In vista dell'incontro di domani sulla spendingreviewe sui tagli agli statali, i confederali si ritrovano a Napoli per denunciare lo stato precario di salute dell'economia campana. Siamo il «Sud nel Sud», dice il segretario partenopeo della Cgil, Federico Libertino: «Viviamo una crisi senza precedenti, con numeri da brivido in termini di disoccupazione e cassa integrazione. La Campania ha bisogno di investimenti pubblici e privati». Sul palco di piazza Matteotti, dove si fermeràla manifestazionepartitadapiazza Mancini, saliranno Camusso, Bonanni, Angeletti e Centrella, mentre lungo il corteo sono attesi il sindaco De Magistris e altrirappresentantidelle istituzioni. Il titolo della giornata è «La Campania e la crisi produttiva. Lavoro, equità, legalità», e per seguirla arriveranno a Napoli oltre trecento pullman dalle cinque province della regione. Contemporaneamente, a Roma si terrà quello che Susanna Camusso ha definito «il gabinetto di guerra», riferendosi alla riunionedei ministrieconomicidelgoverno Monti che dovranno discutere di spending review, tagli alla sanità e agli statali. Un pacchetto che dovrebbe permettere algovernodiraggranellarefinoanovemiliardi di euro e di evitare in questo modo l'aumento di due punti dell'Iva previsto per ottobre (a gennaio comunque l'imposta sui consumi salirà di un punto). L'eventualità che il governo intervenga con nuovi tagli sul pubblico impiego mette in allarme i sindacati. RaffaeleBonanniannuncia unamobilitazione immediata e «a tappeto» in caso di una sforbiciata all'organico e alle dotazioni degli statali. «Vogliamo collaborare alla condizione che sia tutto trasparente e checi siadavverol'occasioneperdimagrirele troppeistituzionie letroppe amministrazioniche fanno ilbel pasto dellapolitica», ha detto ieri. La Cisl, ha aggiunto, teme che alla riunione ci sarà «la solita storia dei tagli lineari senza senso» eper questo chiede un «piano industriale». «Dobbiamo vedere - ha sostenuto ancora - che missione si intende raggiungere». ITAGLI DELPASSATO Il nodo sui tagli verrà sciolto all'incontro didomani,alquale prenderannopartegoverno,sindacati eRegioni.Ma quellaanticipata inquesti giorni dai giornali, «sarebbe la quinta iniqua manovra contro i lavoratori del pubblico impiego», aggiungono dalla Cgil. Il riferimento del sindacalista è alle finanziarie che dal 2008 si sono abbattute suglistatali. «Ha iniziato Tremonti - ricordaGentile -conilbloccodel turnover(nuoveassunzioni dopo i pensionamenti, ndr), le malattie e il salario accessorio. L'anno dopoèstatatoltaognisperanzadistabilizzazione ai precari, mentre nel 2010 è arrivato il blocco dei contratti da parte diBrunetta e l'anno scorso si è deciso di dilazionare nel tempo il Tfr e di cambiare le norme sulla mobilità obbligatoria per motivi finanziari». La Cgil teme che il governo si presenti al confronto con un nuovo piano di tagli già definito. Che anche stavolta, come è avvenuto perle pensioninoncisiaspazioper latrattativacon leparti sociali, allequaliverrebbe offerto un pacchetto «prendere o lasciare». E a sondare gli umori di chi siederà domaniatavolodi palazzoChigi, la preoccupazione ulteriore è che il pacchetto possa essere molto più corposo di quello anticipato dai quotidiani. Cgil, Cisl, Uil e Ugl, vorrebbero avere invece la possibilità di contribuire con le loro proposte alla riorganizzazione del pubblico impiego e alla revisione della spesa (spendingreview). Se ne avessero l'opportunità suggerirebbero di cominciare tagliando le consulenzeaffidatedallediverseamministrazioni, per poi passare alla effettiva ripartizione delle competenze tra gli enti locali e lo Stato così come previsto dalla riforma del titolo Quinto della Costituzione. PATRIZIOBIANCHI Il braccio di ferro sulla sanità è già in fase avanzata, ma il ministro Renato Balduzzi resiste ancora: non più di un miliardo a regime. Quello sul pubblico impiego esploderà dopo l'incontro con i sindacati. La spending review in preparazione deve passare le forche caudine dei ministeri interessati (quasi tutti) e delle forze sociali. Oggi si riuniranno i ministri economici per limare le bozze rimaste rinchiuse nei cassetti dell'Economia, fatto che ha provocato anche qualche malumore nel governo. Domani sarà la volta di Regioni e parti sociali. Il varo è stato spostato a giovedì o venerdì, ma c'è già chi ipotizza tempi più lunghi. Segno che i conti non tornano. Se l'obiettivo è davvero quello di escludere l'aumento di due punti di Iva in modo strutturale, oltre che finanziare le nuove spese per il terremoto, recuperare risorse per gli esodati e ripristinare le entrate mancanti, serve una manovra massiccia. L'IPOTESIDI DUESTEP Obiettivo troppo ambizioso in fase recessiva. A questo punto si studia l'ipotesi di mantenere l'Iva ma solo per un punto, con minori risparmi per circa 8 miliardi l'anno prossimo. Bene per le casse pubbliche, meno bene per la tenuta del governo visto che il Pdl condiziona l'appoggio all'eliminazione dell' aumento Iva. A questo punto si fa sempre più concreta l'ipotesi di due step. Il primo relativo alle misure immediate per quest'anno, che potrebbe fermarsi a 5-6 miliardi, e il secondo più strutturale che dovrebbe valere nel prossimo biennio per 8,2 miliardi nel 2013 e altrettanti nel 2014. In questo caso si aspetterebbe la legge di Stabilità, contando su una possibile ripresa e quindi un recupero sul fronte delle entrate. Il piano del ministro della Salute prevede un risparmio di 600 milioni di qui a fine anno sull'acquisto di beni e servizi. Altri 350 milioni si dovrebbero recuperare con gli sconti ai farmacisti e alle case farmaceutiche, ipotesi che ha già fatto infuriare i titolari di farmacie. Infine, un taglio di circa 130 milioni sulla specialistica e sulle convenzioni con le case di cura. Ma il Tesoro chiede di più: chiede almeno il doppio. Così entra nel mirino dei tecnici anche il possibile taglio delle unità ospedaliere meno efficienti. Il ministro dovrà vedersela con le Regioni, con cui sono in corso le trattative per il patto della salute e per la definizione dei livelli essenziali di assistenza. Dopo il taglio di 8 miliardi già decretato nel salva-Italia i margini sono strettissimi. Il pubblico impiego è l'altro campo di battaglia. Oggi a Napoli in una manifestazione unitaria i sindacati rilanceranno la loro protesta, visto che «a pagare sono i soliti noti – dichiara Michele Gentile della Cgil – si parla di riduzione degli organici, ma nulla si fa ad esempio per i dirigenti a chiamata». Ridurre l'organico non vuol dire per forza di cose licenziare, ma il rischio di essere espulsi aumenta, così come quello di uscite soft o di pensionamenti con le norme ante-Fornero. Lo stesso capitolo prevede l'accorpamento di agenzie e direzioni, il risparmio sulle spese per beni e servizi, un attento controllo sui consumi, persino sull'utilizzo dell'aria condizionata. LESOCIETÀ PUBBLICHE Un capitolo a parte riguarda le società pubbliche. È stato inserito nel decreto sulla spending review limitata al ministero dell'Economia e oggi già depositato in Senato. Si prevede un taglio delle poltrone nei consigli d'amministrazione delle società pubbliche, oltre che la cessione di Fintecna, Sace e Simest (tre società del Tesoro) alla Cassa depositi e prestiti, per un introito di 10 miliardi. La metà di questa somma andrà ad abbassare il debito (come prevedono le regole europee sulla cessione di asset pubblici) e l'altra a finanziare i crediti delle imprese con la pubblica amministrazione. Una parte importante della manovra è affidata al piano Severino. Dal riassetto dei tribunali si attendono 76 milioni. In sostanza si prevede la soppressione di 33 tribunali e 37 procure. Con una gara nazionale per l'affidamento del servizio intercettazioni si conta di risparmiare altre risorse. Stessa cosa accadrà alla Difesa, che dovrà affidare gli acquisti alla Consip. Anche gli atenei dovranno unirsi per fare “massa critica” e spuntare prezzi migliori. SEGUEDALLAPRIMA Dopo anni di fatuo chiacchiericcio sulla riforma dello Stato bisogna decidere se questa Spending review vuole rimanere alla superficie della questione, tagliando qua e là, in ragione della minore o maggiore resistenza dei corpi sociali colpiti, oppure se questa diviene l'occasione per un ridisegno della organizzazione dell' amministrazione di un Paese, che ha bisogno più che mai di servizi pubblici efficienti nella gestione ed efficaci nel rispondere ai bisogni di una popolazione molto diversa dal passato. L'intervento di taglio delle province richiede una profonda riflessione sulla organizzazione del territorio: non basta infatti usare come parametro i risparmi di spesa, derivabili da eliminazione di giunte e consiglieri, ma bisogna cogliere l'occasione per riporre al centro della vita collettiva le amministrazioni locali, come riferimento di una organizzazione sociale che vuole il più vicino possibile ai cittadini la gestione dei loro servizi essenziali; qui bisogna ripensare al ruolo delle regioni proprio in quella prospettiva del Titolo V, di cui finalmente bisogna dare coerente soluzioni, ad esempio in tutta la gestione della scuola, oggi appesa ancora fra governo nazionale L'ITALIAELACRISI Un altro triennio di tagli e risparmi Sanità nel mirino BIANCA DIGIOVANNI ROMA I sindacati: basta accanirsi sul pubblico impiego GIUSEPPE VESPO MILANO . . . Bonanni: «Temiamo che l'esecutivo ci prospetti la solita storia dei tagli lineari senza senso» . . . Sanità e servizi sociali non possono essere considerati solo come materia di costo . . . Lite tra il ministro della Salute disposto a misure per 1 miliardo e il Tesoro che ne vuole il doppio . . . Si fa strada l'ipotesi dell'aumento dell'Iva di un solo punto con minori introiti per 8 miliardi . . . Dal piano Severino sono attesi 76 milioni: verso la soppressione di 33 tribunali e 37 procure . . . Già in Senato il capitolo sulla riduzione delle poltrone nei cda delle società pubbliche Non serve la scure per riformare lo Stato Spending review, oggi si riuniscono i ministri economici ma i conti non tornano. Per il varo delle misure si allungano i tempi Manovra in due fasi: 5 mld quest'anno e circa 16 il prossimo biennio Pronti alla mobilitazione contro l'ennesima sforbiciata a organici e servizi. Oggi corteo a Napoli 2 lunedì 2 luglio 2012
SIÈDAPOCOCONCLUSOILTOURDELPROGETTOBOOKS ACROSS BALKANS, CON CUI NOI ARBE GARBE, GRUPPO CHE DA ANNI MESCOLA WORLD MUSIC E PUNK,abbiamo raccolto libri in italiano (grazie a punti raccolta presenti in sette librerie in tutta Italia, alle biblioteche del Medio Friuli e alle repliche dello spettacolo Books Across Balkans) da donare alle biblioteche delle capitali dei paesi coinvolti nel conflitto dei Balcani. 4000 chilometri percorsi, dieci attraversamenti frontalieri, cinque concerti, cinque biblioteche dell'ex Jugoslavia in cui sono stati consegnati i più di 1500 libri raccolti. Una impresa on the road assieme alla fotografa argentina Cecilia Ibanez e a Marijana Brajkovic videomaker della 4 Frames Factory di Pordeonone, nata, per coincidenza, a Sarajevo. Nove giorni all'insegna della musica e dei libri. Quelli portati in dono alle biblioteche, e quelli degli eventi in cui siamo ci siamo esibiti: il Grrr Festival di Pancevo ed il Krokodil Festival di Belgrado, ospitato quest'anno anche a Zagabria. Festival di fumetti il primo, di letteratura e poesia il secondo. Il tour è partito il 9 giugno, al Grrr Festival di Pancevo. Grrr è una parola che ha senso solo nei fumetti eppure tutti la conoscono. È un'incitazione ad agire attraverso l'arte, così ci spiega il fumettista Aleksandar Zograf, che organizza da dieci anni il festival a Pancevo, vicino a Belgrado. Qui siamo ormai a casa. Conosciamo Zograf da molto, suoi ospiti poco tempo dopo i bombardamenti Nato sulla Serbia: abbiamo collaborato spesso con lui negli anni, come per la copertina del nostro ultimo disco e per la partecipazione in veste di illustratore nello spettacolo teatrale di Books Across Balkans assieme all'attrice Aida Talliente. Al Grrr incontriamo Pat Moriarity, fumettista americano dai lunghi capelli, ma gli ospiti sono molti e provengono da mezzo mondo. Un rimescolio di nazionalità per niente raro da queste parti, visto che la Vojvodina è considerata a buon titolo una tra le regioni più multietniche d'Europa. Il tour è poi proseguito per Zagabria, dove il 13 giugno abbiamo aperto il Krokodil Festival con una sigla fatta per l'occasione: una suite tratta da CompleteCommunion di Don Cherry. È stata una scelta benaugurale, visto che quest'anno il Krokodil Festival si è svolto a cavallo tra Serbia e Bosnia. Un gesto di apertura molto importante, anche se le collaborazioni tra gli scrittori e artisti dell'ex Jugoslavia non si sono mai interrotte del tutto neppure durante la guerra. Il direttore artistico del festival è lo scrittore serbo Vladimir Arsenijevic, che ha a lungo elaborato nei suoi libri la recente tragedia balcanica, e che ora sta tessendo le sue trame in una prospettiva sempre più globale: tra America, Kurdistan, Germania e Italia. Vladimir ci racconta il forte interessamento che c'è stato anni addietro per gli autori dell'ex Jugoslavia. Una corsa delle case editrici ad accaparrarsi i testimoni della crisi, esauritasi spesso velocemente com'era iniziata. I maggiori timori degli intellettuali riguardano le possibili derive nazionaliste che potrebbero minare la vicina Europa. Ci chiedono se ci sia ancora del fascismo in Italia, come a voler scongiurare i fantasmi aleggianti lungo le strade di Belgrado accresciuti anche dai timori verso il passato nazionalista del nuovo presidente serbo. Il nostro progetto ha cercato invece di andare in direzione opposta. Oltre ai festival ed ai concerti, una parte importantissima è stata la donazione dei libri a cinque biblioteche dei Balcani, tra cui quella Nazionale Serba di Belgrado, la Nazionale di Zagabria, e quella dell'Università di Sarajevo tramite l'associazione Humanity in Action of Bosnia and Herzegovina. L'impresa non è stata facile, siamo spesso incappati in blocchi burocratici. Difficile far circolare la cultura. «Avreste avuto meno problemi con i Kalašnikov», ci ha detto ridendo un omino in una delle dogane in cui siamo stati fermi per alcune ore. Eppure ne siamo venuti a capo. Abbiamo trasportato musica e libri attraverso confini difficili, che paradossalmente sembrano destinati a scomparire presto. Che accadrà dopo? A Šabac, un'ora in auto da Belgrado, qualcuno ci sta già lavorando, come alcune cooperative del Friuli, Itaca, Cosm e Noncello, che hanno adottato una data del tour. Stanno cooperando tra Italia e Serbia con progetti volti al reinserimento delle persone con disturbi mentali, spesso causati della guerra. Anche questi sono passi importanti nella direzione dell'integrazione. Il tour è terminato il 16 giugno, dopo l'ultimo concerto a Sarajevo, al Club Underground: qui durante l'assedio si erano rifugiate in tanti per sfuggire alle granate. Rubiamo le parole con cui il cantante macedone del gruppo che ha aperto la serata descrive la città: «Sarajevo rimane l'anima della Jugoslavia, basta vederla una volta sola per capirlo, per restarne incantati e volerci tornare». DIARIODIVIAGGIO Musicae libri perSarajevo Lostranotourbalcanico diunarockbandfriulana LETTURE : Lefiabemutanti:dal libroalblognuoveformedicontaminazione P. 18 L'INTERVISTA : LambertoPignotti,padredellapoesiavisiva, si racconta P. 19 VISIONI : IldivoBaryshnikovapprodaaSpoletoeritornaattoredi teatro P. 21 U: Sonopartiti con1500volumidaportarenellaexJugoslavia Hannoattraversatoquattromilachilometri, superatocavilli burocraticiedogane.Ecco il lororeportage«sentimentale» ARBEGARBE GRUPPOMUSICALE Laband friulanaArbe Garbe («Erba cattiva»)siè formatanel 1994. Quia Sarajevo, fotodiCecilia ibanez lunedì 2 luglio 2012 17
Questa volta la buona notizia chearriva dai mercati è che la politi-ca può vincere la crisi. È solol'inizio, un piccolo passo, ma i se-gnali sono evidenti. L'intesa delConsiglio europeo sul fondo per calmierare lo spread, infatti, ha avuto immediate ripercussioni positive: è sceso il differenziale tra i titoli italiani e quelli tedeschi e i mercati hanno ripreso fiducia, facendo registrare risultati positivi in quasi tutte le borse del mondo. Il risultato del vertice rende politicamente più forte Barack Obama il quale, dopo aver incassato la sentenza della Corte suprema che rende esecutiva la riforma del sistema sanitario varato nel 2010, segna un altro punto a suo favore in vista delle prossime elezioni presidenziali. L'accordo raggiunto dai leader del vecchio continente, infatti, dà ragione alle pressioni del Presidente Usa rendendo, nelle previsioni, più forte e veloce la ripresa americana. Anche in questo caso, i segnali non si sono fatti attendere, visto che il tasso di cambio euro-dollaro è subito cresciuto di 2 punti base. Ma a Bruxelles succede di più: la politica sembra disegnare nuovi equilibri. Terminata la “liason politica” Sarkozy-Merkel, a causa della mancata rielezione del primo, nuove e più ampie convergenze si stanno concretizzando e tra i promotori troviamo proprio l'Italia, la Spagna e la nuova Francia di Hollande. Mario Monti è stato giustamente indicato come il protagonista del vertice. Aveva le idee chiare e ha posto fin da subito le condizioni che hanno evitato l'ennesima risposta palliativa alla crisi. Il premier italiano ha indubbiamente portato a casa i risultati che si era ripromesso e non è certo un caso che i mercati italiani siano stati quelli che hanno fatto registrare le performance migliori. Un indirizzo - quello dato da Monti - rispetto al quale Spagna e Francia non potevano che dare il loro avvallo. Ed è proprio il nuovo corso di Hollande a spingere gli eventi in questa direzione, gettando il seme di un'Europa meno tecnica e più politica. È questa la vera grande svolta che arriva da Bruxelles: dopo averci spiegato che la politica deve guardare i mercati, abbiamo scoperto che i mercati guardano la politica. E che il corso degli eventi può essere governato, per portare a una soluzione per il bene dell'Europa nel suo complesso. Il risultato del vertice di Bruxelles nasce però qualche mese fa, con l'elezione di Hollande. Le elezioni presidenziali avevano assunto un significato che andava oltre i confini della Francia nel momento in cui Francois Hollande aveva denunciato con forza i limiti, i ritardi e i problemi dell'Europa diretta dall'asse Merkel-Sarkozy. Da allora, lo scenario del confronto tra Sarkozy e il suo sfidante è stata l'Europa. O meglio, l'Europa politica. Per Francois Hollande, si può sconfiggere la crisi solo se la politica europea è in grado di agire sulla stabilità dell'Euro, ma non da sola, bensì intervenendo anche sulla qualità dello sviluppo, rimettendo in equilibrio crescita, solidarietà e coesione sociale. Per il Presidente francese, la linea del rigore fiscale e i tagli alla spesa pubblica in nome dell'equilibrio di bilancio sono inefficaci e rischiano di spingere l'Europa ancora più in recessione. Facendosi portatore di queste idee, Hollande ha vinto le elezioni e, fin dal primo giorno, ha fatto capire che la Francia avrebbe voltato pagina. Il vertice europeo è stata la prima occasione utile per imprimere questa svolta, cercando alleati nei Paesi più vicini dal punto di vista economico, Italia e Spagna appunto, e forzando la partita fino alla rottura dell'asse franco-tedesco. Da Hollande è giunta anche la spinta ad andare oltre i risultati del vertice, con l'obiettivo di arrivare all'unione fiscale e a un ministero del Tesoro comune che emetta debito e lo mutualizzi, realizzando così una vera politica economica europea. Obiettivi che riecheggiano nelle parole del presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, quando dice che in due giorni sono state prese decisioni impensabili solo fino a pochi mesi fa. Italia, Spagna e Francia. Paesi, questi, che così raddoppiano il successo facendo oltretutto retrocedere la Germania dalla sua posizione iniziale rispetto alla possibilità di accesso al fondo di salvataggio, subordinato ai pareri della troika Ue-Bce-Fmi. Finora erano i tecnici a decidere sugli aiuti da concedere a uno Stato in base alla sua “virtuosità” economica e alla capacità di rimborso. D'ora in poi non sarà più così e, dopo l'esperienza greca, la parola tornerà alla politica. E questa è la vera buona notizia. Perché a rendere più acuta la crisi è stata proprio l'assenza di una politica europea che favorisse la crescita, l'occupazione e la lotta alle disparità. In questa delicata partita di equilibri e visioni che si è aperta a Bruxelles, l'Italia era di mano. E Monti ha giocato bene le sue carte. Colpisce, semmai, che la partita più politica ha visto come protagonista italiano un “tecnico”, seppur di alto livello come Mario Monti. Il premier, tra l'altro, ha esibito un colpo di gran classe e di raffinata sapienza comunicativa e politica, dichiarando che l'Italia non intende comunque avvalersi dello scudo anti-spread, smorzando sul nascere qualsiasi accenno riguardante presunti interessi specifici e conseguenti conflitti d'interesse del Paese. Nello stile, la distanza con il suo predecessore non potrebbe essere più ampia. E forse è anche per questo che la maggioranza relativa degli italiani continua a esprimere un giudizio positivo sul governo Monti, anche se la fiducia è in calo rispetto ai primi mesi del suo insediamento a Palazzo Chigi. Il vertice di Bruxelles segna comunque il primo passaggio di un percorso, dove la politica sembra essere tornata protagonista delle scelte e intenzionata a determinare gli indirizzi di politica economica. Una buona partenza che adesso, però, occorre riempire di contenuti e coerenza con quanto annunciato. Secondo uno studio della Cgia, le sofferenze bancarie delle imprese italiane hanno superato quest'anno gli 82 miliardi di euro, le insolvenze sono aumentate dell'11,9%, mentre l'erogazione dei prestiti ha continuato a scendere (-1,7%). Sono invece aumentate le segnalazioni di sospetto riciclaggio, legate a operazioni d'intermediazione finanziaria (+243,6%). Sul fronte lavoro, l'Istat registra un tasso di disoccupazione pari al 10,2%, con un incremento del 2,2% su base annua e con punte del 37% tra i giovani. Tra i lavoratori dipendenti, intanto, il potere reale d'acquisto diminuisce e sempre più famiglie vengono trascinate sotto la soglia di povertà. Ora, si possono avviare le riforme del mercato del lavoro, alzare o abbassare i tassi d'interesse, aumentare o diminuire l'iva, immettere nuove tasse, ma fino a quando non si deciderà d'investire su uno sviluppo di qualità sarà difficile uscire dalla crisi. Serve un cambio di visione. E il coraggio di perseguire strade nuove perché l'asprezza della crisi merita risposte forti in termini di rilancio di politiche attive per il lavoro, di difesa e valorizzazione del patrimonio industriale, di rafforzamento del sistema di welfare. Se questa ricetta vale in Francia e sembra affermarsi anche in Europa, perché in Italia non dovrebbe avere effetto? C'è bisogno di ridare fiducia alle imprese attraverso investimenti che consentano di produrre meglio. C'è bisogno di “piani casa” che puntino a recuperare, costruendo sul costruito, anziché realizzare edifici ex novo. C'è bisogno di più infrastrutture sociali, più scuole, più trasporti pubblici e di ridisegnare un ruolo attivo delle politiche pubbliche nel governo dell'economia. Questa sembra la strada tracciata in Europa dopo le elezioni francesi. Al successo del nuovo corso europeo ha contribuito, in maniera decisiva, anche l'Italia. Ora c'è da attendersi che anche nel nostro Paese siano introdotte quelle novità che sembrano annunciarsi nella nuova Europa nata da Bruxelles. Grosso modo, l'auspicio dello stesso Monti dopo il vertice europeo. Speriamo sia così perché, oltre l'Europa, ne uscirebbe rafforzata anche l'Italia. . . . Il premier ha ottenuto buoni risultati e i mercati per ora gli hanno dato ragione. Ma il Paese chiede sviluppo CARLOBUTTARONI PRESIDENTEDI TECNÈ L'OSSERVATORIO ILVERTICE Il compromesso europeo ridà fiducia agli italiani IL VERTICE DI BRUXELLES PORTA CONSENSI A MONTI ORA SI ATTENDE MENO RIGORE E PIÙ WELFARE La ricerca è stata condotta sull'intero territorio nazionale e ha preso come universo di riferimento la popolazione maggiorenne. Criteri di calcolo e articolazione del campione: campione rappresentativo dell'universo di riferimento per sesso, classi di età, area geografica. Metodo di intervista: intervista telefonica (Cati), per un totale di 1.000 interviste realizzate tra il 20 e il 21 giugno 2012. Errore campionario del 3,1%. lunedì 2 luglio 2012 7
Del governo del dopo Monti Enrico Letta dice non solo che «avrà il Pd come perno» e Bersani come guida, ma anche che dovrà essere «in forte continuità» rispetto all'attuale esecutivo: «Continuità programmatica e anche di uomini», sottolinea il vicesegretario del Pd, facendo notare l'«avvicinamento tra Monti e le tesi dei progressisti europei» emerso in modo chiaro nel Consiglio europeo. Quanto alle forze che dovranno coalizzarsi, Letta insiste sul rapporto tra progressisti e moderati, apre a Vendola e chiude a Di Pietro: «Proprio in queste ore emerge in tutta chiarezza la contraddizione tra gli attacchi al Quirinale e il ruolo di Napolitano come massimo protagonista dell'Italia che vince a Bruxelles». Partiamo dalle conseguenze politiche del Consiglio europeo: nonostante le continue fibrillazioni del Pdl, il successo spazzavia l'ipotesidi votoanticipato? «Il governo deve durare fino alla scadenza naturale della legislatura. Il dopo vertice è stato interpretato da tutti una sconfitta per il Pdl, che come testimoniano le parole sconnesse di Brunetta è ormai un'armata in rotta, e un successo per il Pd, che come dimostrano la serietà delle parole di Bersani e il fatto che nessuno nel partito le abbia messe in dubbio sarà il perno del prossimo governo». Com'èdavalutareilsilenziodiBerlusconi? «Berlusconi ha giocato un preciso ruolo in queste settimane, tentando di rientrare in gioco. E lo spauracchio di un suo possibile rientro ha terrorizzato i partner europei. Col vertice di Bruxelles Berlusconi, che si era messo in modo inquietante sulla scia di Grillo, è finito per sempre. Ora bisognerà vedere se ci sarà un'evoluzione verso un moderno centrodestra europeo, se Alfano saprà dare al suo partito un'impronta non antisistema». ParlavadisuccessoperilPd,mairisultatia Bruxelles liha ottenutiMonti. «Intanto, le conseguenze politiche europee e italiane del vertice sono non solo molto significative e tutte a noi favorevoli sul lungo periodo, che è quel che ci interessa. È inoltre palese che c'è stato un avvicinamento tra le idee di Monti sul futuro dell'Ue e alcune idee forti dei progressisti europei. Decisivo è stato il rapporto Monti-Hollande. In più a Bruxelles è emersa in modo clamoroso la nostra bandiera, quella di Ciampi, di Prodi, quella che è stata la bandiera fondativa dell'Ulivo prima e del Pd poi. Una delle caratteristiche principali che differenzia noi dal resto del centrosinistra italiano è infatti che per noi l'interesse europeo vuol dire interesse italiano, e non c'è interesse italiano contrapposto o diverso dall'interesse europeista, che richiede un avanzamento dell'integrazione dell'Ue». Anche se il rapporto con i partner europei, Germania in primis, non sempre ci hafatto bene? «L'Italia è un Paese dalla statualità debole, può vincere soltanto se c'è un'Europa forte e integrata. Con l'entrata in scena di Brasile, Cina, India è cambiato il peso Il Paese delle grandi certezze im-parerà a vivere nelle incertezze?Nessuno sembra essere più sicu-ro di nulla, nella Germania di An-gela Merkel. Prendiamo la cro-naca di ieri: la giornata comincia con l'annuncio d'una svolta a Francoforte. Un membro importante del direttorio della Banca centrale europea fa balenare, per la prima volta, la possibilità di una rinegoziazione del memorandum che fissa durissime condizioni alla Grecia. È una novità assoluta: finora le prescrizioni ad Atene della trojka erano state ripetute e ribadite fino alla nausea. Ma - quel che è davvero straordinario - è che l'improvvisa apertura è venuta proprio dal consigliere tedesco Jörg Asmussen, quello che la cancelliera scelse personalmente per prendere il posto di Jürgen Stark quando quest'ultimo si dimise per protesta contro gli acquisti di titoli di stato da parte della Bce. Asmussen viene dalle file socialdemocratiche, ma finora si è (si era?) sempre mosso in totale intesa con il governo di centro-destra. La sua uscita imprevista ha suscitato l'ira funesta dei giornali amici della cancelliera: la Bce si trasforma in una discarica di titoli-spazzatura, titolava ieri l'edizione on-line della “Welt”. Bisognerebbe ora saper rispondere alla domanda se stavolta il consigliere tedesco ha fatto di testa sua o se la sua mossa è stata ispirata da Berlino come segno di un'apertura del centro-destra. Domanda interessante, cui fa da pendant il secondo evento della giornata: un animato battibecco tra il ministro federale delle Finanze Wolfgang Schäuble e quello degli Esteri, il liberale Guido Westerwelle. Il secondo rimprovera al primo di aver fatto incaute dichiarazioni sugli eurobond, quelli che la cancelliera ha detto che non ci saranno mai «finché io sarò in vita». In realtà si è trattato di un'apertura minima, e peraltro già consumata in passato: di titoli comuni europei si potrà parlare - ha detto Schäuble - solo quando esisterà una vera Unione fiscale. Ma tanto è bastato per accendere l'ira di Westerwelle, che ha indirizzato al capo del governo una richiesta di chiarimenti: la posizione ufficiale è quella del ministro delle Finanze? Se sì, i liberali sono pronti alla crisi di governo. A questa ipotesi non crede nessuno. Ma tant'è: mentre Frau Merkel si chiudeva in un insolito silenzio, è venuta alla luce una spaccatura che potrebbe avere conseguenze comunque pesanti. Anche perché da qualche giorno il nome di Schäuble viene evocato in relazione a un governo di grosse Koalition con la Spd. Questi venti di crisi si agitano sullo sfondo delle difficoltà, sempre più gravi, cui va incontro la strategia anti-crisi dettata dalla cancelliera. Per tutto il giorno, ieri, si sono attese indicazioni da Karlsruhe, sede della Corte costituzionale, sull'orientamento dei giudici in merito ai sei ricorsi d'urgenza presentati, subito dopo il voto al Bundestag e al Bundesrat, contro l'approvazione del Fiskalpakt e del fondo salva-stati Esm. La conseguenza è che l'Esm non è entrato in funzione ieri, come secondo molti avrebbe dovuto avvenire. Altri in realtà, sulla base di considerazioni giuridiche, avevano indicato per l'entrata in vigore la data del 9 luglio. Ma si tratta di pochi giorni e ci si comincia a chiedere che cosa accadrà se il sì della Corte e anche la controfirma della legge da parte del presidente della Repubblica Joachim Gauck per ora negata proprio per rispetto dei giudici, non arriveranno prima del 9. L'Esm non entrerà in vigore? Con quali conseguenze per i paesi che lo aspettano? Il blocco coinvolgerà anche il Fiskalpakt? È un'ipotesi, quest'ultima, che deve suscitare preoccupazioni molto serie nella cancelleria sulla Sprea. Mercoledì Angela Merkel con un ampio seguito di ministri sarà a Roma per le consultazioni bilaterali periodiche. Rischia di presentarsi debole come non era mai stata. Oggi la nuova prova dei mercati, dopo l'euforia di Borsa di venerdì. Rinegoziaregli impegni diAtene?Buferasulla propostadelconsigliere dellaBancacentrale Asmussen.Scontro traSchäublee laFdp L'INTERVISTA PAOLOSOLIDINI paolocarlosoldini@libero.it «Il governo Bersani sarà in continuità con l'attuale» Monti: vado avanti ILCASO «ABruxellesc'èstatoun chiaroavvicinamentotra ilnostropremiere letesi deiprogressisti.Questo avràconseguenzeanche nelprossimoesecutivo» . . . Merkel mercoledì a Roma. Oggi verifica importante dei mercati dopo l'euforia di venerdì Per Monti «non è cambiato nulla» perché il suo «orizzonte temporale rimane il 2013». Dopo il successo di Bruxelles si riapre la partita italiana sul futuro politico del Professore. Una discussione rilanciata su Repubblica da Casini per il quale a Palazzo Chigi «c'è un signore che sta facendo il suo lavoro benissimo e non credo che si ritirerà a vita privata». Il leader dell'Udc rilancia la proposta di «un'alleanza tra moderati e progressisti che prenda il testimone delle riforme» nella prossima legislatura e ipotizza un governo con Monti. E con Bersani, il segretario del Pd «che nei sondaggi è il più grande partito italiano». Il Paese ha ancora davanti a sé «tempi duri, e pensare «che i problemi siano finiti è una visione illusoria che può rivelarsi pericolosa», spiega l'ex presidente della Camera. Che assicura: «nel momento in cui si realizzerà una convergenza, decidere la guida del governo non sarà un problema». Monti, tuttavia, non ha cambiato idea rispetto a ciò che ha ribadito anche a Bruxelles alla vigilia del Consiglio europeo. «Non sono stato eletto e non correrò alle prossime elezioni», aveva ripetuto prima di ricevere il premio dell'Associazione europea dei contribuenti. E da Palazzo Chigi fanno notare che il premier non perde occasione per tenere fermo «il panorama temporale» che aveva fissato davanti a sé chiedendo la fiducia delle Camere. «Posso assicurare che molto presto il mio temporaneo incarico di governo verrà a scadenza -spiegò il 25 febbraio scorso a Milano, ospite della “sua” università - e se avrò vita e salute, potrò sicuramente terminare il mio mandato quadriennale alla presidenza della Bocconi». Come Casini, tuttavia, molti sono pronti a scommettere che, anche alla luce dello stesso protagonismo conquistato in Europa, il premier continuerà a giocare in prima linea. «In un nuovo centrosinistra europeo può trovarsi a perfetto agio -- afferma D'Alema, intervistato dal Corriere - È una personalità liberale che con la sua azione può mitigare positivamente le resistenze stataliste che ci sono ancora tra i socialisti». Le sue posizioni, continua il presidente del Copasir, sono «compatibili con il nostro orizzonte programmatico». D'Alema mette in evidenza la svolta che si è determinata in Europa dopo le elezioni francesi. I meriti di Monti, aggiunge, «sono innegabili», ma «senza la vittoria di Hollande non sarebbe stato possibile ottenere nessun risultato». I punti dell'accordo Ue, tra l'altro, erano «stati anticipati dal documento dei socialisti europei». Le destre, in sostanza, «hanno indebolito l'Europa e oggi la svolta avviene nel segno di un nuovo centrosinistra europeo che potrà rafforzarsi con le elezioni del 2013 in Italia e in Germania». Quanto al Pd, infine, il partito di Bersani «non è interessato a rovesciare il governo» e «se c'è qualcuno che vuole andare all'opposizione è Berlusconi e già lo sta facendo». Un «ritorno allo schema classico del centro-sinistra all'italiana», così l'Udc Enzo Carra plaude al far «politica» di D'Alema e Casini. Nervosa, invece, la reazione di Cicchitto. E se i due leader Pd e Udc avevano messo in evidenza le divisioni del Pdl - evidenti in Aula quando c'è chi vota a favore di Monti, chi contro e chi si astiene - il capo dei deputati Pdl chiede, ma la domanda sembra un avvertimento, cosa accadrebbe se i gruppi parlamentari del partito di Berlusconi votassero in blocco contro il Professore. «D'Alema e Casini proclamano che questo governo svolge una funzione preparatoria di un futuro governo Pd-Udc, forse Sel, possibilmente sempre presieduto da Monti -- sostiene Cicchitto Quanto al Pdl, esso, per redimersi dai suoi numerosi peccati, adesso deve appoggiare Monti senza se e senza ma». Attenzione però, a non sottovalutare “l'avversario”, cioè il Cavaliere: questo il monito dell'esponente azzurro. Nel centrosinistra intanto le novità si inseguono. Con toni diversi da quelli di Di Pietro, il capogruppo dell'Idv alla Camera, Donadi, pur stigmatizzando «i veti aprioristici» nei confronti dell'Idv, ammette che a Bruxelles l'Italia ha vinto «una battaglia importante». «Per vincere la guerra - aggiunge - servirà nella prossima legislatura una maggioranza senz'altro politica, ma ampia, capace di inglobare il massimo di rappresentanza sociale». A pochi mesi dall'avvio formale della campagna elettorale, quindi, i risultati del Consiglio europeo rilanciano la discussione sulle future alleanze di governo. Pur non considerandosi «in campo per il dopo», spiegano da Palazzo Chigi, Monti ha sempre sollecitato un nuovo protagonismo della politica, mentre l'Europa e i mercati si interrogano sul futuro dell'Italia e chiedono garanzie «sull'azione di risanamento e di sviluppo che dovrà continuare». Un dato di fatto che, secondo il premier, impone alle forze politiche di fare da subito «la loro parte anche sulle riforme istituzionali e sulla legge elettorale». Il Professore non vorrebbe «ritrovarsi spettatore di un futuro campionato che non salvi l'Italia dalla retrocessione». L'esperienza di questi mesi però - ripete Monti dimostra che «Parlamento e forze politiche» meritano fiducia e che si «può fare gioco di squadra». Bce e Grecia In Germania nuove polemiche L'EUROPAELACRISI EnricoLetta La Cancelliera tedesca Angela Merkel FOTO TM NEWS-INFOPHOTO SIMONECOLLINI ROMA Il premier si chiama fuori dalle discussioni sul dopo: «Per me non cambia nulla» Appello per le riforme NINNIANDRIOLO ROMA 4 lunedì 2 luglio 2012
specifico dei diversi Stati. E noi non abbiamo una dimensione tale da poter pensare che possiamo farcela da soli. Se oggi l'Italia è più forte è perché due italiani, Monti e Draghi, guidano i processi europei, attenti agli interessi comunitari e non a quelli di parte dell'Italia. Il successo di Monti è nato dal fatto che è stato visto al Consiglio europeo come una specie di surrogato di Barroso e Van Rompuy, non come il capo dell'Italia». Bastano le misure decise a Bruxelles ad usciredalla crisi? «Dalla crisi si esce con più Europa, mettendo insieme i debiti e facendo crescita. L'Ue ora può difendersi dalla speculazione facendo unione bancaria e dando alla Bce la vigilanza sulle banche, mentre con il meccanismo anti-spread comincia a mettere insieme il debito dell'Eurozona. Tutto questo è molto importante in vista del futuro ma non vuol dire, per quel che ci riguarda, che possiamo smettere di fare i compiti a casa. La forza di Monti è stata essere arrivato a Bruxelles avendo fatto i compiti a casa, a cominciare dalla riforma delle pensioni e quella del lavoro, avendo dimostrato ai tedeschi che abbiamo riforme rigorose quanto le loro, che non vogliamo chiedere a nessuno di pagare i nostri debiti». Parlavadelruolodecisivochehaavutoil rapportotraMontieHollande,leadersocialistaallaguidadell'Eliseo:asuogiudiziopuòsignificarequalcosa,guardando al futurodella politica italiana? «L'avvicinamento tra Monti e le tesi dei progressisti europei è segno che il governo che succederà a Monti sarà di centrosinistra, guidato dal segretario del Pd, e in forte continuità col governo Monti. Continuità programmatica e anche di uomini». Come valuta il fatto che Casini abbia aperto all'ipotesi di una coalizione tra progressisti emoderati? «Casini riconosce, pur venendo dalla famiglia europea in cui stanno anche Barroso e Berlusconi, che sono stati Monti e Hollande a guidare il processo e capisce che in Italia serve una cosa simile». Con Vendola e senza Di Pietro, si sente direnelPd: perché? «Il punto è che solo un processo riformatore può salvare l'Italia. Vendola in questi anni ha dimostrato di stare con i piedi dentro il disagio sociale del Paese e nello stesso tempo di essere capace di dare soluzioni di governo, guidando una regione importante come la Puglia. È quel che facciamo anche noi, anche Bersani in questi mesi è stato il paladino della fatica della società italiana mostrando un Pd capace di misurarsi con il governo dei processi in atto. Di Pietro a mio avviso non è invece in sintonia con questo tipo di obiettivo. Lo dimostra il suo approccio anti-istituzionale, aggressivo con il Capo dello Stato che è invece il vero architetto di questa operazione e in fondo è il vero vincitore del Consiglio europeo. È chiaro infatti che senza Napolitano non ci sarebbe stata l'Italia protagonista del Consiglio europeo». Aquestopunto cosa devefare il Pd? «Costruire una proposta e mostrarla con chiarezza, lavorare a un centrosinistra che abbia nel Pd il baricentro, che riconosca in Casini e Vendola due protagonisti e che apra una fase costituente nella prossima legislatura. Ovviamente, questo deve passare attraverso una riforma della legge elettorale. Già entro questa settimana dobbiamo completare il successo di Bruxelles con un primo sì a un nuovo sistema di voto». Pensa sia possibile? Dal Pdl arrivano segnalidiscordanti... «È interesse di tutti andare alle prossime elezioni in una condizione di praticabilità di campo. Col Porcellum il campo sarebbe impraticabile e la prossima legislatura sarebbe disastrosa. Dobbiamo approvare in tempi rapidi una legge elettorale che garantisca stabilità al governo e ridia ai cittadini il diritto di scegliere i parlamentari». Come pensate di trovare un accordo con l'Udc sui diritti civili: la discussione all'interno dello stesso Pd, ad esempio sulleunionidi fatto,non è facile... «Il lavoro del comitato guidato da Rosy Bindi dimostra che su questi temi siamo molto più avanti di quanto si pensi. Oggi non siamo più nel 2007, una soluzione come i Dico passerebbe in modo molto più semplice nella società italiana. Ovviamente, a patto che nessuno usi questi argomenti per regolare conti di altro genere. E questo vale sia per i contrari che per i favorevoli». LE CONCLUSIONIDEL VERTICE EUROPEODI BRUXELLESDIVENERDÌ SCORSO SONOSTATE ACCOLTECON GRANDE ENTUSIASMOEFIDUCIADAPARTE DIPOLITICIE COMMENTATORI.Senza dubbio la strada faticosamente imboccata dall'Europa permette di essere un po' più ottimisti rispetto a quanto non lo si fosse anche solo qualche settimana fa. Sembra che i Capi di Stato e di governo dell'Ue abbiano quantomeno iniziato ad inquadrare i veri problemi dell'area euro, dopo troppi mesi passati a discutere unicamente dei modi migliori per blindare i bilanci pubblici, punire i governi inadempienti e ridurre ulteriormente i già stretti margini di manovra del potere politico. Bisogna però ammettere con onestà che buona parte delle scelte più importanti devono essere ancora prese. Il dispositivo finale del Consiglio europeo si presenta come una lunga sequela di impegni e rinvii a decisioni future che lasciano chiaramente intendere che la vera partita sia ancora tutta da giocare. È proprio in questo intermezzo fra l'assunzione di responsabilità e l'implementazione dei singoli provvedimenti che gli economisti - intesi come depositari della “tecnica” a supporto della “politica” - potranno giocare un ruolo importantissimo nelle prossime settimane. In passato, anche sulle vicende europee, c'è stato purtroppo un cattivo uso della dottrina classica sul ruolo del responsabile politico e del tecnico economico. Spesso si è sostenuto che, fissata l'agenda politica, i tecnici economici si dovessero limitare ad individuarne i costi, i benefici, i vincoli e le modalità di attuazione. Ci si è invece dimenticati che accanto alla separazione di compiti e responsabilità fra tecnici e politici - la dottrina classica individua per i primi anche il diritto/dovere di dissociarsi dai politici che deviano dai progetti annunciati o che decidono di realizzarli in modi non appropriati e insostenibili. Non si intende, con questo, mettere in discussione il primato della politica nel momento in cui si tenta un rilancio dell'unione monetaria. Al contrario, si cerca di difenderlo dai rischi che esso corre in una fase storica in cui è sottoposto a pressioni ed attacchi senza precedenti. Nelle prossime settimane l'Europa sarà chiamata a correggere i macroscopici errori politici compiuti all'inizio degli anni Novanta, quando vennero gettate le basi di quella che sarebbe poi diventata la moneta unica. In quegli anni la critica di buona parte degli economisti all'approccio di Maastricht fu serrata, ma rimase purtroppo largamente inascoltata. Oggi, come vent'anni fa, i processi decisionali corrono il rischio di seguire ancora una volta percorsi incompatibili con le più basilari regole di funzionamento di un'area valutaria comune. Sebbene la discussione accademica sui provvedimenti adottati nell'ultimo anno e mezzo dall'Ue sia stata tanto partecipata quanto fortemente critica, ben poco di tutti questi scambi è riuscito a trasformarsi in discussione pubblica. I dibattiti sull'austerity, sulla riforma della governance economica europa, sul Fiscal Compact, sulla costituzionalizzazione del pareggio di bilancio sono avvenuti quasi tutti sotto traccia, e sono stati quasi sempre trasformati sul piano politico in una richiesta di fede a favore o contro l'Europa, impedendo di fatto che vi fosse un reale confronto sulla natura dei Trattati, sull'opportunità delle politiche economiche restrittive e sulle loro congruità con gli obiettivi ufficiali. Come spiegare altrimenti l'afonia delle classi dirigenti persino dopo che si sono aperte le crepe più serie al meccanismo di convergenza disegnato dai criteri di Maastricht? E che dire del silenzio imbarazzato di molti commentatori di fronti agli effetti nefasti delle politiche di austerità sull'intera economia europea? Ovviamente questo tabù sull'Europa ha anche altre motivazioni, ben più complesse, che andrebbero attentamente valutate. Ma è in ogni caso chiaro che l'impermeabilità alle analisi critiche che l'accademia sa produrre non fa bene soprattutto alla politica. Il paradosso è che la stessa classe dirigente che per vent'anni è stata così attenta a seguire i consigli di apprendisti stregoni che le intimavano di togliersi dai piedi, restituendo le leve di comando ai mercati, oggi si mostra incredibilmente refrattaria alle osservazioni di coloro che - invece - cercano di rilanciare il ruolo dell'Europa nel mondo proprio grazie alla forza della politica. Un mistero a cui forse è davvero giunto il momento di dare una risposta. Il presidente del Consiglio Mario Monti FOTO DI JULIEN WARNAND/ANSA-EPA IL COMMENTO RONNY MAZZOCCHI «Si voterà nel 2013» Politica più debole se non ascolta gli economisti . . . Gli esperti avevano avvisato degli effetti nefasti dell'austerità Ma nessuno li ha ascoltati . . . «Un centrosinistra che abbia nel Pd il baricentro e che riconosca il ruolo di Casini e Vendola» Enrico Letta vice segretario del Partito Democratico FOTO DI ROBERTO MONALDO LAPRESSE lunedì 2 luglio 2012 5
LA NOSTRA ENERGIA PREMIA LA VOSTRA. ENEL LAB SOSTIENE I PROGETTI PIÙ INNOVATIVI DI GIOVANI IMPRESE. 50 ANNI DI ENERGIA, MILIONI DI ATTIMI INSIEME. NON PERDERTI IL PROSSIMO. Enel promuove, in Italia e in Spagna, il Laboratorio d'Impresa. Un'iniziativa aperta ai progetti con il più alto potenziale nelle clean technologies dell'energia, e che premia l'innovazione e la ricerca. Per far crescere, grazie alle strutture e alla competenza che Enel mette a disposizione, una nuova generazione di imprese e di imprenditori, accompagnandoli verso la realizzazione dei progetti. Partecipa dal 1 luglio al 15 ottobre, informati e scarica il bando su lab.enel.com 10 lunedì 2 luglio 2012
GIANNIPAVESE ROMA SPORT UNCAMPIONENONHAREMORE,ÈUNCACCIATOREDI TESTECHESIBUTTASUOGNITRAGUARDOCOMEFOSSEL'ULTIMO,ECHESAQUANDOCOLPIRE,COMECOLPIRE,CHICOLPIRE.La scena è cruda e bella, c'è un corridore che tira alla morte e uno che fa il furbo, che non dà cambi, che guarda indietro e vede che il gruppo è lontano. L'uomo davanti fa segno, due, tre volte, invano, continua a tirare e quello dietro che resta impassibile a ruota. Peter Sagan non si chiede in nessun momento se sia giusto, lo fa e basta, sfrutta il lavoro di Cancellara, fino alla fine, fino all'ultimo centimetro, non dà un cambio, perché il mondo è dei furbi e Sagan in gruppo è considerato il più furbo, e anche, ad appena 22 anni, un fenomeno. Ed è odiato da tanti, anche nella sua squadra, per questo. Però vince, e vince anche a Seraing, la quattordicesima corsa del suo incredibile terzo anno da pro, la numero 34 in carriera. Vince uscendo dalla ruota di Cancellara ai 25 metri. E sul traguardo sa dire solo «mi dispiace per lui, ma questo è il Tour, e io volevo vincere». Piccolo, grande dettaglio: è il suo primo Tour. La tappa era segnata da quello strappo nel finale, troppo duro per i velocisti, ed eliminati loro e gli scalatori, ecco che ogni corsa è adatta a questo fenomenale slovacco classe ‘90, ex biker e campione di ciclocross. Lunga traversata delle Ardenne, aria di carbone, miniere e ciminiere, strade grigie, pianura a perdita d'occhio, la Mosa. Una fuga a sei impegna la Radioshack in un lavoro sonnecchioso fino a Seraing. Poi un ponte scavalca il fiume, mancano quattro km, c'è uno strappo duro ai meno 2, le squadre si mettono in fila, la Sky di qua, la Liquigas, anche la Astana, che punta sulla stoccata di Vinokourov. Parte Chavanel nel punto duro, il colpo pare ben riuscito, Sagan intuisce e si piazza alla sua ruota, ma guarda indietro, è troppo presto. Il gruppo si ricompatta, è la volta di Cancellara, sparata stratosferica in maglia gialla, nessuno lo tiene, lo svizzero va da solo, poi si volta e c'è di nuovo Sagan, c'è sempre Sagan. Poco più indietro Boasson Hagen fa uno sforzo esagerato per rietrare sulla coppia e ci riesce anche. Il gruppo è a 50 metri, non di più. Inizia la schermaglia, Cancellara è una carrozza di prima classe, Sagan si siede e guarda il paesaggio fuori dal finestrino senza mai ascoltare le preghiere dello svizzero che lo invita a collaborare, e nemmeno quando le preghiere diventano minacce, «se non mi dai un cambio, mi fermo», Sagan muta atteggiamento, resta passivo, con Boasson dietro e il gruppo che si danna ma che non riduce di un metro lo svantaggio. Cancellara è un'arma che tanti hanno imparato a sfruttare, basta prendergli la ruota, tanto in volata è fermo, lui ti accompagna, Gerrans ha vinto la Sanremo così, nelle classiche del nord è l'unica tattica possibile, se gli prendi la ruota è fatta, e allora in tanti, almeno da due anni a questa parte, corrono cercandolo. Il giochino è riuscito spesso. Sagan, che prima o poi si metterà a vincere anche le classiche, e può vincerle tutte, dalla Sanremo alla Liegi, Roubaix compresa, batte Cancellara e Boasson Hagen allo sprint, innalza per la prima volta la bandiera della piccola Slovacchia, la patria di Marek Hamsik e di una formidabile nazionale di hockey su ghiaccio, sul cielo giallo del Tour. Corre in una squadra italiana, la Liquigas. A marzo fece molto arrabbiare Nibali, battendolo in una tappa abruzzese della Tirreno-Adriatico. Il rapporto non è idilliaco, ma uno così, uno che vince quattro tappe su sette al Giro di Svizzera due settimane prima del Tour, non poteva restare a casa. Gruppo sfilacciato dal primo strappo, Froome paga 1'25", Vinokourov 3'41". Nibali, Basso e Scarponi chiudono bene insieme ai migliori. Torreggia Wiggins, coronato da un orrendo caschetto giallo, Evans è più nervoso, positivo Valverde, sesto. La classifica non cambia, con Cancellara ancora in giallo, più arrabbiato che mai. Ma non con Sagan, col quale è anche inutile arrabbiarsi. Nel ciclismo la sportività non esiste, esistono la fame e la cattiveria. Il fair play, disse una volta Lance Armstrong, «è roba da giochi col pallone». Ancora Belgio oggi, un tavolo fino a Tournai, invitati al banchetto tutti i velocisti, Petacchi compreso, volata sicura, a pochi km da Roubaix. L'arrivo impettito e fierodiPeter Sagan,della Liquigas,nella prima tappadel TorudeFrance FOTO EPA CIRO FERRARA SARÀ, A MENO DI COLPIDI SCENADELL'ULTIMOMINUTO,ILNUOVOALLENATOREDELLASAMPDORIA.DOPOGIORNI DI DUBBI E DI SMENTITE OGGI DOVREBBE ESSERCIL'UFFICIALITÀ.L'ex tecnico della Juve lascerà la panchina dell'Under 21 per affrontare nuovamente il campionato di serie A. La scelta sul napoletano è avvenuta dopop due no eccellenti: il primo di Rafa Benitez, che in questa maniera sembra aver chiuso in maniera definitiva con il calcio italiano e il secondo del francese Dechamps in forma all'Om di Marsiglia che non se l'è sentita di affrontare una stagione da comprimario. E allora la nuova avventura di Garrone e il rilancio del suo progetto deve partire con un uomo in grado di gestire e valorizzare i giovani. E In questo Ferrara, come selezionatore dell'Under 21, ha saputo dimostrare doti non da poco. Se l'affare si concluderà, e sembra che sia già in fase avanzata, si creerà un piccolo problema per la giovane brillante Under. La Federazione sarà costretta a trovare di gran carriera un sostituto. Se un napoletano torna in Serie A, un altro, anche se di adozione, sta per lasciare. È sbarcato all'aeroporto Roissy di Parigi Ezequiel Lavezzi. L'argentino è a un passo, dunque, dal matrimonio ufficiale con il Paris Saint Germain, dopo cinque stagioni con il Napoli. Un tifoso napoletano in vacanza in Francia ha dovuto penare non poco per convincere il Pocho a posare per un'ultima foto con la sciarpa degli azzurri. L'attaccante ha già voltato pagina. Oggi effettuerà le visite mediche di rito per poi firmare il contratto che lo legherà al Paris Saint Germain per i prossimi quattro anni. Il club transalpino ha pagato per intero la clausola rescissoria di 30 milioni di euro che legava il Pocho al Napoli. Anche l'Inter sembra che si sia di nuovo messa in movimento. L'obiettivo in difesa è Silvestre, e una volta liberato Lucio, sempre più vicino alla Juventus, ora per comprare, vanno piazzati altri big dall'ingaggio non più sostenibile. Ma intanto ci sono i liquidi per Matias Silvestre, 27enne argentino del Palermo, che chiede 8 milioni. In settimana l'incontro forse risolutore, poi verranno stabiliti i contatti con l'agente dell'ex Catania. Di mezzo c'è però il Milan è sul difensore, come lo Zenit. Tra i big in partenza forse anche Julio Cesar. Va piazzato e non sarà facile. Legato ai nerazzurri da due anni a 4,5 milioni, il brasiliano ha fatto più volte capire di volere restare. Ma l'Inter ha già deciso di puntare su Samir Handanovic, portiere sloveno dell'Udinese. C'è già l'accordo con i friulani (12 milioni più metà Faraoni) e con il giocatore, per un ingaggio stagionale di 1-1,5 milioni. Sempre in casa Inter, Forlan è diretto verso l'Internacional di Porto Alegre; la conferma arriva dalle pagine del quotidiano uruguayano ElPais. L'attaccante nerzzurro avrebbe scelto di accettare la proposta. La firma potrebbe arrivare a breve: il nuovo ingaggio dell'uruguayano sarebbe di 2 milioni di euro l'anno per due stagioni. In Brasile ci sarà anche Clarence Seedorf con il Botafogo. L'annuncio che riguarda l'olandese è stato fatto dal club d Rio de Janeiro. Seedorf ha firmato un contratto biennale. L'home page della società brasiliana si apre con una foto del giocatore già con la nuova maglia e la scritta «Seedorf glorioso». Seedorf, dunque, lascia l'Europa. SO LUZIO N E 1.CF5:H6+!SE 1…G :H6;2.CF6+,RH8;3.A :H6, ECC.SE 1…RH8;2.C:F7+,RG 8;3.CG 5,ECC. Tutticontro Cancellara Arrivodabig:Sagansfrutta il lavoro dellosvizzero evince Sulla rampafinaleshowdella magliagialla,chesi trascina dietro loslovacco.PoiBoasson Hageneimigliori, fra iquali sidistingueuncertoHesjedal... COSIMOCITO citocosimo@hotmail.com Ferrara lascia l'Under 21: per luic'è laSampdoria SeedorfvaalBotafogo CalciomercatoLavezzi ègiàaParigi.L'Intersu Silvestreeprontoa dare l'addioa il suo numerouno TENNIS Ilgiornodelle Italiane: Vinci,SchivoneeGiorgi cercano i quarti a Wimbledon Èilgrande lunedì di Wimbledon: ilgiornoche allinea idue tabellonimaschili e femminili, svolgendotuttigli ottavi di finale.Se fragli uomini DjokoviceFederer dovrebberoprocedere con agiocontroTroicki eMalisse, sono imatchdelle donneche catturano l'attenzione degli sportivi italiani.Vinci,Schiavone eGiorgi sono ancora in corsae sigiocheranno le lorochance in tre match contropronostico,ma non chiusi. Leabbiamo elencate in ordine dipossibilità: RobertaVinci incontraTamiraPaszek,austriaca dal talento inferiorealla tarantina, manelmiglior periodo dellagiovane carriera.Francesca Schiavone trova invece la campionessa in caricadiWimbledon, PetraKvitova,cheperò nonha piùsaputo ripeterequel livello di tennis. E Francesca in questigiorni stagiocandobene. CamilaGiorgi, rivelazionedel torneo,affronta la Radwanska, la più tecnica fra legiocatrici delcircuito: comunque,vada,brava lo stesso. ... Corredafurbo,Peter: tutti sannoche loè.Esannoanche cheadappena22anni lo slovaccoègiàunfenomeno GLISCACCHI ADOLIVIOCAPECE Gabrielan-Grigoriants Vozonezh (Russia)2012. IlBiancomuove evince. CAMPIONATI UNDER 16 IN SICILIA Iniziati in Sicilia, al Villaggio Kastalia (Ragusa) i campionati italiani giovanili. In palio 10 scudetti, per Under 16, 14, 12, 10 e 8, maschili e femminili. La crisi e le problematiche della trasferta si sono fatte sentire sensibilmente sul numero dei partecipanti, scesi a 560. Per risultati, classifiche e immagini si può consultare il sito internet www.kastaliascacchi2012.it U: lunedì 2 luglio 2012 23
TV 06.45 Unomattina Estate. Attualita' 10.10 Unomattina Vitabella. Attualita' 11.00 Unomattina Storie Vere. Rubrica 12.00 E state con noi in TV. Show. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 TG1 - Economia. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show. 15.15 A gonfie vele. Film Drammatico. (2005) Regia di Peter Kahane. Con Christina Plate 16.50 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 17.00 TG 1. Informazione 17.15 Heartland. Serie TV. 18.00 Il Commissario Rex. Serie TV 18.50 Reazione a catena. Show. 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Techetechetè. Rubrica 21.20 Wind Music Awards 2012. Evento 23.30 Tg1 60 Secondi. Informazione 23.45 Porta a Porta. Talk Show. Conduce Bruno Vespa. 00.55 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.25 Che tempo fa. Informazione 01.30 Sottovoce. Talk Show. 02.00 Rai Educational. Real School. Documentario 07.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 10.20 La complicata vita di Christine. Serie TV 10.40 Tg2 Insieme Estate. Rubrica 11.25 Il nostro amico Charly. 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Serie TV 14.05 Sessione pomeridiana: il tribunale di Forum. Rubrica 15.10 Wol un poliziotto a Berlino. Serie TV 16.05 My Life - Segreti e passioni. Soap Opera 16.45 Il Commissario Maigret. Serie TV 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.10 Siska. Serie TV 21.10 The Jackal. Film Azione. (1997) Regia di Michael Caton-Jones. Con Bruce Willis, Richard Gere, Sidney Poitier, Diane Venora. 21.52 Tgcom. Informazione 21.55 Meteo. Informazione 23.45 Cinema d'estate. Show. 23.47 The score. Film Thriller. (2001) Regia di Frank Oz. Con Robert De Niro, Edward Norton, Marlon Brando 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.45 Il mistero del lupo. Film Avventura. (2006) Regia di Raimo O. Niemi. Con Tia Talvisara, Janne Saksela. 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.10 Centovetrine. Soap Opera 14.45 Extreme Makeover Edition. Docu Reality 15.45 Parenthood. Serie TV Con Peter Krause, Miles Heizer, Sarah Ramos. 16.51 Weather girl - Perturbazioni d'amore. Film Commedia. (2009) Regia di Blayne Weaver. Con Tricia O'Kelley 18.45 Il Braccio e la Mente. Gioco A Quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.31 Veline. Show. 21.10 Ciao Darwin 5 - L'anello mancante. Show. Conduce Paolo Bonolis, Luca Laurenti. 00.15 Damages. Serie TV Con Glenn Close, Rose Byrne, Tate Donovan. 01.15 Tg5 - Notte. Informazione 01.44 Meteo 5. Informazione 01.45 Veline. Show. Conduce Ezio Greggio. 02.16 Media shopping. Shopping Tv 07.20 Hannah Montana. Serie TV 08.10 Cartoni animati 10.30 Dawson's Creek. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 Futurama. Cartoni Animati 14.10 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 What's my destiny Dragon ball. Cartoni Animati 15.00 Gossip girl. Serie TV 16.00 Le cose che amo di te. Serie TV 16.35 Mammoni - Short. Reality Show. 17.10 Friends. Serie TV 17.35 Mercante in fiera. Gioco A Quiz 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. New York. Serie TV 21.10 Grey's anatomy. Serie TV Con Patrick Dempsey, Ellen Pompeo, Sandra Oh. 22.10 Grey's anatomy. Serie TV Con Patrick Dempsey, Ellen Pompeo, Sandra Oh. 23.00 Rookie Blue. Serie TV Con Missy Peregrym, Gregory Smith, Ben Bass. 23.55 Rookie Blue. Serie TV Con Missy Peregrym, Gregory Smith, Ben Bass. 00.50 Nip/tuck. Serie TV 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 Ti ci porto io (R). Rubrica 12.30 I menù di Benedetta Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Prova a volare. Film Dramma romantico. (2003) Regia di Lorenzo Cicconi Massi. Con Riccardo Scamarcio, Alassandra Mastronardi, Ennio Fantastichini 16.10 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 18.00 I menù di Benedetta Rubrica 18.55 Cuochi e fiamme. Show. 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 In Onda. Talk Show 21.10 L'Infedele. Talk Show. Conduce Gad Lerner. 23.45 Tg La7. Informazione 23.50 Tg La7 Sport. Informazione 23.55 N.Y.P.D. Blue. Serie TV Con Dennis Franz, Gordon Clapp, David Caruso, Amy Brenneman, Sherry Stringfield, Gail O'Grady, Sharon Lawrence, Nicholas Turturro. 00.45 N.Y.P.D. Blue. Serie TV 21.00 Sky Cine News. Rubrica 21.10 X-Men - L'inizio. Film Azione. (2011) Regia di M. Vaughn. Con J. McAvoy M. Fassbender. 23.25 Prom - Ballo di fine anno. Film Commedia. (2011) Regia di J. Nussbaum. Con A. Teegarden N. Braun. 01.15 Hanna. Film Thriller. (2011) SKY CINEMA 1HD 21.00 Animals United. Film Animazione. (2010) Regia di R. Klooss, H. Tappe. 22.40 La marcia dei pinguini. Film Informazione. (2005) Regia di L. Jaquet. 00.10 Genitori in ostaggio. Film Commedia. (2007) Regia di E. Civanyan. Con S. Bonnaire P. Legitimus. 01.50 Christmas in Wonderland. Film Commedia. (2007) 21.00 Amore e altri guai. Film Commedia. (2011) Regia di S. Akil. Con A. Bassett P. Patton. 23.00 Un giorno per caso. Film Commedia. (1996) Regia di M. Homan. Con G. Clooney M. Pfeier. 00.55 Rio. Rubrica 01.10 La musica del cuore. Film Drammatico. (1999) Regia di W. Craven. Con M. Streep A. Quinn. 18.15 Adventure Time. Cartoni Animati 18.40 Leone il cane fifone. Cartoni Animati 19.40 Redakai: Alla conquista di Kairu. Cartoni Animati 20.05 Ben 10. Cartoni Animati 20.30 Ninjago. Serie TV 20.55 Adventure Time. Cartoni Animati 21.20 Brutti e cattivi. Cartoni Animati 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Come è fatto. Documentario 19.30 Come è fatto. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Marchio di fabbrica. Documentario 22.00 Come è fatto. Documentario 22.30 Come è fatto. Documentario 18.55 Deejay TG. Informazione 19.00 Una splendida annata. Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Una splendida annata. Show. 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 The Middleman. Serie TV Con Matt Keeslar, Natalie Morales, Mary Pat Gleason. DEEJAY TV 19.20 La vita segreta di una Teenager Americana. Serie TV Con Shailene Woodley, Kenny Baumann, Mark Derwin. 20.20 Il Testimone. Reportage 20.45 Il Testimone. Reportage 21.10 Jersey Shore. Serie TV Con Paul “Pauly D” DelVecchio Nicole Polizzi Michael Sorrentino Jennifer Farley Ronnie MTV RAI 1 21.20: Wind Music Awards 2012 Evento con C. Conti. La serata speciale che premia gli artisti che hanno venduto più copie. 21.05: Squadra Speciale Cobra 11 Serie TV con E. Atalay. Nuovi casi per la polizia autostradale tedesca. 21.05: Chéri Film con M. Pfeier. Parigi, anni Venti: una nota prostituta ada il figlio ad un collega. 21.10: The Jackal Film con B. Willis. La mafia russa assolda un terribile killer per uccidere la First Lady. 21.10: Ciao Darwin 5 - L'anello mancante Show con P. Bonolis. Esploriamo l'evoluzione umana. 21.10: Grey's anatomy Serie Tv con P. Dempsey. Le vittime della sparatoria in un college arrivano al Seattle Grace. 21.10: L'Infedele Talk Show con G. Lerner. Il presentatore coordina dibattiti e approfondimenti. RAI 2 RAI 3 RETE 4 CANALE 5 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY QUANDO C'ERA LUI GLI ELICOTTERIARRIVAVANOINORARIO,PERLOMENOILSUO.Quando c'era Lui i ristoranti erano pieni di gente e i telegiornali erano pieni di balle. Quando c'era Lui non c'era la crisi e c'era Minzolini. Quando c'era Lui fra i due precedenti fenomeni, a occhio, c'era un legame, fermo restando che - dei due - il vero fenomeno era il secondo. Quando c'era Lui cresceva costantemente il Pil, limitatamente al comparto della produzione di barzellette. Quando c'era Lui non faceva come Monti: la Merkel la metteva in riga, a suon di severissimi «cucù». Quando c'era Lui avevamo una grossa credibilità internazionale. Quando c'era Lui quella appena scritta, obiettivamente, era la Sua barzelletta più divertente. Quando c'era Lui erano tutti più allegri e spensierati, specialmente all'estero, dove ridevano tantissimo (di noi). Quando c'era Lui il mondo era più tranquillo, Obama era abbronzato, Putin era così buono che regalava lettoni, Gheddafi era così sereno che internava pacificamente profughi e oppositori, Mubarak era felice, la sua nipotina di più. Quando c'era Lui, tutti quanti avevamo fiducia nell'euro, compreso Lui, che difatti con l'euro ci pagava le olgettine. Quando c'era Lui anche la tv era più avvincente, volete mettere la pirotecnica fiction della ricostruzione dell'Aquila con le noiosissime cronache sugli attendati dell'Emilia? Quando c'era Lui i terremoti erano uno spettacolo diretto da Bertolaso, e male che andasse ci allestivano un G8. Quando c'era Lui al governo non c'erano i tecnici ma i politici, in un crescendo di statisti che andava da Brunetta a Bondi alla Gelmini a Bossi a Calderoli: poi - per il gusto perverso e masochistico di arrestare l'evoluzione della specie - Lo hanno fatto cadere prima che desse un sottosegretariato a Scilipoti. www.enzocosta.net enzo@enzocosta.net CHIARI DI LUNEDÌ Quando c'era lui Eradavvero tutta un'altra storia Enzo Costa Giornalista U: 22 lunedì 2 luglio 2012
«La religione è un pretesto». Padre Giulio Albanese, comboniano, fondatore dell'agenzia Misna e dal 2007 docente di «giornalismo missionario/giornalismo alternativo» presso la Pontificia Università Gregoriana, ha sempre seguito da vicino le vicende africane. «Gli attentati sono la conseguenza dell'intervento del Kenya in territorio somalo. Al 99,99% a colpire sono stati gli al-shebab. Avevano annunciato ritorsioni e le hanno fatte. Purtroppo, non c'è da meravigliarsi». Perchélecomunitàcristianesononelmirino? «Gli al-shebab sono fanatismo allo stato puro, sono solo un manipolo, non più di 3-4 mila persone, ma imprevedibili. Hanno già ucciso molti somali, molti musulmani. In Kenya hanno già attaccato stazioni di polizia, presidi pubblici, facendo delle vittime. E ora le chiese cristiane, interpretate come un simbolo della penetrazione occidentale: sono convinti infatti che l'intervento delle truppe kenyane ed etiopi in Somalia serva interessi occidentali. Colpire i cristiani fa parte della loro strategia, sanno che è un obiettivo mediaticamente più sensibile: la notizia avrà una rilevanza maggiore, avrà più risonanza internazionale, susciterà indignazione. Ma dovremmo indignarci anche quando a morire è un poliziotto kenyano». C'è la volontà di creare e radicalizzare unoscontro religioso? «Direi che c'è una strumentalizzazione della religione per fini eversivi». Orchestratidall'esterno? «C'è una regia, interessi che non hanno nulla a che spartire con la religione. C'è uno scenario complesso. In Somalia la guerra data dal ‘91, ci sono stati disastri a non finire. E non è un caso perché è un Paese che galleggia su un mare di petrolio e di gas naturale, di uranio persino. Basterebbe studiarsi un atlante per capire tanto accanimento su quest'area». IcristianisonounbersaglioancheinNigeria:leultimesettimanesonostatescandite da stragi domenicali, diventate quasi unaconsuetudine. «Se vogliamo contrastare questi fenomeni dobbiamo capire il perché, non parlare genericamente del dilagare di un sentimento anti-cristiano. La stragrande maggioranza della popolazione islamica in Nigeria non è anti-cristiana. Dove ci sono grandi sperequazioni sociali ed economiche, la religione viene usata come uno strumento di destabilizzazione, se ne fa un uso terroristico. In Nigeria c'è una lotta per il potere. Il nord islamico e fondamentalista è la parte più arretrata del Paese, il sud cristiano-animista ha visto più investimenti. Il vero target degli attacchi dei terroristi di Boko Haram sono il presidente Goodluck Jonathan, il petrolio, lo Stato federale». C'èundisegnocomune,unfiloconduttore? «L'Africa è grande tre volte l'Europa, non c'è una sola chiave di lettura, ma scenari complessi. Semmai possiamo dire che la primavera araba, che ora appare precipitata nell'inverno - la svolta è stata minore di quanto si fosse sperato - ha indotto un rigurgito di fondamentalismo a sud della fascia mediterranea. Si sono aperti canali di penetrazione con l'area sub-sahariana di jihadisti e movimenti salafiti di matrice saudita, che non hanno una visione solo religiosa ma legata all'economia e agli interessi geo-strategici. Senza i finanziamenti dall'esterno non si capirebbe l'exploit, per esempio, del gruppo Boko Haram in Nigeria. Ecco, potremmo dire che se nel 900 la linea di faglia tra Oriente e Occidente passava soprattutto in Medio Oriente, in questo scorcio di secolo si è spostata lungo l'Africa sub-sahariana. È qui adesso la zona di frizione». È stato il peggiore attacco da quando Nairobi, nell'autunno del 2011, ha spedito le sue truppe sul territorio somalo per fermare gli islamisti shebab. Diciassette persone sono rimaste uccise nell'attacco quasi simultaneo contro due chiese a Garissa, nell'est del Kenya, a circa 140 chilometri dal confine con la Somalia. Uomini armati e incappucciati hanno fatto irruzione negli edifici, sparando e facendo esplodere granate tra la folla durante la funzione religiosa. Colpite la Cattedrale cattolica e la chiesa indipendente cristiana Aic (Africa Inland Church). Nessuna rivendicazione per il momento, ma gli occhi sono puntati sugli shebab, non nuovi a rappresaglie contro l'invasione keniana ancora in corso nel sud della Somalia. Nel pomeriggio, un profilo Twitter abitualmente utilizzato dagli estremisti somali si è felicitato per la «riuscita operazione a Garissa». AGENTI DI GUARDIA Tra le vittime anche due poliziotti che erano di guardia alle chiese, come era stato deciso dalle autorità negli ultimi mesi nel timore di possibili attentati. I terroristi si sono impadroniti delle loro armi e le hanno scaricate sui fedeli che cercavano di mettersi in salvo dopo l'esplosione delle granate. Il bilancio più grave nella chiesa della congregazione Aic, dove sono entrati in azione cinque miliziani uccidendo dieci persone. Altri due uomini incappucciati hanno colpito nella Cattedrale. Numerosi i feriti, almeno una quarantina, dieci dei quali in gravi condizioni. La polizia ha subito isolato l'area intorno alle due chiese e ha recuperato una bomba inesplosa, ma il commando è riuscito a fuggire. «La nazione non si lascerà intimidire da questi atti vili», ha detto il vice-presidente Kalonzo Musyoka, invitando i keniani alla «tolleranza religiosa». Il Consiglio supremo dei musulmani in Kenya ha condannato questi nuovi attacchi, ricordando che «tutti i luoghi di culto vanno rispettati», e ha espresso le condoglianze ai parenti delle vittime. L'ultimo attacco contro i cristiani in Kenya era avvenuto alla fine di aprile. Allora era stata fatta esplodere una granata nella chiesa God House of Miracle, nella capitale Nairobi: morto il sacerdote, feriti diversi fedeli. Nel mirino però non ci sono solo le chiese. Negli ultimi mesi è stata presa di mira anche la località costiera di Mombasa, dove il 25 giugno tre persone sono morte per l'esplosione di una granata in un bar, 48 ore dopo l'allerta degli Stati Uniti contro la «minaccia di un imminente attacco terrorista» nella città portuale keniana. L'allerta diramato dal Dipartimento di Stato Usa era stato criticato dal governo di Nairobi, che lo aveva definito un «sabotaggio economico che rischia di avere effetti devastanti per il turismo del paese». Eppure a Mombasa c'era già stata una vittima, nel maggio scorso, in un attacco a un bar-ristorante frequentato da turisti. Garissa, la città colpita ieri, dista meno di 100 chilometri dal campo profughi di Dadaab, che raccoglie somali in fuga, dove venerdì un commando armato ha rapito quattro cooperanti stranieri dopo aver ucciso l'autista. Anche questo sequestro è stato attribuito dalle autorità agli shebab. Come quello di ieri nessuno degli attacchi ripetutisi negli ultimi mesi è stato rivendicato. Ma sembra chiaro il ruolo dei fondamentalisti islamici. Il Kenya, che ha lanciato un'operazione militare ai confini con la Somalia nell'ottobre scorso ha giustificato il suo intervento con la necessità di porre fine ai continui rapimenti e violenze, attribuite a sconfinamenti degli shebab. Ma da allora gli incidenti si sono moltiplicati. E gli ultimi episodi suonano come una sconfitta per l'esercito kenyano che avrebbe dovuto garantire la sicurezza della zona di frontiera. L'INTERVISTA Sette milioni e mezzo di firme raccolte per dire «Sayonara (addio) al nucleare» non sono bastate. Il primo dei 50 stabilimenti atomici giapponesi, chiusi dopo il disastroso sisma e tsunami dell'11 marzo 2011, ha ripreso a funzionare ieri a Ohi. Le operazioni sono andate avanti secondo programma, nonostante in quelle stesse ore i tecnici stessero lottando contro il surriscaldamento del liquido per regolare la temperatura del combustibile spento in un'altra struttura, quella di Fukushima. Cioè proprio quella più gravemente danneggiata dal terremoto di un anno fa. Per oltre un giorno, fra sabato e domenica, si è temuto il peggio a Fukushima. Nel reattore numero 4 diventava di ora in ora più calda l'acqua contenuta nella vasca di raffreddamento di 1535 barre di uranio. Dai 31 gradi iniziali si è saliti ben sopra i quaranta, avvicinandosi progressivamente al tetto di 65˚, oltre il quale il processo diventa inarrestabile. Causa del guasto, il cattivo funzionamento di un modulatore di calore. Il sistema di raffreddamento si è bloccato assieme ai meccanismi di emergenza. Ventisette ore di angosciante frenetico lavoro per scongiurare un'altra catastrofe. Finalmente il problema è stato risolto. Ma l'episodio ridà voce al vasto movimento di opinione che esige l'abbandono completo e definitivo del nucleare. SCELTE«IRREVERSIBILI» A parole il governo è d'accordo, almeno in parte. Un mese fa il premier Yoshihiko Noda ha affermato che il distacco dal nucleare e lo sviluppo delle energie alternative sono «irreversibili». Poi però ha aggiunto che ciò non può avvenire immediatamente, e che anzi per il momento bisogna riavviare gli impianti... Cosa che è puntualmente avvenuta ieri a Ohi, nella prefettura di Fukui, sulla costa occidentale. Riavviato il reattore numero 3. Già fissata al 14 luglio la riapertura del numero 4. E via riaccendendo, secondo un calendario che prevede a breve il ritorno in funzione di un'unità a Ikata, nella prefettura di Ehime, e due a Tomari, sull'isola di Hokkaido. Le ragioni dei nuclearisti sono apparentemente logiche. Prima della sciagura di Fukushima, il Giappone ricavava dall'atomo il trenta per cento del suo fabbisogno energetico. Il passaggio ad altre fonti richiede tempo. Per ora (ma per quanto nessuno lo dice) non si può rinunciare alle centrali nucleari. L'economia ne soffrirebbe, le industrie produrrebbero di meno, le case resterebbero senza luce e aria condizionata nel pieno di una torrida estate. Il grosso della popolazione ritiene però che non si possa rinviare il momento della verità, anche a costo di passare attraverso una fase di transizione complicata. Venerdì scorso a Tokyo si è svolta una delle più grandi manifestazioni contro il nucleare degli ultimi anni. Duecentomila persone secondo i promotori, varie decine di migliaia secondo le autorità, si sono riunite davanti alla residenza ufficiale del premier, scandendo ripetutamente lo slogan: «Saikado hantai», cioè «No al riavvio nucleare». Si riferivano a ciò che ieri è avvenuto a Ohi. Non hanno potuto impedirlo, ma hanno fatto capire quanto quella scelta sia impopolare. MONDO MARINAMASTROLUCA ROMA Kenya, bombe terroriste durante la messa: 17 morti Fermoimmagine di Sky Tg24 sull'attentato compiuto in due chiese di Garissa, a nord est del Kenya FOTO ANSA Duplice attacco a Garissa, nell'est del Paese Nessuno rivendica: tutti i sospetti sugli shebab somali MA.M. mmastroluca@unita.it GiulioAlbanese Il fondatoredell'agenzia missionariaMisna: «Leprimaverearabe hannoprovocato inAfricaunrigurgito fondamentalista» A Fukushima torna la paura E intanto a Ohi si riattiva il reattore n. 3 GABRIELBERTINETTO gbertinetto@unita.it «Chiese simbolo dell'Occidente religioni usate a fini eversivi» 12 lunedì 2 luglio 2012
«Siamo disposti a discutere di un governo di unità nazionale ma Bashar al-Assad deve farsi da parte. Con lui al potere, la parola dialogo perde di senso». A sostenerlo, in questa intervista a l'Unità, la prima concessa a un giornale italiano, è il nuovo presidente del Consiglio nazionale siriano (Cns), l'organismo che raggruppa i principali movimenti di opposizione ad Assad: Abdel Basset Sieda, attivista curdo, 56 anni molti dei quali trascorsi in esilio in Svezia. Una volta eletto, Sieda si è affrettato a rassicurare le minoranze presenti in Siria sostenendo che cercherà di includerle il più possibile nelle decisioni che si troverà a prendere ed inoltre ha affermato che porterà avanti una ristrutturazione interna del Consiglio per renderlo più efficiente e responsabile. «Vorremmo rassicurare tutte le sette e gruppi, in particolare alawiti e cristiani, che il futuro della Siria sarà per tutti i gruppi», ribadisce a l'Unità. «Non ci sarà alcuna discriminazione basata sul sesso o sull'appartenenza etnica o religiosa. La nuova Siria sarà uno Stato democratico». Al termine del vertice internazionale di Ginevra sulla Siria, sabato scorso, il segretario di StatoUsa, Hillary Clinton, ha affermato che «il presidente siriano Bashar al-Assad deve capire che i suoi giorni sonocontati». «Il piano delineato a Ginevra contiene spunti positivi, da sviluppare, tuttavia permangono troppe ambiguità su questioni cruciali e, soprattutto, il piano è ancora troppo vago per prevedere un'azione immediata e incisiva. Definisce un processo di transizione ma non chiarisce il ruolo di Assad e con quali mezzi s'intende agire perché quel piano venga attuato; così come non stabilisce esplicitamente che lo stop delle violenze sia una pre-condizione per il processo politico. Per quanto ci riguarda, siamo disposti a esercitare la massima responsabilità ma nessuno può chiederci di sedersi allo stesso tavolo e partecipare allo stesso governo con chi si è macchiato dei crimini più efferati». Dopo un anno di guerra e oltre 15mila morti,qual è il presentedellaSiria? «Il presente è un popolo che è insorto contro il dittatore e di un dittatore che ha dichiarato guerra al suo popolo; una guerra che non risparmia donne e bambini, divenuti un obiettivo sistematico delle squadre della morte organizzate dal regime. Mentre a Ginevra si discuteva, a Damasco Assad ordinava di aprire il fuoco contro una folla che partecipava a un funerale: i morti si contano a decine. Il messaggio è chiaro: nessuno può sentirsi al sicuro. Un popolo intero è tenuto in ostaggio. Quello di Assad è terrorismo di Stato. Il presente è una insurrezione popolare che sta conquistando consensi anche ai livelli più alti dell'esercito. Il dittatore ha perso il controllo in diverse città, ma non per questo accetterà di farsi da parte. Piuttosto che uscire di scena, Bashar proverà a distruggere il Paese». Dopol'abbattimentodiuncacciaturco, la tensione è salita alle stelle tra Ankara eDamasco. «Non si è trattato di un episodio isolato né di un eccesso nell'esercizio del diritto di difesa da parte siriana. Assad sta giocando la sua ultima carta: regionalizzare il conflitto, coinvolgendo nemici e alleati. La sua è una scelta disperata quanto destabilizzante: far esplodere la polveriera mediorientale. Quello che sta orchestrando è un ricatto internazionale. C'è questo intento dietro la sua affermazione: “siamo in uno stato di guerra su tutti i fronti”. Bashar al-Assad non è più solo un problema interno siriano, Bashar al-Assad è un pericolo per la pace e la stabilità del Medio Oriente». L'uscitadiscenadiAssadèunproblema politicoo militare? «Quello tra politico e militare è un confine labile, praticamente inesistente, se chi hai di fronte conosce solo il linguaggio della forza. Non chiediamo un intervento militare internazionale ma un sostegno che riduca il gap di mezzi tra gli insorti e le forze fedeli al dittatore. Un sostegno attivo, sul terreno come sul piano politico: è ciò che chiediamo oggi alla comunità internazionale. Vogliamo tornare a vivere, a decidere del nostro futuro, liberamente. È questa l'essenza della “Primavera siriana”. Aiutateci a farlo». Moscaripeteche lasortediAssaddeve esseredecisa dalpopolo. «Di quale popolo parlano? Quello a cui Assad ha dichiarato guerra? In libere elezioni il regime sarebbe spazzato via. E Assad lo sa bene, per questo pratica un terrorismo di Stato che produce ormai centinaia di morti al giorno. Come si può parlare di pace e continuare, come fa la Russia, a difendere un uomo pronto a tutto pur di mantenersi al potere?» Inmoltidescrivonolasituazionenelsuo Paeseinterminidiguerracivile.Èladefinizionepiù appropriata? «La definizione più rispondente alla realtà è, a mio avviso, quella di insurrezione popolare contro un regime sanguinario e un dittatore che si è macchiato di crimini contro l'umanità. Guerra civile presupporrebbe che una parte del popolo sostenesse il regime. Non è così, o comunque non lo è più da tempo. Mi lasci ribadire che non siamo pregiudizialmente ostili a soluzioni transitorie ma ciò che deve essere chiaro è che qualsiasi negoziato su un governo di transizione non può prescindere dall'uscita di scena di Assad. Il raìs ha perso ogni legittimità agli occhi del popolo siriano e non saremo certo noi a riabilitarlo. A quanti sono ancora dalla parte sbagliata ma non si sono macchiati di crimini contro il popolo, diciamo: vogliamo giustizia, non cerchiamo vendetta». C'èchisostienechel'incertezzainternazionalesuAssadèanchedovutaalledivisioni interne all'opposizione siriana. Lei è stato da pochi giorni eletto nuovo presidentedelConsiglionazionalesiriano, al termine di un confronto anche aspro.Cosasignificacheadesserescelto sia stato un esponente curdo qual è lei? «Sta a significare che l'opposizione al regime di Assad è un'opposizione plurale, che non discrimina e non è animata da uno spirito di vendetta: sappiamo distinguere tra il “clan Assad” e quanti hanno servito lo Stato. Un discorso proiettato nel futuro. Vorremmo rassicurare tutte le sette e gruppi, in particolare alawiti e cristiani, che il futuro della Siria sarà per tutti i gruppi. Non ci sarà alcuna discriminazione basata sul sesso o sull'appartenenza etnica o religiosa. La nuova Siria sarà uno Stato democratico». La sinistra italiana è interessata al-la mia storia? Buon segno, e allo-ra ecco le mie verità». Così nacque, 18 anni fa, la prima intervista di «Yitzhak il terribile» a un giornale di sinistra, all'Unità. Non usava giri di parole, Yitzhak Shamir, per spiegare le sue scelte, anche quelle più scomode, più dure, fatte sempre e comunque in nome del bene superiore: Israele. Nato cospiratore e non faceva velo alla determinazione con cui spiegava ogni sua scelta, anche quelle più dure. Cresciuto agente segreto, Shamir - ex primo ministro israeliano e simbolo delle destra più inflessibile, morto l'altro ieri a 96 anni - di parole è stato avaro per tutta la vita. E anche negli anni del massimo potere politico le sue risposte erano spesso monosillabi (quasi sempre dei «no»). Ma da qualche anno il suo silenzio era diventato assoluto: colpito dal morbo di Alzheimer dopo essersi ritirato dalla scena pubblica, non si ricordava più neppure di essere Shamir. Protetto dalla riservatezza dei familiari e dei medici, in un luogo che quasi nessuno conosceva, era ormai letteralmente sparito: come in una riedizione radicale e definitiva degli anni giovanili della clandestinità e della lotta armata fra le file dei nazionalisti ultrà del Lekhi (la cosiddetta Banda Stern). Dietro il velo di mistero, la sua figura resta quella di un protagonista della storia di Israele. Come ha ricordato l'altra sera - annunciandone la scomparsa - il primo ministro in carica, Benyamin Netanyahu, suo erede alla guida del Likud e interprete di una generazione nuova di quei sionisti revisionisti (un tempo minoranza emarginata dall'establishment laburista) che oggi dominano la scena politica dello Stato ebraico, Yitzhak Yezernitzky era arrivato in Palestina da un'Europa scossa da ondate rivoluzionarie. Lo affascinava Michael Collins che in Irlanda combatteva contro il dominio britannico. Quando nel 1941 entrò nel Lekhi (un gruppo anti-imperialista, nemico giurato del Mandato britannico in Palestina) assunse il nome di battaglia “Michael”. Di Shamir si afferma che fosse allora un killer spietato, coinvolto non solo nella eliminazione di dirigenti del Mandato, ma anche di un leader del suo stesso gruppo sospettato di deviazionismo. Qualcuno lo chiamava «il bolscevico» per il suo rigore ideologico, senza sbavature. Con la nascita dello Stato d'Israele, Isser Harel, il capo dei servizi segreti, volle Shamir - il professionista n. 1 della lotta nell'ombra, nel Mossad dove servì negli anni 1955-65. Shamir avrebbe mantenuto la tradizionale riservatezza anche in politica. Nel 1983, con le drammatiche dimissioni di Menachem Begin (il leader del Likud colpito da crisi depressiva) ottenne inaspettatamente la carica di premier. Malgrado i modi scontrosi e la scarsa capacità di entusiasmare il pubblico, avrebbe mantenuto quella carica per sette anni. L'ex rivoluzionario si rivelò subito personaggio di polso sia verso la destra eversiva (nel 1984 fece neutralizzare un gruppo terroristico di coloni) sia verso lo scalpitante Shimon Peres (per un periodo, suo ministro degli Esteri) che nel 1987 aveva cercato un'intesa politica con re Hussein di Giordania. La sua politica temporeggiatrice creò (1987) un terreno fertile per la prima intifada palestinese. Nel 1991 Shamir avrebbe mostrato nervi d'acciaio quando durante la guerra del Golfo incassò 40 razzi Scud lanciati da Saddam Hussein, senza battere ciglio. Subito dopo fu organizzata la Conferenza di pace di Madrid: Shamir vi andò controvoglia, strisciando i piedi, temendo che si volessero imporre ad Israele soluzioni pericolose per la sua sicurezza. Ai posteri ha lasciato una frase che sintetizza l'esperienza maturata nei decenni: «Gli arabi sono sempre gli stessi arabi, e il mare è lo stesso mare» dove - Shamir ne è rimasto persuaso finchè ha mantenuto le facoltà intellettuali - essi sognano tuttora di spingere gli ebrei, per cancellare una volta per tutte Israele. Questa è sempre stata la sua «verità». L'INTERVISTA «Assad gioca le sue ultime carte» Il presidente siriano Bashar al-Assad FOTO ANSA/EPA UMBERTODE GIOVANNANGELI ROMA AbdelBassetSieda Ilnuovopresidentedel Consiglionazionalesiriano: «GliaccordidiGinevra? Nonesiste transizionecon il raìsalpotere.Èdisperato: vuoleallargare ilconflitto» Èmortoa96anniunodei protagonistidellastoria delloStatoebraico:unex agenteassolutamente anti-palestinesemadotato dinervid'acciaio ILRITRATTO U.D.G. udegiovannangeli@unita.it La Turchia ha inviato sei F-16 vicino al suo confine con la Siria, dopo che degli elicotteri siriani si sono avvicinati alla frontiera: lo ha riferito l'esercito turco. Sei jet sono stati inviati nell'area in risposta a tre incidenti simili avvenuti sabato. Non ci sono state violazioni, secondo i militari, citati dalla Bbc. Intanto, il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha criticato il Wall Street Journal per avere scritto che il jet abbattuto dalla Siria il 22 giugno si trovava nello spazio aereo siriano e non nei cieli internazionali come affermato da Ankara. «Il Wall StreetJournaldue giorni fa ha pubblicato delle informazioni sul nostro aereo abbattuto nello spazio aereo internazionale dalla Siria, affermando che è stato abbattuto in Siria», ha dichiarato Erdogan. Il giornale americano «ha sfortunatamente pubblicato informazioni non esatte», ha aggiunto. Il Wsj aveva citato fonti dei servizi segreti americani, secondo i quali l'F4 Phantom turco «è stato probabilmente colpito dai cannoni anti-aerei piazzati sulla costa siriana, mentre si trovava nello spazio aereo siriano». Siria, Ankara manda gli F-16 al confine Addio Yitzakh Shamir, l'uomo dei grandi no Yitzhak Shamir FOTO ANSA lunedì 2 luglio 2012 13
L'operazione di spending review non assomigli a una nuova manovra correttiva. Pier Luigi Bersani aspetta di conoscere nel dettaglio i contenuti del provvedimento che sarà varato dal Consiglio dei ministri, ma intanto lancia un chiaro messaggio al governo. Secondo quel chi si dice dalle parti di Palazzo Chigi il testo potrebbe essere discusso da premier e ministri alla fine di questa settimana o forse anche nel corso della prossima. Non c'è più quell'urgenza che poteva esserci in caso di un mancato accordo al vertice di Bruxelles, viene spiegato da fonti vicine alla presidenza del Consiglio. Il tempo a disposizione verrà impiegato per un ulteriore confronto tra i diversi ministri (la riunione ristretta, inizialmente convocata a Palazzo Chigi per ieri per definire gli ultimi dettagli in caso di fumata nera a Bruxelles è stata rinviata a oggi, consentendo a Monti di partire per Kiev). Ma dalle forze politiche che sostengono il governo in Parlamento arriva una richiesta di allargare le consultazioni anche a loro. ILCONFRONTOÈ D'OBBLIGO «Sia chiaro che siamo assolutamente determinati a evitare quell'ulteriore aumento dell'Iva a cui ci hanno inchiodati Berlusconi e Tremonti», manda a dire al governo Bersani. «Ma c'è modo e modo di arrivare all'obiettivo e vogliamo poterne discutere». In attesa che la discussione si estenda formalmente al Parlamento, il leader del Pd si dice «interessato» a una spending review «che incida strutturalmente sulla spesa pubblica». Ma in una nota mette i puntini sulle “i”: «Se un intervento è strutturale, non può mai avere la sola logica dell'emergenza. Dentro a questi criteri siamo pronti a dare il nostro contributo da partito di governo che rifiuta ogni demagogia ma che intende riferirsi sempre alla centralità della questione sociale e del lavoro. Il nostro principio di fondo resta sempre quello, anche davanti a scelte difficili: senza una buona società non ci può essere una buona economia». Soprattutto, a Bersani interessa che non si vadano a tagliare indiscriminatamente i servizi e che il provvedimento non finisca per assumere le caratteristiche di un'ulteriore manovra correttiva. Anche dal fronte Pdl arriva la richiesta di chiarimenti, ma i toni a cui ricorre il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto sono diversi, al limite della minaccia: «È evidente che o i partiti e i gruppi parlamentari della maggioranza verranno informati prima della presentazione dei decreti in Parlamento, oppure se essa avverrà senza consultazione allora deve essere previsto un libero confronto parlamentare non pregiudizialmente bloccato dal voto di fiducia». Il Pdl, nelle ultime votazioni in Parlamento sulle proposte del governo, si è diviso in voti favorevoli, contrari e astensioni. Far accettare al governo alcune proposte di modifica potrebbe aiutare ad evitare una simile divisione. Dice Cicchitto: «Deve essere chiaro che questa manovra è funzionale all'obiettivo di evitare un aumento dell'Iva; ma il nodo strategico che abbiamo davanti, Bruxelles o non Bruxelles, è costituito da politiche funzionali all'abbattimento del debito. E su questo nodo come Pdl ci ripromettiamo di avanzare precise proposte». L'Udc sceglie di non andare troppo in pressing sull'esecutivo, con Pier Fardinando Casini che prevede ancora «tempi duri» per l'Italia e una spending review che comporterà «tagli dolorosi» ma necessari. All'opposto si è già posizionata l'Idv, pronta a votare contro in Parlamento. Dice Antonio Di Pietro: «Con la spending review, il governo mette a rischio ben 10 mila posti di lavoro e si prepara, per l'ennesima volta, a fare cassa sulla pelle dei lavoratori». Per ora siamo più che altro alle indiscrezioni giornalistiche, per quel che riguarda i contenuti del provvedimento, ma per l'Idv non c'è di che essere ottimisti: «Per noi tutto questo è un gioco irresponsabile e inutile, perché non si risparmia smantellando lo stato sociale. Eliminare le Province, tagliare gli enti inutili, le consulenze e le pensioni d'oro, ridurre le spese militari, cancellare i privilegi insopportabili della casta. Questa è la vera spending review, quella che l'Idv ha presentato da tempo a questi professori e al Parlamento». I tempi possono anche dilatarsi, ma i segnali della vigilia fanno presagire una discussione in Parlamento non meno accesa di quella che c'è stata per la riforma del lavoro. Anche la chiusura degli ospedali meno efficienti per ridurre la spesa sanitaria FOTO ANSA ILCASO Presunti reati fiscali risalenti agli anni 2006 e 2007, quando Corrado Passera era l'amministratore delegato di Banca Intesa e in quella veste firmava i bilanci e le dichiarazioni fiscali del gruppo e delle controllate. Proprio dietro una di queste dichiarazioni, legata alla Biverbanca (Cassa di risparmio di Biella e Vercelli, dal dicembre 2007 passata al Monte dei Paschi di Siena) si nasconderebbe una operazione finanziaria illegittima e finalizzata ad ottenere vantaggi fiscali. È l'ipotesi investigativa che avrebbe indotto la procura di Biella a mettere sotto indagine l'attuale titolare dello Sviluppo economico. Dal ministero fanno sapere di non aver ricevuto alcuna comunicazione sulla posizione del ministro, ma aggiungono che eventualmente sarebbe «massima la disponibilità e la collaborazione». A commentare la vicenda in serata è lo stesso Passera. Intervistato dal Tg3, l'ex banchiere si è detto convinto che «verrà fatta chiarezza» su una vicenda che riguarderebbe una firma apposta ad un bilancio. L'indagine è condotta dai pm biellesi Ernesto Napolillo e Francesco Alvino, che stanno accertando quando segnalato dalla guardia di Finanza di Milano e dalla Agenzia delle Entrate. I presunti reati riguarderebbero un abuso che sarebbe stato pianificato dal gruppo bancario per avere benefici fiscali. Per questo, potrebbero essere diversi i dirigenti della banca dell'epoca iscritti nel registro della procura piemontese. Al centro degli accertamenti, una complessa operazione internazionale. Attraverso transazioni estere, il gruppo - è l'ipotesi dei pm - avrebbe cercato di far figurare degli utili come interessi per approfittare dei differenti regimi di tassazione, ottenendone un illecito vantaggio. Una vicenda per certi aspetti simile all'inchiesta «Brontos» condotta dal procuratore aggiunto milanese Alfredo Robledo, che ha chiesto e ottenuto un mese fa il rinvio a giudizio di venti persone, tra le quali 17 manager Unicredit compreso l'ex ad Alessandro Profumo. Il ministro Passera è indagato in quanto rappresentante del gruppo bancario e firmatario della dichiarazione fiscale del 2006. La vicenda ha suscitato le prime reazioni politiche, con l'Idv che chiede un «chiarimento convincente da parte del ministro al Parlamento. Altrimenti, le dimissioni». Passera indagato a Biella e obblighi locali. Il prolungarsi della crisi impone del resto di affrontare il tema di un nuovo welfare, in cui sanità e servizi sociali non possono essere considerati solo come materia di costo, con riduzioni negli acquisti o taglio delle attività considerate marginali, ma debbono essere considerati ambito di ridefinizione di prestazioni inclusive per una struttura sociale in rapido cambiamento, con la possibilità di creare nuove attività, che possono generare una occupazione qualificata ed un protagonismo sociale, necessario per un effettivo rilancio del paese. Egualmente se si mette mano agli acquisti bisogna ricordare che proprio la qualificazione della spesa pubblica è oggi considerata una delle principali leve di politica industriale, per sviluppare una domanda pubblica che deve poter essere di indirizzo per una offerta privata dinamica ed intelligente. La sanità è il luogo necessario di questo ripensamento del Public Procurement, anche perché in questo settore abbiamo imprese sia farmaceutiche, che biomedicali, che di servizi che potrebbero proiettarsi ancor più a livello internazionale, se disponessero di una prospettiva di stabilizzazione sul mercato interno, per la quale però è necessario che i tempi di pagamento siano ridotti e sicuri. Se questa deve essere la manovra chiave della Fase 2, sia servita da sola che impacchettata in un contesto di azioni per il 2013, bisogna che le prospettive di intervento non possano essere solo imposte dal Ministero dell'Economia, ma debbano essere fortemente definite in una “Prospettiva di crescita”, come con insistente enfasi si continua a ripetere. Questo implica che con la Spending review si acquisisca anche la scelta di una decisa azione sul ruolo di una nuova pubblica amministrazione per la crescita del Paese. Una decisa scelta riformista, che questo governo non può che iniziare, ma che deve divenire da subito uno dei pilastri del programma che le forze progressiste debbono scrivere per la prossima legislatura. Bersani: c'è modo e modo per intervenire, vogliamo poterne discutere Cicchitto: no ai vincoli di fiducia . . . La spending review non può restare solo alla superficie, tagliando qua e là Fiat Ivecochiudecinquestabilimenti inEuropa Ivecochiuderà cinquestabilimenti in Europae l'operazione coinvolgerà 1.075dipendenti. Adannunciare la nuovastrategiadellacontrollata Fiat èstato AlfredoAltavilla, ilmanager cheguida l'aziendadi veicoli commercialidelLingotto. Lanotizia èstata data ieri allapresentazione delnuovomodello «Stralis»aTorino, allaquale hapresoparteanche l'ad dellacasaautomobilistica, Sergio Marchionne. Ilpiano Iveco non prevede la chiusuradi fabbriche italiane.Gli stabilimentiche cesserannodi produrreentro l'annosonodue in Germania,Weisweil e Ulm (dove perònasceràun centrodi eccellenza per i mezziantincendio), uno in Franciaa Chambery,e due in Austria, Graze Goerlitz. «Stiamonegoziando con i sindacati, l'obiettivoè chiudereentro l'anno»,ha fattosapere Altavilla. «Sonomisure dolorose - haaggiunto ilmanager -ma servonoa rafforzare l'aziendanelsuo complesso.Non abbiamosmessodi migliorare la nostraoffertadi prodotto,non abbiamotagliato investimenti. Quandoci sarà la ripresa i mercati ci troverannopronti». «È l'ennesima provadella necessitàche il governorichiami Fiat adun tavolosul futuro dell'auto», commentaGiorgioAiraudo, responsabilenazionaleauto per la Fiom.«Ancora non è conveniente trasferire la produzionedi camion fuoridall'Italia - spiega il sindacalista manondobbiamo aspettareche ciò avvengaper chiederespiegazioni sul futurodi Fiate Fiat Industrial».Oggi Ivecoconta 24stabilimenti inundici Paesidelmondo e impiegaoltre 25milapersone. Marcinelle patrimonio dell'umanità MARCOTEDESCHI MILANO Non più solo luogo della memoria per onorare i 262 minatori che vi persero la vita, 136 dei quali italiani, ma da ora in poi patrimonio mondiale dell'umanità: questo il destino toccato all'ex miniera di carbone di Bois du Cazier, nei pressi della cittadina belga di Marcinelle, che ieri ha ricevuto il prestigioso riconoscimento dell'Unesco insieme ad altri tre siti minerari situati in Vallonia, la regione francofona del Belgio. La tragedia di Marcinelle, avvenuta l'8 agosto del 1956, è diventata nel tempo un simbolo importante non solo della storia dell'emigrazione italiana - è stata la sciagura più grave dopo quella avvenuta in un'altra miniera, quella in West Virginia (Usa) - ma anche del processo di integrazione europea. Oggi l'area è stata completamente recuperata e al suo interno sono stati realizzati un museo di archeologia industriale e dell'attività mineraria nonché un memoriale - inaugurato nel 2006, in occasione del 50mo anniversario della tragedia. Il Pd: serve confronto no a nuova manovra Il Pdl pone condizioni SIMONECOLLINI ROMA Inchiesta della Procura su presunti reati fiscali risalenti al 2006 quando il ministro era Ad di Banca Intesa lunedì 2 luglio 2012 3
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ILPRESIDENTEDELCONSIGLIO,MARIOMONTI,NON TORNA DA BRUXELLES A MANI VUOTE. NOIABBIAMO SPERATO INQUESTO RISULTATO e lo abbiamo voluto fortemente. La decisione europea di varare un piano per lo sviluppo e per l'occupazione, con uno stanziamento di 120 miliardi di euro, è un buon inizio. È quel segno di una inversione di marcia nelle politiche europee che auspicavamo e che abbiamo chiesto da tempo perché abbiamo sempre pensato che un rigore fine a se stesso non ci avrebbe fatti uscire dal baratro della recessione e della disoccupazione. Come Partito democratico, insieme agli altri gruppi che sostengono il governo, pensiamo di aver dato un importante contributo al raggiungimento di questo risultato, anche se la partita non è finita, come ha ricordato Bersani. L'obiettivo di avere la riforma del mercato del lavoro approvata prima del Consiglio europeo, come ci ha chiesto il premier per dare autorevolezza al ruolo dell'Italia, è andato in porto, nonostante le nostre riserve e le nostre critiche su una parte dei contenuti. Non a caso chiediamo importanti correzioni. Come previsto, si sono tenuti quattro voti di fiducia corrispondenti ai quattro articoli della proposta di legge. Va però notato il fatto che mentre il voto del Partito democratico non ha registrato defezioni, per quanto riguarda invece il centrodestra, Berlusconi insieme ad altri non ha partecipato alla fiducia e ci sono stati parecchi no ed astenuti: in totale 87 parlamentari. Adesso, visti i risultati, in modo opportunistico e contraddittorio il Pdl si proclama convinto sostenitore dell'esecutivo. Ex post sono tutti capaci. Il nostro consenso non è stato né facile né scontato. È stato il frutto di una lunga discussione nel partito a cui si è accompagnata una intensa attivitá delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato, che hanno svolto una preziosa opera di discussione e di ascolto attraverso le audizioni delle parti sociali. Tutto è cominciato, come abbiamo precedentemente ricordato, con la richiesta del premier di poter approdare al Consiglio europeo con la riforma approvata. Noi abbiamo ascoltato questo appello e abbiamo voluto, a nostra volta, essere ascoltati. Abbiamo formulato a Monti precise richieste sugli argomenti di carattere sociale. In particolare, ci siamo soffermati sul tema delle pensioni e degli ammortizzatori sociali, mentre il centrodestra ha sollevato quello delle flessibilità in entrata. Il comunicato di palazzo Chigi del 20 giugno scorso nel quale il presidente del Consiglio accoglieva le richieste dei partiti che sostengono il governo, è stato ulteriormente confermato da un suo autorevole intervento alla Camera nel corso della discussione sulla riforma del mercato del lavoro. In sintesi, viene evidenziata la disponibilità del governo ad affrontare tempestivamente tre temi: quello dei cosiddetti esodati (termine con il quale ormai si intende la composita platea dei lavoratori rimasti senza stipendio e senza pensione a causa della riforma previdenziale), degli ammortizzatori sociali e delle flessibilità in entrata. Sui primi due temi il Pd ha avanzato le sue proposte di merito. Sulla previdenza abbiamo un indiscutibile vantaggio costituito dal fatto che esiste, alla Commissione Lavoro della Camera, un testo di legge unificato, condiviso da tutti i partiti di maggioranza e opposizione. A questo approdo siamo arrivati grazie all'iniziativa del Pd che ha presentato una proposta di legge sottoscritta dagli altri gruppi e successivamente perfezionata grazie al confronto con le organizzazioni sindacali. Da questa piattaforma, che stiamo completando con una proposta di copertura finanziaria, vogliamo partire subito per confrontarci con il ministro del Lavoro. Non vogliamo più legarci ai numeri, data la difficoltà di determinare le platee, ma ai criteri in base ai quali le persone possono richiedere di andare in pensione con le vecchie regole previdenziali. Vogliamo ancora una volta ricordare che stiamo parlando di lavoratori con accordi di mobilità, che si sono licenziati individualmente dalle piccole imprese, che sono esodati (da Poste, Eni, Telecom, Ibm... ), che hanno usufruito dei fondi di solidarietà del settore del credito sottoposto a pesanti processi di ristrutturazione o che hanno la prosecuzione volontaria dei versamenti contributivi. Tutte persone che si sono viste allontanare, a causa della riforma previdenziale, anche di cinque o sei anni il momento della pensione. Il secondo tema è quello degli ammortizzatori sociali. Noi abbiamo evidenziato fin dall'inizio come una pensione più lontana nel tempo ed ammortizzatori sociali con coperture più brevi, soprattutto in un momento di recessione dell'economia, avrebbero comportato la creazione di platee strutturali di persone senza reddito. Per questo chiediamo al governo di spostare avanti di un anno l'ingresso nella nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego, soprattutto per mantenere la vecchia e più efficace indennità di mobilità anche per il prossimo anno. Del resto, i recenti dati di Confindustria hanno lanciato un vero allarme sociale ed evidenziato che recessione ed aumento della disoccupazione andranno ben oltre il 2012. In questo ambito, noi pensiamo che non vada abbandonata la nostra iniziativa a favore dei giovani. Vorremmo una mini Aspi rafforzata e di maggiore qualità; un più facile accesso al bonus precari; una revisione della contribuzione figurativa del lavoro stagionale; il non innalzamento al 33% del contributo previdenziale delle partite Iva autentiche, per non far pagare a questa parte del lavoro autonomo, in molti casi giovane, il costo della riforma. Sappiamo che per ottenere dei risultati dovremo trovare un accordo con gli altri partiti che sostengono il governo, anche sul tema della flessibilità in entrata, pur essendo noi dell'opinione che il compromesso raggiunto al Senato su questo tema sia più che soddisfacente. Cercheremo una sintesi positiva, come abbiamo sempre fatto nel passato. Il governo deve sapere che, riformato il mercato del lavoro, si tratta ora di onorare l'impegno politico sottoscritto dal presidente del Consiglio su questi temi sociali. Il Paese ci sta aspettando tutti alla prova dei fatti. Tempestivamente. Asuddelblog Nel condominio delle zie l'Europa è storia di Pigs diManginobrioches La tiratura del 1˚ luglio 2012 è stata di 94.694 copie «PERÒ CERTE VOLTE L'EUROPA SEMBRA LA PADA-NIA» RIFLETTEVA A VOCE ALTA COMMARE FRANCA-DI-SOPRA(CHÉNELCONDOMINIOCALABRO-RESURREZIONALEDELLEZIE ci si scambiano pure e soprattutto i pensieri, mica soltanto le teglie di pasta incaciata e peperoni ripieni), suscitando comprensibile scandalo. «In che senso, commare?» è intervenuta zia Mariella, che regge l'assessorato alla Precisazione e comunque ogni volta che sente la parola «Padania» mette mano al mattarello (c'ha l'Italia psicosomatica, lei: somatizza l'unità e pure il risorgimento, qualche volta, e poi il cognato leghista, che in realtà è un calabrese negazionista, le ha segnato lo sviluppo). «Perché sembra non esistere, ma fa danno e pure un poco paura» ha replicato quella, che invece somatizza da mesi la Grecia ed è convinta che la Merkel (che lei chiama «quella Anghela» con la «gh» dura come un papa bavarese) ce l'abbia proprio con lei personalmente. In effetti, Anghelona non piace a nessuna, qui, pure se somiglia un poco a tutte loro, a parte il fatto che non è abbastanza bionda (nel condominio la glaucopide e normanna zia Enza e il suo biondo pechinese sopravanzano qualsiasi genetica ariana). Su un fatto soltanto sono tutte d'accordo: usare a qualsiasi titolo (e in qualsiasi titolo di giornale) lo spregevole epiteto di conio berlusconiano - che zio Remo, grecista rifinito e vecchio gentiluomo, ha tradotto in un omerico «steatopigia» ma rifiutandosi comunque di ribadirlo e chiudendo la questione con stile classico - è da ritenersi assolutamente meschino e ingiustificabile. Perché l'etica comincia dal linguaggio, e questo è l'insegnamento magnogreco e politico più radicato che le zie abbiano dato a noi nipoti di sangue o d'elezione o tutti e due («Le parentele più forti cominciano col sangue ma poi si scelgono pure» dice zia Mariella, a proposito di famiglie di fatto). E comunque, oggi l'Europa è questione tra pigs, spiegava Stefano, il cugino bello, introducendo la partita del giorno, per cui le sedie del giardino-sala tv sono tutte prenotate da giovedì scorso: nell'inconscio collettivo e condominiale quella che si è giocata sul campo in queste settimane è una sorta di metafora dell'Europa delle trattative, delle banche e dei diktat. Come non sobbalzare, alle parole «rigore», «punizione», «eliminazione»? «Ché le parole giocano su tutti i campi contemporaneamente, e vincono tutti i campionati» dice zio Remo, linguista etico-calcistico. Ben vengano i pigs, allora, se possono restituire una fisionomia umana e meridionale (dove per Sud s'intende una categoria dello spirito: lo spirito) all'Europa-Padania. E che vincano, i pigs. Non si può mangiare una vittoria calcistica, ma è molto nutriente lo stesso. RINVIO RUBRICA«DIALOGHI» Maramotti Bruno Ugolini Giornalista L'intervento Mercato del lavoro, ora le modifiche . . . Esodati e ammortizzatori: si tratta adesso di onorare l'impegno politico sottoscritto dal presidente del Consiglio Cesare Damiano Deputato Pd AILETTORI «PER ESSERE LIBERI DAVVERO È NECESSARIO CHESIAEFFICACEMENTEPROTETTO, ad esempio, il diritto al lavoro e quello di esistenza e di autonomia delle comunità di lavoro...». Non sono parole polemiche di Fassina o Landini rivolte alla ministra Fornero che nei giorni scorsi aveva dettato al Wall Street Journal la massima: «Il lavoro non à un diritto». Sono concetti elaborati nel 1946 dal democratico cristiano Giorgio La Pira, uno dei padri costituenti. Mentre un altro di questi «padri», il comunista Palmiro Togliatti sosteneva: «Ogni cittadino ha diritto al lavoro». Sono citazioni tratte da un interessante volume «Il valore del lavoro» curato da Antonio Passaro, giornalista e scrittore, capoufficio stampa della Uil. È un'accurata ricostruzione del dibattito che portò alla elaborazione della Costituzione italiana soprattutto in riferimento ai temi del lavoro. Con quell'articolo uno: «L'Italia e una Repubblica democratica fondata sul lavoro». Non fu facile, nel 1946, l'approdo a quella formulazione. Molti temevano (soprattutto nella destra liberale) che si volesse in qualche modo introdurre spazi a concezioni classiste o a modelli ispirati dai Paesi del cosiddetto socialismo reale. E non fu solo frutto, come scrivono oggi alcuni commentatori, di un alleanza catto-comunista. C'erano, accanto ad Amendola, Marchesi, Moro, Fanfani, Nenni, Basso uomini come La Malfa, Valiani, Pacciardi. E al momento della votazione finale erano in campo tre ipotesi. Quella appoggiata da comunisti e socialisti diceva: «L'Italia è una Repubblica democratica di lavoratori». I sì Furono 227 e i no 239. Per poco non ottenne la maggioranza. Ebbe anche il voto favorevole, argomentato da Rodolfo Pacciardi, di repubblicani, socialdemocratici e azionisti. Questi ultimi avevano rinunciato a una seconda dizione («fondata sui diritti di libertà e del lavoro»). A quel punto comunisti e socialisti decisero di approvare il testo presentato da democratici cristiani come Fanfani e Moro: «L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro». Scrive Passaro, riprendendo i resoconti parlamentari, che «erano le 19.45 di sabato 22 marzo del 1946 e tutta l'assemblea e il pubblico si levarono in piedi... ». Nel volume c'è anche una parte finale dedicata ai problemi d'oggi, con un accurata cronistoria del confronto sulla cosiddetta «riforma del mercato del lavoro». Una vicenda un po' paradossale, sintetizzata nella prefazione al libro firmata da Giovanni Flores. Scrive Flores, tra l'altro, che il lavoratore atipico e precario sarebbe pronto «dopo la sua esperienza lavorativa di qualche mese, a giocarsi la propria professionalità sul mercato, solo che il mercato non c'è». Ecco: una riforma per una cosa che non esiste. Torna in mente il dubbio di Piero Calamandrei perfino su quell'articolo uno: «È una bellissima frase». Ma confessa di non saperne spiegare gli effetti giuridici agli studenti... Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 Teresa Bellanova Deputata Pd Permotivi di spazio rinviamo larubrica diLuigiCancrini.Chiediamo scusa Atipiciachi? Quando il lavoro fondò la Repubblica COMUNITÀ 16 lunedì 2 luglio 2012
«CHE VUOL DIRE? IO NON SONO CHRISTO, IO NON VOGLIO IMPACCHETTARE L'ALTARE DELLA PATRIA, MA PROIETTARELEMIEPOESIESULLAFACCIADELLALUNA, ecco questo, per quanto possa sembrare impossibile, mi piacerebbe e non è detto che un giorno qualunque, un ragazzino qualunque ma di genio mi spiegherà che un modo per farlo c'è, e io lo farò». Se non si passa da questa illuminante tagliola tecno-poetica, si rischia di far fatica a capire Lamberto Pignotti. Se il tuo nome figura nella Treccani come cofondatore dell'ultima grande avanguardia artistica europea del Dopoguerra, sei un “personaggio” anche se sei schivo, e meriti attenzione, anche se hai trascorso una vita a destrutturare accademie e confini delle forme d'arte tradizionali spiazzando critica “classica” e mercato. Il professor Lamberto Pignotti - insegna e ha insegnato, scopriremo a chi - ha fondato, agli inizi degli anni Sessanta, in compagnia di un ristretto gruppo, la Poesia Visiva. Cancellate la letteratura, cancellate la pittura: ora shakerate le ombre delle due discipline rimaste e rovesciatele su un supporto, avrete a che fare con un deposito di grafie liberate, per esempio, su una tela; le grafie sono gli scheletri delle parole finalmente in prima fila per quel che sono state, vettore di trasporto di senso. Ma non siamo di fronte ad una banale operazione di “vetrina” dei vecchi caratteri trasferiti nella dimensione dell'ideogramma o del geroglifico, comunque in un campo governato dall'immagine; la poesia visiva lotta e riscatta la parola, attraverso la sua grafia, dall'assalto ai suoi sensi operata dai mezzi di comunicazione di massa, in altre parole dalle dinamiche che stanno a cuore al potere nel suo incessante lavoro di riciclaggio. Detta così, suona complessa; “vista” da vicino, invece, è un bellissimo gioco serio e gioioso che Pignotti, Eugenio Miccini, Lucia Marcucci, hanno messo in campo prima di tanti altri in mille luoghi della terra. Da qualche giorno, a Parma, presso il Salone delle scuderie in Pilotta, è aperta - fino al 20 luglio - una grande personale di Lamberto Pignotti, percorso avventuroso nella storia del pensiero critico e dell'arte senza confini. Criticaemercatohannofaticatoefaticanoancoraa riconoscere la Poesia Visiva. Un fenomeno italiano? «Direi di sì. Soprattutto italiano, almeno. Perché l'Italia è ancora dominata da una cultura accademica e da un potere accademico che amano le bocce ferme. Niente si muova, altrimenti non riescono a inquadrare il bersaglio. Ma questa è cultura vecchia e bigotta. Uno dei freni più potenti al cambiamento, il problema del nostro Paese. Insomma: la pittura deve essere la pittura, la poesia resti dove deve stare la poesia: un mondo “ordinato” che ha bisogno di “diagnosi” certe, di specialismi». Eppure,quella“confusione”, lacapacitàdellaPoesiaVisivadifarimpattareparolaeimmaginehaoriginiitaliche.Poesiadavedereeimmaginidaleggere,cosìavetecondensatoilsensodelvostrolavoro. Nonsiete forse figli anchedel Futurismo?. «Sì, certo. Come siamo figli del dadaismo berlinese. Ma il Futurismo ha un marchio fascista, anche per questo ci ha impiegato tanto tempo ad essere riconosciuto dalla critica. Eppure, quel linguaggio ha rimescolato tutto quel che c'era sul tavolo delle forme espressive con una rapidità bruciante, appunto, e forte di una intuizione che ha rimesso in discussione i confini dell'arte e anche, per quel che ci riguarda, del linguaggio. Inglobando moda, cibo, tecnologia, pubblicità e comunicazione, lanciando un gran ponte verso le ansie, gli incroci più suggestivi ed estremi di un presente che loro chiamavano “futuro”». Allora, forseconvieneaccettare il fattoche l'artesi muovaeproducacongrandeeffervescenzaanche quando il potere attraversa una fase di contrazione?» «Quando mai l'arte non è venuta alla luce in tempi che possiamo definire di “crisi”? Non è che il benessere faccia male all'arte, ma la crisi è davvero terreno molto fertile. Certo, dipende dalla qualità della percezione della crisi...». Sta escludendo la critica dalla rastrelliera dei “sensori”? «La critica “classica” sì. È gente che vive all'ombra del potere, ne interpreta il bisogno di controllo, sono i suoi gendarmi, operano affinché le disarticolazioni siano censurate, le crisi taciute, la “gente” sia portata a difendersi dal cambiamento di prospettive rigettandolo come fosse un nemico, un truffatore. Non sanno come riempire i grandi musei, la loro unica guida è il mercato americano. Per fortuna non sono tutti così». Anche perché molti di questi critici e intellettuali hannodatovitaconleialGruppo63ealGruppo70. AchilleBonitoOliva,UmbertoEco,FurioColombo, GilloDorflesper esempio...». «Vero. Com'è vero che Achille Bonito Oliva è stato uno dei miei “alllievi”. Ma è ancora vero che il critico non deve inseguire l'arte lungo le autostrade e in Italia invece accade troppo spesso proprio questo... Vede, ho tenuto una serie di lezioni agli studenti dell'Università La Sapienza di Roma e all'Accademia di Belle Arti. Hanno riempito le aule ma non per la mia bella faccia, ma perché predico e metto in pratica l'intreccio tra le cose, smuovo confini, sconfino, faccio sconfinare, ecco credo di essere stato chiaro nonostante il garbo...». C'è la firma di Lamberto Pignotti su l'Unitàdimoltianni fa... «Una bella esperienza. Ne ho fatte di tutti i colori con massima libertà. Per esempio ho scritto un articolo sui santini, immaginette devozionali intese come precursori di certe tecniche artistiche. Ho scritto di arte e comunicazioni di massa, di nuovi linguaggi. C'era un bel clima...». C'è chi rimprovera alla Poesia Visiva un atteggiamentodidascalicoalserviziodiunalezioncinamorale... «Se intervengo su un manifesto pubblicitario, in uno spot tv destrutturandolo, facendolo attraversare da una sequenza di parole, sto solo mostrando i confini reali di una comunicazione di massa, tendo a smascherarla. Piazzo delle trappole, svelo il predatore alle prede. Ma guarda che non c'è stato artista sincero e non servo nella storia dell'arte che nei suoi lavori non abbia comunicato, in modo mediato, agli osservatori ciò che pensava del potere. Se far questo è morale, allora la Poesia Visiva è morale». LambertoPignotti , artista, ènato aFirenze nel 1926.Hacollaborato conalcuni quotidiani tracui l'Unità MUSICA Incontroconil cofondatore dell'ultimagrande avanguardiaartistica europeadeldopoguerra AParmainaugurataunasua sorprendentepersonale Finoal20 luglio TONIJOP ROMA Escedomani ildoppiocd con gli ospiti di Umbria Jazz Anchequest'anno BlueNoteRecords (EMI Music Italy)è partnerufficiale di UmbriaJazz (Perugia,6-15 luglio), proponendouna compilation in doppiocdaprezzo speciale per rivivere le emozionidelFestival 2012.La track listdella compilation mette inevidenza i principaliartisti incalendario:StefanoBollani, ChickCorea, HerbieHancock,John Scofield, JoeLovano,Wayne Shorter, EnricoRava,Pat Metheny,SonnyRollins, tuttipresenticon alcuni dei lorobranipiùsignificativi. Nonmancano poi TheloniusMonk eGil Evans,ai quali il Festival dedicadelle tribute session, oltreadalcune rivisitazionidi branidi Sting,ex leader dei Police.Eaccantoalla grandemusicac'èanche l'attenzionedapartedella RegioneUmbriae del comunedi Perugianei confronti dell'ambiente: neipunti di ristorodi UmbriaJazz saranno utilizzatestoviglie e shopper monouso perfettamentebiodegradabili e compostabili. L'INTERVISTA Voglioproiettare le parole sulla luna LambertoPignotti,maestrodipoesia visiva, raccontasé stesso, l'arte, il Paese U: lunedì 2 luglio 2012 19
È stata una disfatta ma molto ha pesato la condizione fisica degli azzurri Finisce con le lacrime di Bonucci ILCOMMENTO MARCOBUCCIANTINI Un inchino, niente di più, non ci riesce l'ultimo miracolo, la Spagna è ancora campione d'Europa e centra il terzo titolo euromondiale in quattro anni, un record. Italia stanca, finita dai 120 minuti contro gli inglesi, dalla battaglia contro i tedeschi, sfinita dal possesso spagnolo, dagli scambi, dalla qualità infinitamente superiore della Roja, più forte di noi e di qualunque squadra al mondo in questo momento. Una notte sbagliata alla fine di un Europeo fantastico, ma non possiamo avere rimpianti, non per questa notte, sono stati più bravi, erano più forti e ci hanno battuto anche più largamente di quanto il terrificante 4-0 finale dica. Del Bosque parte con una prima linea di fantasisti, dentro Fabregas, Iniesta e Silva, zero punti di riferimento, per dieci minuti gli azzurri non toccano quasi palla, soffocati dalla continuità degli spagnoli. Non c'è contromossa, la Spagna non è la Germania, non concede pause, non si sfalda sulla trequarti, non ha un centravanti boa, ma tanta gente che prende palla, scambia e va dentro, quello che l'Italia soffre di più. Al 14' il vantaggio, Fabregas ubriaca Chiellini a destra, crossa teso e preciso sulla testa di David Silva, palla nel sacco. Da quella parte non c'è storia, in mezzo l'atmosfera è anche peggiore, con Xavi, Silva, Iniesta che si scambiano continuamente la posizione, e gli azzurri che cercano il pallone anziché l'uomo. La Spagna decide i tempi della partita, a metà frazione c'è una pausa e l'Italia prova ad entrare in campo, anche se con una manovra faticosa e senza sbocchi. Qualche angolo di Pirlo crea l'idea di un pericolo all'attentissimo Casillas. Marchisio la vede pochissimo, Pirlo è marcato a turno dalle punte, De Rossi svaria e sbaglia molto, Montolivo è in una posizione piuttosto inutile. Un tiro di Cassano ci dà coraggio, ma perdiamo Chiellini per infortunio, dentro Balzaretti (è il 21'), più propositivo di un timidissimo Abate. Balotelli gioca da solo e molto lontano dalla porta, e a parte un tiro in curva si vede solo per tantissimi errori di appoggio da cui scaturiscono puntualmente contropiedi, pericoli e brividi. Al 41' il colpo del ko, Xavi vede - ed è l'unico in tutto lo stadio - l'inserimento senza palla del terzino sinistro Jordi Alba, lo pesca sul filo del fuorigioco, lo trova solo, davanti a Buffon, palla dentro, è il calcio dei tre passaggi, il calcio sublime che si gioca solo in Spagna. SECONDOTEMPO Prandelli prova la carta Di Natale a inizio ripresa, va fuori Cassano. Primo segnale, Abate al cross, Di Natale di testa mette di poco alto. Fabregas un minuto dopo sfiora il palo. Nello stretto ci battono sempre, ancora Fabregas chiede il miracolo a Buffon. La partita può girare al 7', quando Di Natale tira addosso a Ca ÈUNRISULTATO NETTO, LASPAGNANONÈ ANCORAALLANOSTRA PORTATA ENEMMENO DELLE ALTRE NAZIONALI È raro nel calcio allineare tre trofei consecutivi. Questo ha fatto la Spagna, ed è fuori discussione, superiore a qualsiasi pretesa di confutare un giudizio che è del campo: sono i più forti del mondo. Sanno fare tutto, e lo fanno meglio degli altri. Anche ieri abbiamo ammirato: Iniesta, Xavi e Fabregas possiedono il segreto del calcio. Ogni due anni lo ricordano a tutti, giovani o adulti, vecchi o bambini, tifosi di sempre o appassionati dei grandi tornei, quando il calcio sembra meno antipatico e superbo, e torna verso tutti, popolare come può esserlo una bandiera. La Spagna ha realizzato la sua idea di gioco. In un certo senso ha finito, “terminato” questo gioco: meglio di così non si può fare. Si può giocare diversamente, forse anche meglio, ma l'allegro palleggio, il possesso del campo passaggio dopo passaggio, fino a coinvolgere quanti più protagonisti possibili, tutto reso così sublime, resterà nella impegnativa storia di questo sport: ieri sera, fra il 6' e il 10' del primo tempo tutta - tutta - la Spagna ha partecipato a questa infinita azione di quattro minuti, conclusa da un tiro di Xavi. Questo tributo era una giusta premessa. Eppure non dobbiamo dimenticare, né tormentarci di un passivo mai così brutale in una finale. Nel suo tracciato che si è presto rivelato scontato, questa finale ci lascia qualcosa, al di là della presenza, esserci arrivati e il modo, onesto, bello, che è comunque un merito incancellabile. È giusto provare a conoscere la sostanza che giace in filigrana dentro questa partita, e lungo questo torneo. Vedere le intenzioni, afferrarne le possibilità. L'Italia è stata all'altezza, creando occasioni e problemi. Lottando quando le forze erano dispari, e sbilanciate di là, e ogni mossa, ogni voglia non si rivolgeva a tutte le facoltà dell'uomo, ma solo alla sua speranza. Possiamo trovare dieci minuti (direte: cosa sono, dentro un'ora e mezzo di corsa e tiri?) nei quali tutto è stato fatto bene, ma era tardi, era poco. Loro sono partiti forti, pieni, veloci. E sono andati in vantaggio per il duplice effetto della loro sapienza e della nostra paura a soccombere: la paura è alleata del nemico, fa solo le cose più difficili. Preso quel magnifico e lineare gol, nel quale tutto è accaduto secondo logica ed estro, come succede quando l'origine è nel genio autentico di Iniesta, la paura è passata, e l'Italia è entrata in campo. Per dieci, forse quindici minuti Pirlo ha governato le cose (e Xavi lo ha rincorso, credeteci), De Rossi ha strappato palloni ai fenomeni. Montolivo ha supplito Marchisio, allacciando da solo il centrocampo con l'attacco. Balotelli è emerso dalla trincea spagnola, con le sue tenere imprecisioni, Cassano ha trovato dribbling e tiri, ma di poca o nulla efficacia. Balzaretti - entrato per Chiellini, malato d'inferiorità - ha aggiunto ampiezza, coraggio e carattere al nostro gioco, tanto da farci dubitare della scelta di Prandelli di tenerlo fuori, preferendo Abate, che non pare avere il rango per certe serate. Dunque, siamo apparsi nella partita. Il tempo di spaventarli, di costringerli perfino a cambiare idea: nel finale di tempo, quella ragnatela si è dilatata in passaggi assai più lunghi, perfino in rilanci. Ma un contropiede fatto a modo, con appena due partecipanti al posto della solita esibizione corale, ci è sceso nello stomaco come un veleno: come, ci infilzano così, in contropiede?. Sanno fare tutto, quei satanassi. E tutto diventa semplice se viene preso in cura da Xavi. Per togliersi di dosso Buffon 6 Partitada spettatore. Sembraparadossale inuna finalee conquattro golal passivo,ma ilnostro numerouno è inattivoper tutti i novantaminuti. Il votoè per lasua prestazione inquesto Europeo. Abate 5 Resta ilmisterosul perché Prandelli loabbia volutoper questa finalepreferendoloaBalzaretti. Fatica adifendersi, fatica aproporsi. Fatica e basta. Inuna match così, contro la Spagna, servivaaltro. Esoprattutto serviva«un»altro. Chiellini 4,5 Silva fapaura, Fabregas faquello chevuole.Nei disimpegniè poco lucido,poco lucido nellechiusure. Sidice chenon fosse ancoraal meglio, maallora perché rischiarloquando ilprimogol è venuto daun tagliosulla sua fascia? al '20 pt Balzaretti 6 Subito inpartita. In questotorneo hasempre mostrato le suequalità: corsa e fiato. Così ieri.Ha unaltro ritmo rispetto ai suoi compagni, chiudee riparte.Come per Abate rimane l'interrogativo:ma perchénon èentrato subito? Bonucci 5 Si fa prendere in velocità daJordiAlbasul secondogol. Ma la suapartitaè stata onesta. Barzagli 5 Vedersi arrivarequattro attaccantiper volta nonè semplice. Chiude il possibilee quandopuò. In questotorneo hadato sempre sicurezza. De Rossi 5,5 Asinistracaracollano Iniestae Arbeloa.Nel nostro centrocampoè l'unicoamordere e recuperarepalloni. Di solito il centrocampistadella Romasi esalta nell'agonismo,ma ilbassoritmo impostodagli spagnoli gli fa fare moltastrada e toccarepochi palloni. Marchisio 4,5 È ilgrandeassente delmatch.Nonsi vede mai, il primo tempogli scivola viaaddosso come fosseunodei ventimilionidi spettatori davantialla tv. Sibeccaun tunnel da JordiAlbanon provaneanchea infilarsinegli spaziche poisarebbe il suopane quotidiano. Pirlo 6 Laprimaconclusione della nostrasquadra èsua. Il centrocampistadellaJuvescende troppovicino alladifesa pergiocarepalloni. Attorno a lui la gabbiaspagnolaspesso funzionamada i suoipiedi partono quasi tutte lenostre azioni. Montolivo 5,5 Ci metteventiminuti percapire che incampo si gioca, quando lo fae faun passo indietro entranel vivo. Poiqualche pezzodi bravuramanulla più.Nella scialuppa italianache imbarcaacqua èquello cheprende i secchie cercadi svuotarla.dal '10 st Thiago Motta sv Alposto di Montolivo.Messo per alzare il ritmo si fasubito male. Cassano 5 Di Fantantoniosolo qualcheombra epoca luce. Tra Ramose Piquesembrauna nano tra i giganti. Si liberadue volteper la conclusioneda fuorima nonmettené potenzae neancheprecisione. Parte largoperdare profonditàaBalotelli mapoi finisce spessoper fare la prima puntasenzaavere velocità. dal '1 st Di Natale 5 Entraal posto diCassano edopo due minuti ha l'opportunità di accorciarecon un colpo di testache mandaalto. Dovevagarantirepiù profonditàmanonè stato così.Si pappaun gol facile faciledopo altri dieciminuti cheavrebbe datoun altro sensoal match. Il suo torneo non è statoall'altezzadella sua fama. Magli capitaspesso. Balotelli 5,5 Ha cambiato il colore dellacresta, manon gliporta troppa fortuna.SergioRamosè uno di quelli duridamandaregiù. Cimette rabbiae agonismo.Ma poi finisce sempre imbrigliatonella rete cheDel Bosque gli stringeal collo.Quando l'Italia rimane in dieci scendead aiutare i compagni. Inaltre stagioninon era successo.Questo comunquerimane il suoEuropeo. Loro i più bravi del mondo, ma siamo cosa vera La gioia dei calciatori spagnoli a confronto con la delusione degli italiani davanti ai maxischermi FOTO ANSA Spagna campione EUROPEI,ULTIMOATTO De Rossi è l'unico a mordere Nullo Marchisio COSIMOCITO ROMA . . . I Campioni del mondo sovrastano gli azzurri dall'inizio alla fine: la triplete è meritata . . . Gli spagnoli hanno finito il calcio: meglio no si può Prandelli ha azzardato i cambi, pagando dazio ROBERTOROSSI rrossi@unita.it LEPAGELLE 8 lunedì 2 luglio 2012
1,20 Anno 89n. 181Lunedì 2 luglio2012 Maroni tra lacrime e veleni ILRETROSCENA ANDREACARUGATI L'ANALISI PAOLOSOLDINI TERRORISMO Bombe nelle chiese: 17 morti in Kenya Staino PATRIZIOBIANCHI Citazioni bibliche e atmosfere shakesperiane. Dopo trent'anni Bossi esce di scena. APAG. 6 E Bossi si veste da Salomone Basta tagli alla Tremonti Spending review: il governo prepara interventi a sanità e statali Il Pd: serve un confronto, non sia una manovra correttiva I sindacati pronti alla mobilitazione Oggi manifestazione unitaria a Napoli Il Paese delle grandi certezze imparerà a vivere nelle incertezze? Nessuno sembra essere più sicuro di nulla, nella Germania di Angela Merkel. Prendiamo la cronaca di ieri: la giornata comincia con l'annuncio d'una svolta. La Bce fa balenare la possibilità di rinegoziare il memorandum che fissa durissime condizioni alla Grecia. APAG.4 Lo scontro a Berlino BUCCIANTINI,CITO, BUFALINIE BRUNELLI ALLE PAG. 8E 9 Il sognoèsvanito Spagnacampione Azzurri sconfitti4-0 Ilct:«Ciabbiamoprovato masonostati superiori» Il calcio è come una briscola al bar con il tuo migliore amico. Quando giochi, fai di tutto per fregarlo. Quando posi le carte, bevi con lui un bicchiere OsvaldoBagnoli Padre Albanese: la religione viene usata per fini eversivi A PAG.12 L'INTERVISTA Letta: governo Bersani in continuità con Monti Cambia il segretario, ma non cambia il copione. A Milano Bobo Maroni prende la guida del Carroccio e rispolvera gli argomenti cari a Bossi, attaccando Napolitano e raccontando di un Nord da liberare perché «strozzato dal Sud, la nostra Grecia». La Lega, dice, abbandonerà le poltrone Rai e quelle di Roma. Perchè è lì che stanno i ladri, come dice il Senatùr nel suo intervento che inizia con la rabbia e finisce tra le lacrime prima di passare «il bambino» al fido Bobo. Che ringrazia ma rivendica pieni poteri: «Non sarò commissariato». APAG.6 Di ritorno da Bruxelles via Kiev, Monti deve affrontare decisamente il cuore della Fase Due, dimostrando che la Spending review non è una nuova formula per nascondere i vecchi tagli lineari ma un ridisegno della macchina dello Stato, per generare più efficienza per tutti e non più iniquità diffusa. Questi interventi sulla pubblica amministrazione del resto avvengono dopo dodici anni dalla approvazione della variazione del Titolo V della Costituzione, che ha segnato un percorso, finora disatteso, di riorganizzazione dello Stato in senso federalista. SEGUEAPAG.2 La riforma non è una scure Dopo la sindaca questa volta è stata «avvertita» Clelia Raspa APAG. 11 Il governo del 2013 avrà il Pd come perno, Bersani come guida e sarà in forte continuità con quello attuale. Lo dice Enrico Letta in un'intervista a l'Unità precisando che sarà una «continuità programmatica e di uomini». Alleanza possibile con Vendola e Casini, non con Di Pietro. COLLINIA PAG.4 MONASTERACE Consigliera calabrese minacciata dai boss
Il tifo disperato e orgoglioso dei ragazzi figli di immigrati al meeting antirazzista «Balotelli uno di noi» Si soffre, si soffre moltissimo in questa strana piazza d'Italia dove i tifosi si chiamano Nizar, Marouenne, Iuliia, Shobi. Manuel, Elvis. Siamo al meeting antirazzista che l'Arci organizza a Cecina ogni anno, occasione di confronto e di scambio di esperienze fra i ragazzi 2G, la seconda generazione di immigrati. Ci si raccoglie davanti al megaschermo arrivando dagli stand dove si è discusso della campagna L'Italia sono anche io. «Dai Mario!», parte il tifo a inizio match, quando il Super Mario nazionale è inquadrato dalle telecamere, ma poi si comincia a soffrire. Tifa Italia Elvis che è arrivato dal Camerun: «Tifavo Italia anche nel 2006, allora ero in Francia ma non ho mai tifato per i francesi che hanno colonizzato il mio Paese». Urlo di dolore al goal di Silva, applausi per l'ammonizione di Piquet. Approvazione per la prima azione in cui si vede Cassano. Andrea che è italiano e Cristian, romeno, Nizar e Marouenne, tunisini, Mahadi che è arrivato solo da un anno dal Marocco vengono tutti da Messina, si sono conosciuti in strada, praticando il parcour, sport urbano di salti e corsa a ostacoli. Parlano con un forte accento siciliano, sono tutti italiani, anche se i tunisini non hanno la cittadinanza. Marouenne è arrivato che aveva venti giorni di vita. Ora frequenta l'istituto nautico ma, contrariamente ai suoi compagni di classe, non può avere il libretto nautico, dovrà tornare in Tunisia per perfezionarsi nel suo lavoro di macchinista di navi. Sono quattro fratelli, i loro genitori vivono in Italia da 25 anni ma, per paradosso, due di loro, nati in Italia, hanno la cittadinanza, altri due, Nizar e Marouenne, sono degli stranieri. «SUPERMARIO, UNO DINOI» Mario Balottelli è uno di loro, tanto che lo guardano con occhio critico, «è ancora una testa calda». Loro hanno la testa molto sulle spalle, pensano al loro futuro di pizzettari, geometri, marinai. Mahdi sta per partire per Parigi, in cerca di fortuna lì. Però si disperano al momento del tiro che non va in porta. A loro piace Pirlo, «è un grande!» e Iniesta, «anche se è spagnolo». «Il rosso!», chiede Manuel davanti al fallo di Piqué. A lui che è originario di Santo Domingo ma parla toscanaccio come il suo amico Niccolò, piace il gioco italiano «perché è di squadra, non come i brasiliani che sono solo individualità». Meryem è marocchina: «Ho mandato mio fratello che lavora a Kiev a tifare Italia - racconta di sé - Sono stata fortunata, lavoro al call center per i rifugiati dell'Arci, conosco solo il lato buono dell'Italia». Elvis, invece, che indossa la maglietta azzurra, prima di trovare un lavoro regolare, ha fatto il facchino, distribuito volantini e lavorato nelle pulizie sempre in nero. Ora anche lui è al call center per i richiedenti asilo: «Finalmente qualcuno ha riconosciuto le mie capacità, l'Italia non è solo lavoro nero». A disperarsi per l'occasione persa di Di Natale c'è anche Iulia, 25 anni, da un anno in Italia. Ha raggiunto la mamma che lavora qui. È infermiera ma non può esercitare perché il suo diploma non è riconosciuto: «Ora sto facendo un corso per assistenza ai disabili. Ho imparato una cosa molto importante, che la disabilità non significa impossibilità di essere autonomi, se ti manca una mano hai l'altra». G2, ragazzi che imparano e tifano, in cerca di fortuna e di allegria. Emigrati perché «non si vive con uno stipendio di 75 euro al mese». sillas tutto solo in area. È l'ultimo refolo di Italia. Al 16' il neoentrato Thiago Motta si stira la coscia e ci lascia in dieci, alla mercè del possesso spagnolo, che diventa superbo e sterile, e ci tiene così lontani dal pallone e dalla porta. La partita finisce mestamente tra fraseggi lunghissimi, un Balotelli cattivo e propositivo, ma tutto solo, contro un centrocampo che controlla e pilota il tempo verso il novantesimo. Si fa male anche Balzaretti, che resta in campo solo con la buona volontà, ma senza più muscoli. E a sette dal termine arriva il mortificante 3-0, Torres va via in verticale, riceve e chiude sul secondo palo. Difficile contrastarli in 11, impossibile in 9. Al 43' anche Mata timbra il cartellino, al modo di Torres, tutto solo. La fine è mesta, la sconfitta netta, terribile, la testa lo stesso alta: «Si è visto da subito che loro avevano più freschezza fisica - racconta un rassegnato Prandelli alla fine -, noi abbiamo speso tanto in questa settimana di battaglie, non abbiamo avuto il tempo di recuperare. L'approccio non è stato sbagliato, ma sin dall'inizio abbiamo capito quale sarebbe stata la fine. Siamo stati molto generosi, è una delle nostre caratteristiche. È stato comunque un torneo straordinario, ho fatto i complimenti ai ragazzi. Dobbiamo crescere e cercare di arrivare a queste competizioni con più tempo per recuperare dagli sforzi del nostro campionato». Terzo titolo europeo per la Spagna, seconda finale persa su tre per gli azzurri, travolti in ogni zona del campo, arrivati devastati alla fine, con le lacrime di tanti, di delusione, di stanchezza. Balotelli esce sconsolato, raggiunto anche da Torres nell' affollata classifica marcatori a quota tre. Un Europeo fantastico chiuso in un modo atroce, con una delle più gravi e pesanti sconfitte della nostra storia, simile per dimensioni e durezza al 4-1 di Città del Messico '70 contro il Brasile di Pelè, pochi giorni dopo il mitico 4-3 alla Germania. Questa Spagna vale quel Brasile, ci inchiniamo a una squadra che sta facendo la storia del calcio, ma solo a lei. L'Italia è sfinita questo raddoppio così difficile da rimontare, Prandelli ha dovuto affrettare le cose, anche i cambi, pagando l'azzardo. Subito dentro Di Natale per Cassano, sperando nell'abitudine alla rete dell'attaccante. Calcolo che sfiora l'esattezza, perché Totò ha due occasioni limpide per iniziare a rovesciare questa serata. Non succede, ma il campo è adesso conteso alla pari. Dura poco: il terzo cambio è consumato già al 60', quando Thiago Motta subentra a Montolivo: Prandelli percepisce un difetto fisico, una mancanza d'impatto della squadra e prova a rimediare. La toppa è peggio del buco, l'italo brasiliano si fa male, esce, restiamo in dieci e loro sembrano venti. Siamo orgogliosi e sfibrati. Arrivano anche i gol di Torres e Mata, perché una grande squadra onora un avversario anche spingendo fino alla fine. È notte quando gli spagnoli alzano la coppa e li guardiamo tristi. Prandelli prova a spiegare e a lui crediamo: è una notte che aspetta il frutto del mattino. SPAGNA 4 ITALIA 0 Alla fine, nonostantel'entusiasmo eurocalci-stico e dopo un (preve-dibile) preambolo pole-mico, un brivido di soli-darietà è corso nei confronti dell'eroina della «rivoluzione arancione». Dopo mesi di tira-e-molla intorno ad un eventuale boicottaggio degli Europei (cavalcato, bisogna dirlo, soprattutto dalla Germania), con tanto di crisi politica che da strisciante si è fatta via via più aperta nei confronti dell'Ucraina, il caso che ruota intorno a Yulia Timoshenko sembra essere tornato d'attualità anche fra i capi di governo e di Stato volati a Kiev per la grande finale. Quando oramai il fervore della finale sembrava definitivamente aver placato tensioni e pulsioni umanitarie, ieri qualificati ambienti diplomatici europei hanno diffuso la notizia secondo cui Mario Monti e Mariano Rajoy avrebbero inviato (o starebbero per inviare) una lettera indirizzata al presidente ucraino, Viktor Yanukovich - arcinemico di Yulia Timoshenko, da mesi in carcere per corruzione e abuso di potere - nella quale auspicano una soluzione positiva del caso giudiziario dell'ex premier. Soprattutto, però, oltre a chiedere un rafforzamento dello Stato di diritto, vi ufficializzano la richiesta di un incontro con la pasionaria «arancione». Non per loro, a dir la verità: sarebbero gli ambasciatori di Italia e Spagna a visitare Timoshenko in carcere. Ovviamente la missiva rispetta tutti i dettami del bon-ton delle relazioni internazionali: ossia, i leader di Italia e Spagna intendono ringraziare il popolo ucraino per la calorosa accoglienza riservata alle squadre e ai tifosi spagnoli e italiani, e non fanno mancare sentite congratulazioni a coloro che hanno partecipato all'organizzazione dell'evento. Monti e Rajoy si dicono molto lieti di poter essere a Kiev ad assistere alla finale del campionato. Nel contempo, tuttavia, desiderano cogliere questa opportunità per trasmettere il continuo sostegno sia dell'Italia che della Spagna alle aspirazioni europee dell'Ucraina, esprimendo l'aspettativa di una soluzione positiva dell'affaire Timoshenko, come richiesto dalla Comunità internazionale, e di un rafforzamento dello stato di diritto nonché dei valori democratici che dovrebbero unire i popoli d'Europa. Da qui la richiesta dei permessi per le visite, confidando che possano avere luogo presto. Difficile dire se la richiesta di Monti e Rajoy andrà a buon fine. Negli ultimi mesi, stando ai legali e alla figlia di Yulia, lo stato di salute dell'ex «zarina del gas» è costantemente peggiorata. Si è parlato di ferite misteriose, sono circolate foto «choc». L'unica concessione di Kiev è stata trasferta del primario della Charité, il principale ospedale berlinese. Frequente si è parlato della necessità di cure all'estero, sempre negate da Kiev. Numerosi gli appelli della comunità internazionale a favore di Timoshenko, vittima - secondo gli osservatori - di una vera e propria vendetta politica. JOLANDABUFALINI INVIATA ACECINA(LIVORNO) SPAGNA: Casillas, Arbeloa, Piqué, Sergio Ramos, Jordi Alba, Xabi Alonso, Xavi, Busquets, Silva (13' st Pedro), Fabregas (30' st Fernando Torres), Iniesta (41' st Mata) (12 Víctor Valdés, 23 Reina; 2 Albiol, 4 Javi Martínez, 5 Juanfran; 20 Santi Cazorla, 22 Jesús Navas; 11 Negredo, 19 Llorente) ITALIA: Buffon, Abate, Barzagli, Bonucci, Chiellini (21' pt Balzaretti), Marchisio, Pirlo, DeRossi, Montolivo (11' st Thiago Motta),Cassano (1' st Di Natale), Balotelli (12 Sirigu, 14 DeSanctis; 2 Maggio, 4 Ogbonna; 13 Giaccherini, 22 Diamanti, 23 Nocerino; 17 Borini, 20 Giovinco) ARBITRO: Proença (Portogallo) RETI: nel pt 14' Silva, 42' Jordi Alba; nel st 39' Fernando Torres, 43' Mata NOTE: ammoniti Piqué e Barzagli per gioco falloso. Calci d'angolo 3-3. Recupero: 1' nel primo tempo; 3' nel secondo tempo. Dal 14' st l'Italia ha giocato in 10 uomini per l'infortunio di Thiago Motta. Spettaori 60mila Tutta la delusione degli italiani 2G «Così non è giusto» Dopolepolemiche,una letteradeiduepremier aYanukovich:permettete ainostriambasciatori divisitare l'expasionaria arancioneincarcere ILCASO ROBERTOBRUNELLI ROMA . . . Buffon riconosce la superiorità degli avversari: «Non c'è stata partita» Monti e Rajoy: fateci vedere Timoshenko lunedì 2 luglio 2012 9
20 lunedì 2 luglio 2012
24 lunedì 2 luglio 2012
GIUSEPPECANTARANO IlnuovosaggiodiPietroBarcellonaanalizza laprecarietà delpresente, laperditadel lavoroe l'insicurezzaesistenziale RASSICURARE E PROTEGGERE: NON ERANO FORSE QUESTE LE PROMESSE DELLA POLITICA MODERNA? PERCHÉMAIDOVREMMOCONTINUAREASENTIRCIVINCOLATI DA QUEL PATTO ORIGINARIO CHE LA FONDA, SELAPOLITICANONSEMBRAPIÙINGRADODIMANTENERLE,QUELLEPROMESSE?Mentre ci continuano a ripetere che nell'odierna epoca biopolitica lo Stato – cioè la politica – tende a prendersi cura della vita degli individui. Potenziandola in tutte le sue svariate espressioni. Non è forse l'odierna solitudine globale degli individui – quella che il sociologo Bauman chiama solitudine liquida - che la politica moderna avrebbe dovuto impedire? QUELCHE NE RESTA Invece, non solo la politica – o meglio, quel che ne resta - non riesce più a rassicurare e a proteggere gli individui. Non solo non riesce a prendersi cura della nostra vita. Ma sembra che sia essa stessa – o meglio, quel che ne resta - a scavare la tomba della solitudine. Dentro la quale la dirompente furia di questa crisi ci sta facendo precipitare un po' tutti. Disperati per la perdita del lavoro, ad esempio. Oppure impauriti per la possibilità di perderlo. Sappiamo – dice Pietro Barcellona (La speranza contro la paura, Marietti, pp. 203, euro 15,00 ) – che il lavoro, oltre a costituire la principale fonte di reddito, ha rappresentato il dispositivo mediante cui gli individui hanno socializzato le loro esperienze, i loro saperi. Perfino i loro affetti. Ecco perché la paura della perdita del lavoro, oltre ad incidere sulle condizioni materiali della nostra vita, genera insicurezza esistenziale. Al di là dell'aspetto retributivo – osserva Barcellona - la perdita del posto di lavoro vuol dire, innanzitutto, perdita della comunità. Quello che il lavoratore licenziato avverte «è l'improvvisa solitudine in cui precipita, il vuoto di comunicazione affettiva e la mancanza dello spazio entro cui ha vissuto e interpretato la propria vita emotiva». Ci viene ripetuto che non si può uscire dalla crisi se non accettiamo di fare i sacrifici. Già, la retorica dei sacrifici. Ma come si può chiedere a una ragazza o a un ragazzo di fare i sacrifici, quando non sanno più letteralmente cosa fare. Non hanno un lavoro, hanno smesso di studiare. E non riescono più a trovare «una motivazione per andare incontro a un nuovo giorno». Nonostante ciò, la ricetta prevalente tende a ridurre la spesa sanitaria, quella previdenziale, quella scolastica. Tende a ridurre la protezione sociale dei più anziani e dei più deboli. Tuttavia – precisa Barcellona - « se queste operazioni possono riequilibrare i conti, non fanno che aumentare il disagio e la disperazione di quanti perdono progressivamente la possibilità di sentirsi protetti all'interno del paese in cui vivono». Solo la speranza è in grado di sconfiggere queste paure, ci dice Barcellona. La speranza che la politica torni a pensare al destino comune degli individui. Quel destino che oggi è invece sottoposto al dominio incontrastato di un'economia sempre più astratta. E svincolata dai bisogni concreti delle donne e degli uomini in carne e ossa. NON È UNA STRAVAGANZA D'ARTISTA CIÒ CHE PORTA A TEATRO MIKHAIL BARYSHNIKOV, MA IL DISEGNO DI UNA CARRIERAINTELLIGENTECHEGLIHAFATTOAMMINISTRARENELMIGLIOREDEIMODIILSUOTALENTO,PROLUNGANDONE LA TENUTA DI SCENA: étoile del balletto prima, interprete raffinato di danza contemporanea poi, da apparizioni cinematografiche al set televisivo di Sex&theCity in ruoli calzanti. Non un'entrata a gamba tesa, dunque, nel mondo di Shakespeare o di Cechov: portando a Spoleto In Paris – a play Baryshnikov debutta con passo felpato in qualcosa che gli somiglia, ritagliato su misura dalla grazia visionaria di Dmitry Krymov. La pièce è adattata da un racconto del 1940 di Ivan Bunin (primo Nobel della letteratura russa), e parla di uno di quei personaggi infilati in una piega della Storia, l'ex colonnello Nikolaevic che ha fatto la Grande Guerra e la guerra civile nell'Armata Bianca. Rifugiandosi poi a Parigi, come tanti altri transfughi dalla Russia - aristocratici, artisti, intellettuali, gente comune -, naufraghi di un'epoca inghiottita dalla Rivoluzione bolscevica. LAVILLELUMIERE È qui, in una ville lumière non ancora violata dall'invasione nazista (il racconto è ambientato negli anni Trenta) che Nikolaevic inciampa nella bellezza malinconica di una cameriera un po' maldestra, anche lei un'immigrata russa (interpretata con accenti di tenerezza da Anna Sinyakina). Gli incontri in trattoria si fanno più frequenti, le conversazioni scivolano naturalmente dal francese alla lingua madre. Due solitudini che si riconoscono, si sfiorano, si sostengono in un universo vacillante di tavoli poco stabili, sedie malferme, ricette che ricordano la cucina di un tempo lontano. Il sapore, inequivocabile, dello smarrimento degli esuli, il sale che rende amaro il pane straniero. Un esule di lusso è in fondo anche Baryshnikov, che nel '74 scelse di fuggire dalla prigione dorata del Kirov per l'Occidente, dall'utopia sovietica al sogno americano. Con risonanze profonde con l'ex colonnello di Bunin, a cui in aggiunta – rivela lo stesso Mikhail – ha usato qualche postura e qualche atteggiamento ereditato da suo padre, anche lui militare di carriera. Krymov, dal canto suo, gli costruisce intorno un'intelaiatura mobile e multimediale, fatta di cinema e fumetti, musica e teatro di ombre, molto adatta a una cornice come il Festival dei Due Mondi. Si entra nella storia come in un album di vecchie foto (anticipate dalla galleria di ritratti nel foyer), mentre Baryshnikov/Nikolaevic racconta in un francese nitido (è la quarta lingua che ha appreso prima dell'inglese e dopo russo, lituano e tedesco) di sé e di un amore perduto, una giovane moglie che lo ha lasciato per un ricco coetaneo greco. Gli si muovono accanto con leggerezza gli interpreti del Laboratorio Teatrale di Krymov, fantasmi di un passato, schegge musicali di tristezza e allegria perduta . Fino all'incontro con Olga/ Sinyakina. Alla piccola felicità da cogliere, sospesa nell'aria come le spose elusive e volanti di Chagall. Per un momento breve finché la morte arriva e si porta via tutto in un finale da dottor Zivago. Disinvolto nell'alternarsi nei diversi codici della pièce, Baryshnikov torna a concedersi anche in una coda danzata (coreografata da Alexei Ratmansky), una scintilla del virtuosismo elegante di cui fu interprete e che si accende nelle movenze da toreador di un Escamillo destinato a soccombere al destino. Tutto attenuato in toni minori, colori seppiati o in bianco e nero, sottofondi sonori rarefatti (come la suggestiva versione a cappella dello Stabat di Pergolesi), regia sommessa come si addice a un ricordo che si annida dentro, segreto e dolente. L'«ALBATROS» VinceCarolaSusani Con«Eravamo bambini abbastanza» (edizioniminimum fax)Carola Susani havinto la 15esimaedizione delPremio AlbatrosCittàdi Palestrina,battendo gli altriduefinalisti Folco Terzani («Apiedi nudi sulla Terra»,Mondadori) e Marino Magliani («Amsterdamè una farfalla», Ediciclo).Lapremiazione si èsvolta al Tempiodella FortunaPrimigenia, santuariodel II secolo a.C.. Il Premio, dedicatoalla letteratura diviaggio, è organizzatodalComune diPalestrina e dall'associazioneLupus in fabula. INBREVE FILMCOMMISSION Losdegnodell'Anica L'Anicasi unisceallo sdegno del mondodelcinemae della cultura,di fronteal gravissimoattocompiutodal Consiglio regionaledelFriuli Venezia Giulia.Lasoppressionedella Film Commissionregionaleè una decisione presasoloper ritorsione: laFilm commissionpagaper aver riconosciuto il finanziamentoal film «Bella Addormentata»diBellocchio. LASPERANZA CONTROLA PAURA PietroBarcellona pagine203, euro 15,00 EdizioniMarietti CULTURE ROSSELLABATTISTI INVIATA SPOLETO Baryshnikov laviadel teatro Ilcelebredanzatorerusso aSpoletoconunapièce Etoiledelballettoprima interpretecinematograficoe tvpoi,oradebuttaalFestival dei2mondicon«InParis-a play»diDmitryKrymov Unmomentodello spettacolo«InParis-a play» presentatoalFestival deidue mondidiSpoleto Debuttonel teatrodiMikhail Baryshnikov Lasperanzacontro lapaura Così la politica ripensi il «noi» ... È l'improvvisasolitudine incuiprecipitachiperde ilposto, ilvuotodi comunicazioneaffettiva U: lunedì 2 luglio 2012 21
Il giorno dopo la tragedia, Palinuro piange i quattro subacquei che non sono più riemersi dalla Grotta del Sangue. Gli esami esterni effettuati ieri mattina dal medico legale, il dottor Adamo Maiese, sui corpi riaffiorati nel corso della giornata di sabato. Hanno confermato nell'annegamento la causa del decesso. Le salme degli sfortunati escursionisti saranno restituite ai parenti stamattina per rendere possibili i funerali. Non c'è stato bisogno dell'autopsia ma è stato infatti sufficiente l'esame esterno dei corpi di Susy Cavaccini, Andrea Pedroni, Douglas Rizzo e Panaghiotis Telios, per avere chiare le cause del decesso dei quattro sub. Una morte atroce resa ancora più drammatica dal disperato tentativo di risalita, testimoniato dalla rottura dei timpani, senza alcuna tappa di decompressione, quando ormai scarseggiava la scorta di ossigeno nelle bombole. ZONED'OMBRA C'è però qualcosa che non torna, in questa tragedia del mare che ha turbato tutta la comunità di Palinuro. Ci sarebbero infatti delle responsabilità da chiarire con un'inchiesta dietro la tragica morte degli escursionisti intrappolati nella bella e maledetta Grotta del Sangue. Inquirenti ed esperti provano a ricostruire i fatti, e a capire cosa sia successo. Dagli interrogatori dei quattro superstiti, usciti miracolosamente illesi dal ventre della grotta, è emerso che, per motivi ancora oscuri, il gruppo di otto persone immersosi nella grotta ha scelto di seguire un percorso «alternativo» a quello consueto. Chi e perché abbia preso questa decisione è al vaglio degli inquirenti, il sostituto procuratore della procura di Vallo della Lucania Renato Martuscelli, titolare delle indagini, e gli uomini della Capitaneria di Porto di Palinuro, diretta dal tenente di vascello Massimo Ruggiero. Una scelta che potrebbe essersi rivelata fatale. Gli otto escursionisti, infatti, si sono ritrovati in uno stretto budello di roccia, al buio totale a causa del fango che si è sollevato copioso al loro passaggio. Quattro di loro, a tentoni, sono riusciti a tornare indietro, mettendosi in salvo, mentre per gli altri quattro non c'è stato niente da fare. Rimasti prigionieri nel cunicolo, hanno dovuto affrontare una fine atroce. A Palinuro intanto è una intera comunità a interrogarsi, senza darsi risposte convincenti. «La Grotta del Sangue è una delle grotte più battute e meno pericolose - spiega il sindaco di Centola-Palinuro Carmelo Stanziola -. Fatalità, errore di sottovalutazione? Non lo sappiamo, certo è che questa sciagura ci ha sconvolti». Annullata dall'amministrazione comunale la festa per la finale degli Europei di calcio, il sindaco ha annunciato una giornata di lutto cittadino che si svolgerà in coincidenza con i funerali dei quattro sub. Intanto, dall'altra sera parenti e amici degli sfortunati sommozzatori deceduti si sono ritrovati a Palinuro, provenienti da Roma, Salerno e Reggio Calabria. Dopo aver atteso per ore notizie al porticciolo di Palinuro, assistiti da una equipe di sanitari dell'Asl di Salerno, a sera tarda hanno fatto rientro negli alberghi. «Siamo pronti a sostenere in ogni modo le famiglie dei quattro sub ha concluso Stanziola - e ospiteremo i parenti delle vittime a nostre spese». Intanto, all'indomani del «sabato nero» per i sub - oltre ai morti di Palinuro anche uno a Capri - la Guardia Costiera rinnova l'invito a tenere alti i livelli di sicurezza per il mondo dei sub che in Italia, tra dilettanti e professionisti, conta più di 500mila persone. Persone non identificate hanno incendiato poco prima dell'alba di ieri a Monasterace, nella Locride, l'auto di Clelia Raspa, capogruppo della maggioranza che sostiene al comune il sindaco Maria Carmela Lanzetta. La vettura, un'Alfa Romeo Mito, che era parcheggiata nelle vicinanze dell'abitazione della donna, è stata danneggiata nella parte posteriore. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco che hanno spento le fiamme. Indagano i carabinieri. Clelia Raspa è medico e presta servizio nella sede Asp di Locri. Il sindaco di Monasterace Maria Carmela Lanzetta, alla quale nel giugno del 2011 a pochi mesi dall'elezione, avevano incendiato la farmacia di sua proprietà e che nello scorso mese di marzo era stata nuovamente minacciata, aveva deciso di dimettersi dalla carica. Dopo la decisione del sindaco Lanzetta si era scatenata un'ondata di reazioni e il comune della locride aveva ospitato la visita del Ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, della Commissione antimafia e del leader del Pd, Pier Luigi Bersani. Mobilitazione che aveva portato il sindaco Lanzetta, alla quale era stata rafforzata la scorta, a ritirare le dimissioni. «La sua vita professionale si è sempre svolta e si svolge in tutta la Vallata della Stilaro con abnegazione, senso del dovere e tanta semplicità; le stesse doti che finora ha messo al servizio della comunità di Monasterace, pur non avendo accettato alcuna carica amministrativa». È quanto afferma il sindaco di Monasterace Maria Carmela Lanzetta, in un comunicato con il quale esprime solidarietà proprio a Clelia Raspa, capogruppo di maggioranza nel Comune della Locride, vittima di un'intimidazione perpetrata all'alba di oggi. «Ennesimo attentato intimidatorio - prosegue Lanzetta - ai danni di una consigliera dell'amministrazione comunale, stimatissima e degnissima professionista che tanto ha dato e sta dando a Monasterace. Intimidazione che, a sua volta, si somma a quella al sindaco Zoccali di Santo Stefano d'Aspromonte, al sindaco Pittari di San Giovanni di Gerace, al Sindaco Barile di San Giovanni in Fiore, al Sindaco Brosio di Parghelia, al giudice Nicola Gratteri, al giudice Giuseppe Lombardo, al Beach Side di Bovalino, per citare solo gli ultimi». «Perché già Legautonomie Calabria - prosegue il sindaco di Monasterace - nel rapporto sulla sicurezza degli amministratori, ha rilevato, nel 2011, ben 103 intimidazioni e circa mille dal 2000 ad oggi. A nome mio e dell'Amministrazione Comunale esprimo a tutti loro vicinanza e solidarietà totale, con la speranza che un giorno saremo liberi di amministrare senza quei tentativi di condizionare il nostro lavoro, minando le fondamenta del tessuto democratico in cui ognuno è stato chiamato ad operare». Nel giorno più caldo, nella domenica di fuoco a causa dell'anticiclone africano, con picchi di calore nel centro-sud, ai viaggiatori del Freccia Bianca partito dalla stazione Termini di Roma alle tredici e trenta e diretto a Genova è andata peggio di tutti. Il convoglio si è bloccato in mezzo alla campagna laziale, nei pressi di Santa Marinella a causa di un guasto a un locomotore «Stiamo fermi da un'ora in mezza in aperta campagna, ci sono persone che si sono sentite male, ora sono arrivate due ambulanze e i carabinieri - ha raccontato al telefono uno dei passeggeri a bordo del treno -. Ci hanno detto che si è trattato di un guasto alla linea». Il treno, con circa 350 passeggeri a bordo, è stato riportato indietro con il locomotore di coda alla stazione di Santa Severa. I passeggeri sono potuti scendere e hanno ripreso il viaggio su un Intercity fatto arrivare appositamente da Roma. I passeggeri hanno potuto mettersi in viaggio dopo circa tre ore, intorno alle 16.30, dalla piccola stazione sul litorale romano. Ma anche i terremotati dell'Emilia hanno avuto di che patire. Sono stati quasi 37 gradi raggiunti nelle tendopoli dell'Emilia sembrano molti di più. «Ci vuole pazienza, tutto passa», è il commento rassegnato di un'anziana signora di Mirandola, nel Modenese, che aspetta il calare del sole seduta davanti alla sua tenda. «Dentro l'aria è irrespirabile, sembra di stare in un forno», spiega posando lo sguardo sul maxischermo attorno al quale alcuni ragazzi iniziano a sistemarsi in attesa della finalissima tra Italia e Spagna. Per tutta la giornata i soccorritori sono stati impegnati a dare assistenza agli sfollati - oltre 11mila - nei campi allestiti dalla Protezione civile per l'emergenza. Qualche abbassamento di pressione, alcuni lievi malori, anche tra i soccorritori, ma al momento nulla di grave. «Da queste parti siamo tosti: se non ci hanno ammazzato due terremoti, figuriamoci cosa può fare un po' di caldo», è la sfida lanciata da uno sfollato con un grosso cappello di paglia in testa per avere un po' di ombra. I condizionatori d'aria girano «a palla», ma non bastano a raffreddare l'aria infuocata delle tende. Così in alcuni campi la Croce Rossa ha deciso di montare a mo' di tettoia dei teloni, mentre i soccorritori distribuiscono acqua a volontà. «Avete sentito? Il sindaco ha ridotto la zona rossa - annuncia un uomo di mezza età - chissà se riusciremo a tornare a casa». Il primo cittadino di Mirandola, Maino Benatti, ha infatti emesso un'ordinanza che rende accessibile altre tre vie della cittadina devastata dal sisma. E ha annunciato che nei prossimi giorni saranno riaperti ulteriori tratti del centro storico. Ma Caronte ha colpito ovunque. I 40 gradi, secondo i dati de IlMeteo.it, sono stati superati in provincia di Foggia, e 40 gradi si sono registrati anche a Terni. Caldo soffocante per effetto dell'anticiclone africano anche a Perugia, con 39 gradi, e pure a Bologna e Ferrara, dove il termometro ha raggiunto i 39,5 gradi. A Roma e Firenze, invece, la temperatura registrata è stata di 38 gradi ed a Cosenza e Reggio Calabria di 35. Per oggi sono previsti violenti temporali sul Piemonte e sulle Alpi, fin verso la Liguria, e in tutto il Nord cesserà la sensazione di afa. Al centrosud Caronte non mollerà la presa almeno fino al 10-12 di luglio. LIVORNO Ancora intimidazioni a Monasterace In fiamme l'auto di una consigliera Palinuro, indagini sulla morte dei sub: percorso sbagliato? Dopo il dramma alla Grotta del Sangue la Procura apre un'inchiesta: dubbi sulla dinamica VINCENZORICCIARELLI ROMA ITALIA In Emilia paura per l'afa. Treno si blocca: malori Una donna si fa ombra con una bandiera tricolore e beve acqua a Firenze FOT DI MAURIZIO DEGL'INNOCENTI/ANSA Un Freccia Bianca diretto a Genova bloccato nella campagna laziale 37 gradi nelle tende PINOSTOPPON ROMA Ritrovati il fucile e ilgalleggiante masicercaunuomo Dopola tragediadi Palinuro, ieri un gialloanchea Livorno,dovesi teme ilpeggio. Unsub originario di Bologna,del qualenon sonostate diffusealtre generalità, èscomparso. Sonostati ritrovati il pallone di segnalazionecon il fucilesubacqueo ancora legato che il sub avrebbe usatoper la pesca in apnea,ma le ricerchedell'uomoalle20 di ieri non avevanodatoalcun esito.La confermaarriva dalla Capitaneriadi porto. I controlli nellospecchio di mare antistante la scoglieradelRomito a Livornovengono eseguiti anchecon l'ausiliodi unelicottero della Guardia costiera.Sulposto, oltreai mezzi dellaCapitaneria, i vigili del fuoco conuna squadra disommozzatori e lamotobarcadella sezione porto. . . . Gli sfollati sono scesi a 11mila. Da oggi al nord temporali. Al sud il caldo continuerà fino al 12 luglio NICOLALUCI REGGIOCALABRIA lunedì 2 luglio 2012 11
CISIAMO!SMARTPHONETABLETAPP,INUNPANORAMA DICONTINUA EVOLUZIONE VIDEOLUDICA, VELOCIZZANOIMOVIMENTI,GLISPOSTAMENTI,ANCHEDELPENSIERO, E SEMBRANO COSÌ ACUIRE E FACILITARE LA TENDENZA NARRATIVA GIÀ PRESENTE NEI VIDEOGIOCHI TRADIZIONALIOINTANTIVIDEOGAME.Eroi, avventure iniziatiche e epopee fantastiche: il libro trova il suo prolungameto ideale nei media digitali dai blog, siti web, social network (facebook e twitter) ai siti di condivisione di filmati (YouTube) o ai forum di discussione. Diciamo pure che oltre i confini della pagina, i grandi temi dell'immaginario non invecchiano né perdono in efficacia; così come i protagonisti delle fiabe conservano inalterati appeal e forza narrativa. A sostenerlo è Anna Antoniazzi (plurititolata ricercatrice presso la cattedra di letteratura per l'infanzia all'Università di Bologna) nel suo Contaminazioni. Letteratura per ragazzi e crossmedialità (prefazione di Emy Beseghi, Ed. Apogeo, pagg.173, euro 14,00). Una appassionata e appassionante riflessione peraltro già avviata dall'autrice nel suo precedente libro Labirintielettronici(Ed. Apogeo) dove, esplorando il rapporto tra letteratura d'infanzia e videogame, riscontrava in giochi del calibro di Ico, Final Fantasy, Myst, Legend of Zelda, ecc., i medesimi personaggi, i medesimi luoghi archetipici presenti nelle fiabe: il labirinto, l'antro/grotta, l'eroe, lo specchio, la soglia, il travestimento, l'iniziazione, ecc. E se nella narrazione, anche in quella più all'avanguardia mediatica, continua a pulsare un cuore d'inchiostro, è indubbio che tra i vari media e la pagina scritta si stanno individuando nuove frontiere, nuove forme di contaminazione e di ibridazione, sempre ricercando quei particolari filtri che permettono di cogliere la valenza originale, culturale, delle metafore legate ai personaggi propri della fiaba. Un metodo dialogante, per dirla con Faeti, connettivo, quello proposto da Antonacci che va a delineare straordinarie direzioni di senso nell'intersezione tra oralità, scrittura e multimedialità: ovvero, per usare il termine giusto, nella crossmedialità. Ne risulta un'ampia mappa di sofisticati incroci mediatici entro la quale ci si muove tra rimandi, intrecci, scambi, allusioni, senza che la letteratura per ragazzi perda valenze o specificità. Anzi, con un'urgenza tutta nuova, si trasforma, reagisce al mutamento dei paesaggi espressivi, annette linguaggi «altri», tutti legati dalla stessa vocazione a raccontare storie. Si correlano in tal modo i topoie le grandi icone del fiabesco e dei classici (che si ripresentano sotto mentite spoglie o nuove attribuzioni) all'immaginario contemporaneo. Così Pollicino, nelle sue varianti attuali di Kirikù o Link, continua a confrontarsi con l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo, col normale e il diverso, seminando briciole in contesti apparentemente diversi dal bosco della fiaba; così la potenza metaforica della Regina delle nevi non cessa mai di travestirsi e di assumere diverse sembianze: da Andersen alla Playstation. Mentre Cappuccetto rosso continua a comparire in una pluralità di contesti che lasciano inalterata l'attualità immaginativa e la potenza simbolica della protagonista della fiaba di Perrault: dal videogame The Path al recente film di Hardwicke Cappuccetto rosso sangue sino alla visual novel giapponese Akaneiro. Nuovi risvegli attendono poi, nella crossmedialità, anche Biancaneve e la Bella addormentata, con le varianti al maschile, laddove il film Avatar segnala piuttosto una nuova drammaturgia multimediale che fonde e fluidifica generi e linguaggi condividendo con Pinocchio il destino della artificialità e del continuo mutamento. Luogo della metamorfosi per eccelleza e quindi della ricerca di sé e della propria identità, le fiabe mutanti attraverso le vie d'accesso al fantastico (narrazioni scritte, filmiche, teatrali, artistiche, multimediali) si fanno schermo a quella globalizzazione e planetarizzazione dei modelli culturali che sembrano omologare fantasie, rappresentazioni mentali, immagini visive delle nuove generazioni, e suggeriscono di contro mutamenti di sguardo, sollecitano nuovi punti di vista, permettono di cogliere una diversa immagine del mondo; proprio come successe a Alice passando attraverso lo specchio. BAFFONI BIANCHI SOTTO UN NASONE SPORGENTE, E UN CAPPELLACCIOCALCATOSULLAZUCCA.ANGELOÈILMASTRORESTAURATOREPIÙESPERTOINCITTÀ.La facciata di un'antica chiesa si sgretola? Un monumento antico si riempie di crepe? Ci pensa Angelo. Ora, per esempio, sta restaurando una chiesona nel centro di Roma, e pur essendo ormai vecchietto, passa le giornate in cima a un'impalcatura alta fino al cielo. Lassù combatte la sua battaglia quotidiana con i colombi, che s'infilano in ogni nicchia e ci lasciano piume e ramoscelli, impedendogli di stendere l'intonaco e passare lo stucco. E chi l'avrebbe mai detto, che proprio una colomba sarebbe diventata la sua migliore amica? Angelo l'ha scovata in una nicchia, ferita. Sbollita la rabbia, se l'è portata a casa, l'ha medicata e protetta finché non è guarita. Le ha dato pure un nome, Silvia, e ha cominciato a portarsela sempre dietro. Finché una mattina, quella della chiusura del cantiere, Angelo non si è più svegliato. Che ne sarà adesso di Silvia? È la storia che ci racconta David Macaulay, storico dell'architettura (Angelo, pagine 60, euro 19,50, Donzellli). CULTURE Lefiabe mutanti Dal libroalblog:nuove forme di contaminazione FrontiereUnsaggio appassionanteriflette sul rapporto fra la letteraturaper ragazzi e lacrossmedialità LETTURE/2 MANUELATRINCI PSICOTERAPEUTADELL'INFANZIA LETTURE /1 Uncane infugaverso unmondosconosciuto «Soloconun cane» di Beatrice Masini, Fanucci, pagg. 144,euro9.90: segnalatoda Anna Antoniazzi inquanto romanzocheha il sapore delle fiabe antichee la visione dellenarrazioni piùattuali, la storia siavvia conun editto insensatodelSirecheordina la sparizione immediatadeicani datutto ilRegno,e con una famiglia,quella diMiro, chenon puòcerto sopprimereTito.Così inizia la fuga, diun cane e diun bambino, inun mondo sconosciuto.Un viaggio iniziaticoche tuttidobbiamo affrontare, primaopoi,per mettereallaprova lenostre capacità,accettando la sfidadi una progettazionechetendaal futuro. Dal libro«Angelo» diDavidMacaulay(Donzelli) Angelo, unrestauratore tra icolombi Unastoriacontro le ingiustiziee isoprusi «L'ultimapossibilità» diSeitaParkkola, Ed.San Paolo,pagg. 316,euro 18,00:emblematico di una letteratura per ragazzicheriposizionaal suo interno lo sguardo lucido dei ragazzi, la storiadi Borea èuna storia contro le ingiustizie, i soprusi,gli imbonimenti, lacompiacenza e il perbenismo.Lastoria di un dodicennecheama allostesso modoskateboard, peluchee lecca-leccae chenon si limita a guardare il mondoadulto mane valuta i vizi, ledebolezze. Unragazzinocurioso chenon temedi rivelare la nuditàdell'imperatore, tesocom'èavoler essereprotagonista vero,e nonsemplice comparsa,dellapropria esistenza. U: 18 lunedì 2 luglio 2012
14 lunedì 2 luglio 2012
Giugno 2011, sul pratone di Pontida l'applausometro del popolo leghista aveva già indicato la successione da Bossi a Maroni. I tempi per il ricambio generazionale nella Lega erano già più che maturi, eppure c'è voluto un altro anno di faide, e soprattutto le inchieste giudiziarie, per arrivare ieri nel catino arroventato dal sole del Forum di Assago, dove l'eterno numero due ha finalmente avuto la sua incoronazione in un congresso convocato, involontariamente, dalle procure. Perché una via politica al pensionamento del Senatur proprio non s'era trovata. È ora di pranzo: in alto le deleghe dei circa 600 delegati presenti, due o tre contrari e via, il Bobo a 57 anni suonati finalmente prende in mano lo scettro leghista. «Un compito da far tremare le vene ai polsi, statemi vicino, sono un semplice militante», chiede ai delegati e ai supporter sugli spalti. «Bossi per me è un fratello, lo porterò sempre nel cuore, ma non accetto commissariamenti, ombre o tutele», prova a divincolarsi il Bobo nel giorno decisivo della sua carriera politica. La nuova guardia, di cui fa parte a pieno titolo anche il governatore veneto Luca Zaia, che ieri ha duettato amorevolmente dal palco con Maroni (e che però ha declinato la proposta di fare il segretario vicario) appare perfettamente consapevole che la chances di salvare la baracca non sono poi tante. E che è ora di farla finita con l'evocazione dei complotti a proposito delle inchieste. «Dobbiamo chiedere scusa, coprirci il capo di cenere e lavorare pancia a terra», sintetizza Zaia tra gli applausi. «E fare mea culpa se molti nostri elettori hanno scelto Grillo». Perché, come ha analizzato lucidamente Calderoli dal palco, «ora siamo al 4,5% nei sondaggi, ma potremmo calare ancora e rischiamo di fare la fine di Rifondazione comunista». Maroni dal palco detta la sua linea indipendentista: la Padania come regione d'Europa, con i tre governatori (perché lo sfratto a Formigoni entro il 2013 ormai è ufficiale, nonostante i tweet di auguri a Bobo del Celeste) che vanno a Bruxelles a trattare direttamente con la Commissione al posto del premier, l'euro da tollerare solo se il Nord Italia sarà inserito in una macroregione alpina, «altrimenti meglio starne fuori». Maroni archivia la stagione delle riforme a Roma, dalla devolution al federalismo fiscale, compreso il matrimonio col Pdl «che non è mai stato federalista». «Abbiamo ottenuto risultati insoddisfacenti», e dunque adesso «chissenefrega delle alleanze». La Lega di Maroni riparte dall'insediamento nei municipi e punta «a diventare il partito egemone del Nord come la Csu in Baviera». E arruola i «sindaci guerrieri» e i governatori nelle prossime battaglie d'autunno: disobbedienza sull'Imu, sforamento di massa del patto di stabilità. E poi sostegno (non si capisce come) agli esodati con un intervento congiunto di Piemonte, Lombardia e Veneto. E le prossime elezioni? «Via da Roma può essere la nostra strada, via dalle poltrone e anche dalla Rai». Nessuna lista alle prossime politiche? Dimissioni in massa dell'ottantina di parlamentari? Il Bobo non entra nei dettagli, doveva decidere il congresso e non ha deciso. Si rinvia, per ora basta lo slogan. C'è spazio anche per ripescare i dazi, lanciare una moneta complementare all'euro, proporre che i due terzi del gettito fiscale restino a Comuni e Regioni, «come in Svizzera». Maroni, come aveva fatto prima di lui il senatore Bricolo, chiama i fischi per Napolitano («Lui era al Viminale quando nel 1996 ci fu l'assalto a via Bellerio»), rivendica i respingimenti degli immigrati e strapazza anche i suoi sindaci (compreso il fedelissimo Tosi) che dubitano dei proclami anti Imu: «Prima di essere sindaco uno è leghista». E ancora, a proposito degli amministratori che hanno disertato il congresso: «Vadano a casa, qui non c'è posto per loro e per chi fa chiacchiere». Assicura massima trasparenza sui soldi e alla pancia dei nostalgici come Borghezio giura che i raduni di Pontida e Venezia resteranno, poi incorona Salvini: «Dopo di me potrebbe essere lui il leader». Si vota il nuovo Consiglio federale: quasi tutti maroniani i nuovi eletti. Mancano solo i tre vice segretari, arriveranno nei prossimi giorni: il vicario dovrebbe essere Francesco Caner, capogruppo in Veneto (scelto in tandem da Tosi e Zaia), poi il bergamasco Giacomo Stucchi e un piemontese. «Non credo ai complotti, abbiamo fatto pulizia e continueremo a farla», assicura Maroni, prima della foto finale con tutti i suoi boys intorno al palco, da Salvini a Tosi, Pini e Fugatti. «Non me l'ha ordinato il medico di fare il segretario, per cui patti chiari amicizia lunga...». PAROLE POVERE «Salomone», Bossi ha citato Salomone ed è entrato nella Bibbia. Il re destituito, ha voluto compiere questo passo dopo l'intervento di Maroni, nuovo monarca che vuole tutto il potere, sennò, ha ammonito con sincero spirito pre-bastigliano, si fa confusione. Allora, Bossi racconta la storia delle due madri, del bimbo conteso, del trucco di Salomone che ordina di tagliare in due il povero figlioletto per non far torto a nessuna delle contendenti. Poi, il gesto di una che dice: no, piuttosto datelo a lei, all'altra. E Salomone che allora sentenzia: il figlio sia suo, perché è l'amore che ha parlato. Ecco, dice Bossi, io sono quella mamma, io ho salvato il bimbo, l'unità della la Lega, per amore. Toccante ginepraio di sensi: se Bossi era la madre che pur di salvare il figlio da morte certa chiede di affidarlo alla concorrente, chi era la crudele bugiarda? Non vediamo nessuno in lista se non Maroni. Non era forse Maroni disposto a pagare qualunque prezzo pur di uscire dal marasma in cui il partito era caduto? Non solo: Salomone fa giustizia e consegna il figlio all'amore; invece in questo caso, la sorte – con il consenso di Bossi - ha voluto che il pargolo fosse affidato alle mani di chi l'avrebbe fatto a pezzi. Non è così? Hanno piantato le radici di una tragedia e le hanno chiamate “pace”. Tra atmosfere shakesperiane e ci-tazioni bibliche Umberto Bossidopo trent'anni esce dalla scena politica. Lo fa a modo suo, e in due tempi, al quinto congresso leghista di Assago. Prima con un intervento fuori tempo e fuori tono, con il solito armamentario contro il «complotto dei magistrati», le inchieste «studiate a tavolino» (e dalla platea partono fischi). Poi l'arroccamento cavilloso sullo statuto: «Forse mi avete imbrogliato, il presidente doveva indicare il 20% dei parlamentari, spero che non l'abbiano cambiato senza dirmi niente, altrimenti che ci sto a fare qui?» Ha faticato, il governatore Zaia, sotto gli occhi sbigottiti di centinaia di camicie verdi, a convincere il vecchio leone ferito che non c'era nessun imbroglio, che il nuovo statuto «è stato votato all'unanimità». Se n'era uscito così, bofonchiante, senza una parola sul futuro, sul partito, senza il legittimo orgoglio per una creatura che senza di lui non esisterebbe. Solo l'impuntatura da capocorrente per non essere riuscito a salvare nelle prossime liste, se mai ci saranno, una manciata di fedelissimi. Persino velenoso: «Certa gente alzava le scope, ma farebbero meglio a non farlo, tra loro c'era anche un sindaco che si fa pagare l'autista dalla Lega». Riferimento a Flavio Tosi, spiegano i bossiani, così come l'aggettivo «imbecilli» riferito ai leghisti «che vanno in giro col tricolore». Una uscita di scena ingloriosa, insomma. È sparito per oltre un'ora dietro il palco, poi è ricomparso a sorpresa alla fine del discorso d'insediamento di Maroni, stupendo tutti con la metafora di Re Salomone, delle due madri a litigarsi il bambino, che alla fine rischia di essere tagliato in due. E il vecchio Umberto per sé ha ritagliato il ruolo della madre naturale del piccino, quella che alla fine lo salva: «Rinuncio al bambino, ma non ammazzatelo». Piange, il Senatur. La voce si fa più roca del solito, le parole ancora più strozzate in gola. «La Lega era più importante, e ora è sua», dice indicando Maroni. Piangono in tanti nelle prime file, Zaia chiama un applauso «al Capo», che tanto quel nome resterà sempre il suo. Sul podietto arriva anche Maroni, si affollano colonnelli vecchi e nuovi, e non si capisce più se è un funerale o un matrimonio. ILCERCHIOMAGICO Raccontano che anche sabato notte e persino in quell'oretta dietro le quinte i pretoriani e i famigli l'abbiano spinto a candidarsi a sorpresa contro Maroni. Anche la moglie Manuela, la regista dell'ex Cerchio Magico, lo avrebbe pressato, e così la raccontano, come una moderna Lady Macbeth prealpina. Ma lui alla fine ha mollato, «per salvare il bambino». E infatti le voci di scissione che negli ultimi giorni continuavano a circolare, con epicentro in Senato dove 7-8 parlamentari sembravano pronti a fare un nuovo gruppo leghista, si sono improvvisamente interrotte. Tra i cerchisti più noti c'è chi si è defilato del tutto, come Reguzzoni, e chi sta cercando di ricollocarsi, come il capo dei senatori Federico Bricolo, accolto ieri da una selva di fischi. Così come la deputata padovana Paola Goisis, che ha ostentato alzandosi in piedi il suo voto contrario a Maroni ed è stata fischiata. Tensioni, rancori, persino odi personali che difficilmente spariranno. Con cui Maroni tenterà di convivere, oscillando tra richiami all'unità e la voglia matta di tornare a brandire le ramazze contro i padroni di ieri ora divenuti dissidenti. Dal palco Calderoli dà la sua versione di gran mediatore in questi mesi difficilissimi: «Dio solo sa cosa ho fatto per tenere uniti Bossi e Maroni, quante balle venivano raccontate all' uno sul conto dell'altro. Ma una Lega senza uno dei due sarebbe come una triste rifondazione leghista...». TONIJOP A.C. MILANO Bossi-Salomone, psicodramma tra veleni e lacrime POLITICA Nuovo leader, vecchia Lega: «Via dall'Euro e da Roma» «I-talia di merda» lo striscione esposto dai militanti del Carroccio al congresso della Lega Nord FOTO DI MATTEO BAZZI/ANSA Maroni eletto segretario attacca Napolitano e minaccia di nuovo il boicottaggio dell'Imu Messaggio al Senatur: «Per me è un fratello ma non accetto tutele né condizionamenti» ANDREACARUGATI MILANO È Bobo la crudele bugiarda? Il leaderuscentesi sente raggiratoe lanciaaccuse neanchevelatealsuo successore.Stoccate controTosi:«Ilpartito glipaga l'autista» ILCASO . . . Calderoli: «Nei sondaggi ora siamo al 4,5% potremmo fare la fine di Rifondazione» . . . Zaia: «Dobbiamo chiedere scusa, coprirci il capo di cenere e lavorare pancia a terra» Umberto Bossi durante l'intervento al congresso FOTO DI STEFANO DE GRANDIS/LAPRESSE 6 lunedì 2 luglio 2012
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