AL. C. UnfilmcollettivodiBenicioDelToro,LaurentCantet,Julio Medem,EliaSuleiman,PabloTrapero,GasparNoé,CarlosTabío WEEKEND CINEMA COPPIADIGIOVANISCAPOLIPASSEGGIAPERUNPARCO DILONDRA,POCHIANNIDOPOLAFINEDELLAGUERRA. I DUE SONO INSEPARABILI. Uno si chiama Rudy, ed è un uomo. L'altro si chiama Pongo, ed è un cane. Anzi: un dalmata, bianco pezzato di nero. Rudy è felicissimo della propria condizione di single, ma Pongo è stufo del celibato e vorrebbe una compagna. Così un giorno adocchia una splendida dalmata femmina, Peggy, portata al guinzaglio da un piacente esemplare di signorina inglese, Anita. Pongo abborda Peggy, così Rudy sarà costretto ad abbordare Anita… È la trama dei primi dieci minuti di La caricadei 101, film d'animazione uscito nel 1961 e considerato dai fans un classico della Walt Disney. Facendo opera meritoria, la Disney lo ripropone nei cinema. Può sembrare nostalgico, in tempi di homevideo e pirateria dilagante, ma un tempo funzionava così: i grandi cartoons della Disney venivano periodicamente rieditati al cinema e attenderli con pazienza era l'unico modi di rivederli. Oggi molte case ospitano il dvd della Carica dei 101 e dei suoi numerosi seguiti (per non parlare della versione con attori realizzata nel 1996, con una strepitosa Glenn Close nel ruolo di Crudelia De Mon). Ma in questo weekend di estate incipiente, noi vorremmo porre a voi e ai vostri bambini di ogni età una domanda: cosa è meglio, perder tempo con l'insipido film di Madonna o con un cine-dépliant turistico su Cuba (dei quali comunque riferiamo in questa pagina) o trascorrere 76 minuti di assoluta delizia assieme a 101 dalmata? La nostra risposta è scontata: ecco dunque la decisione di far divertire voi – speriamo – e di divertirci noi, recensendo a distanza di 51 anni un capolavoro. Walt Disney aveva compiuto la spericolata scelta di avventurarsi nel lungometraggio con Biancanevee i sette nani, nel 1937. Pochi lo ricordano oggi, ma all'incredibile successo di quel capostipite seguirono imprese finanziariamente meno felici come Pinocchio e Fantasia, del 1940. Dopo il ridimensionamento di Dumbo (1941), lungo solo un'ora e assai meno costoso dei precedenti, e il relativo successo di Bambi (1942) che però era entrato in lavorazione subito dopo Biancaneve ed era stato un autentico salasso in termini produttivi, la produzione si diradò e possiamo dire che solo nel 1950, con Cenerentola, i lungometraggi Disney trovano regolarità. Gli anni '50 furono il decennio del «fiabesco»: PeterPan,Alicenelpaesedellemeraviglie,Labella addormentata. Solo LillieilVagabondo (1955) anticipava La carica dei 101 (di 6 anni successivo) con un'ambientazione «contemporanea», ed eleggendo a protagonisti non personaggi fantastici o soprannaturali, ma semplici animali domestici. Nel caso di Lilli il tema sotterraneo del film era il contrasto di classe (l'amore contrastato fra una cagnetta snob e un cane randagio) che si riprodurrà in quel meraviglioso cripto-remake che è Gliaristogatti. Lacaricadei101 è invece quella che i critici del costume hollywoodiano definirebbero una commedia «del ri-matrimonio», ovvero un film in cui le coppie si compongono all'inizio e poi riconquistano la stabilità attraverso perigliose traversie. È anche, e soprattutto, un film sulla responsabilità di essere genitori: Pongo e Peggy hanno 15 cuccioli che nel prosieguo della trama diventano idealmente… 99: il che, con i due adulti, porta il totale dei dalmati a 101! È un vero capolavoro, La carica dei 101. Con tre registi: Clyde Geronimi, Hamilton Luske e Wolfgang Reitherman. Quest'ultimo, tedesco di nascita, era uno dei «nine old men», i nove vecchi, i collaboratori più antichi e fedeli di Disney. Vale sempre la pena di citarli: oltre a Reitherman erano Les Clark, Ollie Johnston, Frank Thomas, John Lounsbery, Eric Larson, Milt Kahl, Ward Kimball e Marc Davis. A parte Kimball, nel film lavorarono tutti alle animazioni dei vari personaggi (in particolare Davis animò Crudelia De Mon: applausi e chapeau). E si vede. SETTETURISTI -ANZISEI -ALL'AVANA.ÈFORTELASENSAZIONE, DI FRONTE A QUESTO FILM COLLETTIVO, CHE TUTTO NASCA DA UN PACCHETTO TURISTICO GESTITO DALLAFILMCOMMISSION.Sei registi di (relativa) fama internazionale si trasferiscono a Cuba e appoggiandosi a troupe ed attori locali - con tanto di sponsorizzazioni del festival del cinema e dei principali alberghi della città, ben visibili nel film raccontano sei storielline imperniate sul labile tema degli stranieri in visita. Fa loro da Virgilio il settimo regista, il cubano Juan Carlos Tabio (co-autore nel '93 del film cubano più famoso degli ultimi decenni, Fragola e cioccolato, in coppia con il grande Tomas Gutiérrez Alea), al quale viene affidato l'episodio che tira le fila degli altri sei. Apre le danze Benicio Del Toro (statunitense di origine portoricana) con la banalissima vicenda di un ingenuo giovanotto Usa, all'Avana per studiare cinema (?), che dopo vari tentativi di rimorchio si porta in albergo una stangona super-sexy per scoprire, al controllo dei documenti, che si tratta di un uomo. Segue Pablo Trapero (Argentina) che pedina il regista bosniaco Emir Kusturica, nei panni di se stesso, durante una giornata alcolico-musicale al festival cinematografico dell'Avana. La palla passa poi a Julio Medem (Spagna), per l'amore ostacolato fra un discografico spagnolo e una cantante habanera fidanzata ad un nerboruto giocatore di baseball. L'episodio di Gaspar Noé (Francia/Argentina) è orribile e incomprensibile come tutti i lavori di questo misterioso regista, e non ve lo raccontiamo. Quello di Elia Suleiman (Palestina) è anch'esso all'interno del cliché di questo stranissimo autore, sorta di Buster Keaton medio-orientale: lunare, sospeso, un po' enigmatico ma divertente, soprattutto per i fluviali discorsi di Fidel Castro che tracimano da tutti i televisori. Chiude Laurent Cantet (Francia), con la storia dell'installazione di un altarino votivo nell'appartamento di una volitiva vecchietta. Al sesto posto abbiamo visto, nel frattempo, l'episodio di Tabio: l'unico senza stranieri, in cui tutti i cubani degli altri capitoli si incontrano e si rivelano membri della stessa famiglia. Si salvano i pezzi di Trapero e di Suleiman, forse di Cantet. Il senso complessivo sfugge. Se lo scopo era fotografare l'Avana alla vigilia di un cambiamento politico ed emotivo - quale sarà la fine di Fidel - è ampiamente fallito. Tornanoi 101 più famosi IlcapolavoroDisneydel ‘61 dinuovo insala.Approfittate LACARICADEI 101 RegiadiWolfgangReitherman, Hamilton Luske,Clyde Geronimi Usa1961 ALBERTOCRESPI PeggyePongo idalmatapiù famosi dellastoria delcinema, protagonistide«La carica dei 101» il cartoon Disneyche torna nellesale Cine-dépliantda l'Avana traclichéebanalità 7DAYSINHAVANA regiacollettivadi7 registi conEmirKusturica, MelissaRivera, EliaSuleiman Spagna,Francia 2012 Bimdistribuzione Il registaEmirKusturicaneipannidi sestesso nel filmcollettivo «7days inHavana» presentatoall'ultimofestival diCannes GLIALTRIFILM Chiscrive nonha alcun problemaa confessarlo:al 20' minutocircadel film è uscitodalla sala sfibrato edepresso. Non soloperchéc'erauna faticosissima macchinaamano, maancheperché il genere teenager movie ridottoa party furibondononriescead attecchire.D.Z. PROJECTX - UNAFESTA CHESPACCA RegiadiNima Nourizadeh ConThomasManneOliver CooperUsa USA 2012,WarnerBros L'educazionesentimentale di un adolescentedella campagnaemiliana, nei mesisuccessivi alla scomparsadi Berlinguer.Un padrecomunista,una mammacattolica, i libriTondelli e i tempi estenuantidellavendemmia «sconvolti» dall'arrivodellabellonadisinibita. GA.G. IGIORNI DELLAVENDEMMIA regiaMarcoRighi conLavinia Longhi eMarcoD'Agostin Italia2010 Inmolti ricorderanno«Ildiscorso del re» conColinFirth nei pannidelDuca di York, costrettoa salireal tronodopo l'abdicazionedel fratello maggiore,Duca diWindsor, innamoratodell'americana WallySimpson.Ecco, il filmdi Madonna raccontaquestastoria d'amore. D.Z. W.E. -EDWARD EWALLIS RegiadiMadonna conAbbie Cornish eAndrea Riseborough GranBretagna 2011,ArchibaldEnterprise U: 20 venerdì 8 giugno 2012
CaraUnità Luigi Cancrini psichiatra e psicoterapeuta ViaOstiense,131/L_0154_Roma lettere@unita.it Primariemasui contenuti Che cambi o meno la legge elettorale, i partiti che vogliono rinnovarsi devono aprirsi alla "società civile" mediante le primarie che debbono essere in primo luogo le primarie delle idee e solo successivamente quelle dei candidati. Sarebbe opportuno seguire una metodologia in tre fasi. Individuare la lista delle priorità, valutate dagli aderenti al partito o alla coalizione che promuove le primarie, con software statistici avanzati come ad esempio il metodo Delphi per la convergenza delle opinioni; imporre ad ogni candidato di esporre, per esempio su internet, le proprie idee in merito alle soluzioni da dare ai problemi evidenziati nella lista delle priorità; scelta dei candidati, da parte dei partecipanti alle primarie, sulla base dell'adesione o meno alle idee esposte da ciascun candidato. Il tutto per evitare di promuovere personaggi che, grazie ai fondi raccolti o a relazioni non trasparenti, si impongano senza neanche chiarire sufficientemente il proprio pensiero a chi li deve eleggere. AscanioDe Sanctis Dovericostruire Oltre alla massima solidarietà per gli emiliani colpiti dal terremoto, vorrei esprimere anche la mia condivisione per le priorità individuate nel processo di ricostruzione: quel che dà da vivere è più importante del dove si vive. Un criterio di scelta che dovrebbe valere sempre, in ogni luogo. Purtroppo a L'Aquila è stato ignorato. La principale risorsa economica di quella città era l'Università e, quindi, tutto quello che ruotava intorno ad essa: servizi e abitazioni. Gli Aquilani avevano chiesto una tassa di scopo per la ricostruzione del loro patrimonio economico: non è stato possibile perché il governo dell'epoca si piccava di non mettere le mani in tasca agli Italiani (opzione che ancora oggi stiamo pagando). In compenso si è proceduto alla creazione di “città nuove” e alla distruzione delle relazioni sociali. Così una città d'arte, con una sua economia, oggi è un ammasso di macerie in disfacimento, probabilmente in attesa di essere rilevate per quattro denari da speculatori pieni di fantasia. Una città ancora una volta mortificata e tradita, dopo la promessa (di tanti anni fa) di un grande polo industriale, che si risolse in una grande speculazione con i soldi della Cassa del Mezzogiorno e nel graduale restringimento del polo fino a diventare poco più di un punto. FrancescoAvallone Dialoghi I documenti «segreti» del Vaticano MARTEDÌ12GIUGNOPOMERIGGIOALLASA-LA DEL REFETTORIO DI PALAZZO SAN MACUTOSITERRÀUNCONFRONTOAPERTO,LEALEE sicuramente proficuo, fra il ministro Cancellieri e le rappresentanze politiche e sociali dell'antimafia, dalla Cgil alla Confindustria e alle altre associazioni di impresa, dal Centro Pio La Torre all'Osservatorio sui beni confiscati, da Libera alla Fondazione Chinnici, dall'Associazione nazionale magistrati agli ordini professionali. Verranno poste alcuna priorità. La prima, squisitamente politica, prevede che governo e Parlamento, prima dello scioglimento adottino misure per potenziare l'azione concreta di contrasto alle mafie come obiettivo connesso alle altre misure economiche e anticrisi. Per raggiungere obiettivi, anche parziali, è necessario che l'agenda politica non consideri “altro” le proposte di miglioramento del c.d. Codice antimafia e l'auspicabile conclusione positiva del dibattito parlamentare in corso sulla legge anticorruzione. Esse sono urgenti e prioritarie La seconda, pone il tema di una nuova e più efficiente governance dei beni confiscati che preveda il rafforzamento dell'obiettivo prioritario posto dalla Rognoni-La Torre e dalla l. 109/96 sul riuso sociale dei beni confiscati e sulla loro restituzione alla società, coniugando obiettivi etici, occupazionali e di crescita economica e produttiva. Pur nella diversità dialettica di accenti, le varie espressioni professionali e sociali promotrici dell'incontro del 12 concordano che una nuova governance dei beni sequestrati e confiscati ha bisogno dell'apporto concertato del mondo del lavoro, dell'impresa e dell'antimafia sociale. Non solo per garantire consenso, ma per sciogliere nodi procedurali, gestionali e raggiungere traguardi produttivi. La gestione dei beni sequestrati e confiscati non può prescindere dall'esigenza di dimostrare che il bene immobile, l'azienda o i capitali sequestrati, poi confiscati alle mafie e passati attraverso l'amministrazione giudiziaria all'Agenzia unica, allo Stato e poi alla società, sia stato valorizzato, messo a frutto e non soltanto ben custodito. Questo presuppone iniettare nuove competenze ed energie manageriali nella gestione dei beni e non disperdere l'obiettivo prioritario della funzione sociale e rieducativa anche di fronte alla giusta esigenza del giusto profitto. Ma guai se il perseguimento del profitto inaridisse o tralasciasse quell'obiettivo. Con queste premesse generali, sulle quali tutti i promotori del 12 concordano, dobbiamo ottenere nell'ordine che la legge anticorruzione in discussione al Parlamento sia definita con norme precise affinché tutti i processi di corruzione arrivino a un pronunciamento di merito prevedendo che i termini di prescrizione decorrano dalla scoperta del reato; che si normino i nuovi reati di traffico di influenza illecita, la corruzione tra privati, quella nell'esercizio della funzione, l'autoriciclaggio e li si punisca duramente. Inoltre relativamente alla gestione delle aziende non sono rinviabili orientamenti da assumere anche per via amministrativa affinché le procedure siano semplificate sin dalla fase dell'immissione in possesso del bene sequestrato e siano rafforzate la tutela per i lavoratori e per la continuità dell'attività di impresa. In questo contesto, auspicabile, di miglioramento dell'efficienza amministrativa e gestionale non si escluda che beni immobili e aziende confiscate possano essere messe in vendita sul mercato dopo aver esperito tutte le strade del riuso sociale. Escludiamo invece che la vendita diventi la soluzione principale della confisca per fare cassa, considerato i tempi di crisi economica. Alla crisi economica si risponde con il rigore della spesa pubblica e con il rilancio produttivo che include anche il riuso sociale dei beni confiscati. Se lo Stato saprà praticare questa strada, indicherà anche una strada virtuosa a tutto il mondo delle imprese e del lavoro che dovrà essere coinvolto anche nella futura gestione dei beni sequestrati e confiscati. In conclusione competenze manageriali e sindacali dovranno affiancare gli amministratori; i piani industriali per le imprese sequestrate e confiscate andranno concertati; quanto ricavato dal settore andrà reinvestito sullo stesso; il Fondo unico Giustizia deve avere quale obiettivo prioritario la continuità dell'attività produttiva dell'impresa, la rimozione dei maggiori costi di legalità, la tutela dell'occupazione. In questo quadro l'Agenzia dei beni sequestrati e confiscati dovrà diventare la cabina di regia dove le parti concertino i piani di gestione. Le proposte avanzate da varie parti saranno riportate nel prossimo numero di ASud'Europa, in uscita l'11 giugno e scaricabile dal portale www.piolatorre.it. Esse prevedono misure di riforma alle quali pervenire con nuove leggi, ma anche adeguamenti e miglioramenti delle attuali disposizioni alle quali il Governo e le autorità amministrative potranno provvedere con decreti o direttive. Tutto ciò presuppone, è ovvio, che ci sia la volontà politica sia del governo che della maggioranza delle forze politiche. LEDIFFICOLTÀINCUIVERSANOLASINISTRAEILCENTRO-SI-NISTRAINITALIAEINEUROPAVENGONODALONTANO.Hanno investito i fondamentali delle nostre politiche. A partire dalla democrazia, con la quale il capitalismo pure aveva dovuto trovare un compromesso durante tutto il «secolo socialdemocratico». Ma anche il lavoro che, in Occidente, grazie ai partiti e alle organizzazioni del movimento operaio aveva avuto la possibilità di organizzarsi, guadagnare diritti e tutele, accedere anche a responsabilità di governo gestendo Paesi e anche interi cicli politici, è oggi marginalizzato e subordinato alla logica del profitto. Quanto all'Europa, il processo di unificazione, nato dagli ideali di pace e giustizia del Manifesto di Ventotene, ha oggi un profilo politico e istituzionale esclusivamente improntato ai dogmi liberisti, al primato dell'economia sulla politica. Basti pensare ai vincoli al deficit e al debito pubblico dei singoli stati, alle privatizzazioni e liberalizzazioni, alla riduzione del ruolo dello Stato, ecc. Solo un riorientamento in direzione antiliberista, come quello in corso da alcuni anni in diversi partiti socialisti europei, può avviare un'inversione di tendenza. La vittoria di Hollande è di buon auspicio, ma i riflessi in Italia tardano a manifestarsi. Anche i problemi politici del centro-sinistra hanno una storia. Nel 2008 ci siamo trovati di fronte ad un fallimento triplice: della sinistra radicale (Sinistra Arcobaleno), del partito unico di centro-sinistra (Pd), del centro-sinistra come coalizione (Ulivo) e come esperienza di governo. Col risultato che per il dopo Berlusconi non abbiamo avuto soluzioni in termini di alternativa di governo, di coalizione, di programmi, di classe politica. Altrimenti si sarebbe potuto votare nel dicembre scorso e oggi avremmo un governo politico, investito democraticamente. In una democrazia che funziona, alle crisi politiche si risponde con la politica. Non con la «tecnica». Del resto anche fenomeni come gli «indignados», Alba o il «grillismo» sono la spia di un problema, non certo la soluzione. Come un errore è scambiare per «questione morale» quello che invece è questione politica, illudendosi di risolvere il problema tagliando un po' di fondi ai partiti, qualche manciata di parlamentari ed elucubrando di «lista civica nazionale», di lista-Fiom e partito «di Repubblica». Bisogna costruire le condizioni di una alternativa di cultura politica e di modello di sviluppo. Non partiamo da zero. I capisaldi di una politica alternativa alla crisi, e alle politiche distruttive che la Germania e le destre stanno imponendo in Europa, sono noti: intervento attivo della Bce sui debiti sovrani e politica monetaria più espansiva, rilancio della domanda europea, a cominciare dalla Germania, project bond, comuni politiche europee fiscali, di welfare e di standard salariali, politiche industriali nazionali mirate all'ambiente e alle energie rinnovabili. Il tutto all'interno di una svolta nella costruzione di una Europa federale. Ma i nostri partiti sono all'altezza dei compiti? Pare a noi che il Pd non dovrebbe considerare l'appoggio al declinante governo Monti un alibi per non chiarire la sua prospettiva né tanto meno considerarlo la via per riqualificare la sua proposta politica. Non minori le difficoltà della sinistra. Tutte le condizioni del Congresso di Sel del 2010 (le primarie da affrontare con il vento in poppa, la crisi del Pd del dopo-Veltroni, i sondaggi favorevoli, ecc.) sono venute meno. Noi continuiamo a pensare che la prospettiva della sinistra italiana dovrebbe essere la costituzione di un grande partito popolare, unitario, collegato al socialismo europeo, attraverso un processo di scomposizione e ricomposizione dei partiti esistenti, in cui un ruolo importante dovrebbe essere giocato da Sel e dall'area a vocazione socialista del Pd. Intanto però bisogna impegnarsi a costruire la «seconda gamba» del centro-sinistra, così da andare con il Pd, auspicando che in esso non prevalgano tentazioni centriste, ad un rapporto di concorrenza virtuosa a tutto vantaggio delle prospettive di vittoria del centro-sinistra. La recente proposta di Vendola di «Stati generali della Sinistra» può essere interessante, ma se intesa non come modo di pressione sul Pd, ma come proposizione di una sinistra nuova, unitaria e plurale. Vendola ha dichiarato recentemente che il programma di Hollande è il suo programma. Bene cominci a darvi seguito portando Sel a rafforzare l'ala sinistra del Pse! Alle prossime elezioni politiche sarà indispensabile un nuovo centro-sinistra da costruire subito e da presentare subito di fronte al Paese: come coalizione, come programma, come nuova classe dirigente. Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 LANFRANCOTURCI Networkper il socialismoeuropeo La tiratura del 7 giugno 2012 è stata di 97.925 copie Il giorno della visita del Papa a Milano, alla presenza di un milione di persone, è uscito l'ennesimo documento “segreto” trafugato in Vaticano che in realtà, come i precedenti, non ha svelato nulla di eclatante. È una lettera riservata al Papa di un cardinale sulle messe celebrate dai catecumenali. Dov'è lo scandalo? LUCIO SKOLA Ho cercato inutilmente anch'io di capire dove fosse lo scandalo evidenziato dai documenti segreti trafugati in Vaticano. L'unico dato reale, alla fine, mi sembra quello legato al fatto che il trafugamento ci sia stato e che esso sia stato utile a far capire all'esterno che in Vaticano come dappertutto ci sono gruppi di potere in lotta fra di loro. Su quali temi? Su temi che riguardano, sostanzialmente, i rapporti da tenere con organizzazioni come i neocatecumenali, che hanno con la Chiesa di Roma un rapporto non del tutto lineare. Di altro, mi pare, non c'è molto perché sui grandi problemi (dal divorzio all'aborto, dalla fecondazione assistita al ruolo delle donne nella Chiesa, dall'omosessualità al testamento biologico) ben poco c'è di segreto nelle posizioni del Papa e del Vaticano e perché nulla di fatto aggiungono i documenti “segreti” a quello che già si sa sui modi, a volte discutibili, con cui la Chiesa gestisce la sua quota di potere finanziario e la sua capacità di influenzare le scelte dei politici (italiani). Di cui il Papa probabilmente si occupa meno di altri. Nulla di nuovo e di importante. Con buona pace di chi pensa che il gossip e il pettegolezzo (o la maldicenza) siano il modo più intelligente oggi per affrontare questioni importanti e complesse come quella relative al ruolo che la Chiesa di Roma ha e potrebbe avere nel mondo di oggi. L'iniziativa Lotta alla mafia Mille cose da fare Vito LoMonaco Presidente centro «Pio La Torre» L'intervento Costruire subito un nuovo centro-sinistra COMUNITÀ FABIO VANDER Storico . . . Realizzare le condizioni di una alternativa . . . Coalizione programma e dirigenti 18 venerdì 8 giugno 2012
SALVOFALLICA WEEKENDLIBRI IL NUOVO ROMANZO DI SALVO MONTALBANO INIZIA CON UN SOGNO,UNSOGNOCHENONHANULLADIPOETICOMAPRESENTATRATTI DA INCUBO. Il sogno si dissolve e il commissario nella sua casa di Marinella, riprende la sua vita quotidiana, alle prese con un nuovo caso. Anzi, alle prese con tre storie diverse, che finiscono per intrecciarsi. Unalamadiluce, questo il titolo del nuovo romanzo, da oggi nelle librerie. Andrea Camilleri attento a raccontare l'evoluzione cronologica ed esistenziale del protagonista dei suoi romanzi, nella pluralità delle storie raccontate mantiene un filo rosso che fa diventare la vita del personaggio letterario come quella di un personaggio reale. Montalbano con il passare degli anni sente una crescente solitudine, inizia a pensare che forse ha fatto troppi errori, che ha perso occasioni importanti con la sua Livia. La pensa e la vorrebbe accanto, mentre la sua fidanzata è lontano, in Liguria. Ma un giorno decide di recarsi in una galleria d'arte da poco aperta nella sua Vigàta, dove vi sono quadri di Guttuso, Donghi, Morandi e Mafai. Dipinti che guarda ed ammira con goduria, ma ad un certo punto la sua attenzione si concentra su di una opera d'arte vivente: «Da 'na porticeddra, darrè alla quali doviva essirici l'officio, vinni fora 'na quarantina aliganti, vistito a tubino, beddra, àvuta, gamme slanciate, occhi granni, zigomi rilevati, capilli longhi e nìvuri come l'inca. A prima 'mprissioni, pariva 'na brasiliana. Gli sorridì, gli s'avvicinò, gli pruì la mano. ‘Lei è il commissario Montalbano, vero? L'ho vista in televisione. Sono Mariangela De Rosa, per gli amici Marian, la gallerista'». Dalla simpatia immediata provata da Montalbano verso Marian all'innamoramento il tempo è brevissimo. L'innamoramento è reciproco, è forte, passionale ed intenso. In effetti non è una novità assoluta dopo che negli ultimi lustri Montalbano ha avuto colpi di fulmine, amori infuocati, ma questa volta vi è qualcosa di diverso. Montalbano non solo ne è innamorato come un fanciullo, ma ne sente un bisogno totale, giunge al punto che al telefono parlando con Marian gli mancano le parole. Non è semplice goffaggine, a volte gli manca proprio il fiato, si emoziona, sbaglia le espressioni. E quando poi Marian parte per Milano, soffre alla sua assenza, addirittura diventa geloso. È talmente innamorato che si interroga se lasciare Livia, ma quando è al telefono con la sua fidanzata non trova le parole per esprimere il suo sentimento, e mente. Per evitare di pensare alla sua irresolutezza, non gli resta che concentrare tutte le sue energie in una vicenda vigatese. Il cinquantenne Salvatore Di Marta, ricco proprietario di un supermercato, denuncia la rapina subita dalla moglie Loredana, una affascinante bruna ventunenne che avrebbe dovuto versare una grossa somma di denaro a un bancomat. E qui entra in scena una amica di Loredana, Valeria Bonifacio, giovane anch'ella, bella e bionda, che fa capire al commissario che Loredana sarebbe non solo stata baciata dal ladro, ma avrebbe subito altre cose. Esce fuori una storia di violenza sessuale, la cui colpa ricade sull'antico fidanzato di Loredana, Carmelo Savastano, un piccolo delinquente. Savastano viene poi assassinato, e dell'omicidio viene individuato come mandante il cinquantenne Di Marta. Ma sono troppi gli elementi discordanti, vi è chi manovra per mettere la polizia fuori pista. Montalbano scioglie la matassa, sono altri i colpevoli, e Montalbano li individua. Lo aiutano le intercettazioni telefoniche, ma soprattutto il suo intuito. Dall'intuito alla ricostruzione logica della verità, al successivo supporto delle prove. Intanto aiuta a far luce anche su un traffico di opere d'arte. Ma quando sembra che tutto volga al positivo ed è in attesa di incontrare Marian, la risoluzione della vicenda di un traffico d'armi seguito dalla sezione antiterrorismo della polizia porta scompiglio nella sua vita. È una cosa inaspettata, imprevedibile, che si intreccia con il passato di Montalbano e Livia. È una vicenda che inevitabilmente muta anche le ultime scelte del commissario. Montalbano vince la sua irresolutezza, adesso gli è chiaro cosa deve fare… LIBRI Stripbook www.marcopetrella.it UNALAMA DILUCE Andrea Camilleri pagine272 euro 14,00 Sellerio Gli incubi del commissario Montalbano Daoggi in libreria«Unalamadi luce», ilnuovoromanzodiAndrea Camilleri: il commissariodiVigata allepreseconunavvincente casodarisolvere... Riccardo eMargherita «Bottiglie diwhiskypiene dinuvole» UN LIBRO CHE RIPERCORRE LE TAPPE DI UN LENTO MA APPASSIONATO E ALLA FINE INESORABILE AVVICINAMENTO A UNA CULTURA «ALTRA», quella della Romania, in una regione in cui convivono pacificamente rumeni, sassoni, ucraini, ungheresi. Ne è autore uno scrittore anglo-irlandese, William Blacker, che firma per Adelphi il volume Lungola viaincantata.Viaggi in Transilvania (traduzione di Mariagrazia Gini, pagine 340, euro 23,00). Nel 1990 Blacker parte dall'Inghilterra, attraversa l'Europa e arriva per la prima volta in Romania. Siamo nella Romania dell'immediato post-Ceausescu, un Paese che sta faticosamente cercando di ricostruire la propria identità dopo la dittatura. Scatta allora l'innamoramento dello scrittore verso un popolo e una cultura che egli deciderà, anni dopo, di abbracciare integralmente. La scelta è quella di trasferirsi a vivere nel distretto di Maramures, un luogo che sembra fuori dalla storia, dove ancora vivono le antiche tradizioni contadine del Medioevo. Blacker viene accolto come un figlio da un'anziana coppia e si adegua a ritmi di vita «raramente misurati dagli orologi». MARISHKA Nel Maramures l'autore trova un mondo completamente diverso da quello da cui proviene e forse è stato proprio questo ad attrarlo, cioè il fatto di trovare modi di vita che egli pensava estinti. Viene descritto il carattere accogliente e aperto delle persone, un carattere caldo, molto diverso da quello degli inglesi, a cui egli era abituato. Soltanto un gruppo viene guardato con sospetto, emarginato, persino costretto all'umiliazione di un cimitero separato: gli zingari, tornati in Romania dopo le deportazioni del 1942. Tuttavia è proprio dagli zingari che Blacker rimarrà fatalmente ammaliato. Inizia così per lui un secondo processo di integrazione, che culminerà nell'amore per una ragazza di nome Marishka, che deciderà di sposare e dalla quale avrà un figlio. Si è trattato per lui di sfidare un pregiudizio molto radicato nella popolazione rumena, un pregiudizio contro i rom che il comunismo aveva cercato di limitare, ma che era riesploso dopo la fine del regime. Alcune delle pagine più belle del libro, corredato da alcune suggestive fotografie dello stesso Blacker e di Agostino Osio, sono incentrate sul tema del rimpianto per la rapida crisi della civiltà contadina a fronte di un processo di modernizzazione troppo veloce: con le strade di pietre e di terra trasformate in lingue d'asfalto, i cavalli sostituiti dalle automobili, i primi televisori con le loro martellanti pubblicità. Sviluppo senza progresso, avrebbe detto Pier Paolo Pasolini, che nei primi anni Settanta del Novecento descriveva, a proposito dell'Italia, quello che Blaker testimonia nella Romania degli ultimi anni. Blacker Viaggio inRomania tragli zingari ROBERTOCARNERO robbicar@libero.it Nel 1920nessunoccidentale avevamaimesso piede in Tibet. Questo libroè il resoconto del primotentativo diAlexandra David-Néel - orientalistae instancabileviaggiatrice - di raggiungerequella terra sconosciutapercorrendo migliaiadi chilometri insella aun muloepiùspesso a piedi. Imprese folli e rischiose raccontatedauna voceacuta e sincerache ci svela tutto il fascinodell'Oriente. NELPAESE DEIBRIGANTI GENTILUOMINI Alexandra David-Néel traduz.G.Boni pagine448 euro9,00 Voland Eccoun libroper ragazzi scrittoda ungrande autore,Roddy Doyle. Qui racconta la storia di Marye di suanonnaricoverata inospedale. Marysache la suavitaè prossima alla fine.Ungiorno, tornando da scuola, incontra una donna misteriosa,dall'immagine sfuggente.Si chiama Tanseye aiuteràMaryadaccettare l'inevitabile,accompagnando lei, lamadre e la nonna inun'ultima, gloriosa,avventuradi mezzanotte. Unromanzocheattraversa le barrieredel tempo. LAGITA A MEZZANOTTE RoddyDoyle traduz.A. Peroni pagine 160 euro 11,00 Salani Laparoladi StéphaneHessel, l'autoredi«Indignatevi!», travalica iconfini di un semplice libro. Ecco alloraun appelload aprire i nostri occhi, risvegliare lenostre coscienze.Nonsi trattadi un vera epropria autobiografia, madi un invitoal coraggio. Inqueste pagineun'intera vita fatta di incontri, figuresbiadite ed evanescenti,di ricordi rivisitati comeattraversouna lente d'ingrandimentoal chiarore del crepuscolo. ACONTI FATTI...O QUASI Stéphane Hessel trad.S. Arecco pagine288 euro 14,50 Bompiani U: venerdì 8 giugno 2012 23
MARINAMASTROLUCA mmastroluca@unita.it La crisi europea, dice il capo della Banca centrale degli Usa, «ci ha danneggiati» Bernanke annuncia «proteggeremo l'economia americana» L'appello: «I leader d'Europa devono fare molto di più» Tradisce l'attesa dei mercati che si attendevano l'annuncio di nuove misure. La Fed per il momento resta a guardare, con le antenne tese, pronta a muoversi se il barometro dovesse volgere al peggio. Il che significa soprattutto una cosa: se l'Europa non riuscisse a riprendere in mano il timone della crisi, la Federal Reserve è pronta a intervenire per proteggere l'America dal contagio. Le preoccupazioni di Ben Bernanke prendono corpo davanti alla commissione congiunta dei due rami del Congresso e fanno in tempo a smorzare gli entusiasmi delle Borse europee e di Wall street. Perché, se sugli Usa il presidente Fed mantiene un relativo ottimismo, per quanto possibile, sulla situazione da questa parte dell'Atlantico il giudizio è negativo e suona più come una bocciatura politica, per l'assenza di leadership. «Non c'è molto che possiamo fare per attenuare la situazione in Europa, quello che possiamo fare è rafforzare la nostra economia. I leader europei dovrebbero prendere ulteriori misure per contenere la crisi», ha detto Bernanke. Fare di più. Per stabilizzare le banche europee, calmare i timori del mercato e mettere a punto una cornice di bilancio dell'area euro. È l'ennesima strigliata made in Usa destinata all'Europa: per il quarto giorno consecutivo. Prima i richiami della Casa Bianca, il pressing di Obama, persino la minaccia di isolare la Cancelliera tedesca Merkel se non dovesse attenuare il suo cieco rigorismo. Perché è da qui che arrivano le minacce più serie all'economia Usa, non dal rallentamento della Cina che osserva Bernanke - è moderato e indotto dalla politica per evitare una bolla. Nella partita da una parte all'altra dell'Oceano si gioca anche - ma non solo - la rielezione di Obama, legata a doppio filo alla ripresa economica. E quella ripresa, ha detto ieri Bernanke, c'è, per quanto tiepida. «La crescita economica appare orientata a continuare ad un passo moderato nei prossimi trimestri», ha detto. L'incognita arriva da fuori, dai quei «venti contrari» già segnalati da Obama. «La situazione europea pone un rischio significativo per l'economia e il sistema finanziario Usa e la situazione deve essere monitorata da vicino», ha spiegato Bernanke, avvertendo di essere pronto ad intervenire. Per evitare danni futuri, dopo quelli già subiti. «La crisi in Europa ha danneggiato l'economia degli Stati Uniti comprimendo le nostre esportazioni, influenzando negativamente la fiducia delle imprese e dei consumatori e mettendo sotto pressione i mercati e le istituzioni finanziarie». «ESSERE PRONTI» A preoccupare non sono tanto i dati sulla disoccupazione Usa, salita dall'8,1 all'8,2% nel mese di maggio. L'analisi della Fed in proposito non è stata ancora completata, Bernanke non sembra orientato per il momento a concedere che si tratti del segno di un rallentamento dell'economia americana. In ogni caso non è considerato per ora sufficiente a giustificare nuove misure di intervento a sostegno della ripresa. «La domanda centrale è: la crescita economica è sufficiente per un miglioramento del mercato del lavoro?». La risposta viene lasciata in sospeso, ma un no lascia presagire la possibilità di rispolverare gli interventi di stimolo, datati a quattro anni fa. «Non posso escludere nessuna opzione», ha detto Bernanke, sottolineando che è comunque troppo presto per dire se la Fed agirà già alla prossima riunione tra due settimane. L'unica cosa che «possiamo fare è prepararci nel modo migliore possibile. La finestra del tasso di sconto è uno degli strumenti che potremmo usare per assicurare liquidità al sistema. Aiuti al sistema la Fed potrebbe assicurarli, se necessario, anche sulla base dell'esperienza del 2008». Ovvero tassi d'interesse bassi e acquisto di titoli del Tesoro e ipotecari. Obiettivo, sostenere la crescita nel breve termine e guardare alla sostenibilità di bilancio nel medio termine. Un fardello che, ha detto Bernanke, la Fed sarebbe felice di poter condividere con il Congresso: parole che i democratici hanno interpretato come la conferma della necessità di approvare il pacchetto di misure di stimolo proposto da Obama e i repubblicani nel suo contrario. Alla vigilia dell'audizione, il partito conservatore aveva messo le mani avanti, giudicando in anticipo qualsiasi intervento della Fed a sostegno dell'economia come un'indebita intromissione della gara politica. I veti incrociati non sono evidentemente una prerogativa tutta europea. per un totale massimo rimborsabile di 6.450 euro/ann o massimali per ogni tipologia di intervento per singolo evento € 150 uscita/manodopera e € 150 materiali € 150 uscita/manodopera € 500 per famiglia con max € 150 per notte a persona massimali annui fi no a 3 interventi per ogni tipologia € 900 € 450 € 1.500 8 tipologie di intervento 1) fabbro 2) idraulico 3) elettricista 4) tecnico elettrodomestici 5) termoidraulico 6) vetraio 7) tapparellista 8) spese albergo scegli relax scacciapensieri entro il 15 luglio. I prezzi gas e luce, comprensivi di tutte le voci di costo, sono bloccati per due anni a esclusione delle imposte e il prezzo della luce è lo stesso di giorno e di notte. L'assicurazione è inclusa nel pacchetto, valida per 2 anni a partire dal 1/12/12 e si estinguerà il 30/11/14. Polizza assicurativa di Europ Assistance Italia S.p.A. 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C'ERAQUESTOTELEFILMPERRAGAZZICHEFUNZIONA-VAPIÙOMENOCOSÌ:UNARAGAZZINAPOTEVAVEDERE nel futuro, ma solo per qualche istante. Captava uno scambio di battute, un minuto di un programma televisivo. Con quei pochi indizi di futuro costruiva le sue previsioni, che a dispetto delle apparenze si rivelavano sbagliate. È un super-potere che ho sempre fantasticato di avere. Mi immagino, per esempio, se un anno fa mi avessero fatto vedere il Berlusconi di oggi, politicamente distrutto e sempre più isolato (una testimone lo ha visto mentre, per fare sesso con Ruby, le dava 5mila euro. Un'altra lo ha visto mentre li stampava). Se mi avessero fatto vedere, in diretta sulla tv greca, l'esponente neonazista che insulta e picchia due deputate (ecco come ha fatto la Grecia a spendere tutti i soldi: ha comprato il format di «Uomini e Donne»). Se avessi letto delle indagini su Profumo, Ponzellini, Gotti Tedeschi, i banchieri a quel tempo considerati più affidabili dei politici (ora la corruzione che impesta il sistema bancario italiano è così evidente che quando in banca entra uno con il passamontagna e la pistola i cassieri gli gridano: «Buongiorno direttore!»). Se avessi visto l'epilogo della Lega ladrona (Renzo Bossi si è addirittura cancellato da Facebook perché Maroni gli ha consigliato di tenere il profilo basso). Se avessi visto crollare l'occupazione giovanile e la produzione industriale (va così male che ormai l'unica possibilità che un ingegnere elettronico ha di trovare lavoro è all'Agcom), avrei detto ai miei contemporanei del 2011: «Ragazzi, sono stata nel futuro, il centrodestra sarà spazzato via, Berlusconi sarà costretto a dimettersi e... ». «Il Paese darà la fiducia al centrosinistra?!». «Sì! Cioè, questo non l'ho visto ma... per forza, chi altri?». Sarebbe successo come in quel telefilm. Per non farmi un'idea sbagliata avrei dovuto vedere anche il resto. O mi sarebbe bastato vedere un'altra cosa soltanto: il voto del Pd sulle «autorità indipendenti». Mi sarebbe bastato vedere la lottizzazione Pd-Pdl-Udc per tornare indietro, nel 2011, e rettificare: «Ragazzi, ho una notizia buona e una cattiva. Quella buona è che con il tramonto di Berlusconi finirà il conflitto di interessi. Quella cattiva è che finirà perché gli interessi si metteranno d'accordo». LA VALORIZZAZIONE DEL MERITO INDIVI-DUALE SAREBBE FORSE DI DESTRA, MENTRELASINISTRAPERSEGUIREBBEUNGRIGIO APPIATTIMENTO DI MASSA? QUESTA È LA VISIONE caricaturale che qualcuno vorrebbe trarre dalle discussioni accesesi in questi giorni intorno alle proposte di riforma del governo. Ora, su questo punto culturalmente e politicamente cruciale bisogna intendersi bene, senza equivoci. E l'equivoco più grave sarebbe proprio quello di attribuire alla politica scolastica della sinistra una contrarietà o diffidenza verso la crescita di studenti, di scuole, di ricercatori, di poli di ricerca eccellenti. È vero il contrario: perché è, perché deve essere appunto la realizzazione e valorizzazione di questi picchi l'esito finale di una crescita complessiva del sistema di istruzione e di formazione alla ricerca perseguito dalla sinistra come condizione strutturale. Insomma, non una competizione fra individui in fuga isolati da un gruppo in ritardo perenne e sempre più grave, ma l'esprimersi delle capacità migliori (individuali e di gruppo, creative e organizzative) su un solido terreno egualitario. Eguaglianza, si intende, non come primato al ribasso della mediocrità, ma come generalizzazione delle condizioni di accesso all'eccellenza: non una gara fra iperdotati ma la scoperta e valorizzazione dei più dotati attraverso un processo di mobilità sociale che nella scuola e nell'università deve avere il suo principale centro propulsivo. Infatti è proprio nella perdita di questa capacità di promuovere la mobilità sociale che si manifesta la crisi profonda in cui è impantanato il nostro sistema di istruzione pubblica. Il vincitore di un'olimpiade, in qualsiasi ramo sportivo, rappresenta sempre la vetta di un vasto movimento di base in quel settore: non è mai un exploit isolato, e quando lo fosse non lascerebbe comunque traccia. La cosiddetta meritocrazia (concetto improprio e in sé assai confuso) andrebbe piuttosto ricondotta al più sano “merito”: che pertiene all'eccellentissimo primo, al buon secondo, ma anche al centesimo che si batte per migliorare a novantesimo. Così cresce un gruppo, così cresce un Paese. Massima attenzione, dunque, allo stimolo per i migliori: ma dando a tutti, appunto, la condizione per partecipare alla gara, di proporsi come i migliori, o comunque di migliorare. Credo che la discussione, condotta in questo spirito, possa trovare punti di convergenza positivi, e alcune dichiarazioni e precisazioni del ministro Profumo vadano nella direzione giusta: ed è in ogni modo molto positivo che, in questo momento di crisi economica, il tema dell'istruzione e della formazione alla ricerca sia stato posto di nuovo al centro dell'attenzione: ma di quale crescita che sia duratura e non congiunturale si potrà mai parlare senza investimento in queste funzioni fondamentali dell'intervento pubblico, scuola e università? Bene dunque l'impegno riformatore nel settore e meglio ancora - ce ne sono tutte le condizioni - una convergenza fra l'azione riformatrice del governo e le esigenze di equilibrio fra valorizzazione del merito e condizioni di eguaglianza poste dalle forze politiche più sensibili all'esigenza di crescita in un contesto di equità sociale». L'opinione Riforma del lavoro meglio lasciar perdere Danilo Gruppi Segretario generale Cgil Bologna BASTA PURTROPPO UNIRE I PUNTI DEL DISAGIOESPRESSO IN QUESTI MESI PER TRATTEGGIARE IL QUADRODI UNA DISPERAZIONENON PIÙ EMENDABILE. La somma delle voci dei genitori degli alunni diversamente abili e delle associazioni impegnate nella difesa dei loro sacrosanti diritti - inalienabili eppure ogni giorno più compromessi - forma un coro dolente rimasto ad oggi inascoltato. Ma qui non si tratta di solidale pietà. Si tratta, invece, di quel diritto allo studio che dovrebbe garantire a tutti pari opportunità, a cominciare dai ragazzi più deboli. «Qualche volta - scriveva don Milani - viene la tentazione di levarseli di torno. Ma se si perde loro, la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati, creando differenze a volte irrimediabili». Tra i misuratori della civiltà di un popolo c'è il modo in cui questo si occupa delle persone in difficoltà. Ai più deboli dovrebbe essere sempre riconosciuto un posto in prima linea, nei programmi e nei bilanci dello Stato. Invece, i più svantaggiati rischiano di essere ancora una volta i primi a pagare. Il ministro Profumo ha infatti deciso di affrontare la delicata questione degli insegnanti di sostegno affidando l'integrazione degli alunni diversamente abili a docenti formati in modo frettoloso e superficiale. Una decisione figlia di un'impostazione generale che sin dalle elementari prospetta la scuola italiana come teatro di una darwiniana lotta per la sopravvivenza. Una gara a chi è più «performante» che non tiene alcun conto dei vantaggi e degli svantaggi competitivi legati al contesto sociale, economico e familiare e rischia di lasciare indietro gli alunni più problematici. Sappiamo fin troppo bene che fare buone leggi non basta. Una volta approvate, quelle leggi bisogna farle vivere, realizzarle nel concreto. E quando il silenzio delle istituzioni su un tema così sensibile costringe i genitori degli studenti più esposti alle intemperie della vita a rivolgersi ai tribunali, questa diventa la disfatta di tutti. Se poi questa ingiustizia si realizza nella scuola, luogo di formazione e di inclusione per eccellenza, il torto si raddoppia. Da un governo di tecnici ci si attenderebbe un'attenzione non demagogica e, al contrario, molto pragmatica, volta a fronteggiare i problemi reali. E anche quando si tratta di stringere la cinghia, la scure dei tagli non può essere cieca e un governo non può permettersi di derogare a quei diritti che dovrebbero prevalere su qualsiasi politica di austerity, pur necessaria e stringente. Uno Stato civile non risparmia sul diritto allo studio, e ancor meno su quello dei più fragili. Anzi, tende loro la mano per aiutarli a recuperare il terreno perduto, interviene sulle spese futili, liberando quelle risorse assolutamente necessarie per venire in soccorso di quanti sono stati già condannati dalla sorte ad una vita più pesante. Ragazzi che solo grazie alla dedizione delle famiglie compiono ogni giorno il piccolo miracolo di far sembrare normale l'eccezionale. Per tutte queste ragioni, ho rivolto al ministro l'invito a ritirare il decreto ministeriale numero 7 dell'aprile 2012, così che i soprannumerari, conseguenza delle scelte scellerate sulle politiche scolastiche del precedente governo, possano trovare la collocazione più adeguata in un organico funzionale indispensabile per garantire effettività all'autonomia delle scuole e strumento essenziale per combattere la piaga della dispersione. Un intervento in questo senso restituirebbe l'integrazione degli alunni italiani diversamente abili a docenti di sostegno formati nella didattica speciale e offrirebbe alle fasce meno rappresentate di un Paese in difficoltà quel tangibile segnale di speranza di cui tanto c'è bisogno. L'analisi Scuola, insieme merito e uguaglianza OGNI GIORNO CHE PASSA APPARE SEMPRE PIÙEVIDENTEL'IRRILEVANZADELDISEGNODILEGGEsul mercato del lavoro in discussione in Parlamento rispetto alla difficile fase che attraversa il Paese. Intendiamoci, sarebbe quanto mai necessario una nuova disciplina normativa in grado di affrontare alcune questioni davvero cruciali e aperte da tempo. Una drastica riduzione della precarietà del lavoro che, oltre a costituire un'autentica condanna all'insicurezza sociale della generazione più scolarizzata che la storia umana abbia fin qui conosciuto, agisce in negativo sul livello delle retribuzioni e dunque alimenta una dinamica depressiva di per sé già gravemente pronunciata. Un'estensione in chiave universalistica degli ammortizzatori sociali, affinché le protezioni sociali nelle situazioni di crisi e di ristrutturazione siano analoghe a prescindere dalla dimensione d'impresa, dal settore e dalla tipologia di rapporto di lavoro. Persino una nuova disciplina sui licenziamenti che dia certezza a lavoratori ed imprese, con l'unico discrimine della tutela piena di fronte ad un licenziamento comunque ingiustificato. Di tutto ciò non vi è traccia alcuna. Anzi, prende corpo un complesso impianto normativo all'insegna della fretta e dell'approssimazione, che assomiglia sempre più ad un autentico ginepraio di cui potranno gioire solo gli avvocati che già pregustano un inevitabile ed ampio contenzioso legale. Ma, soprattutto, quel disegno di legge non propone alcuna relazione razionale con le effettive priorità del Paese: occupazione e reddito da lavoro e pensione in caduta libera; riduzione progressiva dello stato sociale e famiglie come ammortizzatore sociale di ultima istanza; dinamica economico-produttiva sempre più rallentata dalla tendenza recessiva; territorio (ed il suo patrimonio artistico-culturale) che si sbriciola per incuria e azioni predatorie; evasione fiscale, corruzione e illegalità a livelli davvero inaccettabili. E un così clamoroso corto circuito tra condizione materiale del Paese ed azione legislativa propone un rischio serio di rottura sociale e politica. Intendiamoci, anche qui. Non è affatto in discussione né l'intenzione, tantomeno i risultati che ne sono conseguiti, di apportare modifiche migliorative all'originario testo che il governo ha consegnato al Parlamento. Intenzione meritoria, perlomeno quella del centro-sinistra, in quanto abbastanza in sintonia con le critiche e le mobilitazioni che si sono registrate in questi mesi nel Paese. Ciononostante, l'attuale testo continua a non andare per due ordini di ragioni: da un lato è «fuori fase» e, dall'altro, risulta largamente al di sotto della soglia di necessità. Per entrambe queste ragioni è meglio lasciar perdere e delineare un'agenda di merito, e di priorità, più aderente ai problemi reali. E, infine, all'eventuale obiezione che dovesse proporsi in ordine al fatto che «ce lo chiede l'Europa», andrebbe argomentato che proprio in ragione di un'idea forte di Europa non si può più riconoscere alcuna autorità politica (e men che meno morale) a chi l'Europa l'ha cacciata nella condizione attuale. L'intervento Disabili, va difeso il diritto allo studio Angela Cortese Consigliere Pd Regione Campania COMUNITÀ MariaChiara Carrozza Rettore della Scuola superiore sant'Anna . . . L'attuale testo non va. Molto meglio un'agenda di merito e di priorità, più aderente ai problemi reali del Paese . . . È giusto lo stimolo per i migliori, ma dando a tutti la condizione per partecipare alla gara e per migliorarsi . . . L'eguaglianza deve essere intesa come generalizzazione delle condizioni di accesso all'eccellenza Duemiladodici «Tieni il profilo basso» E il Trota esce da Facebook FrancescaFornario Maramotti venerdì 8 giugno 2012 17
DOMANICON L'UNITÀ Quattromesi fa, il 28 gennaio, la Commissionegrandi rischi aveva lanciato l'allarmeper la pianura Padana:«Sono possibili eventi superficiali condanni gravi». I sismologiavevanoconsigliato alla Protezionecivile di«mantenere alta l'allerta»edi svolgere «verifiche strutturali sugliedifici pubblici».Ma ildipartimentonazionale nonha maiconsegnato ildocumento a sindacieamministratori locali della zonacolpita dal sisma cheha messo inginocchio l'Emilia. «Abbiamo decisodi svolgereulteriori approfondimenti, chesonoancora incorso», rispondea “left” il dipartimento,guidato dalprefetto FrancoGabrielli. Su left di questa settimana, i componentidella commissionegrandi rischi e il loro presidente,Giuseppe Zamberletti, spiegano ilgiallo dell'ultimoallarme Lavorano da oltre una setti-mana ininterrottamentecentinaia di volontari neicaseifici colpiti dal terre-moto. Determinati, silen-ziosi e cercano di salvare quello che resta delle 634.000 forme di Parmigiano-Reggiano danneggiate dal terremoto. In ogni caseificio ognuno ha il suo compito: chi taglia le intelaiature in ferro che si sono accartocciate, chi le assi in legno accantonate per uno smaltimento che non sarà facile. C'e una suddivisione per livello di danno alla singola forma e una per livello di stagionatura: quello più fresco, fino ai 2 mesi, destinato alla fusione; quello fra i 3 e i 12 mesi, ancora non conforme alla denominazione di origine protetta, destinato alla fusione o a divenire formaggio generico grattugiano con una perdita di valore fino a 6 euro al kg. Poi c'è quello stagionato. Ci sono le forme, intatte, recuperabili che vengono imballate per essere trasferite alla rete commerciale dalla vendita diretta alla grande distribuzione. Tutto avviene in un silenzio carico di preoccupazioni perchè le incognite sono molte. C'e la gestione dell'emergenza. Bisogna fare presto e bene. Il Consorzio Parmigiano Reggiano in testa. La ricerca di magazzini idonei in cui stoccare le forme, ma in zona non se ne trovano più, bisogna arrivare in altre regioni e servono le celle frigorifero in cui portare il fresco. Poi c'è la difficoltà di trovare una soluzione per le forme che intanto si continuano a produrre, perchè, fortunatamente, le mucche non sono macchine e anche mentre la terra non smette di tremare continuano a produrre latte. C'è la preoccupazione della vendita, che qualcuno non speculi, che non inquini un mercato che qui è sinonimo di eccellenza, di alta qualità di rigore massimo. L'emergenza travolge ma c'e la preoccupazione parallela di affrontare il futuro immediato. Come ricostruire le strutture della stagionatura pensate oggi in questo sistema di suggestive torri che riescono a sfruttare lo spazio in altezza in magazzini che arrivano a contenere 80 -100mila forme? Sistemi automatizzati con robot che ininterrottamente girano le forme, le puliscono, le girano. Un sistema perfetto fin qui che teneva insieme artigianalità e le tecnologie più precise pensate ad hoc tanto da non avere mai avuto un solo problema. Ora un sistema che va ripensato. Riprogettato. Ricostruito. Anche qui però bene e in fretta perché in questo grande bacino del parmigiano nascono ogni giorno 9000 forme da curare accompagnare verso la loro preziosa "maturazione". Ci si riuscirà perché dentro la disperazione, in ogni caseificio colpito è arrivato il senso di solidarietà di tutto il Paese. E in ognuno trovi un casaro, con gli occhi lucidi che mostra le centinaia di mail di richiesta di acquisti di parmigiano che arrivano da ogni angolo d'Italia e questa è la più grande carica per la ripartenza. Il capo dello Stato nelle zone terremotate L'incontro con i sindaci e l'abbraccio della gente. Fischi isolati Corsa dei volontari per salvare il Parmigiano Left, l'allarmedella Commissione rimasto inascoltato «Presidente siamo nelle sue mani». «E io nelle vostre, siamo a posto». A Sant' Agostino, nel ferrarese, uno dei paesi colpiti dal terremoto che ha sconvolto in due tempi questa parte d''Italia, il presidente della Repubblica, con questo scambio di battute con un cittadino accorso ad applaudirlo ha stemperato l'emozione del suo “pellegrinaggio” in Emilia a pochi giorni dal sisma che sembra non voler finire mai, con scosse ripetute anche ieri. Ha cominciato in mattinata con l'incontro alla Regione con i rappresentanti delle istituzioni della zona, i presidenti delle Regioni, Vasco Errani in testa, tanti sindaci. E Poi a Mirandola e a Crevalcore, sorvolando in elicottero le case scoperchiate, i capannoni distrutti, il vuoto lasciato dai campanili crollati. Il presidente ha assicurato che lui sarà«il garante» non solo di quella «solidarietà» che è indispensabile in ogni occasione, per uscire da qualunque emergenza. Ma anche di una presenza costante del governo e di quanti hanno responsabilità di decisione per l'oggi e per il futuro. «Darò la sveglia a chi vi dimentica» ha detto. E pur ricordando quali sono le prerogative del suo incarico, ha ribadito il suo impegno perché nell'Italia delle «troppe leggi e troppo farraginose» non si perda tempo e si mettano in pratica le norme già approvate e se ne pensino di nuove, se necessario, sempre con la collaborazione dei diretti interessati. Perché, ha spiegato, «tocca a voi dire quale bullone va stretto, quale ruota va cambiata» per far funzionare un meccanismo che può incepparsi anche per la oggettive difficoltà economiche del Paese. Al momento c'è il decreto che il governo ha approntato e che lui ha firmato l'altra sera «ad occhi chiusi» perché ce n'era bisogno per ricominciare. «Non sarei venuto qui senza». Le verifiche hanno confermato la correttezza della scelta per cominciare da subito la ricostruzione. Specialmente per ricominciare a rimettere in moto un polo industriale di eccellenza. Ed a questo può contribuire la possibilità di riaprire i battenti grazie alla dichiarazione di agibilità temporanea. Una grande responsabilità nell'interesse di tutti. Si è commosso più volte il presidente. Incontrando i volontari, «rappresentanti dell'Italia migliore», i terremotati con le loro tante, diverse provenienze e lingue, i parenti delle vittime che raccontano del loro ingiusto dolore, e i giovani amministratori. «I sindaci sono il primo pilastro su cui si poggia la stabilità del nostro Paese» ha ribadito Napolitano auspicando che anche la politica nazionale trovi la forza e abbia la volontà di «fare largo a donne e nuove leve». Tanti applausi. Solo una decina di contestatori dei centri sociali a Mirandola lo hanno fischiato senza trovare alcun seguito. «CE LAFAREMO» L'Emilia ce la farà. Lo ha ripetuto il Capo dello Stato portando ad esempio la ricostruzionedelFriuli che oraè piùbello e attivo di prima nonostante la devastazione del 1976. «Se è vero che non si può impedire che la terra tremi si può lavorare per trovare il modo di reggere un urto fatale. È quindi indispensabile realizzareun pianodisicurezza nazionale del rischio sismico» che renda certa la sicurezzasui posti di lavoro,delle bellezze che in tanti secoli hanno arricchito i nostri centri storici, delle abitazioni e delle scuole. Di tutti i luoghi, insomma, in cui la comunità si ritrova e si fa Paese. Nessuno si permetta di cavalcare tragedie come queste per interessi personali e di parte. «Ho sentito giorni fa un po' di cattivo odore di speculazione politica sulla vicenda del terremoto. Di questo non ne vogliamo sapere, perché qui giochiamo coi sentimenti della gente, giochiamo conla vita dellepersone. Pensiamo a fare quello che è necessario, ognuno faccia la sua parte senza secondi fini e calcoli di partito ed elettorali». E la parole di Di Pietro dei giorni scorsi tornano inevitabilmente alla mente. L'Emilia ce la farà, ripete il Capo dello Stato,rimettendo in moto il suotessuto industriale e salvaguardando il turismo. «Se servisse - sorride - verrei anch'io a trascorre una giornata sulla vostra riviera» che invece si trova a fare i conti con le disdette di chi non sa che sulle spiagge dell'Adriatico è tutto in ordine. ILTERREMOTOINEMILIA La tenda in giardino «Così ci arrangiamo» Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella tendopoli di Mirandola FOTO ROSSELLA SANTOSUOSSO/ INPHOFOTO VianidiCavezzo,viaggio tragli sfollati faidate Accampamenti inpiazza onelverdedavantiacasa Mangianoesi lavano usandolestrutture messeadisposizione dallaProtezioneCivile ILREPORTAGE VALERIATANCREDI CAVEZZO Lavoranodaoltreuna settimanaperrecuperare e imballare le634mila formedanneggiate dal terremoto.Mainzona nonsi trovanopiù imagazzinidistoccaggio IL CASO LEANAPIGNEDOLI Dopo la prima spaven-tosa scossa del 20maggio scorso ed unanotte passata in bian-co in macchina, la fa-miglia Viani di Cavezzo (Modena), padre madre e una figlia, ha piazzato una tenda, acquistata per l'occasione, in un prato davanti al Palazzetto dello Sport, transennato, del paese. Accanto alla loro, ci sono una cinquantina di altre tende, colorate e di dimensioni diverse, poco oltre si scorgono le file ordinate della tendopoli della Protezione civile. «Aspettavamo fiduciosi la verifica di agibilità – racconta il signor Viani – poi, quando tutto sembrava essere sul punto di sistemarsi, è arrivata la scossa del 29 maggio che ha fatto crollare tutte le nostre speranze, oltre che gli edifici rimasti in piedi la prima volta». Chi ha la fortuna di avere una villetta con giardino, sistema la tenda davanti casa. «Deve passare almeno un mese senza neanche una scossa per pensare di poter dormire con un tetto sulla testa» sottolinea la signora Viani che confessa che la sua preoccupazione più grande in questo momento è il lavoro: «Adesso sia io sia mio marito siamo in cassa integrazione – racconta – e la mia ditta, che si occupa di prodotti agricoli, si sta attrezzando con i container per riprendere l'attività. La scuola della bambina è pericolante: tutti i suoi libri e quaderni sono là dentro e chissà se potremo mai riprenderli». CAMPEGGIOBBLIGATI Gli sfollati fai-da-te mangiano e si lavano usando le strutture messe a disposizione dalla Protezione civile e Carla, una simpatica signora bionda seduta al fresco di un ombrellone davanti la sua tenda spiega perché non Napolitano promette «Darò io la sveglia se sarete dimenticati» MARCELLACIARNELLI MIRANDOLA(MODENA) 8 venerdì 8 giugno 2012
SIPARTE.AVARSAVIA,ORE18,POLONIAEGRECIAINAUGURANO LA 14ESIMA EDIZIONE DEI CAMPIONATI EUROPEI con un match incertissimo da cui dipende gran parte del destino della nazionale padrona di casa. In serata, alle 20,45, in campo Russia e Repubblica Ceca, a completare il programma del girone A, il più debole dell'Europeo, il più incerto. Sarà, secondo le stime di StageUp, la più ricca edizione di sempre della massima rassegna continentale per nazionali con 1,355 miliardi di incassi, per l'84% provenienti dalla vendita dei diritti media e dall'indotto commerciale che contorna l'evento. Per la terza volta un Europeo si gioca in due Paesi, per la prima volta nell'Europa dell'Est. Vigilia agitata da due fatti extracalcistici: Francia e Gran Bretagna non invieranno rappresentanti politici in Polonia e Ucraina per protesta contro la detenzione della leader dell'opposizione dell'ex paese sovietico Yulia Tymoschenko. A Cracovia, invece, un gruppo di spettatori polacchi ha inveito con cori di stampo chiaramente razzista contro alcuni giocatori di colore della nazionale olandese impegnata in un allenamento. Il tema è molto caldo e il rischio altissimo in un Paese, la Polonia, duramente punito in passato dalla Uefa per episodi analoghi. Per fortuna di molti si comincia. L'Italia di Prandelli esordisce domenica contro la Spagna. Dopo la bella pagina scritta mercoledì dagli azzurri ad Auschwitz, con le polemiche per un momento archiviate, Prandelli deve fare le sue scelte. La Spagna, anche a giudizio di Cristiano Ronaldo, è la squadra più forte dell'Europeo e difficilmente potrà essere affrontata a viso aperto. Il ct ha praticamente scelto la difesa a tre, con De Rossi centrale contornato da Bonucci e Chiellini. Pirlo ha recuperato dal leggero affaticamento e ci sarà, oggi invece una decisione definitiva su Barzagli, difficilmente recuperabile però in tempi brevi. Centrocampo folto, ballottaggio tra Cassano e Di Natale per una maglia in attacco al fianco di Balotelli, l'uomo più in forma. Si gioca alle 18 a Danzica, sarà la prima di tre battaglie molto dure per gli azzurri di Prandelli. Secondo Trapattoni «il girone si passa con quattro punti», l'Irlanda avrà l'occasione di fare i primi tre contro la Croazia già conoscendo il risultato di Italia-Spagna, la partita di riferimento del girone C. Perdere con la Roja ci metterebbe con le spalle al muro, un pareggio a Prandelli starebbe benissimo. Possibile quindi anche l'infoltimento del centrocampo con la sottrazione di una punta dall'undici di partenza. Sono ipotesi al vaglio, intanto in casa degli azzurri, a Cracovia, si sorride, Thiago Motta, in conferenza stampa, mostra tutto il suo attaccamento alla maglia, «me la sento addosso» e poi parla di Balotelli, «un bravo ragazzo con una grande occasione davanti» e di quanto il ragazzone di origini ghanesi non sia cambiato dai tempi dell'Inter, «è sempre lui, ci fa ancora arrabbiare...». Gli azzurri partono in seconda fila nel pronostico, davanti ci sono Spagna e Germania, con gli uomini di Löw motivatissimi e affamati, determinati a non ripetere le troppe semifinali e le troppe finali buttate via negli ultimi anni. Poco più indietro nel pronostico Olanda, Francia e Inghilterra, occhio però al Portogallo, alla Svezia, alla Russia. Torneo breve, possibilità per molte, praticamente per tutte. Molto staccate sembrano soltanto, come quattro anni fa, le due squadre padrone di casa, Polonia e Ucraina. La nazionale gialloblu è quasi tutta ko per un'intossicazione alimentare rimediata a Ingolstadt, in Germania, prima dell'amichevole poi persa contro la Turchia, col ct Blochin che parla di «avvelenamento». Avvelenato è il clima in casa inglese, con Rooney che attacca nervosamente i critici annunciando che i Tre Leoni «questo Europeo possono tranquillamente vincerlo». Chissà. Da oggi la parola al campo e al pallone. SPORT L'Eurozona nelpallone 31 gare da oggi al 1˚ luglio Domanic'èSpagna-Italia Il casoTymoschenko inUcrainae il razzismoultras inPoloniaagitano lavigilia dellacompetizionepiù incertadegliultimianni COSIMOCITO citocosimo@hotmail.com SaraErrani nonsi ferma: è in finale aParigi SAMANTHA HA TRE ANNI DI PIÙ DI SARA, È OTTO CENTIMETRI PIÙ ALTA E 5 CHILI PIÙ “MASSICCIA”. È 18 POSTI AVANTI NELLA CLASSIFICA MONDIALE E, SOPRATTUTTO, AVEVASEMPREVINTONEICINQUESCONTRI DIRETTI. Ieri, però, l'australiana Stosur ha trovato di fronte il muro-Errani e tutte le armi che dovevano aiutarla a vincere le si sono ritorte contro. Perché a poco vale la potenza senza regolarità né la maggiore velocità di palla se non è accompagnata da una strategia di gioco. L'equilibrio, l'intelligenza tattica e la capacità di soffrire hanno permesso a Sara Errani di avere ancora una volta avuto la meglio su avversarie più quotate: lei, così piccolina e apparentemente indifesa, ha fatto fuori uno dietro l'altro giganti di potenza e intensità del calibro di Ana Ivanovic, Svetlana Kuznetsova, Angelique Kerber e, ultima, Samantha Stosur. Ieri Sara ha compiuto l'ennesimo miracolo. Con il suo tennis fatto di corsa e tattica, gambe e testa, palle corte e contropiede, ha messo in trappola l'australiana che tutti, non solo i bookmaker, davano per favorita. Sul centrale di Parigi, Court Philippe Chatrier per dirla alla francese, Stosur alla fine ha ceduto, un po' spiazzata dal gioco avvolgente di Sara un po' vittima della sua stessa fragile muscolarità: 3 doppi falli a bilanciare 11 ace , 46 vincenti a fronte di 48 errori non forzati. Errani dal canto suo propone un gioco più lineare, meno strappi e più sale in zucca, tocco morbido e nessun punto di riferimento per l'avversaria e, soprattutto, grande fiducia in sé e la qualità (rara) di non abbattersi mai. Nel taccuino delle statistiche per lei colpi vincenti e “gentili omaggi” si equivalgono (22-21), ma l'handicap di un servizio a volte troppo soft (151 km/h è stata la velocità massima del suo dardo) è stato ben bilanciato da una maggiore concentrazione e da una lucida lettura del gioco. Dopo l'ultimo, vittorioso, contropiede, Sara si è lasciata cadere a terra, quella stessa polvere rossa che Francesca Schiavone, non più tardi di due anni da, divorava in segno di gioia. Così per il terzo anno consecutivo (Schiavone regina nel 2010, battuta da Na Li nel 2011) ci sarà un'atleta azzurra nell'atto finale del campionato mondiale della terra battuta. «Non ho parole, non credevo di arrivare in finale...», è stato il primo commento. Sara Errani è la prima italiana a conquistare nello stesso anno la finale di singolo e doppio a Parigi. Il primo appuntamento con la Storia è oggi, alle 14, con Roberta Vinci contro le russe Maria Kirilenko e Nadia Petrova. Il secondo è sabato, di fronte ancora una russa: Maria Sharapova. MASSIMOFILIPPONI mfilipponi@unita.it U: venerdì 8 giugno 2012 27
MICHELEEMMER ACHECOSASERVEL'UNIVERSITÀ?ÈUNAFABBRICAINUTILEDILAUREE?OPPURELALAUREAFACILITALARICERCADIUNLAVORODIALTASPECIALIZZAZIONEEPROFESSIONALITÀ? Se ne discute non solo in Italia ovviamente. Uno dei modi per capire l'utilità di una laurea e l'eccellenza di una università è di raccogliere dati sui laureati tramite dei questionari da aggiornare regolarmente. Cosa che fa lodevolmente anche la Harvard's Alumni Association, l'associazione degli ex alunni della prestigiosa università. L'associazione ha inviato un questionario per aggiornare i dati ad un personaggio famoso. Domanda: quale è la sua occupazione? Risposta: prigioniero. Riconoscimenti avuti? Risposta: otto condanne all'ergastolo, da parte dalla Corte della California nel 1998. Quando la notizia è trapelata, l'Associazione ha confermato che il questionario era stato inviato a tutti gli ex studenti, compreso il personaggio in questione, Kaczynski. Si deplorava che le condanne all'ergastolo fossero state indicate come «risultati»: questo potrebbe aver causato angoscia a qualcuno». Ma chi è Kaczynski? Theodore John Kaczynski nato il 22 maggio del 1942 è divenuto famoso con il nome di Unabomber. Bambino prodigio, accettato alla Harvard University all'età di 16 anni, si laureò in matematica, ottenne il dottorato all'università del Michigan. A 25 anni è assistente professore all'università di California a Berkeley. Presentò le dimissioni due anni dopo e si ritirò nel 1971 in una capanna nei boschi senza elettricità e acqua corrente. A partire dal 1978 e sino al 1995 inziò ad inviare pacchi bomba a diversi obiettivi, come università e linee aeree, con la motivazione che lo sviluppo industriale stava distruggendo il mondo selvaggio in cui viveva. Una sorta di eco-terrorista. Morirono 3 persone ed altre 23 rimasero ferite. Nel 1995 inviò ad alcuni giornali il cosiddetto Unabomber manifesto in cui dichiarava che le bombe erano uno strumento estremo ma necessario per portare all'attenzione della opinione pubblica la distruzione delle libertà umane dovute alle tecnologie moderne. Se il manifesto fosse stato pubblicato avrebbe rinunciato alle bombe. Il The NewYork Timese il WashingtonPost pubblicarono per interno il documento. Leggendo quel manifesto il fratello David Kaczynski vi riconobbe i pensieri di Theodore e lo denunciò consentendo alla FBI di catturarlo dopo anni di inutili tentativi. È il 3 aprile del 1996 poco fuori la città di Lincoln nel Montana, dove si trova la capanna dove vive Theodore Kaczinsky. Gli agenti del FBI circondano la capanna. Appare Kaczinsky, barba e capelli lunghi sulla porta. Fu condannato a sette ergastoli sfuggendo alla pena di morte perché si dichiarò colpevole. PARAGRAFO96 Nel manifesto al paragrafo 96 Unabomber scrive. «Perché il nostro messaggio arrivi al pubblico bisogna uccidere qualcuno». Il 10 febbraio 1987 piazza una bomba davanti ad un negozio di computer. Per la prima volta viene visto, ha una felpa con cappuccio, viene fatto un identikit. Passano alcuni anni senza bombe. Le investigazioni sono sospese. Ma il 22 aprile 1993, sempre in California a Tiburon, viene colpito un professore di genetica, Charles Epstein. Due giorni dopo alla Yale University David Gelentner e per la prima volta invia agli investigatori un numero 561-47-0287 che lo identifica, in modo che l'FBI sappia che è lui. Nel dicembre 1994 muore Thomas Mosser, decapitato dalla bomba. Ancora in California, a Sacramento 24 aprile 1995, muore Gilbert Murray, è l' esplosione più potente che Unabomber abbia mai realizzato. Il 28 giugno 1995 il cosiddetto manifesto viene inviato al WashigtonPost e al TheNewYorkTimes. Il 19 settembre 1995 i due giornali pubblicano il manifesto composto di 37.000 parole. Lo legge anche David Kazinsky e riconosce alcune frasi che il fratello utilizza di solito. In particolare nel paragrafo 115 del manifesto si legge: «Il sistema deve forzare le persone a comportarsi in un modo che sia sempre più remoto dal comportamento usuale dell'essere umano. Ad esempio il sistema ha bisogno di scienziati, di matematici e di ingegneri. Un adolescente normale vuole passare il tempo in fattiva iterazione con il mondo reale». David fa esaminare le lettere del fratello da un esperto per avere un parere. E decide di andare all'Fbi a parlare con gli investigatori che si occupano del caso da quasi 20 anni. Il caso Unabomber è stato il più costoso nella storia della giustizia Usa. Per 20 anni ha eluso le ricerche della polizia e viene preso solo perché nel manifesto scrive delle frasi che al fratello sembrano familiari. Se fosse stato per l'Fbi il matematico killer non lo avrebbero mai preso. È detenuto in un carcere di massima sicurezza nel Colorado. Il manifesto è visibile nel sito: http://en.wikisource.org/wiki/Industrial_Society_and_Its_Future#The_motives_of_scientists. LAFABBRICA DEI LIBRI MARIASERENA PALIERI CULTURE TedKaczynski almomento dell'arresto. Ha destatoscandalo il questionario cheha compilato comeexstudente della HarvardUniversity Mondello/2 Quando lescrittrici scompaiono RomaEuropaFestival torna.Estavoltasarà anche indirettasulweb FRANCESCADESANCTIS fdesanctis@unita.it Unatregiorni di«Parole diGiustizia» StudiaHarvard per Unabomber Ilmatematico-killer tragliex allievi della celebre università NegliUsahafattoscandalo ilmodulodell'«Alumni Association»chehacompilatoancheluicomelaureato Alladomandasui risultati raggiuntiharisposto:ottoergastoli DAVIDE ORECCHIOCON CITTÀDISTRUTTE (GAFFI), PAOLO DI PAOLO CON Dove eravate tutti (Feltrinelli) ed Edoardo Albinati con Vita e morte di un ingegnere (Mondadori) sono i tre vincitori del Mondello XXXVIII edizione. A sceglierli i tre membri della giuria nominata da Giovanni Puglisi ed Ernesto Ferrero, cioè Emanuele Trevi, Massimo Onofri e Domenico Scarpa. Che cosa manca? Ecco il vecchio gioco delle femministe in anni lontani. Sì, manca una donna. Ora, che il Mondello nella sua nuova versione si fosse del tutto mascolinizzato l'avevamo scritto già, ad annuncio della sua metamorfosi, in prossimità dell'8 marzo. Ed è un segno dei tempi che nessuno dei coinvolti se ne sia accorto e abbia pensato che si ponesse quello che ormai è un problema di decenza… Quello che rileviamo ora è la conseguenza classica: metti una giuria di soli uomini e guarda il risultato: guarda chi premiano. Il problema non è banalmente quantitativo, non siamo così sprovvedute da porlo in questi termini. Né è qualitativo. Orecchio, Di Paolo e Albinati avranno (hanno) di sicuro le carte per essere prescelti. Il problema è nel metodo: quando si procede per cooptazione, due organizzatori uomini prediligeranno di certo giurati dello stesso sesso e questi, di certo, prediligeranno autori anziché autrici. Così va il mondo. Sicuro che la produzione di quest'anno non custodisse un'opera femminile dello stesso livello? Fortuna che, quanto all'autore straniero, Paolo Giordano in solitudine abbia scelto Elizabeth Strout. Ma noi quanto rimpiangiamo il Mondello di pochi anni fa, con le sue competenze (ambosessi, proprio perché erano competenze) in giuria, con le sue giornate di studio, con le sue scelte. Sì, a novembre entreranno in campo a scegliere il Super Mondello fra i tre di cui sopra «i» lettori forti. Che, statistiche insegnano, sono lettrici. Vince l'astuzia della ragione? ÈGIUSTO,ÈDEMOCRATICOFINANZIAREIDANNIDEITERREMOTIaumentando le tasse sulla benzina? Salvatore Settis, direttore della Normale di Pisa, dice nettamente di no, e paventa che una deriva assicurativa si allarghi a destrutturare tutto il welfare. Settis ne discuterà domani alla Spezia, rispondendo alle domande del magistrato Francesco Pinto. Il dibattito pubblico (ore 11 al centro Allende) avviene nell'ambito della «tre giorni» Parole di Giustizia che si è aperto con una lezione magistrale di Enzo Bianchi. ARTISTIDALMONDOPRONTIASBARCAREA ROMA. ANCORA UN VOLTA - QUEST'ANNO SIAMO ALLE 27ESIMA EDIZIONE - ROMAEUROPA FESTIVAL si prepara ad offrire al pubblico tanta danza e poi teatro, musica, cinema, arti visive e tecnologia. Lo slogan scelto per questa edizione è «All that we can do», ovvero «Tutto quello che possiamo fare», che tradotto significa un calendario di 43 spettacoli con 5 prime assolute, una europea e 9 italiane sparse in diversi 8 luoghi della città, dal 26 settembre al 25 novembre. Israele, Spagna, Portogallo e Sudafrica i paesi ospiti ma non solo, annunciano con orgoglio il Presidente Monique Veaute e il direttore Fabrizio Grifasi, che presentano le novità di quest'anno con Franco Barnabè, presidente di Telecom Italia: soprattutto «Metamondi», un festival nel festival che consentirà di assistere in streaming live a quattro spettacoli (Akram Khan, Bill T. Jones, Masbedo e William Kendridge). D'altra parte il futuro sembra andare verso quella direzione, la recente iniziativa dell'Unità - che ha trasmesso in diretta streaming quattro spettacoli di teatro civile (rassegna «CassinoOFF») - lo dimostra. Grazie al web il teatro di qualità arriva nelle case di chi vive in piccoli centri privi di spazi teatrali. Poi c'è il debutto della nuova RomaEuropa tv e «Digital Life 2012», una rassegna di 29 installazioni tra arte e tecnologia all'ex Gil di Trastevere, al Macro Testaccio e all'Opificio Telecom Italia. Sarà invece il Teatro di Roma ad ospitare lo spettacolo di apertura di Akram Khan: Desh. Omaggio a John Cage (a 100 anni dalla nascita, 20 dalla morte e 60 dalla sua partitura più celebre, 4'33'') con la Danza Preparata del portoghese Rui Horta e uno dei due concerti di Bill T. Jones. Segnaliamo infine Refuse the hour di William Kentridge con la danzatrice sudafricana Dada Masilo; il ritorno dopo 20 anni dell'israeliana Batsheva Company; Macras; l'omaggio con Santa Cecilia ai 75 anni di Philip Glass; Fanny Ardant con Il rimedio della fortuna; e il focus sulla danza italiana, con il ritorno di Virgilio Sieni e con «Dna», sezione interamente dedicata alla nostra danza di ricerca. (info: www.romaeuropa.net) U: 26 venerdì 8 giugno 2012
Dedicateallecanzoni 02WillieNelson Writeyourownsongs 03DonnyHathaway Asongforyou 04Whiskeytown Asongforyou 05OtisRedding Fa-Fa-Fa-Fa-Fa(SadSong) 06CredenceClearwater... Wroteasongforeveryone 07TimBuckley Singasongforyou 08CarlySimon Youaresovain 09NeilDiamond Songsungblue 10BeautifulSouth Songforwhoever secondo esquire.com GIORDANOMONTECCHI PIEROSANTI UnsaggiosullesonoritàpiùpopolarideiPaesi lontani...Dallo shidaiqudiShangaial raialgerino,algrecorebetiko Islands WEEKEND DISCHI CI SI INCANTA DAVVERO AD ASCOLTARE LA VOCE DI SUSANNA WALLUMRØD CHE PASSA DA LEONARD COHEN A HENRY PURCELL. E al tempo stesso (da vecchi ascoltatori col pelo sullo stomaco) ci si trova a pensare «diavolo d'un Manfred Eicher!». Già, Eicher, cioè Mister Ecm, la casa discografica che forse più di ogni altra al mondo imprime la sua orma inconfondibile sulle sue creature discografiche. Un'orma sonora, visiva e in fin dei conti socio-culturale, un po' come succede con la mela smozzicata di Steve Jobs. Questo If Grief Could Wait - Se il dolore potesse aspettare - fra le uscite recenti è un esempio fra i più ammirevoli e insieme discutibili della «filosofia» Ecm. L'album è firmato da Giovanna Pessi, arpista di Basilea, e da Susanna Wallumrød (sorella di Christian Wallumrød, un Ecm «doc»). Filosofia, si diceva. Nel senso che Manfred Eicher e i suoi artisti - da Jarrett ad Arvo Pärt ai tanti altri, con qualche eccezione - da anni ormai ci suggeriscono che la musica di oggi e quella del passato sono in fondo la stessa materia, lirica e sognante: rinascimentale o ipertecnologica, barocca o new age, in fondo sempre di quello si tratta. A volte il suggerimento convince e avvince, a volte proprio no, e in quei casi resta l'involucro, denudato come il trucco del prestigiatore: cioè il sapiente lavoro di postproduzione a plasmare sonorità e atmosfere cui manca però la materia prima: la sostanza musicale. STRUMENTIFASCINOSI Non è questo il caso. Qui l'arpa barocca di Giovanna Pessi suona meravigliosamente, delicata e morbida, e così la viola da gamba di Jane Achtman e quell'antico curioso quanto raro e fascinoso strumento che è la nickelharpa, un incrocio fra viola e ghironda, imbracciata qui da Marco Ambrosini. Stupenda è anche la voce della biondissima Susanna che intona, levigandoli amorevolmente, sei gioielli secenteschi di Henry Purcell, due poemi di Leonard Cohen, oltre a una canzone di Nick Drake (WhichWill) e a un paio di brani della Wallumrød (i più esili del mucchio). Non c'era bisogno di aspettare Susanna & Giovanna per capire che certe canzoni dei nostri giorni appartengono alla stessa razza di certi capolavori del passato. Ma quel che qui soprattutto colpisce è la naturalezza con cui viene azzerata la distanza fra Purcell, Cohen e Nick Drake. Il barocco di Purcell (The Plaint dalla Fairy Queen, O Solitude, ecc.) trasposto di tonalità e riportato a un registro più intimo parla e commuove con la stessa immediatezza poetica del Leonard Cohen di WhobyFire e di YouKnowWho I am. Tutto questo però ha un prezzo. Il tono lirico, il sussurro intimo, sensuale, quasi un alito dell'anima che la Wallumrød sparge su ogni nota ha un potere di seduzione e di commozione che alla lunga va scemando e che in Purcell, ad esempio, pur ravvivando i colori e ripulendo i testi da certa crosta manieristica alla early music, finisce con lo snervarli, sottoponendoli a una nuova, estenuata maniera da basso impero postmodern. ILMARCHIODEL BESTIAME Manfred Eicher e la Ecm sono maestri di branding, parola che in origine indicava la marchiatura del bestiame e che oggi indica la tecnica di rendere inconfondibile e desiderabile una certa marca di prodotti esaltandone determinati caratteri. Si vorrebbe che le arti, almeno loro, ne rimanessero esenti, ma nessuno sfugge a questa antica pratica zootecnica, specie la musica, la più industriale di tutte le arti. Non è una novità. Anche nei secoli scorsi, compositori, impresari, editori, sapevano gli ingredienti per conquistarsi la loro clientela. Come sempre arrivava qualcuno che violava le regole e ne pagava le conseguenze. Ma erano e restano eccezioni. TRENTUNOSONOIGENERIMUSICALIPRESI INESAMEDA GIANLUCAGROSSINELSUOLIBROLA MUSICA DELL'ASSENZA (Arcana, p. 246, euro 16,50). Nel saggio, molto divulgativo e assolutamente adatto al neofita che abbia voglia di ampliare l'orizzonte dei propri ascolti, si affrontano alcune musiche prevalentemente assenti nell'universo sonoro occidentale ma che, nei loro paesi d'origine, hanno avuto e in diversi casi continuano ad avere, una eccezionale diffusione popolare. Un esempio su tutti è il rai, nato negli anni '30 nei bassifondi delle città algerine. Con interpreti fenomenali come la signora Cheikha Rimitti conosce in patria i massimi splendori, fino ad ottenere anche una discreta celebrità europea negli anni '80/'90 grazie alle nuove generazioni di cantanti franco-algerini rappresentati dal fuoriclasse Cheb Khaled. Lo stesso discorso si può fare per il tango argentino, la morna di Capo Verde, il samba brasiliano, la rumba congolese. Oppure per lo shidaiqu, nato a Shangai negli anni '20 dalla fusione del folk locale con il jazz e che da allora non ha mai smesso di prosperare in Cina. Molti di noi lo hanno felicemente scoperto ascoltandone alcune canzoni nel film In the mood for love, che ne ha sancito il meritato successo internazionale. Un ragionamento a parte va fatto per le musiche anglo (bluegrass, appalachian) franco (cajun) afro (blues, spiritual)-americane che, centrifugandosi, un bel giorno hanno dato alla luce il più giovane e allo stesso tempo più universalmente noto genere popolare: il rock'n'roll. Potendo vantare una tale progenie, non hanno mai realmente rischiato l'oblio perché, a turno, i milioni di rockettari sparsi per il mondo sentono il bisogno di tornare a godersi i suoni originali delle sue radici sempre verdi. Insomma, delle musiche raccontate nel libro, di realmente assenti pare essercene una sola: il rebetiko. Sviluppatosi nelle principali città greche fino alla prima metà del secolo scorso, ha beneficiato di un rivitalizzante revival negli anni '60-'70 che però non è stato in grado di disinnescare il progressivo e fatale disinteresse degli ateniesi dei suoi confronti. Certamente meriterebbe una doverosa riscoperta, come è accaduto al fado portoghese che, in anni recenti, è riuscito ad invertire una pericolosa tendenza negativa e adesso gode di ottima salute, non solo in patria ma anche nel resto d'Europa. This is not asong GiovannaPessi eSusanna Wallumrød Susanna &Giovanna NuovaincisionedellaEcm pervoceearpabarocca GIOVANNA PESSI SUSANNAWALLUMRØD IGriefCould Wait Ecm Tutti igenerimusicali che l'Occidente non conosce LAMUSICA DELL'ASSENZA diGianlucaGrossi Arcana pp.246 16.50euro SCRIVERE GLIALTRIDISCHI CresciutoaMarrakesh maresidentea Parigi, il cantantemarocchino torna alle originiconcentrandosi sullemelodie e le ritmichedellamusica rituale gnawa. Utilizzandosolostrumenti tradizionali, ne ripropone il classico incedere ipnoticoe apportando equilibratema significativemodifichestrutturali s'inventauna manciata di belle canzoni daicolori caldi delMaghreb.P.S. AZIZ SAHMAOUI Aziz Sahmaoui& Universityof Gnawa Socadisc L'affermatapianistacosentina affronta lacelebre composizione bachiana (costruitasuuna meravigliosaaria, seguitada30 straordinarievariazioni, scrittaper l'allievo JohannGoldberg) senza indulgere ineccessivirtuosistici, articolando inmaniera nitidae coinvolgente la complessa partitura. Unagemmadi cristallinabellezza e insiemeun importanteesempiodi produzionedi musicaclassica indie assolutamenteda supportare. Registrazioneperfetta, dal vivo, nel luogosimbolo dellanostra resistenza culturale: il TeatroValle Occupato.P.S. MARIA PERROTTA J.S. Bach: Goldberg Variations Cinik Terzodiscodelgruppoguidato dalla cantantee autricevienneseTanja Frinta,chesi ripropone inuna veste radicalmentenuova.Le atmosfere da cabaret folk e stralunatopop semi-acusticoconbanjo emandolino deiprecedenti lavori hanno lasciato il postoadambientazioni notturne, invasedachitarre elettriche, tastiere e sintetizzatori.Canzoniadatteper raffinatediscotechemetropolitane. P.S. LONELY DRIFTER KAREN Poles Crammed U: venerdì 8 giugno 2012 21
CHI NON È CAPACE DI ANDARE ADORMIRESENZAAVERSENTITOGLI ULTIMITG,mercoledì sera avrà potuto verificare in diretta la legge dell'ultima notizia, che annulla tutto il resto. Così, anche il sommo Bruno Vespa e la sua terza Camera, piena di politici della prima, della seconda e magari anche della terza Repubblica, sembravano solo ectoplasmi, in attesa della conferma che doveva venire dalla procura di Brindisi: l'uomo della strage finalmente arrestato, con piena confessione del suo atroce delitto. Ma saranno stati in pochi a spingersi a notte fonda per sentire le precise parole del procuratore e il suo giudizio di scarsa attendibilità per quanto riguarda le motivazioni addotte dal criminale. Di primo mattino, gli inviati insonni ci hanno comunque spiegato che la conferenza stampa del magistrato serviva anche a far uscire il presunto colpevole dal Palazzo di giustizia senza problemi di ordine pubblico. Problemi che comunque non ci sarebbero stati, a quell'ora e dopo giorni in cui la città ha fatto amara esperienza di quanto possano essere pericolosi (e a loro volta feroci) gli umori della folla. Dunque, mentre nella notte a Brindisi continuavano a lavorare i magistrati, i poliziotti e i giornalisti, l'Italia dormiva con un occhio solo come i gatti, per la paura dei terremoti e l'attesa di una verità che, anche quando c'è, non è mai completa, attendibile, soddisfacente. Possibile che un “normale” padre di famiglia faccia strage di ragazzine per vendicare un torto subito da parte di una persona che non c'entra niente con quelle ragazzine, con quella scuola e con quella giornata? Dopo tutte le ipotesi fatte sull'escalation criminale che per la prima volta colpiva gli studenti, la follia di un uomo solo può sembrare fin troppo rassicurante, come tutte le mezze verità cui siamo abituati da sempre (per non dire delle totali bugie degli ultimi anni berlusconiani). TV 06.45 Unomattina Estate. Attualita' 10.10 Unomattina Vitabella. Rubrica 10.30 Festa della Marina Militare. Evento 12.00 La prova del cuoco. Show. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 Tg1 Economia. Informazione 14.01 Tg1 Focus. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show. 15.15 La vita in diretta. Rubrica 16.50 TG Parlamento. Informazione 16.51 Previsioni sulla viabilità. Informazione 17.00 Tg 1. Informazione 17.15 Rai Sport. Rubrica 17.45 Campionati Europei di Calcio 2012: Polonia - Grecia. Sport 20.00 TG 1. Informazione 20.25 Campionati Europei di Calcio 2012: Russia - Repubblica Ceca. Sport 23.05 Notti Europee. Informazione 00.35 L'Appuntamento. Rubrica 01.05 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.06 Tg1 Focus. Informazione 01.35 Che tempo fa. Informazione 01.40 Sottovoce. Talk Show. 06.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 09.55 Zorro. Serie TV 10.20 Braccio di Ferro. Cartoni Animati 10.25 Tg2 Insieme. Rubrica 11.25 Il nostro amico Charly. Serie TV 12.10 La nostra amica Robbie. Serie TV 13.00 Tg 2. Informazione 13.30 TG 2 Costume e Società. Rubrica 13.50 TG 2 Eat Parade. Rubrica 14.00 Dribbling Europei. Rubrica 15.30 Guardia Costiera. Serie TV 16.15 The Good Wife. Serie TV 17.00 One Tree Hill. Serie TV 17.50 Rai TG Sport. Sport 18.15 Tg 2. Informazione 18.45 Cold Case. Serie TV 19.35 Ghost Whisperer. Serie TV 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 21.05 N.C.I.S. Serie TV Con Mark Harmon, Micheal Weatherly, Pauley Perrette. 21.50 N.C.I.S. Serie TV 22.40 Brothers & Sisters. Serie TV 23.25 TG 2. Informazione 23.40 Emozioni. Rubrica 01.00 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 01.10 Hawaii Five-0. Serie TV 08.00 Agorà. Talk Show. 09.50 10 minuti di... Attualita' 10.00 La Storia siamo noi. Documentario 11.00 Agorà - Brontolo. Rubrica 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 Tg3 - Fuori TG. Rubrica 12.45 Sabrina vita da strega. Serie TV 13.10 La strada per la felicita'. Soap Opera 14.00 Tg Regione. / TG3. 15.00 La casa nella prateria. Serie TV 15.50 Un autunno fra le nuvole. Film Drammatico. (1998) Regia di Timothy Hutton. Con Kevin Bacon 17.25 Geo Magazine 2012. Documentario 19.00 TG3. / TG Regione. 20.00 Stadio Europa. Rubrica 20.25 Blob. Rubrica 20.35 Un posto al sole. Serie TV 21.05 Gli Archivi della storia. Documentario 23.10 Law&Order. Serie TV Con Jeremy Sisto, Linus Roache, Alana Truglio. 00.00 TG 3 Linea notte. Informazione 00.10 TG Regione. Informazione 01.05 Appuntamento al cinema. Rubrica 01.10 Rai Educational Magazzini Einstein. Documentario 07.00 Magnum P.I. Serie TV 07.55 Nash Bridges I. Serie TV 08.50 Sentinel. Serie TV 10.05 Monk. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Tutti per Bruno. Serie TV 12.55 Distretto di Polizia I. Serie TV 14.05 Forum. Rubrica 15.10 Aspettando Miss Padania. Show. 15.50 My Life. Telenovela 16.12 Incontri ravvicinati del terzo tipo. Film. (1977) Regia di Steven Spielberg. Con Richard Dreyfuss 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Ieri e oggi in tv. Show 19.45 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.25 La signora in giallo. Serie TV 21.10 Quarto grado. Reportage 23.55 Il mostro di Firenze. Serie TV 02.30 Un poliziotto scomodo. Film Poliziesco. (1978) Regia di Stelvio Massi. Con Maurizio Merli, Olga Karlatos, Massimo Serato. 04.05 Media Shopping. Shopping Tv 04.20 Legge violenta della squadra anticrimine. Film Poliziesco. (1976) Regia di Stelvio Massi. Con John Saxon 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.35 Miracoli degli animali. Documentario 08.46 Mamma detective: Rapimenti. Film Giallo. (2007) Regia di Brad Keller. Con Danica McKellar 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Pomeriggio Cinque Cronaca. Informazione 16.52 Tredici sotto un tetto. Film Commedia. (2009) Regia di Josh Broecker. Con Tim Bergmann, Julia Brendler 18.45 Il Braccio e la Mente. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.31 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show. 21.10 Prime. Film Commedia. (2005) Regia di Ben Younger. Con Uma Thurman, Meryl Streep, Bryan Greenberg. 23.30 Supercinema. Rubrica 23.55 Tg5 - Notte. Informazione 00.24 Meteo 5. Informazione 00.25 Striscia la notizia - La Voce della contingenza. Show. 00.56 Media Shopping. Shopping Tv 06.50 Cartoni animati 08.40 Settimo cielo. Serie TV 10.35 Ugly Betty. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball. Cartoni Animati 15.00 Camera Cafè ristretto. Serie TV 15.10 Camera Cafè. Sit Com 15.55 Camera Cafè sport. Sit Com 16.00 Chuck. Serie TV 16.50 La vita secondo Jim. Serie TV 17.45 Trasformat. Show. 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. Miami. Serie TV 20.20 C.S.I. Miami. Serie TV 21.10 V - Visitors. Serie TV Con Elizabeth Mitchell, Morris Chestnut, Joel Gretsch. 22.10 V - Visitors. Serie TV 22.55 V - Visitors. Serie TV 23.50 Alien Vs. Predator 2. Film Fantascienza. (2007) Regia di Greg Strause. Con Steven Pasquale, Reiko Aylesworth, John Ortiz. 01.45 Saving Grace. Serie TV 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 L'aria che tira. Talk Show. 12.30 I menù di Benedetta Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Movie Flash. Rubrica 14.10 Appuntamento sotto il letto. Film Commedia. (1968) Regia di Melville Shavelson. Con Lucille Ball. 16.00 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 17.55 I menù di Benedetta Rubrica 18.50 G' Day alle 7 su La7. Attualita' 19.25 G' Day. Attualita' 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica 21.10 The International. Film Thriller. (2009) Regia di Tom Tykwer. Con Clive Owen, Naomi Watts, Armin Mueller-Stahl. 23.30 Sotto canestro. Rubrica 00.00 Tg La7. Informazione 00.05 Tg La7 Sport. Informazione 00.10 (ah)iPiroso. Talk Show. Conduce Antonello Piroso. 01.05 Movie Flash. Rubrica 21.00 Sky Cine News. Rubrica 21.10 Il trono di spade 2. Serie TV 22.05 Il trono di spade 2. Serie TV 23.05 Il ciclone. Film Commedia. (1996) Regia di L. Pieraccioni. Con L. Pieraccioni 00.45 Il gioiellino. Film Drammatico. (2011) Regia di A. Molaioli. Con T. Servillo R. Girone. SKY CINEMA 1HD 21.00 Garfield - Il film. Film Commedia. (2004) Regia di P. Hewitt. Con B. Meyer J. Hewitt. 22.25 Alaska. Film Avventura. (1996) Regia di F. Heston. Con T. Birch V. Kartheiser. 00.20 Neverland - La vera storia di Peter Pan. Film Fantasia. (2011) Regia di N. Willing. Con R. Ifans C. Rowe. 21.00 The Shipping News - Ombre dal profondo. Film Drammatico. (2001) Regia di L. Hallström. Con K. Spacey J. Moore. 23.00 Vento di primavera. Film Drammatico. (2010) Regia di R. Bosch. Con J. Reno M. Laurent. 01.10 Oggi è già domani. Film Commedia. (2008) Regia di J. Hopkins. Con D. Homan E. Thompson. 19.40 Star Wars: The Clone Wars. Serie TV 20.05 Level Up. Film. (2011) Regia di P. Lauer. Con G. Connell C. Del Rio. 20.55 Adventure Time. Cartoni Animati 21.20 Takeshi's Castle. Show. 21.45 Young Justice. Serie TV 22.05 Hero: 108. Cartoni Animati 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Come è fatto. 19.30 Come è fatto. Documentario 20.00 Top Gear USA. Documentario 21.00 Miti da sfatare. Documentario 22.00 Dynamo: Magie impossibili. Documentario 23.00 American Guns. Documentario 19.00 Platinissima presenta Good Evening. Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Via Massena. Sit Com 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 Fino alla fine del mondo. Reportage 22.30 Deejay chiama Italia - Edizione Serale. Rubrica DEEJAY TV 18.30 Ginnaste: Vite parallele. Docu Reality 19.20 Pranked. Serie TV 20.20 Il Testimone. Reportage 20.45 Il Testimone. Reportage 21.10 Ginnaste: Vite parallele. Show. 22.00 Ragazzi in gabbia - 1a Tv. Docu Reality 22.50 Pranked. Serie TV MTV RAI 1 20.25: Russia - Rep. Ceca Sport. Si completa la prima giornata del Girone A di Euro 2012. 21. 05: N.C.i.S. Serie Tv con M. Harmon. La squadra assiste a un tentativo di sucidio che si trasforma in omicidio. 21.05: Gli archivi della storia Documentario. “Lourdes, la storia”. Un film documento sugli eventi della cittadina francese. 21.10: Quarto grado Reportage con S. Sottile. Al centro della prima serata del venerdì c'è sempre la cronaca nera. 21.10: Prime Film con U. Thurman. Amore tra una 37enne divorziata e un 23enne uscito dal college. 21.10: V - Visitors Serie TV con E. Mitchell. Gli alieni sono tra noi, e vengono in pace, sempre. 21.10: The International Film con C. Owen. Una delle banche più potenti del mondo viene portata in giudizio. RAI 2 RAI 3 RETE 4 CANALE 5 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY Lanotte della tv genera mostri FRONTEDELVIDEO MARIANOVELLAOPPO U: venerdì 8 giugno 2012 25
www.savethechildren.it/5x1000 5XMILLE A SAVE THE CHILDREN CODICE FISCALE 97227450158 SALVARE UN BAMBINO NON TI COSTA NIENTE. Programma Emergenza Malnutrizione, Niger. Destinare il 5xmille a Save the Children non ha nessun costo. Con una semplice firma puoi aiutare chi con impegno, passione e professionalità lavora per salvare la vita a migliaia di bambini in situazioni difficili, come l'emergenza malnutrizione in Niger dove Save the Children ha aiutato oltre 400.000 bambini. Ritaglia il coupon e usalo per compilare la tua dichiarazione dei redditi, aiuterai la più grande organizzazione internazionale indipendente per la difesa dei bambini di tutto il mondo. © Foto Save the Child re n 28 venerdì 8 giugno 2012
«Ormai lo conosciamo bene, è fatto così. Ascolta tutti ma alla fine le decisioni le prende in solitaria», racconta un deputato mentre è in corso una riunione dei capigruppo sulla spinosissima questione del ddl anticorruzione. Pier Luigi Bersani, come anticipato da l'Unità, annuncerà le primarie di coalizione durante la direzione di oggi. Una decisione di cui ha parlato con tutti i dirigenti del Pd, l'ultimo incontro proprio ieri mattina con Rosy Bindi, il vice-segretario Enrico Letta e i capigruppo di Camera e Senato Dario Franceschini e Anna Finocchiaro. Tutti gli hanno sconsigliato le primarie di partito, compreso Massimo D'Alema, perché - è stato il ragionamento comune a molti - questo significherebbe aprire un congresso e un dibattito tutto interno «che verrebbe vissuto come un'astrazione dalla realtà», come ha raccontato un parlamentare di Areadem. Senza considerare il rischio di lotte interne che porterebbero alle politiche un partito lacerato. In pista, infatti, non è detto che scenderebbe soltanto Matteo Renzi, nessuno potrebbe escludere, in quel caso, «il tana libera tutti». LASTRADA OBBLIGATA «A questo punto le primarie di coalizione sono una strada obbligata ma anche un'opportunità vera per coinvolgere movimenti, società civile e nuove energie attorno a quella che si presenta come l'unica alternativa di governo», spiega un bersaniano doc. E questa è anche stata la valutazione del segretario: aprire il partito per la formazione del programma, con l'appello alle forze civiche, agli intellettuali, ai movimenti, ma anche con una consultazione vera per la premiership, «mettendoci la faccia», non nascondendosi dietro una norma statutaria e puntando ad una piena legittimazione. Arturo Parisi, non si sbilancia, chiede se questo voglia dire aver rinunciato alla riforma della legge elettorale: «Voglio ascoltare con attenzione cosa dirà in direzione perché voglio capire quale è il percorso che immagina ma è chiaro che se sono di coalizione sono contento». Accanto a lui Nichi Vendola si informa: «Parlerà di primarie di coalizione? Bene, benissimo». Anche perché Sel in caso contrario le avrebbe comunque lanciate a prescindere dal Pd, fanno sapere i suoi. Per D'Alema se ci sono primarie di coalizione il Pd il suo candidato lo ha già ed è Bersani, ma l'unica dichiarazione che concede è per smentire un suo colloquio con un giornalista di un quotidiano secondo il quale era contrario alla chiamata ai gazebo. Il tema è bollente tra i democrat in Transatlantico. «Facciamo le primarie? Ok, facciamole, vince Bersani, ma se Renzi prende il 30% poi quando si fanno le liste come ci regoliamo?», ragiona un onorevole al telefono - senza rendersi conto dei taccuini aperti dei cronisti - dando corpo al fantasma che aleggia nei pensieri di quanti vivono come un incubo l'eventualità anche soltanto di una buona affermazione di Renzi. Che cosa farà il sindaco fiorentino, come si piazzerà, quanto bisogna temerlo, soprattutto dopo l'assist di Confindustria? Bersani il problema sembra non porselo, ma di sicuro questa accelerazione nasce anche dal fatto che non aveva alcuna intenzione di dover rincorrere il rottamatore sulle primarie. E se lo Statuto prevede che il segretario Pd sia il candidato alla premiership nelle consultazioni di coalizione Bersani intende non appellarsi alla norma statutaria, «saranno comunque aperte a chiunque intende candidarsi», ha ripetuto durante gli incontri riservati di questi giorni. «Le anticipazioni di Bersani sono molto coraggiose», commenta Ettore Rosato. «Con Bersani ne ho parlato più volte - racconta Fioroni - gli ho detto che devono essere primarie di area progressista, anche perché adesso non possiamo definirle in altro modo dal momento che la coalizione ancora non c'è». Ma Fioroni si aspetta di sentire soprattutto altro oggi: «Spero che ci si ponga la domanda - e ci sia dia la risposta - su cosa deve fare il governo da qui ad aprile perché ci sono delle scelte politiche che vanno fatte. Ma non possiamo neanche giocare sul semipresidenzialismo: il rischio è che alla fine al Pd resta in mano il cerino della legge elettorale. È importante anche su questo avere una posizione e decidere, ad esempio, che se il Pdl bloccherà la riforma del Porcellum, ci si batterà per reintrodurre almeno le preferenze». ILPROFILORIFORMISTA Walter Verini si sofferma poco sulle primarie, «sono sempre positive e se le facciamo devono essere aperte, molto aperte», ma quello che gli sta a cuore è il progetto politico e il profilo riformista del suo partito. «Intanto dobbiamo discutere di come rafforzare l'azione del governo Monti e di come condurre in porto la legislatura - dice, ma spero che si parli molto di Italia, che si lanci un appello a tutti i riformisti del Paese affinché con il Pd si possa costruire un programma di governo candidando proprio il nostro partito a guidare il cambiamento del Paese, compresa la radicale riforma della politica». «Non ho mai nutrito particolare passione per le primarie ma le ritengono strumento utile. Però se le dobbiamo fare le facciamo una volta, - dice l'ex ministro Cesare Damiano - quando si capisce quale sarà la legge elettorale e si delineerà il quadro le alleanze. Ma ogni partito deve indicare non più di un candidato». Secondo Damiano sarebbe come sparare con un'arma spuntata se il Pd arriva alle primarie di coalizione con più candidati. Circola già una data, il 14 ottobre, la fibrillazione è altissima, non tutti hanno gradito la notizia, c'è chi dice che adesso inizia «il suicidio assistito perché da qui ad allora non si parlerà d'altro che di Renzi, Vendola e primarie, mentre il Paese sta andando a fondo». L'INTERVISTA In ogni caso lui oggi sarà a Roma e a differenza delle altre volte non sarà il convitato di pietra. Ci sarà, ma non parlerà, ascolterà le parole di Bersani e poi trarrà le sue conclusioni. Le primarie? «Le faccio solo se sono vere» ha ribadito l'altra sera a Roma stuzzicato dalle domande di Enrico Mentana durante la presentazione del suo ultimo libro “Stil novo”. «Le primarie migliori sono quelle del Pd, ma vanno anche bene quelle versione foto di Vasto. Decida Bersani» aveva aggiunto Renzi. Anche se per il sindaco rottamatore «quelle vere sono quelle di Milano e Firenze. Non quelle dove si sa già chi vince». Renzi non lo dirà mai, facendolo darebbe un segnale di debolezza, ma lui preferirebbe le primarie di partito perché è convinto di giocarsi meglio le sue carte anche se non potrà contare sull'appoggio del presidente toscano Enrico Rossi «sono disciplinato, sto con Bersani». Chi non la pensa allo stesso modo è il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi e lo ha fatto capire lui stesso benedicendo Renzi: «Se io fossi a Firenze voterei per lei» gli ha detto durante l'assemblea degli industriali fiorentini. Chissà cosa avrà pensato la segretaria della Cgil Susanna Camusso, spesso in polemica con «il sindaco che la destra ci invidia» come recitava uno striscione sotto Palazzo Vecchio, apparso durante un corteo del sindacato nel settembre 2011. Quello slogan è stato poi stampato su oltre 200 magliette ed è diventato un account su Facebook. «Che fai, se vinci le primarie ti dimetti da sindaco?» lo pungola Mentana «manco morto» risponde Renzi, che in silenzio però sta lavorando alla macchina organizzativa della sua campagna elettorale. Chi scalpita è l'ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori. Sarà lui insieme all'ex assessore Giuliano Da Empoli uno dei pezzi forti del motore di Renzi. Chissà se l'altro ieri a Roma prendendo un aperitivo con due dei protagonisti del «Big Bang» Gori e il vicepresidente di Mtv Antonio Campo Dall'Orto, Renzi, abbia iniziato a mettere a punto la sua campagna per le primarie. Indiscrezioni di stampa raccontano di un data-base già pronto con 50mila nomi da contattare e per battere Bersani punta a 1,7 milioni di preferenze da catturare attraverso dei mini comitati sparsi in tutta Italia nei comuni sopra i 15 mila abitanti. Lui è pronto e i suoi due libri hanno fatto da viatico girando in lungo e in largo la penisola. Anche così si conquistano consensi. «I gazebo? Prima si decida che Italia che vogliamo» Il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani FOTO MAURO SCROBOGNA /LAPRESSE ILCASO «Primarie per i parlamentari se resta il Porcellum, tetto di tre mandati per deputati e senatori, con pochissime eccezioni, no alle liste civiche». Stefano Bonaccini, segretario del Pd dell'Emilia Romagna, modenese, in queste ore è impegnato con l'emergenza terremoto e la visita del presidente Napolitano. «Da questi territori, dai nostri sindaci, arriva un esempio di dedizione, una spinta morale ed etica, un contributo di fiducia di cui tutta l'Italia ha bisogno», spiega. Oggi sarà alla direzione del Pd di Roma. Dunquesceglierete leprimarie... «Prima di tutto mi interessa capire quale proposta Bersani farà rispetto all'idea di Paese che vogliamo mettere in campo. In questi anni abbiamo parlato troppo spesso di nomi e cognomi e troppo poco di cose e di idee. Nella confusione dei nomi, abbiamo rischiato di non rendere chiara la nostra proposta. Mi aspetto che Bersani parli di una nuova Italia, che ridia speranza alle troppe famiglie e imprese che non ce la fanno più, in una nuova Europa, unita anche nelle politiche fiscali e concentrata sulla crescita». DallasuaterraarrivanosostegniallapropostadiFassinasulleelezionianticipate. «Ho moltissima stima di Stefano, ma non avrei usato quelle parole. Abbiamo sostenuto Monti dicendo “prima di tutto l'Italia”, ora non dobbiamo dare l'impressione di voler mandare a casa il governo. Piuttosto, lavoriamo pancia a terra per costruire proposte utili al Paese, come la nuova legge elettorale e le riforme istituzionali. Il Pd deve avere su questi temi la stessa forza che abbiamo avuto sull'articolo 18: imporre l'agenda e pretendere che, a un certo punto, gli italiani capiscano chiaramente chi è a favore e chi no». Quale legge elettorale? «Il doppio turno alla francese sarebbe lo strumento migliore, ma temo che con questo Pdl non otterremo grandi risultati. Qui in Emilia-Romagna la direzione ha approvato la proposta di primarie per i parlamentari: oggi, per rispondere alla crisi della politica, è necessario mettere la scelta nelle mani di migliaia di nostri elettori». Primarie di partito o di coalizione per il candidatopremier? «Ripeto: da Bersani mi aspetto che indichi quale Italia vuole e un appello alle forze migliori della società. A quel punto si possono anche fare per le primarie. Di coalizione? Benissimo, ma prima va chiarito il nostro progetto per il Paese, attorno a cui individuare gli alleati possibili. In questa fase non mi interessano le foto, di Vasto o meno, ma il progetto del Pd». Ritiene utile la nascita di liste civiche alleatecolPd? «È il Pd che, in nome del rinnovamento, deve aprire porte e finestre alla società, alle forze intellettuali, al mondo del lavoro. La lista del Pd deve diventare il perno di un nuovo centrosinistra, aperto a tutti coloro, partiti e movimenti, che vogliono prendersi l'impegno di ricostruire l'Italia lontano da ogni populismo». È giusto rispettare rigorosamente il tetto dei tre mandati per i parlamentari? In Emilia intendete farlo? «Lo statuto prevede tre mandati. Oggi c'è bisogno di un profondo rinnovamento delle classi dirigenti, e non è una questione solo anagrafica. Per questo credo che rispettare quel limite sia cosa buona e giusta. Poi qualche singola deroga si può accettare, ma solo se non diventa la norma». La preoccupazione di «inchiodarsi» per mesi. «Ma è una scelta coraggiosa, e anche una opportunità» Primarie, i dubbi e i sì «Ridiamo slancio al Pd» MARIAZEGARELLI ROMA PasqualeLaurito «Sesonodipartito micandidoanche io» Laprovocazionearrivada PasqualeLaurito,giornalista autore de«La velina rossa»,vera istituzioneaMontecitorio.Davanti alle indiscrezioni andateavanti per giorni sulleprimarie delPd, di partito,di coalizione,aperte chiuse, ieriha lanciato la suacandidatura. «Sesaranno nondi coalizione ma delPdmicandido». Ladecisione, racconta,è nata dauna consapevolezza:«La mancanzadi unrappresentante della tradizione cattocomunistache tantohadato alla storia politicadella sinistra italiana».Qualcuno,prosegue la Velina,«può considerare la nostra candidaturacomeuna vera provocazione.Accettiamoquesta lettura,ancheperché dietrodi noi nonabbiamoalcun Lusi checi possaoffrire assegnicoperti o scoperti». StefanoBonaccini Il segretariodelPd emiliano:«Sìal tetto dei tremandati,bisogna rinnovare.Seresta ilPorcellumnoi faremo primarieperglionorevoli» A.C. ROMA venerdì 8 giugno 2012 5
Brindisi, manca il movente Il killer aveva dei complici? Nel Pd è sfida sulle primarie aperte U:Lecopertinedellanostra vita MatittiP.19 Camilleri egli incubi diMontalbano Staino FallicaP.23 L'INTERVENTO MASSIMOLUCIANI L'ANALISI MARIACHIARA CARROZZA A PRIMA VISTA C'È DA NON CREDERCI.SEMBRA IL MONDO ALLA ROVESCIA. La dichiarazione del presidente Monti che accusa l'avversione al suo governo da parte dei «poteri forti» è ciò che non ci aspettiamo, che non ci saremmo mai aspettati. In primo luogo perché Monti è stato accusato, con polemiche aspre e per lo più pretestuose, di essere l'espressione e anzi l'incarnazione precipua di un potere economico-politico sovraordinato alla democrazia. SEGUE AP.3 Classi dirigenti e luoghi comuni ILCOMMENTO MICHELEPROSPERO La nostre voci per ripartire LATESTIMONIANZA IVANOMARESCOTTI Giovanni Vantaggiato, l'uomo fermato ieri a Brindisi, confessa dopo nove ore di interrogatorio. È lui il killer della bomba che ha ucciso Melissa, lo ammette spiegando nei dettagli come ha costruito l'ordigno esploso nei pressi della scuola. Voleva fare una strage, dice. Ma la motivazione non convince i pm per i quali non è ancora certo se il sessantottenne di Lecce abbia davvero agito da solo. E infatti l'accusa parla di «concorso in tentata strage». AP.13 Il presidente assicura: lo Stato è qui. «Intervenire sul tema dei morti sul lavoro» Demolizioni a carico degli sfollati, proteste per una legge assurda CIARNELLI GENTILETANCREDIP. 8-9 Bersani in Direzione lancerà il «patto dei riformisti» per il 2013 Dubbi tra i democratici sull'ipotesi di consultazioni di coalizione. Renzi: ci sarò Allarme per le banche di Madrid: la Ue in cerca di una soluzione P.6-7 Ora Monti denuncia i poteri forti Il premier: perso il sostegno di Confindustria e Corsera Sviluppo Ancora un rinvio sul decreto. La Ragioneria blocca il testo preparato dal ministro Passera P.2-3 Non tutte le reazioni alle recenti scelte parlamentari sulla composizione di alcune autorità sono state ragionevoli. In alcuni commenti, infatti, sembrava di cogliere l'idea che le Camere siano assimilabili a commissioni di concorso. SEGUE AP.10 AgCom, meglio la trasparenza Valorizzare il merito sarebbe forse di destra, mentre la sinistra perseguirebbe un grigio appiattimento di massa? Questa è la visione caricaturale. P. 17 Merito insieme ad uguaglianza ILCOMMENTO FRANCESCOBENIGNO Si è aperta a destra una discussione esplicita tra due linee politiche piuttosto differenziate nelle loro prospettive. Da una parte c'è chi (Schifani, Alfano) propone uno sbocco politico all'esaurimento del partito personale. SEGUE AP.11 Il Pdl e il virus del «listismo» CRISIEUROPEA Spagna, debito declassato Gli Usa: pronti a difenderci Il calcio femminile sarà la grande scoperta dei prossimi anni. Giocano bene e sono leali: le donne prenderanno a pallonate i pessimisti sul futuro del calcio MichelPlatini presidenteUefa P. 9 Errani in finale Calcio, oggi il via agli Europei TERREMOTO Napolitano in Emilia: darò io la sveglia Cinema: la ricarica dei 101 CrespiP.20 Sulle primarie di coalizione si apre la sfida nel Pd. Bersani oggi in Direzione dovrebbe lanciare la proposta su cui tra i democratici serpeggia qualche dubbio. Renzi si prepara e dice: ci sarò. Il segretario lancerà il «patto dei riformisti» in vista del voto del 2013. Interviste a Stefano Bonaccini e Salvatore Vassallo COLLINI ZEGARELLIP.4-5 CITO FILIPPONI P.27 1,20 Anno 89 n. 157Venerdì 8 Giugno 2012
WEEKEND ARTE FRANCESCO BONAMI HA RICEVUTO DA STEFANO BOERI,ASSESSOREALLACULTURADELCOMUNEDIMILANO, l'incarico di gestire il settore arte, il suo intervento d'esordio consiste in Addio anni 70, ora in atto al Palazzo Reale della città ambrosiana. Compito arduo, quello di mettere in scena un decennio, dato che si tratta di una nozione neutra, esteriore. In genere le innovazioni non si curano del calendario, e proprio in riferimento al periodo prescelto, scorgiamo che una data significativa come il 68, nascita dell'Arte povera e simili, si pone appena un momento prima, mentre i segni di un «ribaltone», di un passaggio dal presente-futuro a un recupero del passato e del museo sta a metà strada del decennio con un culmine spostato verso la sua fine e subito oltre, nascita di Transavanguardia, Nuovi-nuovi, Anacronismo e simili. Un segmento del genere può essere affrontato in due modi, con onesto criterio storico-filologico, ovvero si va a vedere come in quell'arco di tempo si siano svolti i fatti, talora in parallelo, talora in fiera opposizione, convocandone anche tutti gli aventi diritto. Questa modalità si addice al critico d'arte, che in genere da noi ha anche un piede nell'insegnamento. Chi scrive ne è un campione convinto. Ma c'è un altro modo, proprio dei cosiddetti «curatori», di cui senza dubbio Bonami è un eccellente rappresentante, i quali ritengono che questo procedere per filo e per segno sia noioso, improduttivo, assai meglio puntare sulle eccellenze del decennio, presentarle nella forma migliore, chiamandole a fare spettacolo, tanto peggio se così viene meno un filo conduttore. Questa via offre senza dubbio sale di grande risalto, come è nella presente occasione, ma scollegate tra loro, io immagino che un visitatore non particolarmente informato si trovi a disagio, nel saltabeccare dall'una all'altra, subendo tutta una serie di pur stimolanti docce scozzesi. Questo dibattito tra un metodo storico-critico e uno invece per campioni d'eccellenza è destinato a durare nel tempo, si vedrà quale dei due vincerà alla distanza. Per stare alla mostra in questione, si parte alla grande con una superba esposizione delle barimetrie di Gianni Colombo, in cui il campione dell'arte cinetica milanese dei primi anni 60 lascia cadere il movimento, passando a invitare il visitatore a suggestive esperienze motorie. Ma perché fare il vuoto attorno a lui, dove sono finiti i compagni, come Boriani o De Vecchi? Inoltre l'industre clima lombardo pur sempre dei primi 60 si collegava strettamente con le rigorose escrescenze di Enrico Castellani, che dunque starebbero bene se immediatamente accostate, e magari integrate con gli analoghi esercizi di Agostino Bonalumi, qui omesso in nome di una stringente selezione. Ma continuiamo nella visita, nella seconda sala troviamo una impressionante superficie di Giuseppe Spagnulo, quasi un tratto di gleba solcato da una specie di onda sismica, che però viene accostato a preziose costruzioni aeree di Fausto Melotti, nel segno dello choc e non certo di una qualche analogia stilistica. ILRIBALTONE Milano è entrata alla grande nei 70 celebrando il primo decennale dalla nascita del Nouveau Réalisme fondato da Pierre Restany, e senza dubbio si trova una buona documentazione fotografica di quelle giornate, a cura del maggiore fotografo del periodo, Ugo Mulas, ma poi, un troppo di evidenza è dato al solo Daniel Spoerri, con magnifica sfilata delle sue mense sparecchiate, mancano ricordi consistenti dei pur ugualmente importanti, e presenti nel collezionismo milanese, César e Arman, e anche il rappresentante locale Mimmo Rotella non riceve un'attenzione particolare. Un ruolo molto importante, poi, Milano l'ha avuto nella stagione dell'arte concettuale, con due massimi esponenti come Emilio Isgrò e Vincenzo Agnetti, gratificati di ottime sale. Ma, di nuovo, perché tenere distanti dalla loro presenza altri protagonisti di quel clima, come Franco Vaccari e Adriano Altamira? Sul finire la rassegna documenta anche il grande «ribaltone», l'arrivo del postmoderno e della citazione del passato, con ottimi lavori di Aldo Rossi e Arduino Cantafora. Ma perché non esporre anche i passi analoghi compiuti da Salvo e da Ontani? Insomma, spettacolo garantito, festival di eccellenze, ma ciascuna di esse racchiusa in una capsula monografica, col rischio di non comunicare tra loro. U: Gabriele Basilico «Proletariato Giovanile» 1976 Anni 70, troppe dimenticanze AMilanoartistieccellenti esposticome«assoli» ADDIOANNI70 acura diFrancescoBonami ePaola Nicolin Milano,Palazzo Reale Finoal2 settembre, catalogoautoedito RENATO BARILLI Dopo il restaurotornavisibile il piùbello deiportali del Duomodi Firenze: la Porta dellaMandorla, erroneamente attribuita dalVasari a Jacopodella Quercia. Il nomelederiva dallagotica aureolaa formadi mandorla, sorretta daangeli, dentrocui la MadonnaAssunta eseguita daNannidi Banco,porge la sacra cintola adun incredulo S.Tommaso. Si tratta dell'operamonumentale che meglio documenta l'evoluzionedella scultura fiorentinatra fine 300e inizio400. FabioMauri, ildrammadegliebrei ALTREMOSTRE «Holottato – scrivevaKlein –contro la miavocazione di pittore,partendoper il Giappone,dove potervivere l'avventura delJudoedelle Arti marziali antiche. Allostessomodo ho lottato contro la miavocazione d'uomo di teatro;ma appunto, il Judosi ècostituitocome quelladisciplinadell'arte cheè il teatro». Inoccasione dei50annidalla morte, la mostra indaga lasensualità del corpoed il suomovimento nell'operadel grande artista francese. YVES KLEIN.JUDOE TEATRO Acuradi B.Coràe S. Maifredi Genova,Palazzo Ducale Finoal26 agosto CatalogoTeArto/Pasaz LAPORTA DELLAMANDORLA CapolavorodiNannidiBanco Firenze,Duomo FABIO MAURI. THE END acura diFrancescaAlfano Miglietti Milano,Palazzo Reale dal 18giugno al23 settembre Lamostra«Fabio Mauri.The End»raccoglie per la primavolta leopere più importantidi FabioMauri: installazioni,oggetti, performance, opere, emozionie visionidell'artista cheha fatto dell'ideologiaun materialedell'arte. Larassegna racconta il fascino esercitato suAndyWarhol dai titoli dei giornali, sceltie conservaticome fontidi ispirazioneper lesueopere fin da quandofaceva il grafico pubblicitario. Incontemporanea inauguranouna personaledi lavori recenti di Ennio Tamburi, a curadi G.Di Monte,e il terzo appuntamentodedicato ai grandi nuclei dellaGalleria, a cura diM. Mininni, che presentaopere di: Accardi, Corpora, Dorazio,Perilli, Scialoja, Turcatoe Uncini. WARHOL:HEADLINES Acuradi MollyDonovan Roma,Gnam Dal 12/06 al9/09 CatalogoElecta 24 venerdì 8 giugno 2012
Il Pdl gioca l'ultima carta: aggrapparsi alle parole «forti e dolorose» di Schifani per tentare finalmente il parricidio. Con un'articolessa sul Foglio il presidente del Senato invita Berlusconi a fare l'«operazione verità» scegliendo tra moderati (loro) e grillini di destra (Santanchè). Ma soprattutto invita Alfano a «guadagnarsi l'autonomia necessaria per rilanciare il Pdl». Intanto certifica nero su bianco che per ora il segretario questa autonomia (svelato il mistero del famoso quid) non ce l'ha». Angelino però annuisce e promette il “rinnovamento pilotato”. Giorno deputato al redde rationem: stamane alle 10, ufficio di presidenza del partito. Magari l'ultimo, se Alfano segue i consigli della sua corrente di 40enni e spazza via, con i coordinatori, anche le loro forme di riunione. L'idea è mettere i suoi paletti per tenere insieme la baracca: rinnovamento della classe dirigente, regole per le primarie. E «pacchetto di fine legislatura» per far digerire agli elettori l'ultimo scorcio di governo Monti e lanciare la volata alle elezioni 2013. Ma il delfino avrà il coraggio di percorrere questa strada fino in fondo? E Berlusconi, di fronte all'ultimatum di rinunciare alla lista under 45 come reagirà? Un antipasto si è visto con la risposta alzo zero di Daniela Santanchè, sul Foglio di ieri: «Caro Renato, la linea di responsabilità è una truffa, io preferisco il popolo ai banchieri». Una lunga invettiva contro Monti, il rilancio dell'evasione Imu, la proposta di un referendum sull'euro. E la pasionaria milanese evoca proprio il parricidio: « Berlusconi (secondo Schifani) deve “emarginare e allontanare” chi non è d'accordo (incluso se stesso, se necessario)». Chiosa finale: «Questo non è antipolitica né “grillismo d'imitazione”: è partecipazione, rinnovamento, libertà. Molti la pensavano così nel '94, quando nacque Forza Italia. Io lo penso oggi». Le fazioni in campo sono chiare. E intanto tra gli azzurri è cominciata la conta. Con Schifani-Alfano (e quindi, implicitamente, contro la gestione e le intenzioni di Berlusconi) si schiera mezzo partito. Cicchitto: «Sarebbe un tragico errore smontare il Pdl. Evitare estremismi, liste improbabili e scissioni». E poi Lupi, Fitto, Rotondi, Formigoni, Napoli, la rediviva Polidori. Ma l'«operazione verità» è soprattutto quella di tenere dentro gli ex An. Che, al di là delle reclamizzatissime dichiarazioni di tornare all'antico e riunirsi con Storace, sanno che la separazione avrebbe rischi enormi. Infatti, ad eccezione di Matteoli, il gruppo dei “colonnelli” apre al «rinnovamento pilotato» del tandem Alfano-Schifani. Nel modo più significativo: frenando sul tasso di anti-montismo. La Russa, assicura non vogliono far cadere il governo «Abbiamo l'obiettivo, invece, di votare solo le norme che riteniamo giuste per l'Italia». Alemanno chiede «chiarezza» su riforme e programma di maggioranza ma «se partiamo a dire quanto deve durare il governo siamo fuori strada». Gasparri assicura che nella riunione parleranno «chiaro». Saltamartini e Landolfi auspicano «un confronto senza remore e ipocrisie» per rigenerarsi (sic) «attorno alla leadership autorevole e condivisa» di Angelino. Ma l'abbraccio della seconda carica dello Stato ad Angelino non convince tutti. Ne è esempio la vicenda degli under 40 azzurri: Crolla, Germanà, Formichella, Annagrazia Calabria e Nunzia De Girolamo negli ultimi tempi hanno deciso di «fare rete». Politica e mediatica. Uscite concordate (sull'Imu), sostegno reciproco sulle dichiarazioni. Persino un nome in comune: i «Giovani Deputati del Pdl». Quelli, insomma, leali ad Alfano ma che avrebbero più da perdere se il Pdl si trasformasse in una sorta di bad company (o contenitore delle cariatidi, per dirla alla Feltri) ma neppure vogliono finire nel listone delle «belle speranze» (tanto più dopo che il casting è stato affidato alla bella Maria Rosaria Rossi, la deputata-ombra di Silvio). L'asse però si è inceppato ieri, quando i «Giovani» hanno diffuso una nota per «uniformarsi al coraggioso invito» del presidente del Senato. De Girolamo dice secca: «Io non sottoscritto nessun comunicato a sostegno di Schifani. Stavo facendo un tracciato (la parlamentare è prossima al parto, ndr) e non ho parlato con nessuno». IL COMMENTO MICHELEPROSPERO «La chiamiamo festa, ma è una iniziativa politica. E per farla abbiamo scelto un luogo che parla da sé, con un concentrato simbolico fortissimo», annuncia il presidente nazionale dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia, Carlo Smuraglia. E di incontri e forum di carattere politico è ricco il programma della terza festa nazionale dell'Anpi, che quest'anno si svolgerà a Marzabotto dal 14 al 17 giugno. In quella terra di memoria dove in una settimana, nel ‘44, furono uccisi più di 700 civili, e dove da giovedì prossimo si attendono migliaia di persone, soprattutto tanti giovani, chiamati a raccolta intorno ai valori dell'antifascismo, della Costituzione e della democrazia. «La memoria batte nel cuore del futuro» è infatti il titolo scelto come manifesto della festa, e non solo di questa. «Rafforzare la memoria - insististe Carlo Smuraglia, che ieri a Roma ha presentato l'appuntamento insieme al sindaco di Marzabotto - è un processo di grande attualità. La storia ci ha dimostrato come nelle fasi di crisi il distacco dalla politica possa sfociare nell'autoritarismo. Nei primi del Novecento fu la crisi economica e sociale a portare alle grandi dittature. E quello che sta succedendo oggi in Slovacchia, così come i rigurgiti neonazisti in Grecia, sono un campanello d'allarme». Un tema, questo, che sarà al centro dell'appuntamento di Marzabotto con le iniziative organizzate per lanciare quella che l'Anpi vuole che diventi una grande campagna politica e culturale di contrasto ai rigurgiti di fascismo che si stanno manifestando anche nel nostro Paese. Questo insieme a una nuova riflessione su legalità e lotta alla mafia, affiancata alla richiesta di verità e giustizia per le vittime delle stragi nazifasciste in Italia. Con gli occhi puntati sull'udienza preliminare che si terrà il prossimo 15 giugno presso il tribunale militare di Roma per la strage di Cefalonia. Ben oltre 60 anni dopo. «Migliaia di vittime - ripete il presidente dell'Anpi - non hanno ancora ottenuto giustizia, i procedimenti giudiziari sono stati bloccati dall'occultamento di documenti. Naturalmente è difficile pensare ormai che i risarcimenti possano essere individuali, ma noi continuiamo a chiediere giustizia e vorremmo che fossero utilizzati per progetti utili alla comunità, per corsi di formazione». Ma la prossima quattro giorni (il programma è consultabile su www. festa.anpi.it) sarà anche l'occasione per parlare dei temi più attuali di politica interna. «Ultimamente in Parlamento c'è chi vuole il presidenzialismo e lo vuole far passare senza che nel Paese se ne parli o ci sia una vera discussione. A parte il fatto che in questo modo si sconvolgerebbe il nostro sistema, senza sapere bene come modificare i contrappesi costituzionali, ho l'impressione che più che altro questo sia un modo per non occuparsi della riforma elettorale. Noi non sentiamo l'esigenza del presidenzialismo, difendiamo l'architettura costruita attraverso la nostra Costituzione. Piuttosto occorre lavorare per cambiare il Porcellum», rilancia Smuraglia, che poi torna sulla data del 2 giugno e le polemiche annesse: «Parlamentari del Pdl propongono di accorpare la festività a quella del 25 aprile, ma è dimostrato come sia un luogo comune, usato in modo strumentale, dire che questo sarebbe utile all'economia. Mentre si tratta di festività sempre più sentite dalla gente». Il sindaco di Marzabotto Romano Franchi, intanto, si prepara ad accogliere, dentro la festa, anche un incontro con diversi sindaci dei centri terremotati dell'Emilia. L'Anpi: no al presidenzialismo, difendiamo la Carta Oggi resa dei conti all'ufficio di presidenza Il partito si conta: con il segretario mezzo partito compresi Schifani, Cicchitto e gli ex di An SEGUEDALLAPRIMA E lo fa proponendo uno sbocco politico all'esaurimento del partito personale, con la costruzione di un soggetto organizzato che tronchi con i richiami della foresta del populismo. Dall'altra si collocano le suggestioni di chi (Berlusconi) suggerisce ancora di giocare la carta dell'irregolarità permanente, con l'immaginario dell'antipolitica a cementare la proliferazione di liste civiche a conduzione personale-carismatica. È evidente che l'ipotesi di schivare le difficoltà strutturali dell'appannamento del capo con una alluvionale offerta di liste micropersonali nasce all'insegna della stanca conservazione dello schema di un duello tra due capi che si contendono il premio di maggioranza. Il «listismo» che oggi imperversa è un fenomeno scivoloso di autorappresentazione di ogni istanza (territoriale, culturale, economica) che può distruggere qualsiasi velleità di ricostruire un sistema politico di tipo europeo. La considerazione del vantaggio tattico, che potrebbe apportare l'apparentamento con un grappolo di liste civiche, andrebbe sempre congiunta alla valutazione del risvolto sistemico dell'accorgimento preso. L'inconveniente principale del «listismo» è quello di incoraggiare uno smembramento dal basso della funzionalità del governo parlamentare, di per sé malandato. Il listismo dal basso (dei beni comuni, della legalità, dei sindaci etc.) accentua la deflagrazione del Parlamento e quindi coopera con il listismo dall'alto sognato da Berlusconi per l'evocazione magica di una qualche soluzione presidenziale al disordine organico delle Camere. Se il Parlamento non raffredda l'autorappresentazione di ogni credenza con dei grandi soggetti politici organizzati, sfuma rapidamente la sua centralità sistemica. Una deriva assembleare con sigle monotematiche e cartelli personali è la morte sicura della rappresentanza. O il Parlamento trova da sé un ordine, e quindi ricostruisce attorno a grandi partiti le differenze di cultura esistenti nella società, oppure alla sua irrimediabile decadenza non c'è altra cura che il capo carismatico. Su questo gioco al deconsolidamento democratico punta il cavaliere. Il regime parlamentare non può convivere con la frantumazione, il sistema presidenziale invece (in apparenza) sì, perché soffoca la babele della rappresentanza con i muscoli della carica monocratica. La proliferazione di liste civiche auspicata da Berlusconi significa soltanto attestare che i partiti non riescono a contenere le spinte culturali nuove e quindi sono costretti ad appaltare ad altri soggetti l'intercettazione delle istanze di innovazione (di persone, di idee, di metodi, di obiettivi). Un listone unico (e non un partito grande) è nella cattiva tradizione del ventennio. Questa minestra riscaldata (tutti insieme in uno stesso simbolo al voto e poi subito in ordine sparso in aula) non introduce alcun antidoto ai fallimenti delle coalizioni spurie della seconda Repubblica. Un partito che si lascia affiancare da liste civiche amiche, e si rassegna a una cura dimagrante, introduce un elemento di criticità nella ineludibile ristrutturazione del sistema politico e non dà risposte credibili al timore che una coalizione di microliste eterogenee non sappia poi garantire la governabilità. Un partito più piccolo, attorno al quale ruota un arco ampio di alleati e di liste civiche d'area, vince (nel senso però che il voto elegge un qualche sindaco d'Italia) ma non risolve affatto l'enigma del ventennio, che reclama una trasparente spinta aggregativa sorretta da grandi partiti rinnovati. Regredire dallo stato di (potenziale) grande partito a quello di una lista (unica) o di collante di un drappello di liste civiche coordinate alla rinfusa rallenterebbe la ricostruzione di un sistema politico dal profilo europeo. Quale che sia la tecnica elettorale, un grande partito non deve mai rinunciare alla vocazione maggioritaria (ovviamente bene intesa, che non rinuncia ad alleanze credibili se necessarie) e al ripristino di legami vitali con specifiche porzioni della società. Ma a destra ci sono davvero le forze culturali per sorreggere un partito vero e per accantonare le sirene del populismo che preferisce estrarre dal cilindro delle offerte simboliche sempre ritoccate? . . . Presentata la festa: dal 14 al 17 giugno a Marzabotto Smuraglia: dobbiamo rafforzare la memoria Pdl, Alfano è tentato dal parricidio Il «listismo», malattia senile del berlusconismo FEDERICAFANTOZZI Twitter@Federicafan Silvio Berlusconi in aula alla Camera FOTO ANSA ALESSANDRARUBENNI ROMA venerdì 8 giugno 2012 11
«Non c'è abbastanza lavoro per tutti. Il punto è stabilire se pochi debbano lavorare molto o, come io auspicherei, molti debbano lavorare meno. Il resto è retorica». Ex segretario della Cisl, politico di lungo corso, Pierre Carniti si inserisce nel confronto animato su l'Unità dal nostro editoralista Nicola Cacace, che ha sollevato la questione dei tempi e della qualità del lavoro sollecitando sul tema soprattutto il governatore di Bankitalia Ignazio Visco. Lavorare di più o in più e (possibilmente) meglio? E come si concilia il fatto di dover lavorare più a lungo con quello, di cui sembrano preoccuparsi in tanti, di favorire l'occupazione dei giovani? Carniti, per lei la soluzione “lavorare meno,lavoraretutti”èsoloauspicabile,oanchenecessaria? «Non ne esiste un'altra, in una fase in cui, com'è evidente, il nostro sistema produttivo non è in grado di assicurare lavoro per tutti. È l'unica possibilità ed è indispensabile, sempre si voglia discutere seriamente di lavoro. Una riforma ineludibile, verso cui dovrebbero spingere politica, sindacati, mondo imprenditoriale, associazioni e organizzazioni di cittadini. Tutti, insomma. Non c'è solo la Francia con le 35 ore, c'è anche l'esempio della Germania: l'accordo generalizzato per le 32 ore fatto nel 2008 è stato uno degli elementi che l'ha aiutata ad uscire prima dalla crisi. E l'Olanda, una decina d'anni fa, accanto ad una tendenziale riduzione dell'orario, ha incentivato la diffusione del part-time, che è un altro modo per ottenere una più efficace ripartizione del lavoro». Chealtro fare? «Bisogna porre rimedio alla depressione della domanda interna. È chiaro che se l'80% dei prodotti è destinato al mercato interno, e 28 milioni di italiani hanno difficoltà economiche, come dice il ministro Passera, il problema c'è ed è enorme. Per affrontarlo, due sono i modi: o si diminuiscono le tasse sul lavoro, tra le più alte d'Europa, o si aumentano i salari, tra i più bassi d'Europa. Io preferisco la prima ipotesi, ma il governo non fa nulla né per l'una né per l'altra». Però ridurre l'orario significherebbe anche un salario inferiore, che non spingerebbecerto iconsumi. «In Germania si sono “consorziati”: una quota l'ha messa lo Stato, un'altra le imprese, e un'altra è arrivata con una piccola riduzione dei salari. Che è stata più che compensata dall'aver ampliato la platea dei lavoratori». CelivedeinItaliaStatoeimpreseadinvestiresoldi? «È una questione di priorità. Se l'occupazione è una questione drammatica, come io penso che sia, va affrontata. I soldi si devono trovare: dal recupero dell'evasione fiscale, da una politica di bilancio non restrittiva, i modi ci sono. Altrimenti, si continui pure con le chiacchiere. Certo, è l'impostazione che deve cambiare: abbiamo una crescita tra le più basse d'Europa, ma siamo anche gli unici che si propongono il pareggio di bilancio nel 2013. Rigore e crescita non stanno insieme, fanno un ossimoro». Ela riformadel lavoro,non servea nulla? «Quella, come anche la riforma delle pensioni, è stata fatta per accontentare l'establishment economico e politico interno e internazionale. E non sposta di una virgola l'attuale problema occupazionale. Anzi, l'allungamento dell'età pensionabile lo aggrava». Perchérestringe lo spazioper igiovani? «Chiaro. Questa riforma riduce di 100mila unità all'anno il turn-over. A meno di licenziare i più anziani». Riducendo l'orario, come la mettiamo con l'ormaimitica produttività? «Quella si misura su base oraria. Può essere uguale o anche più alta in 4 ore piuttosto che in 8. Ci sono margini di incremento della produttività notevoli, soprattutto nel comparto dei servizi». L'intervento, ieri sulle pagine de l'Unità ILCOMMENTO FRANCESCOBENIGNO «...Sul lavoraredi più,concordo con l'osservazioneche occorra soprattutto lavoraremeglio. Ciòè vero in particolare nel settore dei servizipubblici...lo siottiene anche riducendol'assenteismo, migliorando l'organizzazionee la mobilità, accrescendo la produttività...» L'INTERVISTA SEGUEDALLAPRIMA Ancora ieri, in una lettera aperta a Benedetto XVI pubblicata sul Giornale Cristiano Magdi Allam, ha criticato il Pontefice per aver ricevuto il premier italiano, definito la longa manus dei superpoteri finanziari europei. In questo Allam si trova in buona compagnia: estremisti di ambo gli schieramenti, come Renato Brunetta e Paolo Ferrero, hanno recentemente unito la loro voce a quella del leader del movimento dei Forconi, Mariano Ferro, a quella della Lega post-bossiana, e, ovviamente, a Grillo, nell'indicare nel gabinetto Monti «il governo dei poteri forti». In secondo luogo l'esternazione stupisce perché l'espressione «poteri forti» (che lo stesso Monti mesi fa considerava «fantasiosa e offensiva») è tra le più viete immagini della retorica politichese, buona in tutte le occasioni per cavarsi d'impaccio: usata da Berlusconi nel 1994 per spiegare la sua caduta, essa è stata ripetuta a ogni accadimento come fosse un mantra. Recentemente l'ha accampata Formigoni per scansare le accuse di vacanze a carico di amici faccendieri inquisiti e Pizzarotti, il nuovo sindaco di Parma con toni preoccupati, come fosse sott'assedio. E poi tutti coloro che, avvinti da complottismo vogliono evocare senza dire, far balenare senza svelare, additare senza precisare. Ogni retorica ha naturalmente una sua tradizione e quella populista non fa eccezione: sicché, volendo rovistare alla ricerca delle radici di questa formula si potrebbe ricordare l'uso strabordante e reiterato che ne ha fatto Marco Pannella e prima di lui il recentemente assai ricordato (e non a caso) Guglielmo Giannini, l'inventore de «l'uomo qualunque». E meglio ancora si potrebbe rammentare come espressioni simili fossero il piatto forte, nella Francia degli anni cinquanta, dei comizi oceanici del famoso Pierre Poujade, il leader della rivolta antifiscale, nazionalista e antisemita francese; un uomo politico su cui occorrerebbe fermare l'attenzione (anche qui in Italia) perché molti degli argomenti da lui elaborati allora, torneranno in seguito: il poujadismo anticiperà, tra l'altro, per molti tratti, il fenomeno del lepenismo e lo stesso Jean-Marie Le Pen, al di là della successiva presa di distanze, inizierà la sua carriera politica a seguito del cartolaio di Saint-Céré. Ma soprattutto, l'uso di questa espressione stupisce perché Mario Monti non è uso a parlare a vanvera. Viene così il sospetto che, usando un'espressione allusiva che in bocca a lui risulta improbabile e quasi comica, il leader non abbia voluto né imitare il colorito argomentare del suo predecessore, né sfidare il buon senso e, per così dire, épater les bourgeoises, né tanto meno accusare il mondo della finanza laica e massonica. Ma che invece egli abbia voluto così sottolineare i pericoli concreti che corre il governo (e quindi il Paese) a causa della tendenza di Confindustria a far prevalere gli interessi di parte su quelli generali, a sottovalutare la drammaticità della congiuntura e perciò quanto meno a sottostimare (se non addirittura a provocare) il rischio che, a forza di tirare troppo la corda, quest'ultima si spezzi. E cioè che il governo cada a seguito di un'imboscata senza rivendicazione di paternità oppure che prosegua stancamente, una navigazione di piccolo cabotaggio, impotente a emanare le sempre più necessarie riforme. Se fosse così, allora, al di là delle parole, il messaggio va raccolto. Invitando i presunti «poteri forti» a battere un colpo, a palesarsi e ad agire per il bene comune. Magari, retorica per retorica, per lanciare questo condivisibile campanello d'allarme, la prossima volta il premier potrebbe usare un'altra formula, anch'essa molto in voga nella Prima Repubblica e anch'essa assai abusata, ma almeno più pregnante: quella degli «opposti estremismi». Il presidente del Consiglio Mario Monti FOTO ANSA PierreCarniti co più di un'ora. E non sembra sufficiente nemmeno l'ipotesi della necessità di un ulteriore lavoro su un testo che comprende peraltro molti argomenti importanti, dal fondo per la crescita sostenibile al credito d'imposta per le assunzioni nella ricerca, dalle compensazioni dei crediti fiscali con l'Iva agli incentivi fiscali per i project bond, senza dimenticare le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie che dovrebbero essere aumentate dal 36 al 50%. Sul decreto Sviluppo ci si confronta ormai da settimane, con tanto di enfasi (improvvida?) posta sul provvedimento soprattutto dal ministro Passera. L'intoppo, se così si può chiamare, nasce dai paletti posti dalla Ragioneria dello Stato che non vede una copertura economica del provvedimento. Posizione forte anche perché trova terreno fertile in alcuni membri dell'esecutivo e nello stesso ministero dell'Economia, guidato, è bene ricordarlo, dal premier in persona. E non è certo un caso che nella serata di ieri si sia svolto un incontro tra Mario Monti e Corrado Passera, in un'atmosfera che non è azzardato definire tutt'altro che conviviale. Del resto l'irritazione del ministro dello Sviluppo Economico per la mancata copertura economica del provvedimento che sta portando avanti è ormai cosa nota. «SUBITOUNA FUMATABIANCA» Perché tanto tempo per il decreto sviluppo? - ha dichiarato Francesco Boccia, Coordinatore delle commissioni economiche del gruppo Pd alla Camera - Servono misure urgenti, le imprese attendono di sapere come potranno muoversi nel futuro, attendono decisioni sul credito d'imposta per la ricerca. È il provvedimento più difficile ma anche quello che può dare speranze. Aspettiamo la fumata bianca per il prossimo Consiglio dei ministri, come ha annunciato il ministro Giarda («Non ho visto contrasti sul decreto Sviluppo...». Altrimenti, visto che il tema è di fondamentale importanza, sarà bene che il presidente Monti prenda in mano la situazione per sbloccarla». Ancor più critico il capogruppo dell`Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario: «Il ministro Passera cosa sta a fare al governo? Quali iniziative ha preso? Pensa ancora di tenere ferme deleghe fondamentali come Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti? Gli italiani aspettavano da lui qualcosa di diverso. O no?». «Il lavoro va ripartito, così la Germania è uscita dalla crisi» LAURAMATTEUCCI lmatteucci@unita.it La retorica populista e la miopia delle classi dirigenti . . . Il primo ministro conosce bene le èlite economiche e la loro scarsa propensione all'interesse generale decreto bloccato IL GOVERNATORE Berlinoe ilpattoper le32 ore,sottoscrittodaStato, impresee lavoratori Lariformadellepensioni riduce il turn-overdi 100milaunitàall'anno . . . Oggi ancora un Cdm per decidere. Ma il testo originario è stato svuotato Non c'è copertura Visco: lavorare di più ma lavorare meglio Così diamo spazio ai giovani LALETTERA IGNAZIOVISCOLavorare di più o lavorare in più e me-glio? E come lasciare spazio ai giovani? Il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco risponde alle osservazioni che il nostro editorialista Nicola Cacace aveva fatto dopo il suo intervento in cui chiedeva di «lavorare di più, in più e più a lungo». CACACE P.3 Il Governatore di Bankitalia risponde alle nostre osservazioni sulla qualità del lavoro È necessario un equilibrio tra chi lavora e chi ha lasciato allungando la vita lavorativa. Ma non a scapito dei giovani. P.3 venerdì 8 giugno 2012 3
L'INTERVENTO MASSIMOLUCIANI Se Maroni sembra Bossi Una prova di forza. Con entrambi i contendenti stretti nell'angolo. «Vero - dicono fonti di palazzo Chigi - noi possiamo anche rischiare mettendo la fiducia sul disegno di legge sulla corruzione. Ma il Pdl se la sente di far cadere il governo su un provvedimento come l'anticorruzione urgente e voluto dalla maggior parte dei cittadini?». Lapalisse non avrebbe saputo fare un'equazione migliore. E più convincente. Il tavolo minato è ancora una volta la giustizia. Il governo balla sulla corruzione da un paio di settimane. E ieri mattina, prima di rinviare tutto a martedì prossimo dopo la sofferta approvazione dell'articolo 12 che va a toccare la “casta” delle toghe e alla fine di una mattinata frenetica e ricca di tensioni tra partiti ed esecutivo, è stato chiaro che l'unica via d'uscita per approvare il testo sarà chiedere il voto di fiducia. Una scelta che formalmente scontenta il Pdl («il governo deve assumersi le proprie responsabilità e non trincerarsi dietro l'ennesima fiducia» ha detto Enrico Costa) ma in realtà potrebbe aiutarlo a ricompattare vari correnti e svariati gruppi che hanno una voglia matta di far saltare tutto. E di andare a votare a ottobre. Leit motiv ieri in vari capannelli ieri in Transatlantico. Provocazioni, forse. Disperazione, tanta. È un fatto che il disegno di legge anticorruzione potrebbe essere un'ottima occasione. L'ultima speranza di andare avanti per le vie ordinarie crolla definitivamente ieri mattina. È in votazione l'articolo 12 relativo alle toghe fuori ruolo (che restano in magistratura pur svolgendo altre funzioni e in altre amministrazioni). È l'ultimo scoglio prima di affrontare l'articolo 10 - accantonato per l'impossibilità di trovare un accordo sulla eleggibilità di una persona condannata - e la parte penale, quella su cui le posizioni tra Pd e Pdl sono più distanti, e che introduce quei nuovi reati (l'induzione indebita a dare o promettere altre utilità che nasce dallo sdoppiamento della concussione; il traffico di influenze; la corruzione tra privati con importanti aumenti di pene e quindi di termini della prescrizione) che dovrebbero rendere più efficace la lotta a una piaga che mangia ogni anno circa 60 miliardi di euro. Che sottrae ricchezza e competitività al sistema paese. L'articolo 12, detto anche Giachetti dal nome del parlamentare Pd che lo ha fortemente voluto inserire in Commissione, prevede una stretta sulle toghe fuori ruolo: niente deroghe e limite massimo di dieci anni da dividere in due periodi di 5. Poi uno deve decidere se restare in magistratura o uscire. È una norma rivoluzionaria visto che coinvolge almeno 130 tra magistrati ordinari, amministrativi e contabili, avvocati e procuratore di stato che occupano ruoli chiave nella struttura dello Stato, ad esempio negli uffici del Quirinale così come del ministero della Giustizia o negli uffici legislativi dei vari ministeri, e che saranno costretti a scegliere quando la norma diventerà legge. Il ministro della Giustizia Paola Severino sa che gli effetti di questa norma possono assai complessi. Aiutata da un assist dell'Udc tenta una mediazione prevedendo deroghe per Corte Costituzionale, Parlamento e Quirinale. Ma non c'è nulla da fare. Il ministro Severino è costretto a fare marcia indietro. Passa la linea Giachetti che mette insieme l'insofferenza per il governo e per i magistrati. Una norma che in futuro potrà creare molti problemi. Per evitare altre tensioni sull'articolo 10 (ineleggibilità dei condannati, dopo il primo grado per Pd e Fli; solo con sentenza definitiva, puntano i piedi Udc e Pdl), il governo chiede una pausa. Fino a martedì appunto. Quando sarà, con ogni probabilità chiesta la fiducia. Cosa può cambiare da oggi a martedì? Nulla nel merito. Qualcosa negli schieramenti, soprattutto nel Pdl. Nella conferenza dei capigruppo di ieri le posizioni sono state chiare. «Se questa è la strada prescelta - avverte Dario Franceschini, capogruppo pd, alla fine della capigruppo - il maxiemendamento del governo non può cambiare di una virgola rispetto al testo base uscito dalla Commissione». Infastidito, sempre di più, Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl: «Questo metodo non ci piace, i problemi si risolvono con la dialettica parlamentare». Il ministro Severino, nel maxiemendamento, partirà dal testo della Commissione. Che, con l'emendamento Ferranti (pd), ha alzato le pene dei reati. Creando nei fatti una nuova maggioranza con l'Idv. E mandando sulle barricate il Pdl. Che alla fine, se costretto a votare questa ennesima fiducia, sarebbe il partito più costretto di altri a fare doppi e tripli passi indietro. Sulla corruzione. E sulla responsabilità civile dei magistrati in votazione al Senato e già corretta dal ministro. SEGUEDALLAPRIMA E che le stesse Camere siano chiamate a scegliere i migliori esclusivamente in base a criteri di “merito” o, per essere più precisi, di merito specifico, connesso alla non meno specifica esperienza nel settore di competenza dell'autorità. Non è così e non può esserlo. Se la legge ha affidato ad assemblee rappresentative una scelta relativa a persone, non lo ha fatto certo perché immaginava di aprire una procedura selettiva di tipo amministrativo, con tutte le garanzie formali e sostanziali che circondano vicende di questo tipo. Lo ha fatto perché ha ritenuto che il confronto parlamentare sia di per sé un modo per assicurare un contemperamento fra le varie sensibilità culturali e politiche e che proprio questo contemperamento sia una condizione del buon funzionamento delle istituzioni. Ciò detto, però, è chiaro che quando le Camere sono chiamate a scegliere dei tecnici, quando questi debbono esercitare funzioni di regolazione di settori delicati dell'attività economica e sociale, quando queste funzioni di regolazione debbono essere svolte in modo terzo e indipendente, la politique politicienne non può essere il solo orizzonte di riferimento. Se un elemento di fiducia latamente “politica” non può mancare, è pur sempre l'idoneità allo svolgimento delle funzioni che dovrebbe essere al centro della scelta, pena la diffusione del sospetto che le autorità indipendenti non solo siano poco “indipendenti”, ma anche poco “autorità”. Che fare, allora? Se la logica di procedure parlamentari di questo tipo non è quella del concorso, va da sé che il modello di soluzione che la stessa Costituzione ha imposto per il pubblico impiego non può essere adottato. Se, però, nemmeno il modello opposto della totale libertà della politica è ragionevole, la sola strada percorribile, mi sembra, è quella della trasparenza. Ottenerla non è difficile. Basterebbe affidare la titolarità dell'iniziativa della presentazione delle candidature ad un insieme chiuso di soggetti (ad esempio: un numero adeguato di parlamentari) e stabilire che si apra una procedura pubblica di audizione, nella quale, di fronte alle Camere, i candidati siano tenuti ad esporre la propria vicenda professionale e siano sottoposti ad un fuoco di fila di domande, volte ad accertare la loro preparazione, la loro indipendenza e - perché no? - la loro probità (e sono certo che non pochi di coloro che il Parlamento ha scelto sarebbero stati ben lieti di dimostrare in questo modo le proprie qualità). Scegliere un candidato asino che ha balbettato sciocchezze in sede di audizione si può sempre fare, certo, ma si dovrebbe essere pronti a pagare il relativo prezzo politico in termini di credibilità e di consenso. Il punto, allora, è proprio questo. Un sistema di questo genere funziona solo a condizione che l'opinione pubblica sia consapevole, informata e interessata e che i mezzi di informazione le diano gli strumenti per ragionare e valutare, senza limitarsi a cavalcare l'impetuosa, ma comoda, onda dell'antipolitica. E qui sta la difficoltà, perché nel nostro Paese non sempre l'opinione pubblica ha dimostrato di sapere incalzare e fustigare la politica, non sempre si è sottoposta alla fatica di agire, prima di lamentarsi. Una volta di più, i garanti dei diritti dei cittadini sono i cittadini: nessuna autorità indipendente, nessun tribunale costituzionale ci può salvare da una cattiva politica se ci addormentiamo e pensiamo che, tanto, c'è qualcun altro che può stare in trincea al posto nostro. ULTIMORA PAROLE POVERE «Spettri che si aggirano ancora a Palazzo Madama»: abusando di Shakespeare, è Maroni che parla. Sta riflettendo su quel che è successo a De Gregorio, salvato in extremis dall'arresto. Per Maroni, gli spettri sarebbero le anime della vecchia Dc, responsabili, secondo la sua volontà, del giallo che ha tolto il senatore dalle peste. Maroni è lì che fa conti coi voti, vuole dimostrare che i suoi non sarebbero stati, nel caso, determinanti. Infatti, aveva chiesto anche lui il voto palese, come il Pd. No che non è vero: a quel doroteo col fazzoletto verde andava bene così, un bel voto al buio. Intanto, doveva parare un altro colpo: l'attacco (pretestuoso?) a Formigoni sottoscritto dalla sinistra. Qui Maroni è andato liscio: ha impedito che fosse costretto a gettare la spugna, e se ne vanta. Ma sta ancora lì a fiutare «spettri» dc. Torto non ha: solo che dovrebbe annusarsi l'anima e scoprirebbe che se c'è ancora un vecchio dc in attività è proprio lui, il nuovo che avanza, il padre della nuova Lega. Bossi è commosso: ogni volta che verifica come la biecaggine del suo “ragazzo” gli rammenti la sua, gli vengono le lacrime agli occhi. Ma chi li voterà? Non i poveri leghisti e la base dc non è nemmeno più un ricordo. POLITICA Anticorruzione Stop alle toghe fuori ruolo Governo costretto al passo indietro sulla norma relativa alle toghe con incarichi esterni Severino prende tempo Martedì la fiducia CLAUDIAFUSANI ROMA AgCom, era meglio un'audizione pubblica dei candidatiVertice Monti-Passera aPalazzoChigi sullenomineRai C'èanche il temadelle nominedi vialeMazzinial centro dell'incontro chesi è tenuto ieri a tarda serataa palazzoChigi tra ilpremier Mario Montie alcuni ministri, tra cui CorradoPassera, VittorioGrilli e PaolaSeverino. Èquantoriferiscono fontigovernative. Delle nominedelle Authoritye diquelle della Rai sene dovrebbeparlareoggi inConsiglio deiministri. Sidovrebbe infatti tenere intornoall'ora di pranzouna nuovariunione: i titolarideidicasteri sarebberogià stati allertati, anche se laconvocazione non è perora accompagnatada unordine del giorno. Fontidell'esecutivospiegano che nella riunionesi dovrebbeprocedere anomine,e chenon verranno affrontatinè ildecretosvilupponè il provvedimentosulmeritoscolastico, entrambialleprese con iproblemi di coperturasollevati dalministero dell'Economia. TONIJOP . . . Il maxiemendamento del governo sulla base del testo uscito dalla commissione . . . Previste pene più alte Il Pdl in fibrillazione Cicchitto infastidito: «Il metodo non ci piace» Il ministro della Giustizia, Severino FOTO ANSA 10 venerdì 8 giugno 2012
FRANCESCADESANCTIS fdesanctis@unita.it WEEKEND TEATRO TUTTO È GLOBALE, MENO IL TEATRO, SOSTENGONO I SOLONI.CONVINTOALCONTRARIOCHEANCHELÌSIAPOSSIBILE RINTRACCIARE non solo un linguaggio comune ma anche una comune volontà di «fare rete» pur nella diversità degli stili, degli ambiti di ricerca e delle lingue, il Festival delle Colline torinesi continua a cercare dentro un universo teatrale estremamente variegato quella spinta all'affermazione di una tensione collettiva che nella scena della creazione contemporanea fa la differenza. Ed è proprio questa differenza che mette a confronto i gruppi italiani invitati quest'anno dalla Raffaello Sanzio ai Motus, da Ricci Forte al Teatro dell'Elfo con quelli d'oltralpe, scelti sempre nell'ottica di una «discontinuità» creativa. L'edizione 2012 del Festival che coinvolge luoghi diversi non solo a Torino ma anche in regione e perfino un luogo privato dove ormai da anni Cuocolo- Bosetti, antesignani del cosiddetto teatro d'appartamento, si raccontano nella realtà segreta della loro casa di Vercelli, fin dall'apertura ha mostrato i due volti della rassegna attraverso il teatro di parola poetico, ma legato sempre alla realtà, di Spiro Scimone e di Francesco Sframeli (i loro spettacoli sono di scena in mezzo mondo) al lavoro di quella parte della Raffaello Sanzio guidata da Claudia Castellucci che da tempo lavora sul rapporto fra musica e movimento in simbiosi con il musicista americano Scott Gibbon. Giù testo di Spiro Scimone, regia di Francesco Sframeli, che lo interpretano con Salvatore Arena e Gianluca Casale, fin dall'inizio si impone con un'immagine molto forte: un enorme cesso, sproporzionato rispetto alla stanza in cui un uomo si prepara per la sua giornata. Il grande water bianco in realtà è il rifugio di quelli che hanno perso il diritto di parola: lì, da quell'inferno beckettiano dove i personaggi stano chiusi, appare il figlio dell'uomo che si sta facendo toeletta per rivelargli la sua incapacità a vivere in un mondo dominato dall'ingiustizia e dall'indifferenza. Ma quel cesso contiene gente che può parlare solamente mostrandosi al bordo del grande cesso-mondo: tocca al padre aiutarli. Ecco don Carlo un prete che non ha avuto coraggio di porre fine agli abusi di cui era vittima il Sagrestano che sa imitare come pochi i miagolii di tanti gatti diversi, costretto da un prete/ orco a fare il gatto in amore e che solo venuto su dal cesso ha il coraggio di denunciare tutto e c'è il povero cristo Ugo che canta sotto il ponte per non perdere la propria dignità. Alla fine nel cesso si getterà anche il padre, sconfitto, tirando lo sciacquone… Uno spettacolo lucido e impietoso in cui la denuncia, il dramma si mescolano all'ironia e alla comicità, scritto, messo in scena e recitato con misura e forza rare. In un ambito del tutto diverso Claudia Castellucci in La seconda Neanderthal si interroga e interroga i suoi bravi attori-danzatori sulla possibilità della sopravvivenza di una specie del tutto particolare, quella degli artisti, pronunciando le uniche parole di tutta la performance: che fai, pittore, rinunci? In scena, infatti, c'è un pittore con tanto di cappello, tavolozza e pennello che sull'onda ipnotica della musica di Gibbon, partito da Lesacreduprintemps di Stravinskij, per approdare a una creazione del tutto autonoma, traccia cerchi per terra. Facendo un parallelo con gli uomini di Neanderthal che sono scomparsi per mancanza di discendenza lo spettacolo si interroga sulla sopravvivenza possibile o no dell'arte, che pare condannata se resta chiusa in se stessa come del resto fa il pittore-Narciso affascinato dalla propria immagine. La realtà, la vita entrano con forza attraverso alcuni personaggi vestiti di nero, dai larghi cappelli che ricreano un mondo naturale dove riconosci i movimenti degli animali, di un intero universo per il pittore sempre più attirante ed estraneo. Un'ideale caverna platonica, immaginaria, spiazzante e affascinante. LA STORIA È AVVINCENTE. NIENTE DA DIRE. D'ALTRA PARTE QUANTE DONNE POSSONO VANTARE UNAVITA COMELASUA? Nessuna. A soli 26 anni fu eletta parlamentare, contribuì a far nascere la nostra Costituzione essendo parte della “Commissione dei 75”, fu la prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera e la compagna «scomoda» di Palmiro Togliatti. Eh sì, Nilde Iotti fu una donna tenace e determinata, intelligente e coraggiosa. A lei è dedicato il libro di Sergio Claudio Perroni, Leonilde. Storia di una donna normale (Bompiani 2010) al quale si è ispirato Roberto Andò per la regia del suo spettacolo - Leonilde, appunto - in scena fino a domenica al Teatro India (produzione Teatro Stabile di Catania). Ad indossare i panni di Leonilde - «sembra un nome di battaglia!» le dice un partigiano - è un'attrice che ama le sfide e si cala nel personaggio lasciandosi accerchiare solo dai pochi oggetti che hanno fatto parte della sua vita e, sullo sfondo, dalle sedie sospese che alludono al Parlamento. Lei è Michela Cescon e affida alla sua voce il compito di narrarci una storia che ci riguarda da vicino. O meglio «la Storia», ovvero il fascismo, la seconda guerra mondiale, la Resistenza, la Costituzione italiana, i diritti delle donne. Pubblico e provato si intrecciano in questa narrazione fatta di parole dette a bassa voce, di suoni e di canzoni emozionanti come solo Bella Ciao può essere... Ma è soprattutto l'aspetto più intimo di Nilde Iotti a venire a galla: l'infanzia in una famiglia cattolica, i suoi anni di formazione all'università, la maturazione delle idee, la relazione con Togliatti (era un uomo sposato...) , tanto osteggiata dal partito, il loro amore vissuto clandestinamente con la valigia sempre pronta e poi Marisa, la bambina avuta in affidamento. Troppo per l'Italia bigotta di allora. PUBBLICOE PRIVATO Ma di fronte alle difficoltà lei ha sempre combattuto, lottato. Fu dopo la morte di Togliatti che riuscì ad emergere e ad ottenere quel riconoscimento che nonostante tutto tardava ad arrivare. Certo, realtà e finzione qui si fondono e probabilmente certe frasi in cui Leonilde rivendica ciò che ha fatto e realizzato nel corso della sua vita la vera Nilde Iotti non le avrebbe mai pronunciate, ma lo spettacolo regala squarci di vita di una donna che merita di essere ricordata e forse - nonostante la regia di Andò non abbastanza convincente - può essere lo spunto di riflessione per quel vuoto politico che non abbiamo saputo colmare dopo la dipartita dalle nostre madri e dai nostri padri costituenti. Nelmondo senzaparole ScimoneeSframeli: inscena ungrandewaterbianco ClaudiaCastellucci interroga, invece, i suoiattori-danzatori sullapossibilitàdella sopravvivenzadiunaspecie, quelladegliartisti MARIAGRAZIA GREGORI TORINO Da«Giù» di ScimoneSframeli FOTO DI ANDREA COCLIDE ELeonildecantasussurrando«Bellaciao» LavitadiNilde IottiPassionipoliticheepersonali si intreccianonelmonologo interpretatodaMichelaCescon MichelaCescon in«Leonilde»diSergio Claudio Perroni, regiadiRoberto Andò(Teatro India, Roma, finoa domenica) LEPRIME Teatrodi ricerca eteatro socialecon 9 spettacoli, apertodomanipresso l'ex ospedalepsichiatricodiRacconigidalla «Crociatadei bambini»da Schobper la regiadiGamna.Altri lavoriospiti firmatida Sieni,Babilonia Teatri,Calamaro (nella foto). LAFABBRICADELLE IDEE rassegnaacura diVincenzoGamna eMarcoPautasso Racconigi,dal9 al30 giugno 35compagnie e40 spettacoliper ilbreve ma intenso festivaldiretto da Fabrizio Gavostocheapre con il Circo di Lorca degli italianiCirkoVertigo ispiratoalle surreali rime delpoeta. Inoltre, spettacoli di teatro distrada, di figura, danza urbana. MIRABILIA festivaldicircoeperforming arts conCirko Vertigo,Les Baigneurse altri Fossano(Cuneo),dal 13al 17giugno Toccaal coreografo toscano -peraltro gettonatissimo in tutti i festival - l'onoree l'oneredi aprire la BiennaleDanza accanto aldirettore Ismael Ivo.Lo fa con uno spettacolo in linea con lesueultime ricerche meta-gestuali.Tra corpo,senso e filosofia. Deanima coreografiadiVirgilioSieni con la compagnia VirgilioSieni Venezia,Piccolo Arsenaleda oggial 10 giugno U: 22 venerdì 8 giugno 2012
L'INTERVISTA Stavolta Renzi sarà in direzione: «Pronto a lanciare la sfida» Primarie di partito o di coalizione? Secondo Salvatore Vassallo, deputato e tra i padri dello statuto Pd, per decidere occorre partire dallo statuto vigente, e riflettere su «eventuali modifiche o deroghe da votare all'assemblea nazionale». Perché, ad oggi, un dato è chiaro: «Secondo lo statuto vigente, in caso di primarie di coalizione per il candidato premier, non ci possono essere altri candidati Pd oltre al segretario». Dunque,controVendola,potrebbecorrere solo Bersani e non, eventualmente, MatteoRenzi? «Certamente, Bersani potrebbe candidarsi in quanto segretario in carica e vincitore delle primarie del 2009. E nessun'altro». Chefare perconsentire aRenzi, oaltri,di partecipare? «Serve una modifica allo statuto o una deroga, da votare in assemblea con un quorum prestabilito, che è la maggioranza assoluta dei 1000 delegati». Se passasse la deroga, quanti iscritti Pd potrebberopartecipare? «Bisogna ragionare seriamente su questo punto, per evitare una proliferazione di candidati del Pd. Nelle primarie locali ci sono dei quorum da raggiungere. Faccio un esempio: per i sindaci, gli aspiranti devono raccogliere il 35% delle firme dei delegati all'assemblea comunale del Pd, oppure il 20% degli iscritti di quel territorio». DunqueRenzidovrebberaccoglierelefirmedel35%deidelegatiall'assembleanazionaledelPd o il20%degli iscritti? «Sono soglie molto alte su base nazionale. Diciamo che si potrebbero abbassare. Ma il principio resta valido». Ein casodi primariedipartito? «Sono già regolate, perché si tratterebbe di un congresso anticipato. Il congresso Pd si articola su due livelli: prima il voto degli iscritti, poi il passaggio delle primarie. Al secondo turno, come è accaduto nel 2009, passano i primi tre arrivati, purché abbiamo superato il 5% nei voti degli iscritti, e comunque tutti i candidati che superano il 15%». Unmeccanismoun po' farraginoso... «Quando elaborammo lo statuto si era ragionato molto sull'ipotesi di ammettere al secondo turno solo i primi due. Forse è opportuno riaprire la discussione». Meglioprimariedipartitoodicoalizione? «Da un punto di vista formale Bersani ha piena legittimazione sia per fare il candidato premier, nel caso in cui il Pd corresse da solo o decidesse di scegliere i propri alleati dando per scontata la propria leadership, sia per correre come candidato unico alle primarie di coalizione. Ma, visto che la sua elezione risale al 2009, può decidere che quella legittimazione deve essere rilanciata da una nuova investitura popolare. Qui si pone una scelta tutta politica: rifare il congresso significa rilanciare la vocazione maggioritaria, scegliere la strategia e le alleanze del Pd dentro il congresso e un candidato che interpreti la linea più votata. Viceversa, le primarie di coalizione presuppongono che la scelta delle alleanze sia fatta prima. È chiaro che il nostro statuto è stato scritto in una fase in cui era forte la vocazione maggioritaria, per questo si decise di far coincidere il leader con il candidato premier». ÈpossibilefareprimaleprimariedelPde poiquelledicoalizione? «Da un punto di vista formale sì, ma mi pare un percorso molto accidentato, probabilmente insostenibile. Sarebbe più opportuno fare una scelta tra i due modelli, consapevoli che hanno entrambi pregi e difetti, e che si tratta anche di una scelta su che tipo di Pd vogliamo». La proposta di un patto dei riformisti per la ricostruzione del Paese, un appello a forze moderate, movimenti, associazioni, personalità del mondo della cultura e dell'impresa a scrivere insieme l'agenda con cui andare alle elezioni del 2013. Ma questo, nell'intervento con cui oggi Pier Luigi Bersani aprirà la Direzione del Pd, arriverà dopo un ragionamento suI ruolo dell'Europa nella gestione della crisi, dopo aver ribadito la lealtà nei confronti del governo Monti, che deve però approvare subito le misure necessarie a far ripartire l'economia italiana, dopo aver risposto ad Angelino Alfano sulla possibilità di approvare entro i prossimi venti giorni una nuova legge elettorale. E in coda a tutto questo, e dopo aver anche ricordato che il Pd è «il perno» di ogni possibile alleanza di governo, arriverà la candidatura alla premiership, compresa l'apertura all'ipotesi di primarie aperte nel caso (auspicato) ci siano altri contendenti. LEGGEELETTORALE,SFIDA ALPDL L'appuntamento di oggi, racconta chi ha letto l'intervento con cui il segretario aprirà il confronto col resto del gruppo dirigente del Pd, segnerà un importante punto di svolta. Perché Bersani lancerà un appello «largo» a forze progressiste ma anche moderate, a partiti ma anche associazioni, affinché stringano con i Democratici un «patto per la ricostruzione» che avrà come data di inizio la primavera 2013 e che dovrà poi essere mantenuto per l'intera prossima legislatura («che dovrà essere costituente»). Ma anche perché - al di là dei ragionamenti sull'emergenza economica e su ciò che l'Europa e il nostro governo dovrebbero fare per superarla - Bersani chiederà ai vertici del suo partito un mandato forte a verificare la possibilità di approvare entro le prossime tre settimane una nuova legge elettorale. Il leader dei Democratici vuole rispondere ad Alfano, che ha proposto «un accordo» per superare il Porcellum «entro il terzo venerdì dalla Direzione del Pd». Bersani sottolineerà che ogni confronto dovrà avvenire in Parlamento, che il Pd è per il doppio turno di collegio ma è disponibile a discutere altri modelli di voto, purché siano fissati precisi paletti: che sia assicurata agli elettori la facoltà di scegliere i parlamentari e che sia garantita la governabilità. Ma la sfida al Pdl sarà duplice, perché da troppo tempo vanno in scena veti, tatticismi, diversivi: è il caso della proposta di approvare una riforma istituzionale che introduca il semipresidenzialismo, a cui far seguire poi una riforma elettorale che porti al doppio turno. Per Bersani non si può però cambiare forma di governo attraverso un emendamento, non ci sono le condizioni per modificare una ventina di articoli della Costituzione in pochi mesi. Se nei giorni scorsi un gruppetto di senatori Pd (Marco Follini, Giorgio Tonini, Enrico Morando, Umberto Ranieri) aveva proposto di confrontarsi con la proposta di Berlusconi, Bersani oggi chiederà ai vertici del partito un pronunciamento che ponga fine a una simile discussione prima ancora che il dibattito in Aula entri nel vivo. Se superare il Porcellum è d'obbligo, sarebbe però per Bersani un errore impegnare il Parlamento in un dibattito che non approderebbe a niente (mentre una riforma in chiave semipresidenzialista potrebbe essere affrontata con profitto nella prossima legislatura) e che distoglierebbe l'attenzione dai problemi reali. L'Italia è tutt'altro che uscita dalla crisi, e sarà soprattutto su questo che il leader del Pd insisterà nell'intervento con cui oggi aprirà i lavori della Direzione. ILRUOLODELL'EUROPA EMONTI Il ragionamento partirà dal ruolo che può e deve avere l'Europa nella gestione della crisi e si concentrerà sulle proposte avanzate dai progressisti europei (dagli Eurobond alla tassazione sulle transazioni finanziarie), sulla necessità di prendere decisioni vincolanti al vertice di Bruxelles di fine mese e su ciò che il nostro governo può fare per lavorare insieme agli altri partner e convincere chi, come la Germania, ancora mostra resistenze a correggere la rotta. Allo stesso Monti oggi Bersani chiederà di accelerare sulle misure necessarie a far ripartire l'economia italiana (politiche industriali ma anche deroghe al patto di stabilità interna con i Comuni) e di fare bene attenzione a non prendere decisioni che rischierebbero di favorire anziché contrastare la recessione (l'ipotesi di un aumento dell'Iva non viene affatto visto di buon occhio dal leader del Pd, che teme un ulteriore calo dei consumi se in autunno dovesse essere adottata una simile misura). Al governo guidato da Monti, però, Bersani ribadirà l'assoluta lealtà del Pd. Perché con Monti ha siglato un «patto» a cui non intende venir meno. Ma anche perché nei prossimi mesi, con i rischi che corre l'Euro e quel che sta attraversando l'Unione, in primis con i casi della Grecia e della Spagna, l'Italia ha bisogno di «stabilità» e sarebbe un grave errore «accendere altri fuochi». Vedere Matteo Renzi alla direzio-ne nazionale del Pd è un eventoraro, non è proprio un habituè (con quella di oggi è la terza volta che ci va da quando è sindaco di Firenze). Ma quella odierna ha un peso particolare, perché il segretario nazionale Pier Luigi Bersani dovrebbe annunciare le primarie a metà ottobre, non è ancora chiaro se saranno di partito o di coalizione, ma per Renzi che negli ultimi mesi ha martellato il partito con una forsennata campagna mediatica sulla necessità di farle per la scelta del candidato premier è sicuramente un‘occasione da non perdere. E non la perderà, anche se ritiene che il posto giusto per il lancio delle primarie è l'assemblea nazionale di luglio. «Il sindaco di Firenze? Solo se cambia lo statuto» Alla direzione di oggi il segretario del Pd punterà sull'Europa e sulla sfida al Pdl Appello «per la ricostruzione» a progressisti e moderati Premiership? «Ci sono» SalvatoreVassallo . . . Bersani chiederà un mandato per approvare entro tre settimane una nuova legge elettorale . . . Stop ai diversivi, ai veti e alle manovre per il presidenzialismo: non si fa con un emendamento ANDREACARUGATI ROMA ILCENTROSINISTRA SIMONECOLLINI ROMA Bersani: alle urne nel 2013 col patto dei riformisti «Perconsentireadaltri esponentiPdoltre alsegretariodipartecipare alleprimariedicoalizione occorreunaderogada approvare inassemblea» Il sindacodiFirenze preferirebbe leprimariedi partitomaaccetteràanche quelleallargatepernon daresegnididebolezza Intantoprepara lasquadra IL RETROSCENA OSVALDOSABATO osabato@unita.it 4 venerdì 8 giugno 2012
FLAVIAMATITTI CHI NON RICORDA LA MITICA COVER DI BORN IN THE USA, DOVE SU UNO SFONDO A STRISCE BIANCHE E ROSSE RISALTAVA il «lato b» di Bruce Springsteen fasciato nei jeans? La forza rivoluzionaria di quella foto, scattata nel 1984, stava appunto nella semplicità con cui gli stereotipi maschili della donna-oggetto venivano ribaltati a favore di un immaginario erotico femminile, fino ad allora ignorato. E certo non appare un caso che questa immagine, nota a tutti grazie alla popolarità dell'album del Boss, sia stata realizzata proprio da una donna. La cover è infatti opera della celebre fotografa americana Annie Leibovitz, autrice fra l'altro di quella foto struggente che ritrae John Lennon nudo, avvinghiato a Yoko Ono, eseguita appena poche ore prima che Lennon venisse ucciso. Ma nonostante la grande diffusione che certe immagini hanno avuto grazie alle copertine di dischi, generalmente non si presta molta attenzione a chi le abbia realizzate. Ora tuttavia a richiamare per la prima volta l'interesse sul rapporto tra cover e fotografia d'autore interviene una bellissima esposizione dal titolo «Grandi fotografi a 33 giri» (fino al 29/06; catalogo Postcart), allestita a Roma, negli spazi dell'Auditorium Arte, per la cura di Raffaella Perna, storica dell'arte ed esperta di fotografia, già curatrice nel 2010, sempre all'Auditorium, di una mostra dedicata alle copertine di dischi realizzate da artisti. Attraverso una selezione di circa 150 dischi in vinile l'attuale rassegna ripercorre la storia delle copertine realizzate dai grandi maestri della fotografia dagli anni '50 a oggi. Tutte le cover esposte provengono dalla collezione del gallerista romano Stefano Dello Schiavo, che possiede una delle più grandi raccolte di copertine d'autore in Europa. «Il pezzo più raro tra quelli esposti – racconta – è la cover dell'album Take this Hammer con la foto di Leadbelly scattata da Berenice Abbott. È del 1950 quando i dischi vendevano pochissimo, per di più è di musica nera, un genere che allora aveva un mercato assai scarso. L'ho comprato da un collezionista americano. Un pezzo così vale circa 4-500 euro, ma di solito le copertine costano al massimo qualche centinaio di euro. A me interessano soprattutto come veicolo di comunicazione in grado di incidere sulla cultura visiva delle masse». In mostra vi sono le straordinarie cover di Lee Friedlander, che con i suoi primi piani di John Coltrane, Ray Charles, Miles Davis ha contribuito a formare l'immaginario visivo del jazz, così come ha fatto Irving Penn con l'eccezionale primissimo piano di Miles Davis per l'album Tutu (1986). Oppure in ambito rock colpisce la geniale cover ideata nel 1964 da Andy Warhol per l'album d'esordio di John Wallowitch. Invece di puntare sul carattere individuale del personaggio Warhol ne ha esaltato l'anonimato, tramite un montaggio seriale di foto prive del volto, realizzate con la cabina Photomatic. Un fascino davvero magnetico sprigiona dalle copertine realizzate da Robert Mapplethorpe per l'amica Patti Smith, in particolare, quell'enigmatica foto per l'album Wave (1979), dove la cantante e poetessa rock è ritratta con due colombe in mano mentre ci fissa con gli occhi spalancati. In ambito rock restano memorabili anche le singolari cover degli U2 e dei Depeche Mode create da Anton Corbijn. Ma altrettanto ricche di mistero appaiono le copertine ideate da Nobuyoshi Araki per Björk. Vi sono poi numerosi fotografi di moda, tra cui Richard Avedon e Helmut Newton, che sempre più spesso vengono chiamati a realizzare immagini per le star del panorama musicale, senza contare il successo riscosso dall'estetica postmoderna di autori come David LaChapelle o Pierre & Gilles. Nel contesto italiano si va dalle copertine di Luigi Veronesi per Renato Carosone degli anni '50, a Franco Fontana, Scianna, Oliviero Toscani. Soprattutto però affascinano le cover del grande Luigi Ghirri, autore fra l'altro di un intenso ritratto di Lucio Dalla per l'album Bugie (1986). Vediamo in mostra una selezione delle 50 cover di musica classica realizzate per la Rca scegliendo tra le sue fotografie: «A un certo punto – rifletteva Ghirri – è la musica, anzi, un'idea della musica, a suggerire l'immagine». LAMOSTRA Tutte lecover della nostra vita DaBruceaDallagli scatti piùcelebridellamusica Alcunedelle copertine inmostra aRoma U: «Grandi fotografia33giri»Unaselezionedicirca150dischi invinileripercorre lastoriadellecopertinerealizzatedaigrandimaestridella fotografiadaglianni50aoggi:AnnieLeibovitz,LeeFriedlander,BereniceAbbott... GRANDIFOTOGRAFI A 33GIRI acura diRaffaella Perna Roma,AuditoriumArte (ingresso libero) Finoal29 giugno 2012Catalogo Postcart WEEKEND : Torna«Lacaricadei 101», ilnuovodiscodiGiovannaPessieSusanna Wallumrød, ilFestivaldelleCollinetorinesi, lamostra«Addioanni70»aMilano, daoggi in libreria il romanzodiCamilleri«Una lamadi luce» P. 20-24 venerdì 8 giugno 2012 19
Gli occhi chiusi e le mani giunte nella bara non rendono giustizia a una donna che per tutta la vita è stata una militante e ha cercato di scoprire chi fossero i mandanti dell'omicidio del figlio, ucciso davanti ai suoi occhi nel 1980, a soli 19 anni. A prendere in giro la morte allora c'è una sua gigantografia che la ritrae con un cappellino alla francese mentre fuma irriverente una sigaretta e guarda nell'obiettivo. E dietro la bara il ritratto, a tutta parete, di Valerio, del suo Valerio. Se ne va così, tra pugni alzati e lacrime, Carla Verbano. A centinaia l'hanno salutata ieri nella palestra che porta il nome del figlio, ucciso da un commando di estremisti di destra nel 1980, nel quartiere Tufello. Chi le lascia una rosa, chi un mazzolino di fiori da campo, chi una lettera. Ma soprattutto sono in tanti ad andare ad accarezzare il suo viso, quasi tutti giovani, quei giovani che lei non si è mai stancata di incontrare, quelli con i quali chattava anche a 88 anni, quelli che parlavano con lei di politica, quelli che oggi dicono di aver perso “una mamma”. Sono venuti perfino i No Tav della Val Di Susa per portare uno striscione di addio, dolcemente e rispettosamente appoggiato sulla bara, e persino i comitati contro le discariche a Napoli. È venuto il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti: «Ora sta a noi continuare a impegnarci per la verità e la giustizia, così come ha fatto per tanti anni una donna coraggiosa come lei». Assenti, come avevano chiesto dalla Palestra popolare, il sindaco Gianni Alemanno e la presidente della Regione Lazio Renata Polverini. Aveva un carattere tutto particolare Carla, «si sorprendeva della cattiveria altrui ed era pronta a sgridarci, anche in maniera accesa, se i nostri toni si alzavano troppo», ricorda un suo giovane amico. Dopo gli aneddoti raccontati da chi l'ha frequentata tutta una vita o da chi l'ha solo incrociata arriva un'ultima voce, spezzata dal dolore: «Adesso chiuderanno la bara, chi non se la sente di stare dentro esca pure». Ma nessuno ha lasciato sola Carla, e tutti insieme hanno applaudito forte per coprire il rumore metallico del trapano. Sulle note di “Smoke get in your eyes” la bara, coperta solo dalla corona di gerbere rossè, è stata portata per un improvvisato corteo accompagnato dalle note di “Bella Ciao”. Direzione il cimitero di Prima Porta per questa piccola grande donna che non ha avuto nemmeno la soddisfazione di conoscere i nomi degli assassini di suo figlio. Sarà cremata e, come era suo desiderio, le sue ceneri saranno disperse in un posto segreto. Un posto che ricordava a Carla la vita felice con il marito Sardo e il figlio Valerio, felice prima di quel maledetto giorno di febbraio del 1980. La scuola prende il largo. Non è la riforma sul merito lanciata tra le polemiche dal ministro Profumo, ma la seconda edizione de «Il mare che unisce», che dal 3 settembre al 9 ottobre porterà in barca, da Trieste a Genova, 300 studenti di 50 scuole italiane in una serie di crociere studio, ciascuna di quattro giorni e tre notti. L'idea nata lo scorso anno all'interno delle celebrazioni per il 150esimo dell'Unità d'Italia, ha questa volta un obiettivo in più: fare della vela uno sport aperto a tutti, come avviene in altri Paesi pur in condizioni atmosferiche meno favorevoli. È il caso dell'Inghilterra, della Danimarca e naturalmente della Francia, compresa quella sulla costa atlantica, dove il turismo nautico è pensato e organizzato a misura di famiglia e dove la vela non è considerata come uno sport elitario e per soli ricchi. Lo confermano il grande successo della Travemunde Woke o della settimana di Kiel, regate di livello internazionale ma che vengono vissute, in Germania, come autentiche feste della vela, con grande partecipazione della popolazione a terra. Nonostante il clima e i 7458 chilometri di coste, l'Italia non è, ancora, un Paese di mare e di vela: su 60 milioni di abitanti, solo 1,2 vanno a vela, solamente 60mila in windsurf e appena 5mila con il kite. Eppure il nostro Paese ha espresso alcuni dei più grandi talenti agonistici: dal mitico Agostino Straulino a Giorgio Gorla ai fratelli Chieffi ad Alessandra Sensini, vincitori di medaglie olimpiche e titoli mondiali. Ogni anno sono molti gli azzurri ai vertici delle classifiche internazionali, come Andea Bonezzi, sette volte campione mondiale Contender. Per cambiare l'immagine della vela (e portarla a livelli europei di diffusione) la Federazione italiana vela ha deciso di aprirsi nuovamente ai giovani, come fece con successo negli anni Settanta con le Scuole Olimpia che offrivano corsi a prezzi estremamente ridotti a ragazzi dai 6 ai 13 anni. Il mare che unisce va proprio con questa ambizione, per «riportare i ragazzi di oggi, adulti di domani, a contatto con il vento e con il mare», spiega Glauco Briante, vicepresidente della Fiv. Così, assieme al ministero dell'Istruzione, è nata l'idea di una serie di crociere scuola di quattro giorni ciascuna. Vi parteciperanno 300 ragazzi che porteranno trecento studenti selezionati tra 50 scuole italiane che hanno aderito a un concorso indetto dal Miur. Gli equipaggi si avvicenderanno nei porti d'Italia dal 3 settembre al 9 ottobre 2012 e saliranno su quattro barche di dieci persone: uno skipper, otto studenti e un docente. Fiori rossi pugni chiusi e «Bella Ciao» per l'addio a Carla Verbano L'ultimo saluto a Carla Verbano FOTO DI GUIDO MONTANI/ANSA FELICEDIOTALLEVI ROMA Tre vite spezzate, una famiglia distrutta e diversi feriti. Crollano due palazzine, per una fuga di gas, e a Conversano, nel cuore della Puglia già scossa per gli sviluppi delle bombe di Brindisi, cala di nuovo una cappa di tristezza e commozione per la morte dei genitori e di un bambino di appena 18 mesi. Una famiglia italo-olandese arrivata due giorni fa per una breve vacanza che sarebbe dovuta durare fino a martedì prossimo. Succede tutto di mattina, poco dopo le nove e mezza. ieri amattina due vecchie palazzine sono crollate nel centro storico di Conversano, cittadina del sud est Barese. Il crollo sarebbe avvenuto per una fuga di gas in via Zingari, in una posizione semicentrale della località pugliese. Nella zona, hanno riferito i soccorritori, c'era un forte odore di gas. Una decina di feriti in condizioni non gravi e una cinquantina di sfollati, per motivi legati al crollo, è stato il bilancio del disastro, oltre ovviamente alle vittime, secondo quanto ha reso noto l'assessore regionale alla protezione civile, Fabiano Amati. Il rumore dello scoppio è stato così intenso che si è avvertito in quasi tutta la cittadina di Conversano. COCCIE DETRITI Sono andati in frantumi le vetrate di alcuni negozi della centrale via Matteotti e alcune persone che si trovavano nei pressi della Villa dei Caduti, alla deflagrazione, sono state colte da malore. I corpi della famiglia italo-olandese sono stati trovati nel primo pomeriggio, sotto alle macerie dell'immobile, come ha comunicato il sindaco Giuseppe Lovascio. I tre cadaveri sono stati estratti dalle macerie e i feretri caricati sui carri funebri. Le tre vittime indossavano il pigiama e, secondo la ricostruzione fornita dai soccorritori, si trovavano in cucina al momento della tragedia. Sarebbero morti subito dopo il crollo, probabilmente per le lesioni da schiacciamento riportate. Sul cadavere di Bernardino Vitto, 32 anni, telecineoperatore di una tv olandese ma originario dellas Puglia, sono state trovate evidenti tracce ipostatiche (che confermano che la morte è avvenuta diverse ore prima), mentre sono assai evidenti i traumi da schiacciamento sul piccolo Giannangelo che oggi con il papà e la mamma trentenne Welmoedh sarebbe dovuto andare allo zoosafari della vicina Fasano, come spiegano alcuni familiari che sapevano della gita in onore del piccolo. Era la prima volta che il bambino veniva portato dalla famiglia a Conversano. «Quasi sicuramente il crollo è stato dovuto ad esplosione da gas; gli effetti sono evidenti, addirittura le pareti sono state proiettate contro l'edificio che stava di fronte provocando lo sfondamento di un muro». Lo afferma il comandante dei vigili del fuoco di Bari, ingegner Cesare Gaspari. «Si pensa sia stato gpl - aggiunge - perché è stata trovata una bombola collegata ad una cucina. La bombola era aperta, la cucina era chiusa. Ora si deve vedere se la conduttura era ancora integra, in regola, oppure no». Sollecitato a rispondere riguardo alla causa che ha prodotto l'esplosione, Gaspari ha risposto: «l'innesco può essere avvenuto per qualsiasi ragione da un frigo, da un campanello». «L'effetto del crollo - ha concluso - è avvenuto essenzialmente per esplosione. Con l'esplosione le pressioni sono così elevate che il corpo non riesce assolutamente a resistere agli effetti, presumibilmente sono morti sul colpo». PAROLAAGLIARCHITETTI «Troppo spesso le case degli italiani non rispondono ai requisiti minimi di sicurezza che i cittadini devono pretendere. Solo attraverso la prevenzione sarà, forse, possibile evitare il ripetersi, nel futuro di quelle che possono essere definite come tragedie annunciate»: a dirlo a Perugia è Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio nazionale degli architetti,. Parole arrivate a margine del forum nazionale degli Ordini degli architetti in corso nell'ambito di Festarch. Secondo Freyrie, «la tragedia di Conversano ripropone ancora una volta il tema della sicurezza negli ambienti domestici che non può più essere rinviato e deve essere affrontato in modo nuovo, inserendolo, ad esempio, nel complesso delle norme che il ministro Corrado Clini si appresta a presentare attraverso il Piano per la messa in sicurezza del territorio». Conversano, il crollo di due palazzine per una fuga di gas. Si scava tra le macerie FOTO DI ROMANIELLO GAETANO/AGPHOTO/INFOPHOTO Fuga di gas, poi l'esplosione Muore una famiglia olandese AILETTORI La scuola prende il largo in barca a vela ITALIA . . . Da Trieste a Genova per delle crociere studio Obiettivo: fare diventare questo sport aperto a tutti Conversano Nello scoppio della palazzina hanno perso la vita tre turisti appena arrivati per le vacanze Un bimbo di diciotto mesi recuperato cadavere assieme ai genitori PINOSTOPPON BARI Perassoluta mancanzadi spaziosiamocostretti a rinviareadomani la rubrica Food PoliticsdiMauro Rosati. Cenescusiamo con l'autoree i lettori. . . . Una bombola avrebbe causato l'incidente che ha anche provocato il ferimento di 10 persone SILVIOODDONE 14 venerdì 8 giugno 2012
Chiunque abbia fatto unacrociera negli ultimi an-ni ne ha constatato quali-tà e rifiniture. Magarisenza saperlo, i clientidelle più grandi compagnie di navigazione turistica si sono rilassati sulle loro poltrone, hanno preso un caffè ai loro tavolini, hanno cenato alle loro tavole e nelle loro sale. Per ultima, probabilmente, ne ha apprezzato il lavoro Sofia Loren, che da «divina» del cinema ha battezzato una settimana fa a Marsiglia la «Divina» della Msc. Pochi giorni dopo il varo, contro quel grattacielo dei mari si sono scagliati i comitati veneziani contrari agli inchini delle navi nel bacino di San Marco. La «Divina» è la più grande mai transitata nel cuore della Laguna. Al suo interno questo gigante conserva una storia che rischia di sparire. È quella dei lavoratori della Paolo Bolici e delle ditte create da questo imprenditore originario di Montepulciano, partito professionalmente da Nettuno con la produzione di ferramenta e infissi in legno e arrivato trenta anni dopo alla leadership della produzione di interni per navi da crociera. Un primato che fino a qualche anno fa ha reso Paolo Bolici uno degli uomini più «Ricchi d'Italia», almeno stando all'omonimo programma Rai condotto dal giornalista britannico Tobias Jones, che ne aveva celebrato le imprese professionali. Oggi però le aziende, Paolo Bolici, Inside e Inside International, navigano in pessime acque. E rischiano di affondare definitivamente, schiacciate dai debiti. A questo proposito gli ultimi dati disponibili risalgono ad uno studio redatto dall'agenzia Ernst & Young del 2011. Si tratta di un piano di rilancio delle ditte riconducibili a Paolo Bolici che però non è mai stato mai attuato. Con riferimento al 2010, gli esperti della Ernst & Young stimavano debiti su conto corrente ordinario per 21,5 milioni di euro e su conto anticipi per 25,3 milioni. L'agenzia considerava quindi «necessaria ed urgente la ridefinizione dei termini e delle condizioni di parte dell'esposizione bancaria verso gli istituti di credito». Il piano di ristrutturazione partiva dall'esigenza di recuperare terreno rispetto alla contrazione del valore della produzione, passata in un anno (tra il 2008 e il 2009) da 58,2 a 32 milioni di euro. Il progetto era stato vagliato e accettato dal collegio sindacale, che però a marzo di quest'anno si è dimesso in blocco, «per le difficoltà di reperimento delle informazioni e dei documenti incontrate nel corso della attività di verifica». Pare che il problema fosse l'improvviso (e non comunicato) cambio di rotta: dal piano di rientro di Ernst & Young, a un nuovo piano di affitti di rami d'azienda. Cosa che effettivamente è avvenuta a febbraio e che ha allargato la galassia costruita da Paolo Bolici, che già contava partecipazioni dirette e indirette in oltre 14 società: dal Montenegro all'Oman. In realtà le nuove società, almeno formalmente non hanno nulla a che fare con Paolo Bolici, perché sono indipendenti seppur controllate dai figli di questi. Sono la Bolici Srl e la Servizi Navali Srl. Quest'ultima ha preso in affitto 33 dipendenti dalla controllata di Paolo Bolici Inside International di Aprilia (per gli altri undici i sindacati prospettano la mobilità) e altri 27 in affitto dalla Paolo Bolici di Anzio. Mentre la Bolici Srl ha preso in affitto circa 29 lavoratori dei 117 di Manfredonia. Oggi i dipendenti rimasti nelle aziende di Paolo Bolici rischiano di trovarsi senza lavoro. Un patrimonio professionale che sta andando in fumo, nonostante l'alto livello di specializzazione. Sono stati loro a progettare e rifinire gli interni delle più belle navi da crociera, come la «Divina» poi realizzata dai colleghi della Servizi Navali. Nei giorni scorsi i lavoratori della Paolo Bolici hanno ricevuto l'avviso dell'avvio della mobilità. Sono rimasti in 24. Tre giorni fa si erano presentati allo stabilimento di Lavinio, speranzosi, non avendo ricevuto prima alcuna comunicazione, di poter riprendere a lavorare. E invece: cancelli chiusi e avvio della mobilità. Erano in cigs da un anno e prima avevano consumato tutte le 52 settimane di cassa integrazione ordinaria. Come a Lavinio, anche nello stabilimento di Monte Sant'Angelo, vicino a Manfredonia, Foggia, rientrati dalla cigs i dipendenti della Inside srl hanno trovato le porte chiuse. E hanno chiesto, invano, spiegazioni. I sindacati lamentano di non trovare più Paolo Bolici, che all'ultimo incontro nella prefettura pugliese si è fatto sostituire da un legale. Un comportamento che giudicano scorretto. Da queste parti nessuno dimentica i circa 30 miliardi di lire pubblici ricevuti nel 1999 per avviare le attività. Secondo la Fillea-Cgil non va meglio ai colleghi affittati alle due aziende dei figli. Alla Servizi Navali, dicono, consegnata la «Divina» ci sarebbero stati dei problemi nell'altra commessa gemella, gli interni di una nave da realizzare sempre per i cantieri francesi Stx. Interpellato da l'Unità, Mario Bolici, amministratore della Servizi Navali, risponde: «Non vedo problemi nei lavori in corso che non siano i soliti riconducibili al momento di mercato attuale: assenza delle banche, clienti che pagano in forte ritardo perché in difficoltà». Ma sui siti francesi la Cgt, la Cgil d'Oltralpe, denuncia il sistema di Subappalti a «Matrioska» che dalla Stx finisce alla Bolici e la «sofferenza» dei lavoratori, anche italiani, che non ricevono gli stipendi da mesi. ECONOMIA La riforma del lavoro approda alla Camera in seconda lettura e, come d'incanto, riesplodono le polemiche sui licenziamenti. Una risposta di Susanna Camusso all'ennesima domanda sull'insistenza della ministra del Lavoro sul tema dei licenziamenti, ripresa dalle agenzie, ha creato il solito corto-circuito mediatico. Il segretario della Cgil ha semplicemente ricordato come Fornero «ha una passione per i licenziamenti che dimostra una non particolare sensibilità agli straordinari problemi della crisi». Apriti cielo. Nel pomeriggio Elsa Fornero risponde immediatamente: «Non commento frasi che si commentano da sole». Poi attacca, ricordando che «vogliamo un mercato del lavoro che porti dentro con contratti di flessibilità quelli che sono ai margini del mercato. Non è dal gusto per il licenziamento che nasce la riforma ma dalla volontà di creare un mercato del lavoro dinamico, che dia migliori performance per tutti». Il ddl lavoro è «una buona riforma, non c'è mai l'ottimo nel sociale perché bisogna trovare gli equilibri. Quello che è veramente importante è il monitoraggio» del suo impatto dopo l'approvazione. Fornero ha poi ha criticato gli ammortizzatori attuali: «Abbiamo ancora programmi di ammortizzatori lunghi, 7-8 anni senza condizionamento» che sono «limitati a un ristretto gruppo di lavoratori» perché spesso «donne e giovani non li hanno: questo è «un grande spreco sociale». In mattinata era stato invece il commissario europeo, l'economista ungherese Laszlo Andor a fare notizia. Pur dando un giudizio positivo sulla riforma firmata Fornero, Andor ha comunque ammesso che «in talune situazioni facilitare i licenziamenti potrebbe incrementare il problema della disoccupazione». RIFORMAAL VIAALLACAMERA Come detto, intanto, la riforma del lavoro è approdata in commissione Lavoro alla Camera. I relatori Cazzola (Pdl) e Damiano (Pd), entrambi ironia della sorte ex Fiom-Cgil, insieme al presidente della commissione Moffa hanno deciso che il termine per la presentazione degli emendamenti sarà il 22 giugno. Sui tempi dell'approvazione Fornero ha ribadito: «Sono convinta che anche nella commissione Lavoro della Camera, come è stato al Senato, ci sarà una collaborazione che consentirà di arrivare presto all'approvazione» Il rischio che le discussioni alla Camera e la terza lettura al Senato facciano slittarne l'approvazione a dopo la pausa estiva è ancora molto forte. «Oggi si è aperta la discussione - sottolinea Cesare Damiano - poi partiranno le audizioni di tutte le parti sociali per arrivare ad emendamenti concordati. Ci sono i tempi per arrivare in aula nella prima metà di luglio». Sul rischio che il governo ponga la fiducia, Damiano è dubbioso: «Dipende dalla possibilità di trovare un accordo tra i partiti che sostengono il governo. Credo che le modifiche fatte in Senato su flessibilità in entrata e in uscita vadano preservate, perché sono passi avanti rispetto al testo di partenza, mentre sugli ammortizzatori sociali e nuova Aspi è giusto intervenire». Ieri si è invece creato un piccolo giallo. Il relatore al Senato Tiziano Treu ha “denunciato” come un emendamento approvato non sia presente nel testo finale trasmesso alla Camera. «Una modifica che incide sulle tipologie di agenzie abilitate all'outplacement, dunque questione assai delicata. Si tratta di un errore materiale. Mi auguro che Schifani possa fare un'errata corrige», ha spiegato. ILCASO Nel2017ci saranno piùcellulari cheuomini Prestosulla Terraci sarannopiù cellulari chepersone. Laprevisione vienedallaEricsson. Il boom- 9 miliardidi telefoninicontro 7,4 miliardidi esseriumanientro il 2017 saràaquantopare provocatodal crescenteconsumo dicontenuti digitali cloud, ovvero fileconservati sulla rete piuttosto chesui telefonini stessi.L'internet mobileè insomma il verobusinessdel futuro. Secondo la ricercadellaEricsson il trafficodati aumenterà infatti 15 volteentro i prossimicinqueanni.Per allora l'85% dell'umanitàavrà accessoallabanda largavia rete cellulare. Lametàdegli utenti totalipotrà poicollegarsi auna rete4G rispettoai 315milioni dioggi. Fucelebratoqualcheanno fadaTobiasJones nelprogramma«Ricchi d'Italia».Fagli internidelle navidacrociera.Maisuoi operaisonotutti inmobilità LASTORIA Affonda Bolici Dalla «Divina» alla chiusura Bolici, una volta leader nel settore, l'altro ieri ha chiuso l'ultimo stabilimento GIUSEPPEVESPO MILANO I sindacati del settore chimico danno il via libera unitario a ben cinque ipotesi di piattaforma per il rinnovo dei contratti di categoria. I chimici, categoria dalla quale proviene il neo-presidente di Confindustria Giorgio Squinzi con la sua Mapei, si confermano così settore pragmatico e innovatore nel quale i contratti vengono rinnovati unitariamente e rispettando (se non anticipando) tempi e scadenze. Ieri gli organismi unitari di Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uilcem-Uil riuniti a Roma hanno discusso e approvato le ultime due ipotesi di piattaforma per il rinnovo contrattuale della gomma-plastica 2013-2015 (130mila lavoratori interessati) e del settore chimico-farmaceutico (190mila lavoratori interessati) in scadenza a fine anno. Martedì erano state varate le piattaforme dei contratti energia e petrolio e gas-acqua. Il totale dei lavoratori coinvolti da questi contratti è pari a 450mila. Ora c'è più di un mese di tempo per sottoporre le proposte unitarie dei sindacati nelle assemblee dei lavoratori, prima dell'Assemblea unitaria dei quadri e delegati prevista l'11 e 12 luglio (probabilmente a Roma) che la varerà definitivamente, per poi chiedere a Federchimica e Farmindustria il rapido avvio delle trattative. Quattro, fra gli altri, i punti salienti dell'ipotesi di piattaforma: «una politica industriale che rilanci la crescita e il lavoro, sostenibilità ambientale, ricerca e innovazione»; «una lotta serrata alla precarietà, per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro utilizzando la formazione continua e l'apprendistato professionalizzante come principale strumento di accesso al lavoro»; «miglioramento ed estensione delle condizioni generali di “welfare contrattuale” sia sotto il profilo della previdenza che dell'assistenza sanitaria integrativa»; «tutela del potere di acquisto dei salari reali, con una richiesta di aumenti per il triennio 2013-2015 tra il 7 e il 9%». «Si tratta di piattaforme unitarie per lo sviluppo, l'occupazione e il salario - commenta Alberto Morselli, segretario generale della Filctem Cgil - . Speriamo che i lavoratori approvino le nostre piattaforme per rinnovare i contratti prima che scadano. L'elemento innovativo, la vera scommessa contenuta in queste piattaforme - continua Morselli - sta nel tentativo di cambiare il sistema industriale con nuove forme di partecipazione da parte dei lavoratori guardando al modello tedesco della sorveglianza». Chimici Quasi fatta per il rinnovo unitario del contratto M.FR. Twitter@MassimoFranchi Camusso attacca, Fornero risponde. Guerra continua MASSIMOFRANCHI ROMA . . . Il segretario della Cgil: la ministra del Welfare ha una passione per i licenziamenti... 16 venerdì 8 giugno 2012
Montepremi 2.031.072,34 5+stella Nessun6-Jackpot 3.816.109,50 4+stella 44.938,00 Nessun5+1 3+stella 2.271,00 Vinconoconpunti5 101.553,62 2+stella 100,00 Vinconoconpunti4 449,38 1+stella 10,00 Vinconoconpunti3 22,71 0+stella 5,00 Nazionale 51 53 27 46 47 Bari 4 68 44 53 8 Cagliari 32 61 50 69 88 Firenze 63 32 20 70 38 Genova 48 33 61 84 27 Milano 2 6 30 4 89 Napoli 76 50 57 32 54 Palermo 1 35 71 17 31 Roma 68 28 27 63 41 Torino 23 30 56 73 8 Venezia 43 69 23 51 57 La campagna elettorale in Grecia ha toccato ieri il suo punto più basso, con l'ultradestra neonazista che ha mostrato il suo vero volto, usando i metodi che le sono più cari. Nel corso di un dibattito televisivo, in mattinata, negli studi dell'emittente Antenna, il portavoce della formazione razzista Alba Dorata Ilias Kassidiaris ha aggredito Rena Dourou e Liana Kanelli, candidate rispettivamente della sinistra di Syriza e del partito comunista ortodosso Kke. Kassidiaris aveva apostrofato già come «zecca» la Kanelli, tra le più note giornaliste greche. Poco dopo, quando la Dourou gli ha chiesto se il processo che deve affrontare era stato rimandato, il 32enne neonazista è andato in escandescenze: prima ha gettato tutta l'acqua del bicchiere che aveva davanti a sé addosso alla deputata di Syriza, e subito dopo, quando la Kanelli gli ha gridato di allontanarsi e lo ha colpito, simbolicamente, con degli appunti, il portavoce di Alba Dorata ha risposto con quattro forti schiaffi e spintoni. BRUTTO FILM Scene da film, che non si erano mai viste nei dibattiti pre elettorali ellenici. Kassidiaris è stato accompagnato in una stanza attigua allo studio dell'emittente dove è stato chiuso a chiave, in attesa della polizia. Poco dopo però ha sfondato la porta e si è dato alla fuga, colpendo chiunque gli si parasse davanti. Ora è ricercato dalla polizia ed la pubblico ministero di Atene, Eleni Raikou, ha reso noto che «il politico in questione non è coperto da alcuna immunità. Dal momento che il parlamento è stato sciolto subito dopo la sua convocazione, è infatti decaduto dalla carica effettiva di deputato». Metodi non certo nuovi, questi, per Alba Dorata. Lo stesso Kassidiaris (ex membro delle forze speciali dell'esercito, una laurea in agraria) lunedì sarà chiamato ad affrontare un altro processo dove è accusato di aver concesso la sua macchina a estremisti dell'ultradestra che nel 2007 hanno malmenato uno studente progressista dell'università di Atene, aiutandoli così nella fuga. Inoltre, in filmati trasmessi da televisioni greche ed anche su internet, si possono vedere chiaramente energumeni -che molti identificano con ben noti membri di Alba Dorata - organizzare vere e proprie spedizioni punitive contro attività commerciali avviate da immigrati. Il ritornello su cui insiste questo partito razzista è ben noto: in un momento di crisi economica, in cui i greci non hanno lavoro, «gli immigrati che ci rubano il pane devono andarsene». Chrysì Ayghì (Alba Dorata in greco) ha sfruttato astutamente il malcontento provocato dallo spaccio di droga in alcune zone del centro di Atene, proponendo l'organizzazione di ronde per «far pulizia da sé». E non è un segreto per nessuno, che il capo dei neonazi, Nikos Michaloliakos, è un' ammiratore, oltre che dei Colonnelli golpisti greci che imposero la dittatura al paese dal 1967 al 1974, dello stesso Adolf Hitler. Non ne fa mistero. LARABBIAE LAPAURA L'unica nota positiva di questa discesa verso gli inferi della Grecia, è che i consensi di Alba Dorata potrebbero ridursi ulteriormente: dal 6,9% dello scorso 6 maggio, al 4,5 degli ultimi sondaggi sulle indicazioni di voto per le elezioni del prossimo 17 giugno. L' aggressione di ieri, potrebbe indebolire ancora i consensi verso la formazione razzista e di ultra destra che dopo il successo elettorale ha confermato il suo volto aggressivo. Bisognerà vedere se molti tassisti e poliziotti, che sembra abbiano dato il loro appoggio a questi estremisti, presentatisi come «vergini della politica», prima di recarsi al seggio rifletteranno un po' di più. «Non ce l'ho con gli elettori che hanno votato personaggi come Kassidiaris. Anche loro, sono stati ingannati», ha dichiarato dopo l'aggressione, Liana Kanelli. La rabbia e la confusione però continuano ad aumentare. La disoccupazione ufficiale sale ancora, arrivando al 21.9%. E l'agenzia Reuters arriva a prevedere addirittura, una possibile terza tornata elettorale. Tutti o quasi, ad Atene, sanno però che il Paese non potrebbe sopportarla. Ciao ANTONIO Non ti dimenticheremo I compagni del tuo circolo Montesella InumeridelSuperenalotto Jolly SuperStar 32 58 63 70 75 81 4 59 10eLotto 1 2 4 6 20 23 28 30 32 3335 43 44 48 50 61 63 68 69 76 Grecia, neonazista picchia due deputate in diretta tv e scappa Osservatori delle Nazioni Unite in partenza da Damasco FOTO ANSA GIOVEDÌ 7 GIUGNO Spari sugli osservatori. La mattanza siriana e l'impotenza internazionale. Colpi d'arma da fuoco sono stati sparati sugli osservatori Onu che stanno tentando di entrare sul luogo della strage di Hama: a denunciarlo è il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. «Pochi minuti fa - dice il numero uno del Palazzo di Vetro intervenendo all'Assemblea generale dell' Onu - ho appreso che gli osservatori Onu che tentavano di entrare nel villaggio di Mazraat al Qubeir, ad Hama, sono stati attaccati con armi da fuoco mentre tentavano di entrare». Ban ha quindi condannato nei termini più forti il massacro, definendolo «inaccettabile e scioccante». «Nessuno può prevedere come si evolveranno le cose -ha aggiunto- ma è necessario prepararsi ad ogni scenario: la guerra civile è imminente». SCENARIOINFERNALE Il j'accuse di Ban è possente: «Il governo di Damasco e il presidente Bashar al Assad hanno ormai perso ogni legittimità», scandisce il segretario generale dell'Onu. «Gli Stati membri (delle Nazioni Unite) - aggiunge - devono esercitare un'influenza massima sulla Siria perché venga rispettato il piano Annan». Gli Stati Uniti condannano in modo forte l'uccisione di civili, incluse donne e bambini, in Siria. Lo afferma la Casa Bianca in una nota, sottolineando che le uccisioni «insieme al rifiuto del regime a consentire l'ingresso degli osservatori nell'area» di Al-Qubeir «sono un' affronto alla dignità umana e alla giustizia». Intanto dal Palazzo di Vetro, la rappresentante Usa, l'ambasciatrice Rosemary DiCarlo ha ribadito come «gli Stati Uniti sono inorriditi dal perdurare delle violenze e delle uccisioni da parte del regime di Damasco». «Il regime continua ad utilizzare armi pesanti contro i cittadini, le truppe sono ancora stanziate nelle città», ha spiegato la delegata statunitense. «Siamo sconvolti dalle ultime notizie riguardanti il massacro sponsorizzato dal governo nel villaggio di Mazraat al Qubeir, ad Hama, e l'assassinio a sangue freddo di oltre cento persone, come è accaduto ad Hula il 25 maggio scorso, non può far parte di una zona grigia». Per gli Usa - ha concluso - i casi sono due: «O Assad darà finalmente piena attuazione al piano di pace dell'inviato speciale Kofi Annan, oppure la comunità internazionale deve aumentare la pressione contro il regime». «Il Consiglio di Sicurezza deve immediatamente prendere le azioni necessarie per fermare il bagno di sangue e proteggere la popolazione siriana. I Quindici devono adottare misure politiche ed economiche per porre fine alle violenze»: così il segretario generale della Lega Araba Nabil el Araby all'Assemblea Generale Onu. Una dura condanna dell'ennesima strage viene dalle cancellerie europee. La situazione si fa di ora in ora più drammatica. - È arrivato il momento di minacciare «conseguenze» se Bashar al Assad non fermerà le violenze sul suo popolo. A sostenerlo è l'inviato dell'Onu Kofi Annan, condannando davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il nuovo massacro in Siria. «Devo essere sincero e confermare che il piano non è stato attuato», ammette Annan, che ha chiesto un'azione internazionale più forte per farlo rispettare, che includa la richiesta ad Assad di ritirare le truppe e le armi dalle città, e sospendere le violenze per avviare il dialogo politico. In questo scenario di guerra totale, si registra un'apertura russa alla «soluzione yemenita» prospettata da Barack Obma e rilanciata ieri, da Istanbul, dalla segretaria di stato Usa Hillary Clinton: Mosca accetterebbe una transizione di tipo yemenita in Siria se fosse decisa dalla gente. Ad affermarlo è il vice ministro degli Esteri Mikhail Bogdanov citato dall'agenzia Interfax. «Lo scenario yemenita è stato discusso dagli yemeniti stessi - afferma - se questo scenario è discusso dagli stessi siriani e da essi adottato, noi non siamo contrari». . . . Kassidiaris, 32 anni, deve rispondere anche di complicità nella fuga dei picchiatori di uno studente LOTTO Fuoco contro gli osservatori Onu vicino Hama Mosca più disponibile al piano «yemenita» di Obama MONDO Emergenza terremoto in Emilia Romagna Campagna raccolta fondi Fai una una donazione sul conto: IBAN IT02 N031 2702 4100 0000 000 1 494 presso UNIPOL BANCA intestato a EMERGENZA TERREMOTO EMILIA-ROMAGNA Partito Democratico Emilia-Romagna causale Emergenza Terremoto www.partitodemocratico.it www.pder.it TEODOROANDREADIS Siria, spari sui caschi blu Ban: «È guerra civile» UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it Botte dal portavoce di Alba Dorata alle deputate di Syriza e del Kke Scappa, ora è ricercato dalla polizia venerdì 8 giugno 2012 15
«Peggio di così, non si poteva fare». Caustico, conciso e impietoso, Mario Draghi, il presidente della Bce, ha definito così, una settimana fa, la vicenda Bankia: la nazionalizzazione bancaria più dolorosa e rocambolesca della storia del sistema finanziario spagnolo, che potrebbe costare altissima in termini politici e di credibilità al nuovo governo di Mariano Rajoy. Ieri intanto è costata un pesante declassamento dell'intera economia nelle prospettive negative, anzi negativissime dell'agenzia di rating Fitch, che proprio per presumibili alti costi derivanti dal settore bancario, più l'alto livello di debito pubblico, passa la Spagna dalla tripla A alla tripla B. Segnale tanto allarmante da spingere il compassato Jean Claude Juncker, presidente dell'Eurogruppo, a sbilanciarsi: «Se la Spagna chiederà aiuto, evidentemente lo avrà», senza stare a sottilizzare in cifre. Quaranta, sessanta, cento miliardi, non si sa ancora neanche le dimensioni precise del buco. Ma persino l'Onu teme un contagio, che arriverebbe dalla penisola iberica a quella italiana. La polvere di Bankia potrebbe arrivare a oscurare la City di Londra. La vita di questo banca- vaso di Pandora è breve, ma le sue radici affondano in un terreno lontano. Quello della costa dorata e sabbiosa del litorale valenziano, e quello della bolla speculativa basata sulla costruzione (il famoso «ladrillo») che ha gonfiato e poi portato al collasso l'intera economia spagnola. Nata a marzo del 2011 (governo Zapataro) dalla fusione di sette casse di risparmio locali alla canna del gas per via dei titoli tossici accumulati (soprattutto le casse delle regioni di Valenzia e Madrid), Bankia ha fatto i suoi primi passi in un panorama politico ed economico molto critico. Solo pochi mesi dopo avveniva l'annuncio della sua quotazione in Borsa, con tanto di coriandoli lanciati dal suo allora presidente, Rodrigo Rato, uomo forte della destra spagnola, intimo amico e stretto collaboratore dell'ex premier Aznar. Un anno fa, l'annuncio delle dimissioni del governo del Psoe e la convocazione di elezioni anticipate. Il Pp di Rajoy, il 21 novembre scorso, ottiene una maggioranza assoluta per riprendere in mano, dopo sette anni, le redini del Paese. E, come in ogni cambio d'esecutivo che si rispetti, iniziarono subito a spuntare i panni sporchi e a circolare i primi regolamenti di conti. La situazione economica precipita quasi subito, la Spagna si trasforma in uno dei sorvegliati speciali d'Europa e Bruxelles inizia a chiedere insistentemente delucidazioni sulla situazione del credito e garanzie sulla solidità del sistema finanziario spagnolo. All'improvviso, a fine marzo, si scopre che il buco finanziario di Bankia è enorme, molto più alto del previsto. Il 7 maggio rotola la prima testa, quella di Rodrigo Rato, e lo sostituisce José Ignacio Goirigolzarri. Era la prima decapitazione della vicenda e a volerla è stato proprio il ministro di Economia del partito popolare, Luis de Guindos, perché Rato si sarebbe negato a salvare il salvabile quando Bankia poteva evitare la nazionalizzazione fondendosi con l'istituto catalano Caixa Bank. Tant'è, mettere in mano ai catalani la banca di riferimento del partito popolare era un'idea che rizzava i capelli non solo a Rato ma anche a tutta l'ala estremista del Pp. E a metà maggio Bankia viene nazionalizzata, con un'iniezione di fondi pubblici pari a 24,5 miliardi di euro. La situazione, già patetica, è poi precipitata. L'effetto domino coinvolge a questo punto altri istituti bancari spagnoli, sospetti a tal punto da far schizzare alle stelle lo spread tra i bond tedeschi e i bonos iberici, che la settimana scorsa ha superato i 520 punti anche se ieri invece, con un'asta andata bene, si è abbassato di nuovo a 466. Nonostante gli sforzi per dimostrare una maggiore trasparenza nei conti delle banche, il ministro Guindos non è ancora riuscito a convincere Bruxelles ad iniettare fondi europei nella banca spagnola. Eppure è di ieri l'annuncio del ministro per gli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi, sull'ipotesi allo studio: iniettare i soldi necessari alla ricapitalizzazione di Bankia dal fondo salva-Stati al Frob, il fondo spagnolo nato nel 2009 per la ristrutturazione ordinata bancaria, per aggirare il divieto di finanziare direttamente lo Stato o i privati. Ed è di ieri anche la notizia della seconda decapitazione di questa drammatica vicenda: il presidente del Banco de España, il filo-socialista Miguel Fernández Ordóñez (nuovo capro espiatorio sacrificato per ammansire i mercati), destituito e subito sostituito con il filo-popolare Luis Linde. Confusione, improvvisazione e regolamenti di conti politici che finiscono per ripercuotersi sulla situazione economica. Gli spagnoli assistono in queste settimane a un penoso spettacolo che ricorda da vicino l'attualissima tragedia greca. È per questo che i capitali in fuga sono in costante aumento: milioni di euro che aziende, risparmiatori, piccoli imprenditori hanno da tempo iniziato a trasferire in Svizzera, Lussemburgo, Germania. Molti giovani spagnoli senza lavoro né prospettive racimolano i risparmi di mamma e papà ed emigrano. A tre anni dall'economia spumeggiante si teme lo spettro del «corralito» argentino, il crac di un Paese che ha scoperto di avere i piedi di argilla: lo stesso materiale con cui si costruivano le case sulla cosa dorata e sabbiosa di Levante. Angela Merkel va in televisione a Berlino e dice che vuole «più Europa», che bisogna creare un'Unione politica. Intanto a Lussemburgo il suo ministro dell'Interno Hans-Peter Friedrich riesce a ottenere dai colleghi l'assenso alla proposta che in futuro gli stati nazionali decidano loro se controllare direttamente i propri confini. Un colpo agli accordi di Schengen, che sanciscono uno dei diritti più importanti dei cittadini europei, quello di muoversi liberamente tra le frontiere nazionali, e anche uno sgarbo grave alla Commissione Ue e ai suoi poteri, che ora potrebbe accendere un delicato conflitto istituzionale. La contraddizione tra il dire e il fare è clamorosa, ma nessuno, all'apparenza, sembra averla rilevata. La cancelliera ha consegnato il suo atto di fede nell'Unione politica al primo canale pubblico della tv tedesca in un'ora di grande ascolto. Evidente il tentativo di invertire il trend di opinione che la vuole sempre più isolata all'estero e in difficoltà in patria dopo i primi segnali di rallentamento dell'economia che evocano lo spettro della recessione. Ma nell'intervista Frau Merkel non ha dato risposte molto convincenti. E, soprattutto, non ha preso alcun impegno sulle misure concrete che tutto il mondo chiede all'Europa di prendere per uscire dalla logica asfittica e pericolosa della disciplina di bilancio senza sfumature e senza deroghe. Solo espressioni di buona volontà. Le quali – ha sostenuto la cancelliera – verranno ribadite in un «piano di lavoro» che verrà adottato dal Consiglio europeo del 28 e 29 giugno. Se si tratta del «piano segreto» affidato a Barroso, Van Rompuy, Juncker e Draghi che è stato anticipato qualche giorno fa da un giornale vicino al governo, va detto che è stato ridimensionato anche rispetto alla modestia dei suoi obiettivi. Tanto che la cancelliera è stata ben attenta a reprimere eventuali (molto eventuali) entusiasmi. Contrariamente a quanto tutti chiedono, da Washington a Pechino alle cancellerie europee, dal vertice, per quanto riguarda Berlino, cambiamenti drammatici di linea non ne verranno. Non si può pensare – ha detto lei – che «in un solo vertice si faccia il botto». Il Consiglio dovrà solo dare «un chiaro segnale perché si realizzi più Europa» e fissare le scadenze per le riforme, che verranno quando saranno «mature». Più Europa per Angela Merkel significa «non solo unione monetaria e la cosiddetta unione fiscale, cioè un maggiore coordinamento delle politiche di bilancio», ma anche «unione politica», che si otterrà dando, passo dopo passo, «più competenze alle istituzioni Ue e accordando loro maggiori poteri di controllo». Per mandare avanti questo «piano», che consiste sostanzialmente in una “comunitarizzazione” del Fiscal compact senza, ovviamente, nessuna condivisione del debito, la cancelliera dice di essere pronta a pagare il prezzo dell'Europa a due velocità. I Paesi che fanno parte dell'unione monetaria debbono «collaborare più strettamente» e «non possiamo fermarci perché qualcuno vuole rimanere indietro», anche se «dobbiamo essere disponibili e permettere sempre agli altri di cooperare» con strutture variabili. Come è avvenuto – aggiunge incauta - con i Trattati di Schengen. Sul fronte della crisi del debito, la cronaca registra un incontro della cancelliera con il premier britannico David Cameron, che parlava per sé ma anche su un esplicito mandato ricevuto da Barack Obama nella telefonata che c'è stata tra i due mercoledì. La conferenza stampa finale è stata breve e poco cerimoniosa. Cameron ha detto secco che il Fiscal compact, cui Londra non aderisce, sarà pure importante ma «non è sufficiente». Frau Merkel ha sostenuto che è l'unico strumento per superare le «turbolenze» che durano da due anni, pur ammettendo che dovrà essere accompagnato da altre politiche. Quali? Per il momento, nonostante l'accerchiamento, Berlino continua a rimandare ogni eventuale misura anticrisi a quando, a suo giudizio, esisteranno strumenti di controllo «adeguati». Per la prima volta da quando nel 2008 esplose la crisi finanziaria globale, la Cina ha abbassato i tassi d'interesse. Scendono al 6.31%, un calo pari a un quarto di punto percentuale. La mossa è orientata a rilanciare la crescita, così come l'altra scelta annunciata dalla Banca centrale, cioè la facoltà alle singole banche di offrire interessi più alti ai risparmiatori e tassi più bassi per chi intenda indebitarsi. Abituata a ritmi di sviluppo intorno al 10% annuo, Pechino è preoccupata per il rallentamento in atto da un paio di anni, benché le previsioni per il 2012 restino ancorate ad un 8% che farebbe gola a qualunque altro Paese. Le autorità sono consapevoli del legame fra i problemi interni e la crisi mondiale, quella dell'area euro in particolare. Non a caso il Fondo sovrano cinese, China Investment Corporation (Cic), ha annunciato un taglio negli investimenti in titoli di stato europei. Lou Jiwei, presidente del Cic ha dichiarato: «Esiste il pericolo che l'Eurozona si spacchi. Quel pericolo sta aumentando». Lou esclude per il momento che il Cic possa acquistare eurobond, qualora finalmente venissero istituiti: «Troppo rischioso». Pechino tuttavia è consapevole che l'aggravamento dei guai europei condizionerebbe negativamente anche la sua economia. Per questo non pensa affatto di ritirarsi dal Vecchio continente, ma piuttosto di concentrare gli investimenti verso industrie private e grandi progetti infrastrutturali. Il governo cinese è costretto a ricalibrare continuamente le scelte di politica economica. In questo momento l'obiettivo principale è tornato a essere il rilancio produttivo. Ma l'altro grosso guaio da affrontare è l'eccesso di crediti inesigibili provocato dalla rottura della bolla speculativa edilizia. Per fare fronte a questo problema erano in programma vincoli più rigidi sulle riserve valutarie minime degli istituti bancari. Il varo di queste norme è stato rinviato per non minare l'altro obiettivo, cioè la crescita. GA.B. Pechino taglia i tassi È la prima reazione alla «recessione europea» Indici della Borsa di Madrid nella seduta contrastata di mercoledì scorso FOTO ANSA . . . Per l'agenzia Fitch l'uscita della Grecia dall'euro sarebbe devastante . . . Storia della crisi del Paese che ora più teme il «corralito», cioè il crac generalizzato CLAUDIACUCCHIARATO BARCELLONA Merkel a parole chiede più Europa, ma a due velocità La cancelliera parla in tv di unione politica e resta appesa al Fiscal compact «Bomba» sul trattato di Schengen PAOLOSOLDINI paolocarlosoldini@libero.it . . . Al summit di fine giugno Berlino non prevede cambiamenti drammatici ma solo un «segnale» Spagna declassata Bruxelles studia come salvare Bankia Passano a tripla B le prospettive economiche iberiche È fuga di capitali e rischio contagio L'Eurogruppo studia un piano d'emergenza per ricapitalizzare le banche di Madrid venerdì 8 giugno 2012 7
Dopo sette mesi di governo, Ma-rio Monti deve essersi finalmen-te convinto che, in effetti, i poteri forti esistono, hanno grandi interessi da tutelare e usano senza timore i loro strumenti, a partire dai giornali industriali, per influenzare il governo e l'opinione pubblica. La constatazione del presidente del Consiglio che «in questo momento non incontriamo il favore di un grande quotidiano, considerato voce autorevole dei poteri forti, e non incontriamo il favore di Confindustria» appare come una delusione, forse una sconfitta. Non si aspettava che il CorrieredellaSera e l'associazione delle imprese potessero voltargli le spalle, senza comprendere lo sforzo dei ministri, il reale valore che egli attribuisce alla faticosa azione dell'esecutivo in questi mesi di emergenza. La delusione per Monti è più profonda e dolorosa perchè oggi, in questa delicata congiuntura economica e sociale, emerge come i suoi amici accademici non esitino ad attaccarlo, ripetutamente, sul “suo” CorrieredellaSera, la voce dei padroni si sarebbe detto una volta, dove tante volte proprio il professore della Bocconi ha esercitato le sue critiche contro altri governi, ha avanzato proposte, suscitando interesse, confronto, polemiche. Ora, invece, deve patire la penna sottile di menti acuminate come il duo Alesina-Giavazzi - «la direzione è sbagliata» scrivono, tremendi e pure del Sole-24 Ore che scelse Giulio Tremonti come «Uomo dell'anno» per i suoi geniali interventi contro la crisi. Gli industriali, ingrati, hanno già scordato in quali condizioni il loro amico Berlusconi aveva ridotto il Paese. Nelle parole di Monti, certo molto sensibile quando le critiche gli piovono da via Solferino, traspare un leggero fastidio, un triste distacco dai vecchi amici e forse il riconoscimento di aver sbagliato il passo nei rapporti con ambienti industriali, finanziari, editoriali che fino a poco tempo fa gli erano familiari. Oggi quegli interessi, quelle forze sono più deboli del passato, non c'è più gente come Gianni Agnelli ed Enrico Cuccia, la grande industria privata soffre e i saloti del potere non sono più un monolite inattaccabile. Anzi, oggi questi poteri si sono frantumati, patiscono la crisi e cercano alleanze provvisorie, per tutelare interessi parziali o per giocare partite particolari: una volta le Generali, poi la Rcs, magari il San Raffaele. Ma proprio questo indebolimento li rende più pericolosi, meno prevedibili. Nel primo discorso in Parlamento, Monti aveva negato che il suo fosse il governo dei poteri forti e aveva esagerato dichiarando di aver ben conosciuto nel mondo i “veri” poteri forti, come General Electric, Honeywell, Microsoft, le multinazionali sfidate ai tempi della sua attività di commissario europeo alla concorrenza. «Di poteri forti in Italia non ne conosco - aveva sentenziato Monti - magari ne avesse un po' di più...». Ma quella espressione, che appariva più come un efficace slogan di un neofita al governo che non come la concreta realtà, è stata presto scalfita dall'offensiva del Corriere. Tanto che lo scorso marzo, all'assemblea di Milano della Confindustria, Monti aveva preso di petto «il collega, amico, autorevole economista» Giavazzi che in un editoriale strapazzava il governo, fino a chiedere le dimissioni del ministro Fornero qualora non fosse stato abolito il terribile articolo 18. Monti rintuzzò con eleganza «l'eccesso di impazienza» del prof della Bocconi che qualche settimana dopo venne imbarcato al governo come tecnico per collaborare alla missione speciale della spending review. Ma non è bastato. Ora non sono più solo Alesina e Giavazzi ad attaccare, e uno se ne potrebbe fare anche una ragione. No, ora sono fronti più ampi a pressare il governo, a staccarsi. E quando i colpi si moltiplicano, quando le buone ragioni del premier faticano a trovare spazio e consenso, allora può subentrare la «sindrome Perissinotto». A proposito di poteri forti, il licenziamento dell'amministratore delegato delle Generali non è stato forse preparato, sollecitato da un'intervista di Leonardo Del Vecchio proprio sul Corriere? E non è stato Silvio Berlusconi, poco prima di essere silurato, a denunciare «i giornali, il fango e i fantomatici salotti dei poteri forti» che stavano destabilizzando il suo esecutivo? Ecco perchè Monti ha qualche preoccupazione in più. «Il mio governo e io abbiamo sicuramente perso in questi ultimi tempi l'appoggio che gli osservatori ci attribuivano, spesso colpevolizzandoci, dei cosiddetti poteri forti perché non incontriamo favori in un grande quotidiano rappresentante e voce di potere forte e in Confindustria». Inizia con una frase ad effetto l'intervento in videoconferenza di Mario Monti al XXII congresso delle fondazioni di origine bancaria a Palermo. Il premier ne ha per tutti: Confindustria che non ha capito l'importanza della sua riforma del lavoro, gli osservatori che sottovalutano quanto fatto finora dal governo, le istituzioni europee, finora “miopi e troppo lente ad agire”. Una strigliata a tutto campo. Naturalmente si salvano i padroni di casa, poteri “fortissimi” (parola del premier) che Monti sente come quasi familiari, ricordando il lavoro del padre come dirigente della Cariplo. NEHAPER TUTTI Insomma, Monti si sente a casa nell'assise delle Fondazioni che hanno appena rivendicato, per bocca del presidente Giuseppe Guzzetti, il loro ruolo essenziale di enti non profit come prevede la legge Ciampi («che nessuno la modifichi», avverte Guzzetti) e la loro funzione di investitori stabili nelle banche anche in un momento burrascoso di crisi finanziaria. Le polemiche sugli effettivi poteri degli istituti, sulle ultime traversie di una delle “corazzate” come la fondazione Montepaschi restano lontane dall'aula. Ma quando parla il premier, irrompe la polemica politica con tutta la sua forza, coinvolgendo la stabilità del governo e quella dell'Unione europea in un momento mai così drammatico. Di fatto l'intero intervento di Monti dedicato all'Italia ha il sapore agrodolce della rivendicazione dei risultati ottenuti, quasi che “i tecnici” fossero in trincea. Il Corsera critica? La Confindustria anche? Eppure – osserva Monti – la riforma delle pensioni è stata apprezzata dal Giappone alla Finlandia, e oggi è il sistema più sostenibile d'Europa. Oggi «i momenti difficili dell'ultimo anno non sono alle spalle». La fase acuta della crisi resiste: a dimostrarlo gli spread ancora alti. Per questo non bisogna mollare la presa. «Oggi l'opinione pubblica denuncia l'esaurirsi dello spirito riformatore – continua il premier – Ma molti progetti sono stati messi in cantiere in poco tempo, e nonostante questo si è riusciti a superare dei nodi che prima erano considerati tabù». Non solo sull'età pensionabile, tema su cui il premier cita un siparietto tra l'ex presidente Nicolas Sarkozy e l'allora primo ministro sull'incredulità del fatto che la riforma fosse davvero passata. I tabù sono stati scardinati anche nel lavoro, «eppure il sistema delle imprese sottovaluta molto questo risultato». LE DIFFICOLTÀ DELSISTEMA Passando al piano europeo, Monti non nasconde le difficoltà del sistema, la scarsa integrazione comunitaria che impedisce oggi di evitare quel «circolo vizioso tra crisi bancaria e crisi del debito» che si è creato e che va affrontato con urgenza. Insomma, al primo posto oggi ci sono le banche. Il premier lascia intravedere spiragli di ottimismo. «In queste ore – dichiara – sta emergendo l'urgenza di prendere decisioni difficili e importanti». Voci di mercato parlano di una possibile soluzione per Bankia e un raffreddamento della speculazione sulla Spagna. GIOCHI APERTI Ma è ancora presto per parlare: i giochi si capiranno al vertice di fine giugno. Per ora prevale il pessimismo. «Le istituzioni europee troppo spesso hanno agito in modo tardivo e miope – afferma – Il rigore dei conti non è in discussione, anzi dobbiamo essere grati ai Paesi virtuosi come la Germania». Ma i ringraziamenti finiscono qui, e cominciano le critiche, più o meno velate, a chi tenta di imporre una linea unidirezionale. «È importante una serena comparazione delle esperienze dei diversi Paesi», osserva Monti. Anche la Germania ha provato ad aggirare le regole comuni, quando proprio Monti come commissario al mercato interno considerò il caso delle banche regionali (Landesbank) come aiuti di Stato. «In quell'occasione la politica tedesca fu conservatrice – spiega il premier – ma una persona, che allora era all'opposizione, venne a congratularsi con me: Angela Merkel». Quanto alla finanza pubblica, «il fiscal compact ha bisogno di un complemento che lo renda più attuabile», sottolinea Monti. Il quale insiste sugli eurobond . «È importante restino sul tavolo -osserva – ma questo tema va approfondito, non deve essere usato per dividere i Paesi». Insomma, la soluzione non è dietro l'angolo. L'Europa ha bisogno di un salto di qualità verso l'integrazione, verso quella autorità di vigilanza finanziaria (più che bancaria) «che uno dei miei predecessori, Tommaso Padoa-Schioppa, immaginò con lungimiranza». Sugli eurobond un riconoscimento anche a Giulio Tremonti, altro suo predecessore, seduto in prima fila nell'assemblea delle Fondazioni, diventate amiche nell'ultimo governo, dopo le burrascose vicende dell'inizio degli anni 2000. Monti: contro di me i poteri forti e Confindustria MARCOTEDESCHI MILANO L'ITALIAELACRISI Il presidente del Consiglio se la prende anche con il Corsera «I momenti difficili non sono alle spalle» BIANCADIGIOVANNI INVIATA APALERMO Ancora uno stop ieri al testo La Ragioneria punta i piedi sulla copertura Infuriato Passera Sviluppo, Dopo tanto discutere ed attendere, con la crisi che non si è invece concessa pause nel deteriorare il quadro economico del Paese, ieri ci si aspettava che dal Consiglio dei ministri uscisse finalmente il testo del decreto Sviluppo. Ma la montagna non ha partorito nemmeno quello che rischia sempre più di trasformarsi nel classico topolino. Lo si è capito alla metà del pomeriggio, leggendo il dettagliato comunicato nel quale si è dato conto di quanto accaduto dentro Palazzo Chigi. Un report nel quale non si è trovata traccia del provvedimento, con buona pace degli annunci effettuati dagli stessi membri dell'esecutivo nei giorni precedenti. A fare chiarezza, si fa per dire, è stato poco dopo il ministro per i Rapporti con il Parlamento alla conclusione della riunione del governo. «Il decreto Sviluppo potrebbe essere varato domani (oggi,ndr), o al più tardi sabato, in un nuovo Consiglio dei ministri», ha dichiarato Piero Giarda. RIUNIONELAMPO Ma più in là dello spostamento in agenda non si è andati. Nessuna spiegazione, insomma, delle motivazioni che hanno portato allo slittamento, il che rilancia inevitabilmente le voci su contrasti dentro e fuori l'esecutivo tecnico. Di sicuro il rinvio di ieri non è stato causato dalla scarsità di tempo, visto che la riunione a Palazzo Chigi è durata poSe la «sindrome Perissinotto» preoccupa il premier GliattacchialCorriereea Confindustriasegnanola finedella lunadimielecon lagrandeindustria.Lacrisi e l'emergenzarendonopiù pericolosi ipoteri forti ILCASO RINALDOGIANOLA MILANO . . . «Il rigore dei conti non è in discussione, dobbiamo essere grati a Paesi come la Germania» . . . Attacco agli industriali: la riforma delle pensioni è stata considerata un modello in Europa 2 venerdì 8 giugno 2012
Mentre i sindaci emiliani cercano ancora di aver chiaro contenuti, e conseguenze, del decreto sulla gestione del “post-terremoto” - che prevederebbe anche la possibilità di fornire agibilità temporanee per le imprese -, nei Comuni più bombardati dal sisma si apre il fronte “demolizioni” delle case pericolanti. Perché stando alle leggi che regolamentano, «in tempo di pace», i crolli di edifici, e la rimozione e lo stoccaggio dei detriti, a pagare per tutta l'operazione dovrebbe essere il proprietario dello stabile. Fatti salvi i casi in cui l'immobile causi rischi «incombenti» su piazze, strade o edifici pubblici, dove ad agire è in piena autonomia (e di tasca propria) l'amministrazione. Ma quando, come nella “bassa” fra Modena, Ferrara e Bologna, il sisma produce campi di guerra, «come facciamo - l'appello del primo cittadino di Cavezzo, Stefano Draghetti - a chiedere a chi ha appena perso la casa di pagarsi anche i costi di demolizione?». Nel centro di 7300 abitanti rimasto completamente disabitato dopo la scossa del 29 maggio, dove quasi l'80 per cento degli edifici sono andati distrutti o dichiarati definitivamente inagibili, dall'inizio della settimana i vigili del fuoco accompagnano le famiglie a recuperare qualche vestito, documenti, e qualche oggetto, prima che i palazzi pericolanti vengano buttati definitivamente giù per evitare che producano danni ad immobili vicini, o peggio a persone. «Per ora di quelli si farà carico il Comune - chiarisce Draghetti - perché incombevano sulla pubblica via, e occorreva agire con somma urgenza. Ma nei decreti che stanno uscendo sulla gestione del “post-terremoto” andrebbero previste norme speciali su questo problema, enorme ed esplosivo. Non vogliamo fare ordinanze che impongano ai privati di farsi carico anche di questa, drammatica, spesa. E al di là di questo: chi si deve accollare i costi di rimozione dei detriti, e dove vanno stoccati?». «QUI RISCHIAMO ILLINCIAGGIO» Per la legge ordinaria, i Comuni dovrebbero emettere singole ordinanze che prescrivano ai privati di far crollare entro un determinato termine l'immobile pericolante, per ragioni di sicurezza. Se per qualche ragione, poi, il privato non rispetta l'ordinanza, l'amministrazione interviene d'ufficio, addebitando in un secondo momento al cittadino i costi del crollo, e di rimozione dei calcinacci. Ma in una situazione eccezionale come quella aperta dalle scosse di terremoto, la confusione fra cittadini e amministratori è ancora totale. Per non parlare della miriade di casi da affrontare: «Che faccio se in una palazzina i proprietari sono tanti e diversi?» si chiede Draghetti. Poi ci sono le case singole, i cascinali e i fienili di campagna, i campanili e gli edifici di interesse storico non ancora del tutto crollati, ma sui quali gli amministratori non hanno ancora il permesso di agire. «Nessuno ci autorizza ad intervenire sulla puntellatura dei campanili ancora in piedi - attacca il sindaco di Medolla, sempre nel Modenese, Filippo Molinari -, a L'Aquila, dopo tre giorni era tutto già puntellato». La situazione «è così incredibile che vorremmo chiarezza, anche legislativa», dice il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Giovanni Favia, che due giorni fa sulla questione ha depositato un'interrogazione alla Giunta. Una prima temporanea risposta, intanto, ieri l'hanno avuta i primi cittadini di Cavezzo e Medolla, che dopo aver discusso a lungo hanno investito della questione l'assessore provinciale all'Ambiente, con delega alla Protezione civile, Stefano Vaccari. «Se addebitiamo i costi di demolizione ai cittadini, in una situazione come questa, rischiamo giustamente il linciaggio», dice Molinari, che ieri mattina era nella sala conferenze della Regione ad ascoltare, insieme ad una platea di amministratori ed autorità locali, gli incoraggiamenti ad andare avanti del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ma nei centri devastati dalle scosse del 20 e 29 maggio non si poteva, comunque, pensare di mettere a rischio la pubblica incolumità in attesa di risposte da Roma. Ecco allora, precisa Molinari, che «la Provincia, intanto, ci ha offerto due strade» provvisorie. Se un edificio si trova «sulla pubblica via, il Comune potrà chiedere alla Protezione civile di intervenire con la messa in sicurezza, e anche i costi dell'operazione saranno messi a carico della Protezione civile». Nel caso in cui, invece, una casa pericolante metta a rischio gli edifici limitrofi «convocheremo i proprietari: e se non avranno i soldi interverremo comunque noi, chiedendo in un secondo momento alla Protezione civile di rimborsare i costi». AUTHORITYENERGIA LETORRISONO INQUALCHEMODOILSIMBOLO DIQUESTO TERREMOTO,LETORRI CONGLIOROLOGI dei paesi duramente colpiti dal sisma che ha sconvolto l'Emilia-Romagna. Lo dimostra anche il fatto che, questa sera e domani, ero già stato invitato a due appuntamenti di cui le torri, appunto, sono il fulcro. Domani sarò alla festa dell'Unità di Bagnacavallo, in provincia di Ravenna, ultima toccata dal terremoto, dove mi hanno chiesto di recitare la Divina Commedia in dialetto e di farlo proprio dalla torre del paese, così come aveva fatto Carmelo Bene da quelle di Bologna nell'82. Questa sera, invece, avevo già un appuntamento in programma a Traversara, sempre in provincia di Ravenna, dove si svolgerà una festa di sostegno alla Fai, proprio sotto un monumento simbolo di quest'altra località: una magnifica torre del ‘400. Le torri sono belle e importanti per la nostra terra. Ma starò poco a questa festa, perché ho accettato con piacere di partecipare all'evento di solidarietà a chi è stato colpito dal terremoto, organizzato per le 20.30 all'Arena del Sole di Bologna, che ha chiamato a raccolta artisti e intellettuali felsinei per dare un aiuto ai cittadini della nostra regione squassata dal sisma. Si tratta di donne e uomini che, in fondo, siamo poi tutti noi: e noi non siamo solo solidali, siamo coinvolti, perché ci siamo dentro, a questo terremoto, viviamo l'ansia, le paure, l'estrema imprevedibiltà. Con me ci saranno tanti artisti che voglio citare: Matteo Belli, Alessandro Bergonzoni, Syusy Blady, Umberto Bortolani, Pino Cacucci, Gianni Cavina, Giorgio Comaschi, Gaetano Curreri, Alessandra Frabetti, Vittorio Franceschi, Nanni Garella, Malandrino & Veronica, Marinella Manicardi, Luciano Manzalini, Gabriele Marchesini, Andrea Mingardi, Marina Pitta, Eraldo Turra, Jimmy Villotti, Vito, il Concerto a fiato «L'Usignolo» e i Solisti del Gruppo Ocarinistico di Budrio. Patrizio Roversi e Tita Ruggeri condurranno la serata. Daremo a modo nostro, con le nostre parole e la nostra musica, la solidarietà. Per quanto mi riguarda interpreterò un pezzo di Raffaello Baldini, «Ch'ór'èl?» («Che ora è?» in dialetto romagnolo). Perché parla del tempo, di una persona che ha bisogno di sapere che ora è, ma nessuno gli risponde in modo preciso: lui non si stanca, continua a chiederlo fino a che qualcuno gli risponde: «È tardi...». Ecco, il tempo: e l'orologio che segna il suo trascorrere. Ma poi la terra trema, il tempo si ferma. E l'orologio delle torri dei nostri paesi, anche. rimasto inascoltato.Previsione e prevenzionesono i compiti principalidel Dipartimento.Ese le previsioni – perquanto difficili e generiche– nongiungono a destinazione,è la prevenzioneè il grandecapitolomancante dell'Italia fragile.Left spiega quali sono le zone delPaesepiù a rischio,dalVenetoalla Sicilia,passando per le franeche sconvolgono l'arcoappenninico eper lealluvioni troppofrequenti in Liguria, e raccontacomel'Italia negliultimi 60 anniabbia spesooltre 200miliardi per riparare i dannidellecatastrofi naturali, invecedi impiegarne 40 per mettere in sicurezza il territorioe le costruzioni. InEmilia, intanto, l'emergenzanonsi arresta. Parlano i sindaci, in primafila nella gestionedel post terremoto.Chiedono di poter decidere,che non si ripeta ilmodello L'Aquila,nel qualeogni scelta era presaa Roma.Espiegano come propriodurante l'emergenza, il rapportostretto tracittadini e amministrazioni siauna dimostrazioneche la buonapolitica esisteancora. Nellepaginedi left ci saràancheun lungo approfondimentosulla Conferenza OnudiRio dedicata all'ambiente,che siaprirà agiugno, eunracconto ineditodiMassimo Carlottosugli oscuri traffici diMarsiglia. LATESTIMONIANZA IVANOMARESCOTTI Gas,acquae luce bollettesospese per l'emergenza GIULIAGENTILE ggentile@unita.it L'Autoritàper l'energiahaapprovato unprovvedimentod'urgenza che sospende il pagamentodellebollette «emesseo daemetterea partire dal 20maggio» per luce,gasedacqua allepopolazionidellezonecolpite dal terremoto.Lohacomunicato la stessa Authorityspiegandoche la sospensionedei pagamenti delle bolletteè«un primoprovvedimento diurgenza», in vistadi nuovi interventi che«possanoprevedereanche l'eventuale introduzione di agevolazionidi natura tariffaria come già fattoper il terremoto inAbruzzo». «L'indicazionedella scadenzadella sospensionedei termini di pagamento- haspiegato l'Authority verràdata inun successivo provvedimentoda adottare in seguito sempre inseguitoall'emanazione da partedelleautorità competenti delle disposizioni straordinarie». . . . Ma ci sono ancora immigrati che dormono sui cartoni e in questi «campi» manca tutto . . . Il decreto post sisma prevederebbe di fornire l'agibilità temporanea per le imprese . . . Pagano i Comuni solo se l'immobile causa rischi incombenti su piazze o strade Demolizioni a pagamento La protesta degli sfollati Dalle torri al teatro le voci della solidarietà si sono rivolti direttamente ai volontari istituzionali: «Mi volevo arrangiare da sola, è la nostra mentalità» ammette candidamente. Le fa eco Daniela, una parente che condivide con Carla e la sua famiglia i disagi della vita in questo campeggio obbligato: «Siamo abituati a badare a noi stessi, ma adesso temiamo per il lavoro. Io ho un piccolo laboratorio di prototipi di abbigliamento con una socia. Ai clienti poco importa del terremoto: ieri mattina sono venuti a prendersi il materiale che porteranno a qualcun altro». Anche Carla e i suoi due figli sono senza lavoro, il marito è in pensione e, subito dopo il terremoto, è questo lo spettro che agita i sonni degli sfollati. CAMPISEPARATI Karin è peruviana e mentre guarda i due figli giocare con gli altri bambini sotto l'enorme tendone pieno di giochi, ci racconta quanto ama Cavezzo e che farà di tutto per non abbandonarla: «Appena arrivati siamo stati accolti con incredibile calore – dice – e qui sia io sia i miei figli abbiamo trovato delle amicizie profonde e sincere ed uno stile di vita umano e a misura di famiglia. Spero di non essere costretta a lasciare questo paese». A Mirandola (Mo), dove pure ci sono 5 campi della Protezione Civile, quello più grande nella zona degli impianti sportivi, il “fai da te” è diffuso. Bianca, educatrice di scuola materna, ad esempio, ha «piantato le tende nel giardino tra due palazzi», allestendo una sorta di piccola tendopoli «condominiale». Un po' perché non è sempre facile vivere nei campi molto affollati, un po' perché si preferisce tenere d'occhio la propria abitazione, piuttosto che lasciarla incustodita. Non tutti i campi autogestiti, poi, riescono a governarsi al meglio. Ce ne sono altri, come quelli vicini al cimitero e all'ospedale di Carpi, oppure quello che è sorto nel parco della Bollitora, costituiti soprattutto da cittadini migranti, dove c'è ancora gente che dorme sui cartoni e dove manca praticamente tutto, tranne il cibo. I centri sociali e le associazioni no profit di volontari della zona cercano di colmare i bisogni più urgenti. «Ma – racconta un volontario – esiste una grande diffidenza reciproca basata sulle diverse etnie: i rumeni stanno con i rumeni, indiani con indiani e così via. Probabilmente non si fidano ad andare nei campi istituzionali per paura che creino problemi con i documenti e il permesso di soggiorno». La legge imporrebbe costi a carico di chi ha già perso la casa Il sindaco di Cavezzo: «Servono norme speciali. Non vogliamo fare ordinanze che impongano ai privati questa drammatica spesa» venerdì 8 giugno 2012 9
I. CIMM. BRINDISI Quei continui riferimenti al plurale usati nel corso dell'interrogatorio fanno sorgere un dubbio negli investigatori: Giovanni Vantaggiato potrebbe aver avuto un complice nell'organizzazione dell'attentato alla scuola “Morvillo-Falcone” di Brindisi del 19 maggio scorso. Il sessantottenne è accusato di concorso in tentata strage aggravata dal gesto terroristico, in quanto il “mostro” di Copertino, imprenditore nel settore di carburanti della provincia di Lecce, aveva come unico scopo quello di fare un massacro. Lo ha ammesso lui stesso nelle nove ore di interrogatorio, davanti al pool di magistrati, composto dal procuratore Dda Cataldo Motta e dai pm Milto De Nozza (Brindisi) e Antonio De Donno (Lecce), che mercoledì sera hanno disposto il suo fermo. Un provvedimento di sette pagine basato su tre punti essenziali, che sono le prove a suo carico: gli accertamenti sulle automobili, le immagini di videosorveglianza e la sua lunga ammissione di colpevolezza. «Non ho fatto esplodere l'ordigno nella notte, perché non c'era nessuno», ha detto l'uomo, così come ricostruito dal procuratore Motta nel corso dell'incontro di ieri a cui hanno partecipato il generale Mario Parente, vice comandante del Ros, Francesco Gratteri, vice capo della Polizia, e Gilberto Calderozzi, direttore dello Sco. In sostanza, l'obiettivo di Vantaggiato era di fare una vera e propria strage, cercando il massacro di giovani studenti tra i 15 e i 18 anni. Secondo fonti della magistratura, l'uomo ha raccontato con freddezza tutte le fasi organizzative dell'attentato, che ha causato la morte di Melissa Bassi, 16 anni, e il ferimento di cinque compagne di scuola. In nove ore si è ripetutamente auto accusato del gesto, spiegando come ha messo a punto l'ordigno: «La bomba l'ho fabbricata io nel deposito. Ho comprato fuochi d'artificio e li ho svuotati, mettendo dieci chili di polvere pirica in ciascuna bombola». Un ordigno artigianale abilmente collegato ad un circuito elettronico, che avrebbe permesso di attivarlo a distanza con un telecomando. Inoltre, secondo il suo racconto agli investigatori, intorno alle 2 del mattino di sabato 19 maggio sarebbe giunto a Brindisi a bordo di una Hyundai blu, e piazzato il cassonetto per la raccolta differenziata, al cui interno c'era l'ordigno, nelle immediate vicinanze dell'ingresso della scuola. Successivamente sarebbe rientrato nel suo paese in provincia di Lecce, per poi tornare a Brindisi a bordo di una Punto bianca alle 5 del mattino, dove avrebbe atteso l'arrivo degli studenti. Le stesse fonti, inoltre, spiegano che pur continuando ad auto accusarsi, avrebbe più volte raccontato l'organizzazione dell'attentato parlando al plurale. Un particolare che non è sfuggito e che porta gli inquirenti ad ipotizzare che ci sia stata almeno un'altra persona ad aiutarlo. Al momento, però, non ci sono altri iscritti nel registro degli indagati, in quanto non è chiaro in che maniera possa aver avuto un aiuto. Dubbi ci sarebbero anche sull'eventuale ruolo che potrebbe avere avuto la moglie, anche se comunque non sarebbe indagabile quantomeno per favoreggiamento personale, in quanto diretto congiunto. Diversamente se ha avuto un ruolo operativo nella fabbricazione dell'ordigno o nel trasporto, ma si tratta di ipotesi che al momento sono prive di elementi. Fonti investigative del Ros, però, non escludono che Vantaggiato possa aver agito da solo, fabbricando l'ordigno all'oscuro di tutti. Le stesse fonti inoltre smentiscono che possa aver organizzato l'attentato per ritorsione alla magistratura brindisina, accusandola di aver gestito male un processo per truffa in cui era parte lesa. Sembra dunque che il gesto sia nato per mano di una persona «socialmente pericolosa» e che «ce l'ha col mondo», come ha riassunto il procuratore Motta. Gli interrogatori, comunque, non sono terminati: nei prossimi giorni l'uomo, rinchiuso nella casa circondariale di Lecce, sarà sentito di nuovo. «Per quanto tempo dovrò restare qui?», chiedeva Vantaggiato agli agenti penitenziari. Ieri invece militari del Ros e agenti di polizia dello Sco hanno compiuto alcune perquisizioni nell'abitazione e nel deposito a Copertino, oltre che sull'imbarcazione dell'uomo, uno yacht di 18 metri circa ormeggiato a Porto Cesareo che Vantaggaiato avrebe usato anche nelle ore successive all'attentato. ILDOLOREDELLA FAMIGLIABASSI «Non è un padre di famiglia, se lo fosse stato non sarebbe arrivato a fare questo. E invece tutto potevo pensare, ma quest'uomo ha dei figli, dei nipoti», ha commentato nel pomeriggio di ieri Massimo Bassi. Con la moglie e mamma di Melissa, Rita, ha incontrato una delegazione di cittadini, grazie all'intermediazione del presidente del consiglio comunale di Mesagne Fernando Orsini, legale anche della famiglia Bassi. Occhiali scuri, lunghi capelli neri, mamma Rita resta in silenzio per tutto l'incontro. È uscita dall'ospedale di Mesagne pochi giorni fa, dove era ricoverata in stato di shock dal giorno della morte dell'unica figlia. Resta immobile in un angolo della sala consiliare del Comune, ranicchiata in uno degli scranni dell'aula. Anche lei ascolta il marito, un uomo che cerca di reagire al dramma. «La pena di morte non serve a niente – ha detto il papà Massimo – anche perché ha 68 anni…Se io lo incontrassi non gli direi niente, per me quella persona non esiste. Ora cerchiamo solo di andare avanti, la forza me la sta dando mia moglie, perché la amo, perché pensiamo sempre a Melissa che ci voleva sempre felici». Venti giorni dopo la strage all'istituto Morvillo-Falcone, gli studenti di Brindisi si accorgono che «ormai tutto può succedere», anche di essere obiettivo «di un nonno 68enne». «Il ventaglio di chi temere si sta allargando - dicono “Io non ho paura” è solo uno slogan, che dimentichiamo quando voltiamo l'angolo e le volanti della polizia non ci possono più vedere». È solo un piccolo e frammentario quadro dello stato d'animo degli studenti dell'istituto professionale “Morvillo Falcone”, dove lo scorso 19 maggio un attentato ha provocato la morte di Melissa Bassi. Sono in pochi quelli che si fermano per rispondere alle domande, così come i docenti che abbassano lo sguardo e si allontanano. Tra i ragazzi alla fermata dell'autobus si rincorre la voce «l'hanno preso, ha quasi 70 anni». È proprio l'età del reo confesso Giovanni Vantaggiato, 68 anni di Cupertino, in provincia di Lecce, a far temere di più i ragazzi. «Sono venuta a prendere mia sorella – racconta Ilenia, 18 anni, del liceo scientifico Fermi – Andava in classe con Melissa e Selena. È molto amica di Selena, che conosco bene anch'io». La giovane spiega che «Selena mi ha detto che le hanno rovinato la vita. Io spero che invece le abbiano rovinato solo una parte della vita. Deve reagire, ha solo 16 anni, ci riuscirà». Ma intanto la ferita dell'attentato non è solo aperta, «è sanguinante», spiega Francesco, 17enne. «Ci dicono di non avere paura, ma stiamo scherzando? Io sono terrorizzato e non mi vergogno di dirlo. Abbiamo capito solo una cosa, che chiunque può fare qualsiasi cosa, una bomba, un'aggressione». Ed è proprio questo il punto: «non sappiamo chi, quando e come può farci del male», conclude. Un pensiero diffuso tra i ragazzi, non solo della Morvillo. «Le manifestazioni sono una cosa importante – spiega Susanna, che quest'anno ha gli esami di maturità – Ci si incontra e si discute di come affrontare le cose. Ma sono aria fritta. “Io non ho paura”? Dico una cosa, durante la manifestazione del sabato successivo all'attentato io avevo paura che ci potesse succedere qualcosa. È importante reagire, ma da oggi so che un giorno potrei essere vittima di uno scippo, un'aggressione e perché no, una violenza sessuale». Anche nel vicinissimo bar “Novecento”, dove ogni giorno i ragazzi si riuniscono all'uscita da scuola, hanno notato un cambiamento. Il titolare Francesco Montinaro è uno dei primissimi soccorritori delle ragazze vittime dell'attentato. «Si vede che hanno timore, ogni giorno si incontravano qui per chiacchierare prima di andare a casa. Ora non viene più nessuno, li vedi a passo svelto vanno via, si allontanano da scuola. In pochi minuti fuori l'istituto non c'è più nessuno». Poi ci sono i genitori, diversi quelli all'esterno della scuola che attendono i figli. «Non mi fido dei mezzi pubblici – racconta Brizio, 39 anni, venuto da un paese della provincia per prendere la figlia al primo anno delle superiori chi lo sa cosa può succedere, e se c'è un pazzo? Perché tanto ormai non si capisce più niente, siamo arrivati all'assurdo che anche un possibile nonno, uomo di 68 anni, ha piazzato una bomba in una scuola. Quel “nonno” non si è fatto troppi problemi ad uccidere la sua “nipote”. È questa la verità. Se ne torna con me mia figlia, preferisco, non vorrei certo andarla a prendere all'obitorio un giorno». Laprocuraadesso indagasualtridueepisodi Spuntanoaltri dueattentati nell'inchiestaper la bomba diBrindisi. Il fermo di GiovanniVantaggiato aprirebbe infatti nuovi scenari, allargando l'ambitodelle indagini a dueattacchi, uno nel2008 e l'altro nel 2011, rimasti finoadora impuniti. Anchese l'ipotesidi unavendetta privataa seguitodi una truffa rimasta senzagiustizia èancora tuttada verificare, l'ordigno che haucciso MelissaBassipotrebbe ricollegarsi agli attentati subitidaun imprenditoredi TorreSantaSusanna(Brindisi). Vantaggiatoera infatti stato vittima di unraggirodaoltre300milaeuro per alcune fornituredicombustibile non pagate.La bombaalla “Morvillo -Falcone”,quindi, sarebbe stato un nuovotentativodi vendetta contro il TribunalediBrindisi, alquale Vantaggiatosi era rivolto, asuo giudizio, senza otteneregiustizia. Nel2008 l'imprenditore,presunto responsabiledella truffa, scampò all'esplosionedi unordigno, realizzato conunabombola di gas(comequello esplosodavanti alla scuola) epoi collocatonelgiardinodella sua abitazione.L'uomorimase gravemente feritoal torace e all'addome.Loscorso annopoi un incendiodistrusse la suaautovettura, un'AudiA8 in sostanelcentro diTorre SantaSusanna. Idue episodi rafforzerebbero la pista dellavendetta, cheperò continua a nonconvincere pienamente la ProcuradiBrindisi.In alto la scientifica al lavoro. Sotto Giovanni Vantaggiato, l'autore dell'attentato di Brindisi FOTO ANSA «Questo significa che dobbiamo aver paura di tutto» ITALIA . . . Il dolore di papà Massimo «Ho pensato che l'autore non potesse essere un padre. E invece...» ILCASO . . . I ragazzi della Morvillo: «Se anche un “nonno” può farci questo non possiamo dirci al sicuro da nulla» Melissa, manca un movente Il killer aveva dei complici? La confessione di Vantaggiato: «Ho costruito la bomba con la polvere da sparo» I dubbi dei pm sulle motivazioni del gesto IVANCIMMARUSTI BRINDISI venerdì 8 giugno 2012 13
La polemica sul Togliatti sta-linista e sul Gramsci ereti-co è falsa, e politicamentestrumentale». Verso la finedel suo intervento sull'ulti-mo libro di Giuseppe Vacca alla Biblioteca del Senato a Roma, Massimo D'Alema tira le fila del suo pensiero su Antonio Gramsci. E il cuore del suo ragionamento è questo: «Vogliono delegittimare le culture politiche del dopoguerra e i partiti che ne sono gli eredi». A vantaggio di che? «Antipolitica, partiti personali, esaltazione dei tecnici, troncando la possibilità che la democrazia possa esprimersi attraverso soggetti politici di massa». L'affondo di D'Alema è stato uno dei momenti chiave di un dibattito su un tema non solo storiografico, ma politico a tutto tondo: Vita e i pensieri di Antonio Gramsci. 1926-1937, come da titolo del libro Einaudi di Vacca, presidente della Fondazione Gramsci. E a discutere del libro, stimolati dal direttore de l'Unità Claudio Sardo, oltre a D'Alema c'erano Roberto Gualtieri, storico e deputato europeo, Pierluigi Castagnetti dirigente Pd, e la senatarice Anna Finocchiaro. In chiusura poi, Vacca ha annunciato ufficialmente il via libera alla commissione del «Gramsci» sul presunto Quaderno gramsciano «scomparso», segnalato più volte dal linguista Franco Lo Piparo nel suo Idue carceridiGramsci (Donzelli). Commissione richiesta dallo stesso Lo Piparo dalle colonne del Corsera,che sarà presieduta da Gianni Francioni e di cui vi abbiamo dato ieri su l'Unità in anteprima la notizia. Ma torniamo al libro di Vacca. Due i nodi affrontati un po' da tutti: il «giallo» del prigioniero nei suoi rapporti con Togliatti e il Komintern, e l'attualità delle categorie interpretative di Gramsci all'oggi. Bene, giudizio quasi unanime sul primo punto: il libro di Vacca, che è anche una biografia-monografia di idee, chiarisce con nuovi documenti un punto cruciale. E cioè: Gramsci era convinto che Il Pc e Togliatti lo avevano danneggiato e compromesso, aggravando la sua posizione dinanzi al tribunale fascista. Ma in realtà, come riassume bene Gualtieri, la questione era diversa. Era la trattativa tra Urss e fascismo, da cui il prigioniero si attendeva la liberazione. La lettera di Grieco al prigioniero del 1928 non svela affatto il ruolo di «capo» di Gramsci - ruolo arcinoto - svela bensì che il Pci si stava attivando per la liberazione del detenuto e forse si preparava a vantarsene politicamente. Il che per Mussolini era inaccettabile (lo pensava Gramsci e glielo suggerirono gli stessi carcerieri). Sta di fatto che l'Urss non si attivò mai formalmente, perché quel Gramsci era un critico del Komintern e della sua politica «bloccarda» e da «stato guida monolitico». Morale le carceri erano due, fascista e indirettamente sovietica. In mezzo c'è il detenuto, la sua soggettività, la sua forza e i suoi sentimenti, come ha ricordato Anna Finocchiaro, dopo aver ripercorso l'idea originale gramsciana della rivoluzione gradualista in Occidente e non più «leninista». Già, il «revisionismo» di Gramsci, su cui insisteva Vacca nel finale. Anche Castagnetti, che pure viene da tutt'altra cultura, lo riconosce quel revisionismo, pur nel rimarcare il «tratto post-ideologico del Pd». E si spinge al di là di Gualtieri. Quando afferma il carattere pregnante e attuale di luoghi e «categorie» gramsciane: «L'analisi del fascismo, come incarnazione storicamente determinata del populismo, tema attualissimo». E poi: il «nesso tra Costituente, pluralismo e “filosofia della prassi” autocritica e conflittuale, revisionista appunto». Che vuol dire? Nient'altro che questo: Gramsci fu un comunista che oltrepassò i confini del comunismo novecentesco. Autore dunque modernissimo, e a pieno titolo tra le fonti primarie del Pd, con le sue idee di conflitto, egemonia, emancipazione delle classi subalterne. E allora in conclusione, la «destructio» di Gramsci e Togliatti, salvando magari l'eresia «inerme» del primo, fa il paio a ben guardare con la cancellazione della cultura sociale cattolica, con la rimozione ad esempio della figura di Aldo Moro. A beneficio di chi? Come dice ancora D'Alema: «Lobbies, élites tecniche, gruppi dominanti vecchi e nuovi: contro i partiti di massa». A proposito, sapete cosa scriveva Gramsci in carcere di Sturzo e del Ppi di allora: «Sono l'unico partito liberale e popolare di massa...». Ecco, la nostra Costituzione nasce anche da questi pensieri... che da due decenni in qua cercano di sradicare. AMMINISTRATIVE POLITICA BRUNO GRAVAGNUOLO ROMA D'Alema: falsità su Gramsci per delegittimare i partiti InSardegna 64Comunialvoto tradomenicae lunedì Domenicae lunedì prossimi, 10E11 giugno, in Sardegnasi vota per il rinnovodeiconsigli comunali in 64 centri (su377), fra cui il capoluogodi provinciaOristano,Alghero (Sassari) eSelargius (Cagliari), che hannopiù di 15milaabitanti, Lanusei (capoluogodell'abroganda Provinciadell'Ogliastra)e Quartucciu (Cagliari). APalau (Gallura) il votoè saltatoper irregolaritàdelle listepresentate.Gli eventualiballottaggi nei tre Comuni principali si terrannodomenica 24e lunedì25 giugno. AOristanosono 500in tutto i candidati alconsiglio comunale: un numerodi tutto rispetto,anchese nonsi trattacomunquedi un record, perchéalleprecedenti elezioni comunali si era arrivati addiritturaa superare la soglia degli800 candidati.Allora,però, i posti in consigliocomunale erano40,ora sonoscesi a24. Il rapporto, in questa tornata,è in ognicaso di un candidatoquasiogni 60elettori. Datoche probabilmenteha in parte condizionando lacampagna elettorale. L'affondoaldibattito sul librodiGiuseppeVacca conAnnaFinocchiaro, PierluigiCastagnetti eRobertoGualtieri ILCASO . . . Il presidente del Copasir: «Vogliono delegittimare gli eredi delle culture politiche del dopoguerra» . . . A chi gioverebbe? «A élites tecniche e gruppi dominanti schierati contro i partiti di massa» 12 venerdì 8 giugno 2012
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08/06/12

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