«È il fisco la vera chiave per la crescita, la vera politica industriale per produrre posti di lavoro. Davanti ad un quadro politico già frammentato, noi sindacati ora ci ascoltiamo reciprocamente. E chiediamo ai gruppi parlamentari di affrontare l'emergenza esodati». Per Raffaele Bonanni è «la riforma fiscale la vera svolta da perseguire». Segretario, per l'Fmi la riforma Fornero «creerà posti di lavoro, prima sarà attuatapiù rapidasarà la ripresa».Concorda? «L'Fmi rientra in un dibattito asfittico e autoreferenziale che non corrisponde alla realtà dei fatti. La riforma non produrrà posti di lavoro: è una favola, solo una favola e lo sanno tutti. La riforma regolerà meglio il sistema garantendo maggiore fluidità creando al massimo più posti quando le cose andranno meglio. Ma i governanti, tutti i governanti, devono uscire dal gorgo dei luoghi comuni. Se questi quattro mesi passati a discutere di riforma del lavoro li avessimo utilizzati per operare sulla crescita, allora sì che avremmo creato posti di lavoro». Aleivannobenegliemedamentideirelatorie l'accordopoliticonellamaggioranzapermodificare il testo della Fornero? «Spero che tenga l'intero impianto perché ulteriori modificazioni possono rompere un equilibrio faticosamente raggiunto. La mia attenzione va alle partite Iva, al contratto in associazione, ai cocopro: lì si capirà se i discorsi sui giovani erano reali o fatti solo per convenienza. La soluzione di stabilire un “quid”, un compenso sotto al quale non andare e di dotare questi lavoratori di tutele e livelli previdenziali dignitosi sarà la discriminante. Perché la flessibilità non si trasformi in precarietà serve conoscere in anticipo salari e livelli previdenziali accettabili. In questo modo si va verso un sistema non chiarificatore, ma almeno più equo». Lachiarezzamancaanchesul fronteesodati.Cosasiaspetta«dall'ultimoconfronto»con la Fornero? «Martedì mi aspetto innanzitutto che i primi 65mila avranno una soluzione positiva, come noi sindacati chiediamo fin da dicembre quando ci impegnammo per inserire fra questi tanti lavoratori di fabbriche in difficoltà, come Termini Imerese. Lì la ministra fece da sola senza considerare le conseguenze, deragliando completamente. Ne paghiamo le conseguenze e siamo consapevoli che, ad oggi, non ci sono le risorse per garantire tutte le centinaia di migliaia di persone che rimarranno senza lavoro e copertura pensionistica dopo il 2013. Ma se sbagliare è umano, perseverare è diabolico e per questo dalla Fornero vogliamo un impegno morale a non lasciare a piedi alcun lavoratore. Accanto a questo, con Cgil e Uil abbiamo chiesto un incontro ai gruppi parlamentari per preparare con loro le soluzioni e le nuove poste finanziarie per salvaguardare tutti». Nota nel comportamento della Fornero un cambio di atteggiamento? Una maggior ricerca deldialogo, delconfronto? «Me lo auguro. Le pensioni sono un caso emblematico di come senza dialogo si producono disastri. La concertazione è la medicina ad iniziative di parzialità, obbliga a posizioni chiare a cui si deve rispondere. Il punto vero è che in un'Italia asserragliata con migliaia di problemi le lobby scorrazzano in un clima ovattato in cui poche centinaia di eletti decidono per tutti. L'altro ieri il governo ha deciso di rimpinguare gli investimenti con i fondi europei, ma nessuno sa chi e come si useranno questi fondi: dov'è il controllo sociale, la trasparenza sulle sciatterie o, peggio, sulle clientele e la malavita?». Ecco, voi assieme a Cgil e Uil il 2 giugno sarete in piazza contro la politica del governo. È la prima volta dal 2007. Si può direche l'unitàsindacale siè riformata? «L'unità sindacale c'è quando ognuno ascolta l'altro, quando troviamo rassicurazioni nelle parole degli altri. Non è che ci sono momenti magici in cui l'unità c'è e altri no. Ora di certo abbiamo posizioni vicine su molti temi». Alcentrodellamanifestazionecisaràiltemadel fisco. Qualè la proposta? «La riforma fiscale è la soluzione ai mali italiani, un problema di palese ingiustizia che si perpetua da anni. Sul tema dell'evasione fiscale sono indignato per come si indignano in molti. Se Equitalia e i suoi lavoratori (a cui va la mia solidarietà) sono malvisti è perché stanno facendo bene il loro lavoro. E allora il primo punto della nostra piattaforma è un inasprimento delle iniziative antievasione non escludendo di chiedere che diventi reato penale, come in molti Paesi avanzati. Chiediamo una patrimoniale sulle grandi ricchezze per togliere l'Imu per chi ha una sola casa. La progressività ormai colpisce solo lavoratori e pensionati, per questo penso che vada aumentata la tassazione indiretta perché anche gli evasori consumano e tassando i beni di consumo si colpiscono anche loro». Bonanni, inquestimesil'industria italiana èalcollasso:Fiatperdemercato,Finmeccanicadismetteetantefabbrichechiudono.Nonpensachemanchiunapoliticaindustriale? «C'è un malinteso storico: la politica industriale non significa che lo Stato deve dare soldi alle imprese, come molti pensano. Politica industriale, per me, significa politiche per le infrastrutture, dove siamo fermi da 20 anni, politiche logistiche, fiscali. Ecco, se il governo usasse la leva fiscale le aziende investirebbero e le fabbriche non chiuderebbero». Intantoilterrorismorialzalatestaeilquadropolitico rischiadi frammentarsi. «Contro il terrorismo serve una mobilitazione costante per creare una barriera, anche nelle fabbriche, fra realtà civile e realtà criminale. La bestia del terrorismo si inserisce nelle contraddizioni economiche, politiche e sociali. Come sindacalisti cerchiamo di dare il buon esempio. Sul quadro politico invece la frammentazione era già in atto. Ora si tratta di ricostruire, evitando i clamori dell'antipolitica». ILCOMMENTO PAOLOGUERRIERI Continuando così non si eviterà il contagio «Il Paese ripartirà se si alleggerirà l'Irpef» L'INTERVISTA RaffaeleBonanni Il segretarioCisl:«La progressivitàdelnostro sistemacolpiscesolo lavoratoriepensionati, la tassazione indiretta prendeancheglievasori» Come nelle attese, ha avuto natura eminentemente interlocutoria. All'insegna del pragmatismo i due leader hanno teso a ribadire in toni pacati le loro posizioni, rinviando a futuri appuntamenti un confronto più puntuale. Rilevanti differenze, com'è noto, caratterizzano oggi le posizioni dei due Paesi sull'area euro e sul suo futuro. Il governo conservatore tedesco è convinto che la soluzione debba venire dagli stessi Paesi più indebitati, i soli responsabili, con i loro eccessi, della crisi scoppiata ormai da più di due anni. Anche per i tedeschi la crescita è importante, ma solo in quanto risultato dei programmi di austerità e dell'attuazione di riforme di struttura in tema di lavoro, previdenza, settore pubblico, welfare. Nella sua campagna elettorale Hollande ha criticato apertamente queste posizioni. Ma non per sconfessare - come sostengono alcuni l'esigenza del rigore e delle riforme strutturali nei singoli Paesi, quanto per denunciare che consolidamento fiscale e riforme risulteranno praticabili e utili solo se verranno spese risorse per l'utilizzo della capacità produttiva esistente. Nelle attuali condizioni di elevata disoccupazione, impianti produttivi sottoutilizzati o abbandonati, redditi medi declinanti le economie europee hanno un disperato bisogno di stimoli che siano in grado di sostenere la domanda aggregata. Il rilancio della crescita richiede al tempo stesso un supporto alla domanda e una necessaria ristrutturazione dell'offerta. Di qui le due principali strade indicate dal presidente francese. In primo luogo una ripartizione più simmetrica - e quindi con effetti meno deflazionistici - degli oneri di aggiustamento tra Paesi in deficit e quelli in surplus (Germania). In secondo luogo un consistente pacchetto di investimenti europei in infrastrutture (materiali e immateriali) e settori a rete, da individuare come nuovi futuri motori della crescita europea e da finanziare sia attraverso il bilancio comunitario, nel nuovo quadro finanziario pluriennale, sia attraverso la Banca europea per gli investimenti (Bei) e sia, soprattutto, con project bond. Il tutto in un quadro di rinnovata stabilità finanziaria, che solo un sistema unificato a livello europeo di supervisione bancaria e garanzia-assicurazione dei depositi sarà in grado di assicurare. Sono tesi largamente condivise oggi in Europa, e anche al di fuori (si veda la telefonata tra Monti e Obama), ma che si differenziano e non poco dalle attuali posizioni del governo tedesco. Non al punto tuttavia - come affermano alcuni - da rendere impossibile ogni futuro accordo di qualche spessore. Una mediazione è in realtà possibile, perché conviene oggi anche ad Angela Merkel, sempre più in difficoltà. A differenza degli Stati Uniti e del resto dei Paesi emergenti, l'Europa è l'unica area nel mondo che negli ultimi mesi ha cessato di crescere ed è entrata in recessione, con ben poche speranze di uscirne nel futuro più immediato. Né il problema dell'eccesso di debiti di molti Paesi sembra avviato a soluzione. Un compromesso è pertanto ipotizzabile e potrebbe essere realizzato in una serie di tappe successive. Ma ovviamente richiederà tempi non brevi, anche tenuto conto delle elezioni parlamentari in Francia e dell'importanza di ottenere una nuova favorevole maggioranza per il presidente Hollande. Ora il problema è come conciliare questi tempi, per quanto necessari, con i drammatici eventi che stanno caratterizzando in questi giorni la Grecia. La maggior parte dei sondaggi elettorali fin qui pubblicati mostrano come nella replica delle elezioni che si svolgeranno a metà giugno Syriza sia nettamente favorito. Una sua vittoria rischierebbe di portare rapidamente al default la Grecia e renderne inevitabile una uscita traumatica dall'euro. Le conseguenze sarebbero devastanti per la Grecia innanzitutto e per gli effetti di contagio che ne conseguirebbero per la stessa sopravvivenza dell'area euro. È inutile illudersi. Ieri al termine dell'incontro bilaterale, i leader dei due Paesi «pilastri» della Ue hanno ribadito che «Atene deve restare nell'area della moneta unica». Belle dichiarazioni ma che servono a poco. L'Europa deve muoversi con rapidità nelle prossime settimane e con fatti tangibili. Non certo per sconfessare le politiche di aggiustamento richieste, ma per accompagnarle con un sostanzioso pacchetto di investimenti e misure per la crescita e stabilizzazione dell'economia della Grecia e dei suoi cittadini. È il solo modo per cercare di modificare l'esito scontato della drammatica crisi in corso. Sarà dunque Atene a mettere alla prova - e molto prima di quanto si pensasse - il nuovo asse franco-tedesco. Abitazioni al centro di Roma: l'Imu sarà un salasso FOTO LAPRESSE MASSIMOFRANCHI ROMA giovedì 17, maggio, 2012 7
ABBIAMO UN PROBLEMA POLITICO CON FACEBOOK. NONSITRATTADELL'ASSETTOPROPRIETARIO,DELVALORESTIMATODELLASOCIETÀODIPREOCCUPAZIONI PERLACONCORRENZA.Si tratta proprio di come è organizzato lo spazio virtuale del social network più diffuso al mondo. Se ne è occupato di recente un ricercatore senese, Riccardo Castellana, con l'aiuto degli strumenti della critica letteraria e della ricerca antropologica. In particolare, di René Girard. A Girard dobbiamo infatti una distinzione fondamentale per capire come funziona la creatura di Mark Zuckerberg. Lo studioso francese l'ha applicata fra l'altro ai personaggi di Dostoevskij, di Stendhal o di Flaubert, ma non troppo sorprendentemente torna utile anche a noi. Si tratta della differenza fra mediatore esterno e mediatore interno, e del modo in cui orienta il desiderio umano. Quel che viene mediato è infatti il desiderio, che si dirige su questo oggetto o su quello solo perché qualcun altro vuole questo o quello, rendendolo così desiderabile per noi. Ma, ecco il punto, un conto è se la mediazione è esercitata da un soggetto ben distante, magari irraggiungibile e idealizzato - un mediatore esterno, appunto -, un altro è se invece si tratta di un soggetto a noi vicino, anzi prossimo, così tanto da essere proprio come noi. Un friend, insomma Su Facebook è questo, infatti, che accade. Niente mediatore esterno, niente figure terze, niente relazioni “verticali” con un ideale lontano, ma una miriade di piccole relazioni orizzontali con individui insieme ai quali condividiamo interessi, scambiamo poke, linkiamo pagine. Sheryl Sandberg, Chief operating officer di Facebook, l'ha spiegata così: «Non importa se a 100.000 persone piace x: se alle tre persone a te più vicine piace y, a te piacerà y». Le tre persone più vicine stanno per l'appunto nella posizione di mediatori interni, e in grazia di questa posizione risultano maledettamente più credibili, diretti, autentici. In una parola, la sola che quando si fa business veramente conta: efficaci. Ora, se si trattasse solo di strategie di marketing e volumi di vendita, poco male: ci si potrebbe fare ben presto l'abitudine. Ma il fatto è che attraverso questa diversa strutturazione delle relazioni sociali passano profonde modificazioni dello spazio pubblico, e non basta quindi limitarsi ad osservarle con distaccato spirito scientifico. E, si badi, non si tratta nemmeno di rilevare soltanto fenomeni come la spudorata esibizione della vita privata (Facebook è zeppo di fotografie), dalla quale si può dire che quasi più nessuno è immune, o della infantilizzazione dei comportamenti, ossia di quello che Benjamin Barber ha chiamato il nuovo “ethos infantilista” del capitalismo contemporaneo. Il fatto è che in tutti questi casi viene palesemente contraddetto il profilo dell'uomo pubblico così come è stato definito in età moderna. La sfera pubblica andava infatti rigorosamente distinta dalla sfera privata o familiare della casa: un conto è l'oikos, un altro la polis. La modernità politica nasce anzi proprio quando riesce a spezzare definitivamente ogni parentela o commistione fra quegli spazi e le relazioni che in essi si istituiscono. Ma questa distinzione cede ormai il passo alla confusione, ed è sempre più difficile tracciare in rete i confini del pubblico e del privato. Quanto all'infantilizzazione degli stili di vita (e delle scelte di consumo): non contraddice forse la figura del cittadino autonomo e responsabile, qualificato giuridicamente e politicamente in virtù della raggiunta maggiore età? Ma ancora più significativa, perché gravida di conseguenze, è la caduta verticale del mediatore esterno: quella infatti era la posizione, il luogo terzo tradizionalmente occupato dalle figure istituzionali: dal maestro, per esempio, o dall'uomo politico. La crisi di autorità del mediatore esterno, il fatto che i nostri sguardi e i nostri desideri si rivolgono in rete molto più facilmente a mediatori interni - non a figure idealizzate ma proprio a persone come noi - di colpo rischia di invecchiare tutta la comunicazione istituzionale, ma anche di ridefinire i luoghi stessi di formazione e di esercizio della soggettività politica. Dunque un problema ce l'abbiamo, con Facebook. James Gibson, fondatore della teoria ecologica della percezione, diceva: chiediti non cosa c'è dentro la testa di colui che guarda, ma cosa c'è intorno. Se cambia il paesaggio, cambiano infatti pure le teste - e i pensieri. E il paesaggio, indubbiamente, sta cambiando. Dopodiché non si dirà certo che per questo la democrazia è in pericolo, ma perlomeno non si esalteranno acriticamente le nuove forme della partecipazione online o della vita in diretta come straordinari avanzamenti democratici. Noi conosciamo storicamente la democrazia come luogo della mediazione e della rappresentanza, e certo non è detto che sia l'unica modalità possibile. Poiché però sappiamo anche, grazie a Girard, che assenza di mediazione esterna significa pure possibilità di contagio mimetico e innesco incontrollato di rivalità, abbiamo tutte le ragioni per nutrire simpatia per il nuovo, ma anche per coltivare qualche sana diffidenza e un po' di spirito critico. Webesocialnetwork LaReteha un'ideologia Comecambia lapolitica ai tempidiFacebook LETTERATURA : Ecco«Destino», l'ultimoromanzodiCarlosFuentes P. 18 CINEMA : ACannesAllenePolanski rubano lascena P. 19 LASTORIA : Laguerradi Mariannaedeisuoicinquebambini TELEVISIONE : NelnomedellaPadania P. 21 MASSIMO ADINOLFI massimo.adinolfi@gmail.com Ildeclinodeimediatoriesternihagiàmodificato lospaziopubblico.Lademocrazianonèinpericolo maèbeneusare Internetconspiritocritico U: giovedì 17, maggio, 2012 17
«Un buon inizio», nulla di più. Il giudizio della cancelleria sul primo tête-à-tête con il nuovo presidente francese è prudente e un po' riduttivo. Le differenze con Parigi ci sono eccome, e sforacchiando l'involucro della diplomazia sono affiorate anche durante l'incontro. Ma ad Angela Merkel non conviene drammatizzare. Ieri ha dovuto incassare un'altra botta e anche in questo caso ha cercato di fare l'indiana. Norbert Röttgen, l'uomo della Cdu fatto a pezzi dalla socialdemocratica Hannelore Kraft nelle elezioni in Renania-Westfalia, ha mollato il ministero federale dell'Ambiente, da cui avrebbe dovuto gestire il delicatissimo capitolo della fuoriuscita dal nucleare. Ebbene, presentando il successore Peter Altmaier, la cancelliera è riuscita a non dire una sola parola sulla batosta di domenica scorsa. Un silenzio che ha fatto mormorare i giornalisti e che è un segnale inequivocabile dell'imbarazzo che regna alla cancelleria sulla Sprea. È sempre più evidente che Frau Merkel sta soffrendo molto l'isolamento crescente sulla sua strategia anti-crisi. Soprattutto ora, che il fronte ostile si è saldato anche all'interno, con la presentazione pubblica, da parte di tutto lo staff dirigente della Spd, di un vero e proprio programma alternativo sul quale il governo dovrà trattare per forza, avendo bisogno dei voti dell'opposizione per far passare al Bundestag il Fiskalpakt. Il programma Spd è l'esatto contrario delle linee di austeritypolicy dettate finora dal centro-destra e ha, invece, molte analogie con gli impegni dichiarati da Hollande. È diviso in due grandi capitoli: il primo è dedicato alla crescita, all'occupazione e a «un nuovo ordine dei mercati finanziari»; il secondo al rinnovamento dell'Ue «mediante un'unione economica, finanziaria e sociale». Si apre con la proposizione di «un programma urgente contro la disoccupazione giovanile», che dovrebbe portare a dimezzare nei prossimi 5 anni il numero dei giovani senza lavoro in tutta Europa. Il piano prevederebbe misure obbligatorie per gli Stati e sarebbe finanziato dal Fondo sociale europeo (Esf) e misure vòlte a favorire la mobilità intereuropea dei giovani in cerca di occupazione, ampliando i riconoscimenti internazionali delle qualifiche, creando un fondo di garanzia sulla formazione professionale. Tra le misure proposte in materia di «lotta alla crisi dei mercati finanziari e delle banche», l'introduzione della tassa sulle transazioni, la responsabilità bancaria sugli investimenti (chi si espone a grandi rischi non deve poter contare sugli aiuti pubblici per evitare il fallimento), un'agenzia di controllo sulle banche e una di rating, tutte e due europee, la separazione giuridica delle banche d'investimento dalle banche commerciali. Quanto alle misure specifiche in materia di lavoro, andrebbe realizzato velocemente un «programma europeo per la crescita e l'occupazione» che invece di puntare sulla deregulation e sull'abbattimento delle garanzie sociali valorizzasse l'innovazione, il rinnovamento ecologico e gli investimenti sull'economia reale. Così bisognerebbe puntare su programmi specifici di investimenti rafforzati, pubblici e privati, nella formazione e nella ricerca. Previsti anche stimoli a una politica industriale ecologica nonché allo sviluppo di una moderna rete di infrastrutture transeuropee nel campo dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni. RESPONSABILITÀCOMUNE Per tutto ciò servono risorse. La Spd propone la creazione di un fondo per gli investimenti e lo sviluppo che non gravi sui bilanci nazionali ma sulla riprogrammazione di risorse comunitarie già esistenti, con il rafforzamento della Banca europea degli investimenti (il cui capitale dovrebbe essere aumentato), o da creare, come i project-bond e la Tobin tax. Inoltre dovrebbero essere riqualificate le risorse attribuite attualmente ai Fondi strutturali (232 miliardi), al Fondo sociale (75 miliardi) e ai Fondi regionali e di coesione (308 miliardi di cui più di 200 non sono ancora erogati). Nel secondo capitolo è indicata la necessità di costruire una vera unione economica e finanziaria, coordinando e europeizzando le politiche nazionali, evitando concorrenze fiscali che favoriscano i trasferimenti di capitali. Il piano Spd sostiene che «una comune responsabilità europea per una parte dei debiti nazionali non può essere elusa a lungo». Gli eurobond dovrebbero garantire i debiti fino al 60% del Pil e sarebbero comunque essere legati a piani obbligatori di rientro. L'unione economica e finanziaria dovrebbe essere affiancata da una «unione europea sociale», nella quale tendenzialmente valgano gli stessi diritti per tutti i lavoratori: salari uguali per gli stessi lavori, anche per evitare il dumping sociale, e uguali normative e garanzie. In tutti i Paesi i lavoratori dovrebbero avere la possibilità giuridica di veder rappresentati i propri diritti europei. Merkel perde pezzi e il governo trema La sfida della Spd L'EUROPAELACRISI Si dimette il ministro Röttgen, travolto dalla disfatta in Renania Il programma alternativo dei socialdemocratici PAOLOSOLDINI paolocarlosoldini@libero.it UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it Fabius agli Esteri, entra anche Filippetti Polemiche per l'assenza dell'ex sfidante di Hollande alle primarie GRECIA LaBceesprime«una forte preferenza»sul fattoche la Grecia restinell'area euro.Loha dettosenza mezzi termini il presidente dellaBanca centraleeuropea,Mario Draghi. «Dato chenei trattati europei nonci stanulla checontempli l'uscitadi un Paese dall'areaeuro - ha rilevatoDraghi nonstaallaBce decidere» suqueste ipotesi.Tuttavia «ci stauna forte preferenzanel Consigliodirettivo sul fattoche la Grecia restinell'area euro».Adognimodo per partesua l'istituzionemonetaria «continuerà a perseguire il suo mandato istituzionaledi garantire la stabilitàdei prezzie la soliditàdel suo bilancio». Intanto,però, in vistadi una possibile uscitadall'euro i capitali stanno fuggendodal Paese. Disicuro sono finoraalmeno 800i milionidi euroche igreci hannoritirato dallebanche negliultimi tregiorni nel timoredi un'imminenteuscitadella Grecia dall'eurozona,manonsi può escluderechesianomolti dipiù. A riferirloè il sitoon-lineReporter.gr secondo ilquale, i banchieri stanno cercandodi restarecalmi affermando chenonc'è statosinoraalcun assalto allebanche. Come previsto, lenuove elezionipolitiche inGrecia sono state fissateper il 17giugno. Il Capodello StatoKarolos Paopuliashanominato il giudicecapo delconsiglio di stato PanayiotisPikramenos primoministro ad interim,ossia incaricatodi traghettare ilpaese finoallaprossima tornataelettorale. Ipartiti hanno accettato l'ipotesi diun governo ad interimapatto chenon prenda decisionivincolanti soprattutto in materiadi politicaestera. . . . Di 34 tra ministri e vice, 16 sono donne. Il fidato Moscovici alle Finanze, Sapin al lavoro Draghi:«Atenenon deve uscire dall'euro» Maicapitali fuggono . . . Nel documento della Spd una dura critica alla linea di austerità: sì ad una unione «sociale» . . . Misure forti contro la disoccupazione giovanile, agenzie di controllo sulle banche, eurobond Alla fine, Martine rimase senza poltrona. ll segretario del partito socialista francese, Martine Aubry, non farà parte del nuovo governo guidato da Jean-Marc Ayrault. Fra lei, 62 anni, figlia di Jacques Delors, tre volte ministra e numero 2 del governo di Lionel Jospin, e il neo presidente, François Hollande, non è mai corso buon sangue. Aubry ha perso la corsa alla candidatura all'Eliseo, poi è stata messa da parte a favore di Ayrault per la poltrona di primo ministro, infine anche il superministero della Cultura più Educazione è sfumato per una sfuriata di Peillon, che si prepara da anni a riformare la scuola. Spazientita, ieri mattina è risalita in auto ed è partita per Lille infilandosi rabbuiata in auto: «Abbiamo convenuto che in questa configurazione il posto dove sono più utile è alla testa del partito». Non è stata una impresa agevole per il neo premier definire la lista dei ministri, tant'è che l'annuncio è stato rimandato dal primo pomeriggio alla tarda serata. Infine, però, la squadra è stata varat: il primo governo dell'era Hollande è un mix di esperienza e di nuove energie: vecchia guardia e i volti più affermati della «Generazione H». Ed è il governo della parità uomo-donna e della multietnicità. Complessivamente, il nuovo governo francese è composto da 34 ministri, 17 dei quali donne. I nomi sono stati annunciati dallo stesso premier, che ieri mattina aveva trascorso 4 ore a colloquio con Hollande. Agli Esteri, va l'ex premier del governo Mitterrand, Laurent Fabius; il capo della campagna del presidente, Pierre Moscovici, è invece il nuovo ministro dell'Economia, delle Finanze e del Commercio estero. Manuel Valls - ex possibile candidato premier - va all'Interno; mentre al Lavoro s'insedia Michel Sapin, uno dei più stretti collaboratori di Hollande, mentre alla Cultura, va una delle animatrici della campagna elettorale del neo capo dell'Eliseo, Aurèlie Fillippetti, scrittrice e parlamentare di origini italiane. Vincent Peillon è il nuovo ministro dell'Educazione, Michel Sapin, altro fedelissimo di Hollande, va al ministero del Lavoro, mentre alla guida del dicastero della Reindustrializzazione va Arnaud Montebourg, esponente della sinistra del partito socialista. La Verde Cecile Duflot è stata nominata ministra dell'Eguaglianza dei territori e dell'Alloggio, Nicole Bricq ministra dell'Ecologia. Alla Difesa Jean-Yves Le Drian, all'Università Genevieve Fioraso, ai Diritti delle Donne e portavoce del governo Vallaud Belkacem, all'Agricoltura Stephane Le Foll, alla Riforma dello Stato Marylise Lebranchu; Territori d'Oltremare, Victorin Lurel; Sport, Valérie Fourneyron, Bilancio, Jerome Cahuzac, Relazioni con il Parlamento, Alain Vidalies, Affari europei, Bernard Cazeneuve, Anziani, Bernard Delaunay, Economia sociale, Benoit Hamon, Famiglia, Dominique Bertinotti, Disabili, Marie-Arlette Carlotti, Sviluppo, Pascal Canfin, Francesi all'Estero, Yamina Benguigui, Trasporti, Frederic Cuviller, Innovazione, Fleur Pellerin, Reduci di guerra, Kader Arif. È anche un governo espressione di una Francia multietnica: uno dei suoi volti più significativi è Christiane Taubira, 60 anni, deputata della Guiana, neo ministra della Giustizia. Il governo risulta senz'altro più malleabile di quanto non sarebbe stato con la presenza della «dame delle 35 ore», quasi tutti i ministri importanti sono di stretta osservanza socialista, Manuel Valls all'Interno è l'alfiere dell'ala destra, Arnaud Montebourg al Rilancio produttivo è il rappresentante degli «antagonisti», che alle primarie predicava la «demondializzazione». Rappresentati in modo importante gli strausskahniani, con il premio a Pierre Moscovici (Economia) per la fedeltà in campagna elettorale a Hollande, finiscono in cassaforte anche i vecchi fabiusiani, con il Quai d'Orsay all'uomo che rappresentò più di tutti il «no» vincente della sinistra alla Costituzione europea. Che quella della crescita sia la grande sfida della presidenza Hollande, che riunirà l'esecutivo oggi alle 13, lo rimarca lo stesso Ayrault, che in diretta tv afferma che l'esecutivo da lui diretto si concentrerà sul riassetto dei conti pubblici, e sul bilanciamento delle nuove spese con tagli dei costi. Gli uomini del presidente, però, non dormono sonni tranquilli. L'ombra lunga di Martine Aubry, che ha in mano il partito, si allunga sul futuro della compagine appena nata e sulle legislative, anche se lei ha assicurato fedeltà. E il malumore di chi è stato tagliato fuori («Francois ha preferito qualche traditore a chi è stato al suo fianco», ha protestato un hollandista rimasto a bocca asciutta) rischia di accendere la mischia ancora prima di aver portato a casa la maggioranza in Parlamento. Francia, nasce il governo della parità. Ma non c'è Aubry 4 giovedì 17, maggio, 2012
Stavolta le ramazze rimar-ranno nei ripostigli. Otte-nute l'investitura a nuovoleader della Lega e la disin-tegrazione del Cerchio ma-gico, Maroni non ha più alcun interesse a picchiare contro il Senatur. L'avviso di garanzia? «Umberto è sempre stato disinteressato al denaro, sono convinto che ne uscirà pulito», dice il sindaco di Varese Attilio Fontana, uno dei più vicini al nuovo segretario in pectore. Anche Flavio Tosi, l'altro big della nuova Lega, per mesi in guerra col Senatur, si tiene alla larga dal codardo oltraggio. «Penso che abbia firmato quei documenti in buona fede, la responsabilità è da attribuire a chi gli stava vicino e ne ha approfittato». Il coro dei maroniani è unanime. L'ordine di scuderia impartito dal nuovo Capo chiarissimo: non infierire. Lui stesso, ma molte ore dopo la notizia, azzarda un commento: «Sono ultracerto della sua totale buona fede, l'avviso è un atto dovuto, Umberto si è fidato di ciò che gli hanno sottoposto per la firma. Ho fiducia nei pm di Milano, ma chiedo di fare presto». Le inchieste sono servite alla svolta, ora rischiano di diventare un boomerang. Una «cappa di piombo», a pochi giorni dai ballottaggi, che rischia di far molto male anche ai superstiti leghisti che si giocano la sfida delle urne, a partire dai maroniani Nicola Molteni a Cantù e Gianluca Crosta a Tradate. E ancora: Meda e Senago. E infatti tra i Bobo boys, ora, torna prepotente la teoria del complotto, che Maroni ufficialmente ha sempre escluso. «Anche i sassi hanno capito che contro di noi è in corso un attacco bestiale», attacca Matteo Salvini, in pole position per uno dei tre posti da vicesegretario, insieme a Flavio Tosi e al romagnolo Gianluca Pini. «È sempre la stessa inchiesta, e guarda caso queste notizie arrivano proprio a 4 giorni dal voto», s'arrabbia Stefano Candiani, ex segretario di Varese. «È un'azione politica per farci male, si accaniscono a bastonare un uomo come Bossi che già sta affogando». È una mazzata che rischia di ammazzare in culla la «Lega 2.0» di Maroni. Un partito già alle prese con una difficile transizione, con la diffidenza dei veneti verso il nuovo leader, con una lotta anche tra i maroniani per spartirsi le poltrone della nuova cabina di comando. Il Bobo, poche ore prima della notizia degli avvisi di garanzia al Senatur e ai due figli Riccardo e Renzo, aveva postato su Facebook un nuovo appello al rinnovamento: «Largo ai giovani. Per faccendieri, ladri e ciarlatani non c'è posto nella Lega del futuro». Parole che, come si è visto, non erano rivolte a Bossi. E tra i maroniani c'è persino chi rende l'onore delle armi al Trota: «Si è dimesso dalla Regione, prima ancora di essere indagato. Basta con la caccia all'uomo». Nemmeno il fatto che Renzo si trovi in questi giorni in vacanza in Marocco, e per di più con la discussa ex assessora Monica Rizzi (costretta alle dimissioni dalle ramazze), suscita i consueti sghignazzi. Almeno tra i dirigenti, perché tra i militanti la storia del Marocco, dopo la “laurea” in Albania, suscita sconcerto. GLI INCUBI DEL NUOVOLEADER La paura fa novanta. Paura che Maroni arrivi a fine giugno a guidare un partito morto, travolto dagli scandali, prosciugato nelle urne dai grillini. L'incubo che il trofeo della guerra di questi mesi non sia più il partito egemone al Nord, ma una armata in rotta. I numeri delle amministrative, fatta salva l'isola di Verona, sono tragici: il sindaco uscente Mariani fuori dal ballottaggio a Monza, idem a Cassano Magnago, paese natale del Senatur. E ancora: -25% a Como, -15% a Tradate, botte da orbi in Emilia. «Di questo passo Maroni non avrà eliminato solo noi, si ritroverà senza parlamentari», commenta beffardo un deputato cerchista. Sulla pagina Facebook del Bobo e su Radio Padania i fautori del complotto, della tesi sulla «giustizia a orologeria», si alternano con quelli più arrabbiati: «Che schifo, oggi il cuore leghista non batte più». E ancora: «Via i rami secchi, anche Bossi, è un atto doloroso ma va fatto». L'ex sindaco sceriffo Gentilini getta benzina: «Questi personaggi che hanno tradito vanno fucilati alla schiena, politicamente s'intende». I triumviri Calderoli e Manuela Dal Lago si schierano col Senatur. «Sono pronta a difenderlo fino alla fine», dice lei. Il commento più duro arriva dal solitamente prudente Luca Zaia: «Se la magistratura accerterà responsabilità chi ha sbagliato dovrà pagare». Intanto i maroniani s'affrettano a cancellare i segni del potere bossiano: quest'anno a settembre salterà il comizio dell'ampolla a Venezia, uno dei riti chiave per l'epopea bossiana. E anche il raduno di Pontida, inizialmente previsto per giugno, sembra destinato a saltare. Era successo solo nei mesi più bui della malattia del Senatur. no però verrà stralciata e spedita alla procura di Roma, perché Stiffoni aveva la delega ad operare per conto del partito sul conto corrente Bnl destinato alle spese dei leghisti di Palazzo Madama. I dubbi degli investigatori si concentrano su diverse operazioni ritenute sospette, tra le quali l'emissione di assegni circolari e una serie di prelievi in contanti avvenuti tra il 2010 e il 2011 per un totale di tre o quattro milioni di euro. Soldi usciti dal conto Bnl, «travasi di denaro che poi rientrano», «operazioni di difficile comprensione», dice chi indaga. Se ne occuperà Roma. Resta invece a Milano la posizione del consulente Paolo Scala, già finito sotto inchiesta all'inizio di questa vicenda con l'ipotesi di reato di concorso in appropriazione indebita, in relazione agli investimenti esteri che sarebbero state effettuate con il denaro del Carroccio. Da ieri il reato è cambiato in riciclaggio. Scala, secondo gli accertamenti dei pm e della Guardia di Finanza, avrebbe messo a disposizione un conto cipriota sul quale sono finiti i soldi per gli investimenti sospetti per un valore di circa sei milioni di euro. che fanno politica investendo il sistema dei partiti cerca di farci credere, che tutti rubano: qualcuno ruba e qualcuno no. La fine, nell'Italia attraversata da una crisi devastante, nel Paese dei disoccupati, dei precari, dei giovani con la laurea vera in eterna attesa di un lavoro, è da autentica tragedia degli orrori. Sulle nostre spalle. L'avremmo dovuto sapere da tempo. Perché Bossi, per ora indagato, lo aveva già detto chiaramente: il capo osannato di un partito che impone l'elezione del figlio in un consiglio regionale, promuovendolo consigliere con uno stipendio da dodici tredicimila euro all'anno, persino contro l'opinione dei suoi, in un quadro di normalità politica e culturale, dovrebbe essere di per sé considerato intollerabilmente colpevole. In quell'Italia berlusconiana (bisognerebbe dire in quella Lombardia formigoniana) la storia del Trota passò invece come acqua su di un sasso, peggio, come la stravaganza protettiva di un padre da cui trarre spunto per qualche burletta e per qualche vignetta. No. Il male era lì e anche la tolleranza divertita d'allora era colpevole. ILRETROSCENA NATALIA LOMBARDO ROMA ANDREACARUGATI acarugati@unita.it Indagati Bossi e due figli Il segretario inpectore ordina:«Non infierire» Maisuoivogliono abbattere i simboli delpassato,apartire dal ritodell'ampolla «Martedì si vota in Parlamento il dimezzamento del finanziamento ai partiti, sennò mi sentono. Lo vogliamo, si farà. La Lega sta cercando di rallentare il voto, ma non ci riuscirà». Si fa già sentire, Pier Luigi Bersani, perché è stato rinviato a martedì prossimo l'esame della legge che dimezza i rimborsi elettorali, per colpa della Lega che ieri in aula alla Camera ha impedito anche il voto del primo articolo, facendo ostruzionismo sull decreto legge per le commissioni bancarie. Proprio quando Bossi e i due figli sono indagati nell'inchiesta sui fondi del partito. Ma «il dimezzamento si farà», spiega il segretario del Pd in Transatlantico, «non perché i partiti non vadano finanziati, ma perché se stringe la cinghia il Paese la politica la deve stringere due volte. E su questo, tutte le chiacchiere di rinvii o non rinvii stanno a zero: martedì si vota. La Lega sta tentando di rallentare questo voto, ma non ci riuscirà». A denunciare la causa della frenata dell'inter parlamentare è stato subito Michele Ventura, vicecapogruppo del Pd alla Camera: «Avremmo tranquillamente potuto chiudere oggi - ieri, ndr - questo argomento e iniziare a votare almeno l'articolo uno della riforma che prevede il dimezzamento del finanziamento. Ma la Lega, quella vera e non quella dei proclami e dei comunicati, l'ha impedito. Possono continuare a fare il contrario di quel che dicono, ma i loro elettori se ne sono accorti. Quanto al Pd eravamo e siamo pronti a chiudere». E martedì «si vota», appunto, così da «approvare una legge in meno di un mese», un tempo molto rapido, quindi, commenta Gianclaudio Bressa, Pd, relatore insieme a Peppino Calderisi, Pdl ex radicale. E l'Udc fa sapere, «a scanso di equivoci», a «tutti coloro che questa settimana hanno impedito di votare le legge sul finanziamento pubblico ai partiti che per noi il termine scade la settimana prossima», ha detto il capogruppo alla Camera, Gian Luca Galletti, che annuncia la disponibilità dei centristri «a rimanere ad oltranza in Parlamento finché la norma non sarà approvata». Nel merito un punto di discussione con il governo riguarda i calcoli (fatti dal ministero dell'Economia) sulle detrazioni fiscali per chi fa delle donazioni ai partiti e alle Onlus. I relatori hanno indicato la percentuale del 27%, poi abbassata al 26 in base alla relazione della Ragioneria, ma sono convinti di poterla lasciare al 27% senza carichi di spese, mentre l'Udc ieri ha presentato un emendamento per abbassarla al 19%, come è adesso. A legge approvata i finanziamenti saranno dimezzati per il 2012 dai previsti 182 milioni a 91, come è scritto nel testo Bressa-Calderisi; nel 2013 scenderanno comunque a 160 milioni e il taglio farà risparmiare quasi 70 milioni, negli anni successivi 50, sui 141 milioni previsti. . . . L'ex sindaco di Treviso Gentilini: «Quelli che hanno tradito vanno fucilati alla schiena, politicamente, s'intende» . . . La triumvira Dal Lago: «Sono pronta a difendere Umberto fino alla fine» Umberto Bossi, indagato dalla Procura di Milano nell'ambito dell'inchiesta sui fondi della Lega, insieme ai figli Renzo e Riccardo FOTO ANSA Fondi ai partiti La Lega ritarda il voto della legge Maroni: col Senatur niente «ramazze» giovedì 17, maggio, 2012 3
Staino L'ideologiapolitica diFacebook AdinolfiP. 17 Bossi cade sulla paghetta Il Senatur, due figli e Stiffoni indagati a Milano per truffa allo Stato. I pm: sapeva dei soldi destinati ai suoi familiari Imu,ecco lastangata sullesecondecase Aumentianchediquattro volte.Penalizzate le caseaffittate acanone agevolato:allarmedegi inquiliniper i rincari DI GIOVANNIP. 6 Il padano che odiava i ladroni LASTORIA ORESTEPIVETTA L'ANALISI GIUSEPPEVACCA ILCOMMENTO PAOLOGUERRIERI Dal «Pc militare» alle Br la galassia del terrorismo EUROPA Dopo Atene trema Madrid La sfida Spd a Merkel L'ultimo romanzo diFuentes P.18 Infrastrutture Siamo il Paese degli eterni ritardi ROSSI AP.13 CHI AVREBBE POTUTO IMMAGINARECHEQUELGIOVANE ALLAMPANATO che ostentava gagliardo un ciuffo ribelle e un'esile muscolatura sotto la popolare canottiera e gli inguardabili slip, che imbracciava la chitarra come un qualsiasi aspirante rockettaro, che si conquistava un posto al sole sopra le ceneri di tangentopoli, vantando la purezza padana contro i ladrocini romani, contro il parassitismo sudista e contro l'ingordigia partititocratica, contro la famelica invadenza dei pretoni vaticani, incappasse nella più tradizionalmente italianissima delle malattie: l'amor di famiglia.L'avrà tradito la politica, lo staranno abbandonando i suoi elettori, l'aveva già ingannato l'amico di Arcore, si saranno mostrati impresentabili i suoi progetti di secessione, liberazione, divisione, persino, banalmente, di federalismo. SEGUEAP. 2 Le turbolenze dell'economia mondiale e l'incertezza sul se e quali riforme si potranno varare in questo scorcio di legislatura fanno pensare che l'emergenza nazionale, da cui ha avuto inizio il governo Monti, non sarà superata con le elezioni del 2013. Tralascio gli aspetti internazionali, sui quali l'Italia può influire in misura limitata: la molteplicità dei fenomeni che sinteticamente chiamiamo crisi, origina, in ultima analisi, dalla insostenibilità per l'Occidente del dualismo competitivo fra euro e dollaro. Ma, quanto alla politica italiana, che situazione si profila sei mesi dopo la nascita dell'attuale governo? SEGUE AP. 15 Ricostruzione e identità Pd Lo scandalo del capitalismo sta nella mondializzazione della povertà, perfino nei Paesi più ricchi. E ancora di più in quel circolo di illegalità insostenibile nei Paesi democratici. JeanPaul Fitoussi Sorrisi e orrori Il «macellaio» Mladic a processo L'Europa è di nuovo in serie difficoltà. La crisi rischia di aggravarsi e approfondire la recessione che si diffonde rapidamente, con una sola isola rappresentata per ora dalla Germania. Più che a Berlino, tuttavia, sarà ad Atene che si decideranno le sorti dell'area euro. L'uscita traumatica della Grecia dall'euro può generare una sorta di effetto domino sulla Spagna e l'Italia, mandando in frantumi l'intera costruzione monetaria europea. Come tale andrebbe scongiurato, ma l'Europa non appare in condizioni di poterlo fare. È in questo clima che si è svolto il primo incontro tra Hollande e Merkel. SEGUEA P.7 Così il contagio non si evita Il Pdl sceglie Grillo. Nei ballottaggi in Emilia Romagna gli uomini di Berlusconi orientati a sostenere il candidato «5 stelle» pur di fermare il Pd. Accade a Parma dove si sta svolgendo la battaglia più dura. Ma anche in altri comuni come Budrio e Comacchio. Una scelta disperata dopo la sconfitta del primo turno. Bersani: ormai si muovono in modo scompaginato. AP. 10 La scelta disperata del Pdl: contro il Pd vota Grillo Un'organizzazione con finalità inequivocabilmente eversive». Così il giudice Guido Salvini, nel 2007 aveva definito il «Partito comunista militare-politico». Dopo cinque anni le dichiarazioni di alcuni dei componenti delle «Nuove brigate rosse» hanno confermato le parole del giudice. Il rischio terrorismo è elevato. Dagli anarchici ad alcuni centri sociali ecco la galassia del pericolo. CARUSO AP. 9 Spagna Il premier: così rischiamo l'espulsione dai mercati Germania Si dimette il ministro sconfitto Monti: mai detto austerità NanniMoretti e ilbonton delgiurato GallozziP. 19 U: AP.14 Bossi indagato. L'accusa: truffa ai danni dello Stato. Insieme con lui anche i due figli Renzo e Riccardo e il senatore Stiffoni. Secondo i pm il Senatur sapeva dei fondi pubblici destinati alla famiglia compresa la paghetta di 5 mila euro per i «ragazzi». Firmava i rendiconti, dicono. Sotto la lente 18 milioni di euro. Maroni non infierisce. CARUGATI VESPOAP.2-3 Dopo Atene ora anche Madrid trema. Ieri il premier Rajoy in un drammatico discorso alle Cortes ha detto che la Spagna in queste condizioni rischia di «essere espulsa dai mercati». E mentre la Grecia fissa la data delle nuove elezioni, in Germania è resa dei conti nella Cdu dopo la debacle in Renania-Westfalia: dimesso il ministro sconfitto Röttgen. Spd all'offensiva su un programma per la crescita. Intanto Monti dice: non ho mai parlato di austerità. AP.4-7 1,20 Anno 89 n. 135Giovedì 17 Maggio 2012
APPLEECHINAMOBILE Proprio nei giorni in cui il terrorismo mette nel mirino i suoi dirigenti, compreso l'amministratore delegato Giuseppe Orsi (ora sotto scorta), la stessa dirigenza di Finmeccanica conferma le dismissioni di un gran numero di società, compresa l'Ansaldo Energia da cui proveniva Roberto Adinolfi. I sindacati dunque sono costretti a dividersi tra una mobilitazione contro il terrorismo (confermata, Ugl compresa, l'ora di sciopero in tutto il gruppo contro «la follia brigatista») e la protesta contro le decisioni dell'assemblea dei soci di ieri. Una situazione molto critica. E così mentre a Roma un blindato e decine di agenti presidiano l'ingresso del centro congressi vicino a piazza di Spagna dove si tiene l'assemblea dei soci di Finmeccanica, nelle stesse ore a Genova centinaia di operai del gruppo scendevano in piazza per protestare contro il piano industriale annunciato dall'azienda che prevede la vendita di Ansaldo Sts e di una quota di Ansaldo Energia. Una delegazione di sindacalisti e lavoratori ha incontrato il prefetto del capoluogo ligure per chiedere un incontro urgente al ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera. «Dopo aver fatto scelte sbagliate che hanno portato a costruire debiti - ha dichiarato Bruno Manganaro della Fiom Cgil - i dirigenti vogliono risolvere il problema con la vendita di aziende importanti che creano ricchezza per il gruppo». La protesta è scattata dopo le parole del presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, vicino alla Lega, Giuseppe Orsi, che ha ribadito la volontà di vendere molte aziende del gruppo. «La cessione di alcuni asset civili da parte di Finmeccanica risponde a un disegno di razionalizzazione delle attività della holding oltre che di riduzione del debito. Non è né una svendita né una volontà di modifica del perimetro industriale - ha detto - ma nessun nostro competitor industriale ha un portafoglio così ampio che va dai missili agli aerei, dagli elicotteri alle turbine, dai treni alle metropolitane, dai radar ai satelliti. Dobbiamo razionalizzarlo per renderlo più efficiente e per supportare l'azione di riduzione del debito. Le dismissioni della attività con minore valenza strategica saranno anche di supporto alla riduzione del debito». Quanto all'attuazione del programma di dismissioni, ha spiegato, questi prevedono «il mantenimento in Italia delle capacità ingegneristiche e industriali e la futura crescita dei livelli occupazionali domestici». Da Roma gli rispondeva prontamente la Uil nazionale. «Se il deconsolidamento delle aziende del settore civile per Finmeccanica significa la cessione dell'intero pacchetto azionario non siamo d'accordo perché il Paese non si può permettere la perdita di ulteriori filiere industriali», spiega Giovanni Contento, segretario nazionale della Uilm. Durante l'assemblea, Orsi è stato però attaccato da un azionista sulle indiscrezioni di una revoca delle deleghe in suo possesso (su strategie, finanza e controllo, che alla fine ha mantenuto) in favore del direttore finanziario e direttore generale Alessandro Pansa. «Non c'è nessun spacchettamento di deleghe. In ogni società ci sono persone con compiti e ruoli diversi». Orsi ha poi voluto ribadire l'autonomia della sua azione di manager rispetto alla politica: «Non ho avuto nessuna forzatura dalla politica - ha sottolineato - abbiamo gli anticorpi come struttura e come persone, andiamo avanti, siamo una public company con un consiglio in cui si decide». DALTESOROUN SÌCONDIZIONATO È toccato poi al ministero del Tesoro, primo azionista con il 30,2%, far sentire la sua voce. Stefano Di Stefano ha annunciato il voto favorevole sul bilancio e alla proposta del cda di rinvio a nuovo della perdita. «Il ministero - ha aggiunto - sottolinea in ogni caso l'opportunità che il management del gruppo avvii azioni necessarie alla ristrutturazione dei settori in crisi, a recuperare redditività e ridurre l'indebitamento». L'assemblea dei soci ha poi approvato il bilancio di esercizio 2011, che vede una perdita netta pari a pari a 2,306 miliardi di euro, è stato poi approvata la nomina ad amministratore di Alessandro Pansa, già cooptato dal cda del primo dicembre scorso. Ma sempre ieri il gruppo è tornato agli onori delle cronache giudiziarie. Il consigliere di amministrazione di Finmeccanica Franco Bonferroni è indagato a Roma per illecito finanziamento ai partiti. Emerge da un documento integrativo richiesto dalla Consob consegnato agli azionisti in occasione della stessa assemblea. Bonferroni aveva comunicato il 2 maggio all'azienda di aver avuto un'avviso di garanzia a fine marzo. INBREVE EURO/DOLLARO 1,2744 ALCOA VerticealloSviluppo RisposteUea luglio Il futuro dello stabilimento sardo dell'Alcoa,aPortovesme,passa per il contenimentodelcosto dell'energiacon unaproroga del decretosulla super-interrompibilità. Dopo l'incontro alloSviluppo, il governopunta aottenere il prolungamentodelle tariffe agevolateper3 anni eattende la rispostadell'Ue entro luglio. COOP ADRIATICA Bilancio2011 inrialzo Siè chiusocon utili per 15,94 milionievendite per 2.086milioni - in rialzodel2,5%rispetto al 2010 - ilbilancio 2011 diCoop Adriatica, colossodella grandedistribuzione attivo inEmilia-Romagna, Veneto, Marche,Abruzzo. Il colosso cineseChina Mobileha avviatounnegoziatocon Apple per fornire l'iPhone ai suoiclienti. Per la società fondata dalcompianto Steve Jobssarebbe un grandesuccesso commercialepoichéChina Mobileha ben60 milioni diclienti (dei 667 complessivi!) cheusufruiscono dei servizidi telefoniamobile su rete 3G. Finora in Cina l'iPhone funziona soltantocon la rete di ChinaUnicom, l'altrogrande operatorecinese. L'ostacolochefinora ha impeditouna diffusionedell'iPhone tramiteChina Mobileèdinatura tecnica poiché la rete3G diquest'ultimanon supporta i chip installati sullo smartphonedi Apple. Il nuovo iPhone,che dovrebbe arrivarenelprossimo autunno, dovrebbeperò risolvere ilproblema grazieadun nuovoèpiù versatile chipprodotto daQualcomm. «Stiamoattivamente negoziando con Apple-ha detto il chairmandi China Mobile,Xi Guohua- ilmodo di rafforzare la nostracooperazione». www.saggiatore.it Roma, giovedì 17 maggio, ore 18.00 presso la Casa del Jazz Via di Porta Ardeatina, 55 - Roma Suoneranno e parleranno del libro Ricky Gianco, Gino Castaldo, Stefano Saletti & Barbara Eramo, Marino Sinibaldi, Flavio Giurato e Silvio Di Francia Milano, giovedì 24 maggio, ore 18.30 presso la biblioteca di Parco Sempione Via Cervantes (zona Montetordo) Presentano Ricky Gianco, Moni Ovadia e Aldo Nove La musica è leggera Racconto di mezzo secolo di canzoni di Luigi Manconi con Valentina Brinis Finmeccanica razionalizza I sindacati protestano Trattativaperoffrire ilnuovoiPhone a60milionidiclienti ECONOMIA ROTELLI NonvadoinBorsa Ilgruppo SanDonato nonverrà quotato in Borsa.Lo hadetto il suo presidente,Giuseppe Rotelli, a marginedel suo primodiscorso con i dipendenti dell'ospedaleSan Raffaele.«IlgruppoSan Donato nonsi quota in Borsaperchènon nehabisogno». Laquotanel CorrieredellaSera«l'ho pagata cara,ma ora lavoriamo sodo» -0,21% 13.283,55 FTSE MIB -0,38% 14.292,39 ALL SHARE iPhone: China mobile vuole fare l'accordo con Apple. La società ha 667 milioni di clienti. FOTO AP Assemblea a Roma in un clima teso dopo il ritorno del terrorismo Ma la preoccupazione dei lavoratori per le scelte dell'azienda è alta Il Tesoro dà il via libera sul bilancio MASSIMOFRANCHI Twitter@MassimoFranchi NASCEEIWF ValeriaFedeli vicepresidente NasceEiwf, il sindacato europeodell'industria. Valeria Fedeli (Cgil) èstata eletta vicepresidentedellanuova organizzazionesindacale nata dalla fusionedei sindacatidei metalmeccanici, chimicie tessili. LaCgilesprime la propria soddisfazioneper la elezione di ValeriaFedeli. . . . Giuseppe Orsi: la cessione di alcuni asset civili non è una svendita. Serve alla riduzione del debito 12 giovedì 17, maggio, 2012
«Questa è la soluzione», dice Vincenzo Visco calcando la voce per sottolineare i concetto. «La» soluzione sarebbe trasformare in eurobond garantiti collettivamente la quota del debito eccedente il 60% del Pil di ogni Paese dell'Ue. L'ex ministro del Tesoro ha lanciato la proposta più di un anno fa. L'autunno scorso è stata rilanciata da un gruppo di economisti tedeschi. E l'altro ieri la commissione Affari economici del Parlamento europeo ha dato il primo via libera, votando un emendamento al cosiddetto “Two pack” (le due direttive sul rafforzamento della disciplina di bilancio e per la correzione dei deficit eccessivi nell'eurozona) che prevede proprio l'istituzione di un «fondo di redenzione del debito» in cui incanalare i debiti superiori al 60% del Pil. Èdifficilecrederecheunasingolamisurapossafar superare lacrisi inatto, noncrede? «Partiamo dall'inizio, e cioè dal fatto che la crisi finanziaria è stata creata da un aumento del debito in tutti i Paesi. E il motivo è che per sostenere l'economia ed evitare il fallimento delle banche i governi si sono fatti carico dei debiti privati di questi istituti, trasformandoli in debiti pubblici. All'escalation di questo fenomeno l'Europa ha dato la risposta sbagliata, scambiando le cause con gli effetti, sostenendo che il disavanzo del debito si potesse fronteggiare con l'austerità. E i risultati sono oggi sotto gli occhi di tutti. Così come ormai è evidente a tutti che il problema è come gestire i debiti creati dalla crisi». Edicechebastispostarneunaquotainuncontenitorediverso? «Sì, se si prevede un contenitore che abbia imposte dedicate, cioè se ogni Paese si impegna a vincolare ad esso una parte delle proprie entrate fiscali, e se si prevedono per questo fondo tassi di interesse inferiori a quelli applicati ai singoli Paesi europei. La quota di debito superiore al 60% del Pil, che è il massimo consentito dal Patto di stabilità, verrebbe cioè trasformata in eurobond. Il che farebbe scomparire gli spread e farebbe guadagnare tutti i Paesi». Tuttino,perchégliinteressidiquestofondosarebbero inferiori a quelli pagati dai Paesi in maggior difficoltà,masarebberosuperioriaquellidelbund tedesco. «Non si tratterebbe di far pagare ai contribuenti tedeschi i vizi degli altri Paesi. Ognuno pagherebbe i suoi debiti. Però verrebbero eliminate le fonti di contagio. I mercati prenderebbero atto del fatto che c'è una ristrutturazione dei debiti europei, i creditori avrebbero la certezza di avere un rimborso a un tasso di interesse ragionevole e ci si potrebbe dimenticare del debito. Ho fatto dei calcoli nel luglio scorso dai quali emergeva che il beneficio per ogni singolo Paese consentirebbe persino di compensare la Germania». Anche di fronte al pagamento di tassi di interessi superiori aquelli delbund? «Anche. Un mezzo punto percentuale in più sarebbe nulla in confronto ai rischi che stiamo correndo oggi. Se salta l'euro sono dolori per tutti. Mentre se si procede a una europeizzazione di una parte del debito si può tornare a fare politiche economiche sia a livello di eurozona che nei singoli Paesi. E poi c'è un precedente che dimostra come la messa in comune dei debiti sia la premessa per una maggiore integrazione politica». Qualesarebbe questoprecedente? «Quando si fecero gli Stati Uniti Hamilton riuscì a far passare il principio della federalizzazione del debito degli Stati. Questo pose la premessa per avere poi un bilancio federale e obbligare Stati a tenere in equilibrio i bilanci. In America si aprì un dibattito tra Stati virtuosi e Stati viziosi. I secondi erano d'accordo, i primi no. Però alla fine un accordo venne trovato e nacque questo grande Paese. L'Europa deve decidere cosa fare. Se andare avanti con fenomeni come quello della Grecia e creare un effetto domino su tutto il resto dell'Unione o se approvare una misura che porrebbe fine alla crisi dell'euro». EchesarebbeincontrastocolFiscalcompact,potrebberoobiettare i sostenitori del rigore. «No, perché per accedere a questo fondo separato ogni Paese dovrebbe rispettare i principi del rigore contenuti in quel trattato e avere bilanci in equilibrio». La commissione Affari economici dell'Europarlamentohavotatoafavorediun«fondodiredenzione»analogoaquellodicuiparlamaèdifficilepensarechequestopossaavereunimpattooperativo immediato,noncrede? «Intanto è un segnale molto importante, di cui ogni governo dovrà tener conto. Adesso che il Parlamento europeo l'ha fatto proprio diventa un argomento politico e non solo una proposta tecnica. E poi, una volta operativo un simile regolamento, per l'Italia e per tutti i Paesi con alto spread ci sarebbe una convenienza immediata, sarebbe il modo per far ripartire le politiche economiche. Non ci sarebbe neanche bisogno di pensare ai project bond, perché a quel punto le risorse disponibili per gli investimenti ci sarebbero». Cosasiaspettadalgoverno italiano? «Che sostenga questa proposta. Tra l'altro sta maturando una profonda consapevolezza a livello europeo, come dimostra il voto a Strasburgo e come dimostra anche il fatto che un gruppo di economisti tedeschi, consulenti del governo, in modo del tutto autonomo nel novembre scorso ha messo a punto un rapporto che presentava la stessa idea, mettere cioè in comune in un luogo separato ma garantito l'eccesso di debito. Recentemente l'ex primo ministro del Belgio Guy Verhofstadt, oggi presidente degli eurodeputati liberali, ha scritto sul Financial Times che Angela Merkel farebbe bene a dare ascolto ai suoi stessi consiglieri. L'Italia avrebbe tutto l'interesse a che ciò avvenga». la Cancelliera tedesca Angela Merkel con il ministro dimissionario Norbert Röttgen FOTO DI MICHAEL SOHN/AP-LAPRESSE L'INTERVISTA Il discorso del premier spagnolo alle Cortes «Alla Ue chiediamo un messaggio forte» VincenzoVisco «Mettere in comune i debiti degli Stati: per uscire dalla crisi la soluzione è questa» Un discorso drammatico. Mariano Rajoy ha preso la parola in Parlamento, rivolgendosi non solo ai suoi deputati ma a tutta l'Europa. La Spagna rischia sta sprofondando, ha detto il premier spagnolo, al punto tale da rischiare di vedersi estromettere dai mercati dei titoli di Stato. «Ci sta un serio rischio che non ci prestino più fondi o che lo facciano a prezzi astronomici», ha affermato alle Cortes. «Tutte le misure che stiamo prendendo sono volte a portarci fuori dal baratro. Però lo spread è aumentato molto, il che significa che è molto difficile finanziarsi e farlo a un prezzo ragionevole». Guarda all'Unione europea, Rajoy, lanciando un disperato appello alle autorità di Bruxelles (e anche alla Bce) affinché «difendano la sostenibilità dei debiti pubblici nell'area euro». SOTTOATTACCO È che la Spagna è sotto l'attacco dei mercati: ieri mattina si sono riacutizzate le tensioni dei piazze europee, innescate ieri l'altro anche dal fallimento dell'ultimo tentativo di formare un governo in Grecia, dove si profila una ripetizione delle elezioni mentre si ricreano forti allarmismi sulle prospettive del Paese. Ma è la Spagna l'altro malato grave dell'eurozona. I rendimenti dei titoli di Stato decennnali della Spagna ieri mattina sono saliti fino al 6,51 per cento, e il loro differenziale o spread rispetto ai Bund tedeschi è tornato al di sopra della soglia allarmistica dei 5 punti percentuali, o 500 punti base. Successivamente i rendimenti limano in parte gli aumenti al 6,38 per cento e lo spread si è moderato a 491 punti base. Il deficit pubblico spagnolo ha raggiunto l'8,51% del pil a fine 2011 e deve essere riportato al 5,3% entro quest'anno. Il debito secondo le previsioni del governo dovrebbe arrivare al 79,8% del Pil. Però Madrid rifiuta la parte della vittima designata, come la Grecia, e punta a una condivisione europea della crisi. In sostanza il primo ministro spagnolo ha chiesto all'Unione europea di lanciare un messaggio «chiaro e decisivo» a difesa dell'euro e «della sostenibilità del debito pubblico di tutti i Paesi che aderiscono alla moneta unica», secondo quanto riporta l'agenzia di stampa spagnola Efe. Anche per questo Rajoy guarda fino ad Atene, avvertendo che un'uscita della Grecia dall'eurozona sarebbe «un errore enorme, una pessima notizia» nel momento in cui il suo Paese è preso di mira dai mercati. «Io non voglio che la Grecia esca dall'euro», ha aggiunto il premier parlando con i media in Parlamento e poi ha assicurato che la Spagna «rispetterà i suoi impegni» in materia di riduzione del deficit. Il leader del Partito popolare ha anche invitato l'Unione europea a difendere la solidità dei conti pubblici dei paesi membri: «Austerità sì. Crescita anche. Ma vorrei anche udire un messaggio chiaro, convincente, in difesa del progetto dell'euro, ciò che è oggetto proprio adesso di discussione», ha detto Rajoy. Che ribadisce a chiare lettere l'importanza di un «messaggio chiaro e forte» da parte dell'Unione e della Bce. L'Europa non si sta «pensando a un piano di salvataggio della Spagna», ma l'Ue deve fare la sua parte. Anche perché - ha detto Rajoy parlando con i giornalisti «il mio governo sta facendo il suo dovere per risalire la china». SIMONECOLLINI ROMA . . . «Importante il sì del Parlamento europeo al fondo di redenzione Il governo italiano farebbe bene a sostenere questa proposta» . . . «Anche la Germania può trarre vantaggio da questo sistema Se dovesse saltare l'euro sarebbero dolori per tutti» «Laquotadidisavanzo diogniPaesedell'Ue, superiorealmassimoconsentito dalPattodi stabilità,andrebbe trasformata ineurobond Cosìsipuòsalvare l'Europa» Rajoy, drammatico allarme «Se continua così la Spagna sarà espulsa dai mercati» Il Primo ministro spagnolo Mariano Rajoy FOTO DI JUANJO MARTIN/ANSA-EPA EMIDIORUSSO esteri@unita.it giovedì 17, maggio, 2012 5
«NON MI COMPRO MAI UN VESTITO, L'ULTIMA PIZZA L'HOMANGIATAUNANNOFA,ILGIORNODELMIOCOMPLEANNO...»,PASSAINRASSEGNALASUAVITAADALTAVOCE,MARIANNA,ACCOMPAGNANDOQUELL'ELENCODIPICCOLEPRIVAZIONICONUNSORRISO.E però è quando i figli le chiedono: «Mamma che ci dai i soldi per il gelato?», è mentre conta: «Uno, due, tre euro», e dice ai suoi bambini: «Mo' so' finiti davvero», che si ritrova davanti a quello specchio. «Loro - dice Marianna -, i bambini, lo sentono di più il peso della povertà». Di figli Marianna ne ha cinque. Cinque figli e trentotto anni compiuti da pochi giorni. «Quest'anno però a mangiare la pizza non ci siamo andati, abbiamo festeggiato con una passeggiata e un panino con la porchetta», racconta. Suo marito fa il panettiere. Quando torna a casa è già mattina e tocca a lei uscire per dare il cambio a Giuseppe, nello stesso forno. Un piccolo forno di famiglia, fuori Roma. Per un po' hanno provato a lavorare tutti e due a tempo pieno. «Ho fatto di tutto: magazziniera, al banco dei fiori, benzinaia, domestica, babysitter. E però poi me so' accorta che io così me stavo a perde i figli». Il più piccolo ha tre anni: «Si chiama Christopher, con l'h, come l'ultimo immortale», sorride sua madre. Il più grande di anni ne ha diciassette: «Non è mai andato bene a scuola, non riusciva a stare fermo un attimo, ora frequenta i corsi professionali al Don Bosco». In mezzo c'è Juri, che va ancora all'asilo, e poi le ragazze, tredici e quattordici anni, la più grande è stata bocciata e ora ripete la terza media insieme alla sorella. «Da grande dice che vuole insegnare ai bambini disabili: sarà perché s i è sempre presa cura dei fratelli...». Con cinque figli è dura. «Non hai che da scegliere», spiega Marianna: «O lavori e gli fai trovare qualcosa nel frigorifero ma non li vedi mai, o stai a casa e li segui, ma non sai come fare a dargli da mangiare». Nel dilemma mai del tutto risolto, a casa di Marianna si arrangiano come possono. C'è la parrocchia dove lei e Giuseppe si sono sposati, che li aiuta. C'è l'emporio della Caritas, dove con una tessera ricaricabile, puoi fare la spesa gratis: «Però, dopo sei mesi, finisce, per fare posto ai tanti altri che hanno bisogno». E poi c'è Calogero, «un signore con il cuore grande»: «Ci porta al Supermercato e ci dice: ecco, questo è quello che potete spendere». Senza l'aiuto di chi ci stava attorno «non ce la avremmo mai fatta», ripete Marianna. Anche così, «pranzo e cena completi non ne facciamo: andiamo avanti a mangiare pasta». E però, si schermisce ancora Marianna: «Tanti stanno peggio di noi». Suo fratello, per esempio: «Lui e sua moglie hanno in bambino di un anno. Si erano appena comprati casa quando lui ha perso il lavoro: ora finiranno per portargliela via se non trovano come pagare il mutuo». È la rabbia per sé, per i suoi figli e per «quelli che stanno peggio di noi» che l'ha spinta ad accettare di fare da «testimonial» alla povertà che ritorna nell'Italia del 2012 e che colpisce soprattutto i bambini. La sua storia l'ha messa a servizio della campagna lanciata da Save the Children, per dire al governo «Ricordati dell'Infanzia». «Sennò qui fanno finta che neppure esistiamo», chiosa Marianna. L'italiano - dice - è fatto così: «Sopravvive pure con l'acqua alla gola». E però poi «se qualcuno non lo va a salvare affoga». Marianna e suo marito Giuseppe cercano di non affogare. La casa se la sono fatta da soli. Sperando nel condono. Le pareti di mattoni, la scala di cemento grezzo. E a ogni figlio, un nuovo tramezzo tirato su per creare con gli stessi metri quadri un'altra stanza. «L'intonaco? Non ce la faremo mai a metterlo». ASPETTANDOILMETRÒ Borgata Finocchio, periferia di Roma. Per raggiungerla bisogna costeggiare per parecchi chilometri i bandoni di lamiera gialla con dietro i cantieri della futura metropolitana, che un giorno, chissà quando, arriverà fin qui. «Lavori in corso, Linea C», promettono i cartelli lungo il percorso agli automobilisti che a singhiozzo percorrono la via Casilina e alle schiere di ragazzini che ciondolano alle fermate dell'autobus, unico mezzo pubblico che per ora serve questa parte della città. Abbandonate le promesse di futuro, per raggiungere la palazzina in stile «non finito» dove abitano Marianna e i suoi figli bisogna fare ancora un po' di strada in compagnia dei camion che vanno a portare i rifiuti trattati nell'impianto di Rocca Cencia. Al primo piano i genitori di Giuseppe, sopra loro. Davanti un grande prato non ancora costruito. «Dovevano farci un parco. Magari: ci costruiranno una stazione di servizio». LABATTAGLIA DELLOSCUOLABUS Grandi opere e piccole infrastrutture che bisogna conquistare con le unghie. Aspettando il metrò, Marianna ha dovuto combattere anche per convincere il pulmino della scuola ad arrivare fin lì. Sul giornalino del municipio, che tiene sul tavolo del soggiorno, c'è pure la foto, accanto al racconto della sua battaglia. Vinta, anche se ora non ha i soldi per pagare il servizio di trasporto scolastico. Le esenzioni previste per le famiglie indigenti alla sua non spettano. Il tetto Isee fissato per accedervi è di 5165 euro l'anno: «Il nostro è di 5200. E l'assistente sociale ha detto che non ci può aiutare, anche se lo superiamo di 50 centesimi, dobbiamo pagare. Dicono che per quei cinquanta euro non sono più povera. Ma gli farei vedere il frigo nostro...». In attesa che qualcuno vada a casa sua a controllare cosa mangiano ogni giorno, Marianna continua ad accumulare bollettini da pagare. E lettere di protesta dalla segreteria della scuola. Per il trasporto scolastico. E per la mensa, che dice, mostrando l'ultima circolare che le hanno spedito - costa da un minimo di 30 a un massimo di 80 euro per il primo figlio, la metà per il secondo e il terzo. «Almeno così fanno un pasto completo». LASCUOLADELL'OBBLIGO Lo Stato - dice Marianna - dovrebbe aiutare di più «quelli come noi». Scorrendo alla voce “aiuti ricevuti in questi anni”, invece, elenca: l'assegno di maternità «ogni volta che sono rimasta incinta», la carta sociale fino al terzo anno di vita del bambino («l'abbiamo avuta per un paio d'anni»), l'assegno per il terzo figlio - 1600 euro all'anno -, e poi basta però, perché quello per il quarto e per il quinto non è previsto. «Almeno datemi il nido», fa Marianna. E invece neppure quello «perché non c'è mai posto e se non hai un contratto ti dicono pure: non lavori, tieniteli a casa». Con la scuola dell'infanzia non va molto meglio: «È “fortemente consigliata” ma mica è obbligatoria». Perciò, anche lì è una lotta. «L'anno scorso il penultimo nato non me l'hanno preso all'asilo vicino, dovevo uscire di casa alle 7, per accompagnare prima il più piccolo al nido e poi lui all'asilo, dove però non c'era neppure il tempo pieno: eravamo i primi ad arrivare, aspettavamo un po' che la scuola aprisse e poi, qualche ore dopo, mio marito era già lì per riprenderlo». Così - sospira Marianna non è vita. «Ce lo siamo detti con Giuseppe, poi ci siamo fatti forza: finché c'abbiamo la famiglia... Però vorrei che il governo si accorgesse di noi». LASTORIA Laguerra diMarianna Cinque figli e pochi soldi «Ipoveri?Eccociqua» MARIAGRAZIAGERINA mgerina@unita.it Panee lavoro«Hofattodi tutto: lamagazziniera, la fioraia, ladomestica.Eperò anchecosìper riempire il frigodevochiedereaiutoalla parrocchia.Almenoci fosserogliasilinido...» «Per50euro loStatosostiene chenonsiamo indifficoltà Senonci fosse laCaritas adaiutarci sarebbedura...» LACAMPAGNA DI SAVE THE CHILDREN Bambinid'Italiapiù fragiliedimenticati Lapovertàcheritorna nell'Italia del 2012 colpiscesoprattutto ibambini, più indifesi davantialla crisidegli adulti. Speciesenati da genitorigiovanie dunque precari:quasi la metà inquelcasosonopoveri inpartenza.Oppure in famiglienumerose,quelleche fanno più faticaa fronteggiare la crisi. Ingenerale, lapovertà colpisce la popolazioneminorile con il ritmo di unoogni quattro.Chediventa tre ognicinque in Siciliao in Calabria.Oper i figli degli immigrati: il 58,4%di loro sonopoveri.Bambini chenon si possonopermettere una vacanza.Chenon fannoneppureunpasto completoogni due giorni (così, nel5,5%delle famiglie). Cifre di un paese - l'Italia, «Ilpaese diPollicino» -che continuaaspenderea sostegnodelle famiglie nonpiùdell'1,3% del Pil contro il 2,2, cheè la mediadei paesi Ue.«Ricordati dell'infanzia», la campagna lanciatada Save the Children mira proprioaquesto:a invertire la rotta.Perciò si rivolgeunoperuno agli uominie alledonnedi governo.AElsa Fornero, ritratta dabambina, conuna foto in biancoe nerostileanni Cinquanta.ACorradoPassera. AMarioMonti, anche lui ritrattocome unbambino.Per ricordarglidell'infanzia. U: 20 giovedì 17, maggio, 2012
CANNES 2012 INIZIA ALL'INSEGNA DEL PASSATO, E SI RIVERBERA SUL PRESENTE. DUE DOCUMENTARI SU DUE GRANDICINEASTI –ENTRAMBI EBREI, ED ENTRAMBI PROTAGONISTI DI CASI GIUDIZIARI CONTROVERSI – rubano la scena nella prima giornata, e rendono abbastanza risibile la scelta di aprire il festival con Moonrise Kingdom, film grazioso ma esile del giovane americano Wes Anderson. Del resto, che può Anderson di fronte al carisma e all'impatto mediatico di Woody Allen e Roman Polanski? Sono loro i protagonisti di due ritratti proposti rispettivamente nella sezione Cannes Classic (Woody Allen: A Documentary, di Robert Weide) e fuori concorso, come proiezione speciale (Roman Polanski: A Memoir di Laurent Bouzereau). La Lucky Red fa uscire il film su Polanski domani in Italia, la Bim distribuirà quanto prima quello su Allen. Fra i due, è molto più accattivante il film su Woody, ma il memoir di Polanski si impone sia per la sua immediata uscita sugli schermi, sia perché è la prima confessione pubblica del regista dopo il clamoroso arresto avvenuto a Zurigo nel 2009. Ora Polanski è un uomo libero, la Svizzera ha negato l'estradizione agli Usa e gli arresti domiciliari sono finiti nel 2010: ed è proprio in quel «domicilio», la villa di Gstaad, che Polanski si fa intervistare da Andrew Braunsberg, suo vecchio amico e produttore ai tempi dell'Inquilino del terzo piano. Ricapitoliamo: Polanski fu arrestato nel 2009 per un crimine risalente al 1977: «sesso illegale» con una minorenne, a Hollywood. Una bruttissima storia, per la quale Polanski passò 42 giorni in una prigione californiana prima di essere dichiarato «non sessualmente deviato» da un medico e scarcerato… a condizione che tornasse subito in carcere in attesa del processo! Fa talmente acqua da tutte le parti, la causa «Stati Uniti vs. Polanski», da rendere grottesco l'arresto del 2009, operato in Svizzera come se il regista fosse un fuggiasco quando invece frequentava la confederazione regolarmente da anni. Roman Polanski: A Memoir non è un film oggettivo, ma tale dovrebbe essere – in modo inequivocabile – il filmato del Larry King Show (programma tv americano) in cui si vede e si ascolta Samantha Geimer da adulta: la donna, che all'epoca dei fatti aveva 13 anni, scagiona Polanski da qualsiasi colpa, dichiara di essere stata magari incosciente ma «non costretta» al rapporto e perdona il regista, accusando invece pesantemente i media americani per aver rivelato la sua identità (inizialmente tenuta segreta) e aver distrutto la sua privacy. Chissà se, dopo questo film, qualcuno ancora penserà a Polanski come a uno stupratore? Fermo restando il giudizio morale (non penale!) su un 44enne che fa sesso con una tredicenne. FUGADAL GHETTODIVARSAVIA Il resto del film non rivela nulla di inedito, ma è imperdibile per chi conoscesse solo i film e le disavventure giudiziarie di questo grande artista. La vita di Polanski è un romanzo d'appendice, e sentirla raccontare da lui vale più dei suoi film. Vederlo piangere quando ricorda il padre, che lo fece fuggire dal ghetto di Cracovia ordinandogli di non voltarsi indietro, per salvarlo dai nazisti, è un'emozione indicibile. «Se dovessi scegliere una pizza di pellicola da mettere sulla mia tomba, direi Ilpianista», conclude Polanski. Infatti quel film è fortemente autobiografico, come lo è Oliver Twist. Ma forse nemmeno Dickens avrebbe saputo concentrare in una vita le catastrofi e i trionfi vissuti da quest'uomo. Al confronto Woody Allen ha avuto un'esistenza tranquilla, ma chissà se lui sarebbe d'accordo. «Ero un bambino felice – racconta nel Documentary di Weide – fino ai 5-6 anni, quando diventai cosciente della mia mortalità. Mi sembrava, e mi sembra tuttora, un'idea inaccettabile. Da allora sono diventato un brontolone». Segue, nel film, la scena di IoeAnnie in cui il protagonista, bambino, si rifiuta di fare i compiti perché «l'universo si sta espandendo e nulla più ha un senso». «Ma che ti importa? – gli ribatte la madre – tu sei qui, a Brooklyn, e Brooklyn non si sta espandendo!». Si è espanso Woody, però, e questo film restituisce tutta la sua grandezza. Ma a differenza di Polanski, lui dei suoi scandali privati (Mia Farrow, la figlia adottiva, eccetera) non parla. Legittimo. GABRIELLA GALLOZZI INVIATA ACANNES Nientefeste,néapplausi: ilbontondelcineasta italianoche presiedelagiuria.Domani inconcorso«Reality»diGarrone CANNES2012 Cannes2012aprecon «MoonriseKingdom»diWes Anderson,mal'attenzioneva ai ritratti fuoriconcorso enellasezioneClassic UNO:NONAPPLAUDIRENÉPRIMANÉDOPOLAPROIEZIONE. OGNI VOSTRO GESTO POTREBBE ESSERE OSSERVATOEDINTERPRETATO. Due: vedere tutti i film e dall' inizio alla fine. Tre: fare spesso delle riunioni. Quattro: non andare alle feste dei film in concorso. Ecco a voi le regole d'oro del buon giurato secondo Nanni Moretti che, in veste di presidente di giuria di questa edizione 65 del festival di Cannes, ha «confidato» a «Liberation», unico giornale a cui si è concesso, secondo la sua nota e mirata riservatezza con i media. Ieri, infatti, giorno d'apertura della kermesse col film di Wes Anderson, i riflettori sono stati un po' tutti per lui. E per la sua giuria: lo stilista Jean-Paul Gaultier, le attrici Hiam Abbas, palestinese, la tedesca Diane Kruger e la francese Emmanuelle Devos; l'attore inglese Ewan McGregor; i registi Alexander Payne, americano, Andrea Arnold autrice inglese e l'haitiano Raoul Peck. Una compagnia «allegra e di buon umore» e soprattutto senza «pregiudizi negativi» ha spiegato lo stesso Nanni nel corso della presentazione della giuria alla stampa internazionale. Lui, scherzando, si è definito una sorta di «capoclasse», ribadendo a più riprese che sarà «democratico». Anzi in questo senso «è una fortuna che i poteri del presidente di giuria siano limitati», ha sottolineato sempre col sorriso sulle labbra. L'effetto Cannes su Nanni Moretti, dove ormai è di casa, è evidente: rilassato, pronto alla battuta, assolutamente diplomatico. L'incontro dei giurati con i giornalisti scorre via con le solite chiacchiere di rito. Interrotte soltanto da chi rilancia l'accusa di «maschilismo» rivolta al festival nei giorni scorsi dal collettivo femminista «La barbe». A rispondere rassicurante è la bellissima giurata tedesca Diane Kruger, ricordando che lo scorso anno la partecipazione delle registe donne al festival è stata numerosa. Il festival, insomma, ha preso il via in totale serenità. Mentre per gli italiani ora l'attesa è tutta rivolta all'unico film tricolore in corsa per la Palma d'oro: Realitydi Matteo Garrone che passerà in concorso domani. Su YouTube nei giorni scorsi sono già circolate delle clip. E la storia è nota: un racconto dell'Italia contemporanea attraverso la lente deformante del Grande Fratello. Ma la partecipazione italiana a Cannes non si limita al concorso. Domenica sarà la volta del Dracula in 3d di Dario Argento, tra i film di Mezzanotte che porterà il decano del nostro horror per la prima volta sulla Croisette, insieme alla figlia Asia interprete del film. Sempre domenica sarà ricordato un altro grande nome del nostro cinema: Sergio Leone. Sarà riproposta per l'occasione la versione restaurata di C'era una volta in America, con 26 minuti extra completamente inediti. A presentarli uno degli interpreti di allora, Robert De Niro. A completare la pattuglia degli italiani, mercoledì 23, arriverà anche Bernardo Bertolucci che, proprio lo scorso anno, ha ricevuto la Palma d'oro alla carriera. Il regista di Novecento presenterà fuori concorso il suo ultimo film, Io e te, tratto dall'omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti. GIUNTO AI QUARANTRÉ ANNI, E AL SETTIMO LUNGOMETRAGGIO INCLUDENDO IL CARTOON The Fantastic Mr. Fox, Wes Anderson rischia seriamente la maniera di se stesso. Quello che è sempre stato un indiscutibile pregio – l'immediata riconoscibilità del suo stile – potrebbe trasformarsi in un difetto. Soprattutto quando, come nel caso del nuovo MoonriseKingdom, il talento visuale di questo raffinatissimo regista si applica a una storia molto leggera, e piuttosto stiracchiata nonostante la brevità (per altro encomiabile: un'ora e mezza) del film. In realtà c'è tanta America dentro Moonrise Kingdom, ma bisogna cercarla con calma. È l'America delle avventure che iniziano nel cortile di casa, l'America dei romanzi per ragazzi, di Tom Sawyer, di Andy Hardy e delle Giovani Marmotte. L'America delle famiglie disfunzionali (tema carissimo a Anderson, fin dai Tenenbaume dal TrenoperilDarjeeling) in cui per crescere bisogna fuggire. È quanto fanno Sam e Suzy, due pre-adolescenti entrambi «difficili»: lui è un boy-scout orfano, lei è la figlia maggiore di una famiglia ricca ma gelida. Due diversi, chiusi in un mondo invisibile al prossimo, senza amici, ma alla paradossale ricerca di regole di vita. Infatti l'aspetto più curioso della loro fuga da casa, e di tutto il film, è lo spirito quasi militaresco (da boy-scout, appunto) con il quale Sam organizza i camping che scandiscono le loro giornate ben poco libere e selvagge; o il modo quasi scientifico in cui Suzy spiega all'amico la tecnica del «french kiss», il bacio con la lingua. SENZAVIED'USCITA La verità è che non c'è allegria nella fuga di Sam e Suzy, così come non c'è vita negli adulti che li cercano affannosamente. È un mondo senza vie di uscita, e non a caso la trama si svolge su un'isola del New England: paesaggi di abbagliante bellezza ma circondati dal mare, nessuna prospettiva di andare on the road verso sconfinati orizzonti. È un film tristissimo, Moonrise Kingdom. Ma di una tristezza «piccola», che non si fa visione del mondo come nei citati Tenenbaum e Darjeeling, che rimane chiusa in un mondo virtuale ed enigmatico come nelle Avventure acquatiche di SteveZissou, ma senza la forza ironica e visionaria di quel film. Il cast ricchissimo (Bruce Willis, Bill Murray, Edward Norton, Tilda Swinton, Frances McDormand) non ha molte occasioni per farsi valere, perché gli adulti stanno poco in scena e sfoderano solo facce attonite. Forse solo Norton, nei panni di un capo boy-scout abbastanza idiota (una sorta di Grande Mogol delle Giovani Marmotte…), strappa qualche sorriso. SameSuzy in fuga comeGiovani Marmotte AL. C. CANNES Allen e Polanski rubanolascena Duedocsuicelebri registi oscuranoil filmd'apertura ALBERTOCRESPI CANNES Leregoledelbuongiurato secondoNanniMoretti «RomanPolanski: AMemoirdiLaurent Bouzereau»presentato inanteprimaa Cannes e inuscitadomani in Italia U: giovedì 17, maggio, 2012 19
NELLA SERATA DI MARTEDÌ ABBIA-MO VISTO IN TV DUE AUTOREVOLI (SI FA PER DIRE) MEMBRI DEL PDL che smentivano le scelte del loro partito, prendendo le distanze più o meno apertamente non solo dal governo Monti, ma addirittura da Silvio Berlusconi. Si tratta nientemeno che di due ex ministri: la sempre giovane Giorgia Meloni e il sempre Maurizio Gasparri. La Meloni era presente a LineaNotte, imbronciata come suo solito (ma con chi ce l'ha?), mentre Gasparri faceva (si fa per ridire) bella mostra di sé a Ballarò ridacchiando continuamente, visto che è l'unica espressione che gli riesce bene. Bersaglio troppo facile per Maurizio Crozza, che lo ha preso ferocemente di mira, per poi subito abbandonarlo al suo destino di berlusclone senza Berlusconi. Ma, quello che conta rilevare è il fatto che i signori del Pdl procedono ormai in disordine sparso, attaccando il governo che appoggiano, come fossero non esponenti politici, ma giornalisti di Liberoo del Giornaledi Berlusconi. E, proprio come Belpietro e Sallusti, più fingono autonomia dal padrone, più lo servono di barba finta (i capelli finti già ce li ha). È un gioco delle parti attraverso il quale sperano di conquistare quel minimo di credibilità che non hanno mai avuto. Oddio: è vero che in politica il gioco delle parti è molto diffuso, ma quando si esagera si esagera. Prendiamo per esempio Umberto Bossi, che, in quanto fondatore e presidente, avrebbe anche il compito di controllare la moralità della Lega e, in quanto parlamentare ed ex ministro del governo Berlusconi, è imputato di gravi reati insieme ai suoi degni figlioli. Non è un caso di doppio gioco interiorizzato, ma, anzi, un esempio di estrema coerenza istituzionale. Infatti, in assoluta buona fede, credeva che i reati commessi in nome e per conto della inesistente padania, non esistessero. TV L'inesistente Padania e i reati commessi in suo nome 06.45 Unomattina. Rubrica 11.00 TG 1. Informazione 11.05 Occhio alla spesa. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 TG1 - Economia. Informazione 14.05 Tg1 Focus. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show. 15.15 La vita in diretta. Show. 16.50 TG Parlamento. Informazione 17.00 TG 1. Informazione 17.10 Che tempo fa. Informazione 18.50 L'Eredità. Gioco a quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Qui Radio Londra. Attualita' 20.35 Aari Tuoi. Show. 21.10 Nero Wolfe. Fiction 23.10 Porta a Porta. Talk Show. Conduce Bruno Vespa. 00.45 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.01 Tg1 Focus. Informazione 01.15 Che tempo fa. Informazione 01.20 Qui Radio Londra. Attualita' 01.20 Speciale Cannes. Evento 01.55 Rai Educational In Italia. Educazione 06.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 10.00 Tg2 Insieme. Rubrica 11.00 I Fatti Vostri. Show. 12.00 Dalla Camera dei Deputati: dichiarazioni di voto finali per la conversione del decreto legge sulle “commissioni bancarie”. Informazione 13.00 Tg 2. Informazione 13.30 TG 2 Costume e Società. Rubrica 13.50 Medicina 33. Rubrica 14.00 Italia sul Due. Talk Show. 16.00 Dal Senato trasmettiamo le interrogazioni a risposta immediata dei Senatori ai rappresentanti del Governo. Informazione 17.15 Crazy Parade. Show 17.50 Rai TG Sport. Informazione 18.15 TG 2. Informazione 18.45 Ghost Whisperer. Serie TV 19.35 Squadra Speciale Cobra 11. Serie TV 20.25 Estrazioni del Lotto. 20.30 Tg2. Informazione 21.05 Italy Coast to Coast. Rubrica 23.25 Tg2. Informazione 23.40 Rai 150 anni. Attualita' 00.35 A proposito di Brian. Serie TV Con Barry Watson, Matthew Davis 01.20 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 01.30 A proposito di Brian. Serie TV Con Barry Watson, Matthew Davis 08.00 Agorà. Talk Show. 10.00 La Storia siamo noi. Documentario 11.00 Apprescindere. Talk Show. 11.10 TG3 Minuti. Informazione 12.00 TG3. Informazione 12.30 Dalla Camera dei Deputati: dichiarazioni di voto finali per la conversione del decreto legge sulle “commissioni bancarie”. Informazione 13.40 Geo & Geo. Rubrica 14.00 TG Regione. Informazione 14.20 TG3. Informazione 15.10 Ciclismo: 95° Giro d'Italia - 12° tappa: Seravezza - Sestri Levante. Sport 15.55 Cose dell'altro Geo. Rubrica 17.40 Geo & Geo. Rubrica 19.00 TG3. Informazione 19.30 Tg Regione. Informazione 20.00 Blob. Rubrica 20.10 Le storie. Talk Show. 20.35 Un posto al sole. Serie TV 21.05 Piedone d'Egitto. Film Commedia. (1980) Con Bud Spencer, Enzo Cannavale, Leopoldo Trieste. 23.25 Volo in diretta. Rubrica 00.00 TG 3 Linea notte. Informazione 00.10 TG Regione. Informazione 01.05 Ciclismo: 95° Giro d'Italia Giro notte. Rubrica 01.35 Rai Educational - Cult Book. Reportage 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.40 La telefonata di Belpietro. Rubrica 08.50 Mattino cinque. Show. 10.10 Tg5. Informazione 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Uomini e donne. Talk Show. 16.05 Amici. Talent Show 16.45 Pomeriggio cinque. Talk Show. 18.45 Il Braccio e la Mente. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.30 Meteo 5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show. Conduce Ficarra, Picone. 21.10 Benvenuti a tavola - Nord vs Sud. Serie TV Con Giorgio Tirabassi, Fabrizio Bentivoglio, Lorenza Indoviana. 22.15 Benvenuti a tavola - Nord vs Sud. Serie TV 23.30 Matrix. Talk Show. Conduce Alessio Vinci. 01.30 Tg5 - Notte. Informazione 02.00 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show. 07.22 Come eravamo. Show. 07.25 Nash Bridges I. Serie TV 08.20 Hunter. Serie TV 09.40 Carabinieri. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 14.05 Sessione pomeridiana: il tribunale di Forum. Rubrica 15.10 Flikken coppia in giallo. Serie TV 16.17 Le avventure del Capitano Hornblower. Film Avventura. (1951) Regia di Raoul Walsh. Con Gregory Peck 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.30 Walker Texas Ranger. Serie TV 21.10 Rizzoli & Isle. Serie TV Con Angie Harmon, Sasha Alexander, Lee Thompson Young. 21.50 Rizzoli & Isle. Serie TV 22.35 Rizzoli & Isle. Serie TV 23.45 Sognando Italia. Rubrica 00.45 Eros. Film Erotico, per adulti. (2004) Regia di Wong Kar-Wai, Michelangelo Antonini, Steven Soderbergh. Con Christopher Bucholz, Regina Nemni 06.50 Cartoni animati 08.40 Settimo cielo. Serie TV 10.35 Ugly Betty. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball. Cartoni Animati 15.00 Camera Cafè ristretto. Sit Com 15.10 Camera Cafè. Sit Com 15.55 Camera Cafè sport. Sit Com 16.00 Chuck. Serie TV 16.50 La Vita secondo Jim. Serie TV 17.45 Trasformat. Show. Conduce Enrico Papi. 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. Miami. Serie TV 21.10 Mistero. Rubrica 00.30 MagicLand. Show. Conduce Antonio Casanova. 01.55 Saving Grace. Serie TV Con Holly Hunter, Leon Rippy, Kenny Johnson. 02.40 Studio aperto - La giornata. Informazione 02.55 Highlander. Serie TV Con Adrian Paul, Stan Kirsch 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 L'aria che tira. Talk Show. 12.30 I menù di Benedetta Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Movie Flash. Rubrica 14.10 Caccia al Re. Film Avventura. (1984) Regia di Clive Donner. Con Robert Wagner, Teri Garr, Marcel Bozzu. 16.00 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 17.55 I menù di Benedetta. Rubrica 18.50 G' Day alle 7 su La7. Attualita' 19.25 G' Day. Attualita' 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica 21.10 Piazzapulita. Talk Show. Conduce Corrado Formigli. 00.00 Tg La7. Informazione 00.05 Tg La7 Sport. Informazione 00.10 (ah)iPiroso. Talk Show. 01.05 Movie Flash. Rubrica 01.10 G' Day alle 7 su La7 (R). Attualita' 01.40 G' Day (R). Attualita' 02.15 Otto e mezzo (R). Rubrica 21.00 Sky Cine News - Film in sala. Rubrica 21.10 Benvenuti al Sud. Film Commedia. (2010) Regia di L. Miniero. Con C. Bisio A. Siani. 23.05 Un anno da ricordare. Film Drammatico. (2010) Regia di R. Wallace. Con D. Lane J. Malkovich. 01.15 127 ore. Film Drammatico. (2010) Regia di D. Boyle. Con J. Franco K. Mara. SKY CINEMA 1HD 21.00 Supercuccioli - Un'avventura da paura!. Film Commedia. (2011) Regia di R. Vince. Con T. Albrizzi A. Eks Mass Carroll. 22.35 Beverly Hills Chihuahua 2. Film Commedia. (2011) Regia di A. Zamm. Con B. Mendler C. Lakin. 00.05 Get Over It. Film Commedia. (2001) Regia di T. O'Haver. 21.00 Green Card - Matrimonio di convenienza. Film Commedia. (1990) Regia di P. Weir. Con A. MacDowell G. Depardieu. 22.55 Tre amici, un matrimonio e un funerale. Film Sentimentale. (1996) Regia di M. Reeves. Con D. Schwimmer G. Paltrow. 19.15 Ninjago. Serie TV 19.40 Bakugan Potenza Mechtanium. Cartoni Animati 20.05 Ben 10 Ultimate Alien. Cartoni Animati 20.30 Lo straordinario mondo di Gumball. Cartoni Animati 20.55 Adventure Time. Cartoni Animati 21.20 Takeshi's Castle. Show. 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Marchio di fabbrica. Documentario 19.30 Marchio di fabbrica. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Top Gear USA. Documentario 22.00 Top Gear. Documentario 23.30 Come è fatto. Documentario 18.35 Platinissima presenta Good Evening. Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Via Massena. Sit Com 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 Lincoln Heights. Serie TV 22.30 Deejay chiama Italia - Edizione Serale. Rubrica DEEJAY TV 18.30 Ginnaste: Vite parallele. Docu Reality 19.20 MTV News. Informazione 19.30 I soliti Idioti. Serie TV 20.20 Il Testimone VIP. Reportage 21.10 I Soliti Idioti. Serie TV 22.00 I Soliti Idioti. Serie TV 22.50 Mike Judge's Beavis and ButtHead: Il Ritorno. Serie TV 23.15 Mike Judge's Beavis and ButtHead: Il Ritorno. Serie TV MTV RAI 1 21.10: Nero Wolfe Fiction con F. Pannofino. In un atelier di moda un'indossatrice muore avvelenata. 21. 05: Italy Coast to Coast Rubrica con L. Barriales. Percorreremo lo stivale alla ricerca della comicità nostrana. 21.05: Piedone d'Egitto Film con B. Spencer. Si cerca uno scienziato in Egitto, custode di preziosi segreti. 21.10: Benvenuti a tavola - Nord vs Sud Serie Tv con G. Tirabassi. Carlo riceve gli ispettori della guida. 21.10: Rizzoli & Isle Serie TV con A. Harmon. Jane ha a che fare con un serial killer che l'aveva rapita. 21.10: Mistero Rubrica con P. Barale. I detective dell'ignoto continuano a indagare su fenomeni inspiegabili. 21.10: Piazzapulita Talk Show con C. Formigli Appuntamento settimanale in prima serata con l'informazione di La7. RAI 2 RAI 3 CANALE 5 RETE 4 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY FRONTEDELVIDEO MARIANOVELLAOPPO U: giovedì 17, maggio, 2012 21
Dopo Catanzaro, il sospetto di brogli si allarga anche alla sua provincia. Al termine di una settimana tesissima, tra manifestazioni e comizi, le voci e le accuse di voto di scambio a Caraffa, paese di 3000 abitanti confinante con il capoluogo calabrese, sono diventate oggetto di un'interrogazione parlamentare dei deputati del Pd Franco Laratta e Nicodemo Oliverio al ministero degli Interni. «Durante la campagna elettorale sono stati diffusi “dossier” anonimi predisposti contro alcuni candidati con minacce e falsità; si è parlato pubblicamente nei comizi e nelle piazze di imbrogli e di compravendita del voto; si è ripetutamente parlato pubblicamente di “contrassegni” e strumenti per il riconoscimento del voto», scrivono i deputati Pd alla ministra Cancellieri. Ed elencano anomalie e irregolarità registrate nei seggi del piccolo Comune: schede elettorali aperte per controllare che gli elettori avessero recepito le indicazioni di voto, altre fotografate, altre forse sostituite, incongruenze amministrative tali da rendere necessario più volte l'intervento delle forze dell'ordine nei seggi. E ovviamente, su tutto, il sospetto di voti di scambio, voti comprati e accordi economici. La lista civica «L'Unione» dell'ex sindaco Attilio Mazzei, sostenuta da Pd, Sel e Fds, ha già inviato nei giorni scorsi una lettera-esposto al Prefetto di Catanzaro e al Presidente della Corte d'Appello chiedendo l'attenzione delle autorità competenti: «Circa le garanzie di libera espressione del voto; (…) sembra siano intervenuti soggetti non di Caraffa che avrebbero cercato di condizionare la scelta elettorale di molti residenti». Perché il nodo sta nel fatto che Caraffa non è un paese qualunque dell'entroterra calabrese. Dagli anni Novanta è la zona industriale di Catanzaro. Un centro che ospita oltre 130 imprese. Non solo: è al centro di tutti i futuri assetti strategici e produttivi del capoluogo. Confina infatti con la nuova stazione ferroviaria di Catanzaro, al momento un binario in mezzo al nulla ma pensata per servire non solo l'area industriale, ma anche la nuova università, il nuovo Centro agroalimentare e la nuova cittadella della Regione Calabria. Tutto in divenire su quei terreni al confine tra Catanzaro, San Floro e Caraffa. Prima campagne incolte, ora al centro di giri di affari e appalti da miliardi di euro. E poi c'è l'affare dell'eolico. Anche per questo i terreni di Caraffa sono appetibili. In discussione in questo momento nel Piano strutturale e associato (il vecchio piano regolatore) ci sono 660 ettari. IGRANDI INTERESSI «In pratica si potrebbe edificare un'altra Catanzaro», spiega Attilio Mazzei, sconfitto contrariamente a tutti i pronostici. «Questa - aggiunge - è la scommessa che c'è dietro queste elezioni. Noi chiediamo alla magistratura una indagine seria, dietro c'è gente senza scrupoli ma con grossi interessi». È la stessa preoccupazione dell'onorevole Laratta, che dice: «Mi preoccupa quello che è successo ai seggi di Caraffa perché c'è l'ombra degli interessi di Catanzaro, lo sviluppo del capoluogo passa per la zona industriale di Caraffa. Mi chiedo: c'è un gruppo di potere che potrebbe avere interesse su quella zona? Il ministro Cancellieri deve fare pressione sulla Prefettura affinché approfondisca cosa è successo durante la campagna elettorale e durante il voto, le elezioni si sono svolte in un clima di tensione non comune per un paese tanto piccolo». E stasera nel capoluogo calabrese manifestazione del Pd in piazza Prefettura per il voto libero. Insieme a Salvatore Scalzo, il giovane candidato sindaco dei Democratici a Catanzaro, ci saranno il coraggioso sindaco di Sel di Lamezia Terme, Gianni Speranza, Attilio Mazzei, e il primo cittadino di Isola Capo Rizzuto, Carolina Girasole, minacciata dalla 'ndrangheta. Un pezzo di Calabria che si oppone al consumo del territorio. Ora la Rai ci ripensa: «Porte aperte a Saviano» La Rai corre ai ripari e «apre le porte» a Roberto Saviano, dopo averlo lasciato fuggire con Quello che (non) ho e permesso a La7 di rendersi più appetibile sul mercato con il record di rete: anche martedì 12,29% in media di share pari a oltre 2,7 milioni di telespettatori, triplicando gli ascolti. Per il ritorno in Rai dello scrittore sta lavorando da tempo il direttore di RaiTre, Antonio Di Bella, perchè sia ospite fisso di Fabio Fazio a Chetempochefa il lunedì dalle 21 alle 22,30, in piena prima serata, a partire da ottobre e almeno fino a dicembre. Il programma infatti andrà in onda la domenica e il lunedì, (anziché nel week end dalle 20,10 alle 21,30), almeno in una prima fase, per poi estendersi anche al sabato. La novità è che dai vertici Rai non ci sono veti. Da parte della direzione generale, Lorenza Lei non c'è alcun motivo di non riproporlo sugli schermi della tv pubblica, confermano da viale Mazzini. «Sarebbe una buona notizia» commenta l'Usigrai, nel momento in cui l'azienda taglia sul prodotto e «regala» successi alla concorrenza. Che ci sia «la disponibilità» della dg lo assicura anche Loris Mazzetti, capostruttura di RaiTre e responsabile di Chetempochefa, che spiega: la richiesta di rifare Vieniviaconme partì subito dopo la prima edizione, a novembre 2010, e fu osteggiata dall'allora dg Mauro Masi», nel luglio 2011 si è chiusa la trattativa per il rinnovo del contratto di Fazio con la dg Lorenza Lei (insediatasi a maggio) ma «Saviano aveva già stipulato un contratto con La7», dato che dalla Rai «non c'era stata alcuna volontà di trattenerlo». Non solo, Masi scogitò mille cavilli per rendere difficile la vita del programma. Lo stillicidio che fece esasperare anche Santoro, al quale comunque Lorenza Lei aprì le porte in uscita. E a Fazio fu concessa la deroga per portare a La7 lo schema del «reading» ad alto livello su temi sociali e sulla legalità, con Quello che (non) ho. Il «pacchetto Saviano» sarà nei palinsesti autunnali oggi sul tavolo del Cda. E un caso «maternità» è scoppiato dopo la lettera di una conduttrice che denuncia il non essere tutelata in gravidanza; per la Rai (che ha tolto la clausola) il contratto è solo sospeso e non può assumere la conduttrice perché lavora meno «delle venti ore» settimanali. Vittoria Franco del Pd segnala che serve la «tutela universale della maternità, a prescindere dal tipo di impiego e di contratto» a tempo, tanto più se è con lo stesso datore di lavoro per anni. NATALIA LOMBARDO ROMA A Velletri (Roma), l'esposto di due consiglieri comunali del Gruppo Misto ha fatto rimuovere la bacheca de l'Unità sotto i portici della centrale piazza Cairoli. Esisteva da 50 anni. Alla protesta del Pd locale, il sindaco, all'oscuro di tutto, si è impegnato a ristabilirla. Il disgelo avviene al calore di una stretta di mano, al Giardino Inglese, durante il faccia a faccia fra Leoluca Orlando e Fabrizio Ferrandelli. Il Professore non ha potuto rifiutare l'invito di «Addio pizzo». Ferrandelli ha abbandonato i toni aggressivi delle prime ore, quando dava del «cialtrone» al vincitore del primo turno. Al Giardino Inglese è Roberto Puglisi, del giornale on line Livesicilia, a gettare il sasso: «Qualcuno vuole prendere in considerazione la sofferenza dell'elettore di centrosinistra, che non vince mai e quando vince deve scegliere fra mamma e papà?». È Ferrandelli ad alzarsi e ad andare a stringere la mano all'avversario. «Dopo il 21 maggio, quale che sia il risultato, sarà importante il rapporto con Idv, Verdi, Fds (la coalizione che sostiene Orlando)». La risposta di Orlando è più generica, ma concede: «Palermo ha bisogno di tutti e prima di tutti delle formazioni che sono più vicine». Per addolcire ai palermitani il dilemma fra «mamma e papà» Ferrandelli non farà apparentamenti. Per coerenza con l'impegno preso alle primarie. Anche il Pd, il 9 maggio, aveva escluso per bocca di Davide Zoggia e del segretario regionale Giuseppe Lupo, il cambio di cavallo in corsa, impegnandosi però «a garantire un confronto civile perché c'è anche il futuro e noi lavoriamo per l'unità del centrosinistra». Nel futuro prossimo in Sicilia ci sono le elezioni regionali. Non fare apparentamenti con liste di altri candidati sindaco significa, per chi vincerà, ottenere il premio di maggioranza che verrebbe meno con gli apparentamenti. Né il favorito (ovviamente) né lo sfidante vogliono l'«anatra zoppa». Forse della strategia del disgelo fa parte anche la ricomparsa di Rita Borsellino accanto a Orlando, due giorni fa. La parlamentare europea aveva scelto di non partecipare alla campagna elettorale dopo la sconfitta alle primarie. Sconfitta che una qualche ruggine ha lasciato con Orlando, in quei giorni suo sostenitore. Ferrandelli preconizza con l'avversario «rapporti politici buoni per il bene della città» anche se riconosce che «quelli personali sono più complicati». Se si dovesse giudicare dal Giardino Inglese (sabato scorso, davanti a una grande folla), Ferrandelli ha vinto il match, forte di una concretezza maturata nelle battaglie in Consiglio comunale: dai servizi sociali alla centralità delle periferie, a quali soldi europei utilizzare per quali progetti, alla green economy, al risanamento del lungomare, dà risposte molto efficaci. A favore di Orlando gioca l'elemento rassicurante di ciò che si conosce, è l'unico sindaco ad aver lasciato a Palermo un buon ricordo di sé. Ferrandelli, per contrastarlo, ha lasciato lo slogan dialettale «Ammunì Palermo» per sostituirlo con «Il coraggio di cambiare». Ma verso il «sinnacollando», come lo chiamano al Capo, c'è pure la corsa al carro del vincitore. Si sono moltiplicate le dichiarazioni di voto a suo favore di esponenti di centro e centrodestra: il presidente dell'Assemblea regionale Cascio e l'ex capogruppo Mpa Musotto, l'autonomista Leanza e il segretario dell'Udc D'Alia. Ci sarebbe un accordo con il candidato sindaco Orlando per la presidenza del Consiglio comunale al consigliere Udc Giulio Cusumano. Ma Antonio Di Pietro, sceso ieri nel capoluogo siciliano per sostenere il suo candidato, nega: «Non ci sono accordi sottobanco». Dopo lo scandalo di Catanzaro, sospetti di brogli anche per le amministrative di Caraffa La denuncia in un esposto al Prefetto Interrogazione del Pd al ministro Cancellieri LUCIANACIMINO luciana.cimino@gmail.com . . . Ferrandelli: «Non faccio apparentamenti» Di Pietro: «Per Orlando nessun accordo sottobanco» Palermo, duello finale all'insegna del fair play JOLANDABUFALINI jbufalini@unita.it Smontata la bacheca de l'Unità a VelletriOmbre sul voto Nuovo caso in Calabria giovedì 17, maggio, 2012 11
Nelle strade urbane italiane si viaggia alla stessa velocità di 3 secoli fa. E cioè intorno ai 15 chilometri orari che scendono a 7-8 nelle ore di punta. Forse perché, spiega il Libro bianco della Confcommercio sui Trasporti in Italia presentato ieri a Roma, ci sono opere che aspettano di essere realizzate o completate da quasi mezzo secolo. In gergo si chiamano le «incompiute», e rappresentano un gruppo di 27 infrastrutture viarie cominciate e mai portate a termine. Tutte insieme valgono 31 miliardi e hanno accumulato ritardi che variano da un minimo di 5 anni (la terza corsia dell'A11 in Toscana e il prolungamento dell'A27 in Veneto) a un massimo di 50 (il tunnel Rapallo Fontanabuona in Liguria e la trasversale Fano-Grosseto in Toscana). Tra gli indicatori utilizzati dal rapporto per misurare la congestione urbana ci sono l'accessibilità, che analizza il modo in cui i singoli nodi sono collegati alla rete nel suo complesso, e la connettività, che esamina gli spostamenti all'interno delle aree designate dai singoli nodi. E se la connettività media nelle province italiane evidenzia decrementi medi che oscillano tra il 20 e il 30%, con un andamento medio che nel decennio di osservazione (2001-2010) è diminuito del 2,5% all'anno, l'accessibilità, invece, ha fatto segnare nello stesso periodo un calo costante in tutte le regioni italiane: dal 19,4% perso in Abruzzo (massima performance negativa) all'1,5% perso in Sicilia. La media nazionale evidenzia, quindi, un peggioramento del 15%, che appare grave se rapportato agli andamenti positivi registrati invece tra i principali paesi europei, come la Germania. Se l'Italia, spiega ancora il rapporto, avesse messo in campo, nel decennio 2001-2010, politiche che avessero migliorato il modo in cui i centri urbani sono collegati alla rete nel suo complesso - tali da allineare il sistema-Paese all'andamento dello stesso indicatore tedesco, si sarebbe registrato un incremento del pil pari a 142 miliardi di euro. E se si guarda, poi, allo stato di attuazione del Programma per le infrastrutture strategiche, attualmente valutato oltre 367 miliardi di euro, solo il 9,3% delle opere è stato portato a termine, oltre metà è ancora in fase di progettazione. A causa della la grave congiuntura economica le risorse per nuove infrastrutture hanno subito nell'ultimo biennio 2009-2011 una riduzione del 34%, toccando il livello più basso da venti anni a questa parte. Nel Libro bianco si prevede che il taglio di 18 miliardi negli stanziamenti per il triennio 2012-2014 finirà per pesare soprattutto, ancora una volta, sulla spesa destinata ad investimenti pubblici. Nel documento si ricorda «la pericolosa lentezza con cui si stanno utilizzando i 41,2 miliardi di fondi strutturali e Fas stanziati per il quinquennio 2007-2013. Si tratta di stanziamenti destinati a programmi di infrastrutture nazionali (11,7 miliardi) e regionali (29,5 miliardi) destinati per l'85% nel Mezzogiorno. Al momento risulta utilizzato solo il 12% delle risorse: il rischio è trovarsi a fine anno obbligati a restituire a Bruxelles 2,6 miliardi di euro, la porzione comunitaria dei fondi Fas stanziati. A queste cifre, ormai consolidate, il viceministro ai Trasporti, Mario Ciaccia, ha contrapposto il piano del governo in base al quale il prossimo triennio l'Italia investirà un punto di pil nelle infrastrutture. «L'impegno complessivo - ha detto davanti alla platea dei commercianti - sulla base di quanto già deciso finora, comporterà una spesa tra pubblico e privato per circa 45 miliardi di euro, pari cioè a oltre un punto di pil per ciascun anno (13,3 miliardi)». Il ministro Corrado Passera, invece, ha fissato l'asticella ancora più in alto «è quello di accelerare e realizzare progetti e cantieri per oltre 100 miliardi. Una cifra importante oltre all'azione di completare l'assetto normativo nei prossimi mesi». Per il ministro «le infrastrutture sono un elemento formidabile dal punto di vista della produttività e dei costi, ma sono anche l'unica leva che porta risorse e riduce costi nascosti, quelli del non fare». Leva utilizzata male. Perché quello che il rapporto non spiega è che quei pochi soldi che abbiamo speso li abbiamo spesi male. Ad esempio: per la costruzione dell'Alta velocità abbiamo impiegato oltre quaranta miliardi, quasi cinquanta, e cioè un terzo in più di quelli impiegati dalla Spagna per costruire gli stessi chilometri. IL CASO L'ITALIAALRALLENTATORE LafigliadiTanzi scrive aNapolitano:«Mio padrestamorendo» «Unuomo chestamorendo».Lo scriveLauraTanzi e nonusamezzi terminiperdescrivere la situazione delpadre,protagonista, soloqualche annofa,delpiù grossocrack economicodellastoria italiana. Lo fa inuna lettera inviataal Quirinale, in cuichiede cheGiorgio Napolitanosi interessi alla situazionedell'expatron diParmalat. Inallegato c'èuna consulenzasanitaria diparte. CalistoTanzi è tutt'ora ricoveratonel repartodetenutidell'ospedale Maggioredi Parma esua figliaLaura speracon questo suogesto di otteneregli arrestidomiciliariper motividi salute. La lettera,non havalore legale, ma comefanotare l'avvocatodella famigliaTanzi, «che una figliapossa preoccuparsiper lecondizioni di salutedelpadre ècomprensibile e giustificabile».Dal cantosuo il Quirinalehaassicurato che i magistrativaglieranno «scrupolosamente» la situazione. Come tre secoli fa, in città si viaggia a passo di lumaca La galleria della Guinza nell'Appennino umbro marchigiano occupata da un falegname. La foto è tratta da Quattroruote Secondo Confcommercio poche strade e cantieri in ritardo. Sono 27 le infrastrutture iniziate e mai terminate. Tutte insieme valgono 31 miliardi Il governo: in tre anni 45 miliardi di investimenti. Passera: le opere sono l'unica leva che porta risorse. Ma l'Italia potrebbe dover restituire i soldi alla Ue . . . Il tunnel Rapallo Fontanabuona in Liguria è il più longevo: 50 anni per la sua costruzione ROBERTOROSSI rrossi@unita.it giovedì 17, maggio, 2012 13
«Un modello da seguire in Europa» Ma restano fermi i dati sull'occupazione di giovani e donne Quanto peserà l'Imu sul mercato degli affitti? Ancora presto per fare previsioni, ma in alcuni casi è già possibile calcolare la differenza tra la vecchia Ici e la nuova imposta sugli immobili dati in locazione. Lo ha fatto l'ufficio studi del Consiglio nazionale dei commercialisti, per quei Comuni che hanno già deliberato le aliquote. Tra questi c'è solo una grande città, cioè Roma. Il risultato dell'elaborazione sulle seconde case è allarmante. «Possiamo confermare che sull'abitazione di residenza la differenza con la vecchia Ici è limitata - dichiara Enrico Zanetti, coordinatore dell'ufficio studi e direttore del sito eutekne.info - soprattutto grazie alla detrazione di 200 euro. Alla fine il costo sarà più alto per le abitazioni medio-grandi, ma può essere più leggero per le piccole». La vera sventola arriverà sulle seconde case, che siano affittate o meno, con effetti sugli inquilini ancora tutti da verificare. C'è un combinato disposto che favorisce un prelievo pesante su questi immobili. Un primo elemento riguarda la poca chiarezza della norma, interpretata all'inizio come una disposizione molto rigida, che non consentiva flessibilità ai Comuni. Così il Campidoglio, che ha deliberato tra i primi, ha stabilito un'aliquota «flat» al 10,6 per mille (il massimo consentito) su tutti gli immobili esclusa la casa d'abitazione. Il secondo motivo sta nel fatto che la divisione del gettito tra Comuni e Stato centrale è calcolata su ogni singolo alloggio, e non sull'aggregato. Questo impone una camicia di forza ai sindaci, che anche sulle case affittate sono chiamati a versare il 3,8 per mille (la metà dell'aliquota media del 7,6) allo Stato. In queste condizioni è difficile varare politiche attive per la casa a livello locale. INUMERI Il caso Roma parla chiaro. Sulle abitazioni concesse a canone agevolato fino all'anno scorso si pagava il 4,6 per mille, con un prelievo pari al 48,30% della rendita catastale. Con l'Imu l'imposizione passa al 10,6 per mille, con un prelievo del 178,08% della rendita. Un salto quadruplo, tanto che in percentuale l'aumento dall'anno scorso a quest'anno è del 268%, di cui il 50,81 va al Comune e il 49,9 allo Stato. Per le case concesse a studenti fuori sede l'Ici era fissata a Roma al 6 per mille, che equivaleva al 63% della rendita. Oggi il prelievo è sempre il 10,6, cioè il 178,08 della rendita, tre volte quanto pagato l'anno scorso. Infatti l'aumento tra il 2011 e il 2012 è del 182,67%. Dell'aumento si avvantaggia soprattutto lo Stato, che incassa circa il 55% del gettito, contro il 45 dei Comuni. Passando alle abitazioni date in uso gratuito a soggetti diversi da parenti e affini, con l'Ici a Roma si prevedeva un'imposizione del 7 per mille, mentre quelle sfitte da oltre due anni avevano un'aliquota al 10 per mille. Con l'Imu tutte queste fattispecie restano sempre al 10,6 per mille, e il livello di prelievo si conferma in tutti questi casi al 178,08% della rendita. Un salasso. L'aumento va a netto vantaggio dello Stato, che incassa il 61% degli alloggi dati in locazione e addirittura l'87% di quelle sfitte da oltre due anni. Lo Stato in generale incassa una percentuale più alta dei Comuni per tutte le fattispecie, escluse le abitazioni locate a canone agevolato e i negozi e le botteghe utilizzati dai proprietari. Resta nelle casse comunali tutto il gettito della prima casa (3,4 miliardi stimati), ma la somma va a parziale recupero di ulteriori tagli stabiliti in manovra. Alla complessità di calcolo sulla destinazione del prelievo tra Comuni e Stato (che i contribuenti dovranno indicare), si aggiunge anche la complicazione sulle rate. Sono due (metà giugno e metà dicembre, ma per la prima casa possono essere anche tre. Entro il 16 giugno si dovrà pagare o il 50% (per tutti gli edifici) oppure un terzo (in caso di 3 rate) dell'aliquota base del 4 per mille. A dicembre ci sarà il saldo, con l'aliquota effettiva che i Comuni decideranno a settembre. Tutto chiaro? Neanche per sogno. Entro il 10 dicembre lo Stato potrebbe modificare ancora quanto deciso dai municipi, in caso di scostamento sul gettito atteso. Una vera corsa a ostacoli. «Questa dell'Imu è la dimostrazione che prima si fanno decreti per la semplificazione e poi si fa l'opposto- dichiara il presidente dei commercialisti Claudio Siciliotti - Per un'imposta così ci sarebbero tutte le condizioni per arrivare ad inviare bollettini già compilati ai cittadini». «Teniamo conto che la norma è stata fatta in un momento di estrema emergenza - aggiunge Zanetti - ma resta il fatto che questa è una delle imposte peggiori che siano state mai scritte per come è stata gestita». Si sa che quella sulla casa è una delle imposte meno amate. «Mi meraviglio comunque che oggi tutti sparino su questa tassa - conclude Zanetti - Se siamo d'accordo che in Italia bisogna spostare il prelievo dalle persone alle cose, l'introduzione dell'Imu dovrebbe essere accettata. Il vero elemento di inaccettabilità sta nel fatto che questa imposta non è stata introdotta per abbassare il prelievo sul lavoro e la produzioone (cioè l'Irpef), ma per aggiungere un altro balzello che in questo modo si stratifica nel sistema». La riforma del lavoro dovrebbe arrivare al Senato mercoledì prossimo, ma il Pd è in pressing per anticiparne l'arrivo in aula. E, sull'ipotesi che venga posta la fiducia in Senato (anzi, la voce ventilata è di porne tre su altrettanti pacchetti: flessibilità in entrata, in uscita e ammortizzatori sociali), ammonisce: «Spero proprio non si arrivi a questo - dice Cesare Damiano, capogruppo in commissione Lavoro alla Camera - perché vogliamo una discussione completa». Prosegue intanto l'esame del disegno di legge alla commissione del Senato, che ieri ha dato il via libera fino all'articolo 14 (quello che riguarda l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori), approvando tutte le modifiche proposte dai relatori. Non è stato ancora sciolto, invece, il nodo dei voucher in agricoltura, al centro di un braccio di ferro tra il Welfare e l'Agricoltura. Via libera quindi agli articoli 13 e 14 del ddl Fornero, che illustrano le nuove tipologie di licenziamento, tra cui quello individuale per motivi economici. La commissione ha approvato i due emendamenti dei relatori: quello antifrode che evita il blocco dell'efficacia del licenziamento disciplinare e quindi del ruolo della conciliazione. Il testo prevede che il licenziamento abbia efficacia dalla comunicazione, salvo i casi di maternità e infortuni sul lavoro. Un altro emendamento introduce un ritocco alla norma sui licenziamenti disciplinari, cancellando il riferimento al pubblico impiego senza intervenire (come voleva il governo) sulle cosiddette tipizzazioni in modo da non intaccare i poteri dei giudici. Restano da esaminare le proposte in tema di rappresentanza. Arriva intanto il salario minimo per i collaboratori: introdotta una stretta sui contratti a progetto che indica nel salario minimo del dipendente (definito nel contratto nazionale) il riferimento. Approvate anche le nuove norme sulle partite Iva, con la definizione del reddito minimo per considerarle «vere» in 18 mila euro lordi annui. Allargati però i criteri per consentirne l'utilizzo, evitando l'obbligo delle trasformazioni in contratti di lavoro parasubordinato. Sono considerate regolari le partite Iva per le quali sussistono due di queste tre condizioni: la durata (otto mesi nell'anno), l'incidenza sul reddito (80%) e la postazione di lavoro fissa. Via libera anche alle modifiche sull'apprendistato: si potrà sempre assumere un apprendista. Per attivare il lavoro a chiamata basterà inviare un sms alla direzione provinciale del lavoro. In caso di mancato avviso i datori rischiano fino a 2400 euro di multa. Il lavoro a chiamata sarà libero per gli under 25 e gli over 55. Si allunga da 6 a 12 mesi la durata del contratto a termine senza causale, ridotto a 20-30 giorni (da 60-90 giorni previsti) l'intervallo tra contratti a tempo determinato.Ancora in stallo, invece, il voucher in agricoltura: resta accantonato l'emendamento dei relatori, Maurizio Castro e Tiziano Treu. Le posizioni in campo sono quella del Welfare che sostiene un emendamento dove si limita la possibilità di uso dei voucher alle imprese con utili sotto i 7mila euro e ai lavoratori non iscritti nelle liste nominative, e quella del titolare dell'Agricoltura, Mario Catania, che vuole mantenere le norme attuali che consentono i voucher in tutte le imprese. «Non è il momento di allentare la presa». Chi si aspettava un'apertura verso politiche più espansive da parte di Mario Monti, ieri è rimasto deluso. Incassando il plauso della missione dell'Fmi, che ha promosso il governo italiano (non nascondendo tutti i rischi che ancora incombono sull'economia della Penisola), il premier ci ha tenuto a disegnare i confini della sua posizione nella complicata «geografia» della crisi in Europa. «La gestione rigorosa delle finanze pubbliche e le riforme strutturali sono rigorose - ha detto il premier - Il messaggio dell'Fmi è chiaro e condivisibile: non basta lo sprint iniziale, molto resta da fare per risolvere ritardi accumulati da anni e debolezze strutturali». Le prossime settimane sono decisive per l'Italia e per l'Europa: perdere il controllo sarebbe letale. Secondo Monti è sbagliato parlare di fase uno e fase due: rigore e crescita sono stati gli obiettivi costanti dell'azione del suo governo. Con la manovra, ma anche con le liberalizzazioni, la riforma degli ordini, l'apertura del mercato del gas, le pensioni targate Fornero - elenca il premier - e oggi la riforma del lavoro. Ma il primo passo è stato il consolidamento fiscale, che «assicura il pareggio di bilancio nel 2013 mediante un ampio avanzo primario - ha aggiunto Monti - Questa politica è stata decisiva per la sostenibilità delle finanze pubbliche e per evitare nuove manovre anche in caso di deterioramento della congiuntura internazionale». Insomma, nessuna restrizione aggiuntiva. Il pareggio strutturale è già assicurato. NESSUNCONTROLLOESTERNO Dunque, nessuna contrapposizione rigore-crescita. L'austerità? «Non ho mai usato quella parola», replica a chi gli chiede se in prospettiva si preannuncia un cambio di passo. Domanda sbagliata: il passo resta sempre lo stesso. L'Italia ha saputo fare le riforme strutturali da sola, senza l'aiuto esterno di altre istituzioni internazionali. Eppure poco prima del suo arrivo a Palazzo Chigi il premier Silvio Berlusconi aveva chiesto una supervisione dell'Fmi sui conti italiani. «Ricordate tutti il G20 di Cannes«, rievoca il premier. Invece non c'è stato bisogno di nessun intervento. Oggi il premier spera che il Paese «arrivi, nella primavera del 2013, ben instradato sul risanamento di bilancio e sulle riforme strutturali e soprattutto riformato con una governance che tolga incognite sul futuro». L'ultimo miglio, quello che ancora manca perché i tecnici lascino il posto ai politici, sono le riforme istituzionali ancora lontane. La delegazione Fmi non si sbilancia su possibili effetti di una empasse su quel fronte: il direttore del Dipartimento europeo del Fondo Reza Moghadam, si limita a dire che l'Italia deve proseguire sul percorso tracciato da Monti. Che ci siano i tecnici o i politici. «Il livello di prodotto potrebbe essere il 6% in più con delle riforme strutturali - aggiunge Moghadam - Di buono c'è che queste riforme verranno presto attuate, prima tra tutte la riforma del mercato del lavoro. L'Italia va nella giusta direzione, è importante mantenere questo slancio». L'Fmi ha riconosciuto i grandi passi avanti (definiti impressionanti) che l'Italia ha fatto sul fronte dei conti pubblici. Tanto che l'avanzo primario nel 2013 sarà il più alto d'Europa. Ora però bisogna fare di più sul fronte della crescita, visto che il Paese chiuderà l'anno in recessione, e solo all'inizio del 2013 si registrerà una ripresa grazie a una «modesta ripresa delle esportazioni e degli investimenti». Sul fronte del lavoro gli economisti di Washinton chiedono di eliminare presto le incertezze e incoraggiare nuovi posti di lavoro. Il gap tra occupati permanenti e temporanei dovrà essere colmato, considerando l'alto tasso di disoccupazione tra donne e giovani. Per quanto riguarda il mercato dei prodotti, va fatto un balzo in avanti nel settore dell'energia, e nei servizi pubblici e professionali. Un capitolo a parte è dedicato alle banche. «Affinché le banche italiane possano tenere di fronte alla recessione, dovrebbero avere adeguati capitali e buffer adeguati - ha spiegato Moghadam - Le autorità di vigilanza devono controllare che aumentino il capitale senza diminuire il credito». L'ITALIAELACRISI A Roma aumenta il prelievo sulle case date in locazione a canone agevolato Allarme per l'effetto sugli inquilini Lo Stato incassa una percentuale maggiore del Comune BIANCADIGIOVANNI ROMA Imu, salasso certo per le seconde case Anche 4 volte di più Riforma del lavoro I tecnici per la fiducia . . . Il premier: non c'è fase due. Per il Fondo con le riforme il Pil salirebbe del 6% Reza Moghadam, direttore del Fmi in Europa con Mario Monti FOTO ANSA L'Fmi promuove l'Italia. Monti: mai parlato di austerità B.DI.G. ROMA LAURA MATTEUCCI MILANO 6 giovedì 17, maggio, 2012
La Procura: truffa da 18 milioni. Era lui a firmare i rendiconti Per i pm sapeva dell'uso dei rimborsi Il Carroccio affonda Se sono qui a votare la fidu-cia...». Con Monti tuttobene fa intendere Berlu-sconi allargando le brac-cia e limitandosi a regala-re qualche sorriso a chi gli chiede come sia andato l'incontro di ieri. Appena una frase prima di entrare nell'Aula di Montecitorio per dire sì alla conversione del decreto sulle commissioni bancarie, un atto dovuto - in realtà - per chi sostiene un governo «che non ha alternative». Desideroso di battere - metaforicamente - i pugni sul tavolo e di chiedere conto di quella frase sulle «conseguenze umane della recessione» che Monti aveva addossato sulle spalle di «chi ha portato l'economia in questo stato» (anche su quelle dei governi di centrodestra, quindi), Berlusconi ha dovuto cambiare registro di fronte a un presidente del Consiglio «preoccupatissimo» per le possibili ricadute della crisi greca. «L'Italia non corre pericoli immediati - avrebbe sottolineato Monti - Ma Atene deve rimanere nella zona euro». La situazione è «d'emergenza» e si annunciano settimane «decisive» per l'Europa e per il nostro Paese. Basta «tentennamenti» quindi: la maggioranza deve mostrarsi compatta e «responsabile». Un appello che Monti ha rivolto ieri a Berlusconi, Letta e Alfano. Ma che, spiegano dalle parti del governo, rivolgerà nei prossimi giorni direttamente anche a Bersani e Casini. Dentro il contesto «a tinte fosche» dei pericoli che corre l'Europa, tuttavia, Berlusconi ha trovato il tempo per lamentarsi del «trattamento» riservatogli da media e magistrati, delle intercettazioni che continuano a riempire i giornali, dell'asta delle frequenze televisive che avrebbe penalizzato Mediaset. Monti, da parte sua, ha buttato lì una sua idea sulla Rai e qualche nome di peso per la presidenza, compreso quello del direttore di un grande quotidiano. Contorni, tuttavia, nel «menù» della «colazione di lavoro allargata» - presente anche il sottosegretario Catricalà - che ha avuto al centro l'allarme sulla crisi economica e la richiesta di Monti al Pdl di aiutare il governo, serrando le file. Obiettivo raggiunto, almeno ieri. «Non è questo il momento di staccare la spina - ha spiegato Berlusconi ad alcuni deputati - Monti va sostenuto fino al 2013». L'incontro con il presidente del Consiglio? «È andato bene - ha aggiunto il Cavaliere - Abbiamo avuto un confronto franco e sincero». L'ex premier conferma l'appoggio al governo tecnico perché «si rende conto di non avere alternative». Gli interrogativi - anche per Palazzo Chigi - riguardano il Pdl, a cominciare dagli ex An che avevano sconsigliato all'ex premier vertici con Monti alla vigilia dei ballottaggi per le amministrative. Anche l'atteggiamento altalenante di Berlusconi che «prima ostenta responsabilità, poi si fa prendere la mano», non lascia tranquilli. Lo scontro interno al Pdl, in realtà, «non aiuta a stabilizzare» l'esecutivo che deve fare i conti con l'incognita dei comportamenti parlamentari di un numero consistente di deputati e senatori berlusconiani. Per cercare di stringere i bulloni del suo partito - tuttavia - il Cavaliere ha convocato per ieri sera l'ennesimo vertice a Palazzo Grazioli con capigruppo e coordinatori. MONTEZEMOLO INTESAVICINA Il modo migliore per placare il nervosismo che serpeggia nel Pdl, spiegano i fedelissimi del Cavaliere, è quello di indicare una prospettiva in vista del 2013. E Berlusconi sarebbe pronto a lanciare la candidatura di Luca di Montezemolo alla guida di un nuovo contenitore «dei moderati» che dovrebbe comprendere anche Pisanu. E Fini e Casini che, tuttavia, pongono la condizione che il Cavaliere non faccia parte del progetto. L'ex premier, da parte sua, si dichiara pronto al passo indietro. Quanto al leader Udc, poi, questo non sembra entusiasta della possibile discesa in pista del presidente della Ferrari. Con l'ex leader di Confindustria, comunque - grazie ai «buoni uffici» di Letta - «l'intesa» per «evitare la vittoria della sinistra» (parole di Galan) sarebbe vicina. Il progetto potrebbe subire un'accelerazione già la settimana prossima e c'è chi ipotizza la data del 24 maggio per farlo decollare. Ma non è escluso nemmeno che a quell'appuntamento il Pdl arrivi diviso in due. Ex An da una parte, ex forzisti dall'altra . ILCOMMENTO ORESTEPIVETTA Anche la famiglia fa il suo ingresso nel registro degli indagati: il senatur e i suoi due figli, Riccardo e Renzo, da ieri sono sotto inchiesta a Milano per l'utilizzo dei rimborsi elettorali destinati al Carroccio. Il fascicolo è quello aperto con l'iscrizione dell'ex tesoriere leghista Francesco Belsito, l'uomo che fino a qualche mese fa aveva in mano il destino contabile della Lega Nord. «Nell'agosto del 2011 sono stati corrisposti alla Lega Nord circa 18 milioni di euro. Tali somme hanno avuto quale presupposto la validazione del rendiconto 2010 sul quale vi è la prova della falsità», si leggeva nel decreto di perquisizione emesso nei confronti di Belsito all'alba dell'inchiesta. L'impianto nei confronti di Bossi resta quello: il Senatur firmava quel rendiconti come legale rappresentante e sarebbe anche stato a conoscenza dell'uso improprio che di quel denaro veniva fatto. Per questo l'ipotesi di reato a suo carico è di truffa ai danni dello Stato in concorso con l'ex tesoriere. Un investigatore lo spiega così: «Belsito teneva informato Bossi delle spese, anche della famiglia, ma non era necessario che (il tesoriere) specificasse tutte le somme. Anzi, quando erano cifre (destinate ai figli) di due o tremila euro, Belsito poteva anche non rendere conto». A parte i soldi per le spese extra, come quelle legate alle macchine o alla benzina, sembra che ai ragazzi venisse corrisposta una paghetta mensile da circa cinquemila euro. E quando i soldi proprio non bastavano, i figli del senatur potevano continuare a chiedere a Belsito. Almeno così sembrerebbe da una lettera trovata nella cassaforte dell'ex tesoriere, dove è custodita la famosa cartella “The Family”, con la quale Riccardo Bossi chiederebbe dei soldi per delle spese personali: «Ne ho parlato oggi con papà». Insomma, in generale «emerge la consapevolezza (da parte di Bossi) della gestione complessiva di questo denaro»: il rendiconto non era regolare, l'ex segretario federale della Lega lo sapeva, almeno stando alle accuse e alle testimonianze dello stesso Belsito e della segretaria amministrativa del partito Nadia Dagarada, e lo firmava pure. Di fronte «alle evidenze formali abbiamo proceduto con queste ultime iscrizioni». È «un atto di garanzia», spiega il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati. L'inchiesta però va avanti, e non è escluso che altri nomi possano entrare nei prossimi giorni nel fascicolo aperto dai pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini, coordinati dal procuratore Alfredo Robledo. Gli inquirenti stanno facendo approfondimenti sulla scuola Bosina, tanto voluta dalla moglie di Bossi, Manuela Marrone, e sul Sinpa, il sindacato padano fondato dalla vicepresidente (espulsa dalla Lega) del Senato Rosy Mauro. VACANZEMAROCCHINE Come detto, con Umberto sono stati indagati anche Renzo, l'ex consigliere regionale lombardo, e Riccardo Bossi. L'ipotesi di reato a carico dei figli dell'ex ministro è di appropriazione indebita. Entrambi ne dovranno rispondere in concorso con il tesoriere Belsito. Renzo, detto (dal padre) il Trota, che nei giorni scorsi aveva negato l'indiscrezione secondo cui avrebbe preso una laurea in Albania («colpiscono me per evitare che mio padre si ricandidi»), ieri si trovava in Marocco in vacanza. Oltre ai due ragazzi è finito sotto indagine il senatore Piergiorgio Stiffoni, anche lui espulso qualche settimana fa dalla Lega del Triumvirato. La posizione del senatore trevigiaSEGUEDALLAPRIMA Ma lui era rimasto malinconicamente in piedi, dopo un quarto di secolo di carriera parlamentare (non possiamo dire «onorata carriera», ricordando gli insulti e le infinite pernacchie, le braccia a ombrello, sonorità diverse, rivolti agli avversari, al tricolore, al capo dello stato, alla signora di Venezia, che sventolava sotto il suo naso la bandiera nazionale, all'inno di Mameli). Ma che dovesse cadere nel classico vizio nazionale, quello che gli storici definiscono «familismo amorale», cioè familismo da clan, da mafia, familismo da perenne e invadente conflitto di interessi, nessuno se lo sarebbe potuto aspettare. Invece è andata così: Bossi, che crolla per fallimento politico del suo movimento, ma soprattutto Bossi che crolla per le mancette ai figlioli Riccardo e Renzo, per pagare i loro capricci, le lauree in Albania, le auto potenti, le belle ragazze. Come un «napoletano qualsiasi», direbbe lui, che ostenta figli come piezze e'core. Del primo avremmo potuto mantenere un penoso e imbarazzato ricordo, interrogandoci sulle ragioni del malessere nordista cui aveva dato rappresentanza, del secondo solo sconcerto e la sensazione tristissima di essere stati presi in giro per un ventennio. Tutto sommato molti gli avevano concesso credito e qualcuno continuava a concederglielo. Come sempre bisogna attendere, rispettando le parole degli stessi magistrati, del procuratore capo Edmondo Bruti Liberati e del pm Paolo Filippini, che sono persone serissime e prudenti: spiegano come l'iscrizione nel registro degli indagati sia atto di garanzia, semplicemente per completare gli approfondimenti. Ma il guasto resta, suggello al fallimento della politica. La scopa purificatrice di Maroni dovrà occuparsi ora del capo supremo, del fondatore, del «Bossi, Bossi» invocato a Pontida o in Riva degli Schiavoni, mentre versa in laguna l'acqua sacra del Po. La rinuncia di appena qualche giorno fa a percorrere la strada della ricandidatura a questo punto sembra solo il furbo levarsi un poco di torno prima della tempesta. Il proposito di rimettersi lui alla testa dei moralizzatori l'ultimo specchietto per le allodole, propaganda urlata davanti alla folla plaudente. In attesa dei giudici, abbiamo capito intanto che grazie al contributo dei contribuenti, alle tasse dei padani e a quelle dei terroni, tra le stanze di via Bellerio giravano milioni destinati ai più vari e gradevoli usi personali. Abbiamo capito che la diversità della Lega è in realtà uguale alla diversità complice e corrotta di altri, di alcuni altri, non di tutti, perché non è vero, al contrario di quanto qualcuno tra gli antipolitici Dopol'incontro conilpremier,Berlusconi si favedereallaCamera mentrevota la fiducia E intanto lavora all'accordoconMrFerrari SCANDALOLEGA NINNIANDRIOLO ROMA ILCASO . . . Per il Trota e il fratello Riccardo una paghetta mensile di 5mila euro . . . I due potevano chiedere anche altri soldi, per cifre sino a tremila euro Belsito non era tenuto a registrare nulla Il padano che odiava i ladroni Il premier Mario Monti con Silvio Berlusconi FOTO ANSA GIUSEPPEVESPO MILANO Monti pranza col Cav (che pensa a Montezemolo) 2 giovedì 17, maggio, 2012
DI NOTTE, IL MARE E IL CIELO SONO UN TUTT'UNO E PERFINOLATERRASICONFONDECONL'OSCURAIMMENSITÀ CHE AVVOLGE OGNI COSA. NON CI SONO FESSURE.Non ci sono tagli. Non ci sono separazioni. La notte è la migliore rappresentazione dell'infinità dell'universo. Ci fa credere che niente abbia inizio e niente abbia fine. Soprattutto quando (come stanotte) non ci sono stelle. Compaiono le prime luci e la separazione comincia. L'oceano si ritira nella propria geografia, un velo d'acqua che nasconde le montagne, le valli, le gole marine. Il fondo del mare è una camera d'echi che non arrivano mai fino a noi, e ancora meno fino a me, in quest'alba. So che il giorno sconfiggerà questa illusione. E se non nascesse più un nuovo giorno, cosa accadrebbe? Allora crederò che il mare abbia rubato la mia forma. Adesso il Pacifico è un oceano davvero calmo, bianco come un'enorme tazza di latte. Le onde l'hanno avvertito che la terra è vicina. Cerco di misurare la distanza tra due onde. O sarà il tempo a separarle e non la distanza? Rispondere a questa domanda risolverebbe il mio mistero. L'oceano non si può bere, ma ci beve. È mille volte più cedevole della terra. Ma noi sentiamo solo l'eco del mare, non la sua voce. Se il mare urlasse, saremmo tutti sordi. E se il mare si fermasse, moriremmo tutti. Non esiste mare immobile. Il suo movimento perpetuo dà l'ossigeno al mondo. Se il mare non si muovesse, soffocheremmo tutti. Non la morte per acqua, ma per asfissia. Albeggia, e la luce del giorno determina il colore del mare. L'azzurro dell'acqua è una semplice dispersione della luce. Il colore azzurro significa che l'astro solare ha sconfitto la natura incolore dell'acqua dotandola di una veste che non è la sua, non è la sua pelle, ammesso che anche il mare ne abbia una… Cosa illuminerà il giorno che nasce? Vorrei dare una risposta. Vorrei trovare subito una risposta perché sto perdendo le parole da dire a voi, i sopravvissuti. Se il sole nascente e la notte moribonda non parlano per me, non avrò storia. La storia che voglio raccontare a chi vive ancora. Credo che il mare sia vivo e che ogni onda che mi lava la testa senta la terra, palpi la carne, cerchi il mio sguardo e lo trovi, stupito. O, piuttosto, attonito. Incredulo. Guardo senza guardare. Ho paura di essere visto. Non sono quello che si definisce «bello» da vedere. Sono la millesima testa tagliata in Messico quest'anno, finora. Sono uno dei cinquanta decapitati della settimana, il settimo di oggi e l'unico delle ultime tre ore e un quarto. Il sole nascente si riflette nei miei occhi aperti. La mia testa ha smesso di sanguinare. Un liquido denso corre dalla massa dell'encefalo alla sabbia. Le palpebre non si chiuderanno mai più, come se i miei pensieri continuassero a impregnare la terra. Ecco la mia testa tagliata, sperduta come una noce di cocco sulla riva dell'Oceano Pacifico lungo la costa messicana del Guerrero. La mia testa strappata come quella di un feto morto che deve perderla perché il corpo acefalo nasca nonostante tutto, palpiti per pochi istanti e muoia a sua volta, affogato nel sangue, permettendo alla madre di salvarsi e di piangere. In fondo, l'efficacia della ghigliottina fu provata tagliando in primo luogo la testa non ai re, ma ai cadaveri. La mia testa è stata tagliata a colpi di machete. Il mio collo è un tessuto che si sfilaccia in brandelli. I miei occhi sono due fari di stupore aperti fino a quando la prossima marea se li porterà via e i pesci si infileranno nel mio cranio dall'orifizio sacrificale e la materia grigia si rovescerà, intera, sulla sabbia, come una minestra versata, persa nella terra, per sempre invisibile se non fosse un'attrazione per i turisti nazionali e stranieri. Siamo ai tropici, cazzo! Non ve ne siete accorti, voi che ancora siete vivi o credete di esserlo? Il mio cervello ha smesso di controllare i movimenti di un corpo che non riesce più a trovare. La mia testa ha abbandonato il corpo. A cosa mi serve, senza un corpo, respirare, circolare, dormire? Anche se queste sono le aree più vecchie della mia testa, mi aspetteranno nuove zone nella parte del cervello che non ho usato in vita? Non devo più controllare l'equilibrio, la postura, il respiro, il ritmo cardiaco. Sto per entrare in una realtà sconosciuta, quella che la parte inutilizzata del cervello mi rivelerà tra poco? I ghigliottinati non perdono subito la testa. Hanno ancora qualche secondo – forse qualche minuto – per muovere gli occhi schizzati dalle orbite, domandarsi cos'è successo, dove sono, cosa mi aspetta, con una lingua che, separata dal corpo, non smette di agitarsi, loquace, idiota, sul punto di perdersi per sempre nel mistero di capire dov'è finito il mio corpo tronco, invece di concentrarsi con scrupolo sul principale dovere di una testa tagliata, che consiste nel ricreare il corpo nella mente e dire: questa è la testa di Josué, figlio di genitori ignoti, in cerca del suo corpo vivo, quello che ebbe in vita, che palpitò notte e giorno, quello che tutte le mattine si svegliò con un progetto di vita negato, ovvio! Dall'immagine del primo specchio della giornata. Io, Josué, la cui sola preoccupazione in questo momento è di non mordermi la lingua. Perché anche se la testa è tagliata, la lingua tenta di parlare, finalmente libera, e riesce solo a mordere se stessa, mordersi come si morde una salsiccia o un hamburger. Carne siamo e carne ritorniamo. È così che si dice? È così che si prega? I miei occhi senza orbita cercano il mondo. Sono stato un corpo. Ho avuto un corpo. Sarò un'anima? © Carlos Fuentes, 2008 © il Saggiatore S.p.A., Milano 2012 Titolo originale: La voluntad y la fortuna CHI ERA LETTERATURA In libreriadapochissimi giorni il volumedello scrittoremessicano scomparsomartedì Pubblichiamol'incipit Da «La regione trasparente» a«Tutte le famiglie felici» Unavitaper lascrittura ... Personaggirealie incredibili al tempostesso: ilprete ribelleFilopáter, ilmagnate MaxMonroy, ilpassato, imiti Destino criminale L'ultimoromanzo diCarlosFuentes CARLOSFUENTES Loscrittore messicanoCarlosFuentes èmorto martedìall'età di 83anni inuna clinicadi Cittàdel Messico,dove erastato ricoverato perproblemi cardiaci.NatoaPanama l'11 novembredel 1928 era figlio diun diplomatico messicano.Ha trascorso l'infanzia invarie cittàdell'America Latina,daMontevideoaRio deJaneiro, da Quito aSantiagodelCile aBuenosAires.È ritornato definitivamentenellacapitale messicanaa 16anni, dovehacomincia a lavorarecome giornalistaper la rivista «Hoy».Hapubblicato i suoiprimi raccontinel 1959, perpoi trasferirsi in Europa.Nel 1975, in memoriadelpadre, haaccetta di diventareambasciatore aParigi,dove, tra l'altro, haaperto leporte dell'ambasciataai rifugiati politici latinoamericanie della resistenza spagnola.Harinuncia all'incariconel 1977, quando l'expresidente GustavoOrdaz fu nominato ambasciatore in Spagna.Daallora siè dedicato completamentealla letteratura.Tra lesue opere dimaggior successo«La regionetrasparente» (1958),«Lebuone coscienze»(1959),«Lamorte diArtemio Cruz»(1962),«Aura» (1962),«Zona sacra»(1967),«Terranostra» (1975), «Gringo Viejo»(1985),«LaCampagna»(1990) e, poi, tra le altre«Gli anni con Laura Diaz»(1999), «Tutte le famiglie felici» (2006)e «Adanen Eden» (2009), il cui tema, da lui moltosentito, è il narcotraffico e lacorruzione politica,problemi ormai endemici nel suoMessico. Fuentes,che lungo la suacarriera hacollezionato ungran numero di riconoscimenti (tragli altri il Premio Cervantesnel 1987 ePrincipe delleAsturie nel 1994),hascritto anchemolte sceneggiaturedi film, traqueste «IlGallod'oro» nel 1965con il colombiano GabrielGarcia Marquez,del qualeera grande amico. Loscrittore messicanoCarlosFuentes scomparsomartedìaCittà delMessico all'etàdi83anni .. . LatestadiJosuéNadal, recisa dalcorpodurante l'ennesimo episodiodisangue, racconta, ricordaedivaga... DESTINO CarlosFuentes traduzioneGiulianaCarraro eEleonoraMogavero pagine446 euro 19,00 Il Saggiatore U: 18 giovedì 17, maggio, 2012
Il console Mario Vattani, alias Katanga e voce dei Sottofascia semplice, non ci sta. «Questa è una persecuzione personale, un accanimento che porta a situazioni assurde», protesta dall'Estremo Oriente, dopo aver ricevuto il nuovo richiamo dalla Farnesina. Pensava ormai di averla scampata, di poter continuare a svolgere la sua attività diplomatica a Osaka, come ha fatto in questi mesi, tra showroom Ferrari e serate di gala, come se la sua esibizione dal palco di Casapound fosse cosa archiviata. Insieme a quel «vivere in mezzo alla merda dei cani...» evocato a simboleggiare la Repubblica italiana. Dei cui festeggiamenti si sarebbe dovuto occupare, in vista del 2 giugno, se fosse rimasto al suo posto. Entro qualche giorno invece dovrà lasciare la sede consolare di Osaka e tornare a Roma per essere dal 22 maggio a disposizione del ministero degli Esteri. «Mi ha telefonato il capo dell'ufficio trasferimenti: ho cinque giorni per riorganizzare il rientro dal Giappone, non solo il mio ma di tutta la famiglia, la casa...», si lamenta il console richiamato per la seconda volta, davanti ai microfoni di Sky Tg24, prima di mettersi, furibondo, sulla via dei rientro. In realtà, l'avrebbe già dovuto fare da tempo. Il 31 marzo: qella era la data scritta sul primo provvedimento di richiamo deciso dal consiglio di amministrazione della Farnesina lo scorso 21 febbraio, dopo che a fine gennaio, il ministro aveva già richiamato a Roma Vattani, perché si mettesse a disposizione della commissione disciplinare, che, nel frattempo, non si è ancora pronunciata. Una bella matassa burocratica, attraversata da veri e propri scontri di potere. «Mio figlio sa difendersi benissimo da solo», aveva replicato il padre, Umberto, uno degli uomini più potenti della Farnesina. Fatto sta che, forte delle sue posizioni, il figlio ha impugnato il richiamo davanti al Tribunale amministrativo che gli ha dato ragione. Ora però il Consiglio di Stato ha ribaltato l'ordinanza del Tar. «Considerato che, nella vicenda in esame, i dati fattuali posti in evidenza assumono una oggettiva rilevanza» e che esaminando gli «interessi coinvolti» «prevalenti» sono quelli «pubblici», il presidente della IV sezione Gaetano Trotta il 14 maggio ha dato ragione alla Farnesina e ha riconosciuto anche «l'urgenza» nel dare seguito al provvedimento impugnato da Vattani. E infatti, la Farnesina ha già disposto un nuovo provvedimento di richiamo a Roma. Il console di Osaka protesta. E dà un assaggio di quella che sarà la sua difesa. Una rivendicazione a tutto campo del suo passato. Senza risparmiare nessuno. Alla Farnesina che gli ha contestato tra l'altro «non fa mistero della sua appartenenza al Fronte della Gioventù negli anni 80», risponde: «Quando ero iscritto al Fronte della Gioventù negli anni Ottanta, il mio segretario era l'attuale presidente della Camera Gianfranco Fini che poi è stato anche ministro degli Esteri» fa notare l'ex militante, che in quegli anni sul campo si conquistò il titolo di Katanga. Un passato che chiama in causa lo stesso Alemanno, che poi prese il posto dell'attuale presidente della Camera alla guida del Fronte. Risale allora il rapporto con Vattani, che anni dopo, prima da ministro poi da sindaco di Roma, ha chiamato per due volte accanto a sé. Quanto al passato più recente, quello in cui gli si contesta, trent'anni dopo la militanza nel Fronte e nonostante l'importante incarico diplomatico appena ricevuto, di aver calcato il palco di Casapound per inneggiare a Salò: nel periodo «della mia partecipazione a quell'evento musicale - replica Vattani - è stata ospite di CasaPound Stefania Craxi, che era allora il mio sottosegretario agli Esteri e non mi sembra che questo abbia creato scandalo». Partono i test Invalsi Proteste di Cobas e studenti RICCARDO VALDESI ROMA Partiti la scorsa settimana alle elementari i test Invalsi sono approdati ieri alle superiori coinvolgendo 532.634 studenti delle seconde classi. Almeno sulla carta. Non in tutte le scuole e non in tutte le classi, infatti, prof e alunni si sono cimentati con i quiz come previsto. In prima fila a boicottare questo strumento di rilevazione degli apprendimenti i Cobas per i quali, norme alla mano, i test Invalsi non sono affatto obbligatori. Per contestarli hanno organizzato un sit-in sulla scalinata del ministero dell'Istruzione e una trentina di altre iniziative sparse in tutta Italia. «Con le prove Invalsi - sostengono i Cobas - si riducono i docenti al ruolo di addestratori di quiz e si destinano gli studenti alla manovalanza precaria». I test Invalsi non sono stati svolti nel 7-8% di queste classi e non nello 0,69%». Schierata a fianco del sindacato l'Unione degli studenti che la notte scorsa ha oscurato i volti delle statue più significative di Roma con le X simbolo della protesta contro la scuola-quiz e ha affisso striscioni proprio di fronte alla sede dell'Istituto di valutazione a Frascati. Ma il dissenso è partito anche dal basso. A Roma, nello storico liceo Virgilio, sono stati consegnati test in bianco o senza il codice alfanumerico per rendere inutilizzabili le prove. Gli studenti hanno spiegato di non voler «accettare di vedere sminuita la loro preparazione di anni e anni con un semplice test a risposta multipla che non può effettivamente valutare il percorso di apprendimento intrapreso con gli insegnanti». «I risultati della protesta sono stati eccellenti hanno aggiunto gli alunni del Virgilio - e hanno raggiunto la quasi totalità delle classi sottoposte ai test. Il boicottaggio ha raggiunto anche le “classi campione” scelte per essere controllate dagli ispettori Invalsi, e dove la dirigenza della scuola ha esercitato la massima pressione sui professori per obbligare i ragazzi a svolgere i test». Anche a Napoli una valanga di no ha travolto le prove di valutazione. Un test «inutile e soprattutto, visti i tempi di crisi, costoso» hanno commentato i docenti dell'istituto Casanova che, sommersi da centinaia di prove scritte da valutare, hanno voluto richiamare l'attenzione sullo «sperpero di tempo e denaro pubblico». ITALIA Vattani torna. «Perseguitato» Mario Vattani, l'ex console di Osaka è stato richiamato a Roma in seguito a un'inchiesta de l'Unità sulle sue simpatie per l'estrema destra FOTO ANSA Il console fascio-rock tornerà in Italia. A Osaka avrebbe dovuto organizzare la festa del 2 giugno «Quando militavo nel Fronte della gioventù il mio segretario era Fini poi ministro degli Esteri» MARIAGRAZIAGERINA mgerina@unita.it . . . Pronto a difendersi a tutto campo e a tirare fuori qualche scheletro dall'armadio del passato... 8 giovedì 17, maggio, 2012
FIN DALLASIGLA DELTUTTOIDENTICA-FAI -C'ÈUN'EVIDENTE PERFIDAMALIZIA,ma non c'è nulla che unisca gli anarchici storici della Federazione Anarchica Italiana e i cosiddetti anarchici della Federazione Anarchica Informale. I primi si rifanno alla tradizione che rimonta a Pietro Gori, ad Errico Malatesta, ad Armando Borghi, a Giuseppe Pinelli, a quanti in modo duro e rigoroso ma a mani nude si sono battuti contro ogni forma di autoritarismo. I secondi sono da anni nelle cronache per attentati e ora per il rilancio di una disperata lotta armata stile Br. Chi vuole approfondire la diversità radicale, legga un bel libro edito dalla Mandragora di Imola: «Testimonianze» di Nello Garavini, anarchico di Castelbolognese, il quale, vissuto fra il 1899 e il 1985, ha attraversato tutto il «secolo breve», le sue guerre, le sue lotte sociali, patendo il duro esilio antifascista nel lontano Brasile. Con una carica non violenta, con una generosità e una passione civile straordinarie. La tradizione dell'anarchismo italiano è illuminata da un forte anelito libertario che contrasta in modo netto con la scorciatoia degli attentati «battezzati» come anarchici. Inesausta è la polemica di Errico Malatesta contro il «ravacholismo», cioè contro la maniacale propaganda a base di attentati di François Koenigstein detto Ravachol. Come contro la banda Bonnot, composta da anarchici individualisti e illegalisti, che per anni terrorizzò Parigi con rapine e omicidi. Ad essi dichiarò la propria comprensione nel gennaio 1911 Benito Mussolini, all'epoca tribuno massimalista, che si era imbevuto della lettura non tanto di Bakunin quanto di Max Stirner, il filosofo tedesco dell'«Unico». Malatesta ingaggiò una furibonda polemica contro la «comprensione» mussoliniana che regalava un alone leggendario a Jules Bonnot e ai suoi compari, definendoli «odiatori del lavoro che abbrutisce e non nobilita, odiatori della proprietà che sigilla differenze fra individuo e individuo, odiatori della società». Si dirà: e il regicida Gaetano Bresci allora, non era forse anarchico? Sì, ma, al di là delle tante avventurose congetture, nessuno poté attribuire agli anarchici italiani una qualche complicità col gesto dell'operaio tessile di Prato, venuto dal New Jersey per «punire» re Umberto delle cannonate sparate sulla folla, a Milano, nel 1898 dal generale Bava Beccaris, premiato per quella «azione di guerra» con la Gran Croce dell'Ordine Militare e con un seggio al Senato. Azione isolata e tardiva: il clima politico si era già aperto al giolittismo. In sostanza gli anarchici italiani si trovarono a dover difendere Bresci. Poi furono in prima linea contro il fascismo. In Italia. In Spagna. Con Camillo Berneri ucciso a Barcellona, molto probabilmente da agenti stalinisti, la sera in cui alla radio aveva finito di commemorare Antonio Gramsci scomparso in quelle ore. La stessa strage di piazza Fontana vede gli anarchici come vittime (Pino Pinelli), non certo come autori. Un'organizzazione con fi-nalità inequivocabil-mente eversive dell'ordi-namento istituzionale».Con queste parole Gui-do Salvini, nel febbraio del 2007 gip del tribunale di Milano, aveva definito il Partito comunista militare-politico all'interno dell'ordinanza di custodia cautelare con cui aveva stabilito l'arresto di 15 persone simpatizzanti o facenti parte dell'organizzazione. Sono passati più di cinque anni e le dichiarazioni di alcuni dei componenti delle così dette «Nuove brigate rosse» hanno confermato le parole del giudice Salvini e le intuizioni investigative di Ilda Bocassini, che diresse quell'indagine. Il pubblico ministero milanese chiarì da subito che quel gruppo non era ancora pronto a colpire, nonostante disponesse già di un piccolo arsenale, ma che lo avrebbe sicuramente fatto non appena se lo fosse potuto permettere. Del resto gli attentati in cantiere erano molti, dall'Eni a Mediaset. Le parole pronunciate ieri da alcuni degli esponenti del Pc-mp, come Alfredo Davanzo e Claudio Latino, nell'aula della Corte d'Assise milanese, con la rivendicazione della lotta armata come mezzo necessario a sovvertire il sistema, hanno ribadito che il gruppo non scherzava. Gli unici a non aver afferrato il concetto sembrano essere alcuni esponenti del centro sociale padovano “Gramigna”, toccati direttamente dall'inchiesta ed isolatissimi dagli altri centri sociali per le posizioni assunte in difesa degli imputati (tutti). Nell'inchiesta infatti finirono in cella alcuni giovanissimi attivisti del centro sociale: Alfredo Mazzamauro, Amarilli Caprio, Federico Salotto e i fratelli Toschi. La Caprio in particolare venne accusata di essere la reclutatrice del gruppo, in azione tra l'università ed il centro sociale. Nel processo d'Appello che la Cassazione ha deciso di far ripetere, l'unico degli attivisti del Gramigna a venire assolto è stato Federico Salotto. Per gli altri rimane lo spauracchio della condanna nella ripetizione del processo, ordinato dalla Suprema Corte perché «è certo che il gruppo aveva intenzione e capacità di esercitare la violenza», ma non era chiaro se «avesse anche intenzione e possibilità di utilizzare metodi terroristici per conseguire il suo programma di eversione dell'ordine costituzionale». Gli investigatori erano arrivati al Partito comunista politico-militare dopo essersi imbattuti nella pubblicazione clandestina “L'Aurora”, redatta dall'ideologo e capo del gruppo, quell'Alfredo Davanzo che lunedì scorso in aula ha detto «Viva la rivoluzione, questo è il momento buono», riferendosi alla gambizzazione dell'amministratore delegato dell'Ansaldo nucleare, Roberto Adinolfi. Davanzo, condannato nel 1982 a dieci anni di reclusione per rapina a mano armata e riparato in Francia per sfuggire alla pena, iniziò a diffondere l'Aurora una volta rientrato in clandestinità in Italia, tra i monti della Carnia, in provincia di Udine. “L'Aurora” si dichiarava esplicitamente erede della Seconda posizione delle Brigate rosse, vale a dire quella corrente di pensiero brigatista che criticava le derive militariste e soggettiviste della Prima posizione e sceglieva la linea di una guerra più propriamente rivoluzionaria di lunga durata. Una guerra mai chiusa e che Davanzo ed i suoi pensano di poter rinvigorire in questi anni di crisi economica: «Il momento è buono». Claudio Latino, considerato il capo della cellula milanese, dichiaratosi prigioniero politico una volta arrestato ed indagato nell'ambito dell'omicidio Biagi, ha spiegato chiaramente che «la violenza è inevitabile per sovvertire il sistema, non c'è altra strada». Lo stesso concetto espresso da Davide Bortolato, considerato il capo della cellula padovana, anche lui finito nelle indagini per l'omicidio Biagi. La guerra non è finita. Oggi i lavoratori del gruppo Finmeccanica si fermeranno per un'ora per dire no alla recrudescenza del terrorismo FOTO DI LUCA ZENNARO/ANSA ILCOMMENTO VITTORIOEMILIANI «Diciamo a Monti che lui è uno dei 7 rimasti», firmato Federazione Anarchica Informale, la stessa sigla che ha rivendicato l'agguato a Roberto Adinolfi, l'ad di Ansaldo Nucleare gambizzato una settimana fa a Genova, annunciando l'intenzione di colpire altri sette bersagli. La minaccia al presidente del consiglio è contenuta in due lettere che sono state recapitate fra ieri e martedì alla Gazzetta del Sud e Calabria Ora, un testo che gli analisti dell'antiterrorismo ritengono «non attendibile» e che potrebbe essere opera di un mitomane o, in ogni caso, frutto di un atto di emulazione. Al premier Monti gli autori della lettera mandano a dire che «il Popolo non ha nessun interesse a rimanere in Europa, a salvare le banche, a saldare i conti di uno Stato che ha sperperato per conto proprio, nessun interesse ad acquistare aerei a propulsione nucleare, ad avere Maserati blindate, nessun interesse a pareggiare un bilancio di chi dopo 60 mesi va in pensione milionaria, il Popolo ci ha dato mandato e sacrificheremo anche le nostre vite per la causa giusta». Due, essenzialmente, le ragioni che spingono gli esperti a dubitare dell'autencità della minaccia. Il Logo usato, infatti, è soltanto simile a quello riportato nella lettera di rivendicazione all'attentato contro Adinolfi ad opera della “Cellula Olga” e si tratterebbe invece di un “copia e incolla” fatto da un simbolo normalmente utilizzato da un gruppo anarchico ellenico e sormontato da una scritta in greco. Ma non è tutto, perché anomala e inattendibile sarebbe anche l'indicazione di un secondo bersaglio da colpire, ossia il direttore di Equitalia Sud. Era stata proprio la “Cellula Olga”, infatti, ad escludere nel comunicato di rivendicazione la possibilità di colpire qualcuno dell'agenzia di riscossione nonostante «il consenso» che l'azione avrebbe potuto portare alla causa. «Fai Calabria - si legge nell'ultima lettera avvisa che Equitalia Sud sarà oggetto di attenzione nella persona del suo presidente, becero uomo d'affari e servitore del potere economico. La riscossione in Italia è divenuta una ruberia al popolo che sarà segnata con il marchio della vita, ma questa volta vi avvisiamo prima, una serie di provvedimenti contro il popolo sono stati la causa del fallimento sociale e ci ha “obbligati” a militare sul campo di battaglia». Nelle tre pagine del testo anche un accenno ai suicidi per la crisi economica («omicidi di stato») e al ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri. «Ha detto che se si attacca Equitalia è come attaccare lo Stato - si legge quindi attaccheremo lo Stato fin quando lo Stato non cambierà marcia a tutela il Popolo, gli Operai e le Imprese». Nel frattempo resta alta in tutta Italia l'attenzione contro la nuova minaccia terroristica. Oggi, a Genova, è prevista la manifestazione “unita contro il terrorismo” a cui hanno aderito il sindaco Vincenzi, l'associazione dei familiari delle vittime e i delegati dell'Ansaldo. Per un'ora, invece, si fermeranno gli operai di tutti gli stabilimenti Finmeccania del paese. I lavoratori si fermano. False minacce a Monti ILNUOVOTERRORISMO L'ANALISI Dal Pc-mp al «Gramigna» Ecco quelli che tifano rivolta Inuoviviolenti si rifanno alle ideedellaSeconda posizionedelleBr:una guerradi lungadurata Ilcentrosocialepadovano èstato l'unicoadifendere gli imputatialprocesso Ma gli anarchici in Italia furono non violenti mai «bombaroli» GIUSEPPE CARUSO MILANO PINOSTOPPON ROMA giovedì 17, maggio, 2012 9
Far perdere i candidati del Pd anche a costo di votare per un grillino, ipotesi che solo qualche mese fa avrebbe provocato violente reazioni cutanee. Oggi, invece, prende sempre più corpo nel centrodestra spiazzato dal crollo verticale al primo turno delle elezioni amministrative, soprattutto in Emilia Romagna, cuore pulsante della sinistra italiana. L'effetto sarebbe doppio: ridimensionare il successo del partito Democratico e timbrare le eventuali vittorie dei candidati del Movimento a 5 Stelle con i voti della destra. ILCENTRODESTRAALLO SBARAGLIO Ufficialmente il Pdl ha dato libertà di voto lasciando che siano deputati o esponenti locali a giocare a carte scoperte, «a titolo personale», ovvio. Ufficiosamente si lavora pancia a terra per mandare ko i democratici al ballottaggio di domenica e lunedì al grido del «rinnovamento». Parma è il boccone più ghiotto: a sfidarsi ci sono il Pd Vincenzo Bernazzoli, (presidente uscente della Provincia, 39,2% al primo turno, sostenuto dal centrosinistra), e il grillino Federico Pizzarotti, 19, 4%. Il centrodestra, che a mezzo stampa invita i propri elettori ad andare in gita, al mare o a vedersi un film ma non votare, nella discrezione del vis a vis esorta i propri elettori a non votare Bernazzoli. I sondaggi vengono monitorati con grande attenzione e invitano a non lasciare nulla di intentato. Elvio Ubaldi, il candidato ex sindaco rimasto fuori dal ballottaggio non ha fatto mistero delle sue intenzioni: «Al ballottaggio potremmo votare Pizzarotti. In fondo è lui la novità». E ieri il deputato bolognese Pdl Fabio Garagnani è stato altrettanto esplicito: «A volte in politica bisogna osare, soprattutto in Emilia Romagna, per ribaltare certi schemi consociativi. Ecco perché a Bodrio e Parma voterei, con cautela, il candidato grillino». Non fosse per il fatto che a Parma si va al voto dopo la Caporetto della giunta di centrodestra guidata dall'ex sindaco Pietro Vignali in seguito ad una inchiesta che ha visto coinvolti i suoi assessori per tangenti, ci sarebbe da credere alla buona fede dell'onorevole. E mentre Grillo dal suo blog invita i suoi a tenersi lontani dagli apparentamenti e dalla televisione - provocando non pochi malumori - Pizzarutti ha disertato addirittura il faccia a faccia con il suo sfidante con una comunicazione via web: «Per rendere tutto più difficile, mi sono anche ammalato! Adesso un po' di riposo e spero di riprendermi al più presto». In realtà sono diversi i grillini ad aver declinato gli inviti, «meglio stare tra la gente». Bernazzoli mena giù duro: «Viene il sospetto che a questo punto della campagna elettorale, dove non si può più parlare di sogni utopistici ma servono proposte concrete, il candidato del Movimento 5 Stelle scappi e aspetti l'intervento del patron Beppe Grillo». LESTRANE CONVERGENZE A Budrio, Giulio Pierini (46,5% al primo turno, sostenuto da Pd, Sinistra per Budrio che tiene dentro Sel e Rc, Idv e ecologisti) va la ballottaggio con Antonio Giacon, M5S, fermo al 20,4%. Il coordinatore provinciale del Pdl, Alberto Vecchi, con un comunicato ha dato ai suoi libertà di voto, ma Pasquale Gianfrancesco, che si è fermato al primo turno appena sotto al 12% ha detto che sì, insomma, «il movimento potrebbe essere un'alternativa». Mostra nervi saldi Pierini, 33 anni, dipendente presso un'agenzia di comunicazione: «I cittadini budriesi che hanno votato Pdl al primo turno ragionano con la propria testa e apprezzano il lavoro svolto in questi anni dal centrosinistra, pur avendo idee diverse. Budrio è stata amministrata bene, non ci sono file all'asilo nido, siamo l'unico Comune che riesce a consegnare il pranzo e la cena ai non autosufficienti, i servizi funzionano e la qualità della vita è alta. E queste sono cose a cui tengono anche gli elettori del centrodestra, come mi stanno confermando in questi giorni». A Comacchio capita che Alessandro Pierotti, (36,48 al primo turno) - appoggiato da Pd, Udc, lista Onda e Lista Futura Comacchio - si trovi a dover sfidare il grillino Marco Fabbri (22,28%) che può contare sui voti degli elettori di Sel, Pdl e Rc. Sorprese che mai ti aspetteresti eppure è proprio così. Da Sel ricordano che d'altra parte «è stato il Pd a chiudere le porte a sinistra privilegiando il rapporto con il Terzo Polo». Antonio Di Munno, candidato Pdl escluso dalla corsa dei grillini dice: «Sono bravi ragazzi e abbiamo delle cose in comune». Paolo Calvano, segretario provinciale Pd di Ferrara, commenta: «Probabilmente le segreterie di tutti i partiti che sono usciti con le ossa rotta dalla tornata elettorale oggi vedono la possibilità di dare addosso al Pd con la logica del “ muoia Sansone con tutti i filistei”. Ma noi abbiamo un chiaro progetto di governo per portare Comacchio fuori dalle secche dell'immobilismo a cui l'aveva portata la precedente giunta di centrodestra e su questo progetto chiediamo la fiducia dei cittadini». E Pier Luigi Bersani a chi gli chiede se teme l'appoggio del Pdl ai grillini replica: «Non temo niente, dopodiché la destra si muove in modo scompaginato e spero che siano consapevoli delle conseguenze delle loro scelte sul Paese». Se a Parma l'appoggio della destra al candidato grillino Pizzarotti resta un po' sotto il pelo dell'acqua, tra smentite più o meno convinte, il feeling dei berluscones con gli uomini del comico genovese si appalesa senza pudori a Garbagnate Milanese, paesone di 30mila abitanti a nord del capoluogo lombardo. Anche qui il ballottaggio di domenica e lunedì è tra un candidato del Pd e un grillino. Da una parte Pier Mario Pioli, 73 anni, già sindaco dal 1985 al 2002, che al primo turno ha preso il 43,6%. Dall'altra un giovane del Movimento 5 stelle, Matteo Afker, che di anni ne ha 27 e al primo turno con il 10,7% ha battuto per meno di 100 voti l'assessore uscente Vincenzo Soleo del Pdl. Che, proprio nel giorno in cui Grillo è sbarcato a Garbagnate, ha deciso di uscire allo scoperto. «Abbiamo il dovere di scegliere», ha detto. «Disinteressarsi al ballottaggio sarebbe l'errore più marchiano». Il motivo principale della scelta è l'astio per il candidato Pd: «Pioli riporterà tutto a come era prima, quando governava lui, dobbiamo evitarlo». Insomma, il concetto è il sempreverde “turiamoci il naso”: «Dobbiamo scegliere Afker, anche se le sue posizioni restano distanti da quelle del Pdl», è l'appello lanciato da Soleo al suo migliaio di elettori. Il candidato Pd non si preoccupa più di tanto: «Qualcuno non sa accettare la sconfitta...». Ricorda la disastrosa conclusione dell'esperienza della giunta uscente, costretta alle dimissioni, con il Comune commissariato da mesi. E spiega che «con i grillini qui il confronto è stato sereno, lo stesso candidato Afker ha pubblicamente riconosciuto che negli anni in cui ero sindaco la città è stata ben amministrata». Quanto al feeling Grillo-Pdl, basta rileggere le parole del coordinatore lombardo degli azzurri Mario Mantovani: «Loro vogliono una buona politica, non sono antipolitica. Mi ricordano la rivoluzione di Forza Italia negli anni Novanta, sono innovatori come noi». Più prosaicamente, Mantovani aveva anche offerto assessorati ai grillini in cambio del loro sostegno in altri Comuni lombardi, ma senza riuscire nell'impresa di ottenere degli apparentamenti. A Garbagnate poi, vista la distanza anagrafica tra i due sfidanti al ballottaggio (quasi 50 anni), il tema del “vecchio” e del “nuovo” appare pleonastico. E infatti il grillino Afker sembra puntare su altro, come la partecipazione, la democrazia orizzontale. Pioli, uno che dopo aver governato per anni ha deciso di sottoporsi alle primarie per ottenere l'investitura, non si spaventa: «I garbagnatesi hanno una memoria da elefante e non si sono dimenticati quello che ho fatto per questa città...e poi la mia squadra sarà piena di giovani competenti e motivati». «Il Pdl con i grillini? È il gesto della disperazione, sono davvero alla frutta», commenta Maurizio Martina, segretario del Pd lombardo. «Mi colpisce invece che i 5 stelle accettino questi endorsment senza fare una piega. Fossi in loro mi preoccuperei...». E la questione anagrafica? «Il nostro Pioli dentro è un giovanotto, una persona conosciuta e stimata. Non è un caso che al primo turno abbia preso tutti quei voti...». ANDREACARUGATI ROMA Luigi Lusi si è presentato ieri sera alla seduta della Giunta per le immunità del Senato, per essere ascoltato dai commissari. L'ex tesoriere della Margherita, che ha sempre sostenuto di aver agito nell'interesse e per conto del partito, ha deciso di partecipare per difendersi dall'accusa di aver sottratto fondi dei rimborsi elettorali formulata dalla Procura di Roma che ne ha chiesto l'arresto. Proprio ieri, intanto, venivano confermati gli arresti domiciliari per Mario Montecchia e Giovanni Sebastio, i due commercialisti accusati di concorso in associazione per delinquere finalizzata all'appropriazione indebita nella vicenda giudiziaria che coinvolge in prima persona Lusi. È quanto ha stabilito il gip Simonetta D'Alessandro, che ha accolto la richiesta della Procura concedendo però agli indagati la possibilità di convocare, per due giorni alla settimana, presso la propria abitazione un collaboratore dello studio per continuare la loro attività professionale. Gli avvocati Silvio e Fabrizio Galluzzo, che avevano sollecitato la revoca della misura restrittiva, hanno presentato ricorso al tribunale del Riesame che nei prossimi giorni fisserà l'udienza. È già stata respinta, invece, l'istanza presentata dalla difesa di Lusi per il sequestro dei conti della Margherita e del sistema informatico del partito, «in quanto a giudizio della Procura non ne ricorrono i presupposti». LEELEZIONIAMMINISTRATIVE Lusi davanti alla Giunta sulla richiesta di arresto Luigi Lusi, ex tesoriere Dl FOTO ANSA . . . Pier Luigi Bersani: «Non temo niente il centrodestra si muove in modo scompaginato» A Garbagnate il Pdl si schiera apertamente con il candidato Cinquestelle In Emilia la destra in caduta sosterrà Grillo «con cautela» L'attesa dei primi dati sulle amministrative a Parma, il 7 maggio scorso FOTO ANSA Grandi manovre a Parma, Budrio e Comacchio anche se ufficialmente i berlusconiani danno libertà di voto Una mossa per impedire la vittoria del centrosinistra MARIAZEGARELLI ROMA 10 giovedì 17, maggio, 2012
COSIMOCITO ROMA Volataasorpresaal Giro: il trenodell'iridato sbaglia l'ultimacurva, ecosì spunta l'italiano chefececadereMark SORPRESA A MONTECATINI, NON C'È CAVENDISH A BRACCIA ALZATE SULL'ARRIVOCHEFUDICIPOLLINI INMAGLIAIRIDATA, NEL 2003. C'è, invece, l'ultimo nemico che l'inglese s'è fatto in gruppo, Roberto Ferrari, che sfrutta bene l'ennesimo parapiglia all'ultima curva prima dell'arrivo per involarsi e battere nettamente Chicchi, Vaitkus e il campione del mondo. Tra Ferrari e Cavendish c'è un precedente fresco e doloroso, vecchio appena di una settimana. A Horsens, nel finale della terza tappa, il bresciano dell'Androni cercò uno spazio che non esisteva durante la volata, travolgendo Cav e decapitando il gruppo con uno scarto verso destra incomprensibile e pericolosissimo. La giuria lo lasciò in corsa, retrocedendolo all'ultimo posto del gruppo. Per molto meno in passato gente era stata mandata a casa. Cavendish naturalmente non ha dimenticato e polemicamente ricorda, nero in volto, che Ferrari «doveva essere espulso dal Giro». E Ferrari, dopo avergli risposto con una volata fantastica, aggiunge dopo il traguardo: «L'ho battuto no? Bene, mi fa piacere, so che a lui non farà altrettanto piacere». Finale elettrico, uomini che rotolano a terra e la Sky che deraglia. Tutti ingredienti necessari per la vittoria di Ferrari, però è bello, splendido il gesto tecnico del bresciano all'uscita dall'ultima, pericolosa curva. Lì il gruppo ci arriva compatto, con la Sky in testa, ma Thomas, l'ultimo uomo di Cavendish, sbaglia traiettoria, mette un piede a terra e manda in confusione il capitano. Ferrari, che è a ruota di Cav, lo salta netto, entrando alla perfezione nella curva in seconda posizione dietro Vaitkus. Lì è un giochetto aspettare i 50 metri, uscire dalla ruota del lituano e gioire. Rotolìo di uomini dietro Thomas intanto, Modolo fa la curva a pelle di leone, altri finiscono contro le transenne, e meno male che il gruppo ci era già passato sul rettilineo finale qualche minuto prima. Stavolta la colpa è tutta del gallese Thomas, ultimo uomo solo sulla carta di Cavendish, il più delle volte goffo e impacciato nel tratto di strada più delicato di una tappa così, l'ultimo, quello in cui una massa di uomini e biciclette frana come una valanga sulla linea d'arrivo a 60 all'ora. Ci vuole cuore, fegato, coraggio e anche talento: bene farà Cavendish a trovare un vice-Thomas, in fretta anche. La tappa di per sé dice poco ma rivela un ragazzo che potrebbe avere un certo futuro, Manuele Boaro, già molto bravo nella crono di Herning, in fuga per 240 km, prima in compagnia, poi da solo. La salita di Vico scombina per un attimo gli equilibri, ci prova Visconti, si affaccia Scarponi, ma Rodriguez non si scompone e porta facilmente al traguardo pelle e maglia rosa. Troppe curve nel finale, davanti alle Terme, strada stretta e gruppo enorme. Cinque volate in questo Giro e tre maxi-cadute: qualcosa non va. Non va proprio Fränk Schleck, che becca altri 46" in una tappa assolutamente innocua. E chissà oggi: prima di Sestri Levante ci sono quattro salite facili, l'ultima a 12 dall'arrivo. Col coraggio si può anche fare la differenza. 1 Oliver Rodriguez Spagna-Katusha 47h16'39'' 2 Ryder Hesjedal Canada-Garmin a 0'17'' 3 Paolo Tiralongo Italia-Astana a 0'32'' 4 Roman Kreuziger Rep.a Ceca-Astana a 0'52'' 5 Elorriaga Intxausti Spagna-Mov.-Team a 0'52'' 6 Ivan Basso Italia-Liquigas a 0'57'' 7 Damiano Caruso Italia-Liquigas a 1'02'' 8 Dario Cataldo Italia-Omega Pharma a 1'03'' 9 Eros Capecchi Italia-Liquigas a 1'03'' 10 Rigoberto Uran Uran Colombia-Sky a 1'10'' 1) Roberto Ferrari (Androni Venezuela) 6h49'05'' 2) Francesco Chicchi (Omega Pharma Quic.) st 3) Tomas Vaitkus (GreenEdge) st 4) Mark Cavendish (Sky) st 5) Manuel Belletti (Francaise des Jeux) st 6) Giacomo Nizzolo (Radioschack) st 7) Daniel Schorn (NetApp) st 8) Arnaud Démare (Francaise des Jeux) st 9) Danilo Wyss (Bmc) st 10) Geoffrey Soupe (Francaise des Jeux) st. SPORT L'ESORDIO DI FEDERER È STATO MORBIDO, TALE DA CONSENTIRGLI ANCHE UNA BUONA FLUIDITÀ, DI SOLITOFATICOSANEIPRIMITURNI.LASUAAVVENTURAROMANA È SEGUITA DA TUTTI GLI APPASSIONATI CON L'AVIDITÀDICHI TEME DINON POTERLOPIÙ AMMIRARE IN FUTURO. Quando si allena,il suo campo è il più frequentato, anche se altrove vi sono partite importanti. Quando gioca, ogni suo gesto è accompagnato da sospiri di stupore, anche se sono prodezze ripetute millanta volte in questi anni. Ieri, contro l'onesto Berlocq, una carezza di dritto, che fingeva una smorzata per morire sulla riga di fondo, ci ha sciolto come una lettera d'amore ritrovata in cantina. Guardiamo agli affari nostri, e cioè ai tennisti italiani. Vince facile la Pennetta, e oggi contro la Cetkovska può trovare i quarti. Perde per disabitudine la Knapp ed è un peccato, altrimenti avremmo raccontato una grande storia, di una giocatrice promettente, capace di una velocità di palla sconosciuta alle sue colleghe e connazionali, ma costretta a ritardare tutta la sua carriera per un cuore bizzoso che l'ha tradita quando - tre anni fa - sembrava pronta per duellare con le migliori. È bello averla ritrovata. Fra gli uomini, Lorenzi ha solo potuto contemplare la buona giornata del suo avversario, che gli è speculare, per eccesso di talento: Gasquet non ha trovato complicazioni per turbarsi, e ha dominato. Due prove opposte dai nostri migliori tennisti. Fabio Fognini ha meriti non suoi: bellezza e talento sono dotazioni della natura, che lui dovrebbe gestire e assecondare con senso di responsabilità, in questo mondo meschino. Ma gioca come se avesse due vite a disposizione, e quello che tralascia e disperde nella prima tornerà poi nella seconda. Questa spensieratezza può essere anche vantaggiosa, se si risolvesse in schemi d'attacco baldanzosi. Fognini fa invece quello che è sconsigliabile contro un tipo di modesto talento ma che si applica come se di vita - e di carriera - ce ne fosse stata concessa una soltanto. Marcel Granollers è numero 25 del mondo perché ha spremuto tutto dal suo poco tennis. Gli avversari lo subiscono per esasperazione: corre e raccoglie quanto più possibile, con stile maldestro ma efficace. Fognini, che saprebbe variare, si limita però a un esercizio di accelerazioni, chiamando l'altro alla sua partita preferita, quella di sudore e pazienza. Così lo spagnolo va agli ottavi e il nostro va a casa. Resta in tabellone Andreas Seppi, capace di un match tecnicamente ottimo e tatticamente superbo. L'atesino è nella pienezza della maturazione fisica e tennistica. Ha recentemente vinto un torneo di basso livello (Zagabria), utile per trovare convinzioni spesso mancate. Ieri fronteggiava un avversario impossibile, John Isner, campione del mondo fra i giocatori alti più di due metri. Virtù che mette a profitto nel servizio non solo potente, ma anche lavorato: la seconda palla salta così tanto che si è costretti a prenderla senza l'appoggio idoneo delle gambe. Sotto rete, poi, l'americano - arrivato adulto al tennis perché capace anzitutto di laurearsi - ci sa fare e non solo per statura, con volée certe e tocchi di pregio. A questo tennis essenziale, il laureato ha aggiunto un dritto ragguardevole e un rovescio di “tenuta”. Ci è arrivato lavorando molto sulle lunghe gambe, riuscendo a piegarle come fosse un normodotato, anziché un gigante. Infatti è numero 10 del mondo ed è stato capace di dominare (udite, udite) lo stesso Federer, sulla terra rossa in Coppa Davis. Contro questo fenomeno, Seppi aveva pochi scambi dentro i quali crescere, per costringere Isner a faticare contronatura. Dopo aver subito un diluvio di pallate, piano piano, Andreas è riuscito a trovare angolo al suo bel rovescio incrociato e continuità con il dritto a sventaglio, e farsi posto nel cantuccio debole di Isner. Dopo la prima difficile ora di gioco, ogni scambio accertava la crescente superiorità di Seppi, bravo anche a guadagnare terreno, per chiusure volanti. Oggi disputerà i suoi primi ottavi di finale al Foro, consapevole che ai mortali non è data un'altra possibilità su questa terra. ARRIVO Volataasorpresa aMontecatini: vince l'italianoFerrari,Cavendish èsolo quarto. FOTO DI PIER MAULINI/ANSA Seppi,unpo' d'Italia nel torneodiRoger EsordiofestosodiFederer Mal'impresaèdiAndreas MARCOBUCCIANTINI ROMA L'altoatesinobatte Isner, n˚10delmondo:per laprima voltaaRomavaagliottavi. Beneanche laPennetta,mail Foroètuttoper losvizzero Ferrarivinceepunge «SocheaCavendish nonfaràpiacere...» RogerFederer,numero duedel mondo, al servizio: ieri hasconfittoBerlocq per6-36-4 e oggiaffronterà Ferrero . FOTO DI CLAUDIO ONORATI/ANSA U: CLASSIFICA giovedì 17, maggio, 2012 23
Si è presentato sorridente nell'aula del Tribunale penale dell'Aja per la ex Jugoslavia, e ha fatto il gesto del pollice in alto, Ratko Mladic, l'oramai settantenne «boia dei Balcani». È cominciato ieri il processo all'ex capo militare dei serbi di Bosnia, accusato di genocidio e crimini di guerra e contro l'umanità. Era stato arrestato il 26 maggio 2011 in Serbia dopo 16 anni di latitanza. È considerato il principale responsabile dell'assedio di Sarajevo con i suoi 10mila morti e del massacro di Srebrenica, in cui nel luglio 1995 vennero uccisi oltre 8.000 musulmani. Sono ben 11 i capi di accusa di cui deve rispondere: due per genocidio, quattro per crimini di guerra e cinque per crimini contro l'umanità commessi dai suoi soldati durante il conflitto di Bosnia del 1992-1995. È stato chiaro il rappresentante dell'accusa, il procuratore Dermot Groome: «Mladic ha guidato la pulizia etnica in Bosnia». Il rappresentante dell'accusa ha anticipato che verranno presentati «elementi di prova che dimostreranno, al di là di ogni ragionevole dubbio, che c'è la mano di Mladic in ognuno dei crimini» di cui l'ex generale è accusato». Il presunto genocida è accusato di essere stato parte, durante la guerra in Bosnia Erzegovina del 1992-95, di una «impresa criminale comune», finalizzata «a cacciare per sempre i bosniaco-musulmani e i croato-bosniaci» dal Paese. È quanto emerge dalle 37 pagine dell'atto di accusa firmato da Procuratore capo del Tribunale penale internazionale dell'Aja, Serge Brammertz. Il documento che è stato depositato alla Corte giudicante nella sua seconda modifica, rispetto alla versione originale del 1995 si limita ai soli presunti crimini commessi da Mladic in Bosnia, omettendo gli eventuali reati contestabili in territorio croato. Il procuratore Groome ha aperto le dichiarazioni dell'accusa concentrandosi sulla storia di un ragazzino di 14 anni i cui padre e zio furono uccisi assieme ad altri 150 uomini dalle forze serbo bosniache nel novembre 1992. Groome ha spiegato che i soldati di Mladic continuarono a commettere questi omicidi fino al 1995, quando le violenze raggiunsero il loro picco nel massacro di Srebrenica. «Quando Mladic e le sue truppe uccisero migliaia di persone a Srebrenica - ha spiegato in aula il procuratore - erano già abituati e ben preparati a commettere omicidi». Groome ha poi mostrato alla giuria alcune immagini del mercato di Markale, nel centro della capitale bosniaca Sarajevo, subito dopo il noto bombardamento del 1994 in cui morirono decine di civili. La prima udienza proseguirà oggi, con il rappresentante dell'accusa che proseguirà la sua requisitoria. Il processo potrebbe durare tre anni. L'udienza successiva è stata fissata per il prossimo 29 maggio. ILDOLOREDELLE MADRI Una ventina di madri e vedove di Srebrenica si sono riunite di fronte la sede del Tribunale dell'Aia (Tpi). Alcune di loro hanno partecipato all'udienza. Munira Subasic, che ha perso 22 familiari nella strage, parlando con l'Associated Press, ha detto di voler guardare Mladic negli occhi «e chiedergli se si pente per quello che ha fatto». Ma non vi è stato ombra di pentimento nello sguardo di Mladic. L'ex generale ha ascoltato impassibile le parole del procuratore che elencava le accuse. «Questo è molto doloroso, ci fa davvero male», ha commentato piangendo Suhreta Malic, che nel massacro ha perso i figli e oltre 30 parenti. «Non abbiamo perso delle galline. Abbiamo perso i nostri figli», ha aggiunto. Sono rimaste beffate altre donne, parenti delle vittime, raccoltesi al Memoriale di Potocari, accanto a 5.137 tombe dei loro cari: non hanno potuto seguire la diretta televisiva per l'improvvisa mancanza del segnale televisivo. Lo hanno invece visto e applaudito un gruppo di sostenitori dell'ex generale che si è dato appuntamento a Pale, l'ex roccaforte serba a nord di Sarajevo. Mladic è ancora il loro eroe. Armi e soldi ai ribelli siriani con l'aiuto degli Stati Uniti VIRGINIALORI esteri@unita.it Nelle ultime settimane, i ribelli siriani che combattono contro le forze del regime dI Assad hanno iniziato a ricevere migliori e maggiori forniture di armi, grazie ai fondi di diversi Paesi del Golfo e al coordinamento degli Stati Uniti. Lo rivela il Washington Post, citando attivisti dell'opposizione siriana e funzionari Usa e di altri Paesi. Secondo le fonti, il materiale, che comprende armamenti anticarro, viene accumulato a Damasco, ma anche ad Idlib, vicino alla frontiera turca, e a Zabadani, vicino alla frontiera libanese. Fonti dell'amministrazione Obama hanno tuttavia sottolineato che gli Stati Uniti non forniscono ai ribelli né armi né fondi, ma hanno aumentato i contatti con le forze militari dell'opposizione per dare ai Paesi del Golfo elementi validi sulla credibilità dei vari gruppi di ribelli e sulle loro strutture di comando e controllo. «Stiamo aumentando la nostra assistenza non letale all'opposizione siriana, e continuiamo a coordinare i nostri sforzi con amici e alleati nella regione e oltre, per avere un maggiore impatto su ciò che stiamo facendo collettivamente», ha detto un alto funzionario del Dipartimento di Stato, citato in forma anonima dal giornale. In questo quadro, funzionari dell'amministrazione hanno avuto questa settimana dei colloqui a Washington con una delegazione di curdi della parte orientale della Siria, dove la violenza è stata finora limitata. Nel corso degli incontri si è parlato anche della possibilità di aprire in quella zona un nuovo fronte contro le forze di Assad, per costringere il regime ad indebolire la sua presenza nella parte Ovest del Paese. LACONTA DEIMORTI Intanto è salito ad almeno 30 civili morti il bilancio della repressione e delle violenze in tutta la a opera delle forze di sicurezza siriane fedeli ad Assad. Lo ha reso noto la rete dei giovani attivisti siriani della Sham News Network, precisando che la maggioranza delle vittime si sono registrate a Homs. Le forze siriane hanno aperto il fuoco nel campo profughi palestinese di Naziheen, nella meridionale città di Daraa, uccidendo quattro persone. Questo mentre è di almeno quattro feriti, tra cui un ufficiale dell'esercito libanese, il bilancio degli scontri settari scoppiati nuovamente a Tripoli, seconda città libanese, tra esponenti delle comunità alauita e di quella sunnita, maggioritaria, alimentati dalle violenze nella vicina Siria. Mladic, il catalogo degli orrori Ratko Mladic durante l'udienza di ieri al Tribunale Internazionale dei crimini nella ex Jugoslavia FOTO DI TOUSSAINT KLUITERS/ANSA-EPA ILCASO LaUil sbarca inLibia DuesediaBengasi per lacooperazione LaUil è il primosindacatoeuropeoa sbarcare inLibia nell'era«post Gheddafi»e adaprire duesedidi propriestrutturecollaterali, unaa Tripolie l'altra aBengasi. Inuna nota laUilprecisa che il segretario Luigi Angelettie il segretarioconfederale condelega all'internazionaleAnna Rea, sonoospiti inquestigiorni della Ugtl, il sindacato libico che siè costituitonel pieno della rivoluzione. Neimesi scorsi, era statogià sottoscrittoun protocollo di collaborazionetra idue sindacati.A Tripoliora sono state inaugurate, una sededelpatronatodella Uil e a Bengasi,una sededell'Istituto di cooperazionedel sindacato, ProgettoSud. Inun incontro con il ministrodelLavoro libico, Angeletti siè detto convinto della«necessità dellacooperazione, a tutti i livelli, per puntareallo sviluppoeconomico di entrambi iPaesi. Ma lacrescita - ha sottolineatoAngeletti - non può prescinderedall'esistenza diun sindacatocherappresenti i lavoratori ene tuteli i diritti. Inquesto quadro si inserisce lanostra collaborazione con l'Ugtl». ILVIAGGIO Napolitano in Tunisia: la primavera araba siete voi Ilpresidente dellaRepubblica, in visita ufficiale in Tunisia,questa mattina, primopresidenteeuropeo, terrà un discorsoall'Assembleanazionale costituenteperchéquelladel futurosia «unaTunisiaautenticamente stabilee solidaperchébasatasulconsenso popolare»,un Paese«acui dobbiamo dareuna mano».L'appuntamento loha ricordato lo stesso Napolitano nelcorso delledichiarazioni reseal terminedel colloquiocon ilPresidente della RepubblicaTunisina MoncefMarzouki. Il Capodello Stato haespresso ammirazione«per l'anelitodi libertàe di democraziache haattraversato i Paesi arabi, acominciaredalla Tunisia. Siamo veramentedi frontead unanuovarealtà chesiè riassunta nellaespressionedi “primaveraaraba”.È molto importante chequi, in Tunisia,dalla fase di libera manifestazionedi questeprofonde aspirazionialla libertàe alla democrazia si siapassatigià alla costruzione diuna nuovarealtà istituzionale politicae civile.Crediamoche, in questo senso, l'esempiodellaTunisia siaaltamente incoraggianteper tutti iPaesi arabiche hannocondiviso le rivoluzioni dell'ultimoanno». IlCapo delloStato ha ancheribadito l' impegno«siasulpiano dei rapporti bilaterali con la Tunisiache sulpiano del nostroapporto, perunapolitica mediterraneadell'Unione europea». In temadi immigrazioneNapolitano ha ribadito la solidarietàsia neiconfronti di chiaffronta il marealla ricerca diuna vitamigliore, siaverso le famiglie che nonhanno notiziedi parenti dispersi. Il processo all'ex generale iniziato ieri al tribunale dell'Aja Tra le accuse il massacro di Srebrenica e il genocidio in Bosnia L'imputato entra sorridente nell'aula, poi sempre impassibile GIUSEPPEVITTORI esteri@unita.it . . . Il procuratore mostra le immagini della strage del mercato di Markale: decine di morti civili . . . Davanti al tribunale una ventina di vedove: «Vogliamo guardarlo negli occhi» MONDO 14 giovedì 17, maggio, 2012
SEGUEDALLAPRIMA Mi pare che i risultati delle elezioni amministrative rivelino la profondità della crisi del centrodestra: la rivelano, non la generano, e fanno comprendere meglio perché si sia giunti a un governo di emergenza nazionale. Tutti sembrano riconoscere che il Partito democratico sia il solo partito rimasto in piedi. Ma perché? Una prima risposta è nella centralità conquistata dal Pd nel gioco politico fin dall'estate del 2010: una centralità che continua e lo ha portato a essere il principale sostegno del governo attuale. Quando, nel 2010, il Popolo della libertà perse le elezioni regionali a vantaggio della Lega, originando una crisi d'egemonia di Berlusconi nella sua stessa coalizione, fu a mio avviso determinante che il Pd, appena uscito dal travaglio della successione dei suoi due primi segretari, si proponesse come forza politica essenziale per qualunque soluzione della crisi della Seconda Repubblica: fossero le elezioni anticipate, ovvero un governo di Grande coalizione senza Berlusconi, come poi sarebbe avvenuto. Questa sommaria ricapitolazione mostra anche quale sia oggi la sua missione: quella di indicare un cammino che, attraversando le elezioni del 2013, consenta innanzitutto alle forze che sostengono il governo Monti, comunque riconfigurate dal passaggio elettorale, di condividere - chi dal governo, chi dall'opposizione - gli oneri di una situazione di emergenza di cui nessuno può prevedere la fine. Naturalmente la sorte della prossima legislatura non dipende solo dal Partito democratico, ma qui mi preme porre l'accento su quanto esso può contribuire a determinarla. La sfida chiama in causa la sua ispirazione originaria, ovvero le ragioni per cui è riuscito ad operare come un partito nazionale e popolare. Io credo che fra queste abbia un ruolo determinante la sua matrice di partito laico fondato sulla collaborazione di credenti e non credenti. Il paesaggio politico e culturale della Seconda Repubblica appare sempre più simile a un territorio devastato da una guerra. Non può sorprendere, quindi, che il mondo cattolico sia riemerso come grande riserva intellettuale e morale della vita del Paese. Ma se la Chiesa italiana ha potuto assumere con rinnovata energia una funzione nazionale, se ha potuto essere un fattore determinante della fine di Berlusconi, a me pare che la sua azione sia stata favorita dalla presenza di un nuovo partito riformista, in cui il riformismo cattolico ha un ruolo significativo e che, nel suo insieme, è orientato a valorizzare il contributo del cattolicesimo politico alle sorti dell'Italia. Nella messa a punto della proposta politica per la prossima legislatura a me pare che questo elemento fondamentale della figura del Pd debba esprimersi con ricchezza. Un primo tema riguarda la possibilità che sia una legislatura costituente, ma di questo mi propongo di parlare in un'altra occasione. Qui vorrei soffermarmi, invece, su un tema sensibile della ricostruzione culturale e morale della vita nazionale: il tema dell'«emergenza educativa». È auspicabile che sia un tema centrale nella messa a punto del programma annunciato da Bersani per l'autunno. Credo che sia il tema che meglio di qualunque altro può manifestare quale sia la nostra visione della società italiana e la nostra capacità di renderla concreta. In estrema sintesi, non si tratta solo delle risorse che ci proponiamo di destinare alla ricerca e alla formazione, né delle priorità che scandiranno la nostra agenda della spesa. Si tratta di assumere impegni chiari sul profilo culturale della nazione italiana, che potrebbero riassumersi in un progetto per una società educante. Istruzione e educazione non si possono separare. La formazione della persona è una combinazione di conoscenze e motivazioni dipendenti dall'equilibrio fra autorità e libertà nel processo educativo. La concezione e il ruolo della famiglia è quindi centrale, ma dipende a sua volta dalla sintonia o dalla disarmonia morale che determina i rapporti fra tutte le «agenzie» educative e formative. Un progetto di «società educante» esige, quindi, una nuova alleanza tra la famiglia, la scuola, le confessioni religiose, i mezzi di comunicazione sociale, le organizzazioni del tempo libero. Ne abbiamo parlato, giorni fa, in un incontro dedicato ai temi dell'emergenza antropologica, sui quali suscitò una certa attenzione la lettera aperta sottoscritta da Pietro Barcellona, Paolo Sorbi, Mario Tronti e da me lo scorso ottobre. Mi auguro che la discussione possa proseguire in pubblico. SI APRE OGGI IN MESSICO UN VERTICE DEI MINI-STRI DEL LAVORO DEL G20 CHIAMATO A FARE i conti con i drammatici effetti occupazionali della crisi economica. Dal 2008 ad oggi ci sono 27 milioni di disoccupati in più nel mondo, e l'Ilo stima che sarebbero necessari 21 milioni di nuovi posti di lavoro ogni anno, per riuscire a tornare nel 2015 al livello di occupazione precedente alla crisi. A questi dati si devono aggiungere quelli relativi la lavoro nero e alla precarietà, soprattutto per giovani e donne. È evidente che l'epicentro della crisi, e dei suoi effetti, sia in Europa; tuttavia, lo tsunami è globale, e per arginarlo sarà certo necessario, ma forse non sufficiente, che l'Europa faccia i suoi compiti a casa. La crisi ci consegna l'urgenza di trovare forme di raccordo delle politiche che vadano molto oltre i livelli nazionali e regionali, e che non siano solo passaggi di condivisione di esperienze o di obiettivi generici: servono luoghi capaci di impegnare a scelte comuni, vincolanti e verificabili, concrete. Vertici che potevano apparire fino a qualche anno fa inutili o addirittura illegittimi, sono oggi con tutta evidenza strumenti preziosi, indispensabili per trovare la via d'uscita comune da problemi globali. Non va quindi sprecata l'occasione. Il G20 Lavoro di questi giorni dovrà avanzare proposte concrete per aumentare e migliorare l'occupazione su scala mondiale: il lancio e l'adeguato finanziamento di un piano per il lavoro dei giovani; l'introduzione di livelli minimi di tutela sociale ed il rafforzamento dei diritti del lavoro e del dialogo sociale; misure per la riduzione delle disuguaglianze di reddito; piani per investimenti eco-compatibili da portare al prossimo vertice di Rio+20. L'Italia dovrà contribuire a stilare questa agenda e, soprattutto, dovrà lavorare perché venga rinnovato l'impegno a fare della creazione di buona occupazione la priorità del G20, confermando la task force nata qualche mese fa, ma soprattutto mettendo a punto strumenti efficaci per attuare gli impegni presi dai capi di stato e di governo in occasione dei summit del G20. Il nodo centrale resta questo: da una parte, dare seguito concreto agli impegni presi; dall'altra assicurare la coerenza delle politiche, scongiurando il rischio (fin qui verificatosi) che quel che si decide ad un tavolo venga contraddetto dalle decisioni prese ad un altro. Questo rischio è evidente per le politiche occupazionali, che restano buone intenzioni se non vengono sostenute da scelte di politica economica e finanziaria conseguenti. Le vicende italiane ed europee ci insegnano quanto sia velleitario pensare di poter risolvere il problema occupazionale, in condizioni difficili di austerità, nel vuoto di misure per la crescita. Perciò, andrebbe sostenuta con convinzione, e ci aspettiamo che l'Italia lo faccia, la proposta di istituire vertici congiunti, in sede G20, dei ministri del Lavoro con quelli dell'Economia. Perché l'unico modo per dare efficacia alle misure per la creazione di buona occupazione, di cui abbiamo bisogno, è coordinarle con le scelte di politica economica su scala globale. Libertàreligiosa Serve subito una legge Non si può più aspettare GianMario Gillio direttore della rivista “Confronti” L'ANALISI Identità del Pd e questione antropologica Giuseppe Vacca FELICECOINCIDENZA.IERILACOMMISSIONEAFFA-RICOSTITUZIONALI DELLA CAMERA HA DISCUSSO DUEINTESE, quella con la Sacra Arcidiocesi d'Italia ed Esarcato per l'Europa Meridionale (ortodossi) e quella con la Chiesa apostolica in Italia. Il giorno prima, sempre alla Camera dei deputati, si è discusso per l'intera giornata proprio di libertà religiosa. Promosso dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) in collaborazione con la Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo stato e con il Dipartimento per la libertà religiosa dell'Unione delle chiese avventiste, si è tenuto il convegno «Unaleggesulla libertàreligiosa. Urgente, inutile, impossibile?» che ha messo assieme mondo delle religioni, della politica e della società civile. In tre tavole rotonde che potremmo definire «ecumeniche» per la convergenza di intenti, si sono confrontati esperti del diritto, esponenti delle comunità religiose e rappresentanti del mondo della politica. L'intento lo ha sottolineato Massimo Aquilante, presidente della Fcei: «È ora di tornare ad alzare il livello di attenzione sulla necessità che si arrivi finalmente a una legge quadro che superi quella sui “culti ammessi”, la legge del 1929 approvata durante il ventennio fascista ed ancor oggi in vigore per quel che riguarda le comunità non dotate di Intesa». È stata la coordinatrice dell'Ufficio studi e rapporti istituzionali della Presidenza del Consiglio, dottoressa Anna Nardini ad annunciare la discussione sulle due nuove Intese. Ai lavori sono intervenuti anche il prefetto Sandra Sarti, direttore centrale degli affari dei culti del Ministero dell'Interno e i giuristi Francesco Margiotta Broglio, Silvio Ferrari, Marco Ventura e Gianni Long. Il vicepresidente del Senato, Vannino Chiti, ha affermato che «il prossimo governo dovrà impegnarsi a sostenere la libertà religiosa e siglare le intese mancanti». Anche il senatore Vincenzo Vita ha richiamato «l'urgenza e l'utilità di una legge sulla libertà religiosa». «Sostenere il pluralismo delle culture e le religioni è un imperativo democratico, ma sappiamo bene - ha rilevato il politologo Paolo Naso, coordinatore delle Commissione studi della Fcei - che non sarà l'attuale legislatura a compiere il passo decisivo. Ma proprio per questo vogliamo sensibilizzare le forze culturali e politiche su di un tema di grande rilievo costituzionale e democratico». «Una storia senza fine». Così i rappresentanti delle “minoranze religiose” presenti hanno definito l'attesa pluriennale per una legge sulla libertà religiosa, che dovrebbe garantire pari diritti alle diverse confessioni religiose in Italia. Sono stati sottolineati i ritardi di «una cultura politica predominante e trasversale ai diversi schieramenti» che fatica a misurarsi con la grande sfida democratica rappresentata dalla “uguale libertà” delle varie comunità religiose, sempre più urgente in una Italia pluralista e multiculturale. Oggi ilG20 Occupazione, perché un piano su scala globale SEMBRANO PASSATI ANNI LUCE DA QUANDO, QUAL-CHE SETTIMANA FA, SI DISCUTEVA ACCANITAMENTE DIRIFORMADELL'ART.18EDEGLIALTRIINTERVENTIPROPOSTIDALDISEGNODILEGGESULMERCATODELLAVORODEL GOVERNO MONTI. QUESTA LEGGE RISCHIA DI ARRIVARE FUORITEMPOMASSIMOEINOGNICASODIRISULTAREFUORI FASE. L'agenda politica parla di tutt'altro. In tutta Europa, e anche qui in Italia, le recenti elezioni indicano che sta montando una diffusa rivolta contro il rigorismo a senso unico. Due direzioni risultano percorribili: quella francese, diretta a rilanciare il modello sociale europeo pure profondamente riformato, e quella greca che, allo stato, porta alla dissoluzione della unità europea. Stranamente il movimento più radicale di critica della politica, il 5 stelle, sembra avere scelto questa seconda direzione, di tipo squisitamente reazionario e neo-nazionalista. Noi invece siamo a favore della scelta europea, per fare dell'Europa una vera comunità politica, siamo quindi dalla parte di tutte le forze che mirano a una riforma dell'Europa e non a una uscita dall'Europa. In questo quadro la discussione ancora in corso sulla riforma del mercato del lavoro assomiglia a quelle stelle morte da cui tuttavia continua a pervenire una luce residua. Tale discussione appare abissalmente distante dai problemi reali: il lavoro che manca, la disperazione, fino al suicidio, di tanti imprenditori, artigiani e lavoratori disoccupati. Quella riforma inoltre sembra non avere più padri. Ora si discute di vari emendamenti. Alcuni sono positivi, come quelli che collegano l'aumento dei contributi per i collaboratori alla garanzia di una retribuzione minima, peraltro già prevista da una norma varata dal centro sinistra nella scorsa legislatura. Altri sono molto discutibili, come quelli che consentirebbero di effettuare assunzioni a termine per un anno senza alcuna motivazione sul piano delle esigenze oggettive. Ma la verità è che in questo modo si sta producendo un ulteriore e complesso marchingegno normativo i cui esiti positivi, ammesso che siano possibili, si avvertiranno solo sul lungo periodo quando l'economia si sarà rimessa in moto. Nell'insieme il disegno di legge produce più dissensi, di vario segno, che consensi. In particolare per salvare il principio della reintegrazione, per il quale il Pd si è giustamente battuto, si introduce una modifica dell'art. 18 dello Statuto dei lavoratori complessa e farraginosa, generalmente criticata dalla dottrina giuslavorista, a prescindere dagli orientamenti politico-culturali. C'è da chiedersi se di questa norma, in specie, vi sia davvero bisogno. Su questo sarebbe opportuna una pausa di riflessione in Parlamento. Mercatodel lavoro Una discussione lontana dai problemi reali Luigi Mariucci Federica Mogherini Deputata, resp. Pd globalizzazione . . . Non si tratta solo dei fondi da destinare alla ricerca ma di assumere impegni sul profilo culturale del Paese . . . L'emergenza educativa è un grande tema nazionale che il programma per il 2013 deve affrontare con forza COMUNITÀ Maramotti giovedì 17, maggio, 2012 15
24 giovedì 17, maggio, 2012
CaraUnità Dirittiallecoppieomo Bene il Pd, ma ora una Civil partnership Andrea Benedino ERA INEVITABILE CHE, DOPO LE POSIZIONIASSUNTEDAIDUEPRINCIPALILEADERPROGRESSISTI MONDIALI ATTUALMENTE AL GOVERNO, Barack Obama e François Hollande, a favore del diritto a sposarsi per le coppie gay, anche Bersani non potesse continuare a tacere. E Bersani, infatti, ha parlato domenica scorsa nel corso della sua intervista all'Unità, affermando che «Una regolazione moderna delle convivenze stabili tra omosessuali è un elemento di civismo, che un governo deve affrontare», e aggiungendo «Terrei fuori dal dibattito la parola matrimonio, che da noi comporta una discussione di natura costituzionale, al contrario di altri Paesi. Tuttavia dobbiamo dare dignità e presidio giuridico alle convivenze stabili tra omosessuali perché il tema non può essere lasciato al far west». La novità proposta da Bersani non consiste tanto nel “no al matrimonio”, né nelle sue motivazioni, che non condividiamo, quanto piuttosto nel fatto che per la prima volta dopo molti anni il segretario propone di affrontare il tema concentrandosi, come è giusto, sulla questione politicamente più spinosa, quella delle coppie omosessuali, mettendo da parte per un ora il tema più generale dei diritti delle coppie etero che scelgono di non sposarsi, limitandosi a convivere. Il problema del dibattito degli ultimi anni, che ha di fatto impedito di giungere a una mediazione condivisa, è stato quello di voler tenere assieme in un unico disegno di legge questioni diversissime tra loro: i problemi di chi convive scegliendo di non sposarsi e quelli di chi invece, anche volendo, non può farlo in base alla legge italiana. È ciò che portò a svilire un buon disegno di legge come quello sui Pacs, che andava a costruire un modello di istituto intermedio tra matrimonio e semplice convivenza aperto a tutte le coppie, trasformandolo in quel mostro giuridico dei Dico, che riconoscendo solo i diritti dei singoli partner, ma non la coppia in quanto tale, negava alle coppie omosessuali la loro dignità civile e sociale. Proporre, invece, come sembra fare Bersani, una legge specifica per le coppie omosessuali, è la strada maestra per uscire dalle ambiguità e discutere finalmente di uguaglianza. Peraltro l'Europa ci propone diversi modelli a riguardo, in particolare le leggi sulla Civil partnership inglese o tedesca, che garantiscono alle coppie gay gli stessi diritti delle coppie sposate, con un istituto diverso dal matrimonio, ma in tutto e per tutto analogo. Se questa è la strada, è però necessario che Bersani e il Pd compiano un passaggio ulteriore, che consenta di mettere da parte una volta per tutte i modelli “simil-Dico”, cui molti esponenti del Pd restano affezionati accompagnando l'impegno per una “Civil partnership italiana” ad una seria battaglia civile condotta più incisivamente sul divorzio breve e sulla riforma del diritto di famiglia, per venire incontro ai veri problemi delle coppie conviventi eterosessuali. Solo allora si potrà dire che la svolta sarà stata compiuta e si potrà proporre per l'Italia una nuova primavera dei diritti. ILSERVIZIOCIVILENAZIONALEVIVEUNPERIODOPARTI-COLARMENTEDIFFICILEDOVUTOALTAGLIOINDISCRIMINATO DELLE RISORSE ECONOMICHE DESTINATE allo specifico fondo nazionale, proprio mentre la crisi economica colpisce più duramente i giovani aumentando a dismisura l'area del non lavoro. In pochi anni si è passati da 57.000 volontari (nel 2007) a 18.000 (nel 2011). Una china di dimensioni rilevanti se si pensa ai valori insiti nell'Istituto, al riconoscimento riscosso dalle sentenze della Corte costituzionale, ai risultati ottenuti nel corso dei suoi 10 anni di vita. La missione del Servizio civile nazionale non si è andata affievolendo, ma ha bisogno di essere rilanciata e rafforzata sia verso l'opinione pubblica che verso le Istituzioni, anche attraverso i settori in cui si vanno a concretizzare le attività. La necessità di una riforma del Servizio civile, a patto che venga risolto il dilemma del finanziamento, che ne sta mettendo a dura prova il futuro, è sempre più necessaria per offrire nuovi orizzonti all'Istituto ed ai giovani che decidono di svolgere questa esperienza. È forse questa la sfida che occorre affrontare per mettere in sicurezza il Servizio civile nazionale. Attualmente esistono vari settori nei quali i giovani possono svolgere il Servizio civile che vanno dall'assistenza, alla tutela dei diritti sociali e dei servizi alla persona, alla salvaguardia del patrimonio, artistico, culturale, all'educazione ed alla promozione culturale, nonché all'ambiente. In una visione del Servizio civile attualizzata rispetto ai drammatici problemi giovanili, fatta salva l'importante esperienza finora maturata, alcune tematiche potrebbero essere rilanciate rendendole più attinenti alle generali priorità del Paese e non solo. Tra queste potrebbero essere incluse anche importanti azioni riguardanti l'ambiente, quali l'efficienza energetica e le energie rinnovabili, rafforzando la componente educativa dei giovani attraverso percorsi specifici di formazione on the job durante lo svolgimento dell'esperienza. Si potrebbero coinvolgere i giovani che escono dagli Itis o dalle lauree brevi in materie tecniche, per un anno di servizio civile per l'efficienza energetica, diviso in una prima parte di formazione erogata dall'Enea, e un periodo di servizio destinato alla realizzazione, nel patrimonio immobiliare della pubblica amministrazione (scuole, caserme, ospedali, case popolari) di audit energetici e di attività di informazione alle politiche attive del risparmio energetico. Il progetto potrebbe essere finanziato per la componente di formazione, comunicazione e informazione tramite fondi Ue, e per la parte di audit energetici tramite quote dei finanziamenti Cipe destinati all'efficienza energetica, come previsto per le scuole. In questo modo si aiuterebbe l'amministrazione pubblica a realizzare un catalogo del grado di efficienza energetica dei propri edifici, come peraltro previsto dalla nuova Direttiva europea per l'efficienza energetica. Inoltre i giovani, al termine di questo periodo, potrebbero trovare impiego nell'economia verde a diversi livelli, grazie all'esperienza maturata, o potrebbero far nascere autonomamente delle Esco con cui realizzare servizi energetici. Non va dimenticato, inoltre, che l'esperienza del Servizio civile porta con sé anche un enorme valore aggiunto per i giovani che si avvicinano a questo percorso. Durante questa esperienza, infatti, i giovani acquisiscono non solo una maggiore crescita personale, ma anche delle competenze professionali utili per un più rapido collegamento con il mondo del lavoro. In un momento nel quale la condizione giovanile, non solo in Italia, sta raggiungendo poco invidiabili traguardi che vanno dalla formazione scolastica, alla disoccupazione, alla disaffezione di sentirsi cittadini attivi all'interno di una comunità, al distacco verso le Istituzioni, alla scelta di non “fare nulla” aspettando “tempi migliori”, l'importanza di istituti come quello del Servizio civile permettono di mantenere una porta aperta verso le nuove generazioni. Luigi Cancrini psichiatra e psicoterapeuta ViaOstiense,131/L_0154_Roma lettere@unita.it L'Italia è la mia patria, la mia nazionale quando gioca in un europeo o un mondiale. L'Italia è la terra dove sono cresciuto, dove ho studiato, dove mi sono innamorato la prima volta, dove ho pianto la prima volta. L'Italia sarà la terra dei miei figli. Per qualcuno sono un italiano diverso perché mi chiamo Amed e non Francesco o Andrea, ma essere italiani vuol dire riconoscersi nei valori di questa terra, parlare la lingua di Dante, emozionarsi nel sentire l'inno d'Italia, con orgoglio tirare fuori il tricolore ed esporlo il 17 marzo, riconoscere eroi in Borsellino e Falcone. AMED MAGLI «Sono un italiano, però, continua Amed con il permesso di soggiorno, senza il quale non potrei avere un futuro. Non è bello, ve lo assicuro, rinunciare a un viaggio con gli amici o con la classe del liceo perché "vanno solo quelli dell'Ue", fare la fila in questura ogni 2 o 3 anni per rinnovare il permesso di soggiorno. Sono qui dall'inizio della mia vita, non ho attraversato frontiere o dogane, al cous cous preferisco una buona margherita. Non sono diverso dai vostri figli, conclude Amed, in fondo l'Italia sono anch'io!». Ed io ho poco da aggiungere ad una lettera così semplice e così bella. Tempi in cui tanti italiani quasi si vergognano di essere italiani ed in cui con facilità ci si dimentica della fatica con cui le generazioni che ci hanno preceduto hanno costruito questo Paese, sono anche tempi, purtroppo, in cui governo e Parlamento non hanno ancora dato risposta all'invito rivolto loro da Napolitano sulla cittadinanza da riconoscere per chi è nato, nasce o nascerà in Italia. Un Paese che ha tutto da guadagnare dal poter considerare Amed uno dei suoi cittadini. Giuliano Poletti Presidente Legacoop Lasolidarietà Una riforma per rilanciare il Servizio civile nazionale . . . Coinvolgere i giovani che escono dagli Itis . . . Acquisire conoscenze sull'efficienza energetica Dialoghi L'orgoglio di essere italiani COMUNITÀ . . . In Europa ci sono modelli di un istituto diverso dal matrimonio, ma con garanzie analoghe Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 Quantitàe qualità nelPil Ci barcameniamo ogni giorno in un mare di numeri forniti dai media: Pil, spread, numero di disoccupati o occupati, quotazioni della Borsa, prezzo del petrolio... . Il numero, anziché lo strumento della nostra comprensione è diventato il fine e spesso ce ne accontentiamo senza più approfondire i fatti che l'originano. Così a volte parliamo di quantità tralasciando la qualità: trattiamo della dinamica del Pil senza approfondire l'impatto sul benessere o malessere della popolazione, dell'ammontare degli investimenti ma non abbastanza delle conseguenze sulla produttività e sull'occupazione, della dinamica salariale ma poco delle condizioni e della qualità del lavoro, di milioni di fatturato ma non della qualità dei prodotti venduti. Dovremmo approfondire gli aspetti qualitativi che accompagnano, o precedono o seguono, il variare del numero che sintetizza ciò che vogliamo conoscere. AscanioDeSanctis La lotta degliesodati Unicredit Dopo lo smantellamento del Banco di Sicilia. banca storica palermitana si sta perpetrando un altro delitto di stato che metterà in ginocchio decine di famiglie del ceto medio con ulteriori ripercussioni sulla devastata economia della città. La Ministra Fornero vera e propria liquidatrice imposta dall' Europa dopo lo sfascio di 20 anni di governi su cui preferiamo tacere assicura solo 2 anni di ossigeno agli esodati Bds e di altri istituti di credito. I dipendenti esodati non si arrenderanno e porteranno il governo italiano davanti la corte di giustizia europea in quanto gli accordi di esodo, per altro attualmente gestiti dall'Inps, vanno rispettati e qualsiasi giurisprudenza prevede che i diritti acquisiti non si toccano. Quindi si preparino lo stato italiano, l'Inps e le banche ad una battaglia legale nelle dovute sedi (CGE, corte costituzionale, magistratura del lavoro) per il riconoscimento del diritto alla pensione con le regole ante 31\12\2011. Coordinamentoesodati Unicredit Nonseguiamoil pifferaio I superstiti dei partiti che hanno fatto la Resistenza, o i padri nobili della Costituzione, sicuramente non saranno in piazza ad applaudire le performance claunesca di Grillo. Ci vuole uno stomaco di acciaio per digerire gli sproloqui di quell'individuo. I partiti con le loro organizzazioni, con i loro programmi, ci saranno sempre altrimenti con i "movimenti" andremmo all'anarchia. Che cosa propone Grillo alle imprese che stanno fallendo a migliaia? Come risolverebbe la disoccupazione? Quale politica estera? Di movimenti di qualunquismo imbevuti, ci sono stati nelle nostra storia, ed è ben nota la parabola. Diffidiamo di chi suona il piffero! LirioSuvereti Il ringhiosocialedi Gattuso Di tutte le manifestazione mediatiche che hanno accompagnato l'abbandono delle squadre di appartenenza da parte di grandi campioni come Del Piero, Inzaghi, Nesta confesso che mi hanno colpito alcune frasi di Ivan Gennaro Rino Gattuso, in arte Ringhio. Rino non solo, con la solita schiettezza, ha riconosciuto l'importanza di aver giocato in una squadra da cui ha ricevuto di più di quanto lui abbia dato (ma noi siamo convinti del contrario), ma ancora una volta ha ribadito il suo essere di origini meridionali, anzi “ terrone”, come dice lui; ma soprattutto da grande uomo qual è, non si è dimenticato di chi è meno fortunato infatti è sua la frase “non dimentichiamoci che noi siamo fortunati, mentre c'è gente che con lo stipendio non arriva a fine mese”. AndreaBagaglio Aurelio Mancuso La tiratura del 16 maggio 2012 è stata di 99.193 copie 16 giovedì 17, maggio, 2012
BianchieCacciari rilancianolasfida evangelica:ama ilprossimotuo GIUSEPPECANTARANO ESCEINQUESTIGIORNIILTERZOTITOLODELLACOLLANA «180. ARCHIVIO CRITICO DELLA SALUTE MENTALE» (EDIZIONI ALPHA BETA, MERANO), che fa seguito al Marco Cavallo di Giuliano Scabia e a C'era una volta la città dei matti (il film televisivo di Marco Turco sulla vita di Franco Basaglia). Si tratta del volume Salute/malattia firmato da Franca Basaglia (ed. Alphabeta Verlag - collana 180 diretta da Peppe Dell'Acqua e Pieraldo Rovatti, 272 pagine 16 euro), in prima presentazione domani sera al festival èStoria di Gorizia), compagna di Franco, sua stretta collaboratrice a Gorizia e anche in seguito, coautrice di molti suoi testi. Ma molto di più, poiché la biografia intellettuale di Franca Ongaro Basaglia (anche senatrice della Sinistra indipendente tra gli anni Ottanta e i Novanta) resta ancora tutta da valorizzare per l'impegno civile, l'ampiezza di orizzonte, la finezza critica, la ricchezza delle proposte. Nel libro, che sostanzialmente raccoglie alcune ampie «voci» apprestate per la prestigiosa Enciclopedia Einaudi alla fine degli anni Settanta (quando la legge «180» cominciava a prendere vita), troviamo ora un apparato critico e informativo che ci permette di capire chi era Franca Basaglia e cosa è stata la sua opera, dalla sostanziale partecipazione agli ormai mitici «libri di Gorizia» (Che cos'è la psichiatria?, L'istituzione negata), a La maggioranza deviante del 1971, ai lavori meno noti dedicati al rapporto tra donne e follia, o rivolti a spiegare ai giovanissimi la realtà del manicomio, infine alla monografia del 1991, Vita e carriera di Mario Tommasini (l'eccezionale «burocrate scomodo» di Parma, un protagonista oggi quasi dimenticato). La bibliografia completa è uno di questi preziosi apparati messi a punto da Maria Grazia Giannichedda (presidente della Fondazione Basaglia di Venezia e curatrice del volume); ma bisognerà ricordare almeno l'appendice dedicata alla lezione magistrale tenuta da Franca Basaglia a Sassari, in occasione del conferimento della laurea honoris causa, documento inedito di grande interesse culturale e politico, e naturalmente l'introduzione della stessa Giannichedda («La voce di Franca Basaglia»), ritratto profondo da cui emerge la peculiarità di una donna di grande intelligenza, a un tempo schiva e pungente. Ce n'era bisogno poiché, se lei aveva scelto di stare in qualche modo all'ombra dell'importante compagno, donandogli la sua capacità di pensiero critico e di scrittura, adesso è giunto il momento di darle la visibilità e l'autonomia che le spettano. Basta scorrere i temi che si snodano in Salute/malattiaper capire al volo la loro importanza e l'attualità che conservano: cura/normalizzazione, esclusione/integrazione, farmaco/droga, follia/delirio, medicina/medicalizzazione, normale/patologico, sintomo/diagnosi. Ricordo che il sottotitolo del libro è: «Le parole della medicina». L'impianto critico complessivo potrebbe essere allora condensato nel modo seguente: una lotta culturale (e pratica) per liberare queste parole, che restano decisive per noi, da ogni incrostazione naturalistica. Esse non rimandano a qualcosa di «naturale» ma sempre a esperienze storiche e ogni volta a dei dispositivi che le incapsulano e le fanno diventare oggettività insormontabili, pareti che sembrano imprigionare la nostra soggettività. A ben vedere, non si tratta solo di temi attuali ma di questioni che sono state oscurate, rese «inattuali» dal montare trionfante dei processi di medicalizzazione. Franca Basaglia ha dunque anticipato tempi che devono ancora arrivare: quello che non poteva prevedere è che gli orizzonti già allora angusti sarebbero diventati i tempi bui della restaurazione che stiamo vivendo. Faccio solo l'esempio della malattia. Lei propone di guardarla dal lato di un soggetto che riesca a vivere il suo essere malato anche come un'opportunità di consapevolezza e di crescita, un'occasione di soggettivazione. Oggi, invece, la medicalizzazione della società ha fatto piazza pulita di simili discorsi (poco «realistici»?) e marcia, senza troppi intralci, verso la naturalizzazione della malattia come semplice «oggetto» del sapere medico, nel quale la soggettività interferisce poco o nulla. Perciò, io credo che Salute/malattia sia un libro da far leggere ai giovani e magari da portare dentro le nostre scuole come contributo di educazione per costruire una cittadinanza attiva. MAPERCHÉDOVREMMOAMAREILNOSTROPROSSIMO? NONHAFORSECESSATODIESISTERE–COMECIHASPIEGATO LO PSICANALISTA LUIGI ZOJA ( LA MORTE DEL PROSSIMO,EINAUDI,PP.128,EURO10,00)-dopo la novecentesca «morte di Dio»? E poi, chi mai sarebbe il prossimo che dovremmo amare? Nostro fratello? L'Abele di cui Caino si rifiutò di essere il custode? Oppure lo straniero? Quello che si presenta con il volto scavato del povero? O con i vestiti sudici del migrante che ci chiede ospitalità? Il priore di Bose, Enzo Bianchi, e Massimo Cacciari hanno provato a rispondere a questi interrogativi. Commentando il mandatum novum ( Ama il prossimo tuo, il Mulino, pagine 141, euro 12,00 ). Che recita: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e tutta la tua anima e tutte le tue forze e tutta la tua mente, e amerai il prossimo tuo come te stesso» (Lc 10,27 ). Un comandamento la cui effettiva applicabilità risulta da sempre molto difficile. Ebbene, il prossimo che dovremmo amare – ci ricordano Bianchi e Cacciari – non è solo colui che ci sta vicino. Il nostro fratello, l'amico. Ma l'altro, chi è lontano, lo straniero. È questo l'inaudito insegnamento evangelico. Ma c'è di più. Perché le «scandalose» parole di Gesù non ci invitano soltanto ad amare chi ci è vicino e lo straniero. Ma addirittura chi ci è ostile. Cioè il nostro nemico: «Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il sole sopra i malvagi e sopra i buoni» (Mt 5,44 ). LAPARABOLADEL SAMARITANO Nel prossimo, insomma, dobbiamo sempre vedere anche il nemico. Non solo perché l'inimicizia abita dentro ciascuno di noi. Ma perché ciascuno di noi - pur nella comune Paternità celeste - è inassimilabile all'altro. Come nella parabola del samaritano. Che soccorre l'uomo che trova mezzo morto ai bordi della strada. Facendosi lui stesso prossimo a quel sofferente. Ma poi se ne va. Torna sui suoi passi. Procede verso la sua strada. Enzo Bianchi e Massimo Cacciari - proponendoci questa forma di prossimità che deve mantenersi sempre straniera - ci rilanciano la «rivoluzionaria» sfida evangelica. La sola in grado di liberarci da ogni egoistico possesso. Anche dal possesso più geloso, quello della nostra psyché. Per diventare – come San Francesco – davvero poveri. Poiché la povertà francescana – l'Altissima pauperitas – non è soltanto svuotarsi di qualche bene materiale. Il vero povero – scrive Cacciari ( Doppioritratto. SanFrancesco in Dante e Giotto, Adelphi, pp. 86, euro 7,00 ) - non si svuota solo per accogliere il Signore. Ma per accogliere l'altro, in tutti i suoi volti: «Farsi poveri significa liberarsi per poter perfettamente amare». CULTURA ILFUMETTO, NELLAFORMA«ADULTA»DEL GRAPHICNOVEL, STADIMOSTRANDOdi essere in grado di raccontare di tutto e di affrontare temi lontani da un'idea di fumetto come intrattenimento per bambini. Tra i molti anche quelli dolorosi, come la malattia e la morte o quelli più delicati e scabrosi, come la pedofilia. Di recente lo avevano fatto due autori francesi, Alfred e Olivier Ka, con Perché ho ucciso Pierre (Tunué, 2009) e oggi tocca a Roberto La Forgia con il suo Il Signore dei Colori (Coconino Press - Fandango, pp. 160, euro 17). La Forgia (Treviso 1983) che ha un'infanzia barese, oggi vive e lavora a Treviso come pubblicitario e videomaker ma, soprattutto, è un bravo autore di fumetti, tra cui ci sono le irriverenti e satiriche strip che pubblica su Il male di Vauro e Vincino. Non aspettatevi, però, nulla d'irriverente o dissacrante da Il Signore dei Colori che, nell'affrontare il tema dell'iniziazione sessuale e della «deriva» pedofila -, ci rivela un autore sorprendentemente maturo nello stile e nella capacità narrativa. Al centro del racconto c'è l'estate di tre ragazzini nel Sud Italia, tra svogliati compiti delle vacanze, corse in bicicletta, piccole bravate e primi pruriti sessuali. Il più piccolo dei tre è Paolo, sette anni, orfano di padre e con una madre malata. Innocente e sensibile, troverà una sponda alla sua solitudine in un giovane rivenditore di libri e riviste usate che lo inizierà ai fumetti e - ma il libro l'adombra soltanto - a un probabile «contatto» omosessuale. Roberto La Forgia tratta l'argomento con equilibrio, non compiange le «vittime», né sbatte «mostri» in prima pagina. Funzionale a questa sua eccellente prova narrativa, uno stile che pesca nelle stilizzazioni grafiche delle avanguardie storiche e una bicromia (nero e arancio), calda come il sole del Sud e metafora di un'età in bilico e «divisa». Basaglia per lescuole «Salute/malattia» un librostoricodarileggere PIERALDO ROVATTI IlFestivalDi folliaedelirio,disintomiediagnosi siparlerà aGorizia,doveparteoggi«èStoria»,contantiappuntamenti eoltre150ospiti,daLucianoCanforaaMargheritaHack Una«mala educación» tra l'estate e i fumetti ILCALZINODI BART RENATO PALLAVICINI FrancaOngaroBasaglia autricedel volume «Salute/malattia»ora riedito AMAIL PROSSIMOTUO EnzoBianchi eMassimoCacciari pagine 141 euro 12,00 IlMulino U: 22 giovedì 17, maggio, 2012
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17/05/12

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