente della confederazione affronteremo la questione con mente aperta». Già lunedì è in agenda il primo faccia-a-faccia con il presidente, per arrivare a un'intesa in linea con quelle già sottoscritte da Gran Bretagna e Germania. Con la boccata d'ossigeno concessa al Sud il premier tenta di recuperare il terreno perduto con la «cura» da cavallo delle manovre, puntando anche ad un appeasementcon i partiti, che «ovviamente sono coloro che portano i voti in Parlamento per le misure che proponiamo, danno suggerimenti e critiche che sempre prendiamo in considerazione e sono alcuni dei tramiti più importanti tra i cittadini e le istituzioni, incluso il governo». Ma l'esecutivo non verrà mai costretto a fare cose di cui non è convinto, avverte il premier. Così come in passato - sostiene Monti - ha fatto solo il suo dovere, salvando l'Italia dal rischio di perdita di autonomia. Stoccata alla Bce? B. DI G. . . . La politica industriale non c'è. Con il piano Barca si sbloccano risorse solo più rapidamente ILDOSSIER LucaBianchi ANDREACARUGATI ROMA Il capodelgovernocerca dimettersial riparodai moltimaldipanciadel dopoelezioni.Ma ilPdl in difficoltàcontinuaad alzare l'asticella La debole minaccia del Cav: voteremo solo quel che ci piace Vicedirettoredello Svimez, l'associazione per losviluppo dell'industrianelMeridione «Unascelta importante per le fascepiùdeboli» ORESTEPIVETTA MILANO sabato 12, maggio, 2012 3
QUANDO LEGGERETE QUESTO ARTICOLO “VANDA” AVRÀ GIÀ COMPRATO LA SUA NUOVA CUCINA, “Musashi 1963” avrà diversificato «la produzione da agrumi in piantagione di pesche», mentre “Mivi” avrà superato il «suo momento di difficoltà economica per continuare nell'attività di vendita di articoli per animali». “Anna 09”, invece, avrà pagato la retta dell'asilo della figlia, dopo essere stata «abbandonata dal padre della bambina con molti conti in sospeso», e chiuso definitivamente «la carta di credito». Spesso un piccolo prestito può cambiare il corso della vita. Vanda, Musashi, o Anna però non hanno usato i canali tradizionali. Non sono andati in banca o in un istituto di credito. Hanno chiesto e ottenuto i soldi da altri privati. Questa particolare forma di finanziamento si chiama “social lending” o “prestito sociale”. È nata sette anni fa in Gran Bretagna e si è sviluppata rapidamente negli Stati Uniti, dove ormai rappresenta il 2% dei crediti personali (il Lending Club, a d esempio, eroga prestiti per quasi settecento milioni di dollari), ma anche in Cina. È una forma alternativa di prestito, che offre tassi solitamente più vantaggiosi perché avviene, appunto tra privati ed è fatto senza la classica intermediazione bancaria. Il luogo di incontro della domanda e dell'offerta è il web, attraverso piattaforme in mano a società specializzate. In Italia lo scambio tra privati è arrivato tardi e sta prendendo piede con qualche difficoltà. I prestiti arrivano a male pena a qualche milione di euro quando il mercato del credito al consumo nel 2011 ha toccato i 19 miliardi di euro. Anche gli utenti non sono molti. Tra chi presta e chi chiede non si arriva a diecimila persone. E ci sono solo poche società in grado di mettere in contatto prestatori e richiedenti. Le più importanti sono tre: “Prestiamoci”, la community on line di Vanda, Mivi e gli altri, nata nel 2010, che ha fra i suoi investitori anche la tedesca Smava e Banca Sella, “Boober” del gruppo Centax e “Smartika” che fa riferimento a Zopa (acronimo di Zone of possible agreement) società nata in Inghilterra nel 2005. IL RATING PERSONALE Il meccanismo che regola il social lending non è complicato. La richiesta di un prestito deve essere compresa tra mille e 25mila euro. Chi presta, invece, può arrivare a mettere 50mila euro. Alcune società legano il richiedente a una classe di merito creditizio. Una sorta di sistema di rating personale. Basato sulla solvibilità e capacità reddituale. Più sono alte e più il tasso è basso. Non è facile ottenere un prestito tanto che due terzi delle domande non vengono accettate. Una volta ottenuta l'autorizzazione si decide in quanto tempo spalmare la propria richiesta. Di solito non si superano i 48 mesi. Lo stesso ragionamento vale anche per chi presta. Che decide non solo il quanto ma anche la durata. Il suo investimento viene diviso, poi, in 50 richieste differenti così da diminuire il rischio. Ci sono piattaforme, come Prestiamoci, che fanno partecipare all'investimento. Cioè ti offrono la possibilità di scegliere dove investire una quota del tuo denaro. Se, ad esempio, contribuire alla cucina di Vanda o alla piantagione di Musashi 1963. UNPROGETTOPER 15 GIORNI In questo particolare sito, poi, la richiesta di prestito resta in evidenza fino a che non raggiunge il 100% della sua copertura, ma questo deve avvenire entro 15 giorni. Dopo di che, se il progetto non raggiunge l'obiettivo, viene eliminato. Le tipologie dei prestiti richiesti non variano molto. Secondo Smartika è così composta: il 34% per la casa (lavori, mobili), il 32% per il consolidamento dei debiti, il 12% per l'acquisto di auto o moto, il 10% per elettrodomestici o computer, 12% è classificato sotto la voce “altro” che raccoglie anche le spese mediche e i matrimoni. Chi accede a queste particolari forme di finanziamento di solito sono gli uomini. Tra i richiedenti le donne sono solo il 25%. Percentuale che scende al 10 tra i prestatori. L'età di questi ultimi è tra i 30 e i 45 anni. E sono divisibili in tre macro categorie: quello che vuole sperimentare il web investendo al massimo mille e duemila euro, l'antibanca o l'etico, a cui piace l'aspetto sociale del fenomeno, e i professionisti che considerano il social lending uno strumento molto redditizio. I suoi principali punti di forza sono la velocità e, secondo i numeri forniti dalle società, la convenienza. I tassi di interesse sono compresi tra una forchetta di 6,3 e 10,4 per cento, mentre il tasso medio bancario è dell'11,4%. Con questi numeri il risparmio medio è di circa il 30%. Ma non è tutto oro quello che luccica. Due anni fa la rivista Altroconsumo sperimentò con poco successo l'offerta di un prestito offerto di social lending di 2.000 euro da restituire in 24 mesi, per compararlo con altre offerte anche bancarie. Calcolò che il Tasso anno effettivo globale (Taeg) offerto da Prestiamoci per questa soluzione era del 9,94%. «Se dovessimo considerare anche i costi di iscrizione raggiungiamo un Taeg del 12,74%», spiegavano nell'inchiesta. Meglio armarsi di pazienza, sosteneva, la rivista e andare a trovare la miglior offerta in banca. Ma in quel caso non avremmo potuto aiutare Vanda. Sichiama«SocialLending»edopoGranBretagnaeCina sistaespandendoanchedanoi.L'importante èpresentareunprogettocheconvinca i finanziatori NUOVEECONOMIE Ilprestito si fasociale Oltre labanca,anche in Italia cresce il sostegnotraprivati Lacelebre copertina diNevermind, ildiscodeiNirvana pubblicato nel 1991per la Geffen Records ROBERTOROSSI rrossi@unita.it : IDEE : LaricettadelLabourperbattere lacrisi P. 18 L'INTERVISTA : Ligabuetra rocke letteratura:«Larivoluzionesi faballando» P. 19 FOTOGRAFIA : AddioaHorstFaas, il reportercheraccontò l'orrore inVietnam P. 20 TV : Frontedelvideo P.22 sabato 12, maggio, 2012 17
ÈUNLIBROINSIEMEATTRAENTEECOMPLESSOILDIARIO DISINTRACHEOGGI(LINGOTTOORE16)L'EDITOREBARBÈSPRESENTAINANTEPRIMAMONDIALE.In copertina campeggiano i volti ridenti di tre ancora giovanissimi futuri pezzi da novanta della letteratura britannica: da sinistra ecco il più goffo di loro - ma diventerà il poeta più grande - Wystan Hugh Auden, poi svettante come un campanile e un po' divo Stephen Spender e infine piccolo, grazioso e legnoso, Christopher Isherwood. Il Diario è un'opera scritta a più mani: Sintra, ex-capitale del Portogallo, rifugio a fine 700 di William Beckford, in fuga dall'omofoba Inghilterra, poi di Byron, nel 900 attrasse altri intellettuali omosessuali. Spender e Isherwood, con i rispettivi compagni Tony Hyndman, gallese e Heinz Neddermayer, berlinese, vi approdarono in piroscafo a dicembre 1935. Il loro sogno era quello che avrebbero avuto poi negli anni Sessanta molti giovani fricchettoni: trovare un luogo caldo, esotico e poco costoso, in cui fondare una casa comune ubbidiente solo alle proprie regole. La Gran Bretagna infatti sarebbe stata l'ultimo dei Paesi occidentali ad abolire il reato di omosessualità, nel 1967. L'anno successivo sarebbe arrivato Auden, mentre Spender, al lavoro sul saggio Forward the liberalism, sarebbe partito con Tony per un estremo tour nell'Europa alla vigilia della guerra. ILRACCONTODIUN'AVVENTURA Il DiariodiSintra è il giornale di bordo che tennero nei mesi di quell'avventura, scritto da Isherwood, Hyndman e due Spender, Stephen e il fratello Humphrey, giunto in visita. A curarlo, settant'anni dopo la sua stesura, è stato un terzo Spender, Matthew, figlio di Stephen. Ed eccolo arricchito con altri materiali epistolari e con un'appendice di cenni biografici sugli altri che vi compaiono, dal Gerard Hamilton che ispirò l'ambigua figura di Mr Norris nei racconti berlinesi di Isherwood alla Norton autrice di libri per ragazzi (poi grazie alla trasposizione disneyana di Pomid'ottone e manici di scopa diventata ricchissima). Questa parte biografica è di una bellezza sui generis, lampeggiante, perché Matthew Spender ci dice, dei personaggi, solo ciò che è funzionale a illuminare meglio la storia. Scultore amato da Francis Bacon, vive dal 1968 con la moglie Maro Gorky in Italia: la sua casa di Gaiole in Chianti ha ispirato il film di Bertolucci Io ballo da sola. «Ho lasciato l'Inghilterra per disgusto contro il servilismo del nostro establishment verso gli Stati Uniti. L'anno prima era venuto alla luce che la rivista Encounter che mio padre dirigeva da 12 anni era finanziata, a sua insaputa, dalla Cia» spiega. E aggiunge che, se l'Italia ha il privilegio di vedere il DiariodiSintra per prima (traduzione a cura di Luca Scarlini), è perché «la situazione dell'editoria altrove è tragica». Da dove è affiorato questo giornale di bordo? «Nell'archivio di mio padre c'erano due terzi del testo in fotocopia. Me l'ha mostrato John Sutherland, ricercatore di gran talento, che mia madre aveva scelto come suo biografo autorizzato. Quasi al completo invece l'ho ritrovato all'Huntington Library in California. C'era un dattiloscritto su cui Isherwood aveva cominciato a lavorare. Perché lui usava fare fiction da episodi biografici. E questo dà un interesse in più al Diario: si vede come costruisse mini-drammi da situazioni assolutamente normali». Diventano brani effervescenti l'arrivo nella dimora di Sintra di conigli e galline, come la descrizione di una successione di domestiche paesane, ma anche quella della comunità anglofona, con le sue cultrici di spiritismo e, ancora, le tipiche notazioni britanniche su tutto ciò che britannico non è, nel segno del «bizzarro»… Ma lo sfondo epocale era bruno come le camicie hitleriane. E Tony e Heinz erano due ragazzi di vita e dunque un po' di plumbeo, di brutale, s'insinua a Sintra. «Sottostanno al testo delle correnti sotterranee molto interessanti» osserva Matthew Spender. «Prima della guerra civile spagnola, dei processi di Mosca e dell'Anschluss, loro sapevano che stava arrivando la catastrofe. Perché erano vissuti a Berlino. Avevano visto i loro compagni occasionali diventare da comunisti camicie brune nel giro di una notte. E avevano visto la persecuzione nazista degli omosessuali. Dentro una comunità britannica in prevalenza ancora filo-nazista, erano dei giovani profeti». Resta un interrogativo: è facile per un figlio confrontarsi in modo così esplicito con l'omosessualità del padre? Matthew Spender dice di aver lavorato a questo testo di sera «come si lavora all'uncinetto». E di aver dovuto aspettare la scomparsa di sua madre, ostile alla pubblicazione, per cercare un editore. «Da bambino ho osservato da vicino il sentimentalismo di mio padre e lo stoicismo di mia madre. Finché lei viveva - è morta diciotto mesi fa - pensavo che il problema fosse loro, non mio. Adesso devo tirare i conti con tutti: con lui, con lei, e con le mie emozioni. Credo di essere un po' omofobo. Ci sono dei rapporti di potere ambigui, nelle relazioni omosessuali, che mi fanno paura. Sono alle prese, ora, con questo mio bisogno di chiarire tutto». SAREBBE LA PRIMA PILLOLA IN GRADO DI PREVENIRE L'INFEZIONEDA HIV IN SOGGETTISANI. Con una somministrazione quotidiana, ha dimostrato - in studi già pubblicati nel 2010 - di abbattere il rischio di contagio del 44-73%. Risultati sulla base dei quali un gruppo di esperti Usa che fanno capo all'ente statunitense per il controllo dei farmaci (Fda) ha espresso il primo «sì» all'utilizzo di questo farmaco, già in uso per il trattamento dell'Aids, a fini di prevenzione. La decisione definitiva della Fda è ora attesa per la metà di giugno. La pillola preventiva è destinata a soggetti sani ad alto rischio, come omosessuali o partner di persone sieropositive. Il farmaco - si tratta del «Truvada», è già in uso per il trattamento dell'Hiv, ma non per la sua prevenzione. I risultati degli studi hanno però dimostrato la sua alta efficacia a fini, appunto, preventivi. Un'immaginediSintra, l'excapitale portoghese chenegliTrenta divenne rifugiodiun gruppo di scrittori inglesi omosessuali AILETTORI Ieriper errore la fotodi Matthew Spenderèstatapubblicataa corredodell'intervista a MarkSmith. Cenescusiamo con l'autore e i lettori. Usa,primosì allapillolache previene l'Aids Acolloquioconl'autore«Nel 1935, insiemeadue intellettuali, scelse lacittàcomerifugiocontro l'omofobia inglese» CULTURA Miopadre scrittore gay MatthewSpender cura il«DiariodiSintra» MARIASERENA PALIERI spalieri@tin.it IPROTAGONISTI SIAMOIN UN FRANGENTEDECISIVODELLASTORIA EUROPEA EMONDIALE. Se non capiamo che in gioco, oggi, è la nostra libertà dalla dittatura della tecnocrazia finanziaria, spalanchiamo le porte al disastro. Bisogna dunque riflettere a fondo sulla «condizione neoliberista», sulla quale Maurizio Lazzarato ha scritto un importante libro, La fabbrica dell'uomo indebitato (www.deriveapprodi.org). Il debito, oggi, è il contesto generale che ci tiene con un cappio al collo fino nel nostro quotidiano, e fino, dice Lazzarato, nella nostra coscienza. Il cittadino trasformato in consumatore indebitato è legato da un vincolo insuperabile, e la colpa per la sua condizione gli ricade addosso: «Hai vissuto al di sopra delle tue possibilità e adesso devi sacrificarti!». Il capitale finanziario, col vincolo ricattatorio del debito, sacrifica uomini e tempo, e ogni possibilità di libera determinazione del futuro (leggi: democrazia). Il debito è lo strumento più perfezionato della strategia di accumulazione del capitale, inventato negli anni 70 quando i salari erano troppo alti e i margini di accumulazione troppo scarsi. Ora le cose si sono rovesciate, e questo grazie alla catena del debito: l'indebitamento delle famiglie moltiplicatosi, così come il debito pubblico, schizzato a livelli enormi per sopperire alla contemporanea stratosferica riduzione delle imposte sui redditi più alti. Il debito in quanto relazione di potere, allora, è «la finanza dal punto di vista de debitori che devono rimborsarlo». Ed economia del debito diventa un'espressione ancora più appropriata di finanza. Stare alle sue condizioni, dentro le «compatibilità» che ci propone e impone, è perdente. I segni delle ultime elezioni - italiane e greche sono lì a dirlo. Il cappio deldebito sulla nostra democrazia BUONEDALWEB MARCOROVELLI AudeneIsherwood compagni diunasceltadivita WystanHughAuden (1907-1973) fondaa Oxford l'«Audencircle»I protagonisti, in cui confluisconoIsherwoodeSpender. Viveun annoaBerlino, facomeautista laGuerra civile spagnola,daldopoguerra èa NewYork. Salva ErikaMann,nelmirinodel nazismo, sposandolae facendolaespatriare. Christopher Isherwood(1904-1986) trascorreun periodonella Germaniadi Weimare lì scrive«Mr Norrisse neva» e«Addioa Berlino» . Dal 1939 è negliUsa. Pubblica«Un uomo solo». Negliultimi anniaccetta didiventare un'iconadel movimentogay. StephenSpender (1909-1995) esordiscecon la raccolta«Poems» (1933)che gli vale l'elogiodi T.S.Eliot. Seguiranno altre raccolte edrammi e unromanzo, «Il tempio»dove parladellapropria omosessualità.Sposatosi, ha avutodue figli. U: 22 sabato 12, maggio, 2012
Sono tre i risultati sorprendenti della tornata elettorale algerina: la percentuale dei votanti - ben il 42,3%, contro il 36% del 1997; la vittoria quasi assoluta del Front de libération nationale (Fln), partito dell'attuale Presidenza che, secondo il ministero dell'Interno, avrebbe ottenuto 220 seggi su 462, e la modesta terza posizione raggiunta dall'Alliancedel'Algérieverte ,coalizione formata da tre partiti islamici più o meno moderati. Visto il totale disinteresse nel quale si è svolta per il più importante voto politico da un ventennio a questa parte, la prima scadenza elettorale post-stato d'emergenza, in vigore dal 1991 fino a ieri, si dava per certo un alto tasso di astensionismo, che i più ritenevano potesse risultare l'unico vincitore. Le cifre ufficiali di partecipazione dei votanti vengono contestate dal Rassemblement pour la culture et la démocratie (Rcd), che ha fin da subito fatto appello, da twitter, al boicottaggio dello scrutinio, in quanto «insulto alla disgrazia dell'Algeria» e si è poi dichiarato assai poco fiducioso nella trasparenza delle operazioni di voto, a suo dire non più del 22% dei 21 milioni di aventi diritto al voto si sarebbe recato alle urne. Il movimento filoislamico veniva dato per vincente, considerato anche il successo riportato nei recenti scrutini in Tunisia, Egitto e Marocco, a scapito appunto del Fln. E invece non si trovano che in terza posizione, con 48 seggi: un risultato «pericoloso» per gli islamici, tanto da sospettare ad annunciare brogli che si sarebbero verificati nei dipartimenti. Un terzo dei seggi era il bottino previsto dall'ex primo ministro Abdelaziz Belkhadem, filoislamico attualmente segretario del Fln e candidato alla successione al Presidente Bouteflika nel 2014. Contrariamente a ogni aspettativa lo ha superato il Rassemblement national démocratique (Rnd) guidato dal primo ministro uscente Ahmed Ouyahia, aggiudicandosi 68 seggi. Siederanno nel nuovo Parlamento 68 donne, sui 462 eletti. Rappresentano un elemento di novità di questa campagna. In maggioranza velate, a volte integralmente, libere professioniste, giuriste, funzionarie o giornaliste, ci inducono a chiederci: assistiamo all'avanzare del femminismo o dell'Islam radicale? O di entrambi al tempo stesso e come si concilierebbero in caso di vittoria dei Partiti islamici? Se nessuna donna è capolista dei Partiti islamici, il Partito libertà e giustizia (Plj) presentava una lista al 100% femminile, per giunta non in un grande centro urbano, ma a Tissemsilt, roccaforte negli anni '90 dei salafiti e dei Gruppo islamico. «Non lasciamoci ingannare dalla presenza femminile – dice a l'Unità l'avvocato Noureddine Benissad, neopresidente della Lega algerina per la difesa dei diritti umani (Laddh) - Andavano garantite le quote rosa, alcune donne sono state fatte entrare nelle liste, e non necessariamente militavano nei partiti che ora rappresentano, e il sistema di conteggio dei voti mi sembra ambiguo, per cui non credo che le vedremo elette in massa». L'assegnazione dei seggi è ancora in corso e forse si saprà solo oggi. REPRESSIONEE DEMOCRAZIA Quanto ai brogli, oltre ai 500 osservatori stranieri a vigilare sulla trasparenza del voto alcuni militanti che si erano auitoconvocati per questo sono stati giorno portati in commissariato, così come il giovane disoccupato Tarek che su Twitter chiamava al boicottaggio della consultazione si trova in stato di fermo senza motivo ufficiale. La mano pesante delle forze di sicurezza ha colpito anche i cancellieri in sciopero; e risale al 3 maggio la condanna a un anno di carcere di un membro del Comitato per la difesa dei diritti dei disoccupati per «incitazione diretta al raduno». Insomma, la tensione esiste: lo dimostra anche l'enorme spiegamento di polizia a garanzia della sicurezza dello scrutinio. DIARIO DAALGERI I partiti già al potere, Fronte di liberazione nazionale e Coalizione democratica, restano in testa L'alleanza dei partiti confessionali solo al terzo posto Astensionismo in crescita . . . Elette anche 68 donne su 462 parlamentari Molte le professioniste anche velate, una novità MONDO ANTONIOPANZERI Osservatoreper l'Unioneeuropea Algeria, disfatta degli islamisti La democrazia sembra aver tenuto Il giorno dopo il voto, l'Algeria si sveglia consapevole di aver archiviato la tornata elettorale, piena, però, di interrogativi su ciò che adesso potrà e dovrà accadere. Ieri, parlando alla televisione di stato, il ministro degli Interni Daho Ould Kablia ha fornito i dati ufficiali di partecipazione al voto del 10 maggio: 42,90 per cento. Stando a questi dati, si é dunque registrato un aumento di circa sette punti rispetto alle elezioni legislative del 2007. Da qui, la soddisfazione delle autorità che hanno sottolineato il senso di civismo e di maturità del popolo algerino. Tuttavia, c'é da ritenere che su questo elemento della partecipazione si discuterà ancora molto ed animatamente nelle prossime settimane, tra le forze politiche e sui media, se non altro perché la maggioranza degli algerini in realtà ha disertato le urne. É altamente probabile che il voto riconfermi la maggioranza attuale di governo, anche se con qualche riequilibrio al proprio interno. La questione islamica non ha ancora assunto in Algeria i contorni che tanto fanno allarmare alcuni tra i commentatori europei. Questo per due ordini di motivi: innanzitutto perchè il partito islamico è, allo stato attuale, sufficientemente integrato nel sistema politico. In secondo luogo, perchè il periodo nero degli anni Novanta, cioè quello contrassegnato dal Fis, ilFronte islamico di salvezza nazionale che interruppe il processo democratico dopo aver vinto le elezioni, è ancora ben presente nella mente degli algerini. Nel panorama in piena evoluzione del Nordafrica, l'Algeria sembra aver colto l'esigenza di aprirsi e attuare un processo di riforme democratiche e di volerlo fare con la gradualità necessaria e per via parlamentare. Non è in discussione la buona fede e la volontà di perseguire questo obiettivo. Tuttavia, i tempi stringono e reclamano il passaggio dalle parole ai fatti. Per questo, anche se a qualcuno può sembrare paradossale, il voto del 10 maggio affida ancor più responsabilità all'Assemblea nazionale eletta. L'Algeria si è caricata sulle spalle una grande sfida. C'è da augurarsi che sappia affrontarla e vincerla per evirare che si ripristino i fantasmi del passato e che anzi possa incamminarsi rapidamente sulla strada delle riforme e della modernizzazione del Paese. ANNATITO annatito@libero.it Scrutatrici preparano le operazioni di spoglio in un seggio di Algeri FOTO ANSA 12 sabato 12, maggio, 2012
Ligabue: «Ragazzi, la rivoluzionesiballa» ScateniP. 19 U: ILRETROSCENA SIMONECOLLINI AddioFaas fotografo del Vietnam TrigoP.20 L'ANALISI VINCENZOVISCO L'avviso di Obama scuote la Germania. Al presidente Usa che aveva criticato l'Europa per la «risposta lenta» sul fronte della crescita, Angela Merkel risponde insistendo sulla linea del rigore. Il «caso greco» allarma. A un passo dal fallimento anche il terzo tentativo di formare il governo. E da Berlino fanno sapere che Atene fuori dall'euro non sarebbe un dramma. ANDREADIS eSOLDINIAP.4 ILCOMMENTO MICHELEPROSPERO Staino Il governo batte un colpo Un piano per il Sud: 2,3 miliardi di euro destinati a giovani, imprese e sostegno ai poveri E il Cavaliere minaccia: votiamo quel che ci piaceL'ANALISI MASSIMOD'ANTONI Equitalia è ormai diventata un catalizzatore delle proteste, delle rivolte e delle strumentalizzazioni politiche di molti in una escalation pericolosissima. È opportuno quindi cercare di chiarire alcuni punti. AP. 9 Alta tensione su Equitalia «Basta attacchi» Rivendicato l'agguato Paura di nuove azioni Una lettera del fronte anarchico firma l'attentato di Genova La minaccia: «Siamo pronti a colpire altri sette obiettivi» FUSANI AP.8 È ORMAI INUTILE RIFLETTERESULL'ITALIA, E CIMENTARSI SULLE PROSPETTIVE DELLA POLITICA, senza un cogente riferimento all'Europa. Torna perciò utile rispolverare un'abitudine ad intrecciare Italia ed Europa che solo il grande pensiero politico, quello realistico coltivato su sponde opposte da Cavour e da Gramsci, aveva affinato. Con la vittoria di Hollande, si apre un momento di radicale svolta nel laboratorio europeo che occorre afferrare al volo per convertirlo subito in una risorsa strategica per la politica italiana. SEGUE AP. 15 Oltre labanca: ilprestito diventasociale RossiP.17 POCHIGIORNIFASULFORUMON-LINEDIUN GIORNALE AMERICANO un lettore commentava i fatti europei chiedendosi se anche questa volta toccherà all'America salvare l'Europa da se stessa. Una provocazione che ci piacerebbe respingere con ironia, augurando ai nostri cugini di trovare presto una soluzione ai loro problemi, se non fosse per il contrasto tra il lucido pragmatismo di Obama e la spaesata compulsività che caratterizza le ultime prese di posizione dei leader europei. Il presidente ha rimproverato l'Europa di non aver seguito la lezione americana, fatta di massiccio ricorso alla spesa pubblica per compensare la caduta di domanda privata e di generose iniezioni di liquidità da parte della banca centrale. SEGUE AP.4 Il necessario cambio di rotta «Ma come si fa a parlare di primarie con quello che sta succedendo in Italia?». Bersani è freddo con l'ultima uscita di Matteo Renzi. I vertici del Pd sono con lui: è prematuro, siamo proprio fuori tema. AP. 6 Primarie Pd? «Fuori tempo» Rizzotto,Napolitanoai funerali Il24 maggio aCorleone le esequiedi Statodel sindacalistadella Cgil uccisodallamafia:una vittoriadopo lacampagna de l'Unità CIARNELLIeFAVA AP. 10 Errori del Cav pericoli di oggi Forse è l'Europa che ha fallito. Forse è l'Occidente che è entrato in crisi. Dovremmo reinventare un modello di sviluppo ma non abbiamo idea di come farlo. TheoAngelopoulos 31maggio 2011 AMATO AP. 9 Obama scuote l'Europa La Grecia appesa a un filo Il governo Monti si dà una mossa e batte un primo colpo sul fronte della crescita e della crisi sociale. È stato presentato ieri un pacchetto di misure destinate soprattutto al Sud: i fondi per 2,3 miliardi, sbloccati dal ministro per la Coesione Fabrizio Barca, serviranno per il lavoro ai giovani, per le imprese e la competitività, per la crescita e per la cultura. Ma anche per un piano di inclusione sociale per le fasce più deboli (anziani e infanzia). «Non siamo freddi, non pensiamo solo al rigore», commenta il premier Mario Monti. Intanto nel Pdl cresce il malessere contro il governo. Berlusconi torna a minacciare: diremo sì soltanto alle cose che ci piacciono. CARUGATI eDIGIOVANNI A P.2 e3 John Podesta: L'Europa rischia pensi a crescere DEGIOVANNANGELI AP.5 Sinistra e destra il duello che serve 2,00 l'Unità+Left (non vendibili separatamente)Anno89 n. 130 Sabato 12 Maggio 2012
C'è persino chi, come viatico alla sua missione, gli ha fatto svolazzare davanti il disegno di una bara. E poi gomme bucate. Minacce. Da quando è sbarcato in Sicilia con il mandato di convertire il sistema della formazione professionale regionale alla logica dei fondi europei, Ludovico Albert, torinese doc, già esperto di fiducia della giunta Bresso («Poi è arrivato Cota e mi ha licenziato»), non ha avuto vita facile. Durante un blitz dei dipendenti nel suo ufficio, qualcuno è arrivato anche ad alzare le mani su di lui. «Lo scherzo di Lombardo ai siciliani per il 150˚», hanno titolato i quotidiani locali al suo arrivo. Era il febbraio 2011. Di «governi tecnici» non c'era neppure il sentore. Un anno dopo, spendere i fondi europei è diventato uno degli obiettivi chiave dell'esecutivo guidato da Monti. E chi meglio di Ludovico Albert dalla trincea siciliana può raccontare quale è la posta in gioco? «A febbraio 2011, la Regione Sicilia aveva impegnato poco più del 3 per cento dei fondi europei che dovevano essere spesi tra il 2007 e il 2013», ricorda il piemontese trapiantato alla guida della formazione professionale siciliana. Da una parte, i soldi dell'Europa che restavano non spesi. Dall'altra, i 260 milioni circa che la Regione spendeva ogni anno, di tasca sua, per mantenere in vita il carrozzone della formazione professionale. Abituato a viaggiare su tutt'altri binari che quelli europei. «Anche se quello siciliano è un sistema a macchia di leopardo, con punte di eccellenza nelle periferie di Catania e Palermo». E però quasi la metà degli addetti del settore dell'intera penisola in pratica era alimentato dalla Regione Sicilia. Novemila dipendenti, di cui meno di 4mila i docenti. E un piano di assunzioni che per anni ha seguito l'andamento degli eventi elettorali. E la Regione pagava. Magari tardi, ma con soldi suoi. E senza controlli, garanzia fondamentale perché il sistema continuasse ad alimentarsi. Chi e con che risultati frequentava i corsi finanziati poco importava. E anche sugli enti che li organizzavano l'amministrazione chiudeva tutti e due gli occhi. Alla prima verifica, è venuto fuori di tutto. E persino il colosso della formazione siciliana, il Cefop, 1200 impiegati, si è ritrovato fuori: non presentava il bilancio dal 2005. Con le nuove regole, non si può più fare. Ora che è l'Europa a pagare, l'antifona è cambiata. Da una parte ci sono i soldi: 100milioni stanziati per un primo bando sull'obbligo scolastico, altri 800 milioni di fondi europei che saranno assegnati attraverso il bando sulla formazione professionale, che attende solo l'approvazione della Corte dei conti. E, infine, i 500milioni di euro sbloccati ieri da Palazzo Chigi che adranno a finanziare tirocini, apprendistati, impiego per giovani laureati e sostegno per la formazione di nuove imprese. L'ANTIFONAEUROPEA Dall'altra parte, però, ci sono le regole. Gli enti che fanno formazione, per esempio, vengono pagati per l'attività solo i corsi che organizzano vengono frequentati da qualcuno. «Sembra banale, ma non è così», assicura Albert. Prima spesso era difficile anche conoscere il numero degli allievi iscritti ai singoli corsi. «Il prossimo passo sarà verificare i risultati ottenuti», spiega: quanti giovani terminano i corsi, quanti a distanza di un anno avranno trovato lavoro. Semplice. Ma si capisce che chi ha vissuto finora all'ombra del precedente sistema non abbia reagito bene al cambio di passo. «Ora va meglio», si schermisce l'antesignano della svolta impressa ora a livello nazionale dal ministro della Coesione Fabrizio Barca. «Soprattutto in un territorio come la Sicilia avere accanto un governo con cui concertare in modo chiaro obiettivi e modalità per raggiungerli permette di lavorare con maggiore tranquillità», assicura Albert. «Il lavoro più grande è cambiare la cultura delle persone. E quella non si cambia con un decreto». ILCASO Bankitalia:490miliardidisommersonel2008 Federmeccanica Fim e Uilm non vogliono Fiom al tavolo GIUSEPPEVESPO MILANO C'è un po' di nervosismo tra i sindacati dei metalmeccanici: Fim e Uilm non sembrano disposte a sedersi ad un tavolo insieme a Federmeccanica e alla Fiom per definire l'applicazione dell'intesa sui contratti e sulla rappresentanza dei sindacati, sottoscritta il 28 giugno di un anno fa da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, a nome di tutte le categorie rappresentate. Sul piatto c'è la certificazione della rappresentanza delle sigle (cioè il peso dei sindacati in base agli iscritti), le elezioni delle rsu in modo proporzionale e la modalità di validazione democratica dei contratti nazionali. Temi decisivi per i sindacati, e per i quali quasi un anno fa Marcegaglia, Camusso, Bonanni e Angeletti, hanno lavorato faticosamente. Ma adesso che è tutto pronto per discutere e definire i dettagli, i metalmeccanici di Cisl e Uil sembrano tirare il freno. I due sindacati avrebbero messo per iscritto la loro indisponibilità a sedersi al tavolo in una lettera congiunta indirizzata pochi giorni fa a Federmeccanica. La cosa ha creato non pochi malumori, anche perché arriva alla vigilia della presentazione delle piattaforme per il rinnovo del contratto nazionale delle tute blu, che scade il prossimo dicembre. La Fiom ha invitato la Cgil a farsi carico del problema del rispetto dell'accordo del 28 giugno. Il messaggio è partito ieri dall'assemblea delle tute blu Fiom riunita a Montesilvano, Pescara. La riunione è servita all'organizzazione di Maurizio Landini a ribadire la linea da seguire nel solco della piattaforma unitaria del sindacato decisa l'anno scorso al congresso di Cervia, Ferrara. L'organizzazione ha votato due documenti: quello della maggioranza rappresentata dal segretario generale e quella della minoranza guidata da Fabrizio Potetti. Entrambi puntano ad un obiettivo comune, la riconquista del contratto nazionale, ma divergono sul come raggiungerlo. Ha prevalso la linea di Landini, che si conferma maggioranza con circa l'80 per cento delle preferenze. In questo passaggio del documento di Potetti sta la principale differenza tra le due linee: «Una posizione sindacale basata solo sulla mobilitazione e sui contenuti legali non è sufficiente a riportare la Fiom dentro la Fiat, a riconquistare il contratto nazionale e garantire nelle fabbriche i diritti e le agibilità sindacali per le rsu e i delegati Fiom». ECONOMIA ILCOLLOQUIO «Minacciato per aver fatto il mio lavoro» Palazzo D'Orleans, sede del governo regionale della Sicilia FOTO ANSA «C'erano soldi europei per la formazione professionale. Ma la Sicilia spendeva i suoi...» MARIAGRAZIA GERINA mgerina@unita.it Il valore èda capogiro,a 12 cifre. L'economiasommersa, nel totale,ha toccatonel 2008 il31,1%delPil. Lo hannocalcolato alcunieconomisti in unostudio riportato suiTemidi discussionedellaBancad'Italia che aggiorna le stimesul sommersoe sull'evasione fiscale. Invaloreassoluto - fatti i debiti calcoli - l'economia che sfuggeallestatistiche ufficiali sfiora i 490miliardidi euro,290deiquali dovutiall'evasione fiscalee contributivae circa 187all'economia criminale legata allaprostituzione e allavenditadi stupefacenti.Lo studio risaleal pesodell' economia «inosservata»analizzando il flusso di denarocontantenel quadriennio tra il 2005-2008.Emerge ancheche la crisi haspintomolti a«celarsi» dall'economiaufficiale inquella sommersa. LudovicoAlbert Torinese,espertodiFondi Ue, inviato inSicilia amettereordineneiconti eaottimizzare i soldi europei.Hadecisotagli equalcunononhagradito Dina Liberatori Roggi insieme ai figli Ornella e Mauro ringraziano commossi quanti hanno partecipato al loro lutto per la morte del marito e padre ENZO ROGGI Ne ricordano ai compagni ed agli amici di sempre la figura di giornalista parlamentare di grande tempra intellettuale, di dirigente politico nelle file del Partito Comunista Italiano, di uomo dotato di comprensione profonda delle persone e degli eventi. Attivo fino agli ultimi suoi giorni di vita ha diretto il giornale on-line Pontediferro rendendolo una voce politica e culturale di qualità. La sua collaborazione alla Rivista "Argomenti umani" è stata sempre seguita con interesse autentico. Una vita intera e piena nella quale ha offerto le sue capacità civili, politiche, professionali e umane al progetto di progresso democratico del Paese nel quale ha creduto sempre. I circoli dipendenti comunali e Giuseppe Dozza ATC-TPER piangono la scomparsa di un grande amico MAURIZIO CEVENINI che ci fu sempre vicino. Bologna, 12/05/2012 sabato 12, maggio, 2012 13
DISTRATTI DALLA VITTORIA DI HOLLANDE, ABBIAMO PRESTATOPOCAATTENZIONEALFATTOCHEINQUESTI GIORNI un'altra grande forza della sinistra europea ha riscosso un significativo successo elettorale. Le elezioni amministrative nel Regno Unito si sono concluse con un considerevole recupero del Labour rispetto ai partiti della coalizione di governo, conservatori e liberaldemocratici. Un'inversione di tendenza che Harriet Harman, deputy leader dei laburisti, ha salutato come il segnale che il partito è «back in business». In effetti, ci sono buone ragioni per pensare che i laburisti si stiano lasciando alle spalle il trauma della sonora sconfitta elettorale del maggio 2010 per recuperare l'iniziativa politica. Riassorbite le polemiche generate dalla rivalità tra Gordon Brown e Tony Blair, con le conseguenze nefaste per il partito, si ricomincia a parlare di idee e di programmi. Può essere interessante quindi volgere lo sguardo da Parigi a Londra per osservare più da vicino le tendenze di quello che negli ultimi anni è stato indiscutibilmente il più innovativo partito della sinistra europea. Un buon punto di partenza per questa istruttiva escursione fuori dai nostri confini è un documento pubblicato da Policy Network, uno dei più importanti think tank progressisti, redatto da due studiosi britannici, Patrick Diamond e Michael Kenny. Si tratta di The Next British centre-left. Labour and the Liberal Tradition, una sorta di manifesto che si propone di avviare una seria riflessione sulle prospettive e gli ideali del socialismo britannico nella stagione della «politica del meno». Con questa formula, gli autori intendono alludere a un orizzonte in cui i «conflitti sulla distribuzione delle risorse sono accentuati e le tensioni tra le classi sociali relativamente più abbienti e quelle svantaggiate diventeranno sempre più salienti». Ciò vuol dire che è «molto probabile che dalle barriere generazionali, regionali e di classe emerga una politica radicata nel malcontento e nell'invidia». ILDILEMMA ELERICHIESTE In una situazione del genere una forza di sinistra riformista si trova al cospetto di un dilemma di non facile soluzione. Da un lato c'è l'appello alla responsabilità, alla moderazione, di chi le chiede - non sempre in buona fede - di frenare le istanze di giustizia sociale per favorire gli interventi strutturali necessari per restituire competitività all'economia, rilanciando la crescita. Dall'altro c'è la richiesta, non meno pressante, a essere più aggressiva nella difesa degli interessi di chi avverte quegli stessi interventi come una minaccia per la propria sicurezza. La sensazione è che, qualunque corno del dilemma si scelga, esso comporti una perdita. Diamond e Kenny propongono al Labour di sottrarsi a questa «scelta tragica» attraverso un'iniziativa politica che coniughi realismo e principi. Sarebbe illusorio, infatti, pensare che si possa uscire dalla crisi semplicemente attraverso il ritorno a politiche espansive finanziate dal debito pubblico. Farsi identificare come il partito della spesa sarebbe una scelta rovinosa nella situazione attuale. La necessità del consolidamento fiscale deve essere affrontata con decisione perché solo in questo modo si può recuperare la credibilità indispensabile per porre con determinazione il problema di una distribuzione più equa degli oneri e dei benefici della cooperazione sociale. Solo dimostrando di essere in grado di dare risposte credibili al problema del debito si può avere la forza per imporre riforme incisive sul piano della tassazione e delle regole per i mercati. Tuttavia, ciò non vuol dire assecondare passivamente la ricetta dei tagli proposta dai conservatori. L'efficienza dei servizi pubblici è la chiave per un welfare sostenibile ai tempi della «politica del meno». Dal punto di vista strategico Diamond e Kenny propongono al Labour di recuperare lo spazio lasciato libero dai liberaldemocratici per via del loro appiattimento sulle posizioni dei conservatori. L'idea è che ci sarebbe una fetta consistente dell'elettorato liberaldemocratico che non si riconosce nella politica di tagli ai servizi pubblici del governo di coalizione, e sarebbe disposta a sostenere una vasta alleanza di centrosinistra che recuperi l'eredità della stagione più fruttuosa del riformismo britannico, quella in cui la socialdemocrazia di Attlee si è incontrata con il liberalismo sociale di Beveridge e Keynes. Una prospettiva difesa con passione anche da Tony Judt nei suoi ultimi lavori. Vale la pena di sottolineare che in questo modo il partito non rinnegherebbe affatto l'eredità del New Labour di Tony Blair, ma ne rinnoverebbe il potenziale. Proprio a Blair si deve infatti l'intuizione che il futuro della socialdemocrazia britannica dopo la Thatcher fosse nel recupero da sinistra delle politiche e dei principi del liberalismo progressista dei primi del Novecento. GABRIELEMASIERO toscana@unita.it Nel 1962aPontedera 75giornidiprotesta deglioperai.Volevano 14mila lired'aumento, neottennero4mila SETTANTACINQUE GIORNI DI VERTENZA. PONTEDERAINPRIMALINEAINUNABATTAGLIASINDACALECHEOGGIÈSTORIA,MAANCHEINSEGNAMENTO.Erano i favolosi anni Sessanta, quelli del boom, quelli della Vespa. Nel 1962 la Piaggio usciva da un formidabile ciclo espansivo, ma per due mesi e mezzo fu tenuta in scacco dai sindacati, dai lavoratori. Tutti uniti, tutti insieme per rivendicare un diritto salariale (poi ottenuto solo in forma contenuta: chiedevano 14mila lire di aumento ne ottennero 4mila), ma fu un'epopea. E quelle foto in bianco e nero oggi, cinquant'anni dopo, non sono solo un amarcord. Sono un monito, un riconoscere la propria storia per ripartire e riconquistare, per il bene dei lavoratori, un'unità sindacale troppo spesso perduta. È con questo spirito che giovedì prossimo il Pd inaugurerà la mostra «Tempi di lavoro: gli uomini che fabbricarono la Vespa», organizzata al Centro Sete Sois Sete Luas di Pontedera insieme alla locale polisportiva Aurora: ci saranno 350 immagini fra foto, ritagli di giornali e volantini che ricorderanno il Piaggista, la rivista che per decenni ha caratterizzato la vita operaia alla Piaggio e il cosiddetto «scioperone» del 1962 che bloccò la produzione degli stabilimenti di Pisa e Pontedera per due mesi e mezzo, mobilitando l'intera provincia e creando completa unità fra lavoratori, cittadini, istituzioni e sindacati. Il motivo di quella mobilitazione fu una trattativa per l'aumento di salario per gli operai e maggiori diritti all'interno della fabbrica. Un'era geologica fa se si pensa che solo lunedì scorso, proprio a Pontedera, alla manifestazione della Cgil, ci sono stati divisioni tra la segreteria provinciale e i delegati Fiom delle rsu Piaggio. «Noi speriamo che questa mostra - ha sottolineato il segretario provinciale del Pd di Pisa, Francesco Nocchi - possa aprire un dibattito all'interno del mondo politico e sindacale locale e nazionale per rimettere al centro della discussione il lavoro. Lo scioperone fu una grande battaglia unitaria da cui tutti dovremmo imparare molto. I fatti di lunedì hanno lasciato il segno, mentre il clima sindacale in Piaggio, come dimostra la mostra, è sempre stato unitario. Ben lontano da quanto successo durante la manifestazione della Cgil». All'inaugurazione ci sarà anche il presidente della Regione, e già sindaco di Pontedera, Enrico Rossi e il segretario regionale del Pd, Andrea Manciulli. La mostra proseguirà fino al 18 giugno con ingresso gratuito (corredata da un ricco catalogo edito da Tagete Edizioni). Immagini, commenti, articoli per raccontare come eravamo e provare e ripartire. Mettendo al centro il lavoro e la dignità del lavoro. I diritti dei lavoratori uniti, perché in tempi difficili dividersi è drammatico. «Quella fu un'epopea – ricorda Roberto Cerri, curatore del catalogo lo scioperone, la storia del Piaggista, il rapporto tra Pci e Fiom e quello tra Piaggio e la città di Pontedera. Vogliamo raccontarla rivendicando le nostre radici». Piaggio madre e matrigna per Pontedera, lo sa anche il sindaco di oggi Simone Millozzi che parla di un rapporto simbiotico «tra città e azienda e tra città e fabbrica e che anche nei momenti difficili ha sempre saputo avere la capacità di tenere alta l'attenzione sulla necessità di far rimanere la Piaggio a Pontedera, anche ora che Colaninno coglie successi mondiali ed esporta il fascino della Vespa perfino in Asia». E allora, conclude Nocchi, ricordare «lo scioperone significa celebrare una grande battaglia unitaria». Manifestazionediprotesta contro ilgoverno e lacrisi aLondra Ilmanifestodel thinktank diPolicyNetworkcontro «lapoliticadelmeno» Welfaresostenibilee dialogocon lasinistra liberale IERIEOGGI Nuovaricetta per ilLabour Unpubblicopiùefficiente eblairismodacorreggere MARIORICCIARDI Http://Brideshead.ilcannocchiale.it Lo«scioperone» dellaPiaggio diventaunamostra Ilavoratori dellaPiaggio nel 1962 aPontedera: la vertenza eraper l'aumentodel salario PARLA CELENTANO «Isindacinonmihanno segnalato le famiglie bisognose» I sindacidelle sette cittàscelte da AdrianoCelentano perchèa famiglie bisognoseandasseuna buona parte (l'altraè già andataad ospedalidi Emergency in Africa) delcompenso avutodallaRai per la sua partecipazioneall'ultimo Festivaldi Sanremononhanno ancorarisposto. E lesommestabilitenon possono esseredistribuite.Solo dalla segreteriadelprimocittadinodi Milano,Giuliano Pisapia, è arrivata unarisposta che perònon nascondeva i moltiproblemi burocratici. Lodenuncia lostesso Celentano,prendendospunto da quantoriferitogli dalnotaio di SanremoMarco Aveta,da lui incaricatodi seguire lavicenda. Le città interessate sono Verona, Firenze,Roma,Napoli, Cagliari,Bari, oltreallacitata Milano. U: 18 sabato 12, maggio, 2012
MICHELE SANTORO PUÒ ANCHENON PIACERE, MA SICURAMENTE HA LA RAI NEL SUO DNA. Infatti il suo programma si chiama ostentatamente Servizio pubblico e, benché risenta non poco del taglio del cordone ombelicale con la tv di Stato, continua nel solco dei talk show precedenti. La retorica (e, se si vuole, perfino la poetica) del giornalista, risalta non solo nello stile della conduzione, ma anche nelle scelte dei servizi. E perfino il suo fastidioso fiancheggiamento al “grillismo”, alle volte, pare più dettato da comunanza estetica che politica. A Santoro, infatti, piacciono le piazze, gli scalmanati e quelle che il vecchio Angelo Guglielmi chiamava «selvaggerie». Anche se Grillo non è affatto un selvaggio, ma un attore consumato che, come ha detto Giuliano Ferrara l'altra sera (e chi siamo noi per contraddire Giuliano Ferrara?), ha cercato un'altra via per rinnovare il repertorio. E pure Antonio Di Pietro, che strapazza la lingua italiana (anche se alle volte sembra farlo in maniera studiata), è in sintonia con Santoro, cui non è parso vero di approfittare di una battuta del capo Idv per imbastirci un numero dei suoi. Di Pietro aveva detto che anche sua sorella Concetta avrebbe fatto meglio dei professori del governo Monti. Ed eccola l'anziana Concetta, subito intervistata, in compagnia di due cagnetti, i capelli tirati in una crocchia, pronta a rispondere alle domande più difficili, senza sbagliare un solo congiuntivo. A Tremonti ha consigliato di girare pagina e su altri temi si è espressa alla maniera evocativa del personaggio di Peter Sellers in Oltre il giardino. In questo modo non avrà contribuito a risolvere i problemi del Paese, ma ha conquistato il Web, affiancandosi a grandi archetipi del dibattito politico, come la cuoca di Lenin o anche la massaia di Voghera, nel cui nome si è consumato il peggio della nostra tv. TV Tutto ilpotere aConcetta DiPietro 06.30 Uno Mattina In Famiglia. Show. 10.05 Settegiorni. Attualita' 10.55 ApriRai. Show. 11.05 Che tempo fa. Informazione 11.10 Unomattina Storie Vere. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 Mixitalia. Rubrica 14.40 Le amiche del sabato. Talk Show. 17.00 Tg 1. Informazione 17.01 Che tempo fa. Informazione 17.15 A Sua immagine. Religione 17.45 Le amiche del sabato. Talk Show. 18.50 L'Eredità. Gioco a quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Rai Tg Sport. Informazione 20.35 Aari Tuoi. Show. 21.10 E' stato solo un flirt. Show. Conduce Antonella Clerici. 23.45 S'è fatta notte. Rubrica 00.00 Cinematografo. Rubrica 01.00 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.10 Che tempo fa. Informazione 01.15 Feast of Love. Film Drammatico. (2007) Regia di Robert Benton. Con Morgan Freeman, Greg Kinnear, Radha Mitchell. 07.00 Cartoon Flakes weekend. Cartoni Animati 09.00 The Latest Buzz. Serie TV 09.25 Grachi. Serie TV 10.15 Sulla Via di Damasco. Rubrica 10.50 ApriRai. Show. 10.55 Rai Parlamento - Territori. Rubrica 11.35 Mezzogiorno in Famiglia. Show. 13.00 Tg2 - Giorno. Informazione 13.25 Rai Sport - Dribbling. Sport 13.45 Automobilismo: Gran Premio di Spagna di F1. Sport 15.30 Squadra Speciale Lipsia. Serie TV 16.20 Squadra Speciale Stoccarda. Serie TV 18.05 Crazy Parade. Show. 18.35 Sea Patrol. Serie TV 19.30 Il Clown. Serie TV 20.25 Estrazioni del Lotto. 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 21.05 Castle. Serie TV Con Nathan Fillion, Stana Katic, Susan Sullivan. 21.50 Body of Proof. Serie TV Con Dana Delany, Jeri Ryan, Georey Arend. 22.40 Rai Sport - Sabato Sprint. Informazione 23.30 TG 2. Informazione 23.40 TG 2 - Dossier. Informazione 07.55 Stella solitaria. Film Western. (1951) Regia di V. Sherman. Con Ava Gardner. 09.30 PaeseReale. Rubrica 10.30 TGR BellItalia. Informazione 11.00 TGR Prodotto Italia. Informazione 11.30 Ciclismo Recanati (MC): 95° Giro d'Italia si gira. Sport 12.00 Tg3. Informazione 12.10 Rai Sport Notizie. 12.25 TGR Il Settimanale. 12.55 TGR Ambiente Italia. 14.00 Tg Regione. / Tg3. 14.45 Tg3 Pixel. Informazione 14.55 Calcio: Magazine Champions League. Rubrica 15.25 95° Giro d'Italia 7° tappa: Recanati - Rocca di Cambio. Sport 18.10 90' Minuto - Serie B. Informazione 19.00 Tg3. / Tg Regione. 20.00 Blob - Blob The Bestial. Rubrica 20.10 Totò a Napoli. Film Comico. (1967) 21.05 Agente 007 - Licenza di uccidere. Film Spionaggio. (1962) Regia di Terence Young. Con Sean Connery, Ursula Andress, Joseph Wiseman. 23.00 Tg3. Informazione 23.15 TG Regione. Informazione 23.20 Amore criminale. Reportage 00.25 TG3. Informazione 00.35 Tg3 - Agenda del mondo. Attualita' 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.50 Loggione. Rubrica 09.45 Finalmente arriva Kalle. Serie TV 10.46 Il mio primo bacio. Film Commedia. (1994) Regia di Howard Zie. Con Anna Chlumsky 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Sarà perchè ti amo. Film Commedia. (2008) Regia di Pascale Pouzadoux. Con Sophie Marceau 15.37 Amori in corsa. Film Commedia. (2003) Regia di Andy Cadi. Con Mandy Moore 17.50 Benvenuti a tavola - Nord vs Sud. Serie TV 18.45 Il Braccio e la Mente. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show. Conduce Ficarra, Picone. 21.10 Amici. Talent Show 00.30 Tg5 - Notte. Informazione 00.59 Meteo 5. Informazione 01.00 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show. Conduce Ficarra, Picone. 01.32 Zivago. Serie TV Con Hans Matheson 03.05 Missing. Serie TV 03.50 Missing. Serie TV 07.30 Magnum P.I. Serie TV 08.35 Vivere Meglio - Anteprima. Show. 08.50 Vivere Meglio. Show. 09.50 Carabinieri. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 14.05 Forum: sessione pomeridiana del sabato. Rubrica 14.58 Il grande western italiano - pillole. Show 15.05 Perry Mason. Serie TV Con Raymond Burr, Barbara Hale 17.00 Monk. Serie TV 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 21.15 The Mentalist. Serie TV Con Simon Baker, Robin Tunney, Amanda Righetti. 22.15 The Mentalist. Serie TV 23.15 The Mentalist. Serie TV 00.00 Net 2.0. Film Azione. (2006) Regia di Charles Winkler. Con Nikki Deloach, Cengiz Bozkurt, Sebnem Dönmez. 01.55 Tg4 - Night news. Informazione 07.25 Cartoni animati 10.55 Tom & Jerry Il Film. Cartoni Animati 12.20 Maledetti scarafaggi. Cartoni Animati 12.25 Studio aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Mars attacks!. Film Fantascienza. (1996) Regia di Tim Burton. Con Danny DeVito 16.40 Fratello scout. Film Commedia. (2010) Regia di Mark L. Taylor. Con Hutch Dano, Genevieve Hannelius. 18.15 Bugs Bunny. Cartoni animati 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Bau boys. Rubrica 19.30 Air buddies - Cinque cuccioli alla riscossa. Film Commedia. (2006) Regia di Robert Vince. Con Slade Pearce, Trevor Wright. 21.10 Puzzole alla riscossa. Film Commedia. (2010) Regia di Roger Kumble. Con Ken Jeong, Brendan Fraser, Dick Van Dyke. 23.00 Superhero - Il più dotato fra i supereroi. Film Commedia. (2008) Regia di Craig Mazin. Con Drake Bell, Sara Paxton, Christopher McDonald. 00.30 Studio Sport XXL. Informazione 01.30 Poker1mania. Sport 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 10.00 Bookstore. Rubrica 11.10 Prossima Fermata (R). Talk Show. 11.25 In Plain Sight - Protezione testimoni. Serie TV 12.25 Donington, Gran Bretagna - Superbike: Qualifiche Superpole (dierita). Sport 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Non uccidevano mai la domenica. Film Western. (1969) Regia di Henry Levin. Con Vince Edwards. 16.05 Donington, Gran Bretagna - Superbike: Superpole (dierita). Sport 17.05 Movie Flash. Rubrica 17.10 J.A.G. - Avvocati in divisa. Serie TV 18.00 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 In Onda. Talk Show. 21.30 Impero. Rubrica 23.55 Tg La7. Informazione 00.00 Tg La7 Sport. Informazione 00.05 M.o.d.a. Rubrica 00.45 Movie Flash. Rubrica 00.50 L'esercizio del potere. Film Drammatico. (1990) Regia di John Irvin. Con Donald Sutherland, Anne Archer 02.55 Omnibus (R). Informazione 21.10 Maschi contro Femmine. Film Commedia. (2010) Regia di F. Brizzi. Con P. Cortellesi F. De Luigi. 23.10 Un weekend da bamboccioni. Film Commedia. (2010) Regia di D. Dugan. Con A. Sandler S. Hayek. 01.00 Kick-Ass. Film Azione. (2010) Regia di M. Vaughn. Con N. Cage M. Strong. SKY CINEMA 1HD 21.00 High School Musical. Film Musical. (2006) Regia di K. Ortega. Con Z. Efron V. Hudgens. 22.45 Le cronache di Narnia - Il viaggio del veliero. Film Avventura. (2010) Regia di M. Apted. Con B. Barnes S. Keynes. 00.45 Sansone. Film Commedia. (2010) Regia di T. Dey. Con L. Pace J. Greer. 21.00 Qualcosa è cambiato. Film Commedia. (1997) Regia di J. Brooks. Con J. Nicholson H. Hunt. 23.25 Se scappi ti trovo. Film Commedia. (2006) Regia di R. Virani. Con K. Shah J. Lewis. 01.10 All'ultimo respiro. Film Drammatico. (1983) Regia di J. McBride. Con R. Gere V. Kaprisky. 02.55 Beautiful Girls. Film Drammatico. (1996) 18.45 Ben 10 Ultimate Alien. Cartoni Animati 19.35 Young Justice. Serie TV 20.00 Takeshi's Castle. Show. 20.25 Lo straordinario mondo di Gumball. Cartoni Animati 20.50 Adventure Time. Cartoni Animati 21.15 The Regular Show. Cartoni Animati 21.40 Mucca e Pollo. Cartoni Animati 18.00 American Chopper. Documentario 19.00 Miti da sfatare. Documentario 20.00 Sons of Guns. Documentario 21.00 Carfellas: quei bravi ragazzi. Documentario 21.30 Carfellas: quei bravi ragazzi. Documentario 22.00 Miti da sfatare. Documentario 18.55 Deejay TG. Informazione 19.00 DJ Stories - Labels. Reportage 20.00 Fino alla fine del mondo. Reportage 21.00 Born to mix - 100% Barman. Talent Show 22.00 Iconoclasts. Reportage 23.00 DVJ. Musica DEEJAY TV 18.30 Ginnaste: Vite parallele. Docu Reality 19.30 I soliti Idioti. Serie TV 20.20 Pranked. Serie TV 21.10 Il Testimone VIP. Attualita' 22.00 Il Testimone VIP. Reportage 22.50 I Soliti Idioti. Serie TV 23.40 Mike Judge's Beavis and ButtHead: Il Ritorno. Serie TV MTV RAI 1 21.10: E' stato solo un flirt Show con A. Clerici. Con la quarta puntata termina il “viaggio sentimentale”. 21. 05: Castle Serie TV con N. Fillion. Un presentatore confessa a Castle che qualcuno lo vuole uccidere. 21.05: Agente 007 Licenza di uccidere Film con S. Connery. James Bonf finisce in Giamaica... 21.10: Amici Talent Show con M. De Filippi. Un'edizione del talent davvero scoppiettante. 21.15: The Mentalist Serie TV con S. Baker. Nuove indagini del Cbi e dell'originalissimo Patrick Jane. 21.10: Puzzole alla riscossa Film con B. Fraser. Un imprenditore vuole costruire in Oregon ma gli animali non ci stanno. 21.30: Impero Rubrica con V. M. Manfredi I grandi imperi del passato, tra fasti e pericolosi giochi di potere. RAI 2 RAI 3 CANALE 5 RETE 4 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY FRONTEDELVIDEO MARIANOVELLAOPPO U: sabato 12, maggio, 2012 21
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12/05/12

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