24 sabato 16 giugno 2012
Un presidente della Banca centrale europea che si aspetta molto dalla politica può sembrare dedito allo scaricabarile. Ma in eccezionali tempi di crisi, quanto detto da Mario Draghi, nella conferenza stampa andata in scena ieri a Francoforte, assume ben altra valenza. Dopo aver premesso che la Bce «continuerà a garantire liquidità alle banche solventi che ne avessero necessità», il numero uno dell'Eurotower ha però sottolineato che l'azione dell'istituto, con le sue misure straordinarie, «non può colmare tutte le falle» nel processo di integrazione europea. Da qui la necessità di un forte potere centralizzato nell'Unione europea: «In questa fase della crisi sono predominanti le scelte politiche». Draghi si è detto convinto che i leader europei comunicheranno «molto presto una «visione comune dell'Eurozona», in modo da poter rassicurare i cittadini e i mercati. Il presidente della Bce ha aggiunto di essere «in stretto contatto con il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, il presidente della commissione Ue, Josè Manuel Barroso e il numero uno dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, per riflettere sugli elementi di visione di lungo periodo dell'Unione economica e monetaria». Le esternazioni del presidente della Bce sono arrivate in una giornata finalmente serena per i mercati, con le Borse in recupero ed un attenuarsi delle tensioni sugli spread. Sospinte anche dalle previsioni, non si sa quanto fondate, di un esito delle elezioni greche non avverso alla permanenza di Atene nell'euro, le piazze finanziarie hanno vissuto una seduta in crescendo, conclusa con Parigi che ha guadagnato l'1,82% e Francoforte l'1,48%, mentre a Londra l'incremento è stato molto più contenuto, +0,22%. Ma la migliore del lotto è stata proprio Piazza Affari, con l'indice Ftse Mib che ha terminato in progresso del 2,34% a 13.390 punti. SOTTOLA SOGLIA DEL6% Discorso simile, come detto, per l'andamento degli spread. Il differenziale fra il Btp decennale e l'omologo Bund tedesco è sceso progressivamente fino ad attestarsi a 448 punti base rispetto ai 464 punti della chiusura di giovedì. Un andamento che si è naturalmente riflesso sui rendimenti reali dei nostri titoli di Stato, con il tasso pagato dai Btp a 10 anni che è tornato sotto la soglia critica del 6%. Molto bene Mediaset (+6,5%) e Fiat (+5,48%) dopo i dati delle immatricolazioni in Europa di maggio, con Fiat Industrial +2,4% e la controllante Exor + 2,3%. Secondo il Fmi l'Italia «non sarà di nuovo sorvegliata speciale» come allo scorso vertice di Cannes, ma il rischio che «diventi la prossima vittima del contagio» è uno dei temi nell'agenda del G20 di Los Cabos. Lo scenario europeo ieri presentava anche quanto dichiarato dal presidente della Bundesbank Jens Weidmann, in un'intervista rilasciata al CorrieredellaSera, per il quale l'Italia è sulla strada giusta per uscire dalla crisi: «Il premier Mario Monti - ha affermato il primo banchiere tedesco negli ultimi mesi si è impegnato in riforme importanti. Ora si tratta di implementarle, ed è un processo che prende tempo prima che dia i suoi frutti». Parlando poi degli aiuti alla Spagna, Weidmann ha detto che sono sufficienti e daranno un notevole contributo «nel processo di stabilizzazione dei mercati finanziari». Anche il numero uno della Bundesbank si è concesso un'analisi politica: «È andata persa - sostiene Weidmann la fiducia nel funzionamento dell'Unione monetaria. E questo ci riporta indietro nel dibattito se vogliamo rientrare nel quadro normativo di Maastricht, basato sulla responsabilità individuale di ogni Paese per la politica fiscale nazionale. Oppure se vogliamo compiere un “balzo in avanti” riguardo a una maggiore integrazione per avere un'Europa più forte». Napolitano: l'Europa è una, non ha due velocità Case e strade. Parole che non possono mancare in un provvedimento sullo sviluppo che si rispetti e che in effetti trovano posto nel decreto del governo, salvo verificare la capacità di tradurre in risultati concreti il dettato legislativo. Innanzitutto l'intervento, ampiamente annunciato, che fissa al 50% il livello delle detrazioni fiscali per i lavori di ristrutturazione edilizia e per gli interventi di riqualificazione energetica. Entrambe le agevolazioni saranno valide fino al 30 giugno del 2013. Le prime detrazioni, che fino ad oggi erano al 36%, sono inoltre previste per lavori fino a 96mila euro (attualmente la soglia è di 48mila). Invece, per gli interventi di riqualificazione energetica fino ad oggi le detrazioni erano pari al 55%. ESENZIONEIMU Ma non è questa l'unica misura rivolta ad agevolare l'edilizia, settore cardine per far ripartire l'economia nazionale. Nel decreto Sviluppo c'è infatti la previsione di un'agevolazione fiscale direttamente a beneficio delle imprese edili. Quest'ultime saranno esentate dal versamento dell' Imu relativamente agli immobili invenduti, per un periodo massimo di tre anni. Un intervento che ha rischiato di saltare in sede di Consiglio dei ministri, in considerazione dei mancati introiti per le casse dello Stato, ma alla fine ha prevalso la ratio generale del decreto che si propone di dare priorità assoluta alla crescita in un momento così difficile per il Paese. Dalle abitazioni alle strade, per dare conto non di parole scritte ma di quelle, comunque molto impegnative, pronunciate da Corrado Passera. Dopo avere testualmente «messo la faccia» sul decreto Sviluppo, il ministro ha utilizzato la stessa espressione relativamente ad uno dei cantieri infiniti dello Stivale, l'autostrada Salerno-Reggio Calabria. «La situazione migliorerà già dall'esodo di quest' estate - ha affermato Passera -, ma la priorità è assicurarsi che entro la fine dell'anno prossimo tutti i cantieri della Salerno-Reggio Calabria (oggi sono 13 e due devono essere ancora aperti, ndr) siano completati». Una priorità assoluta perché, ha sottolineato il ministro - l'autostrada è una «infrastruttura basilare del Sud». «Non vedo alcun pericolo di spaccatura tra un'Europa del Nord e un'Europa del Sud, né tantomeno tra una Europa dei virtuosi e un'Europa dei viziosi. L'Italia in questi mesi di governo Monti ha dimostrato di voler fare molto seriamente i conti con i propri problemi, con i propri ritardi, e di saper affrontare soprattutto la questione del riequilibrio della finanza pubblica con grande energia». Al termine del colloquio al Quirinale con il presidente tedesco Joachim Gauch, il presidente Napolitano, ha colto l'occasione della domanda di un giornalista tedesco per puntualizzare un argomento che non ha solo riflessi in Europa ma che, in qualche modo, è argomento di polemica anche nei nostri confini. Ovviamente è la Lega la capofila di una presunta possibilità di separazione tra un Nord operoso che si aggancerebbe all'Europa del Nord e di un centrosud in ritardo da lasciare indietro per non rallentare la locomotiva. La risposta del Capo dello Stato è stata netta e ha tolto dal tavolo qualunque equivoco. L'Italia che sta facendo i sacrifici, che ha riacquistato una rinnovata credibilità all'estero, che lavora da sempre per un'Europa capace di rappresentare bisogni, speranze ed esigenze di tutti Paesi che in essa si riconoscono «ha sottoscritto in piena consapevolezza l'accordo internazionale del “Fiscal Compact”, con tutti i vincoli di disciplina di bilancio che esso prevede. Quindi, il vero pericolo non è una ipotetica spaccatura tra Nord e Sud. Il vero pericolo è che l'Europa nel suo insieme non prenda tutte le decisioni necessarie, e non le prenda con tempestività e chiarezza, per avanzare sulla via di una maggiore integrazione, superando la crisi attuale della moneta unica o dell'Eurozona, per riaffermare il suo ruolo, la sua capacità di presenza e di competizione nel mondo d'oggi». Le fantasie su destini separati non possono prescindere dal fatto che «i Trattati prevedono non un'Europa a più velocità ma forme di cooperazione rafforzata, cioè che anche un gruppo limitato di Paesi membri dell'Unione possa assumere iniziative per andare più avanti sulla via dell'integrazione ma lasciando sempre la porta agli altri Stati che vogliano poi sopraggiungere». Così anche il presdiente tedesco. «Ho incontrato l'Europa al Quirinale. A questa visione dell'Europa diciamo un sì convinto e confidiamo nella capacità dell'Italia di realizzare le riforme» ha detto il presidente tedesco al termine del colloquio. Sono stati affrontati i temi della crisi sia economica che politica che anche in Germania «probabilmente meno che in Italia», ma anche lì, segna il distacco dei cittadini dalla politica. E allontana anche dall'europeismo convinto di lunghi decenni. Eppure la fede in Europa unita « della solidarietà, della pace, dei diritti dei valori e non soltanto della moneta» è stata affermata con forza dai due presidenti. La sintonia sarà ribadita nella visita di Stato che Napolitano, su invito di Gauck, terrà all'inizio dell'anno, «il coronamento del mio settennato». . . . Il Fondo in vista del vertice sottolinea come restino preoccupazioni su Roma Il presidente della Bce promette ancora liquidità, ma avverte: non basterà Scende lo spread Il Presidente incontra l'omologo tedesco «I Trattati prevedono cooperazione rafforzata» Draghi: all'Ue serve la politica. Il Fmi «sorveglia» l'Italia MARCELLACIARNELLI ROMA Edilizia Detrazioni del 50% per le ristrutturazioni M.V. MILANO Cancellata l'Imu sull'invenduto per tre anni La promessa: «Salerno-Reggio entro il 2013» Giorgio Napolitano con Joachim Gauck FOTO ANSA M.V. MILANO sabato 16 giugno 2012 5
L'INTERVISTA «Se l'avessimo potuta scrivere e pensare l'avremmo fatto in modo più strutturato e organico. Ma l'ottimo è nemico del bene e date le condizioni politiche in cui è maturato il disegno di legge contro la corruzione è un importante passo avanti messo a segno da questo governo. L'auspicio è che diventi legge il prima possibile». Anna Canepa è vicepresidente dell'Associazione nazionale magistrati, il sindacato delle toghe che segue passo il cammino del pacchetto di norme contro la corruzione in gestazione in Parlamento dal 2010. Giovedì la prima e difficile approvazione dell'aula di Montecitorio. Cominciamodagliaspettipositivi.Quali sono? «Sono state introdotte nuove, importanti e attese fattispecie di reato. Penso soprattutto al traffico di influenze e alla corruzione tra privati. Il primo soprattutto è un'esigenza non più rinviabile. Gli ultimi anni di inchieste giudiziarie hanno raccontato bene questa forma subdola di corruzione che si basa sulla raccomandazione a cui fa seguito un vantaggio patrimoniale, lo scambio di utilità. Non a caso è stata ribattezzata la norma anti-cricche. Certo, già che c'eravamo, si poteva fare qualcosa di più». In che senso? «Ilgoverno ci ha messo in manette»hadettoilcapogruppopdlFabrizio Cicchitto annunciando che al Senatocambieranno la norma. «Si poteva fare di più perchè il limite della pena - da uno a 3 anni- restringe la possibilita di indagini. Ad esempio non consente l'utilizzo delle intercettazioni e quindi sarà più difficile scoprire questa tipologia di reato. E però, come sopra, l'ottimo è nemico del bene. Quindi va bene così». Il gruppo parlamentare Grande sud ha motivatoilvotocontrarioinaulaperchè «la raccomandazione, al sud, è il pane quotidianoefiniremmo tutti indagati». «Mi limito ad osservare che il reato scatta solo se è dimostrato il vantaggio patrimoniale. Se c'è il passaggio di soldi o altra utilità. In altri paesi certi comportamenti non avrebbero neppure bisogno di essere previsti come reati». Altriaspetti positivi? «Il reato di corruzione tra privati è quasi una rivoluzione nel nostro paese». Cosamanca? «Di sicuro si sarebbe potuto agire in maniera diversa sulla prescrizione. Era ed è necessaria una norma specifica che vada ad annullare gli effetti nefasti della Cirielli (era Berlusconi, ndr). Il governo ha deciso di non agire in questa direzione e ha intrapreso la strada dell'aumento delle pene e di conseguenza di far aumentare almeno di un po' la prescrizione. Qualcosa, ma forse non sufficiente». Inquestocontestopoliticononerapossibile fare di più. Quale il vostro suggerimento? «Un intervento di tipo strutturale. Ad esempio sospendere i termini della prescrizione una volta iniziato il processo«. L'articolo10deltestosullaincandidabilità di chi ha condanne definitive è stato unodeipassaggipiùstrettinell'approvazione del testo. Per la magistratura è un elemento importante? «Certamente negli altri paesi è scontato non candidare le persone indagate. Detto questo, credo che il tempo di aspettare sia finito. Il paese chiede segnali forti. Il governo deve esercitare la delega per la legge in modo rapido, veloce e utile per il voto nel 2013». Grande dibattito sulla concussione spacchettata in due reati, 317 e 319 quater.Èverochecelochiedeval'Europa? «In questo caso è stato usato uno slogan. L'Europa ci chiedeva di punire anche il privato concusso (finora lo è solo il pubblico ufficiale, ndr). Sarebbe stato meglio introdurre cause di non punibilità per tutelare la figura del concusso che in ogni caso è utile alle indagini. Potevamo rispondere all'Europa in tanti e svariati modi. È stato scelto questo. Vedremo in pratica l'applicazione della giurisprudenza». Impattodelle legge? «Sarebbe buona norma che prima di far entrare in vigore le leggi ne venisse valutato l'impatto pratico» C'è il rischio che possa favorire qualche imputato eccellente? «Finchè la norma non sarà valutata in aula, dai singoli Tribunali, non posiamo dirlo. Certo, spacchettando il reato, è presumibile che le difese sollevino le eccezioni». IlPdlinsistesullaresponsabilitàdiretta del giudice in caso di errore. Vuole la norma Pini, al Senato in attesa del vialibera,cosìcom'è.Trailricattoela minaccia.Evoi? «Quella legge va fermata. La nostra arma finora è stata il dialogo con osservazioni tecniche puntuali in ogni contesto. Non possiamo pensare che non si arrivi a soluzioni di equilibrio e buon senso. Quella legge, che tocca assetti costituzionali così delicati, non può essere approvata in quei termini in un clima teso». ILCASO AnnaCanepa LavicepresidenteAnm: «Introdottenuovee importanti fattispeciedi reato.Bisognavaperò agire inmanieradiversa sullaprescrizione» Tutti concentrati sul dise-gno di legge contro la cor-ruzione, il ricatto politicodel Pdl sulla norma antito-ghe e dintorni. E ai piùsfugge che la vera rivoluzione il ministro Severino la sta facendo da un'altra parte. Tra le pieghe del decreto Sviluppo. Dove in nome di una maggiore efficienza della giustizia che significa risorsa e sviluppo per il sistema paese, ha piazzato tre articoli destinati a cambiare subito e di parecchio il modo di far funzionare la giustizia penale e civile in questo Paese. Da settimane combatte su più fronti, il ministro Guardasigilli. Bisogna dire che li amministra e li gestisce, tra sviste e sgambetti dei vari uffici, con lucidità e distacco. Grazie, forse, chissà, anche al fatto che è nata la terza nipotina. Certo è che il premier Monti, quando lascia la conferenza stampa a palazzo Chigi per salire al Quirinale dove lo attende il presidente tedesco, saluta con affetto soprattutto il ministro Severino. Consapevole delle battaglie che sta combattendo e a cui è destinata. Una rivoluzione in due tempi. E per decreto. Anche se è previsto «salvo intese». Nuove regole che entreranno in vigore non in tempi celeri. Nel civile viene in pratica quasi eliminato il secondo grado di giudizio. «Abbiamo visto che il 68 per cento della cause civili vengono confermate in appello» spiega il ministro. «Abbiamo quindi ritenuto giusto inserire un filtro, composto da un solo giudice, che dovrà valutare se quella causa merita di avere un secondo grado di giudizio e se invece può andare direttamente al terzo. Non cancelliamo l'appello - insiste Severino - ma inseriamo un filtro, un giudice che valuterà prima se l'appello è palesemente inammissibile. Se lo è, non sarà celebrato il secondo grado». Sul civile pesa un arrestrato di 5,5 milioni di cause. Da questa misura gli uffici di via Arenula si attendono risultati importanti per lo smaltimento dell'arretrato. La seconda mossa assomiglia tanto a una sorta di “processo breve” rivisto e corretto. Il punto di partenza è tagliare, cioè risparmiare, quei 200 milioni all'anno che lo Stato deve versare ai cittadini che fanno ricorso alla legge Pinto sulla eccessiva durata dei processi in Italia e che puntualmente vincono le cause. Il testo del decreto introduce quindi un tempo oltre il quale il processo, sia civile che penale, viene considerato troppo lungo. Un tempo da cui cominciano a decorrere il calcolo per il PAROLE POVERE POLITICAEGIUSTIZIA «Anticorruzione, bene la legge Ma subito la norma sugli incandidabili» Il ministro della Giustizia Paola Severino al termine del Consiglio dei Ministri FOTO TM NEWS-INFOPHOTO «Si poteva fare di più, ma l'ottimo è nemico del bene e date le condizioni politiche il risultato è positivo. Va fermato il testo Pini» . . . Il ministro Severino tra le pieghe del decreto vara tre articoli destinati a cambiare la giustizia Annarellae ilpresidente Fuoriprogrammaa piazzaMontecitorio. Poco istituzionalemamolto caloroso. Protagonisti il presidente dellaRepubblica e Annarella, la signora cheè facile incontrare tra palazzoChigie la Cameracon più costanza dialtri chene vivono la presenzacon una malcelata apprensione. «Presidè...seiermeglio» hagridato la signora e Napolitano, sorprendendo Finiche loaccompagnava a conclusionedi un seminariosulla giustizia, il seguitoe la scortahadeciso diavvicinarsi all'originale supporter. «Bbona,eh...»hamesso lemaniavanti un preoccupato Fini testimonediretto inaltre occasioni dellaveemenza dell'interlocutrice.Ma leiè risultata solo interessata a trasmettereal Capo delloStato lagioia di poterlo abbracciareedanchebaciare. «Manteniamoci forti» le hadetto il presidente divertito. Perònongli è stata risparmiatauna frase,percosì dire, rivoluzionaria in perfetto stileanticasta . «Presidègli dovemotaglià la testaatutti quantiquesti qua».Non se neparla di risolvere con la ghigliottina,pur severbale, le difficoltàall'origine della tagliente affermazione.«Sì, ma luino...». E la testa restasulcollo delpresidente dellaCamera e di tuttigli altri. M.CI. Nel decreto sviluppo una «rivoluzione» per accelerare i giudizi civili e penali e far risparmiare milioni allo Stato C.FUS. cfusani@unita.it Processi, tempi rapidi Tuttiuguali,piduistieantipiduisti DiceCicchitto che:«Chi sbagliapaga,deve valereanche per i giudici».Nessuna sorpresa, soloche cercandodi fare murocontro l'adozionedelle nuove norme sulla corruzione, il Pdl si aggrappa allauniversalità deiprincipi di legge rischiandodi impiccarsida sé. Macorrono il rischio:è più forte l'odio nei confrontidella magistratura dell'istintodi sopravvivenza.Unasorta di eutanasiaper vendettadallaquale i singoli, tuttavia, ingenere si salvano. Cicchitto,di questo meccanismo,è testimoneeccellente. Èstato iscritto alla loggia P2,un covodi eversoriche ha avvelenato loStato, mane è uscitoper farecarriera accantoaBerlusconi,delquale, a suavolta, c'è traccia sensibile in quella stessa loggia.Ha mai pagatoper quell'”errore”?No, anzi: la suaadesioneallabandadi Gelli nonè stata un errorese daanniè una delle mentipiù influentidelpaese.Ecco perché lui non paga: in Italia non èstato un errore iscriversi allaP2;è statoun errorenon iscriversie infatti noi i paghiamo tutt'ora.Non sono balle: unodeimotori del successo delMovimentoCinquestelle è l'accusa generalizzata atutte leculture politichedi aver rasoal suolo l'Italia. Berlusconiani e i suoi avversari, iscritti allaP2e non iscritti.Nicole Minetti comeRitaLevi Montalcinidellaquale Grillo, convinto chequalcuno le avessecomprato ilNobel, disse«èuna vecchiaputtana». TONIJOP CLAUDIAFUSANI ROMA 6 sabato 16 giugno 2012
NONOSTANTE LA FAMA DI SCAVEZZACOLLO E IL PESO DIUNATRADIZIONECRITICACHEALUNGOSIÈRIFIUTATA DI PRENDERLO SUL SERIO, F. Scott Fitzgerald fu uno scrittore consapevole e meticoloso. Concepite le trame dei romanzi, spendeva anni a revisionare e smontare pagine, a calibrare la frase perfetta, a scegliere la parola più adatta: quella talmente efficace che mai ci accorgeremmo di quanto ci sia voluto per giungere fin lì e di quanto essa discenda dall'urgenza di sperimentare. Complici di Fitzgerald furono il suo editor, Maxwell Perkins, e sua moglie, Zelda Sayre, la prima e ultima lettrice di ogni sua opera. Sopra tutto e tutti, però, lo scrittore si affidava al proprio orecchio. La limatura conclusiva dei suoi romanzi era frutto di un'ultima, meticolosa lettura ad alta voce. Fitzgerald voleva che i suoi libri suonassero bene. Deve essere anche per questo, per questa estenuante ricerca di una parola romanzesca vibrante come quella parlata, che Gatz, lo spettacolo di otto ore basato sulla recitazione verbatim di Il grandeGatsby (1925, la più recente traduzione italiana è quella dell'edizione minimum fax), oggi lascia tutti stupefatti e contenti: ci dimostra che la prosa elegante non è un vacuo orpello, bensì un segno della versatilità del romanzo, il genere che, pur destinato alla lettura in silenzio, con Fitzgerald diventa «recitabile». Il grande Gatsby racconta di un provinciale di nome James Gatz che si reinventa nei panni del milionario Jay Gatsby solo per riconquistare Daisy Buchanan, una donna che non potrebbe mai vivere se non immersa nel denaro. La maggiore invenzione di Gatsby, tuttavia, non va ricercata nella trama, quanto nella decisione di affidare il racconto a un narratore-personaggio, Nick Carraway, il quale, scrivendo a breve distanza dai fatti, parla col tono di un reduce, come chi sia appena riemerso, e suo malgrado, da un'illusione. Fitzgerald amava il teatro, ma dovette rinunciare a scrivere commedie per un'evidente e incorreggibile incapacità. Il teatro e l'altra sua grande passione, il cinema, non facevano per lui. Possedeva un'immaginazione romanzesca e, da quell'uomo pratico che era, vi si dedicò immettendovi tutto quel che non poteva riversare altrove: impercettibili cambiamenti di punti di vista, scomparsa del narratore, effetti visivi (il cinema), brillantezza e concisione nei dialoghi, abile scansione delle scene, prosa vivace e ritmata sul respiro (il teatro). Se ricordiamo tutto questo, la decisione della Elevator Repair Company di Brooklyn di mettere in scena il testo integrale de Il grande Gatsby – rinunciando ai tagli e adattamenti – sembra meno assurda. E tuttavia, come si fa a recitare un romanzo? Gatz ricorre a un prologo di appena un minuto durante il quale vediamo un uomo che entra in ufficio e accende il computer. Poiché la macchina si rifiuta di funzionare, con disappunto, come chi sta pensando «ora dovrò chiamare il tecnico, uffa», l'uomo apre distrattamente uno schedario. Dentro ci trova un libro, IlgrandeGasby. Non ha di meglio da fare e si mette a leggere a voce alta «Nei miei anni più giovani e vulnerabili mio padre mi diede un consiglio….». Legge come fosse Nick, il personaggio-narratore, anche quando arriva il capufficio, la collega o il tecnico che si porta via il pc, i quali dapprima lo guardano come fosse un matto, ma poi entrano nel gioco e iniziano a recitare la parte di Gatsby, di Daisy, di Wilson, … In breve , un intero ufficio popolato di persone assolutamente normali, sedie girevoli, cassettiere metalliche e risme di fogli A4, diventa il luogo del romanzesco, come se la parola recitata di Fitzgerald avesse fatto materializzare un incantesimo. LATRASFORMAZIONE DELQUOTIDIANO Gatz funziona esattamente per questo, per la capacità del linguaggio letterario di trasformare il quotidiano più scontato in un territorio di bellezza. Ma qui i corpi degli attori, tra i più sgraziati, grassottelli, calvi e goffi mai visti in un colpo solo, una volta ammantati delle parole di Nick, uno strepitoso Scott Shepherd dall'indispensabile accento midwestern, diventano non tanto il segno della vittoria dell'immaginazione sulla banalità del mondo, quanto un riscatto del mondo che, grazie alla vitalità della letteratura, si rinnova tanto quanto accade al romanzo sofisticato, che, a sua volta, prende a farci ridere. Accade alla vista di Gatsby avvolto in un completo rosa: lo abbiamo già letto nel libro, ma a vederlo in scena non si può fare a meno di notare quanto sia buffo. Ridiamo anche per una manciata di ammiccamenti, quando un attore, il più delle volte Shepherd/Nick si ferma e ci guarda sottecchi, come per dire «questa da me, un Nick precipitato accanto a un pc scassato, non ve lo aspettavate». Oppure, «Hai sentito che bella frase?». O anche «Questa non l'ho capita». Lungi dall'essere facilonerie, momenti come questi servono a ricordarci che siamo a teatro, che prima o poi il sipario dovrà calare e che è necessario mantenere la distanza utile per non cadere anche noi nell'illusione di Gatsby. Gatz funziona, infatti, soprattutto per la scelta titolo, il cognome dell'eroe romanzesco prima della trasformazione in ricco e dannato, un uomo che, come noi oggi, osservava e sognava di diventare ricco per vivere accanto ai ricchi, a persone eteree e leggere. La voce di Nick che ci accompagna per otto ore invece ci dice che no, i ricchi che vivono senza vergogna così tanto sopra di noi sono spesso dei criminali irresponsabili, disposti a tutto pur di mantenersi senza affanni. GLIADATTAMENTI PERIL CINEMA Dopounadattamento del 1925, dicui rimane solountrailer, e quellopiù notodel 1974 con RobertRedfordnel ruolodel protagonista, il prossimo25 dicembreuscirà«Il grande Gatsby»di BazLuhrmann, con DiCaprionel ruolo diGatsby, CareyMulligan in quello di DaisyeTobeyMcGuire in quellodi Nick. Per avere un'ideadel risultato possiamo guardare il trailer suhttp: // thegreatgatsby.warnerbros. com LA TOURNÉE CULTURE L'escamotageperdarevita allepaginedel libroè larotturadelpcaziendale: inattesadel tecnico un impiegatoe isuoicolleghi recitanoparola perparola l'interaopera «Gatz»èoraaLondra LamagiadiGatsby discena inufficio Faspettacolo la lettura integrale del romanzodiScottFitzgerald DopoRedford toccaaDiCaprio L'esperimento teatrale èstatoallestito dauna compagnia diBrooklyn Duraben ottoore Altermine di7 anni di provee laboratori, «Gatz», unaproduzionedellaElevator Repair Servicecon laregia diJohnCollins,debutta aBruxelles nel 2006.Dopo una lunga tournée statunitense, in cui spiccanodue lunghesoste newyorchesi (2010 e 2012), la compagnia presentaora lospettacolo al teatroNoël Cowraddi Londra, finoal 15 luglio. SARAANTONELLI LONDRA Unascenadell'allestimento di«Gatz» attualmente incalendarioaLondra U: sabato 16 giugno 2012 19
SARÀ GORAN BREGOVIC IL MAESTRO CONCERTATORE DELLA QUINDICESIMA NOTTE DELLA TARANTA. L'APPUNTAMENTO DEL 25 AGOSTO A MELPIGNANO (LE) VA COSÌ A COLMARE QUELLO SPAZIO CHE DIVIDE LA COSTA PUGLIESE DALLE REPUBBLICHE SLAVE NATE DAL DISSOLVIMENTO DELLA YUGOSLAVIA. Ma ad incontrarsi non saranno soltanto due culture dirimpettaie, entrambe componenti importanti dell'anima mediterranea, ma anche due concezioni musicali, due modi diversi di intendere la musica popolare che, fondendosi, si apprestano a creare nuovi lemmi nel grande vocabolario della World Music. Gli ottoni balcanici e i tamburelli salentini promettono di creare insieme un'energia inedita, trascinante, esplosiva, dando alla Notte salentina quel tocco di fol- lia liberatoria che ogni vera festa deve avere. Non per niente lo slogan con cui Bregovic si prepara a lanciare il suo nuovo album Champagne for Gypsies, in uscita a Settembre, è «Se non diventi pazzo non sei normale». L'au- tore di tante celebri colon- ne sonore per il cinema (dalla lunga e proficua collaborazione con Emir Kusturica, a Laregina Margot, da Train de vie, a I giorni dell'abbandono del nostro Roberto Faenza) è ormai da anni anche una sorta di rockstar internazionale con la sua Wedding and Funeral Band, senza per questo smettere di comporre per cinema e teatro e creare numerosi progetti speciali. Creatività e fantasia non gli fanno certo difetto e dalla sua esperienza alla Notte della Taranta c'è ragionevolmente da aspettarsi grandi cose. E lui, cosa si aspetta? «Che sia qualcosa da ricordare, che quelle tre ore portino gioia e divertimento a tutti noi, pubblico e musicisti. L'idea di fondo della musica popolare slava e balcanica è che non c'è ragione di suonare se non riesce a produrre un po' di follia e questo vale anche per la tradizione salentina. Un approccio comune che è un'ottima base di partenza». Comeèapprodato alla Nottedella Taranta? «Già una volta ero stato alla Notte, dopo un concerto a Otranto, e mi aveva molto impressionato. Così, quando mi hanno chiesto di dirigere questa edizione ho accettato subito, un'occasione così non la si può perdere. Starò a Melpignano con tutta la famiglia per qualche settimana e ne sono felicissimo. Mi hanno trovato una casa e anche il posto per la barca, insomma, già mi sento a casa». Hagiàavutoiprimicontatticonl'OrchestraPopolare, che impressione neha ricavato? «Mi hanno fatto ascoltare una serie di brani tradizionali e io credo che quando ascolti suonare qualcuno senti immediatamente se sei in presenza dell'arte o no e in questo caso ho percepito chiaramente che l'arte c'è. È un'orchestra capace davvero di produrre musica non solo potente ma anche elegante. Sono molto tranquillo da questo punto di vista e credo che sarà uno scambio davvero proficuo per loro e per noi, perché i musicisti imparano sempre gli uni dagli altri. Perciò credo che le musiche usciranno naturalmente, non ci sarà bisogno di pensare troppo. Stiamo già lavorando da un po' e abbiamo fatto una quindicina di demo che ci piacciono. Fra gli ottoni balcanici e i tamburelli salentini credo che verrà fuori una bella Cavalleria rusticana!». Ha già un'idea di chi saranno i cantanti ospiti che, comeogni anno,arricchiranno il cast? «Ho in mente un certo artista italiano e altri nomi che però è presto per pronunciare, ma lo faremo a tempo debito». Che tipo di lavoro pensa di svolgere sul materiale tradizionale salentino e come pensa di fonderlo conquellobalcanico? «Mi piacerebbe fare una ricerca sulle influenze della pizzica e della Taranta su altre musiche, come la lirica e la musica pop, ma vorrei anche provare a varcare i confini fra le diverse declinazioni di questo ritmo antico: quella salentina, quella napoletana, quella calabrese, Faremo un cd di questo concerto, stiamo lavorando in questa prospettiva. Ho anche due-tre nuove canzoni composte per l'occasione e, dal momento che questo festival è ormai un evento internazionale, vorremmo creare un prodotto che possa rappresentare questa cultura nel mondo, perché con la musica si possono fare cose che con altri linguaggi sarebbero impossibili. In Germania hanno trovato un flauto risalente a 20.000 anni fa; questo vuol dire che la musica è davvero il nostro primo linguaggio, codificato nel dna. Ancor prima di imparare a parlare abbiamo imparato a creare e percepire musica. Per questo la musica arriva alle emozioni prima e meglio delle parole». È una teoria condivisibile e verificata nella storia stessa della Notte della Taranta, che continua a mantenere viva la cultura musicale del tacco d'Italia proprio attraverso le contaminazioni e certi apparenti stravolgimenti, affidando il songbook salentino di volta in volta a musicisti diversi, provenienti dai quattro angoli del mondo, ciascuno con una personalità musicale e un approccio differenti. Proprio questa continua immissione di nuovi stimoli ha fatto sì che pizzica e taranta abbiano non solo mantenuto la propria vivacità ed il proprio ancoraggio alla cultura locale, ma che siano divenuti via via un elemento imprescindibile della World Music in senso lato. Così diventa del tutto normale passare dalle rarefatte raffinatezze di Ludovico Einaudi (Maestro Concertatore delle scorse due edizioni) all'esplosiva fisicità che Bregovic mette in ogni suo lavoro, in una prospettiva di continuo rinnovamento che è la miglior garanzia per conservare nella contemporaneità una tradizione così bella e importante senza rischiarne l'estinzione per consunzione. INIZIATIVESOLIDALI CULTURE GoranBregovic pizzicato dalla Taranta Ilcompositorebosniacodirigerà lacelebrenottesalentina «BookAcrossBalkans» arrivaaSarajevo edona i libriallaBiblioteca L'intervista«Fragliottoni balcanicie i tamburelliverrà fuoriunabellaCavalleria rusticana!»annuncia ilmusicista,collaboratore diKusturica,celebre per lesuecolonnesonore FEDERICOFIUME ROMA GoranBregovic: ilmusicista bosniaco direttoreartistico dellaNotte della Taranta2012 Arrivaoggi aSarajevo la carovana«Book AcrossBalkans», tappa finaledel tourcheha percorso l'ex Jugoslaviaportando wordmusice cultura italiana. I libridonati dallebibliotechee librerie italiane nelcorso dell'anno saranno consegnatiallaBibliotecaNazionale ed Universitariadi Sarajevo,di cuiquest'anno ricorre il ventennaledella distruzione. Il gruppo ArbeGarbesuoneranno per l'ultima data del tourdiBooks AcrossBalkans. L'iniziativaè nata neldicembre 2011 allaCasa per l'Europa di GemonadelFriuli conuna seratadi raccoltadi libri.Daqui il progettosi èampliato conuno spettacoloteatrale dell'attrice AidaTalliente: la testidi autorichehanno raccontato il conflitto (ErriDe Luca,Danilo De Marco,PaoloRumiz, VladimirArsenijevi), illustrati dalcelebre fumettistaserboAleksandar Zografe musicate dalgruppo ArbeGarbe. U: 20 sabato 16 giugno 2012
ILCOMMENTO LUCALANDÒ La cavalcata dei curricula: ne stanno arrivando a valanga in commissione di Vigilanza e alla scadenza di lunedì alle 21 potrebbero essere molte centinaia. Da Lorella Zanardo a Daniela Brancati, da Carlo Freccero a Alessandro Pace, da Michele Santoro a Sabino Acquaviva, da Tana de Zulueta a Umberto Croppi fino a Carlo Rienzi, ce ne sono per tutte le età e gli orientamenti. Mai successo a Palazzo San Macuto. Si sono aperte (politicamente) le porte (informatiche) alla «società civile» per le autocandidature al consiglio di amministrazione della Rai. Una vera novità, vista come tale anche negli uffici della commissione bicamerale che via via girano i più o meno corposi curricula ai parlamentari nel circuito intranet. Se li leggeranno? Pd e Idv sicuramente, da San Macuto dicono che «c'è una forte sensibilità» dei parlamentari. Il boom è scoppiato dopo la lettera di Bersani alle quattro associazioni, che stanno discutendo e lunedì decideranno una risposta comune. Si fa sempre più netto l'orientamento per non proporre dei nomi ma indicare i criteri di competenza e indipendenza per l'identikit del consiglieri di viale Mazzini. Poco probabile, quindi, anche l'ipotesi che venga presentata una rosa di nomi, anziché la coppia secca chiesta dal segretario Pd, nella quale garantire la presenza delle donne. Proprio le donne di “Se non ora quando”, anche ieri riunite, sono propense a non voler fare nomi per lasciare alle istituzioni la responsabilità di una scelta, perché alla Rai sia assegnato il compito di «sostenere la piena cittadinanza delle donne nella vita pubblica e sociale del Paese», e di sostenere la ricchezza dei linguaggi e una “governance paritaria”. Anche la Federazione della Stampa, (che fa parte del Comitato per la libertà), non farà nomi di possibili candidati; anche Libera sembra orientata così, Libertà e Giustizia non proporrà propri aderenti. E proprio Bersani ieri ribatte il punto: »I partiti devono rifare la governance della Rai» e con le nuove regole «se ci sarà un consiglio d'amministrazione, non è detto che debbano essere proprio i partiti a nominarlo». Nei giorni precedenti la sua lettera era arrivato in Vigilanza il curriculum di Lorella Zanardo, documentarista che sulla mercificazione dell'immagine della donna in tv, a uso e consumo degli uomini, ha realizzato il video-libro “Il corpo delle donne”, portato da lei stessa in giro per le scuole. E sul nome di Zanardo, che potrebbe riconosciuta dalle associazioni, sta crescendo una campagna di sostegno nei social network, sono tantissimi i rilanci su Facebook, (anche con un vivo dibattito nel profilo di “Se non ora quando”), e su Twitter, con tanto di hastag #zanardoinrai. Ieri si è candidata anche Daniela Brancati, giornalista, saggista e scrittrice che dal 1994 al '95 ha diretto il Tg3 ma anche altre testate. Lo ha fatto «per sottrarre la Rai da quella sindrome dell'essere vittima del mercato, e perché sia paritaria, che cambi l'immagine della donna in base alle competenze, e rilanci la cultura, che non è vero che fa perdere ascolti» - spiega a l'Unità, purché i partiti si impegnino a dare mandato al Cda per un vero cambiamento». Alcune componenti delle associazioni rilanciano Giovanni Valentini, editorialista di Repubblica, e Stefano Quintarelli, esperto informatico e bocconiano, già proposti per l'Agcom. Numerosi curricula in Vigilanza sono nomi Rai, come Giovanna Milella, segretaria generale del Prix Italia; Carlo Freccero, ora direttore di Rai5, che raccoglie molti consensi, Renato Parascandolo, presidente di Raitrade e prima di Rai Educational; Franco Scaglia presidente di Rai Cinema, Massimo Liofredi che da Rai2 è stato spostato a Rai Ragazzi; poi ex consiglieri come Gianpiero Gamaleri e Massimo Pini. Nomi più politici sono quelli di Tana de Zulueta, ex parlamentare dell'Ulivo e poi dei Verdi, Sergio Bellucci di Rifondazione, lanciato dalla sinistra in Rete, o Umberto Croppi, ex assessore alla Cultura della giunta Alemanno, o il teorico finiano Alessandro Campi. Di esperti nel settore comunicazione ci sono Roberto Mastroianni e Franco Rositi, sociologo che ha inventato l'Osservatorio di Pavia sul pluralismo in tv. Carlo Rienzi, presidente Adusbef, è invece il paladino dei consumatori. Antonio Di Pietro avverte: «Prima che cambiamo la legge Gasparri è auspicabile che nel Cda ci siano persone competenti e che non rispondano agli interessi di partito». CONUNBELL'ARTICOLODEISUOIMARCOTRAVAGLIOSI È IERIESERCITATO INUN GUSTOSO ESERCIZIODI RASSEGNA STAMPA.Ma a differenza di Massimo Bordin, che ogni mattina su Radio Radicale legge punti e virgole di quello che la buonanima di Gutenberg manda sulla terra, anzi nelle edicole, Travaglio, che è persona spiccia, ha trovato un mezzo più rapido: prendi l'Unità, citi il Giornale, passi per Libero e il gioco è fatto. Senza arrossarti gli occhi e arrochirti la voce (come il povero Bordin) produci una rassegna stampa sapida e aggressiva. Con in più un vantaggio: la dimostrazione editorial-scientifica che destra e sinistra (o meglio centrodestra e centrosinistra) sono la stessa cosa. E come tutti gli opposti si toccano persino un po' (ma solo un po') come pensava malevolo Fanfani. A scatenare la penna di Travaglio è il voto con il quale la Camera ha approvato il ddl anticorruzione. E il fatto che Pd e Pdl abbiano votato insieme. Cribbio, ha pensato Travaglio, ma qui ha ragione Grillo, da me lungamente intervistato, ma qui è tutto un inciucio, tutto un magna magna. Preso da mille torbidi pensieri Marco si è però distratto. E ha dimenticato tre cose. La prima è che sul ddl il governo aveva posto la fiducia, obbligando la destra a ingoiare un boccone per nulla digeribile, come dimostrato dalle violente e colleriche reazioni del capogruppo Cicchitto. Dal che si evince che, almeno su questo, destra e sinistra pari non sono. La seconda riguarda la norma sulla incandidabilità dei condannati: è vero che la legge la rinvia al 2018, ma è altrettanto innegabile che esiste un ampio schieramento che chiede espressamente di anticiparla al 2013, tanto che il ministro Severino si è detta disponibile in tal senso. Ignorare questo è un fantastico assist a chi vuole prendere tempo e scavallare le elezioni prossime venture. La terza amnesia riguarda la rapida e sapida rassegna stampa. Perché nella fretta Travaglio si è dimenticato di leggere un giornale, il suo. Così, mentre in prima pagina sul Fatto scrive che la Camera ha approvato «una legge inutile dunque dannosa», a pagina 4 dello stesso giornale il magistrato Bruno Tinti argomenta nella sua analisi dal titolo «Luci e ombre» che la legge è la traduzione tardiva della Convenzione Onu contro la Corruzione nata il 31 ottobre 2003. Scrive Tinti che «la classe politica italiana è riuscita a traccheggiare per 9 anni». E aggiunge, Tinti, che «forse non se ne farà nulla … perché la legge deve ancora essere approvata al Senato, dove non mancano quelli che non vogliono suicidarsi». Nella fretta travagliesca, al bravissimo Marco è però sfuggito anche un altro commento, quello di Lidia Ravera a pagina 5 dall'esplicito titolo: «Per il Cavaliere sarebbe come spararsi sui piedi». Ora, delle due l'una. O ha ragione Travaglio, e allora sinistra e destra sono la stessa cosa. O hanno ragione i suoi autorevolissimi collaboratori, per i quali il la legge anticorruzione alla destra non piace proprio. In questo caso però si avrebbe un curioso risultato: Berlusconi, Cicchitto e Travaglio uniti nella lotta contro l'odiata «legge inutile». risarcimento in base alle legge Pinto. Il conto per il risarcimento scatta dal sesto anno. Significa che un processo, tanto nel civile che nel penale, ha una ragionevole durata se dura sei anni di cui tre in primo grado, due nel secondo e uno nel terzo. La Pinto bis stabilisce che oltre la durata massima del processo scattino rimborsi prefissati. «Il processo quindi spiega il Guardasigilli - diventa molto semplice, basta fare il conto degli anni. Calcolo che potrà fare un solo giudice e con una procedure molto semplice». Le nuove norme prevedono indennizzi predeterminati e calmierati: da 500 a 1.500 euro per ogni anno di ritardo e vengono prefissati i termini. «Le cause di non indennizzabilità - si legge nel testo - sono riconducibili alla condotta non diligente, dilatoria o abusiva della parte». Appena smessi i panni del ministro che punta allo Sviluppo, il Guardasigilli viene subita risucchiata nel doppio tormentone del disegno di legge anticorruzione e della norma Pini che punisce le toghe che sbagliano a risarcire i danni di tasca propria. Il destino dei due provvedimenti è sempre più intrecciato. Nei tempi, nei contenuti e nei luoghi. Entrambi adesso si trovano al Senato, entrambi per l'approvazione finale. Il partito di Alfano e Berlusconi, come contropartita per aver digerito norme non condivise sull'anticorruzione, pretende una versione molto severa del testo sulla responsabilità civile delle toghe per cui il ministro Severino ha invece da poco presentato un emendamento che mette lo Stato a fare da cuscinetto tra la toga che sbaglia e il cittadino che chiede il risarcimento. Alfano ufficializza la posizione del partito. «Se ci sarà da scegliere se stare con il governo o con i cittadini, il Pdl sceglierà di stare dalla parte dei cittadini e non voteremo la fiducia» ha minacciato il segretario. L'aut aut del Pdl rimbalza a Palazzo Chigi dove Severino si sforza di stemperare le polemiche e di aprire al dialogo. Parlare di ricorso alla fiducia, assicura, è ancora «prematuro». «Ne discuteremo con i partiti - aggiunge - credo di essere sempre stata un ministro aperto al dialogo con tutte le parti interessate alla riforma». Far passare del tempo. Far abbassare la temperatura. È già campagna elettorale. Il ministro lo sa. Lo scontro tra i partiti si concentra anche sulla norma cosiddetta «salva-Penati» (il nuovo reato di concussione) con botta e risposta tra Pd e Pdl. Il primo nega che il ddl contenga una norma «ad personam» favorevole a Penati e accusa il partito di Alfano e Berlusconi di cercare pretesti per far naufragare la nuova legge. «Non c'è nessuna norma salva-Penati», ripete Pier Luigi Bersani. «Bisogna chiedere alla destra se si riuscirà a trovare un accordo. Noi siamo per chiuderlo domani mattina». Ma il Pdl non si fa convincere. «Bersani non stia lì a smacchiare le leggi» dice Gasparri. «La norma ad personam pro-Penati, suo indimenticato braccio destro, c'è». Rai, valanga di curricula in attesa delle associazioni Fra i tantissimiLorella Zanardo,Giovanni Valentini,DanielaBrancati, CarloFreccero Libera,FnsieSenonora quando:nonfaremonomi ILCASO NATALIA LOMBARDO nlombardo@unita.it Il segretartio del Pdl Angelino Alfano entra nella sede del Pdl di via dell'Umiltà a Roma FOTO DI GUIDO MONTANI/ANSA Contro la riforma Cicchitto e Travaglio uniti nella lotta Ma il Pdl va alla guerra . . . Il diktat di Alfano: via libera alla responsabilità civile o non votiamo la fiducia al Senato . . . Proprio sul «Fatto» il magistrato Bruno Tinti mostra di apprezzare la legge, che attua la convenzione Onu del 2003 contro la corruzione. Norme tardive, insomma, ma in parte anche giuste sabato 16 giugno 2012 7
A QUESTO PUNTO DEL TORNEO, COME CI ACCADE SPESSO, NON CI RESTA CHE FARE I SOLITI, SQUALLIDI CONTI, CONFRONTARE NUMERI, CLASSIFICHE AVULSE, DIFFERENZERETI.ESCOPRIRECHEILNOSTRODESTINODIPENDE DAGLI ALTRI. Spagna e Croazia possono rifilarci un grande e fragrante biscotto, gli basterà architettare un pareggio con tanti gol e il gioco sarà fatto. La corsa alla captatiobenevolentiaedel dopo-Croazia è stata singolare e curiosa, molti azzurri hanno parlato di «spagnoli che non lo farebbero mai», di etica sportiva. Anche Buffon, proprio lui, l'uomo della storica «in serie A molte squadre sanno a fine stagione che due feriti sono meglio di un morto», ha previsto partita vera. Prandelli, ieri, ha chiesto di «smettere di pensare alla combine, gli spagnoli sono campioni d'Europa e del mondo, sospettare di loro vuol dire non stare bene». E poi: «Dobbiamo giocarcela con l'Irlanda e non lavorare mentalmente sulla cultura del sospetto». Però nelle agenzie di scommesse non si accettano quasi più puntate sul pareggio biscottato, e le sensazioni nell'aria sono simili, troppo simili, a quelle di otto anni fa, quelle della vigilia di Danimarca-Svezia, quando le due squadre amiche di mare e di cultura inscenarono il più perfetto dei 2-2, proprio il risultato che serviva a entrambe per passare e far fuori l'Italia del Trap che intanto batteva - anche a stento, per di più - la derelitta Bulgaria. Girone ridicolo, Italia ridicola, tutti a casa dopo tre partite e con molto disonore addosso dopo lo sputo di Totti a Poulsen. Il biscotto è la ciliegina sulla torta, a volte, di campionati europei o mondiali iniziati male e proseguiti peggio. Successe in Portogallo, altre volte i pasticceri siamo stati noi. Ad esempio, a Spagna '82. Lì il biscotto, vero o presunto, lo organizzammo nell'intervallo di Italia-Camerun. Partita cruciale e finale di un girone pieno di pareggi, tre i nostri addirittura. Si parlò di visite di alti dirigenti italiani nello spogliatoio degli «Indomabili» africani, di un pareggio confezionato ben bene a vantaggio nostro e tanti omaggi ai mansueti Leoni. Passammo con l'1-1, insieme alla Polonia. Quasi contemporaneamente Germania e Austria si alleavano per l'1-0 firmato Hrubesch che promuoveva entrambe e faceva fuori l'Algeria, che pure aveva battuto i tedeschi all'esordio. La finale di quel Mondiale fu, guarda un po', Italia-Germania, che con le loro gambe, almeno all'inizio, avrebbero fatto pochissima strada. Splendori e miserie del calcio, del resto, dipendono spesso dall'esito di una sola partita, meglio quindi - e gli italiani lo sanno bene - quando il risultato è comodo e caldo come una poltrona. Nel Mundial ‘78, quello giocato in Argentina durante la dittatura di Videla, i padroni di casa erano messi male alla vigilia del match col Perù, serviva una vittoria larghissima per centrare la finale. Detto fatto, fu 6-0, la famosa, indimenticabile «marmelada» argentina favorita dai numeri del portiere andino Quiroga e dei suoi colleghi difensori, molto permissivi con Kempes e i suoi compagni. Per differenza reti, Argentina meglio del Brasile, finale e titolo alla «Seleccion albiceleste». Il campionato italiano meriterebbe un capitolo a parte, dal gol di Faccenda in un Napoli-Genoa degli anni Ottanta fino ai mille pareggi di fine stagione dei giorni nostri (i due feriti meglio di un morto, come insegna Buffon) che aiutano alcuni e condannano altri, inconsapevolmente. Spagnoli e croati comunque hanno avuto nella loro storia almeno un episodio contraddistinto dal classico sapore fragrante e zuccheroso che noi italiani già sentiamo sotto il palato alla vigilia dei due match di lunedì. Anno 1984, la Spagna rischia di non andare all'Europeo, serve una goleada esagerata contro Malta. Il 12-1 finale va più che bene. Dicembre scorso, ultima giornata della fase a gironi di Champions League, il Lione va a Zagabria con poche possibilità di passare il turno, ha bisogno di una larga vittoria. La ottiene, finisce 7-1, con occhiolini e strette di mano tra croati e francesi. Chi è senza peccato nel calcio scagli la prima pietra. Il Brasile biscottò con la Norvegia a Francia ‘98, il Paraguay con la Nigeria, non c'è distinzione tra popoli, razze, tradizioni sportive, nella necessità è tutti contro tutti, o tutti amici di tutti. Croazia e Spagna hanno l'occasione di passare a braccetto e far fuori una delle favorite. Il regolamento non lo impedisce, non esiste ancora una formula anti-biscotto, andrebbe studiata. Lunedì si vedrà. Un precedente recente può darci coraggio, Olanda-Romania, Euro 2008, vittoria inutile ma sportiva degli Orange a scapito dei rumeni e a vantaggio nostro. In questi casi si dice «vinciamo, poi si vedrà». Crederci è bene, fidarsi meno, sperare, nove volte su dieci, vale a poco. Ma ogni partita ha una storia, e organizzare un 2-2 è possibile, realizzarlo in modo credibile è un'altra cosa. NICOLALUCI CRACOVIA 1978,seigol al Perù. Passa l'Argentina EURO2012 Svezia-Danimercadel 2004a Porto.Ci costò il passaggioal turno successivo.Lapartita finì 2-2 l'unicorisultatoutile per entrambe ANSA /ANTONIO SIMOES CONTROL'IRLANDALUNEDÌ,QUANDOLASUANAZIONALE SI GIOCHERÀ IL PROSEGUO DI EURO 2012, CESARE PRANDELLICAMBIERÀFORMAZIONE.Ci saranno tre o quattro cambi, di uomini, perché servirà una squadra fresca, ha detto ieri il commissario tecnico in conferenza stampa. Poi il modulo rimarrà lo stesso, però, perché la squadra preferisce la difesa a 3, con De Rossi dietro. E questo pur avendo a disposizione di nuovo Barzagli. Inoltre non teme per niente - e si altera quando la domanda o il sospetto, come dice lui, viene reiterato - all'eventuale «biscotto» tra Spagna e Croazia che con il 2-2 eliminerebbero gli azzurri. «Dobbiamo fare il nostro dovere, per me basterà l'1-0 perché prevedo che la Spagna vinca». Il ct ha anche esorcizzato il calo fisico della squadra accusato il secondo tempo. «Abbiamo parlato con i giocatori più di un'ora, stamattina. Il calo fisico non è stato clamoroso. Ci siamo però abbassati 20 metri. Dobbiamo giocare a calcio e non speculare sul risultato. Fin quando teniamo la supremazia del gioco siamo una squadra vera, subentrano le paure quando cerchiamo di difendere il risultato. È un fatto mentale, non fisico. Che va di pari passo con le conoscenze tattiche. La strada è questa, quella indicata dalla Juventus, del calcio propositivo. Gli italiani hanno fantasia, possono proporre idee di gioco». Altro problema l'attacco. Segna poco troppo poco. E contro l'Irlanda potrebbero servire tre reti, per passare il turno. «Cerchiamo di portare più giocatori in area di rigori, anche contro la Croazia di occasioni ne abbiamo create parecchie, poi serve più cattiveria sottoporta» ha detto il tecnico. E sul capitolo Balotelli. «La sostituzione di Mario? Mi sono sgolato per 15' e non sono riuscito a correggergli la posizione, veniva incontro, ma poi non teneva palla. O vieni incontro e tieni palla, o mi dai profondità. Se gli vogliamo bene, a questo ragazzo, dobbiamo dirgliele queste cose, la verità. Io lo faccio. «Sente» le partite con questa maglia? Ma se vuoi diventare grande devi saper convivere con le difficoltà. Io non lo abbandono mica, l'ho fatto giocare titolare quando tutta la stampa lo voleva in panchina. Nessuno deve dire “io” in questa squadra, dobbiamo avere coraggio, perché questa è una buona squadra. Dite che ha segnato un gol in 10 partite e mi chiedete quanto deve attendere l'Italia perché Balotelli la aiuti? Tre giorni. Ci aspettiamo una grande reazione». Rinnovato il credito a Balotelli, pur sottolineandone gli errori di Poznan, Prandelli ha anche parlato di Di Natale. «È più efficace entrando a gara in corso». Quando le difese si allargano e la fatica si fa sentire. 1982, l'Algeria truffatada RfteAustria UNO DEI MOMENTI PIÙ CONTROVERSI DEL MONDIALE È STATA LA PARTITA ARGENTINA-PERÙ. I biancoazzurri per arrivare in finale avrebbero dovuto vincere con tre gol di scarto e almeno quattro reti segnate, grazie all'ottima differenza reti del Brasile consolidata dal 3-1 contro la Polonia. Fino a quella partita l'Argentina di Kempes aveva segnato sei gol. In quella partita l'Argentina ne fece altrettanti anche grazie ad una pessima, quindi sospetta, prestazione del portiere Quiroga. Quella partita passò alla storia del calcio col nomignolo di «mermelada peruana». 2012, ilRayo siaccorda Villarealgiù E«biscotto»fu! Lastoriadelcalcio(ri)scrittadagliaccordi Breve,masignificativo, excursussullepartite in odoredicombine.Apartire daItalia-Camerundel 1982. Perchéfidarsièbene,ma... COSIMOCITO ROMA Prandelliprepara3-4cambi «Balotelli?Devedaredipiù» Ilcommissariotecnicoconfermaladifesaatreanchecon il ritornoingruppodiBarzagli.«LaSpagnavincerà,èsicuro» ERASTATALASORPRESADELCAMPIONATO MONDIALE DI SPAGNA. L'Algeria di Rabah Madjer, il tacco di Allah, venne buttata fuori per differenza reti dopo che Germania Ovest e Austria si accordarono sull'ultima partita. I tedeschi, sconfitti proprio dall'Algeria, dovevano vincere con un solo gol. Questo tipo di risultato andava bene anche agli austriaci. E così fu. Dopo l'iniziale gol tedesco la partita fu squallida. La Germania Ovest finì prima l'Austria seconda. I tedeschi arrivarono in finale. ÈLAPARTITAPIÙRECENTEED ÈSUCCESSAIN SPAGNA.Nell'ultima giornata di campionato 2012, il Villareal è retrocesso con una palese combine sul campo tra i giocatori di Rayo Vallecano e Granada (video che riprende i labiali e successiva rete del pareggio da corner). La federazione spagnola non ha aperto indagini e non si è espressa sull'accaduto confermando di fatto la retrocessione del Villareal. Il che vuol dire che non c'è stata nessuna truffa con scopi di lucro, ma semplicemente i giocatori si sono messi d'accordo tra di loro. Come dice Buffon? Due feriti sono meglio di un morto. ... IlBrasile«biscottò»con la NorvegiaaFrancia ‘98, il ParaguayconlaNigeria.Quei 12goldellaSpagnanell'84 U: 22 sabato 16 giugno 2012
L'INTERVISTA L'esercito nelle strade. Gli edifici pubblici presidiati da truppe in assetto di guerra. Dovevano essere le elezioni della svolta. Rischiano di trasformarsi nell'inizio della restaurazione. Il ballottaggio delle presidenziali egiziane che si apre oggi avrebbe dovuto essere l'ultimo atto prima della completa restituzione ai civili dei poteri assunti dal Consiglio superiore delle forze armate all' indomani delle dimissioni dell'ex presidente Hosni Mubarak: la sentenza con la quale la Corte costituzionale ha dichiarato l'altro ieri illegittimo l'intero Parlamento mette però a rischio l'intera transizione politica egiziana. La Corte - con una sentenza in questo caso ampiamente prevista - ha inoltre abrogato la «legge sull'isolamento politico» che impediva agli ex dirigenti del regime di Mubarak di presentarsi alle elezioni, confermando in tal modo la possibilità per l'ex premier Ahmad Shafiq di partecipare al ballottaggio. ALTATENSIONE Un'iniziativa legale - definita un «colpo di Stato» dai Fratelli Musulmani, maggioritari nel Parlamento ormai sciolto che stando agli analisti costituirebbe un tentativo dell'esercito di mantenere aperte tutte le opzioni possibili, con l'obbiettivo non solo di evitare un ritorno alle caserme come accaduto in Turchia dopo la vittoria dell'Akp, ma di contrastare la crescente influenza islamica o con la vittoria di Shafiq (nel qual caso è probabile che si vada verso una Repubblica di tipo presidenziale) o con una ripetizione del voto politico che favorisca in qualche modo i partiti laici. In quest'ottica, alla decisione della Corte vanno aggiunte la sentenza del 2 giugno del processo contro Mubarak e altri dirigenti del regime - ritenuta troppo mite specie con i vertici della polizia coinvolti nella repressione, tutti assolti - e la decisione della magistratura di restituire alla polizia militare e ai servizi segreti il potere di arresto sui civili. Un gruppo di partiti egiziani di sinistra, laici e liberali, ha accusato l'esercito di voler attuare una «controrivoluzione» dopo l'annullamento delle elezioni e lo scioglimento del Parlamento. In un comunicato i movimenti denunciano che «lo scenario da controrivoluzione è chiaro, dopo le sentenze nel processo a Mubarak, la decisione di dare a esercito e polizia il potere di arrestare civili e infine l'annullamento delle elezioni e quella sull'incostituzionalità della legge sull'isolamento politico». «Tutte queste misure - dicono ancora i partiti - dimostrano che il Consiglio supremo delle forze armate è determinato a riproporre il vecchio regime e che le elezioni presidenziali non sono altro che una brutta commedia». INCERTEZZA Dal Cairo a Washington. Gli Stati Uniti sono «preoccupati» per la decisione della Corte costituzionale egiziana di sciogliere il Parlamento. Ad affermarlo è la portavoce del Dipartimento di Stato, Victoria Nuland. «Siamo preoccupati per l'invalidazione dei risultati delle elezioni legislative egiziane» che comporta lo scioglimento del Parlamento «democraticamente eletto», sottolinea Nuland, aggiungendo che gli Usa continuano a studiare le decisioni della Corte e le relative implicazioni. La decisione, annunciata il 13 giugno dal ministro della Giustizia egiziano Adel Abdel Hamid Abdallah, di affidare alla polizia militare e ai servizi di sicurezza i compiti di polizia giudiziaria per procedere contro persone sospettate di reati contro la sicurezza nazionale e l'ordine pubblico, apre la strada a nuove violazioni dei diritti umani e deve essere revocata immediatamente. Lo afferma Amnesty International in un comunicato. «Affidare a un esercito responsabile di uccisioni, torture e di migliaia di arresti arbitrari e processi iniqui il compito di arrestare e imprigionare civili significa legittimare le violazioni dei diritti umani», rimarca Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del programma Africa del Nord e Medio Oriente di Amnesty International. «Mantenere il candidato militare, rovesciare il Parlamento eletto e dare alla polizia militare la facoltà di arrestare i civili è un colpo di Stato completo», denuncia il candidato islamico moderato sconfitto al primo turno delle presidenziali egiziane Abdel Moneim Abul Fotouh. A poche ore dall'apertura dei seggi, il candidato dei Fratelli musulmani Mohamed Morsi ha avvertito che se al voto ci saranno «irregolarità» ciò scatenerà una «grande rivoluzione». Morsi ha aggiunto che le sentenze della Corte suprema che hanno annullato la legge che avrebbe impedito al suo rivale Ahmad Shafiq di candidarsi e quella che ha sciolto il Parlamento controllato dalla Fratellanza, indica che «c'è chi si sta battendo per un piano maligno contro il popolo». «Adesso sarebbe troppo facile affermare: l'avevo detto. Ricordare che senza una roadmapcostituzionale condivisa, la transizione sarebbe stata pesantemente condizionata dall'ancien régime. Ora la realtà sta superando le peggiori previsioni: eleggere un presidente senza una Costituzione e un Parlamento significa eleggere un capo dello Stato i cui poteri sono peggiori di quelli dei regimi più dittatoriali». A denunciarlo è uno dei protagonisti della Primavera egiziana: l'ex direttore generale dell'Aiea e premio Nobel per la Pace, Mohamed El Baradei. Parlamentosciolto,movimentieforzepolitichecheparlanodigolpe.Inquestoscenario terremotato l'Egitto si appresta a eleggereilprimopresidentedeldopo-Mubarak. «Purtroppo si sta realizzando quanto avevo denunciato anche in una nostra precedente conversazione: l'Egitto è sull'orlo del baratro e a pagarne il prezzo più alto saranno coloro che si erano battuti per una vera democrazia». Cosaha fattoprecipitaregli eventi? «Quello che è saltato è il tacito patto di potere tra i vertici militari e i Fratelli musulmani. Un patto che aveva impedito la definizione di un percorso democratico che prima delle elezioni avrebbe dovuto definire una Carta delle regole su cui fondare uno Stato di diritto». Quale dovrebbe essere a suo avviso un percorso democratico che eviti la caduta nelbaratrodell'Egitto? «In queste ore cruciali ho provato a indicare una serie di opzioni che potrebbero, se realizzate, evitare uno scontro devastante per il Paese: elezioni di un Consiglio presidenziale o di un presidente ad interim, la nomina di un governo di unità nazionale e di una Commissione per scrivere la Costituzione». Intanto,però,sivota.El'Egittoèchiamato a scegliere tra Ahmad Shafiq e MohammedMorsi. «Siamo in una situazione tragicamente paradossale: eleggere un presidente senza una Costituzione e un Parlamento significa eleggere un capo dello Stato i cui poteri sono peggiori di quelli dei regimi più dittatoriali. In questo contesto, non ha senso, almeno per quanto mi riguarda, indicare il male minore tra Shafiq e Morsi. Di certo, parlare di Shafiq come presidente del “nuovo Egitto” è un ossimoro. La mia scelta l'ho fatta: non andrò a votare. Ed è una scelta di lotta, non di resa. L'Egitto ha bisogno di un presidente, non di un imperatore. Oggi si vuole eleggere un presidente senza conoscere i poteri che la Costituzione dovrebbe assegnargli. È più di una forzatura: è una provocazione da respingere». Leiparla dicambiamento, unaparola che vieneutilizzataanchedaShafiqedaMorsi. Ma cosa significa per lei, cambiamento? «Significa democrazia, libertà, giustizia sociale, rispetto delle minoranze. Oggi ancor più che nei giorni straordinari della rivoluzione, sono convinto che o si realizza una vera democrazia. o l'Egitto precipiterà nel baratro. Non è possibile restare a metà del guado. La verità è che siamo in un caos totale e tutto può accadere». MoltiragazzidiPiazzaTahrirparlanodiun golpedei militari.Siamo a questo punto? «Per molti versi la situazione è peggiore di quella di 18 mesi fa, quando iniziò la rivoluzione che aveva come obiettivo un regime e non solo il Faraone (Mubarak). C'è chi vuole imporre la restaurazione, costi quel che costi». Qualèilmessaggiochesisentedilanciare all'Europa? «In Egitto la gente ha perso fiducia nell' Occidente, inclusa l'Europa, che ora se la deve riconquistare. Qualsiasi cosa accadrà nel mio Paese, nel mondo arabo, inciderà sulla stabilità e per questo dobbiamo lavorare insieme. Dobbiamo capire che non si tratta di solidarietà umana, ma di un interesse dell'Ue. Estremismi e flussi migratori non si fermano solo con misure di anti terrorismo, occorre una visione più ampia». UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it Giorno delicato il venerdì. Per oggi, in Tunisia, i salafiti avevano chiamato il popolo a manifestare, dopo la preghiera, contro «gli attacchi ai valori sacri dell'Islam», violati da una mostra d'arte moderna di La Marsa, che ha dato il via ai disordini dei giorni scorsi. Una manifestazione era stata indetta anche da Ennahda, il partito al governo. Il ministero degli Interni ha vietato ieri ogni tipo di marcia, precisando che «la legge verrà applicata contro qualsiasi violenza». Gli appelli dei salafiti su Facebook non si erano fermati per tutto il giorno e il clima era molto teso. Tunisi si è risvegliata blindata. Le forze dell'ordine presidiavano la città, forti di una nuova legge che li autorizza a far uso delle armi per contrastare le violenze. Ma stamattina i appresentanti dei salafiti e del partito Ennahda hanno deciso insieme, di comune accordo, di rinunciare a qualsiasi invito a manifestare, per motivi di sicurezza. DISTRAZIONI VIOLENTE «Sono tutti stanchi di questa storia.- ci racconta da Tunisi Afef Tlili, ingegnere per lo sviluppo e militante del partito progressista Ettajdid - C'è una grande frattura tra i salafiti e la maggioranza della popolazione che ha ben altri problemi». Secondo Afef, a parte pochi fanatici e i giovani manipolati e pagati dall'organizzazione, in Tunisia gli estremisti non hanno credito. «La gente comune, nei taxi e nei mercati, anche gli elettori di Ennahda, si lamentano di una eccessiva debolezza del partito verso gli estremisti. Non ne possono più di questo clima di insicurezza». Secondo un recente sondaggio il 78% della popolazione tunisina è convinta che i salafiti e i loro eccessi siano un reale pericolo per la democrazia. Temono per il turismo e il 54% di loro chiede tolleranza zero. Ce lo conferma anche Lorena di Clemente, coordinatrice dei progetti umanitari di Cospe in Tunisia e residente a Jendouba, una delle città più calde, dove i gruppi salafiti hanno assaltato Università, sedi di partiti e sindacati durante le ultime notti di coprifuoco. «La gente lotta ogni giorno con problemi economici reali e con la disoccupazione. Sono stufi di questi giochi che non hanno niente a che fare con la religione. Sono tutti convinti che si tratti di giochi politici». Orchestrati. Da chi e con quale scopo? «Sono funzionali alla strategia di Ennadha - dice Afef- sono il loro braccio armato. Lo avevano preparato in caso le elezioni fossero finite male per il partito islamico. E adesso vengono tirati fuori quando si deve distrarre l'opinione pubblica da qualche lacuna del sistema al potere, come in questi giorni, dall'esito deludente dei processi per le decine di morti durante la rivoluzione dell'anno scorso». «Nessuno ignora qui -continua- il legame tra Al Qaeda e i salafisti. Il messaggio di Al Zawahiri di domenica non era casuale». La posizione di Ennahda nei loro confronti è difficile. Da una parte, continua Tlili, non può sconfessare gli estremisti che chiedono la Sharia perché ne ha bisogno perché li teme e, dall'altra, deve assecondare il malcontento e il bisogno di sicurezza dei suoi elettori. Per il momento, resta il coprifuoco in 8 governatorati ma la tregua sembra tenere. «Basta con i dittatori, priorità è la Costituzione» MohamedElBaradei Tensione alle stelle ma nessuno scontro ieri per non invalidare il secondo turno delle presidenziali CRISTIANACELLA MONDO Finoal2009direttore dell'Agenziaper l'energia atomica,Nobelper laPace 2005, tornato inEgitto primadella rivoluzione,ex candidatoallepresidenziali Clima da golpe ma l'Egitto vota Usa preoccupati Un giovane protesta con una scarpa in mano in Piazza Tahrir al Cairo FOTO DI MANU BRABO/AP-LAPRESSSE Tunisia, i salafiti non manifestano I laici: «Tra loro c'è anche Al Qaida» U.D.G. udegiovannageli@unita.it sabato 16 giugno 2012 13
TV 07.15 La casa delle 7 donne. Serie TV 08.00 Tg 1. Informazione 08.01 Tg1 Focus. Informazione 08.20 La casa delle 7 donne. Serie TV 09.00 TG 1. Informazione 09.10 La casa del guardaboschi. Serie TV 10.00 Rai Parlamento Settegiorni. Attualita' 10.55 Overland 13. Documentario 12.00 La prova del cuoco. Show. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 Linea Blu. Rubrica 15.45 Quark Atlante - Immagini dal pianeta. Documentario 16.30 Mixitalia. Rubrica 17.00 Tg 1. Informazione 17.15 A Sua immagine. Religione 17.45 Homicide Hills - Un Commissario in campagna. Serie TV 18.50 Reazione a catena. Show. 20.00 TG 1. Informazione 20.25 Campionati Europei di Calcio 2012: Repubblica Ceca - Polonia. Sport 23.05 Notti Europee. Rubrica 23.15 Campionati Europei di Calcio 2012: Grecia - Russia. Sport 01.00 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.01 Tg1 Focus. Informazione 01.10 Che tempo fa. Informazione 07.00 Cartoon Flakes weekend. Cartoni Animati 09.25 The Latest Buzz. 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Con Stefania Montorsi 16.47 Ritorno alla laguna blu. Film Avventura. (1991) Regia di W. A. Graham. Con Milla Jovovich 18.45 Il braccio e la mente. Gioco a quiz. 20.00 Tg5. Informazione 20.31 Veline. Show. Conduce Ezio Greggio. 21.10 Il matrimonio del mio migliore amico. Film Commedia. (1997) Regia di P.J. Hogan. Con Julia Roberts, Cameron Diaz, Rupert Everett. 23.31 American Gigolò. Film Drammatico. (1980) Regia di Paul Schrader. Con Richard Gere, Lauren Hutton, Bill Duke. 01.30 Tg5 - Notte. Informazione 01.59 Meteo 5. Informazione 02.00 Tg Bau&Miao. News 07.25 Cartoni animati 10.55 Asterix contro Cesare. Film Animazione. (1985) Regia di Paul Brizzi, Gaëtan Brizzi. 12.25 Studio aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.30 Grand Prix. Rubrica 13.55 Campionato Mondiale Motociclismo - Prove G.P. U.K. Silverstone Moto3, MotoGP e Moto2. Sport 17.00 Chill Out, Scooby-Doo!. Film Animazione. (2007) Regia di Joe Sichta. 18.30 Studio aperto. Informazione 18.58 Meteo. 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Talk Show. 21.30 Impero. Documentario 23.55 N.Y.P.D. Blue. Serie TV 00.45 Tg La7. Informazione 00.50 Tg La7 Sport. Informazione 00.55 M.o.d.a. Rubrica 01.35 Movie Flash. Rubrica 01.40 Intrigo a Taormina. Film Commedia. (1960) Regia di Giorgio Bianchi. Con Ugo Tognazzi, Elke Sommer 21.00 Sky Cine News. Rubrica 21.10 Philadelphia. Film Drammatico. (1993) Regia di J. Demme. Con T. Hanks 23.20 Con gli occhi dell'assassino. Film Horror. (2010) Regia di G. Morales. Con B. Rueda L. Homar. 01.20 Beastly. Film Fantasia. (2011) Regia di D. Barnz. Con V. Hudgens SKY CINEMA 1HD 21.10 Free Willy 2. Film Avventura. (1995) Regia di D.H. Little. Con J. Richter M. Madsen. 22.55 Supercuccioli - Un'avventura da paura!. Film Commedia. (2011) Regia di R. Vince. Con T. Albrizzi 00.30 The Librarian 2 - Ritorno alle miniere di Re Salomone. Film. (2006) Regia di J. Frakes. Con N. Wyle G. Anwar. 21.00 Letters to Juliet. Film Commedia. (2010) Regia di G. Winick. Con A. Seyfried G. Garcia Bernal. 22.50 Emma. Film Drammatico. (1996) Regia di D. McGrath. Con G. Paltrow J. Northam. 01.00 Bond of Silence. Film Drammatico. (2010) Regia di P. Werner. Con K. Raver 18.45 Ben 10 Ultimate Alien. Cartoni Animati 19.35 Young Justice. Serie TV 20.00 Takeshi's Castle. Show. 20.25 Lo straordinario mondo di Gumball. Cartoni Animati 20.50 Adventure Time. Cartoni Animati 21.15 The Regular Show. Cartoni Animati 21.40 Mucca e Pollo. Cartoni Animati 18.00 American Chopper. Documentario 19.00 American Guns. Documentario 20.00 Sons of Guns. Documentario 21.00 A caccia di motori. Documentario 21.30 A caccia di motori. Documentario 22.00 Aari a quattro ruote. Documentario 23.00 American Chopper. Documentario 18.55 Deejay TG. Informazione 19.00 DJ Stories - Labels. Reportage 20.00 Fino alla fine del mondo. Reportage 21.00 Born to mix - 100% Barman. Talent Show 22.00 Romy & Michelle. Film Commedia. (1997) Regia di David Mirkin. Con Alan Cumming DEEJAY TV 18.30 Ginnaste: Vite parallele. Docu Reality 19.20 Ragazzi in gabbia. Docu Reality 20.20 Pauly D.: da Jersey Shore a Las Vegas. Serie TV 21.00 Punk'd. Show. 22.00 Pranked. Serie TV 22.50 I Soliti Idioti - Best Of. Serie TV 23.40 Mike Judge's Beavis and ButtHead: Il Ritorno. Serie TV MTV RAI 1 20.25: Rep. Ceca - Polonia Sport. Repubblica Ceca - Polonia chiude il programma del Girone A dei Campionati Europei 2012. 21.05: Legami pericolosi Film con K. Loken. Quando Rachel viene trovata morta, l'amica si reca a casa della vittima... 20.40: Agente 007 - Si vive solo due volte Film con S. Connery. Bond ricompare dopo essere creduto morto. 21.15: The Mentalist Serie TV con S. Baker. Continua la preziosa collaborazione del consulente Patrick con il Cbi. 21.10: Il matrimonio del mio migliore amico Film con J. Roberts. Quando il suo amico si sposa, Julienne si ingelosisce. 21.10: Harry Potter e la camera dei segreti Film con D. Radclie. Il maghetto alle prese con una creatura mostruosa. 21.30: Impero Documentario con V. M. Manfredi. Appuntamento con i retroscena dei grandi domini del passato. RAI 2 RAI 3 RETE 4 CANALE 5 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY MAMMA MIA CHE IMPRESSIONE,L'URLO DI CICCHITTO ALLA CAMERA.Manette, strangolamenti e minacce («Ci rivedremo al Senato!»): sembrava un film dell'orrore, oppure una puntata di Quartogrado condotta dal terrifico Salvo Sottile. Poi, però, la tv ci ha mostrato Brunetta addormentato come un bambino, sempre lì sui banchi del Parlamento, e ci siamo rassicurati. Gente così non ci fa più paura: lasciamoli minacciare e dormire. Nervosismo e sonno sono solo segnali di deliquio politico. Del resto, peggio di quello che hanno già fatto negli ultimi decenni non possono proprio fare. Come ha detto Angelo Guglielmi, riferendosi però alla Rai e ai nuovi massimi dirigenti che dovranno sostituire quelli vecchi. Nel Pdl, poi, non ci sono sostituti, solo controfigure scelte dal boss per i ruoli più scabrosi. Come le primarie, per le quali cerca teste di legno da usare al luna park di una inesistente democrazia interna, cioè nel tunnel degli orrori, tra urla di ex socialisti e gemiti di ex olgettine. Basta che lo spettacolo sia assicurato. Così almeno sembra pensare Berlusconi, grillino fuori tempo massimo. E, a proposito di grillini e di tempi, non si può proprio dimenticare la prima performance del sindaco di Parma sulla poltrona dorata: «Scusate l'inesperienza», ha detto per farsi perdonare il fatto (se permettete abbastanza serio) di non aver ancora formato la giunta. Pizzarotti è educatissimo. Perciò non si può fare a meno di rispondergli con altrettante gentilezza: «Ma prego, cosa vuole che sia. L'importante è partecipare». Tanto la politica e lo sport sono sempre più legate. Come dimostra la battuta del premier Monti durante la conferenza stampa con Hollande, interrotta da un urlo di gioia lanciato da chissà chi per il capolavoro di Pirlo. Perché, pur in attesa delle prossime tappe nei dolori della crisi, un gol è sempre un gol. L'urlo terribile diCicchitto nonera dedicatoal gol dell'Italia FRONTEDELVIDEO MARIANOVELLAOPPO U: sabato 16 giugno 2012 21
A QUESTO PUNTO DEL TORNEO, COME CI ACCADE SPESSO, NON CI RESTA CHE FARE I SOLITI, SQUALLIDI CONTI, CONFRONTARE NUMERI, CLASSIFICHE AVULSE, DIFFERENZERETI.ESCOPRIRECHEILNOSTRODESTINODIPENDE DAGLI ALTRI. Spagna e Croazia possono rifilarci un grande e fragrante biscotto, gli basterà architettare un pareggio con tanti gol e il gioco sarà fatto. La corsa alla captatiobenevolentiaedel dopo-Croazia è stata singolare e curiosa, molti azzurri hanno parlato di «spagnoli che non lo farebbero mai», di etica sportiva. Anche Buffon, proprio lui, l'uomo della storica «in serie A molte squadre sanno a fine stagione che due feriti sono meglio di un morto», ha previsto partita vera. Prandelli, ieri, ha chiesto di «smettere di pensare alla combine, gli spagnoli sono campioni d'Europa e del mondo, sospettare di loro vuol dire non stare bene». E poi: «Dobbiamo giocarcela con l'Irlanda e non lavorare mentalmente sulla cultura del sospetto». Però nelle agenzie di scommesse non si accettano quasi più puntate sul pareggio biscottato, e le sensazioni nell'aria sono simili, troppo simili, a quelle di otto anni fa, quelle della vigilia di Danimarca-Svezia, quando le due squadre amiche di mare e di cultura inscenarono il più perfetto dei 2-2, proprio il risultato che serviva a entrambe per passare e far fuori l'Italia del Trap che intanto batteva - anche a stento, per di più - la derelitta Bulgaria. Girone ridicolo, Italia ridicola, tutti a casa dopo tre partite e con molto disonore addosso dopo lo sputo di Totti a Poulsen. Il biscotto è la ciliegina sulla torta, a volte, di campionati europei o mondiali iniziati male e proseguiti peggio. Successe in Portogallo, altre volte i pasticceri siamo stati noi. Ad esempio, a Spagna '82. Lì il biscotto, vero o presunto, lo organizzammo nell'intervallo di Italia-Camerun. Partita cruciale e finale di un girone pieno di pareggi, tre i nostri addirittura. Si parlò di visite di alti dirigenti italiani nello spogliatoio degli «Indomabili» africani, di un pareggio confezionato ben bene a vantaggio nostro e tanti omaggi ai mansueti Leoni. Passammo con l'1-1, insieme alla Polonia. Quasi contemporaneamente Germania e Austria si alleavano per l'1-0 firmato Hrubesch che promuoveva entrambe e faceva fuori l'Algeria, che pure aveva battuto i tedeschi all'esordio. La finale di quel Mondiale fu, guarda un po', Italia-Germania, che con le loro gambe, almeno all'inizio, avrebbero fatto pochissima strada. Splendori e miserie del calcio, del resto, dipendono spesso dall'esito di una sola partita, meglio quindi - e gli italiani lo sanno bene - quando il risultato è comodo e caldo come una poltrona. Nel Mundial ‘78, quello giocato in Argentina durante la dittatura di Videla, i padroni di casa erano messi male alla vigilia del match col Perù, serviva una vittoria larghissima per centrare la finale. Detto fatto, fu 6-0, la famosa, indimenticabile «marmelada» argentina favorita dai numeri del portiere andino Quiroga e dei suoi colleghi difensori, molto permissivi con Kempes e i suoi compagni. Per differenza reti, Argentina meglio del Brasile, finale e titolo alla «Seleccion albiceleste». Il campionato italiano meriterebbe un capitolo a parte, dal gol di Faccenda in un Napoli-Genoa degli anni Ottanta fino ai mille pareggi di fine stagione dei giorni nostri (i due feriti meglio di un morto, come insegna Buffon) che aiutano alcuni e condannano altri, inconsapevolmente. Spagnoli e croati comunque hanno avuto nella loro storia almeno un episodio contraddistinto dal classico sapore fragrante e zuccheroso che noi italiani già sentiamo sotto il palato alla vigilia dei due match di lunedì. Anno 1984, la Spagna rischia di non andare all'Europeo, serve una goleada esagerata contro Malta. Il 12-1 finale va più che bene. Dicembre scorso, ultima giornata della fase a gironi di Champions League, il Lione va a Zagabria con poche possibilità di passare il turno, ha bisogno di una larga vittoria. La ottiene, finisce 7-1, con occhiolini e strette di mano tra croati e francesi. Chi è senza peccato nel calcio scagli la prima pietra. Il Brasile biscottò con la Norvegia a Francia ‘98, il Paraguay con la Nigeria, non c'è distinzione tra popoli, razze, tradizioni sportive, nella necessità è tutti contro tutti, o tutti amici di tutti. Croazia e Spagna hanno l'occasione di passare a braccetto e far fuori una delle favorite. Il regolamento non lo impedisce, non esiste ancora una formula anti-biscotto, andrebbe studiata. Lunedì si vedrà. Un precedente recente può darci coraggio, Olanda-Romania, Euro 2008, vittoria inutile ma sportiva degli Orange a scapito dei rumeni e a vantaggio nostro. In questi casi si dice «vinciamo, poi si vedrà». Crederci è bene, fidarsi meno, sperare, nove volte su dieci, vale a poco. Ma ogni partita ha una storia, e organizzare un 2-2 è possibile, realizzarlo in modo credibile è un'altra cosa. NICOLALUCI CRACOVIA 1978,seigol al Perù. Passa l'Argentina EURO2012 Svezia-Danimercadel 2004a Porto.Ci costò il passaggioal turno successivo.Lapartita finì 2-2 l'unicorisultatoutile per entrambe ANSA /ANTONIO SIMOES CONTROL'IRLANDALUNEDÌ,QUANDOLASUANAZIONALE SI GIOCHERÀ IL PROSEGUO DI EURO 2012, CESARE PRANDELLICAMBIERÀFORMAZIONE.Ci saranno tre o quattro cambi, di uomini, perché servirà una squadra fresca, ha detto ieri il commissario tecnico in conferenza stampa. Poi il modulo rimarrà lo stesso, però, perché la squadra preferisce la difesa a 3, con De Rossi dietro. E questo pur avendo a disposizione di nuovo Barzagli. Inoltre non teme per niente - e si altera quando la domanda o il sospetto, come dice lui, viene reiterato - all'eventuale «biscotto» tra Spagna e Croazia che con il 2-2 eliminerebbero gli azzurri. «Dobbiamo fare il nostro dovere, per me basterà l'1-0 perché prevedo che la Spagna vinca». Il ct ha anche esorcizzato il calo fisico della squadra accusato il secondo tempo. «Abbiamo parlato con i giocatori più di un'ora, stamattina. Il calo fisico non è stato clamoroso. Ci siamo però abbassati 20 metri. Dobbiamo giocare a calcio e non speculare sul risultato. Fin quando teniamo la supremazia del gioco siamo una squadra vera, subentrano le paure quando cerchiamo di difendere il risultato. È un fatto mentale, non fisico. Che va di pari passo con le conoscenze tattiche. La strada è questa, quella indicata dalla Juventus, del calcio propositivo. Gli italiani hanno fantasia, possono proporre idee di gioco». Altro problema l'attacco. Segna poco troppo poco. E contro l'Irlanda potrebbero servire tre reti, per passare il turno. «Cerchiamo di portare più giocatori in area di rigori, anche contro la Croazia di occasioni ne abbiamo create parecchie, poi serve più cattiveria sottoporta» ha detto il tecnico. E sul capitolo Balotelli. «La sostituzione di Mario? Mi sono sgolato per 15' e non sono riuscito a correggergli la posizione, veniva incontro, ma poi non teneva palla. O vieni incontro e tieni palla, o mi dai profondità. Se gli vogliamo bene, a questo ragazzo, dobbiamo dirgliele queste cose, la verità. Io lo faccio. «Sente» le partite con questa maglia? Ma se vuoi diventare grande devi saper convivere con le difficoltà. Io non lo abbandono mica, l'ho fatto giocare titolare quando tutta la stampa lo voleva in panchina. Nessuno deve dire “io” in questa squadra, dobbiamo avere coraggio, perché questa è una buona squadra. Dite che ha segnato un gol in 10 partite e mi chiedete quanto deve attendere l'Italia perché Balotelli la aiuti? Tre giorni. Ci aspettiamo una grande reazione». Rinnovato il credito a Balotelli, pur sottolineandone gli errori di Poznan, Prandelli ha anche parlato di Di Natale. «È più efficace entrando a gara in corso». Quando le difese si allargano e la fatica si fa sentire. 1982, l'Algeria truffatada RfteAustria UNO DEI MOMENTI PIÙ CONTROVERSI DEL MONDIALE È STATA LA PARTITA ARGENTINA-PERÙ. I biancoazzurri per arrivare in finale avrebbero dovuto vincere con tre gol di scarto e almeno quattro reti segnate, grazie all'ottima differenza reti del Brasile consolidata dal 3-1 contro la Polonia. Fino a quella partita l'Argentina di Kempes aveva segnato sei gol. In quella partita l'Argentina ne fece altrettanti anche grazie ad una pessima, quindi sospetta, prestazione del portiere Quiroga. Quella partita passò alla storia del calcio col nomignolo di «mermelada peruana». 2012, ilRayo siaccorda Villarealgiù E«biscotto»fu! Lastoriadelcalcio(ri)scrittadagliaccordi Breve,masignificativo, excursussullepartite in odoredicombine.Apartire daItalia-Camerundel 1982. Perchéfidarsièbene,ma... COSIMOCITO ROMA Prandelliprepara3-4cambi «Balotelli?Devedaredipiù» Ilcommissariotecnicoconfermaladifesaatreanchecon il ritornoingruppodiBarzagli.«LaSpagnavincerà,èsicuro» ERASTATALASORPRESADELCAMPIONATO MONDIALE DI SPAGNA. L'Algeria di Rabah Madjer, il tacco di Allah, venne buttata fuori per differenza reti dopo che Germania Ovest e Austria si accordarono sull'ultima partita. I tedeschi, sconfitti proprio dall'Algeria, dovevano vincere con un solo gol. Questo tipo di risultato andava bene anche agli austriaci. E così fu. Dopo l'iniziale gol tedesco la partita fu squallida. La Germania Ovest finì prima l'Austria seconda. I tedeschi arrivarono in finale. ÈLAPARTITAPIÙRECENTEED ÈSUCCESSAIN SPAGNA.Nell'ultima giornata di campionato 2012, il Villareal è retrocesso con una palese combine sul campo tra i giocatori di Rayo Vallecano e Granada (video che riprende i labiali e successiva rete del pareggio da corner). La federazione spagnola non ha aperto indagini e non si è espressa sull'accaduto confermando di fatto la retrocessione del Villareal. Il che vuol dire che non c'è stata nessuna truffa con scopi di lucro, ma semplicemente i giocatori si sono messi d'accordo tra di loro. Come dice Buffon? Due feriti sono meglio di un morto. ... IlBrasile«biscottò»con la NorvegiaaFrancia ‘98, il ParaguayconlaNigeria.Quei 12goldellaSpagnanell'84 U: sabato 16 giugno 2012 23
Democrazia e lavoro. Saranno questi i pilastri del progetto politico attorno ai quali il Partito democratico vuole costruire l'alternativa di governo. «Perché il lavoro non è solo quello che ti fa mantenere la famiglia, è la tua dignità, è la tua quota di trasformazione del mondo e ne hai diritto». E forse è proprio questo uno dei passaggi più applauditi dell'intervento con cui Pier Luigi Bersani ha chiuso ieri a Napoli i lavori della seconda Conferenza nazionale sul lavoro del suo partito. Un intervento che non ha risparmiato critiche al governo, a Silvio Berlusconi (per il patto con l'Ue per il pareggio di bilancio), al ministro Fornero e alla (non) politica della zona Ue e alle non politiche, a iniziare da quella industriale, italiane. A proposito delle liberalizzazioni dell'era Monti il segretario Pd perde la pazienza e si lascia scappare una parolaccia. «Se un anziano ha gli occhi secchi e va a comprare un collirio costa 19 euro, c.... Non è possibile: è acqua». ILPDE ILGOVERNO Per sostenere il governo, ammette, «si fatica ogni settimana di più. Ma noi siamo leali, abbiamo preso un impegno e andremo fino in fondo» anche andando in mezzo alla gente, «anche a prenderci i fischi e farci insultare». «Ragionevoli e responsabili sì, arrendevoli mai» aggiunge però. Duri i passaggi su spending review, pubblico impiego e dismissioni, tutte misure a cui stanno lavorando i ministri tecnici e i supertecnici. Al governo dice: «Ascoltateci un po' perché a forza di fare ‘sto mestiere siamo un po' tecnici anche noi», e allora va «benissimo la spending review, «ma cerchiamo di non creare aspettative che poi non si riescono a gestire. Attenzione a come maneggiamo questi temi. Dico al governo di farci capire, se ci avessero ascoltato sulle pensione avremmo evitato qualche guaio». E bene anche il decreto sviluppo, dalle indiscrezioni «che arrivano da Roma sembra ci siano buone misure, ma vediamo la sostanza. Per esempio va benissimo confermare la norma da noi pensata per le ristrutturazioni in edilizia, ma se il termine è a giugno dell'anno prossiILCOMMENTO BRUNO UGOLINI Manifestazione a Roma stamane Finirà in Piazza del Popolo «La meglio gioventù» il pomeriggio SEGUEDALLAPRIMAOra è possibile stabilire una nuova partenza? Lo chiedono, insieme, dopo tante divisioni, Cgil, Cisl e Uil. Così il sito del giornale Cgil «Rassegna sindacale» titola «È il tempo del sindacato», mentre la nuova edizione on line di «Conquiste del lavoro» (Cisl) pubblica il famoso Quarto Stato di Pelizza da Volpedo. Un modo per legare il passato al presente. Ed è significativo, a proposito di presente, che un pezzo della manifestazione sia dedicato a un tema caro al movimento delle donne. Molte di loro sfileranno in corteo con una coccarda bianca, un segno di lutto per ricordare le oltre 50 madri, mogli, fidanzate uccise dall'inizio dell'anno, espressione di sotterranei traumi sociali. Così come sarà altamente significativo, dopo la manifestazione mattutina dei sindacati in piazza del Popolo, l'afflusso, nel pomeriggio, sempre a Roma, di coloro che si sono chiamati «La meglio gioventù». È la gioventù, scrivono, che studia «per dare il meglio di se e migliorare le vite di tutte e di tutti ma una volta laureata è costretta ad andarsene». Una giornata densa di significati, ma che non esprime solo protesta. Non si limita a ribadire le critiche giá fatte a provvedimenti ora giunti alla discussione parlamentare, relativi al drammatico caso dei 390 mila esodati o alla manomissione dell'articolo 18, o alle misure insufficienti per i precari. Cgil, Cisl, Uil, proprio guardando all' incombere della crisi, chiedono un deciso cambio di passo. Tra gli obiettivi: la riforma strutturale del fisco, più risorse per l'occupazione e il welfare che «non deve essere considerato un costo, ma una risorsa». E i mezzi finanziari idonei, dicono, si possono trovare, dopo aver taglieggiato le pensioni dei meno abbienti, colpendo con più vigore l'evasione fiscale, istituendo una tassa patrimoniale sulle grandi ricchezze, accelerando un accordo con la Svizzera per la tassazione dei capitali esportati, intervendo sui costi della pubblica amministrazione e della politica. Saranno ascoltati? Quelli che decantano tanto l'esempio tedesco dovrebbero ricordare che in quel Paese vince la coesione sociale costruita da un sindacato ascoltato dai governi come interlocutore decisivo. Un sindacato dove la divisione non ha imperato e anche in questo sta la ragione della sua forza determinante. Per la coesione sociale seguiamo l'esempio tedesco «Lavoro», «welfare», «crescita» e «fisco», sono le parole d'ordine che tengono uniti i sindacati confederali, oggi a Roma per la manifestazione nazionale dal titolo «Il valore del lavoro». Cgil, Cisl e Uil, si troveranno in piazza della Repubblica (Esedra) alle 10,30. Il corteo arriverà un'ora dopo in piazza del Popolo, da dove parleranno i tre segretari generali Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Di pomeriggio sarà la volta dei precari legati nella rete «Il nostro tempo è adesso», che manifesteranno contro la riforma Fornero e per «La meglio gioventù» che resta in Italia. Si ritroveranno dalle 18 alle 22 in piazza Farnese, sempre nella capitale. Una giornata di mobilitazione, inizialmente prevista per il due giugno e poi rimandata per via del terremoto in Emilia, che ieri è stata anticipata dalle dichiarazioni dei tre leader sindacali, intervenuti alla seconda conferenza nazionale del Pd sul Lavoro: «Dovremo annunciare mobilitazioni e nuovi scioperi contro l'insopportabile iniquità con cui si è esercitato il rigore», ha premesso Camusso. Gli organizzatori prevedono una grande partecipazione e segnalano l'arrivo nella capitale di mille pullman, quattro treni speciali e due navi dalla Sardegna, più i mezzi privati e la presenza dei lavoratori e dei pensionati di Roma e della regione. Come dallo slogan, gli obiettivi della manifestazione sono la riforma del fisco, lo sviluppo, l'occupazione e il welfare, che non deve essere considerato un costo ma una risorsa. Le tre sigle chiedono al governo Monti meno tasse per lavoratori e pensionati, più risorse per l'occupazione e una svolta nella lotta all'evasione fiscale. «L'aggravarsi della situazione economica e sociale - dice Vincenzo Scudiere, segretario confederale della Cgil, responsabile dell'organizzazione - impone l'esigenza di una svolta nella politica economica». Oggi più di ieri, per la precipitazione della crisi in Europa e l'emergere del dramma sociale dei cosiddetti «esodati». Oltre a denunciare la situazione di milioni di lavoratori e pensionati, Cgil, Cisl e Uil, avanzano proposte e indicazioni possibili sulle risorse da reperire, partendo dall'utilizzo di una quota significativa di quanto recuperato nel 2012 dalla lotta all'evasione fiscale. E ancora, l'istituzione di una tassa patrimoniale sulle grandi ricchezze, l'accelerazione di un accordo con la Svizzera per la tassazione dei capitali esportati e la razionalizzazione dei costi di gestione della pubblica amministrazione e della politica. Concetti ripresi ieri a Napoli, in occasione della seconda conferenza sul Lavoro del Pd, dove i sindacalisti hanno attaccato duramente la riforma Fornero, senza risparmiare critiche agli emendamenti dei Democratici, e anche il neonato decreto Sviluppo del ministro Passera. Di questo ha parlato per prima Camusso, definendo a caldo la legge «non all'altezza dell'aspettativa che c'è su una “fase due” che inverta la tendenza recessiva del Paese. Si può decidere anche che le partecipazioni delle aziende a partecipazione pubblica vadano in Cassa Depositi e Prestiti - ha specificato la sindacalista - ma vorremmo qualche certezza sul fatto che questo non equivalga a vendere e a privatizzare la partecipazione nelle aziende pubbliche. Ci pare inoltre che anche i provvedimenti relativi all'edilizia, come quelli riferiti al credito di imposta, siano un po' senza criterio». Misure che, seppur «di portata ridotta rispetto alle intenzioni originarie del Governo», vengono invece valutate «positivamente» dalla Cisl di Raffaele Bonanni. Mentre Luigi Angeletti, sottolinea come sia sempre «meglio vendere immobili che persone, cioè creare nuovi disoccupati». Bersani: «Il lavoro per noi è centrale» L'ITALIAELACRISI Conferenza a Napoli Il segretario: non ti fa solo mantenere la famiglia, è la tua dignità, è la tua quota di trasformazione del mondo e ne hai diritto MARIAZEGARELLI ROMA Giovanni Centrella, Raffaele Bonanni, Cesare Damiano, Susanna Camusso e Luigi Angeletti FOTO DI CIRO FUSCO/ANSA . . . In Germania lo Stato ha lavorato insieme ai sindacati per sostenere la crescita Scene da una manifestazione della Cgil FOTO DI MAURO SCROBOGNA/LAPRESSE . . . Protesta contro il governo per le politiche su welfare, fisco e crescita Sindacati uniti oggi in piazza Con giovani e precari MARCOTEDESCHI MILANO 2 sabato 16 giugno 2012
VADO IN GIRO INDOLENTE PER I VICOLI DEL CAMPO MARZIO,SPERANDOINUNODEGLIINCONTRICHEORAZIORACCONTA,QUANDOCISICONTENDEUNOGGETTINOPERTOCCARSILEDITA,EBACIARSIRITROSIEECCITATINELSEMI-BUIODELLASERA,EINTORNOSISENTONO LE RISATINE TRATTENUTE, DI GOLA, DELLE RAGAZZE CHE CHIAMANO INNOCENTI E SENSUALI… Ma che succede? Non ci sono automobili, non riconosco niente, e intorno a me arrivano voci che sciolgono dittonghi, frusciano parole che tintinnano come monete d'argento: «puella… dac mihi basia… cras donaberis… quam minima credula postero… semper amor»… Che strano! Non pensavo che l'odioso latino dei professori potesse essere questa musica risonante, un po' sfatta e roca, e dolce… Deve essere un film, ma la ricostruzione è proprio esatta, anche se gli spazi svaniscono come nei sogni e a tratti si velano le facce, però mi pare impossibile che qui ci sia il Campo Marzio così preciso, questa non sembra la cartapesta di Cinecittà, vedo le scrostature delle case romane, e le bottegucce con la bilancia, e le tuniche che lasciano intravedere calzari e piedini con le unghie laccate… Sto sognando! Ecco, non può essere diversamente, è per questo che mentre vago per il Foro di Cesare mi basta chiudere un attimo gli occhi per veder comparire rovine di Piranesi con i muschi che ricadono come pellicce e merletti, e acquerelli dell'Ottocento dove la città brilla quieta come un giocattolo antico. Sì, sto camminando in uno strano sogno, dove i secoli mi appaiono mescolati, con le statue decapitate che odorano di Tempo perduto e i bassorilievi con le divinità orientali che sembrano scolpiti l'altro ieri, e la Domus Aurea e le Ville patrizie già rinascimentali, e le vestali con il capo coperto come piccole suore cristiane, e i turisti in cilindro e bombetta sotto archi romani che si fanno immortalare in un lampo al magnesio che li fissa come se potessi toccarli… Che strano! Forse se mi muovo su me stesso come un caleidoscopio tutto tornerà normale, i pezzi si metteranno a posto, e non comincerò a sospettare di essere entrato in una macchina del tempo… O forse ho capito, non dovevo assopirmi nella fantasticheria sfogliando avidamente questo libro che ora ho davanti, come si chiama, ah, sì, ora lo vedo: si intitola L'atlante di Roma antica, un volume dell'Electa curato da Andrea Carandini, un libro in cui mi sono perso come in uno stradario metafisico o in una bibbia delle antichità romane, non so bene, quello che ora so di certo, dal rumore delle automobili, dal traffico spaventoso e dagli stereo che sparano Madonna a tutto volume, che sono tornato nel 2012, nel presente. E il presente mi dice che l'archeologo Andrea Carandini ha fatto, e l'Electa ha pubblicato, un libro bellissimo e nuovo. Cosa «fa» questo Atlante di Roma? Ci porta nei quartieri della città mostrandoci le loro molteplici facce, ci mostra le piante topografiche, quelle storiche tramandate nei secoli e quelle ricostruite oggi; abbiamo i frantumi di statue e mosaici, la Colonna Traiana in un primissimo piano da cinema e il cavallo di bronzo, abbiamo le fotografie del Tevere con le colonne romane nell'Ottocento e le incisioni di Piranesi con il tempio di Venere e gli acquedotti; abbiamo gli scritti degli specialisti che hanno lavorato all'Atlante, e abbiamo le loro ricostruzioni. Con pochi colori neutri, Carandini e i suoi collaboratori hanno creato proiezioni tridimensionali della Villa di Augusto e della Domus Aurea, del Campo Marzio e dei Templi, mostrandoci con molta discrezione grafica ciò che spesso il 3D spettacolare tradisce enormemente, facendo diventare l'antica Roma un cartone animato. SENZATRADIMENTI DA3D Qui, invece, nella chiarezza e semplicità delle linee, riusciamo a leggere fino a un punto molto profondo le strutture abitative di cui parlavano poeti e storici, e scopriamo che molto al di sotto di ciò che le rovine e i resti ci mostrano, la struttura urbanistica e abitativa di Roma aveva molto in comune con la sua lingua e con una parte consistente della sua civiltà: essenzialità e economia sembrano esserne le linee guida, in una nitidezza di stile che ricorda il Rinascimento, e testimonia che gli Alberti e gli altri erano molto più acuti filologicamente di quanto si pensi in genere. Dall'altro lato, nella stratigrafia di affreschi, decorazioni e mosaici, appare già nella Roma antica la facies barocca, che consiste nel pensare in forma teatralizzata e metamorfica gli spazi. L'AtlantediRomaAntica è un progetto scientifico di grande lungimiranza e altissima levatura, e a vedere la foto dei giovani che hanno collaborato con Carandini, e a leggerne gli scritti, si direbbe davvero che ci sono due Italie: quella vecchia intellettualmente e eticamente, che ci ha s-governato e ci s-governa e che vuole la morte della cultura, e quella di questi studiosi e di molti altri, che è il Paese vero, moderno, appassionato e intelligente, pronto a scavare nel sottosuolo di se stesso per trarre alla luce il futuro. Ma se vinceranno i vecchi, avremo solo macerie. U: PASSEGGIANDONELTEMPO Unflaneur nell'antica Roma L'«Atlante»diCarandini dàanimaall'archeologia LaDomus diAugusto,disegno dall'«AtlantediRomaantica» editodaElecta SOCIETÀ : Glioperaiamericani salvatidalcaffè P.18 BELLIEMALEDETTI : «IlGrande Gatsby»si legge inpalcoscenico P.19 INTERVISTA : BregovicpizzicatodallaTaranta P.20 TV : L'urlodiCicchittosenzagol P. 21 SPORT : : Italia,allarmebiscotto P.23 Tantigiovani ricercatorihannocollaboratoalprogetto delgrandestudioso.Un'operadivalorecheèanche unasfidaaquell'Italiachevuole lamortedellacultura GIUSEPPEMONTESANO sabato 16 giugno 2012 17
Quando hanno sentito il ministro Profumo annunciare che gli atenei torneranno a bandire concorsi per aprire le porte a una nuova generazione di professori universitari, hanno pensato ancora una volta che davvero l'Italia è uno strano paese. Come se bastasse un concorso o una abilitazione nazionale per invertire il corso delle cose e far ripartire il tanto sospirato ricambio generazionale. «Non basterà», ripetono. Loro lo sanno bene. Perché un concorso l'hanno vinto. Chi per diventare ricercatore a tempo indeterminato, chi professore associato, chi ordinario. Quella sventagliata di concorsi, banditi dagli atenei di tutta Italia, doveva essere l'ultima chiamata prima della riforma Gelmini. Solo che, anni dopo aver superato con successo la prova, una buona parte dei vincitori attende ancora di essere chiamato a prendere servizio: 475 ordinari, 600 associati e una cinquantina di ricercatori, precipitati nel limbo. Il merito non c'entra nulla. C'entrano solo i vincoli di bilancio imposti in questi anni agli atenei italiani. Divisi, di punto in bianco, in buoni e cattivi: virtuosi e non. I primi qualche assunzione, nonostante i tagli al fondo di finanziamento ordinario, l'hanno potuta fare. Gli altri no. Ovviamente, i non virtuosi, ovvero quelli che per pagare stipendi e spese fisse utilizzano il 90% del fondo di finanziamento ordinario, si concentrano quasi tutti al Sud. Peccato che quando hanno bandito gli ultimi concorsi per reclutare ricercatori, associati e ordinari, quegli atenei non sapessero ancora di non essere virtuosi. Risultato: chi ha vinto il concorso bandito a Torino, è dentro. Chi invece ha vinto un concorso bandito da una qualunque delle università del Sud è fuori. E ancora non vede la fine. Perché nel frattempo, il nuovo governo tecnico è corso ai ripari. Ma il decreto che doveva sbloccare il turn over, lo ha fatto con il contagocce. Gli atenei che prima vedevano andare in pensione i vecchi ordinari senza poter assumere nessuno, ora hanno il turn over sbloccato al 10%, o al massimo al 20%. E i soliti atenei si trovano nella condizione paradossale di non poter accedere neppure ai fondi stanziati apposta dal governo per dare corso alle assunzioni bloccate: 279 milioni, ma solo per gli associati. Perché per gli altri non c'è neppure quello stanziamento ad hoc. Alla base di questa piramide dell'assurdo ci sono una manciata di vincitori dell'ultimo concorso per ricercatore a tempo indeterminato, figura di cui nel frattempo la riforma Gelmini ha decretato la scomparsa. Trentuno a Bari, un po' meno a l'Aquila. Precipitati in un limbo che mette a dura prova l'esistenza. «Io vivevo a Lecce e ormai non ci speravo più, il laboratorio dove lavoravo non aveva più fondi e dopo un dottorato, una esperienza all'estero entusiasmante, un assegno di ricerca rinnovato per due volte, avevo deciso di voltare pagina, mi ero anche trovata un altro lavoro», racconta Maria, 39 anni, biologa specializzata in microbiologia. Poi è arrivato il concorso: «Pensavo di aver voltato pagina di nuovo: dopo averlo vinto, con mio marito e i miei due figli ci siamo trasferiti a Bari, in attesa che l'ateneo mi chiamasse». A due anni dal concorso quel momento per lei e per gli altri 31 vincitori, giuristi, ingegneri, economisti, non è ancora arrivato. E nell'attesa, il malessere è cresciuto anche tra i 475 professori associati, che avrebbero tutte le carte in regola per diventare ordinari, ma come gli altri colleghi aspiranti associati o ricercatori hanno alle spalle e davanti una attesa indefinita. I più giovani hanno meno di quarant'anni e un curriculum speso in gran parte all'estero, al Cern di Ginevra o nei laboratori degli Stati Uniti. Certo, loro sanno di venire ultimi nell'ordine delle priorità, in questo momento. E però sentono al pari degli altri vittime di una ingiustizia, che fa figli e figliastri e non cesserà fino a quando il governo non libererà davvero dai vincoli di spesa gli atenei. La posta in gioco, la raccontano i numeri: tra i vincitori di concorso le donne sono il 29%, mentre tra gli ordinari attualmente in cattedra sono appena il 18%. Una questione di genere, oltre che di ricambio generazionale. RECLUTAMENTO DIRETTOINSEGNANTI Monti impugna la leggeFormigoni Quattro aggressioni in meno di una settimana. Torna la violenza a Roma. Ma questa volta non c'entra la Banda della Magliana né la criminalità organizzata. Non c'entrano gli omicidi, gli stupri o le rapine. No, Roma è violenta con i gay, i transessuali, le lesbiche e tutta la comunità Lgbt. Il primo episodio risale a sabato scorso a Campo dei Fiori. Un ragazzo salernitano di 23 anni sta bevendo con dei suoi amici. Viene insultato da un gruppo di ventenni ben vestiti, lui risponde verbalmente e loro lo aggrediscono, lo spintonano e infine lo picchiano. Ad Ardea, litorale romano, una transessuale sta prendendo il sole su una spiaggia pubblica. La circondano, sono in 5, sui vent'anni, come racconterà la vittima, e cominciano ad insultarla e a minacciarla: «Fai schifo, noi i trans li uccidiamo», per poi seguirla e rovinargli la macchina. Ci sono poi le due lesbiche dei Castelli, aggredite ed accerchiate da un branco di ragazzi, che prima le offende e poi blocca la loro fuga in auto. Vengono liberate solo dall'arrivo dei carabinieri. Giovedì infine il caso più grave. Guido Allegrezza, noto attivista per i diritti della comunità gay, viene aggredito all'Eur da quattro ragazzi che lo insultano e lo colpiscono al viso e al corpo con delle pietre, ferendolo alla testa e fratturandogli le costole. Forse c'è un tratto comune in queste aggressioni che non riguarda le vittime, tutte appartenenti alla comunità Lgbt, ma gli aggressori. C'è la tranquillità, la rivendicazione tipica di chi si crede nel giusto, la freddezza e la tracotanza nell'agire alla luce del sole. C'è insomma una presunzione di legittimità. È anche per questo che la comunità gay di Roma ha deciso di rispondere con forza all'escalation di violenza che ha travolto la Capitale. Lo farà con una manifestazione in programma il 22 giugno a Piazza Farnese: «Il vile pestaggio di Guido Allegrezza e le numerose denunce di aggressioni e insulti meritano una risposta collettiva della comunità gay e gay friendly oltre che di tutti, istituzioni e opinione pubblica» si legge nel comunicato diffuso dal Coordinamento Arcobaleno, che racchiude varie sigle tra cui Arcigay Roma, Arcilesbica Roma, Azione Trans, e Gay Lib. Ma non solo, Il giorno successivo infatti sarà la volta del Roma Pride 2012, promosso invece dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli assieme a Famiglie Arcobaleno Roma, Gaynet e altre associazioni. L'obbiettivo è anche quello di cambiare la percezione che si ha di questi episodi. Non si tratta di casi isolati legati alla disperazione di un singolo, c'è qualcos'altro: «Quando si parla del “torbido mondo delle amicizie particolari” c'è qualcosa che non va. Il linguaggio alimenta, legittima e arma la mano dei violenti - dice a l'Unità Franco Grillini presidente onorario dell'Arcigay -. Quando il presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia (cardinale Ennio Antonelli ndr), prima che il Papa giunga a Milano, lancia un anatema contro gli omosessuali, descrivendoli come un pericolo sociale solo per il fatto che esistono, questo è un modo per legittimare la violenza. Perché se sei visto come una minaccia all'ordine naturale è chiaro che poi qualcuno si sente in diritto di compiere queste azioni». C'è un problema culturale quindi, che però è collegato a quello di una legge che ancora non c'è. «Legge che certamente - continua Grillini - non è risolutiva, ma almeno costituisce un deterrente. Il ministro Profumo aveva inoltrato una circolare con la quale chiedeva a tutte le scuole di inserire nel loro programma dibattiti sul problema dell'omofobia, mi pare che non sia stata recepita pienamente. Ma anche se così fosse il problema è la mancanza di continuità. Con iniziative una tantum non si va da nessuna parte». Anche Paola Concia, deputata del Pd, insiste sulla necessità di colmare il vuoto legislativo in materia di omofobia: «In passato sono bastati pochi giorni per fare approvare alcune leggi, se la politica avesse un po' di coraggio, basterebbe anche soltanto un giorno per approvare una norma contro la violenza omofoba e transfobica». C'è poi chi come Nichi Vendola, presidente della regione Puglia, punta il dito contro il clima capitolino in cui «troppe bande di giustizieri della notte circolano per le strade. Evidentemente - è l'amara conclusione - la violenza parafascista in qualche maniera è stata sdoganata negli ultimi anni. Le aggressioni contro ragazzi e ragazze considerati portatori di devianza ormai stanno diventando una terribile consuetudine». Roma prova a rispondere alla violenza, nel giorno in cui Obama decide di omaggiare i soldati gay per il loro contributo al Paese: l'America non è mai stata così lontana. ITALIA Il concorso è superato, ma all'ateneo il posto dov'è? Studenti durante una lezione ll'università La Sapienza di Roma FOTO DI CLAUDIO PERI/ANSA Un migliaio di vincitori del Sud attendono l'assunzione. Colpa dei vincoli di bilancio imposti alle Università dopo le prove Il nodo dei finanziamenti che non arrivano mai MARIAGRAZIAGERINA mgerina@unita.it Ilgoverno Monti sioppone al reclutamentodiretto deidocenti supplentiprevisto dauna legge della RegioneLombardia.La legge «per la crescita»,approvata lo scorsoaprile dalConsiglio regionale lombardo, è stata infatti impugnata dalConsiglio deiministridavanti allaCorte Costituzionale: secondo ilgoverno il reclutamentodiretto degli insegnanti dapartedelle scuole lombarde «eccededalle competenzeregionali», quindi sarebbe incostituzionale. Una decisione,quellapresadall'esecutivo nazionale,apertamentecontestata dallaRegioneLombardia. «L'impugnativa- hadichiarato l'assessore regionaleall'Istruzione, ValentinaAprea- appareun attodi conservatorismoincomprensibile. La giuntaFormigoni andrà quindiavanti per la propria strada».«Giusto impugnare la legge - afferma il segretariogeneraledella Flc-Cgil MimmoPantaleo -perché colpisce la libertàd'insegnamento». . . . Nichi Vendola: «La violenza parafascista è stata sdoganata negli ultimi anni» Roma, 4 aggressioni in una settimana I gay: il 22 in piazza Manifestazione anti omofobia in Piazza Farnese Il giorno dopo il «Roma Pride 2012» MATTEOMARCELLI ROMA sabato 16 giugno 2012 11
ANGELAMERKELCONTINUAADIREDINO.FINDAITEMPIBELLI(PERLEI)DIFIDANZAMENTO POLITICO CON NICOLAS SARKOZY. La concessione della licenza bancaria al fondo salva-stati, allora l'Efsf, tra tre settimane l'Esm, fu l'unica richiesta dell'ex presidente francese che a Berlino proprio non ebbe udienza. Ed è anche l'unico elemento di continuità tra il vecchio e il nuovo inquilino dell'Eliseo. François Hollande l'ha riproposta nel suo colloquio con Mario Monti e tutto fa pensare che l'accordo tra i due sia un elemento chiave di quella eccezionale concordanza di vedute di cui hanno parlato al termine dei colloqui. C'è, inoltre, un terzo protagonista, il premier spagnolo Mariano Rajoy, anch'egli interessato alla questione, specie dopo che si è constatato come la soluzione un po' pasticciata con cui si dovrebbero far arrivare 100 miliardi alle banche spagnole non ha convinto proprio nessuno. Di che cosa si tratta? Le istituzioni europee e i governi dovrebbero consentire ai fondi salva-Stati di acquisire la licenza bancaria. L'Efsf, che resterà in vigore ancora per qualche mese, e l'Esm, che dovrebbe entrare in forza all'inizio di luglio, avrebbero i requisiti delle grandi banche. Potrebbero intervenire direttamente sui mercati dei titoli e, soprattutto, accedere ai fondi della Bce, la quale farebbe transitare da loro le iniezioni di liquidità alle quali sarà costretta per evitare crac finanziari in diversi Paesi e che, secondo quanto ha detto Mario Draghi recentemente dureranno fino al 2013. Poi si vedrà, sempre che ci sia ancora qualcosa da vedere. Quali sono i vantaggi della licenza? Sostanzialmente due. Il primo è che gli Stati potranno considerare con maggiore disinvoltura i salvataggi delle banche di casa e, soprattutto, in caso di emergenza non dovranno accedere essi stessi ai fondi con tutte le conseguenze (e le trojke) che ne deriverebbero in materia di controlli esterni sui loro bilanci. È quello che nei giorni scorsi ha disperatamente cercato di ottenere Madrid e che è un po' dubbio che abbia ottenuto davvero, considerato che la cancelliera tedesca e il suo ministro delle Finanze continuano ogni tanto a dire che la Spagna dovrà comunque accettare forme di vigilanza. Sul fronte della loro efficacia anti-speculazione i fondi, che hanno rating molto superiori a quelli della maggioranza degli Stati, soprattutto di quelli più inguaiati, sarebbero un importante fattore di fiducia per gli investitori. È molto probabile che contribuirebbero a un certo riequilibrio dei rendimenti, facendo scendere provvidenzialmente quelli dei Paesi a rischio. Il secondo vantaggio è squisitamente politico: poiché non configurano condivisioni dei debiti, i fondi «banchizzati» sfuggirebbero al veto della Germania verso ogni possibile mutualizzazione, a cominciare dagli esecratissimi eurobond. Per Berlino l'unico svantaggio economico prevedibile sarebbe un certo aumento dei tassi, ma attualmente essi sono così bassi che un moderato incremento sarebbe più che sopportabile. Anzi, in una qualche misura addirittura auspicabile. Il motivo per cui Frau Merkel continua ad opporsi non è questo. È piuttosto il timore che la licenza ai fondi finisca per modificare in modo strisciante competenze e funzionamento della Bce. Finora il centro-destra tedesco ha accettato, sia pure obtorto collo, le immissioni di liquidità autorizzate da Draghi, che certo non corrispondono alla loro concezione dell'istituto di Francoforte come cane da guardia dell'inflazione. Ma avrebbe difficoltà a fare i conti con una specie di istituzionalizzazione del meccanismo. Hollande, Monti e Rajoy sperano invece che la modestia della “mutualizzazione” del debito che si realizzerebbe – in sostanza solo le moderate spese tedesche per i tassi un po' più alti – possa essere un buon argomento da usare con la cancelliera. È molto probabile, così, che la licenza per i fondi sarà uno degli argomenti sul tavolo nell'incontro a quattro franco-tedesco-italo-spagnolo che si terrà il 22 mattina a Palazzo Chigi. Riusciranno i nostri eroi se non a convincere Frau Merkel almeno ad ammorbidirne le resistenze? Per ora non si colgono tracce di morbidezza. La cancelliera resta fedele alla sua propria road map personale: prima un'unione bancaria e poi, tra non meno di dieci anni, l'unione politica che permetterebbe di comunitarizzare non solo le spese ma anche, e soprattutto, i controlli. Il problema è che la crisi ha tempi molto più veloci della road map. Corre di più anche delle proposte alle quali, per quanto se ne sa, stanno lavorando Barroso, Van Romuy, Juncker e Draghi per un documento che dovrebbe essere presentato al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno. Il week end che comincia si annuncia minaccioso. Le elezioni greche, comunque vadano, saranno comunque un punto di svolta. Anche se vincesse la destra, Nea Demokratia rimetterebbe comunque in discussione il memorandum, per il quale anche in ambienti conservatori (e perfino in Germania) c'è chi comincia a recitare il de profundis. La riapertura di negoziati con Atene rischierebbe di mandare in tilt i meccanismi del Fiscal compact, del quale la cancelliera spera di ottenere l'approvazione del Bundestag in contemporanea con il Consiglio europeo. Con i voti indispensabili della Spd e dei Verdi, i quali hanno nei loro programmi anche la licenza bancaria per i fondi. Una partita tutta da giocare. L'intervento Decreto sviluppo: ora ci vuole più coraggio Patrizio Bianchi Assessore scuola Emilia Romagna LASENTENZADELLACASSAZIONESUIGRAVISSIMIATTIDI VIOLENZAPERPETRATI DA FORZE DI POLIZIA>contro cittadini inermi in occasione del G8 di Genova del 2001 sta per essere emessa. La società democratica italiana aspetta che finalmente si faccia giustizia e che si vada a fondo per portare alla luce le vere ragioni di quell'orrore degno dei più brutali regimi autoritari. L'episodio più grave di quel tempo ebbe luogo nella notte fra il 21 e il 22 di luglio nella scuola Diaz, dove i manifestanti avevano trovato alloggio per riposarsi e dormire a manifestazione ultimata. Gli agenti irruppero in quella scuola e si scatenarono contro i manifestanti inermi con inaudita ferocia. Le violenze, con un ignobile corredo di umiliazioni, di torture fisiche e psicologiche proseguirono alla caserma Bolzaneto dove parte dei manifestanti massacrati furono trascinati prelevandoli dagli ospedali. Amnesty international ha dichiarato che in quella terribile notte ebbe luogo il più grave atto di abrogazione dello stato di diritto mai avvenuto in una nazione democratica nel secondo dopoguerra. Perché una tale brutale violazione della civiltà costituzionale e dei più sacri valori giuridici è potuta avvenire in un paese come il nostro in tempo di pace? La risposta più ovvia è che all'interno delle istituzioni repubblicane e negli apparati dello Stato che esercitano le funzioni più delicate per la tutela della democrazia e della sicurezza dei cittadini, di tutti i cittadini, alligna un'anima nera che ancora coltiva passioni e pulsioni fasciste. L'Italia non ha fatto i conti con il suo passato o li ha fatti solo nelle forme retoriche dei giorni della festa. La sottocultura violenta del fascismo non è solo prerogativa delle formazioni pseudo politiche dell'estrema destra. Come si spiegano altrimenti le sceneggiate fasciste che accompagnavano i pestaggi e le torture di Genova 2001 ad opera di rappresentanti dello Stato? Come si spiegano gli anni della strategia della tensione, i depistaggi di Stato nelle indagini sugli attentati che hanno insanguinato il nostro Paese da Piazza Fontana a piazza della Loggia alla stazione di Bologna? Come si spiega il fatto che l'Italia abbia sottoscritto la convenzione Onu contro la tortura ma non l'abbia ancora ratificata accogliendo nei codici il reato corrispondente? La massima severità nei confronti di chi violando le norme più sacre della nostra Costituzione antifascista ci ha riprecipitati nell'infamia del fascismo anche se solo per una notte è un'occasione irrinunciabile per uscire dalla barbarie in cui viviamo legittimando ancora oggi la tortura. L'analisi Nein di Merkel anche alla licenza bancaria SEGUEDALLA PRIMA Sicuramente la spiegazione che ne viene data in premessa appare convincente: bisogna attivare molteplici leve non per stimolare la rianimazione di un corpo in coma, ma per stimolare le forze interne ad un'economia da troppo tempo assopita. Da oltre 20 anni infatti l'Italia cresce meno di altri Paesi proprio perché nei processi di apertura internazionale e di globalizzazione il nostro sistema produttivo si è divaricato segnando una frattura netta fra le imprese che hanno saldamente afferrato il treno della globalizzazione e quelle che invece lo hanno subito, schiacciandosi o in pozione subalterna di subfornitura di bassa qualità o ridotte nell'angolo di un mercato interno sempre più depresso dalle stesse azioni “risanatrici” dei governi. Sarebbe stata dunque opportuna una forte linea di azione per indicare come lo sviluppo del Paese si deve attestare su quelle attività di produzione e servizio che possono riposizionare sul mercato globale non solo i leader già esistenti, ma un numero sempre più ampio di operatori le cui produzioni sono ad alto contenuto di educazione e di intelligenza. Apprezziamo sicuramente gli interventi di sostegno alle assunzioni di profili altamente qualificati e quelli nel settore della green economy, ma riteniamo che su questo piano ci si potesse muovere con più forza, agendo con più decisione un aggancio con l'ambito della crescita sostenibile e con un ripensamento del Piano Industria 2015. Piano che, pur risalendo a diversi anni fa, se riletto con attenzione indica quanto in questi anni avremmo potuto muoverci nel difficile cammino di riposizionamento internazionale. Certamente la ricomposizione di tutti gli aiuti di stato risulta materia di grande utilità, se tuttavia posta al servizio di una visione di stimolo di tutte le imprese operanti nei diversi ambiti del sistema produttivo verso un fine non solo di generico rilancio, ma di ben più solido riposizionamento, ricordando che i 2/3 delle nostre esportazioni sono ancora a livello europeo. Il riferimento ai contratti di rete, alla internazionalizzazione e alla tutela del Made in Italy deve allora assumere un'enfasi ben maggiore di quanto appare almeno a prima vista in questo decreto. Il tema della dimensione di impresa resta essenziale per poter giocare in una situazione così complessa e non basta richiamare il termine fortemente evocativo della rete, bisogna invece riempire questi contratti con strumenti che favoriscano processi di aggregazione ben più solidi. Egualmente apprezziamo i diversi strumenti per il sostegno all'edilizia e la comparsa dei Project bond come strumento per il finanziamento di opere pubbliche, così come i Piani per lo sviluppo delle città e i Contratti di valorizzazione urbana. In tali materie il ruolo degli Enti locali e delle Regioni resta fondamentale e quindi è proprio nei loro confronti che bisogna dare un supporto anche di natura progettuale. Bisogna ricordare che questa enfasi sulla centralità delle città deve stare all'interno di una visione di forte valorizzazione del ruolo delle aree urbane per attrarre quei servizi avanzati, comprese tutte le iniziative legate alla creatività, che sono il vero seme del nuovo Made in Italy, di cui non sembra esservi attenzione adeguata in questo piano. Sarebbe stato opportuno enfatizzare di più la relazione tra queste misure e le azioni connesse con educazione e ricerca perché, in fondo, sono proprio l'educazione e la ricerca le uniche vere leve per una crescita non solo intelligente e sostenibile, ma anche inclusiva, stabilendo un quadro che risulti, già oggi, di riferimento per la nuova programmazione comunitaria 2014 /2020 in discussione e in avvio di trattativa a Bruxelles. Trovare un modo per mettere insieme gli strumenti che fanno capo al ministro dello Sviluppo economico e quelli del ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca implica necessariamente che il governo si posizioni su quel terreno che si chiama politica industriale, o meglio nuova politica industriale, in cui la differenza non è fatta dai sussidi e dagli incentivi, ma dalla capacità di orientare tutti i soggetti verso obiettivi comuni, enfatizzando i caratteri di specializzazione e complementarietà che caratterizzano i sistemi dinamici di produzione. . . . Serve massima severità per l'anima nera di chi ci ha fatto precipitare di nuovo nel fascismo COMUNITÀ Maramotti Paolo Soldini Giornalista . . . Apprezziamo i diversi strumenti per il sostegno all'edilizia e la comparsa dei Projet bond per finanziare le opere pubbliche Vocid'autore Il massacro della Diaz purtroppo non è solo un film Moni Ovadia Scrittore e regista . . . Sarà uno degli argomenti caldi nel vertice a quattro tra Francia, Italia Germania e Spagna . . . Il provvedimento approvato fatica ancora a definire una vera linea di crescita della produttività sabato 16 giugno 2012 15
«Lo definisce un «lavoro importante, un significativo passo in avanti». Michele Nicoletti, segretario Pd di Trento, ordinario di Filosofia politica nella stessa città è tra gli estensori del documento sui diritti civili varato dall'omonima Commissione presieduta da Rosy Bindi. Ma sul documento, arrivato sul tavolo del segretario Pier Luigi Bersani e destinato all'Assemblea nazionale di luglio per una discussione aperta, non c'è affatto «piena condivisione». Professore, un anno di lavoro non è bastatopertrovareunaposizionecomune. «Cercherei di vedere in positivo il cammino che abbiamo fatto. Abbiamo scelto una strada diversa rispetto a quella di chi chiedeva un documento con una presa di posizione politica, un sì e un no, sui temi presi in esame. Abbiamo preferito la via dei principi fondamentali che devono essere terreno comune del Pd rispetto al tema dei diritti. A me sembra che, pur nella pluralità delle posizioni e delle culture, alla fine abbiamo quel terreno sia stato trovato. La discussione si è animata sulle concrete scelte legislative per tutelare alcuni di questi diritti, ma ciò che ci trova d'accordo è che il Pd è il partito dei diritti civili strettamente legati a quelli sociali». Nonlesembraunpo'pocoperunpartito chesidefiniscedemocratico? «Questa è solo una tappa, non il punto di arrivo finale. Un contributo che offriamo al partito e ai circoli come piattaforma di discussione. Nessuno ha mai pensato che questo documento esaurisse il tema dei diritti. Siamo partiti da una situazione in cui nell'Assemblea nazionale si erano votati documenti che riguardavano la scuola, la sanità, il lavoro ma non questo su questi temi. Ora c'è una riflessione che si sforza di inserire i diversi problemi all'interno di un quadro complessivo e non credo che questo lavoro vada banalizzato. Abbiamo costruito un orizzonte condiviso sui principi di fondo, affrontando la violenza sul corpo, la libertà di coscienza, il riconoscimento dei diritti sulle coppie di fatto...». Sulleunionicivili inCommissionec'èchi ha osservato che la lettera di Bersani al gay pride fosse più avanzata rispetto al contenutodelvostrodocumento.C'èancoraunagrandetimidezzaperdiredeisì edei nonetti? «Non mi sembra che ci siano timidezze. Sia la Corte costituzionale sia la Cassazione hanno escluso il riconoscimento del matrimonio, così come previsto dalla nostra Costituzione, alle coppie omosessuali. Hanno invece sancito il tema del riconoscimento delle unioni anche omosessuali e della loro tutela che spetta al legislatore. Questo il solco entro cui ci siamo mossi e a me sembra che il nostro documento sia in piena sintonia anche con quanto dichiarato dal segretario. Capisco che chi aveva posizioni diverse non si possa ritrovare nel nostro documento ma la strada che noi abbiamo scelto è stata quella di privilegiare il quadro dato dall'ordinamento costituzionale frutto dell'incontro tra culture diverse». Quindisonocritiche ingenerose? «Vorrei distinguere. Su questo tema è giusto che noi tutti ci incalziamo a vicenda a fare di più e meglio, ma dobbiamo darci reciprocamente atto della ricchezza dell'esperienza e la presidente Bindi ha fatto un ottimo lavoro di costruzione di un luogo di scambio e di intreccio. Non abbiamo proceduto a maggioranza ma secondo una logica di inclusione, per questo mi spiace che si dia importanza soltanto alle parti su cui possiamo avere dei punti di distanza. Ognuno di noi può avere visioni diverse ma credo sia importanti che si trovino degli orizzonti comuni». Credechedurantelaprossimalegislaturariusciretedavveroalegiferaresuquestitemiolacrisieconomicalimetteràancoraunavolta insecondo piano? «Penso che stavolta sia possibile farcela perché c'è una complessiva maturazione nel nostro Paese e c'è una larga condivisione del fatto che ci sia bisogno di una maggiore tutela dei diritti di ogni persona in ogni momento della sua vita. Dalla lotta alla violenza sessuale, all'omofobia, ad una piena libertà religiosa, al testamento biologico, c'è bisogno di intervenire e sarà possibile farlo anche grazie al Pd. Per questo non si deve avere solo la preoccupazione dei sì e dei no ma anche della necessità di spiegare le ragioni per costruire il consenso». Non le sembra che il consenso fatichino a trovarlo le forze politiche al loro interno,rispettoallamaggioranzadellasocietà civile che su coppie di fatto e testamentobiologico ha le ideechiare? «È vero, ma su altri temi, dal diritto di cittadinanza, ai diritti nelle carceri, la libertà religiosa, non darei per scontato il fatto che siano dati per acquisiti tra l'opinione pubblica. Non è detto che la politica sia perennemente in ritardo, anche se abbiamo avuto una politica di destra che ha fortemente penalizzato il tema dei diritti». Veramente neanche il centrosinistra quandoèandatoalgovernohalegiferatosu questo. «Il Pd non è mai andato al governo, sono sicuro che quando vincerà le elezioni riuscirà laddove si è fallito nel passato». TOMMASOGALGANI FIRENZE L'INTERVISTA «Ebbene sì, ci siamo messi d'accordo. Lui mi dà piazza Santa Croce per declamare la Divina Commedia, e io lo voto alle primarie. E se lui fa il premier io divento sindaco, tanto ora sono di moda i comici...». Da “Berlinguer ti voglio bene” a “Matteo Renzi ti voglio bene? Non l'ha preso in braccio come fece col segretario del Pci, ma Roberto Benigni si diverte a scherzare sulle ambizioni nazionali del sindaco di Firenze: «In questo momento si sente l'aria di un grande cambiamento per il Paese, quindi persone come Matteo Renzi sono tesori... Insomma avete capito che lo voto o no?», sorride senza sciogliere il dubbio il premio Oscar nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, gremito come non mai per conferire al comico pratese la cittadinanza onoraria (assegnata addirittura nel 1999 ma finora mai consegnata). Nell'occasione Benigni, che dal 20 luglio al 6 agosto riproporrà dopo sei anni lo spettacolo TuttoDante con la recitazione di dodici canti dell'Inferno nel capoluogo toscano, si scatena. E ce n'è anche per il premier: «Dove metterei Mario Monti? ln Purgatorio, è la cantica più sobria, pacata, educata, ed anche la più tecnica e la più riuscita, perché tecnicamente perfetta, e ci sono quegli spiriti tecnicamente perfetti». Tanto più che «il Purgatorio porta fuori dallo spread infernale». Come il suo modello Dante, Benigni nel suo intervento spazia tra alto e basso, sacro e profano, drammatico e comico, passato e presente («allora succedevano cose medievali, tangenti, festini, mica come ora...»): «È un onore ricevere la cittadinanza fiorentina, specialmente per me che vengo da una lontana città cinese, Prato. Ma non è che me la danno per farmi pagare l'Imu qui?». Nel mirino finisce spesso il sindaco, e sono risate tra il pubblico: «Renzi mi ha dato la cittadinanza onoraria perché ci sono le primarie. Ora sono cittadino di Firenze, quindi devo votare qui. Tra una settimana sono a Bologna e Bersani mi dà la cittadinanza di Bologna, insieme a Merola». E ancora: «Matteo, ci devi dire se ti candidi sì o no, ci pensano tutti. Ci ha pensato anche Balotelli quando nella partita con la Spagna si è fermato davanti alla porta ed ha pensato: ma Renzi si candida o no?». E anche la splendida location della cerimonia diventa pretesto di satira: «Salone dei Cinquecento? Cinquecento per l'Inps, per la Fornero cinquanta. Ha preso il nome dal numero dei candidati alle primarie del Pd». Si diceva, dal comico il tono poi si alza verso l'impegno civile: «Il lavoro non è solo la busta paga ma la nostra identità, dovrebbe essere il primo punto di ogni programma politico. Ora il lavoro sta venendo meno, e questa è la cosa che intristisce di più, senza dimenticare i terremotati dell'Emilia e dell'Aquila». Renzi applaude il premio Oscar e ringrazia: «Roberto ci ha educato a tirare fuori il meglio di noi. Il suo spettacolo in Santa Croce servirà non solo per abbracciare uno di noi, ma anche per riflettere su come ognuno di noi può essere cittadino onorario della propria città». «Diritti civili, il Pd ha trovato un terreno comune» POLITICA «Nella misura in cui la mia candidatura può rappresentare la messa in campo di una proposta organica di uscita a sinistra dalla crisi della società italiana, io sono disponibile a mettermi in gioco. Immagino la mia eventuale partecipazione alle primarie come l'espressione di un impegno teso a ricostruire un'anima e un'idea generale di centrosinistra del futuro». Così Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà, parlando delle primarie con i cronisti a Montecitorio. «Credo - prosegue il leader di Sel - che la discussione ossessionante, ossessionata ed ideologica sui cosiddetti moderati, sia stata spiantata dalla scena pubblica a partire dall'irrilevanza che questa discussione ha dimostrato di avere nella società reale. Dopodichè - conclude Vendola nel cantiere del futuro se il centrosinistra nasce come un processo di allargamento grande, come un sommovimento democratico che guarda alla società, ai movimenti, ai giovani, tutti coloro che vogliono contribuire a liberare l'Italia dalla vecchia logica del trasformismo e dei gattopardi, tutti coloro che vogliono rimettere al centro la civiltà e i diritti del mondo del lavoro, e il diritto al futuro di un'intera generazione condannata alla precarietà, saranno i benvenuti». Il presidente della Regione Puglia ha anche parlato dell'invito fatto dal segretario democratico Bersani a quattro associazioni della cosidetta società civile affinchè indichino due nomi per il cda della Rai: «L'apertura del Pd - secondo Vendola- è un atto di riparazione nei confronti dei grandissimi errori passati commessi nelle nomine all'Agcom e anche nella condivisione delle scelte di indicare delle competenze “bancarie” al governo dei vertici della Rai». Vendola: «Sono pronto a mettermi in gioco alle primarie» MicheleNicoletti Ildocenteètragliautori deldocumento:«Questaè unatappa,nonilpuntodi arrivo.Manoncisono timidezze.Eunavoltaal governononfalliremo» Benigni a Renzi: «Non fare come Balotelli» Roberto Benigni, a Firenze, durante la cerimonia per il conferimento della cittadinanza onoraria FOTO MORINI GIACOMO/TM NEWS-INFOPHOTO MARIAZEGARELLI ROMA sabato 16 giugno 2012 9
Ventimilamug:così la catenadicaffèUsa èscesa incampoper evitare lachiusuradi un'aziendadiceramica ULTIME NOTIZIE SUL PALATO GLOBALE. LA CATENA DI FAST FOOD BURGER KING SI APPRESTA A LANCIARE UN MENÙESTIVOCHEFRALENOVITÀANNOVERAUNATROVATA DI QUELLE CHE RICHIEDONO CAPACITÀ DI OSARE L'ESTREMO: il gelato al bacon. Le notizie disponibili sul web descrivono la composizione: gelato alla vaniglia con uno strato di cioccolato e una glassa al caramello. E come tocco finale una manciata di dadini al bacon, più una strisciolina croccante e affumicata dello stesso salume inserita nella coppa come fosse una cialda. Pronti a sfidare il vostro gusto e i suoi dis-gusti? Questa nuovo azzardo sulla frontiera del palato fa certo parte di una strategia per il rilancio di Burger King, che alla fine del 2011 si è visto soffiare da Wendy il secondo posto nel mercato mondiale del settore dietro l'irraggiungibile McDonalds. Dopo aver visto la propria quota di mercato scendere dal 20% degli anni recenti a poco più del 10% attuale (una stima, quest'ultima, fatta a fine 2010 quando già il ribasso aveva toccato quota 13,4%), Burger King ha avviato una campagna per il recupero delle posizioni che già ha registrato un risultato incoraggiante sul piano finanziario. Lo scorso aprile il fondo britannico Justice Holding ha acquistato un pacchetto azionario del 29%, immettendo nelle casse di BK 1,4 miliardi di dollari che serviranno anche a far tornare la società in borsa dopo la precipitosa uscita del 2010, anno dell'acquisto da parte dei brasiliani di 3G Capital. E alla svolta negli assetti proprietari e nell'equilibrio finanziario non poteva non essere associato un restyling dei menù, da condurre con invenzioni capaci di stupire e rompere gli schemi. E cosa di più stupefacente che un gelato al gusto di salume? Così sarà per tutto il periodo estivo, che servirà da test per valutare l'esattezza dell'azzardo. E l'autunno dirà se il palato globale avrà tollerato quest'altro pastiche o se vi sono dei limiti da non oltrepassare A dire il vero, il gelato al bacon non è una novità assoluta. Cercando sul web le notizie sui gelati più strani, se ne trova traccia in una pagina datata 2011 del sito “Squidoo”, dove vengono segnalate le 10 ricette più bizzarre. Resta però il fatto che esso sarebbe stato destinato a ben ristretta notorietà se non fosse stato adottato da un colosso della ristorazione fast food (11.000 punti vendita in 65 paesi) e lanciato nell'arena del mercato globale. Sarebbe rimasto confinato nel recinto delle bizzarrie culinarie, così come molti altri gusti di gelato. E resta da chiedersi come mai tocchi proprio ai dessert trasformarsi in banco di prova degli esperimenti più azzardati. Come se l'approccio ludico e voluttuario all'esperienza del palato si facesse premessa per la sperimentazione d'esperienze, da consumare sulla frontiera tra sapori difficilmente mixabili. GHIACCIOLO ALPESCE E proprio il settore dei gelati fa registrare le prove più ardite. Sempre nella pagina del sito Squidoo viene presentata una lista di sapori per palati curiosi. Fra gli altri, si legge di un gelato agli spaghetti, al gusto di sardine e brandy, al caviale, alla carne di cavallo selvaggio, persino al viagra. In una discussione su “Yahoo Answer” un internauta racconta di un gelataio materano che una decina di anno fa sperimentava ricette al pesce: al polpo, alle cozze, ai gamberetti. «Poi – precisa l'internauta – quella gelateria ha chiuso. Chissà perché». E già. Ma l'esperimento più sconvolgente, in questo campo, fu quello provato nel febbraio 2011 da un ristorante londinese di Covent Garden. Lì per qualche giorno venne servito un gelato al sapore di latte materno umano. Nel giro di pochi giorni venne messo al bando. Motivi d'ordine sanitario, fu la motivazione ufficiale. Ma forse la ragione vera fu che s'era andati troppo vicini a violare un tabù. LetazzediStarbucks persalvareglioperai della fabbrica incrisi MARINAMASTROLUCA mmastroluca@unita.it STORIE TUTTAUNA VITA,A VOLTE, PUÒSTAREDENTRO UNA TAZZA DI CAFFÉ. NON È UNA BATTUTA, NON ALMENO A EAST LIVERPOOL, OHIO,UNODEGLI«SWINGSTATES»,gli Stati in bilico che Obama e Romney si contenderanno fino all'ultimo voto. Una volta, questa cittadina lungo il fiume, si faceva chiamare «capitale della ceramica». Poi, un pezzo alla volta, le fabbriche sono state chiuse, le fornaci spente. E gli operai sono andati a casa, rimpiazzati alla svelta in Asia da lavoratori più a buon mercato. Sembrava nell'ordine delle cose: leggi di mercato, tutto nella norma. Solo che il mercato non ha prodotto nuovi posti di lavoro per i ceramisti di East Liverpool, un po' alla volta, come le fabbriche, anche la città ha cominciato ad andare in rovina. Poi è successo qualcosa che capita solo nelle favole. Un po' per farsi pubblicità, un po' perché la crisi quando ce l'hai in casa finisce per assomigliare ai tuoi vicini di casa, alla gente al bar, Starbucks, il gigante che vende caffé e ciambelle a tutta l'America, ha deciso di fare qualcosa. Una cosa stupida come commissionare 20.000 tazze ad una delle poche fabbriche di East Liverpool rimaste ancora in piedi. Una cosa stupida, perché l'«American Mug and Stein» è un'impresa che sembra uscita dal secolo scorso: nessuna linea automatizzata, niente robot ad accelerare i tempi, niente alta tecnologia. Un forno che il proprietario definisce senza mezzi termini «un dinosauro, più che antico». Tutto si fa a mano. I tempi di lavorazione di ogni singola tazza arrivano ad una settimana. Per produrne 20.000 ci vorranno sei settimane: in Cina ci sarebbe voluto metà del tempo e anche meno denaro. Una cosa stupida, quindi, se misurata con il metro del mercato. Non era stato Steve Jobs, non uno qualunque, a spiegare ad Obama che mai e poi mai il lavoro sarebbe tornato indietro dalla Cina? Che mai e poi mai avrebbe rinunciato a fabbriche dove si lavora a ciclo continuo e dove un'idea nuova prende forma in minuti? Anche Starbucks in realtà continua a comprare in Cina il grosso delle sue forniture. Quello di East Liverpool è un esperimento pilota, il tentativo di misurare come una scelta banale - l'acquisto di mug - riesca a plasmare la vita reale: una piccola impresa che si allarga, raddoppia i suoi 20 dipendenti e comincia a pensare in grande. Gli operai, che riscoprono di avere mani che sanno fare, uno stipendio su cui contare, progetti persino. I cerchi concentrici che camminano sul pelo dell'acqua, dopo che il sasso è stato gettato. L'idea va avanti da un po'. Starbucks da un anno ha lanciato la campagna «Create jobs for Usa», un sito che la promuove, una raccolta di fondi per finanziare iniziative anti-crisi. Per cinque dollari si può comprare un braccialetto, per poco di più una tazza o una miscela di caffé. I fondi servono a creare lavoro. Nelle piccole città, facilitando prestiti a piccole e medie imprese, che poi sono quelle che fanno lavorare il grosso dell'America. Altri hanno provato a fare lo stesso: riportare a casa un po' del lavoro finito in Asia, prima che scompaiono le competenze, il saper fare. Dan Meckstroth, un economista della Manufacturers Alliance for Productivity and Innovation, pensa che tra le ragioni ci siano anche la capacità dei lavoratori Usa e i salari tenuti bassi dalla crisi. «Non è uno tsunami, è un rivoletto, ma è meglio di un'ondata in uscita». Per quanto poco, è qualcosa. Obama ha pubblicamente elogiato la Ford che ha annunciato la creazione di 15.000 posti di lavoro di qui al 2015, in parte reimportati da Messico, Cina e Giappone. Nel 2010 la Keen, che produce scarpe, ha spostato una parte della produzione dalla Cina a Portland, in Oregon. Lo stesso ha fatto la Master Lock, lucchetti, che ha riaperto le sue attività a Milwaukee, dove l'impresa era nata nel 1921, giustificando la decisione anche con l'aumento del costo del lavoro in Cina. Un po' sta cambiando anche la testa della gente. «I clienti saranno più fedeli se sono al corrente delle buone pratiche di una società, se il prezzo e la qualità sono più o meno uguali», dice David Hessekiel presidente del Cause Marketing Forum. Insomma anche il mercato ha le sue ragioni. Per Clyde McClellan, che stava per chiudere la sua fabbrica dopo quarant'anni di attività nel settore, quelle tazze bianco-crema un po' retrò sono uno spiraglio. Ha già comprato una vecchia fabbrica in disuso per sistemare macchinari di nuova generazione e produrre di più. «A tutti piacciono i prezzi bassi - dice - ma bisogna capire che questo ha un costo». Un costo sociale, la vita che se ne va in pezzi. Sulle sue tazze, che metterà in vendita a 10 dollari, Starbucks ha voluto una targhetta di metallo con su scritto: «Indivisible». Indivisibile, l'idea di un'America che non sia solo per pochi, un po' di zucchero nel caffé. Estatebollente? Gelatoalbacon Ultima frontiera nella guerra tragigantidell'hamburger Unazzardoperpalati forti purdi strappareclienti agliavversaridelpanino Fenomenologiadelvecchio conoedeisuoimillesapori PIPPORUSSO nedoludiforever@yahoo.it Un'installazionedal titolo «Icecream»inuno stabilimentobalnearenegliStatiUniti Il celebre«Mug»di Starbuckscon il logodella catenache serve caffèe ciambelleamezza America U: 18 sabato 16 giugno 2012
Ilpunto Un patto civico per la nuova Lombardia Maurizio Martina Segretario regionale Pd Lombardia È AL SUD CHE LA CRISI CONTINUA A INFIERIRE DI PIÙ.DRAMMATICA CONFERMA ARRIVA DAI RAPPORTI BANKITALIASULLOSTATODISALUTEdelle economie delle nostre Regioni. Un mosaico impressionante, ampiamente ereditato dal governo di Bossi e Tremonti, che indica nel Mezzogiorno il luogo dove tutte le criticità nazionali, sipresentano amplificate all'ennesima potenza. In Sicilia, dove ogni mese vanno in fumo 3.400 posti di lavoro e il 27 per cento delle famiglie è sotto la soglia di povertà. In Campania, dove il Pil è arretrato dal 2008 di 9 punti percentuali e si registra il record nazionale in quasi tutte le aliquote fiscali. In Calabria, dove il tasso di occupazione giovanile non supera il 10,7 per cento. Una condizione al limite del collasso, a cui si aggiunge un generalizzato blocco degli investimenti produttivi. La spesa in conto capitale rivolta al Sud risulta da anni in completo stallo, essendosi attestata nel 2009 al 27 per cento del totale nazionale e nel 2010 al 23,1. Quota scesa nel 2011 di ulteriori 5,7 punti percentuali, come rileva la Svimez. Siamo ben lontani anche dal solo «peso naturale»del Mezzogiorno, lacuiestensione territoriale èparial 38 per cento della superficie nazionale. E anni luce dal 45 per cento imposto dai vincoli legislativi. Quello che serve è una terapia d'urto che ponga il riscatto del Mezzogiorno al centro della strategia di sviluppo nazionale. Se è vero che l'Italia ha urgente bisogno di elaborare una strategiaunicaperrilanciare lacrescita, tale strategia non può che partire dalle zone deboli. Le risorse non mancano, ma continuano a restare ferme. Il punto di partenza devono essere quei 40 miliardi messi a disposizione dall'Europa per realizzare politiche di convergenza. Dote parzialmente riprogrammata (3,1 miliardi) dal ministroBarcaperrealizzareimportanti investimenti ferroviari e rilanciare fondamentali iniziative di integrazione sociale. Passi determinanti, specialmente dopo il deserto berlusconiano, che ora devono dar vita a una altrettanto convincente azione sul piano delle politiche industriali. Il Partito democratico chiede al governo di indirizzare almeno2miliardidegli8inscadenzanel2015sustrumenti quali il credito d'imposta per gli investimenti privati e per l'occupazione al Sud. Nessun assistenzialismo, nessunospreco.Alcontrario,parliamodiduestrumentisemplici, automatici, mirati al sostegno del lavoro e del capitale produttivo. La lotta alla spesa improduttiva, pericoloso viatico del sistema di controllo clientelare, è al centro di questo progetto, che garantirebbe almeno 150mila posti di lavoro nelle aree a più alta sofferenza sociale, contribuendo a creare in tutto il paese occupazione, valore aggiunto e ricchezza diffusa. Servono numeri? Secondo Bankitalia, indirizzare due miliardi su simili strumenti di sviluppo incrementerebbe il Pil nazionale di almeno due punti percentuali. È questo il momento di lavorare insieme a un patto redistributivo, che metta al centro della strategia di sviluppo nazionale il riscatto dei più deboli. IN LOMBARDIA, NELLA REGIONE CULLA DELFORZALEGHISMO, STANNO SUCCEDENDO FATTINUOVI.Scrivo queste righe dopo aver concluso tre intense giornate di dibattito e di ascolto della società lombarda, grazie a un'iniziativa che il Pd, attraverso il proprio gruppo regionale, ha realizzato con successo: il nome che le abbiamo dato è «dialoghi per la nuova Lombardia» ed ha visto nell'arco di settantadue ore succedersi quasi duecento personalità del mondo dell'università, dell'impresa, della pubblica amministrazione, delle forze sociali e dell'associazionismo. Per fare solo alcuni nomi, il direttore del Cergas Bocconi Francesco Longo, la fondatrice di «Meet the media guru» Maria Grazia Mattei, il referente lombardo di Libera Francesco Frigerio, il direttore generale di Kilometro Rosso SpA Mirano Sancin. La domanda che abbiamo lanciato a loro e a noi stessi era contenuta nello slogan: «E se avessimo regione noi?». Vale a dire che è ora di ragionare su un progetto per domani, e che noi siamo pronti a farlo. La tre giorni è stata quindi un momento di ascolto pensato e realizzato nello spirito che da oggi in poi, fino alle elezioni regionali che invochiamo ormai da mesi, sarà il nostro binario: quello di stringere un patto civico per il rinnovamento dell'amministrazione regionale lombarda, che unisca e apra il centrosinistra alla società che con noi vuole costruire un progetto per il futuro di questa terra. E dunque siamo partiti dalle idee, dai ragionamenti e dalle proposte, anche quelle non scontate e lontane dalla riproposizione di ricette antiche. Abbiamo parlato di Expo 2015 come l'occasione di discutere un nuovo modello di sviluppo che sia non solo sostenibile, ma durevole, di dare fiato alla crescita riaggiornando la filiera delle reti e dei distretti e sostenendo le start up in maniera concreta. Abbiamo anche parlato di trasparenza e legalità, di come si debba sconfiggere il malcostume che drena ogni anno 60 miliardi dalle casse pubbliche. E poi di nuovo welfare, di casa, di professioni emergenti, di sanità, di mobilità. Idee e proposte che adesso hanno bisogno di riconoscersi in un progetto politico aperto e partecipato. Per fare questo daremo il via in tempi brevi a un Comitato civico regionale chiamando a raccolta tutte le forze disponibili, perché siamo consci che per superare gli ultimi lunghi anni di forzaleghismo noi da soli in questa regione non siamo sufficienti, ma possiamo metterci al servizio di uno schieramento nuovo, capace anche di interpretare in chiave lombarda lo sforzo nazionale proposto con passione da Bersani per la ricostruzione. Perché le cose si tengono, e offrire alla Lombardia questa prospettiva significa anche dare un contributo essenziale alla prospettiva del nuovo centrosinistra in Italia. CaraUnità Luigi Cancrini psichiatra e psicoterapeuta ViaOstiense,131/L_0154_Roma lettere@unita.it Dialoghi Il nuovo che avanza e di cui dobbiamo tenere conto Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 Parlamentarigiustificati? Su Libero ho letto che i vari gruppi parlamentari alla Camera avevano un numero limitato di parlamentari nelle proprie fila che potevano essere giustificati a prescindere per le proprie assenze, percependo quindi la diaria anche se non partecipavano ai lavori, ma sembravano pochi, gli altri assentandosi incorrevano in penalizzazioni (taglio di una quota della diaria), con una leggina hanno incrementato il numero, così chi preferisce non perdere tempo in lavori parlamentari spesso inconcludenti e dedicarsi alla propria e più redditizia professione, lo può fare mantenendo pieno lo stipendio complessivo della Camera. Se corrisponde al vero qualcuno per favore si dissoci. GIovanSergio Benedetti Ildirittoal matrimonio degliomosessuali Considero molto importante che Sinistra Ecologia Libertà, Italia dei valori e Partito democratico facciano iniziative a favore dei diritti ancora negati alle coppie dello stesso sesso, come quella di ieri a Milano per la presentazione della campagna «Una volta per tutti» per una legge di iniziativa popolare sulle unioni civili. Ma sono fermamente convinto che la Sinistra e il Centro Sinistra non possano accettare norme e leggi che invece sanciscano la diseguaglianza. La Costituzione italiana stabilisce l'uguaglianza tra tutte e tutti, le cittadine e i cittadini, ed è quindi necessario adeguare e perfezionare le leggi che non si conformano completamente al dettato costituzionale. Prima fra tutte la legge sul matrimonio civile, istituto che dovrebbe essere allargato a tutte le coppie indipendentemente dal sesso e dall'identità di genere dei coniugi come previsto dall'articolo 29 della Costituzione. C'è già una proposta di legge, molto snella, presentata dai deputati radicali che con pochi articoli adegua la normativa vigente riguardo al matrimonio civile. Anche per quanto riguarda l'omofobia, la lesbofobia e la transfobia basterebbe una ponderata integrazione della legge Mancino che già sanziona severamente «la discriminazione razziale, etnica e religiosa». Una legge sulle unioni di fatto, siano esse tra coppie dello stesso sesso che di sesso diverso, può essere utile ma può essere approvata in un secondo tempo. SaverioAversa Imiracoli dell'Imu L'Imu ha fatto il miracolo. Ha trasformato la mia abitazione principale in una seconda casa, anche se la mia famiglia ci vive da 14 anni (certificazione anagrafica alla mano). Si tratta di una casa di proprietà di mia suocera situata in estremissima periferia (che alcuni si ostinano a chiamare «Roma»), ma che è soggetta a una lunga procedura di condono per un abuso di trenta anni fa, e perciò non ancora trasferibile in termini di diritti di proprietà. Risultato finale, pago un'Imu quadruplicata, senza detrazioni, e invece di tre rate da 200 euro, ne dovrò pagare una da 750 e un'altra da circa 1300. Oltre 2000 euro. La curiosità è che la pratica di condono è intestata a mia moglie, perché non si trattò certo di una costruzione di bieca natura speculativa, ma di una casa comunque destinata a un familiare strettissimo. La legge ha equamente previsto, in questo caso, un usufrutto o comodato d'uso a vantaggio dei figli, distinguendoli dagli speculatori e modulando, così, oneri e sanzioni. Mentre invece la recente normativa Imu (a differenza dell'Ici) mette tutti sullo stesso piano: speculatori, investitori immobiliari, multiproprietari, imprenditori di pochi scrupoli e figli con abitazione in comodato d'uso. Col risultato di produrre una spaventosa iniquità. Quella in cui vivo, checché ne dica l'Imu, resta la mia abitazione principale, anche se dovrò pagare come se fossi un nababbo, o un'immobiliarista. Per non parlare di quelli che (si parla del 30% dei residenti in centro storico a Roma) pare non abbiano nemmeno adeguato la rendita catastale e, pur vivendo in case di lusso, pagheranno (se pagheranno) imposte ridicole. AlfredoMorganti Gliesami sonouna cosa seria La solidarietà ai nostri concittadini sottoposti agli eventi sismici non si discute, ma quello che oggi ha partorito il ministro (oltretutto tecnico) Profumo è totalmente fuori dalla nostra Carta Costituzionale! Permettere a alcuni studenti di farsi esaminare, sia per gli esami di terza media che per l'esame di stato della media superiore, in modo difforme dalla totalità degli altri studenti italiani è semplicemente assurdo, oltreché incostituzionale! Si stanno preparando per affrontare un esame finale che dà diritto ad ottenere un titolo di studio spendibile in ogni paese europeo, e che ha (ancora) valore legale, e lo possono fare in modo «facilitato»? Assurdo! Ripeto, il massimo della solidarietà a questi concittadini sfortunati, ma la «normalità» deve essere garantita sul tutto il territorio nazionale e consegnare un titolo legalmente riconosciuto in modo difforme da tutti gli altri aventi diritto non si può, e non è un bell'esempio...a meno di vivere nel paese di bananas. OresteFerri La tiratura del 15 giugno 2012 è stata di 96.884 copie E se invece di Grillo, si candidasse a premier, un credibile Pizzarotti nazionale, una bella persona giovane e preparata? Capace di dare sfogo alla rabbia e alla disillusione verso i partiti tradizionali? Un rischio troppo alto per la vecchia politica. Ed ecco spuntare primarie ovunque, ecco possibili «salvatori» scaldarsi nelle retrovie, ecco gli ingegneri delle liste civiche scervellarsi. TOMMASOMERLO L'idea che il bisogno di novità possa tramutarsi in una scelta a favore di qualche personaggio che scende in campo «per la prima volta» attirando su di sé i voti degli elettori stanchi dei politici più conosciuti e tradizionali è un'idea che sta muovendo molte aspettative. Più evidentemente a destra all'inizio ma lentamente poi anche a sinistra, dopo la sortita di Scalfari su Repubblica, quelle che si stanno preparando (o pensando o solo sognando) sono liste civiche in cui vengono immessi personaggi percepiti come positivi dalla «società civile». Impegnati nel sociale o in battaglie in cui troppo debole e contraddittorio è stato finora il ruolo della politica, questi personaggi vengono presentati e sentiti insieme come dei tecnici (in quanto fuori dai giochi tradizionali dei partiti) e come dei politici (in quanto orientati con chiarezza verso destra o verso sinistra): suscitando attese, a livello dell'elettorato, che dovrebbero essere considerate con molta attenzione dai partiti e dai loro leader. Sarebbe un errore tragico, infatti, non tenere conto del bisogno di rinnovare (e rinnovarsi) molto nel momento in cui si dovranno scegliere le donne e gli uomini che dovranno entrare nel Parlamento e nei Governi di domani. L'intervento Una terapia d'urto per salvare il Sud dalla crisi Sergio D'Antoni Deputato Pd COMUNITÀ . . . Trasparenza e legalità nuovo welfare o professioni emergenti. È ora di ragionare su un progetto di domani . . . Bankitalia: Mezzogiorno al collasso Solo in Sicilia ogni mese in fumo 3400 posti di lavoro 16 sabato 16 giugno 2012
mo non si fa in tempo neanche a iniziare». Cose utili «e cose che si capiscono poco» come, appunto, i tempi troppi brevi previsti per gli incentivi, a partire dai risparmi energetici, perché alle «politiche bisogna dare un minimo di prospettiva». Altro capitolo: le dismissioni. «Benissimo se sono quelle degli enti locali. Per il resto non ho obiezioni a che Fintecna vada alla Cassa Depostiti e Prestiti. Vorrei capire però, dove finisce Fincantieri perché non è tempo di prendere i nostri soggetti industriali e metterli chissà dove». Da Napoli Bersani avverte i tecnici a non ripetere l'errore esodati, sul quale apprezza le «parole finalmente consapevoli da parte del governo». «Ho sentito - dice - che il ministro Fornero ha detto “chiamiamo gli esodati persone in via di salvaguardia”. È un passo avanti linguistico e concettuale», ma il Pd adesso chiede che alle norme sul mercato del lavoro si aggiungano quelle che riguardano chi è rimasto senza stipendio e senza lavoro grazie al ministro del Welfare. Poi, tocca alla Fiat. «Qualcuno, possibilmente il governo, dovrebbe chiamare la Fiat alle sue responsabilità, perché altrimenti dobbiamo rivolgerci a “Chi l'ha visto?”. Scusate la brutalità ma è scomparsa da troppi tavoli, tavoli che non ci sono». La prima Conferenza sul lavoro il Pd la fece un anno fa a Genova, un tempo lontanissimo. C'era il governo Berlusconi, i sindacati erano spaccati, ieri i leader sindacati erano qui alla vigilia della manifestazione unitaria di oggi, al governo ci sono i tecnici e la crisi non solo è conclamata ma è nella sua fase più acuta. Sul palco salgono Cesare Damiano, il primo cittadino Luigi De Magistris , Tiziano Treu, il lavoratore esodato e la cassa-integrata. Fuori, poco prima che tutto iniziasse, ci sono stati momenti di tensione con gli operai di Iribus Iveco, poi la tensione si è sciolta e si è fissato un appuntamento con il segretario. Stefano Fassina nella sua lunga e applaudita relazione dice «È il tempo della politica, la funzione della tecnica è trovare soluzioni efficienti per raggiungere obiettivi dati. Gli obiettivi oggi non sono dati, anche se come dati vengono presentati». In gioco, secondo il responsabile lavoro Pd, ci sono «la civiltà del lavoro, la democrazia fondata sul lavoro», per questo, dice, è necessario un «neo umanesimo laburista, sintesi originale della dottrina sociale della Chiesa e dell'attenzione all'asimmetria di potere nella dimensione della produzione propria del movimento socialista». Il populismo, ormai è fallito, dice, proprio mentre siamo nel mezzo «dell'illusoria scorciatoia tecnocratica dedicata alla ricerca delle riforme senza consenso». Per questo, chiude, è ora «di riprendere l'unica strada possibile: la via costituzionale della democrazia fondata su partiti rifondati per le riforme condivise». Nel giorno in cui il gover-no annuncia un primopiano di discutibili in-terventi a sostegno del-lo sviluppo, SergioMarchionne offre il suo contributo alla difesa del tessuto industriale con un'ulteriore revisione dei piani previsti in Europa e in Italia per quest'anno. La Fiat ridurrà gli investimenti di almeno mezzo miliardo di euro e ripenserà il progetto della Grande Punto la cui produzione è destinata a Melfi, il principale e più efficiente stabilimento del gruppo in Italia. La decisione di Marchionne, motivata col peggioramento della congiuntura del mercato dell'auto, può sorprendere solo chi negli ultimi due anni ha voluto credere ciecamente a tutte le promesse annunciate, e largamente rimaste disattese, dall'amministratore delegato della Fiat in merito ai piani previsti per le fabbriche italiane. Prima il governo Berlusconi e poi il governo Monti hanno assistito passivamente, con un distacco così rispettoso da lasciare allibiti, ai giri di valzer di Marchionne che, tuttavia, ha mantenuto e perseguito chiaramente, fin dall'aprile 2010 quando al Lingotto promulgò in pompa magna il piano “Fabbrica Italia”, il suo disegno di progressivo disimpegno dal nostro paese NONPARLATE DIFABBRICA ITALIA Le sue dichiarazioni sono state spesso prese come le provocazioni di un manager finissimo, ma in realtà Marchionne ha sempre voluto allentare la presenza e l'impegno della Fiat in Italia. Ci dovrebbe, forse, rassicurare ancora una volta il ministro Elsa Fornero che, in quanto torinese, ha voluto generosamente spendere la sua autorevolezza, la stessa usata per contare gli esodati, per ottenere dal Lingotto la promessa di fedeltà all'Italia. Marchionne, che nel 2011 ha incassato tra stipendio e azioni circa 17 milioni di euro, rettifica il suo piano dopo aver già negato pubblicamente “Fabbrica Italia” che prevedeva 20 miliardi di euro di investimenti in quattro anni, ma che oggi non viene nemmeno più citato dal manager in quanto l'effetto mediatico e propagandistico è stato ottenuto, i lavoratori hanno accettato tutte le condizioni ricattatorie della Fiat pur di avere la prospettiva dell'occupazione e quindi il Lingotto può continuare a spostare il baricentro dei suoi interessi in America, comunque altrove. La Fiat continua a registrare crolli nelle immatricolazioni in Italia e in Europa, cerca di trovare partnership internazionali per sviluppare nuove e vecchie piattaforme e fronteggiare la crisi e la sovracapacità produttiva del Vecchio Continente. In questo contesto di difficoltà languono gli investimenti in Italia, dove i governi sono garbatemente assenti, mentre la Fiat si sposta in Serbia, o alimenta progetti in Spagna grazie a vantaggi fiscali e ad altri incentivi. Si può immaginare che Mario Monti possa chiedere a Marchionne se è possibile fare qualche cosa per mantenere in Italia l'industria dell'auto? E se la Fiat non è disponibile si possono predisporre le condizioni per attirare altri produttori internazionali, si possono verificare quali sono le reali proposte di Volkswagen per l'Alfa Romeo? Si può ipotizzare che i dipendenti, compresi quelli iscritti alla Fiom vittime in questi mesi di discriminazioni vergognose nelle fabbriche del gruppo, possano trovare finalmente udienza nelle stanze dell'esecutivo? Non c'è bisogno di aver studiato alla Bocconi per comprendere che l'industria dell'auto sta diventando marginale e che il Paese, dopo aver foraggiato con soldi pubblici la Fiat, si trova nelle condizioni di rinunciare a una delle attività industriali più rilevanti. Marchionne va preso sul serio e se possibile contrastato, anche dal governo, dalle istituzioni, da tutti i sindacati. Quando il manager diceva in tv da Fazio che la Fiat sarebbe andata meglio senza l'Italia non scherzava. Non scherzava nemmeno quando nell'intervista a Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera del febbraio scorso avvertiva che «senza costi competivi» la Fiat avrebbe chiuso due stabilimenti su cinque in Italia. Di questo dobbiamo parlare. Oggi viene messo in discussione il progetto di sviluppo della Grande Punto, il modello principe della Fiat che viene realizzata nel più importante impianto italiano. Oggi l'integrazione tra Fiat Industrial e Cnh porta in America un altro pezzo rilevante della Fiat e sparirà il titolo Industrial dal listino di piazza Affari. Il momento è così buioche Mirafiori è tutta in cassa integrazione e i modelli attesi sono stati rinviati a fine 2013. Irisbus è stata chiusa e gli operai sono per strada. Termini Imerese, anche se ormai non è più un problema di Marchionne, è ferma e senza speranze. Le imprese investono dove hanno interesse, ha detto il premier Monti. Perchè non rendiamo interessante anche l'Italia, per la Fiat e per altri? ILCASO/2 ILCASO/1 Marchionne taglia gli investimenti A rischio la Grande Punto a Melfi MarciaaFabriano persalvare la IndesitdiNone IL CASO Il faccia a faccia ci sarà nella seconda metà di luglio. La data non è ancora fissata ma secondo quanto previsto dall'accordo aziendale del dicembre 2011, Marchionne vedrà i sindacati firmatari per il secondo check dei due previsti nell'arco dell'anno. Non ci sarà la Fiom. Fim e Uilm hanno molte domande da fare all'ad del Lingotto, soprattutto dopo le esternazioni di questi giorni riguardo alle fabbriche italiane, e non solo. Le ultime interessano lo stabilimento più grande e più giovane - in termini di età media dei dipendenti - della casa torinese, quello di Melfi. Marchionne ha dichiarato in un'intervista all'agenzia Bloomberg che il suo gruppo sta rivedendo l'uscita della Grande Punto, prevista in produzione nella fabbrica lucana per il 2013: «È uno dei progetti che stiamo riconsiderando», dice l'ad, domani sessantenne, senza specificare di più. Parole che creano allarme tra i sindacati, soprattutto se vengono affiancate, dallo stesso manager, all'annuncio del ritiro di mezzo miliardo di investimenti in Europa. Anche qui, il numero uno dell'auto made in Italy lascia spazio alle interpretazioni, salvo precisare: il piano di investimenti «è confermato» e «Mirafiori va bene». Ieri Marchionne si trovava in Spagna, a Madrid, dove si è tenuta l'assemblea annuale dell'Acea, l'associazione che riunisce i produttori di automobili europei. Si è fatto il punto su una situazione ormai allarmante, che registra l'ottavo calo consecutivo delle immatricolazioni (-8,4 per cento sull'anno scorso). Per la casa torinese, in particolare la flessione si è attestata al 12,1 per cento, con una diminuzione delle vendite nei primi cinque mesi del 2012 del 16,6 per cento sull'anno precedente. Trend che incide sulla quota di mercato, che scende al 7,2 dal 7,5 per cento. La crisi pesa e si prova a riparare. Nel 2012 Fiat e Chrysler avevano programmato investimenti per 7,5 miliardi di euro. Adesso arriva il dietrofront con «la riduzione del piano di spesa di circa mezzo miliardo di euro rispetto a quanto avevamo preventivato». Per la Cgil della Basilicata è la prova dell'esigenza di aprire «una comune vertenza per costruire un futuro industriale a medio termine». Mentre la Fim-Cisl sostiene che la crisi non può rappresentare «una giustificazione per riconsiderare gli investimenti su obiettivi d'innovazione e nuovi modelli» che vanno mantenuti. Su Melfi non vuole sentire scuse la Uilm-Uil: «Per noi - dice il segretario lucano Vincenzo Tortorelli - non ci può essere alcun vincolo di investimenti e di accordi commerciali con altri partner automobilistici rispetto alla centralità della Sata di Melfi per il nuovo modello annunciato». Di Fiat parla anche il segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, che dal palco napoletano della conferenza nazionale per il lavoro si rivolge sarcastico al governo: «Bisogna che qualcuno prenda la Fiat e le dica: “Dove sei finita?”. Che facciamo: chiamiamo “Chi l'ha visto?”». Poi rivolto alla platea aggiunge: «Scusate la brutalità. Ma ci sono troppi tavoli in cui è scomparsa». Senza una regia pubblica finisce l'industria dell'autoBoomdicigIncremento in maggiodel22,47% Esplode la richiestadi ore di cassa integrazionea maggio, segnale di «unacrisi generalizzatachetocca strutturalmentetutti i settori e tutte le areeproduttivedel paese». Lorende noto la Cgilprecisando che le 105.519.331oreregistrate loscorso mesesegnano un incremento consistentesu aprile paria un +22,47%,mentre il totale per i primi cinquemesi dell'annoèdi 428.371.870(+0,64%) con untrend chemira al miliardo diore richieste per l'intero2012.Dietro questinumeri -precisa il sindacato-sono coinvolti circa500mila lavoratori chehanno subitountaglio del redditoperoltre 1,6miliardidi euro, circa3.300euro perognisingolo lavoratore.Dalla letturadi questidati, osserva il segretarioconfederale dellaCgil, responsabile industria,Elena Lattuada,«emerge l'immaginedi un Paese inginocchioe allepresecon unacrisi industriale profondissima». Larichiestadi ore per la cassa integrazionestraordinaria (cigs), semprea maggio,è statadi 36.925.072oredi maggio, in aumento sulmese precedente del +23,37%. Millecinquecento lavoratoridi Fabriano,None(Torino), Comunanza(AscoliPiceno), Caserta.Maanchesindaci, amministratori localie il vescovodi Fabriano:una marcia diun chilometro,dalcentrodi Fabriano allasede legale della Indesit Company,multinazionale degli elettrodomestici,perchiedere all'azienda(4.500addetti in Italia) di ripensarci, enon chiudere la fabbrica diNone spostando la produzione delle lavastoviglie inPolonia. Otto oredisciopero, indette daFiom, Fim eUilm in tuttigli stabilimenti del gruppo,eun maxicorteo -svoltosi senza incidenti - persostenereche «dallacrisi nonsi escechiudendo le fabbrichee perdendopostidi lavoro»echeNone (360addetti, oggi impiegati al 50%),«una grande storia industriale allespalle, sipuò salvare, riorganizzandola». . . . Mirafiori è ferma, Irisbus è stata chiusa, Termini Imerese è senza speranza . . . Bisogna credere a Marchionne quando dice che la Fiat può chiudere due fabbriche su cinque se non sono competitive SelaFiatseneva,sipuò cercaredicreare le condizioniperattirarealtri produttoridell'auto? Perchénonsiverifica la propostadiVolkswagen per l'AlfaRomeo?L'azione delgovernoèurgente RINALDOGIANOLA MILANO Marchionne, sempre più lontano dall'Italia sabato 16 giugno 2012 3
A Finale Emilia, in provincia di Modena, dove il terremoto ha picchiato duro dalla prima scossa del 20 maggio, hanno fatto l'en-plein: su otto istituti, dalle materne alle superiori, otto sono inagibili. «Siamo messi bene» ironizza amaro il sindaco, Fernando Ferioli. A Cavezzo, sempre nel Modenese, quasi l'80% degli edifici è stato distrutto dalle continue scosse. E su tre plessi scolastici, si conta di rimetterne in piedi per settembre uno, le medie. A Mirandola, poi, gli alunni delle superiori si mettano l'anima in pace: tutti verranno trasferiti, e «almeno per cinque anni», ipotizza l'assessore comunale alla Scuola Lara Cavicchioli – in strutture mobili, nell'area intorno alla piscina comunale. Parla di migliaia di studenti che, a settembre, riprenderanno le lezioni non più nel banco cui si erano affezionati, il viaggio fra gli istituti scolastici della “bassa” ancora morsa dalle scosse di terremoto. Sei, ma “appena” sopra il secondo grado della scala Richter, le “botte” registrate nella notte fra giovedì e ieri dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Mentre alle 10,59 di ieri mattina la terra ha ballato più forte, con magnitudo 3.6, nel Modenese, ed epicentro a Finale Emilia. NUOVISOPRALLUOGHI Giovedì sera, dopo aver riunito nuovamente attorno ad un tavolo i 57 sindaci delle tre province colpite dal sisma – Bologna, Ferrara e Modena – il governatore e commissario straordinario per il post-terremoto Vasco Errani ha promesso che, in autunno, almeno 161 istituti riapriranno regolarmente i battenti nelle loro “case” storiche. Ma nel weekend i primi cittadini faranno un nuovo sopralluogo fra gli immobili sani, quelli lesionati, e quelli quasi sicuramente da abbattere. «Ci siamo presi l'impegno di comunicare al governatore, entro martedì, quali scuole pensiamo di essere in grado di riaprire a settembre, e quali no - spiega il sindaco di Crevalcore, la cittadina del Bolognese più bombardata dalle scosse, Claudio Broglia -. Abbiamo tutte le intenzioni di stare “dalla parte dei bottoni”, di guardare innanzi tutto alla sicurezza. Ma se i soldi che verranno stanziati per le scuole saranno “x”, meno ne spendiamo per delle situazioni provvisorie come i container e meglio è». INAGIBILI Inevitabile, però, che in alcune realtà le «strutture mobili», come preferisce chiamarle l'assessore alla scuola di Cento (Fe) Maria Antonella Rolfini, andranno messe, e alla svelta, «perché settembre ormai è già qua». Per questo, la Regione metterà in campo un bando di gara europeo per acquistare container resistenti al caldo e al freddo, e adatti ad ospitare anche per lungo tempo dai bimbi più piccoli agli adolescenti, in tutti i centri in cui ce ne sarà necessità. «Abbiamo già approntato un piano per consentire a Comuni e Province di rimettere in ordine le scuole parzialmente inagibili - chiarisce l'assessore regionale alla Scuola, Patrizio Bianchi -, poi il commissario straordinario Errani farà un bando per gli interventi straordinari: dal 21 maggio abbiamo la mappa della situazione delle scuole, aula per ala e palestra per palestra. Ma ad ogni scossa forte abbiamo dovuto riaggiornarla». E dai 63 istituti inagibili del 21 maggio si è arrivati ai 219 di oggi. Anche nel campo dell'edilizia scolastica, precisa Bianchi, l'obiettivo sarà comunque ricostruire nel modo «il più trasparente possibile», soprattutto contro le infiltrazioni mafiose. «Abbiamo studiato i casi precedenti, dal Friuli all'Abruzzo - chiosa l'assessore - e fatto tesoro di tutto questo. Ce la faremo». Il curriculum si è premurato di diffonderlo l'Anpri, Associazione nazionale professionale per la ricerca: «Il dott. Massimo Ghilardi, laureato in Scienze Motorie all'Isef dell'Università Cattolica di Brescia ed in Sociologia Politica e delle Istituzioni presso l'Università di Urbino, nonché iscritto all'albo dei Promotori Finanziari e attualmente dirigente ministeriale al Miur (ivi chiamato dalla sua conterranea Maria Stella Gelmini), sarà il prossimo Direttore Generale dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv)». Per concludere con un commento gelido: «Il Cda dell'Ingv, pur non all'unanimità, ha evidentemente trovato interessante tale curriculum forse perché porterà all'Ente nuove competenze finora mancanti». Ex carabiniere ed ex consigliere comunale Pdl a Brescia, Massimo Ghilardi, 45 anni, era arrivato a Roma, al Ministero dell'Istruzione, università e ricerca, chiamato dal ministro Maria Stella Gelmini, dove è stato fino a qualche giorno fa dirigente di seconda fascia. Le perplessità che la nomina ha suscitato hanno alimentato i commenti su twitter, i più cattivi hanno fatto riferimento alla laurea in scienze motorie: «Per allenarsi a correre in caso di terremoto», oppure: «dalle scienze motorie ai moti sussultori». I commenti più politici hanno ipotizzato che il ministro Profumo sperasse di piazzarlo altrove, allontanandolo dal ministero, tanto che il nome di Ghilardi era circolato per lo stesso incarico al Cnr. Ma al ministero negano recisamente: «Il ministro è impegnato su tutt'altre questioni, dal pacchetto merito, al sisma, al plico telematico per la maturità, ed è in partenza per la Cina». E l'ufficio stampa di viale Trastevere rinvia al Cda dell'Ingv, la scelta si è compiuta lì. In effetti il presidente dell'Istituto rivendica a sé la scelta: ««Il ruolo di direttore generale di un ente di ricerca è una funzione chiave per lo sviluppo dell'Ente e per garantirne l'operatività - spiega Stefano Gresta - Il dottor Ghilardi, attualmente è dirigente degli Uffici II e III presso la Direzione Generale del Miur dove si contraddistingue per l'efficacia e l'incisività del suo lavoro. Nelle sue funzioni, il dottor Ghilardi, ha avuto modo di proficuamente interagire con continuità, in questi mesi, col Presidente e con altri componenti del CdA dell'Ingv. La proposta del Presidente si è pertanto basata, oltre che sul curriculum, anche sulle più che positive valutazioni espresse da funzionari Miur e presidenti di altri enti di ricerca». Dunque la carriera politicamente targata del giovane dirigente non c'entra nulla, conta invece la capacità manageriale che, evidentemente, difetta agli scienziati. Eppure, la gestione finanziaria dell'Ingv (gestione precedente, quando l'Ente era presieduto da Enzo Boschi), aveva brillantemente superato l'esame della Corte dei conti. Ora, stando al giornale on line “Il foglietto della ricerca”, si parla - nell'ambito dei programmi di revisione della spesa - di accorpamenti per l'Istituto di via Vigna Murata. ITALIA Terremoto, la scuola riprenderà nei container I danni causati dal terremoto a Cavezzo di Modena FOTO SALVATORE CAVALLI/TM NEWS-INFOPHOTO Il presidente della Regione Errani ha promesso che in autunno circa 160 istituti saranno agibili. Bando di gara europeo per le strutture provvisorie. Sono 219 gli edifici scolastici lesionati GIULIAGENTILE ggentile@unita.it LA SENTENZA DIAZ IL5 LUGLIO LaCassazionerimanda. Iparenti:vergogna Nonsonobastate cinquegiornate di udienzaper concludere, in Cassazione, ilprocessoa 25agenti e funzionari dellapoliziaaccusati del pestaggioe dell'arresto illegaledei 93no-global ospitatinella scuola Diazdurante ilG8 diGenova del luglio2001, quando la città fu devastatadaiblack-bloce lo studenteCarloGiuliani fu ucciso.È stato il protrarsidelle arringhedegli avvocatidifensori -più volte entrati in rottadi collisione con il presidente dellaQuintasezionepenaleGiuliana Ferrua-a determinare loslittamento suscitando laprotesta dellevittime di quellanotte di sangue. «Aspettiamo giustiziada undicianni edèuna vergognacheci siaunaduratadel genere»,ha dettoEnrica Bartesaghi, presidentedel «Comitatoverità e giustiziaper Genova»,madredi Sara picchiataquando aveva20 anni. Dal primo di aprile è entrato in funzione uno strumento di partecipazione democratica dell'Unione Europea. L'acronimo, Ice, sta per iniziativa dei cittadini europei, i quali possono proporre alla Commissione un'iniziativa legislativa, raccogliendo un minimo di un milione di firme in sette paesi dell'Unione. E la prima iniziativa l'ha decisa la Federazione sindacale europea dei servizi pubblici e riguarda l'acqua intesa come diritto umano. In Italia l'appello del sindacato europeo è stato accolto dalla Funzione pubblica Cgil e dal Forum per l'acqua che ha promosso il referendum dello scorso anno. Spiega Rosa Pavanelli, vicepresidente del sindacato europeo, che la partecipazione del Forum al livello europeo «è stata una novità significativa». L'obiettivo della mobilitazione, «che punta a raccogliere molto più del milione di firme», è l'accesso all'acqua e agli standard igienico-sanitari previsti dalle Nazioni Unite, per tutti i cittadini, sottraendo l'acqua alle regole del mercato interno e anche «agli accordi bilaterali». C'è stato, ad esempio, un accordo per la privatizzazione fra Europa e Canada ma la mobilitazione congiunta con i sindacati canadesi ha fatto sì che, ora, a Rio+20, il governo canadese stia rivedendo la propria posizione. E all'iniziativa per l'acqua pubblica hanno aderito, oltre ai 27 paesi per l'acqua pubblica, anche i movimenti di Russia, Croazia, Turchia, Norvegia. La raccolta di firme deve servire come forma di pressione per modificare la celebre lettera di Trichet in cui si indica la privatizzazione dei servizi pubblici come una delle misure di rigore necessarie. In realtà, sostiene, Rosa Pavanelli, «È una frottola che per l'acqua il servizio pubblico sia più oneroso di quello privato. Lo dimostra l'esperienza di Parigi dove le tariffe, dopo la pubblicizzazione del 209 ì, sono scese del 30 per cento». Motivo di speranza per il movimento è che il sindaco di Nantes, che si è battuto per l'acqua pubblica, sia oggi primo ministro francese. In Spagna c'è appena stato il referendum vinto contro la privatizzazione del canale Isabella a Madrid, in Italia «abbiamo il sostegno di sindaci come De Magistris a Napoli». La raccolta di firme si accompagnerà, nell'arco dell'anno, con un calendario di manifestazioni che si svolgeranno in tutti i paesi aderenti. La prima si svolgerà il 21 giugno e si chiama «Giornata delle fontane». Acqua pubblica Un milione di firme per una legge europea J.B. ROMA Insegnante di ginnastica a capo dell'Istituto di geofisica Massimo Ghilardi FOTO ANSA JOLANDABUFALINI 10 sabato 16 giugno 2012
Alla fine, con una gesta-zione caratterizzata dadiscussioni e polemi-che ed almeno due set-timane di ritardo sullatabella di marcia, il tanto atteso provvedimento sullo Sviluppo è uscito da Palazzo Chigi. Difficile dire, al momento, che cosa abbia partorito la montagna, anche perché trattandosi di un decreto i successivi passaggi parlamentari potranno migliorarlo piuttosto che trasformarlo nel classico topolino. Per adesso si prende atto della permanenza nel testo della maggior parte degli interventi annunciati e, soprattutto, del “titolo” che ha voluto dare al provvedimento il suo principale sponsor: «Metterà in moto - ha dichiarato Corrado Passera - investimenti fino ad 80 miliardi di euro». Un'enfasi tutto sommato prevedibile considerando che su questo intervento il responsabile del dicastero dello Sviluppo si è giocato tutto il suo fresco prestigio politico. Con il rischio di soccombere in uno scontro con la Ragioneria della Stato e “pezzi” del ministero dell'Economia, per i quali l'equilibrio dei conti e la copertura delle spese continuano ad avere la priorità su qualsiasi altra cosa, compreso il reperimento delle risorse necessarie a dare una prospettiva di crescita ad una nazione sempre più provata dalla crisi. “Misure urgenti per la crescita del Paese”: è questa l'intestazione del testo di 188 pagine sullo Sviluppo. Un decreto con molta carne al fuoco, dai project bond ai crediti d'imposta, dalla ”green economy” agli interventi per il settore edile, dalle agevolazioni fiscali a temi apparentemente più lontani, come le misure per contenere la durata dei processi piuttosto che quelle a tutela dell'ambiente. Cominciamo da uno degli strumenti più innovativi, ma anche più criticato poiché in fin dei conti mette a disposizione del mondo imprenditoriale un'ulteriore modalità d'indebitamento. Arrivano infatti i project bond con un incentivo fiscale per le società di progetto. A queste nuove obbligazioni viene riconosciuto nel decreto un trattamento fiscale agevolato, analogo a quello previsto per i titoli di Stato, con aliquota del 12,5% di ritenuta sugli interessi. In merito ai crediti d'imposta, è quantificato nel 35%, con un limite massimo pari a 200mila euro annui, quello a beneficio delle imprese per l'assunzione di personale qualificato. I Comuni potranno invece utilizzare i crediti d'imposta legati ai dividendi delle società di gestione dei servizi pubblici «per la realizzazione di opere infrastrutturali necessarie per migliorare i servizi pubblici, compensando crediti e debiti all'interno del comparto della Pubblica amministrazione». E relativamente alla Pubblica amministrazione c'è da sottolineare un nuovo obbligo che la riguarda: pubblicare sul Web l'erogazione delle somme superiori a mille euro, di qualunque genere, ad imprese ed altri soggetti economici, «con modalità che consentano la ricerca delle informazioni, anche aggregate, relative all'amministrazione aggiudicatrice, al fine di garantire la trasparenza della gestione dei contratti». Un altra norma del provvedimento sullo Sviluppo è rivolta alle imprese con le maggiori difficoltà, con una revisione della legge fallimentare per favorire la continuità aziendale. Un intervento rivolto a migliorare l'efficienza dei procedimenti di composizione delle crisi d'impresa disciplinati, appunto, dalla legge fallimentare, con l'obiettivo di incentivare l'azienda a denunciare per tempo la propria situazione di difficoltà. Sono poi in arrivo finanziamenti agevolati alle imprese che assumono giovani under 35 nei settori della cosiddetta green economy. In particolare, nel caso di assunzioni superiori a tre unità almeno un terzo dei posti è riservato a giovani laureati con età non superiore a 28 anni. Per singola impresa richiedente, le nuove assunzioni devono essere aggiuntive rispetto alla media totale degli addetti degli ultimi 12 mesi. I finanziamenti sono erogabili ai progetti di investimento sino a concorrenza della disponibilità del Fondo ad hoc, che avrà una disponibilità di 470 milioni. La creazione semplificata di una società srl per gli under 35, viene invece estesa dal decreto a tutti, ma mettendo dei paletti sul capitale. Fra le altre norme del decreto Sviluppo va evidenziata quella cghe prevede l'istituzione di un'Agenzia per l'Italia digitale con il compito di realizzare gli obiettivi di cui all'Agenda digitale italiana ed europea. Al nuovo ente, sono attribuite sia le funzioni già riconducibili a “DigitPA” e all'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione, enti che vengono contestualmente soppressi, sia quelle facenti capo al Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l'innovazione tecnologica della presidenza del Consiglio. Finmeccanica ha chiuso ieri «col botto» in Piazza Affari, dove ha guadagnato il 7,38% a 2,73 euro, dopo un congelamento per eccesso di volatilità. Il titolo, reduce da un brutto periodo non solo in Borsa, è stato spinto in prima battuta dalle ipotesi che l'accordo franco-tedesco siglato alla vigilia sulla cooperazione nel settore degli armamenti si possa estendere anche all'Italia. Successivamente si sono fatte largo le voci che danno il magnate Usa Warren Buffet alla guida di una cordata di fondi Usa intenzionata a rilevare quote del gruppo dal Tesoro, che attualmente controlla il 32,44% del colosso aerospaziale. Vivaci gli scambi sul titolo, che hanno raggiunto il ragguardevole volume di oltre 15,15 milioni di pezzi, pari a 5 volte e mezza la media giornaliera mensile, corrispondenti a oltre il 2,6% del capitale. Secondo un operatore, però si tratta «soltanto di voci, a cui nelle prossime settimane ne potranno seguire altre, in attesa che le cose si stabilizzino un po' e si ricominci a guardare i numeri veri delle società». Al momento il governo non pensa di cedere quote detenute in società come Eni, Enel o Finmeccanica nell'ambito del piano di dismissioni attivato ieri. Lo ha precisato il viceministro dell'Economia, Vittorio Grilli, in conferenza stampa rispondendo a una domanda. «In questo momento non ci sono piani per quelle importanti aziende, Eni, Enel, Finmeccanica. Lo Stato ha un limite quasi sotto il 30%. Non è detto che non possa succedere, ma ci stiamo concentrando su altri asset». «La vendita dei beni demaniali può alleggerire fortemente il debito, permettendoci di investire nel sostegno all'economia», ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, a margine della conferenza Pd sul lavoro a Napoli. «La ristrutturazione e liberalizzazione dei servizi locali - ha aggiunto - può servire a riorganizzare il servizio e a migliorarne il funzionamento, soprattutto se verranno forniti da società che penso debbano essere su scala regionale se non interregionale». VALORIZZARE «Un conto è valorizzare e vendere una parte degli immobili pubblici, che non sono essenziali alle funzioni che lo Stato e gli enti territoriali devono svolgere, un altro è vendere le partecipazioni nelle poche grandi imprese statali che abbiamo», ha detto il responsabile economia del Pd, Stefano Fassina, interpellato a Napoli a margine della seconda Conferenza nazionale per il lavoro, in merito alle cosiddette dismissioni su cui sta lavorando il governo. Fassina ha, però, aggiunto che si vuole «capire di che cosa si tratta». Il presidente del Consiglio Mario Monti e il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera FOTO DI MASSIMO PERCOSSI/ANSA Trasparenza e tagli. Con il controllo dei cittadini. Nel decreto approvato ieri è previsto che dovranno «obbligatoriamente» essere pubblicati su Internet dati e informazioni relative alle somme di danaro erogate a qualsiasi titolo «superiori a 1.000 euro». Forniture, consulenze, sovvenzioni, contributi ed incentivi decisi dalla pubblica amministrazione o da un soggetto ad essa equiparata saranno così soggetti ad un controllo che dovrà essere facilitato dalle modalità tecniche e dai formati che dovranno consentire l'esportazione e la ricerca delle informazioni, anche aggregate. Sul fronte dei tagli che contribuiranno alla copertura finanziaria delle norme del decreto sono stati già decisi i tagli al ministero dell'Economia che riguarderanno per il 20 per cento i dirigenti e del 10 per cento tutto il restante personale. Le stesse percentuali saranno applicate al personale di Palazzo Chigi. Il sottosegretario Catricalà ha invitato tutti gli altri ministeri, per i quali comunque sono previsti per il 2013 tagli lineari, ad adeguarsi con celerità adeguata alla gravità della situazione. Sono previsti interventi anche per le strutture dei commissari straordinari. Ci sarà una ricognizione di tutte le pendenze relative ad opere con affidamento ad un commissario ad acta al fine di definire le stesse in termini conclusivi. Il finanziamento della struttura non potrà superare i centomila euro all'anno. Il 31 dicembre del 2013 cesserà la funzione del commissario “sine die” che fu istituito per gli interventi infrastrutturali nelle aree della Campania, Basilicata, Puglia e Calabria programmati sulla legge speciale emanata per il terremoto dell'Irpinia. Alle attività ancora non concluse si provvederà per via ordinaria attraverso le strutture competenti. È stato istituito il Fondo nazionale per la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti che sarà gestito dall'Agea. Un milione la dotazione per quest'anno. Warren Buffet FOTO LAPRESSE Grandi scambi ieri sulle azioni Passato di mano il 2,6% del capitale in poche ore L'ITALIAELACRISI Sblocca crescita «In campo risorse per 80 miliardi» Ierivaratodalgoverno l'attesodecretosviluppo Sbloccatisubitoduemld per incentivi.Terminedisei anniper iprocessi.Primo stepper ledismissioni LEMISURE MARCOVENTIMIGLIA MILANO . . . Passera: «Il decreto contiene misure strutturali». Monti: provvedimento corposo . . . Tagli lineari ai ministeri per reperire risorse, incentivi per le assunzioni qualificate P.A. Obbligo web sopra i mille euro VIRGINIALORI ROMA A Buffet piace Finmeccanica. E il titolo vola a + 7, 38% . . . Il governo raffredda gli investitori: non cediamo le quote in Enel, Eni e Finmeccanica 4 sabato 16 giugno 2012
8 sabato 16 giugno 2012
ElBaradei:«IlmioEgitto dalla speranza all'inferno» IntervistaalpremioNobel: «L'unicastrada perevitare il baratro èun pattoperscrivere la Costituzione» DeGiovannangeli P.13 In piazza l'Italia del lavoro Licenza bancaria Merkel dice no Lataranta pizzica Bregovic FiumeP.20 ILCOMMENTO BRUNOUGOLINI I nuovi tagli di Marchionne Staino A spasso nella Roma anticadi Carandini MontesanoP. 17 OperaiUsa salvatidalle tazzedicaffè MastrolucaP. 18 AP. 15 ILCOMMENTO PAOLOSOLDINI La strada verso l'inferno è fatta di buone intenzioni ma quello che è stato fatto finora è quanto di più lontano ci sia da quell'Europa democratica che i pionieri dell'unità europea avevano sognato AmartyaSen Vendola, sarò alle primarie E Renzi premia Benigni MISUREANTICORRUZIONE Canepa (Anm): «Incandidabili? Stop subito» «Il valore del lavoro» un titolo sobrio, essenziale, eppure prepotente. È quello che unisce oggi a Roma masse di donne, uomini, anziani e giovani. Scendono in piazza nel cuore di una crisi devastante, dentro quello che appare un altro tipo di terremoto. Intento a scuotere le esistenze di milioni di persone. L'ultimo dato dice di 500 mila costretti a rompere il proprio rapporto col lavoro e a cercare di resistere con i sussidi ristretti della cassa integrazione. Il «valore del lavoro» gridato, quindi, da chi sa bene che è il lavoro che produce ricchezza ed è nel lavoro che ciascuno costruisce una propria identità, una feconda solidarietà con gli altri. È un tema di fondo che si è un po' perso nei convulsi confronti di questi mese, quando invece di parlare di lavoro, si parlava, appunto, di licenziamenti più o meno facilitati. SEGUE AP.2 L'ANALISI RINALDO GIANOLA A P.7 U: Sviluppo, un piano da 80 miliardi Il governo vara il decreto dei mille rinvii e sblocca fondi per gli incentivi Detrazioni per le ristrutturazioni, niente Imu per le case invendute e termine di sei anni per i processi Passera: si tratta di misure strutturali VENTIMIGLIAAP.4 L'ANALISI PATRIZIOBIANCHI Pochi gol e molti conti. E anche stavolta scopriamo che il nostro destino dipende dagli altri. Sperando che Spagna e Croazia non facciano come Danimarca e Svezia che otto anni fa inscenarono il più perfetto dei 2-2, proprio il risultato che serviva a entrambe per passare e far fuori l'Italia. O come gli azzurri dell'82 che contro il Camerun puntarono sulla “x”. A scorrere le partite si scopre un'inquietante verità: le vie del biscotto sono infinite. CITO A P.23 Gli azzurri, il calcio e l'antica arte del «biscotto» «Se lui fa il premier io divento sindaco, tanto ora sono di moda i comici...». Roberto Benigni, da ieri cittadino onorario di Firenze, scherza sulle ambizioni del “suo” sindaco e lo invita a uscire allo scoperto («Non fare come Balotelli») e a presentarsi alla primarie del Pd («così ti voto»). E di primarie ha parlato anche Vendola ripetendo, questa volta in maniera più esplicita, la sua disponibilità a partecipare per «ricostruire un'anima di centrosinistra». GALGANI AP.9 FUSANI AP.6 La forza dell'unità A P.3 Il Pdl pronto ad affossare la legge Alla fine è uscito il decreto sviluppo. Fin dall'inizio abbiamo sostenuto che, accanto all'intervento riguardante la drastica riduzione delle spese pubbliche e l'aumento delle imposizioni, si dovesse porre anche un intervento a forte sostegno della crescita. Non avevamo mai creduto ad una fase uno e ad una fase due. Il decreto approvato in queste ultime ore continua a mettere insieme una varietà di strumenti fra loro molto differenziati, ognuno dei quali sicuramente utile, ma che tuttavia faticano ancora a definire una vera linea di crescita dello sviluppo produttivo. SEGUEA P.15 Ora ci vuole più coraggio Oggi a Roma la manifestazione unitaria dei sindacati per fisco, welfare e crescita Camusso Bonanni e Angeletti ieri al convegno del Pd sull'occupazione Bersani: «Il lavoro è la tua quota di trasformazione del mondo» ZEGARELLIAP.2-3 2,00 l'Unità+Left (non vendibili separatamente)Anno89 n. 165 Sabato 16 Giugno 2012
Il tribunale di Roma si è dichiarato incompetente sul processo in merito al tentativo di scalata di Bnl da parte del cosiddetto «contropatto». Il tribunale ha stabilito l'invio degli atti a Milano perché la competenza si radica nel capoluogo lombardo visto che lì si è consumato il fatto più grave e cioè il reato di aggiotaggio. BANCA DILODI La decisione presa dalla V sezione penale del Tribunale capitolino si riferisce in particolare al reato di aggiotaggio che si è compiuto con l'acquisto da parte della Banca di Lodi, avvenuto il 10 maggio del 2005, delle azioni della Bnl. A Roma erano finite alla sbarra quindici persone tra cui Stefano Ricucci, Vito Bonsignore, Danilo Coppola, Giuseppe Statuto, Ettore e Tiberio Lonati, Emilio Gnutti, Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti (capi di Unipol), Gianpiero Fiorani e Gianfranco Boni (di Bpi), Francesco Gaetano Caltagirone e l'ex Governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio. A processo anche l'ex presidente della Banca Popolare dell'Emilia Romagna, Guido Leoni. Nei loro confronti, a seconda delle posizioni, le accuse sono di aggiotaggio e ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, quindici persone. L'ASSOLUZIONE Il 30 maggio scorso la Corte d'Appello meneghina, chiamata ad occuparsi della stessa vicenda, ha assolto perché il fatto non sussiste l'ex governatore della Banca d'Italia, Fazio e Caltagirone e altre persone implicate nella vicenda. Il tribunale di Milano aveva anche ridotto le condanne inflitte a Giovanni Consorte, Ivano Sacchetti. Le motivazioni della sentenza in Corte d'Appello spiegano chiaramente come secondo il giudice il tentativo di scalata, l'aggiottaggio non sono riscontrabili. Secondo l'impianto accusatorio, sostenuto dal procuratore aggiunto di Roma Nello Rossi e dai sostituti Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli, gli imputati avrebbero messo in atto un accordo occulto finalizzato, tra il 2004 e il 2005, al rastrellamento di azioni dell' istituto di credito per contrastare gli spagnoli del Banco di Bilbao a un passo dall'acquisto dell'istituto di credito grazie all'appoggio di Generali e Diego della Valle. . . . Il 30 maggio la sentenza di assoluzione per tutti con pene lievi per Sacchetti e Consorte MARCOTEDESCHI MILANO RINALDOGIANOLA Prezzi raccomandati senza novità sulla rete carburanti nazionale, e sostanziale tranquillità anche per quelli praticati sul territorio. Ma il fine settimana si annuncia importante alla luce dell'iniziativa a sconto ufficializzata dall'Eni a cui, in tempi e con modalità tutti ancora da registrare, non potranno non reagire le altre compagnie. Finora un annuncio in questo senso è già arrivato da Q8, il prossimo potrebbe essere quello di Esso. Si vedrà. La proposta del market leader, lo ricordiamo, prevede che dalle 13 di oggi, sabato, alle 24 di domenica, i prezzi di benzina e diesel per chi farà rifornimento in modalità Iperself (circa 3.000 gli impianti) è fissato rispettivamente in 1,6 e 1,5 euro/litro (prezzi massimi praticati ai quali il gestore può applicare ulteriori sconti e che saranno rivisti ogni fine settimana in base alle quotazioni Platts). Una riduzione di prezzo, ha precisato Eni, che corrisponde indicativamente a uno sconto di circa 20 centesimi al litro rispetto al prezzo praticato in modalità servito (lo sconto per litro sarà pari a circa due volte quello massimo finora praticato dalle no-logo e dalla Gdo). I prezzi medi nazionali intanto restano a 1,823 euro/litro per la benzina, 1,710 per il diesel e 0,812 per il gpl. Punte massime per la benzina a 1,900 euro/litro, diesel 1,745 e gpl 0,839. Questo quanto emerge dal monitoraggio di Quotidianoenergia.it in un campione di stazioni di servizio che rappresenta la situazione nazionale per Check-Up prezzi Qe. Più nel dettaglio, a livello Paese il prezzo medio praticato della benzina (in modalità servito) va dall'1,816 euro/litro di Eni all'1,823 di Tamoil (no-logo ferme a 1,709). Per il diesel si passa dall'1,705 euro/litro ancora di Eni all'1,710 sempre di Tamoil (no-logo a 1,580). Il gpl infine è tra 0,782 euro/litro di Eni e 0,812 di IP e Tamoil (no-logo a 0,772). Uno scandalo durato sette anni L'Associazione dei Dipendenti Azionisti dell'Enel, A.di.g.e., nata nel 2008, aderisce all'Iccr (Interfaith Center on Corporate Responsibility), da sempre impegnata nel perseguimento e nella promozione della Responsabilità Sociale delle Imprese.L'Associazione è stata presentata ufficialmente negli Stati Uniti in occasione del meeting semestrale dell'Iccr, una sessione del quale è stata specificatamente dedicata alle attività e alle prospettive di A.di.g.e. Superiore alle aspettative l'interesse e il consenso suscitato tra i numerosi partner americani verso un progetto che si ispira agli ideali della Responsabilità Sociale di Impresa e costituisce una buona pratica nel panorama italiano. «L'adesione di A.di.g.e. all'Iccr rappresenta una importante novità, – commenta il Presidente Giuseppe Lupo – soprattutto per i riflessi che produce nel dare voce ai dipendenti azionisti e ampliare il livello della partecipazione dei Lavoratori, sancita dall'articolo 46 della Costituzione Italiana, in uno scenario di livello internazionale». Intanto Enel compie 50 anni e nell'ambito delle celebrazioni di questa tappa dello sviluppo del nostro Paese - si legge in una nota - l'azienda ha dedicato ai dipendenti e alle loro famiglie, la giornata del 16 giugno con l'Enel Family Birthday, un' iniziativa che prevede, per la prima volta, l'apertura in contemporanea delle sedi nazionali con un ricco programma di intrattenimento e di eventi dedicati ai più piccoli. Oltre alla sede centrale di Roma sono state aperte le sedi Enel di Milano, Torino, Mestre, Firenze, Arezzo, Pisa, Napoli, Catanzaro, Brindisi, Palermo e Cagliari per un totale di oltre diecimila persone coinvolte. I dipendenti azionisti Enel aderiscono all' Iccr V.R. ROMA ECONOMIA La Banca Nazionale del Lavoro FOTO LAPRESSE Unipol-Bnl, no al doppio processo Il tribunale di Roma si è dichiarato incompetente Gli atti passano a Milano Si dovrà ricominciare da capo Benzina Da oggi al via gli sconti Eni in Iperself V.R. ROMA Ci sono voluti sette anni, ma forse la verità sul caso Unipol-Bnl sta venendo alla luce. Ieri il Tribunale di Roma si è dichiarato incompetente sul processo in merito ai presunti reati commessi nel corso della scalata dell'Unipol alla Bnl. Il processo tanto auspicato dal presidente della Bnl, Luigi Abete, assetato di giustizia, non si può fare. Proprio così. Non si può fare come era già stato chiesto inutilmente dagli avvocati della difesa in quanto c'era già un processo in corso a Milano per gli stessi reati. La decisione del Tribunale di Roma è clamorosa perchè evidenzia uno scandalo durato sette anni, un caso artificiosamente alimentato con ipotetici complotti, presunti patti segreti e commistioni indebite, finalizzato esclusivamente a privare il sistema cooperativo di una grande banca nazionale per proteggere interessi personali, finanziari e di potere di una cerchia ben definita di epigoni del capitalismo nazionale. Ci sono voluti sette anni per stabilire che il processo di Roma non poteva essere celebrato, per stabilire che l'ex governatore Fazio non era un malfattore e per sciogliere come neve al sole le teorie della Procura di Milano. Dopo sette anni la Bnl è in mano ai francesi, Abete fa ancora il presidente, Della Valle e Montezemolo vogliono moralizzare il Paese. Ma forse la storia non è finita. IL CORSIVO 14 sabato 16 giugno 2012
DIARIODA RIO+20 Duecento euro per collaborare a tempo pieno con uno studio di architettura: è quanto si è visto offrire Thanasis, un ingegnere di trentadue anni, che ha perso il lavoro due mesi fa. Per ora ha rifiutato, per dignità. È tornato a vivere con i suoi genitori e cerca lavoro all' estero. Ma se gli chiedi come vede il futuro, ti risponde «così nero che più nero non si può». Molti tassisti che affittano la macchina con cui lavorano, decidono di rescindere il contratto col proprietario del taxi e rimanere a casa: per coprire le spese dovrebbero guadagnare- dicono- almeno 12 euro l'ora, e a malapena riescono ad arrivare a 8. Rimangono fermi nei parcheggi, per ore intere. I negozi hanno già iniziato i ribassi sugli articoli estivi (dal 20% al 30%) ma i clienti sono pochi e gli eventuali acquisti, solo simbolici. A due giorni dalle elezioni, una notissima catena francese di supermercati, ha deciso di lasciare la Grecia. «Sarà un'elezione al cardiopalma, potremmo anche assistere a un duello all'ultimo voto», insistono i sondaggisti in Grecia, amareggiati dal divieto di pubblicazione delle ultime indagini demoscopiche nelle ultime due settimane. Secondo quanto filtra sinora, il centrodestra di Nuova Democrazia potrebbe essere lievemente in vantaggio, di uno o due punti percentuali. Ma si deve ricordare che alle elezioni del 6 maggio, quando la sinistra di Syriza (l'altro grande favorito di domani) raggiunse il 16% dei voti, era stata accreditata al massimo, il 13%. «I greci vogliono che si riesca, finalmente, a formare un governo, dicono sì all' euro e no ai memorandum dei sacrifici», ripete, a poche ore dal voto, Thomas Gerakis, responsabile della società di sondaggi Mark. IL GOVERNOCHEVERRÀ Quello che è certo, a meno di sorprese eclatanti, è che dovrà nascere, necessariamente, un governo di coalizione. Due gli scenari più probabili: o una compagine con a capo Nuova Democrazia, la partecipazione dei socialisti del Pasok, ed eventualmente, del partito di Sinistra Democratica (Dimar), o un'alleanza governativa di Syriza, della stessa Dimar, forse del Pasok e del partito dissidente di destra “Greci indipendenti”, che boccia i memorandum di sacrifici. «La moneta non è un feticcio, quel che conta è il futuro dei greci”, risponde Alexis Tsipras, presidente di Syriza, che giovedì sera, con il suo comizio di chiusura a piazza Omonoia, ha riempito tutto il centro di Atene. Col passare dei giorni, si è venuto a creare un fronte anti Syriza piuttosto forte, con l'appoggio di gran parte delle televisioni, dei giornali, e l'uso di toni sempre più alti, da parte del leader del centrodestra Antònis Samaràs: «Al signor Tsipras piace giocare a poker, ma queste cose si fanno a casa, non alla guida del Paese». Bisognerà vedere, quanto, queste pressioni per un «voto responsabile», esercitate a più riprese anche dall'estero, riusciranno a centrare il loro obiettivo. Ultima, quella dell'edizione in lingua tedesca del Financial Times, sulla quale, ieri, è apparso un vero è proprio appello agli elettori greci: «Opponete resistenza al demagogo Tsipras e a Syriza, il vostro Paese potrà rimanere nell' euro solo grazie ai partiti che accettano le condizioni dei finanziatori internazionali». Il Paese in ogni caso è stremato, con la disoccupazione reale che supera il 25% e quella giovanile oltre il 51%. Con la voglia di rimanere nella moneta unica, ma che non accetterebbe in nessun modo di subire altri tagli, con l'eliminazione di 150mila posti di lavoro nel settore pubblico, in una fase in cui la recessione è paragonabile solo ai danni provocati dalla seconda guerra mondiale. I socialisti del Pasokinsistono, con Evanghelos Venizèlos, sul bisogno di un governo di larghissime intese, e l'ex primo ministro George Papandreou riconosce che «nella gestione della crisi, ci sono stati sicuramente degli errori, ma se l'opposizione avesse appoggiato il governo sarebbe andata meglio». Sinistra Democratica chiede uno sganciamento graduale dai memorandum e spera di poter conquistare, domani, il terzo posto, strappandolo al Pasok. E c'è chi è pronto a sfruttare la disperazione della crisi: ne sanno qualcosa i neonazisti di Alba Dorata, che provano ad addossare tutte le colpe e le croci della crisi agli immigrati. Sono destinati a scomparire o a rafforzarsi? Dipende anche da quanto Atene, Bruxelles e Berlino, riusciranno a parlare e a capirsi. «Ilmondoci guarda» Ma il summit sul clima èdisertato daiGrandi: Hollandesì, Merkel no GIUSEPPE DE MARZO www.asud.net Manifesti elettorali in una strada di Atene FOTO DI ALKIS KONSTANTINIDIS/ANSA-EPA Disoccupato un greco su 4 e un giovane su 2 A rischio altri 150mila posti in base ai tagli del memorandum Pressioni di tv e stampa internazionale per il «voto utile» anti-Syriza «Dobbiamo accelerare il lavoro. Abbiamo solo tre giorni per farlo, altrimenti falliremo. Abbiamo una grande responsabilità sulle nostre spalle. Il mondo intero ci guarda». Queste le parole del segretario generale della conferenza di Rio+20, nonché sottosegretario generale per gli affari economici e sociali delle Nazioni Unite Sha Zukang, che ha aperto l'ultima tornata negoziale preparatoria prima dell'incontro finale che si terrà dal 20 al 22 giugno. «Il futuro che vogliamo», è il documento su cui da mesi stanno lavorando le delegazioni governative ed i major groups, multinazionali, sindacati ed ong. Gli sforzi di mediazione hanno prodotto un documento rimaneggiato rispetto alle intenzioni iniziali. Il potere delle corporations, gli enormi interessi economici e l'assenza della politica hanno fatto si che dei 312 paragrafi iniziali solo su 70 si trovasse un accordo. L'agenzia per l'ambiente delle Nazioni Unite ha lanciato l'allarme. Alla fine di maggio la quinta edizione del Global Environmental Outlook, promossa proprio in vista di Rio+20, ha indicato 90 obiettivi fondamentali da raggiungere per cambiare gli attuali modelli di produzione e di consumo. Dal rapporto dei seicento esperti del Geo5 emerge che solo su quattro obiettivi si sono fatti passi in avanti. Siccità, desertificazione e cambiamenti climatici sono ancora problemi irrisolti. «I Paesi possono ancora raggiungere gli obiettivi fissati ma devono modificare le loro politiche», dice il direttore esecutivo dell'Unep Achim Steiner. Ma è proprio la politica sino ad ora la grande assente. Se nel 1992 i capi di stato erano 108, questa volta saranno in molti a disertare il vertice della Terra, a partire da Monti e dalla Merkel. Ci saranno Hollande e molti presidenti dei Paesi del Sud, i Non è tantissimo ma è la base da cui ripartire. Quando hanno attraversato la frontiera in auto, nascosti in un furgone o con un visto turistico erano bambini o adolescenti. Alcuni, magari, erano così piccoli da non ricordare nemmeno di aver vissuto in un altro Paese. Sono circa 800mila e da ieri non rischiano più l'espulsione, che in America si chiama deportazione, un termine più appropriato. Con un memorandum di tre pagine spedito ai direttori dei servizi della dogana, dell'immigrazione e di controllo delle frontiere, la Segretaria alla Sicurezza nazionale, Janet Napolitano, ha annunciato una svolta nelle politica dell'immigrazione dell'amministrazione Obama. Le persone arrivate illegalmente negli Stati Uniti prima di aver compiuto i 16 anni di età e che non ne hanno compiuti 30, hanno vissuto nel Paese per almeno cinque anni consecutivi, vanno a scuola, si sono diplomate o hanno servito nell' esercito e che infine hanno la fedina penale pulita, non dovranno essere espulse. Non è una legge, per quella ci vuole il Congresso, è una direttiva su come applicarla. Ma in sostanza si tratta del DreamAct, una proposta dell' amministrazione che i repubblicani si rifiutano di approvare. IL SOGNOAMERICANO.2 Le centinaia di migliaia di persone che vivevano una condizione da incubo possono tirare un sospiro di sollievo. Cresciuti nei quartieri ispanici delle grandi metropoli o nelle aree a maggioranza latina di Stati come il Texas, l'Arizona, la California, nel corso degli ultimi due anni hanno sentito aumentare la pressione contro di loro. Non solo alcuni governatori repubblicani hanno fatto approvare leggi al limite della costituzionalità che aumentano le possibilità di essere fermati per un controllo - e quindi espulsi - ma anche l'amministrazione Obama aveva applicato la legge con rigore. Loro, i dreamers (sognatori) - come si fanno chiamare quanti si sono mobilitati per il Dream Act - vestono, pensano, studiano e trasudano cultura statunitense. Magari latina o asiatica, ma made in Usa. Per questi ragazzi l'espulsione non sarebbe stata solo il fallimento di un percorso migratorio, ma un'emigrazione forzata in Paesi - Messico, Salvador, Honduras e magari qualche Paese asiatico - che conoscono appena. E per questo nei mesi scorsi avevano manifestato nelle piazze, autodenunciandosi. STORIADI CESAR «Sono qui, non ci sono nato, ma ho preso un Phd e ho fondato una organizzazione pubblica per uscire allo scoperto. Sono qui da sempre, credi che avessi idea di non essere in regola?». Così ci raccontava Cesar Vargas qualche settimana fa durante un seminario di discussione sulla riforma dell'immigrazione. Cesar assieme ad altri ha fondato un gruppo di pressione, il Drmcapitolgroup, in favore di misure come queste e al telefono ci dice di essere felice: «Siamo scesi in strada, abbiamo organizzato raccolte di firme, siamo andati a Washington per questo. Ora terremo gli occhi aperti perché le nuove regole vengano applicate, ma oggi abbiamo un'occasione per festeggiare e il presidente ci ha dato una ragione per mobilitarci in suo favore». La mossa dell'amministrazione, che ha spiegato in prima persona la nuova politica ieri pomeriggio, è una scommessa politica. I latinos (ma anche gli asiatici) sono un gruppo cruciale per le elezioni di novembre e l'inazione sulla riforma dell'immigrazione, accompagnata dall'eccesso di zelo sulle espulsioni rendeva questa parte dell'elettorato quantomeno poco entusiasta. Con questa scelta Obama può finalmente sostenere di aver fatto qualcosa. Non si tratta di una riforma epocale e neppure di una strada verso la cittadinanza. Ma è un passo nella direzione giusta e non dovrebbe far male con gli indipendenti: in fondo si tratta di giovani, studenti, il possibile futuro d'America. Romney dal canto suo balbetta o sostiene la auto-deportazione: sa che per lui l'immigrazione è un terreno scivoloso sia spostandosi a destra che al centro. Tanto più che alcuni membri del partito repubblicano hanno già attaccato duramente la nuova politica con la scusa che aggira il Congresso. A confermarci che la scelta di Obama sia quella giusta è ancora Cesar Vargas: «Mi ha appena chiamato mio cognato, è un cittadino americano, tende a essere conservatore, non vota e se lo facesse voterebbe repubblicano. Stavolta vado a votare e voto per il presidente, mi ha detto». Grecia, vigilia di elezioni tra miseria e paure TEODOROANDREADIS ATENE . . . «Scesi in piazza, andati a Washington, raccolto firme. Ora siamo con il presidente» La svolta di Obama sull'immigrazione Vincono i «sognatori» Clandestini tra i 16 e i 30 anni, se senza reati, non rimpatriabili Spiazzati Romney e i governatori razzisti MARTINOMAZZONIS NEWYORK MONDO 12 sabato 16 giugno 2012
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Informativa ai sensi del D. Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 sulla tutela dei dati personali
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L'elenco dei responsabili del trattamento dei dati personali e dei terzi destinatari di comunicazioni è disponibile presso gli uffici de L’Unità.
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