«E le bollette?», domanda un pensionato della tendopoli di largo Donatori del Sangue, una delle cinque allestite a Finale Emilia. «Come facciamo senza soldi a pagare le bollette?». «Per quelle non c'è problema», risponde Maria Paola, scout che si occupa della segreteria di questo campo per sfollati montato dalla protezione civile dell' Umbria: «Alcune delle aziende dei servizi elettrici, dell'acqua, del gas, hanno congelato le scadenze. Non si preoccupi: c'è chi addirittura ci ha già segnalato la possibilità per gli utenti che hanno perso la casa di rescindere da subito i contratti di fornitura». Le tendopoli sono villaggi dove non gira moneta, tutto viene scambiato con timbri, permessi e cartellini. Ma l'esigenza del contante, dei soldi in tasca, per questa gente comincia a diventare un disagio. A Finale tutti gli sportelli bancomat e le filiali degli istituti di credito sono fuori uso, o intrappolati nella «zona rossa». Chi ha un conto postale fa la fila all'unità mobile delle Poste per prendere denaro e smaltire qualche arretrato. «Siamo operativi da mercoledì 23 – racconta Patrizia, una delle impiegate nel camper - da subito ci siamo attivati per ripristinare il servizio», dice la donna riferendosi al fatto che era già al lavoro tre giorni dopo la prima scossa che ha devastato questa terra. Non molto distante dal camper delle lettere – dove lavorano quattro impiegate, due alle informazioni – degli operai stanno montando dei container: lungo tutta via Cimitero i divieti di sosta segnalano l'allestimento dei prefabbricati destinati a ospitare le «banche mobili». Da oggi i primi sportelli dovrebbero funzionare. Con l'ultimo grande sisma, quello di martedì, la sola Bper, la Banca popolare dell'Emilia Romagna, ha dovuto chiudere venti filiali in tutto il territorio delle cittadine ferite dal terremoto. Oltre alle banche, su via Cimitero ci sono anche dei container che ospitano le filiali mobili di alcune assicurazioni, la farmacie, le municipalizzate di gas e luce. «Dopo la prima scossa gli istituti di credito pensavano di poter riaprire le filiali all'interno del centro» racconta Fernando Ferioli, sindaco di centrosinistra di Finale. «E invece con il terremoto di martedì abbiamo allargato la zona rossa. Ma non è solo un problema delle banche, ma anche di uffici comunali». Da qui la soluzione della via dei servizi “mobili” nella zona Cimitero. Non solo: «Per venire incontro ai cittadini, con una moratoria abbiamo rinviato di tre mesi il pagamento di tutte le utenze gestite dalle municipalizzate. Anche Equitalia ha sospeso le riscossioni». Ma i problemi di Finale non sono solo questi. «Non abbiamo più supermercati né alimentari – riprende il primo cittadino – Per fare la spesa bisogna andare negli altri paesi, addirittura per trovare un centro commerciale dobbiamo spostarci a Ferrara, a 35 chilometri». La situazione è critica. «I servizi sanitari sono saltati del tutto: gli ospedali di Carpi, Finale e Mirandola, sono evacuati». Per l'assistenza medica bisogna arrivare fino al policlinico di Modena. «È questa adesso la prima emergenza per i miei cittadini», conclude Ferioli, che proprio oggi avrebbe festeggiato un anno dal suo insediamento. Il primo anno da sindaco, alle prese con un bilancio che, certo non per colpa sua, è disastroso. Le macerie di una casa di Rovereto sul Secchia FOTO ANSA DIARIODI UN MAESTRO GIUSEPPECALICETI Ferrari e Emilia, un binomio inscindibile fra il territorio e uno dei marchi più famosi nel mondo, fiore all'occhiello del made in Italy. Un binomio che si rafforza in queste settimane di tragedia per i danni del territorio che ha colpito l'Emilia. Per questo, per aiutare le popolazioni e raccogliere fondi, la casa di Maranello ha deciso di indire un'asta benefica, che partirà la prossima settimana sul sito ferraristore.com. «Pezzi unici e di grande valore», spiega il Cavallino in una nota, «tra cui una 599xx evo, berlinetta sportiva estrema dedicata alla pista del valore commerciale di 1,3 milioni di euro e un motore V8 da Formula 1. La 599xx, spiega Maranello, «è equipaggiata con il meglio della tecnologia Ferrari, frutto della ricerca sia sulle vetture stradali che in Formula 1, alla quale è stato applicato un pacchetto di contenuti tecnici volto ad aumentare le prestazioni e che permetterà ai clienti di beneficiare di un nuovo programma esclusivo in pista che si estende al biennio 2012-2013». E ancora: andranno all'asta caschi e tute da gara di Fernando Alonso e Felipe Massa insieme a numerosi memorabilia, derivati dalle monoposto della scuderia Ferrari degli ultimi anni. Completeranno la raccolta fondi anche alcuni oggetti del Ferrari store tra cui gli orologi da polso del Cavallino rampante. Non appena si sono diffuse le notizie del sisma, clienti e collezionisti Ferrari di tutto il mondo hanno contattato Maranello per offrire il proprio contributo. «Ancora una volta la generosità degli appassionati spiega la Ferrari - permetterà di raccogliere significative risorse da destinare a chi più è stato colpito da eventi tragici. Una gara di solidarietà che in tempi recenti ha contribuito alla ricostruzione dopo il terremoto in Abruzzo e in tempi recentissimi anche in lontano oriente, con l'intervento a favore di due strutture dopo-scuola a Ishinomaki, in Giappone, per un contributo di 80 milioni di yen». L'AIUTOALLEFABBRICHE Ma la Ferrari ha deciso anche di stare accanto alle fabbriche dell'indotto che hanno subito danni dal sisma. Ieri gli operai di Maranello hanno lavorato regolarmente dopo che martedì erano stati lasciati liberi di abbandonare la sede. «Ci siamo svegliati con il terremoto qui nel nord dell'Italia - aveva scritto via Twitter Fernando Alonso - A Maranello è tutto ok, spero che sia così anche nelle altre città». La misura di sicurezza era stata decisa anche per permettere ai lavoratori di contattare i propri familiari, nei momenti concitati seguiti alla scossa delle 9 del mattino. Le ispezioni fatte in queste ore hanno mostrato che le strutture non hanno avuto nessun danno. Ma danni li hanno riportati invece alcuni fornitori. Come, per esempio, la fonderia Scacchetti di San Felice sul Panaro, dichiarata inagibile. Ferrari ha deciso di aiutare l'azienda a riorganizzarsi, portando alcune fusioni in fonderie della zona, mentre quelle più peculiari sono state portate “in house”, con tanto di trasloco di stampi (per la fusione di componenti dei motori) e dipendenti all'interno dello stabilimento del Cavallino. Finale Emilia istituti prigionieri nella zona rossa, gli sfollati restano senza soldi Aprono le banche mobili. Congelate le scadenze per le bollette di acqua e gas Al rientro a scuola dopo la grande scossa, a me e ai bambini fa un po' impressione vedere i libri di lettura aperti alla pagina a cui li avevamo lasciati. Tutto, nella nostra aula, è rimasto fermo, immobile. Ci si siede. C'è uno strano silenzio. Si parla del terremoto. Mi accorgo che i bambini, più che raccontare quello che hanno vissuto - alcuni di loro non si sono neppure accorti delle scosse raccontano di quello che hanno visto alla tv, di quello che hanno sentito raccontare dai loro genitori. In questi giorni ho letto che si sono attivati gruppi di intervento di neuropsichiatri ed educatori «esperti» per far superare ai bambini il trauma naturale legato alla paura per il terremoto. Sono sicuro che, dove la situazione è grave, drammatica, sono interventi importanti. Anche se nella mia esperienza, di fronte alla paura e al pericolo, ho sempre visto bambini che vogliono stare, soprattutto, vicino ai loro genitori. Che fare, come adulti? Certo, non drammatizzare. Certo, rispondere a tutte le loro domande e chiarire tutti i loro dubbi senza timori, se ci sono. Ma se non ce ne sono, perché suscitarne tramite i nostri? Più la loro idea dell'accadimento sarà chiara, meno avranno paura. Poi? Distrarli. Tenerli in attività: fare qualcosa. Una cosa da non fare? Tenerli aggiornati minuto per minuto sullo sciame di scosse sismiche, sulle immagini di crolli o ritrovamenti sotto le macerie. Si sa come procede l'informazione di fronte a queste sciagure. In modo compulisivo. Spesso isterico e allarmistico. Tv, giornali, social-network, tutti si tuffano nella notizia a capofitto. Il paradosso, su cui magari occorrerebbe riflettere anche al di fuori dell'emergenza: più l'informazione della cattiva notizia cresce - più si alimenta e autoalimenta, anche a fin di bene più la paura cresce. Specie nei più piccoli. Meglio un buon cartone animato alla tv. L'asta benefica Ferrari: una «super car» per le popolazioni Athman e la sua famiglia a campo Trento, San Felice sul Panaro Emergenza contanti: ecco la banca «fai da te» GIUSEPPEVESPO INVIATO A FINALEEMILIA È meglio un cartone in tv Lo stabilimento Ferrari di Maranello 599XX Evo vale 1,3 milioni,battuta on line Tute e memorabilia per la raccolta fondi PINOSTOPPON ROMA . . . Il Cavallino in soccorso delle aziende dell'indotto rese inagibili dalle scosse di questi giorni . . . Macchinari e operai della Scacchetti di San Felice sul Panaro trasferiti in sede a Maranello . . . Una cosa da non fare con i bambini? Tenerli aggiornati sullo sciame di scosse sismiche venerdì 1 giugno 2012 5
La crisi delle banche, quelle spagnole ma non solo, sta agitando le acque delle autorità monetarie europee. A cominciare dalla Bce. Rompendo quello che finora è stato considerato un tabù, Mario Draghi ha ipotizzato, ieri, che l'European Security Mechanism, il fondo salva-stati che dovrebbe entrare in funzione a luglio, possa essere utilizzato direttamente per ricapitalizzare le banche in difficoltà invece di passare per gli Stati, con i carichi di indebitamento (e i tagli necessari a coprirli) che ne deriverebbero loro. Si tratta di una vecchia richiesta della Francia, cui recentemente si è associata anche la Spagna, alle prese con una crisi del sistema finanziario che rischia di mandare a picco, intanto, Bankia, uno dei gruppi più importanti, e di innescare una pericolosissima reazione a catena. La Germania della cancelliera Merkel finora si era sempre opposta: proprio l'utilizzo diretto dei fondi salva-stati (l'Efsf e in prospettiva l'Esm) era stato uno dei pochi argomenti su cui l'asse con l'ex presidente Sarkozy non aveva funzionato. Ma c'è qualche segnale di un mutamento di opinione da parte di Berlino. Una testimonianza indiretta, ma eloquente, è venuta da Jörg Asmussen, il membro tedesco del board dell'istituto centrale di Francoforte, che ha sostituito parecchi mesi fa il falco Jürgen Stark. Asmussen ha proposto la creazione di un unico ente di sorveglianza europeo sulle 25 banche più grosse dell'Eurozona. Questo istituto dovrebbe disporre di un fondo, alimentato dai versamenti del settore finanziario e consentirebbe di spezzare «il circolo infernale tra le banche a mal partito e le finanze pubbliche degli stati affetti dalla crisi del debito». Si tratta di evitare che gli Stati, per salvare le banche in difficoltà, debbano dissanguarsi e sottoporsi a misure rigidissime e insostenibili come quelle cui la trojka (Commissione Ue, Bce e Fmi) ha obbligato la Grecia. Secondo l'ex cancelliere Gerhard Schröder, quello che Berlino ha imposto ad Atene chiedendo contemporaneamente riforme e austerità «non ha senso, né politico né economico». Ai greci – ha aggiunto Schröder – bisogna concedere molto più tempo. Anche perché è fortissimo il rischio del contagio. È la grande paura, oggi, di Madrid, che ha bisogno di almeno 19 miliardi per salvare Bankia ma non ha alcuna intenzione di sottoporsi ai diktat della trojka. Che si debba cambiar metodo lo ha detto, sempre ieri, il commissario agli Affari economici Olli Rehn, che ha rilanciato il progetto degli eurobond che, insieme con il Fiscal compact, possono scongiurare «la disintegrazione dell'euro». CONTROIL PANICO L'uscita di Asmussen mostra l'esistenza di un orientamento chiaro e univoco ai vertici dell'Eurotower ma segnala anche quanto meno un ammorbidimento delle posizioni tedesche, forse legato al fatto che Angela Merkel sta negoziando con la Spd e con i Verdi le novità senza le quali gli uni e gli altri rifiuterebbero il loro voto, indispensabile per l'approvazione del Fiskalpakt. Il piano di «unione bancaria» che Draghi ha illustrato ieri al Parlamento europeo prevede un sistema europeo di garanzia sui depositi (simile a quello che c'è in Italia), un fondo comune di provvigione per assicurare la continuità del credito in caso di fallimenti, un ente di controllo unico per la Ue e «meccanismi credibili per le ricapitalizzazioni», che si baserebbero proprio sulla possibilità di interventi diretti di Francoforte. In attesa dell'unione bancaria che verrà, il presidente della Bce ha assicurato sull'intenzione dell'istituto di continuare a immettere liquidità nel sistema, onde evitare che si propaghi il panico e parta la fuga dei depositi. Le banche che ricevono i fondi, però, debbono essere solventi. È forse anch'esso un indiretto segnale di ammorbidimento l'appello che la cancelliera Merkel ha lanciato ieri da Stralsund perché alla Commissione Ue siano riconosciuti più poteri nella battaglia contro la crisi del debito, per superare la quale – ha detto – «ci vuole più Europa». Affermazioni un po' incongrue, a dire il vero, con la riaffermazione del carattere intangibile del Fiscal compact che, ha sostenuto Frau Merkel, «è solo un primo passo, cui debbono seguire altri». In realtà proprio i poteri della Commissione rischiano di essere gravemente compressi dagli automatismi del patto di bilancio. Quest'ultimo, dunque, si dimostra il cardine intorno al quale girano tutte le discussioni sulle necessità della strategia anticrisi. Ieri, in attesa dell'esito del referendum irlandese, qualcuno tracciava il magro bilancio delle ratifiche. Finora hanno detto sì solo Grecia, Portogallo, Romania e Slovenia. Grecia, lotta all'ultimo voto La rincorsa della destra Monti: «Spread, rischio contagio La Germania rifletta bene» TEODOROANDREADIS Se il Consiglio europeo di giugno imboccherà la strada di una crescita «credibile e sostenibile», i mercati dovranno prenderne atto e gli spread torneranno a calare. Così Mario Monti durante l'intervento video da Palazzo Chigi al Brussels Economic Forum. Garbati quanto espliciti gli ammonimenti del premier alla Germania. Ad Angela Merkel il capo del governo chiede di «riflettere profondamente, ma rapidamente» sul «rischio contagio» che potrebbe aggravare la crisi di un'Europa su cui pesa già un preoccupante deficit di crescita. Dovuto - tra l'altro - «a una debolezza complessiva del sistema più che al singolo Paese». Gli «sforzi» fatti anche dall'Italia potrebbero rivelarsi vani, fa capire il Professore, e questo si riverserebbe sulle nazioni più forti e sulla stessa Germania. Illuminante, da questo punto di vista, l'esempio italiano. Lo spread che schizza sopra quota 400, infatti, indica che l'Italia - nonostante «riforme strutturali che costano politicamente e socialmente» - è «ancora minacciata da enormi possibilità di contagio». Serve crescita, quindi. Ma non è possibile una politica volta allo sviluppo senza un coordinamento con l'Europa. Ue alla quale si chiede implicitamente di modulare le regole imposte dal fiscal compact, per tener conto degli investimenti e (nel governo se ne parla da giorni) degli stanziamenti per l'emergenza terremoto, L'Unione acceleri, quindi. Altrimenti - l'allusione di Monti è chiara - potrebbero diffondersi nell'opinione pubblica sentimenti antieuropei alimentati dal costo sociale di un rigore senza contropartite. TRAIETTORIAUEPER LACRESCITA «Permettetemi di dire in termini autoflagellatori che l'alto rapporto tra debito e pil è il risultato dei peccati del passato...» dà atto il premier, riferendosi all'Italia. E per segnare la differenza tra i governi precedenti e il suo, il presidente del Consiglio ricorda il giudizio positivo della Commissione europea che non chiede all'Italia «manovre aggiuntive di consolidamento» per attuare quella che definisce la «strategia di bilancio» di «ampio respiro» già «pianificata». Molto è stato fatto, rivendica Monti, ma «molto di più resta da fare» e la meta è «ancora lontana» anche perché «una traiettoria per la crescita» dipende, soprattutto, dall'esito del Consiglio Ue. Che, appunto, dovrà rassicurare i mercati e attenuare «gli spread». Senza «rompere» il premier italiano preme sulla Germania «per farle compiere passi avanti «anche sugli eurobond», spiegano ambienti del governo. E si muoverà d'intesa con Hollande e Obama anche in vista della scadenza di fine giugno. Dopo la videoconferenza dell'altro ieri tra Roma, Washington, Berlino e Parigi, un comunicato della Casa Bianca spiega che i leader Usa e Ue si sono trovati d'accordo per «continuare a consultarsi da vicino». Anche di questi contatti - oltre che del summit europeo del 23 maggio scorso - riferirà Monti il 13 giugno prossimo alla Camera dei deputati, così come ha stabilito la conferenza dei capigruppo di ieri. E al presidente del Consiglio italiano è stato conferito ieri a Bruxelles il premio European Leadership 2012 lanciato dalla rivista European Voice per stimolare il dibattito sulle sfide a cui l'Europa deve fare fronte. Un riconoscimento consegnato al rappresentante permanente dell'Italia presso le istituzioni Ue, ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, Che lo ha ritirato al posto di Monti trattenuto a Roma dall'emergenza terremoto. . . . Dall'Eurotower una risposta a Madrid: dopo Bankia, si rischia una reazione a catena Spagna e banche, il piano di Draghi Il presidente della Bce Mario Draghi all'arrivo al Parlamento Europeo FOTO ANSA-EPA Il capo della Bce vuole che si usi il Fondo salva-Stati per ricapitalizzare le banche All'Europarlamento: le priorità sono la crescita e l'occupazione Olli Rehn: sì agli eurobond PAOLOSOLDINI paolocarlosoldini@libero.it A tre settimane dal ritorno al voto i sondaggi mostrano che tra la sinistra di Syriza e il centrodestra di Nuova Democrazia potrebbe essere battaglia all'ultima scheda. Secondo quello pubblicato dalla rivista Epikaira, Syriza è in testa col 30% e Nuova Democrazia segue, al 26,5%. I socialisti del Pasok sono poco sotto la percentuale delle elezioni del 6 maggio, al 12% e dovrebbero entrare in parlamento altre quattro forze: la destra anti memorandum dei “Greci Indipendenti” (7,5%), “Sinistra Democratica” di Fotis Kouvèlis, a cui fa riferimento un altro 7,5% del campione, i comunisti ortodossi del Kke (5,5%) e la formazione neonazista di Alba Dorata, che risulta però già quasi dimezzata al 4,5%. «Penso che ce la faremo, che Syriza vincerà le elezioni e che alla fine riusciremo a staccare abbastanza nettamente la destra», dichiara a l'Unita, Jorgos Stathakis, professore di economia politica all'università di Creta e neodeputato della Coalizione della sinistra radicale. Secondo Stathakis «ci vuole una rinegoziazione complessiva dei Memorandum firmati con la troika. Bisogna sganciare la politica economica che viene attuata in Grecia dai trattati che sono stati firmati per i prestiti. Solo così potrà essere applicata una politica nuova per uscire da questa profonda recessione». Nel frattempo, il centrodestra si riorganizza, inseguendo la sinistra. Ieri, il segretario di Nuova Democrazia, Andonis Samaràs, ha presentato le nuove proposte del partito per il sostegno dell'economia. Tra i punti principali, il ritorno delle pensioni minime ai livelli del 2009, un assegno di disoccupazione che arrivi a coprire un arco di 24 mesi, il blocco delle riduzioni degli stipendi nel settore privato. Nelle intenzioni di una destra che si vuole presentare il più possibile compatta alle nuove elezioni, è da comprendere anche l'inserimento di Kostas Karamanlìs, 38 anni, cugino dell'ex, omonimo premier, nelle liste di Nuova Democrazia a Sèrres, nel Nord del Paese. Al “nuovo” Karamanlìs, che sinora si è occupato di compagnie di navigazione, è stato riservato l'ultimo posto della lista. Le possibilità di venire eletto sono minime, visto che stavolta non ci sono preferenze. È candidato di bandiera, in quanto nipote di Konstantinos, il primo ministro che decise la partecipazione della grecia alla Comunità Europea. Per 39 candidati del Pasok, unica sorpresa rispetto a un mese fa, la decisione di non ricandidarsi da parte dell' ex presidente del parlamento, Filippos Petsalnikos. . . . Ammonimenti «garbati» ma decisi alla cancelliera: la crisi attuale è dovuta alla debolezza del sistema NINNIANDRIOLO ROMA venerdì 1 giugno 2012 9
28 venerdì 1 giugno 2012
ta pronta a spostare alcune linee a Bari. Una scelta «incomprensibile» per i rappresentanti dei lavoratori, che si dicono pronti a contrastarla. Ieri però l'attività della Magneti Marelli è ripresa, almeno in parte. E da lunedì gli attuali due turni diventeranno tre. Non va quasi da nessuna parte così bene. La Confindustria stimava, solo nelle zone terremotate, cinquecento strutture produttive danneggiate e circa 12mila posti di lavoro a rischio. Lo stop delle attività sta mettendo in pericolo anche la sopravvivenza di altri settori fondamentali. La paralisi del polo industriale del biomedicale, che tra Mirandola e dintorni è il più importante d'Europa, crea difficoltà alle strutture sanitarie che offrono cure come la dialisi o le trasfusioni. È per questo che il sindacato è anche disposto a trattare la delocalizzazione, solo per un breve periodo, delle attività produttive. La Fiom emiliana sta trattando il trasferimento temporaneo di parte della produzione, e dei lavoratori, della Taitan da Finale Emilia a Bologna, dove l'azienda meccanica ha un altro stabilimento. Ma più in generale, Bruno Papiniani, segretario regionale delle tute blu Cgil, si dice favorevole alla stipula di patti territoriali con governo e Regione per lo spostamento delle produzioni che devono ripartire subito, “a condizione che venga preservato il patrimonio industriale del territorio terremotato”. Ovvero, che una volta ristabilite le condizioni di sicurezza e agibilità degli stabilimenti, le linee produttive tornino nei Comuni terremotati. Per tutti gli altri, soprattutto per le imprese piccole alle prese con l'adeguamento delle strutture alle norme di sicurezza più adatte a tutelare i lavoratori, il sindacato chiede l'intervento di governo e Regione, affinché finanziano le ristrutturazioni. LAFRETTA E LAPAURA Ma è la fretta il peggior nemico di questa emergenza, la necessità di ripartire per non venire esclusi dal mercato. Luigi Mai è il presidente della Cna di Modena e lo spiega chiaramente: «La fretta c'è, perché un'impresa del manifatturiero che resta bloccata per quindici giorni esce definitivamente dal giro». Anche Mai con la sua Ptl, che lavora acciaio inox e dà da mangiare a 60 persone, sta aspettando la visita dei Vigili del fuoco per avere la certezza di riprendere in tranquillità a lavorare. «Ma non venite a dirci che costringiamo i lavoratori ad entrare in fabbrica senza le necessarie autorizzazioni. Oltretutto si rischia la galera per questo». Un'altra grande realtà produttiva della zona sta cercando di rimettersi in piedi. È la Ceramiche Sant'Agostino, che con la prima scossa del venti maggio ha perso due operai, morti sotto il crollo di due dei nove capannoni aziendali. A Sant'Agostino, il paese simbolo del primo terremoto, il cui Municipio del 1875 è stato sventrato dal primo terremoto e verrà abbattuto, 350 famiglie vivono grazie al lavoro delle Ceramiche. Da pochi giorni in settanta, soprattutto impiegati, sono rientrati in azienda. Nonostante la crisi, prima del sisma nessuno era in cassa integrazione e il lavoro veniva garantito dalle commesse in quasi cento Paesi del mondo. Adesso invece sulla cig è stato firmato un accordo tra la proprietà della famiglia Manuzzi (alla terza generazione) e i sindacati. Saranno garantiti gli ammortizzatori sociali a tutti i dipendenti che non torneranno, a breve, nei capannoni, che comunque vanno tutti rimessi a posto. Difficilmente, invece, vedranno gli ammortizzatori sociali i dipendenti della legatoria di Andrea Meschieri. «Se chiudo dovremo cercare tutti un altro lavoro», ammette lui. E in queste condizioni non sarà facile. Da queste parti l'unica fabbrica che non conosce crisi, per ora, è quella della solidarietà. Del resto, anche i sindacati dopo la primascossaavevanoraccoltolepreoccupazionidegliartigianidiperdereordini, e quindi la fretta di ricominciare a produrrequanto prima. «Il carattere degli emiliano-romagnoli è riconosciuto da tutti, e anche il nostro attaccamento al lavoro. Poi quella zona della “bassa” è tutta un'azienda, c'è il polo del biomedicale e ci sono tante piccole e grandi imprese di componentistica che, se stanno fuori gioco per molto tempo, rischiano di perdere gli ordini di chi non ha tempo di aspettare né guarda in faccia al terremoto, e semplicemente va a cercarsi fornitori altrove». Che fare dunque? Passare sopra alla sicurezza?Imporre“dall'alto”chelegrandiaziendepazientinoecontinuinoaservirsi di quelle colpite dal sisma per non farcollassare l'economiamodenese? «Sono le aziende a doversi rendere conto della situazione, e anche con qualche sacrificio riuscire ad organizzarsi con una sorta di “ponte” di forniture, in attesa di potersi di nuovo rivolgere alle ditte chiuse per terremoto. E poi le ditte che vanno bene dovrebbero tenersi tutto il personale, non licenziare. Del resto, chi può lo sta già facendo nella nostra zona». Mercoledì,mentrelaterraancoratremava,FiathaminacciatodismantellarealcunelineeallaMagnetiMarellidiCrevalcore, il paese più colpito dal sisma nel Bolognese. E un'altra azienda, la CurvedPlywoodsdiSanMatteodellaDecima (Bo), “approfittando” del sisma ieri ha annunciato di voler delocalizzare la produzione inRomania. «Di queste cose non ho letto, ma per quando riguarda Fiat, quando ha potuto ha sempre usato sensibilità. Non credo c'entri il terremoto nella scelta aziendale. Per il resto, le garantisco che chi può permettersi di andare avanti perché l'azienda va bene e fa utili non licenzia nessuno. Ecco, magari per sollecitare un po' tutti a farlo, le associazioni di categoria potrebbero fare un appello in questa direzione». AllaDucatienergiaaveteavutoproblemicon il terremoto? «Nessuno. Siamo tutti usciti da uffici e fabbrica per le scosse, e chi aveva problemi di famiglia - come le dipendenti che dovevano andare a prendere i bambini a scuola - è andato a casa. Del resto, la giornata è proseguita come sempre». Martedì a crollare su se stessi sono stati solo i prefabbricati ad “appoggio semplice”,fattiditantitassellimessiunosopral'altrosenzaalcunincastroareggerli. I suoi dipendenti possono stare sicuri? «Fu Zanussi (con cui, nel 1985, Ducati elettrotecnica si fuse dando vita a Ducati energia, ndr) a costruire questa struttura. Gli stabili sono fatti di così tante putrelle in acciaio che reggerebbero anche un sisma giapponese. Mai dire mai, ma comunque per ora qui non temiamo nulla. Certo, ora sappiamo che anche in questa zona ci possono essere forti scosse di terremoto, che può accadere insomma. Quindi, prima di tutto bisogna salvaguardare la sicurezza, e poi ripartire nelle aziende colpite dalle scosse. Per quanto ci riguarda siamo tranquilli. Se poi dovesse venire una nuova scossa del 9˚ grado, nessuno di noi potrà farci nulla». diretti in Romania Persone sole. Il terremoto è una frattura della terra, nella testa. Senza casa, senza pavimento. Senza difese. Luca ha 34 anni, la sua vita era scandita dai gesti che il sisma ha interrotto: la sveglia, la colazione con la moglie, il viaggio breve verso il lavoro, sei chilometri sulla statale 66, da Modena e Ferrara, ma adesso è famosa perché va da Nonantola a Sant'Agostino, “legando” in pratica i due terremoti che ha distanza di pochi giorni hanno piegato l'Emilia, ma non hanno spezzato la sua gente. Luca dunque si metteva in macchina, verso San Matteo della Decima, e arrivava alla fabbrica. Il passaggio dal magazzino, l'inventario delle ruote, il foglio ritirato in segreteria per ricontrollare quello che già si sa dalla sera prima, e cioé il carico di lavoro, quante ruote montare sui trattori nuovi, quante di quelle scalanate per terreni improbi, quante di quelle semiliscie per terreni piani. Poi una benedizione e via, il trattore va avanti, Luca va a casa. Non ci va più, non c'è più la casa, non c'è più la fabbrica: né l'una né l'altra hanno danni irreparabili a occhio nudo, ma qui adesso sarà un problema di ingegneri, di tecnici, di certificazioni, di pazienza. «Non ci torno, dentro. Dopo la “botta” del 20 maggio avevamo ripreso la produzione - facciamo trattori - ma adesso siamo fermi, adesso non si scherza con il fuoco. Abbiamo bisogno di lavorare, per vivere. Ma se crolla il tetto, a cosa serve?». Con la casa è andata allo stesso modo: quella che tre giorni fa era una crepa, oggi è un avviso di sventura, impossibile da sottovalutare. Luca ieri è stato a casa e a lavoro, non per sentimentalismo ma per fare la guardia alla sua vita. «Certo, temo gli sciacalli. Ne ho sentito parlare stamattina alla tendopoli. Tutti hanno promesso di vigilare, e io ci credo, ma la giornata è lunga, non c'è troppo da fare oltre la conta dei danni, e io sono venuto a vedere di persona». TUTTIUGUALI Racconta che riesce a vivere con 10 mila euro l'anno, spese ne ha poche, e siccome guadagna circa 16 mila euro l'anno, qualcosa risparmia perché è fidanzato e vuole sposarsi e fare figli, «anche se questa scossa ti mette ansia per il futuro, ti fa sembrare tutto più complicato». Ha poco da vigilare, ma non è la quantità che conta quando la terra ti ha strappato molto, e qualche sciacallo cerca di fregarti il resto. A lui, agli altri. «Purtroppo è avvilente constatare che, a fronte della paura che tutti noi stiamo vivendo, la sensazione principale è quella dell'abbandono», denuncia Gianguido Tarabini, figlio della stilista Anna Molinari e amministratore unico di Blufin s.p.a., il gruppo di abbigliamento di Carpi (Modena), nel cuore della zona colpita dal sisma, a cui fanno capo i marchi Blumarine e Blugirl. «La confusione regna sovrana e gli sciacalli imperversano. Non lasciateci soli», chiede in una nota, dove ripete il suo «sgomento» di fronte al terremoto che sta colpendo la sua terra e «alle devastanti conseguenze» che i suoi conterranei stanno subendo. «Persone che si spacciano per responsabili della Protezione Civile - prosegue Tarabini continuano a dare false direttive di evacuazione alla gente, minacciando imminenti e forti scosse così da avere via libera ai furti e allo sciacallaggio. Carpi non è una piccola realtà, ma conta 70 mila abitanti che hanno bisogno di assistenza e protezione. Le forze dell'ordine sono insufficienti per far fronte al caos e ad una situazione così destabilizzante, mancano anche i tecnici preposti alle verifiche di abitabilità. Abbiamo bisogno di persone che ci difendano e che garantiscano la nostra incolumià e sicurezza. La mia gente ha paura. Il mio è un appello di aiuto - conclude l'imprenditore - non lasciateci soli!». I borghi modenesi, come Mirandola, San Felice, Cavezzo, Concordia, Carpi, Medolla, sembrano disabitati. Saracinesche dei negozi abbassate, poca gente per strada, finestre chiuse. Isabella Severi ha un braccio ingessato e vive nel primo dei paesi sopra elencati: gli abitanti di via Toti hanno trasformato un giardinetto-spartitraffico in una tendopoli fai da te. «Dormo fuori casa dal 20 maggio. Ci siamo arrangiati da soli». Ci sarebbero le tendopoli, ma è meglio restare vicino casa, per il rischio sciacalli. «Stiamo svegli a turno - racconta Isabella - e teniamo d'occhio la zona». Senza lavoro, senza casa con la tenda in giardino per fare la guardia a quello che rimane Le abitudini spezzate «ma non lasciateci soli» Isabella e Luca con gli occhi aperti «Gli sciacalli non ci prenderanno il resto» Concordia, una donna piange per il crollo della casa FOTO LAPRESSA GIANNIPAVESE BOLOGNA Vigili del fuoco all'opera intorno al capannone della Haemotronic a Medolla crollato per il terremoto FOTO DI MATTEO CIAMBELLI MASSIMO SESTINI/ANSA venerdì 1 giugno 2012 3
16 venerdì 1 giugno 2012
I problemi dell'Italia vengono dall'Europa e si risolvono in Europa. Forse mai prima d'ora da Palazzo Koch era arrivato un appello tanto forte alle cancellerie del Vecchio continente, per la difesa dell'euro, la coesione dell'Unione e la formazione di una vera governance politica. Un esordio quasi obbligato, quello di Ignazio Visco, visto che l'assemblea annuale dell'istituto centrale cade in un momento di persistenti turbolenze dei mercati e di crisi minacciose dalla Grecia alla Spagna. Un sisma che si placherà soltanto creando istituzioni europee forti. «Al centro della crisi - dichiara il Governatore - vi sono oggi dubbi crescenti da parte degli investitori internazionali sulla coesione dei governi nell'orientare la riforma della governance europea e sulla loro capacità di assicurare la tenuta stessa dell'Unione monetaria». Il mondo e i mercati non credono all'Europa, e la speculazione ha campo libero. Per questo «i differenziali attuali di rendimento dei titoli pubblici - continua Visco - non sembrano tener conto di quanto è stato fatto». Il percorso imboccato l'estate scorsa con le manovre di risanamento soprattutto in Italia è stato virtuoso: eppure il mercato non se ne accorge. Il risultato, paradossale, di questa situazione è che «si alimentano ulteriori squilibri - sottolinea il Governatore - determinando una redistribuzione delle risorse dai paesi in difficoltà a quelli percepiti più solidi». Insomma, se gli spread aumentano in modo irrazionale e ingiustificato, il risultato è che Paesi forti come la Germania incassano denaro sottocosto, magari pagato dagli investitori che fuggono dai Paesi in difficoltà. I poveri si impoveriscono, i ricchi si arricchiscono. Un circolo vizioso. Cosa servirebbe per rimettere le cose in ordine sulle piazze finanziarie. Prima di tutto l'impegno «attivo» dei governi, a parole e con i fatti, verso un sistema di assistenza reciproca (bene il fondo salva-Stati), e anche «l'istituzione, da più parti proposta - aggiunge il Governatore - di un fondo ove trasferire i debiti sovrani che eccedano una soglia uniforme, da redimere gradualmente in modi e tempi ben definiti». Naturalmente tutti questi passaggi presuppongono la perdita di sovranità dei Paesi nazionali, mentre oggi si assiste a una tendenza opposta. Tanto che alcune misure rischiano di impedire, di fatto, la politica monetaria comune. «Va accelerato il passaggio verso un sistema uniforme di regole e sorveglianza sul settore finanziario - continua il Governatore - e considerare l'istituzione di meccanismi di garanzia e assicurazione comuni, in grado di rasserenare i risparmiatori, prevenire il panico e fughe destabilizzanti di capitali». I rischi per l'Italia sono ancora molto forti. La produzione industriale è in caduta, il Pil è diminuito per 3 trimestri consecutivi, con una contrazione complessiva di 1,5 punti. Questa la stima dell'istituto, anche se altri organismi vedono la recessione italiana ancora più nera. Il tasso di disoccupazione è salito a quasi il 10%, e tra i giovani sotto i 25 anni si è passati dal 28 al 36%. La ripresa tarderà ad arrivare, anche se potrebbe affiorare a fine anno. «Da tempo era chiara l'urgenza di due azioni - spiega Visco - mettere il bilancio pubblico su una dinamica sostenibile e credibile; rianimare la capacità di crescita dell'economia attraverso incisive riforme strutturali. Il governo le ha intraprese entrambe». Bene le manovre, ma meno bene la composizione delle operazioni. Troppe tasse e poca incisività sul taglio alla spesa. La pressione fiscale è ormai a livelli insostenibile e per il governatore l'inasprimento non può che essere temporaneo. Quanto ai tagli, «se accuratamente identificati e ispirati a criteri di equità dice Visco - non comprometteranno la crescita, potranno concorrere a stimolarla se saranno volte a rimuovere inefficienze dell'azione pubblica, semplificare i processi decisionali, contenere gli oneri amministrativi». Il riferimento alla spending review è chiarissimo. ILCREDITO Le banche italiane hanno rischiato grosso a fine 2011, quando la loro raccolta è diminuita di oltre 100 miliardi sul mercato interbancario. Di qui l'intervento della Bce su vari fronti: immissione di liquidità, abbassamento dei tassi e abbassamento del coefficiente di riserva obbligatoria. «Le decisioni del consiglio direttivo della Bce - osserva Visco - hanno risposto pienamente al mandato. Una brusca interruzione dell'offerta di credito all'economia e una perdita di funzionalità dei mercati avrebbero comportato rischi gravissimi per la stabilità finanziaria». Agli istituti italiani il governatore riconosce gli sforzi fatti per rafforzare il patrimonio e assicurare le linee di credito all'economia reale. «A marzo del 2012 i prestiti delle banche a clienti residenti in Italia ammontavano a circa 1.950 miliardi di euro, il 125% del Pil». Per gli istituti, tuttavia, sono necessari interventi incisivi dal lato dei costi operativi. «L'attuale costo del lavoro dichiara Visco - è scarsamente compatibile con le prospettive di crescita del sistema». Insomma, troppi bancari. Ma anche remunerazioni troppo alte della dirigenza. Senza contare la pletorica presenza di «poltrone» nei grandi gruppi del credito. I primi 10 contano complessivamente 1.136 cariche, di cui oltre 700 per le sole banche controllate. «Questi assetti sono di per sé costosi e non giustificati delle competenze professionali necessarie». Un verdetto senza appello. ILCASO L'EUROPALACRISI Governobattuto inSenatosulla spendingreview Ilgoverno èstato battuto nelle commissioniAffaricostituzionali e BilanciodelSenato suun emendamentopresentatodal Pdal decretosullaspending review. Il sottosegretarioall'Economia, GianfrancoPolillo, avevadato parere negativoma una maggioranza trasversalehaapprovato la proposta dimodifica.Hanno votato a favore quasi tutto ilPd, Lega, Idv e Udc, mentre ilPdlè andato in ordine sparso.L'emendamento stabilisce che ilgovernodeve presentare entro il 30 luglio 2012«un programmaper la riorganizzazione della spesa pubblica».L'emendamento delPd alla spendingreview «nonsposta l'equilibriodelprovvedimento», ha detto il sottosegretario all'Economia. . . . Banche: l'attuale costo del lavoro è scarsamente compatibile con la tenuta del sistema Visco: la politica salva l'Ue «Tasse ostacolo alla crescita» Il Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, con Anna Maria Tarantola e Fabrizio Saccomanni FOTO DI ETTORE FERRARI/ANSA La relazione annuale del Governatore L'Italia sta sulla buona strada con gli interventi compiuti, ma non è fuori pericolo «I tagli siano ispirati a criteri di equità» BIANCADIGIOVANNI ROMA 8 venerdì 1 giugno 2012
FOODPOLITICS I l terremoto ha inferto un durissi-mo colpo a quello che rappresen-ta uno dei territori italiani più conosciuti a livello internazionale. Una catastrofe che si è abbattuta devastando un territorio estremamente produttivo, considerato la Food Valley italiana, dove si concentrano le nostre produzioni di eccellenza più rinomate all'estero. Grana Padano e Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma e Aceto balsamico, di Modena e di Reggio Emilia. Tutti colpiti dalla violenza del sisma. Per far ripartire l'intero sistema ci vorranno tanti anni ed enormi investimenti. Si potrà intervenire sulle strutture in tempi anche relativamente brevi, ma ci vorranno tempi lunghissimi per avere di nuovo quei prodotti che necessitano un invecchiamento che può richiedere fino a 12 anni, come per gli aceti balsamici più pregiati. È lo stesso Ministro delle politiche agricole, Mario Catania, a rispondere alle nostre domande, spiegando quali sono gli interventi immediati previsti dal Ministero in soccorso di queste imprese. «Prima di tutto abbiamo attivato un monitoraggio per valutare l'effettiva entità dei danni. Ci siamo messi in contatto da subito con l'Assessore all'Agricoltura della Regione Emilia-Romagna, Tiberio Rabboni, per fare il punto della situazione e dare risposte concrete il prima possibile. Il Governo nel Consiglio dei Ministri di mercoledì scorso ha sospeso le imposte, a partire dall'Imu. E di concerto con le Regioni già l'altro ieri ho dato il via ai primi interventi per l'agricoltura dell'Emilia». Che cosa prevedono questi interventi? «Oltre alle misure di carattere generale, varate mercoledì con decreto legge e applicabili alle imprese, cercheremo di mettere rapidamente a disposizione dell'Emilia-Romagna nuove risorse per un totale di 135 milioni di euro. Una cifra che proviene in parte dal potenziamento del Programma di sviluppo rurale destinato all'Emilia-Romagna, realizzato anche grazie all'iniziativa presa dalla Commissione Politiche Agricole e presentata dal Coordinatore degli Assessori regionali, Dario Stefano, per cui le altre Regioni devolveranno all'Emilia una quota dei fondi precedentemente assegnati ad esse. Mentre per il resto delle risorse stiamo studiando una rimodulazione delle quote di cofinanziamento nazionale e poi il Governo sta lavorando per l'attivazione di nuovi fondi». Checosafareteinveceunavoltacompletato il censimentodei danni? «Attiveremo misure di aiuto del Fondo di solidarietà nazionale per i danni causati alle produzioni, alle strutture aziendali e alle infrastrutture connesse all'attività agricola. Potrà essere concesso anche l'esonero parziale del pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali, in scadenza nei dodici mesi successivi all'evento!» E per i danni ai prodotti e alle scorte delle imprese? «Anche per questi abbiamo ovviamente una grande attenzione, in particolare sappiamo quanto sia difficile la situazione degli stabilimenti di maturazione dei formaggi Dop e abbiamo già in corso misure per la dislocazione del prodotto delle imprese danneggiate al di fuori della zona di produzione prevista dai disciplinari». Esul fronte europeo? «In linea generale - conclude il Ministro Catania -, il Governo ha attivato le procedure previste a livello comunitario per far partire le misure per le catastrofi naturali. Nell'ambito specificamente agricolo, invece, stiamo lavorando per fare in modo che l'Unione europea, verificata la disponibilità di bilancio, consenta agli agricoltori delle aree colpite di ricevere un acconto del 50% sui contributi previsti dalla Politica agricola comune (regime di pagamento unico) a partire dal prossimo luglio, in anticipo di cinque mesi rispetto ai tempi stabiliti dalla normativa comunitaria». Terremoto, così aiuteremo le aziende di prodotti Dop ACURADI MAURO ROSATI maurorosati.it . . . Grana Padano, aceto balsamico, prosciutto di Parma. Subito gli interventi straordinari Il ministro Catania: «Prima il monitoraggio, poi 135 milioni di euro all'Emilia-Romagna L'ha uccisa davanti casa. Due colpi di pistola sparati in strada, in via Mameli, a Cesena. Poi, dopo una fuga e un lungo inseguimento, con la stessa pistola, si è asserragliato per ore nel Duomo di Cervia, dove, ormai a sera, si è tolto la vita. Si chiamava Sabrina Blotti la cinquantottesima donna uccisa dall'inizio dell'anno. Aveva 45 anni e due figli, un bambino di 7 anni e una ragazzina di 14. La loro mamma era appena uscita di casa quando l'uomo che aveva avuto con lei una breve relazione l'ha ammazzata. Si chiamava Gaetano Delle Foglie, aveva diversi anni più di lei, 60, ed era il padre della sua migliore amica. Con la vittima aveva avuto una breve storia. E non si era rassegnato alla fine di quel rapporto che per Sabrina era arrivato a poco tempo dalla separazione dal marito, lo scorso autunno. Gaetano continuava a cercarla, a tormentarla. Sabrina, che era di Bari ma si era trasferita a Cesena da alcuni anni con i suoi bambini, lo aveva denunciato, un paio di mesi fa, per stalking. Ma questo non è bastato a salvarle la vita. Ieri mattina, era appena uscita di casa per accompagnare sua figlia a scuola. La casa in realtà era quella dell'amica del cuore, che però, appunto, è anche la figlia dell'uomo, con cui aveva avuto pochi mesi prima una breve relazione. In preda all'ennesimo raptus di gelosia, Delle Foglie si era presentato davanti a casa della figlia, sapendo che lì c'era anche la sua ex. Ha spettato in strada che uscisse. E quando l'ha vista salire in macchina, si è avvicinato, furibondo, con la pistola in mano. Prima una lite, poi gli spari contro l'auto. Per Sabrina Blotti, 45 anni, due figli, non c'è stato nulla da fare. È morta dopo poco essere arrivata in ospedale Bufalini di Cesena. Le ferite inferte dal suo assassino erano troppo gravi. Dall'altra parte della strada due muratori hanno assistito alla scena. E, dopo aver chiamato il 118, hanno cercato anche di bloccare l'assassino, ancora con la pistola in mano, lanciandogli contro delle tavole di legno, a sbarrargli la strada. Non è servito a fermarlo. L'uomo, dopo una folle fuga, ha raggiunto Cervia e si è asserragliato dentro al Duomo. È entrato, sparando alcuni colpi e strattonando una donna che per paura si è rifugiata nella vicina banca. Poi ha cominciato a gridare minacciando di suicidarsi. Dopo un po' si è accasciato, accanto all'altare. Sempre con la pistola in mano, che ogni tanto impugnava, tornando a minacciare il suicidio. Mentre il parroco, don Umberto Paganelli, il procuratore capo di Ravenna, Roberto Mescolini, il comandante dei carabinieri, Guido De Masi, e uno psicologo cercavano di convincerlo a metter giù la pistola. «Non esco vivo da questa chiesa, o mi ammazzate voi o mi uccido io», ha continuato a minacciare, senza sentire ragioni. «Volevo solo farle paura e non ammazzarla», avrebbe detto anche in quelle ore drammatiche di trattativa. Lui seduto su una panca, vicino all'altare. I negoziatori che da lontano provano a farlo desistere. Non è servito a nulla cercare di farlo ragionare. Erano le 18.30 quando dall'interno del Duomo si è sentito un colpo di arma da fuoco. I sanitari, che erano nella piazza fuori dalla Chiesa, chiusa al pubblico fin dalla mattina, sono corsi dentro. Ma non c'è stato nulla da fare. Gaetano Delle Foglie si è sparato un colpo di pistola al petto. Ed è morto. Dieci ore dopo aver ammazzato la sua ex. In preda all'ennesimo raptus di gelosia si era presentato davanti a casa della figlia, che ospitava la sua vittima. ITALIA . . . Due mesi fa l'assassino era stato denunciato per stalking e atti persecutori Donne, la strage continua Uccide la ex e poi si spara La polizia scientifica sul luogo dell'omicidio di Sabrina Blotti FOTO DI PASQUALE BOVE/ANSA L'agguato a Cesena È la cinquattottesima vittima L'uomo barricato nel Duomo di Cervia si è tolto la vita DORAMARCHI 14 venerdì 1 giugno 2012
GAIA MANZINI SCRITTRICE QUESTO ROMANZO DI GIORGIO MANACORDA MI HA RICORDATO UNO SPLENDIDO FILM DI VITTORIO DE SETA (Un uomo a metà, 1966), in cui il giovane protagonista entra in conflitto con la realtà che lo circonda. È il racconto di una nevrosi, che mette in scena i frammenti di una vita colti alternativamente da uno sguardo ravvicinato o da una distanza che tende a innalzarsi verso il cielo. Sguardo straniato e straniante, tutto soggettivo e onirico. Per questo inaspettatamente lucido. RAPPORTOSCLEROTICO «Qualcosa mi faceva male. Non era nostalgia, era la percezione improvvisa dell'uguaglianza (…) Un'uguaglianza molto più brutale. Siamo tutti feroci, e lo siamo da subito. Il resto non è che una conseguenza o una ripetizione». Manacorda ricostruisce la storia della lotta armata degli anni 70, o meglio, la storia del suo rapporto sclerotico con la realtà. Racconta la relazione malata e inconciliabile tra ideologia e analisi oggettiva del mondo. E lo fa a partire dall'assunto fanta-politico, che in Italia ci fosse una dittatura, perché quella era la realtà distorta che vedevano i terroristi. Manacorda usa le parole come un chimico, con una precisione che aumenta di pagina in pagina. Lo fa a partire da un organismo dai tratti kafkiani: il collegio, dove gli amici della lotta armata sono cresciuti. Il collegio e le sue perversioni: l'annullamento dell'identità più vera (tutti come degli Jakob von Gunten walseriani, ma senza l'anelito a servire gli altri, quanto a servire un ideale fino alla fine); l'omologazione che ha come risvolto l'omosessualità rituale; il concetto stesso di solidarietà che muta in «stessa esperienza, stessi miti, stessa ferocia». SCONTROTRA FRATELLI Lo fa trasformando la dialettica interna tra idealismo e scetticismo in scontro irrimediabile tra due fratelli, Silvestro e Andrea. Tra il leader e quello che per diminutio si definisce un semplice «uditore della rivoluzione» e continua a lacerarsi tra i dubbi: «… dov'è la purezza che ho sempre rivendicato, su cosa si fondano le mie accuse a Silvestro? Sono io il nobile, il cavaliere delle idee giuste, l'altruista? Io che non ho combattuto? O lui che ha combattuto e magari combatte ancora? Ma forse tutto è finito, rivolte e rivoluzioni, sopravvive solo un debole insensato terrorismo.» Già. Come a dire che poi la violenza fa il giro, che tutti si ritrovano «dannunziani involontari» e che le ideologie finiscono col mescolarsi l'una all'altra come in una clessidra, dove l'unica cosa a distinguersi è la sabbia, la matrice feroce da cui tutto ha inizio e fine. Il nemico è una costruzione mentale, il nemico esiste a patto di una follia. E allora non poteva andare a finire che con un bacio di opposti: con un leader che forse passa dall'altra parte e il vile scettico che trova il modo di essere assassino impunito e impunibile scegliendo la strada sublime dell'essere boia. Il corridoio di legno si legge come un incubo, che però parte da un nucleo di adamantina innocenza: «Volevamo cambiare il mondo, avevamo diciassette anni, in quel contesto eravamo gli unici esseri umani di sinistra e pensavamo di doverci organizzare per fare qualcosa, magari quando saremmo tornati in Italia». E anche se le parole smuovono la nostalgia, abbiamo imparato che anche quella (soprattutto quella) può essere nefasta. WEEKENDLIBRI La lottaarmatadeglianniSettanta è loscenariosulqualesiconsuma latragediadiunoscollamento trarealtàe ideologia. Ipersonaggi sono«dannunziani involontari» FRESCHI DISTAMPA Stripbook www.marcopetrella.it IL CORRIDOIO DILEGNO Giorgio Manacorda pagine 159 euro 13,00 Voland Gliuomini ametà diGiorgio Manacorda Una manifestazione afavoredella lotta armata negli anni Settanta MARIAJATOSTIÈSTATALACOMPAGNADILUCIANOBIANCIARDI,CONILQUALECONDIVISE ANNI DURI, PRIMA A MILANO NEGLI ANNI DEL BOOM ECONOMICO, POI – FINO ALLA MORTE DELLOSCRITTORE–ARAPALLO.Furono anni controcorrente, di lotta, ideologica e contro la fame. Lei li ha raccontati con penna vivace e sincera in un romanzo – una sorta di autobiografia politica – intitolato Tutto d'un fiato, apparso per la prima volta presso Editori Riuniti nel 1977 e ripubblicato ora da Stampa Alternativa con la prefazione di Mario Lunetta (Euro 15). Nel libro Maria Jatosti non parla soltanto dei suoi anni con Bianciardi, ma è comprensibile – e lei ne è senz'altro consapevole – che il lettore cercherà in primo luogo «quelle» pagine. Per capire, per sapere, per appropriarsi di qualche segreto della vita più intima dell'autore di La vita agra. Se, tuttavia, qualcuno volesse sfogliare velocemente il romanzo in cerca di quel nome, Bianciardi, non lo troverebbe. Nel romanzo, dove il prima e il dopo si scambiano spesso di posto, il compagno di Maria è semplicemente «lui», un lui che viene raccontato senza retorica, senza sentimentalismo, senza nostalgia, ritratto con «quella sua aria assente e ottusa che odio e dalla quale mi sento esclusa». Come se con «lui» Maria dovesse chiudere i conti una volta per tutte («i pazzi non servono e anche i morti non servono») e aprire invece alla vita e al figlio Marcello, che – se vogliamo – è il vero protagonista del romanzo, il personaggio chiave. Dopo Brera, il bar Giamaica, la sala fumosa dello Sferisterio di via Palermo è il piccolo Marcello – che «non voleva nascere» – ad aprire scenari nuovi. «Hanno assassinato Amilcar Cabral», è il folgorante incipit del libro. Non importa che oggi nessuno sappia chi fosse. E più avanti: «Oggi a Madrid hanno assassinato due anarchici, uccisi selvaggiamente». Come per dire: ho le mie idee e non le cambio, non le cambierò. Nota Lunetta: «L'imprinting politico del testo è immediato e dichiarato». È il marchio dell'impegno sociale che segnò Maria – comunista, giornalista di Vie Nuove, militante femminista – fin dagli anni dell'infanzia e dell'adolescenza nella rossa Garbatella, lo «scudo» che l'ha protetta di fronte a un'esistenza travagliata, che contempla anche un tentato suicidio, dopo aver lasciato Roma a vent'anni per trasferirsi a Milano con Luciano, poi tappe a Parigi, Algeri, Barcellona, Dublino, Mosca, Ravenna, ancora Milano, Rapallo, di nuovo Roma. Il racconto è quello di una generazione, i suoi sogni, le speranze, le delusioni, i tradimenti, tra gli anni Cinquanta e i primi Settanta. Una frase, da sola, riassume l'ardore di quei tempi: «Eravamo pieni di entusiasmo anche se era difficile capire che cosa dovessimo fare concretamente; ciò che contava era fare di quell'occasione, di quell'impegno, un punto d'incontro e di formazione culturale». È d'insegnamento anche per i giovani d'oggi. MariaJatosti Autobiografia con il«lui» Bianciardi RICCARDO DE GENNARO Sefra l'atteggiamento intransigenteeconservatore dei comitatibioetici e scienziati disposti aspericolate sperimentazionici si mette Onfray, il dibattitoesplosivo è garantito...A favore diuna bioetica libertariache insegni a nascere,vivere e moriremeglio con il sostegno di scienzae tecnologia.Corpi incantati come corpipost-cristiani, in una riflessione felicementesenza pregiudizie fortemente laica. IL CORPO INCANTATO MichelOnfray pagine332 euro21,00 PONTE ALLEGRAZIE Intempi di crisiedi vaghezze di contenuti,Zagrebelskypropone unariflessioneattenta sulla natura e il significatodei simbolipolitici. Necessariperaccedere a un mondoteorico, quandosono «politici»servono a creare connessioni sui rapporti realima astrattidei rapporti chevalgono tradinoi. Untentativo ben argomentatoper entrare nelvivo diun tematrascurato dalla teoriae gonfiatodalla retorica emettere in guardiadaipericoli della desertificazionesimbolico-politica. SIMBOLI ALPOTERE Gustavo Zagrebelsky pagine92 euro 10,00 Einaudi Èuncaso di coscienzaquello che il detectiveHarryBosch si ritrova a doverdipanare... Tutto èpartitoda uncommerciante cinese ritrovato uccisonel suo negoziodi liquori. Bosch ipotizza lo zampino della Triadeche ha inLos Angelesuna dellesue roccaforti,ma non fa in tempoa cominciare le indagini che una fotospeditagli sul telefonino lo paralizza:è la figlia tredicenne legatae imbavagliata.Un thriller docda un autoreamatissimo epiù chemai attesoal varco. IL RESPIRO DELDRAGO Michael Connelly pagine355 euro 19,90 Piemme U: venerdì 1 giugno 2012 23
Lusi, è scontro sull'entità dei fondi sottratti «Mancano all'appello altri 50 milioni di euro di cui non si conosce la destinazione finale». Lo afferma il tribunale del Riesame nel provvedimento con cui ha confermato gli arresti domiciliari per Giovanna Petricone, la moglie dell'ex tesoriere della Margherita, Luigi Luisi, per la quale i giudici reputano concreto un rischio di fuga in Canada, dove la donna ha vissuto fino a 38 anni e dove risiedono i suoi familiari. Il Riesame rifà i conti e l'entità della somma mancante aumenta, e di parecchio, rispetto a quella calcolata fin qui dalla Procura. «La depredazione non era di soli 12 milioni di euro ma di circa 23, anche se mancano all'appello altri 50 milioni di euro di cui non si conosce la destinazione finale, posto che in 4 anni il patrimonio della Margherita è sceso da 88 milioni di euro a soli 15 milioni». Ma dalla Margherita contestano: «Forse è un refuso». Poi, con nota ufficiale entrano nel merito: «Certo non si può parlare di 50 milioni. A oggi le cifre che risultano dalle verifiche sono diverse da quelle diffuse, sia per quanto riguarda le entrate (stimate in eccesso per 9 milioni di euro) sia, a maggior ragione, per le uscite». La questione è comunque come siano stati spesi i soldi. E a questo proposito il Riesame elenca una serie di spese «a dir poco insensate» messe in atto da Lusi. Cene o pranzi da 2 mila euro che avevano «cadenze mensili e talvolta quindicinale». E poi 80 mila euro spesi per una vacanza (dal 22 al 28 aprile 2011) in un resort alle Bahamas e 2.600 euro per una sola notte al Ritz Carlton di Londra, il 29 marzo 2011. Il Riesame però non si ferma qui. «Luigi Lusi si è trovato a poter maneggiare indisturbato una ingentissima quantità di denaro, posto che il Rutelli, il Bocci ed il Bianco (cioè coloro che, per un verso o per l'altro, avrebbero avuto titolo ed esercitare un qualche controllo su di lui) avevano riposto in lui massima fiducia, così come l'avevano (incautamente) riposta anche nei due commercialisti amici del Lusi», affermano i giudici. Secondo i magistrati, comunque, «non risulta inizialmente che Lusi mirasse al totale svuotamento delle casse del partito». Anzi, all'inizio avrebbe puntato a sottrarre cifre di minore entità per non farsi scoprire, e poi - testato il suo metodo - sarebbe andato avanti. Con un meccanismo per il quale poteva contare su «un gruppo permanente di sodali che per ben quattro anni gli garantisse una costante disponibilità a violare le leggi», essendo chiaro che il suo «arricchimento avrebbe comportato una parallela garanzia per il futuro di tutti i componenti dell'associazione». VOTODELLA GIUNTARINVIATO Proprio ieri la giunta per le Immunità del Senato che avrebbe dovuto votare sulla richiesta di arresto per l'ex tesoriere, ha invece rinviato la decisione al 12 giugno. Uno slittamento deciso dopo la richiesta del Pdl di acquisire i verbali della deposizione dell'ex segretaria di Lusi, alle quali ieri si è aggiunta una seconda memoria difensiva del senatore, appena distribuita a tutti i membri della commissione, che parla del «fumus persecutionis» che ci sarebbe contro di lui, e nella quale sostiene pure che le «dichiarazioni pubbliche» di Francesco Rutelli siano state una «grave ingerenza nelle valutazioni» di pm e gip. Secondo Lusi i giudici avrebbero confermato l'esigenza di una custodia cautelare nei suoi confronti solo sulla base di «notizie stampa». E inoltre, insiste, i vertici del partito «sapevano» dei flussi di denaro. Tutte accuse che la Margherita smentisce in una nota nella quale spiega come siano «i fatti ad inchiodare Lusi alle sue responsabilità» ormai «acclarate». Non è stato con una decisione serena, in ogni caso, che il voto della giunta per le Autorizzazioni è stato rinviato. In una riunione di fuoco, lo scontro più acceso è stato tra Francesco Sanna (Pd) e il relatore Giuseppe Saro (Pdl). Sarebbero stati i pidiellini, infatti, a volere più tempo, non solo per leggere la nuova memoria di Lusi e per acquisire agli atti le dichiarazioni della Fiore e per capire perché ai commercialisti siano stati revocati gli arresti domiciliari. La voce che circola con insistenza ora è che nel Pdl si starebbe cercando di tenere il più possibile aperta la questione per far arrivare «più fango possibile sul centrosinistra». In cambio, l'Aula (a netta maggioranza centrodestra) potrebbe ancora “salvarlo”, magari col voto segreto. Il governo che va sotto, la maggioranza sfilacciata che si incaglia sugli arbitrati, l'Italia dei valori che gioca ad «adotta l'emendamento», il Pdl che con Edmondo Cirielli in Aula si lamenta assai per i «bizantinismi» del testo e il «pressapochismo» con cui lo si esamina, il ministro Filippo Patroni Griffi che si affanna a cercare la riformulazione giusta per mettere d'accordo Pd e Pdl (riottoso soprattutto il Pdl) sullo stop di tre anni per candidati ed ex politici che vogliano entrare ai vertici della pubblica amministrazione. E, su tutto, all'orizzonte un bel maxiemendamento con allegata fiducia che a quanto pare – «accontentando non poche tra le richiesta del Pdl», rivela chi a lungo ha lavorato per smontare gli obiettivi del partito di Berlusconi - servirà a risolvere la parte più spinosa, quella penale, ed arrivare finalmente in fondo. Così mentre risorge come uno zombie il ddl intercettazioni, che non è estraneo ai complessivi accordi sulla giustizia e, su priorità indicata dal Pdl, andrà in Aula il 18 giugno - arranca alla Camera il ddl anticorruzione, persino sulla parte dedicata alla prevenzione e affidata al ministro della Pubblica amministrazione. «Se persino all'inizio siamo su questo punto, figurarsi il resto», è il commento più diffuso tra i parlamentari. ACCORDO DIFFICILE Ieri, in effetti, non è stato un bel vedere. Farraginoso e stentato, l'esame del disegno di legge rifletteva senza troppe distorsioni le difficoltà per la «strana maggioranza» nel trovare un accordo tecnico tra parti politiche che hanno una visione tutt'affatto opposta della corruzione e della giustizia in genere. Nella prima mattinata, stop di un'ora per sciogliere il nodo relativo al divieto di arbitrati per la pubblica amministrazione: unica soluzione individuata, il ritiro degli emendamenti da parte del Pd, vale a dire l'accordo per sottrazione. Poiché questo è allo stato l'unico modo possibile per andare avanti senza sconquassi, Antonio Di Pietro con l'obiettivo dimostrare che «non c'è una maggioranza politica» si mette di traverso e ripresenta come Idv alcuni tra i correttivi ritirati. Ed è proprio così che a fine mattinata viene battuto il governo, per 233 a 237, quando si tratta di votare sul danno erariale a carico dei dipendenti pubblici che nascondono consulenze esterne e compensi, testo ex Pd adottato dall'Italia dei Valori. Tensioni – scoperte e non – che portano il leader Udc Pier Ferdinando Casini a lanciare in Aula il monito: «Questo provvedimento deve andare avanti, non possono essere applicate tecniche dilatorie. Guai se accadesse. Nei boatos fuori dall'Aula si sente parlare della possibilità di un rinvio, non potremo accettare nessuna ipotesi del genere», dice. Quando gli risponde, il capogruppo Fabrizio Cicchitto conferma i dossi: «Siamo impegnati a votare, ma non alla cieca». In conferenza dei capigruppo, del resto, il partito di via dell'Umiltà ha poi cercato di far slittare l'esame del testo di qualche giorno, ma invano (si ricomincerà lunedì come previsto). In realtà, però, nelle segrete stanze già si è a buon punto per superare l'andamento dilazionante. Tirare tanto per le lunghe è del resto qualcosa che il Guardasigilli Paola Severino non può né vuole permettersi (ha già messo sul tavolo le sue dimissioni). La soluzione dovrebbe essere dunque quella dello spacchettamento: per la parte sulla prevenzione si cercherà di venirne a capo a forza di riunioni (la prossima lunedì), per la seconda parte - quella penale dove per dire c'è l'emendamento salva-Ruby si chiuderà la partita con un maxiemendamento del governo che si preannuncia più morbido verso le richieste del Pdl. Che il tutto si chiuderà con un voto di fiducia, del resto, lamentava già ieri il capogruppo leghista Gianpaolo Dozzo, neo-fan del parlamentarismo: «Non si mettono d'accordo né mai lo faranno, a meno che decidano ancora una volta di andare avanti a colpi di fiducia svilendo il ruolo del Parlamento». A fine giornata, dopo varie riunioni, i nodi sulla Pa restano non sciolti. Con queste premesse, da panico pensare ciò che accadrà sulle intercettazioni. POLITICAEGIUSTIZIA Ieri l'ex tesoriere della Margherita ha depositato una seconda memoria difensiva al Senato FOTO DI GIUSEPPE LAMI/ANSA Il Riesame: «Mancano 50 milioni di euro» La Margherita: «Forse è un refuso» VIRGINIALORI ROMA . . . Cicchitto: impegnati a votare ma non alla cieca Il Pdl tenta di far slittare le votazioni Corruzione, governo va sotto. Si prepara maxiemendamento Approvato l'emendamento del Pd adottato dall'Idv. Il Pdl si mette di traverso. E si riparla di intercettazioni SUSANNATURCO ROMA venerdì 1 giugno 2012 11
L'INTERVISTA L'INTERVENTO * CARLACANTONE Il campanile della chiesa di Concordia danneggiato dalla scossa di terremoto di martedì scorso FOTO LAPRESSE Nessuno dimentichi gli anziani e i pensionati Lungo la strada che da Cavezzo va a Medolla e poi a Mirandola. Da una parte la morte, con i capannoni ripiegati nelle macerie. Dall'altra la voglia, quasi il bisogno, di riprendersi subito la vita, con imprenditori e operai che dicono: «Restare fermi è mortale, bisogna ripartire il prima possibile». Franco Gabrielli, capo dipartimento della Protezione Civile, è in perlustrazione nelle terre colpite dal doppio terremoto. Parla «di una terra e di un popolo straordinari». Uno spirito che emoziona. E rende fieri. Prefetto, ogni terremoto è una tragedia ma ognuno si caratterizza con simboli e storie.Questavoltasonoi13operaimorti in fabbrica mentre lavoravano. Morti sul lavoro. Serviva più cautela tra il primoe il secondo sisma? «Gli errori sono sempre possibili, guai però a generalizzare perchè ogni crollo è stato una storia a sè. La magistratura ha avviato delle inchieste. Io vorrei parlare anche del prezzo assurdo pagato da un territorio che voleva subito ripartire. Ho nella testa la voce di alcuni operai che hanno detto, “meglio rischiare al vita che restare senza lavoro”. Questo territorio ha una grande coesione sociale che non vede contrapposizione tra imprenditori e operai uniti da un unico comune denominatore: metteteci in condizione di ripartire. Ai tempi del terremoto nel Friuli le priorità sono state fabbriche, case e chiese. Le stesse di oggi, qua». Qualcuno ha lamentato un trattamento daterremotodiserieB,dopoilprimosisma,quellodel 20... «Parlare di terremoto di serie A e B non mi sembra un approccio corretto. Probabilmente, poichè questo dramma è anche il primo banco di prova del nuovo assetto della Protezione Civile, non escludo ci sia stato un malinteso senso di abbandono che il governo ha percepito e sta risolvendo». C'è scetticismo sull'effettiva spendibilità dei due miliardi e mezzo indicati dal Consigliodei ministri.Sono soldiveri? «Il governo ha deciso un intervento triennale. Per il 2012 arriveranno 500 milioni dall'aumento su scala nazionale di 2 centesimi delle accise della benzina. E sono soldi pressochè certi». Sullespalledei cittadini... «Gli italiani hanno già capito. Proprio per compensare la percezione di una eventuale distorsione, il governo si è impegnato a reperire altri due miliardi nel biennio 2013- 2014, dal tesoretto della spending review, dai tagli sulla spesa pubblica. Anche facendo i raffronti con epoche di ricchezza, è un intervento molto significativo. Il governo ha compreso perfettamente che il sisma ha colpito una parte vitale del paese che chiede di ripartire subito». Quali sono le emergenze? «Quattro: i danni alle strutture produttive, il settore che ha più urgenza; strutture pubbliche, ad esempio scuole; edilizia privata e beni culturali. I primi 500 milioni saranno impiegati secondo questo schema. Decideranno comunque gli amministratori locali». C'èunproblemaurgentecheriguardale scuole.Èingiocolapossibilitàdichiudere l'annoscolastico? «Non credo. Fondamentale in questo momento è recuperare i documenti nelle scuole crollate, i registri, le valutazioni, i programmi. La Protezione Civile ha già destinato squadre specifiche per questo obiettivo. Una volta fatto questo, non sarà un problema trovare le sedi per completare l'anno». Ildrammadell'EmiliaRomagnaèuninatteso banco di prova per la nuova Protezione Civile (decreto legge 59). Ci sono aspettidacorreggere? «Alcuni aspetti sono molto positivi. Rispetto alla legge 10 che dal 26 febbraio 2011 aveva svuotato del tutto il ruolo della Protezione Civile (come dimostrato dall'emergenza neve, ndr), adesso sono definiti bene i ruoli. Il Capo Dipartimento ha potere di ordinanza e ha una cassa con soldi (50 milioni assegnati al Fondo nazionale di Protezione civile). Al Dipartimento è assegnata la prima fase di emergenza, i primi cento giorni, con tre settori di competenza specifica: il soccorso, l'assistenza alla popolazione e le opere provvisionali con incidenza sulla sicurezza. Questo aspetto deve essere ampliato, ricalibrato. Mi spiego: se crolla un comune non posso solo provvedere a trovare un container ma devo poter anche allacciare le utenze, renderlo funzionante». Ilproblemaèl'incognitacircaquelloche può succedere dal 101esimo giorno, quando finisce l'emergenza. Da qui anche il senso di abbandono denunciato dallepopolazioni emiliane. «Il decreto presenta alcune criticità dovute a rigidità. Il principio della nuova Protezione Civile è la responsabilità degli enti locali, sono loro che prendono in carico la fase della ricostruzione. Dal primo giorno sto facendo un percorso insieme con il governatore Errani che a sua volta lo fa con i sindaci». Esenontutti iverticideglientilocalifosseroingradodiassumerequesteresponsabilità? «Il decreto Emilia sarà il padadigma per declinare la nuova Protezione Civile. Dovrà definire e potenziare i compiti del Dipartimento e tratteggiare le procedure perchè il territorio diventi artefice del suo futuro. Senza scuse. Con responsabilità». L'Ingv dice ci saranno altre scosse; voi chenonèpossibilefareprevisioni.Uncittadinoachi devedare retta? «Occhio alle semplificazioni. Le previsioni si basano sempre su tre parametri: come, quando e dove. Senza non è possibile dire nulla. L'unico modo di prevenire è avere case e fabbriche costruite bene. La discriminante è tra ciò che è costruito bene e ciò che non lo è». Quantoègrandeilrischiocheleaziende sfruttino l'occasione per delocalizzare? «Un rischio reale. Stare fermi e perdere mercato può essere mortale per le aziende. Nostro compito è una burocrazia snella per garantire subito la ripresa». FrancoGabrielli «Dascongiurare il rischio che leaziendevadanovia Ildecretocorreggerà le criticitàdellanuova ProtezioneCivileeguiderà laricostruzione» «Burocrazia snella e soldi in fretta: l'Emilia deve ripartire» La strage dei lavoratori. È stato definito così il terremoto che ha sconvolto l'Emilia-Romagna. Sedici dei 24 morti, infatti, sono rimasti sotto le macerie mentre stavano lavorando. La cronaca ci racconta di uomini e di donne colti dal sisma mentre cercavano di abbandonare capannoni industriali che non dovevano crollare. Luoghi di lavoro e di produzioni di qualità conosciute nel mondo che si sono accartocciati. Ma è stato anche il terremoto degli anziani. Sono oltre 100mila quelli che si trovano oggi in una condizione di disagio e di difficoltà nei 25 Comuni colpiti. A questi se ne aggiungono altri 90mila che hanno avuto danni di varia entità alle proprie case nelle città di Modena e di Ferrara. È il quadro drammatico di una prima e ancora parziale ricognizione che lo Spi-Cgil sta effettuando in tutti in Comuni. La situazione è davvero grave. Gli anziani rischiano di pagare sulla propria pelle e più di chiunque altro i danni del terremoto. Ci colpiscono e ci feriscono le immagini dei corpi adagiati su barelle nei parchi o nelle strade perché gli ospedali non sono più agibili. Ci colpiscono e feriscono quei pianti composti e sommessi di chi si dispera perché ha perso la propria casa, ovvero tutto quello che aveva costruito dopo una vita di duro e faticoso lavoro. Ma ci stupisce e ci fa sperare la forza d'animo di questa gente, le lunghe file fuori dagli otto camper che abbiamo predisposto in tutta la zona interessata dove ogni giorno si riversano centinaia di persone che ci chiedono una mano ma che ci dicono soprattutto che vogliono ripartire. L'8 giugno una delegazione dello Spi-Cgil nazionale sarà nei luoghi colpiti insieme alle nostre strutture territoriali per valutare quali interventi mettere in campo. Nessuno si deve dimenticare degli anziani e lo Spi-Cgil farà di tutto perché ciò non avvenga. «Abbiamo fatto la guerra, ripartiremo anche questa volta», ci dicono gli anziani e i pensionati. Ma per ripartire serve un progetto, non bastano le promesse. La ricostruzione non può essere demandata solo alla forza di volontà del popolo emiliano. Servono interventi urgenti, a cominciare dalla rimozione dei vincoli al patto di stabilità. Devono, poi, essere creati dei punti sanitari e di assistenza per gli anziani, soprattutto per quelli non autosufficienti, con un numero di operatori, medici e psicologi adeguato. C'è, infine, bisogno che siano istituiti dei luoghi di incontro e di socialità che vedano insieme bambini, giovani ed anziani. Ci sono, però, questioni strutturali che questo Paese prima o poi dovrà affrontare. A cominciare dalla sicurezza dei posti di lavoro, delle case e degli ospedali. Bisogna mettere in sicurezza il Paese perché non è possibile che ad ogni tragico evento naturale tutto crolla e bisogna ripartire da zero. Il tema di fondo è, quindi: quale modello di sviluppo seguire. Stiamo attraversando una crisi in cui gli anziani e i pensionati hanno visto drammaticamente peggiorare la propria condizione. Si parla tanto di crescita, di rilancio dell'economia, della necessità di garantire più occupazione per i giovani. Il governo non sembra, però, essere in grado di declinare questi obiettivi con azioni concrete. La priorità deve essere rendere sicuro e agibile il Paese. Ma la priorità deve essere anche il welfare, la sanità pubblica, il rispetto del diritto alla cura e all'assistenza. È per chiedere questo che i sindacati dei pensionati Spi-Fnp-Uilp il 20 giugno daranno vita ad una grande giornata di mobilitazione nazionale con tre manifestazioni a Milano, Roma e Bari durante le quali sarà rilanciata la sottoscrizione, già avviata, a sostegno dei terremotati. Chiederemo al governo, alle istituzioni locali e alla politica che si occupino della condizione degli anziani e dei pensionati. Una condizione difficile e drammatica che è ormai sotto gli occhi di tutti e che non è più possibile ignorare. * Segretario generale Spi Cgil CLAUDIAFUSANI cfusani@unita.it venerdì 1 giugno 2012 7
Vedremo se vale la penaaggiustare il capanno-ne o se è più convenien-te chiudere, anche per-ché adesso per darel'agibilità richiedono di essere in regola con le nuove norme antisismiche». Andrea Meschieri aspetta che la Protezione civile gli dica cosa fare: la sua piccola impresa, ha una legatoria, è ferma. Quando è arrivato l'ultimo terremoto stavano puntellando il fabbricato dove insieme a dodici dipendenti rilega cataloghi, riviste e libri. «Avevo un bel giro, la mia è una delle migliori imprese del settore». Adesso rischia di sparire. E non è l'unica. In questi giorni si susseguono gli allarmi lanciati dal mondo delle imprese: le piccole vogliono ripartire subito, aspettano i controlli e sperano di potersi permettere l'adeguamento alle nuove misure di sicurezza; per le grandi fabbriche quasi è lo stesso. In qualche caso, però, i sindacati denunciano un atteggiamento poco corretto. Per ultima è la Fillea-Cgil a parlare di imprese che provano a filarsela approfittando dello stop temporaneo della produzione. Una accusa grave quella del sindacato degli edili Cgil, che fa riferimento al comportamento delle due aziende del legno Morisi Franco e Curved Playwoods di San Giovanni in Persiceto, Modena, entrambe riconducibili alla stessa proprietà. Avrebbero auto-dichiarato gli stabilimenti inagibili e poi, «con la scusa della temporanea sospensione dell'attività», avrebbero «caricato i macchinari su camion pronti a partire per la Romania». I lavoratori ieri hanno organizzato un presidio. CHISONO GLISCIACALLI Una situazione simile a quella raccontata dalla Fillea-Cgil l'avevano riscontrata due giorni fa la Fiom e la Fim alla Magneti Marelli di Crevalcore, Comune del Bolognese colpito duramente dal sisma. Secondo i sindacati l'azienda del gruppo Fiat sarebbe staLe grosse aziende dovrebberomantenere i loro ordini alle dittedi componenti del Modenese colpite dal sisma. Quello che è accaduto si inserisce in una crisi mondiale che, diversamente, rischia di non far più ripartire il tessuto industriale della zona. Ma sulla fretta di ripartire di cui si parla oggi non si può speculare, e lo dimostra il fatto che sotto le macerie sono rimasti anche molti titolari, non solo operai. Qui l'azienda è come casa per l'imprenditore, e la casa un prolungamento dell'azienda. La sicurezza viene sempre prima di tutto, e la seconda scossa forte di terremoto non se la poteva aspettare nessuno». Guidalberto Guidi, patron della bolognese Ducati energia ed ex vicepresidentediConfindustria,proprioquando le imprese del Modenese stavano cercandodiricominciareunanuovascossa di terremotoha portatomorte edistruzione.Gliemilianihannotroppafrettadi ripartire? «Una ventina d'anni fa ho avuto una fonderia a Sant'Agostino, nel Ferrarese, dove ci sono state le prime vittime alle ceramiche con la scossa del 20 maggio. Mai avremmo pensato che in quella terra avrebbe potuto esserci un terremoto. Oltre a questo, conosco tantissimi titolari di imprese familiari in Emilia-Romagna, e che ora si speculi sulla mancata sicurezza è inconcepibile. Anche gli imprenditori erano in azienda con gli operai, quando martedì la terra ha tremato. A partire da mia figlia, in fabbrica col bimbo di sei mesi». Nessuna sottovalutazione, quindi, secondo lei, nel riaprire ditte poi crollate comecostruzioniper bambini. «È facile parlare ora. Ma qui ci si aspettava uno sciame sismico, non due terremoti in nove giorni. E questo dovrebbe anche farci riflettere sull'utilità di tutti questi esperti ed istituti che studiano i terremoti. Sono come gli astrologi: non possono prevedere nulla. Ci spiegano se una zona è a rischio o meno guardando alla storia delle scosse precedenti. Ma dove e quando colpiranno le prossime scosse non si sa». Il conto del sisma: Due miliardi, 1% del Pil Il ministro: mettere in sicurezza il Paese costa 40 miliardi «Lasciate le commesse in Emilia E le ditte blocchino i licenziamenti» Finalmente, dopo 11 giorni di scosse, morti, disastri e paura, qualcuno ha squarciato il cielo plumbeo che grava sull'Emilia nonostante l'inizio dell'estate. Dopo un altro giorno da dimenticare, tra la terra che non smette di tremare e la contabilità della sciagura, ormai vicina la soglia dei 2 miliardi di danni, il ministro Corrado Clini ha cercato di alzare la testa dal quotidiano stillicidio di bollettini su epicentri, crolli e sfollati certo un po' piegati, ma mai spezzati. «Ho cominciato a parlare di un piano nazionale per la sicurezza del territorio non appena mi sono insediato. Un piano che duri quello che deve durare ma almeno 15 anni». Così il titolare dell'Ambiente, sintetizzando la lezione che sembra sempre più venire dalle zone colpite dal sisma. Nell'interesse del paese tutto e secondo una parola, prevenzione, che non è proprio congeniale allo Stivale. Il piano di cui parla il ministro, mentre anche ieri una forte scossa da magnitudo 4, registrata alle 16.58 e ad una profondità di 5,8 km con localizzazione verso Novi di Modena ha terrorizzato il nord, è articolato e apre scenari molto importanti. «Un piano straordinario per 60 mila posti di lavoro destinato ai giovani» ha spiegato, dal Greening Camp alla Luiss a Roma, il ministro Clini. «È un programma straordinario per l'occupazione giovanile nelle tecnologie ambientali con l'ambizione di generare almeno 60 mila nuovi posti di lavoro tra i laureati con meno di 30 anni». Il progetto, aggiunge Clini, «può essere sostenuto con misure fiscali ordinarie e meccanismi di finanziamento» ad hoc. FALSIALLARMI Non è stata solo la giornata delle parole che impegnano e danno speranza, ovviamente. Dal vocabolario del sisma ne è uscita una che non manca mai, quando ci sono queste tragedie: sciacalli. Il fenomeno, pare, comincia ad interessare seriamente le zone colpite. «Attenzione, lasciate le case, sta arrivando una scossa violentissima». Chiamate telefoniche del genere, messe in atto da sciacalli che si fingono operatori della Protezione civile stanno alimentando il panico tra la popolazione, soprattutto nel modenese. La Procura di Bologna ha disposto una serie di accertamenti in relazione ai falsi allarmi di un imminente nuovo terremoto che si sono diffusi nel capoluogo emiliano. Il rincorrersi di queste voci ha raggiunto anche uffici pubblici seminando la preoccupazione all'interno del Tribunale o della sede della Banca d'Italia. Il disastro di cui ignoti avvoltoi sono già pronti ad approfittare, è già enorme. I dati dei danni stimati all'economia e alle imprese sono sempre più catastrofici. Due miliardi di danni per una zona che da sola vale 1% del Pil. Sono cominciati i sopralluoghi su case e capannoni industriali. La gente, per il momento, non ha intenzione di rientrare in casa: le soluzioni alternative (campi, strutture coperte, alberghi) ospitano oltre 15mila persone, senza contare i tanti mini-campi improvvisati con le tende un po' ovunque: aiuole, giardini pubblici, terreni agricoli. Dopo la strage di operai dei giorni scorsi, a lavoro non si tornerà prima che le verifiche saranno concluse e diranno con chiarezza quali capannoni rispettano le più recenti norme antisismiche e quali no. Poi, piano piano, le case agibili, quelle che sono state abbandonate per paura, torneranno a popolarsi, si comincerà a pensare alla ricostruzione e, eventualmente, a soluzioni abitative provvisorie. Ieri sera erano 68 le scosse che si sono susseguite dalla mezzanotte fra le province di Modena, Ferrara e Mantova, secondo i dati dell'Ingv. E una nuova scossa di magnitudo 3.2 è stata registrata alle 13.18 in provincia di Ferrara, nei pressi dei comuni di Mirabello, Vigarano, Mainarda e Poggio Renatico. Tra i paesi più colpiti dal sisma c'è Mirandola, dove la zona industriale della città è stata chiusa per ordine del sindaco. Chiuso anche l'ultimo supermercato rimasto aperto. In totale 15mila i senza casa, mentre la prefettura di Modena ha fatto sapere che sono 7.231 gli sfollati ospitati in 23 campi e 17 strutture coperte e diversi alberghi anche nell'Appennino modenese. 50 scosse al giorno Clini: servono 15 anni per un'Italia sicura SALVATOREMARIARIGHI srighi@unita.it L'INTERVISTA FERITA D'ITALIA IL REPORTAGE GuidalbertoGuidi IlpatrondiDucati-energia lanciaunappelloallegrandi imprese:«Nonfatesaltare gliordini».E lanciaunpatto d'onore:«Nonscarichiamo ilsismasui lavoratori» Gli imprenditorihanno frettadicapirequando riprendere laproduzione Il sindacatodenuncia: «Scusaperdelocalizzare» Magazzino del caseificio Le Tullie di Rolo FOTO DI GABRIELE ARLOTTI/ANSA Aziende in fuga, camion GIUSEPPEVESPO INVIATO A MODENA GIULIAGENTILE BOLOGNA 2 venerdì 1 giugno 2012
U: SONOSEMPRESTATOUNPO'PIROMANE.SONOCRESCIUTO IN CAMPAGNA E FIN DA PICCOLO I FUOCHI, SIA AL CHIUSO CHE ALL'APERTO, MI AFFASCINANO IN MANIERAINCREDIBILE.Mio padre lavorava spesso fuori e i falò erano parte della quotidianità della mia infanzia; presto ho iniziato a farli con gli amici, senza adulti che ci controllassero. E così ho imparato un sacco di cose su come si accendono e come si alimentano e, in rare occasioni, su come possano sfuggirti di mano. Il fuoco ha nutrito la mia immaginazione di bambino e l'alimenta tuttora. Il mestiere dell'editore dovrebbe essere simile al prendersi cura di un fuoco. Combinando la scintilla dell'immaginazione dello scrittore e i ramoscelli secchi del linguaggio si accendono delle fiamme nella mente del lettore, ma sono fiamme che si spengono presto se non vengono continuamente alimentate da nuovi lettori. Un romanzo come Le braci di Sándor Márai, uscito nel 1942, letteralmente scomparso fino a quando Roberto Calasso non ha deciso di ripubblicarlo all'Adelphi nel 1998, è un ottimo esempio di questa analogia. (...) Ogni libro dipende dalla generosità del lettore, quanto la lettura dipende dalla generosità dello scrittore. Più lettori vengono attirati verso un libro, più carburante riceve quest'ultimo. (...) Il mio primo pensiero, in quanto editore, è senz'altro di dover alimentare tanto i libri con i lettori quanto i lettori con i libri. La relazione fra libri e lettori, infatti, è del tutto simbiotica. Nessuno dei due potrebbe sopravvivere senza l'altro. Ed è responsabilità, privilegio e dovere dell'editoria in quanto industria fare in modo che i libri si nutrano di lettori e viceversa. Sotto questo aspetto, in fin dei conti, le cose non sono cambiate più di tanto. Da sempre, infatti, all'editore spetta questo ruolo: noi siamo canali, catalizzatori, elementi di congiunzione. Quello che è decisamente diverso sono i modi in cui può essere favorito questo rapporto diretto libro-lettore. Non solo l'e-book ha cambiato volto al libro tradizionale, ma la vendita on line e internet hanno fatto sì che il lettore possa trovare e comprare libri usando vie che prima erano impensabili. La velocità e la facilità con cui si può rintracciare in rete ciò che interessa, il fatto che un lettore possa trovare un libro in particolare o un testo fino a quel momento a lui sconosciuto su un argomento specifico, nel giro di pochi minuti e ovunque si trovi, dimostra che questa «connessione» è consolidata. E le possibilità per gli editori di promuovere i propri libri e di comunicare direttamente con i lettori ormai sono infinite. Ma tutto, di questo fenomeno, è cosa buona? Be', sotto molti aspetti sì. Tuttavia, per usare una metafora molto citata, la tecnologia è una lama a doppio taglio e la rivoluzione digitale ha anche una serie di conseguenze poco gradevoli e, in alcuni casi, impreviste. Tra queste c'è senz'altro il fatto che le persone interagiscono meno. Uno degli spazi in cui quest'interazione si assottiglia di più mentre gli individui lottano per la sopravvivenza è senza dubbio la libreria tradizionale, un luogo in cui i lettori si ritrovano faccia a faccia con altri lettori e dove, soprattutto, lettori e libri possono fare incontri inaspettati. E non dimentichiamoci il ruolo cruciale che può giocare il libraio in tutto questo. È lui l'intermediario, la guida, il link tra il libro e il lettore. I librai contribuiscono alla propagazione delle fiamme e possono farlo in modi molto intimi: uno sguardo, un contatto, il rapporto diretto. La vendita manuale è il modo più bello per vendere un libro perché coinvolge la relazione intima, personale di un lettore con il libro. (...) Sappiamo di avere tra le mani un best seller quando sentiamo il calore, quando libri e lettori si stanno alimentando gli uni con gli altri, quando i risultati ormai hanno superato qualunque nostra aspettativa, quando la cosa più importante da fare è solo ristampare e mantenere vive le fiamme. La fede nell'importanza del passaparola, dei consigli ad personam, del fondamentale ruolo svolto dai lettori nel successo dei libri è ciò che ha portato alla creazione della World Book Night, un'ambiziosa iniziativa non profit lanciata in Gran Bretagna nel 2011, una festa della lettura per promuovere l'alfabetizzazione. L'evento è consistito nel distribuire un milione di libri a un milione di persone nello stesso giorno, con la certezza, nella stragrande maggioranza dei casi, che gli individui coinvolti non avessero mai neanche tenuto in mano i volumi loro assegnati. Il successo dell'operazione è dipeso tutto dal modo in cui sono state distribuite le opere. Per la World Book Night è stato reclutato un esercito di ventimila «addetti alla distribuzione dei libri», un ruolo assolutamente inedito, tutti entusiasti all'idea di condividere la loro passione per un libro in particolare (e per la lettura in generale) con un pubblico più vasto. Questo blitz di massa, il dare libri alla gente con un gesto che fosse personale, significativo e quindi estremamente prezioso, ha sprigionato un'incredibile vampata di calore positivo intorno ai libri e alla lettura. Quel giorno, inaspettatamente, si sono accesi un milione di piccoli fuochi, si è nutrita la gente di libri, ma anche i libri con la gente. Abbiamo creato un milione di ragioni per leggere. E la cosa eccitante è che nel 2012 la World Book Night verrà lanciata anche in Germania e negli Stati Uniti, e ripetuta in Gran Bretagna. Le fiamme si stanno propagando a macchia d'olio. Ecco, secondo me è proprio questo tipo d'iniziative propositive, ovvero il portare concretamente i libri verso la gente in modi inattesi e generosi, a far sì che la lettura continui a prosperare e a restare al centro della nostra cultura. (Traduzione di Lucia Ferrantini) UndisegnodiGuido Scarabottolo trattodall'Almanacco Guanda«Fare libri.Come cambia ilmestiere dell'editore»a curadiRanieri Polese (GuandaEditore) WEEKEND : «AttacktheBlock» l'ottimoesordiodiJoeCornisch,NeilYoungbutta all'aria lecanzonidell'epopeaUsa, ilMacbethpsicoanaliticodiDeRosa,glianni SettantasecondoManacorda, ledonne incandescentidiThomasSchütte P.20-24 EDITORIA L'acchiappa lettori Ecco un'ambiziosa iniziativa chearrivadall'Inghilterra Anticipiamostralcidell'interventodiJamieByng dall'AlmanaccoGuanda:«L'editore?Èunpiromane cheaccendei fuochiesacomealimentare le fiamme» JAMIEBYNG EditorediCanongate venerdì 1 giugno 2012 19
Montepremi 2.048.261,74 5+stella Nessun6 1.944.733,51 4+stella 34.845,00 Nessun5+1 3+stella 1.716,00 Vinconoconpunti5 34.137,70 2+stella 100,00 Vinconoconpunti4 348,45 1+stella 10,00 Vinconoconpunti3 17,16 0+stella 5,00 Nazionale 16 29 71 48 14 Bari 58 45 33 49 14 Cagliari 36 38 26 87 78 Firenze 62 20 50 1 13 Genova 55 68 85 45 69 Milano 8 31 11 85 69 Napoli 27 39 41 67 56 Palermo 17 40 52 35 81 Roma 4 17 71 46 56 Torino 87 11 1 32 76 Venezia 11 9 79 58 20 VINCENZORICCIARELLI ROMA LecarteSotto inchiesta insiemea Criscito.Ma luivaagli Europei.Fotopiccanti perestocerefavori LEAMICIZIEPERICOLOSECONGLIULTRAS,LE FREQUENTAZIONI CON MALAVITOSI INTERNAZIONALI E GLI INCONTRI CON ESTREMISTI DIDESTRALEGATIALL'EVERSIONENERAEALLABANDADELLAMAGLIANA.Non bastasse tutto questo, dal fascicolo della procura di Cremona che lo ha indagato nello scandalo calcioscommesse chiedendone (senza successo) l'arresto, sul conto di Giuseppe Sculli salta fuori anche un presunto ricatto organizzato ai danni dell'ex compagno di squadra al Genoa Luca Toni insieme al pregiudicato bosniaco Safet Altic. I due, scrivono gli agenti, «parlando di affari e di come incrementare i loro guadagni... parlano di Toni che per l'occasione chiamano “Peperone”». «Sculli - annotano gli agenti - nella circostanza asserisce di essere in possesso di foto compromettenti del collega che lo ritraggono in atteggiamenti intimi con alcune ragazze e che le foto possono essere utilizzate per “forzare” eventualmente, la volontà del calciatore nel caso in cui lo stesso non si fosse dimostrato accondiscendente su alcune richieste». Sculli «aggiunge, inoltre, che le stesse (foto) potrebbero, alla bisogna, essere inviate e fatte recapitare ad amici e conoscenti di Toni, tra i quali citano anche, quali possibile destinataria, la compagna del calciatore». L'attaccante calabrese infatti, annotano gli inquirenti, dice di «essere in possesso di foto compromettenti del collega che lo ritraggono in atteggiamenti intimi con ragazze, utilizzabili per forzare la volontà del giocatore nel caso non si fosse dimostrato accondiscendente in alcune richieste». Dalla lettura del fascicolo di Cremona, però, emergono i rapporti strettissimi fra Sculli e alcuni capi ultrà rossoblù pregiudicati. È il caso di Massimo Leopizzi, in passato accusato e assolto per il tentato omicido della moglie. In una telefonata intercorsa fra i due la sera del 22 aprile, dopo gli incidenti di Genoa-Siena con i giocatori del Grifone costretti a togliersi le maglie di gioco, è prorsio Sculli a ringraziare Leopizzi per avergli «evitato questo affronto». Il giorno dopo, però, la telefonata verte sulle accuse del presidente Preziosi agli ultras violenti. «Ma come gli viene in mente di dire queste cose?», dice Leopizzi a Sculli: «Per lui in passato ho fatto anche falsa testimonianza quando sono stato sentito per la partita con il Venezia». Il riferimento è ad un'altra inchiesta, quando il proprietario del Genoa comprò la partita per assicurarsi la promozione in serie A con 250 mila euro in contanti. Durante quel processo emersero i rapporti, gli incontri e gli accordi fra Preziosi e gli ultras. Preziosi, continnua Leopizzi, «si è salvato dal carcere grazie a questo signore». LE ACCUSE Dal fascicolo di Cremona emerge però un ulteriore dettaglio. L'iscrizione nel registro degli indagati del difensore della Juventus e della nazionale Leonardo Bonucci risale al 3 maggio scorso. Quello stesso giorno sono stati iscritti nel registro degli indagati della procura di Cremona anche l'allenatore della Juventus Antonio Conte e il nazionale Domenico Criscito. Per tutti l'accusa è di associazione a delinquere e frode sportiva. Stesso giorno di iscrizione, stesso reato ipotizzato, l'unica differenza è il trattamento subito dal commissario tecnico Cesare Prandelli, con Criscito rispedito a casa dopo la pequisizione. «Bonucci, anche lui indagato, farà parte della lista dei convocati per gli Europei - accusava ieri Andrea D'Amico, prcuratore del difensore dello Zenit - per cui anche Criscito poteva rientrare nelle convocazioni di Prandelli». SEL'ERAPRESACONIMEDIAECONIMODIPOCOORTODOSSI DELLA GIUSTIZIA ITALIANA DI CONDURRE LE INDAGINI, AVEVA SBOTTATO GIGI BUFFON, E CHISSÀ COME PRENDERÀ ORA QUESTA ENNESIMA FUGA DI NOTIZIECHE PERÒ,A DIFFERENZA DELLE PRECEDENTI, STAVOLTALOVEDEDIRETTAMENTECOINVOLTO:«BUFFON SCOMMISEPERUNMILIONEEMEZZODIEURO».La nota risale a un'informativa della guardia di Finanza che la procura di Torino ha passato alla procura di Cremona, che sta indagando proprio sul Calcioscommesse: «Un'anomala movimentazione caratterizzata dall'emissione nel periodo gennaio 2010 al settembre 2010 di n.14 assegni bancari, di importi tondi compresi tra 50 mila ed euro 200 mila per un totale di 1.585.000 euro». Tutti girati a favore di tale Massimo Alfieri, titolare di una tabaccheria a Parma, abilitata, tra l'altro, alle scommesse calcistiche. Si tratta di una richiesta firmata dal dottor Cesare Parodi e datata 29 dicembre 2011, nella quale il magistrato chiede al collega di Cremona la trasmissione di alcuni documenti che potrebbero interessare il suo ufficio. Nella nota emerge come, tra l'altro, l'avvocato Marco Valerio Corini, legale che segue Buffon da anni, a tutela della privacy del suo assistito, non ha voluto dettagliare la ragione dell'operatività segnalata: «Lo stesso avvocato - si legge nell'informativa si è limitato a descrivere il beneficiario degli assegni come persona di assoluta fiducia, spiegando che i trasferimenti di liquidità sono volti a tutelare parte del patrimonio personale di Buffon. L'avvocato ha, inoltre, accennato ad una società fiduciaria ed all'acquisto di immobili a Parma, senza specificare l'esistenza o meno di scritture private o atti di compravendita donazione». I magistrati sospetterebbero invece che la liquidità sia parte delle giocate che effettuava l'azzurro. E va ricordato che scommettere, per il codice di giustizia (articolo 6) comporta una squalifica di due anni. Al momento non viene formalmente contestata dalla giustizia penale alcuna ipotesi di reato ai danni di Buffon. Ricordiamo che il regolamento federale vieta ai calciatori di effettuare scommesse. Era la giornata del processo Scommessopoli Bis, riguardante serie B e Lega Pro, il cui baraccone mediatico accompagna le sfilate degli avvocati. Alcuni più noti dei loro assistiti, è il processo dei «40-50 sfigatelli», per usare le parole che nelle stesse ore il ct della Nazionale, Cesare Prandelli, affibbia al Circus del Calcioscommesse. Una bordata di qua, un'altra di là rispondendo al premier Monti che aveva chiesto uno stop del calcio per qualche anno: «Ma il mio è un altro calcio...», risponde Prandelli. E nel contempo esplode il caos da Cremona, dove viene svelata un'altra informativa che dipinge un Gigi Buffon scommettitore accanito nell'ordine del milione e mezzo di euro. Il ct aveva già parlato,e non era stato tenero con il suo portierone. Gli erano bastate le parole del giorno prima, quando Buffon aveva attaccato pesantemente magistrati e giornalisti, gridando alla «vergogna» per un certo modo di dare le notizie. Un attacco che sembrava una “difesa” dei protagonisti di questa brutta storia: «Per quanto mi riguarda mi sento un po' in imbarazzo a difendere certi sfigatelli. Io non ho mai scommesso – ha detto il ct - mai giocato, appartengo a un mondo diverso. Sono già fortunato nella vita, se gioco e magari vinco diventerei più fortunato ancora e toglierei fortuna ad altri». Per il resto l'Italia che sta per andarsi a giocare l'Europeo tace: un altro polverone su un azzurro dopo l'estromissione di Criscito e l'indagine su Bonucci. Gigi Buffon, però, non è la prima volta che inciampa sulle scommesse. Nel maggio 2006, alla vigilia del mondiale in Germania, il portiere azzurro venne interrogato dalla procure di Torino e Parma per un giro di scommesse di oltre un milione di euro volato fino all'Inghilterra. Buffon ammise di aver bruciato almeno due milioni di euro, ma di non aver mai puntato su partite italiane. Il fascicolo sportivo fu archiviato dal procuratore federale Stefano Palazzi. Il nome di Buffon, invece, era già emerso nell'inchiesta di Cremona a dicembre quando Nicola Santoni, uno degli indagati della prima ora, intercettato spiegava che il portiere è «uno che scommette 100-200mila euro al mese». InumeridelSuperenalotto Jolly SuperStar 12 25 66 72 75 89 6 57 10eLotto 4 8 9 11 17 20 26 27 31 3336 38 39 40 45 55 58 62 68 87 SPORT Buffonpuntò 1,5milioni Assegnial tabaccaiodi fiducia Mercoledì aveva attaccato i pm SIMONEDISTEFANO sidistef@gmail.com LOTTO Prandellial suoportiere: «Sarei imbarazzatoa difendere40-50sfigatelli» Poi lanotizia:gliatti sonostati passatidaTorinoaCremona Laprova:Bonucci indagatodaunmese ESculli ricattavaToni GIOVEDÌ 31 MAGGIO U: Cesare Prandelli eGianluigi Buffon durante unallenamento dellanazionale FOTO DI FRANCESCO PECORAR/LAPRESSE . . . La guardia di Finanza crede che i soldi servissero a scommettere Il portiere non è indagato, l'avvocato: «Solo investimenti» venerdì 1 giugno 2012 27
FRANCESCADESANCTIS fdesanctis@unita.it WEEKEND TEATRO IL POTERE GENERA MOSTRI CI DICE IL MACBETH MESSO IN SCENA AL TEATRO CARIGNANO DA ANDREA DE ROSA.E ci insinua subito un dubbio, trasformato ben presto in certezza, sottolineando come i mostri siano in realtà le proiezioni delle nostre pulsioni segrete, inconfessabili. Anche se sarebbe eccessivo definire lo spettacolo di De Rosa un Macbeth psicoanalitico è indubbio che non solo il protagonista ma anche i suoi compagni, dalla lady sua moglie a Banquo, ai suoi nemici, è con la parte più segreta di se stessi che sono costretti a fare i conti. Uno spiazzamento in chiave contemporanea quello adottato dal regista che ne ha curato anche l'adattamento, sostenuto dalla seducente traduzione di Nadia Fusini e sottolineato anche dall'ambientazione: un interno in puro stile novecento con un ampio divano, un'abatjour, una parete riflettente che separa il mondo intimo dei protagonisti da quello di fuori, dalle feste e dalla sbronze con le quali di lì a poco si festeggerà il ritorno del signore vittorioso dalla guerra. A riportare l'intera storia nella più nascosta interiorità ci pensano le tre streghe che gli faranno la profezia, che il generale si trova addirittura in casa: tre bambole inquietanti, vestite di nero, voce metallica registrata per dire cose incomprensibili, ma che in realtà portano alla luce ciò che non si osa dire: tu Macbeth sarai re, e tu Banquo sarai padre di re, scatenando risate agghiaccianti nei due, ma cominciando a «lavorare» da subito dentro di loro. Queste streghe bambole, così simili a dei neonati, vengono vissute dal protagonista e da sua moglie come i figli mai avuti: subito la lady se ne impossessa, se li nasconde addosso, facendole uscire, quasi partorendole, a una a una, mano a mano che il piano efferato contro re Duncan e contro Banquo, di cui non ci si fida, si va delineando non tanto come una follia, ma come qualcosa di ineluttabile. E così continua a essere fra sciabolate di luce, passaggi dalla notte al giorno, mentre al primo piano delittuoso ne seguono altri, come l'uccisione della moglie e del figlio di Macduff, un bambolotto anche lui. Sangue chiama sangue e pensieri di morte si susseguono a pensieri di morte, mentre lady Macbeth partorisce bambini destinati a morire o feti di bambini mai nati fino alla sua fine violenta. Lo spettacolo di De Rosa è, con qualche compiacimento, un crudele viaggio nel nero, senza speranza. Ma a rendere più forte l'inquietante e fatale cammino del protagonista verso l'annientamento di sé, contribuisce non poco la notevole interpretazione di Giuseppe Battiston, un Macbeth giovane, rimpannucciato dentro un cappotto scuro, un Macbeth quasi infantile che gioca con la corona come gioca con la morte degli altri e sua, vittima innanzi tutto di se stesso, della sua mancanza di misura anche nel desiderio di gloria. Un'interpretazione straniata, in contropiede, matura. Anche il Banquo di Paolo Mazzarelli nella sua derisoria inconsapevolezza di vittima sacrificale e di testimone scomodo delle mostruosità del suo signore, è convincente mentre non ancora a registro appare la lady Macbeth della sensitiva Frédérique Loliée. Truculenta, inquietante ma di notevole impatto la scena finale: Macbeth, al quale le streghe bambole predicono che morirà quando vedrà camminare la foresta di Birnam e che è destinato a essere ucciso da uomo non nato da donna (Macduff nato con cesareo), si troverà a combattere dentro una foresta fatta di corpicini di bimbi e di feti che scendono dall'alto attaccati a un filo, ridotto infine a una maschera di sangue di un trono di sangue. Ma come sarà il futuro re, quel Malcolm indeciso che si interroga sussurrando il monologo più famoso del mondo, quello di Amleto? CISONOSPETTACOLICHETI«METTONOALL'ANGOLO». COMEINUNRINGDOVESICOMBATTEFINOALL'ULTIMO COLPOEDADUNCERTOPUNTONONPUOIPIÙSCAPPARE: puoi lottare, sfogarti, resistere fino a quando non hai esaurito anche il più piccolo briciolo di forza. Combatti per vincere. Forse per difende l'onore o un titolo. I personaggi in scena nello spettacolo scritto da Giorgio Scianna e diretto da Veronica Cruciani, La Palestra ore 18:00 (una produzione Fattore K. – Armunia / Festival Inequilibrio - Castiglioncello in coproduzione con Compagnia Veronica Cruciani e in collaborazione con il Teatro di Roma, in scena al Teatro India fino a domenica, poi replica al Teatro Quarticciolo il 5 e 6 giugno, Roma), combattono per la famiglia. Ma è una lotta assurda e mostruosa che getta via, come se fosse uno straccio vecchio e ormai inutile, la legge e la responsabilità delle proprie azioni, in questo caso quelle dei figli. Dunque, accadono due abusi in scena. E due branchi sfilano davanti agli occhi attoniti degli spettatori. Questa è la storia: due uomini e una donna (Filippo Dini, Fulvio Pepe, Teresa Saponangelo) rispettivamente genitori di Gabriele, Claudio e Leo, compagni di classe, vengono convocati dalla preside (Arianna Scommegna) in un luogo insolito, la palestra della scuola. Dopo i primi venti minuti di attesa - condivisi con suspance e tensione dal pubblico - la preside svela la motivazione: in quella palestra una compagna di classe di Gabriele, Claudio e Leo è stata ripetutamente violentata. E gli abusi sono stati filmati dai telefonini. Chi è stato? Gabriele, Claudio e Leo. Un peso insopportabile, troppo grande per le tre famiglie borghesi. Ed ecco che di fronte alla caparbietà della preside, decisa a chiamare la polizia, succede l'irreparabile: un'altro branco, quello che avrebbe dovuto «curare» e far crescere i propri figli, sfoga tutta la propria violenza animale pur di difendere la famiglia. E al diavolo colpe e responsabilità. NELLESCUOLE... Questo è uno di quei casi in cui lo spettacolo diventa un qualcosa che ti si appiccica addosso e che fai fatica a scrollarti di dosso. È qualcosa che ti smuove dentro, che ti riguarda inevitabilmente. Certamente il merito va ad un testo ben scritto e dai ritmi giusti (un esordio teatrale per lo scrittore Scianna) capitato nelle sapienti mani di Veronica Cruciani, una regista che difficilmente delude. Se a questo ci aggiungiamo quattro ottimi attori in scena, il gioco è fatto. I video proiettati sulla rete della palestra sono di Marco Santarelli. Infine un'idea semplice semplice: perché non allestire lo spettacolo nelle palestre delle nostre scuole? La palestra ore 18:00 è uno spettacolo soprattutto per i ragazzi e per le famiglie. TuMacbeth sarai re DeRosaci racconta lastoria dalpuntodivistapiù intimo Ipersonaggi fannoiconti con lapartepiùsegretadise stessi:uncrudeleviaggionero senzasperanza.Notevole ilcontributodiBattiston MARIAGRAZIA GREGORI TORINO «Macbeth»diWilliam Shakespeare, conGiuseppe Battiston, FrédériqueLoliée, regiaAndreaDe Rosa inscena alTeatro Carignano FOTO DI BEPI CAROLI Donneeviolenza: inpalestracol«branco» IlnuovospettacolodiVeronicaCrucianinarraunavicenda diabusiesvela il latooscurodellenostre famiglie «Lapalestra ore 18:00» diGiorgioScianna, regia diVeronicaCruciani, con FilippoDini, Fulvio Pepe,Teresa Saponangelo,AriannaScommegna LEPRIME Encomiabilee coraggioso il festivalVie di Modenae dintorniche, nonostantesia scossoalle fondamenta(moltigli spettacoli saltati), continua il suo percorso. Staseracon ilbosniaco Mustafic in un progettobilingueserbo-albanese. PATRIOTICHYPERMARKET regiadiDinoMustafic conE.Andrea, S.Bestic, K,Hoxhae altri Vignola, teatroErmanno Fabbrioggi h.21 Il «classico» diBüchner adattatoai corpi di performercome«organismo brulicantedi situazioni».Undramma a stazioni, unavia crucisdove le parolevisionarie e poetiche, agguantano i corpi, li penetrano, li scavano, li indagano, li spogliano WOYZECK RICAVATO DAL VUOTO ideazioneemessinscena diM. Lucenti con idanzatori diBalletto Civile Milano,Teatro Elfo Puccini5 giugno Inaugurazionedeluxe per ilNapoli Teatro Festivalche in BobWilsonall'inizio ePeter Brookalla fine ha i suoi referenti doc. L'algidoe ironico sperimentatoredel teatrovisivo,già superstar aSpoleto, quiè alleprese con una commediamusicale. THE MAKROPULOSCASE regiadiRobert Wilson daKarel Capek Napoli, teatroMercadante dal7 al9 giugno U: 22 venerdì 1 giugno 2012
ILCOMMENTO MICHELEPROSPERO DOMANI IN EDICOLA Il voto delle amministrative ci offre un credito da parte degli italiani, ma allo stesso tempo ci sfida al cambiamento», spiega Andrea Orlando, deputato Pd, quarantenne. «Ci chiede un salto di qualità nella selezione della classe dirigente». Crede che la soluzione sia la nascita di una listacivica alleatacolPd? «No, non credo. Dobbiamo aprire il Pd a interi pezzi di società, ceti produttivi, intellettuali, che sono essenziali per una riscossa civica. Questo però implica far saltare un tappo che c'è nel nostro partito: il tappo di un correntismo esasperato. L'attuale pace interna è figlia di una tregua tra correnti, ma se il profilo che il Pd presenterà alle elezioni partisse da questo equilibrismo non avrebbe alcuna capacità espansiva o di apertura». Comesi fasaltarequesto“tappo”? «È un compito che spetta a tutto il gruppo dirigente, a partire dalla maggioranza che ha sostenuto Bersani. Ci siamo impegnati a fare del Pd una grande infrastruttura a servizio del Paese». Questa operazione si fa con le primarie dicircoscrizione? «Se restasse il Porcellum sarebbe doveroso farle. Ma questo non esclude la necessità di un lavoro politico per individuare la nuova classe dirigente, per coinvolgere un pezzo di società, non è solo una questione di procedure». Qualè il modello elettoralepiùadatto? «Dobbiamo lavorare per il doppio turno, che garantisce autonomia dei partiti e stabilità, evitando le coalizioni coatte. Credo che la bozza Violante, il sistema ispano-tedesco su cui si era raggiunto un compromesso con Pdl e Udc, nel quadro post amministrative non garantisca stabilità. Per questo è giusto tornare sul doppio turno». Nientepresidenzialismo? «Non si può cambiare la seconda parte della Costituzione in poche settimane. Se il Pdl insiste a mettere troppa carne al fuoco significa che vuole bruciarla tutta, e dunque tenersi il Porcellum». Servononuoveprimarieperilleaderprimadellepolitiche? «Non avverto questa esigenza, le primarie ci sono state nel 2009 e le ha vinte Bersani. Però serve un grande momento di rilegittimazione, di apertura alla società. La stesura del programma potrebbe essere l'occasione giusta. Il successo dei grillini ci ha dimostrato che le persone sono sì interessate a scegliere i leader, ma ancor più a entrare nel merito delle scelte. L'ipotesi di un programma scritto tra quattro responsabili di partito sarebbe di per sé un segnale di distanza dai cittadini. Viceversa, serve un grande percorso dal basso». Lealleanze.Comedovrebbemuoversi il Pd?Da solo o la foto diVasto? «Molto dipenderà dalla legge elettorale. Se anche dovesse restare un sistema come l'attuale di “coalizioni necessitate”, il Pd dovrebbe comunque esplicitare la sua vocazione al Paese. L'alleanza non può essere fatta a tutti i costi. Oggi la priorità è allearsi con pezzi di società che non sono andati a votare, e questo non si risolve con una somma di sigle. Se c'è una foto su cui dovremmo puntare è quella di Parigi con Bersani, Hollande e il tedesco Gabriel: un grande partito riformista che si collega con altre forze europee per coniugare uguaglianza e modernizzazione. Ormai temi come la redistribuzione e la lotta ai grandi poteri che condizionano la democrazia coinvolgono anche larga parte del ceto medio, piccola impresa, mondo delle professioni. E il Pd può proporsi come luogo di una possibile alleanza tra progressisti e moderati, come garante di un nuovo patto sociale». «Congresso anticipato del Pd in autunno e primarie per scegliere il leader-candidato premier». Giorgio Tonini, senatore Pd molto vicino a Veltroni, rilancia la proposta di Matteo Renzi e di Civati. E sfida il partito: «Sul sistema semipresidenziale dovremmo riflettere seriamente. Siamo stati noi per primi a proporre di fare come in Francia». DunqueleichiedeprimariedelPdprima delvoto? «Sì, ma non con lo spirito del regolamento di conti interno, ma con l'obiettivo di aprire porte e finestre alla società. È l'unico modo per contrastare efficacemente chi ci accusa di rappresentare il “vecchio” e immagina liste civiche». Bersanièstatoelettoconleprimarieelo statuto prevede che sia lui il candidato premier. «Ha perfettamente ragione, ma ha sempre aggiunto che non vuole trincerarsi dietro un fatto notarile. Le primarie sono il modo per portare l'innovazione dentro il Pd. Non è un attacco a Bersani, è nel suo interesse mettere in gioco il suo ruolo e rilanciarlo attraverso una grande operazione democratica». Stachiedendouncongressoanticipato? «Nel nostro statuto le due cose vanno insieme. Al congresso c'è una pre-selezione tra gli iscritti, poi la parola passa alle primarie». Perchè chiedere un cambio di leader vistoche ilPd havinto leamministrative? «Bersani parte in pole position per vincere anche questa partita». E tuttavia dalle sue parole sembra che i veltroniani siano pronti a tirare la volata aRenzi... «Sia chiaro, queste sono riflessioni del tutto personali che non coinvolgono Veltroni. Io non sposo Renzi, ragiono sulla “ditta” che ha bisogno del passaggio delle primarie. Altrimenti rischiamo che il Pd si riduca a fare il portatore d'acqua di qualcun'altro, la bad company di una coalizione in cui la bella politica sta altrove». Niente liste Saviano o deisindaci? «Non abbiamo fatto il Pd per delegare l'innovazione ad altri. Quella vera si fa con partiti che siano strumenti di cambiamento, non con operazioni più o meno effimere, con liste civiche con cui spesso si fatica a governare i Comuni» Come fate a fare le primarie escludendo Vendola? «Non esistono nel mondo primarie tra forze politiche diverse. In tutti i grandi paesi europei il candidato è il leader del partito più importante. Vendola farà quello che vuole. Gli alleati accetteranno il nostro leader, altrimenti prenderanno altre strade». Leiedaltrisenatori,comeMorando,sembratetentatidalsistemasemi-presidenzialepropostodaBerlusconi. Ècosì? «Siamo stati noi del Pd, dopo la vittoria di Hollande, a rilanciare il sistema francese, per allontanarci dal rischio Grecia. Semipresidenzialismo e doppio turno sono due parti dello stesso sistema». Nel Pd c'è molta freddezza per questa proposta, soprattutto perchè viene dal Cavaliere. «Facciamo bene a diffidare, siamo rimasti scottati troppe volte. Ma l'unico modo per smascherare un eventuale bluff è andare a vedere. Lo vedremo alla fine della prossima settimana nell'aula del Senato, quando si voterà l'emendamento del Pdl». Lei lo voterebbe? «Aprirei il confronto in modo molto serio. Disponibile a votarlo se è un testo francese e non sudamericano, simile a quello Salvi della Bicamerale D'Alema». Sequestaipotesinonpassasse,suquale leggeelettoralepunterebbe? «Sono uno dei pochi che non ha mai sconfessato la bozza Violante, la correggerei solo in senso più spagnolo e meno tedesco». SEGUEDALLAPRIMA La forza ispirata da Grillo non sfugge a questa regolarità. La città di Parma è in fondo la metafora di un movimento sorto dalla volontà di imprimere una assoluta discontinutà che diventa il punto di riferimento insperato dei vecchi poteri in agonia. Con una base culturale molto evanescente, così come appare nell'intervista di Grillo, il movimento si presta in pieno alle mire e ai calcoli di potenze che cercano di utilizzarne la carica sovvertitrice per volgerla verso altri sbocchi. Quando un movimento riceve la simpatia di grandi giornali, di settimanali, di trasmissioni della tv pubblica e privata, già non appartiene più alla pura passione dei navigatori delle origini e sta per essere attirato in un'orbita più ampia in cui si agitano interessi e manovre e in cui quindi l'infuenza di media e denaro pare irresistibile. Le parole di Grillo non si riferiscono alla questione sociale con rigore analitico ma alimentano una semplicistica e a tratti caricaturale raffigurazione manichea del mondo in cui si oppongono i perfidi finanzieri e i semplici cittadini. Lo schema binario proposto dal comico contrappone gli altri («le banche, gli zombi») e noi («siamo l'ultima chance per l'Italia»). Non c'è spazio per analisi più complesse e l'avversario perde ogni dignità e non viene riconosiuto se non nelle sembianze del male assoluto. Da una parte Grillo colloca il bene, il pulito, il bravo, l'incensurato e dall'altra ospita il male, il ladro che ha la figura del partito impressa. Questo schematismo non solo alimenta un immaginario tardogiacobino ma coltiva una veduta inquietante della democrazia quando il comico prospetta il suo minaccioso programma: «noi vogliamo arrivare al cento per cento». Quando un politico parla in nome della totalità e descrive l'avversario come un reprobo contro il quale si innalzano gogne e tribunali del popolo provoca sempre un certo turbamento. Il progetto di Grillo mira ad una «iperdemocrazia» (il termine risale a Ortega y Gasset) nella quale scompaiono partiti e politica organizzata e tutto viene affidato a referendum a getto continuo. Il problema è che anche una sedicente democrazia dal basso ha bisogno di esprimere classi dirigenti, di eleggere rappresentanza. E qui, fatti fuori i partiti (con quali strumenti coercitivi è possibile sbarazzarsene?), ci sarà qualche altro momento in cui i compiti di proposta e di indicazione verranno espletati. Non basta certo navigare nella leggerezza della rete per annullare i pesanti poteri dei territori. Nel paradiso di una iperdemocrazia dei cittadini e senza più partiti e «segretari nazionali» Grillo si propone nel gratificante ruolo di «grande vecchio» o di «ispiratore» che senza mai uscire dall'ombra orienta, suggerisce, raccomanda, censura. Il movimento che «vuole cambiare la società intera» in realtà non essendo strutturato, e presentandosi come sprovvisto di procedure, regole e spazi visibili per un apprendimento collettivo, restringe la partecipazione reale che non ha bisogno di grandi vecchi e tanto meno di ispiratori occulti. Grillo e la trappola della «iperdemocrazia» Ipartitidopo ilvoto: scenarieanalisi con“Left” L'ITALIAELACRISI L'INTERVISTA AndreaOrlando «Nonciservonoliste alleate,apriamociaiceti produttivie intellettuali. Leprimarieper il leader? Meglioungrande confrontosullescelte» L'INTERVISTA GiorgioTonini «Nonesistonoalmondo consultazioni tra forze diverse.Presidenzialismo? DopoHollandesiamostati noia rilanciare il sistemafrancese» Ipartiti si riorganizzanodopo le elezioniamministrative, chehanno cambiatogli scenari finqui conosciuti, soprattutto in vistadelle elezionipolitiche previsteper la prossimaprimavera. Il numero di left inedicola sabato con l'Unità esamina innanzitutto la consistenzanumerica e il radicamento delPdnel territorio. Poi lacrisi delPdl e la suacrisi dilaniante. Oggi intantoalle 18alla libreria Feltrinellidi Latina si parleràdella collaborazione l'Unità-Leftcon Pietro Spataro,Donatella Coccoli eManuele Bonaccorsie esponentidelPd. «Pensiamo al programma e alla società» «Primarie in autunno ma solo Pd» A.C. ROMA ANDREACARUGATI ROMA 12 venerdì 1 giugno 2012
DA QUALCHE TEMPO È IN ATTO UN TENTATIVO INSI-STENTEEDIFFUSODI“RECLUTARE”LAFIOMINUNARCIPELAGO VARIAMENTE ANTAGONISTICO. Per ultimo Marco Travaglio, nell'editoriale di domenica 27 maggio su Il Foglio Quotidiano: “Ci sarà bisogno di Grillo e dei suoi ragazzi, di qui alle elezioni. Ma anche di altre forze civiche e nuove che raccolgano il meglio di quel che resta della politica degli ultimi anni: sindaci ed amministratori di ultima generazione (quelli eletti a dispetto dei partiti, anche dei loro) intellettuali e cittadini riuniti a difesa dei “beni comuni”, movimenti che un anno fa, insieme all'Idv, vinsero i referendum contro il nucleare, l'impunità di Stato e per l'acqua pubblica, associazioni antimafia, anti-tav, anti-inceneritori, occupanti di spazi culturali, magari la Fiom”. Possiamo tentar di capire le ragioni di Travaglio e del “listone”: la Fiom, il suo presente e la sua storia, rappresentano un invidiabile “marchio di qualità” di cui fregiarsi. Ma proprio per questo non si può fare a meno di considerare quelle ragioni come un'opa ostile nei confronti della Fiom. Una cosa è considerare legittimo e necessario il confronto tra realtà profondamente diverse per “ragioni sociali”, culture, sensibilità; altra cosa è immaginare di poter far parte di un “listone” che competa su un terreno, quello della rappresentanza politica, che, dopo l'autunno caldo del'69, abbiamo sempre considerato separato ed autonomo dalla funzione della rappresentanza sociale del lavoro. Meno comprensibili sono le tentazioni che sembrano comunque presenti nella Fiom. Tentazioni che, se assecondate, condurrebbero ad uno snaturamento della funzione che è propria del sindacato. È indiscutibile che in questi anni nel nostro Paese, e con maggior forza nella maggiore categoria dell'industria, quella dei metalmeccanici, si sia verificata una vera e propria crisi della contrattazione. Crisi che, peraltro, è stata largamente indotta da governi di centrodestra che non solo hanno operato per acuire il conflitto fra capitale e lavoro, ma che hanno fatto della divisione fra i sindacati un obiettivo esplicito della propria azione politica. Il problema che sta oggi di fronte alla Fiom è quindi di difficile soluzione: come ricostruire, dopo l'eclissi parziale del berlusconismo, nuove rapporti con gli altri sindacati dei metalmeccanici e nuove relazioni con le controparti datoriali? La risposta non è certo semplice, ma solo noi possiamo trovarla. Il che vuol dire, da un lato, che non possiamo passivamente aspettarla dalle forze politiche che guideranno la prossima legislatura. E, dall'altro, che non ci sono scorciatoie politiche che consentano al gruppo dirigente della Fiom di raggiungere per altra via quegli obiettivi che oggi appaiono difficili da raggiungere all'interno dell'universo metalmeccanico. Il punto è che oggi la Fiom deve essere all'altezza della sfida che, al lavoro ed alla sua rappresentanza, viene posta dagli effetti congiunti della globalizzazione e della Grande Crisi. Tali effetti pretendono una capacità di analisi e di proposta che sappia tenere insieme la dimensione dei diritti sociali e delle tutele, con quella della concreta organizzazione della produzione e delle condizioni di lavoro. La prima senza la seconda finisce per incontrare rapidamente un limite invalicabile, finisce per diventare declamazione astratta. A differenza di quella dei diritti civili e politici, l'esigibilità dei diritti sociali è storicamente collocata in un rigido incastro tra il processo di accumulazione, i rapporti di produzione e i rapporti di forza che il conflitto sociale determina. Per questo per la Fiom non si pone il dilemma di quale ruolo giocare nella ricomposizione degli assetti politici, ma piuttosto la necessità di riconquistare-ricostruire, nel presente, il Contratto nazionale, la rappresentanza e il potere negoziale dei lavoratori nei luoghi di lavoro. Cioè là dove l'offensiva è più forte e là dove nessuno svolgerà il compito che spetta esclusivamente a noi. CaraUnità . . . In questi anni si è verificata una crisi della contrattazione . . . Grande Crisi e globalizzazione sono le prove da superare IL VENTO STA CAMBIANDO. È UNA DELLEESPRESSIONIPIÙABUSATEDIQUESTASTAGIONEPOLITICA.Nessuno però sembra sapere in che direzione. Dopo aver letto commentatori cogliere segnali impercettibili nelle pieghe più nascoste, da Mira a Budrio, vorremmo fare qualche riflessione anche da Milano, dove il vento sembra essere partito. Qui le primarie del Pd sono state croce per i miseri risvolti interni al Pd e delizia per una città cui le primarie hanno consegnato personalità di alto profilo. Ricordiamocene quando parliamo di aggiustamenti alle primarie dopo esiti a noi sgraditi. A Milano il civismo come retorica ha lasciato il posto al civismo come pratica, sia nella costruzione della lista del Pd, sia nel sostegno indiscusso alla causa di un candidato sindaco che ha riportato al centro il valore della partecipazione (l'avviso è per i sostenitori di liste civiche parallele al Pd. Ma il Pd, se cosi facesse, a cosa servirebbe? ). È in ragione del sostegno a questo nuovo progetto di rinnovamento della politica che il Pd ha raggiunto, qui, il 29% dei consensi. Non l'ossessione per le alchimie coalizionali, ma una leadership dalla forte carica simbolica, il messaggio di cambiamento e la partecipazione sono stati gli ingredienti per vincere la sfida nella culla del berlusconismo. Non è un caso che, in queste amministrative, nei comuni in cui si è vinto quegli ingredienti c'erano tutti, mentre dove si è perso, quasi mai. Certo, ci sono le macerie di un centrodestra in decomposizione, ma questo non ci dà meno, bensì più responsabilità. Perché vuol dire che l'infezione del sistema politico può contagiare tutti, e che la cura spetta al partito che è rimasto in piedi. Cioè a noi. Ma bisogna fare in fretta. E bene. Uscendo, per una volta, dal chiacchiericcio sulle questioni interne al Pd e sulle alleanze pensate con il compasso (siamo più vicini a Casini o a Vendola? Mah). Propongo tre questioni su cui ragionare: 1) I parlamentari siano scelti dagli iscritti e dagli elettori. Metà dai primi, metà dagli altri. Perché gli iscritti abbiano il diritto e il dovere di concorrere alla indicazione di chi assume responsabilità politiche e istituzionali, in una fase in cui qualcuno dice che i partiti non hanno più alcun senso. E gli elettori facciano il resto, in una logica di partito aperto. Aggiungiamo anche: nessuna deroga, se non per Segretario e Presidente del partito, e limite dei 3 mandati, conteggiando anche quelli da Consigliere regionale. 2) Si lancino, da subito, i “Comitati per l'Italia” come luoghi politici aperti in cui discutere del Paese che vogliamo e da Settembre a Novembre si facciano i Caucus del programma, territorio per territorio: grandi assemblee di cittadini che si esprimono su 3 grandi pilastri: idea di Europa, Crisi economica e sociale, Riforma della politica. La linea deve essere decisa insieme agli elettori, a partire da alcune buone idee che il Pd ha prodotto in questi anni. 3) La squadra delle prossime politiche non deve assomigliare, nemmeno in controluce, a quella del 1996 o del 2006. Non esiste una leadership di per sé più innovativa di altre ma solo in relazione alle scelte. Quella di una squadra totalmente rinnovata è una condizione imprescindibile. In questo modo se il Segretario decide di fare il grande passo la sua candidatura non partirà azzoppata e il partito potrà presentarsi con le carte in regola per assumere il ruolo di ricostruttore del paese. Che altrimenti gli italiani affideranno ad altri. Ci permettiamo di aggiungere una richiesta di attenzione: facciamo di Milano (e della Lombardia) una delle piattaforme di lancio della campagna per le politiche ascoltando, con maggiore attenzione, quel vento che qui, già un anno fa, aveva molto da raccontare. ViaOstiense,131/L 0154Roma lettere@unita.it Luigi Cancrini Psichiatra e psicoterapeuta Il commento Tre proposte per il Pd di domani Dialoghi Storia della decadenza di Formigoni il Celeste del Pirellone Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 La tiratura del 31 maggio 2012 è stata di 96.088 copie L'articolo Ricostruire, la sfida Fiom per il dopo Berlusconi Gianni Venturi Fiom-Cgil nazionale Francesco Laforgia Coordinatore cittadino Pd Milano Un ciellino che usa la sua posizione per ottenere favori e che non prova un minimo di misericordia per i suoi amici caduti in disgrazia (Grossi, Daccò e Simone) non accetterà mai di dimettersi. Leggere comunque le dichiarazioni del dott. Daccò su come usava vezzeggiare il nostro Governatore e sapere che il Celeste divide a metà le spese condominiali con il Rag. Perego è uno spasso. ENNIO DOZZI Il personaggio Roberto Formigoni verrà proposto fra qualche anno, forse, come un simbolo della decadenza di un piccolo grande sistema di potere. Eletto da una maggioranza di votanti che non c'è più e sostenuto da una maggioranza di consiglieri regionali (compresa la Minetti) sicuri di non essere rieletti se, cacciando lui, riportassero alle urne i cittadini della Lombardia, il Celeste del Pirellone sa benissimo da solo che il suo tempo è scaduto. Quella che scade ogni giorno di più con lui e dietro di lui, d'altra parte, è l'immagine del movimento, Comunione e liberazione, nato intorno alla Dc con motivazioni più o meno religiose che in lui e in gente come lui si è riconosciuto in tutti questi anni: stringendo una rete fitta di affari, leciti e illeciti, e rubando di fatto al paese quantità enormi di denaro nell'indifferenza, compiacente e complice, della Lega, di Silvio Berlusconi e dei suoi amici. Trasformare in soldi (per loro) le pratiche relative alle case di cura private ed agli ospedali pubblici, all'urbanistica e alle opere pubbliche è il vero miracolo compiuto in questi anni dai ciellini alla Formigoni che si è ben meritato vegliando su di loro le belle vacanze offerte da Daccò. Chi ha bene operato nell'interesse dei suoi amici, vicini (Perego) o meno vicini infatti, si merita almeno quelle. Senza vergognarsene e tenendosi avvinghiato il più possibile ad un posto di potere da cui lui sente di servire se stesso ma soprattutto gli altri. COMUNITÀ L'inutileparata del2 Giugno Viviamo tempi di crisi acuta, di disoccupazione drammatica, di tagli, rinunce e di sacrifici; viviamo giorni di lutto e di angoscia col terremoto in atto e noi celebriamo la festa della Repubblica, "fondata sul lavoro" con una parata militare, spendendo per giunta 3 milioni di euro, in spregio ai bisogni dei terremotati, dei disoccupati, dei pensionati? LuigiFioravanti Unpatto per il lavoro per ilMezzogiorno Nell'editoriale del 25 maggio il Direttore, a proposito dell'esordio del nuovo Presidente Confindustria, ha indicato il cuore del problema Italia: “…serve un patto per il lavoro. Oggi è questa la priorità assoluta della buona politica”. Un grande progetto, i cui attori devono essere il mondo delle imprese e il mondo del lavoro. Ma a questi va aggiunto il mondo della politica e delle istituzioni, che ha un compito determinante: operare coerentemente per questo patto e indicare, con provvedimenti di carattere economico e sociale, le priorità. Ora, a me pare che la priorità debba essere il Mezzogiorno, dove i dati macroeconomici sono, come si sa, catastrofici: Per l'Istat la flessione del Pil nel Mezzogiorno fra il 2007 e il 2012 è pari al doppio di quella del Nord. Ma il Mezzogiorno non è solo Napoli, Bari, Palermo. Il Mezzogiorno sono migliaia di piccoli Comuni, come il mio, destinati in breve alla cancellazione dalla carta geografica per mancanza di lavoro e di infrastrutture. E spesso, invece di trovare nelle istituzioni una risorsa per lo sviluppo, si incontra un ostacolo. Solo per fare un esempio è stata recentemente soppressa dalla Regione Calabria un'autolinea che collega molti Comuni del comprensorio di Castrovillari, in un territorio praticamente privo di collegamenti su ferro. Aggiungo che in un anno Trenitalia ha soppresso 21 convogli da e per il sud. Senza lavoro e senza infrastrutture siamo destinati all'estinzione. Eppure abbiamo risorse straordinarie: acqua (il mare), aria (i venti), terra (il paesaggio naturale e artistico), fuoco (la gastronomia). Sarà un caso, ma Empedocle, che indicava in questi quattro gli elementi fondamentali, era di Agrigento. Il Mezzogiorno è un serbatoio di bellezza. Una risorsa unica. Ha scritto Guido Rossi su Il Sole 24 ore: “Non è invece tempo di investire nella democrazia, nel pensiero critico e nella cultura della bellezza delle arti, grande patrimonio europeo e in modo particolare italiano?”. A 500 metri dal centro del mio paese c'è un sito archeologico – la Grotta della Monaca – all'attenzione dei ricercatori e degli scienziati di mezzo mondo. Chi ne è a conoscenza? Se alla bellezza si unisce la scienza e la tecnologia – vecchie e nuove industrie – si ha un quadro completo delle grandi potenzialità della nostra terra. Ma occorre tornare all'economia vera, cestinando l'illusionismo di chi crea denaro dal denaro. E occorre tornare alle priorità strutturali dell'Italia unita. Il Mezzogiorno, appunto. Ma va fatto ora. Domani sarà troppo tardi. LucaBranda SINDACO DI SANT'AGATA D'ESARO (COSENZA) 18 venerdì 1 giugno 2012
Campo Trento ospita 450 sfollati di nove nazionalità, circa 150 sono bambini. Per entrarci ci vuole un'autorizzazione speciale, perché si trova nella piazza del Mercato, proprio a ridosso della zona rossa di S. Felice sul Panaro - devastata - e non si può rischiare che qualcuno si intrufoli tra i ruderi. I tanti giornalisti internazionali arrivano proprio qui, al campo Trento, per raccontare da vicino questo sisma tanto terribile quanto inaspettato, in una terra che tutti credevano al riparo da grosse scosse per la sua natura sabbiosa. E il dramma, a volte, si porta dietro le conseguenze più tragiche, come il tentato suicidio di un uomo, nella tendopoli di San Carlo. L'uomo poco più che cinquantenne è stato trovato da una pattuglia di agenti nell'abitacolo della sua auto che aveva collegato con un tubo al gas di scarico. Poco prima aveva mandato un sms alla moglie: «voglio farla finita». La donna ha dato l'allarme e i poliziotti che stavano facendo un servizio anti-sciacalli lo hanno individuato e soccorso. «Il campo è chiuso non perché è pericolosa la gente che ci sta dentro, come qualcuno ha detto», precisa Luisa Zappini della Protezione civile, capo della tendopoli di campo Trento. Certo, «la cosa più difficile è il rispetto, visto che ci sono tante nazionalità, diverse religioni e tutti sono molto scossi, ma le cose stanno andando bene». Athman lo conferma: «Non abbiamo tempo di litigare, siamo tutti nella stessa situazione e dobbiamo aiutarci: per me il campo è diventato come una grande famiglia», racconta, mentre sorride ai suoi tre bimbi che giocano. «Mia madre, però, l'ho fatta partire due giorni fa per il Marocco, non volevo che stesse qui». Athman lavora in una fonderia della zona ma non ha idea di cosa ne sarà del suo posto: «Mi hanno scritto un sms per dirmi che il capannone era crollato e che non dovevo andare al lavoro. Poi non ho saputo più niente: aspetto, il futuro è un punto interrogativo». È andata meglio a un suo coetaneo italiano, originario di Napoli, che lavora alla International paper: «È una società molto seria la mia: hanno già proposto, a chi lo vuole, il trasferimento in altri stabilimenti, ma per chi, come me, non se la sente di lasciare la famiglia, è scattata la cassa integrazione - riferisce - I capi mi hanno chiamato più volte per sapere se avessi bisogno di qualcosa. Ma ora il mio desiderio vero è tornare a lavorare, perché sennò, davvero non abbiamo più niente». Lui e la moglie con il figlio adolescente, dopo la prima scossa, hanno fatto le valigie, pronti a partire per Napoli: «La macchina si è rotta: un destino», sorride lei. Al campo Trento ci sono più stranieri che italiani, per due motivi, racconta un assessore: i primi non hanno reti familiari di sostegno e i secondi sono stati più reticenti nel chiedere questo tipo di aiuto, come fosse una vergogna. VITANELCAMPO Il campo è molto ben attrezzato: oltre la mensa, i bagni, il distributore dell'acqua, sono stati allestiti uno spazio gioco per i bimbi, l'area dedicata alla preghiera. Ed è sempre attivo un presidio psicologico: «Sono bravissimi e hanno molto da fare, ovviamente», racconta Zappini. «Di notte - aggiunge - durante le scosse più piccole, scappano tutti fuori dalle tende, anche se qui sono al sicuro; così ieri abbiamo tenuto un incontro per spiegare cos'è il terremoto, la differenza tra questo e quello dell'Aquila cosa bisogna fare: è stato molto partecipato, lo rifaremo». Due notti fa è «quasi» nato un bimbo a Campo Trento «ma abbiamo fatto in tempo ad arrivare all'ospedale», e un altro sta per venire alla luce. I racconti degli sfollati della fuga durante la prima scossa grossa sono drammatici. Salvatore e Alessandro non riescono a non pensarci: «Io ero tornato a casa da poco - racconta il primo - ed è arrivata quella scossa tremenda. I letti si sono girati, e Alessandro, non trovava la porta, al buio, perché è saltata la luce. Quando l'ha trovata era bloccata, io ho dato un calcio un attimo prima che si buttasse giù dalla finestra, per il panico». Le porte bloccate sono state un dramma per tutti. Lo racconta Roberto Gavioli, falegname del centro storico: «Le chiamate sono iniziate subito, tanti con le porte bloccate...». Lui è uno dei pochi a vivere in casa sua: «So bene di che materiale è fatta, e quanto in profondità siamo andati con le fondamenta». La seconda scossa ha atterrito tutti: «Stavamo ripartendo, i negozi avevano riaperto», racconta. Ora San felice è spettrale: un unico bar pizzeria aperto. E giovedì è stata chiusa anche la gelateria, non lontana dalla rocca estense che tutti si aspettano venga giù da un momento all'altro: «Se cade verso il paese, distrugge mezzo centro storico, il teatro comunale appena ristrutturato, un gioellino». La crepa che la taglia a metà infatti si sta aprendo e la gente che passa in bicicletta si ferma ad osservarla, con timore. Ma anche nostalgia, per un altro pezzo di paese che forse non ci sarà più. Il Comune ha già provveduto a fare rilievi in 3d per poter, eventualmente, ricostruirla così com'era, se dovesse crollare. «Se si potesse accedere presto alla zona rossa,- spera Gavioli - si potrebbe cominciare a ricostruire: siamo modenesi, noi, gente che lavora». Vita nella tendopoli campo Trento, a ridosso della zona rossa di S. Felice L'ANALISI VEZIODELUCIA FERITAD'ITALIA Tentato suicidio a San Carlo. «Voglio farla finita» ha scritto alla moglie via sms». Lo hanno salvato le ronde anti sciacalli. A Campo Trento 150 bimbi tra gli sfollati SEGUEDALLA PRIMA C'erano l'urbanistica di Bologna, l'urbanistica di Modena, le scuole di Reggio Emilia davano speranza, e si pensava: «dobbiamo assumere l'Emilia Romagna come un modello». Purtroppo anche l'Emilia Romagna si è normalizzata, è diventata come il resto d'Italia. Eppure, lo studio di Silvio Casucci e Paolo Liberatore pubblicato da Eddyburg mostra quanto ci è costata la mancanza di prevenzione: dal 1950 al 2009 il danno alle cose provocato dai terremoti è di 147 miliardi, quasi 3700 milioni di euro l'anno e le morti causate dai terremoti nello stesso periodo sono 4665. Negli ultimi venti anni alluvioni e frane ci sono costate un miliardo e 200 milioni l'anno. Casucci e Liberatore calcolano che il costo delle catastrofi è in media ogni anno di cinque miliardi. L'Emilia Romagna ha un altro merito straordinario: fondò l'Istituto dei Beni culturali (Ibc). Per la prima volta si dimostrò con una azione pratica la dimensione culturale del territorio, l'importanza del patrimonio artistico minore. L'Istituto dei beni culturali fece un immane censimento del patrimonio storico artistico nei centri minori, concretizzando l'idea larga del bene culturale incardinato nel territorio, del legame profondo del bene culturale con il territorio che lo ha prodotto. Nel 1983 l'Istituto dei beni culturali organizzò una grande mostra dal titolo «I confini perduti»: le fotografie storiche della Raf (la Royal Air Force) scattate nel 1942 erano messe a confronto con fotografie dell'epoca. Quella mostra fece una impressione drammatica, era in assoluto la prima denuncia dello sprawl, del consumo di territorio determinato dallo sparpagliamento degli insediamenti. Oggi l'Emilia Romagna non esprime più questa leadership culturale, eppure nella prima metà degli anni Settanta l'aver posto il tema della salvaguardia dei centri storici è stato un merito indiscusso della amministrazione bolognese. Il piano per il recupero del centro di Bologna di Pier Luigi Cervellati del 1973 fece il giro del mondo, Bologna diventò la capitale del recupero: era nata la moderna cultura del recupero ed era nata a Bologna, era italiana. Ora, purtroppo, anche questo è in discussione e nel centro storico di Bologna si ammettono le sostituzioni edilizie, rinnegando una pagina fra le più belle della nostra storia recente. Ma l'Emila non è L'Aquila. A L'Aquila il disastro è stato probabilmente l'acceleratore di un declino irreversibile. Dopo tre anni si discute come se fossimo a tre settimane dal sisma e, probabilmente, la città - è doloroso dirlo - non si risolleverà. In Emilia, all'opposto, c'è un grande dinamica sociale, economica e produttiva, c'è un tessuto civile che è il migliore d'Italia. Gli stessi lutti di due giorni fa sono stati provocati dalla straordinaria spinta a ricominciare. In questo caso la catastrofe potrebbe, come altre volte è avvenuto nella storia, essere occasione di un grande scatto di orgoglio e di dignità per riprendere l'iniziativa da tutti i punti di vista. Forse è azzardato, è fuori scala, fare paragoni con la ricostruzione del dopoguerra, però se c'è un posto dal quale ci si può aspettare un'impennata, questo è l'Emilia. È rincuorante sentire gli amministratori dichiarare «ce la faremo», «ci rimetteremo in piedi». Il riscatto sarà possibile se lo sforzo delle popolazioni terremotate sarà fortemente sostenuto dalle autorità locali (da parte delle quali un po' di autocritica non sarebbe male), dall'azione del governo nazionale, dall'opinione pubblica. E dall'impennata dell'Emilia potrà partire il riscatto di tutto il paese. Nelle tendopoli fra disperazione e voglia di rialzarsi CHIARAAFFRONTE INVIATA ASANFELICE SULPANARO L'Emilia sa reagire e può essere un esempio per l'Italia . . . «Per la mia generazione è stata un vero modello ma ora anche lì c'è abbandono del territorio» . . . «Ma non succederà come a L'Aquila, dove la città sembra condannata al declino irreversibile» L'oratorio distrutto, lungo la strada che porta alla rocca estense 4 venerdì 1 giugno 2012
EPOIDICONOCHELATVÈUNACAT-TIVAMAESTRA.INCASODIDISGRAZIE DIVENTA UNA VERA e propria università, che peraltro non vorremmo mai frequentare, un po' come quella in Albania, dove il Trota si è laureato senza neanche muoversi da casa. Così noi abbiamo imparato, in questi giorni, da Ballarò, da Porta a Porta, da Matrix e perfino dai più tremendi programmi pomeridiani, che non possiamo più fidarci della terra sotto i nostri piedi. Perché può mettersi a tremare e perfino eruttare sabbia liquefatta sotto forma dei cosiddetti «vulcanelli». E questo nella più ricca zona d'Italia, la padania, quella vera, la pianura fertile e bellissima, formata dal Po in strati millenari, alcuni così teneri che diventano liquidi. Ce lo ha mostrato il sommo Bruno Vespa con la sua bacchetta, quella che usa per indicare il luogo dei delitti nei modellini. E come lui tutti gli altri conduttori. Anche la bella Mara Venier, che, in occasione di stragi e altri disastri, diventa madonna dolorosa, ma non tanto da non lasciare spazio a temi più «rilassanti», come delitti e gossip che, col passare dei giorni, torneranno a rioccupare tutto lo spazio. Ma, per ora, i soliti noti in studio (dove, tra gli altri tuttologi non manca quasi mai l'alta autorità di Irene Pivetti) si dedicano alla disperazione dei terremotati, costretti a vivere nelle tendopoli, privi di ogni cosa e casa di loro proprietà. Intervistati, dicono in parole scarne quello che ci si aspetta da loro: lo sconforto e lo spaesamento di chi ha perso il suo mondo, come il nonno di Amarcord che improvvisamente non riusciva più a tornare a casa. In più, ora le comunità rischiano di veder sparire definitivamente chiese e torri, palazzi e portici minacciati di demolizione per ragioni di sicurezza. Opere che, certo, vengono dopo le vite umane e il lavoro, ma rappresentano vite, lavoro e identità di secoli. TV 06.45 Unomattina. Show 11.05 Occhio alla spesa. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 Tg1 Economia. Informazione 14.01 Tg1 Focus. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show. 15.15 La vita in diretta. Rubrica 16.45 TG Parlamento. Informazione Previsioni sulla viabilità. Informazione Che tempo fa. Informazione 16.55 Milano: Incontro di Sua Santità Benedetto XVI con la città. Evento 18.15 La vita in diretta. Rubrica 18.50 L'Eredità. Gioco a quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Calcio Campionati Europei di Calcio 2012: Russia - Repubblica Ceca. Sport 23.05 TV 7. Informazione 00.05 L'Appuntamento. Rubrica 00.35 TG 1 - Notte. Informazione 00.36 Tg1 Focus. Informazione 01.05 Che tempo fa. Informazione 01.10 Sottovoce. Talk Show. 06.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 09.30 Zorro. Serie TV 10.00 Tg2 Insieme. Rubrica 11.00 I Fatti Vostri. Show. 13.00 Tg 2. Informazione 13.30 TG 2 Costume e Società. Rubrica 13.50 TG 2 Eat Parade. Rubrica 14.00 Italia sul Due. Rubrica 16.15 La signora del West. Serie TV 17.00 Private Practice. Serie TV 17.50 Rai TG Sport. Informazione 18.15 Tg 2. Informazione 18.45 Cold Case. Serie TV Con Kathryn Morris 19.35 Ghost Whisperer. Serie TV 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 21.05 N.C.I.S. Serie TV Con Mark Harmon, Micheal Weatherly 21.50 N.C.I.S. Serie TV 22.40 Brothers & Sisters. Serie TV 23.25 TG2. Informazione 23.40 L'ultima parola. Talk Show. 01.10 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 01.20 Six Degrees. Serie TV 08.00 Agorà. Talk Show. 09.50 10 minuti di... Attualita' 10.00 La Storia siamo noi. Documentario 11.00 Agorà - Brontolo. Rubrica 11.10 TG3 Minuti. Informazione 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 Tg3 - Fuori TG. Rubrica 12.45 Sabrina vita da strega. Serie TV 13.10 La strada per la felicita'. Soap Opera 14.00 Tg Regione. / TG3. 15.00 La casa nella prateria. Serie TV 15.50 Giallo napoletano. Film Commedia. (1979) Regia di Sergio Corbucci. Con Marcello Mastroianni 17.45 Geo Magazine 2012. Documentario 19.00 TG3. / TG Regione. 19.35 Speciale TG3 – Concerto alla Scala alla presenza di sua Santità Benedetto XVI. Rubrica 21.20 Padre Pio. La storia di un Santo. Rubrica 23.20 Law&Order. Serie TV 00.00 TG 3 Linea notte. Informazione 00.10 TG Regione. Informazione 01.00 Meteo 3. Informazione 01.05 Appuntamento al cinema. Rubrica 01.10 Rai Educational Art News. Documentario 07.22 Come eravamo. Show. 07.25 Nash Bridges I. Serie TV 08.20 Hunter. Serie TV 09.40 Carabinieri. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Detective in corsia. Serie TV 13.00 La signora in giallo. Serie TV 14.05 Forum. Rubrica 15.37 L'inferno di cristallo. Film Catastrofico. (1974) Regia di John Guillermin. Con Richard Widmark, Carroll Baker, Karl Malden. 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.31 Meteo. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.30 Walker Texas Ranger. Serie TV 21.10 Quarto grado. Reportage 23.45 I Bellissimi di Rete 4. Show. 23.50 Colpevole d'omicidio. Film Drammatico. (2002) Regia di M. Caton-Jones. Con Robert De Niro, Frances McDormand, James Franco. 01.51 Tg4 - Night news. Informazione 02.16 La banda del gobbo. Film Crimine. (1977) Regia di Umberto Lenzi. Con Tomas Milian, Pino Colizzi, Isa Danieli. 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.40 La telefonata di Belpietro. Rubrica 08.50 Mattino cinque. Show. 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.46 Matrimonio in vista. Film. (2008) Regia di Sebastian Vigg. Con Wolke Hegenbarth, Julian Weigend, Oliver Bootz. 16.30 Pomeriggio cinque. Talk Show. 18.45 Il Braccio e la Mente. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.30 Meteo 5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show. 21.10 Se solo fosse vero. Film Drammatica. (2005) Regia di Mark Waters. Con Reese Witherspoon, Mark Rualo, Donal Logue, Dina Waters. 23.21 Supercinema. Rubrica 23.50 Tg5 - Notte. Informazione 00.24 Meteo 5. Informazione 00.25 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show. Conduce Ficarra, Picone. 06.50 Cartoni animati 08.40 Settimo cielo. Serie TV 10.35 Ugly Betty. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball. Cartoni Animati 15.00 Camera Cafè ristretto. Serie TV 15.10 Camera Cafè. Sit Com 15.55 Camera Cafè sport. Sit Com 16.00 Chuck. Serie TV 16.50 La vita secondo Jim. Serie TV 17.45 Trasformat. Show. 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. Miami. Serie TV 20.20 C.S.I. Miami. Serie TV 21.10 V - Visitors. Serie TV Con Elizabeth Mitchell, Morris Chestnut, Joel Gretsch. 22.10 V - Visitors. Serie TV 22.55 V - Visitors. Serie TV 23.50 Ultraviolet. Film Fantasia. (2006) Regia di Kurt Wimmer. Con Milla Jovovich, Cameron Bright, Nick Chinlund. 01.40 Saving Grace. Serie TV 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 L'aria che tira. Talk Show. 12.30 I menù di Benedetta Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Movie Flash. Rubrica 14.10 Insieme per forza. Film Commedia. (1991) Regia di John Badham. Con Michael J. Fox 16.00 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 17.55 I menù di Benedetta Rubrica 18.50 G' Day alle 7 su La7. Attualita' 19.25 G' Day. Attualita' 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica 21.10 The Women. Film Commedia. (2008) Regia di Diane English. Con Annette Benning, Candice Bergen, Meg Ryan. 23.30 Sotto canestro. Rubrica 00.00 Tg La7. Informazione 00.05 Tg La7 Sport. Informazione 00.10 (ah)iPiroso. Talk Show. Conduce Antonello Piroso. 01.05 Movie Flash. Rubrica 21.10 Il trono di spade 2. Serie TV 22.05 Il trono di spade 2. Serie TV 23.05 Le ragazze del Coyote Ugly. Film Commedia. (2000) Regia di D. McNally. Con P. Perabo M. Bello. 00.50 Age of Heroes. Film Azione. (2011) Regia di A. Vitoria. Con S. Bean D. Dyer. SKY CINEMA 1HD 21.00 Un canestro per due. Film Commedia. (1997) Regia di R. Miller. Con M. Wayans K. Hardison. 22.55 Il mio primo bacio. Film Commedia. (1994) Regia di H. Zie. Con A. Chlumsky 00.40 Ella Enchanted - Il magico mondo di Ella. Film Fantasia. (2004) Regia di T. O'Haver. Con A. Hathaway 21.00 Il padre e lo straniero. Film Drammatico. (2011) Regia di R. Tognazzi. Con A. Gassman A. Waked. 23.00 Bugsy. Film Drammatico. (1991) Regia di B. Levinson. Con W. Beatty A. Bening. 01.20 La vita facile. Film Drammatico. (2011) Regia di L. Pellegrini. Con S. Accorsi P. Favino. 19.40 Star Wars: The Clone Wars. Serie TV 20.05 Batman the Brave and the Bold. Cartoni Animati 20.30 Lo straordinario mondo di Gumball. Cartoni Animati 20.55 Adventure Time. Cartoni Animati 21.20 Takeshi's Castle. Show. 21.45 Young Justice. Serie TV 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Marchio di fabbrica. 19.30 Marchio di fabbrica. Documentario 20.00 Top Gear USA. Documentario 21.00 Miti da sfatare. Documentario 22.00 Dynamo: Magie impossibili. Documentario 23.00 American Guns. Documentario 18.35 Platinissima presenta Good Evening. Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Via Massena. Sit Com 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 Fino alla fine del mondo. Reportage 22.30 Deejay chiama Italia - Edizione Serale. Rubrica DEEJAY TV 18.30 Ginnaste: Vite parallele. Docu Reality 19.20 America's Best Dancer Crew. Talent Show 20.20 Il Testimone. Reportage 20.45 Il Testimone. Reportage 21.10 Ginnaste: Vite parallele. Show. 22.00 Ragazzi in gabbia - 1a Tv. Docu Reality MTV RAI 1 20.30: Russia - Repubblica Ceca Sport. A Zurigo va in scena l'ultimo test della Nazionale italiana prima dell'inizio degli Europei. 21. 05: N.C.I.S. Serie TV con M. Harmon. Rivediamo le indagini della squadra anticrimine della Marina. 21.20: Padre Pio. La storia di un Santo Rubrica. La Grande Storia si occupa del frate di Pietralcina, inizialmente osteggiato dalla Chiesa. 21.10: Quarto grado Reportage con S. Sottile. Protagonista della prima serata del martedì è ancora la cronaca nera. 21.10: Se solo fosse vero Film con R. Witherspoon. Un fantasma riesce a comunicare solo con un giovane architetto. 21.10: V - Visitors Serie TV con E. Mitchell. Erica lavora con i neoalleati per scoprire una minaccia biologica. 21.10: The Women Film con A. Benning. La vita di un gruppo di donne dell'alta società. RAI 2 RAI 3 CANALE 5 RETE 4 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY Il dramma terremoto e la tv «università deldisastro» FRONTEDELVIDEO MARIANOVELLAOPPO U: venerdì 1 giugno 2012 25
«In effetti sì, credo che le mie competenze siano state tenute in conto e si siano rivelate utili al momento della scelta». Valeria Garotta, 34enne di Nervi Levante, è laureata in ingegneria idraulica, dottorato di ricerca in ingegneria civile ambientale, esperienza sui disastri idrogeologici. È il nuovo assessore all'Ambiente di Genova, una delle componenti più giovani della giunta molto tecnica e assai rosa di Marco Doria. E il suo curriculum è tagliato su misura per la voglia e la speranza di un'intera città: lasciarsi alle spalle l'alluvione che ha trasformato le strade in fiumi di fango, trascinando con sé 6 vite. Schiva e riservata, sposata e madre di una bambina di due anni, una sorella, Garotta alle elezioni del 6 maggio era capolista del Pd, di cui era responsabile Ambiente dal 2011. Eletta con 781 voti, si sente omogenea al mix scelto dal sindaco: «Sono donna, ho competenze tecniche e passione politica. Ma non sono un quadro di partito come qualcuno mi ha descritto. Questa era la mia prima candidatura. Ho preso la tessera del Pd nel 2008». Una folgorazione o prima la politica era una passione latente? «L'ho maturata negli anni, seguendola sui giornali. Il momento clou è stata la nascita del Pd. La campagna elettorale per le politiche con Veltroni. In quei mesi ho deciso di iscrivermi. Considero il Pd il partito con il maggiore potenziale per realizzare la mia idea di Paese. Pur con tutte le difficoltà che siamo attraversando». FOLGORATADALLA POLITICA Hobby? «Nessuno. Non ho tempo». Su Twitter dibatte di risparmio energetico, la bandiera blu alle spiagge locali, l'Earth Day di Legambiente, gli auguri a Rita Levi Montalcini. Quando e come ha conosciuto Doria? «In campagna elettorale. Ci siamo incontrati in diverse occasioni e conosciuti poco alla volta. Mi ha dato l'impressione di una persona molto attenta, capace di ascoltare i cittadini». La dote umana che apprezza di più in lui? «Il suo approccio diretto. È molto alla mano». Quando ha saputo di essere in giunta? «Poche ore prima della comunicazione ufficiale. Mi ha telefonato il sindaco. Certo, il mio nome circolava, ma di quelli che giravano ho visto che molti sono rimasti fuori. In quel momento, poi, non sapevo se gioire o no...». Ansia da prestazione? «È una grossa responsabilità Viviamo un momento difficilissimo. Gli enti locali non hanno risorse, non è facile trovare la quadratura del cerchio. Ma, passata l'emozione del momento, sono felice di potermi misurare con questo compito. Che mi è stato affidato dal sindaco, in giunta, ma ancora prima dai cittadini che mi hanno eletto». Come assessore, quali priorità ambientali vede? A parte prevenzione e riparazione dei danni del nubifragio naturalmente. «Sì, c'è da riprendere gli studi sui piani di bacino. Poi vorrei incrementare la raccolta differenziata in città. Per ora non mi sbilancio, le questioni sul tavolo sono tante. Non abbiamo un problema grosso di traffico come altri posti, ma intendo tutelare il verde e i parchi pubblici. Farò molto ricorso alla partecipazione dei genovesi che ho conosciuto approfonditamente durante la campagna elettorale». SUPERARELEFERITE INTERNE C'è qualcuno a cui sente di dover dire politicamente grazie? «Tantissimi. Soprattutto la base. I circoli e i comitati del mio territorio mi hanno appoggiato e portato fin qui. E poi il segretario provinciale del Pd Giovanni Lunardon». Le primarie genovesi del Pd, oltre alla vittoria a sorpresa di Doria, in corsa per Sinistra e Libertà e considerato un outsider con poche speranze, hanno segnato la sconfitta del partito spaccato intorno a due candidature (l'ex sindaco Marta Vincenzi e la senatrice Roberta Pinotti). Ci sono state molte polemiche e tensioni, culminate addirittura nelle dimissioni dei segretari provinciale e regionale. Lei crede che si potranno dimenticare queste cicatrici e lavorare tutti insieme? «Superare le ferite delle primarie è una necessità imprescindibile. In giunta c'è una buona squadra, un bel clima e credo che lavoreremo bene. Ma penso che anche il consiglio comunale sarà compatto intorno al sindaco. Poi i nodi politici si scioglieranno al momento del congresso. Adesso però bisogna pensare a Genova e i genovesi, senza polemiche né distinzioni». NICOLABIONDO TRAPANI L'ultima storia vaticana porta a Trapani. A raccontarla è una rogatoria internazionale avanzata dalla Procura diretta da Marcello Viola. Una storia di provincia che, però, potrebbe anche avere avuto un ruolo nelle dimissioni del presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi. Ai primi di maggio la rogatoria della Procura trapanese è arrivata in Vaticano. I magistrati hanno avanzato due precise richieste: allo Ior di scoprire i segreti di due conti correnti, alla Congregazione del clero di acquisire documentazione riguardante alcuni religiosi. I conti appartengono gli investigatori ne sono certi - ad un giovane prete sospeso dalla Congregazione del clero, per una serie di illeciti finanziari nel febbraio scorso: Ninni Treppiedi e un'anziana religiosa, sua prestanome. Già questo rende molto particolare le due posizioni bancarie, solo gli alti prelati infatti possono accedere ai servizi dello Ior. L'interrogativo è chi e perché ha autorizzato un semplice prete ad aprire un conto in Vaticano. L'indagine aperta lo scorso anno a Trapani vede Treppiedi indagato, insieme ad altre dodici persone, per reati che vanno dal furto alla ricettazione alla frode informatica fino alla diffamazione e alla calunnia. Reati che fanno da sfondo a un scontro durissimo che ha coinvolto la Chiesa trapanese ed è culminato, due settimane fa, nella rimozione del vescovo Francesco Micciché. Scontro che ha coinvolto le gerarchie, visto che a rimuovere il vescovo è stata direttamente la Santa Sede (nel silenzio della Cei) dopo una lunga e riservata inchiesta interna. La rogatoria potrebbe appurare se quelle ingenti somme di denaro, che - secondo l'accusa - Treppiedi avrebbe distratto, siano finite al riparo della riservatezza dello Ior. E qui le vicende vaticane rischiano di incrociare quelle siciliane. Fonti vaticane infatti riferiscono che la rogatoria della Procura avrebbe accelerato la decisione della rimozione di Micciché a cui viene imputata una «eccessiva» collaborazione alle indagini. Dallo Ior nessuna notizia trapela circa questa indiscrezione, come non c'è conferma ai rumors secondo i quali Gotti Tedeschi era in procinto di soddisfare la richiesta di rogatoria fatta dai magistrati. Ma è certo che quell'atto è finito sul suo tavolo pochi giorni prima del suo licenziamento dalla banca Vaticana. Così come è certo che lo stesso banchiere abbia indicato il motivo della sua decisione nell'aver difeso il percorso di trasparenza intrapreso dallo Ior nel tentativo di entrare nella white list dei Paesi virtuosi: «Pago la difesa della legge antiriciclaggio». «Sono certo - dichiara a l'Unità il procuratore Marcello Viola - che la funzione doverosa assunta da monsignor Micciché nel corso della nostra indagine non possa essere giudicata come una colpa». Sulla richiesta di rogatoria, Viola si dice «ottimista» visto anche lo spirito di collaborazione che negli ultimi tempi ha visto l'Italia e il Vaticano convergere su posizioni più avanzate. Nella rogatoria inviata in Vaticano c'è tutto l'affaire trapanese. Il racconto di un piano di sottrazione di beni della Chiesa - con le relative personali responsabilità in capo ai 13 indagati - che si muove in contemporanea con una macchina del fango ispirata da Treppiedi. Una fabbrica del falso, per la quale sono indagati due cronisti, che nel giro di pochi mesi ha propalato - racconta l'indagine - a carico di Micciché un inesistente buco di bilancio nelle fondazioni della curia da lui amministrate, una lettera, falsa, al faccendiere Luigi Bisignani, un'inesistente parentela con il mafioso Giovanni Brusca e un conto milionario all'estero. C'è qualcuno che in Vaticano non desidera che quei conti vengano messi a disposizione della magistratura? Un interrogativo legittimo perché all'individuazione dei conti targati Ior la Procura è giunta nel corso di alcune perquisizioni, svolte anche in un edificio di pertinenza di un monastero: un atto d'indagine svolto alla presenza del vescovo Micciché che per questo è stato severamente redarguito dal Vaticano. L'attivismo di Treppiedi è molto noto nella Sicilia occidentale. Non solo nel centrodestra locale: l'interesse per operazioni immobiliari nel trapanese gli è costata l'iscrizione nel registro degli indagati e la sospensione a divinis. Il giovane religioso millantava anche una cattedra alla Lumsa e sulla stampa locale si è scagliato contro trasmissioni tv (come Anno Zero) colpevoli di dare un'immagine negativa della città. ValeriaGarotta ILCOLLOQUIO FEDERICA FANTOZZI Il sindaco di Genova, Marco Doria al centro, presenta la nuova Giunta del Comune FOTO DI LUCA ZENNARO/ANSA PAROLE POVERE . . . Una rogatoria della Procura arriva in Vaticano prima della rimozione del vescovo Trapani, lo Ior nello scontro dentro la curia Ilnuovoassessore all'ambienteèunagiovane ingegnere idraulica, approdatadapochianni allapoliticacolPd.«Doria saascoltare icittadini» «A Genova una stagione nuova, la giunta rosa saprà rilanciare la città» Godarde il comico atrocemente privodi leggerezza DiceGrilloche «ci saràun giudizio pubblico». Il tribunalesarà la piazza, i giudici i cittadini. Imputati, spiega,quelli che«hannorovinato ilpaese». Il prossimoaspirante leader assoluto del Paesepare uscito daun «taglio» segretoaunvecchio filmdiGodard, «La chinoise». Il regista loavrebbe cancellato,nel montaggio,perché il personaggioèatrocementeprivo di leggerezza.Lui è il Titolare diquel giudiziopubblico perché incarna la Giustiziacomesolo un dittatorepuò permettersidi fare.Al massimo, chiederà lumi al socioCasaleggio, solare teoricodellamanipolazioneon line, altropersonaggio impossibileper Godardche amministra,nel film, levitee la formazione maoistadiun gruppetto di ragazzi. L'Italiarischiadi offrireal mondo le immaginidi unanuova tragedia,e «italiana», in questocaso, nonvuoldire «leggera». TONIJOP DESTINA IL TUO 5XMILLE ALLA FONDAZIONE ISTITUTO GRAMSCI FIRMA alla sezione RICERCA SCIENTIFICA E UNIVERSITÀ indicando il CODICE FISCALE 9 7 0 2 4 6 4 0 5 8 9 w w w. f o n d a z i o n e g r a m s c i . o r g venerdì 1 giugno 2012 13
L'incubo si materializza lunedì. Ma in Italia l'allarme scatta solo tre giorni dopo. Un ingegnere italiano è stato rapito lunedì scorso nell'ovest della Nigeria. Modesto Di Girolamo, 70 anni, abruzzese, è stato prelevato da un commando armato mentre ispezionava un cantiere a Ilorin, capitale dello Stato del Kwara. La notizia del sequestro è stata confermata dalla Farnesina che ha chiesto il massimo riserbo. L'ingegnere lavorava per la Borini & Prono Costruzioni, ma in passato era già stato molte volte in Nigeria anche per conto di altre imprese. Finora i sequestratori non si sono fatti vivi. Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha attivato tutti i canali per arrivare a una soluzione del caso attraverso l'unità di crisi e l'ambasciata ad Abuja. Apprensione per Di Girolamo, sposato e padre di tre figli, nel suo Paese natale di Rocca di cambio. Nonostante lavorasse in Africa da 40 anni, l'ingegnere è molto conosciuto dai suoi concittadini e il sindaco si è recato in visita dalla moglie per confortarla e incoraggiarla. «È una persona affabile - dice il sindaco di Rocca di Cambio, Gennaro Di Stefano - speriamo che presto si risolva tutto. Cercheremo di supportare la famiglia di Modesto in tutti i modi sperando che arrivino al più presto buone notizie». «Ho chiamato i parenti e nel pomeriggio andrò a trovarli per capire meglio come stanno le cose», conclude Di Stefano. ANGOSCIOSAATTESA In una telefonata con il ministro degli Esteri nigeriano Olugbensa Ashiru, il titolare della Farnesina, Giulio Terzi ha affermato che l'incolumità dell'ingegnere rapito è «priorità assoluta» e ha chiesto di astenersi da qualsiasi azione di forza che metta a rischio Di Girolamo. Terzi ha parlato ieri con i familiari del connazionale rapito per testimoniare, a nome del governo, la «solidarietà e vicinanza» in questi momenti di ansia e per assicurare il massimo impegno da parte di tutte le strutture coinvolte per favorire un esito positivo della vicenda. E il pensiero non può non tornare a Franco Lamolinara, l'altro ingegnere, piemontese, rapito un anno fa sempre in Nigeria da una costola del gruppo terroristico di Boko Haram. Lamolinara è stato ucciso l'8 marzo, dopo lunghi mesi di prigionia, dai suoi sequestratori insieme al suo collega britannico Chris McManus, durante il tentativo anglo-nigeriano di liberarli. Ancora ieri, in circostanze simili, è morto un altro ostaggio, il tedesco Edgar Fritz Raupach - anche lui ingegnere - rapito lo scorso gennaio nei pressi di Kano, nel nord della Nigeria, il cui sequestro era stato rivendicato da Aqmi, il braccio nordafricano di Al Qaeda: fonti della sicurezza nigeriane hanno fatto sapere che Raupach è stato ucciso dai suoi rapitori durante un blitz delle forze di sicurezza che volevano liberarlo. Con i rapitori di Di Girolamo invece non ci sarebbe ancora nessun contatto, scrive il quotidiano nigeriano The Guardian, secondo cui l'ingegnere è stato rapito lunedì pomeriggio alle 17.30 su Bishop Raod a Ilorin. Il capo dell'Unità di crisi della Farnesina Claudio Taffuri si recherà in Nigeria per seguire direttamente la vicenda. L'azienda piemontese per la quale Di Girolamo lavora è già in contatto con le autorità per avviare le pratiche del rilascio. «Al momento abbiamo poche informazioni. Stiamo collaborando con le autorità locali e abbiamo massima fiducia nell'ambasciata italiana di Abuja». Così Lorenzo Prono, uno dei proprietari dell'azienda Borini Prono si limita rispondere a chi gli chiede notizie dell'accaduto. «Mio padre è sul posto. Non posso dire nulla di più per proteggere l'incolumità della persona», ha aggiunto. Nel frattempo, la polizia nigeriana ha avviato le indagini e un portavoce si è detto fiducioso che si possa arrivare presto alla liberazione dell'ostaggio. «Non sappiamo nulla - dice emozionato il figlio all'agenzia Ansa - Sappiamo solo che quattro giorni fa è stato rapito, ma la Farnesina non ci ha detto altro. Siamo in attesa di notizie». Un'attesa snervante. CONNAZIONALI IN OSTAGGIO Con il rapimento in Nigeria dell'ingegnere italiano salgono a tre gli italiani ostaggio in giro per il mondo. Si tratta di Rossella Urru, la cooperante rapita nel sud dell'Algeria in ottobre e scomparsa tra le dune del Sahara. Tempo fa si era diffusa la notizia, poi smentita, di una sua liberazione ma della giovane donna si sono perse al momento le tracce. Nelle mani dei sequestratori resta poi il cooperante siciliano Giovanni Lo Porto, catturato lo scorso 19 gennaio con un collega tedesco in Pakistan, nella località di Multan (Punjab). L'uomo sarebbe nelle mani del gruppo talebano Tehrik-e-Taliban Pakistan, capeggiato da Hakimullah Mehsud. Poco più di un mese fa è stata, invece, rilasciata la turista fiorentina Maria Sandra Mariani di 53 anni catturata nel sud dell'Algeria nel febbraio del 2011. A lei spetta il record dell'ostaggio rimasto più a lungo nelle mani dei rapitori. In questo caso si trattava di appartenenti alla rete integralista Al Qaeda per il Maghreb islamico (Aqmi). Il 25 marzo scorso era tornato in libertà - dopo 11 giorni di prigionia - Claudio Colangelo sequestrato dei maoisti dell'Orissa capitanati da Sabyasachi Panda insieme a Paolo Bosusco rilasciato, invece, il 12 aprile. Alla fine di aprile sono stati liberati anche i sei italiani, prigionieri per 4 mesi a bordo della nave Enrico Ievoli, dei pirati al largo della Somalia. RINALDOGIANOLA INVIATO A SILAO(MESSICO) ILREPORTAGE L'aziendaitaliana èsbarcatanelPaese per la felicitàdelgoverno localeecon l'intenzione diaprirsinuovimercati: investiti300mlndidollari Colombia, liberato reporter francese Poliziotti nigeriani di pattuglia a Lagos FOTO DI SUNDAY ALAMBA/LAPRESSE La Bicocca messicana dellaPirelli è una fabbrica con ilineamenti murali si-mil-aztechi, un edificiobasso e lunghissimo, tantoqui lo spazio non manca, costruita in soli dieci mesi e un giorno, che darà lavoro a un migliaio di operai l'anno prossimo e arriverà fino a 1800 dipendenti quando tutte le linee saranno a regime. Comprensibile che il presidente del Messico, Felipe Calderón, arrivato con Marco Tronchetti Provera all'inaugurazione dell'impianto, sia felice come una Pasqua, non solo per l'investimento di un'altra multinazionale e la creazione di altri posti di lavoro, ma anche perché a luglio si vota e non c'è niente di meglio di una bella banda e nastri da tagliare per fare dell'efficiente propaganda elettorale e convincere i messicani che bisogna confermare il solito partito rivoluzionario istituzionale. BANDIEREALVENTO «Siamo felici, questo è uno degli stabilimenti più moderni del Messico, celebriamo la fiducia di Pirelli nel nostro Paese», dice Calderon mentre le bandiere tricolori garriscono al vento, anche loro coinvolte in un cerimoniale preciso e rigoroso, quasi come le robustissime misure di sicurezza. La fabbrica della Pirelli nasce in una delle aree industriali più dinamiche e organizzate del Paese, nel distretto di Silao, stato del Guanajato, a quasi 2000 metri di altitudine, dove sono già attive la General Motors, la Volkswagen, la Nissan, la Honda, arriverà presto anche l'Audi a rafforzare la vocazione automobilistica della zona. L'interesse delle multinazionali per il Messico e lo spazio Nafta, l'area di libero scambio del Nord America, è determinato dalla ricerca di nuovi mercati, di nuovi consumatori e, siccome nessuno fa beneficienza, le imprese sono attirate dai grandi vantaggi che il governo messicano offre. Ci sono sostegni agli investimenti, aiuti fiscali, finanziamenti per la formazione dei lavoratori, concessioni vantaggiose di terreni, una logistica adeguata, insomma tutto quello che piace alle imprese. In più il costo del lavoro è una variabile assai marginale. Gli operai del nuovo stabilimento Pirelli, età media 26 anni, hanno retribuzioni attorno ai 500 dollari al mese (350 euro), ma la paga oraria di un neo assunto inizia da 1,5 dollari, poi cresce. Non ci sono problemi d'orario: la fabbrica, che ha da poco iniziato a produrre, opera 24 ore su 24, tre turni di otto ore. Il sindacato non rompe le scatole e pare che ce ne sia uno nuovo, per l'industria, particolarmente buono. Difficile trovare condizioni migliori per una grande azienda che abbia l'ambizione di crescere, di svilupparsi in nuovi mercati. A questo proposito pare che il Messico stia diventando uno dei paesi più gettonati, anche dalle imprese italiane. L'ambasciatore italiano a Città del Messico, Roberto Spinelli, ricorda che proprio la scorsa settimana il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha firmato l'accordo di partnenariato con il Messico dove sono presenti in forze la Techint, la Ferrero e anche l'Enel. Non va dimenticato, poi, che la Fiat-Chrysler di Sergio Marchionne produce la “500” destinata al mercato statunitense nello stabilimento messicano di Toluca. Questo attivismo delle imprese tricolori all'estero è certamente significativo e incoraggiante anche se, per la verità, viene da chiedersi come mai in Italia non si riesca a fare una politica industriale decente, capace di stimolare investimenti nazionali e di attrarre quelli stranieri. ALTAPRODUTTIVITÀ La Pirelli ha investito 300 milioni di dollari e ne spenderà altri 100 milioni entro il 2017 per sviluppare la produzione e per rafforzare la propria posizione sul mercato Nafta nei pneumatici di alta qualità, dove l'azienda milanese si sta presentando come il leader. Il presidente Marco Tronchetti Provera ha sottolineato gli sforzi del gruppo per rafforzare la presenza nelle aree piú dinamiche del mondo – sono 21 gli stabilimenti all'estero, di cui 8 in America Latina e Nafta – creando impianti di alta produttività, e con una forte attenzione per l'ambiente e il risparmio energetico. La prossima tappa è l'Indonesia, Paese dove girano 50milioni di motociclette, e la Pirelli creerà un impianto di produzione di pneumatici per moto assieme al gruppo locale Astra. Tronchetti, circondato dalla nuova squadra di manager, dice di volersi occupare solo di pneumatici e di escludere fusioni e acquisizioni, quell'epoca è finita nel 1992 quando Leopoldo Pirelli lasciò la guida del gruppo dopo il fallimento della scalata alla tedesca Continental. Solo penumatici, dunque. E se i giornali, per la cronaca, accostano il nome Pirelli a Telecom o a certi impresentabili spioni non c'è niente di nuovo, è solo il retaggio avvelenato del passato. Pirelli in Messico, pneumatici e salari bassi MONDO Nigeria, ingegnere italiano rapito Ritorna l'incubo Modesto Di Girolamo è stato prelevato lunedì da uomini armati Ucciso in un blitz collega tedesco UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it . . . In Italia allarme a scoppio ritardato: il nostro governo ha appreso la notizia dal «Guardian» . . . Nel Paese è già presente Fiat-Chrysler Produce lì la Cinquecento per il mercato Usa Libero dopo 32 giorni nelle mani dei guerriglieri colombiani delle Farc, il giornalista francese Romeo Langlois, 35 anni, è decollato ieri sera dall'aeroporto di Bogotà per fare ritorno in Francia. Liberato dalla storica organizzazione della guerriglia nella selva, il corrispondente di France 24 che da un decennio viveva e lavorava in Colombia, è stato preso in consegna da una missione umanitaria guidata dalla Croce Rossa, in un villaggio dello stato di Caqueta. «Con il mio sequestro si è fatta molta politica», ha detto Langlois al canale venezuelano Telesuri. Radio Caracol precisa inoltre che il corrispondente di France 24 ha anche specificato che è stato «trattato bene» dai guerriglieri e che non aveva certo bisogno di essere rapito poichè «conosco a fondo il conflitto che si vive nel Paese». Già da domenica scorsa le Farc, in una nota, si erano impegnate a liberare il reporter francese, catturato al termine di uno scontro a fuoco tra i rivoluzionari e l'esercito, al quale il corrispondente tv si era incorporato per filmare un reportage. Ieri è arrivata nella selva di Caqueta una missione, coordinata dal Cicr, alla quale ha partecipato anche un rappresentante del governo francese Jean-Baptiste Chauvin, e l'ex-senatrice colombiana Piedad Cordoba, per recuperare l'ostaggio. venerdì 1 giugno 2012 15
I FILMSUL CINEMA SONO UNABRUTTA BESTIAE L'EFFETTO-MUSEODELLECERE(CHENOIITALIANIPOTREMMODEFINIREEFFETTO-ALIGHIERONOSCHESE)ÈSEMPREINAGGUATO. Non vi stupirà quindi sapere che uno dei pregi di Marilyn, film candidato a svariati Oscar, consiste proprio nel fatto che i protagonisti Michelle Williams e Kenneth Branagh non assomigliano per nulla a Marilyn Monroe e a Sir Laurence Olivier. Esattamente come Toni Servillo non «imitava» Andreotti nel Divo di Paolo Sorrentino. Anche qui Williams e Branagh interpretano due divi, di quelli veri, resi immortali da Hollywood: ma non tentano minimamente di diventare loro sosia, semmai li ricreano «dal di dentro», ricostruendone non i tic fisici, ma le debolezze umane e professionali. L'effetto è abbastanza straordinario: il film è bello, e le prove dei due attori sono di una verità – non di una verosimiglianza! – francamente inaspettata. Un altro pregio di Marilyn è il suo non essere un bio-pic, ovvero uno di quei film biografici che a Hollywood vanno eternamente di moda ma quasi sempre si rivelano dei fiaschi. Il regista Simon Curtis e lo sceneggiatore Adrian Hodges scelgono un periodo molto circoscritto, tanto che in originale il film si intitola giustamente My Week with Marilyn, «la mia settimana con Marilyn». E il «my» del titolo non si riferisce tanto ad Olivier quanto al suo assistente Colin Clark (nel film lo interpreta Eddie Redmayne, bravo quanto le due star) che dovette sciropparsi le bizze della Monroe sul set di Ilprincipee la ballerina. Tale film, non particolarmente memorabile, fu girato in Inghilterra nel'57 e lo stesso Olivier ne fu regista, ispirandosi a un testo di Terence Rattigan. L'intento anche promozionale è ben riassunto da una frase della sceneggiatura: «Lui è un attore che vuol diventare un divo, lei è una diva che vuol diventare un'attrice. Nessuno dei due ci riuscirà con questo film». Né Olivier né la troupe britannica erano preparati alla scarsa disciplina di Marilyn, ma il film aveva una formula micidiale: la Monroe era anche produttrice e non poteva essere licenziata! Fu una guerra, aggravata dal fatto che i due si infatuarono l'uno dell'altra sotto gli occhi di Vivien Leigh, attrice superba e moglie di lui… È una bella storia, che fece la gioia dei giornalisti di gossip. Ve la immaginate, oggi? Finirebbero tutti all'isola dei famosi. Ma quelli erano famosi davvero, e belli, e bravi. Marilyn è anche un canto nostalgico su un cinema che non c'è più. ALBERTOCRESPI L'amoretra iduecelebridividurante leripresede«Ilprincipe e laballerina».Unbel filmgiàcandidatoasvariatiOscar WEEKEND CINEMA D. Z. INQUESTOWEEK-ENDDIFINEMAGGIOESCEUNAVALANGA DI FILM, IN BARBA ALLE ASPETTATIVE RECESSIVE DEL MERCATOCINEMATOGRAFICOEALPROBABILESOLETARDO PRIMAVERILE. Molti di questi sono dimenticabili (pensare che nel 2011 sono usciti 364 film, cioè uno al giorno, e che gli italiani, in media, vedono un film all'anno!), eccetto – a nostro dire – quelli segnalati in questa pagina. Ora, se foste nella media di un film all'anno, quasi quasi saremo tentati di proporvi Attack the Block di Joe Cornish come unico titolo. Al di là della provocazione, questo esordio del neo-regista inglese è davvero sorprendente e intelligente perché riesce a fare di un film di genere il laboratorio di un'esperienza narrativa ed estetica diversa. Come il titolo lascia presagire siamo dalle parti del cinema di fantascienza, ma l'attacco alieno questa volta non cade sulla solita città rurale americana, o su Manhattan, bensì in un quartiere (the block) periferico londinese, infestato dalle locali gang di ragazzini violenti. Insomma, gli alieni questo giro sono caduti male, visto che i ragazzini di turno non hanno paura di niente e sono armati di tutto punto con oggetti contundenti benché «non identificati» e quindi poco ortodossi. E così, li cogliamo all'inizio del film in una scorribanda notturna alle prese con l'ennesimo scippo ai danni di una giovane infermiera di ritorno a casa. Potrebbe sembrare un film di Ken Loach se non fosse che una fotografia bluastra, livida ed elettrica allo stesso tempo, lasci presagire ben altro svolgimento. Infatti, un meteorite infiammato cade dal cielo e si schianta su di una macchina. Nel cuore di esso, ormai infranto, c'è un essere alieno, indifeso, sembra un cucciolo. La gang si fa appresso e senza pensarci troppo l'accoppa con la mazza più grossa. Spavaldi e per niente incuriositi dall'anomala situazione si caricano in spalla il trofeo alieno, mostrandolo da vincitori ai più increduli dei loro simili. L'avessero mai fatto, in breve una ridda di meteore ben più grosse cade dal cielo, portando l'invasione aliena nel cuore del block. Ma i nuovi arrivati non sono così indifeso come il primo cucciolo uscito dal branco, sono arrabbiati come animali inferociti e vogliono riprendersi la creatura ormai accoppata. Inizia così la battaglia, spesa nel cuor di una notte tra la gang e gli alieni come fossimo in una versione aggiornata dei Guerrieri della notte. TRAORSO ELUPO Se questo è il dispositivo già originale, ovvero un film a metà tra realismo sociale delle periferie londinesi e la fanstacienza lowbudget, ancor più sorprendente è lo sviluppo, a partire dai «dettagli», uno tra tutti il look degli alieni. Sembrano degli immensi peluche neri, a metà tra un orso e un lupo, dal lungo pelo nero che assorbe tutta la luce come fossero chiazze buie nel buio della notte. L'unica cosa visibile sono i denti aguzzi che brillano fosforescenti nella notte (l'effetto è potente e molto pauroso) a significare la fame animalesca di questi esseri bui di cui non si vedono mai gli occhi. Se pensiamo che questa di Cornisch è un'opera prima c'è di che stupirsi. Poi, andando a studiare il curriculum di questo quarantenne inglese si iniziano a capire un po' di cose. Cornish è stato molte cose prima di diventare regista: ex critico, attore e comico inglese famoso per una serie radiofonica, AdameJoe, andata in onda sul sesto canale della Bbc, si è formato alla scuola di cinema insieme a tipi come Edgar Wright (L'alba dei morti viventi) e Duncan Jones (Moon), ed è stato chiamato da Spielberg a sceneggiare Le avventure di Tintin. Grande cinefilo, da ragazzino vedeva i film horror di Argento e Fulci in vhs quando in Inghilterra ancora non era scattata la censura per i minori, ed era un fan di Gremlis,E.T. Lacosa e tutto il cinema fantastico anni '80. Questa sua formazione è ben visibile in Attack The Block a partire dall'idea di far salvare il mondo da una banda di ragazzini, anche se qui è una gang di teppisti. Fosse l'unico titolo dell'anno… non perdetelo. «LA GUERRA È DICHIARATA» È UN FILM BELLOSINDALTITOLO,ANCHEPERCHÉ,ALLAFINE, NONOSTANTE IL TITOLO, PARLA DI UNA STORIAD'AMORE.Una storia d'amore particolare, perché è quella di una giovane coppia francese, anzi parigina, che viene messa alla prova dalla precoce malattia del loro piccolo bambino, affetto da una rara forma di tumore al cervello. Una storia da far tremare i polsi, anche perché è una vicenda autobiografica. La regista del film, Valérie Donzelli, insieme al suo compagno di allora Jérémie Elkain, interpreta se stessa mettendo in scena la sua storia e quella del figlio, toccato da una malattia terribile e sopravvissuto dopo una «guerra» dichiarata contro il destino. Ecco, lo abbiamo detto, il cinema quando incontra la realtà può essere davvero grande soprattutto quando usa tutto il suo armamentario al servizio di una storia autobiografica drammatica e a lieto fine. Nonostante il tema, dunque, «La guerra è dichiarata» riesce a trasmettere il sentimento di un'esperienza vissuta fino in fondo e senza troppe reti, come affacciandosi d'istinto sull'orlo di un baratro riuscendo a camminare in bilico, e con eleganza e leggerezza. Parlare in un film della malattia, potenzialmente terminale, di un lattante e del modo in cui i giovani e inesperti genitori affrontano le conseguenze psicologiche e reali è cosa molto difficile, tanto più se la storia è autobiografica. Ma ancor più difficile è riuscire a rendere quest'avventura come fosse una storia d'amore (qual è d'altronde), a tratti magica e piena di stupore, mai dimentica del vissuto doloroso. Il film non cade mai nella trappola dell'edulcorazione, anche se si aggrappa a diversi elementi finzionali per supportare e sopportare il mandato di una storia vera e dura. Il film è, ad esempio, pieno di musica, come se la regista sentisse la necessità di appellarsi a un altro linguaggio per tollerare i momenti più forti, e questo dispositivo è portato talmente in avanti che a un certo punto i due protagonisti, come fosse un musical, cantano una canzone. Non solo la musica, ma anche la messa in scena, la fotografia, il montaggio, l'uso dei ralentì… tutto contribuisce alla «sospensione dell'incredulità». Alla fine La guerra è dichiarata è un film pervaso da una grande vitalità e forza emotiva. Quella «guerra» contro ilcancro Alienicontro teppistelli «AttacktheBlock» l'ottimo esordiodiJoeCornisch ATTACKTHEBLOCK – INVASIONEALIENA RegiadiJoeCornisch ConJodieWhittaker, NickFrost, John Boyega GranBretagna 2011 Filmauro DARIOZONTA Lagang londineseprotagonista del film di fantascienzapiù«amato» delmomento Lofirma l'esordienteJoeCornisch MarilyneSirLaurence ricordando quel set galeotto MARYLIN RegiaSimon Curtis conMichelleWilliams, KennethBranagh GranBretagna 2011 DistribuzioneLuckyRed MichelleWilliams eKennethBranagh protagonistidel riuscito «Marilyn»del regista SimonCurtis LAGUERRA È DICHIARATA RegiadiValérie Donzelli ConValérieDonzelli eJérémie Elkaim SacherFilm,Francia 2011 U: 20 venerdì 1 giugno 2012
ILCOMMENTO VITTORIOEMILIANI IL COMMENTO BENEDETTOVERTECCHI Il cacciatore di lettori JamieBingP.19 Un modello da ricostruire LAPOLEMICA RONNYMAZZOCCHI Alcinema conMarilyn Eglialieni Crespi,ZontaP.20 Il portiere della Juve e della Nazionale scommetteva sul risultato delle partite? È il dubbio che la procura di Torino ha girato a quella di Cremona che indaga sulle presunte combine inviando i contenuti di una informativa della Guardia di Finanza. Nei primi nove mesi del 20120 Gigi Buffon avrebbe girato al titolare di una tabaccheria di Parma (abilitata anche alle scommesse) 14 assegni per un valore totale di 1.585.000 euro. Il portiere non è indagato. AP.27 Calcioscommesse: Buffon e le puntate milionarie L'ANALISI VEZIODELUCIA Lasfida «Americana» diNeilYoung BoscheroP.21 IL TERREMOTO HA COLPITO E COLPI-SCE CRUDELMENTE una regione strategica nella storia oltre che nella geografia d'Italia, una regione-cerniera. Quella dove finisce la pianura padana e comincia l'Italia centrale, oltre il Rubicone. Quella che più rapidamente seppe unirsi al Triangolo industriale e crescere, fra non pochi squilibri, col primo «boom». SEGUE AP. 17 Quando si tratta di questioni giudiziare, soprattutto se riguardano fatti e protagonisti di vicende finanziarie che sono stati messi alla berlina dai cosiddetti poteri forti, il tempo dell'accusa e della distruzione d'immagine è sempre infinito. Mentre quello della confutazione delle accuse e della riabilitazione non arriva quasi mai. SEGUE AP. 10 ILCOMMENTO MICHELEPROSPERO AP.17 Merito a scuola? Prima l'equità L'Europa incalza Merkel Gli errori da evitare Le scosse continuano ma nei paesi si reagisce: migliaia di volontari al lavoro. Sindaci in prima linea: «Dobbiamo ricostruire» Le aziende vogliono ripartire ma c'è chi fugge in Romania P. 2-7 Così l'Italia ha perso una banca L'Emilia che resiste GENOVA «La giunta rosa di Doria cambierà la città» Intervista a Maria Garotta, neoassessore all'Ambiente P.12 Parla Gabrielli: «Poca burocrazia e soldi subito» La città di Concordia gravemente colpita dal terremoto, ieri ha riaperto l'unico alimentari FOTO LAPRESSE Quello che il governo tedesco sta facendo non ha alcun senso né politico né economico: è chiaro che la Grecia ha bisogno di tempo. Merkel pensa solo in termini elettorali. E sbaglia GerhardSchoeder Nessun soggetto politico, e tanto meno un movimento nuovo e con forti venature antisistema, si esaurisce mai del tutto in quello che dichiara di essere. Se ne sono visti già molti di fenomeni politici emergenti nascere con un forte spirito di rottura verso l'esistente e poi trasformarsi in corso d'opera in un condensato di pura conservazione. La forza ispirata da Grillo non sfugge a questa regolarità. SEGUEA P. 12 Trappola iperdemocratica FUSANI P.7 Mario Draghi rompe un tabù e ipotizza che il fondo salva-stati possa essere utilizzato per ricapitalizzare le banche in difficoltà (a cominciare dalla Spagna) invece di passare per gli Stati. La Merkel finora si era sempre opposta e ora la pressione europea produce qualche timido segnale di ripensamento. Anche dal premier italiano Mario Monti arrivano garbati ma spliciti ammonimenti alla Germania. La Merkel, dice, «rifletta profondamente, ma rapidamente» sul «rischio contagio» che potrebbe aggravare la crisi di un'Europa su cui pesa già un preoccupante deficit di crescita. Intanto il governatore di Bankitalia Ignazio Visco dice: siamo in recessione, la ripresa verso fine anno ma troppe tasse rischiano di frenare la crescita. ANDRIOLODIGIOVANNIESOLDINIP.8-9 U: L'Emilia Romagna è stata un mito per la mia generazione.L'aspetto più triste è ora constatare l'abbandono del territorio in una regione che ha avuto meriti immensi e un ruolo di avanguardia nella salvaguardia. In Italia, dal dopoguerra, è mancata una adeguata cultura del territorio, però c'erano le eccezioni. SEGUE AP.4 Staino 1,20 Anno 89 n. 150Venerdì 1 Giugno 2012
Idiecibranipiùfraintesi 02PhilCollins Intheair tonight 03TomPetty Americangirl 04BruceSpringsteen Born intheUSA 05Eagles HotelCalifornia 06DaveMatthewsBand Crash intome 07Police Everybreathyoutake 08Queen Rhapsody 09BryanAdams Summerof69 10BobDylan Mr.TambourineMan secondo listverse.com ALDOGIANOLIO Doposeiannidisilenzio tornacon«Love,Peace,AndSoul» chestrizza l'occhioaThomasA.DorseyeaSisterTharpe James Taylor WEEKEND DISCHI ATTACCA LA SUA ELETTRICA SFERRAGLIANTE ASSIEMEALPORTENTODEISUOIRINATICRAZYHORSEEPARTE SUBITO IN ASSOLO, lasciando l'ascoltatore di stucco. Dove vuol parare quel matto di Neil Young? Pare sistemare l'accordatura per partire su un'infinita jam session, quando compaiono i cori maschili, all'unisono, che intonano O Suzannah. Somiglia troppo a Venus delle Bananarama ma a sentir bene è proprio una versione, quasi irriconoscibile, del classico del folk americano: «Susanna, non piangere per me / vengo dall'Arizona col mio banjo sulle ginocchia». Americana è un titolo importante per un album, anche se si tratta di un album di Neil Young, il suo trentaquattresimo e il primo con i Crazy Horse al gran completo dopo 16 anni. Ma zio Neil non sente il tempo e neppure troppo le responsabilità e se ne frega di evocare un'operazione alla Bruce Springsteen (ricordate le Seeger Sessions?), anzi, butta all'aria la filologia e si diverte come un matto con un tributo tutto suo al canzoniere a stelle e strisce, un tributo sinceramente patriottico, di un patriottismo distorto come la sua chitarra che non ha requie. Neppure va troppo per il sottile, e sceglie le cose che tutti conosciamo, anche noi che gli yankee li guardiamo da quest'altra parte dell'oceano: O my darling Clementine, pezzo classico di metà Ottocento che qui dell'originale ha solo il titolo per quanto viene viene sporcata e sgangherata dai Crazy Horse, e soprattutto Thislandisyourland dell'onnipresente padre del folk americano Woody Guthrie, qui assieme alle voci di Stephen Stills e Pegi Young. L'APPARTENENZA Ma non si tratta solo di divertirsi, Neil vuole evocare un sentimento di appartenenza e tracciare una linea di continuità: «Le emozioni e gli scorci che stanno dietro queste canzoni risuonano ancora oggi in quello che sta succedendo nel nostro Paese. I testi sono ancora significativi per una società che sta vivendo profondi sconvolgimenti economici e culturali». E allora ecco Jesuschariot, un western d'assalto con chitarre bellissime che si intrecciano rumorose, gli oltre otto minuti psichedelici di TomDula, Highflyin' birds già fatta dai Jefferson Airplane o Gallowspoleche i Led Zeppelin celebrarono nel loro terzo album basandosi sulla versione di Leadbelly (mentre Young recupera il suo vecchio amore per Odetta). «Sono canzoni che conosciamo dall'asilo – ha detto il burbero alla stampa americana – ma io e i Crazy Horse le abbiamo completamente riarrangiate e adesso ci appartengono». Tutto vero. L'attitudine è la sua, unica, rilassatissima, naif e sincera, quella di uno che con la musica ancora si diverte e se ne frega di vendere un disco o diecimila. Lascia la coda dei brani dove si sentono chiacchierare e ridere commentando la suonata appena fatta, come dei compari attorno al tavolo di un'osteria. E chiude con un'altra sorpresa: una versione garage-punk dell'inno inglese GodsavetheQueen, tutta cori e chitarre, se possibile ancor più rutilante di quella dei Pistols. ERANOSEIANNICHEDONBYRONNONREGISTRAVAUNDISCO.Nel 2006 ne fece uscire due, Do The Boomerang e ABalladForMany: poi silenzio (almeno discografico). Adesso è arrivato questo Love, Peace, And Soul, inciso col suo ultimo gruppo, il New Gospel Quintet, fondato tre anni fa. Il quintetto è composto, oltre che da Byron, da Xavier Davis al piano, Brad Jones al basso, Pheeroan Aklaff alla batteria e DK Dyson al canto; in alcuni brani, si sono aggiunti ospiti eccellenti: Brandon Ross e Vernon Reid alle chitarre, Ralph Alessi alla tromba, JD Parran al sassofono baritono e, al canto, Dean Bowman, che ha preso il posto della Dyson in un solo pezzo (Consideration). Don Byron, eccelso clarinettista e tenor sassofonista, non ha smentito i suoi precedenti di artista sempre dedito alla ricerca e alla sperimentazione, ma al contempo attentissimo alla tradizione della musica afro-americana di cui, in diversi suoi lavori del passato, è stato eterodosso esegeta, cioè sovvertendone (rispettosamente) i canoni (si pensi solo all'album Plays The Music Of Mickey Katz, dedicato alla musica klezmer, o a Bug Music, dove presenta brani di Duke Ellington e John Kirby). Ora è la volta di un sentito omaggio a due leggende della musica afro-americana: il compositore Thomas A. Dorsey (1899-1993), che innovò il gospel mescolando il canto di lode a Dio ai ritmi del jazz e del blues; e Sister Rosetta Tharpe (1915-1973), fra le più grandi cantanti in assoluto, celebre negli anni Trenta e Quaranta quando con voce possente interpretava il gospel ai ritmi del rock and roll che lei stessa aveva introdotto (si accompagnava alla chitarra), influenzando Elvis Presley e Little Richard. Byron innova ulteriormente il gospel già «innovato» da queste due grandi figure di artisti, e lo fa sempre riguardoso degli originali (il canto strepitoso della Dyson non si scosta molto dai canoni): li attualizza con gli interventi strumentali, sia di supporto diretto al canto (accordi in sezione, come nelle band di James Brown, o voci libere dissonanti), che negli sviluppi degli assolo, che un po' si sfaldano in tumultuosi rivoli (free, funky, New Orleans) o si sovrappongono in politonalismi spiazzanti. Oltre alla bravura innovativa di Byron, risalta il canto catapultante e intenso della Dyson: da pelle d'oca TakeMyHand, PreciousLord , che parte con un ardente duetto con il sassofono di Byron per finire in un'apoteosi di passioni ed emozioni. Fire andrain Leradici diNeilYoung Nell'ultimocdbuttaall'aria lecanzonidell'epopeaUsa NEILYOUNG Americana Reprise SILVIABOSCHERO DonByrone,omaggio allamusicaafro-americana DONBYRONNEW GOSPEL QUINTET Love,Peace, AndSoul SavoyJazz INCOMPRESI GLIALTRIDISCHI MASABUMIKIKUCHI,PIANISTADOTATODIUNOSTILEPERSONALISSIMO E POCO LEGATO AL JAZZ ORTODOSSO, PAUL MOTIAN, BATTERISTA MAGMATICO DI GRANDE CREATIVITÀ,THOMASMORGAN,CONTRABBASSISTA fra i più interessanti e ricercati della scena jazz newyorkese: due grandi «vecchi» e un giovane talento per un album di incredibile bellezza (Sunrise). Emozioni pure, vissute con fluttuante musicalità. Lo stesso Masabumi Kikuchi racconta: «Nei vecchi tempi quando mi sedevo al pianoforte non preparavo niente, non pensavo a quello che avrei suonato e neppure a come lo avrei suonato. Oggi mi sento più libero perché inizio a creare dentro di me». Il primo lavoro prodotto dalla tedesca Ecm a firma di questo maestro di improvvisazione è interamente dedicato all'esplorazione di territori finora inediti. Esplorazione dedicata all'istante, e sempre incoraggiata da Paul Motian, che ora si presenta in tutta la sua intima bellezza, arricchita dalla creatività di una batteria e di un contrabbasso inarrivabili. Registrato nel settembre 2009 (Avatar Studios, New York), è la penultima sessione realizzata da Motian (1931-2011) per Ecm, Live at Birdland (con Lee Konitz, Brad Mehldau e Charlie Haden) viene registrato a dicembre dello stesso anno. L'ultimoMotian all'«alba» conKikuchi PAOLOODELLO NeilYoung insieme aiCrazy Horse Entratoa furordi popolo nell'élitedel popd'autore italiano, l'exLùnapop continua il suodiscorso amoroso sulla falsarigadi unsoundmelodico dagli inequivocabili saporibeatlesiani. Lo sguardoèpiù maturoemeno trasognato.Come nell'agrodolce singolo Il Comico (Sai Che Risate), unodei tormentonidel momento: leggero,ma nontroppo. In tourda ottobre.D.P. CESARE CREMONINI Lateoria deicolori Universal Baci reggae-rap dallabaia di Guantanamo.Haun tonosarcastico uno deibranidiVery Crisi, terzo albumdel cantanteKhorae deiPapacalura:band reggaeper l'appunto, incrocio tra sicilianie laziali checomesi conviene filtradub, raggamuffine l'incedere classicodell'hiphop rauco persuonare più incazzati. Senon brillanoper originalità,più fluidoe nel solco giamaicanoèBlind Spot, più penetranteearrabbiato è Very Crisi conquel suo ritornare ciclicosullo scratch.Un particolare:distribuisce Raitrade,una buona novità.STE. MI. KOHRA& PAPACALURA VeryCrisi Raitrade Contrabbasso,chitarra eunvibrafono, con l'aggiunta di tre trombe, per tornare aparlaredi jazz,dall'internodell'eredità diColtrane.Fioravanti, allaguida del suo Trio– Bebo Ferra(chitarra), Andrea Dulbecco(vibrafono) – la affronta con consapevolezza.Ene firma arrangiamentida Fifth House a Cousin Mary, Bleu «Trane» Bossa eriletture originali.Di Ferra Gentle Giant Step. OspitiBosso, FalzoneeRubino.P.O. RICCARDO FIORAVANTI TRIO Coltrane Project Abeat U: venerdì 1 giugno 2012 21
Dormono in camper, intenda, in auto. Sfollaticome i loro concittadi-ni, di cui condividono lapaura per le scosse del20 e 29, le mille preoccupazioni per un futuro tutto da disegnare. Ma sulle loro spalle pesa una responsabilità inedita: dare speranza a chi la sta perdendo, coordinare centinaia di interventi diversi ogni giorno, prendere le decisioni giuste per la ricostruzione. «LA NOSTRAVITAAZZERATA» I primi cittadini dei comuni emiliani colpiti dal terremoto non hanno più una vita propria. Specie dopo martedì, sanno che il loro primo compito è «esserci», e se non è 24 ore su 24 poco ci manca. «Vado a letto dopo la mezzanotte e alle 5.30-6 sono già qui. Per forza, la gente ha bisogno», racconta Alberto Silvestri, 54 anni, dal 2009 alla guida di S.Felice sul Panaro. I suoi 11 mila residenti sono tra i più vessati dal secondo terremoto, «ecco, mentre le parlo stiamo sentendo un'altra scossa, fortissima», commenta in diretta quasi senza agitarsi. Era assessore nelle due giunte precedenti, non è un neofita dell'amministrazione, «ma davanti a eventi del genere l'esperienza quasi scompare, dobbiamo imparare tutto. Le mie giornate? Definirle un casino è un eufemismo. Semplicemente non c'è pausa tra decisioni, telefonate, problemi di ogni tipo che crescono, crescono. Tutti urgenti, improrogabili». La sua nuova casa è il Comitato operativo vicino al municipio. Quella vera, di famiglia, «è abbastanza a posto. Ma la paura è altissima, nessuno ha voglia di rientrare anche negli edifici agibili». Lui ha passato la notte in auto, dormire in questi casi è una parola grossa, «preferisco così, rimango nei paraggi e vedo qualche ora la mia famiglia. Poi si ricomincia». Anche il sindaco di Medolla, uno degli epicentri del sisma di martedì, ha portato la famiglia via di casa. «Abitiamo al terzo piano, e abbiamo due bimbi di quasi uno e quattro anni, meglio stare fuori» racconta Filippo Molinari, 41 anni. Dormono in camper «ma va bene così, in qualche modo è funzionale agli orari impossibili che faccio ora». Si parte alle 8 e si arriva all'una di notte, «salvo emergenze: dopo la prima scossa del 20, alle 5 di notte ero in auto con il vicesindaco a fotografare le lesioni». In mezzo ci sono incontri, «decisioni e firme “pesanti”: siamo sotto una pressione mai provata prima. Dobbiamo provvedere a sgomberi, zone rosse, chiusure, tutti poi ti cercano direttamente». C'è il centro operativo comunale attivo 24 ore al giorno per ricevere segnalazioni. Ma è al sindaco che si chiede «una parola, un consiglio. Tanti mi incoraggiano, anche, per strada o su Facebook», e qui il tono di Molinari è quasi di sollievo: «Credo che questo possa aiutare a ristabilire un giusto rapporto con le istituzioni, mi piace pensare ci sia almeno questo lato positivo». L'unico rammarico è per la famigla, «ci sono risvolti privati pesanti, i bimbi spaventati... E non riesco a convincere mia moglie ad andare via dal paese, non vuole lasciarmi». Concorda Claudio Broglia, sindaco di Crevalcore mentre si prepara ad aprire, ieri sera, il quarto campo di sfollati: altri cento posti in aggiunta ai quasi mille già messi a disposizione. «C'è da gestire il flusso degli ingressi, e in parallelo le visite ispettive, oltre a garantire le normali attività come anagrafe e servizi tributari» elenca il 54enne primo cittadino, al primo mandato. Ma soprattutto «il nostro compito ora è parlare il più possibile con i cittadini, avere una parola di conforto per tutti, non farli sentire abbandonati». Anche se intanto si dorme «in tenda, nel cortile di mio padre, lui e i figli invece in auto. Noi come quasi tutti, tranne mille tutto il paese è fuori casa. Ci vuole più tempo a digerire la paura di questa seconda scossa». E così, in auto, il sindaco ha “dormito” «dalle 4 alle 7 la scorsa notte, e questa dalle due e mezza alle 7. Dopo il primo terremoto era più il timore a tornare in casa, ora - sospira - a tenermi sveglio è anche il pensiero delle cose da fare. C'è da preoccuparsi di tutto». Dormono in camper esattamente come il loro compaesani, ma sono costretti a dare speranza 24 ore su 24. I primi cittadini di S.Felice, Medolla e Crevalcore: «Davanti ad eventi del genere l'esperienza si azzera» FERITAD'ITALIA La sfida dei sindaci sfollati «Dobbiamo imparare tutto» . . . «Le giornate dopo il terremoto? Dire un casino è un eufemismo. Non c'è pausa tra le decisioni» . . . «Siamo sotto una pressione mai provata prima, tra sgomberi chiusure e telefonate» ADRIANACOMASCHI BOLOGNA Il municipio di Sant'Agostino, Ferrara, distrutto dal sisma FOTO DI SERENA CAMPANINI/ANSA per un totale massimo rimborsabile di 6.450 euro/ann o massimali per ogni tipologia di intervento per singolo evento € 150 uscita/manodopera e € 150 materiali € 150 uscita/manodopera € 500 per famiglia con max € 150 per notte a persona massimali annui fi no a 3 interventi per ogni tipologia € 900 € 450 € 1.500 8 tipologie di intervento 1) fabbro 2) idraulico 3) elettricista 4) tecnico elettrodomestici 5) termoidraulico 6) vetraio 7) tapparellista 8) spese albergo scegli relax scacciapensieri entro il 15 luglio. I prezzi gas e luce, comprensivi di tutte le voci di costo, sono bloccati per due anni a esclusione delle imposte e il prezzo della luce è lo stesso di giorno e di notte. 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WEEKEND ARTE Daunalavatricedimemoriaduchampianaauna«maja desnuda»incarneedossa.UnanovitàperPalazzoGrassi ALLA FACCIA DELL'ARTE VISTA ATTUALMENTE COMESPASSOEDIVERTIMENTO,OCOMEMEGAFLUSSO DIENERGIEEINTERVENTIEINTENZIONI,TRAUNVAI E VIENI DI PARECCHI CREATIVI E DI POCHISSIMI AUTENTICI CREATORI, lo scultore tedesco Thomas Schütte (Oldenburg 1954) offre a chi entro il 23 settembre capiti al Castello di Rivoli una mostra (curata da Dieter Schwarz e Andrea Bellini) ad alto impatto emozionale e visivo delle sue incandescenti Frauen in una scala che va dal piccolo (multicolori bozzetti in ceramica di venti centimetri) al colossale, con opere in bronzo, alluminio e acciaio (e qui si parla anche di metri). LOSGUARDO DELMASCHIO Frauen, cioè: donne. Il ricovero (inquietante? ma sì!) di una folla di donne, sdraiate, rannicchiate o sedute su basi metalliche sotto lo sguardo brutale e devoto di un maschio espressionista cui, giustamente, sembra non gli serva altro per sondare il segreto del mondo, l'enigmatica potenza della natura. Davanti a lavori così ancora una volta ti dici che gli scultori sono davvero gente tosta. Conformi a una sola legge, hanno a disposizione una lingua semplificata, una manciata di vocaboli. La scultura tocca poche cose, ma queste le porta al loro massimo grado di presenza formale. Schütte gira sullo stesso tema come una falena mezzo impazzita intorno a un unico lume, e tra il 1997 e il 1999 produce, anzi siccome sembrano proprio fiori tropicali, fa sbocciare 120 bozzetti. Coloratissimi. Molti, giudicati indegni di esistere, finiscono distrutti o parzialmente assimilati, metabolizzati dagli altri, mentre alcuni, come feti modellati nel grembo di una madre, sono spinti a crescere, a maturare. UNAGESTAZIONE DI NOVEMESI Così come nella vita, la gestazione dura 9 mesi: ne vengono fuori 18 sculture maggiori, figure con amputazioni e ferite ancora aperte, come dopo una guerra combattuta contro forze che le volevano soccombenti, ridotte a nulla. Ora eccole qui, scure e ruvide come rocce laviche e tronchi, o lucenti come sassi di fiume, grandi e specchianti catorci ammaccati. Tendi l'orecchio e ti accorgi che sono un'eco sgraziata del classicismo novecentesco, sulla linea M dei volumi gonfi e dei torsi tondi che da Maillol passa nei dintorni di Matisse scultore e arriva a Moore. Nel passaggio dal piccolo al grande, la furia si raffredda? L'iridescenza si scolora? Beh, è Dioniso che lascia di nuovo il posto ad Apollo. Schütte: più tedeschi di così si muore. RENATO BARILLI Adifferenza deipaesioccidentali, la Cina nonha vissuto la videoartenatanegli anni '60, i film sperimentali degli anni '70, lapopolarità diMTV negli anni '80.Come èentrataallora a far partedell'arte cinese l'immagine inmovimento? Partendo dalla fine degli anni '80, quando la tv iniziòadiffondersi tra le famiglie cinesi, la rassegnaanalizza, ripercorre e storicizza, conoltre 40 opere, il fenomenosempre piùdiffuso dell'ingressoe dell'utilizzodei nuovimedia dagliartisti cinesi. F.M. MOVING IMAGE INCHINA1988-2011 Acuradi Juxing,Xiaoyan, Tiehai,Bazzini Prato,CentroL. Pecci Finoal29 luglio - CatalogoSilvana Il titolodella rassegna -daunaraccolta di scrittidi Luciano Fabrodel 1999-allude all'artecomecontinuum spazio-temporale, che si rinnovae si rigenera, traendoforza dasestessa e dallapropria storia. Come nelcelebre film Back to the Future il puntodipartenza è l'oggi: 40 operedi32artisti esposte nellesale, sededelDavid edei Prigionidi Michelangelo, in un dialogoche tramite lo sguardodegli artisti contemporanei rivela lamodernità degli antichi. F.M. ARTETORNAARTE Acuradi B.Corà,F.Falletti, D.Filardo Firenze,Galleriadell'Accademia Finoal4 novembre- CatalogoGiunti ILMAGNATEFRANCESEFRANÇOISPINAULT,NELLEDUE PRESTIGIOSESEDIVENEZIANECHEGESTISCE,PALAZZO GRASSI EPUNTA DELLADOGANA, ALLINEA IN GENERE I NUMI DEL FIRMAMENTO INTERNAZIONALE, sul tipo di Jeff Koons, Takashi Murakami, i Fratelli Chapmann e tanti altri, ma qualche volta si concede scelte più umorose e personali. Appartiene a questa seconda categoria la mostra ora dedicata, pianterreno e primo piano di Palazzo Grassi, allo svizzero Usr Fischer (1973), che tuttavia non sembra destinato a salire al ruolo di prima grandezza. Senza dubbio è piacevole lo spirito smaliziato e ironico con cui l'artista entra in scena di volta in volta, ma sono come i numeri di un abile prestidigitatore, o di chi vuole giocare di contropiede, cambiando pedale ogni volta. C'è per esempio una lavatrice, austero oggetto degno dei ready-made di derivazione duchampiana, che però viene sbeffeggiato dall'essere sovrastato da un gatto di gesso in fiera colluttazione con un papero. Il manto di un cane si riduce alla sola coda che sventola all'aria, un uccello fuso in bronzo appeso a una catenella viene posto su una sorta di meteorite. Ci sono dei ritratti gigante di attrici attraversati da viti altrettanto ingrandite, come se fossero dei bachi che vanno a guastare un sano prodotto di bellezza. MEMBRAUMANE Qualche volta il fascino muliebre si presenta allo scoperto, una modella in carne ed ossa si atteggia a «maja desnuda» dei nostri giorni, indifferente ai visitatori e intenta alla lettura. In genere, quello che riesce meglio a Fisher è proprio l'impegnarsi attorno alle membra umane, a cominciare da dita affusolate che sbucano da una parete giocherellando con un uovo. Altrove un intero avambraccio pende come in macelleria, scorticato e lacerato. Ma forse al momento l'invenzione più felice del Nostro, già sperimentata alla Biennale veneziana dell'anno scorso, sta proprio nel modellare il corpo umano in cera accendendo il tutto come se fosse una candela e avviandolo verso l'inevitabile scioglimento. LOSTUDIO DELL'ARTISTA A rendere l'idea di questo accumulo di progetti e soluzioni, tutte nel segno dell'estemporaneo e dell'invenzione più o meno felice, sta, al centro del pianterreno, la ricostruzione dello studio dell'artista, che ovviamente è un bric-a-brac, colmo di oggetti, progetti, abbozzi pronti a contraddirsi allegramente l'un l'altro. A chi varca quella soglia, o le si affaccia, spetta la libertà di portarsi via quanto è più di suo gusto. In fondo Fischer decide di non decidere e di lasciarsi aperte tutte le porte. U: «Frauen» di Thomas Schütte, in mostra a Torino Quelledonne incandescenti ATorino in mostra le sculture del tedescoThomasSchütte FRAUEN ThomasSchütte Torino,Castello diRivoli Finoal23 settembre MARCODICAPUA Unviaggiogiocoso, poetico, ironico, sensuale, irriverentealla scoperta delle infinite relazioni tra il corpoumano e gli oggetti. Il design vivedi questo rapportoquotidiano con lacorporeità e lamostra -nel raccontare a partiredal corpo le forme piùdiverse della creatività - parla anchediantropologia, costume, tecnologia,estetica, esortandociaguardare le cosedaaltri puntidi vista, comeMunari cheeducava a«vedere l'arcobalenodi profilo».F.M. INMOSTRA ULTRABODY Acuradi B.Finessi Milano,CastelloSforzesco Finoal 17 giugno- CatalogoCorraini MADAMEFISSCHER UrsFischer acura diCarolineBourgeois Venezia,Palazzo Grassi Finoal 15 luglio UrsFischer,così ironicoesmaliziato 24 venerdì 1 giugno 2012
Non è stato un provvedimento lampo, come altri varati dal governo dei tecnici. Troppo complessa e piena di diverse sensibilità la materia, il mercato del lavoro da riformare, per pensare ad un iter privo di ostacoli. Sia come sia, dopo un confronto tra governo e parti sociali durato circa tre mesi, ieri il relativo disegno di legge ha incassato il suo primo via libera in Aula, quella del Senato. Questo dopo un lungo lavoro in Commissione Lavoro che ha licenziato un testo modificato in diversi punti rispetto a quello uscito da Palazzo Chigi. Una mediazione politica complessa, in primis fra Pd e Pdl, legata anche alla molteplicità degli argomenti sul tavolo: dal diverso regime dei licenziamenti alla stretta sui contratti a termine; dal contrasto alle false partite Iva al salario base per i co.co.pro; dai nuovi ammortizzatori sociali alle politiche attive per il lavoro. Il provvedimento passa ora all'esame della Camera e, almeno secondo le intenzioni del governo, dovrebbe diventare legge entro il corrente mese. E tra le modifiche approvate dalla Commissione Lavoro di Palazzo Madama spicca una clausola di salvaguardia a copertura del testo che prevede, se necessario, un taglio lineare delle spese dei ministeri. Il passaggio più delicato della riforma contenuta nel ddl, definita a torto o a ragione come la riforma Fornero, è senz'altro quello dei licenziamenti. Nel testo approvato dal Senato viene previsto il licenziamento individuale per motivi economici, per il quale scatta l'indennizzo del lavoratore e, se il giudice lo ritiene illegittimo, anche il reintegro. Per i licenziamenti disciplinari il giudice potrà invece ordinare il reintegro sulla base dei contratti collettivi. Una formulazione diversa da quella originariamente concepita dal ministro del Lavoro, che del resto proprio ieri ha ammesso di non essere infallibile. «È vero con gli esodati abbiamo sbagliato, tutti sbagliamo - ha dichiarato Elsa Fornero -. Ma una cosa che vorrei ricordare è che quando abbiamo fatto la riforma delle pensioni, l'abbiamo fatta in 20 giorni perché il Paese era sull'orlo di un baratro finanziario. Questo la gente l'ha già dimenticato». Relativamente ai lavoratori precari, non vengono cancellate tipologie di contratto, ma introdotte misure di contenimento degli abusi. La principale novità è una sorta di salario minimo per i co.co. pro che sarà calcolato sulla base dei salari dei dipendenti. C'è poi una stretta sulle false partite Iva e i contratti a tempo determinato. Le prime saranno considerate vere se il reddito annuo lordo è di almeno 18mila euro, false se l'80% del corrispettivo arriva dallo stesso committente, la durata del rapporto va oltre gli otto mesi e la postazione di lavoro è fissa. Per i contratti a termine resta il limite dei 36 mesi ma per il primo anno non è richiesta la causale. I giorni di intervallo da un contratto all'altro passano da 10 a 60 giorni per i contratti inferiori a sei mesi, da 20 a 90 se più lunghi. LANOVITÀ ASPI In tema di ammortizzatori sociali il ddl introduce la nuova “Aspi”. In pratica, con la riforma prende vita una rinnovata forma di assicurazione sociale per l'impiego. Partirà l'anno prossimo e sostituirà a regime, nel 2017, l'indennità di mobilità e le varie indennità di disoccupazione. Potranno usufruire dell'Aspi, oltre ai lavoratori dipendenti, anche gli apprendisti e gli artisti. Fra le altre misure va segnalata la novità in tema di lavoro a chiamata. Per procedere basterà un sms alla Direzione provinciale del lavoro ed in caso di mancato avviso l'azienda rischierà da 400 a 2400 euro di multa. Inoltre, il cosiddetto “job on call” sarà libero anche per under 25 e over 55. «Oggi abbiamo raggiunto una sintesi razionale, laica, costituzionale, riformista della regolazione del mercato del lavoro e penso che questo sarà utile all'Italia», ha dichiarato Anna Finocchiaro nella dichiarazione di voto in Aula sul ddl lavoro. «Quello di oggi è un risultato importante - ha aggiunto il presidente del gruppo del Pd al Senato - ma non è ancora un cammino compiuto per cause di natura economica e politica». Più critica Susanna Camusso: «C'è stato l'annuncio che la riforma del lavoro doveva essere una risposta ai giovani e alla precarietà ma questo non è avvenuto». E riferendosi in generale all'operato del governo il segretario della Cgil ha sottolineato come si sia «molto parlato di equità ma continuiamo a non vederla perché sono i lavoratori e i pensionati quelli che pagano il prezzo più alto». Versoun consigliod'amministrazione straordinariodelleGenerali, convocato perdomani mattinanella sede di Milano.Loscrive il sito la stampa.it, ma lanotizia trova confermeanche altrove.Massimoriserbo sull'ordine del giornodella riunione,ma nelleultime settimanesi è registrato un accentuarsi della tensionetra i principali azionisti e l'amministratoredelegatodel gruppo GiovanniPerissinotto, soprattuttoalla lucedell'andamentodel titolo. Da tempoMediobanca, primoazionista delLeone(con il 13,24% delcapitale azionario)non gradiscepiù la gestione delmanager. Peraltro unodei grandi soci,Leonardo Del Vecchio,che non siede in cda, allavigilia dell'assemblea del28 aprileaveva chiesto in un'intervista ledimissioni di Perissinotto, reo diunagestione che nell'ultimoanno haportato al dimezzamentodegli utili. Ancora ieri in Borsasegnomenoper Generali (-0,67%),anchealla lucedella resa dei conti aivertici delLeone.L'andamento del titolo, comunque, èdeludenteda settimane,enell'ultimo annoha visto quasidimezzato il propriovalore, passatoda 15,27 a8,16euro. Primadell'assembleadel 28aprile si parlò insistentementedi unprogetto di Mediobancaper sostituirePerissinotto conMario Greco,oggia capodel ramo dannidi Zurich.Un'operazione sfumata,cheperò potrebbe invece tornareall'ordine del giornonel cdadi domani. LAPOLEMICA RONNYMAZZOCCHI Leone,cdastraordinario:nelmirinoPerissinotto . . . 18 mila euro: il reddito minimo per considerare “vera” la partita Iva SEGUEDALLAPRIMA Anche le poche volte che arriva, come è successo ad esempio con la recente sentenza della magistratura sulla vicenda Unipol-Bnl, tutto avviene quando i tempi della vita pubblica ed economica sono andati talmente oltre che al ristabilimento della verità non può seguire alcuna conseguenza di rilievo. Le operazioni finanziarie ingiustamente sventate sotto i colpi dell'offensiva mediatico-giudiziaria non possono infatti più essere ripristinate e l'unica consolazione resta la soddisfazione personale degli accusati nel vedersi scagionati da accuse spesso infamanti. Per molto tempo Giovanni Consorte, l'abile regista di quella operazione finanziaria, è stato accusato da tutti i principali giornali di avere ordito un diabolico piano per impossessarsi non solo di due importanti banche italiane ma anche di uno dei principali gruppi editoriali del Paese. Si è trattato di una colossale mistificazione che ha cercato di accomunare - grazie a un mercato di intercettazioni legali o illegali, ma pur sempre illecitamente pubblicate – quello che nulla aveva in comune: l'opa di Unipol su Bnl, le scalate di Ricucci al Corriere e quelle di Fiorani ad Antonveneta. Il tutto è stato abilmente presentato come parte di uno stesso disegno politico-finanziario che mirava a sovvertire gli equilibri della finanza e minacciava la libertà di stampa e la stessa democrazia. Un piano che era al servizio di oscuri interessi politici ed economici, in una trama che - sotto l'attenta e spregiudicatissima regia dell'allora governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio - andava dai vertici degli allora Ds a Silvio Berlusconi e che qualche maligno ribattezzò prontamente la «bicamerale della finanza». Ora che la magistratura italiana ha smontato pezzo per pezzo la teoria del disegno criminoso che avrebbe legato la «finanza rossa» agli immobiliaristi e ha riconosciuto che Unipol non aveva partecipato né alla scalata tentata da Fiorani su Antonveneta né a quella di Ricucci su Rcs, è diventato chiaro a tutti che quella tambureggiante campagna stampa altro non era che una spietata operazione di potere che, facendo fuori tutti i potenziali competitori e lasciando in campo un'unica squadra, mirava a puntellare la declinante forza dei soci di riferimento. Davanti a questa manovra, quasi tutto il sistema politico si divise fra servi sciocchi e pavidi attendisti, e solo una piccola minoranza - pagando un prezzo enorme in termini personali e politici - ha avuto il coraggio di dire apertamente chi aveva il coltello dalla parte del manico e lottare affinché la politica recuperasse un suo ruolo e una sua dignità e non si facesse più dire dai banchieri o dai loro giornali che cosa fare o non fare. Alla fine a rimetterci è stata però soprattutto l'Italia che ha perso il controllo di una importante banca che - in questa delicata fase di crisi sarebbe stata fondamentale nel rilancio del Paese e, in particolare, nello sviluppo di un settore già in continua espansione come quello cooperativo. Purtroppo il «salotto buono» del capitalismo italiano e i suoi numerosi cortigiani, credendo di imitare i signori risorgimentali, si sono a lungo illusi di potere esercitare il potere il patria con l'aiuto di re ed eserciti stranieri. Oggi gli stessi giornali e le stesse grandi firme che, in quella calda estate del 2005, si erano lanciati in una pesante offensiva per bloccare Unipol e aprire le porte allo straniero in Antonveneta e Bnl, si sono tardivamente accorti che il nostro Paese, privo dei necessari scudi, è diventato preda della protervia dirigista di gruppi stranieri dietro i quali c'è sempre un governo forte ed attivo nella definizione di nuovi rapporti di forza a livello europeo ed internazionale. Che le valutazioni dei grandi capitalisti italiani fossero sbagliate era evidente già molti anni fa, ma i pochi che ebbero il coraggio di denunciarlo vennero accolti da generale ilarità. Eppure non ci voleva un genio per capire che, facendosi togliere le castagne dal fuoco da qualcun altro, questo prima o poi se le sarebbe volute anche mangiare. La verità su Unipol-Bnl: così l'Italia ha perso una banca Il segretario generale della Cgil Susanna Camusso FOTO DI ALESSANDRO DI MEO/ANSA L'ITALIAELACRISI GENERALI Il ddl lavoro passa in Senato Fornero: esodati, ho sbagliato Sì al testo emendato durante il lungo iter in commissione Lavoro Novità in tema di licenziamenti, precari e contratti a termine MARCOVENTIMIGLIA MILANO 10 venerdì 1 giugno 2012
RIUNIONEALQUIRINALEPERDECIDERECOMERENDERESOBRIALAPARATA DEL2GIUGNO. «Signori, e se facessimo sfilare un tricolore bianco, rosso e verde-loden?». «Bella idea!». «Sì, sobrio, bisogna dare un segnale. Del resto abbiamo ridotto i fondi della parata che quest'anno ci costerà appena 2,6, massimo 2,9 milioni di euro». «Potremo cambiare nome a “Via dei Fori Imperiali” in “Via dei Buchi di Bilancio”. Per dare un segnale». «E i bersaglieri con la fanfara? Forse quest'anno non è il caso». «Giusto, quest'anno niente fanfara. Ordiniamogli di sfilare con le mani in tasca, facendo finta di passare di lì per caso». «E i corazzieri?». «Facciamoli marciare. Ma dovranno indossare le pattine, così non rovinano il manto stradale». «E niente cavalli, mi raccomando: quest'anno niente cavalli. Al massimo, i carabinieri possono sfilare con un cane da grembo». «Ma è ridicolo! Ce lo vedi un uomo con il mantello, la feluca, le mostrine dorate, il pennacchio rosso e blu e un chihuaua in braccio come Paris Hilton?!». «Ok, è ridicolo. Ma ammetterai che se pure togli il chihuaua...». «Non essere irriverente!». «Va bene, vada per gli alani. Ma niente cavalli». «Mio nipote ha un aquilone bianco. Se ne rimediamo anche uno rosso e uno verde...». «No, dai, le Frecce Tricolori teniamole! Se proprio dobbiamo reperire fondi per il terremoto possiamo ordinare al plotone della polizia municipale di sfilare facendo le multe ai blindati». «Ancora fondi per il terremoto? Il governo ha già aumentato la benzina! Ormai è così cara che quando vado a fare il pieno il benzinaio mi chiede se lo voglio con la scorza di limone o senza». «Ho un'idea: e se la La banda del Quirinale suonasse il silenzio di John Cage?». «Signori, la nostra è una grande Nazione: io dico che possiamo permetterci di occuparci dei terremotati senza per questo svuotare la Festa del 2 giugno della sua retorica militarista». «Giusto!». «Questo sì che è spirito patriottico!». «Del resto, se nella storia della Repubblica non è stata sospesa la parata militare dopo le stragi, non vedo perché dopo il terremoto». «E se in ricordo delle vittime di tutte le stragi l'esercito sfilasse davanti alle più alte cariche esplosive delle Stato?». «Intanto continuano ad arrivarci mail di cittadini che domandano come mai la nascita della Repubblica deve essere ricordata con una parata militare. Che gli diciamo?». «Che la Repubblica è una e in divisa». ILRICHIAMOALMERITODEGLISTUDENTIPUÒAVE-RE DUE SIGNIFICATI, DEL TUTTO DIVERSI. Il primo sta a indicare che, in un quadro in cui tutti fruiscono delle medesime opportunità, alcuni studenti ottengono risultati migliori di altri. L'altro significato prescinde da riferimenti di contesto e considera il merito come una qualità assoluta, che deve essere riconosciuta a chi ha rivelato, per i risultati conseguiti, caratteristiche personali migliori. Mentre il primo significato risponde a una concezione democratica dell'educazione formale (quella impartita nelle scuole), l'altro significato ha lo scopo di rendere accettabile, e persino desiderabile, il manifestarsi del determinismo sociale. Se nell'apprezzare il merito si prescinde, infatti, dal considerare in che modo determinati risultati siano stati raggiunti, giudizi ugualmente fondati investono tutti gli allievi, quelli che godono di una condizione originaria di vantaggio come quelli che per ottenere un risultato positivo devono superare il condizionamento negativo al quale sono soggetti. Per rendere accettabile il merito come manifestazione di un apprendimento per conseguire il quale sia stato necessario impegnare la propria intelligenza, dimostrando insieme qualità positive sul piano morale, occorre preliminarmente assicurare a tutti condizioni di studio adeguate alle loro esigenze. In altre parole, si può apprezzare il merito solo se si rivela dopo che sia stata assicurata una sostanziale uguaglianza delle opportunità di apprendere. Se tale condizione è lontana dall'essere raggiunta (o, peggio, se non è neanche perseguita) riconoscere il merito degli allievi migliori equivale a cospargere di belletti un sistema iniquo. Lo sviluppo della scuola nell'Italia repubblicana è consistito in una prima fase nella ricostruzione del sistema dopo la devastazione della guerra. In una seconda fase, che ha avuto inizio con la riforma della scuola media (1962) la maggiore attenzione è stata rivolta ad accrescere le opportunità di istruzione. Questa seconda fase ha consentito, in alcuni decenni, di raggiungere quote elevate di scolarizzazione, prima al livello secondario inferiore e successivamente a quello secondario superiore. Ma, mentre questo intento di uguagliamento delle opportunità educative era perseguito tramite l'abbattimento di almeno parte dei condizionamenti negativi che in precedenza avevano tenuti lontani dalle scuole gli allievi di condizione sfavorita, si trascurava di adeguare l'assetto e il funzionamento delle scuole alle nuove condizioni. È mancata una politica di investimenti per il potenziamento delle strutture e delle dotazioni, per la ricerca, per la preparazione iniziale e la qualificazione continua del personale. Le scuole hanno continuato sostanzialmente a funzionare (con la lodevole eccezione di tante iniziative sperimentali promosse da insegnanti consapevoli della necessità di introdurre innovazioni) secondo un modello che identifica il tempo di attività della scuola con quello necessario a svolgere il numero previsto di lezioni. E ciò è accaduto in controtendenza con quanto parallelamente avveniva in altri Paesi, nei quali si cercava di adeguare l'attività alle nuove esigenze poste dalla vita sociale, dalle trasformazioni economiche, dalla crescita delle conoscenze e dai progressi della tecnologia. È quindi accaduto che col crescere delle quote di popolazione scolarizzata sia diminuito il credito sociale della scuola. Atteggiamenti critici sono stati assunti soprattutto da quanti fruivano di educazione scolastica già prima che avesse inizio il processo di generalizzazione prima ricordato. Quelli che si sono manifestati, gabellando la nostalgia come riconoscimento del merito, sono stati atteggiamenti volti a riaffermare la priorità dell'appartenenza sociale nella fruizione dell'educazione scolastica. Menzionare come esempio di apertura del sistema educativo il successo di alcuni allievi appartenenti a strati sociali sfavoriti è solo un espediente retorico e ideologico volto a nascondere l'enormità dello svantaggio che si andava accumulando su gran parte degli allievi per il mancato adeguamento del sistema alle nuove esigenze. Di fatto, si andavano chiudendo anche le fessure che consentivano a un piccolo numero di allievi di filtrare attraverso le maglie della discriminazione sociale. I provvedimenti che con orrido aggettivo sono definiti premiali ripropongono interpretazioni della riuscita scolastica centrate solo sulle caratteristiche personali, tacendo sulle ragioni delle differenze che si manifestano tra gli allievi. E tacendo anche sulle responsabilità che si collegano all'assenza di politiche volte a qualificare il profilo culturale della popolazione nel suo complesso, come se fosse possibile isolare le condizioni dello sviluppo degli allievi dalle interazioni col resto della società. Il merito si incoraggia e si apprezza solo perseguendo l'equità. L'analisi Il merito nella scuola Istruzioni per l'uso Quella che sul piano politico-amministrativo e sociale ha saputo dire e dare molto, coi grandi partiti popolari, con le cooperative rosse, bianche e verdi, con la nuova imprenditoria nata dalla campagna, col volontariato di ogni colore. Per questo e per altro l'Emilia-Romagna, così centrale nella storia italiana, non può essere lasciata sola, alla sua pur forte volontà di reagire. Perché, da molti punti di vista, ne sarebbe come spezzata in due l'Italia stessa. Soltanto dopo la guerra, meno di settant'anni fa, un soffio per la storia, l'Emilia-Romagna portava sulle spalle un esercito di braccianti alla disperata ricerca di qualche giornata di lavoro e un Appennino mezzadrile e piccolo-proprietario che stava franando a valle. «Nel 1944 diventai segretario della Camera del Lavoro provinciale col più alto numero di iscritti», amava raccontare il forlivese Luciano Lama. «Più di 140 mila: sembra incredibile, in maggioranza erano braccianti. Dobbiamo dirlo forte che siamo andati tanto avanti anche grazie alle nostre lotte», concludeva alzando il tono polemico della bella voce baritonale. Mercoledì sera Vasco Errani ha precisato due cose importanti: ad un giornalista che parlava di terremotati «impauriti e smarriti», ha opposto: «Impauriti sì, e chi non lo sarebbe? Ma smarriti, no, la voglia di reagire c'è, eccome»; poi ha rifiutato l'etichetta di «commissario straordinario» del governo, perché tutte le istituzioni devono lavorare insieme, Stato-Regione-Enti e comunità locali, associazioni di cittadini. All'Aquila il commissariamento voluto da Berlusconi (che inseguiva un suo insensato modello narcisistico) ha pesato e pesa come un macigno sul dopo-terremoto. Qui non sarà così. Il presidente non-commissario della Regione ce l'ha ben chiaro. Come i sindaci dei Comuni più colpiti e di quelli sfiorati e minacciati. Riaffiora nella memoria il motto che nel 1976-77 fu dei vescovi friulani per quel terremoto che non finiva mai e che fece, ricordiamocelo, quasi mille morti, per quella ricostruzione lunga ma esemplare, specie a Venzone, pietra su pietra: «Prima le fabbriche, poi le case e infine le chiese». Non far sfibrare il tessuto produttivo è fondamentale perché il lavoro è una delle formidabili risorse in questa crisi planetaria e nessuno può permettersi di indebolirlo. Rispettando, certo, le misure di sicurezza, non esponendo al pericolo altre vite di operai, italiani e immigrati (questa è la regione d'Italia con più stranieri rispetto ai residenti), ma ridando vita e operatività, appena possibile, a filiere produttive di eccellenza internazionale: l'agro-alimentare, la meccanica di precisione, il biomedicale e in genere la sanità, il benessere, la ceramica, le nano-tecnologie, la carpenteria, le imprese per il recupero e il restauro dell'antico e altro ancora. L'Emilia-Romagna è l'Italia: rianimarla, risollevarla, rimetterla in piedi senza facili assistenzialismi, senza “cricche”, ma con dignità, professionalità e trasparente onestà, vuol dire rianimare, risollevare, rimettere in piedi l'Italia stessa. Quella che, anche senza sismi, non ce la fa a camminare e riaffida da tempo all'emigrazione i suoi figli più coraggiosi, più preparati, svenandosi. Molti degli intervistati dalle tv (le quali spesso trasmettono più emozioni che racconti) rispondono col franco, coraggioso realismo di chi ha costruito per sé e con gli altri qualcosa ereditato dai loro vecchi: il senso civile della comunità. Sovente i terremoti - ce lo insegna la storia - non durano giorni o settimane. In ogni caso le ricostruzioni durano molto di più e però possono essere esaltanti se vissute come riscatto autonomo, ostinato, vitale. Qui non vogliono disperdersi, vogliono restare vicini a case, fabbriche, stalle, officine. Bisogna aiutarli anche in questo. Dalla comunità tutto può rinascere. Qui e nel Paese. . . . «Mio nipote ha un aquilone bianco» . . . «Se ne rimediamo anche uno rosso e uno verde...» LA FORZADELLADEMOCRAZIA INUNPAE-SEPUÒFORSEESSEREMISURATAsulla base del trattamento riservato alle sue comunità più vulnerabili e non c'è dubbio che i rom siano uno dei gruppi più fragili in Italia e in Europa. Finora l'Italia ha fallito questo test a causa del trattamento riservato ai rom presenti nel Paese. L'Italia ha dichiarato i rom una “minaccia per la società” e ha iniziato contro di essi una guerra nel 2008. Le autorità, armate dal decreto presidenziale dello stato di emergenza del governo Berlusconi, hanno iniziato un'appassionata campagna contro i rom. Sotto lo stato di emergenza i diritti fondamentali dei rom sono stati violati. I rom in Italia sono stati contati, fotografati, continuamente soggetti a sgomberi forzati, esclusi dall'istruzione, sono state rilevate le loro impronte digitali, sono stati segregati ed espulsi. Le organizzazione dei diritti umani e le vittime si sono chiesti “Quale sarà il prossimo passo? Costringere i rom ad indossare una fascia con su scritta una “R” di colore giallo? Il 16 novembre 2011 è stato considerato un punto di svolta. In quella data il Consiglio di Stato, supremo organo di giustizia amministrativa, ha dichiarato illegale lo stato di emergenza. I difensori dei diritti umani e le vittime hanno celebrato questa decisione. L'Italia sta cambiando? Comincerà a vedere il lato “umano” dei rom e smetterà di considerarli soltanto un problema di sicurezza? Il nuovo governo ha dato segnali confusi. Ha affermato di non voler ripristinare il disastroso stato di emergenza di Berlusconi. Ha anche sviluppato, su indicazione della Commissione europea, una strategia nazionale di integrazione dei rom. Strategia in cui viene espressa una chiara posizione contro il sistema dei campi. Ma allo steso tempo il governo italiano ha presentato ricorso. Inoltre ha chiesto al Consiglio di Stato di sospendere gli effetti della sentenza dichiarante l'illegalità dello stato di emergenza in attesa che la corte di cassazione si pronunci. Sfortunatamente il consiglio di stato non è rimasto coerente con la sua decisione e ha accettato la richiesta del governo di sospendere la sentenza del novembre 2011 (almeno in parte). Confusi? Almeno noi lo siamo… Un punto ci è chiaro e su questo nessuno dovrebbe fare confusione: lo stato di emergenza non è nuovamente in vigore. La nuova sentenza del Consiglio di Stato ha soltanto deciso che le attività avviate con lo stato di emergenza possono essere portate a compimento. Questo avrà sicuramente un impatto negativo sulla situazione abitativa di rom e sinti che vivono nei campi formali e tollerati. Inoltre la Suprema Corte di Cassazione deve ancora esprimersi. Per tale motivo chiediamo alle autorità italiane di non abusare di questa fase intermedia. Esse possono dimostrare di rispettare i diritti umani e la democrazia garantendo la trasparenza di tutte le decisioni che verranno prese e di tutte le attività conseguenti, consultando le comunità in merito alle decisioni che le riguardano. Le autorità italiane dovrebbero concentrare la loro attenzione e le loro energie al fine di implementare le strategie di integrazione dei rom e combattere la discriminazione piuttosto che spendersi in inutili misure di sicurezza, in piani per le case sconsiderati, segreganti e a breve termine. Ancora una volta questa è un'opportunità per il governo italiano per dare prova della sua affezione per la democrazia e i diritti umani. Bisogna inoltre tenere in mente che quando si testa la democrazia in Italia “tutte le strade portano a Rom(a)”. Vittorio Emiliani Benedetto Vertecchi L'intervento Le strade dei rom COMUNITÀ Duemiladodici 2 giugno, la Repubblica è una e in divisa Il commento Un modello da ricostruire SEGUEDALLAPRIMA FrancescaFornario Dezideriu Gergely Direttore Esecutivo ERRC (European Roma Rights Centre) . . . Con il crescere delle quote di popolazione scolarizzata è diminuito il credito sociale della scuola venerdì 1 giugno 2012 17
NEL 1967 CESARE BRANDI RICORDAVA IN UN ARTICOLO CHE«SALVAREITRATTIESSENZIALIDELPAESAGGIOITALIANO,almeno nelle regioni più caratterizzate, è un imperativo non meno rigido della conservazione del patrimonio artistico» e per avere un catalogo esatto della conservazione del territorio suggeriva, non disponendo ancora di Google Maps, di studiare le opere dei pittori fin dal Duecento. Oltretutto le mappe fotografiche di Google rendono a ogni aggiornamento più tangibile la devastazione che avanza, ma non conservano il passato. Questa di «stabilire un catasto del paesaggio, che doveva essere redatto ascoltando la voce del passato» mi sembra un'idea bellissima di cui sono venuta a conoscenza leggendo un libricino affettuoso di brevi saggi sull'arte (la frase fra virgolette è presa da lì). S'intitola Figure della malinconia (Skira) ed è opera non di un critico d'arte, ma di una letterata, Elisabetta Rasy, che fa suo il metodo ingegnoso di Brandi e lo applica a una libera, vagabonda lettura di quadri di vari secoli e autori. Si comincia con una considerazione sulla «luce tenebrosa» di Goya e su quella «problematica» di Turner per arrivare alla moderna elettricità con l'angosciante perdita dell'aura di cui stiamo tutti vivendo oggi, in ogni settore dell'esistenza, le omologanti derive. Così è una vera sorpresa che Rasy ripristini nel saggio finale «Oggetti caduti a terra, abbandonati, dimenticati», proprio la calpestata aura che rende le cose uniche e parlanti. E a compiere il miracolo è un sentimento poco di moda, quello del titolo: la malinconia. La scrittrice la rintraccia in un mosaico antico come in Caravaggio, come nelle immagini di Roma raffigurata con «fulgida malinconia» dai pittori della Scuola Romana, quei Capogrossi, Scipione, Mafai, Pirandello che fissarono per sempre le macerie del dopoguerra. Ma soprattutto la insegue dalle nature morte allo still life, laddove gli esseri umani sono usciti di scena e hanno abbandonato in un sospetto ordine o in devastato disordine su un tavolo, uno scrittoio, in una stanza gli oggetti muti, mortalmente soli. «Le cose inanimate rappresentate secondo tecniche di vario tipo mostrano una pericolosa tendenza a cadere» osserva l'autrice perlustrando nei quadri avanzi di cibo, lettere svolazzanti e infine ferme sul pavimento, oggetti da toletta vani a conservare la fuggevole bellezza. E persino la presenza di animali vivi, un gatto, un topo che fa fuori ciò che resta d'un pranzo umano, non può che rafforzare la verità della morte, quell'infernale ostinarsi a sopravviverci che hanno le cose, il loro triste sberleffo di fronte al polveroso sprofondare nel buio e nel nulla. E però la malinconia è un sentimento antiquato, quasi avesse dato tutto quel che poteva dare all'arte, alla scrittura, alla musica, e non parliamo del cinema dove i ritmi incalzanti, i tagli rapidissimi, gli aboliti silenzi l'hanno esautorata d'ufficio (tutto è frastuono di convulse colonne sonore, come nella vita, no?) E poi non abbiamo tempo per nulla, figurarsi per la malinconia, che rende meditabondi, lenti, sensuali. Oggi bisogna essere rabbiosi ed erotici. Rabbia e eros sono i nostri stucchevoli, rumorosi compagni. ILVOLUMEDITREVI Mi viene allora in mente un altro bel libro appena letto, Qualcosa di scritto di Emanuele Trevi (Ponte alle Grazie): sono d'accordo su tutto con l'autore che torna e ritorna sul suono a vuoto di tanto fare «artistico» contemporaneo (spiegandone lucidamente il perché), ma non sulla conclusione finale, quando pensa: «ma per farcela davvero ci vuole la rabbia», individuando nella rabbia «la vera sostanza del mondo» anche al di fuori dell'arte. La rabbia l'abbiamo sperimentata, non mi pare sia servita granché a darci un'arte degna e rapporti sociali sopportabili. La rabbia fa sì che l'individuo si senta autorizzato a prendere un figlio e buttarlo dalla finestra, acchiappare una donna che vuole fuggire e punirla con la violenza. La malinconia invece ci fa consapevoli di caducità ineliminabile e ci fa capaci di creare, con ciò che esiste, qualcosa che non esiste. Finché un vecchio quadro e quindi l'immaginazione possono persino diventare, nel mondo auspicabile sognato da Brandi, un utile supporto del catasto. FIGURE DELLAMALINCONIA ElisabettaRasy pagine96 euro9,00 Skira SANDRAPETRIGNANI SCRITTRICE CULTURE Lascrittricenel suoultimolibroaccoglie il suggerimento diungrandecritico,CesareBrandi. Inquestocammino riscopreanche lamalinconia, sentimentodalsaporeantico Paesaggioetrusco delpittore ingleseTurner FESTA INONORE DEL CAROAMICOGIANCARLOFERRETTI: POTEVAINTITOLARSI ANCHECOSÌ «Protagonisti nell'ombra», libro (Unicopli e Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori,) frutto della giornata di convegno che a ottobre 2010 si tenne per gli 80 anni dello studioso di editoria letteraria. Gli «amici dell'ombra»come in una bella inquietante pagina li chiama uno che oggi in Feltrinelli ne tiene il testimone, Alberto Rollo - sono le figure che da dentro la casa editrice, o in un interregno tra dentro e fuori, curano testi, collane, autori. Non sempre ma sovente essi stessi scrittori: «Poeta e di poeti funzionario,/ prima componi quei tuoi versi esatti,/ poi componi i colleghi nel sudario/ dei tuoi contratti» secondo l'aforisma di Franco Fortini. Il libro è, per chi si appassiona al ramo, uno scrigno: saggi su Roberto Bonchio, Gian Piero Brega, Giansiro Ferrata, Niccolò Gallo, Cesare Garboli, Natalia Ginzburg, Luciano Mauri, Ervino Pocar, Domenico Porzio, figure dietro le quinte della nostra editoria antecedente alle grandi concentrazioni. Leggerne comporta, per contrasto, ragionare su ciò che si è perso e ciò che si è guadagnato in quel passaggio cruciale. E, trattandosi di gente di penna, comporta imbattersi in prose come questa: «Una delle ragioni, e forse nemmeno l'ultima, per cui si scrivono e si leggono, oggi, tanti romanzi, tanti racconti, o anche semplicemente tanti “libri”, risiede nel fatto che soltanto oggi, in Italia, si comincia a percepire con chiarezza, e soprattutto ad accettare per buona e come necessaria alla società, la funzione dello scrittore: che sarà pure una funzione demoniaca, infantile ed esibizionistica, come è sempre apparsa alla borghesia italiana, ma è anche, almeno nelle sue origini, una funzione essenzialmente anticollettiva, anticonformistica». Così Cesare Garboli nel 1963, a neppure vent'anni dalla fine del fascismo. ARoma lafiera deigusti indipendenti VALERIATRIGO AscanioCelestini Il catasto del paesaggio Attraverso iquadriRasy ricostruisce l'Italiachefu Alla scoperta degli amici dell'ombra LAFABBRICA DEI LIBRI MARIASERENA PALIERI IN UN MERCATO GLOBALIZZATO CHE SPINGEVERSOL'UNIFORMITÀDEIGUSTI, la cancellazione delle differenze sulla base delle esigenze della grande produzione e distribuzione, nasce una nuova idea di rassegna dedicata alle produzioni indipendenti. Promosso da tre realtà che dell'indipendenza culturale hanno fatto la loro ragione d'essere: il mensile «alfabeta2», la casa editrice DeriveApprodi e Radio Popolare Roma, Indy (che si svolgerò da oggi a domenica a Roma) è uno spazio aperto alle produzioni materiali e culturali di coloro che praticano e rivendicano, fra mille difficoltà, una mentalità differente, che traduce in un libro, in un vino, in una birra, in un film o in un brano musicale la cultura e la sapienza di chi li produce. Una fiera del gusto non omologato che risponde all'esigenza di mettere a confronto le esperienze di settori diversi eppure accomunati dallo stesso problema: la pressione dei monopoli e della grande distribuzione. Un evento pensato per dare visibilità a realtà produttive che sono espressione di una ricchezza sociale e culturale sempre meno valorizzata. Indy si rivolge alle persone, non ai «consumatori», a coloro che sanno apprezzare non solo la qualità ma anche il lavoro e lo sforzo etico che la accompagnano. Indy è un flusso di iniziative dentro un'unica programmazione, per lasciar parlare le culture della differenza: performance artistiche, letture, dibattiti, esposizioni, mostre, concerti, proiezioni, degustazioni, incontri con cantine e mastri birrai, proiezioni di film. Il tutto ospitato nelle sale e nel nuovo spazio all'aperto del Brancaleone, a Roma. Fra le moltissime proposte che animeranno la tre giorni di Indy, segnaliamo per la musica The Ex & Brass Unbound, il collettivo olandese che torna a suonare a Roma dopo una lunga assenza e i Brass Unbound. Fra rock, noise, sperimentazione, jazz destrutturato, questo concerto sarà l'atto conclusivo di Indy. Alle 19 di domenica sarà presentato il libro Incrocio di sguardi. Conversazione sumatti,comici,precari,anarchiciealtrepecore nere di Ascanio Celestini e Alessio Lega (elèuthera). Introduce Andrea Staid. Con Ascanio Celestini e Alessio Lega. U: 26 venerdì 1 giugno 2012
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01/06/12

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