Daria Bonfietti Presidente Associazione parenti vittime strage di Ustica L'intervento Ustica, ecco perché non ci rassegniamo Dialoghi Luigi Cancrini psichiatra e psicoterapeuta COMESPESSOACCADE,DISSENTODALL'AMICOSTEFANOCECCANTI:ÈGIUSTOPAVENTAREILSEVEROgiudizio degli elettori a fronte del probabile, anzi ormai praticamente certo, fallimento delle riforme costituzionali reiteratamente e solennemente promesse. Ma spetta a noi spiegare agli italiani come stanno esattamente le cose, a chi specificamente attribuire la responsabilità dell'ennesimo smacco. Personalmente ho molte riserve sulle riforme sortite da un lungo e laborioso confronto svoltosi in commissione Senato seguendo le procedure di revisione contemplate dall'art. 138, ma il testo varato a larga maggioranza e nel segno di un reciproco affidamento non è stato sconfessato da noi. Prima il Pdl ha scaraventato direttamente in aula l'emendamento che pretenderebbe di farci passare da una democrazia parlamentare a una semipresidenziale. Il che chiarissimamente costringerebbe a riscrivere tutto, vanificando tre anni di faticoso lavoro, a motivo della ovvia portata sistemica della proposta (solo la colpevole partigianeria del presidente del Senato ha potuto autorizzare emendamenti manifestamente inammissibili). Come non bastasse, la scorsa settimana si è aggiunto il carico da novanta della Lega: sempre via emendamento ha fatto la sua apparizione il Senato federale concepito come mera moneta di scambio con il Pdl. Io do il semipresidenzialismo a te, tu dai il Senato federale a me. C'è da trasecolare: si fa della Costituzione oggetto di baratto politico, solo per ricostituire la vecchia solidarietà Pdl-Lega, per indebolire il governo Monti, sconfessando l'intesa con il Pd sulle riforme e non facendosi scrupolo di affossare tutto. È di tutta evidenza che non c'è il tempo per quattro passaggi parlamentari e che una riforma fatta con maggioranza risicata non solo sarebbe lacerante ma non andrebbe da nessuna parte: dovrebbe passare al vaglio poi di un referendum costituzionale confermativo di qui a un anno, subito dopo le elezioni del nuovo parlamento e del nuovo presidente della Repubblica, a rischio di una loro delegittimazione appena insediati. Pura follia. Semplicemente una presa per i fondelli. Domando: perché mai dovremmo prestarci ancora a questa indegna sceneggiata? Cosa aspettiamo a rovesciare il tavolo? Che non è il tavolo delle riforme ma della propaganda, del'imbroglio, delle manovre mirate oggi a logorare Monti mettendo in tensione la maggioranza che lo sostiene e domani a ricostituire l'asse Pdl-Lega? È tutto così evidente e anche facile da spiegare all'opinione pubblica. Che aspettiamo ad adottare il linguaggio del sì sì no no, affrancandoci dai tatticismi? Che stiamo a discutere di merito, ben sapendo che il merito è un puro pretesto, una manovra diversiva e propagandistica? Diciamo la verità: anche noi siamo ostaggio dell'ossessione per il discredito e la collera che ci circondano. Discorriamo di Costituzione con l'ansia di mostrare che intendiamo onorare la promessa di ridurre i parlamentari. Obiettivo giusto, ma non esattamente una buona ragione per varare una riforma quale che sia di una parte importante della Carta fondamentale. Stralciamo la riduzione dei parlamentari e molliamo tutto il resto. Tutti sanno perfettamente che è puro teatro. Facciamola finita e parliamo il linguaggio della verità, denunciando la manifesta strumentalità di questo mediocre balletto. Abbiamo un po' di fiducia nell'intelligenza degli italiani e anche in noi stessi, nella nostra capacità di spiegare loro né più né meno che la verità. Rinunciamo alle tecnicalità: caro Ceccanti, riponi la tua ricca, troppo ricca e multiuso, cassetta degli attrezzi, che ci distrae dalla sostanza politica della questione. Rinunciamo al tatticismo, alla maniacale preoccupazione di mostrarci disponibili a discutere. E rinunciamo infine all'improvvisazione: personalmente inscrivo sotto questa voce la proposta pur autorevolmente avanzata di un referendum costituzionale di indirizzo sulla forma di governo. L'istituto del referendum costituzionale, nel nostro ordinamento, è contemplato eventualmente a valle e non a monte di riforme istruite e votate nella sede appropriata che è il parlamento. Il quale altrimenti si spoglierebbe di un compito di studio, discussione, deliberazione che non è saggio attribuire preliminarmente al corpo elettorale, con un parlamento che si limita alla ratifica. Gli elettori difficilmente potrebbero pronunciarsi con cognizione di causa su una materia tipo l'una o l'altra forma di governo. Plausibilmente essi si limiterebbero all'etichetta e a chi la sa meglio confezionare dentro la semplificazione comunicativa. Un plebiscito, più che un pronunciamento razionale e consapevole su materia per la quale la sostanza spesso sta nei dettagli e comunque dentro delicati congegni inadatti alla traduzione in slogan. L'analisi Riforme costituzionali Diciamo no alla sceneggiata Franco Monaco Senatore Pd CaraUnità DOPO TANTI INACCETTABILI SILENZI È AR-RIVATO ANCHE UN ESPLICITO RIFIUTO. IL Belgio, a difesa di superiori interessi militari, ha ufficialmente negato di rispondere alle rogatorie della Procura di Roma che indaga per accertare le definitive responsabilità sulla strage di Ustica. Vale la pena sottolineare che, passati trentadue anni dall'avvenimento (27 giugno 1980) non si trattava di un “atto d'accusa”, ma si chiedevano soltanto informazioni sulla dislocazione e sulla attività di aerei dei quali, comunque, si è già dimostrata la presenza nel nostro cielo. Perché il punto cruciale è proprio questo: chiarire la situazione, che la collaborazione della Nato ha già delineato, all'interno della quale è avvenuta la tragedia. Un cielo che si è voluto per tanto tempo vuoto, che la Nato ha svelato ben pieno di aerei e che non si vuole ancora, evidentemente, completamente permettere venga descritto. Anche in questo caso si parla di «superiori interessi», gli stessi che, come ha ricordato ieri l'Unità, furono richiamati davanti al governo italiano negli anni successivi alla strage. Quindi, purtroppo, tra silenzi e rifiuti espliciti si sta affossando l'inchiesta che la Procura di Roma aveva riaperto, ricordiamolo, poiché il Presidente emerito Cossiga, confermando le conclusioni della istruttoria di Priore, aveva ribadito che il Dc9 era stato abbattuto, chiamando direttamente in causa la Francia. D'altra parte a Palermo, dopo che una sentenza del Tribunale civile ha condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti per non aver prima salvaguardato la vita delle 81 vittime innocenti e poi con ogni mezzo ostacolato l'emergere della verità, ogni discussione è stata rinviata al 2015. E per concludere, ci sono le iniziative che gli europarlamentari italiani Sassoli, Cofferati e Caronna hanno intrapreso, anche direttamente con il presidente Martin Schultz, che trovano ostacoli in mancate ratifiche di trattati internazionali da parte del governo italiano. Dunque deve di nuovo scendere il silenzio su Ustica? Dovremo dimenticare? Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel 2010 ebbe ad affermare che «intrecci eversivi forse anche intrighi internazionali, opacità di comportamenti da parte di corpi dello Stato e inefficienza di apparati hanno allontanato la verità sulla strage del Dc9». Dobbiamo rassegnarci e accettare, ormai stremati dal passare degli anni, che questo sia avvenuto? A Bologna, insieme alle istituzioni, ai sindaci di Bologna e Palermo, continueremo a ricordare quei nostri cari, 81 cittadini innocenti ai quali non si è saputo, 32 anni fa, garantire la vita e ai quali si continua a non dare giustizia. Ma continueremo a sostenere con determinazione che sulla vicenda Ustica c'è una verità che è già stata conseguita con il contributo delle indagini della magistratura e con il contributo delle inchieste parlamentari. Bisogna prendere atto di tutto ciò, bisogna che ne prendano atto tutte le istituzioni dello Stato. E bisogna che proprio da questa consapevolezza la politica, il governo facciano determinanti sforzi in difesa soprattutto della dignità del Paese stesso. Non può ulteriormente essere tollerato che Stati amici o alleati non rispondano, o addirittura neghino la collaborazione, alle richieste della nostra magistratura. Si debbono riaprire i dialoghi con la Nato per chiedere un ulteriore sforzo per reperire informazioni e poi bisogna allacciare rapporti nuovi con la Libia. E Intanto operare perché i giudici italiani abbiano a disposizione il materiale che può essere stato reperito durante la presenza italiana nei giorni caldi della caduta di Gheddafi e comunque possano incontrare elementi rifugiati nel nostro Paese. Chiederemo dunque verità e giustizia per i nostri cari e un sussulto di dignità per il nostro Paese. Bocciare i bambini o le maestre? Nella scuola elementare e media inferiore (la “scuola dell'obbligo”) non si deve tendere solo a far apprendere agli alunni a leggere, scrivere e far di conto ma anche a stare insieme, a confrontarsi e a colloquiare con il “diverso”, a sentirsi parte di un gruppo. Nel momento in cui un bimbo inizia questa esperienza fondamentale, non si può interrompere questo percorso formativo. ANTONELLA DONZELLI La prima idea di fronte alla notizia della scuola che boccia dei bambini già ripetenti in prima elementare, è stata quella di riprendere in mano la Lettera ad una professoressa scritta dagli alunni della Scuola don Lorenzo Milani a Barbiana: un testo su cui si sono formate intere generazioni di insegnanti e su cui si è fondata una scuola dell'obbligo, quella italiana, il cui scopo fondamentale è la crescita (e non la valutazione) dei bambini che hanno il diritto di imparare più che il dovere di studiare. Molta acqua è passata sotto i ponti da allora ma un concetto fondamentale di quel libro resta in piedi, mi pare, a proposito del fatto che ad essere bocciata nel momento della bocciatura è la scuola non il bambino o la bambina cui si chiede di ripetere la prima elementare. Se io (noi) non riesco (riusciamo) ad insegnare, ai bambini che ci vengono qui affidati, le cose semplici che si insegnano nelle prime classi delle elementari, dovrebbero pensare l'insegnante e il direttore didattico, il problema è nostro, non loro. Siamo noi che siamo incompetenti, non i bambini e/o le loro famiglie. Cui dovremmo dedicare il tempo delle vacanze che stanno per iniziare. Dando a noi stessi la possibilità di riparare, a settembre, gli errori che abbiamo fatto nel corso dell'anno. . . . Dissento dall'amico Ceccanti . . . Basta manovre e tatticismi COMUNITÀ ViaOstiense,131/L_0154_Roma lettere@unita.it . . . Dopo 32 anni di silenzi ora è arrivato il rifiuto del Belgio di fornire spiegazioni in nome di «interessi superiori» Doveva laFiat La globalizzazione dei mercati, quasi certamente farà uscire dall'Italia la Fiat... ormai, la situazione è chiarissima Fiat Brasile sarà per l'ex fabbrica italiana la nuova frontiera dell'auto dove si svilupperà e conquisterà il mercato sud-americano. Ecco i numeri: entro il 2014 altri due stabilimenti nasceranno, il primo sarà presente nel nord-est brasiliano a Recife nella zona portuale di Suape, con un investimenti di circa 2 miliardi di euro mentre con altri 3 miliardi s'investirà per allargare la capacità produttiva dello stabilimento Fiat di Betim nel Minas Gerais, generando nuova linfa occupazionale per circa 5000 mila unità lavorative e producendo circa 950 mila veicoli all'anno. Questi sono i numeri, nella speranza che un nuovo rapporto di politica industriale e di capacità politica dei sistemi internazionale faccia riflettere le spesso puerili e sterili beghe dei nostri sindacati e si facciano finalmente proposte serie ed unitarie, penso che le parti sociali debbano affrontare il tema scottante di una nuova concezione internazionale del lavoro e le competenze professionale e culturale dello sviluppo degli Stati. Abbiamo bisogno di maggiori accordi e rispetto degli stessi tra Stati ridisegnando nuove frontiere del mercato del lavoro, nuove regole sulla mobilità della forza lavoro e la ricerca. Dobbiamo creare un partenariato tra Stati sulla qualità della vita, il rispetto dell'ambiente, i luoghi di lavoro vivibili ed idonei alla sicurezza ed i diritti e doveri del lavoratore. GiuseppePetrucci Narduccie DeMagistris Lo scorso 18 giugno l'Assessore ai diritti, trasparenza e sicurezza del Comune di Napoli, l'ex magistrato Giuseppe Narducci, si è dimesso dal suo incarico. Nella sua lettera di dimissioni Narducci ha denunciato una visione politica (da parte del sindaco Luigi De Magistris e di altri membri dell'Amministrazione Comunale) secondo la quale «i comportamenti illegali esistenti possono essere tollerati e accettati poiché sono comunque regolatori di equilibri del vivere civile e, senza di essi, si apre la strada al disordine sociale», ha criticato «una concezione regressiva e subalterna allo stato di cose presenti» e «una linea di assoluta continuità con vecchie logiche del passato». A Narducci ha risposto il sindaco De Magistris che ha criticato «una politica declinata come intransigenza cieca e furioso formalismo, spesso accanendosi con i più deboli» e ha definito irrilevante il contributo fornito da Narducci all'azione amministrativa. Lo scontro tra Narducci e De Magistris è la tragica riproposizione di diverse visioni dell'azione politica che si ripropone quotidianamente a Napoli e nel Mezzogiorno, il conflitto cioè tra chi vorrebbe far rispettare con fermezza la legalità e chi invece ritiene che i comportamenti illegali diffusi non possono essere combattuti frontalmente. FrancoPelella Lacaritàdel Papa equella delleParrocchie Domenica 24 giugno, nell'imminenza della solennità dei Santi Pietro e Paolo, si celebra la Giornata per la carità del Papa, promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana in collaborazione con l'Obolo di San Pietro e con il sostegno di Avvenire. In tutte le chiese in cui si celebra l'Eucaristia saranno raccolte offerte che il Papa destinerà liberamente alle sue opere di carità «portando nel cuore - ricorda una nota della Cei - come pastore della Chiesa universale, le necessità del mondo intero». Dopo le recenti notizie riguardanti il Vaticano che, tra l'altro, sono una ulteriore prova dell'opaca gestione della sua banca (Ior) e delle sue finanze, penso sia un dovere cristiano dare un segnale forte perché si metta mano subito ad una riforma seria dello Ior e della Curia vaticana; perciò, domani nella parrocchia dei santi Pietro e Paolo a Mercogliano (Av), dove sono amministratore parrocchiale, celebreremo la nostra «giornata della carità» devolvendo le offerte raccolte durante le Messe al «fondo di solidarietà per le famiglie in difficoltà economica», da poco istituito a Mercogliano da tutte le associazioni laiche e religiose. DonVitaliano Il lavorodi Monti Per quanto i provvedimenti del governo non sempre mi trovino d'accordo (parecchio discutibili quelli sul mercato del lavoro) credo sia opportuno che Monti continui il suo lavoro. Pensiamo alla drammatica situazione economica del Paese e ricordiamoci sempre il nome di chi ci ha portato fin qui. RobertoDeMartino 16 mercoledì 27 giugno 2012
TOCCOERITOCCO BRUNO GRAVAGNUOLO «L'Aquila. Magnitudo Zero»: le foto di Pino De Angelis, Giampiero Duronio, Mauro Mattia e Salvatore Piermarini (autore di questa immagine), tra cronaca, denuncia e documentazione, fanno èarte del un volume edito da Quodlibet dedicato alla tragedia dell'Aquila, ancora tra le macerie. ENRICOPALANDRI ILPAMPHLETDILUISAMURARODIO È VIOLENTO (NOTTETEMPO,6EURO,PP.75)SI INNESTASUDIVERSILINEE DI PENSIERO. LA PIÙ ARCAICA E PROFONDA È QUELLA BIBLICA.La violenza di Dio, da Gomorra a Giobbe a qualunque evento naturale che distrugga umani, animali, natura, rischia di inaridirsi in autocommiserazione se non trova la forza di chi è stato plasmato dall'amore femminile che ci ha cresciuto. Come ritrovare questa forza? Osserviamo la violenza attraverso Marx: il capitale estrae valore dalla vita, lo monetarizza, lo astrae. Il comunismo è fallito perché, come diceva Glucksmann, nel mito rivoluzionario si abolisce il problema delle origini. Non è possibile sostituire a tradizioni spirituali il materialismo storico, o ci si ritrovano file di contadini nella piazza rossa a venerare la salma di Lenin o in piazza Tien En Men per vedere Mao Dze Dong. Quello che viene prima non viene mai solo superato, si trasforma e resta con noi, che sia il potere feudale, le lotte di religione, lo scisma o qualunque altro momento nella storia dei popoli e delle persone. Ma la critica al capitalismo resta al centro del nostro mondo, anche dopo il crollo del comunismo: più ancora che nell'epoca industriale, che sta passando alle nostre spalle, la crescita esponenziale della astrazione del valore dalla vita, la sua monetarizzazione e finale opposizione alla vita concreta ci mette di fronte a un quadro che nessuno governa: tramontano le forme partecipative della politiche (quelle democratiche e quelle dittatoriali) che hanno caratterizzato il novecento, ed emerge un nuovo potere che si esercita congiuntamente attraverso finanza e informazione. Murdoch e Berlusconi, ma anche Repubblicao il Corriere, tutti i media e le banche divengono i luoghi in cui convergono informazioni e denaro. Il potere è nel flusso di queste astrazioni, soldi e notizie. Non le cose e noi, amanti e viventi, ma notizie delle cose, di noi, e rappresentazioni simboliche delle relazioni sociali. Questo flusso delegittima la politica, e alla fine la vita stessa. In questo territorio il comando non è esercitato da un imperatore come quello cinese o romano posto al centro della società, ma dall'astrazione. Un potere immenso, e astratto, invisibile. Tutti noi versiamo costantemente il denaro che guadagnamo nelle banche, compriamo anche al dettaglio attraverso ordini che trasferiscono crediti che abbiamo con istituzioni, se possiamo risparmiamo, investiamo cioè parte del valore del nostro lavoro nel futuro attraverso le banche, ma questo denaro dalla concretezza della relazione che ha mediato (ti ho aggiustato il rubinetto e mi dai quindi 250 euro) entra subito in un flusso di denaro astratto che assume immediatamente una identità indipendente, il valore risucchiato dalle vite concrete e trasformato in spread e pensioni, nel valore di una casa, nell'acquisto di un paio di scarpe o nel fallimento del bilancio economico di una nazione. Il territorio di questo impero è il pianeta intero, e al suo interno le corporazioni si muovono come le aristocrazie o gli ordini religiosi nel medioevo, in modo transnazionale, delegittimando costantemente la politica (sono osservazioni consone a quelle di Negri e Hardt nel libro forse più influente degli ultimi anni, Impero). Murdoch ha chiesto a John Major di cambiare politica in Europa, a Blair di sbrigarsi con la guerra in Iraq. Sua moglie secondo alcune voci nella rete potrebbe essere una spia cinese, notizia che anche se si rivelasse falsa mostra dove si è spostato il potere. Ma Murdoch potrebbe anche non esistere, le forze del mercato agirebbero per lui. I giornali, le televisioni, o semplicemente i nodi di raccolta e diffusione di informazioni, divengono a prescindere da Berlusconi e Murdoch il luogo che si sostituisce un poco alla volta alla politica, la spinge ai margini. Grandi agglomerati di folle disomogenee che si riconoscono in nome delle idee, ma che hanno un committente e un pubblico, non cittadini che ne sono il senso costitutivo. Nodi attraversati da informazioni private e pubbliche, un unico flusso che tende sempre più all'astrazione, a togliere tempo e valore dalla vita per spostarla in luoghi digitali, astratti, che si spostano da Tokyo Buenos Aires in un istante, fanno fallire oggi la Grecia e domani se credono la Germania, dove raccontiamo dei nostri amori e versiamo lo stipendio, per poi magari vedere apparire improvvise risorse e opportunità in un'altra parte del pianeta. Che mondo è, e che mondo sarà questo? La risposta più radicale allastrazione è quella di amarci gli uni con gli altri, già raccomandata da San Paolo. Non per un generico buonismo, ma perché oppone l'amare e l'amarsi concreto, l'essere presente gli uni di fronte agli altri, all'astrazione e monetarizzazione. La forza umana alla violenza del potere. Così resistono gli umani da sempre alla violenza dell'imperatore, affermandosi contro ciò che li nega e li nasconde. FINALMENTESE NESONO ACCORTIANCHEISOCIAL-LIBERALI ALLA ROCARD. Già, quelli come Rosanvallon e Touraine, per solito inebriati di società civile e movimentismo «post-materiale». Si sono accorti che il capitalismo brado crea diseguaglianze, recessione e populismo reattivo. Sicché come vispe Terese i due sociologi francesi, sull'ultimo Micromega condannano la società meritocratica, che è «lotta all'ultimo sangue per garantire privilegi a una cupola» (Touraine). E «l'equità che sostituisce l'eguaglianza, come rete di sicurezza per gli esclusi dal mercato» (Rosanvallon). Benvenuti! Peccato però che i due continuino a dire cose fumose. Tipo: «Le forze che cambiano il mondo non sono più le forze sociali, contano i movimenti culturali, il post-patriarcale, il post-gerarchico, etc, etc». Caro prof. Touraine, non è stanco di elisir culturologici? Ovvio che contano la coscienza, la soggettività, il costume, ma quel che conta alla fine è la produzione e la riproduzione materiale: reddito, lavoro, consumi, diritti sociali e civili. Qui è l'innesco di ogni cosa! Conta l'economia con i suoi cicli, che è relazione di dominio immateriale e materiale. E che perciò va plasmata in direzione sociale e non distruttiva. Ma per tutto questo ci vuole una critica del capitalismo e non solo quella del mercato selvaggio. Nonché una critica militante del capitalismo finanziario, e non semplicemente la Consob... E insomma ci vogliono soggetti sociali antagonistici, in primo luogo quelli del lavoro industriale e non. Soggetti rappresentati da partiti di massa, altro che “mouvements” e “issues”! Lo stesso vale per Rosanvallon, che parla di vita comune, spazi comuni e comunità sociale. Ma l'unica parola che non pronuncia mai è «partiti», che pure sarebbero l'ossatura democratica della società civile. Anche lui continua la litania contro la sinistra statalista e giacobina... E intanto finanza e capitale gli stati se li sono presi loro.... CinemarestauratoaNarni La rassegna compie 18 anni conun«Pugnodidollari» VALERIATRIGO ROMA CULTURE SI SVOLGERÀ DAL 3 ALL'8 LUGLIO A NARNI (TR) LA XVIII EDIZIONE DI «LE VIE DEL CINEMA», LA RASSEGNA DI CINEMA RESTAURATO ADINGRESSOGRATUITO, diretta da Alberto Crespi e Giuliano Montaldo. Diventata maggiorenne, la Rassegna festeggerà con numerose iniziative, mantenendo inalterata la formula del «cinema di papà», in cui registi di oggi scelgono fra i recenti restauri della Cineteca Nazionale il loro film preferito e lo presentano sul palco del Parco dei Pini di Narni. Un'iniziativa che quest'anno diventa anche un libro, Il cinema di papà, curato da Alberto Crespi, con oltre quaranta interviste. Tra queste, l'intervista a Saverio Costanzo, ospite della serata di apertura il 3 luglio, che presenterà al pubblico il recente restauro di Per unpugno didollari di Sergio Leone. Tra le altre presenze, Pietro Marcello e Maurizio Ponzi che, il 4 luglio, introdurranno Il bandito di Alberto Lattuada; quella del regista Andrea Segre e del matematico Michele Emmer, che il 5 presenteranno Laragazza in vetrina, gli attori Norma Martelli e Claudio Bigagli e il montatore Roberto Perpignani che il 6 introdurranno LanottediSanLorenzo di Paolo e Vittorio Taviani. In occasione del suo diciottesimo anno «Le vie del cinema» si apre per la prima volta al Cinema Internazionale con una proiezione, resa possibile dalla collaborazione con la Universal che quest'anno festeggia il suo Centenario: il 7 luglio verrà infatti proiettato La Stangata, firmato nel 1973 da George Roy Hill ed interpretato da Paul Newman e Robert Redford, restaurato in alta definizione per il formato Blu-ray con nuovi contenuti speciali. Il film verrà presentato nell'ambito di una “Serata Hollywood” introdotta dal doppiatore Sergio Fiorentini e dal critico Vieri Razzini, che presenteranno anche La regina d'Africa di John Huston, nella versione restaurata in digitale a cura di Paramount Pictures e Itv Studios Global Entertainment. Per la serata conclusiva, previsto il film La macchina ammazzacattivi di Roberto Rossellini, presentato dal regista Gianni Amelio, dal critico e conservatore della Cineteca Nazionale Enrico Magrelli. Tutti gli appuntamenti serali si svolgono all'interno del Parco dei Pini dalle ore 21.30. Quattordicibig suoneranno per l'Emilia La forza dell'uomo Chemondosarà ilnostro? UnpamphletdiLuisaMuraro Ilnuovopotere immenso,astrattoe invisibilecheesercitano finanzae informazionedelegittima lapoliticae lavita.Ma l'umanitàdeveresistere,affermandosicontrociòche lonega Rosanvallon eTouraine: sinistra light ci ripensa... 14 I BIG DELLA MUSICA ITALIANA DARANNO SOSTEGNO ALLE POPOLAZIONI EMILIANE COLPITE DAL SISMA CON UN GRANDE CONCERTOCHESITERRÀIL22SETTEMBREALCAMPOVOLODIREGGIOEMILIA:Biagio Antonacci, Claudio Baglioni, Elisa, Tiziano Ferro, Giorgia, Jovanotti, Ligabue, Litfiba, Fiorella Mannoia, Negramaro, Nomadi, Laura Pausini, Renato Zero e Zucchero, tutti parteciperanno gratis. Biglietti in vendita da domani. L'incasso andrà a uno degli obiettivi primari che verranno indicati dalla Regione Emilia Romagna. L'Aquila, macerie in bianco e nero U: 22 mercoledì 27 giugno 2012
Hanno camminato per ore sotto il sole cocente. Negli zaini, i panini preparati dalle mamme per il pranzo al sacco, da mangiare tutti insieme una volta arrivati alla meta: la cima del Monte della Calvana, che domina Prato. Poco prima di pranzo, però, la gita parrocchiale si è trasformata in tragedia. MORIREA11 ANNI Un bambino di 11 anni, Franco Lori, ha accusato un malore e si è accasciato a terra sotto gli occhi increduli dei compagni. Uno degli accompagnatori ha dato l'allarme col cellulare. Ma per il piccolo non c'era più niente da fare: è morto poche ore dopo il ricovero nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Careggi, dov'è arrivato in condizioni disperate. Cos'è accaduto su quel sentiero di montagna? La marcia di chilometri su quei percorsi privi di alberi ha messo a dura prova anche alcuni degli altri partecipanti, una settantina di ragazzi tra gli 8 e i 17 anni, che ogni anno partecipano all'escursione organizzata dal parroco di Paperino, una frazione di Prato resa famosa da un vecchio film. Alcuni di loro sono stati trovati disidratati e stremati dalla stanchezza, anche se nessuno è stato costretto a ricorrere alle cure del pronto soccorso. Dopo aver trasportato Franco in ospedale con un elicottero del 118, i soccorritori hanno deciso che anche gli altri dovevano essere portati via al più presto per evitare rischi inutili. Un elicottero dei vigili del fuoco ha fatto la spola tra la Calvana e la caserma di Prato: un volo ogni 7 minuti, portando via i ragazzi a gruppi di sette per volta. Sono approdati, ancora sotto choc, nei locali della mensa della caserma dei vigili del fuoco, dove sono stati rifocillati e visitati da alcuni medici, che li aspettavano sul posto. Alcuni accusavano i sintomi della disidratazione, altri della stanchezza, ma nessuno era grave. I genitori dei ragazzi, avvertiti dell'accaduto, si sono precipitati fuori dalla caserma e hanno atteso, di poterli abbracciare e riportarli a casa. Al parroco di Paperino, Don Carlo Gestri, il compito più difficile: quello di avvertire i genitori dell'undicenne. Una prova terribile per un sacerdote che, da sempre, ama stare in mezzo ai giovani. LOSTRAZIO DEL PADRE Da qualche anno, aveva deciso di coinvolgere i parrocchiani nell'escursione. L'iniziativa era piaciuta e quest'anno si era deciso di ritentare. «È sempre andato tutto bene - dice una delle mamme non è colpa degli accompagnatori». La gita era partita alle 10: sotto un sole impietoso, la comitiva si era incamminata su un sentiero presso la località Capo Bastone. Per un paio d'ore hanno camminato di buona lena. Poi, quando la cima sembrava già conquistata, il ragazzino si è sentito male e si è accasciato a terra. I compagni che camminavano al suo fianco, hanno cominciato a chiamarlo, ma lui non rispondeva più. La disperata corsa a Careggi non è servita a niente: i medici hanno tentato il tutto per tutto, ma nel pomeriggio sono stati costretti ad arrendersi. I genitori di Franco hanno sperato fino all'ultimo in un miracolo che non è arrivato. A portare loro conforto, la visita del Vescovo di Prato. Nelle parole del padre, comprensibilmente sotto choc, non c'è rabbia. Solo una disperazione che stenta a trovare le parole. «A mio figlio piaceva molto stare al computer - spiega - lo avevamo mandato in gita perché ci eravamo trasferiti da poco a Paperino e volevamo che stringesse nuove amicizie». Ora la Procura vuole fare chiarezza sull'accaduto. La tragedia è stata frutto di imprudenza o si è trattato di una fatalità imprevedibile? «Le indagini sono a 360 gradi - spiegano gli inquirenti - ma non è possibile escludere che il bambino avesse un problema congenito». Le risposte arriveranno dall'autopsia, motivazioni scientifiche che al padre non interesseranno. «Non aveva mai avuto nessun problema di salute e adesso non mi frega nemmeno nulla di parlare con i medici. So solo che l'ho salutato ieri sera e adesso non c'è più». ITALIA Un clan capeggiato da una donna, temibile e rispettato tanto da avere rapporti con gruppi criminali come i Mallardo di Giugliano e i Mazzarella di Napoli: l'hanno smantellato questa mattina i carabinieri, che hanno notificato 64 ordinanze di custodia cautelare ad altrettanti affiliati; due le persone sfuggite alla cattura. Al centro dell'inchiesta c'è Raffaella D'Alterio, 50 anni, soprannominata «'a muciona», cioè «la gattona»: dopo l'uccisione del marito, avvenuto nel 2006, non ha esitato a mettersi alla guida della cosca, come raccontano numerosi collaboratori di giustizia, e ad affrontare la faida con il gruppo rivale dei De Rosa, che tra il 2006 e il 2009 ha provocato sei omicidi e due tentativi di omicidio. Lo scontro tra i due gruppi criminali, hanno ricostruito i carabinieri, cominciò quando Raffaella D'Alterio si distaccò dalla linea fino a quel momento seguita dal marito: paradossalmente, i fedelissimi del defunto boss Nicola Pianese, suo marito, rimasero per proprio conto, capeggiati da Paride De Rosa; altri affiliati al clan Pianese decisero invece di seguire la donna. Oltre a lei sono stati arrestati, tra gli altri, i tre figli, Costanza, Caterina e Nicola Raffaele, e la compagna, Fortuna Iovinelli, con la quale, rimasta vedova, Raffaella D'Alterio aveva iniziato una convivenza. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione camorristica, associazione a delinquere, spaccio di droga, estorsione, detenzione illegale di armi, ricettazione e spendita di banconote false. In gita sotto il sole e senza acqua Muore un bimbo Prato 60 bambini marciano per chilometri Sfiniti e disidratati, uno non ce l'ha fatta MARIAVITTORIA GIANNOTTI FIRENZE È la moglie del boss ucciso il nuovo capo clan Le operazioni di soccorso dei Vigili del fuoco sul Monte della Calvana FOTO ANSA 12 mercoledì 27 giugno 2012
GRECIA Ilgoverno grecohanominato l'ex banchiereYannis Stournarasnuovo ministrodelle Finanze.Esperto di macroeconomiaevicinoall'ala conservatrice,è statomembro della commissioneeconomicae monetariadell'Ue dal 1994 al 2000.È unconvinto sostenitore dellamoneta unica:hapartecipato inprima personaaicolloqui per l'adesione dellaGrecia all'eurozonanel 2001. «Nell'incontro all'Eliseo, ho ribadito al presidente Hollande ciò di cui sono convinto da tempo: ridurre il problema dell'avvenire dell'Europa ad un tete-à-tete tra Francia e Germania è un grave errore. Se la cancelliera Merkel si sente isolata in Europa, si aprirà. L'intelligenza è appunto quella di non lasciarsi chiudere in un tete-à-tete». A sostenerlo è Daniel Cohn Bendit, leader dei Verdi all'Europarlamento, che l'altro ieri è stato ricevuto all'Eliseo dal presidente francese François Hollande. Alla vigilia del Consiglio europeo di Bruxelles,c'èchisperaechitemel'affermarsi di un duopolio Francia-Germania. Qual è lasuaopinione? «Ridurre il problema dell'avvenire dell'Europa ad un tete-à-tete tra Francia e Germania, è un grave errore. Esiziale». A proposito di relazioni privilegiate. Da più parti si sottolinea la convergenza tra Hollande e Monti. È un nuovo tete-à- tete? «Non credo che l'Europa possa avere un futuro che sia fondato su vecchi o nuovi “assi” privilegiati. Direi piuttosto che Francia e Italia sono degli alleati oggettivi e soggettivi. E la voce di Mario Monti, che non è un uomo di sinistra ma che viene dall'area liberale, conta agli occhi della Merkel». Il futuro dell'Europa: tema di scottante, «esplosiva»,attualità. «L'Unione europea non potrà uscire da questa crisi senza un cambio di paradigma. Un'altra via di uscita è possibile. Essa consiste nel correggere gli squilibri dell'Unione economica e monetaria superando le insufficienze del trattato di Lisbona per andare al di là del coordinamento fra Stati membri. Essa consiste nel denunciare, ridurre e progressivamente annullare i costi della non-Europa. Per giungere a questi risultati occorre rilanciare la produttività attraverso riforme strutturali in particolare nel settore dei servizi ed investimenti in progetti generatori di crescita. Essi esistono già: nella trasmissione di energia e nell'efficienza energetica, nei trasporti puliti e nelle politiche urbane, nell'aeronautica e nella ricerca... gli industriali dispongono di progetti su scala europea per i quali è necessario il concorso finanziario di tutti i Paesi». Quali strumenti attivare nell'immediato? «È urgente creare dei Project bond, cioè del debito buono, finanziando esclusivamente progetti generatori di futuri redditi. La Bei potrà senza difficoltà assumere a proprio carico questi progetti sulla base di proposte della Commissione europea. Occorre circoscrivere poi i debiti del passato mutualizzandone una parte. Tale misura diminuirà i tassi di interesse e darà ai Paesi indebitati nuovi margini di manovra. All'interno di questa logica occorrerà rafforzare la cooperazione fra la Commissione e i ministeri del Tesoro nazionali nel quadro di un'autorità fiscale europea e nella prospettiva di creare un Tesoro europeo utilizzando il metodo applicato alla Bce che fu preceduta dall'Istituto monetario europeo. Si tratSul tavolo dei governi dei 27 il rapporto siglato da Van Rompuy disegna quella che potrebbe essere l'architettura di «un'autentica Unione economica e monetaria». Progetto di lungo corso, da realizzare per tappe - ancora da stabilire, la road map sarà presentata solo a dicembre. Ma con un pacchetto di interventi da realizzare già nell'immediato. Si parte dall'unione bancaria - obiettivo più a portata di mano, compatibile con i trattati esistenti - per arrivare all'integrazione delle politiche economiche e di bilancio, inclusa la creazione di un Tesoro europeo, con una decisa sottolineatura sulla necessità di associare ogni passaggio a meccanismi di legittimazione democratica. Tempi previsti: un decennio per smussare le politiche nazionali facendole convergere verso un'Unione rafforzata, anche politica. Ma da Angela Merkel è già arrivato un no per la condivisione del debito prefigurata dal piano Ue-Bce, giudicata troppo rapida. La Cancelliera, secondo la stampa, avrebbe anche detto che in Europa non ci saranno eurobond «fino a quando vivrò». Nelle sette pagine recapitate lunedì notte ai membri europei c'è un futuro possibile, messo a punto dal presidente del Consiglio europeo insieme a Mario Draghi, Barroso e il presidente dell'Eurogruppo Juncker. In mezzo, c'è il vertice di domani e dopo. Se da Bruxelles, da Angela Merkel, non arriveranno segnali - quelle decisioni forti che aspettano i mercati per ridare fiducia all'eurozona - il rapporto diligentemente redatto dai quattro presidenti resterà solo un esercizio di stile, non più la bussola verso una maggiore integrazione europea. Sull'urgenza dell'oggi pesa soprattutto il lavoro dei ministri delle finanze di Francia, Germania, Spagna e Italia riuniti ieri sera a Parigi per preparare il summit di domani e mettere a fuoco misure anti-crisi efficaci nel breve periodo. Meccanismi per calmierare lo spread e dare strumenti concreti alla crescita. Il rapporto Van Rompuy, per sua ammissione, è più un metodo di lavoro che una ricetta. E il metodo è anche la ricerca di un compromesso, che tiene conto dei molti no tedeschi e delle preoccupazioni dei Paesi nordici per una condivisione del debito che non fosse bilanciata da sistemi di controllo centrali. Tra i provvedimenti di più rapida realizzazione, la relazione suggerisce la necessità di «un quadro finanziario integrato», con la vigilanza affidata alla Bce. Proposto, inoltre, un sistema di garanzia dei depositi bancari europei - «rafforzerebbe la credibilità» - e un fondo di risoluzione finanziato principalmente dalle banche per gestire la dismissione degli istituti agonizzanti: su entrambi vigilerebbe un'autorità comune. Gli eurobond - mai citati nel testo entrano invece tra gli obiettivi di medio termine e solo nel contesto di un'unione di bilancio integrata. E i tempi inevitabilmente si allungano perché sarebbe necessaria quella cessione di sovranità - osteggiata soprattutto dalla Francia. L'ipotesi è che Bruxelles possa chiedere modifiche ai bilanci nazionali, se questi violano le regole concordate, i limiti di debito e di deficit previsti. Ogni variazione dovrebbe essere autorizzata e Bruxelles avrebbe il potere di sanzionare i governi non virtuosi. «Le politiche nazionali non possono essere decise in isolamento se i loro effetti si propagano rapidamente nell'insieme dell'area euro», scrivono i quattro presidenti. ILDEBITO Solo a queste condizioni «potrebbe essere esplorata l'emissione di titoli di debito comuni», secondo uno schema che si avvicina molto alla posizione tedesca. Lo stesso Barroso ha ammesso che non si possono creare «false aspettative» sugli eurobond, perché ci sono Paesi contrari. Il rapporto individua però una serie di passi intermedi, compresa una limitata condivisione del debito a breve termine su basi limitate «o il graduale passaggio in un fondo di redenzione» - il riferimento è al contenitore dei debiti nazionali eccedenti il 60% del Pil ipotesi che finora hanno trovato l'opposizione di Berlino e sulle quali, quindi, i quattro presidenti sembrerebbero disposti a introdurre una forzatura. Che la cancelliera sembra aver già sbrigativamente liquidato. «L'Unione europea si salverà se ci sarà una svolta federalista» Piano Ue per l'euro UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it SEGUEDALLAPRIMA E invece è proprio questa la Gretchenfrage (la questione fondamentale, quella da cui dipende tutto il resto) su cui il vertice segnerà un passo avanti o un disastroso fallimento. Il documento che il presidente del Consiglio Herman Van Rompuy ha preparato con i presidenti della Commissione, dell'Eurogruppo e della Bce e che è stato diffuso ieri è inevitabilmente calibrato sulle posizioni tedesche. È lì, a Berlino, che si trova la chiave di un accordo possibile o di una rottura che sarebbe difficilissimo poi ricucire. È alla cancelliera Merkel che vanno offerte le garanzie senza le quali non accetterà mai di «mettere altri nostri soldi» per cavare dagli impicci le «cicale del sud». Ma è su di lei che bisogna far pressione perché capisca che senza impegnare qui ed ora la Repubblica federale nella battaglia comune contro la speculazione e gli spread che volano, la guerra è già persa e proprio la Germania, il Paese Centrale, rischia di pagare il prezzo più alto. DUEESIGENZE Il documento Van Rompuy è a cavallo tra queste due esigenze. Propone soluzioni che a Berlino dovrebbero piacere, addirittura alcune che proprio i tedeschi hanno evocato, come l'Unione bancaria, che prevede anche la creazione di un fondo comune europeo di garanzia sui depositi bancari. Indica la strada di una Unione fiscale che può far paura quando prevede che le istituzioni europee abbiano qualcosa più di un droit de régard sulla formazione e sull'iter delle leggi di bilancio degli stati, ma che è contemperata, e resa più che accettabile da un cammino di integrazione comunitaria che prevede addirittura l'istituzione di un ministro europeo delle Finanze. Un organismo politico, ben diverso dagli automatismi rigidi e spietati previsti dal Fiscal compact. Frau Merkel accetterà questa «via comunitaria» all'Unione fiscale o la considererà un espediente per bypassare il Fiscal compact? Stando alle dichiarazioni dei giorni scorsi, la maggiore integrazione con l'obiettivo finale dell'Unione politica dovrebbe corrispondere ai desideri tedeschi (forse più a quelli del ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble che a quelli di Angela Merkel), ma si possono immaginare i dubbi che la cancelliera potrebbe avere di fronte a una sorta di messa in mora della sua creatura, il Fiskalpakt, che sta facendo per far approvare dal parlamento. Nel documento è indicata anche la possibilità di utilizzare i fondi salva-stati, l'Efsf e da luglio l'Esm per aiutare direttamente le banche, attingere dalla Bce e intervenire sul mercato dei titoli. Qui è difficile fare previsioni: a una qualche disponibilità dei giorni scorsi si è sostituita a Berlino una certa diffidenza, fortemente insufflata dalla Bundesbank. Il timore è che si tratti di un modo per aggirare i rigidi limiti posti ai compiti della Bce. Fin qui il quadro delle novità contenute nel documento Van Rompuy. Va detto che la road map indicata è molto avara di date e indicazioni temporali. Ha il difetto di essere modulata su tempi lunghi che assolutamente non si conciliano con le urgenze dell'emergenza. Va detto anche però che all'interno delle proposte avanzate ci sarebbero gli spazi per qualche misura urgente. La concessione della licenza bancaria ai fondi, per dirne una, potrebbe essere concessa in tempi brevissimi, così come le regole dell'Unione fiscale. Insieme con la risposta che verrà data alle richieste francesi e italiane di un piano di investimenti, saranno questi i punti discriminanti sui quali si giudicherà, venerdì, sera se il vertice sarà stato un passo avanti o l'ennesimo passo verso il disastro. . . . «Monti? Proprio perché vene dall'area liberale può convincere Merkel» L'EUROPAELACRISI L'INTERVISTA Unbanchiere ilnuovo ministroalleFinanze LOSCENARIO PAOLOSOLDINI paolocarlosoldini@libero.it François Hollande e Angela Merkel FOTO ANSA . . . La vera partita si apre adesso: accetterà la Germania la messa in mora del Fiscal compact? . . . Tensione anche sull'utilizzo dei fondi salva-Stati come aiuti diretti alle banche Occhi puntati su Berlino, tra paure e speranze Il rapporto: Bruxelles vigilerà sui bilanci nazionali Merkel durissima: «Finché vivrò, no agli eurobond» MARINAMASTROLUCA mmastroluca@unita.it VanRompuy,Barroso &Cohannopreparato untesto«calibrato» suidesideri tedeschi: lacancellieraaccetterà questa«viacomunitaria»? DanielCohnBendit Il leaderdeiVerdi all'Europarlamento: «Subito iprojectbond: poiènecessario unverosaltodiqualità democratico» 4 mercoledì 27 giugno 2012
LIBERITUTTI TEMPO DI OLIMPIADI, TEMPO DI COMING OUT?SMETTEDIFARESLALOMTRAIPREGIUDIZILACAMPIONESSADISCISVEDESEANJA PAERSON, sette medaglie d'oro ai Mondiali. E parla apertamente del suo lesbismo. Nel corso di un talk show ha dichiarato di avere una relazione stabile con una donna dal 2005 e di aspettare un figlio. Un coming out che mette fine al «tempo delle voci» e della clandestinità e apre alla sciatrice, ritiratasi lo scorso anno, un futuro sereno. Dirsi lesbica in Svezia, anche se può essere difficile quando il coming out si fa in ambienti sociali non del tutto aperti, non comporta conseguenze legali. Se si è nati in Iran la questione cambia, e diventa davvero rovente in vista delle Olimpiadi di Londra che inizieranno il 27 luglio. L'invito a fare coming out è stato rivolto in questi giorni agli atleti di tutto il mondo dall'avvocato inglese, esperto in diritti umani, Mark Stephens. Sotto i riflettori c'è il comitato olimpico internazionale (Cio) che dichiara di fare «sport for all», per tutti cioè. Eppure non si pronuncia in merito ai diritti umani e alla realtà di 75 paesi che considerano l'omosessualità fuori legge. LADOPPIAPROVOCAZIONE Stephens ha lanciato una doppia provocazione: ha chiesto al Cio di escludere i paesi che condannano l'omosessualità, soprattutto gli stati dell'Africa, dei Caraibi e del mondo islamico. E ha proposto agli atleti gay e lesbiche di fare coming out facendo appello alle modernissime leggi inglesi in caso di temuta persecuzione in patria. Ancora, il comitato viene accusato di vigliaccheria da John Amaechi, che si è dichiarato gay al termine della sua carriera nella National Basketball Association (i pochi coming out, infatti, avvengono in genere qualche mese dopo il ritiro dalle competizioni). Il cestista, che ricorda la posizione presa nel 1964, quando dai giochi olimpici fu escluso il Sud Africa per la politica razzista dell'apartheid, critica con forza il Cio e lo descrive come un gruppo di anziani uomini etero che ancora ridono e fanno battute quando si parla di orientamento sessuale. Amnesty International, condividendo le critiche, ritiene però che non sia realistico escludere dai giochi tutti gli stati anti-gay, perché resterebbero a casa troppi atleti. Per il momento il comitato ha fatto muro di gomma. La sua portavoce, Emmanuelle Moreau, ha ricordato i principi ispiratori della carta olimpica in base ai quali ogni forma di discriminazione nei confronti di un paese o di una persona per motivi di razza, religione, politica, sesso o altro è incompatibile con lo spirito della competizione. Ma nello specifico delle leggi che discriminano gay e lesbiche, Moreau è rimasta sul vago, non anticipando nulla in merito a un intervento del comitato nei confronti degli stati che condannano l'omosessualità. I pregiudizi nel mondo dello sport resistono con forza. Gli attivisti inglesi fanno notare che al momento parteciperà ai giochi solo un gruppo ristretto di gay dichiarati, di cui fa parte il tuffatore australiano Matthew Mitcham, nel 2008 medaglia d'oro a Pechino. E che su circa 550 cittadini britannici iscritti alle Olimpiadi e alle Paraolimpiadi, solo due - entrambi in lizza per le Paraolimpiadi - sono apertamente gay. AtletialleOlimpiadi è ilmomento di farecomingout LEFOTOSCORRONOSULLOSCHERMO,FERMOIMMAGINIDIUNAVITA.IDUEFRATELLIRITRATTICONIGENITORI ALL'APERTOONELSALOTTODICASASONOBELLISSIMI EHANNOLOSTESSOSGUARDO,SERIOEINTENSO:LIDISTINGUE UNA SFUMATURA MALIZIOSA NEL PIÙ GRANDE,BERNARDO, E UN ACCENNODI SOLENNITÀ NELPICCOLO, GIUSEPPE. Bellissimi e soavi insieme, sempre, nelle foto che col passare del tempo abbandonano il bianco e nero e prendono colore. Le immagini scorrono: infanzia, giovinezza, maturità, intimità, lavoro, passioni, compagni, sentimenti... e la sala del Nuovo Sacher si riempie di familiari, amici, conoscenti. Nelle prime file la moglie Lucilla, il fratello, Roberto Benigni, Fabrizio Gifuni, Marco Tullio Giordana, Stefania Sandrelli, Marco Bellocchio, Francesca Archibugi, Sabina Guzzanti (un'altra sua scoperta, come Benigni e Paolo Rossi). Il cinema di Nanni Moretti ospita una serata in ricordo di Giuseppe Bertolucci, poeta, regista, sceneggiatore, scomparso neanche dieci giorni fa, il 16 giugno a Diso, in Salento. Aveva 65 anni. È lunedì, sono le sette del pomeriggio, intanto le poltrone, anche in galleria, sono state tutte occupate. C'è tanta gente in piedi. Le foto ora hanno passato il testimone ai filmati, un collage del lavoro di Giuseppe Bertolucci dentro e sopra il cinema; nel suo amore per un linguaggio che sa di magia, nella sua curiosità per chi lo parla e incarna: un montaggio di fotogrammi dei suoi lavori racconta una passione, dai progetti televisivi al suo primo film, Berlinguer ti voglio bene, dall'esperienza come sceneggiatore in Novecento a L'amore probabilmente. Si accendono le luci, il testimone ora passa agli amici, alle parole per ricordare e salutare, alla lingua degli affetti e della riunificazione. L'ospite Moretti chiama i testimoni. «Era il mio amico, il mio primo regista a teatro, al cinema e in tv. Lui mi scelse e anche io lo scelsi. Lui mi disse azione e io mi mossi...». A parlare per primo è Roberto Benigni, che precisa «l'amicizia non è l'amore» ma che poi, a fine discorso trattiene il pianto ricordando il suo amico «Giubbettone» che «non ha mai preso una droga in vita sua ma era il più fatto di tutti», che «era lieve pur se rompeva tutte le sedie» e che «gli ha insegnato che i gesti sono importanti e dove va cercata la bellezza» e anche «il coraggio, l'audacia e la paura». «L'amicizia è amore», conclude Benigni. E della staffetta dell'amore raccontano gli amici che hanno accompagnato Giuseppe negli ultimi giorni per non lasciarlo solo di fronte alla fine: Mimmo, Antonio, Giorgio, Gabriella e tanti altri che lo hanno raggiunto a Diso e hanno condiviso con lui la vita quotidiana, le chiacchiere e le riflessioni sulla figura di Giobbe e sulla poesia. «Un'idea mi frulla, / scema come una rosa. /Dopo di noi non c'è nulla/. Nemmeno il nulla, /che già sarebbe qualcosa./ E allora sai che ti dico io?/ che proprio dove non c'è nulla/ - nemmeno il dove c'è Dio». Si cita Caproni, e si evoca più volte il padre poeta, Attilio Bertolucci. E con una poesia chiude la serie di testimonianze Fabrizio Gifuni, una poesia scritta per l'amico e compagno di lavoro, che lo ha diretto in due spettacoli meravigliosi, 'Na specie de cadavere lunghissimo e L'ingegner Gadda va alla guerra, esempio di teatro civile che a una linguistica irresistibile aggiunge una urticante e lucidissima forza di pensiero. L'ultimo intervento è di Bernardo Bertolucci, che torna indietro nel tempo ricordando il giorno in cui nacque Giuseppe. «Avevo sei anni e mio padre mi portò all'ospedale di Parma, al reparto maternità. Mia mamma teneva in braccio un bambino, e io vidi il suo sguardo su mio fratello, lo stesso che hanno le Madonne nei quadri, lo sguardo che aveva avuto anche per me. Quando uscimmo per prendere il trenino nevicava e mio padre, preso dall'emozione, cominciò a saltellare gridando: È nato Giuseppe! È nato Giuseppe! Io lo imitai: È nato Giuseppe! È nato Giuseppe! Passò un signore che, severo, ci redarguì: Ma insomma, non siamo mica al cinema!». Quel signore si sbagliava di grosso. Gliamici diGiuseppe Intanti,daBenigniaGifuni perricordareBertolucci delia.vaccarello@tiscali.it Il cestista John Amaechi «Ancoraquattro anni» : neiprideche si sonotenuti in America,daNewYork aSan Francisco,centinaia di supporter diObamahannofatto campagna per il presidente.Lagratitudinenei confrontidi Barakper lesue posizioni a favoredelle nozzegayè diffusanella comunità lgbt, eadesso in vistadelle elezionimolti dandonome e indirizzo emailhannopromesso il votoe un'ampiapartecipazione. Anche in Italiaconclusi i Pride, con l'eccezione dellaparatacatanese chesfilerà il 30 giugnoalle 17. L'appuntamento per il 2013annocon ilpride nazionaleèa Palermo,annunciatoanchedal sindacoOrlando dal palcodella marciaconclusa sabatoscorso. L'appellodiMark Stephens,esperto in dirittiumanie le «reticenze»delCio asostenere lacausa Ilvotoe il sostegno deigayperBarak CULTURAESOCIETÀ AlcinemaNuovoSacher faglionoridicasaNanni Moretti.Salagremita per l'omaggioromano al registascomparso STEFANIASCATENI sscateni@unita.it Giuseppe Bertolucci insieme al fratello Bernardo sul set di «Oggetti smarriti» (1981) DELIAVACCARELLO OBAMA FORPRESIDENT U: 18 mercoledì 27 giugno 2012
ta di una nuova tappa verso la creazione di un governo dell'economia europea con un ministro federale delle Finanze. Ma gli investitori acquisteranno i project bond solo se i mezzi per rimborsarli non proverranno dal contributo volontario dei Paesi della zona euro, perché aumenterebbe il loro debito. Soltanto un'imposta europea nel quadro di un bilancio federale potrà dare credibilità adeguata a questo strumento di crescita. Per finanziare il bilancio federale si può pensare a un punto in percentuale dell'Iva, a una carbon tax e a una tassa sulle finanziarie. Sarà allora possibile generare con i Project bond più di 1000 miliardi di euro per investire in progetti di avvenire, rilanciare una vera crescita, proporre una visione convincente dell'Europa e creare i meccanismi per la soluzione degli squilibri che sono all'origine dell'Unione economica e monetaria. Nessuna imposta potrà essere tuttavia decisa senza legittimità democratica e senza risolvere la crisi di fiducia fra l'Unione europea e i suoi cittadini, offrendo agli europei una nuova prospettiva. L'euro non potrà sopravvivere senza un progresso politico democratico decisivo. È questa la partita decisiva: politica, non contabile». Qualel'orizzontediquestasfidapolitica? «Quello federale. Solo il federalismo sarà capace di evitare il fallimento dell'Euro e le sue conseguenze disastrose sulla vita di tutta l'Unione europea. Esso aprirà agli europei la via verso un'Europa giusta, solidale e democratica in grado di garantire il suo spazio centrale nel mondo. L'Europa federale: ecco il vero spartiacque tra progresso e conservazione». Jose Manuel Barroso e Herman Van Rompuy alle prese con la road map europea FOTO ANSA EMIDIORUSSO esteri@unita.it SEGUEDALLAPRIMA E in assenza di passi concreti, di impegni percepiti come irreversibili, al di là di ogni rassicurazione verbale sulla volontà di salvare la valuta comune, un ulteriore aggravamento della crisi di fiducia sarebbe inevitabile. Su cosa debba essere fatto c'è a questo punto sostanziale convergenza di vedute tra gli addetti ai lavori: una rinegoziazione del programma di austerità della Grecia, per disinnescare il rischio di un'uscita forzata di questo Paese dall'euro, con le conseguenze che sappiamo; un programma di ricapitalizzazione delle banche spagnole che non si risolva in un aumento del debito pubblico di quel Paese, e più in generale i primi passi per la creazione di un'unione bancaria che includa un'assicurazione europea sui depositi; un intervento per ridurre il peso del rifinanziamento dei debiti pubblici dei Paesi più esposti, tramite l'introduzione di qualche forma di mutualizzazione del debito; un allentamento delle politiche di austerità che crei uno spazio per la realizzazione di investimenti e rilancio della domanda; infine, una politica monetaria che, tollerando livelli più elevati di inflazione nei paesi del Nord Europa, favorisca il riassorbimento degli squilibri macroeconomici e di competitività. Non sarà dunque difficile capire fin da subito se il vertice sarà stato un successo o un fallimento, in base al fatto che almeno su qualcuno di questi interventi si sia compiuto qualche passo avanti. Se una certa opposizione tedesca alla prospettiva di trovarsi a dover pagare il conto per l'intera Europa ci appare anche ragionevole, il veto a qualsiasi ipotesi risolutiva sta trasformando la Germania nel maggiore ostacolo alla sopravvivenza dell'euro. Tanto che qualche autorevole commentatore ha già sottolineato come, rispetto all'immobilismo attuale, sarebbe addirittura preferibile, per la sopravvivenza dell'euro, una unione monetaria senza la Germania. La posizione ufficiale tedesca sottolinea la necessità che ogni ipotesi di mutualizzazione dei debiti (necessaria a mettere al sicuro Spagna e Italia ma anche di riflesso la Francia) richieda preventivamente un'unione politica, cioè un controllo comunitario sulle decisioni dei singoli Stati in materia di bilancio pubblico. Una richiesta in astratto ragionevole, ma che, visti i tempi necessari per la realizzazione di un'unione politica, troppo lunghi rispetto all'emergenza della crisi, giustifica qualche sospetto che si tratti di tattica dilatoria. A tale posizione si contrappone peraltro la Francia che, ostile ad ogni cessione di sovranità sulla propria politica fiscale, non ritiene l'unione politica realizzabile senza preventive misure di solidarietà tra Stati. Prudenza di fronte al rischio di abdicare a favore di strutture comunitarie ancora troppo poco soggette a controllo democratico? Timore forse che un tale passaggio trasformi l'egemonia economica tedesca in egemonia anche politica? Entro questa impasse, il ruolo dell'Italia può essere realmente importante, sia per ammorbidire le resistenze francesi che per porre la Germania di fronte alle proprie responsabilità, e la decisione e risolutezza del presidente Monti in queste ore sono senz'altro un elemento positivo. Suscita semmai preoccupazione il fatto che l'aggravarsi della crisi abbia aumentato le spinte centrifughe a scapito della dimensione più autenticamente comunitaria; le divergenze sembrano ancora una volta dettate prevalentemente dalle diverse situazioni nazionali, con un Nord Europa chiuso sulla difensiva rispetto ad un Sud che chiede azioni più decise. Eppure, mai come ora ci sarebbe necessità di assumere un punto di vista comunitario. Mai come ora avremmo bisogno in particolare di un atto di coraggio delle élite progressiste del Continente, che facessero sentire la loro voce mettendo in campo un progetto diverso, europeista e solidale, sfidando se il caso i timori delle rispettive opinioni pubbliche nazionali. . . . «La priorità è risolvere la crisi di fiducia fra l'Ue e i cittadini» L'ANALISI MASSIMOD'ANTONI Il vento di Bruxelles continua a innervorsire le borse. Gravido di attese il vertice Ue di giovedì e venerdì, considerato decisivo per la salvezza della moneta unica. Il declassamente, preannunciato lunedì dalla stampa iberica, di 30 banche, di cui 28 spagnole, da parte di Moody's non ha fatto altro che far aumentare la febbre di mercati già stremati dalle continue sollecitazioni sul fronte dell'euro. Sono ancora una volta Italia e Spagna a creare tensioni. con l'asta di titoli di Stato: il Tesoro ha venduto 3 miliardi di Ctz con scadenza a maggio 2014 con rendimenti in forte crescita a 4,712% dal 4,037% del 28 maggio, stabile il rapporto domanda e offerta a 1,65 da 1,66 precedente. Il Tesoro ha collocato anche Btp indicizzati all'inflazione per 916 milioni di euro, con scadenza 2016 e 2026 con un rendimento del 5,2% per il primo e del 5,29% per il secondo. Lo stesso vale per Madrid, che ha collocato Bonos a tre e sei mesi per tre miliardi con un forte rialzo dei tassi d'interesse l'indebolimento della domanda. Il tasso dei trimestrali è salito al 2,36% dallo 0,84%, il rendimento dei semestrali passa invece dall'1,74% al 3,24%. E si parlerà anche di questo a Parigi dove, ieri sera si sono incontrati i ministri delle Finanze dei «big four» dell'euro, ossia Germania, Italia, Francia e Spegna (per il governo italiano si è presentato Vittorio Grilli). Piazza Affari, dopo una seduta di alti e bassi, alla fine ha accelerato in ribasso per chiudere a meno 1,11%. Nervosa anche Londra, dove l'indice Ftse 100 ha ceduto 0,07%, mentre Madrid ha perso l'1,44%. Cresce invece dello 0,07% il Dax di Francoforte, laddove il Cac 40 di Parigi ferma le perdite allo 0,3%. Ovvio che in una situazione del genere non si riesca a tenere sotto controllo lo spread, a quota 469 punti con i Btp scambiati sul mercato secondario a un tasso del 6,15%. Manco a dirlo, i Bonos spagnoli volano al 6,8%. TIMORIGLOBALI Il timore che il Consiglio europeo di giovedì e venerdì non riesca a dare una sterzata alla crisi nell'eurozona ha pesato negativamente sulla borsa di Tokyo che ha terminato le contrattazioni con la peggiore chiusura da una settimana. L'indice Nikkei ha perso 70,63 punti (-0,8%). Il petrolio si attesta in rialzo dello 0,38%: i future ad agosto avanzano di 30 centesimi a 79,51 dollari al barile. Oro in recupero per il terzo giorno consecutivo sui mercati asiatici: il metallo giallo ha guadagnato lo 0,8% a 1.584,57 dollari. Il no della cancelliera Vertice europeo,la sindrome dell'ultima spiaggia . . . Il ruolo dell'Italia può essere cruciale, sia di fronte alla Francia che alla Germania Mercati depressi, nel segno di Moody's Borse ancora in calo, Milano perde l'1,11% L'agenzia declassa 28 banche spagnole . . . Milano perde l'1,11% e Madrid l'1,44% .. . I listini attendono nervosi il vertice Ue . . . Mai come ora avremmo bisogno di un atto di coraggio delle élite progressiste d'Europa mercoledì 27 giugno 2012 5
Lavorare di più (questal'aveva già detta) e tener-si le mani libere per licen-ziare nel pubblico impie-go (questa invece è nuo-va). Il sottosegretario all'Economia Gianfranco Polillo insiste nel voler regalare al mondo la sua ricetta anticrisi: «O lavoriamo di più o l'attuale livello salariale medio è insostenibile». Basta «un po' di più, una settimana in più, per allargare il mol (un indicatore di redditività aziendale, ndr) che determina una ripresa degli investimenti e quindi un aumento dell'occupazione e poi della domanda interna». Questo il modo, secondo Polillo, di rimediare all'abitudine «di un tenore di vita che non possiamo più permetterci». In parallelo, nel pubblico impiego «bisogna usare le norme che ci sono, come quella sulla mobilità», dice, aggiungendo che fino ad ora la norma che prevede la possibilità, in caso di eccedenza di personale, di mettere in mobilità per due anni è stata usata molto poco. Se Polillo almanacca, prima ancora dei sindacati, a smontarlo ci pensano il collega alla Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi («la mobilità dei pubblici è prevista dalla legge», ricorda laconico), e il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi: «Siamo nel campo delle opinioni personali», commenta secco. CIFREE TEATRINI Il sottosegretario però non demorde: «Lavoriamo nove mesi all'anno - dice gli altri tre mesi se ne vanno in vacanze, in realtà due perchè compensati dagli straordinari. Abbiamo avuto uno dei più alti tenori di vita, ora bisogna che ci rimbocchiamo le maniche e che lavoriamo come gli altri». Per Polillo in un'azienda metalmeccanica un lavoratore anziano ha diritto all'anno a cinque settimane di ferie, fino a 15 permessi obbligatori e a 12/13 feste infrasettimanali. «Se a questi giorni aggiungiamo 10 giorni di assenteismo tra malattie e scioperi arriviamo a tre mesi». Parole che fanno rabbrividire i sindacati. «Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire - attacca il segretario confederale della Cisl, Luigi Sbarra - Se Polillo avesse veramente a cuore la crescita della produttività in direzione dell'aumento del Pil - continua - avrebbe una sola via da percorrere: puntare decisamente al sostegno e allo sviluppo della contrattazione di secondo livello, rifinanziando la detassazione del salario di produttività. Quanto alle ferie dei metalmeccanici, non sappiamo da dove Polillo abbia tirato fuori le sue cifre, visto che a noi risulta che lavorino 11 mesi ed una settimana all'anno». In altri termini: «Sparare numeri nel tentativo di creare confusione sempre Sbarra - significa solo alimentare un vergognoso teatrino mediatico sulle spalle dei lavoratori, identico a quello messo su dal ministro del Welfare, Elsa Fornero, sugli esodati». La Cgil cerca di spostare il terreno di gioco: «Piuttosto che continuare a propinare un modello fatto di compressione dei salari e dei diritti, che avrebbe come solo risvolto l'incremento della povertà tra i soliti noti, il governo dovrebbe indicare la strada per un nuovo modello di sviluppo tale da garantire una più equa redistribuzione di ricchezza e di risorse nel Paese. Perché Polillo non si esercita su questo?», replica la segretaria confederale Elena Lattuada. Che prosegue: «I salari stazionano stabilmente nella parte bassa della classifica con gli altri Paesi europei. Ma non solo: la produttività si determina con l'innovazione e la qualità dei processi e dei prodotti piuttosto che dalla fatica umana». Davanti al fuoco di sbarramento, Polillo alza bandiera bianca: «Dobbiamo trovare subito 8 miliardi - dice - Dove li prendiamo i soldi? Ci dica la Camusso cosa fare, ma senza tirare fuori la patrimoniale perché l'Imu è una mini patrimoniale sulle seconde case ed è successo quello che è successo. Noi siamo disperati». La risposta della Cgil non si fa attendere: dal taglio delle consulenze nella pubblica amministrazione al blocco delle «chiamate» di dirigenti dall'esterno, per passare da un tetto alle pensioni d'oro fino al blocco degli acquisti degli aerei militari da caccia f35, sono solo alcuni dei suggerimenti che il sindacato offre al sottosegretario. «Ci facciano loro proposte realistiche», aveva chiesto Polillo. Eccole. Votate ieri le prime fiducie Monti fa promesse Sit in della Cgil a Montecitorio: una legge sbagliata Questa mattina la riforma del lavoro diverrà legge dello Stato. Per gli esodati invece siamo ancora alle promesse, senza che si intravedano all'orizzonte né lo strumento né le risorse necessarie per salvare almeno gli altri 55mila individuati da Elsa Fornero. Ieri sera la Camera ha votato le prime due delle quattro fiducie poste dal governo sul disegno di legge di riforma del mercato del lavoro. Oggi arriveranno le altre due e il voto finale. Prima dell'inizio delle votazioni, nell'intervento sul Fiscal Compact, Mario Monti ha ribadito l'impegno preso con la maggioranza in cambio del via libera alla riforma in tempo per il vertice che comincia domani. «Ci siamo impegnati a risolvere tempestivamente il tema degli esodati e alcuni aspetti della flessibilità in entrata (chiesti dal Pdl, ndr) e degli ammortizzatori sociali, e lo ribadiamo. Stiamo lavorando anche sulla base delle costruttive proposte arrivate dai gruppi parlamentari». Le fiducie sono filate lisce per il governo. La prima, quella sulla flessibilità in uscita e che contiene la nuova formulazione dell'articolo 18, ha visto 456 “Sì”, 77 contrari e 19 astenuti. Fra questi va annoverato l'ex ministro Renato Brunetta che ha violentemente attaccato «metodo e merito»: si tratta di una pessima legge, che fa ripiombare indietro di venti anni il nostro mercato del lavoro, che ricaccerà nel sommerso, nel lavoro nero, oltre 3 milioni di lavoratori, una legge contro i giovani, contro le imprese, contro il nostro futuro». DAMIANO: UNDECRETO PER ESODATI Compatto il gruppo del Pd. Il capogruppo in commissione Lavoro Cesare Damiano ha sottolineato come «il presidente del Consiglio ha confermato il suo impegno ad affrontare tempestivamente il tema dei lavoratori cosiddetti esodati, a correzioni sul mercato del lavoro, così come richiesto dai partiti che sostengono il governo, e che riguardano i temi della flessibilità in entrata e degli ammortizzatori sociali. Per questo tema - ha proseguito - il Pd ribadisce la richiesta di spostare di un anno l'ingresso del nuovo siL'ITALIAELACRISI Polillo non desiste: licenziare i pubblici e lavorare di più LAURAMATTEUCCI lmatteucci@unita.it . . . Squinzi, presidente di Confindustria: «Siamo nel campo delle opinioni personali» Il ddl Fornero va Poco per gli esodati MASSIMOFRANCHI ROMA Il sottosegretario all'Economiadà la ricetta anticrisi.Poi,davanti alleproteste,«siamo disperati,Camusso chepossiamofare?» ILCASO 8 mercoledì 27 giugno 2012
C'è Pompei con le sue disavventure, al cui proposito il ministro Fabrizio Barca assicura: «Ci attendiamo risultati già entro l'estate», precisando: «Si tratta di ripartire da una effettiva ristrutturazione con materiali e con metodi che l'Italia sa attuare ma che spesso non ha saputo mettere in pratica. Dobbiamo dimostrare al mondo che questo patrimonio straordinario che ci è stato dato, ce lo meritiamo». I risultati che Barca attende li spiegano il ministro Lorenzo Ornaghi e il segretario generale del Mibac Antonia Pasqua Recchia: sono in arrivo 7 nuovi bandi per le Domus a rischio, tre dei quali partiranno entro luglio, quattro entro dicembre, progetti che si aggiungono ai cinque già partiti e in fase di valutazione, quattro dei quali sulle domus a rischio, uno sul dissesto idrogeologico dell'area. Pompei, con i suoi 2 milioni e mezzo di visitatori l'anno, giustifica l'accelerazione degli investimenti nella zona archeologica, sono 120 le imprese italiane che hanno presentato le loro offerte. C'è un altro gigantesco problema: l'immenso patrimonio storico artistico del Sud potrebbe costituire una risorsa importante per turismo ed economia locale, invece, in assenza di risorse ma, prima ancora, di progettualità e di attenzione, non attira visitatori e, in una spirale negativa, si degrada. Nasce da questi presupposti “Mumex, poli museali d'eccellenza nel Mezzogiorno”. «Quando si cambia registro - spiega Fabrizio Barca si incontrano dei compagni di viaggio». Mumex è nato nel 2008, prima che si insediasse un ministro per la coesione territoriale, ma sulla base di presupposti apprezzati nel «nuovo registro»: prima il progetto, poi i soldi, collaborazione fra ministero per i Beni culturali e quello per la Coesione territoriale, un braccio operativo che è Invitalia. E, last but not least, l'impegno: non un euro deve finire nel circuito dell'economia della criminalità organizzata. Mumex ha ricevuto un impulso decisivo dal governo Monti, il cui lavoro ha consentito di sbloccare, sottolinea Barca, il 75% dei fondi Fas. Ne sono nati progetti (21 quelli selezionati, 17 quelli accolti per fattibilità) per 300 milioni di euro, di cui gli interventi presentati ieri nella ex chiesa di Santa Marta, oltre che dal Mibac, dagli economisti Alessandro e Paolo Leon e da Domenico Arcuri (Invitalia), costituiscono circa un terzo: 111 milioni finanziati dal Cipe (23 marzo 2012) e dall'atto di reindirizzo del Piano di azione e coesione per il Mezzogiorno dell'11 maggio 2012. Le realtà interessate: Palermo (11 milioni), Siracusa e Ragusa (14 milioni), Trapani (10 milioni), Castel del Monte, in Puglia (3 milioni), Taranto (17 milioni), Sibari (23 milioni), Museo archeologico nazionale di Napoli (15 milioni), Museo di Capodimonte (7 milioni). A Palermo si mira all'integrazione dei musei, l'archeologico Salinas, l'arte moderna a palazzo Belmonte Riso, la galleria di palazzo Abatellis, l'Oratorio dei Bianchi, palazzo Mirto e il Reale albergo delle povere, con una operazione di riqualificazione urbana delle aree limitrofe, in modo da favorire un petit tour fra strade, palazzi e mercati della città. A Sibari sarà l'apertura di nuovi spazi espositivi e di nuovi percorsi archeologici. A Taranto gli interventi mirano a costituire, fra museo e percorsi, il Polo internazionale dell'archeologia della Magna Grecia. A Castel del Monte si comincia dall'eliminazione dell'anello di asfalto che circonda il castello federiciano. A Napoli opere di rafforzamento strutturale e di nuovo concept museale. Una lectio brevis davanti al Consiglio comunale riunito, una più corposa agli studenti delle università lombarde, e mezz'ora di vis-à-vis con il sindaco Pisapia, che gli ha offerto il Sigillo della città di Milano. La prima delle tre giornate milanesi del Dalai Lama, in visita in Italia (è già stato tra i terremotati dell'Emilia) basta da sola ad archiviare le polemiche sulla cittadinanza onoraria promessa e ritirata per le pressioni cinesi. La massima autorità spirituale del buddismo tibetano, al secolo Tenzin Gyatso, non solo non si sarebbe risentito per il mancato conferimento, ma avrebbe anzi riconosciuto che è «stato fatto tutto quello che si poteva fare». L'atmosfera a Palazzo Marino è assai rilassata: il Dalai Lama e il sindaco siedono vicini, scherzano, parlano dell'Asia e il primo sistema il microfono al secondo. Sui rapporti con la Cina, comunque, il leader buddista torna nel pomeriggio, per ricordare che il metodo della non violenza non significa accettare immobili le azioni negative, come quelle dei comunisti cinesi contro la causa tibetana. «Fanno tante cose negative - dice - noi ci opponiamo con veemenza, ma anche con preoccupazione, compassione e affetto per loro perché sono azioni distruttive anche per loro. Il perdono non è dimenticare l'azione negativa, occorre mettersi in relazione con le persone». «Bisogna stare attenti - prosegue - perché con un atteggiamento di estrema umiltà è possibile che qualcuno si prenda gioco di noi e ci danneggi di più. Occorre distinguere la persona dall'azione negativa. La seconda va ostacolata, ma non con odio verso la prima». Nei giorni più difficili per l'Unione europea, il 77enne Premio Nobel per la Pace (1989) cita l'Europa come un esempio degli «incredibili sviluppi dell'attitudine alla pace» che hanno caratterizzato la seconda metà del XX secolo. «Nella prima parte del secolo - dice - la gente aveva un senso nazionalistico molto più forte, così come l'idea di “noi” e “l'altro”. Tedeschi e francesi si sentivano nemici, oggi hanno sviluppato un sistema militare di difesa comune. Le generazioni giovani si sentono tra loro vicini di casa. È un cambiamento radicale». Un accenno alla crisi che attraversa il mondo, allo «sviluppo materiale troppo spinto» che ha caratterizzato gli ultimi decenni, e una picconata ad ogni fondamentalismo e integralismo religioso: «Ogni religione va rispettata, così come vanno rispettati allo stesso modo i non credenti», dice il Dalai Lama. Un concetto di tolleranza che esprime anche Pisapia, ricordando che a Milano «vivono persone di 170 Paesi diversi: ebrei, musulmani, cristiani, buddisti, induisti. La nostra Costituzione lo dice apertamente: tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge». «Siamo disastrati, abbiamo voglia di lavorare, abbiamo bisogno di collaborazione, sul serio, di una burocrazia snella. E poi ci manca tanto don Ivan...». Il lavoro è la prima richiesta, urgente, che arriva a Papa Benedetto XVI nel giorno della sua visita a Rovereto di Novi, il paesino del Modenese dove il Santo Padre ha deciso di incontrare un pezzo di Emilia terremotata. Lavoro che significa ripartire e smettere di avere paura, ricostruirsi un'identità solo all'apparenza sbriciolata insieme a case, aziende, chiese. A chiederlo è la gente, con una lettera privata consegnata nelle mani del papa proprio davanti alla chiesa di Santa Caterina di Alessandria, dove ha perso la vita don Ivan Martini, parroco amato e conosciuto da tutti. Che per andare a recuperare una statua della Madonna, cara dai cittadini, ha perso la vita in un crollo della sua chiesa. Proprio lì, davanti a quella chiesa che quasi certamente dovrà essere abbattuta, è iniziata la visita di Benedetto XVI. «Farò di tutto per aiutarvi, prego per voi sempre», le sue parole dopo qualche minuto di raccoglimento, prima di spostarsi fuori dalla zona rossa, nel palco allestito dalla protezione civile per questa visita. Molto voluta dal Papa, a maggior ragione dopo «che la prova è diventata più dura». Le case sono crollate, ma i «cuori sono senza crepe», sottolinea il Santo Padre, facendo sue le parole semplici e profonde di un bimbo, ripetute dal palco anche dall'arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra. E i bimbi, insieme alla voglia di ricostruzione, sono un simbolo di questa visita papale, che il presidente della Regione Vasco Errani ha definito «confortante». Sei famiglie hanno reso omaggio al Santo Padre. Ma i bambini sono tutt'intorno: testimoni del futuro che non può prescindere dalla scuole per la ricostruzione. Errani l'ha ribadito: «Prima di tutto le scuole», e poi «ripresa in sicurezza del lavoro e delle attività produttive». Anche se lo spazio allestito per la visita di Ratzinger è piccolo, qualche migliaia di persone è riuscita ad avvicinarsi. E, a cose fatte, il sindaco di Novi Luisa Turci è soddisfatta: «Ero molto preoccupata per questioni di sicurezza, ma adesso sono contenta: questo incontro mi ha dato speranza, anche, guardando il paese distrutto, la paura di non riuscire a farcela è tanta». Il Papa nel suo saluto ha citato il Salmo 46 che parla della terra che trema ma di cui non bisogna avere timore perché «Dio è per noi rifugio e fortezza»: «Non siete e non sarete soli», la promessa «La Chiesa vi sarà vicina con la sua preghiera e l'aiuto concreto delle sue organizzazioni, in particolare della Caritas». La speranza che le promesse si traducano in atti è nei cuori di tutti: «Mi auguro sia davvero così», riferisce un'educatrice del campo giochi di Rovereto. Perché una cosa è certa, e il Papa la ricorda: «Voi siete gente che tutti gli italiani stimano per la vostra umanità e socievolezza, per la laboriosità unita alla giovialità». Chi è arrivato fin lì è contento: «Ci aspettavamo un discorso più formale e invece c'è stata tanta umanità nelle sue parole», dicono Marcello e Claudia. E anche Kholi, indiano di religione indù, da 18 anni in Italia, che nel sisma ha perso la casa, sorride: «Mi piace questo Papa e anche se la sua non è la mia religione, oggi, con mia moglie, volevo essere qui». Il Papa Benedetto XVI in visita ai terremotati a Rovereto sulla Secchia FOTO DI CARLO FERRARO/ANSA Benedetto XVI a Rovereto di Novi dove ha perso la vita il parroco don Ivan Martini . . . Piano per riqualificare i musei del Mezzogiorno Pronti 111 milioni Pompei, sette nuovi bandi per le domus a rischio crolli Il ministro Fabrizio Barca assicura: «Entro l'estate nell'area archeologica avremo i primi risultati» JOLANDABUFALINI ROMA Il Papa in Emilia «Farò di tutto per aiutarvi» CHIARAAFFRONTE INVIATA AROVERETODI NOVI (MO) Il Dalai Lama e il sindaco di Milano, Pisapia FOTO DI DANIEL DAL ZENNARO/ANSA Il Museo archeologico di Napoli FOTO ANSA . . . Anche se lo spazio è piccolo, alcune migliaia di persone sono riuscite ad avvicinarsi Dalai Lama a Palazzo Marino Pisapia: tra noi grande amicizia LAURAMATTEUCCI MILANO mercoledì 27 giugno 2012 13
UN LIBRO DI CUI SI SONO VENDUTE MILIONI DI COPIE (QUIINUMERIIMPAZZISCONO,DODICIMILIONI,QUINDICI MILIONI, CENTOMILA COPIE SOLO IN ITALIA IN UNASETTIMANA,TREMILAALGIORNONELLAPICCOLAOLANDA)ÈALRIPARODAQUALSIASICONSIDERAZIONECRITICA. Che cosa si può dire: che è scritto male? Che la trama è inconsistente? Che le figure sono trattate in modo superficiale? Che i sentimenti sono ritratti banalmente? Posso solo riconoscere che Cinquanta sfumature di grigio, cui segue Cinquanta sfumature di nero (in libreria da ieri), cui seguirà Cinquanta sfumature di rosso, è infinitamente lontano dai miei interessi e che la storia raccontata «romantica, erotica, appassionante» (cito dall'ultima di copertina a cura dell'editore italiano, Mondadori), non mi «ossessiona», non mi «travolge», solo mi annoia: non mi importa nulla di un «romanzo d'amore, condito da un po' di sesso» (cito l'autrice E. L. James) e tanto meno di un tipo come Christian, il protagonista dispensatore di piaceri sessuali, il dominatore, che infilatosi nel letto della fidanzata e vittima («sottomessa»), Anastasia, si appoggia su un gomito e la guarda, pronunciando la seguente frase: «Se devi piangere, fallo davanti a me. Ho bisogno di saperlo». Un autentico idiota, malgrado la faccia degna di un modello di Dolce e Gabbana. Tuttavia, tanto di cappello: non per lui e neppure per Anastasia, ma per Erika Leonard, inglese, quarantotto anni, aspetto di casalinga su di peso, pettinata come Schwarzenegger nel primo stupendo Conan il barbaro, vestita a fiori (tanto per snellirsi un po'), autrice della trilogia milionaria (in euro e in dollari: fate il calcolo, basterebbero forse per i nostri esodati). E. L. James potrebbe essere un omaggio a P.D. James, ormai novantatreenne scrittrice di gialli e non solo, che fu negli anni Ottanta dirigente della Bbc, come E. L. James fu, prima del successo, produttrice televisiva, mentre il marito è ancora sceneggiatore. E. L. James è riuscita a tenere assieme la sua storia banalotta per le mille e seicento pagine della trilogia, pubblicata all'inizio da un piccolo editore australiano, Writer' Coffee Shop, poi comparsa sulla rete, online, divenendo presto un caso, finché non l'ha riportato al primitivo stato cartaceo un editore americano up market, come dice Joy Terekiev, editor italiano di Mondadori, prima arrivata tra gli europei all'asta successiva, che dice anche d'aver capito subito, con felice intuito, da che parte tirava il testo, verso i «milioni» insomma, appena letto di Anastasia Steele, studentessa americana ventenne, evidentemente belloccia, che incontra Christian Grey, giovane, imprenditore, bellissimo, miliardario. Anastasia, malgrado quel cognome che evoca la durezza dell'acciaio, cede subito al bellimbusto, al primo passaggio dal negozio in cui la fanciulla lavora. Una passione travolgente, una passione proibita, perché Christian è un uomo tormentato dai «gusti erotici decisamente singolari» e «dalle pratiche sessuali insospettabili». Copio dal risvolto di copertina che mi sembra perfetto: «Tensione erotica travolgente, sensazioni forti, ma anche un amore romantico, sono gli ingredienti che J. L. James ha saputo amalgamare osando scoprire il lato oscuro della passione, senza porsi alcun tabù». Il lato oscuro della passione lo avevano già scoperto, per quanto ci riguarda, molti altri, persino negli anni Cinquanta GrandHotel e Bolero, malgrado una infinità di tabù, perché allora la censura imperversava. E. L. James non deve temere la censura e ha mille siti internet cui ispirarsi e documentarsi. La simpaticissima James era ieri a Milano e le è stato chiesto dove ha imparato: «Dai siti internet – ha appunto risposto – e poi qualche cosa ci ho messo del mio». Hanno insistito: come si è documentata? S'attendevano evidentemente la citazione di qualche manuale d'anatomia. Ma perché tanti esempi d'amore perverso? «Perverso? Son cose note, che tanti fanno. Sono solo divertenti». Non è mancata la domanda su erotismo e postfemminismo. La James ha avvertito un brivido di smarrimento e si è limitata a rispondere: «È soltanto un romanzo d'amore, una bella storia che regala momenti d'evasione a tante donne che cercano di rilassarsi, di prendersi una vacanza dalle preoccupazioni di tutti i giorni». E ancora: quale messaggio ci ha voluto trasmettere? «Ma quale messaggio. Ognuno è libero di fare quello che vuole». NESSUNAPSICOSOCIOLOGIA Perfetto. Tenetevi il vostro moralismo. E. L. James è evidentemente una donna intelligente e capisce che se rivestisse la sua trilogia di una patina psicosociologica la si potrebbe fare a pezzi. Invece lei racconta come stanno le cose: un divertimento, un raccontare «addictive», come ci illustra ancora la gentile editor della Mondadori, cioè un raccontare che costringe alla dipendenza. Come una droga insomma: si comincia e poi non se ne può fare a meno. O come capita a chi casca in mezzo ai vampiri (quelli di Twilight, il film che E. L. James ha citato come possibile riferimento, nel corso del quale la giovanissima Bella Swan si innamora di un vampiro, per sua fortuna vegetariano: a questo punto siamo arrivati!). Indubbiamente si poteva fare a meno della trilogia di E. L. James, che ha reso onore al marito confermando il suo contributo (nella scrittura: si sente la mano dello sceneggiatore esperto). Però un merito a Cinquantasfumature… bisogna riconoscerlo: ridà un po' di fiato a un'editoria, almeno in Europa, che soffre le pene dell'inferno per colpa della crisi, con le vendite dimezzate o quasi. Insomma rilancia i consumi, che fanno aumento di pil. Speriamo non sia un caso isolato. Che si continui con altri libri, oltre che con generi meno voluttuari. Invece non si capisce perché il sesso produca tanti lettori, nei tempi in cui basta aprire internet per vedere quanto neppure la signora James osa raccontare, con la sua scrittura pulita pulita. Perché piace ancora leggere di sesso, quando non c'è di mezzo Dostoevskij, che esalta e trasfigura? Malgrado siano cadute tante censure, tante proibizioni. Ogni paese potrebbe raccontarla a modo suo. Il nostro potrebbe vantare il proprio insuperato bigottismo, senza il quale non si spiegherebbero tante brutte storie (nella realtà della cronaca) e tante domande sulla perversione. CULTURE ... «Cinquantasfumature digrigio»saràdeclinato ancheinnero(da ieri in libreria)e in rosso ... «Hoimparatodaisiti internet epoiqualchecosaciho messodelmio»racconta lasmaliziataromanziera La trilogia milionaria dellasignoraJames Unromanzod'amoreconditocolsesso eccocomehavendutovalanghedicopie Unaricettabanalecon la quale l'autrice,una produttricetv inglesedi48 anni,è invettaalleclassifiche Protagonisti:unacommessa bellocciaeunuomoricco daigustierotici singolari ORESTEPIVETTA MILANO Georgia O'Keffee «Oper Clam Shell» (Conchiglia aperta) 1926 A sinistra E. L. James nome d'arte di Erika Leonard U: mercoledì 27 giugno 2012 19
Ieri il governo ha dato il via libera alla sottoscrizione di nuovi «Tremonti bond» Un sì decisivo per le sorti del Monte dei Paschi di Siena. È quello arrivato dal governo, su proposta del ministro dell'Economia Corrado Passera, riguardo all'approvazione di misure urgenti per l'incremento della dotazione patrimoniale di Mps. L'esecutivo interverrà sottoscrivendo nuovi strumenti finanziari di patrimonializzazione assimilabili a obbligazioni e simili, i così detti “Tremonti bond”, per un ammontare massimo di 2 miliardi. Il Consiglio dei ministri ha indicato in 3,9 miliardi di euro (1,9 miliardi di bond in sostituzione di quelli già emessi nel 2009 ndr) l'importo massimo degli strumenti che potranno essere sottoscritti dal governo. La decisione è stata presa in seguito alla raccomandazione ricevuta dall'Eba (Autorità bancaria europea ndr) nella quale si chiedeva di assicurare che i principali istituti di credito europei aumentassero la propria dotazione patrimoniale attraverso la costituzione di un buffer di capitale, eccezionale e temporaneo, tale da portare, entro il 30 giugno 2012, la situazione patrimoniale a livelli più solidi e sostenibili. In linguaggio burocratico, la banca senese doveva arrivare ad coefficiente Core Tier 1 del 9%. Per raggiungere questo livello, Mps aveva inizialmente bisogno di circa 3,3 miliardi di euro. Poi la Banca d'Italia ha comunicato che «a seguito degli sviluppi intervenuti nell'ultimo periodo e delle azioni realizzate e in corso di realizzazione da parte della banca, il fabbisogno patrimoniale da colmare entro le scadenze previste dall'Eba, rientrerebbe in una forbice compresa tra 1,3 e 1,7 miliardi di euro». Per questo motivo il governo interverrà con un aiuto massimo di due miliardi di euro in obbligazioni e simili. L'importo effettivo necessario sarà poi stabilito dalla banca stessa in prossimità dell'emissione. Con la nuova sottoscrizione saranno contestualmente sostituiti i “Tremonti bond” emessi da Mps nel 2009 per un importo di 1,9 miliardi di euro. L'esecutivo ha specificato attraverso una nota che «la sottoscrizione sarà soggetta all'acquisizione della decisione della Commissione europea sulla compatibilità delle misure previste con il quadro normativo dell'Unione europea in materia di aiuti di Stato e alla presentazione di un piano di ristrutturazione da parte di Mps». L'operazione aumenterà il già elevato debito pubblico italiano, oltre 1.900 miliardi, il 123% del Pil circa, di altri 2 miliardi al massimo. Al contrario, il sostegno a Mps non produrrà nessun effetto sul deficit, dal momento che l'emissione di titoli di Stato per acquistare attività finanziarie rientra nella definizione di operazione finanziaria permesse dalle regole Eurostat. La cornice normativa dei nuovi strumenti finanziari confluirà nel decreto legge sulle dismissioni del patrimonio pubblico, approvato dal governo il 15 giugno e in attesa di pubblicazione in Gazzetta ufficiale. DECISIONI Ieri intanto si è riunito il consiglio di amministrazione di Mps per decidere quale sia la cifra effettiva di cui la banca senese ha bisogno e per tracciare il piano industriale, nell'ottica del risanamento dei conti richiesto dal governo. Per quanto riguarda la dimensione degli aiuti economici, la scelta della banca senese dipenderà dall'evoluzione di un momento che risente di una congiuntura sfavorevole. L'utilizzo dei “Tremonti bond” si intreccia con i numeri del nuovo business plan 2012-15. Gli analisti già da oggi, quando il piano verrà presentato alla comunità finanziaria, vogliono vedere se la «road map» per il rimborso degli aiuti di stato sarà incastonata nell'arco temporale del nuovo business plan e con quali ipotesi. In parole povere, se il rientro dal debito con lo Stato sarà finanziato solo con la generazione interna di free cash-flow, facendo cassa anche con nuove cessioni di sportelli, o ci sarà anche un ricorso al mercato con un nuovo aumento di capitale. La generazione interna di risorse non dipende solo da fattori interni, in qualche modo gestibili dal management, ma anche da fattori esterni, come la recessione economica che penalizza l'intero comparto bancario italiano. Nel primo trimestre di quest'anno, il settore presentava prestiti con diversi gradi di sofferenza intorno al 12% , mentre la banca senese stava al 16%. Mps cercherà di compensare i minori ricavi agendo sulla riorganizzazione e sui costi, anche quelli del personale con la probabile applicazione dei contratti di solidarietà. I sindacati temono invece qualche migliaio tra esuberi e licenziamenti e su questo hanno già promesso battaglia. Due miliardi di aiuti per il MontePaschi GIUSEPPECARUSO MILANO Il presidente di Mps Alessandro Profumo, nella sede di Siena FOTO ANSA «Nel 2012 per la prima volta nella storia dell'Anpi non risulta né stanziato né deliberato alcun contributo per le associazioni combattentistiche e partigiane, con un atto che appare fortemente discriminatorio ed assolutamente inaccettabile e che lo schema di documento ministeriale trasmesso alla presidenza della Camera il 21 maggio 2012 prevede solo stanziamenti a favore delle Associazioni d'arma». Un comunicato stringato e sofferto dell'Associazione nazionale partigiani, un comunicato che non avrebbero voluto scrivere per sottolineare che quello che nemmeno Berlusconi aveva fatto, lo fa il governo tecnico di Mario Monti: tagliare i fondi all'associazione. «Esprimiamo profonda preoccupazione per il fatto che a tutt'oggi - prosegue il comunicato - ancora una previsione di contributo per il 2012 alle associazioni combattentistiche e partigiane, che già da alcuni anni si sono viste progressivamente decurtare il contributo annuo, fino a ridurlo a livelli inaccettabili (in tre anni, si è passati da 1.500 milioni complessivi a 753.000 euro!)». INTERROGAZIONE IDV L'Italia dei valori protesta. «La spending review - scrive la tesoriera dipietrista Silvana Mura - è in alto mare, come dimostra lo slittamento del decreto, ma intanto il governo ha pensato bene di tagliare quei pochi fondi che lo stato ha sempre concesso ad associazioni meritorie, come l'Anpi, che hanno svolto e continuano a svolgere un ruolo fondamentale per la cultura, la storia e la politica del nostro paese». «A seguito della denuncia pubblica, purtroppo caduta nell'indifferenza generale, dell'Associazione Partigiani sul taglio di ogni contributo pubblico da parte dello Stato - scrive Mura oggi ho presentato un'interrogazione al governo chiedendo quali siano i motivi che hanno portato a questa decisione e chiedendo all'esecutivo di rivedere immediatamente questa posizione». «Sarebbe molto grave se, quello che non ha mai fatto neppure il governo Berlusconi, fosse posto in atto dal governo dei tecnici tanto caro al presidente della Repubblica e al Pd, condannando l'Anpi all'inattività e di conseguenza arrecando un danno irreparabile all'opera di propagazione delle memoria storica e dei valori della Resistenza. Quegli stessi valori conclude - da cui è nata questa Repubblica e che hanno ispirato la prima parte della nostra Costituzione». REGIONELOMBARDIA . . . Possibili massicci tagli del personale nel nuovo piano industriale che verrà presentato oggi L'Anpi denuncia: il governo ci ha tolto i contributi VALERIORASPELLI ROMA Approvata leggecontro laviolenzasulledonne IlConsiglio regionale lombardoha approvatoall'unanimità la leggedi contrastoalla violenzasulle donne, elaborata in quattromesi di intenso impegnoda ungruppo di lavoro bipartisan. Il testo, frutto dell'abbinamentodi quattro testi presentatida Pd,Sel, dalla maggioranzaedaicentri antiviolenza attraversouna leggedi iniziativa popolare -ha l'obiettivodi varare nuoveazioni asostegno deicentri antiviolenzaedelle altreunitàdi offerta, strutture ed interventi, anche sperimentali, edidare vitaamisure di sostegnoafavore delle vittimedi violenza.La leggecondanna ogni tipo diviolenza fisica, sessualepsicologica edeconomicaeprevede l'istituzione di untavolo permanentecomposto per metàdai rappresentanti delle associazionieper metà da quelli istituzionali, con funzioni non solo consultive,ma diproposta. Prevede, inoltre la creazionedi una rete delle varieassociazioni. «Il milione dieuro stanziatoper il 2012èunacifra significativasolose verrannoemanati in tempi brevi ibandi -commenta la consiglieraPd Arianna Cavicchioli Unadilazione,vista l'urgenza dell'attuazionedegli interventi, non sarebbe in alcunmodo accettabile.Per questoneseguiremo passoa passo il processodiattuazione, vigileremo perché i tempistabiliti per l'erogazione dei finanziamenti sianorispettati». Per laconsigliera di Sel ChiaraCremonesi si tratta di«un primopassonecessario manon sufficiente. In unaRegione in cui il 57%delle donne èvittimadi molestieeabusiènecessaria unavera rivoluzionepolitica eculturale», conclude . ECONOMIA 10 mercoledì 27 giugno 2012
ILCOMMENTO ALDOSCHIAVONE Latrilogia milionaria diMissJames Pivettapag. 19 IL RETROSCENA NINNIANDRIOLO AlSacher ricordando Bertolucci Scatenipag. 18 Occhi puntati su Berlino PAOLOSOLDINI Amato: «L'Italia studi una soluzione di riserva» Intervista all'ex presidente del Consiglio. «Occorre una forma di mutualizzazione dei debiti accettabile per Berlino: la proposta Visco è meglio degli eurobond. Nel frattempo dovremo calmierare lo spread con una drastica riduzione del debito sotto il 100%. La cancelliera deve fare di più per spiegare ai suoi elettori che pagherebbero caro il crollo dell'euro». E sull'Imu: «Non penso più a una patrimoniale ma ad un uso volontario e reddittizio del risparmio». FANTOZZI APAG.7 MASSIMOD'ANTONI Il leader del Pdl s'inventa un nuovo ruolo: ministro dell'Economia in un governo Alfano. Ai suoi parlamentari riuniti alla Camera dice: «Con il 40% si può vincere. In arrivo una legge elettorale alla tedesca». Poi, a proposito della linea che l'Italia terrà al vertice Ue di giovedì e venerdì prossimi, nuovo affondo sull'esecutivo: «Siamo nell'indeterminatezza più assoluta» APAG.7 Piano Cgil: 50 miliardi per rilanciare l'Italia FRANCHI APAG. 8-9 Incontra Monti, gli dà il via libera per Bruxelles, ma dice: «Da lui assoluta indeterminatezza» Poi annuncia ai suoi: «Alfano premier, io farò il ministro» ECONOMIA Ddl Fornero c'è sempre troppo poco per gli esodati Esiste una destra responsabile? ILCOMMENTO PIETROSPATARO Guccini: col cuore per la nostra terra Joppag.17 Euro, il piano c'è. Merkel no Nel rapporto Van Rompuy si parla di vigilanza sui bilanci nazionali, redemption fund, ministro del Tesoro europeo Ma la cancelliera tedesca gela gli alleati: finché vivrò, no agli eurobond APAG.4-5 U: La partita di Bruxelles. Il capo del Governo insiste con la sua maggioranza: «Più forte se sostenuto da tutti» APAG. 2 Il veto come arma estrema IL LUNGO, SOFFERTO, COMPLICATIS-SIMOPROCESSODIGOVERNODELLA CRISI DELL'EURO e dell'Unione europea arriva al momento della verità. L'esito del Consiglio europeo di domani e dopodomani a Bruxelles dipende dalla risposta alla domanda seguente: accetterà la Germania di Angela Merkel una qualche forma di condivisione del debito? Non gli eurobond, che verranno quando verranno, ma, per esempio, il cosiddetto Redemption Fund o altri strumenti che prevedano la comunitarizzazione dei debiti oltre la soglia del 60? Sembra una questione tecnica, di quelle che appassionano solo gli addetti ai lavori. SEGUE APAG.4 Prevarremo perché la nostra causa è giusta, perché la nostra causa è fondata. La Storia è dalla nostra parte Il Tempo è dalla nostra parte AungSanSuu Kyi ANCHE SE NON È LA PRIMA VOLTACHEUNVERTICE EUROPEO VIENE CARICATO DI GRANDI ATTESE E INDICATO COMEL'ULTIMAOCCASIONEUTILEPERTROVAREUNAVIAD'USCITAALLACRISI,il senso di essere all'ultima spiaggia non è mai stato maggiore. Eppure, vista la difficoltà di comporre le divergenze, e a giudicare dalle anticipazioni, c'è il rischio che anche il vertice di domani si risolva in un compromesso al ribasso, con un sostanziale rinvio di ogni decisione sui temi più controversi, quelli potenzialmente risolutivi. SEGUE APAG.5 La sindrome da ultima spiaggia Discorso alla Camera: «Ore cruciali, restiamo uniti» CARUGATI APAG.2 ILPREMIER «Italia unita Tratterò ad oltranza» Il Partito democratico e con lui l'insieme della sinistra italiana, hanno di fronte un compito storico: quello di formare nell'opinione pubblica italiana un nuovo senso comune con al centro un progetto di rinascita dell'Italia. SEGUE APAG. 15 Etica e diritti, la sfida del Pd E Berlusconi prepara la guerriglia Sessanta ragazzini in marcia per chilometri GIANNOTTI A PAG.12 PRATO Gita tragica senz'acqua e sotto il sole: muore bimbo Sull'Europa non soffia un buon vento. Le incertezze che avvolgono il vertice Ue di giovedì si ripercuotono su ogni Paese e richiedono a tutti un robusto senso di responsabilità. In Italia purtroppo le cose sembrano andare in un'altra direzione. SEGUEA PAG.3 Staino 1,20 Anno 89 n. 176Mercoledì 27 Giugno 2012
GIUSEPPEVESPO MILANO Il presidente della Lombardia attende l'esito del congresso leghista: «Ma per ora non mi mollano» Rutelli (ri)querela Lusi «Grossolano calunniatore» Weekend lombardo per la politica nazionale, che nel bel mezzo della bufera su Formigoni fa tappa a Milano per fare il punto sul Nord e sul suo futuro. Da una parte c'è la Lega che elegge il proprio segretario al Forum di Assago, dove si tiene il congresso del partito dimezzato dalle inchieste su Belsito e Bossi. Dall'altra il Partito democratico, che convoca il forum delle assemblee regionali di Lombardia, Emilia, Piemonte, Liguria e Veneto (le Regioni a statuto ordinario). In mezzo il governatore, stretto all'angolo tra le indagini sulla Sanità e le intenzioni di abbandono degli alleati leghisti. Se alle parole di Maroni, che molti danno già come nuovo segretario del Carroccio, seguiranno i fatti lo si vedrà presto. Il congresso dovrà fare il punto anche sulle alleanze del partito, e se non si dovesse decidere di staccare subito la spina al «Celeste» comunque si dovrà dare un'indicazione all'elettorato. Il punto è che in autunno probabilmente si capirà se la primavera del 2013 porterà il rinnovo delle Camere, al quale - è una delle ipotesi in ballo - si potrebbero unire le consultazioni in Lombardia. Per alcuni è solo fantapolitica, se non altro perché non sono pochi a pensare che alla Lega le elezioni anticipate al Pirellone possano fare molto male. Più proficuo tenere sulle spine il presidente Formigoni e il Pdl per ottenere i posti chiave della Regione, o magari delle Regioni del Nord guidate dal centrodestra. In questo senso andrebbe letto il faccia a faccia tra Maroni e Formigoni previsto per lunedì. Ma sul fronte del Nord scalpita il Pd, che «con la fine del centrodestra così come l'abbiamo conosciuto» punta agli «spazi di assoluta novità» che si prospettano per il centrosinistra. «C'è una domanda di rappresentanza inevasa» alla quale va data una risposta, dice Maurizio Martina, segretario lombardo del Partito democratico. Bisogna esserci adesso, è il ragionamento, perché il rischio è che «il vuoto venga occupato dal voto antisistema», dal rifiuto della politica, «che però è una scelta priva di prospettiva». Per questo, da prima delle amministrative, Martina e i suoi omologhi nelle cinque Regioni del Nord a statuto ordinario, hanno pensato a una sorta di stati generali dal titolo inequivocabile: «Da Nord, per la ricostruzione nazionale». Il che vuol dire che la questione Settentrionale preme, perché è qui che si gioca il primo tempo del match su scala nazionale. «È evidente che qui si chiude un ciclo politico», continua Martina facendo riferimento alla sua Regione: «Il tema adesso è capire se il centrodestra si rende conto che tirare a campare è un danno per tutti, e che l'atteggiamento di chi si arrocca nel palazzo non fa bene neanche alla lega e al Pdl, che non fanno altro che allargare il solco tra la Regione e la realtà. La Lega dovrebbe dimostrare un minimo di coerenza tra quello che dice e quello che fa». Intanto Formigoni cerca di smarcarsi e passa al contrattacco. Definisce la sua maggioranza (Pdl-Lega) «salda e compatta» e capace di respingere «le strumentalizzazioni dell'opposizione», Da un lato, stringere sul fronte progressista e, dall'altro, intensificare il dialogo con le forze moderate in vista delle prossime elezioni. Si snoderà su questi due fronti la strategia di Berani. Soprattutto ora che il leader dell'Udc Casini ha auspicato un «governo politico» per il dopo Monti e detto chiaro e tondo che serve un «patto col Pd per Salvare l'Italia». All'incontro a palazzo Chigi con il presidente del Consiglio, Bersani ha ribadito il pieno sostegno del suo partito al governo, comunque vada il Consiglio europeo di domani e venerdì: «Siamo una squadra che cerca di portare a casa dei risultati». Ma il Pd vuole accelerare la definizione di un'ampia alleanza che governi dopo questa «fase di emergenza», perché le mosse di Berlusconi non fanno pensare a nulla di buono (e infatti il Pdl ha fatto capire che in assenza di risultati a Bruxelles tutto sarà possibile) e perché in questo modo si lancerebbe un segnale rassicurante oltreconfine. «Speriamo che in Europa non leggano che vuole fare il ministro dell'Economia», dice con una battuta Bersani a chi lo avvicina al Senato quando gli riferiscono che Berlusconi si è detto pronto a ricoprire questo ruolo in un ipotetico governo Alfano. Ma il leader del Pd non ha molta voglia di scherzare, di fronte a quel che sta avvenendo nell'Unione e alle esternazioni dell'ex premier. «Chi dice che bisogna uscire dall'Euro è un pazzo perché significa andare a comperare il giornale con un chilo di Lire». L'ITALIASI FACCIASENTIRE Domani si tiene a Bruxelles un Consiglio europeo che potrebbe segnare in un modo o nell'altro il futuro della moneta unica e della stessa Unione, oltre che del nostro Paese. Bersani ha affidato a Monti un mandato pieno a trattare con Angela Merkel e gli altri leader europei, convinto com'è che «o dal vertice escono risultati concreti o ci saranno danni seri per tutti, Germania compresa». L'Italia, dice dopo aver ascoltato le parole del presidente del Consiglio alla Camera, ha «le carte in regola»: «La voce per farci sentire l'abbiamo e abbiamo il diritto di usarla». E se già si è capito che finché rimarrà la Merkel in campo sarà difficile un via libera agli Eurobond, Bersani non esclude che si possano trovare «anche altre soluzioni» per affrontare il delicato tema dei debiti sovrani. A cominciare dal cosiddetto European redemption fund, che si muove nel solco tracciato dal Fiscal compact siglato dai governi europei, che potrebbe avere il via libera anche da parte della Germania e che consentirebbe un abbassamento dei tassi di interesse, prevedendo che ciascun Paese comunitario trasferisca su un fondo europeo il debito eccedente la soglia del 60% del proprio Pil. VERTICEDEIPROGRESSISTI EUROPEI Bersani ne ha parlato con Monti ma sta lavorando per «coordinare» le posizioni anche con le altre forze europee di centrosinistra. Domani il leader del Pd volerà a Bruxelles per partecipare a una riunione a cui saranno presenti tutti i leader progressisti europei. Sarà l'occasione per definire una strategia comune con la Spd tedesca, il Partito socialista francese e tutti gli altri perché, come dice Bersani, la fase delicata non si esaurirà nelle prossime 48 ore, che pure saranno «molto difficili». A Bruxelles arriveranno anche il leader di Sel Nichi Vendola e quello dell'Idv Antonio Di Pietro. Il primo ha partecipato anche alle precedenti riunioni dei progressisti e oggi sarà anche al forum “Another Road for Europe” promosso da movimenti e associazioni. Il secondo sarà nella capitale belga per partecipare a una scuola di formazione promossa dall'Idv. Presenze e assenze che in qualche modo delineano la futura coalizione di centrosinistra, anche se Vendola intende battersi fino alla fine per far entrare anche Di Pietro. I due hanno concordato di fare insieme venerdì alla Camera una conferenza stampa per chiedere un confronto programmatico interno al centrosinistra. Non servirà però a far cambiare idea ai vertici del Pd, che senza una correzione di rotta da parte dell'Idv non intendono allearsi con l'ex pm. CASINIE ILPATTOCOL PD Bersani ha pianificato un percorso che prevede la definizione di una «carta d'intenti» da far sottoscrivere a chi vuole partecipare alle primarie. E le recenti aperture di Casini a un «asse» col Pd non cambiano il programma: in autunno ci sarà comunque l'appuntamento ai gazebo e poi starà ai centristi confrontarsi con chi ne uscirà vincitore. Il leader dell'Udc teme un voto anticipato («sento un'irresponsabilità crescente») e ieri, oltre a dire chiaro e tondo che è auspicabile dopo Monti un «governo politico che unisca le forze migliori» e che «i moderati e i riformisti devono fare un patto per salvare l'Italia» che è ancora in piena emergenza, ha fatto anche capire, pur precisando di «rispettare Renzi» (il quale dice che sarà chi vince le primarie a costruire un progetto per il Paese e definire le alleanze) di auspicare una vittoria ai gazebo di Bersani: «È solido, non cambia idea dal mattino alla sera come fanno molti politici oggi». L'ITALIAELACRISI Dopo la Margherita, anche «la politica tout court esce mortificata e infangata dalla odiosa condotta di Luigi Lusi, prima predatoria e poi calunniosa». È la sintesi della denuncia per calunnia presentata ieri alla Procura di Roma da Francesco Rutelli, tramite l'avvocato Titta Madia, dopo la pubblicazione di parti dell'interrogatorio di garanzia al quale l'ex tesoriere del partito è stato sottoposto sabato scorso nel carcere di Rebibbia. Dopo la querela da parte dell'ex Margherita, arriva dunque anche quella a firma dell'attuale leader dell'Api. «Una denuncia - sottolinea Rutelli - per la mostruosa e grossolana attività calunniatrice operata in mio danno da Lusi. Pur non essendo al corrente dei contenuti dell'interrogatorio - si legge nell'atto di sei pagine sottoscritto da Rutelli - l'informato resoconto riportato dalla stampa è ampiamente sufficiente per cogliere la devastante portata calunniatrice». Rutelli sottolinea poi punto per punto quelle che ritiene incongruenze nelle versioni fornite da Lusi alla magistratura: «Si conferma - è detto nella denuncia - che non esiste alcun nesso tra il ladrocinio architettato, organizzato e gestito dall'ex tesoriere e le legittime attività politiche della Margherita-Dl». Soffermandosi sulla corrispondenza tra lui e Lusi, depositata da quest'ultiFormigoni appeso a Maroni. Offensiva Pd al Nord Il segretario del Pd, Bersani in via Sant'Andrea delle Fratte a Roma FOTO ANSA . . . Sabato gli Stati generali del Pd del Nord. Martina: se tirano a campare sarà un danno per tutti . . . Il leader dei democratici a Monti: «La voce per farci sentire in Europa ce l'abbiamo, usiamola» ... Sulle primarie: «Non cambia niente Si terranno in autunno come previsto» . . . Le elezioni lombarde sarebbero abbinate a quelle per il Parlamento nella primavera prossima Bersani e Casini: insieme per uscire dall'emergenza Il segretario Pd domani sarà a Bruxelles per un vertice con gli altri partiti progressisti europei Il leader Udc «Bisogna passare da un esecutivo tecnico a un governo politico delle forze migliori» SIMONECOLLINI ROMA 6 mercoledì 27 giugno 2012
Alessandria come Rosarno. Perché la crisi è ovunque e gli schiavi costano meno, in Calabria come in Piemonte. E anche al Nord c'è chi non rinuncia a risparmiare sulla mano d'opera guadagnando sulla pelle dei lavoratori. Operai a basso costo, come i 44 marocchini dell'azienda agricola Lazzaro, trovati venerdì scorso dalle forze dell'ordine in una cascina di Castelnuovo Scrivia (provincia di Alessandria). L'azienda è una delle realtà agricole più importanti della zona e fa parte della filiera che serve i mercati di Milano e Torino. Costretti da due anni a lavorare per 12-13 ore al giorno, chini sui campi a raccogliere ortaggi per sette giorni alla settimana, gli operai nord africani ricevevano un compenso di poco più di trecento euro al mese. Venerdì però, di fronte al rifiuto del proprietario della Lazzaro di pagare il salario, è esplosa la rabbia e i lavoratori hanno incrociato le braccia iniziando a protestare con il loro padrone. Curiosamente è stata proprio l'azienda ad allertare le forze dell'ordine credendo di riuscire a ristabilire la normalità. Ma una volta arrivati, gli uomini dell'Arma non hanno potuto fare altro che certificare lo stato disumano in cui i si trovavano i lavoratori. Deperiti, disidratati, in condizioni di affaticamento estremo, molti di loro presentavano ernie alla schiena. Quattro donne poi, non riuscendo a pagarsi un alloggio, si erano sistemate all'interno della cascina stessa. I carabinieri hanno effettuato le verifiche sui lavoratori accompagnandoli addirittura nelle loro abitazioni per recuperare i documenti. Sul posto è arrivata anche la Flai Cgil: «Ora il problema è trovare un'altra sistemazione ai lavoratori - spiega a l'UnitàValter Crespo segretario generale del Piemonte - Abbiamo chiesto l'istituzione di un tavolo di crisi, finora però non abbiamo ricevuto nessuna risposta concreta e non c'è ancora una data. Anche se - aggiunge - la provincia ci ha dato la sua disponibilità». Per la maggior parte i lavoratori sono immigrati regolari e l'obbiettivo del tavolo di crisi è ottenere la ricollocazione di queste persone su altre aziende. Una questione di cui dovrebbe occuparsi l'assessorato provinciale del lavoro che gestisce il collocamento. Nel frattempo è necessario che si arrivi presto a unasoluzione legale dell'episodio. Per ora c'è un esposto alla questura e la sospensione dell'attività aziendale, «ma - spiega Crespo - stiamo aspettando che vengano presi provvedimenti più duri». Da sabato c'è un presidio sul tratto della statale davanti alla Lazzaro. I lavoratori non hanno niente, neanche il necessario a soddisfare i bisogni primari e, a parte la Cgil, ci sono solo alcune associazioni locali che si occupano di dar loro da mangiare. Una cooperativa si è offerta di ospitare le quattro donne rimaste senza un posto dove vivere. Pochi immaginavano che anche l'industrioso Piemonte, spesso portato come felice esempio di integrazione, potesse ospitare fenomeni del genere. Tra questi c'è proprio Crespo che già un anno fa aveva messo in guardia le istituzioni riguardo il problema. Allora si trattava di trovare una definizione legislativa del caporalato, reato che fu poi introdotto in agosto con la manovra bis (e che oggi prevede la detenzione fino agli otto anni e una multa dai mille ai duemila euro per ogni lavoratore reclutato). L'anno scorso - racconta Crespo quando sostenevo che ci fossero delle probabilità che questo fenomeno si potesse sviluppare anche da noi, mi presero per un visionario. Dicevano che era una realtà che non apparteneva al Piemonte ma solo al Mezzogiorno». Per fortuna questo è il primo episodio grave ma dimostra che lo sfruttamento di lavoratori stranieri non è a esclusivo appannaggio di regioni come la Calabria, la Basilicata o la Campania. «Quelli che vengono qui per lavorare, si sente dire spesso al Nord, sono ben accetti». Evidentemente questo è vero soprattutto se sono disposti a farlo in condizioni disumane. . . . Valter Crespo: «Chiesta l'istituzione di un tavolo di crisi. I lavoratori vanno subito ricollocati» . . . L'azienda ha chiamato le forze dell'ordine dopo che i lavoratori hanno cominciato a protestare Lo «schifo» che Lino e Patrizia Aldrovandi hanno provato in questi giorni, dopo gli insulti arrivati via Facebook a loro e a Federico, ha colpito tutti, Viminale compreso. Tanto che il ministro dell'Interno ha deciso di punire Paolo Forlani, condannato per la morte del ragazzo e che fa tuttora parte della polizia di stato, per le ingiurie espresse sulla bacheca virtuale. «Frasi vergognose e gravemente offensive» le ha definite Annamaria Cancellieri, che ha disposto «l'immediato avvio di un procedimento disciplinare per sanzionare l'autore del gravissimo gesto». Una vicenda che lascia senza parole, inqualificabile come l'hanno definita un po' tutti. A cominciare dal ministro della Giustizia, Paolo Severino, ma anche Nichi Vendola e il deputato Pd Andrea Sarubbi, che ha annunciato un'interrogazione parlamentare sulla vicenda. Soprattutto, sono parole scolpite nella pietra quelle pronunciate da Patrizia, la mamma di Federico. «Ben venga il procedimento per quelle frasi e quelle parole, commenti che sentiamo ormai da troppi anni, che ci sono sempre stati, ma venuti ora alla luce a livello nazionale casualmente e solo perché li ho denunciati». «Ma il vero intervento che io e noi familiari di Federico attendiamo dal ministro è il procedimento disciplinare che porti al licenziamento degli agenti condannati per la morte di mio figlio: un procedimento che ci era stato annunciato dal capo della polizia Manganelli, che sarebbe stato aperto automaticamente dopo la sentenza definitiva ma che non era in grado di prevederne l'esito», aggiunge Patrizia Moretti che aveva incontrato Manganelli la scorsa estate a Ferrara nell'ambito della festa della Polizia «Ripeto, ora vogliamo che si intervenga davvero, e non solo a parole, alla luce della condanna definitiva dei 4 agenti». ULTIMOGRADO La Cassazione infatti ha confermato in ultimo grado la sentenza di condanna nei confronti di Paolo Forlani, Enzo Pontani, Monica Segatto e Luca Pollastri, ma tutti e quattro sfruttano i benefici che dà il provvedimento dell'indulto. La loro pena di tre anni e mezzo, ridotta a sei mesi, non sarà quindi scontata con la reclusione. Al momento, sono tutti in servizio, anche se sono stati trasferiti dalla Questura di Ferrara, dove si trovavano all'epoca dei fatti, in altre località. Non è stato immediato, durante l'inchiesta per la morte di Federico, nemmeno il loro spostamento dalle Volanti ad incarichi di ufficio. La famiglia Aldrovandi è stata risarcita dallo Stato, rinunciando alla costituzione di parte civile nel processo celebrato in primo grado dal giudice Francesco Caruso a Ferrara (sentenza nel luglio 2009). E ha ricevuto le scuse private dal capo della Polizia, Antonio Manganelli. A nome dell'istituzione che guida e rappresenta, lui stesso aveva ricordato che le norme vigenti escludono provvedimenti a carico di pubblici ufficiali fino all'ultimo grado di giudizio: l'osservazione valeva anche per i poliziotti imputati per il G8. Ma ora che anche la Cassazione si è pronunciata su Aldrovandi, sono in molti a chiedersi se sia davvero giusto e opportuno che gli agenti condannati continuino a indossare la loro divisa. ITALIA . . . La ministra: «Vergogna, ora provvedimenti» Patrizia, madre di Aldro: adesso licenziateli Schiavi nei campi, Alessandria come Rosarno A Castelnuovo Scrivia 44 marocchini costretti a turni massacranti senza stipendio La scoperta dei carabinieri. Molti deperiti e in condizioni estreme Flai Cgil: realtà in crescita al Nord MATTEOMARCELLI ROMA Schiavi nei campi, al Nord come al Sud. Molti stranieri sono sottopagati e sfruttati Insulti ad Aldrovandi Si muove Cancellieri partitodemocratico.it youdem.tv AGRITURISMO: L'ACCOGLIENZA E LA BUONA ALIMENTAZIONE DELL'ITALIA RURALE. REGOLE,SINERGIEEPOTENZIALITÀPERCRESCERE Presiede Saluti EMANUELE LODOLINI Segretario Provinciale PD Ancona MIRCO BREGA Sindaco Montecarotto Ore 10 Relazione introduttiva SUSANNA CENNI Dipartimento nazionale Economia e Lavoro PD Commissione Agricoltura Camera dei Deputati GIUSEPPE GANDIN Presidente nazionale Turismo verde – CIA GIORGIO LO SURDO Direttore nazionale Agriturist – Confagricoltura Interventi programmati: LUCIANO AGOSTINI Parlamentare PD Commissione Agricoltura FABIO BADIALI Consigliere Regionale PD Marche Presidente Commissione agricoltura, attività produttive, turismo PIETRO TARASI Vice Presidente nazionale Terranostra agriturismo e ambiente-Coldiretti PAOLO PETRINI Assessore Agricoltura Regione Marche ARMANDO CIRILLO Responsabile Nazionale Turismo PD MAURIZIO MELUCCI Assessore Turismo Regione Emilia – Romagna ENZO LAVARRA Presidente Forum nazionale Agricoltura PD CASAGRANDE ESPOSTO Commissario straordinario Provincia di Ancona PATRIZIA MONTECAROTTO (AN) SABATO 30 GIUGNO 2012 ORE 9.30/13.30 TEATRO COMUNALE PALMIRO UCCHIELLI Segretario Regionale PD Marche SALVATOREMARIARIGHI ROMA mercoledì 27 giugno 2012 11
«MACHEBELLACOSA,SÌ.SONCONTENTOCHESIAANDATO TUTTO BENE. MA HAI VISTO CHE ROBA? IL SESSANTA PER CENTO DEL CANTAUTORATO ITALIANO STAVA LÌ, L'ALTRA SERA. ED ERA EMILIANO... DIVERTENTE». Prendetevi questo Guccini di buon animo, quasi allegro. L'avete visto oppure no sul palco dello stadio bolognese? Ha cantato seduto, accanto a una magnifica Caterina Caselli, all'inizio di un gran fiume di musica dedicata alle sofferenze di chi, in Emilia e altrove, sta patendo le pene dell'inferno, dopo il terremoto. Ci sono migliaia di persone che stanno in tenda 24 ore su 24, sole e afa mentre altre migliaia si danno da fare per tirar su mattoni antichi e capannoni nuovi, confortati dall'aiuto di tanti volontari venuti da tutto il paese. Tra polvere, sudore e canzoni, tira un'aria praticamente bella di un'Italia che la cronaca, non per colpa sua, non ha inquadrato nel corso degli anni più recenti. Francesco,davvero un'altra Italia? «Certo quella che mi piace di più. E accaduta una cosa strana l'altra sera. Non si ripeterà, è stata unica perché spero non ci sarà più bisogno di mostrare “i muscoli” di una solidarietà tanto stretta e impegnativa. Voglio dire che non voglio pensare ad altre disgrazie così grandi, ecco. Ma la cosa unica e nuova è il fatto che su quel palco una terra si è guardata allo specchio senza vanità e senza ferire gli altri alla ricerca di una identità chiusa, egoistica. Quel palco ha detto molto: che l'identità è una fabbrica sempre aperta, che la terra è parte di quella identità solo se sta in un contesto più ampio che guarda agli altri come risorsa e ancora come parte di questa identità. Mi vengono parole grosse, ma dev'essere colpa tua... ». Neanchepersogno.Dev'essereperchéfinquichi come la Lega ha predicato l'identità e il territorio come suo unico collante, ha spinto la questione del“chisiamo”inunastanzabuia,senz'ariaesenzaprospettiva... «Aspetta: è stata una bellissima serata che credo in molti hanno seguito alla tv anche perché sul palco non agivano gelosie, invidie. Chi conosce il mondo sa che invece tutto questo è di casa in un rosario di artisti tanto ampio e vario. Intanto, devo ringraziare Carletti (Nomadi, ndr) perché è lui l'inventore del concertone e ha voluto dividere con me la paternità della cosa: sta scritto da qualche parte che io sarei tra gli ideatori. Ma è tutto merito suo. Mi era venuto a trovare con Flacco (grande e storico chitarrista di Guccini, ndr) e mi aveva detto: ci stanno tutti, tutto gratis. Ho detto sì. Poi, mi ha telefonato la Pausini che è una carissima ragazza: voleva che cantassi qualcosa con lei. Dovresti sentire la voce della Pausini: bellissima, con quell'accento emiliano così marcato. Insomma, non potevo e mi dispiaceva: le ho spiegato che ero già d'accordo con Caterina Caselli... ». ApropositodiCaterinaCaselli:sonoancorastorditoperlabellezzadellasuainterpretazionediInsieme a te non ci sto più.. «Grande Caterina, grande. Non cantava da più di quarant'anni e si è buttata nella mischia per pura generosità. Prova a stare zitto così a lungo, poi sali su un palco davanti a decine di migliaia di persone e intona. Chi lo fa? Solo il cuore te lo fa fare. E lei lo ha fatto, timida, emozionata come una ragazzina. E brava, anche quando ha cantato con me Per fare un uomo... ». «Ci voglion vent'anni», anche se canti in un altro pezzochea quell'età«si èstupidi davvero».. «Non sono sicuro, ma credo di non averla mai cantata, registrata in qualche disco, la cantavano i Nomadi, anche Caterina... Comunque devi sapere che abbiamo fatto delle prove sommarie ma è andato tutto benissimo. È stato il trionfo della professionalità, gran professionismo sul palco, l'altra sera... ». Manonc'eragentegiovanissimadavantiaimicrofoni,anchesequalcunodivoipareabbiaunritrattomagico insoffitta. «Non io, accidenti... ». Dev'essereperché ti guardipocoallo specchio... «Lascia stare: a 72 anni si vede bene che non ho più voglia di star lì a correre sui palchi, guardo la televisione a mezzo metro di distanza... Così non ti perdi niente... Avevidetto chestai per mettere insieme un nuovodisco... Piano con le parole. Ho detto che ho delle canzoni pronte, un altro paio le sto sistemando, magari a ottobre o più tardi entro il sala di registrazione... ». Temi? «Canzoni tristi... ». Onnò! «Sempre per via dell'età e dei tempi che stiamo attraversando: un po' di sfiga, ricordi, marinai senza vascello. Insomma, tocchiamoci laggiù». Arrenditi, sei di buonumore. Ma almeno un titolo incazzato? «Scordati l'Avvelenata.Ma il Testamentodelpagliaccio è una bella presa in giro». INTERVISTAAFRANCESCOGUCCINI Lasolidarietà èunafabbrica sempreaperta INMEMORIA : GliamicidiGiuseppeBertolucci, incontroalSacherdiRoma P. 19 LETTURE : Latrilogiamilionaria(eunpo'piccante)dellasignoraJames P. 20 FRONTEDELVIDEO : In televisione la lotta tratitanidell'excentrodestra P. 21 U: «Ilconcertoper l'Emiliahadimostratochesuquelpalco unaterrasièguardataallospecchiosenzavanitàesenza ferireglialtri conun'identitàchiusaorespingente» TONIJOP ROMA mercoledì 27 giugno 2012 17
ILCASO NATALIA LOMBARDO nlombardo@unita.it Come previsto, il Pdl ha bloccato il rinnovo del Cda Rai facendo mancare il numero legale in commissione di Vigilanza. E rinfrescando il sempreverde asse con la Lega, che non si è presentata a Palazzo San Macuto mentre aveva annunciato di votare scheda bianca. Un set di una partita più ampia, dallo scambio sul Senato federale e il presidenzialismo, al sostegno del Cavaliere a Monti. «Cosa vuole il Pdl?», chiede Bersani, ha impedito di cambiare le norme, ha preteso di procedere alle nomine, noi siamo stati coerenti e non abbiamo nominato nessuno senza bloccare la Rai», ora abbia «un minimo di senso di responsabilità». Il presidente della commissione, Sergio Zavoli, ha annunciato «in tempi brevi» il nuovo voto, stasera l'ufficio di presidenza lo fisserà per martedì 2 luglio (il 3 si riunisce l'assemblea degli azionisti). Sarà passato lo spartiacque del vertice europeo, intanto il Pdl cerca di screditare le scelte di Monti, tirarla per le lunghe, sfiancare i vertici designati e mantenere in sella Lorenza Lei. O far saltare il nuovo Cda. Basteranno le rassicurazioni del premier alla futura presidente Anna Maria Tarantola e al direttore generale designato, Luigi Gubitosi? Sembra che il manager con una lettera di dimissioni dalla Bank of America sulla scrivania, fosse tentato di non finire nel pantano di viale Mazzini. L'azienda è «completamente paralizzata» dicono gli interni. Il primo a sperare che si esca dal «pantano» è il presidente Paolo Garimberti in una telefonata a Zavoli: «L'indeterminatezza non giova alla Rai che ha bisogno di orizzonti temporali e gestionali certi». L'Usigrai minaccia lo sciopero, i sindacati dei sit in a San Macuto, i dirigenti sono «sconcertati». Nulla si decide, dal come affrontare il forte calo di spot alle pratiche minime (come registrare la testata on line del Radiocorriere tv). Il mercato è fermo, gli Europei hanno dato un po' di fiato alle casse Sipra ma le Olimpiadi estive fruttano meno; la racconta pubblicitaria è un meno 17% rispetto allo stesso periodo del 2011, le rosee previsioni di spot per un miliardo di euro sono già scese a 900 milioni e potrebbero calare ancora. Una condizione che Berlusconi ha tutti (i conflitti) di interessi a mantenere sul piano politico e come capo azienda. PUBBLICITÀMENO 17% Così ieri alla mezza ha impartito il «fermi tutti» ai suoi parlamentari e i capigruppo Gasparri e Cicchitto hanno scritto a Zavoli: «Sono sopraggiunti altri impegni» («Curiosi...» dice Bersani). Alle 14,30 a Palazzo San Macuto si sono presentati 19 commissari su 40: Pd e Terzo Polo, ma anche l'Idv Pardi che, in contrasto con Di Pietro, vuole votare per non regalare al Pdl il quarto consigliere (basta un voto leghista). L'ex pm ha risposto alle donne di Se non ora quando: giusta la vostra battaglia per il 50%, ma l'Idv non partecipa alla spartizione. Comunque ieri Pardi, il radicale del Pd Beltrandi e il liberale Sardelli non hanno preso la scheda ma c'erano. Il Pd ha votato per Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo, ma non è valido. Il capogruppo Pd Morri accusa le «difficoltà di Lega e Pdl, i dissensi interni per ricreare un asse che garantisca loro 4 su 7 dei membri del Cda» e chiede che il governo convochi un vertice di maggioranza e richiami all'ordine il Pdl. Una «sceneggiata da Prima repubblica», commenta Flavia Perina di Fli, Beltrandi denuncia «prove mal riuscite di lottizzazione». «Dobbiamo andare avanti con i toni della responsabilità che abbiamo: se togliamo la fiducia al governo ci addosserebbero la colpa e sarebbe una catastrofe. Lo pensano anche a Bruxelles e alla Casa Bianca». Berlusconi “salva” Monti dall'ala oltranzista degli ex An che vorrebbe il voto a ottobre. Al punto da scrivere una lunga lettera, destinata alla pubblicazione su un giornale, in cui si spertica per la causa europeista. E “salva” Alfano dalle maldicenze sull'avergli segato la poltrona: «Angelino farà il premier e io il ministro dell'Economia». Chissà se è un retaggio del malumore verso Tremonti. Di certo la direzione del Pdl - ridotta a un lungo intervento di Silvio - non scioglie nessun nodo. Tutti i problemi rimangono in campo: l'ambiguità del Cavaliere («Sono a disposizione»), la trattativa con la sinistra sulla riforma elettorale proporzionale alla tedesca, la presenza di variopinte liste svuota-partito («Sono contrario ad arlecchinate perché puoi vincere ma poi è difficile governare, però non dobbiamo rinunciare a Sgarbi, ai pensionati» etc etc). Dopo Fiuggi non è cambiato nulla. A parte, in peggio, il giudizio su Casini: «È cinico, guarda dove gli conviene andare. È un mostro che si aggira tra i conservatori, un mascalzone politico. Ma se va a sinistra si porta dietro solo un 10% dei suoi elettori» Berlusconi convoca (con scarsa convinzione, ha anche pensato di annullarla) la riunione al mattino, la aggiorna a dopo il suo incontro con Monti, illustra nel pomeriggio la linea che i parlamentari sono «pregati» di tenere in queste votazioni cruciali. Poi si rende conto che, nel momento in cui il premier sta per prendere la parola nell'aula di Montecitorio, ad ascoltarlo c'è solo il «pregevole» (parole di Fini) Frattini. I banchi del partito sono vuoti. Uno sgarbo che presterebbe il fianco a interpretazioni negative sull'afflato tra l'ex premier e il suo successore. Così i deputati vengono spediti di gran corsa nell'emiciclo. La discussione, in cui molti dirigenti avrebbero (sulla carta) voluto dirgli che se Casini alla fine ha stretto il patto con il Pd è anche per il suo pervicace diniego a lasciare spazio ad Alfano e alla costruzione di un Ppe moderato ed europeista, perciò non ha luogo. Prima aggiornata alla serata, poi rinviata alla settimana prossima. Dopo il summit di Bruxelles, quando sarà possibile capire se Monti è tornato «a mani vuote» e quali contraccolpi la situazione posa avere sulla politica italiana. Il bicchiere è mezzo pieno e mezzo vuoto, quindi. C'è l'irritazione degli ex An che speravano in una direttrice diversa dal sostegno all'esecutivo. «Perché non ci dice chiaramente cosa vuole fare? - brontola Matteoli - Non lo sa nemmeno lui...». Delusa anche Daniela Santanché. Ma ci sono anche le staffilate berlusconiane a Monti: «Mi ha detto che sul vertice c'è un'indeterminatezza totale». I giochi, insomma, potrebbero riaprirsi già lunedì, insieme ai mercati finanziari. Anche perché i numeri squadernati dal leader sono impietosi: «Abbiamo un problema coi nostri elettori. Il 78% non è più in sintonia con il nostro sostegno al governo». Secondo i suoi sondaggi il 36% della base elettorale continua a votare per il Pdl, il 54% si è rifugiato nell'astensionismo o nella scheda bianca, i 10% ha scelto Grillo. Tutta gente che Berlusconi conta di recuperare con un progetto «vincente». Il problema è che nessuno capisce quale sia. «Più gli chiediamo di farsi da parte - ammette sconsolato un deputato “moderato” - Più lui invade il campo. Ma così è come tessere la tela di Penelope...». Nonostante i distinguo, pochi dubitano che ci sarà una pletora di liste civiche. Annagrazia Calabria, coordinatrice della Giovane Italia, sarebbe stata incaricata di selezionare la formazione under 35: non solo «facce carine», come ironizzano gli ex An, ma anche studenti e giovani professionisti. In questo senso i gruppi di studio della convention di Fiuggi rappresentano un primo “vivaio” da cui pescare. Ma ad allarmare il gruppo dirigente di via dell'Umiltà è la consapevolezza che, tra le molteplici exit strategy, Berlusconi continua a cercare un leader alternativo nella società civile. Da Montezemolo a Federico Grom dell'omonima catena di gelati ad Alessandro Benetton. Per il momento non lo ha trovato. Ma è chiaro che un'ipotetico listone nazionale con un giovane leader estraneo ai «vecchi riti della politica politicante» e la benedizione del padre nobile comporterebbe un'emorragia di voti dal Pdl. E dato che l'eventualità resterà in campo fino all'ultimo momento utile, è già cominciata la schiera di deputati, semi-big o peones, in processione da Silvio per ottenere «in via riservata» la promessa di ricandidatura. Il punto è capire dove. Una sorta di versione seria della battuta di Gasparri. «Ho 50 anni e un cane. Dove mi colloco?». Il premier Mario Monti stringe la mano a Silvio Berlusconi, in un incontro a Palazzo Chigi FOTO AP L'assePdl-Lega risorto inSenatosulle riformehaavuto unabattutad'arresto: nonè passatoper unsoffio in commissioneAffariCostituzionali l'emendamentoaprima firmaRoberto Calderoliper introdurre inCostituzione ilSenatoFederale(riducendo isenatori formalmentea250 ma, con i rappresentantidelle regioni, si arriverebbea311, 4 in meno degli attuali). Il voto èfinito 13a 13con l'astensionedecisiva (che in Senatovale comeun no) delpresidente della commissioneCarlo Vizzini, exPdl. Ma l'assePdl-Lega,che siè ritrovatosullo scambiotra federalismoe il sì leghistaal presidenzialismo,nons'arrende. E oggi, quando ilSenato federale sarà messo ai votinell'aula,ha intenzionedi riprovarci. AngelinoAlfanoparlaesplicitamentedi un'alleanzache «risorge»grazie al “biscotto”sulle riforme istituzionali. Polemicasulleparole diSchifani, che ha inqualche modo difeso laproposta leghista.«Si tratterebbe diun taglio verodelnumerodi senatori». La capogruppoPdAnna Finocchiaro l'ha accusatodiessere«garante» delpatto Pdl-Legache stademolendo l'intesa faticosamenteraggiunta daPd, Pdle Udcsulla bozzaViolanteche prevede la riduzionedei senatoria254, mentre il tagliodeideputati a508è giàstato approvato.Sullacarta,Pdl eLegahanno inumeri (ancheserisicati)per far passare il Senato federale. . . . Nuova giravolta dell'ex capo del governo che rilancia la legge elettorale alla tedesca . . . Per le elezioni si lavora ancora su liste under 35 e su un «candidato imprenditore» esterno Lo stop al voto anticipato gela i falchi ex An e la Santanché La battuta: «Alfano premier, io titolare dell'Economia». Poi salta la discussione: in aula c'è Monti... SEGUEDALLAPRIMA Si stanno addensando nubi pesanti su Palazzo Chigi. La minaccia, ancora una volta, viene da destra. Il ritorno sulla scena di un aggressivo Berlusconi rischia si far saltare il fragile equilibrio della «strana maggioranza» che sostiene Monti. Sono troppi gli strappi che si fa fatica a pensare che si tratti solo di un movimentismo tattico. Il Pdl è ormai lacerato da tensioni e conflitti che nessuno riesce più a tenere la barra dritta, figurarsi un segretario che agisce sotto la tutela del suo ingombrante predecessore. Sono molti i segnali che disegnano questa strategia di guerriglia politica. Anche ieri dopo il pranzo con Monti, nonostante abbia assicurato il sostegno, Berlusconi non solo ha lanciato quella pesante accusa («dal premier una indeterminatezza assoluta») ma con i suoi è stato più netto ricordando che l'elettorato del Pdl apprezzerebbe un gesto di rottura. Il Cavaliere per ora non si spinge oltre, sa che una crisi di governo oggi avrebbe più costi che benefici. Ma l'impressione è che quel per ora abbia un peso forte. Per ora no, domani non è escluso. Dipende dall'esito del vertice di Bruxelles e se Monti dovesse tornare a mani vuote Berlusconi avrebbe il pretesto per accendere i fuochi. Ormai il rapporto tra il Pdl e Monti è pieno di incognite. La resistenza sulla legge anticorruzione è arrivata al punto da mettere in forse l'approvazione. Sulla legge elettorale le continue giravolte hanno rallentato i lavori e la dirompente proposta del semipresidenzialismo sta facendo saltare il tavolo. La Rai, azienda paralizzata, non riesce ad avere un nuovo Cda perché proprio ieri l'asse tra Pdl e Lega ha fatto mancare il numero legale in Vigilanza. Ce n'è abbastanza per capire che non si tratta di incidenti di percorso. Si tiene Monti sulla graticola, si procede con un'operazione di logoramento. Questo succede mentre l'Europa rischia il crac. Sappiamo che chiedere senso di responsabilità a Berlusconi è come parlare alla luna. Ma la domanda, in queste ore più drammatica, è se esista in Italia una destra responsabile. Se ci siano forze e uomini dentro il Pdl in grado di smarcarsi da un gioco che condurrebbe al massacro del Paese. Se ci sono - e non c'è dubbio che ci siano, anche se nascoste - è il momento che vengano fuori e che contrastino una linea che porta dritti al voto anticipato. Per fare in modo che la legislatura si concluda nel 2013 non si possono legare le mani al governo né obbligare gli altri due pezzi della maggioranza (il Pd e l'Udc) ad accettare veti su parti significative del programma, rendendo improduttivo l'impegno assunto con il premier e con il presidente della Repubblica. Non è accettabile. Se la strategia della destra avesse davvero come approdo le elezioni a ottobre occorrerebbe rispettare un punto del patto: si cancelli il Porcellum, si approvi almeno una nuova legge elettorale. È la condizione minima per ristabilire un confronto con un'opinione pubblica giustamente insofferente. Ma intanto speriamo che da Bruxelles arrivino buone notizie. Pdl e Lega fanno saltare le nomine Rai Per oraevitato il “biscotto” Lega-Pdl sulle riforme Silvio si finge europeista e vuole fare il ministro FEDERICAFANTOZZI ffantozzi@unita.it Ma esiste in Italia una destra responsabile? ILCOMMENTO PIETROSPATARO mercoledì 27 giugno 2012 3
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Eugenio Mazzarella Deputato Pd La tiratura del 26 giugno 2012 è stata di 94.107 copie SEGUEDALLAPRIMA Il ventennio berlusconiano, e non solo quello, ha riempito di tossine il costume civile e l'intelligenza critica del Paese: il lavoro da fare è perciò difficile e impegnativo. Per svolgerlo, bisogna essere capaci di mettere in campo una cultura dell'emancipazione, dell'equità e della cittadinanza quale mai si è riusciti finora a produrre nella storia nazionale. I suoi elementi non si trovano già pronti nelle nostre tradizioni, più o meno aggiornate ai problemi del presente. Vanno costruiti con uno sforzo di elaborazione originale, in cui la scelta e il gusto dell'innovazione mettano in grado di anticipare il futuro, e di trovare soluzioni avanzate e convincenti. C'è bisogno di creazione, piuttosto che di sintesi. Non si tratta di collegare in maniera più o meno coerente pezzi delle eredità ricevute (tradizione cattolico-democratica, tradizione socialista, e così via), ma di essere in grado di oltrepassarle di slancio, e di proiettare in avanti il nostro pensiero. In questo senso, il documento messo a punto dal Comitato diritti del Pd può essere considerato un passo avanti di una qualche importanza. Certo, avrebbe potuto essere, in alcune sue parti e formulazioni, più incisivo, meno scolastico, più coraggioso, e con un maggior numero di proposte. Lo stile avrebbe potuto essere più accattivante e meno da documento politico. Ma la strada mi sembra nel suo insieme quella giusta, e gli abbozzi di analisi che vi sono contenuti mi pare spesso colpiscano il segno. Mi riferisco in particolare a tre temi, che considero di grande rilievo: il rapporto fra tecnica e vita, quello fra eguaglianza e differenza, e la ridefinizione della famiglia. Oggi la nuova potenza della tecnica le sta consentendo di intervenire sugli stessi fondamenti biologici della nostra esistenza, di modificare i confini tra la vita e la morte, di creare una sempre più ampia zona grigia dove naturale e artificiale si confondono, in un intreccio che è il motore della nuova civiltà. È una nuova condizione dell'umano, la “morte del naturale”, che si riflette non solo sul piano operativo, ma su quello etico e dei comportamenti, e ha determinato quell'enorme aumento di bisogni, di desideri, di soggettività e di consumi che sta sommergendo il nostro tempo. Una moltiplicazione e un'espansione dei piani di vita individuali la cui crescita disordinata sta logorando le risorse del pianeta: non solo quelle naturali, ma anche quelle che potremmo chiamare “storiche”, accumulate attraverso millenni di lavoro umano – pensiamo, ad esempio, alle nostre città. Una domanda capitale si impone di fronte a questo stato di cose: quanto della nuova potenza tecnologica dovrà incontrare i nostri progetti di vita passando attraverso la forma della merce e del mercato, e quanta invece dovrà essere accessibile al di fuori di questa mediazione. Noi sappiamo bene che la soluzione non può essere quella di ridare semplicemente allo Stato ciò che togliamo al mercato. Si tratta di mettere alla prova nuove forme di razionalità sociale – lavoro, territorio, conoscenza, costruzione di sé – in grado di esprimere attraverso altre strade una nuova relazione fra individuo e collettività, fra bene comune e identità soggettiva. Un compito enorme, ma ineludibile. Le tradizioni democratiche dell'Occidente hanno fatto sinora di un'idea forte di eguaglianza un elemento costitutivo della loro presenza. Ed è evidente che questo pensiero debba restare una stella polare della nostra cultura. Ma quale eguaglianza? Anche su questo dovremo riflettere molto, per preparare il futuro. Il tramonto della grande industria meccanica nei Paesi avanzati del pianeta e la fine del lavoro operaio come principale produttore di ricchezza sociale hanno messo in crisi il modello di eguaglianza proprio della cultura socialista, che aveva dentro di sé l'odore del carbone e del ferro. Il lavoro postindustriale non è né socializzante né intrinsecamente egualitario, come quello della grande fabbrica. L'idea di eguaglianza ha così perduto il suo centro propulsore. Dobbiamo trovarne di nuovi, partendo da un'idea non seriale e non ripetitiva di eguaglianza, fondata più sulla cittadinanza che sulla produzione, e in grado di integrare dentro di sé un'idea altrettanto forte della differenza, delle diversità, dell'irriducibile specificità di ogni piano di vita individuale. Mai così eguali e mai così diversi: questa deve diventare la nostra bandiera. Blocchi espansivi di eguaglianza, in un oceano di differenze. Infine, la famiglia. La vita esiste solo entro le forme: forme della tecnica, e forme della socialità. La famiglia è appunto una forma sociale primaria che ha organizzato a lungo la socialità più elementare delle nostre vite. La sua origine non ha nulla di misterioso, e non riflette alcuna pretesa naturalità: essa si è imposta perché assicurava un formidabile vantaggio evolutivo ai gruppi che l'adottavano, rispetto alle comunità di branco, legato a un miglior controllo della funzione riproduttiva. Essa è storia, e solo storia, e dunque continua trasformazione. L'ultimo cambiamento – risultato di una grande novità economica e culturale legata alla rivoluzione industriale di due secoli fa – ha messo per la prima volta al suo centro in Occidente l'amore dei coniugi: pulsioni, fantasie, affettività che il mondo moderno aveva fatto emergere e cui aveva dato voce (da Hegel a Thomas Mann). Ma se la famiglia moderna è fondata solo sull'amore, la radicalità dell'enunciato si carica di importanti conseguenze. La prima è che, oggi, la trama dell'amore non può essere più ridotta entro la cornice dell'eterosessualità, quando ormai l'urgenza della funzione riproduttiva si è spenta per tutta la specie. Quel che oggi rimane al centro della famiglia è nient'altro che una dialettica dei sentimenti e delle diversità che possiamo sganciare dal “maschile” e dal “femminile” così come si sono storicamente dati. Anche le differenze di genere sono storia, e solo storia. Un autentico progetto di emancipazione passa anche per questa scoperta. Ilpunto Valutazione professori Correggere subito ÈUNANOTIZIACHENONÈUNANOTIZIA,LADE-CISIONEDELL'ASSOCIAZIONEDEICOSTITUZIONALISTI italiani, presieduta da Valerio Onida, di impugnare davanti al Tar il regolamento sui criteri e parametri per la valutazione dei candidati e sulle modalità di accertamento della qualificazione dei commissari a fini dell'attribuzione scientifica nazionale per l'accesso alla prima e seconda fascia dei professori universitari. Una non notizia perché le motivazioni di ricorso per illegittimità erano del tutto prevedibili e ampiamente note e annotate ai soggetti interessati all'estensione del regolamento, il ministero innanzi tutto, o coinvolti come “prestatori d'opera” (di criteri, parametri o altro), sostanzialmente l'Anvur. Era del tutto prevedibile che si potesse ritenere lesivi dei principi di eguaglianza e ragionevolezza, come oggi annotano i costituzionalisti, la scelta, per le materie umanistiche, di dividere le riviste in fasce di merito, deducendo, da quelle in classe A, mediane di accesso alla valutazione; ma più in generale, e questo vale per tutti i settori, definire criteri retroattivi definiti ora per allora, alla cui luce giudicare carriere di studiosi costruite in decenni di lavoro in assenza, e ignoranza soggettiva ovvia, di quei criteri; la cui definizione per altro è controversa, per la spinta che può dare al conformismo scientifico a scopi di carriera accademica. A parte i rilievi del Cun che pure ci sono stati, in Commissione cultura della Camera il Pd è giunto a votare contro il regolamento nel parere di legge previsto, anche per i motivi succitati. E sempre il Pd, su iniziativa di chi scrive, ha organizzato mesi fa un importante convegno sulla valutazione della ricerca in ambito umanistico, presenti ministro, vertici Anvur e Crui, dove i rilievi mossi all'iter del regolamento furono, e per tempo, quelli che oggi per iniziativa dei costituzionalisti saranno oggetto di pronuncia del Tar. Bisogna dire che il ministro Profumo se ne era reso conto, proponendo di sospendere le previsioni di legge della Gelmini per il conseguimento dell'abilitazione nazionale fino al 2014, e nel frattempo di sperimentare un nuovo meccanismo concorsuale. Condivisibile la preoccupazione, molto meno l'ennesima implementazione normativa, che avrebbe innestato altri motivi di contenzioso e al di là di questo contribuito di fatto ad un irrigidimento del blocco delle carriere dei ricercatori e dei docenti già in atto da troppi anni. Se si fosse dato ascolto a chi sosteneva che non si poteva giocare una partita di calcio con la regola che per vincere bisognava mandare la palla in rete, e solo dopo venire a sapere, a reti fatte, che quelle valide erano solo quelle segnate a seguito di corner, forse non si sarebbe arrivati a questo nuovo rischio che si fermi tutto: scorrimenti di carriera e nuovi ingressi nell'università – ciò di cui c'è disperato bisogno. Allora cosa fare? Penso si possa esplorare una correzione ministeriale a tambur battente che sospenda il vincolo dei criteri contestati per accedere all'abilitazione. Sarebbe un esercizio di buon senso ex post in grado di farci ripartire. METTIAMOLACOSÌ,COMELAMETTEREBBEUNFI-SICO(UNODIQUELLICHENONPERDEILCONTATto con la realtà, per professione, insomma): il futuro non esiste. Esiste l'immaginazione del futuro e persino la curiosità di scoprirlo in un baleno, o piuttosto la volontà di costruirlo cambiando lo stato delle cose. È sui problemi del presente, che occorre intendersi. Per la verità, anche il presente non esiste, l'esperienza è già passata. Le “generazioni politiche” non possono che formarsi su una lettura del passato, dove sono le radici dell'ingiustizia e dell'offesa qui e ora. Il passato come riferimento mitico, d'altra parte, è valso soprattutto per i movimenti “rivoluzionari” (rivoluzione, si può usare, è ormai parola a buon mercato nel cloroformizzato lessico politico italiano). Persino il fascismo, unico tra i movimenti “rivoluzionari” con specifica impronta “giovanilista” e “futurista”, fu costretto a rifarsi ad un passato mitico, e se lo scelse remoto. Tutto questo per dire che se è sul presente (e sul passato prossimo) che con Matteo Renzi non ci intendiamo. È grossolano liquidare le iniziative di Renzi come incontri di “destra”. La sua è una polemica tutta interna al centrosinistra: chi esagera, in lui vede il Tony Blair che non abbiamo mai avuto. Il “progetto” è stato un po' sacrificato l'altro giorno a Firenze, Renzi parla d'altro. Però si possono riprendere le “cento proposte” del Big Bang di un anno fa: la riedizione di mille e cento cose già dette e sentite in questi anni in cui un dibattito di idee a sinistra, ignorato dai giornali, pure c'è stato. Il riferimento è a un impianto politico-culturale che ha trovato la massima espressione nel new labour, ma che ha caratterizzato anche il “Pd originario” del Lingotto. Solo che gli anni non passano invano, nemmeno a sinistra. Da allora il mondo è cambiato, quelle idee sono state del tutto insufficienti a evitare che il mondo si guastasse e l'economia finisse in bancarotta. Nell'Italia ingessata, è senz'altro necessario ancora oggi liberalizzare laddove sono inaccettabili incrostazioni corporative, ma molti dei “fondamenti” del Lingotto sono drammaticamente caduti. La dichiarata coincidenza di interessi tra capitale e lavoro (tra Calearo e Boccuzzi, quindi), uniti in nome dell'innovazione, è stata un'illusione colpevole di fronte alla distorsione speculativa della finanza a cui molti manager (compreso quello con cui Renzi stava e forse sta ancora “senza se e senza ma”) sono molto più attenti che ai loro prodotti. Ben al di là del mezzo fotografico utilizzato, a Renzi manca uno sguardo al ventre dell'Italia e un pensiero critico sul mondo. Con sgomento si possono cercare e non trovare tra i suoi discorsi (e pure tra le “cento mosse”) parole meno che banali sul Sud e il Mediterraneo, o - specie in vista del 28 giugno - anche un solo cenno all'Europa. Se davvero avesse uno sguardo alla società e non alle cose della politica, suonerebbe a lui stesso ridicola la denuncia di “egualitarismo” che rivolge alla sinistra, nel Paese in cui le disuguaglianze sociali (e perciò generazionali e territoriali) e le divaricazioni tra opportunità e destini individuali negli ultimi vent'anni sono cresciute oltre ogni limite. È dunque il punto di vista che deve cambiare, anche sugli strumenti. Primarie e limiti di mandato servano ad affermare su base popolare l'urgenza di una politica diversa da quella che fin qui abbiamo avuto: che governi un conflitto sociale di cui, a Firenze o altrove, è stupido o colpevole non parlare; che si doti da Bruxelles a Roma di leve di azione pubblica che favoriscano investimenti in nuove produzioni e colpiscano le rendite, che riformino per potenziare il sistema di formazione e tutele sociali. Altrimenti, tra scoraggiamento, inoccupazione e nuove povertà, lo scacco dei bisogni materiali insoddisfatti sacrificherà libertà, gentilezza, e persino onore. Da Prometeo in poi, è ai “deboli” e agli “offesi” che occorre un'idea di progresso. Ecco, pure partendo da Firenze, si deve tornare sempre alla Grecia. L'intervento Renzi e il pensiero critico che manca Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 Maramotti Il commento Etica e diritti, i meriti del comitato Bindi Aldo Schiavone Giuseppe Provenzano COMUNITÀ mercoledì 27 giugno 2012 15
Recep Tayyip Erdogan lancia la sua personale sfida all'ex alleato Bashar al-Assad, annunciando reazione immediata a qualsiasi «rischio o pericolo per la sicurezza in arrivo dalla Siria alla frontiera turca» e dichiarando sostegno al popolo siriano «finché non sfuggirà dall'oppressione e dal massacro di questo dittatore e della suo clan». Le due cose sono strettamente collegate, testimoniano le analisi sui movimenti al confine tra i due Paesi ai ferri corti da mesi, e ora in aperto duello dopo l'abbattimento, venerdì scorso, di un caccia turco da parte dell'esercito siriano. A ridosso della frontiera, in territorio turco, infatti, i ribelli siriani cercano di organizzare una rete via via più integrata per affrontare l'esercito siriano. Ovviamente con il benestare e il supporto turco. RESA DEICONTI L'escalation verbale è da scenario di guerra. ll regime di Bashar al-Assad, «è diventato una chiara minaccia imminente per la sicurezza della Turchia», insiste Erdogan, che in Parlamento ribadisce il cambiamento delle regole di ingaggio delle forze armate: se le truppe siriane si avvicineranno al confine, saranno considerate una minaccia militare. L'abbattimento dell'F-4 Phantom, insiste il premier turco, è stato «un attacco scellerato» da parte della Siria. «Il nostro aereo è stato colpito mentre si trovava nei cieli internazionali ed è poi precipitato in acque territoriali siriane. C'è stata la volontà di abbatterlo». Secondo Erdogan, il volo era disarmato e si trovava nella zona per collaudare un nuovo radar. Questa versione è stata presentata in dettaglio ieri al Consiglio del Nord Atlantico della Nato, riunito su richiesta di Ankara (come ai tempi della guerra in Iraq), che ha incassato il sostegno dell'Alleanza. «Voglio essere molto chiaro - dice il segretario generale, Anders Fogh Rasmussen, a conclusione dell'incontro - la sicurezza dell'Alleanza è indivisibile: siamo al fianco della Turchia con fermo sostegno e spirito di grande solidarietà». Da Ankara, Il vicepremier turco, Bülent Arinç,ha annunciato che la Turchia deciderà nei prossimi giorni se interrompere le sue esportazioni di elettricità verso la Siria, in rappresaglia all'abbattimento del caccia turco da parte dell'esercito siriano. «Abbiamo considerato finora che conveniva fornire elettricità alla Siria per ragioni umanitarie, per far sì che la popolazione della Siria non sia colpita», dice Arinç alla stampa, al termine di un consiglio dei ministri. «Per il momento continuiamo a fornirla, ma la questione è all'ordine del giorno del governo. Penso che entro uno o due giorni ci sarà una dichiarazione per dire se continueremo o meno». CRONACA DIGUERRA Ad Al Hameh, quartiere di Qudsaya, il sobborgo strategico a circa 8 km da Damasco, «si è combattuto violentemente per oltre 5 ore. È stato un inferno». Lo afferma all'Ansa un testimone contattato telefonicamente. «È stata una vera e propria battaglia tra i soldati e i ribelli dell'Esl» (l'esercito siriano libico), precisa il testimone. «Abbiamo sentito esplosioni e colpi di armi automatiche sin da questa mattina. Ovviamente non siamo usciti in strada per vedere cosa è successo. È stato un inferno». Secondo i Comitati locali di coordinamento dell'opposizione dei 57 morti di ieri, 20 si contano nei sobborghi della capitale dove sono in corso combattimenti e bombardamenti da parte delle forze governative. In particolare quelli di Hama, Qudasaya e Duma. Da Damasco a New York: La missione dell'Onu in Siria resta al momento sospesa per le violenze in atto nel Paese. A deciderlo è il Consiglio di Sicurezza secondo fonti diplomatiche. «L'aumento dei pericoli in Siria significa che gli osservatori non possono riprendere il loro lavoro», avrebbe detto Hervè Labsous, capo delle operazioni di pace dell'Onu. Sembra una fiaba, benché alquanto contorta. Non c'è bacio ma stretta di mano. Al posto della giovane principessa un'attempata monarca, che siede sul trono da 60 anni ed è al mondo da ottantasei. Il rospo poi ha smesso di apparire tale ai suoi occhi da un bel pezzo, né si può ormai catalogarlo come un umile figlio del popolo visto che ormai di mestiere fa il vice-premier. Diciamo allora piuttosto che l'odierno incontro fra Elisabetta II d'Inghilterra e Martin McGuinness d'Irlanda è il coronamento di un sogno che sino a pochi anni fa, come è stato molte volte detto in questi giorni, era «impensabile»: la riconciliazione fra ex-implacabili nemici. La pace in Ulster ha compiuto quattordici anni lo scorso aprile. L'Ira ha deposto le armi. E l'uomo sospettato di esserne stato lungamente a capo (ma lui nega), nel 2007 è diventato il numero due nel governo di Belfast. Accettando allora di collaborare niente meno che con Ian Paisley, il reverendo protestante leader degli Unionisti, che era stato suo irriducibile avversario all'epoca dei «troubles», i disordini e le violenze del trentennio 1969-1998. Ma gli ex-militanti dell'Ira e i sostenitori del partito che un tempo ne era il referente politico legale, il Sinn Fein, restano ferventi repubblicani. Per loro la porzione settentrionale dell'Irlanda un giorno dovrà riunirsi al resto dell'isola, indipendente dal 1921. A quel traguardo vogliono arrivare con metodi pacifici e democratici lottando all'interno delle istituzioni, e accettando dunque lo status quo giuridico. Che significa di fatto l'appartenenza dell'Ulster alla Corona, seppure con molta più autonomia amministrativa e con garanzie che la comunità di tradizioni cattoliche non subisca discriminazioni come in passato. Sinora però i leader dello schieramento repubblicano avevano evitato comportamenti pubblici interpretabili come il riconoscimento formale del potere monarchico. Incontrare personalmente la regina è uno di quegli atti di pesante valenza simbolica. McGuinness si appresta a compierlo. Venerdì scorso ha avuto il via libera dal suo partito, il Sinn Fein. Il contatto con Elisabetta II avverrà oggi in un teatro nel corso di un'iniziativa culturale a scopo di beneficienza. Forse senza fotografi e cameramen, anche se McGuinness ha detto di non temere la documentazione iconica dell'evento. LAMANODELLA STORIA Riecheggiando espressioni usate da Tony Blair in un discorso del 1998, poco prima che venissero firmati gli accordi di pace del venerdì santo, McGuinness ha accennato alla sensazione che «la mano della storia poggi sulla tua spalla». E ha sviluppato l'immagine parlando dell'occasione di «tendere la mano della pace e della riconciliazione alla regina Elisabetta, che rappresenta centinaia di migliaia di unionisti nel nord». Una sfumatura di grande sostanza: senza dire esplicitamente di non sentirsi rappresentato dalla persona che si accinge a incontrare, lo lascia intendere. Così come chiaramente si esprime in maniera riguardosa verso coloro che la pensano in maniera opposta. «Si tratta di dimostrare agli unionisti del nord che siamo pronti a rispettare ciò in cui loro credono, anche se restiamo repubblicani irlandesi». «Sono un repubblicano irlandese ora e lo sarò ancora dopo avere incontrato la regina Elisabetta con la stessa passione per la libertà , la giustizia, la pace e la riconciliazione che avevo il giorno prima». La svolta che ha indotto il Sinn Fein a mettere da parte il pregiudiziale rifiuto di contatti con la casa Windsor risale al maggio dell'anno scorso. E ne fu protagonista la stessa Elisabetta con la visita, davvero storica, a Dublino. Per la prima volta in un secolo un sovrano d'Inghilterra metteva piede nella terra che attraverso una sanguinosa ribellione si era staccata da Londra. In quell'occasione la regina depose una corona di fiori in memoria dei caduti irlandesi nella guerra d'indipendenza. McGuinness elogiò la dignità del gesto. Qualche mese dopo fu lui stesso a onorare la memoria dei suoi ex-avversari morti nella guerra contro l'Ira. «Il mio cuore è con i parenti di tanti soldati britannici, membri del Royal Ulster Constabulary o dell'Ulster Defence Regiment». I semi da cui poteva germogliare la stretta di mano odierna erano gettati. . . . Oggi la storica stretta di mano tra McGuinness ed Elisabetta II, a 14 anni dalla pace in Ulster ILCASO Egitto, i vice di Morsi sono un copto e una donna Convocazione Assemblea Straordinaria dei Soci Per il 13 Luglio 2012 ore 9:00 in prima convocazione e il 14 Luglio 2012 ore 9:30 in seconda convocazione, presso la sede sociale, in Montelupo F, Via Sammontana n. 21, è ?????????? ???????????? Straordinaria dei Soci di ?????????????????????? con il seguente ordine del giorno: 1. Comunicazioni del Presidente; 2. Modifica dei seguenti articoli del vigente statuto sociale: art. 3, eliminando le prime parole del comma 5; ????? ??? ??????????? ?????????? ????ale con le attività riconducibili alle categorie di opere generali e specializzate richieste, al fine di conseguire la certificazione SOA; artt. 9 (e relativa rubrica) e 10 in tema di ???????? ?????? ??? ????????? ?????????? ??? ?????????? ????? ??????? ???? ????? onorari) e conseguente nuova numerazione dei successivi articoli; art. 13 ultimo comma in tema di recesso, eliminando la preventiva deliberazione del Consiglio di Amministrazione; ????????? ???????????????????????????????????????????????? ??????????? ???????? ai soci della relativa comunicazione mediante raccomandata, telegramma o con ???????????????? ?????????? ??????????? ??? ????????????????????? ?????? ????? ??????? ??? ???? ???????????????? ????? messaggi di testo con avviso di ricevimento e posta elettronica); Art. 36, prevedendo che il Consiglio di ??????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????? ???? ??? ???????? ???? ?????????? ?? ???? ?????????? ??????? ?????????? ??????????? ??? ??????? ????? ????????? compromissoria es???????????????????????????????????????????????? ??????????????????????????????????????? diritto relative al merito della controversia (art. 829 c. 3 c.p.c.); Art. 48, adeguando la numerazione degli articoli statutari richiamati; 3. Varie ed eventuali; Ciascun socio potrà presenziare anche mediante delega da rilasciarsi ad altro socio. Il Presidente: Riccardo Sani MONDO Siria, la rabbia di Erdogan «Atto ostile, reagiremo» Bashar el-Assad e Recep Tayyip Erdogan in una foto d'archivio FOTO ANSA Il premier turco annuncia «reazioni immediate» in caso di pericoli alla frontiera La Nato: «Noi siamo al fianco della Turchia» Battaglia alle porte di Damasco, venti morti Testimoni oculari: «È stato un inferno» UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it Premio Langer alle donne democratiche tunisine Vaall'Associazionedelle donne democratiche tunisine ilPremio InternazionaleAlexanderLanger 2012, consegnato ierialla Camera. L'Atfd, natanel 1989,non solo è la prima associazione femminista indipendente inTunisia, madasempre solleva temi e tabùcome la violenza contro ledonne e comela femminizzazione dellapovertà. Perquestoe per l'approccio indipendenteecritico rispettoal regime diBen Ali, leattivistedell'Associazione hannosubitouna forte repressione. «La FondazioneLanger ha individuato in lorounsimbolo della fortespintaverso lademocrazia inattonel mondo arabo», sottolinea la coordinatricedel ComitatoscientificoBettina Foa. Le prime nomine del presidente egiziano Mohamad Morsi riguarderanno una donna ed un cristiano copto e saranno i suoi vice. Lo ha detto al Guardian il portavoce del presidente Morsi, Sameh el Essawy. Nello stesso giorno, il Tribunale amministrativo del Cairo ha «sospeso l'applicazione» della sentenza che restituiva alle forze armate il potere di arresto sui civili, revocato dopo l'abrogazione dello stato di emergenza in vigore dal 1981. Il ministro della Giustizia, Abdel Abdelhamid, aveva approvato il 13 giugno scorso la restituzione alle forze armate e alla polizia militare il potere di arresto sui civili, prerogativa di cui l'esercito non godeva più dopo la revoca dello stato di emergenza, il mese scorso. Il tribunale amministrativo ha però accolto il ricorso presentato da 17 organizzazioni per la difesa dei diritti umani, secondo le quali il potere di arresto costituisce una forma di legge marziale. Da subito al lavoro, Morsi, ha ieri intensificato le consultazioni con le forze politiche per la scelta del premier, che dovrebbe essere un figura «indipendente» e di livello nazionale. A precisarlo è stato un importante membro del suo staff, il quale ha aggiunto che la maggior parte degli esponenti del nuovo governo saranno «tecnici». Tra i nomi che circolano per la carica di premier vi è quello del premio Nobel per la Pace, Mohamed El Baradei, e quello dell'ex ministro delle Finanze, Hazem Beblawi: quest'ultimo, che al momento si trova all'estero, ha precisato di non essere stato finora contattato dal neo-presidente.Non sono stati fissati data e luogo del giuramento di Morsi. Lo ha detto il portavoce Yasser Ali citato dall'agenzia Mena, indicando anche per quanto riguarda la cerimonia di investitura Morsi preferisce non organizzare grandi festeggiamenti perchè «è necessario cominciare a lavorare per fronteggiare le sfide davanti al Paese». Nei giorni scorsi il Consiglio militare ha detto che lascerà il potere a fine mese in una grande cerimonia che «tutti potranno seguire». L'ex capo dell'Ira e la regina, la riconciliazione «impensabile» GABRIELBERTINETTO gbertinetto@unita.it 14 mercoledì 27 giugno 2012
20 mercoledì 27 giugno 2012
Presidente Giuliano Amato, giovedì comincia,sottopessimiauspici, ilconsiglio europeodiBruxelleschiamatoadecidere su temi cruciali quali l'unione bancaria, fiscale, finanziaria. In ultima istanza, sullatenutadellamonetacomuneequindisuidestinidegliStatimembri.Perl'Europaè davvero l'ultima chiamata? «C'è un clima nervosamente cangiante intorno a questo vertice. Una settimana fa le attese erano miracolistiche e giustamente c'era chi invitava a non esagerare. Adesso la situazione è rovesciata, e ci si chiede come fronteggiare il naufragio del summit». Unnaufragio chesecondo lei ci sarà? «Sono entrambe esagerazioni. Intanto, lì si prendono impegni politici e non decisioni produttive di effetti giuridici, che arriveranno con le normali procedure». Meccanismo che andrebbe spiegato ai famigeratimercati. «Allora aiutiamoli a capire». Ecome?FinoranessunoèriuscitoadisinnescarelaspiralenegativaincuiprecipitanoleBorsedopoognistallodecisionaledelle istituzionieuropee. «I possibili risultati sulle politiche di crescita non sono poca cosa. Per mesi si è insistito - giustamente - a criticare l'Ue che si limitava a varare progetti di austerità. Se a Bruxelles uscissero la ricapitalizzazione della Bce, i project bond, la benedizione di Francoforte a una nuova operazione di finanziamento a lungo termine delle banche per le imprese, sarebbe già un grande risultato. È poi possibile l'avvio dell'unione bancaria affidando il grosso della vigilanza alla Bce e mettendo insieme i fondi nazionali di assicurazione dei depositi». Soluzioni sufficienti a scongiurare il tracollo dell'euro e quello che ne consegue? «Certo, siamo tutti preoccupati per l'andamento dei debiti pubblici e per la tenacia con cui la Germania continua a ritrarsi dai meccanismi via via proposti di mutualizzazione dei debiti». LaMerkelha una visionemiope del problemaoppuretutela le legittime istanze diunPaeseconicontipiùsolidideglialtri? «La cancelliera si preoccupa dei suoi elettori che temono di dover pagare conti altrui. A mio avviso, lei deve fare di più per spiegare loro che il costo maggiore lo pagherebbero se si sfasciasse l'Eurozona. A prescindere da Italia e Spagna, già l'uscita della Grecia costerebbe ai contribuenti tedeschi più della sua permanenza». QuindiBerlinosbaglianell'ostinarsisulrigore? «È giusto però trovare per la mutualizzazione dei debiti la formula più accettabile per la Merkel. E gli eurobond non lo sono. Dal suo punto di vista hanno il duplice svantaggio di modificare il Trattato Ue e la Costituzione tedesca, nonché di costituire una garanzia solidale totale su debiti altrui». Eurobondimpraticabili,quindi.QualisoluzionipotrebbeaccettarelaGermania? «Il redemption fund, proposto sia da Vincenzo Visco che dai consiglieri della Merkel, è più digeribile. È auspicabile che sul tema il vertice ragioni senza preclusioni. Cosa difficile se la Francia insistesse sugli eurobond. Monti lo ha capito e non insiste più». Lo scudo salva-spread che vorrebbe il premierè fuori gioco? «A Roma la Merkel ha detto un eloquente “ni”. La soluzione migliore, in ogni caso, sarebbe quella che Berlino accetta. Non mi aspetto che lo faccia questa settimana. Ma Monti saprà ben capire dove si apre uno spiraglio». Quindi, lei è moderatamente ottimista sull'esitodel summit? «Sono convinto che presto o tardi la Germania dovrà fare concessioni su questo tipo di terreno. Ma sui tempi i mercati possono saltare. E l'Italia dovrebbe avviare un “piano B” per calmierare lo spread se nessuna di queste ipotesi decolla in sede europea. Penso alla drastica riduzione del debito pubblico sotto la quota del cento per cento». E Monti, secondo lei, ha ancora la forza per imporlo? «Ha tutta la forza che serve. Dopo l'Imu, non penso più come in passato a una patrimoniale una tantum. Esistono però proposte per indurre gli italiani a un uso volontario e redditizio del risparmio. Penso alle idee Monorchio-Salerno di mettere in circolazione quote del fondo in cui confluirà il patrimonio pubblico e di riservare ai risparmiatori italiani titoli speciali del debito a interesse basso ma garantito». Insisto: ci sono in questo momento le condizioni politiche, economiche e istituzionali per convincere gli italiani a fidarsidello Stato? «Questo piano implica disponibilità e fiducia da parte degli italiani. Monti più di ogni altro può ispirare questi sentimenti. Non tutti la pensano così? Io sì, non credo al “si decide che la luna di miele è finita”. Sono opinioni separate dai fatti». Il rischiodielezionianticipateèrealeoè unespedientepropagandistico? «Lo considero stravagante e non vedo come possa concretizzarsi. Se le cose vanno bene, non ci sono appigli. Se andassero male, che senso avrebbe cacciare comandante ed equipaggio lasciando la nave allo sbando per due mesi? Genererebbe panico». Inognicaso,lafinenaturaledellalegislaturaèdietrol'angolo.Einodiverrannoal pettine.Che scenario vede? «Non sappiamo nemmeno con che legge elettorale voteremo, anche se non oso pensare che ci si ripresenti agli elettori con il Porcellum e le liste di nominati. Berlusconi in verità non ha mai detto che si ricandiderà, anche se vuole mantenere le redini del centrodestra, di cui è ancora il leader». Il centrosinistra, con Casini che ha sciolto la riserva, si va configurando? «La scelta di Casini mi sembra l'unico elemento nuovo e lo valuto positivamente. L'alleanza Pd-Udc prefigura una coalizione di governo» ConSele Idv? «Quella di Di Pietro mi sembra la posizione più fragile. Nel trambusto politico, il Pd è il più resistente nel mantenere una consistenza, sia pure sotto il 30%, che lo rende il naturale punto di riferimento di una coalizione di governo. A meno che il diffondersi di forze anti-sistema ci ponga davanti alla necessità di grandi coalizioni». UnMonti-bis? «Non escludo che dopo il voto possa essere figura di riferimento di un nuovo governo. Il percorso che ha seguito lo rende idoneo a reggere anche un esecutivo politico». Presidenzialismosìo no? «È una discussione accademica. Io fui il primo a proporlo. Ma vedendo i tormenti e i conflitti del nostro sistema politico, ritengo che la figura a cui l'Italia non può rinunciare sia il Capo dello Stato arbitro super partes». . . . «Dopo l'Imu, non penso più a una patrimoniale ma a un uso volontario e redditizio del risparmio» . . . «La cancelliera deve fare di più per spiegare ai suoi elettori che pagherebbero caro il crollo dell'euro» Caro direttore, Marco Travagliocommenta, da par suo e per laseconda volta, un'intercettazione telefonica tra i generali dei Carabinieri Mario Mori e Mario Redditi in cui si legge che quest'ultimo dice al primo che io sarei il «ventriloquo del Quirinale». Il Redditi si riferiva ad un mio intervento in occasione della presentazione di un libro di Mori. Scrivo questa lettera non perché mi interessino le cose intelligentissime dette dal generale e da Travaglio, ma per sollevare, ancora una volta, una questione: che attinenza ha il colloquio tra i due generali e i processi in cui Mori è imputato o indagato per cui sarebbero state autorizzate le intercettazioni? È un fatto che la procura di Palermo, o meglio un pezzo di quell'ufficio, quell'intercettazione l'ha diffusa. Quando viene fatta questa osservazione, Travaglio replica dicendo che anche gli avvocati difensori sono in possesso delle intercettazioni e quindi sono pubbliche. Risposta sciocca perché il problema è proprio la diffusione di quel documento e non i soggetti a cui è stato recapitato. È legittimo o no chiedere a chi ha autorizzato e diffuso l'intercettazione qual è l'interesse che essa ha per il processo? Altrimenti è lecito pensare che l'intercettazione sia stata diffusa solo per alimentare, anche con miserabili insinuazioni, come fa puntualmente il Travaglio, la campagna forsennata del Fatto contro il Quirinale. Per il bene delle istituzioni spero che non sia così e quindi un chiarimento sarà dato. P.S.Non si gridi alla richiesta di bavaglio. Io sono contrario comunque che si limiti la libertà dei giornali e dei giornalisti. Il Fatto lavorando su quella intercettazione fa il suo mestiere (pessimo). Il problema è altro: il magistrato che autorizza le intercettazioni ne è responsabile per la custodia o per l'uso improprio che con la diffusione ne viene fatto. E deve risponderne. Tutto qui. EMANUELEMACALUSO L'INTERVISTA riuscendo infine ad approvare una legge (di iniziativa popolare e accolta da tutti i gli schieramenti al Pirellone) «contro la violenza alle donne». Il governatore torna poi sull'inchiesta della procura milanese sulle cliniche Maugeri e ribadisce di non essere indagato. Mentre sul futuro della sua giunta dice: «Maroni ha detto non ne parliamo neanche prima del 2013 e poi vedremo. Stiamo costruendo un buon governo del Nord e su questa strada vogliamo andare avanti». «Formigoni go home (vai a casa)», risponde Sel, che lancia la campagna email per chiedere le dimissioni del presidente lombardo. Sul fronte delle indagini, per la seconda volta la Procura di Milano ha dato parere negativo all'istanza di arresti domiciliari presentata al giudice per le indagini preliminari la scorsa settimana da Costantino Passerino, l'ex direttore amministrativo della fondazione Maugeri in carcere nell'ambito dell' omonima inchiesta sui presunti fondi distratti. La parola al giudice. FEDERICAFANTOZZI Twitter@Federicafan LALETTERA GiulianoAmato mo al gip Simonetta D'Alessandro, Rutelli cita una mail ricevuta il 24 ottobre 2009 che «documenta significativamente il tentativo di Lusi, poi frustrato, di farsi nominare, nei fatti e subito, liquidatore del partito con pieni poteri; la mia lagnanza sul mancato pieno utilizzo dei fondi attribuiti dal Parlamento europeo al Pde». L'ex presidente della Margherita ribadisce poi che non è mai esistito quel «patto spartitorio» denunciato da Lusi anche «se nulla lo renderebbe illecito, né illegittimo». Riprendendo poi la parte di deposizione di Lusi relativa all'indicazione di Rutelli quale suggeritore della necessità di investire parte della liquidità della Margherita in immobili, il presidente dell'Api parla di una versione «gravissimamente calunniosa», sia «che venga attribuita interamente al sottoscritto, sia ad una cosiddetta “corrente rutelliana”». . . . «La scelta di Casini mi sembra l'unica novità L'asse Pd-Udc prefigura un'alleanza di governo» . . . «Considero stravagante l'ipotesi di elezioni anticipate: non vedo come possa concretizzarsi» «Prima o poi Merkel cederà Ma a noi serve un piano B» IlFattoprosegue lasuacampagnasullabase diun'intercettazione chenonavevaalcuna attinenzacon iprocessi Ripeto: perché diffondere quella telefonata? «Occorreunaforma dimutualizzazione deidebitiaccettabile perBerlino,comequella propostadaVisco Nel frattempodovremo calmierare lospread conunadrasticariduzione deldebitosotto il 100%» mercoledì 27 giugno 2012 7
Che la situazione sia «appesa a unfilo» Monti ne è consapevole e«preoccupato». La possibilità che il Consiglio Ue si concluda con risultati «inferiori alle attese» sta nelle cose e il Professore per primo sa che, a quel punto, il cammino del suo governo diventerà più accidentato. E ieri sera, tra l'altro, la «doccia fredda» della Merkel «fino a quando vivrò non ci saranno eurobond» - ha dato il segno di «apparenti difficoltà» che sembravano meno «nette» nelle ore precedenti. Quando, ad esempio, il ministro degli Affari europei, Enzo Moavero, apprezzava - d'accordo con Monti - la bozza preparata da Van Rompuy, Barroso, Draghi e Juncker nella parte in cui «indica anche l'elemento solidaristico costituito dall'emissione comune di titoli del debito». La strada che conduce agli eurobond, cioè, stroncati dalla cancelliera tedesca qualche ora dopo. Con una durezza - tra l'altro - che «sbalordiva non poco» Palazzo Chigi. Ma che, d'altra parte, visto che «gli eurobond non sono sul tavolo per oggi» faceva immaginare che «l'alzare l'asticella della Merkel» altro non fosse se non il tentativo di celare in patria «concessioni obbligate su altri fronti della trattativa con l'Europa». Di fronte alla richiesta del Parlamento di «farsi valere a Bruxelles», tra l'altro, il presidente del Consiglio non si era tirato indietro. «Sono convinto anch'io che non sarà una riunione in cui si apporrà un visto formale a documenti preparati...», aveva spiegato alla Camera. E se Enrico Letta lo aveva invitato a contrapporre «l'arma finale del veto» ai «no» della cancelliera, il premier non escludeva con i suoi di marcare la distanza dal documento finale del vertice del 28 e 29 se «questo non dovesse rivelarsi utile né all'Italia, né all'Euro». Un veto politico, più che tecnico, visto che per il Consiglio Ue non è previsto il voto. LAVORATEPER LAMOZIONECOMUNE Mentre con Berlusconi, durante il pranzo a Palazzo Chigi, il professore era tornato a premere per una mozione comune della maggioranza sull'Europa da votare alla Camera stamattina. «Chiedono di battere i pugni con la Merkel? - spiegano dal governo - Anche loro sanno che il nostro compito sarebbe più efficace se sostenuto da un esteso consenso del Parlamento e dei partiti». Molto «determinato», il premier alla vigilia del vertice di Bruxelles. Pronto, come ha spiegato alla Camera, «ad andare avanti a oltranza per far valere le ragioni dell'Italia». Monti, spiegano, si batterà per preservare ciò che di buono c'è nel rapporto Van Rompuy ma pretendendo, nel contempo, «decisioni di più immediato impatto». «Bisogna indicare un percorso a tappe con scadenze ed impegni precisi che siano operativi nelle breve termine e non tra 10 anni», traduce il Pd Sandro Gozi. Il Presidente del Consiglio, in sostanza, «punterà i piedi» sullo scorporo dal calcolo del deficit degli «investimenti mirati», la cosiddetta «golden rule», e su un «meccanismo antispread» che preveda l'intervento di un'istituzione finanziaria per acquistare sul mercato titoli di paesi sotto tiro della speculazione. Di questo, ieri, Monti ha parlato con Berlusconi e con Bersani ai quali ha chiesto - tra l'altro - il via libera sui «tagli» previsti dalla spending review che il Consiglio dei ministri dovrà varare la prossima settimana. L'incontro con il Cavaliere? Monti lo attendeva con particolare curiosità considerando le bordate anti governo e anti lira delle scorse settimane. Ma non ne ha ricavato, alla fine, «segnali di ulteriore instabilità». E' vero che dopo il pranzo a Palazzo Chigi Berlusconi si è mostrato davanti ai suoi «risentito e imbronciato», ma con il suo successore - spiegano dal governo - l'incontro «è stato più che cordiale». I problemi del professore «oggi vengono soprattutto dall'Europa». Il Cavaliere? «Non sembra intenzionato a staccare la spina, al di là di quello che vuol fare pubblicamente credere». E, tra l'altro, in un momento in cui l'Italia «dovrà mostrare i muscoli in Europa» perfino le minacce anti euro di Silvio «potrebbero fare gioco». DEVOTENEREBUONI I MIEI Berlusconi, in sostanza, deve «tenere a bada il suo partito». Accentuerà «la guerriglia con Monti, come è accaduto con la Rai», ma non fino al punto di strappare la tela. Certo, se il vertice europeo del 28 e 29 dovesse risolversi in un flop i problemi si accentuerebbero e la situazione potrebbe precipitare. Gli ultimi sondaggi della Ghisleri, tra l'altro, descrivono ad Arcore un Pd prossimo al 27% e un Pdl che guadagna qualche decimale e si attesta intorno al 20-21%. Con Grillo che, al contrario, arretra al 15,1%. «Il tempo che passa favorisce i grandi partiti», spiegano dal Pdl. Mentre - come ha confermato la direttrice di Euromedia «l'elettorato punisce chi si assume la responsabilità di staccare la spina». E a Monti, ieri, in privato, il Cavaliere ha garantito quello che in pubblico gli nega. E anche ad Arcore - alle prese con le liste civiche che non decollano, con Casini che lancia l'alleanza con i progressisti e con le incognite sul futuro delle aziende di famiglia sono costretti a sperare che il braccio di ferro con la Merkel Monti possa vincerlo davvero. A Bruxelles partita a oltranza «Pronto a usare anche il veto» Pronto a trattare a oltranza anche fino a domenica sera con i partner europei, per far sì che lunedì, alla riapertura dei mercati, siano stati adottati meccanismi per stabilizzare l'euro, a partire dallo scudo antispread. «Non possiamo permetterci che la costruzione europea possa andare distrutta», spiega il premier Monti nell'aula di Montecitorio. Un discorso in cui chiede a più riprese il sostegno delle forze politiche per affrontare con la necessaria forza il vertice di domani e venerdì a Bruxelles. «È un momento carico di preoccupazione per il futuro dell'Europa ed è importante che l'Italia arrivi al negoziato difficilissimo con la forza del tandem governo-Parlamento, del sistema paese, come un motore unico che spinga l'Europa». Il premier, consapevole della posta in gioco, rimarca il ruolo del Parlamento («Non c'è solo in Germania...»), e il continuo dialogo tra Palazzo Chigi e Camere in questi sette mesi di governo tecnico: «Gli orientamenti condivisi tra parlamento e governo non sono rimasti in quest'aula ma hanno contribuito a plasmare un'agenda comune europea su cui il governo italiano, come è stato riconosciuto, è stato particolarmente protagonista». Rivendica il lavoro fatto, anche nell'avvicinare Francia e Germania dopo il cambio all'Eliseo, spiega che il Fondo salva Stati potrebbe intervenire per comprare titoli pubblici, ma «solo dei paesi virtuosi» che hanno rispettato gli obblighi di finanza pubblica. Tra questi, secondo Monti, c'è anche l'Italia: «Non dobbiamo avere nessun complesso perché noi rispettiamo le regole». È una giornata tutto sommato positiva per il premier. Che incontra a pranzo Berlusconi e Alfano, con Gianni Letta, e incassa le parole che il Cavaliere poco dopo riferisce ai parlamentari del Pdl: «Non posso togliere la fiducia, sarebbe una catastrofe». E anche il riferimento dell'ex premier all'«indeterminatezza assoluta» del vertice europeo, viene rigirata da Monti “in positivo”. «È vero, c'è uno spazio negoziale molto aperto e sono convinto anch'io che non sarà una riunione in cui si apporrà un visto formale a decisioni già prese». ILPREMIERAFFILALE ARMI E dai principali partiti (che a ieri non avevano trovato l'intesa su una mozione unitaria, ma si sono detti pronti a un sì incrociato sui testi di Pd, Pdl e Udc che andranno al voto oggi) arriva un'iniezione di energia. Enrico Letta invita Monti a usare l'«arma finale» del veto per smuovere la Cancelliera Merkel, l'ex ministro Frattini spiega che «l'Italia ha le carte in regola per forzare la mano e alzare la voce». Letta invita il Pdl a votare una mozione unica, e si becca la risposta sdegnata di Cicchitto: «Parla come un pedagogo saccente, non è lui a dirci cosa dobbiamo fare». Ma Bersani insiste: «Serve un documento unitario, non è il momento di scartare». Il governo intanto incassa le prime due fiducie sul ddl lavoro, e il premier annuncia che oggi, dopo l'approvazione definitiva della riforma, scriverà una lettera al presidente della Commissione Ue Barroso e a quello del Consiglio europeo Van Rompuy «per informarli dei progressi compiuti dall'Italia sulle riforme che venivano richieste». Nonostante il cammino accidentato, dunque, e le tante «inquietudini» del Pdl riferite da Berlusconi nel pranzo col premier, il governo va avanti. Palazzo Chigi ha smentito categoricamente le indiscrezioni uscite su alcune agenzie di stampa, a proposito di un ultimatum di Monti a Merkel. «Se la Cancelliera non molla le dirò che mi dimetto», sono le parole attribuite a Monti da fonti di palazzo Chigi. «Nessuna ipotesi di dimissioni», è la replica ufficiale. In serata il premier ha visto il leader Pd Bersani, cui ha ribadito gli impegni annunciati solennemente alla Camera sui temi degli esodati e degli ammortizzatori sociali. Col Pd non ci sono tensioni evidenti, mentre Berlusconi si fa notare per la sua assenza in aula al momento della prima fiducia sul mercato del lavoro che comunque passa con 456 sì, asticella che il governo non raggiungeva dallo scorso marzo. Tra le file del Pdl spiccano 4 no (tra cui Brunetta), 16 astenuti e 21 assenti (tra questi anche Tremonti). Segnali chiari che le tensioni covano sotto la cenere della tregua siglata ieri tra Monti e il Cavaliere. E così, mentre Alfano cerca di riesumare l'asse del Nord con la Lega votando le proposte del Carroccio sul Senato federale, lo spettro del voto anticipato in ottobre resta più vivo che mai. NINNIANDRIOLO ROMA L'ITALIAELACRISI Monti alla Camera: ore cruciali, l'Italia deve restare unita L'appello del premier alla vigilia del Consiglio europeo Pranzo con Berlusconi e Alfano, poi l'incontro con Bersani Oggi il voto sulle mozioni di sostegno ANDREACARUGATI ROMA Montiè fiduciosochealla fineMerkeldovràvenirea piùmiticonsigli.Ma insiste conlasuamaggioranza: «Saròpiùefficacese sostenutodatutti» ILRETROSCENA . . . A Pd e Pdl il premier ha chiesto il via libera anche sui tagli previsti dalla spending review . . . Con il presidente del Consiglio Berlusconi ha fatto marcia indietro dopo le sparate anti-euro 2 mercoledì 27 giugno 2012
Montepremi 1.935.483,01 5+stella Nessun6-Jackpot 9.032.947,62 4+stella 37.968,00 Nessun5+1 - 3+stella 1.933,00 Vinconoconpunti5 32.258,05 2+stella 100,00 Vinconoconpunti4 379,68 1+stella 10,00 Vinconoconpunti3 19,33 0+stella 5,00 Nazionale 70 82 9 59 61 Bari 40 49 35 26 39 Cagliari 86 35 54 39 16 Firenze 32 74 76 78 39 Genova 82 38 84 52 47 Milano 44 8 6 48 78 Napoli 85 23 70 26 5 Palermo 52 3 48 35 36 Roma 54 58 55 3 79 Torino 81 18 28 56 27 Venezia 84 29 1 78 40 FEDERICOFERRERO LONDRA PRIMAGIORNATADILIEVIDOCCELONDINESI,CONILPROGRAMMAFATALMENTESLITTATOVERSOLANOTTE,EL'ULTIMA CAMPANA È GIÀ SUONATA PER UN EX GRANDE DEL TENNIS,LLEYTONHEWITT.Dieci anni or sono, numero uno al mondo e campione anche a Wimbledon; ai giorni nostri, sopravvissuto a se stesso e costretto a non meno di cinque operazioni per aggiustare, ricucire, ricostruire, rimandare una resa che non accettano né lui, né Roddick, né Haas: meglio rammendati col filo che pensionati. L'ultima impresa del chirurgo ha placcato di metallo il mignolo del piede sinistro al rissoso australiano, ormai pressoché afono anche negli epocali c'mon: tutto inutile, la palla non scorre più e Jo Wilfried Tsonga, il peso massimo che nel 2011 tagliò il ciuffo al capo giardiniere Federer, lo ha accompagnato di peso all'uscita. Quasi con garbo, però, senza esagerare con la violenza, una cortesia dovuta per chi è punito, se non offeso da una classifica ingrata: numero 202 al mondo. Come passare dal loft al decimo piano sotto zero. L'armamentario di tic del sette volte padrone di Parigi, un tonico Rafael Nadal, rende una sua qualunque partita sulla lunga distanza mai inferiore alle due ore: i venti secondi concessi negli Slam tra la conclusione di un punto e l'inizio di quello successivo sono almeno dieci in più. Uno studio ha mostrato che, se fosse rispettato il regolamento, la finale australiana con l'altro ritardatario cronico, Nole Djokovic, sarebbe durata un'ora in meno delle quasi sei conteggiate a Melbourne Park. La parentesi è concessa perché il primo impegno del fenomeno di Manacor sui prati di Church Road è durato un set: i primi quattro giochi persi contro Thomas Bellucci, brasiliano tanto mancino quanto limitato nelle scelte tecniche. Rafa ha vinto tutto sul rosso e consuma quantità abnormi di ghiaccio per lenire il dolore alle ginocchia. Quest'anno ha trasferito la preparazione ai Campionati di Wimbledon dal confinante Queen's alla scomoda Halle, in Germania: questione di tasse. È l'unica novità per il cinque volte finalista - con due successi - del Tempio del tennis, apparso già a suo agio su una terba (cioè terra con erba) su cui ormai - è opinione comune nel Tour - è più complicato piazzare un servizio vincente di quanto non succeda sui terreni lenti. Miracoli dell'ingegneria botanica, che scandalizzano i nostalgici e sorridono al tennis moderno. Nella già deserta casa Italia, dopo lo sciupio di Seppi con Istomin e le nove sconfitte azzurre del lunedì, giusto ricordare la lotta della Schiavone contro la britannica Laura Robson. Francesca è in naturale flessione e ormai vince solo di tigna. Ama troppo questo sport per smettere, ci prova con tutto ciò che ha: non molto, per il vero, ma quanto basta per ammirarla. InumeridelSuperenalotto Jolly SuperStar 13 30 46 48 70 88 10 9 10eLotto 3 8 18 23 29 32 35 38 40 4449 52 54 58 74 81 82 84 85 86 LOTTO SPORT STAVOLTA LORO SONO PIÙ FORTI, HANNO PIÙQUALITÀ,PIÙGIOCO,SEGNANODIPIÙ,DIFENDONOMEGLIO, HANNOIL VENTO INPOPPA. Mai l'Italia, contro la Germania, è partita così indietro nel pronostico negli ultimi 40 anni, mai i tedeschi ci sono stati così superiori. Pare tutto scontato: la Germania ha vinto tutte le ultime 15 partite disputate dopo il Mondiale 2006 e Loew ha una scelta infinita, potrebbe partire indifferentemente con Klose, Schurrle e Reus di punta, ma anche con Gomez, Podolski e Müller, senza perdere nulla in fatto di qualità e pericolosità. Quattro vittorie su quattro per i bianchi a Euro 2012, una su quattro per gli azzurri, con la derelitta Irlanda, più tre pareggi. Lo squilibrio appare netto, ma siamo in semifinale, e questa è Italia-Germania, la semifinale per antonomasia, e battere i tedeschi su un campo di calcio è una delle nostre migliori specialità da sempre. L'ultima, la più dolorosa di sempre per loro, fu a Dortmund nel 2006, semifinale del Mondiale, il 2-0 acciuffato meritatamente dagli azzurri di Lippi nei supplementari con i gol di Grosso e Del Piero. Al gol dell'ex terzino del Palermo partecipò, con un colpo di genio di valore assoluto, con l'intelligenza che pochissimi nella storia di questo sport hanno avuto, Andrea Pirlo, il migliore ancora oggi tra gli azzurri di Prandelli. Intervistato in conferenza stampa, Pirlo ha raccontato i suoi timori, «loro sono più forti», e le sue speranze, «hanno anche molta paura di noi, abbiamo il passato dalla nostra, la tradizione», e a questi livelli la tradizione e la cultura di certe sfide contano tantissimo. «Li stiamo studiando - prosegue il centrocampista della Juve -, sappiamo come colpirli». L'Italia è comunque in progressivo miglioramento, come sottolineava Prandelli, la Germania potrebeb invece avere qualche tarlo dopo i due gol presi dalla Grecia nel quarto di finale. Partita già orientata, in un certo senso, tedeschi all'attacco, azzurri a difendersi. Fu così a Dortmund, anche, per un tempo e mezzo. Poi venne fuori quella squadra straordinaria, motivata a sangue, compattata dai fatti di Calciopoli. Sul fronte formazioni, Prandelli ha un problema grosso, la fascia destra, con Maggio squalificato e Abate probabilmente out per infortunio. E poi dubbi di natura tattica, Montolivo o Thiago Motta, Nocerino o Marchisio, Cassano o Di Natale. Tra 24 ore ogni casella sarà piena, e sarà ancora Italia-Germania, il vero derby d'Europa. COSIMOCITO ROMA AFFARIDIFAMIGLIA.DICASAREAL.PORTOGALLO-SPAGNADISTASERADESIGNERÀLAPRIMAFINALISTADIEURO2012ESARÀUNAPARTITASPECIALEPERCRISTIANO RONALDO. Lui, idolo della natia Funchal e di una intera nazione, vuole vendicare la sconfitta di due anni fa agli ottavi del Mondiale e per riuscirci dovrà superare Sergio Ramos e Arbeloa, difensori e compagni di squadra a Madrid. CR7, personaggio la cui notorietà varca i confini del calcio, deve la sua popolarità planetaria al passaggio al Real nell'estate del 2009, per una valutazione vicina ai 100 milioni di euro, che lo ha fatto diventare il calciatore più pagato della storia. Ma il Pallone d'Oro e la Champions li ha conquistati quando giocava nel Manchester, da quando si è trasferito in Spagna ha collezionato più delusioni che gioie, la Liga vinta a maggio è stato il primo grande trofeo con la «camiseta blanca», ma brucia ancora l'uscita in semifinale di Coppa Campioni contro il Bayern, quando proprio Ronaldo condannò i suoi, sbagliando uno dei rigori della lotteria finale. Simbolo del Portogallo, in patria ha già superato in popolarità Luis Figo (da cui ha ereditato la fascia di capitano in nazionale), ma se dovesse trascinare i lusitani a vincere l'Europeo arriverebbe a mettere a rischio lo storico primato di Eusebio. La «pantera nera», che aveva accusato un malore nei giorni scorsi, è l'uomo a cui Ronaldo ha già dichiarato che dedicherà l'eventuale vittoria sulla Spagna, sfida che per lui e la sua nazionale ha il valore di un appuntamento con la storia. «Sento la responsabilità di questo momento», ha detto in conferenza stampa. Dopo aver segnato 69 gol in 68 partite stagionali, tra nazionale e club, portare almeno in finale il Portogallo significherebbe per CR7 ipotecare il Pallone d'Oro, che negli ultimi tre anni è diventato la riserva di caccia personale di Leo Messi, l'odiato rivale di tante battaglie col Barcellona, che viene evocato anche quando si trova a migliaia di chilometri di distanza: «Non sono decisivo in nazionale? Ricordate cosa ha fatto Messi nell'ultima Coppa America», dichiarò dopo la gara con la Danimarca in cui sbagliò due gol con errori di mira degni di una scartina. In quel momento Ronaldo non aveva ancora iniziato il suo Europeo, poi è arrivata la doppietta contro l'Olanda e la partita capolavoro contro la Repubblica Ceca. Ora il Portogallo è ai suoi piedi, ma per far scendere dal tetto d'Europa la Spagna CR7 dovrà avere la meglio su mezzo Real (e mezzo Barcellona). E intanto si sprecano le voci che parlano di un Ronaldo poco amato dai ‘blancos' agli ordini di Del Bosque: «Se quelli del Real Madrid saranno chiamati a entrare duro su di lui lo faranno: siamo la nazionale spagnola, non un club», ha detto il centrocampista del Barcellona Busquets. E il vice allenatore delle Furie Rosse, Toni Grande, ha cercato di ridimensionare il valore di Ronaldo: «Nessuno di noi nega le qualità di Cristiano, ma di sicuro non cambieremo il nostro stile di gioco per lui». Casillas alla vigilia ha stuzzicato il portoghese: «Ha avuto una stagione straordinaria ma credo che ora non sia al massimo». Ormai chiaro, Portogallo-Spagna sarà molto di più di una semifinale dell'Europeo. Chiamatelo pure derby Spagna-Portogallo,Ronaldocontrotutti Cristiano Ronaldo inazione contro la RepubblicaCeca.Suo ilgolche haqualificato il Portogalloallesemifinali FOTO DI JENS WOLF/TM NEWS Wimbledon,byebyeHewitt Schiavoneavanticonrabbia Neltempio londinesemestoaddiodell'australianoexn.1 Nadalok.L'azzurrasupera in treset labritannicaRobson MARTEDÌ 26 GIUGNO Pirlo lancia lasfida ai tedeschi: «Ci temono» Ilportoghesesi troveràdi fronte icompagnidelReal egliavversaridelBarcellona Inballononsolo la finale maanche ilPalloned'oro MASSIMODEMARZI sport@unita.it U: mercoledì 27 giugno 2012 23
Il progetto del sindacato per creare occupazione Camusso: l'Europa ci condanna alla recessione Alla vigilia dell'approvazione definitiva dell'invisa riforma del lavoro, la Cgil rilancia. Lo fa guardando avanti, sul medio periodo, con un documento che suona tanto come un programma elettorale per la prossima, vicina, campagna elettorale. Si intitola “Per un nuovo piano del lavoro” ed è frutto delle proposte della segreteria guidata da Susanna Camusso. Un testo, viene premesso, «aperto al confronto e ai contributi» interni alla Cgil ed esterni: «studiosi, forze politiche, istituzioni, università, centri di ricerca, associazioni». Nelle 19 cartelle si sintetizza un programma ambizioso sia dal punto di vista tematico che finanziario. La Cgil delinea un vero “Progetto Italia”, partendo dalla definizionedi “Progettiprioritari”sulriassetto idrogeologico, la green economy coinvolgendole grandiaziende pubbliche nazionali (Enel, Eni, Finmeccanica) e gli enti locali. Per finanziare questo progetto si prevede di allentare il patto di stabilità interno per investimenti innovativi con l'esclusione dal patto stesso per i Comuni delle Regioni meridionali, scorporando gli investimentidaicriterideipattidistabilità interna. Per attuarli si punta «ad assunzionifinalizzate alraggiungimentodegli obiettivi utilizzando un contratto di inserimento formativo». E che quello dell'occupazione giovanile sia la priorità per la Cgil lo conferma l'idea di un Piano straordinario di creazione diretta di lavoro. Ragazzi e ragazze saranno al centro di programmi di impiego o intervento pubblico che producano consumi collettivi, benieservizipubbliciebenicomuni. Iprogrammi riguardano settori pubblici non esposti alla concorrenza internazionale (risparmio energetico, manutenzione infrastrutture bonifiche industriali, conservazione del patrimonio industriale, sicurezza antisismica, valorizzazione riserve naturali).Accanto si staglia poi il concetto di «Nuovo welfare» che, come la Cgil ripete da tempo, «non è un costo da comprimere ma una grande opportunità di sviluppo». Un welfare inteso come «rete complessa di imprese pubbliche, private, del terzo settore, di associazioni», lasciandoperò«l'istituzione pubblicaacontrollare la qualità della rete» fissando «livelli essenziali di assistenza» con priorità invididuate nella «povertà, infanzia e non autosufficienza». Finanziata utilizzando le risorse delle fondazioni bancarie e i Fondi pensione. La «creazione di nuova e buona occupazione» viene «incentivata attraverso agevolazionifiscaliperl'assunzionedigiovaniedonneeleriassunzioni di lavoratori usciti con contratti di inserimento formativo a protezione crescente», il tutto «limitando i contratti a termine» e «disincentivandoi lavoriprecari»epuntandoalla «tutela universale degli ammortizzatori orientata alla ricerca di un lavoro qualificato». L'altro cavallo di battaglia rilanciato è quello «dell'innalzamento dell'obbligo scolastico a 18 anni». Molto corposo e innovativo è il piano economico per rendere possibile tutto questo. Sul lato della revisione della spesa pubblica si parte dalla lotta alla corruzione con «un aumento strutturale della componente della spesa pubblica in conto capitale destinata alla previdenza e alla protezione sociale», prevedendo «un programmaspecialedi infrastruttureper modernizzare il Mezzogiorno» e «un aumento strutturale della spesa per ricerca e innovazione, arrivando al 3% del Pil». Altro capitolo dedicato alla riduzione dei costi dellapolitica(riduzioneparlamentarietaglio lineare di emolumenti, indennità e vitalizi di politici e amministratori, la sospensione fino al 2015 delle consulenze nella Pubblica amministrazione) pari a 20 miliardi. La Cgil rilancia poi una riforma fiscale «per un riequilibrio del prelievo e del carico a vantaggio del lavoro e delle imprese, fondata su una maggiore progressività». Un piano strutturale di lotta all'evasione fiscale per ridurla del 10% nel 2012 e del 20% nel 2013 pari a circa 40 miliardi, l'introduzione di un Imposta strutturale sulle grandi ricchezze (Igr) a sostituzione dell'Imu, un aumento dell'imposizione sulle rendite finanziarie (ora al 20%) per evitare l'aumento dell'Iva, l'introduzione di tasse ambientali, la revisione dell'Irpef attraverso l'incremento della detrazione da lavoro dipendente, la riduzione della prima aliquota Irpef dal 23 al 20% e la costituzione di un fondo unico per le famiglie con figli. Le risorse necessarie, per la Cgil, ammontano a 50 miliardi (4-10 per i progetti prioritari, 15-20 per il piano di creazione direttadi lavoro, 5-10sostegnoall'occupazione,nuovariformadelmercatodel lavoro e ammortizzatori sociali, 10-15 per un Nuovowelfare,15-20direstituzione fiscale per ogni anno) nel triennio 2013-2015, in parte aggiuntive, in parte sostitutive. Nel commentare il piano nell'intervista che uscirà per “Rassegnasindacale”, Susanna Camusso usa giudizi forti: «Abbiamo perso milioni di posti di lavoro e la crisi è ancora lunga, la politica economica che l'Europastaimponendomanterràilcontinenteinrecessione,stiamocondannando un'intera generazione di giovani a conoscere solo la faccia peggiore del lavoro: quella senza qualità, senza stabilità, che ignoralecapacitàindividuali, le conoscenze e stiamo precarizzando e marginalizzando anche il lavoro degli adulti». Sempre meno acquisti, a partire dal settore alimentare. L'Italia è in crisi economica, gli italiani annaspano ed a risentirne sono inevitabilmente vendite e consumi. A certificare come la situazione peggiori con il passare dei mesi ci pensa l'Istat: ad aprile di questo anno, rispetto allo stesso mese del 2011, il totale delle vendite al dettaglio segna una caduta del 6,8%. Se invece si prende come riferimento il mese precedente, marzo, il calo è più contenuto è si attesta sull'1,6% Nello specifico, i prodotti alimentari sono diminuiti del 6,1%, quelle non alimentari del 7,1%. Ad essere colpiti sono tutti, sia la grande distribuzione (-4,3%), sia i piccoli commercianti (-8,6%) e anche i discount alimentari che con -3% mostrano di non essere più quell'”isola felice” cui si erano rifugiate le famiglie in cerca di risparmio. Certo non aiuta il livello dei salari: sempre ieri l'istituto centrale di statistica ha comunicato che le retribuzioni in aprile sono risultate ferme, mentre su base annua sono aumentate dell'1,4% a fronte di un costo della vita ben più alto (+3,2%). Il risultato è preoccupante, le vendite al dettaglio hanno subito un crollo senza precedenti, il ribasso di aprile è il più forte dal 2001, anno in cui sono iniziate le serie storiche. Oltre agli alimentari, si contraggono altri prodotti “base” , io farmaci ad esempio, in aprile hanno segnato un caduta annua delle vendite pari al 9,2%. Pesanti contrazioni hanno inoltre colpito i comparti dell'abbigliamento (-8,9%) e delle calzature (-8,6%). INDIETRODI 11ANNI Lo stallo dei salari e la forte contrazione della domanda interna preoccupa anche il governo: «Sappiamo tutti che è un anno difficile - commenta il ministro allo Sviluppo, Passera - però tutto ciò che stiamo mettendo in moto lo stiamo mettendo in moto». I dati dell'Istat sulle vendite vengono rafforzati dalle previsioni sui consumi che secondo Confcommercio potrebbero indebolirsi ulteriormente fino a toccare quest'anno -3,3%, record negativo degli ultimi anni. L'associazione dei commercianti pensa che «gli obiettivi di bilancio andrebbero rivisti, in accordo con i partner dell'eurozona». In sintonia la Confesercenti che ci dice come nel 2012 «il reddito disponibile calerà per il quinto anno consecutivo e la capacità di consumo degli italiani si ridurrà a livelli inferiori a quelli del 2007, quando la crisi ebbe inizio». È poi Coldiretti a fornire un quadro su come gli italiani risparmiano: negli ultimi mesi sei italiani su dieci hanno modificato i propri acquisti confrontando con più attenzione i prezzi nel momento di riempire il carrello, ma anche riducendo gli acquisti come frutta (-3%), vino (-2%) o carne di maiale (-2%) in tavola. Il 59% va poi alla ricerca delle offerte “3 x 2” in misura maggiore rispetto al passato e hanno ridotto lo spreco di cibo nel 57% dei casi anche diminuendo il numero delle dosi acquistate (31%). A crescere sono solo i modelli di spesa alternativa, dalle vendite porta a porta ai gruppi di acquisto solidale (Gas) fino alla spesa a chilometri zero direttamente dal produttore, in netta controtendenza rispetto alle difficoltà del dettaglio tradizionale. Ben 9 milioni di italiani negli ultimi dodici mesi hanno fatto la spesa direttamente dai produttori, nelle aziende agricole o nei mercati. Una tendenza positiva, come quella registrata dalla vendita del cibo a domicilio che ha chiuso il 2011 con un aumento del giro d'affari del 3,4% rispetto al 2010. stema dell'Aspi, a causa del protrarsi della crisi economica, e ribadisce l'esigenza d'interventi a favore die giovani: migliorare la mini Aspi, rendere più facile l'accesso al bonus precari nel caso di un lavoratore a progetto licenziato, affrontare il tema dei contributi figurativi nel lavoro stagionale e, per quanto riguarda le partite Iva “autentiche” non procedere all'innalzamento dei contributi previdenziali al 33%. Queste correzioni dovranno essere affrontate immediatamente anche attraverso un decreto specifico o utilizzando il primo provvedimento utile, come il decretosviluppo», ha concluso. Per quanto riguarda gli esodati il governo non ha ancora individuato la soluzione, limitandosi a proporre di fare il punto trimestre per trimestre, salvaguardando gli “esodati” volta per volta. Una soluzione rigettatta dal Pd: «Per noi è necessario intervenire con un decreto ad hoc - spiega Damiano - e, nonostante non spetti a noi individuare le risorse, facciamo notare che la Ragioneria generale dello Stato individua in 13 miliardi da qui al 2018 i risparmi derivanti dall'eliminazione delle quote di anzianità prevista dalla riforma delle pensioni». Il decreto interministeriale che «salvaguardava» i primi 65mila esodati ha avuto una copertura di 5 miliardi. Facile dunque proporre una proporzione e sostenere che usando i 13 milardi si possa arrivare ad una quota molto alta, circa 170mila persone. Per quanto riguarda il prolungamento di un anno del vecchio regime degli ammortizzatori sociali, questo non dovrebbe incidere molto sulla spesa, a parte il capitolo della cassa integrazione in deroga, per la quale in questi anni sono sempre state allocate risorse anno per anno, non prevedendole però per il 2013. Davanti alla Camera ieri e oggi proseguirà il presidio della Cgil. Ieri era presente il segretario confederale Serena Sorrentino: «Il governo persevera negli errori - ha attaccato - Come per la riforma delle pensioni, così per la riforma del lavoro, una legge sbagliata di cui il Paese non ha bisogno e che anzi produrrà nuovi pesanti danni per i lavoratori sia precari che stabili, aumenterà i contenziosi e creerà maggiori incertezze. Il governo ha voluto accelerare il percorso - aggiunge Sorrentino - per presentarsi al vertice europeo con i provvedimenti già varati, pur sapendo che sulle stesse norme bisognerà rimettere mano. Una scelta che continueremo a contrastare fino a che non sarà modificata la legge, con questo governo e questo Parlamento e con quelli che verranno». Ieri in molte province la Cgil ha deciso di contestare il ricorso alla fiducia con ore di sciopero, oltre che con i presidi provinciali , in corso in tutte le province. Otto ore ad Alessandria, Ascoli Piceno, Fermo; 4 ore ad Ancona, Firenze, Macerata, Novara: 2 ore ad Arezzo, Biella, Bologna, Brescia, Cesena, Cuneo, Ferrara, Genova, Grosseto, La Spezia, Livorno, Lucca, Massa, Modena, Parma, Piacenza, Pisa, Pistoia, Prato, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Savona, Siena, Vicenza. Il premier Mario Monti è intervenuto alla Camera dei deputati FOTO MAURO SCROBOGNA /LAPRESSE MARCOTEDESCHI MILANO Piano Cgil: 50 mld per rilanciare l'Italia M. FR. Twitter@MassimoFranchi . . . «Un Nuovo welfare utilizzando le risorse delle Fondazioni bancarie e i fondi pensione» . . . «Finanziarlo con una Imposta strutturale sulle grandi ricchezze (Igr), a sostituzione dell'Imu» . . . Crollo: in un anno il calo complessivo dei consumi è stato del 6,8% Per gli alimentari -6,1% La spending review delle famiglie: tagli a carne e frutta mercoledì 27 giugno 2012 9
TV 06.45 Unomattina Estate. Attualita' 07.10 Euromattina. Sport 10.10 Unomattina Vitabella. Rubrica 11.00 Unomattina Storie Vere. Rubrica 12.00 La prova del cuoco. Show. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 TG1 - Economia. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show. 15.15 Segui il tuo cuore. Film Avventura. (2006) Regia di Peter Samann. Con Christine Neubauer 16.50 TG Parlamento. Informazione 17.00 TG 1. Informazione 17.15 Heartland. Serie TV 18.00 Il Commissario Rex. Serie TV 18.50 Reazione a catena. Show. 20.00 TG 1. Informazione 20.25 Calcio Campionati Europei di Calcio 2012: Portogallo - Spagna. Sport 22.55 Tg1 60 Secondi. Informazione 23.05 Notti Europee. Rubrica 00.35 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.05 Che tempo fa. Informazione 01.10 Sottovoce. Talk Show. Conduce Gigi Marzullo. 01.40 Rai Educational. Documentario 07.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 10.20 La complicata vita di Christine. Serie TV 10.40 Tg2 Insieme Estate. Rubrica 11.25 Il nostro amico Charly. 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Con Kim Jansson, Lena Granhagen, Magnus Krepper. 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Pomeriggio cinque cronaca. Talk Show 16.45 Tg5 - 5 minuti. Informazione 16.51 Derby. Film Sport. (2007) Regia di James A. Contner. Con John Schneider 18.45 Il Braccio e la Mente. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.31 Veline. Show. 21.20 Il diario di Bridget Jones. Film Commedia. (2001) Regia di Sharon Maguire. Con Renée Zellweger, Colin Firth, Hugh Grant. 22.14 Tgcom. Informazione 22.15 Meteo 5. Informazione 23.31 La rivale. Film Thriller. (2006) Regia di Douglas Jackson. Con Tracy Nelson, Heather Tom, Linden Ashby. 00.25 Tgcom. Informazione 07.20 Hannah Montana. Serie TV 08.10 Cartoni animati 10.30 Dawson's Creek. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 Futurama. Cartoni Animati 14.10 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 What's my destiny Dragon ball. Cartoni Animati 15.00 Gossip girl. Serie TV 15.55 Le cose che amo di te. Serie TV 16.45 Mammoni - Short. Reality Show. 17.10 Friends. Serie TV 17.35 Mercante in fiera. Gioco A Quiz 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. New York. Serie TV 21.10 Mistero. Show Con Paola Barale. 01.00 Ciclo: “Notte Horror” - Wrong Turn Film Horror. (2003) Regia di Rob Schmidt. Con Desmond Harrington, Eliza Dushku, Jeremy Sisto, Emmanuelle Chriqui, Lindy Booth. 02.50 Studio aperto - La giornata. Informazione 03.35 Media Shopping. Shopping Tv 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 Ti ci porto io (R). Rubrica 12.30 I menù di Benedetta (R). Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Movie Flash. Rubrica 14.10 Glory - Uomini di gloria. Film Guerra. (1989) Regia di Edward Zwick. Con Matthew Broderick, Denzel Washington, Cary Elwes, Morgan Freeman. 16.10 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 18.00 I menù di Benedetta (R). Rubrica 18.55 Cuochi e fiamme. Show. 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Otto e mezzo. Rubrica 21.10 Maledetto il giorno che ti ho incontrato. Film Commedia. (1991). Regia di Carlo Verdone. Con Margherita Buy, Carlo Verdone, Elisabetta Pozzi. 23.25 La valigia dei sogni. Rubrica. Con Simone Annichiarico. 00.05 Tg La7. Informazione 00.10 Tg La7 Sport. Informazione 00.15 Halifax - Unità Speciale. Serie TV Con Rebecca Gibney, Danny Adcock, Dawn Bamforth. 21.10 Amici miei - Come tutto ebbe inizio. Film Commedia. (2011) Regia di N. Parenti. Con G. Panariello C. De Sica. 23.10 Tradire è un'arte. Film Commedia. (2009) Regia di D. Ward. Con G. Anderson H. Graham. 00.45 L'ultimo dei templari. Film Azione. (2011) Regia di D. Sena. Con N. Cage R. Perlman. SKY CINEMA 1HD 21.00 Smitty - Un amico a quattro zampe. Film Drammatico. (2010) Regia di D. Evans. Con B. Tyler Russell P. Fonda. 22.45 Ramona e Beezus. Film Avventura. (2010) Regia di E. Allen. Con S. Gomez G. Goodwin. 00.35 Balla con noi. Film Musical. (2011) Regia di C. Bomoll. Con A. Bellagamba A. Montovoli. 21.00 Un amore a 5 stelle. Film Commedia. (2002) Regia di W. Wang. Con J. Lopez R. Fiennes. 22.50 Manuale D'amore 3. Film Commedia. (2011) Regia di G. Veronesi. Con C. Verdone M. Bellucci. 01.00 Love Shooting. Film Commedia. (2008) Regia di S. Schachter. Con W.H. Macy M. Ryan. 02.40 Rio. Rubrica 19.15 Leone il cane fifone. Cartoni Animati 19.40 Redakai: Alla conquista di Kairu. Cartoni Animati 20.05 Ben 10 Ultimate Alien. Cartoni Animati 20.30 Lo straordinario mondo di Gumball. Cartoni Animati 20.55 Adventure Time. Cartoni Animati 21.20 Brutti e cattivi. Cartoni Animati 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Come è fatto. Documentario 19.30 Come è fatto. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Sons of Guns. Documentario 22.00 American Chopper. Documentario 23.00 La febbre dell'oro. Documentario 18.55 Deejay TG. Informazione 19.00 Una splendida annata. Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Una splendida annata. Show. 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 Life as we know it. Serie TV Con Sean Faris, Jon Foster, Chris Lowell, Missy Peregrym DEEJAY TV 18.30 Ginnaste: Vite parallele. Docu Reality 19.20 La vita segreta di una Teenager Americana. Serie TV Con Shailene Woodley, Kenny Baumann, Mark Derwin. 20.20 Il Testimone. Reportage 20.40 Il Testimone. Reportage 21.10 Diario di una Nerd Superstar. Serie TV MTV RAI 1 20.25: Portogallo - Spagna Sport. Stasera si decide chi sarà la prima squadra a giocare la finale a Kiev. 21.05: Squadra Speciale Cobra 11 Serie TV con A. Eggert. Ben e Semir salvano Tanja, rapita dopo essersi svegliata dal coma. 21.05: Chi l'ha visto? Attualità con F. Sciarelli Sulle tracce di Emanuela Orlandi scomparsa 29 anni fa da Roma. 21.10: A beautiful mind Film con R. Crowe. La storia del geniale matematico che elaborò la teoria economica dei giochi. 21.20: Il diario di Bridget Jones Film con R. Zellweger. La celebre 30enne alla ricerca dell'uomo ideale che incappa nel bad boy. 21.10: Mistero Show con P. Barale. Il consolidato gruppo di detective ci porta alla scoperta di nuovi casi. 21.10: Maledetto il giorno che ti ho incontrata Film Commedia con Carlo Verdone Pieni di manie, diventano amici. RAI 2 RAI 3 RETE 4 CANALE 5 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY FA PIACERE CHE ANCHE LA LEGA SIVERGOGNIDICONTINUAREASOSTENEREFORMIGONI,ma ci vuole una bella faccia di tolla, da parte di Maroni, per andare in tv coi suoi occhialetti rossi a dire che ci sono cose che vanno accertate dal giudice e cose che si giudicano per la loro valenza politica. Ma va? E Bossi e family che nuotavano nei soldi versati dagli italiani (anche quelli del Sud), che valenza politica hanno? Non fanno vergogna prima di tutto a chi in passato votava Lega? Ma, naturalmente, in confronto a Formigoni, Maroni è un debuttante. Il governatore della Lombardia continua ad andare in tv a dichiarare che a lui «non risulta» che ci sia corruzione nella Regione e non gli risulta nemmeno di essere indagato. Il giorno in cui, Dio non voglia, venisse portato a San Vittore, direbbe che non gli risulta di essere imprigionato. Ma almeno Formigoni ha una sola versione, sempre la stessa. Non come Berlusconi, che ne ha una per ogni ora del giorno (e della notte!), così come ha, per ogni versione falsa, un dipendente disposto a sostenerla. Per esempio c'è il tremendo Sallusti, che appare in tv in continuazione per dire quello che qualche altro berlusconiano ha appena finito di smentire, attenuare, rettificare. Ieri mattina partecipava in collegamento ad Agorà, dove si parlava naturalmente della cruciale giornata di domani, che fa tremare i polsi a tutta l'Europa. Una giornata che richiederebbe il massimo di finezza politica, anche nelle sfumature, ovviamente non solo calcistiche. E proprio ieri Sallusti non ha trovato di meglio, per dimostrare quanto gli stia a cuore il destino dell'Italia, che dare della «culona» ad Angela Merkel. Ora, a parte lo schifoso antifemminismo, va detto che la cancelliera non ha danneggiato l'Italia nemmeno una minima parte di quanto ha fatto per anni il padrone di Sallusti, Berlusconi (tra l'altro, indimenticato «culo flaccido»). Quella lotta tra titani dell'ex centrodestra FRONTEDELVIDEO MARIANOVELLAOPPO U: mercoledì 27 giugno 2012 21
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27/06/12

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