IN QUESTI GIORNI DI RICORDO E MEMORIA, DAGIOVANNIFALCONEAPLACIDORIZZOTTO, IN ATTESA DI COMMEMORARE PAOLO BORSELLINO, le iniziative si moltiplicano. Quella organizzata a Bari da RadioKreattiva ha un sapore particolare, perché testimonia la pratica di una pedagogia della memoria attraverso le possibilità offerte dai nuovi mezzi di comunicazione, oltre alla sinergia che unisce l'associazione omonima al Comune di Bari. La storia è quella di una emittente-web che da 7 anni si occupa di antimafia nel capoluogo pugliese, coinvolgendo una trentina di scuole e che per il terzo anno consecutivo rinnova l'appuntamento con la sua maratona radiofonica insieme a un migliaio di studenti tra gli istituti di media inferiore partecipanti al progetto, riuniti tutti insieme nella Piazza Europa del quartiere San Paolo, una delle zone di frontiera della città. Quest'oggi, dalle 9 alle 19, saranno ventitré le scuole presenti, che si alterneranno per raccontare il lavoro svolto attraverso quattro moduli didattici riguardanti le mafie internazionali, l'ecomafia, le biografie di personaggi antimafia, e il nuovo utilizzo sociale dei beni confiscati. Durante l'anno ogni scuola si è concentrata su questi temi, realizzando anche delle interviste con esperti di settore. I risultati di questo lavoro verranno esposti nel corso della diretta radiofonica, per un palinsesto che prevede circa 70 ospiti, attivi a Bari e non solo nel contrastare la criminalità organizzata. Tra questi parteciperà il sindaco Michele Emiliano, il procuratore generale Antonio Laudati, mentre telefonicamente verranno coinvolti, tra gli altri, Nando Dalla Chiesa, Gian Carlo Caselli, oltre ad associazioni del terzo settore e realtà impegnate nella medesima battaglia. Una battaglia che da qualche tempo a questa parte torna ad assumere il profilo di un impegno collettivo e intergenerazionale, come rilevato da Don Luigi Ciotti recentemente, e come un paio di decenni addietro sembrava dovesse concretizzarsi prima che, esauritasi la suggestione di massa culminata nei funerali di Falcone e Borsellino, tutto tornò più o meno com'era. Nel corso della giornata i ragazzi svolgeranno anche attività socio-educative, costruendo l'albero della legalità con fiori bianchi e rossi insieme a frasi e pensieri costruttivi sul tema del contrasto alla mafie; con la costruzione dell'alfabeto della legalità, maxilibro sfogliabile all'interno del quale ognuno degli studenti sceglierà un paio di parole simbolo, da consegnare alle istituzioni; e con la costruzione di un muro simbolico, realizzato in cartone, sul quale gli studenti scriveranno tutti i problemi e i guai derivanti dalla presenza delle mafie in Italia. Poi, all'arrivo di un personaggio-simbolo, ragazze e ragazzi insieme prenderanno la rincorsa per buttarlo giù. Presenti anche i familiari delle vittime pugliesi delle mafie. Una giornata che tutti gli studenti vogliono dedicare soprattutto a loro. ILRAP SOCIETÀ EMILIANOSBARAGLIA e.sbaraglia@gmail.com Sentiquestacanzone Cheviene dalcuore ACantarlasiamo noi! I bambini Siamo quicome la squadra dipallone Questaè la nostra formazione PerRadioKreattiva qui a farebaccanoe festa Tonio,Francesco e Ivano in attacco Poiacentro campo VitoeVitino davanti EquelDaniele indifesa insiemeaPatrizio Epoi in portoci mettiamo Mino ilmorello Cresceresenza problemi,né paure,vogliamo correreegiocare in strade sicure.Vogliamoche questacittà ciascolti perchénoi siamo il futuro enon vogliamo piùpagare ivostri conti. Andiamoavantiadesso! Parliamodi qualcosa dipiù importante Lanostra vita dentro lacittàdi Bari Dentroquesta radionoidiciamo no! Nonon vogliamo lamafia qui Cimettiamo ilquartiere Libertà, ilCepe pure Barivecchia E inmezzoJapigia epure Carbonara Ci sonoanche PoggiofrancoeSan Pasquale EmettiamoancheCarrassi va! Enoivogliamo giocare apallonecome facevamoprima Per lastrada senza drogae pistole Esoltanto con il cuoreche èa formadi pallone Cibasta unpalloneper essere felice Contenti senzaandare aderubare lagente Nonvogliosubire malamente ladroga e l'estorsione Eallora!Siete d'accordo bellagente!! Avetevistoquestagrande canzone? E' la scuolaCarloLevi Delquartiere Libertàese non l'avete capito Non lasciatevi portarenell'illegalità! Scuola Carlo Levi Quartiere libertà Bari Ricordiamo bene l'impressione che abbiamo avuto il primo giorno che Radio Kreattiva è entrata a scuola: «quale consapevolezza avete del concetto di mafia?». È stata la domanda che subito ci è stata fatta. E la nostra risposta è stata estremamente ingenua: «da noi non si sente la mafia, noi non ce ne accorgiamo, è in Sicilia che c'è Cosa Nostra, nei film ci sono i gangster e le sacre famiglie, ma noi qui siamo tranquilli». Poi abbiamo scoperto che il pensare di stare tranquilli fosse proprio l'errore più grande, fosse il terreno lungo il quale il malaffare si va ad insinuare. Così abbiamo incominciato a farci qualche domanda in più, a leggere in maniera diversa i giornali o ascoltare con più cura il telegiornale. Abbiamo scoperto che Peppino Impastato non è solo un bel film, che la Sacra Corona Unita è nata in Puglia, che i beni confiscati sono una risorsa, che Don Ciotti è qualcosa di diverso da un prete comune, che Punta Perotti è qualcosa in più di un semplice insieme di palazzi brutti. Abbiamo scoperto che esistono giornalisti speciali come lo sono stati Giancarlo Siani o lo stesso Impastato e come lo sono moltissimi altri che in tutta Italia scelgono di raccontare e di denunciare con coraggio. Abbiamo scoperto che oltre alla mafia, ci sono i comportamenti mafiosi e quelli possono riguardare tutti. Anche le persone perbene. Anche noi che abbiamo solo 12 anni e il pomeriggio lo passiamo fra la Wii, la piscina, i Pon a scuola e gli amici per strada. È per questi motivi che oggi festeggiamo Radio Kreattiva. Gli studenti della Scuola media «Matteo Renato Imbriani» di Bari Stare «tranquilli» è l'errore più grande Piccolevoci contro lamafia Pertutto ilgiornosuRadioKreattiva laparolapassaagli studentidiBari «Io non ho paura», con questo slogan migliaia di giovani hanno sfilato a Brindisi, per ricordare Melissa Bassi, la studentessa uccisa da un ordigno esploso davanti alla scuola FOTO LAPRESSE Oggi l'emittenteweb dàspazioai ragazzi checostruiscono l'alberodella legalità L'interventodiesperti «A SONG FOR RADIO KREATTIVA» U: martedì 29 maggio 2012 19
L'INTERVENTO GOFFREDOBETTINI «Se manca questo anello la partecipazione è una cosa magnifica ma non tocca mai la sfera delle decisioni» Appelli, ultimatum e ri-ultimatum: grande pressing sul segretario del Pd in vista della direzione dei democratici di oggi. Secca la risposta di Pier Luigi Bersani a chi vuole almeno intuire le carte che verranno scoperte: «Domani (cioè oggi, ndr) ci sarà la direzione del partito e vi comunicheremo le nostre decisioni». Bersani insisterà sulla necessità di dare la precedenza al rapporto con tutto ciò che si muove al di fuori dei partiti, riattivando il dialogo con la società spezzato da una profonda sfiducia verso i partiti. Soltanto dopo - anche quando si saprà con quale legge elettorale si andrà al voto - si aprirà il capitolo del patto di legislatura tra progressisti, moderati e società civile per avviare la fase costituente di riforme istituzionali ed economiche con il prossimo governo. Al Pdl, invece, ribadirà che la priorità deve essere la riforma elettorale, il Pd rilancerà sul doppio turno di collegio, e su questo sfiderà Berlusconi a venire allo scoperto perché il sospetto che l'ex premier abbia messo sul piatto della discussione il semipresidenzialismo per far arenare il lavoro avviato per il superamento del Porcellum e la riduzione del numero dei parlamentari è fortissimo. Bersani oggi illustrerà il percorso da qui alle elezioni, parlerà degli incontri già fissati con «autorevoli» esponenti del mondo della cultura e della società civile per annodare i fili in vista del 2013 e per un confronto sul programma, sull'impegno e il coinvolgimento di movimenti, associazioni e quel pezzo di società che fino ad ora è rimasto in finestra. In programma in autunno anche una tre giorni proprio con tutti coloro che si sentiranno impegnati per «la ricostruzione del Paese». Ma se il segretario rimanda ad oggi le risposte, Antonio Di Pietro e Nichi Vendola premono per uno scatto in avanti. «Assieme a Sel - dice il leader Idv riferendosi alla convention di settembre - abbiamo aperto il cantiere sui temi del lavoro, dell'occupazione e della legalità. Non vogliamo tirare per la giacchetta nessuno e neanche continuare ad aspettare... Per questo, a Vasto chi vuole venire è bene accetto. Chi non vuole esserci, non ci impedirà di fare il nostro lavoro». Da Sel accenti più soft ma il senso è lo stesso: «Vanno immediatamente convocati gli stati generali del futuro, come luogo per salvare il Paese. È una proposta di cui non vogliamo essere “proprietari”, poiché vogliamo sia a disposizione della società italiana. Se Bersani e il Pd dicessero di no, Sel e Idv sono pronti ad aprire il cantiere e a metterlo a disposizione di chi voglia contribuire a cambiare il Paese». Toni che piacciono poco al segretario che ieri a proposito di sagoma di cartone che lo rappresentava esposta in mezzo a Vendola e Di Pietro nella trasmissione de La7ha commentato: «Il buon gusto è facoltativo, non è obbligatorio». E sono in parecchi nel Pd a frenare su Vasto, da Beppe Fioroni a Paolo Gentiloni. Walter Verini, molto vicino a Walter Veltroni, dice: «Si parta dal Pd e dal suo profilo riformatore e innovatore». E per dare un segnale in tal senso, aggiunge, oggi chiederà che il «partito esca da tutti i consigli di amministrazione pubblici, dalla Rai alle partecipate comunali». Solo dopo aver definito il suo profilo riformatore, sostiene Verini, si potrà parlare «di alleanze e anche di primarie». Da Areadem, la corrente di Franceschini che si è riunita ieri sera, parla Marina Sereni: «La destra ha fallito in Italia e in Europa e ora tocca a noi proporre idee e valori per uscire dalla crisi, durissima, di questa fase. Da qui il Pd deve partire, con una iniziativa aperta al mondo delle competenze, del lavoro, dell'impresa, della cultura. Non possiamo decidere a tavolino alleanze sommatorie né liste civiche». L'APPELLO DIMICROMEGA Intanto Paolo Flores D'Arcais, Giorgio Airaudo, Margherita Hack, Gad Lerner e Arturo Parisi da Micromega si rivolgono Pd, Idv e Sel per fare al più presto, entro giugno, «primarie di coalizione per scegliere il candidato premier». Primarie «vere», con un comitato dei garanti scelto dalla società civile, «di indiscussa imparzialità e autorevolezza», con candidati che partecipano a titolo individuale e non come competitor sponsorizzati dai partiti, aperte a iscritti e non, con un tetto contenuto per le spese. E se nessun candidato raggiunge il 50% al primo turno si va al ballottaggio la domenica successiva. All'appello «primarie subito» si aggiunge anche Pippo Civati dal suo blog annunciando di rilanciare il tema nella direzione di oggi. «Prima si decidono le alleanze e poi insieme agli alleati le primarie», replicano dal Nazareno. Ma certo, fanno sapere, Bersani «non ha alcun problema a fare le primarie, anzi...». RARAMENTE, COMEINQUESTESETTIMANE,LAPROSPETTIVA POLITICAAPPAREINCERTA E SFILACCIATA. Ogni giorno emergono molteplici pressioni per stipulare alleanze, si avanzano scenari improbabili o nuove proposte elettorali e istituzionali, si annunciano entrate in campo di inediti protagonisti. Tutto ciò sarebbe utile, se non avesse ancora una volta il maledetto sapore del tatticismo, del posizionamento contingente o in qualche caso della convenienza di parte o personale. Nel complesso, tranne qualche eccezione, le grandi manovre appaiono assai poco consapevoli del vero e proprio dramma che l'Italia sta vivendo: la decomposizione del tessuto e della rappresentanza democratica, del sistema politico e delle istituzioni. Poco aiuta l'invettiva contro Grillo: è come voler curare la febbre rompendo il termometro. Anche la sinistra e il Pd continueranno a dare una sensazione di paralisi, di imbarazzo, se non decideranno prima di tutto di intervenire in modo credibile su questa questione che non è stata per nulla risolta dal governo Monti, accolto da alcuni “pifferai”, anche di casa nostra, come una riedizione dei passaggi alti e fondanti della nostra democrazia, invece che come un'ulteriore sconfitta della politica, incapace di assumere provvedimenti sgradevoli ma obbligati per l'Italia. Mi permetto, in questo quadro, di segnalare alcuni punti. 1) Le elezioni amministrative vanno lette bene. Si sfasciano Pdl e Lega. La destra è allo sbando. Ma vincono l'astensionismo e la rabbia, quella nascosta e quella palese, con il voto ai grillini. La sinistra perde di meno. Conquista tante città. Ma il suo logoramento dentro ai vecchi schemi e contenitori è del tutto evidente. Tant'è che ogni qual volta emerge qualcosa di nuovo, tutta la sua impalcatura ufficiale entra in tensione. Nelle grandi città (Genova e Palermo), di nuovo, candidati alternativi a quelli del Pd stravincono. Nel cuore dell'Emilia Romagna, a Parma, si verifica una vera e propria ribellione elettorale che, secondo me, in quella regione è assai più diffusa di quanto si possa pensare. Quindi, va evitata una risposta trionfalistica, conservatrice e di chiusura ai risultati elettorali: buoni rispetto agli attuali eserciti in campo, ma assai precari se si considera che la battaglia si è svolta su un terreno friabile, che può rapidamente sprofondare. 2) Unire la sinistra è la premessa di un'alternativa credibile. Tuttavia mettere insieme Sel, Idv e Pd così come essi si presentano oggi appare un'operazione vecchia, poco espansiva, statica e verticistica. Il tema è infatti come questi tre partiti, superando egoismi, resistenze apparatizie e gelosie tra leadership, possano mettere a disposizione se stessi per unire il variegato, ricco e combattivo popolo democratico, aprendosi al dialogo anche con i ceti moderati. Alle elezioni non serve un'alleanza tra partiti, ma un campo unico e democratico del cambiamento che mescoli energie diverse unendole in una lista unica, aperta e rappresentativa, come è successo a Torino, Milano, Cagliari, Napoli, Genova e Palermo. Un processo impegnativo ma per nulla impossibile. Da costruire dal basso, La rete non può essere il luogo delle decisioni politiche. E se il web può essere un modo per cominciare un percorso, per decidere servono i partiti che «sono la cinghia di trasmissione delle istanze dei cittadini alle istituzioni: se manca questo anello la partecipazione popolare e giovanile è magnifica ma non si toccano le decisioni». Il presidente della Repubblica, sollecitato dalle domande dei giovani saliti al Quirinale per la presentazione dell'Osservatorio lavoro dell'Arel presieduto da Enrico Letta, è tornato sul rapporto tra partecipazione e democrazia. Un tema divenuto di ancor più stringente attualità dopo la tornata elettorale per le amministrative che ha posto la questione di un modo nuovo di fare politica, quella del Movimento 5 stelle, una modalità che, nei fatti, sta già dimostrando che la conclusione di qualunque approccio non può essere che quella di misurarsi con gli strumenti tradizionali di rappresentanza. Governare è altro rispetto agli slogan e alla propaganda. E nulla ha a che vedere con le invettive. Napolitano ha dunque rinnovato il suo invito, già risuonato nell'aula bunker di Palermo, rivolto ai giovani perché aprano le finestre e le porte della politica, anche con qualche «spintone», quando necessario, per vincere le resistenze di quanti, con determinati atteggiamenti, contribuiscono a far prosperare una sterile antipolitica mentre va salvaguardato e difeso il ruolo della politica. LA PARTECIPAZIONE Citando le parole di Giaime Pintor durante la Resistenza, il presidente ha ribadito: «Guai se invece di correre alla politica ci fosse la fuga dalla politica: sarebbe un catastrofe per la società». Bisogna impegnarsi, partecipare, avendo ben presente qual è il ruolo autentico della politica. «Non ci sono solo i partiti politici per essere presenti nella vita sociale, anche in una certa misura nella vita pubblica». E come esempio ha citato «le grandi mobilitazioni di giovani in casi di emergenze che mostrano grandi slanci e senso di una responsabilità collettiva». È accaduto anche in questi giorni di terremoto in Emilia-Romagna, una terra cui il presidente ancora ieri ha fatto pervenire la rassicurazione che non sarà abbandonata. La Costituzione non dà al presidente della Repubblica «poteri esecutivi» ma gli consente interventi, quale rappresentante dell'unità nazionale, con azioni da non identificare come interferenze, quindi «ascoltare e interpretare» le istanze di tutti i componenti della società facendo sentire la sua voce. Ai giovani ha ricordato le difficoltà che vengono dalla crisi economica e che si è «complicata anche a seguito delle politiche di bilancio restrittive, alle scelte di risanamento e al consolidamento fiscale adottate per far fronte alla pressione dei mercati sui titoli del nostro debito pubblico». Sul debito pubblico Napolitano ha puntato il dito parlando di quale fosse, per lui, il più grande errore compiuto dalla sua generazione politica. «Sono stato 38 anni deputato e di questi per 34 sono stato all'opposizione: potrei scrivere un trattato su come si sta all' opposizione...». Allora ad una opposizione propositiva capitava di condividere le decisioni: l'errore più grave di allora è stato varare delle riforme «affidandosi al canale della spesa pubblica, dilatandola» e «aprendo rubinetti da cui è passata anche tanta acqua sporca». Ora bisogna risanare. Adesso è fondamentale tagliare la spesa pubblica. Ma per farlo bene non bisogna «usare l'accetta, anzi il machete. Non bisogna chiudersi nella paralisi degli investimenti pubblici per la crescita». Nel bilancio positivo c'è l'intuizione dell'Europa che per Napolitano è stata la più grande conquista della sua generazione, anche se ora vive una «crisi progettuale» e corre «il rischio serio» di essere messa in discussione. «Il più grande pericolo è il ritorno di nazionalismi, non più bellicisti, ma conseguenza di miserabili logiche nazionali o velleitari egoismi». L'unità dell'Europa nel nuovo panorama geopolitico serve per farla contare tutta insieme. «Mi disse la Cancelliera Merkel in un'occasione non pubblica “non dimentichiamoci che tutti insieme siamo solo il sette per cento della popolazione mondiale”». Dunque restare uniti per non essere «irrilevanti». Napolitano: «Il web non basta, senza partiti non si incide» Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano FOTO DI ANTONIO DI GENNARO/ANSA ILCENTROSINISTRA Direzione Pd: «Prima la società poi le alleanze» Di Pietro lancia nuovi ultimatum, ma Bersani non raccoglie In agenda incontri con associazioni, movimenti e intellettuali sul programma della «ricostruzione» MARIAZEGARELLI mzegarelli@unita.it Ora una lista unica democratica . . . La citazione di Giaime Pintor: «Guai se invece della corsa alla politica c'è la fuga dalla politica» MARCELLACIARNELLI ROMA 6 martedì 29 maggio 2012
CLAUDIAFUSANI ROMA È il provvedimento su cui il governo si gioca la faccia e su cui conterà la maggioranza politica che lo sostiene. Il sistema Paese misurerà la sua credibilità internazionale. Non è la bacchetta magica, ma approvare in tempi brevi e senza strane maggioranze il pacchetto di norme contro la corruzione significa che anche i partiti vogliono fare sul serio per combattere il cancro della corruzione che ci costa ogni anno circa 60 miliardi. E che sono finiti i tempi della giustizia adpersonam. Dopo quindici anni, infatti, è forse la prima volta che un provvedimento significativo non nasce, almeno sulla carta e almeno finora, dalla necessità di aggiustare un processo in corso. Dopo quindici anni prova a tornare reato, su proposta dell'Idv e appoggiato dal Pd, anche il falso in bilancio, «norma senza la quale - si sgola da anni Di Pietro - è impossibile combattere sul serio la corruzione». L'abolizione del falso in bilancio infatti fu la prima legge ad personam voluta da Berlusconi nel 2001. Non a caso visto che è lo strumento principale per trovare “il nero” e “le provviste” con cui le società pagano le tangenti. Con questi presupposti, in un'aula di certo non affollatissima, ieri è cominciata la discussione generale su un disegno di legge nato nel 2010 che portava il nome dell'allora ministro della Giustizia Angelino Alfano. Abbastanza insignificante, con gli emendamenti del governo è diventato invece uno spartiacque: nuovi reati - corruzione tra privati, traffico di influenze, concussione aggiornata agli standard internazionali - e soprattutto pene più alte che vuol dire anche tempi di prescrizione più lunghi. Subito dopo c'è stata anche la discussione generale sul falso in bilancio. «In questo ddl non c'è nulla che non sia stato ispirato dal desiderio di mettere in fila valori di rilevanza costituzionale collegandoli a sanzioni proporzionate», ha detto in aula il ministro della Giustizia Paola Severino a proposito del ddl anticorruzione. E sull'aspetto delle pene, nodo ancora non risolto e motivo di forte tensione nelle scorse settimane in Commissione tra Pd, Idv e Fli che le vogliono più alte e Pdl che le vuole più basse, il ministro indica la strada: «La scala dei valori è abbastanza ben delineata. Vorrei si evitasse nell'interesse del Paese e per avere una normativa coerente un'altalena di pene che non siano in scala con i valori. La discussione è aperta, ma mi aspetto che dopo il ritiro degli originari emendamenti si trovi una soluzione che le coordini». NONESCLUSA LAFIDUCIA Il punto è che la discussione è così aperta che ancora non si sa come andrà a finire. Su ogni voto è possibile chiedere il voto segreto e ogni volta sarà un rischio per il governo e un'opportunità per chi volesse regolare conti e dare segnali ai propri elettori. Non è escluso che il governo decida di mettere la fiducia sulla parte penale del testo. Il termine per gli emendamenti scadrà oggi (ore 14). Donatella Ferranti, a nome del Pd, ha spiegato che il testo «non dovrà in alcun modo essere indebolito». Sono pronti, infatti, una ventina di emendamenti per alzare le pene. La corruzione in atti contrari ai doveri d'ufficio è già stata portata in Commissione da un minimo di 4 a un massimo di 8 anni. Il Pd vuole alzare anche quella della concussione per induzione (il nuovo reato che si chiama “indebita induzione a dare o promettere utilità”) e portarla, nel massimo, da 8 a 10 anni (prescrizione 12 e mezzo). Numeri che saranno un vero spartiacque in aula. Il Pdl pretende dal governo «coerenza». Enrico Costa, in aula, ha detto «no a voti con maggioranze spurie in materia di giustizia» come ci sono state in Commissione. Il governo, e gli altri partiti che lo sostengono, sono avvisati: «Ogni passaggio va concordato». Altrimenti il meccanismo delle «maggioranze diverse» potrebbe riprodursi in Senato facendo passare la contestatissima norma Pini sulla responsabilità civile diretta dei magistrati. L'onorevole avvocato Sisto non ha poi rinunciato a presentare l'emendamento salva-Ruby, un'altra pedina che farebbe saltare il tavolo. Non a caso Federico Palomba (Idv) chiede: «Quanti sono i processi pendenti per concussione per induzione, che saranno soggetti al nuovo regime giuridico? E in che modo?». Si annuncia un cammino non semplice. Ma neppure impossibile. Se non ci saranno complicazioni, il che vuol dire rinunce da parte del Pd e del Pdl, l'anticorruzione potrebbe essere approvato dalla Camera già la prossima settimana. Sul falso in bilanci o, invece, le previsioni sono assai più fosche. Verrà ilgiorno in cuiCicchitto dovrà difendersidalGiornale. Ce l'avessero predetto,non loavremmo creduto possibile. Inveceè successo e, ci piacciaono, questasottile increspaturadellastoria è uno dei segnidell'agonia dellaSeconda Repubblica. Il Giornale, organodi casaBerlusconi, lamentache Cicchitto,con altridirigenti Pdl, sia sottoscacco,oppure innamorato: andrebbe«abraccetto delFatto» e sarebbe«amico di Travaglio», ammaliatodallapotenzadi una stampacon cui ilGiornalenon riesce acompetere. Il Giornale fa l'amante tradita;aCicchitto, di conseguenza, ecco ilgraffiodi un sentimento gettatoalleortiche. Sceneggiatura dadramma sentimentale.E Cicchitto replicaoffeso: scherzidella fantasia, nonè vero,quelli midicono sempre chesonodella P2– e cioèche ha l'alitopesante? – Sallusti vaneggiae i polli ridono.Bel capitolo, sfuggito dallemanidi Maria De Filippi: sembra farinadel suo saccoquesto intreccio di risentimenti e lealtà infrante. E forsesolo leipuò ritrovare il filo della soapsfuggitodi manoa Berlusconi. «Introdurre con emendamento una riforma come il semipresidenzialismo mi pare oggettivamente una forzatura. Significa fondare la Terza Repubblica su un dibattito a cronometro. Per una rivoluzione dell'architettura costituzionale non ci sono i tempi materiali». Dice che per ruolo istituzionale, la presidenza della Commissione Affari Costituzionali, deve restare “super partes”, specie dopo il ritorno nell'antica casa del Psi dopo la lunga parentesi nel centrodestra. E però al senatore Carlo Vizzini la proposta del Pdl di stravolgere in corsa il pacchetto di riforme già pronto per l'aula, non piace né poco né punto. Perchè? «Non è che non mi piace. Anzi, è affascinante. E però è oggettivamente impossibile nei tempi. E una forzatura nei contenuti». LaCommissionestaperlicenziareunariforma importante.Dicosa si tratta? «Sono 10 articoli su cui, dopo quasi due anni di stop&go, il 18 aprile la nuova maggioranza ABC aveva trovato un ampio accordo. Diminuzione del numero dei parlamentari, modifiche sull'elettorato attivo e passivo, sistema legislativo più veloce, più poteri al premier e al governo che possono pretendere tempi certi per l'approvazione delle leggi, sfiducia costruttiva. Sono stati respinti, non a caso, i tentativi di toccare le prerogative del Capo dello Stato». Eora,inzonacesarini,arrivaquestaproposta che entra a gamba tesa sui poteri delCapo delloStato. «Negli ultimi dieci mesi di legislatura e solamente dopo questo risultato elettorale». Quandoiltesto,dicuileièrelatore,lascerà laCommissione? «Mercoledì mattina (domani, ndr) la riforma è pronta per l'aula». Considerati i meccanismi dell'articolo 138dellacarta,puòdiventareleggedelloStatoentro la finedella legislatura? «Se la Camera ci restituisce il testo e completiamo il primo giro, senza modifiche, entro fine luglio, i tre mesi di pausa terminano a fine ottobre, a novembre possiamo iniziare la terza e quarta lettura e completare l'iter entro febbraio». Non c'è però ancora una data per l'aula. EilpresidentedelSenatoRenatoSchifani strizza l'occhio alla proposta Alfano-Berlusconidi emendare inaula il suo testo.Lei che farà? «Schifani potrà anche giudicare ammissibile stravolgere l'architettura della Repubblica con un emendamento. Come potrà, però, se richiesto, non far tornare in Commissione l'intero provvedimento? I tempi per riformare la nostra Repubblica sul modello di quella francese ci sono solo se si decide che non si deve discutere. Senza una maggioranza ampia sono pronto a dimettermi da relatore». L'ennesimobluffpernoncambiarenulla eandare a votarecon il Porcellum? «Quello sul semipresidenzialismo può essere l'inizio di un dibattito da lasciare in eredità a chi verrà dopo di noi. Ora, per dare speranza di sopravvivenza a un sistema di partiti a un passo dalla morte definitiva, sono fondamentali tre cose: riduzione del numero dei parlamentari, abolizione del Porcellum, trasparenza nella gestione dei rimborsi elettorali. Questa non è stagione per cose complicate». La destra minaccia di far approvare al Senato la responsabilità civile per i giudici Sisto non rinuncia al “salva-Ruby” Il Pd insiste: pene più alte, prescrizione più lunga Oggi scade il termine per gli emendamenti «Per introdurre ilpresidenzialismononci sonoi tempi.Lasciamo il temaachiverràdopo Questanonèlastagione perriformecomplicate» PAROLE POVERE Cicchitto, ilGiornale equeisentimenti gettatialleortiche Anticorruzione e falso in bilancio Il ricatto del Pdl CarloVizzini C.FUS. ROMA ITALIA TONIJOP L'INTERVISTA . . . Severino: «In questo ddl valori di rilevanza costituzionale collegati a pene proporzionate» «Non si cambia la Repubblica con un emendamento» La ministra della Giustizia, Paola Severino, nel corso di un convegno in ricordo di Giovanni Falcone a Palermo FOTO ANSA 12 martedì 29 maggio 2012
«Solo diminuendo le tasse a lavoratori dipendenti e pensionati si può parlare di crescita; diversamente si andrà avanti con parole vuote, compromessi al ribasso e riformette, come quella del lavoro che più passa il tempo, è più rischia di saltare». A quattro giorni dalla grande manifestazione unitaria con Cgil e Cisl a piazza del Popolo a Roma, Luigi Angeletti si mostra molto duro con il governo Monti. Segretario, sabato si fa un passo molto importantenellaricomposizionedell'unità sindacale. Ma è più Camusso che si è avvicinata a voi o siete lei e Bonanni che vi siete spostativerso la Cgil? «Non sono appassionato di geometria. L'importante è che abbiamo trovato assieme un'intesa sulle cose importanti, partendo proprio dal fisco e dal cambio di politica economica che chiediamo al governo. Tutto il resto è secondario. Sabato è un appuntamento importante, vogliamo ottenere risposte dal governo». Nella piattaforma chiedete 400 euro di detrazioniper i redditidipendentisottoi 55milaeuro, l'abolizionedell'Imuperchi ha una sola casa, una patrimoniale sulle grandi ricchezze. «Confermo. Chiediamo un impegno vero per una svolta nella politica economica. E l'unica svolta che può portare crescita al Paese deve iniziare dalla dimunizione del carico fiscale su lavoratori e pensionati. Se così non sarà, sulla crescita non si otterrà alcun risultato, sarà una parola vuota, magari detta in buonafede, ma comunque vuota». Unapropostainnovativaèquelladellariduzione del 20% per gli emolumenti dei 24mila componenti dei cda delle aziendepubbliche. «È un segnale necessario. Parte da una banale constatazione: abbiamo più aziende pubbliche della “statalissima” Francia. Il vero obiettivo è ridurne di molto il numero». Ieri il neo-presidente di Confindustria Squinzihadettocheè«prontoadincontraretutti i sindacatimolto presto». «Squinzi è una garanzia. Lo conosciamo bene, come presidente dei chimici è sempre stato positivo, innovatore e ha sempre rinnovato i contratti. Da lui ci aspettiamo che onori gli accordi del 28 giugno che poi vedremo di migliorare. Nella sua relazione ho particolarmente condiviso la parte sull'efficienza della pubblica amministrazione. In questo senso la nostra pressione comune può portare risultati per una PA che prenda decisioni veloci e possibilmente buone. Sarebbe una rivoluzione per il Paese». Intantoitempidell'approvazionedellariformadellavorosiallungano.AllaCamera quasi certamente ci saranno modificheeilritornoalSenatorischiadiportare il “via libera” finale oltre l'estate. «Siamo già davanti ad una riformetta, molto al di sotto delle aspettative miracolistiche che il governo si era venduto. Migliora qualche aspetto del mercato del lavoro, nulla più. Anzi, sull'articolo 18 non lo modifica in maniera particolarmente feroce, ma era meglio lasciare il testo precedente. Inoltre più si allungano i tempi, più ci saranno modifiche con compromessi al ribasso e più peggiorerà: un meccanismo perverso per cui ogni cambiamento in un senso se ne porta dietro un altro in senso opposto. Noi però continueremo a fare il nostro mestiere: chiedere di migliorarla su tutti gli aspetti. Ma se si scavallerà l'estate le possibilità che non veda mai la luce sono alte. A settembre saremo già in campagna elettorale e i partiti sul lavoro si daranno battaglia». ElsaFornerointantocontestalavostrainterpretazione sulle sue parole sul licenziamentodei dipendentipubblici. «Quelle parole erano chiarissime e le abbiamo capite benissimo. È il solito modo di fare: non si hanno idee su come riformare il settore pubblico e allora si sceglie di screditare i 3 milioni e mezzo di lavoratori». SempreieriilpresidentedellaRegioneSiciliaRaffaeleLombardohadettoditemere «un boicottaggio della Fiat contro Dr motor»,ilLingottoavrebbe«pauradella concorrenzadelgruppomolisano».Non leparechesiaunadichiarazionepermettere le mani avanti rispetto al fallimento delprogetto diDi Risio? «Purtroppo credo di sì. Sono dichiarazioni francamente strampalate che annunciano cattive notizie, per prendere atto che le garanzie finanziarie richieste al gruppo Dr dal ministro Passera non ci saranno. Mi pare che si sia confidato troppo sulle capacità industriali di Di Risio. L'errore lo hanno fatto governo, Regione Sicilia e Invitalia, l'advisor che ha scelto Dr. La colpa è loro, si sono aiutati gli uni con gli altri per convincersi della serietà della soluzione. Ora la situazione è brutta, ma credo che con gli incentivi del governo e della Regione si possa ancora trovare una nuova soluzione industriale. Penso che Termini possa ancora interessare a molti gruppi esteri dell'auto e noi di certo non chiederemo il passaporto, anche perché sono rimasti solo loro». LuigiAngeletti L'INTERVISTA Una sorta di anticipazione del bilancio di un anno difficile e di crisi che il Governatore della Banca d'Italia si accinge a fare, secondo tradizione, con le Considerazioni finali il 31 maggio prossimo, almeno per la parte che riguarda lavoro e giovani. Ignazio Visco ha affrontato l'argomento, sollecitato dai ragazzi, nel corso dell'incontro che si è svolto al Quirinale per l'illustrazione dell'attività dell'Osservatorio lavoro dell'Arel, l'agenzia di ricerche e legislazione, di cui è segretario generale Enrico Letta, riassunta in un volume dal titolo “Giovani senza futuro?” curato da Carlo Dell'Aringa e da Tiziano Treu. Per certi versi critiche, per altri di sprone ai suoi diretti interlocutori, alcuni molto giovani, altri già vicini alla realizzazione del futuro che hanno avuto la possibilità di raggiungere (o quasi), sono risuonate le parole del Governatore che ha fatto una difesa della flessibilità nell'accezione migliore del termine che, però, non è quello più in uso nel nostro Paese. E di qui, quindi, i giustificati timori di chi si deve misurare con essa e un duro richiamo a chi l'ha strumentalizzata. «La flessibilità -ha detto il governatore- ha consentito alle piccole e medie aziende di ridurre i costi» sostituendo «il lavoro costoso dei lavoratori anziani con quello molto economico dei giovani che, però, non debbono identificare flessibilità con precarietà. Debbono avere chiaro che nell'arco di una vita lavorativa ci si può impegnare in posti diversi e, magari, non fare per sempre la stessa professione». Però la struttura produttiva in Italia deve cambiare. «Ci sono moltissime aziende piccole e medie che non sono in grado di aggregarsi e di utilizzare tecnologie nuove». UNPAESEIN RITARDO Questo deve essere il punto cruciale di un confronto che è di attualità nel Paese e in Parlamento. Visco ha confermato la convinzione che l'Italia è «un Paese in ritardo per dotazione di capitale umano. «Investire in conoscenza conviene» perché «da un punto di vista economico si guadagna meglio» e, al di là della sfera economica, «si sta meglio e si vive più a lungo, c'è una migliore qualità della vita sociale». Però in Italia questo non avviene. Scontiamo un grande ritardo rispetto alla capacità di confrontarsi con nuove competenze che sono la capacità di risolvere i problemi, lo spirito critico, la creatività «che si generano nella scuola e nell'università che in vent'anni hanno rallentato, sono meno adeguate rispetto a quando andavo a scuola io, cinquant'anni fa». Le responsabilità? «Molte dello Stato ma anche della società» che deve essere capace di investire nella conoscenza perché, dati alla mano, «il livello italiano di analfabetizzazione è dell'80 per cento contro il 50 degli Stati Uniti e il trenta della Norvegia». Rompere gli schemi e valorizzare il merito perché «i talenti se li metti sotto terra sono inutili». A rispondere ai quesiti dei giovani c'erano con il Governatore anche rappresentati dell'Università, del Parlamento, del Governo, dell'Ocse e il presidente dell'Istat. Tutti insieme hanno contribuito a rendere più vicine istituzioni e luoghi della speculazione intellettuale. «Avete visto -ha scherzato il presidente- Bankitalia, Ocse, Istat, non sono solo sigle». Ed Enrico Giovannini, il presidente dell'Istat, che l'Italia la studia e l'analizza in tutti i suoi aspetti, lancia un ‘idea. «Mi piacerebbe che un provvedimento in futuro sia il “Resta in Italia”, dopo il SalvaItalia e il CresciItalia e il Semplifica Italia». La misura dovrebbe mirare «a far si che le migliori energie decidessero di restare in Italia e non andare via». «La questione giovanile è con noi ogni giorno e non riguarda tanto e solo i giovani ma riguarda tutti noi perché senza la crescita e senza le competenze, perdendo capitale umano, non andiamo da nessuna parte». MASSIMOFRANCHI ROMA Revoca della maxi confisca per Unipol al termine del processo di secondo grado sul tentativo di scalata di Bpi ad Antonveneta. I giudici della seconda Corte d'Appello di Milano hanno infatti revocato la confisca di 39,6 milioni di euro a Unipol stabilita al termine del processo di primo grado nei confronti del gruppo assicurativo bolognese. A differenza dei «colleghi» di primo grado, i giudici d'Appello non hanno considerato quella somma come provento del reato. Per Unipol, società andata a processo sulla base della legge 231 sulla responsabilità oggettiva delle persone giuridiche per reati commessi da propri manager, è stata decisa anche una riduzione della pena pecuniaria: dai 900 mila euro stabiliti in primo grado a 230 mila euro decisi in appello. I giudici della Corte d'Appello di Milano, inoltre, hanno condannato l'ex governatore di Banca d'Italia Antonio Fazio a 2 anni e 6 mesi, riducendo così di 1 anno e mezzo la pena inflitta in primo grado. Ridotta anche la pena agli ex vertici di Unipol Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti che sono stati condannati a 1 anno e 8 mesi, così come all'immobiliarista Luigi Zunino che è stato condannato a 1 anno e mezzo di carcere. Molte le assoluzioni minori. Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, condannati in primo grado a tre anni di reclusione ciascuno, hanno quindi vista ridotta la pena quasi della metà, un anno e otto mesi. Riduzione della pena anche per il banchiere Giampiero Fiorani, condananto in appello a un anno (contro un anno e otto mesi del primo grado). Assolto con formula piena, «per non aver commesso il fatto» il senatore pdl Luigi Grillo, condannato in primo grado a due anni e otto mesi. tutti gli imputati sono accusati a vario titolo di aggiotaggio, ostacolo agli organi di vigilanza e appropriazione indebita. «Giù le tasse a lavoratori e pensionati Solo così si potrà parlare di crescita» Il segretarioUil sulla manifestazioneunitaria del2giugno:chiederemo unasvolta, sideveagire sul fisco.Altrimenti siparla troppoeavuoto «Basta scambiare la flessibilità con la precarietà» MARCELLACIARNELLI ROMA Il Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco FOTO ANSA . . . Squinzi è una garanzia Come presidente dei chimici è sempre stato positivo e innovatore . . . Da lui ci aspettiamo che onori gli accordi del 28 giugno che poi vedremo di migliorare Antonveneta Revocata confisca beni per Unipol MARCOTEDESCHI MILANO Il Governatore di Bankitalia lancia un monito «Investire in conoscenza e in tecnologie» martedì 29 maggio 2012 11
Trentotto anni fa piazza della Loggia a Brescia fu teatro di una strage. Otto morti, centodue feriti. Trentotto anni dopo la Corte d'Appello poco meno di due mesi fa ha confermato l'assoluzione per tutti gli imputati condannando le parti civili al rimborso delle spese processuali, una decisione che ha reso l'anniversario, se possibile, ancora più doloroso e crudele. LE PAROLEDEL CAPO DELLOSTATO E di questa strage impunita, di questo altro tassello terribile di una storia del Paese fatta di segreti e devianze, ha parlato il presidente della Repubblica nel suo messaggio inviato al sindaco di Brescia Adriano Paroli nel giorno anniversario di quella tragedia che non è solo di quanti vi furono coinvolti, della città, ma dell'intera società civile, del Paese tutto. «Comprendo e condivido - ha scritto il Capo dello Stato - la profonda amarezza di tutta la comunità bresciana e in primo luogo dei familiari delle vittime, lasciati ancora una volta senza il conforto di un accertamento e di una sanzione di colpevolezza per i responsabili di quella tragedia ispirata da ciechi disegni terroristici ed eversivi». Della strage di Brescia il presidente aveva parlato anche nel corso del suo discorso del 9 maggio in occasione della celebrazione del “Giorno della Memoria” al Quirinale. E lui stesso, nel suo messaggio, lo ha voluto ricordare ripetendo «che il corso della giustizia deve - pur nei limiti in cui è rimasto possibile - continuare con ogni scrupolo e che, nel contempo va però fin da ora messo in luce quanto è emerso, dalle carte processuali e dalle inchieste parlamentari, sulla matrice di estrema destra neofascista di quell'azione criminale e sugli ostacoli che una parte degli apparati dello Stato frappose alla ricerca della verità». Nella relazione approvata nel 1994 dalla Commissione stragi del Parlamento già si parlò di «un'attività depistatoria da parte degli apparati dello Stato». E Napolitano, ogni volta che ha rievocato quei bui momenti della Repubblica in cui una lunga catena di stragi e di attentati tentò di colpire al cuore lo Stato che, però, resse alla prova dando un esempio di straordinaria stabilità, non ha mancato di ricordare e di assegnare le responsabilità e le mancanze. Non sono mancati alcuni momenti di tensione fra gli studenti dei collettivi e polizia. Alcuni manifestanti hanno raccontato di «essere stati manganellati a freddo» dalle forze dell'ordine in corso Matteotti in modo da rallentare il loro ingresso in piazza. Due i poliziotti sono rimasti contusi negli scontri, fa sapere la questura. Undici i manifestanti denunciati per i reati di resistenza a pubblico ufficiale aggravata, lesioni, accensioni pericolose, in concorso tra loro. Indagini in corso, anche attraverso i filmati della scientifica, per individuare altre eventuali responsabilità. Il corteo studentesco doveva fermarsi per un presidio davanti al tribunale intorno alle 10,15 e arrivare in piazza alle 11, una volta terminata la manifestazione con le autorità e l'intervento, a nome dei sindacati confederali, della segretaria Cgil Susanna Camusso. E proprio dal palco il leader della Cgil ha detto che «c'è un clima pesante nel Paese. Soffia di nuovo un vento che non ci piace. A noi è nota la verità politica, dobbiamo anche domandare quella giuridica». Per la Cassazione l'intervento della poliziagiudiziaria per verificare la situazioneall'interno dellascuola Diaz-Pertini (la sera tra il 21e il 22 luglio2001)èstato eseguito«con inusitataviolenza,pur inassenza di realigesti di resistenza nei confronti dellepersone,molte straniere, presentiper trascorrervi la notte». Lasupremacorte,nella sentenza 20656, rilevache le indagini «rapidamentepromossedalla procuradi Genova» hanno consentito«dichiariresubito iprofili diabusività e ingiustificata durezza dell'azioneportata a compimento nellascuolaDiaz-Pertini».Le sentenzedi primo esecondogrado giàemesse,per il filone processuale delleviolenzeallaDiaz, sono state esaminatedallaCassazione perché corredateagli attidella vicendaDe Gennaro. Invece, ilprocesso che vede imputati numerosiagenti e funzionaridi polizia per leviolenze allaDiaz, è fissato in Cassazione per il prossimo11giugno. Tuttavia, già nel verdettosuDe Gennaro,che èstato assoltopermancanza di prove, la Cassazionericorda che«è ben prestoemersoche nessuna bottiglia incendiariaèmai stata reperitae realmentesequestrata nei locali della scuolaPertini inpossesso dei manifestanti ivi tratti inarresto». Era stato il falso ritrovamentodelledue molotova «legittimare»aposteriori l'arresto in flagranzadei 93 no-global dellaDiazdopo l'irruzione della polizia. «AllaDiazci fuviolenza inusitata» «L'unica giustizia, è quella proletaria». Ad ascoltare il coro con cui ieri le così dette nuove brigate rosse hanno accolto le undici sentenze di condanne emesse nei loro confronti dalla Corte d'Assise d'Appello, sembrava di essere tornati indietro di una quarantina d'anni. Indipendentemente dal giudizio che si possa avere sulle dinamiche che regolano la moderna società capitalistica, fa comunque una certa impressione vedere che c'è chi è ancora profondamente convinto di poter utilizzare metodi e parole già sconfitti dalla Storia. È il caso dei militanti del Partito comunista militare-politico, che hanno deciso di utilizzare questa ripetizione del processo d'Appello, una ripetizione decisa dalla Cassazione, come cassa di risonanza per le loro idee, ritenendo che siano maturi i tempi per un revival brigatista. Ma gli solgan, le minacce, i pugni contro il sistema, hanno ricordato più i modi di un patetico revanscismo che l'inizio di un qualcosa di diverso. CONDANNE La stessa sensazione si è avuta anche questa mattina, quando Alfredo Davanzo, l'ideologo del gruppo, il creatore de “L'Aurora”, la pubblicazione clandestina che riportava le ragioni del gruppo, si è rivolto a Pietro Ichino: «Questo signore rappresenta il capitalismo, lui è l'esecutore di questo sistema e noi eseguiremo il dovere di sbarazzarci di questo sistema». Ichino, senatore del Pd, era in aula in qualità di parte civile del processo ed aveva appena finito di leggere una breve dichiarazione, in cui ricordava la sua vita da scortato per via di possibili attentati: «Sono costretto a circolare su un'auto blindata e per questo chiedo che venga riconosciuto il diritto a non essere aggrediti. Gli imputati hanno sempre rifiutato la mia proposta di dialogo e anche per questo rifiuto io sono ancora in una situazione di pericolo». E proprio al professore il collegio giudicante ha riconosciuto un risarcimento di ben 100.000 euro, che dovranno essere pagati da alcuni degli imputati. La Corte d'Assise d'Appello ha emesso le condanne più dure nei confronti dello stesso Davanzo (9 anni di detenzione), di Cludio Latino, considerato il capo della cellula milanese (11 anni e 6 mesi) e di Davide Bortolato, il capo del gruppo padovano (undici anni). Dieci anni anche per Vincenzo Sisi, quello che alcuni giorni fa aveva dichiarato: «Solo le armi sovvertono il potere». In tutto le condanne sono state undici ed hanno visto l'assoluzione di un solo imputato, Salvatore Scivoli. I giudici milanesi nel complesso hanno stabilito pene più leggere rispetto alle richieste di condanna formulate dalla pubblica accusa al momento della requisitoria ed a quelle che avevano ricevuto gli stessi imputati nel processo d'Appello poi annullato dalla Cassazione. Il collegio giudicante ha infatti derubricato il reato loro contestato, riconoscendoli colpevoli di associazione sovversiva senza la finalità del terrorismo. In poche parole, a giudizio della corte, gli uomini e le donne del Partito comunista politico-militare avevano sì l'intenzione di colpire, ma non ne avevano le possibilità: i loro erano progetti, per quanto seri e pericolosi, non ancora veri e propri piani di azione. REAZIONI Le difese degli imputati hanno definito la sentenza «una secca smentita dell'impianto accusatorio della procura», come ha detto l'avvocato Giuseppe Pelazza. Sempre secondo il legale di alcuni degli imputati, nel percorso processuale «c'era voluta la Cassazione per mettere le cose a posto, ma oggi la Corte avrebbe potuto fare meglio, magari attraverso una riduzione più consistente delle pene e facendo cadere la costituzione di parte civile di Pietro Ichino, che invece non solo è stata accettata, ma addirittura poi ricompensata». Il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, esprimendo la sua solidarietà a Pietro Ichino, ha detto che «mai come in questi tempi di fortissima crisi e disagio sociale dobbiamo essere inflessibili nei confronti di un passato di terrore e di dolore che sembra ostinatamente intenzionato a riproporsi, sia pure sotto diverse forme e con volti nuovi. Le istituzioni, e in primo luogo la politica, devono rispondere con la massima fermezza alla violenza brutale di chi cerca di tenere in ostaggio della paura il paese e quanti tentano di dare il proprio contributo per cambiarlo». Strage di Brescia, «contro la verità, apparati dello Stato» Brescia, tensione tra gli studenti dei collettivi e polizia FOTO DI FILIPPO VENEZIA/ANSA Nuove Br, 11 condanne. Minacce a Ichino Alcuni indagati di terrorismo durante la lettura della sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Milano FOTO DI MATTEO BAZZI/ANSA Processo a Milano Gli imputati hanno accolto la condanna scandendo cori e slogan La Corte ha stabilito un risarcimento di 100mila euro per il senatore democratico GIUSEPPECARUSO MILANO LACASSAZIONE . . . Il collegio giudicante ha riconosciuto l'associazione sovversiva, non la finalità terroristica M. CI. ROMA martedì 29 maggio 2012 13
LECCE-LAZIO MARCODELL'OLIO FIRENZE Il ct usa due pesi e due misure nei confronti degli azzurri indagati nell'inchiesta sul calcioscommesse Sono passate da poco le 6 e 15 del mattino quando, al centro tecnico di Coverciano, arrivano due macchine della polizia. Dentro, cinque agenti e l'avviso di garanzia che pochi minuti dopo sarà consegnato all'ex difensore del Genoa Mimmo Criscito. I poliziotti entrano nel bunker azzurro, dove gli uomini di Prandelli stanno preparandosi in vista del prossimo campionato europeo. Svegliano il calciatore che, incredulo e impaurito, vive minuti difficili. Criscito convoca subito i suoi legali che arrivano in fretta e furia al centro tecnico, ci parla, telefona al procuratore che in queste settimane è stato in stretto contatto con lui. Piange e si sfoga, perché mai si sarebbe immaginato un'irruzione del genere e una simile ragione per finire sulle prime pagine dei giornali. Il tutto proprio nel giorno in cui Cesare Prandelli avrebbe dovuto diramare le convocazioni per gli Europei di Polonia e Ucraina. Proprio nel giorno in cui, oltre tutto, Simone Farina e Fabio Pisacane (i calciatori di Gubbio e Ternana che per primi hanno denunciato un tentativo di combine) si apprestavano a salutare la comitiva azzurra, su invito dello stesso ct, portando un messaggio di coraggio e di calcio pulito. Quasi tre ore dopo gli agenti lasciano Coverciano. E dopo aver parlato con i compagni e con Prandelli (senza svolgere naturalmente l'allenamento del mattino) Criscito lascia il ritiro azzurro e la nazionale. A comunicare la decisione è il vicepresidente della Figc Demetrio Albertini. «Gli siamo vicini, ma non potrà far parte della spedizione azzurra ai prossimi europei. Mimmo era affranto, adesso vuole soltanto difendersi e non può rimanere qui con noi. Ci ha chiesto scusa per aver creato un disagio alla squadra, anche se lui dice di non avere alcuna responsabilità». Di lì a poco ecco anche le prime parole del giovane difensore napoletano, oggi colonna portante dello Zenith in Russia: «Non c'entro niente, sono estraneo ai fatti, quella sera ero soltanto a cena con alcuni tifosi». Per lui piovono gli attestati di solidarietà da parte di Spalletti (suo allenatore in Russia) e dei tanti che con lui hanno condiviso gioie e dolori in questi anni. Nel Genoa ma anche nella Juventus. A Firenze cala il sipario e prende la parola Cesare Prandelli, uno che anche in tempi non sospetti si era schierato dalla parte della giustizia, della verità, della pulizia. Anche lui ha il volto tirato, perché nonostante le voci fossero tante, la giornata passata a Coverciano è stata lunghissima, a tratti interminabile. Sono già passate le 18 quando si presenta davanti a telecamere e taccuini per commentare quanto accaduto e spiegare la scelta di rimandare a casa Criscito. A Parma, dove la nazionale scenderà in campo in amichevole, Prandelli usa subito parole forti e precise: «Quel che è successo è un danno incredibile per la nostra immagine, per tutto il calcio italiano. Soprattutto per i ragazzi che ci tifano e per chi segue le nostre partite. Ieri ero all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze e un ragazzino mi ha detto: lotto da 3 mesi con una malattia e loro fanno queste cose. Nessuna pietà, chiedo solo questo». Il ct azzurro parla anche di Criscito: «Non l'ho visto sereno, avrebbe subito una pressione che nessun essere umano può reggere in questi momenti. E poi i pm lo avrebbero potuto chiamare a parlare in qualsiasi momento, anche pochi minuti prima dell'inizio di una partita. Insomma non c'erano proprio i presupposti per farlo venire agli europei con noi». Una versione che, però, non riguarda Bonucci, anche lui indagato nell'inchiesta del calcioscommesse: «Se fisicamente starà bene farà parte dei 23 che verranno all'Europeo. È già stato ascoltato a Bari e in queste ore l'ho visto tranquillo». Due pesi e due misure, insomma, nei confronti di due calciatori che in questo momento hanno le stesse probabilità di essere colpevoli o innocenti. Per il resto sdegno e indignazione, per tutti. Anche da parte del Coni che attraverso le parole del presidente Gianni Petrucci ha espresso massima disponibilità verso le autorità competenti per fare chiarezza. Un vero e proprio terremoto nel mondo del calcio che farà parlare e discutere per settimane. Con altri nomi, anche non azzurri, che potrebbero presto tornare a far rumore. Un'altra macchia sul calcio italiano, insomma, dopo quella del 2006 che, però, fece da preludio al Mondiale vittorioso di Germania. Cremona un anno dopo. Giugno 2011, giugno 2012: si chiude il cerchio dell'inchiesta «Last Bet», l'ultima scommessa che ha fatto rivivere al mondo del pallone gli incubi di 32 anni fa, quando le volanti della polizia entrarono negli stadi italiani per arrestare in campo i giocatori e scommettitori Giordano, Manfredonia, Wilson, Albertosi, Morini. Anche stavolta i campioni coinvolti nelle indagini hanno nomi eccellenti. Dopo gli arresti del giugno scorso e quelli di dicembre, nella rete tesa dal procuratore Roberto di Martino sono finiti, tra gli altri, Stefano Mauri della Lazio, Omar Milanetto centrocampista ex Padova e oggi del Torino, e Cristian Bertani, in forze alla Sampdoria. Da ieri sono tutti e tre in carcere a Cremona con l'ipotesi di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva. Mauri e Milanetto, particolare, sono accusati di aver manifestato la loro «costante disponibilità» a manipolare le partite delle loro squadre in cambio di soldi. Tra gli indagati figurano invece il presidente del Siena, Massimo Mezzaroma e il neo campione d'Italia, l'allenatore della Juventus Antonio Conte, tirato in ballo dalla gola profonda Filippo Carobbio per il suo presunto coinvolgimento nel tentativo di manipolazione di Novara-Siena, quando Conte allenava i toscani. Il campione d'Italia bianconero è accusato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa per la partiva. Con lui, sotto indagine anche Giuseppe Sculli, bandiera del Genoa, l'ex milanista Kaladze e Leonardo Bonucci, difensore juventino già in Nazionale. Ieri mattina all'alba sono stati tutti perquisiti dagli agenti di Cremona, Brescia, Bologna, Venezia, Bari e Alessandria, coordinati dal Servizio centrale operativo. Gli uomini della polizia hanno fatto visita anche ai giocatori della Nazione in ritiro a Coverciano, Firenze, dove hanno consegnato un avviso di garanzia a Domenico Criscito, ex Genoa e oggi difensore dello Zenit di San Pietroburgo, anche lui indagato e per questo escluso da Prandelli dai prossimi Europei di Polonia e Ucraina. «Non ci sono altri giocatori della Nazionale coinvolti», ha detto ai giornalisti il procuratore, che ieri ha anche spiegato come questa tornata di arresti sia l'ultima della serie aperta a giugno di un anno fa: «Bisogna mettere un punto, anche se in vicende di questo tipo si potrebbe andare avanti all'infinito». In totale sono 19 gli arrestati, dieci italiani e cinque bulgari. In 14 sono finiti in carcere a Cremona, tre sono ai domiciliari e due hanno l'obbligo di firma in Questura. Il gip, Guido Salvini, ha respinto invece la richiesta di arresto presentata dal procuratore di Martino per Giuseppe Sculli. L'inchiesta fa luce su una delle malattie peggiori del mondo del pallone, quella legata ai soldi facili (e sporchi): giocatori deboli che piegano etica e muscoli alle avances delle organizzazioni criminali legate al giro delle scommesse. In questo caso si tratta di una «piovra» che ha la sua testa a Singapore ma che trova in Italia una facile sponda. Tanto che il gip Salvini nella sua ordinanza scrive che «l'inquinamento etico del mondo dei calciatori e forse anche di alcuni dirigenti non è stato sporadico ma diffuso e culturalmente accettato in spregio ai principi di lealtà sportiva nei confronti dei tifosi innanzitutto». Dunque, «non è sbagliato – continua il giudice – affermare che trafficanti come Ilievsky o gli ungheresi di Kenesei Zoltan, e i loro referenti asiatici, non abbiano introdotto il virus della corruzione in un ambiente pulito, ma abbiano seminato in campo disossato e pronto ad accoglierli». A due degli indagati eccellenti di questa storiaccia di pallone malato, Beppe Signori e Gigi Sartor, già indagati per aver fatto parte dell'associazione da ieri è contestato anche il presunto reato di riciclaggio. LEPARTITE Tra le partite finite nuovamente nel mirino per i presunti tentativi di combine spiccano Inter-Lecce (1-0) del 20 marzo 2011, Lazio-Genoa (4-2) del 14 maggio 2011 e Lecce-Lazio (2-4) del 22 maggio. In questo ultimo match emergerebbe in maniera «evidente» il coinvolgimento nell'organizzazione internazionale del gruppo degli ungheresi, che negli ultimi tempi avrebbe almeno in parte rimpiazzato la fronda slava degli «zingari», decapitata dagli arresti dei mesi scorsi. Sarebbero stati proprio gli ungheresi Gabor Borgulya e Lazslo Schultz a portare in Italia 600mila euro in contanti da destinare ai giocatori delle due formazioni di Roma e di Lecce. Così almeno racconta un collaboratore di giustizia ungherese, Hovart, che «de relato» fa riferimento anche «al coinvolgimento di capi di club che altri non possono essere che i dirigenti delle squadre coinvolta». Su quella partita, si legge ancora nell'ordinanza del gip, «il boss (Eng Tan Seet, cittadino di Singapore, ndr) aveva scommesso due milioni di euro nelle agenzie asiatiche». Tra gli altri match dei campionati 2010-2011 di A e B raccolte nel fascicolo della Procura cremonese, Napoli-Sampdoria (4-0) del 30 gennaio 2011; Brescia-Bari del 6 febbraio (2-0); Brescia-Lecce del 27 febbraio (2-2), Bari-Samp (0-1) del 23 aprile, Palermo-Bari (2-1) del 7 maggio. Tra le partiteche sono finitesotto la lentedellaProcura diCremona, ennesimofilonedel calcioscommesse, Lecce-Laziopare il matchprincipe, quellosu cui la "banda degliungheresi" avrebbepuntatodi più. Finita2-4, mentre ilprimo temposi eraconcluso 2-2, la partitaavrebbefruttato due milionial gruppocriminoso e600.000 aigiocatori coinvolti. Traquesti il capitanodei biancocelestiMauri. «Lecce-Lazioèunapartita sullaquale c'èunasovrabbondanza di elementi hadetto il pm Roberto DiMartino dalla rogatoriaungherese ai tabulati checi hannopermessodi ricostruire passodopopasso». Sullapartitaaleggia peròun sospetto,che renderebbeancorapiù grave la vicenda.«Ci sonodelle dichiarazionide relato diun collaboratoreunghereseche sostiene cheperquellapartita fosserocoinvolti i verticidei club», hasottolineatoai cronisti il pubblico ministeroDe Martino.«Non posso escludere nulla», haproseguito il pm di fronte alle domandedei giornalisti che chiedevanodieventuali sviluppi. Attualmente, comunque, i verticidelle societànon risultano indagati.Per il gip, infatti,Mauri alterava «il risultato di partitedella Lazio, favorendone la vittoriaancheai fini diunamigliore posizione inclassifica». Maper il casodi Lecce-Lazionon sarebbero coinvolti sologiocatoribiancelesti: ad una domandasullapresenza di indagatidel clubsalentino, ilprocuratore di Cremonaha risposto:«Misembra che ci siano». L'ITALIA NELPALLONE Prandelli sentenzia: Criscito a casa, Bonucci resta Per la prima volta la polizia a Coverciano, nel ritiro degli azzurri FOTO LAPRESSE Arresti e indagini polizia a Coverciano È notte sul calcio 19 in manette Fra loro Mauri, della Lazio, e Milanetto, ex Genoa Conte indagato per il periodo in cui allenava il Siena Coinvolti anche Sculli, Pellissier, Kaladze e il presidente dei toscani Mezzaroma GIUSEPPEVESPO INVIATO A CREMONA Duemilionidieuro vintidagliungheresi 600milaper i giocatori . . . Nel ritiro azzurro ospiti Farina e Pisacane, che denunciarono le combine facendo partire le inchieste 2 martedì 29 maggio 2012
Luigi Cancrini psichiatra e psicoterapeuta Dialoghi Beh, è rimasta solo la mamma. Quante volte vi siete sentiti dire, o magari avete detto: si può cambiare partito politico, si può cambiare moglie, ma non si può cambiare squadra? Beh, siamo sicuri che sia ancora così? Un tifoso juventino perbene, cosa dovrebbe dire? Qualche anno fa la triade Moggi/Giraudo/Bettega ha fatto condannare la Juve alla serie B, e ora che dopo anni di purgatorio i bianconeri hanno (meritatamente) rivinto lo scudetto, ecco che l'eroico allenatore si ritrova la casa perquisita dagli inquirenti e un giocatore, Bonucci, è anch'egli indagato. Tutta roba – sarà bene chiarirlo – che non riguarda il campionato appena finito e non vede coinvolta la Juve come società. Però, ripetiamo la domanda, un tifoso della Juve cosa dovrebbe dire, anche di fronte a un rinnovo di contratto (per Conte) quanto meno frettoloso? Sta crollando un sistema. Il calcio rischia di venire travolto e di perdere completamente credibilità, come è successo al ciclismo dopo gli scandali legati al doping che hanno ridicolizzato, negli ultimi vent'anni, quello che ai tempi di Coppi e Bartali era lo sport più amato d'Italia. Nel 2006, alla vigilia dei Mondiali, ci fu Calciopoli. Oggi, alla vigilia degli Europei, ecco uno scandalo-scommesse talmente ramificato da rendere incredibile non il risultato di una singola partita, ma l'esistenza stessa di uno sport, di un ambiente. Le reazioni di ieri, dopo gli arresti di Milanetto e di Mauri, la perquisizione a casa di Antonio Conte e il coinvolgimento di due nazionali come Criscito e Bonucci, sono sconcertanti. Adriano Galliani, all'ingresso dell'assemblea della Lega, dichiara: «Il Milan non c'entra. Oggi non è giornata per parlare, oggi bisogna stare zitti». Ok. Intanto parla, per sottolineare che il Milan non c'entra: era necessario? Beppe Marotta, direttore generale della Juve, sposa la linea del silenzio: «Non siamo in grado di fare commenti, stiamo zitti. Siamo super sereni». E il naso si allunga: sereni? Il mangia-allenatore Zamparini, presidente del Palermo, invece parla: «Non mi piace questo andazzo all'italiana, siamo un popolo senza civiltà». Direte: finalmente uno che non si nasconde, che denuncia, che si indigna. Credete che le parole «andazzo all'italiana» si riferissero allo scandalo? Nossignori: Zamparini ce l'ha con la giustizia-spettacolo, con le perquisizioni alle 8 di mattina, insomma con chi sta tentando di fare pulizia. E aggiunge: «Secondo me è una commedia all'italiana». No, caro Zamparini, non offendiamo: nemmeno Age & Scarpelli, nemmeno Risi o Monicelli, nemmeno quel genio di Alberto Sordi avrebbero immaginato un simile verminaio. Questa non è commedia all'italiana, semmai è farsa scollacciata in stile anni '70, una versione horror dell'Allenatore nel pallone con Lino Banfi. Nessuno parla? Non proprio. Almeno il Coni, parla chiaro: il suo presidente Giovanni Petrucci ha espresso «sdegno e indignazione per quanto sta emergendo in seguito alle operazioni disposte dalla Procura della Repubblica di Cremona», ed ha auspicato «che certi comportamenti illeciti vengano sanzionati senza indugio e con la massima severità, applicando tutte le norme in vigore. Il Coni manifesta il più totale apprezzamento e ringraziamento ai magistrati e alle forze di polizia che con le loro azioni aiuteranno il mondo del calcio a far pulizia di personaggi che con subdoli comportamenti illudono i tifosi e ingannano i loro sentimenti». Parole giuste, dovute e anche lievemente pro domo sua: quest'anno è in programma anche una bazzecola chiamata Olimpiade, e bene fa il Coni a prendere le distanze da un mondo che con le Olimpiadi ha davvero poco a che vedere. Rimanendo al calcio, se non parlano loro parliamo noi, che siamo semplici tifosi, di quelli che ancora perdono tempo a vedere un pallone che rotola. E diciamo quello che ronza nella testa di molti tifosi normali: ma con quale faccia andiamo agli Europei? Non sarebbe più giusto dire all'Europa: scusate, ci siamo sbagliati, non ce li meritiamo – prima che sia l'Europa a dirlo a noi? Sappiamo benissimo che è impossibile, che ci sono troppi interessi in ballo e che Cesare Prandelli è una bravissima persona. Ma almeno chiediamocelo. Sentiamo già una risposta: nel 2006, con uno scandalo simile, siamo andati ai Mondiali e li abbiamo vinti! Questo è un ragionamento molto all'italiana, per la serie: siamo figli di puttana e siamo orgogliosi di esserlo. Quanto reggerà ancora, questo modello italiota che esportiamo nel mondo da anni? L'impressione è che il mondo si stia scocciando, ma è arrivato il momento di dire che ci siamo scocciati anche noi. Il Paese sta perdendo, oltre alla credibilità politica ed economica, anche il proprio Immaginario, i propri sogni, i propri miti di riferimento. Il calcio, in Italia, non è solo un gioco, né – tanto meno – solo un'industria. Il calcio è mito collettivo, memoria condivisa, cultura popolare, rito di passaggio per tutti i bambini che tirano calci ad un pallone per la prima volta. Distruggerlo significa rendere questo Paese più povero. Fermiamoli. SEGUEDALLAPRIMA Non c'è traccia di lealtà nei fatti contestati al calcio e a suoi interpreti, non c'è traccia di generosità, tutto si compra, o quasi, a dispetto di quanti invece non sarebbero disposti a far mercato nero di una prestazione o di un goal. Il Vaticano è potere, più del calcio: decide governi e legislazione civile più di una maggioranza parlamentare. Ma ecco che l'impianto morale evangelico appare azzerato dall'intreccio dei veleni che regolano i piani altissimi della Chiesa, così come mostrano tristemente i carteggi nei cassetti di San Pietro. Slealtà e ingenerosità, anche qui. Calcio e Chiesa. Come se i vescovi si fossero vestiti da calciatori, come se i calciatori si fossero vestiti da vescovi e tutti, appassionatamente, avessero truccato e avvelenato risultati, relazioni, obblighi morali. Nessuno è al suo posto. Certo, la cronaca non rende giustizia al buono che pure c'è, vive, resiste qui e lì, ma i fatti sono devastanti. È un disastro per l'Italia, un doloroso momento di autocoscienza di massa. Ne usciremo migliori oppure lo choc seppellirà la voglia di partecipazione e di consapevolezza in un deserto di autismo esistenziale? Intanto ripensiamo a quel che è accaduto ad un'altra colonna portante della nostra società, la politica. Conviene chiedersi perché gli italiani abbiano tanta poca stima della politica e dei politici. Qualcosa di positivo è stato fatto in questo mondo: a qualche cosa i suoi interpreti hanno rinunciato sotto la spinta di una critica sempre più accesa, ma perché resta nelle coscienze degli italiani l'amarezza di una “prova” che non ha dato i risultati sperati? Perché, l'immagine che i politici hanno offerto è quella di un insetto che, attaccato dall'alto, tende ad arrotolarsi, a rinchiudersi nella sua difficile, odiosa ingenerosità? Chi sono gli sponsor più “pesanti” del fenomeno Cinque Stelle, se non i rappresentanti di questa ingenerosità? Chi se non questa ingenerosità militante ha messo i destini del Paese nelle mani di Grillo, l'uomo più pericoloso, a detta dei critici più severi? E non sto facendo d'ogni erba un fascio: nulla divide il marcio del calcio, o del Vaticano, dal marcio della politica. Vorrei avere speranza, vorrei poter sperare che la politica sia in grado di rivoltarsi come un calzino e scusate se credo che la partita più importante si giochi qui. Vorrei, altrimenti questa Italia è finita, non sarà più in grado di salvare se stessa. Quello di Grillo di arrivare a Roma, più che un auspicio sembra una minaccia per il Paese; lui è libero di evocare pericoli e strategie della tensione contro il “nuovo che avanza”; noi siamo altrettanto liberi di pensare che dietro questo suo “vittimismo preventivo” ci sia un modo vecchio di fare politica, che butta fango sugli avversari e usa l'attacco come miglior difesa. CLAUDIO GANDOLFI La frase di Grillo sulle bombe che potrebbero riprendere a seminare morte e terrore in Italia per fermare il nuovo che avanza e cioè “lui che arriva a Roma” è una frase da decifrare. Poiché Grillo è anche un comico, potrebbe trattarsi infatti di una battuta buttata lì da chi sa che le battute a volte fanno ridere anche se sono di cattivo gusto. Poiché Grillo è anche ormai un “politico”, tuttavia, il suo potrebbe essere un pensiero più serio (o più strategico). D'ora in poi, suggerisce Grillo agli italiani, di fronte agli attentati che sono già ripresi e alle bombe che hanno ricominciato ad esplodere, voi non dovete pensare più né alle Br né alla mafia perché quelli che stanno scendendo in campo sono i “poteri forti” della politica e della finanza che hanno paura di me, Grillo, l'uomo che, se non sarà fermato in tempo, potrebbe mettere in discussione il loro potere. È un discorso che mostra bene, mi pare, i limiti di un uomo politico che non dovrebbe essere paragonato con troppa facilità al Guglielmo Giannini dell'Uomo qualunque che di pensieri a questo livello di stupidità, per quanto ne so, non ne ha formulati mai e che sempre di più si presenta, invece, come il discendente diretto del comico che l'ha preceduto. Quello di Arcore. Alberto Crespi CaraUnità ViaOstiense,131/L0154Roma lettere@unita.it L'INTERVENTO Non c'è più lealtà Nessuno è al suo posto Dario Fo Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 DallastazioneaCastel Sant'Angelo La scommessa era questa, quando con la nostra associazione di quartiere “Civico 17” ci siamo messi d'accordo con l'associazione “Binario 95” - che accoglie le persone che dormono alla stazione Termini - per organizzare una visita guidata di Castel Sant'Angelo per i loro amici. «Guarda quanto sono belli - fa scherzando, ma con soddisfazione Fabrizio, il loro responsabile, mentre ci raduniamo prima di entrare nel Castello - Se avessi visto in che stato erano quando li abbiamo incontrati, non li avresti riconosciuti, ora che sono tutti belli sbarbati, puliti e con i vestiti in ordine». Michael, la nostra guida, riesce ad interessarli con retroscena divertenti, come l'ascensore a corda del papa grasso che non voleva fare le scale; e solo così, a poco a poco, si scioglie dai loro occhi la soggezione per essere in un luogo tanto insolito. «Basta una separazione, un licenziamento o entrambi - mi dice Fabrizio quando gli chiedo qualche storia dei suoi amici e inizia il naufragio che ti porta in poche settimane a dormire alla stazione. Pensi che sia per una notte, invece torni, poi perdi il senso del tempo, dell'identità, del decoro». «Noi ricostruiamo prima di tutto delle relazioni - mi dice ancora Fabrizio - perché da lì inizia il lento restauro delle persone. Facciamo colazione insieme alle otto, quando il dormitorio della Caritas dove passano la notte chiude. Poi abbiamo laboratori di pittura, scrittura e da poco anche di teatro. Tutte occasioni per tornare a vivere una dimensione sociale. E senza che diciamo nulla, tornano da soli a lavarsi, mettersi vestiti puliti e persino a parlare tra loro». Siamo arrivati alla terrazza più alta e l'angelo del Castello e proprio lì vicino. «Fa il gesto di rinfoderare la spada - spiega Michael per significare che la peste è finita». Tutti ridono e vogliono la foto di gruppo con San Pietro sullo sfondo. MassimoMarnetto Tagliateli subito! Se il ministro Giarda ha potuto individuare 100 miliardi di euro di costi tagliabili subito - e altri 300 nel tempo - il governo dovrebbe buttarsi a pesce nel procedere ai tagli. Con la montagna di debito pubblico che abbiamo non c'è da scherzare. Si risparmierebbero decine e decine di miliardi di interessi passivi. Perché non è una priorità? Altro che la riforma presidenzialista favoleggiata da Berlusconi o altre lepidezze di cui sono pieni i giornali. VincenzoCassibba La tiratura del 28 maggio 2012 è stata di 94.239 copie Maramotti Bombe e attentati per fermare il movimento di Grillo? IlCOMMENTO E l'immaginario va in frantumi SEGUEDALLAPRIMA COMUNITÀ 16 martedì 29 maggio 2012
Nessun castello cattivissimo, nessuna scuola delle cose bruttissime, nessun gioco della tigre e della patatina, nessun cappuccio, nessun peluche strofinato sulle parti intime, nessuna croce capovolta. Il tribunale di Tivoli non ha creduto ai 19 bambini, alle loro famiglie e a quei racconti di orribili pratiche tra adulti e piccoli. Per i giudici, non ci sono stati gli orrendi abusi, ripetuti e messi in pratica da maestre e bidelli. Dopo una decina di ore in camera di consiglio, è arrivata la sentenza del caso Rignano Flaminio, sei anni dopo l'inizio della vicenda. Un colpo di spugna totale: assoluzione piena per tutti gli imputati. Ossia le maestre Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Patrizia Del Meglio, l'autore tv Gianfranco Scancarello (marito di quest'ultima) e la bidella Cristina Lunerti. Le accuse, per le quali la procura aveva chiesto 12 anni di carcere per tutti gli imputati, erano molto pesanti, quasi insopportabili: violenza sessuale di gruppo, maltrattamenti, corruzione di minore, sequestro di persona, atti osceni, sottrazione di persona incapace, turpiloquio e atti contrari alla pubblica decenza, con l'aggravante delle sevizie e della crudeltà. URLAEPUGNI Alla lettura della sentenza, nell'aula del piccolo tribunale, reazioni scomposte e rabbiose di alcuni fra i genitori dei bambini al centro delle vicende. Urla contro i giudici, porte colpite coi pugni, malori. Insulti contro il collegio giudicante: «Tribunale di m...». Gli avvocati di parte civile promettono battaglia e hanno annunciato che la procura sicuramente ricorrerà contro la sentenza che continua ad alimentare polemiche e divisioni, così come fecero le indagini e le vicende processuali finora consumate. Quelli degli imputati, al contrario, si sono sciolti in dichiarazioni che avevano il sapore di liberazione. «È una sentenza che dimostra che i bambini non sono mai stati abusati. È una tesi che noi abbiamo sempre sostenuto; non ci poteva essere una sentenza diversa» ha detto Luciano Giugno, marito di una delle imputate, Marisa Pucci. Mentre tra gli accusati qualcuno manifestava platealmente la sua gioia, quasi con rabbia, il professor Franco Coppi ha dato una motivazione legalmente ineccepibile: «Non è incredibile la sentenza di oggi. È incredibile, invece, che in un paese civile ci vogliano sei anni per accertare l'innocenza degli imputati». Per la verità, sarebbe stato lo stesso anche in caso di colpevolezza, ma il principe del foro, di recente di nuovo alla ribalta per la difesa di Sabrina Misseri nel processo per l'omicidio di Sarah Scazzi, non poteva certo dirlo. «Ci ha sconcertato la reazione dei genitori dei bambini. Abbiamo assistito a scene inaudite, con imprecazioni e urla. Eppure l'assoluzione perché il fatto non sussiste significa che i piccolim non sono stati abusati. Con la condanna si sarebbe avuta la certezza degli abusi, ma così c'è da essere soddisfatti. È questo il dato veramente incredibile». INCHIESTALABIRINTO In realtà, i racconti dei bambini e le testimonianze dei genitori erano piuttosto articolati, ricchi di particolari e in certa misura anche concordanti. Ma l'estrema delicatezza della vicenda e la difficoltà di costruire un impianto accusatorio in una materia come gli abusi sui minori, hanno evidentemente convinto il tribunale dell'innocenza di chi è rimasto alla sbarra per tutti questi anni. Lunghe e laboriose indagini che sono cominciate nel 2006, dopo le denunce delle famiglie di Rignano e l'ordine di carcerazione del gip Tamburelli per tutti gli imputati, compreso un benzinaio cingalese, Kelum De Silva Weramuni, che poi è uscito dall'inchiesta. Intorno alla scuola materna “Olga Rovere”, secondo i pm, ruotava un giro di pedofilia che approfittava dell'orario scolastico per sottoporre i bambini a ogni tipo di sevizia, con pratiche sessuali, individuali e di gruppo, sfociate anche nel satanismo e in atti blasfemi. Un'istruttoria molto complessa che ha utilizzato anche una perizia psicologica sui bambini e accertamenti tossicologici eseguiti dai Ris di Messina. Ma un processo indiziario costruito su dichiarazioni e testimonianze di minori è molto difficile da costruire senza rispettare le regole e le procedure previste non solo dal diritto, ma anche dalle più moderne tecniche investigative. Tra le quali, sicuramente, ci sono anche quelle che disciplinano gli interrogatori dei minori e le modalità con cui vengono raccolto le loro dichiarazioni, alcune delle quali ad esempio esigono che tutti gli interrogatori avvengano in una certa triangolazione magistrato-minore-genitore e siano integralmente videoregistrati. Ci sono, al riguardo, forti perplessità sul protocollo utilizzato in questa occasione, col risultato sostanziale di invalidare le stesse accuse. Restano così, per ora, una sentenza che libera tutti, una ventina di bambini che diventeranno grandi nonostante tutto e diversi dubbi che nemmeno il tempo, forse, riuscirà mai a dissipare. L'hanno ritrovata nel fiume Po. È stato un pescatore romeno ad accorgersi di quel corpo gonfio d'acqua, riaffiorato lungo l'argine. Si chiamava Kaur, che vuol dire «leonessa», nella lingua punjab. Aveva ventisette anni, un figlio di cinque. Era incinta di tre mesi quando il marito, Singhj Kubier, 37 anni, operaio in un'azienda agricola di Fiorenzuola d'Arda, l'ha ammazzata. Era stato lui, quindici giorni prima, a denunciarne la scomparsa. Poi, ieri, dopo il ritrovamento di quel corpo e una notte di interrogatorio, ha confessato. L'ha uccisa lui. Al culmine di un litigio. «Lei minacciava di soffocarsi stringendosi un foulard intorno al collo», ha raccontato agli inquirenti. Il resto l'ha fatto lui. Prima l'ha strangolata e poi l'ha gettata nel fiume. Anche se il suo legale, Mauro Pontini, spiega: «Non è stata gettata, l'ha avvolta in un sudario e l'ha adagiata nel fiume». Era geloso Singhj. Di lei. Del suo modo di fare, che qualcuno definisce «troppo all'occidentale». Kaur Balwinde parlava l'italiano perfettamente, con accento toscano. «Veniva vista come una ragazza che sorrideva troppo agli sconosciuti e al lavoro mostrava atteggiamenti giudicati eccessivamente confidenziali», hanno raccontato alcuni connazionali della ragazza agli inquirenti. Di certo Kaur si era informata «sugli effetti di una separazione che secondo le usanze indiane la avrebbe obbligata al ritorno in patria». E lei in Punjab non voleva tornare. Singhj voleva lasciarla, spiega l'avvocato di lui, che accenna anche a una relazione clandestina: «Ma il loro era un matrimonio combinato: solo le rispettive famiglie potevano decidere di scioglierlo». E il nonno di Kaur aveva detto che non dovevano lasciarsi: «Non ti preoccupare, non andrà più a lavorare, non userà neppure il cellulare», avrebbe assicurato al ragazzo. Ma i sospetti e i litigi erano continuati. Fino al giorno del delitto. Lei gli aveva raccontato di essere incinta, lui non ci credeva: «Tanto porterà il tuo nome», avrebbe detto Kaur prima di essere uccisa. A prescindere da «nazionalità, cultura o religione», quella di Kaur è la tragedia di «una donna uccisa perché donna, l'ennesimo femminicidio maturato nell'ambito familiare», spiegano da «Differenza donna». Mentre la Lega già corre a denunciare «i risvolti drammatici di una immigrazione che rifiuta l'integrazione». In realtà, Kaur e Singhj, vivevano a Fiorenzuola da dieci anni. Li conoscevano tutti. Ed erano piuttosto integrati. Lui accudiva gli animali in una azienda agricola e spesso andava a prendere il bambino a scuola. Le mamme degli altri bambini si erano mobilitate tutte quando avevano saputo che Kaur era scomparsa. «Abbiamo sospettato subito che non fosse fuggita con un figlio così piccolo», spiega il pm Antonio Colonna, che esclude che Kaur sia stata uccisa «perché vestiva all'occidentale». «La concezione delle relazioni tra uomo e donna fondata sulla sopraffazione non conosce classi sociali e confini geografici», osserva Roberta Agostini, Forum Donne del Pd, che chiede al governo di «rafforzare prevenzione e lavoro dei centri antiviolenza». Mentre Livia Turco, suggerisce: «Nei prossimi anni sempre più immigrati comporranno il mosaico del nostro Paese e ci vorrà uno sforzo crescente delle istituzioni nell'integrare i nuovi venuti al rispetto delle nostre regole». ITALIA . . . Il suo corpo è stato ritrovato nel fiume Po quindici giorni dopo la scomparsa Non era l'asilo degli orrori Rignano, tutti assolti La reazione dei familiari delle maestre dopo la sentenza, all'esterno del tribunale di Tivoli FOTO DI CLAUDIO PERI/ANSA Scagionate le tre maestre, la bidella e un autore tv Dopo la sentenza insulti ai giudici SALVATOREMARIARIGHI ROMA . . . Sei anni fa l'inizio della vicenda con l'arresto degli accusati, crepe e dubbi sulle lunghe indagini Sulla bara la maglia della squadra dilettantistica di calcio - la sua grande passione - in cui aveva militato, i fiori del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la presenza di tante persone, tra cui il presidente dell' Emilia-Romagna Vasco Errani, il capo della protezione civile Franco Gabrielli, il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. Sono stati celebrati ieri nella Chiesa di San Martino, frazione di Ferrara, i funerali di Nicola Cavicchi, l'operaio di 35 anni, morto con il collega Leonardo Ansaloni, nel crollo di un capannone della Ceramiche S.Agostino, durante il sisma del 20 maggio scorso. Al funerale era presente anche Gloria Ansaloni, la moglie di Leonardo, che si è abbracciata con i congiunti di Nicola. Alla cerimonia c'erano i fratelli Manuzzi, proprietari dell'azienda di ceramiche, che già sabato avevano partecipato alle esequie di Ansaloni. «Nicola ci ha lasciato una grande patrimonio di vita», ha detto nell'omelia il parroco Don Marino Vincenzi. Il parroco ha ricordato «il suo sorriso inconfondibile che metteva subito a proprio agio le persone e la grande disponibilità, la pazienza nella malattia. Nicola aveva avuto una forma di epatite e l'aveva vinta». I tanti colleghi presenti hanno sottolineato come in un momento così le parole siano inutili: «Nicola era una persona buonissima, siamo tutti addolorati». «È una morte sul lavoro a tutti gli effetti - ha detto Bonanni ai giornalisti - Bisognerà anche ragionare sulle responsabilità e prendere misure più severe sulla sicurezza del lavoro. Ora spero che ci siano qui aiuti e sostegni al pari di quelli arrivati ad altre popolazioni colpite dal terremoto. Che non ci siano penalizzazioni per questa terra». Peraltro ieri in Emilia alle 15 le fabbriche si sono fermate per i funerali. In mattinata, sempre a Ferrara, si erano tenuti le esequie di Nevina Balboni, 102 anni, morta nel sisma dopo essere stata colpita da alcuni calcinacci caduti nella sua abitazione di Sant'Agostino. Terremoto ieri i funerali per l'ultimo operaio PINOSTOPPON FERRARA Ferisce gravemente la moglie al culmine di un litigio e viene arrestato dalla polizia con l'accusa di lesioni gravi. È accaduto ieri, alle quattro del mattino, a Salerno, in un appartamento di via Guariglia, nella periferia della città dove un 57enne del luogo, di cui non sono state fornite le generalità, nel corso dell'ennesimo litigio con la moglie di 53 anni, dalla quale voleva separarsi, le ha lanciato addosso il contenuto di una bottiglia di acido muriatico. La donna, che in quel momento era a letto, è stata accompagnata in ospedale per le gravi ustioni riportate al viso. Dal pronto soccorso dell'ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona si è reso necessario il suo trasferimento nel Centro Grandi Ustioni dell' ospedale Cardarelli di Napoli dove la 53enne è ricoverata in prognosi riservata. Ad ammanettare il 57enne sono stati gli agenti della sezione Volanti della questura di Salerno prontamente intervenuti nell'abitazione di via Guariglia. Sfregia la moglie con l'acido Kaur, uccisa a 27 anni dal marito «Non voleva tornare in Punjab» Kaur Balwinde, vestita con l'abito tradizionale FOTO DI PIERPAOLO FERRERI/ANSA MARIAGRAZIAGERINA mgerina@unita.it 14 martedì 29 maggio 2012
Corvo, sentiti i cardinali In Vaticano alta tensione L'orto in città? Megliose collettivo BaffoniP. 17 ILCOMMENTO ALBERTOCRESPI L'INTERVENTO DARIOFO Doppiversi dellepoesie talebane MazzonisP. 18 ZEGARELLIP. 6 L'ANALISI EMMAFATTORINI ILCASO GIUSEPPECARUSO L'ultimo calcio all'Italia Scandalo scommesse: Mauri, Milanetto e altri 17 finiscono in manette Bufera a Coverciano: perquisito il ritiro azzurro, indagati Bonucci, Criscito e mister Conte ALLE P.2-4 I ragazzidiBari contro iclan traradioerap SbaragliaP. 19 U: FINO A POCHI MESI FA ERAVAMO ILPAESE DEL BUNGA-BUNGA. E adesso, come ci vedranno all'estero? Un popolo di poeti, santi, corvi ed imbroglioni? Le notizie sono sconcertanti. Esistono tre cose, in Italia, che non si possono toccare: la mamma, il Papa e il campionato di calcio. SEGUEAP. 16 L'immaginario in frantumi Specchio d'Italia in frantumi, così stanno le cose. E ogni frammento riflette ciò che può, nei tempi veloci di un presente che non smette di sorprendere sfiatando vergogne tra le smagliature della cronaca. Ora tocca al calcio mostrare di che pasta sia fatto non tanto lo sport più amato dagli italiani, quanto il quadro di riferimento etico al quale il Paese sembra appeso. Calcio, in Italia, è potere; negli squarci aperti sul mondo del calcio gli italiani possono ora con impietosa chiarezza trovare conferma delle dinamiche di un potere che più in generale amministra bisogni e pulsioni di milioni di cittadini. SEGUEA P. 16 Nessuno è al suo posto Bersani lancia il «Pd aperto»: parliamo al Paese Arrestato il centrocampista della Lazio Stefano Mauri nell'inchiesta del calcioscommesse FOTO GREGORIO BORGIA/LAPRESSE Il massacro di Hula e tutti gli attacchi avvenuti in Siria rappresentano il vile testamento di un regime illegittimo che risponde alla pacifica protesta con brutalità indicibile e disumana BarackObama Staino«Guai se invece di correre alla politica,ci fosse la fuga dalla politica: sarebbe una catastrofe per la società». Giorgio Napolitano ritorna sui temi che agitano il Paese e che toccano direttamente i giovani. E proprio le loro domande, ieri al Quirinale, lo hanno spinto a rivendicare di nuovo la centralità della politica. Con un avvertimento: il web può essere un «modo per cominciare un percorso», ma per decidere servono i partiti che «sono la cinghia di trasmissione delle istanze dei cittadini alle istituzioni». Se manca questo anello, aggiunge, la «partecipazione popolare e giovanile è magnifica ma non si toccano le decisioni». E poi un invito a impegnarsi nella vita pubblica così come accade quando ci sono le emergenze. CIARNELLIP. 6 Il Capo dello Stato invita i giovani: il web può servire per cominciare un percorso ma non è il «luogo delle decisioni politiche». Partiti «Sono la cinghia di trasmissione delle istanze dei cittadini, quindi sono un anello fondamentale» AP.8 Chiesa e crisi di classi dirigenti Dopo sei anni dall'inizio di una vicenda inquietante, ieri a Tivoli il processo sui presunti abusi nell'asilo Olga Rovere, alle porte di Roma: cinque imputati, tra cui tre maestre, sono stati scagionati. Il pm aveva chiesto 12 anni. Ma gli accusati si erano sempre professati innocenti. Alla lettura della sentenza è esplosa la rabbia dei familiari dei piccoli. Urla e insulti contro i giudici. RIGHIAP. 14 Rignano, imputati assolti I genitori: vergogna Liste civiche: intervista a Renzi articolo di Bettini Uccisa dal marito Non voleva tornare in India Dopo la bufera del corvo in Vaticano la commissione speciale presieduta da Herranza ieri ha sentito i cardinali, in qualità di capi dei dicasteri. Ma il portavoce Federico Lombardi fa sapere che nessun cardinale è tra i sospettati e smentisce che ci sia una donna tra gli indagati. Lo storico Gian Luca Potestà: ci sono componenti tradizionaliste che voglio colpire il Concilio. MONTEFORTE P. 8-9 Napolitano: senza politica è la catastrofe GERINA AP. 14 Le nuove Brigate Rosse nell'aula della Corte d'appello di Milano, scandiscono slogan vecchi di una quarantina d'anni. E l'ideologo Alfredo D'Avanzo, creatore della pubblicazione clandestina l'«Aurora», usa il parterre per minacciare Pietro Ichino, senatore Pd, presente in qualità di parte civile. «Questo signore rappresenta il capitalismo, lui è l'esecutore di un sistema e noi eseguiremo il dovere di sbarazzarci di questo sistema». Immediate le reazioni di solidarietà a Ichino da parte del Pd e del mondo politico. SEGUE AP. 13 Nuove Br vecchia ferocia BUCCIANTINIP.6-7 1,20 Anno 89 n. 147Martedì 29 Maggio 2012
GIOVANI, BRILLANTI, POLIGLOTTI E AMORALI CONTRO VECCHIARNESI.FINANZAGLOBALECRIMINALEVERSUS MALAVITA MARSIGLIESE ARMATA DI KALASHNIKOV. «RESPIRO CORTO», l'ultima fatica di Massimo Carlotto per Einaudi Stile Libero, è la storia di una cruenta guerra generazionale (in pieno corso). E di come i clan riorganizzino i loro affari in tempi di crisi economica. Levilletteaschieraderubricateainvestimentosbagliatoperché«igovernistannosaccheggiandoirisparmi dei ceti medi e resteranno invendute». Il boomdell'eroinadainalareperdimenticarelaquotidianità.Lemafie cambianopelle? «Sì, tutto il mio lavoro riguarda le trasformazioni della criminalità organizzata e ho notato il forte impatto della crisi. Cosa Nostra ha visto andare in frantumi il suo mondo perfetto. I clan avevano un sistema d'affari che funzionava con l'economia che girava. Ora sono a corto di contanti e strangolano i commercianti attraverso il racket». Conbuonapace diBeppe Grillo? «Su questi tempi dovrebbe studiare di più prima di parlare». Qualè il segnalepiùeclatante del nuovocorso? «Il ritorno dell'eroina dopo 15 anni. A Marsiglia è ricomparsa e la inalano in tanti. A Padova comincio a rivedere i tossici da ago. È la droga della marginalità, la crisi sposta ai margini i ceti medi, e la criminalità si butta a pesce su queste migrazioni sociali. La mafia kosovara ha stretto un patto con i talebani e loro impiantano le raffinerie sui Balcani: il Kosovo ormai è un narcostato. Finora si vende nel Nord Est, ma arriverà presto in tutta Italia». IsuoiprotagonistihannostudiatoeconomiaaLeeds: dai colletti bianchi ai mafiosi col master. Però a Marsiglia chi li cava dai guai è l'anziano boss corso Armand Grisoni. Alla fine, vincono ancora i vecchi sistemi? «Oggi la criminalità è stratificata culturalmente. I livelli più bassi si occupano di armi e droga. La punta di diamante sono traffico di rifiuti e sofisticazioni alimentari. Per adesso, e ancora per un po', vince la parte bassa. Ma i 4 ragazzi di Leeds sono il futuro perché delle loro competenze non si potrà fare a meno. Come spiega la Dda, le mafie non sono più espressione della società agropastorale ma delle libere professioni». In «Mi fido di te» erano le mozzarelle adulterate. Qui il legno radioattivocherispunta sottoformadi parquet.Maesisteuncompartoindustrialealsicuro dalcrimine? «Eccetto la scuola, non ce n'è uno che non sia attraversato e considerato terra di conquista dalla criminalità. Con ramificazioni internazionali, come dimostra l'inchiesta sul calcio di questi giorni. Oggi il malaffare è associato a tre ambienti: politica, imprenditoria e finanza. Insieme formano la “zona grigia”, il terziario della criminalità»». Nel romanzo colpisce l'assenza di personaggi “buoni”.Nonsipretendonoangioletti,mastupisce Bruna, lanuovadonnadeltrafficanteparaguayano Garrincha. Fa la commessa in un negozio e pochi capitolidopouccide a sanguefreddo. «Vedo in atto una mutazione antropomorfica. A Marsiglia, nella guerra dei territori, c'è un'efferatezza speciale, i ragazzi si ammazzano a colpi di mitra. Spietati e feroci senza necessità: sono scelte fatte per arricchirsi, per accorciare i tempi verso il potere. Cambia la società e con lei la percezione del delitto». Protagonistaè il commissarioBourdet,detta ironicamenteBB:brutta, lesbica, inlottapersonalecontro la cricca locale. Ma capace di mandare a morte unragazzinodi13anni,siapuregiàcorrotto.Ladefinirebbe“buona”? «È un personaggio complesso e contraddittorio ma con evidenti tracce di umanità. Cerca di governare una situazione difficile. È quello che succede alla gente nella vita: la definirei realistica». Alla fine il «piano della vita» dei 4 tecno-truffatori dellaDromosgangrestacongelato.Comel'amore tralasvizzeraInezeilrussoZosim.Cisaràunseguito? «È possibile, i lettori me lo stanno chiedendo. Ma non subito. Nel 2013 uscirà una storia tutta al femminile ambientata a Roma. La stiamo scrivendo con Marco Videtta». Ultimacuriosità. Il giovanecamorristanapoletano, spaccone e loquace, si chiama Giuseppe Cruciani. Lostessonomedelconduttoredella«Zanzara»su Radio24.Unacasualità? «Non ci ho pensato. Mi capita sempre così. Il ristoratore disonesto di «Mi fido di te» si chiama Gigi Vianello e ha una fidanzata di nome Bianca. Mi ha scritto un signore con stesso nome e professione, e fidanzata omonima: «Ma lei, scusi, ce l'ha con me per qualche motivo?» Domani si apre a Palazzo Incontro di Roma «Valentina Movie». La mostra celebra Valentina Rosselli, l'eroina nata dalla matita di Guido Crepax e apparsa nel 1965 sulle pagine di «Linus». Valentina rappresenta una novità nel panorama culturale italiano: la sua sensualità dirompente, la sua eleganza erotica, aspetti che incarnano molte delle pulsioni di emancipazione ed indipendenza delle donne degli anni 60 e 70. L'allestimento si snoda fra tavole inedite, scenografie nonché contributi video, come l'omaggio all'attrice Louise Brooks, che ispirò Crepax per la creazione di Valentina. OGGIAL TEATROVITTORIADI ROMA CULTURE FEDERICAFANTOZZI Twitter@Federicafan LeoncarloSettimelli aunannodallamorte l'omaggiodegliamici CONTINUA INESORABILE L'AFFONDAMENTO DELLA CULTURA ITALIANA: LA QUADRIENNALE DI ROMA QUEST'ANNO NON SI FARÀ.Lo ha annunciato ieri il presidente Jas Gavronski, spiegando come non ci siano i fondi necessari per la realizzazione della XVI edizione della storica mostra, che quindi dovrà essere rinviata di almeno due anni. Dopo il commissariamento del Maxxi, nel settore dell'Arte contemporanea la capitale perde, ci si augura temporaneamente, anche la sua più importante esposizione. Il motivo del rinvio è presto detto: «Fino allo scorso anno Arcus aveva assicurato la disponibilità di fondi per realizzare la mostra –ha spiegato Gavronski– ma oggi come tutti sappiamo vive una situazione di stallo. È congelata». La decisione del governo Berlusconi di finanziare la Quadriennale, invece che direttamente, attraverso Arcus era già un brutto segnale di disimpegno: questa Spa del ministero dei Beni culturali e di quello delle Infrastrutture, dovrebbe investire in progetti speciali o straordinari, dal carattere innovativo, cosa che non si può certo dire di una mostra giunta alla XVI edizione. Quadriennale è l'ennesima Fondazione privata i cui soci sono tutti enti pubblici –Mibac, Comune di Roma e, da tre mesi anche Regione Lazio– e che comincia a mostrare la corda. Detentrice di una bellissima biblioteca e di preziosi archivi, svolge anche una importante attività scientifica grazie appunto ai fondi pubblici per il funzionamento, che tuttavia sono stati progressivamente e inesorabilmente decurtati da quando, a partire dal 1999, è stata trasformata appunto in Fondazione. A dimostrarlo le mostre organizzate in Italia e all'estero oltre alla Quadriennale: negli anni 50 sono state 19, nei 60 invece 34, nei 70 assommavano a 23, negli 80 a 10, nei 90 a 5, dal 2000 a oggi 1. Che oggi lo Stato non garantisca più gli investimenti per realizzare la Quadriennale stessa, dunque il principale compito della Fondazione, getta un'ombra sul futuro più o meno prossimo di questa e di altre istituzioni culturali analoghe, che perdendo il loro fine per mancanza di fondi, rischiano di trasformarsi in enti inutili. Infatti, la Quadriennale reagisce e quest'anno presenterà un libro inchiesta fotografico sui giovani pittori italiani, mentre da domani inizia un ciclo di incontri e proiezioni dal titolo «L'arte negli anni 70». Gavronski chiosa in conclusione: «Tra i privati ci sono pochi soldi», ma questo come diceva Petrolini «sapevamcelo». Mancano isoldi:niente Quadriennale d'arte LUCA DELFRA ROMA Ilnewclan diCarlotto La crisi economica vuole criminalicon ilmaster «Respirocorto» l'ultimo romanzodelloscrittore padovanoracconta lamutazionedellamafia Etorna l'eroinadopo15anni «Valentina Movie», una mostra a Roma per celebrare l'eroina nata dalla matita di Crepax Gliamicidi una vita, i colleghidellastampa, del teatro,della musicasi troveranno staseraalle 18.30alTeatroVittoria diRoma per ricordare LeoncarloSettimelli, ad unanno dalla sua scomparsa.Provenientedauna famiglia di combattentiantifascisti in prima lineanella lotta partigiana,Leoncarloè statouna figura poliedricaeoriginale.Per decennicollaboratore dell'Unità,musicologoe musicista egli stesso, autoretelevisivo, scrittore, grandeconoscitore dellaculturapopolare. Hadedicatogli ultimi anniallo studiodella Shoa,pubblicando tra gli altri:Dal profondo dell'inferno e Canti dei lager. Durante laserata sialterneranno sul palcomusicisti e scrittori. L'ingresso è libero. ... «IlcommissarioBourdet ècomplicata,contraddittoria mamoltoumana.Ladefinirei unpersonaggiorealistico» U: 22 martedì 29 maggio 2012
GUERRIGLIA GARDENING, BOMBE DI SEMI, SOPRALLUOGHIEPRIMOATTACCO.ARMATIDIGERMOGLIEVASETTI,VANGHEEFALCETTIIGUERRIGLIERIDELVERDE HANNOINVASOLECITTÀ.Piano, un passo dopo l'altro: a volte e un singolo che trapianta una palmetta in una aiuola desolata. Ma poi – grazie alla Rete – ci si aggrega, ci si conosce. Si pensa più in grande. Piano, un passo dopo l'altro. I contadini lo sanno, natura non facit saltus. Bisogna aspettare i tempi di attecchimento, di germinazione, di fioritura. Poi, sì: anche di raccolto. Fiori e alberi, non solo: dai giardini, accanto, spesso nascono gli orti. Un'aiuola abbandonata, un prato zeccoso, un abbozzo di discarica. Eccoli gli orti urbani: frutto di incontri casuali ma anche di comunità che si allargano, buona pratica fisica, scambio di informazioni, turnazioni per gli annaffiamenti, feste per il raccolto. Non è un romantico e solipsistico ritorno alla terra. C'entra il web e la vita di tutti i giorni. C'entra la voglia di fare una cosa insieme e muovere le mani. C'entra la voglia di bellezza e di sapori, i pomodori dell'orto non hanno nulla a che fare con quelli plasticati del supermercato. Piano, un passo dopo l'altro. In tre anni guerriglia gardening e orti urbani si sono allargati a tutt'Italia. Certo, fenomeno urbano: è il prendersi cura dei propri spazi, se chi dovrebbe farlo – il comune, gli enti locali, le municipalizzate – non lo fanno. Non che sia tutto rose e fiori. A volte, nonostante i cartelli che chiedono cura e acqua, le aiole seccano. A volte arrivano le falciatrici comunali e sterminano i fiori pazientemente coltivati. A volte sono i vandali, bambini e no, a stroncare piante e alberi appena piantumati. Non importa, si va avanti. Si va avanti con fantasia. Il più antico gruppo di guerriglia gardening è del 2007, il «Badolì badolà» di Torino. Di qui nasce anche il sito nazionale dei giardinieri selvaggi, che danno con gran cura titoli fantasiosi alle loro azioni: zinnie al vento, fante di fiori, pervinca il migliore (una piantumazione di pervinche e edera), oleandro innamorato... A fianco, le Ort-ike, un gruppo di cinque ragazze “attiviste dei ravanelli” come le ha chiamate la Stampa. Hanno seminato sulla cima di un pilatro, sono passate da un balcone all'altro lasciando come con l'invito a coltivarla una piantina di pomodori, hanno allestito su una fontana ortaggi in germoglio e la richiesta: prenditi cura di me o portami a casa. Qualcuno l'ha fatto. Il sito guerrillagardening.it da anni racconta le imprese di singoli e gruppi in Italia. Ecco gli ultimi: a Cava dei Tirreni un'area recuperata dai rifiuti accoglie ora sei alberi da frutta e un piccolo orto. A Lucca un'aiola spartitraffico improvvisamente fiorita ammonisce che “Chi zappa sovverte zolle e coscienze”. Al posto di maestosi cipressi abbattuti dal comune e mai sostituiti Silvia pianta alberi e fiori: accade a Porto di Recanati, Leopardi ne sarebbe orgoglioso. Pratolibero ha “liberato” un pino da un cassonetto davanti a una scuola di Prato, riportando l'aiola a luogo di incontro per i bambini e gli anziani. A San Cesario di Lecce un'aiola fiorita da un'azione di gruppo ha “infettato” l'aiola vicina, presa in carico da un agricoltore solitario e solidale. Milano, Bergamo, Firenze, Rovereto, Perugia: le iniziative si moltiplicano. A Roma la Green Guerriglia è nata nel 2007 in modo bizzarro: una lunga striscia di prato stesa davanti all'ingresso della Città universitaria, in viale Regina Elena. Un cartello ammoniva: “vietato pestare l'asfalto”. Azione situazionista che poi ha avviato fermenti diversi. A raccoglierli è Zappata romana (zappataromana.net) raffinato sito che ha censito prima e ora mette in comunicazioni le diverse esperienze del comune agricolo più grande d'europa. Settanta orti e giardini dai nomi fantasiosi: l'Orto insOrto di Torpignattara, il parco della Cellulosa a Casalotti, strappato alla speculazione. L'orto maestro a Centocelle, l'ortofficina dellex Snia, il parco di via del Mandrione. E poi gli orti della Garbatella, Il parco della Romanina gestito dal centro anziani, il giardino curdo al Mattatoio, l'area bambini e il giardino di Metropoliz a Tor Tre Teste. Tutto in autogestione perché il Comune di Roma non muove un dito: né contatta, né riconosce i guerriglieri del verde. Che vanno avanti tra semina e raccolto. E così ci si conosce. Si creano amicizie, relazioni, affetti. Cosa c'entrano gli orti di guerra di novecentesca memoria? Nulla. Lì era la fame e la penuria a suggerire di arrangiarsi in qualche modo, dopo la guerra sono stati schermo, a volte per speculazioni edilizie. Qui è la riappropriazione di terreni abbandonati, la voglia di bellezza e genuinità, la cura per la città e dello spazio comune. Che poi, da cosa nasce cosa: insieme alle zucchine, in un orto può nascere anche un modo di vivere più civile e più libero. Guerrigliagardening Noi,ortolani dellemetropoli Partecipazione«verde»per cambiare le città e chi le abita TESTIMONIANZE : Poetie talebani, i versichefannotremare l'Occidente P. 18 SOCIETÀ : Piccolevocicontro lamafia:gli studentidiBariaRadioKreattiva P. 19 ROCK: : Unfilm,un libroealcunicdper ricordareGeorgeHarrison P. 20 U: Lanciodisemi inaiuolespelacchiate,alberellipiantatidopo gli incendiecondivisionediareedismessedatrasformare inorticollettivi. Ilgiardinaggiocomepraticasociale ELLABAFFONI ellabi2002@yahoo.it Il piùanticogruppodiguerriglia gardeningèdel2007, il «Badolì badolà»diTorino martedì 29 maggio 2012 17
Formigoni se ne dovrebbe andare. Avrebbe dovuto farlo da tempo, appena le prime nubi s'addensarono su di lui. Non è un reato andare in barca o affittare una villa. Ma se appena esiste il sospetto del favore reciproco, dello scambio, del comportamento viziato da qualche forma di interesse personale e privato, le dimissioni sarebbero un obbligo. Come succede in tanti altri Paesi dove si paga con l'addio alla carica pubblica per un conto spese gonfiato o per una brano della tesi di laurea copiato. Si sarebbe dovuto far così per rispetto nei confronti degli elettori, di una prestigiosa carica di amministratore pubblico, ma anche per senso ampio di responsabilità. Gerardo D'Ambrosio, magistrato a Milano ai tempi di “mani pulite”, procuratore capo e oggi senatore per il Pd, ci riassume così la sua opinione sul “caso Formigoni”. Formigoniribattechenonèreatoandare invacanzacon gliamici. «È vero. Però si scopre che l'amico non è uno qualunque, ma è uno che coltiva affari in un determinato settore, che fa capo alla Regione. Aggiungiamo magari che partecipa ad appalti pubblici. Che potrebbe sempre vantare l'amicizia con il presidente della Regione e trarne qualche utilità. Qualche utilità ha tratto anche Formigoni, che s'è servito di una barca e di una casa. A un cittadino qualunque non capitano queste fortune. Formigoni s'è comportato in un modo non consono a chi esercita una certa funzione pubblica. Lo ha riconosciuto lui stesso, lo ha detto: io non posso permettermi che qualcuno mi paghi le vacanze, io devo pagare le mie vacanze. Ha garantito di poter documentare tutto. Poi… tragga lui le conseguenze. A sua giustificazione potrebbe dire che si possono contare infiniti esempi negativi, una teoria di dimissioni non date, che invece la moralità pubblica pretenderebbe. Non lamentiamoci però se Grillo guadagna tanti voti». L'antipoliticanasceda questenebbie? «Episodi come questi, episodi ripetuti, inducono gli elettori a credere che tutti facciano così. Non è ovviamente vero che tutti facciano così. Ma sono tanti e allora si fa fatica a distinguere…». Tantietrasversalmentedalpuntodivista delloschieramentopolitico…Qualcheeccezione inpassato c'èstata. «Certo. Di Pietro era ministro nel governo Prodi, quando gli giunse un avviso di garanzia da Brescia. Presentò la sua lettera di dimissioni…». DiPietro verràpoiprosciolto… «In altri Paesi l'omologo di Formigoni si sarebbe dimesso e gli elettori avrebbero votato qualcuno, non compromesso, dell'altra parte. Questo è il bipolarismo: se sbagli paghi. Qui sembra che tutto debba tacere in attesa che la giustizia faccia il suo corso. Dovremmo aspettare il terzo grado di giudizio prima che Formigoni si dimetta. Ma Formigoni non è un cittadino qualsiasi, è figura istituzionale accusato di comportamenti non adeguati al ruolo. Dovrebbe capire che è il momento di andarsene, invece di attendere che tutto si dissolva nella nebbia». Egiocarsi la carriera politica? «La sua carriera politica è sempre stata dettata da Comunione e Liberazione. Bisognerà vedere se Cl gli concederà qualche possibilità. Ma credo che sarebbe stato meglio anche per lui farsi subito da parte: le cose si sarebbero potute chiarire a suo vantaggio e si sarebbe potuto presentare alle prossime elezioni, uscendo con stile e recuperando l' immagine, ormai deteriorata». Formigoni, prima Lusi e la Margherita e pureBossi.Situazionidiverse,chemotivanoperò il rifiuto della politica… «Sì, il problema non è solo Formigoni. Il problema sono tutti gli altri. La mancanza di consapevolezza e l'irresponsabilità si confermano nella versione di Bossi, che s'è difeso accusando presunti avversari di complotto. Ognuno resta libero di pensare e di dire quello che vuole». Leihacitato Grillo. La preoccupa? «La protesta va bene. Formigoni e Bossi offrono begli argomenti. Ma dopo la protesta, si dovrà costruire. Qui stanno le incognite. E qui si toccano anche i compiti del centrosinistra che dovrebbe contrapporre con rigore qualcosa di chiaro, di concreto, di riconoscibile». L'INTERVISTA «Avrebbegiàdovuto lasciare laguida dellaRegione.Aicittadini comuninoncapitanocerti privilegigratuiti, viaggi, barche,ville lussuose...» LALETTERA Nel 1920 Giuseppe Di Vittorio, poi diventato segretario della Cgil, scrisse questa lettera a un collaboratore del conte Pavoncelli di Cerignola che gli aveva inviato dei regali per Natale. Ogni commento ci pare superfluo. EgregioSig. Preziuso, inmia assenza la miasignora ha ricevutoquel po' diben diDioche mi hamandato. Io apprezzo alsommo gradola gentilezzadel pensierodel suoPrincipaleed il nobile sentimentodidisinteressata e superiorecortesiacui si ècertamente ispirato.Ma io sono unuomo politico attivo,unmilitante. Esi sache la politicahadelle esigenzecrudeli, talvoltabrutali ancheperché - in gran parte- è fatta di esagerazioniedi insinuazioni, specialmente inun ambiente- comeil nostro -ghiotto di pettegolezzipiùomeno piccanti. Io,Lei ed ilPrincipale, siamo convinti dellanostrapersonale onestàma per la miasituazione politicanon basta l'intimacoscienza dellapropria onestà. Ènecessaria - eLei lo intende- anche l'onestàesteriore. Sesul nulla si sono ricamati pettegolezzi repugnantiadogni coscienzadi galantuomo,su d'una cortesia - siapure nobilissima come quella inparola - si ricamerebbe chi sa checosa. Si che io, a preventivatutela dellamia dignità politicaedel buon nomedi GiuseppePavoncelli, che stimomoltissimo comegalantuomo, comestudiosoe comelaborioso, sono costrettoa non accettare il regalo, il cui solopensieromi èdi pienogradimento. Vorrei spiegarmi più lungamente per dimostrarleeconvincerla che lamia nonè, non vuol essere, superbiama credodiessere statogiàchiaro. Il resto s'intuisce.PerciòLa pregodi mandare qualcuno,possibilmente la stessa persona,a ritiraregli oggetti portati. Ringraziodicuore Leied il Principalee distintamenteper gli auguri allamia signora. LOSCANDALO LOMBARDIA La trincea di Roberto Formigoni è sempre più arretrata. «Solo se verrà provato che Daccò ha tratto vantaggi dal conoscermi mi dimetterò» ha detto il Celeste. Ma le ultime rivelazioni su Alessandra Massei, l'ex dirigente della Regione socia di Daccò in investimenti immobiliari esteri nonché ex dipendente della Fondazione Maugeri che negli anni ha lautamente finanziato il faccendiere, aprono qualche varco in questa linea difensiva. Di certo al Pirellone tira brutta aria. Presto - probabilmente il 5 o il 12 giugno - andrà al voto la mozione di sfiducia chiesta dal centrosinistra. Pd, Sel e IdV “chiamano” l'Udc a votare il passo indietro. Si parla apertamente di elezioni anticipate. Maroni, sul “Corriere”, non si è troppo sprecato: «Non faremo cadere la giunta, ma Formigoni scelga. Se vuole candidarsi a Roma, lasci e si voti per la Lombardia alle Politiche 2013». Messaggio fin troppo chiaro dato che nessuno crede seriamente che il governatore duri fino alla scadenza del suo mandato nel 2015, e che alla sua poltrona ambisce proprio l'ex inquilino del Viminale. Gibelli rilancia: «Non subiremo giudizi mediatici, andiamo avanti». Resta da capire fino a quando. Ma la questione delle vacanze pagate al politico (anche se lui nega, parla di «spese divise» e al massimo «conguagliate») sta diventando dirimente anche nel Pdl. Alla convention dei «formattatori» di Pavia nel mirino c'erano Minetti, «veline e velone», Emilio Fede («Alfano giuri che non lo candideranno»). Ma il 31enne sindaco pavese Alessandro Cattaneo dice: «Ha fatto il suo tempo, risponda ai cittadini e si cambi». Dopo giorni di imbarazzato silenzio ieri il Pdl lombardo ha appovato «all'unanimità un documento che esprime massima fiducia e sostegno all'azione di Formigoni per l'attacco feroce, strumentale e infondato». In realtà, a parte la difesa d'ufficio (e di se stessi, a cascata) da parte del gruppo dirigente lombardo, in prima linea il coordinatore Mantovani e il presidente della provincia Podestà, la figura del Celeste sta assumendo un peso specifico molto terreno e ingombrante. Non c'è deputato che, anonimamente, non si lamenti dell'«ennesimo danno d'immagine che ci deriva da questa situazione». Ma il blocco di potere nordista saldato con il sistema ciellino - gruppo che comprende anche La Russa, Corsaro e Santanché, mentre Maurizio Lupi ormai si è smarcato e viaggia da solo - è ancora abbastanza forte da scoraggiare sortite in avanti a chi ambisca a un posto nelle prossime liste. Mentre sembra che abbia poco a che fare con la difesa di Formigoni l'editoriale al vetriolo di Sallusti che sul «Giornale» se la prende con «i poveri alloccchi usati (dai giornali ostili) per seminare zizzania nel capo avverso e poi accoltellati» come «quel genio di Cicchitto (che) adesso va a braccetto con quelli del Fatto ed è amico di Travaglio» ma loro «lo considerano un piduista e gli faranno barba e capelli». In realtà è già successo: intercettando ardite telefonate di Cicchitto nel cortile di Montecitorio. Riferendo giudizi poco caritatevoli del capogruppo azzurro. Sull'editorialista di cui sopra: «Non ci faremo sciogliere da Sallusti e dalla sua ninfa Egeria (Santanché, ndr)». E udite - su Berlusconi: «Forse ha capito che con la sua lista della Repubblica di Salò e delle mignotte non va oltre il 9%». È regicidio. Lehner difende Cicchitto: «Corpo estraneo tra stronze ambiziosette». Lui si difende: «Io vittima. La tesi di Sallusti fa ridere i polli». In effetti. Il fatto è che nella polveriera Pdl anche il garantismo finisce in mezzo alla guerra per bande. ORESTEPIVETTA MILANO Gerardo D'Ambrosio «Mandiqualcunoariprendersi i regali» GIUSEPPE DI VITTORIO «All'estero ci si dimette per meno» Roberto Formigoni nel suo ufficio al 39/o piano del Pirellone FOTO DI PIER MARCO TACCA/ANSA Il Pd del Nord si dà appuntamento a Milano per il 30 giugno, non a caso la data del congresso federale della Lega. I 5 segretari di Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia e Liguria, hanno chiamato a raccolta sindaci, governatori, presidenti di Provincia, da Torino a Trieste e Bologna, passando per la Milano di Pisapia e la Genova di Marco Doria, intellettuali con il pallino del Nord come il torinese Giuseppe Berta. Tutti convocati sotto la Madonnina, insieme ai delegati delle 5 assemblee regionali. Dopo i risultati delle amministrative, gli organizzatori hanno deciso di accelerare. «La questione settentrionale sta mutando pelle, ma è ancora lì, intatta, con un vuoto di rappresentanza dovuto al collasso del forzaleghismo», spiega Maurizio Martina, segretario del Pd lombardo. «Il Pd deve avere una lettura nuova sul Nord, lavorare sui grandi temi che da qui parlano al Paese: la questione sociale, il lavoro, le politiche industriali, la riforma dello Stato, il patto fiscale, il welfare, le grandi infrastrutture». Martina, accanto alle vittorie simbolo degli ultimi due anni, da Milano a Como e Monza, punta la lente sui successi nei centri medio piccoli, come Tradate, Lissone, Crema, Desenzano. «Realtà dove per noi era molto difficile essere competitivi, e dove siamo riusciti a parlare con un ceto medio disorientato, con il mondo della piccola e media impresa e degli artigiani, che non avevano mai guardato a sinistra». «Bisogna stare con i piedi per terra, ma dalle urne emerge una grande opportunità di metterci in sintonia col il mondo dei produttori», aggiunge. Nessuna riedizione del «Pd del Nord» modello Cacciari, assicura. «Sono discorsi superati, non vogliamo costruire un soggetto a parte, ma dare una mano alla sfida nazionale del Pd». Sullo sfondo, la sfida per il governo della Lombardia, con una giunta regionale che vacilla e le urne che si avvicinano. «Il sistema Formigoni è logorato. Così non vanno avanti fino al 2015», dice Martina. «Noi siamo pronti alla sfida, pensiamo a una coalizione che parte dal centrosinistra e si allarga a tante realtà civiche, proponendo un patto per il cambiamento, una netta discontinuità». Pisapia dice che non siete pronti per le urne... «C'è tanto lavoro da fare, ma in questi anni abbiamo sperimentato un modello in tante città: primarie, apertura ai movimenti civici. Abbiamo irrobustito le spalle e sono convinto che ce la possiamo giocare davvero...». Pd del Nord Convention a Milano «Non temiamo le urne» ANDREACARUGATI acarugati@unita.it La trincea di Formigoni vacilla, Pdl in imbarazzo FEDERICAFANTOZZI Twitter@Federicafan . . . Il «Giornale» attacca Cicchitto. Ma più che il garantismo c'entrano Silvio e la «lista di Salò» martedì 29 maggio 2012 5
STEFANOPRIZIO FIRENZE SPORT ÈILREVIVALCHETANTITIFOSIGIALLOROSSISOGNAVANODATEMPOEFORSEADESSOILSOGNOÈDIVENTATO REALTÀ. Zdenek Zeman è sempre più vicino alla Roma, e a dieci anni di distanza potrebbe sedersi ancora sulla panchina giallorossa, dopo quelle due stagioni (un quarto e un quinto posto nel '98 e nel '99), sufficienti al tecnico boemo per restare nei cuori di molti romanisti. Ancora nel pomeriggio di ieri il direttore sportivo giallorosso, Walter Sabatini, ha usato cautela: «Le percentuali di Zeman come prossimo allenatore della Roma sono rilevanti, ma dobbiamo ancora mettere a posto tutti i tasselli». Lo stesso ds ha però voluto specificare che la società «non farà una scelta di ripiego». Un dettaglio che ha il sapore di un segnale inviato a Pescara, per far capire a Zeman che a Trigoria «non si prende una seconda scelta» e che il tecnico boemo è il nuovo punto di partenza del progetto Roma made in Usa. Il club abruzzese ha provato a tenerlo fino all'ultimo, il contratto per il rinnovo era già pronto, al doppio dell'ingaggio attuale, (che è di 280mila euro l'anno). Ma Zeman ha risposto chiaramente: «Non posso firmare». E anche il presidente del Pescara Sebastiani ha messo in conto la possibilità di vederlo partire per la capitale: «È l'unico club che può farlo traballare», ha detto infatti domenica. Il direttore sportivo, Daniele Delli Carri, ha quindi confermato gli interessi del club capitolino: «Sono dieci giorni che la Roma gli sta dietro, i giallorossi sono l'unico rischio». Ormai sembra fatta e tutto lascia pensare che sarà lui il tecnico della Roma per la prossima stagione. La firma è una questione di tempo. Quanto? Lo dice lo stesso Sabatini: «Tre o quattro giorni per l'annuncio del nuovo allenatore». Questa la scelta dunque e per più di un motivo. Vincenzo Montella, è vero, è stato vicinissimo, ma l'ingaggio, dopo l'ottima annata alla guida del Catania, sarebbe sicuramente superiore a quello messo in conto per il boemo e le richieste per lo staff più difficili da accontentare (stesso discorso per la rosa). Anche l'ipotesi Villas Boas è rimasta in piedi a lungo, ma il portoghese guadagna molto, troppo per le casse romaniste e avrebbe voluto almeno due o tre top player per provare a vincere subito. Poi ci sono i giovani, (tanti nella Roma di Thomas Di Benedetto), che un insegnante di calcio come Zeman saprebbe far crescere come nessun altro. Ma più di tutto il resto forse c'è un altro motivo, che si può provare a spiegare con una domanda: quanti tra Montella, Bielsa, o Villas Boas sono in grado di far tornare un tifoso deluso allo stadio (tra l'altro a giorni sarà lanciata la nuova campagna abbonamenti)? Zeman è di sicuro in grado di farlo e ieri era sufficiente farsi un giro in città per capirlo. A Roma è ancora stimato ed è bastata una frase per eccitare gli animi dei tanti tifosi romanisti: «Sì è vero. La Roma mi fa vacillare», ha detto il boemo domenica sera dal palco di Pescara, dove si festeggiava il suo ultimo successo. Poche parole, come è nel suo stile, e nella capitale la febbre è salita a ‘90, una febbre che in verità da queste parti non è mai passata. Neanche quando collezionava insuccessi ed esoneri, all'estero con la Stella Rossa o in Italia con la Salernitana. Nessuno ha mai smesso di volergli bene. Nei bar, per strada, nei posti dove i romani parlano di calcio, dove non ci sono esperti (o dove lo sono un po' tutti), c'è sempre stato chi lo rimpiangeva, magari dopo un quarto posto ottenuto con qualcun altro. Non perché avrebbe potuto fare di più, ma perché di sicuro l'avrebbe fatto provando a vincere sempre, cercando di segnare un gol in più piuttosto che di subirne uno in meno. A Roma ieri c'era chi giurava di tornarci davvero allo stadio se alla guida della squadra fosse tornato lui. Qualcuno l'ha scritto su Twitter: «Se arriva Zeman mi rifarò l'abbonamento», qualcun altro l'ha detto alla radio, vero termometro della tifoseria capitolina. Ecco perché ha vinto lui, il boemo intransigente, moralista, maestro di calcio e di vita. Quello che al doping preferisce le ripetute sui gradoni, alla difesa l'attacco e alla vittoria il rispetto delle regole. Il tecnico boemo ha lasciato una traccia indelebile a Roma. E forse anche perché per i tifosi, la «questione morale» nel calcio conta ancora qualcosa. Nei giorni in cui il capitano della Lazio, Stefano Mauri, viene arrestato assieme ad altri 18 giocatori, e all'allenatore della Juventus appena scudettata, Antonio Conte, vengono sequestrati computer e cellulare, l'arrivo di Zeman avrebbe un sapore ancora più dolce. NONÈUNPERIODOFORTUNATOPERADEMLJAJIC,GIOVANEGIOCATORESERBODELLAFIORENTINAASSURTOAFAMA MONDIALE DOPO ESSERE STATO PESTATO IN PUBBLICO DAL SUO ALLENATORE DELIO ROSSI. Ljajic dopo le botte «provocate - così si disse - dall'atteggiamento irridente nei confronti del tecnico dopo una sostituzione», era stato estromesso dalla rosa della squadra con una decisione del club viola. Il bis è arrivato ieri, quando il 20enne attaccante è stato escluso dalla Nazionale serba a causa del suo rifiuto di cantare l'inno serbo prima dell'amichevole, giocata il 26 Maggio a San Gallo in Svizzera contro la Spagna. Un rifiuto che gli è costato la chiamata a rapporto da parte del neo ct serbo Sinisa Mihajlovic - già suo allenatore alla Fiorentina - e infine l'esclusione resa nota con un comunicato da parte della federazione. Alla base del rifiuto di principio Ljajic avrebbe addotto «motivi personali», probabilmente riconducibili alla storia dilaniante e controversa della sfortunata parte d'Europa che è l'ex Jugoslavia. Ljajic è originario di Novi Pazar, città ai confini col Kosovo dove la maggioranza etnica dei 50.000 abitanti circa è quella dei Bosgnacchi, i cosiddetti bosniaci musulmani, che sono oltre l'80% della popolazione. Una minoranza all'interno dello stato serbo che rivendica autonomia e libertà, anche di memoria. E di silenzio, a quanto pare. Lo stesso Ljajic è di religione musulmana, ieri ha detto di essre « dispiaciuto per quanto accaduto. Amo e rispetto la Serbia, ma prima di tutto devo rispettare me stesso», di lì probabilmente il rifiuto ad intonare l'inno serbo, quel “Boze Pravde” (Dio della Giustizia) pieno di riferimenti a concetti nazionalistici e centralisti come la monarchia, la grande Serbia, le guerre e le battaglie sostenute (compresa la pulizia etnica degli anni ‘90) oltreché al Dio cristiano ortodosso. Dopo quello con Rossi, ecco quindi lo scontro con un altro tecnico, anche perché Mihajlovic non si è fatto solo esecutore della volontà della federazione serba, ma è l'ideatore del «regolamento interno», entrato in vigore dall'arrivo del nuovo ct, che prevede trai suoi punti «l'obbligo di cantare l'inno» per i giocatori della Nazionale. La federazione non ha chiuso completamente le porte ad un ritorno di Ljajic in Nazionale «purché riveda la sua posizione». Insomma in Serbia non si può tacere quando s'intonino le note dell'inno nazionale, pena l'apartheid. E si può anche compiere l'apologia di uno dei killer più sanguinari della pulizia etnica jugoslava, quello Zeljko Raznatovic, alias la Tigre Arkan, al quale Mihajlovic ha sempre ribadito «rispetto ed amicizia». In Serbia forse comincia a farsi sentire l'effetto delle recente vittoria alle elezioni del conservatore Tomislav Nikolic. Intanto Ljajic subisce un'esclusione ideologica, religiosa, etnica, che al giovanotto forse - brucerà di più dei pugni di Delio Rossi. Provaci ancora Zeman Il tecnico verso la Roma: «Possibilità rilevanti» Quellodel tecnicoboemo sarebbeunritorno.Allenò igiallorossidal ‘97al ‘99 IldsSabatini:nonvogliamo unasceltadi ripiego MATTEOMARCELLI ROMA L'allenatoreboemoZdenek Zeman, inuna fotodi repertorio FOTO DI GIGI ARCAINI/ANSA Ljajicnoncanta l'innoserbo EMihajlovic locaccia Il giocatore viola Adem Ljajic FOTO DI FABRIZIO GIOVANNOZZI/AP Il ragazzoallontanatodallaNazionale,nonsi riconoscenelle paroleultranazionaliste.FuprotagonistadellebottediDelioRossi ... Ladecisionefratregiorni Lacittàè impazzitaper il suo ritorno.Per lasocietà sarebbeunascommessa U: martedì 29 maggio 2012 23
Piena fiducia dal premier, Mario Monti, al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, dopo le polemiche che sono nate riguardo a una proposta di riforma del Csm avanzata dall'ex Garante Antitrust. «Alla luce delle polemiche di stampa originate da un'ipotesi di riforma delle sezioni disciplinari degli organi di autogoverno della magistratura confermo al sottosegretario Antonio Catricalà la mia piena fiducia, ritenendo corretta la sua gestione del dossier», ha detto Monti ieri, per fermare chi chiedeva le dimissioni del sottosegretario e le voci su una irritazione dello stesso premier per quella proposta che avrebbe dato la maggioranza ai membri laici del Csm: «È chiaro infatti che deve esistere una fase di studio e riflessione prima che il presidente del Consiglio assuma la propria determinazione politica», ha proseguito Monti nella nora, «su questo, così come sulle altre materie, il sottosegretario Catricalà mi ha riferito tempestivamente e quando gli ho comunicato il mio orientamento lo ha immediatamente recepito». Ovvero la bocciatura in partenza, Il chiarimento del premier soddisfa anche la ministra della Giustizia, Paola Severino, che ieri ha risposto alla Lega in aula alla Camera: «C'era semplicemente una bozza di riforma su cui ho espresso il mio parere tecnico contrario». Per modificare il regime disciplinare dei magistrati, occorre intervenire «attraverso una normativa di rango costituzionale». Quanto alla fiducia ribadita da Monti nei confronti del sottosegretario Antonio Catricalà, secondo la Guardasigilli non c'è alcun giallo: «L'idea è stata valutata semplicemente in fase preliminare». E se «lo sfrondiamo da eventuali spettacolarizzazioni - ha concluso il ministro - il tema è stato già chiarito anche da Monti. La polemica però non si placa, Andrea Orlando del Pd annuncia una interrogazione parlamentare: «Stupisce che davanti ai tanti e urgenti problemi della giustizia italiana si sia tentato di affrontare questioni così delicate con metodi davvero discutibili» e in Parlamento chiederà «quali sono i presupposti e le ragioni che hanno mosso il sottosegretario Catricalà a lavorare sull'ipotesi di modifica dell'assetto disciplinare del Csm», attività, prosegue il presidente del Forum Giustizia del Pd, che è «fuori dall'attività del governo tecnico e al momento non è oggetto del confronto tra le forze che lo sostengono». IDV: MONTI EQUILIBRISTA Parole dure da Antonio Di Pietro, che invita Monti a «non fare l'equilibrista» perché, nel confermare la piena fiducia a Catricalà si «assume direttamente e personalmente la responsabilità», ovvero, secondo il leader Idv, che condivide la proposta del sottosegretario «ovvero di mettere la magistratura sotto il controllo del potere politico, attraverso un Csm riveduto e corretto nella sua composizione disciplinare», per «intimidire i magistrati che non si vogliono allineare alla volontà politica del momento». Come Berlusconi. A difendere a spada tratta sia Catricalà che la sua proposta, infatti, si schiera tutto il fronte giustizia dei parlamentari Pdl: bene Monti a difendere il lavoro «puntuale, trasparente e corretto» del sottosegretario, afferma Costa, capogruppo in commissione Giustizia alla Camera. Matteo Renzi ha letto le interviste ai “colleghi” Pisapia ed Emiliano, pubblicate dall'Unità. Sul Pd e più ampiamente sul centrosinistra. Sulla riorganizzazione «dell'altra parte del campo», e sulle voglie di Montezemolo. Sulle liste civiche e sul protagonismo dei sindaci. In generale, sul momento particolare del Paese, ma lui è «uno che ha scelto il Pd», lo ha «fondato», come ricorda, «insieme a quei cittadini, e sono milioni, che ci credono». Condivide molto della diagnosi, ma propone una sua cura. Se dovessimo riassumerla in una parola, è un'intervista «orgogliosa». Emilianochiama i sindacia raccolta. «In un momento di difficoltà dei gruppi dirigenti, davanti a un loro deficit di autorevolezza, l'idea di coinvolgere le espressioni delle amministrazioni comunali e regionali, e dunque per ruolo più vicini ai cittadini, è un fatto positivo». Ma? «Questa esperienza va spesa dentro il nostro partito. Invece si spinge per una lista civica nazionale che è tutt'altro approdo, perfino contraddittorio rispetto alla vocazione maggiorataria che è fondamento del Pd, e al dovere di rappresentazione che è missione per ogni partito». L'ideasarebbedicreareunagalassiaseducente attorno al Pd, e poi aggregare tuttoper allargare inumeri. «Varrebbe come una resa, perché un partito democratico che funziona non “perde” costole. Dentro il suo corpo robusto dà spazio a questo protagonismo sia degli amministratori periferici che della società civile. È davvero discutibile vedere la soluzione nella “lista Repubblica”, cosiddetta perché teorizzata da Eugenio Scalfari, Una spruzzata di tutto». Qual è per lei il rischio di una lista civica lateralealPd? «La fine del partito, spolpato della sua vocazione. Altro che nuovo inizio. Se il Pd per avere consenso deve rinunciare al suo ruolo e confinarsi nella mera rappresentazione dei burocrati, è la fine. Siccome credo nelle possibilità dei democratici, trovo questo ragionamento perfino offensivo». Segiranoquesteproposte,anchedall'interno,significacheilpartitononriescea prendersiqueste possibilità. «Questo è un altro discorso, ma il Pd non può castrarsi ammettendo di non poter rappresentare la vivacità della società civile. Io faccio battaglie che si possono più o meno accettare e accompagnare. Ma sto dentro al Pd, non m'invento qualcosa di nuovo al di fuori. E questo chiedo ai nostri dirigenti, e ai nostri sindaci: non perdiamo l'ambizione di rappresentare una sintesi di esperienze diverse, dal mondo della società civile a quello dell'impresa e della cultura». Lacura diRenzi? «Mi aiuto con il messaggio arrivato dalle elezioni amministrative, che segnano il bisogno di una pacifica rivoluzione nel Paese: di persone, di obiettivi, di sentimenti comuni. Una richiesta che è esattemente l'obiettivo per il quale esiste il Pd, che deve destarsi, e misurarsi con la messa in soffitta dell'usato sicuro». Ecco la rottamazione... «Ma no, però davanti alla voglia di nuovo che chiedono i cittadini non possiamo cavarcela con la cosmetica, come fa il Pdl, che si trucca e si ributta sul mercato con la stessa gente e gli stessi modi». Come? «Siamo dotati di uno strumento di metodo formidabile: le primarie. Che non sono un regolamento di conti interno nel partito, ma la grande occasione per infondere nel gruppo dirigente la voglia di innovarsi, e per dargli la legittimazione per l'assalto al cielo: il cambiamento strutturale del Paese». Qualiprimarie? «Quelle di partito». Parteciperà? «Da tempo una parte del gruppo dirigente fa un'onesta e leale e trasparente battaglia. Al dunque, troverà un candidato che la rappresenti. Bersani non dubiti della nostra lealtà ma non ci faccia dubitare del suo coraggio. E nel momento in cui si accinge a fare una proposta politica al Paese, trovo fisiologico sfidarsi». Montezemolo lacorteggia... «Ma io sono coerentemente, coraggiosamente e orgogliosamente dentro il Pd. Ciò che sta fuori non m'interessa. Il mio campo è questo: sono l'unico sindaco del Pd che governa con una giunta monocolore. E chi è stato eletto a Palazzo Vecchio dentro le liste civiche, è iscritto al Pd: lezioni di appartenenza e lealtà non le prendo». Percambiare il Paese conchi? «Se penso a Giuliano Pisapia, che stimo moltissimo, a Massimo Zeddo... non ho dubbi sulla loro integrale appartenenza al centrosinistra. Ma so anche che in passato con Vendola e Di Pietro abbiamo avuto problemi, camminando su strade diverse e che anche oggi loro si oppongono a un governo che noi - da posizioni spesso critiche - sosteniamo nell'interesse nazionale. Ma è passato tempo, dobbiamo trovare qualcosa da dire insieme nel futuro, progettare e concretizzare un'idea comune per questo Paese». Csm, Monti corregge Catricalà e lo perdona «Trovodiscutibile l'idea diuna“listaScalfari” chetengadentro unaspruzzatadi tutto LapropostadiEmiliano segnerebbela finedelPd» MatteoRenzi con primarie non solo per i leader o gli eletti, ma anche i contenuti programmatici fondamentali. Questa impostazione è assai più ricca e credibile rispetto a quella (vedi Emiliano) di lasciare i partiti come stanno e organizzare a latere liste civiche imperniate sulle singole persone, e quindi inevitabilmente personalistiche. La nostra politica deve ridare spazio ai cittadini: di protagonisti solitari, credibili o meno, ne abbiamo fin troppi. 3) Questa lista dovrebbe avanzare proposte chiare sull'emergenza democratica. Prima di tutto di autoriforma della nostra parte politica: primarie aperte, nessuna eccezione sui mandati parlamentari, tranne che per i segretari dei partiti, impegno per costruire dopo le elezioni un soggetto politico unico del cambiamento che bandisca correnti, intercapedini burocratiche e che si fondi sulla libera responsabilità individuale degli iscritti, dentro pratiche di democrazia integrale che decidono programmi, dirigenti ed eletti. In secondo luogo, proposte per il Paese: nell'immediato una riforma elettorale (che sta naufragando per i reciproci rilanci tra destra e sinistra che mal nascondono la voglia di mantenere tutto com'è) sulla quale un accordo si era raggiunto. E poi riduzione dei parlamentari, con una condivisa modifica costituzionale. Per la prospettiva, si può pensare di eleggere un'Assemblea costituente insieme al nuovo Parlamento, per mettere mano seriamente nella prossima legislatura al rinnovamento dell'impalcatura istituzionale, senza tabù e calcoli di partito. Svolgere le elezioni politiche nel quadro di un pressante impegno di tutti per cambiare la democrazia italiana sarebbe una prima vera risposta alla campagna in atto di protesta demagogica e distruttiva. Infine scelta netta da parte del campo democratico di battersi, nell'orizzonte europeo, per costruire gli Stati Uniti d'Europa e per l'elezione diretta del Presidente della Commissione europea. Ogni punto avanzato andrebbe discusso ed approfondito. Ma il succo è chiaro: la nostra tenuta può essere una grande occasione o una trappola mortale. Se la interpretiamo come autosufficienza per presentarci con il vecchio volto e la vecchia sostanza, dentro l'alleanza dei tre partiti della sinistra così come essi si presentano oggi, rischiamo di perdere; di fronte ad avversari che non avendo più nulla da difendere potrebbero ancora una volta trovare vie, magari fatue e dannose ma accattivanti, in grado di interpretare la voglia di rottura con il passato che i cittadini italiani in tutti i modi ci stanno trasmettendo. MARCOBUCCIANTINI ROMA Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani interverrà oggi alla direzione del partito FOTO DI ALESSANDRO DI MEO/ANSA . . . «Voglio primarie di partito, che non sono un regolamento di conti ma la nostra vera forza» L'INTERVISTA «Un partito che funziona il nuovo non lo tiene fuori» . . . Orlando, Pd: perché il sottosegretario ha proposto di modificare le regole dei magistrati? martedì 29 maggio 2012 7
24 martedì 29 maggio 2012
Morabido e Fiandaca,Emanuello e Moccia:i nomi di alcune im-portanti famiglie ma-fiose si intreccianocon quelli dei calciatori, dei loro amici e dei tifosi, finiti a vario titolo nelle carte dell'inchiesta “Last Bet”. Emerge così che per Giuseppe Sculli «Tiradritto» non era un consiglio di qualche compagno di squadra, magari prima di tirare un rigore o una punizione, ma il soprannome del nonno, il boss Giuseppe Morabito. Il giocatore bandiera del Genoa da ieri è indagato dalla procura di Cremona, ma a suo carico non c'è alcuna contestazione che possa far pensare ad un ruolo delle organizzazioni criminali di stampo mafioso. Nelle carte firmate dal gip Guido Salvini sembra però che il campione calabrese si muova su un crinale pericoloso: «L'utilizzo di personaggi inquadrabili nella criminalità organizzata; i rapporti con la parte più estrema degli ultras del Genoa», sono alcuni dei riferimenti che il giudice ritiene opportuno fare, anche se poi nega l'arresto del calciatore, così come aveva chiesto il procuratore di Martino. Eppure, secondo Salvini, l'attaccante rossoblu è «inserito pienamente nelle dinamiche criminali riconducibili in toto al gruppo associativo transnazionale» impegnato nelle presunte combine delle partite. Una sorta di ritorno al passato, visto che il nome di Sculli era «già emerso nel contesto di una più ampia inchiesta penale della Dda di Reggio Calabria» sul nonno del calciatore, dalla quale erano però venuti fuori i rapporti dell'attaccante con alcuni dirigenti e calciatori del Messina, «tesi a favorire i peloritani nell'ultima giornata del campionato cadetto di quella stagione». Era il 2002 e Sculli giocava nel Crotone, per quella vicenda sarebbe stato poi squalificato dalla Giustizia sportiva per otto mesi. Tra gli uomini descritti come molto vicini al centravanti rossoblu c'è Safet Altic, pregiudicato attualmente in carcere per fatti di droga. Di quest'uomo si legge, sempre nell'ordinanza, che sarebbe stato «fiancheggiatore della cosca siciliana dei Fiandaca operante a Genova, per la quale curava anche la riscossione di crediti e interessi usurari e criminali di vario tipo». Non proprio uno raccomandabile. I due sono insieme, per esempio, il dieci maggio del 2010, in un incontro particolare a Genova. Con loro ci sono Domenico Criscito, all'epoca del Genoa, Massimo Leopizzi, definito esponente di spicco della tifoseria genoana, i due fratelli titolari del ristorante «l'Osteria del Coccio», e un albanese legato ad Altic, Kujtim Qoshi. Il summit avviene poco prima del match Lazio-Genoa, sul quale pendono dubbi di combine. In quei giorni gli inquirenti registrano alcune telefonate tra Sculli e Altic e tra questi e Guido Morso, definito dal giudice «ultras del Genoa, appartenente alla famiglia Morso, collegata alla cosca mafiosa Emanuello di Gela», Caltanissetta. È in questo giro di telefonate che spunta fuori anche il nome del georgiano Kaladze, ex Genoa e Milan, che risulta in collegamento sia con Sculli sia con Altic. Ma di Lazio-Genoa sembrano interessarsi anche altri amici ed ex compagni di Sculli, come Milanetto, Mauri e Zamperini. È in relazione a quest'ultimo che viene fuori l'ultimo nome legato alla criminalità organizzata. Zamperini incontra e intrattiene conversazioni telefoniche con tale Angelo Senese, fino ad allora sconosciuto agli inquirenti cremonesi e ritenuto «elemento di spicco del clan camorrista dei Moccia, che emergerà anche nel corso degli accertamenti relativi alla partita Lecce-Lazio». VIERIEL'INTER Di tutt'altro tenore i riferimenti ai nerazzurri e a quella che fino a qualche anno fa è stata un'altra grande bandiera dell'Inter, Bobo Vieri. L'ex attaccante è indagato, e il suo nome compare de relato in alcune circostanze. Appare per esempio nelle parole di Antonio Bellavista, ex capitano del Bari, già indagato e arrestato nelle precedenti tornate. Si parla di Inter-Lecce. Bellavista è in contatto con Ivan Tisci, altro ex giocatore da ieri ufficialmente nell'inchiesta. «Tisci – si legge nell'ordinanza – riferiva a Bellavista di essersi recato a Milano e di aver appreso dai giocatori, ai quali si era unito Bobo Vieri, che la squadra dell'Inter aveva fatto danni in quanto tutti avevano scommesso sull'«over» (tipo di risultato sul quale è possibile puntare e scommettere, ndr) per la notizia che si era sparsa in giro». E ancora: «Riprendendo il discorso (Tisci) spiegava a Bellavista quanto aveva appreso circa la partita Inter-Lecce, dalla quale si desumeva che l'Inter non era stata in grado di ottenere il risultato perché dall'altra parte avevano voluto giocare e solo all'ultimo quarto d'ora si erano messi d'accordo». Si dice – e si legge nei documenti – che su quella partita erano stati giocati «700mila euro anche sul circuito inglese Bet Fair. In particolare le puntate sull'over 3.5 erano assolutamente prevalenti, fino al punto che la notizia della possibile combine aveva travalicato i confini nazionali». «Siamo al punto più basso. Non avrei mai immaginato che il nostro calcio fosse ridotto così, è senza dubbio peggio di Calciopoli». Lo dice Gigi Simoni, 73 anni, che sull'altare di Calciopoli sacrificò uno scudetto, la panchina dell'Inter e la carriera, vittima di quel sistema. «Chi scommette e organizza combine fa qualcosa di terribile - spiega prende in giro la gente, altera il risultato del campo, specula sulla passione dei tifosi. Nel calcio non può esserci nulla di più grave». Dovealligna il maledel calcio italiano? «Me lo sono chiesto, ho l'impressione che spesso la questione sia di carattere economico. Parlo del calcio di Lega Pro, che ho conosciuto molto bene nei miei anni a Gubbio. Molte società illudono i ragazzi, li pagano pochissimo e promettono loro tantissimo, li fanno sentire dei calciatori veri, li spingono a fare dei passi rischiosi con le loro promesse. Ci sono ragazzi che acquistano auto di lusso, accendono mutui, contando sulla serietà delle loro società. Molte di queste però, spessissimo, vengono meno agli accordi, fuggono, non li pagano. Là scatta il meccanismo perverso, è la necessità, il bisogno a generare comportamenti illeciti». Inserie A, invece, cosa accade? «Per alcuni calciatori le scommesse diventano una malattia, così come i soldi. Gli stipendi, seppur lauti, non bastano più, è l'ambizione a renderli avidi, l'impunità è un potere, si credono invincibili, perfetti». Da ex calciatore e allenatore genoano, cheimpressione lefavedereduecalciatorialloradelGrifone,ScullieCriscito,accordarsi congli "ungheresi" e congli ultrasper combinareuna partita? «Quella maglia è diversa dalle altre, chi la porta deve sapere quale storia rappresenta. Mi ha fatto male, malissimo, così come leggere del coinvolgimento di altri calciatori e di Conte». Qualepunizione ritienecongrua,nelcasoincuivenisseroconfermateduranteil processosportivo le accuse? «La radiazione, non può esserci pena inferiore. Naturalmente bisognerà distinguere caso per caso, appurare le responsabilità. Nel caso venisse tutto confermato, vadano a casa per sempre». AGubbio,durante l'ultimo campionato, aveteconvissutocolcaso Farina. «Il ragazzo ha fatto niente più del suo dovere, non ci sembrava giusto mitizzarlo o sfruttare la sua immagine. È stato coraggioso, bravo, ha fatto il suo dovere, siamo orgogliosi. Ma la denuncia è un dovere, non un atto eroico». Ha senso, secondo lei, la responsabilità oggettivadelle società neicasi di illeciti commessidasuoi tesserati? «È un punto controverso del nostro ordinamento, credo sia necessario distinguere caso per caso, quasi sempre le società sono estranee ai fatti, a meno che non siano i dirigenti a commettere illeciti». Sel'aspettavaunsistemacosìdiffuso,un marciume incosì largascala? «No, mi sembra così incredibile e assurdo tutto questo. Mai il calcio italiano era finito così in basso, nemmeno nel 1980. Il sistema allora era rozzo, disorganico, c'erano fruttivendoli, ristoratori nel giro. Qui c'è un'organizzazione internazionale alle spalle del sistema. Sono impressionato, così si va tutti per aria». «Se colpevoli vanno radiati, non ci può essere altra pena» SCOMMESSEILLECITE Severino: fenomeno chevastroncato L'INTERVISTA Sulle puntate l'ombra delle mafie Genova, maggio 2011. Il summit di Sculli e Criscito con il clan degli zingari GIUSEPPEVESPO INVIATO A CREMONA L'ITALIA NELPALLONE PURTROPPO UN ALTROSCANDALONONFA CHE AUMENTAREIL SENSODI FRUSTRAZIONEDEGLI ITALIANI. Il peggiore nemico di ogni società è la sfiducia, il qualunquismo, la mancanza di responsabilità. Da Bossi e Lega o Comunione e Liberazione non ci si poteva aspettare di molto meglio, francamente. Se non ci si insospettiva per certe carriere e connivenze, se il padrino di quest'epoca non faceva che lottare in Parlamento per abolire le leggi che punivano i reati che aveva commesso, come stupirsi se tutto il suo popolo di calciatori e altri prestigiatori lo emulava? Berlusconi copriva moralmente tutti, dai vecchi caproni ai giovani e intraprendenti mascalzoni, dai fascisti alle mignotte, a tutti era dato di partecipare a un miracolo che trasformava il destino di qualche sciagurato finito male in protagonista della Repubblica. Naturalmente i ladri ci sono in ogni paese ma è davvero triste quando un calciatore che guadagna cifre che i suoi concittadini non sanno neppure contare possa anche solo immaginare di vendere una partita. Ma chi glielo fa fare? Non gli basta il denaro che guadagna? O ancora più triste che un politico o un presidente di regione si mescoli a vicende sospette. Non ha abbastanza potere? Forse è proprio il gusto dell'impunità. Diceva Jean Genet che il piacere del ladro era sentire due dita che ti battono sulla schiena. Venire presi. Come perdere al gioco, la vera voluttà di chi scommette. Mandare all'aria la pretesa di essere ragionevoli, saggi, fare una bella marmellata in cui si confondano morale e moralismo, etica e estetica, un gusto del vivere tutto italiano che è servile, sempre pronto a inchinarsi al potente di turno perché la situazione è così compromessa che possiamo solo venire salvati. Per diventare cittadini ci vuole una rivoluzione, per una trentina d'anni aveva retto l'etica immaginaria della resistenza, poi siamo riaffondati in uno Stato e non sa costruire su principi e storia che valgano di più delle assoluzioni date dai sacerdoti. IL COMMENTO ENRICOPALANDRI Quellodelle irregolaritànel calcio scommesseè un«fenomeno cheva stroncatocon tutta la decisione possibile,perché incide sullanostra società in manieraestremamente negativa».Loha affermato il ministrodella Giustizia,Paola Severino.Losport,ha chiarito,«si devebasare suvalori e moralità ineccepibili.Pensiamo ai giovanie a quantonelle famigliesia unmodo pereducare i ragazzi e tenerli fuori dacattiveamicizie. Seè un luogo dovesi annidanofatti giuridicamentee moralmente riprovevoli saremo andatiunpasso indietro,molto indietro, sul tema della legalità». GigiSimoni L'exallenatoredelGubbio «Èilpuntopiùbasso delnostropallone,molto peggioanchediCalciopoli Sonoimpressionato, cosìvatuttoperaria» I rapportidiSculli conpersonaggivicinialle coschesicilianetrapiantate aGenova.Nellecarte anche ilnomediBobo Vieri,ora indagato LECARTE COSIMOCITO ROMA Quel gusto dell'impunità in uno Stato da rifondare 4 martedì 29 maggio 2012
guardo? «Nel merito, senz'altro no. La problematica risulta quasi del tutto assente dalla documentazione raccolta. Tuttavia due notizie minori, fornite quasi incidentalmente nel libro, mi sembrano rivelatrici di questo clima. La prima riguarda la vagheggiata celebrazione in gran pompa degli zuavi pontifici caduti a Porta Pia, che settori di curia e della nobiltà romana avrebbero voluto realizzare in occasione dei festeggiamenti del 150˚ dell'unità d'Italia, prendendo spunto dalla restituzione del vessillo pontificio ammainato nel 1870. Lo scorso anno a quanto pare il Papa fu tra i primi a rilevare quanto una cerimonia del genere, vagheggiata in curia, potesse apparire stonata. La seconda attesta la sorda ostilità di settori curiali al conferimento di un premio prestigioso al professor Manlio Simonetti, in quanto una sua recente opera non sarebbe stata pienamente in linea con il GesùdiNazareth di Benedetto XVI. Simonetti è il decano degli studi sul cristianesimo antico e la letteratura cristiana dei primi secoli, professore per molti anni alla Sapienza, maestro di una generazione di studiosi, fra cui Gian Maria Vian. Le riserve elevate nei confronti di uno specchiato studioso cattolico, quale egli è, denotano uno zelo smisurato. E l'eccesso di zelo può giovare alle carriere dei singoli, ma certo nuoce alla vitalità delle istituzioni». IL COMMENTO DOMENICOROSATI c'è intenzione di farsi condizionare dalla pressione mediatica». I tempi dell'indagine, ha chiarito, «dipendono dallo svolgimento dell'istruttoria formale cominciata ora». Dopo la prima fase di «istruttoria sommaria» sotto la direzione del Promotore di Giustizia, professore Nicola Picardi, infatti, si è avviata la fase di «istruttoria formale» condotta dal Giudice istruttore, professore Piero Antonio Bonnet. ILPAPAÈINFORMATO Non nega la difficoltà del momento il portavoce vaticano. Il Papa è «informato» sullo svolgimento della vicenda, è «consapevole della situazione delicata», ma «conserva la sua serenità» la sua «superiorità morale e di fede». «La situazione è dolorosa per tante persone, per la famiglia di Paolo Gabriele, per l'immagine negativa della Chiesa», ha aggiunto e assicura l'impegno della Chiesa «alla chiarezza e alla verità» e a «non nascondersi, ma cercare di capire la situazione qual è» per recuperare la «fiducia nella Chiesa e nella Santa Sede». Anche per questo invita a non mettere in rapporto l'allontanamento del professor Gotti Tedeschi dallo Ior dall''arresto del maggiordomo del Papa. «Le due vicende vanno tenute distinte». È stato il giorno della reazione alle interviste anonime apparse su alcuni quotidiani di ipotetici «corvi» che non solo riconoscevano le loro responsabilità, ma ne spiegavano la ragione: una reazione al tentativo di bloccare l'opera di moralizzazione della Chiesa e del Vaticano che ha avuto il suo apice con l'allontanamento dell'ex segretario del Governatorato, monsignor Viganò. Una battaglia a tutto campo contro il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone condotta con la diffusione dei «dossier segreti» in nome della trasparenza, che vedrebbe coinvolti una ventina di persone, laici e religiosi, presenti nei diversi dicasteri della Santa Sede. Con l'appoggio anche di monsignori e qualche cardinale. Secondo l'anonimo interlocutore a capo di questo gruppo vi sarebbe una cerchia di fedelissimi del pontefice, coordinati da una donna. Sarebbe una conferma alle tesi del giornalista Gianluigi Nuzzi, autore di «Sua Santità» che ieri su Twitter scrive «Emergerà che le mie fonti non sono corvi ma colombe. I corvi inquinano con anonimi, le colombe fanno conoscere vicende con documenti». CONIL LANCIO DEL“MANIFESTO”PERLA SECONDA EDIZIONE DEL CONVEGNOCATTOLICODI TODI, prende corpo una delle «iniziative provvidenziali per il bene del Paese» alle quali, il cardinale Bagnasco, nella sua ultima prolusione, aveva dedicato un esplicito incoraggiamento. L'anno scorso, il primo incontro ebbe effetti dirompenti sul governo Berlusconi, al quale fu tolto il flusso di energia cattolica del quale, oggettivamente, aveva fruito in uno scambio che metteva a disagio la coscienza dei credenti. L'ingresso nel nuovo governo di alcuni dei relatori aveva in qualche modo reso visibile all'opinione pubblica un nuovo protagonismo cattolico. Tuttavia non c'è stata una identificazione del movimento con le scelte del governo, il quale ha avuto comprensione e copertura in molti passaggi, ma è stato anche criticato specie dalle componenti sociali e sindacali del Forum per le scelte più gravi e dolorose. Nel frattempo - lo si apprende ora - la macchina del Forum non si è fermata e si è messa in grado di produrre un documento-appello nel quale, è stato spiegato in sede di presentazione, tutte le parole sono state «accuratamente pesate». E dunque si tratta di un testo impegnativo, sia per quel che dice sia per quel che tace. Soprattutto è importante comprendere se ad esso si chieda semplicemente di aderire ovvero se si ritenga utile discuterne, come è naturale per un contributo al dibattito pubblico, specie in una fase in cui tutti i soggetti sono in movimento. Senza avventurarsi in una esegesi puntuale, si nota nell'intero impianto la cura assidua di schivare le asperità sia di linguaggio che di contenuto, quasi a voler certificare che la «politica saggia, buona e moderata» debba essere necessariamente indolore anche nei modi di esprimersi. Non che manchino indicazioni significative, ad esempio sul tema del lavoro e dei giovani in particolare ma, almeno sul punto, risulta comparativamente più incisivo il cardinale Bagnasco quando ricorre all'iterazione - «il lavoro, il lavoro, il lavoro» - per marcare una priorità che non offre subordinate. L'altra osservazione d'insieme riguarda l'evidente distacco dalla storia e, dunque, il connesso deficit d'analisi che purtroppo è proprio dell'elaborazione cattolica attuale. Non c'è il senso del prima e del poi: tutto si svolge su un fondale indistinto e ciò stempera, necessariamente, i termini del giudizio politico. C'è il catalogo delle cose da fare, in larga misura condivisibile, ma senza accentuazioni differenziali che permettano di situarsi. Chi ha confidenza con la letteratura politica non può non ravvisare nell'insieme un esercizio di quell'arte di accennare senza dire che ha segnato tante vicende della politica italiana. Se ci sarà modo di interloquire si potrà concorrere a favorire una navigazione che non badi soltanto ad evitare gli scogli (come è naturale che avvenga tra organizzazioni diverse per storia ed inclinazione) ma anche e soprattutto di fissare e seguire una rotta nella direzione dello sviluppo e di quell'uguaglianza che, per dirla ancora con Bagnasco, «precede la fraternità». Così come qualche precisazione ulteriore potrà ottenersi sul modus operandi del soggetto che si vuole organizzare. Intanto si è chiarito che «il lavoro di condivisione e coesione all'interno del variegato mondo cattolico su valori, contenuti e modalità di presenza» si svolgerà «sempre nel rispetto della specificità dei ruoli, delle differenti missioni associative e delle opzioni elettorali». Avendo così iscritto il pluralismo nel documento (e non era pacifico in partenza) ne segue che non c'è spazio per la sollecitazione del «partito cattolico». E questo aiuta la ricerca di bene comune che si lascia sfidare dalla misura evangelica. Quel che si dice e quel che si tace nessuno indagato GIUSEPPEVITTORIROMA Buona politica, valori e patto per la crescita alla base del documento Legge elettorale: sì alle preferenze Ecco Todi 2: i cattolici fanno il manifesto, non il partito È un manifesto centrato sulla «buona politica» e un «patto per la crescita» quello preparato in questi mesi tra le mura dell'Istituto Sturzo di Roma. E nel quale si propone una nuova legge elettorale che preveda le preferenze. Il Forum delle associazioni cattoliche che organizzò il meeting di Todi nell'ottobre scorso si proietta verso una Todi 2 in autunno. Ieri è stato reso pubblico un documento firmato da Confartigianato, Confcooperative, Compagnia delle Opere, Cisl, Acli, Mcl e Coldiretti e aperto all'adesione di altri soggetti. Un documento che vuole essere innanzi tutto una base di valori. «Il processo di degenerazione della politica è arrivato a una sfiducia nelle istituzione diffusa che ci preoccupa», dice il portavoce del Forum, Natale Forlani. «Bisogna avviare una fase di ricostruzione sulle macerie in cui il Paese si trova e qualsiasi iniziativa politica deve ripartire dai valori», aggiunge Giorgio Guerrini, presidente di Confartigianato e coordinatore del Forum. Sul piano politico, l'input che arriva dal manifesto è a ridisegnare l'intero sistema dei rapporti istituzionali, ad attuare il federalismo fiscale, a semplificare i processi amministrativi, a superare il bicameralismo perfetto, e soprattutto a ripristinare il voto di preferenza degli elettori per una selezione democratica dei candidati. Sul piano economico, si chiede di rimodellare il sistema fiscale, di sostenere l'impresa, di agevolare l'ingresso di giovani e donne nel lavoro, di rilanciare l'impegno per il Sud, di mettere al centro la famiglia. C'è poi una forte spinta europeista. Ma soprattutto, nel complesso, c'è una netta richiesta di rinnovamento che va oltre il governo Monti, che come ha sottolineato il presidente delle Acli, Andrea Olivero, «sta facendo molto, ma non altrettanto stanno facendo i partiti». Il punto è come passare alla pratica. La parola «partito» circola dietro le quinte, ma pubblicamente intenzioni in questo senso vengono smentite. «Dopo 20 anni di leaderismo - dice Olivero - oggi non stiamo certo cercando dei leader». Ma alle sigle cattoliche non sfugge che la fetta sempre più ampia del “non voto” è materiale su cui qualcuno dovrà lavorare. martedì 29 maggio 2012 9
«ÈTARDOPOMERIGGIO,ILVENTOSIFAFORTEEPOIRALLENTA/GLIAGHIDIPINOSIMUOVONO EMETTENDO UN RUMORE LIEVE. Quando accelera, il vento muove i rami e i raggi del sole compaiono e scompaiono/come la fiamma di una candela». A scrivere questo canto quasi notturno è un pastore errante dell'Asia. O meglio, la sua versione islamista e combattente. Sono versi del 2008 di Amanullah Nasratun, talebano. La sua poesia e più di 200 altre sono raccolte in volume (Poetry of the Taliban, Hurst publisher/Oxford University Press) pubblicato a cura di Alex Strick Van Linschoten e Felix Kuehn, ricercatori, giornalisti e fondatori di AfghanWire. I due fanno avanti e indietro da anni con Kandahar cercando di rappresentare la società afghana e di capire la cultura talebana. Le poesie invece sono pubblicate sul sito del movimento, ma non vengono degnate di attenzione. La pubblicazione della raccolta ha suscitato diverse polemiche in Gran Bretagna: un veterano di guerra l'ha trovata inaccettabile mentre un suo collega ha paragonato quei testi a quelli dei reduci britannici dell'Afghanistan. Chi va in guerra non ha sentimenti diversi, solo un modo di rappresentarli a se stesso e agli altri. Nei versi di questi afghani pre e post 11 settembre, ritroviamo il lutto per i commilitoni uccisi in guerra, gli addii alle famiglie o, come nei versi qui sopra, pause idilliache di una vita in trincea. «Il sito dei talebani è una miniera di informazione ed è stato studiato all'inverosimile. Eppure, alla sezione di poesia, che c'è da sempre, nessuno prestava grande attenzione. Noi raccoglievamo i testi. Poi, parlandone con il nostro editore, ci siamo convinti che valesse la pena pubblicarle. Ci sono molti stereotipi sui talebani. Siamo da dieci anni in guerra contro di loro, tutti sono più o meno convinti di sapere chi siano i talebani. Eppure difficilmente qualcuno assocerà l'idea di poesia agli studenti di religione. Questa è una delle tante cose che non sappiamo». A spiegarci il perché di questo libro è Kuehn. I versi dei guerriglieri ci mostrano queste persone sotto un'altra luce. Non necessariamente una bella luce, ma a più dimensioni. Come le foto colorate e lascive trovate tal fotografo Magnum Thomas Dworzak a Kandahar che dopo il 2001 hanno fatto il giro del mondo. Quelle foto colorate – in teoria vietate dalla loro dottrina - di talebani truccati, che tenevano fiori in mano o in atteggiamento distante da quel che in Occidente immaginavamo di loro, come i versi di questo volume sono a tratti contraddittorie con l'idea che ci siamo costruiti e persino con le scelte iconoclaste e punitive del mondo femminile che i talebani hanno fatto quando erano al potere. «È qualcosa di nuovo e diverso che riguarda i talebani e in una fase in cui si parla di riconciliazione e negoziati, allora mostrarne un aspetto in più può contribuire a capire» aggiunge Alex Strick Van Linschoten. La poesia ricopre un ruolo cruciale in Afghanistan. È una tradizione orale forte, un verso famoso può essere usato durante una discussione a tavola e riguarda donne e uomini. Ci sono almeno due festival importanti. «A Kandahar conosciamo diversi poeti che si incontrano una o due volte al mese per declamare, discutere della loro nuova produzione. In un Paese in cui l'85% della popolazione è analfabeta è naturale che la tradizione orale sia forte e che molte parti della cultura e della storia nazionale vengano tramandate così». Le poesie piacciono a tutti: il mullah Omar, che vietò la musica quando era al governo, teneva dei cd di poesie musicate in auto – raccontano i curatori nell'introduzione – mentre non è raro sentire anche membri del governo o dell'esercito canticchiare le poesie più famose. Qui e là, tra i versi, si affacciano donne, desiderio e persino il vino. I proclami di guerra e le poesie che chiedono sangue e vendetta sono anche le peggiori. E sono la cosa più vicina alla propaganda. Altre ne sono molto lontane e se venissero usate in quel modo, sarebbero controproducenti per i talebani. Come in un verso nel quale uno dei poeti scrive: «Che pietà vagare come nomadi/Tutto questo lo abbiamo fatto a noi stessi» o altrove, dove un altro scrive, rivolto a dio: «Poni fine alla crudeltà/ così che nemmeno una formica muoia per mano di un uomo». I talebani sono delle mammolette che sbagliano? Niente affatto. Una parte della poesia è uno strumento ottimo per creare empatia con il movimento in parti della popolazione non in contatto con esso. «E spesso troviamo i versi più sanguinari come colonna sonora dei video – molto guardati in Afghanistan – nei quali si mostrano decapitazioni e altre terribili scene di violenza». TESTIMONIANZE Unvolumeraccoglie iversidiunatradizione oralemoltoforte Liapprezzavaanche ilmullahOmar GIUSEPPEMONTESANO Unlibrodell'editoreSkira eunamostraaPalazzo MagnanidiReggioEmilia dedicatialgrandemaestro delbiancoenero Le due facce dellepoesie dei talebani Sangueevendetta o nostalgia e desiderio MARTINOMAZZONIS NEWYORK LOCONFESSO:ILPRIMOIMPULSO,DOPOAVERGUARDATOERIGUARDATOLEFOTOGRAFIEDIDONMCCULLINÈ STATO QUELLO DI STRAPPARE LE PAGINE DEL LIBRO E TAPPEZZARE LE PARETI DELLA STANZA IN CUI SCRIVO, POSTOCHEILPICCOLOPARALLELEPIPEDOCHEMIOSPITA AVESSE ANCORA UN CENTIMETRO DI SPAZIO ALLE PARETI.Rivedere McCullin o vederlo per la prima volta è un'esperienza che non smette di essere profondamente inquietante e esteticamente vertiginosa, e sia resa lode all'editore Skira che pubblica uno splendido libro dedicato al grande fotografo, curato da Sandro Parmiggiani e intitolato, come la mostra che è in corso fino a luglio a Palazzo Magnani a Reggio Emilia, La pace impossibile. Apriamo il libro e guardiamo «Coppia di anziani palestinesi in fuga», a Beirut nel 1976: una tregenda di Hyeronimus Bosch in bianco e nero, incendi e fumi densi, macerie e desolazione, e due vecchi in cui ancora la dignità umana resiste all'assurdo del male; o fissiamo increduli «Miliziani cristiano-falangisti cantano accanto al corpo di una adolescente palestinese morta», ancora a Beirut nel 1976: con l'incredibile suonatore di oud e la ragazza che canta, e gli altri che ridono, come ubriachi del corpo e del sangue che imbeve i detriti della strada. Ma guardare è un termine imperfetto per esprimere il corpo a corpo a cui ci chiamano le fotografie di McCullin, una sorta di lotta con le immagini che vogliono sopraffarci e artigliarci, e alle quali dobbiamo arrenderci senza condizioni: ti guarderò fino in fondo, resisterò all'orrore, berrò l'amaro calice della visione perché è solo così che si diventa fraterni al dolore degli altri. In Lapace impossibile ci sono le fotografie famose sulla guerra in Vietnam, sulla guerra civile a Cipro, sul Muro di Berlino, sui morti viventi per fame in Bangladesh o nel Biafra, sui dimenticati profughi curdi mitragliati dai turchi nel 1991, fotografie terrorizzanti che riescono a non estetizzare l'orrore ma sanno trasmettere il brivido estetico che è lo choc necessario per vedere oltre la superficie, là dove si accende la visione che unisce corpo e mente. Ma Lapaceimpossibileci immerge anche in una serie di dolenti, malinconiche, toccanti, cupe, meravigliose fotografie sull'Inghilterra degli anni Sessanta e Settanta, tra i teddy boys e le guerriglie urbane. Ecco «Primo mattino», nella contea di Durham nel 1963, con il fumo tenebroso delle fabbriche che taglia in orizzontale un paesaggio infero, e una figura umana di spalle che si dirige, le mani in tasca, verso luci fioche che non lo salveranno; ecco «Senzatetto», nell'East End di Londra nel 1973, con i tre homeless che sopravvivono tra le immondizie e le macerie di una oscena periferia, naufraghi dell'Occidente; ed ecco la straordinaria «Disoccupati raccolgono carbone sulla spiaggia», nella contea di Durham nel 1963: una pittura in bianco sporco, nero fango e tenebra interiore, un quadro di miseria e ingiustizia che prende alla gola come un Van Gogh in bicromia. PAESAGGIE ALTA SOCIETÀ Negli ultimi anni McCullin ha fotografato molti paesaggi, forse un tentativo per sfuggire al ricordo della guerra e della fame, ma lui stesso ha dichiarato che anche in queste fotografie c'è ancora l'atmosfera della catastrofe e qualcosa di cupo, come accade nelle foto del Ladies' Day a Ascot nel 2006 o del May Ball a Cambridge: con l'alta società di padri e figli cresciuti nel privilegio, una società indifferente e disumana nascosta dietro i cappellini in stile Regina Elisabetta e gli abiti da sera, una società che sembra il rovescio che completa la società dei disoccupati e dei poveri di Liverpool o di Londra. Il mondo che Don McCullin innalza a una vera visione ci fissa con disprezzo e disgusto dai volti degli homeless, ci sputa addosso che ingiustizia e sfruttamento esistono, ci spaventa con la miseria e il male, e costringe chi guarda a oscillare tra lo stordimento della pietà e la rabbia per la sopraffazione che non smette mai dei forti sui deboli. Ma la visione non è ideologica, e non si bea frivolmente dell'effetto: è come se uno spirito guida infallibile conducesse McCullin nel cuore di tenebra del mondo e ne facesse un Conrad per sempre giovane, capace di vedere le cose e gli uomini come se fosse per la prima volta, senza cadere nell'ovvio e svelando la realtà nell'attimo in cui essa è inconscia a se stessa, in quel tempo che non è cronologico ma interiore, tempo ribollente e denso, turbato e appassionato, crudele e creaturale. Don McCullin è un maestro assoluto del bianco e nero, e dovrebbero studiarlo meglio i fotografi che credono di nobilitare il mondo falsificando le ferite e rendendo elegante la sofferenza con un bianco e nero patinato: in McCullin il mosso, l'imperfetto, lo sporco, l'inquadratura storta o anti-fotografica, il contrasto eccessivo e il controluce sono una radiografia eccitata e sovrannaturale delle oscure potenze che svuotano il cuore, della psiche traumatizzata, delle coscienze rotte, delle ferite aperte: spezzata è l'immagine del mondo perché spezzato è il mondo. Guerraepace(impossibile) negli scattidiMcCullin ilConraddella fotografia Soldatiamericanidivedetta lungo ilMuro, Berlino,agosto 1961 DON MCCULLIN / CONTACT PRESS IMAGES U: 18 martedì 29 maggio 2012
«Il massacro di Hula rappresenta un punto di non ritorno. Non bastano le parole di condanna per fermare il criminale Assad. Alla Comunità internazionale chiediamo di assumersi le responsabilità contenute nel capitolo VII della Carta costitutiva dell'Onu, ovvero quello che prevede l'uso della forza». A sostenerlo è Burhan Ghalioun, presidente del Consiglio nazionale siriano, l'organismo più rappresentativo dell'opposizione siriana. Kofi Annan è a Damasco per provare a salvare il suo «piano». Esistono ancora marginidi trattativa? «No, non esistono più, ammesso che lo siano mai stati. Il massacro di Hula rappresenta un punto di non ritorno. Cos'altro deve accadere per trattare Bashar al-Assad per quello che è? Ossia, un dittatore sanguinario, che si è macchiato di crimini contro l'umanità che fanno impallidire quelli perpetrati da Gheddafi. Più volte Assad ha affermato di accettare i piani di pace messi a punto dalla Lega araba e, ultimo, quello predisposto da Kofi Annan. Ma era solo un modo per guadagnar tempo e dividere la Comunità internazionale. La verità è che Bashar al-Assad conosce e pratica un unico linguaggio: quello della forza. Nessuna trattativa è possibile con un dittatore che ha dichiarato guerra al suo popolo. Il suo posto è in un'aula di tribunale per essere giudicati dei crimini contro l'umanità di cui si è macchiato». Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unitehacondannato la stragediHula. «E il popolo siriano dovrebbe gioire di questo? Dovrebbero gioire le madri dei 32 bambini massacrati a Hula? Il punto è un altro: quali azioni la Comunità internazionale intende intraprendere per fermare la mano al criminale Assad? Le sanzioni si sono rilevate inefficaci, gli appelli alla moderazione ancor meno». Edallora? «Allora non resta che applicare il capitolo VII della Carta costituiva dell'Onu, ovvero quello che prevede l'uso della forza con operazioni militari mirate per fermare i massacri». Una ipotesi presa in considerazione dal Pentagono,madecisamentecontestata daRussiae CIna. «E allora che si permetta al popolo siriano di difendersi dalle milizie in divisa e dalle bande armate al servizio di Assad. Lo ripeto: il mondo non può chiudere gli occhi di fronte ai massacri messi in atto dal regime. Se la comunità internazionale non è in grado di difendere il popolo siriano, i Paesi vicini all'opposizione devono fornire mezzi efficaci per proteggere i civili. Solo così si è davvero “Amici della Siria”». Ilneopresidentefrancese,FrançoisHollande,ha parlato esplicitamentedi «folliaomicida»diAssad. «In quella follia c'è una logica: quella di chi è disposto a tutto pur di mantenersi al potere. Ad alimentare questa follia è anche il sostegno fornito ad Basher alAssad dai suoi protettori internazionali...». Si riferiscea Russia e Cina? «A loro e non solo. Mi riferisco anche a l'Iran, il cui sostegno al regime non è solo politico ma anche militare». Mosca insiste:«noa cambio regime». «Il che significa mantenere al potere Assad. Ciò che chiediamo è mettere il popolo siriano nelle condizioni di potersi espiremere liberamente in elezioni garantite internazionalmente. Non intendiamo abbattere un regime per sostituirlo con un altro. Ma le uniche elezioni che Assad accetta sono quelle truccate, sono le elezioni farsa». C'èchi sostiene che l'opposizione non è ingradodi garantire la transizione. «Che esistono posizioni diverse è noto, ma non esiste tra di noi alcuna divergenza sulla necessità di mantenere unita la resistenza contro il regime». IlpresidenteObamapensaaduna«soluzioneyemenita»,conl'uscitadiscenadi Assadma non delgoverno. «Quello di Assad non è un “governo”, è un clan unito nell'esercizio del potere. Non stiamo combattendo perché Assad possa continuare a governare per interposta persona». È l'ultimo tentativo. «Inorridito» dall'«odioso» massacro di Hula che ha ucciso 100 persone tra cui 32 bambini , Kofi Annan, inviato di Onu e Lega Araba, è arrivato ieri a Damasco per rilanciare il piano di pace e per convincere il regime a «passi effettivi» per risolvere la crisi. Forte della condanna del Consiglio di sicurezza, approvata questa volta anche da Russia e Cina dopo che per due volte avevano esercitato il potere di veto, Annan è arrivato a Damasco nel primo pomeriggio e ha incontrato i giornalisti in un hotel della capitale. Oggi l'ex segretario generale delle Nazioni Unite vedrà il presidente Bashar al-Assad con cui, ha lui stesso annunciato, si propone di avere un confronto «serio e franco». La strage di Hula, ha detto, è stato «un evento raccapricciante con profonde conseguenze» che, ha continuato, «il Consiglio di Sicurezza ha giustamente condannato. Il nostro obiettivo è fermare queste sofferenze». «Questo messaggio di pace non è solo per il governo - ha aggiunto l'inviato Onu che domani riferirà al Consiglio di Sicurezza sui risultati ottenuti - ma per chiunque abbia una pistola. Il piano in sei punti deve essere attuato in modo totale. E questo non sta accadendo», ha concluso. ULTIMOPRESSING In attesa dell'incontro cruciale di oggi col presidente Assad, Annan ha preso atto che il governo siriano continua a negare le sue responsabilità nel massacro di Hula: la strage è colpa di «militanti islamici». È questa l'autodifesa del regime di Damasco contenuta in una lettera del ministro degli Esteri del regime, Walid al- Muallem inviata al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Da Damasco a Parigi. I leader della Siria dovranno rispondere della loro «follia omicida» ha ammonito ieri il presidente francese François Hollande che si è confrontato telefonicamente con il premier britannico David Cameron. «Il massacro di Hula e gli eventi di questi ultimi giorni in Siria e in Libano dimostrano ancora una volta - ha detto Hollande - il pericolo del regime di Assad per i siriani». «Stiamo affrontando una situazione in cui entrambe le parti sono coinvolte nella morte di civili, compresi donne e bambini», ha detto anche il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov che ieri ha visto il collega britannico, William Hague. Per il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, il massacro di Hula ha comunque «segnato una svolta» nella crisi siriana e nell'approccio della comunità internazionale verso la questione. Assad comunque - ha ieri confermato Ismail Ghàani, numero due di «al Quds», le forze speciali dei Pasdaran - continua a contare sul sostegno concreto dell' alleato iraniano. «Se la Repubblica islamica non fosse presente in Siria il massacro della popolazione sarebbe stato su una scala molto maggiore». Ma mentre la diplomazia lavora, gli Usa continuano a non escludere la possibilità di un intervento armato. «Se sarà necessario - ha annunciato il capo di Stato maggiore della Difesa, il generale Martin Dempsey siamo pronti a fornire un'opzione militare». BILANCIODI SANGUE Ma al di là delle posizioni diplomatiche, non si ferma il massacro. Dopo la tragedia che ha fatto il giro del mondo attraverso video caricati su YouTubedagli abitanti di Hula con i corpi insanguinati di tanti piccoli raccolti sopra delle coperte, tra domenica e lunedì due civili, tra cui un adolescente di 14 anni, sono stati uccisi ad Homs e Hama, epicentri della rivolta contro il regime di Damasco; tre militari sono morti, invece ad Aleppo, secondo quanto riferito dall'Osservatorio siriano sui diritti umani. Domenica le violenze nel Paese hanno fatto almeno 87 morti, secondo l'organizzazione non governativa che ha sede a Londra. L'organizzazione per la difesa dei diritti umani Human Rights Watch ha chiesto all'Onu di aprire un'inchiesta sul massacro di Hula. «Finché i combattenti potranno continuare e operare in piena impunità, gli orrori siriani continueranno», dice Hrw in un comunicato. Hrw chiede quindi all'inviato speciale Kofi Annan di fare pressione sulle autorità di Damasco perché autorizzino l'ingresso nel Paese ai membri della commissione d'inchiesta Onu sulla Siria. L'INTERVISTA «Bisogna fermare i massacri, l'Onu autorizzi l'uso della forza» Siria, il disperato appello di Annan U.D.G. udegiovannangeli@unita.it Il leaderdelConsiglio nazionalesiriano:«Appelli esanzionisonoinefficaci: ormai l'unicastradaè quelladelleoperazioni militarimirate» DATI DEFINITIVI MONDO I cadaveri messi in fila dopo il massacro di Hula FOTOAP L'inviato Onu oggi vede Assad: «Orrore per la strage, giù le armi» Il regime: «La colpa è tutta dei ribelli» BurhanGhalioun Egitto, sfidaall'ultimo voto.Ma isalafiti sostengonoMorsi LaCommissionesuprema per le elezionipresidenziali in Egittoha confematoche al ballottaggiodel 16e 17giugnoandranno il candidatodei Fratellimusulmani, Mohamed Morsi, e l'expremierdi Mubarak,Ahmed Shafiq.Morsiè primocon 5.764.952 voti, secondoShafiqcon 5.505.327, in un'elezionecheha vistoun'affluenza del46%su 51milioni diaventi diritto. Al terzoposto il nasserianoHamdeen Sabbahicon4,8 milioni divoti, davanti all'islamistamoderatoAbdel Moneim AbulFotouh con 4,05milioni divoti. L'exsegretario dellaLegaAraba Amr Moussaèquintocon 2,58 milionidi preferenze. Intanto ilmovimento dei salafitiAl-Nurha annunciatoche sosterràMorsi, aprendo così la strada allealleanze per il secondoturno. UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it martedì 29 maggio 2012 15
CULTURE DIANNIVERSARI«BEATLESIANI»NEVEDREMOSICURAMENTEDEGLIALTRI,MAQUESTO-IL50˚DELL'INIZIO DELLA CARRIERA DISCOGRAFICA DEI FAB FOUR - HA UN VALORE PARTICOLARE, PERCHÉ IL 1962SEGNÒILPASSAGGIODALSEMI-PROFESSIONISMO DI LIVERPOOL E AMBURGO ALL'ESORDIO DISCOGRAFICOUFFICIALEINQUELDILONDRA.Pochi - compresi gli stessi Beatles e il loro manager, Brian Epstein - avrebbero immaginato che il secondo 45 giri, PleasePleaseMe, avrebbe innescato una reazione a catena i cui effetti continuano a farsi sentire ancora oggi. In queste occasioni è inevitabile parlare del talento straordinario di due autori come John Lennon e Paul McCartney. Quello che resta un po' nell'ombra, oscurato perfino dal sense of humour di Ringo Starr e relegato al ruolo di «chitarra solista», è George Harrison, il cosiddetto «Beatle silenzioso». Anche a questo deve aver pensato Olivia Harrison, quando ha dato il via a un progetto multimediale tutto centrato sulla vicenda artistica e umana di suo marito. Un film, un libro e alcuni cd che, pur tenendo conto degli eventi «beatlesiani» illustrassero quello che era accaduto a George dopo la fine ben poco esaltante dei Beatles. Il documentario, con una serie di interviste da Paul McCartney a Ringo Starr, da Eric Clapton e Tom Petty a Terry Gilliam ed Eric Idle, passando per il figlio Dhani, per Klaus Voorman, Ravi Shankar e tanti altri - realizzate da Martin Scorsese, con l'aggiunta di materiale d'archivio spesso inedito e molta, moltissima musica, è un esempio di cosa possa diventare un classico bio-pic tra le mani di un regista innamorato della musica come Martin Scorsese. Il libro – un sostanzioso e curatissimo coffee tablebookpubblicato in Italia da Rizzoli - si candida a un buon piazzamento nella Top Ten dei più importanti volumi dedicati ai Beatles nel corso del tempo. Vicino, perché no, al mastodontico The Beatles Anthology, a La grande storia dei Beatles di Mark Lewisohn o a TheBeatlesAPrivateView di Robert Freeman. Per ora c'è poi un solo cd, che dà comunque l'idea di come una canzone registrata quasi sempre per sola voce e chitarra possa diventare, magari arrangiata dal geniale Phil Spector, un successo planetario. Vedi il caso di MySweetLord, un sonoro «numero uno» in classifica per uno che aveva spesso dovuto penare per inserire i suoi pezzi negli album dei Beatles. Dall'operazione Living InThe MaterialWorld (il titolo è lo stesso di un album di George del 1973) esce il ritratto a tutto tondo di un uomo generoso, gentile, acuto e pieno di contraddizioni. L'interesse per le religioni orientali e per l'India risaliva ai giorni passati a girare Help! con i Beatles e il regista americano Richard Lester. Ricordate la trama? Una setta molto simile ai thugs di salgariana memoria faceva di tutto per strappare a Ringo un anello sacrificale e sul set c'erano strumenti come il sitar. Il film era politicamente poco corretto - in fondo l'India si era liberata dal colonialismo britannico da due decenni appena ma fu il veicolo di un amore che sarebbe durato per tutta la vita. Attratto fin da bambino delle chitarre, Harrison fu conquistato dal sitar, che alla fine inserì in Norwegian Wood, una delle canzoni scritte da John Lennon per l'album Rubber Soul. Ravi Shankar non fu entusiasta del modo di suonare il sitar di George, ma comprese che le sue intenzioni erano sincere e diventò suo maestro e amico. George fu il primo Beatle a incidere un album da solo, la colonna sonora del film Wonderwall, e metà delle session si tennero a Bombay. Gli episodi che si riferiscono all'India e alla sua cultura sono moltissimi, ma George amava anche la Formula 1 e le auto sportive; coltivava da perfetto gentleman inglese il giardino della sua casa e collezionava ukulele, le piccole chitarre hawaiane a quattro corde. Tutti i suoi amici - e ne aveva molti - lo stimavano per la sua riservatezza e la sua umiltà. Parlando con Adria, la figlia di Tom Petty che era spesso sua ospite a Friar Park, George disse una sera mentre i due passeggiavano in giardino, «A volte vorrei diventare un raggio di sole e andare via». Forse è proprio così che succede ai grandi artisti, a coloro che ci rendono l'esistenza più leggera. Tutte lemanie diGeorge Unfilm,un libroealcunicd inomaggioalBeatlesilenzioso GIANCARLOSUSANNA OliviaHarrisonhamesso inpiediunprogettomultimediale inmemoriadelmarito:pezzoforte, ildocumentariodiMartin Scorsese, in ItaliapubblicatodaRealCinemaFeltrinelli U: 20 martedì 29 maggio 2012
Entro giugno arriveranno almeno 4,2 miliardi. Proprio quello che serve per evitare l'aumento di due punti di Iva a fine anno (per l'anno prossimo si vedrà). È la prima «promessa» arrivata dal commissario Enrico Bondi, dopo una lunga riunione con il comitato interministeriale sulla spending review. Un incontro fiume (dalle 9,30 alle 13,30) con il premier (presidente del comitato), i ministri Piero Giarda, Filippo Patroni Griffi, il viceministro dell'Economia Vittorio Grilli e il sottosegretario Antonio Catricalà. l'impegno, scritto nero su bianco nel comunicato finale, prevede che «entro il mese di giugno saranno varati tutti gli strumenti operativi per ottenere le riduzioni di spesa programmate (decisione del Consiglio dei Ministri del 30 aprile scorso), pari ad almeno 4,2 miliardi di euro, su un volume di spesa considerata aggredibile di circa 100 miliardi». MISUREIMMEDIATE I 4,2 miliardi rappresentano il primo tempo del percorso di razionalizzazione della spesa presentato da Bondi, con misure immediate. Un altro canale è rappresentato dai risparmi che ciascun ministero dovrà ritagliare dal suo bilancio, con interventi più strutturali che avranno effetto nel medio-lungo termine. La tabella di marcia indicata dal commissario - un vero e proprio cronoprogramma presentato al governo prevede un primo step il 12 giugno prossimo, quando verrà riconvocato il comitato interministeriale per esaminare le conclusioni dei dicasteri. Ciascuna amministrazione «deve proporre un progetto contenente sia gli interventi di revisione e riduzione della spesa atti a generare i risparmi previsti continua il comunicato - sia misure di razionalizzazione organizzativa e di risparmio per gli esercizi futuri entro il 31 maggio 2012». Il lavoro di Bondi si è anche avvalso delle segnalazioni arrivate via web al sito del governo: hanno scritto più di 130mila cittadini segnalando sprechi e inefficienze. Nella riunione si sono approfonditi temi legati in particolare alla spesa per beni e servizi, su cui il commissario ha il mandato preciso di elaborare possibili riduzioni. «Il commissario potrà segnalare al Consiglio dei ministri le norme di legge o regolamento che determinano spese o voci di costo e che possono essere razionalizzate - si legge ancora nel comunicato - Potrà inoltre proporre al Consiglio la sospensione o la revoca di singole procedure relative all'acquisto di beni e servizi e l'introduzione di nuovi obblighi informativi a carico delle pubbliche amministrazioni». Bondi avrebbe già avviato il lavoro sui costi unitari nell'approvvigionamento dei beni, puntando a un sistema di acquisto centralizzato in grado di ottenere prezzi più bassi. Oltre ai prezzi, sono finiti sotto la lente anche gli effettivi fabbisogni di ciascuna amministrazione, con l'obiettivo di determinare un «benchmark» (un livello di riferimento ottimale) a cui adeguare tutte le strutture. «Dal lavoro sin qui svolto emerge che - segnala il governo - grazie alla creazione di un sistema “a rete” per gli acquisti e all'individuazione di indicatori per le quantità, già nella seconda parte del 2012 possa essere conseguito un risparmio rispetto agli attuali volumi di spesa». Sul tavolo del comitato anche le spese delle Regioni e degli enti locali, soprattutto per la sanità, in cui si prevede un intervento in direzione della sanità elettronica. Ancora sul tavolo anche la possibilità di ticket. Per i consumi intermedi del settore sanitario sono rivedibili circa 69 miliardi. Per massimizzare i risultati si punta a disboscare la selva di enti e società pubbliche. Ieri si è proceduto a una vera mappatura della ragnatela di strutture, sia a livello comunale, che provinciale e regionale. Molto si è lavorato anche sulla fitta serie di società partecipate dai ministeri: in particolare quelli dell'economia e dello Sviluppo economico. Alcune di queste operano soltanto grazie a copiosi trasferimenti pubblici, con bilanci in endemica sofferenza. Non mancano quelle che registrano attivi, e che potrebbero quindi fare da modello alle altre. ISETTORI Gli interventi allo studio del ministero della Giustizia prevedono la diminuzione dei giudici di pace, delle sedi distaccate e degli uffici di procura. Per le carceri si ridurranno gli agenti di polizia penitenziaria impiegando altri mezzi di controllo dei detenuti non pericolosi. Infine sono previsti risparmi di 200-250 milioni l'anno con la gara nazionale unica del servizio di intercettazioni. Nella scuola Si punta allo snellimento della struttura centrale attraverso l'utilizzo di sistemi informatici, alla riduzione dal 2014 del 50% di spese per affitti e gestione degli immobili, alla riduzione organici dirigenziali. Possibile riorganizzazione della struttura territoriale con riduzione delle articolazioni provinciali. Tra le indicazioni anche la razionalizzazione di distacchi e comandi personale e riequilibrio della rete scolastica regionale e della proporzione tra docenti e classi di alunni. Certo, in questo caso è il perimetro dei servizi pubblici che viene ridotto, e non certo la quantità di sprechi. Si punta anche a rendere più efficiente la gestione delle supplenze e mettere in condivisione spazi come biblioteche e segreterie. Una quota di risparmi arriverà da acquisti di beni e servizi online. ILCASO ECONOMIA Quattro miliardi subito per evitare l'aumento dell'Iva L'obiettivo di tagli del governo annunciato dal commissario Bondi Ogni ministero dovrà razionalizzare le spese Al setaccio anche i conti di enti regionali e comunali BIANCADIGIOVANNI ROMA Fibraottica intrentacittà: incampolaCdp Unmiliardodi europer tredistinte operazioni: adiecimesi dalla sua nascita ilFondo strategico italiano (diramazionedelle Cassa depositie prestiti) comincia finalmentead investirenelle mediee grandi imprese delPaese. E, comeeranelle attese, entranelle Reti Tlc finanziandoun pianochetra il 2013 e il 2017miraa portare la fibraottica (da100Megabit eoltre) nellecase di 30città. Il cdadelFondo ha infatti decisodi investire finoa 500 milionidieurosu Metroweb, la societàche possiede la fibraotticaa Milanoe 150milioni su Kedrion, ilmaggiore operatore italianonel settore deiplasmaderivati euno deicinquemaggiori almondo. È laprima voltache fondi delloStato italianosono impegnatidirettamente inun progettoper darebanda larghissimaal Paese. Nello specifico il Fsiacquisirà il46,2% di Reti Tlc-Metrowebe il 18,7di Kedrion.Reti Tlcè la holdingcontrollatadaF2i, acui facapo il61,4percento di Metroweb. Entrambe leoperazioni avverranno esclusivamenteattraversoaumentidi capitaledelle due aziende. Il terzo investimento,per almeno300 milioni, riguarda il gruppoaerospazialeAvio, percui il fondo Civen, titolaredell'81% delcapitale,ha avviato l'iter della quotazionea PiazzaAffari. L'operazionepiù rilevante è quella su Metroweb, la societàcontrollata da F2i, il fondo infrastrutturaleguidato da VitoGamberale (di cui la Cdp è azionista), chehaun programmadi investimentidi 4,5miliardiper portare la fibraottica, sulmodello di quanto fattoaMilano, nellealtre città italiane. Enrico Bondi commissario per la razionalizzazione della spesa FOTO ANSA . . . Le operazioni prevedono due tempi: misure immediate e interventi di medio-lungo periodo . . . Ministeri già al lavoro. Per la scuola nel mirino le figure dirigenziali e il sistema delle supplenze Emergenza terremoto in Emilia Romagna Campagna raccolta fondi Fai una una donazione sul conto: IBAN IT02 N031 2702 4100 0000 000 1 494 presso UNIPOL BANCA intestato a EMERGENZA TERREMOTO EMILIA-ROMAGNA Partito Democratico Emilia-Romagna causale Emergenza Terremoto www.partitodemocratico.it www.pder.it 10 martedì 29 maggio 2012
Il calcio è un malato grave chenon sa curarsi e non può morire:abbiamo usato questa suggestio-ne ogni volta che questo spaccatodi società, di cultura popolare, dieconomia, mandava segnali patologici. Sofferenze varie, dai bilanci falsificati alla violenza come male radicato e perfino metabolizzato, nei limiti della decenza. Dalle partite accomodate per favorire gli scommettitori fino a calciopoli, quel sistema che con metodi da cupola governava il campionato di Serie A, sanzionato da condanne penali e sportive, che i vincenti di oggi si affrettano a negare, decidendo il condono per se stessi. Questa metafora non basta più, perché nasconde un fascino verso il gioco e i suoi protagonisti. Perché dentro la suggestione del corpo malato ma immortale si annida la sudditanza verso il calcio e la forza che esercita nell'immaginario collettivo. Invece è tempo di separarsi, e marcare bene il territorio. Eticamente: giusto da una parte, sbagliato dall'altra. E dobbiamo separare bene, e tutto. Siamo davanti alla criminalità organizzata, con agganci internazionali, con il coinvolgimento - scrivono i magistrati - delle associazioni a delinquere al massimo livello (‘ndrangheta, mafia), sempre disponibili quando si tratta di far girare i soldi. LE CORSESOTTO LA CURVA Vediamo bellissimi gol che ci confondono: Stefano Mauri, per dire del nome più noto fra quelli arrestati, un mese fa si è avvitato in cielo, per colpire al volo, in torsione, in mezza rovesciata, il gesto più coraggioso e seducente del calcio. Poi andò a correre sotto i suoi tifosi, con le mani in alto, frusciando il pollice e l'indice, come a dire: «E io sarei quello che si prende i quattrini delle scommesse...». In queste ultime partite, Mauri era il capitano della Lazio. Così come lo era Cristiano Doni nell'Atalanta, il giocatore più amato, l'idolo della curva. Anche lui, dopo ogni gol, si precipitava sotto i suoi tifosi, e con una mano sollevava il mento, come a dire: «Posso giocare a testa alta, io». Giuseppe Sculli per poco non è diventato un eroe nazionale: è accaduto il 22 aprile scorso. I tifosi sequestrarono la partita di Marassi, Genoa-Siena, e pretendevano che i calciatori di casa riconsegnassero le maglie, piuttosto che sottoporle al disonore della clamorosa sconfitta che si andava delineando. È talmente grande il senso di colpa del calcio, che tutti - giocatori, dirigenti, poliziotti di turno quella domenica - si fermarono, e i primi si spogliarono. Tutti meno Sculli, che si arrampicò sulle tribune per dirlo chiaro e tondo ai capibastone. Fu additato come l'avamposto della dignità (o della virilità). In realtà, parlava da pari a pari: si capivano bene, perché non c'era confine, non c'era più separazione fra giusto e sbagliato. Era uno di loro, dei peggiori di loro. Ieri i magistrati hanno diffuso una foto eloquente, ed erano tutti insieme: i tifosi, gli scommetitori, i giocatori. Quella è una foto storica, è perfetta da mettere sulla lapide di questo sport. Separarsi, allora. Per sopravvire, per scampare alla fine. Questo deve fare chi crede nel calcio, per salvarlo. È il concetto di purezza che guida l'antimafia, è un'immagine di un film su un ragazzo che viveva dalla parte giusta: è Peppino Impastato seduto sulla collina sopra Cinisi, che guarda il panorama di mare e di terra, così lontano dalla mafia. Mare e terra, natura sconfinata, per questo sfuggente anche dalle mani di Tano Badalamenti, il padrone del paese. «Noi qua, loro là. Guarda quanto è bello», dice Peppino all'amico. Marcare un territorio. Se il frasario è quello dei momenti più drammatici della nostra storia, è solo perché con questa gente si è confuso il calcio. Anche fra gli ultrà si parla e si ragiona con questo linguaggio: infame, onore, rispetto, parole del nostro vocabolario, manipolate dalle mafie e in questi nuovi significati adottate dal tifo. ILPANORAMADI PEPPINO Dobbiamo ritrovare il senso genuino di molte cose. E questo calcio non può partecipare all'impresa. Non con questi protagonisti, non con chi elegge a beniamini queste persone, tra l'altro vibrando un colpo di sfida perché tutti nell'ambiente già conoscevano i vizi dei protagonisti della cronaca di ieri. È una strada lunga, da camminarci in pochi, e senza chi decide di mettere attorno al braccio di queste persone la fascia di capitano, di investire questi calciatori dei ruoli di rappresentanza, ufficiali e amicali (verso i tifosi). Abbiamo visto troppo per aspettare altro: difensori che segnavano nella loro porta, di proposito, per «cristallizzare» il risultato, e far “rilassare” una banda di delinquenti, «tutto a posto, potete incassare». Abbiamo visto centravanti correre sotto la curva, festeggiando gol fasulli, ma dietro la curva c'era un baratro, e dentro la curva molti ragazzi che devono prendere coscienza ed esempio da immagini recenti, dai coetanei che hanno testimoniato la loro presenza nell'anniversario della morte di Falcone. Loro lì, gli altri là. Separati, ma nel giusto. Antonio Conte si è presentato in conferenza stampa tirato e teso. Lui, l'uomo nuovo, quello che ha ridato lustro alla Juventus con uno scudetto, è oggi indagato. Lo accusa Filippo Carobbio, uno che lui allenava nel Siena nella stagione 2010-2011. La polizia gli ha fatto visita ieri all'alba, e la notizia in poco tempo ha fatto il giro del mondo. Per questo ieri si è presentato in conferenza stampa con accanto Andrea Agnelli. Per difendere la sua reputazione, e quella della squadra. Perché ora il tecnico della Juve rischia grosso: si parla di circa 3-4 anni di squalifica. Una battuta d'arresto intollerabile a Torino. «Il quadro che si sta delineando, in seguito alle indagini della procura di Cremona è estremamente preoccupante per il mondo del calcio, che tutti noi seguiamo con amarezza e apprensione. Non mi pare però che Conti faccia parte di questo quadro» ha detto Agnelli. Conta, dal canto suo, ha ribatido la sua estraneità alla combine della partita col Novara (finita 2 a 2). Ha pianto, assicurando i presenti sulla bontà delle sue azioni: «Ricordo che per la mia onestà ho subito anche un'aggressione con i bastoni» e poi «ribadisco la mia estraneità e quella dei miei ragazzi ai fatti, perché non sono stato sentito dal pm di Cremona prima di essere indagato?». Ma questo potrebbe non bastare. E con lui rischia anche mezza Serie A. Gli arresti di ieri aprono per la prima volta un varco dove potrebbe infilarsi subito la giustizia sportiva. Dall'ordinanza emessa ieri dal gip di Cremona Guido Salvini, si comprende che si è ormai arrivati alla fase di approfondimento acuto del fenomeno. Dalle nuove risultanze (rogatorie internazionali, tabulati e celle telefoniche, flussi bancari) «il presente provvedimento – si legge nell'ordinanza - ruota proprio intorno alla manipolazione di due partite della Lazio, nella primavera 2011 fortemente interessata ad acquisire punti in campionato per poter partecipare alla Champions League...». Per Lazio-Genoa 4-2 e e Lecce-Lazio 2-4, la società biancoceleste rischia di vedersi tolta la partecipazione alla prossima Europa League, per una norma Uefa che vieta l'ammissione a qualsiasi club coinvolto in episodi di illecito sportivo. Al precedente processo, Palazzi chiese 2 punti per ogni responsabilità oggettiva, 3 se il risultato risulta conseguito, più un punto addizionale in caso di responsabilità presunta. Nel caso dei biancocelesti, il calcolo del rischio porterebbe a circa 7 punti: 3 per ogni gara più la somma di presunte relative al coinvolgimento di terzi non tesserati a proprio favore. Un totale preciso, utile per togliere già l'obiettivo conquistato e scivolare alle spalle di Roma e Parma, con i giallorossi (sempre che da Bari non emerga altro su Bari-Roma 2-3) che potrebbero rientrare nell'Europa cadetta. Ma pesa anche la chiosa della procura relativa all'interrogatorio dell'ungherese Horvath: «Circostanza rilevante – dicono gli inquirenti anche se ancora da approfondire, è che emergerebbe dalle dichiarazioni del collaboratore, sia pure «de relato», un riferimento al coinvolgimento di «capi di club», che altri non possono essere che i dirigenti delle squadre coinvolte». Con la responsabilità diretta si retrocede, e il pm Di Martino non riesce ad esimersi dal costatare che «non si può escludere nulla, neanche il coinvolgimento delle dirigenze». Passando alle altre squadre, per il Genoa potrebbero esserci 2 punti da scontare la prossima stagione, mentre il Lecce ha guai ben più seri da schivare dalla procura di Bari, per il presunto coinvolgimento di Semeraro nel derby dello scorso anno. Rischia la retrocessione in Lega Pro. Così come il Siena (ieri perquisizioni anche a casa di Mezzaroma e del ds Perinetti), non tanto per la mole di gare («sono 8 le partite sotto la lente dell'indagine»), quanto per la presunta responsabilità del presidente Mezzaroma e dello staff tecnico. Piccola parentesi su Inter-Lecce: in un'intercettazione, Ivan Tisci riferisce a Bellavista che la squadra dell'Inter «aveva fatto dei danni in quanto tutti avevano scommesso sull'over per la notizia che si era sparsa in giro». Per i nerazzurri, ci sarebbe il rischio di omessa denuncia. La parola ora al pm federale, che giovedì inizierà il primo processo legato a serie B e Lega Pro, e lì svelerà il suo metro di giudizio. MARCOBUCCIANTINI mbucciantini@unita.it Le lacrime di Conte Agnelli lo difende ma rischia 3 anni La Lazio l'Europa SIMONEDISTEFANO ROMA . . . Basta suggestioni È il momento di marcare il terrotorio, anche eticamente . . . Calciatori, tifosi, scommettitori: sono tutti insieme nella foto diffusa dalla Procura: è una lapide perfetta L'ANALISI L'arrivo di Stefano Mauri nel carcere di Cremona Iprotagonistidellacronaca correvanosotto lecurve finoapochigiorni fa,per festeggiare insiemeai tifosi.Ma il calciosi salvase capiscechedeveripartire Il crepuscolo degli idoli Il difensore Domenico Criscito FOTO ANSA Il tecnico della Juventus Antonio Conte FOTO LAPRESSE martedì 29 maggio 2012 3
L'INTERVISTA CRISTOFOROBONI «Da tempo è diffusa l'impressione di uno stato di insoddisfazione esteso e profondo nella curia romana. In ogni istituzione ci sono motivi di insoddisfazione. Un principio elementare di governo esigerebbe che le criticità vengano per quanto possibile superate, e che le insoddisfazioni insanabili restino confinate nei rispettivi ambiti. Ora le paratie in Vaticano si sono infrante, e la diffusione di documenti riservati mostra la portata generale dei contrasti e delle recriminazioni: conflitti di competenza tra cardinali e cardinali, fra gendarmeria e guardie svizzere, scontri e paralisi fin negli uffici numismatici e filatelici del Vaticano». Chi parla è Gian Luca Potestà, docente di Storia del cristianesimo all'Università cattolica di Milano. Secondo lei, chi ha diffuso questi documenti lo ha fatto per screditare il Papa, mostrandolasuadistanzadall'esercizio effettivodelgoverno? «Non ne sarei così certo. E, nel caso, il risultato non mi pare raggiunto. Secondo una tradizione ecclesiastica affermatasi fin dall'Alto Medioevo, il Papa ha una funzione di arbitro supremo tra i confltti intraecclesiastici, è l'ultima istanza cui ci si può appellare nella Chiesa. Quindi, nessuna meraviglia che a lui giungano continui appelli a rimettere le cose a posto, come si rileva dai documenti pubblicati. E a quanto pare Benedetto XVI prende in considerazione richieste e lamentele, si documenta, cerca di mediare tra soggetti a volte aspramente contrapposti». Quanto è dirompente nella vita della Chiesalanovitàacuistiamoassistendo? «La novità sta nella violazione del segreto sistematica, non sporadica e occasionale, come fu invece nel caso della pubblicazione delle foto di Pio XII morente scattate dal suo medico. Più di ogni altra istituzione umana, la Chiesa romana vive, per costituzione propria e per antica tradizione, in una dimensione di mistero, permanentemente sospesa tra il visibile e l'invisibile. Ora questo velo è caduto, perché un muro di riservatezza e di fedeltà è venuto meno. L'interesse planetario per la questione del responsabile, o dei responsabili, della fuga di notizie nasce proprio dalla convinzione quasi atavica che sia stato violato lo spazio più sacro, il sancta sanctorum del cattolicesimo». Lei ritiene che ci sia stata una forma di manipolazione? «Non direi. I falsi sono comparsi precedentemente lungo altri canali. Penso al testo con cui tre mesi fa un cardinale di curia denunciò al Papa che lo scorso anno un altro cardinale, l'arcivescovo di Palermo, durante un viaggio in Cina avrebbe profetizzato che il Papa era destinato a morire entro un anno, e rivelato i piani di Benedetto XVI per la successione. Il messaggio, recapitato dal cardinale Castrillon Hoyos, mirava in quel caso a liquidare due avversari in una volta sola: il cardinale che avrebbe avventatamente divulgato notizie infauste sulla salute del Pontefice, e il candidato dal Papa a succedergli: una candidatura bruciata, nelle intenzioni di chi ha allestito la pseudoprofezia. In questo caso tutto fa pensare che l'operazione sia stata concepita in ambienti tradizionalisti, in continuità ideale con quelli preconciliari. Una mossa sgangherata e fuori tempo, o un segnale di fumo in vista del prossimo conclave?» Ma si tratta solo di scontri di persone e gruppi di potere, o piuttosto di conflitti tra le concezioni della Chiesa nel mondo? «Sullo sfondo resta il problema del confronto con la modernità. Tra ‘800 e ‘900 tale confronto ha assunto da parte romana la forma di un vero e proprio rigetto, culminato nella condanna del modernismo. Il Concilio Vaticano II ha segnato il superamento dello schema intransigente ed è stato letto come un'accettazione, sia pur condizionata, del mondo moderno e dei suoi valori positivi. Ma negli ultimi decenni lo scontro è riemerso. Il Papa ha cercato di disinnescare il conflitto, proponendo una linea di recezione e valorizzazione del Concilio in continuità con la tradizione della Chiesa, e nel contempo cercando di recuperare a Roma i settori intransigenti riferibili alla galassia del lefevrismo. Mi pare questa la fondamentale posta in gioco». MalecartepubblicatedaGianLuigiNuzzi offrono elementi di conoscenza a ri Padre Lombardi smentisce le rivelazioni di stampa: Gabriele è l'unico sotto inchiesta Ma Herranz sta ascoltando diversi responsabili della Curia Il «cameriere» pronto a collaborare. Troppa pressione mediatica Nessun cardinale è tra i sospettati, né italiano, né di altri Paesi. Sono stati però ascoltati, come capi dei dicasteri dalla commissione speciale presieduta dal cardinale Herranz. Neanche risulta che tra gli indagati ci sia una donna che collabora con l'Appartamento. È stato categorico il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. È stato il briefing delle smentite quello tenuto nella tarda mattinata di ieri in sala stampa vaticana sull'andamento delle indagini. È la risposta della Santa Sede all'offensiva mediatica condotta da chi si contrappone al segretario di Stato, cardinale Bertone e che giustifica la «Vatileaks» con l'obiettivo di moralizzare la Chiesa. PARLAL'AVVOCATO «L'inchiesta procede» dice Lombardi che assicura che il «maggiordomo» di Sua Santità, «Paoletto» Gabriele resta al momento, l'«unico sotto inchiesta». L'uomo, ancora rinchiuso nelle camere di sicurezza della gendarmeria «è pronto a fornire la massima collaborazione agli inquirenti per appurare la verità». Lo farà non appena i suoi legali avranno concluso di studiare «le vicende oggetto dell'indagine». Lo comunica uno dei suoi difensori, l'avvocato Ciro Fusco, con una nota affidata alla Sala stampa vaticana. Anche questa contiene smentite e precisazioni su notizie apparse con evidenza su quotidiani e agenzie relative ad «elementi processuali che sarebbero coperti dal segreto» e «non noti ai suoi stessi legali». Si fa esplicito riferimento alla presenza nell'abitazione di Gabriele di «casse di documenti in quantità impressionante» e «di apparecchiature sofisticate per riprodurli». L'avvocato Fusco precisa pure che la moglie dell'indagato, la signora Manuela Gabriele, «non ha mai rilasciato alcuna intervista né intende farlo» e «non si è mai allontanata dalla casa coniugale». La donna, che ieri ha potuto incontrare il marito, «è fiduciosa nell'operato della magistratura». L'uomo, assicura il legale, «appare molto sereno e tranquillo». Per lui prosegue l'iter del processo. «Gli avvocati possono presentare istanza di libertà vigilata o arresti domiciliari, che poi va valutata dai magistrati», ha precisato Lombardi. L'inchiesta comunque procede. Lavora la commissione cardinalizia creata dal Papa sul caso «Vatileaks», presieduta da Julian Herranz e composta da Jozef Tomko e Salvatore De Giorgi. «Sente diverse persone - ha spiegato Lombardi - tra cui cardinali responsabili di diversi uffici della Curia. Questo non vuole dire che ci sia un sospettato. È una notizia che non ha fondamento». Il direttore della Sala Stampa vaticana rivolge ai cronisti un invito alla cautela e al rigore. Assicura che da parte della Santa Sede «non Sentiti i cardinali. Il Vaticano: GianLuca Potestà ROBERTOMONTEFORTE CITTÀDELVATICANO C'È CHI, IN QUESTEORE,SI COMPIACEDIQUELLACHEIN VATICANO CHIAMANOORMAI VACATIO PRINCIPIS E CHI SIADDOLORANELVEDERE UMILIATA LAPERSONA DELPONTEFICE e con lui mortificata la Chiesa che sarà certo ben altro da quella rappresentata dalle sue gerarchie ma che pure, non fosse altro che per il senso comune, continua a mantenere un rapporto con esse. C'è chi in questo bailamme ricostruisce più o meno maldestramente la storia dei Papi per concludere che delatori e spie, invidiosi e ambiziosi, mediocri e profittatori hanno sempre abitato i sacri palazzi e chi, invece, libri alla mano, sostiene che almeno nel Novecento non si era mai vista una cosa del genere. C'è chi, insomma, pensa che, per quanto destabilizzanti, si tratti pur sempre di fibrillazioni e chi invece vede in esse una crisi sistemica molto profonda che non si spiega solo con la mancata riforma della curia e con la promozione di «personale» sempre più modesto e di poco spessore. Nessuna fine del potere temporale del papato potrà mai abolire il fatto che nella Chiesa cattolica e apostolica romana l'istituzione del papato eserciti un potere e implichi un governo. Chi lo auspica non sa di cosa parla. Certo se ne può valere con più o meno autorevolezza e forza, debolezza e arbitrio, delegando molto al suo segretario di Stato o centralizzando le decisioni come fu per Pio XI verso Pacelli o per Pio XII verso quelli che volle fossero, come egli ebbe a dire, solo esecutori e non collaboratori e rimanendo così, in qualche modo segretario di Stato di sé stesso. Insomma la storia dei rapporti di vertici della Chiesa novecentesca è sempre stata molto intricata, poco pacifica, ma mai penosa. E ciò che ha reso davvero la lotta di potere di una qualità e natura «diversa» è sempre stata la sua capacità a farsi «trasparente al soprannaturale» in modo che proprio ai massimi vertici dell'istituzione fosse più evidente lo sforzo di fare parlare la fede e non la convenienza, la voce di Dio e non la furbizia. E il fatto che ciò non riguardasse solo il Papa, come nel caso della fede profonda di Ratzinger, ma i vertici tutti. Le vere discontinuità sistemiche, quelle davvero significative anche da un punto di vista storico si addensano tutte in questa tensione tra potere, governo e profezia. E invece sulla curia più che lo Spirito Santo sembra soffiare quello spirito del tempo, che oggi non è affatto buono e non ci consegna quei segni dei quali Giovanni XXIII auspicava si mettesse in ascolto il popolo di Dio. Sempre in questi giorni sentiamo ripetere da tutte le parti che l'eccessiva ingerenza delle gerarchie nella politica fa malissimo alla Chiesa (e alla politica, secondo la sempre troppo poco ascoltata lezione di Luigi Sturzo). È naturalmente sacrosanto, anche se è un'ammissione che avviene un po' in ritardo. Ma anche in questo caso potere e politica in che senso vanno intese? Dopo Napoleone i traumi sono serviti. Hanno fatto bene alla Chiesa. Il cardinale Montini nel 1962 aveva giudicato provvidenziale per la Chiesa la fine del suo potere temporale. Eppure il futuro Paolo VI fu il Papa più politico del Novecento nel senso di una politica che non voleva tradisse il messaggio spirituale che avrebbe dovuto veicolare. E quanto soffrì per questo. Nel Novecento i conflitti sono stati fortissimi, le differenze di personalità non di meno, tra pontefici ed esponenti di primo piano della curia: pensiamo solo a personalità come Pio XI e un Pacelli o a Giovanni XXIII e un Tardini. Scontri molto duri vissuti però nella completa e radicale lealtà, mai fine a sé stessi, perché i contenuti erano più importanti delle lotte di potere e delle cordate. E questo era possibile perché la qualità, la statura e lo spessore delle persone era altissimo, qualunque fossero le posizioni che esse esprimevano. Sì, è ancora una volta una questione di persone. Anche la Chiesa risente di quella crisi delle «classi dirigenti» che segna in modo così devastante tutte le èlite del nostro Paese. «Ci sono componenti tradizionaliste che vogliono colpire il Concilio» BUFERAOLTRETEVERE Lostoricodel cristianesimo: «Per laprima voltacade ilvelo dimistero:dietro c'è ilproblema delconfronto conlamodernità» . . . Nel Novecento mai vista una cosa del genere . . . Ci sono stati scontri duri ma sempre leali Anche la Chiesa soffre della crisi di classi dirigenti L'ANALISI EMMAFATTORINI 8 martedì 29 maggio 2012
EDIRECHENANNIMORETTIERASTA-TO CRITICATO DA QUALCUNO PER aver rappresentato il Vaticano come un giardino abitato da serafici vecchietti, preoccupati solo di salvare il papato. Invece sempre più ci appare come una trista consorteria di soli uomini, tutti vecchissimi, non per questo meno assatanati di potere. Ma ora, nel groviglio vaticano, si è aperto uno spiraglio di luce. Giuliano Ferrara, intervistato da Giuliano Giubilei del Tg3, ha avanzato una sua immodesta proposta: che il Papa si dimetta, ma non come Celestino V, che fece per viltade il gran rifiuto. Benedetto XVI, se abbiamo capito bene, dovrebbe dedicarsi agli studi teologici in cui eccelle. Ma per lasciare il regno a chi? Questo Ferrara non l'ha detto, ma è chiaro che deve avere in testa qualche nome di suo massimo gradimento. Del resto, non è la prima volta che Giuliano Ferrara ambisce al ruolo di consigliere, se non addirittura ispiratore teologico del soglio pontificio. Ha perfino sfidato i pomodori in faccia presentando una lista per indicare al mondo cattolico la linea da tenere in fatto di aborto. E ora, dopo aver (forse) rinunciato a muovere le fila, o i fili della marionetta Berlusconi e aver voluto, in passato, catechizzare pure la presidenza americana indirizzandola verso carneficine disastrose, Giuliano si intromette vistosamente pure nella politica vaticana. E ascoltandolo parlare apertamente, in video, non abbiamo potuto fare a meno di pensare che splendido Papa sarebbe. Già ci pare di immaginarlo: immenso, vestito di bianco, affacciato alla finestra dello studio, la cui pianta ormai conosciamo così bene per averla osservata su tutti i giornali, come la ricostruzione del luogo di un delitto. Il primo Papa ateo della storia! Non osiamo pensare che cosa potrebbe fare di grande e terribile. Una bella rivincita per uno che, nella vita, ha dovuto rinunciare, volta a volta, a fare il capo del Pci, quello del Psi e infine anche quello della destra italiana. TV 06.45 Unomattina. Rubrica 11.00 TG 1. Informazione 11.05 Occhio alla spesa. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show. Conduce Antonella Clerici. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 TG1 - Economia. Informazione 14.01 Tg1 Focus. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show. Conduce Veronica Maya. 15.15 La vita in diretta. Rubrica 16.50 TG - Parlamento. Informazione 17.00 TG 1. Informazione 17.10 Che tempo fa. Informazione 18.50 L'Eredità. Gioco a quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Calcio: Italia - Lussemburgo. Sport 23.20 Porta a Porta. Talk Show. Conduce Bruno Vespa. 00.55 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.25 Che tempo fa. Informazione 01.30 Sottovoce. Talk Show. 02.00 Rai Educational Scrittori per un anno. Attualita' 02.30 Mille e una notte - Memoria. Rubrica 06.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 09.30 Zorro. Serie TV 09.55 Braccio di Ferro. Cartoni Animati 10.00 Tg2 Insieme. Rubrica 11.00 I Fatti Vostri. Show. 13.00 Tg 2. Informazione 13.30 Tg2 - Costume e Società. Rubrica 13.50 Medicina 33. Rubrica 14.00 Italia sul Due. Talk Show. 16.15 La signora del West. Serie TV 17.00 Private Practice. Serie TV 17.50 Rai TG Sport. Informazione 18.15 Tg2. Informazione 18.45 Cold Case. Serie TV 19.35 Ghost Whisperer. Serie TV 20.25 Estrazioni del Lotto. 20.30 Tg2. Informazione 21.05 Criminal Minds. Serie TV Con Shemar Moore, Joe Mantegna, Thomas Gibson. 22.00 Criminal Minds. Serie TV 22.30 Supernatural. Serie TV Con Jensen Ackles, Jared Padalecki, Jerey Dean Morgan, Jim Beaver. 23.15 Tg2. Informazione 23.30 NUM3R1. Rubrica 08.00 Agorà. Talk Show. 10.00 10 minuti di... Attualita' 10.10 La Storia siamo noi. Documentario 11.00 Agente Pepper. Serie TV 11.10 TG3 Minuti. Informazione 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 Tg3 - Fuori TG. Informazione 12.45 Sabrina vita da strega. Serie TV 13.10 La strada per la felicita'. Soap Opera 14.00 TG Regione. / TG3. 15.00 La casa nella prateria. Serie TV 15.50 Rapa Nui. Film Avventura. (1993) Regia di Kevin Reynolds. Con Jason Scott Lee 17.35 Geo Magazine 2012. Documentario 19.00 TG3. / TG Regione. 20.00 Blob. Rubrica 20.10 Le storie. Talk Show. 20.35 Un posto al sole. Serie TV 21.05 Ballarò. Attualita' 23.15 Volo in diretta. Rubrica 00.00 TG 3 Linea notte. Informazione 00.10 TG3 Regione. Informazione 01.00 Meteo 3. Informazione 01.05 Conversazioni di Teatro - Questa è la mia vita - Umberto Orsini. Documentario 01.35 Prima della Prima. Evento 02.05 Fuori Orario. Cose (mai) viste. 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.40 La telefonata di Belpietro. Rubrica 08.50 Mattino cinque. Show. 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.46 Inga Lindstrom - Mia e le sue sorelle. Film Drammatico. (2009) Con Gaby Dohm, Peter Sattmann, Alma Leiberg. 16.30 Pomeriggio cinque. Talk Show. 18.45 Il Braccio e la Mente. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.30 Meteo 5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show. Conduce Ficarra, Picone. 21.10 Dr House - Medical division. Serie TV Con Hugh Laurie, Lisa Edelstein, Robert Sean Leonard. 22.10 Dr House - Medical division. Serie TV 23.32 Juno. Film Commedia. (2007) Regia di Jason Reitman. Con Ellen Page, Jennifer Garner, Michael Cera. 01.30 Tg5 - Notte. Informazione 07.22 Come eravamo. Show. 07.25 Nash Bridges I. Serie TV 08.20 Hunter. Serie TV 09.40 Carabinieri. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 14.05 Sessione pomeridiana : il tribunale di forum. Rubrica 15.10 Wol un poliziotto a Berlino. Serie TV 16.15 My Life - Segreti e passioni. Soap Opera 16.40 La stella di latta. Film Western. (1973) Regia di A. V. McLaglen. Con John Wayne 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.30 Walker Texas ranger. Serie TV 21.10 Coco Avant Chanel - L'amore prima del mito. Film Biografia. (2009) Regia di Anne Fontaine. Con Audrey Tautou, Alessandro Nivola, Marie Gillain. 23.40 I Bellissimi di Rete 4. Show. 23.45 Eyes wide shut. Film Drammatico. (1999) Regia di Stanley Kubrick. Con Tom Cruise, Nicole Kidman, Sydney Pollack. 02.34 Vivere Meglio - Anteprima. Show. 06.50 Cartoni animati 08.40 Settimo cielo. Serie TV 10.35 Ugly Betty. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball. Cartoni Animati 14.55 Camera Cafè ristretto. Sit Com 15.05 Camera Cafè. Sit Com 15.55 Camera Cafè sport. Sit Com 16.00 Chuck. Serie TV 16.50 La Vita secondo Jim. Serie TV 17.45 Trasformat. Show. 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. Miami. Serie TV 20.20 C.S.I. Miami. Serie TV 21.10 La casa dei fantasmi. Film Commedia. (2003) Regia di Rob Minko. Con Eddie Murphy, Terence Stamp 23.00 Scary movie 3 - Una risata vi seppellirà. Film Comico. (2003) Regia di David Zucker Con Anthony Anderson, Simon Rex 00.40 Californication. Serie TV 01.15 L'Italia che funziona. Rubrica 01.30 Saving Grace. Serie TV 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 L'aria che tira. Talk Show. 12.30 I menù di Benedetta Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Movie Flash. Rubrica 14.10 Camicie rosse. Film Drammatico. (1952) Regia di Goredo Alessandrini. Con Anna Magnani 16.00 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 17.55 I menù di Benedetta Rubrica 18.50 G' Day alle 7 su La7. Attualita' 19.25 G' Day. Attualita' 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica 21.10 S.O.S. Tata. Reality Show. 00.10 Tg La7. Informazione 00.15 Tg La7 Sport. Informazione 00.20 (ah)iPiroso. Talk Show. Conduce Antonello Piroso. 01.15 Movie Flash. Rubrica 01.20 G' Day alle 7 su La7 (R). Attualita' 01.50 G' Day (R). Attualita' 02.25 Otto e mezzo (R). Rubrica 21.10 Limitless. Film Fantascienza. (2011) Regia di N. Burger. Con B. Cooper R. De Niro. 23.00 Habemus Papam. Film Commedia. (2011) Regia di N. Moretti. Con M. Piccoli N. Moretti. 00.50 Alien. Film Fantascienza. (1979) Regia di R. Scott. Con S. Weaver T. Skerritt. SKY CINEMA 1HD 21.00 Una pazza giornata a New York. Film Commedia. (2004) Regia di D. Gordon. Con M. Olsen A. Olsen. 22.35 Genitori in trappola. Film Commedia. (1998) Regia di N. Meyers. Con L. Lohan D. Quaid. 00.45 Detective a 2 ruote. Film Azione. (2005) Regia di M. Siega. Con N. Cannon R. Sanchez. 21.00 Il talento di Mr. Ripley. Film Drammatico. (1999) Regia di A. Minghella. Con M. Damon G. Paltrow. 23.25 Cupido a Natale. Film Commedia. (2010) Regia di G. Junger. Con C. Murray C. Milian. 00.55 Adam. Film Drammatico. (2009) Regia di M. Mayer. Con H. Dancy R. Byrne. 19.15 Ninjago. Serie TV 19.40 Bakugan Potenza Mechtanium. Cartoni Animati 20.05 Ben 10 Ultimate Alien. Cartoni Animati 20.30 Lo straordinario mondo di Gumball. Cartoni Animati 20.55 Adventure Time. Cartoni Animati 21.20 Takeshi's Castle. Show. 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Marchio di fabbrica. Documentario 19.30 Marchio di fabbrica. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Chi ore di più?. Documentario 21.30 Chi ore di più?. Documentario 22.00 Aare fatto!. Documentario 18.35 Platinissima presenta Good Evening. Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Via Massena. Sit Com 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 Iconoclasts. Reportage 22.30 Deejay chiama Italia - Edizione Serale. Rubrica DEEJAY TV 20.20 Il Testimone. Reportage 20.45 Il Testimone. Reportage 21.10 Drumline: Tieni il Tempo della Sfida. Film Commedia. (2002) Regia di C. Stone III. Con Nick Cannon 23.20 True Blood. Serie TV 00.20 Speciale MTV News: Story of The Day. Informazione MTV RAI 1 20.30: Italia - Lussemburgo Sport. Penultimo test per la Nazionale Italiana prima degli Europei in Polonia. 21.05: Criminal MInds Serie Tv con J. Mantegna. Morgan aiuta un detenuto a ottenere la libertà vigilata, ma se ne pente. 21.05: Ballarò Attualità con G. Floris. Nell'appuntamento settimanale si parla di crisi economica e politica. 21.10: Dr House - Medical division Serie Tv con H. Laurie. Un'indagine disciplinare sul ferimento di Chase. 21.10: Coco Avant Chanel - L'amore prima del mito Film con A. Tautou. La vita della stilista francese. 21.10: La casa dei fantasmi Film con E. Murphy. Un agente immobiliare finisce in una casa infestata dagli spiriti. 21.10: S.O.S. Tata Reality show Le Tata di La7 sono sempre alle prese con ragazzini ribelli. RAI 2 RAI 3 CANALE 5 RETE 4 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY Dalla tv ungrido: «Habemus Giuliano Ferrara» FRONTEDELVIDEO MARIANOVELLAOPPO U: martedì 29 maggio 2012 21
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29/05/12

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