In Tunisia come in Egitto, con una coincidenza di tempi stravolgente nella diversità degli accadimenti, è tornato il coprifuoco, sono tornati i carriarmati per le strade e i fedeli sono calorosamente invitati dalle autorità oggi, a tornare quieti a casa dopo la preghiera settimanale in moschea. Anche a Tunisi, come al Cairo, la situazione in questi giorni è molto tesa. Qui le violenze scatenate dai manifestazioni di «salafiti» sono scaturite in scontri di piazza, con oltre mille feriti in varie città del Paese, e centinaia di arresti. In effetti gruppi di estremisti islamici - i cosiddetti «salafiti» appunto - da mesi stanno picchiando per le strade chiunque venga giudicato non in linea con la legge coranica, la sharia, reinterpretata in versione oltranzista: ronde e linciaggi contro ragazze non velate, ubriachi, omosessuali, rivenditori di alcolici, spacciatori di droga. Sono state prese d'assalto università laiche come quella di La Manouba, dove lo stesso preside e alcuni professori sono stati malmenati e minacciati per aver messo in riga alcuni studenti integralisti che chiedevano la modifica dei regolamenti sulla separazione maschio-femmina e l'imposizione del velo alle studentesse. Il governo presieduto dagli islamisti del partito di Ennadha, all'epoca di Ben Ali perseguitati e costretti all'esilio, hanno chiuso uno, o più spesso tutti e due gli occhi, di fronte a queste violenze, iniziate con i la devastazione la tv Nessma per la trasmissione del film Persepolis della disegnatrice franco-iraniana Marjane Satrapi, costata poi una multa per «blasfemia» al suo direttore. ARTISTI NEL MIRINO Le violenze dell'ultima settimana sono partite invece dalla contestazione di una mostra collettiva di artisti della Primavera araba nella galleria d'arte Abdeliyya a La Marsa, nel nord del Paese. Lì a venire contestate erano alcune opere, cinque o sei in particolare, che ritraevano argomenti e luoghi sacri all'Islam con un occhio critico giudicato provocatorio. «No all'arte blasfema» «Maometto è il nostro profeta», erano gli slogan più scanditi. Secondo la ricostruzione fatta dal ministro della Cultura tunisino Mehdi Mabrouk in particolare i manifestanti, che ritiene collegati con Al Qaida, chiedevano di oscurare un'opera intitolata «La Kabaa e il buraq» che ritraeva il cubo mistico attorno a cui ruotano i pellegrini alla Mecca e l'animale mitologico con coda di pavone utilizzato dall'arcangelo Gabriele, dallo stesso Maometto e dal profeta Ibrahim. Un quadro che però non risulta neanche esposto nella galleria presa di mira. Dalla Marsa le proteste hanno per altro preso poi tutt'altra direzione: sono state sfasciate e date alle fiamme sedi del sindacato Ugtt, posti di polizia, rivendite di alcolici. La polizia ha reagito caricando i dimostranti e un giovane di 22 anni ha perso la vita negli scontri a Sousse, martedì scorso. Secondo il giornale online Naswaat, palestra della Rivoluzione dei Gelsomini di un anno fa, i tumulti sono stati se non orchestrati, almeno lasciati esondare ad arte per giustificare la repressione e un clima che consenta il ritorno di un «uomo forte» al potere. I giovani blogger di Naswaat sostengono che il nome che ha ripreso a circolare è quello di Beji Caid Essebsi, ex dirigente dell'Rcd, il partito ormai sciolto dell'ex rais Ben Ali recentemente condannato all'ergastolo come il suo pari egiziano Hosni Mubarak. «È in atto una controrivoluzione», affermano. Tunisia, coprifuoco dopo le violenze dei salafiti Tutto da rifare. In Egitto va in atto il “golpe” costituzionale, anticamera di un putsch militare. L'intero Parlamento egiziano sarà sciolto. A dichiararlo ufficialmente è il vice presidente della Corte costituzionale, Maher Sami. I giudici hanno stabilito l'incostituzionalità di alcuni articoli della legge elettorale che ha regolato il recente voto politico. Inizialmente si era detto che la Corte aveva invalidato l'elezione di un solo terzo dei membri del Parlamento, ovvero quelli uninominali attribuiti con il maggioritario. La Corte, invece, ha stabilito la necessità di indire nuove elezioni per riassegnare tutti i seggi. Alle recenti elezioni considerate dall'intera comunità internazionale come un «importante passo nel consolidamento della democrazia» (Hillary Clinton, segretaria di Stato Usa) - hanno vinto i Fratelli Musulmani. Sami ha affermato in una conferenza stampa, che il verdetto di ieri significa lo scioglimento di tutta l'Assemblea del popolo, la Camera bassa del Parlamento, equivalente alla Camera dei deputati. L'Assemblea del popolo, ha spiegato, da questo momento non esiste più data l'incostituzionalità degli articoli della legge sui quali sono state fatte le elezioni. Il vice presidente della Corte costituzionale egiziana ha sottolineato che tutte le leggi approvate finora rimarranno valide. Alla domanda se questo valga anche per l'Assemblea costituente, eletta dai parlamentari due giorni fa, Sami ha ribadito che tutte le leggi fin qui adottate restano valide. Immediato è giunto il commento del vice presidente della Camera, Ashraf Thabet, che ha precisato che «lo scioglimento del Parlamento è prerogativa della sola Corte di cassazione». CAOS ISTITUZIONALE La Corte costituzionale ha peraltro convalidato la candidatura alle presidenziali di Ahmed Shafiq, già premier durante la presidenza di Hosni Mubarak. Il massimo organo giudiziario egiziano ha definito incostituzionale la legge che bandisce dalla vita politica gli esponenti del vecchio regime, dando di fatto il via libera alla candidatura di Shafiq. «La Corte costituzionale ha stabilito che l'isolamento politico è incostituzionale», ha riferito l'agenzia egiziana Mena. Shafiq era stato inizialmente escluso dalla corsa presidenziale, salvo essere riammesso all'ultimo momento. L'ex premier sfiderà il candidato dei Fratelli Musulmani, Mohamed Morsi, nel ballottaggio presidenziale che si terrà sabato e domenica prossimi. In un'intervista tv, il candidato dei Fratelli musulmani alla presidenza egiziana ha affermato che le sentenze della magistratura sono da rispettare. SHAFIQCONFERMATO In quanto esponente del vecchio regime, Shafiq era stato inizialmente escluso dalla corsa presidenziale, salvo essere riammesso all'ultimo momento. Si è trattato di una sentenza «storica», esulta Shafiq. Diversa è l'opinione di Mahmoud Afifi, esponente del gruppo “6 Aprile”: «Eravamo certi che la Corte avrebbe respinto la richiesta di impugnare la legge sull'esclusione dalla politica dei vecchi gerarchi. Dichiarare la legge incostituzionale è un fatto nuovo per la legislazione egiziana». Il gruppo che ha partecipato alla rivoluzione di piazza Tahrir fa sapere comunque di «continuare a sostenere il candidato dei Fratelli Musulmani, Mohamed Morsi, alle prossime elezioni presidenziali», «attuando nel ballottaggio il principio di isolamento dei vecchi politici come Shafiq, respinto oggi (ieri, ndr) dalla Corte». La tensione è altissima. Il rischio che dal caos istituzionale si passi al caos armato molto realistico. «Mantenere il candidato militare, rovesciare il Parlamento eletto e dare alla polizia militare la facoltà di arrestare i civili è un colpo di Stato completo». A scriverlo su Twitter è il candidato islamico moderato sconfitto alle presidenziali egiziane Abdel Moneim Abul Fotouh. «Chi pensa che i giovani faranno passare questo è un illuso», aggiunge. Le sentenze della Corte costituzionale egiziana sono «un colpo di Stato totale che annulla 16 mesi di storia della patria», denuncia Mohamed Beltagui del comitato esecutivo del partito dei Fratelli Musulmani, Giustizia e Libertà. Beltagui ha affermato sul sito web della Confraternita che è tutto cominciato con l'assoluzione degli assistenti dell'ex ministro dell'Interno Habib el Adly al processo Mubarak, seguito dalla decisione di autorizzare la polizia militare ad arrestare i civili e infine il via libera alla candidatura di Ahmad Shafiq. «È l'Egitto che Shafiq e quelli lo sostengono vogliono», ha osservato. In serata il Consiglio militare egiziano convoca una riunione di urgenza per esaminare la situazione dopo la sentenza dell'Alta Corte. Una fonte militare dice all'agenzia Mena che il giudizio della Corte ha dato di fatto ai militari il potere legislativo. «Non vogliamo il potere - ha spiegato la fonte sotto anonimato - ma secondo il verdetto della Corte e per le leggi vigenti, il potere torna nelle nostre mani». RACHELEGONNELLI rgonnelli@unita.it VIRGINIALORI esteri@unita.it Invalidate le elezioni parlamentari a due giorni dal ballottaggio per le presidenziali Confermata al contempo la candidatura di Shafiq, membro dell'ex regime, antagonista dei Fratelli musulmani MONDO . . . I blogger laici della piattaforma Naswaat: «È in atto un tentativo di controrivoluzione» Carroarmato presidia il palazzo della Corte costituzionale al Cairo FOTO DI KHALED ELFIQI/ANSA-EPA Rapporto di Amnesty: «In Siria crimini contro l'umanità» «Lo scioccante crescendo di uccisioni illegali, torture, detenzioni arbitrarie e distruzioni indiscriminate di abitazioni dimostra quanto sia urgente la necessità di una decisiva azione internazionale per fermare l'ondata degli attacchi, sempre più massicci e impuniti, delle forze armate e delle milizie governative shabiha in Siria». È l'appello lanciato da Amnesty International, che ha presentato il nuovo rapporto dal titolo Rappresaglie mortali con nuove prove delle ampie e sistematiche violazioni dei diritti umani e accusa il governo siriano. Per Amnesty si tratta di «crimini contro l'umanità e crimini di guerra, perpetrate nell' ambito di una politica di Stato destinata a compiere rappresaglie contro le comunità sospettate di sostenere l'opposizione e a intimidire e assoggettare la popolazione». Violazioni che l'organizzazione per i diritti umani ha potuto verificare sul posto, pur non ricevendo un'autorizzazione ufficiale da parte delle autorità locali a entrare nel Paese. Notizie allarmanti arrivano anche dall'Osservatorio siriano dei diritti umani secondo il quale i morti sono almeno 14.400 dal marzo del 2011, cioè dall'inizio della rivolta contro il governo Assad. Le vittime sono prevalentemente civili: secondo il presidente dell'Osservatorio, Rami Abdel Rahman, si tratta di «10.117 civili, 3.552 soldati e 807 disertori». Solo nell'ultimo mese, da quando è iniziato il cessate il fuoco con l'arrivo degli osservatori Onu in Siria, le persone rimaste uccise sono oltre 2mila. Ieri gli osservatori delle Nazioni Unite in Siria hanno finalmente raggiunto le aree che sono state epicentro degli ultimi massacri. «Un forte odore di cadaveri» in una «città deserta» con gran parte degli edifici governativi incendiati. Questo è lo spettacolo che, secondo le loro prime testimonianze, si offerto ai loro occhi a Haffe, assediata e bombardata per otto giorni dalle forze governative. Ma i bombardamenti sono proseguiti su altri centri, in particolare a Homs e Daraa, con gli attivisti dell'opposizione che parlano di almeno 40 morti nelle ultime ore. Una nota di ieri dalla casa Bianca riferisce di un presidente americano, Barack Obama, che«non vede l'ora di incontrare il presidente russo, Vladimir Putin, al G20 di Los Cabos» e precisa che nel corso dell'incontro bilaterale tra i due «si discuterà anche di Siria», nel tentativo di superare il veto russo ad una risoluzione Onu contro Assad. Egitto, l'Alta Corte annulla il Parlamento UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it . . . Manifestazioni vietate dalla giunta militare per l'uscita dalle Moschee nel venerdì di preghiera . . . I Fratelli musulmani e i rivoluzionari: «Questo è un golpe che cerca di cancellare la storia» venerdì 15 giugno 2012 17
Tutti si aspettano dalla Germania la mossa decisiva, chiedono gli eurobond, un fondo di riscatto, altri miliardi», Angela Merkel sa bene che «tutti gli occhi sono puntati sulla Germania», mentre sul calendario si avvicinano le giornate di passione dell'euro. Domenica l'incognita del voto in Grecia, e già lunedì il G-20 riunito in Messico. E qui, spiega la cancelliera parlando al Bundestag, «la crisi del debito sarà il tema principale». Come «prima economia europea e principale Paese esportatore», è ovvio che la Germania si troverà sotto ai riflettori. Ma Berlino non sembra disposta a modificare sostanzialmente la sua posizione. «Sì la Germania è forte, ma non è senza limiti, la sua forza non è infinita», dice Angela Merkel: non può essere solo tedesca la soluzione della crisi, anche perchè «l'Eurozona non è la sola responsabile della crisi globale». Non ci saranno «idee di collettivizzazione», dice la Cancelliera, alludendo agli eurobond che definisce «incostituzionali e completamente controproducenti»: sono «parole vuote» quelle di chi propone vie d'uscita dalle quale Berlino potrebbe uscire sopraffatta. Un discorso duro, per confermare la linea di condotta e mettere paletti per le prossime scadenze, di qui al cruciale vertice europeo del 28-29 giugno. Per allora la Cancelliera dovrebbe incassare la ratifica del fiscal compact e del meccanismo europeo di stabilità, Esm. Per quanto la riguarda, Berlino avrà fatto la sua parte. Quanto agli altri, devono capire che crescita e riduzione del deficit devono andare di pari passo, ci vogliono riforme e competitività, non ci sono scorciatoie, l'Europa insiste Merkel - non deve cercare le soluzioni più facili ma quelle che abbiano «solide fondamenta». Nessun coniglio dal cilindro, per il futuro si può continuare a ragionare di unione politica europea, portare a compimento quello che non è stato fatto quando è stato introdotto l'euro. Merkel pensa ad un ruolo maggiore per la Bce nella vigilanza sulle banche. E sembra segnare un confine ancora più netto tra Ue e eurozona. Dalla sua la cancelliera ha le parole di comprensione del segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner, che ha definito «ragionevole» la posizione tedesca di «far funzionare l'unione monetaria». Washington non allenta la pressione sull'Europa, ma è buona tattica negoziale non lasciare nessuno con le spalle al muro, soprattutto se è chi dovrebbe farsi carico del conto. La comprensione però è relativa. BUONI AFFARI Finora la crisi è stata una grande abbuffata per Berlino, i tassi di interesse sono talmente bassi che di fatto gli investitori pagano per tenere i loro soldi al sicuro in Germania. Di qui all'anno prossimo, a meno che non ci sia un'evoluzione drammatica, Berlino potrebbe aver riportato in equilibrio il bilancio. Secondo i calcoli fatti dal Financial Times Deutschland con l'autorevole gruppo di ricerca Kiel Economics, la Germania tra il 2011 e il 2012 avrà risparmiato 19 miliardi di euro, 10 solo quest'anno. Stesse conclusioni anche da un diverso istituto di ricerca, Rwi. Vista da Berlino, la crisi è tutt'altro che un cattivo affare, almeno finora. Per il resto dell'Europa le notizie sono decisamente peggiori. Il bollettino mensile della Bce non è incoraggiante, nel giorno in cui i buoni del tesoro decennali in Spagna arrivano a quota 7%: una soglia limite, un punto di non ritorno, quando è toccato ad altri, Grecia, Irlanda e Portogallo sono stati costretti a chiedere un salvataggio - Merkel ieri ha invitato Madrid a non aspettare oltre per chiedere aiuto. I rischi riguardano però tutta l'Eurozona. Per la Banca centrale europea la crescita «resta debole». «L'accresciuta incertezza grava sul clima di fiducia, dando luogo a maggiori rischi al ribasso per le prospettive economiche», sottolinea il rapporto. I rischi sono quelli che riempiono le pagine dei giornali, «un ulteriore acuirsi delle tensioni in diversi mercati finanziari dell'area e la loro propagazione all'economia reale». Da qui, l'invito rivolto ai Paesi dell'euro a «proseguire gli sforzi per il ripristino di finanze pubbliche solide e il recupero di competitività», nella convinzione che «non esiste alcuna alternativa possibile al rigoroso risanamento dei conti pubblici». Qualsiasi arretramento su questo piano, mette in guardia l'Eurotower, «accrescerebbe l'incertezza sui mercati, finendo per frenare l'attività economica in misura decisamente maggiore». Quanto all'Italia la strada è tutta in salita. Siamo, secondo la Bce, il paese dell'Eurozona che insieme ai Paesi Bassi «nell'ultimo decennio ha registrato il maggior deterioramento delle prospettive di crescita di lungo termine». Siamo rimasti al palo, mentre gli obiettivi di bilancio attuali dell'Italia, si sottolinea, sono «considerevolmente più ambiziosi di quelli presentati nel programma di stabilità dello scorso anno». La coperta è diventata ancora più piccola. IL CASO Merkel: «La nostra forza non è illimitata» Allarme della Bce, cresce solo la sfiducia La cancelliera tedesca Angela Merkel FOTO DI KAY NIETFELD/ANSA-EPA La cancelliera al Bundestag: la soluzione della crisi non è solo tedesca Dati Bce: Italia al palo nell'Eurozona Potrebbeessere ilgenerale Saverio Capolupo il nuovocomandante dellaGuardiadiFinanza. Il Consigliodeiministri dovrebbeprocedere alla nominanella giornatadi oggi. Capolupo,che guida il comando interregionaledell'Italia sud occidentale delleFiamme Gialle,dovrebbeprevalere suigenerali DanieleCaprino e Pasquale Debidda. Il nuovo comandantesostituirà ilgenerale Nino DiPaola giuntoal termine dell'incarico.Lanomina verrà propostaalConsiglio deiministri daMonti nella qualitàdi ministroad interimdell'Economia, dicasterodal quale dipende la GuardiadiFinanza. SaverioCapolupo ènato nel 1951 inprovincia di Avellinoed è stato comandantedellascuola di polizia tributaria. Venerdì scorso ilpremier aveva intrattenuto a colloquioseparatamente i trecandidati, al termine delConsigliodei ministri. Ai giornalisti, tra l'altro, avevaannunciatoche la nomina delnuovo Comandantegenerale delle FiammeGialle sarebbe statadecisa in tempi rapidi. Il governodovrebbe decidereoggi anche iLnome delnuovo direttore dell'Aisi (agenzia informazioni e sicurezza interna) chesostituirà GiorgioPiccirillo, inscadenza di mandato. Il nomeche Monti si appresterebbea proporresarebbequello delgenerale Arturo Esposito,capodi stato maggioredell'Arma dei carabinieri. Unacandidaturache starebbeparticolarmentea cuoreal presidentedel Senato,Renato Schifanie cheverrebbe preferitaaquella delvicecomandante generaledell'Arma, StefanoOrlando. Quest'ultimo, tra l'altro,vantauna lunga esperienza d'intelligence maturatacome capo dipartimentoanalisipresso il Sismiecome vice direttoreoperativo presso il Sisde (l'attualeagenzia informazioni esicurezza Interna: l'Aisi, appunto).Adispetto dell'esigenza di rinnovare i servizi iniettandonelle strutture professionalitàe apertura,e facendo largo all'apporto(ancheculturale) dellenuove generazioni, il governodei tecnici sembra volersi incamminaresulle strade disempre. C'È QUALCUNO, NELPD, CHEPENSACHE SIPOSSANOOTTENERE LAGESTIONE EUROPEA DELDEBITO SOVRANO(EUROBOND), la garanzia europea sui depositi bancari, la tassazione delle transazioni finanziarie a breve, i project bond, senza un trasferimento secco di sovranità dal parlamento nazionale ad istituzioni di governo comunitarie? Senza cioè che il potere di decidere sulle tasse, sulla spesa pubblica e sulla regolazione dei mercati (a partire da quello finanziario) passi via riforma dei trattati o via cooperazioni rafforzate - da soggetti istituzionali che stanno a Roma a soggetti istituzionali che stanno a Bruxelles? Domande retoriche, ché tutti sappiamo che senza unione politica - cioè senza trasferire sovranità dagli stati membri alle istituzioni comunitarie - non ci può essere né unione fiscale, né unione finanziaria. Facciamoci ora un'ulteriore domanda: entro quanto tempo questo progetto di unione politica, fiscale e finanziaria dovrebbe prendere corpo, cioè essere convenuto tra i Paesi dell'Area Euro ed annunciato nella sua interezza, con tanto di tabella di marcia per la graduale attuazione di ogni sua tappa? Anche in questo caso, risposta scontata: il tempo - ammesso che ce ne sia ancora, prima della catastrofe - è pochissimo, perché ne è stato perso troppo. Entro giugno l'accordo politico che definisce i termini essenziali della svolta. Nei mesi successivi, la sua traduzione in patti, trattati e atti anche giuridicamente impegnativi. La signora Lagarde, ce lo ha ricordato senza tanti giri di parole: «Avete tre mesi». Più chiara di così... In Italia chi dovrebbe decidere - in questi tempi - una cessione di sovranità che sarebbe la più significativa dopo quella compiuta coi Trattati di Roma, giacchè avrebbe per contenuto il potere di bilancio - la decisione sul reperimento delle risorse e sul loro impiego -, pilastro originario e permanente architrave della democrazia parlamentare? È semplice: il governo, a ciò variamente impegnato in questi mesi da apposite risoluzioni parlamentari, deve ricercare e costruire l'intesa con gli altri Paesi. Ma l'ultima parola spetta a Camera e Senato, che ratificano con legge i patti sottoscritti. È l'atto parlamentare di ratifica che dà effettivamente luogo al trasferimento di poteri e funzioni alle istituzioni comunitarie. Nelle prossime settimane, infatti, il Senato e la Camera dovranno votare sul Fiscal Compact e sul Trattato istitutivo del Meccanismo europeo di stabilità. Ma da tutte le forze politiche - comprese Lega e Idv, che pure si oppongono al governo Monti - si è giustamente levato un coro: ci vuole di più, molto di più. Ci vogliono gli eurobond, e Monti si impegni ad ottenerli. Dunque, questa Camera e questo Senato - sì, quelli composti usando l'orrendo Porcellum vengono universalmente riconosciuti come legittimati a decidere su di una cessione di sovranità senza precedenti. Naturale, si dirà. E speriamo che “debbano” farlo presto. Benissimo. Ma si può sapere perchè non avrebbero altrettanta legittimazione - questa Camera e questo Senato, negli stessi tempi - a decidere sulla forma di governo e sulla riforma del Parlamento? Se è vero che il Titolo V della Costituzione non è gestibile senza una ben congegnata Camera delle Regioni, come dimostrato da una più che decennale esperienza (la riforma è del 2001). Se è vero che la crisi di capacità di rappresentanza dei partiti politici rischia di trasformarsi in crisi della democrazia, se non c'è la supplenza di una istituzione a fortissima legittimazione popolare, come è dimostrato dai due opposti casi di Francia e Grecia. Se infine è vero che l'uninominale di collegio a doppio turno è il sistema elettorale che più favorisce il recupero di un positivo rapporto tra eletto ed elettori, allora si deve tentare un colpo di reni, nei mesi che ci separano dalla scadenza della legislatura: si adottino tutte e tre queste riforme, insieme. I tempi ci sono ancora. La sede e gli strumenti anche: si torni alla commissione Affari costituzionali del Senato, e si elabori un progetto organico, con pesi e contrappesi adeguati. Certo, mettere un così ambizioso progetto sulle spalle di forze politiche e parlamentari tanto fragili è certamente un azzardo. Ma l'attesa impotente di una scadenza - le elezioni del 2013 - che potrebbe sancire l'ingovernabilità del Paese, non ci fa forse correre un rischio enormemente più grande? MARINAMASTROLUCA mmastroluca@unita.it IlgeneraleEspositocandidatoalverticeAisi (servizi segreti) Questo Parlamento è legittimato anche a cambiare la forma di governo L'ANALISI ENRICO MORANDO venerdì 15 giugno 2012 7
Debutto senza avere ancora nominato tre assessori (Urbanistica, Welfare e Cultura) Molte promesse e sull'inceneritore una mezza retromarcia. I «5 stelle» siedono sui banchi a destra ANDREACARUGATI acarugati@unita.it Niente proclami in stile Grillo, niente caccia alle streghe, ma citazioni della resistenza e di Calamandrei, e un appello all'unità della città per far fronte alla crisi. Giorno del debutto ieri per Federico Pizzarotti, neosindaco grillino di Parma, che a quasi un mese dalla vittoria nelle urne ancora non è riuscito a completare la sua giunta. E così si è presentato alla prima seduta del Consiglio comunale con una squadra poco più robusta della metà: cinque gli assessori scelti, altri tre caselle ancora vuote, deleghe pesanti come l'Urbanistica, il Welfare e la Cultura Grande ressa di telecamere e microfoni, alla “prima” del sindaco grillino, accompagnato dall'onnipresente moglie Cinzia a da un emozionatissimo papà. «Salve a tutti», esordisce Pizzarotti, che stringe la mano a tutti i consiglieri delle minoranze e si appella alla città: «Il Comune siamo noi, è solo tutti insieme che potremo uscire da questo momento difficile di crisi». Cita anche il «Mondo piccolo» dello scrittore parmense Giovannino Guareschi «dove alcune figure si scontrano ma arrivano al bene dei cittadini». Al posto dei processi di piazza invocati da Grillo, il suo sindaco insomma rispolvera Don Camillo e Peppone, la bonomia emiliana. Per Pizzarotti è un battesimo difficile, soprattutto per i conti del Comune e il pesantissimo debito da oltre 800 milioni ereditati. Alla messa in sicurezza dei conti dedicherà la prima parte del mandato, poi toccherà alla crescita. «La situazione del debito è gestibile: chiedo ai consiglieri e alla stampa di non creare panico tra i cittadini», dice il sindaco. Che glissa sulla giunta incompleta: «Tutti ci chiedono dei tempi, a noi interessa trovare le competenze e i valori». Quando completerà il lavoro? «Ci lavorerò molto nel fine settimana e potremmo dare i nomi lunedì o martedì». E aggiunge: «Mi scuso a mia volta se abbiamo fatto degli errori. Non saranno gli ultimi: siamo qui per imparare». Sull'inceneritore, tema trattato con toni talebani in campagna elettorale (ribaditi da Grillo due giorni fa al Fatto), una mezza marcia indietro: «Troveremo una soluzione condivisa, senza mettere a rischio posti di lavoro e senza nuovi rischi economici», dice il sindaco. Tradotto, significa che molto probabilmente i lavori dell'impianto Iren non saranno fermati. Pizzarotti aggiunge una «modifica dello statuto comunale per rendere l'acqua pubblica». Nel ruolo di vicesindaco l'unica grillina della squadra, Nicoletta Paci, la più votate delle donne a 5 stelle, già tra i promotori del comitato contro l'inceneritore. Un altro grillino, Marco Vagnozzi, alla presidenza del Consiglio comunale, mentre il suo vice sarà Massimo Iotti del Pd. Le altre opposizioni hanno tuonato conte l'accordo M5S-Pd. L'ex assessore di centrodestra Ghiretti ha tuonato contro Vagnozzi, «uno stipendiato della politica», per via del suo contratto con i grillini in Regione. Una relazione «deludente», ha sintetizzato il capogruppo Pd Nicola Dall'Olio, sconfitto da Bernazzoli nelle primarie Pd ma recordman del nuovo Consiglio comunale con oltre 800 preferenze. «Si parla molto del cosa, ma poco del come, ci sono lacune evidenti». In particolare, «si deve dire se si intende mantenere l'attuale livello di tassazione e su come si intenda affrontare il problema del sociale». Critico anche l'ex sindaco Elvio Ubaldi: «Volete cambiare il mondo, ma ricordatevi che la vostra coalizione vale poco più del 19%. Tutto il resto dovete conquistarlo». Bernazzoli, il candidato Pd sconfitto alle urne, ha rinunciato al seggio per restare alla guida della provincia. Nel nuovo consiglio, i 19 grillini occupano i seggi a destra, mentre a sinistra col Pd ci sono Ubaldi e gli altri del centrodestra. Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti durante il primo consiglio comunale di ieri FOTO DI DANIEL DAL ZENNARO/ANSA In Sicilia è in corso una vertenza economica e sociale che riguarda, secondo la Cgil, più di 100 mila persone: lavoratori-braccianti, produttori agricoli, commercianti, piccoli e piccolissimi proprietari di aranceti. È la più grande vertenza economica e sociale del Mezzogiorno. È qui che va ricercata la vera radice della protesta dei forconi. La protesta ha avuto il suo epicentro proprio nei luoghi simbolo della crisi agricola: Paternò, Biancavilla, Adrano, Lentini, Augusta, Avola. Quando si parla di agrumicoltura in Sicilia, si indica un settore che ha voluto dire produzione di vera ricchezza, in particolare nelle aree del Catanese e del Siracusano, quelle della famosa arancia rossa. Già Guido Piovene nel suo famoso Viaggio in Italia, parlò degli aranceti della Piana di Catania come emblema dell'eccellenza agricola del Sud. Se Catania e Siracusa erano le città più ricche del Sud per l'industria e il commercio, l'entroterra ha prosperato per l'agrumicoltura. I leader sindacali della provincia di Catania, Angelo Villari (Cgil), Alfio Giulio (Cisl), Angelo Mattone (Uil), hanno chiaro il concetto: «Se il governo non dà risposte concrete in merito, i forconi torneranno in piazza più aggressivi di prima, e l'antipolitica crescerà». La crisi agrumicola ha anche gravi ricadute sul piano della qualità del lavoro: aumenta il lavoro nero, lo sfruttamento dei lavoratori, in particolare di quelli immigrati. Per Giacomo Rota, segretario confederale della Cgil di Catania: «Solo nel territorio fra Biancavilla, Paternò, Adrano e il vasto comprensorio, vi sono più di 2000 immigrati che lavorano in nero, in condizioni disumane. Se non si mettono in atto politiche economiche e sociali efficaci vi è il rischio di una nuova Rosarno». Mostra grande preoccupazione anche Alfio Mannino della Flai-Cgil etnea: «Nelle nostre campagne migliaia di donne e uomini vivono una condizione troppo spesso segnata dal mancato rispetto dei diritti contrattuali e della dignità umana. Almeno cinquemila lavoratori, inoltre, non raggiungono il numero di giornate minimo per accedere alle tutele». La Cgil, facendo riferimento ai dati Istat, evidenzia che in Sicilia è in corso negli ultimi quattro anni un calo di occupati nel settore agricolo di quasi il 4% annuo. Nell'isola si concentra il 58% della superficie agrumicola del Paese cioè quasi 100.000 ettari. A Catania si produce quasi il 40% della produzione agrumicola dell'intera regione. Le aziende agrumicole della provincia etnea sono circa 18.000, l'elevato numero mostra però la notevole frammentazione produttiva, un limite di questo settore, assieme al lento ammodernamento delle strutture produttive, e alle carenze sul piano del marketing e della commercializzazione. Per quanto riguarda il valore delle produzioni in Sicilia nel 2010 è stato di oltre 620 milioni di euro, nella sola provincia di Catania il valore della produzione agrumicola è di 220 milioni. E questo nonostante vi sia stata una contrazione della produzione nell'ultimo quinquennio del 16,1%. Nei giorni scorsi al Senato è stata approvata una mozione bipartisan, firmata fra gli altri, da Enzo Bianco, Gianpiero D'Alia, Carlo Vizzini, Giuseppe Lumia, che impegna il governo a «salvaguardare i diritti degli agricoltori» e ad avviare «anche a livello europeo idonee iniziative a sostegno della politica agricola mediterranea promuovendo la tutela del made in Italy e dell'etichettatura anche con apposite iniziative legislative». QUANTA ENERGIA C'È IN UN ATTIMO? 50.enel.com 50 ANNI DI ENERGIA, MILIONI DI ATTIMI INSIEME. E MOLTI ALTRI ANCORA DA CONDIVIDERE. Agrumi, crisi nera La prima vertenza investe il Sud SALVOFALLICA Pizzarotti al via: molte tv, pochi assessori venerdì 15 giugno 2012 11
DELLETANTERASSEGNELETTERARIECHEAFFOLLANOLENOSTREESTATI, ILFESTIVALDEGLISCRITTORI –PREMIOVONREZZORI,che si conclude stasera a Firenze, si segnala per la qualità della proposta, che beatamente ignora le classifiche di vendita, e per la sostenibilità del programma, che diluisce undici appuntamenti in tre giorni, senza sovrapposizioni che costringano a scelte dolorose i lettori sprovvisti del dono dell'ubiquità. Tra dibattiti sulle letterature scandinave, incontri su un'inedita Virginia Woolf in veste di saggista, sguardi sull'Italia attraverso i più grandi autori in lingua spagnola e la lectio magistralis di Michael Ondaatje sulla somiglianza tra le arti, si ha l'occasione guardare oltre il provincialismo claustrofobico e autoreferenziale in cui annaspano le Patrie Lettere. Uno dei cinque finalisti del premio (insieme a Jenny Erpenbeck, Emmanuel Carrère, Damon Galgut e Jón Kalman Stefánsson) è Enrique Vila-Matas, uno dei pochi scrittori contemporanei a mandare a ramengo, grazie a un'originalità sfrontata e multiforme, le ansie classificatorie degli accademici. Ma se per comodità o pigrizia volessimo incasellarlo in qualcuna delle categorie enucleate da Italo Calvino, lo troveremmo in bilico tra leggerezza e molteplicità. «Penso alla Storia abbreviata della letteratura portatile, un libro per me magico perché è stato il primo dei miei ad essere tradotto, per merito della Sellerio. In quelle pagine seguo una traiettoria shandy, partendo dal racconto di una letteratura leggera per delineare una storia della molteplicità. Mi riconosco in entrambe le categorie. Il mio ultimo romanzo, Un'aria da Dylan (editore Feltrinelli, traduzione di Elena Liverani), è una dimostrazione di come si possa ottenere la leggerezza, una sintesi di vita e letteratura che si compenetrano: non saprei spiegarle come ci sia riuscito; so soltanto che si può fare». Untrattocaratteristicodellasuaproduzioneletterariaèilfrequenterimandoatraccedialtri libri edechidialtreletture,senzaperquestoscadere nelcitazionismoesibizionista… «Prima, parlando, mi è venuto naturale usare la parola shandy, un riferimento a Lawrence Sterne: è saltata fuori come una nota a piè di pagina, come se l'avessimo cercata su Google. Questo è un rimando che ci porta altrove, ed è così che funziona. Ad esempio, quando ho chiamato Lancastre il protagonista di Un'ariadaDylan, pensavo a Pessoa, che scriveva anche per mezzo dei suoi eteronimi, e a Bob Dylan, che ha molte personalità. Ma è anche un riferimento occulto a Maria José de Lancastre, la moglie di Antonio Tabucchi, che ha dedicato a Pessoa il libro Una fotobiografia. Ma all'inizio in Spagna pensavano che mi riferissi a Burt Lancaster e che ne avessi storpiato il cognome». Lancastre vuole fondare una società di emuli di Oblomov.RipensandoancheaBartleby ecompagnia, viene da pensare che lei, che pure è un autoreprolifico,siaattrattodallasottrazione,dalla rinuncia, persinodal fallimento. «Mi attira l'idea di non collaborare con il sistema, la rinuncia a partecipare a questa società politica: una scelta che è, a sua volta, politica: se tutti ci ribellassimo scegliendo di non partecipare, saremmo una forza grande, pari a quella, negativa, che ci arriva da fuori. Voglio raccontarle il sogno che ho fatto stanotte. Ero a Firenze, in un terrazzo. C'era il sole, e intorno a me degli economisti parlavano della situazione finanziaria dell'Europa. Ed io sbadigliavo e mi addormentavo. Era il mio modo di prendere le distanze dai discorsi monotoni e sciocchi di gente che pretende di avere soluzioni, ma in realtà non ne ha. Era un esempio per dire: le vostre chiacchiere non sono così importanti come pensate». LeièinlizzaperlavittoriadelpremioVonRezzoriconiraccontidi«Esploratoridell'abisso»(edizioniFeltrinelli, traduzionediPinoCacucci), che è senz'altro un'ottima definizione degli scrittori nonrassicurantienonconsolatori,comeleieBolaño.InItaliainvecesipreferisceesplorarelarealtà,praticandoibriditradocumentarismoefinzione:che ne pensa? «Per me è una moda, come va di moda in Spagna scrivere romanzi sulla guerra civile. Il mio gusto mi porta a preferire la finzione pura. Mi ritengo un inventore puro, che non ha bisogno di un supporto documentale per scrivere. Così posso creare una realtà parallela a quella attuale. Anche al cinema, come si è visto all'ultimo festival di Cannes, si tende a creare una realtà che si oppone a quella riportata dai giornali». Ha dichiarato che un giovane che scrivesse come lei oggi non verrebbe pubblicato: perché? «Perché i tempi sono cambiati, si punta al profitto immediato in un mercato feroce e aggressivo. E sono cambiati anche i lettori, che oggi sono più disinformati di prima. Sono ormai pochi i lettori attivi, che con la loro fantasia completano l'immaginario dell'autore. Dovrebbe formarli la scuola pubblica, che però non sempre sa comunicare la passione per la letteratura». Unacuriosità: havisto Italia-Spagna? «Certo. Ed è stata una sorpresa. Nessuno in Spagna si aspettava un'Italia così forte». CINEMA : «C'eraunavolta inAnatolia», tranoiaepassione P. 20 MUSICA : L'hiphop restamilitantecongliAssaltiFrontali P. 21 TEATRO : Diariodiunservo, lospettacolo diLisaNatoli P. 22 LIBRI : Tra lenebbie,nella locandadiMacOrlan P. 23 U: LETTERATURA «La mia rivolta? Nonpartecipo» Parla lo spagnolo Vila-Matas: scrivodi realtàparallele UndisegnodiAnna Castagnoli, «Ventod'ottobre» ( da«Aria», Mediagrafedizioni) L'autorefra icinquefinalistidelpremioVonRezzori conil suo«Esploratoridell'abisso»,simuovefra leggerezza emolteplicità.«Nonamotrovare ispirazioneneidocumenti» VALERIOROSA venerdì 15 giugno 2012 19
UN VIAGGIO NELLA TERRA NATÌA È UN ITINERARIO NELLA MEMORIA E NEI RICORDI, NELLE EMOZIONI E NEI SENTIMENTI, SE A FARLO È UNO SCRITTORE PUÒ ACQUISIRE ANCHE UNA DIMENSIONE LETTERARIA. Nel caso di Andrea Camilleri, il viaggio nella sua terra, Porto Empedocle-Vigàta, si interseca con la città immaginaria della sua produzione narrativa, che dai luoghi reali ha in un certo qual modo preso spunto. Basti pensare alla famosa passeggiata post-pranzo, dalla trattoria sino al porto, che Salvo Montalbano suole fare prima di tornare in commissariato. Porto Empedocle è nel cuore di Camilleri, ma anche nella sua dimensione immaginifica, creativa e culturale. Anche se nella fiction le location sono prevalentemente quelle splendide del barocco ragusano, le emozioni, i ricordi, i vecchi detti in dialetto, ed anche alcuni luoghi che ritornano transcodificati nella sua narrativa, derivano dai paesaggi dell'Agrigentino. Ma questo viaggio rimane nella storia camilleriana non solo per tutte queste dimensioni cultural-simboliche, non solo per l'inaugurazione delle «Fosse» di Torre Carlo V, ma per la battaglia a fianco di 300 operai della Italcementi che rischiano il posto di lavoro. Dopo tre anni Camilleri è tornato in Sicilia per rivedere la sua terra, la sua casa, per incontrare amici e parenti, è tornato per partecipare a una festa, ma da scrittore che non vive in una torre d'avorio, il suo primo pensiero è stato per gli operai. Sia chiaro, nessuna retorica, parole di sostegno vero. Camilleri scosso dalla notizia che trecento padri di famiglia rischiano di perdere il loro lavoro, ha subito affermato: «È una cosa inaccettabile. In questi casi la speranza non serve a molto, vi è un detto molto efficace: “Cu di speranza vivi disperato mori”. Gli empedoclini non devono sperare, ma lottare, essere caparbi nei buoni e nei tempi cattivi. Uniti si può superare qualsiasi ostacolo». Ma Camilleri non si ferma qui, vuole partecipare alla battaglia: «Metto la mia penna a disposizione per qualsiasi cosa, dico a gran voce agli empedoclini che il loro fratello maggiore Andrea non li abbandonerà». E viene accolto con grandi applausi. Lo scrittore è emozionato, ma non perde di vista la priorità della battaglia a fianco dei lavoratori, e rafforza il suo messaggio: «Farò ciò che posso, mi batterò, bisogna evitare il vostro licenziamento». È una comunità vera quella di Porto Empedocle, il sindaco Firetto è a fianco degli operai, l'arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro sostiene i lavoratori e si reca alle loro manifestazioni con uno scooter. Il gesto di Camilleri fa divenire il caso degli operai un caso nazionale, è un gesto umano e politico, nel senso più nobile del termine. Camilleri, come il suo Montalbano, non ha avuto mai dubbi sulla parte con la quale stare: al fianco degli operai, a difesa dei deboli. Anche l'etica della solidarietà e la cultura democratica possono venir fuori dalla letteratura, una letteratura che non dimentica mai la vita… UNODEGLIEFFETTI MENOSTUDIATIDELLACRISI È QUESTO:CHI DEVE ANALIZZAREL'ANDAMENTO DI UN MERCATO TENDEA INTERPRETARE TUTTOINTERMINI DI RISPOSTAALLA CRISISTESSA. Ecco la nuova collana che Fazi ha mandato in libreria, «Le meraviglie», curata da Alice di Stefano: si confronta con la crisi? I primi tre titoli, prezzi tra i 10 e i 14 euro (sì, anticrisi), sono Strano ma Londra di di Mattia Bernardo Bagnoli, Circuito chiuso/Annales di Camila Sergagiotto e Il tradimento preventivo di Paolo Zagari, ovvero una guida per portare il proprio cervello «abroad», un libro scritto retroverso, due romanzi in uno, e uno sul sempreverde amore. Sì. La collana duella con la crisi. Con strane analogie con le ultimissime uscite da via Andegari: Feltrinelli ci porta anch'essa a Londra ma in quella anni Sessanta con Swinging city di Valentina Agostani mentre la costola Kowalski insegna Il primo bacio (guida a come procedere ai tempi di Facebook di Alberto Pellai). Evidente, e meno sinuosa, la strategia di Mondadori che manda in libreria volumi con l'etichetta del prezzo, in prima di copertina, più grande del titolo: a 12,90 compriamo i thriller di Robert Crais e Harlan Coben e a «meno 25% fino 7 luglio» il «cult» del sesso Cinquanta sfumature di grigio di EL. James. Ora, va bene che galateo ha sempre voluto che, donando un libro, non se ne coprisse il prezzo, ma libri così impaginati si possono regalare? Non incorriamo in un eccesso di buona educazione. E planiamo su cibo e cucina. Inevitabili, visto che negli ultimi 12 mesi hanno invaso le top ten. Giù per li rami, ci provano un po' tutti: Terre di mezzo col Re del fornelletto di Buonomini/Manni, cucina da campeggio, in linea con la sobrietà del marchio; Gribaudo con Ecocucina. Azzerare gli sprechi, risparmiare ed essere felici di Lisa Casali. E qui il messaggio è chiaro che più chiaro… BREVI CULTURE FIRENZE UnMichelangelo inedito UnMichelangelo inedito si «nascondeva»a palazzoMediciRiccardi, sededella Provinciadi Firenze.È l'ipotesiavanzata dagli studiosi GabrieleMorolli e AlessandroVezzosi nel recentissimovolume«Michelangelo assoluto». L'operaè un rilievodi marmo inseritonel cortile diMichelozzoraffigurante una donnasdraiata teneramenteabbracciataa un bambino, rivela lasuanatura rinascimentale,benché sia stata inserita fra reperti inmarmo grecie romani. Il rilievorinascimentalepotrebbe esserestato eseguitocomeun «falso-antico», pratica nella qualesi distinse lostesso Buonarroti. Camilleri conglioperai APortoEmpedocle contro i licenziamenti Unviaggionella terranatìa per loscrittorechesi schiera al fiancodei lavoratoridella Italcementi:300persone rischianoilpostodi lavoro SALVOFALLICA PORTOEMPEDOCLE Contro la crisi sesso cucinae «Meraviglie» LAFABBRICA DEI LIBRI MARIASERENA PALIERI LECCE Pe(N)saDifferente conlaballerinaMaryGarrett Parte dalSud la primamanifestazione italiana chepropone, in antitesicon lecampagneshock, unapproccio «soffice»ai temidell'anoressia e dellabulimia, unendo il rigorescientificoal mondo dellaculturae dellospettacolo. Tre giornatedi convegni, sit-in, cafèphilo, mostre,performance di teatro,musicae danza persensibilizzare sui temi dell'alimentazionesalutare, delpesonaturale, dellabellezza autentica.Testimonial d'eccezione dellaquinta edizionedi «Pe(n)sa differente. Festeggia il tuo pesonaturale!» è MaryGarrett,ex ballerinasolistadella Scala chehadenunciato inun librodiventato uncaso editoriale «Laverità, vi prego, sulla danza», le sofferenzealle quali le ballerinesono costretteper conservare la forma fisicanecessaria adesibirsi consuccesso. E dall'Inghilterra,ospite specialeè SusanRingwood presidentedi B-EAT unadelle più importanti associazioniasostegno delle personeaffette da disturbidell'alimentazionee delle loro famiglie. A Lecce, finoadomani. CAPRI Dopo13anni torna il«PremioMalaparte» Il «PremioMalaparte», fondatonel 1983daun gruppodi personalità tracui il grandescrittore italianoAlbertoMoravia, edivenutopresto uno dei più importanti riconoscimenti letterari italianiper personalità internazionali, tornaa Caprinel settembredi quest'anno,dopouna lungapausa durata 13anni. L'idea di fondo resta lastessa: restituireaCapri il ruolodi centro internazionale di incontriculturali e intellettuali che l'isola aveva avutoal tempodi CurzioMalaparte eche aveva suggeritodi invitare epremiare autori come AnthonyBurgess(insignito del riconoscimentonel 1983per lepotentipagine di«Aranciameccanica») epoiManuel Puig(1986), JohnLeCarrè (1987), SusanSontag(1992) e IsabelAllende, l'ultimaad avervintonel 1998. Il ritorno delPremio si devealla volontàdi GabriellaBuontempo, cheha raccolto l'ereditàdellaziaGraziella Lonardi Buontempo, storicapresidente dell'associazionepromotrice. Allasignora GraziellaLonardi Buontempo è dedicataunamostra (finoal 25 luglio). CinquinaStrega EmanueleTrevi davantia tutti «SONOCONTENTO.PENSAVOCHEPIPERNOARRIVASSE PRIMOEIOTERZO.MANONPENSOALLAVITTORIA,COMEHOFATTOFINORA»dice Emanuele Trevi che con 92 voti ha sorpassato tutti, anche i superfavoriti Alessandro Piperno (68 voti) e Gianrico Carofiglio (70 voti), e guida la cinquina del Premio Strega. È l'autore di Qualcosadi scritto (Ponte alle Grazie), storia quasi vera di un incontro impossibile con Pier Paolo Pasolini. Emanuele Trevi ha staccato di 22 voti il secondo classificato al termine dello scrutinio (424 su 460 votanti, pari al 92%; 1 scheda bianca). Ecco la Cinquina di libri e autori finalisti del Premio Strega 2012, che sono quindi: Qualcosa di scritto (Ponte alle Grazie) di Emanuele Trevi con voti 92 Il silenzio dell'onda (Rizzoli) di Gianrico Carofiglio con voti 70 Inseparabili. Ilfuocoamicodeiricordi (Mondadori) di Alessandro Piperno con voti 68 Nel tempo di mezzo (Einaudi) di Marcello Fois con voti 64 Lacolpa (Newton Compton) di Lorenza Ghinelli con voti 38 Questo risultato comprende i 400 voti degli Amici della domenica (in cui sono inclusi i voti collettivi di scuole, istituti culturali e circoli di lettura) e i 60 voti dei lettori «forti» segnalati da altrettante librerie associate all'Ali distribuite in tutto il Paese. La seconda votazione e la proclamazione del vincitore avverranno presso il Ninfeo di Villa Giulia giovedì 5 luglio. ECOLOGIA Ivincitoridelconcorso «Immaginiper la terra» C'èvideo sullagiornata mondiale dello spreco,che affronta inmodo ironico e provocatorio le tematicheambientali, e quello sull'astadi venditadell'ultimomezzo litrodi acquapotabile disponibile sullaTerra, con base milionidieuro,ambientato in unfuturo immaginario.Epoi,nelle classi deipiùpiccoli, c'è la storia illustratadi duepesciolini in pericolo eci sono le avventuredi un bimbo,Birobirò, appuntate inun'agendina riciclata. Quandoai ragazzi siaffida il compitodi proteggere il pianeta,agire ed educareal rispetto e alla sostenibilità, la risposta è creativa, poetica, immediata. I lavori chehanno partecipatoalla XXedizionedel concorso«Immagini per la Terra»,hanno raccoltocon entusiasmo lasfida e rispostoappieno all'appello lanciatodaGreen Cross Italiaper l'annoscolastico 2011/2012: «Iniziadate:energie dicambiamento». Primi premie menzioni sono stati assegnati a 18 scuole, tra leoltre 1.000 partecipanti. Loscrittore EmanueleTrevi U: 26 venerdì 15 giugno 2012
SUSANNATURCO ROMA Né Penati. Né Berlusco-ni. La nuova concussio-ne non favorisce nessu-no di questi due inda-gati (il primo) e impu-tati (il secondo) eccellenti. E se è vero gli uffici di via Arenula nello scrivere i confini della nuova concussione adesso sdoppiata in due articoli (317 e 319 quater) non hanno valutato le possibili ricadute della nuova norma sui processi in corso, è un dato ormai acquisito tra i tecnici e per tabulas che tra gli eventuali beneficiati non ci sarà nessuno dei due politici su cui sono stati consumati in questi mesi fiumi di inchiostro. I conti sono stati fatti in punta di penna ieri mattina dal Corriere della Sera a firma di Luigi Ferrarella. Cominciamo da Berlusconi, imputato a Milano nel processo Ruby per concussione per induzione dei funzionari della Questura che la notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 lasciarono libera la minore e denunciata Ruby perchè il Presidente del Consiglio aveva suggerito in ben due telefonate di lasciarla andare visto che era la nipote di Mubarak. È quasi certo che il reato per cui l'ex premier è imputato (il 317) sarà rubricato nel 319 quater, cioè non più concussione ma induzione a dare o ricevere utilità.Il timore è che possa non esserci continuità normativa tra i due reati. E che quindi salti tutto, magari trasferendo il processo a Monza. Non sarà così perché tutte le ipotesi relative al pubblico ufficiale comprese nel vecchio 317 saranno ricomprese nel nuovo 319 quater sulla base di criteri fissati dalle Sezioni Unite della Cassazione nel marzo 2003 (sentenza 25887). Dunque non cambierà nulla dal punto di vista dei reati. Cambia, è vero, la prescrizione che scende da 15 a 10 anni. Cè tempo fino al maggio 2019 per celebrare i tre gradi di giudizio di questo processo. Veniamo a Filippo Penati, l'ex presidente della Provincia di Milano per cui la procura di Monza sta per chiedere il giudizio per tre reati: corruzione, concussione e finanziamento dei partiti. Dati alla mano si può dire che la nuova legge non inciderà sulla prescrizione delle due imputazioni di corruzione nè sulle due ipotesi di violazione della legge sul finanziamento dei partiti datate 2008-2009 e 2008-2010 che continueranno a prescriversi tra il 2016 e il 2017 (tra sette anni). A parte vanno trattate le accuse di concussione, quelle per cui si scrive da settimane che la nuova legge approvata ieri dalla Camera ha già fatto scattare la prescrizione. Il nuovo articolo 317 punisce dai 6 ai 12 anni il pubblico ufficiale che costringe il privato (vittima e quindi non sanzionato). Il 319 quater invece punirà sia il pubblico ufficiale (dai 3 agli 8 anni) che induce il privato, sia il privato (da 1 a 3 anni) indotto a dare o a promettere. Questo abbassamento delle pene ha effetti su sui capi A e B delle accuse a carico di Penati che per l'area ex Ercole Marelli a Sesto chiamano in causa l'ex sindaco Penati per aver indotto due imprenditori ad una iniqua permuta di terreni. Reato che risalirebbe al 2000 e che oggi si andrebbe a prescrivere nel 2015 mentre con la nuova legge sarebbe già prescritto. C'è poi il capo C delle accuse, che arriva fino al 2004. In questo caso Penati avrebbe indotto un costruttore a promettergli 20 miliardi di vecchie lire: quattro gli sono stati versati; sarebbero stati affidati incarichi a due architetti della coop rosse per circa due milioni di euro. Poichè questo eventuale reato si sarebbe consumato nel 2004, la prescrizione è prevista nel 2019 con l'attuale legge; e nel 2014 con la nuova. Due anni sono pochi per tre gradi di giudizio. In ogni caso restano in piedi, a carico di Penati e qualora andasse a giudizio, gli altri due reati. È chiaro che andando a toccare un reato diffuso come quello della concussione, devono essere messi in conto effetti collaterali. Ne verranno fuori molti. Alcuni che non sono stati previsti. L'Europa ci chiedeva da anni di intervenire per fare in modo che anche il privato fosse punito in caso di concussione. Come succede nel resto d'Europa. Certo, il ministro poteva decidere di intervenire con pene più alte. O magari aggiungendo il falso in bilancio. Ora il Pdl minaccia La legge anticorruzione passa, il nodo incandidabili resta. Ieri, il ministro della Giustizia Paola Severino ha salutato con favore l'approvazione dell'ordine del giorno del Pd che impegna il governo a provvedere, «entro quattro mesi» dall'approvazione della legge, ad adottare la delega che articola e rende applicabili le norme sull'incandidabilità contenute nel ddl anticorruzione. «I timori sull'impossibilità di procedere in tempi utili rispetto alle elezioni del 2013 mi sembra che siano stati così superati», ha detto la Guardasigilli. Sulla possibilità di tenere fuori dal Parlamento già alle prossime elezioni chi è stato condannato in via definitiva, tuttavia, non tutti sono così ottimisti, soprattutto dopo le parole del capogruppo Pdl Cicchitto in Aula e i malumori del partito di via dell'Umiltà. La volontà di introdurre al Senato nuove modifiche è infatti chiara, così come lo è il conseguente allungamento dei tempi prima dell'approvazione della legge. Una dilazione che per il Pdl è tanto più desiderabile in quanto coinvolge appunto l'incandidabilità: la delega al governo su questa materia, infatti, era stata concepita e introdotta proprio dal Pdl al Senato quando il centrodestra era ancora al governo, e poteva procrastinare all'infinito la sua traduzione pratica. Cosa che invece il governo attuale non pare avere nessuna intenzione di fare, dando al partito di via dell'Umiltà un altro grattacapo. NELCENTRODESTRA Il disagio del centrodestra del resto si capisce anche, incrociando le norme appena approvate (e che però il governo dovrà ulteriormente definire) con i nomi dei parlamentari. Vien fuori che gli incandidabili (chi ha condanne definitive ad almeno due anni, per reati contro la Pubblica amministrazione, mafia, terrorismo e reati che nel massimo della pena superino i tre anni) proverrebbero in larghissima parte dalle file del centrodestra. C'è per esempio Marcello Dell'Utri, condannato a due anni e tre mesi per fatture false e frode fiscale nella gestione di Publitalia. C'è Aldo Brancher – che ieri si è astenuto al voto finale sul ddl – condannato a due anni per ricettazione e appropriazione indebita nell'ambito del processo sulla scalata Antonveneta (ha beneficiato dell'indulto, ma secondo i tecnici questo non sarebbe rilevante ai fini dell'applicazione della norma). C'è Marcello De Angelis, condannato a cinque anni per banda armata e associazione sovversiva come dirigente di Terza posizione. C'è Giuseppe Ciarrapico, che fra l'altro ebbe una condanna a quattro anni e sei mesi per il crack del Banco Ambrosiano. Antonio Tommassini, condannato a tre anni per falso nell'esercizio della sua professione di medico. Salvatore Sciascia, due anni e sei mesi per corruzione come manager Fininvest (nell'inchiesta aperta dal Pool mani Pulite nel 1994). Ancor più chiara la difficoltà se si ripensa alle parole di Cicchitto di ieri a proposito della «maggior discrezionalità» che si dà ai magistrati. Senza dubbio, infatti, l'aver messo un paletto di legge – per la prima volta – sui criteri di candidabilità, è qualcosa destinato a condizionare la composizione delle liste elettorali e a produrre i suoi effetti non solo eventualmente nel presente (2013), ma soprattutto negli anni a venire. Tra i parlamentari attualmente in carica, infatti, oggi sono condannati o indagati 53 deputati (fra cui 30 Pdl, 4 Lega, 6 Pd, 3 Udc) e 30 senatori (fra cui 20 Pdl, 2 Pd, 2 Udc, Lega). Chi oggi è sotto processo, o solo giudicato in primo grado, domani potrebbe divenire incandidabile: e lo diverrebbe per via di ciò che avviene nelle aule di giustizia. Figurarsi quanto può piacere questo a uno come Berlusconi. È come firmare un accordo sparandosi addosso.Ilvia liberadell'aula dellaCamera al disegno di legge contro la corruzione sembra quasi una contraddizione rispettoai modi e ai numeri con cui si è realizzato. E alle parole che sono volate in aula durante le dichiarazioni di voto. Il Pdl si è spaccato. Il capogruppo Fabrizio Cicchitto si è lanciato in un j'accuse contro pm, magistrati, Mani Pulite e «uso politico della giustizia» che era un po' che non si sentiva. E ha scandito un netto aut aut: «Qesto testo deve cambiare al Senato nella parte della corruzione (le pene, ndr), della concussione ( il nuovo reato di induzione, ndr) e del traffico di influenze. Oppure noi voteremo conto sulla responsabilità civile dei magistrati se il governo metterà la fiducia». Aggiungendo: «Uomo, in questo caso donna (il ministro Severino, ndr) avvisata è mezza salvata». Cioè,caro Monti,caraSeverino,noivifacciamo cadere. Un clima di tensione che non si vedeva da un pezzo. Che non a caso riemerge su una questione relativa alla giustizia e su un provvedimento che il Pdl non ha mai digerito. Poi ci sarà di mezzo anche la campagna elettorale, ilbisogno dimarcare la propria differenza e di provare a tenere unito il partito dando contentini ai falchi, alle colombe, ai seniores e agli juniores. Da notare l'assenza del segretario Angelino Alfano a cui forse tutto sommatoquestotesto nondispiace.Fattosta che il piano del ministro Severino di avere entrol'estate la nuovalegge percombattere la corruzione e dare un segnale concreto in Europa sul fatto che l'Italia fa sul serio per combattere uno dei mali che più la penalizza, sembra squagliarsi di giorno in giorno. «Spero di essere smentito, ma dopo l'intervento dell'onorevole Cicchitto temo che il ddl anticorruzione non sarà approvato dal Senato prima della fine della legislatura» ha commentato il presidente della Camera Gianfranco Fini. E il ministro Guardasigilli si deve appellare a tuttalasuapazienzapernoncedereaprovocazioneemostrarsi tuttosommatosoddisfatta per il voto. «Parlare adesso di responsabilità civile delle toghe mi sembra prematuro» ha tagliato corto dopo il voto tenendoseparate laretoricapolitica inaula dalle effettive intenzioni di un partito. Megliocominciaredai numeriper raccontare quello che è accaduto. I 14 articoli passano con una maggioranza decisamente risicata: 354 sì (Pd, Fli, Udc. Api, un pezzetto piccolo del pdl), 25 no (Idv) e una valanga di astensioni: 102 su 379 votanti tra cui anche la Lega. Il Pdl si spacca clamorosamente. Dei 210 deputati del gruppo solo 138 hanno partecipato al voto e di questi98 hanno votato sì e 112 sono stati i voti contrari, quelli in missione, i non partecipanti al voto e gli astenuti. Se sulle tre fiducie di mercoledì il Pdl ha tenutolabarradritta,nelvotofinalealprovvedimentoè venutofuori tutto ilmalessere contro il governo e contro la legge. Nel merito, sicuramente. Quelli di “Per un'altra Italia”, berluscones storici come Isabella Bertolini, gaetano Pecorella e Roberto Tortoli, si sono astenuti perchè è «anticostituzionale votare con la fiducia provvedimenti che hanno a che fare con le garanzie personali e la libertà». Gianfranco Miccichè, il leader di Grande sud, rende meglio di tutti l'idea di cosa non piace di questa legge: «Con una norma come quella del traffico di influenze, noi del sud finiremmo tutti indagati perchè dallenostrepartiraccomandareènormale». Non piace che finalmente anche l'Italia possa per legge dire no alle raccomandazioni, alle cricche, ai sistemi gelatinosi. Che punisca i corruttori ma anche i concussi. Che metta il veto alle cariche pubbliche, alle candidature, persino agli appalti con la pubblica amministrazione se si hanno avuto condanne. Se la fedina penale non è pulita. Anche a Di Pietro non piacequesta legge. Per motiviopposti ovviamente: «È un'altra occasione sprecata, uno specchietto per le allodole». E anzi, aver deciso di punire il concusso, «è qualcosachefavoriscel'omertà. ManiPulite in questo modo non ci sarebbe mai stata». Il ministro, che si concola con la nascitadellaterzanipotina, trovadaqualche parte l'equilibrio per non rispondere alle provocazioni ascoltate in aula. E anzi, ringrazia per gli ordini del giorno approvati in mattinata che migliorano il testo.A cominciareda quellosulla noncandidabilità «per cui il governo svolgerà la delega entro quattro mesi in modo da far scattare il divieto già dalle prossime elezioni». Per finire a quello sul lobbysmo: «Il governo si è impegnato a definire la differenza tra traffico di influenze illecite e lobbysmo, attività lecita». E la raccomandazione non sarà mai reato «se non ci sono di mezzo soldi o altre utilità». Il ministro interviene dopo il voto anche sulla questione delle norma pro-Penati o pro-Berlusconi. «Quando ho scritto le modifiche sulla concussione non ho pensato ad alcun processo ma solo a questioni tecniche». Ma dal fronte Pdl arrivano le bombe. L'ex ministro Nitto Palma ha già presentato al Senato l'emendamento in base al quale i magistrati sono responsabili di tascapropriadeglierrorigiudiziari. Esattamenteilcontrariodi quelloche haproposto il ministro. POLITICAEGIUSTIZIA I«fantasmi»deidue politici sonostatievocati piùvoltenellavicenda dell'anti-corruzione.Main realtàper i loroprocessi noncambierànulla L'ANALISI C.FUS. claudiafusani@unita.it Il ministro della Giustizia, Paola Severino FOTO DI ALESSANDRO DI MEO/ANSA «2013, niente condannati in lista» L'odg Pd crea tensione a destra . . . Già presentato da Nitto Palma l'emendamento sulla responsabilità civile dei magistrati Per Berlusconi e Penati niente vantaggi Sì della Camera alla legge anti-corruzione Cicchitto: il governo ci ha messo in manette, al Senato la cambieremo CLAUDIAFUSANI cfusani@unita.it . . . Oggi la stragrande maggioranza di indagati è del centrodestra Dell'Utri, Ciarrapico, De Angelis: i primi casi di «incandidabili» se il governo eserciterà la delega 2 venerdì 15 giugno 2012
L'INTERVENTO DONATELLA FERRANTI Né sconti, né «inciuci» I falsi argomenti di chi attacca la legge C'ÈCHI ACCUSAIL PDDI INCIUCIO COL PDLPER LANORMADEL DDL ANTICORRUZIONE, CHE PREVEDELO SPACCHETTAMENTODEL REATO di concussione che, secondo questo qualcuno, salverebbe Berlusconi e Penati nei loro rispettivi processi. Ma questo è un falso clamoroso. Facciamo chiarezza partendo dal testo Severino. Il provvedimento approvato mantiene il reato di concussione che diventa riferibile solo al pubblico ufficiale che costringe (con violenza o minaccia) a dare o promettere denaro o altra utilità. Per questo viene alzato il minimo di pena da (4 a 6 anni) e prevista l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Mentre introduce un nuovo reato di «induzione indebita a dare o promettere utilità» che riproduce alla lettera la condotta dell'attuale concussione per induzione prevedendo però, e questa è la novità, anche la punibilità del privato che dà o promette denaro o altra utilità. La ratio di questo spacchettamento deriva dalla necessita' di dare risposta alle preoccupazioni delle istituzioni internazionali che criticano da tempo un uso estensivo del delitto di concussione da parte della magistratura italiana. Infatti, il privato che ha effettuato un'indebita dazione, adducendo di essere stato indotto al pagamento o alla promessa da condotte abusive del pubblico funzionario, sfugge oggi alla punizione, assicurandosi il ruolo di vittima anziché di imputato di corruzione. Ciò, a parte i riflessi processuali, ha sicuramente un effetto criminogeno perché non aiuta a prevenire e a disincentivare il fenomeno corruttivo, soprattutto nei casi in cui il privato, non essendo costretto né minacciato, ha un effettivo margine di scelta sul se pagare o comunque assecondare o meno il funzionario. Per quanto riguarda gli effetti sui processi in corso vale il principio della continuità delle norme stabilita dall'articolo 2 del codice penale e avallata dalla migliore dottrina penalistica. Con la soluzione Severino si realizzerebbe un fenomeno di successione meramente modificativa di leggi penali. Non vi sarebbero effetti sui processi in corso se non nel processo Ruby la modifica del limite massimo di pena e per l'inchiesta Penati la modifica dei tempi di prescrizione di uno dei capi di imputazione. Entrambe le inchieste non ne risulterebbero sconfessate: le fonti di prova non verrebbero indebolite, a dimostrazione che la tesi dell'inciucio è del tutto strumentale e infondata. Come del resto ha dimostrato l'ostilità' del Pdl in tutto la fase di esame del provvedimento e malcelata da Cicchitto nella dichiarazione di voto finale in cui è emersa la volontà di affossare o stravolgere il provvedimento al Senato. G.VES. MILANO Nuova bufera sul Pirellone, dove l'ultimo a finire sotto indagine è il numero uno della Sanità lombarda, il direttore generale Carlo Lucchina. La procura milanese, con l'aggiunto Francesco Greco e il pm Carlo Nocerino, ha iscritto il manager pubblico nel registro degli indagati per una vicenda che ruota intorno a presunte turbative d'asta legate ad alcune gare per la sperimentazione di macchinari sanitari. Per la prima volta, dunque, la magistratura punta un faro sulla sanità pubblica, sempre difesa e distinta dal governatore Formigoni da quella privata, sulla quale pesano fortemente le vicende legate al crac del San Raffaele e ai presunti fondi sottratti alla fondazione delle cliniche Maugeri. L'indagine scoperta ieri conta 28 indagati, e tra questi ci sono alcuni direttori sanitari di importanti aziende ospedaliere della Regione: Pasquale Cannatelli, direttore generale del Niguarda, Armando Gozzini, direttore generale dell'azienda di Busto Arsizio (dalla quale dipende Saronno) e Ambrogio Bertoglio, direttore generale dell'azienda ospedaliera di Lecco. L'inchiesta coinvolgerebbe anche i responsabili del servizio di Ingegneria clinica delle aziende ospedaliere e alcuni manager di aziende private. Sotto la lente sono finiti in particolare tre progetti di sperimentazione tra il 2010 e il 2011, che riguardano apparecchiature per l'homecare, ovvero le cure in casa, gli ecoscopi e l'emodinamica. Tuttavia, solo uno dei tre progetti avrebbe ricevuto l'ok definitivo al finanziamento, che secondo quanto trapela da fonti giudiziarie ammonterebbe a circa 1,1 milioni di euro, non tutti erogati. Nel complesso, il valore delle gare sarebbe stato di alcuni milioni di euro. Secondo gli investigatori, i bandi sarebbero stati «cuciti» su misura per alcune aziende. Immediate le reazioni politiche all'indagine, anche se la stima professionale per il manager frena commenti spregiudicati. Tra i primi ad intervenire, il ministro della Salute Renato Balduzzi, che aveva nominato da poco Lucchina membro della commissione nazionale del farmaco: «Il dottor Lucchina, conformemente al suo stile - ha commentato il ministro - ha già dato le dimissioni (da membro dell'Aifa, ndr). Nelle prossime ore sarà sostituito e spero di trovare una persona che abbia le sue competenze tecniche». L'assessore alla sanità lombarda, Luciano Bresciani, invoca la presunzione d'innocenza e spera «che si arrivi alla verità senza aspettare troppo, affinché si possa sapere se in questa sanità esistono mele marce». Mentre il Pd lombardo, con il vicesegretario Alessandro Alfieri e il responsabile Salute e welfare Gianantonio Girelli, non entra nel merito delle indagini ma attacca: «Abbiamo più volte denunciato come nella sanità lombarda i meccanismi e le procedure che devono garantire trasparenza e controlli efficaci non siano adeguate all'ingente quantità di risorse assegnate ad enti pubblici e privati». E ancora, dai democratici: «Formigoni ammetta che il sistema ha delle falle». L'Idv parla invece di «opachi intrecci tra affari e politica nella giunta regionale». Di Carlo Lucchina aveva parlato in un interrogatorio anche Pierangelo Daccò, il lobbista amico di Formigoni, finito in carcere per le vicende San Raffaele e Maugeri. Ma in quell'occasione, del manager si parlava come di uno che mandava indietro i pacchi regalo che il lobbista spediva a Natale e a Pasqua. Daccò poi sosteneva che all'interno della Regione Lombardia «ho sempre avuto un tecnico di riferimento», che «negli ultimi anni è il dottor Merlino, che è il braccio destro del dottor Lucchina». Entrambi però sono estranei alle inchieste sulla sanità privata. Due anni fa invece, Lucchina era stato assolto in un processo su presunte irregolarità commesse nella costruzione del reparto infettivi dell'ospedale di Varese, di cui all'epoca il manager è stato direttore generale. ILCOMMENTO LUCALANDÒ «vendette» sui giudici SEGUEDALLAPRIMA Accuse e astensioni: ecco chi non vuole cambiare la legge Formigoni, sanità nella bufera Indagato il direttore generale E colpisce perché si fa strada il sospetto che, al di là degli impegni solenni e delle frasi di circostanza, il sostegno del Pdl riguardi il governo ma non le sue azioni, le parole ma non i fatti. Se il buon giorno si vede dal mattino, lo spettacolo offerto ieri da Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera, potrebbe essere il trailer di un pessimo film in cui si narra di misure annunciate ma non attuate. E non vorremmo che alla riforma elettorale - di cui l'Italia ha assoluto bisogno - venisse riservato lo stesso trattamento. Le norme anticorruzione votate ieri non sono certo perfette. Migliorare è sempre possibile. Ma a questo punto l'importante è che il provvedimento giunga presto in porto e che il governo ne dia immediata attuazione. A partire dalle misure relative ai condannati incandidabili: se la loro introduzione slittasse al 2018, come sostiene qualcuno, sarebbe un colpo ulteriore alla credibilità del sistema. Ma ci sono le condizioni per fare in fretta. Il pacchetto approvato ieri rappresenta nel complesso un passo avanti nel tentativo di rallentare, se non fermare, il cammino sempre più accelerato della corruzione. Anche per questo sorprende che qualcuno, nel centrosinistra, lo abbia valutato diversamente. E abbia preferito aggiungere la propria voce al coro critico del Pdl. Carlo Lucchina, braccio destro del presidente accusato con altri 27 fra cui diversi direttori sanitari . . . L'inchiesta sta mettendo in crisi il sistema costruito dalla destra lombarda . . . La vicenda ruota attorno a turbative d'asta per l'acquisto di macchinari venerdì 15 giugno 2012 3
Tre fondi per le dismissioni L'ANALISI MICHELEPROSPERO La Camera vota la legge sulla corruzione ma il Pdl alza le barricate. Cicchitto pone l' aut aut: si cambi al Senato altrimenti non votiamo la fiducia sulla responsabilità civile dei magistrati. Veti pesanti che mettono a dura prova il governo. Approvato un emendamento Pd per applicare già nel 2013 le norme sulla incandidabilità dei condannati. FUSANI TURCOP.2-3 IL COMMENTO LUCALANDÒ Nelle accese polemiche scoppiate dopo le (talune) infelici nomine alle Authority, è tornata a risuonare con ritrovato vigore una antica litania contro la partitocrazia. C'è sicuramente qualcosa di stucchevole in un folto professionismo dell'antipartitocrazia che galoppa intrepido in una età di partiti assenti o precipitati in gravi dilemmi esistenziali. E tuttavia, dopo aver eliminato la fastidiosa coltre ideologica, ravvisabile nel lamento di chi maltratta i partiti come escrescenze e si promuove come il solo interprete autorizzato della società civile, resta comunque irrisolto il nodo del raccordo tra la funzione delle rappresentanze e le sfere dell'agire sociale. SEGUE AP. 10 Staino HollandeaMonti: «Obiettivocrescita» VisitaaRomadel presidente francese:«Insiemesalveremo l'euro» Ilpremier: «Forte convergenza».Napolitano invitato aParigi P.6-7 L'ANALISI EMILIOBARUCCI ILCOMMENTO PIETROGRECO Il progetto già all'esame del consiglio dei ministri di oggi Esodati Fornero promette ai sindacati: martedì prenderò impegni U: 50.enel.com Risultato pericoloso: adesso bisogna solo battere l'Irlanda. E sperare AP.27 «La grazia ci salverà» Paroladi Vila-Matas RosaP. 19 Corruzione il governo alla prova Legge Sì dalla Camera, ma il Pdl minaccia: ci ammanettano, va cambiata Le proteste del Pdl intorno al ddl anticorruzione colpiscono ma purtroppo non sorprendono. Non sorprende che il partito cui va il demerito di aver elaborato il concetto di leggi ad personam insorga contro un primo, serio tentativo di ridare dignità e funzionalità al sistema giustizia. E non sorprende che il pacchetto di norme sia passato ieri alla Camera con un alto numero di astenuti tra cui, oltre ai deputati della Lega, ben 38 onorevoli del Pdl. Colpisce tuttavia come il partito di Alfano, che responsabilmente aveva accettato di sostenere il governo Monti nella difficile opera di risanamento economico, mostri adesso tanta incertezza nell'appoggiare misure nate con l'obiettivo di combattere un fenomeno, la corruzione, che la Corte dei Conti ha di recente indicato insieme all'evasione come uno dei principali freni dell'economia italiana. SEGUE AP.3 Chi non vuole questa legge Sinistra e società civile Assalti: l'hiphop di lotta L'Europa è condannata a mettersi d'accordo. Il punto è che non deve essere un compromesso al ribasso ma una vera decisione perché la situazione è molto grave. E l'Europa rischia di esplodere Jean-PaulFitoussi EUROPEI Pareggio con la Croazia E ora l'Italia potrebbe uscire È un argomento utilizzato così di frequente che è diventato quasi un luogo comune: come si fa a ridurre il debito pubblico del nostro Paese? Semplice, basta privatizzare. Si fa presto a dirlo, più complicato è farlo. SEGUE AP.4 C'è il rischio della svendita Summit di Rio, tutto è cambiato. La conferenza dell'Onu sull'ambiente e lo sviluppo sarà molto diversa da quella del 1992. È cambiato l'ambiente, sono cambiati i parametri dello sviluppo. E i cambiamenti sono (quasi) tutti avvenuti in peggio. AP. 18 Rio+20, come è malato il pianeta Angela Merkel ci ricorda che la forza della Germania non è infinita. Affermazione vera, ma anche rivelatrice di una visione non corretta del problema. Immaginare la crisi europea come la somma di tante crisi nazionali, la cui soluzione richiederebbe accesso alla cassaforte tedesca, significa infatti non comprendere la vera natura del problema. SEGUE AP. 6 La debolezza della Germania ILCOMMENTO MASSIMOD'ANTONI Riconoscimento delle coppie gay, no all'eutanasia politiche per la famiglia Sul testo dissensi nel comitato ZEGARELLIP. 9 ETICAE POLITICA Vita, persona e unioni civili: il Pd discute sul documento Unostrano viaggio inAnatolia CrespiP.20 SantiP.21 Il piano per la dismissione del patrimonio pubblico, annunciato da Monti, va avanti e potrebbe già essere esaminato durante il consiglio dei ministri di oggi. Previsti tre fondi con una dotazione di 3.5 miliardi: in prima linea la Cassa depositi e presti e il Demanio. Ma l'operazione presenta molte incognite. Intanto sugli esodati Fornero promette ai sindacati che prenderà impegni martedì prossimo. FRANCHI P.4-5 QUANTA ENERGIA C'È IN UN ATTIMO? 1,20 Anno 89 n. 164Venerdì 15 Giugno 2012
Dodici indagati ma l'inchiesta pa-lermitana sulla trattativa nonfinisce qui. Le indagini infatti proseguono nei confronti di altri personaggi, identità top secret, tutti appartenenti alle istituzioni e ai corpi dello Stato. Da una parte ci sono 007 operativi tra la Sicilia e Roma dagli anni 90 ad oggi. Dall'altra politici e alti dirigenti dell'amministrazione. E' il file più delicato. Secondo le indagini avrebbero agito – in nome di una deviata ragion di Stato – a sostegno del patto siglato con la Cupola mafiosa. Tra i nomi coperti dal segreto investigativo ci sono quegli esponenti politici e delle istituzioni che secondo i magistrati avrebbero dichiarato il falso nel corso degli interrogatori. Non è infatti solo Giovanni Conso, ex-ministro della Giustizia nel 1993, ad essere stato raggiunto da un avviso di garanzia. Tutto si gioca sulla conoscenza dei contatti tra la Cupola e lo Stato e sulla decisione di togliere il 41 bis a centinaia di mafiosi. Fu come dice Conso «una scelta presa in solitudine», o vi furono suggeritori esterni come sospettano gli investigatori? E chi altri era quanto meno a conoscenza degli incontri dei Carabinieri con il portavoce della Cupola, don Vito Ciancimino? L'attenzione dei magistrati si appunta sui vertici dell'amministrazione penitenziaria che avrebbero sostenuto la decisione di Conso e sulle relazioni dell'ufficio di gabinetto dell'allora ministro. E ancora: chi conosceva la missione di Mori e De Donno nel salotto di Ciancimino? Solo Nicola Mancino indagato nell'inchiesta palermitana? Una domanda legittima: secondo Fernanda Contri, che nel 1992, era alla segreteria di Palazzo Chigi con Giuliano Amato, «i due ufficiali cercavano una copertura politica«. Solo 19 anni dopo le stragi di Capaci e via D'Amelio ai magistrati sono stati consegnati i ricordi di Claudio Martelli e Luciano Violante, anche loro erano a conoscenza di quegli abboccamenti con Ciancimino, oggi definiti dai magistrati «le fasi fondative della trattativa». Ancora più complesse le indagini sugli 007. Abbracciano infatti un periodo assai più lungo del biennio '92-'94 oggetto dell'inchiesta ormai chiusa con le richieste di rinvio a giudizio. Il patto Stato-mafia si sarebbe avvalso di un nucleo di spie a protezione e garanzia. Mentre rimane ancora nebuloso l'identificazione del misterioso “signor Franco” citato da Massimo Ciancimino, l'attenzione degli investigatori si appunta su alcuni episodi avvenuti, prima, durante e dopo le stragi, in cui compaiono uomini dei servizi: dal fallito attentato della Addaura alle morti di due poliziotti, Agostino e Piazza, fino agli ultimi anni della latitanza di Provenzano, con tracce che portano al cuore dei servizi. Un inchiesta infinita, come la stessa trattativa. BRINDISI Alti ufficiali dei carabinieri, politici e capimafia, tutti lì a decidere il destino del Paese nel passaggio fra la prima e la seconda Repubblica. È l'arcinota trattativa fra Cosa nostra e pezzi delle istituzioni. Ora ci sono le firme in calce all'atto d'accusa della procura di Palermo nei confronti di pupi e pupari che hanno mosso i fili, anche se la firma più importante, quella del capo della procura, non compare nel documento che ha notificato a dodici persone la conclusione delle indagini nei loro confronti. Adesso potranno ritirare i 125 faldoni che ricostruiscono “il patto” grazie al quale la mafia siciliana è rimasta a galla e nuovi referenti politici si sarebbero potuti giovare del loro importante appoggio. Le accuse sono variegate e pesanti, al limite del golpe: attentato o minaccia a corpo politico dello Stato, false dichiarazioni ai pm, fino all'immancabile concorso esterno. GLI“INFEDELI” Nel registro degli indagati compaiono i nomi di Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno. Rispettivamente, comandante, vice comandante operativo e ufficiale, tutti targati Ros dei carabinieri. Sarebbero i «pubblici ufficiali che hanno agito con abuso di potere e violazione dei doveri inerenti una pubblica funzione», favorendo in contatto con esponenti mafiosi di primissimo piano, per il tramite di don Vito Ciancimino, lo sviluppo della «trattativa» e la latitanza dorata di Bernardo Provenzano. IPOLITICI Le posizioni più gravi sono rappresentate dal vecchio rappresentante della sinistra democristiana, mentore di Totò Cuffaro, Calogero Mannino. Il suo nome era ai primi posti degli obiettivi da colpire nella lista di Totò Riina. Secondo l'avviso di conclusione indagini della procura di Palermo, avrebbe contattato «a cominciare dai primi mesi del 1992, esponenti degli apparati info-investigativi, i Ros, al fine di acquisire informazioni da uomini collegati a Cosa nostra ed aprire la “trattativa” con i vertici dell'organizzazione mafiosa». E, in una seconda fase, avrebbe esercitato «indebite pressioni finalizzate a condizionare in senso favorevole a detenuti mafiosi la concreta applicazione» del 41 bis, il carcere duro. L'altro è il senatore Pdl Marcello Dell'Utri. Subito dopo l'omicidio di Salvo Lima si sarebbe attivato per proporsi come «interlocutore degli esponenti di vertice di Cosa nostra per le questioni connesse all'ottenimento dei benefici» contenuti nel cosiddetto “papello”. Il suo diventa un ruolo fondamentale nello sviluppo della trattativa e nel far pervenire a Silvio Berlusconi, dopo il suo insediamento come capo del governo, le minacce di prosecuzione della strategia stragista se non fossero state ottemperare le richieste provenienti da Cosa nostra. Del tutto particolare la posizione di Nicola Mancino. I magistrati segnalano i silenzi e le omissioni in tre punti specifici: sui contatti intrapresi dagli ufficiali del Ros con Vito Ciancimino, sulle «lagnanze del ministro della Giustizia Martelli» sull'operato dello stesso Ros, sulle «motivazioni che provocarono, nell'ambito della formazione del governo, l'avvicendamento dell'onorevole Scotti nel ruolo di ministro dell'Interno». GLI INTERMEDIARI Ruolo fondamentale quello del reo-confesso Massimo Ciancimino. Lui stesso ha parlato della sua funzione di messaggero fra il padre, don Vito, e il padrino di Corleone, Bernardo Provenzano. Riaprendo di fatto l'inchiesta. Che però lo vede, anche lui, tra gli indagati per favoreggiamento a Cosa nostra. E in questa categoria rientrerebbero anche mafiosi conclamati come Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca. Erano loro i ponti fra Palermo e Milano, per far giungere ad Arcore i desiderata palermitani. E poi ci sono loro, i soliti noti: Totò Riina, Bernardo Provenzano e Nino Cinà, il “dottore”. I “corleonesi” che, nel loro delirio di onnipotenza, hanno messo sotto scacco lo Stato costringendolo a scendere a patti con dei “viddani”. E ottenendo alla fine per Provenzano, indicato come l'ala moderata della Cupola, un salvacondotto per la sua latitanza. Ma nella lunga trattativa, partita prima dell'omicidio del vicerè andreottiano Salvo Lima, i magistrati sospettano che si siano mossi altri attori e strategie complesse: un sistema criminale nell'agonia della prima Repubblica avrebbe utilizzato il fuoco delle pistole mafiose per stabilire nuovi equilibri. «Questo è un paese che ogni tanto ha bisogno di ricordarsi che ha fatto delle cose bellissime». Grazie a donne come te, LUCIANA cara, che hanno coscienza del giusto ruolo della politica e della memoria. Le donne dell ‘ UDI. Via dei Georgofili, a Firenze, il 27 giugno 1993 FOTO ANSA NonèsoloGiovanni Conso,ex-ministrodella Giustizia,adesserestato raggiuntodaunavvisodi garanzia.Nelmirino il41bis toltoatroppimafiosi ILRETROSCENA 007 e coperture politiche: l'inchiesta prosegue NICOLABIONDO PALERMO ITALIA . . . I magistrati sospettano che si siano mossi anche altri attori in un quadro strategico complesso Maloreper il papà diMelissa, ricoverato inospedale MassimoBassi, il padre diMelissa, la studentessamorta nell'attentato alla scuolaMorvillo Falcone diBrindisi, nella mattinatadi ieri haavuto un malore mentresi trovava acasa. L'uomo, spiega il legalee amicodi famiglia FernandoOrsini, è statoricoverato all'ospedalediMesagnedove loha accompagnato lamoglieRita, che era stata ricoveratanello stesso nosocomio neigiorni successivi alla mortedella figliaMelissa. I medicidelSan Camillo deLellis, dopoalcuni esami, hanno riscontratouna pressione elevatae lo hannotrattenuto peraccertamenti «Orastabene-ha spiegato Orsini -la pressionesi èstabilizzata:è stato un accumulodi stress. Dopo la morte di Melissahacercatodi farsi forza,ma ancheunapersona forte come luipuò avereun cedimento. Ildolore, per la famiglia,è ancoramolto grande»,ha concluso.L'uomorimarrà ricoverato in ospedale inosservazione finoalla conclusionedi tuttigli esamiclinici necessari. Ieri, inoltre,è stato deciso il rinvio,per motividi sicurezza,delconcertoe della sfilata in memoriadi MelissaBassi previstiper domani.Lo hadecisoNicola Serratì, il vicepresidedellascuola MorvilloFalcone, venuto aconoscenza delnumerodeipartecipanti,giudicato eccessivo in rapportoalla capienzadel cortiledell'istituto, doveera prevista la manifestazione. IlComunenon ha potuto,permotivi di tempo, prevedere lasistemazione diun palcoall'esterno dellascuola. L'eventoèstato rinviato a datadadestinarsi. . . . Nei 125 faldoni è tratteggiato con chiarezza il ruolo del senatore Pdl tramite per il neo premier Trattativa Stato-mafia: Dell'Utri era l'intermediario con Berlusconi Questo l'atto d'accusa della Procura di Palermo: 12 indagati Ruolo cruciale quello di Ciancimino, il figlio di don Vito NI.BIO. PALERMO . . . Rimane ancora nebulosa l'identificazione del «signor Franco» chiamato in causa da Ciancimino 14 venerdì 15 giugno 2012
Sono stati chiusi al terzo piano del Nazareno per un intero pomeriggio e la discussione che qualcuno immaginava sarebbe stata liscia come l'olio è stata invece come carta crespa. Se è vero che sui diritti civili e i temi eticamente sensibili il Pd di passi in avanti ne ha fatti, è pur vero che una vera sintesi fra le sue diverse anime è lontana. Oltre cinque ore di discussione per la commissione Diritti presieduta da Rosy Bindi che aveva il compito di mettere a punto un documento di indirizzo da sottoporre al segretario e all'Assemblea generale di luglio su coppie di fatto, testamento biologico e dignità della persona. Otto pagine frutto di un lavoro andato avanti per oltre un anno, durante il quale politici, filosofi e giuristi hanno cercato - senza trovarla del tutto - la quadra. Non si tratta di norme, non si individuano strumenti, si indicano linee entro le quali muoversi in futuro. Sulle coppie di fatto il documento partendo dalla «pluralità di forme di convivenza, che svolgono una funzione importante nella realizzazione delle persone» individua nella sentenza 138/2010 della Corte costituzionale l'orizzonte: «Per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annovare anche l'unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone - nei tempi e nei modi previsti stabiliti dalla legge - il riconoscimento giuridico coni connessi diritti e doveri». Da qui l'auspicio di una regolamentazione giuridica fondata sull'articolo 2 della Costituzione. Ed è su questo passaggio che la discussione si è animata, molti dei membri - da Barbara Pollastrini a Gianni Cuperlo a Paola Concia e Ignazio Marino avrebbero voluto più coraggio. C'è chi ha osservato che il documento è per certi versi meno avanzato del contenuto della lettera di Bersani al gay-pride. «È stato un confronto positivo e che nasce dal lungo lavoro di un anno - dice Concia - . Insieme ad altri colleghi, ho chiesto di modificare il testo finale rendendolo più esplicito sui punti che riguardano le unioni tra persone dello stesso sesso. Io che come tutti sanno, parto da una posizione favorevole al matrimonio omosessuale, ho lavorato in questi mesi per costruire una proposta che riconoscesse la piena uguaglianza e il riconoscimento giuridico e sociale delle coppie e delle famiglie omosessuali. Il documento alla fine non è stato cambiato ed è stato consegnato al segretario del partito, con dei distinguo dato che insieme a me, altri membri della commissione non erano d'accordo sulla stesura finale. Adesso, il testo, una volta consegnato nelle mani del segretario Bersani, sarà oggetto di discussione all' interno del partito e sono sicura che ci sarà modo di migliorarlo». «È stato un lavoro importante - osserva invece Ettore Martinelli -. Siamo ben oltre i Dico e assolutamente in linea con quanto sostiene Bersani. Non c'è una sommatoria di diritti dei singoli ma la previsione di un istituto giuridico ad hoc che spetta ai gruppi parlamentari trovare per riconoscere i diritti delle coppie». «Quasi due anni di lavoro per produrre un testo elegante e dotto ma senza quei sì e quei no netti che le persone attendono dalla politica», commenta Ignazio Marino (c'è chi fa notare che ha partecipato ai lavori soltanto ieri) secondo il quale il lavoro si conclude «con un documento non condiviso che non indica un programma chiaro sui diritti». Sul testamento biologico la linea è quella del rispetto del rapporto di fiducia tra medico e paziente e della volontà individuale del paziente. Nel documento netto il no all'eutanasia, alla clonazione e all'utilizzo degli embrioni umani a fini industriali. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani alla prima Assemblea Nazionale per l'agricoltura FOTO DI FABIO CAMPANA/ANSA Oggi è impossibile ri-flettere sul tema deidiritti personali senzatener conto del datopiù dirompente chesegna il nostro tempo: il vertiginoso aumento di potenza nelle mani dell'essere umano grazie alla rivoluzione tecnologica esplosa negli ultimi decenni. Oggi la nuova potenza della tecnica sta mettendo sempre più in crisi la distinzione tra «naturale» e «artificiale», consentendo alla tecnica di intervenire sugli stessi fondamenti biologici della nostra esistenza, dal momento del sorgere della vita fino ai confini con la morte. Per questo è essenziale incoraggiare, sostenere e rispettare il libero esplicarsi della scienza e dell'arte, ma al tempo stesso è del tutto evidente che tale immenso potenziale non possa essere lasciato alla nuda regolazione del mercato: se da un lato gli investimenti economici sono essenziali ai fini dello sviluppo della scienza e della tecnologia, d'altro lato la finalità della ricerca e l'utilizzo dei suoi risultati non possono essere definiti solo dall'aumento di ricchezza che essi possono produrre. (...) L'integrità della persona deve essere rispettata sia là dove essa sia in grado di esprimere autonomamente la propria volontà, sia là dove ciò non possa accadere. Occorre darsi gli strumenti, anche legislativi, affinché la persona possa esprimere, anticipatamente e con forme e modalità adeguate e consapevoli, i propri convincimenti e la propria volontà per le situazioni nelle quali potrebbe non essere più in grado di esprimerli. Ed occorre adoperarsi per estendere la tutela delle libertà personali a chi, versando in stati magari anche solo transitori di incapacità ad esprimersi, è, come soggetto debole, maggiormente esposto al rischio di manipolazione e bisognoso di protezione e di rispetto. (...) Per questo il Pd si è impegnato a combattere queste forme di violazioni della libertà personale, anche attraverso specifiche proposte, quali ad esempio quelle contro la violenza sulle donne, contro l'omofobia e la transfobia, contro la manipolazione genetica, contro le terapie e le cure non rispettose delle volontà di colui che le subisce, contro la tortura e a favore di un trattamento umano dei detenuti nelle carceri. (...) DIRITTOALLA CURA Il Pd opera affinché il diritto alla cura debba essere garantito come esigibile da ogni persona, in ogni caso, specie da chi si trova in condizioni di povertà, materiale e relazionale, e di potenziale abbandono. Per questo afferma con convinzione la necessità che siano sempre assicurate prestazioni di cura adeguate a ciascun cittadino, in particolare agli indigenti. Ciò tra l'altro è suggerito dalla nostra Costituzione, che saggiamente all'art. 2, c. 1, considera la salute come «interesse della collettività», oltre che come «fondamentale diritto dell'individuo». Il diritto alla cura è declinabile anche come diritto ad essere sollevato dalla sofferenza con trattamenti palliativi, là dove non possa darsi altro rimedio, per ciò che la scienza e la tecnica allo stato consentono e nell'osservanza delle scelte della persona. È inoltre elemento coessenziale di questo diritto alla cura, e non è altro da esso in quanto connesso al diritto all'integrità personale, il diritto al rispetto delle scelte della persona, fin dove non si impongano esigenze collettive di tutela della salute. Nelle proposte del Pd, la necessità di preservare il rapporto di fiducia e l'alleanza terapeutica tra il medico ed il paziente, nel quadro delle relazioni familiari ed affettive che lo circondano, rispetta il principio per cui il convincimento libero e la volontà individuale di chi è curato non debbono subire prevaricazioni o pregiudizi; mentre va assicurato il diritto ed il dovere del medico di non impartire al paziente stesso, il quale pure solleciti o acconsenta, trattamenti finalizzati a sopprimere la vita, tenendo sempre fermo il principio che l'ultima parola sull'intrapresa dei trattamenti e sulla loro prosecuzione è di chi li sopporta. Vi sono poi violazioni dei diritti fondamentali anche nell'ambito della sfera spirituale. Anche su questo piano si registrano mancati riconoscimenti della libertà di pensiero e di religione. Ciò riguarda la sfera della libertà religiosa, della libertà scientifica e artistica, della libertà della ricerca scientifica, ma riguarda anche la sfera della formazione della pubblica opinione che si sviluppa attraverso l'accesso ad una informazione libera e plurale e di una educazione aperta e pluralistica. In questo ambito il principio fondamentale non può che essere quello del rispetto e della promozione della libertà di coscienza del singolo, che è un valore frutto anch'esso della convergenza, sia pure dialettica, delle tradizioni religiose e secolari. Il riconoscimento della libertà della coscienza pone un limite fondamentale al potere politico e ai suoi strumenti coercitivi che devono arrestarsi di fronte alla sfera interiore dell'individuo, e per ciò stesso anche di fronte alla sfera dell'arte, della cultura, della scienza. La difesa di tale diritto all'inviolabilità della coscienza, il cui esercizio non può evidentemente essere riservato al solo spazio interiore di ogni individuo, deve conciliarsi con il principio di responsabilità sociale per i comportamenti influenti su altre persone e sulla società. Per questo i riconoscimenti delle differenze di comportamento imputabili a identità o scelte anche religiose, etiche o filosofiche, anche nelle forme di obiezione di coscienza giuridicamente garantita, devono inserirsi in un regime di compatibilità con l'adempimento da parte di tutti i cittadini degli obblighi di solidarietà sociale ed il rispetto dei diritti altrui. È compito delle istituzioni pubbliche, da un lato, riconoscere la libertà di coscienza anche dei propri operatori, dall'altro, garantire a tutti i cittadini la protezione e l'assistenza di cui hanno diritto. In questa direzione il Pd ha avanzato proposte a sostegno della libertà religiosa, a difesa di una informazione libera e plurale, a sostegno della libertà di ricerca. LAFAMIGLIA Vi sono infine mancati riconoscimenti e violazioni di diritti nell'ambito delle relazioni e delle organizzazioni sociali. La vita umana esiste solo (ed è pensabile solo) entro le forme della socialità. Queste forme – tra cui la famiglia è forma primaria – si costituiscono non solo sulla base delle scelte degli individui, ma anche sulla base della loro posizione e del loro rilievo sociale. La storia della famiglia testimonia questa evoluzione continua, legata al mutare delle condizioni economiche, ambientali, culturali, religiose, al cui interno un ruolo fondamentale è stato svolto dai grandi processi di emancipazione femminile. In questa evoluzione la cultura e gli ordinamenti giuridici hanno riconosciuto un'importanza crescente alla libera espressione dell'affettività personale, all'uguaglianza delle persone all'interno della famiglia e agli obblighi di solidarietà tra coniugi e tra genitori e figli. Si tratta di valori essenziali non solo alla vita personale, ma all'intera vita sociale. Per questo la Costituzione italiana ha inteso riconoscere e stabilire i diritti e i doveri della famiglia (artt. 29 e 30), nonché il dovere della Repubblica di agevolarla e sostenerla nell'adempimento dei suoi compiti (art. 31). Rispetto a questo dovere l'azione del governo italiano, anche e soprattutto negli ultimi anni, è stata largamente inadempiente e il Pd considera un obiettivo primario il dare piena attuazione a questo impegno costituzionale. D'altra parte non si può ignorare che nella società contemporanea le dinamiche sociali ed economiche, da un lato, e, dall'altro, le libere scelte affettive e le assunzioni di solidarietà hanno dato vita a una pluralità di forme di convivenza, che svolgono una funzione importante nella realizzazione delle persone e nella creazione di un più forte tessuto di rapporti sociali. Per questo esse appaiono meritevoli di riconoscimento e tutela sulla base di alcuni principi fondamentali. Da un lato, nel principio della centralità del soggetto rispetto alle sue relazioni, così da riconoscere sia i diritti di ogni persona a dare vita liberamente a formazioni sociali, sia i diritti di ciascuno entro le diverse formazioni sociali. Dall'altro, nel principio del legittimo pluralismo, che implica il riconoscimento dei diritti e dei doveri che nascono nelle diverse formazioni sociali in cui può articolarsi la vita personale affettiva e di coppia. Tale riconoscimento dovrà avvenire secondo tecniche e modalità rispettose, da un lato, della posizione costituzionalmente rilevante della famiglia fondata sul matrimonio ai sensi dell'art. 29 Cost. e della giurisprudenza costituzionale che anche recentemente ne ha dato applicazione, dall'altro, dei diritti di ogni persona a realizzarsi all'interno delle formazioni sociali, che si declinano oggi in un orizzonte pluralistico secondo quanto espresso dalla Corte Costituzionale: «per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l'unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri» (138/2010). Il Pd, auspicando un più approfondito bilanciamento tra i principi degli articoli 2, 3, e 29 della Costituzione, quanto in specie alle libere scelte compiute da ciascuna persona in relazione alla vita di coppia ed alla partecipazione alla stessa, opera dunque per l'adeguamento della disciplina giuridica all'effettiva sostanza dell'evoluzione sociale, anche introducendo, entro i vincoli della Costituzione e per il libero sviluppo della personalità di cui all'art. 2, speciali forme di garanzia per i diritti e i doveri che sorgono dai legami differenti da quelli matrimoniali, ivi comprese le unioni omosessuali. Concluso un lavoro di sintesi di molti mesi Dissensi di Pollastrini, Concia, Cuperlo, Marino Pluralismo, libertà di cura, unioni civili Eccoipassaggi fondamentalidel testo licenziato ieridalla CommissioneDiritti delPartitodemocratico, guidatadaRosyBindi IL TESTO . . . «L'ultima parola sui trattamenti sanitari e sulla loro prosecuzione è di chi li sopporta» . . . Più forte sostegno alla famiglia e nuove garanzie per i diritti delle coppie omosessuali . . . «L'integrità della persona deve essere rispettata anche quando essa non possa esprimersi» Diritti e persone, il documento del Pd MARIAZEGARELLI ROMA venerdì 15 giugno 2012 9
Hanno raccolto favorevol-mentela propostadiBer-sani perché indichinodue nomi per il rinnovodelCda Rai, le quattroas-sociazioni del mondo variegato di movimenti nati dalla società civile. Cittadini, gli intellettuali di Libertà e Giustizia, il movimento delle donne di Se non ora quando o chi è impegnato nella lotta per la legalità, come Libera, o il mega Comitato per la Libertà, composto da personechelavoranonell'ambito culturale,giornalisti, sindacalisti,espertidicomunicazione, cattolici e laici. Tutti colti di sorpresa dalla lettera del segretario del Pd. L'appuntamento è per lunedì mattina alla Federazione della Stampa a Roma, dove ogni «gruppone» porteràla propriaposizioneda confrontare con quella degli altri, per decidere quale risposta dare al leader Pd. Nessuno vuol fare dei nomi, per ora, anzi l'orientamento è quello di considerare prioritari i «criteri»coni qualiandrannoscelte lepersone per il Cda. Il dibattito è anche sul «se» portare i due nomi chiesti da Bersani, per «non usare i metodi dei partiti». Ma i tempi sono strettissimi, perché entro lunedì 18 dovranno essere presentati in commissione di Vigilanza i curricula dei candidati che dovranno essere votati dai parlamentari a Palazzo San Macuto dal 21. C'èquindigrandemovimentoneimovimenti, spiazzati nella discussione interna sul partecipare o no, nel timore di riproporre una sorta di «lottizzazione». Insomma, l'antico «essere o non essere» nelle istituzioni. Ieri quindi è stata una giornata di intenseriunioni,assemblee,scambisulle mailing list e i social network. Le donne di «Se non ora quando» ne hanno parlato nel pomeriggio, e da molte è venuta fuori l'esigenza di non fare nomi, bensìdi indicaresolodei«criteri, latrasparenza, la competenza e l'indipendenza», magariaffidandoall'autorevolezzadiSergio Zavoli, presidente della Vigilanza, il compito di scegliere tra i curricula.Ma fra le donne, anche su Facebook, molte vogliono cogliere l'occasione per «esserci», percontarenellesceltedelserviziopubblico. Complesso trovare un punto comune anche nel grande Comitato per la libertà, il diritto all'informazione, alla cultura eallo spettacolo, formato da molte sigle: dalla Federazione della Stampa a Articolo21, dall'Usigrai alla Slc-Cigl, da Mediacoop all'Arci,dallaTavoladellaPaceallaFederconsumatori e altri. Si riunirà domani ma giàieri ha rispostoa Bersani apprezzando la decisione di rivolgersi a loro, e rilanciano chiedendogli un «impegno per la vera riforma della Rai nella prossima legislatura», esteso anche a una «revisione» di tutto il sistema dell'informazione e della legge Gasparri e quindi di «aprire un cantiere di discussione con chi sarà disponibile a partecipare». Un punto «qualificante», spiega Fulvio Fammoni della Slc-Cigl, è proprio «la riforma della Rai e l'apertura del cantiere». Anche Libera, l'associazione di Don Ciotti impegnata nella lotta per la legalità e contro le mafie, ha dibattuto ieri, al di là dei nomi (coordina ben 1600 associazioni) e a Bersani si dice «sorpresa», ma «pronta a dare il nostro contributo» per un dibattito. Più ampio: «Al di là dei nomi, conglialtridiscuteremo sulruoloeilsignificatochedeveassumereil serviziopubblico»,perché,«nonèunproblemadi indicare nomi o persone, ma capire se c'è la volontà di contaminare il servizio pubblico nel Paese». Libertà e Giustizia, movimento d'opinione presieduto da Sandra Bonsanti e da Gustavo Zagrebeslky, nato del 2002, ha subito apprezzato la proposta ma, via mail, lascia che «si parta dai criteri e con le idee con cui fare la segnalazione dei nomi», escluse «autocandidature con ‘campagne personali'”, puntare su “nomi nuovi di persone di riconosciuta competenza edi indiscussa esperienza di partecipazione democratica». Antonio Di Pietro chiede che i nomi vengano proposti «da tutte le associazioni». In Vigilanza già erano arrivati 33 curricula. E fra le donne quelli di Lorella Zanardo, documentarista che ha realizzato ilvideo «Ilcorpo delle donne»edi Tanade Zelueta, ex parlamentare del Pd che presentò una proposta di legge per riformare la Rai. Ci sono poi Freccero e Santoro, Federico Guiglia, giornalista de La7, Roberto Mastroianni e tanti altri, tra cui un artigiano diun paesino, Roberto Menegon. Si parlava di Sandra Bonsanti ma da Libertà e Giustizia non faranno nomi interni, da Liberapotrebbeessere lostessoDonCiotti o Dell'Olio. Trefiletti, della Federconsumatori, rilancia Giovanni Valentini e Stefano Quintarelli, espero già indicato, a vuoto, per l'Agcom. E mentre i movimenti discutono dal Pdl Alfano riparte all'attacco: «Perché sostituire Lorenza Lei?». Voci sul Tg1, dove sarebbeprossimoil cambioconMarioCalabresi. IL COMMENTO MICHELEPROSPERO POLITICA SEGUEDALLAPRIMA È almeno da vent'anni che opera una secca contrapposizione tra la società civile e quella politica. La seconda Repubblica in origine è nata proprio in nome della società civile liberata che rifiutava la politica percepita come contaminata dal malaffare e conquistava le postazioni del potere senza più l'esigenza di ricorrere ai soggetti della mediazione. La rude società delle partite Iva, della microimpresa disseminata nei territori si incamminò con successo lungo la strada della autorappresentazione. E, per tutto l'arco del ventennio, ha retto la solida alleanza tra azienda e territorio padano visti come i soggetti di una autorappresentazione ostile al ceto politico. Questa porzione potente di società spezzava la logica della mediazione politica e conquistava tutto per sé lo spazio pubblico di decisione, imponeva una sfacciata contaminazione di affari e potere. Contro una infinita serie di conflitti di interesse, sorgevano nel Paese delle sensibilità civiche attorno ai temi della legalità, della indipendenza della magistratura sfidata da leggi ad personam, della pulizia etica da imporre nell'amministrazione colonizzata ad ogni livello da cricche opache. Accanto ad una società civile arroccata al comando, sorgeva così una società civile di opposizione che assumeva nella sua agenda le richieste tipiche della cultura liberaldemocratica: separazione dei poteri, certezza del diritto, autonomia dell'amministrazione, riconoscimento del merito, nuovi diritti civili. Fino a quando questa influente porzione (liberale) di società civile ha mantenuto ben salda la sua funzione di pungolo critico, da esercitare contro i ritardi della politica, e ha fatto ricorso a mobilitazioni intense senza però lasciarsi tentare dalle scorciatoie dell'autorappresentazione, ha intrattenuto con la sinistra un proficuo dialogo. Da ultimo, le vittorie alle amministrative in città simbolo come Milano, il trionfo nei referendum sull'acqua e sul nucleare, racchiudono proprio il concorso di autonome sensibilità civiche e la regia accorta e discreta dei partiti. Questo sentiero di cooperazione produttiva si è però interrotto, con una grave ricaduta sulle prospettive del rinnovamento della politica. All'origine della frattura c'è il difficile tragitto avviato con il governo di tregua che avrebbe dovuto favorire la ripresa della politica e invece ha accentuato nelle élite economiche e mediatiche i disegni di scomposizione del sistema. La momentanea sospensione della aperta polarità destra-sinistra in nome dell'emergenza, ha moltiplicato le spinte all'autorappresentazione che rendono assai precaria la tenuta dei partiti e la sorte del parlamentarismo. Un populismo dei ceti medi riflessivi alimenta la proliferazione di liste e partiti personali, e minaccia la prospettiva di una riorganizzazione efficace della rappresentanza politica. La sinistra, con le opportune aperture alle istanze liberali (diritti, partecipazione civica), tenta ora di recuperare un cantiere abbandonato in maniera traumatica. Soprattutto in tempi di crisi sociale, la sinistra dovrebbe però conservare la consapevolezza che la società civile (della rete, dell'attivismo civico informato, delle professioni) è solo una parte (preziosa, certo) di una più ampia società che avverte un profondo disagio e potrebbe presto convertire la sua perdita di status in sostegno a forme inquietanti di alienazione politica. Mentre lancia dei segnali di recuperata attenzione alla società civile riflessiva, la sinistra non dovrebbe trascurare di essere un partito-società che, se non dà un senso alle incertezze che si abbattono sulle sue fasce di popolo, favorisce proprio tra i ceti marginali le uscite di tipo regressivo alla crisi di legittimazione ormai in corso. Associazioni al lavoro: Rai da cambiare Copasir pronto alla riforma D'Alema: garantire più controlli . . . Le prime riunioni senza candidature. «Ma va sfruttata l'occasione per un cambiamento» NATALIA LOMBARDO ROMA . . . La sinistra deve sapere che esiste una più ampia società che nella crisi vive un profondo disagio La nociva teoria della separazione tra società civile e partiti Libera,Senonoraquando, Comitatoper la libertà eLibertàeGiustizia apprezzanol'iniziativa diBersani.«Maperora scegliamoicriteri» IL RETROSCENA Anna Maria Tarantola indicata come nuovo presidente della Rai FOTO TM-NEWS Più poteri di controllo per il Copasir, anche sul segreto di Stato apposto dal premier; rafforzamento del Dis (dipartimento informazione e sicurezza); razionalizzazione dell'agenzia di intelligence; attenzione elevata alla minaccia cibernetica. Sono i punti principali di una proposta di legge presentata all'unanimità dal Copasir per correggere la 124 del 2007 che ha riformato i servizi segreti. «Non vogliamo - ha detto il presidente del Comitato, Massimo D'Alema - stravolgere l'impianto della 124, ma solo apportarvi correzioni. Non interveniamo sulla struttura binaria dell'intelligence che prevede una distinzione dei compiti tra Aisi e Aise, ma puntiamo a rafforzare il potere di coordinamento del Dis e razionalizzare le strutture con la gestione unitaria degli approvvigionamenti e dei servizi logistici, con conseguente risparmio di risorse umane e finanziarie». «Il secondo punto - ha proseguito D'Alema - è il rafforzamento della sicurezza informatica con l'attribuzione al Dis del compito di coordinare le attività di ricerca informativa». Inoltre, la proposta punta a rafforzare i poteri di controllo del Parlamento sull'intelligence. Il Copasir, ha ricordato D'Alema, «non è una commissione d'inchiesta, ma chiediamo che esso sia titolare della richiesta di svolgimento di inchieste interne». I poteri del Copasir, inoltre, vanno aumentati anche in riferimento al segreto di Stato. Attualmente, «è previsto che il premier comunichi al Copasir le ragioni essenziali dell'apposizione al segreto di Stato, ma si tratta di un controllo solo formale, non nel merito. Noi proponiamo invece che presidente e vicepresidente del Comitato abbiano accesso a tutte le informazioni in base alle quali il premier giunge a decidere di apporre il segreto: si può così evitare l'eccessivo ricorso, come avvenuto talvolta in passato, a questo strumento eccezionale». Infine, il testo intende ricondurre sotto il controllo parlamentare anche l'attività di intelligence svolta da organismi non appartenenti al sistema di informazione per la sicurezza, come ad esempio il Ris delle Forze Armate. 10 venerdì 15 giugno 2012
Una vera rivoluzione è in attonel carrello della spesa alimen-tare degli italiani. Non solo perché gli ultimi dati Istat, compresi quelli di maggio confermano un sostanziale rallentamento nelle spesa alimentare, ma anche perché le modalità di acquisto stanno rapidamente variando di settimana in settimana. Anche le novità sul fronte legislativo, come l'articolo 62 del decreto Salva Italia, che prevede un rapporto contrattuale certo fra il mondo agricolo e la distribuzione, stanno iniziando a condizionare il futuro della nostra spesa. Per capire meglio l'evoluzione nei prossimi mesi del settore della grande distribuzione italiana, che deve anche fare i conti con un momento congiunturale sfavorevole, abbiamo parlato con Giuseppe Zuliani, direttore marketing e Private Label di Conad. Dai dati di mercato rilevati da Conad, come si comporta in questo periodo il consumatore? «Lo posso definire facilmente con tre aggettivi: poligamo, razionale e girovago, spinto dalla continua ricerca di offerte e convenienza. Però devo anche dire che è un consumatore più consapevole della qualità offerta dal mercato». Quali sono i settori merceologici di maggiorsofferenza? «Certi consumi di nicchia vanno molto bene, reggono i salumi e i formaggi, in sofferenza sono la carne e l'ortofrutta, mentre va meglio la gastronomia e il confezionato». Qualisonolestrategieperquestonuovotipo diconsumatore? «Bisogna essere capaci di risposte razionali che tengano conto del rapporto qualità/prezzo. Puntiamo molto sui private label , i prodotti che portano il nome della catena distributiva o del supermercato che li pone in vendita. Nel 2012 continueremo a lavorare sulle singole marche commerciali con piani di marketing dedicati e proseguiremo con le attività promozionali che non possono mancare soprattutto nei periodi di crisi, una scelta, quest ultima, molto più razionale che emozionale». Funzionanoancora gli ipermercati? «No, oggi stiamo tornando verso realtà più piccole, di 7-800 metri quadrati di superficie, con non più di 7000 referenze, ma con prodotti freschi». IlrapportofraagricolturaedistribuzioneècambiatoancheallalucedeirecentedecretoSalva Italia? «Era necessario imporre il pagamento entro certi termini, che noi abbiamo definito eticamente corretti. Del resto è così in tutta Europa; ci preoccupa la deriva lobbistica successiva al decreto. Era necessario sanare il rapporto con l'agricoltura, ma il decreto non parla solo di prodotti agricoli ma di food in generale. Con l'applicazione dell articolo 62, a fine anno, molte catene di distribuzione non ce la faranno. Non parlo di Conad, ma secondo le nostre stime, circa il 35% della distribuzione ha seri problemi di liquidità. Occorreranno 4 o 5 miliardi di euro per far fronte a queste esigenze nel breve e, con la mancanza di credito che caratterizza questo periodo, il nostro settore potrebbe diventare uno spazio con molte prede e pochi cacciatori». Quali saranno allora le prospettive nei prossimianni? «Cambieranno i nomi nella distribuzione a causa dei livelli troppo alti di indebitamento. I modelli stranieri, fino ad oggi, non sono riusciti ad inserirsi bene in Italia. Ne è un esempio il modello francese rappresentato da Carrefour e Auchan. Non è riuscito ad affermarsi, così come la catena europea di discount di origine tedesca Lidl, mentre va bene Eurospin, un discount alimentare italiano che opera sul territorio nazionale con punti vendita di proprietà e in franchising. Penso invece che ci potremo aspettare buone performances dagli spagnoli, con i supermercati Mercadona, che arriveranno nei prossimi mesi anche nel nostro Paese. La difficoltà del mercato italiano sta nel fatto che è molto complicato e variegato, specialmente fra le regioni. Di conseguenza, ci troviamo di fronte a delle differenze abissali che rendono di difficile applicazione il modello standardizzato dei grandi gruppi internazionali». FOODPOLITICS ACURADI MAURO ROSATI maurorosati.it . . . Gli operatori stranieri sono andati male in Italia E ora ci prepariamo alla concorrenza spagnola «Ho portato solo un asciugamano, la mamma me l'ha dato ma è l'unico che ci è rimasto: poi lo posso riportare a Crevalcore quando torno nel campo?». Agata, una specie di grande mamma di 19 bambini, racconta questa cosa e intanto si commuove. Poi sfoglia il diario di bordo di una delle più belle esperienze che questo terremoto abbia portato (ieri mattina si è avvertita un'altra scossa di magnitudo 3,6, ndr), mostrando una lista compilata da Luca: «Ha scritto nella sua pagina quello di cui ha bisogno», spiega. Siamo a Villa Torre, il centro visite del Parco dei gessi e dei calanchi di Villabbadessa, località Settefonti - S.Lazzaro, Bologna, che si è trasformato da domenica scorsa in residenza di accoglienza per 19 bimbi sfollati di Crevalcore (tra qualche giorno 25) grazie all'iniziativa di tanti volontari - guidati da Daniela Del Gaudio, esperta socio-educativa che hanno dato il via ad una vera e propria gara di solidarietà sostenuta dai Comuni di Ozzano, Pianoro e San Lazzaro e dal presidente del parco Giorgio Archetti, vicesindaco di quest'ultima località. Prima di domenica a Villa Torre, una bella struttura dentro un parco stupendo dove vivono due famiglie di lupi, non c'era niente che potesse ospitare tanti bambini. Oggi sembra che sia aperta da sempre: l'organizzazione è perfetta. «È una comunità dentro la comunità», commenta Archetti. Agata Zambrotti è un'ex caposala, oggi al servizio dello Spi-Cgil e sembra che il suo cuore batta all'unisono con Villa Torre e con tutti i bimbi ospitati: «Ho chiesto allo Spi un distaccamento qua perché ho pensato che ci fosse bisogno di un presidio infermieristico», spiega, mentre mostra la struttura. «Abbiamo tutto: la dispensa è stracolma di cose, ci hanno portato lavatrici, freezer, i fornai Tosi e Celli fanno il pane per noi tutti i giorni, la ditta Concerta prepara i pasti, l'Arci lo fa la domenica, le mamme volontarie allestiscono il pranzo, puliscono, fanno lavatrici. E insieme cerchiamo di capire cosa gradiscono i piccoli». Marcella, una di loro, è a Villa Torri dalla mattina alle 7 e alle due scappa per andare a prendere il figlio a scuola. Intanto dà qualche consiglio per le pulizie del giorno successivo. Marianna, invece, ha 22 anni: è una tirocinante di Scienze della Formazione: «Sono stata all'Aquila e nei campi di questo sisma. L'altro giorno ho trovato questo annuncio e detto subito sì». Kevin la cerca: è un bimbo impaurito, si parlano nell'orecchio e si abbracciano. Un altro bimbo racconta: «Sai cosa vuol dire inagibile? Che un vigile del fuoco entra nella tua casa, poi scende e dice che non ci si può andare più dentro e che le tue cose non le puoi più riprendere». È questo il terremoto per loro. E A Villa Torre cercano un po' di quello che gli manca. Poi c'è Mauro, il guardiaparco, una figura quasi mitologica per i bambini. Mentre i ragazzi pranzano, i tirocinanti delle scuole superiori di Bologna e dintorni servono ai tavoli: altri si preparano per le attività del pomeriggio. Quando arrivano anche due allenatori di basket a fare giocare i bambini. All'ora del caffè si presenta un ragazzo con la sua lavastoviglie: «L'avevo recuperata da poco, appena aggiustata: ho fatto senza fino ad ora, posso farne a meno per un altro po'». Agata sorride: «Basta un grazie: la gente vuole aiutare, ha solo bisogno di trovare il canale per farlo. E questi bambini hanno bisogno di amore, di rassicurazioni». Di notte Agata lascia la porta aperta della camera: «Se piangono impauriti, corro, li accarezzo e si riaddormentano», racconta. Prima della nanna, invece, srotola sui nasini di tutti un cerottino: «Un bimbo appena arrivato ci ha detto che senza un cerotto sul naso non avrebbe dormito, lo vuole da quando c'è stato il terremoto: l'ho fatto per lui e poi l'hanno chiesto tutti. Così l'abbiamo ribattezzato “cerottino magico”». La rivoluzione della distribuzione alimentare in Italia Giuseppe Zuliani, direttore di Conad: «Crisi, cambiano i consumi. Oggi utenti più consapevoli» MATTEOMARCELLI ROMA I bambini del terremoto e il «cerottino magico» Marianna, studentessa tirocinante, abbraccia un bimbo ospite della struttura A San Lazzaro una struttura ospita 19 piccoli sfollati Alcuni volontari si prendono cura di loro CHIARAAFFRONTE caffronte@unita.it . . . I piccoli ospiti saranno presto 25, gara di solidarietà per portare tutto il necessario Dallo scandalo delle municipalizzate alle risse in Campidoglio, passando per la vendita di Acea e le rogne per l'immondizia di Malagrotta, sembra che al primo cittadino di Roma Capitale non gliene vada bene una. Quest'inverno poi, tanto per non farsi mancare nulla, ci si è messa anche la neve e ieri l'ultimo scivolone: la metro B1 si ferma per un guasto, ad appena un giorno dalla sua inaugurazione. «Un gioiello di cui Roma può vantarsi», questo l'annuncio del sindaco nel giorno dell'apertura della nuova tratta (mercoledì), ma improvvisamente ieri mattina il gioiello si rompe. L'agenzia per la mobilità rilascia un comunicato annunciando che «a causa di un inconveniente legato all'infrastruttura, la metro B1 (tratta Bologna-Conca d'Oro) non è attiva». A causare il blocco è il malfunzionamento di uno scambio difettoso, dipeso però, stando a quanto precisato poco dopo dall'Atac (l'azienda per la mobilità della Capitale), non da un problema strutturale, ma «dal mancato presenziamento dell'operatore comandato nella struttura che ha ritardato il normale procedere delle operazioni di scambio». Un errore umano dunque, che però non mette il sindaco al riparo dalle critiche. Il ripristino della tratta, avviene in realtà poco tempo dopo l'interruzione, ma non convince l'opposizione capitolina che sommerge la giunta di caustici commenti: «Sulla B1 i problemi erano stati denunciati da tempo ma la smania da inaugurazione del Sindaco ha prevalso sulla ragione» dice il Pd Antonio Stampete. Stefano Pedica, Idv, rincara la dose: «È l'ennesimo schiaffo del sindaco alla sua città». Dall'Udc Alessandro Onorato arriva un'esortazione dello stesso tenore: «L' azienda ora apra una commissione d'inchiesta per salvaguardare la sicurezza dei passeggeri, perché non possiamo abituarci alla logica che i lavori pubblici sono sempre approssimativi». Ma è dalla Codacons che arrivano i commenti più duri: «Se il buongiorno si vede dal mattino per gli utenti della tratta si mette male. Ci spiace che un collegamento inaugurato solo ieri, ed aperto dopo 7 anni di lavori e tantissimi soldi, già al secondo giorno abbia subito uno stop». L'ennesima stecca di un complesso che ormai sembra stona ad ogni uscita. Alemanno, figuraccia metro: B1 già ferma venerdì 15 giugno 2012 15
Sotto e, poi, dentro i palazzi.LaFiomriesceaportarela-voratori ed esodati all'in-terno del ministero del La-voro a parlare faccia a fac-cia con Elsa Fornero. E a strappareperfino qualche impegnoconcreto. Specie sulla questione esodati. La ministra sembra quasi avere un feeling con i metallurgici della Cgil. Ad aprile aveva partecipato ad una assembleasindacalealla AleniadiTorino.Questa volta però ha risposto all'invito pressante di Maurizio Landini. È oltre mezzogiornoquando dal camion della Fiom, che dopo aver manifestato sotto l'adiacenteministero delloSviluppo economicositrovadavantialministerodelWelfare, arriva la richiesta che «fra qualche ora il ministro accetti di incontrare non solo la Fiom ma una delegazione di operai esodati perché ci siamo stufati di sentir parlare persone che non sanno di cosaparlano».Poi il corteo dellaFiom e dei lavoratori del gruppo Finmeccanica si scioglieper ritrovarsi davantia Montecitorio, scendendo da via Veneto. Lì, sotto il sole cocente e il flash-mob con le pallonate al Parlamento, arriva la notizia del “Sì” della ministra. Nel giro di qualche minutovienedecisaladelegazionedisette lavoratori, cinque uomini e due donne,cherisalgonoversoilministero.Quasi due ore di colloquio in cui Maurizio Landini fa solo da apripista lasciando spazio alle storie personali dei lavoratori di Finmeccanica, Fiat, Fincantieri e degli esodati. Come Fanio Giannetto, 57 anni «di Messina ma a Roma da una vita», pizzetto imbiancato e maglietta blu. Lui è «in mobilità lunga da quattro anni e mezzo», uno delle forme di ammortizzatorichelariformadel lavorohacancellato, e «non è ancora al sicuro dal rischio di essere un esodato». Fanio rappresenta 130 colleghi di Almaviva, azienda dell'information technology, che sarannocertamente esclusidai 65milache andranno in pensione con le vecchie regoleeil“ComitatomobilitatiRomae Napoli” che «raccoglie 300 contatti». È lui a dialogare con la ministra. A chiederle conto di quella definizione. Elsa Forneroinfattinonvuolesentirproferire laparola «esodati»: «Chiamiamoli salvaguardati». E lì che Fanio mette da parte il timore di trovarsi nelle «stanze del potere» ed educatamente fa notare come «lui, tanti suoi colleghi e tantissime migliaia di lavoratori non ne fanno parte, non sono per niente salvaguardati». E la ministra è costretta a correggersi: «Allora chiamiamoli “in via di salvaguardia” perché ci siamo impegnati a risolvere il problema». Ecco, però il problema è molto complicato, osserva Fanio, e da “esperto” sciorina le sterminate categorie che fanno parte dell'esercito dei dannatisenzalavoroe senzapensione:«Esodati, mobilitati, quelli dei contributi volontari».Laministraè infastidita.Ma Fanio non si ferma e affonda: «Se li dobbiamo chiamare tutti “in via di salvaguardia” cosa si prevede per ognuna di queste categorie?». Elsa Fornero non si scompone. E risponde. «Sarebbe facile fare promesse, ma non sono in grado di farle perché servono le compatibilità con il ministero del Tesoro e, al momento, non le abbiamo». Qualche apertura più convinta e un impegno concreto viene preso sugli accordi sindacali, con il vialiberadellostessoministerodelLavoro, sottoscritti dopo la fatidica data del 4 dicembre, giorno dell'approvazione del decreto SalvaItalia e della riforma delle pensioni. Fornero promette: «Martedì sarò in Parlamento e per quella data avrò qualche dato in più sugli accordi e potrò prendere impegni precisi in materia». Per il resto invece «non so se già in quella sede sarò in grado di fare un discorso di pianificazione per gli altri, ma un impegno per gli altri lo prenderemo». Fanio non ha la possibilità di controbattere, il tempo a disposizione per la delegazione è finito. Ma quando scende fuori dal palazzo la domanda rimane sempre quella: «Ma chi sono gli altri? Tutti i 390mila contati dalla Relazione dell'Inps? O qualcuno rimarrà escluso?». Nessuno è in grado di rispondergli. Il bilanciopolitico-sindacale spetta invece al segretario generale di Fanio. «È stato un incontro utile - spiega Maurizio Landini - perché la politica e il governo sonolontanissimidaiproblemidelle persone e se qualche volta ascoltano le loro opinioni si ricostruisce un clima di fiducia. Onestamente su molti punti ognuno è rimasto sulle sue posizioni, lontanissime. Su alcuni aspetti, come la soluzione di alcune tipologie di esodati, la nostra proposta di favorire i contratti di solidarietà con riduzione dell'orario, sul rischio di un vuoto di politica industriale, il ministro ha preso atto delle nostre richieste e ha promesso di darci risposte». La conclusione di Landini è la stessa del dopo-incontro dell'Alenia: «Sappia il ministrochese noncambieràildecretoesodati, la riforma del lavoro e la riforma delle pensioni la Fiom tornerà qui». A margine dell'iniziativa della Fiom, di fianco al Pantheon si sono registrati scontri fra le forze dell'ordine e il movimento“BlockOccupy”condue agenti feriti. INEDICOLA Stamattina in Consiglio dei ministri arriva l'atteso decreto sviluppo. Queste nel dettaglio le misure che dovrebbero confluire nel decreto: Fondo per la crescita: arriva il Fondo per la crescita sostenibile che abroga circa 43 forme di agevolazioni e incentivi alle imprese preesistenti. Bonus ricerca: credito d'imposta del 35%, con limite massimo di 200 mila euro, per l'assunzione di nuovi dipendenti altamente qualificati. Bonus ristrutturazioni: il bonus per le ristrutturazioni edilizie sale dal 36 al 50% con un tetto di spesa di 96mila euro ma solo fino al 30 giugno 2013. Bonusenergia: per le spese di riqualificazione energetica degli edifici sostenute dall'1 gennaio al 30 giugno 2013 la detrazione scende dal 55% al 50. Imu, esenti immobili invenduti: esenti dall'Imu per massimo tre anni i fabbricati costruiti dalle imprese e destinati alla vendita. Ritorna Iva su cessioni e locazioni: l'Iva verrebbe ripristinata per le cessioni e le locazioni di nuovi immobili rimasti invenduti. Polizze assicurative: armonizzazione del prelievo fiscale sulle polizze emesse da compagnie estere e italiane con l'ipotesi di estendere alle prime l'obbligo del prelievo annuo a titolo di acconto dello 0,35%. Minibondperpmi: possibilità per le società di capitale di emettere cambiali finanziarie e obbligazioni per consentire il finanziamento con scadenze comprese tra 30 giorni e 18 mesi. L'emissione deve essere assistita da uno sponsor. Moratoria rate imprese: moratoria di un anno alle imprese beneficiarie di finanziamenti agevolati concessi dal ministero dello Sviluppo economico a valere sul Fondo per l'innovazione tecnologica. Areedicrisicomplessa: in arrivo progetti di riconversione e riqualificazione delle aree di crisi complessa modificando la normativa dei vecchi accordi di programma. Obbligo pubblicazione web dati P.a: obbligo di pubblicazione sul web delle somme erogate oltre 1.000 euro, per forniture e consulenze, dalla pubblica amministrazione alle imprese. Crisiaziendali,cambiailconcordatopreventivo: consentito l'accesso alle forme di protezione in via anticipata. L'impresa può presentare la domanda di concordato riservandosi di presentare solo in un secondo momento la proposta, il piano e la documentazione. Srl semplificata: estesa anche agli over 35. Infrastrutture e trasporti project bond: project bond con trattamento fiscale agevolato riconosciuto ai titoli di stato (ritenuta al 12,5%) per la costruzione di nuove opere; estensione dell'ambito di applicazione della defiscalizzazione a tutte le opere realizzate in partneriato pubblico-privato; elevata al 60% la quota di lavori che i concessionari autostradali titolari di concessione assentite prima del 30 giugno 2002 sono tenuti ad affidare a terzi. Piano nazionale città: nuovo strumento per la realizzazione di interventi e la riqualificazione delle aree urbane degradate con la costruzione di parcheggi, scuole e alloggi. Porti: destinata alle infrastrutture portuali parte dell'Iva e delle accise (1%) in esse prodotte, nel limite di 70 milioni di euro l'anno. Infrastruttureenergetiche: ultima parola a Palazzo Chigi per la realizzazione delle infrastrutture energetiche in caso di stop da parte delle regioni nonostante tutte le altre autorizzazioni. Proroga decreto taxi: prorogata al 31 dicembre 2012 l'emanazione del decreto contenente le disposizioni attuative per impedire pratiche di esercizio abusivo dei taxi e del servizio di noleggio con conducente. Processi: fissataa6anni laduratamassima dei processi: 3 anni in primo grado, 2 in appello, 1 in Cassazione. Per ogni anno in più ci sarà un indennizzo tra i 500 e i 1.500 euro. ProrogaSistriadicembre: prorogata al 31 dicembre l'entrata in vigore del Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti. A quel punto saranno gli enti locali ad esercitare un'opzione su un particolare bene. Una volta acquisito, la Regione o il Comune potranno decidere per la valorizzazione e la cessione, con l'incasso della vendita, oppure per quote corrispondenti del fondo. Il patrimonio che resterà inoptato sarà ceduto dal fondo, e gli introiti saranno distribuiti tra Regioni e Comuni, che potranno utilizzare queste risorse o per abbattere il proprio debito, oppure per investimenti, non per finanziare spesa corrente. A questo capitolo si aggiungeranno anche le aree agricole, che potranno essere messe in vendita. Anche in questo caso saranno gli agricoltori a dover esprimere il loro interesse. La dotazione complessiva di questo secondo fondo dovrebbe aggirarsi intorno al miliardo. LESOCIETÀ Il discorso cambia molto per il terzo fondo, quello destinato ad acquisire quote di società locali. Anche in questo caso ad operare sarà la Cassa depositi e prestiti attraverso il Fondo strategico italiano, a cui i Comuni conferiranno azioni delle aziende locali. Il Fondo strategico, ultimamente finito sulle cronache per la richiesta (respinta) del Comune di Roma di acquisire quote di Acea, di solito entra nell'azionariato delle aziende attraverso aumenti di capitale con l'obiettivo di migliorare le performance ed i conti aziendali. In questo caso il Fondo avrebbe la stessa funzione: creazione di multiutility, servizi a rete, realtà con una massa critica superiore a quella frammentata dei servizi locali attuali. Secondo la normativa oggi in vigore i Comuni fino a 30mila abitanti dovranno cedere tutte le partecipazioni entro la fine del 2013, quelli tra i 30 e i 50mila potranno mantenerne una sola, mentre quelli più grandi avranno la possibilità di continuare a concedere la gestione dei servizi a società locali solo se ne perdono il controllo, altrimenti dovranno indire gare. Funzionerà? Per ora è ancora presto per dirlo. C'è solo una dichiarazione pubblica di Monti, anche se negli uffici tecnici sono allo studio diversi piani. Visti i precedenti, comunque, non c'è da farsi troppe illusioni. Soprattutto sugli immobili, il passaggio dalle architetture finanziarie alla realtà spesso arriva a risultati deludenti. Lo sa bene tremonti, che prima ha costruito Patrimonio Spa, per aprire una oprazione in collegamento con le Infrastrutture Spa della Cassa depositi. Contemporaneamente il ministro creativo ha lanciato l'operazione Scip per la cessione degli immobili abitativi, dopodiché è nato il Fondo immobiliare pubblico. Con il Fondo patrimonio 1 si sono collocati beni per 650 milioni di euro, con il Fip lo stato ha incassato 7 miliardi, con le Scip annunciate in pompa magna la partita è finita in negativo, con maggiori oneri per lo stato di circa un miliardo. Intanto le società di consulenza, Sgr e veicoli incassano commissioni miliardarie. Nonstudiano, non lavorano, si arrendono.Con la crisi i Neet sono in forteaumento: in Italia superano i 2 milioni, il 22,7per centodeigiovani tra i 15 e i29 anni.Sene parlanel numerodi Left inedicola domanicon l'Unità. Esodati, Fornero a Fiom «Martedì prenderò impegni» GenerazioneNeet DomaniconLeft Sviluppo, dal fondo crescita al bonus ricerca VALERIORASPELLI ROMA . . . «Chiamiamoli “in via di salvaguardia” perché ci siamo impegnati a risolvere il problema» . . . Scontri fra le forze dell'ordine e il movimento «BlockOccupy» con due agenti feriti Dopolamanifestazione aRomaper idipendenti diFinmeccanica,Landini vadallaministra conalcunioperai L'esitodelcolloquio: inParlamentopotrebbero essercinovità ILCASO MASSIMOFRANCHI ROMA I manifestanti Fiom ieri FOTO DI CLAUDIO PERI/ANSA venerdì 15 giugno 2012 5
RICCARDODEGENNARO WEEKENDLIBRI MOLTIANNIPRIMADIDIVENTAREUN«MONUMENTO»PERTURISTI, COMELATOUREIFFEL,ILLAPINAGILEERAUN'OASIPROTETTADOVESIRIFUGIAVANOPOETIEARTISTI,TRAIQUALIMODIGLIANIEPICASSO. Prima ancora, nel 1910, l'anno in cui ha inizio il romanzo di Pierre Mac Orlan, Ilportodellenebbie, ora ripubblicato da Adelphi, una locanda isolata tra le vigne della collina di Montmartre e che potremmo qui ribattezzare, richiamandoci a Calvino, «la locanda dei destini incrociati», un luogo dove ci si incontra per caso la notte, si narra ai presenti la storia della propria vita e ci si lascia all'alba. La struttura del romanzo è molto semplice (dapprima ogni capitolo una storia, poi ogni capitolo una scelta), così come i personaggi (cinque più il locandiere, Frédéric Gerard, lo storico gestore del Lapin di quegli anni) sono bozzetti, simboli, situazioni esistenziali più che uomini e donne in carne e ossa, nonostante il molto sangue che scorre in queste pagine, riconducibili, come spiegò lo stesso Mac Orlan, al genere del «fantastico sociale». In una notte di neve i cinque personaggi entrano uno dopo l'altro nella locanda e, come in Boccaccio, cominciano a raccontare agli altri ospiti una storia. Jean Rabe, un giovane disoccupato che condivide numerosi tratti con l'autore del libro, ha poi una relazione con la prostituta Nelly, relazione che – al contrario del film omonimo di Marcel Carné con Jean Gabin e Michèle Morgan, dove il porto del titolo è soltanto metaforico – una volta lasciata la locanda prosegue solo per poche pagine. Calmatasi la bufera e terminata una sparatoria tra malavitosi davanti al Lapin, i cinque personaggi (tra cui anche un pittore tedesco, un soldato disertore e un macellaio) vanno ognuno per la sua strada, tragica per tutti, tranne per la donna, destinata a bere fino in fondo il calice amaro della malinconia e della noia. PENNELLATE IMPRESSIONISTICHE La forza del romanzo di Mac Orlan non risiede nell'intreccio narrativo (qualcosa succede, ma non troppo), ma nel vigore delle pennellate «impressionistiche» con cui lo scrittore francese riesce a restituirci lo stato d'animo di un'epoca, quel sentimento di solitudine e abbandono che attraversa tutti gli strati sociali negli anni che attraversano la prima guerra mondiale, quel vagare nella città senza mèta, come se la nebbia «infernale» nella quale uomini e donne sono immersi cancellasse qualunque certezza. La vita dei personaggi di Mac Orlan è affidata al destino, ma si tratta di un destino «debole», non facilmente identificabile: «Da due giorni ormai non odo nient'altro che il mio passato – riflette a un certo punto Kraus, il pittore tedesco – E quando un uomo non ode altro che il suo passato è soltanto un poveraccio». Dopo aver lasciato il Lapin Agile, un mondo protetto anche dalle pistole, Kraus s'impiccherà senza troppa convinzione, come se questo gesto fosse ormai l'unico ad avere un senso, il macellaio ucciderà un vicino non in nome di un titanico progetto ma semplicemente per denaro, Rabe sceglierà una fine di autodistruzione passiva, il disertore della marina coloniale morirà comunque in guerra, nel modo più anonimo, come migliaia di soldati. Nelly, la donna «desiderabile solo per chi non la conosceva», fa invece fronte allo spirito plumbeo dei tempi con quote progressive di cinismo. «È pazzesco – riflette in una camera d'albergo d'infima categoria dopo aver assistito all'arresto del macellaio – siamo usciti in cinque dal Lapin e tra un mese non resterà più nulla di ciò che siamo stati». Il suo pensiero vola malinconico a Rabe e a Kraus, ma non al disertore: «Un soldato o uno zero assoluto è pressappoco la stessa cosa», dichiara in un impeto antimilitarista. Andrà avanti salendo la «scala sociale» della prostituzione e si ritroverà a ballare il fox-trot circondata da «giovani scaltri come vecchi sprofondati in una noia elegante» e in compagnia di un cagnolino appartenuto a Rabe, l'amante di una notte. LIBRI IVIAGGICHEFACCIAMOINUNOSTESSOLUOGO A DISTANZA DI TEMPO, quale risultato danno? Si tratta di una semplice addizione di sensazioni? Forse l'operazione risulta più complicata, imprevedibile e perfino sorprendente. Qualcosa moltiplica le emozioni, qualcosa sottrae pregiudizi. Adele Cambria, una delle grandi pioniere del giornalismo italiano, torna a Istanbul a quasi trent'anni dal primo viaggio, datato 1983. Ne deriva un libro dove l'Adele di oggi torna sui passi dell'Adele di ieri: riprende stralci del diario di allora, li commenta, li discute, con una felice attitudine descrittiva – colori, monumenti, bevande - in un rincorrersi di aggettivi che ha sempre qualcosa di divertito, una sorta di allegretto della scrittura. Gite sul Bosforo, boudoir di sultani, un hamam d'alabastro («con le sue mirabilis nuances dall'ambra al fulvo»): da Foscolo a De Amicis a Pierre Loti fino a Pamuk, Cambria sceglie guide illustri e tutt'altro che turistiche, le interroga come se dovesse intervistarle. SLANCIOCIVILE C'è sempre uno slancio civile, qualcosa che vibrare la pagina, magari per una semplice parentesi che fa da argine a un fiume di indignazione. Il viaggio per Cambria è un esercizio di attenzione – tensione emotiva e concentrazione intellettuale: proiettare noi stessi su un orizzonte che non è solo spaziale, geografico ma anche temporale, quindi storico. Il libro d'altronde è fitto di vicende, aneddoti che creano continui cortocircuiti tra presente, passato prossimo e passato remotissimo, da Solimano a Erdogan. Scatenata Cambria: reporter, ritrattista, pescatrice di storie, immersa in questo luogo come dentro un mare. Scopre le gradazioni del turchino e i segreti dell'inchiostro, leggende e sogni, leggende di sogni, piaceri del bagno turco, la confidenza turca dei vivi con i morti, terrazze «lanciate sul mare», uomini con fez rossi e cappelli di astrakhan nero «che hanno l'aspetto di grandi guerrieri», scene di povertà e di lusso sfarzoso. L'inventario potrebbe continuare, e sarebbe comunque parziale, perché è solo nel movimento di ogni pagina (pezzi di dialogo, puntini di sospensione, annotazioni ironiche, citazioni) che si può sentire appieno la vitalità della «doppia» viaggiatrice, della sua voglia di vedere e di capire, di – l'espressione è sua – «toccare-con-gli-occhi». Stripbook www.marcopetrella.it IL PORTO DELLENEBBIE Pierre MacOrlan Traduzionedi CristinaFöldes pagine 143 euro 16,00 Adelphi Nella locanda diMacOrlan tranebbie esolitudini Inunanottetempestosa,cinque personaggisi incontranoalLapin Agilescambiandosi reciproche storie.All'albaognunovaincontro alsuodestino JeanGabin eMichèleMorgan nel film diMarcelCarné «Ilporto dellenebbie» ISTANBUL IL DOPPIO VIAGGIO Adele Cambria pp.VI-234 euro 17,00 Donzelli Istanbul unamore trent'anni dopo PAOLODIPAOLO Ilmicrocosmo di un kibbutz israelianonegli anniCinquanta ricostruitoattraverso lasapiente e acutapenna diAmos Oz. Personaggicomebozzetti vivaci di unmondo a parte:dalgiardiniere timidoagliultimi giornidi un calzolaioanarchico,dal falegname pettegoloebrutale all'elettricista chesi interrogasulla strana passionedella figlia adolescente per il professore.Un mosaico di storieavvincenti, degnamateria peruno scrutatore d'anime. TRAAMICI AmosOz pagine 131 euro 14,00 Feltrinelli Lui, cantautoredi culto. L'altro, scrittoree sceneggiatore. Insieme duettanosul filo dellamemoria, cucendo insiemericordidi incontri,pezzi dicanzoni, frammentidi storia. Unmodoper ripercorrerequellacheè stata anche lanostra storia, dall'Americasognata all'Italiadel dopoguerra,delboom, del ‘68, dell'altro ieri e diproprio oggi.Un librochevi racconterà anche comefuche Guccini intraprese la carrieradicantante, decisedi smetteree invece ricominciò... STORIADI ALTRESTORIE F.Guccini V.Cerami pagine 109 euro 10,00 Piemme C'eragiàstato un libro di Asimov chescientificamenteproponeva una lista di «catastrofia scelta». Adessoci riprova, più letterariamente,Roberto Alajmo prendendospuntodall'ultima in sensocronologicoprofeziasulla fine:quelladel21 dicembre 2012 che i Mayaconsideranocome definitiva.Oforseno. Siamo solo immersi in un maredi cattive premonizioni, sottoun cielodi sinistripresagi. Con la fine del mondocheprimao poiarriverà. ARRIVALA FINEDEL MONDO Roberto Alajmo pagine 116 euro 14,00 Laterza U: venerdì 15 giugno 2012 23
SICURAMENTE NON C'È MAI STATONESSUN PERIODO DELLA STORIA UMANA (e anche di quella disumana) in cui le persone abbiano passato, tutti i giorni, tanto tempo ad assistere a spettacoli, dibattiti, notiziari, etc. La tv ci ha trasformati tutti in spettatori professionisti, in grado di ricevere più parole di quante siamo capaci di assimilare e capire. Alcune di queste parole entrano all'improvviso dentro il nostro mondo e prevalgono sulle altre prima ancora che ne conosciamo pienamente il senso. Poi ci vengono spiegate e, in men che non si dica, spariscono per consunzione. È materia per i filologi, ma anche per noi osservatori televisivi che assistiamo alla accelerazione del processo in atto. E una delle parole attualmente più in uso è sicuramente la parola «crescita», che è diventata un mantra. Tutti ne parlano con intenti diversi, ma il più titolato a usarla in senso proprio sarebbe il premier Mario Monti, che ne ha discusso anche con il ministro delle Finanze tedesco Wolfang Schaeuble. I due, davanti alle telecamere, sembravamo amiconi e sicuramente avranno avuto i loro buoni motivi per sorridere tutto il tempo, nonostante la crisi e la signora Merkel. Monti ha promesso ancora una volta la crescita, annunciando l'intenzione di cedere parti del patrimonio pubblico. Una intenzione che a noi fa sempre paura, ripensando alla cricca vorace attorno a Berlusconi, che era pronta a divorare tutto anche senza tirar fuori una lira. Ora però ci dicono che, per trovare fondi per la crescita, bisogna assolutamente sacrificare i «gioielli di famiglia». Ma noi persone normali non possiamo fare a meno di chiederci: e chi se li comprerà? Perché, se davvero c'è gente che ha tanti soldi, non sarebbe meglio farle pagare una bella patrimoniale, senza privarci dei nostri gioielli? Purtroppo sembra che «patrimoniale» sia una parola proibita. TV 06.45 Unomattina Estate. Attualita' 10.10 Unomattina Vitabella. Rubrica 11.00 Unomattina Storie Vere. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 Tg1 Economia. Informazione 14.01 Tg1 Focus. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show. 15.15 La ragazza dei fiori. Film Storia d'amore. (2009) Regia di B. May. Con Marla Sokolo 16.50 TG Parlamento. Informazione 16.51 Previsioni sulla viabilità. Informazione 17.00 Tg 1. Informazione 17.15 RaiSport Stadio Europa. Rubrica 17.45 Campionati Europei di Calcio 2012: Ucraina - Francia. Sport 20.00 TG 1. Informazione 20.25 Campionati Europei di Calcio 2012: Svezia - Inghilterra. Sport 23.05 Notti Europee. Rubrica 00.35 L'Appuntamento. Rubrica 01.05 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.06 Tg1 Focus. Informazione 01.35 Che tempo fa. Informazione 01.40 Sottovoce. Talk Show. Conduce Gigi Marzullo. 07.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 09.45 Zorro. Serie TV 10.10 Braccio di Ferro. Cartoni Animati 10.25 Tg2 Insieme. Rubrica 11.25 Il nostro amico Charly. Serie TV 12.10 La nostra amica Robbie. Serie TV 13.00 Tg 2. Informazione 13.30 TG 2 Costume e Società. Rubrica 13.50 TG 2 Eat Parade. Rubrica 14.00 Dribbling Europei 2012. Rubrica 14.45 Senza Traccia. Serie TV 15.30 Guardia Costiera. Serie TV 16.15 The Good Wife. Serie TV 17.00 One Tree Hill. Serie TV 17.50 Rai TG Sport. Informazione 18.15 Tg 2. Informazione 18.45 Cold Case. Serie TV 19.35 Ghost Whisperer. Serie TV 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 21.05 N.C.I.S. Serie TV Con Mark Harmon, Micheal Weatherly, Pauley Perrette. 21.45 N.C.I.S. Serie TV 22.40 Brothers & Sisters. Serie TV 23.25 TG2. Informazione 23.40 Emozioni. Rubrica 01.00 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 01.10 Hawaii Five-0. Serie TV 08.00 Agorà. Talk Show. 09.50 10 minuti di... Attualita' 10.00 La Storia siamo noi. Documentario 11.00 Agorà - Brontolo. Rubrica 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 Tg3 - Fuori TG. Rubrica 12.45 Sabrina vita da strega. Serie TV 13.10 La strada per la felicita'. Soap Opera 14.00 Tg Regione. / TG3. 15.00 La casa nella prateria. Serie TV 15.50 L'amore arriva dolcemente. Film Western. (2003) Regia di M. London Jr. Con Katherine Heigl 17.25 Geo Magazine 2012. Documentario 19.00 TG3. / Tg Regione. 20.00 Stadio Europa. Rubrica 20.25 Blob. Rubrica 20.35 Un posto al sole. Serie TV 21.05 Gli Archivi della storia. Rubrica 23.10 Sei miliardi di altri. Rubrica 00.00 Tg3 Linea notte. Informazione 00.10 Tg Regione. Informazione 01.00 Meteo 3. Informazione 01.05 Appuntamento al cinema. Rubrica 01.10 Rai Educational. Zettel - La filosofia del movimento. Arte Documentario 07.00 Magnum P.I. Serie TV 07.55 Nash Bridges I. Serie TV 08.50 Sentinel. Serie TV 10.05 Monk. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Tutti per Bruno. Serie TV 12.55 Distretto di Polizia I. Serie TV 14.05 Forum. Rubrica 15.35 My Life - Segreti e passioni. Soap Opera 15.50 Apollo 13. Film Drammatico. (1995) Regia di Ron Howard. Con Tom Hanks, Kevin Bacon 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Ricette di sera. Rubrica 19.45 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.25 La signora in giallo. Serie TV 21.10 Quarto grado. Reportage 23.55 I Bellissimi di Rete 4. Show. 00.00 Attrazione fatale. Film Drammatico. (1987) Regia di Adrian Lyne. Con Michael Douglas, Glenn Close, Anne Archer. 02.30 Quelli della calibro 38. Film Crimine. (1976) Regia di M. Dallamano. Con Marcel Bozzu, Carole André, Ivan Rassimov. 04.05 Media Shopping. Shopping Tv 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.35 Miracoli degli animali. Documentario 08.45 Il miracolo della farfalla. Film Commedia. (2002) Regia di Philippe Muyl. Con Michel Serrault 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Pomeriggio cinque cronaca. Talk Show. 16.51 Love.com. Film Commedia. (2009) Regia di O. Dommenget. Con Annette Frier 18.45 Il Braccio e la Mente. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.30 Meteo 5. Informazione 20.31 Veline. Show. Conduce Ezio Greggio. 21.10 Licenza di matrimonio. Film Commedia. (2007) Regia di Ken Kwapis. Con Robin Williams, Mandy Moore, John Krasinski. 23.20 Supercinema. Rubrica 23.50 Tg5 - Notte. Informazione 00.19 Meteo 5. Informazione 00.21 Veline. Show. Conduce Ezio Greggio. 00.56 Media Shopping. Shopping Tv 07.20 Hannah Montana. Serie TV 08.10 Cartoni animati 10.30 Dawson's Creek. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 Futurama. Cartoni Animati 14.10 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball. Cartoni Animati 15.00 Gossip girl. Serie TV 15.55 Le cose che amo di te. Serie TV 16.45 Friends. Serie TV 17.35 Mercante in fiera. Gioco a quiz 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. New York. Serie TV 20.20 C.S.I. New York. Serie TV 21.10 V - Visitors. Serie TV Con Elizabeth Mitchell, Morris Chestnut, Joel Gretsch. 22.07 V - Visitors. Serie TV 23.00 V - Visitors. Serie TV 23.50 Predator. Film Azione. (1987) Regia di John McTiernan. Con A. Schwarzenegger, Carl Weathers, Elpidia Carrillo. 01.55 Saving Grace. Serie TV 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 L'aria che tira. Talk Show. Conduce Myrta Merlino. 12.30 I menù di Benedetta Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Movie Flash. Rubrica 14.10 Il Bounty. Film Avventura. (1983) Regia di R. Donaldson. Con Simon Adams, Philip Martin Brown 16.20 Testimone oculare Film Thriller. (2006) Regia di S. Pleszczynski. Con Julie Benz 18.10 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica 21.10 Mi chiamo Sam. Film Drammatico. (2001) Regia di Jessie Nelson. Con Sean Penn, Michelle Pfeier, Dakota Fanning. 23.45 Sotto canestro. Rubrica 00.15 Tg La7. Informazione 00.20 Tg La7 Sport. Informazione 00.25 (ah)iPiroso. Talk Show. 01.20 Movie Flash. Rubrica 01.25 Otto e mezzo (R). Rubrica 21.00 Sky Cine News. Rubrica 21.10 Captain America: Il primo vendicatore. Film Azione. (2011) Regia di J. Johnston. Con C. Evans T. L. Jones. 23.20 Collateral. Film Thriller. (2004) Regia di M. Mann. Con T. Cruise J. Foxx. 01.25 Prom - Ballo di fine anno. Film Commedia. (2011) Regia di J. Nussbaum. Con A. Teegarden SKY CINEMA 1HD 21.00 Garfield - Il supergatto. Film Animazione. (2009) Regia di M.A.Z. Dippé. 22.20 Free Willy - Un amico da salvare. Film Avventura. (1993) Regia di S. Wincer. Con J. Richter L. Petty. 00.05 La banda Olsen e il mistero della miniera d'argento. Film Avventura. (2006) Regia di A. Lindtner Naess. Con O. Hogasen Maehlen 21.00 Carissima me. Film Commedia. (2010) Regia di Y. Samuell. Con S. Marceau J. Chappey. 22.40 Heaven. Film Drammatico. (2002) Regia di T. Tykwer. Con C. Blanchett 00.25 Becoming Jane - Il ritratto di una donna contro. Film Sentimentale. (2007) Regia di J. Jarrold. Con A. Hathaway 19.15 Ninjago. Serie TV 19.40 Star Wars: The Clone Wars. Serie TV 20.05 Level Up. Film. (2011) Regia di P. Lauer. Con G. Connell C. Del Rio. 20.55 Adventure Time. Cartoni Animati 21.20 Takeshi's Castle. Show. 21.45 Young Justice. Serie TV 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Come è fatto. 19.30 Come è fatto. Documentario 20.00 Top Gear USA. Documentario 21.00 Miti da sfatare. Documentario 22.00 Dynamo: Magie impossibili. Documentario 23.00 Scemo di viaggio. Documentario 19.00 Platinissima presenta Good Evening. Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Via Massena. Sit Com 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 Fino alla fine del mondo. Reportage 22.30 Deejay chiama Italia - Best Of. Rubrica DEEJAY TV 18.30 Ginnaste: Vite parallele. Docu Reality 19.20 Pranked. Serie TV 20.20 Il Testimone. Reportage 21.10 Ginnaste: Vite parallele. Show. 22.00 Ragazzi in gabbia. Docu Reality 22.50 Ridiculousness: Veri American Idiots. Show. Conduce Rob Dyrdek. MTV RAI 1 20.25: Svezia - Inghilterra Sport. La Svezia di Ibrahimovic sfida l'Inghilterra, ancora priva dello squalificato Rooney. 21.05: N.C.I.S. Serie TV con M. Harmon. Continuano le indagini della squadra speciale della Marina Usa. 21.05: Gli Archivi della storia Rubrica. “Maria Teresa, la piccola di Dio”. La madre dei poveri che da Scopje, segue la vocazione fino a Calcutta. 21.10: Quarto grado Reportage con S. Sottile. Appuntamento settimanale con la cronaca nera italiana. 21.10: Licenza di matrimonio Film con R. Williams. Una coppia deve superare il corso prematrimoniale del terribile reverendo. 21.10: V - Visitors Serie Tv con E. Mitchell. Triplo appuntamento con il remake della celebre serie anni Ottanta. 21.10: Mi chiamo Sam Film con S. Penn. Un padre con handicap psichici combatte per stare con la figlia. RAI 2 RAI 3 RETE 4 CANALE 5 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY Crescita epatrimoniale: parole nuovee parole proibite MARIA NOVELLA OPPO FRONTEDEL VIDEO U: venerdì 15 giugno 2012 25
Montepremi 1.993.586,50 5+stella Nessun6 5.793.677,95 4+stella 34.341,00 Nessun5+1 3+stella 1.707,00 Vinconoconpunti5 49.839,67 2+stella 100,00 Vinconoconpunti4 343,41 1+stella 10,00 Vinconoconpunti3 17,07 0+stella 5,00 Nazionale 77 47 69 90 18 Bari 22 8 29 51 10 Cagliari 68 31 69 13 78 Firenze 16 54 42 11 41 Genova 15 22 35 32 75 Milano 11 17 3 32 8 Napoli 51 82 86 61 6 Palermo 9 7 64 33 76 Roma 88 67 33 48 10 Torino 24 3 42 80 69 Venezia 25 62 73 45 69 InumeridelSuperenalotto Jolly SuperStar 3 13 39 40 49 75 24 26 10eLotto 3 7 8 9 11 15 16 17 22 2425 29 31 51 54 62 67 68 82 88 ÈANCORA1-1,STAVOLTAVALEPOCO,QUASINULLA,SIAMO CON UN PIEDE - E FORSE DI PIÙ - FUORI DALL'EUROPEO. Non è bastato un primo tempo magistrale e chiuso con un solo gol di vantaggio su una Croazia bucata più volte e in molti modi, ma colpita solo da Pirlo, su punizione, con un capolavoro. La ripresa va dritta tra le pagine più oscure della storia recente della nazionale italiana, orribile, rinunciataria, colpevole, piena di presunzione. Italia punita alla prima e unica palla buona da Mandzukic dopo un tremendo errore di Chiellini. GLIALLENATORI NONCAMBIANO Siamo quasi fuori dopo aver mostrato per 45 minuti potenzialità da primi della classe, vastità di soluzioni e una sicurezza di squadra invidiabile. Ma nel calcio, quello di oggi, quello di sempre, le partite durano ben novanta minuti. Prandelli e Bilic non cambiano gli undici titolari, tra gli azzurri il centravanti è ancora Balotelli, Cassano il fantasista, Thiago Motta l'uomo di quantità a centrocampo. L'inizio è incoraggiante, l'Italia è sveglia, pericolosa, pratica. Al 2' Balotelli si libera e calcia nel cuore dell'area, fuori di centimetri. I movimenti delle punte sono giusti, i centrocampisti accorciano e si presentano spesso in posizione di sparo al limite dell'area, Marchisio conclude alto dopo uno spunto interessante di Cassano, ancora Balotelli scalda i guanti di Pletikosa, e mentre gli azzurri crescono, la Croazia si rintana e gioca la partita di contenimento che le sue caratteristiche e la classifica le richiedono. Solo un'improvvisa apparizione di Rakitic al 20' davanti a Buffon, per il resto è quasi solo Italia. Marchisio crea e disfa al 38' solo davanti al portiere, il tambureggiamento cresce, l'idea del gol è nell'aria, il minuto buono è il 39'. Balotelli guadagna un buon calcio di punizione dal limite, la posizione è tutta spostata sulla sinistra, 17 metri. Pirlo sistema il pallone, Pletikosa la barriera, l'azzurro esegue, il portiere vede la palla salire e scendere precisa, prodigiosa verso l'angolo basso a sinistra, radente al palo, irraggiungibile. È il capolavoro di un genio. L'ANTICOVIZIO ITALIANO Nel secondo tempo Prandelli non cambia, ma il calcio italiano ha un vizio antico, atavico, in vantaggio lasciamo l'iniziativa all'avversario, ci chiudiamo come in preghiera ai limiti dell'area. È quello che succede, l'Italia non esce più palla al piede come nel primo tempo, lascia che la Croazia, squadra di buona tecnica e centimetri, faccia il suo, che non è molto ma basta per portare quasi di peso in rete il suo attaccante migliore, Mandzukic. È il 27', cross lungo dalla terquarti sinistra di Rakitic, uno di quelli facili amatissimi dai difensori. Chiellini è però piazzato male, salta e manca il pallone, Mandzukic, già in gol due volte contro l'Irlanda, stoppa e tira, la palla sbatte sul palo e trafigge Buffon. Nel momento peggiore, nel momento di massima crisi azzurra, Prandelli butta dentro Giovinco per Cassano - Di Natale era entrato due minuti prima del gol croato per Balotelli - ma non cambia il modulo, e lì sarebbe servito forse più coraggio, una punta in più, un'idea nuova. Invece è vecchio, antico quello che si vede, palloni lunghi e nessuna occasione da gol. Prandelli mostra soddisfazione e ottimismo: «Stavamo rischiando pochissimo, ci manca ancora cattiveria in area di rigore, dobbiamo continuare a sperare, la squadra c'è». Siamo legati, come otto anni fa in Portogallo, all'altrui voglia di farsi la guerra. Spagna-Croazia, più che Italia-Irlanda, sarà decisiva, lunedì prossimo, per il nostro cammino. Toccherà ascoltare la radiolina, battere il Trap e sperare nella matematica, nella vittoria dell'una o dell'altra e non nel pareggio, nei gol fatti e subiti, in calcoli astrali e ipotesi da mal di testa. Ne siamo abituati, è il nostro destino. MASSIMODEMARZI LOTTO SPORT BUFFON 6 Deve sbrigare poco lavoro, sicuro in chiusura di primo tempo sul tentativo di Mandzukic e sempre puntuale nelle uscite. Incolpevole sul gol subito. BONUCCI6 Soffre quando gli avversari lo puntano nell'uno contro uno, ma concede pochissimo dentro i sedici metri. Nella ripresa tenta anche la puntata offensiva, non andando lontano dalla rete del 2-0. DEROSSI6,5Confermato nel ruolo di centrale difensivo, rischia in avvio su Jelavic, ma poi lascia le briciole agli attaccanti croati e fa partire sempre l'azione da dietro con lucidità. Non sbaglia un intervento nel convulso finale. CHIELLINI5 Sul piano fisico tiene botta contro le “torri” croate, mettendo il silenziatore al temutissimo Mandzukic per più di un'ora. Ma poi va a vuoto e si fa rubare il tempo dal suo diretto rivale nell'azione che vale l'1-1. Leggerezza imperdonabile. MAGGIO 6 Spinge con maggiore convinzione rispetto al debutto contro la Spagna, si fa notare soprattutto nella ripresa quando l'Italia arretra il baricentro, ma non sempre è preciso al momento di arrivare al cross. MARCHISIO6È il più pronto a raccogliere i suggerimenti di Pirlo, ma nella stessa azione spreca due volte il gol. Dopo un'ora giocata ottimamente, cala vistosamente alla distanza. PIRLO 7,5 La luce del gioco azzurro. Passa tutto dai suoi piedi fatati, che pennellano anche la punizione che vale il gol dell'1-0, il suo decimo in azzurro, il numero 200 dell'Italia agli Europei. Ma non basta per vincere, complice l'insipienza di molti suoi compagni. THIAGOMOTTA5,5 Il meno lucido dei centrocampisti azzurri, l'ex interista soffre soprattutto nella ripresa quando la Croazia avanza il baricentro e alza i ritmi. Dal 17' st MONTOLIVO6,5Aggiunge fosforo in mezzo al campo e sfiora anche il gol nel finale. GIACCHERINI6 Lui, esterno offensivo, si propone poco e fa le cose migliori in fase di copertura, correndo e sacrificandosi per la causa. BALOTELLI 5,5 Rispetto alla gara con la Spagna quando ha l'opportunità stavolta calcia in porta, anche dalla distanza, tiene botta sul piano fisico contro i colossi della difesa croata, ma da uno col suo talento è lecito attendersi ben altro. Dal 24' st DI NATALE 5,5 stavolta non lascia il segno, anche perché entra nel momento in cui l'Italia inizia a faticare. CASSANO6 Talvolta esagera e sbaglia, ma è l'uomo che davanti offre lampi di imprevedibilità alla manovra azzurra. Cala nella ripresa, spreca un paio di potenziali situazioni importanti e viene sostituito con colpevole ritardo. Dal 38' st GIOVINCOSV La formica atomica entra quando i compagni vanno come dei bradipi, eppure si segnala per un paio di buone giocate. Merita più spazio. Chiellini sbaglia, Giovinco dentro troppo tardi ITALIA 1 CROAZIA 1 ILCOMMENTO MASSIMOSOLANI GIOVEDÌ 14 GIUGNO Beffacroata Orasi fadura AzzurriavanticonPirlo Il pari è una doccia fredda OttimaItalianelprimotempo, malissimonella ripresae Mandzukicci riprendeadieci minutidalla fine.Prandelli fiducioso:«Lasquadrac'è» COSIMOCITO sport@unita.it L'esultanzadiMario Mandzukicdopo la rete del pareggiocroato JONATHAN MOSCROP - LAPRESSE . . . Decisivo l'errore dello juventino, Balotelli migliora ma resta al di sotto delle attese. Ancora bene De Rossi al centro della difesa ITALIA: Buffon, Bonucci, De Rossi, Chiellini, Maggio, Marchisio, Pirlo, Thiago Motta (16' st Montolivo), Giaccherini, Balotelli (24' st Di Natale ), Cassano (36' st Giovinco) All. Prandelli CROAZIA: Pletikosa, Srna, Corluka, Schildenfled, Strinic, Rakitic, Vukojevic, Modric, Perisic (22' st Pranijc), Jelavic (36' Eduardo), Mandzukic (49' st Kranjcar) All. Bilic ARBITRO: Webb (Ing) RETI: nel pt 39' Pirlo, nel st 27' Mandzukic NOTE: ammoniti Schildenfeld, Montolivo e Thiago Motta «LA GARACONLA CROAZIAPOTREBBEESSERE DECISIVA». Prandelli aveva visto giusto, alla vigilia della partenza per la Polonia, quando avvertiva tutti sulla delicatezza della partita contro la nazionale allenata da Bilic. Arginata con entusiasmo la Spagna nell'esordio europeo, l'Italia di Prandelli si complica dannatamente la vita contro una Croazia grintosa, fisica e poco altro. Il pareggio di Poznan, infatti, è altra roba rispetto a quello contro i campioni del mondo e l'impressione di forza e compattezza della prima uscita è pesantemente compromessa dal gol di Mandzukic che ci costringe adesso a giocarci il tutto per tutto nell'ultima uscita contro l'Irlanda di Trapattoni. Una gara che non basterà vincere, se si vuole restare attaccati a questo Europeo: serviranno i tre punti, certo, ma serviranno soprattutto i gol di un attacco sin qua fragile e asfittico. Ieri Prandelli si è affidato nuovamente alla coppia Cassano-Balotelli lasciando in panchina con Di Natale l'unico gol segnato dagli attaccanti azzurri. Che resta tale anche dopo i 90' minuti croati. Il barese si è visto di più rispetto al compagno di reparto, ha allargato la difesa di Bilic e cercato con convinzione (ma senza troppo successo) il dribbling e il passaggio finale. Balotelli è cresciuto, è vero, e si è mosso di più e meglio puntando spesso la porta e chiamando il passaggio verticale. Resta da chiedersi, però, se quello che non è bastato sin qua potrà essere sufficiente a battere l'Irlanda segnando quei gol che ci metterebbero al riparo da qualsiasi ipotesi di «biscotto» fra Spagna e Croazia. Per intenderci, ne serviranno più di quanti non ne abbiamo segnati sin qua. La situazione è simile a quella dello sfortunato europeo portoghese, ma il destino è ancora nelle nostre mani. Vincere e vincere largo è l'unico modo che ci resta per passare il turno. Siamo ad un bivio allora, e Prandelli deve decidere. Fidarsi ancora di Antonio e Mario o piuttosto dare una chance a Di Natale o Giovinco? Siamo ad un bivio, si diceva. E allora forse è arrivato il momento di svoltare abbandonando una strada che rischia di portarci direttamente a casa. Nonè finita Macol Trap bisognerà trovare i gol U: venerdì 15 giugno 2012 27
Privatizzazioni, scarsi benefici e rischio svendita L'ANALISI EMILIOBARUCCI Asta a caro prezzo, rendimento al 5,3% Bce: la crescita nell'eurozona resta debole, allarme lavoro SEGUEDALLAPRIMA Dopo le privatizzazioni delle imprese negli anni '90 e quelle degli immobili nei primi anni del nuovo millennio, negli ultimi dieci anni il processo di privatizzazione si è di fatto fermato, soltanto a livello locale abbiamo avuto qualche cessione di municipalizzate e di immobili. Ci riprova adesso il governo Monti che avanza l'ipotesi di dismettere attività immobiliari e mobiliari del settore pubblico prevalentemente a livello locale. Le ipotesi sul tappeto sono due: dismissione tramite fondi immobiliari, intervento di Cassa depositi e prestiti che potrebbe acquistare partecipazioni azionarie pubbliche. Solo un annuncio per ‘‘impressionare'' i mercati o una proposta concreta? Difficile da dire, proviamo comunque a valutarla sotto tre profili: l'effettiva portata, la sua fattibilità, i benefici per l'economia. Quale sarebbe la portata di un nuovo processo di privatizzazioni? Limitata. Il debito pubblico ammonta a 2.000 miliardi di euro, le imprese a controllo statale valgono circa 100 miliardi, gli immobili pubblici (perlopiù degli enti locali) circa 500 miliardi ma una buona parte sono necessari per far funzionare la pubblica amministrazione. Abbiamo poi le partecipazioni locali ma le cifre coinvolte sono assai limitate. Facendo due conti, anche vendendo tutte le imprese e riducendo al minimo il patrimonio immobiliare, non si arriva a 250 miliardi. Parliamo dunque del 10% del debito. Un progetto difficilmente realizzabile in tempi brevi. Si tenga presente che tutto il processo di privatizzazioni ha prodotto in quindici anni ‘‘soltanto'' 170 miliardi. Il progetto è complicato anche sul piano della fattibilità. Le condizioni sui mercati finanziari non sono molto favorevoli, il rischio concreto è di svendere e che si debba partire dagli assets che possono suscitare il maggiore appetito: Eni, Enel, Snam, Finmeccanica. Il rischio di svendita si cela anche dietro all'ipotesi di dismissione degli immobili. L'esperienza è assai negativa: le cartolarizzazioni tremontiane hanno prodotto incassi per circa 7 miliardi a fronte di una valutazione di 13 miliardi. La strada proposta da Monti, quella dei fondi immobiliari, offre maggiori garanzie ma rimane comunque il problema che gli immobili si vendono spesso a condizioni meno vantaggiose di quelle previste. Aggiungiamo due problemi tecnici: gli immobili sono di proprietà di enti locali, occorre trovare i giusti incentivi per indurli a dismetterli; in molti casi ha senso farlo soltanto dopo una loro valorizzazione urbanistica che richiede tempi lunghi. Infine: quali benefici per l'economia? Non si deve affrontare la questione privatizzazione ai giorni d'oggi confrontando in astratto la gestione pubblica con quella privata e non si deve neppure mettere sotto processo le privatizzazioni avvenute in Italia che hanno avuto più aspetti positivi che negativi. Il punto è che sul fronte delle imprese pubbliche c'è rimasto ben poco da privatizzare e quel poco che c'è rappresenta il cuore del nostro sistema di infrastrutture e dell'industria tecnologicamente avanzata. Eni e Enel negli ultimi anni sono divenute delle multinazionali, hanno consegnato ricchi dividendi allo Stato. Perché dunque privatizzarle? Sono un esempio di inefficienza dell'intervento pubblico? Difficile da credere. Vale la pena inoltre di notare l'incoerenza: privatizziamo mentre progettiamo un ruolo centrale del pubblico nelle infrastrutture? Discorso diverso riguarda la privatizzazione degli immobili degli enti locali e delle municipalizzate che sono sicuramente una fonte di inefficienze. Ben venga un'azione in questa direzione ma occorre procedere pragmaticamente e non ci dobbiamo aspettare miracoli. Fuori da ogni ideologia, queste sono ad oggi le prospettive di un progetto di privatizzazioni nel nostro Paese. Il messaggio è: non ci aspettiamo troppo e non facciamo errori. Sarebbe bene che lo si tenga a mente e che non si intraprenda questa strada solo per guadagnare credibilità nei confronti dei mercati finanziari. L'Europa fa sempre più paura. Sul mercato ci si fida sempre meno degli asset europei, e si fa sentire l'effetto Spagna, appena declassata da Moody's mentre insistono voci che starebbe per chiedere l'aiuto europeo. Per finanziarsi, l'Italia ha dovuto pagare a caro prezzo il collocamento dei Btp triennali, in un'asta fotocopia di quella dei Bot annuali di martedì: domanda forte da parte degli investitori (ieri sono stati collocati titoli per 3 miliardi), ma tassi al 5,3% rispetto al 3,91% del collocamento precedente. Rialzi che riflettono il graduale appiattimento della curva dei rendimenti dei Titoli di Stato, cui contribuisce la fuga dei capitali esteri che interessa il meridione dell'eurozona, insieme alla crisi bancaria in Spagna e all'attesa per l'esito delle nuove elezioni politiche in Grecia. Di fatto, ripagare il debito pubblico diventa sempre più costoso. Anche perché questo continua a crescere: nel mese di aprile, ha raggiunto il nuovo massimo storico di 1.948,58 miliardi di euro. Solo da inizio anno, comunica Banca d'Italia, risulta aumentato di 50,709 miliardi (il fabbisogno è a 2 miliardi, il deficit del settore statale è fatto di entrate per 33 miliardi e spese per 35). Le entrate invece restano al palo: nel primo quadrimestre del 2012 sono aumentate appena dello 0,2%. Il debito sale e la crisi mette dunque un freno agli incassi. E il direttore generale di Bankitalia, Fabrizio Saccomanni, ricorda che «i problemi dell'economia italiana hanno carattere strutturale: da oltre un decennio l'economia del Paese segna il passo, sia in prospettiva storica sia rispetto i principali Paesi europei». Un problema non solo italiano, anche se qui è senza dubbio più acuto che altrove. La Bce torna a parlare di crescita economica nell'eurozona che «resta debole» e soggetta a «maggiori rischi al ribasso», in particolare ad un «ulteriore acuirsi delle tensioni in diversi mercati finanziari». Con l'Italia che, insieme ai Paesi Bassi, è il Paese che nell'ultimo decennio ha registrato il maggior deterioramento delle prospettive di crescita di lungo termine. Anche il mercato del lavoro e le sue previsioni sono «ulteriormente» peggiorati. I rischi al ribasso, secondo l'Eurotower, riguardano in particolare «la possibile propagazione all'economia reale» delle tensioni finanziarie, oltre alla «possibilità di nuovi rincari delle materie prime nel medio periodo». In questo quadro la crescita del Pil dell'eurozona dovrebbe oscillare, in termini reali (al netto dell'inflazione), tra il -0,5% e il +0,3% nel 2012 e tra lo 0,0% e il +2% nel 2013. Una situazione molto incerta, insomma. E il clima di fiducia non ne giova. Quanto il clima sia importante lo dimostra, una volta di più, l'andamento di ieri delle Borse d'Europa: la chiusura è stata contrastata, ma i sondaggi che alle elezioni greche danno in vantaggio i partiti pro-euro hanno aiutato il rimbalzo di molte piazze, Atene in testa che ha messo a segno addirittura un +12,55%. Bene anche Milano (+1,47%, con un'accelerata finale) e Madrid (+1,22%). ILDIFFERENZIALERESTA ALTO Ma adesso è la situazione della Spagna, anche per le dimensioni della sua economia, la quarta dell'eurozona, a risultare sempre più preoccupante, tanto più dopo il nuovo taglio di Moody's del rating sul debito pubblico, da A3 a Baa3. La gravità della situazione si riflette anche sullo spread: il differenziale tra Bonos spagnoli e Bund è a 546 punti. Quello dei Btp italiani si è attestato a quota 468 (era a 470 il giorno precedente) con il rendimento del Btp a 10 anni al 6,10%. Mentre i dati della Banca di Spagna mostrano come gli istituti iberici siano totalmente dipendenti dal denaro della Bce (che con il piano di salvataggio dell'Eurogruppo sta per riforaggiarli con 100 miliardi destinati alla ricapitalizzazione), sulla spinta della fuga dei capitali, il rendimento dei titoli decennali spagnoli è salito al 6,998%, pochi centesimi sotto la pericolasa soglia del 7%, che ha costretto Grecia, Irlanda e Portogallo ad alzare bandiera bianca e chiedere il salvataggio da parte di Ue-eurozona e Fmi. L'Italia (ri)punta sulle dismissioni immobiliari e mobiliari. La cessione di patrimonio pubblico è stato il vero filo rosso dei governi della seconda repubblica, dal Britannia di Mario Draghi, alla finanza creativa di Giulio Tremonti. Nel frattempo il peso del debito sul Pil non si è mosso. Si spera che stavolta vada meglio, soprattutto perché gli strumenti che Mario Monti sta mettendo a punto dovrebbero servire a mettere a reddito (cedere o valorizzare) immobili degli enti locali, e anche quote di società locali che per legge andranno privatizzate entro la fine del 2013, per un valore complessivo stimato in 500 miliardi. Il primo passo potrebbe partire già al Consiglio dei ministri di oggi, che dovrebbe esaminare la costituzione dei nuovi veicoli finanziari. «È chiaro - ha dichiarato Graziano Delrio, presidente dell'Anci - che l'attivazione di questo processo sarebbe molto utile per la casse dei Comuni». In effetti si tratta di un'occasione per i municipi della Penisola, visto che spesso le aste dei municipi vanno deserte, e molti piccoli centri non hanno l'apparato tecnico in grado di costruire veicoli raffinati. Nel cassetto di Monti e Vittorio Grilli c'è la costituzione di tre fondi, due costituiti dalla Cassa depositi e prestiti e uno dall'Agenzia del Demanio, per una dotazione complessiva di 3,5 miliardi. Al primo fondo si conferiranno gli immobili di Regioni ed enti locali che devono essere ristrutturati e eventualmente avere una nuova destinazione d'uso. Il fondo sarà gestito direttamente dalla Cassa depositi e prestiti ed avrà una dotazione di circa un miliardo. Il secondo fondo ha l'obiettivo di attuare il federalismo demaniale, rimasto finora solo sulla carta. Sarà il Demanio a gestire lo strumento, a cui conferirà i beni che al momento del decreto sul federalismo erano stati definiti alienabili. L'ITALIAELACRISI Dismissioni al via Con tre fondi Il Consiglio dei ministri esaminerà il decreto per la creazione degli strumenti operativi Cassa depositi e Demanio i pivot dell'operazione VIRGINIALORI ROMA Mario Monti durante il suo intervento alla Camera il 13 giugno 2012. FOTO DI ALESSANDRO DI MEO/ANSA . . . Saranno conferiti beni immobili e quote di società locali di Comuni, Province e Regioni . . . Le cartolarizzazioni tremontiane hanno prodotto incassi per circa 7 miliardi Nuovo record del debito pubblico Btp, tassi in salita LAURAMATTEUCCI MILANO 4 venerdì 15 giugno 2012
WEEKEND ARTE RENATO BARILLI DUE MOSTRE, IN QUESTO MOMENTO, CONSENTONO DI FAREILPUNTOSULDIVISIONISMO,FORSEILPRIMOMOVIMENTO DA DIRSI DAVVERO CONTEMPORANEO, in tutta la cultura occidentale, cui anche il nostro Paese ha partecipato con convinzione e buoni esiti. L'una di queste si trova al Palazzo Roverella di Rovigo, solito a imbandire generosi banchetti di situazioni nostrane tra 8 e 900. L'altra, a Tortona, ha addirittura l'ambizione di proporre un coraggioso museo dedicato per intero a quel movimento. Che fu di straordinaria importanza; detto in formula, esso segnò il congedo dell'intero Occidente da una rappresentazione del reale di taglio fedelmente mimetico, a gara con la fotografia, cioè con un'immagine continua e sfumata, come l'aveva praticata l'Impressionismo. Da quel momento in poi, invece, ci si sarebbe serviti di una selezione di «punti», il che rendeva l'immagine necessariamente rarefatta, avviandola così all'astrazione. Il fatto è che le tecnologie dei tempi a seguire, prima col retino fotolitografico, poi coi pixel della televisione, avrebbero adottato quel medesimo criterio rendendolo dominante. I numerosi artisti che, di qua e di là delle Alpi, allora sperimentarono un tale procedimento non erano forse consapevoli di ipotecare così il futuro, ma oggi dobbiamo riconoscerne la preveggenza. EFFICACEIDENTIKIT La campionatura che ciascuna delle due mostre fornisce del grande fenomeno è parziale e lacunosa, gravata anche da numerosi seguaci minori, ma facendo una specie di compendio tra loro ne viene un efficace identikit. Che ha il suo inizio con Vittore de Grubicy, il più anziano tra tutti (1851-1920), cui spetta il merito di avere per primo frantumato le larghe e grasse pennellate della stagione realista-verista facendone un pulviscolo leggero, quasi una delicata filigrana con cui tessere vedute boschive, o picchiettare di luci errabonde vaste distese lacustri. Grubicy fu dapprima mercante d'arte e tenne a battesimo due protagonisti in assoluto di quel clima, Gaetano Previati e Giovanni Segantini, che però praticarono la divisione in modo completamente diverso dal suo, puntando su lunghi tratti filamentosi stesi a percorrere il foglio o la tela, e ad attorcersi, a sagomare con stretta possente le figure. Le quali oltretutto erano chiamate a caricarsi di forti contenuti. Segantini affrontava un mondo di rudi incombenze montane, di incontri tra il destino degli umani e vacche e pecore al pascolo. Previati, per parte sua, preferiva trattare temi romantici, maternità sospese tra il sacro e il quotidiano, eventi mistici, con ampio riscontro tra il micro e il macrocosmo. Bisogna infatti aggiungere che questa tecnica «divisa» non era perseguita solo per rendere scientifica la pittura, ma anche per catturare entità vaghe e sfuggenti, cioè valenze simboliche. Un universo troppo legato al clima del positivismo ottocentesco andava ormai stretto, per tutti i praticanti del Divisionismo, che rarefacevano i loro dipinti proprio per cogliere al laccio valori mistici e sfuggenti, senza però rinunciare a una solida partenza da dati di incalzante socialità. Un quarto grande di tutta quella situazione fu Angelo Morbelli, con le sue incursioni sistematiche negli ospizi per anziani, illuminati da un pulviscolo dorato, che penetrando nelle tenebre di mense tristi e uggiose ne segnala impietosamente le rughe, cogliendovi gli annunci di morte; ma l'artista scivola anche fuori, va indagare su risaie inondate di luce, a benedire con questa tecnica meticolosa e insieme vivificante il gravoso lavoro delle mondine.Tutti questi protagonisti nascono nel corso degli anni 50 dell'Ottocento, prima dell'avvento del fondatore patentato del Divisionismo, il francese Georges Seurat (1859), e dunque non ne sono tributari, giungono per vie traverse a risultati affini. Nasce invece molto dopo quella linea di discrimine Giuseppe Pellizza, il cui luogo di nascita, Volpedo, giustifica la creazione di un museo a lui dedicato nella vicina Tortona, con ampio corteo di comprimari. Nel suo caso finalmente il tocco si precisa, si fa netto, circonfonde i corpi, fasciandoli con aureole suggestive, che certo rispondono alle più sottili leggi dell'ottica, ma li dotano anche di valenze psichiche, e perfino sociali. L'artista sta preparando, come atto finale, suo proprio e di tutta quella stagione, il maestoso incedere del Quarto Stato, che però si deve andare ad ammirare nel milanese Museo del Novecento. U: Giuseppe Pellizza, «La processione», 1992-95 Divisionisti addioall'800 Duemostre(lacunose) suiprimicontemporanei IL DIVISIONISMO. LA LUCEDEL MODERNO, Acuradi F.Cagianelli e D.Mattoni Rovigo, PalazzoRoverella Finoal24 giugno(catalogo Silvana) IL DIVISIONISMO Acuradi P.Nicholls Tortona, Pinacotecadella Fondazione Cassadi Risparmio(catalogo Skira) Acqua, fuoco, cera,vetro, ferro sonogli elementi fondantidella ricercadi Botta (classe1953), artistadi origininapoletane chevive e lavora aRoma. Perquesta prima importante personale in un'istituzionepubblica, l'artistapresenta unprogetto sitespecific incui è soprattutto l'acqua aessere protagonista: sorge e attraversa leopere. Lesculture, che l'artista chiama«Lari», sonocase, custodi diantiche memorie, cheattivano nuovevisioni. F.M. Disegni,500annidicapolavori LEALTRE MOSTRE Ilprogettodella giovanepluripremiata artista italo-libica (classe 1985) faparte de«IlCielo», un ciclodi interventi site specific ideato nel 2001daGraziella LonardiBuontempoper il soffitto della bibliotecadi Palazzo Taverna.Col suo intervento l'artistadenuncia i recenti tagliallacultura e all'educazione effettuatidai governidi tutta Europa, inserendonelle pagine dialcuni libri dellabiblioteca diecidisegniche rappresentanoazioni diprotesta. F.M. ADELITAHUSNI-BEY, SIGNSOF PROTEST Acuradi Marcello Smarrelli Roma, Incontri Internazionali d'Arte Finoal30 settembre GREGORIO BOTTA Acuradi GuglielmoGigliotti Roma,Macro Dal21/06 al2/09- Catalogo Quodlibet MANTEGNA TO MATISSE Londra, CourtauldGallery finoal9 settembre L'esposizione, in collaborazionecon la Frick CollectiondiNew York,abbraccia 500anni di storia dell'arteepropone disegni raramentepresentati inprecedenza. Tra lealtre, operedi Mantegna, Leonardo,Michelangelo, Cézanne (nella foto). Migliaiadi cristalli di vari colori, fontane zampillanti, centinaia dicolonne, lampadarie sfere trasparentiche giravanocontinuamente.Sonoquesti gli ingredientidelle fastose scenografie pergli spettacoli teatrali ideatedaJoli (Modena1700ca. - Napoli 1777). Attraverso39 opere la rassegna ricostruisce l'attività matura, svolta a Madride presso la corte borbonica napoletana,delgrandepittore vedutista.F.M. ANTONIOJOLITRA NAPOLI, ROMA E MADRID Acuradella Soprintendenza conCivita Caserta,Reggia diCaserta Finoal 14 ottobre 24 venerdì 15 giugno 2012
LaNuvola Italiana, lapiattaforma clouddi Telecom Italia per le imprese e la PubblicaAmministrazione, debuttaper laprima volta inTV dal 17giugno con una campagnacurata daDlvbbdo, pianificatasu canali satellitari e digitali. Ilprimospot da 40è ambientato all'internodi un set circolareaspicchi: scena doposcena, lavocenarrante accompagneràgli spettatorialla scoperta dei tanti vantaggidelcloud, mentre suggestiveanimazioni illustreranno conchiarezzae iconicità i benefici dellaNuvola Italiana.Aseguire la campagnacreerà un pontecon il mondodi Internet, con spotda 30» che inviteranno i telespettatori ad accedereal sito www.nuvolaitaliana.itper partecipareal concorso«Io e la Nuvola».Si trattadi una iniziativa che coinvolgerà la rete e iplayer del settoreche potranno confrontarsie svilupparenuove ideeper immaginare ilpresente e il futuro delleaziende.Quattro i temichiavi dellacampagna «hosting, connettivitàbroadband,mobilità e sicurezza»cherappresentano gli elementi fondamentali e imprescindibilidelle soluzionicloud. Le idee inviatesaranno poidiscusse dallacommunitydella Nuvola Italiana,condivisesui Socialnetwork evotate sul sito. “Papà Cococò”, lo chiama il figlio, che ha un anno e mezzo. «È bene che impari subito come vanno le cose in questo Paese: quando sarà grande però farò di tutto perché se ne vada all'estero, come avrei dovuto fare io», si rammarica Alberto, 39 anni, ricercatore precario, che, esasperato, si chiede fino a quando dovrà scontare sulla sua pelle l'ennesimo paradosso italiano che si scarica sulla sua generazione. Perché il governo, impegnato nella spending review, non trova neppure il tempo di firmare il via libera ad un migliaio di vecchie assunzioni. L'arretrato risale al 2009 e precede di poco il blocco del turn over deciso con la finanziaria Berlusconi-Tremonti di tre anni fa. Quei mille posti, quindi, lasciati vuoti da altrettanti ricercatori andati in pensione, sono gli ultimi sfuggiti alla tagliola della legge 133. Tutti i posti che si libereranno in seguito saranno soggetti alla regola che fissa il ricambio generazionale a venti assunzioni ogni cento pensionamenti. Più che un ricambio uno stillicidio. Tanto per dare una idea della sproporzione: i precari che lavorano negli enti di ricerca sono circa 12mila e hanno ormai quasi raggiunto i lavoratori assunti a tempo indeterminato, fermi a quota 17mila. Con diecimila posti persi negli ultimi dieci anni. Questo per dire cosa significano per la ricerca quei mille posti strappati al blocco del turn over. Ma in realtà, chi già si immaginava “graziato” da quest'ultima goccia, è finito in una vicenda ancora più kafkiana. Perché i soldi per sbloccare almeno queste ultime assunzioni possibili gli enti ce l'hanno. Soldi veri, non soggetti a vincoli di spesa. Non c'è nessuna legge che possa impedire agli enti di spenderli. Solo che il governo continua a rinviare il via libera al decreto che autorizzerebbe almeno le assunzioni a Istat, Iss, Ingv e Cra. Mentre il secondo decreto per sbloccare le assunzioni in tutti gli altri enti non è neppure pronto. «Non c'è urgenza, quando terminerà la spending review ce ne occuperemo», si sono sentiti rispondere in sostanza i delegati sindacali, che ieri sono stati ricevuti al Ministero dell'Economia. Mentre i precari in sit-in bloccavano via XX Settembre. Quelli dell'Istat avevano dei foglietti gialli e blu con cui hanno disegnato una torta: i gialli sono i precari, l'ultima stabilizzazione risale al 2009, dopodiché i foglietti gialli hanno ripreso a moltiplicarsi e ora sono il 20% del totale. Manuela, 38 anni, un figlio solo («il secondo è difficile decidere di farlo in queste condizioni»), in teoria fa parte dell'ultima “infornata”. In realtà, lavora per l'Istat dal 2003: laureata, per 7 anni ha fatto parte della rete di rilevatori impiegati per l'indagine sulle forze lavoro. Quando tre anni fa, è subentrata l'Ipsos, rischiava di restare a casa. Ma, a fine 2010, ha vinto un concorso ed è ri-entrata all'Istat. Come tempo determinato. Poi è arrivato il concorso per 115 posti a tempo indeterminato. Emanuela ha fatto anche quello. Ma se il contratto a tempo determinato che le scade il 30 settembre dovesse finire prima che il governo si decida a sbloccare le assunzioni? Finisce che quella è la vera frontiera da difendere con i denti. «Da noi va anche peggio: gli strutturati sono 800, i precari 480», commenta Alberto. Sconfortato all'idea di dover scendere ancora in piazza, chissà fino a quando, prima di ottenere quello che in un paese normale, con il suo curriculum, avrebbe già raggiunto da un pezzo. O magari solo per non perdere quello che ha adesso. Eppure «Papà Cococò» ha tutte le carte in regola. Specializzato in ingegneria biomedica. Per un po' ha tentato la carriera universitaria. Poi ha lasciato perdere e ha fatto un concorso per entrare a tempo determianto all'Ispesl, l'Istituto per la sicurezza sul lavoro. L'ha vinto ed è contento di quello che fa. Si occupa di prevenzione. Ha studiato come predisporre percorsi tattili per rendere i luoghi di lavoro accessibili ai non vedenti. E di come consentire anche a chi soffre di Parkinson e di atassia di lavorare, mettendo a frutto le proprie abilità residue. «Un bel mestiere», ripete Alberto. Ma a lui il lavoro (quello vero) chi lo rende accessibile? Telecom,debutta laNuvola italiana il 17giugno Sono in mille e da tre anni attendono di entrare di ruolo Sono laureati e temono di essere future vittime della spending review Gli enti di ricerca hanno i soldi per assumerli, ma il governo li blocca ILCASO MASSIMOFRANCHI ROMA . . . Dovrebbero sostituire mille ricercatori andati in pensione nel 2009 Precari, un concorso vinto non basta Una manifestazione di precari FOTO OMNIROMA MARIAGRAZIAGERINA mgerina@unita.it «Gente, è arrivato il precariato; lavora gratis, a progetto, a tempo determinato e lo stage non è pagato». L'arrotino del terzo millennio sta girando per le strade di Roma con il megafono e il messaggio registrato per annunciare che sabato «la meglio gioventù scende in piazza». E chiede a tutti di unirsi con appuntamento a piazza Farnese dalle 18 alle 22. Un appuntamento che sarà anticipato questa mattina alle 11,30 quando «i pezzi di ricambio» dell'arrotino per cambiare il Paese arriveranno direttamente a Montecitorio. La versione aggiornata del messaggio che tutti noi abbiamo sentito diffondere nelle nostre strade diventa uno spaccato del nostro Paese: «Gente, è arrivato il precariato e lo sfruttato, lavora solo se chiamato e il giorno dopo è disoccupato». «Il precario, gente! Il vostro Welfare cade a pezzi? Noi mettiamo una pezza al vostro welfare. La vostra Fornero fa fumo? Noi togliamo il fumo alla vostra Fornero». Ma si tratta della stessa generazione, «la più istruita, la meglio gioventù, gente, tiene in piedi il vostro Paese». Di fronte al 36% di disoccupazione giovanile, a 4milioni di precari e agli oltre 2milioni di “Neet” (“Not in education, employment or training”, ndr) la “meglio gioventù” reagisce. L'arrotino precario con l'ultima tappa a Montecitorio chiede «che venga bandita la riforma del lavoro, un nuovo modello di welfare universale, l'istituzione di un reddito minimo e l'estensione dei diritti e delle tutele per tutti». La manifestazione di sabato lanciata dal comitato “Il nostro tempo è adesso” vuole essere «la piazza di una generazione che non ce la fa più, ma anche di tutto il Paese, perché la precarietà è l'emblema di un modello di sviluppo violento che dimentica le persone, vuole essere soprattutto la risposta ad un Paese che ci invita alla fuga e a cui noi rispondiamo invece che vogliamo restare, riprenderci le nostre vite e il nostro paese». L'arrotino precario in giro già da oggi per i mercati di Roma, i luoghi del lavoro e della movida serale per lanciare la manifestazione del 16 “La meglio Gioventù scende in piazza ”, farà il suo ingresso anche a Montecitorio per dire alla classe dirigente italiana che deve “andare via” perché il suo tempo è finito da tempo e che ora è il tempo della meglio gioventù, di una generazione che non vuole lasciare il suo Pese perché ha idee e proposte per cambiarlo. Con i sindacati sabato anche «La meglio gioventù» venerdì 15 giugno 2012 13
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ILCOMMENTO MASSIMOD'ANTONI SEGUEDALLAPRIMA Per affrontare adeguatamente la crisi occorre innanzitutto riconoscerne la natura europea, e abbandonare una certa visione che contrappone buoni e cattivi, forti e deboli. La crisi è europea innanzitutto perché l'architettura dell'unione monetaria è una delle ragioni per cui si fatica a trovare una soluzione tramite cure nazionali. Se fino al 2008 l'unione monetaria poteva apparire un geniale compromesso, capace di garantire la certezza nei rapporti commerciali e la mobilità (soprattutto dei capitali) senza una rinuncia a politiche fiscali e sistemi bancari nazionali, la crisi ha messo in luce la debolezza di tale costruzione. Di fronte alla crisi di fiducia, i singoli Stati dell'unione si trovano privi degli strumenti di cui dispone uno Stato dotato della propria moneta e al tempo stesso di quelli di cui potrebbero disporre se fossero parte di una vera federazione. Se i capitali fuggono dal Regno Unito si determina un automatico deprezzamento della valuta che ristabilisce condizioni di competitività, e la possibilità teorica della banca centrale britannica di stampare moneta rappresenta una formidabile garanzia rispetto al rischio di rifinanziamento del debito pubblico. È per questo che il Regno Unito gode di condizioni di credito vicine a quelle tedesche pur avendo condizioni di finanza pubblica peggiori di quelle spagnole. Se una crisi colpisce la California, la presenza di un bilancio federale funge da ammortizzatore e la garanzia federale per le banche californiane frena la fuga di capitali dallo Stato. Gli Stati europei sono in una sorta di limbo, una situazione che può risolversi solo procedendo nell'integrazione oppure tornare bruscamente indietro (non solo rispetto alla moneta unica, ma a buona parte del processo di integrazione del dopoguerra). E se il ritorno alle monete nazionali ha dei costi che chi lo propone sottovaluta in modo drammatico, la prospettiva dell'integrazione incontra anch'essa enormi resistenze, soprattutto nei paesi del Nord Europa. Vero è che un'unione fiscale e politica non è qualcosa che si può improvvisare nei tempi che sarebbero richiesti dalla soluzione della crisi. Ma nell'immediato basterebbe probabilmente qualcosa di molto più semplice: una chiara affermazione della volontà di far sopravvivere l'euro a qualunque costo, accompagnata da azioni conseguenti, irreversibili e decisive. Il dubbio degli investitori non riguarda più infatti tanto la tenuta delle finanze dei singoli Stati quanto la sopravvivenza dell'euro. Chi mette in salvo i propri capitali fuggendo dalle banche e dai titoli di Stato dei Paesi periferici sta assicurandosi rispetto alla possibilità che l'euro possa saltare. Che si ricorra agli eurobond o ad interventi della Bce è secondario rispetto alla necessità di dare un segnale adeguato. Dire che tra i Paesi europei oggi manca la solidarietà è forse banale. Ma non si tratta di appellarsi a buoni sentimenti o altruismo. Allo scopo basterebbe la solidarietà che nasce dal riconoscimento dell'unione monetaria come contesto ricco certo di opportunità ma allo stesso tempo tale da esporre i singoli Paesi a rischi di fronte ai quali sono disarmati. Tutte le istituzioni di tipo mutualistico non sono in fondo che forme di socializzazione del rischio, che nascono dal riconoscimento del vantaggio che viene dal garantirsi assicurazione reciproca in modo solidale. Dunque, alla signora Merkel e alla Germania dovremmo chiedere non tanto o non solo di mettere a disposizione la propria innegabile forza, quanto di ammettere, anche nei confronti dell'opinione pubblica tedesca, la propria non autosufficienza. Di riconoscere che c'è una debolezza europea che è anche debolezza tedesca, di renderla esplicita assumendosi parte del rischio comune. Ciò indebolirà la Germania? Probabilmente sì, ma in un certo senso è proprio qui il punto: finché non sarà chiaro che un ulteriore aggravarsi della crisi è un rischio enorme per tutti, Germania compresa, sarà razionale scommettere contro l'euro, e questo ci porterà sempre più vicini al punto di non ritorno. Una riunione operativa. Un lungo - più di due ore e mezza - vertice di lavoro tra alleati consapevoli che per salvare l'Europa, la sua economia, il suo futuro politico, non c'è altro tempo da perdere né decisioni cruciali da poter rinviare. È il Patto di Roma. Quello stretto da Francois Hollande e Mario Monti. Un patto rafforzato in serata con l'incontro al Quirinale tra il presidente francese e il capo dello Stato italiano, Giorgio Napolitano. È un «momento cruciale per il mondo e per l'Unione Europea», esordisce Monti al termine dell' incontro a Palazzo Chigi con Hollande. Tra Roma e Parigi c'è una totale convergenza d'intenti e di strumenti per realizzarli. AZIONECOMUNE «Abbiamo registrato una fortissima convergenza di vedute su tutte le principali questioni sul tavolo» dell'Europa, evidenzia il presidente del Consiglio. «Siamo d'accordo nel valutare positivamente quanto fatto a livello europeo - aggiunge Monti - compreso l'intervento a sostegno sistema bancario spagnolo. Quello fatto per affrontare la crisi non è poco, anche se non sufficiente». Il presente dell'Eurozona passa per Atene. «Mancano tre giorni alle elezioni in Grecia: riaffermo il desiderio, e ne abbiamo parlato con Hollande, che Atene resti nell'euro e rispetti i suoi impegni», dice il premier italiano. «I nostri Paesi insieme contribuiscono per il 40% verso la Grecia e gli altri Paesi che hanno bisogno. Auspichiamo che ci sia la prosecuzione e il consolidamento dei bilanci e delle riforme strutturali che sono una garanzia per il futuro prospero della zona euro», ricorda Monti. Ad Atene, incalza il presidente del Consiglio, tocca però «rispettare gli impegni» presi con l'Unione Europea. Ma il futuro che si fa presente si chiama anche Eurobond. Altro punto di convergenza totale tra Italia e Francia. «Abbiamo discusso del debito sovrano e degli strumenti per ristabilire la fiducia sui Paesi più esposti» e a questo proposito abbiamo «scambiato opinioni sull'ipotesi» di una «emissione in comune di titoli» e di altre proposte, rimarca Monti. «Pirlo porta in vantaggio l'Italia e un boato, goal!» interrompe per un attimo la conferenza stampa di Monti e Hollande nel cortile di Palazzo Chigi. Monti sorride, cerca di capire da dove arrivino le urla, poi si gira verso il presidente francese e dice: «È in corso una partita di calcio...». La crescita come priorità. È il punto chiave del Patto di Roma. «Abbiamo bisogno di risorse da immobilizzare immediatamente per la ripresa dell'attività economica, per la crescita», afferma a sua volta Hollande, ribadendo che «crescita, stabilità e integrazione» sono i tre principi su cui deve puntare l'Europa. Crescita economica, stabilità finanziaria e maggiore integrazione in Europa. IPILASTRI FRANCESI «ll primo pilastro del mio piano è nel fatto che la crescita è un fattore indispensabile, e che la crescita non si oppone al rigore sui bilanci ma anzi va assieme a questo. Il secondo principio - prosegue Hollande - è la stabilità: l'Europa ha bisogno di stabilità e questo richiede meccanismi che consentano di sostenere banche e Stati in modo da scoraggiare speculazione». «Il terzo principio è approfondire l'Unione economica e monetaria, che ci consenta di coordinare le nostre politiche, di armonizzarle». E su questi punti «si siamo ritrovati» con Monti oggi, dice ancora Hollande. «C'è la volontà di fare», anche nella riunione del G20, «della crescita il nostro obiettivo», insiste il presidente francese, precisando però che ciò non significa mettere in discussione la disciplina di bilancio. Un messaggio che ha un destinatario principale: la cancelliera tedesca, Angela Merkel. «So che la cancelliera Merkel, come me e Hollande e gli altri capi di Stato, è perennemente in cerca di soluzioni per l'Europa», rimarca il premier italiano. «Io - aggiunge - ho avuto rispetto al presidente Hollande qualche mese in più per discutere con la Merkel, ed ho sempre trovato un grande interesse comune a individuare soluzioni migliori, sia sotto il profilo della crescita che della stabilità. Non credo che ci siano Stati membri fermi e altri che debbano muoversi». Il fattore tempo è decisivo. Ed oggi è tempo delle scelte strategiche. Lo dice chiaramente Hollande: «Al prossimo Consiglio europeo non accetterò mezze misure», scandisce il presidente francese, chiedendo di adottare «meccanismi stabili, durevoli, efficaci e con risorse sufficienti» per mettere la moneta unica al riparo dalla speculazione. «L'amicizia fra Italia e Francia è fatta di relazioni economiche, commerciali, culturali ma anche di grandi convergenze politiche. Ho anche apprezzato il vostro intervento al G8 a Camp David e al Consiglio europeo; e ho molto rispetto per l'azione che state portando avanti»: è l'elogio finale fatto da Hollande all'indirizzo di Monti. Una stima reciproca che accomuna anche il capo dell'Eliseo con l'Uomo del Quirinale: Giorgio Napolitano, con cui Hollande s'intrattiene in serata, in un colloquio «cordiale e fattivo». «Oggi è decisivo che in un momento cruciale della sua storia l'Europa possa contare sulla comunanza di vedute e sull'impegno solidale dell'Italia e della Francia», sottolinea il presidente della Repubblica al termine di un incontro al Quirinale con il suo omologo francese. Francia e Italia, rimarca ancora Napolitano, sono d'accordo sulla «necessità di far scaturire dal Consiglio europeo la più ferma e concreta determinazione di consolidare l'irrinunciabile conquista dell'euro, aprendo in quella sede senza fatali esitazioni e indugi nuove prospettive di rilancio della crescita economica e della giustizia sociale, in stretto legame con la condivisione di disciplina di bilancio e di avvio dell'unione fiscale sulla base dell'accordo a 25 recentemente sottoscritto». È il Patto di Roma. Un patto di ferro. Che si consoliderà con la visita di Napolitano a Parigi a fine anno. La cancelliera riconosca la debolezza della Germania GRANDI MANOVRE Il presidente francese Francois Hollande, in alto a destra Mario Monti FOTO LAPRESSE E ANSA Convergenza di vedute e proposte tra Italia e Francia Sulla Grecia appello congiunto affinché rimanga nell'euro rispettando gli impegni Pranzo al Quirinale Napolitano invitato a Parigi entro fine anno UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it Patto per la crescita Hollande-Monti «Salveremo l'euro» . . . Tra attestati di stima e dichiarazioni su eurobond e debito, irrompe ad un tratto un grido per il goal . . . Il presidente francese: «Lavoreremo insieme a breve termine e a medio termine» sulla crisi 6 venerdì 15 giugno 2012
INBREVE EURO/DOLLAR0 1.26007 Poste italiane taglia Cgil e Cisl non firmano 14037 + 1,26% ALL SHARE La finlandese Nokia taglierà a livello globale 10 mila posti di lavoro entro fine 2013, «una decisione per assicurare la competitività a lungo termine dell'azienda» spiega la nota del gruppo. Entro fine 2013 risparmi sui costi pari a 700 milioni. Ieri crollo in Borsa: - 18%. GRUPPOLIGRESTI Fallimento perdueholding Igiudicidel Tribunale fallimentaredi Milanohanno dichiarate fallite leholding del gruppoLigresti, Sinergiaspa e Imcospa,accogliendo la richiesta dellaProcura. Idebitidelle due societàammontanoa oltre 400 milionidi euro.Neldecidere, i giudicihannonegato un rinviodi 15giorni chiesto per mettere a punto ilpiano di salvataggio.La Procura,che avevachiesto il fallimento, siera opposta al rinvio. SCIOPERO/1 GruppoIndesit, Nonearischio Fim,Fiom, Uilm ribadiscono la loro«totalecontrarietà alla cessazionedell'attività dello stabilimentodi None,Torino», che impiegacirca400persone e cheè stataannunciata ieri dalgruppo. Il governo,chiedono, convochi un tavoloe richiamial mantenimento degli impegni assunti da Indesit, pocopiù diun anno fa. Impegni cheriguardavanoanche il sitodi Nonee il suo consolidamento, non certo la suadismissione.Oggi scioperoconmanifestazione nazionalea Fabriano. SCIOPERO/2 Nessunconfronto perFinmeccanica Malgrado lenumerose iniziative dellescorsesettimane adifesa delleaziende diFinmeccanica dalleorganizzazioni sindacali edai lavoratori - assemblee, convegni, incontrie scioperi - Fim,Fiome Uilmricordano che«ad oggi il governonon haancoraritenuto opportunoavviareun confronto con la comunità ligure per discuteredeidestini diqueste aziende». I sindacati hanno indettouno scioperoper oggi, le prime4ore delmattino,con corteo,peravviare un immediato confrontocon ilgoverno. Piano per 1.763 esuberi da subito in tutto il Paese Intesa separata senza i maggiori sindacati Non riconosciuto il premio di produzione di 140 euro alle donne in congedo GIUSEPPEVESPO MILANO MILANO . . . 10mila Il taglio di posti in prospettiva Nei week-end dal 16 giugno al 2 settembre Eni ridurrà il prezzo della benzina e del gasolio per tutti i consumatori che faranno rifornimento in modalità iperself in circa 3.000 stazioni Eni e Agip su tutto il territorio. Lo sconto, di circa 20 centesimi al litro rispetto alla modalità servito, verrà applicato dalle 13 del sabato alla mezzanotte della domenica, per un risparmio di circa 10 euro a pieno. Sabato e domenica prossimi il prezzo sarà di 1,6 euro per la benzina e 1,5 per il gasolio. Con questi sconti, ha osservato il direttore generale Refining & Marketing dell'Eni Angelo Fanelli, i prezzi applicati saranno «i più bassi d'Europa». Al momento comunque, ha precisato, dall'iniziativa saranno sostanzialmente esclusi gli impianti autostradali, dove non ci sono Iperself, e tutte le stazioni dove per ragioni tecniche è impossibile impiantare gli stessi Iperself. L'offerta sarà valida fino ad esaurimento scorte ma, è stato spiegato, per limitare al massimo l'eventualità che gli impianti possano interrompere le vendite nel corso del week end a causa dell' esaurimento del prodotto, Eni in via eccezionale li rifornirà anche nel corso della giornata di domenica. Per facilitare poi la comunicazione dell'offerta in maniera trasparente, ogni settimana Eni determinerà, in base all'andamento delle quotazione Platts, due prezzi uno per la benzina e l'altro per il gasolio - uguali su tutto il territorio nazionale durante gli orari della promozione e validi per le stazioni aderenti a Iperself. Nel corso dell'iniziativa, spiega la compagnia petrolifera, «Eni venderà eccezionalmente al di sotto dei propri costi, investendo sul rapporto con i consumatori italiani, con l'obiettivo di fornire al paese un contributo concreto per ripartire insieme». Da domani Eni ridurrà prezzo benzina nei weekend Si chiama “Interventi Servizi Postali Impatti previsti per il 2012”. È il progetto di riorganizzazione che le Poste Italiane hanno presentato ai sindacati qualche mese fa e che dovrebbe partire in questi giorni, forse già oggi, in cinque Regioni: Toscana, Piemonte, Marche, Emilia Romagna e Basilicata. Il piano prevede una sforbiciata sui settori «Operazioni e Recapito» di 1.763 esuberi, oltre al ridimensionamento dei CMP, i Centri di meccanizzazione postale, di Pisa e Novara. Si tratta dei nodi in cui la multinazionale delle lettere smista i grandi quantitativi di corrispondenza. La razionalizzazione riguarderebbe anche il centro di Potenza. I sindacati hanno già un piano di esuberi per le Regioni interessate dai tagli nel settore «Recapito», che la Slc-Cgil riporta così: in Toscana gli esuberi interesserebbero 426 persone, in Emilia 429, in Piemonte 402, in Basilicata cinquanta e nelle Marche 103. Poi, sostiene sempre il sindacato, sarebbe previsto il taglio di 77 tra i cosiddetti «caposquadra». Esiste anche un dettaglio di tutto questo, con tagli previsti città per città, che le Poste hanno sintetizzato in tre allegati al Piano: «Efficientamento e nuovi assetto», «Eccedenze e reimpieghi capisquadra-recapito» e «consistenze stabilimenti». Stando a questi prospetti, la città con maggiori eccedenze è Torino, dove se ne contano 211. Tutto questo, secondo la denuncia di Slc-Cgil, dovrebbe diventare realtà entro luglio, mentre su scala nazionale i tempi sarebbero più lunghi e, a regime, il piano potrebbe arrivare a contare fino a dodicimila esuberi. I rappresentanti dei lavoratori ritengono il progetto «inaccettabile» e ricordano come soltanto nel luglio del 2010 sia stato firmato un accordo «che ha prodotto esuberi ben superiori a quanto stabilito», ovvero più ottomila persone. «Ci troviamo di fronte a una grande azienda che pensa in piccolo», commenta il segretario generale della Slc-Cgil, Emilio Miceli. «Poste italiane - sostiene il sindacalista - ha ricavi per cinque miliardi di euro dai servizi postali, ma dà la sensazione di voler abbandonare la sua vocazione principale in favore dei servizi bancari. I tagli - aggiunge Miceli - dimostrano solo la mancanza di idee e di prospettiva». L'azienda risponde sostenendo che «non è prevista la chiusura dei centri di Pisa e Novara», che però «cambieranno tipologia di lavorazione». Poste Italiane, che non vuole che si creino allarmismi, aggiunge di non aver «mai licenziato nessuno». Se ci sono dei ridimensionamenti, fanno sapere, «il personale viene sempre rivalorizzato e riconvertito. Non abbiamo mai licenziato nessuno», ripetono. In questi giorni azienda e sindacati sono allo scontro diretto: mercoledì è stato firmato un accordo separato sul premio di risultato sottoscritto da Poste e UilPoste, Failp-Cisal, ConfsalCom e UglCom, e non condiviso da Slc-Cgil e Fistel-Cisl. L'intesa fa discutere perché, secondo i sindacati non firmatari, non riconosce il premio di produzione di 140 euro alle donne in congedo di maternità. Ieri la Cgil ha chiesto alla ministra del Lavoro Fornero di «intervenire nei confronti di Poste italiane ritirando e correggendo» l'intesa. Mentre Slc e Fistel, ricordano che i sindacati firmatari non rappresentano neanche il trenta per cento dei lavoratori del colosso delle lettere. «Abbiamo chiesto alla Fornero di togliere il “bollino rosa” che il ministero ha dato alle Poste», aggiunge Miceli. Anche il Pd, con Teresa Bellanova, membro della commissione Lavoro, punta i piedi: «L'accordo condanna le donne a scegliere tra progetti di maternità e di lavoro». Di tutt'altro avviso l'azienda guidata da Massimo Sarmi: «Ci preme ribadire che Poste Italiane riserva alla maternità la più ampia tutela sia sul versante economico che su quello normativo e sociale attraverso una serie di iniziative dedicate»: tra queste, fa sapere Poste, l'integrazione dell'indennità prevista per il congedo, «che consente di erogare il 100% della retribuzione»; «asili nido aziendali» e assegnazione della lavoratrice al Comune di residenza durante il periodo di allattamento. «Anche nell'istituto del premio di produttività continua ad essere tutelata la maternità in quanto le assenze a tale titolo non determinano alcuna decurtazione alla quota di premio». In un anno, il 2011, in cui la recessione si ripercuote pesantemente sui consumi, Coop conferma la sua leadership con una quota di mercato che raggiunge il 18,4%, 13,1 miliardi di euro di fatturato (+1,7%), tenuta dell'occupazione (oltre 56.900 addetti) e crescita significativa della base sociale che supera i 7,7 milioni di soci (+3,6%). Anche nel 2012 Coop dimostra una tenuta delle vendite (+0,9% rispetto ad una media di mercato Super+Iper a +0,4%). Però guarda con grande preoccupazione alla seconda metà dell'anno: secondo il Barometro Coop di giugno, il 33% dei soci e consumatori (erano il 24% solo 3 mesi fa) prevedono un peggioramento delle proprie condizioni economiche nei prossimi mesi. Incombe anche l'incognita dell'aumento ipotizzato dell'Iva, una vera mannaia per tutti i consumatori che, sommata agli aumenti della tassazione e a quelli su carburanti e tariffe, può pesare sui redditi delle famiglie per 2.700 euro. Tutto ciò si aggrava con un ulteriore effetto negativo dovuto all'inflazione (+3,8% sui beni di largo consumo confezionato nel primo quadrimestre). «In questo quadro problematico - dicono da Coop non c'è dubbio che il governo deve prendere la strada del rilancio e della difesa degli oltre 19 milioni di famiglie della fascia medio-bassa di redditi disponibili, che hanno bisogno di un sostegno chiaro e forte». Nokia taglierà 10mila posti entro il 2013 ECONOMIA MARCOTEDESCHI MILANO Coop leader nel mercato Quota del 18% 13084 + 1,47% FTSEMIB TOD'S DellaValle: Iconti tornano rispetteremo leaspettative Ogginelle Marche«L'Investor day»di Tod's, l'aziendadi calzaturedi Diego Della Valle.Lo haannunciato lostesso imprenditore:«Iconti sono quelli, leaspettative le rispetteremo. I fondamentali sono buoni, i conti tornano». 12 venerdì 15 giugno 2012
DARIOZONTA LafigliadiMichaelMannfirmaunthrillercheracconta diunazonadelTexasdovesonostatetrucidate50donne WEEKEND CINEMA CI SONO DUE TENTAZIONI, FORTISSIME E OPPOSTE, NELL'AFFRONTARECRITICAMENTE «C'ERA UNAVOLTA IN ANATOLIA», FILM DEL REGISTA TURCO NURI BILGE CEYLANpassato in concorso a Cannes nel 2011. La prima è quella di liquidarlo come uno dei film più noiosi degli ultimi anni. La seconda è di accettare la sfida del regista ed entrare nell'analisi minuziosa della Grande Metafora che Ceylan ci propone. Saremmo felici di evitarle entrambe. La prima è ovviamente riduttiva, di fronte ad un'opera che ha comunque un grande spessore. La seconda è, secondo noi, una trappola. È probabilmente ciò che Ceylan vorrebbe da noi, ma non sempre è indispensabile prendere i cineasti troppo sul serio. Partiamo dai fatti. Il film è il lungo viaggio di alcune automobili in una notte turca interminabile e dall'altissimo significato simbolico. A bordo delle auto ci sono un commissario, un magistrato, un medico, alcuni poliziotti… e un assassino reo confesso. Sono alla ricerca di un cadavere. Il delinquente, tempo prima, ha ucciso un uomo e ne ha nascosto il corpo, ed è necessario – oltre che umanamente doveroso – recuperare la salma. Le auto si muovono in una natura selvaggia in cui ogni forra, ogni fosso, ogni scarpata potrebbero essere quelli buoni. INAUTOCONL'ASSASSINO L'assassino sembra animato da buona volontà, pare sinceramente intenzionato a portare gli inquirenti sul luogo dove ha compiuto il delitto; ma forse sta giocando lo stesso gioco di Bertoldo, che non trovava mai l'albero buono per impiccarsi. E senza il corpo del reato – è proprio il caso di dirlo – forse non c'è nemmeno il reato. Sta di fatto che il viaggio si dilunga e ogni volta che l'uomo indica un punto, non è mai quello giusto. Strada facendo, gli uomini parlano. Il procuratore si compiace della propria somiglianza (invero assai vaga) con Clark Gable e racconta ripetutamente l'enigmatica storia di una donna che ha previsto il giorno della propria morte (scopriremo a un certo punto che parla di sua moglie). Spesso si divaga: un lungo dialogo su quanto è buona una certa qualità di yogurt (circa 10 minuti) ce lo saremmo risparmiato senza soffrire. Pian piano, emerge la volontà di Ceylan: come dicevamo, la Grande Metafora. Gli uomini che percorrono la notte, fermandosi la mattina in un paesino e dialogando con il sindaco, sono la Turchia «democratica» che brancola nel buio alla ricerca della propria identità. Si parla anche dell'ingresso in Europa, come no? Le funzioni dei personaggi – la legge, l'ordine, la scienza – simboleggiano la ricerca della modernità, da parte di un paese che deve ancora fare i conti con un passato arcaico e violento. Le intenzioni, come vedete, sono ottime. E lungi da noi negare il fascino arcano del film. Il paesaggio, anche quando è un labirinto di ombre, ha qualcosa di ieratico. È come se la natura anatolica diventasse un'immensa quinta teatrale sulla quale ambientare i drammi e la memoria di un popolo. È quello che faceva John Ford ambientando i suoi western nello scenario della Monument Valley. Ma… qui scatta un «ma» grande come tutta l'Anatolia. Nei film di Ford, e di tanti altri maestri del cinema, la Grande Metafora si nascondeva nelle pieghe della narrazione. Le storie e i personaggi comunicavano fatti, emozioni. Qui i personaggi parlano, parlano e poi di nuovo parlano. Il cinema di parola ha una sua nobiltà ma superata la soglia delle due ore la fatica si fa immane. Alla fine, C'era unavolta in Anatolia si aggira più nei paraggi del cinema di Kiarostami (il ricordo del Saporedellaciliegia, altro film «automobilistico», è fortissimo) che in zone western. Piacerà moltissimo ai cinefili appassionati di storia turca. Su tutti gli altri spettatori, abbiamo qualche dubbio. GABRIELLAGALLOZZI ggallozzi@unita.it AMICANAANMANN, ÈUNADELLEQUATTROFIGLIEDIMICHEALMANN,REGISTA,SCENEGGIATOREEPRODUTTORE AMERICANO, AUTORE DI FILM RIMASTI NELL'IMMAGINARIOCOLLETTIVO,da TheHeataCollateral (viaggio notturno in una Los Angeles lunare e assassina, thriller saggistico sulla fine della civiltà, bellissimo). Da piccola, Ami seguiva le cavallette nel ranch di famiglia nell'Indiana, poi a quattordici anni, forse stufa della monotonia campagnola, si è buttata nell'oltremondo, quello delle fiction televisive (prodotte dal papà), andando a lavorare per 14 ore e 40 dollari al giorno sul set della serie tv Crime Story. Lì si è fatta le ossa, percorrendo con umiltà e determinazione tutta la filiera produttiva, fino a toccare la sua prima regia, e poi la seconda, quella di cui oggi parliamo. Texas Killing Fields è un thriller atipico, se non altro perché si sente e si vede il tocco di una regista donna alle prese con un genere muscolare, quand'anche psicologico, di stretta osservanza maschile. Ma la tremenda storia che racconta aveva bisogno di uno sguardo diverso, compassionevole. Texas Killing Fields è il nome di una vasta zona paludosa, tra Houston e Galveston, in un'aria che fiancheggia la I-45, poco fuori Texas City, dove dagli anni Settanta al 2006 sono state violentate e uccise oltre cinquanta donne tra studentesse, prostitute, operaie e madri di famiglia. Quel lungo tratto di strada sulla I-45 lo chiamano «the Highway of hell», tanto per capirsi. Deve essere quella davvero una delle zone del mondo più vicine all'inferno, se è vero come è vero che nelle zone desertiche al confine tra il Messico e gli Stati Uniti, con epicentro Ciudad Juarez, tutt'oggi vengono trovati resti di donne violentate uccise e fatte a pezzi (lo scrittore/giornalista Sergio Gonzáles Rodríguez su questo ha scritto un libro inquietante e potente, Le ossa nel deserto, edito da Adelphi). Storie di serial killer, verrebbe da pensare, eppure l'arco temporale e il numero delle vittime lasciano pensare, per i Texas Killing Fields, ha una serie di omicidi portati da diversi assassini che hanno potuto agire liberamente grazie alla caratteristiche del luogo, una zona paludosa piena di alligatori che non permette di ricostruire la scena del crimine. La sceneggiatura del film è firmata da Donald Ferrarone, agente della Dea, ormai a riposo, che si è imbattuto in una di queste storie e Ami Canaan Mann ha fatto di tutto per mantenerne i contorni di realtà e verità, rinunciando alle facile lusinghe della messa in scena hollywoodiana. Unmomentodi«Texas Killing Fields» della regista AmiCanaan Mann, figlia d'arte: ilpapà èMichaelMann Lungoviaggio nella notte turca «C'era una volta in Anatolia» tranoiaepassionecinefila C'ERAUNA VOLTA INANATOLIA RegiaNuriBilge Ceylan conYilmazErdogan eTanerBirsel Turchia2011 distribuzioneParthenos ALBERTOCRESPI Unmomentodi«C'era unavolta inAnatolia» del regista turcoNuri BilgeCeylan,già vincitore aCannescon ilprecedente«Uzak» SQUADRA VINCENTE NON SI CAMBIA. TANTOPIÙSELA«SQUADRA»HADATOVITAAD UNGENERE: LA COMMEDIASGUAIATA E DEMENZIALEALLACOHEN-CHARLES,COSÌABILENEL MARKETING DASCATENARE I MEDIA MONDIALI,FINOAGLI«INCIDENTIDIPLOMATICI».Dopo i 250 milioni di dollari incassati con Borat, protagonista l'irresistibile giornalista kazako, maschilista, antisemita e razzista pronto a fare «cartacce» di tutto il politicamente corretto occidentale (alla sua uscita nel 2006 il Kazakistan insorse, insieme alla Russia, Quatar, Giordania e un'infinità di altri stati ed associazioni). Dopo il meno travolgente Brüno, giovanotto austriaco gay, appassionato di moda e neonazista. Ecco di ritorno Sacha Baron Cohen con l'inseparabile regista Larry Charles, per quella che si potrebbe definire una nuova «puntata» della loro serie dedicata alle maschere dell'irrefrenabile comico inglese. Eccolo dunque nei panni di Ammiraglio Generale Aladeen, Supremo leader, Oculista capo, invincibile e amato oppressore della gente di Wadiya, immaginario regno nord africano, fare il verso a tutti i dittatori mediorientali che hanno riempito di recente le nostre cronache. Soprattutto in tempi di Primavera araba. Amico di Ahmadinejad, barba folta alla Bin Laden, stuoli di cammelli, sexy soldatesse e lussi alla Gheddafi, Aladeen passa il suo tempo opprimendo allegramente la sua gente, tra torture ed esecuzioni capitali. Come ogni dittatore che si rispetti vuole anche lui la sua bomba atomica, tanto da finire nel mirino delle Nazioni Unite dove sarà chiamato per «rassicurare» il mondo circa i suoi piani bellicosi. Ecco così che come in tutti i suoi film il nostro approda anche stavolta negli States, a New York. Qui però lo zio Tamir (sir Ben Kingsley), estromesso a suo tempo dal trono, mette a punto la sua vendetta. Fa prendere il posto di Aladeen, ad una delle sue tante contro figure, annunciando che nell'imminente discorso all'Onu il dittatore aprirà il suo paese alla democrazia. Ci vorrà tutto l'impegno di Aladeen per sventare il piano. Perché alla fine, dopo una serie di rocambolesche avventure che lo porteranno, fatalità, tra i no global americani, il nostro arriverà sul palco delle Nazioni Unite per spiegare che la democrazia così come la intende l'occidente (tipo Chaney, il vice di Bush), non è poi tanto diversa dalle dittature. A cominciare dalle corporation petrolifere che nascondono i loro interessi dietro le tante «missioni di pace» destinate appunto a portare la democrazia. Com'è democratico questo dittatore L'occhiocompassionevole di Ami sulle vittime del killer TEXAS KILLING FIELDS RegiadiAmiCanaan Mann ConSamWorthington, JeffreyDean Morgan JessicaChastain,ChloeMoretz Usa2011 U: 20 venerdì 15 giugno 2012
Dialoghi Luigi Cancrini psichiatra e psicoterapeuta SUMMIT DI RIO, TUTTO È CAMBIATO. LA CONFE-RENZADELLENAZIONIUNITESULL'AMBIENTEE LOSVILUPPOche si concluderà nella città brasiliana mercoledì prossimo, 22 giugno, sarà molto diversa da quella che si concluse nel giugno 1992. È cambiato l'ambiente. E sono cambiati i parametri dello sviluppo: o meglio, della crescita economica. I cambiamenti sono (quasi) tutti avvenuti in peggio. E questo a Rio, venti anni fa, nessuno se lo aspettava. Malgrado la Convenzione sui Cambiamenti Climatici, elaborata a Rio venti anni fa, è peggiorato il quadro dei fattori antropici che influenzano il clima. Nel 1992 la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera era pari a circa 360 parti per milione (ppm), oggi sfiora le 400 ppm. In questi 20 anni, invece di stabilizzarsi, le emissioni di gas serra sono aumentate del 45%. Malgrado la Convenzione sulla Diversità Biologica, elaborata a Rio venti anni fa, il numero di specie che scompaiono ogni anno sul pianeta aumenta. E a velocità accelerata. Ormai, come sostiene l' International Union for Con servation of Nature (Iucn) sono a rischio di estinzione il 30% degli anfibi, il 25% dei mammiferi e il 21% degli uccelli. Malgrado la Convenzione contro la Desertificazione, elaborata a Rio venti anni fa, i deserti continuano ad avanzare. E non c'è alcun'attività coordinata di contrasto. Non solo i Paesi del mondo non hanno ottemperato agli impegni assunti con l'Agenda 21, ma continuano a finanziare le attività inquinanti. Ogni anno, secondo la rivista scientifica Nature, il mondo invece di disincentivare l'uso dei combustibili fossili lo incentiva con sussidi che ammontano alla stratosferica cifra di 650 miliardi di dollari. Mentre con altri 300 miliardi di dollari incentivano l'agricoltura e la pesca non sostenibili. In pratica, non solo non ottempera agli impegni di Rio ma, ogni anno, con 1.000 miliardi di dollari il mondo finanzia le attività che tradiscono lo spirito e la lettera di Rio. In breve, 20 anni dopo Rio il mondo è ecologicamente meno sostenibile. Anche la produzione di ricchezza è cresciuta. In venti anni, in valore assoluto, il Prodotto interno lordo del mondo è pressoché raddoppiato. Nuove economie emergenti non solo si sono affacciate sulla scena, ma hanno assunto una posizione tendenzialmente dominante. Centinaia di milioni di persone, in questi Paesi, sono uscite dalla povertà e hanno raggiunto condizioni di relativo benessere. Ma altri miliardi di persone in tutto il mondo sono in condizioni di estremo disagio. E la disuguaglianza è aumentata, invece di diminuire. In breve, 20 anni dopo Rio il mondo è socialmente meno sostenibile. Questa sensazione di peggioramento delle condizioni – accentuata in Europa da una crisi finanziaria ed economica che dura da quattro anni – si avverte anche nell'aria: a Rio, venti anni dopo, c'è meno entusiasmo. Tuttavia non si riparte da zero. E non mancano neppure gli esempi positivi. In fondo, nell'ambito dei negoziati sui cambiamenti del clima, ci sono almeno due fatti, magari piccoli, ma di segno positivo. Il protocollo di Kyoto, tutto sommato, ha funzionato. Alla fine di quest'anno i Paesi di antica industrializzazione che lo hanno firmato raggiungeranno il risultato di una riduzione, media, del 5% nelle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990. E, inoltre, tutti gli altri – compresi Stati Uniti, Cina, India, Brasile e Sud Africa – si sono impegnati, lo scorso anno a chiudere entro il 2015 un negoziato globale vincolante. Non è moltissimo. Non è quanto chiedono gli scienziati. Ma non è neppure poco. Ecco un primo obiettivo, minimo ma non inutile, che può essere raggiunto tra una settimana a Rio + 20: rafforzare questo accordo. Impegnare solennemente tutti davanti all'opinione pubblica mondiale. Anche in tema di conservazione della diversità biologica non sono davvero molti i passi avanti. Tuttavia non mancano i buoni esempi. Il principale riguarda proprio il Paese ospite, il Brasile. Dal 2004 a oggi il taglio degli alberi nella foresta amazzonica è diminuito del 78%. Una diminuzione del tasso di deforestazione, voluto dall'ex presidente Lula, che molti ritenevano impossibile. Il successo conseguito dal Brasile è significativo. Intanto perché l'Amazzonia svolge un ruolo decisivo sia nei cambiamenti climatici – è il maggiore polmone verde del pianeta – sia nella conservazione della biodiversità: è il maggiore hot spot di diversità biologica del pianeta. E poi perché è stato conseguito da uno dei Paesi a economia emergente che si accinge a giocare un ruolo geopolitico sempre più importante. Quello brasiliano è un buon esempio. Questo successo carioca indica che la sostenibilità ecologica non è affatto un lusso, non impedisce affatto ai Paesi di nuova industrializzazione di aumentare la propria ricchezza. Un altro esempio piccolo ma positivo è quello della Corea del Sud. Negli ultimi venti anni il Paese asiatico ha fatto registrare una crescita economica seconda solo a quella della Cina. Ma ha anche fatto registrare una sensibile diminuzione dell'indice di Gini e dunque della disuguaglianza sociale. Inoltre la Corea è diventa una dei leader mondiali della «green economy». Insieme Brasile e Corea dimostrano che quella di Rio 1992 – raggiungere la sostenibilità ecologica e sociale – non è un'utopia. Ma un obiettivo ragionevole. Maramotti CHE FOSSE NECESSARIO ANDARE AL RIORDI-NODI UNO STRUMENTO IMPORTANTE QUALEÈ LA PROTEZIONE CIVILE ERA CONSAPEVOLEZZA DI MOLTI.Ciò non solo per recuperarne la funzione originaria, dopo i gravissimi snaturamenti introdotti dal Governo Berlusconi. Ma anche perché il nostro Paese, a grave rischio sismico e con un dissesto del suolo che ha pochi eguali, è caratterizzato dall'assenza di una pratica coerente di prevenzione e da un accavallarsi di norme in materia. Tutto ciò rende necessario affrontare nuovamente i temi relativi alla funzione della Protezione civile. Al riguardo, stanno lavorando le Commissioni Affari Costituzionali ed Ambiente della Camera, in sede di conversione in legge di un Decreto dello scorso 15 maggio. Quel testo, che pure contiene alcuni punti sicuramente condivisibili (in particolare la conferma del superamento dei Grandi Eventi affidati al Dipartimento Protezione Civile), è informato da alcune scelte di fondo che noi consideriamo sbagliate e da un qualche vuoto da recuperare nel lavoro in Aula. Per le scelte sbagliate mi riferisco a quelle parti nelle quali si sancisce la privatizzazione delle materie riguardanti la prevenzione e la gestione del territorio, in particolare sul versante dei costi. Infatti, si prevede che i costi del soccorso e del ripristino delle condizioni di normalità, a partire dalla ricostruzione di abitazioni e siti produttivi e industriali, vengano fatti gravare sui governi locali e sui cittadini. Così come è particolarmente insistito il ricorso a fondi straordinari, finanziati attraverso una tassazione aggiuntiva dei carburanti. La previsione della possibilità di superare il blocco della spesa derivante dal patto di stabilità – che, insisto, non può sostituirsi alla necessità di alimentare strutturalmente lo specifico fondo – deve rappresentare, invece, la scelta in base alla quale si rafforza e qualifica ulteriormente l'impegno alla protezione e tutela della sicurezza dei propri cittadini, a partire da quelli socialmente più deboli. Sempre sullo stesso tema, limitare la presenza dello Stato ad un massimo di 100 giorni nei territori colpiti da un grave evento è riduttivo ed è fortemente limitativo della necessità di operare, d'intesa e in sinergia con le istituzioni locali, per il ritorno alla «normalità». È molto positivo che i lavori in Commissione abbiamo approvato la soppressione di un articolo con il quale, di fatto, si sarebbe individualizzato il rischio mediante la forte sollecitazione a ricorrere alle assicurazioni sugli immobili da parte dei proprietari. È un risultato positivo che, comunque, ci consegna una questione sulla quale occorre decidere rapidamente. Infatti, in un Paese che ha circa ventisei milioni di case edificate antecedentemente all'approvazione della prima legge sulle costruzioni antisismiche occorre che si proceda rapidamente alla rilevazione degli interventi necessari prevedendo anche la concessione di prestiti a tasso zero per la messa in sicurezza delle stesse. Infine, c'è un tema dimenticato. Mi riferisco alla necessità di incentivare gli interventi della Protezione Civile di tutela del territorio, previsione e prevenzione. Quasi 200 miliardi di euro sono stati spesi per intervenire a catastrofi accadute, senza contare le vite umane perse, proprio per la sottovalutazione di questi aspetti. Da ultimo serve un Testo Unico che rimetta ordine fra norme accumulate nel tempo. Considerato che nel Pd sono presenti più linee politiche troverei più logico prima fare le primarie di partito per presentare alla competizione di coalizione un solo candidato per il Pd che si faccia interprete del programma condiviso dalla maggioranza. Inoltre, la lezione di Genova e di Palermo a qualcosa dovrebbero essere servite, se ci presentiamo divisi vincono gli altri che concentrano i voti su un solo candidato. SILVIASIGHIERI Difficile davvero immaginare che le primarie si svolgano due volte, all'interno del Pd la prima e nella coalizione la seconda. Personalmente ritengo che il Pd possa esprimere il suo candidato affidandone la scelta ai suoi organismi dirigenti, le primarie interne ci sono già state per eleggere il segretario e una ripetizione a breve di una chiamata al voto di iscritti e simpatizzanti per sapere quanto “pesa” Renzi o qualcun altro sembra davvero poco ragionevole. Verità è, d'altra parte, che quella con cui ogni giorno di più ci si confronta sul terreno della politica è la caduta verticale di quel senso di appartenenza su cui a lungo si era fondata la storia dei grandi partiti italiani. Viste come un veicolo per la diffusione delle proprie idee (nel migliore dei casi) o di un trampolino (nel peggiore) per la propria carriera, le organizzazioni di partito sono terreno di conquista più che luoghi di concertazione delle iniziative e delle scelte politiche. Pericoloso sempre, questo tipo di meccanismo lo è particolarmente ora, tuttavia, mentre quello che incombe è il rischio della recessione e di una crisi complessiva del sistema Paese. Avanti piano, dunque, e senza protagonismi. Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 La tiratura del 14 giugno 2012 è stata di 88.266 copie Un limite anche per le primarie? Il commento Rio 20 anni dopo, il pianeta è più malato . . . Eccezioni positive: Corea del Sud e Brasile dove il taglio degli alberi della foresta amazzonica è diminuito del 78% Pietro Greco . . . Le emissioni di gas serra sono aumentate del 45%, cresce il numero delle specie che scompaiono Avanzano i deserti L'intervento Protezione civile, luci e ombre della riforma . . . Sbagliato gravare troppo sui Comuni No a tasse sui carburanti Enrico Panini Segretario confederale Cgil COMUNITÀ 18 venerdì 15 giugno 2012
ROSSELLA BATTISTI rbattisti@unita.it WEEKEND TEATRO DESIDERIO DI SUCCESSO O TOTALE ABBANDONO? FIABAOREALTÀ?VIVEREOMORIRE?Sul filo di questi interrogativi corre tutto lo spettacolo - perfetto nella regia e ambizioso nel progetto - di Lisa Ferlazzo Natoli, che in questi giorni al Teatro India di Roma (fino a domenica, produzione Lacasadargilla, La Fabbrica dell'Attore in coproduzione con Festival Inequilibrio/Armunia, in collaborazione con il Teatro di Roma) presenta il suo Jakob von Gunten, dal romanzo omonimo di Robert Walser (Bienne, 15 aprile 1878 – Herisau, 25 dicembre 1956), che lo scrisse nel 1909 all'età di 31 anni. Curiosa una sua precedente vicenda autobiografica che forse ispirò questo romanzo di formazione, dove apparentemente non accade nulla. Ma il tempo scorre lento come scandito da una invisibile clessidra che segue il ritmo delle azioni sceniche dei quattro personaggi mentre si muovono sinuosi tra gli armadi privi di ante, come fossero in un labirinto. Al nastro di partenza una vaschetta tonda di pesci rossi, che ritroviamo a fine corsa in fondo alla sala. Allo scrittore svizzero (in Italia tradotto da Adelphi) successe questo, prima di scrivere Jakob von Gunten: si iscrisse ad un corso per servitori e subito dopo venne assunto nel castello Dambrau in Alta Slesia. Molto probabilmente fu quell'esperienza ad offrirgli lo spunto per questo suo «diario», che racconta la storia di Jacob (Andrea Bosca), un giovane di buona famiglia che decide di iscriversi all'Istituto Benjamenta, una scuola per servitori, dove in realtà non si insegna proprio nulla. Kraus (Emiliano Masala) è il servitore perfetto e trascorre le sue giornate facendo le pulizie. Meglio ancora, in questo istituto si tenta di inculcare nella mente dei pochi allievi rimasti un manuale che Lisa (Monica Piseddu) sintetizza così sulla sua lavagna: «Come si deve comportare un ragazzo? La buona condotta è il fine di questo giardino». Scrive Robert Walser: «In altre parole, nella nostra vita futura saremo tutti qualcosa di molto piccolo e subordinato. L'insegnamento che ci viene impartito consiste sostanzialmente nell'inculcarci pazienza e ubbidienza: due qualità che promettono poco o nessun successo. Successi interiori, magari sì: ma che vantaggio potremo trarne? A chi danno da mangiare le conquiste spirituali? A me piacerebbe esser ricco, andare in giro in carrozza e aver denaro da buttar via... ». LARIBELLIONE Ed ecco la domanda che ci ponevamo all'inizio: sottostare o ribellarsi? Forse nella scuola diretta da Benjamenta (Alberto Astorre), fratello di Lisa, si insegna l'apatia, perché solo obbedendo si possono acquisire i segreti per imparare a comandare. L'importante è non pensare: quando Jacob inizia a ribellarsi, a riflettere, e dunque a vivere, Lisa «muore». Ma poi le azioni sembrano non compiersi mai fino in fondo (anche il bacio fra Jacob e Lisa non c'è). I personaggi entrano ed escono da un'anta all'altra, da una piccola panca al grande armadio sullo sfondo, in un gioco di luci e ombre che tra rumori, bisbigli, tracce sonore, sembrano volerci dire, «l'Istituto Benjamenta, ecco il vero protagonista di questa storia». E allora i personaggi diventano pedine. E anche la narrazione passa in secondo piano. Finché non perdiamo le tracce di Jacob. AndreaBoscae MonicaPiseddu in«Jacob von Gunten» FOTO SVEVA BELLUCCI È UN FIORE MATURO QUELLO CHE SBOCCIA AL TEATRO BELLIDIROMA:ILGAROFANOVERDE«coltivato» da Rodolfo Di Giammarco. Ovvero la rassegna di teatro omosessuale, la cui diciannovesima edizione, alla presenza di un foltissimo parterre (tra cui una pimpantissima Franca Valeri) è stata inaugurata da Luciano Melchionna con un reading in forma di concertazione di voci e violinista «appesa». Melchionna ha scelto The Chidren's Hour, un testo del 1934 a firma di una lucida Lillian Hellman che racconta la parabola di vita e di speranze infrante di due donne, accusate da una loro viziata e diabolica alunna di avere intimità omosessuali. Nella puritana New England, dove la vicenda si svolge, la calunnia ha un effetto devastante, la scuola condotta da Martha e Karen, viene chiusa e il dubbio manda all'aria anche il progettato matrimonio di Karen con Joseph, che pure l'aveva difesa e sostenuta contro le accuse. La scrittura di Hellman è nitida, affilata come una lama che seziona le anime dei suoi protagonisti e già nel 1936 William Wyler portò la storia al cinema, costretto però dal produttore Samuel Goldwin a una trama rimaneggiata e con un improbabile lieto fine. Nel '61 sempre Wyler tornò sul tema con maggiore aderenza con Shirley Mac Laine e Audrey Hepburn, il cui titolo Quelledue, dove affiora un velato senso di condanna, viene ripreso da Melchionna, che però ripristina oltre al finale drammatico tutti gli snodi della pièce – compreso l'amore irrisolto di Martha per Karen. Asseconda lo scandire inesorabile dei passaggi mettendo in fila i personaggi con lo spartito in mano, mentre dall'alto come una ferita nel cielo, una spada di Damocle, un angelo sterminatore col violino in mano, incombe Erma Castriota, alternandosi nel punteggiare il reading musicalmente e drammaticamente (è lei a confessare di aver visto le due insegnanti in atteggiamenti sconvenienti). Ma la vera lucifera è in basso, alligna tra i leggenti la ragazzina terribile che mette insieme origliamenti e trame proibite. Piccola dominatrice (molto convincente la giovanissima Renata Malinconico: una promessa attrice) che si spinge fino al ricatto per somministrare la sua ricetta velenosa, mentre Carolina Crescentini è una soave Karen, schiantata dalle conseguenze della calunnia, ma con la testa alta. L'amica Martha, spigolosa e dalle passioni trattenute, è Lucia Mascino, mentre il fidanzato Jo è il premuroso Sandro Giordano, la nonna della ragazzina un'impeccabile Paola Sambo (che conoscevamo come trascinante attrice comica e che qui rivela un perfetto aplomb drammatico) e la zia provoca-guai la frivola e linguacciuta Giorgia Trasselli. Atmosfera da film per tensione (più vicina al Tennessee Williams de La gatta sul tetto che scotta che all'edulcorato Wyler) nonostante la tenuta da reading, e vibrazioni di attualità nel rigurgito anti-omosessuale che ancora oggi infesta le cronache. Diario diunservo DalromanzodiWalser lospettacolodiLisaNatoli «JakobvonGunten» racconta lastoria diungiovane iscritto all'IstitutoBenjamenta unascuolaperservitori FRANCESCADESANCTIS fdesanctis@unita.it Perfetta la regia checiguida inun labirinto fattodiazioni incompiute, dialoghi spezzati earmadimagici Lesperanze infrantediduedonne «GarofanoVerde» larassegnadi teatroomosessuale inauguratadaLucianoMelchionna.TestodiLillianHellman Unafotodi scenadallo spettacolo«Quelle due» diLillianHellman LEPRIME WilliamForsythepresenteràoggi l'installazionecoreograficanellospazio delleArtiglierie dell'Arsenale con lesue centinaiadi pendoliappesi asottili fili metallici,oscillanti sotto laspintadei movimentidel danzatoreBrockLabrenz. NOWHEREAND EVERYWHERE AT THE SAMETIME coreografiaWilliamForsythe BiennaleDanza Venezia, stasera È la vigiliadi Natale,è l'oradelbagno, si sentonoraccontare storieper bambini, si sentono la madree la figliacantare, ridere...Guillaume Vincent torna alFestival per la terzavolta. In scenaal TeatroAstra diTorino. LANUIT TOMBE diGuillaumeVincent regiaGuillaumeVincent Festivaldelle CollineTorinesi, 21 e22 giugno Stasera in scenaal NapoliTeatroFestival Italia tutta la produzione delgiovane drammaturgo, regista eattore argentino ClaudioTolcachir. Domani il focus sull'Argentinaproseguecon gli spettacoli diDaniel Veronesee RominaPaula. TERCERCUERPO,EL VIENTOEN UN VIOLÍN,LA OMISIÓNDELAFAMILIA... regiaClaudioTolcachir TeatroMercadante, ore 18, 20,22, Napoli U: 22 venerdì 15 giugno 2012
Datoptenz.net 02Bauhaus Kingdom'scoming 03R.E.M. It's theendof theworld... 04Radiohead Idioteque 05JulianCasablancas FourchordsoftheApocalypse 06Thetempertrap Soldieron 07R.E.M. I'mgonnaDJ 08Klaxons Fourhorsemenof2012 09DefLeppard Armageddonit 10DaveMatthewsBand Whentheworldends ALDOGIANOLIO Lacantantesi ripresentadoposediciannidi silenziocon undiscocapolavoro:struggente,potentee incontenibile The Cure WEEKEND DISCHI «“TERRA DI NESSUNO”, LO DICO AI PIÙ DISTRATTI, È USCITO VENT'ANNI FA ESATTI. ALZA UNA TRIPLA V PERLAVITTORIA, PERLA STORIA COLLETTIVAEPER CHI NON C'È PIÙ». Attaccano così le rime di Let's go, l'inedito che apre il doppio cd antologico pubblicato per festeggiare l'importante traguardo raggiunto dagli Assalti Frontali, seminale band di hip-hop romana guidata dal poeta rapper metropolitano Militant A. Occorre ricordare che il collettivo era in azione nei centri sociali e nell'etere già da un po', con il nome di Onda Rossa Posse. Nel 1990 autoprodussero il vinile omonimo, un 12” con due tracce nel lato A e tre nel lato B, che è il vero punto di partenza di tutta la storia. Certo è che, quando quei brani vennero scritti, il fine ultimo era solo quello di cantarli in diretta a Radio Onda Rossa e alle manifestazioni. Assalti Frontali, all'inizio, era il nome dell'etichetta che avrebbe dovuto curare le pubblicazioni discografiche. Alla fine di quell'anno O.R.P. si sciolse e Assalti Frontali divenne il nome del gruppo nato dalle sue ceneri. All'epoca anche i rappers romani cantavano in inglese e Militant A ebbe l'intuizione di tentare con la nostra lingua perché, se avesse suonato bene, l'energia dei versi radicalmente antagonisti che gli frullavano in testa sarebbe arrivata dritta al cuore dei giovani frequentatori dei centri sociali e il messaggio compreso in tutta la sua forza dirompente. Mantenere la potenza delle basi hip-hop di gruppi come i Public Enemy di Chuck D, magari innervandole con robuste schitarrate punk, sulle quali tentare l'ardito innesto dell'italiano. L'azzardo venne testato dalla frequenza di Radio Onda Rossa e tutto girò subito benissimo: il pubblico voleva riascoltare quei pezzi di continuo. Poi iniziarono i concerti nelle scuole superiori e nelle università occupate. Batti il tuo tempo diventò, per acclamazione, la colonna sonora del movimento della Pantera. E poi l'hip-hop cantato in italiano diventò la norma. Addirittura, nella sua versione più edulcorata e conciliante, scalò le classifiche dei dischi più venduti. Dopo aver detto molti No, ai quali però hanno corrisposto altrettanti Sì, gli Assalti Frontali sono ancora in attività, belli e irriducibili oggi come allora e Let'sgo/Senzalottanonsoesserefelice fa il punto della loro avventura, regalandoci un'ottima raccolta di canzoni che, storicizzandone il lavoro, ce li mostra per quello che sono: uno dei nomi migliori della nostra canzone d'autore di sempre. Ci sono 21 brani rimasterizzati (dal 1990 al 2011), 3 remixati e un inedito. Qualche traccia importante è per forza rimasto fuori ma non potevano mancare Baghdad1.9.9.1., Gaia per davvero, Batti il tuo tempo, Fascisti in doppiopettoe Rottaindipendentededicata a Carlo Giuliani: «E ora nella dignità mi specchio, nella dignità del fratello che era insieme a noi nel mucchio, lui ha lottato, quando ha avuto l'occasione non ha voltato gli occhi e questa è la lezione… e non spegni il sole se gli spari addosso». «DREAMBABYDREAM»,UNODEGLIOTTOBRANICHEFANNOPARTEDELL'ALBUMTHE CHERRY THING (INUSCITAIL 19GIUGNO),è un capolavoro. È la cover di una canzone del 1980 dei Suicide, gruppo statunitense composto dal cantante Alan Vega e da Martin Rey al sintetizzatore e alla drum machine (anticipatori e ispiratori del synth pop, della techno e dell'industrial dance), brano reso famoso da Bruce Springsteen che con esso chiudeva tutte le sue esibizioni del Devil & Dust tour del 2005, accompagnandosi lui medesimo all'organo. La nuova inebriante riproposta è della cantante Neneh Cherry, figlia adottiva di Don Cherry e star internazionale del pop e del rhythm & blues dopo il successo planetario, nel 1989, della canzone Buffalo Stance: la Cherry si ripresenta, dopo sedici anni che non registrava un disco a suo nome (Man, del 1996), con il trio svedese The Thing (composto da Mats Gustafsson al sax baritono, Ingebrigt Håker Flaten al contrabbasso e Paal Nilssen-Love alla batteria). Neneh Cherry e The Thing mantengono del Dream BabyDream originale l'ubriacante tiritera, ma esprimendola con ingigantita e arcaicizzata umanità che rigetta la monotonia dell'uniformità della dinamica usata dai Suicide per svolgersi in un trascinante crescendo di intensità parossistico, destinato poi a declinare una volta raggiunto il culmine (il climax): l'iniziale ostinato del baritono di Gustafsson, che s'intreccia con la litania ossessiva derivata dalle poche parole del testo cantate con scomposta rassegnazione da Neneh, cresce sino all'esasperazione di uno struggente assolo che ricorda le belluine invenzioni di Pharoah Sanders quando era, nei Sessanta, con John Coltrane. A parte Accordion, pezzo scritto dal rapper MF Doom, che ha come protagonista il canto di Neneh, un canto sofferente, gracile, ma al contempo sferzante e vigoroso, tutti i brani del disco (due composizioni originali, di Cherry e Gustafsson, e altre quattro cover, di Martina Topley-Bird, The Stooges, Don Cherry e Ornette Coleman) sono più o meno impostati alla stessa maniera, con esplosioni di forza e rabbia del potente, scabroso e incontenibile Gustafsson. La tensione della musica, che è quanto dire la sua qualità, non molla un secondo, pura energia vitale e travolgente turbinio di idee che sembrano volere tornare alle basilari verità che si sprigionano, danzando, sino dall'origine dei tempi. The end of theworld AssaltiFrontali vent'anni di lotta Labanddihiphopromana festeggiaconundoppiocd ASSALTI FRONTALI Let'sgo Venus PIEROSANTI TornaNenehCherry più inebriantechemai NENEHCHERRY& THE THING TheCherryThing SmalltownSuperjazzz LAFINE DELMONDO GLIALTRIDISCHI «LATINMOOD»CAPITOLOSECONDO.DOPOILPRECEDENTEEACCLAMATOLAVORO(Sol, 2008) e con alle spalle decine di concerti in tutta Italia, di cui tre sold out consecutivi sul palco dell'ultima edizione di «Umbria Jazz Winter», la formazione co-diretta da Fabrizio Bosso e Javier Girotto ritorna con un disco altrettanto spumeggiante, denso di ritmi e sonorità dai colori squisitamente sudamericani. Conferma di un approccio innovativo nel panorama jazz italiano, «reinvenzione» della tradizione afroamericana attraverso ritmi e i colori latini. Coinvolgenti riletture di classici come Algocontigo(Chico Navarro), In a Sentimental Mood (Duke Ellington) e Tast of Honey (Bobby Scott, Ric Marlow) – qualcuno la ricorderà come sigla di «Tutto il calcio minuto per minuto» nella versione di Herb Alpert – che si alternano a brani originali a firma di Bosso, Girotto, Mangalavite. Fabrizio Bosso, alla tromba, Javier Girotto, sassofono baritono e soprano, danno vita a struggenti assoli ben supportati da un ottimo interplay di un ormai maturo sestetto: Natalio Mangalavite (pianoforte), Lorenzo Tucci (batteria), Luca Bulgarelli (basso elettrico e chitarra), Bruno Marcozzi (percussioni). Lavoro permeato di grande energia, capace di coinvolgere come un'esibizione dal vivo. Bosso&Girotto Il jazzha icolori delSudamerica PAOLOODELLO Laband romanaAssaltiFrontali Ungrantalento melodico chesi riconferma.ReginaSpektor, cantantee pianista, russa dinascita, americana di adozione, fantasiosadi attitudine. Il suo popnonè mai banale,diverte, solletica, spiazza,nonappartiene a nessuna moda.Anche TomPetty l'havoluta comespallanel suo ultimotour.Perpiù diuna buona ragione. SI.BO. REGINA SPEKTOR Whatwe saw fromthe cheapseats SireRecords Semai cene fosse ancorabisogno, la banddiCittà diCastelloci conferma che il reggae èun linguaggio efficacissimoper esprimere,non soltanto lagioia del«battito del cuore»,ma anche ildisagio vissutoda chiha davanti asé unfuturo incerto e negativo.Unamusica e unsuono come il reggae,così legati alla fisicitàe al movimento, sono per gli Jolebalalla il veicolo ideale per raccontarsie raccontarea chi li ascolta le prospettivedi un mondopiù positivoe felice. G.S. JOLEBALALLA Themocracy Step/Venus Labandbritannicadi spacerock capitanatadaJason Pierce (reduceda unabruttamalattia) tornacon un disco chemescolapopprevedibile a lunghi blueselettrici, noise e pezzi sinfonici.Un mixcomedimostrano le fonti di ispirazionecitate: Brian Wilson, Chuck Berrye il jazzista tedescoPeter Brötzmann.Ospite inun brano ancheDr John. SI.BO. SPIRITUALIZED Sweetheart sweet light FatPossum U: venerdì 15 giugno 2012 21
«Bisogna riorganizzare i fondamentali, riprendere sovranità» e affiancare al rigore sui conti anche le misure per la crescita. Lo ha detto l'altro giorno alla Camera e lo ripete anche adesso, in occasione dell'Assemblea nazionale Pd sull'Agricoltura, il ministro per le politiche Agrarie Mario Catania è seduto in prima fila, ha da poco concluso il suo intervento. Pier Luigi Bersani richiama la politica ad esercitare il proprio ruolo e, rivolgendosi al ministro, esorta: «Anche nell'emergenza abbiamo bisogno che il sistema Paese cominci ad alzare la testa». Sottolinea: «Con Monti ci intendiamo larghissimamente, ma non si può dire che una volta è la crescita che manca, una volta è la riforma del lavoro, un'altra il debito perché i mercati leggono la realtà ma anche la creano e se hanno deciso di andare a prendere il predatore dalla savana decidono indipendentemente dal fisico dell'animale». E l'animale-Italia è sotto botta, morso dalla recessione. Per questo il segretario Pd invoca un «gesto politico» senza del quale «l'Europa non può uscire dal problema». Il Pd, come il Pdl, sa bene che dopo Monti l'emergenza sarà ancora lì e i problemi se li ritroverà sul tavolo chi andrà al governo, per questo il segretario dice che anche in questa «emergenza e in questa transizione» è necessario iniziare «a seminare idee su cui lavorare in continuità ragionando attorno a un orizzonte produttivo e a una missione Italia sui temi dell'ambiente della qualità e dell'innovazione». Saranno cruciali le prossime settimane e se qui in Italia «si tratta di trovare un po' di risorse per la crescita, che è una parola grossa» ma almeno serve a contrastare la recessione, in Europa «ognuno si deve prendere le sue responsabilità». Bene che il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Shauble preveda «una ripresa per il nostro Paese a partire dal 2013, ringraziamo, siamo grati, però sappiamo di avere dei problemi». E tra questi c'è quell'enorme carico sulle spalle degli italiani dovuto alle manovre e al «salvaitalia», ragion per cui da qui in avanti «non possiamo massacrare chi è già in grosse difficoltà». Ovvio il riferimento alla spending review, «c'è modo e modo di fermare la recessione» e meglio sarebbe intervenire in modo oculato. «Abbiamo un problema di mercato delicatissimo - dice - cerchiamo di affrontare questo tema con equilibrio stando ben attenti a dove andiamo a mettere le mani. Non possiamo colpire i ceti che hanno bisogno di consumare». E bene anche l'annuncio della vendita dei beni pubblici, ma anche qui il partito democratico vuole vedere come sarà strutturata. «Se è quello che penso che sia, è una proposta venuta fuori dagli enti locali ed è una cosa positiva, ma va ben organizzata». ILMANIFESTO DEI SINDACI Ma dopo la direzione di venerdì, nel corso della quale Bersani ha annunciato la sua candidatura alle primarie, la macchina elettorale è partita. Mentre il sindaco di Firenze, Matteo Renzi sonda su quanti - ma soprattutto chi - lo appoggerà se dovesse decidere di sfidare il segretario, centinaia di suoi colleghi, sindaci, presidenti di Provincia e Regione, una scelta sembra l'abbiano già fatta. In un Manifesto, sottoscritto tra gli altri da Piero Fassino (Torino), Roberto Cosolino (Trieste), Virginio Merola (Bologna), Massimo Cialente (L'Aquila), Vasco Errani (Emilia Romagna), Gianfranco Ganau (Sassari), dedicano un intero passaggio alla Carta di intenti che Bersani ha lanciato durante la direzione. «Ci sentiamo coinvolti in questo percorso e vogliamo contribuire ad arricchirlo», dicono. Quello degli amministratori è un Manifesto con il quale si dicono in campo per la sfida delle elezioni politiche per la vittoria del Pd. «La difficoltà crescente di trovare soluzioni concrete scrivono nel manifesto - coinvolge direttamente noi sindaci che viviamo con angoscia questa fase perché abbiamo la percezione che la soluzione, se la si vuole trovare, sta nel ricreare una sana gerarchia dei valori delle cose e che la montante ondata populista può solo aggravare la disillusione dei cittadini in quanto non può dare soluzioni». E in un momento in cui la crisi morde soprattutto i Comuni con un taglio dei trasferimenti e il patto di stabilità che strangolano i margini di interventi, gli amministratori, puntano su «una sintesi alta tra la dimensione territoriale e la sfera globale». «Ce la possiamo fare sostengono nel documento - se la politica nazionale assume il valore locale come fondante della sua riscossa e se con umiltà si accetta che spesso quello che accade a livello locale è importante perché assume carattere di valenza complessiva». Sindaci e presidenti di Provincia e Regione del Pd sanno che lo spettro da combattere alle prossime elezioni è l'astensionismo, l'antipolitica, il grillismo e la disillusione, tutto ciò che ha portato alla «profonda frattura che si è aperta tra la politica e i cittadini». Il percorso indicato da Bersani li convince e il Manifesto ha tutta l'aria di essere un appoggio alle primarie. Il segretario dal canto suo sta pensando ad un incontro a luglio con tutti gli amministratori Pd. «Il lavoro come priorità strategica, lanciando un piano straordinario per giovani e donne». La seconda assemblea nazionale del lavoro del Pd si terrà oggi a Napoli. Stefano Fassina, responsabile economico, terrà la relazione. Fassina,ilcalendarioponelavostraassise in un periodo assai delicato per il lavoro, tra la riforma al voto in Parlamento e la questioneesodati... «Cade in un periodo delicato in cui è sempre più evidente il nesso tra involuzione delle condizioni di lavoro e involuzione della democrazia. Per spezzare questo circolo vizioso il nostro impegno è racchiuso nel titolo scelto quest'anno: “Sviluppo sostenibile per la piena e buona occupazione”. Dobbiamo rimettere ordine tra variabili strumentali e obiettivi. Le variabili strumentali sono gli spread, i saldi di finanza pubblica; l'obiettivo è valorizzare la persona che lavora. Se continuiamo a parlare come brokerdi Wall Street saremo incomprensibili, in particolare per le generazioni più giovani». Tragliostacolipiùfortic'èl'austeritàimpostaa livello europeo.Come superarla? «È necessario allentare la morsa dell'austerità che rischia di portarci all'autodistruzione. Dobbiamo dire la verità, l'inseguimento degli obiettivi di finanza pubblica fissati dal governo Berlusconi è incompatibile con lo sviluppo. Il rigore inseguito dall'Italia e lo sviluppo sono incompatibili. Quindi è necessario allentare la morsa dell'austerità in raccordo con la Commissione europea per far rialzare la domanda interna innanzitutto attivando gli investimenti in piccole opere pubbliche da parte dei Comuni. Sul tema degli esodati invece noi abbiamo già presentato in Parlamento proposte concrete per risolvere il problema e tutelare ogni persona e i diritti acquisiti». L'altra emergenza che ogni mese viene messainevidenzadaidatimacroeconomiciè ladisoccupazione giovanile.Pervoi è una priorità affrontarla, ma fattivamente qualiproposteavanzate? «Proporremo un piano per l'occupazione giovanile e femminile basato sull'allentamento del patto di stabilità interno fra Stato ed enti locali per impiegare i giovani e le giovani in particolare in progetti di lavoro per la cura del territorio e dell'ambiente. I giovani disoccupati saranno impiegati per periodi limitati con un trattamento analogo all'indennità di disoccupazione. Le risorse necessarie verranno solamente dall'allentamento del patto di stabilità e utilizzando Fondi europei». Lei prima ricordava il legame tra lavoro e democrazia.Suquestoaspettocomepensatediagire? «Il tema della democrazia nei luoghi di lavoro è una nostra priorità. È necessario sanare il vulnus alla democrazia aperto dalla vicenda Fiat. Per questo noi ci impegniamo a riscrivere l'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori per ridare la possibilità per i sindacati rilevanti di poter esercitare liberamente il loro ruolo in ogni azienda. In più cancelleremo l'articolo 8 dell'ultima manovra Berlusconi-Tremonti». Il vostro programma punta molto sulla coesioneeildialogosociale.Sietesicuridi riuscireatenereinsiemesindacatieimprese? «Sì, perché saranno tutti protagonisti e attori centrali. Nel programma di “Ricostruzione dell'Italia” presentato da Pier Luigi Bersani le forze economiche e sociali del lavoro sono protagoniste. Noi consideriamo il rapporto con un arco ampio di forze strategico e decisivo». Il leader Pd: «Anche nell'emergenza bisogna alzare la testa» Manifesto dei sindaci a favore del percorso indicato dal segretario e che porterà alle primarie OGGIANAPOLI ILCENTROSINISTRA Bersani a Monti: «Riprendiamoci la sovranità» MARIAZEGARELLI ROMA L'INTERVISTA StefanoFassina «Occorreallentaresubito lamorsadell'austerità Rischiadiportarci all'autodistruzione» «Lavoro e diritti, basta parlare come broker di Wall Street» MASSIMOFRANCHI ROMA Stavolta, dopo le polemiche dello scorso anno, sono andati “sul sicuro”. Niente gonne al vento. Per pubblicizzare la prossima festa cittadina dell'Unità - dal 19 giugno al 22 luglio a Caracalla - il Pd capitolino ha scelto una foto della cupola di San Pietro. Manifesto ideato da Livio Patriarca, 20 anni. Vincitore del “concorso di idee” bandito dalla Federazione cittadina. «Roma ce la farà», recita lo slogan stampato su un cielo color arancio, che prefigura il tramonto di Alemanno. È per quello che si lavora, all'ombra del Cupolone. Ma non solo. «Mobilitarci, come ogni anno, con i volontari (dai 200 ai 400 ogni sera), gli stand, i militanti, è la nostra risposta a chi pensa che il Pd, come tutti i partiti, rappresenti solo la casta: noi siamo l'altra faccia della politica», scandisce Micaela Campana, responsabile dell'organizzazione. «Lavoriamo fianco a fianco con le associazioni, con i comitati di quartiere, con i movimenti», rivendicano il segretario romano Marco Miccoli e il presidente Patané. «C'è spazio per tutti nella nostra festa: popolare e di massa, come il Pd». Il cinema gratis, i menù con prezzi fissi a due anni, lo stand «Rainbow», con le famiglie «arcobaleno». E tanto spazio all'antimafia e alla solidarietà con le popolazioni terremotate dell'Emilia (parmigiano e prodotti delle zone terremotate tra gli stand), «senza dimenticare l'Aquila». I due palchi saranno intitolati a Falcone e Borsellino. Tra gli ospiti, Pietro Grasso con Zingaretti, Antonio Ingroia con Veltroni. Si comincia il 19 giugno con una serata dedicata a Mesagne (con il direttore dell'Unità). Ospiti il 14 luglio anche i ministri Cancellieri e Riccardi con Livia Turco (14 luglio). E poi Camusso, il segretario del Pd Bersani (l'11 luglio), D'Alema, Bindi, Finocchiaro. Ci sarà anche l'Unità, ovviamente, con un suo stand, videointerviste, dirette in streaming. MA.GE. Roma, dal 19 i big alla Festa Videointerviste e dirette con l'Unità Pd, laconferenza nazionalesul lavoro indirettasuYoudem «Svilupposostenibileper la pienae buonaoccupazione».Oggi a Napoliè inprogramma laseconda assemblea nazionalesul lavorodel Pd. I lavori cheprenderanno il via alle ore9.30 con la relazione diStefano Fassinae sarannoconclusi alle ore 18 dall'interventodel segretario Pier LuigiBersani sarannotrasmessi in direttada Youdem Tv sulcanale808 dellapiattaformadi Skyesu www.youdem.tv. ParteciperannoSusannaCamusso (SegretarioGeneraleCgil), Raffaele Bonanni (Segretario GeneraleCisl), LuigiAngeletti (SegretarioGenerale Uil),GiovanniCentrella (Segretario GeneraleUgl),Giampaolo Galli (DirettoreGeneraleConfindustria), MarcoVenturi (Rete Imprese Italia) GiuseppeLupoi (Presidente Colap), VincenzoMannino (Alleanza Cooperative Italiane), AndreaOlivero (PresidentenazionaleAcli), Gaetano Stella (Presidente Confprofessioni). 8 venerdì 15 giugno 2012
28 venerdì 15 giugno 2012
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