«Sono stato il primo ma non sarò il solo a defezionare. Così come nell'esercito, nel corpo diplomatico sono sempre di più le persone che non identificano più il loro essere al servizio dello Stato con restare dalla parte di un regime che ha risposto con brutalità alle richieste di apertura, di democrazia. Alla fine, la scelta è individuale: ed io ho scelto di unirmi alla rivoluzione». A parlare è Nawaf al-Fares , ambasciatore in Iraq, il primo diplomatico siriano ad aver defezionato. Grazie ad Abdulbaset Sieda, presidente del Consiglio nazionale siriano (Cns) che raggruppa i principali movimenti di opposizione, l'Unità è riuscita a entrare in contatto con al-Fares. «Assad – rimarca l'ex ambasciatore – è sempre più isolato, anche nella ristretta cerchia dei suoi fedelissimi si è aperta una crepa. È il momento che la Comunità internazionale unisca i suoi sforzi per costringerlo ad uscire di scena: sul tavolo c'è la soluzione “yemenita”, so che c'è chi spinge perché la Russia dia asilo ad Assad e alla sua famiglia… Di certo la riconciliazione nazionale non potrà mai avvenire con Assad ancora al potere». Al-Fares rivolge poi un appello, in particolare ai militari: «Esorto tutte le persone libere e rispettabili in Siria, in particolare l'esercito, a unirsi alla rivoluzione. Volgete i vostri cannoni e i vostri carri armati verso i criminali del regime che stanno assassinando il nostro popolo». La sua defezione avviene pochi giorni dopo quella di uno dei principali collaboratori di Assad, il generale Munaf Tlass. Per la sua defezione e per le motivazioni addotte, ilministerodegliEsteridiDamasco ha emesso un comunicato in cui si affermachelei«verràperseguitoinsedepenaleesottopostoadazionedisciplinare». «Quando ho compiuto questa scelta, sapevo bene a cosa sarei andato incontro. Ma non potevo più restare al mio posto e difendere ciò che da tempo è indifendibile. Nel corso di questi terribili mesi, la Comunità internazionale ha rivolto ripetuti appelli al presidente Assad perché ponesse fine alla repressione. Questi appelli sono rimasti inascoltati. Ho fatto i conti con la mia coscienza e con le ragioni che mi hanno spinto a servire lo Stato. La mia, mi creda, è stata una scelta ponderata, per niente di comodo». Unascelta che rimarrà isolata? «Non credo. Ho buone ragioni per ritenere che altri seguiranno questa strada. Il mio non è un tradimento. Tradire il popolo siriano sarebbe stato continuare a rappresentare chi ha deciso di rispondere con la più brutale repressione a una domanda di cambiamento che avrebbe dovuto avere risposte politiche, di apertura. All'inizio della sua presidenza, Bashar aveva manifestato una volontà riformatrice, parlava di modernizzazione della Siria. Non ho remore nel dire che sono stato tra quelli che hanno dato credito a queste affermazioni. Ma alla prova dei fatti, non ha avuto la forza, e forse neanche la volontà, di realizzare quanto promesso. Ora fa conto solo sulla forza militare, ma anche tra le fila dell'esercito, anche tra coloro che venivano considerati suoi fedelissimi, sono in molti da aver preso le distanze, e alcuni sono passati con l'opposizione: mi riferisco, in particolare, al generale Munaf Tlass: una defezione pesantissima per Assad, per il ruolo che Tlass ricopriva e per la storia della sua famiglia». C'è chi sostiene che l'opposizione siriana sia eterodiretta, e che dietro le defezioni «eccellenti» vi siano Paesi arabi, come il Qatar, o altre potenze regionali, come la Turchia, interessate a destabilizzare la Siria. «Si tratta di accuse infamanti, che ho messo nel conto. Assad ha fallito perché non ha permesso alla Siria di crescere, di aprirsi, di scommettere sulla democrazia, e non per complotti internazionali». È pensabile ancora un'uscita di scena negoziatadiAssad? «Me lo auguro, perché ciò significherebbe porre finalmente fine ad un bagno di sangue che dura ormai da oltre un anno. Ma perché ciò possa avvenire, c'è bisogno che la comunità internazionale trovi una vera unità d'intenti nel premere su Assad: la sua forza è anche nella divisione che si continua a registrare nelle sedi internazionali, a cominciare dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L'unità d'intenti è fondamentale se si vuole, ad esempio, praticare una soluzione “yemenita” per Assad, quale quella indicata non molto tempo fa dal presidente Obama». C'èchiinvocauninterventomilitareinternazionale,«modello Libia». «In generale, ritengo che l'intervento militare debba essere l'ultima carta. Ma al tempo stesso ritengo che di fronte ai massacri quotidiani compiuti dalle forze lealiste, sia necessario, in sede Onu, menzionare, in termini vincolanti, il capitolo VII della Carta Onu (quello che contempla il possibile ricorso ad un'azione militare, ndr), in una Risoluzione che intenda corrispondere nel suo dispositivo sanzionatorio alla drammaticità degli eventi». Secondo la Casa Bianca, la sua defezione è«unaltrosegnodelladisperazionediAssad»eilsuoentourage«stacominciando a valutare le possibilità che il presidente hadi rimanere al potere». «Non parlerei di disperazione, quanto di una presa di distanza fortemente motivata e, mi lasci dire, anche coraggiosa. Quanto alle possibilità che Bashar ha ancora di mantenere il potere, spero che siano sempre più scarse. Lo spero per la Siria ma anche per la stabilità del Medio Oriente». L'INTERVISTA ILCASO «Non ubbidite!». È questo l'invito rivolto alle comunità ebraiche tedesche dalla conferenza dei rabbini d'Europa riuniti in questi giorni a Berlino. Sotto accusa è la sentenza del tribunale di Colonia che equipara ad un delitto la pratica della circoncisione maschile seguita dal mondo ebraico, la definisce «mutilazione fisica arbitraria», perché «contraria all'interesse del bambino che dovrà decidere più tardi e consapevolmente della sua appartenenza religiosa». Se quella sentenza dovesse essere «trasformata in legge» o «accettata da altri organismi», la comunità ebraica «non avrebbe più nessun futuro in Germania» ha commentato rav Pinchas Goldschmidt, il presidente della conferenza dei rabbini d'Europa. Da qui la sua esortazione rivolta al mondo ebraico tedesco: «Continuare a praticare la circoncisione rituale senza aspettarsi un dietrofront» della magistratura tedesca. Il giudizio sulla sentenza emessa dal tribunale di Colonia è severo e molto preoccupato. La ritiene come «il più grave attacco alla comunità dalla Shoah». Per la Germania questa affermazione ha un peso particolare. Il punto - spiega Goldschmidt - è che la circoncisione è una legge fondamentale che la Torah prescrive per l'ottavo giorno dalla nascita di ogni bambino. Quell'asportazione di un pezzetto del prepurzio è il segno del legame profondo che lega ogni ebreo a Dio. «Il nuovo linguaggio dell'antisemitismo è il linguaggio dei diritti umani», ha aggiunto Goldschmidt. Quello che sconvolge è che gran parte della cittadinanza, secondo un sondaggio, si sia espressa favorevolmente alla sentenza. In Israele quel divieto è considerato come una limitazione significativa alla libertà di culto ebraico e crea sconcerto che venga proprio dalla Germania. L'ULTIMAPAROLA In un'intervista alla radio statale il presidente della Knesset (parlamento) Reuven Rivlin (Likud) ha osservato che ora sta al Bundestag salvaguardare la libertà religiosa. «La Corte di Colonia è libera di esprimere le proprie convinzioni, ma in una democrazia parlamentare ad avere l'ultima parola è chi fa le leggi». «L'affermazione che una persona non possa osservare la propria fede religiosa viola ogni Costituzione» ha osservato Rivlin. Si teme che quella sentenza finisca per fare scuola in Europa la sentenza di Colonia. Si osserva come sia sempre più difficile essere ebreo in Europa. Dopo la iniziativa (respinta a stento) di impedire in Olanda la macellazione Kosher di carne, e dopo che in Francia l'antisemitismo militante torna a sollevare la testa, dalla Germania arriva ora la sentenza della Corte d'appello di Colonia. Reagisce allarmata la stampa israeliana e in un'Europa ritenuta sempre più rigida, con gli ebrei in difficoltà, si ipotizza un asse con le ben più numerose e potenti comunità islamiche. Secondo stime del Rabbinato di Gerusalemme, ogni anno in Israele vengono circoncisi 60 mila neonati: le complicazioni mediche, nel 2011, sono state 73. Perfino i laici più convinti si piegano in massa alla tradizione: solo il 2% dei genitori ebrei preferiscono non intervenire. E su questo fronte rischiano di trovarsi in difficoltà anche le comunità islamiche che pure predicano la circoncisione, anche se essa può avere luogo nella pubertà. L'anno scorso, fa notare Haaretz, le comunità ebraiche e musulmane in Olanda si sono coalizzate contro una iniziativa che intendeva vietare la macellazione di carne secondo le regole ebraiche (Kosher) e islamiche (Hallal), per evitare, spiegavano, sofferenze superflue agli animali. Adesso, ha anticipato al giornale un esponente del rabbinato europeo, si cercherà di ripetere anche in Germania quella esperienza per impedire che le circoncisioni siano messe definitivamente fuori legge. «Ho tradito Assad per salvare la Siria» Fermoimmagine di un video mostra colonne di fumo che si alzano dalla città siriana di Homs FOTO ANSA/BAMBUSER.COM UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it Napolitano: ioe ilPapa cisentiamovicini sui temidellapace Intervistaall'OsservatoreRomano del presidentedella Repubblicache l'altra seraèstato ospitedel Papaa Castel Gandolfo,per il concertodirettoda DanielBarenboim eperunacena che ilportavoce vaticanohadefinito «circaun'ora diconversazionemolto familiare».Napolitanonell'intervista hasottolineato la «grande affinitàcon ilPapa» e la sintonianell'impegno per lapace nel mondo. «Naturalmente le esortazionialla pace, soprattutto in areecome ilMedio Oriente, si scontranocon un certo incancrimento diconflitti e dicontrasti.Come sempreaccadequandopassano decenniedecenni senza riuscirea trovareunasoluzionec'è qualcosa chepoi si trasforma in incrostazione duradasciogliere». Con il Papa«ci sentiamovicini, ancheperché entrambichiamati a governaredelle realtàcomplesse.Ènecessario far prevalere inqualsiasi contesto delle fortimotivazioni di serenità, dipace e dimoderazione. Io sento molto questamissionee cosadire di quella analogache spetta alPontefice?» . . . «È ancora possibile l'uscita di scena del rais: ed è l'unico modo per fermare la strage» Nawafal-Fares Parla,per laprimavolta, l'ambasciatoresirianoche ha«disertato»duegiorni fa.«Esortotuttiaunirsi alla rivoluzione, soprattutto l'esercito» No tedesco alla circoncisione. I rabbini: «Come la Shoah» ROBERTOMONTEFORTE rmonteforte@unita.it venerdì 13 luglio 2012 13
Tragedia sul Monte Maudit, la terza vetta più alta del massiccio del Monte Bianco, sul versante francese. Una valanga ha travolto un gruppo di 28 alpinisti di diverse nazionalità: incerto il bilancio, con un dato provvisorio ma non ufficiale di nove morti. I dispersi sarebbero quattro, e la polizia francese afferma che sono ancora vivi, per fortuna. Nove i feriti, tutti ricoverati in condidizioni non gravi. Tra gli scalatori morti, vi sono uno svizzero, un tedesco e due spagnoli. I soccorritori hanno, poco dopo, ritrovato altri tre corpi di escursionisti britannici. Nel gruppo non dovrebbero esserci italiani: la Farnesina è comunque in contatto con le autorità francesi per le verifiche del caso. Alle ricerche condotte con unità cinofile, che si svolgono in una disperata lotta contro il tempo, si è unito un gruppo di soccoritori italiani che assiste la gendarmeria di Chamonix. L'incidente è avvenuto a 4mila metri di altitudine, sul lato nord del massiccio «maledetto» (maudit in francese), una delle vie più battute dagli escursionisti. A dare l'allarme, ieri alle 5,25 del mattino, è stato uno dei feriti. La slavina, secondo una prima ricostruzione del prefetto dell'Alta Savoia, si è formata dal distacco di una placca «spessa 40 centimetri». Per il colonnello François Bertrand, potrebbe essere stato proprio uno degli escursionisti staccare il blocco di neve. Certo è che si è trattato del «più grave e mortale incidente degli ultimi anni», come precisato dalla prefettura. Anche il sindaco di Chamonix, Eric Fournier, ha sottolineato l'assoluta imprevedibilità del fenomeno. «Nessun bollettino meteo aveva previsto valanghe», ha dichiarato. Nella zona, tuttavia, giovedì soffiavano forti raffiche di vento, come ricordato anche da Oscar Taiola, veterano delle guide valdostane, secondo cui la valanga è stata causata da un seracco, ovvero un blocco di ghiaccio, che staccandosi avrebbe provocato una colata larga più di 150 metri. «MAIVISTAUNA COSASIMILE» Solo due dei 28 alpinisti avrebbero avuto addosso il segnalatore per essere rintracciati in caso di valanghe. La tragedia di ieri è la più grave degli ultimi quattro anni. Il 24 agosto 2008, sempre sul Monte Bianco, il crollo di un seracco uccise otto alpinisti. «Non ho mai visto una cosa simile. Forse solo tre anni fa la valanga sul Mont Blanc du Tacul si è avvicinata a questa tragedia (in quel caso i morti furono 8, ndr)». Daniele Ollier, membro del soccorso alpino della guardia di finanza di Entreves, non ha dubbi dopo aver operato per oltre cinque ore nel punto dove è caduta all'alba di oggi la valanga che ha provocato nove morti. «Non mi sento di parlare di imprudenza, i seracchi in montagna periodicamente crollano e provocano valanghe di questo genere». I soccorritori della guardia di finanza di Entreves e il soccorso alpino valdostano hanno operato sul luogo della tragedia, oltre 4.000 metri di quota, assieme al Peloton d'Haute Montagne, ai vigili del fuoco, alla polizia e ad alcune guide francesi. «La valanga ha travolto numerose cordate ha aggiunto Fabio Galante, anche lui del soccorso della gdf - e le ha trascinate sul pianoro tra il Tacul e il Mont Maudit. Aveva un fronte di circa 150 metri». Le cordate che erano più in alto sono state colpite dai blocchi di ghiaccio del seracco, i quali hanno poi innescato una «placca a vento» che si è abbattuta sugli scalatori più in basso. «Sono tutti finiti - ha aggiunto Ollier 200 metri più in basso». Ai primi soccorritori giunti sul posto la scena che è apparsa era surreale: numerosi alpinisti che vagavano sul ghiacciaio in stato confusionale dopo essere riusciti ad uscire da soli dalla valanga oppure che sono stati solo sfiorati. Il costone del Monte Bianco da dove si è staccata la valanga FOTO DI ARNO BALZARINI/ANSA-EPA LASCHEDA MONDO Tragedia sul Monte Bianco «Valanga letale» fa 9 morti Alpinisti travolti mentre erano in cordata «Vivi i quattro dispersi» Gli esperti: fenomeno imprevedibile, non è colpa dell'imprudenza I soccorritori: «I superstiti vagavano in stato confusionale sul ghiacciaio» EMIDIORUSSO esteri@unita.it Il «monte maledetto» sulla lineadi frontiera tra ItaliaeFrancia IlMont Maudit, una vettadi 4.468 metridi altitudinesituata nel massicciodelMonteBianco,è stato testimonedinumerose tragedie ad altaquotanel corso degli anni.E il suonome, tradotto letteralmente dal francese, significa«monte maledetto».È la terzavetta più alta delmassicciomontuoso, situata tra il MonteBiancoe il MontBlanc du Tacul, sulla lineadi frontiera tra l'Italia e la Francia. Laseriepiù tragica di incidenti in questazonarisale al mesediagosto del 1997, quando13 personepersero la vita. 12 venerdì 13 luglio 2012
Ibride, elettriche, a idrogeno ealimentate a biocarburante: ilfuturo dell'auto sembra esserea basso impatto ambientale.Non lo dimostrano soltanto i da-ti sulle vendite del primo semestre 2012 - secondo un recente report dell'Unrae (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli esteri) le vetture a metano, ibride, elettriche e a etanolo hanno surclassato in termini percentuali quelle a benzina e diesel - ma anche gli sforzi della ricerca scientifica mondiale a sostegno di un trasporto privato che riduca il proprio impatto sull'ambiente. I dati dell'associazione che riunisce le case automobilistiche estere in Italia, infatti, parlano di una crescita esponenziale di Gpl (+136,75 per cento tra giugno 2011 e giugno 2012), metano (+32,76 per cento), vetture ibride (+87,50%) ed elettriche (+450 per cento), a scapito di benzina (-34,89 per cento) e diesel (-28,70 per cento). I volumi, naturalmente, sono ancora a favore dei veicoli ad alimentazione tradizionale, ma il trend verso le green car esiste, eccome. Il boom della circolazione alternativa dovrà andare di pari passo, però, con la realizzazione di infrastrutture, come le colonnine di ricarica per le auto elettriche. Una ricerca dell'agenzia Pike Research, specializzata in focus su “clean technologies”, parla di 4,1 milioni di punti di ricarica installati in Europa entro il 2020. Risvolto ecologico, dunque, ma anche economico: si parla di una crescita media annuale dei ricavi del 49 per cento e vendite di colonnine in crescita da 72milioni di euro nel 2012 a oltre il miliardo di euro nel 2020. C'è anche l'Italia - insieme a Germania, Francia, Gran Bretagna e Olanda: insieme rappresentano il 60 per cento del mercato complessivo nei prossimi anni - tra i Paesi chiave di questa svolta. I veicoli elettrici circolanti in Europa saranno 2,9 milioni e le colonnine per ricaricarli saranno installate soprattutto in spazi “business” privati come parcheggi dei luoghi di lavoro e centri commerciali: una tendenza diversa da quella statunitense, dove si diffondono sempre più presso le residenze private. Una piccola quota, inoltre, sarà rappresentata dalla vendita di sistemi di ricarica “wireless”, per una cifra stimata di quasi 79 milioni di euro. IPROTOTIPI E proprio tra le tecnologie “senza fili” arriva dal Giappone una scoperta che potrebbe rivoluzionare il mercato: ricercatori della Toyohashi University of Technology hanno presentato al Wireless Technology Park 2012 trade show, che si è svolto a Yokohama il 5 e 6 luglio, il prototipo di veicoli elettrici in grado di ricaricarsi in movimento. Il team guidato da Takashi Ohira hanno sperimentato un sistema chiamato Ever (Electric Vehicle on Electrified Roadway) che “nasconde” la fonte di energia sotto il manto stradale: nella demo, uno strato di 10 centimetri di calcestruzzo ha trasferito, mediante lastre di metallo sottostanti, tra i 50 e i 60 watt di elettricità a pneumatici adattati riuscendo ad accendere una lampadina collegata alle gomme. Al momento si tratta di un prototipo e gli studiosi devono ancora superare una significativa perdita di potenza: attualmente il veicolo, per ricaricarsi, ha bisogno di una energia di 100 volte superiore a quella sperimentata, ma la strada verso un trasporto sostenibile sembra essere tracciata. COMBUSTIBILI Anche in tema di biocarburanti le scoperte sono promettenti: come quella della Yale University, che ha sviluppato un processo avanzato in grado di trasformare alghe in biodiesel e combustibili “green”. La tecnica prevede l'estrazione di olio dalle alghe, che ne possiedono in quantità maggiore rispetto a mais e soia e possono essere potenzialmente coltivate nelle acque reflue e in quelle marine senza compromettere l'approvvigionamento di acqua dolce. O ancora: il Massachussets Institute of Technology ha annunciato di poter ottenere un biocarburante molto efficiente mediante l'ingegnerizzazione genetica di alcuni batteri, per far loro produrre molecole come il butanolo. Se a questo si aggiunge che la Germania ha annunciato l'espansione di stazioni di rifornimento di idrogeno da 15 ad almeno 50 entro il 2015 e che l'Oregon ha ultimato un tratto di autostrada di 200 miglia sulla Intestate 5 equipaggiato con stazioni di ricarica per auto elettrico ogni 25, la rivoluzione green nei trasporti sembra essere davvero iniziata. L'auto alternativa va A metano ed elettrica Una ragazza ricarica la vettura elettrica a Roma FOTO ANSA ELETTRICI I lavori per Expo 2015 sono già in ritardo, ma è «impensabile che l'eventuale ricorso a procedure di emergenza possa tradursi in una deroga alle regole e alla tutela dei lavoratori»: è il messaggio lanciato da Walter Schiavella, segretario generale della Fillea Cgil, da Nino Baseotto e da Onorio Rosati, segretari generali della Cgil Lombardia e Milano. «A poco più di mille giorni dall'apertura dell'Expo afferma Schiavella - si confermano le preoccupazioni espresse già un anno fa». Al momento sono 90 gli operai al lavoro nel cantiere di Rho-Pero «ma secondo il cronoprogramma - prosegue Schiavella - avrebbero già dovuto essere oltre 600». A far temere ritardi è anche il capitolo delle risorse finanziarie. «Da parte di Monti ci sono state dichiarazioni molto chiare», dice Baseotto che attacca anche la Regione Lombardia di «non dare risposte» al sindacato sulle diverse preoccupazioni legate all'Expo e di privilegiare «la propaganda e i colpi di immagine». Di fronte al pericolo di un ritardo «noi - afferma Rosati - non accetteremo uno scambio in base al quale per fare l'Expo si riducono le regole e si comprimono i diritti». Piuttosto, dice, «si comprimano i tempi della burocrazia» oppure «si costruisca meno per costruire meglio». Quanto ai posti di lavoro promessi dall'Expo «bisognerebbe prevedere nelle gare - dice ancora Rosati - quote per i lavoratori esodati e per quelli delle aziende in crisi». Non solo i lavori sono in forte ritardo, ma pure ridimensionati rispetto al progetto iniziale. Non ci saranno le serre con i climi del mondo, per esempio: il progetto che sembrava essere il punto forte di Expo costa troppo. Dalle parti di Rho Pero i cantieri stentano, 90 gli operai sul sito e una cinquantina i mezzi impiegati tra ruspe e escavatori; per ora si scava, ma sono stati realizzati solo lavori propedeutici di pulizia del sito. Il primo e unico appalto assegnato finora è andato alla Cmc di Ravenna ed è finito nel mirino della Procura milanese che indaga su un presunto cartello tra le imprese aggiudicatarie. Il 13 febbraio il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri firmò il protocollo di legalità per il contrasto all'infiltrazione criminale negli appalti di Expo. E già nel 2010 l'allora ministro Maroni aveva insediato il comitato di coordinamento per l'alta sorveglianza delle opere e il gruppo interforze centrale per Expo. Ma ad oggi della fantomatica piattaforma informatica non c'è traccia in cantiere. Un altro pezzo del made in Italy se ne va. Questa volta tocca alla prestigiosa griffe Valentino, che è stata acquisita dalla società partecipata del Qatar Mayhoola for Investments. La società ha acquisito l'intera partecipazione di Valentino Fashion Group S.p.A. Il contratto è stato firmato martedì, come riferisce un comunicato della società. Da giorni si rincorrevano voci di un forte interesse per la casa di moda da parte dei reali di Doha, che sarebbero stati disposti a sborsare una cifra pari a 852 milioni di dollari. Tuttavia al momento non si conosce con precisione la cifra dell'accordo, ma secondo alcune fonti la cifra sarebbe molto vicina al miliardo di euro. Mayhoola ha acquisito il controllo di Valentino S.p.A. e della licenza M Missoni. L'altro marchio gestito del gruppo, Marlboro Classics, è stato invece separato dal perimetro di cessione e resterà in carico a Red & Black, società controllata dal Fondo Permira assieme alla famiglia Marzotto, che continua a detenere una partecipazione di maggioranza in Hugo Boss. Il gruppo Valentino, nonostante la crisi economica a livello mondiale, ha chiuso il primo semestre del 2012 con un fatturato in crescita del 23% rispetto al primo semestre 2011. «Valentino è da sempre un marchio di grande fascino e di indiscusso posizionamento» ha detto un rappresentate di Mayhoola «e siamo rimasti colpiti dal lavoro fatto in questi anni dai Direttori Creativi Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli e da tutto il management team guidato da Stefano Sassi. La loro capacità di coniugare l'estetica e i valori definiti dal fondatore Valentino Garavani con una visione contemporanea e sofisticata ha reso il marchio estremamente attuale e con un grande potenziale di sviluppo. Il nostro obiettivo è quello di supportare il management al fine di raggiungere una piena valorizzazione delle prospettive di questo magnifico marchio. Crediamo inoltre che Valentino sia la base di partenza ideale per creare una più ampia presenza nel settore del lusso». Soddisfazione è stata espressa anche dall'amministratore delegato di Valentino, Stefano Sassi: «Siamo molto soddisfatti di questa operazione. Negli ultimi anni, nonostante il mercato del lusso presentasse momenti altalenanti, l'azienda ha sempre operato con grande intensità e con un orientamento di lungo termine, finalizzato a cogliere a pieno le grandi potenzialità del marchio. Il lavoro svolto ha portato ad una sensibile crescita del fatturato, pari a circa il 60% tra 2009 e 2012. L'attuale positiva evoluzione di Valentino potrà essere ulteriormente accelerata con il contributo del nuovo azionista. Colgo l'occasione per ringraziare Permira e la famiglia Marzotto che hanno sempre supportato il management team permettendogli di realizzare importanti passi nella direzione dello sviluppo». ILCASO Valentino passa a un gruppo del Qatar Varatapiattaforma perrinnovo delcontratto . . . La Germania espanderà le stazioni di rifornimento di idrogeno Expo in ritardo Allarme Cgil: «No a deroghe alle regole» LAURAMATTEUCCI MILANO ECONOMIA MARCOTEDESCHI MILANO Arrestato l'imprenditore Rossignolo L'imprenditoreGian Mario Rossignoloè statoarrestatodalla Guardiadi Finanzaall'alba di ieri nell'ambitodi un'inchiesta della Procuradi Torino sucorsidi formazioneprofessionale allaDe Tomasodi Grugliasco,dichiarata fallitadal Tribunale di Livorno. L'arrestoè stato fatto in un'operazionescattataall'alba in Piemonte,Lombardiae Toscana nellaquale oltre50 uominidelle FiammeGiallehanno notificato tre ordinanzecautelari emessedal Gip di Torinosurichiesta dellaProcura del capoluogopiemontese per il reatodi concorso in truffaaidanni dello Stato.Oltrea Rossignolosono stati arrestatiun dirigente della De Tomaso,bloccato dalleFiamme gialleall'alba aLivornoe un mediatorecreditizio. Lecifrediunsuccesso: Gpl(+136,75%tragiugno 2011egiugno2012), metano(+32,76%), vetture ibride(+87,50%) edelettriche(+450%) CHIARADI MARTINO L'assembleanazionale deiquadri e delegatiFilctem-Cgil, Femca-Cisl, Uilcem-Uilha varato la piattaforma per il rinnovodel contratto nazionale di lavoro 2013-2015 perglioltre 35.000addetti del settore energiae petrolio, inscadenza il 31dicembre 2012,che sarà immediatamente presentataaConfindustria Energia per il rapidoavviodelle trattative. Sotto il profilosalariale i sindacati chiedonoaConfindustria Energiaun aumentoper il triennio 2013-2015 compresotra il 7e il9% (da precisareentroottobre), oltrea rivendicare il differenzialedi inflazionepregressa. ILDOSSIER 14 venerdì 13 luglio 2012
Sono legge i nuovi criteri per l'assegnazione dei fondi pubblici per l'editoria alla stampa no profit, di idee, politica, cooperativa e delle minoranze linguistiche. Ieri la Camera ha convertito in legge il decreto del governo predisposto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Peluffo. A favore hanno votato 454 parlamentari, i contrari sono stati 22 (idv e minoranze linguistiche) e 15 gli astenuti. Tra le principali innovazioni introdotte dal decreto vi è la correlazione tra contributi e vendite effettive delle testate. Passa al 25% (attualmente è al 15%) la percentuale relativa al rapporto tra le copie vendute e quelle distribuite necessaria per accedere ai contributi. Per le testate locali la quota è del 35%. Vengono considerate testate nazionali quelle che vengono distribuite in almeno tre regioni. Il 50% del contributo alle testate è calcolato in base ai costi per il personale dipendente, per l'acquisto della carta, della stampa e per gli abbonamenti ai notiziari delle agenzie di stampa. Tra i criteri per accedere al contributo vi è l'occupazione: il numero dei dipendenti, in prevalenza giornalisti, assunti a tempo indeterminato. «La legge rende finalmente chiaro che l'editoria è un settore che merita sostegno pubblico soltanto sulla base di criteri di trasparenza e di qualificazione professionale espressa e misurata attraverso il lavoro giornalistico regolarmente inquadrato secondo contratto collettivo, diritto del lavoro e obblighi previdenziali» commenta il segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Franco Siddi. «Contributi sì, ma a giornali veri, fatti da giornalisti e solo se espressione di idee politiche, culturali, cooperative vere, minoranze linguistiche o destinati alle comunità italiane all'estero» osserva e mette il dito nella piaga: quella del finanziamento. «Tale legge sarebbe sprecata e inutile se resterà senza adeguata copertura di fondi, visto che per l'esercizio in corso, sinora, sono previsti solo 57milioni di euro». Chiede al governo di dare seguito all'ordine del giorno presentato dall'onorevole Giulietti e approvato, che prevede un'adeguata copertura finanziaria alla legge. Siddi chiede anche di dare esecuzione all'ordine del giorno sull'«equo compenso» del lavoro dei giornalisti autonomi e precari, presentato dagli onorevoli Moffa e Carra. Non nasconde la sua soddisfazione anche il senatore Pd, Vincenzo Vita. Parla di «una piccola luce nel cielo plumbeo della concentrazione e dell'omologazione dei media». «Naturalmente si tratta del primo atto - aggiunge - che si completerà attraverso l'approvazione della più complessiva riforma del settore. Sono state introdotte novità assai significative, volte a moralizzare i criteri di erogazione del vecchio Fondo per l'editoria. Essi, d'ora in poi, si baseranno sui fondamentali criteri dell'occupazione e delle copie effettivamente vendute. Inoltre, viene garantita la modalità on-line di diffusione dei giornali permettendo continuità nei finanziamenti. Si delegificano i blog di piccole e medie dimensioni e si tutelano le testate per gli italiani all'estero». Vita, che ringrazia il sottosegretario Peluffo «per il suo impegno e la sua determinazione», sottolinea che ora l'obiettivo oltre alla riforma, è quello di «rimpinguare il fondo dell'editoria, ridotto e non adeguato alle necessità minime di sopravvivenza delle tante testate interessate». Il prossimo passaggio sarà l'esame del provvedimento che conferisce al Governo una delega, da esercitare entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, per la definizione di nuove forme di sostegno all'editoria e per lo sviluppo del mercato editoriale. Esodati, c'è il decreto per i primi 65mila Il fantasma si è improvvisamente materializzato. Se fino a tre giorni fa la Corte dei Conti non sapeva neanche quando le fosse arrivato il decreto interministeriale, con un tempismo assai sospetto ieri pomeriggio ha concluso il suo iter di «controllo preventivo di legittimità», rimandando al ministero del Lavoro il testo del decreto che «salvaguarda» i primi 65mila esodati. E dunque, con più di due settimane di ritardo, il decreto dovrebbe essere pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Alle 5 del pomeriggio è Elsa Fornero a dare la notizia. Una nota del ministero del Lavoro poi «comunica l'avvenuta registrazione da parte della Corte dei conti del decreto interministeriale Lavoro/ Economia «a tutela dei lavoratori salvaguardati» del primo giugno scorso: il decreto, composto da 8 articoli, si applica a 65mila lavoratori e disciplina le modalità di attuazione del Salva Italia del 6 dicembre 2011 individuando la ripartizione dei soggetti interessati ai fini della concessione della salvaguardia». Dal ministero si sostiene che non vi sarebbero modifiche, ma solo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale fugherà i dubbi. «Ho avuto rassicurazioni dall' Inps che indicherà rapidamente le persone che andranno in pensione», ha subito voluto mettere in chiaro Fornero. Dall'Inps invece si rassicura sulla celerità delle procedure di chiamata degli “esodati”. «Inizieremo immediatamente il processo di certificazione del diritto dei singoli - spiega il direttore generale Mauro Nori - . A giorni inizieremo la chiamata dei potenziali beneficiari che saranno contattati direttamente per fissare un appuntamento nelle nostre sedi. Partiremo con il primo contingente di cui fanno subito parte i cosiddetti segmenti critici: i firmatari di accordi di mobilità prima del 4 dicembre (25.590 secondo il testo del decreto, ndr) e coloro che hanno avuto il via libera alla prosecuzione volontaria alla contribuzione (10.250) e le persone che fanno parte dei fondi di solidarietà (17.710). Tutto bloccato invece - continua Nori - per quanto riguarda gli “esonerati” del pubblico impiego in attesa di certezze sulla spending review che li prevede in deroga alla riforma delle pensioni e prevede la messa in prepensionamento», conclude Nori. Sono dunque fugati i dubbi sul fatto che la Corte avesse bloccato il decreto e, La riduzione delle Provincealla fine produce più spe-sa, l'accorpamento dellesocietà in house dei mini-steri aumenta le loro pian-te organiche, il taglio dei dipendenti pubblici non produrrà a regime risparmi degni di nota, ma aumenterà il numero di 58-60enni in pensione (dopo un martellamento feroce sull'allungamento dell'età pensionabile). E c'è anche il rischio che dopo tutto questo ambaradam manchino le risorse per evitare l'aumento dell'Iva. Le contraddizioni della spending reviewfiltrano dagli uffici tecnici del Senato, e in alcuni casi dalle analisi ancora parziali dei sindacati. La vicenda del ministero dello Sviluppo economico è forse marginale nell'ambito di un decreto così ampio, ma presenta tali e tante «contorsioni» da meritare qualche attenzione. L'articolo 12 (commi 49-70) dispone diverse procedure di liquidazione e accorpamento di società e associazioni a totale capitale pubblico che lavoravano su committenze del Mise. Si tratta dell'associazione Luigi Luzzati, della fondazione Valore Italia, della società Promuovi Italia. Cosa avviene con il decreto? Semplice: il ministero assume direttamente le funzioni finora svolte da questi enti, e ne ingloba il personale. In questo caso si tratta di una decina di unità: nulla di particolarmente oneroso. Se non fosse che con una mano si fanno entrare risorse, mentre con l'altra si faranno uscire. Le persone tuttavia non sono esattamente le stesse. Quelle inserite nella nuova pianta organica per via dell'accorpamento (operazione già fatta all'indomani del varo del decreto) non erano fino all'altroieri pubblici dipendenti, non hanno vinto un concorso per entrare nei ranghi della pubblica amministrazione (requisito previsto dalla Costituzione), avevano un diverso contratto (molto spesso più oneroso di quello dei pubblici, pur trattandosi a volte di personale molto meno specializzato). Costoro vengono «assunti», mentre chi ha affrontato le debite selezioni sarà pensionato «a forza» una volta stabilito il rapporto tra il taglio dei costi del 10% del personale e gli organici effettivi. Secondo calcoli ancora sommari sarebbe certo che il ministero di Via Veneto avrà degli esuberi. Una volta individuati si «pescheranno» prima quelli che possono andare in pensione con le norme Fornero, poi quelli che avevano raggiunto i requisiti ante-Fornero entro il 2011 (quota 96 con almeno 60 anni) e infine quelli che avrebbero raggiunto l'età pensionabile con le vecchie regole nei prossimi due anni (quota 96 e 97 con almeno 61 anni) oppure 40 anni di anzianità contributiva (in questo caso si potrebbe uscire anche a 58 anni). IVINCITORIDICONCORSO Ma il paradosso del Mise non è solo questo. Ci sono dei giovani vincitori di concorso che aspettano di veder riconosciuti i loro diritti dal 2005. Sono una sessantina, e non riusciranno a entrare neanche stavolta nonostante i pensionamenti, mentre saranno «superati» dai dipendenti delle famose società in house. Succede ormai da quasi un ventennio: dall'inizio degli annoi ‘90 il ministero di Via veneto ha inglobato più di un migliaio di dipendenti di società fuori dalla pubblica amministrazione. Con buona pace dei travet. Intanto «piovono» sul provvedimento le bordate dei tecnici del Senato. È necessario «chiarire» se i tagli delle dotazioni organiche del pubblico impiego, insieme al blocco del turn over «possono comportare, nei prossimi anni, difficoltà a soddisfare i fabbisogni minimi di funzionamento delle medesime amministrazioni», scrivono. Secondo gli esperti quelli nel settore pubblico sarebbero tagli lineari non coerenti. Insomma, l'accetta e non il bisturi. Editoria, nuove regole per il finanziamento pubblico Dopo giorni di mistero la Corte dei conti dà il “via libera” La ministra del Welfare dice “No” al posticipo dell'Aspi Ma cede su mobilità: invariata fino al 2015 L'ITALIAELACRISI Uno striscione del «Coordinamento Esodati» durante una manifestazione FOTO DI ALESSANDRO DI MEO /ANSA ROBERTOMONTEFORTE ROMA MASSIMOFRANCHI ROMA Lepubbliche amministrazioni accorpanonuovo personaleemandano inpensionequelli chegiàci sono BIANCADIGIOVANNI ROMA Spending review Travet licenziati e nuovi dipendenti ILCASO Convertito il decreto Peluffo. Vota contro solo l'Idv Fondi pubblici secondo le regole di rigore e trasparenza 4 venerdì 13 luglio 2012
Arriva al fotofinish, mancano pochi minuti alle 16, quando è convocata l'Aula per il voto finale sulla vendita dell'acqua pubblica di Roma, il decreto del Consiglio di Stato che sospende a mezzo telefax ogni decisione. A quel punto l'assemblea capitolina si convoca con tanto di inno a Mameli per chiudersi immediatamente dopo. È finita in tribunale la battaglia campale del Campidoglio sull'Acea e a sugello, anche se il sindaco minimizza, c'è il lapidario commento di Francesco Storace: «Alemanno ha fatto una figuraccia mondiale». Il decreto del Consiglio di Stato arriva in piazza del Campidoglio quando il parapiglia è in pieno svolgimento: i manifestanti dei comitati per l'acqua pubblica hanno occupato la scala d'ingresso, vigili e forze di polizia li hanno presi di peso e portati via, si sono formati cordoni delle forze dell'ordine. Arriva con il testo della sospensiva la consigliera Monica Cirinnà che legge la motivazione: «Sussiste danno grave e irreparabile». Applausi: «Abbiamo vinto!», in mezzo alla piccola folla ci sono molti e diversi protagonisti di una vicenda che da 3 mesi impegna il consiglio comunale della capitale, senza che mai il sindaco abbia sentito il dovere di presentarsi in Aula. C'è il segretario del Pd romano Marco Miccoli, il consigliere di Action Andrea Alzetta. Lo stop è temporaneo, il decreto fissa la discussione nel merito per il 24 luglio, dimezzando i tempi processuali. Il ricorso che ha bloccato quella che il capogruppo Pd Umberto Marroni definisce «la svendita di Acea contro la volontà di un milione e 227mila romani espressa nel referendum per l' acqua pubblica», è stato firmato da Gemma Azuni (Sel), Gianluca Quadrana (Civica) e Francesco Smedile(Udc). E ha origine nella decisione del presidente Marco Pomarici di posporre l'approvazione degli ordini del giorno al voto sulla delibera 32. «È una ferita inferta alle regole basilari di funzionamento delle assemblee elettive», spiega l'avvocato Gianluigi Pellegrino, «in danno a tutti i consiglieri di opposizione e di maggioranza, poiché la decisione sul voto finale si forma anche in base agli indirizzi indicati dagli ordini del giorno». La battaglia contro la vendita del 21 per cento delle azioni Acea ha caratteristiche ostruzionistiche, come mostra la montagna di scatoloni che fa barriera nell'Aula Giulio Cesare: contengono gli emendamenti residui perché, nella seduta di mercoledì, un maxiemendamento ne ha falciati 45.000 fra le proteste dell'opposizione, che è riuscita a tirare fino alle 19. Tempistica provvidenziale, perché la maggioranza, a quel punto, ha deciso di rinviare il voto bloccato, ieri, dal Consiglio di Stato. Spiega ancora l'avvocato Pellegrino, «l'attività ostruzionistica è legittima e la maggioranza ha gli strumenti per contrastarla senza ledere diritti democratici». Inoltre, in ordini del giorno ed emendamenti, ci sono argomenti molto seri: nel mentre a Roma si sviluppava fra occupazioni dell'aula e proteste che hanno visto anche i consiglieri venire alle mani, «il decreto sulla spending review - spiega Marco Causi, deputato Pd - stabilisce la fine delle società strumentali dei comuni, la holding che Alemanno sta creando dovrà fra pochi mesi essere chiusa». Oggi alle 15 c'è la capigruppo e, avverte Umberto Marroni, «Noi siamo intenzionati ad andare fino in fondo, fino al referendum, perciò è meglio che il sindaco Alemanno desista adesso». Anche perché, al momento, alla vicenda Acea è agganciato il voto sul bilancio di previsione. «Una follia - continua Marroni - di solito dopo sette mesi si vota l'assestamento e noi non abbiamo ancora votato le previsioni». In questi mesi di proteste, racconta Marco Miccoli, abbiamo «visto di tutto, la militarizzazione del Campidoglio e lavoratori che venivano a protestare, a chiedere al comune di occuparsi di loro, perché la città è in ginocchio, mentre il Consiglio è stato paralizzato sulla vendita di Acea». Mentre siamo ancora in attesadi una Europa politica e finan-ziaria più coesa, sta nascendo una vera Europa agricola ed alimentare che parla la stessa lingua in tutte le nazioni. Sulla spinta della ricerca della qualità, della tutela delle identità locali del cibo e di una sempre maggiore trasparenza sulle informazioni al consumatore, l'Ue sembra aver dato un'accelerazione con provvedimenti che stanno costruendo un quadro giuridico-normativo agroalimentare molto avanzato. Ultima conferma è l'approvazione del Pacchetto Qualità, frutto dell'accordo raggiunto da Parlamento europeo e Consiglio, illustrato nei giorni scorsi a Roma, dal ministro dell'Agricoltura, Mario Catania e dal presidente della commissione agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro. Si tratta del nuovo insieme di norme che andrà a disciplinare le produzioni agroalimentari di qualità. Il testo, che sarà approvato nella sessione plenaria di Strasburgo a settembre e andrà in Gazzetta Ufficiale europea entro novembre, è l'esito di anni di discussioni e passaggi tra Commissione, Parlamento europeo e Consiglio. In questo contesto, l'Assemblea, utilizzando a pieno i poteri d'intervento nel processo legislativo europeo riconosciutigli dal Trattato di Lisbona, ha giocato un ruolo di primo piano, accogliendo le numerose istanze provenienti dai vari Paesi, e soprattutto dall'Italia. Quest'ultima ha fornito un importante contributo, anche grazie alla spinta dei Consorzi italiani, motivati a far valere le proprie richieste. Il Pacchetto Qualità porterà a miglioramenti sia per le imprese che per i consumatori come ha evidenziato il Ministro Catania : «Abbiamo ottenuto un risultato molto importante, soprattutto per la tutela delle indicazioni geografiche, che impedirà che si verifichino altri casi come quello del “Parmesan”. Ma la nostra battaglia per la qualità non finisce qui. Continueremo su questa strada per tutelare ancora di più i nostri prodotti in Italia, in Europa e anche nei Paesi extra Ue». Le organizzazioni dei produttori vedranno riconosciuto il loro ruolo e godranno di maggiori poteri, le procedure di registrazione per le Dop e Igp subiranno un efficace snellimento, verrà rafforzato il sistema di controllo anti-contraffazione e i consumatori disporranno di maggiori informazioni, contenute nelle etichette dei prodotti a marchio, nonché di un sistema ancora più controllato e sicuro. Manca all'appello l'estensione della programmazione produttiva dal settore lattiero-caseario a tutti gli altri, ma molto probabilmente verrà ridiscussa in sede di approvazione del regolamento sulla commercializzazione, la cosiddetta Ocm unica. Inoltre, come ha affermato Paolo De Castro: «L'approvazione del “Pacchetto Qualità” assumerebbe una rilevanza diversa se la sua adozione fosse contestuale a quella del regolamento relativo alle informazioni sugli alimenti ai consumatori». A tal fine, diverse interrogazioni parlamentari da parte dei deputati europei sono state fatte con l'obiettivo di anticipare i tempi per l'effettiva implementazione del regolamento che, già entrato in vigore, secondo quanto da esso previsto, dovrebbe iniziare ad espletare i suoi effetti solo a partire dal 2014, troppo tardi. Ma l'adozione del “Pacchetto Qualità” porta anche ad un'altra riflessione. Con esso appare infatti sempre più evidente il divario che separa l'Unione europea dal resto del mondo in materia di qualità alimentare, intesa come tracciabilità, sicurezza e riconoscimento delle indicazioni geografiche. Sarà quindi il momento che l'Europa, mentre sta giustamente spingendo l'acceleratore sulla qualità, e in attesa di un riconoscimento internazionale delle Ig, fornisca adeguati strumenti di supporto alle imprese che decidono di esportare all'estero perché resta ancora il vero tallone di Achille. È morto MASSIMO COCCIA Iscritto al Pci dal 1947, già sindaco di Tivoli e consigliere provinciale di Roma, nonché fedele lettore per 65 anni. Tivoli 12 luglio 2012 FOODPOLITICSSvendita Acea, il Consiglio di Stato blocca Alemanno Più tutele dalla Ue per i nostri marchi e per le imprese agroalimentari del Paese ACURADI MAURO ROSATI maurorosati.it Le proteste dei comitati per l'acqua pubblica davanti al Campidoglio. FOTO OMNIROMA JOLANDABUFALINI ROMA . . . Marroni, Pd: «Il sindaco metta da parte la delibera bisogna ancora approvare il bilancio preventivo» Pronti per l'Europa della qualità in attesa di quella politica La famiglia italiana è sempre più in crisi e aumenta la propensione alla rottura dell'unione coniugale anche tra gli ultrasessantenni: in base ai dati del 2010, censiti dall'Istat, infatti, ci sono state 307 separazioni e 182 divorzi ogni mille matrimoni confermando un trend in continua crescita a partire dal 1995 quando a non stare a galla erano 158 coppie su mille. In pratica, oggi, il 30% delle nozze, più o meno, naufraga al giro di boa del quindicesimo anno di matrimonio. Per fortuna, nell'85,5% dei casi - rileva il report annuale dell'Istituto nazionale di statistica - ci si dice addio in maniera consensuale. Il flop tra marito e moglie avviene più di frequente quando i mariti veleggiano attorno ai 45 anni e le mogli ai 42. Dieci anni fa, invece, il maggior numero di separazioni avveniva nella fascia di età 35-39. Per quanto riguarda il boom di chi decide di separarsi sulle soglie dell'età anziana, i numeri dicono che negli ultimi dieci anni sono passati dal 5,9% al 9,9% gli uomini con più di 60 anni che optano per la separazione. Le donne sono un po' di meno, ma anche loro in crescita con un valore più che raddoppiato (dal 3,6% al 6,4%) nel periodo 2000-2010. Scoppiano anche le coppie miste e «in più di sette casi su dieci, la tipologia che arriva a separarsi è quella con marito italiano e moglie straniera spiega l'Istat - questo risultato appare strettamente connesso con la maggiore propensione degli uomini italiani a sposare una cittadina straniera». A conti fatti, nel 2010 le separazioni delle coppie miste sono state 7.173 , pari all'8,1% di tutte le separazioni contro il 9,2% del 2000 e la cifra record del 76,7% registrata nel 2005 con 7.536 rotture. In generale, il 68,7% delle separazioni e il 58,5% dei divorzi ha riguardato coppie con figli in affido condiviso nel 90% dei casi. Solo nel 9% dei casi i figli sono affidati solo alla madre mentre «la quota di affidamenti concessi al padre continua a rimanere su livelli molto bassi». L'affidamento dei minori a terzi, «è una categoria residuale che interessa meno dell'1% dei bambini». La mappatura geografica delle coppie che si lasciano evidenzia una litigiosità più alta al Sud dove le separazioni giudiziali (in media 14,5%) raggiungono il 21,5%. ITALIA Sospeso il voto finale per la cessione del 21% della holding dell'acqua Tutto rimandato l'opposizione guadagna tempo. Protesta dei comitati in Campidoglio Anche Storace bacchetta: «È stata una figuraccia colossale» . . . Il provvedimento impedirà nuovi casi «Parmesan» e altre mistificazioni PINOSTOPPON ROMA Nozze e crisi dei 15 anni In aumento le separazioni venerdì 13 luglio 2012 15
FRANCOMARINI Bersani a Monti: concertare fa bene Allarme di Confindustria: nel 2012 il Pil calerà più del previsto Regioni, braccio di ferro per la Sanità Tarantola eletta presidente Rai Polemiche per la visita del Pdl a Palazzo Chigi la sera prima del voto LOMBARDO APAG.8 Le due sinistre nella casa del Pd ILRETROSCENA LUCALANDÒ Francia, il giallo della Tav LeFigaro: governo prontoatagliare. Ma l'Eliseo frena NONSTUPISCELASTIZZACONCUIPIERLUIGI BERSANI HA COMMENTATO LA NOTIZIA DELL'INCONTRO tra Mario Monti e una folta delegazione del Pdl, prontamente ricevuta a Palazzo Chigi per discutere «pesi e misure» all'interno della Rai. Poco dopo avere attribuito agli effetti della concertazione l'origine storica dei mali da cui oggi il governo tenterebbe faticosamente di guarirci, e nel pieno della pesante manovra di tagli ai servizi sociali chiamata «spending review» (tagli tutt'altro che concertati con sindacati ed enti locali), il presidente del Consiglio, evidentemente, trova il tempo di concertare proprio in quell'unico campo in cui davvero, da quarant'anni, si è concertato anche troppo: la tv. SEGUEAPAG. 3 FRANCESCOCUNDARI SECONSIDERASSIMOLARIFLESSIONEAVVIATA SU QUESTE PAGINE DA MARIO TRONTI sul superamento delle due sinistre come qualcosa che riguarda solo un pezzo del Pd sanciremmo il fallimento del partito nuovo che abbiamo tenuto a battesimo cinque anni fa con l'ambizione della vocazione maggioritaria. Lo stesso accadrebbe se un'altra questione tornata recentemente in auge, il peso dei cattolici nella vita pubblica, venisse consegnata all'esclusiva discussione di coloro che motivano con la fede l'impegno politico. Questa partizione “territoriale” negherebbe l'assunto che ci ha fatto incontrare in un esperimento senza precedenti nella storia italiana, aprendo le porte a chi non aveva da vantare militanze precedenti, di centro, di sinistra, cattoliche, socialiste o laiche che fossero. Discuterne non è un omaggio alla prassi di buon vicinato tra le diverse famiglie ritrovatesi nell'unica casa ma l'esercizio, dovuto, di una circolarità di analisi e di pensiero che sta nel genoma del Partito democratico in quanto evoluzione di culture e storie in nome di un'offerta politica per un tempo che non è «un'epoca di mutamenti ma un mutamento d'epoca». SEGUE APAG.17 U:Il cuoredella musicabatteper l'Emilia Peruginipag. 19 L'Italia soffre, il Pdl pensa alle tv L'ANALISI LUIGIMARIUCCI Chenoia Biancaneve alcinema Se il fine giustifica i mezzi, l'elezione di Anna Maria Tarantola giustifica molte cose. Perché in mancanza di meglio (ad esempio una riforma della governance, una vero progetto di rilancio, la definitiva liberazione dal conflitto di interessi) il voto di ieri segna una svolta. Dopo circa vent'anni di sosta forzata, se non di retromarcia, un passo in avanti diventa un fatto da celebrare. Tutto bene quel che finisce bene, dunque. Se non fosse per una voce. SEGUE APAG. 17 Quell'incontro misterioso CRISIOLTRALPE Peugeot cancella 8mila posti Festagrande per il secolo diJohnCage Montecchipag.21 Maggioranza sempre più strana FUGADELLEGRIFFE Valentino trasloca dagli sceicchi PIVETTA APAG.6-7 Sul tema della concertazione si è aperta una polemica frontale tra il governo e la Cgil. È la fonte di tutti i mali (come sostiene Monti) o uno strumento virtuoso, se ben utilizzato (come afferma Camusso)? È bene evitare discussioni astratte e stare al concreto. SEGUE APAG.17 L'arma del dialogo Siamo qui perché amiamo troppo questo Paese per permettere che i prossimi quattro anni siano come gli ultimi otto BarackObama (2008) Franceschini: il nostro governo? Equità e sviluppo Il segretario Pd: le riforme migliori si fanno parlando con tutti Domani all'assemblea nazionale una Carta di intenti per i futuri alleati ZEGARELLI APAG.2-3 Staino CARUSO PAG. 11 Quattro dispersi salvati mentre vagavano confusi tra i ghiacci A PAG.12 LATRAGEDIA Monte Bianco: valanga killer uccide nove alpinisti APAG. 14 COLLINI APAG. 9 Crespipag.20 Parla per la prima volta l'ambasciatore siriano che due giorni fa ha voltato le spalle al regime. In questa intervista esclusiva a l'Unità, Nawaf al-faref, ora ex ambasciatore in Iraq, spiega le ragioni del suo gesto. «La Comunità internazionale ha rivolto ripetuti appelli al presidente Assad perché ponesse fine alla repressione. Questi appelli sono rimasti inascoltati. Non potevo più restare al mio posto». Ancora: «Il mio non è un tradimento. Tradire il popolo siriano sarebbe stato continuare a rappresentare chi ha scelto la strada della repressione. Altri seguiranno la mia strada». DEGIOVANNANGELIPAG. 13 L'INTERVISTA «Ho tradito Assad per non tradire la Siria» 1,20 Anno 89 n. 192Venerdì 13 Luglio 2012
RENATO BARILLI LAVIDEOARTEÈUNODEIFRUTTISTRAORDINARIDELLA RIVOLUZIONEDEL'68.ESSACONSISTENELLAPOSSIBILITÀDIREGISTRARESUNASTROELETTROMAGNETICODEGLIEVENTIREALI,o simulati, o ricreati per via sintetica in studio con ricorso alla computer graphic. È un mezzo di poco costo e di facile uso, che consente il raggiungimento di un esito sognato nei secoli, la fusione delle arti, la realizzazione, per dirla con Wagner, di un'opera totale, in cui i dati visivi, intanto, acquistano il movimento, e si correlano a una colonna acustica, accompagnati o no dai gesti di un performer. Essa risponde duttilmente al compito di fornire episodi sociali, folclorici, immaginari, o anche solo battute comiche, gag, a stretto gomito con i cartoon e gli spot pubblicitari. Senza dubbio, nella teoria e nella pratica, la videoarte è nata in Occidente, ma è risultata subito pienamente adatta ad altri Paesi nel nome del «villaggio globale» preconizzato da McLuhan. Gli artisti di tutto il mondo, oggi, ne fanno largo uso, ma ciò non crea affatto la famigerata globalizzazione, in quanto questo strumento permette a ciascuno di recuperare le proprie radici. Bisogna quindi salutare con entusiasmo la rassegna di una ventina di videoartisti cinesi, con il doppio di opere, che ci offre il Centro Pecci di Prato, consentendo ad ogni prodotto un proprio schermo, piccolo, medio, maxi, anche se un volonteroso visitatore dovrebbe sostare per ore se volesse contemplare tutto fino in fondo. Ma soprattutto, è consolante il constatare come ognuno di questi video sia profondamente «cinese», non potrebbe essere firmato da un operatore nostrano. Si può partire dal comportamento paziente, metodico, come una preghiera, che di un certo ethos estremo-orientale è un tipico tratto. Per esempio, Zhang Peili frammenta lastre di vetro e le riassembla, come per procedere a un calcolo statistico. Qiu Zhijie si dà alla scrittura stendendo magnifici ideogrammi, ma a forza di ripeterli li avvia a una cancellazione per eccesso di informalità. Un'altra sua pièce preziosa vede un uomo grasso coricarsi entro una vasca da bagno percorsa da righe che lo fasciano, adattandosi alle pieghe del corpo, e dunque si allargano e si restringono col suo muoversi, accompagnandone le varie espressioni. Zhang Ding fa la boxe contro un cactus, così infliggendosi un metodico supplizio, da asceta di oggi. Interviene poi la proverbiale pietas del mondo orientale verso le creature animali, Geng Jianyii ci fa assistere al lento spegnersi di un'anatra mettendo a fuoco l'occhio che via via si restringe. Infine Wang Gongxin, il più noto di questi videoartisti cinesi, si immedesima talmente nella parte del genitore, da finire egli stesso dentro la culla del figlioletto, come caduto in fondo a un pozzo. CAPACITÀSOFISTICATE Questa è una serie di video che sfruttano il carattere semplice e immediato del mezzo, altri invece ne mettono alla prova capacità più sofisticate. Jennifer Wen Ma rende omaggio alla magnifica virtù cinese di stendere morbide macchie di inchiostro distribuite con abile pennello, e così fa nascere sotto i nostri occhi l'itinerario di un uomo e cavallo che si inoltrano in una selva da leggenda, la stessa che un altro artista Yang Fudong, popola di guerrieri sorgenti da un mitico passato ma pronti a incontrare i loro colleghi del presente e del futuro, trasportandoci in una dimensione onirica. La videoarte si presta anche a inscenare invenzioni a ruota libera, come avviene con Ye Linghan, che a tutta prima sembra presentarci un interno di officina, adatto al montaggio di corpi volanti di avanzata tecnologia, sennonché questi sono sostituiti da Ufo immaginari, da corpacci di balene, che solcano lo spazio in totale libertà. Ma è anche possibile riavvicinarsi a esperimenti più simili a quanto si fa dalle nostre parti, giocando la carta di un tuffo nel traffico gremito delle nostre strade, salvo a ritrovarvi momenti di magica suspense. Succede con Xu Zhen, che registra una folla intenta a salire una scala mobile di qualche supermarket, ma echeggia un grido, e tutti si voltano allarmati, un pizzico di imprevisto si insinua nella trama piatta e opaca dei nostri giorni. E poi, come gran finale, affidiamoci anche qui all'incanto della computer graphic (Gu Dexin), con avventure di ometti che gesticolano felici, lieti dei loro profili esigui e filamentosi. WEEKEND ARTE DADAUMIERAGIACOMETTI Finoall'8ottobre SaintTropez, Museode l'Annonciade DaDaumier aGiacometti (opere nella foto), la storiadella sculturadeigrandipittori delXX secolo (passandoper Degas, Renoir,Gauguin,Bonnard, Picasso,Braque) è racchiusa in una mostraal Museodell'Annunciadedi Saint-Tropez. Ipittoriallepresecon lascultura U: Shouting di Xu Zhen, 1998 Lavideoarte parlacinese Un linguaggio «non globale» cheha lesueradiciaOriente MOVING IMAGE INCHINA. 1988-2011 Acuradi MarcoBazzinie curatori cinesi PratoCentroLuigiPecci Finoal29 luglio CatalogoSilvana Attraversouno speciale usodelmezzo pittorico,Di Fabioèda sempre interessatoa indagare il mondo naturale e i fenomeni fisiciche lo regolano. Per gli spazidel museo l'artistaha concepito unamonumentale installazione, cheè ancheunasummadelsuopercorso negliultimi 15 anni:un trittico, formato daun mosaico dicirca sessantacarte intelate, sovrapposteesospesedavanti alleporte-finestre apertesul cortile centraledellagalleria. F.M. INMOSTRA Nell'immaginario l'espressione«tappeto volante»suscitasubito profonde risonanze:evoca unmondo di fiabae magia, l'Oriente, la preghierae il viaggio. Lamostra esplora i diversi significati, miticie fantastici, legati al tappeto,ma ancheartigianali, conantichi e rari capolavoriorientali, provenienti dalle collezioni francesi, eopere di artisti rinascimentali, come BenozzoGozzoli, e contemporanei, comeUrsLüthi, AlighieroBoettieHans Haacke. F.M. TAPIS VOLANTS Acuradi Philippe-Alain Michaud Roma, Accademia diFrancia,Villa Medici Finoal21/10. Catalogo Drago ALBERTODI FABIO. REALTÀ PARALLELE Acuradi P.P.Pancottoe A. Rorro Roma, Gnam Finoal22/07. Catalogo Gli Ori Personaledell'artistagreco(Atene, 1947) cheespone, inprevalenza,opere recenti, molterealizzate per l'occasione, offrendo unrepertorio completo delle tecniche impiegate, chevanno dallescritte al neon aidisegni retroilluminati,dalle installazionialle fotografie. Nonostante la varietàdelle tecniche utilizzate la poetica dell'artistaemergecon rigorosa coerenza in un dialogocostante, tanto formalequantosimbolico, tra oscurità e luce,oblioe memoria. F.M. NAKISPANAYOTIDIS Acuradi MarcoPierini eMatthias Frehner Modena,GalleriaCivica Finoal 16/09 CatalogoSilvana 24 venerdì 13 luglio 2012
16 venerdì 13 luglio 2012
Montepremi 1.952.034,54 5+stella Nessun6-Jackpot 13.158.211,95 4+stella 41.481,00 Nessun5+1 3+stella 2.127,00 Vinconoconpunti5 146.402,59 2+stella 100,00 Vinconoconpunti4 414,81 1+stella 10,00 Vinconoconpunti3 21,27 0+stella 5,00 Nazionale 50 86 20 46 90 Bari 78 7 46 45 22 Cagliari 58 83 16 77 63 Firenze 35 44 38 17 49 Genova 68 73 39 38 61 Milano 63 72 88 47 54 Napoli 33 67 69 55 12 Palermo 60 87 79 46 18 Roma 44 53 3 72 63 Torino 68 17 35 18 67 Venezia 7 37 46 62 80 DARIOPELIZZARI dariopelizzari@gmail.com L'ITALIANONÈPIÙUNPAESEPERRICCHI,ALMENO NEL CALCIO. COLPA DELLA FISCALITÀ, CHE DA TEMPO PREMIA ALTRI CAMPIONATI EUROPEI, SPAGNA IN TESTA, CHE POSSONO COSÌ PERMETTERSI DI ACCOGLIERE CAMPIONIPAGANDOMENOTASSEDIQUANTE INVECE NON SE NE DEBBANO VERSARE DA QUESTE PARTI. E guai a mancare una scadenza, che la pratica passa agli esattori della Federcalcio. Colpa degli stadi, che altrove producono numeri importanti e che in casa nostra, lo si dice da anni, è già un miracolo che non cadano a pezzi. Lo Juventus Stadium, sotto questo aspetto, può essere considerato una piacevolissima eccezione, l'esempio, il modello di cosa si potrebbe fare e che per troppo tempo non si è fatto. Insomma, non è una novità. L'Italia del pallone ha perso il treno che le avrebbe permesso di continuare a farsi bella in ambito internazionale ancora per molti anni. E ora si trova costretta a rincorrere chi sta davanti e a misurarsi con problemi di cassa che la costringono a cedere i pezzi migliori della sua collezione per sopravvivere al momento difficile. Tira aria di crisi, anche sui campi di vertice della domenica. Sì, perché se fino a qualche anno fa i grandi giocatori sognavano l'Italia per via della qualità del nostro calcio, ma anche e soprattutto per i denari che garantiva, ora le cose vanno diversamente. I big dai piedi d'oro cercano un ingaggio in Inghilterra, magari in Francia, se possibile in Spagna, oppure in Germania. Proprio così, nei desiderata dei fuoriclasse la Serie A viene ormai dopo la Premier League, la Liga, la Bundesliga e pure, ecco la novità degli ultimi mesi, la Ligue 1, il campionato di vertice francese che è rimasto lontano dai riflettori internazionali fino all'estate 2011, vale a dire fino a quando lo sceicco Al Thani, membro della famiglia reale del Qatar, non ha deciso di fare suo il Paris Saint Germain. Da allora, a Parigi si gioca a calcio come non accadeva da lustri. Dentro Leonardo, ex grandissimo del Milan e poi allenatore dell'Inter. Dentro Ancelotti, altra bandiera del club rossonero prima come giocatore quindi come tecnico. E dentro una sfilza di campioni che in breve hanno cambiato le logiche del calcio francese, meglio, europeo. Per gentile concessione del futbol italiano, si intende, perché Leonardo ha pensato bene di fare la spesa nel supermercato che conosceva di più. Per intenderci, la scorsa stagione hanno lasciato la Serie A per la Ligue 1, sponda Psg, 5 giocatori: Mohammed Sissoko, ex Juventus, Jeremy Menez, ex Roma, Javier Pastore e Salvatore Sirigu, ex Palermo, e Thiago Motta, nazionale azzurro ex Inter. Una campagna acquisti, chiavi in mano, che ha raggiunto complessivamente la cifra monstre di 100 milioni di euro. Ed era soltanto l'inizio. Perché il Psg non ha alcuna intenzione di fermarsi, anzi. Messo in archivio il primo grande colpo del calciomercato 2012, quel Lavezzi che a Napoli celebravano come l'ultimo discendente di una generazione di fuoriclasse declinati in maglia azzurra, Leonardo è pronto a mettere la firma sull'operazione che sta agitando i tifosi di tutto il mondo. Protagonisti i due assi del Milan di Berlusconi, Zlatan Ibrahimovic, svedese che trasforma in metallo pregiato tutto ciò che tocca, e Thiago Silva, brasiliano che a Milano ha scoperto di essere uno dei migliori difensori al mondo. Affare da 170 milioni di euro o giù di lì, tra offerta del Psg e ingaggi dei due giocatori. Le ultime notizie che arrivano da Parigi dicono che sia cosa fatta. Tutti felici. Il Psg, che porta sotto la Tour Eiffel due fenomeni tra i più forti in circolazione. Il Milan, che sistema i conti e ricomincia a guardare al domani con fiducia. Certo, anche i due giocatori, che vedranno certamente spostarsi verso l'alto il loro ingaggio. Ma i tifosi rossoneri, no, tutt'altro, sono prossimi alla disperazione. E più in generale, tutto il calcio made in Italy, che continua a vedersi sfilare da sotto il naso campionissimi che predicheranno altrove. Come Verratti, che attendono con fiducia sempre a Parigi. Come Balotelli, che dall'agosto 2010 fa disperare gli sceicchi del Manchester City. E ancora, tanto per ricordare i più noti, Eto'o (portato via dall'Anzhi, club russo per una valanga di denaro), Sanchez (dall'Udinese al Barcellona), Criscito (dal Genoa allo Zenit di San Pietroburgo). E Borini, uno dei migliori talenti del pallone tricolore, è a un passo, forse meno, dal Liverpool, dove troverebbe un altro ex giallorosso, Aquilani. Senza contare il via vai di allenatori che hanno detto sì a proposte milionarie. Da Ancelotti a Capello, da Spalletti a Mancini, fino a Ranieri, che lo scorso maggio ha deciso di salutare l'Italia per accettare l'offerta del Monaco, che dalla stagione 2011-12 milita in Ligue 2, la nostra Serie B. Per lui, salto doppio, dalla Champions con l'Inter alla periferia del calcio francese. Questione di motivazioni, certamente, ma pure di denari. Che se non cambiano la vita, spesso la aiutano. Ne sanno qualcosa gli sceicchi che hanno deciso di colonizzare il calcio europeo. Manchester, Malaga, Psg, da ieri anche il Notthingam Forest. Dilaga il petrodollaro che incanta e convince. A quando lo sbarco in Italia? InumeridelSuperenalotto Jolly SuperStar 40 42 54 66 77 86 39 47 10eLotto 7 16 17 33 35 37 38 44 46 5358 60 63 67 68 72 73 78 83 87 LOTTO SPORT NIBALIÈ DI NUOVO SULPODIO, È TERZO DOPOUNAFANTASTICA BATTAGLIA SULLE ALPI CON TANTI BATTUTI, EVANS IN CRISI,MENCHOVSALTATO, WIGGINS CHE CHIEDEAFROOMEDIRALLENTARE,EINTANTOROLLANDCHE VINCE LA TAPPA E RIENTRA NEI DIECI DOPO UNA LUNGA FUGA.Quattro salite vere e il Tour ha rischiato davvero di saltare in aria. La Toussuire ha due francesi primi di tappa e due inglesi primi nella generale, ma anche un siciliano scatenato e senza paura, e un'infinità di sguardi, un mare di fatica, un sole impietoso, uno spettacolo unico. Quattro salite, Madeleine, Croix de Fer, Mollard e La Toussuire. Si muovono le seconde linee da lontano, Rolland becca la fuga giusta, nel gruppetto ci sono anche Basso e Scarponi. Dietro Evans è nervoso, prova a muoversi da lontanissimo, viene subito stoppato dalla Sky. Menchov va subito alla deriva, Nibali, si vede subito, ha in mente qualcosa. Sul Mollard restano in quattro davanti, Rolland, Kiriyenka, Sorensen e Kiserlovski, dietro il passo Sky è forte ma non dannato, con Rogers e Porte che scortano i capitani senza alzare troppo il ritmo. L'ultima salita è un romanzo. Rolland, con immensa fatica, stacca i compagni di fuga e si invola, col talento infinito che ha, verso il traguardo. Ai meno 9 Nibali fiuta il colpaccio nell'aria e se ne va, mandando in crisi Porte e costringendo Wiggins a usare Froome. Non è uno scatto terrificante, ma molto utile. Evans inizia a boccheggiare, Wiggins parla a lungo con Froome e con il direttore sportivo. In breve Nibali viene riassorbito. Ai meno 6 nuovo scatto del siciliano, Froome perde qualche metro, Wiggins fa da solo, Evans si stacca e non rientra più, mentre Nibali recupera un gruppetto con Van den Broeck, Pinot e Braijkovic e lo usa per respirare e guadagnare in breve quasi 30” sulla maglia gialla. Froome ha però un cuore potente e delle gambe incredibili, torna davanti, fa il ritmo per Wiggins, macina metri in salita, allarga le dimensioni della crisi di Evans e dopo 2 km di terrore vero per la Sky si riporta sotto Nibali. In quell'istante, la scena madre: Froome va dritto per la sua strada, non si volta, prosegue in una progressione forsennata, senza accorgersi che Wiggins è in difficoltà e si sta staccando. Breve consulto via radio con il team, niente, Froome deve fermarsi, aspettare l'ansimante capitano, fargli ancora il ritmo, scortarlo, piegarsi al volere della squadra, rinunciare. Wiggins è terrorizzato, Froome gli si affianca, lo rassicura, lo incita, i due riprendono un buon ritmo, con Nibali a ruota, e via verso il traguardo, già tagliato dallo splendido Rolland. Non pago e voglioso di mostrare i denti, Froome fa una volata dannata e guadagna 2” assai simbolici a Wiggins, che inizia a respirare solo dopo il traguardo. Nibali è con lui, Evans è dietro di 1'26”, Vincenzo è di nuovo sul podio, dietro la coppia inglese: «Ho attaccato due volte in salita, ma è veramente difficile mettere in crisi la Sky. La gente però vuole questo da me, e io sono felice quando riesco a regalare emozioni con le mie azioni». Nibali è terzo nella generale a 2'23” da Wiggins, Froome ha sul capitano della Liquigas appena 18”. Evans è ormai dietro di quasi un minuto, poi gli scarti si fanno pesanti, Pinot e Rolland sono nono e decimo, anche i francesi si stanno divertendo. La tappa più bella del Tour, e il bello, si intuisce, si spera e un po' si fiuta nell'aria, deve ancora arrivare. In casa Sky le cose stanno iniziando a cambiare, e se Froome decide di liberarsi dalle catene, qui può ancora succedere di tutto. Bisognerà però aspettare i Pirenei, molto più difficili delle Alpi in questo incredibile Tour. Oggi tappa di trasferimento verso sud, con due salite importanti come il Grand Cucheron e il Granier all'inizio, poi discesa, pianura e uno strappo di terza categoria a 19 dall'arrivo. Roba da fughe, difficile immaginare nuove imprese e spettacolo. Ma è un Tour per ambiziosi, e Parigi è ancora lontanissima. Nibaliciprova nella morsa Sky Ilmessineseattacca,maFroome «salva» Wiggins. Tappa a Rolland GIOVEDÌ 12 LUGLIO Ibrahimovica unpasso dal ParisSaint Germain dovesi trasferirebbe insiemea ThiagoSilva FOTO DI SERGEY DOLZHENKO/ANSA EPA Pacchesullespalle fraNibali e la magliagialla Wigginsall'arrivodiLa Toussuire-Les sybelles FOTO DI NICOLAS BOUVY/ANSA EPA «AdieuItalia», lestelle scappanodallaserieA Francianuovoeldorado IbraeThiagoSilva versoParigi,Verratti potrebbeseguirlidopo Lavezzi. Il calcio italianoperde ipezzi «LoSqualo»salesulpodio virtualedelTourdeFrance approfittandodellacrisidi Evans.È luia fare lacorsa dietro lacoppia inglese COSIMOCITO citocosimo@hotmail.com ... Fiscalità, stadie ilpeso deipetroldollari: l'asse delcalciochecontasi sposta lontanodanoi U: venerdì 13 luglio 2012 27
AL. C. Per festeggiare il centenariodellamajor inagostoarriverà «Losqualo»e inautunno«E.T.»eunomaggioaHitchcock WEEKEND CINEMA LA PRIMA NOTIZIA È CHE I NANI ARRIVANO DOPO 75 MINUTIDIPROIEZIONE,ENONSONONANI:SONOTUTTIGRANDIATTORI(DABOBHOSKINSINGIÙ)«rimpiccoliti» al computer, come gli Hobbit del Signore degli anelli. La seconda notizia è che, secondo lo specchio delle mie brame, Kristen Stewart dovrebbe essere più bella di Charlize Theron: per la serie «solo al cinema». La terza notizia, quella che più conta, è che siamo alla seconda Biancaneve in pochi mesi: ancora non è zittita l'eco del film di Tarsem Singh interpretato da Julia Roberts, ed ecco arrivare la rivale, con la Theron nel ruolo della regina. In Biancaneve la Roberts era semplicemente «the Queen», in questo secondo film la matrigna si chiama Ravenna, con un effetto romagnolo involontariamente ridicolo per noi italiani. Era meglio cambiare il nome. Resta la tendenza: le dive interpretano la regina, e lasciano Biancaneve alle comprimarie (Lily Collins nel film precedente, Kristen Stewart in questo). Del resto le cattive sono sempre più affascinanti, e farsi deturpare dagli effetti digitali dev'essere un modo divertente per esorcizzare gli anni che passano. Curioso, il ritorno di Biancaneve in questo 2012. La fiaba dei fratelli Grimm è, come si direbbe in musica, un evergreen, ma la fama imperitura è ovviamente legata al primo lungometraggio a disegni animati di Walt Disney, realizzato nel 1937. Già quel capolavoro era ben poco fanciullesco, perché quella di Biancaneve è una fiaba cruenta, piena di violenza e di esseri «mostruosi» (tali, nell'immaginario collettivo, sono anche i nani). La folgorante intuizione di Disney, consapevole di come il personaggio della fanciulla sia quel che in teatro si definisce una «tinca», fu di trasformare i nani in simpatici bambini paffuti e barbuti (tutti, tranne il muto Cucciolo) e di farne dei caratteristi hollywoodiani a tutto tondo, in chiave comico-brontolona-patetica. In questi due nuovi film, i nani sono invece lerci e inizialmente cattivi, e tutto sommato secondari. Tutto si gioca sul contrasto tra la femminilità feroce e aggressiva della Regina, e quella virginale e ingenua di Biancaneve. Con una variante: la principessa di Kristen Stewart, in questo Biancaneve e il cacciatore, lungo il film cresce e diventa donna, fino a trasformarsi in una vergine guerriera che ricorda Giovanna d'Arco (non a caso, la prima volta in cui la vediamo prigioniera dopo la morte del padre, recita il Padre Nostro). Ma nel finale emerge anche una pulsione erotica tutt'altro che repressa, ed è curioso – anche se dal titolo lo si indovina facilmente… - che la ragazza, uccisa dalla mela avvelenata, non venga risvegliata da un bacio del principe. A differenza del coloratissimo e ironico Biancaneve con la Roberts, Biancaneve e il cacciatore è un film che si prende terribilmente sul serio, e quindi risulta qua e là terribilmente ridicolo. La sceneggiatura di Evan Daugherty sembra a tratti desunta dai Baci Perugina, mentre l'impianto scenografico e digitale orchestrato dal regista esordiente Rupert Sanders è debitore a tutto il cinema fantastico degli ultimi anni. Il film, tanto per dire, inizia con una battaglia che cita Il gladiatore e Il signore degli anelli, e in generale Peter Jackson, se non fosse già multimiliardario, potrebbe diventarlo facendogli causa per plagio. Ci sono momenti horror anche piuttosto forti, che forse non rendono il film consigliabile ai bambini. Ma quando mai è stata una «cosa da bambini», Biancaneve? È una storia sul rapporto con una madre/matrigna e una potente metafora – a cominciare dalla mela – della perdita della verginità, quindi è, per definizione, una fiaba per adolescenti. E poiché le/gli adolescenti sono l'unica generazione ad andare ancora al cinema, aspettiamoci altre Biancaneve, da qui all'eternità. IFRATELLIBLUES–«IBLUESBROTHERS»–SONOTORNATIPERSINOALCINEMA.ALTRICLASSICI,COMEDIRECENTE«IL BUIO OLTRELA SIEPE»,passano regolarmente in tv. Altri ancora arrivano e stanno per arrivare sul mercato homevideo. È l'anno della Universal, non c'è che dire. La major hollywoodiana compie 100 anni e a festeggiare sono gli spettatori. Le edizioni Blu-ray che stanno uscendo nei negozi sono una delizia per gli appassionati. In questi giorni è stato ripubblicato Lastangata, meravigliosa storia di imbrogli e imbroglioni diretta da George Roy Hill e interpretata da due fuoriclasse come Paul Newman e Robert Redford. Il 22 agosto toccherà a Lo squalo di Spielberg (l'edizione restaurata presentata in anteprima a Cannes), con 4 ore di contenuti speciali e una bella notizia per i puristi: il Blu-ray conterrà sia il doppiaggio italiano originale in 2.0, sia il nuovo doppiaggio del 2004 in DTS 5.1. Molti cinefili preferiranno ascoltare il vecchio, dove i tre cacciatori di squali sono doppiati da Manlio De Angelis, Renato Mori e Pino Colizzi, tre voci storiche del doppiaggio italiano. In autunno arriveranno anche E.T. e due cofanetti, uno dedicato ad Alfred Hitchcock – che per la major del mappamondo girò molti dei suoi capolavori americani – e uno riservato ai vecchi horror (conterrà il Draculadel 1931, il primo Frankenstein, La mummia e altri classici, tutti arricchiti da nuovi contenuti speciali). La Universal fu fondata nel 1912 da Carl Laemmle, un immigrato tedesco che gestiva un negozio di abbigliamento nel Wisconsin e che, dopo un viaggio a Chicago, decise di investire nella nuova industria dei «nickelodeon», i cinemini da un soldo. Era considerata la più importante delle «little three», le tre «piccole» case di produzione (con lei, United Artists e Columbia) che sfidavano il potere delle «big five», le grandi cinque: Paramount, Metro-Goldwyn-Mayer, Warner Bros, Rko e 20th Century Fox. Questo, tanto per ricordare la geopolitica di Hollywood negli anni 10 e 20. Per altro solo la Paramount è coetanea della Universal, essendo stata fondata nello stesso 1912. Il suo vero passaggio nelle majors propriamente dette risale agli anni 50 quando venne assorbita dalla Mca, un colosso del mercato discografico. Oggi, ciò che maggiormente contraddistingue la Universal è la possibilità, per chi va a Los Angeles, di visitare i suoi studi presso Burbank: è un tour che fa concorrenza a quelli di Disneyland, e il passaggio vicino alla piscina dalla quale zompa fuori lo squalo – anzi, lo Squalo – di Spielberg colpisce sempre nel segno. Ci saranno altri centenari nei prossimi anni, speriamo altrettanto sfiziosi per noi innamorati del cinema. LEOPOLDOBAZZI Biancaneve per l'eternità Dopoil filmconJuliaRoberts la proposta (ridicola) di Sanders BIANCANEVE E ILCACCIATORE RegiadiRupert Sanders ConCharlizeTheron, Kristen Stewart,Chris Hemsworth,BobHoskins, RayWinstone StatiUniti, 2012 , Distribuzione: Universal ALBERTOCRESPI CharlizeTheronnel film «Biancaneve e il cacciatore», firmatadal regista RupertSanders «Lastangata» inBlue-ray per icentoannidiUniversal «Lastangata» SARÀ IL FILM «PADRONI DI CASA» DI EDOARDO GABBRIELLINI A RAPPRESENTAREL'ITALIANELCONCORSODEL65.FESTIVAL DI LOCARNO, CHE SI TERRÀ DALL'1 ALL'11 AGOSTO. La pellicola diretta dal giovane regista toscano segna il ritorno sul grande schermo di Gianni Morandi, che qui interpreta un cantante famoso che si è ritirato dalle scene e vive in un paese dell'Appennino tosco-emiliano. Morandi sarà ospite del festival insieme ai coprotagonisti del film, Valerio Mastandrea, Elio Germano e Valeria Bruni Tedeschi. Nella cittadina svizzera arriveranno per il festival molti altri celebri ospiti, fra cui Charlotte Rampling, Alain Delon, Ornella Muti, Benoît Jacquot, Leos Carax, Claire Denis, Harry Belafonte, Vincent Lindon, Eric Cantona e Krzysztof Zanussi. 19FILM INGARA Sono diciannove quest'anno i lungometraggi in gara per il Pardo d'oro, diciassette i film proiettati all'aperto per «Piazza Grande», fra cui Magic Mike di Soderbergh, e quindici quelli fuori concorso, che rappresentano una panoramica sul cinema contemporaneo. Per un totale di 289 opere (221 senza i cortometraggi) rispetto alle 254 dell'anno scorso (205). Fra queste una quarantina sono prime mondiali. Molte le sezioni collaterali, dal concorso «Cineasti del presente», dedicato alle opere prime e seconde, ai «Pardi di domani», concorso dedicato ai cortometraggi, a «Open doors», che offre una panoramica sul cinema dell'Africa francofona subsahariana. Nella nuova sezione «Histoire(s) de cinéma» verrà reso omaggio ad alcuni protagonisti della storia del cinema, tra cui Dino Risi, Ornella Muti e Renato Pozzetto. Questa sezione, spiega il direttore artistico Olivier Père «offrirà una selezione di documentari sul cinema, classici restaurati e una programmazione di film legata agli omaggi e agli invitati del Festival. Si tratta di una sezione creata per raccogliere vari omaggi e completare così la direzione intrapresa dal 2010 per rendere Locarno ancora maggiormente un Festival che, oltre a essere una vetrina per il cinema contemporaneo, è anche uno spazio per omaggiare le personalità che hanno fatto la storia del cinema». Infi ne la grande retrospettiva del Festival di questa edizione sarà dedicata al regista Otto Preminger. Cinefestival Un italiano aLocarno: Gabbriellini U: 20 venerdì 13 luglio 2012
TV 06.30 Tg 1. Informazione 06.45 Unomattina Estate. Attualita' 10.10 Unomattina Vitabella. Rubrica 11.00 Unomattina Storie Vere. Rubrica 12.00 E state con noi in TV. Show. 13.30 TG 1. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show. 15.15 2 papà, nemici amici. Film Commedia. (2009) Regia di Franziska Meyer Price. Con Fritz Wepper. 16.50 TG Parlamento. Informazione 16.51 Previsioni sulla viabilità. Informazione 17.00 Tg 1. Informazione 17.15 Heartland. Serie TV 18.00 Il Commissario Rex. Serie TV 18.50 Reazione a catena. Show. 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Techetechetè. Rubrica 21.10 Festival di Castrocaro Terme 2012. Evento 23.45 L'Appuntamento. Scrittori in TV. Rubrica 00.20 TG 1 - NOTTE. Informazione 00.55 Sottovoce. Talk Show. Conduce Gigi Marzullo. 01.25 Rai Educational In Italia Il risparmio. Educazione 02.00 Mille e una notte - Teatro. Rubrica 07.10 Vite sull'onda. Serie TV 07.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 10.15 La complicata vita di Christine. Serie TV 10.35 Tg2 Insieme Estate. Rubrica 11.25 Il nostro amico Charly. Serie TV 12.10 La nostra amica Robbie. Serie TV 13.00 Tg 2. Informazione 13.30 TG 2 E...state con costume. Rubrica 13.50 TG 2 Eat Parade. Rubrica 14.00 Senza Traccia. Serie TV 15.30 Guardia Costiera. Serie TV 16.15 The Good Wife. Serie TV 17.00 One Tree Hill. Serie TV 17.55 Rai TG Sport. Informazione 18.15 Tg 2. Informazione 18.45 Cold Case. Serie TV 19.35 Ghost Whisperer. Serie TV 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 21.05 N.C.I.S. Serie TV Con Mark Harmon, Micheal Weatherly, Pauley Perrette. 22.40 Brothers & Sisters. Serie TV 23.25 TG2. Informazione 23.40 Speciale L'ultima parola - L'autunno che verrà. Talk Show. Conduce Gianluigi Paragone. 01.15 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 01.25 Meteo 2. Informazione 07.00 TGR Buongiorno Italia. 07.30 TGR Buongiorno Regione. Informazione 08.00 Le signore. Film Commedia. (1960) Regia di Turi Vasile. Con Nadia Gray, Bice Valori. 09.40 La Storia siamo noi. Documentario 10.35 Cominciamo Bene. Rubrica 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.15 Cominciamo Bene. Rubrica 12.45 Sabrina vita da strega. Serie TV 13.10 La strada per la felicita'. Soap Opera 14.00 Tg Regione. / TG3. Informazione 14.55 Ciclismo: Tour de France. 18.00 Geo Magazine 2012. Documentario 19.00 TG3. / Tg Regione. Informazione 20.00 Blob. Rubrica 20.10 Cotti e mangiati. Sit Com 20.35 Un posto al sole. Serie TV 21.05 Gli Archivi della storia. Documentario 23.20 Tg Regione. Informazione 23.25 Tg3 Linea notte. Informazione 00.00 Lucarelliracconta. Informazione 00.55 Rai Educational Zettel - La filosofia del movimento: Vita. Documentario 01.05 Appuntamento al cinema. Rubrica 01.45 Fuori Orario. Cose (mai) viste. Rubrica 06.50 Magnum P.I. Serie TV 07.45 Più forte ragazzi. Serie TV 08.40 Sentinel. Serie TV 09.50 Monk. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Cuore contro cuore. Serie TV 12.55 Distretto di Polizia I. Serie TV 13.50 Forum. Rubrica 15.35 My Life - Segreti e passioni. Soap Opera 16.05 Gran Premio. Film Avventura. (1945) Regia di Clarence Brown. Con Mickey Rooney, Elizabeth Taylor. 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.10 Siska. Serie TV 21.10 Le indagini di Padre Castell. Serie TV Con Francis Fulton-Smith, Christine Döring, Hans Peter Hallwachs. 21.52 Le indagini di Padre Castell. Serie TV 23.00 Criminal intent. Serie TV 23.50 Cinema d'estate. Show. 23.52 I figli degli uomini. Film Drammatico. (2006) Regia di Alfonso Cuaron. Con Clive Owen. 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.35 Finalmente soli. Sitcom 09.05 Papà ha perso l'aereo. Film Commedia. (2004) Regia di Kasper Barfoed. Con Lotte Andersen, Wencke Barfoed, Niels Olsen. 11.00 Forum. Rubrica 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.11 Fotografie. Film Sentimentale. (2005) Regia di Olaf Kreinsen. Con Heiner Lauterbach. 16.11 Callas e Onassis. Film Tv Biografia. (2005) Regia di Giorgio Capitani. Con Luisa Ranieri, Gerard Darmon, Serena Autieri. 18.45 Il Braccio e la Mente. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.31 Veline. Show. Conduce Ezio Greggio. 21.20 Enrico Brignano - Un personaggio in cerca d'attore. Show. Conduce Enrico Brignano. 23.40 Supercinema. Rubrica 00.05 Tg5 - Notte. Informazione 00.34 Meteo 5. Informazione 00.35 Veline. Show. Conduce Ezio Greggio. 01.06 Media Shopping. Shopping Tv 01.20 Big Shots. Serie TV 06.30 Il mondo di Patty. Serie TV 07.20 Hannah Montana. Serie TV 08.10 Cartoni animati 10.30 Dawson's Creek. Serie TV 12.25 Studio aperto. Informazione 12.58 Meteo. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 Futurama. Cartoni Animati 14.10 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon Ball. Cartoni Animati 15.00 Gossip girl. Serie TV 15.55 Le cose che amo di te. Serie TV 16.45 Friends. Serie TV 17.35 Mercante in fiera. Gioco a quiz 18.30 Studio aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. New York. Serie TV 21.10 In the Name of the King. Film Fantasia. (2007) Regia di Uwe Boll. Con Jason Statham, Leelee Sobieski, Ray Liotta. 23.45 Conan il distruttore. Film Avventura. (1984) Regia di Richard Fleischer. Con Arnold Schwarzenegger, Grace Jones, Wilt Chamberlain. 00.42 Tgcom. Informazione 00.45 Navigare informati. Informazione 07.00 Omnibus Estate 2012. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. 11.10 Ti ci porto io (R). Rubrica 12.30 I menù di Benedetta (R). Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Movie Flash. Rubrica 14.10 Lo sbarco di Anzio. Film Guerra. (1968) Regia di Duilio Coletti, Edward Dmytryk. Con Robert Mitchum, Peter Falk, Robert Ryan. 16.10 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 18.00 I menù di Benedetta (R). Rubrica 18.55 Cuochi e fiamme. Show. 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 In Onda. Talk Show. 21.10 Testimone d'accusa. Film Thriller. (1957) Regia di Billy Wilder. Con Tyrone Power, Charles Laughton, Marlene Dietrich. 23.30 Tg La7. Informazione 23.35 Tg La7 Sport. Informazione 23.40 Verdetto finale. Film Azione. (1991) Regia di Russell Mulcahy. Con Denzel Washington, John Lithgow. 01.30 Movie Flash. Rubrica 21.00 Sky Cine News. Rubrica 21.10 Cose dell'altro mondo. Film Commedia. (2011) Regia di F. Patierno. Con V. Mastandrea D. Abatantuono. 22.45 Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare. Film Avventura. (2011) Regia di R. Marshall. Con J. Depp P. Cruz. 00.55 Rio. Rubrica SKY CINEMA 1HD 21.00 Rango. Film Animazione. (2011) Regia di G. Verbinski. 22.50 La tenera canaglia. Film Commedia. (1991) Regia di J. Hughes. Con J. Belushi A. Porter. 00.35 L'isola del tesoro. Film. (2011) Regia di S. Barron. Con E. Wood E. Izzard. 03.40 Rio. Rubrica 21.00 Lezioni di felicità. Film Commedia. (2006) Regia di E.E. Schmitt. Con C. Frot A. Dupontel. 22.50 Un marito di troppo. Film Commedia. (2008) Regia di G. Dunne. Con U. Thurman C. Firth. 00.25 Il ventaglio segreto. Film Drammatico. (2011) Regia di W. Wang. Con L. Bingbing J. Ji-Hun. 02.10 Belli d'estate. Rubrica 18.40 Leone il cane fifone. Cartoni Animati 19.40 Thundercats. Cartoni Animati 20.05 Level Up. Serie TV 20.55 Adventure Time. Cartoni Animati 21.20 Brutti e cattivi. Cartoni Animati 21.45 The Regular Show. Cartoni Animati 22.10 Young Justice. Serie TV 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Marchio di fabbrica. Documentario 19.30 Marchio di fabbrica. Documentario 20.00 Top Gear USA. Documentario 21.00 Miti da sfatare. Documentario 22.00 Fuori tutto!. Documentario 22.30 Fuori tutto!. Documentario 19.00 Una splendida annata. Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Una splendida annata. Show. 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 Fino alla fine del mondo. Reportage 23.30 Jack Osbourne No Limits. Reportage DEEJAY TV 18.30 Ginnaste: Vite parallele. Docu Reality 19.20 La vita segreta di una Teenager Americana. Serie TV 21.10 Ginnaste: Vite parallele. Docu Reality 22.00 Ragazzi in gabbia. Docu Reality 22.50 Ridiculousness: Veri American Idiots. Show. Conduce Rob Dyrdek. MTV RAI 1 21.10: Festival di Castrocaro Terme 2012 Evento con A. Greco. Il concorso dedicato alle giovani stelle della musica italiana. 21. 05: N.C.I.S. Serie Tv con M. Harmon. La squadra investigativa è chiamata a scoprire la verità in merito a gravi reati. 21.05: Gli Archivi della storia Documentario. Ogni documentario è corredato da una breve presentazione. 21.10: Le indagini di Padre Castell. Serie Tv con F. Fulton-Smith. Il monsignore è alle prese con i misteri che circondano la reliqua del Titulus Crucis. 21.20: Enrico Brignano - Un personaggio in cerca d'attore Show con E. Brignano. Serata all'insegna del buon umore. 21.10: In the Name of the King Film con J. Statham. Farmer è un contadino che conduce la vita appartata con la moglie e il figlio. 21.10: Testimone d'accusa Film con T. Power. Leonard è accusato di aver assassinato una ricca vedova. RAI 2 RAI 3 RETE 4 CANALE 5 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY BUONE VACANZE ANCHE A BRUNOVESPA, che ha condotto l'ultima (purtroppo non ultima) delle sue prime serate, col vento in poppa dell'annunciato ritorno di Berlusconi e probabilmente la speranza di un nuovo contratto-truffa da stipulare contro gli italiani. Era troppo allegro il conduttor dei conduttori, che, intanto, in attesa del boss dei boss, si è accontentato di costituirsi in comitato elettorale pro Formigoni. Al presidente della Lombardia è stato dato infatti tutto lo spazio per sostenere che la sua Regione è il migliore dei mondi possibili. Altro che inchieste giudiziarie e vistose coincidenze tra politica e affari, tra imprese ospedaliere e vacanze miliardarie. Formigoni ha avuto modo di accusare della sua cattiva fama la banda criminale dei giornalisti, senza che Vespa facesse una piega in difesa della categoria alla quale evidentemente non sente di appartenere (e come dargli torto?). Ma la puntata non si è certo limitata a razzolare dentro il cortile di casa di Formigoni, potendo spaziare su tutti i campi dello scibile politico con la stessa galoppante superficialità. Regolando anche i conti con i sindacati, considerati da Vespa responsabili dell'attuale disastro delle finanze pubbliche, mentre è chiaro che gli ex governi Berlusconi non hanno potuto fare niente per arginare le pretese hobbistiche di lavoratori dipendenti, statali e pensionati, vere cricche scialacquatrici di soldi pubblici. Anche se poi qualcuno ha ricordato che sono gli unici a pagare integralmente le tasse, sostenendo l'85 % del carico fiscale. E tra l'altro si è scoperto addirittura che l'Italia ha meno dipendenti pubblici dei più sviluppati tra i Paesi sviluppati. Mentre il vero unicum nostrano è il caso di un editore che possiede metà del sistema televisivo e fa il bello e il cattivo tempo nell'altra metà, incarnata da Bruno Vespa come un'unghia. Il povero Formigoni attaccato dallabanda deigiornalisti FRONTEDELVIDEO MARIANOVELLAOPPO U: venerdì 13 luglio 2012 25
L'affare si complica. Perché adesso potrebbe venire a mancare uno dei due pilastri su cui poggia il progetto della Tav Torino-Lione, il pilastro francese. Tra notizie, smentite, mezze ammissioni e nuove retromarce, l'impressione è che Oltralpe, conti alla mano, inizino seriamente a pensare che l'alta velocità su quella tratta si possa trasformare in un bagno di sangue dal punto di vista economico. E là dove non sono arrivati gli ideali e le proteste, potrebbe arrivare il vil denaro: bloccare l'opera. A dare notizia dei ripensamenti francesi è stato il quotidiano Le Figaro, secondo le cui fonti la crisi costringerà Parigi alla riduzione dei costi di tutte le opere infrastrutturali nel paese. In modo particolare un taglio netto potrà essere varato verso alcuni progetti dell'Alta velocità, come la tratta Torino-Lione dal «valore esoso» di circa 12 miliardi di euro. Per Le Figaro tra breve l'Eliseo nominerà una missione composta da parlamentari ed esperti per classificare i programmi da avviare con priorità e quelli ai quali rinunciare. Le sole certezze al momento sarebbero rappresentate dalle due linee ferroviarie in costruzione Tours-Bordeaux e Metz-Nancy. Quasi sicuramente verranno confermati anche i due progetti, ormai sul punto di partire, Le Mans-Rennes e Nimes-Montpellier. COSTIE TRAFFICO Il ministro del bilancio Jerome Cahuzac ha dichiarato che «lo Stato ha fornito una moltitudine di piani senza avere la minima idea dell'entità di finanziamento, pertanto il governo non ha altra scelta che abbandonare alcune opere». La Tav Torino-Lione sarebbe a rischio, sempre secondo le indiscrezioni raccolte da Le Figaro, a causa del costo elevato (12 miliardi di euro ndr) e del calo del traffico merci. Il rischio concreto è che la tratta ferroviaria, una volta ultimata, continui a creare buchi di bilancio, in quanto non autosufficiente dal punto di vista economico, ma anzi bisognosa di continue iniezioni di denaro per poter rimanere attiva. AUDIT I dubbi dei francesi riguardo alla Torino-Lione non sono certo una novità, nonostante in Italia si sia sostenuto sempre il contrario puntando il dito contro le “lentezze” nostrane rispetto al pragmatismo transalpino. In un'audit per il parlamento francese del 2003 erano già stati messi in luce i problemi economici relativi allo scarso ritorno che la tratta avrebbe potuto avere. Dopo l'articolo de Le Figaro dalla Francia sono arrivate le smentite, anche se non troppo convincenti. Secondo il responsabile ai Trasporti dei socialisti francesi, Bernard Soulage, la tratta ad alta velocità con l'Italia «non sarà rimessa in questione per via degli accordi presi a livello internazionale e degli impegni del presidente Francois Hollande». Soulage ha però ammesso che molti altre tratte dell'Alta velocità francese potrebbero essere falcidiate dalla crisi e dalle richieste della Corte dei Conti, ma tra questi non dovrebbe esserci «il progetto con gli italiani». La Torino-Lione infatti è ripartito sul piano finanziario e fa parte «non solo di un impegno della Francia con l'Italia ma anche con l'Europa». ILGOVERNOITALIANO Sul fronte italiano il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, è stato l'unico membro dell'esecutivo a parlare della questione. Clini ha detto che il governo italiano «non ha assolutamente nessuna comunicazione riguardo ad un disimpegno francese e non ci risulta nemmeno a livello informale un ripensamento sulla Tav Torino-Lione, come riportato dal quotidiano transalpino Le Figaro. Nel caso in cui ci fossero novità, lo sapremo perché abbiamo il comitato misto italo-francese che si occupa di questo. Se venisse posto il problema, ne parleremmo». Nonostante quanto raccontato da molti organi di informazione italiani, i lavori in territorio francese al momento non sono poi così avanti rispetto a quanto fatto nel nostro paese. I cugini d'Oltralpe al momento hanno completato tre cunicoli esplorativi, a Modane, per vedere com'è la roccia. Ma la momento non ci sono tunnel nemmeno in Francia. In Italia invece i lavori per i cunicoli esplorativi sono partiti più tardi nel cantiere della Maddalena, ma la differenza è tutta qua. I dubbi di Parigi mettono a rischio la Tav GI.CA. MILANO Una delle manifestazioni contro la Tav in val di Susa. FOTO DI ANTONINO DI MARCO/ANSA GIUSEPPECARUSO gcaruso@unita.it «La Tav si farà». Ne è convinto il commissario straordinario per l'Alta velocità sulla Torino-Lione, Mario Virano, chiamato a commentare le voci provenienti dalla Francia su un disimpegno dei cugini d'Oltralpe. «È una tempesta in un bicchier d'acqua - ha detto Virano tanto che perfino l'ambasciatore francese Alain Le Roy mi ha confermato che la tratta internazionale è fuori discussione. Quella di cui hanno scritto i media d'Oltralpe è una normale ricognizione dei capitoli di spesa, ma gli impegni sulla Torino-Lione sono stati da tutti confermati con le comunità locali, con l'Italia e soprattutto l'Europa». Virano ha risposto alle domande dei cronisti al suo arrivo a Palazzo Farnese a Roma, dove ieri sera si festeggiava con anticipo la festa più cara ai francesi, quella del 14 luglio, il giorno della presa della Bastiglia. Salutando il padrone di casa, l'ambasciatore Alain Le Roy, Virano ha raccontato di avere avuto un breve scambio di battute con il rappresentante francese rispetto alle indiscrezioni riportate ieri dal quotidiano LeFigaro. Il diplomatico francese, ha spiegato il commissario, lo ha rassicurato che quanto sta facendo Parigi al momento è «una normale ricognizione dei capitoli di spesa». Virano ha poi spiegato che «la Francia sta solo studiando il “fasaggio” degli interventi sulla propria tratta nazionale della Tav Torino-Lione per selezionare gli interventi indispensabili da quelli differibili nel tempo, come ha già fatto l'Italia. Il progetto si compone di una tratta internazionale, che è la sezione transfrontaliera, e due parti nazionali, una in Italia e una in Francia. Sulla sezione transfrontaliera sono stati fatti tutti gli affinamenti e sono stati presi tutti gli accordi fra Italia e Francia, recepiti nel trattato firmato il 30 gennaio fra i due ministri». «Il nostro paese» ha continuato Virano «ha già fatto questo tipo di operazione per selezionare, sulla parte nazionale, gli interventi indispensabili, distinti da quelli che sono invece differibili anche nel lungo periodo. La Francia invece ha avviato adesso la stessa operazione sulla loro tratta nazionale per contenere il più possibile gli impegni finanziari in un periodo di grande crisi, che comporta una grande attenzione per qualsiasi tipo di spesa pubblica». Virano: «È una voce infondata, l'Alta velocità verrà fatta» GIALLO FRANCESE Le Figaro: governo pronto al taglio, costi eccessivi. Nessuna smentita dall'Eliseo Il ministro Cahuzac «Impegni presi senza copertura economica» Cautela dall'Italia Clini: «Non ci risulta un disimpegno francese» . . . Soulage, responsabile per i trasporti dei socialisti: «Tagli, ma la Torino-Lione non è in pericolo» venerdì 13 luglio 2012 11
Probabile che le ultime indicazioni del Fondo monetario siano servite solo ad aumentare la rabbia. Dice infatti il portavoce del Fmi, Gerry Rice, che «la Spagna ha adottato passi difficili ma riteniamo che vadano nella giusta direzione». Loro, i sindacati spagnoli, non la pensano così: e infatti, nel day after del super-pacchetto d'austerità annunciato ieri l'altro dal premier conservatore Mariano Rajoy, hanno annunciato una giornata di sciopero generale per il 19 luglio. Il colpo d'ascia da 65 miliardi di euro che si abbatterà sui lavoratori iberici loro non intendono accetterlo. Ugt e Ccoo, i principali cartelli nazionali dei lavoratori, hanno immediatamente reagito alle nuove misure. «Nessuna di queste - si legge in una nota - coinvolge il business oppure i redditi più alti». Non c'è un buon clima in Spagna. Mercoledì, mentre Rajoy presentava le sue contestate misure in Parlamento, le strade di Madrid si sono infuocate nella protesta: alla fine il bilancio è stato di 82 feriti e di nove persone arrestate. In serata una terza marchanegradei minatori spagnoli si era concentrata nella Puerta del Sol con nuovi scontri tra i manifestanti e la polizia. Altre sei persone sono rimaste ferite oltre ai 76 della mattina. In un comunicato i sindacati hanno senza mezzi termini definito la reazione delle forze dell'ordine «sproporzionata» e «brutale». Ma sono le misure annunciate a fare male, soprattutto, a cominciare dal taglio delle tredicesime per gli statali, l'aumento dell'Iva per i beni «generici» dal 18 al 20%, la soppressione delle deducizoni slla casa, la soppressione dei bonsu e delle ferie extra per i funzionari pubblici. «Lacrime e sangue», aveva promesso Rajoy, e lacrime e sangue, se non ci sarà qualche miracolo, saranno. «La crisi è una benedizione». Chissà quanti sono quelli che, nella Spagna di questa estate 2012, la pensano come Pau Castellsagué. Di chi stiamo parlando? Dell'organizzatore dell' incontro mondiale di yoga che si svolge questo fine settimana a Barcellona. Per lui, la crisi che sta sconquassando il Paese è «una benedizione» perché avvicina le persone alla pratica orientale. Per altri, un po' meno. L'economia spagnola rimane impantanata nella crisi immobiliare. Lo stesso settore che aveva decretato, negli anni Zero, il successo di una Spagna che ha attirato cervelli e migranti da ogni dove. Adesso, gli aeroporti sono pieni di architetti e badanti che tornano nei loro Paesi. Mentre il mattone continua ad essere criticato ma, allo stesso tempo, continua ad esser visto come l'unica ancora di salvezza. Almeno: questa è l'idea degli istituti di credito iberici, con in cassa tonnellata di debiti di costruttori. Non è un caso che il riscatto europeo passi dalle banche e che, anche in Spagna, questa operazione venga vista come l'ennesima beffa per i risparmiatori e i piccoli investitori. COMEINARGENTINA Bastano due notizie. La prima: le dimissioni del cda di Bankia, la banca che ha generato parte dell'ultima crisi creditizia. Un cda che se ne va perché onsiderato impotente e incompetente. Un cda formato da molti politici del Partito popolare, proprio quello al governo e chiamato a rimettere in ordine con la mano destra quel che ha combinato con la sinistra. La seconda notizia arriva da Moaña, una cittadina galiziana: qui i 19mila abitanti hanno perso almeno la metà dei propri risparmi, evaporati in una crisi bancaria che assomiglia sempre di più a quanto successo in Argentina dieci anni fa. Dalla sera alla mattina, i tuoi conti correnti perdono uno zero come niente fosse.... E ora anche Rajoy si è messo in testa di tagliare. Iniziando dai faraonici bilanci delle autonomie locali, le casseforti che, in questi ultimi venti anni, hanno costruito i localismi di Catalogna, Valencia, Madrid, Siviglia e via ancora. Tv in cui si parlasse solo la lingua locale; università provinciali; aeroporti come se piovesse e magari mai inaugurati come nel caso di quello di Castellòn. «Prima tagli lui», è la voce dei presidenti regionali, di destra o di sinistra che siano. Insomma, la sbornia calcistica è già finita. La frenesia per la vittoria elettorale dei Popolari di Rajoy sui socialisti guidati da Alfredo Pérez Rubalcaba idem: una notte e via. ILCASO più recenti prefigurano ulteriori cali dell'occupazione nel secondo trimestre dell'anno». Questo lo scenario, tanto preoccupante da pesare anche sui listini di Borsa, che hanno segnato pesanti ribassi (Milano chiude a -2%) e nuove tensioni sui differenziali. LARICETTADELLA FLESSIBILITÀ Di fronte a una diagnosi tanto preoccupante, la Banca centrale indica sostanzialmente sempre la stessa ricetta: riforme del lavoro con più flessibilità e contenimento dei salari, «in modo da agevolare la riallocazione settoriale dei lavoratori in esubero, favorire la creazione di posti di lavoro e ridurre così la disoccupazione», scrivono gli economisti. A dire la verità, non sembra una cura molto adatta a far ripartire la domanda interna e la ripresa. Per quanto riguarda l'Italia, gli economisti di Francoforte rilevano che sull'attività del settore delle costruzioni potrebbero pesare anche i provvedimenti tesi al risanamento dei conti pubblici, come l'aumento delle imposte sugli immobili. «In Italia e Francia - si legge nel bollettino - le misure di consolidamento fiscale, come l'aumento della tassa sulla proprietà delle case e la fine di misure per favorire gli investimenti dell'edilizia residenziale, potrebbero pesare sul settore delle costruzioni. Inoltre in quei Paesi colpiti dalla crisi del debito sovrano l'attività potrebbe essere frenata anche dal maggiore costo dei finanziamenti (cioè maggiori tassi di interesse), mentre in Germania l'attività del settore delle costruzioni sarà favorita dai più bassi costi dei finanziamenti». Anche in questo caso è lo spread a dare una spinta alla Germania, che riesce a raccogliere denaro con tassi negativi. Importante il capitolo sulle banche europee, di cui la Bce potrebbe diventare l'autorità vigilante. La Banca «valuta positivamente l'iniziativa del vertice dell'area dell'euro per un meccanismo di vigilanza unico - si legge nel documento - nonché la possibilità, nel rispetto delle condizioni appropriate, di ricapitalizzare direttamente le banche, come pure il ricorso agli strumenti esistenti dell'Efsf/Esm (i fondi salva-Stati) in maniera flessibile ed efficiente al fine di stabilizzare i mercati». I sindacati spagnoli: «Sciopero generale contro la mazzata» aver subito nel dopoguerra questa sorte: la Renault di Billancourt. Quando Sartre pronunciò la famosa sentenza: «Non bisogna far mancare la speranza agli operai di Billancourt». Anche mentendo, sottintendeva il filosofo francese. Gli operai di oggi non s'illudono. S'erano illusi sino a ieri quando anche i loro sindacati brindavano al successo dell'incontro promosso dal governo francese, tre giorni di appassionato dibattito, presenti le stesse organizzazioni imprenditoriali, sul «valore della concertazione». In un colpo Philip Varin, capo del gruppo automobilistico, ha spazzato via tanti buoni propositi. Per questo, Montebourg ha richiamato con vigore quel patto. Varin ha semplicemente risposto che il taglio sarà solo di 6500 posti, gli altri lavoratori verranno ricollocati, che la crisi è pesante, non si mostra di certo passeggera e marca soprattutto il mercato continentale con un calo progressivo e continuo, con perdite che, secondo Varin, si annunciano per Psa tra l'8 e il 10% anche nel 2013 e sono già di quasi un miliardo in questi primi sei mesi del 2012. Quanto possa la «concertazione» di Hollande-Montebourg è difficile prevedere in una situazione di conti pubblici sicuramente meno grave di quella che vive l'Italia, ma di fronte a una teoria imponente ormai di annunci dello stesso tono: al di là delle disponibilità del bilancio pubblico, è il lavoro sotto attacco anche in Francia. L'orizzonte si è improvvisamente annerito. L'accusa, da sinistra e dai sindacati, agli industriali e alle loro organizzazioni è di aver occultato le loro reali difficoltà e i loro propositi per compiacere Sarkozy, per potersi presentare al confronto elettorale come il capo di una repubblica in piena salute. Si dimostra che così non proprio non era, malgrado la presenza sorridente e ottimista di Sarkò al fianco della Merkel. Il Pil non precipita sotto zero come in Italia, ma la politica un po' keynesiana dei grandi investimenti strutturali non parte, perché mancano i soldi, e l'industria va al rallentatore anche in Francia. L'industria automobilista è in prima fila a pagare il crollo dei consumi, come ci insegna Marchionne e come purtroppo confermano i numeri, solo che a Parigi c'è qualcuno che cerca di contrastare la tendenza, mentre in Italia si lascia fare e, come il ministro Fornero, si commenta che non sarà un governo a trattenere la Fiat, ma sarà il rinnovato stato del Paese a convincerla. Una considerazione orgogliosa, forse presuntuosa, certo molto educata. Le storie di Peugeot Citroen e Fiat possono solo dimostrare quanto i piani anticrisi europei siano fragili, quanto i modelli economici adottati siano impotenti. Senza lavoro non si va avanti e il lavoro in Europa è una nave tra gli scogli. Intanto i titoli del gruppo francese hanno perso in Borsa il 2,74%, a 6,94 euro, raggiungendo così il più basso livello storico. La protesta dei minatori spagnoli a Madrid FOTO DI VICTOR LERENA/ANSA-EPA Ue,basta fondiper laSicilia: troppeirregolarità L'Uehadecisodi chiudere finoanuovo ordine i rubinetti dei finanziamentialla Sicilia: troppe irregolarità ecarenze nel sistemadi gestioneecontrollo. La doccia freddaper ilgovernodella Regione- ingioco ci sarebbero circa 600milionidi euro-è arrivatada Bruxellescon una lettera inviatadal direttoregenerale dellaCommissione europeapergli affari regionali, Walter Deffaa,bracciooperativo del commissariocompetente, l'austriaco JohannesHahn. «LaCommissione -ha dettoun portavocedell'esecutivo comunitario- ha riscontrato l'esistenza digravi carenze nellagestionee nel sistemadi controllodeiprogrammi operativi»sottoosservazione. Una situazione,haaggiunto, che«colpisce l'affidabilitàdelle procedure di certificazionedeipagamenti» erispetto allaquale «non sonostate prese misure correttive.Fino aquandoqueste gravi carenzenon saranno state risolte, i pagamentinon riprenderanno». Nel mirinodella Commissionevi sarebbero gli investimentieffettuatidagli assessoratialle infrastrutture, all'economia,alla salutee per la protezionecivile.Bruxelles segnala che, nell'ambitodelle procedure per l'assegnazionedegli appalti, inun caso erasfuggito aicontrolli della regione il fatto il vincitoredellagara avesse procedimentigiudiziari acarico. In molti altri casi, secondo i rilievi dellaUe, le verifichesonostate parzialio inadeguate.Lo stop diBruxelles riguarda il rimborso, attraverso i fondi strutturalimessiadisposizione dall'Ue, di spese per600milioni dieurogià effettuatedalla Regionetra la fine del 2011e ilmesescorso. Inparticolare 200 milioni sarebbero stati spesi traottobre edicembre2011e altri 400dagennaio agiugnoscorso. È il «day after» del piano di austerity annunciato da Rajoy Ma l'Fmi dice: «È la giusta direzione» LEONARDOSACCHETTI leonardo.sacchetti@inwind.it . . . Hollande è «preoccupato» e chiede all'esecutivo di fare tutto per «limitare i danni sociali» Il presidente della Bce Mario Draghi FOTO DI FREDRIK VON ERICHSEN/ANSA-EPA Il governo: inaccettabile venerdì 13 luglio 2012 7
«Sembrerà strano ma sono per un bipolarismo puro. Penso a un'alleanza tra l'attuale centrosinistra più l'Udc». Conquale leggeelettorale? «Qualsiasi legge ha pregi e difetti. Bisogna saperle interpretare. Le leggi possono essere tutte buone o tutte negative. Per noi non è questo il punto. Ci possono essere le preferenze, i collegi, o il porcellum, ma ripeto l'importante è come vengano interpretate». El'ipotesidiunMontibiscomelagiudica? «Da parte mia preferirei un politico che abbia nel proprio Dna rigore, autorevolezza e coerenza». Delusodalgoverno? «Non deluso, ma nemmeno affascinato. Del resto come pretendere che i tecnici riescano ad appassionare i cittadini, con i tagli? Detto questo penso che non abbiano potuto e non possono fare altro, considerato il lascito precedente. Perciò per l'Italia auspico che ci sia la politica a governare». Può essere più difficile vincere contro Berlusconiopiù semplice? «Vincere non è mai facile, non bisogna dare nulla per scontato. Ma penso che il centrosinistra abbia le carte in regola per governare il Paese». «Come abbiamo sperimentato in questi anni, ritenere irreversibili gli annunci di Berlusconi è un azzardo». Però ci sta che si candidi a premier, noncrede onorevole Franceschini? «Dal suo punto di vista certamente, ha ancora molti interessi in campo e pur sapendo che non ha alcuna possibilità di vincere le elezioni sa anche che perderle al meglio, con liste decise da lui, è preferibile all'ipotesi di passare il testimone e scomparire». La candidatura di Berlusconi implica unconfrontodestra-sinistraecancella l'ipotesi di un Monti-bis sostenuto daPd,Pdl e Terzopolo? «L'ipotesi non c'è, comunque. Non può esserci un nuovo governo sostenuto da avversari. L'esecutivo Monti ha una missione straordinaria, dovuta alla situazione d'emergenza e alla necessità di salvare il Paese dopo il disastro provocato da Berlusconi. Alla scadenza naturale della legislatura, si torna al fisiologico confronto: progressisti contro conservatori». E ilcentro? «Da due anni diciamo che per avere la certezza di vincere, per ragioni di stabilità in entrambe le Camere e soprattutto per riuscire a governare il Paese nel corso di una legislatura che sarà molto difficile, serve uno schieramento più ampio possibile, che parli a laici e cattolici, operai e imprenditori». Non è però un rischio l'apertura all'Udc, se fa perdere pezzi del tradizionalecentrosinistra? «Noi parliamo di un allargamento del nostro campo, che da solo non è sufficiente alla di ricostruzione necessaria, non di sostituire l'Udc con Vendola». DiPietroperòviene escluso. «A parte che in uno schema che prevede un'alleanza tra progressisti e moderati possono starci Pd, Sel e Udc, mentre sarebbe difficile collocare Di Pietro. Dopodiché io non escludo nessuno a priori, è lui che deve decidere se seguire Grillo sulla strada dell'antipolitica o se è disposto a stare in una coalizione di governo, con regole precise. Purtroppo, tutti i comportamenti di Di Pietro, da quando è nato il governo Monti, segnano una deriva verso Grillo e non hanno traccia di cultura riformista. Speriamo si ravveda». Nel Pd c'è chi sostiene che l'agenda del prossimo governo debba essere in continuità con quella dell'attuale esecutivo:secondo lei? «Io toglierei dal dibattito il tema della continuità. Monti sta affrontando con strumenti di emergenza una situazione di emergenza. Ed è questo il motivo per cui lo sosteniamo anche se le scelte di questo governo non ci piacciono al cento per cento. Sapevamo che non essendo cambiata la maggioranza in Parlamento, ogni scelta sarebbe scaturita da una mediazione, e il nostro compito è apportare miglioramenti. Lo abbiamo fatto sulle pensioni, sull'articolo 18. E lo faremo sulla spending review. Tagliare la spesa pubblica va bene, ma se i tagli fanno diminuire i servizi e si colpiscono sempre gli stessi, perché qualcuno può permettersi di rivolgersi al di fuori della sanità pubblica e molti invece pagano sulla propria pelle le conseguenze dei tagli, allora delle correzioni vanno fatte». Allora ammette che pagano sempre gli stessi, anche conMonti premier. «L'emergenza costringe il governo a fare cassa il più rapidamente possibile, anche se con Monti è stata avviata una lotta meritoria contro l'evasione fiscale. Però è chiaro che siamo ancora dentro uno schema per cui i costi della crisi li pagano i lavoratori, i dipendenti, i pensionati, gli enti locali. Il prossimo governo dovrà affrontare il problema della redistribuzione, delle garanzie sociali, delle tutele a chi oggi non ne ha. Battaglie su cui progressisti e moderati possono trovare un terreno comune». CasinidicecheunoschieramentodelgenerepuòessereguidatosiadaMontiche daBersani: lei chedice? «In ogni Paese si segue il principio per cui è il leader del partito più grande a guidare un governo di coalizione. Sia che l'alleanza sia limitata al nostro campo sia che ci si allei con alcune forze moderate, non c'è ragione perché non sia premier il segretario del partito che da solo fa più dei due terzi della coalizione». Bersanihaperò annunciato leprimarie. «Intanto vediamo con quale legge elettorale si andrà a votare, e poi con quale coalizione. Dopodiché vedremo come scegliere il candidato premier. Se fosse necessario fare le primarie, sarebbero da intendere come lo strumento rafforzativo della leadership del Pd». Sembra scontato che a correre nel Pd nonsarà solo il segretario,però... «Può anche essere che si candidino altri iscritti al Pd, ma logica, buon senso e statuto del partito dicono che non sono sullo stesso piano del segretario, che resta il candidato del Pd». Dice che prima di tutto bisogna vedere conquale leggeelettoralesiandràavotare: il Pdl proponele preferenze. «Per restituire agli elettori il diritto di scegliersi i propri eletti servono collegi uninominali, e mi chiedo se siamo un Paese senza memoria. Le preferenze fanno aumentare a dismisura i costi delle campagne elettorali e i rischi di corruzione. Nel ‘92, hanno originato la gran parte dei processi di tangentopoli. E ci sarà una ragione se in nessun grande Paese europeo ci sono le preferenze». La concertazione genera mali, come diceMonti? «Se concertazione vuol dire che non si può far nulla se non c'è il sì di tutti, non va bene. Ma se vuol dire che prima di approvare una riforma si cerca il massimo consenso con le parti sociali, è diverso. Soprattutto in una fase in cui c'è rischio di forti tensioni sociali non si può governare col pugno di ferro. Si deve cercare il massimo consenso e poi, senza accettare veti da parte di nessuno, si decide». Un'altra fumata nera sulla leggeelettorale. Nonostante i ripetutiappelli del Quirinale, i principali partiti non trovano un'intesa su come cambiare il famigerato Porcellum. Ieri in Senato la riunione degli otto esperti di tutte le forze politiche (Zanda per il Pd, Quagliariello per il Pdl, e rispunta Calderoli per la Lega, più i due relatori Enzo Bianco e Lucio Malan). Solo un primo giro di tavolo, posizioni assai distanti, tutto rinviato a martedì 17. Una scelta che fa capire come l'obiettivo di arrivare a un'intesa «entro dieci giorni» sia praticamente impossibile (si parla già di un rinvio a dopo la pausa estiva). Anche perché proprio il 17 luglio il Senato voterà la proposta Pdl sul presidenzialismo, su cui i berluscones hanno già in tasca l'intesa con la Lega. E questo ennesimo strappo produrrà un ulteriore irrigidimento delle posizioni. Ieri il leader democratico Bersani è stato ricevuto al Quirinale dal presidente Napolitano e al centro dell'incontro c'è stata soprattutto la legge elettorale. Bersani ha ribadito la disponibilità del Pd al confronto, ma anche ricordato i paletti democratici, soprattutto l'idea checome nei principali paesi europei - si sappia chi ha vinto «la sera stessa del voto». No dunque alle tante ipotesi di proporzionale senza premio di coalizione, che lascerebbero poi al confronto parlamentare la formazione della maggioranza. No quindi anche all'idea di un premio al primo partito, che - visti i numeri dei sondaggi - renderebbe assai difficile l'individuazione di una chiara maggioranza per il vincitore. C'è un altro tema che agita i democratici: il ritorno delle preferenze. Le vogliono l'Udc, ma anche il Pdl e la Lega ci stanno pensando seriamente. Nel Pd ci si prepara a fare muro. A farsi paladino di questa battaglia è Walter Veltroni, che ieri ha spiegato che «c'è una sola cosa peggiore del “porcellum”, ovvero il “porcellum” con le preferenze». «Queste possono essere il colpo finale al sistema politico italiano già così fragile. Sarebbe inevitabile un vertiginoso aumento dei costi delle campagne elettorali e il rischio che la politica sia condizionata da soggetti e poteri estranei». Non tutti però sono così irremovibili: nel Pd c'è chi comincia a ragionare sulle preferenze come “ultima spiaggia” per restituire ai cittadini la scelta dei parlamentari. Per ora il Pd insiste sui collegi uninominali, sempre apprezzati dagli elettori. E sulla proposta di doppio turno presentata oltre un anno fa, «l'unico testo di riforma presentato ufficialmente da un partito fino a questo momento», come fanno notare gli uomini di Bersani. Il leader Pd è chiaro: «Noi andiamo in Parlamento con la nostra proposta, poi si vedrà». I democratici sarebbero disponili anche a un sistema ispano tedesco con premio di coalizione, ma ora attendono le mosse del Cavaliere. Nel Pdl infatti la confusione regna sovrana (come conferma anche il leghista Dozzo), tanto che Cicchitto presenta un ventaglio di ipotesi, dalla Spagna alla Francia alle preferenze. Con un unico obiettivo, identico a quello del 2005 (quando nacque il Porcellum): impedire al Pd di avere una maggioranza netta nella prossima legislatura. L'INTERVISTA Il nuovo presidente della Rai Anna Maria Tarantola in una immagine di repertorio FOTO DI ALESSANDRO DI MEO/ANSA «Impossibileunesecutivo sostenutodaavversari anchenellaprossima legislatura,si torneràalla fisiologiadellapolitica: destracontrosinistra» Legge elettorale, il Pd tiene duro sui collegi SIMONECOLLINI ROMA . . . «Primarie? Il candidato premier è in ogni Paese il leader del primo partito della coalizione» DarioFranceschini Il segretarioalColle ribadisce:dalleurneesca unamaggioranzachiara.Al via il comitatodegli sherpa inSenato: fumatanera.Si rischia il rinvioall'autunno ANDREACARUGATI ROMA «Dopo Monti, equità e coesione Prepariamo il governo Bersani» ILRETROSCENA venerdì 13 luglio 2012 9
IL MONDO DELLA MUSICA PER L'EMILIA, ATTO SECONDO.DOPOILCONCERTONEDIPOCHESETTIMANEFAA BOLOGNA,ECCOUNALTROEVENTOPROTERREMOTATI, ITALIA LOVES EMILIA. L'appuntamento è per dopo l'estate, il 22 settembre, al Campovolo di Reggio Emilia. Il cast è di quelli importanti, in rappresentanza di una bella fetta di pop italiano. Quattordici big: Biagio Antonacci, Claudio Baglioni, Elisa, Tiziano Ferro, Giorgia, Lorenzo Jovanotti, Ligabue, Litfiba, Fiorella Mannoia, Negramaro, Nomadi, Laura Pausini, Renato Zero e Zucchero. Si sono incontrati per la prima volta un paio di giorni fa, fra baci e abbracci, qualche foto di prammatica e i primi abbozzi di scaletta. Non si sono fatti vedere alla presentazione ufficiale, ieri a Milano, rilasciando però qualche dichiarazione via web. «Sarà sicuramente un grande concerto. Tutti ce la stiamo mettendo tutta perché venga trasmessa questa voglia di esserci per stare insieme e aiutare e per non dimenticare!» dice Zucchero. «Sono onorato di far parte di un cast così incredibile, che non si è mai visto riunito sullo stesso palco» gli fa eco Jovanotti. «La musica ha un'enorme capacità di aggregazione e noi cantanti abbiamo il grande privilegio di rivolgerci a molta gente che, attraverso di noi, ha la possibilità di rendersi utile. E noi con loro» aggiunge Fiorella Mannoia. A spiegare de visu il complesso meccanismo dell'evento ci pensano manager, uffici stampa e organizzatori. Come Claudio Maioli, manager di Ligabue e fra i promotori dell'iniziativa. «Giusto tener accesi i riflettori sull'Emilia anche dopo agosto. L'idea è arrivata dopo una telefonata di Beppe Carletti dei Nomadi, quando ancora la terra tremava, poi tutto è nato nell'arco di un pomeriggio. Nessuna rivalità col concerto del 25 giugno, anzi è una specie di passaggio di testimone, per allargare il raggio ad artisti di tutta Italia». Le prevendite sono partite col piede giusto: 30mila biglietti venduti in due settimane, con l'obiettivo di arrivare a 100mila. Costo: 25 euro. Contrariamente all'evento di giugno, non ci sarà diretta tv: «Abbiamo voluto privilegiare il concetto dell'esserci - continua Maioli - però la serata verrà registrata e trasmessa in differita, non sappiamo ancora da chi. E per Natale uscirà un cd/dvd». Si sta lavorando a una radiocronaca in staffetta fra varie emittenti, ma non si esclude una diretta streaming, se arriveranno offerte interessanti. Gli artisti parteciperanno a titolo gratuito e a loro spese. I proventi, inclusi quelli di punti ristoro e merchandise (e, in futuro, cd e dvd), verranno investiti per la ricostruzione e la ripresa delle attività scolastiche: «Laggiù ci sono migliaia di sfollati, ma c'è anche un bel clima di solidarietà, con una forte volontà di riprendere il prima possibile. Abbiamo parlato con Vasco Errani, presidente della Regione Emilia Romagna e commissario per la ricostruzione, e l'obiettivo di ricominciare a mandare a scuola i bambini ci è sembrato l'ideale». Tutti vogliono fare le cose per bene e garantiscono massima trasparenza. Tanto che sul sito dell'evento verranno elencate, strada facendo, le varie voci di bilancio. «Con artisti e manager abbiamo creato un'associazione culturale no profit dove confluiranno tutte le entrate - spiega Ferdinando Salzano di F&P Group, che produrrà l'evento - Ci sarà un comitato di controllo e organizzativo, con tanto di revisore di conti. E avremo un canale diretto dove devolvere i fondi, per non disperderli nel calderone della beneficienza». Quanto allo spettacolo vero e proprio, molte cose sono da definire. In linea di massima ogni artista canterà tre brani per un totale di quattro ore di musica. Probabile qualche duetto, ma gli organizzatori confidano di coinvolgere il gruppone in un paio di canzoni corali. Si parla anche di omaggi a grandi emiliani scomparsi come Bertoli e Dalla. Smorzate sul nascere le polemiche sugli esclusi: «Sono arrivate moltissime telefonate da tanti artisti che volevano aderire al progetto, ma a un certo punto abbiamo dovuto porci un limite - dice Salzano - Ma tutto è un work in progress, quindi non escludiamo ospiti e sorprese». Anche stavolta, salvo clamorosi ribaltoni, mancherà Vasco Rossi: «Lui ha pubblicamente dichiarato che non ama fare queste cose, ma rispetta chi le fa - taglia corto Maioli - Vista la sua opinione non l'abbiamo contattato». ILCONCERTO C'èchisuona per l'Emilia DaBaglioniaLigabue 14bigper i terremotati U: CampovolodiReggioAppuntamentodopol'estate il22 settembre.Quattrooredimusicaperaiutarechi nehabisognoenondimenticare.Partite leprevendite DIEGOPERUGINI MILANO Millemusicisti inconcertoper i terremotatiaConcordia sulSecchia ANSASECTION:ALTRO ILNOSTROWEEKEND/CINEMA : TornaBiancaneve, regiadiSanders PAG. 20 MUSICA : TantoCagedopoil silenzio PAG. 21 TEATRO : LascommessadiPuntaCorsara PAG. 22 LIBRI : LaStoriae lemiseriedioggi PAG. 23 ARTE : Videoartecinese PAG. 24 ... Gliartisti: Jovanotti, Mannoia,Zucchero,Litfiba, Giorgia,Elisa... Ilgrande assenteVascoRossi venerdì 13 luglio 2012 19
Nel dramma e nel rischiodi disgregazione delpaese è ora che la sini-stra esprima una suaidea di modernità. Iltempo delle due sinistre è finito, e ha ragione Mario Tronti su l'Unità». Non è una forzatura, ma a prendere alla lettera le parole di Nichi Vendola , è stato questo uno dei momenti politici salienti della giornata sul «programma per un'alternativa». Promossa ieri al Cnel di Roma dall'Associazione per il Rinnovamento della Sinistra, e dalla FondazioneDiVittorio. Tema al centro dei lavori: «La crisi finanziaria, dai mutui subprime al rischio di crisi per l'Euro. Le origini, gli effetti, le proposte di intervento in Italia, In Europa, nel mondo». Dialogo sui massimi sistemi? Per niente. Perché di cose aspre e concrete si è parlato: recessione e deflazione violenta, rischio di default e uscita dell'Italia dall'Euro, persino di uscita del'Euro da sé stesso, cioè fine di una moneta. A parlarne, per trovare una via di uscita da sinistra, c'erano prestigiosi economisti, sindacalisti, esponenti dell'ambientalismo, studiosi. Leit-motiv: quel che accade è il frutto di una certa crisi mondiale del capitalismo. Che ha prodotto crisi finanziaria e speculazione sul debito sovrano. Perciò, non è stata la spesa pubblica a invalidare l'Euro, quanto il deficit delle banche euro-americane, «sorto da un'economia artificiale, al servizio di un credito al consumo senza sottostante produttivo» (Leon). Di qui, indebitamento e reindebitamento da speculazione, una tempesta perfetta che si autolimenta fino al crollo. Questa è stata diagnosi prevalente della giornata, squadernata da due relazioni chiave: quella di Paolo Leon e di Giorgio Lunghini. Relazioni con un asse politico comune, implicito ed esplicito. Ovvero: invertire subito il ciclo economico liberista, e capovolgere «il senso comune dominante antikeynesiano». Quello secondo il quale è stata una generica spesa pubblica a creare tsunami e crisi del debito sovrano. Certo, c'è stata spesa pubblica. Ma - spiega ancora Leòn - per sostenere salari sempre più compressi dalle ristrutturazioni capitalistiche, e sorreggere consumi artificiali a credito, senza salari sufficienti alle spalle. Con contorno di esenzioni fiscali per le transazioni finanziarie. E il tutto alfine riversato a debito sulle spalle degli stati. In assenza di regolazioni e controlli, di banche nazionali e centrali. E allora occorre un «contropiano»: rilanciare il keynesismo (Lunghini), con la sua «rilevanza etica», come l'ha definita Laura Penacchi. Per scongelare, argomenta Pennacchi, la «liquidità speculativa e riassegnare allo stato la sua centralità nelle politiche industriali» e nel controllo della «domanda aggregata» (innovazione, territorio, beni pubblici). Gran senso d'allarme quindi, in tutti gli interventi, incluso quello di Vendola. Che chiama in causa gli sprechi dei ministeri centrali e denuncia come rovinosi i tagli lineari alla Sanità: «Attenzione, con questa spending review, 9 milioni di italiani rischiano di non potersi curare, sarebbe un'emergenza incontenibile». Allarme sulla «coesione», unito ad una preoccupazione politica: come tenere unito il quadro generale? Come non sprofondare nel default, senza subire il ricatto da spread? Risponde Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, delineando un percorso che nel difendere la scelta pro-Monti, la travalica in avanti: «C'è uno squilibrio - dice- tra il surplus commerciale delle varie aree dell'Euro. Favorito dalla diversità dei tassi di interesse che premia alcuni e condanna altri. Così il sistema implode. Per questo occorre puntare su lavoro e salari». Già, ma allora ci vogliono un altro «fiscal compact» e «altre discipline di bilancio», unite a regimi fiscali uniformi e premiali, per gli investimente realmente produttivi. Ma la condizione base per Fassina, è quella di «mutualizzare il debito», senza rinunciare al rigore ma in una diversa prospettiva. E senza oscurare «l'alternativa al liberismo». E allora: porta stretta per il centrosinistra. Mentre incombe il dopo Monti, sotto la sferza dei mercati finanziari. E all'indomani dell'attacco di Monti alla concertazione, che secondo l'economista Emiliano Brancaccio, prelude ad un altro «step» liberista: comprimere ancora i salari, per compensare lo «spread». Sarebbe l'ennesimo errore. Tragico. L'ennesimo colpo mortale recessivo, a favore della tempesta perfetta. A proposito, qualcuno ha spiegato al Presidente Monti - che «non parla tedesco» - che la «Konzertation» è nata in Germania? Quelle parole pronunciate l'altro ieri dal presidente del Consiglio Mario Monti - «esercizi profondi di concertazione in passato con le parti sociali hanno generato i mali contro cui noi combattiamo e a causa dei quali i nostri figli e nipoti non trovano facilmente lavoro» - non sono piaciute affatto in Largo del Nazareno. E ieri il segretario Pd lo ha esplicitato calibrando le parole ma con determinazione. Il dialogo e la concertazione «fanno bene a tutti», dice Pier Luigi Bersani arrivando nella sede Pd dopo l'incontro al Quirinale con Giorgio Napolitano con il quale ha discusso di legge elettorale. LACONCERTAZIONE «Ognuno ha la sua esperienza, e io rispetto le esperienze di tutti. La mia commenta - , di esperienza, mi dice che a me è capitato di fare riforme anche piuttosto notevoli, sempre con la discussione e il confronto. Certo, senza che qualcuno assumesse un diritto di veto, ma anche senza pensare che fosse inutile discutere». Evidente il riferimento alle sue famose «lenzuolate» e al braccio di ferro con commercianti, banche, assicurazioni e farmacie. Non furono momenti facili con le forti resistenze di lobbies e poteri forti, ma proprio quell'esperienza, tra le altre dei governi di centrosinistra, ricordano al Nazareno, dimostrano che «le riforme si possono fare anche con il dialogo». E se non è certo un mistero che Monti non abbia mai «digerito» troppo la concertazione è pur vero che se lo ribadisce in qualità di premier le sue parole assumono un valore molto diverso. Parole che non sono piaciute affatto a Susanna Camusso - la Cgil ha annunciato uno sciopero generale contro la mannaia su pubblica amministrazione e lavoro - e che sono state lette come una sorta di monito alle forze politiche che come il Pd su alcuni temi sono più vicini al sindacato che non alle misure individuate dal governo su sanità, tagli agli enti pubblici e la famosa questione degli esodati. È pur vero che nello stesso Pd c'è chi proprio in questi giorni, alla luce delle tensioni tra forze sociali e governo, chiede maggiore coerenza tra quanto si fa in Parlamento - sostegno leale a ogni provvedimento dell'esecutivo - e alcune dichiarazioni di dirigenti molto critiche. VERSOL'ASSEMBLEA Il segretario sa bene quanto alta sia la tensione nel suo partito. Chi preme per la data delle primarie; chi accusa mal di pancia dovendo votare alcune misure del governo e chi sostiene «senza se e senza ma» l'attuale esecutivo e non ne può più dei «distinguo» di alcuni dirigenti. In una intervista al Financial Time che lo ha definito un politico «responsabile», in grado di vincere le elezioni, niente a che vedere con lo stile «sgargiante e sguaiato ma incisivo» di Beppe Grillo - Bersani pur ribadendo alcune critiche è tornato a difendere il premier e il suo operato. Intanto, nell'intervista, sembra rispondere indirettamente sia a Pier Ferdinando Casini sia ai quindici parlamentari Pd, che chiedono continuità con l'operato di Monti anche dopo il 2013, assicurando che soltanto il suo partito può garantire la stagione di riforme avviata dall'attuale governo, cosa di cui si dice grato al presidente del Consiglio. Poi, puntualizza: «Ci sono cose che Monti ha fatto e non mi sono piaciute? Certo, ne posso elencare molte. Ma non sento di poter rimproverare Monti, che ringrazio per essersi assunto la responsabilità del Paese, bene e con credibilità». Dunque par di capire che il leader democratico non giocherà la sua campagna elettorale sulla discontinuità tout cour - come invece ha fatto il neopresidente francese Francois Hollande - perché le politiche del governo tecnico lasceranno «un'impronta, un'eredità. Non è solo un momento di transizione ma anche di responsabilità dopo gli anni delle favole di Berlusconi». Tuttavia Bersani, che all'Assemblea nazionale di domani annuncerà quali saranno i punti cardine della Carta di intenti da sottoporre ai futuri alleati, intende dare un tratto di profondo riformismo alla prossima legislatura senza per questo rinunciare al confronto con le parti sociali e a percorsi che - pur garantendo i «saldi» stabiliti per tener fede agli impegni europei - non è affatto detto siano quelli individuati dall'attuale governo. All'appuntamento di sabato guarda con grande attenzione Nichi Vendola che nei giorni scorsi ha avuto un lungo colloquio con il segretario dei democratici. Vendola si aspetta proposte incisive soprattutto su lavoro, innovazione, diritti civili, sviluppo, ambiente ed energie rinnovabili. Come sulle alleanze, d'altra parte, perché da Sel guardano con grande preoccupazione a quanti nel Pd lavorano per una coalizione con dentro l'Udc di Casini. «Ci aspettiamo molto dall'Assemblea di sabato perché può essere il momento di chiarire definitivamente il percorso - dice uno stretto collaboratore del governatore pugliese - che il Pd vuole fare e se ci sono le condizioni per Sel per stringere un patto di alleanza oppure regolarsi di conseguenza». ILCASO «Ma non è stata la spesa pubblica a invalidare l'Euro» L'ITALIAELACRISI Bersani a Monti: «Noi preferiamo la concertazione» MARIAZEGARELLI ROMA Ilpm:unannoperFormigoni,diffamòi radicali Un'accusadi diffamazione amezzo stampae la richiesta diunanno di reclusionee 500euro di multaper il presidentedella RegioneLombardia, RobertoFormigoni. Secondo il pm di MilanoMauroClerici il governatore avrebbeaccusato iRadicali di aver manipolato le firmeche eranostate raccolteasostegno della sua listaper le regionalidel 2010.Per il pm,Formigoni avrebbeoffeso la reputazionedel movimentoguidatoda MarcoPannella attribuendogli«un complotto»non vero. In unaseriedi dichiarazionialla stampa il 4e il5 marzo del 2010«aveva prospettatounamacchinazione ai dannidella sua lista,orditadaiRadicali perescludere il centrodestradalla competizioneelettorale». Ilmagistrato haricordato inoltre chesulla vicenda delle firmeèstata aperta anche un'inchiestapenale.Nel processo,che dovrebbeconcludersi il prossimo 4 ottobre, sono parti civili gli esponenti radicaliMarco Pannella,Marco Cappato eLorenzoLipparini. . . . All'Assemblea nazionale di domani i punti cardine della Carta di intenti da sottoporre ai futuri alleati Vendola,Leon,Fassina, Pennacchi,Brancaccio, GiorgioLunghinisi confrontanosullacrisi Il leaderdiSel:«Èfinito il tempodelleduesinistre» BRUNOGRAVAGNUOLO ROMA IL DIBATTITO Al leader Pd non sono piaciute le esternazioni del premier «Le riforme migliori le ho fatte sempre col dialogo» Intervista al Financial Times che lo definisce un leader responsabile «in grado di vincere le elezioni» 2 venerdì 13 luglio 2012
SEGUEDALLAPRIMA Per me dunque è il Pd l'orizzonte entro cui collocare questo dibattito anche perché esistono pure all'interno del partito personalità ed aree che non avvertono estranea quella «radicalizzazione movimentista no-global e new-global» che Tronti assegna ad una delle due sinistre. Detto questo, e per chiarire meglio, escludo che vadano alzati muri per impedire ad altri, fuori dal Pd, la partecipazione alla discussione tant'è che ho trovato di grande interesse il contributo di Nichi Vendola. Le considerazioni del leader di Sel - restituire dignità al lavoro, puntare all'unità politica dell'Europa, combattere la crisi morale figlia della sbornia liberista - possono essere foriere di positivi approfondimenti e sviluppi a patto che assumiamo uno dei caveat suggeriti da Tronti, cioè non farci condizionare dall'ansia di prestazione. «Tempi nuovi si annunciano ed avanzano in fretta come non mai»: tutti, o quasi, conoscono questo passaggio, centrale, del discorso di Aldo Moro al Consiglio nazionale Dc del novembre 1968. Che più avanti aggiungeva: «Nel profondo è una nuova umanità che vuole farsi, è il moto irresistibile della storia». Penso che noi siamo in una situazione non dissimile da quella che con tanta lucidità ed efficacia riusciva a leggere il fresco ex presidente del Consiglio Aldo Moro. Averne piena e convinta consapevolezza è condizione ineludibile per pensare strategie di rinvigorimento della democrazia e di uscita dalla crisi. Perché di questo si tratta, due volti della stessa medaglia, come del resto è provato sia dalle vicende di casa nostra, di questo quasi ventennio berlusconiano segnato da un incredibile immobilismo delle scelte sia dalla più grande vicenda mondiale dove il predominio del capitalismo finanziario ha generato un inaridimento della democrazia non attraverso lo scontro frontale ma seguendo la strada del ridimensionamento della sfera d'azione. Se pensassimo di vivere una stagione di “normale” congiuntura negativa del ciclo economico, al più speziata da un eccezionale protagonismo dei mercati finanziari, commetteremmo un duplice esiziale errore: non riconosceremmo che quel che accade, ed è accaduto anche prima dell'esplosione della crisi, ha un padre ed una madre certi, il liberismo e la destra politica, e mancheremmo di cogliere quel «moto irresistibile della storia» che chiede a noi, forze del cambiamento, di proporre nuove visioni e nuovi paradigmi. Portiamo tutti la responsabilità, ovunque collocati nel campo del centrosinistra, di non aver saputo opporre alla strategia egemonica del liberismo che guidava la mano dei governi di destra di qua e di là dell'Atlantico, un disegno che in qualche modo non ne subisse la subalternità, ma l'ubriacatura individualista, dagli anni Ottanta in poi, aveva travolto troppe barriere andando ad insediarsi nel senso comune, in questo agevolato da uno straordinario mutamento sociale e del lavoro che ha disarticolato legami e appartenenze e smantellato l'universo valoriale precedente. L'evidente fallimento del binomio destra/liberismo chiama in causa qui ed ora le culture riformiste. Noi non ci accostiamo a questa impresa privi di parole. Non siamo all'anno zero come a volte certi venti nuovisti, per darsi ragione di vita, vorrebbero far intendere. Abbiamo disponibile un grande patrimonio da investire e far fruttificare, che si chiama Carta Costituzionale nei cui principi, dalla centralità della persona all'impegno dello Stato contro ogni discriminazione fino al riconoscimento del ruolo dei corpi intermedi, è trasparente la griglia dei tratti costitutivi del Partito democratico. Forti di questo bagaglio possiamo lavorare sul piano internazionale con l'americano Obama, il francese Hollande e tutto l'arco dei protagonisti e dei soggetti collocati nel nostro stesso campo per ricostruire condizioni di equilibrio tra politica ed economia e soprattutto per combattere quelle situazioni che hanno determinato la cancellazione di milioni di posti di lavoro. E, noi del Pd, possiamo anche vantare qualche risultato. Penso agli esiti delle amministrative degli ultimi due anni. Tutti i partiti sono crollati, tranne il nostro. L'astensione e l'erosione del grillismo ci ha toccato in maniera insignificante se rapportata agli altri soggetti in campo. Perché? Perché il Pd, ha saputo comprendere che la mitologia della personalizzazione, del ghe pensi mi - declinato anche oltre il perimetro forzista - aveva stufato e che c'era un bisogno di collettivo, di squadra, di collaborazione, di condivisione. Il Pd è riuscito a trasmettere il messaggio di aver capito questa novità e di essere seriamente incamminato sulla strada di un partito strutturato, non annullato dal culto di una personalità, ispirato al «metodo democratico» richiamato dall'articolo 49 della Costituzione. . In conclusione, come si concilia un obiettivo strategico tanto impegnativo e di lungo respiro qual è quello che ho provato ad accennare con la scadenza elettorale del 2013? Prima di tutto pensando che non troveremo ogni risposta entro dieci mesi e poi lavorando ad un'alleanza che abbia al centro della propria missione: rendere più forte la democrazia, rimettere al centro parole come solidarietà e bene comune, aggredire le diseguaglianze, contrastare la recessione, rilanciare il sentimento di unità del Paese. RUBRICA “DIALOGHI” Il retroscena Quell'incontro misterioso Luca Landò Ilcommento Le due sinistre nella casa del Pd SEGUEDALLAPRIMA Anzi, un insieme di voci che, se non verranno smentite, finiranno per gettare ombre e rovinare la festa. E che riguardano la lunga visita che una delegazione del Pdl avrebbe fatto la sera prima del voto a Palazzo Chigi per parlare, da quello che si è saputo, proprio della Rai e del suo futuro. Il premier, ovviamente, è libero di incontrare chi vuole e quando vuole. È tuttavia singolare che poche ore prima di un voto decisivo per le sorti del Rai, il presidente del Consiglio o i suoi collaboratori (si fa il nome del sottosegretario Catricalà) discutano a lungo di servizio pubblico, non con tutte le forze della maggioranza, ma con una parte sola. Guarda caso, proprio quella che ha fatto del controllo della Rai uno dei suoi obiettivi politici principali. E la stessa che ha più volte minacciato di far saltare le votazioni in commissione di vigilanza perché contraria ai nuovi poteri che il premier voleva attribuire al nuovo presidente. Colpisce dunque che dopo tante minacce e sgambetti (si pensi alla travagliata nomina del cda) il Pdl abbia votato senza troppe incertezze il nome indicato da Mario Monti. Tutto è possibile, compreso che Berlusconi sia stato fulminato sulla via di Damasco, anzi di Viale Mazzini. Però è lecito chiedersi se la notte prima degli esami, cioè del voto, i rappresentanti del centrodestra non abbiano davvero ottenuto quello che cercavano. Il catalogo delle richieste non è lungo come quello di Don Giovanni, ma è piuttosto importante. Come la garanzia di migliori condizioni per il rinnovo ventennale delle frequenze. Come la richiesta di far pesare la propria voce sulle future nomine dei direttori di tg e di rete. E, ancora, come la possibilità di ammorbidire le nuove deleghe, cioè i nuovi poteri che il presidente del Consiglio intende togliere al cda controllato dal centrodestra per attribuirli ad Anna Maria Tarantola. È di questo che si è parlato? E, per dirla brutalmente, sono state fatte concessioni? E su quale dei tre punti? Su tutti, su uno? Su cosa? Sono affermazioni, gravi, lo sappiamo. Ma grave è la notizia della visita del Pdl a Palazzo Chigi la sera prima del voto. Proprio per questo gradiremmo un chiarimento. O magari una smentita. SEGUEDALLAPRIMA La concertazione quando è svolta con efficacia e verso obiettivi definiti produce il risultato positivo di rafforzare con il consenso e la coesione sociale i provvedimenti pubblici, di governo e parlamento, specie nelle materie del lavoro. Fu certamente efficace quella svolta nel 1993, con un altro governo tecnico, presieduto dall'ex governatore della Banca d'Italia (Carlo Azelio Ciampi) e con ministro del lavoro Gino Giugni: senza il protocollo del luglio 1993 sulla politica dei redditi non saremmo entrati in Europa ma sprofondati nel Mediterraneo. In quel caso la concertazione tra governo e parti sociali svolse persino una funzione di supplenza, a fronte del tracollo del sistema politico della prima Repubblica. Per stare all'oggi, è certamente efficace il tipo di concertazione che si svolge in Emilia-Romagna, dove grazie alla attenta regia della regione tutte le parti sociali hanno sottoscritto prima un “patto per attraversare la crisi” e poi un “patto per la crescita”, di modo che le azioni per contrastare gli effetti della crisi e ora le drammatiche conseguenze del terremoto sono state sorrette da quella risorsa in più, essenziale per le buone politiche pubbliche, costituite dalla cooperazione delle forze sociali. Il punto sta nel perché e nel come si fa la concertazione. Non è certamente una buona pratica quella ad esempio usata dal governo Berlusconi bis e ter (con ministri del lavoro prima Maroni e poi Sacconi) quando al tavolo governativo venivano invitate ben 44 associazioni, una pletora ovviamente ingestibile, al solo fine di poter dire che tutte avevano firmato tranne la Cgil: così è accaduto nel luglio 2002 con un effimero quanto altisonante “Patto per l'Italia” e nel gennaio 2009 con l'accordo sul nuovo sistema contrattuale, anch'esso destinato ad essere travolto dalle successive dinamiche della crisi. La concertazione è poco efficace anche quando si traduce in defatiganti trattative che intralciano e rendono persino non percepibile l'attività di governo. Accadde così con il governo Prodi bis, quando si svolse una infinita negoziazione attorno al superamento dello “scalone Maroni” in materia pensionistica, si arrivò al l 'accordo sul “Protocollo Welfare” nel luglio 2007 e a una successiva legge di recezione nel dicembre 2007, salvo che poche settimane dopo il governo andò in crisi. La verità è che la concertazione, quando viene svolta correttamente, è esattamente il contrario della somma dei poteri di veto delle mille corporazioni e dei micro-interessi. È un modo invece per mettere in scacco proprio le resistenze prodotte dalle rappresentanze degli interessi frazionati e puntare a un accordo di fondo sulle grandi opzioni con le rappresentanze sociali davvero rappresentative. La buona concertazione esige quindi un sistema di regole, fondato sull'accertamento della rappresentatività effettiva dei diversi attori sociali, e una buona pratica politica. Tutte cose che naturalmente non si possono esigere da un governo tecnico di emergenza, che proprio dalla emergenza trae la sua fonte di legittimazione, facendo della debolezza della politica la sua ragione di forza. Cosicché tale governo può esercitarsi in una sorta di decisionismo di occasione, vale a dire in un metodo di azione che non si fonda sulla efficacia reale delle decisioni, come dimostra il fatto che già si discuta di modifiche da introdurre alla riforma del mercato del lavoro appena approvata a colpi di fiducia, per non dire di quanto accade attorno alla cosiddetta spending review, ma sul fatto che l'attuale situazione impedisce di adottare soluzioni diverse attraverso la normale dialettica democratica. Ciò che stupisce non sono quindi le dichiarazioni del presidente Monti sulla concertazione. Stupisce piuttosto che ben 15 parlamentari del Partito democratico auspichino che tutto questo debba durare anche nella prossima legislatura. Tutte le opinioni sono naturalmente legittime. Ma una domanda sorge naturalmente spontanea: che ci stanno a fare questi 15 parlamentari nel Pd, in un partito che, a quanto risulta, è nato proprio per promuovere una alternativa democratica? AILETTORI COMUNITÀ Maramotti Franco Marini Senatore Pd . . . Spiazza la notizia della visita Pdl a Palazzo Chigi la sera prima del voto. È gradito un chiarimento. O una smentita L'analisi La concertazione è un male o un bene? Luigi Mariucci . . . Noi non siamo all'anno zero come a volte certi venti nuovisti, per darsi ragione di vita, vorrebbero far intendere Perun problematecnico ogginontroverete la rubrica di LuigiCancrini, “Dialoghi”.Ce nescusiamo con i lettori econ l'autore. “Dialoghi” tornerà domani. . . . Senza il protocollo del luglio '93 sulla politica dei redditi non saremmo mai entrati in Europa venerdì 13 luglio 2012 17
CaraUnità Ilpunto A Roma con Zingaretti per tornare a vincere Michele Meta SULCORRIEREDELLASERA,SUSCITANDOUNVIVA-CEDIBATTIO,INTERROGANDOILVUOTOTRASOCIETÀE POLITICA CHE AGGRAVALE DIFFICOLTÀ DEL PAESE, Ernesto Galli della Loggia ha posto il tema della necessità che i cattolici quel vuoto contribuiscano a colmare. Archiviando una buona volta l'idea del «partito cattolico», e concentrandosi piuttosto sul più generale bisogno, innanzi tutto culturale e ideale, in questa stagione di crisi, di «una voce cristiana, e dunque anche cattolica, di un'iniziativa politica alta che rechi il segno di quell'ispirazione». La «difficile via modellata su un abito nuovo di serietà e sobrietà, fatta anche di rinunce a traguardi che sembravano ormai acquisiti, di spirito di sacrificio», sarà il vero «patriottismo» richiesto agli italiani, e «sarebbe davvero singolare che l'ethos cristiano, che a dispetto di ogni secolarizzazione permea ancora di sé vaste masse di italiani, restasse estraneo proprio rispetto a questa sfida». È ben detto, e ben vero. Se i cattolici vogliono presidiare i valori di cui sono testimoni, non possono farne più un «tesoro geloso», riparato in enclaves politiche, dalla cui funzione di custodi staccare cedole di remunerazione politica. Quei valori devono piuttosto con generosità «seminarli» perché ne germogli un umanesimo condiviso, uno spazio comune di valori a laici e cattolici mai come oggi necessario. A sostegno di questo rinnovato impegno di «cattolici nuovi», innanzi tutto nel loro modo di porsi, sarebbe di aiuto anche una Chiesa “nuova”, sempre cioè capace di rinnovarsi e purificarsi, la cui riserva di trascendenza fecondi fuori da facili compromessi un approccio non regressivo al contemporaneo, capace di affrontarlo con il coraggio della speranza da cui è nata tutta la sua storia. È positivo, in questo senso, che si sia fatta strada la convinzione che - al di là dell'occhio “terreno” agli equilibri politici contingenti - in politica non ci può essere una tutela dei “valori cattolici” che non abbia a suo sostegno la testimonianza delle “virtù” che ai cattolici sono richieste, l'irreprensibilità di una vita, pubblica e privata, che non dia scandalo. Con meno di questo il cattolicesimo in politica si riduce a patina convenzionale di un abito pubblico, magari indossato solo in pubblico; niente che abbia sostanza di credibilità, e in definitiva speranza di successo in un mondo dove i valori sono sempre più in competizione. Ma neanche questo basterà, se allo stesso tempo i cattolici non accedano all'idea che i valori certo possono essere non negoziabili, ma sempre se ne deve cercare, negoziare la convivenza. La nuova, sperabile, rilevanza dei cattolici passerà anche dalla loro capacità di ricordare una lezione del 1981 di Papa Ratzinger ai politici tedeschi, ripresa in un libro del 1987 Chiesa ecumenismo e politica: «Essere sobri e attuare ciò che è possibile, e non reclamare con il cuore in fiamme l'impossibile, è sempre stato difficile; la voce della ragione non è mai così forte come il grido irrazionale. Il grido che reclama le grandi cose ha la vibrazione del moralismo: limitarsi al possibile sembra invece una rinuncia alla passione morale, sembra pragmatismo da meschini. Ma la verità è che la morale politica consiste precisamente nella resistenza alla seduzione delle grandi parole con cui ci si fa gioco dell'umanità dell'uomo e delle sue possibilità. Non è morale il moralismo dell'avventura, che tende a realizzare da sé le cose di Dio. Lo è invece la lealtà che accetta le misure dell'uomo e compie, entro queste misure, l'opera dell'uomo. Non l'assenza di ogni compromesso, ma il compromesso stesso è la vera morale dell'attività politica». ViaOstiense,131/L 00154 Roma lettere@unita.it LA CRISI CHE INVESTE IL NOSTRO PAESE AROMAENELLAZIOÈADDIRITTURAPIÙDURA. Gli ultimi anni del governo Berlusconi-Bossi, uniti alle politiche di Alemanno e della Polverini, hanno divelto e meridionalizzato il sistema locale. La fotografia di questi giorni vede un comparto industriale tra i più solidi d'Italia al collasso: Videocon, Fiat di Cassino, industrie della Tiburtina, di Pomezia e dell'Agro pontino sono i fotogrammi di un film agghiacciante. Il centrodestra ha fatto saltare quel patto sociale che qui aveva rappresentato un modello di compromesso nobile inclusivo e solidale. Sono provocatori i tentativi della Polverini e di Alemanno di prendere a pretesto le misure della spending review per coprire le loro responsabilità. Invece di tagliare i posti letto nella sanità pubblica e i servizi, a partire dai trasporti, si cambi repentinamente rotta con azioni autonome e credibili che azzerino sprechi, sperperi. Si difendano, invece, le prestazioni sociali. Quelle della governatrice e del sindaco di Roma sono lacrime di coccodrillo. Si sciolgano enti, carrozzoni e società inutili snellendo il sistema del “gruppo Lazio” e tutelando i lavoratori. La proliferazione di centinaia di società comunali, agenzie, consorzi, e il loro uso distorto e clientelare, ha infettato e foraggiato migliaia di consiglieri di amministrazione ed eserciti di consulenti. La vergognosa situazione degli assetti in consiglio regionale con il primato di venti commissioni e del vitalizio agli assessori tecnici sono paragonabili, forse, solo ai governi delle giunte siciliane di Cuffaro e Lombardo. La riforma della governance delle aziende pubbliche è tema non più eludibile. Ho posto anche al Pd locale la questione e giace in Parlamento una proposta di legge presentata dal collega Morassut, di cui sono cofirmatario, per riformare i meccanismi di governance delle aziende pubbliche. Il metodo proposto da Bersani per la selezione delle nostre candidature in Rai è quello da seguire. Il 2013 è alle porte. Unità e lealtà devono essere le parole chiave che ci dovranno contraddistinguere. È falsa e bugiarda l'immagine che, al momento, vede un centrodestra comatoso presentarsi alle elezioni di Roma con un solo candidato. Il Pd ha, per usare un eufemismo calcistico, un fuoriclasse che va ben assistito da tutta la squadra. C'è in campo, da quattro anni nella Provincia di Roma, una figura capace di costruire la riscossa e l'alternativa. Il gruppo dirigente del Pd deve investire con rigore, trasparenza, lealtà e chiarezza su Nicola Zingaretti. La partita è decisiva, non siamo a “Giochi senza frontiere”. Il Pd e le forze dell'alternativa traggano dalla straordinaria battaglia contro la privatizzazione di Acea forza e coraggio per bloccare la vergognosa colata di cemento di 20 milioni di metri cubi nell'Agro romano che Alemanno e Polverini, dopo i doni del piano casa, regala ai signori della rendita urbana. Si è aperta una fase per vincere nella Capitale e in Italia. Un'avventura capace di restituire a Roma il diritto a correggere questo triste presente e a progettare il proprio futuro. Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 Il vero perché era l'immaginedi Berlusconi In margine all'intervento di Oreste Pivetta, la mattanza notturna della scuola Diaz è apparsa, ai 300mila manifestanti del 21 luglio, nient'altro che il perfezionamento aberrante dell'aggressività furibonda dei corpi di polizia con i lacrimogeni sparati, ben lontano dalla zona rossa, contro la seconda metà del corteo, come chi scrive subì insieme al suo gruppo di famiglie livornesi di tutte le età in marcia di ripiegamento da più di un'ora dopo l'angoscioso spettacolo dell'alta e densa fumata nera al centro del corteo verso le ora 14. Scrive Pivetta «dodici anni dopo, ancora non sappiamo il perché» dell'aggressione agli ospiti inermi della scuola Diaz ed attende che siano Berlusconi, Scajola e Fini ad aiutarci a dissolvere le nebbie, che le condanne non hanno dissolto. Non tutti gli italiani avevano subito il fascino del capo supremo, che curava di persona il dettaglio degli arredi verdi ed aveva proibito l'asciugatura della biancheria sotto il sole delle strade genovesi, miserevole quanto l'Altro che trebbiava quintali di grano a torso nudo sotto il sole, in 300mila avevamo affrontato il rischio della repressione poliziesca e ci eravamo permessi di disturbare la sua comparsata tra i potenti della terra. IgnazioMonterisi L'accordo (assurdo) fra laCeie ilMiur Giovedì 28 giugno il ministro Francesco Profumo, per il Miur, e il cardinale Angelo Bagnasco, per la Cei, hanno firmato un accordo per aggiornare il profilo professionale degli insegnanti di religione cattolica nelle scuole statali e per adeguare i programmi dell'Irc (insegnamento religione cattolica) ai nuovi ordinamenti scolastici, soprattutto nelle scuole superiori. Al di là delle parole solenni e dei discorsi alati sull'importanza dell'Irc per la formazione della “persona”, si tratta in realtà di uno (speriamo vano!) tentativo di frenare l'emorragia di studenti che, soprattutto nelle superiori, sempre più numerosi scelgono di «non avvalersi» dell'Irc, un po'a causa della crescente presenza di stranieri nelle scuole e un po' a causa della sempre maggiore (e diabolica) «miscredenza» degli studenti italiani. A fronte di ciò, Miur e Cei stanno cercando di modernizzare un po' sia i pallosi programmi che i prof di religione cattolica. L'insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali costituisce una di quelle paradossali assurdità possibili soltanto in Italia: una materia (teoricamente) facoltativa insegnata però da prof di ruolo nello Stato; i quali prof vengono scelti dalla Curia e non dallo s Stato, pur essendo pagati dallo Stato (per un costo totale, in stipendi, stimato a circa un miliardo di euro all'anno - e sta' a vedere che adesso dovremo anche pagargli i corsi di aggiornamento!); una materia facoltativa, infine, che viene (chissà perché!!!) infilata in orario scolastico invece di venire messa al pomeriggio, come tutte le altre materie facoltative. Perciò, esimio ministro Profumo, se non ha il coraggio e/o la possibilità di fare l'unica cosa sensata, cioè di abolire del tutto l'Irc dalle scuole statali italiane, un accordo serio e decente da prendere con il cardinal Bagnasco sarebbe il seguente: far spostare l'ora di religione al pomeriggio, in orario extra-curricolare - si potrebbe così finalmente capire quanti siano davvero gli studenti cattolicamente pii, in Italia - e magari quel miliarduccio di euro all'anno risparmiato potrebbe venire utilizzato per qualcosa di molto più utile per la scuola pubblica italiana! EnricaRota Inmemoria diGiorgio Ambrosoli Sono un borghese. Sono un servitore dello Stato. Per me quella tra l'11 e il 12 luglio è una notte speciale. La stessa in cui nel 1979 fu ucciso Giorgio Ambrosoli, morto per fare il proprio dovere. E che ha vissuto il lavoro come un modo per fare politica, diceva, «non per un partito, ma per lo Stato». Siamo in tanti a ricordarlo. Questa notte e ogni giorno. Ognuno nell'impegno civile del proprio dovere quotidiano. MassimoMarnetto Unaproposta per ipagamenti Per il presidente della Corte dei Conti il sistema tributario italiano è «ampiamente deficitario» ed evidenzia situazioni di forte squilibrio. Necessaria una maggiore «utilizzazione dei pagamenti tracciati, degli incroci tra i dati contabili registrati da clienti e fornitori». Avevo scritto tempo fa a codesto giornale che un'idea sarebbe, per i pagamenti che rientrano nell'obbligo della tracciabilità, quello di fare anticipare dal debitore il versamento dell'Iva (ma perché non anche dell'Ire, sia pure per quota calcolata applicando al prezzo da pagare la minore aliquota Ire?), servendosi del sistema bancario o degli sportelli delle Poste e sulla base dei dati del creditore risultanti dalla fattura. Nei tempi canonici il creditore farà gli opportuni riscontri di dare e avere con il Fisco. Perché non si può fare? VincenzoCassibba Perchéproprio ValentinaVezzali? Mi sembra quantomeno inopportuno che a fare il portabandiera della squadra italiana alle Olimpiadi di Londra sia Valentina Vezzali. Non entro nel merito dei traguardi sportivi raggiunti dall'atleta, ma non posso dimenticare il disgustoso siparietto di cui è stata protagonista a un “Porta a porta” del 16 settembre 2008 quando regalò un fioretto a Berlusconi, allora presidente del consiglio, e gli disse testualmente: «Presidente, da lei mi farei toccare». Ovviamente riferendosi a questioni di… fioretto, come spiegò successivamente in un'intervista. Excusatio francamente ridicola visto l'altro protagonista che per le “toccate” è ora sotto processo. PierluigiSabatti L'ateismo nonèpiù trendy Il filosofo francese ex ateo Philippe Nemo sostiene che il vero ateismo è in crisi e la negazione di Dio non è più cosi “trendy” come si pensava un tempo, il Cristianesimo torna ad essere la grande posta in gioco della nostra epoca. Il suddetto filosofo non pensa che non credere sia una colpa. È solo una sfortuna, perché impedisce di capire la vera dignità dell'uomo. Colui che non ha un senso della trascendenza conduce una vita priva di senso e che non viene orientata da nessuna speranza. IvanDevilno GliF35 vannoridotti immediatamente Ridurre il numero di F35 è una possibilità (lo stanno facendo più o meno tutti gli acquirenti) ma soprattutto è un dovere. Prima di tagliare ancora la sanità (il nostro presente), prima di tagliare i fondi per l'università e la ricerca (il nostro futuro), è doveroso ridurre ulteriormente e significativamente le spese per nuovi sistemi d'arma. Non ci servono 90 nuovi aerei da guerra! Ci serve sviluppo, ricerca, investimenti non certo gli F35. MicheleFerrazzini La tiratura del 12 luglio 2012 è stata di 88.798 copie Il commento Rilevanza e irrilevanza dei cattolici Eugenio Mazzarella COMUNITÀ . . . Sarebbe di aiuto anche una chiesa capace di rinnovarsi e non regressiva rispetto alla realtà . . . La fotografia attuale vede il comparto industriale laziale, di solito tra i più solidi d'Italia, al collasso 18 venerdì 13 luglio 2012
Fumata bianca a Palazzo San Macuto: Anna Maria Tarantola è presidente della Rai. In commissione di Vigilanza ha avuto 31 voti (la maggioranza dei due terzi è 27 su 40), due schede bianche, una nulla e sei assenti. 15 i sì dal Pdl, 11 dal Pd e 5 dal Terzo Polo. Assenti i leghisti (Caparini c'era e ha votato scheda bianca), i due parlamentari dell'Idv e il radicale Beltrandi. La neo presidente già convocato il Cda per martedì, con all'ordine del giorno la nomina del direttore generale, Luigi Gubitosi. Mercoledì invece la rognosa questione delle deleghe sulle quali il centrodestra mantiene i “paletti”, anche se con toni meno bellicosi. «Vivissime felicitazioni» e auguri dal Capo dello Stato alla presidente «con un mandato altamente impegnativo nell'interesse generale del servizio pubblico e del paese». Anna Maria Tarantola in una nota annuncia che eserciterà il suo mandato «con equilibrio, indipendenza e trasparenza» e «molta attenzione per la qualità e il prodotto», data la «speciale natura della Rai, anche come servizio pubblico». Ringrazia Napolitano per le sue parole, poi Monti, le istituzioni e i «colleghi» della Rai con i quali intende collaborare. L'addio a Bankitalia, dopo 41 anni, ricambiato dai dipendenti. Il Pdl ieri alle 14,30 si è deciso a dar il via libera dopo i colloqui con il premier Monti (martedì sera lo stato maggiore, da Alfano ai capigruppo Cicchitto e Gasparri a Romani, una trattativa fino a ieri mattina). Tanto che Pier Luigi Bersani ha dichiarato polemicamente: «Mentre la gente vive i problemi che conosciamo, vedo che l'intero gruppo del Pdl si muove verso palazzo Chigi e viene ricevuto per discutere di Rai, capitolo “pesi e misure”. Se il Pdl ritiene di essere padrone della Rai vorrà dire che il canone se lo pagherà lui». Monti non sarebbe stato tenero, perché ha posto il Pdl e Berlusconi di fronte alla responsabilità di un commissariamento se avessero bloccato la nomina, magari con il «commissario Tarantola». La quale era tentata di mollare se il Pdl l'avesse tenuta sulla graticola politica. La mediazione sta nell'ammorbidire lo scoglio delle deleghe che danno alla presidente il potere di firmare, su proposta del dg, contratti fino a 10 milioni (forse scenderanno) e di decidere sulle nomine dei dirigenti di prima e seconda fascia, tranne quelle editoriali: le direzioni amministrative, dal Marketing al Personale alle Risorse (il 99%, secondo Lucia Annunziata, ex presidente). La rassicurazione, per i berluscones, starebbe nel considerare ampio il bacino di nomine editoriali che competono al Cda. Non solo le direzioni di reti e testate (RaiUno, Due, Tre, Rai Sport, i tg, i giornali radio, il web), ma anche quelle sul prodotto, i “generi”: da Rai Fiction (dove il centrodestra preme perché resti Lorenza Lei), a Rai Cinema alla mega struttura Intrattenimento, ora guidata da Giancarlo Leone (potrebbe tornare vice dg, ma unico, anche se lui smentisce). Tutte poltrone, in totale un esercito di 64 direttori e 73 vice, secondo Globalist. Tarantola, che ha studiato la pratica insieme ai conti Rai, sa che le deleghe al presidente spettano al Cda, secondo l'articolo 26 dello Statuto, come da «diritto civile» per una spa. E nella Gasparri non è scritto che serve un cambiamento della legge. Pdl e Lega non hanno più la maggioranza nel Cda come nell'ultimo decennio, il rapporto si è ribaltato cinque a quattro. E Tarantola non intende farsi impantanare nelle sabbie mobili dei veti «su ogni nome», dicono nel suo entourage. Le fa gli auguri l'uscente Paolo Garimberti, convinto che lavorerà «in piena autonomia». Soddisfatto il presidente della Vigilanza, Sergio Zavoli, che ha resistito alle pressioni Pdl per rinviare il voto: «Da oggi la Rai e il servizio pubblico sono una realtà diversa», la Vigilanza «indirizzerà l'iter del processo rifondativo». Soddisfatto per il voto il capogruppo Pd Morri: Tarantola «avrà le deleghe per governare in autonomia, noi in Parlamento accompagneremo il superamento di questo scoglio». I più ostinati nel blocco erano gli ex An, da Butti a Gasparri (coi musi lunghi a San Macuto) a De Angelis. Grande soddisfazione per la nomina di una donna (sono tre nel Cda), da Anna Finocchiaro, Annunziata e molte altre. Alla Rai comunque ieri lo scacco del Tar che ha dichiarato «illegittimi» gli oscuramenti dei programmi su Sky perché violano il mandato di servizio pubblico. Viale Mazzini non accetta e annuncia il ricorso. «Il nostro candidato premier è Pier Luigi Bersani, abbiamo deciso di appoggiare il Pd e costruire insieme un'alternativa di governo». Giacomo Portas, leader de “I Moderati” si definisce «un indipendente, un po' come i radicali»; ricorda che il suo movimento è «il secondo partito del centrosinistra in Piemonte»; che la sua lista civica ha sostenuto Piero Fassino “portando il 10% dei voti”. Ed è convinto che a fronte dell'ennesima «discesa in campo di Berlusconi», adesso la scelta migliore sia quella di sostenere Bersani come leader e come premier. LeicredecheBerlusconisaràdinuovo ilcandidatopremierdelcentrodestra? «Penso sia un'ipotesi credibile. Silvio Berlusconi è l'uomo che ha governato per più di 3000 giorni in Italia, il periodo più lungo in tutta la storia repubblicana. Dopo di lui solo Andreotti. Perciò sono convinto che ritornerà in campo. Anzi a dire il vero penso non sia mai andato via. Anche in quest'ottica penso che sostenere Bersani sia molto importante». Perchétale convinzione? «Lo considero la persona più adatta a governare questo Paese: per prima cosa ha vinto le primarie, poi avrebbe potuto andare a votare nel 2011 invece ha scelto un governo tecnico per il bene dell'Italia. Inoltre, e lo dico da imprenditore, è capace di rappresentare bene il nostro mondo, è una politico competente che capisce di imprese e di lavoro. Quello da cui bisogna ripartire». Chene pensa della riforma del lavoro, vabenecosìonecessitadicorrezioni? «Va sicuramente migliorata, ma prima ancora va risolto soprattutto il problema degli esodati. È stato fatto un grave errore ed è stata commessa una vera ingiustizia. Poi c'è il problema della crescita...l'Italia deve puntare alla qualità, uscire dalla crisi. C'è molto da fare». OltrealPd,ilsuoorizzontedialleanze? PAROLE POVERE L'INTERVISTA Dal caos primordiale arrivano le prime certezze : «Il Cavaliere sarà candidato premier»; la scelta «rende di per se inutili le primarie»; il problema non è «il ticket con chi» - Alfano o una donna manager, un volto nuovo, ma «quale legge elettorale». E, soprattutto, «siamo tutti d'accordo». Fabrizio Cicchitto, che è politico navigato, esce da palazzo Grazioli alle sette di sera cercando di puntare i paletti di una ripartenza assai più complessa di quello che vuol fare sembrare. Si aggrappa, da capogruppo, a tre o quattro punti ben sapendo che la ridiscesa in campo di Berlusconi una mazzata ad ogni ipotesi di rinnovamento e alla possibilità di immaginare un futuro per una destra moderata e liberale oltre e senza Berlusconi. Per farla breve, è un ritornare alla casella del via bruciando tutto quello che di poco, o di molto, era stato fatto in questi mesi. Soprattutto è il requiem politico per il giovane Alfano, il delfino designato e poi spiaggiato a cui Berlusconi ha cominciato troppo presto a rimprovera l'assenza di un quid per guidare il partito. Figurarsi per correre come premier. Ora che la sceneggiatura dei prossimi mesi è segnata, tocca riempirla di idee, contenuti, attori, comparse. Sono tornate le telecamere davanti a palazzo Grazioli. Per quel poco che vale, anche questo è un segnale. Alle quattro del pomeriggio, sotto un caldo umido sfinente, entrano tutti, come una volta: i capigruppo Cicchitto e Gasparri, il vice Quagliariello, i coordinatori Verdini e la Russa, il tesoriere Rocco Crimi, spunta Galan per cui «il ritorno di Berlusconi in campo è meglio di un orgasmo (sic)» e dice sul serio. Ma è proprio da qui che l'ex premier dovrà ricominciare per la nuova scesa in campo. «Servono facce nuove, bisogna rinnovare» è il primo obiettivo del Cavaliere. Perché se è vero che solo lui, sondaggi alla mano, riesce a ridare sangue al partito moribondo, è «altrettanto chiaro - riferisce un deputato che lo ha incontrato prima del vertice - che la squadra che andrà in campo dovrà avere meno legami possibili con quella attuale». Il rinnovamento non è ufficialmente al centro della riunione che in agenda ha primo tutto la legge elettorale, con quali regole si andrà a votare, le scadenze del partito il cui cambio del nome, sempre secondo Cicchitto, non sarebbe stato oggetto di discussione (Berlusconi invece lo vuole riportare indietro, una via di mezzo «tra Forza Italia e Rinasci Italia»). Ma resta il tema a palazzo Grazioli e tra i capannelli in Transatlantico dove s'incontrano facce buie (quelli che pensavano di ereditare il partito), smarrite (quelli che volevano fare le liste civiche) e pensierose ( gli ex An). Così come il destino e quindi il ruolo di Alfano, degli ex An e dei più giovani del partito, Crosetto, Frattini, Fitto, Gelmini, Prestigiacomo, Carfagna, chi stava preparando il parricidio. Per non parlare dei Rottamatori, i giovani, quelli che «Alfano forever». Scrivono comunicati di fuoco. «I big del partito hanno già sbianchettato la loro firma dal documento con cui chiedevano le primarie?» Insomma, aria pesante. A cui il Cavaliere per ora non vuole pensare. Le priorità restano la legge elettorale, basata su collegi piccoli, preferenze e premio di maggioranza. E come fare campagna elettorale con Monti sostenendolo ma anche no. «È stata ribadita la fiducia al governo Monti» si affretta a dire Cicchitto. Srotolando, subito dopo, una lista di richieste. Presenti alla riunione raccontano, invece, di momenti di alta tensione sul capitolo della spending review su cui «sono volate anche minacce di far cadere il governo». «Berlusconi is back» titolava ieri il sito del NYT. Le «chiese» della poltica italiana si armano per nuovi duelli. Ma intorno, in Europa e nel mondo, troppe cose sono cambiate per tornare a otto mesi fa. E Walter Veltroni vcommenta: «Berlusconi ha già fatto molto male al Paese. Un'ennesima campagna elettorale giocata come un referendum su di lui sarebbe grottesca e tragica». Fare i padroni Le parole di oggi, converrete, odorano di un antico mai passato di moda: «Fanno i padroni». Le ha pronunciate Bersani, ieri, mentre Monti e Pdl incrociavano, chick-to-chick, pensieri e interessi a proposito della Rai. E nessun italiano ha dubbi su quali sono gli obiettivi del partito di Berlusconi quando affronta temi legati alla tv. Quel partito è nato anche per sostenere questo bersaglio molto privato. Fanno i padroni, sì: decidono loro, sulla testa di tutti noi. Arroganti? Il potere lo è sempre, più o meno. Ma nel caso in questione approfitta di una declinazione del potere che, purtroppo, Monti ha ufficializzato ponendo la concertazione sul banco degli imputati. Dice che siamo in guerra, e così ogni decisione deve stare rigidamente nella funzione di un tempo rattrappito. La concertazione è laboriosa, brucia tempo, non va, io decido e poi vedete un po' cosa volete fare, perché se siamo dove siamo lo dobbiamo anche alle interminabili nottate in cui le parti si sono sfondate di caffé cercando di mettersi d'accordo. Già sentito anche questo vento soffiare in direzione opposta alle nostre vite e alla nostra dignità. Avremmo altri pensieri: non usciamo da questa crisi senza un incremento del tasso di partecipazione alle scelte, non ne usciamo senza un passo deciso in direzione di una democrazia più avanzata, non ne usciamo senza riconoscere potere vero alla più piccola delle nostre comunità. Senza una sinistra più consapevole del suo ruolo e della sua alternativa faranno i padroni quando e come vogliono. Bersani dice che lo fanno già. POLITICA Niente primarie Il ritorno di Silvio tra le macerie Pdl CLAUDIAFUSANI cfusani@unita.it TONIJOP . . . Veltroni: «Ha già fatto molto male al Paese Il suo ritorno è grottesco e tragico» Via libera a Tarantola Ora lo scoglio deleghe Berlusconi convoca i vertici: «Decisiva la legge elettorale» L'era Alfano non è mai iniziata Silvio Berlusconi e Angelino Alfano, in una immagine di repertorio FOTO ANSA Fumata bianca dalla Vigilanza «Agirò con indipendenza» Bersani accusa: Pdl ha trattato a Palazzo Chigi NATALIA LOMBARDO ROMA «Noi Moderati con i Democratici» TULLIAFABIANI ROMA GiacomoPortas «Sosterremoil leaderdel Pd:è lasceltamigliore tantopiùdopo il ritornosullascena diBerlusconi.L'alleanza? CentrosinistrapiùUdc» 8 venerdì 13 luglio 2012
Peugeot, via 8000 posti Il gruppo annuncia la chiusura di Aulnay ed esuberi a Rennes Lo «choc» di Ayrault: «Questo piano non va» La Bce: zero lavoro, niente ripresa «Servono flessibilità e salari bassi» BIANCADIGIOVANNI bdigiovanni@unita.it La ripresa non arriva, anzi l'economia si indebolisce. Eurolandia resta nelle sabbie mobili della bassa crescita e dell'incertezza sul futuro. L'ultimo bollettino della Bce sembra un rapporto di guerra. A pesare sulle possibilità di ripresa dell'Unione non sono solo gli spread, le tensioni bancarie, i poderosi tagli di bilancio che si chiedono ai Paesi membri più indebitati. A giocare un ruolo decisivo c'è anche l'elevata disoccupazione. Senza lavoro non c'è ripresa. Nell'area euro «l'espansione economica resta debole, in un contesto di maggiore incertezza che grava sul clima di fiducia». Così si legge nel bollettino, che tuttavia a fronte di questo quadro sconfortante per l'immediato ribadisce anche l'attesa di «una graduale ripresa sul più lungo periodo». Ma il vigore di questa ripresa rischia di essere «smorzato da una serie di fattori», avverte l'istituzione nella pubblicazione che come di consueto segue di sette giorni la riunione del consiglio direttivo, e che ricalca i contenuti del comunicato letto dal presidente Mario Draghi. Tra i fattori frenanti sulla futura ripresa la Bce cita le tensioni sui debiti pubblici di vari Paesi, l'aggiustamenti dei bilanci in banche e imprese e l'elevata disoccupazione. Le condizioni del mercato del lavoro nell'Eurozona «sono ulteriormente peggiorate», e per il futuro non si prospettano miglioramenti di rilievo. Quello della Bce è il terzo ammonimento consecutivo sul fronte del lavoro lanciato da un'istituzione internazionale. L'altroieri l'Ilo, l'ufficio del lavoro dell'Onu, aveva avvertito che in assenza di cambiamenti di rotta sulle politiche economiche Eurolandia rischia di ritrovarsi con 4,5 milioni di disoccupati in più nei prossimi quattro anni, con cui il totale raggiungerebbe 22 milioni di persone rispetto ai livelli attuali che sono già un massimo storico. Ancora prima era stato l'Ocse a segnalare un nuovo massimo del tasso di disoccupazione, a quota 11,1%. «Nel primo trimestre del 2012 l'occupazione è calata dello 0,2% su base trimestrale, dopo aver segnato flessioni di entità comparabile nei due periodi precedenti - scrive oggi la Bce - I risultati delle indagini Lavoratori del gruppo automobilistico Peugeot-Citroen protestano a Parigi FOTO DI YOAN VALAT/ANSA-EPA Persino Le Monde sembra irritato: «Cinque anni di aiuti e di promesse» il titolo, poi una foto di Sarkozy ancora presidente, Sarkozy colto in una smorfia che dovrebbe dire contrarietà e preoccupazione, quindi un sottotitolo, che spiega come dal 2007 il gruppo Psa stia tagliando regolarmente posti di lavoro, malgrado gli aiuti economici e le pressioni politiche. Libèration sembra più distaccato, quasi rassegnato: apre con la vittoria di Pierre Rolland al Tour, non dimentica un Berlusconi sorridente, annunciando un «ritorno al futuro», arriva infine a Peugeot-Citroen con la reazione, dura, del ministro delle attività produttive, Arnoud Montebourg, collezionando appena dopo una serie di reazioni ancora più dure, cominciando da quella del capo del governo francese, Jean-Marc Ayrault, che parla di «choc» e avrebbe chiesto ai vertici di Psa d'avviare «senza indugi» la concertazione con l'obiettivo del «mantenimento di una attività industriale in tutti i siti francesi». Compreso quello parigino di Aulnay-sus-bois, nel mirino da una trentina d'anni, dove ancora lavorano oltre tremila persone, tutti dipendenti, più alcune centinaia nel conto di piccole imprese di servizio. Aulnay è sulla lista nera: dovrebbe chiudere nel 2014. Psa Peugeot Citroen, all'undicesimo posto tra i produttori mondiali con il cinque per cento del mercato, appena sopra la Fiat, mezzo punto sotto, dovrebbe tagliare in tutto ottomila posti di lavoro. Dopo Aulnay, l'altro taglio pesante riguarda Rennes: via mille e quattrocento lavoratori su poco più di cinquemila. Un disastro, «annunciato» secondo molti in Francia, negato però nella stagione preelettorale da ministri e comprimari di governo. Il ministro di Sarkozy, Eric Besson, meno di un anno fa dichiarò che mai la Peugeot Citroen avrebbe tagliato un posto di lavoro. Rassicurava i francesi, dopo che la Cgt aveva reso pubblico un documento segreto, le linee del piano di ristrutturazione, in cui Psa prevedeva la fine di Aulnay e dello stabilimento di Sevelnord. «Oggi – commenta Bernard Thibault, storico segretario della Cgt – Peugeot Citroen ci presenta finalmente il suo piano: 8-10 mila posti di lavoro in meno. Quale sarà l'impatto di quel piano sul Paese? Proviamo a moltiplicare quei numeri per tre o quattro volte e avremo la risposta». E quindi? «Ci batteremo con tutte le nostre forze». PIOVESUL BAGNATO Ieri si è visto: sciopero nelle fabbriche del gruppo. Tanta tensione e tanta pioggia (a Parigi si viveva un clima novembrino) come capitò quando la Francia chiuse la sua più famosa fabbrica automobilista, un simbolo, la prima e l'unica ad L'EUROPAELACRISI UN PRESTITO FORZOSODAIMPORRE AICITTADINI PIÙRICCHI.OPPURE UN'IMPOSIZIONE SECCASUI PATRIMONI PIÙCONSISTENTI.UNAPROPOSTA CHEARRIVA DALLA GERMANIAPOTREBBERIAPRIRE IL CONFRONTOSULLE PROSPETTIVEPER RILANCIAREL'ECONOMIA ERIDURREIL DEBITO. L'idea non è venuta dall'estrema sinistra o da qualche formazione no global, ma dal prestigioso e ufficialissimo Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung (Diw), istituto di ricerca con sede a Berlino, molto ascoltato tra gli economisti e anche dalle parti della cancelleria. In concreto si tratterebbe di imporre ai contribuenti con un reddito superiore a 250 mila euro (500 mila per le coppie) un'imposta una tantum che verrebbe poi restituita gradualmente. Oppure i cittadini che superano quella soglia di reddito potrebbero venire costretti ad acquistare titoli di Stato che in futuro verrebbero rimborsati ai prezzi di mercato. Per ora si tratta di uno studio teorico, ma i risultati economici sono delineati con molta chiarezza dai ricercatori dell'istituto. «Un prestito obbligatorio oppure una tassa speciale pari al 10% dei redditi sopra i 250 mila euro - secondo il professor Stefan Bach, uno die dirigenti del Diw - mobilizzerebbe un buon 9% del Pil, qualcosa come 230 miliardi». Il debito tedesco, che pochi giorni fa ha superato i 2 mila miliardi, ovvero l‘80% del Pil, comincerebbe una discesa verso quel 60% fissato dai criteri di Maastricht cui nemmeno la virtuosa Germania è stata capace di attenersi. Gli effetti positivi ricadrebbero su tutta l'Eurozona. Al Diw ne sono tanto certi da consigliare il prestito forzoso (o la patrimoniale secca) anche ai Paesi che sono in maggiore difficoltà con i loro conti: la Grecia, la Spagna e l'Italia. Vedremo se nel nostro Paese qualcuno raccoglierà il suggerimento. Intanto c'è da fare i conti con un appesantimento della crisi che ieri ha fatto toccare all'euro il minimo di 1,20 sul dollaro dal 2010 e il minimo assoluto, da quando esiste, sullo yen. E diventano sempre più evidenti i segnali di frenata nei Paesi che, come la Cina e l'India, fino a qualche tempo fa erano buoni mercati per le esportazioni. Una prospettiva davvero inquietante, che ha fatto dichiarare, ieri, a Christine Lagarde che la fine della crisi «non si vede» e che, anzi, negli ultimi mesi «le prospettive sono malauguratamente peggiorate». Tra qualche giorno, ha annunciato la direttrice del Fmi, gli esperti del Fondo taglieranno ulteriormente le previsioni sulla crescita mondiale, che erano state già abbassate tre mesi fa. I buoni segnali che sono venuti da alcuni Paesi europei contro l'emergenza, secondo Lagarde, non bastano a compensare il deterioramento globale, che investe anche l'Asia. Dopo il sospiro di sollievo dopo la conclusione del Consiglio europeo, che pareva aver prospettato quanto meno un impegno comune contro l'emergenza e i rischi di crack bancari, si è tornati, insomma, al clima cupo del pre-vertice. La situazione si sta di nuovo incancrenendo. Ieri gli spread di Spagna e Italia si sono impennati a 533 e a 466. Tutti e due i Paesi sono a un passo da quel rendimento dei titoli al 7% che a suo tempo determinò l'accesso all'Efsf di Irlanda e Portogallo. Quanto alle prospettive delle prossime settimane, anche qui i dati parlano chiaro: se non entra in vigore il nuovo fondo, l'Esm, per combattere un eventuale precipitare della situazione sono a disposizione solo i 250 miliardi del vecchio Efsf, di cui 100 sono destinati al salvataggio delle banche spagnole. Se partisse l'Esm, si arriverebbe, contando i due fondi insieme, a circa 750 miliardi. Ma c'è il blocco imposto dalla Corte costituzionale tedesca che, pur richiamando il principio sacrosanto in democrazia del coinvolgimento del Parlamento nelle scelte economiche e finanziarie, di fatto sta rischiando di allungare alle calende greche la strategia del «firewall» e dello scudo anti-spread chiesto dall'Italia. Neppure il Fiscal compact sta facendo grandi progressi. Oltre alla Germania, non hanno ancora ratificato il patto cinque Paesi tra cui l'Estonia, dove potrebbe verificarsi un blocco costituzionale come in Germania, e l'Italia, dove, dopo l'approvazione del Senato avvenuta ieri, manca ancora il voto della Camera. Il provvedimento passerà, anche se finora Mario Monti non ha dato alcuna garanzia sul «trattamento speciale» che dovrebbe ricevere l'Italia, la quale, secondo le rigide regole del patto che impongono la riduzione del debito al 60% del Pil, dovrebbe scendere dal 120% attuale tagliando un ventesimo l'anno. Significherebbe manovre finanziarie che qualcuno quantifica sui 100-120 miliardi l'anno. Per aggiungere una pennellata di nero al quadro, rischia di riaprirsi anche la questione greca. Atene conferma ufficialmente la richiesta di una proroga di due anni per attuare le misure del memorandum imposto dalla trojka. Ma tira una brutta aria: tra agosto e settembre la Grecia deve ricevere 12,5 miliardi e da Bruxelles fanno sapere che i soldi non arriveranno se la trojka non vedrà «progressi significativi» sui risparmi. Insomma: si ricomincia a ballare. La patrimoniale che parla tedesco L'ANALISI PAOLOSOLDINI ORESTEPIVETTA opivetta@yahoo.it 6 venerdì 13 luglio 2012
Dopo l'uscita su una spending review a rischio «macelleria sociale» poi ammorbidita davanti all'irritazione di Mario Monti. sembrava che il presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi, almeno per un po', avrebbe evitato di entrare nel merito delle riforme che sta proponendo il governo tecnico che «è una parentesi perché poi la politica ritornerà». Tregua armata? Sembrava così. Poi ieri, in un'altra uscita pubblica, il capo degli industriali prima si è schermito con i giornalisti trincerandosi dietro una battuta «sono in silenzio stampa, ho perso la voce» per non commentare le posizioni di Monti sui danni della concertazione. E poi ha fatto capire come la pensa sulla riforma del lavoro. «Aspetto di farmi convincere, visto che sono disponibile e aperto al dialogo». A stretto giro è arrivata la replica del ministro. «Io lo convinco ogni giorno» nel corso di ognuno degli incontri che sono stati e si preannunciano numerosi. «Abbiamo anche ora diversi appuntamenti», ha precisato Fornero. Potrebbero essere le occasioni per arrivare almeno ad una mediazione. Per ora al leader degli industriali sembra evidente che «la riforma non ha migliorato sensibilmente la flessibilità in uscita ed ha abbassato la flessibilità in entrata. Di questo ne ho parlato personalmente con il ministro Fornero, mi sembra una persona molto disponibile nel confronto a tu per tu». CONDIVISIONEE CRESCITA Mentre Squinzi aspetta nel corso degli incontri progammati, e anche oltre, di essere convinto dal ministro, nel frattempo non tralascia giudizi. E anche allarmi. Su quest'ultimo punto ha detto: «Nella migliore delle ipotesi ci sarà un calo del Pil, nel 2012, del 2,4 per cento. Probabilmente sarà anche qualcosa di più perché nella seconda parte dell'anno faccio fatica a vedere miglioramenti». Quelli che il nostro Paese sta vivendo, con l'Europa, sono tempi difficili. «Siamo tutti sulla stessa barca, siamo in un momento tempestoso e dobbiamo remare tutti nella stessa direzione. C'è bisogno di impegnarsi tutti per vedere la luce in fondo al tunnel impegnandosi anche per la crescita. Su questo ha insistito anche il presidente della Repubblica in un messaggio inviato all'East Forum 2012. «Il riavvio di una fase di crescita reale dell'economia costituisce certamente la sfida centrale attorno alla quale si gioca il futuro del nostro Paese e dell'intera eurozona. Questa consapevolezza è emersa con forza nel recente Consiglio europeo di Bruxelles. Urge dunque un confronto aperto sui contenuti delle politiche industriali». Napolitano ha anche sottolineato che «l'investimento in ricerca e innovazione ne è una componente cruciale che richiede condivisione di responsabilità e sostegno da parte del sistema bancario». E Squinzi ha detto: «Ricerca, sviluppo e innovazione sono assolutamente fondamentali per il nostro Paese: l'Italia non ha grandi infrastrutture, non ha fonti di approvvigionamento energetico, deve investire sull'unica grande risorsa che abbiamo che è la materia grigia dei nostri ricercatori». Nella logica di un impegno collettivo a risollevare il Paese va il decreto sviluppo appena emanato. Per il presidente degli industriali in esso «ci sono tante buone idee e abbiamo grandi aspettative perché vengano tradotte in pratica». Insomma, anche qui bisognerà provvedere a convincerlo. L'occasione del discorso di Squinzi è stata il Forum annuale del Comitato Leonardo. Un intervento, quindi, a tutto campo. Dai pagamenti della Pubblica amministrazione «che è un discorso da affrontare con la massima urgenza altrimenti a fine anno molte imprese chiuderanno» alle «critiche ingenerose» del WSJ sulla corruzione nelle imprese che «è presente in ogni parte del mondo. Io sono un imprenditore globale che ha investito in ogni parte del mondo. Ho investito in Cina ed anche lì c'è corruzione a favore delle imprese e degli imprenditori locali». L'imprenditore globale a capo degli industriali non poteva non parlare del made in Italy che «è una questione di interesse nazionale. L'affermazione delle nostre eccellenze nel mondo necessita certamente di azioni immediate inserite in una strategia complessiva di più lungo periodo volta a garantirne l'efficacia e la sostenibilità. L'unitarietà e la coesione del sistema paese nel suo complesso - ha aggiunto - è la condizione necessaria per la riuscita di una strategia che contempla numerosi aspetti tra i quali in primo luogo la promozione ma anche il sostegno all'internazionalizzazione delle imprese, la tutela legale della proprietà intellettuale e industriale, il rispetto di regole commerciali sottoscritte e condivise a livello multilaterale e l'abbattimento delle barriere tariffarie e tecniche che impediscono al Made in Italy di dispiegare appieno tutto il suo potenziale. addirittura, lo avrebbe rispedito al ministero del Lavoro perché i criteri previsti sarebbero fissati in maniera così arbitraria da aprire la strada ad una serie infinita di ricorsi e contenziosi. Il rischio dei ricorsi però rimane tutto e la Cgil si è più volte detta disponibile ad appoggiare i ricorsi dei singoli esclusi. Per Lucia Codurelli, deputata Pd «si è posto fine ad una situazione imbarazzante che non ha precedenti per le modalità e per la non trasparenza in tutta l'operazione. Nel merito dovremo vedere se sono rimasti i contenuti che erano definiti illegittimi perché restringevano i contenuti della legge. Auguriamoci che cosi non sia, altrimenti questa odissea per tanti lavoratori sarebbe una ulteriore beffa». «Alleluja, abbiamo sollecitato una risposta e finalmente è comparso», è la più stringata ma sullo stesso tono è la reazione di Cesare Damiano, primo autore della “denuncia” sui ritardi del decreto. RINVII:ASPI NO,MOBILITÀ SÌ Ieri intanto è andato avanti il “dibattito” tra la ministra Fornero e la maggioranza sulle modifiche alla riforma del lavoro, previste nella conversione alla Camera del decreto Sviluppo. Dopo il via libera serale all'emendamento della maggioranza che riprendeva il documento delle parti sociali, ieri è arrivata un nuovo accordo fra maggioranza e governo. Fornero però ha fatto dichiarazioni puntute: «Dovremmo aver chiuso con le poche modifiche che sono state chieste dalla Camera - sottolineando che non c'è nessun rinvio dell'Aspi», il nuovo ammortizzatore sociale per cui la maggioranza, in un primo tempo, aveva chiesto uno slittamento di un anno. Gli risponde per le rime Cesare Damiano, autore dell'accordo: «Come si sapeva da ieri (mercoledì, ndr), abbiamo ottenuto, nonostante la resistenza del ministro, un importante risultato a proposito dell'indennità di mobilità che verrà mantenuta nella formulazione attuale a tutto il 2014, a differenza del testo vigente che ne prevedeva la riduzione fin dal 2013 della durata della copertura di sei mesi per i gli over 55 del Nord e per tutti i lavoratori del Sud». La nuova formulazione del testo sarà presentata dai relatori al provvedimento Alberto Fluvi (Pd) e Raffaele Vignali (Pdl). «L'emendamento definitivo - specifica Damiano - ripropone, con qualche piccola variazione, il testo originale precedentemente varato dalla commissione Lavoro. Si tratta complessivamente di 11 modifiche concordate con il governo che riguardano i temi degli ammortizzatori sociali e della flessibilità in entrata». LaCgil scuolachiamaallo sciopero generaleasettembre. Nellepieghe deldecretospendingreview gli specialistideipartiti, dei sindacatie degli studenti hannoscopertotagli nonannunciati cometalie spostamenti forzati dipersonale: o vai lì, anchese quello non è il tuo lavoro,ovai acasa.La Cgilha appenaconteggiato«oltre 500 milionidieurodi tagli»sulla scuola. In realtà i calcoli sonoapprossimati. La cosacerta è la presenzadi soprannumerari, circadiecimila,che proprio in questesettimane stanno in attesadiuna nuova cattedra.La scelta forzosadi insegnamentianche non idonei dipendenon tantodalla spendingreviewquanto da ordinamentovecchichehanno consentito lapossibilitàdi insegnare anchemateriesucui nonci si è specializzati. LASCHEDA . . . Nori (Inps): da subito a tutti un appuntamento nelle nostre sedi per la certificazione del diritto Stralciare dalla «revisione della spesa» pubblica almeno i tagli agli enti pubblici di ricerca. Il ministro Francesco Profumo, che ieri ha ricevuto i presidenti degli enti controllati dal Miur, assicura che proverà a correggere il tiro. Quei numeri, decisi a Palazzo Chigi, hanno fatto fare un salto anche a lui. «Ma sanno che la corrente che ci vogliono tagliare ci serve per gli acceleratori di particelle?», si inalbera Barbara, 42 anni, ricercatrice ex precaria dell'Infn, assunta da due anni. Una delle ultime “fortunate”. Si fa per dire. Se le cifre della spending review non saranno corrette, come dice il presidente dell'Istat, si fermerà tutto. E anche gli enti più “virtuosi” si trasformeranno in enti inutili, avvertono a voci alterne i presidenti, convocati dal ministro (già prima della spending review) per discutere come ristrutturare (altrimenti) la spesa, i sindacati, Flc Cgil, Cisl e Uil, che ieri sono stati ricevuti a viale Trastevere, e i ricercatori che fin dal mattino si sono dati appuntamento davanti al ministero. Sulla scalinata, sotto il sole abbacinante. Flavio e Roberto, precari dell'Infn (24 milioni di tagli su 241 di finanziamenti), non hanno ancora trent'anni. E sognano di poter fare per il resto della vita quello che fanno adesso: ricercare le prove della «particella di dio». Roberto ha partecipato a uno dei progetti che ha portato alla scoperta del «bosone di Higgs». Flavio studia gli effetti della nuova fisica attraverso i «decadimenti rari». Quando parlano dell'anno appena trascorso al Cern di Ginevra, grazie all'Infn, si illuminano. «Lì sono tutti giovani, l'età media dei ricercatori è più o meno la nostra». In Italia, invece, essere giovani è quasi una colpa. Il lavoro flessibile andrebbe pure bene. «Ma in Svizzera venivamo pagati 3 volte e mezzo di più». Qui, guadagnano 1400 euro al mese. Come assegnisti di ricerca. E rischiano tra qualche mese, di dover seguire i loro colleghi già fuggiti all'estero: «Che altro puoi fare quando sai che non entrerai mai, che non ci saranno più concorsi?». L'ultimo è stato due anni fa. Loro non avevano ancora i i titoli per partecipare. «Sono entrati in trenta, il più giovane aveva 34 anni». Raffaele, sismologo, all'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ci è entrato 12 anni fa: adesso ne ha 41 ed è sempre precario. Uno dei 400 precari che reggono sulle spalle ricerca, rete di monitoraggio sismico, controllo dell'attività vulcanica. Invece di un allargamento della pianta organica, che ora è di 584 posti per 1000 dipendenti, come tutti gli enti di ricerca all'Ingv si ritrovano a fare i conti con il taglio del 10% e con un turn over, che non potrà superare il 20% per altri due anni. «Il Pdl ha persino fatto una interrogazione: a che servono tante persone se i terremoti non si possono prevedere?». Per i precari: tutti a casa? «Ma il ministro Profumo che rimprovera alla ricerca di non essere competitiva sui fondi europei lo sa che molti di noi hanno procacciato milioni di fondi Ue?». Qualche metro più in là, i ricercatori dell'Isfol (5 milioni di tagli su 35 di trasferimenti) discutono con il segretario del Pd di Roma, che si dice pronto a sostenerli: «Se non vi opporrete a questi numeri, nessuno vi voterà più», avvertono loro. «E poi basta con questa storia che siamo giovani», sbotta una senior del precariato: «Ho 40 anni, lavoro da più di dieci all'Isfol: per il mercato del lavoro se dovrò ricominciare da capo sono già vecchia». Squinzi continua a vedere nero «Il Pil crollerà a meno 2,4%» MARCELLACIARNELLI ROMA IL CASO Ancheallascuola icontinontornano Cgilprontaallosciopero Lapolizia rischiaunpaurososottoorganico L'organicoprevisto per la poliziadi Statoè di 117.000 unità, mentre effettivamentenesono inservizio 101.000,dicui 6.000tecnici e 95.000 poliziotti.Le fasce dietà sonocosì ripartiteda 18a 21anni, 60agenti, da 21a25 anni, 1558 agenti,da26 a32 anni,9.711 agenti,da33 a40 anni, 29.726agenti, da41a 50anni,50.144 agenti,oltre i 51anni sono inservizio 11.352agenti. Il turnoverbloccato hasbilanciato il sistemapoichè da18 a40 anni gli agenti sono40.000, invece oltre i41 annisono oltre60.000 gli appartenentialla polizia. Il tagliodelle assunzionientro il 2015 ridurrà ulteriormente la forza effettivadella poliziadiStato di circa 7.000unità, il personaledisponibile scenderàa circa94.000 unità, dicui ipoliziotti nonsaranno più di88.000, l'età mediasi innalzerà oltre il limitedi guardiaed i servizioperativi saranno seriamentecompromessi.Ecco i dati neldettaglio:organico Poliziadi stato, agenti+ tecnici (quelli che nonfanno servizioperativi) iniziale 117.000, dal 2001al2009 è sceso a101.000,dal 2010al2011 sbloccototale del turn over, resta invariatoa 101.000,nel triennio2012/2014blocco dell'80% delleassunzionie nel2015blocco del 50%:stimepensionamenti che non sarannosostituiti 7.000agenti, la forzaeffetiva si riducea94.000 dicui 88.000sonoagenti dipolizia operativi.Dall'art.14 dellaspending reviewil tagliosulle assunzioniper i corpidipolizia, ( poliziadi stato, carabinieri,guardiadi finanza, forestalee penitenziaria) èper il 2012 dieuro94.764.400, per il 2013euro 283.153.600,per il 2014euro 469.293.200,per il 2015 euro 618.936.936,che significa avereun minor forza dipolizia nel2012per 2871unità, nel2013 per8.580unità, nel2014 per 14.222 uomini,nel2015 per 18.755 unità. . . . La ministra: «Io lo convinco ogni giorno nel corso di ognuno degli incontri che abbiamo» La lotta dei ricercatori «Ci vogliono cancellare» . . . Il Colle: «Il riavvio di una fase di crescita reale dell'economia è la sfida centrale» MARIAGRAZIAGERINA mgerina@unita.it Il presidente di Confindustria conferma il suo pessimismo «Fornero non mi convince» Napolitano: «L'investimento in ricerca e innovazione è fondamentale» venerdì 13 luglio 2012 5
Presidente Rossi, il premier Mario Monti ha detto che la concertazione è uno dei mali che ha causato gli attuali problemi dell'Italia.Come risponde? «Che in Toscana la concertazione è più viva che mai ed è stato, è e sarà lo strumento principale attraverso il quale cercare le soluzioni alla crisi e riavviare lo sviluppo. È un valore, testimoniato anche dall'articolo 48 dello Statuto regionale: alle istituzioni spetta il compito di decidere, ma attraverso il confronto con le rappresentanze sociali». Comesi traduce inconcreto questo modello? «La Toscana pratica la concertazione da sempre e ai massimi livelli possibili ma il nostro tasso di riformismo e innovazione non è certo inferiore alle altre Regioni. Anzi. Alcune riforme che ha fatto il Governo Monti rappresentano addirittura un arretramento rispetto alla nostra realtà. Abbiamo in corso una gara unica per il trasporto pubblico regionale, abbiamo fatto tre Ato per i rifiuti, uno unico per l'acqua, sciolto le 14 Apt e razionalizzato la politica di promozione turistica e riformato la sanità. Tutto questo d'accordo con sindacati e forze sociali perché quando gli obiettivi sono difficili e impegnativi, si raggiungono meglio attraverso il confronto». È un percorso che si può ripetere anche in futuro? «Abbiamo appena siglato con Cgil, Cisl e Uil un nuovo accordo, basato su 9 punti, col quale contiamo di arrivare entro la fine di settembre a un patto per lo sviluppo che permetta alla Toscana di uscire dalla crisi e riprendere a crescere. Siamo convinti che il contributo di chi conosce i problemi e le questioni concrete sia fondamentale per individuare soluzioni condivise ed efficaci». Sembraunprogetto ambizioso... «Noi proviamo a farlo nel nostro piccolo, ma Hollande, in Francia, sta andando in questa direzione e lo stesso ha fatto anche la Germania. Evidentemente non stiamo inventando niente se anche grandi leader nazionali hanno fatto appello al Paese e alle forze migliori. Piuttosto trovo singolare procedere in senso opposto». Unmessaggioalgovernoe almetododi attuazionedellaspendingreview? «Se ci avesse consultato prima anziché agire unilateralmente avrebbe avuto dei consigli utili. Sono convinto anch'io che abbiamo davanti un “percorso di guerra”, però proprio per questo si devono coinvolgere le migliori energie, responsabilizzarle e cercare di chiedere a tutti quello che possono dare, secondo le proprie possibilità. Monti invece sembra andare da solo in altra direzione e così rischia di sbattere o di andare tutto a destra. In ogni caso niente di positivo per i ceti popolari e la parte più debole della società». In quale altro modo avrebbe potuto agire? «Si poteva fare una manovra differente, magari rinunciando a qualche F35, pensando almeno a una piccola patrimoniale, tornando sopra ai capitali scudati. È ingiusto che le aziende, i dipendenti o le partite Iva paghino dal 33 al 45% di tasse e chi è andato a ripulire i suoi soldi all'estero se la sia cavata col 5%». Ilconfrontodelle regionicon ilgovernoprosegue.Ci sonopassi avanti? «Abbiamo ricevuto il materiale, ora lo affronteremo e vedremo meglio cosa c'è nel dettaglio. Ma l'opinione che si tratti di tagli è confermata». Sembra complicato trovare una via d'uscitapervoi soddisfacente... «Noi non vogliamo sottrarci al confronto di merito e vogliamo andare fino in fondo. Ma al momento la realtà è che, ad esempio in sanità, siamo di fronte a un taglio lineare di 557 milioni di euro. Il materiale fornito può sicuramente essere un utile spunto per fare verifiche sulle nostre aziende ma in queste condizioni è pressoché impossibile riuscire a garantire gli stessi livelli di servizi». Ilsuogiudiziorestadunquenegativo? «Sì, negativo nell'immediato e anche per il futuro. la realtà ci dice che il decreto c'è e noi ne siamo stati informati dopo seppure sia, oltre tutto, una materia costituzionalmente convergente. Noi non vogliamo metterci dietro agli aspetti giuridici ma compartecipare allo sforzo di risanamento. Ma salvare il paese senza punti intermedi è un'impresa davvero ardua». FRANCESCOSANGERMANO FIRENZE «Vogliamo che il Parlamento apra gli occhi. Abbiamo visto troppi facili entusiasmi su questo decreto. Tutti pensano che questi siano tagli agli sprechi, ma in realtà registriamo semplicemente che sono obiettivi di taglio alla spesa pubblica». Il presidente dell'Anci e sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio parla di «tagli inaccettabili» e lancia la nuova protesta dell'associazione contro la massiccia manovra di spending review: martedì 24 i primi cittadini italiani si ritroveranno per manifestare davanti al Senato. «Non faremo sconti a nessuno - chiarisce Del Rio - chi spreca denaro pubblico nei Comuni non avrà la collaborazione e la protezione dell'Anci, ma non accettiamo che coloro che amministrano denaro pubblico in maniera responsabile subiscano l'ennesimo taglio a quattro mesi dalla chiusura dei bilanci». L'obiettivo, spiega Delrio, è far capire ai parlamentari «la gravità dell'impostazione» della revisione della spesa, perché il provvedimento in realtà non contiene gli sprechi ma determina «tagli lineari» che incidono sulla «pelle viva dei cittadini», quindi sui servizi erogati, imponendo ai Comuni di aumentare le tasse. Perché il decreto imporrà un ulteriore taglio del 23% alla spesa corrente che si aggiunge agli 8 miliardi di riduzione degli ultimi due anni. Il quadro è ancora peggiore se confrontiamo il periodo 2007-2013, nel quale il contributo dei Comuni è stato di 22 miliardi. Per l'Anci servirebbero invece dei tagli davvero puntuali. Pertanto l'impostazione della spending review andrebbe «radicalmente cambiata». «Non capiamo il giudizio positivo dato dalle forze politiche al decreto - riprende il presidente Anci - La questione vera è che bisognerebbe lavorare sui costi standard». Al contrario di come sta agendo il governo, i Comuni propongono che si intervenga sull'efficienza della pubblica amministrazione, perché «i tagli in sé non portano avanzamenti». L'Anci è preoccupata anche per gli effetti del Piano che prevede l'accorpamento di 37 tribunali e 220 sezioni distaccate. CONTRORIFORMASANITÀ Tra Regioni ed Enti locali, la riduzione dei trasferimenti è di 7,5 miliardi, il 3% della loro spesa complessiva. Questa cifra, che vale all'incirca il 70% degli interventi strutturali, non potrà essere rivista ma nel corso dell'esame in Parlamento si possono valutare i criteri di ripartizione del taglio: questo, almeno, è quanto hanno già spiegato Monti e il ministro all'Economia Vittorio Grilli, nell'incontro di mercoledì con le Regioni. Ieri, intanto, si è svolto il primo incontro tecnico tra il supercommissario Enrico Bondi e i direttori generali delle Regioni per la verifica della sostenibilità dei tagli, presente anche il presidente della Toscana Enrico Rossi. «Un incontro - spiega il ministro alla Salute Renato Balduzzi - che serve per rispondere alla domanda di chiarimento delle Regioni su come siamo arrivati a disegnare gli strumenti per la revisione della spesa in sanità». Riduzione che, come spiega Ignazio Marino, senatore Pd, «è difficile dimostrare che non si tradurrà in una drastica riduzione dei servizi». Marino porta un esempio: «Il taglio dei posti letto, nonostante l'Italia sia già sotto la media europea dei 5,2 letti per mille abitanti - aggiunge - doveva essere accompagnato da un aumento dei posti per la riabilitazione e la lungo degenza. Il solo taglio qualifica il provvedimento per quello che è: un rastrellamento di risorse che indebolirà particolarmente Regioni in cui la sanità pubblica è già precaria». Per il momento è stato avviato il confronto sui tagli alla Sanità; nei prossimi giorni verranno approfonditi altre questioni, tra cui il trasporto pubblico locale. Ma per i governatori il quadro è già chiaro: «Siamo di fronte ad un cambiamento strutturale del nostro sistema sanitario, senza peraltro averne potuto discutere dice la presidente dell'Umbria, Catiuscia Marini - In assenza di riflessioni sui livelli di assistenza e sulle modalità di finanziamento del sistema sanitario, ci si troverebbe di fronte ad una modifica silenziosa di quest'ultimo». E sotto i colpi di scure della spending review rischia anche l'Istat, visto che il provvedimento sottrarrà all'ente di ricerca tre milioni l'anno, dopo i 29 già volatilizzati negli ultimi 36 mesi. L'INTERVISTA Il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani FOTO DI GUIDO MONTANI/ANSA LEFT, DOMANI CON L'UNITÀ Fissata per il 24 luglio la dimostrazione al Senato: «Non faremo sconti al governo» Bondi incontra i direttori generali sui tagli al sistema sanitario «Tagli e scelte unilaterali Non si salva così il Paese»Un'inchiestasullascurechestapercolpire lasanità Lastoria dicopertina di left, in edicolasabato con l'Unità, propone un'inchiestasui taglieffettuati per anninel settore sanitario, con l'impattosui pazienti.Primadel decretodeiprofessori,erano già previsti 17 miliardidi eurodi sforbiciateper il triennio2012-2014. Questiultimi tagli (4,7miliardi in 3 anni)potrebbeessere fatali. Ingioco c'è ildiritto costituzionale alla salute eall'assistenza.Oltreche creare allarme,questi tagli stupiscono. Perchénel maggio2012 la Cortedei Contiavevapromosso i bilanci del settore:«Anche nel2011 la gestione dellaspesa sanitariapresenta risultati miglioridelleattese», si leggevasul rapportoche calcolava in 112 miliardi dieuro leuscite complessive . I conti dellanostraspesa sanitaria, insomma,sono ormai sottocontrollo. Loconferma anche il confrontocon l'estero: il tasso rispetto alPil non è solosceso,passando dal 7,3per centodel2010 al 7,1del2011, maè sotto lamedia europea (8,4 per cento). I sindaci preparano la protesta Le Regioni: sanità, cambia tutto LAURAMATTEUCCI lmatteucci@unita.it Dalla «strana maggioranza», per usare l'efficace definizione con cui Monti ha battezzato l'eterogenea coalizione parlamentare che lo sostiene, era obiettivamente difficile aspettarsi luminose prove di coerenza, compattezza e coesione. E certo non può sorprendere che la televisione resti il «core business» del Pdl, l'unico argomento su cui non possa accettare mediazioni o concessioni di sorta, il solo tema dell'agenda di governo che stia davvero a cuore al partito del Cavaliere. Sorprende però che le pretese berlusconiane trovino così facilmente udienza presso Palazzo Chigi, e presso un presidente del Consiglio che della tutela del mercato e della concorrenza dalle interferenze della politica ha fatto forse uno dei principali impegni della sua carriera, sia come professore di economia sia come commissario europeo. Ma soprattutto colpisce la sequenza, dall'attacco alla migliore storia del centrosinistra - la collaborazione tra forze politiche e parti sociali con cui negli anni Novanta si salvò il Paese dalla bancarotta - alla reiterazione delle pagine peggiori delle cronache del centrodestra berlusconiano, con un intero partito ancora e sempre schierato a difesa degli interessi personali di un solo uomo, una sola azienda, un solo giro d'affari. Non si può al tempo stesso condannare con tanta durezza le concessioni dei governi del passato alle parti sociali e accogliere con tutti gli onori a Palazzo Chigi la delegazione del partito-Mediaset che vuol discutere urgentemente degli equilibri ai vertici della Rai. Ma soprattutto, se si vuole evitare che la «strana maggioranza» diventi addirittura surreale, occorre da parte di tutti grande senso di responsabilità e grande rispetto, innanzi tutto per la storia di questi anni e per la verità. Carlo Azeglio Ciampi è stato protagonista di uno sforzo collettivo e solidale del Paese per uscire dalla crisi dei primi anni Novanta che avrebbe ancora molto da insegnare, anche ai professori di oggi. I governi tecnici di quella fase, con tutti i loro limiti ed errori, si trovarono a fronteggiare difficoltà non minori di quelle di oggi. La riforma delle pensioni, tanto per fare un esempio, varata nel 1995 con la concertazione, fu un passaggio fondamentale nel percorso che permise all'Italia di avviare il risanamento ed entrare in Europa. La riforma delle pensioni della ministra Fornero, senza concertazione, vedremo quali risultati darà. Per ora ci ha dato un numero imprecisato di esodati rimasti scoperti, senza lavoro e senza pensione, abbandonati nell'angoscia. Con un po' più di dialogo, se non proprio di concertazione, forse lo si sarebbe potuto evitare: le voci che avevano segnalato il problema per tempo, dai sindacati al Pd, non erano mancate. Ma il dogma ideologico secondo cui dar retta a partiti e sindacati è sempre un cedimento e una sconfitta delle riforme spiega forse più di ogni altra analisi perché quei semplici richiami al buon senso non siano stati ascoltati. C'è da augurarsi che prima o poi anche i professori più autorevoli possano imparare dai propri errori. La strana maggioranza si fa sempre più strana ILCOMMENTO FRANCESCOCUNDARI SEGUEDALLAPRIMA EnricoRossi IlpresidentedellaRegione Toscana:«Ilnostro giudiziorestanegativo Quidasemprepratichiamo laconcertazione,è la stessastradadiHollande» venerdì 13 luglio 2012 3
GIUSEPPECRIMI WEEKENDLIBRI IL PALCOSCENICO LETTERARIO È ANCORA INVASO DALLE DISCUSSIONISUI ROMANZI,OBESI, CHE,ALPREMIOSTREGA,HANNO SGOMITATO FINO AL FOTOFINISH. In controtendenza rispetto allo smercio dei gigalibri è l'uscita, fresca di stampa, del romanzo Lamagnificaorda di Alessandro Bertante, che va ad accrescere la rifondata collana di narrativa del Saggiatore «Le Silerchie». «Romanzo compresso», quello di Bertante, è un libro che si legge d'un fiato, anche se di fiato, al lettore, ne lascia poco. Orchestrato in tre movimenti, La magnifica orda racconta di un'iniziale visione, dove il protagonista, Alessio Slaviero, funge da scriba al fianco di Napoleone, che guida le truppe d'Occidente, in una finale e maestosa battaglia contro l'orda, le truppe d'Oriente. Il sogno - più che un sogno - evapora, e Slaviero, quarantenne disoccupato e rassegnato, si ritrova nella propria abitazione, in periferia, pronto per un colloquio di lavoro, forse la svolta di un'esistenza di fallimenti. Il terzo movimento fa piombare Slaviero in un altro momento della vita, in cui egli incontra, nel celebre Parco Sempione, un allucinato profeta dei nostri tempi, un clochard in protesta contro la civiltà. La magnifica orda è un romanzo sul tempo, sulle opposizioni, sulla fuga, sulle scelte. Tutta la prima parte decide di registrare il momento dello scontro finale dei fantasmi degli antichi condottieri, che non sono cavalieri di carta: il campo di battaglia, sterminato, è il luogo dove si radunano i grandi, impegnati a fronteggiare l'attacco dei cavalieri d'Oriente, la magnifica orda. La Storia si scontra fuori dalla Storia. Napoleone comanda la difesa estrema, sa che non ci sarà via di scampo: è comunque l'impresa, il combattimento per la gloria, l'incanto di un solo momento, un motivo per sentire, nell' atto ultimo prossimo alla morte, l'energia travolgente della vita: «Oltre il dolore, oltre la vergogna, oltre la perdita, oltre tutte le ferite immaginabili, oltre tutto questo: il tempo della battaglia è sublime, lo scontro finale». Con un linguaggio estatico, quello dell'ineffabilità (la penna è secca), Slaviero indugia, come da manuale militare, sugli attimi precedenti, poi la resa dei conti fuori dal tempo: descrizioni cariche di odori, intense, a volo d'uccello, quasi cinematografiche. LUSSODI IMMAGINIE ANGUSTIA Perché tutto questo lusso di immagini, perché questo minuzioso spiegamento di parole e di martiri? Lo scopriamo nel secondo movimento, quando Slaviero si confronta con la realtà (ma nella memoria echeggia ancora l'impatto bellico): tutto si fa misero, più stretto, angusto e scolorito, rispetto alla magnificenza della visione. L'età contemporanea poco sa o ricorda del passato glorioso, di un'altra vita, fatta di altri oggetti (il cappotto), o di altra materia, come la terra («La terra è nera. La terra non la ricorda nessuno, la terra non serve più a niente»). Il mondo appare in mano a generazioni nate già sconfitte, e la periferia non è solo il luogo in cui Slaviero vive, è la condizione interiore dei suoi simili. E qui, dopo la disillusione, nasce la rinuncia, la fuga, negare la propria condizione sociale e negarsi a questo presente («Che cosa vuoi che sia un fallimento in confronto alle mie malinconie...»), scampare a tutto questo. Al Parco Sempione, mentre Slaviero ascolta il profeta, giungono due carabinieri a cavallo a scacciare il vecchio: non sono cavalieri, ma una loro inconsapevole parodia, ennesima conferma della caduta, perché la caduta di questo mondo era già avvenuta, nella prima visione. Eppure ci ostiniamo a vivere goffamente dopo l'ultima sconfitta che non prevede nessuna rivincita. FRESCHI DISTAMPA Stripbook www.marcopetrella.it LAMAGNIFICAORDA AlessandroBertante Pagine64 Euro10,00 Il Saggiatore LaStoria si scontra con le miserie quotidiane Nelsognolagrandebattaglia diNapoleonecontro l'orda barbarica,nella realtà ilquarantennedisoccupatodeve affrontareuncolloquiodi lavoro «Napoleonevalica ilSanBernardo» diDavid ,1800 (oliosu tela) DOVE SONO FINITI TUTTI I MITI DEL NOVECENTO, I GUERRIGLIERI DEL NICARAGUA E DELL'ANGOLA, LE SPIE VENUTE DAL FREDDO,ITERZOMONDISTIEITEOLOGIDELLALIBERAZIONE,GLIAGENTIDELLACIA, i reduci del Vietnam, le tartarughe ninjia, la fiorentina di Valcareggi e la Nazionale che perse in Corea nel 1966? Sono finiti, in transito, nella penombra creata dalle spesse mura di un palazzo romano, un convento barocco dove si parla portoghese o spagnolo, dove i prelati addestrano alla difesa personale e alle condizioni di vita estreme, alla resistenza e al silenzio di fronte alle torture e alle droghe. Destinazione definitiva il culo del mondo. Anche se le guerre anticoloniali non vanno più di moda e gli stermini perpetrati contro piccoli popoli non sono più di moda sulle pagine dei quotidiani, sangue, incendi, carcerazioni, i massacri continuano. E sono la materia su cui Marco Ferrari costruisce il suo nuovo romanzo, Le nuvole di Timor, Cavallo di ferro, 313 pagine, 16 euro, immaginando che un gran numero di avventurieri, cinici ma di buon cuore, trovi ragione alla propria randagia esistenza grazie ad un complicato disegno della Provvidenza, poco credibile ma aggiornato al XXI secolo. «Il Mossad - spiega padre Etxebarrìa ad Enrico, il protagonista - va in giro a reclutare ex agenti del Kgb, gli arabi hanno basi segrete di addestramento un po' ovunque, dall'Iraq allo Yemen, gli ortodossi hanno trasformati i vecchi gulag in campi per prove estreme; i confuciani stanno studiando nuve tecniche di difesa, i buddisti stanno mettendo a punto un sistema di concentrazione mentale che rende inoffensivi gli strumenti bellici. Per non parlare delle tecniche di ipnosi delle sette religiose americane. E noi dovremmo stare con le mani in mano?». Ne viene fuori un mix rocambolesco, talvolta consapevolmente surreale, ma anche un racconto tragico della storia di Timor Est. Un intreccio spesso cinematografico, che sconta salti logici per privilegiare l'azione, che lo scrittore colombiano Santiago Gamboa definisce «tra ironia e impegno, un romanzo dedicato alla libertà dei popoli». Marco Ferrari scrive dalla sua Spezia, da quella striscia felice di terra chiusa fra le prealpi liguri e il mare. Spazia con lo sguardo, con le carte nautiche e con i manuali di botanica, sul mondo, soprattutto su quello di lingua portoghese, a cui è legato dai tempi della rivoluzione dei Garofani, e a cui è ispirato il suo romanzo di maggiore successo, La rivoluzione sulla due cavalli. I mondi esotici che Marco Ferrari descrive non sono il frutto di resoconti di viaggio ma di letture, di storia, di testimonianze raccolte quando negli stand delle feste de l'Unità arrivavano gli esuli dalle dittature sudamericane e, fra cibi piccanti e liquori allora esotici, attraverso i racconti, si infittivano le reti dell'internazionalismo. Esotismo surreale sotto icieli diTimorEst JOLANDABUFALINI ROMA LafamigliaKocsis, emigrata in Svizzera, torna dopoanni in Voivodina,nelnorddella Serbia, regionedovevive la minoranza ungheresea cuiappartiene. Questoè solounodei tantiviaggi di ritorno allapropria terraealle proprie radici sullosfondo della tormentatastoriadei Balcani. Per la famigliaKocsis non bastagestire un'elegantecaffetteria aZurigo: quelloche sembra il risultato diun lungoprocessodi integrazionesi rivelasoloun'illusione. COMEL'ARIA MelindaNadj Abonij Traduttore R.Gado pagine251 euro 14,00 Voland Questo libro, «Statid'eccezione. Geografievarie» di Graziano Graziani,parladi utopie, o almenodi un certo tipodi utopie. Micronazioniè il termine che descrivequeste fantasiose entità,piccoli stati autoproclamati,nazionidainomi pittoreschie bizzarri e dalle radici iperboliche,alcunepiù artistichealtre più politiche.Ma ciòche leaccomuna tutteè la ricerca irriducibile, avolte surreale,diautonomia e indipendenza. STATI D'ECCEZIONE Graziano Graziani pagine264 euro 12,00 Edizioni dell'asino Sull'Appenninotosco-emiliano, c'èuna vallestretta etortuosa, e in fondouna piccolacasa.Un industrialedella seta tornaai boschidove untempo andava a far funghi e vede quellacasa. Malgrado il fuocoaccesosembra disabitata.È incuriosito.Entra. E lì comincia la suaavventura, che lo strappaallamesta quotidianitàdel danaroe delpotereper precipitarlodentro unvertiginoso delirio, cheè prova epassaggio, alla scopertadi sé. LACASA DEI SETTEPONTI Mauro Corona Pagine64 Euro7,50 Feltrinelli U: venerdì 13 luglio 2012 23
10 venerdì 13 luglio 2012
CON PETITOBLOK, CHE HA DEBUTTATO AL «INEQUILIBRIO» DI CASTIGLIONCELLO, PUNTA CORSARA SI PORTAACASAPARECCHIESODDISFAZIONI.Prima fra tutte, quella di aver fatto un altro centro con uno spettacolo che è un gioiellino, un ingranaggio oliato di comicità e invenzione. Teatro d'arte, che si tuffa nella tradizione e ne riesce rinnovato come uscito dalla fonte dell'eterna giovinezza. Sono, del resto, tutti under trenta i protagonisti di questo lavoro che scartabella nel passato e mette insieme con azzardata e felice intuizione gli strambotti scenici di Antonio Petito, grande Pulcinella di metà 800 con il vezzo delle mescolanze di genere, e l'avvicinamento simbolista del poeta russo Aleksandr Blok verso la commedia dell'arte (nello specifico, prendendo spunto dal suo Balaganchik, «Il baraccone dei saltimbanchi», che ispirò anche Mejerch'old e poi Stravinsky e Fokine per lo sfolgorante Petrouchka per i Ballets Russes di Diaghilev). Una gran quantità di spunti per i «corsarini» che se li giostrano nel «baraccone della morte ciarlatana» messo su dalla drammaturgia di Antonio Calone come birilli per un giocoliere, persino con allusioni metatestuali. Nel desiderio, per esempio, di farla finita con le eterne maschere di Pulcinella e Felice Sciosciammocca che esprime il Ciarlatano, ovvero l'ex commediante napoletano di ritorno dalla Russia futurista, si può leggere anche la voglia di togliersi il ciarpame di pregiudizi, tradizioni incrostate, macchiette polverose del teatro (e pure, in senso lato, di certa «napoletanità»). Le soluzioni sono spiazzanti, «crudeli» con irresistibile teatralità, come far patti con una Morte goffa e paffuta, mettere in mezzo una Colombina meccanica come esca per le due maschere, passare da siparietti mejerch'oldiani a sceneggiate napoletane, pennellate alla Benois da Ballets Russes o da Balletti Triadici. A irrorare di vitalità i personaggi irrompono i talenti comici di Christian Giroso (Pulcinella) e Vincenzo Nemolato (Sciosciammocca), la lunarità della Colombina di Valeria Pollice, la Morte babayaghesca di Giuseppina Cervizzi, mentre più compassato perché più simbolico resta Vincenzo Nemolato (Ciarlatano). Guizza la regia di Emanuele Valenti, a cui basterebbe tagliare qualche coda di troppo nel finale per garantire a Petitoblok lunga vita sulle scene. LAVENAPOP DI SCENAVERTICALE Sempre a Castiglioncello sorprende la virata di Dario De Luca, fondatore e anima con Saverio La Ruina del gruppo Scena Verticale, che con Morir sì giovane e in andropausa, atto unico in otto quadri e canzoni, calca le scene come un front man di provata esperienza pop-rock, sostenuto con bella enfasi dalla Omissis Mini Órchestra (canzoni e musica di Giuseppe Vincenti). Il tema dello spettacolo non tradisce la natura grintosa, impegnata e spesso di denuncia che hanno i lavori di Scena Verticale - qui dedicata alla gerontocrazia che congela i giovani e condanna al limbo le generazioni di mezzo -, ma con arguzia divertita, una fuga sonora con impeto rock. Se non ci resta che ridere, sembra intendere De Luca, facciamolo con intelligente ironia, senza abbassare la guardia. Un altro debutto a «Inequilibrio» che meriterebbe di essere «esportato» nei cartelloni della prossima stagione è l'adattamento che Renata Palminiello ricava da Cechov. Maros-gelo fa echeggiare di stanza in stanza in una grande villa di Castiglioncello le stagioni declinanti delle tre sorelle Irina, Mascia e Ol'ga, che sognano Mosca e appassiscono tra quotidianità e cattivi destini incrociati. Il bello di Maros - questo andirivieni di personaggi e di scene parallele, sussurri e grida che si rincorrono facendo esplodere l'azione in orizzontale, spostandola tra dentro e fuori, nelle stanze e in giardino - è proprio ciò che è difficile riproporre altrove, in spazi tradizionali che soffocherebbero proprio questa intuizione di teatro fluttuante. Una bella sfida che invece varrebbe la pena di tentare e rimodellare anche per l'energia mostrata dal folto gruppo di giovani attori: una ventata di freschezza. Seipersonagginellastanzadellamente R. B. SPOLETO WEEKEND TEATRO IL LUNGO APPRODO «IN CERCA D'AUTORE» CHE LUCA RONCONIHACURATOPERUNGRUPPOSCELTODIDIPLOMATI DELL'ACCADEMIA «SILVIO D'AMICO» è in una stanza nuda e spoglia del Teatrino delle Sei a Spoleto. Qui si snoda l'ultima tappa di un laboratorio triennale intorno a Pirandello, maturato nelle estati tranquille e intense presso il Centro Teatrale Santacristina. E qui prendono forma essenziale - verrebbe voglia di dire archetipica - i Seipersonaggi in cerca d'autore, in una versione asciuttissima (eppure rigorosa fino alle virgole). Sfrondata semmai di quello che al teatro pirandelliano non serve più: un certo décor, l'indugiare su una recitazione affettata, drammaturgie a schema. Ronconi spezza la crosta ed estrae il nucleo. Quel che basta a ridare fiato a un'opera che lo stesso Pirandello aveva immaginato spiazzante e rarefatta. Nello studio portato dai ragazzi al Festival dei Due Mondi, l'invenzione è rivelata, spostata di peso in una stanza della mente, dove l'autore elabora pensieri e lavori. In cerca di un'idea con dei modelli standard. A questo somigliano un po', infatti, gli attori convocati per le prime prove, con un fare routiniere movenze da cliché. Poi, l'irruzione: sei strani personaggi entrano come ragni velenosi. Lungo i muri, sotto il tavolo, facendosi avanti sempre più pressanti, come un pensiero tormentoso, una litania ossessiva. Pronti a svolgere la loro trama vischiosa e catturarci dentro tutta l'attenzione di creatore e spettatore. È come cadere lentamente in un vortice nero, affondare nelle sabbie mobili di una storia feroce, ruggita tra risate sguaiate e voce roca dalla Figliastra (un'intensa e dominante Lucrezia Guidone) che Ronconi costringe - con la sottile crudeltà che esercita spesso nei confronti del mestiere dell'attore - a toni ingolati. Quasi a rappresentare la deformità dell'anima impressale da una madre inetta e da un padre libertino. Vittima rancorosa di una discesa nel degrado, tra le braccia lussuriose di una maitresse e poi in quelle incestuose dello stesso padre. La regia di Ronconi traccia linee secche e nervose, strappi sulla tela di un quadro, dove appare ancora più evidente la ferita incurabile della famiglia. Evidenzia il nodo edipico, lasciando sullo sfondo come cappelline profane le immagini di una mater dolorosa (Sara Putignano) con i figli avuti da un altro amante, a metà tra una profuga bosniaca e un Laoconte minore che si vede straziata la prole. Una scheggia impazzita è invece il Figlio (Fabrizio Falco, altro elemento da tener d'occhio), che si sbatte da un lato all'altro della stanza, mentre il Padre (indossato con qualche trattenuto pudore da Luca Mascolo) cerca invano di contenere l'onda di livore e rivolta. In sottofondo gli altri protagonisti. Testimoni quasi inebetiti di una piccola tragedia che tutto si ingoia. Drammainedito in Italia e terza regia da WilliamsdiElio De Capitani, «Ladiscesa di Orfeo»racconta l'incontro impossibile tra Val, vagabondoconchitarra e giaccadi pelledi serpente, e lapiù maturaLady, prigionieradi un matrimonio infelice.Una delle protagoniste di «Maros - gelo» per la regia di Renata Palminiello Pulcinella fa ilversoaBlok Un altro gol per Punta Corsara con il suonuovoallestimento Maschered'artetraNapoli eMoscaa«Inequilibrio», mentreDarioDeLucasidà al rockePalminiello firma unCechovdaimoltiechi ROSSELLABATTISTI CASTIGLIONCELLO Ultimatappadelprogetto«Incercad'autore»cheRonconiha curatoper i ragazzidella«SilvioD'Amico» inscenaaSpoleto Idiplomati della«Silvio D'Amico» impegnati nellostudiodi«Seipersonaggi incerca d'autore»aSpoleto per la regiadiLuca Ronconi LEPRIME ... Lestagionideclinanti delle«Tresorelle»sbocciano eappassiscononellestanze eneigiardinidiunavilla NewYork, sabato 25marzo 1911, ore 16e40: mancaun quarto d'oraalla chiusuradella fabbricaTriangle Waistshirt Company.Sono al lavoro circa 600persone, per lo più donnegiovanissime. La tragediasi svolge in 18minuti: 146 morti, quasi tutte ragazze. SCINTILLE scrittoediretto diLaura Sicignano conLaura Curino,Festival teatrale diBorgioVerezzi, sabato edomenica LADISCESA DIORFEO regiaElioDe Capitani dastaseraa domenica,San NicolòaTeatro, Spoleto,Festivaldei2 Mondi La42/aedizionedel festival di Santarcangelopresenta daoggial 22 lugliouna serie diprogetti. Nello spettacolodi Maxwell i partecipanti interverrannopubblicamenteper affermareciò incui credono. ADS RichardMaxwell /NewYork City SantarcangelodiRomagna,dal 13al 20 Festival internazionaledel Teatro inpiazza U: 22 venerdì 13 luglio 2012
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Diecicanzoni 02EmilyKing Walk inmyshoes 03PaulSimon Diamondsonthesolesof... 04Beyoncé Newshoes 05Newshoes Intheseshoes? 06AmyWinehouse Fuckmepumps 07NancySinatra Thesebootsweremadefor... 08KarenOandTheKids Worriedshoes 09ArcticMonkeys Dancingshoes 10PaoloNutini Newshoes www.stylishthough.com DANIELAAMENTA damenta@unita.it Unanuovaopera, fieramente indipendente,delduo Faggella-Baldi.Grandiospiti,beisuoniemoltocoraggio È UN DISCO INTENSO E CORAGGIOSO TRADIZIONE ELETTRICA CHE GIÀ NEL TITOLO CONTIENE IL CUORE DEI SUONI E DELL'INTERO PROGETTO. Opera di Luca Faggella, chansonnier e poeta che arriva da Livorno e va alla conquista del mondo, e del «vecchio lupo» Giorgio Baldi passato dalla sola produzione del precedente Ghisola, al ruolo di comprimario e polistrumentista. Dieci pezzi per 38 minuti di musica che guarda alla grande canzone d'autore ma che viene accesa da palpiti/fremiti elettrici. Faggella scrive testi lirici, importanti, che canta con la sua bella voce intonata. Sono storie d'amore, di ripicche, di lontananze e di infanzie perdute, sostenute da architetture sonore che hanno il passo del post rock. In TradizioneElettrica troverete le malinconie di Tenco e le volate iperboliche dei Csi ma anche il mood della scena punk-wave inglese e americana citata apertamente dal duo. Lavoro asciutto, a tratti teso come nel pezzo che apre le danze, L'attoreèvivo, o nella magnifica Vipere con un intreccio di cori e voci che sale e scende lungo le scale del pentagramma. Ci sono ospiti di valore in questo disco: da Max Gazzè a Bianca Giovannini, da Yussef Stalingrado a Pit Capasso, con Stan Ridgway special guest. Ed è proprio la armonica dell'ex Wall of Voodoo a fare da controcanto ad Olimpia, bel singolo lunare e molto orecchiabile, impreziosito dalle tastiere sulfuree di Petra Wexton. Parte del testo è stato scritto da Elia, il bimbo di Faggella, che dimostra già di possedere stoffa e talento. L'opera si chiude con Va di Piero Ciampi, leit motiv e nume alcolico del cantautore toscano. Un lavoro fieramente autoprodotto e distribuito da Goodfellas etichetta indipendente. Tuttavia, a dispetto dei pasionari delle multinazionali, Tradizione Elettrica risulta progetto assai curato, non solo per gli ospiti schierati, ma anche grazie alla nitidezza dei suoni e per finire con la veste grafica. In copertina un'illustrazione di Paolo Guido intitolata Titorritrae un bambino astronauta venuto dal futuro che gioca a dadi in uno scenario biblico. Perfetta sintesi di questi anni affollati, tra i bagliori degli occhi di un gatto e nostalgie canaglie. Pistol Annies WEEKEND DISCHI DAQUALCHESECOLO,COSTUMEABITUALEDELLACULTURA E DELL'ARTE MODERNA È STATA LA SANTIFICAZIONE POSTUMA DEI SUOI PROFETI, PIONIERI O, SE SI VUOLE, RIVOLUZIONARI, da un lato risarcendoli per averli generalmente snobbati o vituperati quand'erano in vita, dall'altro liberandosi da eventuali sensi di colpa nei loro confronti. Fra questi eroi alcuni si sono rivelati un ottimo investimento (è il caso di Bach o di Mahler, per non dire di Mozart). Per altri invece, specie per i nati del xx secolo, la cosa si presenta assai più problematica. A cent'anni giusti dalla nascita e a vent'anni dalla sua scomparsa, John Cage centra un doppio anniversario che sembra stuzzicare l'industria discografica. In questo 2012 le nuove uscite e riedizioni dedicate interamente alla sua musica sono consistenti. Amazon.com ne registra 15. Sfogliamo qualche titolo fra gli ultimi usciti. La Decca riedita una storica incisione del 1974 delle Sonatas & Interludes (1946-48) per pianoforte preparato eseguite da John Tilbury. La Msr Classics pubblica John Cage. A tribute, un doppio cd contenente anch'esso le Sonatas & Interludes, i Four Walls (1944) per pianoforte oltre a una ricca scelta di rarità pianistiche e vocali composte fra il 1933 e il 1947. Ancora alle Sonatas & Interludes, “preparate” ed eseguite da Cédric Pescia, è dedicato un recentissimo cd della francese Aeon. Con una trentina di edizioni discografiche all'attivo, questo ciclo di venti composizioni per pianoforte “preparato”, vera epitome del Cage anni '40: eterodosso, esotico, tanto spiazzante quanto godibile, gode in effetti di un favore del tutto particolare nella produzione di Cage. Dalla discografia recente traspare però un dato più complessivo circa la ricezione del compositore forse più amato e insieme detestato (spesso dai suoi stessi colleghi) del secondo Novecento, come se i discografici avessero individuato il Cage più invogliante e appetibile per l'ascoltatore medio – un ascoltatore che nel nostro caso è un bel cross-over fra adepti dell'avanguardia, new agers, alternativi a prescindere ecc. Di fatto le Sonatas&Interludescondividono il loro primato innanzitutto con il Cage intrigante delle musiche per percussione, quali le Constructions, gli ImaginaryLandscapes, LivingroomMusic, ecc., composte in buona parte fra il 1939 e il 1942, e protagoniste di un manipolo di uscite recenti (Imaginary Landscapes dell'italiana Stradivarius, con l'Ensemble Prometeo, Works for Percussion voll. 1 e 2 dell'americana Mode Records). Assai più rare sono invece le uscite riguardanti la produzione tarda di Cage: una nuova edizione Wergo delle EtudesAustrales, oppure, un nuovo cd dedicato all'ultimissmo Cage delle Number Pieces, ancora della Mode Records che prosegue la sua coraggiosa Cage Edition, arrivata ormai al vol. 45. Ebbene sì: l'industria discografica punta decisamente al Cage giovane, quello degli anni 30 e 40, autore di una musica ancora integra, ricca di colori, di ritmo e di groove, screziata di umori alla Satie o di atmosfere che davvero sembrano anticipare certe inflazionate aure post-moderne che oggi sono moneta corrente. Stiamo a vedere, perché è quando l'avanguardia si scopre «commestibile» che il gioco, ad onta dei tanti intramontabili dandysmi, si fa davvero interessante. Hellon heels MICHELE DI TORO Echolocation Protosund Music&Cramps Viaggiosonoro«aperto»chetrae ispirazione da Philip K.Dick. Viaggio dovesuoni e ritmidiversi vivonoe fluiscono intrecciandosi nel segnodi un sound jazz.Saetta riesceaconiugare energiaedeleganzarimanendo ben ancoratoalla melodia, vero fil rouge dell'intero lavoro.Due ritmichechesi alternanoper darepropulsione all'improvvisazionedi VincenzoSaetta Alsax altoe soprano. P.O. TantoCage dopo il silenzio Simoltiplicano leuscite aunsecolodallanascita JOHNCAGE Sonates& Interludes Decca JohnCageATribute MsrClassic GIORDANOMONTECCHI TraCiampi e Wall of Voodoo: lacanzoned'artesi fa rock LUCA FAGGELLA GIORGIO BALDI Tradizioneelettrica Goodfellas SULLESCARPE GLIALTRIDISCHI SALELAFEBBREPERADRIANOCELENTANO.IERIMATTINA,INFATTI,SONOSTATIPOLVERIZZATIINPOCHIMINUTI10mila biglietti per i due concerti che l'ex Molleggiato terrà all'Arena di Verona l'8 e 9 ottobre prossimi. I due spettacoli segnano il ritorno live di Adriano: risale a 18 anni fa la sua ultima esibizione dal vivo, ultima tappa del celebre tour del 1994. In quell'occasione la performance dell'artista milanese fu trasmessa in diretta Rai e fu seguita da quasi 8 milioni di spettatori. Passano gli anni, dunque, ma l'appeal di Celentano resta. Il circuito Ticketone ha spiegato che ci sono stati 20mila utenti unici collegati contemporaneamente alle 11 di ieri. Un dato che, a detta della stessa Ticketone, rappresenta il record di vendite per tutti i concerti dell'anno, compresi quelli di artisti internazionali. Ad incentivare la corsa al biglietto ha contribuito l'idea di mettere in vendita un lotto di biglietti al prezzo di un euro. «Non è una scelta simbolica - ha dichiarato Claudia Mori intervenuta a Rtl 102.5 -. Fossimo stati nel '68 avremmo parlato di prezzo politico, e in pratica lo è. In realtà i biglietti ad un euro sono 6mila per una serata e 6mila per l'altra, poi c'è la platea: chi ha soldi da spendere, invece, è giusto che paghi». Celentanostar giàvenduti 10milabiglietti RICCARDOVALDESI riccardo.valdesi@gmail.com AdrianoCelentano Concertoper pianosolo. Inediti e composizioni in studio arrangiate, ripensatee improvvisate. È la risposta cheMicheleDi Toro, «ungenio classico dalcuore jazz»hadeciso didedicare «aigrandimusicisti che ilmondoci ha datomodo di conoscere , allacorrente cheabbraccia jazze classica contaminandosidi saporepopolare». Unpianofortepuò bastare. P.O. AlessandroBertozzi, (sax contralto) alterna il lavoro di side-man nel mondopop alla curadella propria ideadimusica. Prendendosi tutto il tempo, senzafretta. E scegliendo collaboratoridi tuttorispetto. In quest'ultimo lavoro –garbato collagedi fusion, funk, soul, smooth jazz– loaffiancano Pancho Ragoneseal pianoelettrico,Andrea Braidochitarra elettrica, Giovanni Giorgie MarcoOrsi batteria, AlbertoVenturinipercussioni. E HiramBullock,RandyBecker, John Patitucci. P.O. ALESSANDRO BERTOZZI Crystals Level49 VINCENZO SAETTA Ubik CinikRecords U: venerdì 13 luglio 2012 21
«MI VENDO!», LA CANZONE DI RENATO ZERO SEMBRA ORAMAI COMPENDIARE LA TRISTE SORTE DEL MAXXI, IL MUSEO,MAFORSEL'EXMUSEODELLEARTIEDELL'ARCHITETTURADELXXISECOLODIROMA,in via di trasformazione in una sorta d'appendice di un polo del lusso, nascente sotto gli auspici di Bernard Arnault e del gruppo Fendi e Vuitton. Ma sì, la meravigliosa struttura progettata da Zaha Hadid sarebbe destinata a diventare il solito polo multifunzione, in sostanza un pot-pourri all'insegna della commercializzazione. «Faccio in fretta un altro inventario, smonto la baracca e via» recita la canzone di Zero e infatti l'idea è presto detta: al posto dei due edifici ancora da realizzare dell'originario progetto, ecco un bel palazzotto del lusso ad usum Fendi - Vuitton, costruito a spese di Arnault (25 milioni di euro), che lo avrebbe suo per 40 anni al prezzo di circa 500 mila euro l'anno. Dunque, via la biblioteca archivio e via il museo con archivi dell'architettura, largo alla moda, al lusso, all'eccesso: «Io vendo desideri e speranze in confezione spray» cantava Zero. Il progetto nasce dalla direzione di Pio Baldi, prima che la struttura fosse commissariata, ed è perseguito con convinzione dall'attuale commissario Antonia Pasqua Recchia, che al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali riveste anche il ruolo apicale di segretario generale. Chiaro l'intento: racimolare soldi privati per il Maxxi, nato come molte altre Fondazioni sotto i peggiori auspici, vale a dire con un solo socio lo Stato –ma a che serve fare un ente privato di proprietà solo pubblica?–, e per di più quando era ministro Bondi e dunque con un finanziamento miserrimo. Eppure non poche sono le perplessità: innanzi tutto il nascente palazzotto del lusso, il cui progetto preliminare dovrebbe essere di Zaha Hadid, sorgerebbe su un terreno dello Stato, –difficile capire se dell'Agenzia Spaziale Italiana o del Mibac– dunque sarebbe un cosiddetto progetto di finanza (project financing) assegnato al miliardario del lusso Arnault senza bandi o concorsi, cosa discutibile da un punto di vista legale. Anche il manufatto poi sarebbe dello Stato e quindi per la costruzione ci dovrebbe essere un altro bando pubblico, con tutto ciò che comporta di aumento dei costi e probabili ricorsi –basti ricordare o costi del Maxxi stesso pressoché triplicati. Lecito chiedersi se alla probabile crescita della spesa dai preventivati 25 milioni farà fronte lo Stato Pantalone o andrà a detrimento del canone di affitto. Per dirla con Zero «Mi vendo, e già! A buon prezzo si sa», perché anche ammesso tutto funzioni, e sarebbe davvero straordinario, in cambio il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali avrebbe una cifra modesta da girare al Maxxi: 500 mila euro a fronte di un fabbisogno che si aggira sui 10 milioni l'anno. Ma a comandare sono sempre l'appalto, il cemento e i soldi che portano: in altre parole, molti pensano che il recente commissariamento del Maxxi, con tanto di tradimenti interni alla sua direzione, nasca dalla volontà di «controllare» da vicino gare e assegnazioni da parte di vecchie e nuove cricche. E sono cose che capitano quando il marketing si sostituisce alla cultura. Proporrebbe Zero: «Ti vendo, un'altra identità» perché poi la presenza di un vicino potente e, come capita ai potenti, anche arrogante come la moda e il lusso, probabilmente andrà a infiltrare con logiche di commercializzazione un museo come il Maxxi, già penalizato da penuria economica ma forse anche da scarsità di idee. E lo dimostra il fatto che per cercare finanziatori non si sia puntato sull'attività del Maxxi, trovando privati disposti a sostenerla, ma sul sempiterno mattone. Stupisce però che il Mibac usi strumenti come il progetto di finanza che funziona, e non sempre, nell'espansione delle città, ma assai meno nella cultura. E la storia del Maxxi è il simbolo di tante altre strutture pubbliche, costruite a caro prezzo con i soldi dei contribuenti, gestite attraverso stratagemmi come le fondazioni con criteri privatistici –che avrebbero dovuto essere la salvezza di queste stesse strutture– e alla fine svendute ai privati: è il momento di ricominciare pensare a musei pubblici con la pretesa che funzionino. Altrimenti: «Mi vendo la mia felicità, ti dò quello che il mondo distratto non ti dà». Stopal ruolodimediatore trasindacatieazienda CULTURE GABRIELLAGALLOZZI ggallozzi@unita.it ... AlMuseoandrebberosolo gli spicciolidiquesta operazione iniziataprima delcommissariamento PER ALBERTOARBASINO LACARRIERADISCRITTORE, IN ITALIA,SI RIASSUME INGENERALEIN TRETAPPE: bella promessa, solito stronzo, venerato Maestro. Filippo Bologna, in Pappagalli , il suo secondo romanzo edito da Fandango, le tre tappe, nelle sembianze di tre diversi scrittori, le fa arrivare in finale («in terzina» come scrivono i giornalisti) a un Premio letterario sotto il quale in filigrana è tutt'altro che ostico riconoscere il premio Strega. Ora, l'estate è per l'Italia la stagione che apre con lo Strega (primo giovedì di luglio) e in settembre chiude col Campiello. In mezzo un paio di migliaia di premi di tutte le specie, perché, se è vero che ogni comunità marina e montana vuole il suo festival letterario, è più vero ancora che, da un tempo più lungo ancora, ogni assessorato alla Cultura e al Turismo vuole la sua targa letteraria. Il romanzo di Bologna ci fa entrare nel backstage psicologico di questi premi, anzi, del Maggiore: cosa succede nell'animo dei candidati alla vittoria? Cosa sono disposti a fare pur di trionfare? Inutile dire che, nella verità romanzesca di Bologna, sono capaci di fare «tutto», un «tutto» che ci conduce nelle bassezze peggiori (o più scontate?) dell'animo umano. In realtà, per entrare nello stesso backstage, fanno fede anche delle voci dal sen fuggite, nella realtà, a vincitori e vinti. Quando, nel 2001, vinse lo Strega con Via Gemito, chiedemmo a Domenico Starnone cosa provava uno come lui che in giovinezza sui premi così aveva buttato pomodori: «Emozione pura, lo confesso» ci rispose nell'accaldato Ninfeo. L'altra sera Emanuele Trevi, richiesto su come si sentisse nei panni del secondo, allo Strega 2012, dietro Piperno, ha risposto: «Ci sono rimasto male. Se partecipi vuoi vincere». Ecco, è tutto molto più semplice di quanto si creda… spalieri@tin.it Alpostodibibliotecae archiviunpalazzottodella modapagatodaArnault esuoper40annialprezzo dicirca500milaeuro l'anno VERTENZA CINECITTÀ: IL MIBAC, IL MINISTERO DEI BENI CULTURALISITIRAINDIETRO.POCHERIGHEINUNCOMUNICATO,NONDELMINISTROORNAGHIFINQUIINVISIBILESULLA QUESTIONE, MA DEL «MINISTERO» PER DIRE CHE IL MIBACSISFILADALRUOLODI «MEDIATIORE»tra Cinecittà Studios Spa e le organizzazioni sindacali. La decisione, spiega sempre la nota, è seguita alla scelta dei lavoratori di proseguire lo sciopero. L'altro giorno i sindacati avevano avuto un incontro al Mibac col segretario generale, Antonia Pasqua Recchia per avviare, in sede ministeriale, una trattativa tra le parti. L'impegno da parte del ministero, come riferiscono i sindacati, era quello di sospendere l'attuazione del piano aziendale e di annunciare la data dell'apertura della trattativa entro oggi. Mentre la richiesta fatta ai lavoratori: la sospensione dello sciopero e dell'occupazione. Ora, insomma, il Mibac addossa alla scelta dei lavoratori di proseguire la protesta la «responsabilità» del suo «forfait». «L'atteggiamento marchionnista sta invadendo anche i Beni culturali», commenta Vincenzo Vita del Pd tra i sostenitori della «mozione bipartisan» presentata alla camera da Morassut del Pd insieme al deputato del Pdl Rampelli. «È chiaro che i lavoratori prima di sospendere la loro battaglia vogliono delle garanzie sicure», dice Stefania Brai di Rifondazione. «In questo modo il ministero sottraendosi alla mediazione avrà piuttosto un ruolo attivo nella distruzione di Cinecittà». Anche Fabio Bonanno di Sel è dello stesso avviso: «Tutto questo dimostra che hanno fatto beni i lavoratori a proseguire lo sciopero, poiché dimostra che il governo non si era posto in un ruolo super partes». Delusione e preoccupazione anche nel sindacato. «Noi confidiamo in que tavolo - dice Alberto Manzini segretario generale della Slc/Cgil Lazio-: è l'unica possibilità che abbiamo per una vera trattativa, perché fin qui non c'è stata. Se il tavolo ministeriale salta, ne va di tutta la trattativa». Intanto è partito anche un appello europeo per la difesa di Cinecittà al quale hanno aderito, tra gli altri, Lelouch, Costa-Gavras, Michel Hazanavicius e Cedric Klapisch. ASarzana ritorna ilFestival dellaMente Premi, nel backstage degli scrittori LAFABBRICA DEI LIBRI MARIASERENA PALIERI U: PIÙ DI 85 EVENTI TRA FILOSOFIA, ANTROPOLGIA E TEATROANIMERANNOASARZANADAL31AGOSTOAL2SETTEMBREil nono Festival della Mente,l'unico in Europa dedicato alla creatività. Presentato a Genova, si aprirà con una «lectio magistralis» di Gustavo Zagrebelsky. Prevede serate con il filosofo Giacomo Marramao, l'antropologo Marc Augè, gli attori Ascanio Celestini, Marco Paolini, Giulia Lazzarini. Per la direttrice, Giulia Cogoli,«in un momento di crisi è centrale ripartire dalla cultura». Il Festival della Mente ha visto circa cinquecento eventi realizzati nelle precedenti edizioni, quasi quattrocento relatori e oltre quarantamila presenze lo scorso anno. IlnuovoMaxxi? Unacasadi moda Ilprogetto finiscenellemani delgruppoFendieVuitton LUCADELFRA ROMA VertenzaCinecittàStudios ilMibacsi tira indietro Museodelle artiedell'architetturadelXXIsecolo diRoma,progettato daZahaHadid 26 venerdì 13 luglio 2012
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13/07/12

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