Il Parlamento spagnolo ha dato il suo via libera al piano «lacrime e sangue» del governo popolare di Mariano Rajoy con il solo voto del Partito Popolare e l'astensione degli altri partiti di centrodestra (come i nazionalisti catalani) e il voto contrario dei socialisti. Già mercoledì, il governo aveva messo le cose in chiaro. «Non ci sono soldi», erano state le parole tosche e senza appelli pronunciate dal ministro dell'Economia, Cristóbal Montoro. E quando non ci sono soldi? Quando nelle casse pubbliche ci sono euro per pagare gli stipendi fino a fine anno e niente più, le misure sono quelle presentate la scorsa settimana. Ad iniziare dall'aumento dell'Iva fino al taglio delle tredicesime per i dipendenti statali e a quello dei trasferimenti da Madrid alle varie comunità. Già, le comunità autonome: il fiscalismo che ha fatto crescere e prosperare la Spagna degli ultimi 20 anni si è basato proprio su questi trasferimenti per trasformare città come Valencia o A Coruña in capitali dai piedi d'argilla. Proprio le comunità autonome sembrano rappresentare le maggiori resistenze contro il piano dei tagli che il governo Rajoy ha intenzione di intraprendere per rispettare i dettami di Bruxelles. Tagli che le capitali locali non accettano perché vanno a intaccare i migliaia di dipendenti pubblici che hanno costituito una delle poche voci «stabili» di lavoro in regione anche disagiate come le Asturie dei minatori o l'Estremadura degli allevatori di maiali. E se la crescita spagnola degli ultimi anni è stata possibile per gli investimenti delocalizzati, adesso sono proprio i centri periferici a protestare maggiormente contro Rajoy. Il radicalismo basco, ad esempio, si candida a rubare la scena ai socialisti in Euskadi, dopo la vittoria alle amministrative di questa primavera, convocando uno sciopero generale per il Paese Basco e la Navarra. I sindacati della sinistra indipendentista Ela e Lab hanno convocato uno sciopero generale basco per il 26 settembre «contro il colpo di stato antisociale» perpetrato da Rajoy. Ieri, poi, l'approvazione del piano «lacrime e sangue» è passata nel più assordante silenzio del parlamento. Rajoy si è presentato solo al voto di fiducia finale, come a non voler metterci la faccia fino in fondo. Alcuni, dai banchi della sinistra, l'hanno fatto notare durante il silenzio che ha sostituito gli applausi di rito che accompagnano ogni votazione. È la posizione ufficiale del Partito socialista operaio spagnolo (Psoe) fissata dal suo leader, Alfredo Pérez Rubalcaba, ha raccontare la Spagna che verrà. «L' anno prossimo - ha detto Rubalcaba terminerà con la distruzione di 600mila posti di lavoro come risultato di questa serie di tagli che solo produrranno altra disoccupazione, altra depressione economica e altra sofferenza». Il Psoe sa di non avere una reale alternativa e non spinge sulla sfiducia al nuovo governo. Rubalcaba punta più sulle critiche al metodo-Rajoy: zero discussione e zero responsabilità, «mentre la cancelliera Merkel almeno ci mette la faccia», si è lasciato sfuggire ieri in conclusione del voto parlamentario. QUEI«BONOS» BOLLENTI I tagli, poi, si faranno già sentire. Se Rajoy ha promesso di posticipare l'aumento dell'Iva, è ormai evidente che già nelle bollette di luce, acqua e gas del primo settembre - e dunque relative ai consumi di questi giorni - l'aumento ci sarà. Alcuni tagli agli stipendi dei dipendenti pubblici sono stati ridotti e rinviati (soprattutto per chi guadagna meno di 962 euro al mese), ma il loro malcontento continua a crescere, come lo spread tra Bund tedeschi e bonos spagnoli che ieri ha sfondato quota 580. Rispetto ai 65milioni di euro di tagli, i funzionari pubblici hanno deciso di scendere in piazza insieme ai sindacati Comisiones Obreras (CcOo) e Unione generale dei lavoratori (Ugt), ma anche insieme alle sigle più disparate della società civile nata dal movimento degli Indignati e dalla carovana dei minatori. Gruppi minoritari, certo, ma che ieri sono scesi in 80 piazze spagnole per dire «vogliono rovinare il nostro Paese, dobbiamo impedirlo perché noi siamo la maggioranza». Uno sciopero che sembra solo la prova generale per una mobilitazione autunnale che si preannuncia durissima, a Madrid (dove ieri c'è stato il corteo più numeroso) come nelle altre città. Che quest'estate 2012 segni la fine di un'epoca di bonanza per la Spagna è ormai sotto gli occhi di tutti. Se la vittoria negli Europei di calcio di qualche settimana fa è stata vissuta come l'ultima pagina di un ciclo vincente, ieri si è messo pure Rafa Nadal a gettare nel pessimismo l'animo iberico. Il tennista e portabandiera designato per i Giochi Olimpici di Londra ha annunciato il suo forfait. «Non sono in grado di competere per i livelli che sono richiesti», ha detto. Un po' quel che avrebbe potuto dire Rajoy. Il Parlamento tedesco ha dato via libera al salvataggio delle banche spagnole. Ma Angela Merkel, per la seconda volta in 20 giorni, potrebbe aver perso la sua maggioranza al Bundestag. Infatti, per l'esito del voto di ieri, nella seduta straordinaria convocata richiamando i deputati dalle ferie, dovrebbero essere stati determinanti i sì di socialdemocratici e Verdi, mentre tra i 97 voti contrari e i 13 astenuti si contano probabilmente parecchi deputati ribelli della maggioranza. La decisione della sinistra di far passare il provvedimento è stata presa solo per senso di responsabilità e per evitare un incidente che avrebbe avuto effetti devastanti sui mercati ma, come è emerso chiaramente dal dibattito, Spd e Verdi contestano duramente il principio di stanziare fondi per salvare le banche spagnole piuttosto che per aiutare i cittadini destinando i soldi al sostegno del welfare e agli investimenti. Comunque, con 473 voti la richiesta del governo è passata: il contributo tedesco sarà aumentato in modo che il fondo salva-Stati (in questo caso meglio: fondo salva-banche) Efsf possa «regalare» agli istituti di credito iberici 100 miliardi di euro, 30 dei quali da versare entro la fine dell'anno. ONDESPECULATIVE Va detto subito, però, che con questo intervento straordinario nell'Efsf rimarranno pochi spiccioli, assolutamente insufficienti a far fronte ad eventuali altre emergenze. Il nuovo fondo con i suoi 500 miliardi, l'European Security Mechanism, è bloccato infatti fino a metà settembre dalla corte costituzionale tedesca. Ciò significa che la situazione potrebbe farsi molto, molto difficile tra agosto e metà settembre, il periodo più propizio per gli speculatori internazionali. Nel suo drammatico annuncio alle Cortes in cui ha paventato la prossima insolvenza dello stato, il ministro delle Finanze di Madrid Cristobal Montoro, ha anche fatto sapere che per il momento il peggio è stato evitato perché è scesa in campo la Bce, che, sollecitata anche dal Fmi, ha comprato titoli spagnoli. LEALLUSIONI DISCHÄUBLE Si potrebbe configurare uno scenario simile se nelle prossime settimane la speculazione si indirizzasse verso l'Italia? Ieri l'argomento è stato evocato indirettamente dallo stesso ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble che, aprendo la seduta, ha ammesso che la situazione è problematica «anche per altri Paesi». Il ministro, poi, ha ribadito la rigida linea tedesca sui controlli nei Paesi che ricevono soldi. «La Spagna è responsabile – ha detto – per i soldi che arriveranno alle sue banche». In linea di principio Berlino è contrarissima agli interventi sul mercato della Bce, ma in passato ne ha già tollerati, riconoscendo implicitamente l'impossibilità di far fronte a rischi di default senza un implicazione dell'istituto di Francoforte. È abbastanza evidente che è molto importante sciogliere questa riserva. In assenza dell'Esm, è in dubbio il destino del meccanismo anti-spread fortemente sostenuto dall'Italia. Il ruolo della Bce, perciò, dovrebbe essere uno dei problemi cui si dedicheranno i ministri dell'Eurogruppo nella teleconferenza convocata per oggi. Non si tratta certo di una questione nuova, ma l'emergenza lo è e ci si deve preparare ad ogni evenienza, in una situazione in cui praticamente non esistono più le riserve di liquidità dei fondi. Tutto da vedere è poi l'effetto che produrranno le contraddizioni interne e la debolezza dello schieramento che sostiene Angela Merkel. Se i funzionari del Bundestag confermeranno che i voti dell'opposizione sono stati determinanti, la cancelliera si troverà per la seconda volta in pochi giorni nella situazione di dover ricorrere ai voti dei socialdemocratici e dei Verdi per far passare la propria linea. Ma quei voti non saranno a disposizione per sempre. Un«manifesto per il (buon)senso economico».L'hannosottoscritto, tragli altri, economisti come il NobelPaul Krugman,ma anche AlanManning,Alistair Smith, NicholasRau.L'idea èdi promuovere«undibattito economicorazionale»: vi si afferma «che leprincipale economiedel mondorestanoprofondamente depresse,unascena che ricordafin troppoquelladel 1930.E la ragione èsemplice: ci affidiamoalle stesse ideechehanno governato leazioni dipolitica economica del 1930». Dallecause dellacrisi, alle risposte sbagliate(i tagli, soprattutto), all'austerità,una«contro-lettura» dellacrisi in atto.Per firmare: www. manifestoforeconomicsense.org. Sì tedesco agli aiuti per Madrid. Ma Angela è alle strette . . . Rubalcaba (Psoe): questi tagli porteranno alla distruzione di altri 600 mila posti di lavoro L'APPELLO PAURAINEUROPA . . . Oggi l'Eurogruppo in teleconferenza: il ruolo della Bce sarà uno dei temi centrali La Spagna alla bancarotta Le mogli ed i parenti di alcuni minatori protestano dalla tribuna degli ospiti al parlamento spagnolo FOTO ANSA Il ministro Montoro: «Non ci sono più soldi nelle casse dello Stato» Varato in Parlamento il pacchetto «lacrime e sangue» di Rajoy Lo spread tra bund e bonos sfonda quota 580 LEONARDOSACCHETTI leonardo.sacchetti@inwind.it . . . In assenza dell'Esm, rimangono forti dubbi sul destino dello scudo antispread dell'Italia Unmanifesto in rete deglieconomisti contro l'austerità La cancelliera tedesca Angela Merkel FOTO ANSA PAOLOSOLDINI paolocarlosoldini@libero.it Il Bundestag ha dato il via libera al salvataggio delle banche iberiche Determinanti i sì della Spd 10 venerdì 20 luglio 2012
I carri armati entrano in scena a Damasco, mentre a New York si consuma l'ennesima farsa diplomatica. Mentre i tank entrano per la prima volta nel quartiere di Qaboon, nella parte est di Damasco, il presidente Assad, attraverso la televisione di Stato, si è mostrato al mondo in compagnia del neo-ministro della Difesa, Fahd Jassem Al Freij. L'allarme arriva dall'Osservatorio siriano dei diritti umani (Osdh): «Oltre 15 mezzi blindati hanno assaltato la strada principale e si temono massacri». Sul fronte internazionale, intanto, ancora una volta Russia e Cina hanno posto il veto su una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu che intendeva imporre nuove sanzioni sul regime. È la terza volta, in nove mesi, che le due superpotenze hanno usato il loro potere all'interno del Consiglio per bloccare le risoluzioni contro Damasco. Al voto di ieri, la nuova decisione ha ottenuto 11 voti a favore, Russia e Cina contro e due astensioni. Il veto di Mosca e Pechino alla risoluzione dell'Onu sulla Siria è «deplorevole e spiacevole». Ad affermarlo è la Casa Bianca, sottolineando che chi ha votato contro la risoluzione è dal lato sbagliato della pace e della stabilità dell'area. Washington, inoltre, non appoggia un'estensione della missione Onu in Siria, dopo il mancato passaggio della risoluzione dei Paesi occidentali. La missione «non può continuare». Da Washington a Roma: «La grande preoccupazione è che quello che è avvenuto al Consiglio di Sicurezza crei nel regime la sensazione di avere una protezione efficace da parte di alcuni membri permanenti» e che ritenga di avere «le mani ancora più libere per perpetrare violenze ancora più spaventose», rimarca il ministro degli Esteri Giulio Terzi. VOCISULDITTATORE All'indomani dell'attentato che ha decapitato il gotha della sicurezza interna della Siria, per tutto il giorno si sono rincorse voci sulla sorte di Assad. Per molti fuggito a Latakia, per altri ancora a Damasco, fino a ieri pomeriggio il raìs non ha fatto dichiarazioni né è comparso in tv dopo il colpo arrivato al cuore del potere. Nelle ultime ore era anche circolata la voce che Asma, la bella moglie con passaporto britannico, abbia trovato riparo in Russia; secondo il quotidiano al Quds al-Araby, mercoledì un aereo presidenziale è partito da Damasco diretto verso una destinazione sconosciuta. Mosca però nega qualsiasi ruolo e soprattutto smentisce di voler prendere in carico il presidente siriano, nel caso questi decidesse di lasciare il Paese. Lo ha detto un autorevole collaboratore del presidente russo, Vladimir Putin, aggiungendo di non sapere nulla di un eventuale piano per farlo arrivare a Mosca. Nell'incertezza sulla sua sorte, a Damasco si combatte, in mattinata sono state sentite esplosioni vicino alla sede del consiglio dei ministri. La tv di Stato siriana ha avvertito la cittadinanza che a Damasco potrebbero aggirarsi uomini armati, con indosso finte uniformi militari, pronti ad attaccare la popolazione. L'opposizione in realtà accusa le forze di sicurezza di aver usato l'artiglieria pesante per attaccare aree ribelli come Tadamon e Midan e così messo in fuga gli abitanti; e accusa i miliziani pro-Assad, i temibili «shabiha», di aver razziato le zone controllate dall'opposizione, nella capitale. Tra le aree più colpite, i testimoni parlano dell'aeroporto militare di Mezzeh e dei quartieri di Kafar Sousse, Midan, Qabun, Zahira, Hajeera, al-Hajar al-Aswad, Nahr Eishe e alcuni quartieri prestigiosi come Abu Rummaneh e lo stesso Mezzeh, considerato il covo della Guardia repubblicana e della Quarta divisione, gli abitanti riferiscono di violenti scontri. I combattimenti ormai sono arrivati nei pressi del palazzo presidenziale, vicino al quartier generale. Residenti dei distretti di Midan e Kar Souseh hanno detto di aver sentito esplosioni e colpi d'arma da fuoco, mentre gli elicotteri sorvolavano la zona e riferiscono che, in alcune aree sono state impiegate anche le bombe a grappolo. Secondo gli attivisti, i ribelli – che in serata hanno annunciato di avere il pieno controllo di tutto il confine con l'Iraq - hanno danneggiato un elicottero e tre veicoli militari dei lealisti. Nel frattempo, rientra a Ginevra il capo degli osservatori Onu in Siria: oggi scade il mandato di 90 giorni dato dalle Nazioni Unite alla missione di monitoraggio, e per lui per adesso non c'è più nulla da fare. L'attentato di Damasco è «l'inizio della fine», ha detto il Consiglio nazionale siriano, l'organismo più rappresentativo dell'opposizione a Bashar al-Assad, che ha sottolineato la necessità di ripensare alle regole dell'Onu «ormai superate, perché risalgono alla seconda guerra mondiale e non rispettano le esigenze dei giorni nostri». Intanto l'amministrazione Obama si prepara al dopo Assad e ha valutato, insieme al governo israeliano, secondo quanto rivelato dalla Cnn, la possibilità di un attacco mirato da parte degli aerei con la stella di David agli arsenali militari, quelli dove ci sono le armi chimiche. Addestrati in Turchia. Fi-nanziati da Qatar e Ara-bia Saudita. Sostenutisul terreno da agenti del-la Cia. E, sullo sfondo, lapresenza crescente dell'«internazionale jihadista». Dietro le milizie dell'Esercito di liberazione siriano (Els) si muovono potenze regionali, regimi sunniti in cerca di una rivincita contro il fronte sciita. L'armamento è migliorato, così come le defezioni dall'esercito fedele ad Assad di generali e alti ufficiali hanno indubbiamente rafforzato le capacità di pianificazione da parte dei ribelli. Ma, secondo fonti d'intelligence giordane e israeliane, sul campo si segnala un rafforzamento di unità di volontari jihadisti sunniti, giunti da più Paesi arabi in numero crescente dall'inizio dell'anno, che avrebbero rafforzato le proprie capacità militari, riuscendo a imporsi come uno dei fronti più aggressivi nell'attacco al regime di Assad. Bandiere di guerra di Al Qaeda sarebbero state viste sventolare ad Aleppo e Idlib mentre il gruppo jihadista «Al Nusra» in più occasione ha rivendicato attacchi con esplosivo contro le forze siriane. Se la Turchia è la porta di accesso dei rifornimenti occidentali ed arabi alle unità ribelli dell'Esercito di liberazione siriano del generale Riad al Asaad, il Libano invece è la retrovia da dove si infiltrano i miliziani jihadisti. Stando a quanto scritto dal New York Times e dal Wall Street Journal, la Cia sta avendo un ruolo nelle operazioni di riarmo delle forze dell'opposizione siriana nel sud della Turchia. Il rifornimento di fucili, granate anticarro munizioni avverrebbe col benestare degli alleati statunitensi nella regione, su tutti Qatar e Arabia Saudita. Ripetute indiscrezioni pubblicate dalla stampa del Golfo portano a ritenere che potrebbero essere i sauditi, assieme ad altri Emirati, a pagare gli armamenti che poi transitano dai confini turchi verso i ribelli. L'impegno finanziario della monarchia wahabita e dell'Emirato del Qatar, stretti alleati di Washington, avviene sulla base di un accordo con l'Els firmato il 2 aprile. Sono versamenti mensili che si propongono di «incentivare le defezioni dalle forze di Assad», il cui numero è in crescita costante. Si tratta di soldati e agenti che si uniscono ai rifugiati in Turchia e Giordania per poi confluire in basi nel Sud della Turchia, da dove poi raggiungono le unità combattenti in Siria. Sempre gli Usa, per ammissione del portavoce del Dipartimento di Stato Victoria Nuland, garantiscono ai ribelli la fornitura di apparati di comunicazione per evadere la sorveglianza elettronica dei servizi di sicurezza siriani, che possono a loro volta disporre della sofisticata tecnologia di sorveglianza iraniana. Già a maggio il Washington Post aveva rilevato un crescente flusso di armi provenienti dai Paesi del Golfo Persico, che si ipotizzava essere gestito dagli Stati Uniti. L'amministrazione Obama aveva però negato ogni coinvolgimento in operazioni del genere. Di certo, sui cieli della Siria operano i droni della Cia che, assieme ai satelliti, tengono d'occhio in primo luogo i depositi di armi chimiche e batteriologiche siriane nel timore che possano essere saccheggiate da jihadisti, iraniani e Hezbollah. Per tornare all'esercito dei ribelli, secondo quanto dichiarato dal generale Riad al Assad, l'Els può contare oggi su 18mila uomini. UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it Damasco: è guerra aperta Russia e Cina, no all'Onu Il presidente siriano Bashar Assad con l'allora ministro alla Difesa Hassan Turkmani, ucciso giovedì nell'attentato, ed il generale Ali Habib FOTO ANSA I ribelli: «Controlliamo tutto il confine con l'Iraq» Scontri durissimi nella capitale Mistero su Assad: è in fuga? La moglie sarebbe in Russia Mosca e Pechino contro la risoluzione I soldidelQataredei sauditi, il sostegnodella Cia, l'addestramentoin Turchia.Eccocomei ribelli sonoriuscitiametterealle strette lemiliziedel raìs ILRETROSCENA . . . I combattimenti sono arrivati fino ai pressi del palazzo presidenziale e alla sede del governo Quei «fratelli maggiori» del libero esercito siriano U.D.G udegiovannangeli@unita.it L'ex vice presidente egiziano Omar Suleiman, noto soprattutto per essere stato a lungo a capo dei servizi di intelligence di Hosni Mubarak, è morto ieri negli Stati Uniti all'età di 77 anni. «L'ex vice presidente, generale Omar Suleiman, è deceduto oggi in un ospedale negli Stati Uniti», ha confermato l'agenzia Mena. Secondo un diplomatico egiziano a Washington, Suleiman non è sopravvissuto a un attacco cardiaco mentre si stava sottoponendo ad alcuni test medici. L'ex vice presidente soffriva di una malattia polmonare, ha riferito l'agenzia egiziana. Le sue condizioni di salute si erano deteriorate improvvisamente circa tre settimane fa e Suleiman era stato ricoverato in un ospedale di Cleveland, in Ohio, lo stesso in cui è morto. «Sono in corso sforzi ai più alti livelli per il suo rimpatrio in Egitto», ha detto il suo assistente Hussein Kamal. Suleiman era stato nominato vice presidente durante la rivolta che aveva portato all'addio al potere di Hosni Mubarak nel febbraio 2011. Aveva lasciato l'Egitto dopo essere stato estromesso dalla corsa per la presidenza, alle elezioni del 23 e 24 maggio scorsi. Si era recato a Dubai, prima di andare in Germania e poi negli Stati Uniti per le cure mediche. «Era negli Stati Uniti con la sua famiglia», ha detto Rim Mamdouh, da anni a lui molto vicino. Nato il 2 luglio 1935 in una ricca famiglia di Qena, nell'alto Egitto, Suleiman aveva sposato presto la vita militare. Addestrato in Unione Sovietica, era stato arruolato dai servizi egiziani: nel 1991, divenne il capo della «Mukhabarat», il formidabile e tentacolare servizio di intelligence nazionale. Forte dei suoi buoni rapporti con gli americani, Suleiman aveva accumulato numerose «missioni speciali» e gli erano stati affidati alcuni delicati dossier di politica estera, tra cui quello del conflitto israelo-palestinese. Il consiglio dei ministri egiziano ha diffuso un messaggio di condoglianze per la morte negli Usa dell' ex capo dei servizi segreti Omar Suleiman. Nel messaggio, che esprime le profonde condoglianze a nome del premier Kamal Ganzuri e dei ministri, Suleiman viene definito come «una personalità patriotica e sincera». I funerali militari solenni per Omar Suleiman si svolgeranno oggi. Lo riferiscono fonti vicine a Suleiman, riferendo che alle esequie parteciperà il capo del Consiglio militare Hussein Tantawi. Morto Suleiman il capo degli 007 di Mubarak EMIDIORUSSO esteri@unita.it MONDO 12 venerdì 20 luglio 2012
«Anche se il presidente del Consiglio ha espresso commenti ingenerosi sulle parti sociali e sulla concertazione, anche se non vuol ascoltare le voci dei sindacati, vorrei chiedergli di cambiare strada al più presto perché così il Paese non ce la fa, non si salva e non si risolleva». Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, è «fortemente preoccupata per la situazione sociale, per quello che può succedere a settembre», perché dopo un anno di manovre e sacrifici «siamo ancora qui davanti a un'altra emergenza dello spreadche giustifica tagli, licenziamenti, altre ingiustizie». Segretario Camusso, pensa che Monti possadavvero accogliere il suo invito? «Non credo, per come si è mosso finora. Il sindacato confederale può piacere o meno, ma ha ancora un grande ruolo in Italia, è capace di cogliere e rappresentare le preoccupazioni e gli allarmi che salgono dalle fabbriche, dalla società. Vorrei dire al presidente Monti che oggi l'Italia leale e onesta, i lavoratori e i pensionati che hanno pagato tutte le manovre, che hanno versato l'Imu si chiedono se questi sacrifici sono utili, se garantiscono un futuro sereno, una società più giusta. L'azione di governo di Monti non ha risolto il problema dello spread, ma in compenso ha colpito duramente i lavoratori, i pensionati, senza offrire speranze reali a giovani e donne, ai ceti più deboli. A settembre le condizioni del tessuto produttivo potrebbero essere peggiorate, si potrebbero aprire nuove crisi. In questa congiuntura l'unica preoccupazione di Monti è lo spread e come tagliare l'intervento pubblico ». Qualè il limitepiùgrave delgoverno? «Si muove solo sul piano finanziario. Pensa solo a tagliare e mistifica come revisione della spesa quella che in realtà è un'altra manovra di tagli. Un conto è un intervento moralizzatore sulla spesa pubblica e potremmo dare qualche suggerimento se Monti ci ascoltasse, un altro è usare la mannaia sulla pubblica amministrazione, sulla sanità, sul trasporto locale. La spending review determinerà migliaia di licenziamenti. Il governo ne è consapevole o se ne accorgerà a cose fatte, come nel caso della riforma delle pensioni e delle migliaia di esodati?» Cosateme oggi? «Ci sono tre urgenze. Primo: non è chiaro se ci sono i finanziamenti per la cassa integrazione in deroga per il 2013, molte Regioni hanno finito i fondi. Secondo: spero di sbagliarmi ma c'è un gioco di emendamenti sulla prosecuzione della mobilità che potrebbe portare a un'ondata di licenziamenti anticipati. Terzo: il decreto della spending review ha un effetto depressivo sull'economia, ci stiamo avvitando su manovre e spread senza dare fiato alla produzione, la manovra colpisce i soliti noti, impoverisce le famiglie. Vorrei vedere un segnale di equità, di giustizia, di redistribuzione, una politica dura contro l'evasione e il sommerso». Adesempio? «Cito un caso: ma perché mentre tutti sono chiamati a fare sacrifici non si riesce mai a mettere un tetto, a ridurre le retribuzioni dei grandi manager. Perché l'autorevolezza di Monti si ferma davanti a questo ostacolo?» Cosafarà il sindacato? «Farà la sua parte se il governo non cambia strada. La Cgil, d'accordo con le altre confederazioni, contrasterà le politiche del governo. Non possiamo accettare una linea d'azione unilaterale, ingiusta. Siamo pronti a negoziare, a fare la nostra parte come è sempre avvenuto quando il Paese era in difficoltà. Ma Monti sta sbagliando e non ce lo possiamo permettere. A settembre prepareremo lo sciopero generale. In questa situazione vorrei dire a Federmeccanica che è grave discriminare la Fiom, non c'è bisogno di altre tensioni. Rispetti i patti». Intantosiapronoaltreemergenzeindustriali.Comene usciamo? «Sull'Ilva noi e Confindustria abbiamo detto al governo che il polo siderurgico di Taranto non è solo il più grande d'Europa, ma è il fornitore di larga parte dell'industria manifatturiera nazionale. Se dovesse chiudere la nostra credibilità di Paese andrebbe a zero. Per la Fiat spero che nessuno si sorprenda della cassa integrazione a Pomigliano. La Cgil denuncia da tempo i buchi del piano industriale, la mancanza di investimenti, la strategia di trasferire gli interessi prevalenti del Lingotto all'estero. Le parole di Marchionne sono state esplicite. Mi sorprende il silenzio di Monti e del ministro Fornero, molto rispettosi dell'autonomia delle imprese. Il presidente francese Hollande ha detto a Peugeot che non può licenziare 8mila lavoratori e di chiudere una grande fabbrica. Magari Monti potrebbe usare un po' della sua moral suasion su Marchionne». Lasinistra si preparaal voto, imperversa ildibattito,dalleprimarieallealleanze.Che idea si è fatta? «Non sono interessata a schieramenti, personalismi. E neanche al dibattito se Monti deve succedere a Monti. Spero che il centro sinistra avvii una seria fase programmatica per proporre un'alternativa di governo. L'unica condizione che davvero conta è mettere le persone e i loro problemi al centro della politica e dell'azione di governo». dacati e aziende sono molto vicine all'accordo su un testo definito, ma manca il benestare dei gruppi che si occupano degli appalti relativi ai servizi ferroviari di accompagnamento notte, ristorazione a bordo treno, pulizie e attività accessorie. Esiste poi anche un problema relativo alla ricollocazione del personale licenziato nello scorso dicembre. Per queste ragioni gli addetti dei servizi ieri sera alle 21 hanno iniziato uno sciopero che durerà fino ala stessa ora di oggi. Per quanto riguarda invece il trasporto pubblico locale, la situazione è ancora più complessa ed ingarbugliata, in quanto non solo non c'è una base d'accordo per quanto riguarda il testo del settore, ma le aziende hanno deciso di recedere anche dal contratto nazionale sulla mobilità, accusando i sindacati di non voler proseguire la trattativa. Dal canto loro i sindacati hanno confermato per oggi lo sciopero nazionale unitario di quattro ore, che sarà articolato secondo diverse modalità territoriali e nel rispetto della garanzia dei servizi minimi a seconda delle fasce orarie. A Roma per esempio lo stop sarà dalle 8.30 alle 12.30: il comune ha annunciato che i varchi delle Ztl diurne Centro Storico e Trastevere non saranno attivi ma ad accesso libero, in modo da agevolare gli spostamenti in città e limitare il più possibile i disagi. A Milano i mezzi pubblici si fermeranno invece in una fascia oraria compresa tra le 18 e le 22, a Napoli dalle 9.30 alle 13.30, a Torino dalle 15 alle 19. Secondo i sindacati la trattativa che si è svolta fino ad ora «ha fatto registrare da parte di Asstra e Anav l'ostinato rifiuto del rinnovo contrattuale, anche a fronte della tangibile disponibilità sindacale ad entrare nel merito specifico dei temi contrattuali proposti dalle due associazioni». Il latinorum manzoniano è diventato, nella burocrazia italiana, l'inglese abusato da tagliatori di costi e di teste. Invece quando parla Pietro Micheli, 34 anni, che pure insegna al Centre for Businness Performance - Cranfield School of Management -Uk, l'inglese si capisce benissimo, anche perché, essendo il professore perfettamente bilingue, per lui la lingua di Shakespeare non ha nulla del carattere misterico-tecnico-sacerdotale che ha assunto nella nostra Pubblica amministrazione, dalla spending review in giù. Micheli, al tempo della riforma Brunetta, si era illuso di poter essere utile al proprio Paese di origine. Se ne è andato perché non è riuscito a far capire al ministro che per migliorare la “performance” non servono il bastone e la carota (il tornello e l'incentivo), anche perché la «psiche umana è più complessa di quella equina», se non si sa in quale direzione si vuole migliorare e, invece, «non si sapeva nulla, non c'erano dati su niente, su nessun ministero». Si dovrebbero, invece, fare cose come organizzare il lavoro, formare le persone e motivare i loro comportamenti. Micheli rovescia un luogo comune sull'Italia: ci compiacciamo di essere un Paese che si comporta bene nell'emergenza e invece il problema grosso è proprio questo: «siamo sempre in emergenza» e siamo sempre «fra gli ultimi 5 Paesi nella classifica Ocse per qualità dei servizi, efficienza, efficacia, stima dei cittadini». Il re era nudo e quando fu chiaro che la riforma serviva essenzialmente a una campagna sui «fannulloni», il cervello in fuga del management pubblico è tornato nel Regno Unito. Piero Micheli ieri era ospite dl convegno «Premiare il merito in sanità» organizzato da I Think, associazione fondata da Ignazio Marino insieme a Lorenzo Sommella, Giuseppe Benagiano, Antonio Giordano, che si propone di mettere il merito al centro delle scelte politiche. ISISTEMIDI VALUTAZIONE E, al centro delle critiche, ieri, vi era quella cosa che si scrive «spending review» e si legge «tagli lineari» nell'emergenza vera che sta fronteggiando il governo. Pietro Ichino non nasconde la sua vicinanza ideale al governo Monti ma, dice, «se capisco il taglio del 20% di dirigenti, che in Italia sono quattro volte quelli della Francia, non capisco quello del 10% dei dipendenti, anche perché si mette in difficoltà chi ha fatto il proprio dovere e si premia chi ha il 50% di persone in più. Spending review non è questo. Il problema italiano è, semmai, quello di poter spostare le persone». Sabina Nuti è direttore del MeS (Università S.Anna, Pisa) che ha elaborato i sistemi di valutazione adottati prima dalla Toscana e poi da altre regioni come Liguria e Piemonte. Non si capacita come sia possibile che, per ridurre le spese del Ssn, il governo abbia adottato un parametro così rozzo come quello dei ricoveri, «premiando così i ricoveri inutili contro chi ha privilegiato i day hospital». I numeri, infatti, se mancano per quanto riguarda l'insieme della Pa, sul Sistema sanitario nazionale ci sono. Ma, dice Ignazio Marino, non c'è trasparenza. «Io, come presidente della Commissione, accedo a dati sugli ospedali che dovrebbero essere disponibili per tutti i cittadini, i quali devono sapere quale è, per esempio, il tasso di mortalità in questo o quell'ospedale e per quali ragioni». La mancanza di trasparenza riguarda anche le centrali di acquisto: «Le venti centrali regionali non hanno accesso ciascuna ai prezzi pagati dall'altra». E i prezzi variano moltissimo, dalla celebre siringa sino alla protesi in ceramica per l'anca. «Quest'ultima - spiega Marino - va dai 280 ai 2800 euro» Ed è chiaro che il taglio del 5% del decreto «sui 2800 euro è ridicolo, sui 280 impone all'assessore alla sanità della Toscana un impossibile suk». Soprattutto ridurre i posti letto ospedalieri a 3 per mille abitanti (3,7 dice il decreto ma lo 0,7 % è per le lungodegenze) è, dice Marino, «un numero che stride con gli standard europei, visto che in Francia e in Germania, la media è di 5,2» ma ha anche «l'effetto paradossale di premiare i peggiori». Il senatore fa l'esempio di ospedali calabresi dove per «operare un'ernia inguinale c'è un ricovero di 7 giorni mentre in Emilia Romagna o Toscana si entra la mattina e si esce la sera». Se si taglia allo stesso modo, è «sbagliato economicamente, e questo dovrebbe interessare il governo, e eticamente, perché è inutile essere più bravi». Il merito, sostiene il professore-senatore, «deve essere assunto come metodo e come risorsa». L'INTERVISTA . . . Imprese in allarme: 1 milione di passeggeri al giorno lasciati a piedi e 27mila posti a rischio Sanità, trasparenza e merito per risparmiare davvero Tagliare i posti letto è un criterio rozzo che punisce chi ha lavorato bene e premia chi fa i ricoveri inutili Il convegno di I Think: mettere on line i dati sui costi e sulla qualità dei servizi SusannaCamusso Laspendingreviewèsolo unamanovradi tagli depressivacheproduce migliaiadi licenziamenti. I tecnicinonhannorisolto ilproblemadellospread Monti deve cambiare strada sciopero generale in autunno RINALDOGIANOLA rgianola@unita.it . . . Marino: il servizio sanitario è pagato dai cittadini: hanno diritto di sapere cosa funziona e cosa no . . . L'Italia leale e onesta che paga l'Imu, che soffre si chiede se i sacrifici hanno ancora senso . . . La cassa integrazione a Pomigliano è la conseguenza di un piano industriale inesistente JOLANDABUFALINI ROMA venerdì 20 luglio 2012 3
TV 06.30 Tg 1. Informazione 06.45 Unomattina Estate. Attualita' 10.10 Unomattina Vitabella. Rubrica 11.00 Unomattina Storie Vere. Rubrica 12.00 E state con noi in TV. Show. 13.30 TG 1. Informazione 14.10 Verdetto Finale. Show 15.15 Robin Pilcher: Un rischio che vale la pena correre. Film Dramma romantico. (2008) Regia di Paul Seed. 16.50 TG Parlamento. Informazione 16.51 Previsioni sulla viabilità. Informazione 17.00 Tg 1. Informazione 17.15 Heartland. Serie TV 18.00 Il Commissario Rex. Serie TV 18.50 Reazione a catena. Show 20.00 TG 1. Informazione 21.20 Napoli prima e dopo. Evento 23.40 TV 7. Informazione 00.45 L'Appuntamento. Rubrica 01.15 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.50 Sottovoce. Talk Show. Conduce Gigi Marzullo. 02.20 Rai Educational In Italia. Educazione 02.50 Mille e una notte - Teatro. Rubrica 02.51 Manfred. Teatro 07.10 Vite sull'onda. Serie TV 07.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 10.15 La complicata vita di Christine. Serie TV 10.35 Tg2 Insieme Estate. 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Informazione 12.15 Cominciamo Bene. Rubrica 13.10 La strada per la felicita'. Soap Opera 14.00 Tg Regione. / TG3. Informazione 14.55 Rai Sport Ciclismo: Tour de France 18a Tappa 17.30 Tour Replay 2012. Rubrica 18.00 Geo Magazine 2012. Documentario 19.00 TG3. / Tg Regione. Informazione 20.00 Blob. Rubrica 20.15 Cotti e mangiati. Sit Com 20.35 Un posto al sole. Serie TV 21.05 La Grande Storia - Il Papa buono Documentario di Luigi Bizzarri. 23.20 Tg Regione. Informazione 23.25 Tg3 Linea notte estate. Informazione 23.30 Meteo 3. Informazione 23.50 Lucarelliracconta. Informazione 01.05 Appuntamento al cinema. Rubrica 01.15 Rai Educational Zettel - La filosofia in movimento. Rubrica 06.35 Media Shopping. Shopping Tv 06.50 Magnum P.I. Serie TV 07.45 Più forte ragazzi. Serie TV 08.40 Sentinel. Serie TV 09.50 Monk. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Pacific Blue. Serie TV 12.55 Distretto di Polizia II. Serie TV 13.50 Forum. 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(2007) Regia di Christine Kabisch. Con Marion Kracht. 18.30 La ruota della fortuna. Show. 20.00 Tg5. Informazione 20.40 Veline. Show 21.20 Enrico Brignano - Sono romano ma non è colpa mia. Show. Conduce Enrico Brignano. 00.01 La perfezionista. Film Drammatico. (2008) Regia di Cesare Lanza. Con Aurora Mascheretti, Rinaldo Rocco, Alessandra Ventimiglia. 02.20 Tg5 - Notte. Informazione 02.49 Meteo 5. Informazione 02.50 Veline. Show. 07.10 Il piccolo orsetto polare 2. Film Animazione. (2006) Regia di Piet De Rycker, Thilo Rothkirch. 08.40 Cartoni Animati 10.30 Dawson's Creek. Serie TV 12.25 Studio Aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 Futurama. Cartoni Animati 14.10 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball. Cartoni Animati 15.00 Gossip girl. Serie TV 15.55 Le cose che amo di te. Serie TV 16.45 Friends. Serie TV 17.35 Mercante in fiera. Gioco A Quiz 18.30 Studio Aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. New York. Serie TV 21.10 300. Film Fantasia. (2006) Regia di Zack Snyder. Con Gerard Butler, Lena Headey, Dominic West, Vincent Regan, Rodrigo Santoro. 23.35 Conan il barbaro. Film Avventura. (1981) Regia di John Milius. Con Arnold Schwarzenegger, Max Von Sydow. 00.32 Tgcom. Informazione 00.35 Navigare informati. Informazione 02.05 Rescue me. Serie TV 07.00 Omnibus Estate 2012. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.45 Coee Break. Talk Show. Conduce Flavia Fratello. 11.00 In Onda (R). Talk Show. Conduce Filippo Facci, Natasha Lusenti. 11.40 Agente speciale Sue Thomas. Serie TV 12.30 I menù di Benedetta (R). Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Movie Flash. Rubrica 14.10 L'uomo che volle farsi re. Film Avventura. (1975) Regia di John Huston. Con Sean Connery. 16.10 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 18.00 I menù di Benedetta (R). Rubrica 18.55 Cuochi e fiamme. Show 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 In Onda. Talk Show 21.10 Il grande dittatore. Film Commedia. (1940) Regia di Charlie Chaplin. Con Charlie Chaplin, Jack Oakie. 23.35 Tg La7. Informazione 23.40 Tg La7 Sport. Informazione 23.45 Porte aperte. Film Drammatico. (1990) Regia di Gianni Amelio. Con Gian Maria Volonté, Ennio Fantastichini, Lydia Alfonsi. 02.00 Movie Flash. Rubrica 21.00 Sky Cine News. Rubrica 21.10 A spasso nel tempo. Film Commedia. (1996) Regia di Carlo Vanzina. Con Christian De Sica. 22.50 Mean Girls 2. Film Commedia. (2011) Regia di Melanie Mayron. Con Meaghan Martin. 00.35 Ricomincio da zero. Film Commedia. (2010) Regia di Tim Allen. Con Sigourney Weaver. SKY CINEMA 1HD 21.00 Ramona e Beezus. Film Avventura. (2010) Regia di E. Allen. Con S. Gomez G. Goodwin. 22.50 Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi. Film Commedia. (1989) Regia di J. Johnston. Con R. Moranis M. Strassman. 00.30 Il mio cane Skip. Film Drammatico. (2000) Regia di J. Russell. Con D. Lane K. Bacon. 21.00 Dalla vita in poi. Film Commedia. (2010) Regia di G. Lazzotti. Con C. Capotondi F. Nigro. 22.30 Burlesque. Film Musical. (2010) Regia di S. Antin. Con C. Aguilera Cher. 00.35 Masai bianca. Film Drammatico. (2005) Regia di H. Huntgeburth. Con N. Hoss J. Ido. 18.40 Leone il cane fifone. Cartoni Animati 19.40 Thundercats. Cartoni Animati 20.05 Level Up. Serie TV 20.55 Adventure Time. Cartoni Animati 21.20 Brutti e cattivi. Cartoni Animati 21.45 The Regular Show. Cartoni Animati 22.10 Young Justice. Serie TV 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Come è fatto. Documentario 20.00 Top Gear USA. Documentario 21.00 Miti da sfatare. Documentario 22.00 Fuori tutto!. Documentario 22.30 Fuori tutto!. Documentario 23.00 Scemo di viaggio. Documentario 19.00 Una splendida annata. Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Una splendida annata. Show. 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 Fino alla fine del mondo. Reportage 23.30 Jack Osbourne No Limits. Reportage DEEJAY TV 18.30 Ginnaste: Vite parallele. Docu Reality 19.20 Ninas Mal. Serie TV 21.10 Ginnaste: Vite parallele. Docu Reality 22.00 Ragazzi in gabbia. Docu Reality 22.50 The Buried Life: cosa faresti prima di morire?. Show. 23.40 Speciale MTV News: Story of The Day. Informazione MTV RAI 1 21.20: Napoli prima e dopo Evento con Pupo. Una serata per celebrare la canzone napoletana. 21. 05: N.C.I.S. Serie Tv con M. Harmon. La squadra investigativa è chiamata a scoprire la verità in merito a gravi reati. 21.05: La Grande Storia - Il Papa buono Documentario di Luigi Bizzarri. Sarà Papa soltanto per 4 anni, 7 mesi e 6 giorni. 21.10: Le indagini di Padre Castell Serie Tv con F. Fulton-Smith. Il monsignore è sempre alle prese con crimini che riguardano la chiesa. 21.20: Enrico Brignano - Sono romano ma non è colpa mia Un one man show in cui si dà vita ai vivaci ricordi di una famiglia allargata. 21.10: 300 Film con G. Butler. Celebre battaglia del 480 a.C. presso la gola delle Termopili. 21.10: Il grande dittatore Film con C. Chaplin. Dopo aver perso la memoria, un barbiere ebreo viene scambiato per A. Hynkel. RAI 2 RAI 3 RETE 4 CANALE 5 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY NONSIPUÒDIRECHELATVNONAB-BIA RICORDATO FALCONE E BORSELLINO NEL VENTENNALE DELLA MORTE.Lo ha fatto attraverso film, documentari, fiction e l'altra sera a In onda anche dando la parola al giudice Ayala e al procuratore Caselli, che hanno ricordato i fatti e difeso l'eredità dei due giudici assassinati. In particolare, Ayala ha raccontato la tremenda scena davanti alla quale si trovò subito dopo l'esplosione di via d'Amelio, inciampando nel corpo dilaniato del suo amico Borsellino. E ha anche spiegato la questione della borsa contenente la famosa agenda rossa, da lui stesso affidata a un ufficiale dei carabinieri e fatta sparire da chissà chi. Questioni ancora aperte, che continuano a pesare sul dibattito politico, con la Sicilia eternamente al centro della scena nazionale. Come se la speranza del giudice Falcone che la mafia potesse essere vinta venisse vanificata da sempre nuove mafie e nuove tragedie. Mentre la Regione Sicilia ha continuato a usare i propri grandissimi margini di autonomia per creare una voragine clientelare senza pari, con 28.000 dipendenti e un dissesto ormai insostenibile. Un groviglio politico-economico in più per il governo in carica, mentre, per quanto riguarda il governo precedente, divampa la polemica per le nuove imputazioni contro Marcello Dell'Utri, organizzatore di Forza Italia e braccio destro di Berlusconi nella fondazione del suo impero. E Dell'Utri, intervistato da Rai News nei corridoi del palazzo di giustizia, ha dato del pazzo al pm Ingroia, sorridendo secondo il collaudato stile berlusconiano. Insomma, la Sicilia è ancora una volta la chiave di volta per capire i misteri italiani e riempie di sé le cronache peggiori. Ma è anche la Regione che sa esprimere i suoi eroi come Falcone e Borsellino, capaci di mostrare la strada a tutta l'Italia. Gli eroi Falcone eBorsellino euna strana bella isola chiamataSicilia FRONTEDELVIDEO MARIANOVELLAOPPO U: venerdì 20 luglio 2012 25
Sanità, ricerca, società in house, esodati ed enti locali. Sono i capitoli su cui la maggioranza, con in testa il Pd, si impegna a modificare in «maniera forte e significativa» il testo del decreto sulla spending review. Su trasporti e statali invece i margini di manovra sono «obiettivamente difficili». La montagna dei 1.800 emendamenti presentati in commissione Bilancio del Senato non spaventano i relatori. Gilberto Pichetto Fratin (Pdl) e Paolo Giaretta (Pd). Il loro lavoro di «scrematura» comincerà lunedì e mira a ridurre il numero degli emendamenti («molti dei quali si sovrappongono») a quota 200-250, forti «della disponibilità di tutti i gruppi», come «sui due obiettivi: evitare l'aumento di due punti delle aliquote Iva e stanziare 2 miliardi per l'emergenza terremoto». Tra gli emendamenti più trasversalmente condivisi va certamente citato quello proposto daI Pd sul taglio ai cacciabombardieri F-35. La proposta è quella «di ricavare oltre 2,6 miliardi di euro da indirizzare alla ricerca, agli interventi per la difesa del suolo e alla riduzione del rischio sismico degli immobili, al fondo per il servizio civile e alle politiche alla cooperazione allo sviluppo». Più realisticamente si punta ad un taglio ulteriore alle spese militari che permetta di azzerare i 500 milioni di tagli alla ricerca. Sul tema invece degli enti locali si punta ad evitare tagli lineari. «Al loro posto - spiega Paolo Baretta con gli emendameti riusciremo a rafforzare l'analisi strutturale della spesa pubblica, rafforzando il meccanismo della distribuzione del peso per salvaguardare i comportamenti virtuosi: esistono Comuni e Regioni che hanno già fatto operazioni di selezione di spesa in maniera approfondita, non possono subire ulteriori tagli». Stesso discorso vale per il comparto sanità ed ospedali. In concreto l'idea «è quella di rafforzare le previsioni di utilizzo già previste nel decreto e definite come “Indicatori di buona spesa” e gli “Indicatori di appropriatezza” sul Servizio sanitario: vanno utilizzati meglio e in maniera più rilevante sul totale dei tagli», continua Giaretta. L'altro capitolo su cui il Pd ritiene «assolutamente necessario» fare modifiche è quello delle cosiddette società in house. Anche in questo caso la parola d'ordine è «distinguere». «Così com'è il testo è troppo tranchant - illustra Giaretta - bisogna distinguere tra le società esempi di buona amministrazione che forniscono servizi importanti ai cittadini, e vanno salvate, da quelle in cui sono stati assorbiti lavoratori espulsi dal ciclo produttivo e altre situazioni in cui esistono società che sono piene di assunzioni clientelari», conclude Giaretta. Il capogruppo in commissione del Pd Mauro Agostini si è poi molto battuto sul tema esodati. L'idea di allargare la platea dei 55mila lavoratori individuati dall'articolo 22 era già stata lanciata da Cesare Damiano. Il problema, come al solito, è individuare le risorse necessarie, ma il governo al proposito è molto tiepido. Sicuro invece l'allargamento dei criteri previsti con la modifica del testo che, attualmente, prevede la salvaguardia «ai lavoratori per i quali le imprese abbiano stipulato in sede governativa entro il 31 dicembre 2011 (prima la data era quella del 4 dicembre, ndr) accordi finalizzati alla gestioni delle eccedenze con utilizzo di ammortizzatori sociali (la mobilità, ndr)». Un emendamento recepirà l'allargamento anche agli accordi sottoscritti «territorialmente», negli uffici provinciali del lavoro. Molto difficile invece che si riesca ad intervenire sul capitolo statali in esubero rispetto al taglio previsto del 10 per cento del personale sulla pianta organica di ogni ufficio pubblico. La trattativa sulla gestione del personale in esubero riguarderà l'incontro tra ministro Patroni Griffi e i sindacati convocati per mercoledì 25. Ma i sindacati non ci stanno e per questo Cgil e Uil hanno parlato apertamente di «sciopero generale» nell'affollato presidio tenuto sotto palazzo Vidoni ieri mattina. Dal governo non trapelano ancora indicazioni di «merito». «Siamo alle battute iniziali», si fa sapere da palazzo Chigi. L'unica cosa che viene ripetuta come un mantra è «l'invariabilità dei saldi». Certi invece i tempi di approvazione: lunedì in commissione Bilancio ci sarà l'illustrazione degli emendamenti e da martedì inizierà il lavoro di «raccordo» fra i dicasteri Rapporti con il Parlamento, Economia con il sottosegretario Polillo in prima fila e il Lavoro per il tema esodati. Saranno loro a «trattare» con i relatori per preparare emendamenti condivisi che saranno votati in Commissione. Giovedì 26 invece il testo arriverà in Aula dove il governo metterà la fiducia. Ancora più breve dovrebbe essere il cammino alla Camera per arrivare all'approvazione definitiva delle “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini” prima della pausa estiva. Oggi, sotto pressione del sottosegretario Polillo, il Consiglio dei ministri potrebbe poi varare un provvedimento sull'accorpamento delle festività e decidere di accorparlo alla spending review. Ma su questo punto il Pd è intransigente: «Non prendiamo neanche in considerazione l'ipotesi», taglia corto Giaretta. Scure anche sui trasporti Esuberi e 1,7 miliardi di tagli E oggi stop di quattro ore Protesta degli statali: pagano sempre i soliti L'ANALISI MASSIMOD'ANTONI Ventisettemila posti di lavoro e 580 milioni di km di rete ferroviaria in meno, un milione di passeggeri al giorno lasciati a piedi. Sono queste le fosche previsioni che arrivano dalle associazioni Asstra e Aanv (che rappresentano gli imprenditori pubblici e privati del trasporto pubblico ndr) se verrà confermato il taglio di 1,7 miliardi di euro agli enti locali tra il 2012 ed il 2013. Negli ultimi cinque anni c'è già stata una riduzione del 17% delle risorse e per questo le aziende chiedono di sbloccare i pagamenti degli enti locali alle stesse aziende e favorire le fusioni per creare una vera politica industriale per il settore. RICADUTE La situazione di crisi ed incertezza ha come risultato un inasprimento di rapporti tra aziende e sindacati. Per oggi infatti sono previsti una serie di scioperi nel settore della mobilità, scioperi che interesseranno sia i treni che il trasporto pubblico locale. Esiste un contratto nazionale della mobilità, firmato il 14 maggio del 2009, che però manca ancora delle sue due appendici, vale a dire la parte riguardante l'attività ferroviaria e quella inerente al trasporto pubblico locale. Nel caso dell'attività ferroviaria, sinManifestazione dei lavoratori pubblici ieri a Roma contro i pesanti tagli che colpiscono il settore mentre «non si interviene denunciano Cgil e Uil- sui veri mali della pubblica amministrazione, non si tagliano sprechi, consulenze, gli spaventosi costi degli apparati istituzionali, non si affronta l'evasione fiscale» Ben 1.800 le proposte di modifica al decreto Martedì la sintesi di governo e relatori Pressing del Pd per meno tagli a sanità, enti locali e società in house e per gli esodati SEGUEDALLAPRIMA Certo, può suonare improprio accostare il termine liberismo, di solito associato a più radicali esperienze del mondo anglosassone, alle politiche propugnate in Europa dai conservatori tedeschi, al governo in un Paese che vanta pur sempre un generoso sistema di welfare. Eppure, non è difficile riconoscere il nucleo del credo liberista nell'idea che le economie dei Paesi in crisi possano risollevarsi spontaneamente tramite politiche fiscali restrittive, liberalizzazioni del mercato del lavoro e un restringimento del perimetro del pubblico. Esaminiamola più a fondo, tale idea. Una delle sue premesse è che un aumento del risparmio pubblico (meno spesa e/o più entrate) porti ad un aumento compensativo o più che compensativo della spesa privata. Siamo ben lontani dal «siamo tutti keynesiani» del presidente Nixon se in tanti sono disposti a credere che questo possa accadere oggi in Europa. Nel corrente contesto di aspettative negative la riduzione dalla spesa di famiglie, imprese e settore pubblico, lungi dal tradursi in aumento degli investimenti, genera solo ulteriori astensioni da consumo e investimento. Né hanno speranza di funzionare gli stimoli offerti da variazioni dei prezzi, quello del credito o quello del lavoro. Che la politica di austerità si stia rivelando inefficace nel ridurre il costo del credito alle imprese è ormai ovvio a chiunque abbia occhi per vedere. Quanto alla riduzione dei salari nominali, se mai l'aumento della disoccupazione fosse di tale entità da determinarla, essa sarebbe di ben poco aiuto. Non solo perché deprimerebbe ulteriormente la domanda delle famiglie, ma anche per l'effetto negativo su finanza pubblica e debito (la deflazione aumenta il peso del debito per l'economia). Fu proprio a fronte dell'inefficacia di tali meccanismi di riequilibrio che John Maynard Keynes, sfidando l'ortodossia liberista dei suoi tempi, così simile a quella odierna, suggerì che un ruolo di “attivazione” dovesse essere svolto della politica fiscale, attraverso investimenti pubblici o politiche redistributive. L'obiezione è nota: nella situazione corrente è impensabile per l'Italia un ulteriore ricorso all'indebitamento pubblico. Nota ma non certo nuova, visto che ai tempi di Keynes il debito pubblico britannico eccedeva il 150% del Pil. Soprattutto, è un'obiezione che elude il punto rilevante, che è la necessità di rivedere il passo delle politiche di consolidamento fiscale fissate a livello europeo; di denunciare il potenziale distruttivo di un'austerità imposta a tutti i Paesi contemporaneamente; di mettere in campo interventi compensativi di rilancio della domanda nei Paesi più solidi o a livello comunitario. Tener conto della lezione di Keynes non significa cioè abbandonare l'attenzione al rigore fiscale, bensì levarsi i paraocchi che impediscono di riconoscere che l'austerità è controproducente per gli stessi obiettivi che si propone. Lungi dal conseguire il risanamento, i tagli alla spesa e gli aumenti di imposta (i primi più dei secondi) riducono il livello di attività economica e l'occupazione, erodendo la stessa base fiscale su cui il risanamento dovrebbe basarsi. Le resistenze ideologiche non riguardano solo la necessità di politiche di domanda, ma anche la questione più generale del ruolo del pubblico. Il pensiero liberista di casa nostra non è mai stato capace di farsi proposta politica condivisa, ma ha avuto forza sufficiente per sfruttare i molti casi di cattiva gestione della cosa pubblica a vantaggio dell'idea che la spesa pubblica sia sempre e necessariamente improduttiva. Per rilanciare l'attività economica privata occorre il superamento di alcuni colli di bottiglia che è semplicistico identificare tout court con l'eccesso di regolazione pubblica. Al contrario, i nostri ritardi storici quali il deficit nel rispetto delle regole, la scarsa fedeltà fiscale, le vaste aree di illegalità quando non di controllo criminale del territorio, la scarsa efficienza della pubblica amministrazione, il basso livello di istruzione, l'esiguità degli investimenti in ricerca e innovazione, richiedono azione di governo e mobilitazione di risorse pubbliche. Si sente dire spesso che lo Stato, ricorrendo all'indebitamento, impoverirebbe le generazioni future. Un'affermazione corretta quando riferita al finanziamento in deficit di consumi correnti in condizioni di pieno impiego delle risorse. Una sciocchezza quando intesa nel senso che ogni scostamento dal pareggio di bilancio comporti una riduzione del benessere per i nostri figli e nipoti. Ci sono molti modi in cui un governo può impoverire le generazioni future. Astenersi, in nome di un pregiudizio ideologico, dal compiere quelle azioni e investimenti che contribuiscono ad aumentare la dotazione di infrastrutture materiali e immateriali del paese è uno di questi. Come ben noto ai confessori, esistono anche i peccati di omissione, e spesso sono i più gravi. La guerra a Keynes e i tic ideologici del liberismo L'ITALIAELACRISI MASSIMOFRANCHI ROMA Spending review la battaglia degli emendamenti GIUSEPPECARUSO MILANO . . . Giaretta: non penalizzare le strutture virtuose Inaccettabile accorpare le festività 2 venerdì 20 luglio 2012
Diecicanzoni-dedica 02Caparezza Eroe 03EnzoJannacci Vincenzinae la fabbrica 04RinoGaetano L'operaiodellaFiat (la1100) 05GiorgioGaber Glioperai 06EnzoDelRe Lavorarecon lentezza 07LucioBattisti Ancheper te 08Giganti Proposta 09NewTrolls Unaminiera 10Stormy Six Stalingrado-Lafabbrica omaggi ai pittori PAOLO ODELLO Unastoriadiamiciziaedipercorsicondivisi traunmusicista palermitanoeduecantautori tedeschi Piero Ciampi WEEKEND DISCHI JOEJACKSONÈUNTIPOALTO,ALLAMPANATO,COSÌTIMIDODASEMBRAREARROGANTE.MOLTOBRITISH,MOLTO COOL. Uno che è capitato nel mondo del pop probabilmente per caso e che in oltre vent'anni di onorata carriera (e alcuni dischi bellissimi) ha collezionato un solo album d'alta classifica, Night andDay, del 1982. Sia prima che dopo quel capolavoro di classe con dedica a New York e a Cole Porter, ha flirtato con la musica sinfonica, la classica e naturalmente il jazz. Molto jazz. Jumpin' Jive, ad esempio, spiazzò tutto e tutti. Era il 1981 quando uscì questa operina fantastica e bizzarra con omaggi a Louis Jordan, il re del jukebox, Cab Calloway, Glenn Miller, il “presidente” Lester Young. Molto jazz, molto swing, molto ritmo. Cotton Club e super orchestre, America anni Trenta-Cinquanta. Inevitabile, dunque, arriva ora The Duke, che celebra l'arte immensa di Ellington. Roba complicata da sperimentare. Vuoi per la produzione eccelsa e sterminata del Duca, vuoi per l'approccio scelto da Jackson. Che ha deciso di cancellare la sezione fiati da 15 standard (medley compresi). Nelle note dettagliatissime del disco, il nostro si inchina più volte davanti al genio paraculo, moderno e fascinoso di Ellington. Però poi, per evitare la copia carbone, sottrae il “respiro” dalla musica di Duke, e sostituisce tra l'altro il sassofono di Johnny Hodges con un tappeto di synth e tastiere. Nonostante gli ospiti e le migliori intenzioni, spesso il disco beccheggia, e invece di prendere il volo del bop si impantana in una fanghiglia di ghirigori armonici superflui, eccessivi. Non solo. Joe Jackson invece di rivisitare le partiture minori del Duca, si lancia nel compito in classe da primo della scuola rielaborando Caravan, Moon Indigo, Take The “A” Train, Perdido, classici tra i classici. Per gli appassionati di jazz una coltellata al cuore. Per le ciurme poppettare, invece, un'operazione spiazzante nonostante gli special guest, da Iggy Pop (che non canta, ma si limita a un mormorio intestinale in It Don't Mean A Thing), a Steve Vai, chitarrista forse troppo rombante nella visionaria e struggente Isfahan. Si uniscono a Jackson in questo progetto anche la violinista Regina Carter, Ahmir Thompson batterista dei Roots, la cantante iraniana Sussan Deyhim, il contrabbassista Christian McBride. Le cose migliori arrivano a metà disco, quando la pressione dell'orchestrazione “a tutti i costi” si riduce e lascia spazio (finalmente) alla ossatura dei brani. Come in Ain't Got Nothing' But The Blues cantata da Sharon Jones o IGotItBadinterpretata dallo stesso Jackson che ha sempre una bellissima voce. O come in Rockin'InRhythm già restituita alle masse negli anni Ottanta dai Weather Report. Dispiace che JJ non abbia centrato l'obiettivo. Da un artista del suo talento sarebbe stato lecito aspettarsi un progetto più intenso, più mirato come nel precedente Rain, uno dei dischi migliori (e più trascurati) del 2008 Se, come diceva il Duca, «il jazz è sempre stato simile al tipo d'uomo con cui non vorreste far uscire vostra figlia», questo disco assomiglia a un damerino azzimato che vorrebbe ma non può. Provaci ancora, Joe. DOPOILTOURNATO,ERACCONTATOANCHEALPUBBLICO ITALIANO NELLA PRIMAVERA 2012 SULL'ONDA DELLAMEMORIADIABITAREILSOGNO,Pippo Pollina torna con un album di inediti scritto a sei mani, con Werner Schmidbauer e Martin Kälberer, cantautori di cultura e lingua tedesca. E riprendendo un discorso già iniziato con Linard Bardill torna a dar voce alle tante anime degli innumerevoli Sud del mondo. Come in CafèCaflisch si parlava di emigrazioni, Süden (i Sud nella traduzione italiana) diventa occasione per «animare la canzone d'autore di emozioni e suggestioni antiche e guardare avanti, verso l'orizzonte di un dialogo che è la quotidianità del futuro». Una scelta che lungo le 16 tracce di Süden - pubblicato contemporaneamente in Italia, Germania, Austria e Svizzera – si fa più evidente, Werner Schmidbauer firma 7 brani che però non sono cantati e pensati in tedesco, ma proposti nel dialetto popolare della Baviera. Appena uscito, in Germania è già un evento, merito anche di una tournée europea appena iniziata e che finirà a marzo 2013. Con qualche tappa, si spera, anche in Italia. Frutto di una collaborazione di lunga data, numerose esperienze live li hanno portati a condividere musica e palco, Süden è anche storia di un'amicizia. «Ci sono cose che stanno scritte nell'aria e che spettano solo di essere lette, così come ci sono tante canzoni che aleggiano nel vento in attesa che qualcuno le componga e le regali a tutti noi. Allo stesso modo le amicizie sono quelle perle che improvvisamente arricchiscono la collana della nostra vita in maniera improvvisa ma naturale. Cantare e suonare insieme, frequentarci con regolarità e scambiarci idee di vita e passioni è stata una cosa che fin dall'inizio della nostra conoscenza ci è sembrata ovvia e quasi scontata pur parlando lingue diverse e arrivando da due realtà culturali lontane – raccontano Pollina Kälberer e Schmidbauer – E le canzoni di questo album oltre ad essere il risultato di anni di conoscenza e di riflessioni sono anche il prodotto dell'esigenza di condividere un pezzo di strada, e di assaporare insieme il piacere della scoperta. Una dimensione culturale e sociale dell'anima che si rifà a valori e idee forse fuori moda ma a cui non intendiamo rinunciare in nome dei concetti principe di questo nostro tempo e che fanno rima con “soldi, fama e successo”». «Andare camminare lavorare» Ecosì ilpop travolse il bop Unomaggiopocoriuscito algeniodiDukeEllington JOEJACKSON TheDuke Earmusic DANIELA AMENTA damenta@unita.it Comesuonasolidale la Germania che guarda a Sud SCHMIDBAUERPOLLINA KÄLBERER Süden StoriediNote SCRITTEADARTE GLIALTRIDISCHI JHEREKBISCHOFFHAESORDITOSEIANNIFACONUNDISCOOMONIMO.Composed, edito da Leaf records, è il secondo della sua carriera, particolarmente intensa, in realtà, a dispetto dei soli due lavori a lui intestati. È, infatti, noto e apprezzato da tempo come produttore e arrangiatore di gruppi anche affermati come Xiu Xiu, autore di paesaggi sonori per videogiochi popolari, creatore di colonne sonore astratte per film d'arte, nonché bassista dei Dead Science. Un approccio alla musica contemporanea diversamente pop che lo ha portato a concepire e realizzare un'opera ambiziosa e prismatica. Con sfrontata spavalderia combina elettronica minimale e folklore nordamericano, l'ukulele con l'orchestra sinfonica, dissonanze avanguardiste con banali mollezze da soap opera. Poteva risultare un guazzabuglio inascoltabile e invece suona tutto dolcemente in armonia. A salvarlo sono la grazia degli arrangiamenti, anche quando si fanno pericolosamente sontuosi, il gusto innato per la leggerezza, il sapersi sempre fermare una nota prima del kitsch. E i cantanti che ha scelto come co-autori e interpreti degli otto brani del disco: David Byrne, Carla Bozulich, Caetano Veloso… Bischoff, lo spavaldo chemischia folk eelettronica PIEROSANTI pierovic@libero.it JoeJackson:un omaggio aDuke Ellington Untitolo lunghissimo eundisco intimissimoquello del ritorno atteso della fragile econturbantecantante newyorkeseFionaApple,unache esordì diciottennecon uncapolavoro («Tidal», 1996)epoi sieclissò nellesue paranoie maisopite.Oggi nel suo orizzontec'è tanto jazz,alla Joni Mitchell,macon una mareadi ritmi complessi, torch songe ballatea cuoreaperto. FIONAAPPLE The idler wheel... Epic I rockettaribelgipiù famosidelmondo ci sorprendono tornando aun soloanno didistanza con un albumnuovoe pieno displendide melodie.Undiscoariosoe positivo,quasi contraltaredelcupo precedentedove sigiocacon la psichedelia, il rockduro deiSettanta ma anchetantogarage.Dove,attraverso la bellavocebaritonaledi TomBarman, si parladi maree marinai (anche del naufragiodellaConcordia), ma soprattutto finalmente si canta in francese,e per la primavolta, sull'apertura rock incalzantee irresistibiledi«Quatremains». DEUS Followingsea Pias Èun murodi suonoquello cheapre il nuovodiscodiBilly Corgantravestito daSmashingPumpkins (degli originari c'èsolo lui), maè solo l'inizio. Perché finalmente ilgenio bizzoso riapre il suo scrignodi suoni e divisioni e creaun discocaleidoscopicodovec'è melodia, psichedelia, rockduro e quant'altro. Buonoper vecchienuovi fan. L'album fapartedelprogettoconcept «Teargardenbykaleydoscope». SMASHING PUMPKINS Oceania Emi U: venerdì 20 luglio 2012 21
Chi avrebbe potuto sospettare di quel giovane dai lunghi capelli biondastri, che camminava tranquillo su e giù per l'atrio dell'aeroporto reggendo in spalla uno zainetto? A vederlo nei video girati dalle telecamere di sicurezza sembra l'identikit ambulante dello spensierato vacanziere. Ma è quasi certamente lui il terrorista che pochi minuti dopo saliva sull'autobus dei turisti israeliani appena giunti a Burgas, in Bulgaria, e azionava il congegno della bomba nascosta sotto i vestiti, uccidendo se stesso, l'autista bulgaro e cinque passeggeri israeliani. Come sia arrivato fin lì l'aspirante kamikaze, ancora non si sa. Ma è probabile che sia entrato in Bulgaria esibendo un passaporto falso americano. Fra i corpi dilaniati e le lamiere del veicolo annerite dalle fiamme la polizia ha trovato una patente di guida contraffatta, rilasciata in Michigan. Medici e funzionari governativi israeliani sono volati ieri a Burgas per prendersi cura dei 34 feriti e dei sopravvissuti, identificare le salme, organizzare i rientri in patria. I giornali di Tel Aviv danno ovviamente enorme rilievo all'attentato di mercoledì pomeriggio. «Terrore in vacanza» titolava in prima pagina IsraelHayom. «Obiettivo israeliani» si leggeva su YediothAhronoth. Mentre Maariv dedicava ampio spazio all' ipotesi, subito evocata dal premier Netanyahu, di una responsabilità iraniana. Ehud Barak, il ministro della Difesa, ieri era più esplicito, indicando nel governo di Teheran il mandante e negli Hezbollah libanesi gli esecutori del crimine. Sia gli uni che gli altri replicano negando ogni coinvolgimento. «La Repubblica islamica - dichiarava un portavoce del ministero degli Esteri iraniano - è la maggiore vittima del terrorismo. Riteniamo che il terrorismo metta a repentaglio la vita degli innocenti e che rappresenti una pratica disumana che condanniamo con forza. La posizione dell'Iran è quella di condannare tutti gli atti terroristici, in ogni parte del mondo». Un comunicato dell'ambasciata iraniana in Bulgaria respingeva come «prive di fondamento» le accuse a Teheran, denunciando «il consueto metodo, a scopo politico, dei sionisti, oltre che un segno della loro debolezza». Quanto a Hezbollah, affida l'auto-discolpa a un comunicato in cui accenna all'omicidio di uno dei suoi capi, Imad Mugniyeh, avvenuto nel 2009, e attribuito ai servizi segreti di Tel Aviv. Proprio ieri un ex-consigliere per la sicurezza nazionale del governo israeliano, Uzi Arad, ha ammesso che Mugniyeh fu eliminato da agenti del suo Paese. Cosa che ufficialmente nessun dirigente politico di Tel Aviv aveva mai detto. «Imad Mugniyeh sarà vendicato in altro modo», recita il comunicato di Hezbollah. Come dire, potremmo compiere qualche altro atto di violenza, ma non c'entriamo con quello di Burgas. LADOPPIA LOGICA L'ipotesi che il regime di Khamenei e Ahmadinejad abbia organizzato l'attentato ha comunque una sua doppia logicità. Potrebbe essere una provocazione per indurre Tel Aviv a reazioni che la trascinino nuovamente nel vortice della tensione mediorientale mentre divampa la guerra civile in Siria. Ma potrebbe essere anche un episodio circoscritto alla faida irano-israeliana, con le uccisioni di scienziati impegnati nel programma nucleare di Teheran da una parte, e le ritorsioni iraniane contro obiettivi israeliani in vari Paesi esteri dall'altra. Le autorità di Tel Aviv ricordano la lunga serie di atti terroristici, riusciti o no, ai danni di funzionari o semplici cittadini israeliani: in India, Thailandia, Azerbaijan, Kenya, Cipro, e infine Bulgaria. Ripercorrendo la cronologia di queste azioni terroristiche, si nota un elemento comune, ed è lo svolgimento in territori estranei sia al Medioriente che al mondo occidentale. Evidentemente i promotori confidano nell'imprevedibilità del teatro prescelto per consentire agli esecutori una maggiore libertà di movimento. Cambia però attraverso il tempo la natura dei bersagli. Inizialmente si punta ai diplomatici, poi, a partire dai disegni andati a monte in Kenya e Cipro, e purtroppo realizzati a Burgas, nel mirino entrano i civili. Forse per facilitare il compito dei sicari, visto che altri attacchi contro personalità protette da buone misure di sicurezza non erano andati in porto. Solo quattro giorni fa a Limassol, nell'isola di Cipro, è stato arrestato un iraniano con passaporto svedese, che stava presumibilmente progettando un attentato contro un volo di linea fra Inghilterra e Israele che fa scalo a Nicosia. Il 19 giugno a Nairobi sono finiti in cella due iraniani, di nome Ahmad Abolfathi e Sayed Mansour. Avevano con sé quindici chili di esplosivo. Secondo gli inquirenti keniani non è chiaro se si accingessero a colpire obiettivi israeliani oppure sauditi, americani, britannici. Entrambi sono sospettati di appartenere ad Al Quds, il ramo dei Pasdaran iraniani specializzato in terrorismo. L'ANALISI MONIOVADIA Il video diffuso dalla polizia bulgara con il presunto kamikaze della strage di Burgas, Mehdi Ghezali FOTO ANSA LALETTERA ILTERRORISMO ORIENTAISUOIINTERESSIVERSO LELOCALITÀ TURISTICHESOLOPER LAVORARE. IN TEMPODI VACANZEILSUO MACABRO LAVOROCONSISTE NELSEMINARE TERROREE MORTE FRAITURISTI INERMI, vittime ideali degli attentati, quale che sia la loro modalità... L'altro ieri, otto turisti israeliani sono stati fatti a pezzi e altri sono stati sbranati da ferite di varia gravità all'aeroporto di Burgas in Bulgaria. L'autore dell'eccidio, stando alle testimonianze, è stato un attentatore suicida. La carneficina ha avuto luogo in Europa, in una bella città del Paese in cui sono nato. Un magnifico Paese, pacifico, ricco di attrattive turistiche e di bellezze naturali. Tutto il contrario di un luogo che possa far pensare a all'odio e al sangue. Ma in questo mondo globalizzato le cose funzionano così, la morte e la distruzione all'improvviso possono fare la loro comparsa ovunque. Il terrorismo anch'esso globalizzato può colpire anche nei posti più ridenti e non appena trova il modo, sceglie con cura di farlo dove le conseguenze siano più devastanti, anche sul piano psicologico. Così come le false guerre umanitarie distruggono, pro bono di interessi non apertamente dichiarati, vite innocenti in scenari meno ameni. La ricorrenza del macello, nel giorno di un altro massacro di innocenti sembra scelto con deliberata intenzionalità. L'altra volta accadde a Buenos Aires il 18 di luglio del 1994, in un centro culturale ebraico. Allora la terribile messe di morti fu di una novantina di esseri umani inermi. Quanto all'origine ed alle cause del odioso massacro, allo stato delle cose, non esiste una rivendicazione. Dunque sono possibili solo ipotesi. La radice di tutto ciò è l'antisemitismo in sé? Se per antisemitismo si intende l'odio per gli ebrei motivato dal fatto stesso della loro esistenza, non credo. Si tratta dell'odio per lo Stato d'Israele alimentato dalla politica del suo governo? Quell'odio può essere una componente che pesa come variabile dipendente. Dipendente da chi è l'autore dell'attentato, ammesso che decida di rivendicarlo. Gli esponenti del governo israeliano invece sembrano non avere dubbi. I mandanti sono da ricercarsi fra i leader iraniani, gli esecutori, fra la loro stessa mano armata, i guardiani della rivoluzione o fra i loro vassalli, gli Hezbollah. Il progetto di colpire l'Iran, per bloccare il suoi piani nucleari che, secondo Netanyahu e Barak, mirano alla distruzione di Israele riprende forza. Adesso sarà più agevole per loro cercare di forzare la mano a Obama per ottenere la luce verde ad un attacco diretto contro il regime degli Ayatollah. Le conseguenze di una simile azione sono imprevedibili ed incalcolabili e il suo carico di morti e distruzioni verosimilmente di vaste proporzioni. Ma perché Netanyahu e Barak insistono per l'attacco contro il nucleare iraniano? Perché davvero pensano che Ahmadinejad abbia la seria intenzione di dotarsi dell'arma atomica per lanciarla su Israele? Non credo che siano così sprovveduti da dare credito alle farneticazioni del dittatore al di là delle necessità della propaganda. L'obiettivo è un altro. Se l'operazione riuscisse si sarebbero accreditati nel loro Paese come leader forti per molti anni a venire e avrebbero mano libera per tutto lo spettro dei loro programmi politici. E comunque vada a finire non pagheranno né i tiranni fanatici per mestiere e potere, né i politici spregiudicati e cinici. Fin quando non si riapre con determinazione un orizzonte di pace anche rischiando, le vittime saranno sempre gli inermi, sia che si tratti di turisti israeliani, sia che siano civili palestinesi o altri innocenti. . . . La ricorrenza del macello scelta con deliberata intenzionalità: ricordate la strage di Buenos Aires? Bus israeliano, il video del kamikaze GABRIELBERTINETTO gbertinetto@unita.it . . . Anche Hezbollah afferma di non avere nulla a che fare con i morti di Burgas: non è la nostra vendetta . . . Perché colpire territori estranei al Medioriente? Più libertà di movimento per gli attentatori NapolitanoaPeres: «L'Italiaèancorapiù vicinaa Israele» «Hoappresoconprofondo doloree sgomento la notiziadel vile attentato terroristicodi Burgasche è costato la vita agiovani vittime innocentieha provocatonumerosi feriti».È il messaggioche il presidentedellaRepubblica Giorgio Napolitanoha inviatoal presidente delloStato di Israele, Shimon Peres. «Inquestodrammaticomomento l'Italiaè particolarmentevicinaad Israeleconcui condivide il più fermo rifiutodel terrorismodi qualsiasi matricee di ogni formadi violenza. Conquesti sentimenti, anome mio personalee di tutto ilpopolo italiano,desideroporgerea lei e alle famigliedellevittime l'espressione delpiùsentitocordoglio». Intanto, all'Istituto Italiano diCultura di Tel Aviv,alla presentazionedel libro di FiammaNierenstein«A Gerusalemme», inqualità di relatore d'eccezioneè intervenuto anche RiccardoMuti, in Israeleperdirigere ilRequiem di Verdi all'Orchestra Filarmonicadi Tel Aviv.All'apertura delsuo intervento, ilmaestro Mutiha annunciatochededicherà la prima delRequiem di allevittime dell'attentato inBulgaria. Il terrore globalizzato che (non) va in vacanza . . . Netanyahu e Barak puntano su Teheran Ma è quello della pace l'unico orizzonte possibile Gli inquirenti bulgari: «Il killer era uno svedese di orgini algerine ed è stato a Guantanamo» Stoccolma: «Non è vero» L'Iran replica alle accuse: «Noi non c'entriamo niente con l'attentato» venerdì 20 luglio 2012 11
«Noi siamo in Parlamento, Sel no». Esordisce così Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria Pd, quando gli ricordiamo l'invito di Nichi Vendola, dalle pagine de l'Unità, ad «avere la schiena dritta» sulla spending review. Migliavacca,ritieneingenerosoVendola quando vi invita ad avere la schiena dritta? «La differenza di fondo tra noi e Sel è che mentre Sel non è in Parlamento noi ci siamo. E abbiamo fatto una scelta di responsabilità e di coraggio per tutelare in questa drammatica stretta, principi e ceti sociali a cui anche Vendola è legato, dentro ad un Parlamento che, ricordiamolo, è quello del 2008. E lo abbiamo fatto non senza risultati come ad esempio la difesa dell'articolo 18 e i primi segnali, sia pure parziali, per ridurre la precarietà giovanile». Ci sono margini per migliorare la spendingreviewcomevichiedono amministratori e opposizione fuori dal Parlamento? «Noi pensiamo che debba essere raccolta la sfida della revisione e della riqualificazione della spesa pubblica. Un centrosinistra credibile e di governo non può essere percepito come il difensore della spesa facile e dell'aumento delle tasse. Questo, anzitutto, per difendere quella parte di spesa pubblica che non solo va salvaguardata ma anzi migliorata: la sanità, l'istruzione pubblica, il Welfare, i servizi e gli investimenti essenziali che gli enti locali debbono essere messi in condizione di garantire. In Parlamento ci stiamo battendo perché non si confonda la lotta alle diseconomie con la tutela che va garantita dei livelli essenziali, ad esempio nella sanità». Vendola dice che nel programma della coalizione non potranno esserci mezzi diritti, apartire daimatrimoni gay. «A proposito dei diritti rivendichiamo il salto in avanti che il Pd ha fatto fare non soltanto a se stesso ma all'intero dibattito pubblico in Italia. Il riconoscimento e la tutela giuridica delle coppie omosessuali. È la prima volta che un grande partito prende questa posizione, ed è la prima volta che, grazie al Pd, avviene con il concorso di culture cattoliche e laiche». Dall'UdcaSel:allafineilprogettodiBersaniriusciràarealizzarsi,consideratele frizionichesutemicomeidiritti civili ci sono? «Vedo una convergenza sul progetto per l'Italia e l'Europa che ci può far voltare pagina rispetto alla stagione populista. Un populismo che rimane la cifra vera della destra italiana ma che, diciamo la verità, in forma diverse esercita il suo richiamo anche in settori del centro sinistra. Come? Bersani ha indicato le grandi linee del progetto per la ricostruzione del paese che sarà alla base della carta d'intenti: la centralità del lavoro nella sua accezione moderna, il rilancio di una battaglia contro le diseguaglianze, un modello di sviluppo sostenibile fondato sulla riconciliazione tra crescita e qualità sociale e ambientale, una fase costituente in Italia e in Europa per ridare respiro ed efficacia alla democrazia. Su questo progetto per l'Italia possiamo lavorare insieme noi e Sel per costruire un centrosinistra di governo che, di fronte ad una legislatura costituente, si apra alla collaborazione con forze di un centro democratico ed europeista. Questa è la responsabilità, in un passaggio storico come questo, di un centrosinistra di governo». Vendola si dice disposto a cedere un pezzodisovranitàpergarantiregovernabilità.AsorRosanutreseridubbisulla riuscitadella formula. «Apprezzo il fatto che Vendola, da uomo di governo, parta dall'esigenza di fondo di non ripetere l'esperienza dell'Unione. Questa volta gli italiani devono avere la certezza di poter contare su una maggioranza politica stabile e coesa. Ci vuole una legge elettorale che aiuti la governabilità ma non basta. Ci vuole che il patto di governo si fondi su una larga partecipazione popolare, come le primarie, e su una forte responsabilità comune». Maroni ha presentato il Porcellum due. Unblitz delladoppia maggioranza? «Questa storia per cui c'è una maggioranza che responsabilmente sostiene il governo in questo passaggio difficile per l'Italia e un'altra maggioranza al Senato, Pdl-Lega, che va avanti a colpi di forza, per lanciare bandiere propagandistiche, come il semipresidenzialismo che loro stessi sanno non potersi realizzare, è inaccettabile. Rispetto al Porcellum noi faremo di tutto per cancellarlo: è una delle ragioni del distacco tra i cittadini e la politica. Noi abbiamo la proposta che riteniamo calzi alla perfezione per la situazione italiana: un doppio turno di collegio che consente ai cittadini di scegliere sia il parlamentare sia la maggioranza di governo. Sappiamo come sono i numeri in Parlamento, siamo disposti a discutere ma ci sono due condizioni invalicabili: la governalità del Paese che non è un bene nostro ma dell'Italia e la sera delle elezioni gli italiani, e non solo gli italiani, devono sapere chi governa; con i collegi i cittadini devono poter scegliere i loro parlamentari». Eveniamoadunaltrotemadiprospettiva:secondoleisiarriveràprimaopoiad un unico grande partito del centrosinistraononcisonolecondizionineanche perparlarne? «Facciamo le cose possibili. Con le primarie sceglieremo il candidato alla presidenza del Consiglio e il programma di governo ma sono anche l'occasione per fare un grande passo in avanti e cioè prenderci una forte responsabilità comune verso il Paese». T. F. ROMA Approvata la riforma dalla commissione Affari costituzionali della Camera: ora va al Senato Anna Finocchiaro discute animatamente con Maurizio Gasparri FOTO ANSA L'INTERVISTA coesa. Oggi, al contrario, rischia di coesistere una «strana» situazione: da una parte una maggioranza politico-istituzionale che vota la fiducia (Pd, Pdl e Udc) e dall'altra una maggioranza di fatto, strisciante e parallela, che tiene un piede al governo e l'altro all'opposizione. Maroni e Berlusconi contano a Palazzo Madama sui numeri, ma anche sul vantaggio di un presidente come Schifani che - scelta inedita - ha deciso di contingentare i tempi, entro mercoledì, della discussione sul semipresidenzialismo sponsorizzato dal Cavaliere e sul Senato federale che vorrebbe incamerare Maroni. Pdl e Lega sanno bene che le loro riforme si areneranno alla Camera, ma vogliono strappare al Senato mezzo risultato da agitare in campagna elettorale. E perfino la presidenza della commissione Difesa - il Carroccio ha appoggiato l'esponente gradito al Pdl - rientra in quel patto elettorale al ribasso che comprende - ultimo nato anche il «porcellino» targato Calderoli. Una proposta di legge, cioè, che ha il solo scopo di impedire un governo a guida Pd. La doppia maggioranza su cui surfa il Cavaliere indebolisce Monti e porta la situazione «al limite della sostenibilità» come sottolinea Bersani. Si tratta di un patto per difendere interessi di bottega di un'alleanza fallita che cerca di ridurre i danni. Riproponendosi, magari - alla fine - senza il “vecchio” Bossi, ma con gli inediti volti di Maroni e...Berlusconi. Il Cavaliere teme le elezioni anticipate, ma tirando la corda rischia di strappare il filo e di provocare perfino la crisi che giura di non volere. E rischia così di farsi ancora più male. Da solo. Maggiori poteri al Copasir, dunque maggior controllo parlamentare sui servizi segreti. Questo il nucleo centrale della riforma bipartisan approvata ieri dalla Commissione Affari costituzionali della Camera, in sede legislativa. La proposta - approvata all'unanimità dei presenti - rafforza i poteri di controllo sul segreto di Stato apposto dal premier; razionalizza le agenzie di intelligence, riduce le spese. E punta a innovare ed elevare il contrasto alla minaccia cibernetica: in tal senso servizi segreti dovranno «schierarsi» sul fronte sempre più strategico della sicurezza informatica e della protezione cibernetica nazionale utilizzando le notizie raccolte dai loro uomini, dalle Forze armate, dalle amministrazioni dello Stato e da enti di ricerca, anche privati. «Non vogliamo - aveva detto il presidente del Copasir, Massimo D'Alema, presentando l'iniziativa un mese fa - stravolgere l'impianto della legge 124, ma solo apportarvi correzioni che possono migliorarla sulla base della nostra esperienza». A cinque anni dall'ultima riforma dei servizi segreti il Parlamento, prova così a rivedere e aggiornare la legge. Qualche esempio: attualmente è previsto che il premier sia tenuto, in caso di opposizione del segreto di Stato, a comunicarne «le ragioni essenziali», al Copasir. La riforma amplia invece i poteri del Comitato indicando che il presidente del Consiglio, su richiesta del presidente del Copasir esponga «in una seduta segreta appositamente convocata, il quadro informativo idoneo a consentire l'esame nel merito della conferma dell'opposizione del segreto». Proprio sul nodo della norme relative al segreto di Stato, sulle deliberazioni del Comitato a maggioranza dei 2/3 e non più all'unanimità, c'era stata in Commissione una battuta d'arresto. La formulazione aveva infatti trovato una certa resistenza da parte del governo, rappresentato da Gianni De Gennaro, poi risolta con una mediazione sul «quadro informativo» fornito dal premier al Presidente che informerà il Comitato parlamentare. Una soluzione che, essendo il Copasir tradizionalmente guidato da un uomo della opposizione, prevede l'alternanza e una circolarità ai vertici, delle motivazione e delle ragioni del segreto di Stato. In nessun caso, inoltre, potranno essere opposte eventuali esigenze di riservatezza o lo stesso segreto di Stato al Copasir che, con maggioranza dei due terzi, abbia disposto indagini sulla rispondenza dei comportamenti degli 007. Il Copasir ha la facoltà infatti di chiedere alla presidenza del Consiglio di svolgere inchieste interne per accertare la correttezza delle condotte del personale dei servizi; le relazioni conclusive delle inchieste interne verranno poi trasmesse integralmente al Comitato. Alle forme di maggior controllo previste dalla proposta di legge corrisponde una diminuzione dei poteri dell'autorità delegata dal premier in materia di servizi segreti: l'autorità delegata (Gianni Letta durante il governo Berlusconi, oggi De Gennaro) non potrà - se venisse approvato definitivamente il provvedimento «esercitare funzioni di governo ulteriori rispetto a quelle ad essa delegate dal Presidente del Consiglio». Infine, è attribuito al Copasir il potere consultivo in relazione ai bilanci degli organismi e alla ripartizione delle risorse. Il Comitato infatti potrà esprimere il proprio parere sulla ripartizione delle risorse finanziarie a Dis, Aisi ed Aise così come sui relativi bilanci preventivi e consuntivi. Sul fronte della razionalizzazione dell'intelligence e della riduzione delle spese la proposta di legge assegna al Dis la gestione unitaria degli approvvigionamenti e dei servizi logistici comuni, pur mantenendo le rispettive competenze operative dell' Aise e dell'Aisi. E a proposito di cyber-sicurezza, il testo prevede inoltre che sia il Dis a coordinare «le attività di ricerca informativa finalizzate a rafforzare la protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionali». MaurizioMigliavacca Ilcoordinatoredella segreteriaPd:apprezzo cheVendola,dauomodi governo,partadalla esigenzadinonripetere l'esperienzadell'Unione» «Progressisti e moderati assieme per archiviare l'era populista» MARIAZEGARELLI ROMA . . . «Con responsabilità tuteliamo in Parlamento principi e ceti sociali a cui anche Vendola è legato» Servizi e segreto di Stato, più poteri al Parlamento . . . Rafforzato il controllo del Copasir, razionalizzate le agenzie di intelligence ridotte le spese . . . Se c'è il sì dei 2/3 non potranno essere opposte esigenze di riservatezza o lo stesso segreto di Stato venerdì 20 luglio 2012 5
U: Il kamikazeerasvedese Stragesul bus, l'attentantoresarebbe statorinchiuso aGuantanamo L'Iran respinge leaccuse eattacca Israele BERTINETTO APAG. 11 Migliavacca: ora la sfida per l'Italia Ilkillerdei vampiri èLincoln Crespipag.20 MASSIMOD'ANTONI Staino Napolitano chiede verità autentica su Borsellino TERREMOTO Viaggio nell'Emilia che non si arrende Camusso al governo: così il Paese non ce la fa NINNIANDRIOLO MONIOVADIA Rossella Urru: grazie a tutti ZEGARELLI PAG.5ILCOMMENTO VITTORIOEMILIANI Montoro: finiti i soldi nelle casse dello Stato SACCHETTI, SOLDINIAPAG. 10 Cortazar, viaggio folle daParigi a Marsiglia Montesanopag. 19 L'asse Pdl-Lega minaccia Monti Riforme e legge elettorale: in azione una «doppia maggioranza» che rischia di destabilizzare il governo Rai poteri a Tarantola, ma è polemica sui compensi di Gubitosi LOMBARDO,ZEGARELLIPAG. 4e9 JoeJackson omaggia ilDucadel jazz Amentapag.21 L'odio non va in vacanza LIBERISTI CONTRO KEYNESIANI. RI-CONDURRELADISCUSSIONEACONTRAPPOSIZIONE tra visioni generali dell'economia è utile, a patto di evitare le caricature e precisare correttamente i termini, calandoli nella situazione corrente. Anche per non dare spazio ad analisi superficiali per le quali l'Italia sarebbe immune dall'influenza liberista in quanto non ha avuto esperienze thatcheriane, e l'adesione a politiche keynesiane si misurerebbe dalla presenza di un elevato debito pubblico. SEGUEAPAG. 2 I tic ideologici del liberismo La tragedia che si consuma in Siria è quella di un Paese dalla storia e dalla civiltà plurimillenaria che aveva saputo dotarsi del tessuto sociale e culturale più avanzato del mondo arabo Adonis Nel giorno dell'anniversario di via D'Amelio Napolitano chiede autentica verità su Borsellino. Evitando, dice il presidente, confusioni e sovrapposizioni. Manifestazioni a Palermo, parla la vedova Agnese che dice ai giovani: dovete aver fiducia nelle istituzioni. CIARNELLI, FUSANIPAG.6-7 Il presidente: bisogna evitare sovrapposizioni La vedova ai giovani: rispettare le istituzioni A due mesi dal sisma nei paesi tutti al lavoro per ripartire Errani «Qui non vogliamo new town l'obbiettivo è ricostruire» CRISI IN EUROPA La Spagna alla bancarotta Sì tedesco agli aiuti «Così il Paese non ce la fa, non si salva e non si risolleva». Susanna Camusso, segretario Cgil, è «fortemente preoccupata per la situazione sociale». Il governo, dice, deve cambiare rotta: in autunno sarà sciopero generale. Al via la battaglia degli emendamenti sulla spending review. FRANCHI, GIANOLAPAG. 2-3 Intervista «In autunno sciopero generale Tagli Via alla battaglia degli emendamenti UN ASSE BERLUSCONI-MARONI BE-NEDETTO DA SCHIFANI. COSÌ ANCHE IERI A PALAZZO MADAMA. Dove è andata in scena l'ennesima prova inaccettabile della speculare doppiezza del leader risorto del Pdl e dell'uomo «nuovo» della Lega. Lo stesso che ridicolizza in pubblico il ritorno in campo del Cavaliere e in privato, poi, si accorda con lui per piantare bandierine da sventolare sul campo di battaglia della prossima campagna elettorale. SEGUE A PAG. 4 È un gioco inaccettabile Non servono le grandi opere per ripartire. Basterebbe attivare piccoli interventi in tutto il Paese. APAG. 17 Piccole opere per ripartire Due mesi fa, il boato. E l'Emilia Romagna fu sconvolta dal terremoto. Dopo sessanta lunghi giorni viaggio nei paesi dove il sisma ha lasciato profonde ferite, c'è ancora chi aspetta di tornare nelle case e le istituzioni sono in prima linea per assistere i cittadini e lavorare per la ricostruzione. È già pronto il piano casa. E il presidente della Regione Vasco Errani dice: qui da noi non vogliamo le new town, faremo di tutto per ricostruire le zone colpite. VISANIPAG. 15 MASTROLUCA PAG. 13 1,20 Anno 89 n. 199Venerdì 20 Luglio 2012
28 venerdì 20 luglio 2012
CaraUnità LuigiLiGotti Responsabile dipartimento Giustizia dell'Italia dei Valori L'ASSEMBLEA NAZIONALE DEL PD (MASSIMO ORGANISMODIRIGENTE)SABATOSCORSOERACHIAMATAAMETTEREIN CAMPO UNA DECISIVA INIZIATIVA POLITICA, la più importante nella fase di transizione. Doveva parlare al Paese con serietà per alimentare la fiducia in se stesso. Si doveva, e si deve, rimotivare un Paese scosso dalla crisi sociale e morale, dalla disoccupazione, dalla recessione, da imprese che chiudono, dalla sfiducia e dalla protesta contro la politica, un Paese sottoposto ad una pesante cura. Il Pd, dopo l'epocadiBerlusconi, con l'assemblea disabato doveva presentare se stesso per quello che è: un partito in grado di mobilitareeinterloquireconleforzemiglioridellademocrazia italiana per ideare e realizzare la ricostruzione dell'Italia e per questa necessità si candida al governo mettendo a disposizioneilpropriosegretario, indicanellaquestionedemocratica e in quella sociale le sfide nevralgiche per l'Europa e l'Italia, propone valori e contenuti, sceglie lo sviluppo sostenibile quale via della crescita e del cambiamento. Chiede fiducia e da fiducia. Bene. Ma dall'assemblea di sabato questo non è emerso nonostante che tutto ciò era ben presente nella relazione e nel dibattito. Al Paese, invece, è arrivato un altro messaggio,opposto e negativo:Pd diviso,un confronto che degenera in rissa con tanto d'insulti e minacce di abbandono. Poi c'è anche Renzi, che come suo solito non parla negli organismi dirigenti ma dichiara, pensando a sé, che si organizzerà per candidarsi alle primarie contro il segretario del suo partito. Le immagini televisive sono state impietose e il danno politico è grande. Tuttavia, quelle immagini non sono il Pd. Non sono quelledellemigliaiae migliaiadi iscritti,didonneedigiovani,dei volontari che in questi giorni stanno dedicando parte delle proprieferie,e lofarannoancheneiprossimimesi,perdialogare con i cittadini attraverso le feste, né sono quelle di chi lavora nei territori o che con disinteresse personale affronta i problemi della gente impegnandosi nelle associazioni, nei comitati, nei sindacati, nel governo locale e nel partito. Il Pd in questi anni è cresciuto, è diventato una forza matura e affidabile.QuestoPdnonègiustochepaghigli erroridialcuni dirigenti che non sanno cosa sia l'iniziativa politica, che non hanno il senso del limite, il rispetto reciproco e sottovalutano la coesione del partito. Una risposta però va ricercata alla domanda di come è potuto accadere uno scivolone di questa portata? Come è potuto accadere che su questioni eticamente sensibili come le libertà, i diritti civili e la famiglia qualcuno abbia pensato di decidere a colpi di maggioranza assembleare senza un preventivo e adeguato lavoro di mediazione culturale e politica? Cosa pensare di chi ora chiede una riunione della Direzionequandolasisarebbedovutachiedereprima?Rimango esterrefatto, poi, leggere che ora il Pd è più credibile verso il mondocattolicomentre ciò che siricava è l'opposto. Come è pensabile produrre una grande avanzata democratica sulla famiglia, sui diritti delle coppie di fatto e delle unioni gay, esasperando il dibattito nel partito? Gli errori di gestione dei temi e dell'assemblea sono macroscopici. Ma si è evidenziato anche, in una parte dell'assemblea, un altro limite quello dell'assenza di una cultura della responsabilità unitaria e collettiva, che conosce la nettezzadella diversità delle posizioni e nello stesso temporiconosceilvaloredella mediazioneedel limite, invalicabile,dello scontro interno oltre il quale tutti perdono. Tuttavia, a me pare che ci sia qualcosa di più profondo che manca alla nostra cultura politica e che distorce il nostro essere partito, di essere cioè, come dice Bersani, un collettivo che si stima e sta insieme per il bene del Paese. Una delle cause principali sta nell'aver concepito e costruito il partito con regole statutarie ispirate alla competitività permanente e non al salutare confronto culturale e politico. Il metodo più organico a questomodo diconcepirela politicaeil partito èquello, (plebiscitario e personalistico)delle primarie senza regole per la selezionare e l'elezione dei gruppi dirigenti. Ciò ha creato e creadistorsioni gigantesche,perchélaselezione avvienesulla base dicriteri, giudizi e azioni funzionali alla competitività per contendere, chiamando il popolo a votare, ruoli ed incarichi,annientandocosì ilconfrontolibero,apertoepluralistico mirante a creare gruppi dirigenti plurali e stimati, coesione e appetenza. All'ultimo congresso abbiamo deciso di cambiare cominciando dalla riscrittura dello statuto. Facciamolo al più presto perché la democrazia ha bisogno che abbiano effettivo valoreparole comepartecipazione, disinteresse, solidarietà, confronto politico e culturale, iniziativa politica, rappresentanza sociale e territoriale, congresso, unità, stima e comunanza, organizzazione, libertà e responsabilità degli iscritti. La democrazia ha bisogno di buona politica e del vero Pd. Luigi Cancrini psichiatra e psicoterapeuta ViaOstiense,131/L_0154_Roma lettere@unita.it IL CONDENSATO DI IPOCRISIA DELL'ARTI-COLO «CHI SPORCA IL RICORDO», FIRMATO DA ENRICO LETTA, impone una risposta perché, per bassa politica, prende a prestito gli scenari tragici delle stragi e del massacro di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e degli uomini in divisa. Questa è una cosa insopportabile. Enrico Letta è costretto, per confezionare la sua sporca operazione di bassa politica, a rinnegare i fatti o a cancellarli dalla memoria. Mi tocca ripetere cose risapute, sia pure in forma didascalica. 1. Nel tempo intercorrente tra la strage di Capaci e quella di via D'Amelio, venne avviata dal Ros una cosiddetta trattativa, per il tramite di Vito Ciancimino, con Salvatore Riina e Bernardo Provenzano. 2. Per coltivare quest'iniziativa, il capitano De Donno, stretto collaboratore del colonnello Mori, chiese al ministro della Giustizia, Claudio Martelli, una sorta di «copertura» e di aiuto (così ne ha riferito Martelli), per una possibile controfferta a Cosa Nostra. 3. Il ministro Martelli rifiutò la richiesta e si lamentò dell'iniziativa, ritenuta spregiudicata, con il ministro dell'Interno, Nicola Mancino. 4. Il ministro Nicola Mancino, negò di aver mai saputo dell'iniziativa del Ros e negò d'aver mai ricevuto le lamentele di Martelli. 5. La Procura di Palermo, nell'ambito del processo in corso a carico di Mori ed altri, decise di chiedere il confronto in Aula tra Mancino e Martelli. 6. Mancino, infastidito dal rischio di dover sottoporsi al confronto, chiese aiuto al Quirinale, al fine evidente di evitare il confronto. 7. Sono ampiamente documentate le numerose telefonate e conversazioni di Mancino con il consigliere giuridico del Presidente della Repubblica. 8. È ampiamente documentata la strada che si decise di percorrere, dopo aver scartato quelle non praticabili, ossia la confezione di una lettera al Procuratore Generale della Cassazione, con oggetto la preoccupazione del Capo dello Stato circa un asserito difetto di coordinamento delle indagini tra le Procure di Palermo, Firenze e Caltanissetta. 9. All'evidenza, l'asserito difetto di coordinamento non poteva riguardare lo specifico atto da compiersi (confronto Mancino-Martelli) in aula, innanzi al Tribunale di Palermo, nell'ambito di uno specifico processo pubblico. 10. La lettera, peraltro concordata (così nelle conversazioni intercettate) con la Procura Generale della Cassazione, rappresentava quindi lo strumento che potesse consentire un intervento, presentato come preoccupazione per il coordinamento delle indagini, avente come fine quello di venire incontro alla richiesta di Mancino, ossia di non essere messo a confronto con Martelli. 11. In verità accadde che il Procuratore Generale della Cassazione, provocò una riunione con il Procuratore Nazionale Antimafia, anche alla presenza di uomini del Quirinale. 12. È altresì certo (così risulta dalle conversazioni intercettate) che il presidente della Repubblica fosse al corrente di questa preoccupazione di Mancino. Peraltro, in due occasioni, Mancino telefonò, parlando direttamente con Napolitano. 13. È evidente che, l'attivismo per venire incontro alle esigenze di Mancino, mal si concilia con il fine dell'accertamento di un segmento importante della cosiddetta trattativa. Invero, non si spiega come il non compimento di un atto (il confronto), possa essere annoverato tra le attività di ricerca della verità. Il non assumere una prova, richiesta dai Pubblici Ministeri, elimina la formazione di una possibile prova e non il contrario. Enrico Letta ha cancellato dai suoi ricordi questa così rilevante ricostruzione storica. Nel suo pezzo «Chi sporca il ricordo», non esiste traccia di tutto ciò. Insomma non è sporcato il ricordo. Bensì è cancellata la memoria, che è una forma più raffinata di sporcare il ricordo. Per Enrico Letta, l'unica cosa di cui dovrebbe parlarsi, è quella della richiesta di Napolitano di rivolgersi alla Corte Costituzionale per una pronunzia su un preteso diritto alla distruzione delle due telefonate ricevute da Mancino. Come può Enrico Letta pretendere che, il segmento dell'iniziativa di rivolgersi alla Corte Costituzionale, possa essere scisso dal complesso della vicenda, sin qui ricostruita? Eppure, egli scrive: «E allora - ripeto - per quale ragione Di Pietro accusa il Quirinale di mortificare le istituzioni della Repubblica e di boicottare l'accertamento della verità? Come mai si accanisce su una questione tecnico-giuridica - quella dell'intercettabilità o meno del capo dello Stato che non investe la ricognizione delle responsabilità su via D'Amelio?». Una domanda Enrico Letta potrebbe porsela, e voglio aiutarlo a concepirla: «Attivarsi per esaudire la richiesta di Mancino di evitare il confronto con Martelli, aiuta il percorso lungo la strada impervia dell'accertamento della verità?» Ecco, se Enrico Letta dovesse rispondersi che, sì, l'aiuta, beh, allora, il discorso è bello e finito. Forse Enrico Letta non riesce a rendersene conto: lui, proprio lui, con il suo articolo ha sfregiato la morte di tanti servitori dello Stato. Ha offeso la memoria. Parlare con lui non mi interessa. Si tenga le sue idee. Mi interessa, invece, parlare con i cittadini e respingere le cialtronate. Io voglio la verità, senza guardare in faccia nessuno. La voglio per onorare le vittime, per consegnare il loro ricordo alla Storia, senza imbrattature. La voglio perché tutti i cittadini onesti la vogliono. La voglio per la nostra democrazia e per la nostra Italia. L'Unità è e vuole continuare a essere un giornale di confronto politico. I toni di questo interventocontrastanoconlospiritochedovrebbeanimare l'agorà dei progressisti. Abbiamo deciso di pubblicarlo egualmente affinché i nostri lettori possano giudicare. Dialoghi Quando lo Stato si dimostra infedele con i propri cittadini Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 Ipatti devono essere rispettati L' art. 3 del decreto legge sulla spending review prevede che i privati non possano più chiedere alle Pubbliche Amministrazioni l'aggiornamento Istat dei canoni di affitto. Inoltre, la stessa norma impone una riduzione del 15%, a partire dal 1 gennaio 2013, del canone stesso per tutti i contratti. Questo taglio non tiene in nessun conto dei patti sottoscritti dalle parti. Infatti la riduzione del canone di locazione «si inserisce automaticamente nei contratti in corso». Ricordo che il Governo chiede ai capitali privati di finanziare sempre più infrastrutture e cerca di attrarre nel nostro Paese capitali stranieri, mentre lo stesso Stato continua a violare le regole concordate: non pagando le imprese che hanno regolarmente onorato i contratti per forniture di beni o servizi ed ora anche riducendo i fitti. Insomma viene del tutto ignorato un principio che costituisce la base fondamentale del diritto: servanda i patti devono essere rispettati AngeloCiarlo Lasantitàdellapolitica Perché uno dovrebbe impegnarsi, fare politica, darsi da fare per sé e per gli altri? Perché gli altri dovrebbero impegnarsi, fare politica, darsi da fare per sé e anche per me? Per l'unica ragione al mondo per cui vale la pena di vivere: cercare di voler bene a sé stessi e agli altri. ChristianFerdigg La tiratura del 19 luglio 2012 è stata di 96.661 copie L'ipotesi di un ministro dello Stato ed alti gradi dei Carabinieri che trattano con la mafia è eversiva. Intollerabile come il "segreto di Stato" che per anni ha coperto mandati ed esecutori delle più atroci stragi del Paese. Libertà e Giustizia lancia dal proprio sito l'appello "Processare lo Stato infedele" per far sentire che c'è un'opinione pubblica che non accetta più la promiscuità con l'eversione occulta. MASSIMO MARNETTO Claudio Martelli ha ripetuto in questi giorni che, dal tempo dello sbarco in Sicilia degli alleati, il rapporto (e, dunque, le trattative) fra Stato e mafia siciliana è stato costante. Normale. A non saperlo, del resto, eravamo davvero in pochi nella Palermo del 1992, l'anno in cui, oltre a Falcone e Borsellino morì a Mondello anche Salvo Lima. Il ricordo nitido di Giovanni che, sul pianerottolo di casa sua, a via Notarbartolo, nel 1990, spiega a me e a Michele Figurelli, quanto fosse pericoloso per lui comunicare in anticipo al caposcorta dove sarebbe andato nel pomeriggio mi insegue da allora. Insieme al sorriso timido dell'uomo che sa di rischiare la vita per uno Stato al cui interno stanno, ben nascosti, quelli che più lo vogliono morto. Falcone e Borsellino, voglio dire, non hanno lottato solo contro la mafia, hanno lottato contro il rapporto che legava parti deviate e potenti dello Stato alla mafia. Dire che si è fatta giustizia della loro morti atroci condannando solo gli esecutori mafiosi delle stragi “non poteva essere” e non è stato vero. Se davvero ci sono oggi le condizioni per fare luce su questa pagina oscura della nostra storia repubblicana, però, bisogna farlo. Oggi o mai più. Senza incertezze e tentennamenti. Di nessun tipo. L'intervento Pd, sui diritti civili sbagliato decidere a colpi di maggioranza Sergio Gentili Coordinatore del Forum ambiente del Pd COMUNITÀ La lettera Perché contesto Enrico Letta 18 venerdì 20 luglio 2012
Venticinquemila aziende co-strette a chiudere battenti acausa delle criminalità organizzata. 350mila agricoltori vittime di pizzo, estorsioni e aggressioni. 150mila capi di bestiame scomparsi nel nulla. 240 reati di vario tipo al giorno, alla media preoccupante di 10 reati l'ora. Sono solo alcuni dei dati emersi dal IV Rapporto Criminalità in Agricoltura presentato pochi giorni orsono dalla Cia (Confederazione Italiana Agricoltori), redatto in collaborazione con la Fondazione Humus. D'altra parte, proprio un anno fa, anche la Coldiretti aveva presentato il I° Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia curato da Eurispes, stimando un giro d'affari complessivo dell'agromafia di 12,5 miliardi di euro. «La mafia è un convitato di pietra che si siede tutti i giorni alle tavole degli italiani». Furono queste le parole pronunciate dal Procuratore generale antimafia Piero Grasso in quell' occasione. Un vero e proprio business che va a incidere profondamente su un settore primario come quello agricolo italiano. Tutti temi tornati prepotentemente d'attualità all'inizio di questa settimana con l'arresto di Giuseppe Mandara, uno dei più importanti produttori di mozzarella di bufala. L'accusa principale, cui fanno da corollario altre, alcune delle quali decisamente inquietanti, è quella di associazione camorristica e sottolinea, una volta di più, le pericolose ingerenze della criminalità organizzata nell'ambito del sistema agroalimentare italiano. Già Roberto Saviano, nel suo Gomorra, aveva lanciato un grido d'allarme in proposito. Senza tralasciare un altro settore importante, quello della ristorazione. Come dire che molto di quello che arriva sulle nostre tavole, a casa o al ristorante, è controllato dalle cosche. Un vulnus doloroso che, insieme al cosiddetto Italian Sounding, non solo mina la credibilità dell'intero comparto ma sottrae agli attori dello stesso la possibilità di ingenti profitti, a tutto vantaggio del vastissimo universo della illegalità In pratica la criminalità organizzata si è resa conto che l'agricoltura è un settore che produce reddito e quindi un terreno fertile sul quale innestare un business di proporzioni assai rilevanti, con guadagni immediati e un margine di rischio tutto sommato accettabile. Il tutto attraverso una serie di comportamenti illegali che vanno dall'estorsione alla truffa, dall'attentato alla salute pubblica al furto di bestiame, in una sorta di Far West dove tutto è possibile. Riecheggiano ancora le parole di Donato Ceglie, altro procuratore impegnato nella lotta contro l'ecomafia e l'agromafia, che nel corso di un incontro in Puglia qualche tempo fa, aveva fornito un quadro ampio e dettagliato dell'operativita malavitosa nel campo alimentare. Un chiaro messaggio che induce a pensare quanto sia necessario per le istituzioni muoversi in questa direzione. Una buona parte di questa responsabilità spetta anche gli imprenditori agricoli che devono lottare per il rispetto delle regole portando un contributo importante in questa sfida dove in palio c'è il futuro dell'intero mondo agricolo italiano. Una sollecitazione raccolta da molti, primo fra tutti il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop che, a fine giugno, ha varato un codice etico in cui, tra le altre cose, è prevista l'espulsione di qualunque associato in odore di camorra. Una decisione di portata epocale, soprattutto se si considera il territorio difficile in cui è stata presa, dove la linea di confine tra criminalità e legalità è talmente labile da risultare impalpabile. Furono in molti, al momento della presentazione del codice, a sorridere affermando che si trattava di parole cui difficilmente avrebbero seguito dei fatti concreti. Proprio per questo, l'espulsione di Mandara poche ore dopo l'arresto è un forte segnale che evidenzia la differenza tra l'Italia agricola e il resto di un Paese infarcito di «buonismo» dove nessuno paga, nemmeno moralmente, qualsiasi sia la colpa della quale si è macchiato. Un esempio, quello del Consorzio, dal quale anche la nostra classe politica potrebbe trarre qualche insegnamento. FOODPOLITICS Il salvataggio dell'Ilva e dei 12mila posti di lavoro che sfamano Taranto, sempre più a fatica vista la crisi e la cassa integrazione in certi reparti, da ieri ha preso una spinta nazionale. «Italianizzare» la questione Taranto, come in Puglia chiedono tutti da Vendola in giù, è stato lo slogan con cui ieri si è tenuta a Roma la prima fase del tavolo convocato dal governo, alla presenza di tutti, compresi i sindacati seduti al gran completo con Camusso, Angeletti e Bonanni. Sotto alla regia del ministero dell'Ambiente, l'esecutivo ha deciso di dare vita ad un protocollo che dovrebbe essere perfezionato nel secondo appuntamento, in agenda per giovedì 26. «Lavoreremo perché questo accordo sia condiviso dell'azienda» fa sapere il ministro Climi che parla di «accordo quadro o protocollo d'intesa». In concreto, secondo le parole del ministro, «l'accordo quadro identificherà gli obiettivi e i programmi e fisserà nella regione il soggetto attuatore, la cabina di regia delle operazioni approvate con il Governo e dagli enti locali». Tra le misure di cui si discute, «interventi tecnologici sugli impianti» e «il risanemento di zone del territorio». Il pensiero corre all'«area a caldo» della fabbrica che è quella più direttamente coinvolta dall'inchiesta della magistratura, e ovviamente al tema della bonifica che si annuncia cruciale, viste le dimensioni del problema e i livelli di inquinamento registrati, per ultimi, dai periti incaricati dai magistrati. Sul piatto ci sarebbero 280 milioni, per qualcuno (come Angelo Bonelli, leader dei Verdi) troppo pochi anche solo per avviare il risanamento del territorio e, magari, conseguentemente eliminare le premesse per il sequestro conservativo da parte dei pm di cui si parla sempre più insistentemente. I timori per la sorte della fabbrica, prima in Europa per produzione di acciaio (10 milioni di tonnellate), si sono fatti più forti negli ultimi giorni, con l'avvicinarsi ormai imminente di novità dal punto di vista giudiziario. Anche per questo, la concertazione ufficializzata ieri a Roma, chez Mario Monti, è stata applaudita da tutte le forze. «Tutti gli attori riconoscono in Taranto un problema della nazione - ha dichiarato Nichi Vendola - L'inquinamento nella città di Taranto è una storia lunga 120 anni e una storia fatta in gran parte di inquinamento di Stato». «Oggi l'Italia deve dare un segnale di speranza a quella città nel segno della conciliazione tra le ragioni del lavoro e le ragioni della salute, tra le ragioni dell'industria e dell'ambiente - ha aggiunto il governatore - Immaginare che una delle due ragioni debba soccombere per fare prevalere l'altra ragione significa immaginare uno scenario di tragedia sociale senza precedenti». Soddisfatti anche i sindacati, Susanna Camusso in particolare chiede il coinvolgimento dell'Ilva: «È un percorso che non può concludersi se non responsabilizzando l'azienda sulle scelte che si andranno a fare, perché incombono possibili scelte aziendali che vanno nella direzione opposta a quella della prospettiva produttiva». E mentre a Roma si discute, a Taranto i veleni non calano di certo: nell'ultima settimana le polveri sottili hanno registrato quattro sforamenti e un picco di 125 microgrammi per metro cubo. Cioè circa quattro volte il limite consentito. Elogio al Consorzio Bufala Dop della Campania: ha espulso Mandara dopo l'arresto Lo storico Teatro 5 degli studios di Cinecittà ha rischiato di finire distrutto da un incendio. Le fiamme hanno interessato l'intero capannone del Teatro 5, di circa tremila metri quadrati e alto 14 metri e sono divampate poco dopo l'una della notte scorsa. Sul posto sono intervenute diverse squadre dei vigili del fuoco, oltre agli agenti della polizia. Secondo una prima ipotesi, l'incendio potrebbe essere divampato a causa di un cortocircuito dell'impianto elettrico, ma non è esclusa l'origine dolosa. Sui danni, è la stessa Cinecittà Studios che fa l'inventario: «Il Teatro 5 è indenne. L'incendio si è sviluppato alle ore 1.16 e le cause saranno stabilite dai periti e dai tecnici e anche delle autorità. I sistemi di allarme hanno avvisato il servizio di vigilanza degli Studios. Sono intervenuti tempestivamente ed efficacemente i VVFF, con numerosi mezzi e persone, che hanno circoscritto l'incendio. i sistemi antincendio del Teatro 5 hanno funzionato efficacemente riducendo notevolmente i danni. L'incendio ha causato danni non rilevanti alle infrastrutture interne che saranno oggetto di immediato intervento». Si informa anche che nella mattinata di ieri c'è stata «la visita illustre del maestro - e premio Oscar - Dante Ferretti, che ha voluto verificare personalmente lo stato del Teatro nel quale egli stesso ha lavorato con Fellini e con Martin Scorsese. Contiamo di rendere nuovamente agibile il teatro entro la fine di agosto 2012». Chi invece sembra credere poco alla dinamica del corto circuito è il deputato del Pd Roberto Morassut, che aggancia l'avvenimento al momento di protesta forte delle maestranze degli studi cinematografici più conosciuti dopo quelli holliwoodiani. «Quanto è accaduto questa notte è grave e allo stesso tempo singolare per la tempistica. Proprio nei giorni in cui il futuro della struttura è al centro di un dibattito che coinvolge associazioni, sindacati e rappresentanti del mondo della cultura, un incendio ha danneggiato gravemente uno dei luoghi simbolo degli stabilimenti, location di gran parte dei film del maestro Fellini e sede di importanti produzioni televisive». «Oggi stesso - continua - chiederò al Ministro dell'interno di accertare le cause dell'accaduto e solleciterò il Presidente della Camera e la Conferenza dei Capigruppo di accelerare l'iter parlamentare della mozione bipartisan che io e altri deputati del Pd e del Pdl abbiamo presentato nei giorni scorsi». ACURADI MAURO ROSATI maurorosati.it Sindacati e istituzioni insieme al tavolo: «Risanare la zona e investire sulle tecnologie», Il protocollo sarà siglato il 26. La cabina di regia degli interventi intestata alla Regione La criminalità adesso punta tutto sul settore agroalimentare italiano FELICEDIOTALLEVI ROMA ITALIA Cinecittà occupata: gli studios saranno svenduti e trasformati DOPOFOTO OMNIROMA Ilva, un patto per salvare la fabbrica Le bandiere rosse della Cgil davanti l'ingresso dello stabilimento Ilva di Taranto. FOTO DI DARIO CARICATO/ANSA SALVATOREMARIARIGHI ROMA . . . «Italianizzare» la questione di Taranto era l'obiettivo di Vendola Sul piatto 280 milioni Cinecittà, a fuoco lo “studio 5” caro a Scorsese e Fellini 16 venerdì 20 luglio 2012
NONCAPITAAMOLTEBANDDIAVERECOMEPRODUTTORI DEL PROPRIO ALBUM D'ESORDIO PERSONAGGI DELCALIBRODIJACKENDINOEALANPARSONS,NOMI CHESTANNONELLIBRODEISOGNIDELROCK,MACHE A VOLTE NE ESCONO, ATTRATTI DA UN SUONO, DA UNOSTILE,DAUNAPOTENZIALITÀPERCEPITA.È successo proprio questo con gli U Rock, band romana/americana capitanata da Umberto Sulpasso, che ha peraltro sfruttato benissimo l'occasione, realizzando un intenso e appassionato album giunto al secondo posto fra gli scaricamenti da I-Tunes. Nel cd, realizzato in una ricca confezione digipack, c'è un'ampia varietà di suoni e atmosfere, con una certa prevalenza di quelle «forti», ma non è facilmente classificabile in un genere che non sia semplicemente rock. Dal grunge al punk, dall'heavy, alle ballate acustiche, gli U Rock svariano nel campo senza fossilizzarsi su un particolare sottogenere e lo fanno da abili musicisti con la mente aperta e il sound dei Marshall nell'anima. Quella che sembra una favola americana, di quelle che si leggevano su Rolling Stone, è stata possibile anche grazie alla doppia cittadinanza di Sulpasso, alla sua conoscenza e frequentazione degli ambienti musicali di Los Angeles e più in generale degli Stati Uniti, ma a sentirla raccontare da lui sembra una storia lineare, quasi banale, quasi alla portata di tutti, purché armati di convinzione e un pizzico di coraggio. «Mia madre - racconta Umberto - è americana, mio padre italiano, ma ha insegnato a lungo all'Università di California e quindi sono cresciuto e ho vissuto negli States molto tempo, anche perché in America ci sono più opportunità per suonare. Ora sto un po' qua e un po' là. Amo molto l'America ma c'è un grande amore anche per l'altro centro motore del rock che è l'Inghilterra, tanto che sono iscritto alla Siae inglese, che è una cosa molto più seria di quella italiana». Già ma arrivare al produttore dei Nirvana e dei Soundgarden e a quello dei Pink Floyd non sembracomunquecosaallaportataditutti,comeavete fatto? «In un modo banalmente semplice in realtà. Volevamo un suono forte per il disco e Jack Endino rappresentava benissimo quel suono che avevamo ascoltato nei dischi prodotti da lui. Lo abbiamo cercato anche perché sul suo sito invitava a spedirgli demo perché ama molto lavorare con giovani band. Noi lo abbiamo fatto e lui ci ha risposto dimostrando interesse e disponibilità e poi ci ha chiamati al suo studio a Seattle, che è a casa sua, dove ci ha ospitato durante le registrazoni ed è stata un'esperienza bellissima, da cui abbiamo anche imparato molto». EAlan Parson? «È stato lo stesso Endino a suggerirci di trovare un altro produttore per i brani acustici, asserendo, con grande onestà, di non essere probabilmente il migliore produttore per quel tipo di cose. Uno di quei brani secondo me aveva qualcosa di floydiano e così, con grande faccia tosta e stavolta senza nessun invito, sono andato sul sito di Alan Parsons e gli ho mandato l'mp3 via mail. Non contavo su una risposta, invece non solo ha accettato, ma ha trasformato le canzoni portandole ad un altro livello, alla loro massima potenzialità. Si impara moltissimo lavorando con persone del genere». Un album «americano» ma anche romanissimo, contanto dicoverde«Lasocietà deimagnaccioni» vero «anthem» del folk romanesco d'annata, incuiospitate anche ilgrande Remo Remotti.… «Noi l'abbiamo interpretata come una celebrazione degli spiriti liberi di fronte ai falsi moralisti, ai perbenisti, ai politici, ai religiosi. Ma siamo una rock band e non volevamo fare la stornellata, del resto io considero Lasocietàdeimagnaccioni come un grande brano punk e così lo abbiamo interpretato, suscitando anche l'entusiasmo di Jack Endino. Abbiamo voluto inserire il monologo di Remotti perché sviluppava bene questo tema e lui si è dimostrato particolarmente ispirato. Considera che sul disco c'è la versione “light”, quella completa dura 13 minuti e se la avessimo messa così com'era rischiavamo l'arresto, perché Remo non ha certo peli sulla lingua!». Eora viaspetta untour, suppongo… «Sì, da settembre, perché vogliamo prepararci bene, ma già non vediamo l'ora di suonare dal vivo!». BREVI TEATROVALLE Cinquestagioni per il futuro «Estate,Autunno, Inverno,Primavera eancora Estate».Terminati i festeggiamentiper ilprimoanno di occupazione, i volontaridelTeatro Valledi Romarilanciano il loro impegno presentando le«cinque stagioni» future,cui, fannosapere, hanno già aderito, fra gli altri, artisti comeFausto Paravidino,RafaelSpregelburd, Luca Ronconi,LeoMuscato, AntonioLatella, GiovanniSollima,StefanoBollani, RobertaTorreed EmanueleCrialese. Primoobiettivo resta la creazione e messaa regimedellaFondazione. BELLOCCHIO «Ilmioèunfilm sullavitae lamorte» Èal montaggioa RomaMarco Bellocchioper ultimare Bella Addormentata, il suo nuovofilm che saràufficialmente in concorsoalla Mostradelcinema diVenezia. L'attesa è moltoalta, viste lepolemiche chehanno accompagnato il film. Il fine vita, l'eutanasia, la dolorosa vicendadi EluanaEnglaro,che purenon sivedrà maise non evocatanel nomee negli spezzonioriginalidei tg. «Il temavero del film- dice il regista - è la vitae la morte, rappresentato daciascuna storia inmodo completamentediverso». CULTURE FEDERICO FIUME ROMA . . . Neldiscoanche«Lasocietà deimagnaccioni»:«Lo consideriamouninnopunk ecosì l'abbiamointerpretato» Rai lacarica dei 1100 romanzi MICHAEL JACKSON I fratelli: il testamento èunfalso Abeneficiaredelpatrimonio diJacko sono la madreKatherine e i figliPrince, Parise Blanket. Il testamento parla chiaro.Così Janet, Rebbie, Tito,Randye Jermaineattaccano i legali diJackson: «Michaelci disseche lidisprezzava». ILFESTIVAL Lamusicaantica invadeUrbino Prende il via domani«Urbino Musica Antica», ilFestival organizzatodalla Fima(Fondazione Italiana per la Musica Antica)giuntoal suo44° annodi vita. L'edizionedi quest'annovedrà saliresul palcodellacittà marchigiananomidi spiccoegiovani promesse dellamusica. Finoal 29 luglio, dunque, Urbinosarà di nuovoprotagonistadella scena musicale internazionale e farà da sfondo aiconcerti del festival ealle lezionidei corsidi perfezionamento. Il 27e il 28 luglioaccompagnerà ivisitatori del Festivalancheunamostra di liuteria. URock,battesimo con Endino e Parsons Lafavolaamericana dellabandromana L'intervista«Comeabbiamofattoa lavorare conilproduttoredeiNirvanaequellodeiPinkFloyd? Glieloabbiamochiestoehannorispostodisì» CANTIERI AL'AQUILA Gifuni leggeGadda giornalista inAbruzzo Il teatro di FabrizioGifuniè indissolubilmente legatoal nomedi CarloEmilio Gadda. Questasera, nell'ambitodeiCantieride l'immaginarioa L'Aquila, nellapiazza del teatro,Gifuni legge ilGadda inviato deLaGazzetta delPopolo, tra il 1934 e il 1935,nel Fucino, nell'Altopianodelle Rocchee a l'Aquila:« Lasciatemi qui dove la piazzachiarasi apre, ... la pòlis dellamontagnami ècara....»”. Alla fisarmonicadi CesareChiacchieretta. (A curade Lepietre cantanoe della Istituzionesinfonica abruzzese). URock: lacopertina delcd VINCERÀUN ROMANZO GAYOUNASTORIA DIDEGRADO GIOVANILE?DI PREMILETTERARI NUOVI NONSISENTIVA LAMANCANZA,MA L'IMPRESACONDOTTA DALLARAI, CON ILNEO-RICONOSCIMENTO DAL TITOLO PIRANDELLIANO«LA GIARA», HAINSÉ QUALCOSADIDIVERSO: perché grazie alla struttura produttiva della tv pubblica ha toccato l'Italia in modo capillare e perché non passa attraverso la mediazione delle case editrici. Il 24 luglio ad Agrigento, nella Valle dei Templi, saranno proclamati appunto i tre vincitori del concorso per scrittori under 39 bandito a settembre 2011. «La Giara» ha impegnato la Rai in una selezione non semplice: 1100 scritti inediti sono arrivati alle ventuno sedi regionali e, lì, sono stati valutati da esperti di narrativa ed editoria. Poi sessantatré testi (tre per regione) sono passati al vaglio di una giuria nazionale, composta da Ginevra Bompiani, Pierluigi Celli, Antonio Debenedetti, Gian Arturo Ferrari, Dacia Maraini, Mario Orfeo e Franco Scaglia. Da qui, la terna che conosceremo il 24 in diretta su Rai2. E, poi, la pubblicazione con RaiEri. A monte dell'iniziativa il laboratorio di scrittura creativa di via Teulada, curato da Paola Gaglianone e Alessandro Salas. Ora, a prescindere dalla mole di inediti che si è riversata sulle sedi Rai (fatto abbastanza prevedibile: la vecchia battuta da noi comincia a essere vera, in Italia sono più gli scrittori dei lettori) sembra che la faccenda sia interessante sotto un profilo «qualitativo». Perché a bussare alle porte della Rai risulta siano state storie «vere», forti, attuali. Il contrario della fiction zuccherosa, e il contrario del circo delle emozioni virtuali, che la tv medesima ci propina. Sogno di una notte di mezza estate: e se qualcuno si prendesse la briga di dare un'occhiata a questa mole di «plot» piovuti nelle ventuno sedi regionali e farsi venire l'idea per qualche serial originale? LAFABBRICA DEI LIBRI MARIASERENA PALIERI U: 26 venerdì 20 luglio 2012
Il silenzio alla stessa ora del boato di morte. Palermo si è fermata alle 16 e 58 di un 19 luglio lontano vent'anni dalla strage che strappò alla sua famiglia e al suo impegno un giudice impegnato e i cinque agenti della scorta. Un lutto reso ancora più disperante perché rimasto senza verità, senza giustizia. Un giorno di ricordo, di riflessione e d'impegno in tutta Italia. Al Palazzo di giustizia di Palermo si è svolta la commemorazione del giudice assassinato voluta dall'Associazione nazionale magistrati. Ed ai colleghi di Paolo Borsellino e di Giovanni Falcone che vivono in prima linea un'esperienza di lavoro difficile, ai familiari del magistrato assassinato, il presidente della Repubblica ha inviato un messaggio di solidarietà e di incitamento, di condivisione di un dolore senza fine e di analisi di una vicenda ancora irrisolta, tra luci e ombre. Conoscere la verità. «È questo l'imperativo a distanza di vent'anni, questo è il nostro dovere comune anche verso Agnese, Lucia, Manfredi, Fiammetta e verso i familiari, che ci sono egualmente cari, di Emanuela Loi, Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina. E tanto più si riuscirà a vincere questa dura e irrinunciabile battaglia di giustizia, quanto più si procederà sulla base di analisi obiettive e di criteri di assoluto rigore». Il messaggio arriva alle famiglie, alla signora Agnese da cui il presidente due mesi fa, in occasione delle celebrazioni in memoria di Giovanni Falcone a cui lei non aveva potuto partecipare, aveva ricevuto una lettera che conteneva «il commovente, generoso apprezzamento per il mio operato di Presidente» e il conforto provato nell'aver visto diventare Borsellino e Falcone «simboli per i giovani e le persone oneste di buona volontà». Ma anche la sua attesa paziente che «quello Stato in cui mio marito ci ha insegnato a credere malgrado tutto e tutti» arrivasse alla verità su una strage «su cui è stata costruita una falsa e distorta verità giudiziaria». «Quale secondo terribile dolore è stata per lei e per i suoi figli, signora Agnese, quella contraffazione della verità. E quale umiliazione è stata per tutti noi che rappresentiamo lo Stato democratico. Si sta lavorando, si deve lavorare senza tregua e senza remore per la rivelazione e sanzione di errori ed infamie che hanno inquinato la ricostruzione della strage di via D'Amelio. Si deve giungere alla definizione dell'autentica verità su quell'orribile crimine». UNASCIADIDOLORE Il messaggio è arrivato ai magistrati radunati nel ricordo, alcuni tra essi impegnati nell'inchiesta della presunta trattativa Stato-mafia, gli esponenti di una Procura che dovrà misurarsi con il conflitto di attribuzione sollevato davanti alla Corte Costituzionale. Ai «signori magistrati di Palermo» che tante volte negli anni hanno sofferto la perdita di valorosi colleghi si è rivolto direttamente il presidente ricordando il dolore condiviso negli anni per tante altre morti. Cesare Terranova, Pio La Torre, Paolo, Giovanni con «il più fraterno amico della mia vita, Gerardo Chiaromonte, presidente dell'Antimafia che con loro aveva stretto un rapporto di straordinaria stima e simpatia personale». Il Capo dello Stato ha voluto ricordare le parole del presidente del Consiglio, Monti, in occasione dell'anniversario della strage di Capaci. «Non c'è alcuna ragion di Stato che possa giustificare ritardi nell'accertamento dei fatti e delle responsabilità» disse il premier. Non possono essere giustificati «ritardi e incertezza nella ricerca della verità specie su torbide ipotesi di trattativa tra Stato e mafia. E proprio a tal fine è importante scongiurare sovrapposizioni nelle indagini, difetti di collaborazione tra le autorità ad esse preposte, pubblicità improprie e generatrici di confusione. Su ciò deve vegliare tra gli altri il presidente della Repubblica, cui spetta presiedere il Consiglio superiore della Magistratura, e deve farlo, come in questi anni ha sempre fatto con linearità, imparzialità, severità». Tutte le istituzioni si sono inchinate nel ricordo. Il presidente del Senato, Schifani ha ricordato in apertura di seduta il magistrato «per tutta la vita spinto da amore di giustizia, è stato non solo un profondo conoscitore delle leggi, ma un uomo dotato di grande rigore, vera autonomia, capacità di cogliere la realtà dei fatti con assoluta obiettività, competenza e onestà». Anche il presidente della Camera Gianfranco Fini è andato a Palermo. La stele di Capaci, prima. Poi via D'Amelio dove i ragazzi delle “agende rosse” non gli hanno risparmiato una silenziosa contestazione, spalle al rappresentante delle istituzioni che ha ribadito: «La mafia si sconfigge sconfiggendo la paura. A patto che le istituzioni facciano il loro dovere». «Lo Stato e i cittadini onesti non hanno dimenticato e non dimenticheranno chi ha sacrificato la vita per affermare legalità e giustizia contro la mafia» ha detto il premier Monti. Quella contro la mafia, ha detto il ministro Cancellieri «è una battaglia che non si può perdere, ma va combattuta non solo dai magistrati e dalle forze dell'ordine, ma da tutti i cittadini». Napolitano: «Su via D'Amelio ricercare l'autentica verità» BORSELLINOVENT'ANNIDOPO MARCELLACIARNELLI ROMA . . . «Una battaglia di giustizia da combattere con analisi obiettive e criteri di assoluto rigore» . . . Il premier Monti: «Non sarà mai dimenticato chi ha sacrificato la propria vita per la legalità» Commemorazione nel ventennale della strage in cui persero la vita Paolo Borsellino e gli uomini della scorta Il messaggio del presidente della Repubblica ai magistrati dell'Anm riuniti in procura a Palermo 6 venerdì 20 luglio 2012
DUEALLIEVIZEN,ODUECAVALIERIALLARICERCADIUN SANTOGRAALPOP,o due esploratori di Non-Luoghi, o forse due svitati, decidono nel 1982 di andare da Parigi a Marsiglia in autostrada, facendo un gioco bizzarro: con un wolksvagen carico di viveri avranno per tappa due piazzole di sosta al giorno, nella seconda resteranno a dormire in pulmino, e viaggeranno sulla Paris-Marseille, senza mai uscire dall'autostrada, non in dieci ore, ma in più di un mese. I due svitati sono Julio Cortázar e la compagna Carol Dunlop, e raccontano la storia del folle viaggio in Gli autonauti della cosmostrada, un libro inedito in italiano pubblicato da Einaudi. Cosa troveranno i due in quella che Cortázar definisce «un'esplorazione scientifica», e che ironicamente si richiama a Magellano e Marco Polo? Troveranno il contrario di un non-luogo, troveranno il paradiso di una vita al di fuori del tempo e dello spazio, e la dimostrazione che il Graal contemporaneo si trova nell'uscire dalle vie segnate, nella sosta come rivolta metafisica, nella sospensione del lavoro e della produzione: e questo non in un universo mistico, ma in un luogo invisibile e invivibile della modernità, le piazzole di sosta. Cortázar sapeva che è dentro i buchi del contemporaneo che bisogna cercare ciò che può salvare, e che la letteratura vale solo se costruisce, attraverso l'operazione dell'immaginare, la pietra filosofale con cui si trasformano in oro i rifiuti, le periferie, la televisione, la politica, facebook, l'amore, tutto, tutto. Gli universi allucinati e poetici di capolavori come Rayuela, Storie di Cronopios e di Fama, Ottaedro, Bestiario, Il giro del giorno in ottanta mondi, e di tutte le macchine festosamente lucide di Cortàzar, dicono che esiste un mondo parallelo al mondo, un'esistenza interiore che si materializza in oggetti e luoghi, e la cui massima aspirazione è concretizzarsi nel gioco del vivere. Vivere non era per Cortázar la meschina fatica da sisifi-travet che ci viene inflitta dall'edonismo calvinistico e coatto della contemporaneità, ma la realizzazione del piacere che trasforma la fisiologia: la modernità può liberarsi nel piacere che rende pensante il corpo e senziente la mente. I nostri luoghi di pena sono le strade tumefatte da buche e furti di denaro pubblico, l'inquinamento mentale che ci rende razzisti e l'inquinamento fisico che ci ammala nel corpo, le burocrazie che trasformano le leggi in trappole per i poveri e le idolatrie del mercato che creano i poveri da intrappolare: abitiamo luoghi che sono una poltiglia dove non è facile distinguere il volto reale che una carezza sfiora dal volto di pixel che l'autismo sfregia. Di questo mondo fatto di percezioni irreali e frantumate Cortázar è stato un grande esploratore. Abbiamo perso la naturalezza, e non la ritroveremo nella fuga dalla realtà ma nell'orrore della realtà capovolta come un insetto per vederne il ventre molle. Negli Autonauti della cosmostrada Cortázar scrive: «Non l'avremmo mai immaginato, e dobbiamo riconoscere con gioia che se l'immaginazione ci aveva aiutato a inventare e a preparare la spedizione, era stata invece incapace di darci la minima anticipazione di quanto ci sarebbe successo. Che al quinto giorno stessimo vivendo una vita per la quale la sola definizione possibile è naturalezza, ci stupisce…» Come la Nadjadi Breton e il Contadino diParigi di Aragon, gli Autonauti è un bazar: pieno di foto della Dunlop, di piazzole e di Cortázar che scrive o lava magliette, di tappi di bottiglia e boschetti; come i suoi antenati surrealisti il libro registra i menu con cui i due si godono le soste, tra le bistecche con cipolle e gli adorati aperitivi; registra le lettere della Dunlop al figlio e le visite di amici, i caffé presi al bar e le poche ore passate in un motel, i bruchi e i bidoni dell'immondizia. Si direbbe che molta arte di oggi provi in maniera simile a fissare la realtà chiedendo che l'immaginazione si sorprenda, ma se non accade anche il contrario il pharmakon della letteratura non agisce, e non salva. Pop, trash, fumettistico, scemo, assurdo, vuoto è il viaggio di Cortázar, ma anche sapienziale, ironico, lieve, «scientifico», fertile, pieno, cosciente che queste e molte altre contraddizioni bisognerà mescolarle in un solo alambicco se si vorrà combattere quelli che Cortázar chiama «i demoni», la forza passiva che incombe su singoli e società e blocca ogni resistenza, la forza ottusa che va combattuta sul suo terreno, digerendola e rielaborandola in forme e contenuti nuovi. E sia lode all'Einaudi che pubblica dei Cortázar inediti come questo e come l'imperdibile Carte inaspettate, ma non sia lode all'Einaudi che non ripubblica in economica tutto Cortázar. Perché Neruda aveva ragione: «Chi non legge Cortázar è spacciato. Non leggerlo è una malattia molto seria e invisibile, che col tempo può avere conseguenze terribili…» Alcune immagini delviaggio diJulio Cortázar e lacompagnaCarol Dunlop sull'autostradaParis-Marseilledescritto ne«Gli autonauti sulla cosmostrada» U: Dormirenellepiazzole escoprireche ilGraal contemporaneosi trova nell'usciredalleviesegnate, nellasostacomerivolta metafisica:un libro inedito in italianoorapubblicato GIUSEPPEMONTESANO WEEKENDCINEMA : Comodin, registadatenered'occhio DISCHI : L'omaggiodiJoe JacksonaEllington TEATRO : AVeronaunoShakespearepopolare LIBRI : Lo strepitosoromanzodiOlgaTokarczuk ARTE : Neon«parlanti»aRoma P.20-24 ONTHEROAD Ilparadiso in autostrada IlfolleviaggiodiCortázar daParigiaMarsiglia venerdì 20 luglio 2012 19
Eccola Rossella. Maglietta blu e camicia bianca, le scarpe da ginnastica e il suo bel sorriso. All'arrivo in Burkina Faso, da dove ieri è partita finalmente alla volta di Roma, c'è stato il tempo per una «foto di gruppo» con i compagni di sventura, i due cooperanti spagnoli che hanno condiviso con lei nove mesi di prigionia. Lei apparentemente più serena e meno provata degli altri, lascia «un grazie enorme al Burkina Faso» prima di imbarcarsi. Una tempesta di sabbia ha ritardato di qualche ora il suo ritorno. Ma alla fine eccola Rossella Urru, nell'aeroporto militare di Ciampino, scortata dal capo dell'Unità di crisi Claudio Taffuri che ha seguito da vicino le fasi della sua liberazione insieme a tre agenti dei servizi. Ad attenderla c'è il presidente del consiglio Monti, il ministro degli esteri Terzi, quello della cooperazione Riccardi. E soprattutto c'è la sua famiglia, emozionata come e più di lei: è per loro il primo abbraccio appena scesa dalla scaletta. Oggi la visita al Quirinale per un incontro con Napolitano. Poi ci sarà tempo per tutto, per le domande, per pensare al dopo. Per festeggiare con il suo paese in Sardegna, a Samugheo, dove preparano una tavolata lungo tutta la via principale fino a casa Urru. IL BARATTO Sulla pista di Ciampino il padre le accarezza i capelli, Monti la bacia sulla guancia. Rossella ringrazia tutti, gli organi dello Stato e il movimento che ha sostenuto la sua famiglia. «Spero di poter continuare a lavorare nella cooperazione», dice. Chissà se ha già saputo di essere diventata un caso mediatico, un tormentone su twitter, un'involontaria stella a Sanremo. L'incubo è finito. Tra Roma e Madrid nessuno ha voglia di parlare di riscatto, dopo le rivelazioni di fonti spagnole al sito Globalist - il Corriere della sera ha scritto di 30 milioni di euro versati, 10 per ognuno dei cooperanti liberati, esattamente come era stato richiesto all'inizio dei negoziati: un'enormità. Uno dei mediatori del Burkina Faso, che ha prestato il suo aiuto nella trattativa, conferma invece lo scambio. «C'è stata una compensazione, liberazioni contro liberazioni», ha spiegato alla stampa all'arrivo a Ougadougou. Estremisti islamici scarcerati in cambio del rilascio dei tre cooperanti: tre detenuti messi in libertà, una vita per una vita. «Ieri abbiamo consegnato nel nord del Mali un saharawi detenuto in Mauritania», un secondo islamico «è stato liberato in Mauritania». «Un terzo sarà liberato in Niger». In particolare la scarcerazione di uno dei tre detenuti - Mamne Ould Oufkir - sarebbe stata determinante per il Mujao, il Movimento per l'unicità e la jihad nell'Africa occidentale, gruppo legato ad Al Qaeda nel Maghreb che ha gestito il rapimento. Ould Oufkir era stato arrestato all'inizio del dicembre scorso, con l'accusa di complicità nel sequestro dei tre cooperanti: trentenne, saharawi, originario del campo di Rabuni, in Algeria, dove è avvenuto il sequestro, potrebbe davvero aver avuto un ruolo chiave nella vicenda. Secondo la stampa mauritana, che cita fonti della sicurezza locale, i tre ostaggi sarebbero stati presi in consegna dal Mujao solo in seconda battuta, ceduti dietro compenso in denaro da sequestratori saharawi. Questo spiegherebbe l'agilità con la quale si sono mossi i rapitori all'interno del campo di Rabuni, in Algeria, la notte tra il 22 e il 23 ottobre scorso, andando a colpo sicuro nei locali dove alloggiavano Rossella e gli altri cooperanti e allontanandosi poi senza difficoltà. Oufkir, detenuto nella prigione centrale di Nouackchott, secondo l'agenzia mauritana Ani, sarebbe stato imbarcato probabilmente mercoledì mattina su un «aereo spagnolo speciale» e portato a Madrid. A riceverlo ci sarebbero stati emissari del Mujao. Non è chiaro se sia stato scarcerato anche un altro uomo, anche lui saharawi, arrestato a suo tempo insieme ad Oufkir. Secondo i servizi mauritani, i due erano entrati illegalmente in Mauritania per investire il denaro incassato con la cessione dei cooperanti al Mujao. Il governo della Repubblica araba Saharawi democratica e la direzione del Fronte Polisario hanno espresso la loro soddisfazione per la liberazione di Rossella, ricordando di aver «avviato una serie di iniziative e fatto grandi sforzi per giungere a questa felice notizia». Prime a lanciare l'allarme e a parlare di atto terroristico, le autorità saharawi avevano inutilmente tentato l'inseguimento dei rapitori fino in Mali, a bordo di sei vetture con uomini armati. Rossella da tempo si dedicava ai rifugiati saharawi. Si era laureata a Ravenna proprio con una tesi su questo popolo sfortunato, cacciato dalla sua terra, ed aveva partecipato a diversi progetti di cooperazione, prima di diventare coordinatrice delle attività del Cisp nei campi profughi. Era attesa a casa dai genitori a Samugheo per la metà del novembre scorso, l'ultima telefonata ai familiari solo poche ore prima del sequestro. Poi silenzio, fino allo squillo di ieri: «Sto bene, sono contenta di tornare». «Aspettiamo», «è solo un tweet», «speriamo sia vero». Le reazioni del web alla notizia non ancora ufficiale della liberazione di Rossella Urru inizialmente sono state equilibrate, timide e prudenti. In qualche modo, e forse per la prima volta in maniera così limpida, gli utenti social non sono caduti nella rete dei centoquaranta caratteri facili e hanno atteso pazientemente che l'informazione venisse verificata prima di inondare le loro pagine online di gioia. Memori di quanto avvenuto lo scorso marzo, quando perfino Fiorello aveva gridato «Hip Hip Urru» prima del tempo, questa volta su Twitter tutto tace, a lungo, mentre sul social network di Zuckerberg, fin dal primo pomeriggio, viene fatta rimbalzare una scritta a caratteri cubitali che invita tutti alla calma. L'intero web insomma, e non era affatto semplice, per cinque lunghissime ore si stringe attorno al silenzio della famiglia e trattiene il fiato, sperando di non dover ingoiare di nuovo l'entusiasmo di sapere la cooperante sarda libera. Sulla pagina fb «Vogliamo Rossella Urru e i colleghi spagnoli liberi sani e salvi», che conta più di 10 mila iscritti, alle 16.01 si limitano a scrivere «oggi con ansia e trepidazione ci sembra di rivivere la giornata del 3 marzo scorso. Ci auguriamo che l'esito sia diverso da allora e di rivedere al più presto Rossella, Enric e Ainhoa». Più di 100 commenti, nei quali ogni utente invita gli altri ad attendere, fino a quando, alle 19.36, Mario può finalmente scrivere senza rischiare di essere redarguito «è libera», visto che ormai è arrivata la conferma del ministro Terzi e l'Ansa ha già battuto la prima agenzia. Stesso discorso sul gruppo «Liberate Rossella Urru», al quale partecipano addirittura in 16 mila, e dove intorno alle 17 Anna chiede a tutti di attendere la conferma della Farnesina: «L'esperienza del 3 marzo – scrive su Facebook - insegna. Appena avremo notizie vere e attendibili (da parte della famiglia) vi informeremo!». Anche dall'altra parte, euforia trattenuta fino all'ultimo. Il primo cinguettio ufficiale è di LaPinaDj che alle 19.37, ovvero solo quando ormai è certo che la Urru sia nelle mani degli 007 italiani, scrive: «Rossella è libera». A ruota, Lorenzo Jovanotti: «Bellissima notizia la liberazione di Rossella Urru. Una bellissima notizia!». L'entusiasmo corre sul web Jovanotti: «Che bella notizia» Rossella Urru torna a casa «Grazie a tutti» Rossella Urru mentre scende dall'aereo a Ciampino FOTO ANSA La cooperante oggi al Quirinale L'accordo: «Tre islamisti scarcerati in cambio degli ostaggi» MARINAMASTROLUCA mmastroluca@unita.it GIULIANASIAS siasgiuliana@gmail.com . . . La ragazza accolta da Monti a Ciampino: «Continuerò a lavorare nella cooperazione» . . . Il primo saluto ai genitori dopo nove mesi di prigionia: «Sto bene, contenta di rientrare» venerdì 20 luglio 2012 13
Non ha potuto esserci, ma nel giorno del ventesimo anniversario della morte di suo marito Paolo, Agnese Borsellino non ha voluto far mancare il proprio messaggio alle centinaia di persone radunate a Palermo. «Carissimi giovani mi rivolgo a voi come ai soli in grado di raccogliere davvero il messaggio che mio marito ha lasciato». Inizia così l'appello che Agnese Borsellino ha consegnato ai microfoni della Tgr Rai Sicilia nel giorno delle celebrazioni della strage di via d'Amelio. «Dopo alcuni momenti di sconforto - ha detto la vedova Borsellino - ho continuato e continuerò a credere e rispettare le istituzioni di questo Paese come mio marito sino all'ultimo ci ha insegnato. Non indietreggiando nemmeno un passo di fronte anche al solo sospetto di essere stato tradito da chi invece avrebbe dovuto fare quadrato intorno a lui. Io non perdo la speranza in una società più giusta ed onesta - ha concluso - Sono, anzi, convinta che sarete capaci di rinnovare l'attuale classe dirigente e costruire una nuova Italia». Parole che segnano in profondità un giorno di grande comozione, di ricordo civile, impegno per la verità e la giustizia e anche rabbia. Come quella che ha animato i dieci minuti di silenzio, le spalle girate per non rivolgere lo sguardo in un atto di accusa, annunciati già alla vigilia e messi in scena dal popolo delle «Agende rosse», qualora sul luogo delle strage fossero giunti rappresentanti delle istituzioni. All'arrivo del presidente della Camera Gianfranco Fini, dal palco dove un gruppo di magistrati si alternava al microfono, e tra fa folla che riempiva la strada, il volume delle voci si è azzerato. Chi aveva con sè un' agenda rossa - il diario di Borsellino che non è stato mai trovato e che è diventato il simbolo della richiesta di verità - l'ha sollevata in aria. È andata così fino a quando un'attrice non ha spezzato il silenzio recitando il «Canto per Paolo». È a quel punto Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso, ha raggiunto Fini sotto l'albero d'ulivo davanti al civico 19 dove esplose l'autobomba, e gli ha stretto la mano, ringraziandolo. Poco dopo un ragazzo di Foggia, Antonio Mancino, si è avvicinato a Fini, manifestando la propria preoccupazione per l'iniziativa del capo dello Stato, che ha sollevato un conflitto di attribuzione con la procura di Palermo. Il presidente della Camera - che in mattinata aveva partecipato al palazzo di giustizia a un convegno sulla strage e che prima si era fermato davanti alla stele di Capaci che ricorda Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della loro scorta - l'ha rassicurato: «Napolitano - gli ha detto - è il primo difensore della verità». GLIAPPLAUSIAI MAGISTRATI Gli applausi, invece, hanno accolto i magistrati. E un'ovazione si è alzata dalla folla è scoppiata quando Roberto Scarpinato, procuratore generale a Caltanissetta, ha puntato il dito contro «quei posti nelle prime file, riservati alle autorità, e tra queste personaggi dal passato e dal presente equivoco». Non è in vena di polemiche il procuratore aggiunto Antonio Ingroia, che sul ricorso di Napolitano parla di «questione giuridicamente controversa che sarà risolta dalla Consulta». E aggiunge che «se ci fosse stata collaborazione tra istituzioni, l'indagine sulle stragi non sarebbe durata vent'anni e non sarebbe ancora incompleta». Ingroia invoca «una riforma della legge sui pentiti per consentire a tutti quelli che sanno di quella stagione di parlare. Se la politica vuole dare un segnale forte deve consentire di aprire una nuova stagione, come quella che 20 anni fa diede luogo a un numero tumultuoso di mafiosi che raccontarono dei rapporti tra mafia e istituzioni. Avremo la verità - ha concluso Ingroia quando si abbatterà il muro della reticenza istituzionale degli uomini di quel tempo». Tace il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso: «Ho promesso che non dirò nulla», dice ai cronisti. Attizza le polemiche, invece, Antonio Di Pietro, che giunto in via d'Amelio si disfa della giacca e in maniche corte affronta le telecamere: «Napolitano? Predica bene e razzola male. Perché avanzare un conflitto d'attribuzione proprio nel ventennale della strage?». Con il leader di Idv ci sono i sindaci di Napoli e Palermo, Luigi De Magistris e Leoluca Orlando, tra i pochi politici presenti in via d'Amelio, che stavolta si è riempita di gente comune, dopo le scarse presenze degli anni precedenti, e soprattutto di giovani. Nel frattempo Rita Borsellino, sorella del giudice, aveva parlato in mattinata al palazzo di giustizia: «Non posso tollerare - aveva detto - che sia spento anche il ricordo di Paolo dopo che è stata spenta la sua vita». Sul luogo dell'eccidio, l'ultimo atto della cerimonia lo compie Salvatore Borsellino, consegnando una medaglia ai familiari degli agenti uccisi nella strage. Poi la folla si sposta alla biblioteca comunale per un' orazione civile nel luogo in cui Paolo Borsellino tenne il suo ultimo discorso pubblico il 25 giugno, tre settimane prima di essere ucciso, puntando il dito contro «il paese, lo Stato e la magistratura» per l'isolamento che accompagnò Giovanni Falcone fino al tritolo di Capaci. In serata, poi, la rituale fiaccolata da piazza Vittorio Veneto a via d'Amelio. Vigiloperevitareconfusio-niesovrapposizionidi in-dagini»scriveilPresiden-te della Repubblica aimagistrati dell'Anm riu-niti a Palermo per il ventennale della strage di via D'Amelio. «Confusioni», le stesse che nella loro vita professionale Borsellino e Falcone hanno sempre cercato di tenere lontano dalle indagini chedovevanooccuparsi di fatti e reati. Conviene individuarle, queste possibiliconfusioni.Perchéseneintravedono parecchie. Anche nel lessico di certe dichiarazioni preventive. Come quella di Salvatore Borsellino, fratello inconsolato di Paolo e da sempre in fila per avere tutta la verità . «Che nessuno pensi di mettere a tacere l'inchiesta sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra. O di toglierla ai magistrati di Palermo». Il problema è che non esiste un'inchiesta sulla trattativa. Non esiste soprattutto il reato di trattativa. E per evitare «confusioni» conviene cominciare a chiamare le cose con il loro nome. Fonti qualificate interpellate da L'Unità hanno spiegato che «molto presto, in tempi brevi, subito dopo l'estate, ci saranno importanti novità nelle inchieste di Firenze e Caltanissetta che indagano sui concorrenti in fatti di strage». Non quindi sulla cosiddetta trattativa. Ma su chi ha agito in quegli anni, il biennio '92-'94, insieme a Cosa Nostra per seminarebombeeterrore.Novitàchemuovono dall'unico, al momento, assunto investigativoin questadirezione: lasentenza pronunciata dalla Corte d'Assise di Firenze che il 12 marzo scorso ha condannato all'ergastolo il boss di Brancaccio Francesco Tagliavia per la strage di via dei Georgofili. Il processo a Tagliavia è nato dalle rivelazioni di Gaspare Spatuzza, il braccio destro dei fratelli Graviano, mano armata di Cosa Nostra dopo l'arresto di Riina, che nel 2008 ha riscritto la verità su quegli anni. «Indubbiamente - scrivono i giudici di Firenzenelle459paginedellemotivazioni - la trattativa ci fu e venne quantomeno inizialmente impostata su un do ut des. L'iniziativa fu assunta da rappresentantidelloStatoenon dagliuominidimafia».Sonoleprimeparoleufficialiche riaprono di fatto piste rimaste sempre sospese. In quel processo fiorentino sono stati ascoltati testimoni come gli ex ministri Nicola Mancino e Giovanni Conso. Ed era venuta fuori (come poi succederà in Commissione antimafia e nei verbali dell'indagine di Palermo) la vera storia dei 41 bis ritirati dallo Stato nell'autunno 1993 per mettere a tacere le bombe. Ma, scrivonoigiudici fiorentini«dalladisamina delle dichiarazioni di soggetti di così spiccatoprofilo istituzionaleesce unquadro disarmante che proietta ampie zona d'ombra sull'azione dello Stato nella vicendadellestragi».Acominciaredalledivergenze tra le dichiarazioni rese da Mancino e dall'ex ministro della Giustizia Claudio Martelli proprio riguardo la trattativa.Mancinonegadiessereaconoscenza di una trattativa che, dice «avrei comunque respinto» mentre Martelli dice di aver saputo dell'iniziativa intrapresa dal Ros dei Carabinieri per intavolare la trattativa stessa con i boss e far cessare il sangue. È questo il cuore dell'indagine di Palermo al centro in queste settimane delle tensioni tra Quirinale e magistrati palermitani per le intercettazioni tra Capo dello Stato e l'indagato ex numero 2 del Csm Nicola Mancino. Intercettazioni però, come afferma la stessa procura di Palermo,«non rilevantiai finidell'indagine». Questo per chiarire che da quelle intercettazioni non può passare la verità sulle stragi. Ora però bisogna dire che, siccome il reato di trattativa non esiste, quei pm hanno chiuso quattro anni di indagini nei confronti di 12 persone tra cui capimafia eufficiali dell'arma dei carabinieri per i reato di «violenza a corpo politico dello Stato», articolo 338 del codice penale che nella forma aggravata prevede una pena dai 3 ai 15 anni. Un reato che, si spiega in ambienti giudiziari, «o è già prescritto o sta per esserlo». Altra cosa è procedere per concorso esternoin strage, reato che non “muore” mai come fanno Firenze e Caltanissetta. Il procuratore nisseno Lari ieri ha ricordato che in ottobre inizierà il nuovo processo per la strage di via D'Amelio, «sette imputati, tra cui Spatuzza e Fabio Tranchina», l'autista di Giuseppe Graviano. È il processo che doveva essere celebrato sedici anni fa e che è stato «oggetto di un clamoroso depistaggio», quello del falso pentito Scarantino. Lari e l'aggiunto Marino stanno indagando anche sul depistaggio che non è escluso possa essere una faccia della cosiddetta trattativa. Tre inchieste, quindi:Palermo, Firenze, Caltanissetta. Quelle che sembrano averepiùvita davantisonoquelle incardinatenelcapoluogotoscanoenisseno.Palermo sembra avere vita più complicata. Di sicuro più breve. MARCELLODELL'UTRI «Andareallacommemorazione diVia D'Ameliomi sembrauna stronzata, io sonocontro la mafia,non sono mafioso,non c'èbisogno di andare lì». Loha detto il senatoredel PdlMarcello Dell'Utri,parlando dellapossibilitàdi partecipareallecommemorazioni per lastragedi ViaD'Amelio. «È ovvio-ha aggiunto- chesono perFalconee Borsellinoecontro i loronemici. Tutto questoteatrino cheruota intornoa questecoseè fattoda approfittatori inutili che si fanno grandidavanti a questecose.E poimi attaccherebbero appenami facciovedere». Soltanto duegiorni faDell'Utri, cheè indagato a Palermocon l'accusa di estorsioneai dannidiSilvio Berlusconi, era tornatoa parlaredi VittorioMangano, ilboss mafiosoassunto comestallieread Arcore.«Manganoè “ilmio eroe” perchéhapagato pernon aver accusatoBerlusconie mecomesi sarebbevoluto, nonè “un eroe”»,ha spiegato il senatore.Che non haperso occasioneper tornaread attaccare il procuratoreaggiunto diPalermo Antonio Ingroia.«Ma lovedete comeè fatto fisicamente?- ha rincarato la dose ieridopo leaccusedeigiorni scorsi - Con quellabarba, si metteun caffettanoed è perfetto.Come Khomeini.Un persecutore, sarebbe capacedi fare lepeggio cose.Ame ha provatoa faredi tutto, ha rovinato la miavitae quelladella mia famiglia. Il dannochefanno personecome lui è enorme,e passaquasi senza attenzione.È ilKhomeinidella magistratura».«Nonpuò essere normale,nonpuò esserlo - ha proseguito- è comequelli che continuanoa raffinare, raffinare e alla finearrivano all'eroina,al massimo dell'effetto.Perquesto ho detto cheè pazzo». ILDOSSIER 20 anni dalla morte di Borsellino. momenti della commemorazione ieri a Palermo e FOTO LAPRESSE «Andarealla fiaccolata?Misembraunastr......» ConquelladiPalermo sonotre le inchiestechesi occupanodella trattativae delle responsabilitàper le stragi.Un lavorodacuisi attendononovità La vedova Agnese parla ai giovani «Abbiate fiducia nelle istituzioni» La giornata e le commemorazioni sul luogo della strage Migliaia di persone con le «agende rosse» PINOSTOPPON PALERMO Il figlio di Paolo Borsellino, Manfredi FOTO ANSA . . . Spalle voltate al palco quando parla Fini. L'affetto della folla per i magistrati che indagano «Firenze e Caltanissetta, presto la svolta sui mandanti» CLAUDIAFUSANI cfusani@unita.it venerdì 20 luglio 2012 7
In tempi rapidi, smantellate le barricate del Pdl, la presidente Rai Anna Maria Tarantola ha ottenuto il passaggio di deleghe che le conferisce il potere di nomina sui dirigenti del corpaccione gestionale dell'azienda al di fuori delle spartizioni politiche, mentre al Cda restano tutte le nomine editoriali e quelle dei vicedirettori generali. Non si fermano, all'esterno, le polemiche sul contratto del neo direttore generale, Luigi Gubitosi. Considerata inopportuna, in tempi di spending review, l'assunzione a tempo indeterminato quando il Cavallo sarà costretto a prepensionamenti e a un'ulteriore cura dimagrante. E poi il compenso, che resta sempre di 650mila euro l'anno, dei quali 400mila come parte fissa e 250mila come indennità di funzione da dg, anche se la parte fissa è più bassa di 100mila euro di quella dell'ex dg Lorenza Lei (che continuerà a percepire i suoi 500mila di base). Cifre assurde tanto più col calo di pubblicità (100 milioni in meno nel 2012), ma che a viale Mazzini non scandalizzano, se si pensa che lo stipendio di Minzolini è sempre di 550mila euro l'anno, o che per Antonella Clerici sia passato nel vecchio Cda un contratto biennale da 3milioni e 800mila euro. Del contratto Tarantola si discuterà. Il Pd è deluso per la «mancata discontinuità» promessa dal governo: «Avevamo chiesto all'azienda di fermarsi sul contratto al nuovo direttore generale, ma purtroppo ciò non è avvenuto», commenta Matteo Orfini, che spera sia l'azionista a bloccarlo, anche per la «forzatura inaccettabile» dell'assunzione a tempo indeterminato per un manager di qualità, quando «con il compenso di Gubitosi, si sarebbero potuti stabilizzare «più di trenta precari». Insomma, il «falso movimento» di esordio della Rai montiana, per dirla con il Pd Vita, non piace ai democratici, da Gentiloni a Merlo a Pina Picierno. Protestano anche l'Idv, i Verdi e il tam tam sui social network. La Fnsi è indignata e chiede al governo «un vero cambio di marcia a sostegno del lavoro a tempo indeterminato per i lavoratori». A proposito di contraddizioni, inoltre, ieri dopo il Cda una sorridente Tarantola (già paragonata nei corridoi alla Regina Elisabetta) e un cordiale Gubitosi sono andati nelle redazioni di tutti i tg e i gr a Saxa Rubra fino a sera. Al Tg1 sono stati accolti e accompagnati dal direttore a tempo Alberto Maccari, pensionato ripescato da Lorenza Lei, e dal suo braccio destro Dino Sorgonà, pensionato over 70 che ha un contratto di collaborazione con il tg ammiraglio. Eppure il governo Monti ha bandito le collaborazioni (spesso d'oro) di pensionati nelle aziende pubbliche. Il comitato di redazione del Tg1, comunque, ricorda ai vertici che da anni la redazione attende «un piano di rilancio che le possa restituire credibilità e ascolti», un «direttore con pieni poteri» (in pole sempre Mario Calabresi o Lilli Gruber) e una squadra nuova (è rimasta quella minzoliniana). Molto ampio il dossier inviato a Tarantola e Gubitosi dai sindacati dei lavoratori, Cgil, Cisl e Snater: dai tagli (la dismissione di RaiWay indicata dall'ex dg Masi per 300 milioni, alla chiusura di RaiInternational, RaiCorporate con 38 licenziamenti RaiMed e gli uffici di corrispondenza (dei quali resta fisso solo Bruxelles, è stato ricordato ai vertici nel giro a Saxa Rubra); poi il calo della pubblicità, i contratti non rinnovati in una giungla di appalti esterni e 45mila collaborazioni l'anno. Insomma, i due «marziani» del pianeta Monti avranno il loro da fare. Le deleghe sono passate con due votazioni, dalle quali si è astenuta la presidente Tarantola per delicatezza. Sulla prima, sul potere di firmare contratti fino a 10milioni di euro, si sono astenuti i due consiglieri Pdl Verro e Pilati; sui poteri di nomina dei dirigenti di prima e seconda fascia (terreno di lottizzazione), ai due si è aggiunto Rositani (Luisa Todini ha votato sempre sì). Dopo la minaccia di dimissioni di Tarantola e Gubitosi, a mediare è stato l'Udc De Laurentiis. Così la presidente potrà nominare, senza passare per il Cda, i vertici di gestione aziendale (finanziaria, legale, personale) e le risorse tv (i contratti artistici dai 2,5 milioni in su), mentre i consiglieri decideranno le nomine editoriali di reti, tg, gr, web, Fiction, Intrattenimento, Teche e consociate. Ora altre due riunioni del Cda (mercoledì si parlerà anche della bocciatura sui programmi oscurati) e poi tutti in vacanza. Delle nomine se ne parla a settembre.. . . . La presidente non ha partecipato al voto Il Pdl Verro: «Diventa un commissario di governo» L'INTERVENTO RICCARDONENCINI* Il presidente della Rai Anna Maria Tarantola e il direttore generale Luigi Gubitosi nella riunione del Cda FOTO ANSA DUE ITALIE.LOGORATEDACRISIECONOMICA,SOCIALE,POLITICA.E DAUNACRISIANCORA PIÙ PROFONDA:di missione. La borghesia che aveva un forte senso dello Stato si è assottigliata, sostituita da un vorace ceto medio. La punta della piramide si è allargata negli anni. Ricchezza concentrata spesso con cassaforte all'estero. La politica si è data un orizzonte provvisorio, oggi senza domani, ed ha rinunciato al suo destino. L'essere strabica, guardare oltre i confini, costruire. Due Italie. Una aspetta, accidiosa, ma non ci sarà ritorno alla spesa pubblica incontrollata perchè il combinato disposto recessione/debito non lo consentirà; l'altra si alza ogni mattina alle sette, lavora, studia, si ingegna, si impegna, prende parte. Due Italie e una condizione di precarietà che potrebbe esserle letale. A entrambe la sinistra deve una risposta. Chiudere una estenuante transizione e adottare canoni nuovi per leggere il mondo in cui viviamo. Dentro una cornice repubblicana che esalti i significati di appartenenza comune. E' l'unico modo per fronteggiare demagogie e populismi, la superficialità al comando. Parma? Pensare il futuro rinnovando uno dei cardini della sua origine – la redistribuzione della ricchezza – e fornendo un portolano fatto di pochi ingredienti: equità, merito, sobrietà, civismo. 'Per amore dell'Italia' nasce da qui. Isolare le urla radicaleggianti e dotarsi di poche proposte condivise e risolutive. Una coalizione dove si incontrino i riformisti che si richiamano al socialismo europeo, alla cultura democratica cattolica, alle esperienze civiche di valore nazionale. Berlusconi rilancia Forza Italia nel nome dei sondaggi, noi facciamo squadra nel nome dell'Italia. Dalla supplenza dei tecnocrati alla rivoluzione del buonsenso. Fuori dagli eccessi della democrazia dei partiti ma con la politica che rivendica il suo ruolo. Lontano dagli appelli entusiastici rivolti agli uomini soli al comando – di Fausto Coppi ne abbiamo avuti uno! - ma con un parlamento più corto, più efficiente, con Camere disegnate per svolgere funzioni differenti, con un numero minore di enti sul territorio e la parità di genere elevata a norma. Aggiungo due vorrei: patrimoniale sulle grandi ricchezze (imposta progressiva dall'1% al 2%, prevedibili introiti 80-100 miliardi) e investimenti sulla conoscenza, a partire dalla scuola pubblica. Una missione condensata in una alleanza – per vincere e per governare – in un progetto – le urgenza strategiche non tutti i bottoni, per Dio – in un candidato alla presidenza del consiglio. Quello del partito più rappresentativo della coalizione. Finalmente la strada maestra e il miracolo della normalità. Firenze è stata nel tempo laboratorio politico importante. Metello e le società di mutuo soccorso operaie, il socialismo liberale di Salvemini e dei Rosselli, il lapirismo nella sua dimensione internazionale, il primo pentapartito 'rovesciato' negli anni Ottanta. Esperimenti che lasciarono un segno. Un bel segno. Che sia un auspicio? *Segretario nazionale del Psi IL CASO Luglio, tempo di vacanze. Ma non per tutti, anzi. Un italiano su tre, secondo un sondaggio della Swg, resterà a casa quest'anno. Pesa la crisi, pesa la precarietà dei contratti di lavoro, pesa l'incertezza sul futuro. Ne sono sicuramente esenti i ricchi che prendono il fresco nelle valli di Sankt Moritz, raccontati nell'inchiesta di left che troverete domani con l'Unità; loro possono permettersi di pagare il formaggio per una raclette anche 500 euro, o uno strudel 150. L'unica paura è che arrivino i “cafoni” di Cortina, messi in fuga dai blitz della Finanza. ITALIANI INDEBITATI Tutt'altro tenore di vita quello della maggior parte degli italiani che sceglie di indebitarsi per potersi godere il diritto alle ferie. Solo il 10 per cento di loto compra una vacanza a rate, ma sono molti di più coloro che chiedono un prestito per poter partire, con cifre che arrivano fino a 10mila euro. Ma c'è anche chi non vuole rinunciare al piacere del viaggio, e cerca di farlo spendendo il meno possibile. Perché i tre milioni e oltre di lavoratori che sudano tutto l'anno per uno stipendio da mille euro al mese non rinunciano alle ferie. In Italia o all'estero, una coppia ben organizzata può godersi un fine settimana anche con soli cento euro, senza grandi sacrifici. LASOLIDARIETÀ DELLARETE Con mille trucchi di ingegno e pazienza – e con la solidarietà della rete - si regalano anche il mare del Marocco al costo di uno strudel. Di Santk Moritz, ça va sans dire. La sinistra deve dare una risposta alle due Italie Rai: poteri a Tarantola Compensi dg, è polemica NATALIA LOMBARDO ROMA Rosy Bindi contestata dagliattivistigay allaFestadell'Unità Seratamovimentata perRosy Bindimercoledì seraalla festa dell'UnitàdiRoma. La presidentedel Pdèstata contestata duramenteea lungodaun gruppodiattivisti gay per loscontrodi sabatoall'Assemblea nazionalesulle unionicivili. Lei difendeva lavalidità del documento, madalla platea sonopartiti iprimi «nonèvero». Così, inuncrescendo di bottae risposta,alla fine èsbottata: «Se tuti presenti con il matrimonio gay,con questa Costituzionenon passa in questoPaese. Ti tieni la situazione in cui seiadesso». Eancora. «Ivescovi che nonvolevano iDico, dicevanocheera unmatrimonio. Voi nonvolete leunionicivili edite che sonoun “dico”. I vescovi rimpiangono i“dico” e voi rimpiangerete le unioni civili se andateavanti con queste posizionimassimaliste».Su twitter intantoèpolemica tra Paola Concia e ChiaraGeloni . . . Oggi a Firenze il convegno organizzato dal Psi e da associazioni di ispirazione socialista e laica Left: con la crisi meno vacanze e più sacrifici Il passaggio di deleghe alla presidente è stato votato dal Cda con tre astensioni dei consiglieri Pdl Il Pd contesta il compenso del dg Gubitosi I nuovi vertici a Saxa Rubra. Il Tg1 chiede «un direttore con pieni poteri» venerdì 20 luglio 2012 9
WEEKEND ARTE LA RISTRUTTURAZIONE CHE L'ARCHITETTO FRANCESE ODILEDECQHACONDOTTOSULMUSEOD'ARTECONTEMPORANEA DI ROMA (MACRO) LO HA DOTATO DI UNA SPECIE DI MONGOLFIERA AGGIUNTA AI DUE TUBI LUNGHI E STRETTI DELLA PREESISTENTE EX-BIRRERIA PERONI, spazio alquanto problematico da riempire in modo conveniente, data la sua ampiezza. Ma la cosa riesce assai bene, in questo momento, grazie a un'occupazione leggera e immateriale di una selva di tubi al neon, di tutte le forme e i colori, che costituiscono un'autentica festa per gli occhi, da rivaleggiare con lo spettacolo pirotecnico che si accende ogni notte nei panorami urbani. In catalogo Luis de Miranda si incarica di fare un po' di storia di questo mezzo, ricordandoci che esso è stato inventato un secolo fa, a Parigi, e da subito è stato legato ai fini delle insegne pubblicitarie. Noi Italiani possiamo vantare una qualche partecipazione in tale ambito grazie a Umberto Boccioni, e a una sua geniale profezia, quando annunciò, poco prima di morire nel 1916, che tempo sarebbe venuto in cui l'arte si sarebbe fatta coi gas. E appunto è proprio un gas nobile, cioè rarefatto, quale il neon che, imprigionato in minuscoli contenitori di vetro, costituisce oggi «la materia luminosa dell'arte», come suona il titolo della rassegna romana. La profezia boccioniana venne subito raccolta circa mezzo secolo dopo, negli anni '50, da Lucio Fontana, il quale anche comprese che i sottili contenitori potevano sganciarsi dal rigore di un universo di bacchette rettilinee e venire invece attorti in mille guise, con tracciati ampi e sinuosi, come «lazos» lanciati nello spazio. Ma ufficialmente il primo a fare largo uso del neon fu lo statunitense Dan Flavin, nel quadro del Minimalismo anni '60, che rimaneva ancora legato all'età delle macchine, e dunque le sue bacchette «non facevano una piega», come canne d'organo, ma certo non mancavano di diffondere attorno a sé un alone quasi mistico. Naturalmente la mostra romana dedica loro un giusto omaggio. Da quel momento, si può dire che l'intero regno della «neonized Art», o della «fluoritudine», come viene pure definita questa forma espressiva, si articola in due grandi famiglie, ritrovabili anche altrove, appunto del rigido e del soffice. La lezione macchinista di Flavin è ripresa da tutti gli optical e geometrici, quali François Morellet, Grazia Varisco, in rappresentanza dei cinetici, Bertrand Lavier, Paolo Scirpa, che inanellando policromi anelli concentrici a cascata fornisce l'immagine di copertina della mostra. Invece la versione simil-organica spetta ai nostri Poveristi, con Mario Merz in testa, che scandisce con numerini duttili la sua famosa serie di Fibonacci, e con Pier Paolo Calzolari, che fa scattare la scudisciata del neon a trafiggere foglie di tabacco. Questo scontro dialettico si trasferisce sul fronte della scrittura, terreno d'appannaggio di un tale mezzo per la sua rispondenza a fini pubblicitari. Qui si dà la spaccatura tra la scrittura fonetica di noi Occidentali, fatta di tratti compassati, ad angolo retto, ed ecco le lunghe frasi di Joseph Kosuth, impeccabile calligrafo, e poi di Maurizio Nannucci, come incasellare con pazienza tanti minuti bastoncini. Ma le altre culture si valgono di sistemi più vari e allettanti, gli ideogrammi del cinese He An sono una festa per gli occhi, così si dica per i caratteri arabi dell'egiziano Moataz Nasr, mirabile strisciata di elementi uncinati, un perfetto arabesco di luce. Pascale Martine Tayou, del Camerun, tenta addirittura una fascinosa coesistenza tra graffiti manuali e la solita frustata d'energia opalescente e immateriale. Ma certo la fenomenologia di questa popolazione di segni fantomatici è varia e difficile da classificare. C'è la categoria degli opportunisti, pronti alle invenzioni più audaci ed estemporanee, capeggiati dal californiano Bruce Nauman, che grazie al misticismo della West Coast, erede della beat generation, è a capo dei fantasisti, contro i rigori puritani, alleati ai residui dell'età industrial-meccanica, che invece abbiamo visto trionfare col capostipite Flavin. Qui è proprio Nauman ad accoglierci con uno sventolio di mani, agilmente sagomate, e il nostro Cattelan è subito pronto a giocare di rimbalzo compilando una sorta di cartolina di Natale, con tanto di albero e stella cometa. Comunque lo spettacolo è sempre vario, mutevole, piacevole. MARCODICAPUA MADRID Madridospitaunagrandeesposizionededicataalpittore Inmostra lacalmaesistenzadipersoneearchitetture EDWARDHOPPER(1882-1967)ERADANNATAMENTEBRAVO A DIPINGERE DONNE E UOMINI SOLITARI E STANZE D'ALBERGO, uffici, negozi, bar notturni. Gli sembravano poeticissimi, e il bello è che ce li ha fatti sembrare poeticissimi anche a noi. Lui è il portavoce, il testimone chiave della nostra stessa volontà di starcene misuratamente in pace nelle nostre città. Sotto il raggio lento e abitudinario del suo sguardo la scena americana si semplifica. Puliti come un osso New York, Cape Cod, l'oceano, la campagna mettono il silenziatore, come se li guardassimo attraverso vetri antirumore. E di ciò che chiamiamo realtà ci resta tra le mani una radice fondamentale. «Da bambino – ricordava Hopper - sentivo che la luce della parte alta di una casa era diversa da quella della parte bassa. C'è una sorta di gioia che riguarda la luce sulla parte alta di una casa». Una strada, un muro, una casa e tutta l'America è là dentro: this must be the place, direbbero Sean Penn e Paolo Sorrentino. E il posto per ora è il Museo Thyssen Bornemisza di Madrid che, fino al 16 settembre, ospita la più importante mostra hopperiana che si sia mai vista in Europa. 73 i pezzi di gran pregio che ripercorrono tutta l'attività del gran pittore e girano attorno a un paio dei temi sui quali si sarebbe giocato tutto il suo lavoro: l'habitat intimo e dimesso offerto dalla città, la calma, quasi animale, esistenza di persone e architetture. Se ognuno di noi finisce col partecipare emotivamente ai quadri di Hopper è proprio grazie alla loro impassibilità. L'indifferenza e il distacco che mostrano quei personaggi facilitano la nostra capacità di immedesimazione. Quand'era più giovane Edward si era chiesto «come sia una stanza quando nessuno la osserva». A un certo punto poté dipingere interi pezzi di città quando nessuno li vede. Di New York ha scritto Jonathan Franzen in una raccolta dal titolo molto hopperiano, Come stare soli, di quella città e, in senso più generale, della vita Hopper ha consacrato una specie di estasi domenicale. I fari sulla collina o le pompe di benzina davanti alle quali non passerà nessuno furono arruolati come sentinelle di fronte al deserto. Solo che proteggevano non dal ma il deserto. Il senso di suspense conferma ancora una volta l'impressione che i quadri hopperiani siano blocchi di racconti potenziali, frame di film che ci sembra di ricordare. Alfred Hitchcock, Howard Hawks, Wim Wenders? Oppure ti ritrovi in quella tabaccheria a Brooklyn che è il cuore di Smoke, secondo le immagini di Wayne Wang e le giuste parole di Paul Auster. U: He Han, «He Tao Yuan (nome del padre)», 2011 Nellaselva di tubialneon AlMacrodiRoma unarassegna«luminosa» NEON.LAMATERIALUMINOSA DELL'ARTE Acuradi DavidRosenbergeBartolomeo Pietromarchi Roma,Macro Finoal4 novembre- CatalogoQuodlibet RENATO BARILLI ROMA Unviaggiogiocoso, poetico, ironico, spiazzante, sensuale, irriverentealla scopertadelle infinite modalitàdi relazionetra il corpoumanoe gli oggetti.La mostra,nel raccontare a partiredalcorpo le forme piùdiverse dellacreatività contemporaneatra arte, modae arredamento, parlaanchedi antropologia, sociologia,esortandoci a guardare lecosedaun altro puntodi vista, comeMunari cheeducava a «vedere l'arcobalenodi profilo». F.M. LEALTRE MOSTRE Nel2012 ricorre ilquintocentenario dellamorte diAmerigo Vespucci, che eranato aFirenze nel 1454.Lacittà perciògli rende omaggio conuna grandeesposizione dedicataagli usi e costumidegli abitantidelle terre del nordAmerica,dove i colonibianchi giunseroapartiredal Seicento. Lastoria e la culturadei nativid'Americaè raccontataattraversoopere e oggetti provenientidalGilcrease Museumdi Tulsa in Oklahoma.F.M. LANUOVA FRONTIERA Acuradi H.J.ViolaeR.B. Pickering Firenze,Palazzo Pitti Finoal9/12 ULTRABODY Acuradi B.Finessi Milano,CastelloSforzesco Finoal 17 giugno CatalogoCorraini Inattesa cheFirenze riesca finalmentea esporreal pubblico almeno unaparte dellesue ricchecollezionid'arte del Novecento,che ammontano aoltreun migliaiodi opereoggi custoditenei depositidei musei civici,una selezione di80 lavori, tra dipintie sculture, viene presentataa Viareggio.La mostra permettedi ripercorrere le tappe principalidella storiadell'arte italianadal 1913al 1978attraversoopere di Carrà, DeChirico, Guttuso, finoaVedova. F.M. IL ‘900 NELLERACCOLTECIVICHE FIORENTINE Acuradi AlessandraBelluomini Pucci Viareggio,GAMC«Lorenzo Viani» Finoal25/11 –catalogo Percorsid'Arte LacittàdiHopper quandonessunolavede 24 venerdì 20 luglio 2012
FRANCESCADESANCTIS SANTARCANGELODI ROMAGNA WEEKEND TEATRO CISONODIVERSIMODIPERAFFRONTAREUNTESTOCOSÌ «ULTIMATIVO»-UNVEROEPROPRIOTESTAMENTODAUN CERTOPUNTODIVISTA-COMELA TEMPESTA CHESHAKESPEARESCRISSEQUASIALTERMINEDELLASUAVITA.C'è il confronto con tutte le meraviglie del teatro in chiave spesso biografica, punto d'arrivo di una storia teatrale; c'è il bisogno di leggerla nella sua essenzialità quasi portandola al grado zero della comunicazione teatrale. Latempesta andata in scena al Teatro Romano di Verona nell'ambito dell'Estate Teatrale Veronese, diretta, tradotta e interpretata nel ruolo di Prospero da Valerio Binasco, sceglie uno sguardo più appartato, più mentale e del resto da un teatrante come lui che ha molti anni di teatro di fronte a sé sarebbe sbagliato aspettarsi un autorispecchiamento totale nella pièce. Questo spettacolo, che segna il debutto di una nuova compagnia, la Popular Shakespeare Company, è dunque una storia di personaggi e insieme di teatranti, gli uni e gli altri in mezzo al guado che si interrogano sul senso della vita, del potere, dell'amore, dei rapporti fra vecchi e giovani e, in ultima analisi, sul senso del teatro. Binasco la situa in un palcoscenico vuoto dove trionfano grandi quinte rosse e dove i personaggi, che indossano costumi contemporanei, appaiono all'improvviso provenienti da chissà dove in seguito a una tempesta che li fa naufragare sulle coste di un'isola abitata da strane presenze, da suoni misteriosi. È qui che va risolto l'inganno di cui è stato vittima Prospero, duca di Milano, costretto a fuggire dal fratello usurpatore pur di salvare se stesso e la figlia Miranda. È qui, per uno di quei contrappassi, così importanti in Shakespeare, che approdano dopo una tempesta i suoi nemici. È qui che tutto si ricompone dopo avere ritrovato chi si credeva perduto per sempre, dopo aver scoperto il perdono, grazie al libro dei segreti della vita e alla bacchetta magica dei desideri, che sono gli strumenti con cui il mago Prospero governa l'isola con l'aiuto di uno spirito, Ariel, e dopo aver sottomesso Calibano, figlio della strega Sicorax. Tutto comincia dunque con una tempesta: una tempesta evocata, simbolica. Delle radici, dei rami d'albero, sono sufficienti a simboleggiare la nave che, simile al modellino di un gioco per bambini, Ariel (un bravissimo Fabrizio Contri) spirito dell'aria che non vola, anzi ha qualche difficoltà deambulatoria tiene in alto con una mano. C'è dunque il libro, la magia, la storia, il volere e il disvolere degli uomini, i comici trucidi, gli schiavi e i padroni e quel senso di gioco del teatro che è la chiave più affascinante dello spettacolo. Fedele poi alla denominazione di Popolare che questa compagnia shakespeariana, non priva di diseguaglianze, inserisce nella sua denominazione sociale, c'è la chiave del racconto prescelto da Binasco che è un Prospero asciutto, ragionatore, forte della sua lucidità. Qui, infatti, le diversità dei personaggi sono sottolineate dall'uso dei dialetti: popolare è allora il modo di recitare magari guardando a Viviani. Se poi il mondo dei vecchi, dei traditori e dei nemici è di Prospero, quello dei giovani è rappresentato da Miranda e da Ferdinando. Miranda, trecce e mini abito, bambinaccia da cartoon come la Mafalda di Quino, che alla fine si scopre sentimentale ha la fisicità prorompente, l'estro ancora acerbo di Deniz Ozdogan, la giovane attrice turca che con Binasco è già stata Giulietta: una così divora in tre bocconi il Ferdinando di Roberto Trucchetta. E se alla fine l'amore trionfa e tutto è perdonato, Binasco si prende due libertà: la bacchetta non verrà spezzata, se ne impadronisce infatti Ariel, toccherà a lui, presenza fondamentale in questo spettacolo, gestire i sogni del teatro; Calibano non resterà sull'isola: messa da parte la mordacchia che lo rendeva un animale, nel suo gessato da gangster, tocca a lui condurre Prospero, i giovani sposi e tutti gli altri verso la realtà. Buon viaggio. «L'UOMO DELLA SABBIA», DELLA GIOVANE CAMPAGNIA MENOVENTI, È PRIMA DI TUTTO - COME DICE IL SOTTOTITOLO DELLO SPETTACOLO - UN «CAPRICCIO ALLA MANIERA DI HOFFMANN». Ma attenzione, se è vero che un capriccio puoi scacciarlo e dimenticarlo nel giro di pochi istanti, in questo caso il capriccio diventa desiderio di comprendere quella macchina perfetta fatta di ingranaggi della mente che giocano con lo spettatore fino a rinchiuderlo in un labirinto. E quanto più sembra distante tanto più ci appartiene. Sul continuo stare in bilico fra realtà reale e realtà immaginata insistono i tre attori Gianni Farina (regista dello spettacolo), Consuelo Battiston e Alessandro Miele, in scena stavolta anche con Tamara Balducci, Tolja Djokovic, Francesco Ferri e Mauro Milone. Prodotto da Emilia Romagna Teatro e andato in scena prima al Festival delle Colline e ora al Festival di Santarcangelo, L'uomodellsabbia prende spunto dall'omonimo racconto scritto da E.T.A. Hoffmann nel 1815 (e inserito nella raccolta Notturni), che affronta il tema dell'ambiguità attraverso i bizzarri accadimenti del giovane Nataniele, tormentato dalla figura dell'«uomo della sabbia», la creatura fiabesca che gettando sabbia negli occhi dei bambini li fa cadere addormentati per poi agire sulla loro mente. Ad interpretare questa figura uscita da una favola nera qui è una luciferina e beffarda Consuelo Battiston, che assume le sembianze dell'ottico Coppola (il racconto, tra l'altro, è citato da Freud nel saggio Ilperturabante a proposito della paura). È questo personaggio sinistro ad incunearsi nei diversi livelli della realtà ed è l'unico a poter cambiare le cose in questo incastro di scatole cinesi, dove si aprono continuamente nuovi sipari, fondali, porte. Mentre le nostre menti, come quella di Nataniele, cascano in questo gioco che sembra tanto divertire Coppola. Lui, come Clara, il professore e la bella Olimpia recitano dei copioni, ma le scene si inceppano, si ripetono, perdono logica. E lo smarrimento di quello strano individuo con la banana in mano (geniale!) - che si ritrova sempre in scene assurde con le quali non sembra avere nulla a che fare - è lo stesso straniamento che prova lo spettatore di fronte a un sogno (o incubo?) ad occhi aperti. Un sogno che assomiglia tanto ad una fiaba nera della quale non riusciamo più a liberarci. Un mondo orwelliano che finirà per divorarci, ma che vale la pena di esplorare. Repliche successive: Mosca 29 ottobre, Milano Teatro dell'Elfo dal 6 al 13 novembre, Ravenna Teatro Rasy gennaio 2013 Unatempesta «popolare» IldebuttodellaPopular ShakespeareCompany ValerioBinascodirige traducee interpretanel ruolo diProspero, lacommedia andata inscenaaVerona. Conunosguardointimista MARIAGRAZIA GREGORI VERONA Unafotodi scenada «Latempesta», regia diValerioBinasco Quattropassinel labirintodellamente MenoventiLagiovanecompagniagiocaconla realtà reale equella immaginata:«uncapriccio»allamanieradiHoffmann Dallospettacolo«L'uomodella sabbia» dellacompagnia Menoventi LEPRIME Alvia la settimaedizione delTeatroCivile Festivaldi Legambiente,da oggia martedì.Tragli artistiospitidi quest'anno RobertoLatini,Renato Sarti, la compagnia didanza Zappalà, ilmusicista Canio Loguercio. GLI EBREISONO MATTI regiaDarioAggioli CastellodiMonteSant'Angelo,Teatro civile festival,da oggi al24 luglio Lacompagniabolzaninapresenta la sua nuovacreazionenell'ambito del festival «ater-te-ater»,con spettacoli in lingua italiana, tedesca e ladina,per rispecchiare il caratteremulticulturale e multilingue della regione (finoal 1° agosto). GMGS_WAHT THEHELL ISHAPPINESS? Codice Ivan 23e 24 luglio, Festival Internazionale diTeatro ValBadia Prende il viaoggi e proseguefinoal 29 luglio la decima edizionedi «Kilowatt. L'energiadella scenacontemporanea», il festivalchepromuove inuovi linguaggi teatrali. Tragliospiti Biancofango,Teatro delleMoire, ISacchi di sabbia, CapoTrave. INFACTORY regiaMatteoLatino conMatteo LatinoeFortunato Leccese Oggi,Kilowatt Festival,Sansepolcro (Ar) U: 22 venerdì 20 luglio 2012
L'intervento Il silenzio dei riformisti a destra come a sinistra COME OGNI ANNO, IL PROSSIMO MEE-TING DI RIMINI OSPITERÀ UN INCONTRO DELL'INTERGRUPPO PARLAMENTARE PER LA SUSSIDIARIETÀ:MAISUOIPROTAGONISTICREDONO ANCORA CHE TALE REALTÀ possa dare un reale contributo anche all'azione politica? Quando, nel Meeting dello scorso anno, due esponenti di opposti schieramenti, l'on. Lupi (Pdl) e l'on. Letta (Pd), protagonisti dell'Intergruppo, avevano partecipato ad un incontro insieme al presidente della Repubblica Napolitano, si sperava che questo stesse avvenendo. L'autunno ha poi coltivato l'illusione: caduto Berlusconi, molti esponenti dell'Intergruppo sono stati determinanti nell'evitare le elezioni anticipate e nello spingere i rispettivi schieramenti ad appoggiare la svolta di Monti (governo di unità nazionale più che tecnico). Il sostegno al governo Monti poteva essere l'occasione per un lavoro comune di lungo periodo per riforme condivise, prodromo di un nuovo patto costituzionale tra riformisti disposti a rompere con gli estremismi politici e mediatici dei loro stessi schieramenti. A distanza di mesi, tutto questo inizio di novità è già finito? Gli esponenti riformisti del centrodestra accolgono, apparentemente entusiasti, la ricandidatura del loro vecchio leader. Sembrano dimenticare che il governo da lui guidato ha sprecato la grande occasione di attuare una svolta liberale sussidiaria grazie alla più ampia maggioranza accordata dagli italiani dal dopoguerra, attuando nella scuola e nell'università provvedimenti statalisti; annunciando molto ma non facendo nulla nella giustizia; non riducendo la spesa pubblica corrente; non favorendo con provvedimenti selettivi chi investe, occupa, esporta. Infine si è suicidato con risse interne. D'altra parte, le premesse non erano delle migliori se si pensava, nella logica perversa della seconda Repubblica, che un uomo solo al comando potesse quasi magicamente risolvere i problemi dell'Italia snobbando il parlamento, reclutando dall'alto il personale politico, spesso con logiche ben lontane da competenza e spirito ideale, diffidando altrettanto spesso da persone critiche e competenti. Visto che nessun cambiamento basato sui programmi di cui si parlava al Meeting 2011 e nei seminari culturali dell'Intergruppo è stato neanche abbozzato, perché in futuro dovrebbe andare diversamente? Il silenzio degli esponenti di centrodestra dell'Intergruppo, il loro non obiettare rispetto a questo ritorno al passato rischia di accomunarli definitivamente a leader e dirigenti non più credibili per chi auspica una svolta liberal-sussidiaria. Dagli esponenti riformisti dell'Intergruppo del centrosinistra ci si aspettava un'inversione di tendenza rispetto ai gravi errori commessi dal loro schieramento nella seconda Repubblica: abbandono del garantismo per un appoggio supino al giustizialismo e connivenza con palesi violazioni delle leggi vigenti a riguardo di intercettazioni telefoniche, carcerazione preventiva e inchieste mosse per fini politici; sostegno a un'ideologia vetero-statalista-clientelare, ma anche appoggio a oligopoli privati che hanno depredato i beni dello Stato con le privatizzazioni; delega del pensiero a intellettuali sostenitori sia della finanziarizzazione dell'economia sia dell'aumento della spesa pubblica. Così ora si ritrovano ad appoggiare un sedicente fronte popolare che in realtà finisce per essere uno schieramento di interessi culturalmente incompatibili che allontana la sinistra dalle sue radici popolari e rischia di portare a insanabili divisioni e quindi all'ingovernabilità. Il quadro è fosco e purtroppo realista: ma potrebbe non essere troppo tardi per una inversione di tendenza favorita dagli «intergruppisti» di entrambe la parti. Potrebbe non essere troppo tardi per opporsi ai politici senza cursus honorum, senza radicamento popolare, senza nobili ideali; ai giustizialisti; ai fautori della spesa pubblica clientelare e a quelli del liberismo selvaggio. Decretata la fine del bipolarismo della seconda Repubblica, rissoso e inconcludente, non è ancora troppo tardi per costruire insieme programmi che favoriscano libertà, intrapresa, sussidiarietà e solidarietà nella scuola, nell'università, nella sanità, nell'assistenza, nel mercato del lavoro, nell'impresa e possono divenire contenuti di azione di un governo bipartisan. Questo potrebbe voler dire rompere con parte dei rispettivi gruppi dirigenti, ma meglio perdere un posto al sole che la dignità. Francesca Puglisi Responsabile Pd scuola Maramotti MEGLIO ALCUNE GRANDI OPERE OPPU-RE TANTE, DIFFUSE PICCOLE OPERE? DA TEMPO ECONOMISTI E TRASPORTISTI, ma anche politici (come Pier Luigi Bersani), sostengono che la seconda opzione sia preferibile: più agile, meglio condivisa dalle popolazioni e quindi più cantierabile. Il migliore antidoto contro la crisi occupazionale drammaticamente in atto. Una filosofia opposta all'enfasi berlusconiana delle Grandi Opere (e non meno Grandi Trafori) tanto cara a Lunardi e a Matteoli. Prendiamo il comparto dell'edilizia gravemente depressa. Durante l'ultimo «boom» edilizio (2000-2008) l'offerta era fatta di seconde e terze case o di alloggi «di mercato», nulla per la angosciosa domanda di edilizia economica e sociale (adesso fa fino chiamarla «social housing») per la quale l'Italia è finita in coda all'Europa con un misero 5 % (la Francia è al 17, l'Olanda al 34). La situazione occupazionale sarebbe meno disperata se, invece di finanziare la speculazione edilizia (e sempre nuovo consumo di suolo), si fosse impostato un serio piano pluriennale di recupero del patrimonio edilizio degradato, sfitto, precariamente occupato (a Roma 185.000 alloggi, a Milano 90.000, con uffici vuoti equivalenti a 30 grattacieli). Il discorso vale per la messa in sicurezza anti-sismica e idrogeologica, strategiche nel nostro Paese sismico e franoso, per la riforestazione mirata, con le essenze autoctone, dell'Appennino. Ma sarebbe bastato non togliere ossigeno ai Parchi «motori», di per sé, di una nuova, diffusa economia agro-silvo-forestale, invece a rischio di soffocamento. Le Grandi Opere sono fondate, in genere, su non meno Grandi Previsioni. Spesso fantasiose. Come il traffico passeggeri e merci fra Italia e Francia posto alla base della Tav, che sarebbe dovuto balzare a vette incredibili e invece è sceso nettamente. Per cui gli esperti di trasporto da anni invitano a ragionare e a progettare su dati reali. Anche il cosiddetto Corridoio Tirrenico da Livorno a Roma (oltre sul Tirreno non si va) è stato prima spacciato come un «obbligo europeo» e poi come opera comunque strategica. Malgrado i veicoli/giorno risultassero 18.000, pochi per un'autostrada a pedaggio. Non basta: quei 18.000, oggi calati del 20 %, sono per due terzi di maremmani che giustamente invocano l'esenzione dal pedaggio, oppure il diritto (costituzionale) di fruire di complanari gratuite, costosissime da realizzare sul piano finanziario e ancor più pesanti sul piano ambientale. Il tratto di gran lunga più pericoloso dell'Aurelia è quello fra Grosseto e Civitavecchia (sotto Capalbio una sola corsia di marcia per parte) con 0,87 incidenti/Km, il doppio della media Italia e della Rosignano-Grosseto. Dove invece, a Cecina, suo collegio, l'allora ministro Matteoli concentrò i pochi fondi disponibili. Per fortuna la Giunta Marrazzo aveva concordato e definito il progetto per la Civitavecchia-Tarquinia (una corsia soltanto) che ormai «vede» i primi cantieri. Rimane il nodo difficile di Orbetello. Comune e Provincia propongono una bretella al di là della collina a est che però trancia boschi, aziende biologiche, siti archeologici (Settefinestre). Bisogna studiare, discutere e ancora discutere, progettando tante piccole opere ben fatte anziché poche grandi opere impattanti, spesso infinite. «Dobbiamo insieme trovare le soluzioni più “», ha detto, ad un recente convegno a Orbetello (disertato da Comune e Provincia), Maria Rosa Vittadini, docente a Venezia. Nel 2001 il governo Amato approvò il sospirato Piano nazionale dei trasporti. Berlusconi lo buttò via. Ecco i risultati. NELLA PRESENTAZIONE DELLA «SPENDING REVIEW», ILMINISTRO GIARDA AVEVA DETTO CHE LA SCUOLA È IL COMPARTO DELLO STATO che ha dato di più per il risanamento nell'ultimo triennio e, quindi, il Governo non vi avrebbe messo mano. Invece, nel provvedimento in discussione al Senato, troviamo una nuova sottrazione di 15.000 contratti a termine ai danni dei precari della scuola e soprattutto l'inedita affermazione di un principio assai grave che non può passare inosservato. I 10.000 insegnanti di ruolo che hanno perso il posto a causa dei tagli del duo Tremonti - Gemini, potranno andare ad insegnare qualsiasi materia in qualsiasi ordine di scuola, purché abbiano un titolo di studio valido, a prescindere dalla classe di concorso per cui sono abilitati. Così accadrà che un insegnante di economia aziendale potrà insegnare geografia alle medie anche se non possiede l'abilitazione per quella materia, un professore di storia e filosofia, potrà insegnare latino e così via. Il risultato sarà che il docente precario, in possesso della corretta specializzazione, perderà il lavoro, e al suo posto ci sarà un insegnante che di quella materia potrebbe non saperne molto. È come affermare che d'ora in poi medici ortopedici potranno operare al cuore, tanto sono laureati in medicina! Perché nella scuola pubblica italiana, tutto è permesso? Perché la si ritiene un posto così residuale da poter commettere uno scempio come questo? Quale «riconoscimento del merito» intende promuovere un Ministro con un provvedimento simile? E soprattutto come si farà a non arrossire di vergogna quando invocheremo la necessità di alzare la qualità della scuola e i livelli di apprendimento degli studenti, per renderli almeno raffrontabili al resto d'Europa? Alcuni rilevano che per i «supplenti» spesso è andata così. Male! Anzi, malissimo! Se è stato permesso in passato, non dovrebbe accadere mai più! Non c'è edificio pubblico o palazzo municipale che sia trascurato come le scuole, non c'è professione più bistrattata di quella dell'insegnante. Perché? Non è forse nella scarsa considerazione di cui gode la scuola pubblica -a cui la Costituzione, considerandola la più alta istituzione democratica del Paese, affida il «compito» di tradurre in realtà l'art. 3, che ci rende liberi, uguali e capaci di prender parte alla vita politica, economica e sociale non è lì, la plastica rappresentazione dell'orlo del baratro in cui rischia di sprofondare l'Italia intera? Anche il Governatore della Banca d'Italia Visco, ha affermato che oggi la scuola ha bisogno di nuovi investimenti nonostante la crisi, se non vogliamo pregiudicare il futuro del Paese. E l'Italia ha bisogno di una scuola pubblica di qualità per tornare a crescere. Noi proponiamo che quelle risorse professionali in esubero dopo i tagli del Governo della destra, siano utilizzate per rendere effettivo l'organico funzionale delle scuole, previsto dal «decreto semplificazioni», così da poter intervenire nella lotta alla dispersione scolastica e riaprire i troppi laboratori chiusi dalla Gelmini. Un altro comma della spending review interviene sui 3.565 insegnanti inidonei per malattia. Spesso si tratta di persone con sofferenze psichiatriche o che seguono trattamenti chemioterapici e che oggi continuano a dare il proprio contributo di lavoro tenendo vive le biblioteche scolastiche. Per loro la spending review prevede il collocamento nelle segreterie scolastiche e il cosiddetto «risparmio» per lo Stato consisterà nella cancellazione dei contratti degli Ata precari. Infine sul rimpatrio di 400 docenti all'estero, vogliamo ricordare che il totale degli insegnanti di ruolo e del personale Ata in servizio all'estero ammonta a 1.053 unità e per il prossimo anno scolastico è prevista una riduzione di 59 unità. La Francia invia all'estero 6.500 insegnanti di ruolo, la Germania 1.992. Questi numeri dovrebbero far riflettere sull'importanza di mantenere una presenza qualificata per la promozione della lingua e della cultura italiana all'estero. Il Pd propone di risparmiare, per esempio, su quei dirigenti scolastici all'estero che non hanno insegnanti italiani da dirigere (mentre in Italia abbiamo troppe reggenze) e di tagliare del 10% le indennità di tutto il personale all'estero, nonché di porre tetti di spesa per traslochi e altro ancora. Da un provvedimento di revisione della spesa pubblica, ci saremmo aspettati un'azione davvero riformista, di tagli a spese davvero inutili per gli armamenti, di accorpamento di enti e istituti. Un paio di casi riguardano proprio il Miur: Ansas e Indire furono accorpati dal Ministro Fioroni, ma poi divisi nuovamente dalla Gelmini; gli uffici scolastici provinciali e regionali, in attesa del passaggio di competenze alle Regioni, avrebbero potuto certamente essere accorpati in uffici periferici unici dello Stato. Il Partito Democratico su questi temi ha presentato i propri emendamenti. Chiediamo al governo Monti di farli propri, poiché se davvero vogliamo far uscire dalla palude il nostro Paese, solo investendo nella scuola, potremo assicurare a noi e ai nostri figli, la speranza di un futuro migliore. COMUNITÀ . . . Dal Corridoio Tirrenico alla Tav: sarebbe meglio investire su piccoli interventi diffusi Ilpunto Grandi opere con piccole opere Vittorio Emiliani . . . Dopo la fine del bipolarismo rissoso, costruiamo insieme programmi che favoriscano libertà e sussidiarietà Ilpunto Dalla spending review nuovi tagli alla scuola Giorgio Vittadini Presidente Fondazione Sussidiarietà venerdì 20 luglio 2012 17
Assicurare la regolarità del prossi-mo anno scolastico realizzandoin due mesi una risposta provvisoria ma adeguata per i 18mila studenti che non avranno la scuola agibile a settembre. Poi, entro l'autunno, chiusura di tutte le tendopoli. Vogliamo dare a tutti i cittadini che hanno la casa inagibile una sistemazione dignitosa, transitoria, in attesa della ricostruzione. Niente new town. Non investiremo i soldi del terremoto per soluzioni provvisorie che poi diventano definitive. I moduli abitativi li prenderemo in affitto, massimo per due-tre anni. Ma ciò che più di ogni altra cosa serve ora è il riconoscimento dei danni e la garanzia delle risorse. Il governo finora ha avuto attenzione. Ma i 2,5 miliardi stanziati per il triennio 2012-2014 sono decisamente insufficienti. Non solo. Il decreto del presidente del Consiglio prevede contributi per la ricostruzione fino all'80% del danno subito da privati e imprese. Bisogna che chi ha diritto abbia la certezza che quel contributo l'avrà, che può andare in banca e ottenere le anticipazioni. Ma servono norme nazionali per garantirlo. Lavoro perchè il governo faccia questa scelta entro l'estate». Eccole le priorità del presidente della Regione Emilia-Romagna e commissario straordinario per la ricostruzione, Vasco Errani. Le ha messe a punto con i sindaci, le ha comunicate al premier Monti, le conferma nel colloquio con il nostro giornale. Scuole, imprese, case. Sono i tre grandi obiettivi della “road map” del governatore e della comunità emiliana ferita. «Questo terremoto è stato di una dimensione enorme dal punto di vista socio-economico – dice Errani - ha interessato un'area di 940 mila abitanti con servizi diffusi e coinvolto migliaia di imprese come mai era accaduto prima in Italia». Scuole, imprese, case: la voglia di ricominciare, di ricostruire, di tornare alla normalità parte da lì. E per ciascun comparto il commissario delegato ha voluto un piano preciso. Anzi, non il commissario ma la Regione, i Comuni, le Province, tutte le istituzioni. «Perché qui – dice Errani - non c'è un uomo solo al comando. Ci sono le istituzioni che lavorano assieme dimostrando la loro capacità di dare risposte ai problemi, ai cittadini». Errani non lo dice esplicitamente: non ama le premogeniture e nemmeno le interviste, gli annunci e i bilanci per mettersi in mostra. Ma in quest'ultima sua affermazione c'è una triplice orgogliosa difesa: di questa terra, del tradizionale buongoverno emiliano e della politica. «C'è stata una straordinaria reazione delle persone e della nostra società scandisce - non si è aspettato l'intervento esterno ma ci si è messi subito in moto per ripartire. E' il modo d'essere della nostra comunità. Per questo e per la strada che ha deciso di seguire, alternativa a quella dell'Aquila, l'Emilia può essere d'esempio all'Italia. Noi non chiediamo più soldi del dovuto allo Stato, non vogliamo miracoli, non invochiamo assistenza. Ma non accetteremo che venga sottovalutata la portata dei danni del terremoto». «Se a un cittadino è caduto un pannello - chiarisce Errani - lo deve rimettere al suo posto senza pretendere di ridipingere tutta casa con i soldi pubblici. Ma quello che lo Stato è giusto che dia lo deve dare. E noi dimostreremo che possiamo fare come e meglio dei tedeschi o dei francesi, col cuore e la passione di questa terra, che è il nostro valore aggiunto. Dimostreremo che è possibile gestire emergenze come questa senza fare creste, senza comitati d'affari, gente che ride pensando al business del terremoto. La ricostruzione dovrà avvenire nella massima legalità. Niente gare al massimo ribasso, massima trasparenza, white list per tenere lontane le organizzazioni criminali. Tutti devono concorrere a costruire un clima per cui chi non ha le carte in regola qui non possa lavorare. Questa è la nostra sfida». Oggi scade il primo bando per i prefabbricati scolastici. Le iniziative per far ripartire l'economia sono già avviate. «Stiamo lavorando con le banche per assicurare crediti alle imprese a un tasso inferiore all'1%, per 15 anni», spiega Errani. L'anello ancora mancante, il piano casa sarà pronto entro una settimana o due. «L'obiettivo è soluzioni provvisorie dignitose e avviare subito la ricostruzione per poter diventare, come lo è stato anni fa il Friuli, un esempio per l'Italia». Se volete scoprire dove lapolitica non è morta e inprima linea c'è l'anti-casta;se volete verificare chenon è vero che sono tuttiuguali, che c'è governo e governo, amministrazione e amministrazione; se volete consolarvi con la capacità di noi italiani e del nostro malandato Paese di riscoprire e dare il meglio di sé nei momenti più difficili, dovete farvi un giro in questi giorni nei paesi del terremoto in Emilia. Oggi sono trascorsi due mesi dalla prima terribile scossa di magnitudo 5.9 nella pianura tra Bologna, Ferrara e Modena, considerata fino ad allora a rischio sismico pressochè nullo. Era la notte del 20 maggio. Nove giorni dopo, il 29, alle 9 di mattina, con gli studenti a scuola e gli adulti al lavoro, un'altra botta micidiale, magnitudo 5.8 ma più in superfice, quindi più devastante. Bilancio complessivo, 26 morti, centinaia di feriti, 17mila sfollati, capannoni industriali non costruiti per resistere ai terremoti crollati sulla testa degli operai, interi centri storici gravemente lesionati. Oggi, lungo l'itinerario della distruzione che va da Crevalcore nel bolognese, a Cento, Sant'Agostino e Bondeno nel ferrarese, da Finale Emilia a Mirandola e Novi passando per San Felice sul Panaro e Cavezzo nel modenese, si vedono ancora i mucchi di macerie delle antiche rocche, delle case più vecchie, delle chiese e dei campanili crollati (90 le richieste di smaltimento solo nel modenese), le “zone rosse” dei centri storici transennati, la devastazione sparsa nelle campagne dove sono venuti giù i capannoni agricoli e quelli industriali. Soltanto in questi ultimi, nelle fabbriche della ceramica e del biomedicale, le gru e gli operai sono al lavoro per ricostruire i tetti e “legarli” ai travi a cui prima erano solo appoggiati, tanto che con le scosse si sono aperti come fossero costruzioni dei Lego facendo precipitare le coperture e causando il maggior numero di vittime. I cantieri della ricostruzione delle case, delle scuole e dei palazzi pubblici, invece, ancora non ci sono. «È questo che manca - dice Fernando Ferioli, giovane sindaco di Finale, uno dei centri più devastati dal sisma –: Regione e Protezione civile hanno fatto i salti mortali, il governo ha risposto, il commissario straordinario Vasco Errani si sta muovendo molto bene, è una “belva”, ma le cose non vanno veloci come dovrebbero. Qui è venuto giù tutto: scuole, palestre, l'ospedale, il municipio, le case, i monumenti. È tutto da ricostruire, c'è un lavoro enorme da fare. Per questo vorrei che tutti i cantieri fossero già aperti. Ma i soldi ancora non si vedono. E ancora non c'è la certezza dei contributi per chi ha avuto i danni. E senza quella certezza i privati non cominciano i lavori». L'ufficio di Ferioli da due mesi è sotto la chioma di un tiglio, all'interno della zona sportiva: un gazebo, qualche sedia, il tavolo e il cellulare che squilla in continuazione. Il telefono, così come l'auto, è personale, non del Comune. Cioè paga lui di tasca sua. Il Municipio si è spostato lì, accanto ai presìdi della Protezione civile e alla tendopoli degli sfollati. Un Comune sotto i gazebo e i tigli dove però c'è e funziona tutto, dalla polizia municipale all'anagrafe. Lui, il primo cittadino, arriva alle 6 e mezzo del mattino, comincia i primi incontri e le prime riunioni un'ora dopo e va avanti così fino a notte, sabati e domeniche comprese. Per 1.900 euro al mese e 12 mensilità. Come lui fanno gli altri sindaci dei centri colpiti. Tutti ora hanno due emergenze in comune: come riaprire le scuole e dove sistemare gli sfollati. Per il Piano scuola si è già alla fase esecutiva. Entro Ferragosto dovrebbero aprire i cantieri per allestire a tempo di record i moduli e i prefabbricati che assicureranno la regolare apertura dell'anno scolastico ai 18mila studenti che hanno la scuola inagibile. La corsa contro il tempo è cominciata anche per le scuole meno danneggiate. Comuni e Province dovranno riparare direttamente 165 edifici entro metà settembre. Per quelli mediamente lesionati che riapriranno soltanto nel 2013, verrano presi in affitto dei moduli scolastici provvisori per 9 mesi, con un bando che prevede il montaggio e lo smontaggio delle strutture. Per la casa la situazione è più complicata. Le tendopoli della Protezione civile dovrebbero chiudere a settembre-ottobre. Ora si stanno lentamente svuotando. Ieri in Emilia-Romagna nelle tende c'erano ancora 6.974 persone, le più disperate: immigrati e famiglie disagiate soprattutto. Altre 2.500 sono ancora ospitate negli alberghi e nelle strutture coperte. Domani scadono le convenzioni e non è chiaro se e come verranno rinnovate. L'obiettivo è riportare i cittadini nelle loro case. «Non abbandoneremo nessuno per strada, ma niente soluzioni provvisorie che diventano definitive», dice la Regione. Ma i due terzi delle case lesionate sono inagibili. Dove andranno i terremotati? A giorni Errani presenterà ai sindaci il Piano casa. La parola d'ordine è «ricostruzione subito». L'obiettivo del commissario è ottenere entro l'estate dal governo il riconoscimento dei danni e la garanzia dei contributi per chi li ha subiti, consentendo così ai privati, alle imprese e ai Comuni medesimi di aprire i cantieri. Nel frattempo si cercherà di incentivare le sistemazioni degli sfollati nelle case sfitte, anche requisendole se non si troverà l'accordo con i proprietari. Sicuramente verrà esteso il contributo all'autonoma sistemazione, 100 euro a persona per un massimo di 600 al mese per le famiglie che hanno la casa inagibile. Finale Emilia è oggi una città che vive nei container, nella tendopoli e nelle tende private. Nei primi trovi la Posta, la Banca, gli uffici. Nelle seconde gli sfollati assistiti. Nelle ultime, disseminate nei parchi e nei giardini, chi ancora non dorme a casa perché ha paura della terra che continua a tremare. Le persone fuori casa sono ancora 4.000, le case inagibili circa 1.500. Il sindaco di Cento, Piero Lodi, invece, ne ha 1.800 di sfollati da sistemare. «Molti per ora si sono arrangiati da soli, da amici e parenti, senza chiedere aiuti pubblici – dice - ma una risposta andrà trovata anche per loro. Finora abbiamo definito cosa bisogna fare. Adesso bisogna passare al concreto, dalla teoria alla pratica». Stessi problemi per Alberto Silvestri, sindaco di San Felice sul Panaro dove le case inagibili sono poco meno di mille e le persone da sistemare circa 3.000. A Cavezzo il primo cittadino, Stefano Draghetti, deve dare una risposta abitativa a 1500-2000 persone. Problemi enormi. Ma nessuno si arrende. «Il nostro centro storico chiuso non lo chiamiamo più zona rossa ma zona di recupero», aggiunge il sindaco di Crevalcore, Claudio Broglia, «perchè vogliamo riprenderci ogni pezzettino di ciò che il terremoto ci ha rubato». È improvvisamente mancato il compagno FRANCESCO GAVEGLIO di anni 83 Lo annunciano addolorati la moglie Silvana, i figli Valter e Sergio con le rispettive famiglie, parenti tutti. I funerali avranno luogo sabato 21 luglio alle ore 14 partendo dall'Ospedale «Giovanni Bosco» di Torino; alle ore 17 in forma civile partendo dall'abitazione di via Vittorio Veneto 72 a Rocchetta Tanaro (AT). Il presente è partecipazione e ringraziamento. Torino, 19 luglio 2012 Il partito democratico metropolitano milanese esprime sentite condoglianze alla famiglia di EROS PLACCHI e ne ricorda le virtu' di un uomo in costante impegno a favore della democrazia e della giustizia La Fondazione Elio Quercioli, la Immobiliare Risorgimento e la Meeting&Communication partecipano commossi al lutto per la scomparsa del caro EROS PLACCHI La commemorazione funebre si terrà sabato 21 luglio alle ore 11,00 presso la sede della Fondazione Elio Quercioli a Milano in via E. Gola, 20. E' morta la compagna MINERVA MATTANA I compagni della Tiburtina nel ricordarla a chi l'ha conosciuta si stringono con affetto ai figli ed ai familiari. I funerali si svolgeranno oggi alle ore 11 presso la Chiesa San Bernadette in via Ettore Franceschini (Colli Aniene) in Roma Ad esequie avvenute i familiari annunciano che LEDA MERENDI in BARDUZZI ci ha lasciato. La luce della sua saggezza e bontà ci sia di guida. I nipoti. Ieripomeriggioa Sant'Agostinoè statoabbattuttocon micro-cariche esplosive ilpalazzo Ottocentesco delMunicipioche assieme allaTorre dell'orologiodi Novi ealla Rocca medievaledi Finale èstato unodei simbolidel terremoto,con lasua facciataorrendamentesquarciata. Lademolizione èstata preceduta da unasceneggiatadi VittorioSgarbi. «Quic'èun ciclo di affreschiche non puòessere fatto saltare»,ha detto. Ma la demolizione èandataavanti e il critico ferraresealla fineha commentato:«E' unatto criminale. Questi sonocome i talebani. Risponderanno in tribunale». Abbattuto ilpalazzo delMunicipio Sgarbi:«Criminali» LAFERITADEL SISMA Ritornoneicentricolpiti dallescosse.AFinale l'ufficiodelsindacoèsotto untiglio. Ilproblemadegli sfollati,e leareerossesono adesso«zonedi recupero» CLAUDIOVISANI INVIATO NEICOMUNI TERREMOTATI Leprioritàdelgovernatore “commissario”Errani: «Assicurareai 18mila studentiunannoregolare Questaterrahasaputo rimetteri subito inmoto» CLA.VI. BOLOGNA SANT'AGOSTINO «Niente new town Qui vogliamo la ricostruzione» L'Emilia resiste Due mesi dopo c'è il Piano casa ILCOLLOQUIO La demolizione del municipio di Sant'Agostino. FOTO DI ELISABETTA BARACCHI/ANSA ILREPORTAGE venerdì 20 luglio 2012 15
IL CASO È dell'Italia il record mondiale dell'evasione fiscale, e pure della pressione effettiva. Si attesta al 55% del Pil: gli italiani sono uno dei popoli che paga più tasse - chi le paga, ovviamente. Perché siamo anche in cima alle classifiche mondiali per il valore dell'economia sommersa: è pari al 17,5% del Pil, l'imposta evasa ammonta a 154 miliardi di euro. È Confcommercio a fare i conti, in un convegno su fisco e sommerso: «Ci sono tantissimi che evadono - spiega il direttore dell'Agenzia delle Entrate Attilio Befera - ma ci sono anche tantissimi che non evadono, una maggioranza silenziosa che sopporta una pressione del 55%, in qualche caso anche superiore - alcuni imprenditori mi dicono al 70% - e la sopporta facendo sacrifici per il senso di dovere». Befera torna ad auspicare un cambiamento della cultura civica rispetto al fenomeno evasione, mentre spiega come adesso l'obiezione fiscale si manifesti «anche violentemente forse perché si è compreso che lo Stato non la tollera più». E annuncia alla platea di Confcommercio una mappatura degli adempimenti fiscali entro il 30 settembre con l'obiettivo di ridurli. Tornando allo studio presentato, la pressione fiscale «apparente» (cioè data dal rapporto tra gettito e Pil così come queste grandezze vengono osservate) nel 2012 è pari al 45,2%. L'Italia si posiziona così al quinto posto sui 35 paesi considerati dietro Danimarca (47,4%), Francia (46,3%), Svezia (45,8%) e Belgio (45,8%), superando anche molti paesi nordici, «quelli dello Stato sociale funzionante». Si colloca sopra le medie europee e stacca di cinque punti la Germania (40,4%), di sette il Regno Unito (38,1%) di dodici la Spagna (32,9%), di quindici il Giappone (30,6%) e di quasi venti gli Stati Uniti (26,3%). Il rapporto evidenzia inoltre come, «nonostante un elevato livello di economia sommersa, gli italiani siano un popolo di pagatori di tasse, tra i maggiori pagatori al mondo». E si fa notare come l'Italia sia tra i Paesi europei l'unico che ha innalzato il prelievo con una variazione tra il 2000 e il 2012 di 3,4 punti, insieme a Portogallo (3 punti) e Francia (quattro decimi). BOZZAGIAVAZZI Per il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi i dati di Confcommercio, sia sul peso dell'economia sommersa sia sulla pressione fiscale sono persino sottostimati: «Secondo me siamo più vicini al 70% che al 55% (di pressione, ndr), anche secondo quanto risulta al Centro studi di Confindustria». E infatti Squinzi «promuove» la cosiddetta bozza Giavazzi appena diffusa, ma chiede che i circa 10 miliardi di risparmi previsti dal super consulente nominato dal governo per riordinare gli incentivi economici «ci vengano restituiti sotto forma di minor imposizione fiscale». La bozza parla di un valore che si avvicina a 10 miliardi l'anno: questa la massa degli incentivi alle imprese sui quali può incidere il bisturi del risparmio, nel lungo periodo. In questo esercizio sono stati considerati soltanto i contributi alle imprese in senso stretto, con esclusione degli incentivi finanziabili con fondi europei e di quelli diretti a compensare l'adempimento di obblighi di servizio pubblico (trasporto, sanità, istruzione). Anche Cgil, Cisl e Uil chiedono un taglio delle tasse, riducendo soprattutto il cuneo fiscale da lavoro. Ma resta il «deficit culturale sull'evasione fiscale», come lo chiama Befera. Un deficit di intelligenza che la «distingue da altri Paesi». Arriva a superare il 55% il peso delle tasse nel nostro Paese FOTO DI FRANCO SILVI/ANSA Tute blu, Fiom esclusa dal tavolo per il contratto Lunedìparte la trattativasul rinnovodel contrattonazionaledeimetalmeccanici. MaFedermeccanica haconvocatosolo Fim,Uilm, UgleFismic. «Federmeccanicaci haconvocatoper il giornodopo», spiega il segretario generaleFiom MaurizioLandini. Che chiama in causadirettamente il presidentedi ConfindustriaGiorgio Squinzi: «Escludendoci dal tavolo Federmeccanica fa una scelta discriminatoriacheviola gli accordi del 28giugno2011, sottoscrittoda Confindustria,che prevede la convocazionedi tutte le organizzazioni conpiù del5%di rappresentanza. In più -continuaLandini - la “piattaforma”di Federmeccanicaè sulmodello Fiat (mininimicontrattuali flessibili, primi giornidi malattianon pagati, aumento straordinario): sembraquasi unmodo per far rientrare Fiat inConfindustria. MaSquinzinon parlava dicoesione sociale?», chiudepolemico.Perquesto laFiom lunedì protesterà in tutta Italia conscioperi, assemblee epresidi sotto lesedi diConfindustria. Sulla stessa posizioneanche la Cgil, che inuna nota parladi scelta «incomprensibile»e «inaccettabile»ericorda come «laFiom sièampiamente spesaper indicare, in unnuovo contratto nazionaleunitario, lavia per superare le divisionidel passato».Astretto girodiposta arriva la risposta diFedermecanica: «Nessuna discriminazione,alla Fiom avevamo chiestodi condividere l'oggetto della trattativa,ma harifiutato». M.FR. INBREVE EURO/DOLLARO 1,2260 FONSAI Unipolprende ilcontrollo Daieri Unipolcontrolla il gruppoFondiariaSai,dopo aver sottoscritto l'aumento di capitale inPremafin e dopo che la stessa Premafine Finadinhanno eseguitouguale operazione in Fonsai.Lo annuncia Unipol in una nota.Con il versamento di 400 milioni ilgruppobolognese, dopo 7mesi diestenuanti trattative, prendeufficialmente il controllo dellaholdingdeiLigresti salendo all'81%delcapitale. TIRRENIA Conclusa laprivatizzazione Èstata sottoscritta la nuova convenzionetra ilministerodelle Infrastrutturee deiTrasporti e la compagniadi navigazioneCin che da ieriè operativasulle rotte ex Tirrenia.Laconvenzione recepisce le indicazionidell'Antitrust italiano,cheha valutato positivamente l'operazionedi cessionedella exTirrenia in amministrazionestraordinaria a Cin.L'accordo inoltre regolamenta i collegamenti, che Cindovrà assicurareper iprossimi 8anni. Da tempo al di sotto del livello critico di un euro, l'azione Telecom è una delle vittime più illustri nel crollo di valore dell'intera Borsa italiana. Ma evidentemente in Brasile non la pensano allo stesso modo, se è vero che una decisione presa dalla locale Autorità di vigilanza sul mercato delle telecomunicazioni ha avuto il potere di spedire ancora più in basso il valore del titolo espresso dalla società guidata da Franco Bernabè. TRENTAGIORNI DITEMPO L'Anatel, questo il nome dell'organismo di controllo brasiliano, ha deciso di sospendere le vendite di servizi di tre società di telefonia mobile in alcuni Stati a causa del volume dei reclami presentati dai clienti. L'authority ha spiegato che «la misura è stata presa a seguito dell'aumento, sin dallo scorso anno, del numero di denunce registrate» e che la sospensione avrà inizio lunedì prossimo e riguarderà “Tim Participacoes” (appunto la divisione brasiliana di Telecom Italia), “Oi” e “Claro” (quest'ultima parte del gruppo messicano America Movil). In particolare, a Tim non sarà consentito di vendere in ben 19 Stati, ad Oi in cinque e a Claro in tre. Questo significa che, ad esempio, Claro non sarà autorizzata a vendere cellulari nella parte più ricca e popolosa del Brasile, San Paolo, mentre a Tim non sarà consentito di vendere contratti di telefonia nell'altrettanto importante Stato di Rio de Janeiro. Le aziende, ha precisato la stessa Anatel, «hanno ora 30 giorni per presentare un piano di investimenti capace di risolvere i problemi di qualità del servizio ai clienti». L'Autorità di Vigilanza ha quindi sottolineato come gli operatori interessati dalla sospensione potranno riavviare la vendita di servizi solo quando arriverà il suo via libera. Lo stop alle attività in una parte significativa dell'immenso territorio brasiliano ha avuto, come detto, immediate ripercussioni in Borsa. Il titolo Telecom ha infatti vissuto una seduta in forte ribasso, nonostante il lieve progresso registrato dagli indici generali di Piazza Affari, culminata con una chiusura in calo del 7% a quota 0,6915 euro. LAREPLICA DELL'AZIENDA E non è servita a rassicurare i mercati la replica immediata di Tim Participacoes che ha espresso «grande sorpresa per una misura estrema e sproporzionata». In una nota la controllata di Telecom promette che «prenderà tutte le misure necessarie per ripristinare al più presto la normalità delle sue attività» e ricorda di aver investito sulla rete 3 miliardi di reais (circa 1,2 miliardi di euro, ndr) all'anno negli ultimi 4 anni. «Anatel controlla mensilmente la qualità della rete», spiega Tim Participacoes, ed in base ai dati della stessa Authority fino ad aprile 2012 «Tim ha dimostrato una posizione di rilievo rispondendo quasi al 100% agli indicatori di qualità ed è l'unico operatore a fornire una riduzione del tasso di crescita nelle denunce». Il provvedimento dell' Autorità, secondo Tim, è dunque sproporzionato e «certamente incide sulla concorrenza nel settore delle telecomunicazioni nel Paese, per il beneficio di alcuni concorrenti e nuoce a oltre 200 milioni di utenti». Il gruppo ha ribadito di star sviluppando una serie di progetti infrastrutturali. Nella prima metà del 2012 «il grande sforzo è stato l'integrazione della rete di telefonia mobile Tim con la rete in fibra ottica di Tim Fiber. Nel 2013, la previsione è che l'80% delle principali città del Brasile saranno collegate tramite fibra ottica». ECONOMIA . . . L'Autorità di vigilanza blocca l'attività di tre operatori in vari Stati per le denunce di disservizi Primi al mondo per evasione e pressione fiscale Il peso reale per chi paga le tasse supera il 55% del Pil Il sommerso vale 154 miliardi LAURAMATTEUCCI lmatteucci@unita.it +0,53% 13.666 Ftse Mib +0,55% 14.732 All Share Tim “sospesa” in Brasile Crolla l'azione Telecom MARCOVENTIMIGLIA MILANO 14 venerdì 20 luglio 2012
Umberto e Roberto. Che sarebbe finita con un parricidio politico c'era da immaginarselo. Per vent'anni il Capo in terra di Padania, con la c maiuscola, è sempre stato lui. Al vertice dell'olimpo leghista, prima di lui solo il venerato Alberto da Giussano. Non altri. Tra i leghisti il nome di Umberto Bossi non era mai pronunciato senza tenere bene a mente titoli e onori da tributare. Poi un giorno un tesoriere rompe l'incanto; la magia del partito duro e puro soccombe schiacciata da inchieste, fondi neri, soldi. La corte si sgretola rapidamente; il Capo non può, per molti non deve, essere più lui. L'amico Roberto Maroni, l'allievo, furbo e intraprendente, è pronto da tempo a prendere il suo posto: un congresso, la conquista della segreteria federale, il cambio d'immagine. Via il nome di Bossi dal simbolo, via un'epoca. «È incredibile come un figlio possa disconoscere l'opera del padre» osserva Chiappori, deputato della Lega Nord. Mentre il presidente del Veneto, Luca Zaia, dice di avere «altri problemi a cui pensare». I cosiddetti maroniani comunque gongolano. Roberto, il è il nuovo Capo. «Bossi non ha più alcun potere di comando e decisionale», afferma il neosegretario. Al limite per una questione «affettiva» gli è stata data la presidenza; «il riconoscimento concesso alla sua storia personale». Insomma una concessione tutta di cuore. Un contentino, ma ribadisce Maroni «nessun potere». L'ha detto chiaramente ai delegati del congresso: «Se mi eleggete sappiate che voglio pieni poteri. Sulla linea politica e sulla gestione del partito. Mi hanno eletto». Niente da aggiungere. «Il congresso ha preso delle decisioni. La questione per me è chiusa». Non per Umberto però, decisamente convinto che molti leghisti, molti vecchi e giovani militanti stiano dalla sua: «È la gente che decide tutti i giorni, il Capo non è deciso una volta per tutte», replica. «Io faccio quello che mi dice di fare la Lega, la gente». Lui si sente ancora riconosciuto come il leader del Carroccio perché «così dicono». E Roberto - affonda il Senatur - che «non è molto generoso» abbaia ma non morde: «Ci sono tanti cani piccoli che abbaiano molto ma non fanno paura». Certo il rammarico per il trattamento riservatogli c'è. Ma Bossi non arretra; parla da capo branco, e non solo liquidando le parole di Maroni come un rumoroso bau-bau, ma ipotizzando scenari futuri e commentando quelli presenti: a proposito della nuova discesa in campo dell'ex alleato Silvio Berlusconi dice «Non ho capito se è tornato veramente in campo, comunque bisogna vedere per fare cosa. Inoltre come si è fatto vivo, la magistratura lo ha mazzolato subito. Deve stare attento a quel che fa...»; mentre sulla possibile alleanza Pdl - Lega nel 2013 aggiunge «troppo presto per parlarne ora». Maroni invece ha già incontrato Berlusconi e l'intesa col Pdl sarebbe vicina. Il nodo però resta la legge lettorale: «Una proposta significativa che può essere la proposta di tutti - ha detto ieri il segretario - un sistema proporzionale con un premio di governabilità alla coalizione o alla lista che raggiunga almeno il 45 per cento dei voti, il voto di preferenza e lo sbarramento del 4 per cento a livello nazionale e del 6 per cento in almeno cinque circoscrizioni». La stagione di Roberto è appena cominciata. Se dai militanti sarà riconosciuto e acclamato unico e solo Capo, se sarà venerato più o meno di Alberto Da Giussano; se sarà capace di oscurare definitivamente la figura del Senatur, questo è tutto da vedere. Lui perònon ha dubbi, da Capo decide, parla, scrive. «Siamo in crescita: dal 6,7 al 7,3 per cento. Conquistiamo +0,6. Sta tornando la fiducia nella Lega, avanti tutta». Umberto, vede, sente, dice: «Chi guida deve stare in equilibrio, non è una cosa una tantum. Maroni pensa che il segretario forse sia una funzione di potere, ma non è così». E poi pensa: bau-bau. «Palesi falsità». Nient'altro sarebbero, secondo Roberto Formigoni, le ultime pubblicazioni di documenti in merito all'inchiesta sul faccendiere Pierangelo Daccò, indagato per i casi Maugeri e San Raffaele. Minaccioso, il presidente della Regione Lombardia assicura che sarà «durissimo contro chi continuerà ad attentare alla mia onorabilità», e conferma l'intenzione di querelare i giornalisti del Fatto quotidiano e de la Repubblica che hanno firmato gli articoli in questione, prendendo atto «con piacere e soddisfazione» dell'apertura di un'indagine della Procura su di loro. I giornali hanno fatto i conti e citano un'informativa segreta della polizia giudiziaria di 200 pagine inviata al procuratore aggiunto Francesco Greco e ai pm Luigi Orsi, Laura Pedio, Gaetano Ruta e Antonio Pastore. L'articolo parla di 20 milioni movimentati da Daccò e da Antonio Simone, anche lui in carcere. Di 11 milioni non si sarebbe potuta verificare la destinazione, mentre 4 milioni sarebbero lo «sconto» «di cui hanno goduto Formigoni e Perego a cui Daccò ha venduto una villa in Sardegna», 3,7 milioni sarebbero andati per acquistare imbarcazioni di lusso, nonché per mantenerle dal 2007 al 2011, 800mila euro per vacanze e biglietti aerei, 70mila per il meeting di Cl, mezzo milione per eventi e incontri in ristoranti rinomati «con Formigoni e altri politici, dirigenti e funzionari della sanità lombarda, dirigenti di strutture sanitarie pubbliche e private». Inoltre nell'elenco ci sono 600mila euro transitati dal conto Ramsete della Maugeri al contro Sikri di Daccò, soldi che sarebbero stati ricevuti per la campagna elettorale del Pdl per le regionali del 2010 ma che Daccò dice di aver tenuto per sé. «Mera dichiarazione di circostanza - scrivono gli investigatori in un passaggio citato - per non coinvolgere l'amico politico». «Un tentativo di manipolazione dell'opinione pubblica - riprende il Celeste nella sua invettiva, e parlando di sé in terza persona - attraverso un uso reiterato di falsità per screditare il presidente davanti ai suoi elettori e ai cittadini», e «con una sorta di golpe costringere Formigoni alle dimissioni; ma io non credo a queste falsità e non mi dimetto». La Procura di Milano intanto procede contro i giornalisti per pubblicazione arbitraria di atti coperti dal segreto istruttorio. Bossi-Maroni, volano stracci PAROLE POVERE MARCOTEDESCHI MILANO . . . Venti anni di convivenza nella Lega finiscono a insulti. Anche i rapporti col Cav li dividono «Si è montato un battage mediatico e vergognoso contro la Sicilia per farle del male, perché deve essere eliminata visto che tutti i guai dell'Italia sono siciliani». Così il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, è sbottato a margine del processo per reato elettorale in cui è imputato a Catania davanti al tribunale monocratico. Ce l'ha con tutti, il Governatore, annuncia una raffica di denunce per quei giornali che hanno parlato di un rischio default della Regione, convinto che «pagheranno danni civili sicuramente salati». Poi attacca frontalmente Angelino Alfano e Pier Ferdinando Casini, accusando il Pdl e l'Udc di essere i veri responsabili di «sprechi e clientele» che hanno portato l'isola sull'orlo del crack. Il giorno prima il premier Monti ha fatto un aut aut al Governatore, e ieri la ministra dell'Interno Cancellieri conferma che il rischio default siciliano «è nell'agenda del governo». Lombardo però lo nega: «Noi abbiamo dimostrato, conti alla mano, l'esatto contrario. I nostri bilanci certificati sono migliori di quelli del Piemonte e sullo stesso livello di Umbria e Veneto. Abbiamo dei debiti ma anche dei crediti, e il più grosso lo vantiamo con lo Stato che deve alla Regione siciliana un miliardo di euro che deve essere pagato entro l'anno». Non se la prende con Monti «ha fatto il suo dovere, mi ha segnalato delle criticità e io cercherò di capire da parte di chi». E lascia intravedere la presenza di un «ignoto suggeritore» con interessi precisi. Nel frattempo, però, il Governatore della Sicilia , è confortato dal salvataggio di arrivo: mercoledì «ci hanno detto che ci daranno un'anticipazione di 400 milioni di euro». Ieri era il ventennale dell'attentato a Paolo Borsellino, e Lombardo si rammarica di non poter partecipare alle commemorazioni. In quelle ore infatti si trova al Tribunale di Catania per il processo in cui è imputato con l'accusa di voto di scambio. Tribunale monocratico che si è dichiarato incompetente. Il presidente della Regione conferma comunque le sue dimissioni il 31 luglio. «L'ho detto a Monti al telefono e glielo confermerò il 24 quando lo incontrerò, mi dimetterò all'Ars il 31 luglio», ha spiegato Lombardo, «Con le dimissioni dirò che il governo per Statuto resterà in carica per i prossimi 90 giorni. Le elezioni si potranno fare il 28 e il 29 di ottobre». Così rintuzza sul nascere qualsiasi ipotesi di commissariamento con l'obiettivo di far slittare le regionali alla primavera prossima abbinandole alle Politiche. Il Governatore ha poi attaccato i partiti, e in particolare l'Udc, che non vogliono elezioni regionali anticipate «per usare la Sicilia come merce di scambio». Parole che fanno infuriare il leader centrista, Pier Ferdinando Casini: «Lombardo può dire quello che vuole: noi siamo stati i primi a togliergli la fiducia, con un assessore che si è dimesso in tempi non sospetti». E su tutta la vicenda il leader Udc si considera «d'accordo con Ivan Lo Bello» ex presidente di Confindustria Sicilia. Forte lo scontro con il segretario Pdl Angelino Alfano, che commenta: «È sotto gli occhi di tutti il disastro combinato da Raffaele Lombardo, un disastro che investe tutti gli angoli e simbolicamente si completa con un'aggressione verbale inusitata nei confronti di Ivan Lo Bello che contrasta ogni giorno al mafia». Nel botta e risposta, Lombardo dice che «Alfano mente consapevolmente: gli anni della clientela sono quelli in cui lui e il suo partito hanno governato e sono stati artefici e beneficiari anche di sprechi», mentre lui avrebbe bloccato le assunzioni. POLITICA . . . Il presidente della Regione al processo di Catania deve rispondere di «voto di scambio» Roberto Maroni con Umberto Bossi durante il congresso della Lega Nord a Assago in cui è stato eletto nuovo segretario, il primo luglio 2012 FOTO ANSA Il Senatùr: «Il capo sono io, ci sono tanti cani piccoli che abbaiano ma non mordono» La replica: «Umberto non conta nulla, il congresso ha scelto. La questione è chiusa» TULLIAFABIANI ROMA Chisimuove,inquestoormaitriste paese,«perilbeneditutti»?Sidicechela politicaabbiafallitoilsuoscopo, stringendosiinconsorterieostilialbene comuneec'èchi,comeGrillo,suquesta défaillanceveraopresuntacostruisce fortune.Nell'attesa,prendiamoperbuonele paroletestualicitateall'inizio;leha pronunciateNicoleMinetti.Inverità,la frasecompletasuonacosì:«Nonparlo,peril beneditutti».Dalchesideduceche,perquel fronte,ilsilenziosarebbeunapreziosità democraticailcuibeneficiovaavantaggio ditutti.Ilsapere,diconseguenza,èuna minacciaperl'ordinecostituito.Vecchia teoria,sovranaperquelcheriguardala storia.Ilpoterehasempreprofessatoquesto prudenteetendenziosovangeloinbaseal qualeèmegliocheilpopolononsappia alcunecose,perilsuobene.Ora,abbiamo unnuovo-replicantecandidatopremier, Berlusconi,chedasolointerpretaquel «tutti»alqualeMinettifacevariferimento. Ecioè:èilbenediBerlusconichesaltaselei parla,seraccontaciòchesa.Un avvertimentodipotereadottato militarmentedallemafie.Eunapartedel paesesarebbeprontaavotareancoraun uomotenutoinscaccodalleminaccediuna modestaigienistadentale.Assiemealquale qualcunosarebbedispostoafareriforme costituzionaliperilbeneditutti. Nicole, Silvio e «il bene di tutti» TONIJOP «Formigoni, 9 milioni da Daccò» Il Celeste nega e querela Crac Sicilia, per Lombardo è solo «battage mediatico» GIUSEPPEVITTORI ROMA 8 venerdì 20 luglio 2012
Olga,chefa sorridere Symborska eBlake VALERIAVIGANÒ viganovale@tiscali.it L'ANNIVERSARIODELLANASCITADIWISLAWASYMBORSKACADEVA QUALCHE GIORNO FA, E LA SUA MORTE È AVVENUTA DA QUALCHE MESE. IL DOLORE DELLA PERDITA DELLA IMMENSA POETESSA POLACCAVIENE MITIGATO ORA DA UNASUA CONTERRANEA DECISAMENTE PIÙ GIOVANE CHE RACCOGLIE UNA PARTE DI EREDITÀ DI QUELMODOIRRIVERENTE,PROFONDO,CINICAMENTEIDEALEEETICOCHEHASEGNATO L'OPERA POETICADEL PREMIONOBEL. SOLOCHEL'AUTRICE,OLGATOKARCZUK,PLURIPREMIATASCRITTRICE POLACCA, USA LA PROSA. E anche la protagonista del suo romanzo Guidailtuocarrosulleossadeimorti (Nottetempo) ha una parentela con Wislawa: è una donna anziana, originale nel pensiero e nell'agire, schiva ma eccezionalmente ironica. Janina, che di mestiere faceva l'insegnante di inglese e usa l' astrologia per trovare nessi e conferme delle sue teorie sulle persone, vive in un agglomerato di case nella conca naturale di Klodzko, al confine con la Repubblica Ceca, e si occupa delle ville di vacanza disabitate durante l'anno. Il suo unico vicino e amico, soprannominato da lei Bietolone (ma i fantastici soprannomi si sprecano per tutti i personaggi del libro) è un uomo altrettanto solitario con la passione per William Blake, di cui vuole tradurre in polacco i versi. Il titolo stesso del romanzo è tratto da un passo del visionario poeta inglese. Janina lo aiuta nelle lunghe e silenziose sere che talvolta passano insieme, mentre fuori il vento freddo spazza la neve o la pioggia la riduce in melma. Improvvisamente, nella apparente pace della Conca, accadono tre morti inesplicabili, una dopo l'altra. Apparentemente senza senso né legame, l'ecatombe non trova giustificazione, né colpevoli. Ma qualcosa o qualcuno ha ucciso. ILLEGAMECONLA NATURA Penserete all'ennesimo giallo, con indagini e investigatori. Tokarczuk invece non mette al centro della trama gli eventi delittuosi, ma i comportamenti e le bizzarrie umane che convivono in una piccola comunità con le sue misere nefandezze fatte di corruzione e pochezza d'animo, controbilanciandole con l'ironica purezza e la saldezza delle proprie convinzioni di Janina e dei suoi amici. La vecchia donna, a cui cacciatori di frodo avrebbero ucciso le due cagne, ha un legame indissolubile con la natura in cui si è rifugiata e gli animali che la abitano, fino a trasformarli in entità viventi dotati di pensiero. Janina, infatti, è convinta che i tre uomini ritrovati cadaveri siano stati colpiti e uccisi da cerve e volpi per ribellione e vendetta verso i loro persecutori. Sembra una soluzione paradossale e assurda degli omicidi, ma suffragata da indizi e alimentata dal senso di colpa della comunità. Olga Tokarczuk, prima di fornirci la verità di una confessione, ci fa attraversare il mondo delle menzogne certe e il mondo delle verità individuali, nel quale l'antica nefasta antitesi uomo-natura emerge qui nella sua valenza più dura. Per farlo usa il punto di vista di Janina, una prima persona che non permette travestimenti né lontananze, affronta incongruenze e contraddizioni. Di lei abbiamo i gesti coraggiosi di una vita quotidiana densa di impegno ideale e i pensieri liberi che guardano alle cose dall'alto dell'età avanzata ma anche della intatta semplicità infantile. È in questa duplice e connivente veste che Janina interpreta la sua vita, nella quale la coerenza non è deliberato atto di volontà ma innata inclinazione, e l'umorismo, anche acido, l'unico abito da indossare per farlo. Guida il tuo carro sulle ossa dei morti è un libro bellissimo e anticonformista, scritto con acutezza e sapienza, al punto da far sorridere di soddisfazione la nostra Wislawa da lassù. La libraia turca colpallino dell'indagine SALVOFALLICA salvofallica@katamail.com WEEKENDLIBRI Tokarczuk,pluripremiata scrittricepolaccaarriva finalmente in Italiagrazieall'editore Nottetempoconunromanzo bellissimoeanticonformista LIBRI PROVATEADIMMAGINAREUNALIBRAIAAPPASSIONATA DI «GIALLI», CHE NELLA VITA HACOMEHOBBYQUELLODIRISOLVEREDEI COMPLICATI GIALLI. QUESTA LIBRAIA ESISTEDAVVERO,ALMENONELLALETTERATURA,EDÈ ILPERSONAGGIO INVENTATO DALLA IMMAGINAZIONE NARRATIVA DI ESMAHANAYKOL.Una scrittrice di talento che sta conoscendo il successo letterario in patria ed all'estero, grazie alla serie noir incentrata su Kati Hirschel. Il personaggio letterario Kati è nata in Germania, ma da quando si è trasferita ad Istanbul, si sente turca nel dna. Proprio nella splendida capitale, trait d'union fra l'Europa e l'Asia, ha deciso di aprire una libreria, ma con una particolarità specifica: vende solo libri gialli. La scrittrice che ha inventato Kati è invece nata in Turchia, ma vive tra Berlino ed Istanbul. Aykol, dopo gli studi in legge, oltre ad una parentesi come barista, ha fatto anche la cronista per radio e giornali. Questo suo avere esperienza diretta del mondo lo si coglie immediatamente nella sua scrittura fresca, diretta. Il suo stile dinamico ha l'influsso positivo di chi mediaticamente vuol raccontare una storia con capacità di sintesi, ma senza trascurare i dettagli. Anche nel terzo romanzo della serie incentrata sulla libraia, è come se le strade, i ristoranti, i luoghi reali di Istanbul fossero stati creati per fare da cornice alle storie raccontate da Aykol. Kati è vivace, curiosa, ed ha una autentica attrazione per il pericolo. Dove lo fiuta, avvia le sue indagini. Soprattutto segue i delitti in ambienti alto-borghesi. In questo romanzo, spinta dall'amico e suo collaboratore Fofo, indaga sulla morte di Sani Ankaraligil, una donna molto bella che ha sposato il rampollo di una delle famiglie più ricche della Turchia. Muore dopo aver avviato le pratiche di divorzio. Kati si incuriosisce, vuol vederci chiaro. E spostandosi in Tracia, scopre che la famiglia dell'affascinante donna, si batte contro l'inquinamento selvaggio di una industrializzazione senza regole. I colpi di scena si susseguono, Kati non demorde, cerca con tenacia la soluzione del caso. Ha un intuito alla Montalbano, ha buone letture, e studia le persone per capire la dinamica delle vicende. Il giallo turco alla Aykol, così come quello della tradizione sciasciana-camilleriana, di quella ispanica e di quella del profondo nord d'Europa, diventa uno strumento di indagine sociale, culturale, antropologico. TIMOTHY LEARY Unabiografia Robert Greenfield Trad.diAlessandro Ciappa pagine947 euro29,50 Fandango Stripbook www.marcopetrella.it GUIDAIL TUOCARRO SULLEOSSADEIMORTI OlgaTokarczuk Trad.diSilvanoDe Fanti pagine351 euro 16,50 Nottetempo Disegno diStefanoMassi da«Lacasa sull'altura» diNinoDe Vita (orecchioacerbo) DIVORZIOALLA TURCA EsmahanAykol Trad.diEmanuela Cervini pagine228 euro 14,00 Sellerio La fantascienzaè l'oggi.Dai segretidi cool-hunting dell'industriadelladifesa aprova di recessione,ai marchi indirizzatiai fanaticidella tecnologia, alledarknet viraliper iPhonee Twitter, il nuovo romanzodell'inventoredel cyberpunk, scrittoredi neo-fantascienza.esamina i feticci tecno-culturali delXXi secoloseguendounadirettiva apparentementesemplice: il futuroè adesso. ZERO HISTORY WilliamGibson Trad.diDaniele Brolli pagine548 euro 12,90 FanucciChrono Bene Rose hannoun sogno in comune:avere una vita completamentediversadaquella chesi ritrovano.Ben vorrebbe riunirsi al padrechenon hamai incontrato.Rose collezionaarticoli e foto diuna misteriosa attrice che sognadi conoscere. L'atteso seguitodi«Hugo Cabret» raccoglieduestorie lontane50 anni,una raccontata in parole, l'altra in immagini, cheprocedono paralleleperpoi incontrarsi in maniera inaspettata, inun gioco di simmetrie. LASTANZA DELLE MERAVIGLIE BrianSelznick Trad.diGiuseppe Iacobaci pagine649 euro 16,00 Mondadori Lavita (dal nonno agli allievi) del messiapsichedelico, lopsicologo chescoprì gli allucinogeni e fondò conAldousHuxley l'Harvard PsychedelicProject .Per un'intera generazione in rivolta contro qualsiasi autorità,«Turnon, Tune in,Dropout» divenneunmantra e il suo inventore unguru.Bello, intelligenteecarismatico,promise aigiovani degli anniSessanta auto-liberazione,piacerecarnale e pienezzaspirituale. Incredibile affrescodella cultura del XXsecolo. U: venerdì 20 luglio 2012 23
I PICCOLI GIURATI DEL FILM FESTIVAL DI GIFFONI SE LA COCCOLANOESELACONTENDONO.ESORPRENDETANTAPOPOLARITÀfra i giovanissimi da parte di un'attrice «tosta» come Francesca Inaudi, protagonista eccellente di film non proprio all'acqua di rose, quali Dopo Mezzanotte, Noi Credevamo, Il Richiamo, capace di dare carne e sangue a personaggi che esplorano nevrosi e tabù del nostro tempo, o che apportano l'inconfondibile energia della femminilità a ideali e progetti rivoluzionari. «Ma no. Ho sempre goduto di una simpatia trasversale – commenta Francesca Inaudi -. Grazie alla tv, soprattutto al serial Distrettodipolizia e alle stagioni di Tutti pazzi per amore, nonché ad alcuni film brillanti, sono diventata piuttosto popolare anche fra i giovani e i giovanissimi. E mi è piaciuto moltissimo tuffarmi nell'entusiasmo dei ragazzi del Giffonifilmfestival, sarei rimasta a firmare autografi per ore se la sicurezza non mi avesse trascinata via di peso». Insomma, c'è una Francesca per tutti, sul grande schermo,suquellopiccolo,eanchesulpalcoscenico? «Come attrice, io nasco sul palcoscenico. Devo tutto all'incontro con Giorgio Strehler e agli studi nella Scuola del Piccolo Teatro. Adoro il Cinema e la macchina da presa, non rinnego la fiction televisiva, ma è il teatro il mio spazio preferito. E nella prossima stagione starò a lungo sul palcoscenico con la ripresa di ColazionedaTiffany, di Truman Capote: lo porteremo in tutto il Nord Italia dopo le settimane romane all'Eliseo, le repliche alla Pergola di Firenze e quelle nel Centro-Sud di quest'anno». Saròfranco:è difficile trovare contiguità tra laprepotenzadelsuofascinomodernoe ilglamoursofisticatodiAudrey Hepburn. Èd'accordo? «Concordo completamente. Infatti, il nostro dramma non ha nulla a che vedere con il film di Blake Edwards, interpretato dalla Hepburn e da George Peppard. Noi abbiamo scelto di restare fedeli a Capote. Perciò, la vicenda si svolge 15 anni prima del periodo raccontato nel film: praticamente siamo in tempo di guerra e non ci sono né bocchini chilometrici né cappelli a falde stralarghe. Non tutti sanno che Capote non gradì per niente gli adattamenti del film anche se ebbe un successo strepitoso. Lui era contrario alla scelta di Audrey Hepburn, per il suo personaggio voleva solo Marilyn Monroe. Non gli piacque il racconto edulcorato della versione cinematografica né il suo lieto fine. Infatti, Capote disconobbe con vigore Colazione da Tiffany di Edwards». Cheintende con«fedeli a Capote»? «Voglio dire che il regista Piero Maccarinelli, la sottoscritta, Lorenzo Lavia e il resto della compagnia, hanno realizzato uno spettacolo impegnativo, con salti potenti, così come lo aveva scritto Truman Capote. Il protagonista, per cominciare, non è un gigolo mantenuto, ma uno scrittore squattrinato con evidenti tendenze all'omosessualità. La commedia è ovviamente autobiografica e scrivendola Capote si era ispirato anche a sua madre Lilimae che nel suo testo diventa Lulamae». Lulamaeè il suo personaggio? «Sì ed è una donna particolarmente forte che naviga fra le cose ed è in fuga dalla sua vita di prostituta di una città di provincia. Perciò, si capisce anche la scelta di Marilyn per un personaggio che declina tante componenti femminili, compresa quella materna. Tra lei e il protagonista non c'è relazione, a differenza del film. Qui, la storia è quella di varie scoperte: la scoperta della natura omosessuale da parte di lui; la scoperta degli abissi dolorosi da parte di lei. Il lieto fine forse arriverà (Capote lo lascia sospeso), ma non sarà certo quello del film con Audrey Hepburn». Inautunno, lavedremoanchesulgrandeschermo? «Ho girato una commedia carina con Enrico Brignano CiVediamodomani. Sono la sua ex che lo ha lasciato e si è portato via il figlio a causa dei pasticci che combina come imprenditore. Poi, dovremmo riprendere a girare I Calcianti, un film sul Calcio Fiorentino e sui fanatici che lo praticano. Sono rimasta colpita dalla violenza bestiale di questo sport, dalla tensione che si accumula. Io sono senese e conosco le accuse che ci rivolgono per il Palio, ma questi del Calcio Fiorentino sono dei pazzi, dei fuori di testa, che non vedono l'ora di picchiarsi barbaramente». PATTISMITH ALBERTOCRESPI WEEKEND CINEMA «Ragazzi, il rockvuol dire ribellione. Realizzare ungrande cambiamentoè possibile,ma non dovete farlonel vostro piccolo, dasoli, perché i governinonve lopermettono.Dovete unirvi, esseremilionidi milioniattraverso i social networke cambiare lecose.Potete scambiarvi tweet,messaggi. E fanculo ai governi».Patti Smith,65annigrinta da leonessanon smette maidi stupire, la suacaricahacontagiato i giovanigiuratidelGiffoniFilmFestival. La sacerdotessadel rocksi è confrontatacon loro sudiversi temi, in attesadisalire sulpalcodello StadioTroisi ieri sera.Ha parlato anchedel suo sensodispiritualità e diambiente. ÈESTATE,MAFORSEVEN'ERAVATEGIÀACCORTI.NONOSTANTELECONSUETECHIACCHIERESULLA«STAGIONEESTIVA»,STORICO MIRAGGIO DELLA DISTRIBUZIONE ITALIANA, NELLE SALE NON SUCCEDE QUASI NULLA.Solo tre filmoni americani allieteranno la nostra estate, visto che nel caso delle produzioni più importanti l'uscita mondiale in contemporanea è ormai una prassi: Spiderman è già uscito, Madagascar3 (modesto) e Ilcavaliere oscuro, terzo Batman diretto da Christopher Nolan, arriveranno in agosto. Per il resto, uscite scarse e non sempre imperdibili. Oggi escono letteralmente due film, uno americano, l'altro italiano. Quello americano è La leggenda del cacciatore di vampiri. Di ulteriori saghe vampiresche non si sentiva davvero la mancanza, ma il motivo di curiosità consiste nell'identità del cacciatore: trattasi di Abraham Lincoln! Il film si svolge alla vigilia della guerra di Secessione e ipotizza che i sudisti siano, appunto, vampiri disposti a succhiare il sangue degli schiavi. Trama delirante ma film meno carino del previsto: del resto, quando si affida una storia così profondamente americana a un regista kazako, il Timur Bekmambetov di Wanted, qualcosa si perde inevitabilmente per strada. È assai più interessante l'italiano L'estate di Giacomo. Peccato risalga a… un'altra estate, quella del 2011: il film ha vinto il Pardo d'oro per i cineasti del presente a Locarno, esattamente un anno fa, e che una pellicola pluripremiata in mezzo mondo impieghi 12 mesi per uscire nella canicola di luglio la dice lunga sulle storture della nostra distribuzione. Il regista, Alessandro Comodin, è nato in Friuli nel 1982 e sarà bene tenerlo d'occhio: in precedenza aveva firmato solo un documentario (La febbre della caccia, 2008) selezionato per la Quinzaine di Cannes, dove di solito prendono solo gente in gamba. L'estatediGiacomoè un piccolo, azzeccatissimo film di formazione: due ragazzi, Giacomo e Stefania, vanno al fiume per un picnic e si perdono nel bosco. Volutamente? Chissà. Giacomo è sordo dalla nascita, Stefania è una sua amica d'infanzia: hanno rispettivamente 18 e 16 anni. La loro piccola fuga si svolge su toni fiabeschi, la sensualità è qualcosa di ancora fanciullesco. Potrebbe sembrare un film esageratamente pudico, ma Comodin gioca tutto sul registro del ricordo. Più che in zona Giochiproibiti, siamo dalle parti della primissima Nouvelle Vague, con il suo modo poetico di raccontare l'adolescenza. Comodin gira con stile volutamente esile, ma riesce a far sembrare il Tagliamento un luogo dell'anima. Del resto il Friuli è una regione sorprendente, peccato che la triste polemica sulla Bella addormentata di Bellocchio abbia azzerato la Film Commission… Francesca Inaudi in una foto d'archivio Viracconto tuttodime ParlaFrancesca Inaudi ospite del GiffoniFilmFestival GIFFONIFILMFESTIVAL Festivaldi cinema per ragazzi Giffoni, finoal24 luglio www.giffonifilmfestival.it PAOLO CALCAGNO GIFFONI IFILM LALEGGENDADEL CACCIATORE DEI VAMPIRI regiaTimurBekmambetov conM.E.Winstead, D.Cooper, R.Sewell... Usa2012. -20th Century Fox «Ragazzi ribellatevi! Uniteviecercate dicambiare lecose» Francesca Inaudiospite inquesti giornidel GiffoniFilmFestival L'ESTATEDI GIACOMO regiaAlessandroComodin conG.Zulian,S. Comodin, B.Colombo Italia,Francia, Belgio2011 Ivampiri americani e quell'estate del2011 U: 20 venerdì 20 luglio 2012
L'INTERVENTO STEFANOCECCANTI Non c'è soltanto la «strana maggioranza». Ora c'è la doppia maggioranza, al Senato. Un raddoppio ad opera della consolidata ditta Pdl-Lega, una vera e propria miccia che rischia di far saltare in aria non solo le riforme istituzionali e la legge elettorale ma sta lì a ricordare al governo Monti che l'incendio può scoppiare in qualunque momento. Basta mettere insieme i fatti degli ultimi giorni per capire come nuovi movimenti carsici attraversino i corridoi di Palazzo Madama in vista delle prossime elezioni politiche. Mentre sono bloccati i lavori del Comitato ristretto che avrebbe dovuto presentare in 14 giorni un proposta di riforma elettorale da proporre all'Aula, la Lega ha presentato, dopo averne parlato con Silvio Berlusconi e Angelino Alfano una sorta di Porcellum geneticamente modificato, «il porcellinum», il delitto perfetto per uccidere nella culla la possibilità che il centrosinistra vada e resti al governo. Il teorema Calderoli prevede la reintroduzione delle preferenze (con le quali si cercano sponde nell'Udc) e si assegna il premio di maggioranza «alla coalizione o alla lista che abbia conseguito il maggior numero di voti» e se la lista supera il 45% in tal caso alla coalizione o alla lista stessa non possono andare meno del 55% dei seggi da attribuire. «Ieri ne abbiamo parlato con Berlusconi, Calderoli ne ha parlato con Casini, ne parleremo con il Pd», dice Roberto Maroni. Non c'è bisogno di incontri perché il «niet» del Pd arrivo a stretto giro di posta dal senatore Enzo Bianco: «Al Porcellum 2 diciamo “no grazie”». mentre al Senato Pdl e Pd si rimpallano l'accusa di mandare a marengo le riforme, alla Camera Bersani e Casini si appartano e parlano a lungo, discutono dell'urgenza di far ripartire il confronto nel Comitato. L'altro strappo nella strana maggioranza si consuma nella Commissione Difesa dove ieri è scattato il blitz della «doppia maggioranza» in occasione dell'elezione del presidente dopo che il ruolo è rimasto vacante per mesi a causa della scomparsa il 9 maggio scorso di Gianpiero Cantoni. Non viene eletta la democratica Roberta Pinotti, secondo l'accordo raggiunto dai gruppi, ma con i voti di Pdl e Lega - che hanno deciso di non rinviare come invece richiesto dalle altre forze politiche - diventa presidente il senatore di Coesione nazionale Valerio Carrara. «Episodi come questi minano alla radice i nostri rapporti e rendono tutto più difficile» ha commentato a caldo il vicepresidente dei senatori democrat Luigi Zanda. L'EMENDAMENTOVERGOGNA L'uno- due è arrivato sulle riforme istituzionali. Come annunciato ieri Pd e Idv sono usciti dall'Aula e questa sarà la linea fino al momento del voto finale previsto entro mercoledì, quando si esprimeranno contro il provvedimento. Ma in un altro afflato di sintonie ritrovate Pdl e Lega hanno dato l'ok a un emendamento a firma Roberto Calderoli che cassa dal testo sulla riforma costituzionale la clausola di salvaguardia sull'unità economica o economica nazionale nell'attività legislativa delle due Camere quando il governo presenta un ddl che interviene su materie di competenza regionale. Una bandierina fissata sul percorso di guerra dalla Lega, «pulsioni secessioniste» le ha definite Zanda. Furiosa Anna Finocchiaro: «Il gruppo Pd ha abbandonato l'Aula del Senato perché il Pdl ha rotto l'accordo sulle riforme costituzionali, con la presentazione dell'emendamento sul semipresidenzialismo che gli serve per propaganda elettorale». Clima rovente a Palazzo Madama e nelle segreterie dei partiti. «Quello che sta accadendo in Senato commenta a Youdem Bersani - è un fatto indecoroso che ha pochi precedenti. Si sta realizzando un'altra maggioranza con Pdl e Lega che vanno avanti ad inseguire, come se nulla fosse, la bandiera propagandistica del semipresidenzialismo. Ma questo è un problema solo nostro? O anche della presidenza del Senato e del governo che dovrebbe ottenere la possibilità di discutere i propri provvedimenti? Non credo sia un problema solo nostro». Bersani ieri è tornato a esprimere la sua preoccupazione per quello che è molto più che un sospetto: che Pdl e Lega si stiano impuntando sul semipresidenzialismo per bloccare tutto, a partire dalla riduzione del numero dei parlamentari, cercando il blitz anche sulla legge elettorale. Tutto questo mentre in Parlamento ci sono provvedimenti, come la spending review, sui quali si rischia di non avere il tempo - e soprattutto le condizioni politiche - per quelle modifiche ritenute dal Pd fondamentali. Preoccupazione sull'iter delle riforme che investe anche il Capo dello Stato che, dopo aver incontrato Monti mercoledì, ieri ha incontrato Casini con il quale si è a lungo soffermato proprio sulla legge elettorale. E sullo sfondo di ogni colloquio tra i leader c'è il ritorno del Caimano il burattinaio che muove i fili. L'INCONTRO CHESISVOLGE OGGIALLE15 PRESSOLE SCUDERIEDI PALAZZORUSPOLI (VIA DELLA FONTANELLABORGHESEN. 56/B) IN NOME DELLACONTINUITÀCON L'AGENDA MONTI non è un posizionamento immediato, ma è per certi versi qualcosa di più, una puntualizzazione non neutrale dei criteri con cui affrontare i passaggi che ci condurrano al voto. Anzitutto una premessa doverosa: l'agenda Monti è stata possibile grazie alla moral suasion del Presidente Napolitano in settimane drammatiche, in cui il Presidente ha aperto al massimo la fisarmonica costituzionale dei poteri presidenziali. Negli attacchi dei giorni scorsi c'è una chiara volontà politica di colpire questo ruolo e di destabilizzare il delicato equilibrio che è assolutamente insostituibile fino alle elezioni a scadenza ordinaria. Dalla sua postazione istituzionale il Capo dello Stato ha fatto responsabilmente la scelta meno lacerante, spostando la questione su un organo terzo, spoliticizzandola. Tuttavia forze politiche come il Pd hanno il dovere di trarne anche delle conseguenze politiche, considerando irreversibilmente cadute possibili intese con chiunque abbia adottato posizioni strumentali e e destabilizzanti. Dopo questa premessa identifichiamo il nucleo duro dell'agenda Monti: il ritorno al principio di realtà, alla consapevolezza che è finito il tempo della crescita a debito, e alla consapevolezza che, almeno in Italia, questo debito blocca la crescita e non ha affatto garantito la riduzione delle diseguaglianze. Da questo punto di vista la lettera della Bce non ha rappresentato una strana missiva proveniente da Marte, ma un memorandum sulle cause del debito, le mancate riforme di questi anni. Non a caso quella lettera è in larga parte sovrapponibile a un altro documento del nostro dibattito civile, quello della Settimana sociale dei cattolici. Sotto l'agenda Monti, come sua base materiale, persino la compagine della squadra di Governo ha evidenziato il centro profondo della società italiana, delusa dalle coalizioni eterogenee che si sono avvicendate con l'eccezione del biennio 1996-1998: aree delle professioni, del rapporto costitutivo con l'area europea ed atlantica che non è politica estera ma che è a tutti gli effetti orizzonte interno, area cattolica impegnata ma disillusa, e così via. Un centro che non può coincidere né con partiti né col poli politici di centro, ma che rappresenta la struttura portante per qualsiasi proposta credibile di Governo che ambisca a un orizzonte medio-lungo. Rispetto a questo nucleo duro è del tutto evidente che non si potrà praticare la linea di Penelope, disfacendo domani quello che si è fatto oggi. Un conto sarà inserire elementi di discontinuità facendo cose ulteriori e/o diverse, un altro sarebbe ragionare come se dovessimo prendere un biglietto di ritorno per il punto di partenza, per lo status quo al novembre 2011. Così descritto il nucleo duro dell'agenda Monti è altrettanto evidente cosa non vi rientra, cosa è caduco perché legato alla necessità e urgenza con cui l'attuale Governo è sorto: il ricorso esclusivo o prevalente a non parlamentari, lo sfuggire alla regolarità del rapporto tra conenso, potere e responsabilità a cominciare dalla guida del Governo che deve godere di un mandato analogo a quello che si riceve nelle grandi democrazie parlamentari. Tra il nucleo duro dell'Agenda Monti e gli elementi caduchi dell'attuale Governo Monti c'è però oltre che un rapporto di distinzione anche uno di pregiudizialità. Solo se da parte del Pd, cuore del centrosinistra di Governo, si afferma la continuità con l'agenda Monti, selezionando rigorosamente programmi ed alleati in questa chiave, sarà allora possibile liberarsi degli elementi emergenziali caduchi. Se invece non ci dovesse essere chiarezza sulla continuità con l'agenda Monti allora, di fronte al rischio grave di ripetere le coalizioni inconcludenti del passato, finirebbero fatalmente col riproporsi soluzioni emergenziali. ILCOMMENTO NINNIANDRIOLO Calderoli concorda con Berlusconi il Porcellum 2 Stesso asse sulle riforme istituzionali e in commissione Difesa Bersani: «Non è un problema solo nostro» SEGUEDALLAPRIMA Ciò che è accaduto ieri a proposito della presidenza della commissione Difesa - il Pdl che vota con il Carroccio, fieramente schierato all'opposizione rappresenta l'ultimo anello della lunga catena di prove di intesa tra nostalgici partner della fallita maggioranza berlusconiana. La stessa che cerca di uscire dalle difficoltà mettendo a frutto i numeri di cui gode a Palazzo Madama. L'obiettivo? Alzare il prezzo con il governo e con chi lo sostiene. Lo scambio tra Senato federale, caro alla Lega, e semipresidenzialismo su cui ha puntato tutte le carte il Cavaliere ruppe l'intesa Pd-Pdl-Udc sulle riforme costituzionali. E mise in evidenza l'emergere di quella doppia maggioranza di fatto che, secondo il senatore Pd, Luigi Zanda, «indebolisce la stessa credibilità del Paese» al cospetto di mercati che si attendono un governo sorretto da una forza parlamentare autorevole e L'ITALIAELACRISI M.ZE. ROMA Pdl-Lega, la «doppia maggioranza» minaccia il premier Solo l'Agenda Monti può liberarci da soluzioni emergenziali . . . Oggi il convegno di Palazzo Ruspoli organizzato dai firmatari della lettera al Pd Un nuovo patto inaccettabile . . . Violato accordo tra i gruppi per l'elezione di Pinotti: la destra elegge il senatore Carrara . . . Il segretario Pd: quello che sta accadendo è un fatto indecoroso che ha pochi precedenti 4 venerdì 20 luglio 2012
Montepremi 1.949.382,75 5+stella Nessun6-Jackpot 15.062.767,33 4+stella Al5+1 389.876,55 3+stella 1.891,00 Vinconoconpunti5 32.489,72 2+stella 100,00 Vinconoconpunti4 386,64 1+stella 10,00 Vinconoconpunti3 18,91 0+stella 5,00 Nazionale 34 89 10 74 39 Bari 9 87 2 78 29 Cagliari 82 65 40 5 80 Firenze 79 42 65 47 72 Genova 44 68 83 70 47 Milano 13 44 7 27 67 Napoli 75 71 28 74 10 Palermo 29 81 13 6 73 Roma 65 17 80 1 26 Torino 41 15 66 19 90 Venezia 10 73 34 67 1 RafaelNadal non prenderàparte alleprossime OlimpiadidiLondra. Il tennistaspagnolo ha motivato la decisione dicendodi «nonessere in condizione»pergareggiare. Nadal eracampione incarica, avendoconquistato il titolodi Pechino 2008.E la Spagna, aunasettimana dal via,dovrà trovareun nuovo portabandiera. «Nonce la faccioper Londra - spiegaNadal -e devopensare aimiei compagni, non possoessereegoista perchéprimadi tuttovengono losport ed il tennis spagnolo.Devo lasciarespazio adun compagno chesia meglio preparatodi me. Hoprovato a farcela finoall'ultimo momentoed èuno dei momentipiù tristiper me. Avevoun desiderio grandissimodi esserciedi vivere unmomento così speciale comeessere ilportabandiera della Spagnanellacerimoniadi aperturadei Giochidi Londra.Potetequindi immaginare quanto perme siastato duroprendere questadecisione». InumeridelSuperenalotto Jolly SuperStar 5 36 51 55 69 79 48 86 10eLotto 2 9 10 13 15 17 29 40 41 4244 65 68 71 73 75 79 81 82 87 MASSIMODEMARZI ROMA LOTTO SPORT LIBERATO E MAGARI ANCHE BENDATO, CHRIS FROOME AVREBBE STRAVINTO IL TOUR DE FRANCE. Invece l'ha regalato al capitano Wiggins, ne ha avuto pietà, l'ha scortato, incitato, aspettato anche sul Peyresourde. Il ciclismo è crudo, spietato con i parvenu, ha delle regole, delle gerarchie, è il più antidemocratico e reazionario degli sport. Chris Froome aveva i numeri per piantare Wiggins sin dalla Planche des Belles Filles, l'avrebbe staccato sulle Alpi, ieri avrebbe tirato dritto, ma non l'ha fatto. La tappa invece la Sky l'ha regalata ad Alejandro Valverde, nel giorno della piccola e non sanguinosa crisi di Vincenzo Nibali, bravo nel perdere solo 16” dalla coppia inglese, bravissimo nel salvarsi nel giorno più duro, nelle nebbie dei Pirenei e con un lancinante dolore al polpaccio che l'ha limitato ma non gli ha tolto il podio di Parigi. Sarà terzo, il massimo sperato e il meglio sperabile di fronte allo strapotere dei due inglesi. La giornata sembrava disegnata sul siciliano, salite dure e discese pericolose, il Menté, il Balés, il Peyresourde, l'arrivo a Peyragudes. Nibali vuole la tappa e cerca di tenere sigillata la corsa, dando alla Liquigas un compito duro, tirare e controllare tutto il giorno. Sul Menté va via un gruppetto piuttosto folto con tre uomini Movistar, con Voeckler e Kessiakoff in lotta per la maglia a pois. Accade però l'imprevedibile, Nibali fa a tutta la discesa, guadagna 30” agli Sky ed entra nel gruppetto. È un azzardo gigantesco, esagerato, gli uomini in fuga lo scongiurano di rialzarsi, con lui dentro Wiggins e Froome non darebbero spazio al tentativo. Dopo un colloquio con Valverde, Nibali rinuncia, si rialza e si riaccoda alla maglia gialla. Il resto della giornata la Liquigas lo passa a cercare di tenere la fuga a distanza di sicurezza, alla caccia prima di 17 uomini, poi del solo Valverde, evaso sul duro Port de Balés, vantaggio massimo 3'. Nerz e Basso fanno tutto il Balés e gran parte del Peyresourde in testa, ma sono tirate di circostanza, a un ritmo blando. O non ne hanno, o Nibali non ne ha, si ipotizza. Purtroppo è vera la seconda, al primo scatto vero Nibali piega la testa e guarda il duo Sky andare via indisturbato. Evans va ancora alla deriva - perderà 2 minuti -, Vincenzo soffre, ha un risentimento a un polpaccio e non riesce a spingere, ma non va in crisi. Pochi metri più avanti di nuovo la scena madre di questo Tour, già vista sulle Alpi. Froome mette il turbo e sembra non curarsi di Wiggins, che non lo tiene e lo osserva andare via. Allora l'anglo-kenyano si ferma, guarda indietro, smette di pedalare, fa segno con la mano, lo chiama, Wiggo risponde, lo raggiunge. L'immagine è mortificante, un uomo potrebbe stravincere e invece aspetta che l'altro, il capitano, il più pagato della squadra, l'ex pistard diventato corridore da Tour de France, torni sotto. Lo fa in modo plateale Froome, tradendo impazienza e forse anche insoddisfazione. Lui è più forte ma sarà secondo a Parigi, difficile accettarlo. I due arrivano insieme, 19” dopo l'ex dopato Valverde, tornato a correre a gennaio dopo due anni passati a casa. Froome racconta a fine corsa una felicità non sua: «Questo dovevamo fare, vincere il Tour, correre così, aiutarci, l'abbiamo fatto, il mio lavoro era stare accanto a Bradley». Non l'ha mai mollato da Liegi, nemmeno quando avrebbe potuto e dovuto farlo. Wiggins non l'ha mai staccato, la differenza tra i due la fanno la crono di Besançon e una sciocca foratura costata a Froome 1'30” nella prima tappa, quella di Seraing. Wiggo sorride, ringrazia, però sa cosa la gente ricorderà del suo Tour: «Chris è stato superlativo, è un compagno di squadra eccezionale, non potevamo che correre così. Sono sicuro che un giorno vincerà il Tour de France, e io quel giorno sarò al suo fianco». Più facile che Froome cambi squadra al più presto invece, ha 27 anni e una classe infinita. Può diventare un dominatore del Tour nei prossimi anni, ha tutto, la salita, la crono, intelligenza, gusto dello spettacolo e senso della corsa. Ha avuto un compagno pesante di troppo. Alla pari non ci sarebbe stata storia. Le montagne sono finite, ora il Tour si trascina verso Parigi. Oggi tappetta defaticante da Blagnac a Brive-la-Gaillarde. Sabato l'ultima crono e l'ultimo duello Wiggins-Froome, svuotato di contenuti tecnici ma, s'immagina, carico di attese, delle paure dell'uno e delle voglie dell'altro. Parigi, domenica, sarà di un inglese per la prima volta. Del meno forte dei due però, questo hanno detto le montagne. IBRA,90VOLTEHOLLANDE.Nel giorno in cui è il mercato italiano a regalare notizie importanti, con Mudingayi all'Inter, il ritorno di fiamma del Napoli per Jovetic e Destro a un passo dalla Roma, è ancora Zlatan Ibrahimovic e il suo multimilionario passaggio al Psg a monopolizzare la scena. Ieri sono state sollevate polemiche a proposito dell'ingaggio dello svedese, che con i suoi 14 milioni a stagione percepirà 14 volte lo stipendio del neo presidente francese Hollande (che guadagna 179 mila euro all'anno). Jerome Cahuzac, ministro dell'Economia, non ha esitato a parlare di «cifre indecenti in un momento in cui tutti devono compiere sacrifici conoscendo le terribili conseguenze della crisi, molti club sono indebitati al di là del ragionevole». Come lui sembrano pensarla molti connazionali e sulla stampa transalpina non c'è traccia d'entusiasmo per questa protervia degli sceicchi, padroni del calcio parigino ma non degli umori di una Nazione. Tornando al mercato, ora si attende la risposta del Milan, che ha 65 milioni di euro da investire. Malgrado le smentite, tra i dirigenti rossoneri e il City si sta provando a intavolare la trattativa per Carlitos Tevez, ma arrivare all'Apache argentino non sarà cosa semplice e rapida, così in via Turati stanno studiando il piano B. Che porta a Edin Dzeko, l'attaccante preferito da Allegri, ma ci sarebbe anche una pista italiana che conduce ad un ex rossonero, Alessandro Matri. In un noto ristorante milanese c'è stata un incontro tra il procuratore dell'attaccante, Tullio Tinti, e Adriano Galliani. Probabilmente si è trattato di un semplice pour parler, ma nel momento in cui la Juve dovesse arrivare al top player, sarebbe proprio Matri l'indiziato numero uno di cessione. È il segreto di Pulcinella che la Signora voglia inserire una contropartita tecnica per far abbassare il prezzo di Jovetic, che la Fiorentina (per bocca del ds Pradè) ha fissato in 30 milioni. La Juve frena e prova a giocare al ribasso, e se i viola pretendono contanti da Torino vorrebbero alleggerire l'organico, magari - se non proprio Matri - inserendo Pazienza e Quagliarella nello scambio, favorendo così l'intromissione di un'altra società: e Aurelio De Laurentiis starebbe preparando il colpaccio. Il Napoli, dopo aver prelevato dalla società viola Behrami e Gamberini, ora sogna di fare tris: «Abbiamo investito 17 milioni finora, non mi costerebbe nulla staccare un assegno di 30 milioni per Jovetic», ha detto il presidente partenopeo. Nella giornata di ieri è tornata a battere un colpo l'Inter: è arrivata l'ufficialità e la firma di un contratto triennale per Gaby Mudingayi (con clausole legate ad una eventuale squalifica per la vicenda scommesse). Mancano invece gli ultimi dettagli e l'annuncio, ma Mattia Destro si può considerare già un attaccante della Roma: il pezzo pregiato del mercato 2012 dovrebbe vestirsi di giallorosso e firmare un contratto fino al 2017. Bertolacci, ex Lecce, è passato al Genoa, mentre al Bologna (che ha ufficializzato l'uruguayano Abero) è arrivato il giovane attaccante Gabbiadini via Juve. Da una promessa a una vecchia gloria rossonera come Pippo Inzaghi, che si è preso alcuni giorni prima di decidere il suo futuro. Il Milan gli ha offerto la guida degli Allievi Nazionali, ma il bomber vorrebbe giocare ancora e (dopo il no dell'Atalanta) il Granada gli avrebbe formulato una proposta molto allettante. Nadaldà forfait: laSpagna perdeil suoportabandiera «Stomaleesonotriste» GIOVEDÌ 19 LUGLIO Froomeva troppoforte AValverde l'ultimoarrivo insalita Wiggins deve frenare il “gregario” Nibalinonriesceadattaccare: soffreetiene il terzoposto Lospagnoloresisteal ritorno dell'anglo-keniano,chedeve aspettare il suocapitano... COSIMOCITO citocosimo@hotmail.com TourdeFrance ChristopherFroomee BradleyWigginsentrambidella Sky, dominatoridelTour. FOTO JANSENS/ANSA .. . Intanto ilMilandeve trovareuncentravanti di livello internazionale: piùDzekodiTevez I francesi siarrabbiano «Lostipendiodi Ibra èdavvero indecente» Scandalizzato ilministro dell'Economia: «Prende90voltepiù diHollande».Jovetic, si faavanti ilNapoli. OLIMPIADI ... Oggi tappafacile,per l'ultima volata.Poi lacronoe l'epilogoaParigi:vinceràun inglese,maquellomenoforte U: venerdì 20 luglio 2012 27
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