CaraUnità Luigi Cancrini psichiatra e psicoterapeuta ViaOstiense,131/L_0154_Roma lettere@unita.it Difesa Se il piano del ministro non taglia spese e armi Flavio Lotti Coordinatore nazionale della Tavola della pace FINALMENTESITAGLIA. ICACCIABOMBAR-DIERI F35 PASSANO DA 131 A 90. I soldati passano da 190.000 a 150.000. Uno sente queste cose e pensa: finalmente si tagliano le spese militari. E invece no. Quella del ministro Di Paola è una “riforma” che comporterà l'aumento della spesa pubblica e delle spese militari. Altro che scure sulla Difesa. Altro che “spending review”! Questa è una “spendi di più”. Sottoposto a una fortissima pressione, il ministro della Difesa ha dovuto annunciare la revisione di tutti i programmi di armamento delle forze armate e dell'intero apparato militare. Per ottemperare a questo impegno il ministro ha predisposto un disegno di legge oggi in discussione al Senato con il titolo «Delega al Governo per la revisione dello strumento militare nazionale». Cosa dice il ministro? Non c'è alcun bisogno di ridefinire il modello di difesa, perderemmo solo un sacco di tempo. Il Parlamento deve solo delegarci e noi taglieremo dappertutto: spese, personale, caserme, sprechi, armamenti. Alla fine avremo delle Ffaa più efficaci ed efficienti «senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica». Meglio di così? Dov'è il problema? Di problemi ce ne sono molti. Ecco un primo elenco. 1. Il progetto comporta non una riduzione ma un aumento della spesa pubblica. Il ministro vuole liberarsi di circa 33.000 militari scaricando il loro costo sulle altre amministrazioni dello stato. Allo stesso tempo pretende di mantenere inalterato il bilancio a sua disposizione. Ma se il saldo della Difesa resta invariato vuol dire che aumenterà la spesa degli altri ministeri. 2. Il piano comporta non una riduzione ma un aumento della spesa. Il principio-guida è: meno soldati più armi. Ci teniamo gli stessi soldi, riduciamo il personale e investiamo i risparmi per comprare nuove armi. 3. Anche la vendita delle infrastrutture militari da dismettere non porterà alcun beneficio al bilancio dello stato o alle comunità locali ma dovrà contribuire ad aumentare il bilancio della difesa. 4. Per incassare altri soldi il ministro pretende inoltre di essere autorizzato a svendere direttamente ad altri paesi le armi di cui si vuole sbarazzare, magari per poi dire che gliene servono di nuove. Di più. Con la riforma il ministro della difesa potrà impegnarsi personalmente nella vendita di armi italiane nel mondo cancellando d'un botto tutte le ipocrisie che circondano l'intreccio tra i militari e l'industria degli armamenti. 5. Il ministro ha le idee chiare anche in materia di protezione civile. Non importa quale sia la minaccia da fronteggiare: ogni intervento di protezione civile delle Ffaa dovrà essere pagato (dai comuni?) a piedilista direttamente al ministero della Difesa. Lo stesso vale per ogni altra attività svolta in favore del pubblico o dei privati (sic!). Se qualcuno vuole i nostri servigi deve pagare. 6. Un'altra pretesa del ministro Di Paola si chiama “flessibilità gestionale di bilancio”. Come a dire: voi dateci i soldi, poi decidiamo noi come spenderli. Visto le performance del passato c'è da giurare che non si faranno mancare nulla. Ieri le Maserati e domani? 7. Con la stessa spudoratezza il ministro pretende di gestire tutto il delicatissimo capitolo della riduzione del personale militare e civile. Per liberarsi di questo “peso” senza troppi problemi, il ministro pretende che ai suoi uomini non venga applicata la riforma delle pensioni appena approvata, che si adottino trattamenti di favore per il trasferimento dei militari in altre amministrazioni pubbliche, negli enti locali e persino nelle municipalizzate e si estendano alcuni privilegi oggi negati a tutti gli altri. 8. Il piano del ministro è vago e difficilmente realizzabile. Ci costringe a impegnare centinaia di miliardi di euro da qui al 2024 senza alcuna garanzia di successo. Tant'è che tra le tante pretese c'è anche quella di prorogare annualmente il termine entro cui realizzare la riforma. Se non basteranno 10 anni, la faremo in 11, 12, 13,... Ma questa è la riforma della repubblica delle banane! Una riforma così delicata e complessa richiede un ben altro approccio. Prima di tutto il Parlamento discute i problemi della sicurezza dell'Italia e ridefinisce gli obiettivi da perseguire con i diversi strumenti a disposizione. Individuate le finalità si ridefiniscono i criteri d'impiego delle Ffaa anche alla luce delle necessità di contenimento della spesa pubblica. Solo allora si dà mandato ai tecnici di riformulare l'organizzazione dello strumento militare. Nel frattempo si dà il via ad un'operazione accurata di lotta agli sprechi, ai privilegi e agli scandali che investono la Difesa e di revisione puntuale di tutti i programmi di armamento, a cominciare da quello più folle degli F35. Niente di tutto questo. Il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola chiede una delega in bianco che gli consentirà di continuare a comprare armi costosissime utili solo a coinvolgere l'Italia in nuove guerre ad alta intensità. RIVEDEREINMOVIOLALESCELTEDELGOVERNOMONTINEL CAMPO DELLE RELAZIONI SINDACALI fa venire il mal di mare. A una dichiarazione iniziale di ricerca della "coesione sociale", ha fatto immediatamente seguito un provvedimento di riforma delle pensioni in stile autoreferenziale, con errori che si potevano evitare ascoltando i dirigenti dei Ministeri, se non i sindacati e le imprese. I provvedimenti "Libera Italia", che volevano seguire la stessa linea di autosufficienza, si sono subito arenati davanti all'opposizione dei "poteri deboli" oltre che di quelli forti. Ma è con la riforma del mercato del lavoro che lo stile di relazioni del Governo è diventato decisamente ondulatorio e incomprensibile. In ordine: convocazioni separate, consultazioni notturne, documenti presentati e ritirati, proposte di dialogo telematico, dichiarazioni ripetute di autonomia ("comunque il Governo deciderà da solo"), tavoli informali di approfondimento, incontri politici a singhiozzo, verbali di incontro dichiarati e subito negati, compilazione dei testi affidata a tecnici di Confindustria, incontri con i leader politici pre e post confronto finale con le parti sociali. Confezionato il Ddl sul mercato del lavoro, Monti ha annunciato di aver finalmente superato la concertazione con le parti sociali, quale segno della autorevolezza innovativa del suo esecutivo. Chiunque abbia un minimo di conoscenza del tema sa che la concertazione è stata dichiarata finita nel Libro Bianco del Governo Berlusconi del 2003 e da allora non c'è più stata concertazione in Italia: né nella sua forma originaria di controllo condiviso delle dinamiche dei redditi, né nella sua forma (effettivamente spuria e ipertrofica) di contrattazione preventiva su ogni azione del Governo, con relativo diritto di veto, introdottasi alla fine dei '90. Dopo lo strappo del Libro Bianco, abbiamo vissuto un decennio di relazioni sindacali in cui si è progressivamente fatto strada un modello di comodo, definito "bipolare" in analogia al sistema politico. Secondo questo modello, teorizzato dal Ministro del Lavoro di allora, l'unità sindacale era un freno alla modernizzazione delle relazioni industriali, per cui non solo era possibile fare accordi senza la Cgil, ma anche non invitare il più grande sindacato italiano agli incontri con il Governo sulle materie sociali. Abbiamo così assistito a dieci anni di accordi separati, di contratti derogati, di relazioni privilegiate del Governo con alcuni soggetti, tra cui principalmente Confindustria. Ci sono volute la stagnazione italiana prima e la crisi europea dopo per convincere anche Confindustria che il modello bipolare finiva per moltiplicare le conflittualità anziché produrre la coesione necessaria al rilancio della produttività e della competitività. L'accordo del 28 giugno (che ristabilisce regole unitarie per la rappresentanza e la contrattazione) ha sancito questa svolta confindustriale e la rottura del sistema bipolare, nonostante i tentativi Fiat di ripristinarlo. Se queste sono le dinamiche recenti delle relazioni sindacali e industriali italiane, quando Monti dice che il suo Governo ha superato la concertazione (morta e sepolta da un decennio), cosa intende esattamente? Che vuole rinunciare a ogni possibile confronto fra le parti sociali al fine di rafforzare l'autonomia "tecnica" del suo Esecutivo? Che è necessario tornare a isolare la Cgil? O forse che preferisce mediare con i segretari dei partiti di maggioranza ciò che non intende discutere con i sindacati? Su questo argomento il Governo dei tecnici-professori si è rivelato poco preparato, anche sul piano teorico, oltre che su quello politico. Sarebbe bene che, stante la necessità di ridurre la tensione sociale e di costruire maggiore coesione nel paese durante i prossimi mesi di grave recessione, il Governo si desse invece qualche regola chiara di comportamento. Le riforme condivise sono più credibili di quelle imposte. Che siano i leader dei principali partiti a dover correggere errori commessi dal Governo in materia sociale e sindacale non rafforza certo l'esecutivo. Dialoghi FuneralidiStato perRizzotto Il 24 Maggio si svolgeranno a Corleone i funerali di Stato per Placido Rizzotto, il sindacalista ucciso e fatto sparire dalla mafia, di cui solo recentemente si sono individuati i resti. Ci sarà la sua "gente" con la segretaria della Cgil Camusso, don Ciotti e - ci auguriamo vivamente - il Presidente Napolitano. Libertà e Giustizia - che ha sostenuto la richiesta di esequie solenni insieme a tanti altri promotori - esprime la sua grande soddisfazione per questo riconoscimento al valore civile e politico di Placido Rizzotto, morto per difendere i contadini più vessati e poveri dalle ingiustizie della mafia. MassimoMarnetto Equitàpensionabili Lo sapete che a fine giugno andranno in pensione più di centotrenta operai dell'ex Mondadori, con quarantanove anni di età? Io sono un insegnante che da un giorno all' altro ho visto allungare la mia vita lavorativa di sei anni. Se sarò fortunato andrò in pensione a sessantasei anni. Cosa posso dire di questa equità? PierluigiPerosini Finoa quando? Lunedì nero per le borse. L'ira di Obama su Wall Street. L'Europa brucia 120 miliardi. Spread Btp-Bund vola. Moody's taglia rating di 26 banche italiane. È un film già visto e sentito troppe volte. A cosa sono servite tutte le tasse, tagli e sacrifici fatti finora, se siamo sempre punto e a capo? La verità è che non si potrà uscire dalla crisi senza una rinnovata economia fondata sulla finanza etica e sulla decrescita felice. LucaSalvi Sulle tasse universitarie In merito all'intervento relativo al costo delle tasse universitarie a Scienze politiche a firma Federico Nastasi e pubblicato venerdì 11 maggio nella pagina dei commenti, si precisa che alla Sapienza, a seconda della situazione economica dello studente (Isee) i corsi di laurea magistrale e magistrale a ciclo unico hanno un costo annuale che varia da 360 euro a 1.984. Per gli studenti fuoricorso da oltre tre anni, che non passano al regime del tempo parziale, è prevista una maggiorazione del 50%. Ricordiamo che i corsi di laurea specialistica sono corsi di studio residuali riferiti a ordinamenti non più attivi, frequentati perciò da studenti fuoricorso che non hanno ancora concluso la loro carriera universitaria. Non conosciamo il caso spcecifico, ma la cifra indicata nell'articolo (2.300 euro) sembra essere riferibile ad uno studente appartenente ad una fascia Isee superiore a 90.000 euro annui e fuoricorso da oltre tre anni. RosalbaNatale DIR. RIPARTIZIONE STUDENTI SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA Desaparecidos la Chiesa argentina sapeva tutto Uno scrittore argentino, Horacio Verbitsky, ha pubblicato un articolo in cui dice di aver visto un documento dell'epistolato locale in cui alti prelati e generali golpisti parlavano fra loro su come zittire le domande delle famiglie dei deparecidos che venivano narcotizzati e gettati in mare a decine di migliaia per farli sparire come se non fossero mai esistiti. La Chiesa argentina dunque sapeva. E il Vaticano? Sapeva e taceva? FABIODELLA PERGOLA La notizia riportata dalla stampa argentina ha avuto poca èco in Italia anche perché non aggiunge molto a quello che tutti sapevano. La Chiesa argentina (per paura? per convivenza? per autentica preoccupazione contro le politiche della sinistra) ha appoggiato la dittatura di Varela nel modo in cui la Chiesa di Spagna appoggiò Franco quando uccideva tutti quelli che erano sospettati di simpatie repubblicane dando in adozione i loro figli a famiglie “timorate di Dio”: come ben documentato da Piero Badaloni nel bel libro degli Editori Internazionali Riuniti intitolato Una memoria squilibrata. In Argentina come in Spagna, dunque, la Chiesa ha scelto di sapere e di tacere benedicendo in pubblico i criminali di cui conosceva gli orrori e l'iniquità. Ce lo confermano oggi i documenti che la pazienza degli storici non smette di scoprire. Aiutando gli uomini a capire meglio quello che è davvero accaduto ma ponendo soprattutto un problema di fondo sulle ragioni per cui il discorso di Gesù viene dimenticato e tradito, a volte, proprio da quelli che dovrebbero diffondere la sua parola. Dai don Abbondio che non riescono probabilmente, a intenderne l'importanza e il senso. Gaetano Sateriale Cgil, politica industriale Relazionigoverno-sindacati Sulle questioni sociali Monti lanci un segnale . . . Dopo 10 anni il modello bipolare è finito . . . Non credibili le riforme senza condivisione COMUNITÀ Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 La tiratura del 15 maggio 2012 è stata di 99.929 copie 16 mercoledì 16, maggio, 2012
IL TUO MUTUO, COSTRUIAMOLO INSIEME. Esempio al 01.05.2012. Mutuo Domus a tasso fi sso: importo mutuo 100.000 euro, durata 20 anni, fi nalità acquisto prima casa. TAEG 6,140%, TAN 5,70%. Spese istruttoria 600 euro, perizia 250 euro, imposta sostitutiva 0,25% dell'importo del mutuo, avviso/quietanza pagamento rata mensile 1,50 euro, costo comunicazioni di legge 0,70 euro percepiti ad ogni invio. Polizza incendio gratis per le domande di mutuo prima casa presentate dal 30/04 al 30/06/2012. Messaggio Pubblicitario con fi nalità promozionale. Fogli Informativi in Filiale e sul sito internet delle Banche italiane del Gruppo che commercializzano il prodotto. Concessione del mutuo subordinata all'approvazione della Banca. 24 mercoledì 16, maggio, 2012
ANGELAMERKELHAPERSOUN'ALTRAVOLTA:HASBA-GLIATO IL RIGORE. LA CDU È STATA SCONFITTA NEL LANDPIÙPOPOLOSODELLAGERMANIA,DOVEHAVINTOHA VINTOHANNELOREKRAFT,LAGOVERNATRICESPDACCUSATA DI SPENDERE TROPPO (Renzo Bossi: «Ehi, Papi, ma allora perché noi alle amministrative abbiamo perso?!»). «I tedeschi hanno smesso di ascoltare Angela Merkel», scrive Die Welt: Ormai la Cancelliera è così poco ascoltata che potrebbe lasciare la politica attiva per condurre una striscia dopo il Tg1. Per fortuna che in Italia siamo parecchio provinciali, e che lo sport nazionale è il salto in lungo sul carro del vincitore. Siamo così provinciali che, finché la Merkel era saldamente alla guida di tutta la Germania e Sarkozy della Francia bastava contestare la loro politica di tagli alla spesa per venire bollati come punkabbestia insurrezionalisti o fricchettoni velleitari che vogliono uscire dall'euro suonando i bonghi per tornare ai fasti del baratto e a curarsi con i chiodi di garofano. Ora che il partito di Angela Merkel ha incassato il suo peggior risultato dal dopoguerra (ha commesso così tanti errori strategici che, secondo gli analisti, il suo prossimo passo potrebbe essere invadere la Polonia); ora che Sarkozy è stato sconfitto da un socialista che promette di aumentare il potere di acquisto dei francesi alzando il salario minimo e assumendo sessantamila persone tra scuola e sanità; gli stessi che da noi si erano rassegnati al taglio degli insegnanti di sostegno avvertono la necessità di rivedere le politiche del rigore. Meglio troppo tardi che mai, considerato che ieri è scattato l'allarme antifumo alla Camera e sono dovuti intervenire i pompieri (niente di grave, è la Borsa che ha bruciato 120 miliardi di euro). Ora sono in parecchi a mettere in discussione il principio che per uscire dalla crisi basta tagliare, che è come quelle donne che si illudono di migliorare il rapporto riducendo le pretese: «Ok, se anche non è carino... se anche non è gentile... se anche non lava i piatti... se anche non mi parla... ». Se anche non glielo fai notare, continua a essere uno stronzo. Questione di prospettiva. A Milano, hanno sgomberato Macao, il grattacielo di Ligresti occupato dagli artisti. Ligresti è così poco sensibile all'arte che quando ha letto che il posto era pieno di poesia ha mandato un container. Ecco, in un paese dove i palazzinari costruiscono i palazzi per tenerli sfitti, non si cresce tagliando ma facendo giustizia. SEGUEDALLAPRIMA È uno dei più alti d'Europa, inferiore soltanto a quello registrato in alcuni nuovi stati membri come Romania, Ungheria e Slovacchia. Un primato angoscioso. In numeri, questo significa che un milione e 876mila tra bambini e adolescenti vivono in famiglie che non ce la fanno ad arrivare a fine mese. Di questi, ben 653mila, secondo Istat, «non hanno la possibilità di accedere a un paniere di beni essenziali per il conseguimento di uno standard di vita minimamente accettabile». Una causa, e non di poco conto, sta nella fine del tempo in cui i Paesi occidentali stavano chiusi in loro stessi come fortini in un benessere autosufficiente, che permetteva di dividere l'umanità in primo, secondo e terzo mondo. La centrifuga di un'economia globale, di lavoro e imprese che si spostano a ritmi mai visti, infatti, disarticola ogni cosa, connettendo le società secondo una rete trasversale che divide tutto in centro e periferia. Primo mondo, secondo mondo, terzo mondo, si trovano a coesistere a qualche decina di chilometri, a volte a qualche centinaia di metri. È la sfida della politica nel nuovo secolo. Lo si legge ancora una volta nei dati raccolti da Save the Children. I bambini più poveri oggi non sono più quelli che vivevano nelle famiglie allargate di una volta. Sono quelli con un genitore solo, specialmente se madre e con basso titolo di studio, per gran parte concentrati nel Sud e nelle Isole (rispettivamente il 25 e il 30 per cento, contro il 7 del Centro e il 5,1 del Nord). In questi casi l'intensità della povertà è maggiore di quasi dieci punti rispetto alle coppie (43,6% contro 34,4%), con un aumento del 15% rispetto a quindici anni fa e di quasi 8 punti percentuali rispetto al 2006. È allarmante, così, scoprire come la povertà sia conseguenza di una modernità in crisi, di una disgregazione sociale che non ha niente a che vedere con residui delle società preindustriali del passato, ma con il futuro, con le promesse di libertà individuale non mantenute dallo sviluppo. Se c'è un risvolto positivo, però, è che non si può più girare la testa, fare finta di niente. La complessità del mondo contemporaneo è in ogni momento sotto i nostri occhi e chiede giustizia, chiamando in causa responsabilità precise. L'Italia, come sappiamo, subisce la sua storia e la sua posizione geografica di nazione «troppo lunga» - per usare l'espressione efficace di Giorgio Ruffolo - e per alcuni aspetti mai compiutamente unitaria. Una ragione vera, profondamente vera che troppo spesso, però, vira all'alibi. Abbiamo dovuto aspettare questo governo perché si sbloccassero due miliardi e trecento milioni di euro di fondi strutturali europei, risorse disponibili ma lasciate giacere nelle casse dell'Ue, per devolverli alle politiche per la famiglia nel Sud, particolarmente per giovani, giovanissimi e anziani. Non è abbastanza, ovviamente, e in questo periodo di crisi, di entropia sociale, oltre che a più efficienza, e a più risorse - l'Italia spende per l'infanzia l'1,4 del Pil contro il 2,3 della media Ue - dobbiamo lavorare a un più forte senso della comunità. La libertà individuale è stata l'utopia del Novecento, quando una ricchezza e un progresso che sembravano illimitati promettevano a ciascuno di affrancarsi da vincoli di ogni genere e di scegliere contrattualmente la natura dei rapporti da intrattenere con gli altri. Oggi, sappiamo che quel sogno così attraente è parzialmente irraggiungibile, poiché la limitatezza delle risorse limita le aspirazioni e la solitudine, anche nel benessere, è dura da sostenere e fa emergere bisogni insospettati. Laddove la ricchezza viene a mancare, così, alla nuova povertà si aggiunge l'isolamento, quello raccontato da Save the Children, in cui la disgregazione sociale rende vulnerabili ed espone al potere violento, al ricatto delle criminalità organizzate, sempre pronte ad approfittare dei tessuti umani e legali che si disgregano. La risposta a tutto questo è più comunità, condivisione, una politica attenta a unire e non a spaccare. Una condivisione fondamentale, per affrontare con successo, le sfide dei una globalizzazione che richiedono comunità coese e solidali. E in questo senso, non c'è comunità senza una più equilibrata diffusione dei saperi che la rendano coesa e forte, anche nel senso di un patto culturale tra generazioni. Un investimento chiaro in formazione, altro fronte doloroso che emerge da questo rapporto, perciò, in cui si scopre che per abbandono scolastico e per titolo di istruzione l'Italia è ancora una volta tra gli ultimi dell'area Ue. Occorre agire urgentemente, poiché la situazione è grave e non promette nulla di buono. Resta, infatti, particolarmente per il nostro Paese, una verità profonda, quella ricordata a suo tempo da Winston Churchill: «Per una nazione non c'è investimento migliore che dare latte ai suoi figli». «CICLOPISTA DEL DIAVOLO», NOTTEDI LUNACALANTE.STEFANOMIVIENISEMPREINMENTE: ANTIFASCISTA, BASSANI, COLTO, DIDATTICO, ESTETICO, FUMATORE, GIUSTO, HENDRIX, IDEALISTA, LETTORE, MOVIMENTO, NATURALE, OPPOSIZIONE,PARTITO,RESISTENTE,STONES,TAS,URGENTE, VERO, Z …(?). Pedalo, sto arrivando, in quell'angolo compreso fra l'Emilia, la Toscana e la Liguria. Da poche ore è morto Stefano Tassinari. Uno scrittore, un mio amico, molto caro, meraviglioso. Mi hanno regalato una bicicletta, è successo a Brescia, è firmata Têtes de Bois, un premio, una dedica. L'ho caricata sul treno, alla stazione di Solignano sono sceso e me la sono fatta a pedali. Arriverò fino a Pietrasanta, sulla Francigena, in Versilia, destinazione concerto. È durissima. Ultimi spasmi del Passo della Cisa, ho lasciato l'afa padana e respiro l'aria tersa dell'Appennino. Da un po' di metri oltre la siepe mi controlla un fagiano, atterra, svolazza, mi attraversa il cielo. Mi sento di troppo, mi ha già guardato torvo un gufo, due tornanti sotto. Dormirò quassù stanotte. In questa casa cantoniera rossa, diventata ostello, pensare a te, Stefano, sarà più bello. A te che mi incoraggiavi a scrivere e a cantare, che mi incoraggiavi a essere. Siamo “ritagli di tempo”, lo so. Tu lo sapevi meglio. Ci hai stracciato con la fantasia e il coraggio. Sei stato grande. Incollo la tua foto nell'aria, gioco con la mente, succede come con le stelle. Bisogna puntare quella accanto per vedere quella che ami, la più brillante. Allora non ti fisso direttamente. Ti ricompongo attraverso l'alfabeto delle tue parole, di nuovo… quelle più vicine: Affabulatore, Bologna, Comunista, Dettaglio, Eleganza, Ferrara, Generoso, H …(e l'acca …?),Internazionale, Lotta, Mamma a pranzo la domenica, Narratore, Orgoglio, Precisone, Rock, Spal, Tolfa, Uomo, Volontà, Z …(?). Non riesco a prendere sonno … e domattina all'alba dovrò partire. Dopo una vita di “Assalti al cielo”, sempre “Col vento contro” per “L'amore degli insorti” e per te, uomo “D'altri tempi”, è “L'ora del ritorno”. Ciao, mago della “Parola Immaginata”, non ci incontreremo più. Ci sarà senz'altro un paradiso del popolo, lo troverai. Io ho provato a volerti bene. Davvero. La notte è alta, la luna è salita tanto, cerco la stella accanto e decanto: Area, Bakunin, Cinema, Dondero, Energia, Franchezza, Guccini, Hendrix (ce lo rimetto, gli piaceva troppo …), Internazionale (intesa come Inter), Lavoratori, Manifesto, Netto, Ostinato e contrario, Partita, Rivoluzione, Stefania, Talento, Umano, Versatile, Z… (ecco, mi manca di nuovo la “Z”!) Vedi… avrei voluto conoscerti ancora meglio, abbiamo avuto tanto tempo e non ci è bastato. Il casoEquitalia Dal sostegno ai blitz Gdf agli assalti alle sedi Alberto Fluvi Deputato, capogr. Pd in commissione Finanze COMUNITÀ Maramotti L'intervento Se il povero ha gli occhi di un bambino Walter Veltroni «EQUITALIANONPUÒCHEPARLAREUNLINGUAG-GIO CONDIVISO DAI CONTRIBUENTI IN REGOLA CONILFISCO».POTREBBECONCLUDERSICOSÌ la riflessione di un cittadino che non ha pendenze con l'amministrazione finanziaria di fronte alla rappresentazione che i media stanno dando di Equitalia. Questa considerazione è tanto più vera in un Paese dove ogni anno sfuggono all'imposizione fiscale circa 250 miliardi di euro, pari a circa 100 miliardi di minori entrate. In poche settimane siamo passati dal sostegno ai blitz antievasione di Cortina, di Courmayeur, di Firenze, di Milano, ecc., agli assalti alle sedi di Equitalia e dell'Agenzia delle Entrate. Un signore in arretrato con il pagamento di 9 annualità del canone Rai occupa una sede dell'Agenzia e riesce ad avere il sostegno politico ed economico (pagamento delle spese legali) della Lega Nord e del Codacons. Accade anche che ex ministri della Repubblica, dopo aver portato il Paese ad un passo dal precipizio, incitino alla rivolta fiscale. Ma andiamo con ordine. Non c'è dubbio che Equitalia si trovi ad operare in un momento di estrema difficoltà per famiglie e imprese, ma non dimentichiamo che l'agenzia sta procedendo alla riscossione di crediti relativi agli anni 2005, 2006, 2007 e che in pochi anni la nuova struttura di Equitalia (operativa dal 2006) è passata da una raccolta di 3,8 miliardi nel 2005 ad una di 8,9 del 2010. Il 2011 si è chiuso con una leggera flessione a causa del rallentamento della riscossione: 8,6 miliardi. Un altro argomento sul quale si soffermano molti osservatori è quello dell'aggio, considerato eccessivo (9%). L'aggio serve però a sostenere le spese di gestione di Equitalia. Per questo ai vecchi concessionari veniva riconosciuto un importo forfettario di 470 milioni nel 2005. Dal 2006 tale contributo è stato ridotto fino ad azzerarsi dal 2009. Da quella data l'attività di riscossione non è più a carico della fiscalità generale ma dei contribuenti in debito con il fisco. Porre questo il tema obbliga a rispondere alla domanda se l'attività di riscossione debba finanziarsi con l'aggio o attraverso la fiscalità generale. Non c'è dubbio che ora si deve allentare la pressione nei confronti dei contribuenti. Ma già oggi un milione e seicentomila di questi utilizzano lo strumento della rateazione per un importo di quasi 20 miliardi. Rateizzare significa dilazionare il debito in 6 anni, con la possibilità, in caso di ulteriori difficoltà di poter rateizzare per altri 6 anni. Infine, il tema dei rapporti fra Equitalia, Comuni e Regioni. La normativa prevedeva che dal 1 gennaio 2012 l'attività di riscossione per conto dei Comuni passasse agli enti territoriali per i loro tributi. Su richiesta dell'Anci la data è stata prorogata al 1 marzo 2013. Ora Comuni e Regioni dicono di volersi dotare di società per la riscossione, ma l'obiettivo non è chiaro. Le regole per l'attività di riscossione sono le stesse per Equitalia come per qualunque altra società che svolga quest'attività. Dioèmorto Ricordo Tassinari, mago della Parola Immaginata Scatta l'allarme antifumo: è la Borsa che brucia 120 mld Andrea Satta Musicista e scrittore FrancescaFornario . . . Merkel poco ascoltata: dirige striscia dopo il Tg1 . . . Lo sport italiano: salto sul carro del vincitore Duemiladodici mercoledì 16, maggio, 2012 15
Pioggia, fulmini, tempesta. Un'atmosfera «elettrizzante» ha fatto da cornice al «Giorno dell'Investitura». Zuppo di pioggia ma sorridente e finalmente rilassato: François Hollande è diventato ieri mattina il settimo presidente della Quinta repubblica, il secondo socialista dopo François Mitterrand. Proporrà «un nuovo patto» ai partner Ue che unisca crescita a riduzione dei deficit. Una strategia in cui sarà sostenuto dal nuovo premier, Jean-Marc Ayrault, germanofilo ed ex capogruppo dei socialisti alla Camera, scelto da Hollande perché figura di sicuro buono impatto su «Frau Merkel», la cancelliera tedesca con cui, dopo un viaggio aereo tumultuoso, Holllande ha avuto un primo incontro in tarda serata a Berlino. La Francia «ha bisogno di essere pacificata, riunificata», afferma il neopresidente dopo aver notato che davanti all' Eliseo, ad attenderlo, c'era una folla di un migliaio di persone divisa in due «curve» contrapposte, una inneggiante a Nicolas Sarkozy, l'altra tutta per lui. Le due fazioni si sono fronteggiate a suon di slogan prima dell'inizio della cerimonia. Dopo un colloquio faccia a faccia, nel quale Sarkozy ha trasmesso fra l'altro al suo successore i codici e le procedure per l'utilizzo dell'arma nucleare francese, Sarkozy e Carla Bruni hanno lasciato il palazzo presidenziale con un saluto molto cordiale ai nuovi inquilini, Hollande e la compagna Valerie Trierweiler: stretta di mano e sorriso per i due uomini, un bacio per le premiere dame. Poi Sarkò e Carla si sono avviati verso l'auto e verso la fine della loro avventura presidenziale. Sarkozy si è già trasferito negli uffici a poche centinaia di metri dall'Eliseo che la presidenza ha messo a sua disposizione, come tradizione. Nel discorso di investitura, Hollande ha insistito sulla diversità della sua presidenza, che vuole riunire laddove ci sono state divisioni e spaccature: «C'è bisogno di pacificazione - dice - tutti i francesi devono vivere insieme senza distinzione. Le nostre diversità non devono diventare divisioni, o discordie». Ha garantito che non farà «tutto da solo» - «al vertice dello Stato - assicura - il potere sarà esercitato con dignità e semplicità» - ed ha annunciato che ai partner Ue proporrà «un nuovo patto» che unisca «la crescita alla riduzione dei deficit». «Riaffermerò in ogni circostanza il nostro principio intangibile di laicità, così come lotterò contro il razzismo, l'antisemitismo e contro tutte le discriminazioni», promette. Il nuovo capo dell'Eliseo afferma di «credere nella democrazia sociale, nuovi spazi di negoziazione saranno aperti a partner sociali», e «nella democrazia dei cittadini, quella delle associazioni e dell'impegno civile». Nel suo discorso ha poi fatto riferimento ai giovani, dicendo che la Repubblica deve dare loro fiducia: «Restituirò loro il posto che meritano: il primo», rinnovando la formazione professionale e lottando contro il precariato. Poi, sulla Citroen DS5 decapottabile che ha scelto espressamente per la sua investitura, Hollande - come vuole la tradizione - ha risalito gli Champs-Elysees salutando la folla. Una pioggia torrenziale si è allora abbattuta su Parigi, lasciando completamente zuppo, ma per niente infastidito dall'inconveniente, un Hollande sorridente e rilassato. L'Europa è centrale nel suo discorso d'insediamento. «Voglio aprire una strada nuova in Europa», sottolinea Hollande, e ai partner europei «proporrò un nuovo patto che unisca la necessaria riduzione dei deficit pubblici all'indispensabile stimolo dell'economia», patto che unirà la necessaria riduzione dei deficit pubblici all'indispensabile stimolo all'economia. «E dirò loro la necessità per il nostro continente di proteggere in un mondo così difficile non soltanto i suoi valori ma i suoi interessi, in nome del principio di reciprocità dei nostri scambi commerciali». «Per superare la crisi che la colpisce - insiste il neo presidente - l'Europa ha bisogno di progetti, di solidarietà, di crescita». FULMINI& PIOGGIA Concetti che il neo presidente ribadisce in serata ad Angela Merkel, nel loro primo, attesissimo incontro. Poco dopo le 17, Hollande era passato sorridente davanti alle telecamere dicendo: «Sono già in ritardo». Il Falcon 7X lo aspettava sulla pista dell'aeroporto militare di Villacoublay, alle porte di Parigi, sotto una pioggia ininterrotta. Dopo un quarto d'ora di volo, sballottato da un'impressionante temporale, il piccolo aereo militare è stato costretto a rientrare. «È stato colpito da un fulmine», hanno raccontato fonti dell'Eliseo già presenti a Berlino: «Per precauzione, il pilota ha deciso di rientrare». Il presidente e lo staff che lo accompagna a Berlino sono stati trasferiti su un Falcon 900 che è immediatamente ripartito, arrivando nella capitale tedesca con un'ora di ritardo. Una giornata straordinaria, in tutti i sensi, per il «presidente normale». Hollande spinge Merkel: l'Europa punti sulla crescita Angela Merkel e François Hollande cercano una soluzione perché la Grecia resti nell'euro. Le prime notizie filtrate ieri sera dall'incontro a Berlino, iniziato con molto ritardo perché l'aereo del neopresidente francese era dovuto tornare a Parigi a causa di un fulmine, parlano di un'intesa sul riconoscimento della necessità di iniziative che scongiurino l'uscita di Atene dall'Eurogruppo. Anche le elezioni anticipate non sono considerate dai due una jattura se serviranno a sbloccare l'impasse. L'incontro era cominciato sotto una cattiva stella. Chi abbia voglia di metafore può strogolare sui fulmini che hanno costretto l'aereo di a invertire la rotta per Berlino e a tornare a Parigi, allungando i tempi del suo incontro con Angela Merkel fino alla sera avanzata. L'aria d'Europa, in effetti, è tempestosa. Ieri mattina, mentre il neopresidente si insediava all'Eliseo era ancora in corso, a Bruxelles, una delle riunioni dell'Eurogruppo più difficili da quando esiste la moneta unica. E mentre saliva sull'aereo sfortunato, schiere di analisti, a Bruxelles, Parigi e Berlino raccontavano a giornali e tv quanto rischiamo di pagare l'uscita della Grecia dall'euro: subito 11 mila euro per ogni cittadino europeo e poi tutti i costi che seguirebbero per la scomparsa di un pezzo di mercato comune e per gli effetti di una dracma svalutata tra il 50 e il 70% rispetto alla parità fissata al momento dell'entrata nel clan. Eppure c'è chi insiste e tra i 17 ministri economici e finanziari, l'altra notte a Bruxelles la discussione non dev'essere stata una passeggiata. Alla fine il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker ha pronunciato quella che, almeno per lui, è la parola definitiva. «Nessuno - ha detto - ha evocato quella possibilità: noi siamo intenzionati a mantenere la Grecia nell'euro e faremo tutto il possibile per riuscirci». Nel «tutto il possibile» sarebbe compresa, sempre stando a Juncker (che però ha parlato prima che fosse noto il fallimento dell'ultimo tentativo di formare un governo ed evitare il voto anticipato), anche qualche possibile dilazione dei tempi in cui Atene deve ottemperare ai diktat finanziari. Non se ne è parlato, ma è un'ipotesi «da non escludere». La esclude invece il capo del Fmi Christine Lagarde, la quale sempre ieri ha risposto indirettamente a Juncker parlando di un possibile «ritiro ordinato» dall'euro di Atene, «se non adempierà agli obblighi presi». La “tragedia greca” e le incertezze che pesano minacciosissime sul sistema creditizio spagnolo (anche di queste si è discusso nell'Eurogruppo, con poco costrutto) hanno reso ancor più difficile la posizione di Angela Merkel che si preparava al primo redde rationem con Hollande. La cancelliera e il presidente hanno ovviamente parlato del “piano per la crescita” che il secondo vorrebbe sottoporre ai partner e alle istituzioni europee. Lei ha ammesso che “ci sono convergenze ma anche diversità” e ha sostenuto, come fa da qualche tempo, sostenendo che anche la Germania vuole la crescita, ma che questa si realizza proprio e solo con la disciplina di bilancio secondo gli schemi del Fiskalpakt. Ma su questa linea intransigente l'accerchiamento della cancelliera ieri si è chiuso anche sul fronte interno, con una inconsueta conferenza stampa comune dei tre massimi esponenti della politica economica della Spd, il presidente Sigmar Gabriel, l'ex vicecancelliere della grosse Koalition Frank-Walter Steinmeier e l'ex ministro delle Finanze Peer Steinbrück, tutti e tre possibili candidati alla cancelleria l'anno prossimo insieme con Hannelore Kraft, la trionfatrice delle elezioni in Renania-Westfalia. La “troika” Spd ha presentato un piano per la crescita che corrisponde su tutti i punti principali con il programma di Hollande. I socialdemocratici propongono, tra le altre cose, gli eurobond e i project-bond, investimenti finanziati dalle disponibilità europee, la realizzazione di una “Unione sociale” che preveda condizioni normative e salariali uguali per tutti i lavoratori europei, l'introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie, la separazione tra banche commerciali e banche d'affari, la creazione di un ente comunitario di controllo sulle Borse e di un'agenzia di rating europea. Il documento è molto particolareggiato e articola le linee di quello che fu sottoscritto con i socialisti francesi e i democratici italiani il 17 marzo scorso a Parigi. Su queste proposte, volente o nolente, Frau Merkel dovrà trattare perché al Bundestag, per la ratifica del Fiskalpakt, ha bisogno dei voti dell'opposizione. Né il neopresidente francese, né la Spd e gli altri partiti progressisti europei negano che il rigore sia necessario, ma come Hollande ha ribadito nel discorso di insediamento «la necessaria riduzione del deficit va unita all'indispensabile stimolo all'economia». Tanto è ostinato nella difesa della sua austerity il governo di Berlino che, per quanto si è saputo, Schäuble a Bruxelles avrebbe respinto anche la ragionevole richiesta italiana di scorporare dal computo del debito le spese per gli investimenti. ILCASO L'EUROPAELACRISI Primo colloquio tra il neopresidente e la cancelliera Intesa sulla Grecia nell'euro ma anche divergenze PAOLO SOLDINI paolocarlosoldini@libero.it Ieri la nomina aprimoministro francese.Pochigiorni fa, l'8maggio, Jean-LucAyrault avevarilasciato un'intervistaesclusiva a l'Unità:«La battagliaper il cambiamento è solo iniziata.Siamo convinti che il forte legamecheesiste tra la Germania e la Franciapossa favorire quel pattoper lacrescitache saràuna delle priorità dellapresidenza Hollande inEuropa». Esulla Grecia:«Se il controllodel deficitnon èsupportato dapolitiche di crescita, l'ingovernabilità più cheun rischioèuna certezza». UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it Il giuramento del neopresidente: «Voglio aprire una nuova strada in Europa» «Abbiamo bisogno di solidarietà» All'Unitàhadetto: «Cosìcambieremo loscenarioeuropeo» Il primo giorno all'Eliseo, Ayrault nominato premier . . . Hollande: «Mettiamo tutto sul tavolo, compresi gli Eurobond. Lavorare insieme per l'Europa» 2 mercoledì 16, maggio, 2012
MARCOTEDESCHI MILANO Quando in serata arriva il sindaco, Giuliano Pisapia, sedute in strada davanti alla Torre Galfa ci sono centinaia e centinaia di persone. Sono lì dall'alba, da quando è arrivata la polizia per lo sgombero. «Avete fatto quello che vi avevo chiesto quando sono stato eletto - attacca Pisapia - mi avete tirato per la giacchetta. E io sono qui per dirvi che il Comune mette a disposizione, vostra e di altre associazioni culturali che lo vorranno, uno spazio pubblico», che è quello di una delle tante fabbriche dismesse in questa città, l'ex Ansaldo di via Tortona, dove nascerà l'«Officina per la creatività». Ammette qualche «ritardo e difficoltà» sul tema da parte dell'amministrazione ma, dopo cinque ore di riunione interassesorile e le richieste sempre più pressanti di buona parte dei milanesi a «fare qualcosa», porta (oltre alla sua faccia) una soluzione concreta. L'assemblea della Torre Galfa diffusamente approva, vola anche qualche fischio ma soprattutto piovono applausi, e sono in molti a tirare un sospiro di sollievo, dopo essersi chiesti per ore che cosa avrebbe fatto il Comune. La mattina lo sgombero, la sera l'apertura di uno spazio comunale. Una giornata di continuo via vai e di centinaia di persone davanti alla Torre Galfa, 32 piani a Milano dietro al Palazzo della Regione di proprietà della famiglia Ligresti, abbandonata a se stessa da 15 anni e occupata negli ultimi 11 giorni dai ragazzi del Collettivo artistico Macao per attirare l'attenzione sulla mancanza di spazi per la cultura in città, giovanili soprattutto. Undici giorni di concerti, letture, performance, biblioteche aperte, con il passaggio di migliaia di milanesi più o meno noti, tra cui Dario Fo, Lella Costa e gli Afterhours. Fino all'alba di ieri, quando alla Torre è arrivata la polizia con l'ordine di sgombero firmato dal prefetto. In meno di un'ora erano tutti fuori, e il tam tam battuto soprattutto sui social network è bastato a radunare davanti alla Torre centinaia di persone in poco tempo: strada bloccata dall'assemblea pubblica diventata poi lezione poi concerto (e l'energia per il microfono gliel'ha fornita il benzinaio di fronte), in attesa di decidere il da farsi e che dalla giunta comunale arrivassero comunicazioni ufficiali. Tra una lezione pubblica, un travaso di piantine in comode cassette davanti a una schiera di poliziotti in tenuta da sgombero («perché dobbiamo portare via anche queste»), una lezione pubblica sul post-fordismo, canti e balli improvvisati, col passare delle ore il presidio si trasforma in festa di piazza, e la festa continua fino a notte. OFFRIREALTERNATIVE Pisapia, saputo dello sgombero, aveva subito riunito gli assessori e chiarito la sua posizione: «Alla domanda di innovazione, cultura e partecipazione - aveva dichiarato già in mattinata - si risponde con il dialogo e il confronto. Gli sgomberi non danno soluzioni ma pongono ulteriori problemi. Sento il dovere di dare una risposta positiva, nel rispetto delle regole, alla domanda che nasce dalla città di spazi per la cultura, la creatività e l'aggregazione giovanile». Perché il tema di questi giorni, non di poco conto per una giunta democratica, è stato questo: quella della Torre era solo l'occupazione abusiva di una proprietà privata o la riappropriazione di una proprietà abbandonata da aprire alla città? Intorno a questa doppia verità si è consumata la discussione interna a giunta e maggioranza. Nessun dubbio dal punto di vista giuridico, ovvio, ma parecchi invece sulla necessità di non soffocare energie costruttive e creatività, soprattutto senza offrire alternative. Il giudizio sugli 11 giorni di lavoro alla Torre è «molto positivo» sia da parte di Pisapia, che dell'assessore alla Cultura Stefano Boeri, che qualche sera fa era transitato al grattacielo, come anche il collega al Welfare Piefrancesco Majorino. «So che qui è stato sperimentato un metodo innovativo di fare cultura - dice il sindaco che ha avuto successo in altre esperienze di altre città d'Italia e d'Europa». Come spiega Giulia, 23 anni, del gruppo Macao: «Stiamo tentando un vero e proprio esperimento sociale, qui. Dobbiamo riuscire a far passare un messaggio diverso - dice ancora - non si deve parlare di occupazioni intese come sottrazione di una proprietà privata, ma di liberazione di questi spazi che sono sottratti ai cittadini e lasciati a marcire inutilizzati per pura speculazione mentre mancano i luoghi di aggregazione». Ieri è stata la volta degli attestati di solidarietà a Macao, arrivati dalle associazioni culturali di mezzo mondo, nonchè dall'assessore ai Beni culturali di Napoli Alberto Lucarelli e dal Teatro Valle di Roma. Ed è passato anche il Premio Nobel Dario Fo, accorso a dare sostegno al collettivo e a criticare lo sgombero: «Riprendersi una torre per tenerla vuota come prima è un gesto imbecille, inutile». Dal Pd, il segretario metropolitano Roberto Cornelli chiede che «Milano torni ad essere una città che offre opportunità espressive e di svago. Il caso della Torre Galfa deve fare riflettere - dice Esiste un bisogno esteso e complesso che non può restare inascoltato. Un bisogno urgente di spazi per la cultura e i giovani che però devono essere trovati nel rispetto della legalità». Lo sgombero, chiesto da questore e prefetto su sollecitazione della proprietà, era comunque nell'aria da giorni. Così come scontata è la denuncia per occupazione abusiva, scattata per nove ragazzi di Macao. Per loro, a riconfermare la posizione dell'amministrazione, l'avvocato difensore sarà Mirko Mazzali, presidente della commissione consiliare Sicurezza. Bufera a Milano per la vendita di una quota di capitale della Sea, la società comunale che gestisce gli scali di Linate e Malpensa. Vito Gamberale, amministratore delegato di F2i, è indagato dalla procura di Milano per turbativa d'asta nell'ambito dell'inchiesta sulla vendita delle quote Sea a F2i. Indagato anche un suo collaboratore, Mauro Maia. Secondo l'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, Mauro Maia sarebbe l'interlocutore con cui Gamberale era al telefono nel luglio scorso. Nel dialogo tra i due, intercettato, si parlava di un bando da fare “su misura” e l'amministratore delegato di F2i si era detto «sicuro della vittoria della gara». Cosa che poi è avvenuta in autunno. A dare impulso alle indagini sono stati anche nuovi atti inviati dalla Procura di Firenze dove è aperta un'altra inchiesta. Perquisizioni sono state compiute ieri da finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano presso gli uffici di F2i, di un professionista che avrebbe svolto il ruolo di intermediario e anche a palazzo Marino. Le Fiamme Gialle in particolare hanno acquisito presso il Comune di Milano gli atti inerenti l'iter amministrativo esperito nell'ambito della gara pubblica oggetto di indagine. «L'attivià investigativa, svolta su delega del Dott. Alfredo Robledo, Procuratore Aggiunto presso la Procura della Repubblica di Milano - scrive il Comando provinciale della Gdf - è rivolta ad accertare eventuali episodi di condizionamento della regolare procedura di aggiudicazione della citata asta pubblica». La perquisizione negli uffici di Vito Gamberale e di Mauro Maia «fa seguito all'acquisizione, da parte della Procura di Milano, di una intercettazione telefonica - inviata dalla Procura di Firenze - tra gli stessi ing. Gamberale ed dr. Maia» precisa F2i confermando la perquisizione. «In detta intercettazione, risalente al luglio scorso, si sarebbe parlato del possibile interesse di F2i ad acquisire una quota della Sea di Milano - continua la nota di Fondi Italiani per le infrastrutture -. Si fa presente che l'ing. Gamberale è l'amministratore selegato di F2i e che il dr. Maia è Senior Partner di F2i, responsabile del settore aeroportuale». Secondo F2i «tale conversazione avrebbe indotto ad ipotizzare una eventuale turbativa d'asta per entrambi i managers. F2i ha offerto ampio supporto agli organi delegati alla perquisizione. Già all'inizio di aprile scorso Vito Gamberale aveva fornito al Sostituto Procuratore di Milano, dr. Robledo - conclude F2i - una dettagliata e documentata relazione sull'intera vicenda dichiarandosi disposto e collaborativo a tutti gli approfondimenti del caso». Il comune di Milano vendette il 27,5% di Sea a F2i per 385 milioni di euro. In queste settimane si sta discutendo di un'altra vendita, o di una quotazione in Borsa. Ma il progetto potrebbe essere rinviato a tempi migliori. Lasua attività diplomaticanelPaese delSol Levanteera ripresaa pieno.Lo showroomFerrari, lemostre d'arte sui rapporti tra OccidenteeGiappone. Il prossimo23 maggio, il console di Osakaaveva inprogramma ancheuna visitaallostabilimento dellaNidec Corporationdi Kyoto.Come se le sue esibizionicanoredal palco di Casapoundfosserogià cosaarchiviata. Oraperò la decisionedel Consigliodi Statoribaltadi nuovo lesorti diplomatichediMario Vattani, alias “Katanga” -di giorno“ministro”, di nottevocedei Sottofasciasemplice. IlministerodegliEsteri, nel febbraio scorso, in attesache la commissione disciplinarea cui il ministro loha deferitoesaminasse il suo caso, lo avevarichiamatoa Roma. Ma il Tribunaleamministrativo aveva annullato il provvedimento,dando ragionealconsole che loaveva impugnato.Ora la quartasezionedi PalazzoSpadapresieduta daGaetano Trotta -«considerato che,nella vicenda inesame, i dati fattuali posti inevidenza assumonounaoggettiva rilevanza»e cheesaminando gli«interessi coinvolti»«prevalenti»sonoquelli «pubblici» - capovolge tutto dando ragionealMae. Lacamera di consiglio si riunirà il prossimo 19giugno. Intanto l'ordinanzadel Tar ègià sospesa.Vista l'urgenza,che, secondo il Consigliodi Stato, c'èecome.Solo lacommissione disciplinare, cheda mesi rinvia una decisione,non sembravederla.MA.GE. Vendita Sea, Gamberale indagato per turbativa d'asta IL CONSIGLIODI STATO ANNULLA LO STOPDELTAR Vattani, il richiamoaRomanonèpiùsospeso Vito Gamberale, amministratore delegato di F2i ITALIA Milano, chi ha paura di Macao? Torre Galfa restituita a Ligresti All'alba lo sgombero del grattacielo occupato dal Collettivo Il sindaco offre l'ex Ansaldo alle associazioni culturali Pisapia al presidio degli artisti sgomberati dalla Torre Galfa FOTO DI DANIELE MASCOLO/ANSA . . . La solidarietà dei milanesi più o meno noti, tra cui Dario Fo, Lella Costa e gli Afterhours LAURAMATTEUCCI MILANO 14 mercoledì 16, maggio, 2012
«Viva la rivoluzione, avanti la rivoluzione, questo è il momento buono». Alfredo Davanzo, il capo e l'ideologo del Partito Comunista Politico-Militare sotto processo a Milano, un partito definito da molti come una sorta di prosecuzione delle Brigate Rosse, ha lanciato così il suo proclama da dietro le sbarre della gabbia che ospita gli imputati. Un riferimento alla gambizzazione del dirigente dell'Ansaldo, Roberto Adinolfi, uno slogan che segue quelli degli ultimi giorni da parte di componenti dell'area eversiva di sinistra. È stata un'udienza piuttosto agitata, quella che si è tenuta ieri nella maxi aula della Corte d'Assise di Milano, dopo che a febbraio la Cassazione ha annullato con rinvio le condanne inflitte il 24 giugno 2010 ai 13 imputati, accusati di aderire al movimento che tra gli obiettivi avrebbe avuto anche il giuslavorista Pietro Ichino, la cui costituzione a parte civile è stata anch'essa annullata dalla Suprema Corte. Gli imputati erano stati condannati in primo grado a vario titolo per associazione a delinquere finalizzata al terrorismo, banda armata, detenzione illegale di armi e altri reati. Nel 2010 la sentenza era stata confermata in appello. PAROLE Che tutto non sarebbe filato via liscio lo si è capito dal primo mattino, quando una trentina di antagonisti hanno iniziato a manifestare la loro solidarietà agli imputati. I giovani, soprattutto vicini al centro sociale Gramigna di Padova, hanno allestito un gazebo in corso di Porta Vittoria, di fronte all'ingresso principale del tribunale. Quindi si sono trasferiti dentro l'aula di giustizia, assieme ad alcuni parenti degli imputati. E proprio alcuni dei cinque imputati detenuti (sono sette in totale, ma due non erano presenti) hanno chiesto ai giudici di poter rilasciare dichiarazioni spontanee. A prendere la parola è stato tra gli altri Vincenzo Sisi, il presunto capo della cellula torinese condannato a 13 anni e 5 mesi nell'Appello poi annullato dalla Cassazione: «Io parlo come operaio comunista che ha preso le armi, perché solo con le armi si sovvertono i poteri e si possono liberare gli oppressi». Claudio Latino, considerato il capo della cellula milanese, condannato a 14 e 7 mesi nel processo d'Appello, ha detto di non «amare la violenza, perché non abbiamo il gusto romantico della violenza ma consideriamo solo che la violenza è inevitabile. O comunismo o distruzione, morte all'imperialismo e libertà ai popoli oppressi». A quel punto i giovani presenti nello spazio destinato al pubblico hanno sottolineato quelle parole con un applauso. Poi alcuni di loro si sono tolti le camicie e sono rimasti con indosso solo una maglietta bianca con tracciate alcune lettere rosse che componevano la parola «Solidarietà». I giudici sono stati costretti a sospendere l'udienza ed a richiedere l'intervento delle forze dell'ordine, che hanno fatto uscire i giovani ed i parenti degli arrestati. L'aula è stata fatta sgomberare e un presidio di carabinieri è stato disposto davanti all'ingresso. Gli imputati hanno anche depositato due diversi documenti e hanno chiesto al presidente del collegio giudicante, Anna Conforti, di acquisirli agli atti del processo. La prima memoria, predisposta da Sisi e Davanzo, conteneva la revoca per ragioni politiche del loro difensore Giuseppe Pelazza. Per loro si è reso necessario nominare un difensore d'ufficio. Nel processo d'Appello poi annullato dalla Cassazione, le condanne più pesanti (14 anni e 7 mesi) erano andate a Davide Bortolato e Claudio Latino, ritenuti rispettivamente a capo delle cellule padovana e milanese del movimento. Alfredo Davanzo era stato condannato a 11 anni e 4 mesi, una pena di 13 anni e 5 mesi era stata inflitta a Vincenzo Sisi, 10 anni e 10 mesi a Bruno Ghirardi, 10 anni e 8 mesi a Massimiliano Toschi, 8 anni a Massimo Gaeta. Altre quattro persone erano state condannate a pene inferiori ai 4 anni. Federico Salotto, in primo grado condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione, era invece stato assolto. «È un tempo pericoloso per la mafia degli accusatori, che presto potrebbero incontrare una fitta pioggia di proiettili o una potente bomba in macchina o un pacco bomba nelle mani». Corre sulla rete la minaccia anarcoinsurrezionalista ai magistrati di Bologna. Poche parole scritte on-line, che ieri hanno convinto il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza del capoluogo emiliano-romagnolo a garantire ai quattro pm felsinei del pool antiterrorismo una scorta. I loro nomi, in particolare quello di Enrico Cieri (già sottoposto a protezione e giudicato «reo» di aver mandato i recenti avvisi di fine indagine per il pacco bomba indirizzato a Silvio Berlusconi, proveniente da Atene ed intercettato a novembre 2010 all'aeroporto di Bologna), vengono citati espressamente nel documento. E se la pm Emanuela Cavallo era di turno la notte di due anni fa in cui la Polaria intercettò il pacco, la collega Morena Plazzi ha per anni indagato sulla «Cooperativa artigiana fuoco e affini (occasionalmente spettacolare)», poi confluita nella Federazione anarchica informale (Fai). Per sette presunti esponenti della cellula, accusata di associazione eversiva, fabbricazione di materiali esplosivi e attentato per la pentola-ordigno di via dei Terribilila e per i cinque plichi esplosivi inviati in giro per l'Italia a luglio 2001, alla vigilia del G8, il magistrato chiese il processo. E sempre la Fai, a Bologna aveva rivendicato il pacco bomba inviato a Romano Prodi l'antivigilia di Natale del 2003. Ma nel 2010 il gip decretò per i sette indagati da Plazzi il non luogo a procedere: la loro attività sarebbe stata finalizzata solo a diffondere «tematiche care al movimento anarchico, come lettere dei detenuti, critiche allo Stato, alle sue Istituzioni e al sistema carcerario in particolare». Sotto scorta infine anche il procuratore aggiunto Valter Giovannini, che già in passato aveva subìto minacce dopo aver lavorato su esponenti vicini al circolo anarcoinsurrezionalista Fuoriluogo di via San Vitale. In un blog giudicato “d'area” dagli inquirenti, le intimidazioni alle toghe bolognesi sono firmate dai «membri della cellula prigioniera della cospirazione delle cellule di fuoco»: dieci firme di persone ritenute vicine all'insurrezionalismo anarchico greco compresa Olga Ikonomidou, in sciopero della fame al carcere duro di Diavata, cui per gli investigatori potrebbe essere stata “dedicata” la gambizzazione a Genova del dirigente di Ansaldo nucleare Roberto Adinolfi, rivendicata dalla Federazione anarchica informale. Ma fra le firme compaiono anche quelle degli insurrezionalisti che la Procura di Bologna, dopo indagini in collaborazione con le autorità di Atene, ha indagato per il pacco destinato a Berlusconi. «C'è una situazione obiettiva, l'abbiamo presa in esame e il Comitato ha deciso di provvedere», si limita a dire il Procuratore capo Roberto Alfonso, nel giorno in cui alla redazione del Resto del Carlino è arrivata anche una telefonata che annunciava attentati ad Equitalia, a Bologna e Firenze, fra ieri ed oggi. Nel capoluogo emiliano la chiamata ha costretto a una breve evacuazione, anche dei vicini uffici del Comune in piazza Liber Paradisus. Ma fortunatamente si è rivelata essere un falso allarme. INDAGINIESOLIDARIETÀPOLITICA Nei prossimi giorni, i magistrati bolognesi si metteranno in contatto con quelli di Genova che lavorano all'attentato ad Adinolfi per scambiarsi le reciproche informazioni sulla Fai. Intanto, ieri, i vertici della politica e delle toghe felsinee hanno espresso la loro solidarietà ai Pubblici ministeri di piazza Trento e Trieste. «Se ci sono necessità ed emergenze non vanno sottovalutate», le parole del presidente del Tribunale di Bologna Francesco Scutellari. Mentre il sindaco Virginio Merola esprime «tutta la mia convinta solidarietà alla magistratura bolognese per le inaccettabili minacce» e invita «tutte le forze politiche e le associazioni democratiche a far sentire la loro vicinanza» ai Pm. Per il presidente della Regione Vasco Errani, infine, «la lunga stagione del terrorismo in Italia ci ha insegnato a non sottovalutare fatti di questa natura». Un momento dell'udienza del processo milanese alle cosiddette Nuove Br a Milano. In aula gli antagonisti con la scritta «solidarietà» FOTO ANSA «Sono tante le ragioni per le quali ci troviamo a Genova», esordisce Susanna Camusso davanti alla platea degli edili Cgil, riuniti nel capoluogo ligure per l'assemblea nazionale dei loro delegati. «Un motivo, però, in questi giorni si fa spazio con prepotenza...». Sarà un caso ma è anche un bene che il sindacato e il Pd, con il suo segretario, si incrocino nella città della Lanterna nei giorni in cui questa è sinonimo di anni bui, o «di piombo», per usare un'espressione comune all'immaginario collettivo. Camusso per gli edili, Bersani per Marco Doria, il candidato sindaco in pole dopo la prima tornata amministrativa. Entrambi i leader ribadiscono, in capo ai loro discorsi, il netto rifiuto della violenza, della logica terroristica. Il segretario dei Democratici lo fa entrando all'Ansaldo, l'azienda nella quale lavora Roberto Adinolfi, il manager ferito con un colpo di pistola a una gamba nove giorni fa. Stringe le mani Bersani, ribadisce l'importanza di salvaguardare Finmeccanica - il colosso di cui Ansaldo Energia e Ansaldo Nucleare fanno parte - vero obiettivo di chi ha rivendicato l'attentato al dirigente. Il segretario cita Machiavelli: «Il terrorismo è sempre stato un moderno “Principe” che cerca di farsi potenza, che cerca ogni occasione per infilarsi e trovare acquiescenza nell'opinione pubblica». Nulla però deve giustificare la violenza: guai, tensioni, problemi sociali, le parole legate alla crisi che viviamo «non vanno confuse. Il disagio è dappertutto - spiega - viviamo la più grave crisi dal dopoguerra a oggi, ma nessuna giustificazione può essere data al terrorismo. La storia operaia di Genova è sempre stata in prima linea nel confronto tra democrazia e spinte anti democratiche». Il ricordo corre anche nelle parole di Susanna Camusso ai delegati della Fillea. «Tanti di noi ricordano gli anni piombo». Anche per questo, «la Cgil e tutto il movimento sindacale sarà mobilitato, vigilante e farà tutto ciò che serve per tenere alta guardia e affinché non si ripeta una stagione già vissuta». Poi rivolta al governo, la segretaria di Corso Italia ha chiesto «un investimento in intelligence e prevenzione, perché per qualche anno il fenomeno del terrorismo è stato sottovalutato. Si faccia ciò che si deve senza mai confondere la legittima iniziativa dei lavoratori per cambiare paese con il fatto che qualcuno usi metodi come quelli. Il sindacato ha nelle sue corde la difesa della democrazia. Chi spara, chi mette bombe ce l'ha con la democrazia e la libertà dei lavoratori di ottenere risultati». L'ALLARMETERRORISMO . . . Decisa la scorta per Cieri, Cavallo, Giovannini e Plazzi: «Proiettili per la mafia degli accusatori» Milano Processo per le nuove Brigate Rosse Presenti gli antagonisti con la scritta «solidarietà» Il brigatista Davanzo sulla gambizzazione di Adinolfi: «È il momento giusto per la rivoluzione» GIUSEPPECARUSO MILANO Camusso: chi spara ce l'ha con i lavoratori Bersani: attenti alle parole GIUSEPPEVESPO INVIATO A GENOVA . . . Il giudice ha dovuto far sgomberare l'aula I sette imputati devono restare in carcere Follia Br: «Ora violenza inevitabile» Minacce ai pm di Bologna Il presidio dei lavoratori Ansaldo a Genova FOTO DI LUCA ZENNARO/ANSA GIULIAGENTILE BOLOGNA mercoledì 16, maggio, 2012 11
Luca Cordero di Montezemolo probabilmente la farà. Michele Emiliano voleva farla, ma ora ci sta ripensando. Luigi de Magistris continua a coltivare l'idea. Poi c'è Beppe Grillo, che ne ha una tutta sua. E le malelingue dicono che sia un sogno accarezzato anche da alcuni ministri del governo Monti, come Corrado Passera e Andrea Riccardi. Magari insieme a Pier Ferdinando Casini, che però quando gli hanno chiesto se la volesse fare anche lui, se l'è cavata col più classico dei «non so nemmeno cosa sia». E poi ci sono tanti professori di grido, tipo Pancho Pardi o Paolo Flores d'Arcais, che ne parlano da decenni senza essere mai riusciti a realizzarne una come si deve. Al contrario del nemico giurato, Silvio Berlusconi, che pur senza dirlo ne costruì una vincente nel 1994: cos'altro era Forza Italia? La «lista civica», anzi la «lista civica nazionale», è una suggestione che vuole intercettare la novità. Ma a ben guardare si tratta di una ricetta vecchia. Basta che si celebri l'eterno funerale dei partiti ed eccola lì riaffiorare, oggi come alla fine della Prima Repubblica. L'idea della «lista civica» è sempre accompagnata da parole d'ordine tipo «riscatto» e «riscossa», e soprattutto costruita con l'obiettivo di portare alle urne per il presunto «nuovo» tutti quelli che non voterebbero l'improbabile «vecchio». Tuttavia, non è raro che la soluzione civica finisca per regalare molte emozioni a livello locale, ma tante delusioni in campo nazionale. UNAFORMULAGIÀ USATA È inutile fare il processo alle intenzioni di chi, come Montezemolo da un lato o gli ex girotondini dall'altro, s'appresta a inaugurare l'ennesimo cantiere improntato a un'idea di civismo che si contrappone alla vecchia politica. Resta il fatto che questo, in fondo, era lo stesso obiettivo dichiarato che diciotto anni fa portò Berlusconi a fondare Forza Italia. Un capo riconosciuto e riconoscibile, un imprenditore di qua, un genio del marketing di là, una sfilza interminabile di uomini-azienda, l'immancabile sondaggista (Gianni Pilo), qualche intellettuale di formazione ora liberale (Giuliano Urbani) ora comunista (Lucio Colletti e Saverio Vertone), società civile sempre e comunque, et voilà, il gioco è fatto. Certo, la lista civica ha il pregio di supportare, soprattutto a livello locale, l'azione dei sindaci e dei governatori, che la usano per allargare il consenso e per rendersi più autonomi dai partiti della coalizione. Ma, per lo stesso identico motivo, spesso spinge il protagonista sulla strada di quel leadersimo spinto che ha molti effetti collaterali. A livello nazionale la musica è stata diversa. Anche perché, spesso, la storia della «lista civica nazionale» diventa un'arma da brandire durante qualsiasi regolamento di conti interno ai partiti. Basta citare ciò che accadde nel gennaio 2006. Quando, a pochi mesi dalle elezioni, il gruppo dei “Cittadini per il presidente” si appellò a Romano Prodi per provare ad arginare lo strapotere di Ds e Margherita. «Caro Professore», gli scrissero in una lettera, «abbiamo già dato vita a una lista civica nazionale, stiamo aggregando ulteriori e importantissimi settori della società civile e di quanti, pur condividendo il progetto da te presentato, non si riconoscono nell'attuale sistema di partiti». Parole che sembrano scritte ieri sera. Ma che invece risalgono a sei anni fa. Il gruppetto aveva addirittura individuato alcuni capilista: l'immancabile Pancho Pardi, l'outiser delle primarie del 2005 Ivan Scalfarotto, l'ex sindaco di Cosenza Eva Catizone. Peccato che, nemmeno due mesi dopo, quest'ultima s'era agganciata al veterano della Dc Agazio Loiero, che a sua volta aveva aggangiato il Codacons in un progetto che - manco a dirlo - portava esattamente allo stesso punto. Che l'allora governatore della Calabria annunciò facendolo precedere da una citazione di Giulio Cesare: «Il dado è tratto. Facciamo una lista civica nazionale». Per diretta ammissione del suo fondatore, era una «lista civica nazionale» anche il movimento con cui Antonio Di Pietro si separò dal centrosinistra prima delle elezioni del 2001. «Un'Opa politica aperta a tutti, non guidata dalle segreterie di partito», scrisse l'ex pm in una lettera al Corriere dellaSera, la stessa in cui prometteva di mettersi alla ricerca di un candidato premier tipo Gerardo D'Ambrosio. La fine è nota. Certo, è vero che la «lista civica nazionale» di Di Pietro, che col tempo ha preso il nome di Italia dei Valori, è riuscita a portare in Parlamento la società civile. In qualche caso, come l'elezione di Franca Rame, è andata benino. In altri, come l'approdo in Parlamento del giornalista Sergio De Gregorio, un po' meno. Resta il fatto che oggi anche un partito come quello di Antonio Di Pietro, che pure era nato sotto una stella «civica», si trova a subire la concorrenza di liste civiche nazionali come quella di Grillo e persino il possibile fuoco amico di de Magistris. Perché forse è vero, come disse una volta Pietro Nenni, che «a fare a gara a fare i puri, trovi sempre uno più puro che ti epura». Il rischio, in questo caso, è di trovare uno più civico che ti civilizza. L'ITALIAELACRISI La lista civica nasce vecchia Luca Cordero di Montezemolo, a destra, in piazza della Signoria a Firenze FOTOANSA Ci prova Montezemolo. Ci provano a sinistra L'idea non dispiace a qualche ministro Ma sono vent'anni che nascono formazioni antagoniste ai «vecchi partiti». In fondo fece così anche Berlusconi TOMMASOLABATE ROMA Lega spaccata su Maroni Ora rischia di saltare anche Pontida ANDREACARUGATI ROMA Tra congressi e inchieste (si parla di n u o v i a v v i s i d i g a r a n z i a “eccellenti”), quest'anno la Lega sarà costretta, probabilmente, a rinunciare al tradizionale raduno di giugno a Pontida. Appuntamento chiave per il Carroccio, che era stato congelato, in passato, solo nei mesi più difficili della malattia di Bossi. Si era pensato al 10 di giugno, ma tra i congressi di Lombardia e Veneto dei primi del mese e quello federale del 30 a Milano, per la Lega giugno sarà un mese caldissimo. «Come si fa a organizzare anche Pontida con questo caos», sibila un dirigente di primo piano. C'è chi pensa di spostarla a metà luglio, dopo che Maroni sarà eletto leader. Ma non è semplice. Il nuovo corso prevede però un'altra scomparsa eccellente: il raduno di Venezia con l'ampolla del Po, tradizionalmente a settembre. «Una cosa che appartiene al passato, che può essere accantonata», spiegano fonti vicine a Maroni. Spiegarlo a Bossi, che ha fatto dell'ampolla uno dei suoi simboli-chiave, sarà assai complicato. E potrebbe agitare acque già tutt'altro che calme. Soprattutto nell'ala veneta, che mal digerisce il patto a due tra lombardi (Bobo e Umberto) e reclama più spazio nella nuova governance del partito. Ma al suo interno è assai divisa. E la probabile rinuncia del governatore Luca Zaia alla carica di vicesegretario vicario rischia di complicare tutto. A chi gli ha parlato, Zaia ha ribadito i concetti espressi quando si era parlato di una sua corsa per la leadership: «Io devo fare il governatore». Un gran rifiuto che potrebbe complicare la formazione della nuova squadra. Anche perché in Veneto tira una brutta aria anche per il congresso regionale. Flavio Tosi, il sindaco di Verona, rischia di ottenere un successo molto risicato se andrà alla conta con lo sfidante bossiano Toni Da Re, sindaco di Vittorio Veneto. E Maroni, sponsor di Tosi, non si può permettere uno scontro fratricida nella regione più delicata. Per questo si parla di Tosi come uno dei tre vice, per individuare un candidato unitario alla guida della Liga. Ma non è detto che Tosi accetti. Resta poi il rebus Bossi. Secondo l'accordo con Maroni, toccherà al Senatur dire l'ultima parola sulle espulsioni. Una sorta di tribunale d'appello monocratico, una clausola di garanzia che il vecchio Capo ha preteso per evitare che le ramazze di Maroni spazzino via i suoi fedelissimi, a partire dai figli. «Vuole avere la certezza che non ci saranno altri repulisti», spiega una fonte bossiana. Ma anche sulla linea politica, a partire dall'indipendenza della Padania, il Senatur è pronto a marcare a uomo Maroni. 8 mercoledì 16, maggio, 2012
Lagiovane scrittriceSilviaAvallone che nel2010 con il suo «Acciaio»arrivò secondaalPremio Strega FUGGIREILGIORNODIROSHHA-SHANÀ.QUANDOSIDICE COLPIRE AL CUORE I GENITORI. L'UNICO ALTRO GIORNO CHE AVREBBE CREATO ANCORA PIÙ SCANDALO SAREBBESTATOILGIORNODELL'ESPIAZIONE–LOYOMKIPPUR. Tutti i peccati contro Dio e contro l'Uomo venivano espiati nel giorno più santo dell'ebraismo. L'anima veniva ripulita di tutto ciò che la contaminava – ma solo se c'era un vero pentimento. Forse Noam sperava di essere tornato per Yom Kippur, così da potersi pentire. Tutto stava nel trovarlo prima che si autodistruggesse, oppure che qualcuno distruggesse lui. Man mano che Decker si dirigeva verso nord, il quartiere peggiorava sempre di più. Non era il genere di posto dove un adolescente sarebbe andato a rifugiarsi. Si accostò al marciapiede e aprì la cartina, per pianificare le sue mosse. Un istante dopo, sentì un colpo forte sulla portiera. Alzò la testa di scatto e vide tre giovani dalla pelle scura; sulle labbra di uno di loro, attraverso il finestrino, lesse: «Ha bisogno d'aiuto?» Decker tirò fuori la Beretta e se la mise in grembo. Sorrise, strizzò l'occhio e rispose: «No, grazie». Il giovane fece un gesto come a significare, «Ok, nessun problema», poi i tre si allontanarono, scomparendo nell'oscurità. Decker restò seduto per qualche istante, si accese una sigaretta. Proprio la stronzata da fare in viaggio di nozze: una situazione che lo tirava sempre più dentro la famiglia Levine – che casino! Si infilò la Beretta nella cintura, mise in moto e si diresse verso sud. Dopo una serie di svolte, si trovò in territorio meno ostile. Non che fosse una bella zona – a Los Angeles questa sarebbe stata considerata periferia – ma se non altro i palazzi non erano decrepiti. Piccola borghesia bianca. Probabilmente gli operai italiani. Era arrivato il momento di passare all'azione. Sulla Ocean Parkway, trovò la prima fermata che aveva annotato sulla sua lista: «Sid's arcade – entrata consentita ai minorenni». Ottimo posto, per cominciare. Parcheggiò la Matador di Jonathan, si stirò, poi si diresse verso la sala giochi. Sulla porta c'era un cartello scritto a mano: Vietato fumare, vietato portare cibi e bevande all'interno. Entrò. La sala giochi era buia, e gli ci volle un po' per vedere qualcosa. L'assalto ai suoi timpani, invece, fu immediato. Trilli, squilli, fischi, esplosioni – una cacofonia creata da bits e bytes. Alla fine le sue pupille cominciarono a vedere qualcosa: furono immerse in un oceano di luci lampeggianti e fosforescenti. La stanza era sei metri per diciotto circa; lungo le pareti erano allineati i videogiochi, che tagliavano l'ambiente a metà, con altre due file di macchine disposte una contro l'altra. Sullo sfondo, la cassa e cinque o sei specie di cabine che simulavano i comandi di astronavi, macchine da corsa o sommergibili. C'erano anche un paio di tavoli da air hockey. Decker riusciva a sentire il chock chock chock del disco che rimbalzava da una parete all'altra. Fantasyland: una stanza incantata, dove un ragazzino solitario poteva ammazzare un paio d'ore. Presto si rese conto che la sala giochi era popolata da due categorie di adolescenti. I secchioni, con i baffetti incolti, i capelli sporchi, le matite nel taschino e gli occhiali da vista incollati con lo scotch. E, dall'altra parte, i super-fichi, con i capelli tirati all'indietro, pure questi sporchi, vestiti in pelle e denim adornati da catene d'oro. I secchioni giocavano ai videogame con classe, mettendoci energia e passione solo quando la partita lo richiedeva; gli altri, invece, battevano sui tasti a velocità frenetica, imprecando e dicendo parolacce in continuazione, qualunque fosse l'esito della partita. «Cazzo, m'ha proprio fregato!» oppure «Cazzo, sono stato proprio bravo!» Buttò un occhio alla sua destra. Un monitor esplose in mille schegge colorate. Dalla macchina, uscì una versione elettronica del tema di Star Wars, che venne però sommerso dallo scoppiettio del Centipede, con i singoli colpi che si trasformarono in una raffica di mitragliatrice, mentre i pezzi del verme che fungeva da bersaglio venivano disintegrati. Su e giù. Decker mostrò la fotografia in giro: prima ai secchioni, poi a quelli inguainati di pelle. Il risultato fu identico. Nessuno aveva mai visto Noam Levine. Decker si rese conto che probabilmente quella foto non era di grande aiuto. Se Noam aveva deciso di fuggire verso il mondo esterno, per prima cosa avrebbe cambiato il suo aspetto. Ma tentò lo stesso, spiegando sempre che dovevano immaginarselo non con gli indumenti rituali, ma con una maglietta dei Guns ‘n' Roses. Ancora niente. CULTURA «...ANCHESEIL TICDICHIEDERE AICOMPAGNIEBREI di essere in prima fila quando c'è da attaccare Israele è ben lungi dall'essere scomparso del tutto». No, francamente a noi pare cancellato quel «tic» di cui parlava Paolo Mieli sul Corsera nel recensire il libro di Matteo Di Figlia edito da Donzelli con prefazione di Salvatore Lupo: Israele e la sinistra. Magari sopravvive in qualche anfratto della sinistra radicale dispersa, dove più o meno inconsciamente ancora possono venir sovrapposti «antisionismo» e «antisemitismo» (doppia damnatio che nasce a destra, comunque). Semmai il tic, il «crampo», è un altro, a sinistra. E sta nella domanda automatica, che ciascuno a sinistra si autorivolge, quando critica il governo di Israele: «C'è rischio di antisemitismo in questo?». Eppure le cose dovrebbero essere chiare. E il criterio guida resta: il diritto di Israele ad esistere come «stato-nazione». Non come Stato- Missione o Eretz-Israel (Grande Israele). In una col diritto allo Stato palestinese. Inficiato però di fatto ogni volta che la dirigenza palestinese non è chiara sul quesito: deve esistere Israele sicuro nei propri confini? Purtroppo su questo si è andati avanti e indietro sui due fronti, giungendo a un passo dalla soluzione più volte. Ma poi regredendo a Intifade e repressioni (e grande è la responsabilità non solo dell'ultimo Arafat ma anche di Bush jr. e di tutto il ciclo neocons). E la sinistra? Vecchia storia...che comincia con Marx, con la Questione ebraica. Fin dall'inizio, sbagliando, si è infatti negata la questione nazionale ebraica in quanto tale. Reputandola «borghese e ristretta». E all'errore se ne aggiunse un altro, sempre in Marx: considerare gli ebrei come portatori della «mercatura e del denaro» (certo in chiave progressiva per Marx!). Si riapriva così la strada all'endiade «ebrei/denaro», strada altresì già spianata dall'antigiudaismo cristiano fin dall'alto Medioevo.... PipernoeAvallone apronostasera aRomailFestival delleLetterature VALERIA TRIGO ROMA Un adolescente ebreo in fuga IldetectiveDecker indaga nell'ultimo giallo di Kellerman FAYEKELLERRMAN Anticipiamounbranodel libro inuscitadomani«Kippur, ilgiornodell'espiazione»che lascrittriceambientadinuovo nellacomunitàortodossa,con lesuechiusuree isuoisegreti Ma su Israele la sinistra hacolmato ogni ritardo TOCCO& RITOCCO BRUNOGRAVAGNUOLO ALESSANDRO PIPERNO E SILVIA AVALLONE, CON AMBRA ANGIOLINI E LA MUSICA DAL VIVO DI MICHAEL NYMAN,apriranno oggi l'XI edizione del Festival letterature alla Basilica di Massenzio di Roma, a cura di Maria Ida Gaeta e dedicata quest'anno a «semplice/complesso». Piperno stasera leggerà un racconto autobiografico, la storia del suo rapporto di lettore e poi di autore col mistero dell'autore del romanzo Il segreto, bestseller anni 60 firmato Anonimo Triestino, «letto da giovane identificandosi col protagonista, un bambino, poi un ragazzo, infine un adulto che chiede troppo alla vita, cui si sente inadatto». Avallone trova che «certe cose che erano semplici per le generazioni passate, come accettare la sfida di sposarsi, avere figli, realizzare alcuni dei propri sogni, siano diventate un problema per i giovani d'oggi, e ne racconta alcune storie, collegandole alla domanda se restare in provincia, prigionieri di luoghi in cui è difficile vivere, con un grande passato ma senza futuro, o andarsene», aggiungendo che «per i più giovani andarsene ormai è un fatto naturale, mentre io (che ho 28 anni) sento ancora la necessità di restare, per raccontare i luoghi più sofferenti dal loro centro, come tanti autori americani del Mid West». Con loro sul palco di Massenzio anche Michael Nyman, uno dei più acclamati compositori inglesi d'oggi, che presenta, suonando dal vivo, uno degli undici video della sua Cine opera ancora inedita. Prima di ognuno dei 10 incontri di Letterature, quest'anno ci sarà una delle «Canzoni invisibili», dieci brani ispirati e in omaggio a Italo Calvino a cura di Alessandro Cremonesi, Legash, Moleskine. Fra gli ospiti l'israeliano Amos Oz, Melania Mazzucco, Erri De Luca, l'americano Peter Cameron, David Nicholls, Michael Connelly (che sarà nella stessa serata dell'italiano scrittore di genere Marco Malvaldi), il poeta indiano Jeet Thayil, Ascanio Celestini. In due serate verrà proposto l'incontro tra diverse espressioni della dimensione femminile con, fra le altre, Franca Valeri, Sophie Kinsella, Luisa Muraro. Il festival, che durerà fino al 21 giugno potrà essere seguito in diretta su twitter#letterature2012 Ebreiortodossia NewYork.Èquesta l'ambientazionedel romanzo diFaye Kellerman KIPPUR. ILGIORNO DELL'ESPIAZIONE FayeKellerman traduttoreP.A. Corsini pagine440,euro 20,00 EditoreCooper U: 22 mercoledì 16, maggio, 2012
Borsa a picco e spread a livelli di guardia. Per l'Italia la giornata di ieri è stata una sorta di sintesi di quanto sta accadendo negli ultimi mesi, con la crisi economia mondiale ed i problemi europei a minare i fragili equilibri faticosamente raggiunti dal nostro Paese. Senza contare che il declassamento operato dall'agenzia di rating Moody's ai danni di ventisei banche italiane, tra cui veri e propri pesi massimi come Unicredit ed Intesa San Paolo, non ha aiutato. Ed il Pil continua a scendere, per il terzo trimestre consecutivo. Ieri Milano è stata la maglia nera tra le principali Borse del Vecchio Continente, chiudendo con una perdita del 2,56% a 13.311 punti. È uno scivolone che porta Piazza Affari sotto i livelli del settembre scorso, quando la tensione sui titoli di Stato e sullo spread con i Bund tedeschi era al massimo: il 12 settembre 2011, la giornata più difficile di quel periodo, l'indice Ftse Mib chiuse a 13.474 punti. E non siamo lontani dai minimi della crisi nata con i mutui subprime: in quel caso la seduta peggiore fu quella del 9 marzo 2009, quando l'Ftse Mib concluse a 12.621 punti. A trascinare giù la Borsa milanese sono stati i titoli bancari con il Monte dei Paschi di Siena che ha chiuso la seduta in calo del 7,40% a un prezzo di 0,22 euro, Unicredit del 5,53% a quota 2,52, Intesa SanPaolo del 5,47% sotto la soglia psicologica di un euro, esattamente a una quotazione di 0,97. Ieri l'Abi ha definito la decisione di Moody's di tagliare il rating di 26 banche italiane come «irresponsabile, incomprensibile, ingiustificabile». Per l'Associazione bancaria, si tratta di «un'aggressione all'Italia, alle sue imprese, alle sue famiglie, ai suoi cittadini». La Consob intanto ha deciso la convocazione dei rappresentanti in Italia dell'agenzia di rating, per avere chiarimenti sul downgrade. La data dell'incontro è ancora da decidere. La Borsa milanese ha fatto segnare risultati negativi anche nel settore assicurativo, che ha subìto vendite massicce di titoli. Un crollo per Fondiaria Sai (-7,93% a 0,95 euro) e per Premafin in calo del 7,58%, mentre Unipol ha perso il 5,01% e le Generali il 2,59%. Borsa ancora giù L'ANALISI RINALDO GIANOLA Una giornata di grande preoccupazione. Poi, in serata una telefonata di Obama ha rasserenato il clima a Palazzo Chigi. Il premier ha avuto un colloquio con il presidente americano sul G8 che si svolgerà il 19 maggio a Camp David. Monti ha accettato con favore la proposta di introdurre i lavori della sessione sui temi economici globali. Nessuna dichiarazione del presidente del Consiglio, invece, alla fine della due giorni europea conclusa, nella tarda mattinata di ieri, da un vertice con Barroso. In attesa dell'incontro Merkel-Hollande, previsto per la serata, Monti ha preferito dare al pranzo con il presidente della Commissione (oggi lo attende un altro appuntamento a colazione, questa volta con Silvio Berlusconi) il carattere di una riunione di lavoro in vista del summit Ue del 23 maggio, tappa fondamentale per le decisioni che dovrà assumere il Consiglio europeo di giugno. Le notizie del fallimento del tentativo di formare un nuovo governo, e di evitare così nuove elezioni in Grecia non hanno ridotto ma amplificato la «preoccupazione» di questi giorni sull'andamento dei mercati e sulle cifre della recessione. E se è vero che il presidente dell'Eurogruppo, Junker, aveva riconfermato la volontà di tutti «di mantenere la Grecia nell'euro» è anche vero che, con «la situazione che ad Atene precipita, rischiando di trascinare anche Madrid e Roma», né all'interno della Commissione europea, né a Palazzo Chigi sembra al momento farsi strada la proposta della quale si è fatto interprete ieri il vice presidente del Parlamento europeo. Gianni Pittella chiede di «rinegoziare l'accordo con la Grecia». «Junker non lo ha escluso – spiegano fonti vicine a Palazzo Chigi – ma la premessa dev'essere quella che gli impegni sottoscritti vengano rispettati». La Grecia stia ai patti sulla base dei quali riceverà gli aiuti economico-finanziari decisi dall'Europa. Nessuna «ricontrattazione», quindi. Un modo per mettere pressione sull'elettorato greco nella speranza che «non prevalgano gli atteggiamenti meno responsabili e si valutino bene le conseguenze di una pericolosa instabilità»? Il rischio è quello di proseguire sulla strada iper-rigorista imposta dalla cancelleria tedesca. Che Monti, al momento, non può smentire del tutto, pur sperando di ottenere «correzioni significative» che diano ossigeno ai paesi più esposti, e – naturalmente – all'Italia. Pur «in sofferenza», «provato», «preoccupato» - come lo descrivono – il premier italiano sta cercando di giocare d'anticipo – anche su Hollande - convinto che «il realismo» possa prevalere sulla «contrapposizione». PAROLE DEFINITIVE Anche per questo, in preparazione del Consiglio europeo di giugno - che dovrà pronunciare una parola definitiva sulla crescita dell'Eurozona che “tutti vogliono, ma a parole” - prendendo atto delle resistenze tedesche alla Golden rule (sottrarre gli investimenti al calcolo del deficit e del debito), il presidente del Consiglio italiano punta a trovare sponde europee per «un'applicazione più flessibile del patto di stabilità, prevista tra l'altro nel suo testo, per quel che riguarda gli investimenti». Se la Germania sembra -di fattomostrarsi sorda a proposte che possano dare ossigeno ad alcuni Paesi, l'Italia chiede «chiarezza» sulle posizioni della Commissione. È questo il senso del pressing di Monti, anche su Barroso. « «Barroso lanci una consultazione europea per capire con quali criteri comuni possono essere definiti gli investimenti da scorporare dal calcolo del debito pubblico -spiega il Pd Sandro Gozi- Tenendo presente che c'è un debito buono che potrà generare sviluppo già domani». Tenendo conto, tra l'altro, che dalle parti del governo la preoccupazione aumenta per il giudizio di Moody's sulle banche italiane, anche se la consegna dell'ottimismo porta a ribadire che «il Paese può farcela, così come l'Europa». Insomma: «alla fine non l'avranno vinta gli speculatori». SEGUEDALLAPRIMA Prima, cioè prima del governo Mario Monti, eravamo accusati di non aver fatto i compiti a casa, di non essere abbastanza corretti, di non avere i conti in ordine e le agenzie di rating ci bastonavano. Ora che i compiti li abbiamo fatti, almeno in larga misura quelli per contrastare il debito e raggiungere il pareggio di bilancio, ci colpiscono ancora, e più duramente, perché scoprono che la recessione indotta da questa insana austerità renderà più difficile perseguire gli obiettivi, perché sono convinti che se Atene esce dall'euro noi pagheremo il conto salato del fallimento. C'è dell'autentica follia in questo sistema, c'è davvero una malattia incurabile che ha colpito l'intero mondo della finanza internazionale che oggi spinge verso il crollo la Grecia che non può rimborsare 260 miliardi di debiti mentre la JP Morgan, che ha perso due miliardi di dollari in una speculazione sui derivati, ha un patrimonio disponibile largamente superiore all'indebitamento di Atene. Certo sono paragoni che possono provocare indignazione ma non portano da nessuna parte se non ci saranno duri e coerenti interventi politici e un cambiamento sostanziale di atteggiamento del mondo del lavoro, dell'industria, dell'opinione pubblica internazionale nei confronti dei “padroni” della finanza e dei mercati che possono decidere di quotare Facebook per oltre 100 miliardi di dollari, di premiare l'amministratore delegato di JP Morgan, Jamie Dimon, con 23 milioni di dollari, anche se sulla banca indagano l'Fbi e il Dipartimento alla Giustizia, senza mostrare alcun segno di pentimento, o almeno di riflessione. In questo momento tocca alla politica, se ne ha la forza, rimettere in discussione la prevalenza della finanza col suo potere invasivo e incontrollato. La vittoria di Hollande in Francia è un segno positivo. Forse anche l'incidente elettorale della signora Merkel di domenica scorsa è un segnale incoraggiante. Certamente la furibonda battaglia per la Casa Bianca può offrire una nuova occasione a Barack Obama di riformare Wall Street (obiettivo finora mancato), di impedire che i soldi pubblici destinati a salvare banche e assicurazioni vengano dirottati per operazioni speculative, di democratizzare un mondo oligarchico, di pochi “barbari” con doppiopetto e stock option che dominano i mercati, i governi, e minano il tessuto democratico dei nostri Paesi. Qualcosa si muove e se la politica deve ancora dare il meglio, ci sono sintomi nuovi, qualcosa si muove nel mondo. Ieri a Tampa, in Florida, si sono riuniti in assemblea gli azionisti della JP Morgan accolti dalle proteste di cittadini che hanno perso il lavoro e hanno visto decurtato il loro reddito e le loro speranze di una vita migliore. A New York si sono rivisti i militanti di Occupy Wall Street che non sono affatto scomparsi, come ironizzavano alcuni commentatori italiani, con gli sgomberi della polizia del sindaco Bloomberg. Non sono scomparsi, così come non spariti i critici di questo sistema economico e finanziario planetario troppo ingiusto e ormai anche inefficiente, che si battono per una svolta. Arriverà il momento in cui i governi, tutti i governi, comprenderanno che non possono soccombere davanti alle pressioni e ai ricatti delle banche d'affari, del loro esercito di analisti e dei loro privilegi. A quel punto ci ricorderemo anche del messaggio del presidente della Consob, Vegas: non se ne può più dello spread e del rating. Il premier italiano accoglie la proposta di introdurre il vertice G8 Cerca sponde nella Ue per la «golden rule» La crisi greca e il declassamento delle banche provocano il ribasso Il Pil fa -0,8% nel primo trimestre L'EUROPAELACRISI GIUSEPPECARUSO MILANO I predoni della finanza minacciano Obama e l'Europa Monti preoccupato Colloquio con Obama sull'emergenza . . . La riforma di Wall Street non c'è stata e diventa la posta in gioco nella corsa alla Casa Bianca NINNIANDRIOLO ROMA 4 mercoledì 16, maggio, 2012
Tra i ministeri “fantasma” nella Villa Reale, e le 63 sedute del consiglio comunale dedicate a una variante al piano regolatore per aumentare i volumi edificabili dell'area agricola detta «Cascinazza» (che apparteneva a Paolo Berlusconi e poi è stata venduta a una cordata di imprenditori), Monza è una perfetta sintesi della crisi di Pdl e Lega che infatti, dal 2010 a oggi, sono passati dal 56% al 26%. Con il sindaco uscente Marco Mariani, del Carroccio, che neppure è arrivato al ballottaggio. In testa, con il 38,3% c'è Roberto Scanagatti, 57 anni, dirigente d'azienda, storia politica che nasce nel Pci e poi evolve fino al Pd, già vicesindaco del 2002 al 2007, in quella breve parentesi di governo “rosso” in una delle capitali del berlusconismo. Scanagatti, lei è in vantaggio, mentre il Corriere descrive unBerlusconi disperatamenteincercadivoti.Hapersinoinvitato ad Arcore un certo Paolo Piffer, che guidauna listacivica cheha preso il 3%. «Li conosco benissimo, Piffer rappresenta due liste civiche di ragazzi monzesi, alcuni sono appena ventenni. Sono ragazzi seri, molto trasversali, che si sono voluti mettere in gioco. Da mesi dialogo con loro, sul programma ci sono vari punti in comune». Sembra che anche loro, oltre a Lega e Udc,abbianorespintoleavancesdelCavaliere... «Lui ha raccontato barzellette, a quanto ho capito alcuni dei ragazzi gli hanno chiesto di farsi da parte e di chiedere scusa agli italiani per i disastri che ha fatto...e comunque le due civiche hanno rifiutato ogni ipotesi di apparentamento, e sul loro sito la maggioranza degli interpellati ha detto di voler sostenere me». Dev'essere arrivato uno tsunami a Monzaperprodurrequesta disfattadelladestra... «Diciamo la verità, quella vicenda della Cascinazza e del piano regolatore non è stata digerita dai monzesi. Per cinque anni il Comune praticamente non si è occupato d'altro: hanno deciso di portare da 120mila a 400mila i metri cubi edificabili, ma perché non passasse per una delibera “ad aream”, l'hanno allargata a molte altre aree agricole della città. Con il risultato di una previsione di 4 milioni di metri cubi in più. Sono sorti vari comitati di cittadini, noi in Consiglio abbiamo fatto una dura battaglia. Alla fine non sono riusciti ad approvare la delibera, nonostante l'impegno di Paolo Romani, che è rimasto in giunta anche dopo la nomina a ministro». In una terra così berlusconiana i conflitti di interesse non hanno mai fatto troppo scandalo... «Finché si parla di giustizia è un conto, ma quando, durante una crisi dura come l'attuale, i monzesi hanno visto un Comune impegnato per 5 anni su quella partita è scattato un meccanismo di rigetto. Pensi, 63 sedute del Consiglio comunale dedicate alla variante e neanche una alla crisi occupazionale, che sta mordendo forte. Si è creata una scissione tra la giunta e la vita reale dei cittadini, e la città si è ribellata. Ma in campagna elettorale il Pdl, ma anche la Lega, hanno riproposto quella variante». Ei ministeridellaLega? «Hanno fatto infuriare i cittadini. Di fronte alla crisi, e alle risposte che non arrivavano, i monzesi si sono sentiti presi in giro». Ecosìvoi, ilcentrosinistra,visietetrovati in vantaggio, pur aumentando solo di 3 punti rispettoal 2010,dal35al 38%... «Noi abbiamo lavorato duro. Abbiamo incontrato i cittadini in tutti i quartieri, spiegando quello che stava succedendo su quella variante. Ci siamo impegnati a fare una politica urbanistica senza ulteriore consumo del suolo, puntando sul recupero delle aree dismesse. Ci siamo messi in connessione con i tanti comitati spontanei che sono nati. Se dovessi riassumere in una parola, abbiamo rimesso al centro la partecipazione. Abbiamo dimostrato che all'antipolitica si può tentare di rispondere con la buona politica». Eora checlimasi respira incittà? «Il candidato del Pdl (il farmacista Andrea Mandelli, fermo al 20%, ndr) ci sta rincorrendo, sia sugli slogan sia sui temi, come il lavoro, che io ho messo al centro fin dall'inizio, per avviare un confronto con le parti sociali. Siamo fiduciosi, non abbiamo fatto apparentamenti ma sui temi urbanistici le nostre idee sono simili a quelle dei grillini e di varie liste civiche. C'è una buona aria, ma stiamo con i piedi per terra». «A Monza Pdl e Lega hanno curato solo i loro interessi» Battere i «pugni sul tavolo a livello europeo» per chiedere che si sblocchino gli investimenti, togliendoli dal deficit dei Paesi membri, e stop al potere incontrastato delle agenzie di rating, vere dominus dei mercati, Pier Luigi Bersani durante un'intervista a «Porta a Porta» rilancia il ruolo che l'Italia dovrebbe avere in Europa e bacchetta i partiti: «Se la settimana prossima non c'è il dimezzamento dei finanziamenti ai partiti, mi sentono». Dura la posizione del segretario Pd sulle agenzie di rating, «se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere», commenta riferendosi alle pagelle di Moody's, che «prima ci declassa perché c'è troppo debito pubblico e le banche hanno titoli di debito, adesso ci declassa perché le banche sono molto esposte con le imprese che sono in difficoltà». È così che i Paesi entrano in un circolo vizioso fatto di manovre restrittive «che portano le contrazione delle imprese» e quindi ad un ulteriore declassamento. Le agenzie andrebbero regolate, secondo il segretario, mettendo limiti precisi ai loro interventi sul debito pubblico dei Paesi, ma ci «vuole la bocca dell'Europa che avrebbe il fisico. La finanza -aggiunge- è troppo forte e quindi ruba la sovranità a ogni Stato a meno che questi Stati non mettano in comune questa sovranità e non dicano basta». E spetta sempre alla politica prendere il mano la questione delle questioni, «il sovradebito» creato dalla crisi finanziaria, destinandone una parte ad un fondo comune e pagarlo con la tassa sulle transazioni finanziarie o con gli eurobond, perché «è scandaloso che si sia scaricato un debito privato sui debiti pubblici e alla fine deve pagarlo il lavoro, il welfare». «Noi - aggiunge -, unici in Europa, ci siamo impegnati al pareggio di bilancio entro il 2013. Ci siamo legati, abbiamo buttato il cuore oltre l'ostacolo. Io avrei chiesto più tempo. Ma adesso Monti fa bene a partire da misure di dimensione europea, come investimenti fuori dal deficit» anziché puntare ad un allungamento dei tempi. L'altro passo fondamentale - che non si è fatto quando i progressisti avrebbero avuto la forza necessaria e che ha portato allo squilibrio delle bilance commerciali, «origine di tutti gli altri sbilanci» - è la creazione di una vera Europa. «Una banca centrale che abbia un coordinamento centrale e un coordinamento delle politiche economiche». Alla Germania che vorrebbe la Grecia fuori dall'Ue, Bersani replica che bisognerebbe dire ai greci «abbiate fiducia, ragioniamo» perché l'uscita dall'euro di quel Paese avrebbe un effetto domino, sarebbe un «disastro di proporzioni cosmiche». LACRISI ITALIANA Sarà dura anche per l'Italia e lo sarà ancora «per un bel po'», ma alla fine secondo il segretario Pd, il Paese ne verrà fuori, con un «nuovo equilibrio in cui noi ci saremo e in modo significativo». «Perché nel mondo nuovo 60 milioni di italiani hanno tanto da dare». Ma anche il governo attuale deve fare la sua parte, insiste, e dire cose precise, una delle quali «è che ci vuole assolutamente uno sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione secondo il principio meglio poco subito che tutto dopo» e di questo il leader Pd ne ha parlato più volte con il premier, «anche nelle ultime settimane», l'impegno è stato preso, «ma ora spero che lo facciano». Anche perché non può funzionare uno Stato che paga dopo tre o quattro anni «e chiede ai cittadini di farlo in 2-3 giorni». E alla domanda sulle primarie per la leadership il segretario risponde che non un italiano che gliele ha chieste, «non uno». Se si candiderà premier? «Io se c'è da fare lo faccio. Attenzione bene, io penso che quando qualcuno vuol proprio fare il governante, il dirigente, non è detto che sia il più adatto. Uno che non comprendesse che governare è anche un po' una croce non so se avrebbe tutte le caratteristiche per governare». Sulle elezioni amministrative dice che i vincitori sono due: il Pd e Grillo, «non accetto che si dica che non ha vinto nessuno». Ma a Grillo dà un suggerimento: «Deve guardare con che compagnia si va a mettere», come a Parma, dove «chi ha fatto fallire il comune ha detto che voterà Grillo». E una stoccata: «Non accetto i monopolisti della morale, no. C'è anche la politica pulita. Io son contro tutti i monopoli a cominciare da quello della morale». L'INTERVISTA RobertoScanagatti IlcandidatodelPd: «Il tracollodelladestra? Lagenteèstufa.Per5anni ilComunesièoccupato solodellaCascinazza diPaoloBerlusconi» ANDREACARUGATI ROMA Bersani scuote Monti: «Ora batta i pugni con l'Ue» LESFIDE DELVOTO MARIAZEGARELLI mzegarelli@unita.it Domenicae lunedì urneaperteper i ballottaggi.Come sivede dal grafico, i candidati sostenuti dal Pdedal centrosinistrasonopresenti al doppio turno in 17 comunicapoluogo e, in 12 di questi, sono in testa,mentrehanno vintoal primoturno in3 deicapoluogo e in 30deicentri con piùdi 15mila abitanti;qui la stessacoalizione di centrosinistra, con ilPd, ha un candidatoal ballottaggio in88 Comuni,deiquali in56è invantaggio. Lesfide maggiori: aGenova traMarco Doria, in testa,per il centrosinistrae EnricoMusso, per il Terzopolo.A Parmasfida traVincenzo Bernazzoli per il centrosinistrae Federico Pizzarotti,grillinoche ierihadato forfaital faccia faccia in tv. APalermo LeolucaOrlando, Idv, è invantaggio su Ferrandelli, sostenutodalPd. Domenicae lunedì iballottaggi. In testapiùcandidati sostenutidalPd Rimborsi? «Se la settimana prossima non c'è il dimezzamento del finanziamento dei partiti, mi sentono» Al primo turno delle amministrative «le elezioni le abbiamo vinte in due: noi e Grilllo» mercoledì 16, maggio, 2012 9
LIBERITUTTI COS'È L'OMOFOBIA? SE IL TERMINE È ORMAI DIFFUSO NEL LINGUAGGIO COMUNE NON VUOL DIRE CHE SE NE CONOSCA DAVVERO IL SIGNIFICATO. In genere è considerato un atteggiamento frutto di raptus e messo in atto da individui ai margini. Invece l'omofobia è un fenomeno culturale, che non si riduce all'aggressione o all'insulto, ma è una svalutazione, con conseguente automatica esclusione, delle persone che amano individui del proprio sesso. Un atteggiamento «culturale» che ci sovrasta e che, troppo spesso , viene ancora considerato la norma, pur con bizzarri distinguo tipo: ho tanti amici gay, che facciano le loro cose ma dentro le mura di casa. INVITODEL MINISTROALLE SCUOLE Domani si celebra la giornata mondiale contro l'omofobia, una ricorrenza promossa dall'Unione europea ormai dal 2007. Il 17 maggio 1990 infatti l'Organizzazione mondiale della sanità cancellava l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Le iniziative sono già in campo da giorni. Sabato scorso un convegno organizzato da «Nuova Proposta» a Roma con tantissimi interventi di associazioni ed esperti coinvolti ha fatto il punto sulla situazione in campo educativo, politico, lavorativo. Domani alla Camera verranno fatti i numeri, verranno diffusi cioè i dati sulle convivenze di gay e lesbiche frutto dell'ultimo censimento. E il ministro Profumo ha invitato i presidi a celebrare la giornata. Sparsa in tutto il Paese, la mole di iniziative è impressionante. Si ripete con successo la serie di veglie in ricordo delle vittime dell'omofobia, a cominciare dall'incontro di preghiera che si terrà a Firenze organizzato dal gruppo Kairos per il sesto anno consecutivo ispirato al versetto della PrimaLettera di Giovanni, «Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre» (1Gv 2,9). Iniziative simili si terranno in molte città, anche a Palermo e quest'anno in parrocchia (vedi www.gionata.org). Banchetti informativi, presentazione di libri, proiezioni, fiaccolate si alterneranno da Nord a Sud. Sul sito di arcigay (www.arcigay.it) l'elenco, seppure incompleto, è lunghissimo. Tra gli altri, molto ricco il programma di eventi culturali a Ferrara, che prevede anche dibattiti sui testi di Rigliano e altri «Curare i gay?» (Cortina) e di Margherita Graglia «Omofobia» (Carrocci). Segnaliamo anche l'iniziativa di Venezia dal titolo «Parole d'amore», incontro e proiezione di una video-inchiesta realizzata con i ragazzi delle superiori, ne parlano tra gli altri Giovanni Bachelet, Gianfranco Bettin, Alberta Basaglia, Sara Cavallaro, Luca Trappolin. Si tratta di un evento che si inserisce nel progetto portato avanti ormai da anni di «educazione sentimentale come educazione alla cittadinanza»: una ricerca con gli studenti finalizzata a sensibilizzare i giovani sui temi dell'amore in tutte le sue espressioni, dando ad ognuna cittadinanza. Celebrazioni anche nel verde. Domenica 20 maggio nei parchi di Avellino, Ferrara, Firenze, Genova, Milano, Palermo, Roma, Torino e Venezia, si svolgerà «Tutti uguali, tutti diversi», la festa di tutti i nuclei: omosessuali e eterosessuali, monoparentali, sposati e conviventi. Legambiente e Famiglie Arcobaleno organizzano giochi e laboratori creativi, favole e musica, spettacoli di burattini, cacce al tesoro, merende gustose per bambini, bambine e famigliari di tutte le età. CHE COS'HANNO IN COMUNE L'IMPETTITA AVVOCATA PENALISTA GIULIA BONGIORNO E LA STRALUNATA ATTRICE COMICA LUNETTA SAVINO? La cantante Paola Turci e la giornalista Maria Luisa Busi o la deputata Paola Concia con Lella Costa? Unite i punti con un tratto di penna e otterrete la lettera D di donna, ovvero di V come vagina, ovvero V-day. Un giorno per ricordare, sottolineare, insistere sulla preziosa diversità della donna attraverso le testimonianze e le storie buffe e commoventi, tragiche e allegre che Eve Ensler ha raccolto ormai più di quindici anni fa. Una raccolta che ha fatto il giro del mondo a teatro - e non solo -, tornata al Quirino di Roma per una serata speciale, accolta tra le braccia dell'Associazione «Se Non Ora Quando» e trasmessa a una platea partecipe e divertita dalle signore di cui sopra più tante altre, Lella Costa in testa a introdurre e chiudere. Sono storie di «vagine», di donne, ragazzine e anziane viste dalla parte della natura, e su a risalire, a raccontare cosa significa essere il sesso represso e violentato in una società maschilista. La scrittrice newyorchese era partita nel 1996 da un rapporto dell'Onu in cui si riportava il dato inquietante che una donna su tre nel mondo avesse subito abusi. Ensler intervistò circa duecento donne di ogni età e razza, classe e professione a partire da quel particolarissimo punto di osservazione. Componendo quel mosaico squillante ed evocativo che è i Monologhi della vagina. Ancora oggi, manifesto insuperato nel descrivere un mondo arretrato nei comportamenti e nella mancanza di rispetto per l'altra metà del cielo. La serata al Quirino lo riprende ed è quasi un controcanto, ironico e pungente, alla marcetta fuori tempo del giorno prima che, sempre a Roma, capeggiata da Alemanno inneggiava all'abolizione della 194 e alle «donne assassine». Ma dove? Ma quando? I dati in Italia parlano chiaro, parlano male di maschi che odiano le donne. Le battono, le soffocano, le uccidono per impedir loro di non essere semplici oggetti di proprietà, ma persone dotate di pensieri ed emozioni. Di libertà, soprattutto. Anche quando si tratta di prendere decisioni gravi e severe sul proprio corpo. Il tam tam mediatico funziona e il foyer del Quirino si riempie di ragazze di ogni età, in fila sventagliata davanti al botteghino. La maggior parte ha prenotato ed è lì solo per ritirare i biglietti per sé e per le amiche. Questo è uno spettacolo dove non si viene da sole: si solidarizza, si fa gruppo. Le mamme portano le figlie. E le nonne le amiche di gioventù. C'è anche qualche uomo sparuto, compagni di vita in versione dimessa e mansueta. Pochi i ragazzi, invece, forse messi in soggezione dalla prevalenza del femminino. UNPALCODIPINTO DI ROSSO Cessato il brusio degli ingressi, il palco si accende di rosso con due schiere di donne sedute a semicerchio dirette dalla regia discreta e minimalista di Franza di Rosa. Davanti i leggii e i microfoni, arnesi del mestiere base per quella che diventa quasi seduta di autocoscienza. L'articolo di Sofri che commenta amaro i dati del femminicidio e che Lella Costa ricorda in apertura. Gli stupri come feroce arma di guerra in Bosnia e in Congo a cui sono dedicati monologhi come aghi di ghiaccio che si conficcano nell'anima. O pagine malinconiche, rimpianti di passioni umiliate come quella che interpreta, ironica e saggia, Lucia Poli di una vecchia signora a proposito del suo «là sotto», che dopo un paio di risvegli insurrezionali è stato chiuso «in cantina» per sempre. Paola Turci intona il canto triste delle violenze subite, Paola Concia e Giulia Bongiorno snocciolano dati. E su tutte si fa strada la strabordante simpatia di Marina Confalone, intenta a mimare l'alfabeto del piacere femminile. Altro che Harry e Sally, il campionario di gemiti e ululati, fermenti di piacere, le serpeggianti vocali lussuriose che modula la voce di Marina fanno due baffi all'orgasmino di Meg Ryan al tavolo del ristorante. Per favore, bis! LAPOLEMICA CULTURA delia.vaccarello@tiscali.it I capi scoutnon ci stannoapassare peromofobi:«Affermiamoche l'omosessualitànon è unostacolo né allacrescitadelle personecome responsabili e felici, néad un'azione educativa».È la presa diposizione di 460 capi, cui si aggiungonoaltre adesioni (http://sottoscrivi6maggio 2012.weebly.com/)a dimostrazione cheAgesciè una realtà aperta.Le precisazioninasconodal dibattito sollevatogiorni fada «Repubblicaon line» in seguitoagli atti del seminario sull'omosessualitàpubblicati sul sito dell'Agesci. I capi criticano l'impostazionedell'articolo e sostengono il valoredelcoming out: «Alparidi qualsiasi altrascelta giuridicamente lecita, non vediamoil motivopercui i ragazzi nonpossano venirea conoscenzadell' orientamentosessualedelcapo». Sonocerti che il confrontosarà semprepiù aperto. Vdaycontro il femminicidio I«monologhidellavagina» perdirenoallaviolenza ROSSELLABATTISTI rbattisti@unita.it Iniziativapromossada«Se nonoraquando»alQuirino coni testidiEnsler recitatida unostuolodiattriciedonne per fermare lamattanza Iniziativearcobaleno nella giornata mondiale «Bastaomofobia» Il17maggio1990 l'Omscancellò l'omosessualità dalla lista dellemalattiementali Unasoave immaginedidonna neldisegnodi NicolettaCeccoli DELIAVACCARELLO Icapiscout: «Nonsiamoantigay» U: 20 mercoledì 16, maggio, 2012
Quando ero piccologuardavo i turisti pas-seggiare sotto la piog-gia per le vie di Pom-pei», racconta ai suoicolleghi Costantino da Boscoreale. «Oggi quando piove a Pompei guardo crollare i muri: il parco del Vesuvio è diventato una discarica a cielo aperto, e da terra d'origine protetta la nostra è diventata terra di “monnezza” protetta. Ecco i frutti di una sciagurata gestione del territorio». Genova, Teatro della Gioventù. La Fillea-Cgil riunisce i suoi delegati e Costantino Aniello è il primo a salire sul palco. Prima di lui, Silvano Chiantia, segretario degli edili Cgil nel capoluogo ligure ha aperto i lavori dell'assemblea ricordando il disastro dell'alluvione che a novembre di un anno fa ha colpito le Cinque Terre e Genova. Un triste riferimento subito colto dal suo compagno delegato napoletano, che di «gestioni sciagurate» sembra intendersene. «Quando ho cominciato a lavorare portavamo alla luce reperti storici - racconta Costantino - oggi anche la nostra cooperativa deve sottostare alle logiche della cementificazione». Ma non basta: «Da noi l'edilizia è morta: su trecento, tra soci e dipendenti della Edil Atellana, la metà siamo in mobilità». Una parola, e una condizione, comune nel mondo della crisi, che nel settore dei cantieri ha già fatto sparire quattrocentomila posti di lavoro. In pochi anni, secondo i dati degli edili Cgil, i fatturati delle imprese sono calati ai minimi storici e gli investimenti segnano un meno trenta per cento. Non ci sono sconti neanche per i più famosi, per i marchi che hanno segnato parte dello sviluppo di questo Paese. Ce lo ricorda Donato Suffoletta, arrivato a Genova da Pesaro, dove è dipendente della Iterby, azienda controllata dal gruppo Berloni. «Su cento dipendenti, 94 siamo in cassa straordinaria - dice il delegato - L'azienda è in difficoltà ma sta provando a rilanciarsi, ad innovare. È l'unica strada da seguire. Dalle nostre parti, salvo Scavolini che è un'eccellenza perché ha investito in tecnologia, tutti soffrono la crisi. Il gruppo Berloni ha dovuto chiudere il settore delle camerette, dove lavoravano 170 operai diretti. E alla fine dell'anno, se la cassa in deroga non verrà rinnovata nella nostra provincia parecchia gente rischia di ritrovarsi in mobilità». Storie comuni, cartoline dal fronte del lavoro che arrivano da angoli lontani del Paese, anche dalle zone più ricche, che se fosse per le cronache nazionali sembrerebbero immuni alla impasse economica generale. Simone Cavalieri è di Rovereto. È un archeologo, delegato Fillea ma disoccupato ormai dal 2009. La sua, e quella dei suoi colleghi rimasti a spasso, è una vicenda finita in Tribunale. Una storia che, racconta Simone, riguarda 24 professionisti che non lavorano più, che non entrano più in cantiere da quando hanno scoperto che l'azienda nella quale erano impegnati non applicava loro il contratto dell'edilizia, quello di riferimento per gli archeologi, ma quello degli studi professionali. Simone e i suoi colleghi chiedono spiegazioni, si mobilitano, e alla scadenza i loro contratti a termine non vengono rinnovati. Così decidono di raccontare tutto con una lettera alla provincia di Trento. Da allora non hanno più un impiego. Noi diciamo «no» all'«edilizia stracciona e dell'irregolarità», dice dal palco il segretario generale della Fillea-Cgil, Walter Schiavella, un attimo prima di esprimere la sua solidarietà all'Ance, l'associazione dei costruttori, che ieri ha pubblicamente chiesto al governo i dovuti pagamenti da parte delle amministrazioni pubbliche. «Una pratica che ha prodotto drammi sociali, economici e purtroppo anche personali - la definisce Schiavella - D'altra parte però vogliamo chiedere a quelle stesse imprese più coerenza nel dare sostanza all'idea di edilizia moderna e sostenibile, dando seguito ai principi condivisi degli Stati Generali delle Costruzioni». È questa la via tracciata dalla Fillea per uscire dalla crisi: «Innovazione, risparmio energetico e un modello basato sulla sostenibilità ambientale e sociale». Tutti obiettivi che rientreranno nella piattaforma che il sindacato cercherà di costruire unitariamente a Filca-Cisl e Fenal-Uil per il rinnovo del prossimo contratto di categoria. Per un settore che il governo potrebbe aiutare «allentando il patto di stabilità dei Comuni che hanno soldi in cassa e favorendo gli investimenti», conclude Susanna Camusso, segretaria Cgil nel suo intervento. Telecom contro gli ex Buora e Ruggiero ECONOMIA La crisi ha tagliato le gambe a 7.552 imprese edili, costrette a dichiarare fallimento nell'ultimo biennio. I primi mesi del 2012 vanno anche peggio: i fallimenti aumentano dell'8,4% rispetto all'anno prima. Numeri nerissimi quelli presentati ieri dall'Ance, l'associazione dei costruttori che ha deciso di rompere gli indugi e chiamare lo Stato ai suoi doveri. Le aziende, infatti, hanno sì bilanci in rosso, ma aspettano pagamenti dalle pubbliche amministrazioni per 19 miliardi di euro. Questo il credito vantato da tutta la filiera, somma che si riduce a 9 miliardi considerando le sole imprese di costruzioni. Un «tesoretto» che non si sblocca ancora, nonostante gli annunci di vari ministri su l'imminente apertura di una procedura per risolvere il problema. «Questa storia deve finire, è diventata un dramma economico insostenibile ha dichiarato il presidente Ance Paolo Buzzetti - Proseguiremo per vie legali se non ci sarà una soluzione, con veri e propri decreti ingiuntivi». Insomma, i costruttori portano lo Stato in tribunale se le loro spettanze non saranno versate. Ma in quello che l'Ance ha ribattezzato come D-Day i costruttori hanno lanciato un altro avvertimento allo Stato: per i pagamenti né Bot, né Cct, servono soldi liquidi. Tutto cash. Per passare dalle parole ai fatti, cioè alle ingiunzioni di pagamento, i costruttori hanno avviato uno studio analitico sui valori dei mancati pagamenti. Il lavoro ha già monitorato circa un miliardo di crediti. Dovrebbe trattarsi di una sorta di class action, anche se, ha spiegato Buzzetti, giuridicamente si tratterà della richiesta di singoli decreti ingiuntivi da parte di ciascun titolare dei contratti con la pubblica amministrazione. «Siamo arrivati a un punto in cui le imprese non restano e chiudono - continua Buzzetti - e, uno dei motivi fondamentali, è proprio questo Stato che non paga e non permette agli Enti Locali di pagare col famoso di patto di stabilità. Dal governo Monti ci aspettavamo e ci aspettiamo un cambiamento di tendenza e cominciare a risolvere questo problema. Quindi, non ci vanno bene pagamenti che avvengano semplicemente con baratti». CIRCA70MILIARDI La questione dei crediti delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione da tempo è sul tavolo del governo. Tre decreti interministeriali dovrebbero arrivare nel fine settimana. Secondo cifre diffuse da Confindustria i ritardi ammonterebbero a 70 miliardi, che salgono a 100 se si considerano anche i crediti tra privati. Ma i numeri finora non sono mai stati certificati. Il governo partirà proprio dalla certificazione. Si punta ad un'intesa con le banche, che dovrebbero anticipare le somme (a fronte appunto della certificazione). Il nodo riguarda l'attribuzione del rischio, che resterebbe in capo alle imprese almeno in un primo tempo. Insomma, le banche anticipano, ma se lo Stato poi non paga le imprese dovranno accollarsi un debito al posto del credito. Il viceministro Vittorio Grilli ha assicurato comunque che si cercheranno anche altri strumenti tecnici. Assieme all'anticipo dei crediti, sarà varata anche la disposizione sui crediti fiscali. È allo studio una compensazione tra crediti e debiti con il fisco. Non si conosce ancora l'ammontare che il governo concederà, ma Grilli ha parlato di una somma considerevole. Il terzo decreto istituirà un fondo di garanzia per i prestiti alle imprese. La partita ha anche un quarto capitolo, che riguarda i Comuni virtuosi. I sindaci hanno già chiesto di allentare il patto di stabilità per poter pagare le opere già realizzate o già programmate. Una manovra che potrebbe portare a investimenti per 6-8 miliardi. Ieri Emma Marcegaglia è tornata a fare pressing per il decreto. «Ci aspettiamo davvero che nei prossimi giorni venga fatto questo decreto per la certificazione dei crediti e la compensazione dei debiti della pubblica amministrazione - ha detto - Sono quattro anni che lo chiediamo, finalmente dovrebbe essere fatto». Perduegiorni idelegati FilleaCgil si sono confrontatiaGenova Il segretarioSchiavella: «Diciamonoatutte le irregolarità» ILDOSSIER Edilizia, settore da rilanciare «Serve legalità» Susanna Camusso, segretario Cgil, ha concluso i lavori dell'assemblea nazionale dei delegati della Fillea Cgil FOTO ANSA . . . Camusso: allentando il Patto di stabilità si sbloccherebbero gli investimenti GIUSEPPEVESPO INVIATO A GENOVA Telecom Italia prepara un'azione di responsabilità nei confronti di Carlo Buora, ex amministratore delegato ed ex vicepresidente del gruppo, e di Riccardo Ruggiero, ex amministratore delegato, rispettivamente nell'ambito delle indagini sulla Security e sulla vicenda delle sim prepagate. Lo ha annunciato il presidente Franco Bernabè, nel corso dell'assemblea degli azionisti. L'azione sarà inserita all'ordine del giorno in un'apposita futura assemblea. Il cda del 9 maggio - ha detto Bernabè, in una risposta alla Consob - ha deciso di porre in essere contro Buora e di Ruggiero «un atto interruttivo della prescrizione (che scade il 3 dicembre) propedeutico all'esercizio dell'azione di responsabilità, che sarà inserita all'ordine del giorno in apposita assemblea, compiendo tutti gli atti necessari e opportuni a tal fine». Due i filoni di indagine: per Buora quello relativo alla Security, per Ruggiero sulle sim prepagate. A convincere il cda in questo senso, spiega Bernabè anche la sentenza del Gup secondo cui la Direzione Security «non avrebbe agito all'insaputa delle altre funzioni aziendali e dei vertici di Pirelli prima e di Telecom poi, coincidenti nelle stesse persone». Sulle schede Sim, invece, Bernabè ricorda che il 20 aprile scorso la Procura della Repubblica di Milano ha notificato un avviso di conclusione delle indagini a Riccardo Ruggiero, Luca Luciani, Massimo Castelli e a Telecom Italia. Esiste poi un terzo fronte, riguardante la vicenda Kroll, sui dati sottratti in Brasile, e i contratti con il consulente Naji Nahas, per cui l'ex presidente, Marco Tronchetti Provera, è stato iscritto nel registro degli indagati. Telecom ha avviato un'indagine con l'aiuto di Deloitte, al termine della quale ha deciso che avvierà «le iniziative opportune, incluso il possibile esercizio delle azioni di risarcimento verso ex amministratori, nelle forme e con le modalità disponibili». All'ex amministratore dimissionario di Tim Brasil, Luca Luciani, sono andati 4,4 milioni di liquidazione. La cessione di La7 è attesa entro l'anno. Debiti dello Stato verso le imprese, decreti nel week-end BIANCADIGIOVANNI ROMA 12 mercoledì 16, maggio, 2012
ILCOMMENTO RONNYMAZZOCCHI SEGUEDALLAPRIMA L'uscita di scena dell'esecutivo tecnico guidato da Papademos e l'umiliante risultato elettorale delle forze che lo avevano sostenuto aveva già complicato il quadro politico al punto che sin dall'inizio quasi tutti i commentatori parlavano di nuove elezioni come dello scenario più probabile. Tuttavia i difficili tentativi di formare un governo capace di restare agganciato all'Europa avrebbero avuto forse maggiore fortuna se, nelle trattative per formare una nuova coalizione coinvolgendo altre forze politiche, i premier incaricati avessero potuto giocare una carta capace di prospettare qualche cambiamento di rotta rispetto alla linea di austerità dettata dalla Trojka. Per farlo, però, sarebbe stata necessaria una sponda da parte degli altri governi europei. Non certo dalla Germania, che ormai non perde occasione per ribadire che la sopravvivenza dell'euro e il numero dei Paesi che continueranno ad adottarlo costituiscono una variabile dipendente e di secondaria importanza. Ma qualcosa di più ci si poteva attendere da quei Paesi che, da un cambio della politica europea, avrebbero maggiormente da beneficiare. Fra questi c'è anche l'Italia. Sebbene il nostro governo abbia mostrato nelle ultime settimane un discreto attivismo nel delineare una «agenda per la crescita» da affiancare al già praticato rigore sui conti pubblici, tutte le dichiarazioni fin qui rese non sono mai andate oltre a quei generici impegni che, annunciati trionfalmente prima di ogni vertice europeo, sono stati regolarmente disattesi subito dopo. Senza dubbio - e forse con qualche ragione - Mario Monti ha preferito non esporsi troppo in attesa di capire quali novità porterà nello scacchiere europeo la nuova presidenza francese. Non si può tuttavia negare che l'attuale timidezza italiana sia in qualche modo il frutto dell'equivoco che ha caratterizzato il governo tecnico sin da prima della sua nascita. Le politiche di austerità, infatti, sono state fino a non molto tempo fa presentate come la chiave di volta per uscire dalla crisi. A sostenerlo non sono stati solamente i membri dell'esecutivo, ma anche - e soprattutto - la quasi totalità delle forze politiche che ne costituiscono la maggioranza parlamentare e politica. Le poche voci dissenzienti, che sin dall'estate scorsa avevano correttamente segnalato i rischi di un eccesso di rigore, sono state a lungo tacciate di estremismo e anti-europeismo. Ora che anche le statistiche ufficiali sul Pil hanno certificato con una lunga serie di segni meno, i peggiori timori dello scorso autunno - con l'austerità improvvisamente trasformatasi da medicina in malattia - è davvero difficile che il folto gruppo dei neo-convertiti alle politiche per la crescita riescano a conquistarsi qualche credibilità in patria e all'estero, non tanto per la giravolta compiuta ma per la rapidità davvero spettacolare con cui essa è avvenuta. Va detto, tuttavia, che anche l'attesa messianica di un nuovo ciclo progressista su scala europea rischia di essere caricata di troppe aspettative. Va dato atto al Partito democratico di aver dimostrato ancora una volta la propria indiscutibile vocazione europeista nello stimolare - insieme agli altri partiti progressisti dibattiti e confronti sulle prospettive del nostro continente. Ma la costruzione di una nuova cultura politica progressista su scala continentale è un lavoro che richiede tempo per essere metabolizzato e trasformato in agenda politica. Lo dimostra la timidezza che la Spd continua ad avere nel dibattito sul Fiscal compact. Pur essendo determinante il suo sostegno per l'approvazione da parte del Bundestag, i socialdemocratici tedeschi si sono finora limitati a mettere sul tavolo la richiesta di un aumento di capitale per la Banca europea degli investimenti e l'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, due proposte sostanzialmente già fatte proprie dalla cancelliera Merkel. I solenni impegni presi con gli altri partiti progressisti in diverse occasioni - dagli eurobond all'introduzione di meccanismi di correzione degli squilibri macroeconomici - sembrano così essere passati in secondo piano davanti alle esigenze di politica interna. Sperare che sia un cambio di rotta degli altri Paesi - in primis la Germania - ad indurre il governo italiano a fare lo stesso, è per il momento un auspicio più che una concreta possibilità. È quindi direttamente dalla maggioranza politica che sostiene Monti che deve partire - con maggiore determinazione rispetto al recente passato - il chiaro segnale di svolta nella difficile partita per salvare l'Europa dal disastro. Monti schieri l'Italia con chi vuole cambiare Fallita l'ultima mediazione: i partiti non trovano l'accordo Venizelos: «Prevalsi gli interessi di parte» Il nuovo presidente francese Francois Hollande durante la cerimonia di insediamento FOTO DI REMY DE LA MAUVINIERE/ANSA-EPA L' estremo tentativo di Karolos Papoulias non è riuscito a evitare quello che appariva ormai praticamente certo. L'ultimo incontro con i leader dei partiti politici greci avrebbe dovuto portare alla nascita di un governo di tecnici, come auspicato dall'anziano presidente socialista. Ma i veti incrociati sono stati più forti di qualunque altro parametro politico. Il piccolo partito di Sinistra Democratica, con Fotis Kouvelis, ha insistito sul fatto che «o sarebbero dovuti entrare tutti i maggiori partiti nel nuovo governo, o non avrebbe avuto senso dar vita a un esecutivo di tecnici». All'interno del centrodestra si è consumato uno scontro feroce: Nuova Democrazia ha accusato il nuovo partito di “Greci Indipendenti” (che si pone contro i sacrifici dettati dall'Europa e dall'Fmi) di aver insistito in modo irragionevole sulla cancellazione degli accordi sottoscritti. Il leader di Greci indipendenti Panos Kammenos, da parte sua, ha accusato il leader di Nuova Democrazia Antonis Samaràs di «essere interessato solo alla poltrona di primo ministro». Quasi un tutti contro tutti, con i due partiti della sinistra, Syriza e Sinistra Democratica, che non sono riusciti a trovare un accordo per imporre un piano comune all'esecutivo che Papoulias aveva tanto auspicato. Syriza, malgrado ripetuti inviti e pressioni, ha ripetuto di «non voler tradire il mandato di chi ha detto no all'austerity». Elezioni, dunque, probabilmente il 17 giugno, e - a meno che non ci siano sorprese dell'ultimo minuto con le liste bloccate e senza preferenze, a causa dei strettissimi tempi della campagna elettorale. Primo ministro ad interim, fino al voto, dovrebbe essere nominato il presidente del Consiglio di Stato, Panajotis Pikramenos. In questo scenario, con l'80% dei greci che continua a dichiararsi favorevole alla permanenza nella moneta unica, ma senza che nessuno possa dirsi certo che l'auspicio potrà trovare una conferma reale, i cittadini iniziano a mostrare segni di forte preoccupazione: secondo fonti ufficiose, negli ultimi giorni sono stati prelevati dalle banche greche più di 600 milioni di euro. Il totale della liquidità contenuta nei conti correnti, sembra aggirarsi intorno ai 165 miliardi di euro, ma i prestiti degli ultimi due anni, sommati, arrivano a 235 miliardi di euro. La campagna elettorale dovrà essere veloce e ridota al minimo, sia per esigenze dettate dai tempi ridottissimi, sia per parametri di budget: già la campagna elettorale che hanno portato al voto del 6 maggio, era costate al Paese 50 miliardi di euro. Ora, con le casse dello stato pericolosamente vuote (si dice che i fondi bastino solo per pagare le pensioni di maggio e giugno) una spesa altrettanto alta appare semplicemente impossibile. Nel frattempo ieri sono stati resi noti gli ultimi dati sullo stato dell'economia ellenica, nel primo trimestre dell'anno. La recessione ha superato ogni previsione, con la decrescita del prodotto interno lordo che ha toccato il 6,2%. RIPARTIRE DA ZERO «Ripartiamo da zero, chiediamo ai politici risposte chiare e precise, e ai partner europei di dimostrare che hanno compreso gli sbagli del loro piano di riorganizzazione economica» sottolineavano in serata i conduttori di Radio9, una delle emittenti che ha seguito con dirette-fiume gli eventi della giornata. Gli ultimi sondaggi danno sempre in testa il partito eurocomunista di Syriza ma le distanze col centrodestra sembrano accorciarsi: il 20,5% delle intenzioni di voto va al partito di Tsipras, il 19,4% al centrodestra di Samaràs, mentre i socialisti del Pasok scendono all' 11,4%. Sinistra Democratica, che in linea di principio si era dichiarata favorevole alla formazione di un nuovo governo, potrebbe mantenere i propri voti, attestandosi sul 6,2%. Lo stesso, secondo la società demoscopica Rass, vale per la destra anti austerity, i Greci Indipendenti, a cui va il 7,8% delle preferenze del campione. Unico dato che, se confermato, potrebbe placare ansie e forti preoccupazioni di molti greci e non solo, è il ridimensionamento dei neonazisti di Alba Dorata: la percentuale del 6,9% raggiunta nella tornata elettorale di dieci giorni fa scende al 3,8%. Tutto fa pensare, quindi, che alle nuove elezioni si dovrebbe assistere a una sfida all'ultimo voto tra i conservatori di Nd e Syriza. La legge elettorale, basata sul proporzionale corretto, con un forte premio di maggioranza, questa volta potrebbe garantire al primo partito la maggioranza assoluta nella Voulì, il parlamento di Atene. Il Pasok è pronto a riconoscere gli sbagli del passato, come continua a dichiarare il suo stesso leader, Evanghelos Venizelos. Trenta giorni per smussare gli estremismi, trovare ricette realistiche e provare a rimanere in Europa. . . . Al voto tra un mese con liste bloccate Sarà uno spareggio per il premio di maggioranza . . . Nei sondaggi testa a testa di Nuova democrazia e Syriza, mentre crollano i nazisti di Alba Dorata Va in scena il caos della Grecia Niente governo, si torna alle urne TEODOROANDREADIS teodoroandreadis@hotmail.com mercoledì 16, maggio, 2012 3
CANNES CON LA «BARBA» DEL COLLETTIVO D'AZIONE FEMMINISTA CHE PROTESTA CONTRO IL MASCHILISMO DELFESTIVAL.Con Marilyn Monroe che guarda sorridente dal Palais, mentre soffia sulla candelina di compleanno. Con le foto di Hollande che ancora esulta dai giornali progressisti, mentre quelli di destra sono già pronti a «tirargliela»: «adesso cominciano i problemi”. Cannes con la carica degli ultrasettantenni (da Haneke a Kiarostami, da Loach a Resnais che ne ha 90), ossia il gotha del cinema internazionale che sulla Croisette è presente ogni anno. Con gli italiani, Moretti in testa a capo della giuria, che si rammaricano comunque per avere un solo film in concorso (Reality di Matteo Garrone). Con i boy scout del visionario Wes Anderson (Moonrise Kingdom) che stasera apriranno le danze di questa edizione numero 65. Crisi planetarie, bombe atomiche o tsunami il festival di Cannes è immutabile: la kermesse di cinema più importante del mondo, continuano a ripetere i francesi, da oggi al 27 maggio trasformerà la cittadina della Costa Azzurra in una vetrina mediatica planetaria. Per dodici giorni tutto si ferma, o meglio tutto è in movimento, per quello che riguarda il cinema, ovviamente. Il mercato, il più importante da questa parte del mondo, si popola di addetti ai lavori che comprano, vendono, coproducono, cercano titoli da portare agli altri festival. A riprova che il cinema è mercato, prima di tutto. Concetto più vasto, però, di quello che da noi impone unicamente prodotti per il botteghino. Mentre qui è il cinema d'autore a fare la parte del leone, a mettersi in mostra. Tanto da reclamare pari opportunità e «quote rosa» anche per le autrici donne. È di qualche giorno fa, infatti, la protesta apparsa sulle pagine di Le monde del Collettivo «la barbe» (www.labarbelabarbe.org), un gruppo che non ha paura di rispolverare aggettivi desueti come «femminista» per scagliarsi contro lo strapotere maschile anche nel cinema. «A Cannes le donne mostrano i loro visi, gli uomini i loro film» attaccano le firmatarie dell'appello, capitanato dalla regista Coline Serraut. L'unica Palma d'oro concessa ad una donna, prosegue la denuncia, è stata per Jane Campion nel ‘93. Mentre quest'anno su 22 autori in concorso non c'è neanche una regista. «Il massimo a cui possiamo aspirare – proseguono – è condurre le cerimonie di premiazione o apparire sui manifesti». Un'accusa, però, che il delegato generale, Thierry Frémeaux rimanda subito al mittente, spiegando che il principio generale che ispira la selezione del concorso non può certamente essere il «genere» ma la qualità dell'opera. Ricordando che lo scorso anno sono state quattro le registe in gara per la Palma d'oro. Ma tant'è. Cannes è una vetrina e come tale va bene anche per accendere i riflettori su certi temi. Se il cinema è maschio, però la letteratura almeno sulla carta si declina al femminile. E mai come quest'anno i film in mostra attingono ai romanzi. Una tendenza, quella che tiene insieme cinema e letteratura, in costante crescita. E dominante qui a Cannes. Dei 22 titoli in concorso ben 8 sono tratti da romanzi. A cominciare dal più atteso: On the Road, il libro manifesto della beat generation portato sul grande schermo dal brasiliano Walter Salles. Già nel ‘57 lo stesso Jack Kerouac propose a Marlon Brando la trasposizione cinematografica del suo romanzo. Non se ne fece nulla. Nel ‘69 è Francis Ford Coppola ad acquistarne i diritti. Ma il progetto rimase nel cassetto fino all'intervento di Salles reduce dai successi «on the road» dei «guevariani» Idiaridellamotocicletta. Non meno atteso, però, è anche il ritorno di David Cronenberg con Cosmopolis dal testo premonitore sul crac planetario di Don DeLillo. Poi l'australiano Andrew Dominik (Cogan) da George V. Higgins e ancora John Hillcoat che ha affidato al musicista Nick Cave l'adattamento di Pourquelquesgouttesd'alcooldi Matt Bondurant. Ma ve ne parleremo nei prossimi giorni. FRANCESCADESANCTIS fdesanctis@unita.it Parla l'autoree il registadi«Assodimonnezza», lospettacolo sul traffico illecitodei rifiutichechiuderà larassegnadiCassino SPETTACOLI Unico italianoinconcorso NanniMoretti.Apronoiboy scoutdiAnderson. Intanto le femministeprotestano contro il cinema«maschio» «IL TEATRO? È UFFICIALMENTE MORTO. GLI STABILI OSPITANO SEMPRE GLI STESSI SPETTATORI, GLI ABBONATI SONO SEMPRE QUELLI, PER NON PARLARE DEI FINANZIAMENTI...».Ci va giù duro Ulderico Pesce, che da decenni gira le piazze e i palcoscenici d'Italia con i suo spettacoli-denuncia. Carte, documenti ufficiali della magistratura e storie italiane sono gli ingredienti dei suoi lavori, che sembrano volerci dire: «costruire una nuova Italia è possibile attraverso lo studio e l'analisi dei fatti». Sarà uno dei suoi spettacoli, Asso di monnezza. I traffici illeciti di rifiuti in Italia, a concludere la rassegna di Teatro civile «CassinoOFF» organizzata dall'associazione CittàCultura (venerdì nell'Aula pacis di Cassino, ore 21). La serata - come le precedenti (ospiti Ascanio Celestini, Francesco Suriano e Bebo Storti) - sarà trasmessa in diretta streaming sul sito del nostro quotidiano www.unita.it, che ha registrato centinaia di contatti durante la messinscena degli spettacoli. Il teatro è entrato, gratuitamente, nelle case degli italiani, in tante case, soprattutto in quelle del Sud o dei tanti paesi che non hanno mai avuto spazi teatrali. Ulderico, come è cambiato l'impianto drammaturgicodi«Asso dimonnezza» inquestianni? «La storia è rimasta più o meno la stessa: Marietta tenta di fare la raccolta differenziata, mentre il marito e il figlio la “nascondono”. Rispetto però al testo originario - in cui chiedevo di inserire i reati ambientali nel Codice penale - ho aggiunto tutta una parte legata strettamente ai fatti accaduti: Alemanno e Polverini hanno chiuso la discarica di Malagrotta e ne hanno aperta un'altra a Riano. Hanno scelto cioè di non risolvere il problema. In più il proprietario di Malagrotta ha acquistato le cave di Riano prima della delibera...come faceva a saperlo? Insomma analizzo un po' tutta la questione dei rifiuti nel Lazio. Tra l'altro in Italia la raccolta differenziata è solo al 18%. Bisognerebbe informare la gente, creare dei presupposti di democrazia dal basso». Certesituazioniperòvannodenunciate,ancheacostodi rischiare inprima persona,giusto? «Sono stato sotto protezione dei carabinieri per un anno mezzo. Io ho un solo terreno di ulivi e me l'anno bruciato, a qualcuno avrò dato fastidio... In quel periodo andavo in scena nelle piazze italiane proprio con Asso di monnezza, sono i rischi di chi fa questo tipo di teatro. D'altra parte il teatro è defunto. Per fortuna ci sono rassegne come questa, CassinoOFF, fatte con impegno e passione, che possono cambiare l'Italia. C'è tutta una generazione di giovani narratori italiani che porta in scena i fascicoli della magistratura. Il teatro “off” si candida a costruire un Paese migliore. Io sono figlio di un sindacalista della Cgil, mi piace ricordarlo, gente che mirava a recuperare l'etica. Non l'ho mai dimenticato e con il mio furgone giro l'Italia anche per questo. Credo anche che il teatro possa aiutarci a recuperare un'altra filosofia di vita. Sono tanti i giovani narratori di grande valore che preferiscono passeggiare, respirare, apprezzare l'olio o le ciliege piuttosto che correre o produrre». Larete può essereunaiuto? «La rete è il futuro e questa bella iniziativa dell'Unità di trasmettere gli spettacoli in streaming non deve essere solo un evento una tantum ma un modello gestionale. Lo streaming su unita.it vale molto di più che una diretta su Rai1». SERGIOLEONE Cannes si mette inmostra IlFestivalalvia: lacarica dei registiultrasettantenni GABRIELLAGALLOZZI INVIATA ACANNES Pesce in streaming su Unita.it «Il teatroOffsalverà l'Italia» Ulderico Pesce in «Asso di monnezza» FOTO DI GIANNI SANTILIO «C'eraunavolta l'America» inversionerestaurata LouiseFletcher tornerànel film dacuiera sparita, eDeborah reciterà finalmente laCleopatra di Shakespearea teatro: si trattadelle scenedel capolavorodiSergio LeoneC'era una volta in America cheapparirannocome d'incanto nella primamondiale alFestival diCannesdel nuovo restauro, finanziato daGucci eThe Film FoundationdiMartin Scorsese e realizzatodalla CinetecadiBologna al laboratorio L'Immagine Ritrovata incollaborazione con AndreaLeone Film,The FilmFoundatione Regency Enterprises. Il poster diMarilynMonroe, accoglie ipartecipantial 65˚Film Festivaldi Cannes FOTO DI LIONEL CIRONNEAU/AP-LAPRESSE U: 18 mercoledì 16, maggio, 2012
AVERE UNCANCROIN ITALIA COSTAMOLTO: IN MEDIA 34MILA EURO L'ANNO PER OGNI PAZIENTE. NEL COMPLESSO, il costo sociale totale relativo ai circa 960mila italiani che hanno avuto una diagnosi di tumore negli ultimi 5 anni e alle 776mila persone che se ne prendono cura in modo totale o parziale (e che spesso sono suoi familiari) è pari a 36,4 miliardi di euro annui. Sono cifre decisamente alte quelle emerse dal quarto rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, realizzato dal Censis in collaborazione con la Favo (Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia) e presentato in occasione della giornata nazionale del malato oncologico. L'indagine condotta su 1.055 pazienti ha dato vita, grazie anche al contributo di Federsanità Anci, Inps, Ministero della Salute e Istituto tumori di Milano, alla pubblicazione intitolata proprio «Gli elevati costi sociali del tumore». IDATIDELRAPPORTO Secondo il nuovo rapporto, sono oltre 2,2 milioni le persone che hanno avuto una diagnosi di tumore nella loro vita e, di queste, 960mila circa negli ultimi cinque anni. Mentre sono 776mila le persone che hanno un cosiddetto caregiver, una persona di riferimento che si prende cura di loro, che in 8 casi su 10 è un familiare. Ognuna di queste persone deve andare dal medico, magari spostandosi da una città a un'altra, prendere farmaci (che di solito sono molto costosi), assumere una badante. Spesso dovendo smettere di lavorare. La domanda che ci si è posti è: quanto vale tutto questo in termini economici? Il calcolo è stato fatto sommando costi diretti e indiretti. Nella prima categoria rientrano i costi di tipo medico, ad esempio per le visite specialistiche o i farmaci, ma anche quelli di tipo non medico come i trasporti. Nella seconda categoria invece rientrano i redditi da lavoro mancati per assenze forzate o per la cessazione della propria attività lavorativa (in sostanza, quello che avrei potuto guadagnare se non mi fossi ammalato), ma anche i servizi in natura forniti dai caregiver . I risultati sono quelli che abbiamo ricordato: 36,4 miliardi di euro spesi ogni anno. D'altro canto, i sussidi per i malati di tumore ammontano complessivamente a 1, 1 miliardi di euro, pari a poco più del 3% del costo sociale totale. Una situazione che il rapporto del Censis riassume così: meno redditi, più costi. Sarà per questo che il 77,3% degli intervistati afferma di considerare di buon livello i servizi sanitari forniti, mentre vengono giudicate insufficienti l'assistenza domiciliare e le tutele economiche. Ma durante la presentazione del rapporto è emerso un altro grande problema: l'accesso al trattamento non sarebbe uguale in tutte le regioni italiane. Secondo la denuncia avanzata dalla Favo, esistono ancora nel Paese diversità di accesso ai «nuovi» farmaci antitumorali tra le Regioni, dovute a differenti meccanismi di valutazione per l'inserimento nei prontuari terapeutici regionali. Oggi – dicono alla Favo solo in quattro Regioni (Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia-Giulia e Marche) e nella Provincia autonoma di Bolzano vengono recepite immediatamente le indicazioni dell`Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco). In tutte le altre, dotate di un proprio prontuario, i farmaci «nuovi» non vengono resi disponibili ai malati fino a quando, e solo se, vengono esaminati e approvati anche da Commissioni tecnico-scientifiche regionali. “Insieme all`Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) e alla Società Italiana di Ematologia (Sie) abbiamo inviato una lettera al Ministro della Salute Renato Balduzzi per evidenziare questa situazione preoccupante” spiega Francesco De Lorenzo, presidente della Favo. ACCESSO AL TRATTAMENTO Il problema è che i farmaci antitumorali sono particolarmente costosi a fronte di un beneficio limitato, ad esempio una sopravvivenza di alcuni mesi. «Alcune regioni – spiega Maurizio D'Incalci, direttore del dipartimento di oncologia dell'Istituto Mario Negri di Milano possono seguire un criterio più stretto nella valutazione costi/benefici. Questo rende più difficile l'inserimento di un farmaco nel prontuario. A mio parere però ci dovrebbe essere un criterio nazionale: se l'Aifa decide che il farmaco è rimborsabile, il farmaco dovrebbe essere disponibile su tutto il territorio nazionale. Anche perché accade che il paziente si sposti in un'altra regione per ottenerlo e la regione di provenienza alla fine deve comunque pagare». TORVERGATA (ROMA) Celluleprotette dallostressossidativo conlenanoparticelle BUDAPEST MOLINETTE(TORINO) SCIENZA Lenanoparticelle diossido dicerioutilizzate attualmente in varicampi industriali, sarebbero in gradodi proteggere lecellule dallostress ossidativoequindi inprevisionedallediverse patologiecorrelate (cancro,Parkinson,diabete etc).È questa la scoperta diun gruppo di ricercatoridell'UniversitàRomaTor Vergata. Normalmente ilmetabolismocellulare produce speciereattivedi ossigeno(ROS, «Reactive OxygenSpecies», tra le quali ci sono i noti radicali liberi), la cuipresenza èfondamentale per la salutedelle cellule. La ricercahadimostrato che le nanoparticelledi ossidodi ceriopotrebbero mantenerenelle cellule la corretta concentrazionediossigeno, eliminando l'eccesso dellespecie ossidanti, chealtera l'equilibrio fisiologicoe provoca l'insorgenzadelle malattie. L'utilizzodi una dosedi radiazioni concentrata sullazona tumorale del senoha gli stessi risultati diuna estesa all'interamammella, e perdi più senzaeffettinegativi e conun risultato estetico perfinomigliore.Questi i risultatidiuna ricerca condottadaCsaba Polgar, direttoredelCentro diRadioterapia dell'Istituto Nazionale di Oncologiadi Budapest.Lanuovatecnica prevede l'inserimento di alcunicateteri di plasticanel letto tumorale dopo l'intervento conservativodella mammella, perpoi introdurre la fontedi radiazione e somministrareuna dose altamenteconcentrata di radiazioni esattamentenellazona asportata del tumore,cheè quellapiù espostaadun ritornodellamalattia, evitando così di toccare la partesanadel tessuto. Trattamenti intelligenti per lacura delmielomamultiplo La lungaguerra perbattere il cancro Oltreduemilionigli italianiammalati ma grazie alla ricerca si guarisce di più CRISTIANAPULCINELLI ROMA IIcostosocialeannualeper icirca960milapazientiche dal2007aoggihannoavuto unadiagnosidi tumoreèdi 36,4miliardidieuro.Ben12 miliardivannoalleattivitàdi assistenza. I sussidi sonofermi Radiazioniconcentrate solonell'areacolpita perdifendere il seno Nuovi farmaci «intelligenti» per il trattamento del mielomamultiplogarantiscono unnetto miglioramentodellasopravvivenza e dellaqualità divitadei pazienti: è il risultatodi unaricerca che hacoinvolto50 centriematologici italiani edaltri inEuropa enegli Usa, coordinata dall'ospedale MolinettediTorino attraverso la MyelomaUnit. Gli esiti sonostatiappena pubblicati sulla prestigiosarivista NewEnglandJournal of Medicine. In particolare, la Lenalidomide, farmaco orale, si è dimostratoefficaceper contrastare la crescita tumorale e limitareal tempostesso gli effetti collaterali, comela perdita deicapelli e i controlli ambulatoriali sonoridotti con frequenza settimanaleo mensile.L'efficacia dei trattamenti risultasuperioreaquelladelle terapie finoadoggi inuso. Il 77,3%deimalati intervistati giudica dibuon livello i servizi sanitari prestati U: mercoledì 16, maggio, 2012 19
ERAUNASTRANAVITAINFAMIGLIAQUELLADEGLIULTIMIANNIDIOSAMABINLADEN.Il grande capo divenuto simbolo del nemico assoluto viveva chiuso in una casa di piccole stanze, piccoli bagni ognuno il suo, donne e uomini separati - senza aria condizionata, soffitti bassi e un materassaccio su un letto di assi. Sebbene lo spazio del compound nel quale l'uomo più ricercato del mondo ha vissuto fosse grande circa un ettaro, lui non metteva quasi il naso fuori. La casa, anzi il terreno, lo aveva comprato il suo corriere, Abu Ahmed al Kuwaiti, che poi aveva chiesto il permesso di costruzione e fatto costruire il secondo piano abusivamente. Che tanto ad Abbottabad non ci fanno caso. Così almeno ci racconta Peter Bergen, giornalista divenuto famoso per aver fatto la prima intervista Tv ad Osama, quella in cui dichiarava guerra agli Stati Uniti. Oltre a fare il giornalista Bergen è direttore del programma di National Security Studies della New America Foundation, think-tank tendenzialmente progressista e autore di diversi libri sul decennio post 11 settembre. L'ultimo lavoro, Manhunt (Crown Publishing), uscito in questi giorni negli Stati Uniti parla proprio dei dieci anni passati a dare la caccia a bin Laden. Per scriverlo Bergen ha intervistato molti dei protagonisti di primo piano della ricerca e diversi testimoni privilegiati: dall'allora capo della Cia (oggi al Pentagono) Leon Panetta, a Hillary Clinton, dal generale Mike Mullen a tutta una serie di gradi alti e bassi dell'intelligence coinvolti nell'individuazione del nascondiglio e nell'operazione per uccidere Osama. Bergen è l'unico giornalista ad aver visto il compound ancora in piedi, prima che venisse abbattuto dalle autorità pakistane. Che si sono fatte convincere a farlo entrare. «Osama era nascosto dal mondo esterno, ma anche dai non familiari che vivevano all'interno del muro di cinta. La moglie del “kuwaitiano”, l'uomo che teneva i contatti tra Osama e il resto del mondo, faceva le pulizie e lo ha visto di sfuggita una sola volta. Non ha mai saputo chi fosse. Sapeva solo che c'era un arabo e che non doveva parlarne con nessuno», ci racconta Bergen. Nel recinto c'erano piante da orto e animali che servivano per il cibo. Il secondo piano, la residenza di bin Laden era separata in tutto: una grande finestra su un terrazzo coperto e chiuso da un muro, così che quando prendeva aria nessuno lo scorgesse. «Qui bin Laden passava le sue giornate attaccato al computer, a scrivere i suoi lunghi memoriali che poi passava ad al Kuwaiti». Osamaèrimastocosìperanni,controllavaancora AlQaeda? Comandava? «Provava a mantenere il controllo sull'organizzazione. Ma non poteva mandare mail, telefonare e nemmeno incontrare nessuno. Il suo era un sistema piuttosto primitivo di tenere le fila. A volta affidava un memoriale o faceva una richiesta a un suo “ufficiale” e per ottenere una risposta doveva aspettare molti passaggi e molto tempo. A volte dei mesi. Eppure restava il capo ed era riconosciuto come tale. Negli anni aveva imposto la sua leadership assoluta. In alcuni documenti che ho visto, ad esempio, ci sono le indicazioni su come celebrare il decimo anniversario dell'11 settembre o consigli ai gruppi di Al Qaeda nel mondo: ad esempio non usare il nome all'organizzazione perché poteva essere controproducente e rendere più difficili la raccolta di fondi. Osama era anche preoccupato per i danni di immagine venuti dagli anni dell'Iraq e dall'eccesso di morti civili musulmani provocati dagli attentati kamikaze. Un ufficiale che ha rivisto tutti i documenti sostiene che certe riflessioni, manie di grandezza e piani improbabili gli hanno fatto venire in mente Hitler chiuso nel bunker. Privo di contatto con la realtà circostante». Comeèstatopreso?Attraversoqualipassihanno capitodove fosse? «Ce ne sono stati diversi. Ed è stato un lavoro lungo. Mohamed al Qatani (che tentò di entrare negli Usa per partecipare al 9/11 ma venne respinto alla frontiera e oggi è detenuto a Guantanamo, ndr) è il primo a nominare al Kuwaiti durante un interrogatorio. Non come il corriere di bin Laden, ma come la persona che lo addestrò. Altri, interrogati in maniera altrettanto dura, dissero che il Kuwaitiano non era importante. Quindi non lo si cercò per anni. Gli interrogatori di Guantanamo, insomma, non sono stati la parte determinante della caccia. Attraverso quelli si capì che esisteva, ma cercare Ahmed al Kuwaiti è come dire Ahmed il figlio di uno del Kuwait. Un ago nel pagliaio. Solo nel 2007 si riuscì a capire chi fosse e solo tre anni dopo, nel giugno 2010 si identificò il suo numero di telefono. Cambiava numero di continuo, cambiava operatore telefonico e apparecchio. E quando era diretto verso il compound toglieva la batteria dal telefono per non essere rintracciato. Il passaggio successivo è stato mettere spie sul terreno che lo hanno seguito da Peshawar, dove era stato tracciato il telefono, fino al compound. Tutte operazioni di intelligence, non interrogatori violenti». RestavanodeidubbisullapresenzadibinLadenlì dentro?E comesiè deciso il raid? «Abbottabad è la sede dell'Accademia militare pakistana e il compound era a meno di un miglio da quell'edificio. Inoltre c'erano bambini che andavano nella scuola vicina e avrebbero potuto parlare e al Kuwaiti e famiglia viaggiavano spesso per il Paese come se niente fosse. Infine nel compound c'era un cane, una stranezza per un osservante musulmano così stretto. Quanto al raid, i massimi livelli dell'amministrazione in materia militare e di sicurezza erano divisi sulla questione: Gates, Biden e il numero due dei consulenti militari del presidente erano contrari. Erano preoccupati, in particolare, dalla possibilità di morti americani durante l'operazione e dal deteriorarsi dei rapporti con il Pakistan - cosa in parte avvenuta anche per una cattiva gestione della comunicazione nei giorni successivi. Panetta e Clinton erano a favore». Nellibrosembradicapirechel'11settembresiastato inqualche modo l'apice e l'inizio del declino di AlQaeda. «Resta l'idea di colpire gli Stati Uniti o di compiere altri atti spettacolari. Ma probabilmente quel che vedremo, in Siria, Yemen o Iraq saranno gruppi che continueranno a nominare quei grandi obbiettivi ma cercheranno di condizionare a modo loro gli eventi a livello nazionale. A decadere è stata l'idea della violenza quasi fine a se stessa come strumento per cambiare gli equilibri nel mondo arabo. Diversi partiti religiosi, anche armati ed estremi, hanno ottenuto molto partecipando alla vita politica dei rispettivi Paesi. Bin Laden non solo aveva idee sbagliate, ma ha sbagliato strategia». MARTINOMAZZONIS NEWYORK PeterBergenèstato ilprimogiornalistaa intervistare inTv binLaden.Ora inun libroracconta lacatturadellosceicco del terrorechevivevacomeunreclusonelbunker L'INTERVISTA Gliultimigiorni diOsama «Cosìgli americaniorganizzarono lacacciaalcapodiAlQaeda» CINEMA : Cannes2012,unfestivalalmaschile P. 18 SCIENZA : Oltreduemilioni malatidi tumore in Italiamasiguariscedipiù P. 19 L'INIZIATIVA : I testidiEnsler contro il femminicidionelnostroPaese P. 20 TV : L'autogoldellaRai P. 21 U: mercoledì 16, maggio, 2012 17
Il momento è drammatico», dice Roberto Gualtieri guardando all'andamento delle Borse europee e al fallito tentativo di formare un governo in Grecia. «Per questo serve un cambio di passo - dice l'eurodeputato del Pd - e per questo il gruppo dei Socialisti e democratici ha rivisto la strategia riguardo il negoziato sul Two Pack». Perché il cambio di strategia? «Ci siamo presentati al voto con due proposte come “linee rosse”: un maxi-emendamento per l'istituzione di un “fondo di redenzione dei debiti pubblici” finanziato da Eurobond e il mio emendamento che scorpora dal calcolo del deficit nel Patto di stabilità Ue i due quinti della spesa pubblica per investimenti. Il primo è passato, il secondo è stato respinto per pochi voti, e quindi ci siamo astenuti impedendo un accordo in prima lettura con il Consiglio e costringendo il Ppe ad andare prima in aula». Non conveniva votare sì, a fronte del via liberaal "fondo di redenzione"? «No, e non solo perché il rapporto è passato lo stesso - infatti ci siamo astenuti e non abbiamo votato contro - ma perché la sanzione del voto in aula darà più forza alla proposta di Eurobond che altrimenti avrebbe rischiato di cadere nel negoziato col Consiglio. Inoltre, così abbiamo tenuto aperto il tema della “golden rule” sugli investimenti che potremo ripresentare in plenaria cercando di costruire una maggioranza con i liberali ed una parte del Ppe. Infine in questo modo abbiamo dato un segnale molto forte ai governi nazionali e alle altre istituzioni, chiarendo che l'idea di approvare la proposta della Commissione europea come se nulla fosse, senza affrontare di petto il tema della crescita e della crisi dei debiti sovrani, è fuori dalla realtà». Equalè la realtà? «Sul piano economico stiamo precipitando verso una spirale di recessione che impedirà di rispettare tutti gli obiettivi di rientro del deficit, e con gli sviluppi della crisi politica greca si sta mettendo a rischio l'esistenza stessa dell'euro». E quale sarebbe l'effetto del fondo di redenzionedeldebitoedellagoldenrulesugli investimenti? «Inserire nel Two Pack un elemento di gestione comune del debito produrrebbe un percorso certo ma sostenibile verso l'abbattimento del debito, liberando al tempo stesso crescenti risorse per investimenti e spesa sociale. Ma è altrettanto importante la Golden rule perché tutti i dati empirici ormai dimostrano in modo inequivocabile che le regole del Patto si stabilità, per come sono formulate, hanno un effetto recessivo sull'economia europea, mentre lo scorporo di una parte degli investimenti pubblici potrebbe avere un effetto anticiclico, spezzando la spirale recessiva e canalizzando risorse non verso la semplice spesa pubblica ma verso investimenti produttivi mirati, evitando al tempo stesso il rischio concreto di una disordinata violazione del patto, magari più incentrata sulla spesa corrente». Perchéunanormanonpassataincommissione dovrebbe essere approvata in Aula? «Il sì al fondo di redenzione dimostra che i falchi dell'austerità ora possono essere messi in minoranza. E l'emendamento sulla Golden rule, che ha guadagnato molti consensi e non è passato per un soffio, è pienamente in campo. Solo poche settimane fa sarebbe stato impensabile che questo Parlamento, eletto nel 2009 con una solida maggioranza di centrodestra, prendesse in considerazione simili misure». Potrebbeessereinutile,seisingoligovernistipulerannonelfrattempoaccordibilaterali, non crede? «Ormai è chiaro che strategia della crescita può essere impostata soltanto sul piano comunitario, che la dimensione puramente intergovernativa è un'illusione. Così come ormai è chiaro che gli avversari di questa linea non sono soltanto le forze conservatrici presenti nell'Europarlamento e i governi come quello tedesco. Anche nella Commissione europea sembrano vivere fuori dalla realtà, sono ancora attaccati alla concezione che con politiche restrittive sia possibile affrontare la crisi. Alla Commissione c'è ancora chi pensa, come da noi Francesco Giavazzi, che l'austerità abbia effetti espansivi liberando risorse private per la crescita, quando è evidente che questa lettura neoliberale è totalmente smentita dalla realtà. Oltre ad essere smentita dagli elettori». La notizia di nuove elezioni in Grecia ed il conseguente stato di incertezza che aleggia sulla zona dell'euro ha penalizzato tutte le principali piazze europee. Come se non bastasse, l'Eurostat ha comunicato che il Pil dell'Eurozona è rimasto fermo nel primo trimestre 2012 ed anche se gli analisti avevano previsto una contrazione dell'economia dello 0,2%, il momento difficile in cui è giunta la notizia della stagnazione ha contribuito a peggiorare il rendimento delle Borse. Londra ha così perse lo 0,51%, Francoforte lo 0,79% e Parigi ha mostrato un calo dello 0,61%. Male Madrid che è arretrato dell'1,6%, malissimo la Borsa di Atene, che ha perso il 4,25%. L'euro è a sua volta caduta bruscamente al di sotto di 1,28 dollari, sui minimi da gennaio. Tornando all'Italia, lo spread dei nostri titoli di Stato a dieci anni con i Bund tedeschi ha chiuso in rialzo a 439,4 punti base, dopo aver toccato durante la giornata i massimi da gennaio, a 441,7. Sale anche la pressione sul debito sovrano spagnolo. Lo spread tra Bonos e Bund a dieci anni chiude a 487,7 punti base. L'Istat ieri ha poi confermato che l'economia italiana si trova in recessione: il Pil si è contratto dello 0,8% nel primo trimestre dell'anno rispetto ai tre mesi precedenti e dell'1,3% su base annua. Si tratta del terzo trimestre consecutivo in negativo, dopo il -0,2% del terzo trimestre del 2011 e il -0,7% del quarto. Non solo, è il peggiore dal primo trimestre del 2009, quando si registrò un calo del 3,5% sui tre mesi precedenti. Stando ai dati Istat, il risultato congiunturale è la sintesi di un aumento del valore aggiunto dell'agricoltura e di una diminuzione di quello dell'industria e dei servizi. Un risultato ben distante dall'aumento dello 0,5% fatto registrare dalla Germania. Più vicino al risultato ottenuto dell'Italia è invece quello avuto da un'altra grande malata, la Spagna (-0,3%). Crolla la Grecia a -6,2%. Il Codacons, commentando i dati diffusi dall'Istat, ha fatto notare che «il calo del Pil nel primo trimestre del 2012 è un dato drammatico, significa una riduzione ulteriore dell'occupazione. È infatti il peggior calo dal 2009, quando si registrò una caduta record di oltre il 5% rispetto al 2008, valore mai registrato in Italia se non al tempo della seconda guerra mondiale». Secondo uno studio dell'associazione dei consumatori l'abbassamento del prodotto interno lordo è frutto «del crollo dei consumi, ormai inarrestabile, visto che le famiglie sono stritolate dall'aumento dei prezzi, delle accise sui carburanti e dell'Iva. Per non parlare del continuo aumento delle tasse». «Una prima vittoria contro l'austerità», la definiscono gli europarlamentari dell'Alleanza progressista dei socialisti e democratici. La commissione Affari economici di Strasburgo, che sta discutendo il cosiddetto “Two pack” (i due regolamenti comunitari sulla governance economica integrativi al “Six pack”) ha approvato un maxi-emendamento che prevede l'istituzione di un «fondo di redenzione del debito». Si tratta di un meccanismo per cui la quota dei titoli di Stato eccedenti il 60% del debito viene sostituita con Eurobond garantiti collettivamente. La vittoria non è stata completa perché un altro emendamento targato Socialisti e democratici, presentato dall'eurodeputato del Pd Roberto Gualtieri e che proponeva di scorporare i due quinti degli investimenti pubblici dal patto di stabilità, ha incassato il via libera anche degli esponenti italiani del Ppe e non è passato per soli tre voti. Il gruppo S&D al voto finale si è astenuto e ora conta di guadagnare ulteriori consensi in vista della discussione in plenaria, a giugno. Ma intanto il via libera al «fondo di redenzione» è una prima crepa che si apre nel fronte dei supporter dell'austerity, e un passo verso la creazione degli Eurobond tanto osteggiati da Angela Merkel quanto sostenuti dalle forze progressiste europee. SULSOLCODELLA PROPOSTA VISCO Il «fondo» rappresenta inoltre una vittoria per il Pd per due motivi. Perché riprende e amplia una proposta che era stata presentata a Strasburgo da Gualtieri insieme a Elmar Brok, Guy Verhofstadt e Daniel Cohn-Bendit, ma soprattutto perché ricalca una proposta avanzata nell'estate del 2011 da Vincenzo Visco, che poi l'aveva rilanciata (da ultimo dalle colonne del Sole 24 Ore a metà aprile) dopo che analoga proposta aveva fatto breccia anche in Germania. Non a caso ieri Pier Luigi Bersani, quando è stato informato delle votazioni di Strasburgo, ha definito «molto importante» l'istituzione del «fondo»: «Con questa proposta i titoli emessi dai diversi Paesi verrebbero sostituiti con Eurobond, e in questo modo si verrebbe a ridurre drasticamente il peso degli interessi, che così diventerebbe molto più sostenibile». L'orgoglio del leader del Pd è per il fatto che alla proposta approvata abbia lavorato tra i primi Visco e che la «ricetta che il Pd ha avanzato da tempo» ora è passata in Commissione a Strasburgo. A questo punto sarà però decisiva la discussione che a giugno ci sarà nell'aula del Parlamento europeo. Oltre a incassare il «fondo di redenzione del debito», i Socialisti e democratici puntano a conquistare i consensi necessari anche per far approvare la cosiddetta Golden rule, ovvero la norma che consentirebbe di escludere dal computo dei deficit nazionali gli investimenti produttivi. Il fatto che in Commissione questa proposta non sia passata per soli tre voti fa ben sperare. E ora il gruppo S&D lavora per allargare la breccia che si è aperta nel Ppe e per guadagnare il voto dei liberali. LEADERPROGRESSISTIA BRUXELLES La questione sarà discussa al vertice dei leader progressisti che si terrà il 23 a Bruxelles. In vista dell'incontro informale promosso dal presidente del Consiglio Ue Herman Van Rompuy dedicato alla crescita, Bersani si vedrà con i segretari delle altre forze europee di centrosinistra per pianificare una strategia comune utile a rilanciare le politiche per la crescita e ad arginare le forze conservatrici ancora convinte che la strada dell'austerità sia quella giusta per superare la crisi. «Faremo valere la piattaforma dei progressisti», dice Bersani ricordando che prima della vittoria di Hollande e del tonfo della Cdu nel Nord Reno-Westfalia, socialisti francesi, Spd tedesca e Pd avevano siglato il cosiddetto «manifesto di Parigi» in cui si proponevano Eurobond e una tassazione delle transazioni finanziarie. Due proposte che il 23 a Bruxelles potranno essere rilanciate dalle forze progressiste europee da una posizione di maggiore forza. Borse in calo: lo spread resta abbondantemente supera i 400 punti. FOTO ALLIANCE/ TM NEWS INFOPHOTO L'INTERVISTA In commissione passa la norma che riprende la proposta Visco Bersani al vertice dei progressisti a Bruxelles Strasburgo muove il primo passo verso gli Eurobond Italia in recessione SIMONECOLLINI scollini@unita.it RobertoGualtieri L'europarlamentare: «Ilgrupposocialistasiè astenutosul“Twopack” per impedireunaccordo in primaletturaecostringere ilPpeadandare inaula» «Battuti i falchi dell'austerity. Ora si può trattare» S.C. scollini@unita.it mercoledì 16, maggio, 2012 5
Il Pdl vuole la libertà di falso in bilancio «Io,nel bunker diOsama bin Laden» MazzonisP.17 Imonologhi dallaparte delledonne BattistiP .20 IL COMMENTO MICHELEPROSPERO Merkel fa i conti con Hollande ACannes lacarica dei settantenni GallozziP.18 L'INTERVENTO WALTERVELTRONI L'ANALISI RINALDO GIANOLA Dimissioni in bianco il pressing delle senatrici Nuove Br, delirio in aula: «È l'ora della rivoluzione» Indagato Zoppini Il sottosegretario si dimette Caso Catanzaro tra schede e voti troppe differenze Il governo si schiera a favore di un emendamento che abolisce il reato. Udc e Fli votano sì. Poi il ministro dice: correggeremo l'errore ZEGARELLIAP. 6 ILNAUFRAGIODELL'ESTREMOTENTA-TIVO DI FORMARE UN GOVERNO in Grecia è solo l'epilogo di una tragedia che si protrae da mesi e che conferma quanto la Ue sia al di sotto delle necessità. La fine dell'esecutivo tecnico guidato da Papademos e l'umiliante risultato elettorale delle forze che lo avevano sostenuto aveva già complicato il quadro politico. SEGUEAP.3 Ora Monti schieri l'Italia ILCOMMENTO RONNYMAZZOCCHI Si apre addirittura con Pollicino, il rapporto sulla povertà infantile reso noto ieri da Save the Children. Comincia con questa tristissima favola di Perrault, lo spaccalegna con le lacrime agli occhi che abbandona i figli nel bosco perché se la cavino da soli, come metafora di un'Italia sempre più povera che dimentica i suoi giovani e, così facendo, rinuncia al futuro. I dati sono terribili. Secondo Eurostat, infatti, il divario tra i minorenni a rischio povertà (24,7%) e il totale della popolazione nella stessa condizione (18,2%) raggiungerebbe in Italia il 6,5%. SEGUE AP.15 Se il povero ha gli occhi di un bambino SULLABILANCIADEIVALORIDEIMER-CATIINTERNAZIONALIEDELLEAGENZIEDIRATINGILPESODIUNAGRANDEBANCAD'AFFARICOMELAJPMORGANÈMOLTO PIÙRILEVANTEDIQUELLODIUNOSTATOSOVRANO,europeo, come la Grecia. Ma potremmo fare il nome di altre nazioni, la Spagna, l'Irlanda, anche l'Italia visto con quale puntualità e con quale spirito predatorio Moody's ha declassato il sistema bancario italiano in coincidenza con la profonda, irresponsabile crisi politica di Atene che contagia e minaccia l'intera Unione Europea. SEGUE AP.4 I predoni della finanza L'Utopia esiste: è una società di carne e sangue, i cui abitanti vivono in collettività e disprezzano l'oro CarlosFuentes Scrittore (1928-2012) Staino Sulle dimissioni in bianco parte il pressing sul ministro Fornero. Ieri 40 senatrici hanno presentato un appello bipartisan contro la pratica delle lettere fatte firmare alle donne al momento dell'assunzione e poi tirate fuori dai datori di lavoro in caso di maternità o malattie. Le senatrici chiedono che le norme previste nella legge siano più chiare e le tutele più stringenti. FRANCHI AP. 13 U: Dal processo al proclama. Alfredo Davanzo, capo e ideologo del Partito Comunista Politico-Militare, considerato una prosecuzione delle Brigate Rosse, ha utilizzato l'udienza di ieri presso il tribunale di Milano per inneggiare alla lotta armata. In aula, prima che il giudice decidesse per lo sgombero, anche una trentina di antagonisti con la scritta «Solidarietà». A P.11 Milano, polemiche dopo lo sgombero di Torre Galfa MATTEUCCI AP.14 BUFALINIA P.7 In questo interminabile finale di legislatura la destra assume come suo prioritario obiettivo quello di accompagnare verso un lento logoramento il suo principale avversario. Corruzione e falso in bilancio, si sa, sono temi molto caldi. SEGUE AP.6 Il doppio gioco di Berlusconi FANTOZZI AP. 10 Il neopresidente a Berlino: una nuova strada per l'Ue La cancelliera: sì alla crescita. Ma ci sono divergenze Caos in Grecia, si torna al voto Altra giornata nera per le Borse. In Italia Pil -0,8% nel primo trimestre 1,20 Anno 89 n. 134Mercoledì 16 Maggio 2012
Montepremi 2.407.548,16 5+stella Nessun6-Jackpot 92.803.125,22 4+stella 39.696,00 Nessun5+1 - 3+stella 2.048,00 Vinconoconpunti5 32.830,21 2+stella 100,00 Vinconoconpunti4 396,96 1+stella 10,00 Vinconoconpunti3 20,48 0+stella 5,00 Nazionale 30 5 58 73 33 Bari 18 3 80 1 20 Cagliari 41 28 56 35 24 Firenze 71 79 12 49 67 Genova 79 45 41 26 12 Milano 27 24 81 19 5 Napoli 60 41 11 68 5 Palermo 73 60 44 40 84 Roma 49 69 50 72 31 Torino 37 36 41 61 19 Venezia 81 72 85 29 74 STRAFAVORITOÈPAROLADIFFICILEDAPRONUNCIAREE SCRIVERENELCICLISMO,SPORTDIFFERENTEDALL'ATLETICA,DALNUOTO,PERCHÉAPERTOATANTISSIME,INFINITEVARIABILI.Purito Rodriguez era, però, strafavorito sull'arrivo di Assisi, un arrivo perfetto, quasi ritagliato esattamente sulle caratteristiche del catalano, con quel finale in salita, una salita violenta, breve, tagliagambe. Purito è uno scattista, uno con la dinamite nei polpacci. Da un paio d'anni è diventato anche uno vincente, da quando si è messo in proprio nella russa Katusha, la squadra della Gazprom, rubli facili e molti uomini forti. Joaquim Rodriguez, detto Purito, cioè «piccolo sigaro», è la nuova maglia rosa del Giro. Ad Assisi nessuno è riuscito a tenergli la ruota, era previsto e si è avverato con una facilità estrema. Sei i secondi guadagnati sul gruppo dei migliori (26 se sommati all'abbuono), non molti, però la classifica lo premia piuttosto largamente, con un vantaggio di quasi un minuto su Basso, di 1'11'' su Scarponi. Mancano troppe montagne, è vero, però è già un vantaggio, come direbbero nel calcio, «importante». Da Civitavecchia ad Assisi il gruppo la prende tranquilla, lascia sfogare un fuga a quattro senza storia e aspetta i due strappi nel finale, negli ultimi quattro, difficili km. Rodriguez ha una grande gamba, già sperimentata con successo nel piccolo strappo di Frosinone attaccato alla morte, l'altro ieri, senza il consenso dell'ammiraglia, come fa notare il suo ds italiano Valerio Piva durante la tappa. San Damiano prima, poi la porta della città e lo strappo finale, davanti alla Basilica fino alla piazza del Municipio. La Katusha se la gioca bene, fa il ritmo con Moreno, poi lascia il lavoro anche agli altri. Pozzovivo è molto vivace ma non ha il coraggio di Lago Laceno - forse sta iniziando a pensare davvero alla classifica, al Giro -. Più volte si affaccia in testa, in un gruppo lanciatissimo e improvvisamente costretto ad entrare in un imbuto di strada, l'olandese Slagter, che alla fine sarà settimo e protagonista. Marcamento generale, tutti aspettano Scarponi, per ora il faro vero di questo Giro, ma l'uomo della Lampre temporeggia. Piccola stilettata di Pozzovivo, poi, passato l'ultimo km, ecco Purito, scatto secco - ha vinto la Freccia Vallone sul muro di Huy ad aprile, conosce la materia alla perfezione - su una rampa durissima e breve, la differenza è presto fatta, mentre dietro remano Basso, Scarponi, Pozzovivo, l'ottimo Tiralongo. Finale a braccia alzate e prima vittoria di sempre al Giro per il 33enne catalano: «Fondamentale è stato avere un direttore sportivo italiano, conosceva perfettamente il percorso - racconta Purito -. Siamo stati l'unica squadra a voler fare davvero la corsa, sin dall'inizio». Rodriguez ha ora 17'' su Hesjedal, 32'' su Tiralongo, 52'' su Kreuziger. È uno forte Purito, «piccolo sigaro» per una vecchia storia: nel 2001, quando passò professionista nella Once, ebbe l'ardire, un giorno, di affiancare in salita i suoi compagni Jalabert, Olano e Sastre e mimare il gesto del sigaro, come a voler dire «questa la faccio anche fumando». A cena, poi, fu costretto a fumarne uno vero, di sigaro, e tutto intero. Purito è esploso dopo i trent'anni, ha vinto poco ma bene, tappe al Tour, alla Vuelta, alla Tirreno, alla Parigi-Nizza. Si è scoperto tardi uomo da corse a tappe, alla Vuelta 2010 fu 4˚, come al Giro 2011. Non ha una grande squadra, ma sa fare benissimo anche da solo. Soffre le salite lunghe, ma la maglia rosa potrebbe spostare molto in là i suoi limiti. Cunego intanto scivola sempre più verso l'anonimato, altri 12'' incassati, e Schleck non è così in forma come sembrava: 31˚ di tappa a 26''. Secondo e terzo sull'arrivo due sorprese, il polacco Huzarski e il campione italiano Visconti. Ritirato Pozzato per la frattura allo scafoide rimediata nel folle arrivo di Frosinone. Si va in Toscana oggi, a Montecatini, tappa facile con una piccola insidia nel finale, la salita di Vico, Gpm di 4˚ a 12 km dal traguardo. MATTEOMARCELLI ROMA SecondoilDailyMail il tecnicodelloSwindonavrebbe insultatounsuogiocatoredicolore.Aperta l'inchiesta InumeridelSuperenalotto Jolly SuperStar 5 38 56 76 77 89 71 64 10eLotto 3 12 18 24 27 28 36 37 41 4549 56 60 69 71 72 73 79 80 81 HAAPPENACONDOTTOLOSWINDONTOWNALLAPROMOZIONENELLAFOOTBALLLEAGUEONE(LALEGAPRO IN ITALIA) E POTRÀ ANCHE VANTARE NEL SUO PALMARESun premio fair play (vinto 11 anni fa come giocatore proprio in Inghilterra), ma se fosse vero quanto riportato dal Daily Mail, a Paolo Di Canio non basterebbe una squalifica o una multa per redimersi. Secondo quanto scritto ieri dal foglio britannico infatti, la Football Association (la Figc inglese) avrebbe chiesto di ascoltare l'ex capitano della Lazio per le accuse di razzismo rivoltegli da Orient Jonathan Tehoue. Il giocatore ha denunciato il tecnico italiano, che non ha mai nascosto le sue simpatie fasciste, di avergli rivolto insulti a sfondo razziale. Anche se non lo avrebbe fatto in presenza dell'attaccante francese, ma solo con il resto della squadra dopo un litigio con lo stesso Tehoue. Sarebbero poi stati i compagni a riferire l'accaduto al giocatore. Tehoue era stato preso in prestito a marzo dal Leyton Oriental, ma Di Canio gli ha concesso solo tre presenze. Scelta tecnica, ha spiegato l'allenatore. Con l'indagine su Di Canio, salirebbe a tre il numero delle inchieste per episodi razziali della FA, dopo quelle che hanno coinvolto Terry e Ferdinand e poi anche Evra e Suarez. La prima è tutt'ora in corso, mentre l'altra si è risolta con un'ammenda e la squalifica all'uruguaiano del Liverpool per 8 giornate. Tra l'altro al suo ritorno in campo, Suarez si è rifiutato di stringere la mano del francese prima della gara. Di Canio non è nuovo a questi eccessi. Dopo il vittorioso derby contro la Roma del gennaio 2005 il talentuoso attaccante si esibì in un “saluto romano” che gli costò una multa di 10mila euro. L'allora capitano laziale si giustificò dicendo che si trattava di una semplice gesto di «appartenenza». In Inghilterra, dove non sono tollerati comportamenti razzisti, il mister italiano ha già incassato la solidarietà dello Swindon. Nello sport, e nel calcio in particolare, manifestazioni di fanatismo razzista da parte dei tifosi sono tristemente frequenti (come non ricordare le noccioline lanciate al camerunense Eto'o in Spagna o gli insulti a Messina rivolti all'ivoriano Zoro qualche anno fa), ma un allenatore dovrebbe mostrare una maggiore sobrietà. Anche se si crede mosso, come nel suo caso, da una fede incrollabile verso i suoi «ideali». SPORT POTITO STARACES'ANNUNCIÒ ALTENNISCON QUALCHEANNODI RITARDO,GIÀ23ENNE. Ma lo fece con il senso scenico tipico dei campani, al Roland Garros, quando partì dalle qualificazioni e arrivò al match point nel terzo turno contro Marat Safin. A un punto dagli ottavi di finale, dunque. Safin vinse poi per 7-5 al quinto set. Però l'Italia aveva scoperto Starace: gran dritto, buona prima palla di servizio, ottima smorzata. Due lacune parvero subito evidenti e comunque migliorabili: la fragilità della parte sinistra del gioco, e la scarsa reattività dei piedi, che complicava lo spostamento laterale. Otto anni dopo, Starace ha ancora gli stessi pregi e gli stessi difetti, anzi, quest'ultimi addirittura peggiorati. Così una carriera che poteva essere diseguale ma con qualche acuto, è invece scivolata via sul medesimo tono. Ieri, in primo turno, è bastato un avversario dal gioco completo ma per niente trascendentale come Kubot per rivelare che Starace non può riavvolgere il tempo. La quotidiana passeggiata in cerca di un gesto puro ci ha portato dal più estroso dei tennisti. È perfino posseduto dal genio, quel matto autentico di Llodra. Francese, come quel fenomeno di Gasquet, che batte uno come Melzer. Llodra, allora: il mancino ha le migliori volée del circuito. Cuce il suo gioco d'attacco con un servizio da “doppista”, piazzato, per consentirsi una buona presa della rete, e con un rovescio tagliato come non se ne vedono più. Il dritto è piatto e spesso lungo. Contro un avversario che vale i primi 8 del mondo, Juan Martin Del Potro, tanto per capire, il francese è riuscito a confezionare almeno 15 punti di una finezza struggente. Ha perso, 6-4 al terzo, per due motivi: il primo è la bravura di Del Potro (palla pesante anche in un match senza ritmo). L'altro è che ogni punto di Llodra è un virtuosismo su un filo sottilissimo, irripetibile, quasi artigianale, in un mestiere che pretende quantità industriale. Finale patriottico: la Pennetta è tornata più vicina alla riga di fondo, così da governare lo scambio e la Kirilenko. Esordio morbido per la Errani. Oggi ci sono Federer e Nadal, finalmente. LOTTODiCaniosottoaccusa per insulti razzisti 1 Oliver Rodriguez Spagna-Katusha 40h27'34'' 2 Ryder Hesjedal Canada-Garmin a 0'17'' 3 Paolo Tiralongo Italia-Astana a 0'32'' 4 Roman Kreuziger Repubblica Ceca-Astana a 0'52'' 5 Elorriaga Intxausti Spagna-Movistar-Team a 0'52'' 6 Ivan Basso Italia-Liquigas a 0'57'' 7 Damiano Caruso Italia-Liquigas a 1'02'' 8 Dario Cataldo Italia-Omega Pharma a 1'03'' 9 Eros Capecchi Italia-Liquigas a 1'03'' 10 Rigoberto Uran Uran Colombia-Sky a 1'10'' 1 Oliver Rodriguez Spagna-Katusha Team 4h25'05' 2 Bartosz Huzarski Polonia-Team NetApp 0'02'' 3 Giovanni Visconti Italia-Movistar Team 0'02'' 4 Domenico Pozzovivo Italia-Cog 0'06'' 5 John Gadret Francia-AG2R La Mondiale 0'06'' 6 Ryder Hesjedal Canada-Garmin Barracuda 0'06'' 7 Tom Slagter Olanda-Rabobank 0'06'' 8 Dario Cataldo Italia-Omega Pharma-Quickste 0'06'' 9 Roman Kreuziger Repubblica Ceca-Astana 0'06'' 10 Rigoberto Uran Colombia-Sky 0'06'' MARTEDÌ 15 MAGGIO AdAssisi c'è«Purito» Tappae maglia perRodriguez. Sabato le salite JoaquimRodriguez sullestradediAssisi. Lo spagnolohavinto la tappa di 186 chilometriedè diventatomaglia rosa FOTO ANSA Lospagnoloesplode sull'ultimostrappo.Adesso èprimocon17secondi suHejsedal.Cunegoscivola semprepiù inbasso U: ... Terry-FerdinadeSuarez-Evra glialtriduecasidiscussi dellastagione in Inghilterra INTERNAZIONALI AL FORO MARCOBUCCIANTINI PerStarace stessi errori di un tempo Oggi Federer COSIMOCITO ROMA CLASSIFICA ARRIVO mercoledì 16, maggio, 2012 23
Seconda perdita per il governo: indagato per concorso in frode fiscale internazionale, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Zoppini si è dimesso ieri sera. Prima di lui, nel gennaio scorso, aveva lasciato il sottosegretario a Palazzo Chigi Carlo Malinconico dopo le polemiche per alcuni weekend pagati da un imprenditore della «cricca» degli appalti al G8. In quel caso era stato il premier Monti a premere per il passo indietro in modo da non lasciare ombre sull'immagine dell'esecutivo. La decisione di Zoppini è stata rapida. Il Guardasigilli Paola Severino conferma la fiducia ma accetta le dimissioni. A via Arenula si volta pagina in attesa dei tempi della giustizia. Zoppini è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Verbania. Le ipotesi di reato contestate sono concorso in frode fiscale e dichiarazione fraudolenta. Al sottosegretario è stato notificato un avviso di garanzia e un invito a comparire. Attraverso un'attività di consulenza, Zoppini avrebbe aiutato alcuni imprenditori del Novarese, a San Maurizio d'Opaglio, a realizzare una frode fiscale a carattere transnazionale. Per questa sua consulenza, ipotizzano gli inquirenti, avrebbe ottenuto compensi in nero e su conti esteri. Di qui l'ipotesi di reato di dichiarazione fraudolenta. L'iscrizione di Zoppini nel registro degli indagati è stata presa dalla procura piemontese dopo l'esame di documenti «extracontabili» della società Giacomini – un'importante azienda che produce rubinetti e impianti per il raffreddamento e di cui Zoppini sarebbe stato consulente - acquisiti dalla Guardia di Finanza nel corso di una verifica fiscale. Nel corso della stessa verifica, alcuni soci dell'azienda hanno presentato una denuncia alla Procura per aver ricevuto minacce di morte da soggetti della stessa Giacomini. Su questo aspetto della vicenda stanno ancora indagando i carabinieri. Il sottosegretario ha spiegato la sua versione dei fatti attraverso un comunicato stampa: «Sono stato raggiunto da una informazione di garanzia con riguardo a vicende delle quali mi sono occupato professionalmente alcuni anni fa. Ho piena fiducia nell'operato della magistratura e ritengo di potere chiarire ogni aspetto che mi riguarda. Ritengo però che la situazione che si è creata sia oggettivamente incompatibile con la funzione di sottosegretario al ministero della Giustizia. Per non pregiudicare, quindi, l'azione del governo e del ministro, che ringrazio per la fiducia, ritengo necessario rassegnare le dimissioni». IL CASOMALINCONICO 47 anni, avvocato e professore universitario alla Facoltà di legge di Roma Tre, già consigliere giuridico di Palazzo Chigi, Zoppini è la seconda perdita per l'esecutivo guidato da Monti. A gennaio aveva lasciato il sottosegetario alla presidenza del Consiglio, nonché ex presidente Fieg, Carlo Malinconico, dopo le polemiche per i soggiorni pagati in un lussuoso resort dell'Argentairo dall'imprenditore De Vito Piscicelli. Quello della cricca degli appalti al G8, noto al grande pubblico perché rideva al telefono dopo il terremoto in Abruzzo e che, poi, è atterrato in elicottero sulla spiaggia della Feniglia per mangiare in pace il fritto di pesce al tavolo vista mare. Alla scampagnata è seguita una denuncia per uso improprio del demanio. Indagato per frode fiscale Zoppini si dimette FEDERICAFANTOZZI ffantozzi@unita.it POLITICAE GIUSTIZIA È stato rinviato a martedì prossimo, in Aula alla Camera, l'esame degli emendamenti alla legge per ridurre il finanziamento pubblico ai partiti. Così ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio, rimandando la questione a dopo i ballottaggi, dopo un'altra giornata di polemiche. Proprio ieri, infatti, il testo è stato modificato ulteriormente. I relatori del testo della maggioranza, Gianclaudio Bressa per il Pd e Peppino Calderisi per il Pdl, lo hanno annunciato in commissione: la detrazione fiscale per chi finanzierà partiti e onlus è stata fissata al 26%, dopo un ennesimo conteggio da parte della Ragioneria, che avrebbe indicato questa soglia per evitare aggravi per lo Stato. Solo lunedì, hanno però spiegato i relatori, «la Ragioneria, il governo e gli uffici della Camera avevano concordato con noi sulla percentuale del 27% per la detrazione. Abbiamo chiesto su questo un chiarimento che ancora attendiamo». «Se la settimana prossima non c'è il dimezzamento del finanziamento dei partiti, mi sentono... la gente sta tirando la cinghia e la politica la deve tirare due volte», è il monito che arriva da Pier Luigi Bersani. Intanto l'Idv Antonio Borghesi, attacca: «La Ragioneria dello Stato ha di fatto bocciato il provvedimento, perché il testo di legge determina un aggravio dei costi per la collettività». «Allarme infondato», gli replica Bressa, in quanto si trattava solo di rivedere la soglia delle detrazioni fiscali. «Mi sono appena arrivate nove pagine fitte di emendamenti da parte dei relatori alla loro proposta», contesta invece il radicale Maurizio Turco, parlando di mancanza di buonsenso. Fondi ai partiti L'esame della legge slitta a martedì Il sottosegretario alla Giustizia nella bufera. I pm: «Con una consulenza aiutò un'azienda a evadere» 10 mercoledì 16, maggio, 2012
Si disintegra in Commissione Giustizia la strana maggioranza di governo. Pd e Pdl su fronti opposti: si discute del ddl anticorruzione e di falso in bilancio. Distanze siderali. Il Pdl cerca di assestare gli ultimi colpi di coda, avvia l'ostruzionismo sul ddl anticorruzione e poi poco più tardi assesta un colpo mortale al reato di falso in bilancio lasciando di fatto tutto come è. Pd e Idv, per la prima volta dalla nascita del governo Monti, salgono insieme sulle barricate mentre Fabrizio Cicchitto osserva e stupefatto commenta che «non è accettabile che esistano di fatto due maggioranze, una fra Pdl, Pd e Terzo polo sulle questioni economiche e sociali e altri temi; e un altro schieramento fra Pd, Idv ed eventualmente altre forze sulla giustizia, il falso in bilancio». La bagarre in Commissione inizia con la discussione sul ddl anticorruzione quando il Pdl inizia a fare ostruzionismo dilatando i tempi al punto che in un'ora e mezza di discussione viene votato - e bocciato - soltanto un sub emendamento, firmato Pdl contrario all'aumento della pena minima per il peculato così come previsto dal ministro Severino a 4 anni. L'obiettivo, denunciano dal Pd, è quello di prendere tempo, non concludere nulla e dunque arrivare in Aula con il testo del Senato, firmato Alfano. Il clima si surriscalda, «vergogna», urlano da Fli, «becero ostruzionismo», secondo Antonio Di Pietro. «Un fort apache di giustizialisti», tuona l'azzurro Paolo Sisto. Donatella Ferranti, capogrupppo Pd in Commissione, dice che pur di arrivare in Aula il 28 maggio si lavorerà anche in notturna, intanto la seduta è rinviata a domani. Si riparte con il falso in bilancio e sono di nuovo scintille. Per errore, fraintendimento o cosa altro? Passa (anche con i voti di Udc e Fli) l'emendamento presentato da Manlio Contento del Pdl sulla depenalizzazione e per il quale il sottosegretario alla Giustizia annuncia parere positivo del governo. Pd e Idv indicono una conferenza stampa insieme per denunciare la gravità di quanto appena accaduto: il governo ha dato parere positivo all'emendamento di Contento e a quello dell'Idv e del Pd di contenuto opposto. È stato proprio quel parere positivo illustrato dal sottosegretario Salvatore Mazzamuto, spiegano subito dopo Roberto Rao dell'Udc e Angela Napoli (Fli) ad aver generato confusione e ad averli spinti a votare a favore. «Sono stato tratto in inganno», dice il centrista, «è stato un errore» confessa la deputata Fli. Entrambi annunciano che in Aula voteranno per il ripristino del reato di falso in bilancio. Ma la frittata è fatta. «Vogliamo stigmatizzare la coincidenza per cui nel momento in cui è assente il ministro Severino - dice Donatella Ferranti, capogruppo Pd in commissione - si è realizzata una caduta pesante di coerenza del governo che ha portato a uccidere la riforma del falso in bilancio». Quanto al sottosegretario, «incoerente e contraddittorio il suo atteggiamento: non si possono dare due pareri favorevoli su due emendamenti opposti». Mazzamuto si tira fuori: «Mi sono limitato a dare i pareri formulati dall'ufficio legislativo. Per il resto si parli con il ministro». Di Pietro è furibondo: «Il governo dica se vuole ripristinare il falso in bilancio oppure no». Il responsabile Pd Giustizia, Andrea Orlando commenta: «In questo passaggio fondamentale è mancata a dir poco la regia del governo». IL MINISTRO: CAMBIEREMOIN AULA Il ministro Paola Severino precisa: «Al sottosegretario erano state fornite dall'ufficio legislativo tutte le schede necessarie a fornire i pareri agli emendamenti presentati. In particolare quanto all'emendamento Contento, l'Ufficio legislativo, su indicazione del ministro, ha fornito un parere favorevole solo al limite massimo di pena e dunque contrario quanto alla restante parte dell'emendamento». Conclusione: la formula non era in contraddizione con il parere positivo agli altri emendamenti. Quindi, «se errore c'è stato, nel senso che il sottosegretario Mazzamuto non ha letto per intero la scheda fornitagli, si porrà rimedio in aula». Ancora Cicchitto: «Inaccettabile una eventuale sconfessione del sottosegretario». «La reintroduzione del falso in bilancio - ricorda Ferranti - è un impegno che il nostro Paese ha preso in sede internazionale e che non può essere disatteso». PAROLE POVERE ILCOMMENTO MICHELEPROSPERO Se Casini denuncia un «disegno criminale contro l'Italia e l'Europa» un ciclo si è chiuso. Ce l'ha con l'abbassamento del rating inflitto alle banche italiane da Moody's. Seguiamo la dinamica dei fatti: l'apertura ufficiale del disastro italiano è stata celebrata proprio dalle agenzie di rating, con una raffica di voti pessimi al sistema Paese e alle banche. Da lì in poi, avanti con misure atroci per «risistemare i conti»; governo tecnico, sala operatoria, paziente senza anestesia, bisturi e vai coi tagli, per salvarsi dal contagio ellenico, e fare bella figura all'estero. Come siete bravi, òstrega che bel governo, caspita che capacità decisionale, ce ne vorrebbero tanti premier così, Italia virtuosa stai dando l'esempio. Orgoglio, tuttavia, noi, con un occhio allarmato: saremo stati bravi, ma abbiamo la sgradevole sensazione di aver tagliato, travolti dall'entusiasmo, parti del corpo non proprio superflue, anzi, proprio quelle che rendono feconda la vita. Casini sorvola, incantato dall'equipe di chirurghi e dal rigore che emana da quell'intervento. Aspetta una carezza pubblica, e invece ecco un pugno: Moody's, contraddicendosi, condanna le misure del governo italiano: «riducono la domanda economica di breve termine». Quanta fiducia sprecata per un disegno criminale già nella culla. Anticorruzione e falso in bilancio L'assalto del Pdl MARIAZEGARELLI ROMA Il doppio gioco del Cavaliere SEGUEDALLAPRIMA Argomenti che da sempre scoprono i nervi più sensibili del berlusconismo. Da vent'anni ormai la presenza del Cavaliere in politica sovente non trova altra giustificazione che la protezione (oltre che degli infiniti suoi averi) della fedina penale del capo. Questa cura maniacale del certificato di buona condotta viene fatta valere con strumenti legislativi talora aberranti, cioè con norme ad personam che stravolgono i pilastri del moderno costituzionalismo. Malgrado il copione sia quello antico, quanto accaduto ieri alla Camera è ugualmente una sceneggiata assai squallida. Dietro cova una operazione di artificiale rigonfiamento della rabbia antipolitica, secondo il disegno di una estrema chiamata di correità generale che è davvero spudorata nel suo cinismo. L'ostruzionismo, neanche troppo camuffato, è l'arma letale di una destra allo sbando che accarezza un calcolo inquietante: mettere in profondo imbarazzo le forze politiche che, solo per un senso di spiccata responsabilità nazionale, nel novembre scorso non hanno fatto saltare il tavolo del gioco. Su questioni a elevato significato simbolico (corruzione, legge elettorale, costi della politica), il Pdl fa di tutto per sabotare ogni riforma e lasciare così che il confronto politico resti in eterno dominato dai rumori di fondo del giustizialismo. È come se la strategia del Cavaliere disarcionato fosse solo quella di alimentare ad arte il fuoco dell'antipolitica attraverso una sfacciata pratica dilatoria, sorda verso qualsiasi innovazione ed escogitata apposta per surriscaldare il risentimento irriducibile contro la politica nel suo complesso. Più la nuvola dell'antipolitica si espande minacciosa e più aumentano le possibilità per la destra di acciuffare tutti i partiti per coinvolgerli nella comune deriva catastrofica. La sensazione che la crisi si aggravi e stia sfuggendo al controllo è perciò molto forte. L'equilibrio, che per alcuni mesi sembrava granitico, si è spezzato. Un governo tecnico, cioè retto con un ceto politico di riserva il cui futuro è ancora incerto, accompagnato da un presidente della Repubblica autorevole che sempre più si avvicina alla fine del mandato, non assicura più quella tenuta dinanzi all'emergenza che nei primi mesi dell'esperienza Monti pareva d'acciaio. Il fattore tempo non aiuta il governo e il Pdl aumenta le sue quotidiane prove tecniche di volgare provocazione per indurre l'avversario in tentazione. E in molti stanno al gioco. Quando il Corriere della Sera in sostanza fa le pulci alla dichiarazione del Capo dello Stato sul rischio di derive demagogiche e promuove Grillo a pieni voti («i programmi di Grillo traboccano di proposte», mentre è meglio stare alla larga dai «capponi» o ragazzi «allevati dai partiti», e pure dal Parlamento che «manca di rispetto» ai cittadini) è evidente che è scattato il rompete le righe. Anche il clima di conformismo mediatico edificato attorno ai tecnici è di fatto evaporato e in molti pescano nel torbido civettando con l'antipolitica. Pensano così di inguaiare il Pd, già sotto tensione per una crisi sociale lacerante che certi provvedimenti strabici dell'esecutivo vorrebbero accollare solo al lavoro e ai ceti popolari. Buttando macigni contro ogni riforma della politica, la destra spera di potere poi gridare a piè sospinto contro la «casta» omologata, tutta da spazzare via. Responsabili sì, anche quando è costoso, ma sprovveduti proprio no. TONIJOP L'Aula della Commissione Bilancio del Senato FOTO ANSA Il blitz in commissione. Passa un emendamento per la depenalizzazione del reato, per non cambiare le norme varate dal governo Berlusconi Pd e Idv si ribellano. Severino: «Rimedieremo» L'ITALIAELACRISI Così Moody's ripaga i tifosi nostrani del rigore 6 mercoledì 16, maggio, 2012
IL PUBBLICO DI “QUELLO CHE NONHO” SECONDO L'AUDITEL È STATO DI CIRCA 3 MILIONI DI PERSONE, RECORD PERLA7, ma molto meno di quanto sarebbe stato il pubblico dello stesso programma se fosse andato in onda su Raitre. Infatti il capostipite “Vieni via con me” raggiunse punte di dieci milioni di spettatori. Un vero “boom” cui nessuna tv al mondo avrebbe rinunciato, tranne la Rai. Magari consigliata da Giuliano Ferrara, che non a caso occupa attualmente lo spazio che fu tolto da Berlusconi a Enzo Biagi. Anche se bisogna ricordare che lo stesso Ferrara, a suo tempo, criticò Berlusconi per l'editto bulgaro. Oggi invece ha deciso di criticare duramente Saviano. E non ha neanche bisogno di chiederne l'allontanamento, visto che l'obiettivo è stato già raggiunto. Ora, è chiaro che Giuliano Ferrara ha diritto di dire e scrivere che Saviano non gli piace. Anche se uno cui piace Berlusconi non può pretendere di essere considerato un maestro di stile e di buon gusto. Ma pazienza, è sempre interessante leggere le sue motivazioni. Del resto, a lui non piace neanche Benigni, tanto che minacciò di accoglierlo a Sanremo con lancio di ortaggi. Ma poi si limitò a una pomodorata virtuale sullo schermo di un televisore. Ora neanche quello: si è accontentato di scrivere, mentre Saviano non ha voluto rispondergli neanche a voce, perché, ha detto, non lo stima. E anche questo è legittimo. Così come è stato non solo legittimo, ma addirittura doveroso ricordare che l'allora ministro dell'Interno Maroni, attuale capo della Lega di Bossi e family, pretese di partecipare a una puntata di “Vieni via con me” per confutare la denuncia di Saviano sulle infiltrazioni mafiose in Lombardia. E se c'è una critica da fare al gruppo di Fazio, è quella di aver concesso diritto di replica a uno che voleva prendere le impronte digitali ai bambini rom. TV I consigli diFerrara e la vocazione dellaRai per l'autogol 06.45 Unomattina. Show. 11.00 TG 1. Informazione 11.05 Occhio alla spesa. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 TG1 - Economia. Informazione 14.01 Tg1 Focus. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show. 15.15 La vita in diretta. Rubrica 16.50 TG Parlamento. Informazione 17.00 TG 1. Informazione 17.10 Che tempo fa. Informazione 18.50 L'Eredità. Gioco a quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Qui Radio Londra. Attualita' 20.35 Aari Tuoi. Show. 21.10 Punto su di te. Show. Conduce Claudio Lippi, Elisa Isoardi. 23.20 Porta a Porta. Talk Show. Conduce Bruno Vespa. 00.55 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.16 Tg1 Focus. Informazione 01.25 Che tempo fa. Informazione 01.30 Qui Radio Londra. Attualita' 01.35 Cinematografo Speciale Cannes. 06.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 09.30 Zorro. Serie TV 09.55 Braccio di Ferro. Cartoni Animati 10.00 Tg2 Insieme. Rubrica 11.00 I Fatti Vostri. Show. 13.00 Tg2. Informazione 13.30 Tg2 - Costume e Società. Rubrica 13.50 Medicina 33. Rubrica 14.00 Italia sul Due. Talk Show. 15.00 Question Time. Rubrica 15.45 Crazy Parade. Rubrica 16.15 La signora del West. Serie TV 17.00 Private Practice. Serie TV 17.50 Rai TG Sport. Informazione 18.15 Tg 2. Informazione 18.45 Ghost Whisperer. Serie TV 19.35 Squadra Speciale Cobra 11. Serie TV 20.30 Tg2. Informazione 21.05 Squadra Speciale Cobra 11. Serie TV 22.50 Tg2. Informazione 23.05 Superclub. Rubrica 00.35 A proposito di Brian. Serie TV Con Barry Watson, Matthew Davis, Rosanna Arquette. 01.15 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 01.25 A proposito di Brian. Serie TV Con Barry Watson 08.00 Agorà. Talk Show. 10.00 La Storia siamo noi. Documentario 11.00 Apprescindere. Talk Show. 11.10 TG3 Minuti. Informazione 11.15 Agente Pepper. Serie TV 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 Rai Sport Ciclismo: 95° Giro d'Italia si gira. Sport 12.45 Le storie. Talk Show. 13.10 La strada per la felicita'. Soap Opera 14.00 TG Regione. Informazione 14.20 TG3. Informazione 15.10 Ciclismo: 95° Giro d'Italia - 11° tappa: Assisi - Montecatini Terme. Sport 18.05 Geo & Geo. Rubrica 19.00 TG3. Informazione 19.30 Tg Regione. Informazione 20.00 Blob. Rubrica 20.10 Le storie. Talk Show. 20.35 Un posto al sole. Serie TV 21.05 Chi l'ha visto?. Attualita' 23.15 Volo in diretta. Rubrica 00.00 TG 3 Linea notte. Informazione 00.10 TG Regione. Informazione 01.05 Rai Sport Ciclismo: 95° Giro d'Italia Giro notte. Rubrica 01.35 Rai Educational. Rubrica 02.35 Fuori Orario. Cose (mai) viste. Rubrica 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.40 La telefonata di Belpietro. Rubrica 08.50 Mattino cinque. Show. 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Uomini e donne. Talk Show. 16.05 Amici. Talent Show 16.45 Pomeriggio cinque. Talk Show. Conduce Barbara D'Urso. 18.45 Il Braccio e la Mente. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.30 Meteo 5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show. Conduce Ficarra, Picone. 21.10 Le tre rose di Eva. Serie TV Con Anna Safroncik, Roberto Farnesi 23.21 Matrix. Talk Show. Conduce Alessio Vinci. 01.30 Tg5 - Notte. Informazione 01.59 Meteo 5. Informazione 02.00 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show. Conduce Ficarra, Picone. 02.31 Media shopping. Shopping Tv 07.22 Come eravamo. Show. 07.25 Nash Bridges I. Serie TV 08.20 Hunter. Serie TV 09.40 Carabinieri. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 14.05 Sessione pomeridiana: il tribunale di Forum. Rubrica 15.10 Flikken coppia in giallo. Serie TV 16.15 My Life - Segreti e passioni. Soap Opera 16.40 Scosse mortali. Film Drammatico. (2000) Regia di R. Freidman. Con Janet Gunn, Jack Scala, Scott Terra. 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.30 Walker Texas ranger. Serie TV 21.10 Commando. Film Azione. (1985) Regia di Mark L. Lester. Con A. Schwarzenegger, Rae Dawn Chong, Dan Hedaya. 23.10 I Bellissimi di Rete 4. Rubrica 23.15 Highlander - L'ultimo immortale. Film Avventura. (1986) Regia di Russell Mulcahy. Con Christopher Lambert, Roxanne Hart, Clancy Brown. 01.35 Tg4 - Night news. Informazione 06.50 Cartoni animati 08.40 Settimo cielo. Serie TV 10.35 Ugly Betty. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball. Cartoni Animati 14.55 Camera Cafè ristretto. Sit Com 15.05 Camera Cafè. Sit Com 15.55 Camera Cafè sport. Sit Com 16.00 Chuck. Serie TV 16.50 La Vita secondo Jim. Serie TV 17.45 Trasformat. Show. 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. Miami. Serie TV 21.10 Superman Returns. Film Fantastico. (2006) Regia di Bryan Singer. Con Brandon Routh, Kevin Spacey. 00.10 Code name: The cleaner. Film Tv Azione. (2007) Regia di Les Mayfield. Con Cedric the Entertainer, Lucy Liu. 02.00 Saving Grace. Serie TV 02.45 Studio aperto - La giornata. Informazione 03.00 Highlander. Serie TV Con Adrian Paul 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 L'aria che tira. Talk Show. 12.30 I menù di Benedetta Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Movie Flash. Rubrica 14.10 Né onore né gloria. Film Dramma romantico. (1966) Regia di Mark Robson. Con Anthony Quinn, Alain Delon, George Segal 16.00 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 17.55 I menù di Benedetta. Rubrica 18.50 G' Day alle 7 su La7. Attualita' 19.25 G' Day. Attualita' 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica 21.10 Quello che (non) ho. Show. Conduce Roberto Saviano e Fabio Fazio. 23.45 Tg La7. Informazione 23.50 Tg La7 Sport. Informazione 23.55 (ah)iPiroso. Talk Show. Conduce Antonello Piroso. 00.50 Movie Flash. Rubrica 00.55 Gli occhi del testimone. Film Azione. (1959) Regia di Charles Guggenheim. Con Steve McQueen, Crahan Denton 21.00 Sky Cine News - Ewan McGregor. Rubrica 21.10 Thor. Film Azione. (2011) Regia di K. Branagh. Con C. Hemsworth 23.10 Il trono di spade 2. Serie TV 00.15 Il trono di spade 2. Serie TV 01.20 Confucio. Film Biografia. (2010) Regia di H. Mei. Con C. Yun-Fat X. Zhou. SKY CINEMA 1HD 21.00 Il mio cane Skip. Film Drammatico. (2000) Regia di J. Russell. Con D. Lane K. Bacon. 22.40 L'ultimo dominatore dell'aria. Film Avventura. (2010) Regia di M. Shyamalan. Con N. Ringer N. Peltz. 00.30 La banda Olsen e il mistero della miniera d'argento. Film Avventura. (2006) Regia di A. Lindtner 21.00 Serendipity - Quando l'amore è magia. Film Sentimentale. (2001) Regia di P. Chelsom. Con J. Cusack 22.40 Amore & altri rimedi. Film Sentimentale. (2010) Regia di E. Zwick. Con J. Gyllenhaal A. Hathaway. 00.40 Burlesque. Film Musical. (2010) Regia di S. Antin. Con C. Aguilera Cher. 19.15 Ninjago. Serie TV 19.40 Bakugan Potenza Mechtanium. Cartoni Animati 20.05 Ben 10 Ultimate Alien. Cartoni Animati 20.30 Lo straordinario mondo di Gumball. Cartoni Animati 20.55 Adventure Time. Cartoni Animati 21.20 Takeshi's Castle. Show. 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Marchio di fabbrica. Documentario 19.30 Marchio di fabbrica. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Sons of Guns. Documentario 22.00 American Chopper. Documentario 23.00 La febbre dell'oro. Documentario 18.35 Platinissima presenta Good Evening. Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Via Massena. Sit Com 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 Switched at birth. Serie TV 22.30 Deejay chiama Italia - Edizione Serale. Rubrica DEEJAY TV 18.30 Ginnaste: Vite parallele. Docu Reality 19.20 MTV News. Informazione 19.30 I soliti Idioti. Serie TV 20.20 Il Testimone VIP. Reportage 20.45 Il Testimone VIP. Reportage 21.10 America's Best Dancer Crew. Talent Show 22.50 MTV Spit. Show. MTV RAI 1 21.10: Punto su di te Show con C. Lippi. I paesi d'Italia si daranno battaglia, rappresentati da un vip. 21. 05: Squadra Speciale Cobra 11 Serie Tv con E. Atalay. Le avventure di due ispettori della polizia autostradale tedesca. 21.05: Chi l'ha visto? Attualità con F. Sciarelli. Una giovane commerciante di Frosinone svanisce il 19 febbraio 2007. 21.10: Le tre rose di Eva Serie Tv con R. Farnesi. L'innocenza di Laura viene confermata ucialmente. 21.10: Commando Film con A. Schwarzenegger. Un ex agente è pronto a tutto pur di riavere la figlia rapita. 21.10: Superman Returns Film con K. Spacey. Dopo aver cercato altri superstiti su Krypton, Superman torna sulla terra. 21.10: Quello che (non) ho Show con R. Saviano e F. Fazio. Terzo appuntamento con la cultura in prima serata. RAI 2 RAI 3 CANALE 5 RETE 4 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY FRONTEDELVIDEO MARIANOVELLAOPPO U: mercoledì 16, maggio, 2012 21
Facebook alza il prezzo dell'Ipo a pochi giorni dallo sbarco in Borsa. Il range di collocamento è ora tra i 34 e i 38 dollari ad azione, dai 28-35 dollari iniziali. La valutazione della società potrebbe così schizzare fino a 104 miliardi di dollari. Domani il prezzo finale. Le nuove città intelligenti: a Roma incontro sulle «smart cities» GIANNI DOMINICI DirettoregeneraleForum Pa Si parla ormai da qualche anno di «smart cities» e Forum PA ha cominciato ad approfondire questo tema già nel 2010. Meno diffusa, invece, è l'espressione «smart communities», che tuttavia è strettamente legata alla prima e ne amplia il significato allontanando lo sguardo da un'ottica prettamente tecnologica per includere aspetti più legati al capitale sociale e umano. Una città, infatti, è smart quando adotta soluzioni tecnologicamente avanzate che, tuttavia, non devono essere mai fini a se stesse, ma devono servire a risolvere problemi reali e, quindi, a migliorare la qualità della vita degli abitanti. Ma una città è smartanche quando investe su attività innovative e di ricerca per attirare capitali economici e professionali. È smart quando favorisce tra i suoi abitanti collaborazione, inclusione e tolleranza. È smart, infine, quando conferisce centralità ai beni relazionali e ai beni comuni. Insomma, favorire la partecipazione civica nella creazione di valore pubblico è, per una città smart, centrale quanto adottare tecnologie innovative per risolvere problemi sicuramente vitali come il traffico o l'inquinamento. In questo processo i nuovi network nati e cresciuti in rete ricoprono un ruolo fondamentale e il concetto di smart communities rientra perfettamente in questo tracciato. Una città smart, in definitiva, crea proprio le condizioni (di governo, infrastrutturali e tecnologiche) per produrre innovazione sociale, per risolvere cioè problemi sociali legati alla crescita, all' inclusione e alla qualità della vita attraverso l'ascolto e il coinvolgimento di cittadini, imprese e associazioni. Non è un caso se il bando pubblicato dal Ministero dell'Università e Ricerca nel marzo scorso e che si è appena chiuso, era intitolato «Avviso per presentazione idee progettuali: smart cities and communities and social innovation». Un'iniziativa finanziata per circa 240 milioni di euro attraverso il programma Pon Ricerca e Competitività 2007-2013. Anche in Italia, quindi, le smart cities rappresentano, ad oggi, un'opportunità. Ed esperienze interessanti si cominciano a vedere in alcuni centri, come Genova, Torino, Bologna, Firenze, Napoli per citarne alcuni. Per proseguire questa riflessione, il 17 maggio alla Fiera di Roma si terrà la prima giornata su «L'impegno delle amministrazioni per le smart city e le smart community», evento organizzato in collaborazione con Asset Camera, Azienda Speciale della Camera di Commercio di Roma, nell'ambito di Forum PA 2012. Mentre dal 29 al 31 ottobre prossimi, a Bologna, sarà la volta di Smart City Exhibition, una nuova manifestazione organizzata da Forum PA insieme a Bologna Fiere. M.FR. Twitter@MassimoFranchi Facebook alza il prezzo per il collocamento La riforma del lavoro accelera. L'accordo nella maggioranza spiana la strada al disegno di legge che dovrebbe arrivare nell'aula del Senato all'inizio della prossima settimana con modifiche nette quanto le critiche dei partiti alla ministra Fornero, in primis sulla formulazione della norma contro le dimissioni in bianco. Ieri notte la commissione Lavoro di palazzo Madama ha iniziato a votare gli emendamenti, dopo che l'accordo fra Pdl, Pd e Udc e l'intervento dei relatori Tiziano Treu e Maurizio Castro hanno fatto dimezzare gli emendamenti da 1.004 a 500. In pratica sono rimasti solo quelli dei relatori più quelli dell'opposizione (Idv e Lega). E mentre si attende il via-libera della commissione Bilancio sulla copertura degli emendamenti, sembra poi scongiurato il pericolo dell'allungamento dei tempi dovuto al “sorpasso” della riforma costituzionale che, invece, rimarrà in commissione fino a fine mese, consentendo al ddl lavoro di approdare in aula se non a fine settimana, all'inizio della prossima. L'accordo prevede di lasciare intatto il testo sull'articolo 18, di aumentare le tutele per i precari con una tantum rafforzata per i cocopro, di mantenere l'aumento dell'1,4% sul costo dei contratti a tempo determinato ma, in cambio, di concedere alle imprese facilitazioni togliendo la causale sul primo contratto e di ridurre i tempi fra un contratto e l'altro. UNITECONTROLA MINISTRA Ieri mattina invece 40 senatrici hanno presentato un appello bipartisan sulle dimissioni in bianco. Cancellata nel 2008 da Sacconi la legge 188, una norma che combatte la pratica delle lettere fatte firmare soprattutto alle donne al momento dell'assunzione e poi tirate fuori dai datori di lavoro in caso di maternità o malattie, dopo una lunga battaglia portata avanti dalla Cgil (ieri era presente il segretario confederale Serena Sorrentino), è stata riproposto nell'articolo 55 della riforma del lavoro. Ma, si legge, nell'appello firmato da senatrici di tutti i gruppi, «l'articolo 55 si espone a molte critiche, in particolare non emerge con chiarezza l'accertabilità in tutte le fasi della procedura della volontà della lavoratrice che costituisce il presupposto essenziale per escludere ogni forma di discriminazione». «L'attuale formulazione prevede due possibilità - spiega Rita Ghedini, senatrice Pd una la conferma della volontà di dimissioni in una sede terza, come l'ufficio provinciale del lavoro, ma l'altra prevede invece la firma del lavoratore su una ricevuta di ritorno che lascia molti dubbi. Noi saremmo per il ritorno della normativa precedente, la legge 188, ma la via maestra mi pare sia la conferma della lavoratrice in una sede terza». Come spiega la prima firmataria Anna Maria Carloni «sono stati presentati molti emendamenti che ci fanno essere ottimisti sulla possibilità di modificare il testo in senso di accertare la volontà acclarata di dimissioni in tutte le fasi. In più gli emendamenti dei relatori vanno già nella giusta direzione perché tolgono il riferimento ad un decreto ministeriale da emanare al proposito». Positivo il commento della presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro: «Abbiamo molto apprezzato che il ministro Fornero abbia inserito una norma per contrastare questo odioso fenomeno. Oggi però siamo di fronte ad un appello bipartisan che chiede di fare di più». Da parte Pdl sono intervenute Barbara Saltamartini («Io alla Camera sono relatrice di un disegno di legge che chiedeva di modificare il codice civile sulla revoca dei contratti, ma la riforma ha bloccato tutto») e il vice presidente dei senatori Laura Bianconi che ha attaccato Fornero («il testo non è nè chiaro né efficace»). Una domanda però aleggia sulla sala: ma perché il Pdl ha voluto cancellare la legge 188? Nessuna risposta. LaUilpassaalsetaccio lasituazionedelmondo del lavoroe laconfronta conicapisaldidella riforma Fornero, indiscussione Molteombre ILDOSSIER ECONOMIA «Più tutele per contrastare le dimissioni in bianco» Iniziativa bipartisan ieri in Senato. «Chiediamo modifiche migliorative dell'articolo 55 della riforma del lavoro» Ieri avviato l'iter in Commissione dopo l'accordo sugli emendamenti MASSIMOFRANCHI ROMA Troppa flessibilità e nessuno controlla Le affermazioni apocalitti-che su cui è stata basata lariforma del lavoro si sonorivelate in gran parte pococorrette». Lo dimostra unostudio della Uil («Il variegato mondo delle tipologie contrattuali, dall'analisi degli istituti, alla novità della riforma del mercato del lavoro») che smonta gran parte degli assunti da cui è partita Elsa Fornero. Il segretario confederale Guglielmo Loy spiega così la scelta: «Ad un governo di tecnici bisogna contrapporre un'adeguata analisi tecnica, una scelta politica per smontare molti assunti». E la prima «mistificazione» da denunciare riguarda proprio la staticità del lavoro, soprattutto in uscita. A cui è seguita tutta la pressione per mettere mani all'articolo 18, considerato lo scoglio che impediva il naturale dipanarsi un mercato del lavoro funzionante. «In un anno di crisi profonda, come è stato il 2011, ci sono comunque state 10 milioni di entrate/uscite dal mercato del lavoro con 2 milioni di uscita, di cui 1,6 milioni di cessazioni di contratti a tempo indeterminato: e fra questi sono compresi licenziamenti, dimissioni, ma anche persone che lasciano perché hanno trovato di meglio, sintomo di un mercato di certo non statico». Nel primo semestre del 2011 il 78% degli avviamenti è avvenuto con rapporti di lavoro instabili con un aumento dell'8,1 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010. In 74 pagine di dati, tabelle e osservazioni, il sindacato guidato da Luigi Angeletti spiega perché è così critico con la riforma Fornero. E come la ministra del Welfare ha sempre evocato i giovani, così l'analisi della Uil è incentrata fortemente sulle tipologie di lavoro «instabile» che caratterizzano l'80 per cento dei nuovi rapporti di lavoro. All'interno di questo calderone in cui cadono sempre più giovani, due dati colpiscono l'attenzione. Il primo riguarda il calo vertiginoso dei controlli ispettivi fatti da ministero, Inps, Inail ed Enpals che se nel 2008 hanno controllato 315mila aziende, nei seguenti anni (di governo Berlusconi) hanno diminuito i numeri in maniera costante e vertiginosa arrivando ai 244mila del 2011. La Uil propone «un solo corpo ispettivo che unifichi il personale di vigilanza», «in stretto coordinamento con l'Agenzia delle Entrate». Il secondo dato riguarda l'apertura di partite Iva che a gennaio 2012 hanno raggiunto l'incredibile aumento del 380% rispetto al mese precedente (dicembre 2011). Al netto della normale impennata di inizio anno, il dato conferma come le partite Iva stiano diventando uno dei metodi più usati per assumere giovani (sotto i 35 anni), tanto che rispetto al gennaio 2011 l'aumento è comunque dell'8,2%. Gran parte di queste sono fatte aprire dai committenti di lavoro per aggirare un rapporto subordinato per avere «un costo del lavoro notevolmente più basso». La Uil propone «una revisione delle procedure di concessione, oggi troppo semplici e superficiali». La stretta che giustamente la riforma prevede attraverso tre specifici indicatori (monocommittenza, scrivania di lavoro, percentuale del compenso sul totale del reddito) rischia però di perdere efficacia proprio per le carenze «attività ispettiva». La parte finale, il Focus giovani, compara l'Italia al resto del mondo ed evidenzia come «la vera anomalia italiana è la forma ibrida di contratti a metà fra lavoro e dipendente», sottolinea Loy. Fornero si era impegnata a ridurre quella che chiama «flessibilità cattiva». Ma, numeri alla mano, la forma di flessibilità più usata si confermano (65% del totale) i contratti a tempo determinato, spesso usati surrettiziamente. Su questo tema la riforma si era spesa molto, operando un forte disincentivo grazie all'aumento dell'1,4%. «Ora però tutto viene ampiamente controbilanciato togliendo la causale sul primo contratto e accorciando l'intervallo tra un contratto all'altro dai 60/90 giorni previsti inizialmente ai soli 20», attacca Loy. In conclusione, dunque, la critica principale che la Uil muove alla riforma Fornero è quella di «non aver contrastato la graduale e costante crescita del lavoro stabile in Italia». mercoledì 16, maggio, 2012 13
Una quantità di anomalie che rivelano un quadro «molto inquietante». Alfredo D'Attorre, commissario del Pd in Calabria, commenta così i dati dell'esposto presentato alla magistratura dopo l'accesso ai verbali di voto a Catanzaro. La Digos ha già sequestrato, su mandato dei pm, i verbali di tutti i seggi in cui si è votato il 6 e 7 maggio. Già questo, commenta D'Attorre, «non credo abbia precedenti in Italia». Ma ieri è arrivato l'esposto che vede concordi, nel chiedere che sia fatta chiarezza, le forze di centro sinistra, quelle di Fli e Udc. Vediamo nel particolare: nella sezione 59 il numero di schede votate e scrutinate è 612, il numero dei votanti 613 (manca un voto) ma le schede timbrate e firmate 800 mentre quelle restituite sono solo 46, dunque di 141 schede non si sa nulla; nella sezione 26 il numero di schede votate e scrutinate è 661, le schede timbrate e firmate sono 856, quelle restituite 84 (mancano all'appello 111 schede); sezione 28: numero di schede votate e scrutinate 68, schede timbrate e firmate 69, schede restituite 0 (ne manca 1); sezione 2: numero di schede votate e scrutinate 794 schede timbrate e firmate 993, schede restituite 200 (una in più); nella sezione 3 c'è un voto in più rispetto ai votanti, le schede votate sono infatti 649 su 648 votanti. Ma nel verbale non c'è il numero delle schede timbrate e firmate mentre quelle restituite sono 141. SCHEDEBALLERINE Nella sezione 20 ci sono 68 voti espressi in più rispetto ai votanti: 930 le schede votate, 862 il numero dei votanti, le timbrate e firmate sono 993 ma non è riportato il dato delle schede restituite che potrebbero essere uscite dal seggio. Nella sezione 61 il numero delle schede votate non corrisponde a quello dei votanti, 433 i voti, 437 i votanti. Ma non basta su 586 schede timbrate ne sono state restituite 137, mancano all'appello 12 schede. Nella sezione 56 ci sono 725 schede votate ma non è indicato il numero dei votanti (che dovrebbe essere 729) e manca nel verbale il numero delle schede vidimate e di quello delle schede restituite. Nel verbale della sezione 48 è indicato solo il numero dei votanti (698) manca il numero delle schede votate, le schede timbrate e firmate sono 950 ma mancano il dato sulle restituite, sulle nulle, sulle bianche, sui voti di lista, su quelli per il sindaco; nella sezione 44 non sono disponibili il dato sulle schede timbrate e firmate e quello sulle schede restituite; sezione 37: i voti sono 492 ma non sono disponibili dati sul numero dei votanti, quello sulle schede timbrate e firmate, quello sulle schede restituite; nella sezione 91 (829 voti espressi) manca una scheda, il registro presenta cancellature in relazione al numero di schede vidimate presumibilmente per far quadrare i conti, che in ogni caso risultano non coerenti. Sezione 30: numero di schede votate e scrutinate non disponibile, 587 votanti, non c'è il numero delle schede timbrate e firmate, non c'è quello delle schede restituite, non c'è il conto dei voti di lista, non c'è il numero dei voti del sindaco. Sono discrepanze che fanno ipotizzare l'utilizzo della scheda «ballerina» nel voto di scambio. Un quadro sconcertante di confusione, ben più vasto di quello della prima notte di spoglio. «Noi - dice il candidato sindaco di centrosinistra Salvatore Scalzo - chiediamo che sia fatta chiarezza e questo nell'interesse di tutti, la città ha diritto di essere governata da un'amministrazione democraticamente legittimata dal voto». E invece, ieri, si è innestata una polemica che D'Attorre considera inaccettabile e strumentale e Scalzo «grave». Il prefetto Reppucci e due quotidiani locali hanno ricevuto una lettera con proiettili e “santini” elettorali. «Noi esprimiamo piena e totale solidarietà al dottor Reppucci», dicono i vertici del Pd. Mentre, aggiunge Scalzo, «è grave» che Sergio Adamo teorizzi che «il grave atto intimidatorio contro il prefetto rappresenta la naturale conseguenza del clima politico». E Angela Napoli: «Catanzaro è già stata infangata con una campagna elettorale che ha pesantemente inciso sulla libertà di voto, inaccettabile che si cerchi di intimidire il prefetto». Jole Santelli (Pdl) attacca: «Hanno perso e cercano di ribaltare il voto». Ma per andare al ballottaggio c'era una differenza di 130 voti e, mentre Scalzo aveva l'11 per cento sopra la coalizione, Adamo stava 9 punti sotto. Una partita aperta, dunque, al secondo turno, quando non ci sono più i consiglieri da leggere. L'inchiesta della magistratura, intanto, si è ampliata: c'è da verificare la costituzione dei seggi dove gli scrutatori non si sono presentati e sono stati prontamente sostituiti, mentre ai tre già indagati, il consigliere Leone più due supporter, si sarebbero aggiunti almeno altri due indagati eletti consiglieri. Intanto è rallentata la proclamazione dei consiglieri eletti, quella confusione nei verbali deve aver sollecitato a un maggiore scrupolo di verifica la commissione elettorale centrale. Fatte le debite proporzioni, la scommessa è vinta. Ascolti molto soddisfacenti per la prima puntata di Quelloche(non)ho andata in onda su La 7 lunedì sera. 12,66% di share con oltre 3 milioni di telespettatori e quasi 9 milioni di contatti, toccando picchi del 18,45% dopo mezzanotte con 4 milioni di telespettatori. Due anni fa, su Rai Tre, l'esordio di Vieni via con me fece 7,6 milioni di spettatori e il 24,4% di share con picchi superiori a 9,3 milioni e al 32%. Ovvio che il servizio pubblico non sia comparabile con una tv «di nicchia», lo sapevano Fabio Fazio e Roberto Saviano come la Endemol che produce, ma il risultato è notevole. Sono numeri che fanno dire al direttore di rete Paolo Ruffini che «una tv diversa non solo è possibile, c'è già». E rappresentano un'esca appetitosa per eventuali acquirenti: «Siamo capaci di parlare al grande pubblico. La7 è una realtà solida. Chi deciderà di comprarla investirà». Sull'altro fronte si leccano le ferite. Silenzio dai vertici Rai. Mentre i sindacati interni denunciano 50 milioni di pubblicità in meno per la Sipra con l'addio della coppia di conduttori ma anche di Michele Santoro e Serena Dandini. Mentre Pd, IdV e Udc invitano Viale Mazzini «a riflettere» sulla perduta occasione di bissare lo straordinario exploit del 2010. Intanto, tra le polemiche, Roberto Saviano è sotto contratto da La 7 e Fazio «derogato speciale» per migrare temporaneamente fuori dal servizio pubblico. Ieri la seconda serata del reading. Ancora tre ore per restituire alle parole responsabilità, al racconto potere evocativo, all'interprete autorevolezza e senso della missione. Un festival di riappropriazione perché, citando Gianni Rodari, abbiamo parole per uccidere e non per amare, per far rumore ma non per parlare. A declinare il loro vocabolario c'erano l'attore Elio Germano, Vinicio Capossela (sua, ieri, la cover di De André), Francesco Guccini, gli scrittori Paolo Giordano e Raffaele La Capria, Ettore Scola, Rocco Papaleo, Nicola Piovani, Paolo Rumiz. Filo conduttore del programma, ultra-tematico, quasi liturgico, i monologhi dell'autore di Gomorra. Sui pizzini criptati con cui comunicano i capoclan, impartendo ordini ai “picciotti” dalle celle simulando di mandare gli auguri a “zio Nicola” o le mozzarelle fresche alla “famiglia”. Sulle donne pentite di mafia, che denunciano mariti e compagni affiliati alle cosche, scegliendo il futuro dei propri figli e pagandolo spesso con una morte orribile. E sugli «scortati» che condividono la privazione della libertà per la loro stessa sicurezza: cronisti, imprenditori, pentiti. Minacciati dalla criminalità, costretti a una non-vita blindata e isolata. Una dimensione che Saviano conosce bene: «Quello che non ho è passeggiare nel parco senza che si dica: “con quello che paghiamo la scorta...”» Con Luciana Littizzetto che fa ridere amarognolo ed Elisa al piano, sopra un tappeto di margherite, per cantare «la speranza e la bellezza». Con Massimo Gramellini caustico ospite. Scenografia seria, cupa, enorme studio allestito nelle Officine Grandi Riparazioni di Torino. La città della Fiat cui si era rivolto aspro Piero Pelù dei Litfiba: «L'acronimo vuol dire Famiglie Italiane abbandonate a Torino». Quello che (non) ho segna il ritorno degli elenchi di parole. Senza Berlusconi e il corollario di omertà che lo circondava - sono passati sei mesi ma «burlesque» e «orge» ci sembrano evocazioni preistoriche - ma anche senza la carica eversiva che prorompeva dall'infrangere quel muro del silenzio. Restano la crisi e i suicidi, la mafia e la corruzione. Quella di Saviano ciondolante e magnetico è un'omelia di denuncia. Eppure l'unica speranza si scorge nel passaggio generazionale: i figli che allontanano le madri dalla mafia; la nascitura cui Pierfrancesco Favino dedica parole in libertà, sonno e tigre e neve e girasole, componendo un inno alla vita; la struggente Father andSon cantata da Elisa. Persino la straziante intervista alla madre di Beslan che ha perso un figlio nella strage del 2004 ma che la primogenita, sopravvissuta, sta per renderla nonna. «Quello che (non) ho»: ascolti record per Fazio e Saviano FEDERICAFANTOZZI ffantozzi@unita.it Brogli a Catanzaro, fra voti e schede non tornano i conti Presentato l'esposto del centrosinistra Si amplia l'inchiesta: più indagati fra i consiglieri Ritardata la proclamazione degli eletti Il Pd: solidarietà al prefetto Reppucci JOLANDABUFALINI jbufalini@unita.it L'INCHIESTA Landolfiagiudizio perconcorso incorruzioneetruffa Il deputatodelPdl MarioLandolfi è statorinviato a giudizioper i reati diconcorso in corruzione etruffa aggravatadal metodo mafioso, peraver favorito il clandei Casalesi.Èquanto ha deciso il gup AlessandraFerrigno dopo l'udienza preliminarechesiè svolta questamattina. Ilmagistrato ha accolto le richieste delpubblico ministerodellaDda, Alessandro Milita.Secondoquanto sostenuto dallaProcura Landolfi avrebbe corrottounconsigliere comunale diMondragone facendolo dimettereunmese primadella scadenzadelConsiglio, delqualesi impedìcosì lo scioglimento; in cambio ilparlamentare gli avrebbe offertoun contrattodi lavoro di tre mesiper la moglie nel consorzio «Eco4»eun posto nella futura giuntacomunale. Ilprossimo 9 lugliosi andrà in aula per laprima udienza. . . . Polemiche per l'occasione persa dalla Rai I sindacati: 50 milioni di pubblicità in meno Roberto Saviano e Fabio Fazio (D) durante la trasmissione 'Quello che non ho' (in onda su La 7) alle Officine Grandi Riparazioni, Torino,14 maggio 2012 FOTO ANSA mercoledì 16, maggio, 2012 7
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