Appuntamento al buio quello di José Manuel Barroso con Angela Merkel di ieri sera. Una cena organizzata all'ultimo momento presso la cancelleria tedesca, per fare il punto sulla «catastrofe Europa». L'emergenza numero uno oggi sono le banche spagnole. Presto potrebbero aggiungersi quelle portoghesi, che ieri hanno ricevuto una iniezione di liquidità di 6,6 miliardi. Allarme rosso anche a Cipro, che potrebbe essere costretta a chiedere aiuti finanziari proprio alla vigilia della presidenza di turno. Le certezze dell'ortodossia europea cadono come birilli. Fermare il contagio è una priorità assoluta, se è vero (come è vero) che una crisi del sistema bancario si diffonde molto più rapidamente di quella del debito sovrano. «È importante dare subito il segnale che siamo pronti a fare quello che è necessario per assicurare la stabilità della nostra moneta», ha dichiarato il presidente della Commissione poco prima di incontrare la cancelliera. Eppure Merkel finora ha preso tempo: ha riconosciuto la necessità di una vigilanza europea, ma l'autorità europea di supervisione delle banche per la cancelliera è «un obiettivo di medio termine». Per ora il vincolo più stringente per Berlino resta il Fiscal compact. Ma Merkel non ha chiuso del tutto la porta: esiste ancora uno spiraglio. Mentre scriviamo l'incontro è ancora in corso. Dipenderà dall'evoluzione di quello «spiraglio» se l'Unione continuerà a vivere oppure no. L'ostinazione tedesca è riuscita finora a provocare timori planetari tanto forti da rallentare la crescita sia negli stati uniti che in Cina. Gli investitori temono un declino mondiale, ha scritto ieri il WallStreetJournal. E la Casa Bianca ha lasciato filtrare il suo giudizio negativo su quanto accade sull'altra sponda dell'Atlantico. «L'Europa deve compiere ulteriori passi per convincere i mercati finanziari che è stato fatto abbastanza per fermare la crisi del debito», ha sottolineato il portavoce di Obama, Jay Carney. L'esplosione delle banche spagnole ha reso obsoleto anche quel piano che l'Unione aveva avviato a fine maggio per il salvataggio dell'euro. La stampa di ieri ha parlato di «piano segreto», versione smentita da Bruxelles, che non smentisce tuttavia il contenuto del progetto a cui stanno lavorando Commissione e Bce insieme. Quel piano, con il suo percorso di unificazione bancaria e fiscale, ha un dettaglio non proprio secondario: servirebbe almeno un anno per realizzarlo. Da quando è stato ideato ad oggi c'è stato il crac di Bankia, che ha mutato lo scenario trasformandolo in un incubo. BRACCIODI FERROSU BANKIA Sul caso Bankia Berlino finora ha insistito perché il premier spagnolo Mariano Rajoy chieda un prestito al fondo salva-Stati. Ma l'esecutivo di Madrid tiene duro: vuole evitare una soluzione che in sostanza costringerebbe la Spagna a cedere le leve del comando economico all'esterno, così come è accaduto con la troika ad Atene. Piuttosto che il prestito, Rajoy chiede in queste ore una garanzia europea sui depositi, soluzione che gli consentirebbe di evitare il duro piano di risanamento che il Fondo monetario richiederebbe. E anche di fermare il panico che potrebbe avere esiti analoghi a quelli dell'Argentina della fine degli anni ‘90. Ma dalla Germania i segnali restano gelidi. «Ci sono molti concetti di unione bancaria», fa sapere il titolare del Tesoro Wolfgang Schäuble, lasciando intendere che Berlino non è disponibile a un fondo purchessia: senza vincoli precisi resterà il «nein». Sul fronte opposto ieri a Bruxelles è intervenuto il ministro delle Finanze francese Pierre Moscovici ha detto chiaro e tondo qual è la posizione di Parigi, senza intimorirsi di fronte ai diktat di Berlino. «La Francia vuole la ricapitalizzazione diretta delle banche con i fondi dell'Esm (europeanstability mechanism, cioè il fondo salva- Stati)». D'altro canto non è una novità: lo stesso presidente Francois Hollande aveva evocato questa soluzione nel vertice informale del 23 maggio. Nel frattempo a spingere per una soluzione veloce c'è Mario Draghi, consapevole dei rischi catastrofici di una crisi di sistema. In queste ore è in corso un gigantesco esodo di capitali dagli istituti spagnoli e greci verso quelli tedeschi e extraeuropei. È impensabile che Madrid riesca a fermare la fuga da sola. Se il contagio dovesse estendersi, l'unione salterebbe. E allora saranno guai per tutti, Germania inclusa. A Berlino qualcuno comincia a pensarlo con preoccupazione. La cena di Berlino inaugura il mese più incandescente per l'Unione europea. Molti scommettono che non si muoverà nulla prima delle elezioni greche il 17 giugno. Altri aggiungono anche la scadenza delle legislative francesi (10 e 17 giugno). Insomma, le partite politiche sono fondamentali per chiudere quella finanziaria. Di qui al vertice dei capi di Stato del 28 giugno Eurolandia dovrà affrontare diverse prove decisive. La verità è che si rischia di non arrivarci neppure a quel vertice se non si agisce subito. Già domani i riflettori saranno puntati su Francoforte, dove il board Bce dovrebbe fornire le nuove stime macroeconomiche dell'area. Ma numeri a parte, saranno pesate sul bilancino le parole di Draghi, per capire se la banca centrale ha deciso di rivedere al ribasso i tassi d'interesse, portandoli sotto l'1% per la prima volta nell'area euro. Le indiscrezioni della vigilia prevedono per ora una conferma, e semmai una decisione di qui a un mese. Restano ancora in stand-by nuovi programmi di finanziamento alle banche. I l Dax scende per la prima volta sottoi 6 mila punti. Sembrerebbe una noti-zia di quelle che interessano solo gli analisti di Borsa e i giornali finanziari e invece è una notizia molto politica. Il Dax è il principale indice della Borsa di Francoforte: la sua precipitosa discesa ha allungato una brutta ombra sull'establishmente l'opinione pubblica della Germania. L'economia tedesca si sta fermando? Gli investitori scappano anche da quello che finora è stato considerato il bastione inespugnabile della stabilità? È finito il tempo che Berlino sembrava fuori dalle miserie d'Europa e guardava alla crisi altrui dal paradiso delle proprie sicurezze? È giunta «la fine delle illusioni tedesche», come scrive impietoso lo Spiegel? Un segnale è un segnale e va interpretato con cura, ma il rilievo con cui i media hanno riferito sul calo di Francoforte è anch'esso un segnale e questo non è difficile interpretarlo: la Germania comincia ad avere paura. Comincia a dubitare che la crisi non sia più «la crisi degli altri», dei paesi cui piace la dolce vita e non la disciplina di bilancio, che la strategia anticrisi perseguita finora senza se e senza ma dal governo della cancelliera Merkel di se e di ma ne abbia parecchi. Lei procede sulla sua strada: anche ieri è tornata a riproporre il totem del Fiskalpakt, il Fiscal compact alla tedesca, insistendo con Madrid perché utilizzi il fonL'ANALISI Barroso: agire subito per fermare il contagio Cena del presidente della Commissione con la cancelliera Merkel La crisi spagnola rischia di espandersi Fa paura anche Cipro Primi«sbuffi»di frenata della locomotivatedesca: l'indiceDaxaFrancoforte inzona«rossa» e leaspettativedegli investitori si fanno«nere» Più ci si allontana dalla crisi finanziaria che diede inizio alla difficile situazione economica nella quale il mondo è precipitato e più vengono a galla giochi e trucchi adoperati dalle banche statunitensi per aggirare le regole, il mancato controllo da parte degli enti preposti, e un uso spregiudicato della comunicazione nei confronti degli investitori. Dopo che Jp Morgan è finita nel ciclone per aver speculato e perso con soldi che non avrebbe dovuto usare in quel modo, ora è la volta di Merryl Lynch e Bank Of America, i cui giochi contabili sono stati riportati ieri dal New York Times. Nel 2008, in piena tormenta finanziaria, la seconda comprò la prima per 50 miliardi di dollari. Gli azionisti del secondo gruppo bancario e quinta multinazionale d'America votarono a favore dell'acquisto avvisati dal management che si trattava di un'operazione senza frutti ma solo nel breve termine. Nessuno parlò dei 20 miliardi di perdite nei conti della banca di investimenti sull'orlo del collasso che Bank of America stava comprando. Oggi, a causa di quella mancata comunicazione, un gruppo di investitori ha presentato una denuncia contro il management di quello che è divenuto nel frattempo un gigante di Wall Street. E che prima somigliava più a una banca tradizionale e per questo resse l'urto del 2008. Gli azionisti hanno delle buone ragioni: all'epoca i documenti preparati dall'amministratore delegato Kenneth Lewis parlavano di probabili perdite per l'anno in corso pari al 3% e di un ritorno ai profitti per l'anno successivo. Poi, in una testimonianza giurata durante l'inchiesta successiva alla denuncia, Lewis ha dichiarato che le predite previste per il 2009 erano valutate nel 13% mentre per il 2010 si era calcolato un 2,8%. Le cifre comunicate agli investitori e quelle calcolate dagli uffici tecnici della banca non si somigliano affatto. Lo scopo di fondo di Bank Of America nell'acquisire le banche di investimenti sembra proprio essere stato quello di occupare una fetta di mercato nel quale era poco presente. Questa vicenda getta una luce sinistra sulla trasparenza dei comportamenti delle banche. Ma non solo. Dov'erano le agenzie che devono vigilare sul comportamento delle istituzioni private finanziarie nel 2008? Possibile che mentre si consumava quel disastro nessuno guardasse a fondo i documenti di una fusione bancaria? Una domanda simile se la pone il senatore democratico dell'Ohio Sherrod Brown, che ha chiesto in una lettera formale al ComptrolleroftheCurrency, l'agenzia che supervisiona l'operato delle banche «quali siano le procedure secondo le quali l'agenzia verifica le operazioni bancarie». Brown fa riferimento al caso della perdita di due miliardi da parte di Jp Morgan. Quanto ne sapevano i controllori? Brown e altri democratici puntano a mettere pressione sulle istituzioni pubbliche che devono svolgere un ruolo di controllo per una applicazione rigorosa della Volcker rule, la regola che prende il nome dall'ex presidente della Federal reserve e che limita tra le altre cose la possibilità di usare soldi dei risparmiatori per fare azioni speculative. Proprio quello che avrebbe fatto Jp Morgan. La legge Dodd-Frank di riforma delle banche, che contiene la Volcker rule, entrerà in vigore a luglio 2012 e questa rinnovata attenzione per i comportamenti della finanza deriva anche da questo. La politica Usa, soprattutto i democratici, cercano di aumentare l'attenzione per fare in modo che le nuove regole vengano applicate e rimangano al centro dell'attenzione. Il rischio è che, come in passato, le regole esistano ma vengano costantemente ignorate e aggirate. L'EUROPAEL'EURO Strigliata di Obama: Europa così non va BIANCADIGIOVANNI ROMA PAOLOSOLDINI La «crisi degli altri» sbarca in Germania . . . Perdite nascoste, fusioni azzardate: fioccano denunce per Merryl Lynch e Bank Of America E intanto gli Usa scoprono altri trucchi bancari MARTINOMAZZONIS mmazzonis@gmail.com . . . Dichiarazione congiunta di Barroso e Merkel: ora dare un segnale ma poi serve tempo . . . Fuga di capitali in corso in Spagna e Grecia. Si teme il contagio in altre parti dell'Unione . . . Attesa per il vertice Bce di domani che deciderà di ridurre i tassi d'interesse nell'Eurozona . . . La Casa Bianca avverte: «I mercati scettici su misure ancora insufficienti nell'Ue» 4 martedì 5 giugno 2012
Luigi Cancrini Psichiatra e psicoterapeuta Dialoghi L'ANNUNCIATO «DECRETO SUL MERITONELLA SCUOLA» SUSCITA PROFONDE preoccupazioni. Ancora una volta rischiamo di eludere l'urgenza di «entrare nel merito», a proposito della scuola. Con facili slogan sulla meritocrazia si confondono gli effetti con le cause e soprattutto non si affrontano le sfide inedite della scuola nella società della conoscenza. Si rischia di prendere una sviante scorciatoia, basata sull'idea fallace che l'eccellenza «possa» essere solo di pochi, che possa concentrarsi in pochi luoghi, e che riguardi solo alcune competenze. In taluni casi, l'accezione strettamente individualistica della meritocrazia assume toni elitari: mostra una nostalgia per una società gerarchizzata in strati sociali ben definiti, incompatibile con un'evoluta società della conoscenza quale vuole essere la nostra. Ma l'insidia maggiore sta altrove, nel pensare che una meritocrazia individualistica possa oggi essere affermata in nome della mobilità sociale, al fine di consentire all'individuo meritevole di emergere, quale che sia il punto di partenza. Peraltro, dovremmo ricordare che questo presunto sostegno dell'individuo meritevole si coniuga oggi con un impoverimento dei contesti e della società in cui dovrebbe svilupparsi il percorso formativo. Non basta evocare parole magiche: questa volta lo studente dell'anno… Tutto ciò, anzi, serve a «parlare d'altro», a rifuggire ancora dalle proprie responsabilità. È venuto il tempo di entrare davvero nel merito dei problemi della scuola, di parlare davvero di qualità della scuola. È cambiato il mondo in cui viviamo. Globalizzazione e tecnologie dell'informazione in pochi anni hanno trasformato radicalmente la condizione umana. Le conseguenze per la scuola sono state immediate e dirompenti. Gli studenti sono, nello stesso tempo, sempre più «globalizzati» e sempre più «diversi»; sempre più «interdipendenti» e sempre più «isolati». Ciò che lo studente apprendeva a scuola fino a pochi anni fa era sostanzialmente la totalità dei suoi apprendimenti. Ciò che gli studenti apprendono oggi a scuola è solo una parte (spesso una piccola parte) di ciò che apprendono nel corso delle loro giornate. Si sono trasformati contenuti, forme, organizzazione e trasmissione dei saperi. Nella sua esperienza quotidiana extrascolastica, lo studente acquisisce una miriade di informazioni e incontra una molteplicità di culture diverse. Ma tutto ciò accade in modo frammentario, senza filtri interpretativi e senza prospettive educative in grado di unificare le molteplici esperienze di ogni studente. Di fronte a questa situazione, forte è la tentazione di ridurre la finalità della scuola alla semplice trasmissione di alcune tecniche e di alcuni frammentati saperi, rinunciando ai suoi compiti educativi e formativi. E forte è la tentazione, appunto, di una concezione del merito, inteso come puramente individuale, indipendente dai contesti e dalle relazioni. Ma ciò confligge con quanto ci dicono scienze e buone pratiche: le capacità della persona si costruiscono in funzione della ricchezza dei contesti e dell'intensità delle relazioni. L'apprendimento non corrisponde a una trasmissione astratta di contenuti, che possa avvenire indipendentemente dal corpo, dai vissuti e dall'emotività di docenti e studenti. E che i contesti scolastici di apprendimento siano contesti di socializzazione primaria non vuol dire semplicemente che, oltre all'apprendimento, promuovano anche socializzazione. Vuol dire che non si dà apprendimento senza una continua socializzazione; vuol dire che questa socializzazione è la condizione irrinunciabile dell'apprendimento. È proprio a causa dei nuovi contesti sociali, antropologici e tecnologici che il compito formativo della scuola diventa ancora più decisivo. Compito della scuola, quale comunità educante, è di sostenere gli studenti nella capacità di dare senso alla varietà delle loro esperienze, scolastiche ed extrascolastiche, di ricomporre la frammentazione delle informazioni cui hanno accesso, di integrare e unificare lo sviluppo della loro formazione culturale. Compito della scuola è di consentire a tutti gli studenti di acquisire le competenze necessarie allo sviluppo personale, all'integrazione sociale e alla vita professionale, nel quadro di un apprendimento che possa durare e persino intensificarsi lungo il corso della vita. Oggi più che mai, come entrando nel merito già sosteneva Montaigne, compito della scuola è formare «teste ben fatte», non «teste ben piene». Nella società della conoscenza, ancor più inadeguata risulta dunque l'idea che il merito emergerebbe da una competizione a «somma zero»: «vinco io» (prestigio, vantaggi economici, strada spianata), «perdi tu» (lasciato solo, dato che ci sono sempre meno risorse). Il rischio è che questa idea di merito risulti rapidamente fatale innanzitutto per il sistema formativo stesso, poi per il mondo del lavoro e alla fine per la vitalità dell'intero Paese, producendo l'estromissione di molti giovani da un autentico processo formativo e producendo conformismo, standardizzazione e chiusura degli stessi contesti di eccellenza. Tutte le comunità eccellenti e creative, ristrette o ampie che siano, mostrano al contrario che l'eccellenza e la creatività o sono diffuse oppure non sono affatto! Maramotti Stranissimo che sfugge a chi come il ministro Profumo è stato docente universitario (e rettore del Politecnico di Torino) ciò che è evidente a coloro che insegnano con un minimo di passione: è il livello medio degli allievi che si è pericolosamente abbassato negli ultimi decenni, non i picchi, costituiti da quel 2% o 3% di studenti (liceali od universitari) che sono in grado di capire ed apprendere a prescindere, in gran misura, dalla qualità dell'insegnamento. È sul restante 97% che occorre lavorare! GASPAREGALATI L'idea che quella di cui c'è bisogno nella scuola e nelle università italiane sia una svolta meritocratica è un'idea sbagliata. L'impronta solidaristica dell'educazione materna ed elementare è uno dei vanti di questo Paese, più volte celebrata dagli studiosi di tutto il mondo e dei documenti ufficiali dell'Ocse fin dal tempo dell'inserimento nelle classi normali dei diversamente abili. La tendenza (o la deriva) involontariamente meritocratica che inizia nelle medie e si inasprisce nelle superiori è evidente dai dati sulla dispersione scolastica e sulla mortalità, ancora oggi altissima, della popolazione universitaria. Lo spazio per emergere i più dotati e i più meritevoli lo hanno già, caro ministro Profumo, ad aver bisogno di interventi forti del governo sono soprattutto i ragazzi che hanno la sfortuna di non nascere bene e di non ricevere in casa l'aiuto che la scuola non dà loro il vero problema della scuola italiana. Di cui sarebbe giusto e prioritario che ci si occupasse, migliorando la qualità e il livello medio dell'insegnamento da un posto di responsabilità come il suo. COME SI PUÒ PASSARE DAL CARCERE AL CIE E POI DAL CIE ALCARCERE, PER ANNI, SENZA VIA DI USCITA? ESSERE STRANIERO in posizione irregolare in Italia. Trapani - Cie di Milo. Una scatola di sbarre alte e gialle, quasi tecnologiche, estranea all'ambiente, su una strada periferica vicino Trapani; un illegale carcere per migranti, che i cittadini fanno finta di non vedere: di non sapere. Il 30 maggio scorso una delegazione di giornalisti guidata dal presidente della Fnsi, Roberto Natale, ha invece potuto varcare il cancello, anche se l'accesso è stato garantito a un unico «settore» della struttura, che può detenere fino a circa 204 uomini (ma con massimi di 270). La maggioranza dei detenuti è di nazionalità magrebina: solo pochi gli sbarcati, mentre la grande maggioranza, circa il 90%, sono ex-carcerati, con il particolare di aver già scontato la loro pena in carcere; ma a fine pena, invece di tornare in libertà o di venire rimpatriati, sono trattenuti di nuovo, fino a 18 mesi, nel Cie. Si chiama «detenzione amministrativa»: ma significa privazione della libertà personale senza accusa né processo; per un unico reato, quello di avere il permesso di soggiorno scaduto. Peggio del carcere, senza le garanzie assicurate dal sistema penale. «È peggio di stare in galera dice un altro ospite - Lì, almeno, sei chiamato per nome e sai quando devi uscire»: zero privacy né assistenza legale, niente libri né matite, persone isolate dal mondo esterno, cui il diritto alle cure e alla socialità viene negato: uomini ridotti a numeri e deportati da un Cie all'altro, per mezza Italia. Mera prassi discrezionale del potere. Anche se alcuni immigrati vivono in Italia e hanno pagato le tasse per anni, sono sposati o convivono e hanno figli italiani; come Jamel, allenatore di cavalli, che in perfetto dialetto siculo racconta di vivere nella penisola da più di 33 anni e di avere una figlia nata e sposata con un italiano, mentre lui era chiuso lì; o Mohamed che dichiara che «qua non esiste mai la fine della pena, solo angoscia» e preferirebbe persino essere rimpatriato. A Milo, però, per causa di precedenti penali (soprattutto per spaccio e traffico di stupefacenti), nessuno li vuole e il consolato del proprio Paese di origine non agevola il rimpatrio (che avviene soltanto per meno della metà dei detenuti). Qua in terra trapanese «finiscono i casi più complicati, i casi limite», riconosce Tommaso Mondello, responsabile Immigrazione della Prefettura. Indesiderati tra due Stati: relitti del sistema. A comprovare la totale inutilità del trattenimento nei Cie, allo scadere dei 18 mesi, a volte anche prima, il detenuto viene semplicemente «rimesso in libertà» con convalida del Giudice di pace, con l'ordine di lasciare il territorio nazionale. Ovviamente, in assenza di documenti e con l'assurda normativa del «reato di clandestinità», finiscono di nuovo in prigione. «Nel corso degli anni vediamo tornare le stesse persone», osserva Edoardo Menghi, responsabile Immigrazione della Questura. Un folle, costoso e disumano circuito chiuso, senza alcuna utilità nel contrasto all'immigrazione irregolare. Perfino le forze dell'ordine impiegate nel Cie di Milo sono a disagio; nel suo ennesimo comunicato, la segreteria nazionale del Siulp chiede d'urgenza di «incrementare il personale da impiegare, perché fare meramente “sopravvivere” una struttura indispensabile alle procedure finalizzate alla identificazione e alla espulsione degli extracomunitari significa soltanto uno spreco di energie, di uomini e di mezzi, senza pensare al mancato soddisfacimento della primaria esigenza di sicurezza». Intanto, a marcire dietro muri, recinzioni, cordoni, ci sono persone internate sulla base di ciò che sono: «stranieri», «migranti», «non bianchi». Le sbarre di sei metri, da carcere di massima sicurezza peggio di quelle per la mafia, la sorveglianza 24 ore su 24 dalle forze dell'ordine, dicono l'evidenza: è mera reclusione sociale di soggetti presunti «pericolosi», da tenere chiusi come bestie, criminalizzare, piegare a quello che si vuole fare di loro. Un nulla. Salta la nuda verità alla coscienza: il Cie è la mera spazializzazione di un'ideologia razzista, perché solo un pensiero che nega l'umanità a questi uomini, li rende oggetti, può spiegare una tale volontaria privazione della loro libertà, una tale distruzione arbitraria della loro mente, vita e sogni. Nessuno si degna di comunicare le «ragioni», ove ce ne fossero, ma almeno la durata della detenzione. E quel limbo senza senso, che toglie la dignità, produce solo autolesionismo («mensilmente almeno 15 casi», spiega Giovanna Ottoveggio, medico della struttura), somministrazione di psicofarmaci, violenze, fughe (come i 130 scappati nei giorni scorsi). Come racconta un detenuto con le braccia e i polsi pieni di cicatrici e vistosi lividi: «la fuga è la nostra unica salvezza, per non impazzire». Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 COMUNITÀ La tiratura del 4 giugno 2012 è stata di 95.083 copie Idea sbagliata quella della sola meritocrazia L'intervento Vogliamo una scuola con eccellenze diffuse . . . Gli studenti vanno sostenuti nella capacità di dare senso alla varietà delle loro esperienze Mauro Ceruti Senatore Pd Il commento Viaggio nel Cie di Milo Un incubo senza fine Flore Murard Yovanovitch 16 martedì 5 giugno 2012
NAPOLI E BUENOS AIRES IN FONDO HANNO MOLTO IN COMUNE:CAOS,COLORI,FANTASIA...CHENEIPROSSIMI GIORNISIFONDERANNOFINOACREAREUNQUALCOSA CHE, FORSE, potrebbe lasciare il segno in questa quinta edizione del Napoli Teatro Festival Italia, al via domani sera con lo spettacolo musicale in prima italiana, The Makropulos Case di Robert Wilson. Subito dopo focus sulla drammaturgia argentina. In programma cinque spettacoli di tre interessanti registi porteñi: Daniel Veronese con Espía a una mujer que se mata e Los hijos se han dormido, Romina Paula con El tiempo todo entero e Claudio Tolcachir con una inedita maratona di tre spettacoli, La Omisión de la Familia Coleman, Tercer Cuerpo e El viento en unviolín. Ne parliamo con quest'ultimo drammaturgo, regista e attore. InItaliaabbiamoiniziatoadapprezzareladrammaturgia proprio grazie a Napoli che ospitò un altro giovane argentino: Rafael Spregelburd. Mi pare ci sia un certo fermento teatrale a Buenos Aires che sembrapullularedi drammaturghi... «Il teatro indipendente o sperimentale a Buenos Aires ha una storia lunga oltre 60 anni, è sempre stato un rifugio dopo la dittatura, la crisi, i momenti di passaggio. In questo periodo esiste una fioritura di gruppi che lavorano insieme: autori, registi, gruppi stabili, tutti insieme costruiscono un'opera. Molte compagnie hanno anche gli spazi dove poter lavorare. Esiste una forma di produzione molto indipendente e cooperativa che genera creazioni particolari». Cosaha incomunecon Spregelburd? «Non saprei dirlo, Rafael è un punto di riferimento per la nostra generazione. Tutti guardiamo ai suoi spettacoli con molta ammirazione». Al Napoli Teatro Festival lei presenterà tre spettacoli, chesembranomescolarerealtà, fantasiae ironia. Si può far ridere e far riflettere allo stessotempo? «Come diceva Molière si apre la bocca per ridere e si apre la testa per pensare. L'humor implica identificazione, e l'identificazione è il punto di partenza per una riflessione profonda: di cosa rido quando quello che succede è tragico? Io vedo nell'humor la possibilità di approfondire temi scomodi». Da dove trae spunto e come costruisce le sue storie? «Per strada, camminando. Osservando la gente. Pensando. Prendendo spunto dai miei compagni di gruppo, sognando personaggi per loro. Quando una storia mi commuove, mi fa ridere e nello stesso tempo mi disturba so che quella storia ha qualcosa da offrirmi». In Italia sipreferiscono ingenerale testi classici del teatrorispettoalladrammaturgiacontemporanea. InArgentina ilpassaggiodallacartaallascenaèaltrettantodifficile? «Naturalmente ci sono sempre testi classici nei ricchi cartelloni di Buenos Aires, ma credo che quello che ci entusiasma maggiormente è la grande quantità di drammaturghi che va esponendo la propria estetica e la propria visione di teatro. Un teatro con tante identità, profondamente argentino. Lo si intuisce anche dalla enorme quantità di corsi e laboratori di drammaturgia che promette l'arrivo di tanti nuovi autori di teatro». Qual è stato il suo percorso? So che ha diretto anchemolteopere liriche. «Mi sono formato nel teatro indipendente. E lì si impara a lavorare in tutti i campi: recitare, dirigere, posizionare le luci. E questo ha influenzato il mio modo di pensare al teatro in tutti i suoi aspetti. Mi piace sempre moltissimo stare in teatro, qualunque sia il ruolo che mi spetta. Ho recitato in tutti i tipi di opere, più o meno. Indipendenti, commerciali, ho diretto i miei testi, anche alcuni classici e mi sono ritrovato anche a lavorare con mio fratello Andrés Tolcachir a due opere di Mozart. È stata un'esperienza eccitante e meravigliosa e ho scoperto che nel mondo dell'opera c'è molto da innovare e da scoprire. Credo che ciascuno debba poter disporre di vari attrezzi per poter intraprendere sfide differenti e avere una curiosità innata per apprendere e scoprire come comportarsi di fronte a ciascun lavoro. Preferirei non avere uno stile mio per poterlo riscoprire ogni volta. Sparire come autore e regista dentro una creazione che sia totalizzante. Dove si veda l'insieme e non si distinguano le parti». Cherapportihaconl'Italia?C'eramaistato?Conosce inostri scrittori? «Ho visitato moltissime volte le città italiane. Le ho amate, ammirate, attraversate con devozione. Il presente e la storia si incontrano in ogni angolo di casa e allo stesso tempo per un argentino camminare per l'Italia significa comprendere moltissime cose della propria identità. Un dna storico e condiviso. De Filippo, Pirandello, Goldoni, Dario Fo sono autori con i quali noi ci formiamo e ormai sono dei classici nelle nostre sale. Io stesso mi sono formato con questi autori, so di essere influenzato dalla oro scrittura nelle mie opere» Secondolei qual è ruolo de teatro? «Fra crescere, sensibilizzare, per essere più sapienti. Per sentirsi più vivi. Per sentirsi uniti, pensare insieme, per ridere ed emozionarsi uno accanto all'altro. È qualcosa che ha a che fare con il desiderio primitivo di conoscere altri mondi. A me serve per rimanere vivo». IL PROGRAMMA CULTURE DaRobertWilson aPeterBrookpassando per ladanza israeliana CERIMONIASENZATAPPETOROSSO,INRISPETTO DEL LUTTO NAZIONALE PER LE VITTIME DEL TERREMOTO, ieri a Roma per l'annuncio delle candidature ai Nastri d'argento, storico premio assegnato dal sindacato giornalisti cinematografici (Sngci). Senza troppe sorprese e tanto meno troppo «coraggio», il premio fotografa ancora una volta il cinema italiano emergente: testa a testa con nove candidature tra Magnificapresenza di Ferzan Ozpetek e Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana. Seguono Diazdi Daniele Vicari (7 nomination); This must be the place di Paolo Sorrentino e Terraferma di Emanuele Crialese (5). Questo per quanto riguarda il Nastro per il regista del miglior film. Più interessanti le cinquine dedicate al miglior regista esordiente. In questa sezione lo sguardo si dimostra più curioso all'innovazione anche del linguaggio, la vera «vittima» dell'omologazione voluta dalla tv. È il caso per esempio di Guido Lombardi col suo davvero sorprendente La-bas, bell'esempio di film in grado di rinnovare, attualizzandolo, il filone del nostro cinema di denuncia. Ignorato completamente dai David, gli Oscar italiani, che pure lo avevano incluso nelle candidature, speriamo che il film riesca a conquistare almeno i Nastri. Anche Io sono Li esordio nella finzione del documentarista Andrea Segre, rientra tra i candidati più interessanti per il premio all'opera prima, raccontando del mondo degli immigrati cinesi nel nostro Nord Est. Stesso discorso vale anche per Acab di Stefano Sollima, spaccato durissimo e violento del mondo dei celerini «cattivi». Il Nastro dell'anno, il 2012, va poi al già - meritatamente - consacrato Cesare deve morire dei fratelli Taviani. Per la prima volta, ieri sera a villa Medici, è salito sul palco tutto il cast, tra cui figurano alcuni detenuti di Rebibbia che, mai prima d'ora, avevano ottenuto il permesso di partecipare alle premiazioni del film. Tra loro Giovanni Arcuri, Salvatore Striano, Cosimo Rega, Maurilio Giaffreda, Francesco Carusone e Fabio Rizzuto. Tra i premi speciali quello ad Anna Proclemer per l'interpretazione in Magnifica presenza. Dopo la cerimonia di ieri sera le cinquine saranno votate dagli iscritti al sindacato giornalisti cinematografici. I vincitori saranno premiati il prossimo 30 giugno nell'ambito del Festival di Taormina. A condurre la serata sarà Stefania Rocca. Mentre la ripresa televisiva sarà mandata in onda su Raiuno il 14 luglio. Quasi quindici giorni dopo la cerimonia. Che tempismo... Nastri2012 èsfida Giordana Ozpetek GABRIELLAGALLOZZI ggalozzi@unita.it ElioGermanonel film «Magnifica presenza»del regista Ferzan Ozpetek ANapoli lamiaBaires Parla il registaargentino ClaudioTolcachir IlFestivalpartenopeo ospiteràtredeisuoi spettacoli:«Seunastoria commuove, fa ridere edisturbaallora funziona» FRANCESCADESANCTIS fdesanctis@unita.it Unafotodi scenadallo spettacolodiClaudio Tolcachir«Elviento enun violín» MAGALI HIM Laquinta edizionedel NapoliTeatro Festival Italiaorganizzata dallaFondazioneCampania deiFestival si terràdal7 al 24 giugno(con il patrociniodel ComunediNapoli)per poi proseguire,dopo la pausaestiva,a settembre dal25al 30.Adare il via saràunaserataspeciale, un'anteprimaal Teatrodi San Carlo, domani sera, conun concerto dellacantante israeliana Noa.Tra gliospiti delFestival Robert Wilson che apriràquest'edizione con unospettacolo musicale in prima italiana,«The Makropulos Case»,ePeter Brook,chepresenta «TheSuit», rielaborazione inchiaveanch'essa musicaledi «LeCostume».Due focus:uno sullascena argentina, l'altrosulla danza israeliana. U: 22 martedì 5 giugno 2012
co alla Torre crollata c'è uno stabile grigio, con le finestre che nessuno ha potuto chiudere dopo il 20 maggio, il giorno della prima scossa. Giancarlo e la moglie, dalla macelleria poco distante, ai margini dellae zona rossa, invitano a trascurare un po' i simboli e a occuparsi di più di ciò che rappresentano. «La torre la rifaremo, ma con la scossa di martedì scorso io ho perso la mia macelleria. Questa è di mio figlio, stiamo qui con la luce accesa per dimostrare che la vita va avanti. E ce la possiamo ricostruire solo noi, senza chiese e senza partiti, siano essi di destra o di sinistra» «La mia casa è crollata una settimana fa, era rimasta danneggiata la prima domenica ma il 29, con il secondo sisma, è rimasto solo un cumulo di macerie. Ho perso tutto, tutto, non ho più nulla di mio. Cosa le posso dire di più?». Maurizio Cavazza, come il sindaco di Novi, è al tempo stesso sfollato e soccorritore. Vive a Cavezzo, dove è responsabile della protezione civile. Al paese si arriva da Novi percorrendo una ragnatela di strade sterrate, tra campi e canali alimentati dal Secchia. In mezzo a cascine crollate e altre miracolosamente rimaste in piedi, lasciandosi alle spalle capannoni sventrati dal sisma, con le forme di parmigiano esposte a sole, vento e rovesci. Il panorama è quello di una città bombardata e si sa che i carabinieri ora cercano negli uffici comunali le pratiche relative agli edifici crollati. Come quel palazzo del centro sopravvissuto a metà, da cui i vigili del fuoco cercano di estrarre le cose utili a chi martedì scorso era uscito per andare a scuola o al lavoro. Solo pochi minuti prima che crollasse tutto. Roberto è uno dei condomini. Capo magazziniere alla Emotec di Medolla, azienda biomedicale con sede a poche centinaia di metri dalla Haemotronic, dove il 29 sono morti in quattro. «In ufficio è venuto giù tutto, per fortuna ero già in magazzino». Dopo l'ultima scossa, la vita di Roberto e della sua famiglia è sospesa. Si aspettano notizie dell'azienda, che potrebbe riaprire a Poggio Rusco, pochi chilometri verso Mantova e intanto si cerca di capire chi pagherà la demolizione della casa, il trasporto e lo smaltimento delle macerie. «Dicono che tocca a noi, ma io al momento ho solo la tuta che indosso: secondo lei posso permettermi di pagare grosse cifre». Anche in questo caso, le brutte notizie sono arrivate a rate: il tempo di respirare prima del pugno nello stomaco che toglie il fiato. «Dopo la scossa del 20, il palazzo era rimasto in piedi», racconta Roberto, «ci avevano detto che sarebbero stati necessari dei lavori di ristrutturazione e consolidamento». Ma il terremoto del 29 è arrivato prima delle autorizzazioni. E il palazzo si è afflosciato a metà. Al terzo piano si vede un letto di vimini perfettamente rifatto, affiancato da un baule. Accanto la struttura è integra, le tapparelle sono abbassate e i pompieri si danno da fare per tirare fuori le armi da di Mauro Malavolti, un cacciatore. Qualcuno si spinge a fare delle ipotesi, su tralicci mal collegati alle solette, ma il punto ora è un altro. Di questo terremoto si continua a non vedere la fine, e pazienza. Ma dopo la scossa di domenica,ora la fine è difficile persino immaginarla. Una donna piange per i crolli avvenuti al cimitero di Concordia (Mo) FOTO LAPRESSE L'Emilia piange i suoi mor-ti, spazzati via dalla furiaspietata del terremoto inpochi istanti.Ieri si celebrava lagiornata di lutto nazionale per le 17 vittime del sisma del 29 maggio. Insieme a quelle rimaste sotto le macerie, nella notte tra il 19 e il 20 dello stesso mese, il drammatico conteggio dei cadaveri arriva a 24. Oltre 350 i feriti. Un tributo di sangue altissimo l'hanno pagato gli operai e i dipendenti delle fabbriche, sia durante il primo forte sisma (di magnitudo 5.9) - che ne ha ucciso quattro - che nel corso del secondo (magnitudo 5.8) che ne ha portato via tredici. La provincia più funestata è stata il Modenese. Degli ultimi 17 morti, tre lavoravano nella ditta “Meta” di San Felice sul Panaro. Sono caduti Gianni Bignardi, ingegnere, chiamato nell'azienda proprio per fare i rilievi sull'agibilità dei capannoni, il caporeparto Mohamad Azarg, 46 anni, che ha lasciato due figli e l'operaio indiano Kumar Pawan, di soli 27 anni. Aveva due bambini. Alla Heamotronic di Medolla, dopo il crollo della fabbrica, riportare alla luce i quattro operai morti è stata una lunga agonia. Paolo Siclari, 37 anni, è stato il primo ad essere recuperato da sotto le macerie. Di origini messinesi, si era trasferito per lavoro nel 2001. Per trovare i corpi degli altri tre colleghi, che erano stati dichiarati dispersi, si è scavato per due giorni. Solo così, si sono potuti estrarre dai detriti i cadaveri di Biagio Santucci, Giordano Visconti e Matteo Serra. Santucci aveva solo 25 anni. Era il perno economico della sua famiglia, composta dalla madre, una sorella disoccupata e un fratello disabile. La mamma ha chiesto giustizia per la morte di Biagio e dei colleghi. «Quella fabbrica non doveva riaprire» ha accusato. La struttura, dopo il primo sisma del 20 maggio, era stata dichiarata agibile. I funerali probabilmente verranno celebrati domani e arriverà da Milano anche la sua fidanzata, Giada. Visconti, 33 anni, viveva a Mirandola ma non ci era nato. Era originario di Napoli e si era trasferito in Emilia, circa dieci anni fa, per lavorare. Serra aveva 37 anni. I suoi genitori hanno aspettato, insieme alla fidanzata e al fratello, davanti alla fabbrica per due giorni, senza dormire, finché non è uscito dalle macerie chiuso in un sacco arancione. Molte delle vittime, dunque, erano lavoratori che, pur spaventati dal rientro al lavoro - come avevano confessato ai loro familiari - non potevano permettersi di perderlo. La stessa voglia di non arrendersi e di combattere aveva spinto a tornare in azienda anche Mauro Mantovani, 64 anni, che una quarantina di anni fa, con altri due soci, aveva fondato la Aries srl, una delle ditte leader del polo di Mirandola. Gli operai Eddi Borghi, 30 anni e Vincenzo Iacono, 39 anni, sono morti insieme al loro datore di lavoro Enea Grilli, titolare della Bbg Srl. Una fabbrica modello, dicono a Mirandola, dov'è stato ucciso dal terremoto anche Zou Hong Li, un cittadino cinese. Iva Contini, 56 anni, abitava a Cavezzo, con il marito e due figli: è rimasta uccisa nel crollo dello stabilimento della Sherwin Williams. Nel paese, quasi raso al suolo dal terremoto, ci sono anche due ragazzi, ancora minorenni, che piangono la loro mamma, Daniela Salvioli, 42 anni, morta sotto le macerie del mobilificio di famiglia, dal quale il marito era riuscito miracolosamente a salvarsi qualche istante prima. Il terremoto ha spezzato anche la vita di un uomo di Dio, Don Ivan Martini, 65 anni, parroco di Rovereto di Novi. È morto dentro la sua chiesa, dopo aver cercato di mettere in salvo la statua della Madonna che doveva essere portata in trionfo nella festa del paese qualche giorno dopo. Ieri si sono svolti i funerali. Alla cerimonia c'erano almeno un centinaio di persone e sesanta prelati provenienti dalle diocesi di Carpi e Cremona, città natale di Don Ivan. Alla fine della celebrazione è stato letto il testamento del sacerdote: ha lasciato tutti i beni alla parrocchia. Il vescovo di Carpi ha lanciato un appello accorato: «Qualcuno prenda il suo posto». Ieri si sono tenuti pure i funerali di Enzo Borghi, 78 anni, pensionato, morto a Cavezzo mentre andava a verificare i danni di un'abitazione di sua proprietà. Travolto dal sisma, a Concordia, anche Sergio Cobellini, 68 anni. È stato colpito dalla caduta di un comignolo. un bombardamento» «Abbiamo attivato un'unità di crisi per gestire le forme “salvabili” e quelle “distrutte”, mettendo a disposizione un primo budget di 2 milioni di euro. Al momento, infatti, risultano a terra oltre 260mila forme che si aggiungono alle 100mila cadute a seguito del sisma di domenica scorsa per un danno complessivo, tra forme e strutture, di circa 70 milioni di Euro». L'annuncio di Stefano Berni, direttore generale del Consorzio Grana Padano, era stato diramato quattro giorni fa quando si erano fatti i conti su quanto il sisma avesse inciso in un comparto prezioso e fondamentale. L'appello sta facendo il giro della Rete. In molti si sono mossi per la salvaguardia di questo prodotto tipico. La Coldiretti ha attivato, da qualche giorno, una mail per far fronte alle migliaia di richieste di chi vuole esprimere solidarietà acquistando Grana e Parmigiano Reggiano “terremotato” e gli altri prodotti agroalimentari tipici dei territori colpiti dal sisma. L'indirizzo è questo: terremoto@coldiretti.it a cui ci si può rivolgere per inviare richieste, specificando nome, indirizzo, telefono, prodotto e quantitativo cui si è interessati. «Compatibilmente con la situazione di difficoltà che stanno vivendo i produttori verranno date - sottolinea Coldiretti - tutte le necessarie informazioni per contribuire concretamene a risollevare un comparto, come quello agroalimentare, che ha subito danni con crolli e lesioni ai magazzini di stagionatura, gli edifici rurali (case, stalle, fienili e serre), danni ai macchinari e perdita degli animali sotto le macerie». «L'attivazione della mail - si legge ancora nel comunicato - è la dimostrazione della volontà di ricominciare delle imprese colpite dal sisma, ed è stata sollecitata dalle richieste dei cittadini che hanno intasato i centralini e la posta elettronica di Coldiretti in una sorta di gara di solidarietà». Ma non c'è solo il settore del formaggio da risollevare. Anche quello dell'aceto balsamico conta perdite enormi, circa 15 milioni di euro. Ma quello tracciato è un bilancio provvisorio. Nelle campagne è più difficile l'opera di sostegno alle popolazioni colpite e la ricognizione delle lesioni subite da case rurali, stalle, fienili e capannoni che sono state stimate in 150 milioni. Tra le province di Modena, Ferrara, Piacenza, Mantova e Bologna ma anche tra Rovigo e Reggio Emilia ci sono ci sono strutture agricole che vanno messe in sicurezza per garantire assistenza alle persone e agli animali come le mucche, che terrorizzate rifiutano di alimentarsi adeguatamente e non riescono a dormire, con una riduzione del 10-15 per cento della produzione di latte. A preoccupare sono però - sottolinea la Coldiretti - anche gli effetti del dissesto idrogeologico provocato dal sisma che, insieme al fenomeno della liquefazione delle sabbie, ha messo in pericolo di alluvione circa 200mila ettari di terreno compresi tra Modena, Bologna, Ferrara e Mantova. Per ripristinare la sicurezza idraulica del territorio colpito servono interventi per almeno 50 milioni di euro nell'immediato per garantire l'irrigazione ed evitare che l'arrivo di forti piogge possa provocare per alluvioni nelle campagne, ma anche nelle principali città emiliane. Il terremoto ha provocato un forte rischio idrogeologico nei territori colpiti con danni dagli impianti idraulici e frane in alcuni alvei che pregiudicano il regolare deflusso delle acque. Una prima conseguenza è stata la sospensione del servizio irriguo che è necessario alla coltivazione dell'ortofrutta, viticoltura e riso. . . . «Mi scusi, ma devo piangere: mi hanno appena detto che la mia casa cadrà» . . . Una donna incinta dorme in macchina assieme ai genitori, torna in casa solo per andare in bagno Mohamad e gli altri L'Italia piange le vittime del sisma Gara di solidarietà per salvare il Grana. Basta una mail PINOSTOPPON MODENA . . . Anche l'agricoltura è stata duramente colpita Rischio idrogeologico per le campagne della zona PAOLA BENEDETTAMANCA VALERIATANCREDI Ieri luttonazionaleper ricordare imorti.Per la maggiorparte lavoratori, figliacquisitidiqueste terre.ComeKumar, operaio indianodi27anni LESTORIE martedì 5 giugno 2012 7
ILCASO La vertenza Fiat-Fiom approderà in Corte Costituzionale. Nel giro di 7 mesi - un anno, l'Alta corte sarà chiamata a valutare la legittimità dell'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori. La questione di legittimità costituzionalità è stata sollevato ieri dal giudice a quo Carla Pontario di Modena Dopo che 11 tribunali avevano dato ragione alla Fiat e 7 alla Fiom, per la prima volta dunque è arrivato il previsto “pareggio”. Dopo il referendum abrogativo del 1995 (proposto da Cobas e Rifondazione comunista) che aveva modificato il testo prevedendo che le rappresentanze sindacali fossero riservate ai sindacati firmatari di contratti nazionali e locali applicati nell'unità produttiva, e non più ai sindacati più rappresentativi in generale, la Corte Costituzionale si era già espressa nel 1996 sostenendo che il testo era compatibile. Nel dispositivo il giudice Pontario scrive però che «l'interpretazione fornita dalla Corte Costituzionale deve essere ripensata alla luce dei mutamenti intercorsi nelle relazioni sindacali degli ultimi anni». In particolare il giudice considera «in contrasto» la lettera b dell'articolo 19 della legge 300 del 1970 (Statuto dei lavoratori) e gli articoli 2, 3, 39 della Costituzione». In particolare il giudice scrive che «lo scenario delle attuali relazioni sindacali è caratterizzato dalla rottura dell'unità di azione delle organizzazioni maggiormente rappresentative, dalla conclusione di contratti collettivi separati e, in particolare, da una serie di iniziative poste in essere dal gruppo Fiat che ha portato alla creazione di un nuovo sistema contrattuale, definito da una dottrina come “auto-concluso ed autosufficiente”». La Fiom è esclusa perché non ha firmato il contratto di gruppo, ma «dottrina e giurisprudenza - sottolinea la sentenza - hanno più volte rimarcato il ruolo preminente quale indice di rappresentatività, della partecipazione alla procedura di contrattazione rispetto al dato formale e terminale della sottoscrizione del contratto collettivo». Positivo il commento della Fiom. «È palese che la Fiat abbia lavorato ai limiti della legge e delle norme - spiega il segretario nazionale Giorgio Airaudo - usando l'articolo 19 in una versione limite». Nessuna reazione ufficiale da parte della Fiat: il “pareggio” «era una possibilità, vedremo cosa deciderà la Corte che peraltro si è già pronunciata più di una volta in senso positivo», fanno sapere dal Lingotto. Fiom contro Fiat La vertenza finirà davanti alla Corte Costituzionale M.FR. Twitter@MassimoFranchi InchiestaBpm Il commercialista Rubbi: «Estraneoai fatti» ILPREZZODELLA CRISI Le imprese che contavano su maggiori compensazioni fiscali per sopravvivere o rilanciarsi? Per ora possono attendere... E la novità, non buona, emersa ieri dal lavoro del governo, in questi giorni alle prese con la bozza del decreto sviluppo che dovrebbe approdare in consiglio dei ministri entro il fine settimana. Un testo che rappresenta un banco di prova importante per l'esecutivo guidato da Mario Monti. Sviluppo è una delle classiche parole con cui il defunto governo Berlusconi si è riempito a lungo la bocca, salvo ottenere risultati spesso indistinguibili dallo zero. Senonché, via via che ci si avvicina alla versione definitiva del decreto aumenta il rischio che il provvedimento non sia in grado di segnare una netta discontinuità con l'effimera poltica degli annunci dell'ex inquilino di Palazzo Chigi. Sullo sfondo, come sottolineato ieri su l'Unità, c'è il nodo delle risorse per finanziare l'intervento sulla crescita, sollevato dalla Ragioneria e senza il cui scioglimento non si va lontani. Quello delle compensazioni dei crediti fiscali, in un momento di drammatica mancanza di liquidità per molte imprese, ha rappresentato fino a ieri pomeriggio uno dei capisaldi del decreto. Senonché il relativo articolo, che fissava i nuovi criteri per le compensazioni, è scomparso nell'ultima bozza, con il probabile rinvio dell'argomento all'emanazione di un futuro decreto. Al suo posto, e la cosa potrebbe apparire beffarda, è comparso un articolo per la trasparenza dei rapporti economici tra Pubblica Amministrazione, imprese e cittadini. Nella norma scomparsa figurava l'innalzamento delle compensazioni Iva da un massimo di 516.000 euro a 1 milione per tutti i contribuenti, a 2 milioni per le società con bilancio certificato e a 5 milioni di euro per le società quotate. CAMBIALIFINANZIARIE Le piccole e medie imprese possono però consolarsi, si fa per dire, con l'introduzione nel decreto sviluppo di un meccanismo che ne amplifica la capacità d'indebitarsi. Infatti, vengono introdotti nuovi strumenti di finanziamento per le aziende. Le società beneficiarie, si legge nel testo, «possono emettere cambiali finanziarie» e «il limite massimo all'ammontare di cambiali finanziarie in circolazione» viene fissato «nel totale dell'attivo corrente come rilevabile dall'ultimo bilancio certificato approvato». Negli attuali 38 articoli del provvedimento spicca la norma sul bonus fiscale per assunzioni stabili (almeno 3 anni, che scendono a due per le pmi) di «personale ampiamente qualificato». In particolare, il beneficio fiscale per le aziende sale dal 30-40% al 100% dell'ultimo testo circolato, con un credito di imposta massimo dimezzato a 300mila euro. C'è poi l'impulso alla trasparenza nei rapporti tra Pubblica Amministrazione, imprese e cittadini, con l'obbligo di pubblicazione su Internet di ogni rapporto economico sopra i mille euro. Si va dalla «concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi e ausili finanziari alle imprese», a «corrispettivi e compensi a persone, professionisti ed imprese per forniture, servizi, incarichi e consulenze». SEGUEDALLAPRIMA «Mi servono altri 15 giorni per chiudere l'intesa con un partner industriale (il cui nome non è mai stato proferito, ndr) e ottenere le garanzie dalle banche». Dopo le titubanze, i tentennamenti di governo, Regione Siciliana e Invitalia, ieri è arrivata la tardiva ammissione. In un comunicato scritto dal sottosegretario Claudio De Vincenti (il ministro Passera era ai funerali in Emilia) si spiega di aver «preso atto che l'azienda Dr Motor Spa non è nelle condizioni di rispettare la scadenza richiesta per risolvere i propri problemi finanziari» e che quindi «verranno immediatamente riavviate le procedure per individuare soluzioni industriali per la riconversione del sito di Termini Imerese». La novità ulteriore riguarda il fatto che non si punterà esclusivamente ai produttori di auto (condizione indispensabile per i sindacati), ma ci si rivolgerà «a 360 gradi» a tutti i settori industriali. Il tavolo, spiega il ministero, «verrà nuovamente convocato entro il prossimo 20 giugno», «se, nelle more, Dr Motor avrà provveduto alla capitalizzazione richiesta, garantendo il rispetto del piano presentato lo scorso gennaio, dovrà tempestivamente comunicarlo». Dal ministero comunque si fa capire che nessuno più crede ai «miracoli» e il capitolo Di Risio viene considerato praticamente chiuso, nonostante le parole dello stesso imprenditore molisano: «Siamo molto fiduciosi, confidiamo in 15 giorni di trovare una soluzione. In realtà dobbiamo solo concretizzarla», di partner «ce ne è uno, il suo nome lo dirò fra una decina di giorni». Il comunicato poi affronta il tema spinosissimo dei 640 esodati. La promessa di pre-pensionarli nonostante non facciano parte dei 65mila (l'accordo per loro è stato firmato dopo il 4 dicembre) ha conseguenza pure sui restanti lavoratori perché senza un calo di almeno il 30 per cento sul totale entro il 31 dicembre 2012, i restanti perderebbero il diritto al secondo anno di cassa integrazione. Il governo «si impegna a ricercare una soluzione per la questione relativa ai 640 lavoratori per i quali è prevista nell'accordo del 1 dicembre 2011 la salvaguardia dei requisiti per la pensione vigenti alla data dell'accordo». L'esecutivo poi «si adopererà per favorire il buon esito delle procedure per la concessione del sostegno al reddito per l'anno 2013 ai lavoratori interessati» e «qualora la soluzione complessiva non dovesse concretizzarsi, la conseguente revisione dovrà coinvolgere tutti i soggetti firmatari degli accordi del 1 dicembre 2011». SINDACATI PREOCCUPATI Le reazioni dei sindacati sono praticamente all'unisono. La Fiom, da sempre la più guardinga e critica rispetto alla soluzione Di Risio, è la prima a sottolinearlo. «Non è andata bene, c'è un giudizio unitario dei sindacati sul fatto che non c'è nulla di concreto - attacca Maurizio Landini, segretario generale Fiom - . Dr Motor ha chiesto ulteriore tempo, ma non c'è più tempo da perdere». Rispetto al problema esodati la Fiom critica il governo: «Ricordo che l'accordo ebbe il via libera dei ministri Passera e Fornero che si impegnò a garantire i 640 esodati. Ora l'esecutivo ribadisce l'impegno e deve rispettarlo». Per Landini è «inaccettabile che Fiat se ne vada senza garanzie sulla continuità produttiva». Se cade quindi l'ipotesi Di Risio «governo e Fiat si devono impegnare per soluzioni alternative che abbiano le stesse caratteristiche di tutela dei lavoratori. Ora - conclude - si apre una fare nuova, serve una soluzione rapida». Anche la Fim con il segretario nazionale, Ferdinando Uiliano, ha giudicato la riunione «negativa», visto che «non ci sono risposte sugli esodati». Per la Uilm il segretario nazionale Eros Panicali auspica che «l'esplorazione a tutto tondo del governo porti presto a risultati». Per Antonio D'Anolfo (Ugl) «ben venga l'impegno del governo a risolvere la questione dei 640 esodati e a garantire la cassa integrazione per tutti nel 2013, ma la preoccupazione rimane forte perché a 6 mesi dalla firma dell'accordo le incertezze sono ancora troppe». Oggi Fim, Fiom e Uilm terranno un'assemblea con i lavoratori in piazza Duomo a Termini Imerese, ma già ieri sera la tensione era alta. Sulle responsabilità della situazione, in prima fila c'è naturalmente l'adivsor Invitalia. Il suo amministratore delegato Domenico Arcuri, per cui alcuni sindacalisti avevano chiesto le dimissioni, ieri ha risposto così: «Siamo nella fase più delicata di questa lunga storia, sappiamo che dobbiamo dare risposte in tempi brevi. Invitalia ha avuto la responsabilità di proporre soluzioni e io non mi sento la responsabilità di avere posto le soluzioni sbagliate tra quelle che ci sono pervenute (Rossignolo e Cimino per quanto riguarda le auto, ndr). Nel mio mondo ideale da cittadino mi sento in colpa, ma - si autoassolve - il mondo ideale non concilia con quello reale». ALTRIACCORDIAL PALO Nel frattempo anche le altre quattro aziende interessate alla riconversione, che dovevano assorbire personale impiegatizio, sono al palo. Lima, elettromedicali e delle protesi sanitarie, e Medstudios, produzioni tv, non hanno ancora assunto alcuna delle 150 persone previste. Mentre Biogen, biomasse, e Newcoop, logistica per la grande distribuzione, non hanno ancora trovato i terreni per insediarsi. Sidichiara totalmente estraneoai fattiGuido Rubbi, il commercialista bolognesedell'ex presidentedi Bpm MassimoPonzellini. «Guido Rubbi in relazioneanotiziepubblicate dagli organidi stampa il 29maggio -ha detto in una dichiarazioneall'Ansa lo stessoRubbi - si dichiara totalmente estraneoai fatti così come descritti, comegià in partechiarito congli organicompetenti. Ribadisce la propriadisponibilitàe fiducia verso le autoritàpreposteall'accertamento dei fattioggetto dell'indagine». Il commercialistaèdifeso dall'avvocatoNicolaMazzacuva. . . . Landini: inaccettabile che Fiat se ne vada senza garanzie sulla continuità produttiva Compensazioni fiscali Non ci sono i soldi MARCOVENTIMIGLIA MILANO Buio su Termini Imerese Operai in presidio davanti ai cancelli dello stabilimento ex Fiat di Termini Imerese FOTO DI FRANCO LANNINO/ANSA Dr Motor continua a non dare garanzie adeguate e a chiedere tempo Il ministero dello Sviluppo rompe gli indugi: cercheremo un partner a tutto campo, anche tra i non produttori di auto MASSIMOFRANCHI ROMA 8 martedì 5 giugno 2012
24 martedì 5 giugno 2012
ZONACRITICA ILTITOLOÈNOI E LA CGIL.ÈUNASPECIEDIMEMORIALE,MAÈANCHEUNOSTRUMENTOPERLELOTTEDIOGGI.È UNVIAGGIO NELPASSATO CONLE VOCIDI DONNE E UOMINI, DIRIGENTI DEL PRINCIPALE SINDACATO ITALIANO che non rinunciano a essere presenti con le loro riflessioni spesso di grande attualità. E non si soffermano sull'Io e la Cgil , ma proprio su quel Noi, ostentato. Sono due poderosi volumi (curati da Sandra Burchi e Fedele Ruggeri) che accompagnano ben dieci Dvd (con la collaborazione dell'Archivio audiovisivo del movimento operaio). Un pezzo grande della Cgil racchiuso in un cofanetto, voluto dallo Spi (il sindacato dei pensionati). Tra gli intervistati: Arvedo Forni, Nella Marcellino, Aldo Giunti, Gianfranco Rastrelli, Antonio Pizzinato, Vittorio Foa, Piero Boni, Bruno Trentin. Il tutto accompagnato da note e introduzioni di Carla Cantone e Alba Orti. Così si danno appuntamento in casa Cgil per un'anticipazione dell'opera anche volti noti di questa storia secolare. C'è Arvedo Forni, già segretario confederale, ci sono Antonio Lettieri e Giuseppe Casadio. E c'è Lina Fibbi, partigiana e poi instancabile segretaria dei tessili. Ed è proprio la Fibbi che viene chiamata in causa da una delle curatrici Sandra Burchi: «Ero andata per intervistarla ma era lei che voleva intervistare me…». Un aneddoto che suggerisce a Sandro Portelli (chiamato a ragionare sull'iniziativa editoriale) di prendere in parola l'idea di mandare gli anziani sindacalisti a intervistare i giovani d'oggi. Un modo per costruire un ponte, oggi pressochè inesistente anche se fioriscono iniziative particolari nelle scuole. Così l'organizzazione dei pensionati, come spiega bene Carla Cantone, potrebbe dispiegare ancor più la propria idea di «invecchiamento attivo», nel vivo di una crisi «che non è una crisi come tante altre». Non è solo economica, sociale, ma anche morale, civile, culturale. Non a caso la sua prefazione nel libro porta come titolo: «Il terremoto e l'energia della memoria». E s'intende, per terremoto, non solo quello tellurico che sta scuotendo l'Emilia, ma quello che coinvolge l'intero assetto sociale. Mentre dalla memoria può scaturire una nuova energia. È quella a cui si riferisce nelle conclusioni Susanna Camusso, rifacendosi anche alle parole pronunciate da Antonio Pizzinato che aveva rievocato gli anni 60, la lotta degli elettromeccanici a Milano e l'inizio di una svolta con il lancio di una linea contrattuale innovativa. È il punto da cui ripartire, rifuggendo dalla tentazione di affidarsi alla rappresentanza politica, pur senza cadere nell'autosufficienza. Camusso ricorda altresì come, nelle testimonianze dei dirigenti del passato, non emerga mai un atteggiamento di «rassegnazione» rispetto alle divisioni sindacali. Un'osservazione preziosa. Certo oggi il sindacato, nota ancora, deve saper superare i ritardi, fare i conti con i cambiamenti, costruire una rinnovata unità sui contenuti della contrattazione, sulla figura sociale cui fare riferimento nel ginepraio del lavoro. Il «cofanetto» della memoria Cgil contiene anche questa lezione. Non è stato possibile inserire nel volume, spiega Alba Orti, un colloquio registrato con Luciano Lama. Quel nome così importante per il sindacato compare però a più riprese nelle varie interviste. Come, ad esempio, nelle parole di Gianfranco Rastrelli, già segretario confederale, che lo ricorda come un uomo «molto concreto, capace anche di andare contro corrente…perché questo deve fare anche un dirigente, non può fare sempre il notaio o quello che registra le posizioni e poi le fa proprie». E anche questo sta nella cultura della Cgil, nello sforzo di ieri e di oggi, di assumersi le proprie responsabilità, rifuggendo da populismi ma anche dai cedimenti a chi vorrebbe strumentalizzare per i propri fini la memoria del passato. Ha lasciato detto ad esempio Piero Boni (assai vicino a Lama): «Dare dei conservatori ai dirigenti sindacali perché difendono l'articolo 18 è direi l'espressione più ampia di una malafede, di un'ipocrisia, proprio di un limite culturale…». LETTURE CON «RESISTERE NON SERVE A NIENTE» WALTERSITISICONFRONTACONL'OGGIE VINCELASFIDA.E che di una vera sfida si tratti lo prova la sua estraneità fin qui a affrontare temi di grande interesse collettivo e la complessità della condizione in cui oggi il mondo vive tra crisi avanzata delle sue strutture portanti e indizi certi di mutazione antropologica. Per sviluppare un tema dai confini così smisurati (non rinunciando a descrizioni azzardate e toni profetici e affidandosi a un linguaggio di forte caratura prensile) Siti mette al centro un personaggio in cui è presente tutto il bene (quel poco che ancora rimane) e il male possibile. Il bene si riduce all'innocenza di bambino e l'amore per la madre; il male si allea con il deforme e il vietato. ORIGINIUMILI Tommaso (è il nome del protagonista) nasce in una miserrima famiglia di borgatari romani con padre in galera e madre stancata in mille mestieri (non escludendo nemmeno l'utilizzazione della sua avvenenza); lui cresce (forse anche per istinto di compensazione) ingurgitando quantità esorbitanti di cibi (affezionandosi ai più malsani)) e a 15 anni pesa oltre 150 chili; ma a scuola è il più bravo soprattutto in matematica. Ha un solo amico, gli altri lo evitano perché troppo ingombrante. Finite le scuole medie è destinato a perdersi come capita (ma a lui più che agli altri) ai ragazzi della sua stessa condizione sociale. Ma una misteriosa opportunità (forse non estranea alla carriera malavitosa del padre) lo preserva dal suo destino obbligato consentendogli di frequentare il liceo scientifico e poi l'Università e, prima ancora, aiutandolo a «sgonfiarasi» in una clinica svizzera (da 150 chili passa a 90 ma lui è alto 1 metro e 80). Laureatosi con grande brillantezza, geniale esperto di combinazioni matematiche e padrone del computer, operando prima come trader in una banca milanese poi come coproprietario di un piccolo fondo e ancora in combutta con gruppi bancari più forti e infine (la strada è uno scivolo obbligato) con antiche mafie e nuovi improvvisati lestofanti non impiega molti anni per passare da benestante, a milionario, a miliardario. Il ruolo in cui eccelle è quello del ribassista cioè nel sapere «vendere giocando al ribasso» e attraverso un successivo intreccio di acquisti e vendite garantirsi consistenti (inimmaginabili) guadagni. Il gioco è possibile giacché il campo di manovra è sconfinato e consente le trovate speculative più azzardate: non si tratta dei soli (fin troppo pubblicizzati) «derivati» che non sono altro che prestiti su denaro inesistente trasformati in debiti veri e strangolanti; la fantasia non si ferma qui, pronta a superare ogni barriera: all'indomani dell'11 settembre e dell'onda di paura riversatisi sui mercati furono varate, a rimedio della crisi, le «dark pool», piattaforme da cui i soldi passano senza lasciare traccia del passaggio e nessuno sa a chi appartengono, dove e soprattutto se ci sono. Si innesta un meccanismo di produzione virtuale di denaro, più specificamente di soldi inesistenti che producono nuovi soldi in una successione inarrestabile tanto che non stupisce la constatazione veritiera (da Siti riportata) che «tutte le monete del mondo non rappresentano che il tre per cento del denaro globale». In una situazione simile che sfugge a ogni regolazione e contenimento hanno diritto di esprimersi da parte dei «giocatori finanziari» le intenzioni più nefaste: dalla minaccia, al ricatto, all'inganno all'omicidio, tanto non si sa da chi è stato compiuto visto l'intreccio «di sigle, di società inscatolate» in cui si strutturano i Fondi impedendone l'individuazione della titolarità. PEDOFILIAEBENEFICENZA Tommaso è uno dei Cavalieri (insieme a tanti altri) di questo super-mondo prostituito, dove trionfano le maschere e non si vendono i corpi ma le immagini; ma Tommaso «è anche un bravo ragazzo» nato nella miseria e vittima da piccolo di inaudite angherie: e se ora da ricco si concede vergognose vendette comprando escort di lusso (e arrivando a sfidare se stesso in innominabili atti di pedofilia) poi cerca compensazioni impossibili nel non rifiutarsi a gesti di beneficenza e adempiendo a prestazioni umili (ma solo per un giorno) nella sede della Caritas di Via Marsala a Roma. È proprio vero che Siti con Resistere non serve a niente scrive «il grande romanzo del mondo di oggi» (come qualcuno ha detto) portando in porto un lavoro insieme di documentazione e profetico di cui il lettore lo ringrazia: lo ringrazia perché finalmente apprende il quadro di motivazioni che sono alla base della crisi economica-esistenziale che sta vivendo e dell'impossibile speranza di prospettive di uscita. Ma anche lo consola (nel senso di restituirgli dignità e rispetto) la forza del linguaggio, l'assedio stilistico (quel corposo intreccio di lingua e dialetto) con cui Siti aggredisce la materia del racconto inchiodandola, oltre la gabbia di una pur esatta analisi sociologica, a una condizione di disperazione in cui sopravvive quel poco che tra noi è ancora rimasto di umano. «Senza distinzione di ceto o di classe, la pura esistenza del male e dell'inganno sembra oramai l'ultimo insensato tentativo del mondo per apparire reale». È difficile dissentire, convinti, insieme all'autore, che il pessimismo è l'ultimo vero ancoraggio per resistere al vicino default. ... Alcentroc'è unpersonaggio incui èpresentetutto ilbene e ilmalepossibile Il cofanetto dellamemoria UnpezzodellastoriadellaCgil: le lotte, levoci, iprotagonisti UnprogettovolutodalloSpi conduepoderosi tomiedieci Dvd:unospaccatodelPaese chetienesalde leredinidel passatoeguardaal futuro BRUNOUGOLINI brunougolini@me.com Pensionati inpiazza lascorsa estatecon loSpi Cgil Ilgranderomanzo delmondodioggi l'hascrittoWalterSiti RESISTERE NON SERVEANIENTE WalterSiti pagine320 euro 17,00 Rizzoli ANGELOGUGLIELMI ... Ilpessimismoèl'unico ancoraggio perresisterealdefault assaivicino U: 18 martedì 5 giugno 2012
Curde, femministe con i capelligrigi, militanti di sinistra, giova-ni mamme con le loro bambine in braccio, attivisti del movimento Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender), personaggi dello spettacolo e qualche ragazza velata, una manifestazione colorata e plurale quella che ha portato in piazza alcune migliaia di donne domenica sera a Istanbul per difendere il «diritto a disporre del proprio corpo e all'interruzione volontaria di gravidanza». A scatenare la loro rabbia le recenti prese di posizione di Recep Tayyip Erdogan: «L'aborto è un omicidio, uccidere una persona nel corpo della madre o dopo il parto non fa nessuna differenza» ha dichiarato lo scorso 24 maggio il premier turco. «Penso che la legge debba limitare il più possibile la pratica dell'aborto a parte in casi in cui sia strettamente necessario dal punto di vista sanitario» gli ha fatto eco il ministro della sanità Recep Akdag annunciando che entro giugno il parlamento turco discuterà una nuova legge sull'interruzione volontaria di gravidanza. «Sono in piazza oggi perché da dieci anni l'Akp vede le donne come un nemico da combattere e fa politica usando il nostro corpo», spiega a l'Unità Aynur Seyrek, tra le organizzatrici della manifestazione. A riscaldare ancor di più gli animi prese di posizione come quella di Melih Gökçek esponente di spicco del partito di Erdogan e sindaco della capitale turca: «Perché il bambino deve pagare per l'errore compiuto da sua madre. La madre uccida se stessa», ha dichiarato hai microfoni di Samanyolu Tv, il presidente della commissione sanità al parlamento turco Cevdet Erdöl. Dal canto suo ha presentato a Unicef e Organizzazione mondiale della sanità una richiesta ufficiale perché «includano anche il feto nella definizione di bambino e ne difendano il diritto alla vita». Secondo Eylem, una giovane transessuale attiva nel movimento femminista, per difendere i diritti delle donne servono forme di lotta ancora più radicali: «Dobbiamo impedire a un governo che per bocca del suo ministro della Sanità è arrivato a dire che vuole vietare l'aborto persino alle donne che rimangono incinta dopo essere state violentate, di cancellare in nostri diritti. Io e altre attiviste abbiamo già annunciato che se verrà approvata una legge che vieta o limita l'aborto inizieremo uno sciopero della fame ad oltranza fino a quando il governo non tornerà sui suoi passi». SVOLTAAUTORITARIA Quella di Istanbul è stata solo l'ultima di una serie di manifestazioni organizzate dalle donne in tutta la Turchia per difendere un diritto dato ormai per acquisito. È dal 1983 infatti che la legge turca permette l'interruzione volontaria di gravidanza fino alla decima settimana dal concepimento. Il 29 maggio a Eskisehir le donne che manifestavano contro le dichiarazioni del primo ministro sono state caricate dalla polizia davanti alla locale sede del partito di Erdogan e giovedì anche ad Ankara le forze dell'ordine hanno disperso il presidio «per la libertà di scelta» davanti alla sede del governo facendo uso di gas lacrimogeni. E c'è chi in Turchia vede nell'inaspettata presa di posizione anti-aborto di Erdogan il segnale di una più ampia svolta autoritaria e conservatrice nell'azione del governo: «L'ossessione per l'alcol, le dichiarazioni sull'aborto, la retorica moralista, la gara a costruire moschee sempre più grandi, sono gli ingredienti di una nuova strategia politica adottata da Erdogan. - scrive Ahmet Insel editorialista del quotidiano Radikal - che nasce dall'unione tra l'agenda politica conservatrice dell'Akp e il programma nazionalista del Mhp (partito dell'ultra-destra all'opposizione, ndr), allo stesso tempo in nome del “interesse nazionale” passano leggi che proibiscono lo sciopero in alcuni settori produttivi consolidando un modello autoritario di economia di mercato». Migliaia di donne turche a difesa della legge sull'aborto Per una casuale coincidenza numerica la Borsa di Shanghai si è involontariamente alleata ai dissidenti nel ricordare la data che il potere comunista vorrebbe cancellare dalla memoria collettiva: 4 giugno 1989, il giorno del massacro sulla Tiananmen. Al termine delle contrattazioni l'indice generale segnava ieri un meno 64,89. Sei come il mese, quattro come il giorno e ottantanove come l'anno in cui la Primavera di Pechino fu soffocata nel sangue. La censura cibernetica se ne è accorta subito, e ha bloccato ogni ricerca online legata al tema delle perdite azionarie. Tradizionalmente attenti al significato recondito delle casualità numeriche, i dirigenti cinesi sono sicuramente almeno altrettanto interessati al linguaggio esplicito della diplomazia. E hanno reagito con evidente irritazione all'appello del governo americano affinché siano liberati i protagonisti della Primavera ancora detenuti. In un comunicato il Dipartimento di Stato Usa esortava anche Pechino a «proteggere i diritti umani universali e dei suoi cittadini». Il ministero degli Esteri cinese ha manifestato «forte contrarietà» e ha ribadito il giudizio totalmente negativo sul movimento popolare per la democrazia del 1989, bollato per l'ennesima volta come «ribellione controrivoluzionaria». Per prevenire ogni tentativo di commemorare il 23simo anniversario della strage, la polizia ha arrestato numerosi oppositori in varie città, da Pechino a Fuzhou a Guiyang. Ma soprattutto le autorità sono state solerti nel sabotare quello che sta diventando il loro principale nemico, la libera informazione e comunicazione delle idee su Internet. Sul sito Sina Weibo, una sorta di Twitter cinese, gli hacker di Stato hanno rimosso gli emoticon relativi alle candele, simboli della tristezza funebre, la cui evocazione nell'anniversario della Tiananmen era considerata un chiaro riferimento alle vite spezzate dai militari di Deng Xiaoping. Eliminati anche alcuni post in cui erano inserite foto di orologi indicanti l'ora esatta in cui ventitre anni fa ebbe inizio la repressione. Secondo Amnesty International le vittime furono più di mille. GA.B. Tiananmen 23 anni dopo, arresti e censura La veglia a Hong Kong per i morti a piazza Tiananmen nell'89 FOTO ANSA I carri armati sulla pista dell'aeroporto. Passeggeri terrorizzati. Raffiche di mitra sparate in aria. Trattative frenetiche per evitare un bagno di sangue. La Libia è nel caos. Un caos armato. Hanno tenuto in scacco per ore l'aeroporto internazionale Qaser Ben Ghashirdi di Tripoli, causando la cancellazione di decine di voli e riportando il terrore nella capitale libica. I miliziani filo-Gheddafi della brigata al-Awfiya di al-Tarhouna hanno occupato la pista dello scalo aereo con mezzi blindati e armi pesanti, cacciando i viaggiatori dalla sala d'attesa e dagli aerei pronti al decollo, creando il panico e ferendo, sembra in modo lieve, un dipendente dello scalo. Gli aerei in arrivo sono stati deviati sul vicino aeroporto di Mitiga. Con questa azione gli insorti hanno voluto chiedere al governo chiarimenti sul presunto rapimento di uno dei loro leader, Abu Ujeila al Habashi, detto «l'Abissino», scomparso misteriosamente nella giornata dell'altro ieri. Soltanto dopo un colloquio con il presidente del Consiglio nazionale di transizione, Mustafa Abdel Jalil, i miliziani hanno interrotto la loro violenta protesta. Ma in serata, gli scontri sono ripresi. Fonti locali hanno precisato che si sono sentiti dei colpi di arma da fuoco provenire dallo scalo, e che alcuni uomini sono entrati nell'aeroporto portando con sé delle bombe a mano. Una fonte della sicurezza ha affermato che poco prima alcuni uomini armati della brigata al-Awfiya hanno circondato l'area chiedendo il rilascio di uno dei loro leader, che secondo loro, è stato preso in ostaggio all'interno della struttura. Le autorità militari del Consiglio nazionale di transizione hanno negato ogni coinvolgimento nella scomparsa dell'«Abissino», e un portavoce del Cns ha dichiarato che al Abashi sarebbe stato rapito da ribelli armati sconosciuti mentre era in viaggio tra Tarhouna, circa 80 chilometri a sud-est di Tripoli, e la capitale. Secondo l'emittente televisiva panaraba alJazira, l'«Abissino» si era recato nella capitale per consegnare alcuni carri armati all'esercito regolare e non avrebbe più dato notizie di sé: la brigata ritiene che sia stato arrestato. La versione del Libyan Herald parla, invece, di rapimento. Sulla pista dell'aeroporto Qaser Ben Ghashir, circondata dai miliziani della brigata «Al Awfiya», c'era anche un aereo Alitalia, l'AZ869 in attesa di ripartire per Roma. Il comandante dell'Alitalia, dopo aver messo in sicurezza il velivolo, è stato trasferito assieme all'equipaggio in una saletta Vip all'interno dell'aeroporto. Carabinieri del Battaglione Tuscania hanno poi trasferito il personale Alitalia in un hotel. Il volo Az 869 previsto in partenza da Tripoli alle 13,50 per Roma, è stato cancellato e sarà ripristinato una volta ritornata regolare l'attività nello scalo. Alitalia - fa sapere in serata - riprenderà i voli da e per Tripoli non appena l'aeroporto sarà riaperto al traffico e saranno ripristinate le necessarie condizioni operative e di sicurezza. VUOTODIPOTERE Tarhouna si trova nel centro della Libia ed era considerata una delle città predilette da Muammar Gheddafi. I membri della sua tribù dominante, chiamata anch'essa Tarhouna, ricoprivano diversi ruoli nell'esercito libico sotto Gheddafi. I residenti della città sono considerati con sospetto dagli ex ribelli. La tensione resta altissima. Secondo al Jazira le elezioni per l'Assemblea costituente verranno rinviate «perlomeno alla prima settimana di luglio», scrive l'emittente citando vicepresidente dimissionario della Commissione elettorale centrale libica. Il rinvio è dovuto a problemi procedurali: sono oltre 4.000 i candidati per i 200 seggi dell'Assemblea e le autorità «hanno bisogno di più tempo per esaminare le candidature», aveva già detto Sghair Majeri, vicepresidente della commissione elettorale dimessosi a maggio perché convinto che la consultazione non si sarebbe potuta tenere nei tempi previsti. «Tenere le elezioni il 19 giugno è una missione impossibile», ha sottolineato a suo tempo, perché per le procedure di verifica, la stampa delle schede e la loro distribuzione ci vorrà tempo: «Ci vorranno almeno 4 settimane, quindi non si terranno prima di luglio, forse non prima della seconda settimana». Tripoli, torna il caos: battaglia all'aeroporto Scontri a fuoco con armi pesanti e carri armati tra miliziani filo-Gheddafi e soldati governativi Scalo chiuso e carabinieri in azione per proteggere il personale Alitalia rimasto bloccato MONDO Fermo-immagine tratto da Al Jazira degli scontri nell'aeroporto internazionale di Tripoli FOTO ANSA UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannageli@unita.it Femministecurde, laiche evelate,hannosfilato nellacapitalecontro Erdoganchevuole punire l'interruzionedi gravidanzacomeomicidio IL REPORTAGE ALBERTOTETTA ISTANBUL . . . Ex fedelissimi del regime occupano le piste per la scomparsa di Ujeila al Habashi, detto l'Abissino 14 martedì 5 giugno 2012
Semi-presidenzialismo alla francese con poteri molto rafforzati per il Parlamento. Capo dello Stato (eletto con ballottaggio se nessuno ottiene la maggioranza assoluta) con mandato ridotto da sette a cinque anni e rieleggibile una sola volta. Con un calcolo dei mandati che consenta di limitare al massimo il rischio di «coabitazione» come accadeva tra eliseo e Palazzo Matignon. Con limiti al potere di scioglimento delle Camere: non nel primo anno (o biennio) di legislatura, o non più di una volta nel corso del mandato. Due i contrappesi: una disciplina del conflitto di interessi per il capo dello Stato da varare prima che si concretizzi l'elezione diretta, e la possibilità per una minoranza di parlamentari (un quarto) di adire la Consulta sull'incostituzionalità delle leggi. E - modifica fortissima - l'inserimento della legge elettorale con doppio turno nella Costituzione. Sette emendamenti che si rifanno al testo presentato da Cesare Salvi nella Bicamerale: ecco la proposta del Pdl, anticipata dalla conferenza stampa di Berlusconi e Alfano a Palazzo Madama. Ieri c'è stata una lunga riunione degli sherpa Pdl per mettere nero su bianco la proposta di semipresidenzialismo fortemente voluta dal Cavaliere. Che pur consapevole del velleitarismo dell'iniziativa vuole continuare a cavalcarla. E forse la chiave è proprio nella previsione di una norma anti-conflitto di interessi che “svelenisca” la situazione e spiani la strada a mai sopite tentazioni quirinalizie. Alla fine è un pugno di norme però molto «pesanti» per la Carta quello che andrebbe inserito nel ddl sulle riforme che giovedì 7 è atteso in aula al Senato (il termine per gli emendamenti scade l'11) per l'inizio della discussione generale. Anche se, complice la spending review che tiene banco questa settimana, la modifica dell'architettura costituzionale potrebbe facilmente slittare alla prossima. Del resto, il testo definitivo del «pacchetto presidenzialista» non è ancora pronto. AL punto che la conferenza di lancio, inizialmente pensata per oggi, potrebbe slittare a domani. In ogni caso tutto deve essere pronto per giovedì. L'obiettivo dichiarato del Pdl è portare allo scoperto le posizioni all'interno dell'emiciclo. Facendo esplodere i dubbi e le ambiguità negli altri partiti. La Lega, per esempio. Dove il leader in pectore Roberto Maroni ha definito la proposta «fuori tempo massimo». Mentre Calderoli è stato più morbido, disponibile a «guardare il testo» senza essere «pregiudizialmente contrari». L'idea degli azzurri è offrire in cambio il Senato federale, ma la convinzione è poca. Temono trappole padane. un voto favorevole all'emendamento, un voto finale contrario. Addio riforme. Ma certo, anche se il testo tornasse subito in Commissione, il rischio di votare l'anno prossimo con il Porcellum prenderebbe quota. Tuttavia, il Cavaliere ha ordinato il pressing e il partito esegue. Gasparri lancia la «sfida al Pd» sul presidenzialismo: «Non sfugga al confronto». Gaetano Quagliariello, uno dei tecnici al lavoro ritiene che i tempi per realizzare la riforma elettorale con doppio turno alla francese e l'elezione diretta del capo dello Stato ci siano: «Il problema è la volontà politica, noi convinti che si possa fare una buona riforma e tutte le leggi di contorno. Lo dimostreremo». Il senatore pidiellino ha ricordato l'esempio della Costituente della quinta Repubblica francese del '58 che in tre mesi «non elesse il presidente ma fece una riforma profonda. Se si pensa che l'Italia è sull'orlo del baratro i tempi ci sono». Quagliariello è convinto che l'offerta sia un «ancora di salvezza» anche per il Pd, che dunque «farebbe bene a rifletterci seriamente». Dal Pd però è Violante a stoppare: «Sono favorevole a discutere delle forme di governo anche di presidenzialismo ma abbiamo pochissimo tempo davanti». Non solo. Prima ci sono altri argomenti in agenda. «Dalla legge sul conflitto di interessi ai finanziamenti delle campagne elettorali. L'importante è discutere prendendo impegni seri per il futuro pensando subito ad una riforma della legge elettorale». Mentre Casini sta alla finestra: la linea dell'Udc è non sbilanciarsi, non far saltare il banco, tanto il presidenzialismo finirà spiaggiato come tante altre sortite di questa coda di legislatura. Le posizioni n campo, insomma, sono distanti e poco conciliabili. Sulla carta il Pdl è isolato, con la mezza sponda del Carroccio in pieno cambio di leadership. E gravato dal precedente del suo comportamento proprio nella Bicamerale. Nessuno però vuole davvero intestarsi la responsabilità di avere «affossato le riforme». La partita è complicata. Berlusconi stavolta si gioca tutto. In aula, dunque, i berluscones promettono battaglia. «Non è più tempo di rinvii e piccoli tatticismi. Il tempo stringe. Chi non vuole il presidenzialismo voti contro e se ne assuma la responsabilità» ha chiarito il vicecapogruppo al Senato Pietro Laffranco. Formigoni in bilico Maroni prenota la sua poltrona Corruzione, oggi in aula la legge Il Pd: via la norma anti-toghe ANDREACARUGATI ROMA Si definisce «abbastanza ottimista», il ministro Filippo Patroni Griffi. Si spinge persino a parlare di facilità: «Per il ddl anticorruzione si troverà facilmente una soluzione», assicura. Eppure, i punti caldi sui quali si sono arenati i lavori giovedì alla Camera primo fra tutti lo stop di tre anni per i politici prima di poter assumere ruoli dirigenziali nella pubblica amministrazione - non hanno ancora trovato la pur ricercata «riformulazione». Ieri pomeriggio, infatti, il previsto vertice tra ministro e maggioranza è improvvisamente saltato: Patroni Griffi è stato convocato a Palazzo Chigi proprio per l'ora in cui doveva vedere i partiti, ed è riuscito a incontrare anticipatamente solo la relatrice Jole Santelli del Pdl (che gli ha fornito le proprie osservazioni); gli altri incontri, collegiali e non, rimandati a stamattina presto, in modo da appianare tutto prima di andare in aula nel pomeriggio. NOTEDOLENTI Tuttavia, al di là degli incastri orari, l'agitazione politica permane, lo sfrangiamento della strana maggioranza pure. «Ci sono almeno tre grossi nodi da sciogliere, stiamo lavorando per chiudere entro la settimana questa prima parte del ddl», spiegano nell'Udc. «Cerchiamo solo di lavorare al meglio per evitare di scrivere obbrobri», smorza invece Santelli. Da riformulare è la parte sugli arbitrati, e soprattutto il dolente passaggio voluto dal governo sulla «incompatibilità» triennale per politici e candidati che vogliano farsi assumere ai vertici della Pa. Sul punto, ogni singolo partito ha un diverso orizzonte di mediazione, ma il più perplesso è certamente il Pdl, in caduta libera nei sondaggi. Sarà anche per questo che ieri Patroni Griffi - già colpito per la quantità di onorevoli che gli ha chiesto assicurazioni sulla propria futura ampiezza di movimenti - ha chiarito che lo stop triennale «non riguarderà gli ex parlamentari». ILPUZZLE DELLEINCOGNITE All'orizzonte, restano peraltro ulteriori incognite. Anche perché il capitolo anticorruzione è solo un tassello delle riforme della giustizia, ed è chiaro che entrerà nel mosaico solo a certe condizioni. E se ieri il Pd ha lanciato l'allarme sulla responsabilità civile dei giudici (norma introdotta dalla Lega con un emendamento alla legge Comunitaria, ora al Senato), insistendo per lo stralcio e dicendosi pronto in caso contrario a non votare tutta la legge, è già in aumento la preoccupazione per ciò che potrà accadere alla Camera quando si passerà alla parte più spinosa del ddl corruzione, quella penale. L'altro giorno, in una nota, Niccolò Ghedini ha infatti precisato che le norme salva-Silvio (dal processo Ruby) proverrebbero «da parte politica non certamente vicina al presidente Berlusconi». «Tutte le illazioni sulla cosiddetta norma salva-Ruby sono frutto di fantasia giornalistica», ha anzi aggiunto l'avvocato. Ma giacché, allo stato, l'unico salva-Ruby esistente è l'emendamento presentato dal pidiellino Francesco Paolo Sisto (quello della Pd Ferranti è stato ritirato da tempo), o il legale del Cavaliere si è sbagliato, o ha involontariamente anticipato un pezzo del maxiemendamento del governo in preparazione per la seconda parte del ddl. E in questa seconda ipotesi, apriti cielo. . . . Gli emendamenti sono sette: c'è anche una norma che regola il conflitto di interessi Il Pdl «gioca» col testo della Bicamerale L'ex premier Silvio Berlusconi FOTO ANSA La bozza sul presidenzialismo ricalca la vecchia proposta di Salvi: mandato a 5 anni Violante: c'è poco tempo davanti, si approvi subito una nuova legge elettorale FEDERICAFANTOZZI Twitter@Federicafan Dunque la Lega salverà Roberto Formigoni dalla mozione di sfiducia presentata dal centrosinistra, che si voterà domani nell'aula del Pirellone. Ma di fatto, su questa vicenda, apre la campagna elettorale per le prossime regionali in Lombardia, che sarà caratterizzata dalla candidatura di Bobo Maroni a governatore come condizione imprescindibile per qualunque alleanza con Pdl. In casa Lega si racconta che Maroni non abbia gradito gli sfottò del suo pupillo Matteo Salvini, neoeletto segretario della Lega lombarda, all'indirizzo di Formigoni («Vada in vacanza sul Lago di Como invece che ai Caraibi»), e neppure l'invito a liberare rapidamente la poltrona di commissario per l'Expo, cui il Celeste tiene sommamente. Dopo la sparata di Salvini, Formigoni avrebbe telefonato all'ex ministro dell'Interno per avere rassicurazioni, ottenendole. E tuttavia il gelo tra la Lega e Formigoni resta tutto. Così come l'imbarazzo della camicie verdi per le vacanze allegre ai Caraibi e in Costa Smeralda. «Non siamo affatto soddisfatti di Formigoni», spiega un parlamentare vicino a Maroni. «Da ora in poi prenderemo sempre più le distanze». E un altro deputato aggiunge: «Fare il governatore è il sogno di Bobo da sempre, ma questo non è il momento per aprire una crisi. Per ora è meglio tenerci alla larga dalla “gabina elettorale...”».E tuttavia i toni del capogruppo leghista in Regione Stefano Galli restano ambigui: «Vedrete, nulla è scontato...». Domani dunque sarà una salvezza a tempo. O un avviso di sfratto con largo anticipo, con l'obiettivo di votare nel 2013, salvo nuovi e imprevisti sviluppi delle inchieste. I problemi per Formigoni, però, non finiscono qui. Lui annuncia su twitter l'uscita di un suo libro «politico», il suo staff intanto dà alle stampe un volume che ripercorre i «17 anni di successi» alla guida della Lombardia, in perfetto stile berlusconiano. Ma i supporter del Celeste hanno dovuto rinviare dal 9 al 19 giugno il «Formigoni day». «Problemi organizzativi», dicono gli amici. «Un gran casino», spiegano gli antiformigoniani del Pdl. Secondo le indiscrezioni, molti invitati vip avrebbero dato forfait. La location si è ristretta in corso d'opera, con il terrore che restino a casa persino i militanti più duri e puri. E il coordinatore milanese del Pdl Giulio Gallera ha già detto che sarebbe stato meglio organizzare piccoli eventi «piuttosto che una singola manifestazione». . . . Sulle incompatibilità scoppia un nuovo caso Patroni Griffi: troveremo una soluzione SUSANNATURCO ROMA martedì 5 giugno 2012 11
Non voglio invecchiarerestando in panchi-na». Paola Concia ini-zia così questo dialogosul suo partito e suquello che si aspetta per il futuro. Non vuole restare in panchina, né dover «ammazzare» madri e padri per poter dare il proprio contributo, «li vorrei al mio fianco», dice. E spiega anche che la decisione di firmare l'ordine del giorno da presentare nella direzione di venerdì sul limite dei tre mandati per i parlamentari e le primarie, nasce «dal fatto che io al Pd voglio un gran bene». Un atto d'amore la richiesta di primarie per i parlamentari e candidato premier dasvolgereadottobre? «Esatto, a me interessa la “ditta”. Questo ordine del giorno è condiviso da persone di cultura diversa che vogliono dare uno scossone salutare. Io, poi, non ho alcun intento polemico, mi pongo però il problema del rinnovamento che non è anagrafico, è di cultura politica. Noi non ci dobbiamo spaventare se ci sono le liste civiche, dobbiamo lavorare per far sì che sia il nostro partito ad aprirsi alla società civile e a dare spazio a una nuova classe dirigente portatrice di questa nuova cultura politica». AncheleicomePippoCivatisentediesserevistacomeun“nemicointerno”perchéponequeste istanze? «Non mi voglio sentire così, è diverso. Non credo che faccia bene al Pd pensare che tutti i rinnovatori debbano essere “soffocati”, ma ci sono diverse responsabilità: da una parte quelle di una classe dirigente che stenta a promuovere il ricambio; dall'altra quelle di chi accusa di sentirsi soffocato ma in realtà cerca “protezione”. A questi ultimi chiedo: ma siete disposti a mettervi in gioco davvero, con le vostre idee? L'unico modo per crearsi spazi è quello di avere proposte forti. Dobbiamo avere il coraggio di dire come noi immaginiamo un modello di società, come rispondiamo ai sogni e ai bisogni dei cittadini. Quello che sto dicendo è che ci sono tante energie nel partito per poter dare un contributo al progetto di alternativa». Concia, ma lei è una parlamentare del Pd, non una semplice militante. Non si sentegià inpista? «Io faccio la mia parte, sono pronta a prendermi le mie responsabilità, non sono una giovane che viene dal nulla, la mia storia arriva dal Pci, eppure a volte mi sento come un giocatore in panchina sempre allenato ma che nessuno chiama a giocare». Condivide le critiche di chi ritiene il Pd bloccato da logiche di partito e di lotte intestine? «No, io dico che il Pd deve avere il coraggio di liberare le sue energie interne». Leprimariesono unmodo? «Le primarie sono necessarie, possiamo discutere del modo in cui farle però dobbiamo farle. Ma io parlo delle energie che sono ovunque nel Paese e, girando l'Italia in lungo e in largo, le assicuro che ce ne sono. Il rinnovamento ce lo abbiamo in casa, basta metterlo in luce, farlo entrare il campo. Questo chiedo a Bersani». Davide Zoggia è tra quel-li che il bicchiere lo ve-de mezzo pieno, anchea rischio di attirarsi cri-tiche ancora più forti diquelle fin qui giunte al suo indirizzo. Zoggia,ladirezionedivenerdìsiannuncia frizzante.Renzi,Civatiealtri «quarantenni»raccolgonoconsensiconlalororichiestadiprimariea ottobre. «Dal voto delle amministrative il Pd ha una accresciuta responsabilità verso il Paese e nessuno dovrebbe dimenticarlo. Non soltanto perché siamo cresciuti in alcune realtà ma anche e soprattutto perché abbiamo vinto in Comuni dove da anni non c'era il centrosinistra in maggioranza...». Stadicendoche vatuttobene? «Non sto dicendo questo. Ma vorrei che non si sottovalutasse quel risultato ottenuto in un clima molto complesso. La crisi economica, la sfiducia dei cittadini e un campo politico caratterizzato dal disfacimento del centrodestra, tanto che in alcuni comuni sono andati al ballottaggio due candidati del centrosinistra. Il tema del recupero della fiducia dei cittadini per i partiti è la priorità ed è evidente che possono farlo soltanto partiti rinnovati. Ma non possiamo tacere il fatto che il Pd alcune cose le ha fatte, le primarie le abbiamo inventate noi. Detto questo, ritengo fondamentale in vista delle prossime elezioni dare voce a tutti quelli che vogliono impegnarsi per cambiare il Paese e sono molti anche se non tutti trovano nei partiti le forme di espressione che vorrebbero. Spetta al Pd dare loro un segnale di apertura, di un partito che non si chiude in un perimetro politicista». A proposito di aperture, Renzi e Civati ricordano che ogni volta che organizzano un'iniziativa il partito gliene piazza un'altra lostesso giorno. «Quello che posso assicurare io è che quando facciamo il calendario delle nostre iniziative non guardiamo quello di Renzi e Civati e aggiungo anche che considero ogni contributo al partito molto prezioso. L'unica cosa che dobbiamo evitare sono le liti interne. Non pagano, penalizzano, non sfidiamoci a ordini del giorno, discutiamo». Maleprimariea ottobresi devonofare? «Non spetta a me indicare il percorso, il segretario parlerà in direzione e lì si aprirà il dibattito. Tra l'altro è da settimane che Bersani dice di non volersi appellare allo Statuto, lo conosco e so che è quello che farà. Sa cogliere il sentimento dei cittadini, quello è il suo riferimento e non a caso ha già detto che se non cambia la legge elettorale il Pd farà le primarie per scegliere i candidati al Parlamento». E nell'ultima polemica scatenata dalle dichiarazionidiFassina,sulvotoanticipato, leida cheparte sta? «Noi abbiamo l'abitudine di discutere di queste cose in segreteria e in queste settimane, in maniera unitaria, si è stabilito che le elezioni si fanno nel 2013. Rilanciando, però, l'azione del governo su alcune iniziative a cui teniamo molto. Oltre al fatto che siamo impegnati in Parlamento per cambiare la legge elettorale. Non ha senso impegnarsi per la riforma e poi puntare alle elezioni a ottobre». L'INTERVISTA Polemica nel Pd per la sortita del responsabile economico: «O si fanno le riforme, oppure è meglio andare alle urne» L'irritazione del segretario: la posizione è chiara SIMONECOLLINI ROMA L'INTERVISTA PaolaConcia «Sìalleprimarieeal tetto massimodi tremandati per iparlamentari.Almio segretariodico:ci sono tanteenergie, facciamole entrare incampo» «Dovremmo verificare rapidamente se esiste la possibilità di riformare la legge elettorale e, se questa non c'è, dovremmo considerare la possibilità di anticipare la legge finanziaria per il 2013 e votare in autunno». Un'intervista rilasciata da Stefano Fassina all'agenzia Reuters fa scoppiare una bufera fuori e dentro al Pd. E fa infuriare Pier Luigi Bersani, che attraverso il portavoce Stefano Di Traglia smentisce si possa attribuire al suo partito una posizione favorevole a elezioni anticipate: «Il Pd conferma la posizione di sempre e cioè che le prossime elezioni si terranno nel 2013». Il leader dei Democratici, aprendo la Direzione convocata per venerdì, annuncerà un percorso che difficilmente potrebbe compiersi, se la legislatura non dovesse andare a scadenza naturale (parlerà di un Pd che si candida a guidare l'azione di governo, senza chiudere la porta all'ipotesi primarie se ci saranno altre candidature, lanciando un appello a tutte le forze riformiste e moderate a lavorare per fare della prossima una legislatura costituente, e annunciando per dopo l'estate un'iniziativa con intellettuali, docenti universitari, personalità del mondo della cultura e dell'associazionismo per scrivere insieme l'agenda). IL GIUDIZIO Ma soprattutto l'uscita di Fassina membro della segreteria tra i più vicini a Bersani - viene giudicata dannosa dal leader del Pd perché rischia di mettere in dubbio la lealtà dei Democratici nei confronti dell'esecutivo, o quanto meno dà l'immagine di un partitononcosì compatto nel sostenere Monti (quando invece siamo alla vigilia di un delicato vertice europeo e il governo italiano deve andarci col massimo della credibilità). Per non parlare del fatto che una simile uscita finisce per dar voce a chi, come il Pdl, effettivamente sta sia rendendo complicato il confronto tra le forze politiche per una nuova legge elettorale (ora è stato messo sul piatto il semipresidenzialismo) che frenando l'azione dell'esecutivo su diverse riforme (a cominciare dall'anticorruzione). È quello che dice anche Fassina, per il quale «se il Parlamento viene bloccato dall'implosione del Pdl» e se quindi «Monti non ha la forza di portare avanti altre riforme», è preferibile andare alle urne in ottobre più che in primavera, quando la situazione politica ed economica sarebbe anche peggiore. Ma, come dice il responsabile Giustizia del Pd Andrea Orlando, «un conto è in questo momento evidenziare le criticità e chiedere al governo di stringere su alcuni temi economici e sociali per i quali non c'è stata adeguata risposta, un conto è alla vigilia di un passaggio importante come il vertice europeo di giugno mettere in forse la tenuta del governo». Il ragionamento di Fassina incassa consensi da parte di Sel («votare in autunno è l'unica soluzione in grado di salvare il Paese - dice Nichi Vendola - dopo la fallimentare esperienza del governo Monti, votare in autunno farebbe guadagnare al Paese sei mesi, anziché fargliene perdere altri sei»), Idv («la pseudo-maggioranza che sostiene il governo Monti è divisa su tutto ed ogni provvedimento è il frutto di un compromesso al ribasso», dice Massimo Donadi), Rifondazione comunista e Pdci, oltre che da parte di alcuni esponenti del Pdl (da Guido Crosetto a Renato Brunetta). Ma l'uscita del responsabile Economia divide il Pd, facendo registrare poche dichiarazioni di condivisione (Matteo Orfini in primis) e molte critiche (soprattutto da parte della minoranza di Movimento democratico). Franco Marini sottolinea che di fronte alla grave crisi che stiamo attraversando bisogna fare attenzione a «non smontare la credibilità che ci ha restituito il presidente Monti, che sta puntando i piedi in Europa per forme di garanzia sul debito». Caustico Paolo Gentiloni: «Chi nel Pd minaccia di scaricare Monti dilapida il nostro patrimonio di forza seria, affidabile. Modello è Napolitano, non Brunetta-Santanchè». Walter Verini definisce «molto grave» l'uscita, che «stupisce e inquieta» Achille Passoni. Francesco Boccia bolla questa «fretta di andare al voto col Porcellum» e l'europarlamentare Debora Serracchiani invita Fassina a «trarre le conclusioni» dal suo dissenso rispetto alla segreteria nazionale. Tra i membri della segreteria, a dirsi d'accordo col responsabile per l'Economia è Orfini: «Fassina ha detto una cosa di buon senso, se il governo è paralizzato e senza maggioranza è inutile arrivare al 2013». Per il responsabile Cultura e informazione del Pd «Monti sta facendo male per responsabilità propria e perché la maggioranza è difficile». Da qui la domanda: «Se il grande governo riformista non riesce a fare nemmeno la riforma della Rai, che senso ha arrivare fino in fondo?». Per Bersani è però una discussione che non fa bene né al Pd né al governo né al Paese, soprattutto ora che l'Italia ha bisogno di tutta la credibilità possibile per andare a discutere con i partner europei al vertice di Bruxelles fissato in agenda per la fine del mese. DavideZoggia «Serve coraggio Il nuovo non si può lasciare in panchina» M.ZE. mzegarelli@unita.it MARIAZEGARELLI ROMA POLITICA Fassina: voto a ottobre. Bersani: no, nel 2013 «Sisottovaluta il risultato delleamministrative ottenuto inunclimamolto difficile.SaràBersani a indicare ilpercorso esiaprirà ildibattito» «Il Pd saprà dare segnali di apertura Anche sulle primarie» . . . Franco Marini: sbagliato indebolire il governo alla vigilia di un vertice europeo . . . Consensi da Sel, Idv e da alcuni esponenti Pdl Modem all'attacco Venerdì la Direzione 10 martedì 5 giugno 2012
Enrico, Maria,Michele ricordano con affetto LINO VISANI a sette anni dalla sua scomparsa È finita con urla, nervi tesi e qualche spintone, perché la nuova Malagrotta non la vuole proprio nessuno. Eppure una decisione va presa, e il commissario all'emergenza rifiuti Goffredo Sottile ha scelto Pian dell'Olmo, dopo che il governo ha dovuto fare retromarcia su Corcolle. I rifiuti di Roma continuano a preoccupare la cittadinanza, scesa ancora sul piede di guerra, e a far sudare sette camicie a chi deve mediare e decidere. «Ho scelto il sito di Pian dell'Olmo perché tra quelli proposti era quello con le caratteristiche giuste. E una discarica, se ben gestita, non arreca danni. Questo va detto chiaramente. Ci devono essere dei controlli, naturalmente. Purtroppo, secondo le consuetudini italiche, a qualunque scelta sarebbe seguita una protesta». Così il commissario Sottile durante la conferenza stampa al ministero dell'Ambiente sulla nuova discarica di Roma. «Non mi devo vergognare di nulla - ha aggiunto il commissario - Su Pian dell'Olmo faremo anche tutti gli ulteriori accertamenti, e saranno molto severi, come prescrivono la normativa nazionale e quella comunitaria». «La nuova discarica comincerà ad operare da subito. Questa è una discarica provvisoria, ha una capacità limitata rispetto agli altri siti e l'impegno sarà quello di non far arrivare il tal quale attraverso il potenziamento degli impianti di Tmb». La reazione della popolazione, nella fattispecie quella di Riano, non si è fatta attendere. «Avete distrutto un paese di diecimila abitanti che è Riano, non possiamo perdere la salute, non faremo passare neanche una spilla». Così il vice sindaco di Riano, Italo Arcuri, dato che la discarica a Pian dell'Olmo si dovrebbe trovare sul territorio del comune di Roma, ma confinante con l'altro comune. «Ci sono dei vincoli - ha aggiunto l'abitato è a 600 metri: dovete rispettarlo». Arcuri ha anche spiegato che i cittadini sono passati subito ai fatti: «La protesta è già in atto. Abbiamo bloccato la Tiberina al km 7,5 all'altezza di Pian dell'Olmo. Siamo circa 500 persone al momento. I cittadini di Riano che erano in presidio da ieri sera, alla notizia della scelta di fare una discarica a Pian dell'Olmo, si sono riversati in strada e l'hanno bloccata». Sottile, di fronte alle proteste e alle urla «vergogna, vergogna», lanciate da alcuni appartenenti dei comitati che sono entrati alla conferenza stampa ha dapprima cercato pacatamente di riportare la conferenza alla calma («non è un'assemblea, non è un comizio, non mi devo vergognare di nulla»), ma al crescere delle proteste e all'assedio di persone alla sua cattedra ha deciso di alzarsi e di lasciare la sala. A quel punto sono volati anche spinte e strattoni. Sulla porta è stato raggiunto dal senatore dell'Idv, Stefano Pedica, che gli ha detto: «Lei ha letto delle carte false, deve leggere quelle vere». Sottile però non ha risposto ed ha definitivamente lasciato la sala stampa. La vicenda della nuova discarica di Roma, dopo che la situazione di Malagrotta è diventata insostenibile (satura e in proroga dal 2007, con tanto di richiami dalla Ue), è esplosa quando il prefetto Pecoraro, poi uscito di scena, aveva individuato il sito di Corcolle, a due passi da Villa Adriana. STRATEGIADIVERSA Da alcune parti è stato sollevato il tema-differenziata, che è la vera chiave di lettura della situazione. Secondo Umberto Marroni, capogruppo Pd in Campidoglio, «una discarica temporanea dove non dovrebbe, secondo noi, essere conferito il tal quale, ora è, infatti, necessario recuperare il tempo perso, a causa della confusione del centrodestra, puntando sulla raccolta differenziata e sull'impiantistica evitando così di condannare Roma ad una logica di discarica permanente e mettendo in atto una seria politica che trasformi il rifiuto in risorsa». «Ancora si torna a ipotizzare discariche prima di affrontare in maniera concreta, organica e sostenibile il problema rifiuti nel suo complesso» sottolinea Nando Bonessio, presidente Verdi del Lazio. Progettazione, costruzione e gestione di una discarica sono regolate da norme dell'Unione Europea, recepite a livello nazionale da ogni Stato membro. Ecco l'abc (riassunto dall'agenzia Ansa) di una discarica “generica” secondo i tecnici: VALUTAZIONIPRE-LAVORI C'è una progettazione tecnica e una verifica dell'idoneità del sito, incluso inserimento paesaggistico e valutazione di impatto ambientale (Via). Il terreno migliore è quello argilloso, i peggiori sono quelli in aree a forte rischio idrogeologico (come zona) e quelli molto permeabili, che assorbono inquinanti. Da valutare eventuali rischi per l'interazione delle emissioni di percolato e biogas con l'ambiente circostante. COMEÈFATTA UNA DISCARICA Il concetto è quello di una «scatola» che isola i rifiuti dall'ambiente circostante chiusa da un coperchio, o di una scatola più piccola dentro una più grande. Sopra il coperchio vengono piantati arbusti e cespugli, cioè una copertura vegetale sopra quella artificiale. Attorno al perimetro meglio una barriera di piante ad alto fusto. BARRIERE Barriere di fondo e laterali, per evitare la fuoriuscita di biogas e percolato, costituite da elementi naturali come l'argilla e trattati come le bentonite, terreno che minimizza la percolazione dei liquidi. Sopra si pone un telo (o una geomembrana impermeabile) in un materiale come il polietilene ad alta densità. Il «coperchio» invece si mette man mano che i settori sono colmati. GESTIONE Biogas e percolato devono essere costantemente estratti dalla discarica tramite due reti di pozzi. Il percolato va ad un impianto di depurazione (vi scorre come un liquame), mentre il biogas viene bruciato o utilizzato per produrre energia elettrica. Se è intuibile cosa sia il percolato (acqua che s'infiltra e fuoriesce dai rifiuti, o uno scolo della decomposizione degli stessi rifiuti), con il termine biogas si intende una miscela di vari tipi di gas (per la maggior parte metano, dal 50 al 80%) prodotto dalla fermentazione batterica in assenza di ossigeno dei residui organici provenienti da rifiuti, vegetali in decomposizione, carcasse in putrescenza, liquami zootecnici o fanghi di depurazione, scarti dell'agro-industria. La discarica si gestisce per settori: una volta che se ne usa uno, si procede a chiudere il precedente mentre si prepara il seguente e così via. Per gestione e monitoraggi delle discariche le norme europee prevedono e impongono un soggetto «controllore» che sia indipendente. TEMPI Dopo le autorizzazioni e le gare di appalto, per una discarica da 300.000 tonnellate di capienza - in pianura - in 6 mesi si dovrebbe essere in grado di partire con una capacità ricettiva di almeno 100.000 tonnellate di rifiuti, mentre si preparano altri settori. In condizioni di emergenza si può partire in tre mesi, ma tutto dipende dai mezzi di cui si dispone. Occorre tempo anche per il trasporto rifiuti: per 300 mila tonnellate occorrono circa 15 mila viaggi dei camion. Ovviamente, la distanza è fondamentale. Scelta terreno, tempi, rischi Il vademecum di una discarica secondo la Ue FELICEDIOTALLEVI ROMA . . . Il Pd e altre forze ribadiscono la necessità di scegliere la strada della raccolta differenziata ITALIA Rifiuti, nuova protesta a Roma Il presidio a Pian dell'Olmo appena appresa la notizia della costruzione della discarica FOTO ANSA È Pian dell'Olmo il sito scelto per far sorgere la discarica temporanea della capitale. Sostituisce Malagrotta Parte la mobilitazione Gli abitanti di Riano manifestano in strada VINCENZORICCIARELLI ROMA martedì 5 giugno 2012 15
CI SONO QUATTORDICI VERSI NEL ROMANZO-POEMA DIVIKRAMSETHGoldenGate, in cui appare la nonna di una dei protagonisti, giovani californiani degli anni Ottanta: è una giapponese arrivata per mare, prima della Seconda Guerra Mondiale, da Osaka alle Hawaii e portatrice di una cultura dell'ubbidienza, della rinuncia e del dovere che era l'opposto dello spirito del tempo in cui è immersa la nipote. Un altro libro, anch'esso dalla struttura singolare – e qui siamo al contrario quasi in un poema in prosa – ci restituisce in questa stagione la storia di tutte le altre donne che, come l'ava della nippo-californiana Janet, nella prima metà del Novecento attraversarono il Pacifico col bagaglio della loro educazione tradizionale e con molte speranze e che, arrivate, soffrirono l'impatto con la realtà inimmaginata del Nuovo Mondo: è il bel Venivamo tutte per mare di Julie Otsuka, (Bollati Boringhieri). Julie Otsuka stasera sarà sul palco di Massenzio. Già pittrice, racconta di avere chiuso definitivamente con l'arte del pennello. E a 50 anni ha alle spalle due libri di notevole successo, questo e Quando l'imperatore era divino, suo primo, dedicato alla vicenda della famiglia materna: nonno, nonna, madre e zio rinchiusi in un campo di internamento il giorno dopo Pearl Harbour, con l'accusa di spionaggio per il capofamiglia, e lì rimasti fino alla fine della guerra. Ecco come la scrittrice ci racconta il suo lavoro. Lavicendadell'immigrazionefemminilegiapponese e delle cosiddette «picture brides», le spose in fotografia, in viaggio per sposarsi con uomini dei quali non sapevano nulla o quasi, era già nota primadiquestosuo librooppure leicioffre,oltreche un'operadi fiction, un veroritrovamento storico? «Per i giapponesi americani di prima generazione è una vicenda nota. Per il resto degli americani no. Siccome volevo che la mia opera, benché di fantasia, restituisse una realtà, mi sono documentata a fondo. Io stessa, giapponese di origine, ho scoperto molte cose che non sapevo. Ho letto storie orali già raccolte dalle bocche di queste donne e riportate in inglese. Poi ho dovuto studiare come fosse la vita in Giappone a inizio Novecento e in California negli anni Venti e Trenta. E, se potevo immaginare una vita da domestica, come quella di mia nonna, cosa ne sapevo di quelle da contadine? Molte di loro andarono nei campi e, di agricoltura, non sapevo nulla». Lavocenarranteusail«noi»:quellocheparlanelle sue pagine è un soggetto collettivo, donne che condividono alcune cose – per esempio in quanto futuresposeunaverginitàveraopresunta–edivise invecedaaltre, l'abito inprimis, il kimonotradizionale indossato in maggioranza e l'abito sofisticatoecittadinoindossatosolodaalcune,eilfuturo nelNuovoMondo,dolceperpoche,durissimoper lealtre.Perchéhasceltolaprimapersonaplurale? «In un prima stesura parlava solo una “picture bride”. Ma il risultato era piatto, noioso. E d'altronde avevo trovato un giacimento di storie che avevo voglia di usare. Così sono arrivata al “noi”. E all'affresco che esso consente». Anche il suo primo romanzo fa un uso particolare dei nomi: lì non ci sono, ciascuno è definito con la sua funzione familiare, il Padre, la Madre ecc… Ha un'idiosincrasiaper i nomi propri? «Qui ci sono. Ognuna ne ha uno. Ma, siccome li hanno tutte, è come se non ce ne fosse nessuno: nessuna delle storie ha più rilievo delle altre». LeiènatanegliStatiUniti, hastudiatoaYale eColumbia,hasceltoprimadifarelapittricepoihabuttatovia ipennelliedèdiventatascrittrice.Èunafigliadelliberoarbitrio.Questedonnelegateallatradizioneeubbidientialfatoseleèsentitelontaneo vicine? «Vicinissime. Per scriverne dovevo sentirle tali. Emotivamente mi è stato facile calarmi nei loro panni. Nella nostra comunità, d'altronde, sono state a migliaia le “picture brides” La mia prozia lo era. Certo, prima di cominciare le ricerche ne sapevo poco, ma poi ho capito quanto valesse la pena di dare loro voce. D'altronde l'idea di libertà per me non è scontata. Perché sono la figlia di una donna che da un giorno all'altro si è vista rinchiudere in un campo di internamento. E quindi so che le cose possono prendere una piega diversa all'improvviso». Inippo-americanichehannofattol'esperienzadellaprigionianelPaeseincuivivevanodaannihanno potuto,poi, sentirsi a tutti gli effetti cittadini di esso? «Tutti gli americani vengono da un “altrove”. Io stessa non mi sento giapponese, è una storia in parte tale, la mia, ma mi sento molto, molto americana». Di cosa parla il testo che leggerà stasera sul palco di«Letterature»? «È una pagina narrativa ma basata su una verità: parlo del morbo di Alzheimer che affligge mia madre. È una storia di memoria. C'è una donna che ha vissuto la guerra e l'internamento e che, quando la malattia le porta via tutti i ricordi, conserva questa memoria di ciò che le successe quando era giovanissima. È il racconto, insomma, di ciò che rimane con noi fino alla fine. È la cosa più personale che io abbia mai scritto, credo». Regalerà questa pagina personalissima a una plateadi millepersone? «Dopo avere scritto di altre genitrici e altre figlie mi sento pronta a parlare di me. È un regalo che voglio fare a mia madre. Già in questo romanzo, il cui titolo originale è IlBuddhainsoffitta, dietro la statua del Buddha si nasconde una donna che ha nome Haruko, il nome di mia madre. Ora voglio renderle direttamente omaggio. A lei e a ciò che di lei continua a vivere». ILPROGRAMMA RAMSCI onlus ISTITUTO FONDAZIONE Einaudi Editore ANNA FINOCCHIARO PIERLUIGI CASTAGNETTI ROBERTO GUALTIERI MASSIMO D'ALEMA PRESENTANO IL VOLUME DI GIUSEPPE VACCA VITA E PENSIERI DI ANTONIO GRAMSCI (1926-1937) EINAUDI 2012 CONDUCE CLAUDIO SARDO SARÀ PRESENTE L'AUTORE ROMA GIOVEDI 7 GIUGNO 2012 ore 16,30 BIBLIOTECA DEL SENATO «GIOVANNI SPADOLINI» SALA DEGLI ATTI PARLAMENTARI PIAZZA DELLA MINERVA 38 Si ricorda che per gli uomini è obbligatorio indossare giacca e cravatta e per tutti è necessario un documento di riconoscimento. Confermare la presenza a info@fondazionegramsci.org MARIASERENA PALIERI ROMA A destra un'immagine di donne giapponesi nel tradizionale kimono Sopra Julie Otsuka FOTO DI ROBERT BESSOIR Questaserasulpalco di«Letterature» insieme a Melania Mazzucco CULTURE Miamadre e l'Alzheimer Lanippo-americanaOtsuka: «Quei ricordiancoravivi in lei» Lascrittricenarra lestorie delle«spose in fotografia» giapponesichevenivano inUsaedel loro internamento dopoPearlHarbour JulieOtsuka saràstaserasulpalco di «Letterature»,nella romana Basilicadi Massenzio,a fianco di MelaniaMazzucco. È ilquintoappuntamento del festival 2012(che siè aperto il 16 maggioe sichiuderà il 21 giugno). Sulpalco, con loro, l'attore VinicioMarchion, mentre lemusichesarannodi Fonderia Quartetto(«Prima chetu dicapronto», interpretemusicale Lagash,visual Michael Kosalowski). Comesempre l'inizioè previsto per le 21, l'ingressoè gratuitomasoggetto al ritirodei bigliettiomaggio (nonpiù di dueapersona). Per i portatori dihandicap sono previsti accessi facilitati. U: 20 martedì 5 giugno 2012
Montepremi 2.359.350,88 5+stella Nessun6Jackpot 2.559.212,04 4+stella 23.445,00 Nessun5+1 3+stella 1.268,00 Vinconoconpunti5 27.223,28 2+stella 100,00 Vinconoconpunti4 234,45 1+stella 10,00 Vinconoconpunti3 12,68 0+stella 5,00 Nazionale 36 6 24 2 73 Bari 83 5 88 45 63 Cagliari 58 37 56 90 66 Firenze 11 36 12 17 68 Genova 83 28 67 80 30 Milano 66 75 68 72 41 Napoli 14 85 74 66 55 Palermo 52 9 30 56 40 Roma 58 13 40 78 54 Torino 65 3 85 61 69 Venezia 5 76 28 50 63 InumeridelSuperenalotto Jolly SuperStar 8 16 20 23 47 56 50 79 10eLotto 3 5 9 11 12 13 14 28 36 3752 56 58 65 66 75 76 83 85 88 MATTEOMARCELLI ROMA LOTTO SPORT LASCIANOILCARCEREDI«CA'DELFERRO»ANCHEMAURI E MILANETTO, I DUE CALCIATORI PIÙ FAMOSI TRA QUELLIFINITIDIETROLESBARRECONL'ULTIMATORNATA DI ARRESTI LEGATI ALL'INCHIESTA “LAST BET” DELLAPROCURADICREMONA.MA«SIALLUNGANOOMBRE PESANTISULDERBYDELLALANTERNA». Ad entrambi gli atleti viene contestata «la disponibilità ad alterare in cambio di denaro, a favore del gruppo degli “zingari”» alcune partite delle rispettive squadre. In particolare, a Milanetto il procuratore Roberto di Martino imputa il tentativo di «combine» di Lazio-Genoa del 14 maggio del 2011. Al capitano della Lazio, Stefano Mauri, oltre a Lazio-Genoa viene chiesto conto di Lecce-Lazio del 22 maggio dell'anno scorso. Dall'ordinanza con cui ieri il gip di Cremona, Guido Salvini, scarcera e applica i domiciliari per i due atleti, emerge come dopo gli interrogatori di garanzia della scorsa settimana, «gli elementi di accusa non sono venuti meno nei confronti di nessun indagato». «Mauri Stefano», si legge nel documento, ha fornito quello che il giudice definisce «un alibi del tutto inverificabile». A sua discolpa, il giocatore della Lazio aveva detto al giudice di non aver mai avuto contatti con il gruppo degli “zingari”. Mentre riguardo ai rapporti con Alessandro Zamperini, l'ex calciatore arrestato che lo chiama in causa per la combine delle due partite, Mauri li aveva definiti «rapporti abituali tra amici». Nessun riferimento, invece, era emerso al termine dell'interrogatorio riguardo ad una scheda telefonica che il laziale avrebbe usato per parlare liberamente. E invece si scopre adesso, leggendo il documento del gip, che Mauri «ha ammesso di aver utilizzato proprio nel maggio 2011 e solo in quel periodo la scheda sim lui consegnata dal titolare di un'agenzia di scommesse, Luca Aureli, anch'egli indagato, e intestato alla fidanzata di questi». E ancora, «Stefano Mauri ha sostenuto di aver usato tale strumento di conversazione con Aureli (e con Zamperini) solo per “prudenza” dovendo scommettere su numerosi incontri di basket che si svolgevano negli Stati Uniti». Una giustificazione che non convince il giudice, che rileva come «tale versione è scarsamente plausibile e, almeno allo stato, appare costruita a posteriori. Infatti da un lato - motiva Salvini - Mauri non aveva alcun bisogno di “occultare” il suo interesse per le partite di basket americano non essendovi alcun divieto per un giocatore di calcio a scommettere sulle competizioni in attività sportive diverse». Per contro, invece, «il periodo in cui viene utilizzata tale scheda, da considerarsi vera e propria scheda “dedicata” si sovrappone perfettamente con i giorni in cui sono avvenute le due partite più importanti toccate dall'indagine e cioè Lazio-Genoa e Lecce-Lazio». Insomma: per Salvini il l'«alibi» di Mauri è «del tutto inverificabile». Il gip comunque ne dispone la scarcerazione, contro il parere del pm. Diversa la valutazione su Omar Milanetto, ex Genoa e oggi in forze al Padova. Al calciatore viene contestata la partecipazione ad un incontro per combinare Lazio-Genoa, che sarebbe avvenuto presso l'«Una Tocq Hotel» di Milano il 15 maggio 2011. Ma il giudice Salvini ha ritenuto condivisibili «le osservazioni del difensore contenute nella memoria che portano a ritenere che l'orario di arrivo del calciatore il 15 maggio all'albergo Una Tocq sono difficilmente compatibili con la sua presenza quantomeno ad un summit con molti soggetti, in quanto in quelle ore Ilievsky, Lazar e Strasser (altri soggetti coinvolti a vario titolo nell'inchiesta, ndr), avevano già lasciato l'albergo mentre Zamperini non era ancora arrivato e quindi, contestualmente all'arrivo di Milanetto, era presente in albergo solo Bellavista (ex giocatore del Bari, arrestato nel giugno scorso, ndr)». Un elemento che dovrà essere preso in considerazione, ma che «non annulla la complessa gravità indiziaria a carico di Milanetto anche tenendo conto che sul derby della settimana precedente, Genoa-Sampdoria, pur non oggetto di contestazione, e sul ruolo in tale contesto di Milanetto e di altri giocatori si sono allungate pesanti ombre». Nello stesso documento, il gip cremonese dispone poi la scarcerazione di Ivan Tisci, ex giocatore che adesso si dovrà presentare due volte a settimana alla polizia, e i domiciliari per Matteo Gritti, portiere del Bellinzona. Revocati i domiciliari a Daniele Ragone, amico e socio di Gigi Sartor, anch'egli finito nella rete del pm di Martino. LA VITTORIA AVREBBE ASSICURATO AGLI AZZURRINIIPLAYOFFQUALIFICAZIONE,MA CONTRO L'IRLANDA DI NOEL KING ARRIVA SOLOUNPAREGGIO. A Sligo finisce 2-2 al termine di una partita dura, che però i ragazzi di Ferrara avrebbero potuto gestire meglio. Ci può stare. Gli azzurri sono tutti (o quasi) titolari in serie B e un po' di stanchezza è fisiologica. Meno le distrazioni, che pesano però non poco sul risultato finale. Ci può stare anche perché l'Irlanda ci mette tanta grinta e fa valere la sua forza fisica, mettendo in difficoltà il fraseggio degli azzurri. L'impressione però è che con un po' più di attenzione e cattiveria sarebbe potuta arrivare la sesta vittoria consecutiva. Soprattutto perché le cose per gli azzurri si mettono subito bene grazie all'autogol di Duffy, che già al terzo minuto consegna goffamente il vantaggio all'Italia. Ferrara schiera quattro uomini del Pescara (in panchina c'è anche Simone Romagnoli) e i ragazzi di Zeman, confermano di essere l'anima di questa squadra. Dopo il gol l'Italia fa la partita e per un buon quarto d'ora l'Irlanda si fa vedere solo sui calci piazzati. Poi però la fatica comincia a farsi sentire e la manovra non procede come dovrebbe. Gli irlandesi capiscono che c'è margine per fare qualcosa di buono e provano a metterla sull'intensità e sul fisico. Pericoli veri però non arrivano quasi mai. I primi dieci minuti della ripresa regalano un copione simile al finale del primo tempo. La difesa però si addormenta un po' troppo e rischia qualcosa in più. L'Italia capisce che è ora di svegliarsi, ma le iniziative sono soprattutto dei singoli. La prima vera occasione della partita ce l'ha Destro, dopo una bell'azione che in tre tocchi libera l'attaccante del Siena. Il tiro sfiora il palo. Di lì a poco arriva il secondo gol. Lo firma Immobile con un destro preciso da fuori aria. L'Italia reagisce ma le energie scarseggiano. È il tasso tecnico a fare la differenza, ma non può durare a lungo. Al 22' il rigore per un fallo di mano di Destro, dopo un calcio piazzato dalla sinistra. L'Irlanda si rifà sotto. La rete dà agli uomini di King ancora più fiducia e l'Italia, sempre più affaticata, perde in concentrazione e lucidità proprio quando gli avversari alzano la testa. Gli azzurri si distraggono e subiscono più del dovuto. Il pareggio arriva ancora su un calcio piazzato. Cunningham si fa trovare pronto su una punizione da destra e infila Bardi. Anche questa si poteva evitare ma gli azzurrini sembrano peccare un po' di sufficienza. Ferrara prova a cambiare qualcosa, Alberto Paloschi al posto di Destro, ma la situazione non cambia. Gli azzurri perdono troppo spesso palla a centrocampo e l'Irlanda comincia a crederci sul serio. Ci si aspetterebbe una reazione ma non arriva mai. Al 41' entra anche El Shaarawy per Immobile, in verità tra i più attivi fino a quel momento, il risultato però non cambia e l'Italia esce dal campo con un solo punto. Un pareggio che non pregiudica la posizione degli azzurri nel girone, in cui l'Italia rimane al comando con 16 punti, ma la vittoria avrebbe permesso di affrontare Liechtenstein e il ritorno in casa con l'Irlanda con maggiore tranquillità. Un match che lascia la consapevolezza della forza di questa squadra soprattutto nei valori tecnici, ma insieme anche l'amaro in bocca tipico delle occasioni perse. L'ORDINANZA AL SETACCIOLUNEDÌ 4 GIUGNO Anche il derby dellaLanterna «Genoa-Samp, ombre pesanti» MaurieMilanettoaidomiciliari IlgipSalvini:«Glielementidi accusanonsonovenutimeno neiconfrontidinessun indagato».Quellostrano interesseper l'Nba GIUSEPPEVESPO MILANO Milanettotiraun rigorenelderby delcampionato 2009-2010 FOTO DI DANIELE BADOLATO/LAPRESSE L'Under21sicomplica lavita:2-2 in Irlanda Qualificazionerinviata Passofalsoper i ragazzidiFerrara, in vantaggiodiduereti. Il cthapuntato sulbloccoPescara I tifosidiLazio.net si improvvisanodetective peraiutare ilvicecapitano Si sonodivisi in trenta l'ordinanza di arresto di StefanoMauri.Epoi l'hannostudiata. Succede anchequestonel mondo mattodelcalcio, succedecheun gruppodi tifosibiancocelesti, frequentatoridellostoricositoLazio.net, si mettanoapassare al setaccio lecarte per trovarepunti strani, incongruenzee chepoi inviino il frutto del loroappassionato lavoro ai legalidelgiocatore laziale per aggiungere qualcheassoallamemoria difensiva. In particolare, attraversoun sitospecializzato americano, iLazionetters sono riusciti ascoprire chegli Imei (sono i codicidella telefonia mobile) captatinelle intercettazioni cheriguardano il giocatorenon corrisponderebberoad un Nokia condue Sim, quelladiMauri e quelladellasua fidanzataSamantha, bensi adun Blackberry o presumibilmenteadun tablet. I legali di Mauri hannoriferitoal centrocampista chesi è detto molto felice per l'affetto dimostrato. ... Laprocura federalechiede l'acquisizionedegliatti su Genoa-Siena interrotta per l'invasionedicampo U: martedì 5 giugno 2012 23
Authority, prove di trasparenza o spartizioni? ILCOMMENTO FRANCESCOCUNDARI Potrebbe essere il momento giusto per «dare un segnale» e cambiare i criteri di nomina, dalle Autorità di garanzia alla Rai, per non ripetere automaticamente la spartizione partitica, ma il rischio che si perda questa occasione esiste, infatti il popolo della Rete ieri si è fatto sentire. E fra i nomi circolati fra i partiti non ci sono donne, mentre «Se non ora quando» e l'associazione di giornaliste «Giulia» hanno lanciato un appello al governo perché vengano inserite figure di donne «forti e autorevolissime». Su Facebook lanciano una «rosa» di sei nomi: Giovanna De Minico, Laura Rovizzi, Barbara Bonaventura, Giulia Aranguena De La Paz, Tiziana Talevi e Flavia Marzano. Alla presidenza della Camera è arrivata una valanga di curricula (oltre un centinaio, da esperti, cittadini, associazioni, parlamentari o gruppi), più per la nomina dei presidenti e dei componenti dell'Autorità per le Comunicazioni (Agcom) che della Privacy e dei Trasporti. Il termine per presentarli scadeva ieri alle 20, e le nomine saranno votate domani in aula a Montecitorio (con voto segreto), per i cinque componenti, a meno che il presidente Fini, che ha detto di tenere al metodo «trasparenza», non accetti il rinvio chiesto da Vincenzo Vita del Pd, da Giulietti di Articolo21, dai Radicali e da Agenda digitale, per vedere i curricula. Il segretario Pd, Pier Luigi Bersani, non si muove dal criterio della «competenza»; stamattina l'assemblea dei gruppi del Pd potrebbe anche votare una sorta di «primarie» per i candidati. Ieri però c'è stata maretta, su Twitter è circolata la voce di una trattativa perché il Pd «cedesse» uno dei due membri Agcom all'Udc, in cambio della presidenza alla Privacy (per Antonello Soro). Il Pdl voterà due nomi (la Lega cede il suo, anche se ha presentato il curriculum di Giovanna Bianchi Clerici, consigliera Rai presto disoccupata, sia per l'Agcom che per la Privacy). La scintilla è stata anche la dichiarazione dell'ulivista Arturo Parisi, che ha annunciato un voto libero perché, «nel caso dell'Agcom rivendicare al Pd un proprio rappresentante equivale a riconoscere a Berlusconi di nominarne uno suo». Ma da via del Nazareno è stata smentita l'esistenza di una trattativa. Il presidente è indicato dal governo e poi votato dai due terzi delle commissioni Trasporti e Comunicazione. Per l'Agcom Monti potrebbe proporre un fedelissimo, il bocconiano Angelo Marcello Cardani; il Pd Meta ha chiesto che «il candidato venga audito» prima del voto (non in calendario). Per i commissari il Pdl punta sulla riconferma di Antonio Martusciello, ex Fininvest, e su Antonio Preto, ex collaboratore di Tajani; il Pd su due esperti: Maurizio Decina, professore di Telecomunicazioni al Politecnico di Milano, e Antonio Sassano della Sapienza di Roma. Sta crescendo poi la candidatura di Giovanni Valentini, editorialista di Repubblica sostenuto dall'area Ecodem del Pd, ben visto dall'Idv. I «candidati» Udc sarebbero Luca Volontè o il consigliere Rai Raffaele De Laurentiis. Ci sono poi le autocandidature di Roberto Zaccaria, deputato Pd e ex presidente Rai; quelle lanciate dalla Rete: il bocconiano Quintarelli, Bellucci dalla sinistra, Tana De Zelueta da Articolo 21, Renzi del Codacons. Sono nomine in carica sette anni e il Garante Agcom ha un ruolo chiave, tra il passaggio definitivo al digitale all'asta sulle frequenze, dalla par condicio alla banda larga. LAPARTITARAI È appena in sottofondo: mercoledì il governo dovrebbe presentare i due nomi all'assemblea degli azionisti: per il presidente Ferruccio De Bortoli avrebbe detto no, Lucrezia Reichlin sembra meno probabile; restano in campo Giulio Anselmi; come direttore generale i soliti Francesco Caio, Claudio Cappon o Giancarlo Leone, ma non è escluso il castiga-spesa Enrico Bondi. Il Pd non voterà alcun consigliere in Vigilanza, ma se il nome del presidente sarà «autorevole» con un «voto tecnico» lo farà passare, e il governo potrebbe far votare dal nuovo Cda il cambio dello Statuto che dà più poteri al presidente. Viale Mazzini è nel pantano: il Cda ha approvato i palinsesti autunnali col sì del presidente Garimberti ma solo «per non bloccare l'azienda». E sul «buco» lasciato da Santoro il giovedì su RaiDue (rete in difficoltà il cui direttore, D'Alessandro, si dimetterà) la dg Lei ha proposto solo il tema: «Informativo». Senza nome, però Ferrara dopo il Tg1 non si tocca, anche se fa crollare gli ascolti. SULCORRIEREDELLASERA DI IERIANGELO PANEBIANCO SPIEGAVA CHEIL PROBLEMAPRINCIPALE DELLA POLITICAÈ LADISTANZA TRA «ÉLITE EUROPEEE GENTE COMUNE».PROBLEMA SERIO,TORNATO AL CENTRO DELL'ATTENZIONE dopo le amministrative, che per tutti i maggiori mezzi di comunicazione del Paese hanno segnato il trionfo di Beppe Grillo. Fino a quel momento, però, tutti i maggiori commentatori - categoria in cui sono da annoverare a pieno titolo i sondaggisti - ci avevano spiegato con grande spreco di numeri e percentuali che gli italiani non desideravano altro che un governo tecnico, sobrio, competente, chiamato a imporre sacrifici duri ma giusti, in un nuovo clima politico e morale ormai diffuso in tutto il Paese. Tanto che il rigore degli austeri professori guidati da Mario Monti appariva all'80 per cento degli italiani come l'unica salvezza, l'unica strada possibile: altro che la vecchia politica e i soliti partiti, capaci di raccogliere la fiducia appena dell'8, poi del 4 e infine del 2 per cento degli italiani, come ci assicuravano, in una sorta di rapidissima asta al ribasso, gli stessi sondaggisti e commentatori. Dalla caduta del governo Berlusconi in autunno alle elezioni amministrative di maggio, il coro è stato assordante: gli italiani non ne potevano più del teatrino della politica e delle sue sparate demagogiche. Sarà per questo immaginiamo - che ora, a detta degli stessi analisti, vorrebbero a capo del governo un comico che grida di uscire dall'euro e di non ripagare il debito pubblico. La verità è che il panorama offerto dal sistema dell'informazione non è certo meno confuso, per usare un eufemismo, di quello offerto dal sistema politico. Due giorni fa, su Repubblica, Ilvo Diamanti osservava che il governo Monti «sembra aver recuperato consenso», dopo il «sensibile calo di fiducia subìto tra marzo e aprile», visto che oggi il «45 per cento degli italiani ne valuta positivamente l'operato» (da notare, in una fugace parentesi all'interno dell'inciso tra il sensibile calo e il pronto recupero, il cenno di Diamanti all'entità approssimativa del calo suddetto: «Circa 20 punti in meno»). Quattro giorni fa, intervistato da Italia Oggi, Renato Mannheimer spiegava che «il 50 per cento degli elettori non sa veramente cosa votare mentre gli altri hanno un'idea non consolidata». Infine, secondo un sondaggio mostrato dieci giorni fa alla trasmissione Agorà, a crescere sarebbero, oltre ovviamente ai grillini, tutte le estreme non presenti in Parlamento, dalla Destra a Sel e Federazione della sinistra. Cioè tutti quelli che più duramente si oppongono al governo Monti. Se volessimo divertirci, potremmo recuperare tante analisi e commenti di solo pochi mesi fa su quello che i partiti avrebbero dovuto fare o non fare per rispondere alle richieste che venivano dagli italiani, e affiancarli a quelli di oggi. Ma c'è ben poco da divertirsi. C'è semmai da interrogarsi sul filo comune che nonostante tutte le evidenti contraddizioni lega l'appoggio incondizionato ai tecnici del rigore prima e poi l'infatuazione per il grillismo. C'è evidentemente una refrattarietà alla fisiologia della politica moderna, che in tutti i Paesi democratici è organizzata in partiti che si contendono il governo alle elezioni, non in tecnici che si contendono i partiti in Parlamento, e nemmeno in una sorta di continuo referendum via internet. Tanto la via di fuga verso l'alto, l'illusione del commissariamento tecnocratico della politica, come quella verso il basso, l'utopia della sua dissoluzione in un generico assemblearismo virtuale, rappresentano prima di tutto una fuga dal principio di responsabilità. Detto in altri termini, in una buona parte dell'Italia che conta sembra ancora irresistibile l'antica tentazione di recitare tutte le parti in commedia, cambiando maschera a ogni cambio di scena. Ma la durezza della crisi e delle scelte che impone rendono sempre più grottesca la rappresentazione in corso sul palcoscenico di una simile politica virtuale. A questo punto non tocca più soltanto ai leader politici dire da che parte si sta, e dove si vuole portare l'Italia. Ripetitori televisivi FOTO ANSA Domani alla Camera il voto per Agcom, Privacy e Trasporti. È arrivata una valanga di curricula NATALIA LOMBARDO nlombardo@unita.it . . . Dove sono i cittadini pazzi per sobrietà e rigore dei tecnici, tutti in fila per il Vaffa-Day? Da montisti a grillini Qualcosa non quadra martedì 5 giugno 2012 13
Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo FOTO ANSA Priorità, norme per bandire i concorsi universitari. Il provvedimento sul merito che il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo intende portare domani in Consiglio dei ministri è ancora un work-in-progress. Molte cose stanno cambiando. Anche il titolo: «Misure per la valorizzazione dei capaci, dei meritevoli e della responsabilità educativa e sociale nei settori dell'istruzione, dell'università e dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica». Ministro Francesco Profumo, lei ha preparato una riforma per promuovere il merito nella scuola e nell'università, che ha già raccolto molte critiche, prima ancora di approdare in Consiglio dei ministri.Intendeandareavanti?Ecome?Pensaancoradiprocedereattraversoundecreto? «Io credo molto negli organi collegiali. Presenterò mercoledì in Consiglio dei ministri un progetto complessivo: la forma e i dettagli del provvedimento dovranno essere decisi in quella sede». Qualeèl'urgenzadiadottareunprovvedimentosulmerito? «In questi mesi abbiamo fatto cose utili per la parte più debole del Paese, in termini di lotta alla dispersione scolastica e di diritto allo studio. Contemporaneamente però dobbiamo confrontarci con il mercato europeo. Nell'ultimo concorso bandito dal Consiglio delle ricerca francese, il 40% dei vincitori sono italiani. Quindi siamo bravi, però dobbiamo diventare davvero un Paese europeo. La commissaria Quinn che ha incontrato anche il presidente della Repubblica e il presidente Monti ha evidenziato quattro elementi di debolezza del Paese dal punto di vista dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Uno riguarda la “speranza”: se pensiamo ai nostri concorsi universitari è difficile per un candidato che viene da un altro Paese avere le stesse chance di un candidato italiano. Il secondo è la “trasparenza”: i nostri bandi sono molto complicati, quasi sempre scritti soltanto in italiano. Il quarto sono i tempi: i nostri sono troppo lunghi. Il terzo è appunto il merito». Quellocheciportafuoridallemedieeuropee però sono i dati sulla dispersione scolastica, le iscrizioni alle università in calodel10%,leborsedistudiochel'Italia garantisceaunnumeroancoramoltoristretto di studenti. Secondo il Pd e i sindacatiquestedovrebberoesserelepriorità. «Per essere più chiari, credo che sia necessario partire dai numeri. Abbiamo messo a disposizione della lotta alla dispersione scolastica oltre un miliardo. Le risorse investite per promuovere il merito saranno circa 30 milioni. Qual è la priorità per il governo mi sembra evidente. La dispersione scolastica è la nostra prima preoccupazione, tanto più che registriamo un incremento nelle aree di maggiore povertà. Non solo in Italia la dispersione è più forte che in altri Paesi ma è anche più concentrata in certe aree, al Sud e nelle periferie delle grandi città. Per questo l'azione messa in atto dal governo con i fondi per la coesione richiede una progettazione di dettaglio, sulla quale stiamo già lavorando e che non può passare attraverso un provvedimento legislativo. Quanto al diritto allo studio abbiamo incrementato le risorse statali dai 110 milioni dello scorso anno a 150 e, grazie a un accordo politico, le Regioni aggiungeranno un altro 40%. In tutto, con le tasse, che rispetteranno un criterio di progressività rispetto al reddito, si arriverà a 360 milioni: significano circa 70mila borse. Potremmo fare molto di più? Certo. E lo dovremo fare ragionando, in termini più complessivi, di welfare dello studente: non solo borse di studio, ma servizi offerti da Comuni e Regioni, borse part-time messe a disposizione dalle università e anche un certo numero di prestiti d'onore. Ma quello che mi preme sottolineare è che il nostro è un progetto complessivo. L'obiettivo è avere un Paese migliore. E per questo è giusto alzare ancora l'asticella. Proseguendo sul doppio binario: da una parte promuovere l'equità, dall'altra valorizzare la capacità e l'impegno. Credo che questo non sia né di sinistra, né di destra». Lasuariformahascatenatomoltereazionianchesoloapartiredaltitolodelprovvedimento: il merito... «Il titolo abbiamo deciso di modificarlo. Per avere un linguaggio più corrispondente alle aspettative. Lo abbiamo intitolato: “Misure per la valorizzazione dei capaci, dei meritevoli e della responsabilità educativa e sociale nei settori dell'istruzione, dell'università e dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica”». Nellasostanzacosa cambia? «In questa settimana abbiamo fatto un lavoro molto accurato in modo da avere una condivisione complessiva». Agiudicareadallecritichegiuntesiadal Pd che dai sindacati non l'avete ancora raggiunta. «Abbiamo avuto alcuni incontri con i parlamentari e con loro abbiamo messo sul tavolo alcune delle idee. Dopodiché l'articolato su cui si sono appuntate le critiche non so da dove sia uscito. Io credo che si debba ragionare e giudicare sulla base di cose certe e non di ipotesi fluttuanti». Ma molte delle contestazioni riguardanoproprioilsensocomplessivoel'aspettosimbolicodicertiprovvedimenti:davveroeleggereuno “studentedell'anno” serveamigliorarelascuolanelsuocomplesso? «Venerdì pomeriggio sono stato al Quirinale. Il presidente della Repubblica ha premiato alcuni ragazzi che hanno meno di diciotto anni. Il premio gli è stato attribuito per le loro capacità, il loro impegno nella scuola, nella creatività, nel sociale: non erano semplicemente i più bravi, alcuni di loro erano più deboli ma si erano impegnati molto. È questa l'idea che ho del merito e della società. Siamo diversi, ma poi ciascuno ci mette la sua dedizione e questo va incoraggiato. Promuovere i più bravi aiuta la scuola nel suo complesso, se i bravi non sono bravi solo per se stessi ma anche per la società. Vogliamo un Paese trainato dai migliori». Ma così non si fanno diventare più bravi soloquelli chegià hannogli strumenti? «Nel mondo anglosassone in realtà esistono due tipi di merito. C'è l'impegno che permette di migliorare rispetto al punto di partenza e quello che consente di raggiungere gli obiettivi oggettivamente più elevati. Il Paese ha bisogno di entrambi». A parte lo studente dell'anno, le master classestive,leolimpiadiscolastiche,una partecorposadelprovvedimentochesi accinge a portare in Consiglio dei ministri riguarda l'università. Qui l'urgenza è piùchiara.Igiovaniricercatorisannobenecheètuttobloccato,datempo.Come pensatedi far ripartireconcorsieassunzioni? «Come ci ha detto la commissaria europea, un fattore decisivo è il tempo. Noi dobbiamo dire ai giovani ricercatori quali saranno le prossime scadenze per dare loro delle opportunità. Presenteremo un piano quadriennale, in due tempi. I primi concorsi partiranno già questa estate». Mal'abilitazionenazionaleperaccedere alladocenzauniversitaria,previstadalla riformaGelmini, ci sarà o saràabolita? «L'abilitazione c'è. In un primo tempo, procederemo con due bandi per individuare le commissioni nazionali e poi con quattro bandi per i candidati. Ovviamente, dobbiamo fare bandi più semplici, in lingua inglese e che consentano la partecipazione anche a chi è al di fuori del nostro sistema. In questo modo anche una parte di giovani capaci potranno partecipare all'abilitazione anche se non hanno una posizione acquisita. Il merito, appunto, sta nel fatto che i candidati saranno valutati in base ai risultati ottenuti con la ricerca». Sestatemettendoapuntonuovenorme cheriguardano il reclutamento significa che quelle fissate nella Gelmini non funzionano? «Sull'università ci sono due problemi che ci preoccupano. Dobbiamo evitare di avere un listone unico in cui ci sono tutti gli idonei in tutti i settori disciplinari, perché altrimenti il rischio è che si scateni un contenzioso che finisca per bloccare tutto. L'altro problema riguarda gli abilitati: dobbiamo fare in modo che siano assunti, non possiamo creare aspettative che verranno poi deluse». Sta pensando a una abilitazione con un numerochiuso? «No, a tutti va data l'opportunità di una chance ma con delle cadenze che dovremo fissare in base alle esigenze delle università». Mabasterannonuovenormeperilreclutamentoasbloccareleassunzioni,quandoilimitidispesaacuileuniversitàsidevono attenere hanno di fatto introdotto restrizioni forti rispettoal turnover? «C'è un piano straordinario per gli associati, per cui sono state stanziate risorse importanti: 76 milioni lo scorso anno, 90 milioni per l'anno 2013-14, poi le università hanno le loro disponibilità. Io credo che con una continuità di programmazione il sistema possa ripartire». Quantigiovaniricercatoriprecaricelafarannoaentrare?Visietedatidegliobiettivinumerici? «La legge che regola tutto è la domanda che proviene dagli atenei: molti docenti stanno andando in pensione e dovranno essere sostituiti». Maleregolechevistatedandoriusciranno a produrre il ricambio generazionale dicui c'èbisogno? «Quello è il nostro intento». Continua la polemica sulla scuola. Il Pd non ci sta ad essere relegato nella parte di chi si oppone al merito: «Basta con le strumentalizzazioni, noi abbiamo sempre lavorato a favore del merito e della serietà della scuola», dice Giuseppe Fioroni, ex ministro dell'Istruzione, che ricorda come l'obbligo del recupero dei debiti scolastici sia stato introdotto proprio dall'ultimo governo di centrosinistra «per evitare che, a prescindere dal merito, si possa essere tutti promossi». «Per fare questo - sottolinea Fioroni - abbiamo investito milioni di euro per consentire alle scuole di avviare percorsi di recupero per moltissimi ragazzi. Abbiamo introdotto noi i decreti sul merito favorendo la partecipazione alle varie competizioni e prevedendo in bilancio finanziamenti per la formazione e master all'estero. Abbiamo inserito il 100 alla maturità facendo una norma che impedisse ai meritevoli di essere esclusi dall'accesso alle facoltà con numero chiuso, perché i loro risultati non avevano valore. Peccato che l'entrata in vigore viene prorogata da quattro anni. Avevamo poi predisposto gli interventi per avviare l'aggiornamento e la riqualificazione obbligatoria in presenza dei docenti, elemento indispensabile per la qualità della nostra scuola. Tutto questo - osserva - è stato archiviato dalla mannaia dissennata dei tagli lineari che hanno dato sempre di più l'idea di una scuola non come luogo educante, che incentiva meriti e recupera chi è indietro, ma una scuola per le èlite e una di avviamento professionale di livello più basso per la stragrande maggioranza. Per non parlare del fatto che sono saltati completamente gli interventi a sostegno del diritto allo studio, come quelli per una valutazione seria delle nostre scuole in grado, una volta fatta la diagnosi, di attivare strumenti per recuperare chi resta indietro». Francesca Puglisi, responsabile scuola del Pd aspetta il testo del ministro nero su bianco. Ma intanto incalza: «Siamo felici di apprendere dal ministro Profumo che i preliminari del provvedimento sul merito circolati in questi giorni non corrispondono ai contenuti finali». STUDENTICRITICI La Rete degli studenti critica il ministro senza mezzi termini: «Dopo mesi di dialogo non ci aspettavamo l'ennesimo provvedimento di superficie, privo di qualunque consultazione preliminare e che lascia intatti gli enormi problemi della scuola italiana. Ci aspettavamo delle proposte che andassero nella direzione di quanto concordato nei momenti di confronto», si legge in una nota. «Le proposte del ministro - continua - appaiono deliranti se collocate nella realtà del nostro sistema formativo e denotano un'idea di merito a dir poco fuorviante. Non condividiamo minimamente la concezione di merito che emerge dal decreto che, anzi, ci ricorda proclami e slogan di gelminiana memoria: un merito che valorizza una scuola che lascia indietro chi è in difficoltà». Il Pd incalza: c'è bisogno di molto altro . . . «Stiamo sbloccando 70mila borse di studio Non è moltissimo ma è un primo passo» L'ITALIAELACRISI «Premio all'impegno Serve alla scuola e fa bene al Paese» MARIAGRAZIAGERINA ROMA GIUSEPPEVITTORI ROMA . . . Domani il progetto complessivo sarà illustrato al Consiglio dei ministri . . . La Rete degli studenti contro il decreto: ricorda propositi di gelminiana memoria . . . Premiare il merito vuol dire incentivare le capacità, ma anche chi è capace di migliorarsi . . . «Sono solo 30 milioni Contro la dispersione scolastica abbiamo investito un miliardo» 2 martedì 5 giugno 2012
In arrivo la prima scadenza dell'Imu, che riguarda la proprietà di qualunque immobile. È lunedì 18 giugno il termine per pagare l'acconto dell'Imposta unica sugli immobili, che interessa 17,5 milioni di italiani. L'incasso stimato per il tributo che andrà a Stato e Comuni ammonta a circa 10 miliardi, il gettito complessivo dovrà raggiungere i 21,4 miliardi. L'arrivo della nuova Imu, che sostituisce la vecchia Ici, l'Irpef e le relative addizionali dovute per i redditi fondiari relativi ad immobili non affittati, e con cui torna anche l'imposta sulle prime case, ha trovato quasi tutte le amministrazioni pubbliche impreparate. Quindi almeno per questa volta si verserà l'importo calcolato sulla base dell'aliquota standard, pari allo 0,4% per le abitazioni principali e allo 0,76% per gli altri immobili. Allo Stato andrà la metà dell'importo, calcolato applicando alla base imponibile degli immobili, a parte l'abitazione principale, l'aliquota dello 0,76%. Con l'aiuto delle tabelle del ministero dell'Economia, di seguito alcuni punti per inquadrare la nuova tassa. COMESICALCOLA Si determina la base imponibile, cioé al valore dell'immobile si applica l'aliquota prevista per la fattispecie. Per i fabbricati iscritti al catasto, la base imponibile si determina così: la rendita catastale viene rivalutata del 5% e poi moltiplicata a seconda della classificazione di categoria catastale. Si moltiplica per 160 per i fabbricati del gruppo catastale A e categorie catastali C/2, C/6 e C/7; 140 per i fabbricati del gruppo catastale B e delle categorie C/3, C/4 e C/5; 80 per i fabbricati classificati nelle categorie catastali A/10 e D/5; 60 per i fabbricati del gruppo D (a parte i D/5), ma questo moltiplicatore verrà elevato a 65 dal primo gennaio 2013; 55 per i fabbricati della categoria C/1. È prevista la riduzione del 50% della base imponibile per i fabbricati di interesse storico o artistico, e per quelli dichiarati inagibili e di fatto non utilizzati. Per i fabbricati classificati nel gruppo catastale D, non iscritti al catasto, di proprietà di imprese e distintamente contabilizzati, la base imponibile è determinata applicando al valore contabile i coefficienti aggiornati annualmente dal ministero dell'Economia (decreto del 5 aprile). L'ABITAZIONEPRINCIPALE È una sola unità immobiliare in cui il proprietario e il nucleo familiare risiedono, e relative pertinenze (magazzini, cantine e soffitte, stalle, scuderie, rimesse, autorimesse, tettoie). L'aliquota per l'abitazione principale e per le relative pertinenze è pari a 0,4%, ma i Comuni hanno la possibilità di aumentarla o diminuirla dello 0,2% massimo (anche se probabilmente per il debutto molti Comuni non faranno variazioni). Prima casa è considerata anche quella coniugale assegnata all'ex coniuge e, se previsto dal Comune nel regolamento, l'abitazione non affittata di proprietà di anziani o disabili che risiedono in istituto, e di italiani residenti all'estero. DETRAZIONI Per la prima casa e relative pertinenze è prevista, oltre all'aliquota ridotta, una detrazione pari a 200 euro (suddivisa tra i soggetti in parti uguali, indipendentemente dalle quote di possesso), che viene maggiorata di 50 euro per ciascun figlio (sotto i 26 anni e che viva nell'abitazione in questione, non è necessario sia fiscalmente a carico) per un massimo di 400 euro. Totale massimo detrazioni: 600 euro. ESEMPIO DICALCOLO Prima casa, un proprietario e due figli: la rendita catastale è pari a 750 euro, si moltiplica per 186 (che comprende anche la rivalutazione della rendita del 5%) e si arriva ad una base imponibile di 126mila euro. Si applica l'aliquota dello 0,4%: 126mila x 0,4%= 504 euro (Imu annua lorda, le cui modalità di pagamento sono descritte nelle tabelle in basso). Detrazione per abitazione principale 200 euro. Maggiorazione per i figli 50 euro per 2. QUANDOSIPAGA Si usa il modello F24 disponibile in banca (c'è anche il servizio F24 Web 2 sul sito dell'Agenzia delle entrate). Oppure via Internet con il servizio di home banking. Per compilare l'F24 bisogna conoscere il codice del proprio comune 3 e il codice tributo 4, entrambi forniti dall'Agenzia delle entrate. Si può mettere tutto in mano ad un intermediario abilitato, come il Caf. Si paga in tre rate: la prima e la seconda (un terzo dell'imposta ciascuna) rispettivamente entro il 18 giugno e il 17 settembre. La terza rata va versata entro il 17 dicembre, a saldo e con conguaglio. In alternativa si effettua il versamento in due rate: il 50% entro il 18 giugno, poi entro il 17 dicembre. ALTRI IMMOBILI L'aliquota di base è pari a 0,76%, i Comuni hanno un margine di manovra dello 0,3% massimo. Può anche variare tra lo 0,38% e l'1,06% in alcuni casi specifici. Si versa in due rate: il 50% entro il 18 giugno, il restante entro il 17 dicembre. SETTOREAGRICOLO Per i terreni agricoli di coltivatori diretti o imprenditori iscritti alla previdenza agricola (Iap) il reddito dominicale (la parte di reddito fondiario che remunera la proprietà) viene rivalutato del 25% e poi moltiplicato per 110. Per gli altri terreni, il reddito dominicale è rivalutato del 25% e poi moltiplicato per 135. L'aliquota di base è pari allo 0,76%, margine di oscillamento dello 0,3% massimo per i Comuni. Versamento in due rate: il 50% entro il 18 giugno e il restante entro il 17 dicembre. L'aliquota per i fabbricati rurali ad uso strumentale è dello 0,2%, i Comuni possono diminuirla fino allo 0,1%. Il versamento è in due rate: il 30% entro il 18 giugno (con l'aliquota dello 0,2%), il restante entro il 17 dicembre. L'operazione nuova tassa è iniziata. Si pagherà in due o tre rate, la prima a giugno. La rendita catastale sarà rivalutata LAURAMATTEUCCI MILANO . . . Per la prima casa, detrazione di 200 euro più 50 per ogni figlio convivente sotto i 26 anni L'Imu si paga entro il 18 Ecco come calcolarla Emergenza terremoto in Emilia Romagna Campagna raccolta fondi Fai una una donazione sul conto: IBAN IT02 N031 2702 4100 0000 000 1 494 presso UNIPOL BANCA intestato a EMERGENZA TERREMOTO EMILIA-ROMAGNA Partito Democratico Emilia-Romagna causale Emergenza Terremoto www.partitodemocratico.it www.pder.it martedì 5 giugno 2012 9
Presidenzialismo il Pdl «gioca» con il testo Salvi U:Vecchi zombieenuovicannibali CrespiP. 19 Segnali di crisi agitano Berlino L'ANALISI PAOLO SOLDINI Vedrai adesso come l'Emilia ripartirà, vedrai come diventeranno prioritarie le esigenze comuni e come scompariranno certe divisioni artificiose sulle quali ci scanniamo tutti i giorni PupiAvati ILREPORTAGE GIGIMARCUCCI ILCOMMENTO FRANCESCOCUNDARI La Casa Bianca manda un altro segnale all'Europa: finora le decisioni non sono state sufficienti a garantire la ripresa ed evitare un peggioramento della crisi. «Altri passi devono essere compiuti», dice perentorio il portavoce di Obama proprio nelle stesse ore in cui inizia l'incontro tra il presidente della commissione Barroso e la cancelliera Merkel. I quali, prima di iniziare la cena, fanno sapere che all'ordine del giorno c'è una maggiore integrazione europea. L'obiettivo però è grande: evitare che si espanda la crisi spagnola. Intanto Monti evita di accelerare sulla ratifica del Fiscal Compact. ANDRIOLO, DIGIOVANNIP.4-5 Il sito a Pian dell'Olmo Tafferugli e strade bloccate P. 15 L'idea di firmare un contratto senza conoscerne il contenuto è talmente assurda che nessun individuo sano di mente sarebbe disposto a prenderla in seria considerazione. Non deve quindi stupire che in quasi tutti i Paesi europei fatto salvo per l'Irlanda, dove si è recentemente tenuto un referendum - il processo di ratifica del Fiscal Compact stia subendo un brusco rallentamento. Sembra passato un secolo da quando il governatore della Bce Mario Draghi, nel suo discorso al Parlamento europeo del 1˚ dicembre 2011, sollecitava i governi della Ue a definire un nuovo e più stringente patto fiscale capace da un lato di vincolare sempre di più le azioni di politica economica dei governi nazionali e, dall'altro, di restituire fiducia ai mercati finanziari sempre più irrequieti. SEGUEAP.3 L'ideologia del Fiscal compact ILCOMMENTO RONNYMAZZOCCHI Si riparte praticamente da zero. Nebbia fitta attorno al futuro di Termini Imerese. Anche il governo scarica Di Risio e si impegna a cercare (difficili) alternative. A più di sei mesi dalla firma dell'accordo per il passaggio dello stabilimento Fiat al gruppo molisano Dr Motor, le lancette degli orologi tornano indietro mentre l'angoscia sale per i 2.200 lavoratori, tra ex dipendenti del Lingotto e indotto. L'ultimatum del ministro Corrado Passera non è stato rispettato. Ieri mattina Massimo Di Risio si è presentato a via Veneto riuscendo solamente a chiedere più tempo. SEGUE AP.8 Termini Imerese si torna al via ILCASO MASSIMOFRANCHI Il Dax scende per la prima volta sotto i 6 mila punti. E suscita la domanda: l'indice negativo di Francoforte è il segno che l'economia tedesca si sta ormai fermando? SEGUE AP.4 Staino Noie laCgil uncofanetto divocie lotta L'abbattimento del campanile di Poggio Renatico (Ferrara) FOTO INFOPHOTO Severino: i detenuti per la ricostruzione Gara di solidarietà per salvare il Grana GENTILE,MANCA, TANCREDIP.6-7 «Mi scusi, adesso devo piangere: mi hanno appena detto che la mia casa cadrà». Luisa Turci, sindaco di Novi, passa quasi senza soluzione di continuità dal coordinamento dei soccorsi al dramma personale. SEGUE AP.6 La nostra vita come in guerra AP.13 Dalla sobrietà al Vaffa-Day A Parma c'è il sindaco ma non la giunta. A due settimane dal voto il grillino Pizzarotti è riuscito a nominare soltanto l'assessore al Bilancio. Così, mentre Palermo, Genova e Asti hanno già il loro governo, a Parma non si sa ancora chi parteciperà il 14 giugno alla prima riunione del consiglio. A complicare il lavoro del sindaco i molti “no grazie” dei professionisti contattati, ma anche le difficoltà e le divisioni all'interno del Movimento 5 Stelle. CARUGATI A P.12 Parma, confusione «5 stelle» La giunta ancora non c'è FANTOZZI A P.11 EMILIAROMAGNA Le scosse continuano: al lavoro nelle tende Calabria: l'ultima cantastorie CiminoP.17 Obama spinge l'Europa Intervista al ministro Profumo: nel piano non c'è solo il merito Statali: è scontro nel governo sui licenziamenti Due settimane per l'Imu: come calcolarla MATTEUCCI AP.9 EMERGENZARIFIUTI A Roma nuova rivolta contro la discarica Non solo merito. Dopo le critiche il ministro Francesco Profumo spiega il suo progetto sulla scuola in un'intervista a l'Unità. «A disposizione della lotta alla dispersione scolastica c'è oltre un miliardo. Per promuovere il merito ci sono 30 milioni. Mi sembra chiaro quale è la priorità per il governo». L'obiettivo è puntare sull'impegno degli studenti. GERINAP. 2 «A scuola si premierà l'impegno» UgoliniP. 18 1,20 Anno 89 n. 154Martedì 5 Giugno 2012
ILPROVERBIODICE«NESSUNANUO-VA, BUONA NUOVA». INVECE, PURTROPPO,LENOVITÀcontinuano ad arrivare e quelle peggiori arrivano immediatamente, in questo tempo di connessioni e televisioni. Così, domenica sera, era appena partita l'ennesima scossa di terremoto e già veniva interrotta la normale programmazione per farci ascoltare il racconto degli emiliani terrorizzati: chi aveva assistito dal giardino di casa, chi dalla tendopoli e chi dalla strada. Tutti per fortuna illesi, ma con gli occhi di chi ne ha viste troppe e ancora teme di vederne. Mentre i sismologhi non danno tregua e anzi dicono che, oltre allo sciame, potrebbero esserci ancora altre scosse di grave intensità. Perché, contro la vita e il lavoro di una popolazione, preme l'Appennino, anzi l'intera placca africana. E questa spinta feroce non si può né regolare, né fermare. Certo, magari, si potrebbe evitare che facesse danni tanto gravi in futuro, costruendo in maniera giusta e lasciando alla terra spazio per respirare. Invece, come ci ha insegnato lo speciale Report andato in onda domenica proprio durante la scossa di terremoto, ancora si progetta di forzare il sottosuolo della Pianura Padana per farne un gigantesco deposito di gas. Progetto caldeggiato dal cattolicissimo Giovanardi, amico degli embrioni (e di Berlusconi), ma non delle donne e della loro libertà. E forse quella ulteriore devastazione del territorio sarà evitata proprio grazie alla devastazione attuale. Sempre che, a disastro passato, non si cominci subito a occultarne le ragioni in nome di quell'unica ragione economica che sembra superiore a tutte le altre. Benché anche il Papa implori di metterla in sottordine, rispetto alle cosiddette ragioni superiori. Per ascoltarlo si sono radunate a Milano, pare, un milione di persone da tutto il mondo. Ma, per vedere la regina Elisabetta in barchetta sul Tamigi se ne sono radunate anche di più. TV 06.45 Unomattina. Rubrica 10.10 Unomattina Vitabella. Rubrica 11.00 Unomattina Storie Vere. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 TG1 - Economia. Informazione 14.01 Tg1 Focus. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show. 15.15 La vita in diretta. Rubrica 16.50 TG - Parlamento. Informazione 17.00 TG 1. Informazione 17.10 Che tempo fa. Informazione 18.50 L'Eredità. Gioco a quiz 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Aari Tuoi. Show. Conduce Max Giusti. 21.20 Un poeta per amico. Show. Conduce Enzo De Caro. 23.40 Porta a Porta. Talk Show. Conduce Bruno Vespa. 01.15 TG 1 - NOTTE. Informazione Tg1 Focus. Informazione 01.45 Che tempo fa. Informazione 01.50 Sottovoce. Talk Show. 02.20 Rai Educational - Scrittori per un anno. Educazione 06.30 Cartoon Flakes. Programmi Per Ragazzi 09.55 Zorro. Serie TV 10.20 Braccio di Ferro. Cartoni Animati 10.25 Tg2 Insieme. Rubrica 11.25 Il nostro amico Charly. Serie TV 12.10 La nostra amica Robbie. Serie TV 13.00 Tg 2. Informazione 13.30 Tg2 - Costume e Società. Rubrica 13.50 Medicina 33. Rubrica 14.00 Senza Traccia. Serie TV 14.50 Senza Traccia. Serie TV 15.30 Guardia Costiera. Serie TV 16.15 The Good Wife. Serie TV 17.00 Private Practice. Serie TV 17.50 Rai TG Sport. Informazione 18.15 Tg2. Informazione 18.45 Cold Case. Serie TV 19.35 Ghost Whisperer. Serie TV 20.25 Estrazioni del Lotto. 20.30 Tg2. Informazione 21.05 Criminal Minds. Serie TV Con Shemar Moore, Joe Mantegna, Thomas Gibson. 22.00 Criminal Minds. Serie TV 22.40 Supernatural. Serie TV Con Jensen Ackles, Jared Padalecki. 23.20 Tg2. Informazione 23.30 TG 2 Punto di Vista. Attualita' 23.35 NUM3R1. Rubrica 08.00 Agorà. Talk Show. 10.00 10 minuti di... Attualita' 10.10 La Storia siamo noi. Documentario 11.10 TG3 Minuti. Informazione 11.15 Agente Pepper. Serie TV 12.00 TG3. / Rai Sport Notizie. 12.25 Tg3 - Fuori TG. Informazione 12.45 Sabrina vita da strega. Serie TV 13.10 La strada per la felicita'. Soap Opera 14.00 TG Regione. / TG3. 15.00 La casa nella prateria. Serie TV 15.50 La bugiarda. Film Commedia. (1965) Regia di Luigi Comencini. Con Catherine Spaak 17.30 Geo Magazine 2012. Documentario 19.00 TG3. / TG Regione. 20.00 Blob. Rubrica 20.10 Le storie. Talk Show. 20.35 Un posto al sole. Serie TV 21.05 Ballarò. Attualita' 23.25 Correva l'anno. Reportage 00.00 TG 3 Linea notte. Informazione 00.10 TG3 Regione. Informazione 01.00 Meteo 3. Informazione 01.05 Rai Educational Conversazioni di Teatro - Questa è la mia vita - Giorgio Albertazzi. Documentario 01.35 Prima della Prima. Evento 07.00 Magnum P.I. Serie TV 07.55 Nash Bridges I. Serie TV 08.50 Sentinel. Serie TV 10.05 Monk. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Tutti per Bruno. Serie TV 12.55 Distretto di Polizia I. Serie TV 14.05 Sessione pomeridiana: il tribunale di forum. Rubrica 15.10 Wol un poliziotto a Berlino. Serie TV 16.05 My Life - Segreti e passioni. Soap Opera 16.20 Il capitano dei mari del sud. Film Avventura. (1958) Regia di Joseph Pevney. Con Rock Hudson. 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Ieri e oggi in tv. Show 19.45 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.25 La signora in giallo. Serie TV 21.10 Black book. Film Thriller. (2006) Regia di Paul Verhoeven. Con Carice Van Houten, Sebastian Koch, Thom Homan. 00.20 I Bellissimi di Rete 4. Show. 00.25 Malena. Film Drammatico. (2000) Regia di G. Tornatore. Con Monica Bellucci, Giuseppe Sulfaro, Luciano Federico. 02.25 Vivere Meglio - Anteprima. Show. 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.35 Finalmente soli. Sitcom 09.04 Rapite dall'amore. Film Commedia. (2006) Regia di T. Nennstiel. Con Simone Thomalla, Lisa Pottho, David Rott. 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Pomeriggio Cinque Cronaca. Informazione 16.52 Inga Lindstrom - Il cuore di mio padre. Film Drammatico. (2004) Regia di Peter Weissflog. Con Dietrich Mattausch, Volker Lechtenbrink 18.45 Il Braccio e la Mente. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show. 21.10 Dr House - Medical division. Serie TV Con Hugh Laurie, Lisa Edelstein, Robert Sean Leonard. 22.05 Dr House - Medical division. Serie TV 23.31 In amore niente regole. Film Commedia. (2008) Regia di George Clooney. Con George Clooney, Renee Zellweger, John Krasinski. 01.30 Tg5 - Notte. Informazione 06.50 Cartoni animati 08.40 Settimo cielo. Serie TV 10.35 Ugly Betty. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.00 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball. Cartoni Animati 14.55 Camera Cafè ristretto. Sit Com 15.05 Camera Cafè. Sit Com 15.55 Camera Cafè sport. Sit Com 16.00 Chuck. Serie TV 16.50 La vita secondo Jim. Serie TV 17.45 Trasformat. Show. 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. Miami. Serie TV 20.20 C.S.I. Miami. Serie TV 21.10 Mammoni - Chi vuole sposare mio figlio?. Reality Show. 23.20 Scary movie - Senza paura, senza vergogna, senza cervello. Film Grottesco. (2000) Regia di Keenen Ivory Wayans. Con Anna Faris, Shannon Elizabeth, Regina Hall. 01.10 Californication. Serie TV Con David Duchovny, Natascha McElhone 02.15 Saving Grace. Serie TV 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 L'aria che tira. Talk Show. 12.30 I menù di Benedetta Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Movie Flash. Rubrica 14.10 Hardball. Film Drammatico. (2001) Regia di Brian Robbins. Con Keanu Reeves, Diane Lane, John Hawkes. 16.00 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 17.55 I menù di Benedetta Rubrica 18.50 G' Day alle 7 su La7. Attualita' 19.25 G' Day. Attualita' 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica 21.10 S.O.S. Tata. Real Tv 00.10 Tg La7. Informazione 00.15 Tg La7 Sport. Informazione 00.20 (ah)iPiroso. Talk Show. Conduce Antonello Piroso. 01.10 Movie Flash. Rubrica 01.15 G' Day alle 7 su La7 (R). Attualita' 01.45 G' Day (R). Attualita' 02.20 Otto e mezzo (R). Rubrica 21.00 Sky Cine News - La mia vita è uno zoo. Rubrica 21.10 Streetdance. Film Musical. (2010) Regia di M. Giwa, D. Pasquini. Con C. Rampling R. McDowall. 23.00 Senza arte né parte. Film Commedia. (2010) Regia di G. Albanese. Con V. Salemme G. Battiston. SKY CINEMA 1HD 21.00 Teen Spirit - Un ballo per il paradiso. Film. (2011) Regia di G. Junger. Con C. Scerbo 22.30 L'ultimo dominatore dell'aria. Film Avventura. (2010) Regia di M. Shyamalan. Con N. Ringer N. Peltz. 00.20 Un cane alla Casa Bianca. Film Avventura. (2010) Regia di Bryan M. Stoller. Con E. Roberts 21.00 Oggi è già domani. Film Commedia. (2008) Regia di J. Hopkins. Con D. Homan 22.40 Il fidanzato della mia ragazza. Film Commedia. (2010) Regia di D. Tufts. Con A. Milano C. Gorham. 00.15 Chocolat. Film Sentimentale. (2000) Regia di L. Hallström. Con J. Binoche J. Depp. 19.15 Ninjago. Serie TV 19.40 Ben 10 Ultimate Challenge - Game Show. Show. 20.05 Ben 10 Ultimate Alien. Cartoni Animati 20.30 Lo straordinario mondo di Gumball. Cartoni Animati 20.55 Adventure Time. Cartoni Animati 21.20 Takeshi's Castle. Show. 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Marchio di fabbrica. Documentario 19.30 Marchio di fabbrica. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Aare fatto!. Documentario 21.30 Aare fatto!. Documentario 22.00 Il signore delle pulci. Documentario 19.00 Platinissima presenta Good Evening. Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Via Massena. Sit Com 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 Iconoclasts. Reportage 22.30 Deejay chiama Italia - Edizione Serale. Rubrica DEEJAY TV 19.20 Pranked. Serie TV 20.20 Il Testimone. Reportage 20.45 Il Testimone. Reportage 21.10 La festa (peggiore) dell' anno. Film Commedia. (2011) Regia di Dan Eckman. Con Haley Ramm, Daryl Sabara, Chloe Bridges. 22.50 True Blood. Serie TV MTV RAI 1 21.20: Un poeta per amico Show con E. De Caro. Una serata in occasione del 18esimo anniversario della scomparsa di Troisi. 21. 05: Criminal MInds Serie TV con J. Mantegna. Il Bau cerca una coppia di giovani amanti. 21.05: Ballarò Attualità con G. Floris. Continua l'appuntamento settimanale con l'attualità. 21.10: Black book Film conC. Van Houten. Una ragazza vuole vendicarsi dei nazisti che le hanno ucciso la famiglia. 21.10: Dr House - Medical division Serie tv con H. Laurie. Joe ha cambiato la sua vita a causa di uno scompenso ormonale? 21.10: Mammoni - Chi vuole sposare mio figlio? Reality Show. Sotto i riflettori il rapporto madre-figlio. 21.10: S.O.S. Tata Real Tv. Le tate sono sempre pronte ad aiutare le famiglie italiane. RAI 2 RAI 3 RETE 4 CANALE 5 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY LaTerra chiede rispetto anche aGiovanardi FRONTEDELVIDEO MARIANOVELLAOPPO U: martedì 5 giugno 2012 21
IL COMMENTO RONNY MAZZOCCHI SEGUEDALLAPRIMA Oggi nemmeno il dirigente politico meglio disposto verso la linea rigorista imposta dalla Germania sarebbe pronto ad affermare che il trattato che ne è scaturito rappresenti quel nuovo pilastro politico ed economico in grado di traghettare l'Unione europea fuori da una crisi che appare sempre più letale. I presupposti teorici su cui si basa sono discutibili e tutt'altro che largamente condivisi dagli addetti ai lavori. Non serve essere keynesiani per capire che elevare al rango di legge costituzionale un'ideologia non è mai una buona idea. Il Fiscal Compact non è un dato di fatto: è un'opinione della destra a cui si è voluta dare forza di legge. Il livello di indebitamento ottimale o la quantità di deficit consentita ogni anno non sono invarianti nel tempo e nello spazio, ma dipendono da una serie di fattori che sarebbe assurdo ignorare. Eppure il trattato firmato all'inizio di marzo dai 25 capi di governo dell'Ue ha trasformato vincoli arbitrari in autentici oggetti di culto. Nessuno, né in sede di redazione né nelle settimane successive, si è preso la briga di spiegare seriamente per quale motivo abbiano senso gli obblighi particolari che lo definiscono e che tutti i Paesi dell'Eurozona dovrebbero recepire. Chiedere di approvare un dispositivo ideologico mal concepito e mal strutturato, mirante unicamente a proibire una gestione pragmatica della politica fiscale è tanto paradossale quanto l'idea di fare una guerra che ponga fine alle guerre. Allo stesso modo, utilizzare la crisi per trasformare l'opinione di una parte politica in un indiscutibile dato di fatto è rozzo opportunismo ideologico. A minare il Fiscal Compact c'è pure l'evidenza empirica. Il rigore praticato indipendentemente dalla contingenza economica ha mostrato negli ultimi mesi il suo volto feroce, facendo ripiombare l'intero continente in una recessione che - soprattutto sul fronte occupazionale - si preannuncia ancora peggiore di quella del biennio 2009-10. Non soltanto la Francia si è rifiutata di firmare il trattato così com'è, ma anche la Germania ha dovuto rimandare la ratifica a causa delle posizioni critiche assunte sia dai socialdemocratici che dagli ecologisti. Da più parti in Europa è stata avanzata la richiesta di modificare l'accordo raggiunto e affiancare alla parte correttiva un serio impegno non solo a favore di piani di investimento per rilanciare la crescita, ma anche di risoluzioni capaci di mettere in comune parte del debito sovrano e di sgravare le spalle dei cittadini delle ingenti spese legate al salvataggio delle banche private. Sarebbe davvero assurdo che l'Italia, invece che accordarsi a queste legittime richieste, decidesse di procedere ad una rapida ratifica del trattato. Il diffuso timore che questo attendismo possa produrre una perdita di fiducia negli impegni presi dal nostro Paese è totalmente privo di fondamento. In pochi mesi il nostro tanto bistrattato Parlamento è riuscito ad approvare una serie di dolorose correzioni fiscali per rispettare gli ambiziosi obiettivi di bilancio stabiliti nell'accordo raggiunto dal governo Berlusconi con la Commissione europea. Posticipare la ratifica in attesa delle decisioni dei prossimi meeting europei sarebbe davvero la risposta più onesta alla pretesa di firmare un contratto vincolante senza conoscerne il contenuto. Sarebbe soprattutto un gesto nobile da parte di una classe dirigente autenticamente europeista per incoraggiare un cambiamento di rotta su scala continentale senza il quale l'intera Europa rischia di affondare. Fiscal compact, ideologia elevata a rango di legge LASCHEDA Scontro, e infine tregua, sul licenziamento degli statali. Una giornata ad alta tensione tra i ministri Fornero e Patroni Griffi si conclude in serata con un complicato equilibrio che porta ad una nota congiunta molto secca ma che, in sostanza, non risolve il problema. La moralsuasion di Mario Monti porta dunque ad un armistizio traballante. Il botta e risposta tra la titolare del Welfare, e firmataria di una riforma del lavoro che rende più semplice il licenziamento dei dipendenti privati per ragioni economiche, e il ministro della Funzione pubblica verte sempre sullo stesso punto: l'equiparazione delle possibilità di licenziare. Elsa Fornero era tornata all'attacco dei dipendenti pubblici, suo bersaglio preferito, sebbene non siano di sua competenza. La ministra del Welfare ribadiva che «tenendo conto delle specificità del pubblico impiego, auspico il più possibile la parità di trattamento tra dipendenti pubblici e dipendenti privati». L'oggetto del contendere, la licenziabilità dei dipendenti statali, era acclarato. Fornero infatti stava rispondendo alle dichiarazioni del collega (e competente in materia) Patroni Griffi. Il quale, di prima mattina, aveva dichiarato: «La delega sulla riforma del lavoro pubblico è sostanzialmente pronta (figlia dell'accordo con i sindacati del 3 maggio, ndr), ci sono un po' di contrasti e c'è un'aggravante perché sono sepolto in Parlamento per l'iter dell'anticorruzione, non so se mercoledì potrò essere in Consiglio dei ministri». Poi la rassicurazione: «Con il ministro Fornero non ci sono però contrasti - garantiva il ministro - . Non viene meno la valutazione del merito, ma si tratta di far funzionare il sistema che fino ad oggi non ha funzionato», ha spiegato Patroni Griffi. In particolare sciogliere il nodo dei licenziamenti «non sarà semplicissimo» per il Parlamento, perché bisogna definire la «responsabilità dei dirigenti per il pagamento degli eventuali indennizzi». Passano pochi minuti ed Elsa Fornero smentiva il suo collega. La «parità di trattamento» invocato riguarda i licenziamenti. E poca serviva la sottolineatura che «questo non significa chiedere la libertà di licenziamento nel pubblico impiego». «C'è una delega ad un mio collega di governo - ricordava Fornero a margine della sua visita odierna al Centro per l'impiego della provincia di Torino - e rispetto le deleghe date dal presidente». Il comunicato serale è invece un capolavoro di diplomazia ed equilibrio, dando ragione ad una parte in una riga, e all'altro nella riga seguente. «Il primo obiettivo della delega che presto sarà discussa dal Consiglio dei ministri - sottolineano i ministri della Funzione pubblica e del Lavoro, in una nota congiunta - è migliorare la Pubblica amministrazione. Il secondo è renderla più efficiente. Il terzo è aumentare la sua produttività. Il quarto è fare in modo che sia più trasparente». Per Filippo Patroni Griffi e Elsa Fornero «i licenziamenti sono una sanzione e possono essere un deterrente. Dunque sono uno strumento, non l'unico. L'importante - aggiungono - è che ci sia una Pubblica Amministrazione al servizio dei cittadini e di un sistema economico inclusivo». ISINDACATI:LINGUAGGIO DA BAR Durissimi, anche se hanno parlato prima della nota congiunta serale dei ministri, i sindacati, che già due settimane fa, al primo affondo della ministra, avevano risposto ricordando come i dipendenti pubblici vengano già licenziati. «Sui licenziamenti nella pubblica amministrazione la ministra Fornero è solita utilizzare argomenti da bar - attacca Rossana Dettori, segretario generale Fp-Cgil - . Ma questa volta ha superato il limite. Sembra quasi non sapere che l'articolo 18 è valido per tutti - aggiunge - ma non può essere applicato a tutti allo stesso modo. È un concetto semplice, alla portata di tutti coloro che conoscono le leggi. Quello del ministro del Lavoro è un modo populista e semplicistico di mettere gli uni contro gli altri, un atteggiamento irresponsabile», conclude Dettori. «Il ministro Fornero auspica parità di trattamento tra lavoratori pubblici e privati? Bene, iniziamo dal rinnovare i contratti», è la risposta dei segretari generali di Cisl Fp, Giovanni Faverin, e Cisl Scuola, Francesco Scrima. «È del tutto fuori luogo ostinarsi a chiedere regole che già ci sono, alimentando la falsa idea di un settore pubblico iperprotetto», concludono. A difesa del ministro arriva Giuliano Cazzola, Pdl: «Ancora oggi nei confronti di Elsa Fornero si sono usate, in ambienti sindacali, espressioni violente ed offensive in risposta ad opinioni sicuramente discutibili ma legittime (anzi, nel caso della disciplina del recesso nel pubblico impiego persino condivisibili). Non ci si meravigli poi se il ministro sia oggetto sovente di tentativi di violenza fisica». SuperiorieAtenei,gli«incentivi»per ibravi Eccouna bozza stringata deldecreto. Per lesuperiori si prevede lo «studentedell'anno».Ogni istituto sceglierà trachi avrà ivoti piùalti alla maturità,apartire da100, tenendo contodella media degli ultimi tre anni, dell'impegnosocialee del reddito familiare. Ilmigliore avràuna riduzionealmenodel 30%delle tasse per l'iscrizione alprimo anno di universitàe una borsadi studio aggiuntiva.Con la card“Iomerito” otterràsconti permusei e trasporti. All'UniversitàpPremi perdocenti e ricercatoriuniversitari, dopouna valutazionepregevole della loro didattica, secondo criteri stabiliti con regolamentodiateneo. Chiè a tempopienodovrà garantire 100oredi didattica frontale ogni stagione,80 oreperchi è a tempodefinito.Gli studentichehanno ottenuto i crediti formativi universitari previsti econ votazionemedia non inferiorea28/30 possono sostenere l'esamedi laurea con unannodi anticipo. GliAtenei forniranno unelencodel 5percentodei laureatipiùbravi: sarannopubblicati sul sito del ministerodell'Istruzionee avranno unacorsia privilegiata verso il lavoro graziea incentivi fiscali applicati ai datoridi lavoro perdue stagioni. Resta il numerochiuso per MedicinaeArchitettura, ma perogni facoltà le matricoledovranno sottoporsial "testdiagnostico" per capiresesonotagliate o noper quell'indirizzo(oggiuno studentesu cinqueabbandona l'universitàdopo il primoanno). Licenziare gli statali Polemiche nel governo Fornero insiste: la normativa dei pubblici come quella dei privati Il ministro Patroni Griffi tiene il punto Poi scrivono insieme: è solo uno strumento VALERIORASPELLI ROMA . . . Rossana Dettori, Fp-Cgil: la ministra del Lavoro fa populismo per mettere gli uni contro gli altri martedì 5 giugno 2012 3
La rivoluzione non è un pran-zo di gala, come è noto. Eneppure una gara a crono-metro.Almenoperilneosin-daco grillino di Parma, Fe-derico Pizzarotti, che ieri, a due settimane esatte dalla clamorosa vittoria, ha partorito con gran fanfare di videosul sito del Comune il nome di un solo assessore. E ai cronisti sbigottiti ha aggiunto che persinoil 14giugno,data del primoConsiglio comunale, la squadra di governo potrebbe essere incompleta. «Forse mancherà ancora un nome...». Sono sette gli assessori che dovranno comporre la nuova giunta di Parma. Ieri appunto il sindaco, con un video in maniche di camicia girato nel suo ufficio, dai toni molto friendly, «Ciao, sono Federico Pizzarotti...», ha annunciato il nome del titolare del Bilancio, il commercialista parmigiano Gino Capelli, classe 1964, che si è occupato del crac di alcune società legate al marchio Guru e di altre nell'ambito della vicenda Parmalat. «Un curriculum di tutto rispetto», ha detto soddisfatto Pizzarotti. «Ora seguiranno altre nomine...». Quando? Non si sa. Il neo-sindaco aveva promesso che ieri, oltre all'annuncio della nomina di Capelli (nome che circolava da giorni), ne sarebbero arrivati altri. E invece niente. E così, mentre Palermo, Genova, Asti e altre città al voto due settimana fa hannogià il loro governo, aParmasi vaavanti di annuncio in annuncio. Di curriculum di aspiranti assessori, ne sono arrivati oltre 350. Ma sul sito del movimento 5 stelle di Parma, vera vetrina del nuovo sindaco, ne sono stai pubblicati poco più di una ventina. E, paradossalmente, quello dell'unico assessore indicato non era neppure stato messo “on line”. Perché questa impasse? A Parma si vocifera di molte porte in faccia al neosindaco. Di numerosi professionisti che avrebbero detto «No, grazie», rendendo il rebus sempre più intricato. Ma i grillini, al netto dei no della mitica società civile, nonsonofinorariuscitiamettersid'accordoneppuretra loro,perindicareilvicesindaco, l'unico nome che dovrebbe uscire dallalista dei«magnifici19»consigliericomunali nuovi di zecca. Si parla di rivalità interne, e anche di nuovi veti della coppia Grillo- Casaleggio, che finora sono riusciti a lasciare fuori dalla squadra Valentino Tavolazzi, il grillino eretico, epurato dal movimento alcuni mesi fa, che Pizzarotti volevacomedirettore generaledelComune. Come ha scritto domenica l'Unità, dai cassetti del municipio è spuntato un regolamento che esclude per quel ruolo chi non è laureato in Diritto o Materie economiche, e Tavolazzi è un ingegnere. Un cavillo pronto l'uso, dunque. Ieri Pizzarotti ha cercato di mettere una toppa un poco più credibile: «Per il momento la pianta organica non prevede la figura deldg, mancano le risorse...». Intanto, anche tra i simpatizzanti grillini, partono i primi mugugni per la trasparenza tanto promessa quanto scarseggiante alla prova dei fatti. E il neo-leader della Lega Maroni, terrorizzato dall'opa grillina sui voti delle camicie verdi, spara a zero su Facebook: «Ma guarda, il “super-efficiente-nuovo-che-avanza” Movimento 5 Stelleègià impantanatoconi soliti trafficisulle poltrone. Sparare cazzate sul blog c'est plus facile, vero Beppe?». Intanto i problemi sulla scrivania del sindaco si accumulano. C'è il presidente degli industriali Giovanni Borri che chiede urgentemente il pagamento di circa 60 milioni di crediti del Comune verso le imprese. C'è poi la spina dell'inceneritore di Uguzzolo della multiutility Iren, vera e propria bestia nera dei grillini (e del loro guru)chene hanno fattoun cavallo dibattaglia della campagna elettorale. L'Ad di Iren Roberto Garbati si è detto «non preoccupato» sulla riuscita del tentativo di stop dei lavori da parte del Comune. Il M5Sharisposto rilanciando la«soluzione ponte» di spedire i rifiuti in Olanda, in attesa della riconversione dell'impianto. Anche il Pd, nonostante la botta delle urne, alza la voce: «Il sindaco dica chiaramente quale provvedimento vuole prendere per “fermare subito i lavori”, e come intende fare per non farne pagare il costo ai cittadini», attacca il consigliere Massimo Iotti del Pd. «Se ci sono proposte, si porti la discussionesubito in ConsiglioComunale». Disarmante la replica dei grillini:«La discussionepartirànon appena saranno operativi il Consiglio comunale e la Giunta...». Appunto. Renzi chiama due professori. Ma è tensione col Pd Il dimissionario Fantoni: il sindaco gioca per sé La replica: il partito abbia la forza di cambiare OSVALDOSABATO osabato@unita.it POLITICA PAROLE POVERE Il nuovo che avanza TONIJOP «Sparare cazzate sul blog c'est plus facile, vero Beppe?»: chi si esprime in questo bello slang gucciniano mentre la terra trema e l'ansia ci divora? Mais oui, c'est Maronì! Qui c'è una Lega che dopo aver provato ebbrezze d'altitudine, sembra affondare in un club di periferia, lì, invece, c'è una «cantina» a Cinque stelle che ora si mostra vanesia alla luce del sole e spera di sbancare le prossime politiche. Due fasi lunari, unite da un fronte strategico e da un conseguente modo di porsi sulla piazza: far fuori tutti gli altri partiti, vincere con questa bandiera, “V” come vendetta anti-sistema. Per questa curiosa ciclicità dello slogan, è divertente assistere al rimbecco che Maroni rivolge a Grillo. Parma, dove il Movimento stellato ha vinto, è la sola città ancora senza giunta e il fresco leader del Carroccio sul suo blog annota: «Ma guarda il super-efficiente-nuovo-che-avanza... è già impantanato con i soliti traffici sulle poltrone». Maroni è avvelenato: Grillo gli ha rubato il testimone e se il capo della Lega ora si azzarda a fare l'anti-sistema c'è il rischio che il paese sia travolto dalle risate prima che dal terremoto. Tuttavia, nel suo piccolo non ha torto: i veti di Grillo hanno impedito a Parma di far nascere rapidamente una giunta all'altezza. E Pizzarotti, il sindaco, è ancora lì, solo, imbarazzato ostaggio del nuovo che avanza. Aduesettimanedalvoto il sindaco5stelleha nominatosolo l'assessore albilancio.Enongarantisce nullaneppureper laprima riunionedelconsiglio, il 14 ILCASO La crisi lampo della giunta di Palazzo Vecchio si è chiusa in quarantotto ore con la nomina del sindaco Matteo Renzi di due tecnici: il fiscalista e docente di economia Alessandro Petretto e il filosofo Sergio Givone. Due professori nel governo fiorentino con il primo che prende il posto al bilancio del dimissionario Claudio Fantoni, il secondo si occuperà di cultura, delega che fino a ieri era nelle mani del sindaco. Sistemata la giunta, restano però sempre aperti nel Pd i nodi che aveva sollevato Fantoni nella lettera di dimissioni e le accuse a Renzi di personalismi e cattiva gestione dei conti del comune. Come dire che la vicenda assume un carattere politico alla luce anche della voglia del sindaco di Renzi di giocare le sue carte sul palcoscenico nazionale con le primarie per la premiership e la scalata al Pd. «Non c'è nessun complotto» spiega Fantoni «si pensa sempre a questo quando qualcuno muove delle critiche». Ma per capire meglio come stia la faccenda ieri lo stesso ex assessore ha avuto un incontro di un'ora con Andrea Manciulli, segretario regionale del Pd, Patrizio Mecacci, segretario metropolitano e Lorenza Giani, segretaria cittadina del partito. Sempre ieri Manciulli ha parlato al telefono con Renzi. Ora i tre segretari nei prossimi giorni dovrebbero vedere il sindaco. Ma le parole di Fantoni hanno fatto un certo rumore dentro il Pd. «Firenze non è strumento per ambizioni personali», aveva detto l'ex assessore rivolto al sindaco. Gira e rigira la questione ruota sempre attorno all'incrocio della politica nazionale con quella fiorentina. Ruota sempre attorno agli affondi che il sindaco rottamatore lancia continuamente al suo partito e al segretario Bersani e le tensioni che questi creano fra gli stessi suoi “compagni” anche a Firenze dove nel gruppo del Pd in Comune ormai ci sono i renziani e gli anti renziani. Gli scontri senza fine con il leader del Pd Bersani, l'ultimo sulla data della riunione dei segretari di circolo, voluta dal segretario nazionale, che va a sovrapporsi con l'iniziativa dei sindaci democratici, organizzata da Renzi. Il gatto e il topo, che si rincorrono. Sono tensioni che iniziano a pesare dentro il partito con il sindaco rottamatore sempre con l'acceleratore pigiato. «I quarantenni del Pd ci sono e hanno i numeri per cambiare l'Italia - aveva twittato Renzi nei giorni scorsi - Dobbiamo solo decidere se giochiamo o restiamo in panchina a lamentarci». TROTTOLAIMPAZZITA Il dibattito continuo, le voci, che vorrebbero Renzi con la testa già a Roma, sono tutti elementi che fanno sembrare la politica a Firenze una trottola impazzita. «Io voglio fare il sindaco di Firenze», ha detto ieri parlando all'assemblea di Confindustria al Palacongressi. «Io mi agito perché vedo il mio partito che è ancora attrezzato come una cosa novecentesca. Vorrei che il mio partito - ha proseguito - avesse intelligenza, forza e onestà intellettuale di non continuare a cambiare il nome senza cambiare i leader. È maturo il tempo in cui si possa fare una proposta al Paese per i prossimi dieci anni: se saremo in grado di farlo allora saremo credibili e faremo un servizio al Pd e al Paese». «Non c'è bisogno dell'ennesimo politico che esce dal suo partito e si fa la sua listina. C'è bisogno di due schieramenti, centrodestra e centrosinistra, che non si odiano, non si insultano, non si detestano, ma che si confrontano. In questo quadro, io sto nel mio partito, combatto una battaglia, magari la perdo, ma la faccio». «Sto nel mio partito - dice Renzi - e lì combatterò la mia battaglia. Se perderemo la battaglia delle primarie pazienza, ma ci proveremo». Intanto il sindaco di Firenze incassa l'appoggio del neo presidente di Confindustria Giorgio Squinzi: «Se io fossi a Firenze voterei per lei. È grandissimo è veramente una persona che ha delle idee e molte di queste corrispondono esattamente alle mie». Chissà cosa penserà la segretaria della Cgil Susanna Camusso con la quale Renzi ha polemizzato più di una volta. Parma beffata Unica città senza giunta Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti al Palazzo del Comune FOTO ANSA ANDREACARUGATI acarugati@unita.it 12 martedì 5 giugno 2012
SEGUEDALLAPRIMA La sua voce si rompe, invoca una pausa. Poi il sindaco torna al lavoro, sotto la pioggia torrenziale che dalle prime luci dell'alba sta squassando la Bassa modenese, coprendo con un mantello liquido i teli a “igloo” e le auto trasformate in alloggi di fortuna, a pochi passi dalle casette geometrili; le tendopoli ricavate nei campi sportivi; i gazebo sistemati davanti alle roulotte per sostituire cucina e sala da pranzo. L'ultima scossa è esplosa circa nove chilometri sotto questo paese di undicimila abitanti. Ha sferrato il colpo di grazia a edifici già compromessi. Tra le macerie questa volta è rimasta solo la speranza. Alimentata e, al tempo stesso, messa alla prova dalla cabala della classifica Richter. Due colpi durissimi il 20 e il 29 maggio, poi lo “sciame” in calando, infine, quando si cominciava a pensare che il peggio fosse passato, la sventola di 5.1 gradi, domenica sera. Ovviamente non prevista ma per la verità neppure esclusa dai simologi. Meglio perdere la fiducia che la vita? Certo, ma la vita è anche poter guardare avanti, sapere che un libro si può ancora sfogliare. La botta delle 21, quella che ha abbattuto la torre dell'orologio, simbolo di Novi, ha riportato tutti a pagina uno. Il terremoto è diventato guerra non convenzionale, cimento di nervi, conflitto psicologico. E il sindaco, che dopo 12 ore di lavoro dorme in una stanzetta alle materne comunali, spiega su Facebook come voltare pagina: «Pazienza se la torre è caduta, i nostri nuovi simboli sono i bambini, la comunità». E riparte da zero, con le verifiche sulla stabilità degli edifici fatte insieme a tecnici del Comune e vigili del fuoco. Tensione e compostezza si alternano anche sul viso segnato di una giovane donna in attesa di un figlio: vive in auto con la madre e il padre, davanti alla villetta integra, dove però si entra solo per andare in bagno, contando sulla tregua concessa dal nemico invisibile. «Il parto è previsto per il 20 giugno, all'ospedale di Guastalla. Il mio problema è: dopo dove lo porto, in auto?». Ezio, in pensione da 19 anni, racconta come cambiano le abitudini al tempo del terremoto. Mostra le screpolature del suo palazzo, racconta che ora vive a Carpi in casa del figlio di 42 anni. Che mentre aspetta di sapere se l'azienda in cui è impiegato, la Angelo Po, riaprirà i battenti, non fa altro che controllare se in casa l'impianto del gas è chiuso. «Lo fa anche due o tre volte, poi mi raggiunge e dormiamo in macchina». Piazza Primo Maggio era il cuore di Novi, ora è un luogo fantasma. Di fianILREPORTAGE «È come vivere sotto Severino in visita al carcere di Bologna: «Loro sono d'accordo» Sismologo: Il suolo? No, colpa degli edifici La«botta»da5.1diNovi costringequestagente aripartiredalleverifiche sullastabilità.Masivuole guardareavanti.Latorre caduta?Ilnostronuovo simbolosono ibambini È ancora nelle orecchie, nell'anima, nel cuore di questa gente disgraziata. L'ultima scossa, violenta, estenuante, di domenica sera - magnitudo 5.1, epicentro Novi, già la torre simbolo del paesino modenese - è ancora qui, nell'aria, nella terra. «Vogliamo ripartire, e ogni volta arriva una mazzata», dicono gli emiliani. Vittime di un «terremoto infinito» e da ieri anche del maltempo. Anche ieri dopo la botta da 5.1 - sono state più di 70 le scosse che si sono abbattute sul territorio modenese, senza riguardo per il giorno del lutto. Di quelle ultime, le più forti si sono registrate alle 8.55 (magnitudo 3.9) nei pressi di Concordia e San Possidonio, alle 9.04 (magnitudo 3.4) nei pressi di Concordia e Moglia, e alle 9.21 (magnitudo 3.2) sempre nei pressi di Concordia e San Possidonio. Ad aggravare la situazione è stata una violenta pioggia che si è abbattuta dalla mattina sui comuni colpiti dal sisma, complicando ulteriormente la vita a chi provava ad arrangiarsi “privatamente”: la Protezione civile sta allestendo, nelle decine di tendopoli sparse su tutta la provincia, dei nuovi letti per consentire agli sfollati che dormivano in tende private in parchi pubblici o giardini, di trovare riparo dalla pioggia. L'ECONOMIA Ma il tema quotidiano è sempre quello del lavoro: secondo una stima di Confartigianato, è stato colpito l'80% delle strutture produttive delle zone terremotate dell'Emilia, per quanto riguarda i danni ad artigiani e piccole imprese. Nelle zone - le sue zone - ieri è intervenuto anche il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi: «Sono qui a portare la solidarietà di tutta l'imprenditoria italiana a quella modenese e a tutte le altre province coinvolte. Vorrei portare un messaggio di incitamento di cui peraltro non si ha bisogno. Il cuore che hanno tirato fuori gli imprenditori in questa vicenda è straordinario. E la voglia di ripartire subito è la caratteristica di questa gente, di questi imprenditori». ANCHELORO La vera novità del giorno è portata dal ministro della Giustizia, Paola Severino, durante la visita al carcere della Dozza di Bologna. Ha lanciato l'idea di «rendere utile la popolazione carceraria per i lavori di ripresa del territorio. Momenti come questi - ha spiegato il ministro potrebbero vedere anche parte della popolazione dei detenuti tra i protagonisti di un'esemplare ripresa». Anche i detenuti - dunque - hanno chiesto di poter dare il proprio contributo lavorando per la ricostruzione nei territori colpiti dal terremoto. «I detenuti reagiscono con una forza straordinaria che è giusto mettere a profitto. Li ho trovati sereni e motivati, addirittura uno dei detenuti ha fatto la proposta che ho fatto io: chiedeva “perché non possiamo essere mandati a lavorare alla ricostruzione”. Mi sembra che ci sia una coincidenza estremamente importante». Visitando la struttura bolognese il ministro ha riferito esserci una situazione di «stabilità» con un clima «tranquillo e tranquillizzante». «Vi sono alcune crepe interne ha aggiunto - ma ci sono già stati sopralluoghi, io ho chiesto di farne altri in alcuni punti dopo le scosse di ieri sera per essere ancora più tranquilli». Anche tra gli operatori vi è un clima di collaborazione: «Qui - ha spiegato Severino - c'è una direzione straordinaria, tutti gli agenti erano motivatissimi, nonostante molti di loro abbiano le famiglie nelle tendopoli o nelle roulotte. È una cosa veramente straordinaria, faremo tutto ciò che possiamo per aiutarli». Il collega all'Ambiente della Severino, Corrado Clini, è invece tornato sul tema che gli spetta per competenza: la sicurezza idrogeologica del territorio. Un territorio italiano «fragile da almeno 50 anni. Se non si fa prevenzione si rincorrono i danni». Che - per dirla con Marco Mucciarelli, docente di Sismologia all'Università della Basilicata - non dipendono dal terreno, ma dagli edifici, cioè «da come sono stati costruiti e dal rispetto o meno delle leggi antisismiche». Mucciarelli ha monitorato i danni agli edifici in tutti i paesi delll'area dell'epicentro del sisma ed è giunto a questa conclusione. Sulla scuola, intanto, sono fissati in 219 i plessi non agibili. A queste si aggiungono cinquanta scuole dell'infanzia, quattro studentati universitari e cinque centri di formazione professionale. In totale sono circa cinquantamila i ragazzi senza una scuola. «Malissimo che vada, ci faremo una festa della birra». Sotto uno timido sole spuntato dopo un'intera mattinata di vento e pioggia torrenziale, Nicola Diazzi cammina sorridente fra i tendoni bianchi, montati tutt'intorno allo stabilimento della Cps color. All'indomani dell'ennesima scossa di terremoto che domenica sera ha violentato la Bassa modenese, la multinazionale finlandese di tecnologie per la colorazione non ha alcuna intenzione di piegare la testa. E, come promesso, nei prossimi giorni ripartirà con produzione e logistica dal cortile di via dell'Agricoltura a San Felice sul Panaro. Sotto la tenda più grande sono già stati sistemati computer, scrivanie e poltroncine da ufficio. E a breve arriveranno anche i wc chimici. «Perché no? - sorride Angela, un'impiegata, dopo essersi scusata per le “mani sporche da trasloco” - Da qualche parte si dovrà pur ricominciare». Nei mesi scorsi, la multinazionale non aveva nascosto l'ipotesi di trasferire la produzione altrove, ad esempio in India. E la paura che, ora, il terremoto diventi un pretesto se non ci si sbriga a riaprire i battenti, Barbara Antonelli, delegata Fiom-Cgil, sabato l'aveva espressa direttamente al segretario Susanna Camusso, in visita nei paesi colpiti dal sisma. «Questo è il nostro timore più grande - racconta - ma per ora l'azienda ci ha dato segnali molto confortanti». Alle 9.07 di martedì scorso, mentre Barbara ed un centinaio di altri dipendenti uscivano ordinatamente dalla Cps, alla vicinissima Meta Srl l'inferno scatenato dalla scossa di magnitudo 5.9 lasciava sotto le macerie di un capannone tre vittime. «Ora bisogna rifare tutte le verifiche - dice Diazzi, legale rappresentante della multinazionale -, anche se un ingegnere ci ha assicurato che per fortuna i nostri capannoni sono ancora a posto». Nei prossimi giorni si cercherà allora di portar fuori tutti i macchinari, e poi oltre agli uffici anche la produzione ripartirà. Intanto, nella «Bassa» del post-terremoto ognuno è sia paziente sia medico, di se stesso e della propria comunità. Da dieci giorni Diazzi dorme in tenda, nel giardino di casa a Medolla, mentre la famiglia l'ha spedita «dai parenti, in Germania». Antonelli è di Massa Finalese, e mentre aspetta di riprendere a lavorare dorme «in un container». Ma c'è a chi va peggio: William Truzzi, uno dei due titolari della Sam Meccanica di Rovereto sulla Secchia (Mo), da giorni dorme «in furgone». E dalla sua ditta di macchine etichettatrici per la stampa di via Montale non riesce a tirar fuori neanche un macchinario. «Sono venuti i pompieri a provarci - dice - ma ci hanno risposto che era troppo pericoloso entrare. Degli artigiani ci avrebbero offerto uno spazio, ma senza macchine non si fa nulla. E con 14 dipendenti già in cassa integrazione non possiamo pensare di ricomprare tutto. È un disastro». Gloria Trevisani ha una ditta di servizi per la moda sulla stessa via, la Crea-Si. E qualche materiale «da restituire ai clienti» è riuscita a trafugarlo correndo un gran pericolo, dal capannone con una parete crollata. «Ora siamo ospiti di un altro stabile, dove lavora il mio fidanzato - racconta -, e nel frattempo sto cercando un capannone dove portare i macchinari che spero di recuperare, per poi richiamare al lavoro almeno parte dei 19 dipendenti. Prima eravamo nella merda fino al ginocchio, alcuni lavoratori sono già in cassa. Ora ci siamo fino al collo». Vainer Marchesini, anima di Wam Group che ha fondato nel 1969 a Cavezzo (Mo), già vent'anni fa aveva esportato in Cina la sua tecnologia per la costruzione di macchine per manipolare i prodotti in polvere. «I clienti sono volatili - lancia l'allarme - se uno ha bisogno di un prodotto, e per qualunque ragione non puoi darglielo, si rivolge a un altro fornitore. Il primo fattore, per noi, è allora il tempo. Stiamo cercando di spostare la produzione a Ravenna e a Poggio Rusco (Mn). Ma in Romania ci hanno offerto un capannone. La priorità è tenersi i clienti per non far morire l'azienda, alcuni dipendenti si son già detti disponibili a trasferirsi. Vedremo». ILPAESEFERITO GIGIMARCUCCI INVIATO A NOVIDI MODENA(MO) . . . Compiuto lo screening sulle scuole: 219 sono inagibili, 50mila ragazzi si ritrovano senza classe L'idea della ministra «Usiamo i detenuti per la ricostruzione» GIANNIPAVESE BOLOGNA L'imprenditore: «Io riprendo il lavoro. Nel parcheggio» GIULIAGENTILE INVIATAA SANFELICE S.PANARO(MO) 6 martedì 5 giugno 2012
NEL LANCIO BATTUTOIERI DALL'ANSA DI NEW YORK CI SONOUNANOTIZIAAPPARENTEEUNANOTIZIAREALE. Quella apparente è stata diffusa da un ente federale americano controllato dal ministero della Sanità, il «Center for Disease Control and Prevention» (alla lettera: centro per il controllo e la prevenzione delle malattie): non esiste un virus che provochi la condizione di zombie, quindi non è in corso nel Paese una «Zombie apocalypse» e nemmeno un'epidemia di antropofagia. La notizia reale è quella che ha costretto il Cdcp a uscire allo scoperto: l'ultimo grido, negli Usa, sembra essere il cannibalismo. Tutto sarebbe cominciato una settimana fa a Miami, quando un tizio nudo ed evidentemente squilibrato ha assalito un senzatetto mangiandogli mezza faccia (l'assalitore è stato abbattuto dalla polizia, la vittima se l'è cavata ma rimarrà sfigurata). Martedì scorso, nel Maryland, uno studente di 21 anni ha ammesso di aver ucciso il proprio compagno di camera e di averne mangiato alcune parti del corpo. Sempre negli stessi giorni, in Canada, un ex attore porno avrebbe ucciso e divorato un giovane, per poi spedire pezzi della vittima per posta (l'agenzia non dice a chi, attenzione se ricevete pacchetti strani). Di fronte a questa recrudescenza di agghiaccianti omicidi un ente federale si è sentito in dovere di rassicurare la popolazione: state tranquilli, è il messaggio, gli zombie non esistono. Un essere raziocinante risponderebbe: tante grazie, esistono i cannibali e quindi tanto tranquilli non si può stare. Ma evidentemente in America, quando si ragiona sull'influenza dei media sulla vita quotidiana e sulle coscienze delle persone, gli esseri raziocinanti non abbondano. Perché di questo si tratta: della percezione distorta che la società americana ha di simili crimini. ANTICHIRITUALI TRIBALI Partiamo dalle notizie. Sono episodi di cannibalismo. Avvengono da sempre. Il cannibalismo è per noi cittadini moderni e «civilizzati» un crimine abominevole, ma per certe culture del passato non lo era affatto. Era un rituale tribale e forse, chissà?, una forma di sussistenza. Come molti riti di un passato ancestrale, oggi risulta inaccettabile. Ma nessuno ha il diritto di essere moralista. Per i nostri civilissimi antenati che dominavano l'Europa fino a 1.500 anni fa - gli antichi romani era prassi comune esibire i cadaveri smembrati dei nemici uccisi e assistere alla morte dei gladiatori negli stadi. Altri popoli ritenevano invece che divorare i nemici fosse un modo di impossessarsi della loro forza, quindi paradossalmente di onorarli. Simili rituali vengono gradualmente rimossi dalla modernità, ma non scompaiono mai del tutto. Per comprendere la loro persistenza c'è una vastissima bibliografia, ma nessun libro è più utile di Uomo lupo. Saggio sul sadismo, il masochismo e la licantropia di Robert Eisler, scritto nell'immediato dopoguerra ma tradotto in Italia (da Medusa) solo l'anno scorso. È un testo incredibile e inquietante, scritto non a caso da un uomo che aveva visto con i propri occhi gli orrori di Dachau e Buchenwald. Dopo averlo letto, non ci si stupisce più del fatto che di tanto in tanto le pulsioni sadiche e antropofaghe rifacciano capolino nelle psicologie meno strutturate. ISERIAL KILLERDI LANG Il fenomeno dei serial-killer (che molto spesso sono anche antropofagi) è diventato visibile in letteratura e al cinema solo dagli anni 30 in poi (il primo grande film su un serial-killer è M di Fritz Lang, 1931) ma è sempre esistito. L'America ne ha offerto un vasto campionario e Hannibal Lecter, il più celebre cannibale seriale del cinema, è solo l'ultimo arrivato. Il fatto che alcuni casi di cronaca spingano il suddetto ente federale a puntualizzare che gli zombie non esistono è quindi bizzarro, ma non incomprensibile. La vera stranezza è il collegamento con gli zombie. Che non esistono, è ovvio, perché sono una fantasia che prende origine dai riti voodoo della cultura haitiana. Il primo film che parla di loro è L'isola degli zombies del 1932, con Bela Lugosi, che si svolge proprio ad Haiti: però vi si parla di morti apparenti, non di vere «resurrezioni». Il primo romanzo in cui invece i morti veri e propri tornano sulla terra è il celeberrimo Io sono leggenda di Richard Matheson, del 1954, al quale indirettamente si ispira l'altrettanto celebre film di George Romero, La notte dei morti viventi, del 1968. Da allora in poi, di zombie è piena la cultura pop: cinema, libri, fumetti. Il fenomeno non è paragonabile ad altri miti della tradizione horror: i vampiri e i licantropi sono come gli antropofagi, esistono anche se ovviamente non assomigliano per nulla ai propri corrispettivi hollywoodiani (e nel caso dei vampiri non sono né sexy né immortali). Diciamo, semplificando assai, che si tratta di comportamenti sessuali/criminali devianti che affondano le proprie radici nella notte dei tempi, quando l'uomo era ancora un «animale sociale» per il quale la magia, la stregoneria e l'occulto facevano parte della vita reale. Basta scorrere la mitologia greca - tanto per rimanere in ambito occidentale - per trovare, nascosti sotto l'apparenza del mito e della fiaba, tutti gli orrori in questione. Gli zombie sono una versione postmoderna di queste mitologie: è come se la cultura pop, già ampiamente formata, sentisse l'esigenza di farsi mitopoietica, ovvero di costruire un mito «inedito» anziché di lavorare sull'eterno riciclaggio di miti antichi. Il problema, naturalmente, comincia quando il mito e la cronaca si confondono. La «rassicurazione» diffusa dal Cdcp sembra andare in questa direzione - state tranquilli, gli zombie sono un'invenzione - ma, analizzata con più calma, aumenta la confusione: affermare che l'ente «non è a conoscenza di un virus e di una condizione in grado di rianimare i morti o che esistano sintomi paragonabili a quelli degli zombie» somiglia pericolosamente a confessare che non si è ancora trovata una cura per il cancro, l'Aids o l'influenza aviaria. Che l'America abbia bisogno di sentirsi dire che l'antropofagia non è una malattia contagiosa è abbastanza sconcertante. Speriamo li becchino tutti, 'sti cannibali, prima che l'emulazione - virus, quello sì, pericolosissimo - si diffonda… CULTURE LACURIOSITÀ Maqualizombie... InUsanonesistono Agenzia federale incampoperdire «Nessunvirusdelcannibalismo» Epidemia di zombie in America: cinema, libri e fumetti raccontano Psicosi inAmericadopo alcunicasidiantropofagia Filme letteraturahanno spessodedicatoattenzione ai«mortiviventi»:dal libro diMathesonallapellicola diRomero ALBERTOCRESPI Leantichecredenze delpopolohaitiano e l'usodiparticolaridroghe Nellecredenzepopolaridi Haiti, alcuni sacerdoti detti«bokor» sarebbero in grado dicatturare unapartedell'anima diunapersonadetta piccoloangeloguardiano, producendouno statodi letargiache rende comemortoun esserevivente,eche ancheannidopo la sua sepoltura,essi siano ingrado di riesumare il corporendendolo loroschiavo. Passandosotto ilnasodel mortounabottiglietta contenente il suopiccoloangeloguardiano lo si potrebbefar risvegliareecontrollarlo a piacimento.Secondo alcunetradizioni se lozombie dovesse assaggiaredel saleper unqualsiasimotivo, riprenderebbecoscienzae la fattura verrebbe spezzataApartiredagli anni80 delNovecento si sono intrapresi studi a caratterescientifico sull'originee lanatura delledrogheche possono portareai sopraccitati effetti. Trattasidi mixdi sostanzeneurotossiche diorigine animale, probabilmentedalpesce palla (tetradotossina) eda molluschigasteropodidella famiglia dei Conidi, che indurrebbero levittime aduno stato catatonicoconfondibile con la morte. U: martedì 5 giugno 2012 19
... «Chiedoaiutoanchealle altremadri:nonpossiamo lasciare ineredità unmondocosìstanco» SichiamaFrancescaPrestia:armatadiunachitarrina racconta lastoriadiLeaGarofaloechiedeunattodi coraggioalledonnedellasuaterra:«Nonmolliamo» LUCIANACIMINO luciana.cimino@gmail.com ... «Iocanto larealtà contemporanea.Lamia azioneèpoliticaperché incidesullecoscienze» LETTURE : SpiCgil, il cofanettodellamemoria: lastoriadelPaese in700paginee 10dvd P. 18 SOCIETÀ : Unesercitodizombie: l'ultimohorrorUsanonèunfilm P. 19 CULTURE : Otsuka, lascrittricenippoamericanaoggial festivaldiMassenzio P. 20 U: «ALMENU PPE MIA FIGGHJA NCUNA COSA HA DA CANGIÀRA. A IDDHA NCI DUGNU A VITA CCHI A MIA NON PO' TORNÀRA - NU JORNU FU RAPITA ‘E LEA NEPPURUL'UMBRA.NTAL'ACIDU,SIDICIA,SCIOGGHJUTUUCORPUFU…» ( «ALMENO PER MIA FIGLIA QUALCOSADEVECAMBIARE.ALEIDARÒ LA VITA CHE A ME NON PUÒ TORNARE - UN GIORNO FU RAPITA, DI LEA NEPPURE L'OMBRA: NELL'ACIDO,SIDICE,DISCIOLTOIL CORPOFU»).Racconta Francesca che quando canta Laballata per Lea, dedicata alla Garofalo, la testimone di giustizia uccisa nel 2009 dalla 'ndrangheta, le donne calabresi le si stringono attorno, le chiedono conforto, consigli, la incoraggiano a proseguire. «Ho impiegato quattro mesi a scriverla, la sua storia mi ha rapita, mi emoziono ogni volta che la canto e le donne percepiscono il mio coinvolgimento emotivo». Francesca Prestia, due lauree, un diploma al conservatorio, esperienza nel canto gospel, insegnante, è una cantastorie calabrese. Anzi, a' cantastorij. Oggi l'unica donna a tenere in vita una tradizione musicale e di denuncia al sud, sulla scia di altre grandi interpreti del passato, dalla siciliana Rosa Balestrieri, a Giovanna Daffini e Giovanna Marini passando anche per la fondamentale componente maschile, con i nomi del pugliese Matteo Salvatore e del calabrese Otello Profazio. «Qualche anno fa mi presentai a Profazio ricorda Francesca - con la mia chitarrina battente e i miei teli. Lui è stato severissimo, mi ha coperto di critiche ma ha apprezzato la mia faccia tosta e il mio coraggio e oggi dice pubbl icamente che sono la sua “successora”». Da 10 anni Francesca non solo si dedica al recupero e alla riproposizione della tradizione musicale calabrese, raccogliendo paesino per paesino i testi degli anziani, ma soprattutto compone. «Va benissimo cantare di episodi del passato importanti per il sud come di Salvatore Giuliano o dei briganti, ma i veri cantastorie hanno il compito di fare cronaca con le loro ballate, oggi nessuno canta il presente e allora bisogna comporre». Così è nata LaballataperLea, che oggi aprirà l'Assemblea Nazionale delle Donne della Cgil, a Roma, e così sono nate tutte le altre strofe che Francesca Prestia ha composto e porta in giro per le piazze con tanto di teli dipinti da un anziano pittore calabrese sulla base dei suoi bozzetti. «Volevo a tutti i costi recuperare anche la parte visiva dell'attività del cantastorie che appartiene perlopiù alla tradizione siciliana, lo faccio perché mi sono resa conto a scuola, mentre insegno, che se “canto” le lezioni appoggiata a delle figure di rimando, gli studenti apprendono di più». Le sue canzoni sono tutte dedicate a donne. Come quella sulla brigantessa Generosa Cardamone che non ha mai sparato ma rubava ai latifondisti per sfamare i poveri. O la baronessa di Carini o ancora Franca Viola, la giovane di Alcamo che nel 1965 rifiutò il matrimonio riparatore con uno dei suoi violentatori, facendolo anzi arrestare in un processo che segnò i costumi dell'Italia. È una scelta precisa e consapevole quella di Francesca, anzi una scelta politica. «Il mio repertorio è dedicato a quelle che io chiamo “le querce” del Meridione: figure femminili straordinarie che nel loro piccolo si sono ribellate a sistemi di sopraffazione e inservilimento». E continua: «Le giovani calabresi di oggi partono per l'università e non tornano più perché tornare significa morire. Allora il compito spetta a noi mamme che siamo rimaste qui: donne oneste è arrivato il momento di rimboccarsi le maniche per assicurare un futuro ai nostri figli. Non possiamo lasciare in eredità alle giovani generazioni questa Calabria dove le eccellenze, le persone in gamba, i lavoratori, vengono sconfitti da una classe politica marcia, collusa con la ‘ndrangheta che porta voti alle elezioni. La mia generazione può giocarsi una carta importante con i figli, educarli al coraggio, a condividere un progetto di Calabria diversa. Solo una alleanza al femminile può salvare questa terra». È un fiume in piena a' cantastorij. E idee molto chiare. Dice: «Io lotto come donna di cultura, lotto con la mia chitarrina per risvegliare gli animi e costringere i cittadini a reagire». Del resto «fare il cantastorie è una scelta politica. Mi sento un'agente politico della società, che attraverso i teli e la chitarra lascia messaggi più impressi che un comizio elettorale» ILPERSONAGGIO L'ultima cantastorie Gira la Calabria e non ha paura: «Lamiavocecontro iboss» martedì 5 giugno 2012 17
do salva-stati per correre in soccorso delle sue banche. Il che significa che la Spagna dovrebbe per forza piegarsi alle dure condizioni del patto. Sempre ieri, ha fatto ribadire dal suo portavoce che di eurobond «per molti e molti anni» non si potrà neppure parlare: quasi un altolà preventivo in vista del colloquio che avrebbe avuto la sera con José Manuel Barroso. Altro che «unione bancaria», che sarebbe il più immediato degli obiettivi del presunto masterplan che si diceva fosse stato affidato dai leader europei (quindi anche da lei) a Barroso, Van Rompuy, Draghi e Juncker. Tanto è determinata, Frau Merkel, a salvaguardare le prerogative tedesche da respingere al mittente le obiezioni della Spd sull'ipotesi che il prossimo presidente dell'Eurogruppo, quando Jean-Claude Juncker se ne andrà, sia il suo ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble. Hollande ha le stesse perplessità e tra i leader europei non è certo l'unico ad averne. Oltretutto, la caduta del Dax non è arrivata senza preavvisi. Da mesi i responsabili degli acquisti delle imprese industriali segnalano «brutte prospettive» all'Ifo, l'istituto che studia la congiuntura per il governo e che, anch'esso per la prima volta da molti anni, registra un calo notevole della fiducia nelle imprese stesse. Gli imprenditori temono che la crisi cominciata ai margini dell'Europa pian piano aggredisca il centro. La domanda dei paesi in crisi si indebolisce pesantemente e molti cominciano a pensare che questo possa essere solo l'inizio della rovina per un paese che vive di esportazioni. CRITICHEIN PATRIA La gravità degli sviluppi della crisi europea è al centro di un accorato appello di Joschka Fischer, l'ex ministro degli Esteri con il cancelliere Schröder diventato una personalità di riferimento per gli europeisti, tanto che molti lo vedrebbero volentieri come successore di Barroso alla presidenza della Commissione Ue. Fischer ha pubblicato su diversi giornali europei una dura requisitoria contro la cancelliera e la sua austerità. Angela Merkel – scrive fra l'altro – «è colpevole del fatto che la crisi finanziaria nell'Eurozona è diventata la crisi dell'esistenza stessa dell'Europa», della quale con la sua ostinazione sulle imposizioni di bilancio e il suo rifiuto di ogni ipotesi di condivisione del debito, la cancelliera «minaccia la distruzione». Nel XX secolo, ricorda Fischer, «la Germania per ben due volte ha provocato crimini e massacri e ha distrutto l'ordine europeo esistente per sottomettere il continente». Sarebbe una tragica ironia della Storia «se ora, all'inizio del XXI secolo, la Germania riunificata, stavolta pacificamente e magari con le migliori intenzioni, distruggesse per la terza volta l'ordine europeo». Naturale che le forze politiche mostrino cautela a proposito della ratifica «accelerata» del Fiscal compact. Monti aveva messo nel conto questa eventualità di fronte alle chiusure opposte da Angela Merkel alla necessità di una svolta europea in direzione della crescita. Spiegano dal governo che il presidente del Consiglio aveva avvertito per tempo sia Bruxelles che Berlino sulla eventualità di un disaccordo crescente del Parlamento italiano. Il premier, cioè, aveva già suonato il «campanello d'allarme». E il tam-tam che circola in queste ore in ambienti diversi della maggioranza - «rinviamo la ratifica del patto di stabilità» - dimostra, prima di tutto ad Angela Merkel, quanto fossero fondate le previsioni di Monti. Anche a proposito di «un'opinione pubblica disposta ad accettare i sacrifici a condizione che si possa individuare la luce in fondo al tunnel». A Palazzo Chigi si è passati dall'immaginare un fastoso e contemporaneo via libera al trattato del Parlamento italiano e di quello tedesco, alla cautela individuata come «grimaldello» utile a piegare le rigidità di Berlino in vista del Consiglio europeo del 28 giugno. «È chiaro che Monti non consiglierebbe mai ai parlamentari italiani di non ratificare il Fiscal compact spiegano ancora ambienti del governo - Ma non si spenderebbe nemmeno perché vengano accorciati i tempi, tenendo conto, tra l'altro, che anche in Germania si registrano spinte consistenti al rinvio». Gasparri che mostra i muscoli giudicando «impensabile una frettolosa ratifica del Fiscal compact», quindi, non fa altro che «annusare l'aria» che tira dalle parti dell'esecutivo. «Cambiata» anche a proposito della «moderazione» che aveva mostrato il premier nei confronti della cancelliera tedesca nella speranza che «l'offensiva del buon senso» potesse trovare ascolto. E ha buon gioco, tra l'altro, il Pd Stefano Fassina a ricordare al capogruppo dei senatori Pdl «che il Fiscal compact ha avuto l'ok politico in un vertice europeo del novembre 2011 quando Berlusconi e Tremonti erano ancora in campo». Lo stesso Fassina che, tra l'altro, ha chiesto pubblicamente il voto in autunno - scatenando polemiche dentro e fuori il Pd - perché «in questo contesto politico e con questo Parlamento, Monti non ha la forza di portare avanti altre riforme». MONTIFINOAL 2013 «Bersani ha già fatto sapere che il Pd conferma l'obiettivo del voto nel 2013», replicano da Palazzo Chigi. Il governo non pensa al passo indietro, in poche parole. «È necessario, per l'Italia, andare avanti con questo esecutivo fino alla scadenza della legislatura - spiegano - a maggior ragione in un momento come questo. Certo, tutto dipenderà dall'atteggiamento delle forze politiche e dalla maggioranza». L'obiettivo di queste ore? Portare a casa un corposo pacchetto di misure per la crescita. Per incamminarsi con la speditezza necessaria verso il sentiero dello sviluppo. Per fare questo, tuttavia, Monti deve aprire in Europa le porte sbarrate dalla rigidezza di Berlino. Domani - ma il Consiglio dei ministri fino a ieri sera non era stato convocato e potrebbe slittare a venerdì - verrebbe approvata una prima tranche di provvedimenti «a costo zero» mobilitando risorse non utilizzate per leggi diverse e prelevate dalla Cassa depositi e prestiti. Possibili, nello stesso provvedimento o in altro decreto - ammettendo che i ministri possano trovare un'intesa che al momento non c'è - misure ad hoc per stimolare l'edilizia anche attraverso nuove detrazioni per le ristrutturazioni. Per misure più corpose a favore dell'occupazione e delle imprese bisognerà attendere un secondo pacchetto sviluppo. Che, a questo punto, dipenderà dall'operazione di spending-review avviata da Bondi e Giarda (ieri Monti ha riunito a Palazzo Chigi il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Catricalà, Grilli e Patroni Griffi), ma - soprattutto - da ciò che nel frattempo si riuscirà a mietere in Europa convincendo la Merkel. Se il Consiglio europeo di fine mese dovesse dare semaforo verde alla goldenrulecaldeggiata da Monti (investimenti produttivi esclusi dai vincoli di bilancio) e via libera a una «qualche forma di eurobond» il governo potrebbe contare su nuove risorse per definire il secondo step dell'offensiva crescita. VERSOGLIEUROBOND, PERTAPPE Stimolato anche dalla maggioranza, e dal Pd che lo sollecita a farsi sentire di più in Europa, il Presidente del Consiglio intende utilizzare il vertice di Roma del 22 giugno con Merkel, Hollande e Rajoy per «decisioni chiare» da trasferire a Bruxelles il 28 giugno. Sulla golden rule sembra che qualche apertura sia stata confermata dal versante tedesco, spiegano ambienti di governo. Gli eurobond? Tenendo conto delle resistenze di Berlino, Monti lavora per titoli comuni europei emessi per la parte che eccede il 60% del debito pubblico dei singoli Stati. «Questo comporterebbe tassi più favorevoli per i Paesi gravati da un forte debito pubblico come l'Italia - spiega il Pd, Sandro Gozi - La Germania? Verrebbe compensata da bassissimi tassi di interesse sul debito pubblico mantenuto sotto al 60% e dal fatto che verrebbe stimolata la domanda anche di merci tedesche nei Paesi con maggiori difficoltà finanziarie». Il presidente della Commissione Jose Manuel Barroso tra Angela Merkel e Mario Monti FOTO LAPRESSE Dalle urne un primo punto a favore della presidenza Hollande. Socialisti avanti nelle circoscrizioni estere delle elezioni legislative francesi. Nel primo turno del voto estero, che si è svolto con una settimana di anticipo rispetto al primo turno in Francia previsto per domenica prossima, i candidati socialisti sono in testa in 6 circoscrizioni su 11, quelli del centrodestra (Ump) in 4 e gli ecologisti in una sola circoscrizione, secondo quanto emerge dai dati provvisori forniti dal ministero degli Esteri di Parigi. Sempre secondo il Quai d'Orsay, resta molto basso il tasso di partecipazione, stimato intorno al 20%. Martine Aubry, si è mostrata soddisfatta. «I risultati all' estero - rimarca la segretaria socialista, intervistata da France 2 - sono molto incoraggianti, con tutto che è la prima volta che si vota e le circoscrizioni sono state organizzate dal governo precedente in modo piuttosto vantaggioso per la destra». GAUCHEIN AUMENTO Il Partito socialista guida la prima circoscrizione dei francesi all'estero (Canada, Usa), ma anche la terza (Scandinavia, Regno Unito, Irlanda e Paesi Baltici), la quarta (Benelux), la settima (Europa centrale, orientale e Balcani), l'ottava circoscrizione (Italia, Grecia, Turchia, Cipro, Israele), la nona (Africa settentrionale e occidentale). Il candidato dei Verdi-Europe Ecologie è invece in testa nella seconda circoscrizione (America centrale e meridionale, Caraibi). L'Ump, il partito di centrodestra dell'ex presidente Nicolas Sarkozy, brilla in Spagna e Portogallo (Quinta circoscrizione), in Svizzera (Sesta circoscrizione), in Africa e in Medio Oriente (Decima), in Russia, Iran, e nel resto dell' Asia, Oceania (Undicesima). Il secondo turno del voto estero è previsto, proprio come in Francia, il 17 giugno. È la prima volta che i francesi all'estero possono votare per designare i loro deputati. A confortare l'inquilino dell'Eliseo sono anche i sondaggi. Stando alla ricerca Bva diffusa nei giorni scorsi, al primo turno il Partito socialista (Ps) e il Partito radicale di sinistra (Prg) otterrebbero il 33% dei consensi, pari a tre punti percentuali in più rispetto a quanto registrato nel primo turno delle presidenziali, mentre l'Ump dovrebbe raccogliere il 32% dei voti, contro il 32,5%. Invariato il consenso per il Fronte nazionale, fermo al 16%. La sinistra otterrebbe il 47% delle intenzioni di voto, contro il 32,5% per la destra, ha precisato l'istituto. Per il 76% delle persone interpellate saranno le questioni nazionali a contare di più al momento del voto, contro il 22% che ha invece puntato l'attenzione su quelle locali. Inoltre, il 62% si è detto «piuttosto soddisfatto» dell'inizio della presidenza di Francois Hollande, contro il 34% «piuttosto insoddisfatto». Il sondaggio è stato realizzato il 30 e 31 maggio via telefono e internet su un campione di 1.169 persone e ha un margine di errore tra 1,4 e 3,1 per cento. Analoghe risultanze emergono da un sondaggio dell'Ipsos per France Televisions. «Il rapporto di forze - spiega Brice Teinturier, uno dei responsabili dell' istituto Ipsos - è favorevole alla sinistra. ma la vittoria si annuncia di misura. Il Ps non dovrebbe avere la maggioranza assoluta». «Un risultato positivo del Ps e delle forze di sinistra all'Assemblea Nazionale - sottolinea Harlem Désir, coordinatore nazionale dei Socialisti francesi - rafforzerebbe la presidenza Hollande e darebbe nuovo impulso all'attuazione del pacchetto di riforme dell'Eliseo, a cominciare dalle misure volte a rilanciare l'occupazione, in particolare nel campo dell'istruzione. I primi dati - conclude Désir - sono da questo punto di vista molto incoraggianti». . . . Nel voto di domenica i sondaggi prevedono in crescita socialisti del presidente Hollande PROMOSSIEBOCCIATI Francia, nei territori d'Oltremare vince la sinistra Latroikasblocca gliaiutiaLisbona «Portogallo virtuoso» Il Portogallosta compiendo «buoni progressi»sul programma di risanamentoe riforme sucui si è impegnato in cambidegli aiuti esterni, hannoconstatato i tecnici di Commisisoneeuropea,Bcee Fondo monetario internazionale. La «troika» haconseguentemente raccomandandoil versamento diuna nuovatranchedisostegni da4,1 miliardidieuro, che potrebbearrivare a luglio, si legge nel rapporto conclusivopubblicatoa seguitodella missionetrimestraledi ispezione. I tecnicidella troika rilevano che l'economiadel Portogallo potrebbe dimostrareunatenutamigliore del previsto, tanto che hannoritoccato in meglio le loroprevisioni.Orasi attendonounmeno3 percentodel Pil 2011a frontedel meno 3,25per cento previstoprima.Lisbonaharivisto le stimesulPil 2013 portandolea +0,2% dal+0,6% attesoad aprile mentre il rapportodebito-Pil salirà nel2013al 118,6%. IlPortogallosta beneficiando dellapartnership con l'Angola. UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannageli@unita.it . . . Golden rule e minibond al centro dell'offensiva del premier nei confronti della cancelliera Merkel Fiscal compact, Monti non accelera sulla ratifica Decreto Sviluppo si va per «step» successivi, gli interventi più corposi condizionati dall'esito del Consiglio europeo del 28 giugno Contatti tra il presidente del Consiglio e gli altri leader NINNIANDRIOLO ROMA martedì 5 giugno 2012 5
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