NICOLALUCI ROMA Preziosici avevaabituatoa tutto.Ma l'esonero deldirettoregeneraledopo neanchedue mesi forse restaun record. Il contrattocon Pietro Lo Monacosi è chiuso.Martedì ilGenoa ufficializzerà la fine del rapporto con l'ex dirigentedel Catania.L'addiodi Lo Monaco cambierà lestrategie dimercato rossoblù. Congelato l'acquisto diMatias Martinez, il cui arrivoera comunquesubordinatoallacessione diAndreas Granqvist. Lo Monacoavrebbe volutoportare alGenoa PabloBarrientos, ma adessoPreziosi potrebbepuntaresualtri obiettivi.Contatti con la Romaper Gianluca Caprari.Dopo la partenza diPerin, ilGenoaè alla ricercadi unvice-Frey. Il primoobiettivo è MassimilianoBenassi, che il Lecceè disposto a cederesoloatitolo definitivo,mentre il club rossoblùvorrebbeprenderlo inprestito. L'alternativaa Benassipotrebbeessere Rubinho. «UNAGARAPERFETTA,NELLIMITAREIDANNI.MAORAANDIAMO IN VACANZA COSCIENTI CHE DOBBIAMO COMPIERE UN DECISO PASSO IN AVANTI. McLaren-Mercedes, Red Bull Renault e Lotus restano le più veloci in condizioni di pista asciutta. La pioggia, in passato, ci ha aiutato in qualche occasione, ma non può essere sempre così, se vogliamo davvero conquistare questo mondiale». Parola di Fernando Alonso, dopo un Gran premio di Ungheria come al solito noiosissimo. Perché da sempre all'Hungaroring, se vuoi passare un avversario, devi sparargli. Lo spagnolo, in compenso, ha fatto il ragioniere, limitando i danni con un quinto posto senza infamia e senza gloria. Vince e stravince Lewis Hamilton, al secondo successo stagionale, che recupera ben 15 punti ad Alonso, pur restando distante ancora 47 lunghezze nella classifica provvisoria del mondiale. Classifica che vede comunque consolidato il primo posto del pilota della Ferrari, che ora ha 40 punti sul secondo, che è sempre Mark Webber, con l'australiano però ultimamente protagonista di gare incolori e stavolta capace di raccogliere solo un'ottava piazza che certo non lo candida a lottare per il mondiale. A differenza di Hamilton. O di Raikkonen, ottimo secondo a un niente da Hamilton, con la Lotus davanti alla vettura gemella di Grosjean, dopo un ruota a ruota tra i due che ci ha per qualche istante ricordato antichi duelli, quando la F1 era meno condizionata da sanzioni e regolamentazioni varie. In quanto al nervosissimo Sebastian Vettel, due volte campione del mondo in carica, porta a casa un quarto posto, dopo aver tentato nel finale un cambio gomme disperato nel tentativo di raccogliere almeno il gradino più basso del podio. La sua Red Bull sembra altalenante nel rendimento, anche se resta una monoposto di primo livello, forse troppo bersagliata dalla Fia (Federazione Internazionale dell'Automobile), che non perde occasione per contestare al team del geniale progettista Adrian Newey ogni mossa o cambiamento tecnico. Red Bull che mantiene però nettamente il comando del mondiale costruttori, davanti alla McLaren e alla Lotus, che dopo questo Gp d'Ungheria relegano la Ferrari in quarta posizione. Una classifica giusta, che premia i tre migliori team dal punto di vista tecnico e prestazionale. Come peraltro è giusto il primo posto di Alonso tra i piloti, a dimostrazione del grande ruolo che ha avuto lo spagnolo, capace spesso di sopperire a qualche colpo di tosse da parte delle sua F2012. Cosa che continua a non saper fare Felipe Massa, giunto nono e mai in lotta con i migliori. «Questa è una pista che mi è sempre piaciuta, nonostante il brutto incidente di tre anni fa», aveva detto alla vigilia della gara. Purtroppo, il risultato finale ha ancora una volta parlato chiaro. E ora, tra i possibili sostituti del brasiliano è saltato fuori anche il nome di Raikkonen. Si tratterebbe di un clamoroso ritorno, ma anche di una difficile convivenza con Alonso. Per la cronaca il finlandese colse l''ultima vittoria con una monoposto di Maranello nel Gp del Belgio del 2009, per poi andarsene alla fine di quella stagione e dedicarsi per due anni ai rallies. L'unico ostacolo legato al possibile ingaggio di Kimi sarebbero però i difficili rapporti con Montezemolo, visto che tra i due non è mai corso buon sangue. Dai rumors, torniamo ovviamente alla pista. Esaltato, a dir poco, Hamilton: «Una gara fantastica, su un circuito dove vinco, tra l'altro, per la terza volta dal 2007 ad oggi». Alla felicità dell'anglocaraibico fa da contrasto il malumore di Raikkonen: «Non sarò contento fino a quando non ritornerò alla vittoria. Sì, sono ancora una volta secondo, ma i posti d'onore sul podio non mi bastano più». Più euforico il “novizio” Romain Grosjean, campione di GP2 nel 2011 e ormai un delle più belle realtà della F1. «Non ho nulla da recriminare - giura lo svizzero con licenza e passaporto francesi -. Lottare con i migliori piloti della F1 non può che essere motivo di orgoglio». Per quanto riguarda il resto del mondo, dietro ad Hamilton, Raikkonen, Grosjean, Vettel e Alonso, troviamo Button, con l'altra McLaren e Senna, buon settimo con la Williams. Ancora una gara no per Michael Schumacher. Prima è rimasto con il motore muto sullo schieramento, poi è stato sanzionato per velocità elevata ai box. Il ritiro gli ha evitato ulteriori sofferenze. La F.1 va ora in vacanza per tutto agosto, perché si riprenderà il 2 settembre a Spa. A seguire, il 9, Monza: due gare che si preannunciano a dir poco infuocate. LE PRESSIONI DELLAJUVENTUS HANNO FATTO IL LORO DOVERE. Antonio Conte si è convinto a patteggiare. Alla fine ha prevalso la ragione e la necessità di circoscrivere al minimo la squalifica, a tre mesi (più 2-300mila euro di multa), evitando uno stop di oltre un anno. Questa è l'indiscrezione che circola ormai da tempo a Torino e che oggi dovrebbe avere una conferma più o meno ufficiale. I legali di Conte e il procuratore Palazzi dovrebbero incontrarsi per trovare l'accordo che mercoledì verrà presentato alla commissione disciplinare. Patteggiando, la squalifica sarà immediata, e Conte non potrà sedere nella panchina della Juventus per 10 turni di campionato e 3 di Champions. Più o meno novembre. Se invece l'interdizione dovesse durare quattro mesi, Conte ricomparirà in panchina sabato 1° dicembre, quindicesima giornata nell'anticipo del derby allo Stadium contro il Torino, visto che pochi giorni dopo la Juve sarà impegnata nell'ultima gara della fase a gironi della Champions League. Quella di sabato in casa dell'Herta Berlino dovrebbe essere stata l'ultima uscita di Conte. Tra l'altro il tecnico è stato confortato dalle ottime prove offerte in difesa da Lichtsteiner e Marrone, due centrali per caso. Secondo Conte «in quel ruolo Marrone ha futuro. Voglio provarlo dall'inizio». La Juve sembra più avanti delle proprie rivali. Dell'Inter, impegnata il due agosto a Spalato con l'Hajduk per l'accesso all'Europa League. La squadra di Stramaccioni (partita finita 1 a 1) deve ancora risolvere il problema che l'ha assillata l'anno scorso: la posizione di Sneijder. L'olandese è un fuoriclasse, ma per ora sembra essere ancora non pienamente inserito nel modulo Inter. Fisicamente è giù - ha iniziato la preparazione più tardi - ha dimostrato ancora poco affiatamento (se non a parole) con il calcio di Stramaccioni. Eppure il tecnico dell'Inter lo considera una pedina fondamentale. Talmente fondamentale che nell'ultima apparizione lo ha messo nel ruolo che predilige: quello del vertice alto del rombo di centrocampo. Ma il suo ingresso ha costretto Coutinho a fare l'uomo di corsa sulla fascia, ruolo non suo. Sneijder ha bisogno di uomini che si muovano per lui. L'Inter di più chiarezza. Chi dovrà dimenticarsi presto il passato è il Milan. E sembra che lo stia facendo bene. Due notti fa, negli Stati Uniti, ha battuto 1 a 0 i campini d'Europa del Chelsea con Urby Emanuelson, ancora a segno dopo il gol partita realizzato nel test precedente contro lo Schalke. La partenza di Thiago Motta è, per ora, assorbita dal dalla crescita dei giovani come Acerbi. Resta l'incognita di come possa reggere per tutto il campionato una coppia d'attacco formata da Cassano e Pato. Per questo si aspettano rinforzi. Chi sembra essere già pronta è la Roma. Destro ha completato l'attacco, che poi è il reparto più importante nelle squadre di Zeman, e fino a quando il fiato regge saranno dolori per tutti. L'amichevole con El Salvador (vinta 2 a 1) ha messo in mostra una squadra dura da affrontare. Preziosigiàcambia Via ildirettoregenerale PietroLoMonaco SO LUZIO N E 1…TD 1+!;2.RG 2,T :C1; RESTA N D O CO N LA T IN PIÙ D ATA L'IN CHIO D ATURA ! SPORT ... Il2agosto l'Interdi StramaccioniaSpalato per l'accesso all'EuropaLeague Calcioscommesse Contepronto apatteggiare IltecnicodellaJuve potrebberimanere fuoriper treoquattro mesi.Avrebberischiato unannodisqualifica ... Massaarrivaalnonoposto EinFerrari siparla delclamorosoritorno diKimiRaikkonen SCACCHI ADOLIVIOCAPECE TEA, SCUDETTO A 12 ANNI. Clamorosa conclusione per il campionato Italiano femminile ad Acqui Terme (AL): ha vinto la palermitana Tea Gueci di soli 12 anni e mezzo (!!) che ha concluso con un punto di vantaggio sul gruppo delle seconde (vinte le prime 6 partite, poi una persa e una patta); un risultato storico. Nel campionato Under 20 titolo a Simone De Filomeno di Prato. Partite e risultati: www.scacchisti.it Alonso, quinto mafelice InUngheriadominaHamilton Il ferraristaallunga inclassifica Per lospagnolo«gara perfetta limitando idanni» SuWebberora ilvantaggio inclassificaèsalitoa40punti Si torna inpista il2agosto LODOVICOBASALÙ sport@unita.it LewisHamilton con laMcLaren Mercedesha vinto ilGran Premiodi Ungheria FOTO DI VALDRIN XHEMAJ/ANSA EPA GENOA Asensio Soto - Arencibia, Andorra IlNero muovee vince. U: lunedì 30 luglio 2012 23
ILIBRI, QUANDO SONO BELLI, NONINVECCHIANO; CASO MAI SI POSSONO AGGIORNARE O, SEMPLICEMENTE, SI PRESTANO A RIFLESSIONI ULTERIORI SCANDITE DAL TEMPO TRASCORSO, MA SEMPRE MOVIMENTANO ALTRI SOGNIPER LA TESTA. È il caso di I bambini leggono di Roberto Denti, pubblicato per Einaudi, nel ‘78. Scritto in forma di diario tenuto dal «capitano» della libreria dei ragazzi dal 72 al 78, il libro si presentava e si presenta come un delizioso viaggio a ritroso negli anni 70, una impedibile giravolta all'interno di una fetta della cultura italiana osservata con lo sguardo dei libri, della scuola, dei bambini, in un periodo di gran fervore; un periodo nel quale Roberto e Gianna Denti, appunto, diedero l'avvio a quella straordinaria avventura che il 15 novembre 1972 vide la nascita, in Via Tommaso Grossi, a Milano, della prima libreria per ragazzi in Italia. Una libreria dove si poteva toccare, guardare e non comprare. Una libreria che intendeva, fin dagli albori, aiutare i bambini a crescere fra i libri, in autonomia, alla ricerca della propria individualità. A 40 anni di distanza, in un tripudio di festeggiamenti, dibattiti, laboratori, incontri eccellenti, la libreria - adesso in Via Tadino - rimane punto di riferimento per chiunque graviti attorno al pianeta bambino. Non casualmente, oggi, La Castoro libri ne ripropone una edizione curatissima, arricchita da una nuova introduzione, aggiornamenti diaristici nonché un'utile bibliografia su alcuni titoli che, dalla collana Tantibambini, alla Pimpa, al Diario di Schiappa, hanno segnato la storia di questi quarant'anni (I bambini Leggono, pp. 178, euro 14). Pagine che si snodano appassionate; testimonianze utili per non dimenticare quella pedagogia, non proprio caduta in disgrazia, che il bambino lo voleva forgiare e omologare ai dettami di una Chiesa retriva, di una Scuola fatta di disuguaglianze, di libri di testo «stupidari», di un'editoria miope, tristanzuola, con cartonati da colorare, fiabe edulcorate e mal tradotte, Cuore in vetta alle classifiche. Questo Diario è davvero una presa diretta sul nascere dell'editoria per i ragazzi, su personaggi, libri e idee che hanno segnato un nuovo modo di guardare alla soggettività dei bambini, perché i bambini - sosteneva anche nel suo incessante lavoro Rodari - non sono dei piccoli cretini. Esigono rispetto. Considerando poi, per dirla con Pinin Carpi che «su di noi ha certamente influito più Pinocchio che la Divina Commedia»! E se da un lato non mancano gli sbigottimenti di fronte a genitori già frettolosi e sbrigativi, all'inguaribile perbenismo che affligge la contemporaneità e che se ieri si irretiva a fronte di libri di educazione sessuale, oggi si scandalizza a fronte di libri, che con pinguini o conigli, parlano ai bambini di famiglie omosessuali; dall'altro il diario trascina in considerazioni altalenanti quanto intramontabili: la voglia e la fatica di studiare, di leggere, di crescere. Certo, nella tersa scrittura di Roberto Denti, ci si trova immersi nel clima fattivo, giovane, dirompente, di chi sta per realizzare un sogno: diventare librai. Un esempio per tanti giovani di oggi a non perdersi d'animo, a lottare per i propri sogni. Una scommessa, quella di Gianna e Roberto, fatta di tenacità, di scaffali da riempire (e bene), di persone da contattare, convincere. Un'atmosfera che di mese in mese si riscalda. Arrivano le prime scolaresche in visita, i primi maestri: straordinari come Marco Lodi. Si susseguono, poi, autori e illustratori e intellettuali e pediatri. Gianni Rodari si alterna a Pinin Carpi, Primo Levi a Marcello Bernardi, a Laura Conti, a Leo Lionni, alla magia di penne e pennelli di Munari. E infuocate quanto indignate sono le pagine rivolte agli attacchi di Montanelli, come al ricordo del giornalino IlPionieredell'Unità bruciato davanti alle chiese negli anni di piombo. Delicate e divertenti sono inoltre le fiabe classiche reinventate e le filastrocche che questo grande interprete della cultura italiana alterna, nel testo, alle sue dissacranti e spregiudicate riflessioni. Un libro al sapore di libri… un libro che ieri come oggi ribadisce come per fare dei bambini di oggi dei lettori di domani occorra che i bambini stessi trovino nel libro qualcosa di utile: utile a divertirsi. Libri, dunque, che facciano il solletico e si capovolgano in piroette di senso e giochi di luce! ADOGNI AZIONE- ANCHELAPIÙPICCOLA EINNOCENTE-CORRISPONDEUNAREAZIONE.Ciò significa che, se per caso aveste la malaugurata idea di lanciare la bambola della vostra sorellina fuori dalla finestra e giù per tre piani, solo per farle uno scherzo, beh, allora dovrete aspettarvene delle belle! C'è la possibilità infatti che la bambolina in questione rimbalzi sulla strada per poi finire su una scatola che galleggerà al largo dell'oceano dove un uccellino la prenderà al volo poco prima di fare un gran verso che sveglierà una scimmietta che urterà il gomito di una sceicca che farà partire una freccia che centrerà un cammello che calcerà una cesta! In linea con lo stile ironico e raffinato di Richard McGuire, Chi la fa l'aspetti (pagine 40, euro 16,00) è una favola ma al tempo stesso un'ulteriore riflessione dell'autore sul caso, sulla possibilità, sulle circostanze, e su come i momenti della vita quotidiana potrebbero essere il risultato inconsapevole del loro intrecciarsi. BAMBINI Torna in libreria ildiario delprimolibraiodi letteratura per l'infanzia:parolee idee chehannocambiato losguardosull'infanzia Dal libro «Chi la fa l'aspetti» diRichardMcGuire L'ALFABETO Il capitano dei libri «Ibambini leggono» dieconRobertoDenti MANUELATRINCI LASTORIA Giocareconilgiocattolo piùbello: ilpensiero «Lettere fra i lacci» diCristina Falcon Maldonado eMarinaMarcolin (pp.25, euro 15,Kalandraka): unalbodelicato cheevoca, in formadiaristica, i primi rapportidi Flor -bambina di sette anni con i libri:porta della saggezza. Il narratore è unodei fratelli piùpiccoli, unodei sette. La loroè una famigliamodesta.Eppure aquesta innegabile indigenza fra dacontrappuntouna grandericchezza affettiva.La domenica la mammarientra dal lavoro etutti insieme nel lettoneascoltano eraccontano storie,giocano con il giocattolopiù bello: leparole e ilpensiero. Lamatita delicatadi Marcolin fadel sillabario il cui filo conduttoredella storia. Chi la fa l'aspetti, la favoladiMcGuire sulcaso DallaAallaZ:comelefiabe finisceericominciasempre «Alfabetodelle fiabe» diBruno Tognolinie AntonellaAbbatiello (pp.30,euro14, Topipittori): realizzatonell'ambitodel progetto«Leggere che piacere»,questo delizioso libroci proponeunalfabetoche, propriocome le fiabe, ricomincia sempre! Così se l'iniziodi questostraordinario alfabetoè la A,come anello,«piccolo tondodi mondo fratello», la Znon potrà essereche Zuccadopo laquale «ritorna l'anello…perché la fiabaèuna zuccache sfama lavita». E per finire: ilgioco dell'alfabeto,contanto di istruzioni,giocatori, segnalinie dadida lanciare,penalità e vantaggi! U: 18 lunedì 30 luglio 2012
Medaglia di bronzo per la 26enne Rosalba Forciniti nella categoria 48 kg del judo. L'atleta di Longobucco, nel Cosentino, si è imposta sulla lussemburghese Marie Muller. L'oro è andato alla nordcoreana Kum Ae An, argento per la cubana Yanet Bermoy Acosta. Judo, per Rosalba Forciniti un urlo di bronzo ANDREAASTOLFI sport@unita.it I maestri hanno fame, la prima portata del loro banchetto londinese è la Francia vicecampione d'Europa, il conto dice 98-71, prova di squadra tremenda, 22 punti di Durant, 10 di Bryant, 8 di James. Tutto scontato nel torneo di pallacanestro, il Team Usa non è ancora da sogno, ma è una squadra, al di là delle previsioni. Il basket americano è uno sport diverso da quello europeo, ha altre regole, altri tempi, anche il campo e il canestro hanno misure diverse. Gli americani insegnano un basket inapplicabile in Europa. Ma hanno due cose fondamentali, fisico e tecnica individuale. L'arena, a Londra, pare un playground del Bronx. I francesi hanno solo Parker e Diaw, il selezionatore statunitense Michael Krzyzewski (per tutti coachK.) invece ha una panchina lunga fino al Tamigi. Secondo e terzo quarto da fenomeni, primo e ultimo da squadra normale, attaccabile, non battibile, ma affrontabile. Ad Atene 2004 il Team Usa fu Nightmare Team, macché sogni, macché oro, in semifinale vinse l'Argentina di Ginobili e Scola. Due anni dopo, al Mondiale, in Giappone, bis dell'incubo, la Grecia batte i maestri sul loro terreno, con fisico, tecnica e una cosa in più, non scrivibile. Due figuracce storiche, anche allora c'erano James e Anthony, i loro contratti, le loro facce, vinsero Argentina e Grecia. La lezione passò, arrivò il coach di un team Ncaa, il campionato universitario, Mike Krzyzewski, arrivarono disciplina, metodo, l'oro di Pechino, l'oro mondiale di Istanbul, tante stelle Nba dissero sì. Quello fu il Redeem team, la squadra della redenzione. Quanto è grande questo Team Usa, quello londinese, quanto, rispetto a quello che cambiò la storia del basket a Barcellona '92, il Dream Team, quello di Magic Johnson, Jordan, Bird, Pippen, Barkley, i più grandi di sempre tutti insieme, sullo stesso legno, sotto gli stessi canestri? Kobe Bryant si è lanciato nei giorni scorsi in un vaticinio suicida: «Noi siamo più forti». Ironica la replica di Michael “Air” Jordan, l'uomo che ha cambiato le regole dello sport-business: «Mai sentita una sciocchezza più grande». Bryant, che da ragazzo è cresciuto a Reggio Emilia, va a rileggersi i libri di storia del Novecento - non storia dello sport, storia e basta -, e capisce di averla detta molto grossa: «Loro erano leggende del basket, noi vorremmo diventarlo. Forse nel match secco potremmo avere qualche chance, ma loro avevano più talento, più fisico e più qualità generale». Insomma, avrebbe fatto meglio a tacere. Giusta la frase successiva: «Senza l'oro, sarà meglio non tornare negli Stati Uniti». Anche perché, per molti, sarà l'ultima occasione. Da Rio 2016 quasi certamente gli Usa manderanno ai Giochi una squadra di Under 23, puntellata di qualche fuoriquota, un po' come avviene per tutti nel calcio. L'Nba non tollera gite fuoriporta dei suoi assi, troppo grandi gli investimenti, troppo grandi i rischi di infortuni. Sarebbe la fine di un'era, e la fine olimpica, probabilmente, di uno sport che muove cifre grandi quanto il Pil di un medio Paese africano. C'è aria da ultimo spettacolo, il tendone chiude a Londra, prego accomodarsi, tra due settimane, in un modo o nell'altro, sarà storia. FUMO DILONDRA M.BUC. ha rispetto per l'anagrafe: i 23 anni di Federica, i 27 di Phelps sono pochi e sono troppi per chi ne ha già consumati dieci ad alto livello. I campioni non hanno altro compito nello sport se non quello di primeggiare. Non gli è concesso d'invecchiare. L'Olimpiade - con la sua cadenza lunga, quasi un lustro - è un'unità di misura carogna: le cose cambiano lentamente, ma le persone lo scoprono tutto d'un colpo, e proprio ai Giochi. Così abbiamo scoperto che l'eterna Vezzali può anche perdere, e lo ha saputo anche lei, nel modo più doloroso, su un podio che la retrocedeva a terza d'Italia e non solo del mondo. Un nuovo volto la farà dimenticare, quello di Elisa, una ragazza che Valentina non ha voluto “allevare”, eppure le è cresciuta appresso, fiorettista e iesina, anche lei: il campione, nel suo narcisismo, non valuta e non ama l'allievo se non in rapporto alla capacità di essere, il nuovo, riflesso del raggio di sole diffuso del vecchio, l'unica luce che riconosce come tale, anche quando è lume fioco o quasi spento. È uno scorcio di Olimpiade che ci affascina con storie poco conosciute, da trovare nell'irrequietudine della Di Francisca, nella faccia tosta di Diego Occhiuzzi, sciabolatore che ha scelto di vivere ieri il suo giorno perfetto: come Elisa, ha raccolto per sua stessa mano l'eredità, infilzando Montano, la gloria di questa specialità, un fuoriclasse autentico, già olimpionico e capace di vincere l'ultimo mondiale con un tendine del polpaccio in necrosi. Ci ha scritto un libro, su questa impresa, assieme al tecnico e allo psicologo: risorgere e vincere. E perdere, prima o poi. Anche il suo talento si è confuso con il narcisismo, mancando di pedagogia. Non è ancora tempo invece di conoscere più a fondo l'esuberanza spensierata di Fabio Scozzoli che giura di essere «un ragazzo normale» ed è costretto a farlo perché nessuno gli crede, specie da quando si è lasciato fotografare svestito per riviste da parrucchiere. Ieri si è contratto negli ultimi venti metri, angosciato dalla distanza che lo separava dal sudafricano Cameron Van der Brugh, arrivato in fondo alla sua fatica in un tempo così rapido da essere inventariato come primato del mondo. Lasciammo Pechino con impressi gli sguardi maliziosi di Federica, la faccia lunga da americano nel dormiveglia di Phelps, la festosità quasi isterica della Vezzali. Siamo qui a imparare altri vincitori ma non sappiamo distogliere la ciancia da questi enormi perdenti, dal loro carisma usurato dalla sconfitta, che potevano evitare, ma un campione non vede chiaro il viale del tramonto, non può evitare quella strada. L'uomo normale, l'atleta normale, conosce prudenza, conosce temperanza, la possibilità di errore o di sconfitta è prevista, è scontata, nell'idolo no, e l'orgoglio può frontreggiarla in due modi opposti: sottrarsi o andarci dentro a testa alta, tronfio, forte di carattere e di passato e armato di una caparbietà quasi infantile. SCARSEGGIAIL SENSO DELLAMISURA.D'accordo, Cavendish non ha vinto, Rebecca la nuotatrice è la sorella appesantita del siluro di Pechino, la coppia di tuffatrici era sincronizzata solo nell'effetto comico, a doppia razione, i cavalieri sono dietro a tedeschi, italiani e giapponesi, da tiri e le sciabolate c'era poco d'aspettarsi ma nessuna medaglia a sorpresa per l'effetto patriottico è ancora arrivata, eppure il “drama” è esagerato. Passati dal “London Glory” con foto a pagina intera di un spazi pieni, festanti, sorridenti, al camposanto di ieri mattina, con i tabloid che sembravano essersi sussurrati la linea da tenere: la foto più stampata non era di “avvenimenti” o concorsi, ma degli spalti affatto esauriti. Si è letto: mezzi vuoti. Ovviamente non è vero, ma il vero non interessa quando non fa colpo e attorno a questi Giochi - come sempre capita per le grandi cerimonie mediatiche - c'è un'attesa di sventura che è simile alla premonizione. Sarebbe più onesto dire: stadi con diversi posti misteriosamente liberi, perché se provi a cercare un biglietto per qualsiasi gara, anche le batterie del dressage o i trentaduesimi di finale del badminton, niente da fare. I biglietti non sono sul mercato, tutti distribuiti, ma gli stadi non sono pieni: non torna. Chi può aver speso molti soldi per garantirsi un giorno da spettatore olimpico e poi ha preferito vedersi i Giochi sul divano di casa? Nessuno. Solo chi non compra un biglietto può lasciarlo in un cassetto. E infatti i posti vuoti sono quelli assegnati agli sponsor, ai vip, ai comitati olimpici (che dovrebbero redistribuirli agli staff delle federazioni e ai parenti degli atleti): viste le foto, gli organizzatori hanno aperto un'inchiesta e l'hanno chiusa in cinque ore. Traditi da chi avevano omaggiato (di biglietti gratuiti) hanno poi pensato a come riempire quelle gradinate, e l'idea ci piace: «Con i soldati e con gli studenti», scrive il Times online. I primi venuti in città in numero enorme - richiamata anche fra quelli a riposo dopo essere stati in Afghanistan - per garantire la sicurezza. I secondi sono la spina dorsale dei volontari che semplificano la vita ai cittadini, agli atleti, ai giornalisti. Anche ai Vip, se venissero. E i soldati riempiono i posti vuoti «Dopo Londra mi fermo» Tiro a segno Carabina 10 metri uomini Tennis Seppi, Schiavone e Pennetta alla ricerca del terzo turno Nuoto Batterie dei 200 sl per Pellegrini Ginnastica artistica Prime medaglie nel concorso maschile a squadre Tiro a volo Qualif. skeet uomini Basket, i maestri Usa incantano Londra La firs lady Usa Michelle Obama saluta Durant, Harden e Bryant FOTO ANSA O A B CINA 6 3 2 USA 3 4 2 ITALIA 2 3 2 SUD COREA 2 1 2 KAZAKISTAN 2 0 0 BRASILE 1 1 1 UNGHERIA 1 1 1 FRANCIA 1 1 1 OLANDA 1 1 0 RUSSIA 1 0 2 AUSTRALIA 1 0 1 NORD COREA 1 0 1 GEORGIA 1 0 0 GIAPPONE 0 2 3 GRAN BRETAGNA 0 1 1 COLOMBIA 0 1 0 CUBA 0 1 0 POLONIA 0 1 0 ROMANIA 0 1 0 ILMEDAGLIERE lunedì 30 luglio 2012 11
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno al Colosseo FOTO ANSA Basta «agitare le intercettazioni come arma di ricatto politico». Basta «con la magistratura costretta a supplire i vuoti lasciati dalla politica». Basta «con i sospetti che prendono il posto dei fatti. Che la morte di Loris D'Ambrosio serva almeno a far riflettere. Anna Canepa, ex giudice ragazzino in Sicilia quando Falcone e Borsellino furono ammazzati, oggi magistrato antimafia in forza alla Dna di Piero Grasso, vicepresidente dell' Anm, fa alcune riflessioni il giorno dopo aver partecipato ai funerali del consigliere giuridico del Quirinale. Ha davanti i giornali della mattina, il segretario del Pdl Angelino Alfano che quasi minaccia di mandare in aula la legge bavaglio, gli interventismi del Csm, Il collega Antonio Ingroia che dice: «Se c'è stata una ragion di Stato nella trattativa tra Stato e Cosa nostra, che lo si dica chiaro. E ci fermiamo». IlPdl tornaallacaricaconleintercettazionidopolascomparsadiLorisD'Ambrosio. C' un nesso tra la disgrazia con lecronachedi questiultimi mesi? «Il consigliere D'Ambrosio era molto provato per il clima che si era creato. Un clima di sospetto che nulla aveva a che fare con la sua storia professionale e istituzionale. Colpisce il paradosso che proprio uno come lui, che ha combattuto la mafia a fianco di Falcone, sia stato in qualche modo chiamato a dimostrarlo. È stata molto significativa la presenza di Maria Falcone, sorella di Giovanni, alle esequie». Strumentalequindiparlarne oggidandoquasiunultimatumcomehafattoAlfano? «Assolutamente sì. E, ancora una volta, come sempre in questi anni, finché si continuerà ad affrontare la questione intercettazioni nell'ambito della contrapposizione politica non si combinerà nulla di concreto. Per assurdo sarebbe un ulteriore torto a Loris D'Ambrosio a cui tutti noi magistrati dobbiamo dire grazie perché è merito suo se ancora oggi la magistratura è indipendente e ha potuto ottenere in questi anni importanti risultati». OggiintantoilministroGuardasigilliincontrairesponsabiligiustiziadeipartiti che sorreggono il governo.Sul tavolo ci sono, anche, le intercettazioni. Quale laposizione dell'Anm? «No a qualsiasi intenzione di depotenziare un prezioso strumento di indagine; sì-ad ogni intervento utile per tutelare la riservatezza di persone non indagate ma indirettamente intercettate. Occorre lavorare in questo senso nell'interesse di ogni cittadino. Se usciamo dallo schema delle prese di posizione interessate, la soluzione è a portata di mano». IntantoilCsmsuperatutti,Parlamento compreso, e mette all'ordine del giorno la valutazione di un regolamento chediaungirodiviteacertiabusioerrori rendendo più stringenti normegià previstedal codice. «Il Csm deve occuparsi dell'ordinamento della magistratura, non dell'interpretazione giurisprudenziale delle norme. Anche l'Anm è convinta che la disciplina delle intercettazioni abbia lacune e sia necessario intervenire nei luoghi appropriati». Intervenirecome? «Si potrebbe strutturare meglio,anche temporalmente, l'udienza filtro. Che è già prevista nell'attuale codice ma in tempi e modi non stringenti quindi inutili sotto il profilo della riservatezza». Credechequalcosasiasfuggitodimano in questa inchiesta sulla trattativa traStatoeCosa Nostra? «È un'inchiesta molto delicata e importante. La verità giudiziaria deve sempre essere basata su fatti e specifiche responsabilità. L'attenzione collettiva si è spostata invece su aspetti che vanno al di là dei fatti oggetto dell' indagine e che sono stati strumentalizzati. Tutti noi vogliamo la verità. Il punto è che alcuni hanno esasperato i sospetti allontanandosi dai fatti». Ingroia oggi parla di "passo indietro" difronteaunapresuntaragionediStato,purchéufficializzata.Condivide? «Non conosco i dettagli dell'indagine. Posso dire che nella vicenda della presunta trattativa ci sono stati e ci sono vuoti e mancanze da parte della politica da cui dovevano arrivare sussulti di verità e chiarezza. La verità giudiziaria è qualcosa che talvolta deve esserecompletata dalla verità storica e politica. Ciascuna è diversa dalle altre. A volte complementari». Politicaassente? «Parlano i fatti, basta vedere cosa sta succedendo a Taranto: i magistrati sono ancora una volta esposti per difendere diritti costituzionali come la salute e il lavoro. Non avrebbe dovuto forse farsene carico in primo luogo la politica?»• Caso Scarpinato: il Csm ha aperto una praticaperquellefrasidettedalprocuratoregeneralesucertaipocrisiachesi respirainoccasionedellecommemorazioniperFalconeeBorsellino.L'Anmè contraria.C'èunoscontro inatto? «L'Anm tutela la libertà di espressione dei magistrati specie in contesti di forte impatto emotivo che giustificano toni e parole che possono sembrare eccessivi». Sempre il Csm ha dato l'ok all'incarico di Ingroia in Guatemala. Non si poteva evitare visto che tra poco inizia il processodacuiènatabuonapartediquesta tensione? «Ha chiesto Ingroia di svolgere quell'incarico. Come pubblico ministero posso dire che le indagini sono molto importanti. E che per un magistrato altrettanto impegnativo e importante è sostenere le prove in dibattimento». L'INTERVISTA L'INTERVENTO FRANCOSIDDI* tato dicendo che aveva avuto problemi con la giustizia, precisamente per un reato associativo generico e che, a quella data, nessun carico pendente risultava in tribunale e che era iniziato il suo percorso riabilitativo, conclusosi poi nel 2010 con sentenza definitiva di riabilitazione. Lattarulo quindi, nel 2008, era un cittadino come tanti, nel pieno dei suoi diritti». Ma perché allora assumere proprio lui e non uno dei tanti altri cittadini? L'assessore, in evidente difficoltà, dà la sua versione dei fatti. «Proprio per il suo passato ho pensato potesse rappresentare un esempio concreto di persona riabilitata alla quale dare un'occasione nuova di vita. Possibilità quest'ultima, fra l'altro contenuta nelle competenze dirette dell`assessorato alle Politiche sociali previste dalla Legge 381 del 1981, dedicata proprio al reinserimento lavorativo di detenuti, tossicodipendenti ed ex detenuti». Lattarulo è stato inserito dunque nello staff dell`assessorato con uno stipendio di 1.500 euro mensili «con l`incarico di occuparsi del reinserimento degli ex detenuti e dei rapporti con il garante regionale dei detenuti Angiolo Marroni». Così, fra tanti, la scelta è caduta proprio sull'ex esponente del gruppo terroristico di estrema destra. Ma «un conto sono gli importanti progetti di reinserimento lavorativo che riguardano le cosiddette categorie svantaggiate, un conto sono le consulenze ad intuitu personae» replica Daniele Ozzimo, vicepresidente della Commissione Bilancio e consigliere Pd di Roma Capitale. Mentre il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni commenta: «Secondo me la Belviso avrebbe fatto meglio a non dare un incarico così impegnativo, di rappresentanza, a uno con una storia giudiziaria tanto complessa». Quello di Lattarulo non è il primo caso del genere, dopo la nomina di un altro ex estremista di destra come ad di Ama Servizi e l'assunzione di un ex Nar come operaio all'Atac. Perciò i deputati del Pd, Emanuele Fiano e Michele Meta, parlano di «ennesimo scandalo firmato Alemanno». E la deputata Ileana Argentin chiosa: «Non c'è che dire un curriculum di tutto rispetto per un consulente del Sindaco della Capitale». «Intercettazioni, la legge va fatta ma non diventi arma di ricatto» CLAUDIAFUSANI cfusani@unita.it A questo fine viene strumentalizzata (lo fa a gran voce lo schieramento di destra) anche la morte del dottor Loris D'Ambrosio, per la quale sono dovuti invece rispetto e pietà. Rispetto per la sua attività al servizio delle istituzioni democratiche; pietà nei confronti dei familiari colpiti da un così grave lutto. Quanto al dibattito su intercettazioni e stampa, va chiarito preliminarmente se lo specchio, quello dei giornali e più in generale dei media, sia cosa diversa dalla realtà dei fatti, se qualcuno cioè scrive sotto dettatura o per disposizioni estranee al suo dovere di informare sui fatti di pubblico interesse sui quali non è ammessa deontologicamente - l'omissione. Nel giornalismo autentico queste due categorie non sono contemplate. Se si manifestano, siamo su un altro terreno. I giornalisti hanno i compito di informare anche proponendo loro elaborazioni, perché i cittadini sulla base di questa offerta plurale formino le proprie opinioni. Ma attenzione: i fatti - se le lealmente proposti - non possono cambiare a proprio piacimento ed è naturale che sugli stessi fatti ci sia diversità di opinioni, di atteggiamenti, di comportamenti. Il pluralismo dell'informazione, in questo senso, è una ricchezza e un bene da preservare. I temi della legalità, del diritto dei cittadini all'informazione, senza che ci siano santuari inesplorati al di fuori delle regole, sono, debbono essere, il centro e frutto del giornalismo. A ciò concorre la pubblicazione delle notizie di pubblico interesse. Spesso sono contenute in atti giudiziari pubblici e pubblicabili, generati da indagini che possono essere per taluni motivo di sofferenza, magari nella lunga attesa della verità giudiziaria. Il buon giornalismo ha il dovere etico di darne conto. E, se supportato dalla disponibilità di documenti pubblici, ne dà conto e il giornalista ne decide, secondo la propria professionalità, la pubblicazione, avendo riguardo a non ignorare i fatti e a non violare (se non a proprio rischio, assumendosene la responsabilità) le regole poste a presidio delle istituzioni e dei diritti universali dell'uomo. In sintesi: la pubblicabilità di atti utili a formare una conoscenza di vicende di pubblico interesse non corrisponde a un automatismo finalizzato allo «sputtanamento» della persona. In questo senso non possono esistere giornalismi diversi da quelli aderenti ai fatti. Altro sono le campagne preordinate di distruzione, come quella dell'ormai noto caso Boffo. In ogni caso, non sarà una norma che dovrà stabilire quale notizia vada pubblicata o con quale stile vada proposta. Si è confuso e si confonde ancora troppo il terreno dello scontro e dell'insulto politico con quello dei media. Nel tempo della democrazia collassata, si può capire ma non accettare che ci siano ripetuti tentativi di scaricare colpe su altri, oppure la fragilità della politica su giornali e giornalisti, ma non si può accettare. Ben venga invece la discussione, leale e di merito, senza volontà prevaricatorie. Ma sia chiaro che non c'è una via legislativa per dettare i compiti, gli articoli, i titoli e i sommari ai giornalisti. Alle idee, anche a quelle più irriverenti e meno accettabili per alcuni, si risponde in democrazia con altre idee e con la forza della verità senza aggiunte. Il giornalismo può e deve fare di più, sicuramente. Deve sentirsi, sul piano della credibilità, sempre sotto il giudizio dei cittadini. Deve alzare dinnanzi ai dilemmi che interpellano la vita delle persone - l'asticella della responsabilità, mettendoci idee, studio, passione, impegno a non accontentarsi mai di verità prefabbricate. Le scelte di linea informativa delle singole testate possono essere criticate, ma non sottoposte a regime. Qui si verifica il pluralismo. Il suo grado di elevazione dipende da tanti fattori ma non po' essere deciso per decreto. Poi certo una riflessione sui poteri mediatici, come su quelli finanziari e politici, si può fare e sarà utile se ci saranno soggetti disponibili a farla accettando di mettersi in discussione. I giornalisti non vivono una stagione facile, per le pressioni, per le incertezze del lavoro, per la caduta della qualità della vita civile. Le risorse per migliorare, per nuovi equilibri e codici di rispetto fra soggetti e funzioni diverse, vanno ricercate in un profondo lavoro culturale e sociale che non si esaurisce nel tempo di una protesta, né in una lamentazione, né in una ispirata esortazione. Su questo terreno più che scontri servono confronti e alleanze sociali trasparenti tra più e differenti soggetti. *SegretarionazionaleFnsi La responsabilità dei giornalisti: sfida culturale, non bavagli su Alemanno AnnaCanepa LavicepresidenteAnm: «LamortediLoris D'Ambrosioservaafar riflettere:basta conisospettiche prendonoilpostodei fatti» . . . D'Ambrosio combattè la mafia a fianco di Falcone, paradossale che sia stato chiamato a dimostrarlo» lunedì 30 luglio 2012 7
GRAPHICNOVEL Lamarcia diPio Atrent'annidallamorte unfumettocelebraLaTorre Unlibrodiazionecivileper ricordare,nell'annodegli anniversarianchediCapacieviad'Amelio,che ilcontrasto allemafieèunaquestionepoliticanonancorarisolta VITOLOMONACO NONPOTEVAMANCARE,PERRICORDAREILTRENTESIMO ANNIVERSARIO DELL'UCCISIONE DI PIO LA TORRE E ROSARIO DI SALVO, UN FUMETTO CHE NE RACCONTASSELASTORIA.Un racconto per immagini destinato a un pubblico colto di giovani e adulti. Il fumetto da tempo è un linguaggio adatto a esprimere un impegno civile e etico. Quello che il Centro Studi Pio La Torre presenta nel numero del 30 luglio di ASud'Europa (www.piolatorre. it) è un fumetto d'azione civile per ricordare nell'anno degli anniversari - il ventennale delle stragi di Capaci e via D'Amelio e il trentennale di La Torre e Dalla Chiesa - che il contrasto alle mafie è una questione politica non ancora risolta dal dopoguerra a oggi. Lo ha ricordato il Presidente della Repubblica con la sua presenza ai vari eventi rievocativi - alla Camera dei deputati per l'inaugurazione del Portale «Pio La Torre», a Corleone ai funerali di Stato per Placido Rizzotto, a Portella della Ginestra, alle celebrazioni per Falcone e Borsellino e le loro scorte. Chiediamo verità e giustizia per le vittime e per la democrazia, facendo luce su trattative e rapporti organici tra uomini dello Stato e della classe dirigente con le mafie per riaffermare l'alto valore della Costituzione repubblicana fondata sul lavoro, sulla difesa dei diritti di libertà e, perciò, di assoluto contrasto alle mafie, ai loro mandanti come a tutte le ingiustizie e le violenze sociali. Le mafie, i loro complici e mandanti vanno perseguiti penalmente e contemporaneamente prevenuti con attente politiche sociali, economiche, culturali la cui responsabilità ascende alla classe dirigente. Se le mafie sono il braccio illegale di una piccola parte di queste, la cesura deve avvenire all'origine. Con La Marcia di Pio, fumetto sceneggiato e disegnato da Nico Blunda e Giuseppe Lo Bocchiaro con la collaborazione di Antonella Lombardi, che ha curato l'appendice contenente le toccanti testimonianze dei figli delle vittime, Tiziana Di Salvo e Franco La Torre, aggiungiamo un'altra pubblicazione a quelle già in libreria su Pio La Torre e Rosario Di Salvo, per ricordare, trent'anni dopo, il loro sacrificio nel contesto storico in cui avvenne, per non dimenticare quel passato e capire il presente. Con il linguaggio del fumetto, gli autori riescono con efficacia espressiva a valorizzare la serietà e la profondità della scelta di vita di un politico e del suo fedele accompagnatore, caduti nella perenne lotta per l'emancipazione del lavoro e la modernizzazione della Sicilia. Lavoro, Democrazia, Pace sono parole usate da Pio La Torre, richiamate nel fumetto, ricorrenti ieri come oggi per difendere la Costituzione e il futuro del Paese e dei giovani. La marcia di Pio indica quella di una generazione che all'indomani del fascismo e della guerra, in un paese distrutto, si schierò per la libertà difendendo i più deboli e si battè per una società giusta ed equa. Durante quella marcia trovarono sempre l'opposizione dei ceti privilegiati che usarono tutti i mezzi per ostacolarla, compreso il delitto mafioso. Nonostante tutto, la democrazia e la libertà hanno vinto. Grazie a quell'ampio schieramento sociale, politico e istituzionale che le hanno sostenute, da Moro a Mattarella, da Rizzotto a La Torre, Dalla Chiesa, Chinnici, Falcone e Borsellino. Per questo pregevole lavoro, che il Centro La Torre metterà a disposizione di tutti, vogliamo ringraziare gli autori e quanti hanno collaborato con grande spontaneità e generosità d'animo arricchendo le possibilità del Centro di dialogo con i giovani e con quanti hanno a cuore un'Italia libera dall'ingiustizia sociale e dalle mafie. BAMBINI : Torna in libreria«Ibambini leggono»diRobertoDenti P. 18 CINEMA : QuattrochiacchiereconGianniAmelio P. 19 LETTERATURA : Giallid'estate, daEhrlichtaPetrella P. 20 TEATRO : Gliattori-detenutidiPunzoaVolterra P. 21 OGGI Duetavole dal fumetto dedicatoaPio La Torre Sipuòscaricaregratis nelsitodelCentroStudi U: Daoggi,nel sitodelCentro StudiPioLaTorre (www.piolatorre.it), si può scaricare gratuitamente ilgraphic noveldedicatoa La TorreeDi Salvo, «La marciadiPio», scrittoda NicoBlunda e disegnatodaGiuseppeLo Bocchiaro. Inappendice al libro le testimonianzedei figlidelle vittime. . . . L'opera è dedicata anche a Rosario Di Salvo. In appendice le toccanti testimonianze dei figli delle vittime lunedì 30 luglio 2012 17
IL CASO SEGUEDALLAPRIMA Un'intenzione che può realizzarsi attraverso un probabile ulteriore taglio dei tassi di interesse e politiche più attive sul mercato dei titoli. Se sulla stampa popolare continua a montare la martellante campagna populistica e anti-europea contro l'irresponsabilità e l'inaffidabilità dei popoli e dei governi mediterranei, sui giornali economici più specializzati si fa invece sempre più largo la vera paura che sta attanagliando politici, imprenditori e banchieri centrali: la bolla immobiliare e le conseguenze che essa potrà avere se non verrà sgonfiata al più presto. Già mesi fa la Bundesbank, in uno dei suoi periodici bollettini, aveva lanciato l'allarme segnalando come i prezzi delle case stavano cominciando ad accelerare oltre ogni previsione. Secondo le stime condotte nel 2011, gli immobili nelle grandi città si sono apprezzati di un 5.5% contro il 2.5% dell'anno precedente. Ad Amburgo e Monaco di Baviera l'aumento dei prezzi ha superato il 10% e in alcuni quartieri addirittura il 40%. Ad animare una domanda di case così decisamente sostenuta pesa secondo Klaus-Peter Willsch, uno dei più ascoltati consiglieri economici della Cdu - la volontà del popolo tedesco di puntare sul mattone come bene rifugio per mettersi al riparo dall'inflazione. Una spiegazione che può avere un suo fondo di verità, ma che sembra essere piuttosto parziale se accompagnata da un altro dato fornito dall'associazione dei mediatori immobiliari: in alcune città più di un terzo degli acquisti di case è effettuato da stranieri. La piccola bolla immobiliare che tanto turba i sonni della Bundesbank non sembra quindi affondare le proprie radici negli incubi del popolo tedesco sull'iper inflazione di Weimar, ma in un combinazione esplosiva fra razionalissimi comportamenti di mercato e debolezze istituzionali della moneta unica. Paradossalmente la Germania si ritrova a vivere in condizioni non molto diverse da quelle già sperimentate dagli odiatissimi Piigs nel decennio scorso. Se andiamo ad osservare cosa sta accadendo ai flussi di capitale internazionale, notiamo infatti come questi negli ultimi mesi abbiano cambiato direzione: se nei primi anni della moneta unica erano i capitali tedeschi a defluire verso l'estero, ora sono gli investitori esteri - famiglie del Sud Europa, ma anche fondi di investimento asiatici e nordamericani - a trasferire i loro capitali in Germania in cerca di quella buona combinazione fra sicurezza ed elevati rendimenti che i Paesi mediterranei non sono più in grado di garantire. La situazione è resa poi esplosiva dal fatto che la Germania, appartenendo all'unione monetaria europea, non può più fare ciò che avrebbe fatto in passato: alzare i propri tassi di interesse per rendere meno attrattivo il mercato immobiliare. È la Bce la responsabile della politica monetaria per l'intera area euro e l'istituto di emissione di Francoforte si trova oggi davanti una situazione del tutto asimmetrica: da un lato un area periferica dell'Europa con una economia in forte contrazione e bisognosa di liquidità, dall'altra un'area centrale che invece è in pieno boom economico. Per uno strano scherzo della storia, Berlino si è così ritrovata nella stessa situazione in cui si sono trovate Madrid e Dublino nel decennio scorso, con tassi di interesse troppo bassi per le loro ruggenti economie e senza strumenti per controllare le banche e le bolle immobiliari ed azionarie che si andavano generando e che - scoppiando - hanno generato la crisi che tutti conosciamo. Il braccio di ferro fra Bce e Bundesbank sta tutto qui: da un lato Draghi che guarda con preoccupazione alla situazione dei Paesi del Sud Europa e che vorrebbe un maggiore intervento per evitare una deflagrazione dell'euro e dall'altro Weidmann, allarmato dalla bolla di casa propria, che spinge in direzione opposta. Entrambi cercheranno di svolgere i compiti che i rispettivi mandati gli affidano: il primo a difesa della moneta unica, il secondo a vigilanza della stabilità monetaria tedesca. Il fatto che si trovino a remare in direzioni opposte dovrebbe però far capire che c'è qualcosa che non funziona nell'assetto istituzionale che regge l'area euro e che per dare un futuro all'unione monetaria bisognerebbe porvi rimedio al più presto. Un compito che però non spetta ai due governatori, ma alla politica. ritto comunitario all'Istituto di Studi Politici di Parigi. Ma l'europeismo di Hollande attira perché non si pone in subalternità alla neo tecnocrazia e perché incorpora, nelle misure già adottate - sul terreno sociale come su quello dei diritti civili e di cittadinanza - una visione strategica che è agli antipodi dell'austerità iper rigorista. Hollande punta sul sapere, rilancia gli investimenti sulle infrastrutture. Assunzione di insegnanti e finanziamenti alla scuola che erano stato tagliati da Sarkozy, con l'aggiunta dell'istituzione di un bonus cultura presidenziale, un dispositivo che consente di pagare tasse zero a chiunque si costituisca come cooperativa e apra una libreria indipendente assumendo almeno due laureati iscritti alla lista dei disoccupati oppure cassintegrati: cioé aumento della spesa pubblica per far ripartire l'economia. E il mercato non solo non lo penalizza ma gli dà credito (con lo spread sotto i 100 punti). Una indicazione che vale per l'Europa. L'Europa dei progressisti. A ben vedere, concordano analisti indipendenti a Parigi, la forza di Hollande è nell'aver rotto gli argini del pensiero unico liberista, senza cadere nel gorgo neopopulista o facendosi tentare dalle sirene tecnocratiche. «Se dialogo sociale e democrazia sociale non verranno rilanciati, l'Europa si esporrà sempre più al rischio di cadere nel vortice della deflazione salariale. Sott r a e n d o s i a l l a l o t t a c o n t r o le disuguaglianze e i nuovi rischi sociali legati all'economia deregolarizzata, riducendo così l'Europa ad un puro spazio di vigilanza e sanzione, trascurando dialogo sociale e democrazia, volteremo le spalle alla necessità di lottare contro la crisi, alle sfide ambientali e alla rifondazione di un progetto europeo», avverte ancora Daniel Cohen. Ma il compimento di questo percorso, la prova del fuoco, è nel mettere in atto una cessione di sovranità nazionale in favore delle istituzione europee. Qualcosa si è già mosso in questa direzione, rileva Cohen, «quando al vertice di Bruxelles di fine giugno, Hollande ha affermato che la Francia 'accetta la cessione della sovranità per l'unione bancaria e che 'sarà la Bce che avrà nei prossimi mesi la responsabilità della supervisione bancaria». «È un passo nella giusta direzione, ma solo il primo». Un altro passo, ancor più impegnativo, è quello indicato dalle personalità che sostengono la prospettiva del federalismo europeo: la creazione di un governo dell'economia europea con un ministro federale delle Finanze. Ma la cessione di sovranità, spiegano i più stretti collaboratori di Hollande, non è scindibile dai principi che la ispirano e dagli obiettivi che s'intende raggiungere. Alla cancelliera Merkel che nel recente quadrilaterale Italia-Francia-Germania-Spagna. Aveva rilanciato la sua idea di “Europa forte”, l'inquilino dell'Eliseo aveva replicato: «Si possono cedere porzioni di sovranità nazionale solo se ci sarà più solidarietà in Europa». Ancora più esplicito è il ministro del Budget Jérôme Cahuzac: «Pensiamo a una solidarietà europea per cui non solo la legge finanziaria della Francia, ma allo stesso modo quelle della Germania, dell'Italia e della Spagna, vengono sottoposte alla valutazione dei nostri partner». In questo contesto, aggiunge ancora Cahuzac, «Berlino deve arrivare a vincere questa fobia dell' inflazione. E da parte sua, Parigi deve ormai capire che è nel suo interesse accettare una condivisione della sovranità». Solidarietà: concreta, orientata, condivisa, da praticare in una Europa sempre più integrata. È la frontiera avanzata dei progressisti. IlNobelKrugman: «L'austerity serve solo atagliarewelfare» «Il tempo giustoper le misure di austeritàèdurante unboom,non durante ladepressione, questo dichiaravaJohnMaynard Keynes75 anni fa,edaveva ragione.Anche in presenzadi unproblemadi deficita lungotermine(echi nonce l'ha?), tagliare lespese quando l'economia è profondamentedepressaèuna strategiadi auto-sconfitta, perchénon faaltroche ingrandire la depressione. Alloracome mai la Gran Bretagnasta facendoesattamente quello chenon dovrebbefare? Alcontrariodi Paesi comela Spagna, o la California, il governobritannico può indebitarsi liberamente,a tassi storicamente bassi.Alloracome mai sta riducendo drasticamentegli investimenti, ed eliminandocentinaia dimigliaiadi lavorinel settorepubblico, invece di aspettareche l'economia recuperi?». Questedomande esizialinon soloper quantoriguarda laGran Bretagna, ma ancheper le futurepolitiche europee, sonoposte dalnobelperEconomia PaulKrugman in unarticolo pubblicatonei giorni scorsi sulNew YorkTimes. Lasua rispostaèche «la corsaall'austerity in GranBretagna, in realtànonha nulla a chevedere col debitoecon ildeficit; si tratta dell'uso delpanico dadeficit comescusa per smantellare i programmi sociali». E, la conclusionepiù in generale,è:«Ora, la grandedomandaè se il fallimento evidentedellepolitiche diausterità porteràalla formulazionedi unpiano B».La suarisposta per l'Europae per gliUsa è:«Forse». Il presidente del Consiglio Mario Monti e la cancelliera tedesca Angela Merkel a Roma FOTO ANSA L'ANALISI RONNY MAZZOCCHI . . . Cohen: «L'Europa non può essere solo vigilanza e sanzione, se si accetta una sottrazione di sovranità» Berlino ha paura che esploda la bolla immobiliare . . . Nelle grandi città impennata dei prezzi delle case Per i tedeschi è colpa dell'euro «Basta ritardi sullo scudo» lunedì 30 luglio 2012 5
Palazzo Chigi vuole il via libera prima delle ferie per calmare i mercati Polemiche dure sulla sanità Tre indizi sono una prova.La prova che l'europeismodi François Hollande nonha nulla di ideologico e chenon appartiene alla sferadella tattica politica. Gli indizi che fanno una prova sono i 130 miliardi di euro per finanziare il Patto per la crescita in Europa; è il patto euro-mediterraneo con Italia e Francia per attivare in tempi rapidi le misure, a cominciare dallo scudo anti-spread, delineate nel vertice Ue di fine giugno. L'indizio meno appariscente, ma per certi versi il più significativo, è nell'aprirsi, da parte del socialista Hollande, alla prospettiva di una cessione di sovranità nazionale a istituzioni politiche europee: «In questo - dice a l'Unità il professor Daniel Cohen, presidente del Consiglio scientifico della Fondazione Jean-Jaurès. Hollande si dimostra più figlio politico di Jacques Delors che epigono di François Mitterrand». Una tesi rilanciata da Harlem Desir, numero due del Ps francese: «L'Europa spiega - per Hollande non è una scelta ideologica, ma il luogo politico in cui giocare la partita decisiva: quella di una crescita che significa occupazione, investimento sul sapere e l'istruzione, uno sviluppo che, molto più che l'iper rigorismo liberista, può aiutare la stabilizzazione e il controllo stesso del deficit pubblico». «Quello di Hollande - insiste l'europarlamentare francese - è un europeismo pragmatico, che nasce dalla presa d'atto che il limite più profondo che ha segnato la fase storica in cui l'Europa era governata dalle forze di sinistra o di centrosinistra, sia consistito dal fatto che ognuno a casa sua si è illuso di poter vincere, chiudendosi entro i confini, economici, politici, culturali, degli Stato-nazione. L'Europa restava una suggestione, non una soluzione». Le parole di Desir danno conto di una svolta che non ha nulla di tattico. Così come non significa un ritorno a visioni “diarchiche” di governo dell'Europa, l'asse Hollande-Merkel a sostegno dell'euro (e di Mario Draghi). Dice a l'Unità, David Assouline, nuovo portavoce del Ps, astro nascente nel firmamento politico socialista: «L'europeismo di Hollande non è il portato di un'operazione ideologica, una sorta di Bad Godesberg del Ps, né è un approdo difensivo. Tutt'altro. L'europeismo che stiamo praticando, e non predicando, è la via obbligata per essere al passo con i tempi e con le sfide di un mondo sempre più globalizzato». Tesi rilanciata da Benoît Hamon, ministro dell'Economia sociale e solidale: «Se si vuole, - afferma con una metafora di forte impatto Hollande è un nazionalista europeista, nel senso che è convinto che la grandeur francese possa e debba vivere in una sorta grandeur europea». Una sfida tutta politica, di idee, di progettualità, espressione di un pragmatismo valoriale. «Sono sicuro che Hollande, uomo pragmatico e misurato, saprà promuovere una direzione di marcia riformatrice e concreta, già indicata nel Manifesto di Parigi. Ricordo poi che si è dichiarato a favore dell'investitura diretta del presidente della Commissione europea attraverso la designazione di un candidato da parte dei i partiti presenti a Strasburgo», rimarca Renaud Dehousse, titolare della cattedra Jean Monnet di diIl mese di agosto bussa ormai alle porte, e con esso diventa ancor più viva la paura di una possibile tempesta perfetta sui mercati, un timore che le ultime sedute positive non sono riuscite ad esorcizzare. Anche per questo il governo italiano vuole presentarsi con le carte in regola alla pausa festiva con l'approvazione in tempi rapidi del decreto sulla cosiddetta spending review. Passato non senza tribolazioni l'esame della commissione Bilancio del Senato, il provvedimento approda oggi a Palazzo Madama dove è attesa una fiducia-lampo. Infatti il decreto, che sarà accorpato con quello sulle dismissioni, potrebbe ricevere il via libera dell'aula già in serata o al più tardi domani mattina. Una corsia accelerata per consentire l'analogo iter alla Camera in tempi altrettanto brevi con l'approvazione definitiva, appunto, prima di iniziare le ferie estive. CORSIAACCELERATA Difficile dire se la spending review potrà avere una qualche influenza sull'andamento dei mercati, anche perché nel testo non sono certo contenuti colossali interventi di breve periodo, capaci di influenzare i giudizi delle agenzie di rating ma anche di far scendere in piazza milioni di persone, come accaduto di recente con i contestatissimi interventi adottati dall'esecutivo spagnolo di centrodestra, capeggiato da Mariano Rajoy. Di certo, però, l'ultimo intervento di riequilibrio dei conti varato dal governo Monti sta sollevando non poche discussioni e malumori interni, come testimoniato anche dalle reazioni che si sono registrate ieri nonostante il giorno di festa. Dopo le polemiche sui tagli agli enti locali e l'accorpamento delle province, il fronte più caldo è divenuto quello sanitario. In particolare, è molto contestata la parte del decreto che prevede come i medici dovranno prescrivere solo il principio attivo dei farmaci, senza più indicare etichette. «I rischi per la salute dei pazienti potrebbero essere tanti, compreso quello che sul mercato arrivino prodotti da chissà quali Paesi, dalla Cina per esempio, e che potrebbero risultare pericolosi», ha dichiarato il presidente nazionale del Sindacato medici italiani, Giuseppe Del Barone. «La ricetta medica - ha proseguito - non è un semplice pezzo di carta colorato su cui appuntare la lista della spesa. La ricetta è un documento, è lì che il medico appone la sua firma a sigillo di una terapia che ha valutato attentamente in tutti i suoi punti, nei suoi effetti benefici e anche nei suoi possibili effetti collaterali». Particolarmente critico anche un sindacato come la Uil, il cui segretario confederale parla apertamente, riguardo al provvedimento sui farmaci nella spending review, di «demagogia antindustriale che sta rapidamente conducendo il nostro Paese al declino». Per Paolo Pirani «l'emendamento, approvato in Senato, che toglie ai medici la possibilità di prescrivere i farmaci ai pazienti limitandosi all'indicazione del principio generico, è l'ennesimo colpo contro l'industria che viene portato avanti da un sistema politico che evidentemente continua a vedere con fastidio un'Italia in cui l'industria manifatturiera e la ricerca abbiano ancora un futuro». Di più, per il sindacalista si tratta di «un provvedimento che non muta nulla in termini di spesa sanitaria e dà totale discrezione alla figura del farmacista nella scelta del farmaco da adottare». Non tutti, però, la pensano allo stesso modo. «Sui farmaci non riesco a comprendere perché la norma susciti tanta polemica - ha dichiarato il senatore democratico Ignazio Marino -. Nel Regno Unito, dove ho lavorato come chirurgo per anni, da sempre esiste la possibilità di prescrizione della molecola. Poi, se si preferisce, viene indicata una casa produttrice. Con i farmaci equivalenti si risparmia. Quello che invece mi preoccupa è la manovra fatta per recuperare denaro sulla sanità pubblica. Lì non si è usato il bisturi, ma si è fatto un taglio orizzontale». A difendere l'operato del governo, il ministro della Salute. «Non stiamo smantellando il sistema sanitario - ha affermato Renato Balduzzi - ma lo rendiamo più efficiente. Spendiamo meno per spendere meglio. Una volta messo in sicurezza il sistema, diverrà possibile spendere di più per coprire un'esigenza ulteriore. Già quest'anno qualche aggiustamento cercheremo di farlo». Convincere gli scettici, i particolare i partner del Nord Europa e soprattutto fare presto. Rendere operativo lo scudo anti-spread per difendere l'euro. Questo è il senso nella missione europea del premier italiano Mario Monti che domani sarà a Parigi dove incontrerà il presidente francese François Hollande, reduce dell'importante vertice con la cancelliera tedesca Angela Merkel, per poi raggiungere Helsinki, la capitale degli scettici e, infine, il 2 agosto fare tappa a Madrid dove avrà un confronto con il premier spagnolo Mariano Rajoy. Perché la speculazione non aspetta i tempi della politica ed è alto il rischio che le decisioni istituzionali siano tardive. Dopo il deciso intervento a difesa dell'euro e dell'Eurozona del presidente della Bce Mario Draghi, ora la parola passa alla politica. L'obiettivo è quello di bloccare la preannunciata grande crisi di agosto, con l'emergenza spagnola e la possibile destabilizzazione che potrebbe abbattersi sull'Italia. Potrebbero essere colpi durissimi per la sopravvivenza dell'euro. Un segno evidente di questa preoccupazione comune è stata la telefonata tra Monti e la Merkel di sabato scorso. Ne ha dato notizia ieri con un comunicato la presidenza del Consiglio. «Il presidente del Consiglio Mario Monti e il cancelliere Angela Merkel hanno avuto uno scambio di vedute telefonico circa la situazione della zona euro, convenendo che Germania e Italia prenderanno tutte le misure necessarie a proteggere l'Eurozona». I due premier, continua la nota, «hanno anche reiterato la loro comune richiesta che venga data attuazione alle Conclusioni del Consiglio europeo del 28-29 giugno senza alcun ritardo». Una dichiarazione impegnativa, soprattutto per la leader tedesca che ieri è giunta in Italia per trascorrere un periodo di riposo a Solda in Alto Adige. Le deve essere pesato quell'esplicito riferimento all'attuazione del piano anti- spread, previsto dal Consiglio europeo, riconfermato da Draghi, ma contrastato dalla banca centrale tedesca e dai paesi del Nord Europa. Parigi, Berlino e Roma si schierano. Daranno tutto il sostegno politico possibile al presidente della Bce, Mario Draghi che il 2 agosto riunirà il Consiglio direttivo dell'Eurotower per decidere proprio su come dare maggiore incisività all'azione della Bce nell'azione di contrasto alla speculazione, affidandole maggiori poteri di intervento, compreso il potenziamento del fondo salva-Stati. È una partita difficile, visto che l'azione di contrasto europea alle bordate speculative, in mancanza di un sistema unificato di regole finanziarie, può porre problemi alla sovranità dei singoli stati e all'autonomia delle banche centrali difesa con fermezza dalla Bundesbank. L'asse politico a difesa dell'euro dovrebbe dare maggiore forza alla missione di Mario Monti ad Helsinki e a Madrid. Un'intesa rafforzata dall'invito che la Merkel ha rivolto al premier italiano che è atteso a Berlino per la seconda metà di agosto. Intanto le decise prese di posizione a difesa dell'euro del presidente Draghi qualche effetto lo hanno già avuto. La decisione della banca europea di svolgere un ruolo attivo di contrasto della speculazione, accompagnata alle impegnative dichiarazioni franco-tedesche, ha finito per raffreddare i mercati. MERCATI INATTESA A fine settimana lo spread tra gli italiani Bpt e i Bund tedeschi è sceso al 450 punti base. Sono andate bene le aste dei Bot semestrali di venerdì scorso, con la collocazione di tutti gli 8,5 miliardi di euro con tassi in calo di mezzo punto a fronte di una domanda che si è confermata solida raggiungendo i 13,7 miliardi. Il rendimento medio è sceso al 2,454% dal 2,957% di giugno. Ora il Tesoro guarda con un certo ottimismo all'asta dei Bpt che si terrà oggi. Verranno offerti fra 1,25 e 2,25 miliardi del Btp benchmark quinquennale giugno 2017 e fra 1,5 e 2,5 miliardi del decennale settembre 2022, oltre a 750 milioni del titolo fuori corso d'emissione novembre 2015 per un obiettivo massimo complessivo di 3,5 miliardi. Oggi sarà un test importante per i mercati che attendono l'esito del maxi-intervento annunciato dal presidente Draghi. Sarà una settimana importante. Se Monti dovrà convincere sull'importanza del difesa della moneta unica europea e dell'Eurozona il primo ministro finlandese, Jyrki Katainen che ha cercato di bloccare lo scudo anti-spread deciso al Consiglio europeo di fine giugno, minacciando addirittura di lasciare l'euro per non accollarsi i debiti degli altri Stati membri, Draghi dovrà vedersela poi con le resistenze del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann. E tutto prima del 2 agosto. Monti chiama Merkel: L'EUROPA ELACRISI La spending review in aula al Senato Verso fiducia lampo Una ricetta medica FOTO ANSA MARCOVENTIMIGLIA MILANO Nonsi trattadiunascelta ideologica.Tuttavia perviapragmatica ilnuovo presidentestacambiando lageopoliticadell'Unionee l'orizzontedeiprogressisti UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it . . . «Germania e Italia prenderanno tutte le misure necessarie a proteggere l'Eurozona» La svolta europeista di Hollande può cambiare la sinistra europea . . . Ottimista il Tesoro per l'asta di oggi dei Bpt L'obiettivo è collocare titoli per 3,5 miliardi La cancelliera sostiene la missione del premier italiano Draghi alla prova contro la speculazione ROBERTOMONTEFORTE ROMA . . . Desir: «Non basta la dimensione nazionale per affermare le politiche della sinistra» ILRETROSCENA . . . La prescrizione del solo principio attivo dei farmaci sulle ricette criticata dai sindacati 4 lunedì 30 luglio 2012
RAMMENTOAGLISMEMORATI(TUT-TINOI)CHEUNANNOFA,DIQUESTI TEMPI, DI PIETRO HA AVUTO UN PERIODO MODERATO.Non ricordo più quanto è durato, forse un paio di settimane. So che era subito dopo il suo successo ai referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento, ma lo so non per la mia memoria prodigiosa bensì perché ho ritrovato quanto avevo scritto durante quella breve ma intensa fase dipietresca: «La fulminea mutazione da azzanna-Cavaliere a dialogante di centro sarebbe ai confini dell'impossibile per chiunque. Figuriamoci per lui, uno che - più che farsi da solo - si è scolpito con l'accetta dei propri anacoluti primordiali, dei propri proverbi riveduti e scorretti (saggezza del populista), delle proprie requisitorie contundenti». Poi, citato il catalogo delle sue precedenti etichette doc per l'allora Premier Papi (“Stupratore della democrazia”, “Hitler”, “Saddam”), ed ipotizzato che la sua nuova pelle di cinguettante con Silvio e sottoposti gli fosse stata suggerita da un sondaggista rudimentale, un ipotetico Piedheimer, concludevo: «me lo vedo di notte, annaspare stanco e stropicciato fra le sudate carte del corso accelerato Come diventare Gianni Letta in 15 giorni. E mi fa tenerezza». Ecco: giova rievocare quella fugace stagione felpata del Nostro, ora che sta azzannando Napolitano. Mentre scrivo è giunto alla soglia della richiesta di impeachment, ma è facile che, nel tempo che intercorrerà fra invio e pubblicazione di quest'articolo, sarà andato oltre, se non altro per problemi di pronuncia, caldeggiando accalorato la decapitazione. Poi, magari, tramite l'ipotetico Piedheimer scoprirà che più lui si smodera e più i voti li raccatta Grillo. A quel punto, per 10-15 giorni, chi lo salva Napolitano dagli sbaciucchiamenti di Tonino? www.enzocosta.net enzo@enzocosta.net CHIARI DI LUNEDÌ TV 06.30 TG 1. Informazione 06.45 Unomattina Estate. Attualita' 10.10 Unomattina Vitabella. Attualita' 11.05 Un ciclone in convento. Serie TV 12.00 E state con noi in TV. Show. Conduce Paolo Limiti. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 TG1 - Economia. Informazione 14.10 Don Matteo 6. Serie TV 15.10 Capri. Serie TV 16.50 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 17.00 TG 1. Informazione 17.15 Heartland. Serie TV 18.00 Il Commissario Rex. Serie TV 18.50 Reazione a catena. Show. Conduce Pino Insegno. 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Techetechetè. Rubrica 21.20 Sky Kids - Giovani aquile. Film Avventura. (2008) Regia di Rocco De Villiers. Con Jesse James, Railey McClendon, Stephen Baldwin. 23.25 Testimoni e Protagonisti Ventunesimosecolo. Rubrica 00.50 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.20 Che tempo fa. Informazione 01.25 Sottovoce. Talk Show. Conduce Gigi Marzullo. 07.00 Protestantesimo. Rubrica 07.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 10.45 TG 2. Informazione 10.50 XXX Giochi Olimpici Londra 2012. Sport 10.51 TG Olimpico. Informazione 10.55 Gare Live. Sport 13.00 Tg2. Informazione 13.30 XXX Giochi Olimpici Londra 2012. Sport 13.31 Gare Live. Sport 14.00 TG Olimpico. Informazione 16.00 TG 2. Informazione 17.10 TG Olimpico. Informazione 18.00 Tg2 - Flash L.I.S. Informazione 18.15 TG 2. Informazione 18.45 Cold Case - Delitti irrisolti. Serie TV 19.00 TG Olimpico. Informazione 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 21.05 XXX Giochi Olimpici Londra 2012. Sport 21.06 Gare Live. Sport 22.30 Tg2. Informazione 22.45 Buonanotte Londra. Rubrica 00.15 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 00.25 Sorgente di vita. Religione 00.55 Hawaii Five-0. Serie TV 01.45 Meteo 2. Informazione 06.30 Il caè di Corradino Mineo. Attualita' 08.00 I lunghi giorni della vendetta. Film Western. (1967) Regia di Stan Vance (Florestano Vancini). Con Giuliano Gemma. 09.30 La Storia siamo noi. Documentario 10.30 Cominciamo Bene. Rubrica 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 13.10 La strada per la felicita'. Soap Opera 14.00 TG3 Regione. / TG3. Informazione 14.55 La casa nella prateria. Serie TV 15.40 Notorious - L'amante perduta. Film Spionaggio. (1946) Regia di A. Hitchcock. Con Ingrid Bergman. 17.30 Geo Magazine 2012. Documentario 19.00 TG3. / Tg Regione. Informazione 20.00 Blob. Rubrica 20.15 Cotti e mangiati. Sit Com 20.35 Un posto al sole. Serie TV 21.00 L'ultimo sogno. Film Dramma romantico. (1971) Regia di William A. Graham. Con Brenda Sykes, John Nielson, William Marshall. 22.55 TG3 Regione. Informazione 23.05 Teatro alla scala di Milano: Raymonda. Teatro 23.30 Tg3 Linea notte. Informazione 23.35 Meteo 3. Informazione 00.05 FIL - Felicità interna lorda. Rubrica 06.35 Media shopping. Shopping Tv 06.50 Magnum P.I. Serie TV 07.45 Più forte ragazzi. Serie TV 08.40 Sentinel. Serie TV 09.50 Monk. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Pacific blue I. Serie TV 12.55 Distretto di Polizia III. Serie TV 13.52 Poirot corpi al sole. Film Crimine. (2001) Regia di Brian Farnham. Con David Suchet. 16.05 My Life - Segreti e passioni. Soap Opera 16.40 Il Commissario Navarro. Serie TV 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.10 Siska. Serie TV 21.10 Basic. Film Thriller. (2003) Regia di Jhon McTiernan. Con Jhon Travolta, Samuel L. Jackson, Nathan West. 23.07 Cinema d'estate. Show. 23.09 L'uomo del giorno dopo. Film Avventura. (1997) Regia di Kevin Costner. Con Kevin Costner, Will Patton, Olivia Williams, James Russo. 00.21 Tg4 - Night news. Informazione 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.35 Miracoli degli animali. Documentario 08.46 Il desiderio di Winky. Film Drammatico. (2005) Regia di Mischa Kamp. Con Ebbie Tam, Han Yi, Aaron Wan. 11.00 I Cesaroni. Serie TV 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.12 Un amore di nonna. Film Drammatico. (2012) Regia di Siegfried Rothemund. Con Christiane Horbiger, Peter Weck. 16.15 GRIFFIN E PHOENIX. Film Drammatico, 2006. Regia di Ed Stone. Con Dermot Mulroney, Amanda Peet. 18.30 La ruota della fortuna. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.40 Veline. Show. Conduce Ezio Greggio. 21.21 Diverso da chi?. Film Commedia. (2008) Regia di Umberto Carteni. Con Luca Argentero, Filippo Nigro, Claudia Gerini. 23.40 Cosa voglio di più. Film Drammatico. (2009) Regia di Silvio Soldini. Con Pierfrancesco Favino, Alba Rohrwacher, Giuseppe Battiston. 02.00 Tg5 - Notte. Informazione 02.30 Veline. Show. Conduce Ezio Greggio. 06.30 Il mondo di Patty. Serie TV 07.20 Hannah Montana. Serie TV 08.10 Cartoni Animati 10.30 Dawson's Creek. Serie TV 12.25 Studio Aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 Futurama. Cartoni Animati 14.10 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball. Cartoni Animati 15.00 Gossip girl. Serie TV 15.55 Glee 3. Serie TV 16.45 Giovani campionesse. Serie TV 17.35 Mercante in fiera. Gioco a quiz 18.30 Studio Aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. New York. Serie TV 21.10 Grey's anatomy. Serie TV Con Patrick Dempsey, Ellen Pompeo, Sandra Oh. 22.10 Grey's anatomy. Serie TV 23.05 Rookie Blue. Serie TV 00.55 L'Italia che funziona. Rubrica 01.10 Nip/tuck. Serie TV 02.10 Studio Aperto - La giornata. Informazione 02.25 U-Zone. Videoframmenti 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus Estate 2012. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.55 In Onda (R). Talk Show. Conduce Filippo Facci, Natasha Lusenti. 10.35 J.A.G. - Avvocati in divisa. Serie TV 11.30 Agente speciale Sue Thomas. Serie TV 12.30 I menù di Benedetta (R). Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Movie Flash. Rubrica 14.10 The Kennedys. Serie TV 16.10 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 18.00 I menù di Benedetta (R). Rubrica 18.55 Cuochi e fiamme - Celebrities. Show 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 In Onda. Talk Show. Conduce Filippo Facci, Natasha Lusenti. 21.10 Film Cronaca. Talk Show. Conduce Enrico Mentana. 22.00 L'amore e basta - 1a TV. Film Documentario. (2009) Regia di Stefano Consiglio. 23.30 Tg La7. Informazione 23.35 Tg La7 Sport. Informazione 23.40 N.Y.P.D. Blue. Serie TV 01.30 Movie Flash. Rubrica 01.35 Cold Squad. Serie TV 21.10 Ma come fa a far tutto?. Film Commedia. (2011) Regia di D. McGrath. Con S.J. Parker P. Brosnan. 22.50 Cose dell'altro mondo. Film Commedia. (2011) Regia di F. Patierno. Con V. Mastandrea D. Abatantuono. 00.25 Con gli occhi dell'assassino. Film Horror. (2010) Regia di G. Morales. Con B. Rueda L. Homar. SKY CINEMA 1HD 21.00 Detective a 2 ruote. Film Azione. (2005) Regia di M. Siega. Con N. Cannon R. Sanchez. 22.40 Alaska. Film Avventura. (1996) Regia di F. Heston. Con T. Birch V. Kartheiser. 00.35 La partita perfetta. Film Drammatico. (2009) Regia di W. Dear. Con C. Collins Jr. C. Marin. 21.00 Mr. Beaver. Film Drammatico. (2011) Regia di J. Foster. Con M. Gibson J. Foster. 22.40 Il vento del perdono. Film Drammatico. (2005) Regia di L. Hallström. Con R. Redford J. Lopez. 00.35 Il cigno nero. Film Drammatico. (2010) Regia di D. Aronofsky. Con N. Portman V. Cassel. 18.40 Leone il cane fifone. Cartoni Animati 19.40 Redakai: Alla conquista di Kairu. Cartoni Animati 20.05 Ben 10. Cartoni Animati 20.30 Ninjago. Serie TV 20.55 Adventure Time. Cartoni Animati 21.20 Brutti e cattivi. Cartoni Animati 21.45 The Regular Show. Cartoni Animati 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Come è fatto. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Marchio di fabbrica. Documentario 22.00 Reazione a catena. Documentario 23.00 Crisis Control. Documentario 00.00 Come è fatto. Documentario 19.00 Beat Tv. Musica 19.30 Una splendida annata. Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Una splendida annata. Show. 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 The Middleman. Serie TV 22.30 The Nine Lives of Chloe King. Serie TV DEEJAY TV 18.30 Ginnaste: Vite parallele. Docu Reality 19.20 Ninas Mal. Serie TV 21.10 Jersey Shore. Serie TV 22.00 Pauly D.: da Jersey Shore a Las Vegas. Serie TV 22.50 Crash Canyon. Serie TV 23.40 Speciale MTV News: Story of The Day. Informazione MTV RAI 1 21.20: Sky Kids - Giovani aquile Film con J. James. Kyle si trasferisce in Arizona con la madre, fa amicizia con un compagno di classe... 21. 05: XXX Giochi Olimpici Londra 2012 Sport. Tra agonismo e spettacolo, proseguono le gare olimpiche. 21.00: L'ultimo sogno Film con H. Christensen. L'architetto George ha cercato per tutta la vita di costruire una casa su una scogliera. 21.10: Basic Film con J. Travolta. Un agente della DEA indaga sulla scomparsa di un gruppo di rangeri. 21.21: Diverso da chi? Film con L. Argentero. Brillante 35enne gay diventa sindaco di una cittadina del nord. 21.10: Grey's anatomy Serie Tv con P. Dempsey. Tutti danno una mano a Callie e Sofia. 21.10: Film Cronaca Talk show con E. Mentana. Spazio di approfondimento cinematografico e di attualità. RAI 2 RAI 3 RETE 4 CANALE 5 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY Eppure unanno fa diquesti tempi DiPietro eramoderato Enzo Costa Giornalista U: 22 lunedì 30 luglio 2012
«Sappiano che, se continuano così, per il bene del Paese siamo pronti ad andare a votare anche con questa legge elettorale che detestiamo», dice Rosy Bindi lanciando un chiaro messaggio al Pdl. «Approfittano del nostro senso di responsabilità e della nostra volontà di cambiare questa legge per ricostituire la vecchia maggioranza con la Lega. Ma questo è un ricatto che non possiamo subire. Che nessuno può chiederci di subire». IlPdldicechevuolepresentareunaproposta di legge elettorale per avviare la discussioneinParlamento:nonèlecito, vistochedaseimesidiscutetesenzaesserearrivati a un accordo? «Primo, se non siamo arrivati a un accordo è perché, come per la tela di Penelope, Berlusconi distruggeva di notte ciò che di giorno costruivano le forze politiche. Secondo, perché dovremmo avviare la discussione sulla base di un loro testo? Terzo, la loro proposta è per certi versi tardiva - perché arriva soltanto adesso, mentre il Pd ha depositato molto tempo fa in Parlamento un progetto di riforma elettorale dimostrando di voler veramente cambiare il sistema di voto - e per altri versi provocatoria. In questo modo il Pdl usa la legge elettorale per rompere il vincolo che c'è tra le forze politiche che sostengono Monti. Ma in questo modo espongono il governo al rischio caduta». Crisidigoverno,con laconseguenzadi andarealvotocolPorcellum:nonvorreteassumervi queste responsabilità? «Se rompe sulla legge elettorale è il Pdl che si assume la responsabilità della fine della legislatura. Votarsi da soli le riforme istituzionali è stata un'operazione grave ma inefficace, perché sappiamo che quanto è stato votato al Senato non passerà alla Camera. Ma votare una legge elettorale a maggioranza, ricostituendo la vecchia maggioranza, è inaccettabile. Loro hanno sempre confidato sulla nostra serietà, sul fatto che non vogliamo andare a votare con questa legge elettorale. Ma non possono continuare a giocare in questo modo: alla fine potremmo essere noi che non accettiamo più di essere sottoposti alle loro continue provocazioni». Cosac'è chenon va nel testo delPdl? «Per noi il premio è fondamentale perché vogliamo che nel futuro ci sia effettiva governabilità. Allora è decisivo se il premio va al primo partito o alla coalizione». Ci sipuò sempre alleare con altre forze dopoilvoto,seilpremiodigovernabilità non fosse sufficiente a definire una maggioranza,non crede? «Ma allora non si capisce perché non si debba farlo con limpidezza davanti agli elettori, prima delle elezioni. La verità è che il Pdl sa di perdere e ha bisogno di una legge elettorale che o condanni il Paese all'ingovernabilità o costringa alle larghe intese. Nell'uno come nell'altro caso, non farebbe bene all'Italia». Lelargheinteseèciòchec'èoggiinItalia... «Sì, ma è una fase che per quanto ci riguarda non può continuare in futuro. Noi siamo stati diligenti, abbiamo fatto i “compiti a casa”, sotto la guida del presidente del Consiglio e del Capo dello Stato, seguendo le indicazioni europee, abbiamo votato anche provvedimenti difficilmente ascrivibili alla nostra cultura e alle nostre aspirazioni. Però ormai è chiaro che la situazione non può migliorare se non si cambia strada». Cosa intende per cambiarestrada? «Non si può continuare ad amministrare in base a scelte del passato, fatte dalla destra. C'è la necessità di un cambio di linea in Europa e c'è la necessità di avere una guida progressista in Italia. Il Paese deve essere pronto a farlo. Noi non manderemo mai a casa questo governo, non staccheremo mai la spina. Ma se ad un certo momento si arriva a constatare che ci sono le condizioni per anticipare il voto, il Paese deve essere in grado di farlo, con una nuova legge elettorale. Se il Pdl continua a giocare su questo, sappia che per noi il bene del Paese e il cambio di linea in Europa sono al primo posto». La Russa dice che non si può escludere laLega,eeffettivamentepiùvoltevoiin passato avete detto che le “regole del gioco”vanno discussetutti insieme. «È vero, ma un conto è non escludere nessuno, un conto trovarsi di fronte a fatti compiuti dell'asse Pdl-Lega, che su giustizia, informazione, riforme istituzionali dimostrano di non aver mai interrotto l'alleanza. Noi ci siamo sempre assunti la responsabilità di approvare le misure rese necessarie dalla gestione fallimentare del precedente governo, non possiamo subire il ricatto del ricostituirsi della vecchia maggioranza. Non ce lo può chiedere nessuno». Casinidicechenontrova“nientedilesivo” nella proposta di legge del Pdl: secondo lei ci si può fidare del fatto che nonvivolterà lespalle? «Finora si è comportato bene, e sicuramente non ha tentazioni di ritorno nel centrodestra. Certo, è ancora convinto che serva una continuità con questa fase. E credo che su questo debba esserci un chiarimento tra di noi». EcontinuitàconlepolitichediMonti, in particolareconlalineadelrigoreseguitainquestimesi,dovràessercisecondo lei? «Nessuno come noi ha dato prova di sapere fare politiche del rigore. Noi abbiamo sempre lasciato i conti a posto, anche in situazioni drammatiche. Il punto è che, se non c'è crescita ed equità, non sono più possibili neanche politiche del rigore. Monti è consapevole quanto noi di questo, però se in Europa non torna una maggioranza progressista siamo condannati a rimanere all'interno di logiche e dinamiche proprie della destra, che ha prodotto la drammatica situazione in cui ci troviamo. Una discontinuità nei contenuti, nelle politiche, è indispensabile». ILCOMMENTO PIEROBARUCCI Fabrizio Cichitto , Gaetano Quagliarello preceduti da Maurizio Gasparri ed Angelino Alfano FOTO ANSA L'INTERVISTA NON MANCA CERTOL'AMBIZIONE(INTELLETTUALEOPOLITICA) AI PROMOTORIDEL MANIFESTOCAMBIARE LAPOLITICA, FERMAREIL DECLINO, TORNARE ACRESCERE.Secondo Oscar Giannino, Boldrin, De Nicola, Zingales e gli altri prestigiosi firmatari ‘‘La classe politica emersa dalla crisi del 1992-1994 ha fallito'', dopo aver enunciato dieci proposte in meno di 800 parole i nostri si spingono ad auspicare la creazione di una nuova forza politica completamente diversa dalle esistenti, un soggetto politico che 151 anni di storia unitaria ci avrebbero negato. Insomma, andiamo indietro addirittura a Cavour. Secondo i promotori, le proposte non sarebbero né di destra né di sinistra. Gli economisti che promuovono il manifesto ritengono di disporre di una ricetta che risolverebbe una volta per tutte sia i problemi dell'Italia sia le questioni che da centinaia di anni dividono coloro che a vario titolo si occupano di questioni politiche e sociali. Leggendo le proposte, la sensazione è che i nostri facciano riferimento ad una forza politica liberale che riconosca pienamente la centralità delle scelte dell'individuo limitando il più possibile le interferenze del pubblico. Nel manifesto non vi è spazio per gli ideali liberali, si fa piuttosto riferimento alla loro riduzione liberista: centralità della libera iniziativa e mercato come unico luogo di interazione economica (e sociale). Le proposte sono quelle classiche: ridurre il debito pubblico via privatizzazioni, ridurre il carico fiscale, lotta all'evasione fiscale, aprire il welfare e l'istruzione ai privati e alla concorrenza, liberalizzazioni a tappeto, equiparazione del pubblico impiego a quello privato. L'unica esclusiva del pubblico sembra essere quella di garantire un sussidio e formazione a coloro che perdono (momentaneamente) il lavoro. Un manifesto non può essere che generico e a tratti velleitario, anche questo non sfugge a questo destino, ma nel complesso è un buon documento. Il punto di partenza è che i problemi dell'Italia si affrontano soltanto tornando a crescere. Su questo si può convenire. La ricetta appare invece debole e tutt'altro che neutra. Limitiamoci a qualche osservazione. Primo ingrediente che manca: redistribuzione. L'Italia ha conosciuto negli ultimi venti anni un forte aumento della diseguaglianza, questo tema non è neppure menzionato ed è affrontato semplicemente con la lotta all'evasione e la concorrenza, per il resto abbiamo la consueta teoria dello «sgocciolamento»: un'economia che cresce farà stare meglio anche i meno abbienti. Secondo, è vero che la crisi finanziaria non è la causa dei problemi dell'Italia ma la crisi ci ha mostrato i limiti della regolazione, della concorrenza e dell'impresa privata. Dopo i disastri su questi fronti ci sarebbe da attendersi una maggiore cautela. Infine, negli anni '90 abbiamo avuto qualche pezzo di questa rivoluzione liberale (privatizzazioni e liberalizzazioni). I risultati sono stati deludenti. Certo si può dire che il progetto non è stato completato ma forse anche che in questi venti anni abbiamo dematerializzato la Costituzione economica del paese senza costruirne un'altra. In Italia c'è un gran bisogno di riqualificazione dell'intervento pubblico che non può essere ridotta soltanto ad una sua assimilazione al privato come vorrebbero i promotori del manifesto. Più alla radice, l'idea centrale del manifesto è che bisogna dare spazio alla libera iniziativa aiutando tutti a competere, un'uguaglianza dei punti di partenza e non dei risultati. Tesi rispettabile che non può essere accolta dalle forze progressiste che hanno in mente l'uguaglianza come tema discriminante. L'idea che uguagliando i punti di partenza e lasciando poi il mercato agire si arrivi al miglior risultato possibile in termini di equità è stata infatti smentita dall'esperienza recente: l'accesso ai beni primari (istruzione, sanità) è divenuto sempre più selettivo rispetto al reddito; la crisi finanziaria ci ha mostrato che il mercato e il privato non funzionano poi tanto bene. Alcune proposte del manifesto sono sicuramente condivisibili, ma occorre tenere ben presente queste considerazioni onde evitare ancora una volta di cadere nell'equivoco di considerarlo di sinistra. Del resto neppure i suoi promotori ambiscono a questo, vorrebbero soltanto imporre la loro come una ricetta obbligata senza colore. Un'ambizione all'altezza dell'incipit. RosyBindi «Approvareuna legge elettoraleamaggioranza, ricostituendol'asse Pdl-Lega,è inaccettabile. Ilpremiodevegarantire lagovernabilità» «Fermatevi, se continuate così siamo pronti a votare subito» SIMONECOLLINI ROMA Quello che non dice il manifesto liberista di Giannino IL CASO/2 Province, flashmobpisano:«MaiconLivorno» Flashmobpisano per protestare contro l'ipotesi«di finire sotto Livorno»nelcasodi accorpamento delledue province.Unacinquantina dipersone vestite di rossocrociato - i coloridellaRepubblica pisana hannosfidato l'afadi luglioper stazionare in piazzaVittorio Emanuele,doveha sede il Palazzo dellaProvinciadi Pisa, e ribadire il no aldecreto governativo.Sabatosera, nellaprima amichevole stagionale del Pisaall'ArenaAnconetani, i tifosi avevanourlato slogan edesposto un lungostriscionecon lascritta: «Pisa nonsi tocca,maiconLivorno». Ieri mattina,alcunimanifestanti indossavanomagliettecongli sfottò tipicidelcampanilismo edeiderby calcistici, come«Grazie a Dionon sono livornese». «Sedavvero finisse così - diceva unasignora agguerritissimariferendosi all'ipotesi di fare diLivorno il capoluogo della nuovaprovincia -sarei pronta a restituire la miacarta d'identità, perchè io livornese proprio non vogliodiventare. Piuttostomeglio andareavivere a Lucca». Propriopochi giorni faèstato votatoall'unanimità in consiglio comunalea Pisaun documento contro ilprovvedimento delgoverno, incui si chiedeche sia rivista l'interpretazionesulla città capoluogodi nuova istituzione e si tengaconto di «parametrioggettivi diversidalla suapopolazione residentenel comunecapoluogo,che nonpotranno che portare auna sceltadiversa rispetto a quelladi Livorno». lunedì 30 luglio 2012 3
Sei mai stato infedele a tua mo-glie o a tuo marito?». Se vuoi di-ventare il compagno di viaggio nella corsa alla Casa Bianca di Mitt Romney devi rispondere anche a questa domanda. Ce ne sono altre 79, compresa una su redditi e tasse degli ultimi decenni. Informazioni che Romney mostrò a McCain quando venne preso in considerazione dal senatore dell'Arizona e allora candidato contro Obama. E che oggi si rifiuta di rendere pubbliche. Scegliere un candidato vice non è facile e lo staff di Mitt Romney ci sta mettendo tutta l'accortezza possibile. Quattro anni fa John McCain sbagliò. O almeno oggi tutti dicono così, mentre nel 2008 tutti diedero atto a Sarah Palin di aver dato la scossa a una campagna moribonda. Sono due le parole d'ordine che il candidato repubblicano ha trasmesso alle persone fidate a cui ha dato l'incarico di fare la selezione: discrezione assoluta e accortezza. Niente trovate geniali e figure troppo ambiziose, incapaci di fare squadra. Come, appunto, avvenne con Palin. Romney, ora in Israele a caccia di accreditamento internazionale dopo le sue numerose gaffe del tour europeo, vuole un compagno di gara, non uno che si alleni per la gara che pensa di correre tra quattro anni. In lizza sono in parecchi. Ad esempio l'ambizioso Marco Rubio, stella nascente, senatore della cruciale Florida e tra i pochi in grado di colmare almeno in parte lo svantaggio repubblicano tra gli ispanici. Negli ultimi giorni tre figure diverse tra loro come Jeb Bush - il fratello intelligente, ed ex governatore della Florida - Karl Rove e Rudolph Giuliani lo hanno incoronato il migliore possibile. Ieri la persona che guida la selezione, Beth Myers, ha pubblicato su Twitter una lista di 13. Tra questi ci sono anche Rick Santorum e Newt Gingrich, avversari durante le primarie. Il che significa che l'elenco non corrisponde alla realtà. Se cerca alleati veri, Romney sa che quei due non lo sono. La scelta è difficile. Puntare su una figura famosa? Su un giovane o una donna? Qualcuno capace di colmare un ritardo con una particolare area dell'elettorato o in grado di portare in dote uno Stato difficile da vincere? Quando Obama scelse Joe Biden lo fece perché l'attuale vicepresidente è una vecchia volpe della politica estera, come McCain, e perché è uno che parla schietto, proprio come piace al vecchio elettorato bianco e operaio democratico. Quello con cui Obama ha più difficoltà. Con i pompieri, i poliziotti irlandesi, i camionisti, parla Biden. Romney ha un problema simile: è un miliardario lontano dai problemi della gente, tanto quanto Obama è troppo intellettuale e articolato. Il secondo problema di Romney sono i conservatori. Ma chi c'è in grado di colmare queste lacune? Cominciamo dalla figura più famosa: Condoleezza Rice. Esperienza da vendere, donna, stimata nonostante l'esperienza con Bush, afroamericana. Ma l'ex Segretario di Stato ha un enorme difetto: è a favore della libertà di scelta (di abortire). Sarebbe una scelta forte ma rischiosa. Come il governatore del New Jersey, Chris Christie. Amato dai conservatori perché ha tagliato con la scure il bilancio e non ha alzato le tasse, Christie è sanguigno, corpulento e schietto. Ottimo per fare da contraltare al miliardario perfettino Romney. Ma perde le staffe troppo di frequente. E in giro ci sono un paio di video in cui prende a parolacce persone che lo contestano. Non troppo presidenziale come atteggiamento. Di lui si dice che farà il discorso centrale della convention repubblicana di settembre. Se fosse così, aspettiamoci un fuoco di fila contro Obama. In lizza ci sono anche la governatore del New Mexico Martinez e quello della Louisiana Bobby Jindal. Conservatore, relativamente giovane, aggressivo, religioso e di origine indiane. Una scelta tranquilla. È tra i più attivi nella campagna pro Romney in giro per l'America. Tra le scelte più probabili, insieme a Rubio, ci sono il senatore dell'Ohio Bob Portman, moderato, alleato della prima ora, esperto di commercio e tasse, che potrebbe aumentare le possibilità in un altro Stato chiave. Oppure il suo collega della Virginia Bob McDonnell. Stesso discorso. Terzo preferito sembra essere Tim Pawlenty, ex governatore del Minnesota. Nessuno dei tre ha grande carisma, sono tutti esperti. E in queste settimane ciascuno è apparso in tv o a comizi per conto di Romney. Ne viene dunque testata la qualità oratoria e la capacità di rispondere alle domande a bruciapelo. Se davvero il motto della scelta della campagna repubblicana 2012 è «prima regola non farsi del male», la corona potrebbe andare a uno di questi tre. Ma tutte queste sono voci. Che a volte vengono fatte circolare apposta per essere smentite. Il terrore bussa alle porte dell'ambasciata italiana a Sanaa. Un agente italiano addetto alla sicurezza dell'ambasciata d'Italia nella capitale yemenita è stato rapito ieri da uomini armati nei pressi della sede diplomatica nel quartiere di Hadda, che si trova nella parte sud-occidentale della città. La Farnesina, tramite l'Unità di crisi, ha immediatamente attivato tutti i canali, ma sulla dinamica dei fatti, il ministero degli Esteri mantiene in questo momento «il più stretto riserbo» per favorire una positiva soluzione della vicenda. Col passare delle ore si chiariscono alcuni aspetti del rapimento. Innanzitutto, l'identità del rapito: si tratta di un carabiniere, conferma il ministero. L'ambasciatore italiano in Yemen, di cui è stato disposto l'immediato rientro nella capitale Sanaa, si mantiene in continuo e diretto contatto con l'Unità di crisi per seguire gli sviluppi del rapimento, rimarcano fonti ministeriali. Al momento si sa che è l'uomo un carabiniere si chiamerebbe Alessandro (ma il cognome ancora non è noto) ed è stato prelevato all'interno della struttura diplomatica contattata l'ambasciata. Funzionari sul posto confermano l'avvenuto rapimento, ma non forniscono ulteriori dettagli. Mentre i servizi di sicurezza yemeniti informano che «è stato portato verso una destinazione sconosciuta», aggiungendo che è stata immediatamente aperta un'inchiesta per tentare di identificare i rapitori e di localizzare l'agente di sicurezza. In serata, filtrano altre notizie: il carabiniere sarebbe stato sequestrato in un negozio, dove si trovava in borghese per fare degli acquisti personali. Lo si apprende da fonti qualificate della Sicurezza, secondo le quali nel momento in cui è stato rapito il carabiniere era libero dal servizio. Secondo le stesse fonti, le prime indagini farebbero escludere la pista terroristica per il sequestro, che potrebbe essere dunque opera di bande di criminali locali. «Escludo che Alessandro corra pericolo di vita, i rapitori si faranno sentire nel giro di poche ore per utilizzare il sequestrato come merce di scambio, analogamente a quanto avvenuto tante altre volte. Non si tratta quindi, con tutta sicurezza, di un atto terroristico», afferma Arhab Al-Sarhi, presidente dell'Associazione italo-yemenita e residente a Sanaa, contattato telefonicamente da Corriere. it. Altre fonti sostengono che il militare è stato portato via mentre stava camminando per strada, vicino alla sede dell'ambasciata che si trova nel quartiere di Hadda, nel sud-ovest della città. Resta il fatto che appena un mese fa i servizi di sicurezza dello Yemen avevano annunciato di aver sventato «13 complotti» contro obiettivi stranieri da parte di Al Qaeda. Progetti di attentato, rapimenti, attacchi contro qualsiasi simbolo occidentale. E dunque il personale diplomatico rientrava nella lista dei bersagli nel quadro della guerra che oppone gli estremisti al governo. CAOSARMATO Il rapimento dell'uomo è avvenuto in una giornata particolarmente caotica e drammatica per la capitale yemenita. Un centinaio di uomini armati, appartenenti a varie tribù, hanno contemporaneamente preso d'assalto il ministero degli Interni, chiedendo di essere arruolati nelle forze di polizia. Il commando ha anche preso in ostaggio alcuni impiegati e li ha rilasciati alcune ore dopo. Secondo il responsabile del ministero, il gruppo si trova tuttavia ancora all'interno dell'edificio. Anche dopo l'uscita di scena del presidente l'ex dittatore Ali Abdullah Saleh - lo Yemen continua ad attraversare una fase di violenze e di scontri tra le varie tribù del Paese che si combattono tra loro per il controllo di aree e fette di potere. Il Paese è spesso teatro di sequestri di cittadini stranieri da parte di tribù armate, che utilizzano questa strategie per esercitare pressioni e veder riconosciute dalle autorità le loro rivendicazioni. Circa 200 persone sono state rapite nello Yemen negli ultimi cinque anni e la stragrande maggioranza è stata rilasciata incolume. L'ultimo in ordine di tempo un operatore francese del Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr), liberato a metà luglio dopo essere stato preso in ostaggio ad aprile nell'ovest dello Yemen e portato in seguito nel sud del Paese. Un'insegnante svizzera e il vice console dell'Arabia Saudita ad Aden, nel sud dello Yemen, sequestrati entrambi nel marzo 2012, sono ancora nelle mani dei loro rapitori nel Paese. Con il sequestro di ieri, salgono a due gli italiani rapiti all'estero. Nelle mani di sequestratori c'è ancora il cooperante italiano Giovanni Lo Porto, catturato il 19 gennaio con un collega tedesco in Pakistan, a Multan, nel Punjab. L'uomo sarebbe nelle mani del gruppo talebano Tehrik-e-Taliban Pakistan, capeggiato da Hakimullah Mehsud. IL CASO . . . L'Associazione italo-yemenita: «Alessandro sarà usato come merce di scambio» Mitt Romney in visita al Muro del pianto di Gerusalemme FOTO A. SULTAN/ANSA ILDOSSIER MONDO . . . Il senatore della Florida (di origini italiane) preferito da Jeb Bush, Karl Rove e Giuliani Carabiniere rapito nel caos dello Yemen L'arrivo a Ciampino di Oriano Cantani e Domenico Tedeschi, spariti e ricomparsi dopo due giorni a Damasco FOTO ANSA In forze all'ambasciata di Sanaa, il militare è stato sequestrato mentre era in un negozio in abiti borghesi La Farnesina allerta «tutti i canali» e l'Unità di crisi Scontri al ministero dell'Interno UMBERTODEGIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it Nontroppoimpulsivo comeChristie,nontroppo liberalcomeCondiRice, il favoritorestaMarco malasceltadel«Biden» repubblicanotardaancora MARTINO MAZZONIS NEWYORK EpidemiadiEbola inUganda:già 14morti Un'epidemiadi febbre emorragica causatadal letalevirus Ebola è in atto dall'iniziodi luglionell'Uganda occidentaleed hagià ucciso14 persone.Lo haresonoto l'ufficio localedell'Organizzazionemondiale dellasanità (Oms). «Abbiamoventi casiaccertati dipersone chehanno contratto il virus etra queste 14sono morte»,ha riferitoJoaquim Sewaka, rappresentanteOms in Uganda. L'epidemiahaavuto inizio nel distrettodi Kibaale, acirca200 chilometridallacapitale Kampalae a unacinquantina dichilometri dalla frontieracon ilCongo(Rdc).Nella zonasono già stati inviatimedici ugandesie americaniche stanno cercandodi organizzare centridi quarantena.La febbre Ebolaè molto contagiosae causa ildecessodel 50-90%delle personeche la contraggono. Nonci sonovaccininé medicinali ad hoc: i medici possonosolo lottare contro la malattia reidratando i pazienti. Il virus scopertodal microbiologoFrederickA.Murphy nel 1976 in Congo(exZaire) è estremamenteaggressivoper l'uomo: si trasmette molto facilmenteper contattocon il sangue e i fluidi corporeicome sudoreesaliva di soggetti infetti. Dal ‘76 ad oggi inAfrica si sono avute 15epidemiedi Ebolache, secondo l'Oms,hannocausatopiù di 1.300 morti. IPaesi da semprepiù colpiti, oltreaUgandae Congo, sono stati il Gabone ilCongo Brazzaville. Lo sfidante Romney: al via le selezioni per il vice 14 lunedì 30 luglio 2012
L'EUROPA RISCHIA LA DISSOLUZIONE SOT-TOILFUOCODIUN'INCONTRASTATASPECULAZIONEFINANZIARIA ed una fallimentare esasperazione rigorista e liberista dei governi della destra a cui, purtroppo, non fa eccezione il governo del nostro Paese. La propaganda sugli effetti miracolistici degli ultimi vertici, l'enfatizzazione di risultati mediocri ed inadeguati sono state rapidamente cancellate dalle folate speculative e dalla drammatica condizione sociale in cui versano popolazioni sempre più ampie del vecchio continente. Come ha osservato giustamente Silvano Andriani dalle colonne di questo giornale, le cosiddette politiche di austerità stanno divaricando ulteriormente i Paesi forti da quelli in difficoltà con il paradosso che gli uni si avvantaggiano delle disgrazie degli altri. Ed una Europa sempre più diseguale alimenta vecchi rancori ed è terreno di coltura di nuovi populismi. Il disfacimento economico provoca quello culturale in assenza di un'alternativa al degrado del liberismo. Siamo al saldo di un deficit di unità politica ed istituzionale oltreché economica dell'Europa. Va ricordato, a questo proposito, che gli attuali governi di destra si sono succeduti ad una diffusa presenza di esecutivi di sinistra segnati dalla fascinazione della «terza via» di Blair, vale a dire, esperienze che hanno assunto il paradigma del liberismo cercando di smussarne e di temperarne gli aspetti più velenosi. Ma la potenza degli interessi in campo e la forza dei processi di globalizzazione hanno travolto quelle flebili resistenze. Qui siamo: con l'Europa attraversata da imponenti conflitti sociali, governata da classi dirigenti che prospettano sacrifici solo in direzione del mondo del lavoro e che hanno spezzato ogni legame tra i giovani ed il futuro; con un'Europa allo sbando, alla mercé di una speculazione che mira a cancellare l'euro e a creare difficoltà conseguentemente all'attuale presidenza Usa alla vigilia delle importanti elezioni di novembre. L'obiettivo esplicito in corso è una gigantesca ridefinizione di poteri (tra Stati, classi sociali e aree territoriali). L'Europa è sfregiata nel suo carattere identitario storico: la nuova competizione globale e una corrosiva finanziarizzazione non tollerano più vincoli e diritti sociali, travolgono le sue prerogative democratiche. Parlare di una nuova, grande ed unitaria sinistra e prospettare un'alternativa di modello sociale in Europa sono la medesima ed urgente questione. Il continente rischia il collasso perché questa nuova sinistra stenta ad emergere. Solo in Francia si è aperta una possibilità, a livello di governo, che non può, però, restare isolata per molto tempo. Per questo la provocazione culturale e politica di Tronti è preziosa e andrebbe discussa con coraggio insieme alle proposte per fronteggiare la crisi. Già Vendola ha affermato che Sel nasce con lo stesso spirito e con lo stesso intento unitario prospettato da Tronti: essere il lievito di una ricomposizione e di una innovazione della sinistra. In questo meritorio dibattito aperto dall'Unità non è in discussione la compatibilità tra culture di sinistra che superano le vecchie diatribe tra radicali e riformisti (adottando la critica a questo capitalismo di recente prospettata proprio da Martin Schultz) ed un cattolicesimo sociale e democratico. Non solo in virtù di un antico quanto necessario solidarismo sociale, ma soprattutto per l'esperienza concreta di tanta parte di mondo cattolico in una azione di volontariato in cui la dimensione di «gratuità» è una potente leva di critica alla società contemporanea dominata da spinte utilitaristiche ed egoistiche del sistema di produzione delle merci e del profitto esasperato. Il nodo vero è il superamento chiaro ed esplicito delle subalternità al liberismo, l'aspirazione all'uguaglianza (cosa ben diversa dall'equità), la battaglia per la democrazia e la libertà. In Europa tutto ciò significa innanzitutto battersi per l'unità politica ed istituzionale e, conseguentemente, per la socializzazione del debito, per rendere la Bce soggetto in grado di far fronte ad ogni evenienza ed in grado di finanziare uno sviluppo sostenibile. Non è più rinviabile un intervento sui mercati finanziari con regole cogenti che contrastano la speculazione, con una tassazione sulle transazioni e con un controllo sulle manovre interessate delle società di rating. Serve una nuova politica per il lavoro che rimuova il perverso rapporto con la precarietà e l'abolizione dei diritti, i bassi salari e l'assenza di reddito per i giovani. Una politica fiscale comune in grado di combattere l'evasione e, con un intervento sui patrimoni e sulle ricchezze, finalmente redistribuire risorse e reddito. Uno sviluppo fondato sulla valorizzazione dell'ambiente, sulla ricerca e sulla qualità abbandonando la vecchia logica della mera competitività di prezzo. Una nuova sinistra unitaria non può produrre artificiose e nefaste gerarchie tra diritti sociali e diritti civili. Bisogna rompere il circuito che si autoalimenta tra tecnocrazie senza popolo e populismi reazionari. Ma non saranno le giravolte o i chiacchiericci autoreferenziali di Palazzo a sconfiggere l'antipolitica. Semmai l'alimenteranno. C'è un vuoto enorme da colmare. Va colmato con una nuova progettualità anche culturale, mobilitando gli interessi sociali delle lavoratrici e dei lavoratori, ricostruendo pazientemente nuovi legami sociali laddove la competizione esasperata ha prosciugato ogni forma di solidarietà e di socialità favorendo individualismi e nuove drammatiche solitudini. Bisogna fare presto. La disperazione può prendere il sopravvento sull'indignazione. La depressione, come ci ricorda spesso Remo Bodei, è l'elemento dominante anche tra le nuove generazioni. Può indurre a gesti rabbiosi, a rivolte momentanee, a fuochi distruttivi e, spesso, semplicemente ad una passività rassegnata. Noi dobbiamo ricostruire il fascino e gli ideali di una grande sinistra che riprende il gusto e la passione della trasformazione molecolare della società. Il commento Le preferenze penalizzano le donne Vittoria Franco Senatrice Pd LA DISCUSSIONE SULLA LEGGE ELETTORA-LE SI VA FACENDO SEMPRE PIÙ SFUOCATA. CONILFORMARSIdi una doppia maggioranza, una che sostiene il governo e l'altra che procede parallelamente sulle riforme, sono saltati i contorni entro i quali potevano prendersi decisioni condivise su ogni aspetto dell'attività istituzionale. Il sospetto è che questa maggioranza parallela abbia già apparecchiato per il ritorno a un proporzionale che non fa vincere nessuno agitando il totem delle preferenze come la soluzione definitiva della crisi politica. Sa davvero di ritorno all'antico. Si mette fra parentesi un ventennio di ricerca di una strada per garantire la stabilità e la governabilità senza avere la capacità di inventare qualcosa di nuovo e di più avanzato. Il tutto condito con un preteso rafforzamento del potere di decisione degli elettori, mentre appare sempre più chiaro che alcune forze politiche cercano non il sistema migliore per garantire la governabilità, ma lo strumento che consenta loro di contare anche in caso di sconfitta, non importa se si crea incertezza e instabilità al Paese. Il Pd fa bene a difendere il principio della governabilità e a dire di no alle preferenze. Ci sono innumerevoli ragioni per questo no. Primo. In un momento nel quale il bisogno del cittadino che deve decidere a chi destinare il suo voto è sapere che cosa i diversi partiti propongono per affrontare la crisi e per mettere il Paese nelle condizioni di ricominciare a crescere, che cosa si vuole fare per diminuire la disoccupazione giovanile, e tutto il resto, i candidati devono invece cominciare la questua delle preferenze, concentrare la campagna su di sé anziché sui programmi del partito. Prevale la concorrenza interna a ciascuna lista invece dei contenuti, con costi economici enormi che spesso sono la ragione della corruzione e del voto di scambio. Essendo venuti meno i grandi partiti capaci di selezionale la classe dirigente e di indirizzare le preferenze, si ricreerebbe una prateria nella quale vince chi ha più soldi e più clientela; chi può scambiare un potere di cui già dispone. È ovvio che non si rinnova niente e nessuno. I giovani, le donne, personalità indipendenti non hanno spazio vero e non saranno neanche tanto attratti da una corsa costosa e senza speranza. Le donne sarebbero le più penalizzate, perché sono poche quelle che hanno un curriculum istituzionale di rilievo (le sindache sono solo l'11% e per lo più di comuni medio piccoli, una sola donna presidente di Regione), perché una campagna con la preferenza diventa molto costosa in collegi così grandi. D'altronde, i numeri delle elette con la preferenza parlano chiaro: le consigliere comunali arrivano al 19%, le consigliere regionali sono 125 su un totale di 1056, con regioni come la Calabria e la Basilicata dove non c'è nessuna donna eletta e il civile Friuli dove sono 3 su 59! È evidente che qualcosa non funziona. La legge sulla doppia preferenza per i consigli comunali e regionali in discussione al Senato (sperando che vada in porto) è per questo molto importante come lo è una premialità ai partiti che promuovono il riequilibrio della rappresentanza di genere. Ma non è un caso che chi dice sì alle preferenze dica no alla norma antidiscriminatoria. COMUNITÀ Maramotti CARO DI PIETRO, TI SCRIVO NONOSTANTE UNA DOPPIACONSAPEVOLEZZA:DIESSEREFUORITEMPOMASSIMOE DIRAPPRESENTAREUNAVOCEdecisamente minoritaria se non isolata tra le fila del Pd. Si è spinta troppo avanti, ha assunto toni troppo aspri la polemica tra Idv e Pd. Diciamo meglio: la tua sistematica e talvolta corrosiva polemica verso il Pd. E non a torto si osserva, tra noi, che ci si può distinguere, si può anche vivacemente discutere, ma la precondizione per un positivo rapporto politico e persino personale è che ci si rispetti a vicenda. Non è un mistero che sia in casa Pd che in casa Idv allignino sensibilità e opinioni diverse circa la possibilità e l'utilità di non dare per chiuso ogni rapporto tra noi (per quanto, ripeto, a questo stadio, il «partito del dialogo» si sia radicalmente assottigliato su entrambi i fronti). Anche qui tuttavia s'ha da fare una doppia distinzione, che accresce le tue responsabilità nella rottura: 1) vistoso è il contrasto, nei toni e nei giudizi, tra la virulenza dei tuoi attacchi al Pd e la misura che ha sempre contrassegnato l'atteggiamento di Bersani nei vostri confronti, una circostanza di fatto, una differenza onestamente inconfutabile; 2) la natura dei due partiti: mi concederai che il carattere leaderista del tuo conferisce un peso decisivo alle tue posizioni. Mi spiego: sappiamo che taluni tra le tue fila covano un disagio che raramente si esprime nella forma del dissenso; così pure è noto che, in casa Pd, vi è chi da sempre ha operato per scavare fossati nel rapporto con voi. Di più: personalmente sono convinto che questi ultimi abbiano contribuito alla deriva dell'Idv, a incoraggiare separazione e conflitto tra noi, perché in politica tutto si tiene. Ma, detto questo, vanno messe a verbale due verità oggettive: la esasperazione polemica, la deriva estremistica è soprattutto farina del sacco tuo; il Pd è partito davvero plurale, nel quale sono da mettere nel conto voci discordanti (in questo caso, pregiudizialmente chiuse a ogni rapporto con l'Idv), ma il loro peso è incomparabilmente minore a quello in capo a te nell'Idv, partito la cui democrazia interna è piuttosto esile. Per il Pd fa testo la sintesi espressa da Bersani, il quale, insisto, non ha mai fatto nulla per rompere irrimediabilmente con voi. Come si conviene, del resto, al major party, una sorta di fratello maggiore cui compete più saggezza e responsabilità, Nonostante questo, «spes contra spem», a costo di sembrare ingenuo e patetico, sento il dovere di fare quattro osservazioni sulle quali mi piacerebbe che noi tutti riflettessimo. Si tratta di quattro ragioni che invece suggerirebbero (avrebbero suggerito?) di esplorare la possibilità di una intesa. Primo: siamo alleati in gran parte delle amministrazioni locali e non mi pare che, complessivamente, il bilancio sia negativo e comunque lì non si riscontrano i conflitti che scontiamo in sede nazionale. Secondo: la nostra base, i nostri rispettivi elettorati sono decisamente più unitari di quanto non lo siano i vertici dei partiti. Anzi: essi non comprendono e persino patiscono tali contrasti. Terzo: se anziché enfatizzare i nostri rispettivi limiti valorizzassimo la complementarietà dei nostri apporti ne trarrebbero grande giovamento la qualità e la forza del campo del centrosinistra e la prospettiva di una vera alternativa ideale e politica al centrodestra, visto che entrambi non ci si rassegna a una mera continuità con il governo Monti sostenuto e condizionato anche dal Pdl. Esemplifico: la cultura di governo di un nuovo centrosinistra trarrebbe vantaggio da un presidio di legalità. Quarto: Bersani sta per illustrare la Carta di intenti che il Pd offre alla discussione quale bussola di un campo di forze politiche e civiche, democratiche e progressiste. Perché non profittarne per riaprire una discussione serena e franca anche tra noi? Per parte mia - l'ho notato all'ultima direzione - ho lamentato la precipitazione con cui dirigenti del Pd decretano inclusioni ed esclusioni dal campo delle alleanze a monte di un serrato confronto politico e programmatico intorno a quella Carta. Che dobbiamo prendere tutti sul serio quale pietra di paragone di solidarietà politiche sicure e affidabili. Solidarietà vecchie e nuove. Intendiamoci: un confronto senza sconti, aperto a ogni possibile esito. E comunque animato da quel reciproco rispetto che tu, in tutta franchezza, caro Tonino, negli ultimi mesi ci hai fatto mancare. Ripeto, con alta probabilità, le mie parole suoneranno inutili ed eccentriche e sono destinate a cadere nel vuoto. Ma mi si lasci coltivare un'esile, disperata speranza e comunque mi si consenta di mettere a verbale la mia opinione circa le grandi responsabilità di tutti e di ciascuno. La lettera Caro Di Pietro ti scrivo Pensiamoci bene prima... L'intervento Perché ci serve una «grande sinistra» Franco Giordano Presidenza di Sel . . . Importante aprire una seria riflessione . . . A condizione però che ci si rispetti Franco Monaco Senatore Pd . . . Riforma elettorale: favorire norme anti-discriminazione Premiamo chi promuove la rappresentanza di genere lunedì 30 luglio 2012 15
SEMBRA UNA SANTIFICAZIONE DELL'ADULTERIO LA STORIA MEDIEVALE DEL «CUORE MANGIATO», PERCHÉ IL RE PUNISCE LA CRUDELTÀ DI UN SIGNORE FEUDALE CHE HA DATO IN PASTO ALLA MOGLIE IL CUORE DELL'AMANTE. VIENE DALLA BIOGRAFIA ANONIMA DI UN TROVATORE, GUILLEM DE CABESTANH, FU RIPRESA DA BOCCACIO E STENDHAL, ed è rielaborata nella nuova opera di George Benjamin (Londra 1960), che ha trionfato al Festival di Aix-en-Provence e che girerà l'Europa, perché nel commissionarla e produrla hanno collaborato anche il Maggio Musicale Fiorentino (dove andrà in scena nel 2013) e i teatri di Amsterdam, Londra,Tolosa. Si intitola Written on skin (Scritto sulla pelle): nel testo di Martin Crimp il trovatore diventa un giovane miniatore, la vittima della gelosia di un potente e sanguinario signore feudale è un artista, chiamato nel castello a redigere un codice miniato. Di lui si innamora Agnès, la moglie che il signore tratta come parte delle sue proprietà, e il titolo ha un doppio senso: il codice è «scritto sulla pelle», sulla pergamena; ma anche le carezze dell'amante sono incancellabilmente scritte sulla pelle di Agnès (Barbara Hannigan). Il marito (Christopher Purves) uccide l'artista e ne fa mangiare il cuore alla moglie, che, appresa la verità, si getta nel vuoto, perché nulla possa cancellare dalla sua bocca il sapore del cuore dell'amato. Nel testo ha forte evidenza la ribellione di Agnès, aspetto attuale di una narrazione vagamente surreale, dove si intrecciano due dimensioni temporali, perché la storia medievale è raccontata come una sorta di sogno fatto oggi. Tre Angeli ci portano indietro nel tempo e uno dei tre si immedesima nell'artista (The Boy, un controtenore, Bejun Mehta). I personaggi agiscono, ma sono anche narratori, e molte loro frasi non si limitano al discorso diretto, descrivendo l'azione («Che sapore ha?», dice l'uomo. «Buono», dice lei): testo e musica (e regia) sfruttano molto bene questo effetto di straniamento e tutto converge in una magistrale stilizzazione. Anche se non mancano i momenti di tensione drammatica immediata e di tagliente violenza fonica, la raffinatissima musica di Benjamin sembra evocare vicende e situazioni in una sfera onirico-visionaria distanziata, lontana. Spesso le sonorità rarefatte e i silenzi coinvolgono più intensamente dei fortissimi. L'orchestra è usata in modo da far sentire sempre le voci, che intonano il testo con chiarezza, ma senza cadere nel tedioso declamato. Con deliberata rinuncia Benjamin sacrifica qualcosa della forza inventiva dei suoi capolavori strumentali; ma ci sono in orchestra colori affascinanti: controllo, essenzialità e misura convergono in una coerente, voluta semplificazione. Impeccabile la rappresentazione, con solisti eccellenti e con l'autore alla guida della magnifica Mahler Chamber Orchestra. Il pregevole impianto scenico di Vicki Mortimer consentiva alla regia di Katia Mitchell di lavorare con efficace sapienza sui diversi piani temporali. ROSSELLABATTISTI VOLTERRA Gliattori-detenuti e icittadinidiVolterra invadonolepiazze perungrande spettacolo-festa FESTIVAL DOPOQUALCHESTAGIONECARATTERIZZATADAUNACERTAINCLINAZIONEASPETTACOLI EGOCENTRICI, QUEST'ANNO ARMANDO PUNZO HA RADDRIZZATO LA ROTTA CONUNPROGETTODIRESPIROCORALE:ancora e sempre con i carcerati-attori di Volterra, certo, ma soprattutto attirando nel cerchio magico del teatro anche i cittadini, le associazioni, i rioni della cittadina toscana e quegli artisti che con Mercuzio non vuole morire hanno voluto avere a che fare, colmando con l'apporto di tutti l'intera edizione 2012 del Festival. Il punto di snodo che dilata e fa fiorire la drammaturgia totale di un lavoro già architettato lo scorso anno è il personaggio di Mercuzio, appunto, o meglio la sua morte dalla quale scaturisce la tragedia. Spirito libero, portatore sano di sogni, creatività, senso del futuro, che viene già azzerato dalle parole di Romeo quando lo apostrofa: «Basta, basta, Mercuzio! Tu parli di nulla» e lui di rimando: «Giusto, giusto io parlo dei sogni…». Il successivo duello con Tebaldo e il suo esito fatale è solo una naturale conseguenza. E da qui, ri-parte Punzo per ri-scrivere la partitura dello spettacolo e immaginare un diverso svolgimento della storia. Un rewind per un nuovo destino, per tutti. C'è senso politico – forte - istinto di libertà, manifesto di ribellione, tutti temi da sempre attraversati da Punzo che qui chiama a risonanza e partecipazione diretta gli spettatori dentro e fuori dal carcere. Mani tinte di rosso, Giuliette stese a terra, uno stormo di bimbi con i palloncini che sciamano fra i detenuti-attori che declamano stralci shakespeariani. Il consueto campionario campionato di parole, immagini e costumi che il regista mette insieme in una colorata sarabanda che non rispetta troppo, in verità, l'idea di sviluppare il personaggio Mercuzio. Ancora al centro, insistito, dei suoi vortici visionari, c'è sempre Punzo attore e istrione, con il suo bagaglio di pinocchi, fool, lunari pierrot, moltiplicati dai riflessi dei detenuti-attori che gli fanno da controcanto e da coro in un accatastamento di immagini che portano la città dentro le mura della Fortezza (fondali con gigantografie scheggiate di rioni e contrade) e i cittadini tra i detenuti stessi. È questa la novità più acuta di un progetto che mira a ristabilire connessioni poetiche e sintonie emotive, non importa con quanto sfoggio di mezzi. Chiama in campo la pittura da Bosch a Dalì, dai lettini di Van Gogh a sognanti pesci rossi, invoca la letteratura amata (i libri del cuore da esibire leggendo pagine o squadernandoli come un mare di carta e poesia), sollecita interventi in prima persona, incorniciando tutto con sgargianti citazioni sparse dal Bardo, aprendo con le invettive rancorose di Riccardo III e chiudendo con le parole di meraviglia di Miranda. UNLABIRINTOINMOVIMENTO Dal dentro al fuori la festa-spettacolo continua, punteggiata per le strade e le piazze di Volterra, dove giuliette improvvisate si sdraiano per terra e omini con la valigia e dentro una lacrima rimossa si aggirano per i vicoli. Qua e là, gli interventi degli artisti che hanno risposto all'appello mercuziano, i fermi-immagine di Teatrino Giullare che popolano la piazza di maschere fatte della carta del pane, minuscoli teatrini da sfoggiare in giro o da aprire per vedere chi c'è dentro. I duelli improvvisati che Massimiliano Donato fa accendere negli angoli della città, le mani intinte nella vernice rossa da Antonio Viganò e alzate come segno sanguinoso di sventura. In alto, dalle finestre medievali si librano la regina Mab e il Mercuzio di Marco Mannucci e Alessandra Lanciotti. È un labirinto in movimento dove si perdono volentieri turisti e cittadini, avventori occasionali del festival e addetti ai lavori. Si conclude con la festa in piazza, sotto lo sguardo sornione dei detenuti che si sono potuti aggregare in provvisoria libertà, un mezzo sorriso sulle labbra, le citazioni a portata di microfono. Mercuzi che non vogliono morire dietro le sbarre assieme ai Mercuzi che non vogliono spegnere il pensiero. Punzo si aggira soddisfatto col megafono a districare le folle. La sua avventura che rischiava di arenarsi sulle secche di un carmelobenismo secondario, riprende il largo al soffio di un vento che sa di Living Theatre. DALARRYALANA Il sapore delcuore «Writtenonskin»diBenjamin trionfaaAix-en-Provence Sonoritàrarefatteeoniriche perraccontare lastoria medioevaledelsignore feudalechepunisce lamoglie adultera inmanieraatroce PAOLO PETAZZI AIX-EN-PROVENCE Unascenadi«Written on skin»diGeorge Benjamin EPunzoriscrive ildestinodiMercuzio Fuoridalcarcere Unascenacolorata di«Mercuzio devemorire» Il regista di «Matrix» diventa donna LarryWachowskiha cambiatosesso: il regista di«Matrix» haannunciato di avercompletato un lungo processo per diventaredonna esi è presentatocon la suanuova identità inun trailer per il suo nuovofilm «CloudAtlas»:«Ciao, sono Lana»,dice il cineastanellospot per il kolossal trattodall'omonimobest sellerdi David Mitchell.Nel film recitano tra i tanti TomHanks, HalleBerry,Hugh Grant,SusanSarandon. U: lunedì 30 luglio 2012 21
Sull'ultimo consulente ca-pitolino venuto dai Nare dalla Banda della Ma-gliana, il sindaco di Ro-ma, non si è ancoraespresso. Ma fin troppe volte in questi anni è stato costretto a pronunciarsi sull'argomento, balbettando frasi garantiste e appelli a lasciar stare il passato, senza mai rispondere alla vera domanda: che cos'é quel filo nero che lega la sua amministrazione alla criminalità di ieri e di oggi? Estate 2009, di ritorno da Lourdes, esplode il caso Andrini. Alla fine degli anni Ottanta, insieme al fratello gemello Germano e al futuro console Mario Vattani, Stefano Andrini, era stato protagonista di un famigerato pestaggio davanti al cinema Capranica di Roma. Una brutta storia, con tanto di fuga in Svezia, finita per Andrini con una condanna per lesioni aggravate (per Vattani con l'assoluzione). E proseguita con una militanza negli ambienti vicini a Stefano Delle Chiaie che gli fanno meritare anche una citazione nell'inchiesta palermitana sui «Sistemi criminali». «Rifiuto la logica per cui chi ha precedenti politici debba avere una condanna a vita e non possa più lavorare», lo difende a spada tratta Alemanno, dopo averlo chiamato a guida di una delle aziende capitoline dei rifiuti. Peccato che pochi mesi dopo, il suo nome spunti in una inchiesta molto più attuale, quella che ricostruisce l'universo affaristico criminale di Gennaro Mokbel, tra ex Nar e nuove ambizioni politiche. Andrini, per la Procura di Roma, è l'uomo che, grazie alle sue conoscenze diplomatiche, lo ha aiutato a “fabbricare” l'elezione all'estero del senatore Di Girolamo, poi finito agli arresti. «Lo ringrazio per la sensibilità istituzionale», gli rende omaggio fino all'ultimo Alemanno quando dal nuovo scandalo giudiziario è costretto a dimettersi almeno dalla carica di amministratore delegato di Ama Servizi Ambientali. Di cui, per inciso, è ancora dipendente. È la prima traccia di una «parentopoli nera» che attraversa come un fiume carsico la più vasta Parentopoli romana, estesa anche a mogli e cubiste vicine della destra romana. Da lì a pochi mesi, esplode il caso Atac, l'azienda di trasporti capitolina. Tra l'infornata di dirigenti decisa dalla nuova amministrazione Alemanno, spicca Gianluca Ponzio, ex Terza Posizione, che, ironia delle vicende umane che legano la destra romana nei decenni, in gioventù era finito in carcere insieme Antonio D'Inzillo, il Pischello di Romanzo criminale, arrestato di nuovo pochi anni in casa di un giovanissimo Gennaro Mokbel. Nell'anno 2010, l'amministrazione Alemanno si ricorda di Ponzio, diventato nel frattempo un manager, e gli affida la gestione delle Risorse umane dell'azienda capitolina, assegnandogli anche un bonus quinquennale. Più in basso nelle gerarchie Atac, ma pur sempre premiato da un lauto superminimo, trova spazio anche Francesco Bianco, un altro ex Nar, che faceva parte del gruppo di Fioravanti. In questo caso non c'è neppure bisogno di fargli cambiare sigla: impiegato, ironia involontaria della Parentopoli alemanniana, precisamente nel «nucleo amministrativo rimessa» dell'azienda capitolina, N.a.r.. «Non accetto condanne definitive, né a destra, né a sinistra, gli ex di destra non sono dei maledetti», difende anche in questo caso le sue scelte Alemanno. Di lì a un anno, alla fine del 2011, però, la maledizione che viene dal passato colpisce alle gambe Francesco Bianco: gambizzato alle porte di Roma per un regolamento di conti interno che sembra venire direttamente dagli anni Settanta. Agli arresti, come misura cautelare, pochi giorni dopo, finisce Carlo Giannotta, custode della vecchia sezione di Acca Larentia. Anche suo figlio, Mirko, in passato arrestato per rapina, è stato accolto nella squadra di Alemanno: promosso a guida dell'ufficio decoro urbano, alle dirette dipendenze del gabinetto del sindaco, che Alemanno ha messo nelle mani dell'ex Forza Nuova, Antonio Lucarelli. D'altra parte, uno degli uomini più potenti della Roma secondo Alemanno, si chiama Riccardo Mancini. Uno che non nasconde tutt'oggi la sua amicizia con Massimo Carminati, ex terrorista dei Nar nonché affilato della Banda della Magliana. In Romanzocriminale a Carminati è ispirato il personaggio del Nero. Nella Roma di Alemanno, al suo amico Mancini, lui stesso simpatizzante di Avanguardia nazionale con alle spalle una condanna per violazione della legge sulle armi, è stata affidata la guida di Eur spa, la società controllata dal Campidoglio e dal ministero dell'Economia, che gestisce un patrimonio immobiliare da centinaia di milioni di euro. Ma nella Roma di Alemanno, con il tempo, sembra aver trovato spazio anche una nuova leva, che avanza sul filo della criminalità. Nel mirino della Procura di Roma, di recente, sono finiti anche due consiglieri comunali eletti nelle fila del Pdl. Due parvenu della politica. Francesco Maria Orsi, il broker indagato per truffa e riciclaggio, che Alemanno aveva nominato delegato al Decoro. E Samuele Piccolo, l'ex delegato alla Sicurezza, che dall'alto delle sue 12mila preferenze spuntate dal nulla e di una campagna elettorale finanziata secondo la procura di Roma con fondi neri sottratti al fisco, sperava forse di poter scalare ben altre posizioni. «Una vicenda molto brutta», secondo lo stesso Alemanno, che si è rimesso in questo caso al «lavoro della magistratura». Altro parvenu della politica, è lo stesso Giordano Tredicine, il presidente della commissione Politiche sociali, che ha nominato suo segretario particolare l'ex Nar Maurizio Lattarulo. La sua famiglia guida il business dei camioncini per la vendita delle bibite, un vero e proprio impero tra il Campidoglio e il Colosseo. PAROLE POVERE Un contratto in Campidoglio come consulente alle politiche sociali per un ex militante dei Nar, i Nuclei armati rivoluzionari, e affiliato della Banda della Magliana. Così il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha garantito un posto di lavoro a Maurizio Lattarulo, condannato con sentenza definitiva il 6 ottobre del 2000 «in quanto membro dell'associazione a delinquere banda della Magliana». L'incarico è arrivato nel luglio 2008, un contratto a termine. Consulente esterno per l'Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Roma. Immediata la reazione del Pd che dice «è una vergogna» e presenta una interrogazione al ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri: «È doveroso che si faccia subito chiarezza. Oggi stesso presenteremo l'interrogazione perché per la parte di sua competenza risponda nella sede parlamentare», annuncia Vincenzo Vita, senatore del Partito Democratico. «Ormai il Campidoglio di Alemanno è diventato una succursale lavorativa per ex terroristi di destra, fascisti e boss della malavita», osserva in una nota il segretario del Pd Roma, Marco Miccoli. «Dopo il vergognoso scandalo Parentopoli, oggi scopriamo che anche un ex boss della Magliana ed ex Nar che si occupava di racket ed estorsioni, è fra gli assunti del sindaco Alemanno e suo fidato consulente addirittura sulle politiche sociali. Questa vergogna deve finire - denuncia Miccoli - nella Roma di Alemanno i ragazzi e le persone per bene non trovano lavoro, e addirittura lo perdono, mentre un impiego ben retribuito è quasi scontato se si è stati boss o ex terroristi di destra», conclude il segretario. Ai tempi della Banda, Lattarulo era chiamato ‘Provolino': il suo ruolo, raccontano le carte, insieme agli altri boss, era quello di gestire i circoli scommesse e le sale giochi della città, «aperti dalla banda per riciclare il denaro sporco». Racket e gioco d'azzardo erano il suo settore di competenza. A difendere la scelta del sindaco c'è il segretario nazionale de La Destra, Francesco Storace che chiama in causa l'ex sindaco Walter Veltroni: «La sinistra rimprovera Alemanno per un consulente ex Nar, poi finito nella malavita. Chi assunse la Baraldini? Veltroni parla». Mentre il vicesindaco Sveva Belviso, coinvolta direttamente nella vicenda in quanto Assessore alle Politiche sociali, prova a declinare le sue responsabilità: «Quando nel 2008 iniziò a lavorare al Campidoglio, l'ex Nar e affiliato alla Banda della Magliana Maurizio Lattarulo era un cittadino come tanti, nel pieno dei suoi diritti». Poi cercando di giustificare in qualche modo la scelta professionale, spiega: «Preciso che Lattarulo per il reato di banda armata legata ai Nar è stato prosciolto in fase istruttoria 20 anni fa. Quando l`ho conosciuto all'inizio del mio mandato - aggiunge l'assessore - si è presenPOLITICA Roma, neofascisti ed ex terroristi ai posti di comando Dallemunicipalizzate alleconsulenzedel Campidoglio ilprimo cittadinohapiazzato unaseriedi figurenote per ilpassatonero MARIAGRAZIA GERINA mgerina@unita.it «Vietiamo»: la via creativa di Pizzarotti al governo di Parma TONIJOP Divieto. Il nuovo passa da questa parola, a dire il vero consumata e non per questo meno tagliente. L'ha usata, com'è noto, il sindaco grillino di Parma, Pizzarotti, inaugurando la sua stagione, giusto per impedire la vendita, sia per consumo interno che per l'asporto, di ogni bibita alcolica dalle 21 alle sette del mattino in alcune strade centrali della città emiliana. Vuole disarmare la movida, sedare il chiasso che disturba, attivare un deterrente al fatto che molti ragazzi inzuppino il loro cervello nell'alcol. Il problema esiste ed è diffuso. Certo, finché nessuno si premura di avvisare quei ragazzi che stanno maneggiando una bomba ben più devastante di una “canna”, non si può sperare di uscirne. Poi, lo “sballo” è questione politico-culturale che ha la sua “fabbrica” nei consumi e nella crescente febbre di uscire per quanto si può da un presente grigissimo e compresso. Va capito, conviene offrire alternative alle vie autolesioniste, le serate dei centro-città vanno animate, c'è bisogno che qualcosa accada in quelle piazze e dia un senso alla lucidità piuttosto che al suo tramonto. C'è bisogno di una nuova cultura per impostare risposte non rabberciate, non ripiegate sul divieto, non sdraiate sulla consumistica autosufficienza della repressione. Il Movimento Cinque Stelle è al governo della città, soffia un vento nuovo che spazza le miserie del passato e mostrerà a tutti come un'altra vita sia possibile: è il momento di ungere la realtà con quest'olio benedetto. Pizzarotti ha detto “vietiamo”, questa è la via creativa, sapendo che avrebbe semplicemente spostato le truppe della movida da un incrocio all'altro, che i ragazzi si sarebbero pippati l'alcol prima di arrivare a destinazione oppure dietro l'angoloD. Ha spento un pezzo di città e ne ha acceso un altro. Non ci ha pensato troppo su, ha proceduto per intuito folgorante sostenuto dall'illuminazione del suo Grillo Tulsa-Doom. Hanno ragione: non sono né di destra né di sinistra, sono oltre, sono geni, di una genialità di cui la destra, che li ha votati sapendo perché, è ghiotta. Infine, sulla graticola dei blog piagnucolano: perché ci accusate?, lamentano, hanno fatto così anche amministrazioni di centro-sinistra. Bravi: ma non siete saliti su quel podio promettendo che avreste fatto piazza pulita di quella “feccia”? . . . Il primo caso nel 2009 con Andrini, condannato per pestaggi e coinvolto nell'inchiesta su Mokbel In Campidoglio Maurizio Lattarulo ex banda della Magliana Il Pd: limite superato che dice il Viminale? TULLIAFABIANI ROMA Consulente Nar: bufera . . . Il sindaco si giustificò: «Rifiuto la logica per cui chi ha precedenti politici non può più lavorare» ILCASO 6 lunedì 30 luglio 2012
IL CASO I l turismo culturale è una delle po-che voci che continuano a “tirare”,ma l'Italia sembra fare di tutto per spegnerla. Anche questo governo e il ministro Lorenzo Ornaghi lesinano somme molto modeste perdendo introiti importanti e sfregiando la nostra immagine nel mondo. La domenica rimane clamorosamente chiusa quella Galleria Nazionale di Arte antica del colossale Palazzo Barberini che, dopo anni di lavori e 24 milioni di spesa, con le sue 37 sale rinnovate, fresche, munite di audioguide in più lingue, col favoloso salone affrescato da Pietro da Cortona, dovrebbe essere fra le formidabili novità di Roma e d'Italia. Mancano i fondi per un paio di custodi, si perde la faccia, si fanno imbestialire i turisti, si rinuncia ad un incasso non trascurabile. Non ci si poteva mettere attorno ad un tavolo e studiare un tipo di orario meno oneroso di quello su tre turni? Non c'è addirittura una Direzione generale per la Valorizzazione creata per Mario Resca, ex McDonald's, ex Casinò di Campione, che ora la lascia senza glorie particolari per l'Acqua Marcia? E al Polo Museale di Roma l'articolo non interessa? «Il MiBAC (ministero dei Beni e le attività culturali) è imbottito di burocrati, per giunta bizantini», si commenta, «mentre i direttori generali regionali sono dei “nominati” di fatto dalla politica». Con scarsa capacità di controllo se il funzionario addetto agli appalti nel Lazio, Luigi Germani, ha potuto sparire nel nulla, mesi fa, con 5 milioni di euro. DESERTIFICAZIONE Minacciata di chiusura è la stessa Galleria Borghese, museo unico al mondo, dove la malattia di un custode già provoca drammi e dove si operano umilianti chiusure parziali col rimborso di parte del biglietto. Inoltre due mostre attraenti, per le quali c'erano già gli sponsor, sono già saltate nel 2012 perché la direttrice del Polo Museale romano, Rossella Vodret, bocciata in due concorsi, non ha ritenuto di doverle autorizzare. E il Collegio Romano? E il ministro? Tacciono. «Almeno Bondi si scusava di non poter fare granché», si osserva. Lorenzo Ornaghi ha tacciato di «valori grossolani» “Italia Nostra” contraria all'ultima “esportazione” a Pechino di opere d'arte come articoli-civetta, comprese tavole delicatissime che viaggiare non dovrebbero proprio. Poi si è chiuso nel solito mutismo. Del resto, non ha sostituito col suo giovane segretario nel consiglio di amministrazione della Scala il finanziere-musicofilo Francesco Micheli, suscitando l'ira di Giulia Maria Crespi e del sindaco Giuliano Pisapia? Siamo alla desertificazione della cultura. La situazione operativa è drammatica ovunque si fa tutela e valorizzazione con musei e siti archeologici strepitosi, difesi dall'impegno personale di chi se ne occupa. Archeologi, storici dell'arte, architetti, archivisti, bibliotecari costretti a usare i loro cellulari, a spendere del loro, visto che “godono” del lauto stipendio (meno della metà delle medie europee) di 1.700 euro che a chi va in pensione frutterà il “grasso” mensile di 1.400, dopo decenni. Dal 2011 sono scomparsi anche i 120 euro al mese del Fondo Unico per l'Amministrazione e, dal 2010, gli incentivi. E i concorsi per la progressione economica da quegli abissi? In cronico ritardo. Il 12 maggio scorso centinaia di funzionari, fra cui le direttrici delle Gallerie Borghese, Barberini, Corsini, di Palazzo Massimo, Colosseo, Appia Antica hanno inviato alle più alte cariche dello Stato una drammatica lettera-appello dove denunciano la follia suicida dello stato in cui sono lasciati beni culturali invece essenziali per rilanciare cultura ed economia. Qualcuno ha loro risposto? Nessuno. O meglio, indirettamente ha replicato un sociologo del tempo libero ritenuto importante. Sul “Corriere della Sera” romano li ha così ritratti: «La gestione storico-artistica è affidata ai soprintendenti: persone colte, topi di biblioteca, che di mestiere dovrebbero scrivere libri. Li attornia uno stuolo (sic!) di addetti, creativi mancati, che avrebbero voluto fare i pittori o gli architetti: gente frustrata, che si mette sempre di traverso». Volete commentare? Il versamento della prima rata dell'Imu ha portato nelle casse pubbliche 9,6 miliardi di euro. Tanti ne ha contati il Tesoro. Una bella cifra per una tassa maldigerita dagli italiani e per alcuni più indigesta che per altri. I romani ad esempio sono stati particolarmente penalizzati: secondo i dati in possesso dei Caf-Cisl (i centri di assistenza fiscale del sindacato di via Po) nella Capitale si è sborsato molto più della media nazionale, l'importo medio dell'acconto è stato di 170 euro, il 102% in più del resto d'Italia dove l'esborso per la prima casa è stato di 84 euro. Il secondo acconto, poi, sarà ancora più salato visto che il Campidoglio ha aumentato l'aliquota. Ma non si mastica amaro solo all'ombra del Colosseo. Tutte le grandi città hanno contribuito, in media, il 54% in più rispetto al resto dello Stivale. I Caf-Cisl hanno elaborato i versamenti di 1 milione e 200mila contribuenti che si sono rivolti ai loro sportelli. Un campione significativo, dunque, tuttavia parziale visto che ci si riferisce ai soli lavoratori dipendenti e ai pensionati. Gli 84 euro di media sono passibili un ritocco al rialzo. «L'aggravio dell'Imu - sostiene il coordinatore della Consulta dei Caf, Valeriano Canepari - è certamente molto forte nei capoluoghi. E certo per chi non pagava più l'Ici sulla prima casa, o aveva dato in comodato la seconda ai figli, l'aggravio c'è. Ma tutto sommato l'importo di 84 euro, certo solo per la prima rata, appare meno drammatico di quanto ipotizzato». L'istantanea della Cisl ci riferisce poi come una percentuale bassissima, solo l'1,8%, abbia scelto di pagare in tre tranche per via dell'importo che sarebbe diventato più oneroso. Dopo Roma, la classifica dei tartassati incontra Bologna (140 euro per la prima casa +67%, rispetto alla media), quindi Genova (107 euro; +27%) e Napoli (105 euro; +25%). I contribuenti di Milano hanno invece pagato in media 99 euro per la prima casa (+18% rispetto alla media nazionale). In controtendenza poi Palermo. L'acconto medio pagato sulla prima casa è stato di 54 euro, al di sotto della media generale del 36% e quello sulla seconda casa di 168 euro, solo il 4% in più della media nazionale. ITIMORIDI CONFEDILIZIA Anche l'imposta media sulla seconda casa segna un +65% nei capoluoghi oltre la media nazionale (265 euro contro 161 euro). Per tirare definitivamente le somme toccherà però aspettare dicembre: in sede di saldo finale si dovranno adeguare gli importi agli aumenti eventualmente decisi dai Comuni. Interviene in proposito uno studio di Confedilizia che prende in esame le case date in affitto e il saldo della seconda rata, quella di settembre. Dalle tabelle pubblicate sul sito dell'associazione dei proprietari di immobili (anticipate dal Corriere della Sera) si paventano aumenti d'imposta, rispetto all'acconto, fino all'80%. L'applicazione della maggiore aliquota deliberata dai vari Comuni, rispetto a quella base uniformemente adoperata per la prima rata e pari al 7,6 per mille, avrà effetti molto pesanti, soprattutto per chi ha affittato con contratti “liberi”, con il risultato - teme Confedilizia - che si tengano le case sfitte o che i canoni in scadenza subiscano forti rincari. La stangata su chi affitta è attesa a Roma, Napoli, Torino, Bologna, Genova, Venezia e Perugia, tutte città in cui l'aliquota applicata sarà quella del 10,6 per mille. Ma anche a Milano, dove l'aliquota sarà del 9,6 per mille, il saldo salirà del 53%. Imu, la stangata nelle grandi città Dalprimoagosto i lavoratoridella Seveldi Atessa iscritti allaFiom-Cgil avrannoriconosciuta lapropria rappresentanzasindacale: loha comunicato l'aziendaai dipendenti conuna lettera. «Rientriamodalla portaprincipale» commenta la dirigenzaFiomin un volantinoaffisso inbachecanellostabilimento abruzzese. Il 30 aprile scorso ilgiudice del lavorodi Lanciano (Chieti)aveva dichiaratoantisindacale il comportamentodellaSevel, e con essadelgruppo Fiat,peraver negato l'efficaciae la legittimità delle 17 nominedeidirigenti della rsa Fiom-Cgile leconseguenti prerogativesindacali.Dall'inizio dell'anno la Fiomera privadiuna propria rappresentanza sindacale in fabbrica,non avendo sottoscritto l'accordodelgruppoFiat. Galleria Borghese, Roma ECONOMIA I principali capoluoghi hanno pagato il 54% in più della media nazionale I romani i più penalizzati Confedilizia: con l'adeguamento delle aliquote in arrivo un salasso sulle case locate VALERIORASPELLI ROMA . . . La Galleria Barberini, restaurata con 24 milioni di spesa, non si può visitare la domenica Fiat, torna laRsaFiomallaSeveldiAtessa Chiusurefestive,orari ridotti, l'umiliazionedei biglietti rimborsati.Notizie dainostribeniculturali lasciatiaséstessi.Conla perditadi importanti introiti VITTORIOEMILIANI Vita difficile per i disabili italiani, e purtroppo non solo per le già grandi difficoltà che comporta un handicap ma anche per gli ostacoli nel mondo del lavoro. Ed il fatto che, secondo i dati dell'Onu, si tratta di una situazione generalizzata non è certo di gran consolazione. I numero mondiali dicono che addirittura tra il 50 e il 70% dei disabili nei Paesi industrializzati è disoccupato. Una situazione drammatica ma anche con una pesante ricaduta economica per l'intera collettività, che brucia in questo modo tra l'1 e il 7% del Pil, secondo le stime dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo). «Il potenziale di moltissime donne e uomini disabili rimane non sfruttato e non riconosciuto lasciando la maggior parte di loro a vivere nella povertà, nella dipendenza e nell'esclusione sociale», si legge nel rapporto dell'Ilo. In Italia, secondo i dati della Cgil, sono oltre 750mila le persone con handicap iscritte alle liste di collocamento obbligatorio e dalla prima ondata della crisi, tra il 2008 e il 2009, l'occupazione dei disabili si è ridotta di oltre un terzo. La recessione ha aggravato la situazione perché «le aziende in crisi possono chiedere la sospensione dagli obblighi di assunzione dei disabili previsti dalla legge 68/99, una legge avanzata, solidale e innovativa ma che resta inapplicata perché mancano le ispezioni», come spiega la responsabile politiche per la disabilità del sindacato, Nina Daita. È così che il 25% dei posti da assegnare ai disabili (oltre 65 mila nel 2009), nel pubblico come nel privato, rimangono scoperti. La situazione nazionale è tale che la Commissione europea ha citato nel giugno scorso l'Italia davanti alla Corte di Giustizia Ue per l'incompleto recepimento della direttiva 2000/78 sulla lotta alla discriminazione sul lavoro. La normativa comunitaria impone infatti ai datori di lavoro di prendere i provvedimenti appropriati per consentire alle persone disabili di accedere ad un'occupazione e di progredire nella carriera, un obbligo non pienamente previsto, secondo Bruxelles, dalla legge italiana. Crisi più dura per i disabili Senza lavoro in 750mila . . . Dati Caf-Cisl: è di 84 euro l'acconto medio versato da lavoratori e pensionati 129 euro nei grandi centri La risorsa sprecata del turismo culturale IL CASO lunedì 30 luglio 2012 13
La vita di Sabrina, e dopo dilei tanti, tanti altri bambi-ni di Taranto, è cambiataper sempre un giorno dicarnevale di sei anni fa,mentre si infilava il costume e preparava i coriandoli per raggiungere una festa. Un grande ematoma violaceo su quel petto minuto: raggelante, perché non poteva essere altro che qualcosa di brutto, troppo diverso dai soliti lividi che si fanno i bimbi quando giocano. Leporano era esattamente come adesso, un paese di mare lungo la litoranea che ti accompagna fino giù, sull'orlo jonico della Puglia che da qui si chiama Salento. Taranto è là dietro, venti minuti che nei giorni di canicola, col traffico dei pendolari per la marina, diventano tanti di più, interminabili in colonna. La casa di Sabrina, come le altre, è bianca e bassa, circondata da una bella siepe che in primavera si riempie di fiori bianchi. Non nuotano nell'oro, come nessuno da queste parti dove si lavora la terra, ma soprattutto si va nelle fabbriche in città come il papà Cosimo, all'Ilva da una decina d'anni, però si fanno bastare quello che hanno. Fuori il calore spara vampate, il sole martella e per Sabrina, da tanto tempo, anche il fresco e l'ombra sono questione di vita e di morte. «Non può esporsi al sole, la pelle le si brucia letteralmente, oltre a tutti gli altri problemi» racconta la mamma ricordando quel febbraio del 2006 in cui hanno iniziato tutti insieme, indirettamente anche Mattia che ha 6 anni e da grande vuole fare il portiere, «come Buffon», un lunghissimo viaggio fatto di ospedali, terapie, esami, controesami, cartelle, speranze, delusioni, paure e scartoffie da firmare. Il viaggio di Sabrina non è ancora finito, ma da un paio di anni è diventato almeno più tranquillo e stabile, e i suoi genitori sperano che prima o poi arriverà anche la guarigione. La malattia che l'ha costretta a quattro anni di fase acuta, fino alla fine delle elementari, con libri, matite e quaderni in ospedale vicino alle flebo, e compresi cinque cicli di chemioterapia uno più duro dell'altro, ha un nome molto lungo e difficile: «porpora trombocitopenica idiopatica». I medici la chiamano anche «morbo di Werhof», ma non è che nemmeno così si capisce granché. Il problema, in sostanza, è che qualcosa dentro di lei divora le piastrine che servono per coagulare il sangue e fare tante altre cose, con conseguenze molto serie anche sulle sue difese immunitarie. La chiamano infatti anche piastrinopenia, più o meno penuria di piastrine, nel suo caso ormai cronica, perché tutte le medicine prese e le cure fatte non l'hanno ancora debellata, e non si sa nemmeno se mai lo sarà. Era una malattia molto rara, quando hanno i medici hanno cominciato con prelievi e ipotesi a cercare di capire perché quella bambina che non stava mai ferma, tra danza, pattinaggio e tutto il resto, fosse diventata improvvisamente stanca, senza forze, con una sonnolenza persistente, rivoli di sangue dal naso che diventano emorragie, se non hai dei tamponi speciali, e una pelle improvvisamente più fragile della porcellana, bastava toccarla per lasciare le impronte delle dita. Col tempo, con gli anni, è diventata molto meno rara, come hanno spiegato i medici di ematologia pediatrica del policlinico di Bari che la seguono dall'inizio e sono riusciti a dare a Sabrina una qualità della vita accettabile, nonostante tutto in questo paese qualche eccellenza ce l'abbiamo ancora. Sono diventati molti, molti di più i casi come quello di Sabrina e molti di loro, dicono i professori, vengono proprio da Taranto e dalla sua terra così bella e così avvelenata. Il nesso causale non è scientificamente provato, certo, così come non c'è ancora la carta d'identità del fattore inquinante che potrebbe essere la causa di tutto, e i dubbi e le paure crescono col passare delle cartelle cliniche che si accumulano sul tavolo della professoressa Giordano e degli altri colleghi: «Dal 2000 in poi, da quando è nata Sabrina, il problema è diventato sempre più grave. I medici non hanno certezze sulle cause ma è chiaro che qui sono le nuove generazioni, i bambini piccoli, quelli che rischiano e che pagheranno di più. Noi, in un certo senso, è come se ci fossimo abituati a tutto questo» sorride un po' amaro la mamma di Sabrina che conserva tutti i certificati, i referti e i pezzi di carta dai nomi bizzarri. Come «Win Rho», l'ultima medicina, l'unica che ha avuto qualche effetto, perché la piastrinopenia autoimmune di Sabrina le ha impedito di prendere quasi tutti i farmaci disponibili, pena effetti collaterali molto pericolosi. «Però ci ha chiamato la professoressa per dirci che quella medicina non era più disponibile, per i suoi effetti anche mortali. In realtà abbiamo scoperto che, essendo un farmaco destinato a pochi, non dava più convenienza ad essere prodotto e commercializzato» aggiunge la signora che, come il marito e come tante altre coppie di queste parti, ha preoccupazioni molto forti. «Oltre a tutto questo, alla malattia di mia figlia, adesso rischiamo anche la disoccupazione di mio marito, per la situazione della fabbrica». Cosimo ascolta e annuisce, ma è un tipo in gamba. Un operaio che ha girato mezza Italia per fare carpenterie e opere siderurgiche in ditte specializzate, tra Calabria, Toscana, Emilia e Veneto. Con poco più di 1500 euro di stipendio, unico reddito di casa, ad un certo punto si è trovato a pagare altrettanti soldi per due confezioni mensili di immunoglobulina, che serve per rialzare le piastrine precipitate a livelli da collasso. E con una rapidità sicuramente inversa alla procedura con cui viene riconosciuta, gli è stato tolto l'ausilio della legge 104 che poi voleva dire almeno tre giorni di permesso al mese, nel caso ci fosse bisogno per Sabrina. Che non è guarita e forse non guarirà mai, si è solo cronicizzata con 20mila piastrine per millimetro cubo (per dare un'idea, il range di una persona sana oscilla tra 150mila e 450mila), ma la burocrazia conosce ragioni che la medicina e le persone faticano a capire. L'ultima spiaggia, diciamo così, sarebbe l'asportazione della milza per eliminare una volta per sempre la produzione di anticorpi impazziti che identificano le piastrine di Sabrina come un virus e le distruggono. «Però ci hanno detto che adesso comincia l'età dello sviluppo e non è detto che mia figlia non possa guarire da sola», dice la mamma, guardando oltre la finestra, come per vedere la fine di un mistero doloroso conficcato dentro al cuore. Taranto, nuova mobilitazione Il Papa: serve una soluzione SALVATOREMARIARIGHI INVIATO A TARANTO . . . Giovedì il tribunale del riesame dovrà decidere sul provvedimento del gip Mercoledì fiaccolata al quartiere Tamburi, giovedì manifestazione dei sindacati S.M.R. INVIATO A TARANTO ILCASO ILVA LA STORIA Uno dei disegni fatti dai bambini di Taranto sull'inquinamento e sull'Ilva, contenuti nel libro «Sognando nuvole bianche», pubblicato dalla Regione Puglia FOTOANSA Daqualcheannonellacittà dell'Ilvasemprepiù bambinisiammalano diunamalattiadelsangue chealmondoregistra pochicasi.Nonsiècapito cheoriginepossaavere . . . La mamma : è chiaro che qui sono le nuove generazioni che pagheranno di più La settimana più lunga, quella che dirà se c'è un futuro per l'Ilva e Taranto, è cominciata a Roma, con le parole spese dal Papa nel suo Angelus domenicale. «Desidero manifestare vicinanza agli operai e alle famiglie che vivono con apprensione questi difficili momenti» ha detto Benedetto XIV. «Esorto tutti al senso di responsabilità e incoraggio le istituzioni nazionali e locali a compiere ogni sforzo per giungere a una equa soluzione della questione, che tuteli il diritto alla salute, sia il diritto al lavoro, soprattutto in questi tempi di crisi economica». Così il Santo Padre, sensibilizzato a quanto pare dalla curia tarantina che aveva già preso posizione sulla vicenda, quando il gip ha emesso le ordinanze di sequestro e gli avvisi di garanzia, con toni favorevoli alla continuità della produzione. Anche la diocesi cittadina è intervenuta, organizzando una fiaccolata al quartiere Tamburi, quello proprio sotto alle ciminiere e con la sinistra fama di più inquinato d'Europa. La manifestazione è prevista per mercoledì 1 agosto, il giorno prima dello sciopero indetto dai sindacati alla vigilia della decisione del tribunale del riesame, in programma venerdì 3 agosto. Il giudice dovrà pronunciarsi sul ricorso avanzato dall'Ilva contro i provvedimenti del gip Patrizia Todisco che, in realtà, hanno un precedente nemmeno troppo remoto. Una decina di anni fa infatti, a seguito di quattro ordinanze del sindaco Rossana Di Bello, poi nei guai per il crack del bilancio comunale, e dell'intervento della procura all'epoca guidata da Aldo Petrucci. A seguito di una perizia firmata dal professor Liberti e dal dottor Assennato, attuale direttore Arpa Puglia, furono poste sotto sequestro e spente quattro batterie della cokeria, attualmente di nuovo a rischio arresto insieme ad altri stabilimenti dell'area a caldo (sei in tutto quelli indicati nel provvedimento dei giorni scorsi). Negli stessi giorni anche la cokeria dello stabilimento di Genova (e quello di Novi Ligure) fu messa sotto accusa e spenta, tanto che quando oltre un anno dopo furono riattivate le batterie 3, 4, 5 e 6 (con la procedura chiamata revamping), nell'Ilva di Taranto fu spostata anche la lavorazione dell'area a caldo che era stato disattivata in Liguria. Per fare questo, la fabbrica fu costretta ad abbreviare i tempi di cottura del carbon cok, sfornando un tipo chiamato «a freddo» che secondo gli esperti, pur migliore dal punto di vista della resa produttiva, espone a maggiori rischi di inquinamento ambientale. E' per questo motivo, forse, che passati dieci anni la cokeria è di nuovo nell'occhio del ciclone, anche perché nel frattempo è stata potenziata arrivando ad avere dodici batterie, anche se le prime due ormai sono disattivate definitivamente. Questo impianto, a differenza degli altiforni che per un'eventuale spegnimento possono richiedere diversi mesi, fino ad un anno, con molti rischi dal punto di vista della sicurezza, potrebbe essere disattivato nel giro di un paio di giorni, come è già stato fatto a Taranto nel 2002. Ma è proprio questo che temono gli operai, convinti del ruolo strategico dell'area a caldo nel ciclo produttivo della fabbrica e, quindi, nel proprio futuro e in quello delle loro famiglie. Quel misterioso morbo di Sabrina lunedì 30 luglio 2012 9
wwf.it/riutilizziamolitalia Non serve un altro territorio da consumare, serve un grande progetto di riqualificazione per riscoprire un'altra Italia. Compila la scheda di segnalazione delle aree dismesse o abbandonate della tua cittá e proponi la tua idea per riconvertirle a un migliore utilizzo. Hai tempo fino al 31 ottobre. SEGNALA LE AREE DEGRADATE O DISMESSE FAI SENTIRE LE TUE IDEE PER REINVENTARE IL TUO TERRITORIO 24 lunedì 30 luglio 2012
Al suo papà, al telefono, aveva detto di sentirsi meglio. Poi, poco dopo, al suo papà è arrivata un'altra telefonata, dall'ospedale. Una telefonata per dirgli che Luca, suo figlio, 19 anni, aveva avuto una crisi epilettica ed era stato trasferito nel reparto di rianimazione. La corsa al Policlinico di Napoli. E la tragedia: la morte di Luca per cause che, ora, sarà un'inchiesta a stabilire. La famiglia De Carlo sostiene di avere molti dubbi. Lo fa in una denuncia presentata alla polizia dove il dito viene puntato contro una flebo alla quale Luca era attaccato quando ha avvertito il suo ultimo malore. Sulla vicenda del giovane, anche il ministro della salute Renato Balduzzi ha disposto un'indagine ispettiva per verificare «eventuali difetti assistenziali relativamente alle cure somministrate al giovane durante il breve ricovero ospedaliero». Luca soffriva di una «forma molto severa di diabete giovanile», come spiega al quotidiano Il Mattino il direttore generale del Policlinico, Giovanni Persico. Dall'inizio del mese il 19enne aveva avuto un abbassamento della vista. In seguito agli accertamenti fatti in ospedale erano state scongiurate ipotesi come tubercolosi e sclerosi multipla ed era stata, invece, individuata l'infiammazione del nervo ottico come origine dei problemi ai suoi occhi. Da qui la cura a base di cortisonici a basso rilascio che era stata subordinata ad una terapia di protezione gastrica. Il papà di Luca, Lucio, nella denuncia riporta che a sua sorella «più medici» le hanno detto che «il decesso non era dovuto al diabete, ma ad un arresto cardiaco derivante da iper infusione». «Mia figlia Ilaria mi riferiva di aver parlato con il compagno di stanza di Luca, un suo coetaneo - si legge nel verbale - il quale avrebbe riferito che appena pochi minuti dopo l'inizio della somministrazione della flebo giornaliera, Luca avrebbe riferito di sentirsi male, si era alzato dal letto per andare ad urinare, ma era caduto in terra». C'è, poi, un dettaglio: venerdì scorso, dice ancora Lucio De Carlo, gli era stata somministrata già una prima flebo, alla quale ne sarebbero seguite altre tre. Alle sette, Luca gli ha telefonato dicendo di sentirsi meglio ma che la flebo somministrata un'ora prima era «stranamente durata 45 minuti anzichè le 4 ore previste e non gli era stata somministrata la protezione gastrica associata». E poi, la degenza di Luca: «Si sentiva in forma, era di buon umore, fino a tardi aveva giocato a carte con gli altri degenti». Oggi, il corpo di Luca, sarà sottoposto all'esame del perito di settore; disposta l'autopsia e sequestrata anche la cartella clinica. Intanto Il direttore generale del Policlinico, Giovanni Persico, assicura che «se ci sono responsabilità le appureremo e le comunicheremo all'autorità giudiziaria». Istituita, a tal fine, anche una commissione d'indagine: per verificare e capire se la morte di Luca si poteva in qualsiasi modo evitare. Sisma, a Finale Emilia rinasce la torre dell'orologio «Il respiro infuocato del drago africano (così in gergo meteorologico viene definita l'alta pressione africana) resisterà ancora per almeno 10 giorni». Lo affermano gli esperti di 3Bmeteo. «Sarà soprattutto il centrosud a sperimentare il caldo fuori misura, con nuovi picchi intorno ai 40 gradi. Il nord resterà più esposto ad infiltrazioni umide atlantiche, con qualche temporale soprattutto sulle Alpi». La causa di questo fenomeno va cercata nella persistenza di un'area depressionaria sulla Gran Bretagna, che determina, per contrasto, il richiamo sul Mediterraneo di aria calda africana. Le alte temperature hanno avuto come prima conseguenza, in questo week end, lo svuotamento delle città. In Calabria, una delle regioni che con la Sicilia sono state investite dalla cappa d'afa, spiagge e località di montagna prese d'assalto. Intanto Ulisse ha già fatto una prima vittima accertata. Si tratta di un agricoltore re di 77 anni, Antonio Gallino, è morto mentre stava lavorando sul suo terreno, a Cisterna d'Asti, sotto il sole, secondo un primo rapporto dei medici, a causa di un infarto facilitato, molto probabilmente dal caldo afoso. A trovare il corpo senza vita dell'uomo è stato il figlio che non vedendolo rientrare per la cena è andato a cercarlo. L'uomo ha subito dato l'allarme, ma per l'anziano padre non c'è stato nulla da fare. Ma la permanenza del caldo ha anche alimentato gli incendi con quasi il triplo (+196 per cento) delle superfici di terreno andate ben a fuoco rispetto allo scorso anno. LO denuncia la Coldiretti sulla base dei dati del Corpo Forestale nel sottolineare che sono scoppiati 3900 incendi boschivi con diciannovemila ettari di superficie percorsa dal fuoco, di cui circa undicimila di boschi dall'inizio dell'anno al 15 Luglio 2012. Per combattere gli incendi, la Coldiretti ha elaborato un decalogo. Tra le prime regole per evitare l'insorgenza di un incendio nel bosco è quella di evitare di accendere fuochi non solo nelle aree boscate, ma anche in quelle coltivate o nelle vicinanze di esse, mentre nelle aree attrezzate, dove è consentito, occorre controllare costantemente la fiamma e verificare prima di andare via non solo che il fuoco sia spento, ma anche che le braci siano completamente fredde. Soprattutto nelle campagne - precisa ancora la Coldiretti - non gettare mai mozziconi o fiammiferi accesi dall'automobile Inoltre - continua la Coldiretti - non abbandonare mai rifiuti o immondizie nelle zone boscate o in loro prossimità e in particolare, evitare la dispersione nell'ambiente di contenitori sotto pressione (bombolette di gas, deodoranti, vernici, ecc.) che con le elevate temperature potrebbero esplodere o incendiarsi facilmente. Napoli, dopo una flebo muore un diciannovenne Quelle di terracotta rosa da una parte, dall'altra le argille scure e dall'altra ancora i pezzi in ferro dell'orologio e della campana. A Finale Emilia si lavora anche la domenica per ricostruire la Torre dei Modenesi tirata giù dal terremoto. Un cumulo di pietre che la tenacia emiliana, e la generosità di numerosi volontari provenienti da tutta Italia, sta facendo rinascere. In pochi giorni ne sono state recuperate 7mila, ma per completare il puzzle bisognerà arrivare a 20mila pezzi. «È un lavoro difficile, ma ce la faremo: ricostruiremo la torre più forte di prima», promette l'assessore comunale Massimiliano Righini mentre osserva i volontari della torre al lavoro. Alle sue spalle il capannone dove le pietre vengono custodite su appositi pallets che vengono numerati e coperti per poi essere studiati da chi dovrà ricomporre la torre. Il monumento, vero e proprio simbolo della tragedia emiliana tanto da meritare la copertina del Time, avrebbe compiuto 800 anni nel 2013. La scossa dello scorso 20 maggio la tagliò a metà, dall'alto verso il basso, quelle successive l'hanno fatta crollare del tutto. Dei suoi 32 metri di altezza ora resta solo un mozzicone isolato. Accanto le macerie da cui i volontari tirano fuori i mattoni e le loro storie secolari. La torre sta infatti restituendo punte di lance e dardi, pietre con iscrizioni, mattoni colorati e persino resti di maioliche e di alcune stampe. Un vero e proprio tesoro nascosto, di cui nessuno fino ad ora conosceva l'esistenza, che tornerà a vivere. «Quando la rimetteremo in piedi - spiega l'assessore Righini - la torre diventerà museo di se stessa». Subito dopo toccherà al Castello delle Rocche, l'altro monumento di Finale Emilia che il sisma della scorsa primavera ha seriamente danneggiato. «Quello - conclude l'assessore Righini - sarà un lavoro ancora più complesso, ma ce la faremo...». A due mesi dal sisma, intanto, prosegue senza sosta il lavoro della protezione civile e dei tecnici impegnati nelle verifiche dei danni subiti dagli edifici. Molti quelli già agibili, nei quali stanno facendo ritorno gli abitanti. A due mesi dal sisma, le persone assistite sono scese a quota 8mila, la metà rispetto ai numeri dell'emergenza nei giorni immediatamente successivi al terremoto. Intanto ieri oltre mille porzioni di focaccia di Recco sono state distribuite gratuitamente tra i terremotati di San Felice sul Panaro. Le hanno distribuite il Consorzio di Recco e la Regione Liguria, che per due mesi ha gestito il campo di accoglienza del comune modenese tra i più colpiti dal sisma della scorsa primavera. L'iniziativa di solidarietà «non concluderà certo il dialogo e la collaborazione della comunità ligure con San Felice sul Panaro», ha detto il consigliere regionale Roberto Bagnasco, che a nome della Regione Liguria ha consegnato una targa ricordo al sindaco di San Felice, Alberto Silvestri. «Ci avete dato un grande aiuto - ha detto il primo cittadino - in un momento di difficoltà». L'esterno del Policlinico della zona collinare di Napoli FOTO DI CESARE ABBATE/ANSA Dieci giorni di caldo Un agricoltore colpito da infarto Un incendio boschivo a Deiva Marina, in Liguria FOTO DI LUCA ZENNARO/ANSA Fino al 4-5 agosto nel centrosud domineranno le alte temperature Incendi in aumento FELICEDIOTALLEVI ITALIA Sulla decesso di Luca De Carlo ora sarà aperta un'inchiesta Il ministro Balduzzi manda gli ispettori TOMMASOCECCARELLI NAPOLI . . . In pochi giorni sono stati recuperati 7mila pezzi ma bisognerà arrivare a 20mila 29/07/2011 29/07/2012 Sei sempre nei nostri cuori. La moglie Vittoria e i figli Giuseppe, Stefano e Claretta. Funus Servizi Funebri e Cimiteriali 800.13.43.19 . . . Era diabetico, ricoverato per una crisi epilettica «È stato un arresto cardiaco da iper-infusione» 12 lunedì 30 luglio 2012
«PASSARE DALLA CONDIZIONE DI SPETTATORE ONNIVORO, CHE VEDEVA I FILM IN CINEMA DI CATANZARO CHENONESISTONOPIÙ,AQUELLADI“OPERAIO”DELLA MACCHINA-CINEMA,come è successo a me quando a 19 anni mi sono trasferito dalla Calabria a Roma per lavorare come aiuto-regista, significa perdere un po' l'aura leggendaria che il cinema aveva negli anni '50. Lavorando sul set ho smontato il giocattolo ma ho scoperto, diventando a mia volta regista, che potevo fabbricare giocattoli con i quali altri si sarebbero divertiti. Da allora vivo il cinema così, come un gioco meraviglioso e un immenso privilegio». Gianni Amelio parla di cinema come si parla della passione di una vita. Le parole chiave sono «gioco», «vizio», «desiderio» (Il vizio del cinema e Un film chiamato desiderio sono i titoli di due suoi bellissimi libri). Nel descrivere il suo ultimo film, Il primo uomo, può disquisire per minuti e minuti sul fatto che una singola inquadratura (i due ragazzi francesi che ballano in un film di Algeri, appena prima che scoppi una bomba) sia un omaggio a Bonjour tristesse di Otto Preminger: «Ho cercato per mesi una comparsa che fosse una sosia di Jean Seberg!». Ma poi può usare lo stesso film per raccontare storie emozionanti della sua infanzia calabrese, della quale il film è un resoconto nascosto sotto la forma di trascrizione di un romanzo (sono incredibili le assonanze tra la vita di Camus e quella di Amelio). «Io andavo al cinema con mia nonna, come fa il bambino nel film. Per lei i film belli erano quelli in cui piangeva dall'inizio alla fine. Ma ben presto cominciò a fidarsi del mio giudizio e a far scegliere a me i film. Così una volta, ormai piccolo cinefilo in erba, lo portai a vedere Lola Montes di Max Ophuls. Quel giorno mia nonna non pianse, il che era un brutto segno. All'uscita dal cinema mi chiese: quando finisce la scuola? Io, non capendo bene il perché della domanda, risposi: a giugno. Lei concluse, lapidaria: bene, subito dopo vai a lavorare. Non aggiunse parola. Il sottinteso di quella frase crudele era: io ti faccio studiare e tu mi porti a vedere simili schifezze?». Questo e mille altri aneddoti sono stati la sostanza emotiva di una «lezione di cinema» che Gianni Amelio, stimolato dal sottoscritto, ha tenuto sabato sera all'Est Film Festival di Montefiascone. «Lezione di cinema» è un'espressione tronfia per indicare un'amabile chiacchierata di fronte al pubblico. C'era, però, un intento più sottile: parlare di cinema come oggetto d'amore, più che di studio. Forse ci siamo riusciti. Amelio può parlare di cinema per giorni e giorni senza mai stancarsi, e al tempo stesso parlare del mondo. Come quando abbiamo riproposto la scena dell'arrivo degli emigranti in Così ridevano in parallelo all'incipit di Rocco e i suoi fratelli di Visconti (due scene in due stazioni, quella di Torino e quella di Milano: la chiave della serata stava sempre negli accostamenti tra sequenze di Amelio e sequenze di altri maestri): «Sono stato io ad indicare Rocco, ma ora riapro il dibattito – ha chiosato Gianni –. Io sono partito da Visconti per andare contro di lui. Nel 1960 Visconti raccontò una famiglia di lucani emigrati a Milano facendo parlare loro un italiano “sporcato”, non a caso affidato a doppiatori anche perché buona parte degli attori, a cominciare da Alain Delon, erano stranieri. Inoltre il film finiva con le tragedie di Rocco e di Simone, portatori di valori ancestrali del Sud che non trovavano posto nella nuova Italia del boom, e l'elogio di Ciro, il meridionale che diventa un bravo operaio dell'Alfa Romeo e contribuirà alla costruzione di un'Italia “unita”. Ricordo che a me quindicenne, che nel '60 abitavo ancora nelle terre dalle quali arrivavano Rocco e i fratelli, questo approccio non convinse. Per cui io potevo fare un film sull'emigrazione interna solo partendo da Rocco, che rimane un modello enorme, e strutturando il film nello stesso modo (i capitoli, il rapporto tra fratelli), ma parlando dell'espropriazione culturale, oltre che economica, che gli emigranti subivano. Allo stesso modo Lamerica non era un film sugli albanesi che venivano in Italia, ma sugli italiani che andavano in Albania per impiantare attività a bassissimo costo e, in ultima analisi, per lucrare sulla povertà di quel paese, per guadagnare a spese dei poveri». «Chi sono i poveri?», chiede il bambino alla madre analfabeta in Ilprimouomo. Lei risponde: «Siamo noi», e lui chiude: «Se siamo noi, allora va tutto bene». È una sintesi ironica e poderosa che non trovereste in Camus, perché Amelio ha quasi completamente riscritto il testo del premio Nobel, e che potrebbe racchiudere in sé tutto il lavoro spesso frainteso di questo cineasta. «Il mio film più incompreso è probabilmente Lastellache non c'è, perché parlava – nel 2006 – di cose che stanno succedendo solo ora. Mi fa piacere che stasera l'abbiamo accostato a Viaggio in Italia di Rossellini, perché anche quello è un film che venne linciato dalla critica al suo apparire: pareva intollerabile che i principi del neorealismo venissero applicati alla crisi di una coppia borghese. La stella che non c'è è la deriva del capitalismo, ora esaltato dove un tempo era bandito. Ma è anche l'orgoglio di un uomo che ha speso la vita per migliorare il proprio lavoro, con le proprie mani, e ora vorrebbe portare il risultato di questo lavoro a chi non vuole nemmeno starlo a sentire». Su quel film apprendiamo un dettaglio inedito e spiazzante: «È uno dei due film della mia vita che avrebbe potuto essere interpretato da Antonio Albanese. Avevo pensato a lui per l'operaio metalmeccanico della Stella, poi affidato a Sergio Castellitto, e per il padre del ragazzino disabile di Le chiavi di casa, poi interpretato da Kim Rossi Stuart. Albanese avrebbe forse spinto i due film una direzione diversa, ma sarebbe stato interessante. Antonio c'è rimasto male, in entrambe le occasioni, ma evidentemente il nostro incontro doveva prendersi tempi diversi. L'anno scorso è venuto al Torino Film Festival per presentare il film della sua vita (scelta stuzzicante: AroundMidnightdi Tavernier) e lì, finalmente, abbiamo quagliato: sarà il protagonista del mio prossimo film, già scritto, che si intitola L'intrepido». In una scena del Primouomo il bambino legge una rivista per ragazzi francese che si chiama L'intrepide: c'è un legame? «Non fra le due riviste, ma certo fra le letture. L'intrepido era un giornale di fumetti d'avventura che ha segnato l'infanzia della mia generazione». Altro, sulla trama, Amelio non dice. Ma la buona notizia è che per un suo nuovo film non aspetteremo sei anni, come fra La stella che non c'è e Il primo uomo. A presto, Gianni. MONTEFIASCONE FrancescoBruni eAndreaSegrepremiati all'EstFilmFestival EstFilm Festivaldi Montefiascone hachiuso ieri la kermessecon annunciando i vincitori delle tre sezionicompetitive.Nella sezione Lungometraggihavinto«Io sono Li»di AndreaSegre; per i Documentariè stato premiato«PinoMasciari. Storiadi un imprenditorecalabrese»di Alessandro Marinelli.Nella sezioneCortometraggi ha vinto«Tiger boy»di Gabriele Mainetti. IlPremiodelPubblico al Miglior film, traquelli ingaravotato dagli spettatoridi Est Film Festival2012,è andato a«Scialla! (Stai sereno)»diFrancesco Bruni. IlPremio JazzUpAward -Best Soundtrack èandato a GiovanniChiapparino,autore dellacolonna sonoradelcorto«Smile» di Matteo Pianezzi; «Leperledi ritorno»di FrancoBasagliaha avuto la Menzionespeciale dellaGiuria. ... «Lamiapellicolapiù incompresa?“Lastella chenonc'è”,deriva delcapitalismo» CINEMA Camusbambino(Nino Jouglet)nel film «Ilprimo uomo» diGianniAmelio Sotto il regista«in pausa» «Ilprimouomo»s'ispira al romanzodelloscrittorema raccontaanchetantestorie dell'infanziacalabrese del regista:«Ilmioprossimo films'intitolerà“L'intrepido”. ProtagonistaAlbanese» ALBERTOCRESPI IocomeCamus GianniAmelioparladelsuofilm resocontonascostodellasuavita U: lunedì 30 luglio 2012 19
CaraUnità Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 La tiratura del 29 luglio 2012 è stata di 111.541 copie Atipiciachi? Le storie del passato per parlare ai giovani Bruno Ugolini Giornalista È VERO. LE ALLEANZE NON POSSONO E NON DEBBONOPRECEDEREILPROGRAMMAEILPROGETTODIGOVERNO. ECHILOFARISCHIASOLOdi attorcigliarsi nell'autoreferenzialità del politichese. Ma è indubbio che i comportamenti concreti dei singoli partiti, le scelte politiche che di giorno in giorno caratterizzano le singole formazioni contribuiscono già, in modo decisivo, a definire il quadro entro il quale si costruisce la futura coalizione. E il Pd, com'è ovvio, non può attendere il mese prima delle elezioni per sciogliere un nodo che, sostanzialmente, comincia a ritagliarsi in modo sempre più chiaro già adesso. Innanzitutto è bene dire ciò che non saremo più. L'Unione, tanto per capirci, non può più essere riproposta. Tranne pochi superstiti e nuovi fan - dai cosiddetti rottamatori ai vecchi nostalgici dell'era prodiana - nessuno rimpiange una delle stagioni più buie e più tristi della storia del centro sinistra. Una stagione in cui, per citare un ministro dell'epoca, c'era una coalizione che contemplava al suo interno tanto la maggioranza quanto l'opposizione. Resterà memorabile, per definire questo squallore, il corteo di protesta organizzato dalla sinistra comunista dell'epoca - i Ferrero di turno - contro Prodi e il governo di cui i promotori della manifestazione facevano parte. Una sceneggiata che non va nemmeno commentata. L'Unione appartiene ormai ai libri di storia e lì deve restare. E, per chi fosse ancora legato a quella infausta parentesi, è appena sufficiente scorrere le posizioni di costoro oggi per rendersi conto che quella coalizione è politicamente e programmaticamente archiviata. In secondo luogo il Pd non può essere l'artefice, soprattutto dopo un'esperienza come quella del cosiddetto «governo tecnico», di una alleanza con i vari populismi che serpeggiano nella politica italiana. Sarebbe curioso, al riguardo, se dovessimo stringere, ad esempio, un'alleanza con partiti come l'Idv che impegnano il loro tempo nell'insultare il Pd, il Capo dello Stato, le più alte istituzioni di garanzia e a cavalcare tutte le proteste che salgono dal Paese. È persino troppo facile prevedere che un'alleanza del genere durerebbe lo spazio di un mattino e non sarebbe possibile declinare alcuna cultura di governo per gestire il Paese. Certo, per centrare questo obiettivo serve una guida politica sicura e determinata del partito. Bersani e l'attuale gruppo dirigente confermano di non farsi suggestionare dalle lusinghe della piazza e di tutti coloro che concepiscono la politica all'insegna dell'estremismo, del giustizialismo manettaro e del massimalismo sociale. Deviazioni e degenerazioni che hanno come unico obiettivo quello di far deragliare una potenziale coalizione lungo i binari del non governo cavalcando tutte le spinte massimaliste e piazzaiole. No, non può essere quella la strada per il più grande partito riformista del Paese. E poi c'è la terza strada, l'unica realisticamente percorribile in questa fase politica e storica. E cioè, costruire pazientemente una coalizione che esprima una forte cultura di governo. Nulla a che vedere con la riproposizione dell'attuale consociativismo - peraltro obbligato in questa fase - che si esaurirà con le prossime elezioni. E nulla a che vedere con l'alleanza solo ed esclusivamente con i partiti e i movimenti moderati. No, la strada da battere è quella di dar vita ad una alleanza tra progressisti e moderati, come la definisce Bersani, capace però di avere come denominatore comune la cultura di governo. È quella la cifra politica decisiva per evitare avventurismi da un lato e conservatorismi fuori luogo dall'altro. Ma per perseguire questo obiettivo il Pd non può essere preda di tutti coloro che all'interno hanno altri scopi. E cioè coloro che ogni giorno attaccano il segretario, vogliono liquidare l'attuale gruppo dirigente in virtù di un ricambio selvaggiamente generazionale e, vittime di sfrenate e mai nascoste ambizioni personali, hanno come unica meta la delegittimazione dell'unica prospettiva politica credibile per il Pd. E cioè, costruire una alleanza di governo con forze progressiste e moderate ma di governo. Per questi motivi ora va affrontata la questione delle «alleanze». Che non è un modo per fuggire dai problemi o per rifugiarsi nella zona un po' virtuale ed obliqua della politologia. Semmai, proprio dalla definizione più precisa dei compagni di viaggio, sarà possibile costruire un progetto di governo e una compagine di governo credibile. L'alternativa suggerita dai demagoghi e dai populisti interni ed esterni al partito, è sempre la stessa: un caravanserraglio già noto alle cronache. Un esperimento di cui adesso possiamo farne tranquillamente a meno. Luigi Cancrini psichiatra e psicoterapeuta ViaOstiense,131/L 00154 Roma lettere@unita.it Dialoghi Il colore della pelle è diverso, la gioia è la stessa C'ÈLASTORIADELBRACCIANTEFRANCESCOCOSENTINO «FIGLIO DI UN SOVVERSIVO», SCRITTASUOTTOQUADERNI; c'è il «Come eravamo» dell'emiliana Eugenia Biondi; il racconto dell'emigrato Francesco Ibba; l'autobiografia «... E mi sono divertito» del metalmeccanico Bruno Sacerdoti. Per arrivare alle ragazze dell'Omsa protagoniste di una lotta dura e di una piece teatrale o a Eliseo Ferrari, dirigente della Fiom e che rievoca gli anni 50 e l'eccidio di Modena. Sono solo alcune opere che hanno vinto l'annuale premio «LiberEtà» intitolato «Storie di una vita di lavoro e impegno sociale, fondato quindici anni fa da da Alba Orti per lo Spi-Cgil, il sindacato di coloro che hanno abbandonato il lavoro ma non la militanza attiva. Hanno così costituito un prezioso giacimento di memorie del lavoro (600 fino ad oggi), offerto soprattutto all'interesse dei giovani, attraverso incontri e dibattiti. Uno scambio di ricordi che può servire a chi oggi appartiene a un mondo del lavoro trasformato, ricercato, vilipeso. Il premio era fino a poco tempo fa organizzato col contributo decisivo di Saverio Tutino, giornalista e studioso, promotore dell'Archivio dei diari a Pieve Santo Stefano. Tutino lo scorso anno è scomparso ed ora l'iniziativa è stata rilanciata con la nomina del nuovo presidente della giuria del premio Giuseppe Casadio, già segretario confederale della Cgil. Le nuove norme prevedono la formazione di gruppi di lettura nei diversi territori. Un modo per fare dell'iniziativa un motore della mobilitazione più generale. C'è molto che può accomunare il presente al passato. Scrive una delle premiate, Natalina Sozzi, «Il profumo dell'erba tagliata»: «Se ti senti vittima degli ingranaggi implacabili del tuo destino, così come io lo fui un tempo tanto lontano che quasi non ricordo più, questo libro è dedicato a te... Perché se le storie sono diverse, la sofferenza è una sola». http://ugolini.blogspot.com Nessunfinanziamento daDaccò Nell'articolo uscito il 27 luglio scorso a pagina 4 de l'Unità dal titolo «Formigoni contro tutti. Sul voto decide Maroni» viene riportato che parte dei fondi dell'inchiesta Maugeri sarebbero stati usati per il Meeting di Rimini: «e altri settantamila per il Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione». Vista l'ambiguità della frase, vogliamo precisare che il senso dell'espressione può solo significare «in occasione del Meeting di Rimini», dal momento che la nostra fondazione non ha mai ricevuto alcun finanziamento da Pierangelo Daccò. Risulta evidente a tutti, inoltre, che non possono essere ritenuti finanziamenti al Meeting spese per cene e hotel effettuate da Pierangelo Daccò, o da chiunque delle centinaia di migliaia di persone che ogni anno vengono al Meeting e soggiornano nelle strutture della nostra città nei giorni coincidenti con la nostra manifestazione, in luoghi oltretutto estranei ad essa. MatteoLessi PORTAVOCE “FONDAZIONE MEETING PER L'AMICIZIA FRA I POPOLI” Ladignità della mamma diMatteo Ho letto l'intervista a Paola Armellini, madre di Matteo morto di lavoro lo scorso 5 marzo per un pugno di euro; rispetto il suo dolore ed ho ammirato la dignità e il senso della giustizia nel denunciare la morte del figlio; aveva tutto il diritto di esprimere rabbia e disprezzo per chi ha causato tutto questo ma non lo ha fatto, semplicemente chiede di capire perché è successo con la volontà ( speranza) che il suo dolore non diventi il dolore di altre madri. Questo voglia di capire “come si sia potuto arrivare a una giungla simile” è un monito e ricorda a tutti che anche a questo ci ha portato la crisi, ovvero ad accettare qualsiasi condizione pur di lavorare, barattando la sicurezza in cambio di un pugno di euro; ogni giorno in Italia 3 persone muoiono di lavoro, ma non fanno notizia. Abbiamo tutti da imparare da questa tragedia, ad iniziare da governo, istituzioni, politici e spero che gli artisti per cui questi «mercenari dello showbiz live» lavorano si facciano paladini nei loro concerti della diffusione della cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro; ricordando al pubblico dei loro fan che la vita è un diritto non un optional, soprattutto sui luoghi di lavoro; sarebbe il modo migliore per onorare Matteo Armellini ( e prima di lui Francesco Pinna morto a Trieste nell'allestimento del concerto di Jovanotti) e per non rendere inutile la loro morte. ClaudioGandolfi Spendingreview ebeniculturali La spending review non risparmia neanche i beni culturali, anche se si tratta di un settore delicatissimo e che produce ricchezza, quasi 76 miliardi di euro, pari al 5,4% della ricchezza prodotta e che dà lavoro a un milione e 400.000 persone, il 5,6 % del totale degli occupati in Italia, più del settore primario o del comparto della meccanica, come risulta dal Rapporto 2012 di Symbola e Unioncamere sull'industria culturale in Italia. Certo, se chiude qualche museo, come già succede o vengono abbandonati i monumenti - e la Corte dei Conti ci bacchetta sulla manutenzione - questo viene ritenuto molto meno grave della perdita di ospedali o della diminuzione del grado di sicurezza nazionale, ma non è il giusto metro di giudizio da adottare. Beni comuni e servizi sono indispensabili ambedue per i cittadini, con l'aggravante che la storia del passato è irripetibile, una volta distrutta. Il taglio del 20% per i dirigenti e del 10% per il restante personale dei ministeri va ad incidere per il settore dei Beni culturali, su un organico già insufficiente rispetto alla pianta organica del 2009, più di 2300 persone in meno rispetto ai 21.000 preventivati per il ministero dei Beni e attività culturali (ora 19.000 persone in servizio). Mentre c'è da lavorare per un dimagrimento al centro della struttura ministeriale, gonfiata alla fine degli anni 90, e in molti auspicano una struttura più «leggera» al centro e l'eliminazione delle direzioni regionali, che oltre a confliggere con le direzioni generali, hanno indebolito la struttura delle soprintendenze, la riduzione del 10% sul personale verrebbe a significare il blocco totale del turn over fino al 2016, vale a dirsi la perdita secca di 3000 persone nel 2016, con la riduzione del personale Mibac a 15.000 persone in totale e di conseguenza ricadute sulla gestione dei monumenti e del territorio facilmente immaginabili, considerando che oggi 450 archeologi Mibac sono costretti a gestire 600 km quadrati a testa in media. Ce lo possiamo permettere? IreneBerlingò PRESIDENTE ASSOTECNICI L'ennesimovergognosorinvio Il processo Marlane-Marzotto è stato rinviato al 21 settembre. Altri due mesi di silenzio che avvicinano la prescrizione. Rinviato per uno sciopero degli avvocati. Avvocati importanti che siedono in Parlamento e che hanno fatto di tutto perché il processo non abbia luogo. Gli imputati eccellenti non cercano la verità. A loro interessa solo che il processo venga spostato nel tempo, che si esaurisca e «muoia» nell'oblio. Così come sono morti decine di lavoratori della Marlane-Marzotto. Quello che sta succedendo al tribunale di Paola è insopportabile. I continui rinvii sono un insulto a chi chiede giustizia. GiorgioLangella L'immagine più bella che viene da Londra è quella del mischiarsi naturale, nelle sfilate, di atleti di ogni origine. Il colore della pelle è diverso, uguali mi sembrano il sorriso e la gioia di trovarsi insieme. Buone Olimpiadi a tutti. ALESSANDRA PATRIGNANI Poche cose come i campionati del mondo o le Olimpiadi riescono a dare conto visivamente del modo in cui il mondo cambia. C'era una volta Hitler che tentava (sperava) di dimostrare a Berlino la superiorità della razza ariana, sono oggi in maggioranza di colore e di evidente altra origine gli atleti e le atlete che si battono a Londra per far salire al cielo la bandiera e l'inno della Germania e dell'Inghilterra, degli Stati Uniti o della Francia. Tedesco è oggi il turco emigrato da piccolo o nato per caso in Germania, inglese il ragazzo o la ragazza che ha genitori nigeriani e il merito di essere più veloce dei nativi perché la nazione, il Paese, la patria è quella che rivendica il fatto di averli accolti, cresciuti, nutriti di cibo e di cultura, allenati e aiutati a crescere. Sono figli adottivi, sempre di più, quelli che gareggiano per le nazioni (le patrie) del vecchio e del nuovo continente e bene ha fatto il Comitato Olimpico a ricordare l'importanza di questo fatto, di questa nuova forma di universalità degli esseri umani, squalificando l'atleta che, a disonore suo, aveva provato a scherzarci sopra. Quello che resta da capire in tutto questo è perché tanti partiti e parlamentari italiani si ostinano a dire che i figli di quelli che vivono, lavorano e patiscono in Italia non sono e non devono essere considerati italiani come noi e come loro. Il primo mistero doloroso del nostro Paese continua ad essere questo, purtroppo: quello relativo alle dimensioni della sua presuntuosa stupidità. L'intervento Affrontare ora la questione delle alleanze di governo Giorgio Merlo Deputato Pd COMUNITÀ 16 lunedì 30 luglio 2012
LONDRA2012 Powerade è la bevanda sportiva uf-ficiale di Londra 2012. Lo sportdrink della Coca Cola reidrata gli atleti olimpionici, ma non solo. Sul sito della bevanda scopriamo che anche i più grandi calciatori la bevono e che neppure la ragazza della porta accanto può farne a meno se si allena duramente. Secondo lo slogan scelto dai produttori, infatti, l'acqua non basta. Peccato che proprio in questi giorni il British Medical Journal abbia pubblicato i risultati di una indagine condotta assieme al programma della Bbc Panorama secondo cui gli sport drink sarebbero una bufala. Stiamo parlando di un bel business che si stima arriverà a valere circa 1,6 miliardi di dollari entro il 2016 e nel quale si sono tuffate aziende del calibro di Pepsi, Coca Cola, GlaxoSmithKline e Isostad. Le vendite sono sostenute da messaggi che da tempo circolano tra chi pratica sport: «attenzione alla disidratazione», «bisogna bere prima di sentire lo stimolo della sete», «il vostro cervello non sa che avete bisogno di fluidi». La disidratazione, insomma, è diventata causa di ansia per gli sportivi. Eppure, durante le olimpiadi degli anni 70 ai maratoneti veniva sconsigliato di bere perché li avrebbe rallentati. Cosa è successo da allora ad oggi? È successo - spiega l'autore di un articolo pubblicato dalla rivista medica inglese - che le ditte produttrici di sport drinks hanno sponsorizzato alcuni scienziati i quali hanno sviluppato un'intera area di ricerca dedicata all'idratazione. I loro studi hanno influenzato le organizzazioni di medicina sportiva che, a loro volta, hanno stilato delle linee guida. Le linee guida hanno dettato il comportamento dell'agenzia dell'Unione europea che si occupa di cibo e salute. La traduzione di tutto questo in slogan per il pubblico ha creato il mercato. Conclusione, scrive l'autore di un editoriale apparso sul Bmj, su questo argomento è sorta un'industria da miliardi di dollari che produce bevande aromatizzate. Peccato, prosegue, che celebrando il matrimonio tra scienza e marketing, qualcuno dimentica che i nostri corpi sono dotati di meccanismi straordinariamente sensibili in grado di mantenere il giusto grado di idratazione, che la sete è il segnale migliore per capire se il corpo ha bisogno di liquidi e, infine, che bere troppo non solo non fa bene ma può essere fatale. Dalle nuove ricerche condotte dal centro per la Evidence Based Medicine di Oxford insieme al Bmj sembra però che non ci siano prove scientifiche alla base degli slogan pubblicitari degli sport drink. Secondo gli autori, «è impossibile per il pubblico fare una scelta informata su benefici e danni dei prodotti pubblicizzati». Inoltre, i ricercatori sono anche molto critici con l'autorità europea per la sicurezza alimentare che dovrebbe controllare gli slogan pubblicitari e invece non si è accorta che in questo caso si basano su una ricerca insufficiente e per di più condotta quasi sempre dalle case produttrici. Gli studiosi hanno preso in esame 104 prodotti sportivi, tra cui sport drinks, scarpe e integratori proteici, per valutare le prove scientifiche a supporto dei loro slogan pubblicitari. Alcuni produttori non hanno proprio presentato le ricerche su cui basavano le loro affermazioni, dei 74 studi valutabili poi solo il 2,7 per cento è scientificamente affidabile. Ad esempio, non sono state trovate sufficienti prove del fatto che i supplementi migliorino le performance e il recupero più che una dieta ricca di proteine e carboidrati. Né che le bevande energetiche proteggano dalla iponatremia (un abbassamento della concentrazione di sodio nel sangue dovuta a un eccesso di liquidi) più dell'acqua di rubinetto. Per di più spesso le bevande pensate per gli sportivi sono piene di zuccheri che di certo non sono salutari e sono vendute nei supermercati, alla portata anche dei bambini. ILDOSSIER Federica Pellegrini non è andata a medaglie nei 400 stile libero, dove detiene il record del mondo FOTO ANSA Tania era sul trampolino, in attesa del suo quarto tuffo da condividere con Francesca Dallapè in questa strana competizione sincronizzata, una prodezza singola che un immaginario specchio deve riprodurre di lato, quanto più fedele possibile. Un po' come una parata delle nostre freccie tricolori: salti mortali e volteggi e quindi picchiate in avvitamento, la superba difficoltà del gesto aggravata dal timore che quello specchio non vada in frantumi. Tania guardava davanti a sé, senza vedere niente, se non l'esecuzione ripetuta millanta volte dello slancio, dello stacco, del volo con tutti i suoi abbellimenti e dell'ingresso in acqua. Dalla tribuna stampa, si distingueva il suo torace contrarsi e rilassarsi, tanto il cuore pompava sangue, ossigenato dai polmoni. Era il tuffo decisivo (questo si è saputo dopo), Tania lo ha sbagliato fin dalla breve corsa sul trampolino, accumulando un lieve ritardo in tutto l'esercizio, che i giudici hanno valuto intorno al 7, un punto sotto a quanto serviva per tenere dietro le canadesi, che ci hanno sottratto il podio. La Cagnotto, attesa ora alle gare individuali, si è presa la colpa, dichiarandola con la sua voce appena sussurata e i suoi modi semplici e onesti. Se abbiamo conservato per lei questo spazio “nobile” in avvio di pezzo, è proprio per il modo di Tania di vivere il suo mestiere e per quel cuore ancora così emozionato, dopo tanta pratica. È un'atleta che vive il suo mestiere e questo le concede un'altra possibilità, invece negata a chi - senza smettere di essere forte, perché con certi talenti la fortuna è sfacciata - è andato assumendo pian piano un ruolo scenico. Eccola qui la sconfitta della Pellegrini e chi oppone l'argomento - serissimo - che questa dei 400 metri non era la sua gara, si può solo rispondere: i miti non hanno debolezze e quando si buttano in acqua, non possono solo partecipare. Anche nelle prime dichiarazioni, deluse, Federica cerrca l'effetto: «Mi prenderò un anno sabbatico, forse non tornerò». Vuole subito farsi rimpiangere, non vuole farci capire la sconfitta, cercarne i motivi. Il più banale, e quindi più veriterio, è che l'acqua invecchia più in fretta dell'aria, della pista, di tutto il resto. Il nuoto non La delusione di Federica FEDERICOFERRERO sport@unita.it CRISTIANAPULCINELLI Lo«sportdrink»èdavvero necessarioperevitare il rischiodidisidratazione? Intanto ilmatrimonio scienza-marketingproduce unbusinessmiliardario... Pellegrini non va oltre il quinto posto nei 400 stile libero. «Però io ho dato tutto...» Cagnotto e Dallapè perdono il bronzo all'ultima prova nei tuffi sincro da 3 metri MARCOBUCCIANTINI INVIATO A LONDRA È una giornata di quelle che ti puoi aspettare negli immensi spazi dell'Excel di Londra: la scherma italiana è una fabbrica di medaglie che non osserva turni di riposo, neanche la domenica. Ti aspetti qualcosa, sì, magari non ti aspetti qualcuno. Difficile attendersi, purtroppo, un addio triste come lo stop innaturale imposto al senatore plurimedagliato Luigi Tarantino, pochi mesi ai quarant'anni e un rarissimo «rosso» nei sedicesimi per una partenza ritardata nell'ultimo assalto. Difficile, parimenti, accettare una rapida e mesta sparizione del divo Aldo Montano, presente ai Giochi ma con un muscolo bucato e in conclamata carenza di preparazione. Ci ha salvato Diego. Lo spadaccino ha ristorato la nostra fame quotidiana di successo ai Giochi con un'irresistibile infornata di grinta e un pizzico di guasconeria. Diciamola tutta: l'underdog Diego Occhiuzzi, l'inatteso Occhiuzzi, l'uomo della retrovia. Napoletano verace, ragazzo di carattere e, da ieri, medaglia d'argento nel tempio della scherma al termine di un cammino sicuro, spavaldo, da attore consumato della sciabola. In un pomeriggio di assalti quanto meno particolari: disperso nella bruma Zhong Man, l'oro di Pechino; a casa anzitempo il numero due del mondo, Alexey Yakimenko. E poca gloria, si diceva, per il povero Montano, cui Occhiuzzi ha impacchettato il sogno di medaglia in due tempi: agli assoluti italiani di maggio, quando Aldo si era infortunato proprio nello scontro contro di lui, e negli ottavi (15-13) di questa prova fratricida ai Giochi. Occhiuzzi ha macinato attacchi talora quasi incoscienti contro lo sciabolatore del Bronx Tim Morehouse e il gigante rumeno Rares Dumitrescu, poi superato nella finalina per il bronzo dal russo Kovalev e dallo scorno per l'occasione mancata contro il nostro. Con la naturalezza del campione consumato, il guaglione si è regalato in un colpo un momento di gloria assoluta e una medaglia sicura. Che poteva essere d'oro? No. Precedenti a parte, fissati sull'uno pari, l'enfant prodige della scherma ungherese Aron Szilagyi (udite udite, classe 1990, di nove anni più giovane dell'azzurro) ha provveduto a mettere in chiaro le regole del gioco della finale: pronti, via, pausa rapidissima su un avvilente sette a zero in suo favore. Occhiuzzi, schiantato dalla condotta algida, robotica, con l'aura di una inumana infallibilità del suo nemico, ha provato a svegliare Szilagyi dall'incanto. Spronato dal fidato mentore Leo Caserta ci ha provato, eccome se ci ha provato, a rimettere in piedi il match con l'aiuto di qualche lampo di classe ma un crampo al polpaccio sinistro - di adrenalina, vien da pensare - prima dell'ultimo assalto ha annunciato l'inevitabile: la resa. Aveva esaurito tutto ciò che aveva da dare, moltissimo per lui, altrettanto per il nostro forziere olimpico: un altro titolo pesante firmato dalla catena di montaggio altrimenti detta Federscherma. Vi diranno che la pacchia sta per finire, che si attaccherà con le discipline che in Italia non producono campioni e scivoleremo, al solito, nel medagliere prima del sipario. Se dobbiamo precipitare, però, fatecelo fare dall'alto, con cento di questi Occhiuzzi. Splendido Occhiuzzi sciabola d'argento Diego Occhiuzzi medaglia d'argento nella sciabola FOTO ANSA «Bevi e riparti di slancio». Ma forse non è proprio così Oggi in gara Judo, è il turno di Quintavalle Scherma Donne in pedana per la spada Pallanuoto f. Italia-Australia Volley f. Italia contro Giappone 10 lunedì 30 luglio 2012
SEGUEDALLAPRIMA Un accordo, su tali basi, è possibile. Anche se è chiaro a tutti a questo punto che il problema non è di tipo tecnico, ma politico. E basteranno pochi giorni per capire se Berlusconi voglia soltanto rinsaldare l'asse con la Lega, anche a costo di mettere a rischio la legislatura e andare a un voto anticipato che per lui sarebbe sfavorevole, o se la volontà di superare il Porcellum insieme alle altre forze che sostengono Monti sia reale. Pd e Pdl sono al muro contro muro, ma i contatti tra i vari sherpa non si sono interrotti e non è neanche escluso che in settimana ci sia l'incontro dei leader della «strana maggioranza» sollecitato da Casini. L'ultima trattativa ha poco tempo per riuscire o fallire, ora che il Pdl presenterà in Senato la sua proposta di legge. Il testo che domani verrà portato in commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama prevede un sistema proporzionale con eletti scelti per il 70% con le preferenze e il 30% con liste bloccate, uno sbarramento al 5% e un premio di governabilità tra il 10 e il 15% da assegnare al partito che arriva primo. Una proposta che il Pdl dice di voler proporre come base di discussione alle altre forze che sostengono Monti e anche alla Lega. Il Pd porterà in commissione un progetto di legge depositato diversi mesi fa che prevede il doppio turno di collegio alla francese, ma intende anche inserirsi nella discussione sul testo Pdl. Bersani vuole prima di tutto capire se a muovere Alfano sia la volontà di ricostituire l'alleanza con la Lega in vista delle prossime elezioni. Il Pd vuole vedere allora se il Pdl accoglierà le richieste messe sul piatto da Maroni. Inaccettabile, per i Democratici, sarebbe non tanto la proposta di inserire una clausola salva-Carroccio (se un partito non supera lo sbarramento a livello nazionale può comunque eleggere parlamentari nel caso in cui superi la soglia in almeno tre regioni). La norma su cui preme la Lega e che per il Pd costituisce una vera e propria trappola (proprio come la «porcata» ideata da Calderoli nel 2005 per evitare a Prodi di avere una chiara maggioranza) è quella secondo cui il premio di governabilità possa essere assegnato soltanto nel caso in cui si raggiunga il 45% dei consensi. Sarebbe un modo, dicono al Nazareno, per costringere alle alleanze forzose, oppure condannare all'instabilità, oppure obbligare alle larghe intese anche nella prossima legislatura. OCCHIPUNTATI SULSENATO Nel caso in cui il Pdl dimostrasse nelle prossime ore di voler puntare all'asse con la Lega, il Pd al Senato non solo si metterà di traverso, ben sapendo che il rischio di un'approvazione definitiva a Montecitorio è alto (contrariamente a quello che avverrà col semipresidenzialismo, che riguardando una riforma costituzionale e quindi necessitando di quattro letture tra le due Camere finirà nel nulla): la conseguenza di un voto a maggioranza sulla legge elettorale sarebbe il voto anticipato. Il Pd ha messo la pistola sul tavolo sapendo che ci sono pochi giorni per condurre l'ultima trattativa. Il testo che domani viene portato in commissione dal Pdl può effettivamente costituire la base per arrivare a un'intesa. Gli sherpa non hanno chiuso la comunicazione, e hanno ripreso la discussione da dove si era interrotta l'altra settimana: Pd, Pdl e Udc erano arrivati a un passo dall'accordo su un testo che prevedeva un premio sostanzioso al vincitore e parlamentari eletti con un sistema misto. Poi Berlusconi ha fatto saltare tutto. Ora si riparte da lì. Il Pd, che chiede il premio di governabilità per la coalizione, potrebbe cedere su questo punto accettando che una quota di seggi venga assegnata «alla lista o alle liste apparentate», purché il premio sia superiore al 10%. Il Pdl dovrebbe invece rinunciare alle preferenze, chieste nel partito di Berlusconi soprattutto dagli ex An, a favore dei collegi uninominali. Nei colloqui di queste ore tutti assicurano che una rottura è da evitare. Basteranno pochi giorni per capire se sia proprio così per tutti. Nel Pdl c'è chi vuole far saltare il banco. Piegare la riforma della legge elettorale a una ritrovata alleanza con la Lega. Questo almeno per quella parte del Popolo della Libertà capitanata dagli ex An che da tempo boicotta ogni possibile compromesso col Partito Democratico. «Non speri la sinistra di fare come negli anni Settanta, cioè creare un arco costituzionale per escludere la Lega» ha detto ieri il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa, «se la sinistra pone veti, non c'è nulla di antidemocratico nel formare una maggioranza tra noi e chi ci sta», Carroccio compreso. La posizione dei falchi del Pdl si è rafforzata con la presentazione di una autonoma proposta di riforma elettorale al Senato. Il tentativo è quello di forzare lo strappo non solo all'interno della maggioranza parlamentare ma anche nel partito. Non tutti infatti nel Pdl guardano con convinzione all'ipotesi di far saltare l'accordo col Pd e con l'Udc. E La Russa prova a confondere le acque: «Il testo sarà presentato al Senato per dire che i lavori cominciano. Poi si cercherà l'intesa con il Parlamento. Il testo è aperto al Pd contiene le nostre soluzioni su due punti: preferenze e premio di maggioranza al partito. Ma su tutto il resto registra l'intesa portata avanti fino a ora». Rincara la dose il Presidente dei senatori Maurizio Gasparri: «Noi vogliamo un confronto vero e lo cercheremo sempre di più in Senato. Altri fanno propaganda senza voler entrare nel merito delle questioni. Ma il trucco non reggerà più di tanto». Troppi però i punti controversi per il Pd, che non è intenzionato ad accettare il voto di questa proposta senza un accordo preventivo. L'irritazione è forte. Il Pdl, ha osservato il segretario dei Democratici Pier Luigi Bersani, «oscilla tra pratiche dilatorie oramai estenuanti e la suggestione di un colpo di mano in Parlamento. Sarebbe un atto di rottura irrimediabile». Per il Pd, che vorrebbe i collegi uninominali e il premio di governabilità alla coalizione, il punto resta comunque fare una vera riforma. «Il Porcellum 2 noi non lo votiamo», dicono. Nessuna disponibilità dunque ad accettare forzature dell'asse Pdl - Lega. Uno scenario da voto anticipato. Che però spinge un'altra parte dei pidiellini a cercare l'accordo. Molti non vorrebbero arrivare alla rottura convinti che per recuperare nei sondaggi serva più tempo. A cominciare da Silvio Berlusconi, al quale non dispiacerebbe; tanto che avrebbe dato il via libera alle preferenze, gradite agli ex aennini, per avere un'arma in più nella trattativa. Al Cavaliere infatti, interessa bloccare il premio di coalizione. E potrebbe alla fine cedere sulle preferenze in favore dei collegi uninominali. Gianni Letta perciò continua a lavorare affinché si trovi un'intesa. Certo è che i Democratici non possono accettare il «doppio gioco teso a ingannare il paese», dice Nicola Latorre, vicecapogruppo Pd al Senato. «Da un lato sostengono Monti e dall'altro fanno asse con la Lega sulle riforme. Noi non subiremo questo gioco al massacro - avverte il senatore - si assumeranno loro la responsabilità di far cadere il governo e di portarci al voto con questa legge». Ma il coordinatore del Pdl ribatte: «Veti pretestuosi, perché mai oggi dovremmo ascoltare solo la asserita maggioranza montiana. Si mettano bene in testa - aggiunge La Russa - che garantire a Monti la sopravvivenza non vuol dire essere specie su questa materia maggioranza organica col Pd e che anzi la distanza politica che ci separa da loro resta enorme e di sicuro maggiore di quella con la Lega». La situazione resta dunque tutta da definire ed è possibile che nei prossimi giorni un incontro Alfano - Bersani Casini possa portare a qualche soluzione. Il leader Udc ha chiarito in un'intervista a la Repubblica: «Non ci interessano maggioranze di parte, ci interessa la massima condivisione. Mi ha chiamato Alfano per annunciarmi la sua proposta e mi ha garantito che non c'è volontà di rottura. È importante - aggiunge Casini - che tra i partiti della maggioranza si stabilisca un principio di condivisione. Se si programmasse un colpo di mano e la creazione di un nuovo asse Pdl - Lega avrebbe ragione Bersani. Ma non faccio il processo alle intenzioni». Insomma nessun accordo senza il Partito Democratico. Mentre sull'ipotesi di voto anticipato «Non cambiare il Porcellum sarebbe una catastrofe, ma una legge in teoria c'è e si potrebbe votare con quella. Certo la per la politica la sconfitta sarebbe enorme e noi faremo di tutto per evitarla». Farà tutto il possibile anche il Pd. «Noi continuiamo testardamente a cercare un'intesa. Facciamo tutto il possibile - dice la capogruppo al Senato Anna Finocchiaro, intervistata da Il Messaggero - tenendo fermi due paletti: la nuova legge elettorale deve dare governabilità al Paese e prevedere i collegi e non le preferenze. Abbiamo dato ampia prova di disponibilità al dialogo e di duttilità sui contenuti ma abbiamo anche riscontrato, ormai, una volontà dilatoria da parte del Pdl. Alla quale a questo punto si accompagna, e spero non diventi soverchiante, la voglia del colpo di mano». Domani al Senato i diversi testi. La Russa «Non rinunciamo all'asse con la Lega» L'irritazione Pd: il partito di Berlusconi oscilla tra pratiche dilatorie e colpi di mano ILRETROSCENA ILCASO/1 LERIFORME TULLIAFABIANI ROMA Legge elettorale Il caos del Pdl può far cadere Monti L'accordosembra possibilesolocon unpremiosuperioreal 10 percentoeconunsistema mistochepreveda icollegiuninominali DiPietroeGrillo:«Civoglionopenalizzare» DiPietroe Grillouniti nell'offensiva sullanuova leggeelettorale.Entrambi usano i loroblog,entrambi si dipingonovittime diun accordotra le forzedi maggioranza cheè ben lontanodall'essere raggiunto.Scrive DiPietro: «Ilgioco a rimpiattinoche i partitidellamaggioranza inesistente stannofacendo sulla legge elettorale dimostrache la politica e la realtà del Paesesono ormaiuniversi che nemmenopiùcomunicano tra loro».E ancora:«NelParlamento italiano impera la logica dell'interessedi partitoe dell'ipocrisiabugiarda.Non si trattaprecisamentedell'interesse dellademocrazia italiana e menche maideicittadini,masolo diquello dei diversipartiti». Sulla stessa linea, il comicoa 5 stelle.«La leggeelettorale - scrive dovrebbeesseremateria di referendum,nondiscussa in segrete stanze».Seguonogli immancabili insulti al Capodello Stato:«Napolitano è in pressingper una nuova legge elettorale. Ilmotivo diquesta fretta improvvisadopo setteanni di letargo alQuirinale, il call centerdi Mancino, dove iboom non si sentonomai, è apparentemente ignota -osserva Grillo -. I partitidigoverno eseguono gliordinidelpresidente della Repubblicanell'interesse del Paese. L'obiettivonon èmigliorare il Porcellumchefu da lorovolutoe applicatonelleelezioni del2006 e del 2008. Infatti, né Prodi, néBerlusconi hannomai messoall'ordinedelgiorno lasuaabolizione. L'obiettivo è far quadrare iconti senza l'oste, senza il MoVimento5Stelle». . . . Latorre avverte: «Non possiamo accettare il doppio gioco teso a ingannare il Paese» I margini ristretti dell'ultima trattativa SIMONECOLLINI scollini@unita.it 2 lunedì 30 luglio 2012
RIGHIPAG. 9 Il Papa: per l'Ilva soluzione equa Monti-Merkel, passo verso lo scudo U: Bindi al Pdl «Fermatevi o si vota» Il rigore fa male all'Europa unita Tutti idelitti sotto l'ombrellone FRANCOSIDDI PioLa Torre, la lotta inun fumetto LoMonacoP. 17 L'ANALISI RONNYMAZZOCCHI ILDOSSIER MARIAGRAZIAGERINA Canepa: no ricatti su intercettazioni ILCOMMENTO MARCOBUCCIANTINI Pellegrini-flop. Medaglie da sciabola e judo «Faremo di tutto per salvare l'euro». Dopo la scossa di Draghi, Merkel ha dato assicurazione prima ad Hollande e sabato a Monti, nel corso di un colloquio telefonico reso noto ieri. La cancelliera tedesca e il premier italiano ritengono che occorra «applicare subito le decisioni del Consiglio europeo.» Quindi, anche lo scudo anti-spread. Sul quale però restano le resistenze dei Paesi nordici, soprattutto quello finlandese. È a loro che viene inviato l'avviso. Monti martedì sarà a Parigi e mercoledì a Helsinki. Intanto c'è grande attesa per l'incontro tra Draghi e il governatore della Bundesbank, che aveva detto no a un intervento più deciso della Bce. MONTEFORTE PAG.4-5 Yemen, rapito un carabiniere ILRETROSCENA SIMONECOLLINI PentP.22 La responsabilità dei giornalisti Intervista della presidente Pd: «Non subiremo ricatti. Se Pdl e Lega forzano sulla riforma elettorale, la rottura sarà immediata Il partito di Berlusconi presenta intanto un nuovo testo. Ma è scontro tra falchi e colombe OSSERVATORIODI BUTTARONIPAG.8 Non si prospetta un incontro facile quello in calendario oggi fra il governatore della Bce Mario Draghi e il suo omologo alla Bundesbank, Jens Weidmann. È sufficiente sfogliare le pagine dei principali quotidiani della Germania per capire quale sia lo stato d'animo delle classi dirigenti tedesche di fronte alla ferma intenzione di Draghi di salvare l'euro ad ogni costo. SEGUE APAG.5 Una «bolla» agita Berlino Staino In un'Europa che non sa risolvere i problemi dell'euro, dello spread e della coccolata speculazione finanziaria e dei suoi riveriti sacerdoti, è arrivata finalmente la prima forte reazione di risveglio GuidoRossi PAG. 6 Il «filo nero» del sindaco FUSANI PAG.7 «Ora mi prenderò un anno sabbatico». La gara è appena finita, Federica è stanca. PAG. 10 Quel bisogno di «staccare» Nella seconda giornata dei Giochi di Londra l'Italia si aggiudica un argento e un bronzo. Non bastano, però, per attenuare la delusione per il 5° posto di Federica Pellegrini nei 400 stile libero. «Ho bisogno di staccare» ha detto la campionessa veneta a fine gara. Le gioie azzurre erano giunte col terzo posto di Rosalba Forciniti (judo, categoria 52 kg) e poi con il secondo di Diego Occhiuzzi nella gara di sciabola individuale battuto dall'ungherese Szilagyi. Spettacolo dal Dream Team Usa di basket. FERRERO PAG.10 CAMPIDOGLIO Neofascista in Comune Alemanno nella bufera Amelio: ioeCamus unavita CrespiP. 19 Al telefono la cancelliera ribadisce l'impegno per attuare il Fondo salva-spread Al via la missione del premier per vincere le resistenze della Finlandia FABIANIPAG. 6 DEGIOVANNANGELIPAG. 14 Premio di governabilità al primo partito, ma superiore al 10%, e parlamentari eletti con un sistema misto: una quota maggioritaria scelta attraverso i collegi uninominali e una quota minoritaria attraverso il sistema delle liste bloccate. SEGUEAPAG. 2 L'ultima trattativa INTERCETTAZIONI E INFORMAZIONETORNANO A RISCALDARE IL DIBATTITO PUBBLICO. Raramente con puntuali riflessioni di merito, spesso con evidenti strumentalizzazioni. Protagonisti: politica, magistratura, giornalismo. E accanto al dibattito sulla credibilità dell'informazione, sulla sua capacità o meno di essere specchio dei fatti, riemergono nuove tentazioni di bavaglio. Consulenza a un ex Nar coinvolto nelle inchieste sulla banda della Magliana Il Pd: superato il limite intervenga il Viminale 1,20 Anno 89 n.209Lunedì 30 Luglio 2012
Il premio Nobel dell'Economia Paul Krug-man e Richard Layard, direttore di un cen-tro studi della London School of Economi-cs, hanno pubblicato nei giorni scorsi unmanifesto (manifestoforeconomicsense.org), do-ve viene espressa una critica forte e radicale alle politiche di rigore e austerità sinora adottate. Partono da un'evidenza: sono passati più di quattro anni dall'inizio della crisi, ma le principali economie del mondo continuano a restare profondamente depresse. La causa di tutto ciò? L'incapacità dei decisori istituzionali di comprenderne le cause, adottando politiche fiscali che rischiano di prolungare – e forse aggravare - la crisi. Krugman e Layard sostengono che i grandi disavanzi pubblici sono una conseguenza della crisi e non la sua causa, che trae origine, invece, da un eccessivo indebitamento privato. Nel momento in cui la situazione è esplosa, il settore privato ha tagliato la spesa nel tentativo di ripagare i debiti e ciò ha portato a massicce cadute della produzione. La spesa di una persona rappresenta il reddito di un'altra, quindi il taglio della spesa privata ha ridotto le entrate derivanti dal gettito fiscale facendo crescere il debito pubblico. TROPPITAGLI E TASSE Le politiche economiche - secondo Krugman e Layard – dovevano andare in direzione opposta al rigore e al contenimento della spesa perché, in un momento in cui il settore privato è impegnato in uno sforzo collettivo per spendere meno, le politiche pubbliche dovevano sostenere e stabilizzare la spesa. O, per lo meno, non avrebbero dovuto peggiorare la situazione con massicci tagli e forti aumenti delle aliquote fiscali a carico dei cittadini. Le politiche restrittive, invece, si sono sommate agli effetti dei tagli alla spesa privata, innescando una spirale negativa sull'economia. L'esperienza passata - ricordano i due economisti - non riporta tagli alla spesa pubblica che hanno generato una crescita dell'attività economica. Al contrario, il Fondo monetario internazionale ha studiato 173 casi di tagli di bilancio in singoli paesi, che hanno provocato quasi sempre una contrazione economica. Nei pochi casi in cui c'è stata una crescita, ciò è dipeso da un deprezzamento della valuta nei confronti di un mercato mondiale forte. Una possibilità che al momento non è pensabile per l'euro. Una lezione importante dallo studio del Fmi: i tagli al bilancio rallentano la ripresa. E questo è ciò che sta accadendo ora, tanto che i paesi con politiche più restrittive hanno avuto cadute più pesanti dell'output. Krugman e Layard fanno anche notare che gli eccessivi tassi d'interesse sulle obbligazioni (soprattutto in alcuni paesi dell'eurozona) non dipendono dal deficit pubblico, ma dal fatto che la Banca Centrale Europea non può agire come prestatore di ultima istanza per i governi e non può finanziare il deficit lasciando in equilibrio il mercato obbligazionario. In tutti i principali paesi con una banca centrale funzionante, anche in presenza di deficit elevati i tassi d'interesse restano bassi. In Giappone, per esempio, il debito pubblico supera il 200% del Pil annuo, ma i tassi non sono elevati e il declassamento da parte delle agenzie di rating non sortisce effetti rilevanti. In molti Paesi - concludono i due economisti - i politici stanno infliggendo sofferenze enormi ai loro popoli ed è inaccettabile che tale situazione dipenda da errori di conoscenza delle cause della crisi e che lo spauracchio dei tassi d'interesse pesi più di una drammatica disoccupazione di massa. Per tornare al nostro Paese, negli ultimi 12 mesi sono state varate manovre e fatti interventi di riduzione della spesa pubblica equivalenti a centinaia di miliardi euro. La crisi ha spinto a realizzare riforme strutturali su ambiti strategici come le pensioni e il mercato del lavoro. Il tutto, però, sembra non aver prodotto risultati apprezzabili, né sui bilanci pubblici né sui mercati finanziari. Infatti, benché il nostro paese abbia l'avanzo primario migliore tra i paesi dell'eurozona (cioè la differenza tra entrate e uscite al netto degli interessi sul debito: circa il 3% quest'anno e oltre il 4% previsto l'anno prossimo), il debito pubblico continua a crescere (nel primo trimestre 2012 è arrivato al 123,3% del Pil). E lo spread - cioè il differenziale dei tassi d'interesse con i titoli tedeschi - continua a restare a un livello di alto rischio. Allora, le manovre attuate finora erano ciò che serviva per uscire dalla crisi? Un quesito che non è indirizzato solo all'Italia. Il manifesto di Krugman e Layard, infatti, oltre a criticare le politiche restrittive dei governi, denuncia, indirettamente, anche l'assenza di una politica comune europea che dia forza agli strumenti messi in campo per contrastare il deterioramento economico e gli attacchi speculativi. Le incertezze legate allo scudo anti spread sono un chiaro segnale della malattia che affligge l'Europa che si traduce in un deficit di scelte e visioni comuni. Un esempio su tutti: all'indomani dell'intesa del Consiglio europeo sul fondo per calmierare lo spread, gli attacchi speculativi sono rallentati, con immediate ripercussioni sui tassi d'interesse e sulle Borse, che hanno registrato risultati positivi. Quando pochi giorni dopo hanno preso corpo i dubbi di alcuni paesi sull'accordo, e si sono manifestate incertezze sulla possibilità di poterne fare effettivamente ricorso, le speculazioni sono ripartite e la pressione dei mercati si è fatta di nuovo pesante. In questi giorni la Spagna, nonostante gli ingenti tagli pubblici, è stata sottoposta a un violento attacco speculativo. Il presidente della Bce, Mario Draghi, è intervenuto sottolineando la necessità di «agire per salvaguardare l'euro», opinione appoggiata dai governi tedesco e francese. Le borse hanno di nuovo reagito positivamente. Ad avere effetti positivi sulle economie, quindi, sono stati gli indirizzi politici di un'Europa unita e disposta a rivedere la linea del rigore per salvaguardare la moneta europea, non i tagli. D'altra parte, la scelta tra «unirsi o dividersi» è ormai una decisione a breve termine. Tornano le parole di chi evidenziava i rischi di un'Europa con una moneta unica, ma senza una politica unitaria, e oggi si paga anche il prezzo di questa miopia. POLITICHECONDIVISE L'Unione deve quindi proseguire, ma con politiche condivise. Istituzionalizzare i processi di solidarietà reciproca tra i Paesi membri, è la prima esigenza. Un processo che chiama in causa la Germania, non solo perché i tedeschi sono i principali finanziatori dei fondi di salvataggio, ma perché per vent'anni hanno cercato di impedire la trasformazione dell'Unione monetaria in una vera transfer union, imponendo di fatto la clausola di no-bail out. Regola secondo la quale gli stati appartenenti alla Comunità Europea non possono farsi garanti del debito di un Paese della Comunità stessa, imponendo, tra l'altro, rigidi limiti alla possibilità d'intervento alle banche centrali e alla Bce. Su decisioni diverse rispetto a queste impostazioni, in Germania si apre sempre un dibattito che coinvolge anche la Corte costituzionale. Sull'emissione di Eurobonds si condensano i timori tedeschi, la preoccupazione di essere trascinati in basso dalle fragilità dei partner. Solidarietà e politiche economiche comuni versus competizione e interessi dei singoli Paesi. È la sfida che l'Europa deve vincere per andare verso l'uscita dalla crisi. Le regole cui è rimasta ancorata l'Unione monetaria e la prevalenza dei singoli interessi rendono possibili solo acrobazie da parte dei governi, quando occorre tutelare l'unione e la moneta. È giunto il momento di una vera e propria unità politica nell'interesse comune. I Paesi dell'eurozona devono promuovere un piano per la crescita, lo sviluppo e l'occupazione, attivando fondi indipendenti dai singoli governi. A livello nazionale infatti c'è un gap di risorse - o di capacità - per affrontare la questione del rilancio economico e urge che i governi lo capiscano. Il decadimento è destinato a proseguire finché non si rimetterà al centro delle intenzioni politiche un grande investimento a sostegno del lavoro e dell'occupazione. Potrebbe essere la base su cui costruire la vera «Unione di fatto» e non solo di facciata com'è stato sinora. . . . La sola ricetta possibile è la solidarietà fra Paesi, con politiche comuni per il lavoro e lo sviluppo L'OSSERVATORIO Il rigore ammala l'Europa e allontana l'unità LA LINEA DI AUSTERITÀ HA UN ALTO COSTO SOCIALE E OGGI È CONTESTATA DAI MAGGIORI ECONOMISTI CARLOBUTTARONI PRESIDENTEDI TECHNÈ LAVIADIUSCITA 8 lunedì 30 luglio 2012
È ARDUO TRACCIARE L'IDENTIKIT DI UN COLPEVOLE, IN QUESTA NUOVA ESTATE DEL NOSTRO SCONTENTO: le agenzie di rating non hanno carta d'identità, lo spread è un mostro senza ombra che fruga nelle tasche, mentre in Casa Italia si prefigura il ritorno – l'ennesimo – dell'unico uomo nero da temere, il Cavaliere Ridens. Se la politica piange, le librerie non ridono: facendoci largo col machete tra libri maledetti, profumi eterogenei, amorucoli al cui confronto Liala sembra un classico irraggiungibile, ci pare giusto mirare a qualche brandello di evasione non banale su un territorio – quello del noir – ormai anch'esso omologato in un «montalbanume» intercambiabile – con tutto il rispetto per il Maestro Camilleri – o un trucidume in cui il colpevole è quasi sempre l'autore con il suo stile – odioso – da sms, che vorrebbe scandire le emozioni ma annoda le budella e fa saltare i nervi. INDIETRONEL TEMPO Emozioni sincere ci arrivano invece dal passato con due romanzi vigorosi, di un artigianato d'eccellenza: Unaletteradalpassato (Frassinelli, pp. 307, euro 18,50) ci fa conoscere l'americano Max Simon Ehrlicht, vissuto tra il 1909 e il 1983, autore popolare negli anni Cinquanta e Sessanta. La storia dei coniugi Radcliffe – George e Martha – ha una sonorità alla Simenon con qualche spruzzata di Hitchcock, nel crescendo di dubbi che diventano paura, ossessione, allorché George riceve per caso una lettera spedita dieci anni prima e mai consegnata, per un disguido del destino che di per sé è un romanzo nel romanzo. Il nemico è dentro casa, pensa Martha a un certo punto, scoprendo i segreti mai confessati del marito. Immaginando un bianco e nero d'autore, ne viene fuori un thriller psicologico vivace, scaltro e originale, datato solo per alcune concessioni a certi lieto fine d'obbligo nella narrativa popolare. Si divora, diverte e insegna a tenere la penna in mano. Appena più recente è l'epopea esistenziale di Dan J. Marlowe, tradotto anch'egli per la prima volta con Nome del gioco: morte (Elliot, pp. 184, euro 16), un noir puro più vicino a Jim Thompson che al mistery classico. Storia di rapine, riscatti e vendette tra due malviventi che litigano per il bottino, con una figura – quella del protagonista Chet Arnold – assai prossima a certi personaggi psicotici alla Tarantino. Veloce e violento, è un romanzo inaspettato, che si colloca nella miglior tradizione dell'hard boiled di classe. Particolare curioso: nato nel 1917, Marlowe a sessant'anni perse la memoria pur seguitando a scrivere. A qualcuno dei nostri scrittori della domenica auguriamo di conservarla a lungo, purché la smettano di assillarci con le loro nefaste prestazioni. Altre inquietudini sottili, altri dubbi, con La vicina (Marcos y Marcos, pp. 463, euro 17) di Lisa Gardner. Psicologia di coppia, fantasmi dal passato, due classici del thriller, riprodotti qui con abilità singolare, in una continua altalena di domande senza risposta, di accuse reiterate – spesso insistite, unica pecca del romanzo – di controversie irrisolte. Sandra Jones, madre e moglie esemplare, scompare dalla sua bella casa di periferia. Il sospettato è il marito Jason, che sembra vivere con indifferenza la rumorosa macchina delle ricerche: quali sono – anche qui – i segreti dei due coniugi perfettini, e come mai l'altro sospettato è il giovane Aidan Brewster, accusato tempo prima di pedofilia e vicino di casa della coppia? Il gioco psicologico è intenso, solo a tratti rallentato dal protrarsi dei silenzi e delle ipotesi, ma la lettura è ripagata da un senso di inquietudine che scalza le sicurezze e lascia perplessi, come se di notte in casa fosse entrato un estraneo. VENDETTE Ci spostiamo in Argentina con Quanti ne dobbiamo ammazzare? (Dalai, pp. 215, euro 16) di Reynaldo Sietecase, fulmineo noir legato alla ricerca di una vendetta paterna, quella di un industriale a caccia degli assassini del figlio. C'è di mezzo l'avvocato Mariano Marquez, già presente nel precedente Un delitto argentino. Niente di nuovo, di per sé, ma un bel colpo d'occhio su una situazione sociale in cui il remoto realismo magico degli anni d'oro è diventato una realtà ostile, in cui si lotta per sopravvivere al disagio dei tempi. Aria di casa nostra, in chiusura, con due giovani che non battono strade prevedibili e non ammiccano, che di per sé è già una nota di merito: al suo terzo romanzo seriale, Marilù Oliva riporta in pista la sua Guerrera, protagonista «salsera» dei lavori precedenti. Malasuerte(Elliot, pp. 255, euro 16) ci riconsegna un personaggio ambiguo e anomalo, in una Bologna «notturna e distratta» in cui una comunità di malviventi latinos e italiani opera in modo sotterraneo e compie strani omicidi. Tra danza e sesso sfrenato – due cose che la Guerrera adora – l'investigatrice non smentisce le sue doti, che sanno regalare ironia e tensione al lettore, senza prendersi troppo sul serio ma giocando stretto con il noir di classe. Tutt'altro ritmo con Leapirandage (Garzanti, pp. 468, euro 18,60) del napoletano Angelo Petrella. Legato d'amore – e d'odio – viscerale per la sua caotica città, Petrella intesse un altro ampio affresco – dopo il durissimo La città perfetta – in cui la protagonista è proprio Napoli, una Napoli un po' alla Saviano in cui vengono a galla colpe collettive più che delitti solitari. Camorra e politica sono infatti al centro di una narrazione epica e vigorosa, dove s'incontrano – e si scontrano – il potente re del cemento Raul Aragona e il suo giovane erede in affari Lorenzo Messina, in un gioco di disvelamenti nel quale a prevalere è l'incapacità collettiva di cambiare lo stato funereo delle cose. Più una denuncia che un thriller, può essere letto come terapia di fine agosto in vista del funesto ritorno alla realtà a tempo determinato dopo il sole malsano di qualche spiaggia in saldo da crisi. Per la serie: leggiamo per non piangere. Delitti d'estate DaEhrlichtaPetrella inoirpiùavvincenti Ilibri«Una letteradal passato»èunthriller psicologicovivace,mentre «Leapi randage» intreccia camorraepoliticaaNapoli SERGIOPENT LETTURE . . . «Quantinedobbiamo ammazzare?»diReynaldo Sietecase:un industrialea cacciadegliassassinidel figlio «Napoli»diGabriele Basilico (DA «GABRIELE BASILICO. SCATTERED CITY», BALDINI CASTOLDI DALAI) ... «Malasuerte»diMarilùOliva: danzaesessosfrenato inunaBologna notturnaedistratta U: 20 lunedì 30 luglio 2012
.

30/07/12

Pagine

archivio

  Scarica il PDF di questa Edizione
Acquista
Login
help
 

Recupero Password


Inserisci la mail specificata al momento della registrazione,
i dati d'accesso ti verranno inviati al più presto al medesimo indirizzo: