TV 06.45 Unomattina Estate. Attualita' 10.10 Unomattina Vitabella. Attualita' 11.00 Unomattina Storie Vere. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 TG1 - Economia. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show. 15.15 Un caso d'amore. Film Thriller. (2009) Regia di J. Papavassiliou. Con Francis Fulton-Smith 16.50 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 17.00 TG 1. Informazione 17.15 Heartland. Serie TV 18.00 Il Commissario Rex. Serie TV 18.50 Reazione a catena. Show. 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Aari tuoi. Show. Conduce Max Giusti. 21.20 Concerto per l'Emilia. Evento 23.55 Porta a Porta. Talk Show. Conduce Bruno Vespa. 01.00 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.30 Che tempo fa. Informazione 01.35 Sottovoce. Talk Show. Conduce Gigi Marzullo. 02.05 Rai Educational. Real School. Documentario 02.35 Mille e una notte - Cinema. 07.30 Cartoon Flakes. 10.20 La complicata vita di Christine. Serie TV 10.40 Tg2 Insieme Estate. Rubrica 11.25 Il nostro amico Charly. Serie TV 12.10 La nostra amica Robbie. Serie TV 13.00 Tg2. Informazione 13.30 TG 2 E...state con Costume. Rubrica 13.50 Medicina 33. Rubrica 14.00 Dribbling Europei. Sport 14.45 Senza Traccia. Serie TV 15.30 Guardia Costiera. Serie TV 16.15 The Good Wife. Serie TV 17.00 One Tree Hill. Serie TV 17.50 Rai TG Sport. Informazione 18.15 Tg2. Informazione 18.45 Cold Case. Serie TV 19.35 Ghost Whisperer. Serie TV 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 21.05 Squadra Speciale Cobra 11. Serie TV Con Almut Eggert, Charlotte Schwab, Erdogan Atalay, Friedrich Karl Praetorius. 21.50 Una scatenata coppia di sbirri. Serie TV 23.30 Tg2. Informazione 23.45 Matrimoni e altri disastri. Film Commedia. (2009) Regia di N. Di Majo. Con Fabio Volo, Margherita Buy 08.00 Agorà. Talk Show. 09.00 Agorà - Brontolo. Rubrica 10.00 10 minuti di.... Attualita' 10.10 La Storia siamo noi. Documentario 11.15 Agente Pepper. Serie TV 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.25 Tg3 - Fuori TG. Rubrica 12.45 Sabrina vita da strega. Serie TV 13.10 La strada per la felicita'. Soap Opera 14.00 TG3 Regione. / TG3. 15.00 La casa nella prateria. Serie TV 15.50 Tolgo il disturbo. Film Drammatico. (1990) Regia di Dino Risi. Con Vittorio Gassman 17.30 Geo Magazine 2012. Documentario 19.00 TG3. / Tg Regione 20.00 Blob. Rubrica 20.10 Le storie. Talk Show. 20.35 Un posto al sole. Serie TV 21.05 The Queen - La regina. Film Drammatico. (2006) Regia di Stephen Frears. Con Helen Mirren, Michael Sheen, James Cromwell. 22.55 TG3 Regione. 23.00 Tg3 Linea notte. 23.35 Paesaggi con figure - Viaggio nell'Italia da ritrovare. Rubrica 00.25 Fuori Orario. Cose (mai) viste. Rubrica 00.35 Aiòn#oo1. Film Documentario. (2008) 06.50 Magnum P.I. Serie TV 07.45 Più forte ragazzi. Serie TV 08.40 Sentinel. Serie TV 09.50 Monk. Serie TV 10.45 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Cuore contro cuore. Serie TV 12.55 Distretto di Polizia I. Serie TV 14.05 Il tribunale di Forum. Rubrica 15.10 Wol un poliziotto a Berlino. Serie TV 16.05 My Life - Segreti e passioni. Soap Opera 17.00 Commissario Cordier. Serie TV 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.36 Ricette di sera. Rubrica 19.45 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.25 La signora in giallo. Serie TV 21.10 Il patriota. Film Guerra. (2000) Regia di R. Emmerich. Con Mel Gibson, Heath Ledger, Joely Richardson. 00.23 Cinema d'estate. Show. 00.25 Carnera - The walking mountain. Film Biografia. (2007) Regia di Renzo Martinelli. Con Andrea Iaia, Anna Valle, F. Murray Abraham, Antonio Cupo. 02.53 L'Italia che funziona. Rubrica 03.08 Pianeta mare. Reportage 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.35 Finalmente soli. Serie Tv 09.05 L'estate di George. Film Commedia. (2003) Regia di G. Campeotto. Con Adam Gilbert Jespersen 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Pomeriggio cinque cronaca. Talk Show. 16.51 Un uomo da copertina. Film Commedia. (2008) Regia di Paul Fox. Con Dean Cain, 18.45 Il Braccio e la Mente. Gioco A Quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.30 Meteo 5. Informazione 20.31 Veline. Show. Conduce Ezio Greggio. 21.10 Ciao Darwin 5 - L'anello mancante. Show. Conduce Paolo Bonolis, Luca Laurenti. 00.15 Damages. Serie TV Con Glenn Close, Rose Byrne, Tate Donovan. 01.15 Tg5 - Notte. Informazione 01.59 Meteo 5. Informazione 02.00 Veline. Show. Conduce Ezio Greggio. 02.31 Media shopping. Shopping Tv 07.20 Hannah Montana. Serie TV 08.10 Cartoni animati 10.30 Dawson's Creek. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 Futurama. Cartoni Animati 14.10 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball. Cartoni Animati 15.00 Gossip girl. Serie TV 15.55 Le cose che amo di te. Serie TV 16.45 Mammoni - Short. Reality Show. 17.10 Friends. Serie TV 17.35 Mercante in fiera. Gioco A Quiz 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. New York. Serie TV 20.20 C.S.I. New York. Serie TV 21.10 Grey's anatomy. Serie TV Con Patrick Dempsey, Ellen Pompeo, Sandra Oh. 22.10 Grey's anatomy. Serie TV Con Patrick Dempsey, Ellen Pompeo, Sandra Oh. 23.00 Rookie Blue. Serie TV Con Missy Peregrym, Gregory Smith, Ben Bass. 23.55 Rookie Blue. Serie TV Con Missy Peregrym, Gregory Smith 00.50 Nip/tuck. Serie TV 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 Ti ci porto io (R). Rubrica 12.30 I menù di Benedetta Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Movie Flash. Rubrica 14.10 Exodus (1a parte). Film Drammatico. (1960) Regia di Otto Preminger. Con Paul Newman, Eva Marie Saint. 16.10 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 18.00 I menù di Benedetta Rubrica 18.55 Cuochi e fiamme. Show. 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica 21.10 L'Infedele. Talk Show. Conduce Gad Lerner. 23.45 Tg La7. Informazione 23.50 Tg La7 Sport. Informazione 23.55 Movie Flash. Rubrica 00.00 Halifax - Unità Speciale. Serie TV Con Rebecca Gibney, Danny Adcock, Dawn Bamforth, Nicholas Bell, Chris Broadstock, Jason Buckley 01.50 Otto e mezzo (R). Rubrica 21.00 Sky Cine News. Rubrica 21.10 Kung Fu Panda 2. Film Animazione. (2011) Regia di J. Yuh. 22.50 Un perfetto gentiluomo. Film Commedia. (2011) Regia di S. Berman, R. Pulcini. Con K. Kline K. Holmes. 00.45 Confucio. Film Biografia. (2010) Regia di H. Mei. Con C. Yun-Fat X. Zhou. SKY CINEMA 1HD 21.00 The Librarian 2 - Ritorno alle miniere di Re Salomone. Film. (2006) Regia di J. Frakes. Con N. Wyle G. Anwar. 22.40 Garfield - Il film. Film Commedia. (2004) Regia di P. Hewitt. Con B. Meyer J. Hewitt. 00.20 Rat Race. Film Commedia. (2001) Regia di J. Zucker. Con W. Goldberg J. Cleese. 21.00 Masai bianca. Film Drammatico. (2005) Regia di H. Huntgeburth. Con N. Hoss J. Ido. 23.00 Ragione e sentimento. Film Metrica/Poesia. (1995) Regia di A. Lee. Con E. Thompson K. Winslet. 01.20 Che bel pasticcio. Film Commedia. (2006) Regia di C. Myers. Con M. Modine G. Gershon. 18.15 Adventure Time. Cartoni Animati 18.40 Leone il cane fifone. Cartoni Animati 19.15 Leone il cane fifone. Cartoni Animati 19.40 Redakai: Alla conquista di Kairu. Cartoni Animati 20.05 Ben 10 Ultimate Alien. Cartoni Animati 20.30 Lo straordinario mondo di Gumball. Cartoni Animati 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Come è fatto. Documentario 19.30 Come è fatto. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Marchio di fabbrica. Documentario 22.00 Come è fatto. Documentario 22.30 Come è fatto. Documentario 19.00 Una splendida annata. Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Una splendida annata. Show. 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 The Middleman. Serie TV Con Matt Keeslar, Natalie Morales 22.30 The Nine Lives of Chloe King. Serie TV DEEJAY TV 20.20 Il Testimone. Reportage 20.40 Il Testimone. Reportage 21.10 Jersey Shore. Serie TV Con Paul “Pauly D” DelVecchio Nicole Polizzi Michael Sorrentino Jennifer Farley Ronnie Ortiz-Magro Sammi Giancola Vinny Guadagnino Angelina Pivarnick (1–2 stagione) Deena Nicole Cortese (3 stagione). MTV RAI 1 21.20: Concerto per l'Emilia Evento. Un grande evento live a favore delle popolazioni colpite dal terremoto. 21.05: Squadra Speciale Cobra 11 Serie TV con A. Eggert. Ogni giorno la polizia autostradale tedesca aronta criminali spregiudicati. 21.05: The Queen - La regina Film con H. Mirren. Dopo la morte di Lady Diana, Elisabetta II si isola nel castello di Balmoral. 21.10: Il patriota Film con M. Gibson. Carolina del Sud, 1776. Benjamin scende di nuovo in guerra. 21.10: Ciao Darwin 5 Show con P. Bonolis. Lo show che mostra le strade misteriose dell'evoluzione umana. 21.10: Grey's anatomy Serie TV con P. Dempsey. Si avvicina Natale; una battuta di pesca ha risvolti inaspettati. 21.10: L'infedele Talk show con Gad Lerner. In prima serata dibattiti e approfondimenti. RAI 2 RAI 3 RETE 4 CANALE 5 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY CHIARI DI LUNEDÌ E SALLUSTI? «SPENTO, OVVIO, AP-PARVE LUGUBRE / SMORTO, DI CALOREPRIVO:/ESIBIVAUN'ARIAFUNEBRE / COME FOSSE ANCORA VIVO». Scusate la citazione vanesia di un mio epitaffio in rima scritto nell'estate 2011 dB (durante Berlusconi), ma forse è un buon incipit per rimarcare come, con le stagioni politiche, cambiano gli uomini, pure quelli che diremmo fissati in un'unica, eterna maschera psicosomatica: magari impercettibilmente, ma cambiano. E anche per evidenziare che non c'è limite al meglio o al peggio, dipende dai gusti. Sì, perché quel mio Sallusti poetico di un anno fa pareva l'idea platonica di Sallusti: agghiacciato e agghiacciante, nella sua aria sepolcrale che lo rendeva esanime in vita, fino a farmelo immaginare altrettanto funebremente vivo da defunto. Ma in realtà allora lo animava (si fa per dire) il fatto che fosse vivo (si fa sempre per dire) il governo Berlusconi: il gelo nosferatesco che sprizzava l'algido direttore era mitigato da una certezza che agevolava la sua circolazione sanguigna: Papi, per l'appunto, era vivo e sgovernava contro di noi. Cosa che rendeva i ghigni vampireschi del Nostro ancora (minimamente) vitali: con essi accompagnava nell'oltretomba l'opposizione, i comunisti, la stampa tutta nemica del Cavaliere, il quale però andava tenuto strenuamente in vita, a suon di lodi ed encomi caldi (nei limiti) e appassionati (quasi). Ora invece Lui non c'è più, ed eccolo, il Sallusti d'inizio estate 2012, riesumarsi a Ballarò: politicamente orfano di Silvio, lo è anche di ogni flebile traccia di umano trasporto, di palpitante speranza: con parole e sguardi ferali trascina agli inferi tutti quanti, destra e sinistra, Monti e Tremonti, Prodi e per lui parimenti non prodi successori. Ha elaborato il lutto somministrandoci un lutto assoluto. Aiuto! www.enzocosta.net enzo@enzocosta.net Lasciate ogni speranza ovoi chedibattete conSallusti Enzo Costa Giornalista U: lunedì 25 giugno 2012 21
Mafia, Boccassini scrisse a Caselli: «Scarantino inattendibile». Era il 1994 Ilda Boccassini ci vide subito lungo echiaro: nelle inchieste sulle stragi dimafia che uccisero Falcone e Borsellino si stavano infiltrando veleni e depistatori. Qualcosa di molto simile a quelle «menti raffinatissime» di cui aveva già parlato Falcone ai tempi dell'attentato all'Addaura. L'allora sostituto di Milano prestata a Caltanissetta per dare nome e cognome ai killer di Falcone e Borsellino lo mise nero su bianco nel 1994. Scrivendo prima al procuratore di Caltanissetta Giovanni Tinebra (lettera di cui l'Unità ha dato conto ieri). E dieci giorni dopo al procuratore di Palermo Giancarlo Caselli. Nell'ottobre del 1994 l'incarico di Boccassini a Caltanissetta, procura titolare allora come oggi delle stragi, era agli sgoccioli. Non fu ritenuta necessaria una proroga. E in quegli ultimi mesi Boccassini ha la netta sensazione di essere un po' tenuta fuori dalle cosiddette ultime acquisizioni investigative. Sono i mesi in cui dal nulla compare un mafiosetto di terz'ordine pronto a raccontare tutta la verità sulla strage di via D'Amelio. Quel mafiosetto si chiamava Vincenzo Scarantino. La storia di questo paese è stata raggirata per sedici anni dalle sue bugie. Crollate solo nell'autunno 2008 quando comincia a parlare Gaspare Spatuzza, boss vero di Brancaccio. E se è vero che il nostro ultimo ventennio nasce, anche, sulle macerie e sul sangue del biennio 1992-1994, si capisce perché trattative Stato-Cosa Nostra e relativi depistaggi siano il cuore di un problema che va risolto oggi definitivamente. In questo contesto il caso delle telefonate Mancino-D'Ambrosio-Quirinale diventa laterale. «Mai ricevuto pressioni» ha detto l'aggiunto Ingroia, titolare di quell'inchiesta di cui ha rivendicato «serierà e fondatezza». Cruciale è invece capire, come sta facendo la Commissione parlamentare antimafia che deciderà le ultime audizioni prima di redigere la relazione finale, tutti i protagonisti, palesi e non, che nel 1993 decisero di sottrarre al 41 bis oltre 300 boss (contropartita di Cosa Nostra per riporre il tritolo). E chi e perché ha manovrato il falso pentimento di Scarantino. Cioè, chi, oltre a Cosa Nostra, ha voluto l'assassinio di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta. Occorre, qui, una parentesi tecnica. Le inchieste sulla trattativa sono tre, legate alle stragi: Caltanissetta si occupa della trattativa e dei depistaggi che hanno condizionato le indagini di Capaci e via D'Amelio; Firenze si occupa della trattativa, i cosiddetti mandanti esterni, che hanno portato le bombe di mafia in continente. Palermo in realtà non ha omicidi eccellenti (tranne Lima, marzo 1992) a cui ancorare il fascicolo per cui adesso è stato depositato l'avviso di chiusura indagini. Insomma, è possibile che l'inchiesta di Ingroia lasci in un certo momento Palermo. Ma torniamo alla Boccassini e a quello che aveva visto prima degli altri restando, purtroppo, sola e inascoltata. Il 19 ottobre 1994, nove giorni dopo la prima lettera indirizzata a Tinebra in cui definiva Scarantino «poco credibile in base a semplici deduzioni logiche», il pubblico ministero milanese scrive al procuratore di Palermo Giancarlo Caselli che non indaga sulle stragi ma è titolare di molti fascicoli di Cosa Nostra. Sono 17 pagine che Boccassini definisce “pro memoria corredato di specifiche proposte operative”. Già dopo i primi tre-quattro verbali sono palesi, per il pm che viene dal nord, le bugie e le contraddizioni di Scarantino. Con un metodo empirico, confronti e verifiche, il collaboratore del quartiere della Guadagna vieDopo il giorno delle accuse, viene quello delle controaccuse. Sabato Lusi contro Rutelli e Bianco (accusati in pratica di aver partecipato alla spartizione dei fondi della Margherita), ieri Rutelli e Bianco contro Lusi (accusato in pratica di essere un calunniatore). Protagonisti e unici attori, circondati da un inedito, assoluto silenzio di tutto il mondo politico, come se davvero tutta la vicenda che riguarda l'ammanco di oltre 25 milioni di euro dalle casse del partito fosse diventata una mera questione giudiziaria. I magistrati, intanto, lavorano sulla corrispondenza con Rutelli (quattro lettere) che Lusi ha consegnato nel corso dell'interrogatorio fiume nel carcere di Rebibbia, e che farebbe riferimento ai meccanismi relativi a fondi e finanziamenti e alla distribuzione dei soldi. LAREPLICA Nell'attesa dei prossimi passi dell'inchiesta, ieri sia Francesco Rutelli che Enzo Bianco hanno replicato in toni durissimi alle accuse che sabato, nel corso delle sette ore di interrogatorio con il gip Simonetta D'Alessandro, Luigi Lusi gli aveva rivolto ricostruendo davanti ai magistrati la sua versione della vicenda. L'ex tesoriere non solo ha confermato il «patto di spartizione» in virtù del quale «dal 2007 ho smesso di finanziare un partito e ho cominciato a finanziarne gli ex maggiorenti» (il famoso 60-40 di rutelliani e popolari), ma ha anche affermato che alcuni tra gli immobili che risultano di sua proprietà li avrebbe acquistati «a titolo fiduciario», vale a dire non per sé, o per il partito, ma «per conto dei rutelliani» – in virtù di un accordo del quale tuttavia non esisterebbe niente di scritto, perché come si suol dire «sono cose per le quali basta uno sguardo, un cenno». Indiscrezioni contro le quali insorge Enzo Bianco: «Quanto riportato dalla stampa sull'interrogatorio di Lusi, che avrebbe indicato me quale garante di una presunta spartizione di finanziamenti tra rutelliani e popolari, non è solo del tutto falso, ma anche colpevolmente denigratorio», insorge l'ex presidente dell'Assemblea federale della Margherita, che precisa di non aver nella sua storia politica «mai avuto nulla a che vedere coi popolari». Ancora più duro Francesco Rutelli, che in una lunga nota sul «tormento delle vittime» e la «verità schiacciata dalle calunnie», critica i media che «continuano a dare credito al ladro, calunniatore» e accusa l'ex tesoriere di aver «cambiato nuovamente versione», ricostruendo che «prima ha confessato di essersi impadronito di 12,9 milioni della Margherita per fare operazioni immobiliari ad esclusivo beneficio proprio. Poi ha sostenuto di aver fatto queste ruberie nell'ambito di un 'mandato fiduciario' del gruppo dirigente del partito. Oggi ammetterebbe di avere rubato un tot di milioni per sé, ma afferma che ville e appartamenti, tutti intestati a sé e ai familiari, erano accumulati per conto di una cosiddetta 'corrente rutelliana'». Nel corso dell'interrogatorio, Lusi ha fornito tuttavia, per la prima volta, una documentazione scritta che riguarda in particolare due lettere ricevute da Rutelli e due a lui inviate. In una, a quanto si apprende, il leader dell'Api lo rimprovererebbe (dicendo di non condividere la scelta «fatta per paura») per aver restituito al Parlamento europeo alcuni rimborsi non spesi del partito democratico europeo di cui Lusi era tesoriere. In un'altra, il senatore oggi in carcere sottolinea invece che il meccanismo della distribuzione dei fondi non era più virtuoso «perché i soldi sono destinati a singole persone» e propone di destinarli a «fondi ed associazioni». Su queste carte si confronteranno oggi i magistrati titolari dell'inchiesta: ad una prima analisi sembra che non sia emerso nulla di penalmente rilevante, ma è probabile che saranno effettuate ulteriori indagini, anche sulla scorta dei nuovi documenti. Lusi intanto resta in carcere: diversamente da quanto era parso di capire alla vigilia dell'interrogatorio, i suoi avvocati non sembrano più tanto impazienti di chiedere la sua scarcerazione. In settimana, invece, dovrebbe arrivare la richiesta di revoca degli arresti domiciliari per sua moglie. Il Governatore nega «Non ho ricevuto alcun avviso di garanzia» È sempre più isolato Ora la Lega si distanzia Gelo su Formigoni La mattina la Lega, il pomeriggio il Pdl. È il giorno delle analisi politiche sull'inchiesta che coinvolge Roberto Formigoni con le accuse di presunta corruzione e illecito finanziamento. Addebiti che anche ieri il «Celeste» ha respinto. I partiti che sostengono il governatore al Pirellone oggi si riuniscono per fare il punto sulla vicenda. Il Pdl ribadirà il proprio sostegno incondizionato al presidente e ufficialmente dovrebbe farlo anche il Carroccio, che si ritrova in via Bellerio per il consiglio federale. Ma da entrambe le parti è difficile nascondere l'imbarazzo: non ci sono solo gli amici di Formigoni, Daccò e Simone, adesso anche il «Celeste» è al centro delle attenzioni della magistratura che indaga sul crac del San Raffaele, nel quale il governatore non è coinvolto, e soprattutto sulle presunte consulenze fittizie per settanta milioni di euro alla fondazione delle cliniche Maugeri. Gli occhi sono tutti puntati sui leghisti, che neanche tre settimane fa si sono opposti alla mozione di sfiducia al presidente presentata al consiglio lombardo dai partiti di minoranza. «A noi non importa dove Formigoni va in vacanza ma ciò che fa in Regione Lombardia», aveva esordito in quell'occasione Stefano Galli, capogruppo del Carroccio lombardo leghisti. «La nostra intenzione - aveva aggiunto il politico - è di arrivare fino alla scadenza naturale di questa legislatura». Adesso però lo scenario è cambiato. Ancora all'inizio di giugno alla Lega poteva bastare la difesa del governatore, che ribadiva ad ogni occasione come né sul proprio operato, tantomeno sulla Sanità pubblica da lui difesa come eccellenza pendeva - almeno formalmente - il minimo dubbio. San Raffaele e Maugeri, era la tesi di Formigoni, sono strutture private: «Mi dispiace per i fondi distratti alla Fondazione Maugeri - diceva il governatore - ma non ne sono minimamente informato. La Fondazione Maugeri è una realtà privata» come altre «880 mila aziende» in Lombardia. «Non compete al presidente della Regione farsene carico». Poi però è arrivata la prima inchiesta sulla sanità pubblica, quella che ha POLITICAEGIUSTIZIA CLAUDIAFUSANI cfusani@unita.it . . . Oggi riunione dei partiti di maggioranza al Pirellone. Sostegno del Pdl ma con imbarazzo ILDOCUMENTO «L'inattendibilitàdel dichiarantesuggeriscedi riconsiderare lesue dichiarazioniperevitare graviconseguenzenei processi» SUSANNATURCO ROMA Lusi, lettere e mail all'esame dei giudici Rutelli: mente GIUSEPPEVESPO MILANO L'ex tesoriere ripete: operazioni immobiliari per conto del leader. Ma senza nulla di scritto 6 lunedì 25 giugno 2012
Se un giorno, improvvisamente, la politica non fosse più lì a sovraintendere ai nostri deboli istinti e alle nostre terribili pulsioni, sarebbe la fine della società come la conosciamo. È grazie alla politica che l'uomo ha potuto progressivamente trovare gli adattamenti alla sua natura sociale, permettendo alla «convivenza sociale» di prendere la forma di ciò che è stato poi chiamato «nazione», raggiungendo una stabilità «culturale», basata sull'utilizzo dello strumento ragione. Ma oggi la politica è sofferente, scivolosa sugli scenari frammentati sui quali è chiamata a dare risposte. Contesti spigolosi, che spiegano – o almeno tentano di farlo - le nuove forme di polarizzazione politica, tra chi esprime il consenso a un partito (nuovo o vecchio che sia) e chi è indeciso o si orienta verso l'astensione. Ancor più sofferente lo è di fronte alla crescita degli «elettorati paralleli», ancora limitati ma in espansione, che non si muovono secondo le tradizionali logiche di corrispondenza sociale e che non possono essere ricompresi in nessuna cultura e in nessun insediamento preesistente. Masse di elettori che esprimono una forte volatilità elettorale, iscritti in una fluttuante geografia del consenso, difficile da collocare nelle tradizionali categorie sociopolitiche. Per risolvere la sua crisi, la politica deve fare i conti con se stessa e ripensare gli oggetti della sua azione, perché in tutte le sue forme, ideali o teoretiche, fenomenologiche o empiriche, conserva sempre una confluenza con l'agire, cioè con la capacità di fare delle scelte, di creare delle idee, di produrre azioni che governino la società e la sua complessità. La crisi della politica, infatti, nasce proprio come crisi dell'agire e si aggrava nel momento in cui sembra poter decidere solo in subordine, prima al sistema economico, poi all'apparato tecnico, trovandosi in una situazione di adattamento passivo, condizionata da decisioni contingenti che non può indirizzare, ma solo garantire. Un meccanismo distorto in cui la politica non decide e non può incaricare la tecnica di reperire i mezzi. Una tecnica che spinge la politica a prendere semplicemente posizione, lasciando a quest'ultima un ruolo attivo e decisionale solo laddove lei presenta delle lacune o delle insufficienze. Perché la tecnica, dal greco technè «saper fare», «saper operare», non si muove in vista di fini ma solo di risultati e implica l'adozione di un metodo e di una strategia nell'identificazione precisa degli obiettivi e dei mezzi più opportuni per raggiungerli. E questo dovrebbe essere il compito della politica appunto. SCELTETROPPO TECNICHE Se i conti non tornano è perché la malattia cui è affetta la politica nasce dall'impotenza di fronte alle scelte che deve compiere. Un'impotenza che si accompagna a un nichilismo lieve, figlio della subordinazione delle idee politiche a semplici ipotesi di lavoro. Un rovesciamento che confonde il funzionamento con il pensiero, la direzione con la velocità. D'altronde, le scelte tecniche, a differenza delle ideologie, non hanno la necessità di dare un senso politico e non si dissolvono nel momento in cui il nucleo teorico su cui poggiano si rivela inefficace. Possono mutare e correggersi senza per questo smentirsi. Gli errori la fanno vacillare, ma non la fanno crollare. Senza politica, persino gli scopi, che regolano le azioni degli uomini e a esse conferiscono «senso», nella visione esclusivamente tecnica possono apparire «insensati». Senza quel significato che solo la politica può dare, l'individuo si trova «altrove» rispetto alla società che ha storicamente abitato. Un'alienazione che rovescia i termini, inaugurando se stessa come soggetto e l'uomo come predicato. Ma, così facendo, muore l'individuo che, a partire dalla consapevolezza della propria soggettività, si percepisce libero fino ai confini della libertà altrui, uguale agli altri proprio per effetto di questo riconoscimento reciproco. Senza la politica, s'indebolisce l'atomo sociale e deperisce il sistema di valori e principi che, a partire dalle singole individualità, trovano forma in un comune sentire e appartenere. È l'assenza di politica che ha accresciuto le possibilità per il singolo individuo di entrare in rapporto con gli altri e «fare società», senza che ciò implichi un obiettivo comune e un qualsiasi conferimento personale, offrendo in cambio una solitudine globale che lo ha reso inerte di fronte al suo futuro. ILGRILLISMO Il punto, quindi, non è Grillo e il «grillismo», che esprime in maniera trasversale più politica di quanto possa apparire a prima vista. Il problema è come ridare forza e ruolo alla politica, restituendole il primato delle scelte e del loro significato, dopo anni di degenerazione e delegittimazione che hanno progressivamente eroso la fiducia nei partiti e nelle istituzioni, minando le basi stesse della democrazia. Non ci sarebbe da stupirsi se, oggi, il voto dovesse trasformarsi in un terremoto politico e in un groviglio inestricabile. I presupposti ci sono nel momento in cui la metà degli elettori non è in grado (o non ha voglia) di scegliere un partito e un governo. Come se il cambiamento fosse impossibile. O, peggio, inutile. Cosa fare allora? Occorre innanzitutto farla finita con la favola della scelte tecniche neutrali, perché nemmeno la tecnica è neutra, nel momento in cui crea una società che non possiamo evitare di abitare. E, soprattutto, occorre far tornare la politica alla responsabilità delle scelte a favore dei cittadini, visti non più come strumento per raggiungere le istituzioni, ma come fine ultimo di azioni ispirate al bene comune. Il punto d'incontro di un interesse convergente, fondato sul valore intrinseco e intangibile della persona umana e della sua dignità, ma anche declinato su una solidarietà condivisa e incastonata tra le righe di nuovi diritti e nuovi doveri. Un ethos inteso non solo come capacità morale, ma anche come competenza e conoscenza, come stimolo e tensione interiore a operare pubblicamente nella giustizia e a favore dell'interesse di tutti. UNASTAGIONE NUOVA Non è un desiderio astratto quello di dare forma a una stagione nuova. Non è un'illusione il bisogno di dare avvio a un tempo di virtù civiche e morali, di rifondare la società su scelte che pongono la questione morale a fondamento di quella civile, di sapersi far carico dell'idea di bene comune per tornare a una dimensione naturale dell'uomo-sociale. Occorre dare forma alla domanda di un nuovo patto, ispirato al comune sentire di una civile appartenenza, che tragga forza dal desiderio di dirigersi non più verso l'utile individuale, ma verso il bene della comunità, dove la libertà dell'individuo si accresce e si rafforza in un sistema di valori e di solidarietà intelligente. D'altronde, politica ed etica sono termini che si chiamano reciprocamente. E non rispondere al bisogno di una rifondazione della politica intorno ai valori condivisi di un ethos civile, che ispiri le scelte e le azioni pubbliche, espone al rischio di allontanare la politica dai cittadini. Vi è una parte importante della società che esprime un'ansia di rinnovamento che trova progressivamente forma in una politica che riparte dal basso, che inizia a progettare e farsi carico di nuove fondamenta che poggiano su solide basi etiche e morali. Il deficit, quindi, non riguarda la domanda, ma l'offerta di politica. Una perdita che si rileva attraverso il suo riassorbimento nel tessuto di una conflittualità multiforme, accompagnata da nessuna ultima istanza che determini la congiuntura e l'evoluzione, da nessun altro vettore di trasformazione che non sia una risultante provvisoria. Un deficit di politica che si riflette nel declino delle grandi organizzazioni politiche, al quale fa da contraltare la nascita di nuove comunità di prossimità, fondate su una condivisione da esprimersi temporaneamente, prive però di un'ideologia e di una progettualità di medio/lungo periodo. ILPARADOSSO La sfida ultima alla quale, oggi, è chiamata la politica è quella di sapersi ricostituire in agenzia di senso, soprattutto di fronte alle nuove e variegate figure sociali, facendosi interprete e dimostrandosi all'altezza della nuova complessità della società degli imperfettamente distinti. Ma è qui che si consuma l'altro paradosso: il sistema dei partiti, anziché aprirsi e farsi interprete delle nuove istanze, sembra teso a preservare se stesso, incapace di rispondere alle nuove sfide, allontanandosi sempre più dalla società, proprio mentre quest'ultima si avvicina sempre più alla politica. In questa incapacità si nasconde il massimo pericolo. Perché ora è proprio la società civile a chiedere con forza di far tornare il potere nelle mani della politica. L'OSSERVATORIO LARICERCA . . . L'area del non voto cresce. Nell'ultimo anno ha avuto una vera e propria impennata Voto più liquido La crisi crea elettorati paralleli IL PD SI CONFERMA PRIMO PARTITO CON IL 24,5% IL PDL AL 17,5. TERZO IL MOVIMENTO DI GRILLO CARLOBUTTARONI PresidenteTecnè . . . Masse di elettori iscritti in una fluttuante geografia del consenso al di fuori delle categorie note . . . Il «grillismo» esprime in maniera trasversale più politica di quanto possa apparire a prima vista La ricerca di Tecnè per l'Unità è stata effettuata sull'intero territorio nazionale, considerando un campione rappresentativo per quote dell'universo di riferimento (popolazione maggiorenne) per sesso, classi di età, area geografica. Mille interviste telefoniche (sistema Cati) effettuate il 20 e 21 giugno 2012, con l'estrazione casuale dagli elenchi telefonici. Errore campionario: più o meno 3,1% 8 lunedì 25 giugno 2012
«IL CORPO C'È E C'È E C'È E NON TROVA RIPARO», RIPETONO,AVOCIALTERNE,LEDONNEDISEGNANDOQUALCOSASULLATERRA. È stata una idea di Kissi, anima sottile della compagnia, accompagnare i versi della poetessa polacca Wyslava Szymborska con quel gesto rituale, che viene dalla sua Africa. Le sofferenze non hanno confine. Si parlano un continente all'altro. Ciascuno di quei cerchi tracciati sulle tavole di legno di un palcoscenico parla di una ferita profonda che l'attore non potrebbe dire altrimenti. Senegalesi, ivoriani, somali, nigeriani, vittime di torture in fuga dai loro paesi d'origine e spinti al teatro dal Consiglio italiano per i rifugiati, che in 16 anni nell'ambito del progetto di accoglienza e cura Invito, finanziato dal Fondo europeo, si è preso cura di 3mila persone. Un rifugiato su quattro è sopravvissuto a tortura. Anche per dare voce a questa ferita invisibile, in occasione della giornata internazionale contro la tortura, che in Italia non è ancora riconosciuta come reato, Kissi e gli altri saliranno sul palco del teatro Quirino di Roma, stasera alle 21 (ingresso libero), per mettere in scena il loro Exodus. Un lavoro teatrale, partorito pezzo per pezzo, sulle rive del Tevere, sotto gli auspici di Nube Sandoval e Bernardo Rey, registi colombiani, che avevano già sperimentato il teatro con i desplazados, i contadini cacciati dalle loro terre. La sala prove, per quattro mesi, è stata un barcone di legno lungo il Tevere, proprio sotto al monumento a Giacomo Matteotti. Un teatro galleggiante, in cui si sono rimescolati passi, ritmi tambureggianti, canti africani, storie del mondo. Le sofferenze, quelle, gli apprendisti-attori hanno provato a lasciarle appena fuori da quel cerchio magico. Anche se a volte hanno fatto irruzione lo stesso. Come quando Bamba, giovane ivoriana, è scoppiata in pianto mentre con gli altri nel barcone componeva un mosaico vivente di Guernica. E però: nessuno deve raccontare nulla, nessuno deve dire nulla di sé, questa è la regola tacita - spiega Nube - «per permettere al teatro di ricominciare la sua opera di ricucitura». Per quattro mesi, sul barcone trasformato in sala prove, dunque, per loro, vittime di tortura, perseguitati dalle proprie stesse vite, è esistita solo una storia da recitare. Exodus. storia di Amin, contadino costretto a fuggire dalla sua terra. Come loro. Solo che Amin è un pupazzo di legno. Gli attori che lo accompagnano sulla scena invece hanno un corpo. E puoi anche non parlare di quello che ti è accaduto. Ma quello «c'è, c'è e c'è». È lì, con la sua memoria più potente di ogni parola. Alain, 31 anni, fuggito dal Congo, mostra una cicatrice sul piede. «È stato un proiettile», racconta, facendo il gesto di imbracciare un fucile. Poi con le braccia misura lo spazio angusto della cella in cui era chiuso quando gli hanno sparato, dalla botola sopra la sua testa. Le prove sono appena finite, quando lui uscendo dal barcone comincia a raccontare. L'arresto, quando sono andati a prenderlo a casa, davanti alla sua famiglia. I tre giorni chiuso nella cella. L'amico-carceriere che ha rischiato la vita per aiutarlo. «Lo hanno ucciso, ho saputo una volta arrivato in Italia». E poi la fuga sul fiume Congo, in piroga. Le peripezie per trovare i soldi per il viaggio. L'angoscia per la moglie e i figli rimasti in Africa, «non riesco più ad avere loro notizie di loro, vorrei che potessero venire qui in Italia, riabbracciarli». È quel pensiero ora la sua tortura. «Il teatro racconta Alain, che in Congo faceva la security in un albergo, ma è anche cantante - mi aiuta a distogliere la mente». Kissi, 25 anni, fuggita dalla Costa d'Avorio, non ce la fa a raccontare. Quando lo ha fatto è stato troppo doloroso e dopo ha richiuso tutto dentro. Del teatro, però, vuole parlare. «Lo amo, mi ha aiutato a far uscire quello che ho dentro, difficile, perché non sai mai quale sarà la reazione degli altri», racconta. Stare sul palco - spiega -non è tutt'altro che finzione. «Sei lì, davanti allo sguardo dello spettatore. E cerchi di dare il meglio di te». L'opposto del senso di respingimento e di solitudine di cui parla la canzone che Kissi inscena sul palco. «Penso a mia madre, quando la canto, alcuni versi sono nella sua lingua». Suo figlio è con lei, in Costa d'Avorio. «Vorrei riaverlo qui con me, questo è il sogno». Per ora si sentono al telefono. «Ciao amore, ci salutiamo sempre in italiano, mentre mia madre ride di noi». Il teatro è solo una parte del progetto curato del Cir. Un'altra parte importante si svolgeva fino a pochi mesi fa nell'ambulatorio, allestito presso l'ospedale San Giovanni di Roma, dove sono state curate più di 200 vittime di tortura. Un luogo prezioso, che ora ha chiuso. Anche per questo Kissi e gli altri stasera saliranno sul palco. BREVI SOCIETÀ IRAN EduardoDeFilippo tradotto in farsi Per la primavolta in Iran, viene rappresentato inquesti giornia Teheran «Il sindaco del rioneSanità»di Eduardo DeFilippo. Lacommedia in treatti va in scenaattraversouna fedele traduzione in farsi, la lingua persiana,e anche scenografiae costumi sonoaderenti al testoriginale. «Ho sceltoquesta commediaperchèè molto vicinaalla nostracultura», haspiegato il regista, BabakMohammadi, sottolineando«il temadella famiglia, del rapporto fra figli,madree padre. InPersia, dueotre secoli fa,maanchepiùdi recente in Iran, avevamopersonaggi comedon AntonioBarracano, ilprotegonistadella commedia». PESARO Alviaoggi la rassegna diNuovoCinema Documentari, docu-film,non fiction.È L'Italiaallospecchioche racconta la 48/maedizione dellaMostra InternazionaledelNuovo Cinema di Pesaro(dal oggial 2 luglio) attraverso unagrandevarietà di documentariecon unaretrospettiva integrale dell'operadi NanniMorettie il «suosguardomorale». Tra i sette film in concorso,echi di Tarantino,Cassavetes eNouvelleVague per lavori provenienti da tutto ilmondo, chesaranno giudicatidaAntonietta De Lillo,Francesca InaudieBoris Sollazzo. Ci saràpoiun omaggio alNuovo Cinematedescoa cinquant'anni dal manifestodiOberhausen, con lavoridi Herzog,Straub,Reitz, Kluge emolti altri. «Exodus», lospettacolo inscenastasera al teatroromano Quirino ... StaseraalTeatroQuirino iprofughimetteranno inscena«Exodus».Storia diAmincacciatodallapatria Africa, fuga dalla tortura Alain, Kissi e Bamba rivivono la lorotragedia inscena MARIAGRAZIAGERINA mgerina@unita.it Hannodovutoabbandonare le famiglie inCongo eCostaD'Avorio.Sulle rivedelTeverehannocercato di ricostruire le loro identità feriteattraverso larecitazione GIARDINIDI LUGLIO Lastagioneestiva dellaFilarmonica Siapreoggi nel segnodi JohnCage, di si festeggia il centenario dellanascita, l'edizione2012dei GiardinidiLuglio, stagioneestivadella Filarmonica Romana.Oltre venti concertie decine di appuntamentia ingresso libero finoall'8 luglionei Giardinie nella SalaCasella dellaFilarmonica. «Va', vecchio John!» il titolodelle prime due giornate: il CentroRicercheMusicali trasformerà il Boscofilarmonico in un inedito, spazio d'ascolto,dove la musicadi Cagesi incontreràconquella dicompositori del nostro tempo.Spazio anchealladanza con ildebutto diChild of tree a lui dedicatadaAlessandra Cristiani, artista in residencedella Filarmonica. CIVITANOVA Ritorna il festival diPopsophia Tornaper la seconda edizione Popsophia, festivaldel contemporaneo, della filosofiache si trasforma in filosofia popolare,ossiapop filosofia. Dal 12 luglio finoal 5agostoperquattro weekend che comprendonoanche ilgiovedì dedicato alcortometraggio, Civitanova Marche ospiteràconferenzee spettacoliper capire ilmondo dellacontemporaneità. Il programmasarà suddiviso in due rassegnefilosofiche che comprendono le lectiomagistralis«Pensare ilpresente»,a curadel filosofoUmberto Curie gli approfondimenti su«Le paroledella contemporaneità».Siparleràanchedella culturapop dalla tvalla fiction, dal calcio allamusica, dalla scienzaalla pornografia. ... Unrifugiatosuquattroè statovittimadiviolenze IlConsiglio italianoCirneha assistiti tremila in16anni U: 18 lunedì 25 giugno 2012
«La riforma del lavoro è stato un Festival degli equivoci, meglio approvarla così per evitare ulteriori danni. Sugli esodati invece Monti corregga la Fornero e ci ascolti: fissiamo l'asticella e risolviamo un problema che il governo ha trascinato sei mesi». Alla vigilia della fiducia sulla riforma del lavoro, il leader della Cisl si scaglia frontalmente contro il governo: «Se non rispetta l'accordo sugli statali compie uno spergiuro». Bonanni, cosa si aspetta domani dall'intervento alla Camera di Monti? Giudica positivamentel'accordoconipartitidellamaggioranzachehannodatovia libera alla fiducia sulla riforma in cambio di modificheneldecretosviluppo? «Se non vogliono fare ulteriori danni, bisogna approvare la riforma così com'è. Chi intende modificarla, se la ritroverà peggiorata». Macome?PdePdlchiedonoagranvoce modifiche... «Se proprio vogliono modificarla in meglio, si aumenti la soglia per poter usare le partite Iva e si cancelli il contratto in associazione in partecipazione. La Fornero ha sempre parlato di giovani e invece alla fine non ha fatto niente: dalla riforma delle pensioni in avanti li ha sempre fregati». ElapropostadelPddiritardarediunannol'entratainvigoredell'Aspipernonridurre la durata degli ammortizzatori in unperiododi crisi? «Su quello sono assolutamente d'accordo. È una proposta concordata con noi sindacati e va certamente attuata». Allafinedunquequalèilsuogiudiziosulla riforma del Lavoro? Anche lei, come Squinzi, la considerauna boiata? «Non ho le stesse opinioni del presidente di Confindustria. Per me è stata il Festival degli equivoci. Perché eravamo partiti sentendo che avrebbe prodotto tantissimi posti di lavoro e invece non ne creerà alcuno. Doveva servire ai giovani e invece non si è avuto il coraggio di fare un solo provvedimento per loro. Tutta la baraonda sull'articolo 18 e ora la Fornero dice che si potrebbe rimetterci mano ulteriormente, quando invece la soluzione trovata non modifica sostanzialmente la norma e ne rende più efficiente l'applicazione. Insomma, la riforma nasce in un modo e va finire in tutt'altro. Così come è andato avanti il confronto: alti e bassi che non hanno certamente favorito il dialogo sociale». L'altrarichiestaaMontidelPdèquelladi risolvere definitivamente la querelle esodati. Lei auspica un decreto urgente ouna trattativacon voisindacati? «A giudicare dalle metafore usate dalla Fornero sulle gambe da tagliare, la ministra non vuole discutere con nessuno. Lei agisce come se avesse avuto il mandato direttamente da Dio, anche il presidente della Camera ha dovuto riprenderla su questo, ricordandole il primato del Parlamento. Spero quindi che Monti la riporti a miti consigli e le imponga di confrontarsi con noi. Monti deve rimediare all'errore, frutto del mancato confronto con noi sindacati e trascinato poi per sei mesi che ha prodotto danni morali ai lavoratori che sono rimasti appesi nell'incertezza e ai danni all'immagine del governo, a causa della Fornero, certezza, buonsenso e trasparenza hanno vacillato». Maquale soluzione è possibile? «Innanzitutto dalla Fornero non vogliamo più numeri...». ...quindii55milanuoviesodatipervoisonopochi? «Quel numero è suo e non appartiene a nessun criterio. Fornero deve solo fissare l'asticella al 31 dicembre 2011, legittimando tutti i lavoratori che hanno sottoscritto accordi singoli o collettivi ad essere tutelati. La Fornero questi dati li ha sempre avuti perché gli accordi vengono sottoscritti all'Ufficio provinciale del Lavoro e non all'Inps. Si usino quelli e le coperture si trovino dai 140 miliardi risparmiati con la riforma delle pensioni». Passiamoall'altro tema caldo: spending review.Ilgovernopensaamettereinmobilitàmigliaiadidipendentipubblici.Comerispondete? «Qualsiasi provvedimento deve partire dagli assetti istituzionali. Non si può cominciare dal tetto, ma dalle fondamenta. La domanda deve essere: come riorganizzare ministeri, Province, Comuni, Asl, ospedali, le troppe istituzioni che solo in Italia abbiamo. In questi anni siamo stati colti da elefantiasi con la moltiplicazione di prebende e clientele per i manager e vacche magre per i lavoratori. E anche il decentramento ha avuto come bussola orientamenti politici». Maseilgovernoinsisteel'accordosottoscrittocon voi sindacati il 3 maggio non verràrecepito?Pensaanchealloscioperogenerale dellacategoria? «Recepirlo è il minimo che si possa fare a meno che il governo non voglia essere spergiuro. Poi se lo cancellerà, vedremo cosa fare. Per noi l'obiettivo è che si faccia chiarezza, non fare sciopero. Se così non sarà, faremo contestazioni giornaliere, mobilitandoci in continuazione». Ultimadomanda:siparladileicomepossibilecandidatodelcentrosinistraper la RegioneAbruzzo.Èvero? «Ho promesso a me stesso e, recentemente, ai cislini di rimanere nel sindacato ancora un po' di anni per gli impegni gravosi e delicati che ci aspettano». Escono cifre, escono elenchi di tagli anche dettagliati, come l'operazione sparizione di oltre cinquanta Province e la progressiva trasformazione in esuberi di 276mila dipendenti pubblici, come proiezione anche del decreto sviluppo. Ma dove come e quando la spending review avrà effetti concreti è ancora avvolto in una nebulosa. Si parla di una cifra che va dai cinque ai sette miliardi di risparmi secondo le analisi di Enrico Bondi. Risparmi che dovrebbero definitivamente scongiurare il riaumento dell'Iva in ottobre al 23%. Difficile anche che esca qualcosa di concreto e definitivo prima della fiducia sul ddl lavoro. Intanto trapelano altre indiscrezioni. Non saranno risparmiati gli organi costituzionali, cioè le due Camere, il Quirinale e la Corte costituzionale. Lo prevede un emendamento al decreto di nomina di Enrico Bondi, in discussione alla Camera, su cui il governo e la maggioranza si sono accordati. Così come saranno toccate le pensioni d'oro. L'emendamento al decreto in proposito prevede che le pensioni «erogate in base al sistema retributivo, non possono superare i 6.000 euro netti mensili. Fatte salve le pensioni e i vitalizi corrisposti esclusivamente in base al sistema contributivo». Se poi questa pensione è cumulata con altri trattamenti pensionistici erogati da gestioni previdenziali pubbliche in base al sistema retributivo, «l'ammontare onnicomprensivo non può superare i 10.000 euro netti mensili». NELLEMANIDIMONTI Nel preconsiglio di oggi saranno presi in mano da Monti tutti i fascicoli sulla spending review: sarà la«manovrina» che dovrà essere varata a fine giugno o a inizio luglio, subito dopo il consiglio europeo. Ma il decreto non sarà pronto prima di metà settimana. A Enrico Bondi è affidato il compito di risparmiare sull'acquisto di beni e servizi da parte delle Amministrazioni pubbliche, da cui ci si attende di trovare le risorse epr evitare l'aumento dell'Iva ad ottobre (circa 3,8-4 miliardi). Il dossier di Bondi verrà incrociato con quelli inviati dai Ministri. Le proposte del Commissario riguarderanno anche altre amministrazioni. Accanto ai risparmi della spending review si sta comunque lavorando anche ad altri interventi di contenimento della spesa. In particolare il ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi è sempre alle prese con un dossier in cui si ipotizza una riduzione del numero dei livelli della dirigenza «ad esaurimento»: vale a dire che i dirigenti che escono non vengono sostituiti e nel loro livello. Oltre al pubblico impiego si cercano risorse complessive per circa 10 miliardi sul 2012. Il senatore Idv, Stefano Pedica, definisce «risibili» le voci dei tagli di spesa che, secondo le anticipazioni sarebbero all'attenzione del commissario alla spending review Enrico Bondi. «Da quanto si apprende dai quotidiani - afferma Pedica - possibili aree di intervento sono il blocco delle telefonate da fisso a mobile, che si allargherebbe a quelle interurbane. Altro tema è la riduzione del consumo energetico, poi della carta e cancelleria varia, e ancora della riduzione dei metri quadri per ufficio per terminare poi al sistema unico delle presenze. Mi chiedo se questo governo ci fa o ci è». L'INTERVISTA RaffaeleBonanni Il segretarioCisl: ilddl èstato il festivaldegli equivoci.Sugliesodati: «Ilnumerodi55mila nonconta, fissiamoicriteri esalviamoli tutti» «Passi la riforma del lavoro Non facciano altri danni» MASSIMOFRANCHI ROMA I “leader europei”, capitanati da Robin Hood, segnano un gol agli speculatori finanziari davanti a Montecitorio FOTO ANSA La spending review sulle pensioni d'oro L'ALLARME DELLA BRI . . . «Giusta l'idea del Partito democratico di prorogare i vecchi ammortizzatori sociali» . . . «Monti sugli esodati corregga Fornero: non si può trascinare ancora questo problema» quale si addensarono di tempo in tempo sospetti di corruzione e di mano libera lasciata a grandi investitori privi di scrupoli (si parlò anche, fra l'altro, di 70 miliardi di marchi investiti dalla camorra napoletana, nonché di vari interventi della mafia russa). Dietro l'ipotesi del Treuhandanstalt europeo possono nascondersi certi interessi delle grandi banche nei confronti dei beni e dei servizi pubblici dismessi dagli stati? La domanda, quanto meno, va posta. Sul fronte del dibattito sulla crisi e sulle soluzioni che dovranno essere discusse nell'ormai imminente Consiglio europeo di giovedì e venerdì prossimi c'è da registrare un certo timore che va diffondendosi a Berlino a proposito della corsa sul filo del rasoio cui si è impegnata Angela Merkel perché il voto positivo del Bundestag e del Bundesrat arrivi in tempo per permettere, dal primo luglio, l'entrata in vigore del nuovo fondo salva-stati Esm. Poiché il parlamento non vorrà votare prima di aver conosciuto l'esito del vertice di Bruxelles, la discussione e il voto sul Fiskalpakt e l'Esm, per approvare i quali serve una maggioranza dei due terzi, sono stati fissati per le 19 di venerdì. Una finestra strettissima, sulla quale peraltro c'è ancora qualche incognita relativa ai frenetici negoziati del governo con la Spd e i Verdi per assicurarsi i loro voti. «Contipubblici, leprospettive sonodrammatiche» Nelleeconomie avanzated'Europa le prospettiveper i conti pubblici «sono drammatiche».Losottolinea la Bri (Bancadei regolamenti internazionali)nellaRelazione annualeche evidenziacome «in alcuni Paesi i colossali programmidi assistenzaal settore finanziariohanno devastato le finanzepubbliche».E ancora:«Apartire dal 2007,anno in cuihaavuto inizio la crisi, il debito pubbliconelleeconomie avanzateè cresciuto in media dacirca il 75% a oltre il 110%del Pil. Idisavanzi delle amministrazionipubblichesi sono mediamentedilatatidall'1,5 al 6,5% delPil». Sipotrebbepensare, spiega laBri, che«se non vi fossestata la crisi le fondamentadei conti pubblici sarebberooggi piuttostosolide. Abbattendo leentratee innalzando la spesaper il finanziamento della rete di sicurezzasociale, lacrisi finanziaria ha fattoesplodere i disavanzie il debito delleamministrazionipubbliche». lunedì 25 giugno 2012 3
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In queste ore al centro di ogni pro-spettiva politica sta l'appuntamen-to europeo del 28», dice Piero Fas-sino. Ed è partendo da qui e pas-sando per la necessità che il gover-no Monti arrivi a fine legislatura che il sindaco di Torino arriva a parlare del ruolo del Pd e di come dovranno essere le primarie del centrosinistra per la premiership. «Troppo spesso il dibattito a cui assistiamo è ripiegato su vicende interne e si sottovaluta il nesso inscindibile tra la dimensione europea della crisi e la vicenda politica italiana». Lo dice perché se il vertice di Bruxelles nondovesseportareirisultatisperatipotrebbero esserci ripercussioni anche sul governoMonti? «Se ci dovesse essere una crisi di governo il messaggio che daremmo all'Europa sarebbe devastante. È da irresponsabili pensare che prima si vota e meglio è. Tutti naturalmente ci aspettiamo che l'appuntamento di giovedì segni un salto di qualità e che finalmente arrivi un'indicazione chiara sulla volontà dell'Ue di compiere scelte che vadano verso una maggiore integrazione. Le difficoltà dell'Europa non sono solo di carattere economico. La debolezza è prima di tutto politica e istituzionale. L'unità monetaria, di mercato e di circolazione delle persone non basta più. Serve un salto in avanti nella costruzione di una soggettività politica europea forte. E tutti gli Stati nazione devono essere disponibili a cedere una quota della propria sovranità». EMonti in tutto questo? «Monti fin dal momento in cui ha assunto la presidenza del Consiglio ha sottolineato questa esigenza. La riunione a quattro che si è svolta a Roma segna un elemento di novità. C'è stata la presa d'atto che la pretesa di guidare l'Europa soltanto sull'intesa tra Francia e Germania è una soluzione né idonea, né adeguata. E chiunque può riconoscere oggi quanto decisivo sia stato il cambio di governo in Italia, che con Berlusconi non solo non svolgeva alcun ruolo nelle vicende europee ma era ai margini di qualunque decisione. Se Berlusconi fosse rimasto al governo l'ondata speculativa che ha travolto Grecia, Portogallo e Spagna avrebbe attraversato anche l'Italia. La guida di Monti ha rappresentato un punto di certezza non solo per gli italiani ma anche per la comunità internazionale». Per questo sostiene che una crisi di governosarebbe “devastante”? «Intanto, se l'Italia potrà uscire dalla crisi senza conoscere le acutezze che hanno conosciuto altri è perché c'è un presidente del Consiglio affidabile. Inoltre penso non sia affatto vero, come qualcuno sostiene, che la funzione di Monti sia esaurita. È profondamente irresponsabile la tesi di chi - in primo luogo Berlusconi - pensa che si debba andare al voto quanto prima. Una crisi darebbe un messaggio devastante, sì, e se poi si andasse a elezioni con Berlusconi candidato il messaggio ai mercati sarebbe inquietante». Diceche sicandiderà? «Credo che una simile possibilità stia più nella sua testa che in quella degli italiani, ed è l'ennesima dimostrazione che Berlusconi ha perso qualsiasi contatto con la realtà del Paese e continua a non fare i conti con il fallimento della sua politica, con la grave responsabilità che ha sulla crisi italiana». Però non c'è solo Berlusconi a pensare chesiameglio andare alleurne subito. «Chi lo fa compie un errore di analisi e di proposta. Siamo nel pieno di una bufera che ha come epicentro l'Europa. Guai se l'Italia non fosse stabile e solida nella sua guida. L'opera di risanamento dei conti pubblici e di rilancio dell'economia è tutt'altro che esaurita. Bisogna rendere evidente che il governo Monti è lo strumento fondamentale per garantire al Paese la prospettiva di un'uscita dalla crisi». Cosapuò e devefare il Pd? «Innanzitutto deve essere, con le sue proposte e il suo profilo, impegnato in modo chiaro, senza reticenze, in questo processo. Se Monti ce la farà sarà perché la nostra forza gli ha consentito di farcela. Se Monti non ce la dovesse fare non ci salveremmo neanche noi dal giudizio critico degli italiani, che investirebbe tutta la classe dirigente senza distinzioni. A maggior ragione oggi il Pd deve rafforzare il suo rapporto col Paese. Il tema politico non è se c'è ancora la foto di Vasto, bensì che c'è una crisi profonda di Berlusconi, del Pdl, della Lega. Peraltro il voto amministrativo ha dimostrato che neanche la formula del Terzo polo non attrae gli elettori. Insomma quella metà degli italiani che per 20 anni si è fatta rappresentare dalla destra oggi rischia di non avere casa. Chi riempirà questo vuoto? Il Pd deve mettere in campo un'iniziativa che parli all'intera società. Commetterebbe un errore chi pensasse che il problema sia parlare soltanto a chi è dentro il Pd o dentro il centrosinistra». Bersani ha annunciato primarie aperte per la scelta del candidato premier: è la decisionegiusta? «Anche il passaggio delle primarie va gestito sapendo che solo parlando all'intera società saremo in grado di costruire un centrosinistra credibile per il dopo Monti. Queste primarie non servono a scegliere il segretario del Pd, quello lo abbiamo già scelto. Servono a scegliere il candidato presidente del Consiglio e dunque si rivolgono a tutti gli elettori. E chi si candida deve essere capace di parlare a una platea vasta. Così le primarie saranno utili». Chenepensadeiprimipassivistifinqui? «Suscitano in me, e non solo in me, qualche allarme. Non credo che Bersani abbia bisogno di essere sostenuto da pasdaran supponenti, né di essere “blindato”. Come non credo che basti invocare il ricambio generazionale, come fa Renzi. Ce n'è bisogno, ma deve essere alimentato da contenuti. Il cuore delle primarie è il progetto che proponiamo al Paese. Su questo si devono misurare i candidati. Bersani ha correttamente detto che intende costruire un percorso che consenta di dire agli italiani come vogliamo governare nei prossimi anni. Su questa stessa lunghezza d'onda deve porsi chiunque altro si voglia candidare. Al centro va messa l'Italia, le sue domande, le sue speranze, il suo futuro. Se sarà così, le primarie saranno una cosa utile, al Pd, al centrosinistra e al Paese, perché andranno in sintonia con il sentire degli italiani». Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, durante l'assemblea nazionale dei segretari di circolo alla Nuova Fiera di Roma, 23 giugno 2012 FOTO ANSA L'INTERVISTA PieroFassino «Troppospesso ildibattito èripiegatosunoistessi IlPddevemettere incampoun'iniziativa cheparliall'interasocietà Ecostruire ildopoMonti» «Al centro delle primarie ci deve essere l'Italia» SIMONECOLLINI ROMA . . . «Bisogna rendere evidente che questo governo è lo strumento fondamentale per uscire dalla crisi» . . . «Chi si candida deve essere in grado di parlare all'intero Paese» L'ALTROGIORNO RENZIHACITATO MARY POPPINS.LOHA FATTO ALL'EVENTO FIORENTINO PROIETTANDONEUNOSPEZZONE. La scena è quella famosa del riordino dei giochi. Mary comanda e l'ordine regna, coi birilli a posto e i soldatini lo stesso e le bambole e i vestiti e tutto il resto. I due pargoli restano estasiati ma la metafora del sindaco vuol dire che i problemi non si risolvono a quel modo e la politica non si fa a schiocchi di dita. Porca miseria! Questo è parlar chiaro. Certo, poteva anche scegliere un tono più soft. Tipo la sequenza dove il Pirata Barbanera trucca le gare di atletica e regala un medagliere da paura allo spiantato college del suo più spiantato amico-professore. Ma non sarebbe stato lo stesso. Intanto perché Julie Andrews è più delicata nei modi di un Peter Ustinov perennemente alticcio. E poi perché la pirateria sportiva, anche solo come simbolo, avrebbe stonato col mito di Fosbury e la sua rivoluzione dorsale. E allora il punto qual è? Spiace dirlo ma la Poppins è roba seria e non va letta in superficie. Quindi, pazientate e leggete il seguito. Parlando di fragilità dei mercati e di psicologia delle masse, dopo una settantina di minuti dalla sequenza di Renzi c'è uno dei passaggi più potenti che la cinematografia hollywoodiana sia stata mai in grado di concepire. Va bene che il film è del '64, quando la rivalutazione di Friedrich Hayek o la scoperta di Friedman e Laffer erano là da venire. Ma quei matti della Disney osarono una sceneggiatura degna di Occupy Zuccotti. Naturalmente si parla della Banca. Con la B maiuscola dove lavora quel senzapalle del babbo. Sono sei o sette minuti d'incanto. In sintesi: il genitore decide di portare seco allo sportello i figlioli per aprire loro un conto coi due penny della paghetta. Gli infanti, che intanto la Poppins ha deviato verso una miscela di valori edonistico-solidali, preferirebbero destinare la somma al mangime dei piccioni. Ne deriva una successione di alterchi finché, in un contesto da altissimo musical, il vecchissimo babbione – palandrana nera, barba lunga e passo incerto – che poi sarebbe il presidente dell'istituto, al grido strozzato «Se crolla la Banca d'Inghilterra crolla l'Inghilterra» sottrae le monetine dalle mani degli innocenti. I quali, a loro volta, se le riprendono fuggendo a perdicollo verso l'uscita mentre il solo scorgere due precoci correntisti darsela a gambe col loro gruzzoletto scatena il più classico dei panici da bolla e la Banca rischia di fallire. Dei geni! Regista, autori, macchinisti, comparse….dei geni! Sì, d'accordo, poi è venuto Gordon Gekko e dopo ancora Michael Moore. Ma all'origine di tutto c'è lei, quella donna scesa dal cielo a insegnare la parabola dei piccioni. Dunque il problema – sia detto col massimo rispetto – non è mica nel fatto che Renzi abbia scelto, quale colpo ad effetto, di citare un capolavoro come Mary Poppins. Il problema è che non l'ha capito. Il «Big Bang» e Mary Poppins Quella citazione «sbagliata» ILCORSIVO GIOVANNICARLI lunedì 25 giugno 2012 5
«NON È SOLTANTO IL RETTANGOLO CHE IO USO NELLAMIAPITTURA;ÈUNODEGLIELEMENTIDETERMINANTI DI TUTTE LE MIE COMPOSIZIONI. Naturalmente uso molto anche la linea curva, non esiste quasi mio quadro o pochissimi in cui non siano presenti dei cerchi, delle linee circolari, delle curve: ellissi, paraboli, iperboli eccetera....Utilizzo anche i triangoli e i quadrati ma in funzione di contrappunto al resto delle forme che realizzano la mia composizione». Così l'artista italiano Luigi Veronesi nel film Ars Combinatoria del 1986. Questa pittura, razionale com'è (non è un caso che una delle opere di Veronesi, composte di otto oli in successione, del 1973 si intitoli Dall'irrazionale al razionale) ha il suo analogo, se non proprio vi si fonda, in quelle matematiche severe che istituiscono «il loro proprio sistema di segni, lo organizzano e lo svolgono in affabulazione». In quelle matematiche severe che Leonardo Sinisgalli ne I quaderni di Geometria del 1936 citava da i Canti di Maldoror del Conte de Lautréamont (Isidore Ducasse): «O Matematiche severe, non vi ho dimenticato da quando le vostre sapienti lezioni, più dolci del miele, filtrarono il mio cuore come un'ombra rinfrescante...Aritmetica! Algebra! Geometria! Trinità grandiosa! Triangolo luminoso! Colui che non vi ha conosciuto è un insensato: meriterebbe i più grandi supplizi». Ha scritto Glauco Viazzi nel 1980 nel volume dedicato a Luigi Veronesi «Proprio non sono queste astrazioni ottenute partendo dal sensibile ma operazioni basate direttamente sul concreto; sulla concisa, severa, concreta bellezza del geometrico. Davvero le opere dei tardi anni Trenta e degli anni Quaranta indicano quanto il Veronesi non abbia rapporti con le tendenze suprematiste, neoplasticiste o bauhausiane, pertanto di Kandinskij non tanto i quadri, quanto Punto, linea e superficie». Nel famoso articolo scritto nel 1949 «Per un approccio matematico nell'arte del nostro tempo», Max Bill sottolineava come «il punto di partenza per una nuova concezione dell'arte è probabilmente dovuto a Kandinskij, che pose nel 1912 le premesse di un'arte nella quale l'immaginazione dell'artista sarebbe stata sostituita dalla concezione matematica...Si sostiene che l'arte non ha niente a che fare con la matematica, che quest'ultima sia una materia arida, non artistica, un campo puramente intellettuale e di conseguenza estraneo all'arte. Nessuna di queste due argomentazioni è accettabile, perché l'arte ha bisogno del sentimento e del pensiero». IL«QUADRATO NERO» Veronesi non si rivolge alle geometrie di Kandinskij e Malevich, alle forme geometriche assiomatizzate da Euclide migliaia di anni prima e che diventano, tra tutti il Quadrato, il simbolo del futuro per l'arte. Scrive Malevich a proposito del Quadrato nero del 1913: «Questo disegno avrà una importanza enorme nella pittura: rappresenta un quadrato nero, l'embrione di tutte le possibilità che nel loro sviluppo acquistano una forza sorprendente. È il progenitore del cubo e della sfera, e la sua dissociazione apporta un contributo culturale fondamentale alla pittura». Il referente culturale di Veronesi sono le geometrie non-euclidee. Nel corso della seconda metà del XIX secolo la geometria era profondamente mutata. Nikolaj Ivanovic Lobachevskij e János Bolyai negli anni 1830-50 costruiscono i primi esempi di geometrie non euclidee, in cui non era valido il famoso quinto postulato di Euclide sulle rette parallele. Non senza dubbi e contrasti, Lobachevskij chiamerà la sua geometria (oggi denominata geometria non euclidea iperbolica) geometria immaginaria, tanto era in contrasto con il senso comune. Nel 1854 Riemann tenne davanti alla facoltà di filosofia dell'Università di Gottinga la famosa dissertazione dal titolo Sulle ipotesiche stanno alla base della geometria, che verrà pubblicata solo nel 1867. Nella presentazione Riemann sosteneva una visione globale della geometria come studio di varietà di un numero qualsiasi di dimensioni in qualsiasi genere di spazio. Scrive ancora Viazzi: «Sono proprio le concezioni del matematico dell'università di Kazan Nikolaj Lobachevskij il terreno sul quale si incontrano, ciascuno a suo modo seguendo i propri itinerari specifici, temperamenti artisti diversi come Lisitskij, Rodcenko, Moholy Nagy e Veronesi». CURVEE SFERE Le geometria di Riemann era la geometria di uno spazio in cui ruolo centrale aveva la curvatura. Aveva scritto Malevich che il quadrato era all'origine della sfera. Noi viviamo su una sfera. Della sfera, simbolo aereo e fragilissimo, assimilato per secoli all'idea della Vanitas, la bolla di sapone. Una storia parallela quella delle bolle di sapone tra arte e scienza, che inizia nel Cinquecento e continua sia nell'arte contemporanea che nella scienza, nella matematica e nell'architettura in particolare. Perché, come diceva Galileo Galilei «La filosofia (della natura) è scritta in questo bellissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (Io dico l'universo), ma non si può intendere se prima non si impara ad intendere la lingua e conoscer i caratteri, ne' quali è scritto in lingua matematica, e i caratteri sono triangoli, cerchi ed altre figure geometriche. ATorinodal 19 al30 giugnosi stasvolgendo la manifestazione«Dall'eternitàa qui». Questo il titolodella III edizionedi «Giornoper Giorno». Partendodal temadell'arte, sarannotoccate una molteplicitàdi disciplineumanistiche e scientifiche:architettura, letteratura,musica, fisica,astronomia,matematica e design. Pubblichiamopartedell'intervento di Michele EmmercheterràallaGamil 27giugno alle 18,30. «Dall'eternitàaqui» Diecigiornidiarteescienza SOCIETÀ : Africa, in fugadalla tortura PAG. 18 FANTASY : AmandaHockingparla deisuoi troll PAG. 19 TEATRO : UneredespagnoloperEduardoe idestini incrociati degliattoridetenuti PAG. 20 FORMULAUNO : ll capolavorodiAlonso PAG. 22 U: ESTETICAQuant'èbellalageometriaLinee,paraboleerettangoli nella pittura contemporanea Particolareda«Variazioni» diLuigi Veronesi Questielementicostituisconounlinguaggioartisticoricco dipoesia.Esmentisconochidiceche lamatematica siaarida.GliesempinelleoperediKandinskijeMalevich MICHELEEMMER TORINO lunedì 25 giugno 2012 17
AlviaWimbledon c'èDjokovic-Ferrero Subito incampoSeppi Sull'erbadel countryclub diLondra,comincia il torneopiù importantee famosodell'anno. Apre il programma-come sempre- il campione uscente: Djokovicaffronteràgiù inprimo turnounex numero1delmondo,Juan Carlos Ferrero.Gioca laparte altadel tabellonemaschile, dunque anche Federer,opposto aRamos: lo svizzerocerca uno slam,due anni e mezzodopo l'ultimavittoria.Fra gli italiani, incampo Seppi, il nostro miglior giocatore,che trova Istomin.Ci sonoanche Cipollae Bolelli, con buone chancecontrodue qualificati, eFognini,Starace, Volandri eLorenzi, “chiusi”daLlodra, Sweeting,Chardy eMahut. Fra le ragazze, il primoturnopiùcurioso è quello fraCljisterse Jankovic, entrambeexprime giocatricidelmondo. Esordioanche per la testedi serienumero1, MariaSharapova. Fra leazzurre, derbyfra Pennettae Giorgi.Brianti contro Makarova,domani toccherà aKnapp,Errani, Vinci,Schiavone eOprandi. LO.BA. lodovico.basalu@alice.it A 43 ANNI E MEZZO HA COLPITO ANCORA. FISICO ASCIUTTO, MUSCOLI DI ACCIAIO, IN PALESTRAOTTOOREALGIORNO,DIETASEVERISSIMA. MICHAEL SCHUMACHER È E RESTERÀ UN ESEMPIO PER TUTTO IL MONDO DELLO SPORT. Ora è arrivato anche il podio, il primo dopo il ritorno nel circus, avvenuto nel 2010, dopo una sosta di sole tre stagioni in cui si era stufato presto di fare il pensionato. Gioisce Schumi, gioisce la Mercedes, che per averlo al volante di una sua monoposto ha sborsato 40 milioni di euro a stagione. «Non ho mai pensato al podio, nemmeno alla fine della gara – le sue parole abbracciato dai meccanici delle Frecce d'Argento -. Quando ho attraversato il traguardo, ho chiesto come ero arrivato. Alla risposta “terzo” non ci volevo credere, anche perché tutto è successo all'ultimo giro. È certamente uno di quei momenti in cui apprezzi quello che hai fatto, una bellissima sensazione. Tanto più che tutto è accaduto in modo spettacolare, su una pista difficile». Gioisce anche Ross Brawn (lo ricordate?), ovvero lo stratega ai tempi dei 5 titoli mondiali consecutivi con Schumacher alla Ferrari, dal 2000 al 2004 consecutivamente: «Non me lo aspettavo. Solo a metà gara ho cominciato a capire quello che stava succedendo. Dobbiamo solo dare a Michael una monoposto competitiva e allora lo vedrete nuovamente sul podio, magari quello più alto». Frena, in questo senso, il gran capo della Mercedes, Norbert Haug – ex direttore di AutoMotorund Sport: «Schumacher è stato grandioso, ma non abbiamo ancora parlato di un rinnovo del contratto. È troppo presto per farlo, dipende anche da lui». Toni moderati, che però non nascondono quello che è il vero obiettivo della casa di Stoccarda, ovvero vincere un titolo iridato con una macchina tedesca guidata da un pilota tedesco, per di più di grande ritorno mediatico. Il giovane Nico Rosberg, 25 anni, ha sì molti più punti del più celebre compagno di team (ed ha anche già vinto una gara), ma senza quel carisma che ha sempre contraddistinto i campioni. Per la cronaca il fatto che Schumacher sia salito sul podio a 43 anni e mezzo non è un record assoluto, ma chi può affiancarlo o superarlo sono davvero pochi nomi. Tra questi Jack Brabham, visto che l'australiano vinsenel 1970 il suo ultimo Gran premio a quasi 44 anni, per non parlare di due secondi posti e di un terzo, sempre nello stesso anno. Poi Fangio, vincitore fino a 46 anni e sul podio a 47. Su tutti – ma erano tempi diversi e la F1 era al debutto – Luigi Fagioli, terzo a 52 anni con l'Alfa Romeo nel Gp d'Italia del 1950. Finite le celebrazioni per Schumacher, passiamo a quelle, pure dovute, al più giovane Raikkonen. Ancora un piazzamento per il finlandese, anche se l'ex-ferrarista deve vedersela, in squadra, con la promessa Grosjean che sarebbe arrivato davanti, non avesse avuto problemi a pochi giri dal termine. «Essere arrivati secondi è un ottimo risultato - le parole di Kimi ma avrei preferito vincere, è da qualche gara che lo dico». Anche Vettel lo avrebbe preferito, che si ritrova zero punti fra le mani dopo aver dominato tre quarti di Gran premio, senza avversari. È furioso. Testuale: «È stata veramente una gara di merda». Prossimo appuntamento, per tutti, tra due settimane, a Silverstone. FORMULAUNO UN'IMPRESA EPICA, CHE FERNANDO ALONSO POTRÀ RACCONTARE A FIGLI E NIPOTINI, QUANDO SFOGLIERÀ L'ALBUMDIUNACARRIERACHEÈGIÀGRANDEECHERESTERÀNELLASTORIA.Una gara d'altri tempi, fatta di sorpassi e coraggio (e fortuna, certo). Roba alla Senna, per capirci, con l'uomo nettamente davanti alla macchina - comunque buona, con tutti i tipi di gomme, dopo il disastro delle prove. Nessuno avrebbe scommesso alla vigilia di un gara infuocata (e non solo per il caldo) un centesimo sulla vittoria dello spagnolo, relegato in 11˚ posizione e per giunta su una pista cittadina, dove i muretti ti aspettano all'uscita di ogni curva. Ma la Ferrari F2012 di Fernando ha volato sin dal prima curva, grazie anche al piede pesante di un pilota che non smette mai di stupire, con una serie di sorpassi mozzafiato che lo hanno portato, dopo l'ingresso della safety car al 29˚ giro (per un incidente tra la Toro Rosso di Vergne e la Caterham di Kovalainen) addirittura al terzo posto, dietro al leader Vettel e al sempre più positivo Grosjean, il primo su una Red Bull tornata stratosferica, il secondo sulla sempre più veloce Lotus. La fortuna aiuta però gli audaci. E un po' di fortuna Alonso l'ha avuta – ferma restando la sua impresa – dato che sia Vettel sia Grosjean hanno dovuto accostare le loro monoposto per cedimenti alla meccanica Renault. Se a questo aggiungiamo che ancora una volta Hamilton, mentre era secondo, è stato rallentato da un altro svarione al pit stop da parte del box McLaren, il quadro è completo. Con Alonso che ha solo controllato la gara sul suo diretto avversario per il titolo, ringraziando alla fine anche l'irruenza di Maldonado, che con la Williams ha sbattuto fuori all'ultimo giro il povero Lewis, alle prese con una monoposto ormai sulle tele a livello di gomme. L'epilogo lo abbiamo visto tutti: Alonso, Raikkonen e Schumacher (al suo miglior risultato dopo il rientro del 2010 e con 43 anni e mezzo sul groppone) nell'ordine, ovvero il presente e il passato della Ferrari. Quasi una sorta di passaggio di consegne, visto che il titolo con il Cavallino lo spagnolo non è ancora riuscito ad agguantarlo, perdendolo per giunta per un soffio due anni fa. Con la vittoria, Alonso ha anche rotto quell'infinita sequela di vincitori – che fino al Canada hanno visto 7 piloti diversi sul gradino più alto del podio nelle prime 7 gare – cogliendo la seconda vittoria stagionale, la 29˚ della carriera. Mentre, per gli amanti delle statistiche, giova ricordare che da oltre un anno lo spagnolo va sempre a punti, una vera e proprio garanzia per una Ferrari – finora – dal rendimento altalenante. Brivido nel brivido, la rossa si è anche fermata nel giro di rientro («un piccolo problema», ha spiegato Alonso), cosa che però gli ha consentito di essere acclamato come un torero tra le due tribune principali. Poi il podio, le lacrime al suono dell'inno. «È difficile esprimere quello che provo - le prime parole di un Fernando più che commosso -, vincere in casa è speciale. Nel 2006 lo feci con la Renault a Barcellona, oggi però corro con la Ferrari. I tifosi sono venuti qui con tante bandiere, ho saltellato con loro. In più sono orgoglioso di aver vinto il giorno dopo il trionfo della Nazionale spagnola. Niente è paragonabile alle emozioni che ho vissuto qui a Valencia. La F1 e lo sport sono così. Ci sono tante variabili in gioco, tutto può succedere, anche all'ultima curva. Ed è questo che fa grande ogni corsa automobilistica». A punti, dietro ai magnifici 3, anche Mark Webber, arrivato quarto dopo essere partito in 19˚ posizione sulla griglia, piazzamento che pone il pilota Red Bull al secondo posto della classifica del mondiale, ma con 20 lunghezze di distacco da Alonso. «Non facciamoci prendere la mano – avverte però Stefano Domenicali dai box Ferrari – Non dimentichiamoci che l'altra Red Bull, quella di Vettel, era ampiamente in testa prima dell'ingresso della safety car. Oggi è stata un giornata eccezionale per noi e per Fernando, ma il campionato si vincerà a novembre». Rincara la dose Andrea Stella, ingegnere di macchina di Alonso: «Abbiamo marcato gli avversari, questa è stata la nostra forza. Per il resto lo vedete tutti: non c'è un dominatore assoluto, finora, in questa stagione, ed è per questo che ogni mossa va studiata, non una, ma dieci volte». E il povero Felipe Massa? Partito abbastanza bene, è finito 16˚ dopo un contatto con la Sauber di Kobayashi. Ma come al solito la sua gara è stata distante anni luce da quella di Fernando da Oviedo, pur se il brasiliano ha avuto problemi al fondo piatto della sua F2012. ADOLIVIOCAPECE GLISCACCHI SO LUZIO N E SO LUZIO N E.1.TC8+!,E O RA SE 1…T:C8;2.D :C8 M ATTO .O PPURE SE 1…RB7;2.TC7+,E PO IT:D 8. Il capolavoro diAlonso Sorpassiecoraggio,aValencia vincedamito ed è1˚nel Mondiale LaFerrari ringrazia il suoasso UnGranPremiobellissimo epienodicolpidi scena: la rimontadall'undicesimo posto, le lacrimesulpodio TENNIS LODOVICOBASALÙ VALENCIA Il podio, tuffoal cuoreper i ferraristi: il passatoglorioso,con Schumacher e Raikkonen,gli ultimi iridati in“rosso”. E il futuro, con Alonso. FOTO/ANSA EPA Unagarad'altri tempi Podio,emozioneRossa conKimieSchumacher ... «Nonriescoaesprimere quellocheprovo,è immenso, comelosport,ungiornova male, l'altroèperfetto...» Nonsoloprodezzema ancheerrori, come quellidiHamilton, e lasfortunadiVettel, chestavadominando ... Il tedesco, lassùa43 anni:«Ma ionemmeno losapevo, l'hoscoperto solodopol'arrivo...» Hou Yifan – Danielan, Grand Prix femminile, Kazan2012. IlBianco muovee vince. Carlsen vince a Mosca Nel Memorial Tal a Mosca, l'ultima partita con Aronian è fatale al nostro pur bravo Fabiano Caruana, che sul filo di lana viene sorpassato da Magnus Carlsen (vincitore solitario, imbattuto) e affiancato da Radjabov al secondo posto. Comunque un'ottima prestazione per l'azzurro, che nella prossima graduatoria a punti (lista elo) si conferma ottavo al mondo. U: 22 lunedì 25 giugno 2012
SARÀITALIA-GERMANIA,SARÀNOSTRA,ECELASIAMOMERITATA,LASEMIFINALEDIEURO2012.Un'Italia superiore per 120 minuti ma premiata solo dai rigori contro la peggior Inghilterra possibile, rinunciataria, dimessa, nelle nostre mani per un'infinita, eterna sfida che non poteva finire diversamente. Inizio da brividi, al 3' De Rossi centra il palo dai 25 metri con un sinistro epocale dopo assist di Pirlo. Sembra facile, per 4 minuti è solo Italia, con gli inglesi raccolti e ignorati dal pallone, sempre azzurro. Poi, alla prima occasione, il terzino destro Johnson sfrutta gli enormi spazi sulla fascia di Balzaretti, si incunea in area e dopo uno scambio con Welbeck spara a colpo sicuro, Buffon risponde d'istinto. Partita vera, dura, a tratti esaltante per la straordinaria imperfezione delle due squadre. Gli inglesi vanno due volte vicini al gol con Welbeck, gli azzurri replicano con Balotelli, troppo lezioso a metà primo tempo su uscita disperata di Hart, sfortunato nel finale dopo un assist al bacio di Cassano che andava solo spinto in porta. Lo 0-0 fotografa un equilibrio netto ma instabile, la scarsa qualità generale, un'Italia migliore, un'Inghilterra più cinica e disposta alla lotta dietro, con Lescott e Terry coinvolti in duelli infiniti da un Balotelli col colpo in canna. Più Italia, una bella, sfortunata Italia in apertura di ripresa, più gioco, un'infinità di occasioni. De Rossi spreca da un metro tutto solo, poi cresce Abate, che abbandona la timidezza e si spinge spesso fino al fondo: Balotelli non arriva su un cross preciso dell'esterno del Milan. Gli inglesi aspettano e non ripartono, De Rossi, Balotelli e Montolivo hanno tre volte in tre secondi la palla buona per sbloccare e vincerla - al primo gol, la sensazione è netta, la partita finirebbe - ma Hart è miracoloso prima che l'ex centrocampista viola metta alto da pochi passi. Bianchi stretti nella loro area e senza respiro, possesso sempre e solo azzurro, una sola ripartenza con tiro strozzato di Young. Siamo solo noi fino all'ora, quando Hodgson tira fuori dalla partita Welbeck e Milner per Carrol e Walcott. La spinta italiana scema, non riusciamo più a trovare sbocchi al centro, Cassano ruota con Balotelli sulla trequarti, senza mai pungere, in una posizione ibrida e inutile. Prandelli cerca in Diamanti, al 32', la scintilla, esce Fantantonio, con la fatica stampata crudamente sul volto. Italia a una punta e con più idee, con la possibilità del tiro da fuori, perché dentro non entriamo più. Anche Nocerino per De Rossi, infortunato. La partita si adagia su un binario morto, col terrore dei supplementari sullo sfondo, prolungamento che la partita non merita per la netta superiorità azzurra non premiata, a torto, dal vantaggio. Al 44' Nocerino si incunea e piazza bene, Johnson si frappone tra il milanista e la nostra semifinale a corpo morto. Esce Abate al novantesimo per Maggio, lasciando Prandelli senza cambi per tutta la mezz'ora supplementare. Anche Rooney fallisce la rovesciata che può condannarci nel recupero, si va oltre. Un palo di Diamanti, un gol annullato a Nocerino per fuorigioco millimetrico nella mezz'ora che non decide, si va ai rigori colpevoli di non aver chiuso in tempo, superiori in tutto, anche nei numeri, 8 tiri a 1, due pali, 70 per cento di possesso palla. Inizia Balotelli, e segna, contro Hart, suo compagno di squadra al Manchester City. Gerrard non spiazza Buffon, ma lo batte. Montolivo tira a lato, malissimo, Rooney sfonda la porta, siamo sotto. Pirlo fa il cucchiaio, Young centra la traversa, ancora equilibrio. Va Nocerino, e spiazza Hart, Cole tira in bocca a Buffon, Diamanti ci dà una meritata, grandissima, meravigliosa semifinale e ci ridà la Germania. PINOSTOPPON sport@unita.it BUFFON7Una parata nel primo tempo, tiro ravvicinato di Jonhson, ma di quelle che ti svoltano una gara. Strega Cole sul rigore. ABATE6 Rooney è un brutto cliente e i suoi tagli da sinistra verso destra sono lo schema più pericoloso che ha l'Inghilterra. Nel primo tempo non supera il centrocampo. Meglio sicuramente nel secondo, ma che fine ha fatto il treno che abbiamo conosciuto a San Siro? DAL89'MAGGIO 6 Sostanza. BARZAGLI6,5 Partita ordinata, dà sicurezza alla difesa Welbeck è un cliente fisicamente difficile ma tecnicamente è un palo. Con Carroll la musica non cambia. BONUCCI 6 Il difensore della Juventus fa il suo e dimostra sempre molta sicurezza. Non ci si poteva aspettava nulla di più. BALZARETTI6,5Nei primi minuti soffre le sovrapposizioni di Johnson e Milner ma nel corso della partita cresce. Nel primo tempo se l'Italia sulle fasce si gioca qualche possibilità è proprio sulla sua. MARCHISIO6,5Assente dal gioco per una buona mezzora ritrova la corsa ma non le sue incursioni, il suo marchio di fabbrica. Ma non tutte le colpe sono sue. Avrebbe bisogno di punte che tengano più la palla. DEROSSI6,5Il giocatore della Roma è il vero combattente del nostro centrocampo. Corre, gioca, propone, contrasta. È nella fascia di Balzaretti, quella che gli inglesi arano, e spesso è in difficoltà quando la squadra di Hogdson raddoppia gli uomini. E poi se al terzo minuto la palla avesse girato un po' meno sarebbe stata tutta un'altra partita. Nel secondo tempo si mangia un gol fatto. DAL35'DELSTNOCERINO6,5.Una grande occasione nel finale della partita. Grande stop, grande tiro ma Johnson ci arriva. Trova il gol ma glielo annullano. Che grinta. PIRLO 7 Gli inglesi gli costruiscono una gabbia su misura. Quattro contro uno, ma è sempre l'uomo che illumina la nostra nazionale. Suo il lancio che mette Balotelli davanti a Hart. Il cucchiaio sul rigore è una delizia. MONTOLIVO 7 È il migliore dell'Italia. Gioca tra le linee degli inglesi e quando ha la palla l'Italia riesce sempre ad arrivare dentro l'area avversaria. Ci mette un po' a capire che nella fase difensiva deve arretrare di qualche metro ma non si può pretendere tutto. Anche lui ha avuto la palla per andare in vantaggio al 51' del secondo tempo ma la manda sopra la traversa. Sbaglia il rigore. CASSANO5,5Non si può dire che il fantasista del Milan non si sia impegnato. Molta corsa, ma poco gioco. Non trova le geometrie e i tagli che tanto gli piacciono. Prova a sorprendere la difesa inglese con dei tiri da fuori ma non sono il suo pane e si vede. DAL33'DELSTDIAMANTI7,5 Porta un po' di brio. Ci prova da lontano, prende un palo. Segna il rigore decisivo. BALOTELLI7Se avesse fatto quel gol sarebbe stato il migliore. Eppure Mario corre, tiene palla, lotta, impegna da solo i due centrali inglesi. Ma un attaccante deve sapere anche segnare. Lo fa nei rigori. Per ora basta. SPORT STORDITIDA UN INTRECCIODI EMOZIONI,APPAGATI NEL SENSO DIGIUSTIZIA DALL'ULTIMORIGORE, RIANNODIAMOIL FILODI UNA PARTITAINFINITA, CERCANDO DI CAPIREPERCHÉ C'È VOLUTOTANTO (TROPPO)PER VINCERE UNA PARTITADOMINATA. C'era una splendida e fulminante battuta, molte volte citata, su Franco e Ciccio, due comici ormai scomparsi ma assai popolari per diversi decenni, con le loro parodie e le smorfie di due volti unici: «Uno è poco, ma due sono troppi». Come Cassano e Balotelli, due giocatori diversi, quasi fenomeni, anche se Mario ha tempo per riempire quel vuoto che lo separa dai campioni veri. Nessuno dei due era sufficiente da solo, nonostante i numeri, la fantasia, il pensiero di calcio imprevedibile che entrambi certamente propongono: non ci sono gol facili nel repertorio di questi due attaccanti. E i gol servono, maledetti, sempre e subito. Così in coppia diventano un lusso, una sottrazione: tolgono la possibilità di avere nel reparto un attaccante con maggiore sensibilità per l'essenza di questo gioco. Quel puro istinto di conservazione che consente al portiere di parare, al centravanti di segnare. Non è un caso che in questo Europeo i due hanno segnato contro la squadra più debole in circolazione, l'Irlanda, e quando erano in campo da soli, senza l'altro. Ieri, quello in più - di troppo - era Cassano, mai capace di un'intuizione decisivia e troppo leggero nel lavoro di possesso palla. Balotelli invece è stato enorme nella quantità e nella “presenza”, su tutto il fronte. Accanto a lui, sarebbe servita la praticità di Di Natale. Prandelli ha atteso troppo a cambiare, ingolosito da una squadra che stava possedendo il campo con autorevolezza, manovrando bene e creando pericoli in quantità, contro un'Inghilterra umile e tignosa, ma pressoché dimissionaria da compiti di impostazione: mai vista una squadra britannica così ridimensionata nelle ambizioni, e così cosciente della sua inferiorità. Ha avuto le sue opportunità, anche nette, ma l'atteggiamento degli inglesi era vilipendio alla loro storia. L'Italia ha dunque dominato, e nessun appunto tattico si può muovere a Prandelli, se non il fatto di aver finito la sua partita con cartucce importanti rimaste nel tamburo. Non tutte le occasioni sono state limpide, ma la pressione sull'area avversaria è stata continua, sia con la profondità verso Balotelli che con le percussioni laterali e anche con il fraseggio sulla trequarti e il coraggio e la classe dei centrocampisti, con Montolivo superiore a Marchisio. Così i cambi non hanno spostato l'idea tattica, e Diamanti ha rimpiazzato Cassano nei compiti, mettendoci qualcosa di più, e Nocerino ha surrogato De Rossi, aggiungendo densità nell'area avversaria. Siamo cresciuti dentro il match, spendendo tutto, per ritrovarsi niente, così da avere tutto da perdere in quei rigori, che sembravano perfino immorali. Siamo stati bravi, siamo stati campioni. GianluigiBuffon esultaper lavittoria a terra la delusionedell'inglese WayneRooney FOTO LAPRESSE Li abbiamo dominati Italia in semifinale. Inglesi battuti ai rigori L'Italiacreaparecchie occasionidarete.Masi passagrazieaBuffonche para ilpenaltydecisivo Giovedì laGermania COSIMOCITO KIEV AntonioCassano la suapartita controgli inglesi èstatasotto tono FOTO ANSA Diamanticiportabene Cassanosotto leattese Iltalentobareseè l'unicoadesseresotto lasufficienza SuperMariotiene impegnatatutta ladifesa.Pirlo,cherigore! Bravi, bravissimi una lezione di calcio con un tipo di troppo IL COMMENTO MARCOBUCCIANTINI U: lunedì 25 giugno 2012 23
Sette milioni e mezzo di euro spesidalla Regione Veneto per assume-re gli stessi precari con due agenzie interinali diverse, in modo da non stabilizzarli, e per assumere tramite Unità sanitarie locali personale da distaccare all'interno della Regione per mansioni tutt'altro che sanitarie o sociali. Mentre il paladino della trasparenza Luca Zaia denuncia carenze di personale, spende milioni per evitare di dare lavoro stabile. Quasi la metà di questi soldi, ben 3,5 milioni, riguardano la gara d'appalto per la fornitura di prestazioni d'opera in somministrazione per mansioni che vanno dallo “specialista amministrativo” agli “assistenti economici” in uffici fondamentali come Tributi, Ragioneria e Programmazione. Il bando è per 50 lavoratori interinali con contratti di 18 mesi e rinnovabili per la stessa durata e lo stesso importo. Peccato che il bando, che ha portato alla vittoria di una nuova agenzia (la Gi Group che ha sostituito la precedente Adecco Italia, vincitrice nell'aprile 2008), arrivi proprio quando stavano scadendo i 36 mesi per i contratti degli interinali con l'agenzia precedente allo scopo, tutt'altro che recondito, di evitarne la stabilizzazione. Nel decreto regionale 109 del 1 agosto 2011 si legge infatti che «le strutture regionali interessate, in vista dell'approssimarsi della scadenza contrattuale, hanno confermato l'esigenza di ricorrere a lavoratori in somministrazione al fine di garantire la continuità delle proprie attività istituzionali perdurando la carenza di adeguato organico nell'ambito dell'organizzazione regionale». Spulciando tra le delibere si viene poi a sapere che la Regione Veneto utilizza “partite di giro” che finiscono per portare persone assunte dalle Unità locali socio-sanitarie (in Veneto si chiamano ancora così, non Asl come nel resto d'Italia) con avvisi pubblici a lavorare all'interno della Regione. Zaia “preferisce” stornare sulle spese sostenute dalle Ulss e non assumere personale. Con la delibera 2249 del 2009 la Regione ha deciso di istituire un Osservatorio per le politiche sociali, spendendo nel 2012 ben 1 milione e 560mila euro. Gran parte dei fondi sono andati alla Ulss 7 Pieve di Soligo (Treviso), in virtù di un protocollo di collaborazione con la Regione. Ma i lavoratori e alcuni dirigenti assunti a tempo determinato dalla Ulss lavorano in Regione e non negli ospedali o nelle strutture sanitarie. In più con delibera 2363 di fine 2011 sono stati rimborsati 2,6 milioni per le 80 persone in distacco presso la segreteria per la Sanità della Regione. Per rendere possibile tutto ciò Zaia ha dovuto derogare alle delibere regionali, strombazzate a più non posso, che fissavano tetti di spesa sul personale e una stretta sulle assunzioni. Le deroghe riguardano Ulss e aziende ospedaliere che possono sostituire con rapporti a tempo determinato i comandi presso l'amministrazione regionale. La partita ora si sposta sul piano sindacale. «Consideriamo scandaloso - attacca Daniele Giordano, segretario regionale della Fp Cgil - che i lavoratori della Regione non vengano valorizzati mentre si crea una struttura amministrativa parallela utilizzata per avere assoluta fedeltà da parte di lavoratori precari e dunque ricattabili. In più - continua Giordano - se, come ammette la stessa Regione, i lavoratori interinali garantiscono funzioni fondamentali, chiediamo che si attui un piano di assunzioni. Al presidente Zaia - conclude - chiediamo di aprire un confronto serio sulla revisione della spesa per evitare sprechi di risorse inutili anche perché temiamo che il problema non riguardi solo questi settori». Oggi il consigliere regionale del Pd Piero Ruzzante presenterà un'interrogazione sul tema chiedendo alla giunta di «avviare al più presto un confronto con le organizzazioni sindacali in materia di reclutamento del personale regionale indirizzata ad una accorta utilizzazione delle risorse finanziarie ed umane». Né proprietari né affittuari: si potrebbero chiamare «esodati della casa» gli italiani che hanno sempre maggiori difficoltà a pagare l'affitto e ad accendere un mutuo per comprare un appartament(in)o. Crescono gli sfratti e diminuiscono le famiglie alle quali le banche concedono un prestito per il sempiterno investimento sul mattone. Quasi 56 mila famiglie italiane nel 2011 hanno avuto un provvedimento di sfratto per morosità. Il dato è in linea con la situazione del 2010 ma in cinque anni, cioè da prima della crisi a oggi, gli sfratti per morosità sono aumentati del 64% (nel 2006 erano 33.893). Un limbo che viene fuori incrociando i dati del ministero degli Interni, anticipati ieri dall'Unione inquilini, e quelli della Banca d'Italia, che nella relazione annuale sul 2011 (pubblicata il 31 maggio scorso), tratteggia un quadro preciso della «vulnerabilità» delle famiglie quando entrano in banca per chiedere un prestito o un mutuo. Da una parte la «condizione di sofferenza sociale acuta» di chi si vede condannato da una sentenza di sfratto e, nel peggiore dei casi è costretto ad abbandonare la casa da ufficiale giudiziario; dall'altra, l'insostenibile irrigidimento dei «criteri di offerta dei prestiti per l'acquisto di abitazioni» che, come scrive palazzo Koch, è avvenuto «principalmente attraverso un marcato aumento dei margini su tutta la clientela, non solo per le fasce giudicate più rischiose». Tanto che «la domanda si è fortemente indebolita, sia a causa del peggioramento del ciclo economico, che si è riflesso in un calo pronunciato del grado di fiducia delle famiglie, sia dei consistenti aumenti dei tassi di interesse». Ecco dunque il quadro: «La tragedia della morosità come uno tsunami travolge le nostre città e tracima anche nelle province e nei piccoli centri», scrive l'Unione inquilini, quando conta «64mila nuove sentenze di sfratto emesse, di cui quasi 56mila per morosità e 124mila richieste di esecuzione forzata». Stando al sindacato della casa, «nel 2011, gli sfratti per morosità sfiorano il 90 per cento del totale delle nuove sentenze emesse, contro l'85 dello scorso anno». Mentre appaiono «molto limitati i casi di sfratto per cessata locazione e ancora più limitati quelli per necessità del locatore». In totale gli sfratti eseguiti in tutta Italia sono stati, nel 2011, 28.641. In testa, per maggior numero di sfratto per morosità è stato registrato in Lombardia, con 12.922 sfratti in totale, di cui 3.059 per morosità e 8.487 per altra causa. A Milano sono stati registrati 5.097 provvedimenti di sfratto, 1.115 dei quali per morosità. Il record però spetta a Roma: nel Lazio nel 2011 sono stati registrati 7.625 provvedimenti di sfratto, di cui 5.056 per morosità, 4.678 solo nella capitale. È qui che secondo l'Unione inquilini è più urgente affrontare «l'emergenza sfratti», come la chiamano. «Serve una sospensione immediata dell'esecuzione di tutti gli sfratti - chiede l'associazione - compresa la morosità incolpevole e uno stanziamento straordinario per ripristinare un fondo sociale per gli affitti adeguato alle esigenze delle famiglie in difficoltà». MUTUI IN CALO Probabilmente non se la passano così male ma non stanno tanto meglio quelli che una casa vorrebbero comprarla. O meglio, quelli che fino a qualche anno fa avrebbero potuto acquistarla. «La crisi finanziaria ha interrotto una lunga fase di forte espansione dei prestiti alle famiglie per l'acquisto di abitazioni - si legge nel documento di Bankitalia - Dal 2008 al 2011 il numero dei nuovi mutui concessi è diminuito in media del 9 per cento all'anno. Il calo ha colpito in misura più accentuata i mutuatari più giovani e quelli extracomunitari, che hanno risentito maggiormente sia della fase negativa del ciclo economico, sia delle politiche di affidamento più selettive da parte delle banche; l'irrigidimento dell'offerta ha inciso in misura minore sui mutuatari con redditi elevati». Contemporaneamente, «i tassi di interesse sui nuovi contratti di mutuo sono cresciuti nei primi mesi dell'anno seguendo gli aumenti dei tassi di riferimento». Ddl lavoro Tre sit-in davanti a Montecitorio ILCASO ECONOMIA Protesta a Roma FOTO ANSA «La crisi a Roma e nel Lazio continua a colpire pesantemente il lavoro. Bastano alcuni dati per comprendere la gravità della situazione: la cassa integrazione ha raggiunto 36 milioni di ore al 31 maggio di quest'anno. Ciò significa il 45% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e corrisponde a circa 45mila possibili esuberi nell'anno corrente. Se non si interviene con politiche mirate rischiano di perdere il posto lavoro ulteriori 60mila persone». Così, in una nota, Claudio Di Berardino, segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio. «La disoccupazione al 31 marzo di quest'anno - continua - coinvolgeva 263mila persone, ossia 60mila in più rispetto allo stesso periodo del 2011. Il tasso di disoccupazione, sempre al 31 marzo 2012, era pari al 10,5%. Se a questo aggiungiamo il dato della cassa integrazione arriviamo al 12,5%». «Inoltre -aggiunge - il tasso di disoccupazione giovanile è in costante aumento e il lavoro precario continua a crescere sia nel settore pubblico che in quello privato». «In questo quadro - osserva Di Berardino - il disegno di legge sulmercato del lavoro che il Governo si appresta a far approvare è unprovvedimento che non dà risposta alcuna alla crisi in essere in Italia, equindi anche a Roma e nel Lazio. Esso infatti non migliora la qualità del lavoro, non aumenta l'occupazione per i giovani, nè consente di ritrovare illavoro a chi lo ha già perso». «Per queste ragioni continua - e control'imposizione del voto di fiducia anche la Cgil di Roma e del Lazio, nell'ambito della mobilitazione generale della Cgil, promuove mobilitazioni nei posti di lavoro e partecipa a tre presidi di fronte al Parlamento: martedi 26 giugno con un doppio appuntamento dalle 9.30 alle 12.30 e dalle15.30 alle 19, mercoledi 27 giugno dalle 14 alle 19». «La Cgil di Roma e del Lazio - conclude Di Berardino - oltre a sensibilizzare tutte le istituzioni locali e le parti datoriali, continuerà a chiedere unitamente alla Cgil nazionale provvedimenti per un serio contrasto alla precarietà del lavoro,ammortizzatori sociali universali, politiche attive per un lavoro stabile e tutelato e per un diritto del lavoro che renda più certa ed esigibile la tutela contro i licenziamenti illegittimi, un piano per la crescita e per illavoro con l'obiettivo di promuovere la buona occupazione». VALERIORASPELLI ROMA MASSIMOFRANCHI Twitter@MassimoFranchi IlGovernatore lamenta carenzadipersonale Mai lavoratori interinali restanotali. Il curiosouso di impiegatiassunti inun ruolopersvolgerneunaltro . . . Molto limitati i casi per cessata locazione e quelli per necessità del locatore Senza soldi anche per l'affitto. Boom di sfratti per morosità Dati drammatici: 56mila famiglie nel 2011 cacciate da casa perché non potevano pagare In cinque anni + 64% nel 2006 erano 33.893 GIUSEPPEVESPO MILANO Zaia ti assume due volte, ma sempre a termine lunedì 25 giugno 2012 15
dice del Tribunale di Roma per le seguenti voci: Anticipazioni contributi e accollo debiti partecipate, che al 31/12/11 ammontano a € 49.280.789, risultano così costituiti: • debito verso Istituto di credito per accollo del debito della partecipata L'Arca società editrice de “l'Unità” S.p.A. in liquidazione. L'importo al 31/12/2011 risulta di € 14.187.325. • debito verso Istituto di credito per accollo del debito della partecipata L'Arca società editrice de “l'Unità” S.p.A. in liquidazione per anticipazioni da questa ricevute. L'importo al 31/12/2011 risulta pari a € 9.103.964. • debito verso Istituti di credito per anticipazioni contributi elettorali del Partito. L'importo al 31/12/2011 ammonta a € 25.989.509. Il debito verso banche per mutui al 31/12/11 risulta pari a € 101.000.725, riguarda l'accollo liberatorio da parte del Partito, dei debiti della cessata partecipata L'Unità S.p.A. in liquidazione verso gli Istituti di credito, per mutui agevolati in base alla Legge 67/87 assistito da garanzia primaria dello Stato. I “Debiti verso fornitori” che al 31/12/11 ammontano a € 1.077.058, aumenta rispetto all'anno precedente per un importo pari a € 523.032. La voce “Debiti tributari” per € 61.765, rileva solo le passività per imposte certe e determinate e riguarda le ritenute I.R.PE.F. per redditi di lavoro autonomo e dipendente di dicembre 2011. I “Debiti verso istituti previdenza e sic.” al 31/12/11 ammontano a € 59.174, e riguardano i debiti per contributi relativi alle retribuzioni e collaborazioni, con una diminuzione rispetto allo scorso esercizio pari a € 80.386. La voce “Altri debiti” riguarda principalmente le seguenti posizioni debitorie: Verso altri, per € 1.607.830 riguardano principalmente l'accollo di debiti alle partecipate in liquidazione e per € 3.495.947 un accollo di debito verso un istituto di credito, relativo ad un'organizzazione territoriale del Partito, l'importo suddetto è stato anche iscritto in una corrispondente voce di “crediti diversi entro 12 mesi”. Debiti verso dipendenti, riguarda in particolare t.f.r. e retribuzioni nette da erogare per € 41.462. Conti d'ordine In relazione ai sopraelencati Conti d'ordine specifichiamo che le fidejussioni a imprese partecipate si riferiscono: per € 1.076.151 ad una coobbligazione solidale per polizza di assicurazione fidejussoria relativa ad un rimborso I.V.A. della partecipata L'Arca società editrice de “l'Unità” S.p.A. in liquidazione. Quanto alle garanzie a e da terzi specifichiamo che trattasi: da terzi per € 101.000.725 di primaria garanzia dello Stato rilasciata a favore degli Istituti di credito per l'erogazione dei mutui agevolati in base alla Legge 67/87 come esposto alla voce debiti verso banche. A terzi per € 5.547.773 di garanzia rilasciata in favore di Istituto di credito per le fidejussioni da questo rilasciate a fronte di obbligazioni contrattuali a suo tempo assunte dalla partecipata L'Arca società editrice de “l'Unità” S.p.A. in liquidazione e per le quali si è in attesa della liberatoria da parte dei soggetti nel cui favore è stata rilasciata la garanzia. Come previsto nell'allegato C, punto 9, della legge n.2/1997, si dichiara che non esistono impegni oltre a quelli esposti nello Stato Patrimoniale. Come previsto nell'allegato C, punto 6, all'art. 8, della Legge n. 2/1997 si dichiara che non risultano debiti assistiti da garanzie reali sui beni sociali. Come previsto nell'allegato C, punto 8, dell'art. 8, della Legge n. 2/1997 si dichiara che non sono stati imputati oneri finanziari nell'attivo dello Stato Patrimoniale. CONTO ECONOMICO A) Proventi gestione caratteristica I proventi della gestione caratteristica vengono così ripartiti: Contributi dello Stato L'importo di € 32.606 si riferisce ai rimborsi di competenza del 2011, relativi alle spese elettorali come stabilito dalla Legge n. 157 del 03/06/1999. La consistente variazione in diminuzione è dovuta alla conclusione del periodo, dal 2006 al 2010, di pertinenza dei rimborsi elettorali. Infatti l'importo del 2011 si riferisce all'ultima tranche del rimborso relativo all'elezioni regionali del Molise del 2007. B) Oneri della gestione caratteristica C) Proventi e oneri finanziari La variazione in diminuzione, rispetto all'esercizio chiuso al 31/12/2010, pari a € 3.161.522, è dovuta alla diminuzione degli interessi passivi, per effetto dei contenziosi in essere con gli Istituti di credito. D) Rettifiche di valore di attività finanziarie Sono relativi alla quota di accantonamento per svalutazione crediti, principalmente per finanziamenti infruttiferi erogati alle partecipate in liquidazione per € 253.606. E) Proventi e oneri straordinari Si evidenziano le seguenti poste: Plusvalenze da alienazioni, si riferiscono principalmente alla cessione di alcuni cespiti del Partito. Sopravvenienze attive, si riferiscono a rettifiche contabili e proventi sopravvenuti di competenza degli esercizi precedenti. Rimborsi e vari, principalmente si riferiscono per € 272.000 al rimborso di beni e servizi per €320.300 al personale dipendente in prestito e per € 369.067 al rimborso degli incentivi all'esodo, verso il personale dipendente proveniente dalle organizzazioni territoriali. Sopravvenienze passive, si riferiscono per € 105.392 per regolarizzazioni contributive verso dipendenti relative ad anni pregressi, per €103.706 relative a transazioni con fornitori, per € 463.704 a rettifiche contabili e oneri sopravvenuti di competenza degli esercizi precedenti. Il presente rendiconto, composto da Stato patrimoniale, Conto economico e Nota integrativa, rappresenta in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria nonché il risultato economico dell'esercizio e corrisponde alle risultanze delle scritture contabili. Roma, 8 giugno 2012 Il Tesoriere Ugo Sposetti L'anno 2012 il giorno 14 del mese di maggio presso la Direzione Nazionale del partito dei Democratici di Sinistra in Roma via Palermo n. 12 si è riunito il Collegio dei Revisori composto dai signori: 1. BURATTI UMBERTO, sindaco effettivo, revisore contabile nominato con D.M. 12/4/1995 pubblicato sulla G.U., suppl. 31bis IV serie speciale del 21/4/1995, Presidente; 2. MATTEUZZI ALESSANDRO, sindaco effettivo, revisore contabile nominato con D.M. 12/4/1995 pubblicato sulla G.U., suppl. 31 bis IV serie speciale del 21/4/1995; 3. CARLIZZA OTTORINO, sindaco effettivo, revisore contabile nominato con D.M. 12/4/1995 pubblicato sulla G.U., suppl. 31bis IV serie speciale del 21/4/1995; 4. GERMANO CAMELLINI, sindaco effettivo, revisore contabile nominato con D.M. 12/4/1995 pubblicato sulla G.U., suppl. 31bis IV serie speciale del 21/4/1995; 5. ELIO DI ODOARDO, sindaco effettivo, revisore contabile nominato con D.M. 12/4/1995 pubblicato sulla G.U., suppl. 31bis IV serie speciale del 21/4/1995; per procedere all'esame del rendiconto d'esercizio chiuso al 31/12/2011 predisposto dal Tesoriere del partito Democratici di Sinistra, ai sensi dell'art. 8 Legge n. 2 del 02/01/1997. Il rendiconto stesso, si sintetizza come segue: Il disavanzo di € 8.472.727, risultante dal rendiconto, è dovuto alla conclusione dell'erogazione dei rimborsi elettorali come esposto nella nota integrativa, in presenza di ulteriori oneri correlati alla gestione dell'Associazione. Rispetto all'esercizio precedente per i proventi della gestione caratteristica si evidenzia una variazione in diminuzione di €. 18.927.966 dovuta al decremento dei contributi dello Stato e delle altre contribuzioni, per effetto della conclusione dell'erogazione dei rimborsi elettorali. Dall'esame a campione, svolto nelle riunioni periodiche, il Collegio ha verificato: – La regolare tenuta della contabilità sociale e la corretta rilevazione dei fatti di gestione nelle scritture contabili. – Il rendiconto di esercizio corrisponde alle risultanze delle scritture contabili ed è conforme alle norme di Legge che lo disciplinano. – Le spese effettivamente sostenute, e indicate in rendiconto, sono conformi alla documentazione prodotta a prova delle spese stesse. Gli importi relativi ai “Contributi dello stato” sono stati contabilizzati nell'ambito dei rimborsi di cui alla legge 157/99; tra le “Altre contribuzioni” sono presenti contributi inferiori alla somma di € 50.000 nel rispetto della legge 659/81; tra gli “Oneri della gestione caratteristica” non sono indicati importi sotto la rubrica “Attività donne in politica”, in considerazione del processo di chiusura del Partito. I criteri di valutazione applicati nella redazione del Rendiconto e dalla Nota integrativa rispondono ai principi di prudenza della gestione e sono quindi condivisi dal Collegio. Relativamente al livello di indebitamento e alla sua evoluzione, si rimanda alla nota integrativa e alla relazione del tesoriere. In particolare si segnala che il debito residuo, parzialmente coperto da garanzia primaria dello Stato per € 101.000.725, ammonta al 31/12/2011 a € 156.624.758. Il Collegio attesta che il rendiconto chiuso al 31/12/2011 e la relativa nota integrativa, redatti dal Tesoriere in conformità con la normativa di cui alla legge n. 2 del 1997, rappresentano in maniera completa e veritiera la situazione patrimoniale. Il Collegio, pertanto, non riscontra motivi ostativi alla sua approvazione. Roma 14 maggio 2012 IL COLLEGIO SINDACALE Buratti Umberto, Matteuzzi Alessandro, Carlizza Ottorino, Camellini Germano, Di Odoardo Elio Descrizione 31/12/2011 Plusvalenze da alienazioni 34.960 Varie: Sopravvenienze attive 163.207 Rimborsi e vari 966.649 Proventi altri – Minusvalenze – Varie: Sopravvenienze passive 672.802 Altri oneri 672.543 TOTALE – 180.530 Saldo al 31/12/2011 180.530 Saldo al 31/12/2011 – 253.606 Saldo al 31/12/2011 58.495 Saldo al 31/12/2011 8.165.914 Saldo al 31/12/2011 68.828 Banche per mutui Saldo al 31/12/2010 121.135.482 erogazione riparto rimborsi elettorali 20.134.757 Saldo al 31/12/2011 101.000.725 Descrizione 31/12/2011 1) Quote associative annuali 35.000 2) Contributi dello Stato 32.606 3) Contributi provenienti dall'estero – 4) Altre contribuzioni 452 5) Proventi da attività editoriali, manifestazioni, altre attività 770 TOTALE 68.828 Banche per accollo debiti partecipate Saldo al 31/12/2010 27.976.800 erogazione riparto rimborsi elettorali 4.685.511 Saldo al 31/12/2011 23.291.289 Banche anticipazioni contributi Saldo al 31/12/2010 31.285.599 erogazione riparto rimborsi elettorali 5.296.090 Saldo al 31/12/2011 25.989.509 STATO PATRIMONIALE 31/12/2011 31/12/2010 Scostamenti ATTIVITA' IMMOBILIZZAZIONI € 2.099.538 € 2.213.814 € –114.276 ATTIVO CIRCOLANTE € 9.433.272 € 44.287.038 € –34.853.766 RATEI E RISCONTI ATTIVI € 18.000 € 434.213 € –416.213 Totale Attività € 11.550.810 € 46.935.065 € –35.384.255 PASSIVITA' Disavanzo patrimoniale €–136.969.816 €–142.557.783 € 5.587.967 Avanzo (Disavanzo) dell'esercizio € –8.472.727 € 5.587.967 € – 14.060.694 PATRIMONIO NETTO (negativo) €–145.442.543 € –136.969.816 € –8.472.727 FONDI PER RISCHI E ONERI € - € 19.834 € –19.834 FONDO T.F.R. € 368.595 € 1.026.398 € –657.803 DEBITI € 156.624.758 € 182.858.649 € –26.233.891 TOTALE DEBITI € 156.993.353 € 183.904.881 € –26.911.528 Totale a pareggio € 11.550.810 € 46.935.066 € –35.384.255 CONTI D'ORDINE € 107.624.649 € 6.727.215 € 100.897.434 CONTO ECONOMICO 31/12/2011 31/12/2010 Scostamenti Proventi della gestione caratteristica€ 68.828 € 18.996.794 € –18.927.966 Oneri della gestione caratteristica € – 8.165.914 € – 8.733.878 € 567.964 Risultato della gestione caratteristica € – 8.097.086 € 10.262.918 € – 18.360.002 Proventi ed oneri finanziari € 58.495 € – 3.103.027 € 3.161.522 Svalutazioni € –253.606 € –547.584 € 293.978 Proventi ed oneri straordinari € –180.530 € –1.024.340 € 843.810 Avanzo/Disavanzo dell'esercizio € –8.472.727 € 5.587.967 € –14.060.692 DEMOCRATICI DI SINISTRA / RENDICONTO NOTA INTEGRATIVA AL RENDICONTO CHIUSO AL 31/12/2011 RELAZIONE DEL COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI AL RENDICONTO CHIUSO AL 31/12/2011 14 lunedì 25 giugno 2012
Le amministrazioni cittadine, da Milano a Matera passando per Bologna, da giorni discutono sull'opportunità di offrirgli la cittadinanza onoraria, senza creare un caso diplomatico con la Cina. Ma è con il cuore e con il sorriso aperto di chi accoglie un'autorità spirituale e un Nobel della non violenza che, ieri, le popolazioni emiliane colpite dal terremoto hanno salutato l'arrivo del Dalai Lama a Mirandola, nel cuore della «bassa» modenese. La massima autorità del buddhismo tibetano, in esilio dall'occupazione cinese del 1959, è arrivato nell'epicentro del sisma in mattinata, per una visita ed una preghiera lampo con i 400 sfollati del campo Fvg1, allestito in zona piscine dalla Regione Friuli Venezia Giulia, prima di partire alle volte della Basilicata, e poi di ripassare per Milano, per una serie di incontri e conferenze. E ovunque, nel corso della camminata nella “zona rossa” del paese su su fino allo scheletro della chiesa di San Francesco, e poi fino ai tendoni roventi della Protezione civile, Tenzin Gyatso, 77 anni, premio Nobel per la pace, ha salutato centinaia di persone in attesa sotto un sole cocente, stringendo mani e dedicando, soprattutto ai giovani, pensieri di incoraggiamento. «Gli italiani amano rilassarsi e fare le cose con calma – scherza in inglese sotto il tendone allestito nel campo della Protezione civile, con i disegni dei piccoli ospiti ad addobbare le “pareti” di gomma cerata – ma questo è il momento di lavorare duro. Non pensate alle belle cose che avete perso: guardate al futuro e ricostruite le vostre case con determinazione». Ospiti della tendopoli, volontari della Protezione civile e vigili del fuoco si commuovono e applaudono. Per un giorno i brutti pensieri restano fra parentesi. Al fianco della massima autorità tibetana, un sorridente presidente dell' Emilia-Romagna e commissario straordinario per la ricostruzione, Vasco Errani, e il sindaco di Mirandola Maino Benatti, che all'inizio della mattinata avevano accolto il Dalai Lama all'aeroporto di Bologna. Accanto, ci sono gli altri sindaci del Modenese, il leader storico dei Nomadi Beppe Carletti, assessori ed autorità locali mescolati a chi ha trasformato le tende del campo in una nuova casa. Quello del leader della non violenza «è un incoraggiamento morale e spirituale forte – risponde Errani -, siamo davanti a persone che sanno bene cosa significa lavorare senza fermarsi, e ricostruire bene. Non vogliamo nuovi Paesi vicini ai nostri vecchi centri storici ora compromessi, rivogliamo i nostri centri». E «grazie anche allo straordinario sorriso del Dalai Lama ce la faremo». Una bimba si avvicina all'anziana figura spirituale, che le accarezza il capo. Il vicepresidente della Regione Friuli, Luca Ciriani, regala al Lama il «crest» della Protezione civile, prima che lui avvolga al collo di Errani e Maini la kata, una sciarpa bianca tibetana benaugurale. «C'è un valore che supera tutto, ed è quello della spiritualità – dice Benatti -, ma altri due valori ci serviranno per andare avanti: la pazienza, e la tenacia. Così siamo sicuri che ricostruiremo benessere e coesione sociale». Le polemiche sulla cittadinanza sembrano lontane nel caldo torrido delle tende emiliane, «superate di fatto da quella capacità del Dalai Lama di infondere forza e speranza per il futuro», dice entusiasta Teresa, dell'associazione Italia-Tibet. Al suo fianco il presidente nazionale dell'associazione, Claudio Cardelli, e tanti militanti, su braccia e gambe i tatuaggi di mandala tibetani e la firma di Tenzin Gyatso. Prima di salutare Gyatso annuncia che dalla sua fondazione arriverà una nuova donazione di 50mila dollari, dopo la prima della stessa somma. Poi via, alle volte di Matera. «Preferisco non dare difficoltà alle istituzioni», la replica a chi gli chiedeva del rinvio della cittadinanza onoraria da parte del Comune di Milano, proprio mentre la città dei Sassi aveva confermato il suo “Sì”. «Giro per il mondo per dialogare e divulgare gli ideali della pace». E domani arriva in vista anche il papa Benedetto XVI. Per la sua visita c'è la massima allerta. «In Emilia - ha detto il Papa ieri all'Angelus - porto la solidarietà dell'intera Chiesa». ILCOMMENTO VITTORIOEMILIANI OGGI,LUNEDÌ,COMINCIAA PIEVE DICENTOLACOMPLESSA OPERAZIONE DIESTRAZIONE DALLACOLLEGIATA DI SANTAMARIA MAGGIOREDELLE GRANDI TELEDIGUIDORENI (L'ASSUNZIONE MISURA4 METRI X 2,80),DIGUERCINO, DI LAVINIA FONTANA, DISCARSELLINO EDI ALTRIANCORA,NONCHÉ DEL GRANDE CROCIFISSOLIGNEODI FINE ‘200. La volta della chiesa è crollata con la seconda forte scossa di terremoto. Le pale d'altare verranno ricoverate nella vicina Cento. I pievesi infatti si sono ribellati all'idea che andassero più lontano. Temevano di non rivederle più. Com'è capitato ai loro antenati con le altre tele di Guercino presenti nella Collegiata. Segno di un forte attaccamento ai propri beni storici, all'identità comunitaria che gli stessi concorrono a mantenere viva. Come il museo della canapa, coltura sviluppata per secoli, fino a metà del ‘900, o quello della liuteria, rifiorita a Pieve con l'arrivo, nel 1900, del faentino Luigi Mozzani (1869-1943), il «Paganini della chitarra», liutaio non meno pregevole. Ma questo amore per la conservazione, per la tutela percorre tutta l'area del sisma? E da Roma si è compreso lo sciagurato errore commesso, scientemente, a L'Aquila esautorando le Soprintendenze e affidando il timone alla Protezione Civile? Non mi pare. La degenerazione sottoculturale del berlusconismo ha inquinato i pozzi delle politiche della tutela e del restauro. I tagli inferti da Tremonti hanno indebolito e in più casi annichilito le Soprintendenze, ridotte con pochissimi tecnici e mezzi. Le dichiarazioni post-terremoto del segretario generale del MiBAC, Antonia Pasqua Recchia, parevano andare in una direzione opposta rispetto a L'Aquila, cioè verso una ricostruzione di tipo friulano o umbro-marchigiano. Ma alla guida del Ministero c'è un ministro, Lorenzo Ornaghi, che «tecnico« proprio non è e che lascia fare o non fare. Né si avverte la voce del suo sottosegretario, Roberto Cecchi che tecnico è, ma che definì «una cartolina virtuale» il restauro di Venzone. Così il governo “dei tecnici” si è riaffidato in toto, con una circolare, alla Protezione Civile: le Soprintendenze della zona colpita «dovranno riferirsi esclusivamente alla direzione generale territorialmente competente (…) l'unica struttura del MiBAC» collegata alla Protezione Civile. In tal modo – nota il magistrato modenese Giovanni Losavio già presidente nazionale di Italia Nostra – le Soprintendenze «di merito» vengono «mortificate e in pratica escluse», sottraendo loro quel «pronto intervento» con cui potevano «adottare immediatamente le misure conservative necessarie». «Inammissibile, illegittima lacerazione nel compatto tessuto della tutela» che burocratizza e spegne le Soprintendenze. Nasce così, anche secondo altri esponenti di «Italia Nostra» - l'ex soprintendente arch. Elio Garzillo, e l'archeologa Maria Pia Guermandi – la «questione dei campanili» abbattuti qui in gran fretta. Mentre nel 1996, dopo un pesante sisma, nella Bassa reggiana vennero messi subito in sicurezza e salvati. Inoltre, si è riaperta una pericolosa discussione sul «valore» degli edifici, la stessa che tende di nuovo a distinguere fra beni maggiori, o monumenti, e beni minori. A questa inopinata, micidiale resurrezione dovrebbero opporsi i soprintendenti e anche i sindaci. «Gli uomini e le loro “cose” non costituiscono più un unicum inscindibile», commenta Garzillo. «I restauri verranno riservati soltanto alle eccellenze?», si chiede Maria Pia Guermandi. Le preoccupazioni sono tali che a livello nazionale «Italia Nostra» chiede in merito un incontro urgente al ministro Ornaghi. «La gestione aquilana», si denuncia nella richiesta, «è un'esperienza da archiviare». Finalmente il berlusconiano direttore generale alla Valorizzazione, Mario Resca, ha traslocato dal MiBAC alla privata Società Acqua Marcia. E però gli anni in cui Giovanni Urbani, direttore dell'ICR, elaborava il Piano di prevenzione antisismica dell'Umbria e all'Istituto Centrale del Restauro si lavorava, con fatica ma con passione, alla Carta del Rischio, pur temporalmente vicini, sembrano culturalmente remoti dopo la desertificazione inferta al MiBAC e ai suoi organi tecnico-scientifici. Un'esortazione al commissario presidente Vasco Errani che ieri ha ribadito di voler «ricostruire» (e non costruire): guardi ai buoni esempi della sua Regione, ai lavori dell'Istituto per i Beni Culturali, ai censimenti, ai restauri filologici, riapra il dialogo con le Soprintendenze, ascolti le voci delle associazioni territoriali. INUMERIDELL'ACCOGLIENZA ITALIA «Per i restauri ascoltare Sopraintendenze e associazioni» Protezionecivile:più di 13mila personeassistite TraEmilia-Romagna, Lombardiae Veneto,aoggi sono 13.281 lepersone assistitegrazie all'impegnodel Servizionazionaledella protezione civilenei campidi accoglienza, nelle strutturealcoperto (scuole, palestre ecaserme,vagoni lettomessia disposizionedaFerrovie di Statoe GenioFerrovieri) enegli alberghi che hannoofferto la lorodisponibilità graziealla convenzionesiglata con FederalberghieAsshotel. InEmilia Romagna, i cittadini assistiti sono 12.793.Nello specifico, 9.315sono ospitatinei campi tende, 1289nelle strutturealcoperto e2.189 in strutturealberghiere.Nella Regione Lombardia, invece, risultanoassistite 465persone, dellequali410 sono ospitateall'interno dei campiattivi nellaprovinciadi Mantova e55 hannotrovatosistemazione inuna strutturaal coperto.Nella Regione Veneto, infine, risultanoassistite23 persone,di cui 17 sono ospitati in albergoe6 nelle strutturealcoperto. Sonooltre cinquemilagli uominie le donneche fanno partedel Sistema nazionaledi Protezionecivile in campo, travolontaridellecolonne mobilidelleRegioni, delleProvince Autonomeedelleorganizzazioni nazionali,operatori edesperti della protezionecivile, vigilidel fuoco, personaledelle forze armate e dell'ordine,edellealtrestrutture operative,a cui si aggiungetutto il personaledelle strutture territorialidi protezionecivile. Il dono del Dalai Lama: 100mila dollari per il sisma Il Dalai Lama a Mirandola in visita ai terremotati FOTO ALESSANDRO FIOCCHI /LAPRESSE Tra i terremotati di Mirandola arriva la massima autorità tibetana: «Guardate al futuro e ricostruite le vostre case». Domani massima allerta per l'attesa visita il Papa Benedetto XVI GIULIAGENTILE INVIATA AMIRANDOLA 10 lunedì 25 giugno 2012
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Luigi Cancrini psichiatra e psicoterapeuta Dialoghi L'analisi La sfida e i rischi dell'Islam politico Per la prima volta, e nel più popoloso e nevralgico Paese arabo, ad essere eletto alla massima carica dello Stato è l'esponente del più radicato movimento islamico mediorientale: i Fratelli Musulmani. Mohamed Morsi, 61 anni, è stato eletto in elezioni libere, «certificate» come tali dall'intera comunità internazionale, Usa ed Ue in testa. Ha vinto con oltre 900mila voti in più del suo sfidante, l'ex premier dell'«ultimo Faraone» (Hosni Mubarak), Ahmad Shafiq. La vittoria di Morsi non è un ritorno al passato, né deve essere letta come il tradimento della «Primavera araba». Non è un caso che la festa sia esplosa in Piazza Tahrir, il luogo simbolo della rivolta che ha portato alla fine di uno dei regimi più longevi nel mondo arabo. Certo, Morsi non è l'espressione dello «spirito di Tahrir» ma la sua elezione non rappresenta il trionfo del fondamentalismo islamico. Il segno è altro: è quello di un Islam politico che è chiamato a fare i conti con una realtà che non può essere piegata a una visione angusta, forzata, da Stato teocratico. Quel voto non sa di restaurazione. Alla «Primavera araba» non ha fatto seguito l'«Inverno islamico». Il futuro dell'Egitto dipenderà molto dalla coesistenza, tutta da realizzare, tra il neo presidente islamico e i militari. Un passaggio cruciale, uno snodo decisivo. Che chiama in causa il neo eletto presidente e sollecita le sue capacità di mediazione. Ingegnere formatosi negli Stati Uniti, Mohamed Morsi è stato membro del Parlamento dal 2005 come deputato formalmente indipendente ed è diventato il candidato dei Fratelli musulmani dopo che al leader Khairat Saad El-Shater è stata vietata la candidatura dalla commissione elettorale. Favorevole al libero mercato, ma sostenitore della promozione di maggiori servizi sociali, Morsi ha dichiarato di voler ridurre la disoccupazione in Egitto fino al 7%, abbassare il tasso d'inflazione e i debiti del settore pubblico. Morsi ha proposto anche un sostegno agli egiziani poveri attraverso un aumento della tassazione del 2 per cento. Sul fronte estero, il leader della Fratellanza promette sostegno ai palestinesi «nella loro lotta legittima», migliori relazioni con i Paesi arabi del Golfo persico, e di voler mettere fine al rapporto di subordinazione dell'Egitto agli Stati Uniti, oltre a incoraggiare gli investimenti europei nel Paese. Sul piano religioso, Morsi ha promesso di non voler trasformare l'Egitto in una teocrazia e di voler rispettare i diritti delle altre religioni, pur riservando all'Islam una parte centrale del governo. Per vincere al ballottaggio, ha cercato di attrarre i voti dei rivoluzionari e di presentarsi come l'unico candidato che avrebbe impedito il ritorno degli uomini del regime di Mubarak: i risultati lo hanno premiato. Ma ora inizia il difficile. La prova del governo. Una prova il cui esito dipenderà anche dall'atteggiamento della comunità internazionale, e in essa dell'Europa. La vittoria di Morsi sta a significare - piaccia o non - che l'Islam politico è una grande realtà con cui è necessario fare i conti. L'errore da non ripetere è imboccare la strada rivelatasi in passato tragicamente fallimentare del muro contro muro. Per l'Europa esistono determinati standard che non sono rinunciabili. L'islamismo politico va sfidato su questo terreno. Una sfida che parte dal rispetto delle scelte compiute, attraverso il voto, dal popolo egiziano. Sarebbe sciagurato, e foriero di disastri, il solo pensare che un partito che guida un Paese di cento milioni di persone, fondamentale per l'equilibrio del Mediterraneo, non sia un interlocutore per l'Europa. Favorire una «istituzionalizzazione» dell'Islm politico è nell'interesse dell'Europa e quanti hanno seriamente riflettuto sul disastro provocato dall'ideologia neo con, quella dello «Scontro di Civiltà», della «democrazia portata dall'esterno», anche con la guerra (Iraq docet). La speranza è che il nuovo corso egiziano guardi verso Ankara e non a Teheran. Che faccia tesoro del «modello Erdogan»: quello di una Turchia che scommette sulla capacità di coniugare modernità e tradizione, declinando l'Islam politico in termini di crescita sociale, sviluppo economico, piena secolarizzazione. È la sfida che attende Mohamed Morsi. Le sue prime parole da presidente confortano questa speranza. Sta a lui ora dimostrare, con i fatti, di non voler trasformare la prima scelta libera del popolo egiziano in un referendum fra Islam e Controrivoluzione. Così come decisivi saranno i prossimi mesi, nei quali dovrà essere definito il testo di una nuova Costituzione che indichi con chiarezza gli stessi poteri del Presidente. L'Egitto ha scelto molto più di un nuovo capo dello Stato: ha scommesso sul consolidamento del processo democratico. Una sfida di libertà che il neo presidente - come i militari - non possono tradire. Indietro non si torna. La tiratura del 24 giugno 2012 è stata di 97.470 copie Maramotti ILCALCIO,SISA,ÈLAPROSECUZIONEDELLAGUER-RA, O DELLA POLITICA, CON ALTRI MEZZI. OPPURE l'inverso. Più probabilmente l'inverso, visto il clima da seconda guerra mondiale che c'era nel condominio-centrosociale-cellula utopico-resurrezionale delle zie durante la partita Grecia-Germania, la vera finale di questi Europei che sembrano uno scherzo degli dei, un Subbuteo dove Zeus muove le statuine, un'Iliade sportiva partorita dal sonno dell' Eurozona. Il condominio segue il calcio con devozione, di solito: inspiegabilmente – malgrado tutta la sporcizia del baraccone, i grandi capitalisti del gioco, il giornalismo sportivo pessimo, le pastette internazionali, le scommesse meschine e gli arbitri insopportabili – zie commari e vicinato continuano a percepire qualcosa di magico e originario, nel calcio. Una cosa misteriosa eppure geometrica, che si gioca con gli schemi e la tattica ma d'istinto e rotto della cuffia, da soli ma in squadra, leali ma pieni di trucchi, coi muscoli ma col cuore, undici contro undici, o tutti contro tutti. Per metà complici e per metà assassini. E della stessa pasta dell'illusione, quella che «non si può mangiare, ma è molto nutriente lo stesso». Quindi, le sedie del giardino-sala tv son sempre piene: la partita si guarda tutti assieme, soffrendo e partecipando ciascuno a suo modo, nello spirito corale ma individuale della cosa. E figurarsi per Grecia-Germania: qui siamo greci praticamente da sempre, di dentro e di fuori. Pure nei portafogli magri, nella corruzione dentro ai Parlamenti e nella cenerentolaggine davanti alla Mitteleuropa. «Oggi vincere è importante, commare» spiegava zia Enza, tecnica del marcamento a uomo (non le riuscì solo col mitologico fidanzato scomparso). «È un fatto simbolico». Essendo greci, noi siamo cresciuti a pane e simboli, e qualche volta solo a simboli. Così abbiamo tutti trepidato, nemmeno ci fosse Paride, in campo, a scegliere qualche troika, e fino all'ultimo abbiamo sperato si ricordassero delle Termopili – che è la versione greca di Davide contro Golia – o quantomeno del cavallo di legno – che a parere di zia Mariella, economista emozionale, è la strategia che dovremmo usare contro la dittatura della finanza. Ma non c'è acropoli che tenga a centrocampo, e nessun sofisma ha mai funzionato nell'area piccola (così come nessun rigore ha davvero risolto una partita doppia), e poi la Storia non gira al contrario: né per loro, coi loro Fidia, Socrate e Aristotele estinti, né per noi, coi nostri Dante, Galileo e Garibaldi trapassati. Al fischio finale, zia Mariella ha detto solo: «La Germania verso la finale, la Grecia verso la fine». E ci siamo sentiti tutti sconfitti, come al solito. Nonostante il caos che vive il nostro Paese, i magistrati continuano fare il loro mestiere, tanto da avere avuto il via libera dalla giunta per le immunità del Senato alla richiesta d'arresto dell'ex tesoriere della Margherita, il senatore Luigi Lusi con i voti favorevoli di Pd, Udc, Lega Nord, Idv, e Api-Fli. ROLANDOMARCHI Le decisioni assunte su Lusi dal Senato danno, in effetti, l'idea di un cambiamento importante nei comportamenti dei politici considerati nel loro complesso. A sottolinearne l'importanza, la correttezza e il valore è stato lo stesso ex tesoriere della Margherita avvertendo i colleghi del fatto che lui, ora, di cose da dire ai giudici ne ha ancora molte. Se loro gli avessero evitato il carcere, dice e non dice Lusi, lui avrebbe continuato a tacere: cercando e dando solidarietà a chi, secondo lui, con lui è coinvolto in questa brutta storia. Qualcuno pensa ancora che non ci sia il rischio di un occultamento delle prove dietro ad un mantenimento della sua libertà personale? Quali che siano lo sviluppo e l'esito di questa vicenda, quello su cui l'opinione pubblica interroga le forze politiche dopo il caso di Lusi e quello di Belsito, è un chiarimento definitivo del problema relativo ai cosiddetti “rimborsi elettorali”. Quando si parla di rimborsi, infatti, si dovrebbe parlare di soldi dati in cambio di spese certificate, non di elargizioni postume fatte in rapporto alla quantità di voti ricevuti da un partito. Quello cui si potrebbe ricorrere, forse, è un fondo cui si accede, in limiti ben definiti, per ottenere appunto dei rimborsi di spese reali e ben documentate. Ce la faranno i nostri eroi ad affrontare sul serio un problema di questo livello? CaraUnità Asuddelblog Se il condominio delle zie segue Grecia-Germania Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 COMUNITÀ Il caso Lusi e il problema dei rimborsi elettorali . . . Bisogna fare i conti con questa realtà. La speranza è che il nuovo corso egiziano guardi verso Ankara e non a Teheran Umberto DeGiovannangeli ViaOstiense,131/L 0154Roma lettere@unita.it SEGUEDALLAPRIMA Manginobrioches Ilmio sogno sullaFiat Dopo decenni (parecchi) di dividendi e di socializzazione delle perdite, la Fiat è proprietà del popolo italiano che l'ha pagata più volte; per cui andrebbe socializzata, non nazionalizzata perché diventerebbe un carrozzone. Le linee di produzione frazionate per settori e ogni settore affidato ad una cooperativa, a sua volta consorziata con le altre addette a completare la produzione di ogni singolo modello; i vari consorzi, a loro volta riuniti in unica unità industriale. Cooperative di produzione e lavoro, senza scopo di lucro, con stipendi al minimo salariale e partecipazione agli utili in proporzione alla produzione. Riserve matematiche per la ricerca e l'innovazione; sistemi di sicurezza all'avanguardia; dirigenti giovani, preparati, con stipendi non superiori a tre volte quelle della media operai/impiegati. Manager stipendiati secondo i risultati, senza mai superare le cinque volte il salario medio operai/impiegati. Se ne avvantaggerebbe la qualità, la competitività, il controllo interno, la comunicazione interna ed esterna. È chiaro che Marchionne non ha problemi a chiudere alcune unità produttive: non costano nulla alla proprietà, per cui graverebbero solo i costi per l'aggiornamento dei sistemi di sicurezza, così meglio chiudere. La Fiat è l'esempio più evidente del capitalismo ereditario, ed è ormai storia consolidata che il capitalismo familiare, giunto alla IV˚ generazione, marcia verso il fallimento. RosarioAmicoRoxas AhiMario, Mario! A essere “intransigenti coi forti” c'è soltanto da prendere botte sui denti, a essere “comprensivi coi deboli” le botte invece si scaricano sugli stessi deboli. Che, da codeste parole da buon samaritano, si sentono presi in giro: anche senza aver studiato alla Bocconi preferiscono, da sempre, essere trattati con giustizia che con comprensione. Ah, Mario, Mario, attento alle parole e alle frasi ad effetto: non abbocca nessuno! GianfrancoMortoni Unpreavviso per riavere imiei soldi? Se la banca, per prelevare i miei soldi regolarmente tracciati su conto corrente libero sul quale pago spese, mi chiede un preavviso, non dovrebbe alzarmi il tasso di interesse come se, di fatto, il mio conto corrente fosse divenuto non libero ma vincolato? Se non hanno liquidità tornassero a fare le banche tradizionali. O finalmente le si obblighino per legge a dividersi in banche tradizionali e banche d'affari. GiuseppeCasagrande 16 lunedì 25 giugno 2012
Ora in campo scende la Nato. Nel campo di battaglia siriano. Tensione alle stelle tra Ankara e Damasco, dopo l'abbattimento da parte della Siria di un caccia F-4 turco mentre era in volo nello spazio aereo internazionale. Con la Turchia che invia una nota diplomatica alla Siria. E con la Nato chiamata in causa. Gli sviluppi della vicenda saranno infatti uno dei temi affrontati oggi a Lussemburgo dai ministri degli Esteri dell'Ue mentre domani si svolgerà un vertice della Nato a Bruxelles. Secondo la portavoce Oana Lungescu, la Turchia «ha chiesto consultazioni in base all'articolo 4 del Trattato di Washington: articolo che recita: «Ciascuno degli alleati può chiedere consultazioni quando ha l'impressione che la sua integrità territoriale, la sua indipendenza politica o la sua sicurezza viene minacciata». Londra intanto definisce «scandaloso» l'abbattimento da parte della contraerea siriana del caccia turco. Il ministro degli Esteri britannico, William Hague, ha spiegato che il Paese è pronto a sostenere una «azione energica» nei confronti della Siria al Consiglio di Sicurezza dell'Onu. «Sono profondamente preoccupato dalle azioni del regime siriano» e l'abbattimento del Phantom turco sottolinea quanto Damasco «si sia spinta oltre il limite dell'accettabile», ha detto il titolare del Foreign Office. Dura è anche la reazione italiana. «Si tratta di un'ulteriore gravissima ed inaccettabile azione da parte del regime di Assad», dichiara il ministro degli Esteri Giulio Terzi. Il titolare della Farnesina ha espresso «forte indignazione e condanna per l'abbattimento» sul Mediterraneo di un aereo dell'aviazione militare turca, «in volo inoffensivo», da parte della contraerea siriana. In merito a questo episodio, aggiunge Terzi, l'Italia prenderà parte attiva alla riunione (domani) di consultazione chiesta dalla Turchia ai sensi dell' articolo 4 del Trattato Nato. L'abbattimento del jet militare turco è un «atto ostile», sottolinea il portavoce del ministero degli Esteri turco, Selcuk Unal alla Cnn. BRUXELLESALLERTATA E mentre i tavoli diplomatici e militari si fanno incandescenti è stato trovato il relitto dell'F-4 in acque territoriali siriane a una profondità di 1300 metri, mentre proseguono le ricerche dei due piloti dispersi, di cui non si hanno notizie ma che secondo la Cnn-Turk si sarebbero salvati. Ankara ha poi avvertito il governo di Damasco di non sfidare militarmente la Turchia. Ankara conoscerebbe coordinate geografiche del relitto: «Sappiamo in quale zona delle acque siriane si è inabissato il nostro aereo, ma non abbiamo ancora potuto trovarlo», ha detto Unal. «Nessuno può permettersi di testare le capacità (militari) della Turchia», avverte il capo della diplomazia turca Ahmet Davutoglu, in un'intervista all'emittente pubblica turca TRT. Davutoglu o ha poi specificato che «il Phantom turco abbattuto sul Mediterraneo può anche aver brevemente sconfinato nello spazio aereo siriano, come a volte accade, ma è stato colpito a 13 miglia al largo della costa siriana, circa 15 minuti dopo il possibile sconfinamento e senza alcun preavviso o avvertimento». «Sapevano a che Paese apparteneva l'aereo dalla sua sagoma, dai colori e dalla traccia di volo. In ogni caso, abbiamo le intercettazioni radio da cui emerge che sapevano che l'aereo era nostro», conclude Davutoglu L'abbattimento di un aereo militare turco da parte della Siria è «un atto inaccettabile», incalza il segretario di Stato Usa Hillary Clinton. «Gli Stati Uniti condannano l'abbattimento siriano di un aereo turco, un atto spudorato e inaccettabile», ha affermato la Clinton aggiungendo che la vicenda «riflette l'indifferenza delle autorità siriane per le norme internazionali e per la vita umana». Il regime di Assad intanto non sta a guardare e replica alle accuse. Un gruppo di «terroristi è stato intercettato mentre tentava di infiltrarsi dalla Turchia, a Latakia. Alcuni di loro sono stati uccisi, altri feriti e altri ancora sono fuggiti», afferma l'agenzia di Stato Sana, senza fornire tuttavia ulteriori dettagli. Nella sola giornata di ieri - riferisce l'Osservatorio siriano per i diritti umani - sono oltre quaranta le vittime, più della metà delle quali sarebbero soldati governativi morti negli scontri con i ribelli. Il Cairo, ore 16.38. Un boato si alza da Piazza Tahrir. Un tripudio di bandiere nazionali accompagna l'annuncio ufficiale: il candidato dei Fratelli Musulmani, Mohamed Morsi, è il nuovo Presidente dell'Egitto, il primo Capo dello Stato democraticamente eletto, il promo nell'era post-Mubarak. Poco dopo l'annuncio sono cominciati forsennati caroselli di macchine e moto su uno dei grandi viali di accesso alla piazza che oggi ha un aspetto diverso dai giorni della rivoluzione che ha deposto Hosni Mubarak lo scorso febbraio. È una piazza più povera, popolare e molto maschile, molte meno le donne, velate, molti uomini con le barbe lunghe, simbolo degli integralisti islamici. Molti si abbracciano quasi increduli alla notizia che un Fratello musulmano siederà dove fino ad un anno e mezzo dirigeva il Paese con pugno di ferro un acerrimo nemico dei movimenti islamici. «Morsi, Morsi, darà diritto ai martiri», cantano migliaia di manifestanti fra ondate di invocazioni religiose. Man mano che cala la sera il flusso di persone aumenta. I clacson suonano senza sosta, i fuochi d'artificio esplodono sopra la piazza. E arriva anche l'annuncio che malgrado la vittoria di Morsi l'occupazione di Piazza Tahrir continuerà , finchè i militari non faranno davvero un passo indietro, finchè non sarà annullata, dice uno dei loro responsabili alla tv, la «dichiarazione costituzionale» che lascia al Consiglio supremo delle forze armate il potere legislativo finchè non sarà eletto un nuovo parlamento. Secondo i risultati ufficiali, Morsi ha conquistato quasi 900mila voti in più del rivale Ahmad Shafiq. Il candidato islamista ha raccolto il 51,73% delle preferenze, frutto di 13.230.131 voti, contro i 12.347.380 (il 48,27%) dell'ex premier. Alle urne sono stati chiamati più di 50 milioni di egiziani, l'affluenza è stata del 51,8%. A darne notizia è stato il presidente della suprema commissione per le elezioni presidenziali Farouk Sultan dopo un lungo, estenuante, preambolo per descrivere il clima di «tensione» in cui è stato costretto a lavorare il suo organismo e i diversi riconteggi effettuati in molte circoscrizioni del Paese. MESSAGGICONCILIANTI «Siamo arrivati a questo momento grazie al sangue versato dai martiri della rivoluzione. L'Egitto inizierà una nuova fase della sua storia», dice a l'Unità Ahmed Abdel-Attie, portavoce del nuovo presidente egiziano. Le parole, ha aggiunto, non possono descrivere la «gioia in questo momento storico». Le parole del portavoce del neo eletto presidente vengono coperte dal ruomore degli elicotteri militari che volteggiano su Piazza Tahrir. Quegli elicotteri, come i blindati che dalle prime ore del mattino presidiavano gli edifici pubblici e la strada che conduce all'aeroporto, raccontano di una realtà con cui Morsi è chiamato a fare i conti: quella dell'«altro potere» egiziano, i militari. Una coesistenza da cui dipenderà il futuro dell'Egitto. I primi messaggi sono rassicuranti. Il capo della giunta militare al potere provvisorio, maresciallo Hussein Tantawi, si è congratulato con il nuovo presidente Mohamed Morsi per la vittoria, riferisce la tv di Stato.A congratularsi con Morsi per la sua elezione alla presidenza della Repubblica, è anche il leader della chiesa copta egiziana papa Bakhomiu. L'ex candidato alla presidenza egiziana, Mohamed El Baradei, ha espresso le sue «sincere congratulazioni», in un messaggio Twitter, al neoeletto presidente, sostenendo che è arrivato il tempo «di lavorare insieme in quanto egiziani a favore del Paese basato sulla libertà e giustizia sociale». Da Washington arriva l'apertura di credito americana: gli Stati Uniti si c«ongratulano con Mohamed Morsi per la sua vittoria alle elezioni presidenziali egiziane» definendola «una pietra miliare nella transizione dell'Egitto verso la democrazia». A renderlo noto è la Casa Bianca. PARLAL'ELETTO A poche ore dalla sua proclamazione come vincitore delle elezioni presidenziali, Morsi ha reso omaggio alla magistratura e all'esercito, che, ha detto, hanno saputo sorvegliare il processo democratico. «Un saluto rispettoso - si legge nel suo sito internet - alla giusta e onorevole magistratura e agli uomini coraggiosi dell'esercito e della polizia che hanno protetto il processo democratico con tutti gli onori. Congratulazioni all'Egitto». Concetti che nella notte, il neo eletto presidente ribadisce in un discorso alla nazione in diretta televisiva. Morsi ha rinunciato alla sua militanza nei Fratelli Musulmani, come aveva promesso che avrebbe fatto se avesse vinto. Ad annunciarlo è il Partito Libertà e Giustizia, espressione del gruppo islamista e presieduto dallo stesso Morsi, attraverso il suo account su Twitter. Siria-Turchia, si sfiora la guerra. In campo la Nato MONDO Svolta in Egitto Vince il fratello musulmano I sostenitori dei Fratelli musulmani in festa a piazza Tahrir dopo l'annuncio della vitttoria di Mohamed Morsi FOTO ANSA Mohamed Morsi è il primo presidente democraticamente eletto del dopo-Mubarak Battuto l'ex generale Shafiq con uno scarto di 1 milione di voti Festa a Piazza Tahrir UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it . . . Il neopresidente vuole giurare al Parlamento appena sciolto dalla Corte costituzionale . . . Tripudio di bandiere in piazza. Festeggiamenti anche a Gaza. Israele «rispetta» l'esito del voto . . . Tensione alle stelle: convocato martedì a Bruxelles il Consiglio dell'Atlantico del Nord U.D.G. udegiovannangeli@unita.it Ankara contro Damasco: «Sovranità territoriale violata» Clinton: «Un attacco inaccettabile» lunedì 25 giugno 2012 9
wwf.it/riutilizziamolitalia Non serve un altro territorio da consumare, serve un grande progetto di riqualificazione per riscoprire un'altra Italia. Compila la scheda di segnalazione delle aree dismesse o abbandonate della tua cittá e proponi la tua idea per riconvertirle a un migliore utilizzo. Hai tempo fino al 31 ottobre. SEGNALA LE AREE DEGRADATE O DISMESSE FAI SENTIRE LE TUE IDEE PER REINVENTARE IL TUO TERRITORIO 24 lunedì 25 giugno 2012
ne radiografato e messo a nudo. In alcuni passaggi il pro memoria è persino esilarante. Scarantino racconta in tre verbali (6-9-94; 12-9-94; 5-10-94) che la strage di via D'Amelio viene decisa «nei primi giorni di luglio 1992 in casa Calascibetta in una riunione a cui partecipano Salvatore Cancemi, Gioacchino La Barbera, Santo Di Matteo e Raffaele Ganci» collaboratori chiave nelle indagini degli ultimi vent'anni su Cosa Nostra. E però risulta, confrontando verbali e forografie, che Scarantino confonde l'uno con l'altro, ad esempio Di Matteo con La Barbera e trova «somiglianze» tra Di Matteo e Ferrante «davvero inesistenti». Insomma, non li conosce. Eppure li accusa. Non solo, Boccassini intuisce già allora che è una colossale bugia il fatto che Scarantino abbia rubato la 126 che doveva diventare l'autobomba di via D'Amelio semplicemente perché lui quella 126 l'aveva già. Sarà Spatuzza, sedici anni dopo, a spiegare di essere stato lui a rubare l'auto. «L'inattendibilità delle dichiarazioni rese da Scarantino - scrivono Boccassini e il collega Saieva a Caselli - in ordine alla partecipazione alla strage di via D'Amelio suggerisce di riconsiderare il tema della inattendibilità generale di tale collaboratore». E ancora, concludono: «Rinviare il compimento dei necessari atti di investigazione potrebbe avere come effetto quello di lasciare allo Scarantino una via aperta verso nuove piroettanti rivisitazioni dei fatti». Il rischio forte sono anche «gravi conseguenze alla pubblica accusa nei procedimenti relativi alla strage di via D'Amelio». Profetica, Boccassini. Ma inascoltata. «Perché» è una delle domande a cui sta cercando di rispondere l'inchiesta madre sulla trattativa Stato-Cosa Nostra, quella di Caltanissetta. Scrive il procuratore Sergio Lari nelle oltre mille pagine con cui pochi mesi fa ho dovuto chiedere il nuovo processo su via D'Amelio inquinato, per l'appunto, in tutti i suoi gradi di giudizio dai racconti inventati di Scarantino: «Bisogna comprendere se con i depistaggi si volevano coprire le responsabilità di soggetti esterni a Cosa Nostra riconducibili ad apparati deviati dei servizi segreti, ovvero ad altre Istituzioni o ad organizzazioni terroristiche-eversive». Il tempo di capire è improrogabilmente adesso. SEGUEDALLAPRIMA E forse era sbagliata anche l'interpretazione del convegno di Todi come preliminare di una nuova formazione centrista. A cinquant'anni dal Concilio che liberò dal dogma l'unità politica dei credenti, a vent'anni dalla caduta del Muro che fece venir meno le ragioni storiche della nostra democrazia bloccata, di fronte a un pluralismo dei cattolici che oggi innerva tutti i partiti e corpi intermedi significativi nella società, sarebbe un atto di lungimiranza per il cattolicesimo organizzato e per la stessa Chiesa ridurre la rappresentanza in un solo partito? E sarebbe possibile, prima ancora che sensato? Può darsi che qualcuno sia andato a Todi con questa intenzione. Ma, sin dall'inizio, lo sbocco «partitico» non sembrava incoraggiato neppure dal vertice della Cei. Troppo alto il rischio di una riduzione del messaggio - e dunque dell'efficacia dell'azione di stimolo verso i credenti e del dialogo con l'intera società - che restano l'orizzonte di una Chiesa consapevole del proprio ruolo nazionale. Todi semmai è stata concepita come una leva per rilanciare le istanze del cattolicesimo organizzato e promuovere «nuova classe dirigente»: non soltanto sulle questione eticamente sensibili (la cui priorità si era imposta in un recente passato come metro di misura del tutto), ma anche sui grandi temi sociali legati alla povertà, alla famiglia, alla solidarietà, alla sussidiarietà. Galli della Loggia constata una perdurante afonia. Todi, in fondo, era solo un'impresa. La presenza cattolica nella società è multiforme. Subisce anch'essa l'offensiva individualista e il deterioramento delle reti di solidarietà, tuttavia in molti luoghi sono gruppi cattolici, o gruppi laici di cui fanno parte tanti credenti, a testimoniare che la solidarietà è possibile e a consentire alla società di resistere un po' di più a questa crisi drammatica. Ciò non basta ancora ad esprimere una cultura politica degna di questo nome? Può darsi. Ma l'impressione è che al professor Galli della Loggia non interessi tanto la capacità dei cattolici di reagire al paradigma individualista dominante, e dunque di promuovere una cultura condivisa, un umanesimo integrale, capace di superarlo. La sua delusione sembra nascere da una ragione tutta politica: a suo giudizio, i cattolici italiani avrebbero dovuto adottare il modello della Cdu tedesca, cioè ricomporre una sostanziale unità a destra, rimpiazzare Berlusconi, riempire con un po' di dottrina sociale e un po' di rigore sui temi etici la scatola oggi vuota della cultura conservatrice. È vero che l'Italia soffre perché non riesce a strutturarsi una destra europea e presentabile. Ad ogni stormir di fronde scatta un populismo di quart'ordine. E nella delegittimazione del sistema il populismo, anziché essere emarginato, finisce per espandersi a sinistra. Il problema è che, se la Chiesa italiana seguisse il consiglio di Galli della Loggia, rischierebbe di sacrificare il nucleo del suo messaggio ad un obiettivo politicista. In nessun Paese europeo come l'Italia c'è una presenza così larga di cattolici nel centrosinistra: che senso culturale, pastorale, civile avrebbe per la Chiesa dichiararli fuori gioco? E poi per fare che? Una nuova investitura politica per un soggetto cattolico (di destra, ma anche di centro) avrebbe davvero il segno di un vero protagonismo nazionale o finirebbe per essere solo un atto di subalternità verso oligarchie interne ed esterne, oggi al centro del potere che conta, cioè quello finanziario? Con un effetto aggiuntivo: la radicalizzazione dello scontro sui temi della vita e un «bipolarismo etico» che invece bisognerebbe fare di tutto per scongiurare. Certo, il rischio di una irrilevanza esiste. Ma esiste drammaticamente per tutti i soggetti che vogliono un cambiamento e percepiscono la profondità antropologica di questa crisi, oltre il livello economico e istituzionale. Il tema è rifondare la politica democratica: questa è la sfida per chi crede e per chi cerca l'uguaglianza e la solidarietà pur senza credere. L'unità politica dei cattolici nella Dc ebbe la forza e il merito storico di far crescere una nazione e di allargarne la base democratica. I meriti non preservarono poi quell'esperienza dagli errori e dal declino. Ma oggi il coraggio di disegnare nuovi orizzonti può ragionevolmente venire da una riduzione in una parte politica? La sfida culturale dei cattolici riguarda tutti i partiti. A sinistra, in particolare, le motivazioni e le esperienze dei credenti sono persino un antidoto contro scivolamenti moderati e destrorsi. Ma senza questa sfida a tutto campo oggi la stessa Chiesa potrebbe non trovarsi in pace con la propria coscienza. coinvolto il direttore generale Carlo Lucchina - e a vario titolo altri manager delle aziende ospedialiere lombarde - per delle presunte turbative d'asta legate ad alcune gare per la sperimentazione di macchinari sanitari. Il primo colpo al gioiellino creato e difeso per diciassette anni da Formigoni. La seconda scossa al «sistema» è quella di sabato - i pm di entrambe le inchieste sono quelli del pool guidato da Francesco Greco - con il coinvolgimento nell'indagine sulla Mugeri di Formigoni e dello stesso Lucchina (indagato per corruzione). Ora che lo scandalo giudiziario coinvolge il fronte pubblico della Sanità, cosa risponderà il Carroccio ai militanti che chiedono di abbandonare il governatore e di avviare anche in Lombardia la «rivoluzione delle ramazze» seguita alle inchieste su Belsito e sulla famiglia Bossi? I malumori per i diversi fronti investigativi sembrano imbronciare anche il mondo cattolico, che ormai da tempo subisce in silenzio i colpi inferti dalla magistratura milanese al Pirellone. Dall'inchiesta sulle presunte firme false presentate per lanciare alle regionali del 2010 il listino bloccato «Per la Lombardia», che portava in dote la candidata Nicole Minetti, alle indagini sugli ex vicepresidenti di Giunta, Penati (ex Pd), Nicoli Cristiani (Pdl) e sull'ex presidente Boni (Lega). Quindi il crac dell'ospedale fondato da don Verzè e i presunti fondi neri alla Maugeri, fino a Formigoni. Il governatore è sotto indagine per il presunto illecito finanziamento, pari a circa 500mila euro, che sarebbe stato erogato dalla Maugeri per la campagna elettorale del 2010. E per la corruzione legata ai presunti benefit che avrebbe ricevuto dal mediatore e amico Pierangelo Daccò, quali vacanze, utilizzo di yacht, cene di pubbliche relazioni al Meeting di Cl a Rimini e anche i termini della vendita di una villa in Sardegna a un coinquilino dello stesso Formigoni nella comunità laicale dei Memores Domini. La contropartita sarebbe stata, secondo i pm, la possibilità per Daccò di sfruttare la «conoscenza personale» col governatore per accreditarsi presso i propri clienti, le aziende sanitarie private, come uno in grado di muovere «leve» per il riconoscimento di finanziamenti non coperti dalle cosiddette «tariffe predefinite». Una torta enorme. Anche ieri Formigoni ha ribadito di non aver ricevuto «alcun avviso di garanzia». «Attendo serenamente - ha aggiunto - che la procura di Milano proceda nelle indagini che so, in coscienza, mi vedranno immune da qualunque reato». Il «Celeste» sempre più isolato? Per l'opposizione la corsa già è finita. Pd e Sel chiedono le elezioni. . . . L'accusa dei pm: 500mila euro dalla Maugeri per la campagna elettorale Corruzione legata a Daccò I cattolici in un solo partito? Oggi sarebbe un atto di subalternità . . . Galli della Loggia lamenta una irrilevanza dei credenti Non avevano detto che dopo Todi erano tornati al potere? Il documento con cui i pm Boccassini e Saieva mettono in guardia da depistaggi nelle indagini su via D'Amelio IL COMMENTO CLAUDIOSARDO Il sit-in «Libera la sedia» contro la giunta Formigoni al palazzo della Regione Lombardia nel marzo scorso FOTO LAPRESSE Pd e Sel: si voti subito lunedì 25 giugno 2012 7
IstitutidellaGermania attendonoalvarco lesvenditedelpatrimonio pubblico italiano.Come leprivatizzazioniai tempi della riunificazione L'ANALISI Quelle banche tedesche interessate ai «gioielli» italiani PAOLOSOLDINI paolocarlosoldini@libero.it Van Rompuy ottimista: «Progressi rapidi» Atene «tradisce» la trojka: troppe assunzioni Che serva più Europa per battere il mostro della crisi è diventato quasi un luogo comune. Il come, tutt'altro. Alla vigilia del vertice Ue, considerato decisivo per le sorti della moneta unica, il presidente del Consiglio europeo Van Rompuy mostra un cauto ottimismo. Domani presenterà in Lussemburgo il suo piano sull'Unione bancaria, primo passo verso una maggiore integrazione europea e soprattutto quello considerato più a portata di mano. Lo ha ammesso lo stesso Van Rompuy, parlando alla Welt am Sonntag. Sull'Unione bancaria, ha detto, è «possibile avanzare più rapidamente». «È possiamo avanzare rapidamente anche sul controllo della Banca centrale europea». Parigi e Berlino insistono perché a garanzie comuni si associ un sistema di vigilanza centrale e, per quanto siano maggiori le distanze, Merkel e Hollande si troveranno a discutere faccia a faccia ad un prevertice il 27, neanche fossero ancora i tempi di Merkozy. Soluzioni facili non ce ne sono, ma per Van Rompuy ce ne sono di fattibili. «Dobbiamo gestire la crisi a corto termine - ha detto -. Non siamo ancora alla fine del cammino che possiamo compiere nella cornice dei trattati esistenti. Voler cambiare i trattati sarebbe aprire discussioni di tutti i tipi per degli anni». E di tempo non ce n'è, i mercati non aspettano. La Grecia resta sull'orlo del baratro, le banche spagnole sono in bilico e la reazione a catena rischia di non fermarsi. Van Rompuy presenterà oggi ai governi un rapporto che spiegherà che cosa è possibile fare all'interno degli accordi esistenti e che cosa no, concentrandosi soprattutto su quello che si può realizzare da subito. A titolo d'esempio il presidente del Consiglio europeo ha citato la possibilità di rendere «vincolanti» le raccomandazioni Ue agli Stati membri su temi decisivi come le pensioni. Nei giorni scorsi lo stesso Van Rompuy aveva anticipato che il rapporto conterrà ipotesi sulla creazione di un sistema comune per le garanzie sui depositi, di un fondo comune con poteri di risoluzione per la gestione delle crisi delle banche e appunto un sistema di vigilanza, trasferito alla Bce anche attraverso una cooperazione rafforzata. Altra proposta, già suggerita dal Fmi, è di consentire al fondo salva-stati permanente, Esm, di finanziare direttamente le banche, senza passare dai governi. Un percorso irto di difficoltà, soprattutto da parte tedesca. Su altri temi, come quello decisivo degli eurobond, si lavora su un percorso parallelo, ma pensare che una soluzione sia approvata già al vertice di giovedì e venerdì non è realistico. La Germania di Merkel pone condizioni stringenti che implicano un trasferimento di sovranità nazionale a Bruxelles e poteri di controllo su bilanci e politiche economiche dei governi. Certo non allegerisce il clima la notizia pubblicata dal settimanale greco To Vima, che citando rapporti della troika e del ministro delle finanze ad interim George Zannias, accusa Atene di aver disatteso gli impegni con la Ue e il Fmi assumendo nel biennio 2010-11 circa 70mila funzionari. Al netto delle uscite dei pensionati, il totale dei lavoratori del pubblico impiego è effettivamente sceso di 24 mila unità, ma è poco: il governo ellenico si era impegnato a rimpiazzare solo un funzionario ogni cinque usciti, ne ha assunti invece quattro volte tanti. ICONTI DI BERLINO La Grecia ha chiesto una proproga di almeno due anni per attuare il piano di austerità e da Berlino, ma anche da Bruxelles, ha ricevuto una risposta piuttosto fredda. «La cosa più importante che il nuovo ministro Samaras deve fare è attuare il programma stabilito velocemente», ha detto il ministro delle finanze tedesco Schäuble. Samaras per altro non parteciperà al decisivo vertice Ue, perché ha appena subito un intervento ad un occhio. Assente anche il ministro delle finanze Vassilis Rapanos, anche lui ricoverato in ospedale per un malore. Toccherà al ministro degli Esteri Dimitris Avramopoulos rappresentare la Grecia a Bruxelles, insieme al ministro Zannias. Rinviata a dopo il vertice anche la missione della troika che avrebbe dovuto valutare i progressi fatti. Atene confida nel fatto che la sopravvivenza dell'euro sia legata alla propria. E che la Ue possa alla fine spuntare le asprezze della Germania di Angela Merkel. Il ministero delle Finanze tedesco, del resto, ha già fatto i conti di quanto costerebbe a Berlino l'implosione dell'euro: l'economia tedesca, rivela lo Spiegel potrebbe arretrare al -10% per quest'anno. I disoccupati salirebbero a 5 milioni. Sul versante estero, l'attivismo internazionale: i contatti praticamente quotidiani con François Hollande, che alla vigilia del vertice di Bruxelles riceverà la Merkel all'Eliseo. Sul fronte interno, un incontro con Berlusconi nelle prossime ore. Un faccia a faccia per capire se le «sorprendenti» dichiarazioni dell'ex premier su Berlino, l'euro, il timing del voto, siano voci dal sen fuggite o spia di una situazione che sta precipitando. Mario Monti si prepara al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno: la deadline dal cui successo il tamtam nei corridoi dei Palazzi vuole far dipendere la sua permanenza a Palazzo Chigi. Anche perché il successivo voto parlamentare sul Fiscal compact potrebbe essere l'unica mina «non pretestuosa» sullo stretto sentiero del governo dei tecnici. CALENDARIOBLINDATO La settimana che si apre oggi è cruciale. Martedì il premier parlerà nell'aula di Montecitorio, a conclusione della discussione sulla politica europea dell'Italia, per chiedere ai partiti una mozione unitaria. Al momento ci sono i documenti di Cicchitto e Franceschini, ma il Pdl fa sapere che voterà il testo Democrat. L'obiettivo del Professore è incassare un sostegno «forte e non simbolico» che vuole portarsi, il giorno dopo, al summit di Bruxelles. Insieme alla riforma del lavoro che dovrebbe essere licenziata martedì stesso: il calendario delle votazioni (fiducia compresa) è blindato, i leader della «strana maggioranza» proclamano lealtà, ma restano il problema degli esodati, malumori e il timore di sgambetti in zona Cesarini. A preoccupare Monti è soprattutto l'instabilità del Pdl. Alfano si è speso di nuovo ma con riserva: «Non abbiamo dato una scadenza al governo, spero che consegua risultati e finisca la legislatura. A Bruxelles dica che il rigore non basta e bisogna affiancare politiche di crescita». Ma il pressing degli ex An, dei movimentisti alla Sgarbi e Santanché, unito all'ambiguità del Cavaliere rischia di essere deflagrante. Sempre martedì la direzione del Pdl, con parlamentari ed eurodeputati, si annuncia incandescente. Landolfi ha già alzato il tiro: «Se Monti vuole il nostro consenso ora lo deve meritare, soprattutto se dovesse tornare a mani vuote da Bruxelles». Un'escalation guardata con inquietudine anche dal Pd. Bersani ammette che certe scelte dell'esecutivo sono «difficili da digerire», ma stigmatizza le tentazioni pidielline di «staccare la spina». Alfano ribatte che si tratta di un «transfert psicologico», e Migliavacca controreplica: «Vogliono giocare sulla pelle degli italiani». Scaramucce verbali che denunciano un altissimo tasso di nervosismo e che Monti segue con attenzione. MITICONSIGLI Intervistato ieri sul Messaggero, il sottosegretario Antonio Catricalà, uomo di collegamento con i partiti, ha cercato di indurli a più miti consigli: «Se si afferma l'idea di andare al voto non potremo farci nulla. Non possiamo restare al governo a dispetto dei santi. Ma poi spetterà al Quirinale decidere le successive mosse». Controluce, è lo spauracchio di un Monti-bis con dentro i politici: l'incubo degli ex An e dei simil-grillini intorno ad Arcore. Catricalà però avvisa anche la Merkel: «Se crolla l'Italia salta l'euro. Non è questione di generosità ma di realizzare un meccanismo che tuteli i Paesi virtuosi dalla speculazione». Considerazioni già espresse dal premier, che forte dell'asse francese intende ribadire: «Attenzione, le forze anti-sistema stanno prendendo piede in tutti i Paesi. Il rischio è che la crisi da problema economico diventi politico e di democrazia». Un tema sul quale Angela Merkel ha le orecchie attente. E con Berlusconi, che non ha gradito la consegna alla cancelliera tedesca di un dossier sulle sue sortite euroscettiche, un chiarimento è d'obbligo. Poi, colloqui con Bersani, Alfano, Casini. È la strategia di Monti per parare l'eventuale contraccolpo di un rientro «a mani vuote» dal vertice. Dove batterà sul piano per crescita e occupazione, sui metodi per non abbandonare Atene, e sullo scorporo di investimenti come ricerca e innovazione dal deficit. Euro is here to stay: l'euro è qui per restare, ha risposto Monti a Silvio. E lui spera di fare lo stesso. L'EUROPAELACRISI Monti «europeo» vedrà Berlusconi ma teme il Pdl Settimana cruciale per il premier tra il faccia a faccia con il Cavaliere e i contatti con Hollande Pressing per una mozione unica in vista del vertice Ue FEDERICAFANTOZZI Twitter@federicafan SEGUEDALLAPRIMA Riguarderebbe tutti i Paesi che si trovano in difficoltà di bilancio o di liquidità: la Grecia, la Spagna, il Portogallo, l'Irlanda, la Francia, ma, soprattutto, l'Italia. Sarebbe quest'ultima a presentare la fetta più grande della torta: 70-80 miliardi sarebbe il valore delle partecipazioni pubbliche messe sul mercato, oltre 420 quello di edifici, terreni e fabbricati industriali e si arriverebbe a un totale di oltre 570 miliardi mettendo nel conto le privatizzazioni di servizi, tra le quali la più appetitosa sarebbe quella dell'acqua, che pure è stata bocciata con una grandissima maggioranza in un referendum dagli elettori italiani. Che uno studio della DB esista effettivamente è possibile, anzi probabile. Bisogna vedere, però, se si tratta di un vero e proprio «piano» di acquisizioni, una specie di grande Opa concordata o da concordare con la trojka e con il governo tedesco, oppure di un'analisi puramente teorica, da tener pronta, magari, per l'evenienza che la situazione di questo o quel Paese precipiti all'improvviso. UNASPONDANON CASUALE Nel dubbio, va sottolineato, però, che un piano di intervento sulle privatizzazioni di assets di Paesi terzi troverebbe una sponda, forse non casuale, in un'iniziativa del governo federale. A fine maggio dalla cancelleria sulla Sprea furono fatte filtrare indiscrezioni sull'esistenza di un «programma per la crescita» in sei punti che Berlino avrebbe preparato per sottoporlo ai partner in evidente alternativa alle indicazioni che in quei giorni venivano con forza dal nuovo presidente francese François Hollande. Il primo punto del programma sarebbe stato la creazione di zone economiche speciali, con facilitazioni fiscali e incentivi, nei Paesi in difficoltà e questo sollevò la curiosità dei media. Passò invece quasi inosservata la proposta di creare, a livello europeo, un Treuhandanstalt per le vendite di beni pubblici e le privatizzazioni. Si tratterebbe di un ente simile a quello che, tra il 1990 e il '94, passò ai privati le industrie e le proprietà della ex Rdt. Un compito gigantesco, che fu condotto a termine rapidamente, ma sul Unione bancaria, corsa a ostacoli in vista del vertice Il premier Mario Monti FOTO RAVAGLI/ TM NEWS - INFOPHOTO MARINAMASTROLUCA mmastroluca@unita.it . . . A Montecitorio il prof vuole un sostegno «non simbolico»: ma ha paura di qualche sgambetto . . . Può essere deflagrante l'attivismo degli ex An e dei «movimentisti» ma pure l'ambiguità del Cav 2 lunedì 25 giugno 2012
EDUARDOINLINGUASPAGNOLA?SCOMMETTIAMOCHEIPIÙAVRANNOGIÀSTORTOILNASO. EPPURE YO, EL HEREDERO (IO, L'EREDE)ÈUNOSPETTACOLOche ha tutto quello che serve per farci entrare nel mondo di De Filippo: e cioè la sua Napoli, con le famiglie borghesi e i poveracci, e poi il suo teatro, fatto di gesti, musiche (in questo caso, quelle di Enzo Moscato), ritmi, personaggi che incarnano i paradossi del genere umano. Lo spettacolo di Francesco Saponaro – che già lo scorso anno si fece apprezzare qui al Napoli Teatro Festival Italia con la sua suggestiva messa in scena della Tana di Kafka nelle catacombe di San Gennaro – arriva nella città partenopea dopo il successo madrileno. Per cinque settimane Yo, el heredero, una produzione di Andrea D'Odorico, è andato in scena al Centro Dramático Nacional del Teatro María Guerrero di Madrid e ora approda in Italia con lo stesso cast di attori spagnoli, emozionati per aver fatto rivivere un testo di Eduardo proprio nel teatro di De Filippo, il San Ferdinando. Nonostante il caldo soffocante, lo spettacolo ha conquistato il pubblico, complice la scelta di un testo poco noto ma molto attuale e «pirandelliano». Scritta nel 1942, la commedia fa parte della raccolta Cantata dei giorni pari, che raccoglie gli scritti composti da Eduardo fra il 1920 e il 1945. Si tratta di un testo molto politico, che a colpi di umorismo, attacca duramente la classe borghese. E non solo, perché quello che Eduardo sembra volerci dire è che siamo tutti eredi di una generazione ipocrita e buonista incapace di accettare il fallimento di una vita. Un testo, tra l'altro, pieno di rimandi autobiografici, non ultimo il fatto che lo stesso Eduardo ospitò in casa un giornalista antifascista e che alla sua morte un altro giornalista chiese a De Filippo di poter rimanere da lui. E Ludovico Ribeira, protagonista della pièce, fu anche giornalista per un periodo della sua vita. Ad Ernesto Alterio – strepitosa maschera è affidato il compito di dar voce e corpo a Ludovico, una specie di «Pulcinella» ribelle, un Robin Hood che ruba ai ricchi per dare a se stesso. È lo straniero che arriva dal mare, l'esploratore che smaschera i vizi di casa Selciano per vendicare suo padre Prospero Ribeira (morto improvvisamente) e prenderne il posto. Il padre ha vissuto in casa Selciano – famiglia di avvocati che appaga il proprio senso di insoddisfazione ostentando la beneficenza e accogliendo in casa persone bisognose per poi sfruttarle - è per ben 37 anni. Secondo Ludovico la famiglia Selciano ha fatto di tutto per trattenerlo lì. La zia Dorotea (Concia Cuetos), sua amante, è arrivata perfino a minacciarlo di morte se avesse osato abbandonare quella casa. Dunque, secondo «l'erede», suo padre è stato costretto a vivere una vita da parassita. Ma ora lui, Prospero Segundo, è tornato per vendicarlo e per ereditare tutto il patrimonio sentimentale accumulato negli anni. E per convincere a farsi accettare dalla famiglia recita il grande copione di una vita, un copione studiato a lungo e che ha il padre defunto come regista. Le «note di regia» sono tutte scritte in quella cappelliera che si porta dietro. Dentro sono custodite le carte, il diario, i segreti di tutta la famiglia Selciano. Dunque a Ludovico non resta che sfoderare le armi che ha a disposizione: seduzione, simpatia, stravaganza. Nonostante appaia agli occhi dei Selciano come un matto, alla fine riesce a farsi accettare e ad ereditare perfino l'amore di una donna, stavolta Margherita. In fondo, chiudendo per un attimo i nostri occhi, ci accorgiamo di aver ascoltato la lingua di Eduardo «anche se gli attori recitano in spagnolo –, una lingua con la sua inconfondibile musicalità, che dimostra quanto sia davvero internazionale Eduardo De Filippo. Una scena da «Yo el heredero» CULTURE L'«erede»diEduardo?Èspagnolo SaponarosorprendeNapoli PER UNA VOLTA NON PARLIAMO DEI PROBLEMI DI SOVRAFFOLLAMENTO E DI SICUREZZA DELLE CARCERI ITALIANE, MA DI COME IL TEATRO ANZI «IL LAVORO» DELTEATRO possa contribuire a portare umanità, riflessione e curiosità dentro situazioni spesso di difficile vivibilità. È successo in questi giorni sui palcoscenici, nei corridoi, nelle stanze di passaggio della Casa circondariale di Sollicciano e in quella di Prato e sul palcoscenico, in una piccola sala del Teatro delle Arti a Lastra a Signa, al cinema Odeon di Firenze primo risultato del paziente lavoro che ha unito trenta gruppi di teatro in carcere sparsi per la penisola che si sono costituiti in un «Coordinamento nazionale del teatro in carcere». Da qui è nato «Destini Incrociati», progetto che si svolge in luoghi in cui il teatro assume una fortissima necessità dentro le coscienze di chi ne è protagonista magari dopo averlo incontrato proprio in carcere per la prima volta. Di queste esperienze, di questi spettacoli, la Regione Toscana ha avuto l'intelligenza e la sensibilità di trasformarsi nell'ideale luogo di conoscenza e di confronto. Diversissimi i linguaggi attraverso i quali questo teatro comunica: dal corpo come mezzo di racconto privilegiato, alla scena che trova nella parola la sua massima realizzazione con risultati spesso sorprendenti. Ideale «padrino» della rassegna è uno che ha trovato nel teatro e nel cinema la sua strada: il Bruto di Cesarenondevemorire dei fratelli Taviani, Sasà Striano, che dopo le dure esperienze nel penitenziario minorile di Nisida e nel Carcere di Rebibbia di Roma, liberato con l'indulto del 2006, vive una fortunata carriera d'attore. Qui, diretto da Fabio Cavalli con cui ha lavorato a Rebibbia, porta in scena un testo scritto nel 1948 da Genet per la radio francese ma censurato: L'enfantcrimineldove si esalta il «rito» del crimine agli occhi di un giovane. Dentro e fuori il testo Sasà ce ne dà un'interpretazione spiazzante, cruda, emotivamente fortissima. In luoghi come questi anche Santa Giovanna dei Macelli di Brecht interpretata da carcerati neri, albanesi e italiani guidati dagli attori Rosanna Gentili (Giovanna) e da Marco Natalucci (Mauler), acquista una valenza del tutto inaspettata. Seduti ai lati di uno spazio-strada assistiamo al fluire degli eventi e dei personaggi di quel lontano/vicino 1929, fra musiche (a cura di Massimo Altomare), riflessioni, passaggi di oggetti scenici che assomigliano a delle macchine celibi grazie alla regia di Gianfranco Pedullà - una lunga esperienza come regista e organizzatore non solo nel teatro in carcere e che è l'anima di «Destini incrociati» -, ci si emoziona a questo Brecht multietnico e carcerario, giocato su di una fisicità forte che non dimentica la dolcezza. Anche Beckett, acquista qui un valore tutto particolare in Becker e Godot di Giorgia Palombi (Maniphesta Teatro di Napoli), dove fra lanci di oggetti, improvvise apparizioni si va alla ricerca non solo di Godot ma anche dell'autore che appare all'improvviso da una bara e che scompagina i giochi di quei clown carnali e metafisici che cercano di sconfiggere il tempo, in un gioco sull'identità che ritroviamo anche in Il progetto BacheMozart del Centro Europeo Teatro e carcere di Milano diretto da Donatella Massimilla, dove un vecchio su una sedia a rotelle e un giovane preso da ansia psicomotoria si interrogano sul senso della vita ma anche della finzione, della musica, dello stare dentro uno spazio concentrazionario che si sente intorno a noi, palpabile. Ma c'è anche un altro carcere, quello del manicomio criminale, come ci ricorda l'Accademia della follia di Trieste guidata da Claudio Misculin in Lungavitaaldrago, storie di ordinaria follia alla ricerca di quel momento in cui dentro un essere sembra rompersi all'improvviso una corda, e come sottolinea nel suo appassionato intervento quell'autentico poeta della scena che è Giuliano Scabia. Di questo teatro dell'angoscia e del riscatto, crudo e appassionato, danno testimonianza anche due video Oggi voglio parlare di Gianmarco D'Agostino fra visi, ricordi, esperienze, luoghi, vita di alcuni carcerati e Quelcherestadelmioregno di Claudio Collovà, inquietante Lear riletto con una passione disarmante dai giovani del carcere minorile di Malaspina di Palermo. Destini incrociati, allora, per un'esperienza da ripetere. Sceneteatrali dalcarcere Seil lavorodell'attoreaiuta arisvegliare lacoscienza MARIAGRAZIA GREGORI LASTRAA SIGNA Destini incrociatiè ilprogettochehariunitotrentagruppi cheoperanodentro lecasecircondariali inunarassegna che laRegioneToscanahapromossotraPratoeFirenze FRANCESCADESANCTIS INVIATA ANAPOLI Unascenada «Becker eGodot» Parla ibericoma nontradisceDeFilippo lapiècedel regista alFestivaldopo isuccessidiMadrid ... Untestopoconoto mamoltoattuale e«pirandelliano» ... Ideale«padrino»èStriano, exdetenuto,attivooggi consuccessoalcinema U: 20 lunedì 25 giugno 2012
L'ANALISI MICHELEPROSPERO Sarà all'Assemblea nazionale del 13 e 14 luglio che il Pd inizierà ad affrontare formalmente la pratica primarie. E lo farà approvando una norma transitoria allo Statuto che consentirà anche a Matteo Renzi di correre. Attualmente la Carta che regola la vita interna del partito prevede infatti che sia soltanto il segretario a presentarsi a primarie di coalizione utili a decidere chi sarà il candidato alla presidenza del Consiglio. NORMATRANSITORIA Pier Luigi Bersani da tempo va dicendo che non intende nascondersi dietro regole statutarie e ha già dato mandato ai suoi di preparare poche righe da mettere ai voti all'appuntamento che si terrà a metà del mese prossimo. L'ipotesi di scrivere un articolato nuovo è stata infatti accantonata, e il 14 luglio verrà approvata una sorta di deroga, cioè una norma transitoria che dirà semplicemente che anche altri iscritti al Pd potranno correre alle primarie. Al momento si sta discutendo su quali criteri accettare le altre candidature oltre a quella del segretario. Cioè quale quota percentuale di firme (l'ipotesi più quotata è il 10%) di quale organismo dirigente (Assemblea nazionale o Direzione) sia necessaria per poter partecipare. Ma quale che sia la decisione finale, è fin d'ora certo che non impedirà a Renzi di candidarsi. TETTOALLESPESE E ALBOELETTORI Le altre regole delle primarie saranno invece decise dopo l'estate insieme alle altre forze che sigleranno la «carta d'intenti». Una viene però data per assodata fin d'ora: verrà stabilito un tetto alle spese che sarà consentito sostenere da parte di ogni candidato. L'ipotesi su cui si ragiona al momento nel Pd è di 250 mila euro. L'altra norma da discutere insieme agli altri candidati è come garantire la maggior partecipazione possibile impedendo però la possibi l i tà di “infiltrazioni”. Bersani ha annunciato primarie «aperte» e Renzi ha più volte detto che non accetterà regole che restringano il campo dei possibili elettori. Nella segreteria Pd si ragiona sulla possibilità di istituire un Albo degli elettori a cui ci si debba iscrivere almeno una settimana prima del giorno in cui si va a votare, proprio per evitare che militanti e simpatizzanti di forze avversarie si presentino ai gazebo per influenzare in un modo o nell'altro il risultato delle primarie. L'ipotesi dell'Albo è però avversata da Renzi, per il quale ogni cittadino deve poter andare al gazebo e dare lì il proprio nome, senza fare pre-registrazioni. Altrimenti, ha già avuto modo di dire, «sarebbe un tentativo di bloccare la partecipazione». CARTAD'INTENTI Ma queste sono questioni che andranno discusse dopo che verrà presentata e siglata una «carta d'intenti». Chi sottoscriverà questo testo entrerà nella coalizione progressista, potrà partecipare alle primarie e discuterne le regole di svolgimento. Bersani intende presentare un primo documento entro luglio, per poi discuterlo in giro per l'Italia da settembre in iniziative in cui saranno coinvolte anche associazioni: «Non sarà un librone. Conterrà le nostre parole d'ordine e gli elementi alternativi al populismo». Conterrà anche l'accettazione di un vincolo di maggioranza da rispettare nella prossima legislatura alla Camera e al Senato: quando ci saranno posizioni differenti, cioè, i gruppi parlamentari delle forze politiche che andranno insieme alle elezioni decideranno a maggioranza come votare in Aula. Questa - come anche altre parti della carta d'intenti che comunque alla fine sarà scritta insieme a tutte le forze politiche e associazioni che entreranno nella coalizione progressista - lascia presagire che ci sia la volontà di fare di questo passaggio una prima tappa verso la costruzione di un soggetto unitario. Quanto ai tempi, le primarie dovrebbero svolgersi nel mese di dicembre. Non ci vuole molto a capire che in caso di crisi di governo in estate (e un voto da tenersi entro sessanta giorni dallo scioglimento delle Camere) salterebbe tutto. ILCASO SEGUEDALLAPRIMA Ciò impone a un partito solitario, che ha il senso del generale, di preoccuparsi non solo di garantire la tenuta dell'ordine costituzionale minacciato (le aggressioni al Colle sono l'ultimo bagliore) ma anche di progettare i momenti di innovazione necessaria. Solo con una autentica capacità egemonica il Pd potrà garantire al Paese di attraversare senza traumi insanabili una crisi di legittimazione della Repubblica che vede anche la secca perdita di tangibili referenti sociali. Il cupo dato di partenza è questo: sfiora nei sondaggi metà degli elettori l'area dell'antipolitica militante, che va da Berlusconi che invoca la lira all'urlatore genovese che inveisce contro il pianeta, dalla Lega che tenta di sabotare gli equilibri con l'arma presidenzialista a Di Pietro che ritrova il riflesso condizionato della demagogia. In bilico tra squarci di vago prefascismo e i soliti bagliori di un nuovismo assoluto, la politica deve districarsi tra sentieri stretti che potrebbero anche rivelarsi interrotti. Ad ogni giuntura critica della sua storia, l'Italia riscopre l'ebbrezza dell'antipolitica come aspirazione a un radicale nuovo inizio che travolge le forme della rappresentanza. Essa diventa così una gigantesca fabbrica dell'immaginario a cui partecipano, con generosi stanziamenti, grandi potenze dell'economia e dei media (Telecom, Corriere della Sera, anzitutto) che restringono la vicenda politica alla noiosa favola della casta pur di distruggere il gioco delle alternanze. Il progetto è quello di distrarre le inquietudini giovanili e di sviare il risentimento dei ceti popolari imponendo come un senso comune la falsa credenza che anche gli ultimi baluardi del lealismo costituzionale (il Pd, Sel, l'Udc) sono solo dei miseri covi del malaffare. Questa borghesia, rimasta senza alcun senso del generale, non disdegna una involutiva uscita a destra dalla crisi che prepari l'apparizione di un nuovo leader che comanda in virtù solo del denaro e mira al potere per curare degli interessi particolari. Il sogno è sempre quello di una de-democratizzazione che restituisca a un capitalismo incapace di riattivare la mediazione politica la facoltà di appropriarsi dello Stato con una fondazione-partito privata, un ennesimo partito-azienda. La crisi del sistema politico si congiunge per questo a una incorreggibile anomalia del capitalismo italiano che agogna una democrazia minore vista come il terreno più favorevole a sua maestà il denaro. Con il suo chiacchiericcio sul futuro e l'innovazione, questo mondo dorato guarda molto indietro, fino ad incarnare una variante postmoderna di Stato patrimoniale. Passando dalla democrazia di massa all'oligarchia dei pochi, non si recupera certo una effettiva capacità di governo e non si sprigiona un impulso alla crescita. Si fa dello Stato un territorio di appropriazione privata. Le conseguenze sono devastanti. L'impresa, con le mani in pasta nel potere, altera del tutto la concorrenza di mercato e riceve un surplus competitivo che converte in un notevole vantaggio economico. Lo Stato, che subisce una torsione affaristica, smarrisce le regolarità che nel moderno esigevano la comparsa di un potere dal volto astratto e impersonale e allontana così investimenti, rallenta la crescita. La borghesia italiana, che difetta di ogni senso dello Stato, pensa che per accostarsi al bene pubblico anche lo Stato debba convertirsi in una sua proprietà privata. Per questo dinanzi al Pd si prospetta la capacità di coniugare un'idea di democrazia e un'idea di società. Occorre, in casi simili, dosare una attitudine alla rassicurazione (anzitutto alla propria parte di società, che deve sentire di non essere sola) e una capacità di progettare sulle idee forza della sinistra un futuro possibile. Un interesse (il lavoro) deve rivelarsi dotato di apertura alla generalità. I dati Istat o della Banca d'Italia confermano il ruolo che l'esplosione delle diseguaglianze ha avuto nella gestazione della crisi. L'Italia è in crisi soprattutto perché da 20 anni si è verificato un immane spostamento di ricchezza a favore del capitale a detrimento del lavoro dipendente e degli investimenti in innovazione. Le manovre infinite impongono sacrifici recessivi che non correggono questo nodo strutturale e non agevolano la crescita. Per far partecipare per un minimo ai sacrifici anche la parte di società che ha accumulato ricchezze spesso nascondendole al fisco, si devono introdurre tasse (Imu, Iva) che tutti pagano. Ciò comporta una strozzatura delle risorse da dirottare verso il lavoro e l'impresa produttiva. C'è bisogno di una politica di sinistra perché le diseguaglianze sono un fattore di crisi e anche causa di declino economico. La stessa impresa non cresce senza una ampia propensione al consumo. Se per il lavoro con la crisi si torna ai livelli di reddito del 1991 e se il 27% è indebitato è evidente che occorre una svolta che ruoti sui beni pubblici, che non possono deperire senza compromettere la crescita. Servono, anche in una fase di restrizioni di bilancio e obblighi al rigore, originali politiche attive contro le diseguaglianze e inventiva nelle politiche pubbliche per incentivare la crescita inclusiva, con misure per la cultura, l'innovazione, i giovani. Il contrario del mero risanamento ispirato al rigore che, se ha una parvenza di efficacia nella condizione di emergenza, non ha alcun impatto durevole nella gestione della crisi, e anzi rischia di saldare crisi politica e malessere sociale. Chi sostiene che oggi il Pd si limita a tenere, mentre invece dovrebbe dilagare nei consensi, non ha capito proprio nulla delle dinamiche cieche che accompagnano una crisi di sistema. Il Pasok, comunque, ne sa qualcosa. Se, in tempi di catastrofe politica e sociale, la leadership del Pd riesce non solo a salvare un partito aggredito quotidianamente da potenze nemiche ma persino si candida realisticamente a portarlo al governo in una posizione centrale, essa può svolgere un ruolo storico. Questa è oggi la grande sfida. Altro che chiacchiericci di decadente marca conservatrice sulle rottamazioni dei gruppi dirigenti. ILCENTROSINISTRA Statuto Pd, pronte le modifiche: Renzi può candidarsi L'assemblea nazionale del 13 e 14 luglio introdurrà una norma transitoria che dirà semplicemente che anche altri iscritti al Pd potranno correre alle primarie S. C. ROMA Parmasenzagiunta?PerGrilloèun«merito» Aoltreun mesedalle elezioni amministrative,Parmanon ha ancora unagiunta: un recordnegativo, tanto piùamaroperunmovimento chesi vantavadi rappresentare il«nuovo». Naturalmenteper il suo leader, il comicoBeppe Grillo, il problemanon esiste.Econ unsfacciataggine scrive nelsuo blog:«FedericoPizzarotti si è preso il suotempo comeè giusto.Non hanominatocanie porci, amantie lobbisti, parentieamici ocondannati in viadefinitiva nellasua giunta. Altrimentici avrebbemessounattimo comefanno glialtri partiti. I cosiddetti professionistidella politicahanno affogatoParma neidebiti ea loro nessunooggi chiede il conto». Comeda copione il comicoattaccae minacciapoi i giornali: «Lo sportpiù praticatodi questo inizioestate dai fantasmidella SecondaRepubblicaè la ricercadella pagliuzzanell'occhiodel MoVimento5 Stelleedi chine faparte... Il numerodei praticantidi regimeècosì smisuratocheè impossibile rettificare sututti i siti eblog, querelare qualunquementitore professionaleche si fa chiamarepoliticoo giornalista.Per nonfarsi travolgere èobbligatorio portarne in tribunale soloalcuni per educarnemolti». La vera sfida: progettare da sinistra un futuro per il Paese 4 lunedì 25 giugno 2012
U: L'ANALISI UMBERTODE GIOVANNANGELI MARCOBUCCIANTINI Amanda, il fantasy che trionfa sul web ArduiniP. 19 CLAUDIOSARDO Comunque lo si guardi, il risultato delle elezioni in Egitto segna un passaggio d'epoca. Nulla sarà più come prima in Medio Oriente. SEGUEA PAG. 16 L'ANALISI MICHELEPROSPERO Parla Bonanni: sul lavoro evitare altri danniPAOLOSOLDINI Pd, le nuove regole per le primarie «La riforma del lavoro è stato un festival degli equivoci», dice il leader Cisl Raffaele Bonanni in un'intervista a l'Unità. «Meglio approvarla così per evitare ulteriori danni». Sugli esodati invece Monti deve «correggere Fornero». GregoriP.20 Italia, grande vittoria all'ultimo rigore Festa nel quartier generale dei Fratelli musulmani al Cairo FOTO ANSA Monti teme gli agguati del Pdl Il premier vedrà Berlusconi per un chiarimento sulle sue «sorprendenti» dichiarazioni Europa Sull'unione bancaria corsa a ostacoli FANTOZZI MASTROLUCA PAG.2-3 I cattolici, la crisi, la sinistra La sfida e i rischi dell'Islam politico Con i vecchi soggetti politici ridotti a brandelli, sul Pd ricadono enormi responsabilità storico-politiche. Da solo resiste in un sistema che non c'è più, i cui argini sono crollati. SEGUEAPAG. 4 Progettare il futuro È ARRIVATA SOLO ALL'ULTIMO RIGO-RE, quello calciato da Diamanti, ma mai vittoria fu più meritata. L'Italia elimina l'Inghilterra nella maratona di Kiev. La partita era terminata zero a zero, con due pali azzurri. Giovedì la semifinale con la Germania. APAG.23 Teatro incarcere l'umanità dietro lesbarre Angela Merkel dovrà essere in grado di valutare l'isolamento in cui si trova in Europa e nel mondo. E i tedeschi dovranno capire che potrebbero diventare vittime di questa crisi. Jean-PaulFitoussi Lezione di calcio agli inglesi Effetto crisi: è boom di sfratti per morosità DAVVERO I CATTOLICI SONO DIVEN-TATI POLITICAMENTE IRRILEVANTI, COME DENUNCIAVA IERI ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA SUL CORRIERE DELLA SERA? Davvero il cattolicesimo italiano, con la fine della Dc, ha cessato di essere «matrice di una possibile cultura politica»? Sono domande di grande rilievo per un Paese con la storia dell'Italia, che oggi è alle prese con una crisi, non solo economica ma politica e morale, tale da accentuare quei tratti di affanno antropologico che coinvolgono tutte le società più avanzate. Bisogna però riordinare le parole prima di affrontare le possibili risposte. Non era stato proprio il Corriere a presentare il governo Monti come il ritorno dei cattolici alla guida del Paese, certificato dalla partecipazione di importanti ministri al convegno di Todi? Evidentemente quella lettura era sbagliata. SEGUE APAG.7 Fratelli musulmani al potere, battuto l'ex generale Shafiq Piazza Tahrir in festa per la vittoria APAG. 9 ELEZIONI Morsi presidente Svolta in Egitto Lageometria che ispira igrandiartisti EmmerP. 17 C'È UNA LISTA DELLA SPESA DELLEBANCHETEDESCHEPRONTANELCASO CHE L'ITALIA sia costretta a dismettere i gioielli di casa del suo patrimonio pubblico? Il quotidiano conservatore Die Welt nella sua edizione on-line dà forte rilievo alle voci che hanno accreditato questa ipotesi. Soprattutto a quella di un blog del Fatto Quotidiano tenuto dall'ex deputato Salvatore Cannavò. Il tono del giornale tedesco è critico: rimprovera agli italiani di voler dar fiato a una specie di «teoria della congiura», con i tedeschi, va da sé, nella parte dei cattivi. Tutto si basa su una relazione che i vertici della Deutsche Bank, che vanta una forte presenza in Italia, avrebbero presentato nell'autunno scorso alla Commissione Ue, al Fmi e alla Bce (la cosiddetta trojka) sulle possibilità e gli interessi con cui dalla sede centrale di Francoforte si guarderebbe alle possibili svendite di partecipazioni industriali e immobili e alla privatizzazione di servizi pubblici. SEGUEA PAG.2 Banche tedesche e gioielli italiani Il Pd prepara le modifiche sulle primarie. Prevista una norma transitoria che consentirà anche a Renzi di correre. La sfida infatti sarà aperta a tutti gli scritti e non riservata solo al segretario come prevede lo Statuto. In un'intervista a l'Unità Piero Fassino dice: il confronto tra noi deve essere sul fututo del Paese. COLLINIPAG.4-5 Modifiche allo Statuto per consentire a Matteo Renzi di candidarsi L'intervista a Fassino: al centro del nostro confronto deve esserci l'Italia VESPOPAG. 15 FRANCHI A PAG.3 Staino 1,20 Anno 89 n. 174Lunedì 25 Giugno 2012
CULTURE VIVE INMINNESOTA CON IL SUO MIGLIOREAMICO. SCRIVE ROMANZI DA QUANDO HA 6 ANNI. DA SEMPRE AMANTE DELLA COMUNICAZIONE IN RETE, aggiorna costantemente i suoi seguitissimi profili su Twitter, Facebook e il suo blog. Amanda Hocking è un fenomeno editoriale negli Stati Uniti: in una scatola da scarpe conserva tutte le lettere di rifiuto delle case editrici che ha ricevuto. Il primo assegno che le ha spedito Amazon, da 15 dollari, l'ha appeso nello studio della nuova casa, acquistata con i soldi dei nove romanzi che ha auto-pubblicato. Solo online, solo in versione digitale. Il risultato? Due milioni di copie vendute in ebook e successivamente 200mila copie in libreria. Amanda Hocking è venuta in Italia per presentare la sua trilogia urban fantasy. Quandohai iniziatoa scrivere? «Ho sempre amato leggere. Sono cresciuta in una cittadina di provincia e a casa non avevamo neanche la tv via cavo, per cui passavo molto tempo in biblioteca. Mia madre dice che fin da piccola amavo raccontare storie, e ricordo di aver cominciato a scrivere storielle e poesie fin da quando ho imparato a scrivere. All'età di 12 anni, avevo già scritto 50 racconti e le prime pagine di molti romanzi». Quandohai decisodi farloper professione? «Prestissimo. Ho terminato il mio primo romanzo quando avevo 17 anni, e ho passato i successivi otto anni a cercare un agente. Come lettrice, il mio mito è sempre stato Stephen King che ha trovato un editore all'età di 26 anni. Io volevo essere come lui. A 24 anni ho capito che dovevo rimboccarmi le maniche. In un anno ho scritto sette libri, tutti di genere diverso. Oggi mi dico che tutto questo lavoro è servito ad affinare il mio stile». Inizialmente, ti sei auto-pubblicatasuAmazon.Cosa tiha spintoa prenderequesta decisione? «L'ho fatto nell'aprile del 2010 perché non riuscivo a trovare un agente o un editore. Sapevo che altri autori si erano già affidati alla rete con buoni risultati e ho deciso di fare da sola diventando l'editore di me stessa. All'epoca mi mantenevo a stento. Ci tenevo moltissimo ad andare a Chicago a vedere una mostra sui Muppets. Amazon era l'ultima occasione per mettere su qualche soldo». Comehaifattoafaremergereil librotralemigliaiadi volumiauto-prodotti? «Non lo so bene neanch'io. All'inizio non avevo una strategia precisa per la promozione: hanno fatto tutto i lettori. Avevo notato che le vendite aumentavano ogni volta che il libro veniva segnalato o recensito da qualche blogger. Ho mandato loro il libro in lettura, e ho usato il mio blog, Facebook e Twitter per interagire con i lettori il più possibile. Da un punto di vista commerciale, ho fatto come molti altri, cioè ho venduto Switched, il primo titolo della trilogia, a 0.99 $ e i due titoli successivi a 2.99». Pensaviagli youngadults per la trilogia? «Sì, sapevo subito che sarebbe stato uno young adult. Come lettrice sono affascinata dagli universi dotati di elementi magici perché permettono di affrancarsi da una realtà dura e deprimente». La protagonista principale si chiama Wendy. Ti sei ispirataal«Peter Pan»di Barrie? «Sono una grande ammiratrice di Peter Pan e amo il personaggio di Wendy. Nei miei romanzi inserisco sempre dei riferimenti alle cose che mi piacciono. Wendy era il nome adatto per un romanzo che è anche una storia di formazione». Haialtri autori acui fai riferimento nello scrivere? «Senz'altro, crescendo, Judy Blume e Stephen King erano tra i miei scrittori preferiti. Oggi apprezzo moltissimo Kurt Vonnegut, Chuck Pahlaniuk, Jerry Spinelli e Douglas Adams». Comeènata l'ideadi usare i troll? «Una sera stavo facendo delle ricerche e mi sono imbattuta in un articolo che parlava di leggende e della mitologia scandinave. In esse, i troll sono descritti come creature bellissime, ingannevoli e irascibili. La cosa mi colpì tantissimo e pensai che sarebbe stato il tema perfetto per un fantasy. E poi nessuno li aveva ancora utilizzati». Spessosi dice che l'ebooksegnerà la morte del libro di carta. Mi sembra però che il genere per gli young adultsnon seguaquesta tendenza. «Non credo che i libri di carta spariranno. Ho letto che gli ebook al momento negli Usa rappresentano solo il 15% del mercato. Conosco moltissime persone che preferiscono leggere i libri cartacei, e credo che questi avranno ancora vita lunga». Sei stata paragonata a Stephanie Meyer e J.K. Rowlingpercomehannosovvertitoilmondodell'editoria.Haipaurachelepersonesianopiùinteressatea questiaspetti piuttostoche al libro stesso? «A volte. Vorrei che si parlasse più dei miei libri che del fenomeno che rappresento, ma se per arrivare a parlare dei miei libri devo parlare di come li ho pubblicati, accetto le regole del gioco». OraseipubblicataanchenegliStatiUnitidauneditore tradizionale. I tuoiprossimi obiettivi? «Ora che ho un editore, posso dedicarmi completamente alla scrittura. Non avete idea di quanto tempo si impieghi a fare tutto da soli...» LA SECONDA PARTE L'ESORDIO DI TROCCOLI Ha iniziatoa17anniea24 sièautoprodottasulla rete conquistandoilmercato conlatrilogiaurbanfantasy Wendy,principessa changelingcontro iVittra Come abitare una terra fattadisabbiaepietre insiemeesenzamuri Tobruke l'avventura sulpianetaminerario I troll «belli» diAmanda ParlaHocking: fenomeno editorialecreatoonline ROBERTOARDUINI rarduini@unita.it Torn di AmandaHocking, è il secondo libro della trilogia urbanfantasy romantica Trylle e il seguitodiSwitched. Nelprimo libro Wendy è unachangeling chescopredi essereprincipessa deiTrylle (i troll «belli»)e insiemeall'amico Rhys, il ragazzodi cuiallanascita avevapreso il postonella famiglia umana, deve affrontare i Vittra,gli storici nemicideiTrylle. Tra loro incontra l'affascinateLoki,personaggio cheha particolarmentecolpito le lettrici. Nel secondo capitolo,Wendy si trovaadover scegliere tra istintoe ragione, adeciderese salvare il suo amoreo ildestinodi tutto il suo popolo. AmandaHocking, Torn. Ritorno al regno perduto (2012)FaziEditore -CollanaLain, pagine350,euro 9,90. SAGOME OMBRATE, SEGNI DI MATITA DENSI E PASTOSI, MOVIMENTICORALI:CONQUESTITRATTIARNIMGREDER RACCONTA la storia del ritorno degli ebrei in Palestina. Sono loro gli «stranieri» del titolo, giunti a reclamare uno spazio vitale, una patria da conquistare con la guerra contro chi lotta per non perdere la propria terra. È difficile il dialogo tra chi ha sofferto immensamente e torna dopo duemila anni in un territorio che altri abitano da tempo. È una storia fatta di sangue, morti, vendette, terrore. Che porta a un muro incombente su tutto, come nelle pagine di Greder, sempre più nere e fosche. Ma la soluzione sta nel capire che non c'è libertà senza rispetto per tutti, senza far crollare il muro della separazione. «Un giorno gli stranieri avrebbero capito» scrive Greder, lasciando immaginare un futuro di pace per due popoli su una stessa terra fatta «di sabbia e pietre e poco altro». Gli stranieri di Armin Greder, Orecchio Acerbo, pagine 32 , euro 15. ArmandoCurcioEditore ha pubblicatonelle librerieFerro sette, romanzod'esordio di FrancescoTroccoli. Natonel 1969a Roma, ha lasciatoun lavoro in unamultinazionale per scrivere.Vincitore di svariati premi,ultiminel 2011 ilGiulio Vernee il NellaTela, èmembro del collettivodiautori La CarboneriaLetteraria. Ferro sette ci narra unastoriache si svolge inun lontano futuro: ilprotagonista, TobrukRamarren, èunex militare cheaccetta di svolgere un lavoro suun lontanoe sperduto pianetaminerario. Quellochedoveva essereun incarico semplice si trasforma in un'avventuradalle molte incognite. FrancescoTroccoli, Ferro sette (2012) ArmandoCurcioEditore, collanaElecti, pagine319,euro15,90 U: lunedì 25 giugno 2012 19
STATO PATRIMONIALE ATTIVITÀ Immobilizzazioni immateriali nette: € 1.200 € 1.712 costi per attività editoriali, di infor. € 1.200 € 1.200 costi di impianto e di ampliamento. € 0 € 512 Immobilizzazioni materiali nette : € 2.026.733 € 2.160.405 terreni e fabbricati; € 1.431.645 € 1.539.143 impianti e attrezzature tecniche; € 8.841 € 16.906 macchine per ufficio; € 5.083 € 10.953 mobili e arredi; € 8.766 € 10.872 automezzi; € 15.198 € 25.330 altri beni. € 557.201 € 557.201 Immobilizzazioni finanziarie € 71.605 € 51.697 partecipazioni in imprese; € 28.748 € 10.400 crediti finanziari; € 42.857 € 41.297 a) entro 12 mesi € 42.857 € 41.297 b) oltre 12 mesi € – € – altri titoli. € – € – Rimanenze (di pubblicazioni, gadget, ) € – € – Crediti (al netto dei relativi fondi.....): € 8.662.514 € 36.195.029 crediti per servizi resi a beni ceduti; € 36.326 € 70.936 a) entro 12 mesi € 36.326 € 70.936 b) oltre 12mesi € – € – crediti verso locatari; € – € – a) entro 12 mesi € – € – b) oltre 12 mesi € – € – crediti per contributi elettorali; € 32.606 € 32.280.343 a) entro 12 mesi € 32.606 € 32.280.343 b) oltre 12 mesi € – € – crediti per contributi 4 per mille; € – € – a) entro 12 mesi € – € – b) oltre 12 mesi € – € – crediti verso imprese partecipate; € – € – a) entro 12 mesi € – € – b) oltre 12 mesi € – € – crediti diversi. € 8.593.583 € 3.843.750 a) entro 12 mesi € 8.593.583 € 3.843.750 b) oltre 12mesi € – € – Attività finanziarie diverse dalle imm. € – € – partecipazioni (al netto dei fondi) € – € – altri titoli (titoli di Stato, obbligazioni,) € – € – Disponibilità liquide: € 770.758 € 8.092.009 depositi bancari e postali; € 723.746 € 8.075.019 denaro e valori in cassa. € 47.012 € 16.990 Ratei attivi e risconti attivi. € 18.000 € 434.213 Totale attività € 11.550.810 € 46.935.065 PASSIVITÀ Patrimonio netto: € –145.442.543 € –136.969.816 avanzo patrimoniale; € – € – disavanzo patrimoniale; € –136.969.816 € –142.557.783 avanzo dell'esercizio; € – € 5.587.967 disavanzo dell'esercizio. € –8.472.727 € – Fondi per rischi e oneri: € – € 19.834 fondi previdenza integrativa e simili; € – € – altri fondi. € – € 19.834 Trattamento di fine rapporto di lav. € 368.595 € 1.026.398 Debiti (con separata indicazione ....) € 156.624.758 € 182.858.649 debiti verso banche; € 150.281.523 € 180.397.881 a) entro 12 mesi € 102.046.414 € 132.162.772 b) oltre 12 mesi € 48.235.109 € 48.235.109 debiti verso altri finanziatori; € – € – a) entro 12 mesi € – € – b) oltre 12 mesi € – € – debiti verso fornitori; € 1.077.058 € 554.026 a) entro 12 mesi € 1.077.058 € 554.026 b) oltre 12 mesi € – € – debiti rappresentati da titoli di credito; € – € – a) entro 12 mesi € – € – b) oltre 12 mesi € – € – debitiverso imprese partecipate; € – € – a) entro 12 mesi € – € – b) oltre 12 mesi € – € – debiti tributari; € 61.765 € 94.110 a) entro 12mesi € 61.765 € 94.110 b) oltre 12 mesi € – € – debiti verso istituti previdenza e sic. € 59.174 € 139.560 a) entro 12 mesi € 59.174 € 139.560 b) oltre 12 mesi € – € – altri debiti. € 5.145.239 € 1.673.072 a) entro 12 mesi € 5.145.239 € 1.673.072 b) oltre 12 mesi € – € – Ratei passivi e risconti passivi. € – € – Totale passività € 11.550.810 € 46.935.065 Conti d'ordine: € 107.624.649 € 6.727.215 beni mobili e immobili fiduciar.terzi € – € – contributi da ricevere in attesa esplet.con € – € – fideiussione a terzi; € – € – fideiussione da terzi; € – € 103.291 avalli a/da terzi; € – € – fideiussioni a imprese partecipate; € 1.076.151 € 1.076.151 fideiussioni da imprese partecipate; € – € – avalli a/da imprese partecipate; € – € – garanzie (pegni, ipoteche) a terzi. € 5.547.773 € 5.547.773 garanzie (pegni, ipoteche) Da/ terzi. € 101.000.725 € – CONTO ECONOMICO A) Proventi gestione caratteristica 1) Quote associative annuali. € 35.000 € 35.000 2) Contributi dello Stato: € 32.606 € 9.446.375 a) per rimborso spese elettorali; € 32.606 € 9.446.375 3) Contributi provenienti dall'estero: € – € – a) da partiti o movimenti politici esteri; € – € – b) da altri soggetti esteri € – € – 4) Altre contribuzioni: € 452 € 9.515.419 a) contribuzioni da persone fisiche; € 452 € 9.515.419 1) parlamentari € – € – 2) sottoscrizione € 452 € 38.664 3) Unioni Reg.e Federazioni € – € – 4) altri € – € 9.476.756 b) contribuzioni da persone giuridiche. € – € – 5) Proventi da attività editoriali, man. € 770 € – a) Feste de l'Unità € – € – b) Congresso Nazionale € – € – c) sottoscrizioni per convegni € – € – d) sottoscrizioni Aree tematiche € – € – e) altri € 770 € – Totale proventi gestione caratteristica. € 68.828 € 18.996.794 B) Oneri della gestione caratteristica. 1) Per acquisti di beni. € – € – 2) Per servizi. € 1.989.452 € 2.227.834 3) Per godimento di beni di terzi. € 648.508 € 609.411 4) Per il personale: € 2.483.994 € 3.070.142 a) stipendi € 1.204.644 € 2.242.622 b) oneri sociali € 298.861 € 550.149 c) trattamento di fine rapporto € 943.767 € 192.106 d) trattamento di quiesc. e simili € – € – e) altri costi € 36.723 € 85.265 5) Ammortamenti e svalutazioni. € 2.241.230 € 185.716 6) Accantonamento per rischi. € – € – 7) Altri accantonamenti. € – € – 8) Oneri diversi di gestione. € 98.416 € 171.873 9) Contributi ad associazioni. € 704.313 € 2.468.902 10) Attività donne in politica. € – € – Totale oneri gestione caratteristica € 8.165.914 € 8.733.878 Risultato economico della gestione caratteristica (A–B). € – 8.097.086 € 10.262.918 C) Proventi e oneri finanziari. 1) Proventi da partecipazioni. € – € – 2) Altri proventi finanziari. € 59.643 € 75.004 3) Interessi e altri oneri finanziari. € – 1.148 € – 3.178.030 Totale proventi e oneri finanziari. € 58.495 € – 3.103.027 D) Rettifiche di valore di attività finan. 1) Rivalutazioni € – € – a) di partecipazioni € – € – b) di immobilizzazioni finanziarie € – € – c) di titoli non iscritti nelle immob.ni € – € – 2) Svalutazioni € 253.606 € 547.584 a) di partecipazioni € – € 500 b) di immobilizzazioni finanziarie € 253.606 € 547.084 c) di titoli non iscritti nelle immob.ni € – € – Totale rettifiche di valore di attività finanziarie. € – 253.606 € – 547.584 E) Proventi e oneri straordinari. 1) Proventi: € 1.164.816 € 19.915 plusvalenza da alienazioni; € 34.960 € 5.949 varie. € 1.129.856 € 13.965 2) Oneri: € – 1.345.345 € – 1.044.255 minusvalenze da alienazioni; € – € 775 varie € 1.345.345 € 1.043.480 Totale delle partite straordinarie. € – 180.530 € – 1.024.340 Avanzo (Disavanzo) dell'esercizio ( A–B+C+D+E). € – 8.472.727 € 5.587.967 Il Tesoriere Ugo Sposetti 31/12/2011 31/12/2010 31/12/2011 31/12/2010 DEMOCRATICI DI SINISTRA DIREZIONE NAZIONALE Sede in Via Palermo n. 12 - Roma C. F. 80183530585 DEMOCRATICI DI SINISTRA / RENDICONTO RENDICONTO CHIUSO AL 31/12/2011 12 lunedì 25 giugno 2012
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25/06/12

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