ALeMans ilDottoreèsecondodietroLorenzo,nuovoleader dellaclassificamondiale.Splendidoduello finaleconStoner MASSIMOSOLANI twitter@massimosolani LA CORSA LA FANNO I CORRIDORI E LA FANNO CORRIDORI COME MATTEO RABOTTINI. La fanno la follia, l'intuito, la classe, la fortuna, l'azzardo, 150 km di fuga, quattro colli spianati in solitudine assoluta, nel freddo astrale di una giornata autunnale, da Giro di Lombardia. L'azzardo e infine la paura, quando ai 200 metri, dopo una giornata a tu per tu con la strada e basta, ecco arrivare Purito Rodriguez, la logica che precipita come una secchiata sul fuoco, i diritti della classe sul potere dell'immaginazione. Là Rabottini può perdersi e maledire la sorte e quella strada troppo lunga, o le sue gambe, improvvisamente corte, quando ormai sembrava fatta. Non lo fa, si mette a ruota di Purito per quello che manca, trovando qualcosa in fondo al cuore forse. A ruota ci resta il tempo di capire che a Purito la tappa non interessa, e per lui è tutto. Rabottini, una vittoria al Giro di Turchia 2011 e basta, classe '87, pescarese, impugna il manubrio, esce dalla ruota di Rodriguez, e vince. ILTENTATIVODI CUNEGO È una giornata da lupi sin dal mattino quella che rimetterà in sella nella generale, con più margine e grandi sicurezze, Purito Rodriguez. Basso guarda il cielo e pensa alle quattro discese di giornata, il suo punto debole. La Lampre architetta l'azione del giorno, Cunego via giù dal Valcava. Rabottini e Bonnafond se n'erano andati in salita, qualche minuto prima. Rabottini resta solo a metà salita. Cunego scende fortissimo, arriva a 5' minuti sul gruppo e aggancia un manipolo interessante col compagno Ulissi e altri attaccanti, tra cui Amador, ancora in fuga 24 ore dopo la vittoria di Cervinia. Giornataccia per Pinotti tra forature e cadute. Pessima giornata anche per Fränk Schleck che toglie il disturbo per un problema al ginocchio. Hesjedal conduce l'inseguimento con gli uomini che ha, pochi. La Liquigas allora fa da sola, porta a spasso tutto il gruppo per il resto della tappa, sulla Forcella di Bura, sul Culmine di San Pietro, all'inizio dell'ultima ascesa fino ai Piani dei Resinelli. I verdi fanno fortissimo le salite e pianissimo le discese per aiutare Basso. Cunego veleggia con Txurruka, Amador, Losada e Pirazzi con un vantaggio pericoloso, sui 3', facendo esattamente al contrario, fortissimo in discesa, piano e male in salita, tanto da staccarsi da Losada e Pirazzi non appena inizia l'ultimo Gpm. Il vantaggio a quel punto precipita, Cunego si rialza, viene ripreso. Rabottini fa la sua corsa davanti, è solo ma senza forze, mentre il gruppo, tirato fortissimo da Szmyd, recupera. Ai 2,5 la corsa, e il Giro, esplodono, Scarponi prova uno scatto, Basso resiste a denti stretti, Rodriguez parte secco, un attacco solo, senza mai voltarsi. Pozzovivo, in crisi di fame, è molto indietro. Pare Contador Purito, in dieci pedalate supera Losada e Pirazzi, si riporta sotto Rabottini, provvidenzialmente quando la salita è praticamente finita. 200 metri di fatica eroica per l'abruzzese e una vittoria, la prima per la Farnese di Luca Scinto, resa più bella dal come, resa più difficile da una caduta in discesa, su un asfalto traditore, fondamentale, sognata e dedicata al bimbo che la sua compagna darà alla luce tra due settimane. Purito guadagna 25'' a Basso e Scarponi, 29 a Kreuziger, 39 a Hesjedal, 1'11'' a Cunego, 2 minuti a Pozzovivo, ora comanda con 1'22'' su Basso, 1'36'' su Scarponi. «Giornata bellissima per me dice il catalano, tornato in rosa dopo appena 24 ore -, peccato non aver vinto anche la tappa». Una piccola, cortese bugia. Basso è soddisfatto, «bene così, ci siamo difesi, arrivo all'ultima settimana con grandi ambizioni», Scarponi ne ha meno dello scorso anno, si vede benissimo. Il podio dovrebbe essere comunque questo, in quale ordine lo decideranno Cortina, Pampeago e lo Stelvio, le salite vere che finora sono quasi completamente mancate. FOSSE PER VALENTINO ROSSI, C'È DA SCOMMETTERCI, IL CAMPIONATODELMONDODELLAMOTOGPSICORREREBBE SEMPRE A LE MANS. Sul circuito della mitica 24 ore, infatti, lo scorso anno il Dottore era salito sul gradino più basso del podio dietro a Casey Stoner e Andrea Dovizioso. Miglior risultato della sua breve, e tormentata, carriera in Ducati fino all'exploit di ieri, sempre fra le colline della Loira, con il secondo posto conquistato sotto la pioggia al termine di una gara che ha restituito al mondiale il Valentino che fu e che, sicuramente, potrebbe tornare ad essere se solo la Ducati ritrovasse la strada smarrita al momento del matrimonio con il Dottore. In Francia ci ha pensato la pioggia a mascherare i difetti della rossa di Borgo Panigale e Valentino si è rimesso a fare la cosa che meglio gli è riuscita nella vita: il fenomeno. Ne sa qualcosa Casey Stoner, fresco di annuncio di ritiro a fine stagione: il campione del mondo australiano prima è stato costretto ad assistere senza possibilità di reazione alla fuga vincente di Jorge Lorenzo, che con i 25 punti conquistati a Le Mans si è issato in cima alla classifica mondiale, poi si è visto rimontato da Rossi e infine battuto in uno splendido duello finale. Certo, niente a che vedere con la battaglia epica di Laguna Seca 2008, ma abbastanza per ricordare al mondo che Valentino è ancora Valentino e che quando le cose girano per il verso giusto il folletto di Tavullia è ancora in grado di battere chiunque. Il problema però, come recitava Brandon Lee nel film IlCorvo, è che non può piovere per sempre e con l'asfalto sotto le scarpe la Ducati è ancora lontana, molto lontana, dalle Honda e dalle Yamaha. Anche da quelle del team “Tech3” guidate da Andrea Dovizioso e Cal Crutchlow , finiti a terra nel tentativo di resistere al forcing di Rossi e di rispondere ai sorpassi del nove volte campione del mondo. Insomma, la crisi è tutt'altro che finita, ma almeno il secondo posto è una bella iniezione di entusiasmo e energia alla vigilia della tre giorni di test del Mugello con cui, da domani, la Ducati recupererà quelli saltati a causa del maltempo portoghese. «È un risultato importantissimo - sorrideva Valentino a fine gara - anche perché arrivare secondo dopo un periodo dove le cose non vanno bene solleva tutti e fa morale, e io poi mi sono anche divertito. Sapevo di avere una chance perché la Desmosedici va sempre molto bene sotto l'acqua e non volevo farmela scappare. Ho cercato di stare tranquillo in partenza - ha raccontato - mi sono messo vicino a Stoner e lo tenevo abbastanza bene. Purtroppo poi ho avuto dei problemi con la visiera del casco che mi si è appannata e lì, cercando la soluzione per far entrare un po' d'aria, ho perso un sacco di tempo. L'appannamento è sparito con l'aria, da lì ho visto che avevo un gran passo e quando la pista si iniziava a ad asciugare ho ripreso anche le due Yamaha di Dovizioso e Crutchlow e ho fatto una gran battaglia con Stoner: è stato bello». Una soddisfazione che, esattamente come accaduto lo scorso anno, rischia però di restare l'eccezione a una regola che vede la Ducati indietro e Rossi immalinconito a fare sportellate per un posto lontano dalle luci della ribalta. «Il fatto di essere andato forte sotto la pioggia non risolve i nostri problemi sull'asciutto - è stata l'analisi di Valentino - però adesso andiamo al Mugello per provare. Ci sono delle cose interessanti e quindi sarebbe bello riuscire a rosicchiare qualche decimo e cercare di stare con quelli davanti a noi». Saluto sul podio lo scorso anno, Andrea Dovizioso ha dovuto rimettere nel cassetto ogni sogno di bis a pochi giri dal termine, scivolando nella rincorsa a Rossi. «Valentino era lì e Casey stava perdendo. Il podio era vicino ed io mi sono detto “ci provo”. Purtroppo sono caduto». A tutto vantaggio di Daniel Pedrosa, quarto al traguardo dopo la partenza dalla pole e mai davvero in gara. MotoGp,sotto lapioggia Valentinoritrova il sorriso 1 Matteo Rabottini Ita - Farnese Vini 5h15'30' 2 Joaquin Rodrìguez Oliver Spagna-Katusha Team s.t. 3 Alberto Losada Alguacil Spa Katusha Team a 23'' 4 Sergio Luis Henao Montoya Col-Sky a 25'' 5 Michele Scarponi Italia-Lampre s.t. 6 Ivan Basso Ita-Lampre s.t. 7 Stefano Pirazzi Ita-Colnago a 29'' 8 Roman Kreuziger Rep.Ceca-Astana s.t. 9 John Gadret Fra-Ag2r/La Mondiale s.t. 10 Amets Txurruka Spa-Euskaltel s.t. SPORT BREVI BASKET,PLAYOFF Cantù-Pesaro74-47 Brianzoli sul2-0 Successonettodella BennetCantù sullaScavoliniSiviglia Pesaro ingara-2 deiquartidi finale.Per i padronidi casa 13puntidi Leunen ePerkins, per i marchigiani 18puntidi Hickman.Oggi si giocanoVarese-Siena eBologna-Sassari. Toscaniesardi avanti 2-0. 1 Joaquim Rodriguez Oliver Spagna-Katusha Team 65h11'07'' 2 Ryder Hesjedal Canada-Garmin a 30'' 3 Ivan Basso Italia-Liquigas a 1'22'' 4 Paolo Tiralongo Italia-Astana a 1'26'' 5 Roman Kreuziger Rep.Ceca-Astana a 1'27'' 6 Michele Scarponi Italia-Lam a 1'36'' 7 Benat Intxausti Spagna-Movistar a 1'42'' 8 Sergio Luis Henao Montoya Colombia-Sky a 1'55'' 9 Dario Cataldo Italia-Omega Pharma a 2'12” 10 Sandy Casar Francia-Fdj a 2'13'' CLASSIFICA Rabottini, cuore e testa Vittoria dopo 150 km di fuga. Rodriguez torna in rosa COSIMOCITO citocosimo@hotmail.com APiandeiResinelli trionfa il25ennepescarese.Purito Rodriguezsi«accontenta» delsecondopostochevale la magliadi leader.Oggi riposo TENNIS, ROMA Sharapovaregina Oggi la finalemaschile Nella finaledegli InternazionaliBnl d'ItaliaMaria Sharapova,campionessa uscente,hasconfitto la cineseLi Na (trionfatricedelRolandGarros 2011) col punteggiodi 4-6,6-4,7-6 inquasi tre oredi gioco.Nel doppio femminile successodella coppia italiana Errani-Vinci (6-2 7-5 sulle russe Makarova-Vesnina).Lapioggia, cheha ritardato la conclusionedelmatch Sharapova-Li, hacostrettogli organizzatori a rinviare la finale Djokovic-Nadaloggialle ore 12. CALCIO,LEGA PRO Risultatiandata playoffeplayout Primadivisione, playoff gironeA: Sorrento- Carpi0-1, Pro Vercelli Taranto2-1; playoffgirone B: Lanciano- Siracusa 0-1,Cremonese Trapani 1-1. Playoutgirone A:Monza Viareggio0-1,Pavia - Spal 0-0; playoutgironeB:Latina - Triestina 2-0,Piacenza- Prato 1-0. Seconda divisione,playoff gironeA:Entella Casale3-2,Rimini - Cuneo 0-0; playoffgirone B:Aprilia - Chieti 2-2, Paganese- Lamezia 1-0. Playout gironeA: Lecco - Mantova 1-1.Playout gironeB: Neapolis - Vibonese0-1.Il vincitoredella quindicesimatappa delGiro d'ItaliaMatteoRabottini FOTO ANSA TIROAVOLO, EUROPEI Medagliad'oro perLuchininelloskeet Il carabiniere romano ValerioLuchini havinto la garadi skeetdegli Europeidi tiroa volo. Il 28enne, nonconvocato per leOlimpiadidiLondra dalct Francesco Fazi, ha totalizzato ilpunteggio di 147/150,e hapreceduto ilgreco EfthimiosMitas (146)ed il cipriota GeorgiosAchilleos (145). . . . Sorrisi a fine gara: «Grande risultato, ma questo non risolve i nostri problemi Sull'asciutto siamo lontani» ARRIVO U: lunedì 21, maggio, 2012 23
La morte in fabbrica di notte, nel ciclo continuo della ceramica. Sant'Agostino, il capannone diventa una bara per l'operaio che non era di turno, ma poi per un favore al collega ci è andato SALVATOREMARIARIGHI INVIATO A SANT'AGOSTINO(FE) «Quando c'è, il lavoro, si fa così. Giorno e notte» spiega un ragazzo col cappellino blu, parlando dei colleghi, di quelli che stavano là dentro. «Erano almeno tre, ma gli altri stavano sul muletto e si sono protetti, è per quello che si sono salvati». Gerardo Cesaro invece no, così è finito sepolto di lamiere e pezzi di alluminio, mentre faceva il suo turno di notte in questa fonderia che sta in una cerniera di imprese e aziende, grandi e piccole, tra Ferrara e Bologna. Tecopress, c'è scritto sulla grande insegna rossa. Commesse per tante imprese, specialmente le fabbriche di automobili tedesche. E se la locomotiva della Germania tira, l'effetto si sente fino a qui, in ditte come questa mezza nascosta da una grande siepe, come ce ne sono tante qui che sembrano vagoni di un verde treno operoso. Con un altro fiume Reno come confine tra estensi e felsinei, tra i tortellini e i cappelletti, in una piccola Silicon Valley di artigiani e imprenditori chiamata Alto ferrarese che di operai come Gerardo, ne ha sempre richiesti tanti, a ciclo continuo, prendendoli anche dal mezzogiorno o da paesi nuovi come quelli nordafricani. Tra sconfinamenti papali e revisioni napoleoniche, un tempo, e in un tessuto ancora operoso nonostante tutto, nonostante la crisi che non ha però fermato i forni e le presse tra cui Gerardo lavorava da tre anni. Una notte come tante che si è fermata alle 4.04, come dice l'orologio del campanile, decapitato e solcato da sinistre e profonde crepe, ma ancora in piedi, in un'alba che a Sant'Agostino, comune dei tartufi e del bosco Panfilia, non l'aveva mai vista nessuno. Mai trovata un'alba di terrore e di occhi persi nel vuoto, tutti in strada a chiedere «ma l'hai sentito anche tu, era forte vero?». Tutti al buio col pigiama sotto alla felpa, dopo aver solcato cocci e rottami, i capelli arruffati, la voce bassa e la sensazione, forse, che niente sarà davvero mai più come prima. Mai prima, qui, qualcuno è morto lavorando, per lavorare. Come l'operaio, anni 57, quattro passi alla pensione tranciati dai quintali di materiali che gli sono piovuti addosso, che a mezzogiorno la gru dei vigili del fuoco stava ancora rovistando tra le macerie del capannone, cercando la strada per arrivare almeno a riprendersi il suo corpo. LE MACERIE Non è l'unico rimasto per terra dopo che quella furia venuta dalla pancia della pianura ha scosso le case e i cuori. Ci sono altre macerie e altri lutti, qualche centinaio di metri più avanti, sulla statale che collega Modena e Ferrara, ora affiancata dalla Cispadana che hanno faticosamente finito non tanti anni fa, ma il grande ponte che taglia fuori il paese ha una ferita forse mortale, dopo questa notte da incubo, il cemento sbriciolato e grandi dubbi sulla sua tenuta. La Ceramica Sant'Agostino del fondatore, cavaliere Dino Manuzzi, è diventata col passare degli anni una fabbrica-paese. Si, è vero, quella ciminiera che sputa giorno e notte fumo grigio nel cielo preoccupa tanti, e tanti si sono ammalati di mali molto cattivi con un dubbio che ronza intorno a quei moderni capannoni bianchi. Piastrelle e sanitari a ritmo forsennato, una valanga di ceramica e gres che non ha mai smesso di uscire da quei forni nemmeno quando la piastrella emiliana è andata in crisi, e perfino il distretto di Sassuolo ha cominciato a perdere colpi del suo proverbiale trend. Questa ceramica no. Qui sono cresciuti come formiche e ad un certo punto hanno anche sfondato nel mercato nord africano, mandavano tutto il necessario per i bagni e le residenze di egiziani, libici e marocchini. Per non perdere mai colpi, per espandere un fortino che ha avuto bisogno di un ponte e di un'altra fabbrica, costruita dall'altra parte della strada con un enorme magazzino e con capannoni grandi come hangar, i forni hanno cotto senza sosta tonnellate su tonnellate di ceramica. Lo stavano facendo anche l'altra notte, nell'ala nuova della grande fabbrica, costruita da poco ma andata giù come un castello di carte al soffio di vento. LUICIÈ ANDATO Sotto le carte, tra i tubi e gli altiforni dove la terra si impasta e si cuoce fino a diventare ceramica colorata, prima, seconda e terza scelta, sono rimasti però anche Nicola Cavicchi e Leonardo Ansaloni. Nicola aveva 35 anni e non doveva neppure esserci, l'altra notte, ma per un un collega questo e altro, ci vado io, e lui ci è andato e non è più tornato. «Ci siamo preoccupati quando non lo abbiamo visto tornare alle sei e mezza, abbiamo cominciato a chiamarlo ma non rispondeva» racconta suo padre Bruno, che sentiva le notizie al tg e mai avrebbe pensato che perfino Sant'Agostino, perfino la grande fabbrica dove si fa la ceramica sarebbe crollata a pezzi, proprio come un rivestimento non fatto a regola d'arte. «Siamo arrivati e ci hanno detto Nicola è morto», chiude Romana Fiorentini, sua mamma, con una grande dignità, con lacrime che vengono giù come la pioggia che a metà della domenica, inesorabile, comincia a gocciolare da un cielo che pare fatto apposta per girare il coltello nella piaga, cupo, grigio e piombato. A qualcuno è andata meglio, Giovanni Grassi racconterà per un bel pezzo l'inferno di un turno notturno come tanti altri, fino alle ore quattro e zero quattro di una domenica mattina. Di là, dall'altra parte della statale che porta a Cento e poi Bologna e Modena, una specie di gioco dell'oca di fabbriche, aziende, piccole imprese e insegne una dietro l'altra, i muscoli del terremoto hanno colpito duro e fatto molto male. Il magazzino nuovo di zecca, un enorme parallelepipedo alto quasi trenta metri, e lungo più di duecento, quasi due campi di calcio, è stato sventrato come un panettone natalizio. I pallets di ceramica stoccati là in alto, più di settecento chili per metro cubo, sembrano pochi spiedini sopravvissuti ad una furia che non deve aver trovato troppa resistenza. «Questa struttura non aveva elementi portanti, nemmeno tiranti, non si capisce come l'abbiano tirata su» insiste un tecnico di un'azienda delle vicinanze, che guarda quelle pareti di poliuretano e pvc aperte come burro. Lo chiamano «sandwich», perché ha una doppia anima e resiste al caldo e al freddo, ma a vederlo così, sotto al cielo gonfio di questo giorno che non sarà dimenticato tanto facilmente, sembra una enorme scatola di tonno sventrata da mani troppo golose. Le putrelle blu della struttura sono state divelte come stuzzicadenti, ma non ci sono tracce di cemento. La procura di Ferrara ha già aperto un'inchiesta perché l'edilizia industriale è un mondo a parte, ma deve rispettare le regole anti sismiche e i criteri di sicurezza come tutti gli altri. Il lavoro dei magistrati, però, è ancora molto lontano da venire. Arriva c'è la seconda notte, a Sant'Agostino, e a occhio e croce non sarà per niente semplice. «Stanotte lavoro io» E Nicola non è tornato ILCOMMENTO VITTORIOEMILIANI La fabbrica di ceramica crollata sotto la scossa FOTO DI RICCARDO PEZZETTI/EMBLEMA SEGUEDALLAPRIMA Mi trovavo, per caso, con un suo confratello di queste parti. Scosse il capo: «Se si informasse, saprebbe che da noi il volontariato è una forza e che siamo la seconda regione d'Italia nella raccolta di fondi per le missioni». Davvero qui la solidarietà ha un cuore antico, senza distinzione di credo politico. Come l'ente locale, malgrado i tagli subiti, ha efficienza e concretezza. Quelle fabbriche che lavorano a ciclo continuo raccontano di una regione fattiva, non rassegnata alla recessione. Due degli scomparsi lavoravano nella ceramica che ha attraversato lunghe crisi, un altro in fonderia, il quarto in una fabbrica di polistirolo. Ora ci saranno inchieste, doverose. Come e perché certi capannoni sono crollati. L'edilizia, spesso frettolosa, degli ultimi sessant'anni, si fonda sul cemento armato che è, paradossalmente, un materiale che invecchia presto e che, non essendo elastico, risulta più fragile di mattone-pietra-legno. Poi ci sono i danni, gravi, al patrimonio antico, a cominciare dal Castello-simbolo di Ferrara. Saranno affrontati con serietà. I tecnici non mancano. Stanotte, nelle strade, nelle piazze, fra la gente uscita di casa dopo la forte scossa delle 4,04 erano tanti i volti degli africani, degli asiatici. Novellara, al centro del sisma, è uno dei Comuni italiani con la più alta percentuale di immigrati, l'Emilia-Romagna, con oltre l'11,3 per cento, è la regione italiana con la più alta quota di immigrati. Più della Lombardia, o del Veneto. E però qui gli episodi di intolleranza razziale non popolano come altrove le cronache. In questi momenti di dolore e di paura presumo di sapere che – qualunque sia il colore della pelle, l'accento delle lingue, dei dialetti - reagiranno con grande dignità e spirito civico. Dobbiamo però dar loro, e a tutti gli italiani, la speranza concreta, ravvicinata, di un piano per mettere in sicurezza il patrimonio edilizio: occorrono 40 miliardi di euro in più anni? Vanno assolutamente trovati e pianificati. I terremoti non si prevedono. Però si prevengono. Eccome. Il momento della solidarietà nella terra del lavoro . . . Alla Tecopress, dove è morto Gerardo Cesaro, tre operai si sono messi in salvo sotto il muletto . . . La rabbia dei sopravvissuti «Questa struttura non aveva elementi portanti, e nemmeno i tiranti...» Vigili del fuoco al lavoro per recuperare il corpo dell'operaio marocchino FOTO ANSASfollati assistiti a Finale Emilia lunedì 21, maggio, 2012 3
RAFFAELLA, MARISA E GERMANA SONO TRE LIBERE PROFESSIONISTE,HANNODAPOCOSUPERATOI50,un divorzio a testa alle spalle e si conoscono dai tempi del liceo. Il loro casolare è a Maccarese, pochi chilomeri da Roma, e guarda verso il mare. C'è un orto, un giardinetto, cani e gatti in amabile compagnia. «Ma vorremmo comprare una mucca per il latte, o qualche gallina per le uova», spiegano. C'è una sala grande al piano terra del casolare con i libri, i divani e il camino. «È la nostra piazzetta. Per stare insieme quando ne abbiamo voglia». Il resto dell'immobile è stato trasformato in tre mini appartamenti. Matteo, invece, è di Milano. Di anni ne ha 33, fa il grafico e aspetta con ansia la sua prima casa. «Nel progetto c'è perfino il soggiorno. E poi avremo uno spazio giochi per le coppie con i bambini, la lavanderia, un'area collettiva per incontrarsi. Quanto pagherò d'affitto? Dieci euro a metro quadro. Come fare tombola senza aver mai giocato», racconta con un sorriso. Matteo, Raffaella, Marisa e un migliaio scarso di persone in Italia hanno in comune una scelta di vita. Si chiama cohousing in inglese. Qualcosa di più di una semplice coabitazione. Significa rimettersi in gioco collettivamente, condividere progetti, pensieri, scelte etiche. E perfino – in molti casi – realizzare o ristrutturare insieme la casa. Spiegano da Cohousing.it, il portale italiano dedicato ai «conviventi» del Terzo millennio, «Le comunità combinano l'autonomia dell'abitazione privata con i vantaggi di servizi, risorse e spazi condivisi (micronidi, laboratori per il fai da te, auto in comune, palestre, stanze per gli ospiti, orti e giardini...) con benefici dal punto di vista sia sociale che ambientale. Tipicamente consistono in un insediamento di 20-40 unità abitative, per famiglie e single, che si sono scelti tra loro e hanno deciso di vivere come una «comunità di vicinato» per poi dar vita – attraverso un processo di progettazione partecipata - alla realizzazione di un “villaggio” dove coesistono spazi privati (la propria abitazione) e spazi collettivi (i servizi condivisi). Uno sviluppo della vecchia comune hippy, insomma, dove però la privacy è assicurata. «Basta chiudere la porta di casa tua per lasciare sia il mondo che le amiche dall'altra parte. Sapendo però che Marisa e Germana sono accanto a me. Per qualunque esigenza. Siamo tre donne senza figli e rapporti stabili. A Roma abitavamo lontane, ci vedevamo poco e male. Insieme abbiamo realizzato il nostro pensionato per la vecchiaia, una famiglia allargata per darci una mano a vicenda», spiega Raffaella. Ecco, uno dei motivi alla base del cohousing è proprio il concetto di condivisione e di mutuo soccorso. Anche in vista della terza età. A Cossato, nel Biellese, sta per esempio per nascere Acquarius, il primo «senior cohousing» con il recupero di una dimora storica, Villa Cridis, e dei suoi annessi per una superficie complessiva di circa 3.000 metri quadri all'interno di un parco. È prevista la realizzazione di 40 appartamenti indipendenti (da 40 a 90 mq), collegati tra loro da salottini comuni con accesso diretto al giardino e al parco. Nella villa storica è prevista la realizzazione di 200 mq di spazi condivisi in proprietà: salotto, lavanderia, area salute e perfino una zona medica. Nel resto del mondo la pratica del cohousing esiste almeno da 60 anni. Da noi ha iniziato a svilupparsi prepotentemente negli ultimi tempi, con l'acuirsi della crisi. Perché, secondo i dati, l'autoproduzione di energia e la condivisione delle utenze può tagliare i costi delle bollette fino al 15%. Non solo: l'uso comune dell'auto per raggiungere insieme agli altri cohouser la città, la banca del tempo, l'orto collettivo o il nido allargato permettono di ridurre o azzerare spese importanti. LEESPERIENZENEL NORDITALIA Il Nord d'Italia, Lombardia e Piemonte, sono le regioni più attrezzate per il cohousing. A Milano, in particolare, esiste già dal 2009 l'Urban Village Bovisa, con 32 unità abitative realizzate in un ex fabbrica di barattoli. In comune una corte interna, una piscina, un'area barbecue e un deposito biciclette. Un cohousing per giovani professionisti. «Ma a Bovisa – spiega Luca, giornalista precario – la casa andava acquistata a 3.400 euro al metro quadro. Prezzi non altissimi considerati i servizi a disposizione e la zona molto servita. Però chi non può permettersi un mutuo, come fa?». La risposta arriva da Cosycoh, il primo cohousing in affitto a livello europeo, nato sempre a Milano, in via Ripamonti. Ideato da Offarchitetti, è un condominio per giovani con meno di 36 anni di età. Gli appartamenti sono stati consegnati nel 2010, a condizioni d'affitto agevolate: 10 €/mq, contratto regolare 4+4, con in più opzione di acquisto a prezzo concordato, per chi vorrà esercitarla. Ed è solo l'inizio. In ballo ci sono altri quattro progetti firmati da Cohousing Ventures nell'area milanese, con il supporto del Dipartimento Indaco del Politecnico. Il più innovativo sorgerà a Lambrate. Il nome è già un programma: Greenhouse e prevede un vero e proprio orto in città capace di garantire almeno il 50% del fabbisogno di verdura fresca e piccoli frutti degli abitanti. Una nuova socialità, insomma. Per risparmiare, crescere e invecchiare insieme. SOCIETÀ Acasa tutti insieme Coabitareper risparmiare efarsicompagnia BAMBINI : LecreatureselvaggediMauriceSendak P. 18 CANNES : L'ultimoamore diJean-LouisTrintignante il salutofinaleaRaulRuiz P. 19 SHOW : Leambizioni diMariaDeFilippiedeisuoi«Amici» P. 20 TV : LaLegae lamisticadel territorio P. 21 UndisegnodiAndré Neves da«Obax»,Bohem Press Italia DANIELAAMENTA damenta@unita.it Anchein Italiaunasceltamoltodiffusaall'estero.Amici esingle,coppieeprecaridividonolespeseegli spazi La«comune»delnuovomillennio.Nel rispettodellaprivacy U: lunedì 21, maggio, 2012 17
La Pianura padana, quella distesa pianeggiante, fatta di sabbie, argille, materiale alluvionale, è solo la superficie. Sotto, a qualche chilometro di profondità, corre ancora, inabissato e roccioso, l'Appennino. Con il suo sistema di faglie di compressione che attraversano il sottosuolo. È una di quelle faglie, ben studiate, che si è mossa a far tremare l'Emilia, con una prima scossa di magnitudo 4.1 all'1.13 e poi con una seconda più forte, quella che ha mietuto sei vittime, di magnitudo 5.9 della scala Richter, alle 4.03 della notte. E un'altra ancora di magnitudo 5.1, appena poco meno intensa, alcune ore dopo, alle 15. Quando finirà lo sciame sismico non è prevedibile, al momento. Bisogna aspettare 24-48 ore, dicono gli esperti. La sequenza delle scosse, con epicentro tra Ferrara e Modena, dovrebbe rallentare nelle prossime ore, secondo gli esperti dell'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia. «Abbiamo installato una stazione sismica nell'area dell'epicentro che sta registrando un gran numero di scosse di magnitudine 1», spiega il presidente Stefano Gresta. «Ci spettiamo una riduzione dell'intensità, ma non si può escludere che possano ripetersi altri terremoti anche importanti», aggiunge il sismologo Walter Marzocchi. Gli esperti non sono sorpresi. L'Italia, escluse alcune zone della Sardegna, è tutta a rischio sismico. L'Emilia Romagna non fa eccezione. Un milione e 500mila persone vivono in zone classificate di media sismicità. L'epicentro del terremoto di ieri si trovava in una delle zone a bassa sismicità, in cui vivono altri 2,9 milioni di abitanti. Per trovare precedenti paragonabili bisogna risalire al terremoto del 1570, a Ferrara. E prima ancora nel 1340. Tuttavia, la scossa più forte non ha raggiunto i 6 gradi della scala Richter. «Un terremoto di questa intensità in altre parti del mondo culturalmente preparate non avrebbe provocato danni, in Giappone nelle stesse ore un terremoto superiore al grado 6 non ha causato danni», denuncia il presidente dei geologi italiani, Gian Vito Graziano. Ecco, in Italia non è così. «Non abbiamo un patrimonio edilizio adeguato alla nostra storia sismica». Anche in Emilia. CHICOSTRUISCE SULL'ARGILLA? Certo, c'è il patrimonio artistico. Una torre campanaria, un edificio antico si capisce perché non abbia retto. «Quello che è poco accettabile in una società moderna è che edifici, come capannoni industriali, debbano crollare per una scossa di terremoto che non è certamente eccezionale», osserva lo stesso presidente dell'Ingv Gresta. Decine di capannoni crollati in tutto o in parte in provincia di Ferrara, in particolare nei territori che vanno da Finale a Cento: perché? La geologia c'entra fino a un certo punto. L'onda sismica si propaga diversamente a seconda del tipo di terreno. Laddove un tempo passava il Reno - spiega il responsabile del Servizio geologico dell'Emilia Romagna, Raffaele Pignone - c'è stata una sorta di liquefazione del terreno che al passare dell'onda sismica è diventato come melma. «Dall'elicottero si vede una striscia lunga che ha danneggiato anche le strade e le case che erano lì vicine». Nella frazione di San Carlo, in particolare, gli edifici che sorgono sopra la striscia di sabbia potrebbero aver subito danni maggiori. In Emilia Romagna si sta procedendo a un lavoro d'avanguardia, di microzonizzazione, che permette di vedere ancora più nel dettaglio il rischio sismico, microzona per microzona. E però l'ipotesi che fa più rabbia è un'altra. Che molti di quei capannoni siano crollati per cedimento strutturale dovuto a un difetto di costruzione. La lezione che i terremoti italiani dovrebbero aver impartito - «che si deve costruire secondo criteri anti-sismici- c'è chi ancora non l'ha imparata. Anche in una Regione in cui c'è maggiore attenzione alla prevenzione. «Dal 2008 spiega Pignone - c'è una ordinanza che obbliga a fare delle verifiche sismiche su tutti gli edifici pubblici». La Regione ha stanziato 3milioni a questo scopo. Finora gli edifici verificati sono circa 600. Circa 400 sono scuole: su un totale però di 3mila edifici. «Quello che da tempo invochiamo su tutto il territorio nazionale», scandisce Gian Vito Graziano, «è un censimento degli edifici e l'imposizione del fascicolo di fabbricato per capire come si comporterà ciascun edificio in caso di sisma: mi rendo conto che ci vogliono soldi, ma stiamo parlando della sicurezza delle nostre case, dei nostri ospedali, delle nostre scuole». I sismologi: «I capannoni industriali dovevano resistere» La scossa dell'Appennino sotterraneo «Inaccettabile il crollo di edifici moderni» MARIAGRAZIA GERINA ROMA l'Emilia ferita reagisce al colpo ILRICORDO ANDREACHIESI MISVEGLIO STRANAMENTEALLE4.00ESENTO IL LETTO BALLARE. ILTERREMOTO. Ma come? Non dicevano che in pianura i terremoti non sono violenti? I vicini scappano in strada, io cerco immagini sulla rete. Devastanti. Riconosci i posti, ci sei stato, sono familiari, «non è possibile» e invece è così. Immagine simbolo: la torre dei modenesi di Finale, troncata a metà insieme all'orologio nella notte, come da una sciabolata. Ma la terra ha avuto pietà e ha dato il colpo di grazia nel pomeriggio. E pensi a chi è morto, a cosa sarebbe successo se fosse stato di giorno, una domenica mattina di Messa, chiacchiere in piazza, caffè e giornale sotto il braccio. E pensi agli operai del turno di notte, come un doppio sacrificio. Sentivo i parenti e gli amici parlarne, un meridionale, un nordafricano, testimonianze pachistane, poi anche l'accento emiliano. E gli esperti che dicono che il terremoto c'è sempre, ovunque, solo che non ce ne accorgiamo. La terra si muove – è l'Africa che spinge contro l'Europa, sembra una metafora, invece è geologia- si muove e noi ci siamo sopra, ma ce ne dimentichiamo. Troppo di corsa e troppo presuntuosi. La natura ci mette un attimo a ricordarci che ne facciamo parte. Altre immagini sparse, gli abitanti di San Felice che passano tutto il giorno in macchina, nei parcheggi o in giro per la pianura senza nessuna destinazione precisa. «E ora che facciamo?». E la Rocca del paese, devastata, sede della Biennale tutt'ora in corso. Che fine avranno fatto le opere d'arte esposte? Le scosse continuano nel pomeriggio, non c'è posto in cui essere sicuri. Si controllano le crepe, i danni, si raccolgono le cose cadute dai mobili. Tutte le cose sono cadute a terra. Bisogna raccoglierle e rimetterle al loro posto. Parlare diventa inutile, si lavora, si ripara, si ricomincia, forse più fatalisti. Anche qui in pianura può capitare, siamo sulla terra e ci muoviamo con lei. Ce lo siamo ricordati. Ora lo sappiamo Anche qui può capitare . . . «La geologia dell'Emilia c'entra solo in parte Troppi i danni dovuti a difetti di costruzione» . . . «Sisma non eccezionale In un Paese più civile non ci sarebbero stati danni così gravi» La Torre dell'Orologio di Finale Emilia, poi crollata interamente ANSA / LUCA CAROZZINO La chiesa di S.Felice sul Panaro FOTO ANSA lunedì 21, maggio, 2012 5
L'INTERVISTA L'effetto combinato della crisi finanziaria e dell'austerity di bilancio ha creato nell'Europa a 27 quasi 25 milioni di disoccupati certificati da Eurostat in aprile, e un milione e 900mila posti persi nel solo mese di febbraio. Per il lavoro è allarme rosso: il sindacato lo sa bene, così come sa altrettanto bene che ormai il contesto delle relazioni industriali o è europeo, o non è. Da queste premesse è nato «Industriall european trade union», il sindacato europeo dell'industria e delle manifatture: una sigla che riunisce le tre confederazione dei meccanici, i tessili e i chimici. Valeria Fedeli, già presidente del sindacato europeo dei tessili e vice-segretaria generale della Filctem-Cgil, è stata designata vicepresidente della nuova sigla. Giàquestadecisione èunevento «Infatti. Per noi l'Europa non può essere soltanto l'Europa del commercio: la base manifatturiera è necessaria. Il nostro continente non può prescindere da un'industria innovativa. Per questo serve una politica industriale europea e un coordinamento sulle politiche contrattuali, perché in tutti i Paesi assistiamo a un attacco ai diritti e ai salari». AleggeregliaumenticontrattualiottenutidallaIgMetallnonsembracisiaunattaccoai salari inGermania. «Ma anche lì c'è una crisi di contrattazione: questi accordi riguardano circa il 50% degli addetti. Un altro elemento decisivo è un rapporto più stretto con la Commissione europea. Ormai la consapevolezza di tutti è che le risposte necessarie per i lavoratori che rappresentiamo hanno assoluta necessità della dimensione europea, perché non ci sono risposte efficaci e durature al solo livello nazionale. Insomma ai lavoratori serve più politica europea, più sindacato europeo, più contrattazione e una politica industriale e del lavoro europea per affrontare la globalizzazione». Anche nel lavoro esistono due Europe, il nucleoforte e i Paesiperiferici? «Certo, ad esempio i Paesi dell'est hanno problematicità più forti, per questo la costruzione di un organismo unitario è importante. Anche per l'Italia vedere assieme in sala i rappresentanti di chimici, tessili e meccanici di Cgil, Cisl e Uil è significativo». L'industria è ancora così importante per l'Europa? «Lo è tantissimo, non bisogna per altro dimenticare che l'Italia è il secondo Paese manifatturiero d'Europa dopo la Germania». Qualèlaprioritàinquestomomentodicrisi? «Il primo impegno deve essere quello di mantenere i posti di lavoro e avere dalla Commissione europea una politica industriale che favorisca la crescita. Per parte nostra dobbiamo dimostrare di essere all'altezza della sfida che i lavoratori si attendono, perché la crisi economica non ammette più errori, in Italia e in Europa». Finoracosa ha fatto l'Europa? «Nulla. A questo punto non possiamo non spingere per avere gli Stati Uniti d'Europa, con politiche coordinate. Per questo abbiamo indetto una giornata di mobilitazione europea dei lavoratori dell'industria, che dovrebbe svolgersi attorno al 9 ottobre. La piattaforma sarà discussa in giugno». QualerapportoviaspettateconConfindustria? «Ecco, questo è un punto importante. Oggi esistono tre federazioni diverse per meccanici, tessili e chimici. Non esiste una dimensione sufficiente a creare negoziati in grado di costruire un contratto europeo di settore. È necessario armonizzare i contratti nazionali, per gestire assieme un nuovo modello produttivo fondato sull'economia sostenibile». Questoprocessoaiutaalimitareledelocalizzazionichefannodumpingdidirittiesalari? «Esattamente: questa è la precondizione per evitare il dumping europeo. Serve un contratto condiviso unitario». UNPIANO PERUSARE IFONDI UEPERLA CRISIDELL'AUTO ECONOMIA 2011 2012 BRUNA ITALIANI Lettrice dell'Unità dal 1945. I compagni la ricordano con immutato affetto. Giovanna Fierro, Saverio De Luca, Samuele Menasce ! "##"$ %& % '&()$"#*(+,+" $-+!)########* .//012 334566 ! "#$%%%& '#$($)$* # "+,,-" +" "" ".26 5453345612 *+ ' "$$"$".(/0##(1 (.33 25 7772*. + + .+ 1 . "2" "#)"##1+34!1 ,,+ 45/% ,.53345612 5 7772("#"# *. 53345612 $6,, 1 1 7 .. +.4/ 25 77 288 6 4 8+ ).2/ 33456296:6;!6< <=9:66!"99">? @"@+(0> ./226247 =+")"$)%% !.4997612 02 0253 77 $ "$$"#$"#" ! 1"6",, . " ! ValeriaFedeli Lasindacalista:«La dimensionenazionalenon bastapiù.Questa iniziativa eviterà ildumping deisalariedeidiritti nelVecchiocontinente» Un primo passo verso il contratto unico europeo Manifestazione dell'IG Metall, il sindacato dei metalmeccanici tedeschi FOTO ANSA Nasce il sindacato dei lavoratori dell'industria e delle manifatture Mobilitazione in tutti i Paesi BIANCADIGIOVANNI ROMA Fiom in piazza per l'articolo 18 Settore agricolo contro i voucher DieWelt:MarchionnebattecassaaBruxelles SergioMarchionnestarebbe cercandodi far finanziare lachiusura delle fabbriche Fiat in Italiacon i fondidell'Unione europea?È quanto sostiene il quotidianotedesco “Die Welt”vicino alleposizionidel governo. Il giornale sarebbevenuto inpossesso diun documento in cuiMarchionne, nella sua qualitàdipresidente di turno dell'Acea(i costruttorid'auto europei),proponealla CommissioneUe diutilizzare i fondi comunitariper finanziare i costi sociali delle ristrutturazioni asuo giudizio inevitabili nell'industria automobilistica delcontinente. Il motivo percui dovrebbe intervenire l'Unioneè che la concorrenzadell'industria tedesca egli effettidella crisi hannomesso lecase automobilistichenon-tedesche inuna condizionedi sovracapacità produttiva, contutte le difficoltàche nederivano. Nelpiano Marchionnesiparlerebbe di «unmercato che affonda,cospicue sovracapacità,alti costi, crescente competitivitàdell'importe bassa rentabilità». Il capo diFiat proporrebbe che le industrieauto, acominciaredalla Fiat, avesseroaccesso ai fondi Ue di compensazionedella globalizzazione,al Fondosociale ealle disponibilità del bilancioper losviluppo regionale.Questi soldi servirebbero«per la riqualificazionedei dipendenti colpiti dallechiusure e per alleviare le conseguenzenelle regionicolpitedalle chiusure». In cambio, le industrie automobilistichesi impegnerebbero ad accettaregli obiettivi della Ue sulla riduzionedelleemissioni dianidride carbonica.Bontà loro. “Die Welt”dà un giudiziomoltoseveronon solo sul piano diMarchionne, vòltoascaricare sui contribuentieuropei (esoprattutto tedeschi) i costi per lechiusure delle fabbriche,ma anchesul commissario Ue all'Industria, l'italianoAntonio Tajani, che sarebbe losponsor dell'iniziativa. PAOLO SOLDINI MARCOVENTIMIGLIA MILANO Parlare di settimana calda sul fronte sindacale è improprio, perché è ormai da mesi che si vive in continua emergenza a causa dell'inasprirsi della crisi. Di certo, già domani è previsto uno sciopero importante nel mondo dell'agricoltura, con una manifestazione di protesta a Roma contro le modalità d'utilizzo dei voucher nel settore. In particolare, Fai, Flai e Uila scenderanno in piazza chiedendo di attribuire ai buoni un valore orario e una numerazione per «evitare un utilizzo distorto del voucher in agricoltura» con il rischio di «una destrutturazione del settore agricolo». Inoltre, i sindacati non vogliono che le casalinghe siano inserite tra le categorie, insieme a studenti e pensionati, che possono essere remunerate con i voucher. Fallito il tentativo del ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, di trovare un'intesa sull'argomento, domani ci sarà anche un presidio di Coldiretti, Cia e Confagricoltura davanti al Senato a difesa dell'attuale legislazione. Per le organizzazioni degli imprenditori agricoli si tratta di un testo da salvaguardare perché «consente alle imprese di avvalersi per le attività stagionali di limitate categorie di soggetti che si trovano fuori dal mercato del lavoro». Intanto, ieri si è registrata una dura presa di posizione della Fiom in relazione ai possibili interventi sull' articolo 18. «Non siamo d'accordo sui provvedimenti che il Parlamento sta prendendo - ha dichiarato Maurizio Landini -. Non siamo disponibili ad accettare la modifica dell'articolo 18 e metteremo in campo tutte le iniziative affinché questo diritto, e cioè la tutela contro i licenziamenti ingiusti, venga esteso anche a quelli che non lo hanno». Il segretario della Fiom-Cgil, che ha parlato a Firenze in occasione dell'assemblea per celebrare lo Statuto dei lavoratori varato il 20 maggio del 1970, ha quindi ribadito che «anche se il Parlamento dovesse approvare il provvedimento, non abbiamo intenzione di fermarci e andremo avanti nella difesa dell'articolo 18». Ed in tema di licenziamenti va segnalato che il disegno di legge delega di riforma del pubblico impiego dovrebbe essere presentato in Consiglio dei ministri proprio questa settimana. Il responsabile del dicastero, Filippo Patroni Griffi, sembra orientato verso un provvedimento composto di pochi articoli con una formulazione “neutra”, non quella voluta dai sindacati, sul tema dei licenziamenti disciplinari. 14 lunedì 21, maggio, 2012
LASTORIA LasceltadiMatteo Molesini,vigiledel fuoco: «Lacasaconlabambina intrappolatastavaper crollaredefinitivamente, hofattounasceltadivita» GIANNIPAVESE FINALEEMILIA(MO) Alle 4.05 Giovanna prende in braccio il vecchio cane e, in fretta e furia, scende tre rampe di scale e scappa in strada in tuta e scarpe da ginnastica. Stessa cosa fanno migliaia di persone, nei centri storici e nelle campagne nel cuore della “bassa” emiliana, fra le province di Bologna, Modena e Ferrara, riunendosi sgomente, in pigiama e con le coperte sulle spalle, nelle piazze principali e per le strade. Una scossa di magnitudo 6 della scala Richter, solo 0.3 punti in meno rispetto al disastro de L'Aquila 2009, ha fatto tremare tutto il nord Italia nella notte fra sabato e ieri, seminando morte, panico e distruzione a una quarantina di chilometri più a nord di Bologna, fra Finale Emilia, San Felice sul Panaro (Mo), e Sant'Agostino (Fe). Qui sotto le macerie rimangono un'ultracentenaria e tre operai, mentre un quarto lavoratore di origini marocchine muore a Bondeno (Fe), nella fabbrica di polistirolo Ursa, il tetto in briciole come pasta frolla. Tutti e quattro gli operai sono morti sorpresi durante il turno di notte, al lavoro in fabbriche che per il genere di produzione non si fermano mai, dal lunedì alla domenica. A Vigarano Mainarda (Fe) una donna di 86 anni si è sentita male ed è deceduta in ospedale per un ictus. A Sant'Alberto di San Pietro in Casale, nel Bolognese, infine, una 39enne tedesca è morta per un malore. Diverse decine (in serata si parlava di almeno cinquanta) i feriti, fortunatamente nessuno dei quali in maniera grave. Mentre i nosocomi di Finale Emilia e di Mirandola sono stati evacuati, così come le case di riposo. A San Felice crollano tutti gli edifici storici, le facciate delle due chiese del centro, buona parte di una torre della quattrocentesca Rocca estense, il tetto della torre dell'orologio, le mura medievali del paese. «L'intera storia del paese che se ne va – osserva incredula Cristina, in vestaglia da camera in piazza del mercato di San Felice insieme al marito -, è una vera disgrazia». E la storia viene cancellata anche a Finale Emilia, dove fra la prima violentissima scossa e le successive si sbriciolano sotto gli occhi degli abitanti parte del castello, il campanile dell'orologio e la facciata del duomo. Nel corso dell'ennesima scossa, anche un pompiere è rimasto ferito. All'apparenza intatte le case nei paesi (anche se al momento quelle del centro sono ovunque off limit), solo qualche comignolo in mille pezzi per le strade deserte. Mentre i cascinali nelle campagne della “bassa” sono quasi tutti crollati come costruzioni per bambini, in diversi casi portandosi con sé anche stalle, porcilaie, silos. Molti gli animali rimasti imprigionati fra le macerie. Per Coldiretti a Mirandola (Mo), nell'azienda Pradella, e in altre due aziende di San Felice è crollato il tetto dell'allevamento di maiali, con diversi suini rimasti intrappolati sotto le macerie mentre tra San Felice e Medolla è crollato il tetto di un allevamento di mucche. Negli allevamenti da latte, le mucche che si sono salvate sono ancora sotto shock. Pari almeno a cinquanta milioni i danni all'agricoltura e all'allevamento, per l'associazione di coltivatori, ancora da quantificare invece quelli per le case e i monumenti crollati. Anche per fare il punto della situazione, domani il consiglio dei Ministri dichiarerà lo stato di crisi nella zona. E ieri nell'area del sisma è arrivato anche il capo della protezione civile, Franco Gabrielli. Mentre il premier Mario Monti, in costante contatto con il presidente della Regione Vasco Errani, ha anticipato il rientro dal G8 statunitense a ieri sera. E oggi dovrà fare i conti con il decreto di riforma della protezione civile, secondo cui (dopo una fase di applicazione transitoria) in caso di terremoto, alluvione, o di ogni altra catastrofe naturale, lo Stato non dovrebbe più pagare i danni ai cittadini. ILBOATO NELLANOTTE Alla prima scossa notturna - avvertita anche in Lombardia, Liguria, Toscana e Triveneto – ne sono seguite altre, e per tutta la giornata di ieri, anche se fortunatamente di entità inferiore. La più forte, di intensità pari a 5.1 gradi della scala Richter, poco dopo le 15. Una situazione che ha convinto definitivamente gli uomini della Protezione civile regionale, mobilitati immediatamente insieme ai carabinieri ed ai volontari, a chiudere i centri storici dei paesi almeno fino a questa sera. Migliaia di persone sono rimaste comunque per strada, convinte a non allontanarsi troppo dalle loro abitazioni, in fila ordinata nelle piazze dei centri per segnalare danni e bisogni. «Ho scoperto del terremoto dalla tv – racconta Luca, che con la moglie erano partiti venerdì da San Felice per un weekend romantico a Venezia -: nostro figlio era rimasto a casa, per fortuna sta bene, ma siamo subito rientrati». Secondo le prime stime, a dormire una prima notte fuori dalle proprie case (nelle scuole, nei centri parrocchiali, nelle tende della protezione civile) ieri sono stati in 3.000, 2.500 nel Modenese e 500 nel Ferrarese. Mentre almeno per oggi diverse scuole e fabbriche (a iniziare dalla Magneti Marelli di Crevalcore, nel Bolognese) resteranno chiuse in Emilia. «Se domani non si va a scuola vuol dire che non avremo nemmeno compiti da fare» sorride Lucia, bimba finalese di otto anni per mano al papà, fra i pochi in giro all'ora di pranzo in un paese in cui le uniche luci accese erano quelle di un baretto gestito da Cinesi alle porte del centro. Mentre nella zona iniziavano ad arrivare i volontari da Marche, Friuli e Toscana, per mezzogiorno ovunque erano già stati allestiti centri per il pranzo. E nel primo pomeriggio già si pensava a chi, la notte, non avrebbe avuto parenti o amici da cui dormire. «Stiamo predisponendo i campi per la notte, con almeno 500 posti letto – spiega Massimo Bondioli, assessore comunale all'Ambiente e alla Comunicazione a San Felice -, è una lotta contro il tempo. E sicuramente fino a questa sera la “zona rossa” resterà off limit. Poi nei prossimi giorni saranno ingegneri e tecnici della protezione civile a dire chi, e in che misura, possa rientrare in casa». Per gli esperti dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) la sequenza delle scosse nel Ferrarese dovrebbe rallentare nelle prossime ore, ma non è possibile escludere che eventi, anche di forte entità, possano ripetersi. Una storia, fra tante.Agrodolce, perchénon c'è lietofine den-tro un terremoto, mapuò esserci ancora vi-ta, ed è già tanto. Si può raccontare da due punti di vista differenti, la vittima e il soccorritore. Visto dalle “macerie” è una prodezza oceanica: è stata anzitutto la tempestività delle comunicazioni d'emergenza tra i soccorsi emiliani e la sala operativa della Questura di Roma a salvare Vittoria, una bambina di 5 anni rimasta sotto le macerie a Obici, una frazione di Finale Emilia. A far scattare l'allarme è stata una telefonata giunta al 113 capitolino da un medico italiano che si trovava ieri a New York, il quale era stato contattato poco prima da una conoscente emiliana, che sperava di avere informazioni pratiche sul daffarsi in questa improvvisa emergenza. La donna aveva riferito della presenza della bambina sotto le macerie. E la macchina dei soccorsi è scattata immediatamente, consentendo di attivare i vigili del fuoco e la polizia di Modena. In attesa dell'intervento gli operatori della Questura di Roma hanno ricontattato la signora che aveva richiesto l'intervento, cercando di tranquillizzarla ed acquisendo così informazioni utili per orientare i soccorsi. In poco tempo la bimba è stata tratta in salvo e trasportata all'ospedale di Carpi. L'ALTROLATO A metterla in salvo e consentire il trasporto in ospedale è stato un vigile del fuoco. Era al lavoro mentre tuo figlio, 10 anni appena, si ferisce perchè scappa terrorizzato dal terremoto. Restare al lavoro, anche se lo devono operare in ospedale. Farlo perchè «il mio lavoro è una scelta di vità». E la scelta di Matteo, pompiere a Modena, che ieri una vita l'ha salvato davvero, quella della piccola Vittoria. Proprio mentre stava salvando con alcuni colleghi Vittoria Vultaggio, e lottava per farla uscire dalla macerie della sua cameretta, infatti il figlio, scappando impaurito dalla loro casa, che sta poco distante, si è ferito in modo serio, tagliandosi un piede. Ma il papà, Matteo Molesini, ha appreso di quanto capitato al figlio solo dopo aver salvato la bimba. E così, mentre il figlio veniva ricoverato a Modena per la ricostruzione del tendine d'Achille, il vigile del fuoco “eroE” è tornato al lavoro: «La mia è una scelta di vita», ha raccontato. «La casa di Vittoria era per metà inagibile, ha spiegato. C'era solo una parete rimasta in piedi. La cameretta era crollata tutta e della bambina rimaneva fuori solo la testa. Mentre lavoravamo c'erano delle scosse di assestamento». Molesini ha spiegato di non aver avuto paura dei crolli. «No, ho pensato. Qua non può crollare. Abbiamo continuato a scavare e piano piano l'abbiamo liberata. Ci abbiamo messo una mezzoretta e siamo riusciti a tirarla fuori. Non era priva di sensi, parlava terrorizzata, ma non ricordo cosa dicesse». LASCELTA Nel frattempo Michele, suo figlio, si faceva male. «Uscendo di casa di corsa si è tagliato - ha raccontato - e ora lo devono operare, ed è fra l'altro ricoverato in un ospedale dove si sentono ancora le scosse di terremoto». Nessun rimpianto, però, per la scelta che lo ha tenuto lontano dal figlio in quelle condizioni proprio quando, forse, aveva più bisogno di lui. «Ripeto, questo lavoro è una scelta di vita», ha ribadito prima di tornare tra le macerie, ad aiutare i tanti emiliani che sono scappati di casa in pigiama e che ancora non sanno quando ci torneranno. ILTERREMOTO A notte fonda la scossa più forte. I danni maggiori nel Modenese e nel Ferrarese. Rocche, chiese e centri storici gravemente sfregiati Muoiono quattro lavoratori e due donne, migliaia gli sfollati. Lo sciame sismico prosegue GIULIAGENTILE INVIATAA S.FELICE SUL PANARO(MO) Trema la pianura Paura nei paesi Sette le vittime «IRONIA»LEGHISTA «È laPadaniache sistacca»,segretario costrettoadimettersi Dopoil terremoto checausato la mortedi seipersone inEmilia, il segretariodellaLega di Rovato (Brescia),e neoconsigliere comunale,Stefano Venturi, hascritto sullasua paginaFacebook: «Terremotonel nord italia...Ci scusiamoper i disagi,ma laPadania si stastaccando (la prossimavolta faremopiù piano)». Subitoè nata unapolemica e Venturi, che ha cancellato ilmessaggio, si è dimesso dallaLega.«Stefano Venturiha rassegnato leproprie dimissionie rimessonelle mie mani la caricadi segretario rovatesedelCarroccio ha resonotoFabioRolfi, il segretario provincialebresciano- Èdispiaciuto perquanto improvvidamente scritto, magesticome questinon possono essere tollerati dallaLega». Suo figlio è in pericolo, ma lui salva la piccola Vittoria . . . Terremoto di magnitudo 6 sulla scala Richter Protezione civile al lavoro per assistere gli sfollati . . . Gravi danni al patrimonio artistico, molte le cascine crollate nella “bassa” e le aziende devastate Il municipio devastato di Sant'Agostino, nel Ferrarese FOTO DI RICCARDO PEZZETTI/EMBLEMA 2 lunedì 21, maggio, 2012
Forte calo dell'affluenza al secondo turno delle amministrative. Ben 11 punti in meno rispetto al primo turno, quando era sceso di sei punti rispetto al voto del 2007: alle 22 sette di sera di ieri si è recato alle urne per i ballottaggi il 36,25 per cento degli aventi diritto, contro il 47,62 del primo turno. Alle 19 l'affluenza era del 27,8%, alla prima tornata il 36,63%. Alle ore dodici già il dato in discesa era stato registrato dal Viminale con il 10,33%, in cento comuni su cento: un 2,5 in meno rispetto al voto del primo turno (12,83%). Un crollo di undici punti, dunque e bisogna vedere se la tendenza si confermerà anche oggi, con le urne aperte dalle 7 alle 15. Da sempre ai ballottaggi molti elettori non vanno a votare, magari perché il candidato prescelto è uscito dalla gara; il calo di affluenza storicamente penalizza il centrodestra, già in grande difficoltà in questa tornata elettorale che ha visto la débâcle del Pdl e la scomparsa dai comuni della Lega, se si esclude la vittoria, anche molto personale, di Flavio Tosi a Verona. In parte può aver contato il clima di ansia e sconforto causato dall'orribile attentato alla ragazze di Brindisi e dal terremoto che ha colpito ieri l'Emilia Romagna, dove comunque c'è stata l'affluenza maggiore. Sono al voto 4 milioni di italiani, di cui 3,46 nelle regioni a statuto ordinario, 118 Comuni in tutto considerati i 18 siciliani. I candidati del centrosinistra sono in testa in 12 città sulle 17 che li vedono partecipare ai ballottaggi, mentre quelli del centrodestra lo sono in 3 Comuni su 11. Le sfide principali sono a Parma, Genova e Palermo, ma anche l'Aquila, per quel che riguarda i 19 Comuni capoluogo di provincia. PARMA, LAPROVA DELGRILLO A Parma l'affluenza è diminuita di quattro punti e mezzo, la metà del calo registrato in media. Alle 22 hanno votato 64.600 elettori, pari al 45,43 %, contro il 49,84 del primo turno; alle 19 il dato era del 37,7% sul 40,2 del primo turno, quindi un calo maggiore. Qui la sfida è tra il candidato del Pd e del centronistra, Vincenzo Bernazzoli, che parte in vantaggio al 39,2%, e quello del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, Federico Pizzarotti, al 19,5%. Il Pdl, non apertamente, ha suggerito di votare il candidato grillino, pur di non far tornare la città nelle mani del centrosinistra. Per Grillo Parma è la «Stalingrado» emiliana, ma proprio in questa terra ha scatenato l'indignazione del presidente della Lega delle Cooperative, Gianpiero Calzolari, che annuncia una querela per diffamazione nei confronti del comico, per le frasi pronunciare durante un comizio-show a Budrio (dove ha un candidato), nel quale Grillo - in perfetto stile berlusconiano - ha insinuato che le «cooperative» starebbero «comprandosi i voti». Poi ha corretto un po' il tiro. «Mi riferivo al Molise», ma l'accusa non è andata giù a Calzolari: «I voti li compra la mafia, noi, al contrario, siamo per la responsabilità civile, l'accusa di Grillo è gratuita e infamante». I siciliani hanno snobbato le urne, nei 18 Comuni dove si stanno svolgendo i ballottaggi: alle 12 di ieri ha votato l'8,49% (al primo turno il 12,47%), recupera alle 19 con il 23,5 rispetto al 37,5. A Palermo il ballottaggio è tra l'ex sindaco Leoluca Orlando con l'Idv, che parte al 47,7% e Fabrizio Ferrandelli al 17,3%, il candidato sostenuto dal Pd e da Sel, da una lista civica e da una socialista. Una partita quindi interna al centrosinistra. Ferrandelli, fuoriuscito dall'Italia dei Valori è stato il vincitore delle primarie del centrosinistra e per questo sostenuto dal Pd e da Sel - che pure avevano puntato su Rita Borsellino - mentre Orlando si è candidato a sindaco dopo le primarie, alle quali comunque l'Idv aveva partecipato. GENOVA, PDVSTERZOPOLO Nel capoluogo ligure, segnato dall'attentato all'ad dell'Ansaldo Nucleare, in testa con il 48,3 per cento c'è Marco Doria, il professore sostenuto da tutto il centrosinistra, e che raccoglie la sfida di Enrico Musso, ex Pdl ora con il Terzo Polo (soprattutto l'Udc), che al primo turno ha raccolto il 15% dei consensi e sul quale confluiranno i voti del Pdl; ci sono poi i consensi raccolti al primo turno dal grillino Paolo Putti, che ha sfiorato il ballottaggio con il 14%, che è stato quasi scomunicato da Grillo per aver presenziato ad alcune trasmissioni tv. Da lui nessuna indicazione di voto per i ballottaggi, così come da parte della Lega, fuori gioco. A L'Aquila si sfidano due medici, in vantaggio è Massimo Cialente, sindaco uscente che ha gestito il dramma del terremoto, con il 40,7%, contro Giorgio De Matteis al 29,7%, Udc. Significativo il dato di Rieti, dove per la prima volta dopo 18 anni il centrodestra è al secondo posto: nel feudo dell'ex An, la sfida è tra Simone Petrangeli, 37 anni, di Sel e sostenuto dal centrosinistra, in vantaggio al 42,9%, e Antonio Perelli, 47 anni, Pdl e Fiamma Tricolore. L'Udc (21% al primo turno), ha dato libertà di voto. Gli altri capoluoghi ai ballottaggi sono Alessandria, Asti, Cuneo, Como, Monza, Belluno, Piacenza, Lucca, Frosinone, Isernia, Taranto, Trani, Trapani e Agrigento. TONIJOP LAPOLEMICA Appuntamento rinviato, probabilmente salterà È la fine dei riti, dall'ampolla al Prato bergamasco LEELEZIONIAMMINISTRATIVE Alle 22 ai seggi il 36,2 per cento, 11 punti in meno rispetto al primo turno Nella città ducale flessione più contenuta: circa 4 punti e mezzo. Legacoop intanto querela Grillo per diffamazione NATALIA LOMBARDO ROMA Crolla l'affluenza nei ballottaggi Ma non a Parma Corna, arance, spade di legno, stendardi, santini con il povero Alberto da Giussano: tutto via. È un intero pianeta di gadgets che cade rovinosamente a terra se anche Pontida salterà. E quando esplode un mondo simbolico se ne va qualcosa che non ha semplicemente a che fare con uno spettacolo. Le immagini trasmesse generosamente dalle televisioni piazzate sul sacro Prato, anno dopo anno, scandivano il tempo come una clessidra che proprio a Pontida veniva capovolta. Così, con la scrittura contenuta da questo imponente merchandising se va l'era di Bossi, a dispetto delle sue più recenti dichiarazioni a proposito di una tenace resistenza al corso del destino. Gli servirà forse un elmo blindato, ma ora il paradosso governa la realtà molto più delle guasconate. È già un altro tempo, quel vocabolario è acqua passata, modernariato di scarsissimo valore, vaudeville triste e impietoso: il pubblico se n'è andato, il palco è spettrale, la compagnia lo ha abbandonato. FINALEDI PARTITA In questo discretamente angoscioso finale di partita, allora, oltre allo show si misura il capolinea di un potere, uno dei più seguiti, a tratti tra i più temuti. E pare davvero incredibile tutto questo, perché nessuno solo qualche mese fa avrebbe potuto immaginare, intuire il corso attuale delle cose. Dalla segreteria del Carroccio fanno sapere con vaghezza che non si tratta proprio di una cancellazione dello storico raduno, bensì di un «rinvio già deciso per ragioni organizzative», anzi di un calcistico «posticipo» alla stagione del «dopo congressi» in Lombardia, in Veneto, in Emilia, in Padania, insomma, a luglio o a settembre. E per carità, nulla a che vedere con le inchieste. Niente Pontida, è il messaggio che allarma i leghisti bergamaschi: è come se al popolo italiano fosse stata comunicata la sospensione sine die del festival di Sanremo. Con una differenza sostanziosa: il popolo della Lega comprende ciò che sta accadendo, ne è consapevole, soffre e molto probabilmente condivide. Del resto, lo stesso Maroni, assieme ai suoi fedelissimi, Tosi in testa, aveva nei giorni scorsi annunciato che la musica sarebbe cambiata. Soprattutto, avevano precisato, sarebbero state messe in soffitta tutte le manifestazioni orgogliose afflitte da pleonasmi retorici. AMPOLLE VUOTE Quindi, addio alle ampolline, questo è noto da qualche giorno. Che dolore: qui crollano tutti i prati dedicati agli appuntamenti con la storia. Già pareva duro fare a meno del gioco delle ampolline riempite con l'acqua del Po, ed eccoci pronti ad accettare un nuovo schiaffo, perché Pontida, tra sole e fango, polvere e sapore acre di un mito senza basi, senza radici, era comunque un luogo fondativo, faceva parte della rastrelliera di passaggi scenografici indispensabili per celebrare il rito più complessivo di una forza che intende riflettersi allo specchio delle proprie pulsioni ufficiali. I leghisti a Pontida erano, si può dire, felici, soddisfatti: a loro piaceva quello specchio che aveva i bagliori di una fiaba, gaglioffa, arrembata con sbrigatività vitalissima ma pareva reale. Poi, c'era questo bel gioco, un altro, che legava le ampolle del Po a Venezia. Prendi le ampolle, riempile d'acqua, portale a Venezia, svuotale in laguna davanti a un pubblico partecipe e rabbiosamente gioioso. Spettacolo, e anche linguaggio. Niente ampolle, niente Venezia, niente Pontida, niente Bossi, anche se lui dice di sì, ma è il suo pubblico che ha spento le luci. Colpa del Trota, sicuro, ma il castello era di carta, di carte. La crisi della Lega travolge anche il raduno di Pontida . . . È di 14 punti il calo in Sicilia: alle 19 ha votato il 23,5 per cento rispetto al 37,5 del primo turno . . . Nel Nord il voto dovrebbe sancire la fine dell'asse Pdl-Lega: centrosinistra favorito quasi ovunque Fornero:noaimatrimonigay,sìa tuteladiritti Noai matrimoni tra omosessualima attenzioneai diritti dellepersone. Lo haribadito ieri la ministraElsa Fornero conuna lettera alquotidiano della Cei, Avvenire, incuiha voluto puntualizzareche col suo recente invitoa una «riflessione aperta»sulle coppiedi fattoe gaynon intendeva certoparificarle al matrimonioné tantomenoattaccare la famiglia tradizionale.«Nonho auspicato che le unionidi fatto, sia etero sia omosessuali, sianoequiparate alla famiglia fondata sulmatrimonio traun uomoe una donna,ma semplicemente invitatoad apriregli occhi sullediverse realtà chestanno emergendoe anon dimenticare, e menochemai adiscriminare, idiritti dei singoli individui che vi si riconosconoe chechiedono con forza unriconoscimento», hascritto la ministrodelLavoroe delle Politiche sociali, che haanche la delegaalle Pari opportunità,a pochigiorni dalle polemichenate inseguitoalle sue dichiarazioneper la Giornata della famigliasul «rischio»di un «superamentodella famiglia tradizionale»per la crescitadelle coppiedi fatto tra uomoe donna e delleunionidi omosessuali. Nella sua risposta, il direttoredi AvvenireMarcoTarquinio (cheera statomolto polemicocon la ministra), haaccolto le«chiarificazioni» come «parolemeditatee utili», dopo le precedentidichiarazioni «sorprendentie preoccupanti». Il portavocedelGayCenter, Fabrizio Marrazzo,chiede peròche «ilministro Fornero incontri leassociazioni lesbichee gayperelaborare una propostachenon siadiscriminatoria». 10 lunedì 21, maggio, 2012
«I SERVIZI DEVIATI». «VERGOGNA!».«LENUOVEBRIGATEROSSE».«LA SACRACORONAUNITA,OUNACELLULAISOLATA CHE VUOLE ACCREDITARSI ORA CHE I VERTICISONOSTATIDECAPITATIDAGLIARRESTI». «LA MAFIA CHEVUOLE APRIRE UNA NUOVA TRATTATIVA CON LO STATO». «SONO GLI STESSI DI PIAZZA DELLA LOGGIA, DELLASTAZIONEDIBOLOGNA,NONÈCAMBIATONIENTE,SONOSEMPRELORO». «Vergogna!». «Gli anarchici greci». C'è anche quello che «I Maya lo avevano predetto», e c'è «Libero» che nel sommario, sotto al titolo della strage, tira fuori gli immancabili «estremisti islamici» (lo farà anche oggi, sotto al titolo del terremoto: dirà che sono stati loro»). Nessuno pensa al folle isolato. Nessuno, tra le migliaia di persone che si sono riversate in piazza a Roma e nelle altre città d'Italia contro chi ha osato colpire la scuola, aspetta le indagini per avanzare ipotesi spaventose. Tutti sanno che le indagini in Italia non scoprono mai niente, o lo scoprono troppo tardi. Sento ventenni parlare della strategia della tensione, li vedo sventolare l'agenda rossa simbolo di quella di Borsellino, andata perduta insieme alla verità sulla sua morte, su tutte le morti per strage. Tutti quelli che sono in piazza, per esperienza o per riflesso condizionato, immaginano l'inimmaginabile. Amo la satira perché si esprime per paradossi, e il paradosso, spiegava Tiziano Sclavi, il papà di Dylan Dog, a chi lo accusava di aver creato un fumetto troppo violento, «Il paradosso è l'unico modo che ci resta per penetrare l'essenza delle cose». Le cose che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni - la corruzione, il razzismo, l'ingiustizia - e che smettono di attirare la nostra attenzione perché sono sempre lì, come i palazzi e gli svincoli delle tangenziali. Quando però capitano cose come questa, una bomba esplosa davanti a una scuola e dunque a ogni scuola, i paradossi non servono. Perché ci ridestiamo tutti, sgraniamo gli occhi, scendiamo in piazza attoniti, disperati. «Gli eredi di Riina». «Pezzi dello Stato». «Era nell'aria». Di tutte le reazioni quella che più mi ha colpito è di un ragazzo brindisino, Andrea Lezzi. Nel giorno in cui tutti si scagliano contro la Mafia, i servizi deviati, pezzi dello Stato, Andrea si arrabbia con chi non è andato a votare. Dice: «Fai qualcosa per il tuo paese e poi potrai urlare “Vergogna”». Lo scrive sul suo blog raretracce.wordpress.com. Perché se i colpevoli delle stragi non vengono mai a galla la colpa è di chi le stragi le ha volute, di chi le ha coperte, di chi aveva il potere di indagare e non lo ha fatto. Ma anche di chi ha concesso loro quel il potere votandoli, o non votando affatto. Luigi Cancrini psichiatra e psicoterapeuta Dialoghi IL MINISTRO CANCELLIERI, IN RISPOSTA ALL'INTER-VENTODELRESPONSABILELEGALITÀDICONFINDUSTRIAMONTANTE,HARECENTEMENTEdichiarato la propensione alla vendita dei beni confiscati. Tale opzione che le norme già consentono si dimostra alquanto pericolosa se le disposizioni legislative rimangono tali. Difatti il famoso “codice antimafia”, dlgs159/11, propagandato dall'allora ministro Maroni rappresenta un'occasione mancata. Lo spirito della legislazione di contrasto agli interessi mafiosi era quello meritorio di sottrarre beni e patrimonio e ridestinarli ad uso “sociale”, per il principio che laddove subentra lo Stato si afferma la legalità e si determina sviluppo. Di esempi positivi in tal senso ve ne sono innumerevoli ma via via i confini tra economia legale e illegale sono diventati sempre più labili, sia in ragione di leggi che hanno allentato le maglie del controllo di legalità e favorito l'area grigia (condoni, falso in bilancio, ecc), sia perché il volume di affari e la penetrazione dell'economia “formale” da parte di capitali illeciti riciclati in attività formalmente “legali” non solo è aumentato ma si è diversificato in attività plurime intervenendo in modo negativo nel condizionamento del sistema di concorrenza di interi mercati. Si pensi al ciclo del cemento a quello dei rifiuti fino alla ricettività ed alla grande distribuzione organizzata. Ciò comporta un danno erariale molto ampio per mancato gettito, e quindi sottrazione di risorse da destinare allo sviluppo o alla crescita, ma spesso in questi sistemi di “convenienza mafiosa” in cui c'è il condizionamento delle imprese: dagli acquisti e forniture al controllo della manodopera (con manifeste violazioni di diritti contrattuali e lavoro irregolare), all' imposizione dei marchi in determinati territori, ai rapporti con la politica per l'aggiudicazione di gare e appalti e via discorrendo come mettono in luce da decenni le inchieste giudiziarie. Il successo meritorio di forze dell'ordine e magistratura nel sequestro e confisca dei beni ha dimostrato non solo l'ampiezza e complessità gestionale a cui l'Agenzia nazionale non riesce a far fronte (12083 è il totale dei beni di cui 1552 aziende, dati Anbc aprile 2012) con l'attuale dotazione organica e le risorse ad essa rese disponibili ma anche perché, ormai, il fenomeno ha una dimensione tale che va affrontato con strumenti adeguati. Dire “vendiamo” questi beni e recuperiamo risorse è di grande effetto ma molto pericoloso nella situazione data. Si sostiene che nella crisi questi beni non vadano lasciati al deperimento o al fallimento nel caso di attività produttive, su questo possiamo essere d'accordo. Ma in un momento di crisi dove i soggetti che attualmente hanno credito e grosse liquidità a disposizione sono proprio quelli che lucrano dei proventi dell'economia illegale, il rischio che tali beni finiscano nelle mani di chi li deteneva prima, con la “ripulitura” dal gravame di ipoteche, la risoluzione dei contratti e i concordati con i creditori è molto alto ed esempi in tal senso ci sono già. Cosa fare allora? Provare ad intervenire nel colmare le vacatio legis; oggi la normativa che riguarda la gestione delle imprese confiscate è molto lacunosa. Al massimo l'amministratore giudiziario, condizionato dalle modifiche introdotte dallo stesso codice antimafia, opera come un liquidatore, in rari casi, se motivato da spirito e dinamismo, riesce a tenere sul mercato l'impresa. Che succede sul fronte lavoro? A parte le esigue tutele previste dalla 109/96 i lavoratori sono esposti perché non hanno alcuna forma di garanzia né di reddito né tanto meno occupazionale. L'amministratore giudiziario deve essere un esperto qualificato di gestione aziendale, per questo è importante intervenire sul fronte universitario e sulla costituzione di albi specifici (previsti ma non realizzati), i giudici devono disporre di misure di prevenzione più congrue e di risorse investigative adeguate, le aziende devono avere un sistema di accompagnamento che consenta ad un'impresa che esce dall'illegalità di mantenere in essere le commesse, di continuare ad essere produttiva e competitiva e ai lavoratori va data garanzia che l'attività comporti per loro continuità lavorativa ed emersione dalla condizione di irregolarità. Certo tutto ciò non è semplice, bisogna intervenire su più fronti: dalle linee di credito, alle disposizioni particolari per le aziende in crisi, al sistema di incentivi e tutela dell'occupazione, e molto altro. Per questo il rating di legalità, pur meritoria iniziativa, non basta e non è sufficiente, occorre una legislazione che legga i cambiamenti e li affronti con adeguatezza. Alla Confindustria proponiamo di aprire una riflessione su questi aspetti approfondendo anche ciò che il sistema di impresa può fare per aiutare il contrasto alle infiltrazioni. La Cgil, insieme ai tanti che vorranno condividere questo percorso, presenterà una legge di iniziativa popolare sulle aziende confiscate per segnalare l'urgenza di intervenire sul tema in un momento in cui la crisi rischia di minare quel tessuto democratico e quella coesione sociale favorendo il consenso sociale a chi nell'illegalità offre una prospettiva al non lavoro. È il lascito valoriale di Rizzotto di cui giovedì celebreremo i funerali di Stato e di La Torre che abbiamo ricordato il 30 aprile trucidati dalla mafia per aver intuito che essa andava colpita nell'interesse economico e che bisognava liberare il lavoro (e l'impresa) dall'oppressione mafiosa. Atipiciachi? Contratti, per i precari arriva un salario minimo? Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 Bruno Ugolini Giornalista La tiratura del 20 maggio 2012 è stata di 109.471 copie Ai due ragazzi una paghetta da 5 mila euro al mese. Al Trota non è stato possibile consegnare l'avviso di garanzia perché il giovane è in vacanza in Marocco con Monica Rizzi, ex assessore regionale, coinvolta in una presunta formazione di dossier ai danni di un avversario di Renzo alle scorse elezioni regionali. Umberto Bossi, un signore che della legalità ha fatto la sua bandiera politica, firmava tutto mentre continuava a parlare di terroni e di padani. GIANNITIRELLI Che i rimborsi elettorali della Lega finissero nelle paghette (si fa per dire) di Renzo o di Riccardo Bossi è veramente troppo. Erano 5000 gli euro al mese (più gli altri stipendi, più le macchine, la benzina per usarle e i soldi per sigarette e divertimenti) che andavano, secondo l'accusa, all'uno e all'altro in quanto figli (era il loro unico titolo di merito) dell'uomo che tanto si è speso negli insulti a Roma ladrona. Il tutto, tranquillamente, con soldi nostri: i soldi che pensionati e lavoratori a reddito fisso hanno pagato allo Stato sotto forma di tasse nel corso di una (troppo) lunga stagione politica in cui il problema del paese non era solo l'incompetenza arrogante e il disinteresse per la cosa pubblica del grande puttaniere ma anche questo orrore di corruzione diffusa, questo insieme di mezze calzette travestite da vip che riempivano i luoghi del potere berlusconiano. In cambio di che? In cambio, ci dicevano, del silenzio sulle malefatte del capo e della complicità sulla scrittura di leggi che servivano a difendere la sua fedina penale e il suo patrimonio. In cambio, sappiamo oggi, della possibilità di rubare anche loro. Arraffando tutto quello che era possibile arraffare mentre si riempivano la bocca di balle, sul federalismo e sugli emigranti, sulle quote latte e sul territorio. UNA BATTAGLIA SINDACALE NAZIONALE,UNA “VERTENZA” PER CONQUISTARE, IN OGNILUOGODILAVORODOVECONVIVANODIPENDENTI E PRECARI, UN SALARIO MINIMO CONTRATTUALEAGLIATIPICI.CONCLUDECONQUESTAPROPOSTA UN LUNGO SAGGIO DI GIANNI PRINCIPE GIÀ DIRIGENTECGILEPOIDELL'ISFOL)SUHTTP://MOLISE11.BLOGSPOT.IT. Una riflessione interessante che parte da una premessa: il futuro dei più forti, quelli che per ora hanno un posto fisso, è strettamente collegato al futuro dei precari. L'autore spiega come nella sua non breve esperienza sindacale ha dovuto spesso vincere resistenze e pregiudizi. Ad esempio ogni qualvolta si trattava di organizzare i precari impegnati all'interno stesso del posto di lavoro. E spesso si sentiva dire: «Non è il caso di dar loro la tessera, potrebbero considerarla come una sorta d'impegno per l'assunzione». È citato il caso della sanità negli anni 90 quando doveva crescere negli ospedali l'offerta sia di servizi qualificati da parte di personale infermieristico sia di servizi «alberghieri», senza far lievitare i costi. Allora si è «by-passato il vincolo contrattuale, relativamente oneroso, con un'invasione di cooperative sociali, il cui personale era sottopagato e soggetto al ricatto dei licenziamenti (con un tasso di sindacalizzazione, inevitabilmente, molto più basso)». Con conseguenze pagate anche dai dipendenti pubblici. Gianni Principe cita poi l'esperienza dell'associazione «XX maggio-flessibilità sicura», costituita dal 2007 all'interno del Forum lavoro del Pd presieduta da Aldo Amoretti e animata da Davide Imola. Sono state avanzate da tale associazione una serie di proposte di modifica del testo della riforma Fornero, non sostenute però dalla necessaria mobilitazione. È in atto invece, rammenta, per iniziativa della Cgil, una campagna importante fatta di volantinaggi, presidi, assemblee, qualche sciopero. Qui però, secondo Principe, mancano concrete proposte di modifica. «Contiene solo una critica, radicale, dura, inflessibile, a tutto ciò che non va del ddl lavoro». Così come mancano vertenze strettamente sindacali per tutelare redditi e condizioni di lavoro nelle situazioni specifiche, concrete. E stenta a emergere l'individuazione di obiettivi politici, che richiederebbero «percorsi e strategie rivolte verso le istituzioni». Sarebbe necessario, insomma un rapporto costruttivo tra soggetti sociali (i sindacato) e le istituzioni politiche, magari attraverso associazioni come la citata «XX maggio flessibilità sicura», per far marciare assieme capacità organizzativa e mobilitante e proposta di cambiamento, attivazione di alleanze politiche. Magari organizzando quella «vertenza nazionale» di cui si diceva all'inizio. Per impedire, osserva Principe, un finale già scritto: «Con qualche novità positiva ma con tante aspettative deluse». http://ugolini.blogspot.com COMUNITÀ Storia di una vera famiglia padana doc Beniconfiscatiallamafia Adeguare la legge per salvare imprese e lavoratori Serena Sorrentino Segr. confederale Cgil Brindisi? Fa qualcosa per il tuo Paese: vota FrancescaFornario . . . Amo la satira perché si esprime per paradossi . . . Ma davanti a queste cose i paradossi non servono Duemiladodici 16 lunedì 21, maggio, 2012
Pioveva, quel giorno a Pa-lermo. Era il 25 maggio1992. Strano, di mag-gio, che piovesse. PaoloBorsellino mi cammina-va davanti. Lento. Aveva la giacca verde bagnata. Eravamo scortati dai suoi agenti, in quella processione che da via Roma ci condusse al duomo di San Domenico. Che mio fratello era morto, lo capii forse proprio in quel momento: quando vidi la scritta «Giovanni Falcone» dietro il feretro e accanto ad altre quattro bare. Fino ad allora avevo guardato la mia vita dal di fuori, come se quello che stavamo subendo non ci toccasse davvero da vicino. Urlavano, gridavano il nome di Giovanni, fischiavano contro lo Stato. Tutta la città era lì. Amici e nemici. Curiosi, traditori, ma anche quella parte della società civile che l'aveva amato e che non avrebbe mai potuto dimenticare. Altrove, mi raccontarono, le strade di Palermo erano deserte. Ero stata la prima a volere che il funerale fosse di Stato, insieme con i parenti delle altre vittime, per far comprendere che Giovanni era morto per la difesa dello Stato. Non avevo idea, però, del valore che quel funerale avrebbe assunto nel tempo e nella memoria di tutti noi. C'era talmente tanta gente, raccolta nella cattedrale di San Domenico, che fu Paolo a trovarci dei posti. Sembrava di assistere a dei Vespri siciliani. Il cardinale Pappalardo pronunciò ad alta voce le domande che, nell'intimo, tutti noi ci ponevamo e che sono ancora il più grande tormento di chi vuole Giustizia: «Chi tradì Giovanni e la sua scorta?». La vedova dell'agente Schifani, Rosaria Costa, che aveva ventidue anni e un bimbo di quattro mesi a casa, implorò la verità con un discorso toccante, rimasto nella memoria di tanti. Gli agenti della scorta sopravvissuti urlarono: «Questi sono i morti nostri». Ci furono ancora applausi, grida e un mea culpa generale, a tutt'oggi forse in atto. Lo stesso giorno, nel Palazzo di Giustizia di Milano, esplose la rabbia di Ilda Boccassini, uno dei magistrati che erano stati più vicini a mio fratello: «Voi avete fatto morire Giovanni Falcone, voi con la vostra indifferenza. (…) Martedì 23 giugno, un mese dopo la morte di Giovanni, Paolo Borsellino parlò nella chiesa di San Domenico davanti a trentamila ragazzi, giunti da tutta Italia per ricordarlo con un'imponente fiaccolata: (…)«Giovanni Falcone lavorava con perfetta coscienza che la forza del male, la mafia, lo avrebbe un giorno ucciso. Francesca Morvillo stava accanto al suo uomo con perfetta coscienza che avrebbe condiviso la sua sorte. Gli uomini della scorta proteggevano Falcone con perfetta coscienza che sarebbero stati partecipi della sua sorte. Non poteva ignorare, e non ignorava, Giovanni Falcone, l'estremo pericolo che correva, perché troppe vite di suoi compagni di lavoro e di suoi amici sono state stroncate sullo stesso percorso che egli si imponeva. Perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione, perché non si è turbato, perché è stato sempre pronto a rispondere a chiunque della speranza che era in lui? Per amore! La sua vita è stata un atto d'amore verso questa sua città, verso questa terra che lo ha generato (...) Ricordo la felicità di Falcone, quando in un breve periodo d'entusiasmo, conseguente ai dirompenti successi originati dalle dichiarazioni di Buscetta, mi disse: “La gente fa il tifo per noi”. (…) Occorre evitare che si ritorni di nuovo indietro, occorre dare un senso alla morte di Giovanni, alla morte della dolcissima Francesca, alla morte dei valorosi uomini della sua scorta. «Sono morti per tutti noi, per gli ingiusti; abbiamo un grande debito verso di loro e dobbiamo pagarlo gioiosamente, continuando la loro opera; facendo il nostro dovere, rispettando le leggi, anche quelle che ci impongono sacrifici (...) Dimostrando a noi stessi e al mondo che Falcone è vivo.» Sono le parole che, in tutti questi anni, ho sentito ripetere in tante occasioni, in tante scuole, in tanti convegni. Giovanni è vivo perché le sue idee continuano a essere presenti nella nostra società, perché il suo metodo di lavoro è sempre di esempio nelle indagini di stampo mafioso, perché i valori in cui credeva continuano a essere ampiamente condivisi, soprattutto dagli insegnanti e dai tanti giovani delle scuole in tutta l'Italia. Eppure, dopo il 23 maggio, anche per me Giovanni era morto e con lui erano morte tutte le mie speranze di cittadina siciliana. Grande era il mio scoramento, e direi quasi l'indifferenza, per tutto ciò che mi circondava. C'era un'altra persona però che soffriva forse più di me: era la madre di Francesca, e per questo decisi un giorno di andarla a trovare. La cosa che più mi emozionava era ritornare nel palazzo nel quale sino a qualche giorno prima aveva abitato Giovanni. Lì viveva anche la signora Morvillo. Arrivata all'ingresso, notai qualcosa di insolito nell'albero che si ergeva davanti al portone, una bellissima magnolia: il tronco era pieno di bigliettini e di disegni, e anche l'aiuola era ricolma di fiori e di piante. Quell'albero era diventato, in pochi giorni, il simbolo di un “Falcone vivente”, a cui era giusto raccontare i propri pensieri, le proprie speranze, la voglia di continuare. Ancora oggi, a distanza di vent'anni, quell'albero è sempre pieno di biglietti e rappresenta il simbolo della rinascita della società palermitana. È attorno a questo albero che ogni anno si raccolgono i ragazzi di tutta Italia per ricordare il sacrificio di Giovanni, di Francesca, di Antonio, di Vito e Rocco, e anche per testimoniare la propria voglia di continuare a portare avanti le loro idee. Quel giorno raccolsi gran parte di quei biglietti e la sera a casa cominciai a leggerli. Era strano ma, in tutti quei biglietti, uno era il sentimento che predominava: la speranza. Nonostante la tragedia enorme che si era consumata pochi giorni prima, i siciliani avevano capito che la maniera migliore di onorare la memoria dei caduti era continuare a sostenere le loro idee e, soprattutto, fare in modo che le indagini contro la mafia andassero avanti. (…) Il 23 maggio non è soltanto un giorno commemorativo: è un abbraccio ideale fra i ragazzi provenienti da ogni regione del nostro Paese. Un viaggio, quello appena conclusosi negli Stati Uniti, che il premier Mario Monti ricorderà a lungo. E non tanto per l'importantissimo confronto sulla crisi con gli altri leader del G8, quanto per le terribili notizie giunte dall'Italia. Prima l'attentato di Brindisi e poi il terremoto che ha colpito l'Emilia Romagna. Un accavallarsi di eventi drammatici che ha convinto il presidente del Consiglio a lasciare in anticipo l'America. Il premier ha infatti abbandonato gli Stai Uniti ieri sera per essere a Roma nella tarda mattinata di oggi. Da lì Monti proseguirà per Mesagne dove si svolgeranno nel pomeriggio i funerali di Melissa Bassi, la sedicenne morta in seguito all'esplosione dell'ordigno collocato dinanzi alla scuola «Morvillo Falcone» di Brindisi sabato mattina. «È uno di quei tanti momenti in cui il Paese deve sentirsi e credo si senta unito, molto vicino a chi soffre, molto a sostegno di coloro che devono ricominciare», ha dichiarato Mario Monti ai giornalisti nella hall del suo albergo a Chicago, il Park Hyatt. Il premier ha inoltre confermato che domani il Consiglio dei ministri dichiarerà lo stato d'emergenza in seguito al sisma emiliano, come anticipato da un comunicato di Palazzo Chigi. COLLOQUI IMMEDIATI Il presidente del Consiglio ha quindi espresso «la solidarietà del governo alle famiglie delle vittime del terremoto in Emilia Romagna e a tutte le popolazioni che sono colpite da questo duro evento che mette a dura prova ancora una volta questa regione». Monti si è messo in contatto con il presidente della Regione Vasco Errani: «Mi ha informato che le operazioni di soccorso procedono speditamente e bene ma le sofferenze umane, la preoccupazione per il ripetersi delle scosse, le perdite di vite e anche di patrimonio culturale ci preoccupano molto». Il premier aveva ricevuto le prime notizie del sisma al suo arrivo sabato sera a Chicago dove aveva partecipato a un ricevimento offerto in suo onore alla Loyola University. Attraverso il sottosegretario Catricalà si era subito messo in contatto con la Protezione civile e con il prefetto Gabrielli che lo hanno aggiornato anche nella notte (il fuso orario della metropoli americana è indietro di sette ore rispetto a quello italiano). Monti era a Chicago per partecipare al summit e alla cena a livello di Capi di Stato e di governo dei 28 Paesi dell'Alleanza atlantica. Oggi la presenza italiana sarà invece assicurata dai ministri degli Esteri, Giulio Terzi, e della Difesa, Giampaolo Di Paola, per la giornata in cui sono previsti incontri con i partner dell'Isaf in Afghanistan e con i Paesi del Partenariato strategico. L'albero di Falcone Quei biglietti sono la nostra speranza Il premier dovrebbe partecipare ai funerali della studentessa uccisa dall'ordigno di Brindisi FRANCESCABARRA Monti anticipa il rientro in Italia: il Paese sia unito ILLIBRO LastragediCapaci,20 annidopo: i ricordi e ipensieridellasorella Maria. I funerali, le contestazioni,Borsellino, imessaggideigiovani MARCOTEDESCHI MILANO GIOVANNI FALCONE UNEROESOLO MariaFalcone conFrancesca Barra Rizzoli lunedì 21, maggio, 2012 9
fatalità. Non sono uscito di casa per tutta la giornata di sabato. Temevo che ci potessero essere altre bombe in altre scuole o piazze, avevo paura». Ed è proprio quello che il sindaco Consales ha voluto evitare, che si disseminasse la paura, l'intimidazione. La manifestazione di ieri alla scuola Majorana ha avuto proprio questo fine, con l'intervento del procuratore antimafia Motta. «La Costituzione italiana, all'inizio, prevedere i diritti e doveri per i cittadini. Non c'è il diritto alla paura, ma c'è il dovere di non avere paura. Questo incontro, con tutti voi che rappresentate il futuro, mi dimostra che si può non avere paura anche davanti alle barbarie. Che si può reagire anche se si è giovanissimi. Voi mi dimostrate come si possa cambiare e seguire la legalità». tore antimafia di Lecce. Due assenze che pesano. E che dicono molto. ILVOLTO DELL'ATTENTATORE La verità é in un video. La pista principale nell'identikit dell'attentatore. La svolta nell'aver trovato il tipo di innesco dell'ordigno. «Un filmato – spiega Dinapoli - che ci siamo andati a prendere e che racconta in diretta quello che é successo sabato mattina davanti alla scuola. Sono immagini terribili». Si tratta di un uomo che nella notte tra venerdì e sabato ha portato tre bombole del gas da 15 kg l'una, le ha collegate con un filo elettrico, le ha piazzate di fianco all'ingresso della scuola, ha atteso l'arrivo degli studenti, ha azionato il telecomando e innescato l'ordigno che poi è esploso quando i ragazzi gli sono passati davanti. «E' possibile che l'uomo abbia fatto tutto questo da solo», ammette il procuratore. L'ordigno è stato «sicuramente preparato in un ambiente protetto e poi portato lì durante la notte». Con la macchina. Più probabile con un furgoncino. Si tratta di un ordigno raffinato, che presuppone buone conoscenze elettroniche, anche se assemblato con oggetti facilmente rintracciabili nei negozi. Le bombole, ad esempio, possono essere state acquistate al mercato nero, molto fiorente da queste parti. Il cassonetto, di quelli stretti e verticali con le ruote sotto, si trova anche al supermercato. Sconosciuto ancora il movente. E sconosciuto anche l'uomo, «ignoto ai nostri archivi», precisa Dinapoli. Anche questo contribuisce a scansare ipotesi legate al crimine organizzato. In astratto, aggiunge incalzato dalle domande, «possiamo immaginare un uomo che si sente vittima del mondo ed è in lotta con il mondo. Cercava una scena per dire tutto questo e l'ha trovato lì». Il procuratore non esclude, anzi ritiene «ancora possibile», che il movente possa essere legato alle ragazze in arrivo tutte le mattine a quell'ora da Mesagne. «Il pullman con il suo carico di vite e di storie e la sua provenienza sono elementi che non trascuriamo». E non c'è dubbio che «orario e luogo non sono stati scelti a caso». Tutti dettagli in cui «ricercare il motivo della strage». Sono al lavoro i migliori investigatori del Ros dei carabinieri e dello Sco della polizia. Hanno sentito decine di persone, qualcuna è stata interrogata con maggiore intensità (ad esempio un ex sottufficiale dell'aeronautica). Stanno visionando anche i filmati di altre telecamere. E mostrando il volto dell'uomo mentre schiaccia il telecomando al preside della scuola e a chi passeggia nel giardinetto davanti all'istituto. L'attentatore ha studiato tutto, orari, luoghi, abitudini. È stato lì tante volte. E qualcuno deve averlo visto. L'Italia del coraggio deve battere l'Italia della paura SEGUEDALLAPRIMA Prima considerazione: chiunque sia il responsabile di un atto criminale così efferato, organizzazione terroristica o mafiosa, ovvero assassino solitario, l'obiettivo era uno, semplice e terribile. Seminare il terrore nel Paese, veicolare una nuova, sottile, paura sociale da aggiungere alle altre paure che si vanno diffondendo. Colpire al cuore il senso più intimo di sicurezza di ogni cittadino, che ha diritto di essere sereno quando manda i propri figli a scuola. Colpendo un'innocente studentessa si è voluto colpire la gioventù del Paese. Prendendo di mira una delle scuole italiane, si è voluto incrinare ancora la sicurezza collettiva di una comunità nazionale. Ecco perché, chiunque sia stato, non possiamo sentirci «sollevati» anche se dovesse essere smentita la «pista mafiosa». Perché l'atto in sé, per la scelta dell'obiettivo, dei tempi e delle modalità esecutive, fa pensare trattarsi, certamente e comunque, di un atto terroristico con finalità destabilizzanti del senso di sicurezza dei cittadini. Qualcuno sta soffiando sul fuoco. Secondo elemento: il fuoco. Il clima che si respira nel Paese deve preoccuparci. Senza voler alimentare eccessivi allarmismi che rischiano di fare il gioco dei professionisti del terrore, non va sottovalutato il diffuso senso di insicurezza che si percepisce, a Nord come a Sud. Prevale nel cittadino medio un costante sentimento di precarietà, che è innanzitutto economica ed esistenziale, di incertezza per il proprio futuro. Se a questo dovesse aggiungersi un crescente senso di insicurezza pubblica, il clima di instabilità nel Paese rischia di montare in modo allarmante. Il risorgere del terrorismo politico, le nuove forme di degenerazione violenta della contestazione sociale, la montante intolleranza ostile al confronto democratico sono fattori potenziali che trovano il loro habitat naturale nella situazione di incertezza del sistema, di cui sono ingredienti: la crisi economico-finanziaria nazionale ed europea, l'instabilità politico-istituzionale, la disaffezione dei cittadini verso le istituzioni, l'approssimarsi di importanti scadenze elettorali e la conseguente fibrillazione nel mondo politico-istituzionale. Questi sono i combustibili che giacciono sul fondo del Paese. L'attentato di Brindisi, insieme agli altri fatti delittuosi degli ultimi mesi, apparentemente del tutto scollegati fra loro, sembrano dimostrare che sono diversi gli attori ben consapevoli di questo contesto «esplosivo», e pochi sono gli artificieri che vogliono disinnescare e i pompieri che vogliono spegnere il fuoco. Purtroppo, molti sono gli attori interessati ad appiccare l'incendio. Ecco perché bisogna tenere la guardia molto alta. Perché perfino il gesto stragista di un fanatico può essere usato da altre menti più lucide, ma non meno criminali. Terzo elemento: il Paese reale. C'è l'Italia che ha paura, una paura sociale ed economica. La paura di perdere il posto del lavoro, la paura dell'incertezza economica, paura nel mondo del lavoro e nel mondo dell'impresa. È la paura della precarietà. Di fronte alla quale i fomentatori della paura sono in agguato. È qui che covano le strategie collettive ed individuali, patologiche e criminali, per fomentare la paura, anche - perché no? - a colpi di bombe. L'Italia non è nuova a scenari del genere. Scenari apocalittici? Forse, ma è bene stare attenti. Coesi e vigili. Ma anche fiduciosi, perché c'è anche l'Italia del coraggio. L'Italia dei giovani che hanno manifestato ancora contro la mafia e la violenza. Pronti a scendere in piazza nel segno della solidarietà e per la legalità. Giovani forti ed innocenti come la povera Melissa, che diventerà il simbolo di questa Italia. La società perbene pronta a resistere e ad impegnarsi giorno per giorno per un futuro più libero. Conclusioni: che fare? Perché la paura non diventi panico, perché l'Italia del coraggio prevalga sull'Italia della paura e dei fomentatori del terrore, occorre un rinnovato impegno delle istituzioni per dare fiducia e speranza. Dimostrando fermezza contro ogni forma di sistema criminale, quello della mafia e del terrore, ma anche quello della corruzione. Per conquistare sempre maggiore fiducia nelle istituzioni, per dare ancora più coraggio all'Italia del coraggio. Per preservare la democrazia. L'ANALISI ANTONIOINGROIA manca soltanto il nome . . . Marco, amico di Melissa: «Siamo spaventati ma non ci faremo mettere i piedi in testa» Fiori e biglietti sul luogo dell'esplosione dove è rimasta uccisa Melissa 2012. ANSA/CIRO FUSCO . . . A prescindere dalla matrice l'obiettivo era di seminare terrore Il clima che si respira nel Paese deve preoccuparci . . . Il procuratore Dinapoli: «Immaginiamo un uomo che si sente vittima del mondo ed è in lotta» Due delle telecamere (attaccate sul chiosco) che hanno ripreso l'attentato 2012. ANSA / CLAUDIO LONGO La manifestazione della «Carovana della legalità» nella piazza di Mesagne, paese natale di Melissa La foto dello spot «Guarda la legalità in faccia» contro la mafia con il quale la scuola Morvillo Falcone aveva vinto il primo premio della 1/a edizione del concorso sulla legalità lunedì 21, maggio, 2012 7
JEAN-LOUIS TRINTIGNANT FA IL MODESTO: «È LA PRIMA VOLTAINCUIMIRIVEDOSULLOSCHERMOEMIPIACCIO.DI SOLITONONACCADE. Dico sempre di essere più bravo in teatro che al cinema, ma credo sia dovuto al fatto che in teatro non mi vedo. Comunque non facevo cinema da 14 anni, dal film Ceux qui m'aiment prendront le train. Mi sono dedicato molto al palcoscenico, ma Haneke mi ha strappato al mio esilio. È molto convincente e molto esigente, sapete? Comunque, dopo Amour di film non ne faccio più». Confessiamo una certa emozione nel ritrovarci davanti, sullo schermo e di persona, il ragazzino che esattamente cinquant'anni fa si lasciava «sedurre» da Vittorio Gassman nel Sorpassoe trent'anni fa interpretava già il padre in Colpire al cuore di Gianni Amelio. Accanto a lui c'è Emmanuelle Riva, un'altra leggenda: lei strega i cuori addirittura dal 1959, l'anno di due bazzecole come Kapò di Gillo Pontecorvo e Hiroshima mon amour di Alain Resnais. Ogni tanto Cannes fa questi regali: l'aver reso omaggio a questi due vecchietti ci farà tornare in Italia arricchiti. Amour è un film di Michael Haneke, quindi non è una passeggiata di salute. È un viaggio nell'attesa, oseremmo dire nella necessità della morte. Haneke ci dice come va a finire già nella prima inquadratura: i pompieri sfondano la porta di un appartamento parigino e trovano Emmanuelle Riva morta sul letto, composta in un abito giovanile e circondata da fiori. Il film è la storia di come Trintignant, suo marito, l'ha uccisa per risparmiarle un'agonia intollerabile. Ma non pensate a un saggio sociologico sul tema dell'eutanasia. A parte l'inizio, nel quale i due anziani coniugi assistono ad un concerto (sono entrambi pianisti classici in pensione), Haneke e i suoi personaggi non escono mai dall'appartamento e ricevono solo sporadiche visite: un ex allievo, la figlia (Isabelle Huppert), un paio di infermiere e… un piccione, che di tanto in tanto si infila in casa e non vuol più andar via. Forse è un messaggero della morte, ma non fa paura: Trintignant e Riva sono chiusi in un amore totalizzante, che non vuole né tollera aiuti ed intrusioni. Il dolore fisico e la malattia sono intoppi, che possono essere sconfitti solo morendo insieme. Haneke è un cineasta «sadico». Lo pensiamo dai tempi di Funny Games. I suoi film sono strutturati come torture psicologiche. Anche Amour è così. Dobbiamo soffrire insieme con quei due magnifici attori, perché solo in questo modo potremo condividere il loro destino. Anche l'altro film in concorso di ieri è per certi versi un film «sadico». Lo firma Thomas Vinterberg, danese fondatore del Dogma assieme a Lars Von Trier e autore nel '98 dell'unico film-Dogma davvero bello, Festen. INNOCENTICALUNNIE Dopo un seguito di carriera un po' discontinuo, Vinterberg sta diventando molto bravo (secondo noi, la spariamo grossa, più di Von Trier). Lacaccia è un meccanismo infernale e molto astuto, che per 110 minuti ti fa stare in ansia ininterrottamente. Trama: Lucas è un quarantenne separato che lavora come maestro d'asilo, in una cittadina di provincia danese. Tra gli allievi dell'asilo c'è Klara, figlia del migliore amico di Lucas, Theo. Klara è un po' trascurata dai genitori ed è molto legata a Lucas: gioca col suo cane, gli sta sempre accanto all'asilo, gli fa dei regalini. Un giorno lui la sgrida dolcemente e Klara, con la leggera e crudele incoscienza dei bimbi, si inventa una fantasia e racconta ad un'altra maestra di aver visto il «pisellino» dell'uomo. Non è vero, e questo il film lo mostra con assoluta chiarezza. Ma un simile racconto fa ovviamente partire un'inchiesta, e pian piano Lucas diventa per tutti il «mostro» del paese. Vinterberg e il suo fantastico attore, Mads Mikkelsen, spiegano di essersi ispirati a fatti di cronaca (purtroppo a volte i bambini mentono, e dimostrarlo è molto, molto difficile) ma di aver voluto comporre un racconto immaginario sulla perdita dell'innocenza. «Anche in casi simili, dove l'adulto è innocente – spiega il regista – le vittime sono comunque i bambini. Loro non mentono perché sono “cattivi”, ma per fare contenti gli adulti. La fantasia cresce davanti a loro e rischia di diventare reale. La mamma piange, uno psicologo li interroga, l'illusione che qualcosa di brutto sia accaduto diventa parte della loro memoria e rischia di condizionarli per tutta la vita». GABRIELLAGALLOZZI CANNES Tra lepocheregistepresentiallakermesse, la franceseSylvie Verheydepresentaunaffrescoretròsull'Ottocentoromantico CANNES2012 Accantoa luiun'altra icona delcinema,Emmanuelle Riva,nell'intensastoria diun'anzianacoppiamolto legatanellavitaenellamorte CANNESNONAMALEDONNE?OGNIEDIZIONEDELFESTIVALHAILSUO«TORMENTONE»EQUEST'ANNOVACOSÌ. La miccia, magari lo ricorderete, è stata innescata dal collettivo femminista «La barbe» che ne ha fatto una questione di numeri («nessuna regista tra i 22 uomini del concorso» è stata l'accusa). Salta all'occhio, dunque, in questo clima, il passaggio nella sezione Un certain régard, di una delle pochissime registe donne presenti alla kermesse. È la francese Sylvie Verheyde, conosciuta anche da noi per il folgorante Stella, storia di un'adolescenza nei quartieri operai della Francia anni Settanta. Stavolta, invece, la regista cambia bruscamente strada per rivolgersi con Confessionof Childofthe Century al mondo letterario e romantico di Alfred de Musset in cui il poeta racconta del suo turbolento legame con la scrittrice George Sand. Nel giorno dell'amore dolorosissimo e straziante di Haneke (Amour), vedere i palpiti e i sospiri dei due innamorati ottocenteschi, fa toccare la futilità di un film, elegante e raffinato, ma di cui non si sentiva davvero il bisogno. L'unico vero interesse per le cronache (decisamente rosa) sono i due interpreti: Charlotte Gainsbourg e Pete Doherty, leader della band inglese Babyshambles. Sylvie Verheyde è solo la prima di un terzetto di registe donne selezionate da Un certain régard. Oggi sarà la volta della bosniaca Aida Begic con Djecasulle cicatrici lasciate dalla guerra in ex Jugoslavia. E poi ancora una francese, Catherine Corsini con Troismondes, una storia di diverse emarginazioni. Sguardi femminili, dunque, in un festival dove è il «racconto della donna» che viene fuori dai film a lasciare sorpresi. Anche quando vorrebbe forse esplorare territori psicologici e contesti sociali di solitudine imposti proprio dal mondo degli uomini. Come nel caso di Paradies: Liebe dell'austriaco Ulrich Seidl sul tema «tabù» del turismo sessuale al femminile nei paradisi africani. Abituato ad essere urticante e provocatorio Seidl stavolta arriva persino alla misoginia nel trasformare in mostruosi i corpi di queste donne di mezza età obesi e affaticati dagli anni, tali perché non corrispondono al modello corrente di bellezza mediatica. La vecchiaia, dunque, per le donne, soprattutto se sovrappeso è un vero e proprio handicap. Come quello della protagonista di De rouille et d'os di Jacques Audiard, sorta di versione melodrammatica del campione d'incassi Quasiamici. Qui la protagonista è la bella – attenzione bella – Marion Cotillard, ma che una volta mutilata – via le gambe in un incidente – capisce bene che le sarà ben difficile poter aspirare a un amore. Se non quello di un emarginato come lei. Ed è questo il lieto fine del film. Il cinema è maschilista? «OGNIGOLÈUNSILENZIO»DICEVAL'ENIGMATICOPERSONAGGIOSULBORDODELLAPISCINA di Palombella rossa. Ed ora, proprio qui a Cannes, dove Nanni Moretti è il presidente della giuria, per un gioco di destini incrociati, di quello «strano personaggio» si è celebrata la memoria. L'altra sera, con un evento speciale della Quinzaine de réalisateur che ha mostrato in anteprima il suo film postumo: La noche de enfrente. Stiamo parlando, infatti, di Raul Ruiz il grande regista cileno (Treviteeunasolamorte,con Mastroianni, Klimt, con Malkovich) scomparso meno di un anno fa in Francia dove ormai viveva da quando era scappato dalla dittatura di Pinochet. Se il concorso ha riservato l'onore della chiusura a Claude Miller, anche lui scomparso recentemente, del quale vedremo ThérèseDesqueyroux, è curioso notare come il grande circo mediatico del Festival abbia, invece, praticamente ignorato un film che è il testamento spirituale di un autore che ha arricchito il cinema del suo personalissimo sguardo di «apolide» visionario. Lanochedeenfrente, ispirato agli scritti di Herman del Solar, è una riflessione sulla morte e quindi sulla vita in cui Ruiz mette insieme, per l'ultima volta, un po' tutte le carte del suo cinema. Il protagonista, Don Celso (Sergio Hermandez), è un uomo dalla cultura smisurata ed enciclopedica che, arrivato al momento della pensione, sente l'approssimarsi della dipartita. Il tempo passato e futuro diventa argomento di riflessione, tra ironia e simbolismi. Il tempo come biglie di vetro di una collana che Don Celso-Ruiz mette sotto i suoi occhi, ripercorrendo a ritroso la sua esistenza, attraverso molteplici incontri. Beethoven, per esempio, a cui vediamo rivolgersi continuamente Don Celso ragazzino, bambino prodigio che predilige le domande di cultura generale come nei quiz televisivi, conoscendo sempre la risposta esatta. O gli incontri col pirata Long John Silver uscito dalla penna di Louis Stevenson, figure immaginarie da cui arrivano riflessioni su ogni aspetto della vita. Frammenti di storie che si intrecciano attraverso un tempo mai lineare, ma guidato dalla libertà del ricordo, secondo un tema caro al regista che, tra le tante trasposizioni letterarie, si è cimentato anche con Larecherche di Marcel Proust. A «salutarlo», tra applausi e commozione, c'era anche Victoria Sammiento, montatrice di tutti i suoi film e compagna nella vita. Unviaggio aritroso: l'addio diRaulRuiz GA. G. INVIATA ACANNES Laregista SylvieVerheyde FOTO ANSA L'ultimo amore diTrintignant PerHanekeètornatosulset ma dice che non farà più film ALBERTOCRESPI CANNES DeMusseteGeorgeSand dueinnamoratid'altri tempi Unascenadal film «Amour»del registaMichael Haneke incorsa per la Palmad'oro alFestival diCannes FOTO ANSA U: lunedì 21, maggio, 2012 19
«Di Matteo? Forse resta al Chelsea» LANOTIZIAÈCHE,DAIERISERA,PROBABILMENTEMADAMAÈMENOANTIPATICA.PERDENDOLAPRIMA(EUNICA) PARTITA DELLA STAGIONE NEL GIORNO DELL'ADDIO DI DEL PIERO,ÈTORNATASULLA TERRA.Ce l'ha riportata il Napoli, squadra pazza e imprevedibile, che però ha giocato la partita perfetta: ha atteso che i bianconeri esaurissero completamente la loro furia agonistica per colpirli due volte con la ferocia del killer di professione. Ventidue anni dopo l'ultimo trionfo (in Supercoppa proprio contro la Juve), il Napoli alza un altro trofeo: la quarta Coppa Italia della storia del club azzurro sfata anche la leggenda del Mazzarri eterno perdente, le cui squadre non arrivano mai fino in fondo. E, invece, questo bizzarro toscano di riviera, che vive ogni partita come fosse la finale di Coppa del Mondo, ha dimostrato di saper vincere pure lui. Napoli che si affida alle ripartenze brucianti di Lavezzi e alla vena realizzativa di Cavani; Conte ripropone la cerniera di centrocampo Vidal-Pirlo-Marchisio, dirottando Estigarribia sulle piste di Maggio, mentre Lichtsteiner è incaricato di tenere basso Zuniga. In avanti, fiducia a Borriello come partner di Del Piero. È l'ultimo atto della Coppa Italia, ma sembra una finale di Champions: spalti bollenti, superbo il colpo d'occhio che le due tifoserie, divise da “cordoni sanitari” appositamente predisposti fin dal prefiltraggio, riescono a fornire. Nota fuori posto: i fischi con cui i tifosi partenopei accolgono l'inno di Mameli, affidato all'interpretazione di Arisa. Ti aspetteresti una partenza furente dei campioni d'Italia, e invece è il Napoli, corto e alto, a prendere il comando delle operazioni. Dopo 1'25” la banda Mazzarri potrebbe già essere in vantaggio: Campagnaro se ne va di forza sulla destra, penetra in area e pennella per Zuniga, ma il colpo di testa del colombiano, praticamente solo, è deviato in angolo da Storari. All'11', Lavezzi fa tutto da solo ma il suo tiro dal limite finisce fuori. A tirar fuori la Juve dagli impacci iniziali è Pirlo, che inverte l'inerzia del match: 18', Marchisio raccoglie una corta respinta della difesa e fa partire un tracciante dal limite che De Sanctis respinge in tuffo. Il Napoli non sta a guardare, e Hamsik, appostato sul palo lungo, solo di un soffio non raggiunge un invitante assist di Lavezzi. Ma la Juve, ormai, ha ripreso a recitare il copione che conosce a memoria, con Pirlo, Marchisio e Vidal che progressivamente salgono in cattedra, costringendo il Napoli ad abbassarsi e a confondersi. Per fortuna dei campani, il primo tempo finisce con affanni ma senza reti. Che arrivano nel secondo tempo, quando la pressione della Juventus è più stanca, e dunque prevedibile, e i contropiedi del Napoli tornano limpidi. Al 4' st: combinazione Zuniga-Dzemaili, con lo svizzero che mette un invitante pallone al centro sul quale Lavezzi è in ritardo. 17': Lavezzi si lancia su una palla vagante in area e viene steso da Storari: è rigore netto, che Cavani trasforma mandando il portiere da una parte e la palla dall'altra e facendo esplodere la santabarbara del tifo partenopeo. Conte manda dentro Vucinic per Del Piero e Pepe per Lichtsteiner. È una Juve che schiuma rabbia, adesso, il Napoli è come intimidito dall'onda d'urto bianconera. Fioccano le occasioni per i campioni d'Italia, il Napoli si accartoccia, stringe i denti, soffre, ma al primo contropiede, dopo che Mazzarri ha concesso la standing ovation al Pocho, chiude la pratica. 37': azione alla mano Pandev – Cavani, con l'uruguagio che serve sulla corsa Hamsik. Un giochetto da ragazzi per lo slovacco infilare Madama per la seconda volta: ci ha rimesso la cresta, che oggi dovrà tagliarsi come da promessa fatta prima della partita. Nel finale convulso, rosso per Quagliarella: e per i tifosi del Napoli ha il sapore di una storia che si compie. SPORT Sarebbe l'ennesimo «miracolo» per Roberto Di Matteo. Il 4 marzo scorso il tecnico italiano fu chiamato alla guida del Chelsea al posto di Andre Villas Boas (di cui era il “secondo”). La squadra era allo sbando: in ritardo in Premier Leagu e con un piede fuori dalla Champions League (i blues avevano perso 3-1 a Napoli nell'andata dei quarti di finale). La chiamata dell'ex centrocampista della Lazio di Zeman e dell'Italia di Sacchi sembrava una scelta di ripiego, un uomo interno al club con il compito di traghettare Drogba e compagni verso la fine di una deludente stagione in attesa di rifondare magari con un nome di grido (Guardiola o Mourinho). E invece, 77 giorni dopo, il Chelsea chiude con il botto: due coppe «pesanti» alzate al cielo, la FA Cup (il 5 maggio a Wembley, 2-1 sul Liverpool) e la Champions League (sabato a Monaco contro il Bayern padrone di casa, dopo i rigori) in barba ai pronostici e alla faccia di tutto e di tutti. E Roman Abramovich che già pensava di dover mettere sotto contratto chissà quale “stratega” per il nuovo assalto (ma nel 2013... ) a una coppa mai vinta da squadre londinesi, ora si ritrova il trofeo più agognato in bacheca e un tecnico “ingombrante”. Bruce Buck, presidente del club di proprietà del magnate russo, ora fa sapere di valutare l'ipotesi di lasciare Di Matteo al suo posto. «Stiamo prendendo in seria considerazione - dice Buck a Sky Sport Television - la possibilità di confermare Di Matteo per la prossima stagione». «Roberto - aggiunge Buck - ha fatto un lavoro straordinario e va preso in seria considerazione». Il giorno dopo l'inaspettato successo del Chelsea a Monaco, i giornali inglesi celebrano due uomini in particolare: Didier Drogba (autore del gol dell'1-1 e trasformatore del penalty decisivo) e Petr Cech (il portiere che ha respinto tre rigori, uno a Robben durante il supplementare e due nella serie finale). ILSACROGRAAL Per il Mail on Sunday «Drogba e Cech portano il Sacro Graal: Blues incoronati sovrani d'Europa». «Didi did it» (Didier lo ha fatto) è il titolo del Sun. «Sono momenti che il Chelsea conserverà per sempre e non dimenticherà mai» è invece l'analisi del Guardian. Secondo il Sunday Mirror Abramovich, in lacrime per la gioia, avrebbe ringraziato a lungo i giocatori per la vittoria. Il Telegraph approfondisce l'aspetto tattico del match: «Una vittoria frutto di caparbietà e forza. Ma a nessuno interesserà». «Al termine del cammino europeo si capisce che il Chelsea non bada all'impronta artistica, l'unica cosa che contava era vincere e l'incorreggibile Drogba era lì a dare il colpo di grazia». SERIEB SCACCHI ADOLIVIOCAPECE Dopo la Champions vinta, il club «prende in considerazione» l'ipotesi che il tecnico italiano resti alla guida dei blues di Londra EdinsonCavani harealizzato su rigore l'1-0 delNapoli ieri all'Olimpico contro laJuve FOTO MAURIZIO BRAMBATTI/ANSA LaCoppa delNapoli Sconfitta laJuventus 2-0 Cavani,Hamsik, la festa MASSIMILIANOAMATO ROMA Un'annatabianconera,una seratatuttaazzurra. I ragazzi diContescarichidopoil titolo, quellidiMazzarripiùmotivati. Fischiato l'innodiMameli MARZIOCENCIONI LONDRA TorinoePescara, trepunti chevalgonolapromozione conunturnod'anticipo GodiAmo.Così recitava la maglietta indossata daigiocatori alla fine del2-0sulModena, cheha restituito la serieAa una delle squadrepiùnobili del calcio italiano. IlToro ritrova ilgrande palcoscenicodopo treanni e 1085giornidi purgatorio, festeggiandoconun turnodi anticiposulla fine delcampionatocadetto. Insiemeaigranata gioisce anche ilPescarache, travolgendo3-1 laSamp aGenova, vent'anni dopo l'era Galeone inauguraquella Zeman. Il boemoconInsigne, Immobile,Verrati e Caprari hacreatouna nuova Zemanlandia, stileFoggia inizioanni Novanta,andando sua suondi gol. Eckersley-Bennet. Campionato inglesea squadre del2012. Il Biancomuovee vince. SCACCHI E MATEMATICA. Lunedì 28 maggio, a Torino, presso il Centro Incontri della Regione Piemonte, corso Stati Uniti 23, convegno “Gli Scacchi e l'Apprendimento della Matematica”, rivolto in particolare agli Insegnanti e agli Istruttori di scacchi. Diretta broadcast su internet, con traduzione simultanea in inglese. Siti: www.piemontescacchi.org e www.europechesspromotion.org SO LUZIO N E 1.TH 7+!,R:H 7;2.D H 4+,RG 7;3.D H6+,PO ITH 1E M ATTO (SE 2…RG 8;SUBITO 3.TH 1). U: 22 lunedì 21, maggio, 2012
ILDOSSIER Subitodopoiballottaggi, dovrebbechiudersi lapartitadella legge elettorale. IlPdl favorevole alsistemafrancesemasolo colpresidenzialismo SIMONECOLLINI ROMAAndiamo avanti sul dop-pio turno, acceleriamoil dimezzamento deirimborsi elettorali e te-niamo duro sul provve-dimento anti corruzione». Ecco le indicazioni che Pier Luigi Bersani dà ai suoi in vista delle ripresa a pieno ritmo dei lavori parlamentari. Il leader del Pd, consapevole del fatto che in queste ultime due settimane caratterizzate dalle presidenziali francesi e dal voto amministrativo i rapporti di forza all'interno della maggioranza hanno subito notevoli cambiamenti, nelle prossime 48 ore vedrà Mario Monti e volerà a Bruxelles per incontrare i leader dei partiti progressisti europei. Argomento, in entrambe le occasioni, come far fronte alla crisi economica e quali misure adottare per favorire la crescita. Ma Bersani sa che c'è anche un altro fronte sul quale bisogna intervenire e dare risposte in tempi rapidi, e che riguarda direttamente i partiti. Con i ballottaggi viene archiviata una tornata elettorale segnata da un forte tasso di astensionismo e dalla quale esce rivoluzionario il sistema politico italiano. Per rispondere alla montante marea di antipolitica, è il ragionamento che si fa al quartier generale del Pd, bisogna approvare quelle riforme di cui da troppo tempo si discute. CORSAAD OSTACOLI Il primo nodo da affrontare sarà la riduzione dei rimborsi elettorali ai partiti e il controllo dei loro bilanci. L'obiettivo del Pd è dimezzare già la tranche prevista per luglio. L'aula di Montecitorio inizia a discutere il provvedimento domani e nonostante l'azione di freno di Idv e Lega, per i quali i rimborsi vanno del tutto abrogati, la proposta di legge dovrebbe essere approvata giovedì. Ma il via libera della Camera sarà solo un primo passo, perché poi il testo dovrà passare al Senato, dove c'è un calendario fitto di discussioni delicate, a cominciare dalla riforma del lavoro (l'esame in aula comincia dopodomani) e dalle riforme istituzionali: il testo, secondo il presidente della Affari costituzionali Carlo Vizzini dovrebbe essere licenziato dalla commissione per venerdì, ma un'intesa tra le forze di maggioranza ancora non c'è. A complicare ulteriormente le cose c'è il muro alzato dal Pdl nei confronti del provvedimento anti corruzione. Il rischio di una serie di veti incrociati è dato anche dalla contemporaneità delle discussioni. Domani infatti, mentre nell'aula di Montecitorio si comincia a votare il testo sul finanziamento pubblico ai partiti, nella Sala del Mappamondo si riuniranno le commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera per riprendere l'esame del testo. A meno che oggi il Guardasigilli Paola Severino non presenterà a Pd e Pdl un testo che metta tutti d'accordo, la discussione riprenderà da dove si era interrotta giovedì, cioè dall'aumento delle pene minime e massime per il reato di «corruzione per atti contrari a dovere d'ufficio» (4 e 8 anni) grazie all'approvazione di un emendamento targato Pd e duramente contestato dal Pdl. DOPPIOTURNOE PRESIDENZIALISMO La speranza di Monti, che cioè le tensioni tra i partiti che gli garantiscono una maggioranza in Parlamento si allentino una volta archiviato il voto amministrativo, rischia di infrangersi contro un Pdl che sulla giustizia è pronto a giocarsi il tutto per tutto. Ma anche sulla legge elettorale, ammesso che questa discussione possa entrare nel vivo (il che presuppone un accordo sulle riforme istituzionali), non si registra una riduzione delle distanze tra le forze che sostengono l'esecutivo. Bersani, già dopo aver incassato un buon risultato al primo turno amministrativo e dopo aver assistito agli avvenimenti di Francia e Grecia, ha rimesso in campo con maggior forza il doppio turno di collegio: «Non deve essere letta come la proposta del Pd ma come proposta utile per il Paese», è la formula utilizzata per convincere Alfano e Casini. Aperture dal Pdl sono arrivate nei giorni scorsi. Agli esponenti del Pd che stanno portando avanti le trattative è stato poi però spiegato che non se ne sarebbe fatto più nulla. Il motivo, secondo quanto raccontato, è riconducibile a uno studio commissionato dal coordinatore nazionale Denis Verdini, dal quale è emerso che un simile sistema elettorale sarebbe in questa fase decisamente sfavorevole al Pdl. A meno che non si introduca una variabile tutt'altro che di poco conto. Quella rilanciata ieri pubblicamente da Osvaldo Napoli, per il quale il doppio turno è accettabile come «base di un edificio istituzionale sul cui tetto siede, come corollario istituzionale, un monarca costituzionale, vale a dire il capo dell'esecutivo eletto direttamente dal popolo: che sia al Quirinale o a Palazzo Chigi fa poca differenza». Il Pd, che esce rafforzato dal voto e che ha incassato un'apertura da parte di Casini («sono disponibile a ragionare su tutto, anche sul doppio turno che non è certo il mio modello elettorale preferito») ora dovrà andare al confronto cercando di capire se il rilancio sul presidenzialismo sia il via ad una nuova fase del confronto o se sia soltanto un modo per far saltare il tavolo e tenere in piedi il Porcellum. «LaCommissionedelle Elettenella sedutadi martedìdeciderà di concedere ilpatrocinio al convegno dal titolo: “Obiezione dicoscienza in Italia. Propostegiuridichea garanzia della pienaapplicazione della legge194 sull'aborto”.Si trattadi unascelta maturatadopo l'irritante esgradevole constatazionedella mancata concessionedel patrocinioda parte del Sindacoedi RomaCapitale». Lodice la Presidentedella Commissionedelle EletteMonica Cirinnà.«L'iniziativa in programmail 22maggio, inoccasione del34/mo anniversariodell'entrata in vigoredella legge194/78 -aggiunge -è organizzatadall'Associazione Italiana per l'EducazioneDemografica(Aied) e dall'AssociazioneLuca Coscioniper la libertàdi ricercascientifica. Gli organizzatorihannoripetutamente chiestoalsindaco il patrocinio all'eventodi RomaCapitale ma ogni sollecitazioneèstata ignorata.Dal sindacoche solounasettimanafa sfilavacon la fascia tricolore controuna leggedello stato, èarrivato solo silenzio.Dai suoi uffici solerti in occasionedella “MarciadellaVita” non ègiuntoalcun patrocinioa un convegnonel qualesi parla di prevenzionedellegravidanze indesiderateequindi di contraccezione,unicoveromodo per diminuire le interruzionidigravidanza». L'obiettivodel convegnoè quello di determinare lacorretta applicazione di unanormachenegli annihaprodotto unadiminuzionedelle interruzionidi gravidanza:nell'ultimoanno, secondo i datiministerialigli aborti sonodiminuiti delpari al 2,7%, mentre rispettoal 1982, annodi entrata in vigoredella legge, il decrementoraggiunge il 50,9%. . . . Domani alla Camera si comincia a votare il testo sul finanziamento pubblico ai partiti . . . Riprende l'esame delle norme anti-corruzione: ma pesano i veti e l'ostruzionismo del Pdl Un cittadino ha portato a votare anche il cagnolino in un seggio di Genova FOTO DI LUCA ZENNARO/ANSA ILCOMMENTO CRISTOFOROBONI ROMA L'APERTURA FATTADAPIERFERDINANDOCASINI HA RIAPERTO ILCONFRONTO SULDOPPIO TURNO. Non è detto che il Pdl offra analoga disponibilità: anzi, fin qui i segnali sono sempre stati negativi. Silvio Berlusconi oppone da anni uno sbarramento di principio al doppio turno. E il suo partito procede con inerzia, benché lo scenario si sia modificato e probabilmente anche a destra il doppio turno potrebbe offrire oggi uno strumento di ricomposizione politica. In realtà la Seconda Repubblica, dietro lo schermo delle coalizione coatte, ha sempre alimentato la frammentazione, tuttavia le immagini che le amministrative proiettano sul futuro potrebbero diventare ancora più coatiche, avvicinando lo spettro della Grecia. Il doppio turno è oggi un'opportunità. Anche perché sul tavolo non c'è la proposta di importare il modello delle legislative francesi, che in tutta evidenza si regge perché ha alle spalle un presidente della Repubblica eletto direttamente dal popolo. Sul tavolo c'è una proposta che rispetta l'autonomia delle forze intermedie (purché superino la soglia di sbarramento) e che recepisce alcuni elementi virtuosi del modello tedesco, riducendo i rischi di ingovernabilità o di Grande coalizione. In sostanza, la competizione elettorale in Italia potrebbe svolgersi al primo turno come in Germania: candidati di partito nei collegi uninominali e nelle liste (corte) circoscrizionali; sbarramento al 5%, quota proporzionale vicina al 50%. Meglio che in Germania si potrebbe prevedere un solo voto anziché due: il voto disgiunto rischierebbe infatti di diventare un fattore di corruzione. La novità decisiva rispetto al sistema tedesco starebbe però nello sviluppo su due turni della competizione uninominale. Se nessuno raggiunge al primo turno il 50% si procede a un secondo scrutinio, al quale vengono ammessi i candidati che hanno superato uno sbarramento non inferiore al 10-12% dei voti. Ed è fra il primo e secondo turno che potrebbero formarsi le coalizioni davanti agli elettori: con desistenze tra candidati nei collegi contesi. Dunque, non più coalizioni coatte, strumentali al mito dell'unto del Signore e incapaci di governare, ma alleanze funzionali a formare una maggioranza parlamentare. I partiti intermedi perderebbero, è vero, un po' di rappresentanza a favore dei partiti maggiori. Ma non sarebbero minacciati nella loro autonomia, potendosi presentare al primo turno con il proprio candidato premier e il proprio programma. Il governo, in tutta evidenza, dovrebbe essere poi affidato al premier designato dal partito che ottiene la rappresentanza parlamentare più consistente e che risulta capace di formare una maggioranza coerente. Senza doppio turno la frammentazione rischia di corrodere ciò che resta della credibilità delle istituzioni. E non si può pensare di risolvere il problema ancora con un premio di coalizione: il fallimento della Seconda Repubblica è sotto gli occhi di tutti. La vera soluzione alternativa sarebbe una riforma della Costituzione in senso presidenzialista: al di là di robuste obiezioni di merito, vorrebbe dire che non si cambierà il Porcellum prima delle prossime elezioni. Pochi giorni per le riforme Pd: avanti col doppio turno Meglio due turni, ma senza adottare il modello francese Alemanno nega patrocinio a convegno sulla 194 lunedì 21, maggio, 2012 11
La recente giornata internazionalecontro l'omofobia e la transfobia hariportato alla ribalta della cronacaun tema delicato, spinoso e delle vol-te nascosto dietro il velo del «far fin-ta di niente»: quello delle discriminazioni. Per molti, oggi le discriminazioni rappresentano solo un fenomeno del passato, sempre più marginale, che tende ad affievolirsi. Sul fronte opposto, altri ritengono che queste forme moderne di segregazione stiano assumendo, all'interno della conflittualità sociale, il ruolo che in passato era proprio delle differenze razziali. Due concezioni opposte, ma entrambe facce della stessa medaglia, quella dei diritti, che rappresenta «il centro del centro» delle società contemporanee. E, proprio sul tema delle discriminazioni la storia insegna. I Have a Dream è la frase che richiama, in tutto il mondo, il discorso tenuto da Martin Luther King il 28 agosto del 1963, davanti al Lincoln Memorial di Washington, al termine di una marcia di protesta per i diritti civili: «Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere». Recentemente una fotografia ha fatto il giro del mondo: ritrae il presidente americano Barack Obama nella stessa posa dell'attivista afro-americana, Rosa Parks, famosa per aver rifiutato nel 1955 di cedere il posto su un autobus a un bianco. La Parks, infatti, di ritorno dal lavoro, occupò uno dei posti riservati ai bianchi: un gesto di protesta che le costò l'arresto per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine. La vicenda scatenò reazioni a catena e diede vita al boicottaggio dei mezzi pubblici. Decine di autobus rimasero fermi per mesi, fino a che la legge razzista non venne rimossa. Cosa che avvenne solo nel 1956, quando il caso della Parks arrivò alla Corte Suprema degli Stati Uniti d'America, che decretò incostituzionale la segregazione sui mezzi pubblici dell'Alabama. Che tipo di discriminazione vive la società dell'oggi, attraversata da una grave crisi economica? Diverse e molto sfaccettate, ma di certo quella rivolta agli omosessuali è una delle più sentite. L'occasione di una riflessione su questo tema la pone un'indagine Istat, dove si rileva che la grande maggioranza degli italiani (tra i 18 e i 74 anni) ritiene che gli omosessuali siano molto o abbastanza discriminati. Ma anche se appare abbastanza generalizzata la condanna di comportamenti discriminatori, allo stesso tempo sembrano permanere forti barriere all'accettabilità sociale: per il 41,4% i gay non dovrebbero fare gli insegnanti di scuola elementare, essere medici (28,1%) o politici (24,8%). E mentre due italiani su tre ritengono che le coppie omosessuali debbano avere gli stessi diritti di una coppia sposata, solo il 43,9% è favorevole al matrimonio fra persone dello stesso sesso e ancora maggiore è la contrarietà nei confronti dell'adozione dei figli. L'incoerenza che appare dall'indagine riflette, per molti versi, il dibattito che ha storicamente animato la questione dei diritti. La parola “diritti” ricorre con frequenza non soltanto nei documenti ufficiali emanati da vari organismi sopranazionali, ma anche nel dibattito politico, nel lessico utilizzato dai mezzi d'informazione e nel linguaggio quotidiano. E la «spia» linguistica sembra testimoniare un'acquisizione definitiva della coscienza comune: a ciascuno di noi, al di là delle differenze, appare non solo giusto, ma anche ovvio e naturale che siano garantiti alcuni diritti fondamentali. PERICOLOSAAMBIGUITÀ Tuttavia, la forza retorica, l'evidenza e la semplicità apparenti di alcuni concetti universali, come appunto quelli che riguardano i diritti degli individui, presentano anche un altro versante, che ne rivela la pericolosa ambiguità nel momento in cui rimangano astratti e sospesi nel vuoto di culture e ordinamenti. Una pericolosa ambiguità denunciata, già nel passato, a partire da due prospettive radicalmente opposte tra loro. La prima è una risposta da destra alla rivoluzione francese. In un celebre saggio del 1790, da una posizione conservatrice moderata, l'irlandese Edmund Burke considerava i diritti universali come «un'astrazione metafisica» prodotta da un eccesso di razionalismo, estremamente pericolosa nelle questioni politiche. Ad essi, Burke, contrappone diritti che derivano non da una generica appartenenza, ma da una specifica tradizione trasmessa lungo le generazioni. Da sinistra, l'ambiguità dell'universalità dei diritti è criticata da Marx. Nel saggio sulla questione ebraica, l'universalità dei diritti è denunciata come un'uguaglianza immaginaria e astratta, proiettata nel «cielo» della politica e del diritto, che maschera (e compensa) le reali disuguaglianze della società civile. La critica colpisce nel segno, soprattutto, quando si rivolge ai diritti che sanciscono le libertà. Nell'accezione classica, che corrisponde alla conquista delle libertà «borghesi» contro l'invadenza del potere politico o religioso, l'espressione «avere diritto a…» traccia, attorno all'individuo, una sfera inviolabile del privato, nettamente distinta da quella pubblica degli obblighi sociali. E mentre i diritti civili implicano una limitazione del potere dello Stato, secondo i principi del liberalismo politico e del liberalismo economico, i diritti sociali esigono, invece, un potenziamento dell'iniziativa e dell'efficienza dello Stato, che deve erogare servizi, regolare i meccanismi spontanei delle relazioni sociali, garantire un livello accettabile di equità. Tra diritti vi può dunque essere conflitto. Non solo tra la loro pretesa universalità da un lato e, dall'altro, l'inevitabile storicità dell'origine o la variabilità della ricezione nei diversi contesti sociali e culturali, ma anche tra le esigenze contrastanti che in essi si esprimono, col pericolo di un'inflazione che ne indebolisce l'impatto. D'altronde tutelare un diritto significa sempre istituire un potere, o come difesa «negativa» contro altre forze o poteri, o come mobilitazione «positiva» di risorse pubbliche e decisioni istituzionali. Sancire un diritto per qualcuno equivale, inevitabilmente, a limitare la libertà d'azione di qualcun altro. Sul fronte opposto all'affermazione dei diritti, c'è l'idea di vivere una libertà senza doveri e responsabilità, restando indifferenti alle ricadute che i comportamenti hanno sulla società, sull'ambiente, sulle generazioni future. È il campo che sovrappone i diritti con i desideri individuali, dove è alimentato un individualismo esasperato che immagina un'espansione indefinita delle possibilità come emancipazione da ogni vincolo, come arretramento dei doveri civili e dei corpi sociali intermedi, come massima espressione della libertà del singolo. Il dibattito intorno alle «unioni di fatto» e alla «famiglia tradizionale», come fossero due concezioni opposte e inconciliabili, è esemplare sotto questo punto di vista e riflette il conflitto di campi ideologici e «universali» intorno al tema. Fermo restando la necessità di rimuovere ogni forma di discriminazione e di gerarchia di qualsiasi natura, inconcepibile per una società che voglia definirsi civile, una visione attenta all'affermazione dei diritti non può ignorare il ruolo dell'istituto familiare nell'organizzazione sociale nel suo complesso. È fondamentale regolare adeguatamente le unioni di fatto in forme che ne contemplino diritti e doveri, perché nell'equilibrio delle relazioni tra persone l'individualismo, privo di sistemi di tutela giuridica, porta inevitabilmente a comprimere i diritti dei soggetti più deboli. Allo stesso tempo occorre preservare adeguatamente il ruolo sociale ed economico della famiglia, ruolo che altri tipi di unioni non sono in grado di esercitare con la stessa efficacia. Per quanto riguarda specificatamente l'Italia, inoltre, l'istituto matrimoniale merita la specifica tutela che l'ordinamento gli accorda, interpretando i princìpi Costituzionali, laddove si afferma che «la Repubblica riconosce i diritti della famiglia». Il rischio è di una retorica che si contrappone a un laicismo altrettanto retorico, sul recupero della famiglia in chiave meramente utilitaristica, come semplice rifugio da una società sentita sempre più distante o di un superamento dell'istituto famigliare considerandolo non al passo con i tempi. Il che porta a sottovalutare quel ruolo di supplenza che storicamente ha svolto in Italia, nel sopperire ai deficit degli apparati sociali statali. Riconoscere alla famiglia rilevanza pubblica, significa riconoscere la legittimità d'interventi che tutelino questa rilevanza, senza alcuna dimensione moralistica. Un riconoscimento che va oltre le istanze di parte cattolica, e riguarda il modello economico e sociale del nostro Paese. I conflitti che sembrano ruotare intorno alla famiglia e alle altre unioni, eterosessuali o omosessuali, così come le altre forme di discriminazione, richiedono una riflessione serena, che va nella direzione di rimuovere le barriere, anche culturali che persistono, accettando l'inserimento in un sistema giuridico che richiede necessariamente il rispetto dei diritti di tutti. La via d'uscita da ogni forma di disuguaglianza, sia essa di genere, di razza, di orientamento sessuale o di religione, è l'affermazione di diritti effettivi, che vadano oltre la semplice tolleranza dell'altro e che rimuovano ogni tipo di esclusione, orientandosi verso un riconoscimento e un arricchimento reciproco. Non si tratta tanto di accettare, quanto di definire ruoli e riconoscimenti, come appunto diritti e doveri, in un sistema dove le identità rimangano riconoscibili, ma confluiscano in un patrimonio comune capace di contrapporsi a quelle forme di «razzismo culturale» o di «cultura differenziale» che sembra caratterizzare il nostro tempo. LECONVIVENZE L'OSSERVATORIO . . . Vanno regolate adeguatamente, contemplando diritti e doveri: così si tutelano i soggetti più deboli Omosessuali: diritti alla prova della crisi sociale OMOFOBIA, UNIONI DI FATTO, FAMIGLIA: COME VIENE PERCEPITO IL DIBATTITO NEL PAESE Trovare un lavoro 48,6% 49,6% 1,6% 0,2% Ottenere una promozione 42,8% 55,0% 2,0% 0,2% Trovare casa in affitto 57,2% 41,8% 0,9% 0,1% CARLOBUTTARONI PRESIDENTETECNÉ lunedì 21, maggio, 2012 15
24 lunedì 21, maggio, 2012
ABITA QUI OGGI IL NUOVO ROMANZO POPOLARE D'ITALIA. STRALUNATO MA POTENTE, GIOCOSO EPPURE ARISTOTELICAMENTE PERFETTO, CAOTICO ma luccicante come lo specchio delle nostre anime dolenti. Uno specchio in cui il Paese si riflette, identificandosi nei suoi protagonisti: la forte ma fragile Emma che a notte fonda, dopo l'ultimo trionfo, si aggira sperduta con un bicchiere di champagne in mano, la timida Annalisa quasi schiacciata dal suo ingombrante talento, e poi Marco, ancora segnato dalle ferite di un'infanzia che ha conosciuto il dolore. La vincitrice, ovvio, la star, Alessandra, emblema ambulante del sogno che giorno dopo giorno si fa realtà: anche lei - ora è notte - seduta nel suo lungo abito nero da sera sul freddo pavimento di un bell'albergo del centro, con il cellulare in mano a compulsare l'ultimo sms di una serata infinita. Poi, certo, nel grande romanzo popolare di quest'anno ci sono anche la bellissima Belen e Stefano, il ballerino-bellimbusto che ha spezzato il cuore della verace Emma gettandosi nelle rapaci ma sensuali braccia dell'ammaliatrice argentina. Storia nella storia. dramma della gelosia e furore dell'amore, lustrini televisivi e voracità del pubblico affamato, soprattutto, appunto, di storie. Vere, false, vere, false...? Non importa. È il romanzo che Maria De Filippi costruisce in diretta, un romanzo in continua evoluzione, in cui entra anche con prepotenza l'ombra straziante di Melissa, la ragazza uccisa da una bomba vigliacca a Brindisi. «Questa serata è per te, Melissa», dice Maria di fronte al suo popolo, i fan che sabato sera riempivano come un uovo l'Arena di Verona per la doppia finale, trionfale conclusione di Amici nel suo undicesimo anno di vita, in un tripudio di divertimento e dolore, di palloncini arancioni sventolati con inesausta foga e applausi scroscianti dedicati a una ragazza normale morta un giorno per mano assassina davanti alla sua scuola. «Oggi non vogliamo applausi “contro”, solo applausi “per”», dice lei. Tutti obbediscono. È che ogni cosa diventa racconto, nelle mani di Maria. Un racconto corale, plasmato sulla carne viva dei suoi protagonisti - i concorrenti di questo show che un tempo era «talent» e ora si è spostato in un nuovo territorio, che mischia varietà, musica, soap opera e cronaca - dove privato e pubblico, realtà e strategia mediatica, costruita minuto per minuto a tavolino, si fondono continuamente. Una sceneggiatura di precisione geometrica, in onore al dio Auditel (quasi 5 milioni, nonostante la Champions), ma anche del tutto autosufficiente. COMESANREMO Un mix di supremo kitsch e diabolica lucidità narrativa: il miracolo delle due sfidanti Emma e Alessandra che, vada come vada, decidono di divedersi il premio, i fischi dell'arena nei confronti di Belen, gli applausi per il suo «doppio» comico, ossia l'imitazione di Virginia Raffaele, quasi indistinguibile dall'originale, la firma in diretta del contratto discografico per i tre finalisti della sezione «giovani» (Carlo, Ottavio e Gerardo), la danzatrice vestita da angelo che vola sopra la platea appesa a una mongolfiera, gli artificieri dei carabinieri che bonificano tutta l'Arena, il mago Marvel degno di un film di Ed Wood che si fa segare in due attorniato da ballerine procaci, la dolce e tosta Verona di Romeo & Giulietta (ma anche di Flavio Tosi) trasformata per qualche giorno in un vero e proprio alter ego di Sanremo, comprese le folle umane attaccati alle transenne con la speranza di un lampo di telecamere o di un fugace passaggio di chiunque sia toccato dalla tv, la «coppia maledetta» Belen & Stefano che passeggia mano nella mano in piazza Bra, i cui nomi ricorrono come saette nelle bocche di tutti, proprio come capita con le celebrità grandi e piccine che di norma s'affollano nella città dei fiori. Ovviamente non è un caso, la «sanremizzazione» di Amici, così come non è un caso che nella grande famiglia di Amici sia entrato in qualità di consulente anche il mitico Gianmarco Mazzi, già direttore artistico del festival della canzone italiana. Nuova scena, interno notte, tra gli stucchi di un bell'albergo veronese: «Il mio sogno era fare quattro-cinque serate di fila, alla Sanremo», rivela Maria («Maria la Madonna», esulta Emma al suo fianco, subito rimproverata dalla maestra). Vorrebbe portare ad Amici anche altri «big» della canzone italiana. Ne parlerà martedì con Piersilvio. Le piacerebbe che la doppia finale all'Arena diventasse una tradizione. Probabilmente tutto questo si avvererà, così come probabilmente si avvererà anche la conquista dell'America: le puntate-pilota di Amici in versione stelle e strisce sono già pronte. Il Paese è affamato: alzati che si sta alzando il romanzo popolare. TELEVISIONE Leambizioni diMaria DeFilippicandida«Amici» aromanzopopolared'Italia ROBERTOBRUNELLI INVIATO A VERONA Lafinaledel«talentshow»all'ArenadiVeronae lasuaultima evoluzione:unraccontocostruito indiretta, specchio diunPaeseaffamatodisogniedistorie.Vere?Nonimporta MariaDe Filippie l'artista salentinaFrancesca Nicolìdurante la trasmissione FOTO LAPRESSE U: 20 lunedì 21, maggio, 2012
Tremila sfollati: Tremila sfollati almeno,sparpagliati come scheggeimpazzite tra le tendopolidella protezione civile (4quelle a Finale Emilia) maanche in palazzetti dello sport, palestre, presso parenti e amici quando non nelle proprie auto. Tra loro anche il sindaco Fabrizio Toselli di Sant'Agostino, il comune che paga il prezzo più alto di vite umane: come centinaia di altri concittadini si prepara a passare la notte al PaleReno, costuito di recente con tutti i criteri antisismici. Mentre la Protezione civile coordina l'assistenza delle persone, il ministero di Beni culturali fa la sua conta. Interi edifici storici cancellati, come la Torre dell'Orologio detta dei Modenesi di Finale Emilia: dimezzata in verticale dalla scossa notturna, per ore la sua immagine campeggia su web e telegiornali, quasi un simbolo del sisma che poi, con la nuova potente scossa di 5 gradi di magnitudo, poco dopo le 15 di ieri ne lascia un pallido ricordo. Sempre Finale dice addio al Duomo, il castello si sbriciola. Il centro storico è irriconoscibile. E ancora, nelle tre province dell'Emilia colpite dal terremoto danni «notevoli» a chiese, palazzi privati, rocche, molti musei in parte lesionati chiudono per precauzione. LESISTEMAZIONI È un sisma che l'Emilia-Romagna ricorderà a lungo. Si piangono le sei vittime, si corre contro il tempo per assistere feriti (un'ottantina secondo le prime stime solo quelli nel Modenese, tra cui il vigile del fuoco coinvolto in un crollo e ancora in gravi condizioni) e sfollati. I numeri sono necessariamente approssimativi, per tutto il pomeriggio si rincorrono voci che ne conterebbero almeno un altro migliaio. Di certo per ora se ne censiscono 2500 nei comuni della provincia di Modena, circa 500 nel Ferrarese, un centinaio tra Bologna e dintorni, di cui una sessantina solo a Crevalcore, già dalle prime ore vengono evacuati anche i 500 detenuti del carcere di Ferrara. E così la scuola di S.Felice sul Panaro, uno dei centri più colpiti, trabocca di gente scappata dalle proprie abitazioni, quando non ci sono lesioni gravi è la paura di un'altra notte di scosse a portare fuori di casa. Insieme agli altri, per sentirsi per quanto possibile, sicuri. Così a Sant'Agostino. Alle prime luci del mattino la facciata del palazzo del municipio si presenta già smembrata da un lungo e ampio taglio trasversale. Poi, alle 15.17, il comune perde interi pezzi in diretta tv, sollevando un polverone che spinge tutti nei dintorni a un nuovo fuggi fuggi. Insomma anche chi non è stato sollecitato dai Vigili del Fuoco a lasciare casa, dopo le prime verifiche, con la violenta scossa del pomeriggio abbandona ogni incertezza. Tutti al palazzetto dello sport, che ha una capienza di quasi 500 posti: qui viene accolto chi non se la sente di rimanere tra le proprie quattro mura, grazie anche a un servizio di catering pronto a servire anche le famiglie rimaste senza gas - racconta il primo cittadino Toselli -, «chi ha l'abitazione inagibile sarà sistemato in albergo, abbiamo trovato un centinaio di posti in zona». L'accoglienza non rimane circoscritta: per ore sui social network rimbalza l'invito del titolare dell'hotel Diana di Ravenna, «siamo a disposizione di chi dalle zone danneggiate avesse bisogno di ospitalità, naturalmente gratuita». I danni al patrimonio artistico contribuiscono ad accrescere il senso di smarrimento e di perdita. A Ferrara cadono i cornicioni sulla facciata del Castello Estense, simbolo della città. Crolla in parte il tetto del palazzo dell'ex Borsa del Commercio, come la statua della Madonna nella chiesa di S.Maria in Vado. Poggio Renatico perde la Torre dell'Orologio del Castello Lambertini, sede del municipio. Ma è il Modenese a subire le perdite più consistenti. San Felice sul Panaro vede danneggiata la Rocca quattrocentesca, la chiesa, crolla anche qui la Torre dell'Orologio, di origine cinquecentesca. L'ANALISI BIANCA DIGIOVANNI PERUNADI QUELLEINCREDIBILICOINCIDENZEDELLASTORIAIL SISMAIN EMILIAROMAGNA ha colpito a soli tre giorni dalla pubblicazione del decreto che riforma la Protezione Civile, con novità sostanziali sulla gestione delle emergenze. Il terremoto di ieri sarà il banco di prova di un decreto che ha avuto una gestazione sofferta (per due volte è stato sul tavolo del consiglio dei ministri) ed è stato accompagnato da un fiume di polemiche, soprattutto sull'ipotesi di nuove tasse sulle calamità e l'avvio di un sistema assicurativo privato che dovrebbe sostituire l'intervento pubblico. Nel testo non mancano elementi positivi. Dopo mesi di incertezza, si fa finalmente chiarezza sulle funzioni affidate allo Stato e quelle delle Regioni. La nuova legge dispone infatti che a provvedere agli aiuti nei primi 100 giorni dell'emergenza (per l'esattezza 40 prorogabili di altri 60) sarà lo Stato centrale attraverso il fondo della Protezione Civile. Dopo quella data, tuttavia, dovrà essere la Regione colpita a occuparsi della ricostruzione, con fondi propri. E qui compare la facoltà (non l'obbligo) di azionare la leva fiscale, in sostanza la possibilità di aumentare le accise sulla benzina a livello locale. E non solo. Si procede all'avvio di un regime assicurativo privato «per la copertura di rischi derivanti da calamità naturali sui fabbricati a qualunque uso destinati». La norma prevede che «possono essere estesi ai rischi derivanti da calamità naturali tutte le polizze assicurative contro qualsiasi tipo di danno a fabbricati di proprietà di privati». La materia è ancora in via di definizione. L'Isvap (l'autorità di vigilanza delle compagnie assicurative) ha 90 giorni di tempo per emanare un regolamento, sulla base di alcuni criteri. In primo luogo si ipotizzano sgravi fiscali per chi si assicura, con la deducibilità anche parziale della polizza. Il secondo criterio prevede «l'esclusione anche parziale dell'intervento statale per i danni subiti dai fabbricati». Insomma, lo Stato arretra, avanzano i privati. Per i cittadini significa sommare all'emergenza terremoto, il rischio caro-benzina e caro-polizza. Non sembra un gran passo avanti. Anzi. Anche se la disposizione che crea due step distinti nella gestione delle calamità punta a eliminare quella pericolosa commistione tra emergenza, ricostruzione e grandi eventi che provocò un vortice di interventi impropri (e un fiume di denaro versato a gare sportive, processioni e feste patronali) durante la gestione di Guido Bertolaso. Un passo avanti è stato fatto, ora si tratta di farne un altro in favore delle vittime delle calamità. Certo, non è facile, considerano la storia travagliata della «questione emergenze». A dare il via alle proposte di cambiamento è stato Giulio tremonti, sull'onda degli scandali della «cricca». Nel milleproroghe il minsitro inserì la norma che obbligava le Regioni colpite da calamità a imporre un aumento di accise sulla benzina per finanziare i soccorsi. Per accedere al fondo, le Regioni dovevano prima assicurarsi un gettito pari alle somme da utilizzare, che poi avrebbero restituito. Ma quel testo è stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale, a cui si erano rivolte alcune amministrazioni regionali. Solo qualche settimana dopo la sentenza, però, è il governo Monti a intervenire nel decreto semplificazioni inserendo la facoltà di imporre l'accise. Norma «recuperata» poi nella riforma della Protezione civile. I malati e gli anziani evacuati dall'ospedale di Finale Emilia, accolti nel centro sportivo di Modena FOTO ANSA Ora è il momento di concentrare ogni sforzo sull'assistenza. Poi verrà la fase della ricostruzione. Ed è evidente che questo secondo problema non riguarda solo i cittadini, i Comuni, le Province, la Regione colpiti. Ma tutto il Paese». Vasco Errani non si è quasi fermato da ieri mattina, ancora nel tardo pomeriggio si sposta con il prefetto Franco Gabrielli in tutti i centri più colpiti dal sisma, sopralluoghi intervallati da riunioni per fare il punto della situazione. Si stende una tabella di marcia degli interventi. Sullo sfondo rimane la cosiddetta «tassa sulle calamità», contenuta nel decreto del Consiglio dei ministri che tanto ha fatto discutere, con l'ipotesi di un'accisa sulla benzina per le popolazioni delle regioni colpite appunto da catastrofi naturali. Errani (al terzo mandato come guida della giunta dell'Emilia-Romagna, presidente della Conferenza Stato Regioni) è uomo delle istituzioni da troppo tempo per anticipare i passaggi. Ma quando i tempi saranno maturi, spiega, occorrerà affrontare il tema della ricostruzione anche «con solidarietà». Presidente, questo è il secondo sisma che si abbatte sull'Emilia-Romagna in pochimesi... «Sì, ed è stato molto forte, l'epicentro a soli sei chilometri dalla superficie ha prodotto danni ingenti e rilevanti a tutto il patrimonio artistico, alle imprese, alle abitazioni. Il mio primo pensiero però è naturalmente il cordoglio per le vittime e le loro famiglie». Leimonitora lasituazioneconGabrielli: il primo punto fermodamettere? «La richiesta di stato di emergenza nazionale è già stata inoltrata, in accordo con la Protezione civile. Il nostro primo e comune obiettivo in queste ore è di mettere in sicurezza le popolazioni colpite, a chi ha dovuto lasciare le proprie abitazioni in modo che già da questa sera (ieri, ndr) possano trovare una soluzione: nelle tende allestite, negli alberghi o grazie alle proprie famiglie. Abbiamo affrontato il nodo del trasferimento dei pazienti degli ospedali, ad esempio a Mirandola nel Modenese, abbiamo spostato gli anziani dalle residenze protette: il sistema sanitario ha funzionato perfettamente. Ogni giorno ha il suo problema, oggi affrontiamo quello dell'assistenza». C'ègià unastima deidanni? «È troppo presto, ma arriverà in tempi rapidi. Attiveremo una verifica su case, luoghi pubblici, ditte, luoghi di culto». Dadomani quali saranno lepriorità? «Dopo verrà la questione imprese, con il decreto che il governo approverà martedì. Noi censiremo le realtà produttive per individuare quelle che non sono nelle condizioni di ripartire immediatamente, il decreto prevede per loro la sospensione del pagamento dei tributi e degli oneri previdenziali. Quanto alla Regione attiverà gli ammortizzatori in deroga e la cassa integrazione straordinaria, così da non creare per i lavoratori colpiti un'emergenza nell'emergenza. Solo dopo, in una seconda fase, si potrà affrontare il tema della ricostruzione». Suquest'ultimopunto,cosaviaspettatedalgoverno?Leiavevadefinitoanticostituzionale una tassa sulle calamità... «Non è questo il momento di parlarne. C'è un decreto del governo, che il Parlamento deve discutere e valutare se approvare. Allora si affronterà la questione ricostruzione. E quando lo si farà, lo si dovrà fare con rigore, serietà, solidarietà. Perché è evidente che il terremoto non riguarda solo quei cittadini, quei comuni, quelle province, la regione che ne è stata colpita ma l'intero Paese». I contatti con l'esecutivo? «Il premier Monti mi ha chiamato per esprimere la sua solidarietà, e ho sentito il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà». L'INTERVISTA ILTERREMOTO ILRACCONTO I risarcimenti e la legge da cambiare Arrivanoletendopoli:per molticomincia ilperiodo piùduro. Incalcolabili i dannialpatrimonio artistico:unastoria chesièpersapersempre Il governatore con il capo della Protezione civile Gabrielli ANSA/ELISABETTA BARACCHI . . . «Per le imprese che non sono in grado di ripartire subito saranno sospesi tributi e oneri» . . . «Poi ammortizzatori e cigs per i lavoratori: all'emergenza non può aggiungersi emergenza» «La ricostruzione dovrà coinvolgere tutto il Paese» ADRIANACOMASCHI BOLOGNA VascoErrani Ilgovernatore:«Maa quellopenseremodopo Adessoè ilmomentodi prendercicuradichiè rimastosenzacasaeha bisognodiassistenza» A.COM. BOLOGNA 4 lunedì 21, maggio, 2012
La città e lo stragista della porta accanto: «Ma non abbiamo paura degli assassini» IVANCIMMARUSTI BRINDISI Una sequenza di immagi-ni lunga tre minuti. Lamoviola della strage,senza sonoro, senza ur-la, in bianco e nero, tre-mante, puntata sull'attentatore. Magistratura e investigatori hanno tra le mani la prova regina per cercare di dare un nome, e quindi un movente, a chi ha voluto uccidere Melissa e ferire gravemente Veronica e le altre. Grazie, quando si dice il destino, a una telecamera antiracket che il proprietario del chiosco “Il panino dei desideri” ha messo pochi mesi fa a tutela della sua attività che è quella di far fare merenda ai ragazzi delle scuole. Il film racconta i tre minuti dell'attentato alla scuola Falcone-Morvillo. La sequenza ha un'orario d'inizio, le 7 e 33 minuti di sabato 19 maggio. La luce del giorno è già alta, è una bella giornata, cielo sereno, da queste parti vuol dire mare assicurato. La telecamera – in tutto sono quattro, due quelle che offrono immagini, una quella utile - è piazzata sull'angolo destro, in alto, del chiosco è bianca e seminascosta dal telone antisole arrotolato per la notte. La prima immagine utile, spiega chi ha visto la sequenza, è fissata in quell'ora. Racconta di un uomo “tra i 50 e i 60 anni, carnagione chiara, corporatura media, piuttosto robusta, indossa una giacca scura, pantaloni che sembrano chiari, senza cappello e senza giacca. Tiene la testa abbassata e per questo l'identikit non è così dettagliato ma possiamo dire che è sicuramente europeo, non straniero”. La scuola dista venti metri, è davanti, l'ingresso leggermente spostato sulla destra. Il cancello è già aperto. Di fianco, entrando sulla destra, il cassonetto verticale blu (“acquistabile nei supermercati”) con sotto le ruote che l'uomo ha portato da casa e ha sistemato in quel punto per nascondere le tre bombole da 15 kg l'una. La telecamera non le può riprendere perché è fissa nella direzione opposta. Verso l'attentatore, appunto. O meglio quell'uomo che fino a questo istante è lì a guardare la scuola e il pullman in arrivo da Mesagne che come ogni mattina si ferma all'angolo. Sabato a quell'angolo c'è arrivato qualche minuti prima del previsto. Scendono Melissa, Valentina e le altre. Qualcuna si ferma davanti al bus. Altre si avviano a gruppetti all'ingresso della scuola. Tre minuti sono nulla. Possono diventare tantissimo quando possono svelare, istante dopo istante, il mistero che ha messo in ginocchio il paese. Le sequenze successive riprendono lo stesso individuo che all'improvviso “estrae dalla giacca qualcosa che assomiglia a un telecomando, lo tiene in mano, lo punta verso la scuola e schiaccia con due dita un pulsante”. La memoria della telecamere fissa quest'istante alle 7 e 37 minuti. “L'uomo continua a guardare in direzione della scuola, passano 60 secondi e l'immagine comincia a ballare, smossa da qualcosa….”. Dall'onda d'urto dell'esplosione. L'ESPLOSIONE Sono le 7 e 38 minuti. Melissa e Valentina sono tra le prime a passare davanti al cassonetto blu. Se l'innesco è un telecomando e il dispositivo è di tipo “volumetrico”, significa che l'ordigno – le tre bombole di gpl connesse con un filo elettrico – è stato attivato nel momento in cui è stato pigiato il telecomando (7 e 37). Ma l'esplosione si verifica al passaggio, nei pressi, di un “volume”. Sono le 7 e 38. Quando le immagini della telecamera cominciano a ballare. Sono i passi di Melissa e Valentina, probabilmente, a dare il via all'esplosione. Quello che accade davanti alla scuola è solo “desumibile” perché la telecamera è girata dalla arte opposta, verso il muro color giallo ocra di un palazzo. E vede altre cose. Quando le immagini cominciano a muoversi l'uomo si nasconde in uno spazio largo un metro e mezzo stretto tra il chiosco e il palazzo. “Quando l'immagine torna nitida – si racconta - lo vediamo andare via, di spalle, verso via Sant'Angelo”. Dall'analisi di altre immagini, di altre telecamere, confrontate con alcune testimonianze, emergerebbe che l'uomo sarebbe stato visto nella zona della scuola già durante la notte. Avrebbe atteso la raccolta rifiuti – intorno alle 23 – per piazzare l'ordigno all'ingresso della scuola. Poi ha aspettato. “Ha assunto la consapevolezza dell'esplosione”. E se n'è andato. C'è un volto, adesso «Vorrei che la città fosse piena di leoni che mangiano gli uomini cattivi», scrive Andrea, 7 anni, nel bigliettino che ha lasciato all'esterno dell'istituto professionale Francesca Morvillo di Brindisi, dove sabato mattina un ordigno ha dilaniato Melissa Bassi. Dalle prime ore di ieri mattina e fino a tarda sera famiglie, compagni di scuola e nonni con i nipoti sono giunti per lasciare omaggi floreali e messaggi. «Assassini, non ci togliere la nostra coscienza di legalità», si legge di un biglietto. Su un altro invece assicurano: «Non ci avete intimidito». Ed è proprio questo il punto: la strage non ha intimidito i cittadini, scesi per le vie di Brindisi per protestare contro l'orrore di sabato mattina, quando intorno alle 7.30 due bombole di gas, collegate con un circuito elettrico di qualità, sono esplose uccidendo Melissa e ferendo gravemente le altre amiche. ILGIORNO DOPO «Questo gesto intimidatorio, destabilizzante, è durato il tempo di una mattinata», ha detto il procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia, Cataldo Motta, davanti ad una platea di 600 ragazzi delle scuole Morvillo e Majorana. Su invito del sindaco di Brindisi, Domenico Consales, ieri pomeriggio le scuole superiori di tutto il capoluogo di provincia hanno aperto i battenti, «perché noi non abbiamo paura», assicura Consales. Un incontro tra studenti e professori non solo di Brindisi, ma anche di altre scuole d'Italia, che nel corso della manifestazione hanno potuto chiamare in diretta gridando «siamo con voi». Istituti superiori di Busto Arsizio e Verrona, che hanno dato un appoggio morale a tutti gli studenti brindisi dopo l'attentato alla scuola Morvillo. Ospite d'eccezione, il procuratore antimafia Motta: «Non sono qui per parlare dell'indagine, ma per dirvi che vi ringrazio. La presenza vostra qui, in questa scuola, dopo la strage, dimostra che ha sbagliato che non ha creduto in voi, e nella vostra forza di reagire e di lottare contro le criminalità, in tutte le loro forme». Per Motta «il vostro coraggio mi spinge a continuare nella ricerca della verità, perché la legalità sia sempre tutelata e rispettata. L'intimidazione – continua – non ha trovato terreno fertile nelle vostre coscienze. Questo atto barbarico ha travolto tutti, facendoci temere il peggio. Ma avete reagito, dimostrando che l'intimidazione è durata il tempo di una mattinata». «ERAMIAAMICA» «Non posso negare di non aver avuto paura – racconta Marco, 17 anni, della Morvillo – ma non possiamo certamente farci mettere i piedi in testa. Ero amico di Melissa, solitamente scendeva a un'altra fermata e ci vedevamo sotto la mia abitazione. Avevo un rapporto di amicizia intima con Selena, che mi dicono avere alcune ustioni per l'esplosione. Sabato, però, ho fatto tardi ed hanno preferito andare direttamente a scuola. Una maledetta Ha un volto e potrebbe presto avere un nome l'attentatore che sabato mattina ha seminato terrore e morte davanti all'istituto professionale “Morvillo Falcone” di Brindisi. Un identikit e le immagini recuperate dalla memoria di una telecamera fanno crescere un discreto ottimismo tra investigatori e magistrati. E affilano qualche tensione tra le due procure, tra il procuratore di Brindisi Marco Dinapoli e quello antimafia di Lecce Cataldo Motta a capo della procura distrettuale circa il reato da contestare e quindi la titolarità dell'indagine. Cade la pista mafiosa «perché – spiega il procuratore Dinapoli - da queste parti se vogliono fare qualcosa usano il tritolo e mai farebbero un torto ai figli della loro terra». Mai la mafia salentina alzerebbe la mano contro i “picciriddi”. È una mafia, questa, che cerca consensi sociali, il contrario dell'odio. «A dottò, ci pensiamo noi a trovarli» hanno fatto sapere i boss del posto a chi di dovere. Cade anche, ma su questo sopravvive qualche riserva, la pista eversiva. Resta il gesto isolato, «una strage in cui tendiamo ad escludere collegamenti con la criminalità organizzata. Un atto terroristico, non c'è dubbio. Che aveva l'obiettivo, raggiunto, di mettere in ginocchio il Paese». Dinapoli prova a raccontare così la vera storia dell'attentato che ha ucciso Melissa (i funerali oggi alle 16 e 30 a Mesagne) e messo in serio pericolo la vita di Veronica (sta migliorando; stabili le condizioni delle altre quattro ragazze). A ventiquattro ore dal fatto il procuratore convoca una conferenza stampa per «smentire alcune piste e confermarne altre». Per provare a mettere a tacere speculazioni e retroscena e analisi che possono solo inquinare una situazione già drammatica. E per mettere un punto fisso: «Questo ufficio procede contro ignoti per strage». La conferenza stampa va in diretta tv in tutta Italia. Ed è questo che spingerà, qualche ora dopo, il procuratore di Lecce a venire a Brindisi per esprimere riserve. Se la strage è di matrice eversiva la competenza è sua, della Dda. Se invece nasce, cosa che sembra più probabile, da motivi privati per quanto deviati e contorti e finanche politici («denunciare qualcosa, accusare il sistema paese oppure proprio quella scuola ritenuta responsabile di qualche torto»), resterà a Brindisi. Dinapoli ha accanto a sé il sostituto Milto de Nozza. Non c'é traccia del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. Né di Cataldo Motta, il procura L'identikit non corrisponde ad alcuna persona nota agli archivi Tensione fra procure di Brindisi e Lecce LEBOMBEDI BRINDISI C.FUS. INVIATA ABRINDISI . . . Gli istituti scolastici aperti di domenica su richiesta degli studenti e dei professori «Ha osservato l'esplosione a venti metri di distanza» CLAUDIAFUSANI INVIATA ABRINDISI . . . Il bigliettino di un bimbo: «Vorrei che la città fosse piena di leoni che mangiano i cattivi» Nel video girato da una telecamera, l'uomo aziona il telecomando L'esplosione Resta a vedere, poi si allontana Scuole riaperte a Brindisi. La lezione del procuratore Motta ai ragazzi: «Dovete reagire» 6 lunedì 21, maggio, 2012
DUNQUEIL VICESEGRETARIOVICA-RIO DI MARONI SARÀ UN VENETO. Non conta che sia un norma statutaria a sancire l'aureo principio «segretario lombardo, vice veneto». Conta che la scelta, in barba al proclamato rinnovamento con sfoggio di ramazze, ribadisca un tratto atavico del Carroccio: la mistica del territorio. Qui elevata a regola gerarchica: pure se (oltre a Maroni, beninteso) la Lombardia pullulasse di leghisti geniali, statisti di Cantù, capi carismatici di Lodi, guru di Pavia, essendo il nuovo segretario lombardo, il suo vice sarà veneto. Anche se (ipotesi di scuola, per carità) sul mercato ci fossero solo veneti incapaci. E se il miglior vice possibile fosse friulano? Dovrebbe sposare una vicentina? Proporsi come oriundo, mercé il nonno di Chioggia? Inconcepibile, poi, un vice avellinese doc: siamo assuefatti all'idea che esista un partito chiamato Lega Nord. Immaginiamo una regola simile negli altri partiti: il vice di Bersani, o di Alfano, o di Di Pietro, deve essere umbro. Sai le risate. Invece con la Lega è normale: il territorio batte il merito. Merito anche della nefasta retorica sul radicamento spacciata per anni da pensosi editorialisti nazionali: hanno scritto e riscritto che essere radicati al territorio era di per sé garanzia di virtù, chiudendo due occhi su certe tipiche declinazioni territoriali della politica, dalla xenofobia al disprezzo straccione, ma genuino e “popolano”, per il pensiero, la cultura, il parlar civile. Nobilitare e compiacere le piccinerie localistiche ne ha favorito il tramutarsi in forme familistico-tribali con annesse pendenze giudiziarie. La territorialità a prescindere si estrinseca anche nella ristrutturazione con soldi pubblici del proprio terrazzo. Chissà che ne pensa il futuro vicesegretario, veneto a prescindere. www.enzocosta.net enzo@enzocosta.net TV 06.45 Unomattina. Rubrica 11.00 TG 1. Informazione 11.05 Occhio alla spesa. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 TG1 - Economia. Informazione 14.05 Tg1 Focus. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show. 15.15 Speciale Tg1: Ballottaggio Elezioni Amministrative 2012. Informazione 17.00 TG 1. Informazione 17.10 Che tempo fa. Informazione 18.50 L'Eredità. Gioco A Quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Qui Radio Londra. Attualita' 20.35 Aari Tuoi. Show. 21.10 Titanic - Nascita di una leggenda. Fiction 23.10 Porta a Porta. Talk Show. Conduce Bruno Vespa. 00.45 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.10 Tg1 Focus. Informazione 01.15 Che tempo fa. Informazione 01.20 Cinematografo Speciale Cannes. Evento 01.50 Qui Radio Londra. Attualita' 06.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 09.30 Protestantesimo. Rubrica 10.00 Tg2 Insieme. Rubrica 11.00 I Fatti Vostri. Show. 13.00 Tg2. Informazione 13.30 Tg2 - Costume e Società. Rubrica 13.50 Medicina 33. Rubrica 14.00 Italia sul Due. Talk Show. 16.15 La signora del West. Serie TV 17.00 Private Practice. Serie TV 17.50 Rai TG Sport. Informazione 18.15 Tg2. Informazione 18.45 Ghost Whisperer. Serie TV 19.35 Squadra Speciale Cobra 11. Serie TV 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 21.05 Un amore di testimone. Film Commedia. (2008) Regia di Paul Weiland. Con Patrick Dempsey, Michelle Monaghan, Kevin McKidd. 22.55 Tg2. Informazione 23.10 Dark Blue. Serie TV Con Dylan McDermott, Logan Marshall-Green 23.50 Stracult. Show. 01.10 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 08.00 Agorà. Talk Show. 09.00 Agorà - Brontolo. Rubrica 10.00 La Storia siamo noi. Documentario 11.00 Apprescindere. Talk Show. 11.10 TG3 Minuti. Informazione 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 Le storie. Talk Show. 12.50 Geo & Geo. Documentario 13.10 La strada per la felicita'. Soap Opera 14.00 TG3 Regione. / TG3. 15.15 TG3 Speciale Ballottaggi Elezioni Amministrative 2012. Informazione 18.05 Geo & Geo. Documentario 19.00 TG3. / TG Regione. 20.00 Blob. Rubrica 20.10 Le storie. Talk Show. 20.35 Un posto al sole. Serie TV 21.10 Ho vinto io. Rubrica 22.10 Lucarelli racconta. Rubrica 23.45 TG3 Speciale Ballottaggi Elezioni Amministrative 2012. Informazione 00.00 TG 3 Linea notte. Informazione 00.10 TG3 Regione. Informazione 01.05 Fuori Orario. Cose (mai) viste. Rubrica 01.15 Il terrorista. Film Drammatico. (1963) Regia di G. De Bosio. Con Gian Maria Volonté 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.40 Mattino cinque. Show. 10.00 Tg5. Informazione 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.46 Il grande cuore di Lucky. Film Drammatico. (2010) Regia di John Bradshaw. Con Natasha Henstridge, Harry Hamlin 16.15 Pomeriggio cinque. Talk Show. 18.45 Il Braccio e la Mente. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.30 Meteo 5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show. Conduce Ficarra, Picone. 21.10 Scherzi a Parte. Show. Conduce Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu. 00.20 Matrix. Talk Show. Conduce Alessio Vinci. 01.30 Tg5 - Notte. Informazione 01.59 Meteo 5. Informazione 02.00 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show. Conduce Ficarra, Picone. 02.31 Media shopping. Shopping Tv 07.22 Come eravamo. Show. 07.25 Nash Bridges I. Serie TV 08.20 Hunter. Serie TV 09.40 Carabinieri. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 14.05 Il tribunale di Forum. Rubrica 15.10 Flikken coppia in giallo. Serie TV 16.15 My Life - Segreti e passioni. Soap Opera 16.32 Commissario Cordier. Serie TV 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Speciale Tg4 - L'Italia al voto - Ballottaggi. Soap Opera 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.30 Walker Texas ranger. Serie TV 21.10 Il buono, il brutto e il cattivo. Film Western. (1964) Regia di Sergio Leone. Con Clint Eastwood, Lee Van Cleef, Eli Wallach, Rada Rassimov. 00.33 Il grande Western italiano. Rubrica 00.40 I Bellissimi di Rete 4. Show. 00.45 Il cavaliere pallido. Film Western. (1985) Regia di Clint Eastwood. Con Clint Eastwood, Michael Moriarty, Carrie Snodgress. 06.50 Cartoni animati 08.40 Settimo cielo. Serie TV 10.35 Ugly Betty. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball. Cartoni Animati 14.55 Camera Cafè ristretto. Sit Com 15.05 Camera Cafè. Sit Com 15.55 Camera Cafè sport. Sit Com 16.00 Chuck. Serie TV 16.50 La vita secondo Jim. Serie TV 17.45 Trasformat. Show. 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. Miami. Serie TV 20.20 C.S.I. Miami. Serie TV 21.10 C.S.I. - Scena del crimine. Serie TV 22.10 C.S.I. - Scena del crimine. Serie TV 23.00 C.S.I. - Scena del crimine. Serie TV 23.50 L'ultima casa a sinistra. Film Horror. (2009) Regia di Dennis Iliadis. Con Garret Dillahunt, Michael Bowen, Joshua Cox. 01.55 Saving Grace. Serie TV 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. Conduce Tiziana Panella, Enrico Vaime, Paolo Sottocorona. 11.10 L'aria che tira. Talk Show. Conduce Myrta Merlino. 12.30 I menù di Benedetta Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Speciale Tg La7 - Elezioni Amministrative. Informazione 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica 21.10 L'Infedele. Talk Show. Conduce Gad Lerner. 23.45 Tg La7. Informazione 23.50 Tg La7 Sport. Informazione 23.55 Madama Palazzo. Talk Show. Conduce Silvia Gernini. 00.30 (ah)iPiroso. Talk Show. Conduce Antonello Piroso. 01.25 Movie Flash. Rubrica 01.30 Otto e mezzo (R). Rubrica 21.00 Sky Cine News. Rubrica 21.10 Ancora tu!. Film Commedia. (2010) Regia di A. Fickman. Con K. Bell S. Weaver. 23.05 Non lasciarmi. Film Drammatico. (2010) Regia di M. Romanek. Con K. Knightley 00.55 Il trono di spade 2. Serie TV 02.00 Il trono di spade 2. Serie TV SKY CINEMA 1HD 21.00 Herbie - Il supermaggiolino. Film Avventura. (2005) Regia di A. Robinson. Con L. Lohan M. Keaton. 22.45 L'acchiappadenti. Film Commedia. (2010) Regia di M. Lembeck. Con D. Johnson A. Judd. 00.35 La tenera canaglia. Film Commedia. (1991) Regia di J. Hughes. Con J. Belushi A. Porter. 21.00 Heaven. Film Drammatico. (2002) Regia di T. Tykwer. Con C. Blanchett G. Ribisi. 22.45 Kate & Leopold. Film Sentimentale. (2001) Regia di J. Mangold. Con M. Ryan H. Jackman. 00.50 Meant to Be - Un angelo al mio fianco. Film Commedia. (2010) Regia di P. Breuls. Con K. Reilly J. Rhind-Tutt. 19.40 Bakugan Potenza Mechtanium. Cartoni Animati 20.05 Ben 10 Ultimate Alien. Cartoni Animati 20.30 Lo straordinario mondo di Gumball. Cartoni Animati 20.55 Adventure Time. Cartoni Animati 21.20 Takeshi's Castle. Show. 21.45 Young Justice. Serie TV 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Marchio di fabbrica. Documentario 19.30 Marchio di fabbrica. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Marchio di fabbrica. Documentario 21.30 Marchio di fabbrica. Documentario 22.00 Come è fatto. Documentario 18.35 Platinissima presenta Good Evening. Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Via Massena. Sit Com 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 The Middleman. Serie TV 22.30 Deejay chiama Italia - Edizione Serale. Rubrica DEEJAY TV 19.30 I Soliti idioti. Serie TV 20.20 Il Testimone. Reportage 20.45 Il Testimone. Reportage 21.10 Jersey Shore. Serie TV 22.00 Jersey Shore. Serie TV 22.50 Crash Canyon. Serie TV 23.15 Crash Canyon. Serie TV MTV RAI 1 21.10: Titanic - Nascita di una leggenda Fiction con A. Mastronardi. Il Titanic sta per essere varato. 21. 05: Un amore di testimone Film con P. Dempsey. Tom è sconvolto quando scopre che la sua migliore amica sta per sposarsi. 21.10: Ho vinto io. Rubrica con R. Schifani. Si torna sui luoghi della tragedia di Capaci con Rosaria Schifani. 21.10: Scherzi a parte Show con Luca e Paolo. Ospiti in studio, sopravvissuti ai terribili scherzi. 21.10: Il buono, il brutto e il cattivo Film con C. Eastwood. Tre brutti ce uniscono le forze per trovare un tesoro nascosto. 21.10: C.S.I. - Scena del crimine Serie TV con L. Fishburne. Continuano le indagini della squadra scientifica guidata da Langston. 21.10: L'Infedele Talk show con G. Lerner. Si arontano in studio i temi poco dibattuti dell'attualità. RAI 2 RAI 3 CANALE 5 RETE 4 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY CHIARIDI LUNEDÌ ENZOCOSTA La territorialità aprescindere Sublime caposaldo della Lega Nord U: lunedì 21, maggio, 2012 21
C'era una volta la trojka. Non quella che ha fatto a pezzi la Grecia, ma una trojka tutta tedesca e socialdemocratica: Sigmar Gabriel, Peer Steinbrück e Frank-Walter Steinmeier, ovvero il presidente della Spd (attualmente in congedo parentale), l'ex ministro delle Finanze della grosseKoalitione l'ex ministro degli Esteri, nonché vicecancelliere e attuale capogruppo al Bundestag. Fino a due settimane nessuno avrebbe messo in dubbio che il candidato socialdemocratico alla cancelleria per le elezioni dell'autunno 2013 sarebbe stato scelto in questa terna. Si prevedeva, anzi, una fiera battaglia tra i tre, della quale, peraltro, son mesi che si colgono gli antecedenti. Ora la trojka è diventata una quadriglia: ai tre detti sopra si è aggiunto un quarto nome. È quello di Hannelore Kraft, la trionfatrice delle elezioni di domenica 13 maggio in Renania-Westfalia. La Ministerpräsidentin sull'onda di quel successo è entrata di prepotenza nel novero dei possibili cancellieri d'una Germania che fra 16 mesi si decidesse per la sinistra. Hannelore piace. Piace agli elettori, come s'è visto a Düsseldorf e dintorni. Piace ai socialdemocratici di tutti gli orientamenti perché ha bastonato l'odiata Angela Merkel. E piace ancor di più alla sinistra della Spd perché lo ha fatto con un programma chiaro e del tutto alternativo alla camicia di forza dell'austerity cui la cancelliera attuale sta soffocando l'Europa e anche il proprio paese. Hannelore ha fatto la sua campagna spiegando e rispiegando che sì, certo, bisogna tenere sotto controllo i conti pubblici, ma che certe spese sono necessarie, che a certi investimenti non si può rinunciare, che il welfare non va distrutto, che la scuola va valorizzata. La genialata del suo concorrente Cdu Norbert Röttgen, che faceva circolare un pallone pieno di gas a simbolo delle spese gonfiate della rivale, gli si è rivoltata contro e non è stato l'ultimo dei motivi per cui Frau Merkel non ci ha pensato tre giorni a dimetterlo da ministro federale dell'Ambiente. QUESTIONEDI TEMPO Ieri c'è stata una specie di valanga di dichiarazioni di esponenti della sinistra Spd a favore di Hannelore. Dalla esponente di punta della corrente, Heidi Simonis («per il tipo che è sarebbe in grado di battere Merkel») al capo degli Jusos, l'organizzazione giovanile del partito, Sascha Vogt, al presidente regionale dello Schleswig-Holstein Ralf Stegner («è la persona giusta per tirarci fuori dalla difensiva in fatto di politica economica»). Ma la popolarità della presidente Kraft non è certo confinata nella sinistra della Spd. Secondo un sondaggio pubblicato ieri dalla popolare BildamSonntag è considerata dagli elettori di tutti gli schieramenti la possibile candidata che ha maggiori chance di battere la Merkel, ben più di Steinbrück, di Steinmeier e di Gabriel, che seguono nell'ordine. Se davvero scenderà in lizza, Hannelore Kraft avrà tutto il tempo necessario per profilarsi come la vera alternativa ad Angela Merkel: donna contro donna. Ma il tempo potrebbe anche non esserci. Date le difficoltà e l'isolamento dell'attuale cancelliera, da qualche tempo c'è chi comincia a scommettere, in Germania, sulle elezioni anticipate. Ieri è tornato a chiederle il presidente della Spd Gabriel, il quale si fa forte di un articolato programma economico alternativo che giorni fa è stato presentato con il massimo dell'ufficialità proprio dalla trojka al gran completo. Sulla base di quel documento (L'uscita dalla crisi – CrescitaeoccupazioneinEuropa) i socialdemocratici avranno ottimi argomenti per il negoziato che la cancelliera dovrà avviare con loro e con i Verdi se vuole ottenere al Bundestag i voti necessari a far passare il Fiskalpakt. Se le trattative fallissero, l'opzione delle elezioni anticipate diventerebbe realistica. Prossima tappa: Bruxelles.L'appuntamento è già fis-sato: 23 maggio, vertice in-formale dell'Ue. Sarà ilmomento della verità, ilmomento in cui non basterà più evocare la parola «crescita» per trovare un accordo. Perché a Bruxelles non sarà sufficiente evocare la crescita, occorrerà indicare una road map europea per rilanciare sviluppo e occupazione, e mettere a punto gli strumenti per realizzare l'obiettivo. È questa la sfida che dagli Usa rilancia François Hollande. Il presidente francese lo ribadisce il giorno dopo il G8 di Camp David: «Nel pacchetto di proposte che intendo avanzare a Bruxelles ci sarà anche quella sugli eurobond, su cui non sarò da solo. Di questo ho avuto la conferma al G8». Eurobond, e non solo. Fonti vicine al presidente francese rivelano a l'Unità gli altri punti qualificanti del «Piano H» per stimolare la crescita. Al vertice di Bruxelles, Hollande avanzerà anche la proposta di lanciare i Project bond per finanziare programmi infrastrutturali; chiederà più risorse alla Bei (Banca europea per gli investimenti), insisterà per lo sblocco dei fondi strutturali inutilizzati e rilancerà l'idea di una tassa sulle transazioni finanziarie. «Non c'è altro tempo da perdere – dice la fonte parigina – Hollande lo ha sottolineato con forza sia nel suo incontro alla Casa Bianca con il presidente Obama, sia nei lavori del G8 che negli incontri bilaterali avuti a Camp David. Non è più sufficiente dichiararsi d'accordo su un Patto per la crescita, occorre riempire questa affermazione di principio con scelte conseguenti, altrimenti è solo un esercizio retorico». Un esercizio a cui Hollande non intende prestarsi. Da qui il «piano H», che prevede anche l'intervento del meccanismo di stabilità finanziaria permanente della Ue (Efsm), soprattutto per una forma di finanziamento e cioè un'ulteriore iniezione di liquidità di dieci miliardi di euro nel capitale della stessa Bei. Un altro meccanismo attuabile prevede lo sblocco dei 12 miliardi fermi all'Efsm spostandoli nel capitale della Bei in modo da poter riattivare il circolo degli investimenti sia pubblici che privati, sfruttando il capitale a garanzia. La Bei potrebbe emettere bond per 60 miliardi e per tre anni, in modo da sostenere i privati tra 180 e 200 miliardi di euro. «L'elezione di Hollande ha avuto il merito di portare al centro del dibattito europeo il tema della crescita. L'agenda delle priorità ha subito una modifica sostanziale, così come attorno al tema della crescita e degli strumenti, delle politiche necessarie per rilanciarla, si stanno ridefinendo le alleanze in Europa», dice a l'Unità Elie Cohen, già consigliere economico di Hollande, direttore di ricerca al Cnrs e a Sciences Po. In discussione – rimarca il professor Cohen - non è l'Europa, ma quale Europa. Le istituzioni economiche internazionali, dalla Bce al Fmi passando per l'Osce, sfruttando la crisi economica, hanno sin qui sull'acceleratore delle riforme di stampo liberista, in grado di annichilire quei diritti sociali conquistati dai popoli europei nel secolo scorso. Non è questa l'Europa per chiunque guardi a questo grande tema con un punto di vista progressista. Un punto di vista progressista ispira, per esempio, la determinazione di François Hollande all'utilizzo per la crescita dei fondi strutturali inutilizzati dell'Europa e una maggiore attenzione della Banca Europea». MISUREEFFICACI Il «piano H» trova conforto nelle considerazioni espresse a Camp David da Mario Monti, prima, durante e dopo il G8. «Il vertice - aveva anticipato il premier dovrebbe identificare piste concrete, come il rafforzamento del capitale della Bei, i Project bond e l'evoluzione verso gli Eurobond». Parole che sono suonate come musica per Hollande, tanto da portarlo ad annunciare, qualche ora dopo l'uscita di Monti, che proporrà ufficialmente il dossier a Bruxelles, forte peraltro del sostegno di Washington. «Con Hollande e Monti si apre l'opportunità di un approccio comune per risolvere la crisi e i problemi dell'Eurozona», commenta uno dei più stretti consiglieri della Casa Bianca, con l'amministrazione Obama, che sembra raccogliere i frutti di tanti mesi di pressing sul Vecchio Continente. Pressing per mettere in campo misure più efficaci per ridare fiato alla ripresa e scongiurare ripercussioni sull' economia a stelle e strisce. «So che dietro la parola crescita ci sono significati diversi, ma l'Europa deve assumersi la sua responsabilità»: così Hollande dopo il primo incontro da presidente con la cancelliera Merkel. E tra le responsabilità che l'Europa deve assumersi c'è quella, prioritaria, verso il popolo greco. Altro punto forte del «piano H». «Tutte le strade devono essere studiate nel vertice europeo del 23 maggio, che dovrà inviare un segnale forte al popolo greco», anticipa il primo ministro francese Jean-Marc Ayrault in un'intervista a Libération. La questione dei prestiti diretti della Bce agli Stati in difficoltà, evocata da Hollande durante la campagna presidenziale, farà parte delle discussioni. «L'obiettivo - conclude Ayrault -è di aprire una strada per uscire dalla crisi senza strangolare i popoli». Nel «piano H», il Patto per la crescita è anche un Patto per l'energia. Hollande auspica la nascita di un Europa che punti sull'attuazione del risparmio energetico, lo sviluppo delle rinnovabili e la sicurezza degli impianti. . . . Per i sondaggi solo lei può battere la Cancelliera Ma c'è anche l'ipotesi delle elezioni anticipate Non è un terreno neutrale, i paesi europei temono che la decisione possa favorire l'industria militare Usa, meno cara. A corollario, anche la questione della riorganizzazione interna della Nato, che prevede una riduzione del 30% delle forze, da 13.000 a 9.000 unità nel 2013 e un taglio di cinque stati maggiori (sarà ridimensionato anche il comando di Napoli). PUTIN ASSENTE Da mettere a fuoco anche la difesa anti-missile, concordata nel summit di Lisbona del 2010 e divenuta una ragione di crisi nelle relazioni con Mosca. Va precisata la «cartografia» delle minacce, come pure il sistema di finanziamento modesto, tutto sommato, 200 milioni di euro in dieci anni - e la strategia di impiego. Ma a Chicago dovrebbe essere dichiarata la «capacità operativa provvisoria», primo step del piano in quattro fasi che dovrebbe essere completato nel 2020: sul piano pratico non comporta grosse novità, ma la decisione peserà nei rapporti con Mosca. Putin non è andato a Chicago, ufficialmente perché occupato sull'agenda interna - anche al G8 si è limitato a mandare il suo primo ministro Medvedev. Tra Washington e Mosca non è tempo di strette di mano. ILCASO Centinaia di attivisti nelle strade di Chicago prima dell'inizio del vertice Nato FOTO EPA/TANNEN MAURY PAOLOSOLDINI paolocarlosoldini@libero.it Eurobond e ambiente, il «piano H» per l'Europa IlPakistanoscuraTwitter:«Èblasfemo» Leautorità delPakistan hannodecisodi bloccareTwitterper «l'insistenzaa lasciarcircolare contenutiblasfemi».Lo haannunciato ilministero delle Tecnologieper l'Informazione. In un comunicato ilministero haspiegato che ladecisione dibloccare il servizio è statapresaperchéTwitter, «nonostante lenumerosecomunicazioni inviate al riguardo,non hamai fornito risposte». A quantoè emerso lagoccia cheha fatto traboccare il vaso è stato il diniego di Twitterdi sospendereuna garadi caricature riguardanti il profeta Maomettoche avrebbe potuto suscitare forti reazioninell'opinione pubblicapakistana. Perquesto il ministeroha ordinatoall'Authority competentedi sospendere temporaneamente il flusso del micro-blogging.Nel 2010anche Facebook fubloccato inPakistan. Da partesua Twitterhaavuto negli ultimi anniuna fortecrescita nelPaese, dove, si stima,circa sei milionidi persone lo usano. ILDOSSIER François Hollande FOTO ANSA Tentazione Spd: sarà Hannelore a sfidare Merkel? UMBERTODE GIOVANNGELI udegiovannegli@unita.it Hannelore Kraft . . . Sbloccare i fondi per riattivare il circolo virtuoso di investimenti pubblici e privati Projectbond,più risorse per laBeieunatassa sulletransazioni finanziarie tra leproposteche l'Eliseo porteràalverticeUe dimercoledì Dopo la vittoria nella Renania la governatrice Kraft è popolarissima La sinistra del partito lancia la sua candidatura lunedì 21, maggio, 2012 13
CULTURA APPARTENETE ALLA CATEGORIA DEGLI INDECISI GRAVI QUANDOSITRATTADIFAREUNREGALO? Beh, è arrivato il libro che fa per voi: Il librodeiregalistraordinari a cura di Élisa Géhin, Nathalie Choux, Mandana Sadat e Rémi Saillard (Edt, pagine 96, euro 17,50). Una vera miniera di suggerimenti fantastici e non solo per bambini. C'è l'albero delle caramelle e il cane enorme che si può cavalcare, il pallone da calcio da interni con il quale si può scorrazzare per casa senza rompere niente e il passaggio segreto che si adatta a qualunque muro. Eh, direte voi: ma questi regali qui mica esistono! Sì, ma sono quelli che fanno sognare di più, come sottolinea il collettivo di fantasiosi che lo ha realizzato, frugando fra i desideri remoti che almeno una volta ognuno di noi ha immaginato quando era piccolo e la mente non si era ancora chiusa alle meraviglie dell'impossibile. Aprite il libro, vi tornerà la magia di allora...Quale regalo migliore? UNA DELLE PIÙ FATALI FACOLTÀ DELL'ARTE (IN SENSO LATO)ÈQUELLADIDIREMOLTOPIÙDIQUELLOCHESTA DICENDO:ANDAREOLTRELATRAMA, il tratto, il suono, il significato primo di ogni singola parola. È questa capacità di sconfinamento, di superamento della nostra normalmente concepita normalità, a rendere un'opera universale: come è evidente che sia. Ma se l'universalità di Dostoevskij o di Matisse è intuibile già dall'oggetto in questione, cioè da ciò che le loro opere intendono affrontare, meno facile per un albo illustrato che conta 42 pagine, una ventina di tavole e non più di trecento parole. E soprattutto se parla, non so, di mostri selvaggi (o per meglio dire di là «dove sono le cose selvagge» come reciterebbe il titolo originale). Naturalmente stiamo parlando di Maurice Sendak, che è da pochissimo scomparso all'età di 84 anni, e appunto del suo capolavoro Il paese dei mostri selvaggi, uscito nel 1963 e pubblicato in Italia da Babalibri. Anche in questo caso, come spesso accade per questo genere di opere (cioè per quelle che hanno come oggetto – e come protagonista – l'infanzia, o un bambino), è facile cadere nella trappola di una lettura superficiale e semplificatoria. In fondo è la storia di un bambino, Max, piuttosto irrequieto e che, al culmine della sue irrequietezza, si mette un costume da lupo, ne combina di tutti i colori, e poi immagina (lo immagina solamente?) un viaggio in mare che lo porta ad approdare in un'isola abitata da orribili mostri di cui, però, diviene il re. Dopo che avrà ingaggiato con loro la più scatenata delle ridde selvagge, e passata che è una notte lunga un tempo indefinito, sentendo la mancanza del bene familiare e spaventato dall'effettiva possibilità di venir mangiato dai suoi sudditi, decide di tornare indietro, nella stanza dov'era stato rinchiuso per punizione, e dove lo aspetta la cena, ancora calda. La storia sarebbe questa e, abituati come siamo ad essere proiettati in avanti, con lo sguardo verso il futuro, non potremo dirla meglio di così: è la storia di un bambino che viene messo in punizione e di quello che si immagina (forse) per sfuggire alla sua rabbia. Perché è difficile che da quassù si possa ricordare, e quindi capire bene, cos'è l'infanzia. Ma se avessimo l'occasione di osservare un bambino di quattro, cinque anni farsi leggere questo libro e seguire con lo sguardo le figure: ebbene, potendolo osservare, vedremo rispecchiarsi nei suoi occhi e nella sua attenzione un mondo infinitamente più vasto e una verità che sembra emergere da profondità vertiginose. Niente a che vedere con la nostra rapida e così pacatamente classificatoria spiegazione, dettata più che altro dall'incapacità di percepire tanta profondità. LAVERSIONE CINEMATOGRAFICA Per capire tutto ciò potrebbe essere d'aiuto vedere un'interpretazione cinematografica di questo libro. Uscito nel 2008, con la regia di Spike Jonze e la sceneggiatura dello stesso Jonze e dello scrittore Dave Eggers, il film tratto dal libro Where the WildThingsAreè molto bello, anche se non ha avuto grande fortuna in Italia. Si finisce per chiedersi, vedendolo, se davvero in quel libro ci fosse tutto quello che poi il film racconta. Ovviamente la risposta è no, eppure sì. Come in tutte le grandi opere che riescono ad andare così a fondo delle cose, quando riemergono si portano appresso l'intera umanità. Nel caso, poi, di opere che parlano dell'infanzia, l'effetto può essere addirittura sorprendente. Perché l'infanzia, già di suo, attinge alla profondità con una spontaneità ed un'efficacia impareggiabili. Dunque il problema, con un libro così, è saperlo leggere con gli occhi di un bambino (cioè così come è stato scritto e come lo hanno interpretato Spike Jonze e Dave Eggers). A quel punto ne viene fuori che Nelpaesedellecreatureselvaggeparla, tra l'altro, della rabbia, della frustrazione, della solitudine e dell'immaginazione, dell'incapacità di comunicare le proprie emozioni, della voglia di isolarsi, di scappare, e di perdersi nell'infinita profondità della coscienza, dell'attrazione che subiamo per la selvatichezza più primordiale e animale, della tensione a volerla dominare e, quindi, governarla e della nostra inadeguatezza a farlo: e di come solo l'amore degli altri può darci pace in tutto ciò. ALTRESTORIE Creature selvagge L'albodiMauriceSendak esplora i sogni di un bimbo GIOVANNINUCCI Dapocoscomparsoa84anni l'autoreharaccontato inquestosuocapolavoro fantasie infantili sucome sfuggirealla rabbia CHI ERA Fuil film«Fantasia»afarlo diventareun illustratore Natonel 1928 aBrooklyn, NewYork, da genitori ebreipolacchi,Sendak siappassionò finda piccoloalla lettura a causadiproblemi dicuore che lo confinavanospessoa letto edecise di diventareun illustratoredopoaver visto il film Fantasia. Edèstato un infartoa portarlovia l'8 maggioscorso. Nel 1956,pubblicò il suoprimo libroKerry's Window. Il progettosuccessivo fu appuntoNel paese delle creature selvagge. Originalmente il titolo eraWhere the Wild Horses Are, poiSendakcambiò cavalli nel più ambiguoWild Things (cose selvagge), ispirandosiall'espressioneYiddish«Vildechaya», usataper indicare i bambini chiassosi. Consigli per gli acquisti perchivuole tornare allamagiadell'infanzia Ancheunaltrosuo libro fuoggettodipolemiche Sendakfece scalporenon soloper il suo libro più noto,ma anchecon unaltro libro: Luca la luna e il latte (In the Night Kitchen), pubblicato per laprima voltanel 1970. Che fu soggettoa diversecensureperché il piccoloprotagonista dellas toria apparespessonudo. Anche i cuochi disegnati con baffetti allaHitler chetentano di cucinare il protagonista nel fornodiedero il via adaltre contestazioni. Anchese èabbastanza ovvio il riferimento all'Olocausto.Luca, la luna e il latte appare tutt'ora nella lista dei libri contestatiobanditi dalla AmericanLibrary Association.È alventunesimo posto nella lista dei«100 libri piùcontestati degli anniNovanta». U: 18 lunedì 21, maggio, 2012
C'è un convitato insidiosamente presente al vertice Nato, in calendario ieri e oggi a Chicago. Sull'agenda dell'Alleanza atlantica si fa sentire il peso della crisi e non solo per gli indignados che sfilano per le strade - con un appendice inquietante: 5 arresti per terrorismo e un cyber attacco al sito web della città. Sessanta i Paesi invitati, in primo piano l'Afghanistan - o meglio il piano di uscita da Kabul - ma anche lo scudo antimissile, che ha gelato i rapporti tra Washington e Mosca. La sfida per la Nato è la «difesa intelligente», suggerita dal segretario generale Anders Fogh Rasmussen: come riuscire a mantenere gli impegni dell'Alleanza con un budget ridimensionato, partendo anche da una riforma organizzativa della Nato, che si tradurrà in tagli di personale. Sullo sfondo, le agende interne dei singoli Paesi che affrontano in questo scorcio d'anno sfide elettorali, a cominciare dall'America di Obama e dalla Francia di Hollande: quanto basta per dare al vertice un'impronta che qualche analista Usa ha definito «minimalista». Il piatto forte è l'Afghanistan e lo è per ragioni strategiche e di budget. A Chicago dovrebbe essere approvato formalmente il piano di transizione che lascerà a Kabul la gestione della sicurezza del Paese. Stati Uniti e Nato si sono impegnati per ritirare le forze combattenti entro il 2014 - Washington però secondo quanto riferiva ieri il New York Times sarebbe orientata a chiudere il capitolo nel 2013. Hollande non ha fatto mistero di voler anticipare il ritiro delle truppe francesi al 2012 - un gruppo talebano ieri ha invitato gli altri Paesi a prendere Parigi ad esempio - ma al G8 il neo-presidente francese ha lasciato aperta la possibilità di restare sotto altra veste, siano istruttori o come li si voglia chiamare. Intanto la Nato dovrà precisare un calendario - «non ci sarà alcun ritiro precipitoso. Resteremo in Afghanistan fino al successo dell'operazione», ha detto ieri Rasmussen. Ma le questioni da risolvere sono anche altre: come finanziare le forze di sicurezza afghane e che cosa fare dopo l'uscita di scena delle forze straniere. Il piano iniziale di reclutamento di 352.000 afghani è stato ridimensionato di un terzo visto i costi, 228.000 effettivi a partire dal 2017. Il conto previsto è di 4,1 miliardi di dollari, una cifra che ancora fa discutere. Gli Usa coprirebbero 2,3 miliardi, gli europei 1,3, altri fondi dovrebbero essere messi a disposizione da Giappone e Paesi arabi. A parte le questioni di cassa, resta da capire dove andrà l'Afghanistan. L'amministrazione Obama ha di molto ridimensionato i suoi obiettivi nell'area, una volta accertato che il piano messo a punto dai militari avrebbe previsto una spesa di 1000 miliardi in dieci anni. Gli Stati Uniti ora si accontentano di un accordo politico tra il governo Karzai e i talebani e puntano a nuove elezioni, magari meno segnate dai brogli e dalla corruzione di quanto sia accaduto nelle presidenziali del 2009. L'attenzione di Washington si è ormai spostata verso il Pakistan, potenza nucleare e instabile: a Chicago è stato invitato anche il presidente Zardari, con il quale la Casa Bianca vuole arrivare ad un accordo per riaprire le linee di rifornimento necessarie alle forze Nato in Afghanistan, ma si esclude un accordo già durante il vertice di Chicago. Altro capitolo, la «smart defence», la difesa intelligente. Il summit di Chicago punta ad un accordo politico per coordinare in futuro gli investimenti militari dei 28 Paesi membri, dalla gestione comune degli arsenali all'intelligence. DOPOIL G8 Il presidente francese per il ritiro nel 2012 Rasmussen avverte: «Via da Kabul in modo ordinato» La «smart defence», ovvero come far fronte agli impegni con meno risorse MARINAMASTROLUCA mmastroluca@unita.it Afghanistan e scudo A Chicago la Nato ai tempi della crisi . . . Obama incontra Karzai La Casa Bianca ha ridimensionato i suoi obiettivi nell'area . . . L'ombrello anti-missile Al via il primo step del progetto che ha fatto infuriare Mosca 12 lunedì 21, maggio, 2012
Brindisi, il volto dell'assassino Il ritornodellacomuneAMENTAP.17 Il terremoto uccide in Emilia ILCOMMENTO VITTORIOEMILIANI LATESTIMONIANZA ANDREACHIESI IL COMMENTO CRISTOFOROBONI RIGHIA P.3 Ai giovani voglio dire: siete meravigliosi, andate a scuola nei prossimi giorni, non abbiate paura, non lasciatevi travolgere dalla paura. DonLuigiCiotti 20maggio2012, Mesagne COMASCHI AP.4 L'ANALISI ANTONIOINGROIA Ballottaggi, crolla l'affluenza. Non a Parma L'ANALISI BIANCA DIGIOVANNI CIMMARUSTIAP.6 Il vigile del fuoco: così ho salvato la piccola Vittoria Cosasognano ibambini Quattro operai travolti in fabbrica nel turno di notte U: I resti della chiesa di San Martino a Buonacompra, vicino a Cento in provincia di Ferrara Un forte sisma nella notte di domenica colpisce le province di Modena e Ferrara Sette morti 50 feriti, tremila senza tetto La paura e la reazione alle nuove scosse Gravi danni ai monumenti L'ANTICA TORRE CIVICA DI FINALEEMILIASPACCATAVERTICALMENTEA METÀ, quei quattro operai intrappolati sotto le macerie della fabbrica mentre la gente si riversava nelle strade. Uno di loro è un giovane maghrebino, appena sposato: era tornato dentro per salvare i macchinari. Un altro era arrivato anni fa dalla Campania. La tragedia che ha colpito l'Emilia-Romagna, soprattutto le province di Ferrara e di Modena, rimanda a questi simboli, a queste storie, mentre piove forte sulle macerie e sulle tendopoli in allestimento. Molti i centri colpiti. I morti sono sette, i feriti decine. Gli sfollati in aumento, forse cinquemila. Ma qui la gente è abituata a reagire in positivo, a darsi da fare, a solidarizzare coi più deboli. Non si ferma a piangere. Sa di trovare nelle torri civiche, nella Regione, nella Protezione civile punti solidi di riferimento. «Regione sazia e disperata», la definì maldestramente, anni fa, un cardinale non emiliano. SEGUEA P.3 Il momento della solidarietà AP.5 Quando la terra diventa insicura L'apertura di Pier Ferdinando Casini ha riaperto il confronto sul doppio turno. A P.11 Doppio turno senza Francia AP.2 Vasco Errani: «Aiutare subito chi è senza casa» La crisi della Lega travolge Pontida: raduno verso lo stop Pur con la cautela dovuta alla delicatezza delle indagini e al riserbo degli investigatori, l'orribile attentato di Brindisi impone alcune considerazioni. SEGUEA P.7 L'Italia del coraggio Urne aperte oggi dalle 7 alle 15 per la scelta dei sindaci al secondo turno. Ieri forte calo dell'affluenza: alle sette di sera di domenica si è recato alle urne per i ballottaggi solo il 36,2 per cento degli aventi diritto, circa 11 punti in meno rispetto al primo turno (36,63%). A Parma la flessione è assai più contenuta: 4 punti e mezzo. I candidati del centrosinistra sono in testa in 12 città sulle 17 che li vedono partecipare ai ballottaggi, mentre quelli del centrodestra lo sono in 3 Comuni su 11. Le sfide principali sono a Parma, Genova e Palermo, L'Aquila. LOMBARDO AP.10 JOP AP.10 Il killer mentre aziona il telecomando che provocherà l'esplosione. Poi fugge AP.4 Risarcimenti legge sbagliata In un video di tre minuti la figura dell'uomo che ha azionato il telecomando Ripreso il momento dell'esplosione al passaggio di Melissa e Veronica AP.6-8 Il Napoli vince la Coppa Italia Juventus, primo ko AMATO A P.22 Il killer tradito da una telecamera di sicurezza FUSANIAP.6 Coabitare contro lacrisi Le voci della città: «Quel mostro non ci fa paura» Lefantasie infantili NUCCIP.18 Storie italiane BRUNELLIP.20 «Amici», ilnuovo romanzopopolare 1,20 Anno 89 n. 139Lunedì 21 Maggio 2012
Lo sguardo impietrito diMassimo Bassi, la mano didon Ciotti e un segno di pa-ce, di forza: un abbraccio aipiedi dell'altare della catte-drale di Mesagne. Così si è conclusa la messa in onore di Manuela Bassi, 16 anni, uccisa sabato mattina dall'esplosione di un ordigno all'esterno della scuola che frequentava, l'istituto professionale Francesca Morvillo Falcone di Brindisi. La chiesa è gremita quando il parroco antimafia fa il suo ingresso con la lunga tonaca bianca: «Tutti dobbiamo rompere l'omertà, i silenzi, le complicità – tuona don Ciotti – dobbiamo avere il coraggio delle nostre azioni. Il cuore ci deve dare la forza». In prima fila, circondato dai giovanissimi scout, il padre di Melissa, Massimo. Stringe un fazzolettino bianco tra le mani, lo sguardo sconvolto di chi al mattino ha salutato la figlia prima di andare a scuola e l'ha rivista poche ore dopo all'obitorio dell'ospedale Perrino di Brindisi. La madre di Melissa non c'è, ricoverata all'ospedale per un malore che l'ha colta quando ha saputo la tragica notizia. In compenso nella chiesa e nella piazza antistante ci sono soprattutto mamme. Giunte in segno di solidarietà, perché si sentono vittime dello stesso attentato. «Bastardi, bastardi - urla in lacrime una signora -, i ragazzi non si toccano, poteva essere mio figlio, mio nipote. Devono trovare i responsabili: mafiosi o pazzi criminali che siano». L'eco non si fa attendere: «Quella bambina - fa un'altra donna più giovane con il piccolo figlio in braccio, che piangendo abbandonava la chiesta - è stata dilaniata, straziata, quando colpiscono i nostri giovani colpiscono la società futura. Per Mesagne questo è un dolore molto più forte». Intanto nella cattedrale in stile romanico le parole di don Ciotti tuonano, parlano di unione, di lotta alla criminalità e del valore della legalità, soprattutto nella città dove un tempo la Sacra corona unita rappresentava “lo” Stato. «È vero, qui la Scu ha preso forma tra gli anni '80 e '90, per mano di Pino Rogoli - racconta un signore -. Ci sono alcuni che continuano ad avere un legame con la criminalità, perché li fa mangiare. Qui a Mesagne siamo circa 30mila abitanti, non siamo tutti mafiosi. E oggi siamo qui per ribadirlo e urlarlo». Al termine dell'omelia il commovente abbraccio tra don Luigi e Massimo. Un segno di pace sincero, con poche parole sussurrate. «Non posso dire cosa ci siamo detti - spiega don Ciotti -, però il papà mi ha raccontato che oggi il gatto cercava Melissa ovunque, in casa, e tutti se ne sono accorti». E di Melissa dice: «Ricordatevi che resterà per sempre viva nei nostri cuori, Mesagne deve dare un segnale forte, che resti indelebile per sempre». All'esterno della chiesa, il lungo applauso dei cittadini. Un momento toccante per le tantissime mamme presenti, che hanno cercato un contatto con Massimo, per cercare di trasmettere forza e vicinanza in un momento difficile. Il corteo successivamente si è spostato nella centrale piazzetta, dove si è svolta la manifestazione della «Carovana nazionale contro le mafie», che ha fatto tappa a Mesagne, dopo quanto avvenuto sabato mattina con l'esplosione dell'ordigno all'esterno della scuola dedicata alla moglie del magistrato Giovanni Falcone. Con Alessandro Capobianchi, presidente della Carovana, don Ciotti e Massimo Bassi, il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, i sindaci di Mesagne e Brindisi, Franco Scoditti e Domenico Consales, il presidente della Provincia Massimo Ferrarese. «La malattia da sconfiggere – dice don Ciotti – è l'indifferenza. I ragazzi hanno scritto “La forza sta in chi si rialza” e noi ci rialzeremo. Il problema della criminalità, della mafia, della massoneria è un problema di tutti ed ecco perché la Carovana continuerà a “sgrattare” le coscienze. Bisogna evitare che tutto diventi terrore, paura, è necessario reagire». E sono stati proprio i concetti di omertà e legalità al centro della manifestazione. Conclude infatti Vendola: «Ci sono anche frammenti di omertà, pezzi di società che girano la testa dall'altra parte di fronte alla violenza e all'esercizio di onnipotenza da parte dei clan. Credo che se una lezione bisogna trarre dal sangue di ieri (sabato, ndr) è che non ci può essere nessuna convivenza con il male». LEBOMBEDI BRINDISI Lamessanelpaesedella ragazzauccisadallabomba DonCiottiabbraccia il padre, lacommozioneè fortissima:«Acasa ilgatto lacercava,ovunque» UNPAESE IN LACRIME «Lascuolaè un luogo che per definizione deveessere aperto, libero.Daministro e cittadino noncredo inuna scuola militarizzata.La scuoladeve essereun luogosicuro, in cui si possaandarecon fiducia,ma militarizzare scuola significherebbemilitarizzare Paese.Nonha senso». Francesco Profumo MINISTROISTRUZIONE «Ricordiamo Melissa, contro l'indifferenza» Don Luigi Ciotti abbraccia e conforta Massimo Bassi, il padre di Melania, uccisa sabato davanti alla scuola ANSA /FUSCO IN ATTESA DI UNA NUOVA GOVERNANCE QUALITÀ E CONTENUTI DEL SERVIZIO PUBBLICO RAI, LO SPECCHIO DEFORMATO UNA RICERCA UNIVERSITARIA ROMA, MARTEDÌ 22 MAGGIO ORE 10 - 13.30 SALA CONFERENZE DEL SENATO HOTEL BOLOGNA, VIA S.CHIARA CON IL PATROCINIO DEL PARTITO DEMOCRATICO IVANCIMMARUSTI MESAGNE(BRINDISI) «Saluto le scolaresche -hadetto all'Angelus -e devopurtroppo ricordare le ragazze e i ragazzi della scuoladi Brindisi, coinvolti ieri inunvile attentato.Preghiamo insiemeper i feriti, tra cuialcuni gravi,e specialmenteper la giovaneMelissa,vittima innocente diuna brutale violenza eper i suoi familiari, chesono nel dolore». Joseph Ratzinger BENEDETTO XVI «Lunedìmattina accompagniamo inostri figli ascuola.Non perpaura maper fiducia. Labomba di Brindisiha l'intrinseco effettodi minarealla base unpilastrodella convivenzacivile,di metterci paurae di colpire il rapportodi fiducia fra famiglie eStato,al quale affidano i figli, perché lieduchi e li custodiscaperalcuneore». Sandra Bonsanti LIBERTÀE GIUSTIZIA LEPAROLE 8 lunedì 21, maggio, 2012
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21/05/12

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