Luigi Cancrini psichiatra e psicoterapeuta Dialoghi SEGUEDALLAPRIMA Un autorevole esponente di Magistratura democratica (Rossi) non ha avuto remore nel manifestare tutto il suo sconcerto per l'accusa rivolta da suoi colleghi ad una personalità, che è stata sicuro punto di riferimento civile ed etico per almeno due generazioni di giuristi e di operatori pratici del diritto. In una prospettiva più generale uno dei maggiori penalisti italiani (Giovanni Fiandaca) ha sottolineato l'impossibilità già in astratto di contestare a vertici politici di aver discrezionalmente deciso di alleggerire l'applicazione concreta di misure antimafia per evitare altre stragi da parte dei corleonesi. Le polemiche sono salite di tono, poiché del materiale indagativo reso pubblico fanno parte intercettazioni di telefonate di Nicola Mancino agli uffici del Quirinale, che ebbero quale esito l'invio da parte del segretario generale della Presidenza di una lettera, che segnalava al Procuratore generale della Cassazione l'opportunità di un coordinamento delle indagini delle Procure di Palermo, Firenze e Caltanissetta, che sembravano allora muoversi su medesime vicende in direzioni contrastanti. Nel silenzio (per ora) di Grillo, Antonio Di Pietro non ha perduto tempo e ha annunciato un'interrogazione al ministro della Giustizia, perché in sede giudiziaria «la verità deve essere cercata senza guardare in faccia né presidenti, né ex presidenti e senza interventi di sorta». La posizione di Di Pietro ha trovato un pendent in una lunga intervista rilasciata dal coordinatore del pool, che indaga sulla trattativa Stato-mafia a Repubblica. Antonio Ingroia non ha contestato la posizione di Fiandaca, assicurando che «nessun politico è accusato di aver trattato con la mafia», accusa rivolta soltanto ad intermediari anche istituzionali della trattativa. Per parte mia osservo che Cesare accettò la trattativa con i pirati che lo avevano rapito, ma il pagamento del riscatto non gli impedì successivamente di catturarli e di tagliare loro la testa! Sul piano di una ragionevole ricostruzione del difficile periodo non sarebbe quindi irragionevole supporre che, accertata la finalità cui tendevano i vertici mafiosi dell'epoca, in sede politica ci si sia assunta la responsabilità non di accogliere le loro inaccettabili richieste (abrogazione dell'art. 41 bis, revisione del maxiprocesso), ma soltanto di rallentare temporaneamente l'applicazione della norma per aver tempo di stroncare i corleonesi, come poi in effetti è avvenuto. Si sarebbe trattato in buona sostanza di un arretramento tattico, che non intaccava la strategia di fondo, ma era funzionale ad assicurarne il successo. Mi domando però come sarebbe stato possibile assumere questa decisione discrezionale, di cui Ingroia non contesta la legittimità, se una intelligente attività indagativa non avesse fatto emergere quale era il fine, cui Riina e Provenzano tendevano. Certo è comunque che ai vertici politici non viene contestata la trattativa, ma soltanto addebiti minori relativi all'atteggiamento da loro assunto nel corso dell'indagine: falsa testimonianza per Mancino, false dichiarazioni al pm per Conso. Destinatari della più grave tra le accuse sembrano essere quindi Dell'Utri e Mori, e cioè persone già oggetto di indagini anteriori, dei cui esiti giudiziari i magistrati palermitani non sono forse soddisfatti. (Se fosse lecito un esercizio di ironia in una vicenda così delicata, verrebbe voglia di commentare: Dell'Utri/Mori 2: la vendetta!). Comunque sia di ciò, dopo aver sottolineato che non ha riguardato le posizioni di Conso e Mancino il dissenso di uno dei componenti del pool (Guido), che non ha sottoscritto l'avviso di conclusioni delle indagini, Ingroia ha comunque concluso la sua intervista con l'auspicio che «sia accertata la verità sui misteri del '92-'93». Mi domando se non sia legittimo in qualche modo dubitare che l'accertamento del Vero sia fino in fondo compito proprio dell'Autorità giudiziaria, stante il principio di civiltà giuridica espresso dalla formula in dubio proreo. A questo aggiungo che, con riferimento a fatti lontani nel tempo (dalla difficile stagione del '92 e '93 ci separano ormai vent'anni e cioè il tempo di una generazione), la verità che secondo Ingroia e Di Pietro sarebbe compito della magistratura accertare, attiene al piano della storia, mentre tutti sappiamo che verità storica e verità giudiziaria non sempre coincidono (altrimenti dovremmo concludere che il Nazareno e Socrate erano colpevoli!), come hanno dolorosamente dimostrato gli esiti assolutori, cui sono pervenute le indagini pur molto accurate e professionali sulle stragi di piazza Fontana e piazza della Loggia. È in ogni caso doveroso concludere che se l'accertamento della verità è compito proprio della magistratura, questo non può essere affidato che alla forza dei giudicati finali. Il rilievo conduce al cuore del problema: quante probabilità effettive sussistono che l'indagine palermitana, a valle dei tre gradi di giudizio, si concluda con giudicati di condanna? Ad emergere è quindi un problema antico, e cioè la sostanziale indifferenza, che nell'assumere determinate iniziative la magistratura inquirente ha rispetto agli esiti finali dell'indagine. È questa una caratteristica tutta italiana, perché in altri sistemi accusatori il titolare della prosecutionè tenuto per dovere istituzionale innanzitutto a domandarsi quali siano i costi finanziari dell'indagine e del successivo giudizio, quali siano i costi sociali dell'una e degli altri, e soprattutto quali siano le possibilità concrete che l'iniziativa dell'accusa approdi a giudicati finali di condanna. Da noi avviene tutto il contrario, se è vero, come è vero, che ad una indagine, con forte impatto di destabilizzazione politica, il magistrato inquirente diede il nome di Whynot?. Se il nome è la cosa, commenti ulteriori risultano superflui. Anche gli eventi recenti confermano quindi come sia sempre più urgente una riforma complessiva del sistema d'accusa, che, nella riconosciuta impossibilità per la magistratura inquirente di dare un esito indagativo a tutte le notizie di reato, non consenta comunque agli inquirenti di farsi scudo del principio (ovviamente astratto) dell'obbligatorietà dell'azione penale come canone sostanzialmente deresponsabilizzante. Ovviamente le responsabilità della mancata riforma ricadono per intero sul ceto politico, che da oltre un ventennio continua a misurarsi con un problema così delicato nell'ottica miope di una convenienza di breve periodo, alternando garantismo e giustizialismo in un grottesco balletto delle parti, per cui è sempre opportuna (fondata o infondata che appaia) l'iniziativa indagativa, che riguarda il proprio avversario. Non a caso nella recente vicenda Maurizio Gasparri ha formulato l'auspicio che l'indagine giudiziaria sappia «mettere in luce le evidenti colpe di chi nel '93 e '94 cancellò il carcere duro per i mafiosi». Albertina Soliani Senatrice Pd Maramotti Ora la Grecia vuole collaborare, ma chiede sostenibilità politica per il suo risanamento. Tutti i membri, però, dovrebbero tassare le transazioni finanziarie per dire agli speculatori che il diritto di saccheggio è finito, perché ora inizia la politica. Per fare l'Ue ci vogliono cittadini che si sentano «fratelli d'Europa», nel nome dei valori di giustizia, solidarietà e responsabilità. MASSIMO MARNETTO Il risultato delle elezioni inGrecia dicecon chiarezza,a mioavviso, che i cittadini greci, in largamaggioranza,vogliono restare in Europa. Conchiarezzasivede, però, che essi si aspettanodai loro partnereuropei qualcosadi diversodaquel «lacrime e sangue»cui sono stati costretti in questianni. Moltoaldi làdei vincoli che il governoprossimo venturodovrà comunqueridiscutere conBruxelles, il problema chenon èpiù possibileesorcizzare inquelPaese (enonsolo in quelPaese),perevitare che le tensionieconomicherendano impossibile la convivenzasociale, tuttavia, è quelloche riguarda la distribuzione terribilmente ineguale delle ricchezze. Sono armatorigreci (ricordate Onassis?)quelli che detengono il 16% circa della marinacommercialenel mondo e sonoarmatori greciquelli che, purpossedendo ville favolose e ricchezzestraordinarie,minacciano di andarsenedallaGrecia sesi tenteràdi costringerli a pagare le tasse. Iproblemi economiciesistono, sonofondamentaliper chi haacuore il futuroproprio edel proprio paese, manonsono isoli. Anche la politicaha i suoi problemie lesue ragioni.Tenerne contoè fondamentalese sivuole davverouscire in avantidaunacrisi che potrebbe costarecara a tutti i Paesi europei. L'intervento Trattativa Stato-mafia, i miei dubbi sull'inchiesta . . . Quante probabilità ci sono che l'indagine palermitana si concluda con giudicati di condanna? Giovanni Pellegrino OGGI AUNG SAN SUU KYI COMPIE67 ANNI. LICOMPIE IN EUROPA, A LONDRA, DA DOVE È PARTITA 24 ANNI FA per assistere la madre in Birmania. Doveva essere una visita di pochi giorni ma il suo destino era il suo popolo, la sua sofferenza, la sua liberazione. Il popolo birmano sa che la vita di San Suu Kyi appartiene alla sua gente, ai suoi vecchi che hanno visto quarant'anni di dittatura militare, ai suoi giovani che sperano nella democrazia, ai prigionieri che attendono di essere liberati, ai profughi che sognano il ritorno in patria. Oggi il suo compleanno appartiene alla Birmania, appartiene all'Asia lanciatissima nello sviluppo a cui il premio Nobel per la Pace sa dare un orizzonte di democrazia, di rispetto dei diritti umani, di pace. Appartiene al mondo che ha riconosciuto in lei una delle più alte leadership morali e politiche del nostro tempo. «L'umanità è una sola», ha detto San Suu Kyi nel suo discorso ad Oslo ritirando il premio ventun'anni dopo. Una fortissima leadership politica che ha i segni della fragilità, non dell'onnipotenza. Che cosa manca alle leadership politiche dell'Europa e dell'Italia, per essere riconosciute dai cittadini come interpreti autentici delle domande di democrazia, di unità, di onestà dei nostri popoli? La consapevolezza di quanto sia esigente la democrazia. Cosa debbono possedere le leadership che si candidano a governare se non il distacco personale che questo ruolo richiede, la visione delle grandi sfide di governo che sono davanti a noi, gli ideali della politica che oggi come ieri sono indispensabili all'umanità per vivere nel mondo nuovo? Noi cerchiamo le leadership nelle primarie, ma esse nascono soprattutto dalla forza dello spirito che sa pagare a caro prezzo le parole che pronuncia. Aung San Suu Kyi ha parlato della gentilezza come alternativa alla violenza e all'oppressione. Nuove categorie politiche costruiranno il futuro democratico del mondo. Per questo l'Associazione Parlamentare «Amici della Birmania», che da anni segue e sostiene San Suu Kyi, l'ha invitata in Italia, oggi che siede nel Parlamento birmano, per un incontro con il Parlamento italiano che apra la strada alla collaborazione tra i due Paesi. Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 La tiratura del 18 maggio 2012 è stata di 94.218 copie Il messaggio che viene dalle elezioni greche . . . Verità storica e verità giudiziaria non sempre coincidono. È giusto che per fatti lontani sia la magistratura a stabilire il Vero? Il compleannodelNobel San Suu Kyi, la forza della «politica gentile» COMUNITÀ 16 martedì 19 giugno 2012
Il sottosegretario è convinto: il Prodotto interno lordo salirebbe dell'1% I sindacati: ha toccato il fondo «..Non costringa il governo a dire: Polillo chi?», rispondeva sarcastico il presidente della Commissione Finanze di Montecitorio, Gianfranco Conte (Pdl), agli onorevoli che chiedevano conto delle parole del sottosegretario all'Economia. A marzo si discuteva di conti correnti gratis per le pensioni e Polillo sembrava scettico (avrebbero causato un danno alle banche). In realtà, si scoprì poi che i soliti cronisti parlamentari avevano «stravolto» il pensiero del sottosegretario e le polemiche rientrarono. Pare invece che stavolta i giornalisti non c'entrino, che non sia colpa loro se all'ultima esternazione del vicepresidente del partito Repubblicano sia seguita la (ormai) solita bufera. Sostiene Polillo: «Se rinunciassimo ad una settimana di vacanza avremmo un impatto sul Pil immediato di circa un punto». E ancora: «Nel brevissimo periodo, per aumentare la produttività del Paese lo choc può avvenire dall'aumento dell'input di lavoro, senza variazioni di costo; lavoriamo mediamente nove mesi l'anno e credo che questo tempo sia troppo breve». E giù il diluvio di polemiche, alle quali Polillo replica su twitter: «Basta piagnistei, l'alternativa è tra l'ulteriore riduzione dei consumi o lavorare tutti un po' di più. Se per i lavoratori dipendenti tre mesi di ferie l'anno in media vi sembrano pochi...». I primi a criticare la ricetta del sottosegretario sono i sindacati, anche perché il vice di Monti all'Economia li cita come sostenitori della tesi «meno ferie per tutti» (o troppe ferie per tutti). Polillo sostiene che anche nella Cgil vi sarebbero «settori illuminati e riformisti» che starebbero lavorando all'ipotesi. Se è così, in Corso Italia si deve essere annidata una cellula «illuminata» sì, ma all'ombra dei dirigenti del sindacato. Perché a sentire loro, i dirigenti, quella di Polillo sarebbe «un'uscita confusa, estemporanea e non particolarmente geniale». Anche in questo caso è il sarcasmo a condire i commenti: «Perché non chiedere ai cinquecentomila lavoratori in cassa di rinunciare ad una settimana di indennità?», dice Fabrizio Solari, segretario confederale. «Per questa via anche le casse dello Stato ne trarrebbero un beneficio». Per la Cgil, invece «il vero problema della scarsa produttività italiana è il frutto della sua stessa specializzazione produttiva nonché degli scarsi investimenti e di una non sufficiente dotazione infrastrutturale. Il governo non cerchi farfalle sotto l'arco di Tito». Un invito condiviso da più parti. Non solo il Pd e l'Idv, ma anche il Pdl, la Cisl, la Uil e l'Ugl, suggeriscono di guardare altrove: riduzione delle tasse, sostegni a famiglie e imprese, detassazione degli accordi aziendali. Ce n'è per tutti. C'è pure chi suggerisce un periodo di ferie allo stesso sottosegretario, come il senatore Pd, Achille Passoni: «Ferie da togliere agli italiani? Piuttosto, si tolga lui». Anche tra gli accademici si annida qualche dubbio. L'economista dell'Università di Pavia, Giorgio Lunghini, tra questi, spiega: «La produttività dipende da una serie di fattori, e certamente anche dalla quantità di lavoro, ma non è con la buona volontà dei lavoratori, che dovrebbero sacrificare una settimana di ferie, che si risolve il problema. Ma poi, oggi - domanda il professore - tra disoccupazione (oltre il 10 per cento, ndr) e redditi bassi, quanti sono i lavoratori che vanno in ferie? Sarebbe opportuno che ministri e sottosegretari ragionassero, insieme al premier, su quello che dicono pubblicamente». Anche perché i «tecnici» non sono nuovi ad uscite molto contestate. Lo stesso Polillo ne è un campione: aveva esordito, fresco di nomina, con «l'icona della fontana che piange» riferita alle lacrime della Fornero. Ha poi lanciato il «perseguitato» Berlusconi al Colle, criticato l'articolo 18, ammiccato alla tassa su cani e gatti in casa, pensato al chip anti-contrabbando sulle sigarette, annullato gli accordi tra esodati e aziende, e si era opposto all'assunzione di 10mila insegnanti. Tutte, o quasi, proposte dalle quali lo stesso sottosegretario si è poi smarcato. L'operaio Focarelli è sceso dalla torre RINALDOGIANOLA MILANO ILCOMMENTO NICOLACACACE 140giorni sulla torredella stazioneCentraledi Milano.L'esempiodialtre lotte lungheefaticose, dall'AsinaraaBrescia,di un'Italiasolidaleemigliore LALOTTA ILSOTTOSEGRETARIOALL'ECONOMIAGIANFRANCO POLILLOEVIDENTEMENTE AMA CONTRASSEGNARE la sua esperienza di governo con un certo numero di gaffe. Ieri aveva proposto soluzioni semplicistiche per risolvere il problema degli esodati - «gli accordi presi tra lavoratori ed azienda si annullano» - oggi ha individuato un'altra «semplice» soluzione per aumentare la produttività: ridurre di una settimana le ferie degli italiani. Semplice e geniale, se tutti i dati non dicessero il contrario. Prescinderne significa semplicemente anteporre la stupidità alla responsabilità. L'Ocse ha da poco diffuso i dati di uno studio su 34 Paesi, che confermano come nella società globale la qualità dei prodotti e dei servizi è il vero fattore che consente ai Paesi industriali di essere competitivi. Quei dati confermano un altro fatto noto da tempo agli esperti: che la produzione di beni e servizi innovativi e l'alta produttività non si conciliano con lunghi orari di lavoro, tutt'altro. Se il sottosegretario Polillo, prima di parlare di produttività ed orari di lavoro avesse avuto l'accortezza di studiare i dati, avrebbe scoperto che i Paesi europei con orari annui di lavoro più corti (Olanda, Norvegia, Germania, Belgio e Francia) sono anche quelli a più alta produttività, al contrario di Paesi come Grecia, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca ed Italia, con orari annui più lunghi. Un'altra conferma di questa tendenza è di oggi: i dati sulla siderurgia italiana dal 2009 al 2011 dimostrano che l'occupazione si è ridotta mentre le ore lavorate sono aumentate. I lunghi orari .- al giorno, a settimana, per meno ferie, come la permanenza di ultra anziani al lavoro - riducono gli spazi occupazionali dei giovani. L'esperienza di tutti i Paesi industriali che sono leader in produttività e ricchezza, che sono anche leader di “eguaglianza sociale”, mostra che il problema non sono “le quantità prodotte ma le qualità”. Lo studio Ocse citato riconferma, con abbondanza di dati, che «lavorare di più non fa aumentare la produttività» e che la produttività ha bisogno di ben altro: innovazione, qualità di prodotti e servizi, investimenti, coinvolgimento dei lavoratori e, semmai, orari più corti. C'è un altro dato che il sottosegretario evidentemente ignorava: i Paesi ad orario più corto hanno più occupati. Infatti Olanda, Germania, Francia, Norvegia hanno tutti tassi di occupazione intorno al 70% contro valori inferiori al 60% degli altri. Questi dati riconfermano, che se l'Italia è a bassa produttività non è per colpa degli orari annui, che anzi sono aumentati mentre altrove diminuivano, che gli orari attuali sono troppo lunghi e dannosi per la qualità delle produzioni, per la qualità di vita dei lavoratori e per la disoccupazione giovanile e femminile. I risultati diversi e divergenti dei Paesi europei sono spiegati dalle diverse politiche di innovazione ed orari, fatte per conciliare produttività, occupazione e qualità della vita, politiche opposte a quelle seguite in Italia. In Germania gli straordinari non si pagano ma confluiscono nelle «Arbeitszeikorridore» (conti orario individuali) e con lo Short time work (Kurzarbeit) il Paese non ha perso un occupato neanche nel 2009 di grave crisi. In Francia gli straordinari si pagano caro oltre le 35 ore settimanali, l'Olanda ha il record del part time “volontario” insieme al record mondiale dell'orario più corto (1400 ore/anno contro le nostre 1800). L'Italia invece incentiva gli straordinari facendoli pagare, unico caso in Europa, addirittura meno dell'ora ordinaria ed ha i record negativi di occupazione e produttività. Se mai ci sarà un resocon-to statistico di questa in-terminabile crisi, se maifaremo un bilancio dellalunga stagione di batta-glie per la difesa di uno straccio di diritto al lavoro, bisognerà ricordarsi di Stanislao Focarelli, il ferroviere sceso ieri dalla torre faro, binario 21, della Stazione Centrale di Milano, dopo 140 giorni. Bisognerà raccontare la lotta degli ex dipendenti della Wagon Lits, a partire da Oliviero Cassini che per primo si issò sulla torre il giorno di Sant'Ambrogio, il loro impegno per difendere i treni della notte, quelli degli italiani invisibili, che non si possono permettere l'alta velocità di giorno o la «smart class» di Montezemolo e Della Valle, ma tengono insieme il Nord e il Sud di questo malmesso Paese con il loro lavoro e il loro sacrificio. Dovremo ricordarci, quando ci sarà un momento per tirare il fiato in questa drammatica emergenza sociale, di Focarelli e dei suoi amici ferrovieri, dei chimici sardi della Vinyls che hanno occupato a lungo l'Asinara, degli operai della Ideal Standard in via Milano a Brescia che hanno perso la loro storica fabbrica dopo un presidio che ha coinvolto tutta la città. Ci ricorderemo dei lavoratori della Federal Mogul di Desenzano che ogni mattina, per mesi e mesi, si sono presentati puntuali come un orologio svizzero davanti ai cancelli per impedire che i tecnici del padrone multinazionale smontassero i macchinari per portarli via, all'Est dove tutto costa meno. E poi le donne dell'Omsa di Faenza che non hanno L'ITALIAELACRISI Lavorare di più, lavorare peggio. Lo dicono le cifre . . . I dati Ocse smentiscono le convinzioni dell'esponente del governo Polillo vuole tagliare sette giorni di ferie «Crescerebbe il Pil» GIUSEPPEVESPO MILANO 2 martedì 19 giugno 2012
Egitto: è iniziata la «guerra delle cifre». I Fratelli Musulmani rivendicano la vittoria del loro candidato Mohammed Morsi alle presidenziali che si sono svolte nel fine settimana, le prime dalla caduta di Hosni Mubarak nel febbraio 2011. In piazza Tahrir centinaia di sostenitori di Morsi hanno dato vita ai primi festeggiamenti. «Il dottor Mohammed Morsi è il primo presidente della Repubblica eletto dal popolo», ha scritto sul suo account Twitter il Partito della Libertà e Giustizia, braccio politico dei Fratelli Musulmani. Mentre è ancora in corso il conteggio dei voti e nessuna fonte ufficiale ha comunicato i risultati delle elezioni presidenziali, Morsi ha tenuto una conferenza stampa durata circa 10 minuti e trasmessa in diretta dalla tv satellitare Al Jazira. Morsi ha rivolto ringraziamenti a tutti gli egiziani che hanno partecipato alle elezioni ed un «saluto di pace anche a quelli che non hanno votato per me», perchè «sono tutti figli dell'Egitto e siamo tutti fratelli egiziani», oltre che ai martiri della rivoluzione, ai loro padri e alle loro madri, a tutti quelli che «hanno messo in pratica la rivoluzione perchè amano l'Egitto, la libertà e la democrazia». Morsi ha anche indirizzato un saluto ai copti (i cristiani d'Egitto). Alla fine della conferenza stampa i presenti hanno intonato l'inno nazionale egiziano. Secondo i Fratelli Musulmani, Morsi avrebbe vinto con il 52,5% dei voti contro il 47,5% per il suo avversario Ahmad Shafiq, ex premier del deposto presidente Mubarak. LARISPOSTADI SHAFIQ Un risultato contestato dai sostenitori di Shafiq: «Siamo avanti oltre ogni dubbio» al 51,5-52%, afferma lo staff di Shafiq . «Rivendicare una vittoria utilizzando dei dati completamente falsi è un atto di pirateria», commenta uno dei responsabili della campagna elettorale di Shafiq, secondo il quale l'ex premier sarebbe «ancora in testa con il 52% delle preferenze. Morsi ha agito in questo modo per poter gridare ai brogli una volta annunciati i risultati definitivi». «l momento siamo in testa col 53% dei voti contro il 47% di Mohamed Morsi», dichiara ad AlJazira il capo della campagna elettorale di Shafiq, Ahmed Sarhan. I risultati ufficiali non saranno diffusi prima di giovedì, ma i Fratelli Musulmani hanno attivato la loro notevole rete di osservatori che hanno trasmesso i conteggi una volta usciti dai 13 mila seggi in tutti il Paese. Anche i media, inclusa la televisione di Stato, danno Morsi in vantaggio su Shafiq. Malgrado la sua opposizione alla Fratellanza, lo scrittore Alaa al Aswani, autore di PalazzoYacoubian, ha fatto le congratulazioni al candidato Mohamed Morsi, che i dati ufficiosi danno come vincitore nelle presidenziali egiziane. Scrivendo su Twitter, al Aswani afferma che la sconfitta di Ahmad Shafiq è la sconfitta dell'ex ministro dell'Interno e dei suoi sei collaboratori, assolti nel processo Mubarak, degli uomini d'affari «corrotti» e del precedente regime. In campo scendono anche i militari. Il Consiglio militare egiziano rimetterà alla fine del mese il potere al presidente eletto durante una grande cerimonia che «tutto il mondo potrà seguire». Ad annunciarlo è il generale Mohmmed al-Assar, del Consiglio militare, secondo quanto scrive l'agenzia Mena. Un altro generale membro del Consiglio, Mohammed al-Assar, ha assicurato che il nuovo Capo dello Stato - il candidato dei Fratelli Musulmani Mohammed Morsi o l'ex premier Ahmed Shafiq - godrà dei pieni poteri presidenziali riconosciuti dalla Costituzione. Il governo egiziano presieduto da Kamal el Ganzouri presenterà le sue dimissioni al nuovo presidente dopo il suo giuramento. Lo scrive in serata al Ahram online citando una fonte del governo, la quale ha spiegato che starà al presidente decidere se accettare o meno le dimissioni. Il Parlamento «resta titolare del potere legislativo». È quanto sostiene un comunicato del partito della Fratellanza Giustizia e Libertà che contesta nuovamente lo scioglimento del Parlamento e l'integrazione della Costituzione in base alla quale il potere legislativo torna nelle mani dei militari. I militari, si legge, devono onorare le loro promesse rimettendo il potere esecutivo entro fine mese al nuovo presidente. «Nulla giustifica che si impadroniscano di questi poteri una volta che la loro missione è conclusa». Lo scontro è totale. Nigeria, la setta Boko Haram rivendica gli attentati suicidi I sostenitori del candidato dei Fratelli Musulmani, Mohammed Morsi FOTO ANSA/EPA/ANSA Fugare ogni dubbio. A cominciare da quello più inquietante: aver riproposto il modello «Berlusconi-Gheddafi» negli accordi tra Italia e Libia nel contrasto dell'immigrazione clandestina. «Il ministro Cancellieri venga in Parlamento a riferire degli accordi con la Libia sui respingimenti: i diritti umani devono essere la base per una democrazia, non una clausola accessoria di un “accordicchio” segreto siglato fra tecnici». Così Jean-Leonard Touadi (Pd) commenta le indiscrezioni sui contenuti dell'accordo siglato dai ministri dell'Interno italiano, Annamaria Cancellieri, e libico, Fawzi Altaher Abdulati il 3 aprile, a Tripoli. «Sono mesi - spiega Touadi - che chiediamo al governo una posizione chiara su questo tema. L'amicizia fra l'Italia e la nuova Libia sembra essere ispirata a quegli stessi sentimenti che animavano il rapporto fra Gheddafi e Berlusconi, ovvero il sacrificio dei diritti umani in nome di una zoppicante ragion di Stato. Il nostro Paese così facendo non solo smentisce se stesso, ma ignora la sentenza della Corte di Strasburgo e, quindi, l'orientamento giuridico dell'Unione europea. Chiediamo - prosegue il deputato Pd - che il ministro Cancellieri informi immediatamente il Parlamento sui contenuti di quest'accordo: invece di affannarsi in accordi tecnici di basso cabotaggio, il governo dovrebbe impegnarsi esplicitamente perchè la nuova Libia sottoscriva immediatamente le convenzioni internazionali sui diritti umani». Preoccupazioni e richieste di chiarimento che investono anche le organizzazioni internazionali. Il fatto che l'Italia non abbia inserito nell'accordo in materia di immigrazione con la Libia alcun riferimento alle garanzie per i richiedenti asilo è un'opportunità mancata per il Paese che può giocare un ruolo determinante nel processo di institutionbuilding in Libia e quindi anche nella promozione dei diritti, incluso l'asilo», rimarca la portavoce dell' Unhcr, Laura Boldrini secondo cui «dopo la condanna all'Italia della Corte europea per i diritti umani per i respingimenti in alto mare del 2009 ci saremmo aspettati, laddove nell'accordo si parla delle misure di contrasto all'immigrazione illegale, di trovare più garanzie mirate ai richiedenti asilo e una presa di distanza dai respingimenti». Boldrini sottolinea inoltre: «Dispiace aver appreso i contenuti dell'accordo dalla stampa. Più costruttivo sarebbe stato discuterne prima con le autorità per dare input come si fa tra i governi e le agenzie dell'Onu». La portavoce ricorda infine che «è un diritto di ogni Stato controllare i propri confini ma sarebbe stato importante trovare in un tale accordo un'attenzione specifica in merito alle persone bisognose di protezione». Invece nel testo, aggiunge «non è mai menzionato il diritto d'asilo e le tutele da riservare ai richiedenti, tanto più che in questi anni attraverso il Mediterraneo sono giunti in Italia migliaia di rifugiati». ZONED'OMBRA «A 10 settimane di distanza finalmente si conosce il contenuto dell'accordo preso tra i ministri dell'Interno dell'Italia e della Libia il 3 aprile 2012. Tuttavia purtroppo solo grazie a “Libileaks” e non in forma di una comunicazione da parte del governo», incalza il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir), notando che «nel testo dell'accordo non vengono mai menzionati rifugiati e i richiedenti asilo, nonostante l'evidenza dimostra che in Libia si trovano un numero elevato di rifugiati dall'Africa Sub sahariana». «Non viene fatta menzione - spiega il Cir - del fatto che la Libia, come unico Stato africano, non ha ancora ratificato la Convenzione di Ginevra del '51 sui Rifugiati e del fatto che non esiste alcuna possibilità di chiedere protezione in Libia». Il Consiglio ricorda poi che «a febbraio l'Italia è stata condannata dalla Corte europea dei Diritti dell'Uomo per i respingimenti effettuati nel 2009 in alto mare verso la Libia dove, secondo la Corte di Strasburgo, le persone respinte erano a rischio di tortura e trattamenti inumani e degradanti». «Il processo verbale della riunione tra i 2 governi sottolinea il direttore del Cir, Christopher Hein - non indica alcuna rottura con il passato per quanto riguarda la gestione del diritto d'asilo» Sulla vicenda interviene anche la Farnesina. «Non c'è nessun motivo, a mio avviso, di ritenere che gli accordi firmati da Italia e Libia in materia di lotta all'immigrazione clandestina siano in contraddizione con le convenzioni alle quali l'Italia appartiene in ambito Unhcr o Nazioni Unite», annota il ministro degli Esteri Giulio Terzi. Il titolare della Farnesina ha precisato di «non essere in condizione» di entrare nel dettaglio della specifica intesa in materia di lotta all'immigrazione clandestina ma, ha aggiunto: «Posso dare la garanzia che tutte le convenzioni internazionali di cui siamo parte sono integralmente rispettate». E la ministra Cancellieri? Silente. Guerra di cifre tra l'uomo dei Fratelli musulmani e l'ex premier Morsi «Ho vinto io», «Numeri falsi» Il gruppo terrorista islamista Boko Haram ha rivendicato gli attentati suicidi commessi domenica contro tre chiese dello Stato di Kaduna, nel Nord della Nigeria. «Allah ci ha donato la vittoria in questi attacchi contro le chiese a Kaduna e Zaria che hanno provocato la morte di numerosi cristiani e componenti delle forze di sicurezza», ha dichiarato in un'e-mail Abul Qaqa, portavoce del gruppo, autore di precedenti rivendicazioni. Secondo l'ultimo bilancio, gli attentati anti cristiani e le rappresaglie seguite hanno causato oltre 50 morti e 150 feriti. Secondo i funzionari di sicurezza, il «numero delle vittime è destinato ad aumentare». In seguito agli attacchi, ieri una folla si è riversata in strada dando il via a rappresaglie contro alcuni uomini ritenuti gli autori degli attacchi. A Kaduna è in vigore un coprifuoco di 24 ore e l'intera città è stata fortemente militarizzata con l'arrivo di nuovi reparti dell'esercito. MONDO Accordo Libia-Italia sui respingimenti Scoppia la polemica . . . Boldrini: «Perché non siamo stati informati dal governo?». Il ministro rimane in silenzio Egitto, scontro totale tra l'islamista e il generale UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it . . . Ambedue i candidati sostengono di avere oltre il 50% dei voti, accusandosi di brogli U.D.G. L'intesa firmata da Cancellieri a Tripoli Su rifiugiati e rimpatri il Pd chiede chiarimenti martedì 19 giugno 2012 13
«LE PASSEGGIATE DEL SOGNATORE SOLITARIO», INIZIATENELL'AUTUNNO1776,SUBITODOPOLAREDAZIONEDEI«DIALOGHI»(«DIALOGUESOUROUSSEAUJUGE DEJEAN.JACQUES»)-LASECONDAPASSEGGIATAÈREDATTA ALLA FINE DELL'ANNO, DOPO L'INCIDENTE DI MÉNILMONTANT DEL 24 OTTOBRE 1776 - RIPRESE NEL 1777 (DALLA TERZA ALLA SETTIMA), E POI NEL 1778 (DALLA FINE DELL'INVERNO AL 2 MAGGIO, «JOUR DE PÂQUESFLEURIES»),ÈFORSEILMANIFESTODICIÒCHE VIENECHIAMATOPRE-ROMANTICISMO.Che cosa vuol dire? Nel suo senso profondo, come il romanticismo, si tratta della precoce scoperta di una dimensione della sensibilità e dell'intelletto - una nuova soggettività - inseparabile da una consapevolezza critica delle strutture sociali della nostra civiltà, e del conseguente rimpicciolirsi del concetto di realtà, che in compenso si veste di una solida armatura. In Rousseau la fondazione della soggettività si accompagna, è noto, alla passione della politica e all'invenzione della democrazia, quella «sovranità popolare» spesso abusata e manipolata dai posteri. DALLA«GINESTRA»AL'«ALBATROS» In questo senso appartengono al romanticismo gli scritti di Rousseau come quelli di Marx (accomunati da una denuncia, pur se su piani diversi, dell'alienazione), la Ginestra di Leopardi e l'Albatros di Baudelaire, la veggenza di Rimbaud e i mondi possibili di Philip K. Dick (e la sua interrogazione sulla realtà della realtà), il Disagio della civiltà di Freud e Eros e civiltà di Marcuse, Allen Ginsberg, gli hippie e il recente movimento di protesta Occupy WS. La dimensione inaugurata dal romanticismo, a differenza di altri ismi, non ci abbandonerà più. Quello di Rousseau, scaturito nel pieno del secolo dell'Illuminismo, è la scoperta che, una volta lasciata la propria casa, è molto difficile ritornarvi, e l'alternativa è tra la deriva nomade (come la Wanderung dei romantici tedeschi) e la costruzione di una nuova, spesso utopica dimora. Le Passeggiateè un'opera in cui la natura è onnipresente, ma il cui centro è quello che l'autore chiama «il sentimento dell'esistenza», ciò che lo rende il primo testo consapevolmente ecologico (nel senso anche di un'ecologia della mente) della letteratura moderna in Europa. È l'opera in cui con più fascino si dispiega l'incomparabile musicalità della lingua di Rousseau, e dove per la prima volta si fa uso della parola «romantico» (e a volte dell'adiacente «romanzesco») in riferimento a un paesaggio, o meglio, a un modo di vedere il mondo esterno e dirsi consapevoli di essere nel mondo, e che tutto è connesso con tutto. È anche un documento straordinario della patologia psichica di un individuo che cerca e trova compensazione e sollievo alla propria sofferenza nell'attività di sognare a occhi aperti, nell'ozio e nella contemplazione (che significa: fare il proprio tempio), nel libero divagare con la mente tutte azioni racchiuse nella parola rêverie, «trasognamento»; che trova compensazione e sollievo nel registrare, in una scrittura altrettanto libera, l'ebbrezza e l'incanto di questo abbandono. È la testimonianza poetico-psichica di un'operazione alchemica riuscita, una trasmutazione della sofferenza in musica attraverso una serie di altre trasformazioni esemplari: della passione in pazienza, del disagio in armonia, della lotta in resa, dell'esilio in estasi, dell'odio in conciliazione, della solitudine in grazia e autosufficienza. E dove immanente e trascendente, vita e sogno, come in ogni vera esperienza estatica (ed estetica) coincidono. È infine il primo testo non di finzione in cui l'autore, esiliato e auto-esiliatosi dal mondo, ormai fuori dal sistema di circolazione e valorizzazione degli oggetti letterari (dall'establishement, si diceva nel Novecento) e dall'orizzonte di un pubblico, è davvero convinto di rivolgersi solo a se stesso (pur non scrivendo un diario), senz'altri testimoni (tranne Dio e il vago fantasma dei posteri), ciò che accomuna le Rêveries alla forma della preghiera. Sono questi, detti con un pizzico di enfasi sbrigativa, gli aspetti che mi avevano motivato a rileggere e tradurre questo strano testo. Tradurre è immancabilmente entrare nel ciclo di nascita o rinascita di un testo, in cui la vita nuova, la sua sopravvivenza, non fa che confermarne la mortalità e insieme la sua iridescente seminalità (ancora vita postuma - come diceva Walter Benjamin Nachleben e/o Fortleben). Racconterò più avanti l'esperienza di tradurre negli anni '90 Le passeggiate del sognatore solitario (uscite nel 1996 in questa collana dei Classici Feltrinelli), alternando momenti di grande piacere ad altri di enorme imbarazzo (le Rêveries non sono il testo propriamente più gratificante per un traduttore). Ma prima di spiegare meglio che cosa sia questo libro, e dare alcune coordinate di lettura, vorrei dichiarare e assumere alcune scelte di traduzione. UN«ALTRO»TITOLO La mia responsabilità si segnala già dal titolo, che anagrammando l'ordine di quello originale, Les rêveries du promeneur solitaire, evita di incorrere nella falsa, oltre che fastidiosamente cacofonica, traduzione abituale («Le fantasticherie del passeggiatore solitario»), di fronte alla quale provo da sempre un moto di rigetto. Sono molto contento di non adoperare mai né la parola «fantasticheria» né tantomeno «passeggiatore». Il titolo adottato rispecchia d'altronde le scansioni del testo in capitoli, che Rousseau chiama «Passeggiate», e come si vedrà tutto nella sua concezione porta a un'identificazione tra il camminare e il sognare (e un certo modo di scrivere) nella comune sintesi di vagare, divagare, vagabondare con la mente e col corpo (coi piedi). Quanto alla bellissima parola rêverie, sogno prolungato e spesso diurno, essa non designa in nessun caso uno sforzo cosciente, non ha la frivolezza di una «fantasticheria» - che presuppone già un giudizio, e un'idea di «realtà» da cui il fantasticare è supposto allontanarsi - e precede in ogni caso ogni eventuale codificazione letteraria in generi. Ho adottato la parola italiana trasognamento, che dice e mantiene esattamente l'idea di un sogno prolungato e in stato di veglia. Come ci ricorda Tommaseo nel suo Dizionario, «trasognare» significa «andar vagando nella mente, come fa colui che sogna» (ed è usato in questo senso ad esempio dal Boccaccio nel Ninfale Fiesolano). Occorre poi ricordare che all'epoca di Rousseau non c'era tanta distinzione tra la meditazione, la contemplazione e il sogno a occhi aperti. CULTURE Rousseau trasognato Tornano «Le passeggiate diun sognatore solitario» BEPPESEBASTE www.beppesebaste.com L'isoladiPeupliers (cheospita il cenotafiodi Rousseau)a Ermenonville,dove il filosofo morì nel 1778 In occasione del terzo centenario della nascita di Jean-Jacques Rousseau, che si festeggia il 28 giugno, Feltrinelli riporta da domani in libreria Le passeggiate di un sognatore solitario nella traduzione di Beppe Sebaste, libro di ricordi e meditazioni scritto dal filosofo ginevrinonegliultimiannidivitaepubblicatopostumo: l'operapiùperturbante,piùinnovativa,piùsperimentalee, infine,piùgratuita(nelsensodellagraziaedeldono, se già non sono sinonimi) di Rousseau. Anticipiamo qui un brano dell'introduzione. Ristampato inoccasione dei300annidallanascita del filosofoginevrino il suo libropiùsperimentale conun'innovativatraduzione ... È laprimaoperaecologica eanche ilmanifesto diquellochevienedefinito pre-romanticismo Torna in libreria«Lepasseggiate» di Rousseau(Ginevra 1712 -Ermenonville 1778), ingegnomultiforme: fu scrittore, filosofoe musicista. LE PASSEGGIATE DELSOGNATORE SOLITARIO Jean-Jacques Rousseau Traduzione diBeppeSebaste pagine 144 euro 10 Feltrinelli U: 20 martedì 19 giugno 2012
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CONTO ALLA ROVESCIA PER LE SORTI DI CINECITTÀ. E NON È UN MODO DI DIRE. I PROGETTI DI DISMISSIONE, SVENDITAE CEMENTIFICAZIONEDEI CELEBRISTUDIOS DIVIATUSCOLANASONOARRIVATIALLAFASEOPERATIVA. SE IL GOVERNO NON INTERVERRÀ NEI PROSSIMI GIORNI «IL DELITTO PERFETTO» SARÀ COMPIUTO. Ieri sotto Montecitorio l'ennesimo presidio di protesta dei lavoratori. Il primo passo, infatti, è l'attacco all'occupazione. Cinquanta «scenotecnici» trasferiti sulla Pontina a costruire il nuovo parco a tema dedicato alle glorie del cinema che fu. Venti licenziamenti. Sei lavoratori «ceduti» alla Panalight, società che ha in gestione i mezzi tecnici. Quarantacinque dipendenti «in attesa di giudizio». E novanta, cioè l'intero comparto della post-produzione della Digital-factory, «affittati» alla Deluxe, la multinazionale americana che entra con un contratto triennale. «Sono trent'anni che lavoro a Cinecittà nel laboratorio di sviluppo e stampa», racconta Augusta Gabotta della Rsu. «C'era ancora la pellicola ed io ero addetta a tagliare i negativi. Trent'anni in questi studi. Un marchio il nostro conosciuto in tutto il mondo e adesso? Ci trasformiamo in Deluxe, mi sembra incredibile». C'è pochissimo tempo per tentare di stoppare il tutto. Anche la questione della cementificazione - la speculazione edilizia nei preziosi terreni di via Tuscolana di proprietà del Tesoro ma in «affitto» a Studios - sembra arrivata al via. «C'è un progetto industriale per cui si vorrebbe smettere di girare film - spiega Alberto Manzini, il segretario generale della Slc Cgil di Roma e Lazio - e adibire gli studi all'intrattenimento. Come si spiega diversamente l'idea di costruire un albergo, una piscina, e forse anche un beauty center in quel sito?». L'azienda, con Luigi Abete in testa, ha sempre giustificato questo progetto parlando di rilancio. Di servizi in più da offrire alle troupe che vengono a girare a Cinecittà. «Ma di quali troupe si parla?» sottolineano i lavoratori «se ormai i teatri di posa sono vuoti». Anche la tv, rimasta l'ultima fonte di guadagno sta abbandonando il campo a causa dei tagli. E pure gli «Amici» della De Filippi sono migrati altrove. Il progetto di cementificazione, dunque, si rivela ormai per quello che è. Nella totale indifferenza di enti locali e governo. Gli unici che possono cambiare le carte in tavola. «I lavoratori si oppongono a questo progetto - conclude Andrea Manzini - ma abbiamo poco tempo. Questo piano va bloccato entro fine giugno e per farlo chiediamo l'intervento urgente di due ministeri, del Tesoro e dei Beni Culturali, oltre a quello degli enti locali, Comune e Regione, che finora sono stati sordi». ILCOLPODIGRAZIA Ma l'ennesimo assalto alla cultura non finisce qui. Il colpo di grazia, infatti, potrebbe arrivare dal decreto sulla vendita del patrimonio immobiliare pubblico presentato l'altro giorno dal governo. A lanciare il grido d'allarme è il senatore Pd Vincenzo Vita che spiega: «Nel decreto del governo sugli immobili pubblici, la società madre che ha il portafoglio di Cinecittà e Istituto Luce, Fintecna, viene dismessa». Era stato l'ex ministro Galan, infatti, con l'ultimo «golpe» prima dell'uscita di scena, ad aver ridimensionato Cinecittà-Istituto Luce trasformandola in una srl con appena 15 mila euro di capitale inserita in Fintecna. Si tratta di «un delitto perfetto. - conclude Vita - Riduzione del lavoro e dell'attività, tendenziale privatizzazione e presumibile speculazione edilizia sui terreni». Per questo Vita, insieme a Matteo Orfini responsabile cultura del Pd, hanno chiesto un'indagine conoscitiva in commissione Cultura e un tavolo presso il ministero del Tesoro «perché ci si ripensi prima che sia troppo tardi». Se l'operazione andasse in porto, infatti, sarebbe il colpo finale al nostro cinema pubblico. Tanto da far pensare ad un complessivo disegno studiato a tavolino in cui si inserisce anche il recente scandalo che vede coinvolta RaiCinema con l'inchiesta sui diritti gonfiati e quel miliardo di euro e più rubato ai contribuenti per film mai andati in onda. Con la cultura non si mangia, era lo slogan del precedente governo. Loro però con la cultura ci hanno mangiato tutti. Per chi non si arrende, appuntamento giovedì 21 davanti a Cinecittà, per tentare di sventare l'ultimo delitto. ADDIOAGLISTUDIOS Cinecittà delitto perfetto In svendita il marchio storico L'ultimoassaltoallacultura VISIONI : «Maipiùmarechiuso», ildocdiSegrenellagiornatadei rifugiati P. 18 POLITICA : Forticontrodeboli:un libro-intervistadiGallinosulla lottadiclasse P. 19 LETTURE : Tornano lepasseggiatesolitariedelsognatoreRousseau P. 20 U: Tra leereditàdiBerlusconianche ladismissione delsimbolodelcinemaitaliano.ChediventeràunLunaPark tematicocontantodi resort. I lavoratori ieri inpiazza GABRIELLA GALLOZZI ggallozzi@unita.it ACinecittà il cavallo di legnousato pergirare«Elena diTroia» nel 1956 martedì 19 giugno 2012 17
CHIGIÀSIÈISCRITTOSULSITODELMAXXIPOTERPRENDERE PARTE ALLA PERFORMANCE DI MARZIA MIGLIORA,(QUESTASERAALLE17,45,NELLAHALLDELMUSEO) L'ALTRO GIORNO HA RICEVUTO LA SEGUENTE MAIL INVIATADIRETTAMENTEDALL'ARTISTA:«CapienzaMassima Meno Uno nasce con l'intenzione di essere un'azione collettiva; in cui ogni singolo partecipante, tra coloro che si sono candidati come performer, è realmente portatore, oltre che di una presenza, di un pensiero. Ognuno di voi avrà la possibilità di esprimere il suo personale significato della parola Occupazione, servendosi come strumento della maglietta che indosserete durante la performance, essa sarà simbolo evidente della vostra presenza attiva in quello spazio. Le mille magliette saranno immagine delle vostre mille voci». L'artista torinese ci tiene molto a che non venga frainteso il senso della sua opera e soprattutto la partecipazione aperta al pubblico che lei stessa ha pensato e voluto. La performance che inaugura ActingOut(una serie di tre, nei giorni successivi seguiranno le performance di Alex Cecchetti e di Bruna Esposito) si svolgerà nella hall del museo dove sono attesi mille partecipanti, ad occupare tutto lo spazio disponibile (la capienza massima, appunto) e che sono stati invitati ad indossare una maglietta su cui portare la loro interpretazione della parola «occupazione». Naturalmente la performance non si limiterà a questo, ma sarà animata oltre che dalla stessa Marzia Migliora, anche dagli attori del Teatro Valle Occupato e da un coro della Scuola Popolare di Musica di Testaccio guidato dalla sapiente voce di Patrizia Rotonda. La riflessione sui significati di «Occupazione» quindi prende il via da quest'azione sulla resistenza strutturale di un luogo, per sciogliersi poi in un'ampia rete di possibili interpretazioni, in cui ognuno è chiamato a dare il proprio contributo. Se l'opera, la performance, della Migliora dovrà mostrare i molti e differenti significati della parola «occupazione», l'artista si aspetta che a dirli siano il più alto numero possibile di teste, pensieri e riflessioni differenti. Il che, tanto per cominciare, toglie a questa azione qualsiasi patina ideologica (sembrano davvero finiti i tempi delle occupazioni col K, e dell'inaudita violenza con cui ogni posizione che volesse differenziarsi dalla linea veniva tacciata di fascismo). Ma ci sembra altrettanto significativo (e ugualmente privo di alcuna ideologia) che la performance avvenga in un momento storico dove il problema occupazionale è più urgente che mai e in uno spazio che sembra essere abbastanza esemplare di quanto sia drammatico, questo problema, nel nostro paese (Il Maxxi è stato da poco commissariato; al momento è una fondazione privata il cui l'unico socio è però lo Stato: tolti alcuni funzionari prestati dal Ministero dei Beni culturali, il museo occupa numerosi dipendenti anche essi un una fase di redifinizione contrattuale). Questa performance, allora, sembra volerci dire (volerci far dire) che dobbiamo occuparci del nostro tempo, delle nostre conoscenze e delle nostre bellezze; che dobbiamo prendercene cura e nello stesso tempo presidiarle; che quando un sistema non ci piace, e soprattutto non funziona più, è un nostro diritto e un nostro dovere metterne sotto pressione la resistenza strutturale con l'obiettivo di farlo collassare; che il nostro lavoro è ciò che occupa le nostre esistenze e che dà loro un senso; e che qualsiasi discriminazione, ineguaglianza o privilegio a riguardo è un'ineguaglianza, discriminazione e privilegio sulle esistenze e la dignità degli uomini, e che come tale deve essere combattuta. Che ogni riflessione (ogni azione e ogni reazione) dovrebbe essere la più ampia possibile perché le risorse che la possono arricchire non si sa mai da dove vengono. Ecco: su tutto ciò ci sarà da leggere un sacco di cose interessanti scritte su di un migliaio di magliette, oggi pomeriggio al Maxxi. Resta da riflettere su come l'arte (e il teatro e la musica) possono mostrarci ciò che invece la politica, le istituzioni e la classe dirigente del paese (di qualsiasi ordine o grado e in totale evidenza) non sanno più dirci. per iscriversi alla performance: www. fondazionemaxxi.it/FORM/acting_out/form.phpper Occupare è una performance DaoggialMaxxidiRoma un'azione artistica collettiva Gli zingari di Koudelka Commissaria ironica comeMontalbano SALVOFALLICA LASICILIALETTERARIADIGIUSEPPINATORREGROSSA È SUI GENERIS, MA SI INSERISCE IN QUELLA GRANDE TRADIZIONE NARRATIVAche va da Verga a Pirandello, da Brancati a Sciascia, da Bufalino a Camilleri, e può essere individuata come una dimensione siculo-europea che ha segnato la storia culturale italiana. Ognuno dei grandi autori citati è ovviamente diverso dall'altro, hanno elaborato stili differenti, ma vi è un modo di rapportarsi alla vita, al racconto che ha un dna filosofico che il lettore coglie immediatamente. Vi è un rapporto filosofico fra le parole e le cose, espresso attraverso l'ironia, l'umorismo ed in alcuni casi il sarcasmo. È molto filosofica la letteratura che nasce in Sicilia o dalla Sicilia. Anche quando appare metafisica in Pirandello è molto più fisica di quel che appare, è filosofia proto-esistenziale. È impegno civile in Sciascia, ma è al contempo riflessione di filosofia etica. In questo contesto, Giuseppina Torregrossa con Panza e prisenza (pag.189, euro 10,00, Mondadori), opera matura che la consacra nel panorama letterario nazionale, giocando con il linguaggio, riflette sui temi civili ed etici, medita sugli esseri umani attraverso il mondo della letteratura. Giocando camillerianamente ed ironicamente con le parole, attingendo alla tradizione culturale, gastronomica, sociale, antropologica sicula, Torregrossa in maniera originale elabora il quadro della sua isola. Un «cunto» articolato fra luci ed ombre, contraddizioni e potenzialità, bellezze e miserie. Vi è una umanità variegata nei suoi racconti, vi sono la storia e l'attualità nella sua fantasia letteraria, mischiate insieme con una scrittura che aderisce alle cose, mostrandole nella loro essenza. ÈANCHE UNA STORIA D'AMORE La sua ironia critica ha un quid di camilleriano, ma il suo personaggio principale, la «commissaria» Marò Pajno, non è energica e decisa come Montalbano, non ha la sua esperienza, il suo riuscire a cambiare le cose. È intelligente, ha «fiuto e intuito», ma nella sua indagine su un avvocato penalista massacrato e ucciso davanti al Tribunale di Palermo, si fa letteralmente superare e mettere in un angolo dai colleghi della «mobile». È piena di dubbi, soffre interiormente, non solo per l'indagine ma perché pur essendo una quarantenne bella ed affascinante non ha ancora un uomo. Ha dedicato tanto tempo al lavoro ed ha trascurato la sua vita privata. Tra i due amici, il questore Lo Bianco e il poliziotto Rosario D'Alessandro, Sasà, ha finalmente scelto. E così nel giallo sui generis si inserisce una storia d'amore, intensa e passionale… Giovedì a Milano (Forma) inaugura la mostra di uno dei lavori fotografici più celebri del 900: «Cikáni» che Koudelka progettò nel 1970, affresco in 109 foto della vita dei gitani. CULTURE SCALA LissnereBaremboin siriduconolostipendio Il sovrintendentedella Scala,Lissner appenariconfermato, cosìcome gli 11 dirigentidel teatro, hannodeciso di diminuirsidel 10%lo stipendio. Anche il direttoremusicaleDaniel Barenboim haaccettatouna diminuzionedel 10% delcachet.« È unaatto spontaneo: vogliamosostenere il teatro»ha spiegatoLissner . Ungestoche ha ricevuto ilpiù profondo ringraziamentodel sindacodi Milano Pisapia. GIOVANNI NUCCI nuccig@gmail.com BREVI LETTERATURE Connellystasera aRoma Incontro-confrontotra laLos Angeles deivasti spazi,dellacriminalità feroce, degli scontri razziali, e unpaesino in Versilia,che sianima giusto l'estate, e il cuicentro è unbar dove si ritrovano delle personeanziane agiocarea carte: tra la metropolinarrata neinoirdiMichael Connelly (ultimo«Il respirodeldrago», Ed.Piemme) e la provincia toscana dei giallidi MarcoMalvaldi (ultimo«Lacarta piùalta»,Ed.Sellerio), stasera saranno assiemeaRoma alla Basilicadi Massenzio per ilFestivalLetterature. IdeatadaMarziaMiglioripermetteachisiprenota dipartecipareaunatregiornidedicataalsignificato «privatoecondiviso»del termine«occupazione» PROTESTADEL «MAGGIO» Firenze,Butterfly inconsigliocomunale Bavaglie scotchnero sullabocca, maniepiedi legatida corde: così i membridel coro edell'orchestra, tutti vestitida concerto, edel corpodi ballo delMaggio musicale fiorentino, con abiti di scena,hanno datovitaad una singolareprotestanel durante il consigliocomunale.L'iniziativa èstata organizzatadai sindacati FialseUil per dire«no» allacassa integrazione. I musicistihanno intonato il coro a bocca chiusadella MadamaButterflydi Puccini. Il libro IlpersonaggiocreatodaTorregrossa haascendenzenellospiritocriticodiCamilleri CINEMA ParmaperGiuseppe Bertolucci «Giuseppe Bertolucci è statouno dei nostri cittadinipiù illustri, regista e intellettualedi altissimovalore, checon lesueopere e il suo impegnoha contribuitoallacrescitaculturale del nostroPaese».Lo afferma il sindaco di Parma,Federico Pizzarotti, promettendoche ilComuneemiliano «si impegnerà affinché il prezioso contributocheBertolucci hadato alla collettivitànonvenga disperso». U: 22 martedì 19 giugno 2012
UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it SEGUEDALLAPRIMA Con molta probabilità l'Europa concederà un po' più di tempo e ridurrà i costi del processo di aggiustamento da imporre alla Grecia. Anche Merkel finirà per esprimere parere favorevole al riguardo. Una buona cosa, certo, ma che risulterà del tutto insufficiente a restituire all'economia greca qualche possibilità di uscita dal tunnel della depressione in cui è intrappolata ormai da cinque anni. In realtà, le possibilità per la Grecia di rimanere nell'euro continueranno a rimanere appese a un filo. Lo stesso che condiziona oggi le sorti e la sopravvivenza dell'intera area euro. Com'è apparso chiaro ieri dalla reazione negativa dei mercati, il problema chiave è rappresentato dalla Spagna e dal dissesto delle sue banche. I 100 miliardi stanziati la scorsa settimana sono utili, ma la vera ricetta sta nella gestione a livello europeo delle difficoltà delle stesse banche. Lo aveva scritto tempo fa in termini molto chiari il Fmi e lo hanno ripetuto di recente in molti, dentro e fuori dall'area euro. Ma è un approccio che i Paesi dell'euro hanno accuratamente evitato di seguire. Già all'inizio della crisi, nell'autunno del 2008, si era profilato un primo rischio di fallimenti a catena dei sistemi bancari europei, e si preferì non affrontarli a livello europeo, optando - dietro impulso della Germania - per meccanismi nazionali di salvataggio. Fu un errore epocale, che ebbe effetti disastrosi su molti Paesi, a partire dall'Irlanda. E fu da qui che prese le mosse quel circolo perverso tra crisi bancarie e crisi dei debiti sovrani che ha dapprima travolto piccoli paesi come Grecia, Irlanda e Portogallo, e minaccia oggi da vicino la stabilità e solvibilità di due grandi Paesi come Spagna e Italia. Naturalmente, per affrontare con una gestione congiunta una crisi bancaria sistemica come quella nell'area euro, il processo di unificazione bancaria e quello fiscale si devono muovere di pari passo. Ed è solo attraverso questo sentiero stretto che può passare una efficace soluzione alla crisi del debito europeo. Ma è proprio su questo terreno che le divisioni tra Germania e Francia appaiono profonde, e non lasciano presagire nulla di buono in vista del Consiglio europeo di fine giugno. Staremo a vedere, anche se la tattica del rinvio e dell'aggiramento degli ostacoli - tanto cara ai leader europei - è sempre meno praticabile nell'eurozona che muove con velocità crescente verso una secca alternativa: o una più forte integrazione fiscale, bancaria e macroeconomica o una progressiva disintegrazione. Nel mentre al G20 in Messico i rappresentanti dei Paesi europei parleranno soprattutto di crescita e dei modi per sostenerla e rilanciarla. Dopo i mesi di euforia di inizio anno, l'economia mondiale ha sperimentato una bruca frenata, divenuta più grave nelle ultime settimane. L'economia Usa è in netta decelerazione dopo la favorevole ripresa invernale; la crescita della Cina viaggia al di sotto del fatidico tasso dell'8%, nonostante le politiche espansionistiche messe in campo; le altre grandi economie emergenti sono alle prese con squilibri domestici particolarmente seri e tali da renderle particolarmente vulnerabili ai rischi di natura globale. A tutto ciò si aggiunge la fase di ristagno e recessione dell'Europa, particolarmente grave nell'area periferica, che rischia di trasformare la frenata globale in una vera e propria recessione. Servirebbe una risposta corale e stimoli economici articolati in base alla condizioni diverse delle diverse aree e paesi. Come avvenne nel G20 di Londra nel 2009 in piena recessione globale. La medicina da applicare potrebbe essere un insieme di politiche e interventi in grado di fronteggiare sia la debole domanda aggregata sia il deficit dell'offerta. Ad esempio, investimenti tangibili e intangibili in grado di rilanciare la crescita globale e, attraverso essa, rispettare i vincoli, sempre più stringenti, derivanti dal necessario consolidamento dei debiti pubblici. Ma il problema fondamentale del G20 è oggi l'assenza di leader in grado di realizzare tali scelte coraggiose e innovative. Così negli Usa si continuano a riproporre tradizionali politiche di stimolo alla domanda di consumi; in Europa si praticano politiche generalizzate di austerità o restrizione della spesa. È evidente che le prime sono destinate a scontrarsi con l'eccesso di debiti, mentre le seconde non possono che aggravare le tendenze recessive. Il risultato è la trappola a livello globale in cui siamo oggi imprigionati: il mercato lasciato a se stesso non è in grado di generare un'adeguata domanda e la necessaria ristrutturazione dell'offerta non riesce a dispiegarsi in assenza di una sufficiente domanda che la sorregga e renda conveniente. Da qui le previsioni di prolungato ristagno se non addirittura di recessione globale. Il presidente «normale» ha poteri assoluti. «Re François» ha conquistato la Francia. Una prima pagina rosa per oltre la metà, proprio come il nuovo Parlamento francese: così celebra la vittoria alle legislative il quotidiano francese Liberation, con il titolo «La sinistra regale». Anche sul conservatore Le Figaro, schema del parlamento con maggioranza assoluta al Ps in prima pagina, con il titolo «La Francia in rosa di fronte alla crisi». Libération, nell'editoriale «Ipermaggioranza», si chiede se la road map dei prossimi cinque anni è quella di «riformare dal pavimento al soffitto il famoso “modello francese”: se dovesse essere così - scrive il quotidiano - sarebbe opportuno, anzi imperativo, informarne il Paese adesso che tutte le elezioni sono vinte. Tanto più che, preso davanti ai partner europei, l'impegno di riportare in equilibrio i conti pubblici non lascia dubbi sul punto d'arrivo. «Pieni poteri a Hollande» titola su tutta la prima pagina il quotidiano francese del pomeriggio Le Monde, con un grande grafico della nuova Assemblea nazionale a maggioranza socialista. «Fra i capi di Stato e di governo europei - si legge nell'editoriale “Una responsabilità storica di fronte all'Europa” - François Hollande è oggi quello che dispone nel suo Paese della più fresca e incontestabile legittimità popolare. La tradizione monarchica francese ha degli inconvenienti, ma oggi presenta un grosso vantaggio: conferisce al capo dello stato margini di manovra inediti, una libertà d'azione sul fronte europeo che la maggior parte dei suoi colleghi costretti in difficili coalizioni o da contropoteri locali potenti, non hanno». Le elezioni legislative hanno assegnato al Ps una maggioranza assoluta di 314 seggi su 577. Il nuovo esecutivo potrà fare a meno dell'appoggio dei Verdi (17 seggi), che comunque sono dentro al gabinetto, e della sinistra radicale (10 seggi). VALANGAROSA Sono 155 le donne elette nella nuova Assemblea nazionale francese, secondo i dati definitivi delle elezioni politiche dell'altro ieri: un record storico. Su 577 seggi in tutto e con 422 uomini eletti, le donne rappresentano dunque il 27%, mentre erano il 18,5% (107 elette) nel 2007. Una donna inoltre potrebbe essere eletta per la prima volta al posto ambito di presidente dell'Assemblea. Era stato l'obiettivo della socialista Ségolène Royal, battuta nella circoscrizione di La Rochelle. Ieri è stata l'ex ministra della Giustizia, Elisabeth Guigou, a presentare la sua candidatura per questo ruolo. Nonostante il risultato incoraggiante, la ministra delle Pari Opportunità, Najat Vallaud-Belkacem, intervenuta su France Inter, ritiene che la Francia «ha ancora molto lavoro da fare in materia. Fintanto che non ci sarà uguaglianza e una migliore rappresentazione delle donne in Assemblea - ha detto - non potremo mai essere totalmente felici dei risultati». Anche se il sogno della Royal è sfumato, la Vallud-Belkacem spera che sia comunque una donna a presiedere l'Assemblea: «Sarebbe un segnale molto forte». In dettaglio il partito che ha inviato il più alto numero di donne in Assemblea è il Ps, con 106 deputate su un totale di 280 eletti. Appena eletta, l'Assemblea nazionale sarà convocata per una sessione straordinaria che darà il colpo d'avvio alle prime riforme. Il premier Jean-Marc Ayrault non minimizza la difficoltà del compito del governo, che dovrà riuscire contemporaneamente a risanare i conti pubblici, ritrovare la crescita e rilanciare l'occupazione. Una quadratura del cerchio di difficoltà «immensa». «Nulla sarà facile. Nulla ci sarà regalato», dichiara il capo del governo. Ayrault ha rassegnato ieri le dimissioni per essere immediatamente re-incaricato da Hollande di formare un nuovo governo, la cui composizione dovrebbe essere annunciata giovedì, ma per la quale non sono attese grandi sorprese, dato che tutti i ministri hanno passato il test delle legislative. L'Europa ancora non decide: il rischio del ristagno globale Angela Merkel e il presidente messicano Felipe Calderon ieri a Los Cabos FOTO ANSA «Rispetti gli impegni» . . . Servirebbero risposte corali: ma scelte innovative ancora non appaiono all'orizzonte La Francia e l'agenda europea «Ora Hollande ha pieni poteri» Il presidente francese François Hollande FOTO ANSA EPA ILCOMMENTO PAOLOGUERRIERI I commenti della stampa dopo la vittoria dei socialisti L'onda rosa 106 deputate su 280 eletti . . . Forse Elisabeth Guigou alla presidenza dell'Assemblea nazionale martedì 19 giugno 2012 5
L'unità sindacale sancita sabato dalla manifestazione di piazza del Popolo si rilancia con la mobilitazione dei pensionati. A soli quattro giorni di distanza il testimone passa a loro. Domani Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil organizzano tre manifestazioni a Milano, Roma e Bari per chiedere al governo di ascoltare «quei 16 milioni di pensionati, di cui 10 milioni guadagnano meno di mille euro al mese», come ricorda Carla Cantone. Il segretario dello Spi-Cgil parlerà alla Fiera di Roma dalle 10 ai delegati e agli iscritti di Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Sardegna e Abruzzo. Il suo omologo della Fnp-Cisl Gigi Bonfanti sarà a Milano al teatro Arcimboldi parlando a lombardi, piemontesi, valdostani, liguri, trentini, friulani, veneti, emiliani e romagnoli; mentre Romano Bellissima, segretario generale Uilp-Uil parlerà a Bari al PalaFlorio ai pensionati del Sud, dai campani ai siciliani. Alla mobilitazione aderiscono anche le Acli. Accompagnati dallo slogan “Il futuro non si taglia”, i sindacati dei pensionati ricordano come l'ultimo ministro che li ha ricevuti «è stato ai tempi del governo Prodi», mentre negli ultimi mesi solo il sottosegretario Cecilia Guerra li ha incontrati. L'argomento all'ordine del giorno era il Fondo per i 3 milioni di non autosufficienti, ma gli impegni presi per rimpinguarlo (dopo l'azzeramento di Berlusconi) non hanno avuto seguito. E se i loro segretari confederali si sono ricompattati sul tema del fisco, proprio da qui ripartono le loro federazioni dei pensionati: «Più potere d'acquisto alle pensioni». E difatti, come ricorda Romano Bellissima della Uilp, «gli anziani sono stati i primi ad essere colpiti con la riforma delle pensioni e poi con l'aumento dell'Iva, del gas e infine con l'Imu. Per questo apriremo vertenze in ogni Comune d'Italia per chiedere che non vengano tagliati i servizi e su questo apriremo davvero uno scontro sociale». Il padrone di casa della conferenza stampa di ieri, Gigi Bonfanti ha invece ricordato «al presidente Monti che deve iniziare a capire che i sindacati dei pensionati non si vogliono chiamar fuori dai sacrifici, che peraltro sono stati i primi a farli, ma deve imparare ad ascoltarci e deve sapere che noi non ci fermeremo perché i pensionati non vanno in ferie». Carla Cantone non è meno dura con il presidente del Consiglio, attaccando «la spending review che sicuramente provocheranno tagli ai servizi agli anziani» annunciando anche che «andremo a parlare con la politica, con i partiti per ottenere ascolto». L'invito al governo è quello di «osare come ha fatto Hollande che per prima cosa ha modificato i criteri per andare in pensione e ha invertito la rotta sui tagli allo Stato sociale». Per il segretario dello Spi-Cgil «ci sarà un autunno di mobilitazione che proseguirà unitaria perché l'unità sindacale è fondamentale, va rafforzata per far sì che la condizione degli anziani migliori, sotto questo governo e anche sotto i governi che verranno». DIRETTIVOCGIL Sempre in tema di unità sindacale, ieri il direttivo della Cgil ha approvato un mandato alla segreteria per «un'interlocuzione sempre più stretta con Cisl e Uil». «Pur consapevoli delle differenze - ha spiegato nella relazione il segretario confederale Vincenzo Scudiere - non possiamo rinunciare alla costruzione di un rapporto unitario: una opzione strategica fondamentale per determinare una inversione di tendenza nelle scelte politiche, economiche e sociali, per tenere aperta una prospettiva di cambiamento». Nel caso di accelerazione sulla riforma del lavoro con la probabile “fiducia”, la Cgil comunque non starà con le mani in mano. Messo da parte un inusuale sciopero generale a luglio, il Direttivo ha deciso di dare indicazione alle strutture territoriali di preparare azioni di contrasto. Il documento è stato votato anche dalla minoranza di “Lavoro e società” di Nicolosi, mentre la Cgil che vogliamo di Rinaldini e Landini non ha partecipato al voto, criticando la segreteria che «aveva proclamato lo sciopero generale a marzo, lasciando passare mesi senza fissare la data mentre le ragioni, specie sull'art. 18, sono rimaste e aumentate». ILCASOPrima rata Imu, code e proteste nell'ultimo giorno di pagamento MARCOVENTIMIGLIA MILANO ECONOMIA Il copione è di quelli già visti: file alle poste e negli istituti bancari in coincidenza con l'ultimo giorno utile per pagare un tributo. Questa volta, però, la proverbiale pigrizia di molti italiani va assolta, perché in merito all'Imu ed al versamento della prima rata della tassa sugli immobili la confusione è stata tanta, compresa la ventilata ipotesi di uno spostamento in avanti della scadenza del 18 giugno. Un clima d'incertezza che ha generato un legittimo disorientamento fra i milioni di cittadini interessati. «Caos tra i contribuenti italiani», denuncia senza mezzi termini il Codacons, che sottolinea come stia ricevendo «centinaia di segnalazioni da parte dei cittadini alle prese con la nuova imposta municipale». Per l'associazione a tutela del consumatore sono «ancora troppi gli italiani che rilevano difficoltà e problematiche varie legate ai pagamenti Imu». DISSERVIZI Secondo il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, si tratta di «una situazione di vero e proprio caos, che ci porta a chiedere al governo Monti di prorogare i termini per il versamento dell'imposta, venendo incontro alle esigenze dei contribuenti». Una confusione aggravata, secondo l'organizzazione, «dal fatto che il call center 848.800.444 messo a disposizione dall'Agenzia delle Entrate per informazioni ai contribuenti in ordine alla tassa Imu, sarebbe oggetto di gravi disservizi, già denunciati dal Codacons attraverso un esposto alla Procura di Roma». Ed ancora, per mettere in rilievo il disordine Rienzi ha portato l'esempio di «un Caf che, ad un pensionato a cui serviva il calcolo dell' Imu, ha dato appuntamento per il 19 giugno, ossia dopo la scadenza della prima rata». Sia come sia, il sottosegretario all'Economia, Gianfranco Polillo, ha risposto seccamente a chi chiedeva se i ritardatari che non hanno versato il dovuto potranno farla franca: «Chi non paga andrà incontro alle sanzioni previste». Infine, va segnalato come ieri a Roma decine di persone hanno inscenato un sit-in davanti alla sede dell'Abi per protestare, appunto, contro l'Imu e lo «strapotere delle banche e delle finanza sulle nostre vite». Redditi bassi e tasse alte: i pensionati dicono basta Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil domani saranno in piazza per chiedere politiche più eque per i pensionati FOTO LAPRESSE Domani mobilitazione unitaria di Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil Welfare e più potere d'acquisto a chi è uscito dal lavoro MASSIMOFRANCHI ROMA L'IMMAGINE Facebookcostretta allabeneficenza daunacausa Facebookdonerà 10milionidi dollari inbeneficenza perchiudere unacausa sullapubblicità.A mettere il socialnetwork sul banco degli imputati è stato il servizio «Sponsoredstories», chepermette alleaziendedi pagare perottenere unamaggiorevisibilità. Il servizio, lanciatonel2011, fa in modoche quandounutente clicca«mi piace»suun marchio,questo può apparirecome«sponsored story» sullebachechedegli amici. Alcuni utentihannodenunciato il social network,accusandolodi utilizzare la loro immagine a fini commerciali. Fonsai,oggi si riunisce il cda per l'avvisodell'Isvap Fonsai riuniràoggi il proprioCda per «valutare lecontestazioni notificate» dall'Isvap loscorso 15 giugnosu presunte«gravi irregolarità» compiutedallacompagnia in operazionicon particorrelate econ membridella famigliaLigresti. Lo si legge in unanota inviata a seguito dellanotificadell'Istitutodi vigilinza, cheha chiestodi «farcessare definitivamente le irregolarità riscontratee rimuovernegli effetti» entro il termine di 15 giorni, scaduto il qualescatta il commissariamento. Lecontestazioni dell'Isvapsi concentranosu «taluneoperazioni conparti correlate, ed in particolare sualcune operazioni immobiliari» con Imcoecontrollate riconducibili alla famigliaLigresti, sull'operazione Atahotelse su«compensi corrisposti adiverso titoloadalcuni esponenti della famigliaLigresti oa favoredi società loro riconducibili». Agiudizio dell'Isvap lecontestazioni rilevate costituiscono«gravi irregolarità» e pertanto l'Autoritàha assegnatoa Fonsai«il termine di 15 giorniper far cessaredefinitivamente le irregolarità riscontratee rimuovernegli effetti». Numeri molto positivi, persino sorprendenti considerando il contesto di crisi nel quale sono maturati. Sono quelli che emergono dal consuntivo della Conad relativo all'anno passato. Un 2011 che ha registrato un giro d'affari in aumento (+4%) mentre la quota di mercato è risultata in ascesa dell'11%. Lo ha comunicato il gruppo cooperativo, specificando che l'anno scorso il fatturato ha raggiunto i 10,2 miliardi (9,8 miliardi nel 2010), «al netto delle acquisizioni realizzate dalle cooperative aderenti». E con i 62 punti vendita passati sotto l'insegna della Conad - di cui 19 ex Pellicano del gruppo Lombardini e 43 ex Billa del gruppo Rewe la quota di mercato è aumentata, appunto, fino all'11% registrato nel mese di gennaio 2012 (un incremento di 1,1 punti percentuali rispetto al 2010). Ed ancora, nonostante l'ulteriore flessione della spesa alimentare delle famiglie, nel 2011 il gruppo cooperativo ha proseguito «a crescere in tutto il territorio nazionale, rafforzando la leadership nel canale dei supermercati (16,9% la quota nazionale) e nei negozi di prossimità (13,2%)». Per quanto riguarda il triennio 2012-2014, pur tenendo conto del contesto economico poco incoraggiante, Conad «ha elaborato un piano strategico di sviluppo che prevede investimenti per 770 milioni, indirizzati a 260 nuove aperture». Un piano che la catena «intende realizzare anche per linee esterne». Il direttore generale, Francesco Pugliese, ha sottolineato che «l'insegna Conad continua a crescere grazie alla rinnovata capacità delle cooperative aderenti di fare sistema. Alla base dei risultati positivi del 2011 c'è questa forte coesione, che ci rende fiduciosi per il futuro. La leadership assoluta del mercato della distribuzione oggi è un obiettivo raggiungibile ha aggiunto - e il piano strategico di sviluppo punta con determinazione verso questo traguardo, sempre più vicino». Conad cresce nel 2011, oltre dieci miliardi di fatturato MARCOTEDESCHI MILANO Gli italiani spendono in media per il pieno di benzina o gasolio 120 euro al mese, con punte superiori a 150 euro mensili per un italiano su cinque. Sono i dati contenuti nel sondaggio condotto dall'Ispo per l'Unione petrolifera da cui emerge che per più della metà degli italiani la comodità nel fare rifornimento batte decisamente il prezzo. Il 56% degli italiani preferisce infatti essere servito, soprattutto donne, anziani e persone che usano poco l'auto. Al contrario gli uomini e i giovani scelgono di solito il self service. Gli italiani sono inoltre quasi unanimemente convinti che nel nostro Paese il carburante sia più caro che altrove e attribuiscono quasi tutta la responsabilità di questo maggiore costo alle accise. Anche in tema di rinunce a favore del risparmio gli italiani si mostrano piuttosto refrattari. Quasi 4 su 10 non sono disposti a rinunciare al rifornimento servito, 7 su 10 giudicano eccessivi 10 km in più di strada per trovare carburanti scontati. Carburanti: per pigrizia si spende di più martedì 19 giugno 2012 11
CONTRORDINE:LALOTTADICLASSEESISTEANCORA. ANZI ESISTEPIÙ DIPRIMA. SOLO CHEA FARLA SONOI PIÙFORTICONTROIPIÙDEBOLI,MENTREQUESTIULTIMINONSONONEANCHEINGRADODICONTARSIEDI AUTORICONOSCERSI E PERCIÒ LA SUBISCONO. Non si tratta di slogan «vetero-marxisti», ma di una notizia vera e propria, corredata da un'analisi che mette capo a una tesi di sociologia globale. E a darci la notizia con l'analisi, è uno degli studiosi di relazioni industriali più autorevoli in Italia, Luciano Gallino, conoscitore delle tecnologie moderne, e alieno dalle chiacchiere, specie da quelle a lungo propinateci su «post-industriale», «fine del lavoro» e «fine delle classi». Chi voglia andare dentro la notizia deve leggere l'ultimo libro-intervista di Gallino, a cura di Paolo Borgna, sociologa a Torino: La lotta di classe. Dopo la lotta di classe (pagine 213, euro, 12,00, Laterza). Che prende le mosse dal luogo comune, egemone dagli anni 80 anche su una parte della sinistra: dal «fatto» che le classi sarebbero scomparse. Quel fatto è falso, è un «fattoide» illusorio. Perché i numeri globali di Gallino parlano chiaro. In Europa e in America gli operai come produttori di merci e capitale costituiscono almeno un terzo della forza lavoro occupata (in Italia sono circa 7milioni e mezzo di unità, su 19 milioni di lavoratori dipendenti con 5 milioni di salariati dell'industria). Nel mondo poi c'è un proletariato industriale che sgobba e vive nelle fabbriche pari a circa un miliardo e trecento milioni di persone. Senza omettere, allargando lo sguardo, che due miliardi di persone nel mondo vivono con meno di due dollari al giorno. Contestualmente però, secondo una ricerca del Credit Suisse, nel 2010 lo 0,5% della popolazione mondiale adulta (24 milioni di persone) deteneva il 35% della ricchezza totale, pari a 69 trilioni di dollari. Mentre il 68% possedeva solo il 4,2% del totale della ricchezza mondiale, poco più di 8 trilioni di dollari. E laddove negli Usa nel 2008 l'1% della popolazione percepiva il 23% del reddito nazionale, in Italia in parallelo il reddito percepito dal «decimo» più benestante equivaleva in quell'anno a 10-11 volte la quota percepita dal decimo di famiglie col reddito più basso. Oggi le cose vano molto peggio. E sono solo assaggi di statistiche. Ma quel che indicano è chiaro: l'approfondimento delle differenza di classe. Dove l'impoverimento relativo - che include qualche incremento verso l'alto - coincide con l'impoverimento assoluto, tanto grande è la forbice tra i poli. E senza dire che quella forbice regala una vita e un «lavoro» infernale ai poveri. Altro fattore segnalato da Gallino: l'immenso trasferimento di risorse dal basso verso l'alto negli ultimi decenni, con spoliazione dei salari a vantaggio di rendite e profitti e impoverimento del ceto medio nel fuoco delle turbolenze finanziarie. E qui, ulteriore batteria di dati e una domanda: che succede nel periodo 1976-2006, secondo l'Ocse? Succede che, nei 15 paesi più ricchi di quell'area, l'incidenza dei redditi da lavoro sul Pil (compreso il reddito degli autonomi calcolato come se gli autonomi ricevessero la stessa paga dei salariati) è calata di dieci punti percentuali, dal 68% al 58%. E in Italia il calo ha toccato i 15 punti, precipitando al 53%. E se si va a vedere certe «curve», scopriremo che in Italia alla fine degli anni 80 le entrate fiscali Irpef da lavoro dipendente erano il 40% del totale, e quelle del lavoro autonomo erano pari al 38%. Al presente invece quel 40% è diventato 60%, mentre l'apporto Irpef del lavoro autonomo è sceso al 10%! Il restante delle tasse lo pagano i pensionati, che per quattro quinti sono ex lavoratori dipendenti. QUALESOLUZIONE Quel che è accaduta allora è stata una gigantesca lotta di classe, dall'alto, che ha impoverito e disgregato il basso, privandolo di ogni capacità di resistenza. Come? Premiando le rendite e l'evasione. Privatizzando e riducendo le prestazioni di Welfare. Nutrendo le banche, alle quali tra il 2007 e oggi sono state erogati dagli stati europei tre trilioni di euro, a premio dei titoli tossici smerciati. E poi: distruggendo le conquiste del lavoro fino a ridurlo a merce precaria e malpagata. Il tutto in buona coscienza e all'insegna di un Mantra. Questo: il mercato globale alloca ottimamente risorse e investimenti, elevando per tutti le opportunità. Al contrario ci siamo ritrovati con milioni di disoccupati, debiti sovrani accresciuti ed esportazioni di capitali e lavoro fuori dall'area euro. Con merci poi importate e create a sottocosto, i due terzi delle quali, nota Gallino, prodotte da corporation europee e americane. È il Capitale occidentale che fa concorrenza a se stesso. Altro che il pungolo della concorrenza delle tigri più giovani! Del resto la metà delle merci importate in Europa è euro-americano e non cinese. Ne deriva un capitalismo che per un verso abbassa i salari e aumenta la «metrica del lavoro», schiacciando il corpo e la mente dei precari alla catena molto più che al tempo fordista. E per l'altro entra in crisi di realizzo e investe in finanza. Per ristrutturarsi o spuntare alti rendimenti muovendo enormi masse di denaro. Masse di «fondi» con dentro i risparmi dei lavoratori, trascinati a investire contro se stessi: contro i loro posti di lavoro. E contro i debiti sovrani dei loro paesi, oggetti di speculazione e gonfiati da evasione aiuti a banche e a industrie che delocalizzano. Come invertire la rotta? Con la lotta di classe, visto che le classi esistono anche se precariato e «flessibilità» le ha rese «invisibili». Insomma per Gallino, occorrono sinistra, partiti, corpi intermedi. Per dare forma non distruttiva al capitalismo e farlo funzionare, con redistribuzioni e politiche industriali. Dunque: scoraggiare le delocalizzazioni, spingere in alto i salari in Europa e fuori, tassare le rendite. E colpire magari l'arbitrio privatistico del «rating». Quello che prima incoraggia le speculazioni e poi spinge verso alti tassi di interessi, col ricatto del default. Ma tutto questo per Gallino, va fatto prima che populismo e protesta si alleino con finanza e tecnici, spingendo i poveri ancora più in basso. E prima che una crisi distruttiva del capitalismo ci sospinga verso forme autoritarie. Già, la lotta di classe può salvare il mondo e le anime. Purché stavolta dal basso contro l'alto. CULTURE Laforbicetra ipoli siallarga regalandounavita infernale aipiùpoveri,priviormaidi ognicapacitàdi resistenza Epremiandolerendite e l'evasione,privatizzando enutrendolebanche BRUNO GRAVAGNUOLO bgravagnuolo@unita.it ... Comeinvertire la rotta?Occorrono sinistra,partiti, corpi intermedi Lottadiclasse forticontrodeboli Inun libro-intervistaLucianoGallino spiegaperché ilbassosièdisgregato Dagli anni80 la lotta cheera statacondotta dal bassopermigliorare ilproprio destinohaceduto il postoauna lotta condotta dall'altoper recuperare iprivilegi, iprofitti e soprattutto ilpoterecheerano stati in qualchemisuraerosi nel trentennio precedente.Questo è ilmondodel lavoro nel XXI secolo. ... Bisognerebbedareforma nondistruttivaalcapitalismo efarlo funzionare conpolitiche industriali LALOTTA DICLASSE DOPO LALOTTA DICLASSE LucianoGallino Intervista acura diPaolaBorgna pagine213,euro 12 Laterza U: martedì 19 giugno 2012 19
24 martedì 19 giugno 2012
«Noi di Se non ora quando? non abbiamo partecipato insieme alle altre associazioni all'indicazione dei nomi al Pd per il cda di Rai», si affretta a precisare Francesca Izzo, docente di Storie delle dottrine politiche all'Università di Napoli e una delle voci autorevoli del movimento femminile nato nelle piazze italiane il 13 febbraio 2011. E tuttavia il movimento ha scritto una lettera al leader Pd, ringraziandolo «per il riconoscimento e la fiducia» e per aver rotto «unilaterlamente il rito della lottizzazione». Cispieghi le ragioni diquestascelta.. «Abbiamo scelto un altro percorso, e cioè una lettera al presidente della Vigilanza Rai Sergio Zavoli, inviata anche al Quirinale, per chiedere una composizione paritaria tra uomini e donne nel nuovo cda, e abbiamo indicato sei nomi: Dacia Maraini, Chiara Saraceno, Lorella Zanardo, Flavia Nardelli, Benedetta Tobagi ed Evelina Christillin. Si tratta di sei personalità di indiscusso valore ed esperienza, tutte molto impegnate sul tema della piene cittadinanza delle donne, ma con orientamenti e sensibilità diverse». Etuttavialariunionediierierastataconvocatasu impulsodelPd,convoiealtre tre associazioni, per indicare due nomi della società civile che i democratici avrebberofattopropri. «L'onorevole Bersani ha fatto una scelta coraggiosa a coinvolgere le associazioni, un atto di rottura che rende possibile una procedura inedita e una vera innovazione, pur a legislazione inalterata, e per questo gli siamo grate. E abbiamo ritenuto che non spettasse a un'associazione come la nostra designare nomi. Quello che è un compito che spetta, appunto, alla Vigilanza». Dunquevi siete chiamatefuori... «Il nostro è un movimento trasversale, che ha l'ambizione di parlare e lanciare la sfida della parità di genere a tutte le forze politiche, non a un solo partito. Rispondere alla richiesta di Bersani ci avrebbe tolto la possibilità di rivolgerci a tutti gli altri partiti». Ma le altre forze politiche non hanno chiesto alcunché alle associazioni. Crede che accoglieranno i vostri suggerimenti? «Noi abbiamo offerto a tutta la commissione di Vigilanza una possibilità per una trasformazione seria e forte nel massimo organo di governo del servizio pubblico. In questi mesi abbiamo fatto un lavoro di “bombardamento” su tutte le forze politiche sul tema della parità di genere, e abbiamo riscontrato una forte attenzione, e condivisione dell'idea che la scarsa presenza femminile è uno degli elementi che rendono asfittiche e poco dinamiche le istituzioni. Tutti ci hanno detto che abbiamo ragione. Bene, questa è una occasione per passare dalle parole ai fatti. Del resto i nomi che proponiamo non hanno connotazioni politiche, e questo potrebbe indurre anche gli altri partiti a rivedere le loro posizioni». Eppure uno dei nomi indicati dalle altre associazioni ieri a Bersani, quello di Benedetta Tobagi, rientra anche nella vostra“rosa”. «Si tratta di una convergenza di vedute tra noi e le altre associazioni, ma ci tengo a precisare ancora che noi non abbiamo partecipato alla designazione». La presidente designata della Rai, Anna Maria Tarantola, è una donna. Questo non è di per sé, a suo avviso, un segnale significativo? «Abbiamo apprezzato molto questa designazione, ma per avere un cda paritario è necessario che la Vigilanza indichi altri nomi di donne. Noi riteniamo che sia possibile, e abbiamo proposto sei nomi. Ora la parola passa alla Commissione». . . . L Quattro mesi dopo la sentenza negata sul processo Mills, è ancora una volta qui, sul banco dell'accusa, la toga un po' sbilenca a proseguire imperterrito un lavoro cominciato ormai quasi quindici anni fa: la caccia ai fondi neri del gruppo Fininvest e delle varie attività imprenditoriale che fanno capo a Silvio Berlusconi. «Per questi motivi - scandisce le parole il pm Fabio De Pasquale in piedi accanto al collega Spadaro - chiedo la condanna dell'imputato Silvio Berlusconi a 3 anni e 8 mesi per frode fiscale... stessa pena per l'uomo d'affari Frank Agrama. Tre anni e 4 mesi, invece, per l'imputato Fedele Confalonieri». Andato avanti con il metodo e la pervicacia dell'ingranaggio meccanico che procede nonostante le zeppe piazzate qua e là, il processo per la compravendita fraudolenta dei diritti tv Mediaset è arrivato ieri alla requisitoria finale. Il pm De Pasquale è riuscito a pronunciare la requisitoria di un processo iniziato il 28 ottobre 2005. Non è un refuso, Tutto vero: sette mesi per arrivare alla sentenza di primo grado. In mezzo ci sono due lunghe interruzioni - quasi due anni per lodo Alfano e legittimo impedimento - varie eccezioni, cambio di collegi, ricusazioni di giudici, eccezioni di costituzionalità, modifiche in corso d'opera del codice penale. Per dire: nel 2005 tra i reati contestati c'era anche il falso in bilancio. Dal 2002 quel reato non c'è più. Depennato, per l'appunto, dal secondo governo Berlusconi. Non a caso dei reati iniziali - appropriazione indebita, falso in bilancio, ricettazione, riciclaggio - è rimasta solo la frode fiscale e solo per il triennio 2001 e il 2003. Quaranta milioni di euro di costi gonfiati, dice l'accusa.. Il resto se l'è già mangiato la prescrizione. «Una richiesta assurda» commenta Berlusconi. «Ero premier, e dove avrei trovato tempo e modo per interferire su Mediaset per eludere il fisco per una cifra inferiore all'1% dell'imponibile dichiarato?» Il processo sulla compravendita dei diritti tv è uno dei filoni usciti da quel pozzo senza fine che è stata la scoperta del Group B della Fininvest, carosello di una trentina di società offshore tutte riconducibili a Berlusconi e alla Fininvest create dall'avvocato Mills per creare provviste per le tangenti, il cosiddetto nero. L'accusa è convinta che tra il 1994 e il 1998, attraverso «catene di vendite fittizie» i costi della compravendita dei diritti televisivi sarebbero stati gonfiati per circa 368 milioni di dollari su un volume di acquisti di circa un miliardo. «La storia degli acquisti dei diritti tv da parte di Mediaset - ha spiegato il pm - affonda le sue radici negli anni '90 con il gruppo B Fininvest, ossia quella immensa struttura di società estere, tra cui quelle maltesi che hanno preso parte alle transazioni fittizie sui diritti tv per gonfiare i costi». La svolta, secondo l'accusa, «è arrivata con la dimostrazione che quelle società segrete erano di Berlusconi in quanto persona fisica. Lì sopra c'è la sua impronta digitale». Century One e Universal One, ad esempio: «Erano formalmente di proprietà di Marina e Pier Silvio ma su di loro operava Berlusconi». Un meccanismo semplice: Franck Agrama acquistava negli Usa con le proprie società i diritti per la trasmissione in Italia di film e serie tv e poi rivendeva alla Fininvest a tre volte il prezzo originale. Una normale compravendita? No, secondo l'accusa, «un inferno di spezzettamenti» finalizzati solo a gonfiare i costi. Il passaggio americano «era inutile» (l'acquisto poteva essere diretto). Soprattutto, Agrama era socio occulto di Berlusconi e il guadagno della compravendita è stato spartito tre i due per creare fondi neri». Le presunte irregolarità avrebbero riguardato «circa 3 mila titoli di film che hanno dato origine a 12 mila passaggi contrattuali, ogni titolo dunque aveva 4 passaggi commerciali». A prova di questo, «dell'impronta digitale di Berlusconi su quelle operazioni, su quelle società e su quei fondi neri», il pm ha citato le testimonianze di alcuni manager Fininvest. «Silvio Berlusconi - ha detto - non può essere considerato un imputato come gli altri e sarebbe superficiale dire il contrario, per il ruolo che ha avuto in politica in questi anni». Ecco perchè «è necessario ed è stato raggiunto uno standard probatorio di certezza completamente univoco». L'accusa ha chiesto 11 condanne per altrettanti manager. L'udienza è stata aggiornata al 2 luglio, parola alle difese. Per la sentenza occorrerà attendere l'autunno. LEREAZIONI Gherardo Colombo alla Fiera del libro di Torino FOTO ANSA Diritti tv, il pm: «3 anni e 8 mesi per Berlusconi» L'INTERVISTA «Metà donne nel cda Per noi è l'imperativo» La richiesta al processo Mediaset in corso a Milano dal 2005 Chiesti tre anni e quattro mesi per Confalonieri e altre nove condanne L'ex premier accusato di frode fiscale CLAUDIAFUSANI cfusani@unita.it Fammoni: confronto Pd-associazioni vada avanti «Èpositivaquesta immediatarisposta diBersani alla lettera delle associazioni,ora la discussione continuinon solopervia epistolare». Adirloè FulvioFammoni, sindacalistae presidente della Fondazionedi Vittorio, cheparla comeportavocedelComitato per la libertàdi informazione cheha partecipatoall'indicazionedi GherardoColomboe Benedetta TobagicomeconsiglieriRai. «La parte più importantedella decisionedi oggi delleassociazioni sulCda dellaRai continuaFammoni - è quelladella richiestadell'apertura immediatadi un cantieredi discussionesulla riforma dellagovernance persuperare la leggeGasparri che troppidanni ha provocatoe contro normebavaglio sempre in agguato.Bisognaaprire la discussionecon leassociazioni disponibili, e con il segretario Pd intendiamodiscutere tempie modalitàdiquesto percorso chedeve partiresubito».SecondoArticolo 21 «lecandidature di Tobagie Colombo hanno il segnodell'interessegenerale, dellapassione civile,del rispetto per i valori costituzionalie per i valori racchiusinell'articolo 21 della Costituzione».Plaude allanovità anche il senatorePdVincenzoVita: «Bene,un'arianuova. Siadiesempio. Si trattadiun passoavanti per rinnovare ilmetodo di sceltadelcda del serviziopubblico». Piùcritico GiorgioMerlo, vicepresidentedella Vigilanza,che invitaa nonfar passare sottosilenzio ildocumento sottoscrittodalle associazioni cattoliche. . . . Il Cavaliere: «Richiesta assurda. Ero premier, dove trovavo il tempo per occuparmi di Mediaset?» Preoccupazione mostra anche il Forum delle associazioni cattoliche, che «stigmatizza il metodo del “bando di concorso” e delle autocandidature, alcune delle quali sponsorizzate da un indefinito nucleo di associazioni, metodo che può celare logiche lottizzatorie o di natura ideologica». Un avvertimento subito raccolto da diversi esponenti del Partito democratico, da Giuseppe Fioroni a Giorgio Merlo. Inoltre, sin dalle prime ipotesi circolate nei giorni scorsi sui candidati delle associazioni, altri autorevoli esponenti della società civile avevano manifestato qualche legittima perplessità sulla scarsa competenza in materia televisiva dei nomi fin lì ipotizzati. Altri, infine, avevano chiesto delucidazioni su quale idea di servizio pubblico e quali scelte concrete avrebbero avallato o contrastato sul futuro della Rai. Si vedrà nelle prossime ore se i nomi di Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo diraderanno ogni perplessità. Le discussioni di questi giorni testimoniano comunque la difficoltà di tracciare un confine così netto tra «società civile» e «classe politica»; tra l'ex pm Di Pietro, oggi affermato leader di partito, e il suo ex vicino di scrivania Colombo. Non perché, come ha scritto Repubblica, la società civile sia improvvisamente diventata «dorotea». Ma perché i partiti stessi, con le loro divisioni e le loro correnti, frutto della naturale dialettica tra dirigenti e diretti, sono espressione della società. Del resto, se così non fosse, che senso avrebbe la stessa democrazia rappresentativa? ANDREACARUGATI acarugati@unita.it Francesca Izzo DocentediStoriadelle dottrinepolitiche all'OrientalediNapoli Unadellepromotrici delmovimento «Senonora,quando?» martedì 19 giugno 2012 7
Merkel gela Atene La riunione del G20 in Messico inizia con una gelata glaciale. In un breve incontro con la stampa Angela Merkel dichiara che «la Grecia deve mettere in atto tutti gli impegni presi» sottolineando che «la trojka dovrà andare ad Atene il più presto possibile». Una frenata rispetto alle aperture della vigilia, che ipotizzavano una tempistica meno stringente sugli impegni di rientro del Paese. La Germania chiude su tutto: Grecia, eurobill (gli eurobond in forma light) e il fondo di riscatto per il debito. Nessuno spiraglio. MERCATI IN FIBRILLAZIONE Lo stop piomba su un summit che inizia mentre le Borse europee rallentano il recupero innescato dal voto ellenico, virando in terreno negativo a Milano e Madrid, con l'innalzamento dei tassi e dello spread dei bonos. In calo anche l'euro. Tradotto: Spagna e Italia restano nel mirino della speculazione, che mette in crisi la tenuta dei conti. La Grecia è salva, l'Europa pure, ma la tensione resta, tanto che nella bozza del documento finale del G20 si chiede l'impegno a fare tutto il necessario per calmare i mercati globali. Non è un caso che Mario Monti, arrivando a Los Cabos, spiega che il risultato greco è necessario ma non sufficiente per le Borse. «La crisi ha avuto origine da squilibri in altri Paesi, tra cui gli Usa, che sono stati tra i protagonisti - ha tenuto a precisare Monti - Non abbiamo problemi a confrontarci sui problemi europei in ambito più ampio, come il G20, ma sentiamo il diritto e la responsabilità di risolverli all'interno dell'Ue. Ed è importante focalizzare l'attenzione anche ai compiti a casa degli altri Paesi». In altre parole, Monti come gli altri leader sanno benissimo che non sarà a Los Cabos che si scioglieranno i nodi della crisi più dura di tutti i tempi: peggio di quella di novembre scorso, quando almeno i Paesi in via di sviluppo e i Bric continuavano a crescere. Oggi arretrano tutti, mentre l'Europa prende tempo per decidere nuovi passi verso l'integrazione. La frenata di Merkel carica di tensione l'incontro bilaterale che la cancelliera ha in programma per la serata (mentre scriviamo non è ancora iniziato). In più arriva prima che ad Atene si sia formato il nuovo esecutivo, creando non pochi problemi alla futura coalizione. Dall'incontro con Obama non si escludono novità. Il presidente Usa, infatti, è determinato a giocare la carta degli stimoli alla crescita, attraverso il rafforzamento della domanda interna. «È ora di agire per assicurare che tutti facciano ciò che è necessario per stabilizzare il sistema finanziario, assicurare la crescita, recuperare la fiducia dei mercati ed evitare il protezionismo», dichiara al suo arrivo, piazzandosi così in asse con il presidente François Hollande, che insiste su un piano di investimenti. Il presidente Usa punta a inserire un paragrafo specifico sulla crescita nel documento conclusivo del summit. Una prima bozza prevedeva già un testo preciso. «Il G20 si impegna a prendere tutte le misure necessarie - si legge - per rafforzare la crescita economica e creare posti di lavoro». Ma un'altra parte del documento prevede anche che «l'Eurozona collabori con il prossimo governo greco per garantire che rimanga sulla via della riforma». Gli europei, sotto il tiro incrociato degli altri giganti del pianeta, alzano le barricate per fermare le pressioni. Dopo le puntualizzazioni di Monti sulle vere responsabilità della crisi, il presidente del consiglio europeo Herman van Rompuy aggiunge che l'impatto globale della crisi sui debiti pubblici in Europa va «contestualizzato» nella sua portata effettiva: non ha avuto la stessa gravità del crack di Lehman Brothers nel 2008 (come aveva ipotizzato il giorno prima Robert Zoellick, presidente della Banca mondiale). Inoltre annuncia una road map sull'integrazione europea da definire già al vertice del 28 giugno. Il presidente della Commissione Manuel Barroso fa notare che l'Eurozona è il maggiore contribuente dell'Fmi, per questo non si vede alcun motivo per cui debba astenersi dall'effettuare interventi su eventuali problemi in paesi europei. Così il quartetto è completo: Monti, Van Rompuy, Barroso e Hollande giocano in squadra per uscire dall'angolo. Ma il percorso è ancora in salita e i tempi non sono immediati. Il piano per la crescita a cui sta lavorando anche Mario Draghi non sarà pronto prima dell'autunno. Intanto il G20 punta a mettere al primo punto della strategia la soluzione delle crisi bancarie, visto anche il caso spagnolo. O meglio, la costruzione di un meccanismo che eviti il circolo vizioso tra debiti pubblici e crisi bancarie, attraverso la costituzione di un fondo salva-banche, l'avvio di una garanzia europea sui depositi e di un'autorità di vigilanza sovranazionale. La Grecia ha votato per l'euro, maad Angela Merkel non basta. Nessu-na concessione, nessuna ammorbidimento, neppure nei tempi: non ci sarà neppure una dilazione per gli impegni del memorandum imposto dalla trojka, pure se Mario Monti ha posto la questione e lo ha fatto, addirittura, persino il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle. «Atene rispetti il piano», ha detto di nuovo ieri, «non si può rinunciare alle riforme che abbiamo chiesto». Punto e basta. Frau Merkel fa ancora la voce grossa, ma che sia in difficoltà è testimoniato dall'avvertimento che le ha rivolto brutalmente il grande quotidiano più conservatore della Germania: cancelliera attenta, François Hollande ti sta rubando la scena e si sente lui, ormai, «il padrone dell'Europa». Aggiunge poi la Welt che la signora dovrebbe volare subito ad Atene «a farsi sentire dai greci». Dovrebbe farlo prima che ci pensi l'inquilino dell'Eliseo, in modo da ristabilire l'ordine naturale delle cose: la Grecia si è salvata, per il momento, ma deve continuare «a fare i compiti a casa», secondo l'abusatissima metafora che va di moda a Berlino quando si parla dei Paesi con troppi debiti. Se si facesse battere sul tempo da Hollande, questi darebbe la plastica rappresentazione del fatto che è lui, ormai, che ha l'iniziativa in mano. D'altronde, mentre da Berlino piovono soltanto «no», è diventato proprio Monsieur le Président il motore delle novità sul fronte della strategia anticrisi. Eurobond, ruolo della Bce, investimenti sorretti dalla Bei, licenza bancaria ai fondi salva-stati: non si può certo dire che Hollande non stia dando seguito alle proposte fatte in campagna elettorale. In attesa che la cancelliera salga sull'aereo per Atene, si addensano le incertezze su che cosa avverrà veramente ora che la vittoria di Samaràs ha sancito la volontà popolare di restare nell'euro. Restare, sì, ma come? L'ipotesi che si stava facendo strada prima che dalla cancelleria partisse l'ultimatum è che alla Grecia venisse, quanto meno, accordato un ragionevole rinvio per i suoi «compiti». L'aveva accennata ieri Mario Monti, precisando però che una «possibile dilazione dei tempi» è comunque «una decisione che spetta al Consiglio europeo». E – sorpresa – l'eventualità era stata evocata persino da Guido Westerwelle. Sul calendario di attuazione del memorandum ad Atene «si potrebbe anche discutere», ha detto, e tanto è bastato per sollevare scandalo dei giornali conservatori, proteste e richiami alle posizioni ufficiali del governo. In realtà l'esigenza di guadagnare tempo è tanto evidente che neppure nella cancelleria sulla Sprea dovrebbero pensare di far finta di nulla ed è possibile che vincendo le obiezioni di Berlino se ne parli davvero, come preconizza Monti, nel vertice del 28 e 29 giugno a Bruxelles. Samaràs ha detto e ridetto che anche lui avrebbe chiesto una rinegoziazione del memorandum. Non può correre il rischio di vedersi imporre, per ottenere le tranches di prestiti che debbono ancora arrivare, misure ancora più aspre di quelle che nei mesi scorsi hanno provocato quasi una rivoluzione di strada. L'avvitamento nella recessione d'altronde non offre alternative: senza un piano di aiuti vero, ovvero non sottoposto a condizioni impossibili, il Paese non ha la benché minima possibilità di evitare il fallimento. Ma non c'è solo la Grecia. Ciò che dovrebbe preoccupare di più Frau Merkel è l'evidente crisi in cui versano ormai i fondamenti della sua austeritypolicy. Non è solo l'isolamento internazionale, che è andato crescendo vistosamente nelle ultime settimane, che da ieri sera è il tratto più evidente del G20 in Messico. Ma è anche l'altrettanto evidente sfarinamento del Fiscal compact. Sembrano lontanissimi i tempi in cui le istanze di ridiscussione avanzate da Hollande venivano interpretate, anche in Italia, come bizzarrie demagogiche da campagna elettorale che sarebbero presto rientrate. In realtà, proprio la Grecia, sia che si vada alla dilazione che dice Monti o a una vera e propria rinegoziazione, segnala che il Grande Patto della Disciplina non è più per niente un tabù. Tutt'altro. La pseudosoluzione della crisi bancaria spagnola racconta la stessa storia. E così il sempre maggiore consenso che va addensandosi sulle ipotesi di riformare ruolo e meccanismi della Bce e sulle prospettive di comunitarizzazione, almeno parziale, del debito. Se si ostina a restare appesa a quello che considera il proprio capolavoro, il Fiskalpakt, Angela Merkel rischia di trovarsi in mano una pistola scarica. L'EUROPAELACRISI Dopoleelezionigreche, ledifficoltàe lasolutidine dellacancelliera aumentano: il«grande pattodelladisciplina» ormainonèpiùuntabù L'ANALISI PAOLOSOLDINI paolocarlosoldini@libero.it TEODOROANDREADIS teodoroandreadis@hotmail.com Greci affollati davanti alle edicole per controllare i risultati elettorali FOTO ANSA La cancelliera sempre più sola: inizia a sgretolarsi il Fiskalpakt Il vincitore della sfida elettorale, il leader di Nuova Democrazia, Antonis Samaràs, è vicino alla formazione del nuovo governo. Il Pasok è pronto a dire sì alla nuova coalizione. Fondi dell'esecutivo rivelano che Atene è pronta a chiedere alla Trojka di poter spalmare i tagli concordati per 11,7 miliardi in quattro anni, invece dei previsti due. Samaràs ha fatto quanto si aspettavano i partner europei: nel suo messaggio, subito dopo aver ricevuto l'incarico di formare il nuovo governo dal Presidente Papoulias, ha ribadito che «la Grecia dispone di continuità, dignità e precisione, ma chiede anche ciò che appare evidente. Politiche che portino allo sviluppo, dando speranza a milioni di cittadini». Il centrodestra greco, forte del 29,6% dei voti e dei 129 seggi conquistati, propone la formazione di un governo di salvezza nazionale, con la partecipazione del maggior numero possibile di partiti. Ma Alexis Tsipras, il presidente della sinistra di Syriza, incontrando Samaràs, ha già fatto sapere che non ci sta. Preferisce rimanere all'opposizione. «Il popolo ha posto l'asticella della futura trattativa molto in alto, e il governo deve essere capace di valorizzare tutte le possibilità che ne conseguono», ha detto il trentottenne eurocomunista. Nella sede di Syriza, la soddisfazione, per un risultato che sino a pochi mesi fa sarebbe stato impossibile sperare - il 26,9% di ieri è un vero record- si mischia all'amarezza per quell' ultimo scatto decisivo, che non si è riusciti a compiere. Un governo, quindi, senza la sinistra radicale, ma con la quasi certa partecipazione del Pasok e del piccolo partito della Sinistra Democratica. Hanno conquistato, rispettivamente, il 12,2% e il 6,2% dei voti. Il presidente del movimento socialista panellenico, Evànghelos Venizèlos, poco dopo la chiusura delle urne ha insistito sull'ingresso di tutte le maggiori forze politiche nel nuovo esecutivo. Preso atto del rifiuto di Syriza, ha lasciato capire che non si tratta più di una precondizione assoluta, dichiarando che «il Paese non rimarrà senza governo». Per il Pasok, d'altronde, il momento è alquanto delicato. A Creta i consensi sono crollati, e nella più grande circoscrizione del Pireo non ha eletto deputati. Zone considerate delle vere e proprie roccaforti. Venizelòs si può consolare con la sostanziale tenuta rispetto alle elezioni del 6 maggio (la differenza è di circa un punto percentuale), ma la partecipazione ad un governo guidato dal centrodestra, che ha quattro volte i deputati del Pasok, potrebbe porre anche dei problemi. Tra cui, l'essere schiacciati dal peso dei conservatori e l'inizio di uno scontro interno per la leadership. L'ex ministro degli esteri Theodoros Pangalos, ad esempio, non vede l'ora di riuscire a proporre la propria candidatura. Il terzo partner papabile, Sinistra Democratica, impone, poi, un ulteriore sforzo per riuscire ad arrivare ad una reale coesione programmatica. Mentre Samaràs parla di «rispetto degli impegni presi» e della necessità di «misure per lo sviluppo», Sinistra democratica insiste sul bisogno di arrivare a un «graduale sganciamento» dai memorandum di austerità e sull'«assoluta priorità degli eurobond». TELEFONATEINCROCIATE Moltissimo dipenderà da cosa l'Europa è disposta a concedere ad Atene. Samaràs ha parlato, subito, con Angela Merkel e Venizelos con François Hollande. Per il momento, alcuni messaggi che giungono da Parigi, Berlino e Roma, si concentrano sulla possibilità di concedere una proroga al nuovo governo ellenico, per quel che riguarda l'attuazione del programma di risanamento economico. Il Pasok aveva chiesto tre anni in più e forse questa potrebbe costituire una base negoziale. Il governo tedesco, tuttavia, deve ancora decidere quale sarà la sua linea definitiva. La questione, in realtà, appare molto più ampia. Molti lavoratori, ed anche buona parte dei commentatori politici, si domandano cosa succederà con i cambiamenti in cantiere per il mercato del lavoro: verranno tagliate la tredicesima e quattordicesima anche nel settore privato, sarà cancellato l'indennizzo per chi perde il posto di lavoro? Al momento, risposte concrete, non ce ne sono. Come non esistono previsioni chiare, rispetto alla nuova tranche di tagli (più di 11 milioni di euro) che il Fmi e Ue avevano programmato per la fine di giugno. . . . Monti: «La crisi non è nata in Europa» Obama rilancia: «Più crescita e più occupazione» Grecia, governo vicino. «Serve più tempo sui debiti» La frenata al G20: il Paese si metta in riga No anche agli eurobill Italia e Spagna nel mirino degli speculatori BIANCADIGIOVANNI ROMA Il leader conservatore Samaras guiderà un esecutivo di unità nazionale Il sì del Pasok, il no di Syriza 4 martedì 19 giugno 2012
LAPOLEMICA MICHELEPROSPERO «Corvi e Ior...solo calunnie». È la risposta del segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone alla campagna mediatica sulla guerra di potere e gli intrighi che si starebbe consumando Oltretevere. Rompe il riserbo il più stretto collaboratore di Benedetto XVI che di questa campagna è stato il principale bersaglio con l'obiettivo di un suo allontanamento. In una intervista rilasciata in esclusiva al settimanale Famiglia Cristiana, Bertone definisce «meschinità», «menzogne», «calunnie», «favole e leggende sulla vita della Chiesa» le cose scritte in questi mesi. Altro che lotta per la trasparenza e la pulizia in Vaticano. Per il segretario di Stato con la pubblicazione di documenti riservati, sottratti anche al pontefice, si esprimerebbe, invece, una «volontà di divisione che viene dal maligno» che persegue l'indebolimento della Chiesa, proprio perché «è una roccia che resiste alle burrasche». Ma, assicura, «questo tentativo è destinato a fallire». Così passa all'offensiva il cardinale segretario di Stato. Non a caso l'Osservatore Romano rilancia in prima pagina la sua intervista. È con i giornalisti, in particolare quelli italiani, che polemizza Bertone. Ritiene che si sottovaluti o nasconda l'azione positiva della Chiesa. Vi è chi arriva ad imitare lo scrittore Dan Brown, «ad inventare favole o a riproporre leggende». Ma, assicura, falliranno. La Curia e la Chiesa intera resterà unita attorno al Papa. Questa unità è fondamentale per il porporato che non a caso richiama l'intervista dello stesso tenore rilasciata all'Osservatore dal decano del collegio cardinalizio, Angelo Sodano considerato suo avversario e riferimento del «partito diplomatico» nella Curia romana. «Nessuna lotta di potere in Curia. C'è un clima di comunione» assicura il segretario di Stato che non nasconde il «momento faticoso» che vive la Chiesa. «Nessuno di noi intende nasconderne le ombre e i difetti» ammette il segretario di Stato. Lo fa ricordando il costante invito del Papa «alla conversione di vita e alla purificazione». Descrive un pontefice addolorato per il coinvolgimento del suo maggiordomo, Paolo Gabriele l'unico indagato per il caso «Vatileaks». Papa Ratzinger che «vuole si fatta totale chiarezza», assicura Bertone, ha «provato dolore non soltanto per il tradimento di una persona di famiglia e perché sono stati trafugati dei documenti, ma anche perché la normale e legittima dialettica che deve esistere nella Chiesa assume il volto di una contrapposizione che sembra voler dividere tra amici e nemici». Quindi lancia il suo attacco per la pubblicazione delle lettere indirizzate al Papa definito «un atto immorale di inaudita gravità». Vi vede non solo una violazione del diritto alla privacy sancito dalla Costituzione italiana, che andrebbe tutelato non meno del diritto di cronaca, ma una minaccia anche «per il diritto dei cattolici di manifestare liberamente il proprio pensiero». Sullo Ior e sulle ragioni dell'allontanamento del presidente Gotti Tedeschi ci tiene a puntualizzare che «non lo si deve a dubbi interni riguardo alla volontà di trasparenza, ma al deterioramento dei rapporti tra i consiglieri, a motivo di prese di posizione non condivise». Ai responsabili dello Ior conferma piena fiducia. SEGUEDALLA PRIMA Il leader di Nuova Democrazia è considerato in patria, e dalla stessa area liberale del suo partito,come un mastino della rissa politica e non certo come un sottile ragionatore, con una qualche abilità da statista. La grande euforia è per questo fuori luogo. Quando iniziarono le dure politiche del rigore, la destra tuonò minacciosa contro le inique manovre pretese dall'èlite tecnocratica. È perciò un abbaglio presentare come l'ultima bandiera della causa europea queste misere forze conservatrici elleniche, che non pagano nulla per gli errori giganteschi commessi. Quando erano al governo, hanno falsificato i conti e condotto a lungo delle politiche irresponsabili. Una volta passate all'opposizione, hanno strillato con toni demagogici per mistificare la realtà esplosiva che proprio loro avevano creato. Se davvero il voto è stato un referendum sull'Euro, allora era preferibile appoggiare, e non denigrare, la richiesta di Papandreu di convocarla davvero una consultazione che avrebbe avuto un senso politico di sostegno all'Europa. Ma la Germania, che adesso preferisce interferire con spudoratezza nelle dinamiche elettorali interne di un Paese, e però si arrocca nella negazione di un soccorso attivo per lenire le sofferenze di una nazione, liquidò in malo modo la pretesa mano debole dei socialisti. Il principale risultato politico del cancelliere tedesco è stato quello di aver radicalizzato le scelte e tramortito i socialisti. A chi oggi brinda per una cupa prospettiva weimeriana schivata sul filo del rasoio, bisogna sempre rammentare che a fare il miracolo è stato solo una alchimia del congegno elettorale. Senza il cospicuo premio di maggioranza, Weimar (con la sua triade funesta: radicalizzazione, frantumazione, ingovernabilità) era ancora dietro l'angolo. Le forze che daranno luogo al nuovo esecutivo non superano infatti il 43 per cento dei voti. La maggioranza degli elettori è quindi andata ancora una volta ai partiti euroscettici. Le urne greche (o il referendum irlandese) non sono state affatto una legittimazione popolare allo scambio indecente tra modici aiuti e grandi riforme (cioè sacrifici per l'opera, già in partenza brutta e impossibile, di tagliare di 40 punti il debito pubblico entro il 2020). Intanto, ridurre l'ideale europeo ad una scelta così tragica, e quindi fare della paura della catastrofe la molla principale delle scelte di voto, è già il fallimento della politica. Molti commentatori hanno scritto che ad Atene ha vinto la razionalità. Ma non si capisce che razionalità è mai quella che, sul filo tagliente della paura, induce il cittadino a dover optare - un declassamento dopo l'altro e una manovra recessiva dopo l'altra tra prospettive ambigue che nascondono qualcosa di ignoto e di imponderabile. La sinistra radicale, una coalizione di protesta molto eterogenea e senza agganci con i socialisti europei, non aveva la forza e l'esperienza per giocare un ruolo di contrattazione che o diventa europeo o è solo di testimonianza. La destra che ha vinto non può certo cullare illusioni perché il timore che ben presto si ripresenterà l'emergenza l'accompagnerà come un incubo. La crisi non è stata affatto arginata e le minacciose risposte della signora Merkel il giorno dopo il voto non promettono nulla di buono. Il vero punto da cogliere, e che certi interpreti vorrebbero invece occultare, è che qualsiasi fosse stato l'esito del voto, la politica ad Atene era già stata messa sotto scacco. La paura di crollare subito o di rinviare il decesso solo un po' più in là, ha fatto per ora la differenza. Ma la battaglia non è finita. Se l'esito del voto greco viene preso a pretesto per negare l'evidenza, e cioè che l'equazione sacrifici infiniti e aiuti con contagocce è fallace, il cammino per un governo politico (cioè europeo) della crisi accumulerà ulteriori, drammatici ritardi. La democrazia non è in grado di vincere gli agguati dei mercati senza costruire politiche omogenee in grandi spazi continentali. Il dato politico da rimarcare è che la partita vera non si gioca più a Madrid o ad Atene o a Dublino, ma nel laboratorio politico europeo. Se il disegno assurdo del memorandum (che è la causa della crisi, perché i costi eccessivi del debito vanificano gli sforzi immani dei paesi per rialzarsi) viene scambiato per il trionfatore delle urne greche si commette un errore madornale. Questa cecità è in grado ancora di produrre catastrofi. POLITICA L'Italia e la Grecia: gioire perché vince la destra? . . . La folle politica europea ha strangolato i socialisti e rimesso in sella i responsabili del disastro PAROLE POVERE Arriva ilpaladinodiForneroedelpoker live Evviva!Entraun nuovoparlamentare tra i banchi delPd, ed è giovane, abbastanzaecco.Non solo, stanel suo tempocome pochialtri, vivenel suo blog,cioè naviga,è intelligente, aggressivocongarbo, estremonella suaweb-radicalità. Insomma, merce raraperun gruppone parlamentare chepergli internauti è roba del passato,mobilee dinamicacome un tricheco.Così, eccocivolenterosia cacciadi vincenti tracce contemporaneenel profilodelnuovo ingressochesi chiamaMarioAdinolfi, quarantennesubentrato aPietroTidei, nel frattempodivenuto sindaco di Civitavecchia.Sarà lanostra arma segretaper fronteggiare la sbruffoneriaarrembante deigrillini sulla rete? Speriamo, e dunque passiamoal suoprogramma, perché nehauno inotto punti.Primo: prometteche difenderàElsa Fornero daogniattacco. Cideve essereun errore:nemmenoMonti sottoscriverebbeuna simile Maginot se fosse libero dagli obblighi istituzionali.Passiamoal puntosei: vuole legalizzare ilpoker live - èuno deimigliorigiocatorid'Europa -,dice chesi creerebberotanti postidi lavoro sottraendomoltissimiutenti alla febbredelGratta e Vinci. Cioè,nella lottaalladroga delgioco d'azzardo è unteorico del “metadone”. Coraggioso finoallabrutalità, èuno chehaancherestituito lasua tessera Pd.Venceremos. TONI IOP . . . La versione del cardinale su Gotti Tedeschi: «Allontanato per i rapporti deteriorati» Ieri pomeriggio, annunciata da Angelino Alfano via Twitter, c'è stata la prima riunione del tavolo Pdl sulle regole per le primarie. Il segretario punta a una mobilitazione capillare, ben sapendo che il successo si misurerà soprattutto attraverso la partecipazione. Gli sfidanti - per ora virtuali, Santanchè in testa - vogliono una gara aperta e non limitata agli iscritti, in modo da favorire il voto di opinione. Quagliareillo ottimista: «Si va verso primarie vere, io sono per quelle aperte». Intanto Alemanno ribadisce che a lui interessa solo la corsa bis per il Campidoglio: «Io non mi candido alle primarie»: ha detto lasciando la riunione di via dell'Umiltà dove si discuteva sulla scelta del candidato premier del centrodestra. «Ci sono molte ipotesi in campo - ha spiegato il sindaco di Roma - e c'è grande voglia di tenere una consultazione democratica che sia vera, coinvolgente e semplice. Le premesse sono buone, bisogna trovare regole semplici per primarie aperte non solo agli iscritti ma a tutti quelli che intendano contribuire a individuare il candidato del centrodestra». Orecchie attente anche da parte dei giovani «formattatori», che vorrebbero approfittare dell'occasione autunnale per «rottamare» la nomenklatura azzurra. «Aperte ai non tesserati, estese a tutti i livelli dirigenziali ma soprattutto vere. Ecco come immaginiamo le primarie del Pdl: un momento reale di rinnovamento della classe dirigente attraverso il confronto di idee e programmi, aprendo le stanze fumose a simpatizzanti e cittadini». Lo ha detto Alessandro Cattaneo, leader del movimento Formattiamo il Pdl e sindaco di Pavia, nonché potenziale sfidante dei big del partito. «Il segretario Alfano ha mostrato grande lungimiranza e sensibilità politica nel raccogliere e fare propria la voglia di cambiamento giunta dalla base. Le primarie sono lo strumento più adatto per rilanciare la credibilità del partito sulla base di nuovi programmi e idee. Ci aspettiamo ora - conclude Cattaneo - un'indicazione chiara sulla data di svolgimento delle primarie e regole trasparenti e certe». Primarie Pdl, via al tavolo Mancano date e regole Bertone attacca: giornalisti come Dan Brown Il segretario di Stato Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone FOTO ANSA In un'intervista a Famiglia Cristiana la risposta del segretario di Stato alle «calunnie» di Vatileaks «Inaccettabile la pubblicazione delle lettere al Papa. Conflitto tra libertà di stampa e privacy» ROBERTOMONTEFORTE CITTÀDEL VATICANO 10 martedì 19 giugno 2012
Ho partecipato a tuttele riunioni del comita-to diritti del Pd presie-duto da Rosy Bindi inquesto anno, così co-me lo hanno fatto in molti. Ma non tutti; chi lo ha fatto ha dimostrato una volontà vera di confrontarsi. A partire dal professor Nicoletti, l'estensore del testo, che ringrazio. Il dibattito all'interno del comitato è stato vero per molti di noi, sincero, a volte duro e per molti, non per tutti, figlio di una grande onestà intellettuale. I componenti venivano da storie e anche da esperienze diverse. Erano presenti professori universitari tra cui Aldo Schiavone e Claudia Mancina, che è una dirigente del Pd ed è stata a lungo parlamentare, Luigi Manconi, anche lui politico di lungo corso, dirigenti politici come Ettore Martinelli e poi tanti di noi che oggi siedono in Parlamento, come Barbara Pollastrini, Ignazio Marino, Gianni Cuperlo, Marina Sereni, Margherita Miotto, Pierluigi Castagnetti. Sensibilità diverse, ma unite dall'appartenenza a un partito e con la volontà comune di costruire una idea di società, di comunità, rispondente ai sogni e ai bisogni di cittadine e cittadini. Una volontà non priva di ostacoli, ma la volontà è già una buona cosa. A volte nel confronto tra noi ci siamo arenati, a volte abbiamo avuto la sensazione di non farcela a costruire una posizione comune, a volte ci siamo sentiti più vicini. In molti interventi apparsi in questi giorni su questo giornale e su altri, ricorre l'espressione «passo avanti». Mi viene un po' da sorridere e mi viene da rispondere: e ci mancherebbe altro! Dovevamo fare passi indietro? Siamo stati chiamati appunto per fare passi avanti, cari amici e amiche. Siamo stati chiamati per stabilire un percorso, per tracciare una strada, per formulare principi dentro i quali un grande partito progressista dovrà dare risposte al grande tema dei diritti civili e delle libertà. E qui viene il punto; il documento, nella sua filosofia, ha il grande limite di essere un testo «col freno a mano tirato». Non è coraggioso, ed essere coraggiosi, per favore, non vuol dire essere estremisti, laicisti, ma essere chiari, risoluti, e avere nel cuore e nella testa la volontà di costruire un Paese migliore, migliore per tutti. Vuol dire avere a cuore la laicità delle istituzioni, vuol dire non volere lo Stato etico, ma volere etica nella politica. Lo ha detto anche Bersani nella sua intervista di domenica su questo giornale: c'è bisogno di decisioni più coraggiose rispetto al documento. E su un punto mi voglio soffermare per spiegare meglio la mia posizione. L'ho detto esplicitamente nell'ultima riunione e lo ripeto da sempre (e lo stesso Nicoletti ha dovuto riconoscerlo): non siamo riusciti a sciogliere il nodo politico della distanza che, in questo anno di lavoro, ha diviso me e un gruppo di altri da Rosy Bindi e altri: io sono favorevole ai matrimoni omosessuali e lei è favorevole ai Dico, ovvero ai diritti individuali. Fino all'ultima riunione ho sollevato la questione insieme ad altri, supportata dalle parole di Bersani: bisogna riconoscere le coppie omosessuali e dare diritti e doveri alle coppie. In quel testo non è scritto chiaramente, anzi c'è scritto altro. Per questo non ho condiviso il fatto che sia stato licenziato così. Non a caso Rosy Bindi domenica su Avvenire sosteneva che bisogna riconoscere i diritti individuali. Non solo, affermava di essere «scientificamente» contro le adozioni gay! Ma che libri ha letto? Lei ci legge questo? Allora io ci leggo che si può fare il matrimonio omosessuale e le adozioni. No, cari amici e care amiche, non è questo il metodo e alla presidente Bindi l'ho sempre detto. Ora il nodo è esattamente questo, nodo tutto politico. E il Pd ha il dovere nelle sue sedi assembleari di sciogliere questo nodo, come altri presenti in questo documento. Noi dobbiamo fare proposte chiare al Paese, su questo come su altri temi; è finito il tempo delle ambiguità. È il tempo delle scelte e se questo tempo comporterà discussione, dibattito politico all'interno del partito, ben venga, tutta salute. E alla fine democraticamente su quelle scelte ci conteremo. Concordo con Pier Lui-gi Bersani che il docu-mento sui diritti, vara-to dalla commissionepresieduta da RosyBindi, «è una base di altissimo profilo che ci mette in grado di inquadrare le decisioni che dovremo prendere». Bisogna ricordare infatti che il mandato assegnato al gruppo di lavoro non era quello di elaborare proposte di legge, ma definire finalmente una matrice culturale non semplicemente «ibrida», ma «comune», in cui possano riconoscersi i militanti e gli elettori del Partito democratico. Un lavoro non facile perché, non dimentichiamolo mai, il Pd non è un partito creato in un laboratorio politologico attorno a un manifesto predisposto da qualche ottimato sceso da Marte, ma è nato nel fuoco di una dura battaglia politica, in cui si confrontano progetti politici alternativi di governo della modernità. Si riconobbe sin dall'inizio che su alcuni temi si sarebbe dovuto lavorare ancora per cercare una sintesi, non di mera mediazione, ma di chiara indole creativa, insomma un passo in avanti rispetto al passato. L'idea era, ed è, quella di mettere in dialogo i diversi approcci culturali e antropologici presenti nel partito per ricavarne un «prodotto culturale» nuovo su cui, come ho già detto, ognuno possa non soltanto riconoscersi ma anche sentirsi arricchito e aiutato ad allargare il proprio orizzonte di partenza. Un compito non facile. All'inizio non era garantito l'esito e, se giudichiamo la qualità della nuova «carta dei diritti», possiamo dire che il tentativo è riuscito. Nel documento non ci sono infatti né reticenze né rinvii. Si poteva fare di più? È sempre possibile fare meglio, ma io penso che sia stato fatto molto, al punto da sorprendere tanti osservatori esterni che non sono soliti fare sconti al Pd, o altri che non sono più abituati ad attendersi dai partiti prodotti culturali solidi e innovativi. Mi piacerebbe che, almeno in questa fase, non fossimo proprio noi a svalutare ciò che siamo stati capaci di fare, anche solo dimostrando di non cogliere gli elementi di novità pressoché «unica» nella pubblicistica di partito. Fare cultura, fondare un pezzo tanto delicato e difficile di sostrato culturale, non è frequente, soprattutto in un tempo in cui anche la politica si sta abituando a pensieri istantanei e immediati, cioè privi di mediazione con ciò che ci circonda e ciò che ci attende. Il lavoro della commissione Bindi costituirà, infatti, non soltanto una base per successive iniziative legislative che vogliano intrecciare e rispondere alle domande nuove sul piano dei diritti, ma un lessico culturale ed etico contemporaneo attorno a cui formare classi dirigenti post-ideologiche, e far discutere tutta la società. Sottovalutarne o snaturarne il significato sarebbe grave errore. Dopo e con questo documento potremo dialogare, infatti, anche nei gruppi parlamentari con minori reciproche diffidenze, potremo guardarci negli occhi e considerare soluzioni anche diverse agli stessi problemi, poiché tutti si parte da una nuova base comune, e non più da precedenti ideologie e preconcetti. Se tutti noi riconosciamo oggi la centralità della persona, l'unità indiscutibile fra corpo e personalità del soggetto umano, il valore essenziale della famiglia come cardine sociale non a caso voluto dalla Costituzione, la inviolabile e assoluta importanza della vita umana, la conciliabilità indiscutibile fra il diritto all'uguaglianza e il riconoscimento delle differenze, e se tutti insieme ribadiamo il valore della laicità come approccio mentale ai problemi oltre che come contesto istituzionale e formale in cui dare soluzioni agli stessi, se tutto ciò accettiamo come patrimonio comune, il Pd avrà realmente fatto un passo in avanti importantissimo nella definizione della propria identità. Un patrimonio che comprende anche il riconoscimento e il rispetto delle ulteriorità e delle diversità che ancora permanessero tra noi e che rappresenterebbero, a quel punto inevitabilmente, solo un «residuo» e non un'alterità radicale. Lascia Pino Narducci, in rotta con il sindaco da mesi. De Magistris: «Si è accanito con i deboli» MASSIMILIANOAMATO NAPOLI ILCASO Se ne va (sbattendo la porta) Pino Narducci, uno dei simboli della «rivoluzione arancione» di maggio 2011, e per Luigi de Magistris il primo compleanno da sindaco di Napoli assume un sapore amarognolo. Perché le dimissioni da assessore alla Sicurezza del magistrato che da pm antimafia ha svelato gli intrecci tra i vertici del centrodestra campano e i Casalesi, e successivamente ha sollevato i veli dal cosiddetto «sistema Moggi», pesano tanto. In tutti i sensi. Pesano politicamente perché, con esse, si chiude (decisamente male) la prima fase del governo de Magistris. Pesano dal punto di vista dei rapporti umani, perché giungono al termine di un periodo di gelo tra i due, che nemmeno si parlavano più da settimane. Pesano, infine, dal punto di vista del programma sul quale un anno fa de Magistris riuscì a convincere la maggioranza degli elettori napoletani, stipulando una sorta di patto d'onore con loro. Narducci ha testardamente interpretato l'anima «giacobina» della giunta, ritagliandosi il ruolo di «coscienza critica», spesso prendendone apertamente le distanze: la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la transazione con la Romeo spa di Alfredo Romeo, che gestisce il patrimonio immobiliare del Comune. Ma, da più di due secoli a questa parte, i giacobini durano poco, a Napoli. E non poteva durare di più Narducci, che le voci di dentro di Palazzo San Giacomo davano in uscita da tempo, anche perché insofferente del ruolo assunto da Claudio de Magistris, fratello del sindaco, sulla carta staffista «a costo zero», in realtà deus-ex-machina delle maggiori iniziative di promozione culturale. In rotta di collisione con il suo ex collega di toga Narducci ci è finito su quasi tutti i più importanti provvedimenti: dalla pedonalizzazione del lungomare, alla linea, giudicata «troppo morbida», in materia di abusivismo commerciale. Fino allo scontro sui compiti d'istituto della Polizia municipale, alla quale Narducci avrebbe preferito affidare maggiori funzioni di prevenzione e repressione del crimine. Tutto il disagio covato per mesi, il magistrato (che non si è mai dimesso dall'ordine giudiziario, e all'atto della nomina si beccò una reprimenda del Capo dello Stato, venendo poi prosciolto dai probiviri dell'Anm) l'ha illustrato ieri nella lunga lettera di dimissioni. La risposta di de Magistris è stata durissima. Dopo essersi detto «deluso e dispiaciuto», il sindaco ha affondato la lama: «L'avevo scelto perché garantisse all'amministrazione di essere totalmente impermeabile al crimine organizzato e alla corruzione, lavorando sul tema dei contratti e delle gare. Ma non ho registrato significativi contributi da parte sua, tanto che personalmente sto operando per introdurre cambiamenti fondamentali su tale fronte. Doveva realizzare una struttura efficace contro corruzione e malaffare ma non ha portato risultati». Poi il colpo di grazia: «Spesso è accaduto che declinasse la politica non come risoluzione dei problemi volta alla tutela dei più deboli nell'orizzonte della legalità, ma come cieca intransigenza e furioso formalismo della norma, paradossalmente accanendosi con i più deboli». Napoli, l'assessore-pm sbatte la porta Bindi:nonprevisti dallaCostituzione imatrimonigay PIERLUIGICASTAGNETTI DEPUTATO PD Non è più tempo di ambiguità È necessario scegliere ANNAPAOLA CONCIA DEPUTATAPD Persona e diritti Ora il Pd ha una base comune più solida «Ciatterremoai contenuti della Costituzioneeauna consolidata giurisprudenzache non prevede il matrimonioper lecoppieomosessuali. Sulla sciadel lavoro fatto escludoche ilprogrammadelPd conterràquesta proposta»,diceRosy Bindi in una intervistaadAvvenire. Ma precisa: «Avvertiamoildoveredi regolare unionidi fatto e di individuare, senza confusionicon la famiglia fondata sul matrimonio, idiritti e i doveri personali chene derivano».A distanza,però, il presidenteArcigay, PaoloPatané, contesta:non è veroche la Costituzione«nonprevede» il matrimoniogay: non c'èalcun «impedimento» inmerito, «quello di Bindièun rifiuto ideologico». Iprincipidellanuova «cartaetica»saranno puntodi riferimentoper l'aperturadeldibattito pubblicoeper future iniziative legislative L'INTERVENTO /1 Servepiùcoraggioe questononsignificaessere estremisti,madarerisposte chiarealPaesesutemi comequellicheriguardano leunioniomosessuali L'INTERVENTO /2 martedì 19 giugno 2012 9
Per Elsa Fornero quella di oggi sarà l'ennesima lunga giornata di fuoco. Al pomeriggio, alle 16,30, la ministra parlerà nell'aula del Senato cercando di chiarire la vicenda che più l'ha scottata, gli esodati. Ma non sarà meno facile l'appuntamento seguente: alla Camera con i partiti della maggioranza per trovare un accordo politico che sblocchi il via libera alla riforma del Lavoro. Nei giorni scorsi si è infatti dato troppo per scontato l'uso e l'efficacia della fiducia da parte del governo per arrivare ad una approvazione definitiva entro giovedì 28 giugno, come chiesto da Mario Monti per presentarsi più forte al Consiglio europeo. Senza un accordo con Pd e Pdl (il Terzo Polo è favorevole a prescindere), anche una decisione unilaterale del governo potrà essere fatta solo in Aula e per arrivarci prima del 28 giugno serve che la maggioranza sia compatta nel aggirare gli emendamenti, il cui termine per la presentazione è venerdì 22. Diversamente il testo approvato al Senato arriverà in Aula a inizio luglio e Mario Monti dovrà modificare i suoi piani. Dunque Elsa Fornero dovrà scendere a patti. Ma non tutti i patti dipendono da lei. Perché molte, se non quasi tutte, le richieste dei partiti prevedono un dispendio non indifferente di risorse e dunque il “via libera” della Ragioneria generale e del ministero dell'Economia, e quindi dello stesso Monti o del draconiano (sui conti) Grilli. Di sicuro per il tema degli esodati queste risorse non sono ancora state individuate. E quindi oggi a palazzo Madama Elsa Fornero non potrà indicare una quota ulteriore di esodati da «salvaguardare» o «in via di salvaguardia» (come anticipato agli esodati ricevuti giovedì scorso) oltre quota 65mila (dal decreto ancora in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale). Si limiterà dunque a quella che nel suo staff viene definita «un'operazione verità». Fornero, con la puntigliosità che le è tipica, ricostruirà «i fatti» accaduti dall'approvazione della riforma delle pensioni in poi. La famosa Relazione dell'Inps che lei chiese a gennaio e che misura in 390mila gli esodati verrà definita «un numero da universo statistico, perché tiene dentro tutti». Quel dato, per la ministra del Lavoro, va fortemente scremato, iniziando dalla categoria più cospicua: i prosecutori volontari. Nel computo di 180mila contenuto nella Relazione, secondo il ministero del Lavoro, ci sono infatti anche persone che hanno i requisiti per andare in pensione nei prossimi anni e persone “giovani” che andrebbero in pensione fra decine di anni. Fornero dunque punterà a prendere un impegno generico, sottolineando come il decreto risolve già i problemi per i prossimi due anni, nonostante la mancata copertura, ad esempio, dei lavoratori di Termini Imerese e di tutti coloro che al 31 dicembre, pur avendo accordi firmati prima del 4, non erano ancora in mobilità. Molto improbabile che annunci un decreto risolutivo. Dal discorso in Aula si aspettano dunque poco gli stessi partiti di maggioranza. Pd e Pdl invece avranno richieste molto precise e diversificate nell'incontro serale. Se l'idea iniziale era quella di trovare prima un accordo fra i partiti e poi, in un secondo tempo, con il governo, ieri si è capito che i tempi sono troppo stretti. Se nel Pd, come spedificato dal capogruppo Dario Franceschini, la questione esodati è considerata come discriminante per un accordo, il Pdl la ritiene molto meno importante. Per gli uomini di Angelino Alfano la vera priorità è la richiesta di più flessibilità in entrata, partendo dalla cancellazione della norma sui 90 giorni fra i contratti. Pd e Pdl quindi si dicono disposti ad accelerare sulla riforma, ma in cambio chiedono di avere un impegno del governo per un percorso parallelo e sollecito che vada a coprire le richieste di modifica. E se Giuliano Cazzola, relatore del Pdl, propone di far rientrare le modifiche sulla flessibilità in ingresso «nel decreto Sviluppo che tratta argomenti simili e fra poco arriverà alla Camera», Cesare Damiano, suo omologo per il Pd, continua «a ritenere indispensabile un impegno del governo per allargare gli ammortizzatori sociali, ridotti nella durata dall'introduzione dell'Aspi». A rafforzare (timidamente) la posizione del governo arriva la presa d'atto di Confindustria. È lo stesso Giorgio Squinzi ad ammettere che il testo «non è quello che volevamo», ma il momento «è così difficile che ci allineiamo» alla fiducia. La situazione, a detta dello staff della ministra, è «delicata e i tempi sono strettissimi». Per risolverla serve una capacità politica di sintesi che finora Elsa Fornero non ha dimostrato. Starà a lei invertire la tendenza. «Siamo preoccupati per l'approvazione in Consiglio dei ministri del Dpcm sulla revisione della spesa, perché contraddice i contenuti dell'intesa raggiunta tra Governo, sindacati ed enti locali». Lo affermano in una nota congiunta Rossana Dettori, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Benedetto Attili, rispettivamente segretari generali di Fp-Cgil, Fp-Cisl, Uil-Fpl e Uil-Pa. «Il ministro Patroni Griffi - si legge - convochi immediatamente le parti firmatarie per verificare la sussistenza di quell' accordo e se ne faccia garante». «L'intesa raggiunta con il ministro Patroni Griffi - dicono i quattro sindacalisti - permette di affrontare la riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni senza strappi e tenendo insieme le esigenze di bilancio con i diritti dei lavoratori, di operare cioè sul fronte dell'efficientamento e della modernizzazione senza adottare soluzioni tanto affrettate quanto semplicistiche», ricordano i quattro segretari di categoria, sottolineando come l'applicazione dell'accordo sottoscritto il mese scorso sia ancora da completare, nonostante la larga convergenza raggiunta tra le parti, e come al contrario il Dpcm non sia stato oggetto di confronto. La preoccupazione è fondata su voci che delineano uno scenario molto pesante per i pubblici dipendenti. In conseguenza anche del decreto Sviluppo dove si prefigurano tagli del 20% ai dipendenti di palazzo Chigi e del Ministero del Tesoro si è parlato nei giorni scorsi della possibilità che ci siano almeno 276mila esuberi nella pubblica amministrazione. Certo, i sindacati non hannopreso bene l'ipotesi che anche questa volta si vada a cercare là per la riduzione dei costi della spesa pubblica. «Non vorremmo essere per l'ennesima volta di fronte a dei tagli lineari, a un prendere o lasciare. Sarebbe uno spot forse utile ad assecondare l'ingerenza e la ferocia dei mercati, ma deleterio per l'Italia e per gli italiani. Per riformare gli apparati dello Stato - concludono Dettori, Faverin, Torluccio e Attili - bisogna proseguire sulla strada del negoziato e gestire la riorganizzazione, senza ricercare ad ogni costo, come nella peggiore tradizione, il capro espiatorio da additare in pubblica piazza». Del resto il ministro aveva preso degli impegni e aveva firmato un protocollo che sembrava aver messo al riparo gli statali dal blitz di questo tipo. Il Pd esige chiarezza sulla platea dei garantiti per la pensione Il Pdl preme per avere sul ddl lavoro più flessibilità in entrata L'operaio Focarelli ieri quando è sceso dalla torre. In basso, durante la protesta FOTO TAM TAM Statali, i sindacati scrivono a Patroni Griffi «Rispetti i contenuti dell'intesa raggiunta» mai ceduto, nemmeno nei momenti più disperati. E che cosa dire degli ex dipendenti della Yamaha di Arcore, del loro presidio, della tenda sul tetto sotto la neve, della loro insistenza a difendere il diritto? Un pensiero andrà anche ai lavoratori della Frattini Costruzioni Meccaniche di Seriate, testoni e resistenti come solo certi bergamaschi possono essere, che non si sono mossi dalla fabbrica nemmeno il giorno di Natale. Ci sarebbe da fare un film, bisognerebbe metterle tutte in fila, una dietro l'altra, le facce di questi lavoratori. UNPATRIMONIOUMANO Questi quattro anni di crisi, di recessione, di fabbriche serrate e lavoro scomparso, sono stati tremendi, è vero. Lasciano però un patrimonio umano, democratico, di grande valore, un valore difficilmente quantificabile in un mondo che si regge sullo spread e sul rating. Come si fa a misurare la solidarietà, la rinuncia, il sacrificio, l'impegno in una battaglia ideale e concreta come quella della difesa di un posto di lavoro, di un reddito, di una comunità? Viviamo in un mondo di pazzi scatenati, di speculatori feroci e raffinati di ogni latitudine, che si fa fatica a trovare persino il bandolo della speranza e di un po' di umanità. Però l'insegnamento che viene dalle centinaia di mobilitazioni, di lotte in giro per l'Italia, dai ferrovieri di Milano ai metalmeccanici di Termini Imerese, è utile, indispensabile perchè propone un paese diverso, migliore, che fa fatica a bucare il video, anzi spesso non ci arriva nemmeno perchè già occupato da scemenze improponibili. C'è stata in questa lunga stagione di sofferenze e di lotte la sensazione di rompere anche la tradizione, la cultura di certe storiche battaglie sindacali. Qualcuno ha fatto da solo, altri hanno anticipato i sindacati, a volte la battaglia isolata si è poi trasformata in un movimento collettivo e anche di opinione. Certe iniziative operaie hanno saputo cogliere nel segno, hanno aperto la strada, sensibilizzato anche la politica, coinvolto la chiesa, mobilitato le istituzioni. L'operaio Focarelli si è battuto per gli 800 ferrovieri licenziati, ora la maggior parte ha recuperato il lavoro dopo il ripristino dei treni. Ma Focarelli è rimasto fuori, escluso dall'accordo. Si è battuto per gli altri. Sotto la torre lo hanno aspettato e abbracciato gli amici, il presidente del consiglio comunale Basilio Rizzo. Poi il ferroviere è andato a Palazzo Marino, dal sindaco Giuliano Pisapia come avevano concordato qualche mese fa. Hanno parlato e bevuto insieme. È un bel segno, questa è la politica che ci piace. Ed è bello pensare che a Milano c'è finalmente un sindaco così, di sinistra. Meno male. VALERIORASPELLI ROMA MASSIMOFRANCHI ROMA Lavoro ed esodati Fornero accerchiata . . . La ministra oggi interverrà nell'aula di Palazzo Madama Ci saranno novità . . . Troppa la differenza tra i 65mila regolati e i 390mila indicati dall'Inps . . . I pubblici dipendenti temono di trovarsi sul banco degli imputati della spending review martedì 19 giugno 2012 3
LAPOLEMICA MICHELEPROSPERO Maturità brivido: va già in tilt il sistema web Addiostudios Cinecittà in saldo GallozziPag. 17 L'ANALISI PAOLOSOLDINI Rousseau sognatore solitario SebastePag.20 Bertone accusa: giornalisti come Dan Brown Gli elettori hanno una memoria corta. Anche gli interpreti però non scherzano nella rapida rimozione delle più scomode realtà. Certe letture del voto greco, esaltato come un mitico trionfo della causa europeista, lasciano davvero perplessi. SEGUEA PAG.3 L'INTERVENTO GIOVANNIPELLEGRINO Sono Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi i nomi proposti dalle associazioni a cui Bersani si era rivolto per le designazioni nel Cda Rai. “Se non ora quando?” ha chiesto che ci sia il 50% di presenza femminile lasciando che siano le istituzioni a scegliere in una rosa di sei donne. Bersani: orgogliosi di votare quei nomi. LOMBARDOAPAG.6-7 LUPPINO APAG. 15 Staino Boss di Capaci fuori dal 41 bis: niente proroga SOLANIAPAG. 14 Mediaset, il pm chiede tre anni per Berlusconi PAOLOGUERRIERI Merkel schiaffeggia la Grecia Al G20 la cancelliera avverte: Atene rispetti i patti, nessun allentamento Borse L'effetto del voto greco finisce subito: male Milano e Madrid Samaras incaricato il governo è più vicino Monti: ora serve una maggiore integrazione dell'Europa APAG.4-5 Lottadiclasse dei forti contro i deboli GravagnuoloPag. 19 Le associazioni accolgono la proposta Pd. «Se non ora quando» presenta una “rosa”: decidano le istituzioni Bersani «Orgogliosi di sostenere queste persone» APAG.4 Il labirinto della cancelliera Polillocolpisceancora: lavoratori,menoferie Ilsottosegretario propone menovacanzeper favorire la crescita: èpolemica. SugliesodatioggiFornero allaCamera PAG. 2-3 Gioire perché vince la destra? François Hollande è un presidente che non lecca gli stivali di nessuno tanto meno quelli della Merkel. Vorrei che altri capi di Stato in Europa trovassero il coraggio per opporsi alla linea del rigore. JacquesLeGoff L'Italia passa, ma che paura Stato-mafia, inchiesta e dubbi La chiusura dell'indagine palermitana sulla trattativa Stato-mafia ha suscitato, come era prevedibile, perplessità e polemiche, soprattutto una volta che anche Giovanni Conso è risultato indagato per false dichiarazioni ai pubblici ministeri. SEGUEA PAG. 16 U: Colombo e Tobagi i nomi per la Rai MONTEFORTE APAG. 10 La Spagna non fa biscotti ILCOMMENTO MARCOBUCCIANTINI L'impresa azzurra favorita dalla lealtà dei Campioni del Mondo. APAG.23 FUSANI APAG.7 ILSOSPIRODISOLLIEVODEIMERCATIFINANZIARI PER L'EFFETTO DEL VOTOGRECO è durato davvero poco, in linea con la reazione negativa la scorsa settimana dopo il prestito alla Spagna. L'euro rimane in una situazione di emergenza, gravida di rischi. Ora il confronto si è spostato per due giorni al G20 di Los Cabos in Messico, con l'economia mondiale di nuovo sull'orlo del precipizio di un prolungato ristagno globale. Il voto greco è servito e, almeno nell'immediato, ha scongiurato l'uscita della Grecia dalla moneta unica. L'integrità della zona euro è stata così salvaguardata. Nelle prossime settimane prenderà forma un negoziato tra nuovo governo greco e Unione europea, che mirerà a rivedere i termini dell'accordo che ha permesso di stilare il piano di salvataggio della Grecia. SEGUE APAG.5 Il ristagno globale è il vero rischio 1,20 Anno 89 n. 168Martedì 19 Giugno 2012
La notte prima degli esami sarà un incubo più per i presidenti di commissione che per i ragazzi. Le premesse della maturità tutta telematica non sono affatto buone. Ieri la prima riunione per avviare la procedura è stata un tormento. Il ministero dell'Istruzione ha obbligato (pur avendo ricevuto ripetuti inviti alla prudenza) i professori impegnati per la maturità a fare il verbale telematico. Dovevano collegarsi alla pagina commissione web, ben visibile aprendo il sito del Miur e procedere. In centinaia di scuole, forse molte di più stando alle segnalazioni che sono arrivate in redazione, non è stato possibile. Clicca e riclicca i presidenti di commissione non sono riusciti ad inoltrarsi nel candido mondo internautico apparecchiato dai tecnici del ministero. Sicché hanno optato per altre due strade. In alcuni casi hanno riattivato il programma Conchiglia, una utilità off line per poter redigere il verbale su computer; in altri si sono dotati di pazienza ed olio di gomito e sono ricorsi al verbale cartaceo, possibilità che era stata auspicata da chi dentro il Miur riteneva già un mese fa che la cosiddetta Commissione web non era pronta per funzionare ottimamente. L'alba tragica della primissima volta della maturità on line. Quest'anno, come ormai è noto, le tracce dei temi arriveranno dal web, così come la versione, le prove di matematica, insomma tutto quel che concerne prima e seconda prova. Non più carabinieri in macchina o a cavallo (a volte ancora arrivavano così in alcune zone d'Italia), anche se la ceralacca, per stare alla tradizione, i presidenti di commissione l'hanno trovata nelle buste inviate dal ministero, con anche il timbro, lo scotch e altre amenità. Domani mattina, se tutto andrà come deve andare accadrà quanto segue. I maturandi dovranno entrare ben prima delle 8 e 30. A quell'ora i presidenti di commissione dovranno aprire una busta entro cui c'è la password che apre la porta della cassaforte telematica dove sono custodite le tracce della prova d'italiano. La password è, sempre in busta chiusa, nella disponibilità di un'altra persona per ogni scuola. Le tracce sono già lì, on line. Sono dormienti e saranno sbloccate solo mercoledì mattina. L'incubo di alcuni presidenti di commissione, visto l'antipasto di ieri, è che la password non sblocchi le tracce. Considerando che ci deve essere la contemporaneità e la possibilità che hanno i ragazzi di comunicare, (anche se vengono sequestrati i cellulari qualcosa passa sempre) la tragedia per modo di dire si potrebbe trasformare in meno di mezz'ora in farsa. Ipotesi che tutti scongiurano, a partire appunto dai presidenti di commissione. Ma, non si sa mai... Dovesse verificarsi il blocco telematico (è già accaduto con conseguenze nefaste anche sul piano dell'ordine pubblico alla prima prova del concorso per dirigenti scolastici, un ritardo di ore) per ovviare all'increscioso inconveniente ci sarebbe la possibilità di farsi inviare per mail le tracce, ma certo il grado di copertura e segretezza sarebbe poco garantito. Per quelle scuole costrette (speriamo nessuna) alla Caporetto telematica c'è una ultima possibilità prevista dalle circolari per consentire comunque lo svolgimento della prova di maturità: e, cioè, che il presidente decida lui tracce adeguate in sostituzione di quelle non ricevute per sopraggiunta sfiga nel funzionamento della rete. Vedremo se alle cinque della sera, domani, tutto sarà lietamente finito. Arrivano le sentenze di primo grado del processo Scommessopoli Bis: 4 radiazioni confermate (Sartor, Zamperini, Mario Cassano e Santoni), in tutto 33 tesserati condannati (esclusi i patteggiamenti), tra cui risaltano i 4 anni a Salvatore Mastronunzio, i 3 anni e mezzo a Nicola Ventola, i 3 anni a Daniele Vantaggiato. Vincenzo Santoruvo se la cava con sole sei giornate di squalifica, prosciolti invece Luigi Consonni, Achille Coser, Maurizio Sarri e Rjiat Shala. Pene più leggere ai club vittime dei calciatori «infedeli»: l'AlbinoLeffe scende da -27 a -15, il Piacenza da -19 a -11, Novara e Reggina da -6 a -4. Mano pesante, pesantissima sugli stessi autori delle combine, artefici di «comportamenti di intrinseca gravità si legge dalle motivazioni della Disciplinare - che svuotano di significato l'essenza stessa della competizione sportiva». Clamoroso il rilancio su Paoloni, già squalificato a 5 anni più radiazione, Palazzi aveva chiesto 6 mesi di aggiunta, la Disciplinare lo annienta con 4 anni (testuale dal documento ufficiale). Totale fa 9 anni: un errore? Confermati invece -2 punti con cui il Pescara comincerà la prossima Serie A a causa del presunto illecito del suo ex tesserato Gianluca Nicco (3 anni e mezzo di squalifica), per questo il patron degli abruzzesi Daniele Sebastiani, ha già annunciato ricorso: «Mi aspettavo il proscioglimento. Andremo oltre in tutti i gradi di giudizio fino al Coni». Sia Novara che Monza evitano invece l'esclusione dalla Coppa Italia, per il resto tutto o in parte confermato. Il “biscotto” semmai era arrivato con i patteggiamenti facili che hanno portato il Grosseto a strappare -6 punti per 8 illeciti, e Gervasoni e Carobbio a concordare 20 mesi di squalifica: «Sentenze leggere? Chi ha giudicato ha gli atti, la cultura e l'esperienza per dare queste sentenze - spiega il presidente del Coni, Gianni Petrucci - Patteggiamenti troppo leggeri? Non entro nel merito, nella vita chi parla poco sbaglia poco...». A processo invece, chi ha parlato si è salvato: Micolucci docet, poi Gervasoni, Carobbio, Conteh, Ruopolo e il pentito in zona Cesarini, Alessandro Sbaffo (che ha inguaiato Schiattarella del Livorno): «Il canta che ti libero» ha fatto il suo corso. Chi ha taciuto (a torto o a ragione) ha preso la stangata. Restano le ammende a Sampdoria e Siena (50mila euro) e Spezia (30mila euro) per l'estensione dell'articolo 9 (associazione) ai loro tesserati Bertani e Carobbio, nonostante i fatti a loro imputati risultino essere avvenuti in un periodo precedente al tesseramento per le suddette squadre. Era uno dei nodi giuridici più ingarbugliati da sciogliere, e la Disciplinare sembra aver rimandato tutto alla Corte di Giustizia (II grado). Questa la motivazione: «La partecipazione all'associazione prescinde dalla commissione di singoli illeciti ed è strettamente collegata all'esistenza dell'associazione stessa, non sono stati dedotti o comunque acquisiti elementi idonei a dimostrare che essa non abbia continuato a operare anche successivamente ai fatti oggetto del presente procedimento». Non sono serviti i numerosi richiami alla Cassazione per dimostrare quanto non sia automatica la continuità d'appartenenza ad un'organizzazione criminale, né è bastato richiamare la stessa ammissione di Carobbio che ammette la sua fuoriuscita dall'associazione dopo gli arresti del giugno 2011. Altre posizioni attendono di esser valutate alla luce delle nuove risultanze provenienti da Cremona (vedi gli stralci di Acerbis, Turati, Bertani, Joelson e Pellicori), le motivazioni della Commissione presieduta dall'avvocato Sergio Artico, fanno leva su un unico punto fisso e inderogabile: non provate a toccare Gervasoni e Carobbio. I due pentiti restano credibili in percentuali talmente alte che alle difese dei deferiti non è bastato neanche la richiesta di incidenti probatori o deposizioni incrociate per smentirli. Abbattuto il principio del contraddittorio, chiesto da tutti per scardinare la credibilità dei pentiti: mettetevi l'anima in pace perché «è sufficiente un grado di certezza inferiore ottenuto sulla base di indizi gravi, precisi e concordanti». Anche se in alcuni casi, Gervasoni viene smentito: è il caso del prosciolto Shala, che Gervasoni dice sia albanese e invece è kosovaro. SIMONEDISTEFANO ROMA FABIO LUPPINO ROMA eni e il comune di Milano arte aperta Conoscere il patrimonio artistico delle nostre città e potervi accedere liberamente è un'occasione per riscoprire la nostra storia. Grazie all'iniziativa “Estate al museo” eni, il comune di Milano e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali aprono eccezionalmente al pubblico tutti i musei civici con ingresso gratuito: Castello Sforzesco, Museo del Novecento, Museo del Risorgimento, Museo di Storia Naturale, Museo Archeologico, Acquario Civico, Palazzo Reale, Palazzo Morando, Galleria d'Arte Moderna. Perché la cultura è un valore da condividere. Per il programma completo dell'iniziativa vai su eni.com eni.com dal 19 giugno al 26 agosto eni offre l'ingresso gratuito a tutti i musei civici di Milano ITALIA La Maturità parte male commissione web in tilt Pescara - Nocerina Campionato italiano di calcio Serie B . La squadra abruzzese partirà con un meno due in Serie A Calcioscommesse, le prime «timide» sentenze 21 le società punite La pena più pesante per l'AlbinoLeffe. -2 per il Pescara Mano pesante per quattro calciatori . . . Blocco telematico per fare i verbali. Funzionerà la password per le tracce? Domani l'esame martedì 19 giugno 2012 15
CLAUDIAFUSANI ROMA La ministra della Giustizia, Paola Severino FOTO ANSA Se immaginiamo questa fase politica come una scacchiera, in questo momento il Pdl sta muovendo torri e regine verso un clamoroso quanto pretestuoso scacco al re - cioè il governo Monti - utilizzando l'arma che quel partito conosce meglio: la giustizia. La partita in questione si muove tra Camera e Senato e tra ben quattro disegni di legge - disegno di legge anticorruzione; responsabilità civile dei giudici; intercettazioni; falso in bilancio - tutti destinati a diventare legge o ad essere approvati almeno da un ramo del Parlamento entro la pausa estiva, quella fine di luglio vista come ultima data possibile per togliere la fiducia al governo e andare a votare in ottobre prima che il semestre bianco congeli ogni ipotesi di voto anticipato. Lo scenario che si sta definendo in questi giorni sembra raccontare, stando alle dichiarazioni belluine del pdl, un governo che sulla voce giustizia sarà costretto a fare marcia indietro su quasi tutto. Dall'altra vediamo un governo, per bocca del premier stesso, convinto di andare avanti per dimostrare all'Europa e al mondo che l'Italia stavolta fa sul serio. In mezzo il ministro Guardasigilli che fa mostra di sapiente tratto diplomatico. Nonchè una pazienza paragonabile a quella di Giobbe. La prima e più urgente scadenza, nonchè banco di prova, è la cosiddetta norma Pini, quell'articolo già approvato con un blitz alla Camera che prevede la responsabilità civile diretta dei giudici. Significa che la toga che sbaglia risarcisce i danni al cittadino penalizzato pagando di tasca propria. Domani la norma dovrebbe essere licenziato dalla XIV commissione (Affari comunitari). Ma sarà battaglia sul come. Ai primi di giugno il ministro Paola Severino ha presentato l'emendamento del governo che mette un filtro tra le tasche dei magistrati e i cittadini danneggiati. Il filtro è lo stato che potrà rivalersi sul suo stipendio fino alla metà dell'importo. Quando è stato presentato, l'emendamento non ha sortito grosse reazioni. Era atteso. Solo che negli stessi giorni la situazione è precipitata sul fronte del disegno di legge contro la corruzione su cui il governo ha voluto mettere la fiducia alla Camera. Il Pdl, il capogruppo Cicchitto in aula e il segretario Alfano, hanno minacciato e ricattano: «Al Senato il ddl anticorruzione deve essere cambiato altrimenti noi facciamo approvare la norma Pini così com'è». Come vuole la Lega con cui sono in corso prove di nuove alleanze. Il rischio è che domani la norma sia licenziata e corretta in due modi che farebbero scattare lo sciopero delle toghe. Si tratta di due subemendamenti al testo del governo: uno (Berselli) prevede che lo Stato si possa rivalere fino a 2/3 dello stipendio della toga punita; l'altro (Palma) torna alla responsabilità diretta. Dall'altro lato il governo non può rinunciare alla corruzione che è diventato una sorta di biglietto da visita della “nuova” Italia nei consessi economici internazionali. Il testo comincia ora il suo cammino al Senato. Il premier ha ripetuto: «Diventerà legge». Il ministro Severino: «Entro l'estate». Come? Smentite seccamente, è chiaro che in queste ore sono in corso trattative per cercare di raggiungere un nuovo punto di mediazione. Una potrebbe riguardare le intercettazioni, testo che il pdl, nonostante l'opposizione del presidente Fini per affollamento di provvedimenti, ha preteso mettere all'ordine del giorno in questa settimana. Non è ancora chiaro quale sarà la versione prescelta dal governo. Indiscrezioni parlano di un bavaglio che vieta i riassunti delle intercettazioni fino al dibattimento, carcere (fino a 30 giorni) e multe salate per giornalista e editore che decidono di pubblicare non solo gli ascolti ma anche «fatti e circostanze» relativi a “terzi” senza un ruolo attivo nel processo. Un testo del genere sarebbe molto gradito al Pdl. Un po' meno al Pd che rinvia: «Sono altre ora le priorità». E che potrebbe fare anche un passo indietro sul ritorno nel codice penale del reato di falso in bilancio. Il ministro Severino nega tutto, bavaglio e fiducia sulla corruzione al Senato. POLITICAERIFORME Giustizia, il Pdl vuole paralizzare il governo Il partito di Berlusconi all'attacco su tutti i disegni di legge: responsabilità giudici; corruzione; intercettazioni; falso in bilancio La ministra Severino: «Non ci saranno bavagli alla stampa» 8 martedì 19 giugno 2012
ECOSÌ,PERUNAVOLTA,SIAMOSTA-TITUTTIATENIESI.EXITPOLL,DIBATTITI IN STUDIO E COLLEGAMENTI CI HANNOPIOMBATODENTROil voto greco, almeno per opera di Sky tg24 e Rainews. Ma anche le reti cosiddette generaliste hanno aperto tutti i notiziari sull'evento politico dal quale pareva dipendere il futuro di tutta l'Europa. Non che fosse difficile immedesimarsi, visto che siamo più o meno tutti sulla stessa barca, ma l'immersione ci ha creato non poche contraddizioni. Soprattutto a noi di sinistra che, per una volta, quasi quasi abbiamo avuto paura di vincere. Come dev'essere capitato a tanti elettori greci, che si sono trovati a scegliere tra la paura e la rabbia e alla fine si sono trovati a votare proprio per quelli che hanno provocato la crisi attuale e che non si sa per quale mutazione genetica adesso dovrebbero essere in grado di salvare il Paese che hanno distrutto. Comunque, ha vinto la paura, anche se tanti tra gli elettori intervistati erano furibondi contro la signora Merkel per la sua indebita ingerenza nelle elezioni greche. Ora si dovranno accontentare di provare a battere la Germania sul campo di calcio, ma non sarà certo facile neppure questo. E si votava anche in Francia, dove i socialisti hanno conquistato la maggioranza assoluta e i tg, tanto per non farsi mancare niente in fatto di gossip maschilista, hanno dato ampio spazio all'unica socialista che non ha vinto: la signora Ségolène Royal, che ci è stata rappresentata come vittima della gelosia femminile. Ma lei ha parlato di tradimento maschile. Altre elezioni, altri tradimenti: in Egitto, dove pure c'è stata una rivoluzione, per cambiare tutto e lasciare tutto come prima. O magari addirittura peggio. Dalla padella dei militari alla brace degli islamisti? Non è facile scegliere di che morte morire, anche se ti consentono di votare. TV Elezioni tra rabbia epaura Ungiorno daateniesi MARIA NOVELLA OPPO FRONTEDEL VIDEO U: 06.45 Unomattina. Rubrica 10.10 Unomattina Vitabella. Rubrica 11.00 Unomattina Storie Vere. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 TG1 - Economia. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show. 15.15 Paradiso rubato. Film Drammatico. (2005) Regia di S. Bartmann. Con Suzan Anbeth 16.40 Corti italiani: Quattro scatti per l'Europa. 16.50 TG - Parlamento. Informazione 17.00 TG1. Informazione 17.15 Heartland. Serie TV 17.55 Il Commissario Rex. Serie TV 18.50 Reazione a catena. Show. Conduce Pino Insegno. 20.00 TG 1. Informazione 20.25 Campionati Europei di Calcio 2012: Inghilterra - Ucraina. Sport 23.05 Notti Europee. Rubrica 23.15 Campionati Europei di Calcio 2012: Svezia - Francia. Sport 01.15 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.45 Che tempo fa. Informazione 01.50 Sottovoce. Talk Show. Conduce Gigi Marzullo. 07.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 10.05 Zorro. Serie TV 10.30 Braccio di Ferro. Cartoni Animati 10.40 Tg2 Insieme. Rubrica 11.25 Il nostro amico Charly. Serie TV 12.10 La nostra amica Robbie. Serie TV 13.00 Tg 2. Informazione 13.30 Tg2 - Costume e Società. Rubrica 13.50 Medicina 33. Rubrica 14.00 Dribbling Europei 2012. Rubrica 14.45 Speciale Italia sul Due. La terra trema. A un mese dal terremoto. 16.15 The Good Wife. Serie TV 17.00 One Tree Hill. Serie TV 17.50 Rai TG Sport. Informazione 18.15 Tg2. Informazione 18.45 Cold Case. Serie TV 19.35 Ghost Whisperer. Serie TV 20.25 Estrazioni del Lotto. 20.30 Tg2. Informazione 21.05 Criminal Minds. Serie TV Con Shemar Moore, Joe Mantegna, Thomas Gibson. 22.00 Criminal Minds. Serie TV 22.40 Supernatural. Serie TV Con Jensen Ackles, Jared Padalecki 23.25 Tg2. Informazione 23.30 TG 2 Punto di Vista. Attualita' 23.40 Terre meravigliose. Documentario 08.00 Agorà. Talk Show. 10.00 10 minuti di.... Attualita' 10.10 La Storia siamo noi. Documentario 11.15 Agente Pepper. Serie TV 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.45 Sabrina vita da strega. Serie TV 13.10 La strada per la felicita'. Soap Opera 14.00 Tg Regione. / TG3. 15.00 La casa nella prateria. Serie TV 15.50 FBI Operazione Gatto. Film Commedia. (1965) Regia di R. Stevenson. Con Hayley Mills 17.30 Geo Magazine 2012. Documentario 19.00 TG3. / Tg Regione. 20.00 RaiSport Stadio Europa. Rubrica 20.10 Le storie. Talk Show. 20.25 Blob. Rubrica 20.35 Un posto al sole. Serie TV 21.05 Ballarò. Attualita' 23.15 Correva l'anno. Reportage 00.00 Tg3 Linea notte. Informazione 00.10 TG3 Regione. Informazione 01.05 Conversazioni di Teatro - Questa è la mia vita - Giorgio Albertazzi. Documentario 01.35 Prima della Prima. Evento 02.05 Fuori Orario. Cose (mai) viste. Rubrica 06.50 Magnum P.I. Serie TV 07.40 Più forte ragazzi. Serie TV 08.25 Sentinel. Serie TV 09.50 Monk. Serie TV 10.45 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Cuore contro cuore. Serie TV 12.55 Distretto di Polizia I. Serie TV 14.05 Il tribunale di forum. Rubrica 15.10 Wol un poliziotto a Berlino. Serie TV 15.55 Ieri e oggi in tv. Show 16.05 Vento selvaggio. Film Avventura. (1941) Regia di Cecil B. De Mille. Con John Wayne 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Ricette di sera. Rubrica 19.45 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.25 La signora in giallo. Serie TV 21.10 Factor 8 - Pericolo ad alta quota. Film Avventura. (2009) Regia di Rainer Matsutani. Con Muriel Baumeister, André Hennicke, Jaymes Butler. 23.35 The express. Film Biografia. (2008) Regia di Gary Fleder. Con Rob Brown, Dennis Quaid, Darrin Dewitt Henson. 02.25 Baciami Guido. Film Commedia. (1997) Regia di Tony Vitale. Con Nick Scotti 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.36 Il misterioso mondo di Miss Charlotte. Film Commedia. (2002) Regia di Richard Ciupka. Con Marie Cantal Perron 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Pomeriggio cinque cronaca. Talk Show. 16.51 Inga Lindstrom - Giorni d'estate sul lago Lilja. Film. (2007) Regia di John Delbridge. Con Jytte-Merle Bohrnsen 18.45 Il Braccio e la Mente. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.30 Meteo 5. Informazione 20.31 Veline. Show. Conduce Ezio Greggio. 21.10 Dr House - Medical division. Serie TV Con Hugh Laurie, Lisa Edelstein 22.05 Dr House - Medical division. Serie TV 23.30 The burning plain - Il confine della solitudine. Film Drammatico. (2008) Regia di G. Arriaga. Con Charlize Theron, Kim Basinger, Jennifer Lawrence. 01.30 Tg5 - Notte. Informazione 07.20 Hannah Montana. Serie TV 08.10 Cartoni animati 10.30 Dawson's Creek. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.00 Studio sport. Informazione 13.40 Futurama. Cartoni Animati 14.10 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball. Cartoni Animati 15.00 Gossip girl. Serie TV 15.55 Le cose che amo di te. Serie TV 16.45 Mammoni - Short. Reality Show. 17.10 Friends. Serie TV 17.35 Mercante in fiera. Gioco a quiz 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. New York. Serie TV 20.20 C.S.I. New York. Serie TV 21.10 Mammoni - Chi vuole sposare mio figlio?. Reality Show. 23.20 L'Italia che funziona. Rubrica 23.35 Scary movie 3 - Una risata vi seppellirà. Film Comico. (2003) Regia di David Zucker. Con Anthony Anderson, Simon Rex, Anna Faris. 01.20 Saving Grace. Serie TV Con Holly Hunter 02.10 Studio aperto - La giornata. Informazione 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 L'aria che tira. Talk Show. 12.30 I menù di Benedetta Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Movie Flash. Rubrica 14.10 Un detective... particolare. Film Poliziesco. (1989) Regia di Pat O'Connor. Con Kevin Kline 16.05 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 18.05 I Menù di Benedetta. Show. 18.45 Cuochi e fiamme - Celebrities. Show. 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica 21.10 S.O.S. Tata Reality Show. 00.10 Tg La7. Informazione 00.15 Tg La7 Sport. Informazione 00.20 Halifax - Unità Speciale. Serie TV Con Rebecca Gibney 02.10 Movie Flash. Rubrica 02.15 N.Y.P.D. Blue. Serie TV 03.05 Otto e mezzo (R). Rubrica 03.45 Omnibus (R). Informazione 21.00 Sky Cine News. Rubrica 21.10 Benvenuti al Sud. Film Commedia. (2010) Regia di L. Miniero. Con C. Bisio A. Siani. 23.05 Il discorso del re. Film Biografia. (2010) Regia di T. Hooper. Con C. Firth G. Rush. 01.10 Lo stravagante mondo di Greenberg. Film Commedia. (2010) Regia di N. Baumbach. Con B. Stiller G. Gerwig. SKY CINEMA 1HD 21.00 Hook - Capitan Uncino. Film Avventura. (1991) Regia di S. Spielberg. Con D. Homan R. Williams. 23.25 Get Over It. Film Commedia. (2001) Regia di T. O'Haver. Con K. Dunst B. Foster. 00.55 Adèle e l'enigma del faraone. Film Azione. (2010) Regia di L. Besson. Con L. Bourgoin 21.00 Laguna blu. Film Drammatico. (1980) Regia di R. Kleiser. Con B. Shields C. Atkins. 22.50 Domeniche da Tiany. Film Sentimentale. (2010) Regia di M. Piznarski. Con A. Milano E. Winter. 00.25 Spara che ti passa. Film Drammatico. (1993) Regia di C. Saura. Con A. Banderas F. Neri. 02.15 Giorni di tuono. Film Azione. (1990) 19.15 Ninjago. Serie TV 19.40 Redakai: Alla conquista di Kairu. Cartoni Animati 20.05 Ben 10 Ultimate Alien. Cartoni Animati 20.30 Lo straordinario mondo di Gumball. Cartoni Animati 20.55 Adventure Time. Cartoni Animati 21.20 Brutti e cattivi. Cartoni Animati 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Come è fatto. Documentario 19.30 Come è fatto. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Aare fatto!. Documentario 21.30 Aare fatto!. Documentario 22.00 Il signore delle pulci. Documentario 18.55 Deejay TG. Informazione 19.00 Una splendida annata. Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Una splendida annata. Show. 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 Iconoclasts. Reportage 23.30 Jack Osbourne No Limits. Reportage DEEJAY TV 19.20 La vita segreta di una Teenager Americana. Serie TV 20.20 Il Testimone. Reportage 20.40 Il Testimone. Reportage 21.10 Pauly D.: da Jersey Shore a Las Vegas. Serie TV 21.35 Pauly D.: da Jersey Shore a Las Vegas. Serie TV 22.00 Punk'd. Show. MTV RAI 1 20.25: Inghilterra - Ucraina Sport. A Donetsk l'Inghilterra di Hodgson sfida i padroni di casa ucraini. 21.05: Criminal Minds Serie TV con J. Mantegna. Prentiss deve arontare di nuovo la sua vecchia nemesi dell'Interpol. 21.05: Ballarò Attualità con G. Floris. I temi più scottanti dell'agenda politica italiana approfonditi con esperti. 21.10: Factor 8 - Pericolo ad alta quota Film con M. Baurneister. I sintomi di un virus letale su un aereo. 21.10: Dr House - Medical division Serie tv con H. Laurie. House si occupa del caso di una donna che piange lacrime di sangue. 21.10: Mammoni - Chi vuole sposare mio figlio? Reality Show. Mamme pronte a tutto per i figli. 21.10: S.O.S. Tata Reality Show. Le tate aiuteranno famiglie disperate alle prese con bambini ribelli. RAI 2 RAI 3 RETE 4 CANALE 5 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY martedì 19 giugno 2012 21
Antonino Troia è al carcere duro dal 2005 Il tribunale: «Proroga priva di motivazione» Il boss di Capaci Antonino Troia può lasciare il regime di carcere duro dove è recluso dal 2005. Lo hanno deciso ieri i giudici del Tribunale di Sorveglianza di Roma che hanno accolto il ricorso degli avvocati del boss pluripregiudicato e condannato a diversi ergastoli fra i quali quello comminato per la sua partecipazione all'attentato in cui il 23 maggio del 1992 persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Secondo la sentenza definitiva per la strage di Capaci, Troia aveva partecipato alla preparazione dell'attentato indicando il cunicolo dove poi fu piazzato l'esplosivo, lavorando alla preparazione del tritolo, ospitando nelle proprie abitazioni le riunioni preparative e «custodendo» le bombe in uno dei suoi possedimenti. Un ruolo che era stato ricostruito attraverso le testimonianze di numerosi collaboratori di giustizia. Fra loro anche Santino Di Matteo, padre di Giuseppe ucciso e disciolto nell'acido da Giovanni Brusca dopo 779 giorni di sequestro. Troia, dopo la decisione del Tribunale di Sorveglianza, passerà prima per una fase di regime di alta sicurezza e non avrà immediatamente accesso al regime ordinario. Nel frattempo, depositate le motivazioni del Tribunale, la Procura nazionale Antimafia e la Procura generale presso la Corte d'Appello potranno presentare ricorso. Il regime del carcere duro a Troia era stato confermato dal ministro della Giustizia Paola Severino lo scorso 30 novembre, una proroga contro cui gli avvocati del boss hanno presentato il ricorso accolto ieri. Secondo i giudici del Tribunale di Sorveglianza, infatti, quel provvedimento era «privo di adeguata motivazione» in quanto si limitava ad affermare genericamente che Troia ha una posizione di vertice in Cosa nostra allegando all'atto tre decreti di sequestro a carico di una serie di esponenti mafiosi di diverse “famiglie”. «Quanto al profilo criminale - scrivono i giudici - Troia è stato giudizialmente riconosciuto capo della famiglia mafiosa di Capaci e in quanto tale responsabile della strage del 23 maggio 1992 e della commissione di altri quattro omicidi consumati a Capaci nel 1991. È quindi delineato un ruolo sicuramente di rilievo accertato sino al 1992». «La perdurante operatività della famiglia mafiosa (altro requisito a cui la legge subordina la proroga del 41 bis n.d.r.) - proseguono - non risulta invece comprovata. Nessuna delle vicende riportate nel decreto ministeriale appare riconducibile alla famiglia di Capaci e ancor meno alla persona di Troia. E non emerge alcun indizio di attuale sussistenza dell'interesse dell'organizzazione mafiosa a intessere indebiti collegamenti con Troia». «Nel corso degli ultimi 19 anni non è mai emerso alcun elemento, giudiziario e non, che possa dirsi sintomatico di perdurante esercizio o riconoscimento del ruolo di vertice di Troia», proseguono i giudici secondo i quali è «illegittimo fondare il giudizio richiesto dall'art.41 bis esclusivamente sul ruolo esercitato 20 anni fa da persona che oggi, settantenne e malata, e sottoposta da 19 anni a rigorosissimo ed afflittivo regime penitenziario non ha più avuto relazione diretta o indiretta con un'organizzazione che, pur nell'ambito di Cosa nostra, non è noto sei sia localmente attiva e, soprattutto, in qualsiasi modo ancora legata a interessi legati a Troia». ILNODELLA CASSAZIONENEL2006 Un giudizio totalmente opposto rispetto a quello dato dalla Cassazione nell'agosto 2006 che confermò l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Bologna che aveva rigettato il ricorso presentato dagli avvocati del vecchio boss (oggi settantasettenne). Secondo la prima sezione penale della Suprema Corte - sentenza 28382 - il tribunale bolognese aveva infatti considerato opportunamente «i molteplici elementi dai quali desumere l'attualità dei legami mantenuti con il contesto delinquenziale del Troia, inserito nell'organizzazione criminale Cosa nostra con il ruolo apicale di capo della “famiglia” mafiosa di Capaci (tutt'ora operante e pericolosa)». Per i supremi giudici, inoltre, Troia non ha manifestato alcun «comportamento sintomatico di ravvedimento e di rescissione del vincolo con l'organizzazione di appartenenza». BOMBA ABRINDISI Fuori dal 41bis il boss condannato per Capaci Renata, Stefano e Lilli sono vicini a Carla, Luca e Marco nel loro dolore per la scomparsa del carissimo GINO SCICCHITANO Caro GINO hai affrontato la tua malattia con coraggio e riservatezza. Teo Ruffa, Famiano Crucianelli, Luciana Castellina, Giorgio Frasca Polara, Aldo Garzia, Nicola Manca, Roberto Di Matteo, Davide Piras, Roberto Sciacca, Sandro Del Fattore, Paolo Nerozzi. Un abbraccio a Carla e ai tuoi due figli, Marco e Luca. I funerali di Gino Scicchitano. Oggi alle 11.00 presso la Chiesa Valdese, Via Cossa, Roma. Il caro GINO SCICCHITANO ci ha lasciato. Ricordiamo il suo sorriso, l'ironia sottile, il rigore, la generosità e il coraggio. Ci stringiamo fraternamente alla sua Carla e ai suoi cari. Roberto Monteforte Umberto De Giovannangeli Il presidente, le deputate, i deputati e i dipendenti del Gruppo Pd della Camera, a cui ha dato il suo prezioso contributo fino a che la malattia glielo ha permesso, partecipano al cordoglio per la scomparsa di GINO SCICCHITANO e sono vicini a Carla, Marco e Luca. Si è spento venerdì 15 giugno il Sen. Avv. ANTONINO POMPEO RENDINA a tumulazione avvenuta ne danno l'annuncio i figli Giovanni, Massimiliano, Ivo e i parenti tutti. S.Maria C.V. 19-6-2012 O.F. Vecchione . . . A novembre il decreto del Guardasigilli Severino Ribaltata la sentenza della Cassazione del 2006 GiovanniVantaggiato, il 68enne reo confessodell'attentato di Brindisi, avrebbeammesso leproprie responsabilitàper un altroattentato, quellocompiuto nel febbraio del2008 aTorreSantaSusannaai dannidi CosimoParato,da luiaccusatodi averlo truffato.Lo hadetto l'avv. FrancoOrlando,dopo l' interrogatorio incarcere.Vantaggiato avrebbe inoltre fornitoaltri dettagli sulle modalitàdiesecuzione della stragedi Brindisi, ribadendo diaver agitoda solopermettere inatto una azione «dimostrativa».Dopo l'audizione con i pmGuglielmoCataldi (DdaLecce) e MiltoDe Nozza(Procura Brindisi), Vantaggiatoha incontrato incarcere il criminologoFrancescoBruno e la psicoterapeutaMaria PiaDe Giovanni, consulentinominati dalladifesa. E sulle trebombolepronte adesplodere ritrovatenelle campagnediLeverano qualchegiorno fa, il legale dell'uomo, reoconfessodi averpiazzato la bombaalla scuola,dice: «Sono state ritrovateperchéVantaggiato ha mandato lìgli inquirenti». MASSIMOSOLANI twitter@massimosolani La voragine e i resti dell'auto su cui viaggiavano il giudice Giovanni Falcone, la moglie e gli uomini della scorta FOTO LAPRESSE Più di ogni altro Stato europeo. In Italia la mortalità per parto è altissima. Colpa dell'età sempre più avanzata delle neo-mamme. A contraddire la classifica stilata dalla rivista «Lancet» nel 2010 è l'Istituto superiore di sanità, che ha studiato 5 regioni rappresentative del 32% delle donne italiane in età fertile con criteri diversi: oltre ai certificati di morte dell'Istat, ha usato le schede di dimissione ospedaliere. Così il valore non è più di 4 morti ogni 100mila nati vivi, ma di 11,8, il 63% in più, contro una media dell'Europa occidentale di 7-8. Lo studio, condotto dal Reparto salute della donna e dell'età evolutiva del Cnesps-Iss, ha raccolto i dati dal 2000 al 2007 di Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Sicilia. Tra il 2000 e il 2007 in queste Regioni sono stati registrati 1.001.292 nati vivi e 260 morti materne con un'età media di 33 anni. La mortalità materna è 3 volte più alta in Sicilia (24,1) rispetto a Toscana ed Emilia Romagna (7,6), ma influiscono anche fattori come l'età e il taglio cesareo. Per le donne con gravidanza oltre i 35 anni il pericolo di morire è doppio, mentre è triplo per chi fa il taglio cesareo, anche se in molti casi il cesareo è indicato per donne a rischio per patologie. Anche il basso livello di istruzione e la cittadinanza straniera sono associati a un maggior rischio di mortalità. «Il valore di 11,8 non è un dato nazionale, ma di queste 5 regioni, ed è una valore medio tra i paesi sviluppati occidentali spiega Serena Donati, ricercatrice Cnesps-Iss - L'Europa dell'Est ha valori peggiori dei nostri, mentre Francia e Danimarca migliori. La Gran Bretagna è poco migliore di noi con 11,4. Il 50% delle morti è evitabile, in parte perché legate a casi di emorragia ostetrica, preeclampsia e tromboembolia, che possono essere ridotte». Le cause più frequenti di mortalità sono emorragie e disordini ipertensivi in gravidanza in caso di complicazioni legate al parto, e neoplasie, patologie cardiovascolari e i suicidi tra cause indirette (malattie preesistenti o insorte durante la gestazione e da essa aggravate). Per Nicola Surico, presidente della Società italiana di Ginecologia e ostetricia (Sigo), «questi dati non sono una sorpresa. L'età avanzata delle partorienti, soprattutto in chi ricorre a procreazione assistita, è in crescita e molte donne non vengono studiate adeguatamente prima della gestazione. Morte di parto L'Italia è la maglia nera d'Europa PINOSTOPPON ROMA Vantaggiatoconfessaunaltroattentato ITALIA Il boss Antonino Troia FOTO ANSA 14 martedì 19 giugno 2012
ZONACRITICA C'ÈUNADOPPIABATTAGLIA IN«MARECHIUSO», ILNUOVO,MAGNIFICO,DOCUMENTARIODIANDREASEGRECHE OGGI, IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO,FARÀILGIRODELLEPIAZZE,DELLESCUOLE, DEI CINEMA D'ITALIA (A ROMA, TRA GLI ALTRI, AL KINO VILLAGE,ORE21).Quella condotta dai migranti africani culminata con la storica sentenza della Corte europea per i diritti umani (23 febbraio 2012) che ha condannato l'Italia a risarcire quei rifugiati (22 per l'esattezza) respinti in Libia nel 2009 a causa dello scellerato accordo tra Berlusconi e Gheddafi. E quella che lo stesso regista, trentaseinne, conduce da anni col suo cinema: dare volto e voce all'universo dei migranti per combattere l'ondata xenofoba e i facili pregiudizi che, soprattutto negli ultimi tempi, sono diventati pericolosi strumenti di consenso politico. Una battaglia che stavolta si fa ancora più concreta con la campagna «Mai più respinti», per chiedere al nostro governo l'impegno a non fare mai più respingimenti in mare. Promossa dalla ZaLab, Open Society Foundations e Amnesty International Italia la campagna ha in Mare chiuso il suo manifesto. Dopo aver mostrato le condizioni di schiavitù dei braccianti neri di Rosarno (Sangue verde), Andrea Segre, infatti, «torna» in Libia, da dove era partito col suo Comeunuomosullaterra, per raccontare col giornalista Stefano Liberti questo ulteriore caso di violazione dei diritti umani compiuti dal nostro governo. INPIENO MEDITERRANEO Tra il maggio del 2009 e il settembre 2010 oltre duemila migranti a bordo delle carrette del mare, sono stati intercettati in pieno Mediterraneo e respinti dalla polizia e dalla marina italiane in Libia, da dove fuggivano alle violenze e alle torture del regime. Una pagina nera di cui sin qui si è saputo pochissimo. Anche perché il governo Berlusconi, con la Lega in testa, ne ha fatto una sorta di fiore all'occhiello della sua politica sulla «sicurezza». Fa gridare vendetta ancora oggi - come mostra Mare chiuso - il volto plastificato dell'ex premier mentre spiega al popolo come i «respinti» non siano gente che sfugge alle guerre e alla miseria, ma persone scelte ad hoc da organizzazioni criminali con mire sull'Italia. Eccoli, infatti, questi «pericolosi criminali» ai quali Segre dà la parola. Sono loro, infatti, a ricostruire in prima persona questa storia. Compresa la «vittoria» al tribunale di Strasburgo. Molti di loro si sono rifugiati nel campo Unhcr di Shousha in Tunisia, all'indomani dello scoppio della guerra in Libia. E da qui raccontano, per la prima volta, cosa ha significato essere stati respinti ed essere finiti lì, in mezzo al deserto dopo aver subito le violenze delle galere di Gheddafi. Sono racconti carichi di emozione, contagiosi. Tanti testimoni e tante storie che ti inchiodano. Che resti lì ad ascoltare quasi con la suspense di un giallo. Una donna col suo bambino comincia il racconto di quel viaggio della speranza. Una carretta come tante, la confusione, gente accalcata, ragazze incinte, bambini, la paura, la mancanza di cibo ed acqua. Il racconto si fa immagine grazie a un documento straordinario «rubato» col cellulare da uno dei tanti passeggeri. Poi l'imbarcazione si rompe. Bloccati in mezzo al mare. Lanciano l'allarme. Arriva prima un elicottero dell'esercito italiano, poi una nave della marina. I racconti dei testimoni parlano a questo punto di «pericolo scampato». Quasi un sospiro di sollievo collettivo. «Il sogno italiano che si avvera». Le donne i bambini vengono fatti salire per primi, seguiti dagli uomini. «In principio gli italiani ci si rivolgevano in inglese», dice qualcuno. Poi arrivano i primi soccorsi ma ad un tratto una telefonata cambia tutto. È sempre la donna col bambino a raccontare: «Gli italiani hanno cambiato espressione, non ci parlavano più inglese ma facevano finta di non capire quando chiedevamo acqua, cibo». Via i documenti dalle loro tasche in cambio di numeri messi intorno al collo. Poi strattoni, maltrattamenti, ferite. Senza dare nessuna spiegazione la nave fa dietro front e torna a Tripoli. C'è ancora a chi spuntano le lacrime ricordando quel momento. E più di uno non è più qui a raccontare, morto dietro le sbarre della galera libica dove sono finiti d'ufficio tutti i «respinti». Marechiuso però ha comunque il suo happy end: la sentenza della corte dei diritti umani di Strasburgo contro l'Italia che fa da cornice all'intero film. Un film, appunto, per dire «mai più». UNA PRIMA NECESSARIA CONSIDERAZIONE. SORRENTINO SCRIVE «TONY PAGODA» E I SUOI AMICI NELL'INTERVALLO TRA UN FILMEL'ALTROOTRAUNROMANZOEL'ALTRO:comunque in un momento di vuoto che Sorrentino non sopporta e si ingegna a impiegare ma non perché vuole chiudere spazi all'arrivo della disperazione ma aprire spazi al suo impaziente talento. Il talento è frenetico vallo a tenere a bada: se non è occupato prorompe. Così Sorrentino, mentre sta preparando il suo nuovo film (non molto compiaciuto dell'esito del precedente - per il quale si aspettava sorte più clamorosa) e già col proposito di scrivere un vero e proprio romanzo (magari più impegnativo di Tuttihannoragione - il suo primo) nel caso anche questo suo secondo film americano stentasse nella considerazione del pubblico, intanto scrive (per non sprecare il tempo) Tony Pagoda e i suoi amici. Si tratta di una serie di racconti più o meno brevi a carattere fantautobiografico in cui l'io che parla (al posto dell'autore) è un vecchio cantante di circa 70 anni appunto Pagoda. Sempre l'autobiografia rappresenta una riflessione alta, un documento finale, un testamento definitivo (con ammicco ai posteri): ma quando si sminuzza in occasioni minime come in Pagoda (ricordare un amico, incontrare Carmen Russo, il mago Silvan , Maurizio Costanzo, fare un salto all'isola di Stromboli, capitare al Festival di Sanremo) allora chi scrive (se è intelligente) sa che il tono va precipitosamente abbassato. E Sorrentino (che è intelligente) non esita a intervenire mettendo in moto una buona carica di ironia che in lui (napoletano doc) assume un aspetto più malinconico che critico (di sottovalutazione umanizzata). È il grande segreto dei napoletani e del loro straordinario dialetto le cui virtù di autorità e di sciccheria sopravvivono anche quando scrivono in lingua. E davvero bella è la lingua di Sorrentino, esplicita e segreta, diretta e allusiva, sincera e maliziosa come di chi ti dice tutto lasciandoti con il sospetto che non ti ha detto il meglio. Ma una volta apprezzata la scrittura, sostenuta da una lingua bassa e fintamente sciatta, scopri che stai leggendo una serie di ritratti (di personaggi dello spettacolo di appena ieri o di oggi) che certo riescono a intrattenere la tua curiosità pettegola o al più il tuo interesse di osservatore sociologico. Sorrentino avverte la pur contenuta insoddisfazione del lettore e per dribblarla rialza i toni (che fin qui aveva con accortezza tenuto bassi) trasformando quei ritratti in occasioni per considerazioni sui comportamenti (spesso riprovevoli) di noi italiani e più ancora per recitare massime conclusive sulla vita e le sue regole. PRECISAZIONIDI VERITÀ E Così il libretto diventa una sorta di sapienziaio con precisazioni di verità che le più volte hanno l'aria di coincidere con espressioni di buon senso. Così a apertura (pur casuale) di libro leggiamo: «Tutt'intorno, una borghesia conservatrice ai limiti dell'imbalsamazione ha scelto il silenzio come forma di occupazione del tempo libero»; e più avanti (di poco): «L'arte, ovvero la magia, è dimenticarsi del razionale»; e ancora: «La vecchiaia non è mai un buon alibi per l'assenza di futuro»; «C'è una felicità successiva, adulta, rapsodica, faticosa, ma c'è. Essa è legata alla nostra capacità di costruire dentro i confini della responsabilità». E andando avanti, dove gli ammaestramenti si infittiscono: «La spavalderia si presenta due volte nella vita, la prima come spavalderia, la seconda come pane raffermo»; o, insistendo sulla decadenza e l'ipocrisia dell'età matura: « La forza della gioventù non sta nella sua sanità, e nemmeno nei crismi della mitologia della spensieratezza. La forza della gioventù sta nella sua scandalosa, denudata verità»... È vero, sono massime che l'autore fa dire a un uomo vecchio ma senza tener conto che non abbiamo nessuna nostalgia dei nostri pur amati vecchi nonni. CULTURE TONY PAGODA EI SUOI AMICI PaoloSorrentino pagine 156 euro 14.00 Feltrinelli Il regista e scrittore Paolo Sorrentino Latendopoli della UnhcrdiShousha inTunisia Daquipartono lestoriedeimigranti respinti dall'Italiaprotagonisti di«Mare chiuso» Maipiù «Mare chiuso» IldocdiAndreaSegre invade l'ItalianelgiornodelRifugiato Il filmsullevittime dei respingimentivoluti dall'accordo Berlusconi-Gheddafi E insiemecontro laxenofobia GABRIELLAGALLOZZI ggallozzi@unita.it Racconti-ritratto fantabiografici diunregista inpausa ANGELOGUGLIELMI ... Unasapientescrittura cheusauna lingua fintamentesciatta per isuoipersonaggi U: 18 martedì 19 giugno 2012
MASSIMOSOLANI twitter@massimosolani BUFFON6,5 La parata nel secondo tempo sul bolide di Andrews vale mezza qualificazione. Sicuro nelle uscite quando l'Italia soffre di più. ABATE 6 In ossequio alla sua attitudine naturale, meglio in copertura che in fase offensiva. Non concede nulla a Mc Geady. BARZAGLI7 Il suo rientro è importante, dà peso e centimetri ad una difesa che non va in affanno neanche quando l'Irlanda si butta in avanti. CHIELLINI 6 Davanti l'Irlanda si vede poco, lui fa buona guardia in alta quota senza lasciare nulla. Esce per un sospetto stiramento, Europeo a rischio? Dall'11 st BONUCCI 5,5 Intimidito all'ingresso in campo sembra soffrire un po' nella confusione. Grande recupero sulla ribattuta della punizione di Andrews a scacciare ogni fantasma. BALZARETTI6,5 Ha più profondità di Abate e sulle sue corse O'Shea soffre maledettamente. In apertura di ripresa diventa imprendibile e mette al centro i palloni più pericolosi. Si spegne alla distanza soffrendo insieme agli altri: la squadra rincula e lui si adatta. DEROSSI6,5 In campo si soffre e si lotta, il suo ambiente ideale. Grinta, polmoni e tanta corsa. Difesa o centrocampo, è ancora una volta uno dei migliori. PIRLO5 Meno lucido del solito, sbaglia molti passaggi e, pressato, non riesce ad accendere la luce alla manovra. La difesa schierata dell'Irlanda gli toglie opzioni, davanti si muovono poco e a lui resta fra i piedi una palla pesantissima. MARCHISIO6 Serata di sacrificio senza spazio per i suoi guizzi. Con Pirlo in difficoltà gli tocca fare il regista, ma non è il suo ruolo. MOTTA5,5 Prandelli da lui vorrebbe fisicità e inserimenti,da trequartista però si perde senza lasciare il segno schiacciandosi spesso sulla mediana. CASSANO6,5 Sessanta secondi di fuoco che decidono il cammino italiano agli Europei: prima lancia Di Natale davanti a Given, poi si conquista l'angolo che lui stesso trasforma in gol di testa. Si muove su tutto il fronte d'attacco, ma perde incisività. Meglio quando dialoga stretto in velocità con Di Natale. Dal 17' st DIAMANTI 6 Entra quando c'è da soffrire di più. Prova a lanciare il contropiede ma mancano ossigeno e idee. DI NATALE 6 Nel primo tempo ingaggia un tiro al bersaglio con i difensori irlandesi che gli ribattono per tre volte altrettanti tiri. Il dribbling su Given e il tiro d'esterno da posizione impossibile che St. Ledger è una perla. Poi poco altro. Dal 30' st BALOTELLI 6,5 Ingaggia un corpo a corpo con Dunne al limite della legalità, poi sfida l'intera difesa irlandese in una rissa quattro contro uno. Ne esce in piedi e si guadagna da solo l'angolo da cui nasce il suo raddoppio. SPORT LA NOSTRA È UNA NOTTE DI FESTA, SIAMO NEI QUARTI,SECONDI,GRAZIEALLASPAGNA,CHEBATTELA CROAZIA EVAA PRENDERSI IL PRIMOPOSTO, SCACCIANDO RETROPENSIERI, FANTASMI E QUEL NOSTRO RICORDO VECCHIO DI OTTO ANNI. Italia promossa e imbattuta, Italia sofferta e sofferente, vittoria netta solo nel punteggio sull'Irlanda firmata da un golletto di Cassano e da una prodezza di Balotelli. Italia viva, sopravvissuta a questa notte ubiqua, vissuta su due campi, in due città, con una sofferenza che ci resterà dentro a lungo. La notte inizia ed è subito inquietante, dopo quattro secondi Keane si trova solo al limite dell'area di rigore e per poco non castiga Buffon. La manovra italiana è impresentabile per larga parte del primo tempo, i dialoghi lenti, gli smarcamenti inesistenti, gli esterni bassissimi. Il primo segnale azzurro arriva solo al 32', Di Natale fugge ai centrali, salta Given e inventa un tiro da posizione impossibile salvato in qualche modo sulla linea. Sull'azione successiva Cassano chiama alla parata faticosa il portiere. Venti secondi dopo, è il 34', proprio il barese, su angolo di Pirlo, spizza di testa e infila in qualche modo la porta irlandese. È un gollonzo, con Duff e Given che puliscono l'area di porta troppo tardi, quando il pallone è già dentro e gli azzurri lanciati nell'abbraccio a Fantantonio. È, anche, un gol salvifico, perché indirizza la partita sul binario che ci serve prima dell'intervallo e mette pressione a Spagna e Croazia, che intanto a Danzica se le danno, la giocano dura, ma creano poco e non sbloccano lo 0-0. Aggrediamo di più a inizio secondo tempo, Cassano quasi spiazza Given di piatto, l'area irlandese è piena di azzurri, il raddoppio è nell'aria, Prandelli vuole chiuderla presto, ma il gol risolutore non arriva. De Rossi sfiora il palo al 5', li teniamo comunque lontani da Buffon, ed è quello che conta, quello che ci serve. Al 10' si stira Chiellini, entra Bonucci. Entra anche Diamanti al 16' per Cassano. Notizie incoraggianti da Danzica, la partita c'è eccome, Casillas compie un miracolo su Modric, restasse così Italia prima, Spagna seconda, Croazia a casa. E come il tempo passa le speranze crescono, si ingigantiscono. Piccolo sussulto irlandese superate le fatali colonne d'Ercole dell'ora di gioco, Andrews fa paura a Buffon dalla distanza, arretriamo ancora pericolosamente, usciamo con difficoltà, a sprazzi, è la nostra debolezza, il peccato originale di questa squadra imperfetta. Dentro anche Balotelli per Di Natale, un secondo dopo Long mette alto a un metro dalla porta. Italia chiusa, Italia irriconoscibile, in balia del Trap. Andrews spara su punizione, Buffon si stende e respinge, è ancora il 33', manca una vita, a Poznan e Danzica, dove Mandzukic chiede ancora a Casillas il miracolo per tenere viva la Spagna. Si cercano novità sui maxischermi, non ce ne sono, la radiolina impazza, Balotelli sfiora Dunne con un gomito volutamente alto, non visto. Segna Jesus Navas a Danzica, Spagna prima, Italia seconda, Croazia a casa, mentre Andrews perde la testa, si fa espellere e colpisce Prandelli con una pallonata. E Balotelli raddoppia con una prodezza, in mezza rovesciata, al novantesimo, esulta muto, circondato dai compagni, polemico. La nostra missione è compiuta, a Danzica è 1-0, siamo dentro, dentro in qualche modo, secondi, ma dentro. VAAVANTI L'ITALIA,CHEPASSAFATICOSAMENTE ATTRAVERSODUEPARTITE, ETROPPIAVVERSARI: gli irlandesi, i croati, gli spagnoli, i dubbi, le vecchie sicurezze tattiche ormai confuse, la mancanza di gerarchia fra gli attaccanti e soprattutto, il serbatoio mezzo vuoto di un pezzo importante dell'organico. Tutto è stato minore, in questa terza partita, ma l'andamento ha ricalcato le partite precedenti, con il centrocampo che piano piano ha perso forza fino a diventare approssimativo. A consumare le energie sono state anche le preoccupazioni: nella testa, il cruccio di una partita senza futuro, e l'ansia di dover controllare due risultati, il nostro e quello di Danzica, che sul finale poteva proporsi come un “biscottino”: non il 2-2 sfacciato, ma l'1-1 provvidenziale a entrambe le squadre. Non è accaduto, la battaglia è stata leale, forse i croati meritavano di più ma vanno ai quarti le due squadre decisamente più forti. La nostra partita è stata la meno luminosa e fluida di questo girone. Non è un fatto di modulo, difesa a 3 o a 4. Gli esterni, che dovevano soffrire questo cambio e assillarsi del compito difensivo, sono stati invece più assidui nelle corse verso il fondo, che specie a sinistra Balzaretti ha saputo cucire con traversoni appropriati, rasoterra, per i nostri “piccoli” attaccanti. È mancato Pirlo, che gli irlandesi hanno aggredito con umiltà. Per un tempo, Marchisio è riuscito a surrogare la regia, poi tutto si è ridotto alla lotta, e abbiamo saputo essere all'altezza, specie con De Rossi. Non c'è stato senso né riuscita nell'idea di proporre Thiago Motta sulla trequarti: all'oriundo manca la condizione per muoversi bene senza palla, nelle sue note incursioni a sostegno dell'attacco. Nel palleggio è invece troppo lento per essere utile e comunque non ha il genio per fraseggiare con i nostri attaccanti, che preferiscono il dialogo veloce e tecnico. Prandelli ha parlato di cuore, perché questo è stato. Ma sono serate in fondo semplici: non si chiede una riuscita estetica, il risultato è l'essenza di tutte le considerazioni, il discrimine di ogni valutazione. L'Italia ha già testimoniato contro la Spagna e parzialmente contro i croati di essere capace di manovre limpide e corali. Se Prandelli chiarisce i ruoli e le gerarchie in attacco - dove Giovinco ci sembra impiegato con troppa parsimonia possiamo competere fino in fondo. L'attacco, allora. È tutto qui. L'Europeo è “stretto”, la Spagna fa il minimo, solo la Germania sembra correre molto e bene, e abbondare: fa caldo anche lassù e certi valori potrebbero ancor più livellarsi. Sarà importante trovare giocate e reti, e questo è lavoro dei campioni. Dopo tanti cambi, ieri i gol sono stati della coppia scelta e difesa dal ct, Cassano e Balotelli. La considerazione per Di Natale è doverosa. È perfino giusta, etica. Ma è quella rete finale, in mezza rovesciata, talentuosa, di una prepotenza immarcabile, che ci fa sperare. Pirlo spento, Cassano a sprazzi Balzarettiè imprendibile LadifesatienePositivo il rientrodiBarzagli,perChiellini Europeoarischio.DeRossi lottasempre,Motta impalpabile L'Italias'èdesta Dueazeroall'Irlanda.LaSpagnaprima Duegolper tempo Cassanosegnadi testa il raddoppiodiBalotelli in semirovesciata.Jesus Navaselimina icroati COSIMOCITO POZNAN Larete diMario Balotelli nel secondo tempo. Il talentoazzurro anticipa StLedger. FOTO SIMONE ARVEDA/PEGASONEWS Battaglie leali Magli azzurri durano 60 minuti ILCOMMENTO MARCOBUCCIANTINI Cassanosulprimopalo anticipa idifensori irlandesie lamette dentro per ilprimo gol dell'Italia. FOTO ANSA EPA U: martedì 19 giugno 2012 23
Sono Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi i due nomi, secchi, che hanno proposto le associazioni alle quali Pier Luigi Bersani si era rivolto per le designazioni Pd nel nuovo Cda Rai. Nomi proposti da “Libera”, “Libertà e giustizia”, e il “Comitato per la libertà e il diritto all'informazione”, mentre le donne di “Se non ora quando?” non hanno espresso candidature nella modalità richiesta dal segretario del Pd, ma hanno scritto una lettera al presidente della commissione di Vigilanza, Sergio Zavoli, chiedendo che ci sia il 50 per cento di presenza femminile nel Cda e lasciando che siano «le istituzioni, non i partiti o i movimenti» a scegliere tra una rosa di sei donne. E tra queste c'è comunque Benedetta Tobagi. «Siamo orgogliosi di sostenere personalità come Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo, di cui ovviamente rispetteremo l'assoluta indipendenza», ha affermato Bersani, «faremo di tutto perché, il Parlamento raccolga l'appello all'equilibrio di genere nel Cda Rai». Il segretario Pd ha ringraziato le associazioni, pronto a avviare un «confronto immediato sui temi dell'informazione». Dal suo canto Gherardo Colombo ha detto in un'intervista a “La Zanzara”: «Sono disponibile a fare questa nuova esperienza in Rai, ho dovuto mandare anche un curriculum vitae». La sintesi, non facile, è stata trovata ieri una lunghissima riunione nella sede della Fnsi dalle undici di mattina alle cinque del pomeriggio con quasi una trentina di rappresentanti dei movimenti, dopo quattro giorni di discussioni anche tese, nomi sì, nomi, no, una rosa... “Libera”, organizzazione di Don Ciotti che lotta contro le mafie, ha proposto l'ex magistrato del pool Mani Pulite, ora presidente della casa editrice Garzanti Libri. Che ieri ha inviato il curriculum in Vigilanza. Benedetta Tobagi è stata proposta da “Libertà e Giustizia”: giornalista e scrittrice che collabora con “La Repubblica” e conduce “Wiki-Radiotre”, figlia minore di Walter Tobagi, assassinato dalle Brigate Rosse nel 1980. Le altre cinque donne della “rosa” di “Se non ora quando”, comunicata a Zavoli, al presidente Napolitano e ai presidenti delle Camere, sono la sociologa Chiara Saraceno, la scrittrice Dacia Maraini, Flavia Nardelli, che dirige come segretaria generale l'Istituto Don Sturzo, Evelina Christillin, direttrice del Museo Egizio di Torino che promosse le Olimpiadi nella città nel 2006, e Lorella Zanardo, documentarista che aveva già presentato il curriculum, sostenuta da nella Rete ma non direttamente riconosciuta da Snoq. LEASSOCIAZIONICATTOLICHE Un “parto” travagliato, quello delle associazioni alle prese con una nuova responsabilità. La Federazione della Stampa e l'Usigrai, che fanno parte del mega Comitato per la Libertà hanno scelto di non indicare dei nomi come sindacati unitari, tanto più quello dei giornalisti Rai. Nessun nome, in polemica, dalle associazioni cattoliche. Tra le donne di Snoq alcune avrebbero colto l'opportunità di fare dei nomi, ma la maggior parte ha voluto rimarcare la “diversità” di un movimento politico ampio e lontano dalla sola ombra di una spartizione. Così ieri Francesca Izzo e Nicoletta Dentico hanno lasciato la riunione comune al momento della scelta dei nomi e hanno scritto a Zavoli, ringraziando ancora Bersani ma rinviando la decisione «alle istituzioni», auspicando un Cda «paritario e indipendente», quindi «composto per metà da donne autorevoli, di alto profilo professionale e sensibili ai temi della piena cittadinanza femminile», il che, scrivono, farebbe cambiare la «configurazione del servizio pubblico, sia nell'informazione e programmi sia nel governo dell'azienda». Il voto in Vigilanza è fissato giovedì 21, ma potrebbe essere rinviato all'inizio della prossima settimana. Zavoli accoglierebbe la richiesta di Antonio Di Pietro (anche del Pdl ma per tirarla per le lunghe) perché vengano letti gli ormai 200 curricula arrivati in commissione. Il Pdl ha una sua rosa di nomi di garanzia berlusconiana: la conferma di Antonio Verro, pezzo forte è Antonio Pilati, ex membro Agcom e ex Antitrust (e come tale in “oggettiva incompatibilità” sostiene Vita del Pd) l'uomo che scrisse la legge Gasparri; nella spartizione con gli ex An è in ballo Rubens Esposito, ex ufficio legale Rai in pensione, poi Guido Paglia, responsabile Comunicazione Rai ora più vicino a Berlusconi. Autocandidato, c'è anche Giancarlo Galan. Se la Lega in Vigilanza non voterà, il Pdl avrà tre consiglieri, in caso contrario potrebbe averne quattro. Il Pd voterà Tobagi e Colombo, l'Udc confermerà Rodolfo De Laurentiis, l'Idv potrebbe non farcela a eleggere un nome, anche tra i curricula. Di Pietro ieri aveva avvertito le associazioni: «Non si facciano spartizioni in quota ai partiti». Nel Cda poi ci sono i nomi “montiani”: la presidente Anna Maria Tarantola e il consigliere del Tesoro Marco Pinto, poi dovrà essere votato il dg Luigi Gubitosi (con Lorenza Lei, che il Pdl vorrebbe confermare, che si è sponsorizzata alla presentazione dei palinsesti ieri a Milano). Le indicazioni di Libera, del Comitato per l'informazione e Libertà e giustizia. “Se non ora quando”: «Scelgano le istituzioni» Bersani: «Orgogliosi di sostenere quei nomi» Chi vuole separare i partiti dalla società ILCOMMENTO FRANCESCOCUNDARI Alla fine, tutto tornò al Biscione. Con salomonica precisione ed equilibrio aristotelico, come sempre capita in Italia, secondo le leggi degli affari, certo non quelle del servizio pubblico. In barba ai sermoni, alle invettive contro i poteri forti e pure Famiglia cristiana, alle famose pause così dense di significato: la notizia è che il ritorno sulle scene di Adriano Celentano - il primo vero concerto del Molleggiato da 18 anni a questa parte verrà irradiato corampopuli da Mediaset. Sarà Canale 5, come si legge in un'entusiastica nota dell'azienda di Cologno Monzese, «a portare nelle case degli italiani le due serate», che andranno in onda in diretta dall'Arena di Verona lunedì 8 e martedì 9 ottobre 2012. È «l'evento dell'anno», battono le mani entusiasticamente le agenzie di stampa. Commentano invece i maligni, è la milionesima occasione persa dalla Rai, maestra imbattibile nel farsi sfuggire dalle mani quelle che, televisivamente parlando, sono le galline dalle uova d'oro, e non è un'offesa. Niente Fazio & Saviano, addio Santoro, via pure i Guzzanti (Sabina e Corrado), chi se ne frega di Serena Dandini e tutta la banda... e zero innovazione e investimenti su volti nuovi, ma questo è forse pure chiedere troppo ad un'azienda in piena e gioiosa autodistruzione. Ora concentrata a salvarsi l'anima lavando i panni sporchi a Sanremo: proprio ieri il capostruttura intrattenimento Giancarlo Leone, presentando a Milano i suoi palinsesti autunnali, ha confermato che sarà di nuovo Fabio Fazio a condurre il prossimo festival, guarda un po'. Sarà un un caso, ma anche la tragicommedia Celentano-Rai ruota tutta intorno allo scorso festival della fu canzone italiana: con il medesimo Celentano che dal pulpito dell'Ariston fa il suo numero parlando di religione e politica, se la prende con l'Unione europea e mette le politiche del rigore che strangolano la Grecia in uno stesso calderone in cui infila Avveniree FamigliaCristiana, l'evangelista Giovanni e il critico televisivo Aldo Grasso, il consumismo globale e la «sete di potere» nonché gli architetti moderni, a quanto pare colpevoli di ogni male. Ovvie le code polemiche sugli «ingaggi faraonici» dell'immenso cantante di 24 milabaci (ingaggi che lui, ancora una volta dopo una serie di infinite complicazioni kafkiane, promette di donare in beneficenza), nonché l'infinita tiritera con le teste d'uovo di Viale Mazzini. Un pasticcio italiano, come tanti altri: e vabbé. Ora la grande svolta. La gallina dalle uova d'oro addobbata da profeta postmoderno se l'è opportunamente accalappiata il moloch televisivo di proprietà dello scorso presidente del consiglio. Però, a volerla raccontare secondo schemi mentali oggi molto in voga, è una storia di «poteri forti» che va ben oltre Mediaset. LAQUADRATURA DELCERCHIO Il personaggio-chiave della vicenda è il mitico Gianmarco Mazzi, già direttore artistico di Sanremo per diverse edizioni, e ora uomo-contatto con l'Arena di Verona nonché consulente d'oro per Amici di Maria De Filippi. È stato lui a portare il cosiddetto Molleggiato al festival (accusando la Rai, dopo, per non averlo opportunamente ringraziato). È stato lui a teletrasportare la doppia finale di Amici all'Arena, così come i Wind Music Awards e un'indigeribile roba condotta da Antonella Clerici dal titolo Lospettacolostaperiniziare. Non molto distante, orbita in un modo o nell'altro anche il mega-agente delle star, Lucio Presta: insieme, la squadra De Filippi-Mazzi-Presta ha fatto il bello e il cattivo tempo a Sanremo, piazzando tre vincitori su quattro sul podio più alto nonché i principali volti-immagine del festival per svariate edizioni. Sicuramente la Rai - dall'eminente signora Tarantola in giù - è alle prese con ben altri problemi: però l'occasione è ghiotta. Gli ultimi concerti veri e propri di Celentano risalgono al 1994, con un una tournée italiana ed europea praticamente tutta soldout, come si conviene ad un mito ambulante come il Molleggiato. Tre anni dopo, Adriano canta davanti a Papa Wojtyla al Meeting eucaristico di Bologna (sì, fu quella volta in cui Bob Dylan si presentò vestito da cowboy ubriaco e si emozionò davanti all'anziano pontefice). Prima e dopo, ha preferito la televisione (Fantastico, Svalutation, Rockpolitik...) e, in ultimo, il festival di Sanremo e la visita a Servizio pubblico di Santoro, sempre nelle vesti del maitre àpenser. Un colpo alla Rai, uno al Biscione. Un po' di qua e un po' di là, come un Bonolis qualsiasi. Don Camillo e Peppone non avrebbero saputo far di meglio: ma i loro ideali, quelli erano di un'altra pasta. POLITICAE INFORMAZIONE NATALIA LOMBARDO ROMA Rai e associazioni L'ex pm Colombo e Tobagi in pista . . . Arrivano i palinsesti: Fazio presenta Sanremo E il lunedì a Raitre con Saviano LA VICENDADELLENOMINERAIHAPORTATOALCENTRO DELL'ATTENZIONE, SULLA STAMPA,LE «ASSOCIAZIONIDELLA SOCIETÀCIVILE». Ma la stessa distinzione tra «società civile» e «classe politica» è piuttosto problematica dal punto di vista teorico, e ancor più complicata dal punto di vista pratico, almeno nell'Italia di oggi. Non per nulla, dopo che il Pd ha chiamato le associazioni a esprimere in sua vece due nomi per il Consiglio di amministrazione della Rai, il più tipico e rappresentativo tra gli esponenti della società civile prestati alla politica, Antonio Di Pietro, le ha invitate a «non prestarsi a questo gioco che le farebbe complici della solita spartizione partitica». Le associazioni della società civile non lo hanno ascoltato. In compenso, hanno fatto il nome di Gherardo Colombo, collega di Di Pietro nel pool di Mani pulite. Celentano show a Mediaset, schiaffo a viale Mazzini Canale 5 strappa alla tv pubblica le due serate all'Arena di Verona. E in contemporanea la Rai riannuncia Fazio a Sanremo Novità: il lunedì Saviano a «Che tempo che fa» sulla terza rete ROBERTOBRUNELLI rbrunelli@unita.it 6 martedì 19 giugno 2012
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19/06/12

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