«Non possono comandare i derivati» Ci sono distrazioni e distrazioni. Una può costare un piccolo richiamo a casa o in ufficio, un'altra favorire l'esplodere di una nuova crisi finanziaria globale... Proprio così, il sospetto che la drammatica crisi economica che sta falcidiando posti di lavoro e mettendo a dura prova i bilanci familiari in mezza Europa potesse rappresentare una paradossale distrazione da un problema persino più grosso è sorto apprendendo una notizia proveniente dall'America: il colosso bancario JP Morgan ha perduto due miliardi di dollari in sole sei settimane a causa di investimenti sbagliati sui derivati. «Sono rimasto sorpreso anche io “confessa” l'economista Giulio Sapelli -. Non tanto per il riaffacciarsi dei problemi e dei rischi legati all'utilizzo dei derivati, che non sono mai stati affrontati alla radice nonostante i drammatici avvenimenti degli ultimi anni, quanto per il coinvolgimento proprio di JP Morgan, ritenuto uno degli istituti più seri ed affidabili. E questo, ovviamente, oltre che una sorpresa rappresenta un elemento di ulteriore allarme». NUMEROASTRONOMICO Seicentoquarantasettimila miliardi di dollari, è questa la cifra, da leggere in lettere per percepirne l'enormità, a cui ammonta il totale dei contratti derivati in giro per il mondo aggiornato alla fine del 2011. Un numero, come sottolineato ieri in un dettagliato articolo del “Sole 24 Ore”, superiore di 14 volte il valore complessivo di tutte le piazze azionarie del pianeta, nonché di 9 volte il prodotto interno lordo globale. Rapporti che sono andati in crescendo senza sosta, “incuranti” dei dissesti sempre più gravi ed evidenti provocati dall'utilizzo spregiudicato dei derivati, con il crac della Lehman Brothers e la crisi dei mutui “subprime” che si sono tristemente inseriti nella memoria collettiva. «Non dico che, specie dopo i disastri del 2008, non sia stato fatto nulla dice Sapelli -. Ad esempio, introducendo dei limiti all'utilizzo dei depositi bancari per operazioni con una leva finanziaria ad alto rischio, ma non sono questi gli interventi che possono determinare veramente un cambio di scenario». Come spesso accade, e non solo nell'economia, fra la teoria e la pratica si frappone un fattore determinante, il comportamento umano: «Se si vuole capire, è bene sottolineare quel che accade all'interno degli istituti bancari, dove non mi risulta che siano cambiate le regole d'incentivazione relative al top management. Quel che conta, ai fini delle remunerazione dei manager di vertice, è il conseguimento di risultati oggettivi, non importa se frutto di operazioni ad alto rischio. Per quanto possa apparire riduttivo e pericoloso in un mondo popolato da sette miliardi di persone, il più potente motore che fa girare il mondo della finanza resta l'avidità individuale». Immagine, quest'ultima, che fa rabbrividire, specie in un momento nel quale la crisi economica, alimentata anche da questi comportamenti, mette a repentaglio l'equilibro stesso degli Stati occidentali. Come antidoto, sarebbe auspicabile un'azione decisa della politica, senonché, secondo Sapelli, non bisogna purtroppo aspettarsi nulla di buono... «Che cosa ci si può attendere da ministri del Tesoro che sono stati o saranno legati, piuttosto che vicini, alle banche d'affari? Gli stessi istituti sui quali bisognerebbe intervenire con decisioni importanti?». Un sistema di “porte girevoli” che quindi renderebbe impossibile il cambiamento, nonostante quest'ultimo non sia poi così difficile da immaginare: «La questione - afferma Sapelli - è tutto sommato abbastanza semplice, o perlomeno lo è il punto da cui bisogna cominciare per arginare veramente i rischi derivanti dalla finanza derivata. Occorre separare nettamente le banche d'affari, che si occupano appunto di speculazioni ed investimenti ad alto rischio, da quelle commerciali, che gestiscono i depositi dei clienti, erogano i finanziamenti alle imprese, concedono i mutui. Se non si procede in questa direzione continueremo ad avere un sistema ad alto rischio, con commistioni e conflitti d'interesse». GLI ISTITUTIPOPOLARI JP Morgan ha sede negli Stati Uniti come la scomparsa Lehman Brothers, ma i dissesti finanziari globali degli ultimi anni hanno cancellato l'illusione che il Vecchio continente sia immune ai rischi della finanza derivata: «Non solo il sistema è intercomunicante, ma in realtà le banche tedesche sono al momento più piene di asset tossici rispetto a quelle americane, e non c'è da nutrire particolare ottimismo anche per gli istituti italiani per quanto possano avere delle caratteristiche differenti rispetto ad altre banche europee. La verità è che le uniche nazioni che possono guardare con qualche preoccupazione in meno ai rischi della finanza derivata sono quelle in cui è forte un sistema bancario cooperativo e popolare, come il Canada. L'Italia, purtroppo non figura fra queste, e la colpa è stata anche della politica, destra o sinistra non fanno eccezione». GIUSEPPEVESPO MILANO RicordodiEnzo Roggi ENZO ROGGI grande giornalista e grande compagno, ha dato ad «Argomenti umani» un contributo ricchissimo di analisi, di riflessioni, di satira pungente. Peserà molto su di noi la perdita di un amico coraggioso e saggio. Alla moglie e ai figli il nostro affetto solidale Per la direzione e la redazione di «Argomenti umani» Andrea Margheri Milano, 13 maggio 2012 ILCASO MARCOVENTIMIGLIA MILANO ILCOLLOQUIO GiulioSapelli, torinese, èprofessore ordinario diStoriaeconomica presso l'Università degli studidiMilano . . . «La politica deve regolare i mercati. Dopo i crolli del 2008 è stato fatto poco per cambiare lo scenario» Non è ancora ratificato ma sta già mutando la natura del mercato del lavoro dei Paesi (ovviamente i più deboli) che lo adotteranno: il Fiscal Compact, il Patto di bilancio tanto voluto da Germania e Francia in cambio di una mano tesa ai Paesi in difficoltà, colpisce economie e relazioni industriali degli Stati europei peggiorandone lo stato di salute. È quanto emerge da una ricerca della Ires-Cgil, che verrà presentata oggi a Genova durante i lavori dell'assemblea nazionale della Fillea-Cgil. È bene ricordarlo: le «regole d'oro» del Patto di bilancio europeo non sono ancora vincolanti, lo diventeranno solo se nel 2013 la maggioranza dei Paesi della zona euro ratificherà l'impegno. Ma i passi fatti verso quella firma hanno già lasciato solchi profondi. Gli obiettivi degli economisti europei sono il rientro del deficit e del debito pubblico dei Paesi della zona euro entro le soglie del tre e del sessanta per cento, ma anche la revisione degli accordi salariali e il decentramento contrattuale. Un percorso lungo. L'analisi «Contratti collettivi in bilico: fra scenari europei e prospettive nazionali», firmata da Salvo Leonardi, riavvolge il nastro e ci fa vedere come stiamo rispondendo alla crisi del debito sovrano in Europa. Siamo nel 2010, la Grecia è già nella bufera e la Germania comincia a scalpitare: la Troika, Fondo monetario internazionale (Fmi), Banca centrale europea (Bce) e Commissione europea, inaugura la stagione dei sacrifici che dalla Penisola ellenica si allargherà all'Italia. Si parte col taglio del salario pubblico del 25% e la riduzione degli impiegati pubblici di Atene. Un mese dopo tocca alla Romania «adottare una revisione del codice del lavoro e una legislazione sulla negoziazione collettiva che riduca il costo il costo delle assunzioni e migliori la flessibilità dei salari», che di fatto poco dopo, nel pubblico, vengono ridotti del trenta per cento. Passa un anno e sono Belgio e Cipro a dover rivedere alcuni parametri, mentre l'Irlanda si piega al taglio dell'11% del salario minimo e del venti per cento dei salari pubblici. A luglio spetta alla Spagna mettere pesantemente mano sul contratto nazionale, smontandolo e deregolando il mercato del lavoro e della contrattazione. RIFORME PESANTI Un mese dopo, il tre di agosto, il governo Berlusconi riceve la lettera firmata dal presidente in pectore della Bce, Mario Draghi e dal suo predecessore, Jean Claude Trichet. Non c'è spazio per le interpretazioni: anche all'Italia viene chiesto di riformare il sistema di contrattazione salariale, con accordi al livello delle imprese che adattino gli stipendi e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende. E ancora: norme che regolino l'assunzione ma soprattutto il licenziamento dei dipendenti, e un intervento deciso sulle pensioni. Le conseguenze sono la cronaca di questi giorni: articolo 18, riforma delle pensioni e strascichi, pesantissimi, come per gli esodati, rischiano di minare la pace sociale. Mentre la riforma del mercato del lavoro, contenuta nel ddl che a breve sarà discusso in Parlamento, tocca alcuni punti anticipati dalla ricerca dell'Ires come peggiorativi della stato attuale del mercato del lavoro. In particolare, «l'allentamento dei vincoli per l'utilizzo dei lavoratori temporanei e a termine», che negli emedamenti al ddl del governo diventano più lunghi e non devono essere giustificati, o «l'attenuazione delle garanzie a tutela reale contro i licenziamenti». «Il modello sociale europeo è morto», si chiedeva qualche mese fa Mario Draghi. Quello italiano certamente è in sofferenza. ECONOMIA Consob,parlaVegas.C'èNapolitano Crisideldebitosovrano, rilancio di PiazzaAffari tramite la semplificazionedegliobblighi perchi opera inBorsae cautela rispetto all'innovazionefinanziariaalla luce anchedel recentemaxi-buco causato daJpMorgana causa di investimenti sbagliati in derivati.Saranno questi i temiprincipali cheaffronterà il presidentedella Consob, Giuseppe Vegas, stamattina inoccasione del suo secondodiscorso al mercatodalla sua nominaal vertice dellaCommissione chevigila sullesocietàquotate e sulla Borsa.Adifferenzadelloscorso anno, stavolta l'ex viceministro dell'Economiasi rivolgeràalle istituzioni (saràpresente ilCapodello StatoGiorgio Napolitano) eagli esponentidellacomunità finanziaria presentando i numeridel suo primo bilancioda sceriffodeimercati, caratterizzatodallacrisi deldebito sovranochesempre piùcondiziona l'andamentodeimercati azionari. Il tuttoa pochi giornidal via liberaal nuovopacchetto dimodifiche regolamentarinecessario per semplificaree ridurregliobblighi dichi opera inBorsa, così da favorire anche l'accessoal mercatodi impresee risparmiatori. In rappresentanza del Governoè atteso inoltre il vice MinistroalTesoro,VittorioGrilli, mentrenonè ancora certa lapresenza delpremier,Mario Monti. Inoltre, la saladelle Grida di PalazzoMezzanotte ospiteràcomedi consueto ivertici delleprincipali società ebanche quotate inBorsa. GiulioSapelli . . . In tutti i Paesi, il primo passo è stato la fortissima contrazione dei salari Chiesta anche dalla Bce L'Ue resta in piedi perché pagano i lavoratori Una ricerca Ires-Cgil sul Fiscal Compact sarà presentata oggi all'assemblea Fillea di Genova Palazzo Mezzanotte, sede della Consob 10 lunedì 14, maggio, 2012
CONFESSIAMOLO. QUANDO NOI ADULTI CI INOLTRIAMO NELLA GIUNGLA DELLE NUOVE TECNOLOGIE INFORMATICHE E DIGITALI - dei computer, di internet, dei mobile phone, del Wi-Fi, dei video game, degli i-Phone, degli i-Pod, degli i-Pad, dei tablet, dei social network, di Facebook, di Twitter, di YouTube (si parla inglese, almeno per ora, in questa giungla) - ci muoviamo con un certo impaccio misto a diffidenza. Procediamo a tentoni. Ci comportiamo come gli “immigrati bianchi” sbarcati, senza aspettarselo, nel Nuovo Mondo. Siamo, a tutti gli effetti, immigrati digitali. E proprio non capiamo come facciano gli indigeni, i nativi digitali, a muoversi con agilità e naturalezza in quel ginepraio. Poverini, concludiamo, sono selvaggi. Loro, gli indigeni del Nuovo Mondo, sono i due miliardi di ragazzi nati negli ultimi due decenni. I più grandi oggi hanno, appunto, vent'anni. I più piccoli stanno emettendo i primi vagiti. Nessuno tra loro ha conosciuto l'Unione Sovietica e i venti della guerra fredda. Tutti hanno conosciuto Nelson Mandela unicamente come un uomo libero. Per loro il volo di Gagarin e lo sbarco sulla Luna sono eventi di un passato remoto. Nessuno tra questi giovani ha visto una televisione in bianco e nero. Pochi guardano ancora la televisione. E pochissimi tra loro hanno parlato attraverso un telefono fisso, collegato con un filo alla rete. Per loro internet, ma anche l'Aids o gli Ogm o il Gps, sono sempre esistiti. La gran parte (probabilmente i due terzi) di questi giovani e giovanissimi - non dimentichiamolo - non hanno avuto, non hanno e forse non avranno accesso alle tecnologie digitali. Ma quasi tutti sanno in qualche modo che esistono. La gran parte (probabilmente i due terzi) di questi giovani e giovanissimi - non dimentichiamolo - non hanno avuto, non hanno e forse non avranno accesso alle tecnologie digitali. Ma quasi tutti sanno in qualche modo che esistono. Quanto agli altri - alcune centinaia di milioni tra giovani, giovanissimi e neonati più fortunati - sono sempre vissuti completamente immersi in un mondo tecnologico rapidamente evolutivo fatto di computer, internet, telefoni cellulari, video game, Wi-Fi, i-Pod, i-Pad, tablet, social networks, Facebook, Twitter, YouTube. Non conoscono altro mondo che questo. Non conoscono alcun altro modo di muoversi nel mondo che questo. Sono gli Homo zappiens, come dicono Wim Veen e Ben Vrakking: interconnessi, interattivi e creativi. Una ne pensano e cento ne fanno. Letteralmente. Sono multitasking: mentre studiano ascoltano musica, inviano sms, con l'occhio fisso all'aggiornamento della chat. L'apprendimento avviene per «quanti di informazione», per bit, non per flussi continui. Immagine, suono e scrittura formano, al contrario, un continuo. Per noi sono dimensioni differenti. L'universo di relazioni di noi, immigrati digitali, era limitato a poche decine di persone, per lo più fisicamente vicine. L'universo di relazioni degli zappiens è invece senza limiti e senza confini: i nativi digitali comunicano, se non tutto a tutti, certo molto a moltissimi. Per i giovani zappiens imparare è giocare. Loro hanno una mente ludica. Simulativa. E nel loro mondo non si impara se non si gioca. Se non si giocano più partite contemporaneamente. Loro vivono nel nostro stesso mondo tecnologico, ma in un diverso universo cognitivo. La domanda, che ci poniamo noi, goffi immigrati nel nuovo mondo, è se quei selvaggi ce la faranno. Perché anche nel Nuovo Mondo la realtà che si viene formando non è sempre desiderabile. Ci sono evidenti problemi, che potremmo riassumere in tre grandi categorie: la perdita della fisicità, la crescita del rumore, la tendenza all' omologazione e alla integrazione. Per cui la prima domanda è: ce la faranno gli zappiens, con il vecchio cervello da sapiens, a non farsi travolgere dalla tecnica del nuovo mondo digitale? UNALTRO UNIVERSOCOGNITIVO Naturalmente non lo sappiamo. Ma nei mesi scorsi sono stati pubblicati alcuni lavori scientifici interessanti, come quello di Jérôme Sallet e Matthew Rushworth, su Science o come quello di Ryota Kanai e Geraint Rees, sui Proceedings of the Royal Society il cui succo è che c'è una correlazione abbastanza stretta tra sviluppo anche fisico di alcune aree cerebrali e numero delle relazioni sociali. Cervello e numero delle relazioni sociali coevolvono. In definitiva, non sarà il cervello fisico a porre dei limiti alla capacità degli zappiens di governare il nuovo mondo digitale. Il plastico cervello da sapiens si trasformerà - si sta già trasformando - in cervello da zappiens. La frontiera da spostare per il governo del nuovo mondo è tutta culturale. Eccoci dunque alla ricerca di nuove strade per imparare tutti, immigrati e nativi digitali, a muoverci con sicurezza nel nuovo universo cognitivo. Si tratta di una ricerca affatto originale. Nessuno sa il risultato. Tuttavia alcune indicazioni di metodo le abbiamo. Quando, alla fine degli anni '50, Gianni Rodari vide sfrecciare nello spazio i primi razzi e volare i primi astronauti capì che tutto era cambiato. Che i ragazzi degli anni '60 vivevano in uno spazio (cognitivo prima che fisico) diverso da quello dei loro padri e da quello dei loro nonni. Che lui, quindi, non doveva esorcizzare la nuova realtà, ma imparare a scrivere per «i ragazzi di oggi, astronauti di domani». Rodari si impegnò e trovò una «nuova grammatica della fantasia». Ecco, dunque, cosa dobbiamo fare noi per «i ragazzi di oggi, cybernauti di domani»: liberarci di ogni residua diffidenza, navigare nel nuovo universo cognitivo e cercare le regole di una «nuova grammatica della fantasia». Nonguardano latvmaInternet,conosconoappena il telefonofisso,apprendonoperbitmagiocando Sonointerattivi,creativiedeternamenteconnessi Natividigitali Homo zappiens Itecnobambini sonocresciuti Ilnuovomondoèloro Unagenerazione 2.0multitasking: mentrestudiano ascoltanomusica, invianosms,con un occhioallachat PIETROGRECO U: ILFORUM : Larivoluzionedigitalevaascuola P. 16 L'INTERVISTA : «Io, ilblogger della rivoltaegiziana» P. 17 IDEE : Esseregenitorioggi P. 18 LAPOLEMICA : Quovadis sindacoAlemanno? P. 19 SPORT : IlCitydelMancio,scudettoall'ultimorespiro P. 22 lunedì 14, maggio, 2012 15
Dallo tsunami delle amministrative potrebbe riaffiorare il doppio turno. Non alla francese, ma un modello di legge elettorale simile a quello proposto un anno fa dal Pd. Una bozza che, in un primo momento, era stata decisamente respinta dagli altri partner del tavolo sulle riforme, Pdl e Udc. Ma che ora, visti i risultati delle urne del 6 e 7 maggio, sta ricevendo una nuova attenzione. Per un motivo semplice: la bozza alla tedesca che era stata partorita qualche settimana fa rischia di essere meno adattabile a un quadro politico molto frammentato. Di avvicinarci alla Grecia, più che alla Germania. Per questo il Pd ha deciso di sottoporre di nuovo il proprio testo agli altri partiti. Il modello allora presentato prevede il 70% dei parlamentari eletti con un maggioritario a doppio turno di collegio, 28% con il proporzionale (con sbarramento al 5%, liste bloccate e scorporo) e un 2% di diritto di tribuna. Il meccanismo del doppio turno consentirebbe di ridurre la frammentazione, la quota proporzionale di non penalizzare eccessivamente le forze medie. Il meccanismo, nel suo complesso, avrebbe il pregio di evitare le coalizioni forzose, ma di consentire al secondo turno delle aggregazioni sulla base dei risultati del primo. Bersani e Franceschini, dopo le amministrative, hanno rilanciato questa soluzione. «Solo il doppio turno può dare governabilità», ha spiegato il capogruppo democratico alla Camera. La preoccupazione del Quirinale e del premier Monti per lo stallo sulle riforme, compresa quella istituzionale, potrebbe servire da stimolo per spronare i partiti a trovare un'intesa per superare il Porcellum e dare un segnale concreto di cambiamento ai cittadini. I tempi sono strettissimi. Dopo i ballottaggi del 20 e 21 maggio gli “sherpa” torneranno a vedersi (ma non è escluso un summit informale già nei prossimi giorni) per vedere se è possibile arrivare a un'intesa. Un nuovo flop segnerebbe di fatto la fine del percorso di riforme. I dati delle amministrative, con il Pdl in caduta libera e la debacle del Terzo polo, potrebbero aprire degli spiragli sulla proposta Pd. «Sul doppio turno ci stiamo ragionando», ha fatto sapere l'ex ministro Gelmini. Il Pdl infatti è consapevole che quel sistema potrebbe aiutare a ricomporre un'area moderata che ora è assai frammentata, e rischia di uscire molto penalizzata dalle urne. Anche Casini ha incaricato i suoi tecnici di studiare a fondo gli effetti del modello Pd sulle forze intermedie, consapevole che l'Udc, in un quadro alla francese, potrebbe avere un peso importante al secondo turno, come lo ha avuto Bayrou in Francia, senza doversi schierare preventivamente con nessuno. Ma la strada è ancora in salita. Il Pdl, pur consapevole che la bozza alla tedesca «non ha superato lo “stress test” delle amministrative» e che servono delle modifiche, come ha detto lo sherpa Gaetano Quagliarello, appare ancora freddo sul modello proposto dai democratici. E insiste su alcuni aggiustamenti della bozza Violante, a partire da un maggior numero di circoscrizioni. In questo modo, infatti, la legge elettorale somiglierebbe più a quella spagnola, con una soglia di sbarramento implicita più alta e un maggior vantaggio per le forze maggiori. Lavorando su questa ipotesi, si potrebbe rafforzare il premio di maggioranza per il partito che prende più voti. In casa Pd, questa ipotesi viene presa in considerazione. «L'obiettivo è non precipitare nell'ingovernabilità come in Grecia», spiega una fonte autorevole. «Sul meccanismo siamo disposti a ragionare». Quagliariello rilancia: «Doppio turno? Allora si faccia l'elezione diretta del Capo dello Stato». E lancia messaggi rassicuranti sulla road map delle riforme a Quirinale e Palazzo Chigi: «Non è vero che siamo fuori tempo massimo. Entro ottobre la riforma costituzionale può essere approvata e anche la nuova legge elettorale». Doppio turno, si riapre la trattativa SIMONECOLLINI ROMA ANDREACARUGATI ROMA L'INTERVISTA «Il Terzo polo non c'è più», dice Bruno Tabacci, per il quale l'errore di Casini è stato «non credere veramente» in questo progetto. L'assessore al Bilancio del Comune di Milano ha fondato tre anni fa insieme a Rutelli l'Api, ma non si fa scrupolo a prendere le distanze dall'ex leader della Margherita, che ieri si è espresso a favore di un impegno politico di Montezemolo. Né si preoccupa troppo delle conseguenze nel criticare un appoggio dell'Udc al candidato grillino, a Parma. Ma soprattutto, nel giorno in cui Pisanu rilancia il progetto dei moderati e dice che Berlusconi e Casini dovranno «definire un progetto comune», Tabacci si dice favorevole all'alleanza tra progressisti e moderati a cui punta il leader del Pd Bersani: «È necessaria, se si vuole governare il Paese». E invece una riorganizzazine del centro, nonsarebbeauspicabile? «La visione del centro come luogo geometrico è sbagliata». Cosa intendedire? «Partiamo dal fatto che dopo la conclusione della vicenda berlusconiana, la politica italiana ha avuto bisogno di affidarsi a una risorsa professionale e umana esterna, perché non è stata in grado di produrne una credibile. E Monti, che non può essere definito di destra, di centro o di sinistra, ha delineato un'agenda che ha messo a dura prova tutti i collocamenti». Centrodestra e centrosinistra però ci sono, ieri come oggi,ono? «Berlusconi ha avviato una rivoluzione liberale? Non mi pare proprio. Ci sarebbe un centrosinistra che ha avuto la capacità di realizzare le condizioni dell'alternativa? Non mi pare proprio. E venendo a oggi il ruolo del cosiddetto Abc è stato deludente, come hanno mostrato anche gli elettori delle amministrative con un giudizio molto severo». Per Pdl eLega, non per il Pd,a guardare i numeri. «Il Pd ha vinto perché ha perso meno degli altri, ma il risultato elettorale ha sostanzialmente sconfessato l'equilibrio su cui si reggeva l'attuale situazione. Il successo ottenuto dai candidati grillini, che sono cosa diversa da Grillo, ha determinato uno scardinamento degli equilibri che si ritenevano consolidati. E il fatto che tanta gente non sia andata a votare segnala che per tanti elettori l'offerta politica complessiva fosse inadeguata». Comprese le forzedicentro. «Comprese, perché il centro non può solo essere un nome che poi assimila tutti i vizi degli altri. Se è solo tattica non può rappresentare l'alternativa». Pisanuauspicaun“progettocomune”tra BerlusconieCasini: cosane pensa? «Non mi pare sia una prospettiva utile, anzi. Renderebbe ancora più problematica la possibilità di legare la ripresa del Paese a una ripresa di civismo, culturale, etica. Il che rappresenta una condizione pregiudiziale. Per poter spiegare a chi oggi sta male che è necessario tirare la cinghia bisogna essere credibili. E bisogna entrare nel merito dei problemi. E risolverli. Non si può apparire titubanti sui rimborsi elettorali altrimenti la gente giustamente si imbestialisce. Non si può continuare a cercare di intestarsi un pezzo di società, chi i farmacisti, chi i commercialisti, chi i taxisti, perché così si rilanciano i particolarismi e non si ricompone l'interesse generale». Cosaservirebbealloraoggi,secondolei? «Serve una riscossa civica, recuperare valori che in questi anni sono andati dispersi. Sulla vittoria, l'anno scorso a Milano, ha avuto molto più effetto la politica gentile mostrata da Pisapia che l'apporto delle forze politiche in campo». Anche Bersani parla della necessità di unariscossacivica,edicechesaràpossibilesealleprossimepolitichesipresenterà un'alleanzadiprogressistiemoderati:cosane pensa? «Bersani ha ragione. Se si vuole governare il Paese è necessario mettere insieme forze che vengono da tradizioni progressiste e forze derivanti dal popolarismo moderato. Sapendo che bisognerà lavorare a una riforma strutturale del Paese. Questo non significa essere progressisti o moderati ma realisti». Quello che dice, lei che è dell'Api, mette una pietra tombale sul progetto del Terzopolo,non crede? «Ma il Terzo polo non c'è più. Casini non ci ha creduto, altrimenti le cose sarebbero andate in modo diverso. Ora ha scoperto che di fronte al crollo di Berlusconi e della Lega non ha intercettato un voto in più. Ma l'errore è stato ritenere che il centro potesse essere un luogo geometrico, quando invece è necessario lavorare a proposte alternative, a un programma credibile». Rutelli vede “positivamente” Montezemoloper il dopoMonti: condivide? «Ma figuriamoci. Anche Montezemolo deve risolvere un problema di conflitto di interessi. E poi non abbiamo bisogno di altri uomini della provvidenza, abbiamo già provato e abbiamo visto com'è andata a finire». AParmavannoalballottaggioilcandidatodelPdBernazzolieilgrillinoPizzarotti, e Pdl e Udc, nonostante qualche smentita, sembrano intenzionati a sostenere il secondo:è la sceltagiusta? «Guardi, io mercoledì vado a Parma a un convegno con Bernazzoli, che può rappresentare un elemento di tenuta e che mi auguro faccia una proposta di buon governo e di equilibrio. A Parma si gioca una partita interessante tra chi vuole ricomporre il blocco riformista e chi mette insieme tutte le furbizie possibili». Bersani e Franceschini rilanciano la proposta del Pd. Presto l'incontro con gli altri partiti La quota proporzionale garantirebbe le forze intermedie. Le alleanze dopo il primo turno BrunoTabacci «Montezemolo? Abbiamogiàavuto unuomodellaprovvidenza Piuttostosiguardi allapoliticagentile diGiulianoPisapia» Tabacci: «Terzo Polo? Casini non ci credeva Adesso progressisti e moderati uniti» lunedì 14, maggio, 2012 7
Quoterosa Il Senato dica sì alla doppia preferenza Dialoghi Luigi Cancrini psichiatra e psicoterapeuta Sesa Amici Deputata Pd. Commiss. Pari opportunità UN'OPPORTUNITÀ IN PIÙ PER ELEGGERECONSIGLICOMUNALICONUNAFORTERAPPRESENTANZAFEMMINILE:questo il senso della legge approvata alla Camera pochi giorni fa che prevede la possibilità di esprimere due preferenze (anziché una, secondo la normativa vigente) per i candidati a consigliere comunale. In tal caso, però, una deve riguardare un candidato di sesso maschile e l'altra un candidato di sesso femminile della stessa lista. Un meccanismo molto semplice che ci avvicina a quel concetto di democrazia paritaria che da molto tempo invochiamo come necessario per elevare la qualità del nostro vivere civile. Un meccanismo lontano dal concetto delle quote; mira piuttosto a valorizzare la capacità e l'attivismo delle donne nei processi di partecipazione politica per una competizione più equa. Si tratta di un bisogno fortemente espresso nella nostra società, come dimostra l'ultima consultazione referendaria nella quale la partecipazione attiva dal basso di tanti comitati di donne ha fatto della questione dell'acqua come bene comune un grande impegno di democrazia e di partecipazione ed ha permesso il raggiungimento del quorum. Per noi il concetto di democrazia paritaria, dove non c'è il prevaricare di un sesso sull'altro, è un principio cardine per superare quel vulnus, quello della cittadinanza imperfetta, che ha visto questa giovane democrazia italiana dare ormai 65 anni fa, per la prima volta, il diritto di voto alle donne. Le donne però non solo devono essere candidate: devono essere elette. Certo, il meccanismo della seconda preferenza non è salvifico, lo sappiamo benissimo, soprattutto perché questa scelta è per l'elettore facoltativa. Eppure connota un passaggio che dobbiamo compiere tutti con un grande senso di responsabilità e con l'orgoglio di una risposta della politica ad uno dei pezzi più importanti dell'elettorato, quello femminile, che in questi anni è stato sotto rappresentato. Ora speriamo che il Senato approvi definitivamente al più presto la legge magari rafforzandola sugli aspetti che riguardano le giunte. Non è un caso se abbiamo pensato di partire dal livello più vicino ai cittadini e alle cittadine: i luoghi dei consigli comunali, quei luoghi straordinari in cui si ragiona non solo dei grandi disegni ma della quotidianità, si interviene sul terreno vero e concreto dei bisogni delle persone. Questo è il terreno sul quale le donne si sono spese di più, caricandosi il peso e la fatica della vita familiare e dei suoi bisogni, sostituendosi spesso a uno Stato assente. Questa legge in più ha avuto un altro elemento di grande e straordinaria condivisione: quella di una serie di costituzionaliste, le quali, partendo dalla base della sentenza che aveva reso legittima la doppia preferenza di genere nella regione Campania, invitava il Parlamento ad avere un atteggiamento coraggioso e sottolineava come la giurisprudenza sia più avanti della politica. Infatti, lo ripetiamo, non si tratta di un provvedimento di quote e di risultato, ma semplicemente dell'attuazione di quel comma dell'articolo 51 della Costituzione secondo il quale la Repubblica promuove, con appositi provvedimenti, la rimozione degli ostacoli all'eguaglianza e all'opportunità. PERILFUTURODELLARAIALCUNIGIORNALIADESSOSCRI-VONO CHE «MONTI CONFIDEREBBE sulla moral suasion del Capo dello Stato per convincere Bersani a cambiare idea»! Siamo sicuri che i giornalisti abbiano capito bene? Non sarebbe più sensato che la moral suasion venisse esercitata su Berlusconi piuttosto che su Bersani? Eh sì, perché che cosa ripete Bersani da mesi? Che non intende fare nomi, proporre per la Rai consiglieri di amministrazione - a lui variamente legati, perché fedeli? Simpatici? Amici? non importa quanto competenti. Se non si cambia la legge Gasparri che sta portando il servizio pubblico sul baratro di una crisi, di credibilità, di bilancio, di strategie industriali, il Pd si rifiuta di farsi complice di un fallimento aziendale annunciato prima ancora che politico. A che cosa dovrebbe servire la moral suasion? A far cambiare idea al segretario del Pd, a convincerlo che non c'è tempo per cambiare la legge, visto che il Pdl, per bocca dei colonnelli del Cavaliere, si dice più che soddisfatto dell'attuale sistema. Preso com'è dalla crisi finanziaria, Mario Monti forse non ha ancora avuto il tempo di documentarsi sullo stato reale della Rai, un'azienda di cui è azionista il Tesoro – e dunque lui – per più del 90 %. Non ha preso in considerazione neppure il fatto che uno dei più preparati consiglieri di amministrazione – Nino Rizzo Nervo – s'è dimesso per denunciare mesi fa la paralisi aziendale. Che 300 e più intellettuali, poi, abbiano sottoscritto un documento per chiedere al governo di cambiare l'attuale legge non è servito a nulla. Come non è stato ascoltato il grido di allarme lanciato dai sindacati e in particolare dai giornalisti dell'Usigrai e dall'Adrai, l'associazione degli stessi dirigenti della Rai. Qualcuno ha spiegato a Monti che in tre anni l'indebitamento con le banche è passato da 96 milioni di euro a 274? La chiusura del bilancio 2011 con un attivo di 4,1 milioni di euro non è stata nulla di più che un'operazione di maquillage. Per far fronte alla caduta degli introiti pubblicitari che nel 2012 si preannunciano drammatici, ecco che l'attuale governo della Rai ha immaginato nuovi tagli sul prodotto, sulle reti e sui tg. Come se la qualità dei programmi tv non fosse già tale da impensierire qualunque osservatore responsabile (compresi gli inserzionisti pubblicitari che contribuiscono per il 40% al budget Rai). Basti un dato per tutti: nel 2007 si investivano 275 mln di euro sulla fiction, oggi 174. Una riduzione di 100 mln che per di più danneggia l'industria cinematografica italiana. E non dimentichiamo che qualità e successo dei programmi si riflettono sui dati d'ascolto. E se l'audience perde colpi a pagarne il prezzo sono gli introiti pubblicitari, e dunque il fatturato complessivo. Dove l'attuale vertice aziendale sembra esser stato più debole che mai è nell'immaginare il futuro. Ha senso che il servizio pubblico pensi di mantenere 14 canali in digitale terrestre quando a mala pena riesce a far funzionare i tre canali generalisti, più pochi altri? Non sarebbe ora che la Rai pensasse a una divisione del core business (cioè il prodotto editoriale) dal controllo delle reti? Direzione generale e cda attuali sono poi venuti meno a quello che avrebbe dovuto essere il loro compito prioritario nel nuovo scenario fatto di tecnologie digitali da una parte e di crisi economica dall'altra. Non hanno cercato di impegnarsi nella riorganizzazione aziendale con il risultato che tra Saxa Rubra, viale Mazzini, via Asiago, le sedi regionali, continua a vivere a fatica un corpaccione burocratico. Ora per quanto il governo Monti possa immaginare di cambiare gli attuali consiglieri, il presidente (dandogli magari più deleghe come previsto dallo statuto aziendale) e il direttore generale, sarà un'impresa impossibile rilanciare il servizio pubblico, senza un primo intervento mirato sulla governance della Rai. La strada è quella di dare all'azienda un ad con ampi poteri e con la missione di rifondare il servizio pubblico. L'attuale legge porta a una conduzione aziendale insensata, dove tutto si contratta dai programmi, ai palinsesti ai direttori, ai vice. Da una parte c'è un dg con il potere di proposta, dall'altra un cda “partitocratico”che deve approvare tutto, dagli investimenti alle nomine. A chi fa comodo una Rai debole? Oggi può far comodo solo a Mediaset? Ed è proprio di fronte a questo sospetto che in nome della moral suasion bisogna avere l'onestà intellettuale di capire che è Berlusconi, che sono i suoi colonnelli, che vanno convinti. Richiamandoli alle loro responsabilità, morali e non solo. CaraUnità Carlo Rognoni Pd, forum riforma radiotv Sistemaradiotelevisivo Rai, tenerla così è insensato Cambiamo la Gasparri . . . In tre anni debiti da 96 milioni a 274 . . . A chi serve un servizio pubblico debole? COMUNITÀ Di Dio (Grillo) ce n'è soltanto uno ViaOstiense,131/L_0154_Roma lettere@unita.it Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 Adeguaregli stipendi dei dirigenti Il nuovo Presidente francese Francois Hollande, riprendendo una proposta del suo partito, ha cominciato il suo mandato proponendo di tagliare gli stipendi dei dirigenti del settore pubblico. La forbice salariale dovrà essere compresa fra uno e venti. Questo significa che un amministratore delegato di un'azienda pubblica non potrà percepire più di venti volte lo stipendio minimo di un suo dipendente. La misura verrebbe applicata a tutte le società pubbliche, ovvero alle Poste, Ferrovie, Tv pubbliche, Enti che gestiscono i trasporti e così via. Un bellissimo segnale in tempi di crisi, un buon inizio per il governo francese. La proposta è condivisibile e sarà certamente accolta con entusiasmo dal popolo francese. Il Pd e il suo segretario Bersani, se vorranno dare un esempio di correttezza e di sobrietà, prendano esempio da Hollande. Si stabilisca un “tetto” per tutti gli stipendi della Pubblica Amministrazione, che non possa superare di dieci volte lo stipendio più basso di un dipendente. EmanueleFerrara Il finanziamento pubblicoai partiti Finalmente dal 14 maggio inizierà la discussione nell' aula dei Deputati del disegno di legge per la riforma del finanziamento ai partiti. Comunque per la sua definitiva approvazione non prevedo tempi brevi. Ed a pensare che per riformare le pensioni sono bastati pochi giorni! Senza entrare nel merito mi preme sottolineare solo che è scomparso l'obbligo per i partiti di investire la liquidità, derivante dai rimborsi pubblici, solo in titoli di Stato. Così il denaro pubblico, cioè di noi cittadini può essere investito dai Partiti in qualsiasi strumento finanziario. E forse anche in Tanzania ? È un punto della riforma destinato a far nascere polemiche. Sembra che non sia stata sufficiente la batosta subita dalle ultime elezioni. Intanto il tempo stringe. Fra non molto vi saranno le elezioni politiche ed è essenziale che i Partiti riconquistino la fiducia perduta dei cittadini. AngeloCiarlo La fugadeicervelli Ci stupiamo spesso della massiccia cosiddetta “fuga dei cervelli”. Ma questo rappresenta un processo naturale nel momento in cui la maggior parte delle nostre università non sono in grado di garantire un futuro ai nostri giovani. Io stesso che ho vissuto e lavorato tanto in America mi permetto di suggerire quest'esperienza perché si ha bisogno di motivazioni. Lo specializzando invece (parlo del mio settore medico) viene utilizzato per cercare di coprire tutte le mansioni che il medico non riesce a svolgere senza dare in cambio gli stimoli giusti. Bisognerebbe creare proprio già in questa età, tra i 25 e i 30 anni, dei gruppi di ricerca completi di laboratori dove il giovane sia una figura centrale con l'aspettativa di potersi guadagnare un dottorato di ricerca o un assegno di ricerca per poter rimanere altri anni all'Università sviluppando i propri progetti. Tutto questo, generalmente, non succede; da qui la voglia di andarsene. AlessandroBovicelli Lebugie diBrunetta Alla trasmissione “Omnibus” di La7 del giorno venerdì 11 maggio, l'ex ministro Renato Brunetta ha sostenuto che la crisi attuale è soltanto il prodotto e la ricaduta della crisi finanziaria che si è scaricata sull'economia reale. In realtà le cose non sono andate affatto così, infatti la crisi economica attuale è stata provocata da una combinazione di politiche economiche insane e dannose di cui sono responsabili anche i governi del centrodestra dal 2001 al 2011. Soprattutto la precarietà delle giovani generazioni è l'effetto della Legge 30 voluta da Roberto Maroni, e appoggiata dall'intera maggioranza. Se i politici continueranno a cercare di nascondere le proprie responsabilità in questo modo, dubito che possa ritornare un clima sereno e ci siano miglioramenti nel rapporto fra politici e cittadini. CristianoMartorella I grillini sono persone più serie di Grillo. A Ballarò abbiamo sentito Paolo Putti, il candidato M5s di Genova ed è stato bravissimo, io l'avrei votato, con ragionamenti pacati, e per di più serio, troppo da essere incompatibile col movimento M5s, ed infatti è scattato l'anatema del boss Grillo. Vietato andare in tv, potrebbero guastare il suo giocattolo, di Dio ce n'è uno solo. GIOVAN SERGIO BENEDETTI LETTORE Avevo scritto, qualche settimana fa, che di Grillo non mi piaceva soprattutto il metodo, quel suo vociare scomposto, microfono in mano, verso persone che potevano solo ascoltare e quella sua tendenza un po' infantile a vantarsi del modo in cui lui, il superGrillo, può permettersi di insultare tutti, compreso il capo dello Stato. Per nulla mi stupisce, di conseguenza, il diktat “bulgaro” con cui ha richiamato i grillini che si sono permessi di rappresentare sé stessi e quello che pensavano fosse il “loro” movimento in televisione. Perfettamente coerente con lo schema mentale dell'uomo che orgogliosamente si staglia all'orizzonte come l'erede vero dell'antipolitica berlusconiana, quella degli editti, appunto, bulgari e della sicurezza di poter agire e parlare come un padrone: del partito prima e se possibile, nel tempo, di un intero paese. “Il comico genovese” si dice oggi di Grillo ed è interessante il modo in cui egli tenta oggi di prendere il posto del “comico di Arcore”. Sapranno i grillini, quelli che davvero credono nella necessità di fondare una nuova politica, fare a meno di Grillo e delle sue stupidaggini? Conoscendo molti di loro vorrei dire da subito che lo spero. Con tutto il cuore. La tiratura del 13 maggio 2012 è stata di 121.336 copie 14 lunedì 14, maggio, 2012
Se non è questo, se non è assunzione di responsabilità, la politica si riduce ad uno sterile blabla». Nello staff di Hollande, lei era responsabile cultura. Molto si è parlato del programmasocialeedeconomicodelpresidenteeletto, e sullacultura? «La cultura è un investimento, e non una spesa. È parte fondamentale dell'idea di crescita che ispira l'intero programma di Hollande. Le priorità di Hollande si chiamano istruzione, giustizia, sicurezza, e la maggior parte delle risorse saranno indirizzate verso questi settori nevralgici. Ma ciò non vuol dire mettere ai margini la cultura, le arti, lo spettacolo. Parlo di investimenti e non di spesa, perché la cultura, le arti, lo spettacolo possono essere creatori di ricchezza. La crescita, poi, non può essere misurata solo su parametri economici. Crescita è anche estensione e qualificazione del sapere, è, per fare un esempio concreto e a me molto caro, attuare un vasto programma di educazione artistica nelle scuole, indirizzato in particolare ai bambini bisognosi. Vede, nella mia famiglia la cultura è sempre stata vista come un mezzo di emancipazione, molto più che di scalata sociale. Nella vita dobbiamo essere liberi e si diventa liberi anche attraverso la cultura». Sièmoltodiscussosullavisionedisocietà,dicomunità,dinazione,cheispiraHollande.Leichehavissutoalsuofiancotutta l'avventura elettorale, quale idea ha maturato inproposito? «La visione di Hollande è inclusiva. Sul terreno sociale come su quello, non meno significativo, dei diritti di cittadinanza. Penso, ad esempio, al suo impegno per i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Un impegno che non nasce in campagna elettorale. Hollande si è espresso in tal senso già nel 2004 e nel 2006 è stato primo firmatario di una proposta di legge socialista. Dall'Eliseo continuerà questa battaglia per i matrimoni e le adozioni per coppie dello stesso sesso. È solo un esempio, indicativo però della volontà di Hollande di agire contro ogni discriminazione di genere». A proposito di parità di genere: Hollandesiè impegnatoaformareungoverno compostoal50%di donne. «Anche questo è il segno che les changement c'est maintenant (il cambiamento è adesso, ndr), non è solo lo slogan riuscito di una campagna vincente, ma è un impegno con i francesi e le francesi che Hollande intende onorare anche nella composizione del nuovo governo». C'èchidipingeHollandecomeunnemicodel rigore. «È una caricatura che non risponde minimamente né alle idee né alla persona di Hollande. Parlare di crescita, riflettere sui profondi guasti sociali prodotti da un liberismo senza regole né vincoli, voler contrastare la speculazione finanziaria, ritenere che l'austerità senza sviluppo porta alla recessione, proporre ai partner europei un Patto per la crescita e lo sviluppo che accompagni il Fiscal compact, tutto questo non significa essere nemici del rigore, è investire sul futuro. È questo l'impegno di Hollande, ieri da leader politico, oggi da Presidente». Un passo indietro, alla notte del 6 maggio. Lei l'ha vissuta a fianco di Hollande. Aigiornalisti che lechiedevanoqual era il suo stato d'animo, lei ha risposto di gioiama non dieuforia. Perché? «Confermo: c'era gioia, tantissima, per un risultato straordinario, quella gioia, oltre alla fatica, che aveva caratterizzato tutta la campagna elettorale di Hollande. Ma potremmo sentirci euforici solo quando saremo riusciti a trasformare in cose reali le idee che hanno portato Hollande all'Eliseo, riuscendo a far uscire la Francia dalla crisi. Il difficile viene adesso». Netta sconfitta Cdu nel Land più popoloso Il governo sarà Rosso-verde Pirati quasi all'8 per cento Düsseldorf, vince l'Spd Tonfo per Angela e la sua linea rigorista Hannelore Kraft con il marito Udo e il figlio Jan festeggia la vittoria a Düsseldorf. FOTO DI MICHAEL KAPPELER/ANSA EPA al governo» ILCOMMENTO PAOLOSOLDINI Come vanno le elezioni in Renania-Westfalia così, più o meno, andranno le successive elezioni federali. E proprio da questa regione della Germania arriva ora la più pesante delle sconfitte per la Cdu e la sua politica. C'è la tenuta dei liberali, è vero, ma non basta a salvare le prospettive del centro-destra. La Spd e i Verdi sono aumentati. La prima in modo clamoroso, più debolmente i secondi, che comunque non si sono dissanguati a beneficio della nuova formazione dei Piraten. Se è stato un referendum sulla austerity policy, il segnale non potrebbe essere più chiaro. A due giorni dall'incontro con Hollande, Frau Merkel vede sgretolarsi un altro pezzo della sua disciplina di bilancio che deve difendere dalle richieste di modifiche che vengono da tutte le parti e delle quali il neopresidente francese si fa interprete. Proprio ieri da Parigi sono arrivate cannonate dal portavoce del Ps Benoît Hamon: mica l'abbiamo eletta noi la cancelliera che vuole decidere da sola sul destino degli altri, ha detto facendo notare che la severa disciplina di bilancio prevista dal Compact Pact «ha portato la Grecia alla rovina». Hollande sarà sicuramente più diplomatico, ma la sostanza non cambia. Se non concede presto qualcosa ai partner e non trova il modo di cavarsi dall'isolamento Angela Merkel rischia di veder affondare, insieme con la sua strategia anti-crisi, anche il suo potere al vertice della Repubblica. Una sola cosa, nel voto di ieri, può averla un po' consolata: i suoi alleati della Fdp, che fino a qualche settimana fa parevano avviati alla scomparsa, si sono salvati, come era già avvenuto domenica scorsa nello Schleswig-Holstein. Se il segnale ha un valore nazionale, l'attuale coalizione di centro-destra ha ancora qualche chance per il voto dell'anno prossimo. Sono in vista, comunque, negoziati molto complicati. Quando nel piccolo Land del Nord sarà eletto un presidente Spd, la cancelliera perderà la maggioranza al Bundesrat, la Camera alta che ha competenza sul bilancio e le leggi di spesa. E al Bundestag, per avere la maggioranza di due terzi imposta dalla Corte costituzionale per l'approvazione del Fiskalpakt, Frau Merkel dovrà trattare con la Spd, che viaggia in sintonia con Hollande. Frau Merkel ora teme per sé Le votazioni regionali nel Nord Reno-Westfalia hanno sancito un clamoroso successo per i socialdemocratici tedeschi ed una pesante sconfitta per la Cdu di Angela Merkel. Se nella precedente tornata di due anni fa il risultato era stato un sostanziale pareggio tra le due principali forze politiche, questa volta l'esito è inequivocabile. Trascinata dalla governatrice uscente Hannelore Kraft, l'Spd arriva al 39% dei consensi, aumentando di 4 punti percentuali e riconquistando il rango di primo partito della regione. La Cdu, guidata dal merkeliano Norbert Röttgen, attuale ministro dell'Ambiente nella compagine del governo nazionale, subisce un tracollo perdendo circa otto punti percentuali e attestandosi al 26,3%, il peggior risultato di tutta la sua storia. Appena saputi i risultati, Röttgen ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza regionale del partito assumendosi ogni responsabilità e ammettendo di aver subito «una sconfitta chiara e netta, che non può in nessun modo essere relativizzata o addolcita». A sinistra buone notizie anche per i Grünen, i verdi, che ottengono l'11,5% confermando il risultato della volta precedente, mentre, sempre a sinistra, la Linke resterà fuori dal parlamento di Düsseldorf avendo raggiunto soltanto il 2,6% al di sotto della soglia minima di sbarramento. Dalle prime analisi dei flussi elettorali risulta che molti voti della sinistra radicale sono rientrati nel solco dell'Spd (da dove erano usciti per protesta contro la linea dei sacrifici e dei tagli al welfare), oppure confluiscono verso l'agguerrita formazione dei Piraten. Per la Linke si tratta delle seconde regionali consecutive in cui resta al palo col rischio di tornare ad essere una forza esclusivamente «orientale», come la vecchia Pds. La crisi è iniziata quando Lafontaine si è dovuto ritirare dalla ribalta politica nazionale per ragioni di salute lasciando il partito in un vuoto assoluto di leadership e di idee. Probabilmente solo un ritorno in campo di Oskar «il rosso», ora che si è pienamente ripreso, potrebbe ridare vitalità alla Linke tedesca restituendole un ruolo forte nel dibattito pubblico. A sorridere sono i liberaldemocratici dell'Fdp, che grazie al carisma del leader locale, Cristian Linder, ottengono l'8,4% e infilano il secondo risultato positivo dell'anno, dopo quello di domenica scorsa nello Schleswig-Hollstein, dopo due anni di batoste subite in tutte le elezioni regionali. Infine c'è da registrare l'ennesimo «arrembaggio» riuscito dei Piraten che raggiungono il 7,8% quintuplicando in un colpo i voti di due anni prima. Dopo Berlino, Saarland e Kiel è il quarto parlamento regionale conquistato nel giro di pochi mesi dagli arancioni, e ormai non ha senso parlare di sorpresa. I Pirati intercettano ovunque la gran parte del voto giovanile e costituiscono una realtà politica con cui le forze tradizionali saranno costrette prima o poi a fare i conti. Secondo i dati trasmessi dal primo canale della tv pubblica tedesca, la socialdemocratica Hannelore Kraft potrà disporre di una maggioranza parlamentare rosso-verde amplia e autosufficiente per governare il Land. Anche due anni fa dalle urne del Nord Reno-Vestafalia era scaturita una maggioranza rosso-verde, ma si trattava di un governo di minoranza, reso possibile dall'appoggio esterno della Linke. Questa volta Spd e Verdi potranno contare su 121 dei complessivi 212 seggi del parlamento regionale e avranno la chancedi governare per tutta la legislatura. «Abbiamo messo al centro della nostra azione politica le persone, e abbiamo vinto» ha dichiarato Hannelore Kraft di fronte alla massa dei militanti socialdemocratici in festa. È certamente lei la trionfatrice della giornata, la donna che ha riacceso le speranze dell'Spd e che più di uno vedrebbe con favore nel ruolo di anti-Merkel, quale candidata alla cancelleria nelle politiche del 2013. L'ipotesi è stata finora esclusa dalla diretta interessata, ma il presidente del partito Gabriel ha dichiarato in serata di non escludere tale opzione. VENTOFRANCESE Il vento di sinistra che sette giorni fa ha portato il socialista François Hollande alla conquista dell'Eliseo pare essere un vento europeo, che soffia con forza anche sulle pianure e nelle città della Germania. Il voto nel Nord Reno-Westfalia era certamente un test amministrativo locale, ma aveva con tutta evidenza delle implicazioni anche per quanto riguarda lo scenario politico nazionale e internazionale. Gli elettori di quella popolosa regione (tanti abitanti quanti Lombardia, Veneto e Piemonte insieme) sapevano perfettamente che il loro voto sarebbe stato interpretato come un referendum sulla linea politica del governo Merkel, ovvero sull'irriducibile rigorismo economico della cancelliera. Chi ha deposto la scheda nell'urna sapeva di votare contemporaneamente per Düsseldorf e per Berlino. Del resto la campagna elettorale ha visto contrapposte, per quanto riguarda la gestione finanziaria del Land, due concezioni che rispecchiano gli orientamenti nazionali e internazionali. Da una parte Röttgen, fedelissimo di Angela, predicava la ricetta del massimo rigore finanziario per risanare i bilanci della regione. Dall'altra Hannelore Kraft che puntava su nuovi piani di investimento e nuove tasse sui più abbienti. Ha stravinto Hannelore, e se quello è stato il nocciolo ideologico del contendere, allora la vittoria socialdemocratica assume un significato ancora più importante. . . . Hannelore Kraft resta governatrice e nel 2013 potrebbe sfidare Merkel per il cancellierato . . . Non siamo contro il rigore Ma l'austerità senza lo sviluppo porta solo alla recessione . . . Cultura è investimento e non spesa corrente È fondamentale per la crescita. Per me è libertà Aurélie Filippetti FOTO ANSA GHERARDOUGOLINI BERLINO SEGUEDALLAPRIMA lunedì 14, maggio, 2012 5
LECITTÀ ILRUGBYROMANOSARÀPRESTOSOLTANTOUNRICORDO. IL BASKET – UN GLORIOSO PASSATO DI SCUDETTI, FRA GINNASTICA ROMA E VIRTUS – rischia di sparire dalla prima serie. Lo stesso può capitare al volley. Mentre le due squadre di calcio sono decisamente lontane, soprattutto la Roma, da Juve e Milan. La decadenza di una grande città si misura anche da questi fenomeni e segnali. Poi ve ne sono di più allarmanti, certo. Roma era la capitale europea di gran lunga più sicura. Con un tasso di omicidi talmente basso che, in Italia, veniva subito dopo Venezia e Bologna, le più «tranquille», precedendo Firenze, Genova, Torino. Un omicidio volontario ogni 100.000 romani nel 2007, contro 1,7 omicidi di Milano e 1,5 della media italiana. Nell'ultimo anno c'è stata una escalation di ammazzamenti del 30 %. Impressionante. Tutto è cambiato, in peggio. La violenza è di molto aumentata, come la smodatezza delle bevute dovuta anche all'assurdo allargamento degli orari in grandi piazze come Campo de' Fiori, o a Monti, dove spesso scoppiano risse e si registrano accoltellamenti (l'ultimo di un giovane americano intervenuto a fare da paciere, qualche notte fa). L'ultimo decreto del governo dilata assurdamente orari e bevute. Ma il ministro Cancellieri non ha dato risposta alcuna alla denuncia allarmata in tal senso del senatore Zanda. Perché? Con Alemanno i pullman turistici, per il Giubileo attestati in parcheggi esterni ben controllati, scorrazzano per Roma antica e parcheggiano, come minimo, sui Lungotevere rendendo più difficile un traffico sempre al limite del collasso. Il centro storico è una sorta di «mangiatoia» continua, senza più orari, fino a notte fonda. I cosiddetti «dehors», orribili gazebos di plastica con stufe incorporate, di fatto impediscono la vista di chiese e palazzi. Erano stati in parte rimossi dal I˚ Municipio col «sì» della Soprintendenza statale. Ma Alemanno li ha prorogati fino a che non è sopravvenuta la primavera e non sono stati più indispensabili. Restano enormi ombrelloni con scritte pacchiane, menù goffi e ingombranti, camerieri che sollecitano i turisti a sedersi. LAFORESTADEICARTELLONI Fuori le mura cresce la foresta dei cartelloni pubblicitari. Dentro, la marea di tavolini e di seggiole di plastica invade senza regole né limiti anche piazza Navona trasformata in una bolgia dalla quale i vecchi «pittori», ritrattisti o caricaturisti, sono di fatto spariti (saranno due o tre). L'arredo dei pubblici esercizi è precipitato. Per la prima volta i distributori automatici di coca-cola sono esposti nel gran teatro di Bernini e Borromini. Nei vicoli e nelle strade intorno va pure peggio. Tor Millina ha raggiunto livelli di degradazione spaventosi. Fra pedoni e tavolini di plasticaccia sgasano, anche alle 13, camion e furgoni: portano cibi surgelati precucinati (nell'aria si diffondono odori inquietanti), oppure soltanto acque minerali, notoriamente deperibilissime. Anche in questo caso, niente limiti. Né vigili urbani in strada. Un caos e un frastuono continui. L'altra notte due vigilesse sono dovute battere in ritirata davanti ad una festa fracassona, a notte fonda, a Madonna dei Monti. E i residenti veri sono scesi sotto i 90.000, contro i 100-110.000 di pochi anni fa. Penosa pure la gestione dei grandi servizi pubblici: tassa sui rifiuti decisamente elevata e raccolta differenziata poco efficiente. Così la spaventosa maxi-discarica di Malagrotta rimane un incubo. Le municipalizzate sono state affidate a manager «di fiducia» rivelatisi una frana, ad ex compagni «fasci», e a una corte di parenti, famigli e affini. Ed ora si vuol svendere una quota importante dell'Acea un tempo solida e sicura. La politica culturale si è abbassata di livello, a parte il successo di Musica per Roma e di Santa Cecilia (dove nulla, per fortuna, è cambiato). Un pasticciaccio come quello per la Festa del Cinema era, qualche anno fa, inimmaginabile: ci si è intestarditi a cacciare una direttrice valida per far posto ad un direttore costoso e certamente «pesante», aprendo conflitti di date e altro con Torino e Firenze. Al Maxxi la Fondazione procedeva, con entrate proprie superiori al 50 per cento (più del Louvre che è al 40). La si è voluta commissariare, grazie alla latitanza del ministro «tecnico» (?), costringendo alle dimissioni uno stimato dirigente come Pio Baldi, ex soprintendente di valore. Si è parlato dell'ex McDonald's Mario Resca, sodale di Berlusconi, ma l'hanno «promosso» all'Acqua Marcia. E dell'onnipresente/onnipotente Emmanuele Emanuele che gioca in doppio con Vittorio Sgarbi sempre alla ricerca di «promozioni», chissà. Non va meglio, come dicevo, sul piano sportivo. Toti, dopo una stagione più che deludente, passa la mano per il basket e non si vede chi possa subentrare con progetti seri e capitali freschi. Non sta meglio la pallavolo, altro sport nel quale Roma eccelleva. Nel calcio la Lazio, tutto sommato, non demerita, anche se il suo presidente vuole soprattutto cubature attorno al nuovo stadio in una zona piena di vincoli. L'AS Roma sembra in stato confusionale: fuori dalla Champion's e molto probabilmente dall'Europa League, ha raggiunto il record di espulsioni e fatto deprezzare taluni acquisti costosi, mentre il corso delle azioni è precipitato in Borsa da 1,09 €(primo trimestre 2011) all'attuale livello di 0,38-40 (- 60-65 %). Ora Luis Enrique ha deciso di lasciare ed è possibile che torni Vincenzo Montella che già allenava la Roma ed era stato indotto ad emigrare al Catania (dove ha fatto benissimo) da quei dirigenti che ora lo richiamano. Un colpo di genio. Intanto i centurioni romani, tollerati per anni al Colosseo, rifluiscono da lì verso il Pantheon, in cerca di una qualche «rendita». Anche per loro si profila il Parco tematico della romanità, una gigantesca Roma di cartapesta e cartongesso. Tanto per promuovere un'altra abbuffata di Agro romano. Qualcuno ricorda ancora i fasti alemanniani a tutto gas della Formula 1 all'EUR? Cittadini romani, le idee son queste. Degradoavistanelcentro storico,escalationdi violenze,pasticcinellosport enellacultura:eccocome gestire(male)unacapitale ... Cambiare inpeggio: il flopdellacittà rivelato dapiccoliegrandisegni SPESSOSONOLEINIZIATIVEMIGLIORIAPASSAREINOSSERVATE. ICLAMORIDELLECRONACHE SI ADDICONO DI PIÙ ALLE POLEMICHE, VEDI IL ROMAFILMFEST, PER ESEMPIO. Eppure, proprio sullo stesso territorio (Roma e provincia) dove la kermesse capitolina fa accendere i riflettori dei media, si svolge da anni - tre esattamente - un lodevole progetto di alfabetizzazione al cinema rivolto alle scuole, che, da solo, vale molto di più di tanti red carpet. Stiamo parlando di «Cinema& Storia, 100+1. Cento film e un paese, l'Italia», iniziativa, in realtà, nata nel 2007 all'interno delle Giornate degli autori veneziane. Fabio Ferzetti, allora delegato generale, pose le basi - insieme ad un nutrito comitato scientifico di esperti - per «salvare» dall'oblio cento film italiani (compresi tra il ‘42 al ‘78), in modo da «portarli» nelle scuole non solo per dare agli studenti nozioni di storia del cinema, ma anche per utilizzarli come prezioso strumento per lo studio della storia. È nel 2009 che al progetto si è affiancata anche la Provincia di Roma che, insieme a Cinecittà Luce e col sostegno della Direzione Generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha coinvolto ormai una cinquantina di istituti superiori di Roma e provincia. Ogni hanno sono stati selezionati sette titoli. Così che in questi ultimi tre sono già 20 i film «recuperati» e disponibili nelle library scolastiche, grazie anche alla disponibilità delle produzioni che hanno regalato i dvd agli istitituti. Da Roma città aperta di Rossellini a Salvatore Giuliano di Rosi, da I vitellonidi Fellini a Padrepadrone dei Taviani i film che hanno fatto la storia del nostro paese sono stati studiati, analizzati e raccontati agli studenti da critici, attori e registi. Quest'anno è toccato a sei titoli: Ladri di biciclette di Vittorio De Sica (1948); Prima comunione di Alessandro Blasetti (1950); Bellissima di Luchino Visconti (1951); Arrangiatevi! di Mauro Bolognini (1959); L'eclissedi Michelangelo Antonioni (1962) e Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri (1970). Ma non solo. Il progetto, infatti, prevede anche un laboratorio video, dal quale sono usciti dei corti realizzati dagli allievi che già hanno fatto il giro dei maggiori festival. La premiazione dei tre video vincitori di questa edizione si svolgerà stamattina (ore 9.30) all'Auditorium Parco della musica di Roma. Per l'occasione Donatella Finocchiaro leggerà brani dalla sceneggiatura di Bellissima, mentre Massimo Ghini presenterà l'incontro a cui parteciperanno anche Johnny Palomba e i registi Aureliano Amadei e Paola Randi. Centofilm per raccontare la nostra storia nellescuole GABRIELLAGALLOZZI ggallozzi@unita.it Il piccoloBruno in«Ladri di biciclette» U: Quovadis Alemanno? IldeclinodiRomanell'era delladestraalpotere VITTORIOEMILIANI ROMA Uncenturioneromano incercadi turistiper una foto ricordodella Roma dicartapesta lunedì 14, maggio, 2012 19
«I cittadini di Parma non devono diventare le cavie di esperimenti politici, questa è una città orgogliosa e con la sua dignità, e non accetta che le sia scaraventata addosso una sfida politica nazionale». Vincenzo Bernazzoli, candidato del centrosinistra al ballottaggio per la carica di sindaco, contro il grillino Federico Pizzarotti, parla di questa anomala campagna elettorale, che rischia di deragliare dal confronto sui tanti problemi della città e di diventare una sorta di laboratorio per le possibili alleanze del Movimento 5 stelle. Non a caso ieri Grillo sul suo blog l'ha definita la «nostra Stalingrado». Bernazzoli,ineffettisembrateunpo'sottoassedio.BeppeGrillovicannoneggiaviaInternet,venerdì arriverà in città a chiudere la campagna elettorale... «Questo rischio di sviamento dell'attenzione dai problemi reali c'è. E Grillo lo alimenta. Ma noi non cambiamo il tono della nostra campagna. Stiamo in mezzo alla gente, facciamo il porta a porta, parliamo di cose concrete. Il Comune è così indebitato che sono a rischio gli stipendi di giugno. Non è il momento di slogan o di parole al vento». L'exsindaco Ubaldie ilPdl sembrano intenzionati asostenere igrillini... «C'è stata una smentita ufficiale del Pdl, mentre Ubaldi, che ha governato per due mandati con il sostegno del centrodestra, ha dato un appoggio esplicito. Ma sotto sotto anche ampi settori della destra stanno lavorando per sostenere Pizzarotti. La logica è quella del “Muoia Sansone con tutti i filistei”, con l'unico obiettivo di tentare di impedire che il centrosinistra vada al governo della città. Una partita tutta giocata sulla pelle dei parmigiani. Aggiungere ulteriori danni a quelli già provocati dal centrodestra al governo della città significherebbe far pagare un prezzo enorme ai cittadini». Lei ha detto che i suoi uomini hanno le carte in regolaperotteneresubitocreditopertamponareicontidelComune.Grillodalsuobloglaaccusa di voler aumentare l'esposizione debitoria con le banche,di essereamico deibanchieri... «C'è poco da scherzare. A giugno rischiamo di non poter pagare contemporaneamente gli stipendi dei dipendenti comunali e i fornitori. Bisogna aprire una trattativa serrata con le banche, che oggi non vogliono più finanziare il Comune per paura di insolvenza. Rischiamo il blocco degli asili, dei servizi cimiteriali, degli impianti sportivi. Non c'è più liquidità in cassa, la prima cosa da fare è consolidare il debito. Noi riteniamo di avere in squadra le persone in grado di farlo. Vogliamo ottenere un prestito ponte, rimettere i conti sotto controllo, con l'obiettivo di abbassare l'Imu già dal 2013. Il risanamento non deve essere fatto vessando ulteriormente i cittadini». Grilloribattechebancheepartitisono«gemelli siamesi». «E davvero pensa di poter risolvere questa situazione senza trattare con le banche? Peccato che né lui né il suo candidato sappiano spiegare come...». Dicalaverità.All'iniziolasuasembravaunacorsadafavorito,oralacampagnadiGrillostacomplicandole cose... «C'è un vento nazionale che spinge a favore di Grillo e che rende questa partita aperta, ma qui ci stiamo giocando la qualità della vita dei parmigiani e il destino della città, non una sfida nazionale. Ripeto: Parma non vuole diventare una cavia per gli esperimenti di qualcuno. Noi vogliamo cambiare le cose sul serio e per questo obiettivo abbiamo lavorato per anni sui banchi dell'opposizione in Consiglio comunale. Abbiamo lottato noi in Comune per mandare a casa l'ex sindaco Vignali, non Grillo. Vogliamo cambiare sì, ma sulle cose concrete, non sugli slogan. Come ha fatto Pisapia a Milano». ProprioPisapia èvenutoaParmaper sostenerla.Cosa le haconsigliato? «Ha detto che i nostri due progetti sono in simbiosi, che collaboreremo sull'agenda digitale, per dare insieme più trasparenza ai nostri Comuni. Non ci interessa eccitare gli animi con degli slogan fine a se stessi, non vogliamo sostituire un gruppo di potere con un altro». EtuttavialasfidadiParmahaassuntogiocoforza un valore nazionale. Come intendete reagire? «Non mi piace questo uso che si vuole fare di Parma, ci vuole più rispetto per la città. Noi andiamo avanti proponendo le nostre soluzioni ai problemi reali, stando in mezzo alla gente. A noi interessa esclusivamente il bene di Parma, non altro». LeièpresidentedellaProvincia,enonsièdimesso per fare la campagna elettorale. Crede di aver regalatoun assist aigrillini? «Sono presidente dell'Upi regionale, e gli altri presidenti dell'Emilia Romagna mi hanno chiesto di restare al mio posto per gestire questa delicatissima fase di transizione per le Province che a fine anno dovranno cambiare pelle. È una vicenda che interessa il destino di 5mila lavoratori, e infatti ho continuato ad occuparmene, nonostante la campagna elettorale». Tema scivoloso, se l'avversario è «l'anticasta» per antonomasia. Dicono che lei abbia cercato unsalvagente incaso di sconfitta... «Dicano quello che vogliono, io ho fatto quello che ritenevo giusto. E non l'ho fatto per salvaguardare me stesso». L'INTERVISTA VincenzoBernazzoli L'EDITORIALE PIETROSPATARO La protesta davanti la Prefettura da parte dei sostenitori del centro-sinistra SALVATORE MONTEVERDE/ANSA Bernazzoli: «Parma non può fare da cavia per giochi nazionali» Parla ilcandidatosindaco delcentrosinistra: «IlComuneècosì indebitato chesonoarischiogli stipendidi giugno.Ladestrastagiocando unapartitaspregiudicata» SEGUEDALLAPRIMA E che quindi la libera e non condizionata scelta degli elettori sia stata manipolata. Si profila una grave lesione democratica che non può non preoccupare chi ha il compito di vigilare sul regolare svolgimento delle elezioni. In Italia non possono accadere episodi che ricordano i brogli di qualche Paese sudamericano, oppure le violazioni plateali più volte denunciate nella Russia di Putin. Non si può accettare in silenzio che dalle urne esca, come per magico incanto, un risultato diverso da quello effettivo. I fatti sono gravi e per questo c'è un'inchiesta della Procura. Sono state sequestrate tutte le cinquantamila schede nei novanta seggi cittadini. C'è un'ipotesi di reato - corruzione elettorale - e c'è anche un consigliere del Pdl iscritto nel registro degli indagati. I pm stanno accertando ogni possibile violazione avvenuta dentro e fuori i seggi. Soltanto in uno, il numero 85, sono state trovate due schede in più rispetto al numero degli elettori iscritti, tre non erano state vidimate e sono spuntati persino trenta certificati usati due volte. Ma non è tutto: ci sono anche casi di elettori che hanno scoperto andando alle urne di aver già votato, altri che hanno ricevuto la visita a casa di componenti del seggio con la richiesta di controllare il numero del certificato elettorale. Non aggiungiamo altro, anche se fuori dalle sezioni sono accaduti altri strani episodi: pressioni, offerte di soldi, tentativi di «convincere» i candidati di altre liste a far usare il voto disgiunto (uno a lui, l'altro al candidato sindaco dello schieramento avversario). È' un quadro inquietante. Anche perché il candidato del Pdl, Sergio Abramo, ha superato per soli 130 voti la soglia del 50% che gli ha assicurato l'elezione al primo turno senza passare per il ballottaggio. Sarebbe stata, per Catanzaro, una bella sfida: il giovane candidato del centrosinistra, Salvatore Scalzo, era infatti riuscito nell'impresa in una città dominata dalla destra: con il 43% dei voti era un avversario competitivo e la partita sarebbe stata del tutto aperta. Le cose, purtroppo, sono andate diversamente: l'ufficio elettorale centrale, nonostante le anomalie nei verbali ufficiali, ha deciso la proclamazione. Quindi, Abramo è sindaco, mentre la Procura indaga sulla corruzione e su un consigliere che, da solo, gli ha portato in dote più di 600 voti. La magistratura farà il suo lavoro, il Tar ha già sul tavolo il ricorso presentato insieme dal Pd, dall'Udc e da Fli e dovrà decidere se annullare o meno le elezioni. Il problema è che si lavora su tempi lunghi, si parla di otto-dodici mesi. Ma si può aspettare un anno per sapere se quel sindaco è il vero sindaco o lo è diventato grazie a trucchi illeciti? Si può accettare l'idea che un'importante città del Mezzogiorno, in una zona dove le infiltrazione mafiose sono dietro l'angolo e la crisi sociale è più dura che altrove, abbia un Comune che è una specie di castello dei sospetti incrociati? Si può accettare che venga leso il rapporto fiduciario tra gli elettori e l'istituzione che li rappresenta? Sono domande alle quali si deve dare risposta, accertando le violazioni e riportando giustizia. Per questo il caso Catanzaro è un grande caso politico, che chiama innanzitutto il ministro dell'Interno che può, con la sua sensibilità istituzionale, trovare la via d'uscita. Perché se passa l'idea che in Italia si può diventare sindaco anche con l'imbroglio vuol dire la democrazia è dimezzata e il principio di legalità colpito a morte. ANDREACARUGATI ROMA Democrazia dimezzata . . . «La prima cosa da fare sarà consolidare il debito. Grillo pensa di poterlo fare senza trattare con le banche?» lunedì 14, maggio, 2012 3
«ALLARME», «CLANDESTINI», «INVASIO-NE», «ONDATE». DOPO L'INCONTRO DI SABATO TRA IL MINISTRO DEGLI ESTERI TERZI E IL SUO OMOLOGO LIBICO, IN NUMEROSI TELEGIORNALIEGIORNALIHARIPRESOQUOTAILVOCABOLARIO DELL'EMERGENZA PIÙ ANSIOGENA: sulle coste italiane si starebbe per abbattere una nuova marea umana, brulicante e pericolosa. Talvolta la voce fuori campo dice che per ora i numeri non sono particolarmente consistenti, ma le immagini abbinate al testo mostrano barconi stracarichi e hanno un impatto emotivo ben superiore rispetto alle parole. Visto che questo film lo conosciamo bene, per avere assistito negli ultimi anni a infinite repliche, è il caso di ricordare alla politica le sue responsabilità. Al governo Monti chiediamo dunque di marcare una discontinuità, anche linguistica, con la comunicazione del precedente esecutivo. Sulla paura degli immigrati il governo Berlusconi aveva consapevolmente speculato, come ha riconosciuto pubblicamente due mesi fa persino l'ex ministro dell'Interno Maroni, il titolare della politica dei respingimenti per la quale l'Italia è stata censurata in sede europea, parlando con gli studenti dell'Università dell'Insubria: «quando abbiamo visto che il tema degli immigrati era elettoralmente redditizio, ci abbiamo marciato». Era lo stesso governo il cui leader l'anno scorso commentava le rivolte nordafricane per la libertà lanciando l'allarme contro lo «tsunami umano» che avrebbe investito il nostro Paese. Le parole che Monti ha usato ieri, parlando ai giovani della Cittadella della Pace, in provincia di Arezzo, hanno toni ben diversi dall'allarme di Terzi e vanno nella direzione giusta: il premier ha ricordato «i possibili aumenti di sbarchi a causa della situazione in Siria», ha spiegato che «non si può pensare che cessino per miracolo gli arrivi dalla sponda sud», ma ha anche fatto appello al «ponte di fiducia che bisogna creare tra le giovani generazioni del Mediterraneo: non va alimentato il pregiudizio, e va insegnato loro che gli “altri” non sono nemici, ma alleati». Ma il compito di noi giornalisti non può essere soltanto quello di dare pagelle alla politica. È bene che rammentiamo anche le nostre, di responsabilità: quelle alle quali ci richiama la Carta di Roma, sottoscritta nel 2008 da Ordine e Sindacato dei giornalisti, d'intesa con l'Alto Commissariato Onu per i rifugiati, proprio per tentare di rispondere ai guasti provocati da una cattiva informazione sui temi dell'immigrazione. Certe spregiudicate campagne politiche hanno potuto essere così efficaci perché spesso noi dell'informazione siamo andati a rimorchio, consapevolmente o no. Quando l'allora ministro Roberto Maroni dichiarava trionfante che la drastica riduzione degli arrivi sulle coste italiane significava aver salvato tante vite umane, in pochi di noi gli hanno chiesto se invece quelle vite fossero finite nelle acque del Mediterraneo, o respinte verso i lager della Libia di Gheddafi. E anche le nostre parole portavano traccia di un disprezzo funzionale ad una politica xenofoba: per anni li abbiamo chiamati «vucumprà», poi sono diventati «clandestini» (tutti, anche quelli che sono invece rifugiati, o richiedenti asilo). La Carta di Roma ci ricorda che siamo tenuti a fornire un'informazione aderente ai dati di fatto e alla consistenza reale dei fenomeni (per esempio raffrontando i numeri degli arrivi in Italia con quelli ben più cospicui che hanno interessato altri Paesi); a usare le parole in modo preciso, senza un immotivato ricorso a termini criminalizzanti; a ricordare quali siano le situazioni dalle quali questi uomini e donne vengono via, e perché. Non dobbiamo essere «buoni» verso gli immigrati: dobbiamo semplicemente fare i giornalisti, cioè «rispettare la verità sostanziale dei fatti», come dice la legge istitutiva della nostra professione. È il contributo che possiamo dare alla costruzione di un Paese più civile. L'ITALIA HA UNA PRODUZIONE RICCHISSIMA IN UNPARTICOLARESETTORE.NONÈQUELLODEGLIELETTRODOMESTICI O DELLE AUTOMOBILI. È QUELLO DEI LUOGHI ARCHEOLOGICI. Sono - tra siti, monumenti e musei - oltre 2.500, ogni anno visitati da oltre 15 milioni di visitatori. Una fonte di cultura ma anche di guadagno, di “profitto” che potrebbe lievitare se fosse curata. Non è così e così capita che i depositari di questa immensa ricchezza italiana, gli archeologi, facciano la fame. L'accorata denuncia è di Astrid D'Eredità, archeologa e appare nel libro Se potessi avere 1000 euro al mese. L'Italia sottopagata di Eleonora Voltolina (Laterza). Secondo un censimento dell'Ana (Associazione nazionale archeologi) il 74% degli archeologi guadagna meno di 20.000 euro lordi all'anno, mentre solo il 10% riesce a raggiungere livelli di retribuzione tra i 20.000 e i 35.000 euro. Inoltre il 63% lavora meno di sei mesi all'anno. Un lavoro esposto alla precarietà. Il 27% sono partite Iva, il 21% sono co. co.pro, il 14% godono di collaborazioni occasionali. Anche loro hanno confidato nella riforma Fornero ma sono rimasti delusi. Anche i recenti emendamenti vengono considerati addirittura peggiorativi dall'associazione “20 maggio, flessibilità sicura”. Ad esempio l'aumento al 33% dell'aliquota che pagano i soggetti a partita iva per la pensione è considerato un taglio a stipendi già esegui. Tra le richieste: ammortizzatori davvero universali, indennità di maternità e malattia, formazione e aggiornamento professionale. Astrid D'Eredità, l'archeologa del libro, quando ha cominciato la sua attività, pensava di avere di fronte un lavoro stabile e gratificante. Dieci anni dopo ha dovuto aprire una partita Iva. Oggi collabora con varie realtà e i contratti, quando ci sono, hanno durate variabili: «da pochi giorni a qualche mese». E osserva: «Io ho sempre cercato di far valere la mia professionalità, ma di fatto un archeologo è visto e considerato al pari di un operaio. Pagato anche meno, talvolta». Oltretutto è denunciato anche un problema drammatico per molti del popolo delle partite Iva ovverosia il ritardo nei pagamenti. Racconta: «Per oltre un anno sono rimasta in attesa che mi venisse corrisposto un onorario: sono riuscita ad ottenere il saldo solo dopo una telefonata del presidente dell'Associazione nazionale archeologi al debitore. Adesso inseguo una ditta tedesca per il saldo di un paio di fatture». Un quadro desolante se si pensa a quegli immensi depositi di ricchezza spesso abbandonati al loro destino. Ha scritto ancora Astrid come si potrebbe dar luogo a un'economia virtuosa «basata proprio sulla cura e la promozione di questo patrimonio, generando un indotto anche in termini occupazionali». Nell'Italia della crisi, alla disperata ricerca di soluzioni innovative qui potremmo scoprire la nostra isola del tesoro. La Germania qui non ci può superare. http://ugolini.blogspot.com Maramotti Atipiciachi? Tra statue e templi la fame dell'archeologo ORA CHE IL TERZO POLO È USCITO A PEZZI DALLE ELE-ZIONI(APEZZICOMECIERAENTRATO)ECASINISIÈAFFRETTATO A DARE IL BENSERVITO A FINI VIA TWITTER (PERCHÈ VIA TWITTER? PER RISPARMIARE SULL'SMS) PER RICONGIUNGERSIALCENTRODESTRA, molti dirigenti del Pd che speravano di sottarsi all'alleanza con Di Pietro e Vendola aprendo all'Udc sono costretti a ripiegare su un'alternativa. Tre le ipotesi al vaglio: 1) Babbo Natale. Secondo un sondaggio Swg-Disney, Babbo Natale è ben radicato su tutto il territorio nazionale, soprattutto al Nord, dove ha raccolto il sostegno di molti delusi dalle mancate promesse della Lega (il 12% degli ex-leghisti quest'anno ha chiesto la Padania a Babbo Natale). Per Enrico Letta, l'alleanza Pd-Babbo Natale rappresenta una valida alternativa alla Foto di Vasto, in quanto il 72 per cento degli intervistati dichiara di fidarsi molto (51%) o abbastanza (21%) di Babbo Natale, percentuale ben più consistente del 7,9% racimolato dall'Udc. Erano già in stampa i primi manifesti che ritraevano Bersani sorridente accanto a Babbo Natale («La foto di Lapponia») quando ci si è resi conto che il campione degli intervistati era composto di minorenni, tra i quali la fiducia in Babbo Natale tocca punte del 89% in Val d'Aosta ma che non sono ammessi al voto. 2) Andare da soli. È la proposta da Walter Veltroni, secondo il quale questa volta il Pd può davvero correre da solo e vincere a patto di aprirsi alla società civile. Per questo, accanto alla sfilza di burocrati di partito, è necessario candidare un'insegnante di yoga, un centrocampista dell'Inter, una suora che va in deltaplano, una spogliarellista, Morgan, un imprenditore del Nord-Est, un imprenditore del Nord-Ovest, un cassintegrato del centro, una disoccupata del sud, Asia Argento e Pisanu. 3) Il partito degli indecisi. I risultati elettorali dimostrano che il primo partito d'Italia è quello degli indecisi: in un anno ha guadagnato il sette per cento dei consensi, salendo al 33%. «Sommando la percentuale degli indecisi a quella del Partito democratico avremmo la maggioranza assoluta dei voti», ha spiegato Giuseppe Fioroni, promotore dell'iniziativa. Fioroni fa notare come l'unione con il partito degli indecisi non sarebbe una semplice alleanza elettorale ma anche programmatica. Lo slogan potrebbe essere una cosa tipo: «Non sai deciderti? Nemmeno noi. Pd, il partito che dà voce alla tua indecisione. Bruno Ugolini Giornalista BuonapoliticaaGenova Sviluppo e partecipazione Con Doria si può fare Andrea Ranieri Ex assessore cultura comune di Genova L'intervento Immigrati e cattiva informazione Roberto Natale Presidente Fnsi AGENOVA,COMEDELRESTOINTUTTAL'ITALIACHEHAVOTATO,LEELEZIONIRIVELANODUETENDENZE DIFONDO.LAPRIMAÈLAVOGLIADISINISTRA. Gran parte del popolo ha capito che dalla crisi si esce se si volta le spalle alle idee e alle pratiche neoliberiste, se si affronta il problema delle disuguaglianze che hanno minato la fase di crescita precedente e che la crisi amplifica, se si afferma un modello di sviluppo che faccia del rispetto per l'ambiente, della economia verde, del sapere e della cultura le leve decisive per creare nuova e buona occupazione. Una voglia di politica alta, che deve ridefinire le stesse coordinate della politica europea e tagliare le unghie alla rapacità della grande finanza globale. Dall'altra un'insofferenza per la politica corrente, per i personalismi e i piccoli e grandi privilegi che l'attraversano, per l'opacità dei suoi livelli decisionali, per la difficoltà ad attivare serie e diffuse modalità di partecipazione. L'affermazione della lista 5 stelle, ma ancor più il crescere della non partecipazione al voto, sono il segnale più evidente di questa insofferenza. Il compito più grande di questa seconda fase della campagna elettorale è lavorare per ricongiungere queste due spinte, che altrimenti rischiano di elidersi, perché nessun progetto riformatore sta oggi in piedi senza attivare le energie della partecipazione, e le pure istanze partecipative vanno a sbattere se non si recuperano le risorse necessarie a dar loro i mezzi per incidere davvero nella vita delle persone. A Genova, Marco Doria e la coalizione che lo sostiene, possono provarci. I materiali a disposizione ci sono, e sono il lascito migliore della precedente amministrazione di centro sinistra. A partire dal progetto Smart city, una grande idea di sviluppo della città basata sulla sostenibilità ambientale e sul risparmio energetico, che coinvolge tutto il tessuto imprenditoriale della città, ma che per vivere ha bisogno di incarnarsi nello stile di vita delle persone, di produrre nuova cultura e nuove modalità di partecipazione e di controllo dal basso. Così come il Puc, con la sua scelta strategica di costruire sul costruito e di far aumentare nella nostra città la parte di terra che respira. Così come la riconfigurazione del sociale, attraverso lo sviluppo di una sussidiarietà non sostitutiva del pubblico, ma capace di ridefinire e di estendere lo spazio pubblico, come luogo dell'inclusione, della relazione, della partecipazione consapevole. Ma tutto questo richiede appunto politica. Una politica capace di rimettere in discussione un patto di stabilità leonino verso gli enti locali, di riattivare un federalismo solidale e democratico, di fornire le risorse per coniugare, nelle città e nei territori, sviluppo e partecipazione. Questo può e deve essere il centro della politica di centro sinistra, il cambiamento di rotta più sostanziale da chiedere al governo Monti, per permettere alle città di tornare ad essere, come nei momenti migliori della storia d'Italia, il motore primo dello sviluppo sostenibile del Paese. . . . Rispetto per la verità Ricordiamo noi giornalisti il richiamo della Carta di Roma .. . Fornire cronache aderenti ai dati di fatto evitando il ricorso a termini criminalizzanti FrancescaFornario Duemiladodici COMUNITÀ Altro che foto di Vasto Alleanza con Babbo Natale lunedì 14, maggio, 2012 13
CLAUDIAFUSANI ROMA Adesso è probabile che due mondi ideologicamente così distanti come quello anarcoinsurrezionalista e gli eredi delle vecchie brigate rosse possano ritrovarsi in un'unica aggregazione. La scelta di impugnare le armi stravolge ogni prospettiva o schema mentale con cui abbiamo ragionato finora». È stato pubblica accusa a Bologna nel processo contro le Br-pcc che hanno ucciso Marco Biagi. E ha coordinato le indagini sulle cellule del FAI che alla fine del 1993 firmarono una delle campagne più dure, i pacchi bomba contro i vertici dell'Unione europea, da Romano Prodi a Trichet. Paolo Giovagnoli da tre anni ha lasciato la procura di Bologna ed è procuratore a Rimini. Cosa ha pensato appena ha saputo che un ingegnere dell'Ansaldo era stato gambizzatoa Genova? «Che era un episodio terroristico. E che si ricominciava. Da tempo, pur convinto che le Br-pcc degli omicidi D'Antona e Biagi non siano più in grado di operare, temevo che in un clima sociale ed economico così teso ci potesse essere qualcuno in grado di riorganizzare un gruppo armato pur sapendo che è una strada perdente. Ma non avrei mai pensato agli anarchici». Che invece, come si legge nella rivendicazione,hannoimpugnato«conunacertagradevolezza»leloroarmi.Comesiarrivaa questosalto diqualità? «È una modifica della loro condotta che mi lascia stupito. Anche se, riflettendo bene, avevano già fatto alcune rapine di autofinanziamento armi in pugno in Spagna e in Italia. Però poi chi indaga deve essere molto pragmatico e adeguarsi a quello che accade. Certo è una svolta per la galassia anarchica». Anchel'inizio della fine? «Un agguato di questo genere presuppone una preparazione, un'inchiesta sull'obiettivo per studiarne le abitudini. E sarà molto più facile dimostrare l'accusa di banda armata che finora le formazioni anarchiche hanno evitato come anguille. Più in generale vedo due aspetti: da una parte rischiano di perdere consensi e di alienarsi simpatie; dall'altra sperano di trovare un complice prezioso». Quattro pagine di rivendicazione. Cosa lacolpiscedipiù? «La facilità di lettura, il lessico semplice. La distanza con lo stile e i contenuti vetero delle rivendicazioni delle Br, zeppe di riferimenti ideologici, di parole d'ordine, di neologismi. Qui invece c'è quasi lo sforzo di ragionare di convincere. Quasi di piacere». Scrivonodi«gradevolezza»nell'armare learmi.Scelgonountitolocome«Ilmarchiodellavita-cercandounaviaimmaginifica alla distruzione dell'esistente». Trailnichilismoeil romanticismo.Quasi infantili? «Direi velleitari, anche nella ricerca di temi: il nucleare, l'alta velocità, la tecnologia, tipico di queste formazioni. Anche le Br volevano dare prospettiva al proletariato impugnando le pistole… Questi anarchici scrivono che forse sbagliano “ma che vale la pena provarci” perché non si vogliono ridurre come gli altri “a vivere consumare e crepare”. Loro vogliono dare un senso. Io noto, semmai, un richiamo al dannunzianesimo che c'era già in certa produzione scritta dell'area dell'Autonomia operaia. Se non ricordo male erano loro che descrivevano l'eccitazione che provavano infilando il passamontagna…». Il documento certifica una spaccatura nelmondodell'anarchia? «Un'ala più dura sta prendendo le distanze, pur chiamandoli fratelli e sorelle, da chi invece viene accusato di non oltrepassare mai il limite del possibile e del razionale. Questa ala più moderata viene irrisa e accusata di lavorare al rafforzamento della democrazia. È una spaccatura significativa». La cellula Olga accusa gli altri anarchici diaverenelcodicepenale“l'unicabussolaper le loro azioni”.Che significa? «Li accusano di avere paura di fare azioni che possono veramente infrangere il codice penale». Comevalutailpassaggioincuispiegano perchéhannodecisodinoncolpireEquitalia? «È una scelta più tattica che strategica. Dicono di non voler cercare il consenso ma la complicità. Non cercano solo la simpatia delle persone ma vogliono reclutare, è una chiamata alle armi. Torna la polemica con l'ala meno dura. Detto questo però non criticano chi attacca Equitalia». È infatti sono ricominciati i pacchi bombe all'Agenzia delle entrate. Equalcuno in settimana si è messo a distribuire copiedivolantiniBr.Soggettidiversicercanoun'interlocuzione comune? «Credo che esista un certo numero di irriducibili che sperano di poter far rinascere una nuova tendenza eversiva e rivoluzionaria. E il clima generale è propizio a questo. Ha fatto bene il ministro dell'Interno a fare appello alla coesione sociale e politica». Crede possibile la saldatura tra mondi ideologicamente così distanti come le formazionidimatricemarxista-leninista e igruppi anarchici? «È possibile perché, in una prospettiva breve, non hanno altra forma di aggregazione che non quella di unirsi a chi ha deciso di prendere le armi». Lei che ha indagato su Biagi, sulla questionescortehaqualchesuggerimento? «È il problema più serio, sul momento. E il più difficile da affrontare. Loro cercano di colpire chi è senza scorta. Bisogna proteggere chi è più a rischio ma questo, purtroppo, non mette al sicuro altri obiettivi meno noti». Pare che le immagini delle telecamere di sicurezza parlino piuttosto chiaro. E aiutano non poco anche le testimonianze degli abitanti della zona, che hanno visto delle persone con i volti scoperti. Gli investigatori impegnati nelle indagini sull'attentato di due notti fa a Livorno, con le due molotov lanciate contro la sede di Equitalia, si dicono «ottimisti». La ricerca dei responsabili si concentra sull'area anarchica-antagonista, soprattutto in Toscana. Gli esperti del Ros e della Digos per tutta la giornata hanno ascoltato altri residenti, per raccogliere nuove informazioni, dopo quelle - definite «utilissime» già finite nel fascicolo d'indagine. Ma hanno anche visionato di nuovo i video «preziosi» in cui sono immortalate quelle 7-8 persone che, nei frangenti dell'attentato, corrono in direzioni diverse. Le scene vengono confrontate con le riprese delle manifestazioni che si sono svolte negli ultimi mesi in Toscana, specie quelle che si sono lasciate alle spalle scritte contro Equitalia o che sono state l'occasione per azioni di protesta piuttosto «vivaci». Una, in particolare, risale all'ottobre scorso, quando a Livorno vennero lanciate uova contro alcune banche. A indirizzare le indagini sull'ambiente anarco-antagonista sono anche alcune delle scritte in rosso - definite «di scenografia» - trovate l'altro giorno nelle vicinanze di Equitalia: «Lotta Continua» e, sulla saracinesca, «Equitalia Boia», con falce e martello. L'attentato non ha provocato danni seri: solo sulla vetrata all'ingresso c'è il segno del fumo. Ma sotto la finestra sull'altro lato dell'edificio - cinque piani di appartamenti in centro a Livorno - sono stati trovati alcuni stracci usati per tentare di appiccare un incendio. Da ieri, sono state aumentate le misure di vigilanza alle sedi di Equitalia e di altri istituti della provincia di Livorno che possano essere considerati «obiettivi» di azioni dimostrative. Oggi potrebbe essere una giornata importante per l'inchiesta. Prima si riunirà il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, con prefetto, carabinieri, polizia e guardia di finanza, «per un'analisi di quanto avvenuto alla sede di Equitalia» e per valutare «eventuali, ulteriori, misure da adottare». Poi, in procura a Livorno, verrà fatto il punto della situazione sulle indagini, durante un incontro fra i magistrati e gli investigatori della Digos e del Ros di Livorno. Sembra di respirare un certo ottimismo tra chi indaga per dare nome e cognome al commando che il 7 mattina ha gambizzato l'ingegnere Roberto Adinolfi. Le indagini della procura di Genova, i pm Franz e Piacente, stanno puntando su un ristretto numero di persone che potrebbero non essere di Genova pur avendo nel capoluogo un appoggio logistico e nei cui confronti si starebbe consolidando la prova della banda armata. Ros dei carabinieri e Digos della polizia stanno stringendo il cerchio dei sospettati grazie, s'intuisce nel comprensibile riserbo, «al monitoraggio continuo che non è mai venuto meno in questi anni nei confronti dell'area anarco-insurrezionalista. In questa indagine non partiamo certo da zero». Del resto, quando il capo della polizia Antonio Manganelli a febbraio ha potuto dire con tanta sicurezza e davanti al Parlamento che «l'area anarchica era pronta alla svolta e poteva arrivare a uccidere», parlava con la consapevolezza di chi ha in mano elementi certi come documenti intercettati sul web. Come una lettera scritta il 26 marzo scorso da un gruppo anarchico greco arrestato dall'antiterrorismo greco. La lettera - di due pagine - è stata redatta in greco, fatta uscire dal carcere, tradotta in inglese il 29 marzo e messa in rete il primo aprile sul sito Cospiracy Cells of fire (da alcuni fiancheggiatori delle cosiddette Cellule di Fuoco Fai/Fri, le stesse che hanno firmato l'agguato a Adinolfi. Nel manoscritto si invita a «colpire i manager (Let's attack the managers)». Il documento sarebbe stato scritto dagli otto membri della cellula in cui milita Olga Oikonomidou (arrestata lo scorso anno insieme ad altri quattro militanti della Federazione Anarchica Informale) e che ha dato il nome. Il testo reca la data del 26 marzo, è stato tradotto in inglese il 29 marzo e messo in rete il primo aprile, sul sito delle «Conspiracy Celles of Fire», la Cospirazione delle cellule di fuoco che ha deciso «l'azzoppamento» di Adinolfi. Per gli investigatori la frase «Attacchiamo i manager e i superiori della civilizzazione» potrebbe essere addirittura un ordine partito dal carcere greco a chi vuole e può raccoglierlo nella galassia anarco-insurrezionalista. Un fatto è certo: il motorino utilizzato dal commando era già stato rubato (12 febbraio). Il riferimento ai manager e ai tecnici è specifico anche nella rivendicazione di Adinolfi. «L'obiettivo – si legge – è uno scienziato incolore, un tecnico, termine tristemente di moda in questi tempi che dietro una fittizia neutralità nasconde la longa manus del capitale». Seguendo il filo del web, ma non solo, la procura sta analizzando diversi dossier relativi agli ultimi dieci anni di guerriglia a bassa intensità anarco-insurrezionalista. Al di là delle sentenze e dei processi (pochi condannati e per reati minori come porto di esplosivi) non c'è dubbio che negli archivi di Ros e Digos la lista dei possibili sospetti è lunga. Furono decine gli indagati per la campagna Santa Klaus 2003), per gli ordigni durante il festival di San Remo e alla questura di Genova (2002), al commissariato di Voltri e Prà (2005) e al commissariato di polizia di Sturla (2004). Gruppi che hanno sempre avuti alleanze in Spagna e in Grecia. L'INTERVISTA «Adinolfi? È una chiamata alle armi» Raid a Livorno Investigatori ottimisti Oggi vertice in Procura L'ITALIA E ILTERRORISMO C.FUS. ROMA PINOSTOPPON LIVORNO Il ministro Cancellieri ha proposto l'uso dell'esercito per salvaguardare gli obiettivi sensibili FOTO ANSA . . . L'attentato a Genova potrebbe implicare la saldatura tra anarchici e le vecchie Br . . . Le scorte sono il problema più difficile: loro colpiscono chi non ce l'ha E ora le indagini puntano fuori Genova . . . Sul tavolo di Digos e Ros le informntive di dieci anni di attentati a bassa intensità PaoloGiovagnoli Magistrato,datreanni ha lasciato laprocura diBolognaedè procuratoreaRimini. Ha indagatosull'omicidio BiagiesullecelluleFai 8 lunedì 14, maggio, 2012
SETTANTASETTEANNIE579GOLINDUE.GLIULTIMINEL GIORNO PIÙ TRISTE E PIÙ SPECIALE, COL PUBBLICO IN PIEDI E IN LACRIME A SALUTARE UN PEZZO DI STORIA CHESE NE VA.C'è l'interminabile giro di campo di Alessandro Del Piero allo Juventus Stadium in fondo ad un campionato che i bianconeri chiudono imbattuti e portati in trionfo da una festa cittadina con oltre centomila persone in strada. Ci sono i baci che Pippo Inzaghi lancia verso la curva sud osannante per il suo ultimo gol in rossonero a chiudere la giornata mesta del Milan, con tanti rimpianti per uno scudetto scappato via e una fetta di leggenda rossonera che si accommiata dal palcoscenico di San Siro. A Torino l'Atalanta è una comparsa, Marrone apre la festa e consegna il palco al capitano, all'ultima recita con quella maglia che è stata una seconda pelle per diciannove anni, che segna da fuori regala al suo prossimo ex pubblico l'ultima magia (la numero 290) di una vita intera sotto la Mole. Il 2-1 è una autorete di Liechtsteiner, mentre Barzagli segna il rigore del 3-1 finale e mette il suo nome, per ultimo, nel tabellino dei marcatori dove tutti i suoi compagni di squadra si erano già iscritti in questa stagione. Un trionfo di gruppo e di squadra, fino all'ultimo uomo, fino all'ultimo minuto. Ma a quel punto, lo Juventus Stadium era già un catino di lacrime e gioia, di cori per il capitano a cui Antonio Conte aveva concesso la standig ovation dopo 13' del secondo tempo e di tentativi estremi di convincere la dirigenza bianconera ad invertire la storia già scritta, a tenere in casa il campione più amato, il capitano indimenticabile che in fondo ad una carriera vestirà un'altra maglia, la terza nella vita dopo quella del Padova. «Oggi è un giorno incredibilmente bello, ma c'è anche una forte tristezza in me», la parole del capitano. A cui le offerte di restare non sono arrivate neanche ieri, nel giorno degli affetti e dell'orgoglio. «Nessuno mi ha chiesto niente, non credo che possa succedere - ha spiegato - Rinunciare a giocare a calcio e fare il dirigente? Ho tutta una vita per fare il dirigente sempre che qualcuno me lo chieda. Si è creato con la gente un rapporto ventennale, è qualcosa che va oltre. Ma io sono nato per giocare a calcio, sto bene e voglio continuare a farlo». Ad attenderlo c'è un nuovo capitolo. Una storia da riscrivere per ricominciare prima di chiudere per sempre, forse dall'Inghilterra. «Il futuro è adesso, il domani lo vedremo», alza le spalle Alex che nei giorni scorsi, vinto lo scudetto, ha voluto per prima cosa guardare indietro e ringraziare. Innanzitutto quanti, come lui, dopo la bufera di Calciopoli hanno scelto di restare anche in serie B. «Noi c'eravamo», ha scritto. «Quando siamo caduti. Quando non sapevamo che fine avremmo fatto. Quando l'abbiamo saputo, e l'abbiamo accettato. Lottando per rialzarci». Da Berlino a Rimini in due mesi appena, dalla coppa del mondo alzata al cielo al primo, amaro, assaggio di serie B con il pareggio di Ricchiuti. Alex se ne va, da campione d'Italia. da campione in ogni caso, non una polemica o una frecciatina nonostante le tante panchine e i gol, decisivi, ritrovati assieme al campo. C'è ancora una Coppa Italia da vincere prima di salutarsi, poi ognuno per la propria strada col magone e una valigia di ricordi. Gli stessi che Filippo Inzaghi non si arrende a dover chiudere dopo 300 gare in rossonero e una bacheca infinita di successi e gol. L'ultimo lo ha segnato ieri per regalare il successo sul Novara al Milan sbilenco di questo finale di stagione, spaventato dal vantaggio di Garcia e rimesso in piedi dalle reti del redivivo Flamini e di Super Pippo. Poi c'è tempo solo per la commozione e per gli abbracci: se ne vanno Gattuso, Seedorf, Zambrotta e Nesta e con loro il Milan perde quasi per intero ciò che resta della vecchia guardia campione d'Europa. Se ne va anche Inzaghi, che bacia la maglia, piange e lascia socchiusa la porta. Che i sentimenti, qualche volta, pesano più di ogni altra cosa. «Come si fa a uscire? Non ce la faccio ad andare a casa- ripeteva ieri, frastornato dalla festa tributatagli da san Siro - È tutto magico, questa maglia mi ha fatto vivere emozioni incredibili, ho battuto tutti i record. Forse è giusto lasciare così o forse no, perché ho tanta voglia. Per me è difficile giocare con un'altra maglia, devo riflettere». Rifletterà Pippo, e rifletterà anche la dirigenza milanista, a partira de quel Galliani che ieri non riusciva a buttare giù il groppo in gola. «Parlerò con lui e con Berlusconi - ha aggiunto Inzaghi mi hanno voluto loro al Milan e ora vediamo cosa mi proporranno: quando non hai dolore e hai la voglia di un ragazzino dire basta è dura, ma anche non giocare con la maglia del Milan è dura. So la mia età, ma posso ancora dare una mano». È finita davvero? Forse sì. O forse, Allegri permettendo, c'è ancora un capitolo. Lagioia diFilippo Inzaghi dopoaver realizzato il suoultimogol inmaglia rossonera FOTO DI MATTEO BAZZI/ANSA VinconoJuventuseMilan Nella festaper loscudetto il salutotristedelcapitano SanSiroomaggiaPippo, Gattuso,NestaeZambrotta SPORT Gol, lacrime e addio DelPieroe Inzaghi,unpezzodistoria MASSIMOSOLANI twitter@massimosolani AlessandroDel Pierosaluta i tifosi juventini dopo ilgol realizzato all'Atalanta FOTO DI JONATHAN MOSCROP/LAPRESSE HA VINTO LASQUADRA CHEPIÙDELLEALTREVOLEVAVINCERE. Difficile non partire da questa semplice considerazione: lo spirito e le motivazioni sono la base della conquista del 28˚ scudetto della Juventus. Tornata alla ribalta dopo gli anni bui di Calciopoli, la Juve ha compensato il divario tecnico dal Milan con l'agonismo e con la continuità, lasciando a una distanza abissale squadre non meno attrezzate, come l'Inter o il Napoli. La sua imbattibilità non va letta in una chiave di supremazia tecnica, ma in quella della determinazione, dell'organizzazione e della continuità. Questo non significa lasciare in disparte altri motivi essenziali. Primo fra tutti, la superiorità nella fase difensiva. Alcuni numeri sono più importanti di altri. La Juve ha segnato qualche gol in meno del Milan e pochi più del Napoli. Ma ne ha subiti molti di meno: soltanto 20, ben 13 meno dei rossoneri. Oltretutto la difesa juventina è apparsa non soltanto granitica, ma ottima nella fase di disimpegno e di possesso palla. Il secondo motivo del successo è Andrea Pirlo. Senza un regista della sua caratura, la pregevole organizzazione di gioco di Antonio Conte non sarebbe concepibile. Grazie all'ex rossonero la squadra ha potuto fare a meno di un autentico bomber. È sotto gli occhi di tutti il macroscopico errore commesso dal Milan lo scorso anno: Allegri può aver ovviato alla mancanza di un regista, ma averlo regalato alla principale contendente è imperdonabile. La svolta del campionato a sette giornate dalla fine, in concomitanza con l'eliminazione del Milan dalla Champions. Assai più che il logoramento atletico, è stato quello psicologico a contare. Invece che liberare risorse per la volata finale, l'eliminazione subita dal Barcellona ha tarpato le ali ai rossoneri, che dopo la sconfitta casalinga con la Fiorentina hanno perduto il loro vantaggio. Le altre squadre hanno subito il dominio bipolare di Juventus e Milan, in un contesto caratterizzato da una forte fluidità e da un evidente livellamento dei valori. La palma del gioco migliore va sicuramente all'Udinese. Ma la lotta per il terzo posto è apparsa tutt'altro che entusiasmante. La verità è che, fino alle ultime in graduatoria, molte squadre hanno mostrato valori paritari o quasi. Molti divari in classifica non si spiegano tanto tecnicamente, quanto in chiave di conduzione sportiva e di strategie societarie. Non sono poche le squadre che dovranno compiere una seria revisione. Il bilancio del campionato non può prescindere però da un'ultima considerazione: il livello del nostro football appare in discesa se visto nel quadro europeo (mentre l'ombra di nuovi comportamenti illegali si è ormai fatta concreta e può produrre l'ennesima crisi del movimento). Basti pensare che la parte decisiva del torneo si è svolta quando tutti i club italiani erano già fuori dalle competizioni europee, esclusi dalle semifinali per il secondo anno consecutivo. Il campionato non ha proposto una nuova generazione di giocatori italiani. I volti delle nostre eccellenze sono sempre gli stessi, prossimi alla fine della carriera. L'Europeo ci dirà se parlare di declino sia appropriato o meno. DIFESA EPIRLO LEARMI DICONTE ... Alex:«Sononatopergiocare alcalcioevogliocontinuare» L'attaccanterossonero lascia aperta laporta:«Vedremo...» ILCOMMENTO SILVIOPONS U: lunedì 14, maggio, 2012 21
RAMSCI onlus ISTITUTO FONDAZIONE Einaudi Editore UNA SERATA CON GRAMSCI in occasione dell'uscita del volume di GIUSEPPE VACCA VITA E PENSIERI DI ANTONIO GRAMSCI (1926-1937) edito da Einaudi ROMA GIOVEDI 17 MAGGIO 2012 ore 18|20 SPAZIO RISONANZE AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA VIALE PIETRO DE COUBERTIN 30 GUIDO SALVETTI IL RUOLO DELL'ACCADEMIA DI SANTA CECILIA NELLA MUSICA DEL PRIMO ‘900 SILVIO PONS I DILEMMI DEL PRIGIONIERO CRISTINA COMENCINI LE SORELLE SCHUCHT: IL PRIVATO SI FA STORIA presiede BRUNO CAGLI d MUSICHE MEDIOEVALI E RINASCIMENTALI eseguite da ANTONIO GRAMSCI jr e FRANCO FOIS info@fondazionegramsci.org | tel. 06 5806 646 12 lunedì 14, maggio, 2012
L'INTERVISTA Èuno dei volti più conosciu-ti della «Generazione H»,nel totoministri tuttiscommettono su di lei perun dicastero di prestigio: igiornali francesi già parlano di lei come madameCulture. «Per me dice a l'Unità - una meravigliosa avventura si è aperta domenica scorsa, con la vittoria di François. Ora staremo a vedere, mi piacerebbe tornare a scrivere, ho già in testa la trama di un nuovo romanzo…». Un sogno che lei, Aurélie Filippetti, 39 anni, parlamentare socialista, origini italiane, responsabile cultura, audiovisivi e media nello staff di François Hollande, dovrà tenere nel cassetto, perché un'altra avventura, tutta politica, l'attende. Il suo rapporto con la memoria, personale e pubblica, Aurèlie lo dipana nel romanzo a lei più caro, e più sofferto, tradotto in Italia dalla casa editrice Tropea: Gli ultimi giorni della classe operaia. Commosso omaggio di una figlia al padre morto prematuramente per una malattia professionale ai polmoni: il romanzo ne ripercorre la vita di operaio emigrato in Francia. Ricordi personali e storie di famiglia che rispecchiano la grande memoria collettiva degli immigrati italiani nelle miniere della Lorena. Minatore italiano e comunista, attraverso di lui Aurélie ritrae una generazione di lavoratori segnati dall'esilio, dalla guerra, dalla recessione economica, ma che sapevano essere profondamente solidali tra loro. Accanto a questo plot, si muovono le mogli, i figli e un'intera popolazione nascosta, sacrificata e spesso dimenticata. Angelo Filippetti rimarrà fedele ai suoi ideali, battendosi tutta la vita per l'affermazione della giustizia sociale. Un valore - rimarca Aurélie Filippetti - che «non tramonta mai». Come non tramonta il suo amore per le arti e la letteratura, rimasta orfana a 19 anni, Aurélie confessa: «A darmi la gioia, oltre che la forza, di vivere è stata la letteratura». Una vita che l'ha portata ai vertici della politica francese, è stata lei, giovane socialista di origini italiane ad aver introdotto Hollande in tutti i comizi di questa lunga campagna elettorale. Dobbiamorivolgercialeiconun“signora ministra”?Tuttiglianalisti la indicanocome una delle donne scelte da Hollande per farpartedel nuovo governo. «Francamente non ne so nulla, nessuno mi ha detto niente, anche se..». Anchese? «Sarei ipocrita se lo negassi: sarei onorata di far parte della squadra di governo scelta da Hollande. Chiunque decide di impegnarsi in politica non può sottrarsi, se viene indicato, a cimentarsi con l'esercizio della responsabilità. La politica, almeno come l'intendo io, è una sfida continua a tradurre le proprie convinzioni, i propri ideali, in atti concreti. Grecia fuori dall'euro? Berlino sottovaluta l'effetto-domino L'ANALISI SILVANOANDRIANI L'ipotesi alternativa appare tuttavia la più probabile se si considera il carattere sistematico degli errori commessi e il fatto che essi si inscrivono in una logica coerente, quella con la quale il governo tedesco sta ispirando l'intera politica economica europea: l'austerità a senso unico. In fondo, alla Spagna non si sta facendo un trattamento diverso. E ogni volta che le decisioni prese si rivelano inadeguate si cerca di mettere una toppa, ma all'interno dello stesso schema. Stiamo assistendo attoniti all'influenza straordinaria che ha ancora sull'establishment tedesco il pensiero economico germanico del secolo scorso. I politici tedeschi appaiono più che mai prigionieri degli economisti del passato. Il principale custode del pensiero passato pare sia ancora la Bundesbank. L'attuale presidente Jens Weidman è subito intervenuto per dire no, non solo alla rinegoziazione dell'accordo con la Grecia, ma anche a qualsiasi novità nell'approccio alla crisi europea, dagli eurobond all'imposta sulle transazioni finanziarie, per non parlare della possibilità che la Bce faccia davvero la banca centrale battendo moneta. Ha detto no persino alla timida apertura fatta dal ministro dell'Economia alla possibilità di aumentare il tasso di inflazione tedesco con sostanziosi aumenti salariali allo scopo di contribuire al sostegno della domanda europea e di ridurre i divari di competitività fra i Paesi Ue. I dirigenti politici non dovrebbero sottostare a un tale schematismo, da essi ci si aspetta che siano in grado almeno di comprendere l'insostenibilità sociale e politica delle scelte che si stanno imponendo alla Grecia, e non solo ad essa, e le conseguenze gravi per l'unità dell'Europa e per la democrazia che possono derivare da situazioni politicamente incontrollabili. Non è responsabile sottovalutare i rischi di contaminazione che l'espulsione della Grecia dall'euro comporterebbe. La situazione spagnola purtroppo ha una sua dinamica pericolosa. La recente nazionalizzazione di una importante banca ci dice che l'intervento pubblico di salvataggio delle banche, che ha comportato il rapidissimo aumento del debito pubblico, non ha risolto la crisi bancaria spagnola. Essa si sta riacutizzando per il forte aumento dei crediti inesigibili dovuto alla recessione, a sua volta generata dalle politiche di austerità e dalla svalutazione dei titoli pubblici spagnoli presenti massicciamente nei portafogli delle banche. È probabile che in Italia nessuno sottovaluti i rischi della crisi greca, ma è comunque deprimente che i nodi principali della crisi restino sostanzialmente fuori dal dibattito politico. È come se le forze politiche italiane avessero accettato l'idea che a noi spetta solo di fare i compiti a casa. Perché nessuno ha detto al signor Barroso che il suo compito sarebbe di tenere l'Europa unita e non di sfasciarla? Perché al governo tedesco, che sostiene che l'uscita della Grecia sarebbe agevolmente gestibile, nessuno chiede se e come pensa di difendere i titoli pubblici dei Paesi che di volta in volta diventano obiettivi degli attacchi speculativi a causa del contagio della crisi greca? Infine perché non si dice che rinegoziare l'accordo con la Grecia, dopo che esso è stato contestato nel voto democratico, non è una bestemmia. Ormai è chiaro, anche nel caso di nuove elezioni, questa sarà l'unica possibilità per un governo greco di restare nell'euro. Rinegoziare l'accordo non significherebbe solo dare ai greci un tempo ragionevole per realizzare le riforme e l'austerità; dovrebbe significare anche aiutare i greci a rafforzare la loro economia con apporti organizzativi e finanziari, con strategie di investimento da realizzare con l'ausilio e il controllo dell'Ue poiché il rientro da una condizione di vita al di sopra dei propri mezzi non può essere conseguita solo con la riduzione della domanda interna, ma richiede un rafforzamento dell'apparato produttivo. Sarebbe un modo per dimostrare che la parola crescita non è solo una giacultaria. Il presidente greco Karolos Papoulias ha tenuto fede alla sua promessa lavorando per l'intera giornata di ieri a una possibile soluzione della crisi politica greca. L'obiettivo dichiarato è evitare un nuovo ricorso alle urne, tra un mese, e mantenere la Grecia nell'euro, malgrado la maggior parte dei greci, alle elezioni del 6 maggio, abbia detto «no» a ulteriori sacrifici. L'incontro con le tre principali forze uscite dalle urne ha confermato che il centrodestra di Nuova Democrazia e i socialisti del Pasokrimangono favorevoli alla formazione di un governo di larghe intese, della durata di due anni, che provi a ricontrattare le misure di austerità decise dal Fondo monetario e da Bruxelles. I voti, tuttavia, non bastano. Alexis Tsipras, leader del principale partito di sinistra Syriza - nel corso dell'incontro a quattro con Papoulias, il socialista Evanghelos Venizelos e il conservatore Antònis Samaràs - non ha cambiato posizione: nessuna partecipazione, nessun appoggio esterno, nessuna «astensione strategica», che possa favorire la formazione del nuovo esecutivo. Il clima, nel corso della riunione, è stato tutt'altro che pacato. Secondo quanto riferito, Samaràs si è rivolto a Tsipras dicendogli:«All'inizio volevi l'impossibile, cioè governare con i comunisti ortodossi. Adesso rifiuti ciò che è a portata di mano, un governo con una maggioranza e un sostegno più vasto». Da parte sua, l'ingegnere 37enne a capo di Syriza, forte dei sondaggi che lo danno vincente in caso di nuove elezioni, pare abbia riposto che il suo partito «ha fatto emergere con forza la sofferenza dei greci per le barbare misure economiche applicate e non intende fornire ai due maggiori partiti la legittimazione di cui non dispongono più». L'ago della bilancia è oramai il piccolo partito Sinistra Democratica (Dimar) che con i suoi 19 deputati deve decidere se appoggiare un governo di larghe intese, o quantomeno relativamente ampie. Sinora il suo leader Fòtis Kouvèlis ha posto come precondizione la partecipazione o la «tolleranza politica» di Syriza. Nella giornata di ieri, tuttavia, c'è stato un violento scambio di accuse tra i due partiti di sinistra. «Siete pronti a entrare nel governo», ha dichiarato Tsipras. «È falso, una calunnia» ha risposto Dimar. In realtà Kouvèlis ha reso noto di «lavorare per la creazione di un governo ecumenico, con la partecipazione di tutti i partiti che sostengono la necessità che il Paese si sganci dai Memorandum di sacrifici imposti sinora e che riesca a garantire la permanenza della Grecia nell'Eurozona». Altra condizione posta è che «alla nuova compagine partecipino solo personalità che non hanno nessun tipo di implicazione con le politiche applicate fino a questo momento». Per garantire il suo assenso definitivo, quindi, Sinistra Democratica chiede il massimo delle garanzie possibili, con impegni scritti e chiaramente definiti. Anche se non è detto che tutti i deputati seguano il leader del partito sulla via di una coabitazione con forze come Nuova Democrazia molto distanti dalle posizioni dell'area riformista. ACHIRESTA IL CERINO Il gioco politico è molto delicato e ognuno teme di fare un passo falso che possa avvantaggiare l'avversario. Da una parte le forze favorevoli alla formazione di un governo, ed in particolar modo il piccolo partito di Kouvèlis, non sanno che potere contrattuale potranno avere con l'Europa e l'Fmi, cosa sarà possibile realmente cambiare degli accordi sottoscritti. Dall'altra Alexis Tsipras e Syriza non vogliono mostrare di ignorare gli elettori delusi dai piani «lacrime e sangue» che gli hanno garantito il 16% alle elezioni di otto giorni fa, ma non desiderano nenache apparire come pronti a isolare la Grecia. Ad Atene si continua a sperare nell'Europa. In dichiarazioni come quella dei socialisti francesi, i quali ieri hanno ribadito con fermezza che la Francia «non ha votato un presidente dell'Unione europea che si chiama Angela Merkel, che decide in modo egemonico del destino di tutti gli altri partner». I telegiornali greci, assieme a quella della portavoce del Ps francese, hanno dato largo spazio anche alle dichiarazioni di Romano Prodi, secondo il quale «se la Grecia dovesse cadere, cadrebbero anche molti altri Paesi, come un castello di carte». Ad Atene, insomma, si vorrebbe pensare al domani, nella convinzione di poter, malgrado tutto, riuscire a smentire il settimanale tedesco Der Spiegel, il cui titolo di copertina, recita oggi «Addio Acropoli», con un euro in frantumi sopra un capitello ionico. Un reale conto alla rovescia per l'uscita dall'euro potrebbe svuotare le banche elleniche dei capitali rimasti. Basti ricordare che dall'inizio della crisi sono stato mandati all'estero, tramite bonifici e altre vie meno ortodosse, più di 75 miliardi di euro. Il bivio è chiaro: trattativa con l'Europa, sperando in un clima più favorevole, o un cammino che si basi solo sulle forze del Paese. «Se la Germania ci desse finalmente,le riparazioni di guerra- oltre 162 miliardi di euro - il nostro debito pubblico non sarebbe più un problema», ricorda il partigiano Manolis Glezos, figura storica della sinistra greca, di Syriza. In un clima diverso, forse, anche questo elemento potrebbe venir fatto pesare. AurélieFilippetti UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannageli@unita.it L'EUROPAELACRISI SEGUEDALLAPRIMA Papoulias incontra i leader di partito per tentare un esecutivo di larghe intese Necessario l'apporto di Sinistra democratica che però pone condizioni e chiede appoggio a Syriza TEODOROANDREADIS teodoroandreadis@hotmail.com Figliadiun italiano emigrato inLorena,39anni, ha fattopartedellostaff dellacampagnadiHollande eorapotrebbediventare ministradellaCultura «Noi, Generazione H Atene, il governo del presidente spera nell'aiuto dell'Europa . . . Grande risalto nei tg greci alle dichiarazioni francesi contro la cancelliera e di Prodi sul rischio contagio 4 lunedì 14, maggio, 2012
NON CAMBIA NIENTE: L'ULTIMA GIORNATA AGGIUSTA QUALCHE POSIZIONE MA NON TOCCA LE SENTENZE DI PARTENZA.L'Udinese è in Champions League per il secondo anno consecutivo, e questa continuità rappresenta il vero capolavoro di Guidolin. Ai friulani bastava fare punti a Catania, ma per non rischiare Di Natale ha messo le cose in chiaro. Il gol del vantaggio dell'Udinese è un capolavoro di misura e balistica. L'attaccante arriva in corsa verso Carrizo, che esce bene, chiudendo la via verso la porta. Di Natale lo salta ma può solo decentrarsi, e mentre corre verso il fondo, con Spolli in scivolata che stringe la visuale del gol, s'inventa un tocco di esterno destro che scavalca il difensore e dopo il rimbalzo “gira” verso la porta. Il Catania ha un rigore per riaprire tutto, ma Gomez lo fallisce. Nella ripresa il secondo gol dei friulani, con Fabbrini, protagonista di un bel finale di stagione. Per la società di Pozzo una soddisfazione enorme, dopo le cessioni di Sanchez e Zapata lo scorso anno, i bilanci in attivo, e la possibilità di avere l'anno prossimo anche Muriel e Cuadrado, di proprietà dei friulana e lasciati crescere a Lecce. Dietro all'Udinese si gonfia di rimpianti il campionato della Lazio e del Napoli, ieri entrambe all'altezza della situazione, vincitrici di Inter e Siena. Tutto era stato dilapidato prima. I biancocelesti di Reja hanno da rammicarsi per il pareggio interno con il Siena, dieci giorni fa, ma soprattutto l'avidità di Lotito che a gennaio non ha fatto quello sforzo che avrebbe rimpolpato un organico troppo contato. Così, gli infortuni di Klose, Hernanes e Lulic hanno tolto a Reja opportunità decisive, e la Lazio si è fatta rimontare un terzo posto costruito nel girone di andata. Il recupero di Lulic, mattatore ieri sera con tro l'Inter, dimostra come solo i titolari fossero all'altezza dell'obiettivo massimo. Un'occasione sprecata da una società che ha dimostrato di mancare di ambizione. L'Inter ha chiuso con una sconfitta, dopo il debordante derby contro il Milan. Nel primo tempo, la squadra di Stramaccioni ha dominato la Lazio, e trovato un rigore che Milito ha trasformato. Quand'era - o sembrava - padrona del campo, proprio come a Parma ha perso di vista la partita per pochi e decisivi minuti, nei quali Kozak e Candreva hanno ribaltato il risultato. Poi Mauri ha arrotondato. A Napoli il Siena ha battagliato e trovato il momentaneo pareggio con Destro, nel mezzo alla inusuale doppietta di Dossena. Mazzarri ha un alibi da presentare rispetto ai colleghi: la bella cavalcata in Champions League, che ha prosciugato il serbatoio. Poteva essere un campionato di altro livello per il Napoli, ma aver comunque confermato un piazzamento in Europa, anche se minore, non è da buttare. L'altro verdetto che si attendeva dall'ultima di campionato era una montagna impossibile da scalare per il Lecce, arrivato davvero spompato alla volata finale, dopo una rimonta emozionante. Servivano due risultati ai salentini: la vittoria a Verona, e la sconfitta del Genoa, nello stadio muto di Marassi. Nessuna delle due cose si è verificata, anzi. I liguri hanno vinto con un gol di Gilardino, costruito da Marco Rossi. Il Lecce invece non ce l'ha fatta a creare occasioni contro il Chievo, finendo poi punito dalla nuova rete di Vacek, quando ormai non c'era più niente da lottare. CLASSIFICASERIE A MARCATORI 28 RETI: Ibrahimovic (Milan) 24 RETI: Milito (Inter) 23 RETI: Cavani (Napoli); Di Natale (Udinese) 19 RETI: Palacio (Genoa) 16 RETI: Denis (Atalanta); Miccoli (Palermo) 15 RETI: Giovinco (Parma) 14 RETI: Jovetic (Fiorentina) 12 RETI: Klose (Lazio); Destro (Siena) 11 RETI: Calaiò (Siena); Di Michele (Lecce); Osvaldo (Roma); Rigoni (Novara) 10 RETI: Di Vaio (Bologna); Matri (Juventus); Nocerino (Milan); Pinilla (Palermo/Cagliari) 9 RETI: Borini (Roma); Hamsik e Lavezzi (Napoli); Lodi (Catania);Marchisio e Vucinic (Juventus) 8 RETI: Hernanes (Lazio); Floccari (Parma); Mutu (Cesena); Pellissier(Chievo); Ramirez(Bologna); Totti (Roma) SCACCHI ADOLIVIOCAPECE Czebe-Arun Prasad Melaka(Rep. Ceca) 2012. Il Biancomuovee vince. SO LUZIO N E 1.TD 8+!,E D O PO LA FO RZATA 1…T:D 8;2.D :C4, G UA D A G N A N D O LA D O N N A . PUNTI PARTITE IN CASA FUORI CASA RETI G V N P G V N P G V N P F S 1 Juventus 84 38 23 15 0 19 13 6 0 19 10 9 0 68 20 2 Milan 80 38 24 8 6 19 12 5 2 19 12 3 4 74 33 3 Udinese 64 38 18 10 10 19 13 4 2 19 5 6 8 52 35 4 Lazio 62 38 18 8 12 19 10 6 3 19 8 2 9 56 47 5 Napoli 61 38 16 13 9 19 10 6 3 19 6 7 6 66 46 6 Inter 58 38 17 7 14 19 10 4 5 19 7 3 9 58 55 7 Roma 56 38 16 8 14 19 10 5 4 19 6 3 10 60 54 8 Parma 56 38 15 11 12 19 10 5 4 19 5 6 8 54 53 9 Bologna 51 38 13 12 13 19 8 4 7 19 5 8 6 41 43 10 Chievo 49 38 12 13 13 19 8 6 5 19 4 7 8 35 45 11 Catania 48 38 11 15 12 19 9 5 5 19 2 10 7 47 52 12 Atalanta(-6) 46 38 13 13 12 19 9 6 4 19 4 7 8 41 43 13 Fiorentina 46 38 11 13 14 19 7 7 5 19 4 6 9 37 43 14 Siena 44 38 11 11 16 19 8 4 7 19 3 7 9 45 45 15 Cagliari 43 38 10 13 15 19 7 8 4 19 3 5 11 37 46 16 Palermo 43 38 11 10 17 19 10 3 6 19 1 7 11 52 62 17 Genoa 42 38 11 9 18 19 9 6 4 19 2 3 14 50 69 18 Lecce 36 38 8 12 18 19 3 6 10 19 5 6 8 40 56 19 Novara 32 38 7 11 20 19 5 8 6 19 2 3 14 35 65 20 Cesena 22 38 4 10 24 19 2 7 10 19 2 3 14 24 60 Al novantesimo il campionato era dello United: il City di Roberto Mancini stava perdendo in casa 1-2 contro il Qpr. Poi, nel recupero, l'incredibile: prima Dzeko pareggia incornando un calcio d'angolo di Silva, poi Aguero s'inventa un'azione personale e con la collaborazione di Balotelli segna il 3-2. E dopo 44 anni i “cittadini” vincono il torneo. Inutili levittoriediLazio(in rimontacon l'Inter)eNapoli. I friulanipassanoaCataniae sonoterzi. IlGenoabatte il Palermo,retrocedeilLecce Fiorentina 0 - 0 Cagliari Juventus 3 - 1 Atalanta Milan 2 - 1 Novara Cesena 2 - 3 Roma Parma 1 - 0 Bologna Catania 0 - 2 Udinese Chievo 1 - 0 Lecce Genoa 2 - 0 Palermo Lazio 3 - 1 Inter Napoli 2 - 1 Siena SPORT DiNatale l'uomoinpiù Totòchiude i discorsi: l'Udinese va in Champions GIANNIPAVESE sport@unita.it NAZIONALE Tutta la Premier in un minuto. Mancini campione con il City I32diCesarePrandelli DiNatale torna inazzurro ÈVerratti lasorpresa Ecco la listadei 32convocati dalCt Cesare Prandelli invistadegliEuropei diPoloniae Ucraina.La listasarà ridottaa23 nomi. PORTIERI:Buffon,De Sanctis,Sirigu e Viviano; DIFENSORI:Abate,Astori,Balzaretti, Barzagli, Bocchetti,Bonucci,Chiellini, Criscito,Maggio, OgbonnaeRanocchia; CENTROCAMPISTI: Cigarini,De Rossi,Diamanti, Giaccherini, Marchisio,Montolivo,ThiagoMotta, Nocerino, Pirlo,Schelotto eVerratti; ATTACCANTI: Balotelli,Borini, Cassano,Destro, Di Natalee Giovinco.L'Italia esordiràagliEuropei il 10 giugnoa Danzicacontro laSpagna, poici sarà la Crozia il 14 aPoznanper chiudere ilgirone contro l'Irlanda il 18, ancora aPoznan. RISULTATI 38A CAMPIONATO DEL MONDO. Fino a fine mese si gioca il match di Campionato del Mondo tra l'indiano Wyshy Anand, detentore, e l'israeliano Boris Gelfand, sfidante. Si gioca al Museo Tretyakov di Mosca (http://moscow2012.fide.com/en/venue). Dodici le partite in programma, in caso di 6 pari finale titolo assegnato con partite di gioco rapido a tempo ridotto. U: 22 lunedì 14, maggio, 2012
IL TUO MUTUO, COSTRUIAMOLO INSIEME. Esempio al 01.05.2012. Mutuo Domus a tasso fi sso: importo mutuo 100.000 euro, durata 20 anni, fi nalità acquisto prima casa. TAEG 6,140%, TAN 5,70%. Spese istruttoria 600 euro, perizia 250 euro, imposta sostitutiva 0,25% dell'importo del mutuo, avviso/quietanza pagamento rata mensile 1,50 euro, costo comunicazioni di legge 0,70 euro percepiti ad ogni invio. Polizza incendio gratis per le domande di mutuo prima casa presentate dal 30/04 al 30/06/2012. Messaggio Pubblicitario con fi nalità promozionale. Fogli Informativi in Filiale e sul sito internet delle Banche italiane del Gruppo che commercializzano il prodotto. Concessione del mutuo subordinata all'approvazione della Banca. 24 lunedì 14, maggio, 2012
Crocifissi portati in parata, preghiere e slogan contro l'aborto. I fondamentalisti di Militia Christi ben visibili e il sindaco Alemanno, vestito sportivo, che saluta tutti e poi si mette in bella posa con la fascia tricolore. E a chi gli chiede: «Ma non ti vergogni?», risponde piccato: «Ma che vuoi?». Sotto un solleone estivo la (seconda) Marcia per la vita ieri mattina ha visto sfilare un lungo serpentone nel centro di Roma, dal Colosseo a Castel Sant'Angelo, confine del Vaticano. Quindicimila persone, secondo gli organizzatori, hanno marciato esplicitamente «contro le leggi abortiste». E che nel mirino ci fosse la 194, approvata 34 anni fa (l'anniversario arriverà martedì 22 maggio) lo conferma la sparata arrivata a fine giornata dal leader di Forza Nuova, Roberto Fiore: «Quella di oggi è stata la più imponente manifestazione “pro vita” che l'Italia ha visto negli ultimi decenni. Non ho dubbi che il Movimento “pro vita” sia oramai pronto per la grande battaglia referendaria per l'abrogazione della 194. Infatti, uno dei passaggi fondamentali da affrontare perché l'Italia esca dalla crisi che la attanaglia, è proprio quel cambiamento del senso delle leggi che permettono ancora, che milioni di figli vengano uccisi nel grembo delle proprie madri». Alla partenza i partecipanti sono stati accolti dallo striscione delle femministe che penzolava da Colle Oppio: «Aborto clandestino, profitto di milioni, è questa la morale di preti e padroni». Nessuna tensione, solo civile contestazione per una manifestazione che ha diviso la città. La manifestazione ha ricevuto l'adesione di numerosi ecclesiastici di peso, a partire dai cardinali Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, e Angelo Bagnasco, presidente della Cei. «L' iniziativa è già stata incoraggiata da un gran numero di vescovi e cardinali, italiani e stranieri, di associazioni e di fedeli», hanno specificato gli organizzatori. Da parte sua il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha fine marcia ha commentato: «Il messaggio è che nessuna donna, nessuna famiglia, deve essere costretta a rinunciare ad avere un figlio. Roma è mobilitata da sempre per il valore della famiglia». Tra i partecipanti anche il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri: PD:STRUMENTALIZZAZIONE Sabato aveva destato perplessità la decisione di partecipare da parte dell'ex vicesindaco del Pd ed esponente cattolica del partito Maria Pia Garavaglia. Ma ieri è arrivato il dietrofront: «Di fronte alla evidente strumentalizzazione di questo evento, con forze politiche di estrema destra che hanno partecipato dando un evidente segno politico alla Marcia, ritiro la mia adesione nella speranza che temi cosi importanti vengano considerati con la serietà che gli spetta». Per il consigliere capitolino Pd Dario Nanni, «facendo sfilare l'istituzione di Roma Capitale a fianco di gruppi neofascisti, omofobi e antisemiti come Forza Nuova e Militia Christi il sindaco si è assunto la responsabilità di esprimere per la città una posizione minoritaria ed estremista che addita le donne che hanno dovuto ricorrere alla interruzione di gravidanza come assassine». Passati i fondamentalisti cristiani, i Fori Imperiali sono stati invasi dai bambini: giocavano a pallone e andavano in bicicletta. Due appuntamenti sportivi e sociali. Un'altra marcia per la vita. L'uso dell'esercito per difendere «obiettivi sensibili» come Finmeccanica o Equitalia. Lo annuncia il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, dopo l'agguato al manager di Ansaldo, Roberto Adinolfi. E spiega: «In queste ore è stata diramata una circolare che invita ad alzare la soglia di attenzione intorno agli obiettivi sensibili di tutto il territorio nazionale» e «giovedì è prevista una riunione del comitato per l'ordine e la sicurezza» in cui sarà presentato «un pacchetto di proposte». Fino a giovedì saranno messe a punto «le strategie di difesa di tutti gli obiettivi, cominciando ovviamente dalle sedi di Finmeccanica in tutta Italia e dai suoi dirigenti». Uno «sforzo enorme che affronteremo anche insieme con i responsabili sicurezza» di Finmeccanica. E per il quale «abbiamo bisogno di moltissimi uomini». Per questo si pensa anche all'esercito, perché «non possiamo sottrarre forze all'attività investigativa e al controllo del territorio rischiando di scoprire altri possibili focolai di emergenza». Per superare questa fase il ministro si appella alla «coesione nazionale» e argomenta: il governo «pensa di potercela fare, ma non possiamo essere lasciati soli. Possiamo raggiungere il risultato solo con l'appoggio di tutti i partiti» che «devono aiutarci ad abbassare la tensione sociale». Comunque servizi segreti, vertici delle forze di polizia, apparati di sicurezza sono al lavoro per mettere a punto un piano tecnico che risponda all'esigenza di alzare l'attenzione sugli obiettivi indicati dagli anarco-insurrezionalisti nel volantino di rivendicazione dell'attentato a Adinolfi, e non solo. Giovedì sarà messo a punto un piano sicurezza. Intanto «l'esercito è prontissimo a supportare le forze di polizia nei termini che il Paese chiederà. I nostri uomini e donne hanno le capacità e la professionalità per estendere la loro attività qualora sia richiesto» ha annunciato il capo di stato maggiore dell'esercito Claudio Graziano. Alla sfilata degli alpini di Bolzano, interpellato dai cronisti su quanto detto dal ministro dell'Interno Cancellieri sull'uso dell'esercito per difendere obiettivi sensibili come Finmeccanica o Equitalia, Graziano ha spiegato: «Già forniamo circa 400mila uomini e donne per l'operazione Strade sicure tra i compiti istituzionali delle forze armate c'è il concorso alle forze dell'ordine in caso di esigenza». «Piuttosto che pensare all'uso dell'esercito per tutelare Equitalia, il ministro Cancellieri farebbe meglio a dare un volto più umano alla società di riscossione dei tributi, mandando via gli attuali vertici» ha detto il senatore dell'Idv Stefano Pedica. «Se le istituzioni ritengono possibile ricorrere all'esercito, militarizzare il territorio, siamo in un campo minato e sbagliato» è stata invece l'opinione espressa da Sergio Segio, ex terrorista tra i fondatori di Prima Linea e autore materiale degli omicidi dei magistrati Emilio Alessandrini e Guido Galli, intervistato da In mezz'ora in onda su Rai3. Quanto al rischio di un'escalation «dipenderà in buona misura da come lo Stato risponderà a quanto avvenuto a Genova». Sul tema, infine, si registra l'intervento di Sergio Marchionne numero uno di Fiat che sul terrorismo ha detto: «C'è un clima teso e pesante nel Paese Ogni volta che rientro in Italia sento che c'è un clima molto teso». . . . Adesioni alla marcia dalle gerarchie ecclesiastiche ma in piazza ad urlare di più è l'estrema destra . . . Giovedì prossimo piano sicurezza del Viminale. Marchionne: in Italia il clima è troppo teso Manifestazione contro l'aborto con Militia Christi e Forza Nuova. In prima fila anche il sindaco Gianni Alemanno La reazione del Pd: posizioni minoritarie ed estremistiche ILCOMMENTO MARIAZEGARELLI Un sindaco che dimentica di rappresentare tutta la città MANIFESTAREPER LEPROPRIEIDEEÈUN DIRITTO. ANCHE QUANDOSONO MINORITARIE, DI PARTE. Ma un sindaco, il sindaco di Roma in questo caso, rappresenta tutta la città e tutti i suoi cittadini. Non dovrebbe dimenticarlo mai e dovrebbe almeno evitare di mescolarsi con compagnie estremiste, cantori di slogan violenti, fautori della contrapposizione e dell'odio. Il patrocinio del Comune di Roma alla manifestazione contro la legge 194, a cui hanno preso parte anche Forza Nuova e Militia Christi, è stato un grave errore di Gianni Alemanno. Le istituzioni non sono di parte, sono di tutti gli uomini e le donne che rappresentano. Il punto non è soltanto l'opposizione dichiarata a una legge dello Stato, che il Comune, in quanto istituzione, è chiamato a rispettare: il problema più grave ieri era rappresentato dall'insopportabile aggressività contro le donne, definite «assassine» e partecipi di «omicidi di Stato». Con il sindaco che sfilava accanto a chi gridava. L'aborto non è un diritto assoluto, ma è una scelta che la donna compie con sofferenza e verso la quale ognuno deve porsi innanzitutto con rispetto. Nessuno, tanto meno un rappresentante delle istituzioni, può lanciare accuse pesanti come quelle che sono partite ieri da quella piazza. Gridare «assassine» e definire «omicidio di stato» l'interruzione di gravidanza nelle strutture pubbliche non è libertà di espressione. Anche perché la 194 non si propone di liberalizzare l'aborto: non è questo lo spirito su cui si fonda. Promuove la maternità e tutela la donna nel caso in cui il suo stato psicologico e fisico la inducono a fare una scelta diversa. Si può discutere sulle modalità di applicazione, si può - e si deve- chiedere una sua completa attuazione, ma intanto, anzitutto, bisognerebbe fare i conti con lo stato in cui versano i consultori, con personale insufficiente spesso chiamato a sopperire alle croniche carenze strutturali con risorse ormai inesistenti e un'utenza che fatica a trovare risposte. L'Italia è uno Stato laico. Un sindaco non può stare con una parte della sua città che insulta coloro che la pensano in modo diverso. Cancellieri vuole l'esercito. Graziano: «Noi pronti» NICOLALUCI ROMA Fondamentalisti in marcia A Roma corteo anti-194 Gianni Alemanno con la fascia tricolore sfila alla «Marcia per la vita», manifestazione contro l'aborto nel centro di Roma FOTO ANSA MASSIMOFRANCHI ROMA lunedì 14, maggio, 2012 9
ci vuole esperienza e cultura: è questo che la scuola deve essere capace di dare, insegnamento vero più che informazioni. Quanto ai miei nativi, il più piccolo ha sei anni e mezzo, il più grande diciassette. È lui che chiede l'ultimo prodotto e passa ai fratelli quello appena superato: un po' quello che si faceva con i vestiti, un tempo. E al di là delle indubbie competenze tecnologiche, imparano però anche il concetto di servizio. Quando mi chiedono la carta di credito per scaricare questa o quella app, mi devono giustificare a cosa serve e perché». DIGITAL DIVIDE Il concetto di «nativo digitale» è legato al tempo, visto che si parla di persone nate tra l'85 e il '95. Ma, dice Luca Landò, è anche legato allo spazio: «Per restare tagliati fuori da questo nuovo mondo non è necessario vivere in un'isola sperduta: basta nascere in uno dei duemila comuni italiani che ancora oggi non hanno internet». Certo, ribatte Infante, se nasci nel digital divide non cresci come gli altri, non hai le opportunità per apprendere le peculiarità del mondo che cambia e partecipare alle diverse forme di cittadinanza digitale. Un gap inaccettabile, dice Roberto Genovesi, «il linguaggio delle nuove generazioni vive una mutazione, genitori, insegnanti e persino editori devono farci i conti, e imparare a usare questa nuova lingua. Spesso anche gli autori non parlano la stessa lingua dei giovani, questa la ragione di fondo dell'insuccesso di una certa programmazione televisiva di cartoon e fiction rivolte ai ragazzi. Intendiamoci, i target sono quattro: prescolare, bambini, adolescenti e giovani adulti. Non tutti gli autori, per quanto grandi professionisti, sanno parlare ai giovani. Quei ragazzi sono molto diversi da quelli che avevano la stessa età dieci o vent'anni fa». Per secoli, ragiona Infante, «le favole, più orali che scritte, hanno scandito l'evoluzione dell'immaginario, hanno trasmesso senso e istruzioni per l'uso del mondo in cui un bambino s'affacciava. Hanno mostrato, nella rappresentazione fiabesca, i tanti modi di stare nel mondo, dal corteggiamento alla battaglia. Oggi un ragazzo che prende in mano un tablet cerca lo stesso valore narrativo? O la forma (magari touch, basata sull'approccio interattivo) che fa la differenza, il loro pollice intelligente, allarga la finestra dell'interfaccia, noi con il pollice ci facevamo tutt'al più l'autostop. In quell'interaction design c'è una profonda mutazione che rimette in discussione il rapporto tra forma e contenuto». Massarini interloquisce dallo schermo: «Il nostro pollice è stato il telecomando, padroneggiarlo è stata la differenza rispetto alla generazione precedente. Questa è la generazione touch, a noi sta modificare il nostro approccio per entrare in contatto davvero». Molti insegnanti lamentano l'effetto multitasking incalza Infante, «pensano sia un deficit cognitivo dell'attenzione mentre opportuno fare in modo che la capacità di aprire molte finestre multimediali possa essere associato ad un nuovo metodo educativo. Di questa crisi del sistema educativo ne ha parlato Francesco Antinucci più di dieci anni fa nel suo “La scuola si è rotta”. Cosa fare perché la scuola non vada a rompersi irreparabilmente?». Risponde Francesca Puglisi: «La scuola non deve subire il pensiero sincopato la scuola è il luogo della riflessione, deve trasformare l'esperienza e l'attitudine in competenza e conoscenza. Nonostante i tagli e il massacro della riforma Gelmini la scuola pubblica ha ancora molte qualità e potenzialità, e bravissimi insegnanti. La politica dovrebbe valorizzare le buone pratiche e consentirne lo scambio. E incrementare il tempo pieno, che consente il “collaborative learning”, anzi, bisognerebbe tenere aperte le scuole tutto il giorno, tutto l'anno. Una slow school dove i ragazzi possano trovare computer, libri e competenze. Così da metterli tutti sullo stesso nastro di partenza. La scuola può essere il luogo in cui diventa possibile mettere in rete la cultura del territorio, ragiona Infante, non solo per risolvere la dispersione scolastica ma anche per intervenire nelle dinamiche di coesione sociale. Già nel 1997 collaborai con il Ministero della Pubblica Istruzione per avviare progetti di cittadinanza digitale che rendevano le scuole aperte protagoniste di un ecosistema culturale territoriale». Precisa Puglisi: «Lo prevedeva la riforma Berlinguer, quella sull'autonomia scolastica, che stata svuotata dall'assenza di risorse umane e finanziarie. Dove ha funzionato, ha prodotto modelli di apprendimento avanzatissimi e bassi livelli di dispersione. Considero aberrante il tetto del 30% per i ragazzi stranieri, servono invece più risorse e più insegnanti per far diventare multiculturali quelle scuole. Bisogna rimettere in piedi l'Italia e il cambiamento passa anche per la scuola. Insegnanti, genitori, studenti: facciamo un movimento. Con un motto: “non uno di meno” che non vuol dire promuovere tutti ma vuol di- re portare tutti al successo, a trovare la propria strada nella vita. I dati Istat sono impressionanti: la disoccupazione giovanile al 35 per cento, ed aumentata del 24 per cento in un anno. Al basso tasso di istruzione corrisponde un basso tasso di impiego; dobbiamo triplicare il numero di laureati, solo così possiamo sperare di avere più innovazione». È la grande questione del «diritto universale allo studio che ora si coniuga con il diritto universale a internet: la Finlandia lo ha inserito nella propria Costituzione e altri Stati stanno per fare lo stesso», insiste Landò. «La scuola deve utilizzare le nuove tecnologie, internet, il web. E Rai Scuola, incalza Infante, già lavora sull'edutainment, abbiamo bisogno di contare su quella porosità pedagogica che fa assorbire sempre meglio le sollecitazioni formative. «La Rai per prima ha diffuso con nuovi linguaggi contenuti non negoziabili, i valori del servizio pubblico - dice Genovesi - Certo mi piacerebbe se si osasse un canale dedicato agli adolescenti, per sfidare su questo terreno Italia1. Ma attenzione, la tv è cambiata: nessuno si siede sul divano e resta incollato al canale, siamo tutti nomadi digitali, stimolati e succubi delle sollecitazioni. Quanto ai giovani, alle loro tribù in movimento, dobbiamo raggiungerli, dal computer e dal cellulare, e persino dal Nintendo, è la crossmedialità. Molti prodotti nuovi potrebbero essere realizzati dall'interazione di educatori e studenti con linguaggi innovativi». Carlo Massarini ha ideato e condotto trasmissioni innnovative come «Mediamente». Una “sentinella del cambiamento” lo definisce Infante, una “sentinella” dell'avvento del web. «Sentinella no, è linguaggio troppo militare», scherza Massarini che preferisce definirsi divulgatore e osservatore. «Nessuna cultura sostituisce completamente quella precedente. Il mobile consente una connettività continua e offre una straordinaria apertura al web: quello che manca è la bussola, la cultura che consente di scegliere, di andare a fondo. Edutainment è un neologismo giusto, ricordiamoci che i ragazzi voglio soprattutto giocare, la loro una generazione ludica. Molti gli stimoli, pochi gli approfondimenti, si appiattisce invece di rilanciare. La scuola deve dare ai ragazzi la chiave giusta, la voglia di cercare, di esplorare. Di coltivare passioni». . . . Aprire le scuole tutto il giorno, una slow school dove i ragazzi possano trovare computer, libri, competenze EHAB ELZELAKY NON È UN “NATIVO DIGITALE”. MA CONOSCEBENEI“NATIVIDIGITALI”.HAVISTOLAFORZADEI RAGAZZIDELSUOPAESE,L'EGITTO,ha visto come hanno incanalato e alimentato con il web e i social network il vento di protesta di milioni di cittadini. Come la rete ha saputo dare il via ad una straordinaria rivoluzione ancora incompiuta. Serena Barilaro e Jessica Camargo Molano sono due “native digitali” italiane, due giovani blogger, e al Salone del Libro di Torino hanno potuto confrontarsi con Elzelaky, giornalista egiziano che per primo ha raccontato l'evoluzione della blogsfera del suo Paese e blogger a sua volta. Hanno potuto chiedere a lui come si partecipa alla democrazia con un computer, come si avvia il cambiamento partendo da Twitter o Facebook, come si fa a tirar fuori la voce e a farsi ascoltare, anche in un Paese come l'Italia che ai giovani sembra proprio non dare ascolto. A metterli di fronte la presentazione dell'ebook Digital Democracy. Dai social media alla partecipazione politicacurato da Roberta Cocco e Alessandro Lucchini, promosso da Microsoft Italia e distribuito gratuitamente da e su www.bookrepublic.it. Serena:«Come siete riusciti in Egitto a far convergere la gente connessa sul web con le tante persone che non lo usano?». Ehab:«La nostra non è una FacebookRevolution. La nostra è una rivolta nata per il cibo, per le difficilissime condizioni di vita del popolo egiziano. Tutti questi bisogni non trovavano nessuna strada per essere presi in considerazione. Sono scesi in piazza i ragazzi come voi, convocati dal web, ma dopo poche ore sono arrivate le moltitudini che chiedevano una vita migliore». Jessica:«Anche in Italia, in questo periodo, si chiede più giustizia sociale, si chiedono più diritti, bisogna arrivare ad una rivoluzione, oppure possiamo contare sulle istituzioni, sulle forze politiche, sulla pressione dell'opinione pubblica e del web?». Ehab: «La rivoluzione deve essere l'ultima delle carte da giocarsi. Solo se non c'è nessuna altra strada da percorrere bisogna arrivare alla rivolta. I giovani spesso sono irruenti, vogliono il cambiamento e lo vogliono subito. Ma io vi invito ad impegnarvi ogni giorno, ad essere partecipi della politica, a collaborare con le istituzioni. Questo è il modo per ottenere i cambiamenti più duraturi. Ed è anche molto meno rischioso per la vostra incolumità fisica...». Sioccupadeiblogegiziani -chiediamonoialcaporedattorediAlmasryAlYoumNewspaper-damoltoprima chequesti avessero un valorepolitico, comeha vistocompierai questopercorso? «Per la prima volta con i blog, anni prima della rivoluzione, sono potute emergere istanze sociali come l'omosessualità, le differenze religiose. Questo tipo di argomenti non avevano nessuno spazio sui media tradizionali. Nel corso del tempo questo esercizio di libertà sociale ha formato quelle che sono diventate vere azioni politiche». Lascintilladellarivoltaèstatalarete,lagenteinpiazza. Ma poi sono tornati a farsi avanti i veri poteri: l'esercito, le istituzioni religiose, le forzepolitiche... «Questo è vero, ma siamo ancora in campo. I giovani usando il web tengono alta la guardia. Se ci sono scontri o torture le notizie si diffondono in pochi secondi. Si coordinano le azioni. Si fa pressione sulle forze tradizionali. Si diventa in prima persona forza politica come sta facendo il Movimento 6 aprile». Questi movimenti non rischiano, seguendo le dinamichedellaricercadelconsensosulweb,difarsi facilmente influenzare e cooptare da leader forti e spregiudicati. «Non credo, i giovani in tutto il mondo (pensiamo al movimento degli Indignati dei vari paesi, ad Occupy negli Stati Uniti) sanno cosa vogliono, sono tenaci e innovativi. Anche se spesso noi adulti pensiamo siano confusionari e inconcludenti. Lo dico sinceramente, io alla loro età non sarei stato così determinato in piazza. Molti di loro venivano respinti e picchiati duramente, eppure il giorno dopo erano di nuovo in strada al loro posto... ». Twitter @cbuquicchio Democrazia è un hashtag Laprotesta corresulweb mapoioccupa lepiazze CESAREBUQUICCHIO cbuquicchio@unita.it AlSalonediTorinoconfronto traEhabElzelaky,blogger egiziano,eduegiovanissime italianesui temidella rabbia socialeesul ruolodellaRete L'ANALISI CARLOINFANTE FRANCESCAPUGLISI L'APPRENDIMENTOÈPIÙIMPORTANTE DELL'INSEGNAMENTO,AVREBBEDETTO JOHNDEWEY che già nei primi del Novecento aveva rilevato la necessità di privilegiare le attitudini collaborative degli studenti piuttosto che la trasmissione strutturata di conoscenze. Ma questo qualsiasi buon insegnante lo sa. Il dato è che questa condizione viene purtroppo spesso disattesa dal sistema educativo. Il concetto di cooperative learning si trova da decenni in campo pedagogico ma difficilmente ha avuto uno sviluppo. Oggi con il web è tutto più semplice perché l'utilizzo delle reti in ambiente educativo può sollecitare quell'intelligenza connettiva che è insita nella natura umana, anche se l'impianto didattico, tradizionalmente impostato sull'istruzionismo, la inibisce. Nel momento in cui si affronta la questione dei cosiddetti “nativi digitali” dobbiamo prender atto che questi vivono naturalmente in un mondo pervaso da sollecitazioni multimediali e non fanno altro che captare con naturalezza i segnali che hanno intorno, perché l'apprendimento è dappertutto. Siamo noi, quelli che si sono strutturati culturalmente dentro le cornici del pensiero lineare, che dobbiamo cambiare (e alla svelta) per non farli crescere da soli. Rischiamo di farli crescere insolitudine lunedì 14, maggio, 2012 17
La crisi tiene banco. Occorre guardare in faccia le tensioni sociali che attraversano il Paese e reagire. Le riconosce, per la prima volta, il presidente del Consiglio, Mario Monti, in visita ad Arezzo. E di crisi, nella stessa città toscana, parla anche Benedetto XVI. Occorre non rassegnarsi, ma reagire e con coraggio, «cambiando stili di vita» e soprattutto «contrastando la cultura dell'effimero, che ha illuso molti, determinando una profonda crisi spirituale» afferma il Papa. Quanto l'emergenza sociale sia pesante nella città aretina lo ricordano il sindaco, Giuseppe Fanfani e l'arcivescovo della città, monsignor Riccardo Fontana che nel suo saluto al pontefice ricorda la condizione dei giovani senza lavoro, delle famiglie che non arrivano alla fine del mese. «La povertà - afferma - rappresenta un'amara verità». Con questa realtà Benedetto XVI invita a fare i conti nell'omelia pronunciata al «Parco del Prato» davanti a trentamila fedeli. Ricorda tutta la preoccupazione della Chiesa per la difficoltà di individuare «soluzioni più rapide ed efficaci» per uscire dalla morsa della crisi che, lo sottolinea, «colpisce specialmente le fasce più deboli e preoccupa non poco i giovani». Ricorda quanto sia antico e concreto l'impegno di solidarietà con chi è nel bisogno». Chiede di «condividere le risorse» con chi si trova in difficoltà. Ma non basta essere solidali. Per andare alle radici della crisi occorre educare «al superamento di logiche puramente materialistiche» che finiscono per «annebbiare proprio il senso della solidarietà e della carità». Vi è intesa tra papa Ratzinger e il premier Mario Monti. Ad Arezzo, il professore lo accoglie all'arrivo. Tra loro vi è un breve e cordiale colloquio. Il presidente del Consiglio, con la moglie, assisterà alla messa. Poi sarà alla Cittadella della Pace, per incontrare gli studenti provenienti da Paesi in conflitto. Rispondendo alle loro domande riconosce la drammacità della crisi e le forti tensioni sociali che l'accompagnano. «Per affrontare la lunga crisi economica serve ancora una volta coraggio» osserva. «È inevitabile - riconosce- che cresca il disagio sociale, che la precarietà alimenti un senso di malessere, che ci siano segni gravi di incrinatura della coesione sociale». Ma considera «immotivata» la sfiducia che attraversa il Paese. Anche lui come il Papa, invita a reagire perché - afferma - «vi è il rischio che la crisi economica non affrontata con convinzione e coraggio possa diventare culturale». Invita tutti a intraprendere «uno sforzo comune», che faccia leva su «un'equa ripartizione del peso che ricade su ciascuno». È fondamentale «non arrendersi» e «reagire insieme» afferma ricordando il suo impegno a mettere attorno ad un tavolo forze politiche prima divise. Proprio sulla solidarietà insisterà il pontefice, nella sua omelia, esprimendo tutta la preoccupazione della Chiesa per la condizione concreta di tante famiglie. Chiede attenzione agli ultimi. Ma che sia coniugata con «la difesa della vita, dal suo primo sorgere al suo termine naturale». «La difesa della famiglia, attraverso leggi giuste e capaci di tutelare anche i più deboli - insiste -, costituisca sempre un punto importante per mantenere un tessuto sociale solido e offrire prospettive di speranza per il futuro». Ma è nella preghiera del Regina Coeli dedicata alla Madonna del Conforto che papa Ratzinger invita a «reagire alla tentazione dello scoraggiamento», riprendendo con decisione «la via del rinnovamento spirituale ed etico, che sola - assicura - può condurre a un autentico miglioramento della vita sociale e civile». Deve essere questa la testimonianza dei cristiani. «Siate presenti, intraprendenti e coerenti» ha affermato nella sua omelia ad Arezzo. Dopo aver visitato il santuario francescano de La Verna, dove ha incontrato i frati minori e le clarisse, il pontefice ha visitato l'antico «borgo» di Sansepolcro, utopica «città della giustizia e della pace» nel millenario della sua fondazione. Dalla piazza Torre di Berta di Sansepolcro, rispondendo al messaggio di saluto del sindaco, Daniela Frullani, Papa Ratzinger esorterà i credenti ad essere «fermento nella società». «Oggi vi è particolare bisogno che il servizio della Chiesa al mondo si esprima con fedeli laici illuminati, capaci di operare dentro la città dell'uomo, con la volontà di servire al di là dell'interesse privato, al di là delle visioni di parte». Lo scandisce: «Il bene comune conta di più del bene del singolo, e tocca anche ai cristiani contribuire alla nascita di una nuova etica pubblica». Il Papa richiama la testimonianza del neo-beato Giuseppe Toniolo, ma si rivolge in modo particolare ai giovani. A loro chiede di contrastare il clima di sfiducia verso l'impegno nel politico e nel sociale. «Sono chiamati a contrapporre l'impegno e l'amore per la responsabilità, animati dalla carità evangelica, che chiede di non rinchiudersi in se stessi, ma di farsi carico degli altri». Come nelle giornate mondiali della Gioventù a Colonia e poi a Madrid, l'anziano pontefice torna ad affidarsi a loro. «Ai giovani rivolgo l'invito a saper pensare in grande: abbiate il coraggio di osare. Siate pronti a dare nuovo sapore all'intera società civile, con il sale dell'onestà e dell'altruismo disinteressato». ILCOMMENTO MASSIMO ADINOLFI C'È UNPASSAGGIO, NELLE PAROLEPRONUNCIATE IERIDAMONTI,CHE CONVIENEOSSERVAREDAVICINO: non per impugnare la matita rossa e blu, ma solo per capire bene. «La crisi economica – ha detto il premier – se non è affrontata con convinzione e coraggio può diventare culturale e di valore». Il contesto in cui cadevano queste assennate parole – l'incontro con Benedetto XVI – giustifica l'attenzione rivolta alle condizioni morali e spirituali del Paese. Il Papa ha invitato l'Italia a non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà, e ha indicato nella grande tradizione umanistica del nostro paese i fondamenti culturali a cui attingere per invertire la rotta. Un grande «rinnovamento spirituale ed etico» deve collegarsi alla tradizione storica dell'Italia, per riprenderla, rielaborarla, riproporla su basi nuove. Ed è vero: la nostra eredità culturale e civile è dote preziosa per tenere unito il Paese, e rimetterlo sul sentiero della crescita. Si può naturalmente discutere su cosa diventino i valori, anche i più “etici” e “spirituali”, quando siano separati dalle condizioni effettive in cui furono pensati e posti in essere, e se una sorta di philosophia perennis possa mai accompagnare un Paese attraverso le sue tante e diverse stagioni storiche e politiche. Ma queste son domande di filosofi. Nel momento in cui i timori di uno sfilacciamento del tessuto sociale si fanno sempre più grandi, è comprensibile e anzi auspicabile che forti si intendano le parole che infondono fiducia, che donano speranza, che richiamano tutti al comune senso di appartenenza e alla più coraggiosa assunzione di responsabilità. E fa bene il presidente del Consiglio ad accoglierle e rilanciarle, specialmente di fronte a segnali di malessere sociale che vanno acuendosi sempre più. Ancor più è apprezzabile che Monti abbia sentito ieri l'esigenza di riprendere la parola che fin dal giorno del suo insediamento aveva accompagnato la proposta programmatica del suo governo: la parola equità. Ci vuole equità, aveva detto, e ancora ieri ha ripetuto. E dentro la tradizione umanistica si trovano davvero le risorse per ripensare il valore non solo morale ma anche politico dell'equità: quella dimensione in cui il rigore della giustizia non può andar disgiunto da un ricco senso di umanità, e le proposizioni di principio non vengono mai fatte valere in astratto, nell'ignoranza delle circostanze concrete in cui gli uomini vivono. Ma resta il passaggio che citavamo in apertura. Perché non può sfuggire che, a rigor di logica, se il premier teme che l'acuirsi della crisi economica possa comportare conseguenze più ampie, sul piano culturale ed etico, allora per lui l'elemento «culturale» ed «etico» si trova in posizione di effetto, mentre la crisi economica, recessione e disoccupazione si trovano in posizione di causa. Ma questo significa che ben difficilmente il rapporto può rovesciarsi, e d'improvviso la fiducia e la speranza, il coraggio e i forti auspici morali possono essere la causa, e la ripresa economica l'effetto. Sempre a rigor di logica si dovrebbe piuttosto pensare il contrario, e che un clima di aspettative favorevoli si stabilirà solo grazie a nuovi investimenti: non solo di fiducia. Certo, abbiamo bisogno di supplementi d'anima. Forse ne ha ancora più bisogno il governo in carica, che non ha l'etichetta di governo tecnico perché analisti cocciuti si ostinano a ricordare le competenze del premier, ma perché Monti stesso parla alla politica come a un mondo ben distinto e a volte anche distante dal governo. La politica viene individuata come una sfera diversa, con la quale si discute, ma della quale tuttavia non si fa parte e non si intende far parte. Forse c'è la convinzione che la popolarità dell'esecutivo ne trarrà guadagno, o forse si ritiene che sia così più facile trovare nel governo il punto di mediazione fra interessi contrapposti. Può darsi. Ma sta il fatto che è proprio questo distacco a volte ostentato che rende comprensibile che il premier cerchi supplementi morali a sostegno della sua azione, pur con qualche bisticcio fra la causa e l'effetto. Perché a pensarci il vero supplemento dell'azione di governo c'è, e non può avere altro nome che, per l'appunto, politica. E in tutta Europa, sembra proprio che ne stia di nuovo venendo il tempo. Monti: forti tensioni sociali Il Papa: l'Italia reagisca La stretta di mano tra il Papa e il premier Mario Monti all'arrivo ad Arezzo FOTO DI VINCENZO PINTO/ANSA Un governo tecnico in cerca di «supplementi d'anima» ROBERTOMONTEFORTE rmonteforte@unita.it L'ITALIA E LACRISI . . . Il premier: «Occorre coraggio e uno sforzo comune. È fondamentale non arrendersi» In visita ad Arezzo, il capo del governo riconosce la drammaticità della crisi: «La precarietà alimenta il malessere». Ratzinger si rivolge ai giovani: «Abbiate il coraggio di pensare in grande» 6 lunedì 14, maggio, 2012
SARÀ LACALDA,MORBIDA, VOCEDIJESPERJUUL-DANESE, TERAPEUTA DELLA FAMIGLIA, FORTUNATO AUTORE PERLAURRA-FELTRINELLIDITANTISSIMILIBRI, tra cui gli imperdibili long-seller Il bambino è competente e Ragazzi, a tavola!, a dare l'avvio ai lavori di S.O.S genitori,glispaesamentidellacontemporaneità(15-16 maggio, Milano-Bicocca. Info: SOSgenitori@unimib.it), una riflessione a più voci sull'essere genitori oggi. Mani grandi come uno zio d'America e una bella pancia rotonda, accogliente come un cuscino, Juul si presenta così, placido e rassicurante nelle sue pur feroci critiche ai troppi modelli educativi presenti sul «mercato» che, in un pressing mediatico senza precedenti, rischiano di fare di troppi bambini «nati per comprare» futuri cittadini tanto obbedienti quanto acefali. E dunque occhio ai media che, come osserverà Emanuela Mancino, sono i grandi narratori della contemporaneità. Tanto che, da mamma Rosaria ai cerimoniali dei Salina alle più differenti immagini-pubblicità, i media raccontano e condizionano mutamenti, rotture, contraddizioni, gesti, affetti e metafore dei family plot. A saldare il mondo delle merci al mondo dei media ci pensa la «società dello spettacolo», osserverà poi Michele Corsi, lanciano la sfida divertente di una «pop pedagogia» che ribalti i dettami contemporanei di quella stessa spettacolarizzazione che invade ormai anche la scuola, sempre più fast e sempre meno slow. Coordinati in una tavola rotonda da Susanna Mantovani, saranno successivamente gli addetti ai lavori, giornalisti (La Repubblica, L'Unità, Famiglia Cristiana…) e consulenti pedagogici Tv, a dibattere come blog, Facebook, Twitter ecc… siano sempre più importanti nell'orientare le opinioni di tanti genitori incespicanti e svaporati, o per dirla con Juul: «costruttivamente insicuri e consapevoli»! Molte, in un susseguirsi di interventi, le famiglie alla ribalta. Si parlerà, infatti, delle stepfamilies o big-family, le famiglie allargate, con le loro fratellanze miste e l'avvicendarsi di situazioni educative diverse. Così come allo spaesamento e alla preoccupazione dei genitori immigrati sarà data la valenza costruttiva di contaminazione con altri modi di intendere essere genitori e educare i figli. Altrettanto doveroso sarà lo sguardo rivolto alle famiglie negligenti: numerose, se si pensa che in Italia circa 30.000 bambini vivono in comunità residenziale e in affido familiare. Innegabili, infine, alcuni paradossi della contemporaneità, annotati dai ricercatori, per cui a scuola si tende a desautorare la funzione educativa degli insegnanti a fronte di bambini spesso viziati e poco avvezzi a divieti e frustrazioni. PRATICHE COLLETTIVE Ricerche attente, articolate nel tempo, alle quali hanno conseguito progetti che – sul modello dei Family-lab (www.family-lab.com) - mostrano e relazionano pratiche collettive: insieme, genitori e operatori, per prepararsi alla nascita o discutere degli adolescenti in subbuglio. Insieme per affrontare il traumatismo della guerra, oppure la crescita di figli disabili o figli attraversati dall'esperienza del carcere o del disagio mentale. Insieme di fronte alle nuove famiglie monosessuali, alle esigenze dei «nativi digitali», e ai ragazzini che la famiglia la sognano disegnando. «Officine di famiglia», a ben guardare, che - a fronte della grande solitudine dei genitori di oggi riescono a offrire soprattutto condivisione, ricerca di altri modi di fare, di altre scelte possibili. E magari, in una trama che intrecci fiducia e aspirazioni, coraggio e responsabilità, impegno e conflitto, prenderanno forma i destini personali e relazionali. Di sicuro come osserverà Luigi Pati riferire il termine «spaesamento» all'odierna condizione di vita dei genitori risulta abbastanza facile. A ogni angolo si affacciano smarrimento educativo e ricerca di segnaletiche possibili per orientarsi nei labirinti della crescita. Se, infatti, educare significa letteralmente «Condurre fuori, liberare», cosa può fare un genitore. Mostrare scorciatoie o strade maestre? Direzioni assolute o percorsi divergenti? Piccole o grandi virtù? Come annotava Natalia Ginzburg propendendo, ovviamente, per le seconde: la generosità piuttosto che il risparmio, il coraggio piuttosto che la prudenza, il desiderio di essere e di sapere piuttosto che il successo! Iprotagonisti della famiglia «improvvisata» dell'«Eraglaciale» chesi trovano adadottare unpiccolo umano TOLSTOJ PER BAMBINI. UN INEDITO CHE, PER QUESTO, SOLLETICHERÀ L'ATTENZIONE ANCHE DI QUALCHE ADULTOcon la storia sghemba di una nave in mezzo all'oceano sulla quale un ragazzo e una scimmia si fanno i dispetti. È una gara a chi rischia di più, sul filo del rasoio, o meglio del pennone dove il bambino cerca di vincere la gara che lo porterà oltre la linea d'ombra, alle soglie della vita adulta. Salto (12,50 euro) esce per i tipi di Orecchio Acerbo nella collana di Lampi Light, i libri col poster, dove viene riportato in grande uno dei disegni dell'autrice. In questo caso è Maja Celija, venuta dalla Slovenia e attiva a Pesaro. Illustra la piccola storia di Tolstoj (tradotta da Olga Romanova) con doppio segno: tratti di matita blu e rossi per i passaggi di racconto, immagini pastose per gli snodi, dove prevalgono, naturalmente, i toni azzurri e cilestrini per suggerire quel tuffo nel blu del mare. Postfazione «colta» di Goffredo Fofi - questa sì, un bocconcino per i più grandi - dedicata a un ritratto di Tolstoj visto di lato. Squarcio trasversale sul mare, appunto, magnum della sua opera. NELNUOVO NIDO CULTURA ISOGNI SONDESIDERI Fareunsaltoafumetti dovel'acquaèpiùblu conLevTolstoj Educare la famiglia Esseregenitorioggi: seneparlaallaBicocca MANUELATRINCI trinci.manuela@gmail.com Il terapeutaJesperJuulapre leriflessionisuimoltimodi di formareogginuclei familiari,esucomerinnovare imodellinel rapportocoi figli Quandoilconflittosano serveadaiutare lacrescita Genitori sempre piùdisorientati euna ridda di domandeagli esperti,perdita di consensodi molti valori condivisi e grandesolitudine. Modelli familiari sovvertiti e differenti radici culturali eetiche aconfronto. Questi alcunidegli ingredienti individuatidaJuulnel ribaltamento delle regole familiari dibase, per cuiè necessarioattivare moltimomenti di riflessione collettivacheaiutinoa stabilire, comunque,una solidaautorità nei genitorie una consapevolezzache il conflittosano aiuta la crescita. «Lafamiglia chevogliamo» di Jesper Juul,Urra, pagg. 119,euro 11. Imparareavivere conunpartnerseparato Comevivere con unpartner separatoe isuoi figli è l'argomentoaffrontatodal dissacrante psicoterapeutadanese. Certo, tutto questonon puòessere affrontatocon leggerezza emolte sono le questioni:qualè il momentodi conoscere il«nuovo» amore del babboo della mamma, comesi può essereaccettati equal è il modo miglioreperpoterconvivere pure con l'exmoglie o l'exmarito. Juul suggerisceallora diportare nellanuovafamiglia non soloamore e responsabilità,bensì la propria vogliadi crescere, confrontarsi, affrontare le inevitabili crisi. «Ungenitore in più» diJesperJuul, Urra,pagine 81,Euro 9.50 U: 18 lunedì 14, maggio, 2012
SMETTETELA.SMETTETELADI DIRE“POLITICA”E“PARTITI”COMEFOSSERO PAROLACCE. Smettetela di non distinguere fra buona politica e cattiva politica, fra partiti decenti e partiti indecenti. Smettetela di pensare o far finta di pensare che oggi non esistano politici seri, che tutti siano sporchi, marci, corrotti. Smettetela di far passare l'idea che in questo momento storico, in questo preciso istante, non esistano politici che operano al servizio della comunità, che si impegnano al meglio, nei limiti delle terribili condizioni di crisi date, per migliorare la società. Smettetela di diseducare a non discernere, o di istigare a discernere all'ingrosso. Smettetela di concedere - al più - la semplificatoria, populistica distinzione fra politici nazionali inetti e/o corrotti e politici locali volenterosi e/o corretti. Smettetela di spargere il concetto che guidare un partito significhi necessariamente ignorare i cittadini. Smettetela di far pensare che fare politica, nel complicatissimo mondo di oggi, sarebbe semplice se solo lo si volesse. Smettetela di brandire parole rozze per plasmare pensieri rozzi. Smettetela di dire o lasciar dire che “politico di professione” è sempre un titolo di demerito. Smettetela di dire “casta” con la stessa pigra, truffaldina genericità con cui dicevate e dite “gente”. Smettetela di additare un'indistinta casta politica come espediente per occultare la specifica casta cui appartenete, sia essa quella dei demagoghi, quella dei manipolatori, o - peggio - quella degli ignoranti creatori di ignoranza. Smettetela di definire “antipolitica” la pessima oratoria politica di Grillo, servendogli un comodo assist per blaterare rozzamente che antipolitica è quella di tutti gli altri, senza distinzioni. Almeno per un giorno, se potete, smettetela. www.enzocosta.net enzo@enzocosta.net TV Attenti alle parole: “politica” e “partiti” nonsono degli insulti 06.45 Unomattina. Rubrica 11.00 TG 1. Informazione 11.05 Occhio alla spesa. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 TG1 - Economia. Informazione 14.05 Tg1 Focus. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show. 15.15 La vita in diretta. Rubrica 16.50 TG - Parlamento. Informazione 17.00 TG 1. Informazione 17.10 Che tempo fa. Informazione 18.50 L'Eredità. Gioco a quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Qui Radio Londra. Attualita' 20.35 Aari Tuoi. Show. 21.10 Una grande famiglia. Fiction 23.15 Porta a Porta. Talk Show. Conduce Bruno Vespa. 00.50 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.10 Tg1 Focus. Informazione 01.20 Che tempo fa. Informazione 01.25 Qui Radio Londra. Attualita' 01.30 Sottovoce. Talk Show. 02.00 Rai Educational Rewind - Visioni Private. 06.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 09.30 Sorgente di vita. Religione 10.00 Tg2 Insieme. Rubrica 11.00 I Fatti Vostri. Show. 13.00 Tg2. Informazione 13.30 Tg2 - Costume e Società. Rubrica 13.50 Medicina 33. Rubrica 14.00 Italia sul Due. Talk Show. 16.15 La signora del West. Serie TV 17.00 Private Practice. Serie TV 17.50 Rai TG Sport. Informazione 18.15 Tg2. Informazione 18.45 Ghost Whisperer. Serie TV 19.35 Squadra Speciale Cobra 11. Serie TV 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 21.05 End Of Days - Giorni contati. Film Thriller. (1999) Regia di Peter Hyams. Con A. Schwarzenegger, Gabriel Byrne 23.10 Tg2. Informazione 23.25 Stracult. Show. 00.40 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 00.50 Protestantesimo. Rubrica 01.20 A proposito di Brian. Serie TV 08.00 Agorà. Talk Show. 09.00 Agorà - Brontolo. Rubrica 10.00 La Storia siamo noi. Documentario 11.00 Speciale TG3: Discorso al mercato finanziario del presidente della CONSOB. Informazione 11.10 TG3 Minuti. Informazione 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 Ciclismo: 95° Giro d'Italia si gira. Sport 12.45 Le storie. Talk Show. 13.10 La strada per la felicita'. 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Con Clint Eastwood, Lee Van Cleef, Gian Maria Volonté. 23.48 Il grande Western italiano. Rubrica 23.55 I Bellissimi di Rete 4. Show. 00.00 Il texano degli occhi di ghiaccio. Film Western. (1975) Regia di Clint Eastwood. Con Clint Eastwood 06.50 Cartoni animati 08.40 Settimo cielo. Serie TV 10.35 Ugly Betty. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball. Cartoni Animati 14.55 Camera Cafè ristretto. Sit Com 15.05 Camera Cafè. Sit Com 15.55 Camera Cafè sport. Sit Com 16.00 Chuck. Serie TV 16.50 La Vita secondo Jim. Serie TV 17.45 Trasformat. Show. 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. Miami. Serie TV 20.20 C.S.I. Miami. Serie TV 21.10 C.S.I. - Scena del crimine. Serie TV Con Laurence Fishburne, Marg Helgenberger, George Eads. 22.00 C.S.I. - Scena del crimine. Serie TV 23.00 The final destination. Film Horror. (2009) Regia di David R. Ellis. Con Bobby Campo, Shantel VanSanten, Mykelti Williamson. 00.45 Nip/tuck. Serie TV 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 L'aria che tira. Talk Show. 12.30 I menù di Benedetta Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Movie Flash. Rubrica 14.10 Una bionda tutta d'oro. Film Azione. (1993) Regia di Russell Mulcahy. Con Kim Basinger, Val Kilmer 16.00 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 17.55 I menù di Benedetta. Rubrica 18.50 G' Day alle 7 su La7. Attualita' 19.25 G' Day. Attualita' 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica 21.10 Quello che (non) ho. Show. Conduce Roberto Saviano e Fabio Fazio. 23.45 Tg La7. Informazione 23.50 Tg La7 Sport. Informazione 23.55 Madama Palazzo. Talk Show. Conduce Silvia Gernini. 00.30 (ah)iPiroso. Talk Show. 01.25 Movie Flash. Rubrica 01.30 G' Day alle 7 su La7 (R). Attualita' 21.10 The Tree of Life. Film Drammatico. (2011) Regia di T. Malick. Con B. Pitt S. Penn. 23.35 Ricordati di me. Film Drammatico. (2002) Regia di G. Muccino. Con F. Bentivoglio 01.45 Machete. Rubrica 02.00 Splice. Film Fantascienza. (2009) Regia di V. Natali. Con A. Brody S. Polley. SKY CINEMA 1HD 21.00 Asterix & Obelix: missione Cleopatra. Film Commedia. (2002) Regia di A. Chabat. Con C. Clavier G. Depardieu. 22.55 Boys & Girls - Attenzione: Il sesso cambia tutto. Film Commedia. (2000) Regia di R. Iscove. Con F. Prinze Jr C. Forlani. 00.35 Cars 2. Rubrica 21.00 A proposito di Steve. Film Commedia. (2009) Regia di P. Traill. Con S. Bullock B. Cooper. 22.45 Neverland - Un sogno per la vita. Film Drammatico. (2004) Regia di M. Forster. Con J. Depp K. Winslet. 00.30 Un incantevole aprile. Film Commedia. (1992) Regia di M. Newell. Con J. Lawrence M. Richardson. 19.15 Ninjago. Serie TV 19.40 Bakugan Potenza Mechtanium. Cartoni Animati 20.05 Ben 10 Ultimate Alien. Cartoni Animati 20.30 Lo straordinario mondo di Gumball. Cartoni Animati 20.55 Adventure Time. Cartoni Animati 21.20 Takeshi's Castle. Show. 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Marchio di fabbrica. Documentario 19.30 Marchio di fabbrica. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Marchio di fabbrica. Documentario 21.30 Marchio di fabbrica. Documentario 22.00 Come è fatto. Documentario 18.35 Platinissima presenta Good Evening. Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Via Massena. Sit Com 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 The Middleman. Serie TV 22.30 Deejay chiama Italia - Edizione Serale. Rubrica DEEJAY TV 18.30 Ginnaste: Vite parallele. Docu Reality 19.20 MTV News. Informazione 19.30 I Soliti idioti. Serie TV 20.20 Il Testimone VIP. Attualita' 21.10 Jersey Shore. Serie TV 22.00 Jersey Shore. Serie TV 22.50 Crash Canyon. Serie TV MTV RAI 1 21.10: Una grande famiglia Fiction con S. Sandrelli. La situazione in azienda non migliora ed Ernesto è costretto a vendere le quote. 21. 05: End Of Days - Giorni contati Film con G. Byrne 1979: a New York nasce Christine, che porta impresso il marchio dell'Anticristo. 21.05: Lucarelli racconta Rubrica con C. Lucarelli. Si parla della vittime di mafia, persone comuni ma eroi da non dimenticare. 21.10: Scherzi a Parte Show con Luca e Paolo. Le vittime degli scherzi in studio per raccontare la loro disavventura. 21.10: Per qualche dollaro in più Film con C. Eastwood Un cacciatore di taglie dà la caccia a un pericoloso fuorilegge. 21.10: C.S.I. - Scena del crimine Serie TV con L. Fishburne. La squadra scientifica è sulle tracce del pericoloso killere Nate Haskell. 21.10: Quello che (non) ho Show con R. Saviano e F. Fazio. La premiata coppia ci riprova con un programma che parla di cultura. RAI 2 RAI 3 CANALE 5 RETE 4 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY Enzo Costa Giornalista CHIARI DI LUNEDÌ U: 20 lunedì 14, maggio, 2012
Lo scandalo di Catanzaro L'ombra dei brogli sul voto La Spd trionfa alle elezioni nel Nord Reno Westfalia Crollo per la cancelliera, è il peggior risultato U: Merkel perde in casa L'EDITORIALE PIETROSPATARO L'homo zappiens ètranoi ILCOMMENTO PAOLOSOLDINI L'ANALISI SILVANO ANDRIANI Monti: alte tensioni sociali Il Papa: l'Italia deve reagire Non si dimezza la democrazia Addio welfare se viene colpita la famiglia BUTTARONIA P.11 L'ultimo gol di Alex e Pippo «esodati» del pallone IL PUNTO SILVIOPONS Una pesante sconfitta per Angela Merkel, un successo per la Spd. Il voto regionale nel Nord Reno-Westfalia rischia di terremotare il quadro politico in Germania. Trascinati dalla governatrice uscente Hannelore Kraft, i socialdemocratici arrivano al 39% dei consensi, aumentando di 4 punti e tornano a essere il primo partito della regione. La Cdu, guidata dal merkeliano Norbert Röttgen, attuale ministro dell'Ambiente, subisce un crollo: meno otto punti percentuali, giù al 26,3%. Il peggior risultato di tutta la sua storia. A sinistra bene anche per i Grünen, i verdi, che ottengono l'11,5%. Dopo il voto francese che ha portato Hollande all'Eliseo, il voto in Germania è un nuovo segnale critico nei confronti delle scelte economiche «rigoriste» della Germania. UGOLINI AP.5 Interpretare il ruolo senzasentirsi soli TrinciP. 18 Che impresa diventare bravigenitori Centofilmsimbolo dellanostraStoria GallozziP. 19 Gli studenti «adottano» lepellicole italiane Alemanno marcia contro la 194 Polemica a Roma C'è un vento a Berlino Euro, attenti alle espulsioni Catanzaro è un grande caso nazionale. Ed è un caso politico oltre che giudiziario, perché solleva il pesante sospetto che il voto sia stato inquinato. SEGUEA P.3 Corteo a Roma contro la legge sull'aborto con toni da crociata. A guidarlo è il sindaco Alemanno in compagnia dei fondamentalisti e di Forza Nuova. Slogan contro lo «sterminio di Stato». È polemica. Il Pd: una manifestazione estremista. FRANCHIAP. 9 La finanza vuole il socialismo per sé e il capitalismo per tutti gli altri. La gente ha perso casa e lavoro ma nessuno ha risposto dei crimini che hanno distrutto la vita di migliaia di persone. BruceSpringsteen Nel giorno della festa scudetto a Torino, Del Piero è costretto a lasciare la sua Juventus dopo 19 anni. Il pubblico bianconero lo omaggia con un applauso lunghissimo. Lui ricambia e dice: «Continuerò da qualche altra parte, sono nato per giocare». E anche Inzaghi saluta commosso il Milan, regalando ai rossoneri una rete-record contro il Novara. Congedi tristi di due fuoriclasse. SOLANIA P.22 Staino Monti preoccupato dalle «forti tensioni sociali» che ci sono nel Paese: serve uno sforzo comune. Il premier parla ai giovani in un centro vicino ad Arezzo dopo aver partecipato alla messa del Papa. E di crisi, nella stessa città toscana, parla anche Benedetto XVI. Occorre non rassegnarsi, ma reagire con coraggio, «cambiando stili di vita» e soprattutto «contrastando la cultura dell'effimero». MONTEFORTE AP. 6 Più schede che votanti. Giri strani di tessere. La Procura sequestra tutto AP. 2-3 Le armi di Conte Il forumdell'Unitàsugli alfabeti tecnologici BaffoniP. 16 Lacultura digitale vaascuola Chisonoi ragazzi eternamenteconnessi GrecoP. 15 A P.21 NESSUNO VORREBBE ESSERE,OGGI, NEI PANNI DI NORBERT RÖTTGEN. È stato lui, l'uomo che Angela Merkel ha voluto (contro buona parte della Cdu) come candidato alla presidenza della Renania-Westfalia, a trasformare il voto di ieri in un referendum sulla politica economica della cancelliera. Lo hanno preso sul serio e quella che è stata chiamata «die kleine Bundestagwahl», la piccola elezione federale (prova generale del voto nazionale dell'autunno 2013) è finita in un disastro che rischia di avere conseguenze serie sulla strategia del governo tedesco. Da quando esiste la Repubblica federale l'orientamento degli elettori nel Land più popoloso, più industrializzato e più integrato con il resto dell'Europa fa da apripista. SEGUE AP.5 ALLA FINE CI RIMARRÀ IL DUB-BIO. CONSIDERANDO LA SERIE DI DECISIONI prese dalla Ue su impulso del governo tedesco e dei suoi alleati, che stanno portando all'espulsione della Grecia dall'euro, il dubbio è se si sia trattato di una serie di errori che stanno producendo proprio l'esito che si voleva evitare o se fosse proprio l'esclusione della Grecia il risultato che si voleva conseguire. A favore della seconda ipotesi ci sarebbero le dichiarazioni fatte da tempo da membri dell' establishment tedesco circa l'impossibilità della Grecia di restare nell'euro e l'attuale tentativo del governo tedesco di minimizzare, contro il parere di tutti gli analisti, le conseguenze dell'eventuale uscita della Grecia. SEGUE AP.4 1,20 Anno 89 n. 132Lunedì 14 Maggio 2012
Una buona e una cattiva notizia. Co-minciamo dalla seconda: per mol-ti osservatori, i tempi della ripresasaranno più lunghi del previsto. Asostenerlo, tra gli altri, c'è il pre-mio Nobel per l'economia Eric Maskin. Una previsione che spiazza tutti - operatori economici, lavoratori, giovani - che speravano in qualche segnale di ripresa già dalla seconda metà di quest'anno. Un protrarsi che porta a farsi delle domande, per le quali si attendono risposte che lascino intravedere la luce alla fine del tunnel. E che soprattutto diano concretezza a un futuro, al momento, così nebuloso. Adesso, però, la buona notizia: sembra farsi strada, a livello europeo, la consapevolezza, che politiche economiche eccessivamente restrittive, rischiano di far avvitare la crisi su se stessa. Il passo successivo, a questo punto non può che essere politico e riguarda le scelte di natura economica e sociale. Scelte politiche, appunto. Anche perché, forse, una parte di responsabilità del prolungarsi della crisi è nel silenzio che ha avvolto questioni fondamentali che riguardano la natura e l'indirizzo di riforme, senz'altro necessarie, ma che mancano di quel necessario tasso politico, indispensabile a farle diventare risposte. Come quelle che ruotano intorno al sistema di Welfare state. IL MODELLOECONOMICO La domanda è se il modello economico e sociale del futuro si fonderà ancora sull'idea di uno Stato che attraverso norme, servizi pubblici, stili di vita e modelli culturali tende a ridurre i rischi individuali facendosene carico come comunità. Nel caso positivo, a quale altezza sarà posta l'asticella delle protezioni sociali e dei diritti universali? Oppure si ritiene che non ci sia più spazio per politiche pubbliche di accompagnamento nei percorsi di vita e di sostegno alla fragilità a carico della collettività? E quindi la domanda speculare è: in futuro tutto sarà demandato alla capacità del singolo individuo di farsi carico del suo destino, garantendo soltanto fasce di popolazione confinate nella povertà assoluta? È pur vero che il modello di società che aspirava al benessere di tutti i cittadini è in sofferenza. D'altronde è dalla fine degli anni Novanta che si discute di riformarne i contenuti e le forme, adeguandole alle nuove esigenze della società. Finora il principale esercizio è stato, però, quello di limitarne la spesa attraverso tagli che ne hanno progressivamente ridotto il senso universalistico e l'estensione in termini di diritti realmente esigibili. Si tratta di conquiste, oggi messe in discussione, ma che hanno coinciso con un percorso di crescita e di emancipazione della società e dell'individuo. Perché quella del welfare è una storia di straordinario progresso sociale e civile, che ha segnato positivamente l'affermazione di diritti universali, e che ha avuto proprio in Europa l'incubatore di uno sviluppo legato a principi di qualità sociale. Una storia lunga e sofferta: basti pensare che le prime, elementari, forme di protezione sociale, risalgono al 1601, quando in Inghilterra furono promulgate leggi sui poveri, che prendevano le mosse da considerazioni quanto mai attuali, secondo le quali, diminuendo il tasso di povertà, si riducevano fenomeni critici come la criminalità. Una seconda fase risale alla rivoluzione industriale, quando le prime “assicurazioni sociali” cominciarono a garantire i lavoratori nei confronti di avvenimenti avversi, come incidenti sul lavoro e malattie. Ma è nel dopoguerra che il welfare state si afferma nelle forme attuali. L'idea di sicurezza sociale realizzò un decisivo passo avanti con il Rapporto dell'economista William Beveridge, il quale definì in maniera strutturata, i concetti di sanità pubblica e pensione sociale che trovarono poi applicazione nelle riforme attuate dal primo ministro inglese, Clement Attlee. Fu la Svezia però, nel 1948, il primo paese a introdurre una concezione universale dello Stato sociale, estendendo la pensione a tutti i cittadini, fondata sul riconoscimento del diritto di nascita. Da quel momento il welfare assume una concezione moderna, rendendo tutti i cittadini portatori di eguali diritti civili e politici. L'affermazione del neonato Stato sociale e l'estensione progressiva degli standard e dei livelli di servizi, è stata accompagnata, negli anni a seguire, da un forte incremento della spesa pubblica, compensata da una crescita costante del Pil dove l'una alimentava l'altra. E, per quasi cinquant'anni, questo modello economico e sociale ha garantito a fasce sempre più ampie di popolazione uno sviluppo legato a parametri di qualità e adeguati apparati di protezione sociale. Sono stati gli anni in cui in tutta Europa si è affermata la classe media, principale logos ideologico delle politiche socialdemocratiche e liberali. Ma partire dalla fine degli anni 90, in tutta Europa, questo modello sociale entra in sofferenza e il calo dell'importanza dell'industria, le crisi cicliche, l'espandersi del settore delle alte tecnologie, l'affermarsi di nuovi paradigmi produttivi, hanno contribuito, direttamente e indirettamente, alla sua crisi modificando la struttura economica, le gerarchie e gli attori sociali. IL PESOSOCIALE La classe media, che a lungo aveva rappresentato il principale bacino di domanda di beni e servizi, nonché di approvvigionamento economico per finanziare la crescente spesa sociale, si disarticola tra lavoratori ad alto livello di specializzazione, caratterizzati da redditi medio-alti, e una massa, in costante aumento, di lavoratori meno formati, collocati nell'industria tradizionale o nei servizi, caratterizzati da redditi più bassi. Contestualmente, una terza fascia della popolazione, altrettanto importante dal punto di vista numerico, scivola verso soglie prossime alla povertà: si tratta prevalentemente di operai, pensionati e anche di alcune categorie di dipendenti pubblici. Di conseguenza, anche i meccanismi di protezione sociale entrano in crisi, anche perché si deteriora progressivamente la possibilità di finanziarli facendo leva sui ceti medi. E mentre diminuisce il bacino di finanziamento, contestualmente cresce il fabbisogno economico determinato dall'aumento della vita media e dal costo della sanità pubblica. A questo si aggiunge la competitività dei Paesi emergenti che spinge le imprese a recuperare terreno, riducendo i costi di produzione e le forme di tutela nei confronti dei lavoratori. Così mentre le imprese diventano flessibili, i lavoratori diventano precari. In Italia si è sviluppato un sistema di welfare peculiare rispetto agli altri Paesi europei, fondato sulla famiglia. Un ruolo di ammortizzatore sociale, quello del sistema famiglia, che si estende spesso oltre il nucleo familiare vero e proprio, soprattutto per quanto riguarda le attività di cura della persona. Oggi questo modello è particolarmente sofferente per il deficit storico d'infrastrutture sociali, storicamente sopperito dal ruolo di supplenza che svolgono le famiglie. L'allungamento dell'anzianità lavorativa e la sempre maggiore longevità rappresentano oggi un punto di criticità non indifferente nella gestione nel modello di welfare italiano, dove, è facilmente prevedibile, che il “fantasma del care sociale” contribuirà in maniera determinante al sostanziale cambiamento delle modalità di ricorso alla rete familiare: giovani sempre più dipendenti dalla famiglia di origine, che si trovano a dover gestire genitori sempre più anziani, in un momento di crisi che disincentiva ulteriormente la propensione a intraprendere percorsi autonomi, a passare dalla condizione di figlio a quella di genitore, a partecipare attivamente non solo alla vita economica, ma anche a quella sociale. Le famiglie italiane sono le più colpite dalla crisi economica, e allo stesso tempo, anche quelle costrette a fronteggiare livelli d'incertezza più elevati, come quelli determinati dalla precarietà crescente del mondo del lavoro (al quale, tra l'altro, riescono ad accedere con maggiore difficoltà rispetto al passato). Basti pensare che nel momento peggiore della crisi la riduzione dei redditi delle famiglie italiane è stata del 4%, a fronte di una riduzione del Pil del 6%. Nella maggior parte degli altri Paesi avanzati invece, nonostante la contrazione del prodotto interno lordo, il reddito delle famiglie è cresciuto. È stato così in Francia (Pil -3% e redditi familiari +2%), in Germania e negli Stati Uniti (Pil -4% e redditi delle famiglie +0,5%). Questa dinamica coincide anche per quanto riguarda i trasferimenti sociali: nel 2007, la spesa sociale per la famiglia e per i bambini, per l'abitazione, per il sostegno delle persone in cerca di lavoro e per il contrasto dell'esclusione sociale, in Italia era inferiore al 2% del Pil, mentre nell'area UE si attestava al 4,3% e a valori superiori al 5% in Francia e Germania. I dati dell'Indagine sui bilanci delle famiglie, condotta dalla Banca d'Italia, sono eloquenti nel momento in cui evidenziano la caduta del tasso di risparmio e la crescita delle famiglie che non dispongono più di un reddito sufficiente a coprire i consumi di base. Nonostante l'Italia sconti un forte ritardo nei confronti degli altri Paesi europei in tema di politiche sociali, gli interventi di riequilibrio della finanza pubblica incidono moltissimo proprio sulle famiglie sia dal punto di vista dei redditi, che da quello del sistema di protezioni sociali. Allo stesso tempo, è proprio sulle famiglie che è stato trasferito il maggior peso di quel sistema di welfare informale che caratterizza il nostro Paese, nel momento in cui gli si chiede di farsi carico della disoccupazione dei figli, della cura dei nipoti e dell'assistenza ai nonni. L'enfasi con cui si parla di famiglia non corrisponde a politiche in grado di sostenerne il ruolo economico e sociale che gli sono attribuiti e richiesti. Qual è, quindi, un modello di welfare ancora possibile nel nostro Paese? La politica non può esimersi dal dare risposte concrete e dal prendersi la responsabilità di una scelta. . . . Le forze politiche devono misurarsi sul tema: colpendo i redditi familiari si fa morire lo Stato sociale L'OSSERVATORIO RISPOSTEDADARE Se si colpisce la famiglia welfare addio PER LA PRIMA VOLTA NON SI RISPARMIA PIÙ SENZA SERVIZI VENGONO MENO DIRITTI UNIVERSALI CARLOBUTTARONI PRESIDENTETECNÈ lunedì 14, maggio, 2012 11
HUGO CHÀVEZ, STORICO PRESIDENTE DEL VENEZUELA, È RIUSCITO A PORTARE UN SUO CONCITTADINO AD UN'ALTRETTANTOSTORICAVITTORIAINF1,LAPRIMAPERILPAESE SUDAMERICANO. DA IERI PASTOR MALDONADO È DIVENTATOUNEROENAZIONALE.Portarsi al comando di un Gran Premio in maniera così perentoria e controllare con sicurezza un certo Fernando Alonso, con una Ferrari resuscitata, non è cosa che capita tutti i giorni. Discorso che vale anche per la Williams-Renault, che torna nel ruolo che le compete, dopo troppi anni di oblio seguiti ad un passato glorioso, visti i tanti titoli ottenuti negli anni ottanta e novanta, con un ciclo che sembrava essersi chiuso in Brasile, nel 2004, dopo il successo di Juan Pablo Montoya. Poi appunto la crisi del team, gestito da patron Frank Williams (che proprio ieri ha compiuto 70 anni), costretto a vendere persino delle monoposto di F1 della sua vasta collezione per tenere in vita il team. Ma c'era appunto Chàvez e il suo petrolio. E quindi la sponsorizzazione dell'azienda petrolifera statale venezuelana “PDVSA”. Ben 35 milioni di euro a stagione per portare il 27enne Pastor Maldonado (campione di GP2 nel 2010 e cresciuto agonisticamente in Italia) nel circus, già la scorsa stagione, accanto al vecchio Barrichello, per farsi le ossa. Con un programma quinquennale e un finanziamento totale di 175 milioni assicurati alla Williams. Fin qui la storia, decisamente a lieto fine, di un pilota che promette comunque molto per il futuro, a prescindere dai tanti soldi che il suo paese gli assicura. La storia del Gp di Spagna, invece, l'abbiamo vista tutti. Un trio in fuga dal via, con Alonso, Maldonado e Raikkonen nell'ordine. Poi la zampata del coriaceo Pastor, arrivata dopo il primo pit stop, confortato, anche, da una Ferrari entrata in crisi con le gomme e da una Lotus che ha fatto di tutto per perdere, sbagliando completamente strategia. Per la cronaca Maldonado è il quinto pilota in cinque gare a tagliare per primo il traguardo, dopo i successi, nell'ordine, di Button, Alonso, Rosberg e Vettel. Una situazione del genere non si verificava dal lontano 1983, quando i primi cinque gran premi furono vinti da Piquet, Watson, Prost, Tambay e Keke Rosberg (padre di Nico, attuale pilota Mercedes). «Una giornata eccezionale, che è difficile spiegare tanti sono i sentimenti che provo – le parole di Maldonado circondato da tutta la sua famiglia -. Abbiamo lavorato e spinto tantissimo per crescere, gara dopo gara. Ed eccoci qui, dopo delle qualifiche ottime. La gara è stata dura per la tenuta delle gomme posteriori. Alonso, poi, ha fatto una partenza migliore, ma io ero lì come passo, e nel finale ho sempre controllato il divario». In casa Ferrari sono tutti contenti per il risultato di San Fernando, visto che lo spagnolo continua a tenere aperta quella porta che si chiama «speranza», per un proseguimento più che dignitoso nel campionato mondiale. «La partenza è stata fantastica – giura lui –. Grazie anche alla squadra, che ha tarato al meglio la frizione. Ma poi, nella seconda parte di gara, ho visto che mi era difficile prendere velocità sul rettilineo principale e in trazione. Nel finale la macchina era anche strana. Ma Il secondo posto, qui a casa mia, è ottimo, un passo avanti per le possibilità in campionato. Forse sono stato sfortunato con una Marussia che mi ha ostacolato (Pic è stato poi sanzionato ndr). Non tutti rispettano le regole. Ma non cerco scuse. Nel complesso, la Williams è stata più forte». In ben altri problemi si sono dibattute sia la Red Bull, sia la McLaren, tra l'altro partita con l'handicap di Hamilton in ultima fila, dopo la retrocessione dalla pole subita nelle prove. Si è “salvato”, a malapena, Vettel, preceduto, oltre che da Maldonado, Alonso e Raikkonen, anche da Grosjean e Kobayashi. Il sesto posto (dovuto anche a “drive trough” inflittogli per non aver rispettato le bandiere gialle) consente però al tedesco di restare in testa al mondiale, con gli stessi punti di Alonso. Briciole anche per Hamilton, che dall'ultima fila è riuscito a risalire all'ottava piazza, precedendo l'altra McLaren di Button. Per ultimo abbiamo lasciato, come sempre, il solito indecifrabile Massa, 15˚ e doppiato, sia da Maldonado, sia da Alonso. Anche il brasiliano ha subito un «drive trough» per non aver osservato le bandiere gialle. Ma ciò non giustifica l'ennesima mediocre prestazione, l'incapacità di marcare punti per il titolo costruttori, tanto che la Ferrari è solo quarta –distanziatissima – in questa speciale classifica. Il «Caso Felipe» è più che mai aperto dentro le mura di Maranello. L'abbraccio tra il vincitore PastorMaldonaldo, il primonvenezuelanosul gradinopiùalto del podio,eFernandoAlonso FOTO LAPRESSE InSpagnagrandeprovadel pilotaFerrari, superatosolo dalvenezuelano: laWilliams nonvincevaunGpdal2004. Massasempre lontano COSIMOCITO citocosimo@hotmail.com Primasalitavera,prima“botta”e ladà il30enne lucano,che arriva insolitariaaLagoLaceno.HasjedalaggrappatoallaRosa SPORT Toh,Alonsoè intesta Secondo dietro Maldonado ma primo nel mondiale LODOVICOBASALÙ lodovico.basalu@alice.it UNO SCATTO, UNO SOLO, FORTISSIMO, BELLISSIMO, UN NUMERODASCALATOREVERO. Poi il dito che fa «non ci credo», la tacca sul casco con la mano, alla Giovinco, sulla linea, dopo tanta salita e troppa pianura. Con uno scatto nel punto più duro del Colle Molella Domenico Pozzovivo fa il vuoto, stacca il gruppo e va a godersi l'aria da solo, fino a Lago Laceno. Dopo il siciliano Tiralongo, ancora un ragazzo del sud che vince al sud. Pozzovivo viene da Montalbano Jonico, provincia di Matera, sud profondissimo, vento, pietre, calanchi, emigrazione, anche lui è emigrato per il ciclismo a Castelfranco Veneto, a imparare il mestiere. Promessa eterna fino ai 30 anni, fino al Giro del Trentino, fino a un mese fa. Là, in cima a Punta Veleno e nella neve del Pordoi qualcosa è scattato, ora Pozzovivo, che corre nella più piccola delle squadre del Giro, la Colnago Csf, fa progetti da leader, ha smesso di vivere alla giornata, di pensare alle tappe. Se n'è andato tutto solo, come uno scalatore vero, uno che stacca di forza gli altri di ruota e se ne va, senza guardare mai indietro. Meno 7 all'arrivo, gruppo compatto, Pozzovivo nota intorno solo facce stanche, uno scalatore vero a quel punto parte, è il punto più duro della salita, c'è solo quello da sfruttare. Parte a tutta: «Ho fatto i primi 500 metri in apnea, ho buttato giù un rapporto più agile, ho chiuso gli occhi e sono andato». La salita finisce ai meno 4, poi è tutta pianura, è una tappa disegnata forse per altri. Ma lui, a differenza di tanti altri, conosce ogni sasso della salita, sa dosare lo sforzo, sa che le gambe servono anche dopo il Gpm e va con metodo, 30”, 40” ai meno 6, quando dal gruppo esce il basco Intxausti, che arriva a mangiargli 10” appena. La salita finisce, il gruppo si controlla, passivo, quasi abbagliato, Hesjedal fa una fatica del diavolo, Cunego si stacca e poi rientra, la Liquigas fa il passo ma senza troppa lena, sono in quattro ma vanno quanto il ragazzo di Lucania. Pozzovivo fa girare le gambette, ha 30 anni ma ne dimostra 15, è alto 1,65 cm, ha girato a vuoto a lungo, prima di trovare dimensione e convinzione. Il traguardo arriva, Pozzovivo non ci crede, ha vinto così poco, 8 corse - è il Giro dei poco-vincenti, da alcuni giorni -: «Ho scosso la testa, non mi pareva vero, e ho fatto quel gesto, mi manca l'altezza, ma non il coraggio, non la voglia». Intxausti arriva a 23", il gruppo a 27", con Hesjedal e Cunego dentro, col canadese che salva con grande affanno la rosa. Ingegnere gestionale, pianista, appassionato di meteorologia e di stelle, testa niente male, furbo, forte in salita e fermo a cronometro: per Pozzovivo si aprono due settimane inattese da lui e forse dagli altri. La prima botta importante però l'ha data lui, non Basso, non Scarponi, non Schleck. Oggi pianura e riposo fino a Frosinone, tappa facile, volata certa. IL CASO 1 Ryder Hesjedal Canada-Garmin 32h23'25'' 2 Joaquim Rodriguez Oliver Spagna-Katusha Team a 9'' 3 Tiralongo Paolo Italia-Astana a 15'' 4 Roman Kreuziger Repubblica Ceca-Astana a 0'35'' 5 Benat Elorriaga Spagna-Movistar Team a 0'35'' 6 Ivan Basso Italia-Liquigas a 0'40'' 7 Damiano Caruso Italia-Liquigas a 0'45'' 8 Dario Cataldo Italia-Omega Pharma a 0'46'' 9 Framk Schleck Radio-Shack Nissan a 0'48” 10 Eros Capecchi Italia-Liquigas a 0'52'' 1 Domenico Pozzovivo Italia-Colnago 6h06'05'' 2 Benat Elorriaga Spagna-Movistar Team a 23” 3 Joaquin Oliver Rodriguez Spagna-Katusha Team a 27'' 4 Thomas De Gentd Belgio-Vacansoleil Team a 27'' 5 Dario Cataldo Italia-Omega Pharma a 27'' 6 Damiano Caruso Italia-Liquigas a 27” 7 Gianluca Brambilla Italia-Colnago a 27” 8 Bartosz Huzarski Polonia-Team NetApp a 27” 9 Jose Rujano Gullén Venezuela-Androni Giocattoli a 27”' 10 John Gadret Francia-AG2R La Mondiale a 27”' IlGirodei ragazzidelSud: dopo Tiralongo c'è Pozzovivo Fiammenelbox dellaWilliams manessunferito Dallavittoria,a lungo attesa,al fuoco, divampatoproprio nel boxWilliams,un paio di oredopo la fine della gara.Conun fumodenso subitogeneratosi, tantodaspingere i meccanici di tutti i teama prestare i primi soccorsi,prima dell'arrivodelle ambulanze. Imputato principale il kers,ovveroquel sistema di recupero dell'energia in frenata dicui dispongonotutte le monopostodelcircus. Le fiamme sono divampatepropriomentre FrankWilliams, storicobossdellascuderia, stavatenendo un discorsoper congratularsi con icomponenti del team.Unfumodenso eacre siè levato dalbox dovesonoaccorsi i meccanicidi tutti i teamper cercaredispegnere le fiamme,mentre la gente scappavacon il naso e la boccacoperti, per l'aria irrespirabile. Sul posto sonoarrivate le ambulanze.Solotre i feriti lievi, mentrealtre personesono rimaste intossicate dal fumo, compresialcunimeccanicidelvicino team Caterham. CLASSIFICA ARRIVO U: lunedì 14, maggio, 2012 23
LA TRIBÙ DEI NATIVI DIGITALI CI VIVE ACCANTO. SONO I RAGAZZI CHE DA SEMPRE USANO LE NUOVE TECNOLOGIE,CHESANNOusarne le piattaforme, che aprono e chiudono le finestre web, strisciano le dita sugli schermi e usano il pollice per gli sms prima, per una miriade di altre funzioni touch poi. Gli altri, quelli che hanno dovuto adeguarsi all'innovazione, sono tutt'al più «immigrati digitali» come li definisce Marc Prensky, esperto di innovazione nell'istruzione e nell'apprendimento - tra le sue pubblicazioni «Mamma non rompere, sto imparando» - che sarà ospite di «Un nuovo alfabeto per l'Italia», la Conferenza nazionale per la scuola dei nativi digitali organizzata dal Pd il 25 e 26 maggio a Roma. Attorno al tavolo di Unitag, oltre al vicedirettore Luca Landò e all'esperto di performing media Carlo Infante, Roberto Genovesi (direttore artistico di «Cartoons on the bay» e giornalista Rai), Francesca Puglisi, responsabile scuola del Pd e Carlo Massarini, via skype, già conduttore di trasmissioni Rai come «Mediamente» che hanno aperto il dibattito sul futuro digitale da tempo. «LEARNING BY DOING, imparare facendo: il 70 per cento dei ragazzi quello che sa lo apprende fuori dalla scuola», dice Francesca Puglisi. È evidente che c'è un gran divario tra quel sapere informale e le conoscenze strutturate che si trovano a scuola. È importante che questi due canali non restino separati ma siano continuamente connessi in un lavoro pedagogico di interscambio. L'Europa ci chiede di dimezzare entro il 2020 la dispersione scolastica che oggi arriva al 20 per cento e riguarda soprattutto la scuola superiore. Per farlo, visto che le riforme calate dall'alto si rivelate inefficaci, dobbiamo costruire dal basso nuovi metodi e addirittura nuovi alfabeti. Rischiando magari di buttare all'aria i banchi e le cattedre, con lo stesso spirito con cui venne fatta la riforma della scuola media». Bene il principio. Ma come procedere, quale metodo? Carlo Infante sottolinea che «il cosiddetto “apprendimento dappertutto” è sempre esistito e oggi il web consente al sistema educativo un'interconnessione tra dentro e fuori la scuola che fino a qualche tempo fa era inimmaginabile». E chiede a Carlo Massarini come gioca questa partita con i nativi digitali da genitore, visto che ne ha quattro in casa... «I miei quattro figli... una cosa ho imparato da loro: è la curiosità e il passaparola. È cresciuta esponenzialmente l'attitudine ad apprendere, cosa molto diversa dalla competenza. Per acquisire competenza, e capacità di scegliere, Ecco il mobtag per visualizzare il forum che si è tenuto nei giorni scorsi nella redazione del nostro giornale . . . I genitori sono rimasti al telecomando, i figli sono al touch-screen: c'è un gap tecnoculturale da colmare GENERAZIONE2.0 ILPUNTO LUCALANDÓ La rivoluzione digitale passadallescuole Webforumall'Unità: lenuovetecnologie cambiano l'insegnamento (ma non in Italia) . . . Il linguaggio delle nuove generazioni vive una mutazione: è una lingua nuova che dobbiamo imparare CARLOMASSARINI . . . Il concetto di «nativi digitali»èentrato neldibattitoculturale epedagogico ma nonha ancora influenzato le dinamiche e le tecniche educative. Eppure rappresenta unagrande occasione percambiare radicalmente lascuola. Comefare pernonsprecarla? Neabbiamoparlato in questo foruma l'Unità PICCOLINATIVI CRESCONO,ANZISONOGIÀCRESCIUTI. PERCHÉ ILTIMBRO SOTTOLA FAMOSADEFINIZIONEDI MARC PRENSKY NONLASCIA DUBBI: IL TERMINE“NATIVI DIGITALI”È DEL 2001.Fa dunque una certa impressione scoprire che mentre in Italia si comincia finalmente - a parlare di questa generazione cresciuta a pane e web, gli stessi sono nel frattempo cambiati. Non sono più all'asilo o a scuola, ma al liceo e all'università. Qualcuno, assai precoce, ha già messo alla prova le proprie idee lanciando una start up o lavorando in quelle altrui. I nativi digitali non sono più dei bambini e tanto meno dei ragazzi. Sono i nuovi imprenditori, i nuovi consumatori ma anche i nuovi cittadini e i nuovi elettori. Perché c'è un mondo là fuori che sta cambiando alla velocità della luce. La stessa che gira nelle fibre ottiche dei collegamenti digitali ma anche quella che illuminò la mente di Einstein e la fantasia di Kubrik. Come in Odissea nello spazio, oggi in Italia arrivano le immagini del 2001. Peccato che nel frattempo l'astronave Terra sia già altrove. A undici anni luce da noi. Un ritardo abissale, ovviamente. Ma che può essere contenuto e magari recuperato se anche noi iniziamo a viaggiare alla stessa velocità del resto del mondo. Per questo è incoraggiante che, dopo anni di distrazione e freni tirati, l'Italia abbia deciso di varare una propria agenda digitale, come hanno fatto da un paio d'anni tutti gli altri Paesi europei. C'è una cabina di regia, come sappiamo, ma ci sono anche due proposte parlamentari: una depositata un anno fa da Pd e Terzo Polo a firma Gentiloni-Rao; l'altra del Pdl consegnata tre settimane da Palmieri e Alfano. Sono diverse, ovviamente, ma non sono incompatibili. Anzi, con un po' di sforzo e buona volontà si potrebbe arrivare a un testo unico già a settembre. Potrebbe essere l'ultima occasione per restare in contatto con i nostri nativi digitali. Che nel frattempo crescono e si allontanano. Alla velocità della luce. Twitter @llando374 Vietato perdere il treno per il futuro ELLABAFFONI cittaecitta.comunita.unita.it IlPaesehabisognodiunnuovoalfabetotecnologicochesi imparianchetra ibanchi per risolvere ildivariotra il sapere informaledei ragazzie l'apprendimentostrutturato Duecanali chedevonofinalmenteconnettersieparlaretra loro.Nessunoresti indietro ROBERTOGENOVESI U: 16 lunedì 14, maggio, 2012
Non è soltanto un pasticcio, non è soltanto un fatto che riguarda Catanzaro. È qualcosa di più, quello che è successo durante il voto per eleggere il primo cittadino. «È una sconfitta della società civile, di tutta questa gente perbene che è andata a votare e per giorni non ha saputo chi fosse stato eletto. E anche adesso nulla è chiaro». Salvatore Scalzo, Pd, il candidato del centrosinistra, 43% di preferenze, ha appena concluso un incontro con i partiti della coalizione, Pd, Idv, Sel e Socialisti, nel corso del quale si è deciso di presentare un ricorso al Tar per chiedere l'annullamento delle elezioni concluse con la proclamazione a sindaco di Sergio Abramo, centrodestra, appena sopra il 50%. I tecnici sono al lavoro e i politici pensano già a cosa fare per continuare a parlare con la città e non spezzare quel filo potentissimo che è riuscito a strozzare i consensi al Pdl, partito incontrastato e potentissimo soltanto un anno fa. «Giovedì faremo una manifestazione, intanto per ringraziare i cittadini per la fiducia che ci hanno mostrato votando per noi - dice Scalzo - e poi per ribadire che il processo di cambiamento, rinnovamento e rilancio di Catanzaro non si ferma. Ma è anche al ministro dell'Interno che ci rivogliamo: deve intervenire, sarebbe un segnale importante». I contatti con il Nazareno sono costanti, appena dopo i ballottaggi è in programma un'altra iniziativa nel capoluogo calabrese con i leader nazionali. La magistratura, intanto, ha avviato un'inchiesta per voto di scambio che vede tra gli imputati un consigliere comunale di una lista satellite del Pdl, Franco Leone, circa 600 preferenze. La Digos, invece, ha effettuato il sequestro di tutte le schede elettorali di tutti i seggi della città, 90, e della documentazione in possesso degli uffici della Commissione elettorale del Comune. Decine le segnalazioni di irregolarità anche gravi, arrivate durante e dopo il voto, fino a ieri, finite in un dossier messo insieme dal coordinatore del Comitato Scalzo, Domenico Petrolo, che in una delle sezioni segnalate, la 85, ha avviato una contestazione durissima già lunedì scorso, a spoglio in corso. UNABRUTTA STORIA È questa la (brutta) storia delle amministrative nella città del vento che soffia sempre, del commercio del velluto che la rese famosa oltre i suoi confini e di una riscossa che sembra sempre lì dietro l'angolo ma mai qui, nei suoi palazzi e nei suoi vicoli. «Per noi la vicenda di Catanzaro non finisce qui - dice il segretario Pd, Pier Luigi Bersani -. Ci sono state palesi irregolarità». Tanto palesi da diventare inquietanti. Leggete qui. Seggio 56: su 939 iscritti i votanti sono 729 (tra cui 3 componenti di seggio e un rappresentante di lista), ma alla fine le schede votate risultano 731. Due in più, eppure nessuna verbalizzazione e un «no» deciso alla richiesta di un rappresentante di lista di ricontare le schede. Sezione 53: un'elettrice va a votare e scopre che l'ha già fatto qualcun altro al posto suo con un documento che non è il suo. In un seggio una scrutinatrice indossava una maglietta con su scritto: «Voto Brutto e mi nda futtu». Non è un proverbio: Brutto è Tommaso, candidato in una lista collegata a Sergio Abramo. Sezione 86: passano le dodici ore previste dalla legge per lo spoglio ma qui si va avanti. Oltre 15 schede con il doppio simbolo vengono attribuite ad Abramo. Sezione 2: un elettore sporge denuncia. Racconta che sconosciuti hanno citofonato a casa sua dichiarandosi membri del seggio e spiegando che avevano bisogno della tessera elettorale del figlio perché avevano dimenticato di apporvi il timbro quando era andato a votare. Il fatto è che il figlio non era andato a votare. E si potrebbe continuare così per molte e molte righe ancora, dai scrutinatori insediatisi il sabato sera e poi spariti la domenica mattina lasciando il posto ad amici dei presidenti di seggi arrivati per caso proprio lì, durante l'apertura delle sedi del voto alle schede annullate e non registrate. «Il sequestro delle schede elettorali da parte della Procura- dice Petrolo- e le continue segnalazioni che arrivano al comitato non sono altro che la conferma del clima in cui si è svolto il voto. Speriamo in un intervento immediato del ministro Cancellieri. Noi non ci arrendiamo e continueremo la nostra battaglia per la legalità in ogni sede». A chiederlo sono anche quei tanti elettori che sono scesi in piazza indignati per tutto quel fango che qualcuno ha voluto gettare sul voto. LERESPONSABILITÀ Sergio Abramo - proclamato sindaco mentre la magistratura sequestrava tutto il materiale - ha superato il 50% dei consensi per 130 voti. Quando ha saputo dell'iniziativa dei magistrati si è detto molto contento, perché «in tal modo saranno fugate definitivamente tutte le ombre che strumentalmente sono state gettate sulla mia limpida e netta vittoria». Ha anche aggiunto: «Se dovessero emergere responsabilità di natura penale queste apparterrebbero a singoli individui». Anche se i «singoli individui» dovessero essere consiglieri eletti nella sua maggioranza. «È incredibile questa sua affermazione - commenta Alfredo D'Attore, commissario Pd in Calabria -. In queste elezioni ci sono così tante anomalie che basterebbe poco a far ribaltare il risultato e riaprire il ballottaggio». E proprio per non lasciare nulla di intentato già nei giorni scorsi Pd, Sel, Psi, Fed, Idv, Fli, Udc e liste civiche hanno presentato un esposto in Procura diretto anche al ministro dell'Interno, al prefetto Rapucci, al Presidente della Corte d'Appello e all'Ufficio elettorale chiedendo di non dichiarare la legittimità di procedura elettorale e dunque la proclamazione (ormai avvenuta) degli eletti. I riflettori sono accesi. Ma Scalzo ai magistrati ha chiesto anche di capire come mai tutte le segnalazioni arrivate durante la campagna elettorale siano cadute nel vuoto. IL CASO MARIAZEGARELLI ROMA La brutta storia di Catanzaro e l'ombra di brogli Maroni:quasiquasiaRomanonciandiamopiù «È un brutto segno. Un bruttissimo segno iniziare in questo modo il corso della nuova amministrazione. Questa città, questa gente, non merita questa cappa soffocante che sovrasta Catanzaro». Angela Napoli, coordinatrice regionale di Futuro e libertà in Calabria, la conosce bene questa terra e i legami così difficili da spezzare tra politica, malaffare e criminalità organizzata. Racconta che i sintomi erano chiari, lì sotto gli occhi di tutti, già durante la campagna elettorale, anzi prima, nella fase di compilazione delle liste. «Per noi di Fli è stato difficile trovare candidati. Alcuni si erano proposti ma poi ci hanno raccontato di aver subìto pressioni, inviti non proprio galanti a farsi da parte». Per questo Fli, Udc, Mpa hanno deciso di combattere insieme al centrosinistra la battaglia per «ripristinare la legalità» e chiedere al ministro degli Interni di intervenire per far luce su questa vicenda che ha troppe zone d'ombra. «La proclamazione di Abramo sindaco, in queste condizioni, con la magistratura che ha sequestrato le schede di tutti i seggi, dimostra che questa città continua a essere strozzata dal cappio messole intorno al collo da 3 o 4 personaggi. Non è un caso che l'ex sindaco, Michele Traversa, eletto con oltre il 70% dei voti, si sia dimesso dopo sette mesi. La sua decisione - racconta - non fu dettata dal desiderio di fare il parlamentare a Roma, ma dalla volontà di sottrarsi a quei poteri forti che non vogliono mollare il controllo della città». Angela Napoli si rivolge anche al Pdl: «Dovrebbero essere i primi a preoccuparsi per quello che è accaduto ai seggi: più schede rispetto ai votanti, mancanza della firma di autentica del presidente di seggio, cittadini che sono andati al seggio e hanno scoperto che risultavano tra coloro che avevano già votato. E poi la presenza di alcuni pregiudicati di un gruppo di rom finito nella relazione della direzione investigativa antimafia perché ritenuto legato alla mafia». Per questo, secondo la parlamentare Fli, quello che è accaduto a Catanzaro non riguarda solo Catanzaro. L'INTERROGAZIONE Giovedì scorso Pd, Udc, Fli hanno presentato un'interrogazione parlamentare al ministro Cancellieri e portato la discussione a Roma. «Stanno tentando di esportare a Catanzaro il fallimentare modello di Reggio Calabria e noi dobbiamo impedire che questo accada. Questa è una città dove c'è tantissima gente perbene che vuole guardare al futuro con fiducia, ma di fronte ai fatti inquietanti avvenuti durante il voto per le elezioni amministrative rischia di perdere la speranza». È di fronte a fatti così che la politica muore, che l'antipolitica può tracimare. «Quello che mi chiedo è come possa il neo sindaco pensare di iniziare a lavorare con serenità mentre la magistratura ha aperto un'inchiesta e c'è il sospetto di voto di scambio». Napoli è convinta, e come lei tutto il centrosinistra, che non ci sia che una strada: invalidare il voto. Ricominciare tutto daccapo. «Garantendo trasparenza, correttezza delle operazioni nei seggi e durante lo spoglio delle schede». Anche perché, aggiunge Angela Napoli, questa è una partita il cui esito non è affatto scontato. Il riconteggio delle schede che è stato avviato dalla magistrature potrebbe riservare delle sorprese. E far finire nei guai più di qualcuno. Napoli (Fli): «L'esito dev'essere invalidato» LEELEZIONIAMMINISTRATIVE Il centrosinistra presenta ricorso al Tar Scalzo: «Una ferita alla società civile» La magistratura riconta tutte le schede Giovedì in piazza per la legalità . . . Fli, Udc e Mpa al fianco del centrosinistra nella battaglia per il ripristino delle regole Nessunaalleanza traLega e Pdlai ballottaggi,nonostante i lividi causati dallabatosta,dopo il votodi domenicascorsa.Dal congresso della LegaNordRomagna organizzatoa Cesena,Roberto Maroni sbatte la porta in facciaall'ex alleato. All'ex sociodigoverno ribadisce l'ultimatum:«Tolga il sostegno a Monti, si voti aottobre» e, se possibile, tutti amicicome prima.Vistoche la partitasta tutta nel recuperare ciòche sipuò sul territorio, l'ex ministroprova pureagiocarsi la carta del “confino” in Padania.«L'ossessionedeipartiti è andare inParlamento, per la Lega conta il territorio.Non escludoche al consiglio federale - dice Maroni possaanchepassare l'ipotesidi non candidarcial Parlamento di Roma.Per noiconta ilgoverno dellaPadania, tutto il resto è un mezzoe non il fine. LaLegagoverna tre regioni e centinaiadi Comuni. Il nostro rapporto con ilParlamento è finalizzatoa raggiungere il nostroobiettivo». Ese a livello federale i giochiper la segreteriadelCarrocciosembrano ormai fattiper Bobo, inVeneto si apre ufficialmente la battaglia.Per ilposto disegretario nazionaledella Liga Veneta-LegaNordspunta l'anti-Tosi: è GianantonioDa Re, bossiano, che dopoaver guidatoper 15 anni la Lega diTreviso adaprileavevapassato la manoal maronianoGiorgio Granello. . . . Bersani: «Per noi la vicenda non finisce qui Ci sono state palesi irregolarità» . . . Il neoeletto sindaco: «Responsabilità penali? Riguarderebbero singoli individui» M.ZE Parla la coordinatrice regionale di Futuro e libertà: «Abramo non può cominciare così» «Non è un caso che l'ex sindaco, eletto con oltre il 70% dei voti, si sia dimesso 7 mesi dopo» 2 lunedì 14, maggio, 2012
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14/05/12

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