L'INTERVISTA VascoErrani LavittoriadiHollandeapre rinnovatiscenari inEuropa IlgovernoMontidiasubito unsegnaleallentando ilpattodistabilità chestrozzaglienti locali MARIAZEGARELLI ROMA «L'Europa deve cambiare strategia e mettere al centro politiche di crescita per uscire dal circuito vizioso in cui ci siamo trovati con l'asse Sarkozy-Merkel». Il governatore dell'Emilia Romagna Vasco Errani parla proprio mentre è in corso la video conferenza tra il premier Mario Monti e i leader europei che parteciperanno al G8 di Camp David. E se l'Europa deve cambiare strategia anche il governo deve dare segnali chiari. A cominciare dall'allentamento del Patto di stabilità che sta strozzando Regioni ed enti locali. Errani, a Camp David la crisi europea occuperàlascena.Leicrededavverochedopol'elezionediHollande lacancellierarivedrà le proprieposizioni? «L'Europa deve cambiare rotta, riagganciando la strategia Europa 2020 che è l'asse fondamentale. La vittoria di Hollande può aprire una fase nuova e il governo italiano con Monti può svolgere un ruolo fondamentale. Si deve partire con gli eurobond e una selezione politica di investimenti di rete che soltanto un'Europa con una propria banca è in grado di fare. Occorrono politiche di sostegno alla moneta, una politica economica e estera unitaria, tutte cose che con la guida egemonica della destra l'Ue non è stata in grado di fare». Durante la conference call si sono detti tutticoncordisulfattocheinsiemealrigoreoccorralacrescita.Èquestoilprimosegnaledelcambiodi rotta in Europa? «Sono convinto che con l'esito delle elezioni in Francia si sia aperta una nuova fase in Europa, anche perché diventa sempre più evidente nella concretezza della realtà che la politica Merkel-Sarkozy non dà prospettive. È altrettanto evidente che nessuno, Germania compresa, possa salvarsi da solo di fronte agli Stati Uniti, alla Cina e alle nuove realtà emergenti». L'Italianon è la Grecia,ma non credeche ilgradodisofferenzasocialesiaancheda noiai livelli diguardia? «L'Italia sta vivendo, oltre alla crisi economica, una gravissima crisi sociale e occorre che il governo sappia dare alcuni segnali seri in tempi molto rapidi. Penso a un allentamento del patto di stabilità che, a iniziare dai Comuni, permetterebbe di fare politiche di investimento e sostegno all'occupazione; ai pagamenti per le imprese attraverso una politica anche di factoring utilizzando la Cassa depositi e prestiti; a un'accelerazione delle politiche di equità, a partire dalla soluzione del problema degli esodati. Sono tutte cose di cui c'è urgente bisogno adesso». Il Pd chiede anche l'alleggerimento della tassa più odiata dagli italiani, l'Imu. Sarà possibilearrivarci? «Il governo deve ripensare l'Imu, soprattutto sulla prima casa, e potrebbe farlo attraverso una patrimoniale sulle grandi proprietà immobiliari, al di sopra di un milione di euro. E poi è necessario procedere con la spending rewiev, per la quale Stato ed enti locali devono fare uno sforzo, scegliendo insieme ed evitando di colpire ancora i servizi, la sanità, l'istruzione, su cui si fonda la coesione sociale. Su questo proviamo a fare un patto, costruiamo politiche industriali insieme, in modo integrato. Occorre un colpo di reni da parte del governo, delle istituzioni e del Parlamento che deve procedere con il taglio dei finanziamenti ai partiti e le riforme. Solo in questo modo si risponde ai problemi che ci pone il Paese». Tutti parlano dell'urgenza delle riforme, eppureinParlamentoc'èchisembramettersiditraverso.Secondoleisifarannoentro la legislatura? «Il Pd deve battersi con tutte le sue forze per fare le riforme. Poi dovrà indicare bene agli italiani di chi sono le responsabilità, se le riforme non andranno avanti. Il nostro obiettivo è quello di portarle a termine entro questa legislatura, ma ciascuna forza politica si deve assumere le proprie responsabilità perché “il tutti uguali” non esiste. E quanto sia sbagliato dire che sono tutti uguali è evidente da come sta andando il dibattito in Parlamento sulla giustizia e sulla riforma della legge elettorale». Ma molti italiani pensano davvero che “sono tutti uguali”. Quanto rischia il Pd neiballottaggidoveicandidatigrillinipescanonelvotodiprotestaenelladomandadicambiamento? «Vorrei partire da Parma. Il fallimento delle amministrazioni di centrodestra ha portato il Comune al disastro, con un debito enorme. In discussione ci sono i servizi e la tenuta stessa della città: Parma, con le sue eccellenze, ha le energie per farcela senza che qualcuno, dall'alto, la usi come cavia. C'è bisogno di un sindaco in grado di affrontare le questioni, non servono slogan o demagogia, bisogna stare al merito. Bernazzoli ha un programma serio. Vedo però che alcuni dei responsabili del disastro cittadino ora sono schierati con il candidato di Grillo. E dai grillini non una parola, non una presa di distanza. È questa la nuova politica? A me pare ci sia qualcosa di già visto...» Dopo il ballottaggio si parlerà di elezioni politiche.IlPdldicecheconMontezemoloèquasi fattaetendelamanoaCasini. Il Pdachi deveguardare per lealleanze? «Noi dobbiamo stare lontani dal politicismo, che non è la chiave giusta per le alleanze. Il Paese pone una domanda di cambiamento: il Pd e Bersani rispondono con un impegno per la ricostruzione. Presenteremo il nostro programma: poi lavoreremo insieme a chi è disposto ad accettare questa sfida». Renzi è tornato sulle primarie: sostiene chenoncisipuòappellarealloStatuto.Si devonofareoppureno? «Ci troviamo di fronte a una discussione astratta e fuori dal tempo. Bersani è stato il primo a dire che non si nasconderà dietro a una norma statutaria e quando sarà il momento decideremo insieme cosa fare. Ma adesso i problemi sono altri: la grave crisi sociale e la domanda di cambiamento». «Nuova fase in Europa, ora tocca a noi» ILCASO IlCsmtrasferisce Cisterna,vice diGrassoallaDna SpostatoaTivoli. Lasezione disciplinaredelCsm -accogliendo la richiestadelpgdella Cassazione -ha deciso il trasferimento nellacittadina fuoriRoma,come giudice,del sostitutoprocuratore antimafia AlbertoCisterna, uno dei«vice» del procuratorenazionale antimafia PietroGrasso. Ilprocedimento disciplinareerastato aperto su iniziativadelprocuratore generale dellaCassazione, acausa delle frequentazionidi Cisterna con persone legatealla 'ndrangheta. E dellaquestionesi era occupata la primacommissionedelCsm, “stoppata”poidall'azione disciplinarechehacarattere prioritario.Lo spostamentoè stato deciso in viacautelare, inattesadella pronunciadimeritoda partedelCsm sulprocuratore nazionaleantimafia aggiunto.Lavicendaè legata alle dichiarazionidelpentito di ‘ndranghetaAntonino LoGiudice, cheavevariferitodeipresunti rapporti tra il fratello,Luciano Lo Giudice,e ilmagistrato. Perquesta vicendaAlberto Cisternaè indagato dallaProcurareggina per corruzione inatti giudiziari. La partita delle nomine è sul tavolo del governo (presente anche al pranzo di Monti con Berlusconi mercoledì scorso), e in prima fila ci sono quelle per le autorità indipendenti, Comunicazioni (Agcom) e Privacy. Quest'ultima è già in proroga, la prima lo può essere per due mesi. E c'è poi il difficile rebus Rai. Come Garante delle Comunicazioni dagli ambienti di Palazzo Chigi si fa il nome di Angelo Marcello Cardani, docente di economia politica alla Bocconi di Milano, stretto collaboratore di Monti, professore e «tecnico» considerato al di fuori delle logiche politiche. Escluso Antonio Catricalà, Renato Viola si è tirato fuori dalla partita (e ha smentito di essere in «quota» Pdl). Dalla Rete, però, oltre al pressing per una trasparenza nelle nomine si rafforza la candidatura del «tecnico» Stefano Quintarelli. Informatico veronese, classe ‘65, molto attivo dagli esordi dell'internet commerciale in Italia, ora dirige l'area digitale del Sole24Ore. Nel web e sul blog vogliamotrasparenza.it sta aumentando il numero di firme per averlo come Garante delle Tlc. Sarebbe un bel segno, tanto più nel momento in cui si teme, nel centrosinistra, che si ripeta la logica della spartizione politica, quando la settimana prossima i vertici dell'Agcom e della Privacy dovranno essere scelti dal Parlamento. Così l'appello alla «trasparenza» è diventato anche una lettera che molti deputati, dal Pd a Fli, dal Misto all'Api, hanno inviato al presidente della Camera. Tra i primi firmatari Linda Lanzillotta, Beppe Giulietti - che hanno già sollevato la questione in aula - Benedetto Della Vedova, Beppe Cambursano, Arturo Parisi, Giovanna Melandri, Franca Perina, Bruno Tabacci, Giustina Destro, Walter Tocci, Silvano Moffa. A Gianfranco Fini chiedono l'impegno perché le nomine per l'Agcom rispondano «a criteri di trasparenza e di professionalità», con candidature presentate e discusse in commissione prima del voto in aula. Sarebbe «inaccettabile» votare nomi scelti secondo «logiche spartitorie ed opache». Fini risponde e fa sapere di aver già chiesto ai capigruppo di far pervenire alla presidenza della Camera i curricula dei candidati per l'Agcom, nella logica della qualità e della trasparenza. N.L. Nomine Agcom Appello a Fini dei deputati: «Trasparenza» Domenica al voto per i ballottaggi oltre cento Comunii in tutta Italia FOTO FABIO FERRARI - LAPRESSE . . . «Il “siamo tutti uguali” non esiste. Basta vedere il dibattito su giustizia e riforma elettorale . . . A Parma i responsabili del disastro sostengono i grillini. Perché loro non prendono le distanze? venerdì 18, maggio, 2012 7
Il conto alla rovescia verso il nuovo appuntamento elettorale è, dunque, iniziato. Si vota tra ventinove giorni. «Potremo pagare le pensioni solo fino a giugno», ha dichiarato il nuovo ministro del lavoro del «governo elettorale», Jorgos Zaniàs. In questo clima, ieri, si è riunito per la prima volta il Parlamento, formatosi in base ai risultati del voto del 6 maggio. Dopo l'elezione formale della nuova presidenza, verrà sciolto, per rispettare i tempi imposti dalla nuova tornata elettorale. Alla fine, i deputati del partito comunista ortodosso, Kke, sono riusciti a farsi assegnare dei seggi «a distanza di sicurezza» da quelli dei neonazisti di Alba Dorata. «Capite anche voi cosa succederebbe se fossimo a stretto contatto, ci provocherebbero subito», aveva dichiarato la segretario del Kke, Aleka Paparriga. E i 21 deputati di questa formazione neonazista, guidata da Nikos Michaloliàkos, dopo le allucinanti dichiarazioni dei giorni scorsi, sul «falso storico delle camere a gas», sono entrati in parlamento al passo dell' oca. Tutti, o quasi, li hanno ignorati. La campagna elettorale è già partita. Il centrodestra di Nuova Democrazia chiama a raccolta esponenti che nel passato avevano lasciato il partito, come l'ex ministro degli esteri Dora Bakojanni e l'economista Stefanos Manos, cercando di ricompattare lo schieramento conservatore. «O noi o la sinistra, o l'euro o la dracma», è lo slogan del suo leader, Antònis Samaràs. E la sinistra in questione, gli eurocomunisti di Alexis Tsipras, rispondono: “Con l'austerità ci stanno trascinando all'inferno. Se noi usciamo dall'euro, la prossima sarà l'Italia». I socialisti del Pasok hanno annunciato che «si batteranno contro tutte le destre ed anche contro la demagogia della sinistra». Evanghelos Venizelos, presidente del Pasok ha detto che vuole al governo «un centrosinistra responsabile». È chiaro che i toni, sino alla vigilia delle nuove elezioni, saranno molto accesi, quasi senza esclusione di colpi. Scontro di sondaggi, intanto: quello dell'emittente Alpha dà il 23,1% al centrodestra, il 21% a Syriza e il 13,2% al Pasok. Mentre secondo il giornale To Pondìki, Syriza è ancora primo, al 22%, la destra si ferma al 19,5% e il Pasok è al 14%. Si riparte, quindi, pur nella stanchezza generale. Ma almeno, delle tanto citate file alle agli sportelli delle banche greche, ieri non c'era traccia. Vincenzo Visco ha rilanciato ieri la sua proposta di creare un contenitore per finanziare il debito eccessivo dei paesi deboli dell'Unione, da sostenersi con Eurobond, garantiti collettivamente. La proposta è sicuramente ragionevole, visto il dramma generato da gestioni unilaterali. Non solo non si è risolta la crisi, ma si è dato spazio alla speculazione, non più in grado di aggredire i cambi, di muoversi senza freni sui titoli pubblici. Proprio il venir meno di una azione comune è all'origine di questo disastro, figlio di anni in cui governi euroscettici hanno partorito una Commissione inerte, che non è stata in grado di dare una regola a mercati, che del resto si sono sempre più impoveriti di titoli sicuri. Consolidare il debito eccessivo e finanziarlo, ricorrendo al mercato proponendo titoli garantiti da proporre ai risparmiatori, sembra dunque una via per stabilizzare le aspettative, togliendo acqua ai vascelli corsari della speculazione e nel contempo sembra il modo per isolare l'epidemia, contenendola entro uno schema operativo garantito da tutti nell'interesse di tutti. Detto questo - e sembra che anche nei colloqui tra Monti, Merkel e Cameron se ne sia parlato - diviene necessario passare ad una nuova fase, quella cioè in cui si opera per gestire congiuntamente la nuova spesa pubblica ed insieme si decide quella parte di spesa pubblica indispensabile per sostenere la crescita. Ed allora torna necessario riesplorare quella via di una maggior integrazione politica europea, così accuratamente esclusa negli anni in cui si immaginava che un G4, un G8, un G20 potessero riportare il governo del nuovo mondo solo ad una gestione amicale fra Grandi. Mentre si discute di come gestire il debito, bisogna rilanciare la crescita e quindi molte delle discussioni su Europa 2020, così spesso ripiene di barocchismi burocratici, dovrebbero orientarsi a definire azioni di anticipo di quei progetti per sostenere una azione d'urto su infrastrutture, innovazione ed educazione, agendo anche sulla rimodulazione delle risorse comunitarie finora non spese. L'intervento sui fondi per la convergenza, che il governo ha riprogrammato recuperando i fondi delle regioni meridionali finora non spesi, sono una prima riprova che tutto ciò è possibile e quindi che si deve fare. In questo senso il governo italiano deve svolgere una azione di ridefinizione dell'intero dibattito europeo, uscendo dalle asfittiche stanze in cui Merkel e Sarkozy, con l'aiuto non irrilevante del precedente esecutivo italiano, avevano posto l'intero quadro di azione dell'Unione. Bisogna porre sul tavolo il tema della gestione del debito precedente, e qui lo schema proposto da Visco è una buona base di riferimento, ma bisogna disegnare anche il rilancio sia di una politica industriale, che di una politica sociale perché in Europa cresce la povertà e con essa si riduce la coesione che è la stessa linfa vitale dell'Unione. Hollande è sicuramente essenziale in questo ridisegno della politica in Europa, ma non basta. Qui c'è lo spazio per una forte azione per una sinistra che non solo voglia superare la crisi ma anche ripristinare quei principi di equità che sono la base stessa della crescita. tinuare «tra loro il confronto» su ciò che li divide. Monti, durante la conference call, ha potuto giocare un ruolo di mediazione, rafforzato dalla richiesta formulatagli da Obama di introdurre i lavori della sessione G8 dedicata ai temi economici. Compito che il professore svolgerà nelle vesti di presidente del Consiglio italiano e, assieme, di «ambasciatore» dell'Europa. «I passi avanti già compiuti» per fronteggiare la crisi e che l'ex commissario Ue metterà in evidenza nel suo discorso che, ovviamente, non sarà dedicato solo al Vecchio continente? I cosiddetti «firewall» o fondi salva-stati; «i cambiamenti già avvenuti nella governance»; lo stesso fiscal-compact. Quelli che l'Europa dovrà fare in funzione della crescita, tenendo presente che molti - a partire da Obama - chiedono «sforzi» significativi? Se il traguardo della crescita accomuna tutti, per ciò che riguarda gli strumenti per raggiungerlo le posizioni si dividono. E bisognerà capire come il premier italiano riuscirà a far convergere - davanti al G8 - strade che tuttora si dividono. LAPREOCCUPAZIONE Prima di partire per gli Usa, in ogni caso, Monti ha riproposto prima a Berlusconi e Alfano, dopo a Casini, la sua preoccupazione per una crisi finanziaria internazionale dagli esiti imprevedibili. Alla maggioranza che lo sostiene, così come ai grandi della terra, il professore ha riproposto la necessità di una politica in grado di pigiare sul doppio pedale del rigore e della crescita. Linea che per Monti costituisce anche l'occasione per conciliarsi con le posizioni di Hollande senza entrare in rotta di collisione con quelle di Merkel. La videoconferenza di ieri era prevista «da un paio di settimane», in vista del G8 di Camp David. Da allora, però, il ballottaggio francese e le elezioni greche hanno mutato il panorama europeo. Così come il tonfo delle borse, il valzer degli spread e la crisi del sistema bancario. Monti, Hollande, Merkel, Cameron, il presidente del Consiglio europeo Van Rompuy e quello della Commissione Ue Barroso si sono intrattenuti a colloquio per quarantacinque minuti con l'obiettivo di preparare i temi in agenda al vertice di Camp David di oggi e domani, come avviene sempre - secondo fonti di Bruxelles - in occasione di appuntamenti internazionali. Gli stessi ambienti Ue, tuttavia, hanno tenuto a precisare che la conference call di ieri «non» aveva «nulla a che fare con la Grecia». Qui sopra, Mario Monti In alto, Angela Merkel con François Hollande alla cancelleria di Berlino FOTO ANSA «Il rigore non basta più» SEGUEDALLAPRIMA La via maestra è quella degli eurobond . . . Il governo italiano deve fare la sua parte per uscire dalle asfittiche stanze di «Merkozy» Grecia, i deputati nazisti entrano in Parlamento al passo dell'oca . . . È necessaria una nuova fase: il debito va gestito tutti insieme, nell'ottica di una vera integrazione . . . Sì agli eurobond: passa la linea Hollande. Monti: l'Europa non sia messa sul banco degli imputati TEODOROANDREADIS teodoroandreadis@hotmail.com L'ANALISI PATRIZIOBIANCHI Il leader di Syriza Alexis Tsipras durante una conferenza stampa al Parlamento greco FOTO ANSA venerdì 18, maggio, 2012 3
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VINCENZORICCIRELLI ROMA Ridefinizione degli obiettivi sensibili, un più razionale impiego dei militari, e una intensificazione dell'azione di intelligence. È dal Comitato nazionale dell'ordine e della sicurezza pubblica, svoltosi ieri al Viminale, che sono arrivati i nuovi input all'azione di contrasto al terrorismo, «rilanciato» dall'agguato all'ad di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, e dalle successive minacce firmate Federazione anarchica informale. La riunione, presieduta dal ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri e aperta ai vertici delle forze dell'ordine e dei servizi di informazione, ha definito i nuovi numeri e le strategie dell'apparato di prevenzione. Gli obiettivi giudicati a rischio e sottoposti a vigilanza da parte delle forze di polizia sono oltre 14mila, «con l'impiego di circa 18.000 unità correlato alle diverse tipologie di vigilanza fisse, dinamiche e radiocollegate». Oltre 550 le persone sottoposte a scorta o a tutela, con servizi che impegnano oltre 2mila operatori. Da «rimodulare» il piano di impiego dei militari nel controllo degli obiettivi a rischio sulla base delle indicazioni fornite dai prefetti: fermo restando il contingente di 4.250 unità delle forze armate impegnate nell'operazione “Strade sicure” «saranno utilizzati maggiori unità di militari necessarie a soddisfare le esigenze segnalate dalle autorità provinciali di pubblica sicurezza» mentre continuerà ad essere assicurata «l'attività di perlustrazione e pattugliamento congiunto alle forze di polizia». Dal vertice è giunta anche la raccomandazione ad approfondire l'azione di intelligence e le investigazioni preventive «allo scopo di neutralizzare i rischi di eventuali atti eversivi che possano alimentare momenti di tensione». Nel complesso, e «sulla base di un'approfondita analisi della situazione e delle valutazioni compiute», il ministro Cancellieri ha confermato l'esigenza di «mantenere alto il livello di attenzione e di vigilanza». Per poi assicurare che la carenza di risorse non inciderà in alcun modo nella lotta al terrorismo, così come in quella alla mafia: «I fronti aperti sono tanti - ha spiegato il ministro - il momento è molto complesso e delicato ma non ci sarà nessun cedimento. La coperta è stretta ma si allarga se necessario e il ministero dell'Interno farà fino in fondo il suo dovere». Un'apposita direttiva sarà poi inviata ai prefetti per invitarli ad un «attento monitoraggio sugli episodi di di tensioni sociali connessi alla crisi nel mondo del lavoro che si stanno registrando in questo particolare momento». Infine, una particolare attenzione è stata rivolta alla attività del personale dei settori della Pubblica amministrazione (da Equitalia all'Agenzia delle entrate) che sono oggetto di contestazione anche violenta. Di lotta all'eversione, da Tunisi, intervenendo all'assemblea nazionale costituente, è tornato a parlare anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sottolineando come la nostra Costituzione sia stata capace di «presiedere nel corso dei decenni alle continue e profonde trasformazioni economiche, sociali, culturali, amministrative del Paese, preservando i beni supremi della libertà e della democrazia anche nei momenti più aspri di lotta politica e infine di fronte alla sfida mortale del terrorismo interno». Quando anche il disco di Mozart non gira più e piazza De Ferrari si svuota, Stefano Busi prova a darsi una spiegazione: «Forse è perché la manifestazione è stata organizzata da soggetti che hanno scarsa presa sui giovani». Forse ha ragione lui, studente 27enne di Scienze politiche e attivista di Libera: sarà per questo che ieri a Genova a dire “no” al terrorismo c'erano sì tremila persone, ma la maggior parte era già nata (qualcuno anche un po' cresciuto) quando quaranta anni fa su questa stessa piazza si manifestava sdegno contro l'uccisione di Guido Rossa. Eppure è proprio alle nuove generazioni che si rivolge il discorso conclusivo di Rosy Bindi, e non solo il suo. «Sta a noi comunicare ai giovani che la violenza non si elimina una volta per tutte», dice la vicepresidente del Senato. Guai ad abbassare la guardia, avverte: «Non c'è mai un popolo o una generazione che si possa sentire immune» dalla prepotenza e dalla violenza. La stessa violenza che «ancora un volta ha colpito questa città, che pure ha pagato negli anni un prezzo altissimo» al terrorismo. Il riferimento è ovviamente all'attentato che dieci giorni fa ha colpito Roberto Adinolfi, amministratore delegato dell'Ansaldo Nucleare, azienda del gruppo Finmeccanica. L'agguato, rivendicato da una cellula aderente alla Federazione anarchica informale, si è scontrato con l'immediato rifiuto della città, delle sue istituzioni. Comune, Regione e Provincia, hanno organizzato la manifestazione di ieri. I sindacati, Cgil, Cisl e Uil, si sono uniti, raggiungendo piazza De Ferrari con un mini corteo partito da largo XII ottobre, la piazzetta che ospita il monumento dedicato a Guido Rossa, unico operaio e sindacalista ucciso dalle Br. In corteo c'era anche la figlia, Sabina, deputata del Pd. C'era Sergio Cofferati, il governatore Burlando, la sindaca uscente Marta Vincenzi e il candidato a sostituirla per il centrosinistra, Marco Doria. E ovviamente i segretari dei sindacati. Ancora ieri, come appena dopo l'arrivo della rivendicazione dell'attentato a Adinolfi, gli operai e i tecnici del gruppo Finmeccanica hanno scioperato un'ora per tenere delle assemblee negli stabilimenti e per esprimere la loro solidarietà al manager ferito. Sul palco, ad aprire il giro degli interventi don Molinari, «cappellano di fabbrica», una figura tutta genovese, nata per volere dello storico cardinale Siri. Poi è toccato al sindaco Vincenzi «abbracciare Roberto Adinolfi e tutti i lavoratori Ansaldo» a nome della città e ricordare che forse la politica e le istituzioni hanno qualche responsabilità «se i 18enni di oggi devono andare al cinema per sapere cosa è successo a piazza Fontata o al G8 di Genova». In particolare se «non possono leggere gli atti della commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti di Genova perché qualcuno non ha voluto». Commosso, dopo la Vincenzi, è salito sul palco Massimo Coco, figlio del procuratore generale di Genova ucciso dalle Brigate Rosse nel 1976 e presidente dell'associazione italiana vittime dl terrorismo. «Ho visto questa piazza gremita e silenziosa puntarmi gli occhi addosso il giorno della morte di mio padre - ha detto - Non credevo che quel silenzio vivo mi facesse riprovare quelle emozioni dopo 36 anni». Qundi Coco ha letto i nomi di alcune delle vittime del terrorismo, per poi passare il microfono ai delegati di Ansaldo e Fincantieri - che assicurano che «il sindacato ha già sconfitto il terrorismo, aspettiamo Adinolfi in azienda» - al presidente della Confindustria cittadina, Giovanni Calvini, al vicepresidente dle Consiglio regionale, Luigi Morgillo e al senatore Claudio Gustavino. Ha chiuso Rosi Bindi. «L'attentato a Adinolfi non va sottovalutato - ha esordito - ma la reazione della Ansaldo e di questa piazza è la prova che la democrazia è l'unica risposta. L'Italia ha già sconfitto il terrorismo, l'ha fatto con la Costituzione in mano e senza mai sospendere i diritti dei cittadini». Quindi, pensando alle polemiche legate al Tav, ha aggiunto: “È questa la strada da seguire. Non bisogna mai omologare alla violenza terroristica le forme di dissenso spontaneo disseminate nel Paese, anche se non ci piacciono». POCHIUNDER30IN PIAZZA Ad ascoltarla circa tremila persone. In mezzo a tutte quelle facce, però, gli under 30 si contavano facilmente. Erano talmente pochi che, girando a caso tra la folla non è stato difficile imbattersi in Chiara, 19enne studente di Economia. È la nipote di Carlo Castellano, l'ex manager dell'Ansaldo, gambizzato nel 1979: «Quando abbiamo saputo della notizia di Adinolfi – racconta – a casa è tornata un po' di paura. La mia famiglia ha vissuto molto male quegli anni e l'episodio che ha coinvolto mio nonno. Credo che sia questo il motivo per cui ho dovuto insistere molto in questi anni per sapere cos'era successo a mio nonno». In generale però «credo a noi giovani sia stato raccontato poco di quegli anni». È la stessa impressione che ha Stefano, 24 anni, studente di giurisprudenza. È in piazza con gli il gruppo dei Giovani Democratici. «Forse chi non ha vissuto quegli anni non ha sviluppato un sentimento di partecipazione verso manifestazioni di questo tipo. Non vorrei però che si pensasse che la nostra generazione è disimpegnata. Pensa al G8, ai referendum i giovani che a Milano si sono impegnati per sostenere la candidatura del sindaco Pisapia. Anche noi abbiamo le nostre responsabilità: siamo noi che dobbiamo appropriarci della memoria». L'allerta del Viminale: «14mila obiettivi a rischio» CALABRESI, QUARANT'ANNI DOPO Nelgiorno della commemorazionedel quarantennaledell'omicidio di Luigi Calabresi il questoredi Milano, AlessandroMarangoni,usa paroledi riconciliazionee parla di«un momentodi riflessione sulla mortedi GiuseppePinelli», l'anarchico illegalmente fermatoe morto cadendoda una finestraallaQuestura diMilano il 16dicembre 1969, dopo la stragediPiazzaFontana. «C'è stata da tempouna stretta dimano tra la vedovadi Calabresi e lamogliedi Pinelli - haaggiunto ilquestore -e credopossaessere il tempo di una riflessionecheservaa creareun ancor migliorclima di riconciliazione».Nonè esclusocheproprio inQuestura venga dedicatauna lapideal ricordo di Pinelli.Proprio ieri aMilano ci sono diversecerimonie per ricordare il commissarioucciso quarant'anni fa, allapresenzadei familiaridi Calabresi edelle autorità dellacittà. Il sindaco di MilanoGiuliano Pisapia haparlato di «unagiornata importante». PerMarioCalabresi, figlio diLuigi, «È tempodi aprire gli archividi Stato,di avere la verità» «In questianni - ha aggiuntoMarioCalabresi - è stato fattomoltoper la memoriadelle vittimedel terrorismomaoccorre fare unpassoavanti. Apprezzo molto il lavorofattodal presidente della RepubblicaNapolitano, mabisogna cercare la verità». GIUSEPPEVESPO INVIATO A GENOVA Milanoricorda ilcommissarioePinoPinelli Genova contro i terroristi Ma i giovani dove sono? La manifestazione contro il terrorismo a Genova FOTO LUCA ZENNAROANSA In tremila in corteo Ma tutti già nati quando Guido Rossa fu ucciso... Rosy Bindi: «Sta a noi far capire che la violenza è sempre in agguato» . . . Don Molinari, il prete operaio: «Oggi per sapere del G8 o Piazza Fontana si deve andare al cinema» . . . Stefano, 24 anni: «Ma la nostra non è una generazione che fugge dall'impegno» Le misure: «Razionalizzazione delle risorse e più intelligence» Cancellieri: la coperta è corta venerdì 18, maggio, 2012 9
L'ennesima giornata di passione per i duemila lavoratori di Termini Imerese. L'ennesima mancata risposta, l'ennesimo rimandare il nodo della questione: Dr Motor, che il primo dicembre ha firmato con i sindacati e la Fiat l'accordo per rilevare lo stabilimento in provincia di Palermo, è in grado o meno di onorare il suo impegno? Più i giorni passano e più le possibilità di rispondere “Sì” alla domanda si assottigliano. E sindacati e lavoratori (diretti e dell'indotto) ci credono sempre meno. Il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, ha incontrato ieri i rappresentanti della regione Sicilia e successivamente i vertici dei sindacati nazionali per fare il punto sullo stato di attuazione del progetto di riconversione industriale del sito di Termini Imerese. Nel corso della riunione Passera ha comunicato che Invitalia, advisor del ministero, ha inviato alla società Dr Motor - soggetto attuatore del progetto di conversione di Termini Imerese - una richiesta improrogabile di chiarimenti, entro massimo 15 giorni, per avere conferma da parte della stessa Dr Motor di essere in grado di rispettare gli impegni assunti nel luglio scorso. La solidità aziendale e la disponibilità a immettere capitale nel nuovo progetto rappresentano infatti il requisito indispensabile per poter accedere alle ingenti risorse pubbliche nazionali e regionali messe a disposizione per la realizzazione del progetto di rilancio di Termini Imerese. Alla scadenza dei 15 giorni, il ministero dello Sviluppo economico convocherà nuovamente il tavolo su Termini Imerese per prendere atto delle risultanze. In mattinata era in programma un incontro tra il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo e il ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera. A metà pomeriggio però gli impegni di quest'ultimo sui decreti per i crediti verso la Pubblica amministrazione, hanno costretto il suo staff a spostare l'appuntamento. OGGIASSEMBLEAAICANCELLI La delusione dei lavoratori è palpabile. E questa mattina verrà fuori nell'assemblea unitaria convocata davanti ai cancelli della fabbrica chiusa ormai da 7 mesi. «I lavoratori avevano grandi aspettative da questo incontro che doveva riattivare la procedura dell'accordo - spiega Leonardo Burmo, coordinatore nazionale Fim per il gruppo Fiat - . Il problema è che qualcuno sta venendo meno ai propri impegni, e quel qualcuno è il governo e la Regione Sicilia. Da una parte non vengono attivati i finanziamenti promessi, specie quelli per mandare in mobilità un terzo di lavoratori e consentire a tutti gli altri di godere del secondo anno di cassa integrazione. Di Risio al momento non ha grandi responsabilità. Per la Fim - conclude Burmo - la negoziazione è finita, ora è tempo di rispettare gli impegni». Una giornata cominciata con la Regione che, a differenza degli altri viaggi della speranza, non aiuta i lavoratori a pagarsi il biglietto del treno. E così i duecento operai rimangono in stazione della cittadina a 35 chilometri da Palermo e decidono di occuparla. Dovevano partire alle 7,30 per il capoluogo dove intendevano sfilare in corteo lungo via Roma, fino alla sede della Banca d'Italia. Invece le Fs non hanno fatto partire il convoglio perché i lavoratori erano sprovvisti di biglietti. Con mezzi propri qualcuno è arrivato comunque a Palermo. L'attesa continua. ILCOMMENTO GIUSEPPEPROVENZANO ORANON POSSONO PIÙASPETTARE.GLI OPERAI DI TERMINI IMERESE HANNODIRITTOA PAROLECHIARESUL LORO FUTURO. Dopo una settimana di proteste, spesso ignorate, devono sapere se il piano di acquisizione dell'ex stabilimento Fiat da parte del molisano Di Risio è ancora in piedi. È una questione, prima che sociale ed economica, di dignità. Non c'è solo un obbligo politico, da parte del ministro Passera, riconosciute le pericolose «tensioni sociali» che covano nel Paese. C'è anche l'obbligo «giuridico» di stare ai patti, perché è garante ultimo, con il presidente della Regione Sicilia, dell'accordo di programma quadro per la reindustrializzazione del polo e la ricollocazione della manodopera siglato più di un anno fa. Se l'accordo non va avanti, bisogna riaprire subito il tavolo tra governo, Regione e parti sociali, che chiarisca passaggi, strumenti e tempi per rispondere all'emergenza sociale e all'incertezza del progetto industriale. La sorte di Termini non riguarda solo un'industria e un indotto - che poi è la vita di duemila operai, il destino delle loro famiglie. Riguarda soprattutto una terra e il modo di guardare ad essa. La perdita di questo insediamento produttivo «di mercato» sancirebbe il grado avanzato di deindustrializzazione del Sud e della Sicilia. Le stime della Svimez ci dicono di un impatto sul Pil regionale pari quasi a un punto percentuale, a oltre 3 punti di export, con conseguenze occupazionali che si moltiplicano fino a quasi 4 mila lavoratori. Nella Regione dove sono ormai a rischio gli stipendi pubblici, l'emergenza sociale rischia un'escalation pericolosa, proprio in vista del ventennale dalla strage di Capaci. Si contano veloci alla rovescia i mesi di cassintegrazione Fiat per cessazione di attività: erano previsti due anni, ma se entro dicembre non verrà ricollocato il 30% della forza lavoro il 2013 può saltare. Per questo è urgente che, con il ministero del Lavoro, si trovi una soluzione alle 640 vittime della brutale riforma delle pensioni. In questo passaggio drammatico, la stessa Fiat va richiamata alle sue responsabilità. Il «fantasma di Termini Imerese» è servito come un'intimidazione, lo spettro agitato durante i referendum di Pomigliano d'Arco e Mirafiori. Se la Dr Motor, già gravemente compromessa con oltre 67 milioni di debiti, davvero non riesce a trovare i 15 che le banche chiedono ai fini di una ricapitalizzazione che possa di sbloccare le linee di credito necessarie a firmare il contratto per l'investimento e riaprire i cancelli, allora è meglio abbandonare subito un progetto industriale che peraltro è sempre stato accompagnato da una vasto scetticismo: comprare pezzi in Cina e assemblarli in Italia, prevedendo a regime circa 60 mila automobili l'anno da Termini, per un'azienda che nel 2011 ne ha vendute poche centinaia… Il governo ha il dovere di spendere la credibilità internazionale che gli viene riconosciuta per cercare un nuovo acquirente, mettendo in campo una forte iniziativa politica. Se si vuole mantenere la vocazione industriale sull'automotive, serve un ministro vada a spiegare cosa l'Italia può offrire e vuole offrire alle migliori case produttrici mondiali. E tanto più, se si dovesse optare per un progetto industriale del tutto nuovo e sostenibile nel tempo. Ora non si può più sbagliare, affidando la soluzione a un generico bando internazionale, o a chi fin qui ha malgestito la vicenda: Invitalia non solo ha concesso a Di Risio un credibilità che evidentemente non aveva, ma aveva predisposto una short list di interessati che andava bene più per le Procure che per un piano di salvataggio industriale (due sono stati arrestati, un altro è fallito). Non è luogo per indugiare sulle metafore, ma ha fatto un certo effetto la protesta degli operai di Termini Imerese nei giorni in cui ricorreva l'anniversario dell'Autonomia siciliana. Proprio all'insegna di un'Autonomia non burocratica, ma fondata sullo sviluppo, con la SiciliFiat di Termini era partita la sfida di una Sicilia diversa, grazie al leggendario Mimì La Cavera e alla sua Sicindustria. Prima di morire, l'anno scorso, a 95 anni, con forza ripeteva: «A Termini bisogna fare l'auto del Tremila!». Tra il sogno millenario di progresso e l'angoscia per il pane quotidiano, bisognerà pur trovare una soluzione nelle settimane a venire. Se no, a che serve la politica? . . . Fiom, Fim, Uilm e Ugl questa mattina terrano un'assemblea unitaria ai cancelli della fabbrica Passera dà 15 giorni a Dr motor Operai dello stabilimento Fiat di Termini ANSA / FRANCO LANNINO Lunga giornata di attesa per i lavoratori dell'ex stabilimento Fiat di Termini Imerese Il ministro ha chiesto alla società che ha rilevato l'azienda di rispettare gli impegni presi a luglio VALERIORASPELLI ROMA Tocca al governo trovare la soluzione Lo deve ai siciliani venerdì 18, maggio, 2012 11
Luigi Lusi accusa: ecco a chi ho dato i soldi. E Francesco Rutelli e Matteo Renzi annunciano querela. Parlando davanti alla Giunta per le immunità del Senato e rispondendo alla raffica di domande del relatore Giuseppe Saro (Pdl), l'ex tesoriere della Margherita ha raccontato, secondo quanto riferito dai presenti, che il sindaco di Firenze avrebbe chiesto soldi, 120mila euro suddivisi in tre fatture, e che poi Rutelli avrebbe bloccato il pagamento della terza tranche, limitando l'erogazione a 70mila euro. Lusi, sul quale pende la richiesta di arresto della Procura di Roma, ha anche detto che faceva ciò che gli veniva detto: «Agivo su mandato dei dirigenti e tutelando le varie componenti». L'ex tesoriere della Margherita, in una seduta fiume cominciata alle 21 di mercoledì e finita a mezzanotte circa, ha anche detto di aver diviso gli stanziamenti tra rutelliani (40%) e popolari (60%) e ha aggiunto che il solo a non chiedergli nulla è stato Franco Marini. Secondo Lusi, a Rutelli sono state girate cifre consistenti in occasione delle elezioni. «In che modo venivano contabilizzate queste cifre?», gli hanno chiesto alcuni componenti della Giunta. In modo da tutelare Rutelli, è stata la risposta, senza tuttavia fornire alcuna pezza d'appoggio. A Enzo Bianco invece - sempre nel racconto del senatore espulso dal Pd - veniva girato un mensile di 3000 euro, poi passato a 5500. E, dopo queste dichiarazioni, Lusi ha chiesto di respingere la richiesta d'arresto dicendo che non ci sono né rischi di fuga né di inquinamento delle prove. La reazione del leader dell'Api, del sindaco di Firenze e dell'ex ministro dell'Interno non si è fatta attendere. «Lusi e la Margherita pubblichino sul sito tutte le fatture e tutto ciò che è stato finanziato, tutto - è stata la prima reazione di Renzi - a quel punto non c'è trucco, non c'è inganno, e vediamo chi dice bugie». Il sindaco di Firenze ha annunciato che querelerà Lusi «e tutti quelli che scrivono su twitter che ho preso bustarelle», e fa sapere che ha ricevuto solidarietà da tanti amministratori locali ma non da dirigenti del Pd. Enzo Bianco ha deciso di rispondere con una nota articolata a quello che definisce un tentativo di «intimidazione» di Lusi. Con le risorse del partito, si legge, «venivano finanziate le attività politiche». Si fa riferimento alle spese per la liquidazione della Margherita (personale, esodi, fatture) e si dice che «tutto è stato fatto alla luce del sole»: «Io non ho trattenuto un solo centesimo, e se Lusi o chiunque altro afferma il contrario, lo trascinerò in tribunale». «LADRO,MENTITORE, INQUINATORE» Pronto alla querela anche Rutelli. Il leader dell'Api ha diffuso una durissima nota per rispondere all'ex tesoriere (ma Lusi in Giunta ha sottolineato di non essere ancora stato sostituito da qualcun altro per questo ruolo), diversa per toni da quella di Bianco. «Lusi? Un ladro senza vergogna. Un mentitore e inquinatore pericolosissimo, ormai paragonabile nei comportamenti al ben noto calunniatore Igor Marini», ha scritto Rutelli sottolineando come Lusi abbia «cambiato versione» per la terza o quarta volta: «Presenterò immediatamente una nuova denuncia alla Procura della Repubblica di Roma per le gravissime calunnie che, ho appreso, sono state pronunciate ieri notte davanti alla Giunta del Senato. Io alla Margherita ho dato tantissimi denari, con i rimborsi elettorali conquistati, con i voti e con numerosissime iniziative di autofinanziamento e, direttamente, con i miei contributi personali, e non ho mai preso un centesimo per me». Il leader del Pd Bersani, a chi gli ha domandato un commento sulla vicenda, ha risposto con uno stringato «non sono belle storie», ricordando che Lusi «è cancellato dagli iscritti al Pd e non fa più parte del gruppo». E come voteranno i Democratici alla richiesta d'arresto? La risposta prelude a un sì: «Per noi i senatori sono uguali agli altri cittadini, punto e basta». CONL'UNITÀ Domani su Left inchiesta sull'Imu Lusi: soldi per i capi Dl Renzi e Rutelli querelano Parricidio politico, rinnovamento generazionale, e tanta paura. Sono i pilastri della «Lega 2.0» ereditata da Maroni, che ieri si è affrettato a postare su Facebook: «Niente nomi dall'alto sui candidati alla segreteria per Lombardia e Veneto. Deciderà la base». E poi, sull'inchiesta che coinvolge Umberto Bossi. «È una cosa che mi ha molto rattristato. L'ho sentito, era con il morale sotto i piedi. La sua è una responsabilità formale: ha firmato il bilancio fidandosi di chi lo presentava». Assoluzione parziale però: «Non ha fatto piacere a nessun leghista, ma l'opera di pulizia continuerà finché sarà necessario». Ma il Carroccio, in queste ore, fibrilla parecchio. Il maroniano Matteo Salvini, in pole come vicesegretario, tuona quello che fino a poco fa era indicibile: «Se mio figlio sarà fesso come Riccardo Bossi lo prenderò a ceffoni». Ma è l'attuale segretario della Liga Veneta Gian Paolo Gobbo a toccare il punto politico: «Se la Lega sparisse saranno agevolati i poteri mafiosi, chi sfrutta lo Stato. Non escludo ritorsioni contro di noi da lobby massoniche». Al di là della degenerazione apocalittica della teoria del complotto, si evoca per la prima volta apertamente il «grado zero» del consenso. È la preoccupazione di Maroni: maturare una svolta credibile in tempo per i congressi di inizio giugno. Dopo l'avviso di garanzia al fondatore, dopo la «paghetta» di 5mila euro al mese a Renzo e Riccardo proveniente dalle casse del partito, dopo la laurea albanese del Trota e le rate di quella (mai ottenuta) all'ateneo dell'Insubria del primogenito, l'inchiesta va avanti. Dalla documentazione bancaria allegata agli atti emerge che fin dal 2007 l'ex tesoriere del Carroccio, Belsito, aveva la delega, firmata da suo predeccessore Maurizio Balocchi, per gestire i conti correnti leghisti. Inoltre, Belsito non aveva di fatto limiti di spesa. Carta bianca sulla base di un'autocertificazione: «Ha consegnato a Banca Aletti in data 9 marzo 2012 un atto notarile del febbraio 2010 di nomina cui è concessa la facoltà di firma disgiunta per ogni operazione di spesa che superi l'importo di 150 mila euro. Di fatto ha svolto un'operatività senza limiti d'importo avvalendosi di una sua autocertificazione dell'aprile 2011». Non basta. Il funzionario di Banca Aletti che aveva sempre controfirmato le operazioni di Francesco Belsito è stato allontanato dall'istituto di credito, che nei suoi comportamenti aveva riscontrato delle «anomalie». Lo si legge sempre nei documenti bancari agli atti dell'inchiesta milanese: «Allo stato attuale pur essendo la situazione esterna in continua evoluzione - si legge nelle carte - emergono anomalie definibili come non conformità operative, in particolare per quanto attiene la carente raccolta dei poteri di firma e un ruolo prevalente di un funzionario di Banca Aletti. Che «in data 23 aprile 2010 ha ricevuto un provvedimento di allontanamento temporaneo dal servizio con riserva di formulazione di contestazioni disciplinari». Per la Lega è uno tsunami a rate. Che rischia di trasformare la riuscita dell'Opa maroniana in una vittoria di Pirro. Bobo lo sa: nei panni dell'«Highlander» di via Bellerio, come unico sopravvissuto del gioco «dieci piccoli padani», quanto può durare? E quanto può costare il pacchetto scandali in termini di consenso? Le amministrative (esclusa la Verona di Tosi) sono già un bagno di sangue. Persa Monza (sono fuori dal ballottaggio), addio a Cassano Magnago che ha dato i natali al Senatùr. Poi -25% a Como, -15% a Tradate. Male anche in Emilia. Sì è detto che al primo turno ha perso la Lega di Bossi e non quella di Maroni. I Bobo-boys comunque hanno di fronte un ballottaggio difficile. E la prospettiva, tra un anno, di guidare le macerie di un partito che ha ceduto la bandiera del Nord Est al localismo ambientalista dei grillini e ha dovuto ammainare per ovvi motivi di credibilità quella della legalità. Alfano, Berlusconi e Cicchitto in aula a Montecitorio FOTO DI ROBERTO MONALDO / LAPRESSE GIUSEPPEVITTORI ROMA L'ex tesoriere alla Giunta del Senato: «agivo su commissione» Il leader Api: «Ladro e mentitore» Quanto peserà l'Imu sui bilanci delle famiglie? E quanto su quelle dei Comuni italiani? L'Anci ha dato appuntamento il 24 maggio a Venezia per protestare contro il modo in cui il governo ha deciso di gestire il prelievo sulla prima e la seconda casa, e contro i vincoli del patto di stabilità che li costringe a tagliare servizi. L'inchiesta di copertina di Left racconta le difficoltà dei sindaci italiani nel gestire i propri bilanci: da Cagliari a Milano a Napoli devono fare i conti con una disponibilità economica minore rispetto allo scorso anno. Non c'è certezza nemmeno sul valore reale dell'imposta: la differenza tra le stime dei Comuni e quelle del ministero è di quasi un miliardo. Non solo, le tre tranche nella quale è suddivisa l'imposta, non danno certezza sulla effettiva consistenza della tassa. «Non vogliamo fare gli sceriffi di Nottingham», dice in un'intervista il presidente dell'Anci Graziano Delrio. E chiede di rivedere il patto di stabilità per mobilitare le risorse che i sindaci hanno già a disposizione. Lega travolta dagli scandali Maroni «triste» per Bossi Belsito aveva carta bianca sui conti correnti del partito sin dal 2007 Soldi anche per gli studi di Riccardo Bossi Salvini: «Se mio figlio sarà fesso come lui lo prendo a ceffoni» FED. FAN ffantozzi@unita.it SEGUEDALLAPRIMA In Italia, però, c'è ancora un gigantesco conflitto tra il bene pubblico e gli affari personali che impedisce di affrontare certe questioni considerate (da alcuni) sensibili. Non si spiega altrimenti l'ostinazione con cui il Pdl, per nome di Berlusconi, conduce da giorni una dura battaglia contro il disegno di legge anticorruzione del governo. E non si spiega altrimenti nemmeno la levata di scudi di Alfano, con annesse minacce sulla tenuta dell'esecutivo, contro l'emendamento del Pd approvato ieri che inasprisce le pene per il reato di «corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio». È la conferma di un comportamento che è ancora chiuso nella logica delle leggi ad personam che ha guidato tutti gli anni dei governi berlusconiani. Lo si è visto nei giorni scorsi anche sul falso in bilancio e, sempre ieri, con la proposta di riaprire i termini del condono edilizio che nel 2003 ha provocato danni incalcolabili. Ma oggi il clima non è più quello di un anno fa. In un Paese alle prese con una crisi economica difficile risulta ancora più anomalo e stupefacente perseverare sulla stessa strada. Per questo il voto di ieri sull'inasprimento delle pene segna una piccola novità: fermare il «partito dell'impunità» non è più impossibile. La legalità è un tema centrale nella ricostruzione del Paese, sul quale il governo non può perdersi in estenuanti equilibrismi. Quella legge va approvata senza stravolgimenti, respingendo i ricatti che vengono agitati dal Pdl e rispettando i criteri di inflessibilità e di coerenza. Gli ultimi casi giudiziari, dalle paghette di Bossi al vortice di affari che coinvolge la Lombardia fino alla «distrazione» dei fondi della Margherita da parte di Lusi, dimostrano che il fenomeno si è aggravato nel passaggio dalla Prima alla Seconda repubblica. La torsione personalistica del sistema politico ha aperto varchi più grandi: l'indebolimento del carattere plurale dei partiti e l'affermazione dei modelli con uomini soli al comando ha concentrato il potere finanziario nelle mani del capo che è diventato il dispensatore di prebende e il gestore del patrimonio attraverso i suoi fiduciari. Si è arrivati così all'uso privatistico: comprarsi una villa, diamanti o auto di lusso è diventata una libera scelta personale. Si è creato uno scudo di presunta superiore impunità. A questo si aggiunga un'altra distorsione - il costo elevato delle campagne elettorali personali - che ha spinto alcuni a superare il confine del lecito pur di combattere la loro battaglia e farsi eleggere. Non spetta ovviamente a una legge anticorruzione correggere certi meccanismi perversi. Per farlo servono altri tasselli legislativi – la legge elettorale e quella sui partiti – che sono altrettanto decisivi per uscire dalla lunga e confusa stagione del berlusconismo. Sono passaggi indispensabili per ridare respiro democratico a un'Italia che ha vissuto a lungo nell'asfissia personalistica. C'è bisogno di aria nuova che rimetta al proprio posto ogni cosa. Altrimenti rimarremo impantanati in una palude dalla quale sarà sempre più difficile uscire. La trincea di Berlusconi e il tabù della legalità L'EDITORIALE PIETROSPATARO venerdì 18, maggio, 2012 5
L'esplosivo per la strage di Capaci fu prelevato da pescherecci che lo usavano per la pesca di frodo, nascosto in un rudere e poi preparato per l'attentato in cui il 23 maggio del 1992 furono uccisi Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e gli agenti della scorsa Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. A rivelarlo ai magistrati di Caltanissetta è stato il pentito Gaspare Spatuzza, che si è autoaccusato della partecipazione anche a questa strage dopo essersi già attribuito un ruolo nel furto della Fiat 126 usata come autobomba in via D'Amelio contro Paolo Borsellino e aver dato così avvio alla nuova inchiesta sulla strage. Spatuzza ha riferito che circa un mese e mezzo prima della strage di Capaci, un altro mafioso, Fifetto Cannella, gli chiese di «procurare una macchina voluminosa per recuperare delle cose». Il collaboratore mise a disposizione una macchina di suo fratello e con quella, assieme a Cannella e ad altri due uomini, Peppe Barranca e Cosimo Lo Nigro, raggiunsero il porticciolo di Sant'Erasmo. Qui, con un conoscente, indicato solo col nome di battesimo di Cosimo, figlio del proprietario di un peschereccio, scaricarono da un'imbarcazione ormeggiata alcuni cilindri di circa un metro, che erano legati alle murate del natante. «Successivamente constatai che al loro interno vi erano delle bombe», si legge nei verbali. «Recuperati i fusti - ha raccontato il pentito - li caricammo sulla mia vettura per dirigerci verso la mia abitazione. Durante il tragitto ricorso che ebbi un problema perché all'altezza dello Sperone c'era un posto di blocco dei carabinieri. Una volta arrivato a casa di mia madre, ubicata in un cortile, scaricammo i bidoni in una casa diroccata di mia zia che usavamo come magazzino». L'indomani, Spatuzza e Cosimo Lo Nigro trasferirono l'esplosivo in un magazzino di via Brancaccio, che era peraltro stato sequestrato dal Tribunale. «Inizammo quindi a fare la procedura - ha ricostruito il pentito - tagliando la lamiera dei clindri con scalpello e martello ed estraendo il contenuto. A fine giornata abbiamo caricato il materiale che avevamo ricavato mettendolo nelle fodere di cuscini e poi dentro sacchi della spazzatura». Spatuzza ha comunque precisato: «Nessuno mi ha mai detto esplicitamente a cosa servisse l'esplosivo che ricavammo. Il giorno stesso della strage di Capaci, venne qualcuno, forse Cannella, a chiamarmi per dirmi di fare sparire l'esplosivo che io ancora custodivo. Non spendo dove metterlo, decisi di portarlo nella ditta lavoravo e chiamai Lo Nigro e Barranca affinché mi facessero da copertura durante il tragitto. Io lo nascosi, ma successivamente lo consegnai a Cannella, sicuramente prima della strage di via D'Amelio». Tra l'ex presidente del Consiglio Superiore dei lavori Pubblici Angelo Balducci e l'imprenditore Diego Anemone si era creata «una vera e propria contaminazione di interessi pubblici e privati». Così afferma il gip Antonella Minunni nel decreto di sequestro di beni per un valore di 16 milioni di euro eseguito ieri dagli investigatori del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza che indagano sulla “Cricca” e che ha portato i militari a mettere i sigilli, fra l'altro, alla Società Sportiva Romana Srl (proprietaria del Salaria Sport Village) a 26 fra unità immobiliari di pregio e terreni a Roma, Siena e Belluno - tra cui la villa di Montepulciano di Angelo Balducci - conti correnti, una cassetta di sicurezza e un'auto di lusso. Facendo riferimento a quanto contestato dagli inquirenti in uno dei filoni dell'inchiesta sugli appalti del G8 della Maddalena il gip scrive che «il meccanismo era il seguente: Balducci consentiva l'aggiudicazione di una serie di appalti pubblici, di notevole importanza e valore economico, ad imprese, direttamente o indirettamente riconducibili ad Anemone». «In particolare, Balducci, in sede di assegnazione degli appalti, approfittando della posizione ricoperta (capo della Struttura di Missione presso la presidenza del Consiglio dei ministri in vista dei lavori del G8), ricorreva, arbitrariamente, al meccanismo della cosiddetta procedura negoziata, evitando il ricorso alla gara pubblica, veicolando in tal modo l'esito della gara stessa. A fronte di tale vantaggio, Anemone, rispondeva o finanziando, attraverso le proprie società opere cinematografiche di specifico interesse del figlio di Balducci, oppure erogando consistenti importi di denaro volti a finanziarie operazioni immobiliare di interesse dell'odierno indagato». Concorso in corruzione continuata è il reato contestato ad Anemone e Balducci dal procuratore aggiunto di Roma Alberto Caperna e dai sostituti Ilaria Calò e Roberto Felici. ILRUOLO DIBLANDINI (SIAE) I magistrati hanno ricostruito un flusso di denaro che, proveniente dagli appalti per i Grandi Eventi, transitava su conti corrente riferibili ad aziende di proprietà di Anemone per poi finire nelle casse della Edelweiss Production Srl, società di produzione cinematografica costituita nel 2005, le cui quote originariamente appartenevano a Rossana Thau, moglie di Angelo Balducci. In questo filone di inchiesta è venuto alla ribalta anche il nome di Gaetano Blandini, direttore generale della Siae e all'epoca dei fatti a capo della Direzione generale per il cinema presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Blandini è indagato per concorso in corruzione perché avrebbe «concesso o fatto concedere, in virtù della carica ricoperta, ripetuti finanziamenti in favore di società di produzione cinematografica per la realizzazione di film interpretati da Lorenzo Balducci, figlio di Angelo». Secondo il gip il finanziamento dei film sarebbe avvenuto perché «Anemone su richiesta di Balducci faceva in cambio effettuare lavori e consegnare materiali da imprese di fiducia presso l'abitazione di Blandini per un valore di circa 9.053,57 euro» ed «inoltre vendeva ad un prezzo di favore» a R.F., moglie del dirigente pubblico una autovettura Bmw. ITALIA Spatuzza rivela: «Mi occupai io dell'esplosivo per Capaci» Luglio 1997, l'arresto di Gaspare Spatuzza FOTO ANSA Il racconto del pentito ai magistrati nisseni Le bombe «furono recuperate da un peschereccio» VINCENZORICCIARELLI ROMA Balducci e Anemone Sequestrati 16 milioni PINOSTOPPON ROMA 14 venerdì 18, maggio, 2012
CERTIMURISISA,NONSONOCOSÌFACILIDAABBATTERE.SONOTALMENTEALTICHESEMBRANOQUASI TOCCARE IL CIELO. Impossibile scavalcarli, dunque. Né scalfirli per tentare una scalata verso la libertà e, chissà, sognare quel volo tanto desiderato. Un volo ad ali spiegate come quello di un uccello, magari proprio di un falco, che adora lasciarsi guidare dal vento, ma che in condizione di cattività si lascia morire pur di esprime la sua condizione di uccello libero. Proprio come Steve, protagonista della pièce in scena in questi giorni al Teatro Belli di Roma (fino a domenica): Il Falco di Marie Laberge, tradotto da Maria Teresa Russo e diretto da Beno Mazzone del Libero Teatro di Palermo, regista storico eppure di rado presente a Roma. Ecco perché è stata una piacevole sorpresa lasciarsi contaminare dallo spettacolo qui interpretato da Massimiliano Lotti, Mirella Mazzeranghi e Rosario Sparno. A questi tre personaggi - un uomo, una donna e un giovane - è affidato il compito di dare corpo al testo di Marie Laberge, che sceglie un teatro fatto di parole, un teatro che arriva dritto al cuore e che sa emozionare con poco. C'è solo un muro in scena. Niente più di un muro e sprazzi di dialoghi illuminati da squarci di luce che frammentano l'azione ma non la drammaturgia, che scorre lineare e veloce. Essenziale e mai retorica, la scrittura della quebecchese Laberge racconta una storia universale, quella di uomo e del suo desiderio di libertà. D'altra parte questo tipo di ricerca è sempre stato al centro del lavoro del Libero Teatro di Palermo, sin dagli anni Sessanta, quando Mazzone cercava di inseguire e raccontare certe storie partendo dalla drammaturgia contemporanea, prediligendo il più delle volte testi sconosciuti o da riscoprire. Ma la riuscita dello spettacolo - spiazzante, duro, eppure molto poetico - si deve anche alla buona regia, quasi cinematografica, in cui si muove un giovane Rosario Sparno dai tratti ruvidi e gli occhi corrucciati, che tira pugni contro il muro e contro quei due visitatori che invadono il suo mondo: una donna, una ex suora di 51 anni, incaricata dalla giustizia di aiutare il ragazzo e un uomo, il padre legittimo, devastato dai rimorsi per aver abbandonato quel figlio quando era ancora un bambino. Steve è accusato di aver ucciso il suo patrigno (solo alla fine verrà fuori la sconvolgente verità), per questo motivo è chiuso in una cella dove torna spesso a parlare di questo falco, animale nobile e coraggioso proprio come lui. L'accostamento con le abitudini del falco in fondo è la metafora della vita umana, della nostra esistenza. SETTIMANASICILIANA In questi giorni non c'è solo Beno Mazzone a rappresentare la Sicilia, protagonista fino a domenica al Teatro Valle occupato. Tra le forme sperimentali di permanenza artistica il Valle è arrivato alla tappa numero 16: stavolta sarà l'Arsenale, Federazione Siciliana delle arti e della musica, a reinventare lo spazio capitolino. Asuddinessunnord.Cronachedidecolonizzazione è il titolo della Permanenza targata Arsenale, che con il suo metodo di partecipazione orizzontale mescolerà generi e linguaggi. Segnaliamo domani sera Chihapauradellebadantidi Giuseppe Massa, Teatro Garibaldi alla Kalsa/Suttascupa e il reading su Danilo Dolci Iomisonsognato fuoco pure 1952 1960 con Cesare Basile, Carlo Natoli, Massimo Ferrarotto e la partecipazione straordinaria di Roberto Angelini e Lorenzo Corti. WEEKEND TEATRO Comeil falco ilprotagonista incattivitàsi lasciaquasi morirepurdisalvaguardare il suoessere libero.Bellissimo testodiMarieLaberge MARIAGRAZIA GREGORI MILANO «Rosso»diJohnLoganmesso inscenaall'ElfoPuccini daFrancescoFrongiaci rendetestimonidiun'angoscia In volo verso la libertà Unapiècedura matoccante diBenoMazzone FRANCESCADESANCTIS ROMA Rothko,nellamentedell'artista ROSSO,DELL'AMERICANOJOHNLOGAN,SCENEGGIATOREDIFILMDISUCCESSO(GLADIATORE,HUGO CABRET,ECC),VINCITOREDIBENSEITONYAWARDSNEL 2010,parte da un'intuizione: condurre lo spettatore dentro il momento in cui l'opera d'arte nasce come impulso, come illuminazione, nella mente del suo autore. E ci riesce rendendoci testimoni di un'angoscia, di una ricerca che porta in primo piano la solitudine dell'artista, la sua unicità, la sua grandezza. Tutto ciò è tanto più vero dal momento che il protagonista di Rosso è Mark Rothko, nato in Russia ma emigrato a sette anni negli Stati Uniti e in tutto e per tutto figlio della sua nuova patria dove diventerà - fino al suo suicidio a 67 anni - uno dei protagonisti con Pollock e De Kooning di quella vera e propria rivoluzione artistica che è stata l'action painting (o espressionismo astratto): dipingere agendo, con tutto il corpo, dove la vitalità dell'artista trova la sua espressività più completa. Ma è soprattutto con Pollock che l'autore lo mette in ideale competizione: quanto in Pollock, morto tragicamente ancora giovane, è furia creativa, è dionisiaco, in Rotkho, un «anacoreta» (Gillo Dorfles), è apollineo, ragionato, triturato. A iniziare dalla forma: perché come ben si evidenzia in questo affascinante spettacolo in scena con grande successo (e liste d'attesa) all'Elfo Puccini sono il colore, il linguaggio del colore, la materia del colore, la struttura del colore, le cose che contano. Il Rothko di Logan ha 55 anni (siamo nel 1958) e una fama ormai consolidata tanto che gli vengono commissionati alcuni «murals» per un ristorante di lusso ricevendone anche un lauto anticipo. Ma una volta creati questi enormi dipinti in cui domina il suo prediletto colore rosso – rosso come la vita, il sangue, l'unico in grado di sconfiggere il nero, la morte – Rothko si rende conto che sono del tutto estranei a quel mondo, li ritira e restituisce il denaro. Per raccontarci questo Logan inserisce il personaggio di un giovane pittore capitato lì a bottega dal grande maestro. È lui, una specie di alter ego giovane, che pone le domande più scomode, è lui che parla di pop art e di Andy Warhol che Rothko aborre in contrasti spesso esilaranti. Solitario, egoista, ma anche paterno Rothko alla fine lo scaccerà, perché trovi la sua strada. Ma è soprattutto lo spettacolo messo in scena da Francesco Frongia a catturare e provocare lo spettatore facendolo entrare dentro il gesto dell'artista, il vero protagonista di questa grande storia di cui Ferdinando Bruni (che è pittore di suo) è interprete di rara profondità e incisività bene affiancato dal giovane Alejandro Bruni Ocaña. Il momento in cui i due cominciano a «gettare» il rosso sulla tela candida vale più di tante parole. LEPRIME FerdinandoBruni (MarkRothko)eAlejandro BruniOcaña(Ken) in«Rosso» CopyrightLuca Piva RosarioSparno eMirellaMazzeranghi inscena nellospettacolodiBeno Mazzone LADIVINA COMMEDIA DIDANTEALIGHIERI regiadiEimuntas Nekrošius Brindisi,NuovoTeatro Verdi 22 e23 maggio MARITI DIJOHNCASSAVETES regiadi Ivo vanHove Modena,Teatro Storchi il 24 e25 maggio Unanuovacreazionedella coreografa tedesca, tra leesponentipiù illustri del Tanztheater, fattasu misuraper la compagniadirettada Francesco Ventrigliae affiancatadaun classico balanchiniano:The Four Temperaments. VERKLÄRTENACHT coreografiadiSusanne Linke interpreti:Maggiodanza Firenze,alla Pergola finoa domenica Toccaal registabelga aprire il festival «Vie»con questastoria ispirataal film di Cassavetes in cui treprofessionisti si ritrovanoal funerale diun loroamico.Una parentesidallavita familiare chesi trasformain fuga fuoricontrollo. Il teatro visionariodelgrande regista lituano trovapaneper i suoiappetiti in questo confrontocon il «divinotesto» dantesco. Primoround con ledue cantiche«Inferno» e «Purgatorio». In «Paradiso»siarriva all'OlimpicodiVicenza il 21 settembre. U: venerdì 18, maggio, 2012 23
«L'Europa deve ricominciare ad essere sinonimo di speranza, di solidarietà, di nuove prospettive in un mondo messo in crisi dal dominio dei mercati finanziari. In questo senso, registro con soddisfazione che l'elezione di François Hollande ha permesso di spostare il dibattito in Europa sul tema della crescita. È questo il terreno su cui deve sempre più caratterizzarsi l'iniziativa dei progressisti europei». A sostenerlo è Harlem Désir, europarlamentare, coordinatore nazionale del Ps francese, a Roma per un incontro con Pier Luigi Bersani, il presidente del Gruppo Pd alla Camera, Dario Franceschini, e il capogruppo Spd al Bundestag, Frank-Walter Steinmeier Partiamo da Parigi e dal nuovo governo guidatodaJean-MarcAyrault.C'èchiha parlato di uno scontro tra Hollande e la numerounodel Ps, MartineAubry... «Martine Aubry ha già risposto a questo tema, spiegando che Hollande aveva una scelta tra due profili, e la sua scelta è caduta su Ayrault, con cui ha una vicinanza di lunga durata. Sulla base di questa riflessione, Martine, d'intesa con Hollande e Ayrault, ha preferito restare alla guida del Ps per condurre, a fianco del premier, la campagna per le legislative di giugno. Si tratta di un appuntamento cruciale per noi, perché l'obiettivo è avere una maggioranza che permetta a Hollande di realizzare il suo programma di riforme». Unprogramma a larghissimoraggio… «È la sfida della sua presidenza. La sfida delle riforme. Riforme che investono il piano economico e sociale, che si proiettano sul terreno delle misure atte a uscire dalla crisi che colpisce l'Europa; ma la sfida riformista investe anche il campo, altrettanto importante, dei diritti civili: penso, ad esempio, al diritto al matrimonio per le coppie dello stesso sesso, o al diritto al voto, a livello locale, per i residenti stranieri, cose che non possono essere realizzate senza avere una maggioranza all'Assemblea nazionale». Il neoministro dell'Economia, Pierre Moscovici,hadettochelaFrancianonratificherà il Fiscal Compact se non sarà accompagnatoda unPattoper la crescita. «Moscovici ha ribadito ciò lo stesso Hollande, nel giorno della sua investitura e poi nell'incontro con Merkel a Berlino, aveva sottolineato: in Europa si è aperta una discussione per avere delle politiche di sostegno alla crescita. Noi siamo impegnati a rispettare le regole europee in materia di bilancio e di riduzione del debito. Direi di più: questa è una nostra priorità, indipendentemente dalle “imposizioni” europee, perché non vogliamo dipendere dagli umori dei mercati. In campagna elettorale, Hollande ha ribadito con forza che la disciplina di bilancio è molto importante, mentre il mandato di Sarkozy è stato segnato da regali fiscali assolutamente irresponsabili, concessi a clientele e categorie sociali molto ricche, e tutto questo sulle spalle della finanza pubblica. Per finanziare le nostre politiche prioritarie, nel campo della formazione e della coesione sociale, abbiamo bisogno di avere delle finanze pubbliche sane. Per questo siamo impegnati a raggiungere la riduzione del 3% del debito pubblico entro il 2013, e l'equilibrio di bilancio entro la fine del mandato presidenziale, nel 2017. In questo quadro, la Bce può e deve giocare un ruolo attivo contro la speculazione finanziaria. Ma l'Europa non uscirà mai dalla crisi del debito né da quella dell'occupazione se non saprà o vorrà dotarsi degli strumenti per una strategia di sostegno alla crescita. Ed è proprio per individuare questi strumenti che sono qui a Roma per incontrare Bersani, Franceschini, Steinmeier, perché i nostri partiti lavorino per individuare proposte concrete che rafforzino il dinamismo economico». Puòfaredegli esempi inproposito? «Vogliamo rafforzare il ruolo della Banca europea degli investimenti, un migliore uso dei fondi strutturali europei. Pensiamo ad una tassa sulle transazioni finanziarie internazionali, sia per regolare i mercati finanziari e sia per generare nuove risorse (50 miliardi di euro l'anno) per sostenere misure per la crescita in Europa. Assieme al Pd e alla Spd abbiamo messo in campo una proposta relativa alla emissione di projectbonde alla mutualizzazione dei prestiti, per finanziare iniziative per la crescita in settori strategici, come è quello, ad esempio della green economy, un campo nel quale l'Europa dovrebbe essere pioniera». L'Europanonèsolola«speranzafrancese»maanche l'incubogreco. «I greci torneranno tra qualche settimana alle urne. Mi auguro che la Grecia confermi la sua volontà di restare nell'area euro e di continuare a pensare al proprio futuro nel quadro del progetto di costruzione europea. Ma la Grecia non può, non deve essere lasciata sola. Francia, Italia, Germania, con la spinta delle forze progressiste, devono essere capaci di aiutare il popolo greco e la sua classe dirigente a credere nuovamente che il ritorno alla crescita sia possibile. D'altro canto, il caso greco dimostra che le sole misure di austerità non sono sufficienti per uscire dalla crisi e finiscono per fare un favore all'estremismo dei partiti anti-europei. Per questo oggi “non possiamo non sentirci greci” ed essere fautori di una solidarietà concreta, lungimirante. Ad Atene, peraltro, è nata la democrazia e noi abbiamo un debito con loro. Non possiamo immaginare il futuro dell'Europa rinunciando ad un Paese che è stato un faro di civiltà». L'Ue cambia strada: Paura-euro, affossate le Borse Piazza Affari -1,46%, sale lo spread Videoconferenza prima del G8 con Monti, Merkel, Cameron e Hollande: «Alto livello d'accordo» Un'altra giornata difficile, molto difficile, e si fa sempre più fatica ad esorcizzare l'immagine dei mercati finanziari, e dell'economia europea, ormai prigionieri di un vortice di cattive notizie. Quest'ultime ieri non sono davvero mancate, con conseguente deterioramento degli indici di Borsa e degli spread, fenomeno che non ha certo risparmiato l'Italia. Sin dal mattino ha soffiato aria di tempesta, quando si è appreso che i clienti della banca spagnola Bankia hanno ritirato più di 1 miliardo di euro a seguito della nazionalizzazione dell'istituto di credito. Nella Borsa di Madrid il titolo è crollato perdendo fino al 27%, con il timore di un rapido effetto domino innescato dalla quarta maggiore banca spagnola, fortemente esposta con asset del disastrato mercato immobiliare del Paese. E non hanno certo aiutato le voci di un imminente downgrade della Spagna da parte di Moody's. Notizie simili, con conti correnti prosciugati da clienti angosciati, sono arrivate dalla Grecia, per la quale la Bce ha escluso quattro banche dalle aste di rifinanziamento e l'agenzia Fitch ha tagliato il rating da “B” a “CCC” citando l'accresciuto rischio che Atene possa essere costretta a uscire dall'Eurozona. In questo quadro Le Borse continentali hanno tutte chiuso in territorio negativo. A Londra il Ftse 100 ha perso l'1,24% e simile è stato il comportamento del Dax a Francoforte, con una flessione dell'1,18%, e del Cac 40 a Parigi, in calo dell'1,20%. Detto del -1,11% di Madrid, la peggiore del lotto è risultata proprio Piazza Affari con il suo -1,46% a quota 13.089 punti. C'è da dire che a Milano l'indice Ftse Mib durante la seduta è sceso anche sotto la barriera dei tredicimila punti, tornando così sui minimi di tre anni fa. Altrettanto preoccupante il discorso relativo ai mercati obbligazionari dove la tensione sugli spread è tornata sui livelli massimi. La maggior percezione di rischio è testimoniata innanzitutto dalla domanda crescente e dal conseguente calo dell'interesse pagato dai bund tedesco (1,42%). Di contro, il differenziale fra Bund e Bonos spagnoli si è impennato fino a 489 punti base. Ma a soffrire sono stati anche i nostri Btp decennali con lo spread che ha toccato i 449 punti per poi chiudere a quota 447. I leader europei non voleranno a Camp David solo per esprimere «allarme» per la crisi economico-finanziaria che investe l'Unione, ma metteranno in evidenza «ciò che di buono è stato fatto e dovrà essere fatto per contrastare l'emergenza e rilanciare la crescita». L'obiettivo? «Rimanere uniti per respingere il tentativo di mettere l'Europa sul banco degli imputati». Monti, Merkel, Hollande, Cameron, Barroso e Van Rompuy si ritrovano d'accordo sul «denominatore comune» indicato dal Presidente del Consiglio italiano durante la videoconferenza che si è svolta alla vigilia dell'avvio del G8 negli Stati Uniti. MESSAGGIOA OBAMA Ad Obama che chiede di «intensificare gli sforzi per promuovere crescita e occupazione», i leader europei tentano di proporre ciò che li unisce piuttosto che ciò che li divide. A Camp David, ad esempio, non si parlerà degli eurobond riproposti ieri da premier britannico Cameron, che Angela Merkel tuttavia rifiuta. Questi «metodi di governance che creano fiducia», tuttavia, verranno rilanciati durante il vertice europeo del 23 maggio. Si comprenderà da quell'appuntamento, in realtà, anche l'esito del braccio di ferro con la cancelliera tedesca sul documento da collegare al fiscal compact. Secondo Steffen Seibert, portavoce della Merkel, durante la conferenza di ieri si sarebbe registrato un forte accordo sull'assunto che rigore e crescita «non sono in contrasto ma sono entrambi necessari». L'obiettivo da centrare, tuttavia, è quello di arrivare al Consiglio europeo di giugno con un'intesa larga sulle misure (project bond; investimenti da scorporare dal calcolo del debito pubblico; e altro, «eurobond compresi») da mettere in campo per replicare ai mercati. Tenendo presente che si sono moltiplicati anche ieri gli appelli a compiere sforzi significativi per mantenere Atene dentro l'Eurozona. «Se le autorità greche sono in cerca di stimoli per aiutare la crescita siamo aperti a questa possibilità», ha affermato Angela Merkel. ILCOMUNE SENTIRE I leader dei paesi europei del G8, su sollecitazione di Monti, hanno deciso ieri di mostrare Oltreoceano «un comune sentire» su ciò che li unisce e di conL'INTERVISTA L'EUROPAELACRISI MARCOVENTIMIGLIA MILANO UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it «Atene non deve essere lasciata sola La sfida è la crescita» NINNIANDRIOLO nandriolo@unita.it . . . «Aubry? Ha deciso con Hollande e Ayrault che ora la priorità è la campagna elettorale» . . . «I progressisti europei devono impegnarsi per far ritrovare la fiducia ai greci» HarlemDésir Eurodeputatosindal 1999,HarlemDésirè ilcoordinatoredelPs Èstato ilprimo presidentediSos Racismedal 1984al 1992 2 venerdì 18, maggio, 2012
ALBERTOCRESPI Unosceiccovuole introdurre lapescanelsuoPaeseperché la trovarilassante.Pellicoladivertentedaunromanzocult WEEKEND CINEMA BENCHÉ SI RIFERISCA ALLA CRISI FINANZIARIA DEL 2008, SCOPPIATA CON IL FALLIMENTO NEGLI STATI UNITIDELLA LEHMANBROTHERS,benché sia stato scritto e girato a cavallo del 2010 e benché esca in Italia a metà del 2012, MarginCalldi J.C. Chandor è un film drammaticamente attuale, quasi la fotografia, leggermente postdatata, di una crisi che ancor prima di essere finanziaria è etica. Il titolo ha un suo significato tecnico che abbiamo anche provato a decriptare, senza successo. Eppure, lascia bene intendere la sensazione di un qualcosa che sta per finire, l'idea plastica di un abisso dentro cui si sta per cadere, come se fosse un'ultima chiamata, la possibilità estrema di evitare il disastro. Ma su quel margine i giocatori di questa partita, quell'1% (per citare Occupy Wall Street) ha camminato scegliendo il suo interesse e buttando nel burrone il resto del mondo, quel 99%. J,C, Chandor, il cui padre ha lavorato per anni in quegli ambienti, ha fatto un film molto diverso, prendendo le distanze da tanta cattiva letteratura in materia e dal sensazionalismo di film finanziari che nella rappresentazione del «male» sono riusciti a rendere affascinanti personaggi abietti (vedi Oliver Stone). Chandor è andato dritto al cuore del problema, mostrando una normale umanità asservita dal guadagno. Premessa importante: nonostante un cast di rilievo e qui molto ispirato (a partire da Jeremy Irons, Ceo della finanziaria, passando per Kevin Spacey, alto dirigente, apparentemente coscienzioso, fino ai giovani analisti Zachary Quinto e Paul Bettany, e una agghiacciante Demi Moore), Margin Call è quello che si definisce un film indipendente, ovvero non sorretto dalle major, e in un certo senso «d'autore», visto che il regista, tra l'altro esordiente, è anche autore della sceneggiatura. La massima indipendenza ha permesso al regista di poter descrivere quel mondo con una buona dose di coraggio, trasformando questa sorta di thriller in un film da camera molto avvincente. Il film inizia il giorno in cui la società decide di licenziare, con delle modalità agghiaccianti, un buon numero di analisti, arrivando a colpire anche il «risk manager», qui Stanley Tucci, il quale stava giusto lavorando all'analisi di alcuni dati molto preoccupanti. Lo fa notare alla gelida «tagliatrice di testa», ma questa, cieca nel suo mandato, non ne vuole sapere, anzi lo avvisa che al termine di quella breve sentenza, i suoi computer e il cellulare sarebbero stati spenti. Tagliato fuori, Tucci riesce a passare a un giovane analista una chiavetta usb con la sua ricerca, dicendogli di «stare attento». ILGRAALDELLE EQUAZIONI Il giovane analista, un ingegnere meccanico bravissimo con i numeri, a fine giornata apre la chiavetta e scopre il sacro Graal di tutte le equazioni finanziarie fallimentari: la società, affidandosi a un prodotto da lei stessa creato, sta crollando su una montagna di spazzatura. Inizia così il tam tam che nel corso di una notte arriva fino ai vertici supremi, tirati giù dal letto. Dal giovane analista, ingegnere prestato alla finanza, fino al Ceo, la scalata dell'orrore è interminabile. È questa la costruzione adottata da Chandor, una verticalità vertiginosa che passa dall'open space degli analisti di base fino ai piani altissimi. A ogni livello, un diverso personaggio, sempre più feroce, sempre più determinato. Tutti, a diversi gradi di coscienza, sono persone corrotte dal denaro e dal guadagno. Anche i personaggi che sulla carta si prestano a una forma di redenzione, come il risk manager Tucci e il dirigente anziano Spacey, alla fine dimostrano la vera natura di cui sono fatti quegli uomini. Alla fine i vertici decideranno di vendere tutto nell'arco di una mattinata, liberandosi dei titoli spazzatura. L'inizio della fine, non quella loro, ma quella degli altri. Scritto meravigliosamente, recitato divinamente, un film necessario e implacabile. Un bagno di sangue senza uno schizzo di sangue. GENIALEOPERAZIONEDIMARKETING,CAMBIARETITOLO A UN FILM TRATTO DA UN ROMANZO DI SUCCESSO: CHISSÀ QUANTI LETTORI realizzeranno che Il pescatore di sogniè la versione cinematografica di PescaalsalmonenelloYemen, divertentissimo libro di Paul Torday edito in Italia da Elliot? Inutile dire che in inglese libro e film si intitolano Salmon FishingintheYemen, e che l'accostamento delle parole «Yemen» e «salmone» crea un ossimoro bislacco che nell'edizione italiana va totalmente perduto. Peccato. Perché il libro è bello e il film, nonostante sia diretto dallo svedese Lasse Hallstrom (autore di notevoli schifezze dopo il sopravvalutato boom di La mia vita a quattro zampe), è ironico al punto giusto. Merito della scrittura: non solo di Torday, ma anche dello sceneggiatore Simon Beaufoy che è, tanto per capirci, quello di Full Monty e di The Millionaire, due copioni scoppiettanti e a prova di bomba. Quando al pensatoio siede Beaufoy, voi sedetevi al cinema, difficilmente quell'uomo sbaglia un colpo. Il titolo, dicevamo, vale tutta la storia: uno sceicco yemenita con sterminate proprietà in Inghilterra si appassiona talmente alla pesca dei salmoni, da pensare che un'attività così rilassante possa guarire il carattere bellicoso dei suoi sudditi. Commissiona quindi alla Gran Bretagna un progetto folle e ambizioso: far ambientare i salmoni negli uadi, i fiumi alluvionali dello Yemen. Quando l'idea arriva all'ittiologo Alfred Jones, questi pensa ad uno scherzo. Ma quando lo sceicco mette sul piatto 50 milioni di sterline e il premier britannico sponsorizza il progetto, Jones capisce che si fa sul serio. Da scienziato è consapevole che la cosa è pressoché impossibile: ma lo sceicco è forse un genio, la sua tuttofare inglese è molto carina e il matrimonio di Jones è in crisi, per cui una gita con tanto di canna da pesca in Yemen non sembra poi così sgradevole… Anche noi abbiamo un'idea folle: Pesca al salmonenello Yemen ci sembra sotto traccia un libro (e un film) sul Manchester City! Il club allenato da Mancini, fresco campione della Premiership, è di proprietà di uno sceicco: e sono ormai molti gli interessi arabi in Gran Bretagna. Torday e Beaufoy leggono questo fenomeno in una chiave rassicurante, dipingendo uno straricco gentile che per la sua anglofilia entra nel mirino dei terroristi suoi compatrioti. L'integrazione passa anche attraverso simili operazioni. Ben vengano, se i libri (e i film) sono così graziosi. Ultima chiamata primadelcrollo Incentratosullacrisi finanziaria il film del 2010 resta attualissimo DARIOZONTA PescadisalmoninelloYemen perplacareglianimi GLIALTRIFILM Losceicco e l'ittiologo inglese nel film«Il pescatoredi sogni» Unascenada «MarginCall» MARGIN CALL RegiadiJ.C. Chandor ConKevinSpacey,PaulBettany, JeremyIrons, DemiMoore Usa2011 -01 Distribution IL PESCATORE DISOGNI RegiadiLasseHallstrom ConEwanMcGregor,KristinScott-Thomas, EmilyBlunt,Amr Waked GranBretagna, 2012- Distribuzione: M2Pictures Nonc'ègenere piùconsapevoledell'horror, forseper l'estenuante ripetitività dei suoi codici.Questo esordio alla regia, scritto dallapenna di«Coverfield»e «Lost»,è un perfettomeccanismo di autoannunciazione, macon sorpresa. Adeterminare il terrore, però,non èsolo lo zombie. D.Z. QUELLACASA NEL BOSCO RegiadiDrewGoddard ConK. Connoly, C.Hemsworth,A. Hutchinson Usa2011 - M2 Pictures Incontemporanea con Cannes,grazie ai favoridiuna produzioneedistribuzione italiana,esce il doc suPolanski, realizzato dall'amicoproduttoredi sempre Bouzereau, testimonedelle molte disavventuree dei molti successi diun grande registache qui racconta il suo ‘900. D.Z. ROMAN POLANSKI:AFILM MEMOIR RegiadiLaurent Bouzereau Documentario Italia2012 -LuckyRed Continuanoad apparirealtri mondi, altri cieli delnostrocinema. Succede inMelancholia diVonTrier, come minaccia letale. Accade anchequi, macome possibile redenzione. Film indipendentediun esordiente, Cahill immaginaun'altra Terra,nostradoppia perfetta.Anchenegli errori? D.Z. ANOTHEREARTH RegiadiMike Cahill ConW.Mapother,B. Marling, J. Baker Usa2010 - 20th Century Fox U: venerdì 18, maggio, 2012 21
IlnuovoromanzodeiWuMing2 èunlibro«meticcio»,chemescola memoria,documentidiarchivioe invenzionenarrativa.Lastoriadiuna donnasomala,appassionatae libera IGIABA SCEGO scrittrice WEEKENDLIBRI 531PAGINE,COMPRESITITOLIDICODAEINDICE. ILLIBROHAUNPESO. LA MEMORIA SI FA CARNE. PERÒ QUASI NON TE NE ACCORGI, PERCHÉPIANOPIANOANCHETULETTOREdiventi parte di Timira, diventi come per incanto una virgola, un trattino, una parentesi. Entri a far parte di questa ciurma che si è messa insieme per raccontare le mirabili avventure di Isabella Marincola, un'italiana dalla pelle scura, una somala dalla pelle chiara. Timira è come dichiarato nella copertina un romanzo meticcio perché come ha detto Wu Ming 2: «gli autori del romanzo sono un'attrice italo-somala di ottantacinque anni (Isabella Marincola), un mediatore somalo con quattro lauree e due cittadinanze (Antar Mohamed Marincola) e un cantastorie italiano col nome cinese (Wu Ming2). Quindi è meticcia la protagonista, è meticcia l'avventura (tra Italia e Somalia), è meticcia la scrittura (mescola invenzione, memoria, archivio) ed è meticcio pure il collettivo di autori». Forse possiamo aggiungere che nel 2012 meticcia è anche l'Italia, fatta ormai di tante persone con origini diverse. Certo l'Italia non si riconosce meticcia (ancora non da la cittadinanza ai figli di migranti nati qui per esempio), ma lo è...e non solo da oggi. Timira aggiunge un tassello al puzzle di questo meticciato e lo fa con una grazia letteraria senza pari. Il libro inizia quasi dalla fine. Anno 1991, anno in cui scoppia la guerra in-civile somala, guerra che dura ancora oggi. Isabella vive in Somalia dagli anni '60 e come tutti resta sbigottita dalla velocità in cui uno stato nazione lascia il post al caos, agli stupri, all' anarchia. La città scompare brutalmente davanti agli occhi di Isabella. Ogni dettaglio che componeva la bella Mogadiscio sembra cancellato. Si scopre così che la statua di Sayid Mohamed, il mullah anticolonialista, che dominava lo skyline della città non c'è più. Qualcuno si è arrampicato e ha rubato la statua. Il piedistallo vuoto «pare un'astronave di mattoni bianchi». E pure Mogadiscio sembra quel piedistallo vuoto. Antar dall'Italia fa fatica ad avere informazioni sulla sorte della madre. All'unità di crisi non sanno dire nulla, Isabella Marincola non risulta tra gli italiani da evacuare. Il figlio spiega alla Farnesina che probabilmente la madre vive in Somalia con il suo nome somalo Timira Hassan, ma che è italiana ed ha il diritto di essere evacuata.L'unità di crisi è sorda e sa dare solo questo consiglio «stasera, sulla rai, c'è Santoro che fa la trasmissione proprio sulla Somalia». Per fortuna alla fine Isabella e Antar si ritrovano. Ma la vita dei profughi non è facile. Sono in una situazione unica al mondo. La solitudine è assoluta. Ed è per questo che Isabella si aggrappa alla memoria. Non è la prima volta che la storia la prende a frustate. Lei figlia di Ashkiro Hassan somala e dell'italiano Giuseppe Marincola ne ha viste veramente tante. La matrigna la picchiava con il curbash, un frustino, perché lei con quella pelle scura le ricordava ogni giorno il tradimento del marito con una donna nera. E poi lo strazio della perdita del fratello Giorgio. Quel fratello amico e distante allo tempo stesso. Giorgio che aveva abbracciato la fede partigiana e che per liberare l'Italia aveva perso la sua giovane vita a Stramentizzo il 4 maggio 1945 in una delle ultime stragi nazifasciste che ha colpito la penisola. E poi le sue peripezie quotidiane. Lei con la pelle scura in un Paese imbottito della retorica imperiale in salsa fascista. Nel dopoguerra scopre sulla sua pelle che i pregiudizi non sono finiti il 25 Aprile, il dispositivo del razzismo è sempre in funzione. Nessuno ha spento la macchina. Per vivere Isabella fa la modella. Qualche artista cerca di allungare le mani, ma lei si difende. Ha unghie, denti, cervello. Resiste, anche lei in fondo un po' partigiana come il fratello. E se la offendono, come quando Indro Montanelli la definisce una scimmia, sa rispondere tono su tono. Timira è di fatto uno scrigno di storie. Una storia dove spunta magicamente un Alberto Sordi o una migrante albanese di nome Marushe. Dove Isabella stessa interpreta una mondina in Risoamarodi De Sanctis. Uno scrigno che dobbiamo semplicemente aprire per capire che l'Italia è meticcia da sempre, non solo da oggi. FRESCHI DISTAMPA Stripbook www.marcopetrella.it TIMIRA ROMANZO METICCIO WuMing 2 Antar Mohamed pagine euro Einaudi Isabella un'italiana dallapelle scura IsabellaMarincola inSomaliasi fa chiamareTimira Lasua storia nel romanzo deiWuMing 2 «AVEREUNAPAROLACONCUIVERBALIZZARECIÒCHEGLISUCCEDEÈUNPO'COMETROVARVI RIMEDIO». Il debutto (Aisara, 2012, trad. di Ileana M. Pop) di Pablo D'Ors è una raccolta di racconti il cui filo rosso – nastro, cappio e gala – è l'ossessione. Il punto di vista che l'autore sceglie per raccontarla è quello degli scrittori, in carne e narrativa, vivi o morti. È, infatti, intorno a Bernhard, Kundera, Grass, Dante, Boccaccio e Calvino e alla loro letteratura, è insieme a Dickens e a Pessoa e alle loro ordinate miscellanee che Pablo D'Ors tesse le storie surreali, visionarie e familiari dei suoi personaggi, che più che lettori o scrittori, sono esseri umani che hanno fatto della parola scritta, da loro o da altri, il ponte d'intersezione con il mondo e che dunque, a ogni passo, si confrontano con la vanità – spreco e vanto – di una scelta dettata dal desiderio di descrivere il mondo, di raccontarlo o di sentir(se)lo raccontare. Un desiderio bambino e perenne. «La trasformazione dell'impossibile in verosimile è ciò che deve pulsare in ogni pagina che si voglia definire letteraria». L'arbitro nel confronto tra parola e mondo tuttavia non sono le parole, è il corpo. I racconti di D'Ors infatti, che pure tanto somigliano a una forma illuminata e brillante di critica letteraria, scanzonata e puntuale, hanno un corpo sensuale che, come ha scritto Striano ne Il resto di niente, «fa scorrere» in chi legge «umide carezze». L'amante Slovacca, che accoglie Kundera al convegno sulla letteratura Mitteleuropea, è la donna che ha conosciuto biblicamente tutti i più grandi scrittori europei dell'ultimo secolo e dunque può parlare di Faulkner e di Hemingway, dello stesso Kundera e di Gunther Grass, con competenza, garbo e possesso, come se li avesse letti in integrale e «integrale» è, prima di tutto, l'aggettivo di nudità. Il nipote di Bernhard, falso ovviamente, è un uomo che lavora come guardiano in un laboratorio, alza la sbarra ed è un lettore accanito di Bernhard, che poi vuol dire esercitarsi a essere indifferente al mondo. La sua indifferenza è verbale giacché egli non è interessato a nessuno e dunque con nessuno parla e fisica perché è un uomo che tra sé e gli altri ha fatto crescere una patina di grasso. «Ciò che mi paralizzava era la bernhardizzazione della mia vita, l'indifferenza, la superiorità rispetto a tutto, rispetto a tutti, rispetto allo stesso Bernhard». Ne L'inesistenza la ragazza che studia l'Inferno di Dante trasforma Firenze in un girone infernale e, come in un contrappasso, la sua infelicità la rende invisibile agli altri tanto da rimpiccolirla. E così, con le variazioni verbali e gli incisi che corrispondono alle modificazioni o alle azioni dei corpi, Pablo D'Ors, col divertimento e l'allegrezza sua e di chi legge, scrive come la letteratura raccontando la diversità, stemperi le patologie e guarisca le malattie, di certo dell'anima e, a leggere Il debutto forse talvolta, pure del corpo. «Sbagliamo sempre quando pensiamo di aver vissuto». Leossessioni degli scrittori nei racconti diPablo D'Ors CHIARAVALERIO scrittrice Unuomopotente, candidatodelle sinistrealle elezionipresidenziali inFrancia, Dominique Strauss-Kahn,vieneaccusatoda unacameriera d'albergo diaverla molestataeviolentata. L'uomoè arrestato.Dopo la ricostruzione dei fatti, la versione delladonna nontiene, sono più lemenzogne che lecoseprovate. L'uomoviene rimesso in libertà. Il movimento femministausa l'affaire DSKper rigenerare lapropria ideologia e il proprio ruolo nel dibattitopolitico. UNASOCIETÀ DI STUPRATORI? Marcela Iacub pagine 102 euro 11,00 medusa Fruttodi numerosi incontri dell'autriceconHenning Mankell chesi sonosusseguiti nell'arcodi unanno in SveziaeFrancia, questo libro racconta l'infanzia delloscrittoresvedese in una piccolacittànel nord della Svezia, di suamadre assenteche ha lasciato ilmarito etre figlipiccoli, delledonne, l'amore, la pauradella morte, la paura di contrarre la malariao I'Aids, l'importanzadella naturae della letteratura nellasua vita, e racconta la storia delle sue operee la suavisione delmondo. MANKELL(SU) MANKELL Kirsten Jacobsen pagine342 euro 19,00 Marsilio Isabelama la lucedel faro tra gli oceani, cherischiara le notti.Per questoogni giornoscende verso lascogliera e si concedeun momentoperperdersi con lo sguardotra ilblu.Lì Isabelnonha maiavutopaura. Siè abituata ai lunghi silenzie al rumore assordantedelmare. Maun giorno il tenuevagito diuna bambina, ritrovataabordo diuna barca naufragatasugli scogli, insiemeal cadaveredi unosconosciuto, le cambia la vitasempre. LALUCE SUGLI OCEANI M.L. Stedman pagine370 euro 17,70 Garzanti U: 24 venerdì 18, maggio, 2012
LAURAMATTEUCCI lmatteucci@unita.it «La maggioranza della classe dirigente attuale andrà in pensione prima che la crisi sia superata, nonostante la riforma Fornero». Ironizza così, all'assemblea nazionale, il delegato dei giovani della Coldiretti Vittorio Sangiorgio, sul problema assai serio della gerontocrazia: la classe dirigente impegnata in politica, nell'economia e nella pubblica amministrazione ha una età media di 59 anni, ed è la più alta tra tutti i Paesi europei. È quanto emerge dal primo report sull'anagrafe presentato nel corso dell'Assemblea Coldiretti, realizzato in collaborazione con l'Università della Calabria. Sangiorgio continua ricordando che «la disoccupazione giovanile record non è solo un problema familiare e sociale, ma provoca anche un invecchiamento della classe dirigente che affronta la crisi con il Paese che sta rinunciando a energie e risorse fondamentali per la crescita». Il primato dell'anzianità lo detengono i manager delle banche, a pari merito con i vescovi e i rappresentanti del governo, rispettivamente con una media di 67 e 64 anni, seguiti dai professori universitari con 63 anni. I più giovani sono i dirigenti delle aziende quotate in Borsa con 53 anni. Ma è sul fronte politico che emergono i dati più significativi, soprattutto nel confronto geografico europeo. Se il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha 69 anni e i ministri più giovani, Renato Balduzzi e Filippo Patroni Griffi, 57 anni, in Gran Bretagna Cameron è diventato primo ministro a 43 anni, Blair a 44, Major a 47 e Brown a poco più di 50. Nelle ultime tre legislature, poi, sono stati eletti soltanto due under 30 su 2.500 deputati, anche se il peso dei 25-29enni è pari al 28% degli eleggibili. Oggi solo un deputato su 630 ha meno di 30 anni e appena 47 sono gli under 40, mentre gli over 60 anni sono 157. Il problema della burocrazia, spiega la Coldiretti, è forse quello che più colpisce cittadini e imprese che lamentano spesso disattenzione nei confronti delle nuove tecnologie. «Forse non è un caso che - sostiene l'associazione - l'età media dei direttori generali della p.a. è di 57 anni, e nelle partecipate statali sale a 61 anni». Preoccupante il mondo della formazione, con i professori universitari che hanno una media di 63 anni, i più anziani del mondo industrializzato. Un quarto di loro ha più di 60 anni contro poco più del 10% in Francia e Spagna e l'8% in Gran Bretagna. Sono solo 3 su 16mila gli ordinari con meno di 35 anni e 78 quelli under 40, lo 0,5%. Nell'agricoltura, in Coldiretti, l'età media è di 47 anni. «Ad essere vecchie e poche sono soprattutto le idee con le quali si vuole affrontare la crisi - dice il presidente Sergio Marini - Si cerca di riproporre modelli di sviluppo fondati su finanza ed economie di scala che hanno già fallito altrove». Classe dirigente Quella italiana è la più vecchia d'Europa Intanto, sparisce la spilla sessista «Averla è facile, chiedimi come». Ora, tocca alla riorganizzazione dei turni di lavoro. Il blitz di Susanna Camusso a Firenze all'assemblea delle commesse della Rinascente ottiene due significativi risultati: il primo, far rimettere l'azienda a trattare col sindacato. Il secondo, dare coraggio e fiducia alle rivendicazioni delle lavoratrici, sfiancate dai turni e lese nella propria «dignità di donne e professioniste». «Ci sentiamo tutte più forti, è stata una incredibile iniezione di fiducia, ringraziamo il nostro segretario nazionale», dice Mariangela Delogu della Rsu. La leader della Cgil ci mette la faccia: «In tutta la grande distribuzione c'è il tema dell'organizzazione del lavoro. È un settore dove si pensa di risolvere la crisi con l'apertura dei negozi e un carico di lavoro delle lavoratrici che impedisce loro di avere un equilibrio con la vita personale». Non può mancare un riferimento alla spilla: «Il linguaggio non è indifferente, non c'è rispetto per la dignità delle lavoratrici». LASTORIA Da tempo le commesse della Rinascente di piazza della Repubblica sono sul piede di guerra. Il far west degli orari del commercio (sancito dal governo) le costringe a lavorare tutte le domeniche, i turni vengono comunicati in extremis: impossibile conciliare le esigenze di mariti, genitori e figli. Soprattutto per le neomamme, a cui non viene concesso il part time (le alternative: nonni o baby sitter, che costano). La goccia che fa traboccare il vaso è la spilla da indossare sul lavoro, che pubblicizza la carta clienti: «Rinascente Card - Averla è facile, chiedimi come». I fiorentini hanno la battuta facile: la spilla espone le commesse a raffiche di battute sessiste. Non finisce qui: nei giorni delle “coccole al cliente” (dove sono tenute a dare consigli su immagine, trucco, nodi alla cravatte) c'è un'altra spilla, fucsia, da indossare, che recita «Tvtb». D'ordinanza vestito nero, tacchi, foulard (ancora fucsia) e capelli tirati su. Il caso fa rumore, le commesse scrivono a Camusso e al ministro Elsa Fornero. La prima risponde, la seconda per ora no. LAGIORNATA All'assemblea indetta dalla Cgil all'hotel Tornabuoni (off limits per i giornalisti) ci sono praticamente tutte le 80 commesse della Rinascente. Camusso arriva dopo aver ricevuto in Provincia la tessera onoraria dell'Aned, l'associazione degli ex deportati nei lager nazisti. La segretaria della Cgil, a cui le commesse regalano il libro “Il piccolo principe” e la spilla della discordia “rivisitata” («Facile chiederla, difficile averla»), inizia il suo intervento così: «La crisi acuisce le pressioni delle imprese, dobbiamo stare unite». Ma le protagoniste sono loro, le commesse. Molte di loro, anche quelle finora restìe a uscire allo scoperto, trovano la forza di raccontare la propria storia. E sono storie di domeniche senza figli, di comunioni e cresime saltate, di quotidianità non programmabile, di genitori trascurati, di pressioni e difficoltà psicologiche, di porte del negozio tenute aperte d'inverno, perché chi passa deve vedere bene la merce offerta. Alla fine dell'assemblea, le commesse corrono via veloce perché inizia il turno di lavoro. Una di loro, Clarissa, si commuove: «È stato emozionante, siamo tutte più unite, Camusso è fantastica». Un'altra, Francesca, torna sulla contestata spilla: «Noi rispettiamo il cliente, ma no al messaggio che tutto è comprabile e che dalle cose si passa alle persone». Camusso tiene a dire: «Ho parlato con gente che ha mostrato amore per il proprio lavoro. I negozi sono luoghi di relazione, tutti devono dare e avere rispetto. La scelta delle aperture perenni peggiora la qualità sociale e anche la qualità del lavoro». Il segretario fiorentino della Cgil Mauro Fuso aggiunge: «Il caso Rinascente non è certo isolato, noi facciamo appello alle aziende e alle istituzioni». Dulcis in fundo, Camusso e alcune delegate vengono ricevute dai vertici dell'azienda: clima «cordiale», spilla ritirata in tutta Italia (ufficialmente per fine promozione) e disponibilità aziendale a discutere delle richieste delle lavoratrici, in un apposito incontro a stretto giro di posta. Serve una nuova Europa, con meno finanza e che sappia guardare alla crescita partendo dalle persone, dall'integrazione, valorizzando le differenze e non chiudendosi sempre di più. È la ricetta tracciata da Giuliano Amato e Massimo Cacciari al convegno «Tramonto dell'occidente. Riflessioni filosofiche e politiche» organizzato dalla Scuola Normale superiore di Pisa e dalla Fondazione Collegio San Carlo di Modena. «L'errore supremo dell'Europa - ha sottolineato Amato, introdotto nella sua relazione da Michele Ciliberto - è avere fatto la moneta unica senza la federazione tra gli Stati, rimanendo un ibrido che oggi non piace e non serve quasi a nessuno e che è capace solo di dettare politiche di austerity che impediscono la crescita. In questo modo nessuno fa più investimenti che possano consentire di far ripartire l'economia, quindi se l'Europa vuole riconquistare un ruolo da protagonista nel mondo deve guardare alle proprie radici per progettare il futuro, tornando a essere quella macina dentro la quale si mischiano culture diverse anche e soprattutto grazie all'immigrazione». Il presidente della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa ed ex premier, ha infatti sottolineato che l'occidente europeo non ha saputo sviluppare una propria ricchezza dalle contaminazioni di culture e ha creato «un'evidente discrasia tra la Carta europea dei diritti e i diritti reali concessi agli immigrati, soprattutto quelli ritenuti illegali: per fortuna ci sono le corti del Lussemburgo e di Strasburgo che in qualche modo possono spingere l'Europa a correggere i propri errori». Del resto, ha concluso, «il prototipo di governance fondato su regole imposte dall'alto e da un'aggregazione di Stati dal basso ha obiettivamente fallito e allora è necessario invertire la rotta». «E sbaglia - ha ammonito Amato - chi dice che l'opinione pubblica non è pronta per determinate scelte, perché la colpa è di leader codardi che non sanno prendere certe decisioni». LEPAROLEDI CACCIARI Concetti in buona parte condivisi e ripresi, pur sotto angolature diverse, anche da Massimo Cacciari, secondo il quale «il tramonto è inevitabile, bisogna solo capire in che modo avverrà: se con una catastrofe, oppure guardando, con un nuovo umanesimo, a quanto possa essere baricentrico il mediterraneo per l'Europa. Solo così potremo evitare la decadenza». Per il filosofo veneziano «questa Europa ha perso la centralità di un tempo e deve ripensarsi». «A cominciare - ha spiegato - proprio dal suo tramonto, per gestirlo al meglio. C'è chi ritiene che ciò finirà in una catastrofe generalizzata e chi invece pensa che si debba continuare ad andare avanti così come adesso. Io credo che entrambe le correnti di pensiero siano sbagliate. Serve un'Europa che sia altro dall'aggregazione finanziaria degli Stati. Serve un'Europa delle idee. Ma la colpa non è solo della politica o della classe dirigente, è una mentalità generalizzata che coinvolge anche la società civile». Rinascente, via la spilla Ora la battaglia sui festivi Il segretario Cgil Susanna Camusso a Firenze e l'azienda ritira la targhetta sessista: «Averla è facile, chiedimi come» «La crisi acuisce le pressioni delle imprese, dobbiamo stare unite» TOMMASOGALGANI FIRENZE FACEBOOK Polemicheprimadella quotazione: la“fuga” antitasse di un azionista Oggiè il grandegiorno, con il collocamentodi Facebook in Borsaa suondi miliardi, ma quello che passeràallastoria comeuno dei più colossali collocamenti azionari della storiacontinua a generarepolemiche atutti i livelli, compresi ivertici politici statunitensi. Ieri, infatti, il co-fondatoredel socialnetwork, EduardoSaverin,è finito nel mirino di duesenatoriamericani che intendono presentareunprogetto di legge per evitare lasua annunciata “fuga” fiscale.Saverin ha infatti rinunciato allacittadinanza americana, assumendoquella diSingapore, in unamossache potrebbeevitarglidi pagareal fiscoamericano67milioni di dollari in tassecon losbarco in Borsa, appunto,del socialnetwork.A proporre la legge sono i democratici ChuckSchumere BobCasey:nel progettosi afferma chechi ricorre allo stessostratagemmadi Saverinnon potràentrarenegliStati Uniti. La quotadi Saverin in Facebook èdel 2-4%evale piùdi tre miliardididollari. Patroni Griffi, 57 anni Amato: Ue, serve la federazione di Stati GABRIELEMASIERO PISA venerdì 18, maggio, 2012 13
A24oredopoilpranzo conMonti ilPdl ricomincia l'offensiva.Alfanoapre il frontefiscalcompact. Il «giallo»dell'accordocon Montezemolo Il pressing del Cav sul premier Ma Montezemolo si svincola ILRETROSCENA FEDERICAFANTOZZI Twitter@FedericafanDa Monti a Monty». Glisfiduciati del Pdl liqui-dano con una battutavelenosa il tentato ab-braccio di Berlusconi aLuca Cordero di Montezemolo. Il quale, peraltro, non ha nessuna voglia di fare la ciambella di salvataggio di un partito allo sbando. Che da un lato corteggia Mister Ferrari per costruire il mirabolante rassemblement dei moderati, e dall'altra strizza l'occhio a Grillo ai ballottaggi. Mentre 24 ore dopo il pranzo del Cavaliere con Monti - dove «tutto bene», «e sono qui a votare la fiducia», e confronto «franco», e il Pdl non farà mancare il sostegno al governo - si ricomincia con l'ostruzionismo sul ddl anticorruzione. Mentre Alfano, dopo aver bocciato il doppio turno alla francese (ormai è chiaro che resta il Porcellum ritoccato) apre il prossimo fronte. «Difficile l'approvazione del fiscal compact senza segnali chiari sulla crescita dall'Europa». «Il Cav non sa cosa fare» aveva (pre) detto Giuliano Ferrara dopo la batosta del 6 maggio. E al netto di sondaggi, ipotesi di gruppi autonomi (di cui si parla da un anno) in Parlamento, voci fatte filtrare di trattative ad alto livello, la situazione non è cambiata. Due fatti, ieri, hanno dato il segno di quanto la maionese stia impazzendo. L'offensiva dei Ghedini-boys sul ddl anti-corruzione che, davanti agli occhi del ministro Severino, ha alzato il velo sulla fragile tregua con Palazzo Chigi. Seguita dalla minaccia del segretario Pdl sul fiscal compact. Un indebolimento della «strana» maggioranza che tiene pure sul filo del rasoio il tecnogoverno. Ma più inquietante, agli occhi dei berluscones, è il «giallo» sulla trattativa con Montezemolo. Mercoledì sera, a margine del vertice con lo stato maggiore di via dell'Umiltà, hanno cominciate a filtrare voci di un accordo «imminente» con Montezemolo. Contatti quotidiani tra lui e Gianni Letta, un «canale privilegiato» con Silvio. Prendeva all'improvviso forma e nitidezza la federazione dei moderati che dovrebbe, all'indomani dei ballottaggi, riunire il Pdl 2.0 e la lista civica nazionale fatta di politici riciclati e (si fa per dire) «volti nuovi». Il veneto Galan, ex ribelle convinto da Berlusconi a rientrare nei ranghi, si spingeva ad auspicare un tavolo tra l'ex premier, Alfano, Montezemolo e Passera (che, per quanto ingombrante a livello di prospettiva, ancora si limita a fare il ministro dello Sviluppo). Una bellissima costruzione. Peccato che una mezz'ora dopo dll'entourage del presidente di Italia Futura parta una smentita «categorica» di «ogni ipotesi di accordo». Niente contatti, nessuna possibilità che il patron di Italo guidi il nuovo contenitore di centrodestra. Il che non significa - attenzione - che non intenda scendere in campo. Anzi. È più che probabile che il day after i ballottaggi registri uno smottamento dello scenario politico. Montezemolo però si muoverà più avanti. Lavora a un obiettivo più ambizioso. Punta agli elettori berlusconiani, non a Berlusconi. Vorrebbe, e del resto la disinvoltura non gli fa difetto, proporsi come volto istituzionale della Terza Repubblica. Dal lato del centrodestra 2.0: vuole, insomma, «riplasmare» quell'area moderata che si è stufata delle promesse non mantenute del Cavaliere, guarda con orrore la «foto di Vasto» ma d'altra parte non considera Casini un rappresentante abbastanza forte per le proprie istanze. «Montezemolo non vuole allearsi con noi - sintetizza spiccio un “falco” azzurro - Vuole incorporarci. Casini ha fiutato l'aria e sta indirizzando la sua “pregiudiziale antiberlusconiana” da quelle parti». Raccontano che Montezemolo non abbia preso bene lo stalking pidiellino: va bene l'interlocuzione felpata con Letta (che c'è), ma solo finché non sfocia nel tentativo di accreditare la sua discesa in campo in continuità con un ciclo - gli ultimi 18 anni - che i suoi spin doctor considerano ampiamente chiuso. Così Alfano sterza. «Su Montezemolo Silvio non ha retropensieri». Prossima puntata dopo il 21 maggio. Quando si scopriranno le carte. E i connotati della «cosa più grande» (voci di un'iniziatia all'auditorium Conciliazione il 24, ma tutto in alto mare). E se il Pdl si scomporrà in una «scissione guidata» tra gruppi moderati e pattuglie di duri & puri (lanciatissima la «pupa» Santanché). Anche se gli ex An non paiono convinti. Prima l'ostruzionismo in commissione, per impedire di votare gli emendamenti, poi davanti alle telecamere l'accusa al Pd di voler far saltare il governo. Il Pdl non cambia linea sul decreto anti corruzione e dopo aver spaccato la maggioranza sembra pronto a giocarsi il tutto per tutto per evitare che il testo a cui ha lavorato la Guardasigilli Paola Severino diventi legge. Proprio come tre giorni fa, gli esponenti del partito di Berlusconi nelle commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia della Camera chiedono la parola uno dopo l'altro e con interventi fiume ritardano di ora in ora l'inizio delle votazioni sulla proposta del governo. Pd, Idv, Udc e Lega insorgono. Il pidiellino Manlio Contento fa spallucce: «Non stiamo facendo ostruzionismo ma stiamo difendendo le nostre ragioni». La Lega si appella al regolamento di Montecitorio, Idv e Udc ritirano gli emendamenti per accelerare i tempi. Ma niente da fare. Il Pdl chiede una sospensione dei lavori perché «è necessaria una riflessione». Il tempo di bocciare un emendamento della relatrice Angela Napoli (Fli) che puntava a unificare il reato di corruzione con quello di concussione e la seduta viene sospesa. Antonio Di Pietro esce dalla stanza imbufalito: accusa il Pdl di voler evitare che vengano approvate leggi che consentano alla magistratura di contrastare la criminalità, dice che i «mandanti» sono novelli piduisti, che «sembra di assistere a ciò che avvenne all'epoca di tangentopoli». Pier Ferdinando Casini, che non ha partecipato ai lavori ma è appena stato a colloquio con Mario Monti, prova a stemperare: «Non penso sia ostruzionismo, c'è la necessità di chiarire alcuni punti e bisognerà farlo con serenità, senza ultimatum da parte di nessuno». Ma è impresa ardua. Gli animi sono surriscaldati da ogni parte. Durante la sospensione dei lavori la Guardasigilli Severino incontra esponenti di Pd, Pdl e Terzo polo. Napoli, alla quale brucia la bocciatura del suo emendamento, non va: «Non partecipo all'inciucio». La riunione tra il ministro della Giustizia e i partiti della maggioranza doveva servire a chiarire i punti controversi e cercare di trovare un accordo che consentisse di terminare l'esame del provvedimento, calendarizzato per la discussione in Aula il 28 maggio. I nodi però restano. Rimangono d'accordo che si rivedranno a fine giornata. Ma causa tensioni e accuse incrociate, questo incontro non si farà. SÌA PROPOSTAPD,PENEPIÙ SEVERE La seduta riprende e la relatrice del Pdl alla legge anti corruzione, Jole Santelli, dà parere contrario «a tutti gli emendamenti presentati al testo che prevedono l'aumento delle pene nel minimo». Passano pochi minuti e un emendamento del Pd che prevede una pena da 4 a 8 anni in caso di corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio viene approvato con i voti favorevoli dei Democratici, dell'Idv e di Fli (Udc e Lega si sono astenuti, il Pdl ha votato contro). Attualmente il codice punisce questo reato con una pena da 2 a 5 anni. La proposta del governo prevedeva da 3 a 7 anni. Il Pdl insorge. Stop ai lavori, si riprende lunedì. Col Guardasigilli che dovrà impiegare questi giorni per ricercare una possibile convergenza tra le parti. Il ministro Severino, facendo riferimento a una polemica del Pdl, dice che «non c'è una nuova maggioranza» perché «non si può impedire all'Idv di votare un provvedimento, se lo condivide». Dopo il sì all'emendamento Pd, sottolinea che «ora sarà necessario riallineare tutte le pene» (il rischio è che «si tolga razionalità al sistema»). Il Pd si dice disponibile a valutare ogni proposta, e Severino è convinta che la riunione di maggioranza saltata si potrà fare: «Sono tenace». BOTTAE RISPOSTABERSANI-ALFANO Il problema è che il Pdl sembra pronto a tutto pur di non far vedere la luce a un provvedimento anti corruzione sostanzialmente diverso da quello che porta la firma di Alfano. È lo stesso segretario del Pdl a farlo intendere davanti alle telecamere di “Porta a porta”, accusando il Pd di mettere a rischio la tenuta del governo. A Bersani, che sostiene che l'ostruzionismo è inutile perché «troveremo il modo di portare il provvedimento in Aula, e non si può scherzare su una misura che è una priorità assoluta», Alfano replica dicendo che il Pdl è favorevole a una legge anti corruzione come quella del Senato (la sua) ma che serve «lealtà»: «Non vorrei che Bersani volesse creare un incidente per mettere in difficoltà il governo». Le premesse per un accordo non sono delle migliori. E non aiuta a superare i sospetti e a favorire una convergenza quanto contemporaneamente avviene in un'altra commissione, quella Ambiente. «Su iniziativa di tre senatori del Pdl è iniziata la discussione di ben tre disegni di legge che mirano a riaprire i termini dell'ultimo condono edilizio del 2003», fa sapere Roberto della Seta. Il senatore del Pd ha letto le proposte depositate dai parlamentari campani Carlo Sarro, Gennaro Coronella e dall'ex ministro della Giustizia Nitto Palma, e l'obiettivo del Pdl gli è chiaro: «Vogliono dare il via al quarto condono edilizio nazionale, allargandolo anche alle edificazioni abusive avvenute nelle aree vincolate». Anticorruzione, il Pdl fa muro E attacca il Pd PAROLE POVERE L'ampolla di Mubarak TONIJOP LEGALITÀ L'ostruzionismo dei berlusconiani spacca la maggioranza Passa emendamento Pd per pene più severe Il quarto condono edilizio, proposto dall'ex ministro Nitto Palma SIMONECOLLINI ROMA Molti del Pdl ridono ora della triste sorte del Trota, dell'incauta paternità di Bossi. Sanno che anche loro stanno precipitando, ma intanto ridono seguendo le traiettorie dei vertici dinastici del loro amatissimo alleato. Hanno sempre avuto sotto gli occhi l'ingenua perversione di un partito appeso alle bizze autocratiche di un signore che giocava con le ampolline e l'acqua del Po. Ora si permettono di mostrare la malizia del loro sguardo, fin qui sottotraccia. Eppure, sono sulla stessa barca. Mentre quello riempiva ampolline, Berlusconi li faceva giurare in aula che il premier era davvero convinto: Ruby era la nipotina di Mubarak. Non risulta abbiano mai riso di questo. Mentre quello giurava «Padania libera», Berlusconi costringeva i suoi a produrre cavalli di frisia parlamentari per difendere dalla giustizia un uomo solo, lui. Mentre Bossi inventava uno Stato mentale, Berlusconi accusava di anti-italianità chi ammoniva: siamo in crisi, agiamo subito. Adesso fanno muro per bloccare le norme anti-corruzione; si facessero prestare le ampolline. 4 venerdì 18, maggio, 2012
Spoleto, unFestival conpoche sorprese LUCADELFRA È UN RUOLO «INSOLITO», QUELLO DELL'INCATTIVITO MACBETH,DAAGGIUNGEREALLAGALLERIADIRITRATTI GARBATI, PERSONAGGI UMANISSIMI, quasi sottotraccia che Giuseppe Battison ha inanellato in questi anni di carriera fittissima, a ridosso di teatro, cinema e televisione. Lo sarà per Andrea De Rosa, che lo dirige accanto a Frédérique Loliée al Carignano di Torino, dove il titolo shakespeariano ha appena debuttato. Battiston,peròuncattivocattivissimoloaveva intercettatoanni facon il«RiccardoIII»diMorganti. «È vero, ma non ero il protagonista e comunque quella di Riccardo è una cattiveria molto studiata, perfido dalla prima all'ultima pagina, mentre Macbeth lo diventa. Certo, non è un pavido: torna dalla guerra dove staccava teste, ma il cambiamento è introdurre la violenza su un piano domestico: uccidere il re». Checoppia formacon laLady diLoliée? «Si spalleggiano molto. Ed è un aspetto molto sottolineato, che li rende personaggi d'attualità». Unpo'da cronacanera, tipo OlindoeRosa... «Qualcosa del genere. Si caricano a vicenda. La Lady, all'inizio, ci mette un po' a convincerlo ma dopo bisognerebbe fermare Macbeth perché ci ha preso gusto nell'eliminare chiunque. Tranne chi dovrebbe: uccide Duncan ma non i figli che scappano. È una coppia maldestra, il loro piano fa acqua da tutte le parti». Nellenotediregiasi leggechesicercail latooscuro.Daattorehatrovatoqualcosadi ineditoinMacbeth? «Sono in costante ricerca di lati a me sconosciuti. Mi possono essere capitate tipologie simili ma ho reso sempre personaggi diversi. Questo è il mio lavoro: lavorare sulle sfumature». Il regista,AndreaDeRosa,hadasempreunagrande attrazione per le sonorità come ha dimostrato nell'«Elettra»diHofmannstahl,oppurealternando spesso,allaprosa,regiediopera lirica.Sièdivertitoa giocare con la suavoce? «Stiamo ancora giocando, se per questo. Lo spettacolo ha uno spazio scenico essenziale, una parete che avanza e indietreggia e a volte ci troviamo dietro a farla risuonare come uno Stradivari». MeritodiquelgeniotecnicodeisuonicheèHubert Westkemper, immagino... «Sì. È molto affascinante approfondire l'uso del microfono. Lo avevo già capito lavorando con un amico come Gianmaria Testa che non è un delitto per un attore usare il microfono, bensì uno strumento per sviluppare l'espressività». Perdonil'impertinenza,malasuapresenzafisicale maihacondizionato la carriera? «Le rigiro la domanda: secondo lei mi hanno chiamato a far parte di certi progetti perché sono grosso o perché sono bravo?» VistalalungasfilzadipremiUbu,Davidericonoscimenticheha allespalle,non c'èdubbio... «Ecco. Sono convinto che uno il percorso se lo crea e ne diventa responsabile. Io ho fatto delle scelte professionali che mi hanno ripagato. Magari può capitare che al cinema o a teatro ci si rifaccia a certe icone, ma non a teatro». Nella listadiautori eregisti con iquali ha lavorato, spiccanoinomidiAlfonsoSantagataateatroeSilvioSoldinial cinema.Una particolare sintonia? «Assolutamente sì. Da Santagata ho ricavato l'anima stessa del mio essere attore. Non è un maestro nel senso convenzionale del termine, ma con lui ho imparato a lavorare su me stesso, una base da cui parto sempre. Soldini fa fatica a lavorare con attori che non siano propositivi. L'amicizia che ne è derivata, ci spinge ad approfondire sempre di più i personaggi che facciamo insieme. Come nel prossimo film in uscita, Il Comandante e la Cicogna, nel quale faccio un personaggio che potrei definire un eremita metropolitano». Tante collaborazioni con italiani, dicevamo, e una sola«incursione»inun'installazionediPeterGreenawayper laVenariadiTorino.C'èqualcheautore stranierocon ilquale sognadi lavorare? «Aki Kaurismaki. Anche girando solo una scena di un suo film». Acosanon potrebbemaidire dino? «A una cena con gli amici...». ILFESTIVAL DEI2 MONDI ÈA SUOMODOIL SIMBOLODELLE ATTIVITÀ CULTURALI CHE VANNO A BRACCETTO CON L'INTERVENTO DEI PRIVATI: oltre a quelli pubblici, si contano 16 partner e sponsor, 8 media partner e 20 sponsor tecnici, privati. Anche se di gusto non eccelso è forse inevitabile che la conferenza stampa, ieri, si sia risolta in una celebrazione di tanta generosità, sotto gli occhi dell'impassibile ministro per i Beni e delle Attività Culturali Lorenzo Ornaghi e con un soddisfattissimo Giorgio Ferrara, che si è visto rinnovare il mandato di presidente della rassegna per 4 anni. Musica, teatro, danza invaderanno Spoleto dal 29 giugno al 15 luglio, eppure qualche perplessità a scorrere il programma viene. Quest'anno tra opera e teatro i 2 Mondi producono solo tre spettacoli: l'inaugurazione con The Turn of the Screw di Benjamin Britten con la regia di Giorgio Ferrara; due monologhi di Adriana Asti su testi di Jean Cocteau. Se non ci fosse come terzo un monologo di Sandro Lombardi, sarebbero tutti soldi spesi in famiglia – Giorgio Ferrara è il marito di Adriana Asti, che durante il Festival sarà insignita dell'aerodinamico premio Air France per la cultura. Il resto del programma si limita a circuitare spettacoli, dai più blasonati e attesi, come la Lulu di Wedekind per la regia di Bob Wilson con il Berliner Ensemble e le musiche di Lou Reed, a un laboratorio teatrale curato da Luca Ronconi su Pirandello, e poi Sepe, Barberio Corsetti, Stefano Benni, Andréa Ferréol, Vincenzo Salemme fino a In Paris dove accanto a Anna Sinyakina ci sarà Mikhail Baryshnikov, celeberrimo danzatore ora dedicatosi al teatro. E per la danza non è diverso: Staatsballett di Vienna, Pacific Northwest Ballet e Semperoper Ballett di Dresda porteranno sulle scene spoletine coreografie tra neoclassicismo, Balanchine e Forsythe, e postmodern, Twyla Tharp. Malgrado i nomi altisonanti ed eventi collaterali, culturalmente non sempre ineccepibili, si respira l'aria di un teatro stabile, certo cospicuo nei mezzi ma lontano dalle grandi rassegne internazionali. Così a cogliere nel segno sembra una iniziativa di Vittorio Sgarbi per Spoleto Arte: due restauratori di mosaici antichi, ne faranno uno nuovo, cioè un falso. Dal post-modern al «fals-modern» il passo è breve. CULTURA «UNGRANDE EDITOREPUBBLICAUNAVENTINADI TITOLIDI PRESTIGIO L'ANNOIN MEZZOA DUECENTODIPRODUZIONE CORRENTE. IOFACCIO SOLO I PRIMI»: così Ugo Guandalini, in arte Ugo Guanda, negli anni Sessanta spiegava la formula su cui si reggeva il marchio della Fenice. Lunedì prossimo a Roma un incontro sulla poesia, con letture di Valentino Zeichen e un colloquio tra Luigi Brioschi, Andrea Cortellessa e Valerio Magrelli, festeggerà l'ottantesimo compleanno del marchio. Nacque nel 1932 a Modena dal sodalizio tra Guandalini e Antonio Delfini. Guandalini però poco tempo dopo ottenne la cattedra di petrografia e cristallografia all'università di Parma e con lui quindi si trasferì lì la casa editrice. Ora siccome, si è capito, siamo in zona di provincia colta e preziosa, ecco come si spiega anche il logo della fenice: è la figura che D.H Lawrence aveva voluto disegnata sulla sua tomba con dei sassolini e che il pittore Carlo Mattioli riprodusse per i libri. Guanda cominciò pubblicando grandi poeti stranieri, da Gongora a Blok, da Donne a Mansfield, poi in altre collane (per esempio la Falena) aggiunse poeti italiani e cinema, teatro, musica. Per capire il livello, nel 1949 avviene uno scambio di lettere tra due amici, Bertolucci e Sereni, entrambi impegnati in casa editrice, su questo tema: «È utile pubblicare poeti francesi tradotti, visto che la maggioranza dei lettori di Guanda il francese lo sa?». Nel 1972 il fondatore muore. Oggi Guanda fa capo al gruppo editoriale Mauri Spagnol. E in tempi in cui i piccoli marchi (vedi echi dal Salone) lamentano di essere strozzati dalla distribuzione, in tempi in cui nessun editore con del senno affiderebbe le sue fortune a poesia, teatro e musica, la storia del cristallografo Guandalini diventa un apologo su cui riflettere. IlmioMacbeth cattivo maldestro GiuseppeBattiston inunruolo diverso dai suoi ritratti umanissimi ROSSELLABATTISTI rbattisti@unita.it ProtagonistadiunoShakespearedirettodaAndreaDeRosa alCarignanodiTorino.Prossimamentealcinemacon l'ultimo filmdiSoldini.«Mipiacerebbe lavorareperAkiAurismaki» Guanda, il sogno del petrografo «Lulù» di Bob Wilson a Spoleto LAFABBRICA DEI LIBRI MARIASERENA PALIERI GiuseppeBattiston U: 26 venerdì 18, maggio, 2012
LUCIANACIMINO luciana.cimino@gmail.com Bevevano acqua inquinata i calabresi delle province di Vibo Valentia e Catanzaro. E da almeno due anni. Questo stando alle indagini della Procura di Vibo Valentia, guidata da Mario Spagnuolo che ha sequestrato il lago Alaco, il bacino idrico che serve il vibonese e il catanzarese, e i serbatoi dove confluisce l'acqua che poi viene distribuita ai Comuni della zona. Le indagini del Nas sono partite dopo la segnalazione dei cittadini che già nel 2010 denunciavano acque che sgorgavano dai rubinetti rossastre, maleodoranti, con detriti. Alcuni avevano manifestato malesseri dopo averla bevuta. E l'operazione “Acqua sporca” dei carabinieri e del corpo forestale avrebbe finora riscontrato una situazione non a norma con scarichi industriali versati nel bacino dove sono state anche ritrovate carcasse di animali e rifiuti, tanto da far dire al procuratore Spagnuolo che si tratta di «un quadro estremamente grave, con pregiudizio per la salute pubblica». La Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha emesso 26 avvisi di garanzia. Tutti nomi di amministratori locali e gestori della Sorical, società che gestisce le risorse idriche calabresi, accusati a vario titolo di inadempienza del contratto di pubblica fornitura, avvelenamento colposo di acque, interruzione di pubblico servizio, omissione in atti d'ufficio e falso. «Durante le indagini - ha detto il procuratore - è emersa anche una notevole confusione sulle competenze che spettano ai singoli enti circa la depurazione, i controlli e la distribuzione delle acque». Fatto sta che in un anno anziché i 12 controlli previsti per legge il condotto idrico aveva avuto un solo controllo chimico dell'acqua. E fra gli indagati (oltre all'attuale sindaco di Vibo Valentia, Nicola D'Agostino, e il predecessore Franco Sammarco e a quelli di alcuni paesi della zona) spunta anche il nome del neoeletto primo cittadino di Catanzaro, Sergio Abramo, dal 2010 presidente della Sorical su nomina del governatore Scopelliti. Solo qualche giorno fa i due avevano paventato in una conferenza stampa dell'ente, attualmente per metà della Regione e per il resto affidato a privati, la possibilità che questo fosse del tutto privatizzato. Una eventualità sgradita ai calabresi, che da quando è attiva la Sorical hanno riscontrato un pesantissimo aumento delle bollette idriche. Un nome legato a doppio filo alla Sorical, quello di Abramo. Già nel suo precedente mandato da sindaco e poi in veste di consigliere regionale Abramo aveva più volte lamentato la cattiva gestione dell'azienda. Fino alla sua nomina a presidente della società, dalla quale, aveva assicurato durante l'ultima conferenza stampa, non aveva intenzione di dimettersi. Il neosindaco avrebbe chiesto ieri di essere sentito al più presto dai magistrati «per mettere fine all'ennesima, vergognosa speculazione che viene fatta in questi giorni sul mio nome». «Confermo la mia più totale fiducia nell'operato della magistratura – ha detto l'industriale catanzarese - ma non nascondo l'amarezza per il fatto che una vicenda per la quale non ho alcuna responsabilità venga associata alle polemiche del dopo voto a Catanzaro». L'INTERVISTA Una decisione arrivata dopo neanche due ore e mezzo di camera di consiglio: le elezioni regionali in Molise del 2011 sono illegittime. Questa la decisione pronunciata ieri dal Tar al quale avevano presentato ricorso otto cittadini-elettori del centrosinistra secondo i quali c'erano irregolarità nella raccolta delle firme per la presentazione delle liste. Il tribunale amministrativo gli ha dato ragione annullando le elezioni che aveva consegnato per la terza volta consecutiva la Regione a Michele Iorio, centrodestra. L'ultima parola, adesso, spetta al Consiglio di Stato al quale il governatore ha già annunciato di voler ricorrere dopo aver conosciuto le motivazioni della sentenza che saranno rese note entro dieci giorni. Paolo Di Laura Frattura, candidato di centrosinistra, sconfitto con soli 948 voti di scarto, ha accolto in lacrime la decisione del Tar. LELISTE ILLEGITTIME Tante le irregolarità denunciate nel ricorso presentato lo scorso dicembre: 81 pagine costellate di fatti specifici, a partire dalla ammissione del listino del governatore e di un suo consigliere Nico Romagnuolo, a quella della lista provinciale di Campobasso «Molise Civile», dei sedici candidati di «Progetto Molise», dei 6 dell'Udc e dei 7 di Grande Sud. «Mi auguro che Iorio confermi quanto detto in Consiglio regionale, cioè che il centrodestra eviterà il ricorso al consiglio di Stato e si tornerà subito al voto», dice a caldo Frattura. Non ci pensa affatto il governatore che si appresta a puntualizzare: «Sono certo di aver vinto le elezioni in maniera onesta e trasparente. Le liste a me collegate sono state ammesse dai Tribunali di Campobasso e Isernia e dalla Corte d'Appello». Tanto che Umberto Colalillo, legale del centrodestra, entrerà in azione non appena avrà letto le motivazioni. «Non si perda tempo. Il Pdl rinunci al ricorso in Consiglio di Stato», auspica Michele Petraroia, mister preferenze Pd in consiglio, chiamando il centrosinistra a preservare «la propria unità» e rilanciare il progetto politico del cambiamento. Dal Nazareno Davide Zoggia, responsabile Enti locali, saluta la sentenza come il ripristino della legalità, «ora aspettiamo Catanzaro», aggiunge riferendosi all'esito del voto del 6-7 maggio scorso nella città dove è dovuta intervenire la magistratura per gravi irregolarità. «Le illegalità hanno le gambe corte e prima o poi vengono scoperte», commenta dall'Idv Antonio Di Pietro che, come Riccardo Nencini dei Socialisti, si unisce al coro di chi chiede di tornare al voto. Ma la maggioranza consigliare di Iorio, che aveva fiutato l'aria, lo scorso aprile aveva cercato di attrezzarsi. Una leggina ad hoc, da approvare in tutta fretta, per evitare di andare al voto nel caso dell'annullamento delle elezioni, prima del 2013. Nobile la motivazione: «avere il tempo di tagliare i costi della politica» per quelli che sarebbero venuti dopo e continuare così per almeno altri otto mesi a prendere lo stipendio pari a circa 10.100 euro netti al mese. Cinque articoli, uno dei quali recitava: «Nel caso di scioglimento anticipato per una delle ipotesi diverse da quelle previste dalla Costituzione (sfiducia del governatore, morte dello stesso, dimissioni, pesanti violazioni della legge), ivi compreso l'eventuale annullamento delle elezioni senza che la Commissione abbia elaborato la propria proposta entro 18 mesi, non si può procedere all'indizione delle nuove elezioni prima che siano trascorsi otto mesi». L'operazione è stata stoppata, per il momento, dall'opposizione in Consiglio regionale e dal Pd che ha scritto al ministro dell'Interno e al Prefetto di Campobasso. «Con la decisione di oggi, il centrosinistra vince una battaglia importante a sostegno della legalità e della buona politica - dice Nico Stumpo, responsabile organizzazione del Pd - . Ora ci auguriamo che si possa chiudere al più presto una stagione triste per il Molise dove il malcostume politico si è diffuso ben oltre l'episodio di raccolta delle firme per le elezioni del 2011, viste le numerose inchieste che hanno coinvolto l'amministrazione Iorio. Confidiamo nella magistratura affinché anche a Catanzaro sia ripristinata al più presto la legalità». Anche nel 2001 il Tar ritenne illegittime le elezioni che avevano visto vincitore Giovanni Di Stasi, Ds, proprio conto Iorio. E fu Iorio, allora, a prensetare ricorso. Lui è un comico, e l'altro anche: va a finire che, tra Grillo e Gnocchi, Parma si giocherà la sua nuova amministrazione comunale. Il primo chiude la campagna per il ballottaggio in favore del suo candidato, al quale parte del liquefatto Pdl ha promesso il voto; il secondo sale sul palco per promuovere l'uomo che il centrosinistra, e la città, hanno spinto fin qui in testa al cartello dei papabili sindaci. Vinca la battuta migliore? Ecco cosa ne pensa Gene Gnocchi. Gene,chefai,timettiafarlaguerraaGrillo? «Guerra a nessuno. Del resto, senza armate come si fa a fare la guerra. Rifletti: avrei dovuto per tempo fondare gli “gnocchini” per combattere ad armi pari, sulla carta. Invece no...». Masalisuquelpalcoproprioincontemporanea con la chiusura della campagna conGrillochearringaadestraeamanca... «Vincenzo Bernazzoli lo conosco da molti anni. Ora, metti di scoprire che si candida a sindaco della tua città uno così bravo, capace e perbene e lo sai non perché qualcuno te l'ha detto ma per conoscenza diretta e di lungo corso. Penso, così: per Parma sarebbe una cosa bellissima se vincesse, magari diventasse sindaco. Allora mi muovo e salgo su quel palco per suggerire ai parmensi: state facendo la scelta giusta, dopo tutto il male che avete sopportato». Insisto: c'è qualcosa di più di una semplice, anche se importante, vicenda locale. Hai sentito, ad esempio, che i demolitori della cittàsembrano pronti a sostenere il candidatodiGrillo? «Scusa, ma la notizia è un'altra: non ho notizie del fatto che Grillo abbia rigettato l'offerta. Non mi risulta che abbia risposto ai demolitori: no, grazie, se vinco non voglio ringraziarvi, voi che avete distrutto casse comunali e città. Come mai? Non vuole finanziamenti pubblici per i partiti, vuole azzerare la politica, sbandiera la splendida solitudine del suo Movimento e ammonisce: mai ci apparenteremo, mai ci vedrete collusi con questo o con quello. Intanto incassa i voti annunciati dalla destra più becera, vendicativa e incapace. Di questo passo, Grillo può serenamente sperare di incassare voti pdl anche in Sicilia, in Calabria, tanto, cosa gliene frega. Lui è un comico moralizzatore e severo. Fosse un politico, Grillo certamente direbbe di sé che è un politico morto, una mummia che la storia spazzerà, ma siccome è un comico...». Grillo saràambiguo, ma quelli delPdl sono limpidi e sinceri: hanno già detto che possonovotareperluieincambiodiniente,perora,chenonsiaunaminaantiuomo per il candidato del centrosinistra... «Questi sono i fatti, il paradosso è reale e noi ci siamo dentro. L'esemplare “laicità” del voto pidiellino, “vado con chiunque, basta che mi permettano di menare chi voglio e quando voglio”, dimostra che quel partito non ha una vera vocazione politica. Vota perché muoia Sansone: non so se dichiari un ritorno alle elementari durezze pre-politiche di alcuni angoli della Bibbia o se invece annunci lo Star Trek della politica ventura. Nemmeno l'ombra della volontà di riflettere sui problemi della città che tra l'altro hanno procurato abbondantemente proprio loro...». Tifannodisperare,comemoltideiprotagonistidelcalciocheseguieracconti in diretta tv... «Solo che in questo campo ho fatto qualcosa di più, un gioco che si può scaricare facilmente da App store, “Gnok Invaders”. Almeno qui, io sono l'eroe che combatte i mostri, alieni venuti da chissà dove per invadere la terra, e quei mostri ricordano noti testimoni del nostro calcio...». Bravo!Così lagentepenseràchenemmeno il calcioèbuono damangiare... «Vuoi scherzare? Dopo il calcio-scommesse, i campionati truccati, i giocatori del Genoa costretti a togliersi le magliette dagli ultrà, l'allenatore che mena il giocatore in campo. Meglio mettere su squadre di burlesque, magari le qualità si vedono di più». LEELEZIONIAMMINISTRATIVE Catanzaro, inchiesta sull'acqua Avviso di garanzia ad Abramo Molise, annullate le elezioni del 2011 Liste Pdl irregolari GeneGnocchi «Lasuavittoriasarebbe unacosabellissima perParma. Idemolitori dellacittàsostengono ilcandidatodiGrilloe lui nonhadetto:no,grazie» . . . Il sindaco: «Sono estraneo alle accuse e amareggiato per l'uso di questa vicenda nelle polemiche sul voto» M.ZE. ROMA Vincenzo Bernazzoli (a sinistra) e Federico Pizzarotti FOTO ANSA «Non è una sfida tra comici, la scelta giusta è Bernazzoli» TONIJOP Il Tar dà ragione al centrosinistra. Il presidente Iorio annuncia ricorso al Consiglio di Stato In aprile votata una legge che proroga di 8 mesi il Consiglio regionale in caso di annullamento 6 venerdì 18, maggio, 2012
Stanco? «Stanco ma molto contento. È stato uno spettacolo estremo, ma ha dimostrato che la televisione può non essere solo un discount». Fabio Fazio, all'indomani della tre giorni di Quello che (non) ho con Roberto Saviano, è felice per il risultato che, nella terza serata, ha superato le altre. Un record per La7: il 13,06% di share in media, oltre 2,9 milioni di telespettatori e picchi sopra i 4 milioni e il 19% di share. Perché lo definisce «estremo»? «Perché non è proprio il tipo di programma che si è abituati a vedere in tv. È nato da una parola scritta su un foglio, con tanti intellettuali sul palco, però è riuscito a conquistare un pubblico così ampio. È stata coraggiosa La7 a consentirci di farlo con questa modalità, e si è dimostrato che la tv può non essere solo un discount, ma un luogo in cui si possono fare delle cose pensate per un pubblico che ha voglia di ascoltare, di conoscere delle realtà». Molte critiche hanno giudicato il programmatroppo«tv deldolore». «È un pregiudizio, una condanna ingiusta, come se dovesse essere trash in modo che gli intellettuali potessero dire che “fa schifo”. Ecco, questo è un atteggiamento snobistico». Eppuresiete voi, lei, Saviano,accusatidi esseresnob. «È la cosa più snob da dire, questa. Come se i teatri dove si recita un testo impegnativo mettessero in scena solo barzellette. Tutto è perfettibile, ma che sia stato visto da tre milioni di persone su una rete che non ha una copertura su tutto il territorio è un dato clamoroso». Le dispiace che la Rai non abbia voluto ripetere«Vieniviaconme»?Unsuccesso, purostacolatodall'exdirettoregenerale Masi. «Quando hai una persona dalla forza di Saviano e intorno a lui nasce il progetto, il “dove” lo fai è poco importante. In Rai non si oppose solo Masi, Vieniviaconme fu osteggiato in tutti i modi. E si disse che “gli ascolti non sono tutto” come se fosse stato scarso il contenuto». FuMasi adirlo... «Per chi ha buon senso è stato incomprensibile non rispondere agli appelli di Paolo Ruffini, allora direttore di RaiTre, miei e di Saviano per ripetere il programma». Finoaquando li avete «lanciati»? «Fino a giugno 2011. Be', non sono dispiaciuto, per me è stata un'esperienza dal risultato clamoroso». AvrebbepotutofareQuelloche(non)ho inRai, talee quale? «Certo che sì. Comunque, un editore ha diritto di scegliere». Elei, sièsentitopiù liberorispettoaivincolidelserviziopubblico,ancheseilprogrammaè statodi servizio pubblico? «Più che altro l'anno scorso RaiTre ha dovuto superare mille ostacoli, a La7 tutti avevano un obiettivo comune, non dovevi preoccuparti che qualcuno, diciamo così, non aiutasse...». Ora Saviano potrebbe tornare su RaiTre il lunedìdi«Chetempochefa».IlCdanon sembra si sia opposto, stavolta, visto il successo.Ècontento? «Vediamo se sarà fattibile sul piano del contenuto, se Saviano è disponibile». Beppe Severgnini ieri ha sottolineato la mancanza di leggerezza, se non ci sia una «via di mezzo» tra l'angoscia e la rimozione.Che nepensa? «La leggerezza è un esercizio molto difficile in un mondo in cui ci sono due suicidi al giorno, l'attentato delle Br. Il confine tra leggerezza e superficialità è labile. E poi abbiamo dato anche parole di speranza, come “sempre”, di Pupi Avati, “pane” di Enzo Bianchi o “Africa” di Padre Franco Moretti, sono pagine di letteratura. E così al racconto tragico abbiamo voluto opporre non la commedia (affidata solo a Luciana Littizzetto) ma la speranza». Comeèper lei lavorare con Saviano? «L'amicizia con Roberto è un regalo. È una persona speciale che subisce l'ingiustizia di una vita blindata e limitata solo per aver scritto un libro. E questa sua vita è usata come un'arma contro di lui, è assurdo. Sentir dire “basta con Saviano” è una cosa brutta». Cosahacaratterizzato lo spettacolo? «I quattro linguaggi in uno tenuti insieme dalla bravura del regista Duccio Forzano: parole scritte per un reading teatrale allestito in un set cinematografico e mandato in televisione. Lo spiazzamento è il trucco, e la novità». Hasentito la mancanzadiBerlusconi? «Mai sentita la mancanza. Il mio problema è stata la presenza di Berlusconi...». «Ci sono politici che rubano il mestiere ai comici. E ci sono comici che si prendono troppo sul serio e si mettono a fare i politici. Sarebbe bene che ciascuno facesse il proprio mestiere. Lo dico anche a me stesso e ricomincio da qui». Signore e signori, riecco Paolo Rossi in formato televisivo. A vent'anni di distanza da Su la testa, Paolo riprova a lasciare il segno con una nuova produzione, scritta insieme allo storico compagno di avventure Giampiero Solari. Confessioni di un cabarettista di m. Esercizi spirituali di rifondazione umoristica– la emme con il punto, tiene a precisare, «può significare qualsiasi cosa, ma in realtà significa proprio quello che pensate» – andrà in onda su Sky Uno (ore 21.10) per tre giovedì, a partire dal 24 maggio. La “location” del programma, che viene registrato in questi giorni, è un tendone da circo innalzato nella campagna tra Reggio Emilia e Modena, accanto alla Corte Ospitale di Rubiera, che anticamente fu monastero e poi ostello per viandanti. La bizzarra accoppiata tra strutture così diverse non è casuale. La Corte Ospitale adesso è un apprezzato centro di produzione teatrale, con il quale l'artista milanese collabora da alcuni anni. Nel corso delle tre puntate, ci saranno ospiti di richiamo, soprattutto musicisti, da Luciano Ligabue a Vinicio Capossela, da Stefano Bollani a Gianmaria Testa. Trattandosi poi di “confessioni”“e di “esercizi spirituali”, ancorchè di rifondazione umoristica, non poteva mancare un prete, il più pirotecnico di tutti, don Andrea Gallo. Temi delle tre serate saranno – nelle forme surreali e visionarie tipiche di Paolo Rossi - il «ritorno a se stesso», con i monologhi che lo hanno reso celebre, riveduti e corretti; la «redenzione» con il racconto, in chiave non soltanto umoristica, degli eccessi e dei peccati che lo hanno accompagnato; le «donne», con le storie vissute, le grandi passioni e le piccole illusioni. Lo spettacolo è una rielaborazione del percorso artistico di Rossi che spinge, se non proprio ai “pentimenti” pur evocati dal titolo, comunque a una svolta . «Parleremo del passato e del futuro – spiega – Non del presente, per lo meno non in modo diretto. La realtà attuale supera qualsiasi tentativo di satira, è essa stessa una parodia, dovremmo fare parodia della parodia». Ma il circo, si sa, è anche improvvisazione, E allora, per sapere cosa uscirà esattamente dal cilindro di Paolo, non c'è altro da fare che appostarsi davanti alla tv. STEFANOMORSELLI unitareggio@gmail.com L'INTERVISTA ITALIA «Quello che non voglio avere è la tv discount» Fabio Fazio e Roberto Saviano durante «Quello che (non) ho» FOTO ANSA 19 MAGGIO, ORE 9.30 LIVORNO Conferenza regionale Toscana Auditorium CNA Via Martin Luther King 15 Stefano Fassina, Andrea Manciulli Ivan Ferrucci 19 MAGGIO, ORE 9.30 TRENTO Conferenza provinciale Sala Rosa Regione Laura Froner, Michele Nicoletti Andrea Rudari 23 MAGGIO, ORE 18.00 MESTRE (VE) Conferenza provinciale Sede PD, Via Cecchini 5 Michele Mognato, Livio Marini 25 MAGGIO, ORE 5.30 TERNI Conferenza regionale Umbria Ex Officine Bosco Roberto Gualtieri, Valentino Filippetti Lamberto Bottini 29 MAGGIO, ORE 16.00 ROMA Conferenza provinciale Stefano Fassina Marco Miccoli 29 MAGGIO, ORE 17.00 CASERTA Seduta programmatica Sessione tematica lavoro Hotel Jolly, Viale Vittorio Veneto 13 31 MAGGIO, ORE 17.00 POTENZA Conferenza regionale Sede PD, Via della Tecnica 18 Stefano Fassina Roberto Speranza 31 MAGGIO, ORE 20.45 LECCO Conferenza provinciale Circolo Libero Pensiero Rancio di Lecco Paolo Nerozzi Virginio Brivio CONFERENZE PREPARATORIE 24 MAGGIO ORE 14.30 TORINO NH Hotel Santo Stefano Via Porta Palatina 19 Conferenza preparatoria Livio Besso Cordero Armando Cirillo Gianfranco Morgando 25, 26 MAGGIO ORE 10.30 SAN BENEDETTO DEL TRONTO Palariviera Conferenza preparatoria Antonio Lirosi Armando Cirillo Annamaria Parente 25 MAGGIO, ORE 17.30 TORINO Conferenza provinciale Sede PD, Via Masserano 6a Cesare Damiano Piero Pessa 26 MAGGIO, ORE 9.00 PADOVA Conferenza regionale Veneto Sala Fornace Carotta, Via Siracusa Tiziano Treu, Rosanna Filippin Nicola Verdicchio 28 MAGGIO, ORE 18.30 MILANO Conferenza provinciale Emilio Gabaglio, Laura Specchio Roberto Cornelli 28 MAGGIO, ORE 16.20 BENEVENTO Conferenza provinciale Museo del Sannio Piazza Santa Sofia Sergio D'Antoni NATALIA LOMBARDO nlombardo@unita.it FabioFazio Nelcomplessodelle tre serate, ilprogrammacon SavianosuLa7ha realizzato il 12.67% conquasi2,9milioni dispettatori . . . Critiche alla tv del dolore «Sono snob, volevano un programma trash per dire che faceva schifo» Paolo Rossi ritorna davanti alle telecamere ma sceglie i canali Sky 12 venerdì 18, maggio, 2012
Diecicanzoni-dedica 02Kraftwerk PocketCalculator 03GaryNuman Metal 04Grandaddy JedtheHumanoid 05Styx Mr.Roboto 06Radiohead ParanoidAndroid 07AddNto(X) Plugmein 08TheFlamingLips YoshimiBattles thePink... 09Devo Blockhead 10Kraftwerk ComputerLove omaggi ai pittori MARCOBUTTAFUOCO Nellabandromana ilcollagesonoronondiventamanierismo Oltreallabravuradegli strumentistici sono i testipoetici diDaniloSelvaggi.Unviaggioneinostri«tempidipassaggio» HAL 9000 WEEKEND MUSICA SE AVETE SUPERATO LA SOGLIA DEGLI «ANTA» E FREQUENTATO ANCHE SOLO UN PO' IL DORATO MONDODELLEDISCOTECHEANNISETTANTA,QUESTANOTIZIAVIPROCURERÀUNBRIVIDODIMALINCONIA. Assieme all'amarezza nostalgica per le cose passate, che non ritornano, anzi finiscono per sempre. Se n'è andata Donna Summer, 63 anni, da tempo malata di cancro. E la memoria corre subito alla nostra adolescenza, ai tempi del liceo, alle radio private, alla disco-music. Ma LaDonna Adrian Gaines, prima di diventare The Queen Of The Disco (il suo più noto soprannome), comincia a cantare in chiesa e poi in vari gruppetti. Dopo qualche delusione ottiene una parte nel musical Hair e segue la compagnia in Europa. Si ferma in Germania e sposa l'attore Helmut Sommer, da cui poi divorzia. Si tiene, però, il cognome, tramutandolo in Summer. Mossa vincente. La nostra Donna irrompe nell'etere italiano nel 1975. Già prima aveva pubblicato un singolo di buon successo, The Hostage, incluso in Lady Of Tthe Night, ma è con Love To Love You Baby che fa il botto. Oltre un quarto d'ora di «disco» sensuale e maliziosa, sussurri e gemiti, con la supervisione del geniaccio Giorgio Moroder. Inizia il suo momento d'oro. Ed escono altri album di successo come A Love Trilogy (con una bella versione di CouldItBeMagicdi Barry Manilow) e Four Seasons Of Love, trainata da Spring Affair. Ma a noi piace di più I Remember Yesterday, 1977, che rimescola le carte di stili e generi, pasticcia con sonorità rètro e chiude con un assoluto capolavoro come I Feel Love, anticipatore della techno e destinato a diventare un classico. Sfornerà più avanti un altro gioiellino, Bad Girls (1979), dove s'affranca dal filone «disco» e s'avvicina ad atmosfere soul, rock e rhythm'n'blues. Ascoltare per credere un'altra clamorosa hit come HotStuff. Alla fine risulterà il suo bestseller, con circa quattro milioni di copie vendute in tutto il mondo. L'ALBUMPOSTUMO Negli anni Ottanta viaggia fra alti e bassi, complici un esaurimento nervoso e la ritrovata fede religiosa, ma piazza un altro buon colpo con She Works Hard For The Money (1983). A seguire ritmi molto meno frenetici e una popolarità in lento declino, per lo meno in Italia. Si dirada anche la produzione discografica, dove abbondano antologie e album live. Con cinque Grammy vinti e numerosi riconoscimenti nel cassetto, Donna pubblica il suo ultimo lavoro d'inediti nel 2008, Crayons, che contiene anche The Queen Is Gone (La regina è tornata), chiaro riferimento autobiografico. Intanto la sua «riscoperta» è in atto: Madonna e Rihanna, tanto per fare un paio di nomi, riprendono e campionano alcuni suoi successi. Chi l'ha incontrata di recente giura di non averla trovata così male. Più che al suo stato di salute, Donna sembrava molto più concentrata su un nuovo album, a cui stava lavorando con passione. Sicuramente uscirà postumo fra qualche tempo assieme all'inevitabile messe di compilation ad hoc. Che, riporteranno Donna nel suo status abituale: numero uno in classifica. La Regina è tornata. Ma che tristezza. «TEMPO DIPASSAGGIO» ÈL'ULTIMOLAVORO DIACUSTIMANTICO, RAFFINATISSIMA BAND ROMANA AL SUO SESTO DISCO (HELIKONIA): quattordici tracce per un viaggio sonoro e poetico dentro il senso naufrago di questi nostri anni. Da un punto di vista musicale i sei (quattro strumentisti, un poeta e l'emozionante voce di Raffaella Misiti) si muovono con in totale libertà e disinvoltura fra territori diversi. Usano con grande misura musica balcanica e jazz ( citando il free ma anche Gil Evans), materiali mediterranei e melodismo italiano (l'influenza degli Avion Travel e talora fin troppo evidente) : il tutto senza mai scadere nel collage sonoro, nel manierismo della imperante «contaminazione». Dal punto di vista poetico i testi di Danilo Selvaggi sono fra le cose più fresche che sia oggi dato di sentire nel panorama della nostra canzone d'autore. Sono tempi di passaggio, quelli che stiamo vivendo, tempi di deriva, tempi in cui la parola del maestro ha la forma dell' ossigeno: anni ardui ma anche ricchi di possibilità, di orizzonti nuovi, in cui è possibile gettare qualche seme selvaggio, che dia origine a qualche nuovo senso comune. Anche se un pezzo come Libano accenna con sottile rimpianto a tempi in cui si intravedeva la fine di ogni male dietro l'angolo, Tempo di passaggio, non è un lamento sui sogni finiti. LAPRIMAVERA NORDAFRICANA L'attualità è anzi ricca, promettente: il carretto del venditore ambulante di frutta che ha dato origine alla primavera araba è raccontato, con grande semplicità ed efficacia, con una nenia mediorientale sovrapposta alla voce di una radio nordafricana. Oltre ad una interessante cover di Punk Islam dei Cccp, il gruppo regala, anche l'incantevole, La febbre alta, un delicato lamento sul rifiuto di un amore che giustifica da solo l'acquisto del disco. Daisy LaRegina sen'èandata ÈmortaDonnaSummer theQueenof theDisco DIEGOPERUGINI Acustimantico tra musica balcanica e araba SCRITTEINRETE GLIALTRIDISCHI PAOLOODELLO pa.odello@alice.it THUNUPA È MITO ANDINO, MA QUI DIVENTA ISPIRAZIONE PERUNVIAGGIONELTEMPO,RACCONTODEGLI«ANNIROTOLANTI»CHEL'HANNOPRECEDUTO.È musica evocativa, accattivante, coinvolgente e misteriosa come la leggenda che l'ha ispirata, musica di grande capacita narrativa intonata da un sax tenore e raccontata dalla più classica delle formazioni jazz: il quartetto. Sempre pronta ad esplodere per trasportare l'ascoltatore dentro un tempo senza più fretta, all'interno di uno spazio indefinito che lascia spazio alla fantasia la più ampia libertà di volo. Musica arricchita da loop vocali e percussioni del corpo umano. Thunupa è l'ultimo lavoro del sassofonista Piero Delle Monache, leader di quartetto formato dal pianista Cluadio Filippini, Tito Mangialajo Rantzer al basso e Alessandro Marzi alla batteria. «Quella di Thunupa è la storia di un dio misterioso che arriva sulla Terra, dopo anni di caos, e porta un nuovo ordine tra gli uomini. Per me arriva dopo anni rotolanti vissuti come un'avventura – racconta Delle Monache – e ho voluto condividere questo mito con alcuni dei protagonisti della mia storia personale. Li ho chiamati di sorpresa, mentre ero già in studio, e ho chiesto di recitare alcuni estratti del che mi ha ispirato». DonnaSummer duranteun concertodel2007 ACUSTIMANTICO TempodiPassaggio Helikonia Ilmitoandino nell'ultimocd diDelleMonache Ilmondo musicale distantee rarefatto di Bjork rivisitato inchiave jazz. MaxDe Aloee il suoquartetto -Olzer (pianoforte),Mistrangelo (contrabbasso),Stranieri (batteria)– si addentranonelle armoniedellacantante islandeseperestrarne unsound jazz d'avanguardia. Con lapartecipazione straordinariadellavioloncellista brasilianaMarlise Goidanich. P.O. MAX DE ALOE QUARTET Bjork ontheMoon Abeat DarioValori, compositoreabruzzese riflettecon graziae leggerezza sull'emigrazionechecaratterizzò la storiadella sua terranel diciannovesimo eventesimo secoloe sui legami musicali che tale fenomeno creò fra due spondedell'Atlantico. Il mixdi canzoni popolari abruzzesie tango,quadriglie edhabanera,di scrittura jazzisticae melodiamediterranea,di memoriae ricerca,èdi ascolto moltopiacevole. In grandeevidenza i sax di JavierGirotto chedannospessore narrativoal progetto. M. B. ANGELO VALORI& MEDIT ENSEMBLE Il caffè dalle Americhe Widesound Ormai(siamo aquota trentaseidischi) nonsi puo' pretendere daSantana più che la copiadi se stesso,ma almeno il nuovoalbummettedaparte lapletora diospiti e la deriva salseiradegliultimi tempi.Menopope più strumentali che nonsi curanodella duratae del ritornellopop, supermusicisti impiegati, unpizzico di fantasia in piùe una dedica speciale:ai nativi americanie a David Crockett.SI.BO. SANTANA Shapeshifter Universal U: 22 venerdì 18, maggio, 2012
«Pagare le tasse è un dovere». Mario Monti anche ieri, nella sua visita di solidarietà all'Agenzia delle Entrate, ha ribadito un concetto semplice e giusto, che molti in Italia non vogliono proprio capire. Il presidente del Consiglio lo ha fatto al termine dell'incontro con il direttore generale Attilio Befera, al centro di polemiche ed attacchi come l'agenzia che dirige, nel paese con il più alto tasso di evasione fiscale tra quelli dell'Unione europea. Monti ha voluto fornire, con la sua presenza, il senso di vicinanza da parte dell'esecutivo ai lavoratori ed ai dirigenti dell'Agenzia delle Entrate e di Equitalia , negli ultimi mesi minacciati ed aggrediti da cittadini esasperati o che approfittano della situazione per apparire come tali. E ad alimentare il clima d'odio contribuiscono spesso organi di stampa che prendono posizioni insostenibili, per quanto riguarda la questione fiscale, in un Paese civile. «Voi non fate altro che applicare la legge» ha detto il premier a lavoratori e dirigenti «perché pagare le tasse è un dovere da parte di ogni contribuente. Poi possiamo e dobbiamo discutere su come ridurre la pressione fiscale, cercando di colpire le categorie meno facilmente rintracciabili: se tutti pagassimo il dovuto, tutti pagherebbero meno». «Ho voluto questo incontro» ha continuato Monti «per portare il sostegno incondizionato del governo e mio personale a fronte dei numerosi atti di intimidazione ed aggressione che in questi ultimi tempi si sono ripetuti con frequenza e che vanno condannati con grande fermezza. L'Agenzia delle Entrate ed Equitalia sono diventate troppo facilmente oggetto di polemiche strumentali e a volte vittime di atti violenti. Questo non è accettabile». «Bisogna porre molta attenzione» ha spiegato Monti «alle parole che si utilizzano nei confronti dell'Agenzia delle Entrate e di Equitalia e dei loro funzionari, attribuendogli responsabilità che esulano dai loro compiti. Le parole sono pietre, scriveva Carlo Levi. Ribadisco l'impegno ad ogni livello a rendere le tasse accettabili, nell' ottica di un contributo che il cittadino dà per il bene comune, per la collettività. Per farlo, servono azioni mirate anche di carattere pedagogico: ad esempio con le scuole dove è importante insegnare che non si è furbi se non si pagano le imposte ma queste sono necessarie per il bene comune. Quello che si sta cercando di costruire è un nuovo rapporto tra il cittadino e il fisco dove il fisco deve diventare sempre più efficace e sempre meno intrusivo». «UN LAVORODIFFICILE» Il direttore generale Attilio Befera dal canto suo ha ricordato che quello dell'Agenzia delle Entrate è «un lavoro difficile e ingrato e i fatti di questi giorni dimostrano purtroppo che svolgerlo, come la legge esige venga svolto, diventa un compito ancora più difficile e ingrato in una situazione di grave crisi quale quella che il Paese sta attraversando. Siamo al centro di polemiche spesso strumentali, con cui ci attribuiscono responsabilità che non abbiamo». Nell'incontro di ieri sono emerse due possibilità di riformare l'Agenzia: la prima prevede di codificare con nuove norme i fallimenti individuali, con la nascita di strutture ad hoc per i singoli casi, consentendo così la ristrutturazione del debito col fisco ed evitando i pignoramenti immobiliari. La seconda prevede invece e la riduzione dell'agio contenuto nelle cartelle esattoriali di Equitalia, attualmente al 9%. Intanto ieri la Camera dei deputati ha approvato, con il parere favorevole del governo, l`ordine del giorno della Lega Nord sul ddl banche, che impegna l`esecutivo a prevedere una moratoria di un anno, tramite decreto del ministero dell`Economia, dei debiti tributari per le imprese in difficoltà identificate da Equitalia. Il vicecapogruppo della Lega, Maurizio Fugatti, primo firmatario dell`ordine del giorno, ha spiegato che «in questo delicato momento è doveroso ascoltare il grido di allarme lanciato da cittadini e imprese introducendo quei criteri di flessibilità necessari per una riscossione più equa e proporzionata delle imposte. Questa legge è il primo passo per cercare di risolvere il problema e creare un sistema più giusto». Grillo come al solito controcorrente: «Equitalia va chiusa domani mattina: va chiusa. È un ente sanzionatorio che non ha niente a che fare con l'erario», ha detto in un passaggio del suo intervento a Comacchio a sostegno del candidato sindaco del Movimento 5 Stelle giunto al ballottaggio con il rappresentante del centrosinistra. «Pagare le tasse è giusto» Monti in difesa di Befera L'ALLARMEIN ITALIA GIUSEPPECARUSO MILANO . . . «Bisogna porre molta attenzione alle parole che si utilizzano, perché le parole sono pietre» . . . «La verità è una sola: se tutti pagassimo le tasse, pagheremmo tutti di meno» Il premier all'Agenzia delle Entrate. Grillo: Equitalia va chiusa, non ha niente a che fare con l'Erario 8 venerdì 18, maggio, 2012
Un tour nei luoghi del pre-cariato più subdolo,quello dei professioni-sti. La Cgil prende l'au-tobus e va alla ricerca difinte partite Iva e praticanti sfruttati da tutelare. Una mattina di sole estivo per fare proselitismo tra i giovani, per metterli al corrente dei loro diritti e del fatto che il sindacato vuole rappresentarli, farsi carico dei loro problemi. Si parte con il double-decker londinese scoperto che parcheggia davanti alla Sapienza e srotola il frullatore e la lavatrice, simboli della situazione in cui vivono i giovani precari, che campeggiano sui manifesti della campagna conilcontratto.it, provocando la curiosità di tanti studenti. Assieme alle loro organizzazioni (Udu e Link) si va a volantinare «per far sapere a tutte le migliaia di studenti di Giurisprudenza all'ultimo anno che potrebbero iniziare il loro tirocinio di 18 mesi utilizzando gli ultimi 6 mesi all'università, ma che per farlo serve un protocollo con il rettorato che ancora non c'è». Una delle caratteristiche comune a questa galassia è infatti quella che tutto resta sulla carta, prima fra tutti i diritti. Così la buona notizia del decreto Cresci-Italia di Monti non può essere ancora sfruttata. «Manca l'accordo tra il ministero dell'Istruzione e l'ordine forense spiega Andrea, 22 anni e potenziale tirocinante in quanto al 4˚ anno di Giurisprudenza a Roma 3 - . E la beffa è che invece commercialisti e notai, che sono molti di meno, lo hanno già sottoscritto», racconta dimostrando di essere già addentro alla materia. Superato lo scoglio del tirocinio, fra qualche anno Andrea avrà altri problemi. Quelli di Arturo, 31enne praticante in uno studio di avvocati a Prati che si ferma al banchetto del Nidil e della Filcams Cgil davanti al «tribunale più grande d'Italia e forse d'Europa», in viale Giulio Cesare. Visto dall'alto del bus sembra un formicaio in cui entrano ed escono giovani benvestiti. «In realtà è un vespaio e i nostri vestiti costano di più dei nostri stipendi o, meglio rimborsi da 200 euro al mese», racconta. Il recente decreto liberalizzazioni prevede per loro «un rimborso spese forfettario convenzionale», ma solo dopo sei mesi. Doveva essere un passo avanti, ma non lo è: «convenzionale» significa senza nessun riferimento, significa che ogni praticante deve trattare con il proprio dominus, il grande principe del Foro che «non è mai in vena di regali e quindi continua a pagarti alla fame». Ognuno di loro per prima cosa ha dovuto «aprire una partita Iva». Poi arriva la sottodivisione fra «organici e non». I primi, più fortunati, sono inseriti nello studio, prendono «un rimborso che va dagli 800-1.000 e può arrivare ai 1.200 se si supera l'esame di Stato». I secondi invece si «devono accontentare di 2-3 pratiche al mese con la convenzione di prendersi il 30 per cento del totale a fine causa: nella stragrande maggioranza dei casi significa 200-300 euro al mese, per giunta a scadenze diverse, puoi stare mesi senza vedere un euro», spiega asseufatto Arturo. Raccontando come tutti si incontrano al VI piano del formicaio, l'ufficio informazioni del tribunale penale con le sue file interminabili e nome, non a caso, dell'associazione che li riunisce. «IVASEIPARTITA» Non va meglio ad architetti ed ingegneri che incontriamo in Prati, zona a più alta densità di studi. Egizia, architetto 28enne «ma già un po' d'esperienza» racconta la sua Odissea, «comune a centinaia di altri ragazzi, ormai disillusi», come quelli dell'associazione “Ivaseipartita”. «Dopo la laurea si parte con gli stage non retribuiti, poi, se sei fortunata alle collaborazioni e dopo l'esame di Stato ti chiedono subito di aprire la partita Iva». Per lei però lo strumento non è un problema: «Se ha l'idea in futuro di metterti in proprio, la partita Iva è giusta, il problema è rendere il suo uso meno favorevole». Egizia è molto più dura con molti provvedimenti previsti dalla riforma del Lavoro della Fornero: «Molti di noi sono “disegnatori”, la qualifica che si ha prima di passare l'esame di Stato. In quel periodo si versano i contributi alla gestione separata Inps e l'aumento dei contributi dal 28 al 33% se lo pagheranno da soli, non c'è nessuna possibilità che i nostri capi la paghino». Non che dopo le cose, a livello previdenziale, vadano meglio: «Ora pago il minimale all'Inarcassa, ma è di 2.500 euro l'anno, anche se ne guadagno 15mila», conclude sconsolata Egizia. Le storie di Egizia, Arturo e Andrea fanno poco notizia. Allo stesso modo di quella uscita il 29 novembre: la sottoscrizione (unitaria) del Contratto collettivo degli studi professionali. Per la prima volta prevede tutele e regole anche per praticanti, tirocinanti, collaboratori a partita Iva e progetto. «È un faro potente su una moderna forma di sfruttamento - sottolinea Franco Martini, segretario generale della Filcams Cgil - prevede la creazione di una commissione per definire le norme a loro tutela e per questo chiediamo a tutti, studenti, tirocinanti e praticanti, di aiutarci ad aiutarli». «L'obiettivo è quello di distinguere vere e false partite Iva», gli fa eco Filomena Trizio, segretario generale del Nidil. Sempre precari Quando non basta il «pezzo di carta» MASSIMOFRANCHI ROMA Assegnati gli Eni Award, il premio istituito nel 2007 e divenuto nel corso degli anni un punto di riferimento a livello internazionale per la ricerca nei campi dell'energia e dell'ambiente. Eni award ha lo scopo di sviluppare un migliore utilizzo delle fonti energetiche e valorizzare le nuove generazioni di ricercatori, a testimonianza dell'importanza assegnata da Eni alla ricerca scientifica e ai temi della sostenibilità. In particolare, il premio «nuove frontiere degli idrocarburi» è stato assegnato, per la sezione upstream, a Fabio Rocca, professore emerito di telecomunicazioni presso il Politecnico di Milano e ad Alessandro Ferretti, amministratore delegato di «Tele-rilevamento europa» (tre) - spin-off del Politecnico di Milano - per lo sviluppo di un nuovo algoritmo di elaborazione di dati provenienti da sistemi di rilevamento satellitare, che, combinati con tutte le altre informazioni che si raccolgono normalmente durante la coltivazione dei giacimenti, possono riuscire a migliorarne lo sfruttamento, individuando le aree più promettenti per eventuali operazioni di ottimizzazione, permettendo di ottenere più idrocarburi a parità di interventi, sempre nel più assoluto rispetto della sicurezza e protezione dell'ambiente. Per la sezione downstream lo stesso premio è stato assegnato a Enrique Iglesia, professore di ingegneria chimica presso la università di California a Berkeley, per lo sviluppo di catalizzatori per la sintesi di idrocarburi in grado di migliorare l'efficienza dei processi, riducendo gli scarti e la richiesta energetica. quindi, migliore sfruttamento delle risorse, con minore consumo di energia e minore impatto ambientale dell'intero processo. Tra i principali interessi di Iglesia vi sono le reazioni di attivazione del metano e di semplici molecole da esso derivate per dare prodotti liquidi utilizzabili come materie prime per la produzione di carburanti, lubrificanti e polimeri a partire non solo dal petrolio, ma anche dal gas naturale, dalle biomasse e dal carbone. Il premio «energie rinnovabili e non convenzionali» è stato conferito a Harry A. Atwater - professore di fisica applicata e scienza dei materiali presso il California institute of technology - e Albert Polman direttore e scientific group leader del fom institute Amolf di Amsterdam. Viaggioconil sindacato tra i trentenni romani Architetti, ricercatori, praticantiavvocato «Inostrivestiti costano piùdelnostrostipendio...» IL DOSSIER Ricerca Assegnati i premi Award dell'Eni Un gruppo di disoccupati ex appartenenti al progetto Bros si è arrampicato l'altro giorno sulla gru presente nel cantiere della metropolitana in Piazza Municipio a Napoli. Lo striscione: «Mo basta! 15 anni possono bastare, i precari Bros a lavorare». FOTO ANSA/CIRO FUSCO Sarebbero quattro i decreti che dovrebbero liberare fino a 30 miliardi di euro per le imprese, prima tranche dei crediti vantati nei confronti della Pubblica amministrazione. Ormai sono in dirittura d'arrivo, dopo l'incontro di ieri al ministero dell'Economia, che verrà bissato oggi. Il provvedimento sulle certificazioni potrebbe essere sdoppiato: una versione per l'amministrazione centrale, una seconda «fotocopia» per gli Enti locali. Gli altri decreti sono relativi alle compensazioni e al Fondo di garanzia. È quanto è emerso dall'incontro di ieri, cui hanno preso parte il dirigente generale del Tesoro Andrea Montanino, rappresentanti di Confindustria, Rete Imprese Italia, Alleanza delle cooperative, Abi. Inizialmente ci potrebbe anche essere una moratoria dei debiti con Equitalia. «Siamo molto vicini alla redazione dei decreti - dice il ministro per lo Sviluppo Corrado Passera - Ci stiamo lavorando in questi giorni». Del resto, quanto sia necessario un intervento a brevissimo giro lo dimostra anche l'iniziativa dell'Ance (costruttori edili) che da sola reclama circa 19 miliardi e minaccia azioni ingiuntive. L'ULTIMAINEUROPA APAGARE In totale, i debiti della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese (Comuni innanzitutto, e poi Regioni, ministeri, Asl) si aggirano sui 60-70 miliardi di euro. E, dice la Cgia di Mestre, oltre alle difficoltà legate alla congiuntura, l'Italia gode anche del poco invidiabile primato di essere l'ultima tra i Paesi europei a pagare i suoi debiti: 180 giorni contro una media di 65. Un problema che sta strangolando molte imprese, alle prese anche con le crescenti difficoltà di accesso al credito bancario, che il ministro Passera ha più volte annunciato di voler risolvere. Innanzitutto con la creazione di un Fondo di garanzia, la cui dotazione iniziale sarebbe di 1,2 miliardi, che dovrebbe garantire fino all'80% del credito delle imprese. I crediti, e le compensazioni tra questi e i debiti (tra le possibilità c'è quella di compensare un credito vantato con un debito fiscale iscritto a ruolo), verranno certificati dal Tesoro attraverso la Consip con l'aiuto di una piattaforma telematica. Le procedure durerebbero almeno tre mesi, alla fine dei quali partirebbero le restituzioni. La partita più delicata sembra quella delle compensazioni che per il governo (ma non così per le imprese) dovrebbero essere riservate a imprese con debiti già iscritti a ruolo con enti pubblici. Una delle questioni ancora aperte è relativa poi all'indicazione del credito nella certificazione, al lordo o al netto della compensazione. Le imprese propendono per la prima ipotesi. Potrebbe poi profilarsi una certificazione di classe A (con indicazioni del termine di pagamento) e una di classe B (senza indicazione temporale), a seconda se l'ente in questione sia sottoposto o meno al patto di stabilità. I termini temporali di pagamento sarebbero poi un ulteriore scoglio: le imprese vogliono stringere le lungaggini, chiedendo che i 12 mesi di tempo siano conteggiati a partire dall'istanza di rimborso e non dalla data di certificazione del debito. Se a fronte dell'istanza di rimborso, l'amministrazione non risponde entro 60 giorni, il richiedente può rivolgersi alla Ragioneria generale, obbligata a nominare un commissario ad acta. Oggi il nuovo incontro: se i tecnici trovassero la quadra, il viceministro all'Economia Vittorio Grilli potrebbe convocare i vertici delle associazioni imprenditoriali e bancarie. I dettagli tecnici dell'accordo verranno discussi, sempre oggi, con l'Abi. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani giudica «ipotesi convincenti» quelle avanzate dal governo, ma chiede che non si introducano nuovi oneri burocratici per le imprese. Anche il Parlamento preme in questo senso: tra l'altro il Senato ha approvato una mozione del Pd che chiede di allentare il Patto di Stabilità interno in favore delle Pmi. L'ITALIAELACRISI Norme per i crediti alle imprese, i decreti arrivano oggi Napoli, arrampicati su una gru: stabilizzateci . . . Nuovo incontro Tesoro-Abi: si sta lavorando per sbloccare 30 mld con quattro decreti LAURAMATTEUCCI 10 venerdì 18, maggio, 2012
Montepremi 2.386.019,62 5+stella Nessun6-Jackpot 93.525.389,68 4+stella 33.749,00 Nessun5+1 3+stella 2.060,00 Vinconoconpunti5 21.053,12 2+stella 100,00 Vinconoconpunti4 337,49 1+stella 10,00 Vinconoconpunti3 20,60 0+stella 5,00 Nazionale 33 22 8 44 43 Bari 65 19 36 87 58 Cagliari 5 79 55 36 22 Firenze 21 54 16 17 33 Genova 31 64 77 18 69 Milano 90 76 63 37 5 Napoli 15 77 46 52 19 Palermo 31 8 62 1 34 Roma 66 1 36 56 12 Torino 53 54 24 1 5 Venezia 24 51 60 29 73 MARCOBUCCIANTINI ROMA Battagliadioltre3ore perbattereWawrinka. AvantiancheFlavia Pennetta, impresadi GasquetconMurray GLI APPUNTI VOLANO PER ARIA: AL DIAVOLO LE ANNOTAZIONI CHE VOGLIONO SPIEGARE UNA PARTITA, INDOVINARE UNA RAGIONE:CHERESTINOLÌ,SULCAMPO,SOTTO I PIEDI DI UN PUBBLICO STREMATO QUASI QUANTO I DUE PROTAGONISTI. C'era scritto, sui fogli: vince Wawrinka perché gioca come se avesse la racchetta di legno, perché governa la tigna e la geometria di Seppi con quel rovescio tagliato leggero, che muore per aria. Un'idea romantica, d'annata, che soggiogava come una redine invisibile la voglia del bolzanino, più forte - a sorpresa, ma è stato così - ogni volta che lo scambio si apriva e si confondeva. Capace Andreas di un punto alla Federer, con passante da sotto le gambe. Nei fogli non trovava spazio il vero filo di questo incredibile match: il coraggio. Che issava Seppi a prodezze sconosciute, al di fuori dei suoi angoli preferiti, del suo tic-tac monotono ma di buona efficacia. Lo portava avanti, nel primo set, che smarriva in un tiebreak dove l'altro era impossibile da contenere. Lo teneva vivo in un secondo set dove ormai la velocità scemava, ma non la qualità. Annullava una prima palla del match per lo svizzero, che ne ha avute 5 nel terzo, folle, tremolante set. C'è il concorso di Wawrinka, in questa vittoria italiana: aveva cavalli nel motore, li ha tenuti in garage, servendosene per improvvise - e straordinarie - accelerazioni, che con la stanchezza sono andate fuori misura. Seppi è stato bravo a “entrare” dentro il rovescio tagliato dell'altro, spesso replicando il gesto, e pian piano doppiandolo con un dritto finalmente coraggioso. Questo risultato lo proietta al numero 24 del mondo, e soprattutto ai quarti di finali dove non sarà solo, ma benissimo accompagnato: la Pennetta aveva davanti un'avversaria che sa diventare formidabile sui ritmi bassi, dov'è capace di variazioni anche funamboliche: così, per esempio, la Cetkovska aveva fatto impazzire la polaccona Radwanska, certamente più forte della nostra brindisina. Ma nel tennis la proprietà transitiva è rinnegabile con una buona tattica: Flavia doveva dunque impostare una partita di pressione continua e questo ha fatto, con applicazione e qualità, finendo per sommergere la Ceca con un palleggio troppo robusto da poterci ricamare sopra. Non ci fosse stata tutta questa benedetta e attesa cronaca tricolore, ci saremmo occupati della più umana delle storie, quella di Richard Gasquet, un collezionista di punti straordinari e di eroiche sconfitte, andazzo che sembrava confermato dal primo set della partita contro Murray, vinto dallo scozzese al tie break. La superba bravura nei colpi dagli angoli del numero 4 del mondo impediva al francese il suo più naturale sviluppo di gioco, sulla diagonale del rovescio, per poi esplodere in direzione frontale quel suo gesto originale, una svirgolata dall'alto come se dovesse lanciare via qualche peso. Fra tutti questi pesi, uno è stato impossibile da scagliare lontano, ed è stato quello delle aspettative di una nazione intera, notoriamente urgente con i suoi atleti. Gasquet aveva nove anni quando la rivista di tennis più diffusa lo chiamò alle armi, con una copertina che una società attenta ai diritti dei bambini avrebbe dovuto vietare: “Sarà Richard G. il campione che la Francia aspetta da tanti anni?”. Ogni match ha dovuto confermare o negare questa attesa: la rimonta di ieri, tessuta con stoffa di primissima scelta, varrebbe una seconda copertina, anche se ormai sembrerebbe un revival. InumeridelSuperenalotto Jolly SuperStar 14 38 41 58 65 75 86 70 L'australianoCasey Stonervittorioso con lasua HondanelMotoGpdelPortogallo del6 maggio FOTO DI MARIO CRUZ/ANSA-EPA10eLotto 1 5 8 15 19 21 24 31 36 5153 54 55 64 65 66 76 77 79 90 LOTTO SPORT ILCANGUROSENEVA.TORNERÀAPESCARE,APRENDERSICURADELSUOSTERMINATOALLEVAMENTODIPECORE E A FARE IL PAPÀ A TEMPO PIENO. Lontano dai paddock che non ha mai amato troppo, senza farne peraltro mistero, dallo stress della MotoGp che già una volta ne aveva messo a rischio la carriera tre anni fa e dalla vita in Europa che gli è andata ogni giorno più stretta. Casey Stoner, campione del mondo della MotoGp, scende dalla Honda e dal mondo delle corse. Chiuderà a fine stagione a Valencia, a 27 anni, una carriera iniziata undici anni fa e coronata sin qua con i due titoli vinti nella classe Regina con la Ducati, nel 2007, e con la Hrc la scorsa stagione. Un addio di cui si mormorava già da tempo nel box della MotoGp e che l'australiano ha ufficializzato ieri nella conferenza stampa con cui si è aperto il fine settimana del gran premio di Francia a Le Mans. Parole che suonano come un'accusa alla Dorna, l'organizzazione spagnola del motomondiale. «Mi ritirerò alla fine della stagione, questa non è la Motogp di cui sono innamorato», ha scandito Casey. «Dopo tanti anni nello sport che amo, e dopo tanti sacrifici, le cose sono cambiate molto, non mi diverto più. Non ho più la passione, a questo punto è meglio che mi fermi. Sarebbe bello poter dire “vado avanti per un‘altra stagione“. Ma quando arriverebbe poi il momento per dire stop? Meglio fermarsi ora. Tante cose mi hanno deluso, anche molte cose che ho amato. Purtroppo si è andati nella direzione sbagliata: per questo, non andrò avanti». È stato lo stesso Stoner a fugare i dubbi, circolati in queste settimane, sul peso che avrebbe avuto sulla sua decisione la nascita della figlia Alessandra lo scorso 16 febbraio. «Dicono che uno rallenta quando si sposa, ma nel primo anno di matrimonio ho vinto il mio primo titolo - ha sorriso Casey - Quando ho scoperto che sarei diventato padre, ho vinto il mio secondo titolo. Non credo che tutto questo incida sulla tua velocità». Restano sullo sfondo, quindi quei «motivi di famiglia» di cui Stoner ha parlato anche ieri e il rimpianto di veder scendere dalla giostra del motomondiale uno dei suo protagonisti più luminosi. Campione del mondo in carica e leader della classifica iridata in questa stagione, con un punto di vantaggio su Jorge Lorenzo, dopo il terzo posto in Qatar e le vittorie in Spagna e Portogallo. «È una scelta che non farà bene alla MotoGp», ha commentato Lorenzo. «Perdiamo un grande rivale e un grande pilota», gli ha fatto eco Valentino Rossi, uno che con l'australiano non è mai andato d'accordo (memorabili le battaglie in pista, su tutte quella di Laguna Seca nel 2008 con il sorpasso da leggenda del pesarese al “cavatappi”) e con il quale non si è mai risparmiato polemiche e frecciate. Un brutto colpo per la MotoGp, ancora scossa per la scomparsa di Marco Simoncelli, che lascia in secondo piano l'annuncio del Dottore di voler continuare ancora per due anni prima di appendere il casco al chiodo. Arrivato nel circus nel 2001, quando disputò soltanto due gare, Stoner si impose all'attenzione del grande pubblico nel 2005 quando con la Aprilia chiuse secondo nel mondiale con cinque vittorie (due quelle ottenute in quattro stagioni nella 125). Di lì il salto nella MotoGp, qualche difficoltà di adattamento con il team di Lucio Cecchinello, e i primi lampi di classe e velocità pura. Che gli valsero il trasferimento in Ducati, al fianco di Loris Capirossi, dove vinse il suo primo titolo mondiale regalando il primo iride alla casa di Borgo Panigale. Lo scorso anno il trasferimento alla Honda e il mondiale all'esordio in Hrc. Lascerà da campione del mondo con il bis in questa stagione? GIROD'ITALIA GIOVEDÌ 17 MAGGIO Seppineiquarti aRoma dopo la maratonadi ieri contro losvizzero Wawrinka FOTO ETTORE FERRARI/ANSA Stonershock «Lascio tutto» Afineannoil ritirodell'iridato «Non amo più questa MotoGp» MASSIMOSOLANI twitter@massimosolani Polemicaconferenzastampa aLeMans.«Sièandatinella direzionesbagliata.Nonmi divertopiù,mimanca la passione».Rossi finoal2014 Seppi, robadamatti annulla6matchpoint evaaiquartidi finale Vince ildaneseBak Nellaclassifica tutto invariato ASestriLevante arriva la fuga, e vince ildanese Lars Bakche sorprendeun drappellodi fuggitivi checaratterizzano lagiornata. Su e giùper i colli liguri se nevanno Santaromita,Txurruka, Casar,Bak, Amador,Golas, Bakelandts,Keizere J.Rodriguez, tutti staccati diundici secondiall'arrivo. Il danese si risparmiaed èpiù fresco nel finale. Il Rodriguez in fuga è Jackson, solo omonimodi Joaquim,che resta leaderdellaclassifica generale, nonostantes'impegni poco per difendere lamaglia, ma i big avevano pocavoglia di darsibattaglia, in attesadellemontagne, inarrivo da dopodomani.Così la classifica generale rimane invariata. U: venerdì 18, maggio, 2012 27
Che sarebbe arrivato il giorno - questo giorno - era scritto nei numeri e nelle cose. Le minoranze hanno girato la boa del 50 per cento, i nuovi nati bianchi per la prima volta nella storia degli Stati Uniti sono numericamente inferiori ai neonati ispanici, asiatici e neri contanti insieme: 49,6% contro il 50,4. Sia pure solo nelle nursery, il sorpasso è avvenuto, figlio dell'immigrazione degli ultimi trenta, quarant'anni e della contemporanea flessione delle nascite tra la popolazione bianca. Per quanto attesa da tempo, la svolta è «una pietra miliare per una nazione il cui governo fu fondato da europei bianchi e ha combattuto con forza sulle questioni della razza», scrive il New York Times. E poco importa che i bianchi siano ancora la maggioranza sul totale della popolazione: i numeri in sala parto raccontano dove sta andando il Paese. «È uno spartiacque. Ci mostra quanto siamo diventati multiculturali», dice Andrew Cherlin, sociologo della John Hopkins University. La svolta è avvenuta nel luglio 2011, secondo i demografi. In alcuni Stati Usa è già consolidata. Le minoranze sono maggioritarie in California, in Texas, in New Mexico e alle Hawaii. E in particolare nel Distretto di Columbia, a Washington. Un balzo in avanti notevole solo rispetto a vent'anni prima, quando i neonati appartenenti a minoranze erano appena il 37%. La spiegazione è intuitiva. La gran parte degli immigrati arrivati negli Stati Uniti era - ed è - formata da persone giovani e sane e più disposte a far figli, a differenza della popolazione bianca che rappresenta ancora il 63,4% della società Usa, ma sta inesorabilmente invecchiando: l'età media dei bianchi, secondo l'ultimo censimento Usa, è di 42 anni. Al contrario per i latinos l'età media è di appena di 27 anni e non c'è da stupirsi se i centri che assistono le immigrate e i loro figli stanno conoscendo un vero e proprio boom. Anche se la crisi ha rallentato le nascite, anche se ci sono meno opportunità. Anche se i flussi migratori - in particolare dal Messico - stanno rallentando. Persino in questi anni di affanni economici la natalità tra le minoranze è scesa in misura minore che tra i bianchi: il 3,2% contro l'11,4. In termini demografici i conti tornano. A una popolazione più anziana se ne sta affiancando una più giovane e potenzialmente più attiva. I dati del censimento mostrano larghe parti degli States in cui senza gli immigrati non ci sarebbero quasi più giovani. Il rimpiazzo dell'immigrazione è necessario e secondo i demografi è destinato a durare: non appena l'economia ripartirà, ci si aspetta che i flussi tornino come prima. Più giovani, più poveri e più lontani dai centri del potere: i non bianchi americani hanno una buona probabilità di riconoscersi in queste categorie. E qui c'è il primo gap. «C'è una larga distanza tra la popolazione più anziana - con i voti, il denaro e il potere, ed un sacco di necessità - e la popolazione giovane che è a loro estranea e con la quale non hanno contatti personali e poche connessioni culturali», spiega William Frey, demografo del Brooking Institution, parlando delle sfide che pone l'andamento demografico Usa. La differenza è accentuata anche dalla tendenza delle minoranze a non partecipare alla vita politica, a non votare. Nel 2008, per esempio, solo la metà dei latinos aventi diritto si è presentata ai seggi, contro il 65% dei non ispanici: un bacino di voti potenziali che fanno gola. Altro gap, preoccupante in prospettiva, è quello sull'educazione: la futura maggioranza del Paese ha accesso a un'istruzione di qualità inferiore. E per quanto sia possibile raddrizzare il timone, le scelte giuste vanno prese ora. L'AMERICADI SERIEB Se le tendenze demografiche restassero invariate, i demografi calcolano che le minoranze diventeranno maggioranza sul totale della popolazione intorno al 2042. Trent'anni in cui le distanze dovranno essere accorciate. Perché l'America che ha eletto Obama è anche quella che non gli perdona di essere un afro-americano e che ancora mette in dubbio il suo certificato di nascita. È il Paese dove la ricchezza media delle famiglie bianche nel 2009 ammontava a 113.149 dollari, contro i 6.325 degli ispanici e i 5.677 dei neri: lo stesso luogo dove tra il 2005 e il 2009 i redditi dei latinos sono scesi del 66% (per gli afro-americani -53%), contro una contrazione di appena il 16% per i bianchi. È ancora l'America dove la larga maggioranza - di qualunque colore - crede che il Paese sia diviso in base alla razza, ma solo il 19% dei bianchi contro il 60% dei neri pensa che esista un problema di razzismo. Strettoie che diventano ineludibili, grazie a quelle culle multicolor e a generazioni nuove per le quali la diversità sarà sempre meno diversa. Potrà non piacere a qualcuno ma sarà così. È già così per Dowell Myers, docente di politiche demografiche. «Se gli Stati Uniti dipendessero solo dalle nascite di bianchi - dice - saremmo già morti». È richiamando per «esperienza vissuta il nostro percorso e le conquiste che esso ha consentito di affermare» che il presidente della Repubblica si è rivolto «con emozione e rispetto» all'Assemblea nazionale costituente di Tunisia eletta per approvare una Carta che diventi l'architrave democratico di un Paese che ha vinto la dittatura ed ora vuole veder sanciti «i lineamenti irrinunciabili di uno Stato di diritto nel pieno rispetto delle radici storiche e del patrimonio culturale». Ai costituenti, che alla fine del discorso in piedi l'hanno molto applaudito, Giorgio Napolitano, primo presidente straniero a parlare all'assemblea, ha ricordato l'itinerario che il nostro Paese «risorto dalle macerie e dalle terribili sofferenze della dittatura e della guerra» affrontò con la Costituente per «dare forma giuridica ai principi fondanti del nuovo Stato repubblicano e democratico». Un anno e mezzo di lavoro, «una strada ardua» ma una fase che fu accompagnata «da un dibattito eccezionalmente alto e approfondito che permise una virtuosa confluenza - nonostante le diverse matrici ideologiche dei principali partiti - tra le grandi correnti storico- culturali e politiche rappresentate nell'assemblea». Si trattò, ha ricordato il presidente evocando quegli anni con la consapevolezza di chi ne è testimone, «non di semplice seppur difficile “compromesso”, bensì di uno straordinario esercizio di ascolto reciproco, di scambio, di avvicinamento sul piano dei principi, di riconoscimento di istanze e sensibilità comuni». E se sulla seconda parte della Costituzione, ha aggiunto lasciando l'assemblea, si può lavorare per adeguarla ai tempi «certamente la prima parte, i valori e i grandi equilibri istituzionali di essa, costituiscono un tessuto vivo da preservare». LE RIFORME ISTITUZIONALI Insomma è la capacità di dialogo e di confronto nell'interesse collettivo che Napolitano sollecita, da tempo e ad ogni occasione, per arrivare nel nostro Paese alle necessarie riforme istituzionali, un obbiettivo che, quando raggiunto, dimostri una «capacità di convergere non solo sui principi fondamentali, ma sui grandi interessi nazionali comuni». «Oggi tocca a voi. E in questa assemblea colgo lo stesso senso della missione, la stessa sfida, la stessa, esaltante, capacità di plasmare una nascente democrazia». I risultati della “rivolta dei gelsomini” il presidente Napolitano li ha verificati di persona nella due giorni di visita in Tunisia. Però ci sono situazioni drammatiche in questa parte di mondo che non possono essere dimenticate, anzi, sulle quali è necessaria un'azione decisa della comunità internazionale. «Il mio, il nostro pensiero va a quanti continuano a doversi battere e a soffrire per la realizzazione degli stessi vostri ideali, in particolare la Siria». Perché «l'anelito di libertà che si leva da queste sponde non può essere soffocato e represso con le armi e con gli eserciti. La voce del popolo va ascoltata, l'uso della forza contro la propria gente sfocia nella barbarie del terrorismo e negli attentati indiscriminati contro i civili». La Tunisia ha dimostrato che è possibile realizzare «le aspirazioni profonde dei popoli e delle nazioni delle Primavere arabe in modi pacifici attraverso le indispensabili riforme». Non sono fin qui mancate le difficoltà. Non ne mancheranno. Per superarle «l'intera comunità internazionale, e l'Unione europea con speciale simpatia e vicinanza, non solo geografica, continuerà a seguire, in spirito di amicizia, lo sforzo che perseguite, mentre vi confrontate con grandi prove sociali ed economiche. Rappresentate una popolazione che, con rinnovate speranze e comprensibili ansie, desidera per sè ed i propri figli un futuro di maggior benessere ed equilibrata ripartizione dei benefici della crescita economica e produttiva, in un clima di libera convivenza civile». E l'Italia «non ha fatto e non farà mancare il proprio sostegno». MONDO L'America «cambia colore»: ormai i «wasp» sono meno del 50% della popolazione Napolitano a Tunisi «Va ascoltata la voce del popolo» La prima volta di un presidente straniero all'Assembla tunisina: «Sulle macerie si può costruire la libertà» MARCELLACIARNELLI ROMA Napolitano all'Assemblea costituente Usa, giro di boa Ora i bianchi sono minoranza Il sorpasso nel luglio 2011: i neonati ispanici neri e asiatici sono stati il 50,4 per cento MARINAMASTROLUCA m.mastroluca@unita.it . . . L'omaggio del presidente «a chi continua a battersi: l'anelito di libertà non sarà soffocato dalle armi» . . . Il sociologo: «Si tratta di uno spartiacque, ci mostra quanto siamo diventati multiculturali» 16 venerdì 18, maggio, 2012
CaraUnità TEMPO DI ELEZIONI E DI CAMBIAMENTI IN EURO-PA. IN FRANCIA CON LA VITTORIA DI HOLLANDE RITORNAILSOCIALISMODOPOANNI. Che spiri da lì un vento di sinistra? In Italia ci sono state le elezioni amministrative che hanno visto il crollo del Pdl e della Lega, soffocati dagli scandali, l'inesistenza del Centro, la tenuta del Pd. Chi vince è Grillo: il suo partito ricorda quello dell'Uomo Qualunque che, lo dico per i più giovani che non lo hanno visto, aveva per simbolo un uomo torchiato dalle tasse. Eppure non siamo il Paese che paga più tasse, siamo però sicuramente tra quelli che hanno più evasori fiscali. In Germania c'è stata la sconfitta della Merkel: si attenuerà la linea del rigore per favorire la crescita? Intanto la situazione economica dell'Europa rimane difficile. Faccio un paragone con l'economia familiare: quando una famiglia si ritrova al collasso, dopo anni di benessere, vuol dire che è vissuta al di sopra delle sue possibilità. Cosa fare quindi? Si deve risparmiare, cercando di riassestare le finanze. Se però la fonte di reddito della famiglia è una piccola impresa autonoma bisogna mantenerla in vita e farla crescere. Come fare? Spesso si deve ricorrere alle banche, o ai prestiti privati o ad amici e parenti ricchi. Con il risultato di indebitarsi ancora di più. La Grecia è al collasso. Se l'Europa deve essere unita come una famiglia è necessario che i membri più ricchi aiutino quelli più poveri, ma c'è bisogno anche di un controllo. L'Europa non può essere solo un'entità economica, abbiamo bisogno di un vero governo europeo. Eppure anche in Europa vengono emanate norme assurde, come quelle delle quote latte o l'obbligo di distruzione delle eccedenze, quando c'è tanta gente che muore di fame. Il governo Monti vuole togliere l'assegno di accompagnamento ai redditi più alti: è accettabile, purché non si includa nei redditi beni primari come la casa. Però non si capisce perché non imporre allora le tasse sui grandi patrimoni, a meno che non siano investiti per produrre una crescita dell'occupazione. Cosa succede nelle nostre questure? In particolare cosa succede in una città grande e abituata da sempre alla convivenza tra popoli diversi come Trieste? Mi riferisco al caso di Alina Bonar Diachuk, ucraina di 32 anni che è stata detenuta illegalmente in una cella del commissariato di Villa Opicina, frazione di Trieste, e si è uccisa impiccandosi. Alina era immigrata illegalmente, era stata detenuta al Coroneo, il carcere di Trieste, dove aveva già tentato il suicidio, poi era stata scarcerata per essere trasferita nel centro di identificazione di Bologna. Invece, Alina è stata rinchiusa in una cella e, benché la cella fosse dotata di telecamera, la ragazza non è stata neppure sorvegliata, tanto che ci si è accorti di quello che era accaduto mezz'ora dopo la sua morte. La Procura ha fatto perquisire la casa del dirigente dell'ufficio immigrazione dove si è svolto il fatto e ha trovato scritti inneggianti al razzismo e all'antisemitismo. Come calpestare i diritti di un cittadino. Luigi Cancrini Psichiatra e psicoterapeuta ViaOstiense,131/L_0154_Roma lettere@unita.it Salvaconnome Smart community: le comunità intelligenti Duemiladodici Il rispetto deve essere reciproco. Monti chiede di rispettare la pubblica amministrazione? Io da 6 mesi vanto presso l'amministrazione comunale un credito di 1.300 euro, che «si spera» di poter liquidare a novembre. Non c'è data certa per il rimborso e siccome non sono previsti interessi di mora, l'amministrazione ha tutta la convenienza, a rinviare il pagamento. La facile e bonaria considerazione è che vorrei pagare anch'io l'Imu quando mi va e senza interessi né sanzioni. MAUROSARTORE Monti si riferiva agli attentati e alle minacce contro i dipendenti di Equitalia e aveva assolutamente ragione ma anche il lettore ha le sue di ragioni parlando dei metodi del fisco e di Equitalia. Il rispetto deve essere reciproco e purtroppo accade che i cittadini non si sentano rispettati da uno Stato in cui «all'alba del 2012 non si arriva a concepire nemmeno il più ovvio ed il più banale dei principi, quello immediato anche per un bimbo, della compensazione tra debiti e crediti». È uno Stato debole con i forti e forte con i deboli non riesce a ottenere il rispetto dei cittadini che si scontrano con questo tipo di contraddizioni, purtroppo, e a me viene da pensare, a volte, che Monti ed i suoi ministri sottovalutino, come molti dei politici che hanno affidato loro il governo del Paese, la gravità, etica prima che umana e sociale, della crisi che ha travolto le strutture dello Stato, in Italia prima che in altri Paesi: contraddizioni non risolvibili solo con misure economiche urgenti ma che richiedono la ripresa di una fiducia nel fatto che la Politica sappia restituirci uno Stato in cui sia possibile riconoscersi e di cui un giorno si possa tornare ad essere orgogliosi. L'ITALIAHALACLASSEDIRIGENTEPIÙANZIANAD'EURO-PA.Il record ai vescovi, che hanno in media 67 anni e sono così vecchi che quando a San Pietro attacca a suonare l'organo invece di cantare strillano: «A ragazzi', abbassa un po' quella musica!». Al terzo i docenti universitari, che hanno in media 63 anni e sono così anziani che quando in classe uno alza continuamente la mano per andare a fare pipì, quello è il professore. Nel mezzo i rappresentanti del governo. Monti, prima di formare la squadra, ha incontrato una delegazione di giovani per ascoltare le loro richieste e poi ha fatto un governo di ultrasessantenni: si vede che era una delegazione di giovani della Cisl. Sarà per questo che i ministri hanno dimostrato di avere con le 46 tipologie di contratto precario e con le finte partite Iva la stessa dimestichezza che hanno con le emoticon. Il governo ha prima promesso di ridurre la quantità insensata di forme contrattuali atipiche, poi ci ha ripensato, poi ha posto una serie di paletti a caso per stanare il ricorso da parte dei datori di lavoro alle finte Partite Iva, problema che tra gli utrasessantenni è sentito come l'acne. Il risultato è che se guadagni più di 18mila euro lordi l'anno (compresi i contributi previdenziali che dovrai pagarti da solo) o sei iscritto a un ordine professionale, vieni comunque considerato un lavoratore autonomo, anche se il tuo datore di lavoro ti impone la presenza quotidiana in ufficio o in redazione al pari di un tuo collega assunto a tempo indeterminato, il che ti impedisce di essere abbastanza autonomo da lavorare per altri committenti. È un pasticcio, ma provate a chiedere a una squadra di ultrasessantenni di scrivere il regolamento di Grand Theft Auto 5. Dimostrare di essere una falsa partita Iva e di avere quindi diritto a un contratto sarà così difficile che alla Rai stanno pensando di farne una prova alla quale sottoporre i naufraghi dell'Isola dei Famosi. Si arrotonda al ribasso anche per stabilire il salario minimo dei collaboratori a progetto, mentre nella vicina Francia esiste un salario minimo che vale per tutti, di 9,22 euro l'ora, che fanno 1.097 euro netti per un lavoro a tempo pieno, con la settimana di 35 ore. Hollande, che a dato vita a un governo dove i ministri hanno in media 50 anni e sono per la metà donne, ha promesso di aumentarlo. Secondo me, avremmo bisogno anche noi di più giovani in politica. Secondo Maroni no: «Con quello che ci costano di paghetta». Pandistelle La grande famiglia europea non lasci sola la Grecia Dialoghi FrancescaFornario Carlo Infante Esperto di performing media Il rispetto deve essere reciproco L'Italia esclude i giovani Soprattutto dal governo UNA DELLE PAROLE CHIAVE PIÙ RISONANTI INQUESTI GIORNI, ALL'ORDINE DEL GIORNO DELLA AGENDADIGITALEPROMOSSADALLACABINADIREGIA DEL GOVERNO MONTI, È SMART COMMUNITY. Risuonerà per tutto il giorno al Forum PA (Pubblica Amministrazione) che si sta svolgendo alla Fiera di Roma e che ieri si è sviluppata nel convegno “L'impegno delle amministrazioni per le smart city e le smart community”. Qualcuno pensa ancora che l'intelligenza sia l'assetto tutto verticale di conoscenze e competenze? Certo che no. L'intelligenza o è distribuita o non vale. L'intelligenza che concerne il concetto di smart community è orizzontale e condivisa. Lo è da sempre, certo, anche se l'impostazione gerarchica degli schemi del potere lo ha negato. Oggi sta accadendo qualcosa di nuovo: il web sta sciogliendo qualche nodo. Si percepisce in modo sempre più netto il fatto che la partecipazione alla cosa pubblica, attivata dal web 2.0, possa articolarsi in modo più chiaro e funzionale. Una città, una comunità, può rivelarsi intelligente in via direttamente proporzionale alle dinamiche partecipative che ne condizionano l'indirizzo. Non è più solo un'affermazione di principio, sta accadendo. Basta vedere i risultati del referendum sull'acqua come bene comune e i segnali, per quanto controversi, espressi dai movimenti al di fuori dei partiti. Per smart community s'intende una politica capace di elevare il livello di qualità della vita dei suoi cittadini, favorendo sia la partecipazione sia l'auto-organizzazione, promuovendo il senso di responsabilità e di coesione sociale. È a partire da come la rete stia ridefinendo il rapporto con lo spazio pubblico che si gioca il futuro delle città, dando senso al concetto d'innovazione, associandolo alla creatività connettiva. Coniugare Innovazione e Territorio è infatti una delle chiavi possibili per interpretare in termini sostenibili il nostro tempo accelerato nella globalizzazione dei sistemi della comunicazione. Ciò che è globale nel web può quindi diventare opportunità di nuove azioni locali, attraverso le potenzialità performative, veloci, simultanee, connettive, dei nuovi media interattivi e mobili. In questo modo si può attivare una nuova rete del valore, così intesa perché delinea uno scenario in cui gli utenti producono senso, non solo informazioni ma comportamenti creativi. Si produce un valore che nella Società dell'Informazione diventa un dato cardine della nuova economia della conoscenza e della innovazione sociale, così come la produzione di un elettrodomestico lo è stato nella Società Industriale. Un cittadino attivo può tradurre in informazione produttiva la propria esperienza in un contesto urbano da esplorare e da valorizzare coniugando la comunicazione con l'azione diretta, come quelle per l'educazione alla legalità e del controllo dal basso della governance pubblica. COMUNITÀ Margherita Hack Astrofisica Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 Il Policlinicodi Roma chefunziona Recentemente sono stata ricoverata al Policlinico Umberto I di Roma per un intervento alla VI clinica chirurgica del Dip. “P. Stefanini” e sono stata affidata alle cure della Primaria Prof. Chiara Montesani e della sua efficiente equipe formata dalla Prof. Annamaria Pronio e dalle dott. Piroli, Caporicci, Coluzzi e Ciamberlano. Dalla preospedalizzazione, all'operazione e fino alle dimissioni sono stata seguita con grande professionalità unita ad una rara attenzione vigile e gentile. La mastodontica struttura del Policlinico, in grandissime difficoltà organizzative ed economiche, è sotto l'occhio di un ciclone di scandali che sembra travolgere tutto e tutti nella generalizzazione delle critiche e dei giochi di potere, che di tutto si occupano meno che dei malati. In questa situazione la Prof. Montesani e la sua equipe, pur nelle oggettive difficoltà del reparto di degenza, mi hanno fatto sentire assistita con competenza e garantita come malata e come persona. Sono sorprese che in un momento difficile, come un'importante operazione, ti sostengono e ti riconciliano con la vita. Ed è importante che gli episodi positivi vengano rivelati e sottolineati. Perché credo che vedere la professionalità, la responsabilità e la cura al lavoro, anche in mezzo al disastrato sistema sanitario, possa far rinascere l'ottimismo e la fiducia che potremo uscire dalla crisi. PaolaMastrangeli Aproposito dellabacheca diVelletri In relazione alla fotonotizia pubblicata a pagina 11 de l'Unità di giovedì 17 maggio dal titolo “Smontata la bacheca dell'Unità a Velletri” vogliamo precisare che la bacheca in questione è risultata completamente abusiva a tutte le nostre ricerche in 5 diversi uffici preposti del Comune (vedasi certificato allegato), non rispettava le normative e le dimensioni del piano plance affissione del Comune e da 50 anni non risultava pagata nessuna tassa per la pubblica affissione. Inoltre era l'unica plancia di partito esistente nella piazza centrale mentre altre simili erano già state tolte in precedenza, gestita a piacimento solo da alcuni e non dal partito, esponendoci anche articoli di altri giornali locali con attacchi politici. Cosa sarebbe successo se un bambino avesse sbattuto agli spigoli vivi della bacheca non essendoci nessun responsabile? Abbiamo presentato una richiesta di collocazione di nuove plance (vedasi richiesta allegata) anche per altri partiti per pluralità di informazione ma questa volta a norma, registrate, con tassa pagata e non abusive. Se il Sindaco si è impegnato non può che accogliere questa nostra richiesta. FabioTaddei e VincenzoBagaglini CONSIGLIERI COMUNE DI VELLETRI Dal materiale che ci avete gentilmente inviato risulta che la vostra richiesta per la collocazione di nuove bacheche porta la data del 17 maggio 2012, vale a dire lo stesso giorno in cui su questo giornale compariva la notizia che a Velletri la bacheca dell'Unità era stata smontata. O si è trattato di una fortunata coincidenza oppure è la conferma che la libera informazione serve ancora a qualcosa. La tiratura del 17 maggio 2012 è stata di 98.628 copie 18 venerdì 18, maggio, 2012
LaRoma di Spartacus brutta, sporca e cattiva LucaCanaliP. 19 «C'è ancora il desiderio di ascoltare e capire» LOMBARDOA P.12 AddioDonna nostraregina dellaDisco PeruginiP.22 L'ANALISI ALFREDOREICHLIN L'EDITORIALE PIETROSPATARO Ilweekend tra libri dischi e film P.21-24 FRANCHI AP.10 Errani: Monti dia un segnale L'INTERVISTA Fazio: quello che non voglio è avere una tv discount AP. 6 ZEGARELLI A P.7 ILCOMMENTO CLARASERENI ILPUNTO PATRIZIOBIANCHI Corruzione, il muro del Pdl Emendamento del Pd che inasprisce le pene approvato alla Camera Alfano protesta e minaccia il governo Bersani: andremo avanti COLLINIFANTOZZI AP.2-3 LACRISISIAGGRAVAMANOINEUSCI-REMO.COMINCIOCOSÌ.CONUNSENTIMENTO, NONOSTANTE TUTTO, DI FIDUCIA. Tutto è molto difficile. Ma se vado alla sostanza delle cose vedo che una uscita da destra democratica, di stampo europeo, non esiste. Una destra può anche vincere ma sarebbe solo un esito catastrofico della crisi italiana. Si aprirebbe una lotta tra vecchi e nuovi avventurieri sostenuti dall'agitazione sempre più demagogica e populista delle varie TV contro i partiti. Assisteremo non solo all'impoverimento del Paese (in una certa misura e per qualche tempo inevitabile) ma alla sua disarticolazione: sociale e territoriale. Il tramonto dell'Italia come grande nazione. Sulle nostre spalle pesa, quindi, una responsabilità enorme. Ma è proprio il bisogno di unità della nazione, ed è la domanda di Europa che colloca il Pd al centro della situazione. SEGUE AP. 17 Il compito della sinistra In un Paese normale non ci sarebbe nemmeno da discutere sulla necessità di combattere la corruzione. Quella «fabbrica di tangenti» che ha un volume d'affari di oltre sessanta miliardi e produce illegalità, distorsione del mercato e inquinamento della vita democratica andrebbe chiusa senza tanti complimenti. SEGUE AP.5 Rompere il tabù della legalità Genova contro il terrorismo Tremilapersonehanno sfilato ieriper rispondereal ferimento diRoberto Adinolfi. Ma igiovani eranopochi Deposto unmazzo di fiori al monumento di Guido Rossa VESPO A P.9 Viaggio nell'Italia precaria Nessuna grande economia si è rialzata da una crisi con un piano di austerity: sarebbe un disastro sia per gli Stati Uniti che per l'Europa JospehStiglitz premioNobel per l'Economia Molise, annullato il voto del 2011 Quello che unisce, non quello che divide. Così i leader europei hanno raggiunto in videoconferenza un accordo per respingere «il tentativo di mettere la Ue sul banco degli imputati» e mostrare che la strada per uscire dalla crisi esiste. Tra i temi toccati gli eurobond, la Grecia e l'affermazione, condivisa, che il rigore non basta: ci vuole anche la crescita. ANDRIOLOAP.2 U: Ue, nuovi consensi agli eurobond Monti in conferenza con Merkel, Hollande, Cameron «Senza unità al G8 finiremo sul banco degli imputati» Per la prima volta Wasp «sorpassati» MASTROLUCAAP. 16 LARICERCA L'America cambia colore: i bimbi bianchi in minoranza NE HO GIÀ SCRITTO QUALCHE TEMPOFA ANCHE SULLE PAGINE DI QUESTO GIORNALE,ma si vede che ogni tanto bisogna tornare a parlare di quel sentimento sotterraneo e diffuso che - con parecchie approssimazioni - possiamo definire antisemitismo. Non parlo dei neonazisti di varia nazionalità e disumanità: quelli si definiscono da soli. Parlo di qualcosa che melmosamente continua ad agitarsi sotto il discorso pubblico italiano, anche a sinistra: un mormorio confuso ma percepibile, di cui io credo non si possa smettere di occuparsi e preoccuparsi. SEGUEAP. 17 Razzismo e ignoranza Staino Il riacutizzarsi della crisi e gli esiti del giro di elezioni in Europa hanno riproposto il tema di una regolazione comune del debito. SEGUEA P.3 Dividersi il debito 1,20 Anno 89 n. 136Venerdì 18 Maggio 2012
PRIMAUNPO'DISTORIA.NEL73A.C.ACCADELATERRIBILEESANGUINOSARIVOLTADEGLISCHIAVIDITUTTE LE NAZIONALITÀ CHE VIVEVANO NEGLI ERGASTULA SPARSI IN VARIE CITTÀ D'ITALIA. Famosa la città di Capua, uno dei centri di raccolta di questi sventurati “dannati della terra” destinati alle orrende festività del Circo, come carne da macello negli spietati combattimenti, fra loro o contro belve innocenti. I vari rivoli di fuggiaschi si fusero in un fiume di disperati in armi (le più strane: roncole, forconi, asce, poi, via via, dopo le prime rabbiose uccisioni dei loro carcerieri: le lance, le spade, gli archi, i dardi, le mazze ferrate). Presto da fiumi diventati mare in tempesta quasi a sommergere l'intera Italia con la loro ferocia, a lungo repressa, di esseri umani strappati alle loro famiglie e alle loro case, ridotti in assoluto potere dei dominatori romani. Questa della schiavitù, è la più infame vergogna che pone continuamente in dubbio l'idea della grandezza dell'Impero romano, ma anche di tutti gli altri Paesi che nel mondo si sono giovati della loro potenza per sottomettere e impiegare a proprio esclusivo vantaggio mano d'opera servile procurata con la violenza. A dirigere questa orda di sventurati assetati di sangue per aver perso tutto della vita, anche il diritto alla propria dignità umana, due uomini di straordinario valore non solo militare e di eccezionale carisma: Spartaco, un soldato della Tracia catturato in combattimento contro gli invasori romani; e Crisso, forse un gallo insubre di straordinaria forza fisica e di un'implacabile voglia di vendetta causata dalla strage della sua intera famiglia perpetrata dai legionari romani durante la guerra gallica, voluta e vinta dal grande e famoso console e prossimo triumviro, Giulio Cesare. I due capi indiscussi della rivolta che atterrì l'intera Italia, erano in disaccordo fra loro, soprattutto sull'obbiettivo finale della sollevazione generale degli schiavi catturati in combattimento o anche in spedizioni appositamente organizzate dai romani, soprattutto nell'Illiria, per procurarsi quella manodopera necessaria alla coltivazione degli immensi latifondi posseduti dagli aristocratici di tutta l'Italia. LUGUBRE SPETTACOLO Spartaco affermava la necessità di combattere al fine – se l'esito fosse stato vittorioso – di tornare ognuno nelle proprie case e nei luoghi di origine, Crisso, che non aveva più un luogo dove tornare, né casa, né parenti, sosteneva la teoria della devastazione assoluta. Nessuna delle due mète poté essere raggiunta. Al nord il console romano Pompeo intercettò gran parte dei rivoltosi e li massacrò in battaglia. Al sud fu l'altro console in carica, Crasso a distruggere in battaglia più della metà dei rivoltosi, e volle poi atrocemente infierire sui superstiti. E 6.000 schiavi furono crocefissi, spaventoso e lugubre spettacolo per chiunque camminasse o viaggiasse sulla via Appia. È forse opportuno affermare che questi spaventosi eventi costituiscono, insieme alle camere a gas naziste, una macchia indelebile sugli eleganti abiti di noi tutti cittadini dell'Occidente europeo. Era inevitabile tuttavia che Spartaco e la rivolta degli schiavi divenissero materia di spettacolo cinematografico e televisivo, ma non che diventasse oggetto di filmati vicini al peggiore trash per la loro compiaciuta violenza nella rappresentazione dei massacri, dell'erotismo sfrenato, e di tutti gli infimi istinti dell'anima umana come è stata presentata dai media la serie televisiva intitolata Spartacus - La vendetta, di cui è andato in onda mercoledì scorso su Sky il primo dei dieci episodi che compongono questa narrazione in celluloide, che a sua volta è la seconda parte della precedente serie Sangue e sabbia. Insomma, il tutto, un vasto complesso di atrocità miliardario per i finanziatori e gestori, ma non per il pubblico beota che si compiace di questa gigantesca operazione di mercato con scene di sesso estremo sbattuto in faccia a gente che evidentemente ne ha appunto bisogno, per desiderio di sesso non tanto praticato quanto viziosamente guardato (guardoni!). Alla base - con struttura da scuola media inferiore -, l'arcinota e grandguignolesca storia della (giusta) ribellione dei “buoni” (gli schiavi) e la conseguente repressione dei cattivi (i romani), guidati da Spartacus, (in latino per fingere uno spessore culturale della storia narrata, e forse l'illusione di saper condurre un'accettabile maniera di fare cinema anche basato sugli istinti peggiori dell'uomo, ma con la pretesa che questo serva a correggerli!). L'eroe Spartaco è indeciso se dedicarsi totalmente alla vendetta contro il pessimo Glabro, capo delle milizie romane, che gli ha rapito, stuprato e ucciso la moglie, oppure continuare ad essere l'eroe della vicenda dedicandosi alla strage dei nemici, soprattutto di quei ferocissimi centurioni marsicani che vorrebbero vederlo soltanto come eterno trionfatore nei duelli del Circo, cioè schiavo fra gli schiavi. Crisso, invece è lo schiavo che non vuole mai tornare a casa, ma continuare ad ammazzare romani. Per concludere torniamo un attimo alla storia nuda e vera, quella purtroppo dei poveri Cristi crocefissi lungo l'Appia. Roma era senza dubbio uno stato imperialista, dittatoriale e borghese-militare, aggressivo e spietato, non meno dei soldati blu del nord-America, massacratori del popolo dei pellirosse, e delle famiglie sudiste con le domestiche nere e il loro obsoleto buonismo inventato per far dimenticare le gigantesche razzie africane perpetrate per popolare e proteggere le proprietà terriere dei warlords sudisti, che ha magistralmente descritto Faulkner (nei suoi romanzi La paga del sabato, Oggi si vola, etc.). Ma è anche vero che Roma era davvero cattiva: un omicidio alla fondazione, una razzia di donne sabine rapite per farle figliare futuri legionari romani invasori di tutta l'Europa centro-meridionale e di parte dell'Africa del nord. Ma Cesare era un vero genio, Cicerone e gli Scevola erano i padri del Diritto romano, Virgilio un grande e dolcissimo emulo dell'insuperabile Omero, gli architetti romani avevano seminato l'Europa di splendidi acquedotti ( grazie alle teorie di Vitruvio) portando la preziosa acqua in tutte le città che conquistavano. E a parte tutto questo, perché invece di mirare ossessivamente al bestseller cinematografico o televisivo non si tenta di acculturare gli spettatori mostrando loro un cinema e una tv non dico migliori o “più buoni”, ma lievemente più umani di questi “brutti,sporchi e cattivi” che ci vengono propinati? Spartacus Brutti, sporchi ecattivi L'impero romano trasformato (solo) in trashdallaserie tv CANNES : Ruggineeossa, l'amorediunastranacoppia P. 20 LUTTO : AddioDonna Summer,nostra reginadelladisco-music P. 22 ILWEEKEND : Libri,dischi, film eteatroper il finesettimana P.21-24 TV : MatteoSalvini,difensored'ufficio P. 25 LUCA CANALI LATINISTA E SCRITTORE L'attoreCraigParker interpreta la partedelperfidoGaioClaudio Glabro Romaeradavverocrudele, imperialistaespietatama ilkolossalamericanoègrandguignolperpalatibeoti: moltosesso,moltosanguee lastoriacomepretesto U: venerdì 18, maggio, 2012 19
Uno dei primi segnali di crisi diun Paese è chiudersi in un at-teggiamento protezionistico. A farne le spese per prima è stata qualche settimana fa la società spagnola Repsol che si è vista privata, dal governo argentino, della sua controllata Ypf che detiene la maggioranza dei giacimenti petroliferi nazionali. A prima vista può sembrare questa, la motivazione che ha spinto nei giorni scorsi l'Argentina ad annunciare anche il blocco delle importazioni di prosciutto dall'Italia, dal Brasile e dalla Spagna. Ma più che di protezionismo, sembra si sia trattato di un accordo con i produttori nazionali di carne suina per aumentare l'offerta nazionale e per sviluppare la zootecnia interna al Paese. Una misura drastica che punta a proteggere il prodotto interno argentino e a frenare l'uscita di valuta. A carico del Paese sudamericano, nel settore alimentare, ci sono anche altre presunte infrazioni internazionali: il contenzioso sulla denominazione del vino Rioja con la Spagna e quello sul formaggio Reggianito con l'Italia. L Italia è uno dei più grandi produttori ed esportatori al mondo di salumi con 138.000 tonnellate ed un valore di oltre 1 miliardo; inoltre vanta moltissime denominazioni protette, come Prosciutto di Parma e San Daniele, che contribuiscono alla notorietà del Made in Italy nel mondo con circa 37.000 tonnellate esportate e 402 milioni di valore. Il mercato argentino vale poco più di 250 tonnellate per l'Italia, ma l'attenzione alla questione da parte degli operatori è alta. Ci siamo subito coordinati con il ministero degli affari esteri e delle politiche agricole commenta Mario Emilio Cichetti, direttore del Consorzio prosciutto San Daniele -, e sembra che il Ministro Catania ne abbia già parlato lunedì scorso a Bruxelles, perché sono norme in contrasto con le regole dell Organizzazione mondiale del commercio. E una situazione che va chiarita non solo dall'Italia, ma a livello europeo. I nostri mercati più interessanti, sono l'Europa, dove esportiamo moltissimo in Inghilterra, Francia e Germania, gli Stati Uniti e il Giappone, ma il problema con l'Argentina va comunque chiarito subito. L'Italia importa dall'Argentina grandi quantità di carne bovina e cereali e a fronte di questo atteggiamento nei confronti dei salumi italiani, cosa dovremmo fare, scegliere la via delle contromisure? Come prosciutto Toscano non esportiamo in Argentina commenta il direttore del consorzio Walter Giorgi -, ma secondo me questo atteggiamento è un segnale della crisi economica. Spero che l'Europa si muova subito, con determinazione, perché sono atteggiamenti preoccupanti che fanno scattare controproducenti contromisure . Esattamente quello che ha fatto il Brasile. Dopo il crollo del 30% delle vendite in Argentina nel mese di aprile, ha risposto con la rappresaglia, bloccando immediatamente le importazioni di prodotti argentini come mele, vino e farina di grano. La posizione presa dall'Argentina è intollerabile - afferma Davide Calderone, Direttore di Assica di Confindustria -. Pur capendo i problemi che il Paese ha con la sua economia, non possiamo accettare che si violino le norme che regolano il commercio internazionale. Stesso atteggiamento anche dal Consorzio Prosciutto di Parma. Il blocco protezionistico che l'Argentina sta attuando danneggia l'interno sistema Ue - commenta Stefano Fanti, Direttore del Consorzio del Prosciutto di Parma . La questione argentina rilancia la necessità non solo di nuove politiche economiche internazionali, ma anche, per il governo italiano, la questione della tutela sui mercati esteri del Made in Italy. Infatti se le aziende devono svilupparsi per superare la difficile congiuntura hanno bisogno soprattutto dei mercati stranieri. Anche questo sarebbe una misura per la crescita a costo zero. FOODPOLITICS Il cammino da fare è ancora «lungo e difficile», premette il presidente della Camera, Gianfranco Fini. E, in effetti, se lui di strada ne ha fatta da quando, quattordici anni fa, diceva: «Un omosessuale dichiaratamente tale non può fare il maestro elementare», c'è ancora un 41% degli italiani che la pensa così: non accetta che un omosessuale faccia il maestro (41%), né che faccia il politico (24,8%) o il medico (28,1%). E neppure lo vorrebbe come vicino di casa (17,2%) o come amico (22,8%). Una sacca di pregiudizio che pesa in una società che però, in testa le donne e i giovani, sta cambiando e più in fretta della politica. Questa è la fotografia scattata dalla prima indagine Istat sulla popolazione omosessuale nella società italiana, condotta su un campione di 7.725 famiglie, presentata ieri, nella giornata mondiale contro l'omofobia, alla Camera. Sulle “unioni civili”, soprattutto, il paese è un pezzo avanti. Il 62,8% degli intervistati ha risposto che «è giusto che una coppia di omosessuali che convive possa avere per legge gli stessi diritti di una coppia sposata». Annuiscono, in prima fila le ex ministre delle Pari Opportunità, Barbara Pollastrini Pd, e Mara Carfagna, Pdl, sedute una accanto all'altra. Nonostante i tentativi, quella legge ancora non c'è. Eppure non solo la maggioranza degli italiani la considera «giusta», ma il 43,9% ormai ritiene che gay e lesbiche dovrebbero potersi sposare. Le resistenze, in questo caso, sono molto più forti: il 56,1% si dichiara poco o per niente d'accordo al matrimonio tra omosessuali. E ancora più forte è il no rispetto alla possibilità di adottare. Solo il 23,4% la ritiene giusta per le coppie lesbiche, mentre solo il 19,4% per le coppie gay. Molto più difficile è trovare nella società italiana chi sia d'accordo con certe affermazioni, che invece trovano ancora proseliti in parlamento. Il 74,8% non è d'accordo con chi dice che l'omosessualità è una malattia. O con chi pensa che sia una minaccia per la famiglia. Quello su cui concorda la maggior parte degli intervistati, il 61,3%, è che gli omosessuali, in Italia, siano tutt'oggi discriminati, anche se meno che in passato. Una percentuale che sale all'80,3% per le persone transessuali. Neppure su questo fronte però il parlamento è riuscito a legiferare. «Sia la legge contro l'omofobia che quella sulle unioni giacciono in parlamento», chiosa Paola Concia, in prima fila, accanto alle associazioni Lgbt. E «se la norma non riconosce i diritti legittima di fatto l'omofobia», scandisce anche la sottosegretaria al Welfare Guerra. Quanto sia ancora difficile per il paese guardarsi allo specchio dell'omosessualità lo dice il fatto che, nonostante il questionario fosse anonimo e in busta chiusa, solo il 2,4% degli si è dichiarato omosessuale. Il 77% si è detto eterosessuale. Un 5% si è definito come “altro”. Mentre il 15% ha preferito semplicemente non rispondere. Quella casella bianca spiega perché i conti non tornano. Un milione di omosessuali in Italia, tre milioni se si considera chi ha avuto esperienze omosessuali? «Utilizzare la busta chiusa ci ha permesso di fare emergere qualcosa di più, ma non tutto il fenomeno», spiega Linda Laura Sabbadini, che ha curato l'indagine. D'altra parte, chi è omosessuale, in Italia, non lo dice neppure ai genitori. Appena il 21,2% ne ha parlato con la madre, solo il 24% con il padre. Di più con i fratelli o le sorelle (45,9% di chi ne ha) e con gli amici. Solo l'11,1% non ne ha parlato neppure con un amico. Qualche ragione ce l'hanno se ancora quasi la metà degli italiani non ritiene accettabile vedere una coppia di gay o lesbiche che passeggiano mano nella mano e poi si scambiano un rapido bacio. Scena accettata al 94% se si tratta di coppie etero, al 52,4% nel caso di coppie gay, 55% se lesbiche. Resistenze di un paese che sta cambiando. La parte più avanzata sono le donne che hanno staccato di almeno 7-8 punti gli uomini in quasi tutte le domande. E i giovani, che per fortuna, specie se donne, stanno quasi dieci punti avanti. ACURADI MAURO ROSATI maurorosati.it Presentata l'indagine in Parlamento: per il 62,8% chiunque conviva deve avere gli stessi riconoscimenti per legge . . . Su gay, lesbiche e trans i giovani e le donne sono molto più avanti del resto della società Petrolio e salumi L'Europa intervenga sul blocco argentino Nei giorni scorsi l'annuncio dello stop all'import del prosciutto da Italia, Spagna e Brasile VIRGINIALORI ROMA . . . Buenos Aires vuole proteggere il prodotto interno ma questo viola le norme sul commercio Istat: gli italiani dicono sì ai diritti delle coppie gay MARIAGRAZIAGERINA mgerina@unita.it Un bacio di coppie omosessuali ieri a Berlino, in occasione della giornata mondiale per i diritti gay Un addetto ad uno stand di prosciutti al Salone internazionale del Gusto L'Italia non è l'America. Sarà difficile che un presidente nostrano si esprima a favore dei matrimoni gay. Eppure, anche da noi, c'è qualcuno che ha deciso di dare il proprio riconoscimento alle coppie di fatto, anche se composte da persone dello stesso sesso. Da ieri, giornata mondiale della lotta contro l'omofobia, Ikea Italia ha deciso di estendere il trattamento aziendale già riservato ai dipendenti coniugi anche alle coppie gay. Per accedervi, rende noto l'azienda, «basterà presentare il certificato di famiglia anagrafica (già previsto dal DPR 223 del 1989) rilasciato obbligatoriamente dall'anagrafe, in seguito a richiesta di annotazione negli appositi registri (art. 21) da parte dei diretti interessati». In sostanza si parla di molti dei diritti oggetto delle lotte delle associazioni che tutelano gli omosessuali. Si va dai permessi per emergenze di salute o lutti all'estensione, per i dirigenti, della tutela sanitaria, dal congedo matrimoniale a quello parentale. È previsto anche un buono acquisto da 120 euro per chi inizia una convivenza o si sposa, oltre all'estensione al partner dello sconto dipendenti e dell'uso dell'auto aziendale. LAPUBBLICITÀ ELEPOLEMICHE Ikea non è nuova a iniziative a tutela della comunità Glbt. «Siamo aperti a tutte le famiglie» recitava infatti lo slogan che la ditta svedese aveva adottato per una campagna pubblicitaria di un anno fa. Slogan accompagnato da un'immagine eloquente, che ritraeva due giovani mano nella mano, uno dei quali stringeva una shopper “griffata” Ikea. La cosa suscitò reazioni furibonde. Carlo Giovanardi parlò di un uso del termine “famiglia” lesivo della costituzione e già allora Ikea rivendicò la sua scelta in modo netto: «Noi ci rivolgiamo a tutte le tipologie di famiglia» fu la risposta dei dirigenti. È importante notare però che non si tratta solo di una scelta “politica”, ma di una vera strategia aziendale. La decisione infatti è stata presa a seguito di un'indagine condotta da Ikea nei propri punti vendita. Il 14% dei dipendenti si è infatti definito appartenente alla comunità Glbt, mentre solo il 12% ha dichiarato di essere a disagio nel lavorare vicino a un omosessuale. L'Ikea tutela i dipendenti omosessuali venerdì 18, maggio, 2012 15
DIO(SEC'È)BENEDICAMATTEOSAL-VINIPER LA FUNZIONE CHESIÈ DATA DI RENDERE EVIDENTI I PEGGIORI VIZI DELLALEGA.Vizi che secondo noi, che non siamo magistrati, sono anche più gravi degli stravizi illegali. Basta pensare alle madornali uscite di Salvini in vari momenti della storia leghista. Quando propose, per esempio che nella metropolitana di Milano ci fossero vagoni per soli milanesi, in modo che gli autoctoni non dovessero più essere costretti a mischiarsi con il resto del genere umano. Poi, naturalmente, sostenne che si era trattato solo di una provocazione, senza peraltro spiegare chi e che cosa intendesse provocare. Perché è tipico dei leghisti restare sempre nella via di mezzo tra il razzismo dichiarato e la violenza verbale, tra la minaccia e la pagliacciata, la pernacchia e l'ingiuria. In modo che possano sempre tirare il sasso e nascondere la mano. E ancora ci provano adesso che sono stati presi con tutte e due le mani nel sacco. Per cui, da un lato dicono (come ha detto Salvini l'altra sera nel programma di Lilli Gruber) che i leghisti non perdonano i ladri, ma quando si scopre che i ladri sono loro, ecco che rispunta la congiura contro il Nord. E addirittura, per sminuire i fatti, Salvini ha sostenuto che il vero furto è quello delle tasse pagate dal Nord e andate a Roma a ingrassare chi sa chi. Invece i soldi di Roma (versati da tutti gli italiani) hanno ingrassato proprio la famiglia del fondatore della Lega, un certo Umberto Bossi, che ora, secondo i suoi difensori, non sarebbe più in grado di intendere, ma di volere sì. Un uomo che ha preteso di farsi partito e territorio, nazione e Stato, ma non è mai stato altro che un incredibile bugiardo, disposto ad allearsi con chiunque pur di “portare a casa” il conquibus. Perché, quando gli serve, viene buono anche il latinorum: come ai tempi di Renzo Tramaglino, c'è sempre qualcuno che ci casca. TV Matteo Salvini difensore d'ufficio 06.45 Unomattina. Rubrica 11.00 TG1. Informazione 11.05 Occhio alla spesa. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 Tg1 Economia. Informazione 14.01 Tg1 Focus. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show. 15.15 La vita in diretta. Rubrica 16.50 TG - Parlamento. Informazione 16.51 Previsioni sulla viabilità. Informazione 17.00 Tg 1. Informazione 17.10 Che tempo fa. Informazione 18.50 L'Eredità. Gioco a quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Qui Radio Londra. Attualita' 20.35 Aari tuoi. Show. Conduce Max Giusti. 21.10 Mi gioco la nonna. Show. Conduce Giancarlo Magalli. 23.25 TV 7. Informazione 00.25 L'appuntamento. Informazione 00.55 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.15 Tg1 Focus. Informazione 01.25 Che tempo fa. Informazione 01.30 Cinematografo Speciale Cannes. Evento 01.35 Sottovoce. Talk Show. 06.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 09.30 TGR - Montagne. Informazione 10.00 Tg2 Insieme. Rubrica 11.00 I Fatti Vostri. Show. 13.00 Tg 2. Informazione 13.30 TG 2 Costume e Società. Rubrica 13.50 TG 2 Eat Parade. Rubrica 14.00 Italia sul Due. Rubrica 16.15 La signora del West. Serie TV 17.00 Private Practice. Serie TV 17.45 Tg2 - Flash L.I.S.. Informazione 17.50 Rai TG Sport. Informazione 18.15 Tg 2. Informazione 18.45 Ghost Whisperer. Serie TV 19.35 Squadra Speciale Cobra 11. Serie TV 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 21.05 N.C.I.S. Los Angeles. Serie TV Con Linda Hunt, LL Cool J, Chris O'Donnell. 21.50 Blue Bloods. Serie TV Con Tom Selleck, Donnie Wahlberg, Bridget Moynahan. 22.40 The Good Wife. Serie TV Con Julianna Margulies, Christine Baranski, Josh Charles. 23.25 TG2. Informazione 23.40 L'ultima parola. Talk Show. 08.00 Agorà. Talk Show. 10.00 La Storia siamo noi. Documentario 11.00 Speciale TG3 – 195° Anniversario della Costituzione del Corpo di Polizia Penitenziaria. Rubrica 11.10 TG3 Minuti. Informazione 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 Ciclismo: 95° Giro d'Italia si gira. Sport 12.45 Le storie. Talk Show. 13.10 La strada per la felicita'. Soap Opera 14.00 Tg Regione. Informazione 14.20 TG3. Informazione 15.10 Ciclismo: 95° Giro d'Italia - 13° tappa: Savona - Cervere. Sport 18.05 Geo & Geo. Rubrica 19.00 TG3. Informazione 19.30 TG Regione. Informazione 20.00 Blob. Rubrica 20.15 Le storie. Talk Show. 20.35 Un posto al sole. Soap Opera 21.05 Robinson. Rubrica 23.15 Law&Order. Serie TV Con Jeremy Sisto, Linus Roache, Alana Truglio. 00.00 TG 3 Linea notte. Informazione 00.10 TG Regione. Informazione 01.05 Appuntamento al cinema. Rubrica 01.06 Ciclismo: 95° Giro d'Italia Giro notte. Rubrica 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.40 La telefonata di Belpietro. Rubrica 08.50 Mattino cinque. Show. 10.01 Tg5. Informazione 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Uomini e donne. Talk Show. 16.05 Amici. Talent Show 16.45 Pomeriggio cinque. Talk Show. 18.45 Il Braccio e la Mente. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.30 Meteo 5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show. Conduce Ficarra, Picone. 21.10 Amici. Talent Show 00.30 Supercinema. Rubrica 00.55 Tg5 - Notte. Informazione 01.24 Meteo 5. Informazione 01.25 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show. Conduce Ficarra, Picone. 01.56 Media Shopping. Shopping Tv 02.10 Uomini e donne. Talk Show. Conduce Maria De Filippi. 07.22 Come eravamo. Show. 07.25 Nash Bridges I. Serie TV 08.20 Hunter. Serie TV 09.40 Carabinieri. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 14.05 Forum. Rubrica 15.35 My Life Segreti e passioni. Soap Opera 16.05 Marnie. Film Giallo. (1964) Regia di Alfred Hitchcock. Con Edith Evanson, Diane Baker 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.30 Walker Texas Ranger. Serie TV 21.10 Quarto grado. Reportage 23.50 I Bellissimi di Rete 4. Show. 23.55 Mulholland drive. Film Noir. (2001) Regia di David Lynch. Con Laura Elena Harring, Naomi Watts, Justin Theroux. 02.55 I contrabbandieri di Santa Lucia. Film Poliziesco. (1979) Regia di Alfonso Brescia. Con Mario Merola, Antonio Sabato, Gianni Garko. 06.50 Cartoni animati 08.40 Settimo cielo. Serie TV 10.35 Ugly Betty. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 What's my destiny Dragon ball. Cartoni Animati 15.00 Camera Cafè ristretto. Serie TV 15.10 Camera Cafè. Sit Com 15.55 Camera Cafè sport. Sit Com 16.00 Internazionali BNL d'Italia - Foro Italico. Sport 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. Miami. Serie TV 20.20 C.S.I. Miami. Serie TV 21.10 The losers. Film Azione. (2010) Regia di Sylvain White. Con Zoë Saldana, Jason Patric, Jerey Dean Morgan. 23.05 Sin City. Film Noir. (2005) Regia di R. Rodriguez, Frank Miller. Con Bruce Willis, Mickey Rourke, Jessica Alba. 01.25 Nip/tuck. Serie TV 02.20 Saving Grace. Serie TV 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 L'aria che tira. Talk Show. 12.30 I menù di Benedetta Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Giovanni Falcone. Film Drammatico. (1993) Regia di G. Ferrara. Con Michele Placido, Giancarlo Giannini. 16.10 Movie Flash. Rubrica 16.15 The district. Serie TV 17.55 I menù di Benedetta. Rubrica 18.50 G' Day alle 7 su La7. Attualita' 19.25 G' Day. Attualita' 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica 21.10 Io vi perdono ma inginocchiatevi. Film. (2012) Regia di Claudio Bonivento. Con Silvia D'Amico, Raaella Rea, Toni Sperandeo. 23.15 Enrico Mentana presenta Film Evento ‘Io vi perdono ma inginocchiatevi'. Talk Show. Conduce Enrico Mentana. 00.15 Sotto canestro. Rubrica 00.40 Tg La7. Informazione 21.00 Sky Cine News. Rubrica 21.10 Il trono di spade 2. Serie TV 22.15 Il trono di spade 2. Serie TV 23.20 Kick-Ass. Film Azione. (2010) Regia di M. Vaughn. Con N. Cage M. Strong. 01.25 Il tesoro dell'Amazzonia. Film Azione. (2003) Regia di P. Berg. Con D. Johnson. SKY CINEMA 1HD 21.00 Ant Bully - Una vita da formica. Film Animazione. (2006) Regia di J. Davis. 22.35 Balla con noi. Film Musical. (2011) Regia di C. Bornoll. Con A. Bellagamba. 00.15 Cars 2. Rubrica 00.35 Sognando Beckham. Film Commedia. (2002) Regia di G. Chadha. Con P. Nagra K. Knightley. 21.00 Amori e disastri. Film Commedia. (1996) Regia di D.O. Russell. Con B. Stiller P. Arquette. 22.45 Beauty Shop. Film Commedia. (2005) Regia di B. Woodru. Con Q. Latifah A. Silverstone. 00.35 Tiany Rubin - Storia di una madre. Film Drammatico. (2011) Regia di G. Harvey. Con T. Henson. 19.40 Level Up. Film. (2011) Regia di P. Lauer. Con G. Connell C. Del Rio. 20.05 Batman the Brave and the Bold. Cartoni Animati 20.30 Lo straordinario mondo di Gumball. Cartoni Animati 20.55 Adventure Time. Cartoni Animati 21.20 Takeshi's Castle. Show. 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Marchio di fabbrica. Documentario 19.30 Marchio di fabbrica. Documentario 20.00 Top Gear USA. Documentario 21.00 Miti da sfatare. Documentario 22.00 Vero o falso?. Documentario 23.00 American Guns. Documentario 18.35 Platinissima presenta Good Evening. Show 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Via Massena. Sit Com 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 Fino alla fine del mondo. Reportage 22.30 Deejay chiama Italia - Edizione Serale. Rubrica DEEJAY TV 18.30 Ginnaste: Vite parallele. Docu Reality 19.20 MTV News. Informazione 19.30 I soliti Idioti. Serie TV 20.20 Il Testimone. Reportage 21.10 Ginnaste: Vite parallele. Show. 22.00 Ragazzi in gabbia. Docu Reality 22.50 Death Valley. Serie TV MTV RAI 1 21.10: Mi gioco la nonna Show con G. Magalli. Le famiglie italiane messe ancora una volta alla prova. 21. 05: N.C.I.S. Los Angeles Serie Tv con C. O'Donnell. Oltre alle indagini, il team deve arontare le vacanze natalizie. 21.05: Robinson Rubrica con L. Costamagna. Si continua a fare il punto sui fatti della settimana. 21.10: Amici Talent show con M. De Filippi Il reality, tra polemiche e gossip, è giunto alle fasi finali. 21.10: Quarto grado Reportage con S. Sottile. La cronaca nera occupa sempre la prima serata del venerdì. 21.10: The losers Film con J. Dean Morgan. Un team speciale deve impedire lo scoppio della terza guerra mondiale. 21.10: Io vi perdono ma inginocchiatevi. Film con T. Sperandeo. Per ricordare la Strage di Capaci. RAI 2 RAI 3 CANALE 5 RETE 4 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY FRONTEDELVIDEO MARIANOVELLAOPPO U: venerdì 18, maggio, 2012 25
JOLANDABUFALINI NeldocumentariodiFeliceCavallaro inonda lunedìsuRai3 ilpercorsodelladonnachesfidò lamafia inCattedrale IL MINOTAURO È ANCORA LÌ, MOSTRUOSO E POLIFORME.PERÒLEIÈUSCITADALLABIRINTO,ha vinto al punto da essere tornata sui suoi passi senza perdersi. La novella Arianna è Rosaria Schifani, icona, madonna siciliana, come la definiscono sul web commossi ammiratori, da quel terribile 25 maggio 1992, quando, contravvenendo ai consigli di cristiana pacatezza del cugino parroco, don Cesare Rattoballi, pronunciò quel terribile «Vi perdono ma vi dovete inginocchiare» tanto più potente, perché pronunciato dalla sua voce rotta dal pianto. Dietro quell'icona c'è una donna che per 20 anni è andata avanti, crescendo il figlio che non ha conosciuto il padre Vito, saltato in aria con Giovanni Falcone. Si è data una nuova opportunità lontana da Palermo, ha trovato un uomo che suo figlio chiama «papà», ha avuto una bambina. La discesa all'inferno l' ha fatto con Felice Cavallaro, che dal 1992 è stato sempre in contatto con lei, e con Fabio Vannini, il regista del documentario che andrà in onda su Rai 3 lunedì 21 alle 21 e 10 e che, appunto, si chiama Ho vinto io, perché lei, a fatica, ha ricostruito la sua vita mentre i mafiosi restano avvolti in una spirale di morte. Ieri non ce l'ha fatta avenire a Roma per la presentazione del documentario, un malore, una indisposizione a cui non è estranea la data dell'anniversario e la sovraesposizione mediatica che ravviva il dolore. Invece ha affrontato Palermo, è entrata nel bunker che era di Giovanni Brusca: lo attraversa col suo passo nervoso, aprendo di colpo le porte: «l'avevano scelto buono il posto per progettare l'attentato, è cupo, un carcere non una villa». Racconta di Paolo Borsellino, che le si sedette accanto, prima del funerale. Chiese a lui, ragazza di 22 anni e appena vedova, cosa è la mafia. «La mafia si veste pulita», «allora è anche fra noi?». «Quelli che uccidono si mettono dietro al feretro». È allora che è iniziata la lotta contro il Minotauro, contro il potere violento e criminale che estende i suoi tentacoli nello Stato, la ricerca della verità che non è ancora finita, «io ancora non ho capito». Lei ha la forza di continuare perché si fa guidare dal cuore, non rimuove, non razionalizza, lascia vivere dentro quel dolore incolmabile e scende negli inferi di una Palermo dove quelli che non amano «gli sbirri» la guardano ancora con diffidenza. Poi risale e si aggancia alla vita nuova e a Manu, Manuele, il figlio che nel 1992 aveva quattro mesi. Ora Manuele studia all'Accademia della guardia di finanza. «Ha fatto la sua scelta autonomamente, - racconta Fabio Vannini - considerando che il terreno si è spostato sull'illegalità economica». Ieri, alla presentazione, insieme al ministro Cancellieri, al procuratore di Roma Pignatone, ai vertici dell'Anm, al dg della Rai Lei e ad Antonio Di Bella, c'erano anche i vertici della guardia di Finanza. La serata di Rai 3 sulle stragi di Capaci e di via D'Amelio, lunedì, continua con IlsegretodiBorsellino, di Carlo Lucarelli e Peppe Ruggero con la consulenza di Francesco La Licata e la regia di Alessandro Patrignanelli. Il ritornodiRosariaSchifani aPalermo:«Hovinto io» C'ÈUNARACCOLTADIRACCONTI,DIETRORUGGINE ED OSSA: SCRITTA DA CRAIG DAVIDSON, AMBIENTATA IN AMERICAESENZAALIESTEPHANIE,PROTAGONISTIDEL FILMDIJACQUESAUDIARD.Il regista – e il suo co-sceneggiatore Thomas Bidegain – trasportano la trama in Costa Azzurra, girando diverse sequenze addirittura all'ombra del Palais di Cannes, e creano due personaggi ai quali lo scrittore canadese non aveva minimamente pensato. Perché, allora, intitolare il film Ruggine ed ossa e mantenere il nome di Davidson nei titoli? Facile: si chiama marketing, bellezza. Uno scrittore noto aiuta la vendita del film in tutto il mondo e la location cannense aiuta a far sì che Ruggine ed ossa venga selezionato per il festival di Cannes. La gente del cinema ragiona così. E sapete una cosa? Funziona, perché il film è piuttosto bello e non è certo il primo, nella storia del cinema, a nascere da esigenze squisitamente mercantili. I film sono operazioni commerciali/editoriali, e come diceva Gordon Gekko in Wall Street, per i sentimenti comprati un cane. Stephanie, per i sentimenti, ha le orche. Lavora nell'acquario di Antibes e si esibisce con quei meravigliosi e pericolosissimi mammiferi marini, finché un brutto giorno un'orca sbaglia una capriola e la ragazza si ritrova sott'acqua, per poi risvegliarsi in ospedale senza gambe. Poco prima Stephanie aveva conosciuto Ali, padre single appena arrivato in Costa Azzurra dalla Francia del Nord, per farsi ospitare da una sorella e dal suo compagno camionista. Ali è robusto e manesco, trova lavoro come guardia giurata, poi come boxeur in un giro di incontri e scommesse clandestine. Il mondo di Ali è ruspante, proletario, selvaggio. Il mondo di Stephanie è borghese – si sono incontrati in discoteca: lei ospite, lui buttafuori – e pieno di solitudine. Una volta invalida, Stephanie telefona ad Ali (prima, sarà cinico dirlo, non l'avrebbe mai fatto). Ali la va a trovare, comincia ad assisterla: la porta in spiaggia, le fa recuperare un rapporto con quel corpo dimezzato. Lui aiuta lei fisicamente; lei aiuta lui moralmente. «Credo di aver mantenuto dal libro di Davidson – dice Audiard – l'idea che entrambi i personaggi cambiano fisicamente a causa delle proprie disgrazie. Lei è una principessina arrogante che, attraverso la menomazione fisica, impara che l'amore è abbandono, capacità di darsi. Lui, che inizialmente non sa nemmeno parlare, impara il valore delle parole e dei sentimenti». ILFENOMENO«COTILLARD» Un film così, che anche per scelta stilistica sta molto «addosso» ai personaggi, si regge quasi completamente sul fisico e sul talento della francese Marion Cotillard e del belga Matthias Schoenaerts. Lui è un fusto recitante, merce rara nel cinema di questi tempi. Lei è il fenomeno che abbiamo scoperto in Lavieenrose, dove interpretava Edith Piaf (ruolo per il quale ha vinto l'Oscar nel 2007). Da allora ha alternato Parigi e Hollywood sempre con successo, basti pensare a Inception di Christopher Nolan e a Nemico pubblico di Michael Mann. I due mondi si sono idealmente uniti in Midnight in Paris di Woody Allen, dove era nuovamente bravissima. Marion Cotillard è la vera diva globale del terzo millennio, e in Ruggine ed ossa è bravissima nel recitare quasi tutto il film… senza gambe, grazie ai mirabolanti effetti speciali. Jacques Audiard padroneggia i meccanismi del mélo con la stessa efficacia con la quale, in Un profeta, si destreggiava nel thriller carcerario. Due film così diversi, entrambi portati a casa senza sbavature, dimostrano una cosa molto semplice: figlio di uno dei più grandi sceneggiatori del cinema francese (Michel Audiard), Jacques è un fior di regista. Con Unprofetaha sfiorato la Palma, con Ruggine ed ossa potrebbe anche vincerla. CULTURA Audiardsi ispira liberamente a«Ruggineedossa»con unastoriad'amoreedi solitudini traunaragazza invalidaeunproletariorude È MOLTO PIÙ INTERESSANTE LEGGERE IL MATERIALE-STAMPA SU DOPO LA BATTAGLIA,FILMEGIZIANOPASSATOINCONCORSO,CHEVEDEREILFILMMEDESIMO.Capita quando un regista sente l'urgenza di documentare una realtà bruciante come la «rivoluzione» egiziana del 2011, senza però avere la capacità di trasformare tale urgenza in racconto. Yousry Nasrallah, nato al Cairo nel 1952, è un ex giornalista ed è stato a lungo assistente del più grande cineasta egiziano di tutti i tempi, Youssef Chahine. È un intellettuale di spessore, un uomo che merita di essere ascoltato sulla difficile fase di transizione che sta vivendo il suo paese. Quando parla dell'Egitto come «una nazione dominata da 60 anni dai militari, ancora non abituata alla democrazia, in cui le arti e il cinema in particolare saranno in grave pericolo nel caso della nascita di uno stato islamico», il suo è un grido di dolore al quale nessun europeo dovrebbe essere insensibile. ILCAVALIERE DIMUBARAK Anche il contesto narrativo di Dopo la battaglia è molto interessante: il film narra l'incontro fra una giovane giornalista democratica, attiva nelle manifestazioni di piazza Tahrir, e uno dei «cavalieri di Mubarak» che il 2 febbraio 2011 attaccarono i manifestanti in quella che è stata definita la «battaglia dei cammelli». Raccontando questa strana amicizia (quasi un amore) fra due persone così diverse, Nasrallah ci porta anche in un'enclave della società egiziana molto curiosa: Nazlet El-Samman, una cittadina di 50.000 abitanti (quasi tutti imparentati fra loro) che sorge accanto alle Piramidi e che nel 2002 è stata separata dal famoso sito archeologico con un muro lungo 16 chilometri. Quasi tutti gli abitanti, a cominciare dai cammellieri, vivevano di turismo e dopo la costruzione del muro l'economia locale è andata in crisi. Da allora Nazlet è un luogo di povertà ed emarginazione, dove sia il populismo di Mubarak sia gli estremisti islamici hanno trovato terreno fertile. Dopolabattaglia è la lucida analisi del profondo distacco fra queste realtà ancestrali e le élite intellettuali e laiche del Cairo. Peccato che nel film tutto questi resti sulla carta: i rapporti fra i personaggi sono molto schematici e i dialoghi sembrano la trascrizione di un'inchiesta giornalistica. Nasrallah dichiara come fonti di ispirazione i capolavori di Rossellini (Roma città aperta, Paisà, Germania anno zero) girati a caldo dopo la fine della guerra, ma è un paragone dal quale Dopo la battaglia esce annichilito. Incontro apiazzaTahrir dopo labattaglia AL. C. CANNES Ladomatrice e il camionista Unmélo inodorediPalma sull'amore di una strana coppia ALBERTOCRESPI CANNES «Ruggineedossa»,un film diJacquesAudiard Inconcorsoal Festivaldi Cannes ... Dopounincidentesul lavoro nelqualehaperso legambe, Stephaniecominciauna nuovavitagrazieadAli U: 20 venerdì 18, maggio, 2012
SEGUEDALLAPRIMA Sono le cose che chiedono un nuovo grande patto sociale e una riscossa civile come la condizione per voltare pagina. Ma noi siamo all'altezza di questo compito? Riusciamo a farci percepire come “la speranza”, cioè come la cosa di cui questo paese ha un disperato bisogno: di non cedere ai rancori e alla paura per credere invece che cambiare è possibile? Questo io mi chiedo e mi convinco sempre di più che occorre dare battaglia, anche dentro il Pd, per uscire dalle vecchie logiche di potere e dare un senso alla politica in quanto possibilità degli uomini di uscire dalla passività e di influire sulle sorti della propria vita. E quindi, anche per contare qualcosa nel mondo. Non mi nascondo che i mesi che stanno davanti a noi saranno difficilissimi, forse drammatici. Ma mi rifiuto di inseguire solo gli “spread”. Voglio cominciare a chiamare le cose con il loro nome. Chi sono questi misteriosi mercati? Io non credo che sbagliavamo quando cominciammo noi per primi a parlare - molto tempo fa su queste colonne - della grande crisi economica dell'Occidente come della rottura dell' “ordine” mondiale. Un “ordine” non solo economico ma politico e anche, se non soprattutto, intellettuale e morale. Non voglio ripetere cose già dette e ridette sulla finanza. È sempre più chiaro che fu fatale la decisione della destra anglo-americana di porre fine al cosiddetto compromesso socialdemocratico e di affidare alle logiche dei mercati finanziari il governo delle società umane. Si è visto il risultato. I mercati finanziari sono “ciechi”. La loro natura è speculativa. Vedono solo ciò che si può guadagnare nel breve periodo. Prendi i soldi e scappa. Si spostano nel mondo con un “clic” sul computer, in pochi secondi. La sorte di una grande e antica storia come quella del popolo greco, oppure il fatto che per mettere in piedi una fabbrica ci vogliono anni, tutto questo non è affare dei mercati finanziari. Naturalmente, sto semplificando. So benissimo che senza la finanza, gli imprenditori e gli Stati non possono nemmeno fare progetti per il lungo periodo. So bene che sono serviti grandi capitali per finanziare l'esplosivo sviluppo del mondo arretrato. Conosco i costi giganteschi della rivoluzione scientifica in atto: il digitale, l'informazione. Non sono un “indignado” che demonizza il ruolo della finanza. So tutto questo. Ma ciò che io penso è altro. Penso che occorre allargare il campo della riflessione. Perché ciò che ormai sta venendo in discussione non è solo un problema economico. Dietro i meccanismi degli “spread” c'è ben altro. E io credo che sia arrivato il momento di chiamare le cose con il loro nome. Incombe su tutto - questo io credo - la formazione di un potere quale non si era mai visto così grande dopo la rivoluzione francese e la nascita del Terzo Stato, cioè della borghesia moderna. Questo è il dato. Cito solo un piccolo fatto italiano. Qualcuno denunciava gli stipendi troppo alti della tecnocrazia italiana e citava il manager Tronchetti-Provera il quale guadagnerebbe una cifra annua corrispondente a 60mila euro al giorno. Il Tronchetti freddamente precisò che si trattava di circa la metà. Ma il punto non è questo anche perché c'è gente che guadagna molto di più. È la domanda sul tipo di società in cui viviamo. La grande maggioranza degli italiani guadagna poco più di mille euro al mese. Quindi 30-35 euro al giorno. Quindi 30 non contro 300 ma contro 30.000. Mi chiedo: dopo i grandi sultani dell'Oriente e i grandi principi europei prima della rivoluzione francese e dalla nascita dello Stato moderno si erano mai viste distanze così grandi? Non sto sollevando un problema di giustizia. Sto cercando di capire cosa sia il sistema attuale. È il capitalismo che abbiamo conosciuto fino a ieri? Il capitalismo, dopotutto, è stato una civiltà, si è retto anche su un compromesso sociale. Certo, è stato lo sfruttamento del lavoro ma, insieme con esso, la formazione della società del benessere. È stato la più grande macchina per la ricchezza che ha consentito in due secoli di fare molto di più che nei ventimila anni precedenti. Questo è stato, con tutte le sue ingiustizie ma anche le sue conquiste di libertà. Adesso siamo di fronte a un'altra cosa. Siamo alla crisi di questa civiltà: la civiltà del lavoro umano e della valorizzazione delle capacità creative dell'imprenditore. Siamo alla riduzione della ricchezza al denaro. Ma un denaro fasullo fatto col denaro. Siamo al fatto che il mondo è stato inondato da una moneta fittizia la cui massa è ormai diventata tale da superare di nove volte la produzione della ricchezza mondiale. Chi paga? Devo ripeterlo perché è proprio così: l'economia di carta si sta mangiando l'economia reale. La situazione è drammatica ma anche molto semplice. È chiaro che questo sistema non è in grado di dare un futuro al mondo. Mette a rischio valori e beni essenziali. La drammatica vicenda europea è così che va letta. È su questo terreno che la democrazia moderna si sta giocando tutto. Al punto che il presidente della Consob (non un pericoloso sovversivo ma il garante della Borsa di Milano) ha tuonato contro la “dittatura” dei cosiddetti mercati finanziari e ha denunciato il fatto che questo mercati, attribuendo ogni potere decisionale a chi detiene il potere economico, stanno nei fatti vanificando il principio del suffragio universale. Caspita. Allora ho ragione io. È di potere politico che dobbiamo parlare non solo di economia. Ecco la necessità e il ruolo della politica. Bisogna alzare il tiro. Bisognerebbe immaginare l'Europa anche come un grande “fatto politico”, cioè come un fattore essenziale della lotta per una nuova civiltà del lavoro. Io è qui che vorrei vivessero i miei nipoti: nel luogo più bello e più civile del mondo. Dove l'uomo, in quanto persona, conta. Certo, l'uscita dalla crisi economica sarà lenta e richiederà saggezza e realismo. Il nemico non sono le banche, senza le quali si ferma tutto. Ciò che è necessario è la creazione di un nuovo potere democratico capace di contrastare lo strapotere dell'oligarchia dominante. Questo è il compito della sinistra. Clara Sereni Il commento Il razzismo e l'ignoranza L'analisi La crisi e il compito della sinistra Alfredo Reichlin SEGUEDALLAPRIMA Per chi lo sente nella propria pelle e nella propria storia è un riflesso inevitabile, mi piacerebbe fosse fatto proprio anche da altri, da chi appartiene a un'altra pelle e a una storia diversa. Perché c'è tuttora in giro un bacillo, non solo nel lato estremo della sinistra e della destra, che è come la febbre malarica: sembra di esserne guariti, e invece periodicamente si ripresenta, dolorosamente. Se non lo si contrasta con le opportune medicine può essere letale, o come minimo molto dannoso: per la democrazia prima ancora che per i singoli. La terzana e la quartana me le sento addosso, per esempio, ogni volta che mi trovo a confronto con un uditorio a conoscenza del mio essere ebrea, per cultura cui sono molto affezionata se non per pratica religiosa. Prima o poi, se in quei giorni lo Stato d'Israele ne ha fatta una delle sue, anche se non c'entra niente con l'argomento per cui ci siamo incontrati la domanda spunta fuori: ma tu, in quanto ebrea, come ti poni rispetto a... Rispetto a qualsiasi avvenimento mi pongo come donna, come donna di sinistra, come donna italiana di sinistra, come donna ebrea italiana di sinistra: l'ordine può essere modificato, queste restano le componenti di un insieme. Dunque le identità a cui mi si può ricondurre sono parecchie: ma è sempre una, quella su cui sono interrogata, e - in qualche modo - su cui sono chiamata a discolparmi. Non credo che dietro ci sia l'antisemitismo vero e proprio, se non nei casi peggiori; credo ci sia sopratutto una grande ignoranza. Ed è sull'ignoranza - proprio nel senso dell'ignorare - che la sinistra, e chi è portatore di una cultura di sinistra, non ha ancora finito di lavorare, e sempre ha lavorato troppo poco. Dunque quando Bruno Gravagnuolo scrive su queste pagine che la sinistra i propri conti li ha già fatti tutti, mi viene da rispondergli che i tic concernenti gli ebrei non sono scomparsi, e che la sinistra non ha affatto colmato ogni ritardo. Forse, anzi quasi certamente, a livello apicale sì, ma non nel suo popolo, e dunque nella sua cultura, che mantiene al proprio interno sacche diffuse di ignoranza. Melmosa, per quel che ne discende. Ignoranza significa non sapere, per esempio, che mai è esistito in un tempo chissà quando uno Stato di Palestina libero e felice, che il sionismo schiacciò nel sangue: non sono pochi ad avere questa idea dentro la testa, e a cancellare il fatto che se mai un auspicabile Stato di Palestina esisterà non sarà grazie ai buoni uffici degli Stati arabi, cui l'idea non è mai piaciuta, ma grazie alla contraddizione innescata in quell'area di assolutismi da uno Stato comunque e malgrado tutto democratico. Ignoranza è assimilare tutto il sionismo al suo ormai omonimo imperialismo, cancellandone le origini e le ragioni. Ignoranza è pensare che la Shoah sia stata tutta colpa dei tedeschi, perché invece gli italianibravagente gli ebrei li hanno soltanto protetti e aiutati. Pensare che certo, le leggi razziali ci sono state, ma non è che poi siano state applicate un granché. Ignoranza, ancora, è non sapere come e quanto la cultura ebraica e i suoi esponenti siano innervati nella nascita e crescita dell'Italia unitaria, partendo dal primo governo Cavour, passando attraverso la Resistenza, per arrivare alla Costituente e a chi la costruì e firmò. E si potrebbe continuare. È un discorso stucchevole, che annoia me per prima: ma finché bisognerà continuare a farlo, significa che il problema no, proprio non è risolto. IL COLLASSO DEL GOVERNO CONSERVATORE IN OLANDA, PA-SDARAN DELLA MERKEL. LA VITTORIA DEL “VETERO SOCIALISTA”HOLLANDEAPARIGI.Il successo dell'oldlaburista Ed Miliband alle elezioni amministrative nel Regno Unito. Il drammatico messaggio da Atene. La netta affermazione della “keynesiana” Kraft alla guida della Spd nel Nord-Reno Westfalia. Che vuol dire? Vuol dire che la linea di politica economica imposta nella Ue dai conservatori, tedeschi in primis, e condivisa da larga parte delle tecnocrazie di Bruxelles e Francoforte, è sbagliata. Vuol dire, come previsto, che l'area euro è sempre più avvitata in una spirale di recessione-aumento della disoccupazione-instabilità di finanza pubblica. Vuol dire che non possiamo uscire dal tunnel attraverso il pareggio di bilancio, il controllo dell'inflazione e le mitiche riforme strutturali. Vuol dire infine che è necessario il sostegno alla domanda aggregata per innalzare il livello dell'attività produttiva e orientarlo verso lo sviluppo sostenibile e i beni comuni e di cittadinanza: Keynes e Schumpeter insieme, anzi Keynes al servizio di Schumpeter. Dopo l'affidamento esclusivo alle riforme strutturali e il tentato blitz sulle regole per i licenziamenti al fine di inseguire l'impossibile via della “svalutazione interna”, imposta dalla Merkel e giustificata sul piano economico dalla Commissione Barroso, dalla Bce e l'altro ieri da una deprimente nota conclusiva della missione a Roma del Fmi, anche Monti si è convinto che il problema non è dal lato dell'offerta, ma dal lato della domanda. Propone la golden rule per allentare la morsa dell'austerità distruttiva, in sintonia con l'emendamento presentato al Patto di stabilità dai Socialisti e Democratici al Parlamento europeo su iniziativa di Roberto Gualtieri. È un passo avanti significativo, dovuto ai dati drammatici dell'economia reale e ai rapporti di forza maturati sul campo politico. Ora, si deve andare avanti, in coordinamento stretto con il presidente francese e i leader realisti europei. Nell'area euro va perseguita l'agenda della Dichiarazione di Parigi discussa da Gabriel, Hollande e Bersani il 17 marzo scorso e confermata martedì dai leader della Spd in occasione della visita di Hollande a Berlino: mutualizzazione dei debiti sovrani («redemption fund»), piano europeo per il lavoro, investimenti finanziati da project bonds e tassa sulle transazioni finanziarie, regolazione e vigilanza europea dei mercati finanziari, agenzia “pubblica” europea per il rating, coordinamento delle politiche retributive. L'emergenza, però, è la salvezza della Grecia. Una comunità di uomini e donne sull'orlo di una involuzione economica e democratica dopo lo sciagurato governo conservatore dal 2005 al 2009 e la medicina sbagliata, per principi attivi e per dosi, somministrata, su prescrizione Merkel-Sarkozy, da Commissione europea, Bce e Fmi. Le parole della Cancelliera tedesca e del neo-presidente francese martedì a Berlino e la contestuale posizione di Mario Draghi aprono uno spiraglio di speranza. In Italia è stato irresponsabile da parte del governo Berlusconi-Tremonti-Lega fissare, unico caso nella Ue, il pareggio del bilancio prima al 2014 e poi al 2013 nel contesto di una violenta recessione. Un'irresponsabilità accompagnata da subalternità e conformismo culturale di tanti autorevoli commentatori, anche di background progressista, al mantra del rigore. I dati sul Pil 2012 confermano che gli obiettivi di finanza pubblica per l'anno in corso e per il prossimo sono irraggiungibili. Insistere ad avvicinarli implica stringere ancora di più il cappio a imprese e lavoratori. Invece, come la Spagna, dobbiamo rinegoziare i nostri obiettivi con la Commissione europea. Per rinviare il previsto aumento dell'Iva. Per applicare la golden rule per gli investimenti immediatamente cantierabili dei Comuni. Per utilizzare le risorse recuperate dalla spending review su scuola pubblica e fondo per le politiche sociali. Da mesi, gli spread salgono per l'assenza di prospettive di ripresa non per l'andamento minaccioso della spesa pubblica. L'alternativa, allora, riguarda la strada per raggiungere obiettivi possibili: ulteriore distruzione di base produttiva o recessione meno severa. Dobbiamo arrivare al 50% di disoccupazione giovanile per svoltare verso il buon senso? I danni causati in Grecia dall'austerità cieca non insegnano nulla? I risultati elettorali in Italia hanno resettato il discorso sulle alleanze. Quanti fino a ieri proponevano il governo Monti e il centrismo come orizzonte del Pd, oggi spiegano con disinvolta incoerenza il valore di un'alleanza incentrata sul perno progressista. Tuttavia il discorso, sebbene riorientato, continua ad essere politicista. Rimane assente dalla proposta politica il programma fondamentale, la visione, per l'Italia e per l'area euro. L'agenda dell'alleanza tra progressisti e moderati prevede l'attuazione delle lettere arrivate nell'estate scorsa da Francoforte e Bruxelles, come continuano a sostenere i partiti del Terzo Polo? Oppure, l'agenda è imperniata sulla Dichiarazione di Parigi? Il Pd ha grandi responsabilità per il futuro dell'Italia. Dobbiamo costruire un'alleanza larga, innanzitutto fuori dal Palazzo, con le forze della società, del lavoro e della cultura. Ma, possiamo essere credibili in quanto indichiamo il nostro baricentro, non il recinto, culturale e sociale: l'europeismo progressista, il neo-umanesimo laburista, alternativo al liberismo; il lavoro subordinato, in tutte le forme. La riproposizione del Pd come forza subalterna e contenitore indifferenziato e generalista di qualunque interesse sociale porta al trionfo le soluzioni regressive. Oramai una corrispondenza biunivoca è evidente sul terreno politico: nel secolo asiatico, la salvezza dell'euro, asset necessario per la ricostruzione della civiltà del lavoro in Europa, è sulle spalle dei progressisti e, insieme, la salvezza dei progressisti è legata all'euro e al rilancio politico dell'Unione europea. L'intervento La salvezza dell'Italia e dell'Ue è nelle mani dei progressisti Stefano Fassina Responsabile del settore Economia e Lavoro del Pd COMUNITÀ Maramotti venerdì 18, maggio, 2012 17
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18/05/12

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