CHIARI DI LUNEDÌ TV Lospread, i cittadini, Draghi e i mercati da legare 06.30 TG 1. Informazione 06.45 Unomattina Estate. Attualita' 10.10 Unomattina Vitabella. Attualita' 11.05 Un ciclone in convento. Serie TV 12.00 E state con noi in TV. Show. Conduce Paolo Limiti. 13.30 TG 1. Informazione 14.00 TG1 - Economia. Informazione 14.10 Don Matteo. Serie TV 15.10 Capri. Serie TV 16.50 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 17.00 TG 1. Informazione 17.15 Heartland. Serie TV 18.00 Il Commissario Rex. Serie TV 18.50 Reazione a catena. Show. Conduce Pino Insegno. 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Techetechetè. Rubrica 21.20 Paura in volo. Film Drammatico. (2009) Regia di Thomas Jauch. Con Peter Haber, Maximilian von Pufendorf, Hannes Jaenicke. 23.15 La musica salva. Musica 00.10 TG 1 - NOTTE. Informazione 00.45 Che tempo fa. Informazione 00.50 Sottovoce. Talk Show. Conduce Gigi Marzullo. 01.20 Rai Educational. Real School. Documentario 07.00 Sorgente di vita. Religione 07.30 Cartoon Flakes. Cartoni Animati 10.20 Art Attack. Programmi per ragazzi 10.45 TG 2. Informazione 10.50 XXX Giochi Olimpici Londra 2012. Sport 10.51 TG Olimpico. Informazione 10.55 Gare Live. Sport 13.00 Tg2 - Giorno. Informazione 13.30 XXX Giochi Olimpici Londra 2012. Sport 13.31 Gare Live. Sport 14.40 TG Olimpico. Informazione 16.00 TG 2. Informazione 18.00 Tg2 - Flash L.I.S. Informazione 18.10 TG Olimpico. Informazione 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 21.05 XXX Giochi Olimpici Londra 2012. Sport 21.06 Gare Live. Sport 23.30 Tg2. Informazione 23.45 Buonanotte Londra. Rubrica. Conduce Jacopo Volpe. 01.00 Spazio 1999. Serie TV 01.15 Rai Parlamento Telegiornale. Informazione 01.25 Protestantesimo. Rubrica 08.00 Ritratti. Rubrica 08.55 La strada per Forte Alamo. Film Western. (1964) Regia di Mario Bava. Con Ken Clark, Jany Clair. 10.15 La Storia siamo noi. Documentario 11.15 Agente Pepper. Serie TV 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. 12.15 Per un pugno di libri. Informazione 13.10 La strada per la felicità. Soap Opera 14.00 TG3 Regione. / TG3. Informazione 14.55 Speciale TGR - Sonda Curiosity su Marte. Rubrica 15.25 La casa nella prateria. Serie TV 16.15 Il caso Paradine. Film Drammatico. (1947) Regia di Alfred Hitchcock. Con Gregory Peck. 18.05 Geo Magazine 2012. Documentario 19.00 TG3. / Tg Regione. Informazione 20.00 Blob. Rubrica 20.15 Cotti e mangiati. Sit Com 20.35 Un posto al sole. Serie TV 21.00 Vento del perdono. Film Drammatico. (2005) Regia di Lasse Hallström. Con Robert Redford, Jennifer Lopez, Morgan Freeman. 22.55 TG3 Regione. Informazione 23.30 Tg3 Linea notte. Informazione 23.35 Meteo 3. Informazione 23.40 FIL - Felicità interna lorda. Rubrica 23.55 Fuori Orario. Cose (mai) viste. Rubrica 06.35 Media shopping. Shopping Tv 06.50 Magnum P.I. Serie TV 07.45 Più forte ragazzi. Serie TV 08.40 Sentinel. Serie TV 09.50 Monk. Serie TV 10.45 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.50 Pacific blue I. Serie TV 12.55 Distretto di Polizia III. Serie TV 13.52 Poirot a styles court. Film Giallo. (1990) Regia di Ross Devenish. Con David Suchet, Hugh Fraser, Philip Jackson. 16.05 My Life - Segreti e passioni. Soap Opera 16.55 Il Commissario Navarro. Serie TV 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.10 Siska. Serie TV 21.10 Houdini - L'ultimo mago. Film Drammatico. (2007) Regia di Gillian Armstrong. Con Catherine Zeta-Jones, Guy Pearce, Timothy Spall. 23.17 Witness - Il testimone. Film Thriller. (1984) Regia di Peter Weir. Con Harrison Ford. 01.25 Tg4 - Night news. Informazione 01.48 Una lucertola con la pelle di donna. Film Giallo. (1971) Regia di Lucio Fulci. Con Florinda Bolkan, Jean Sorel. 07.57 Meteo 5. Informazione 07.58 Borse e monete. Informazione 08.00 Tg5 - Mattina Informazione 08.35 Miracoli degli animali. Documentario 08.45 Zafir, un cavallo speciale. Film Commedia. (2003) Regia di Malene Vilstrup. Con Rose Marie Hermansen. 10.20 I Cesaroni. Serie TV. 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.12 K.O. per amore. Film Commedia. (2010) Regia di Joseph Orr. Con Alexandra Neldel. 16.15 Cooper: un angelo inaspettato. Film Drammatico. (2011) Regia di Robin Nations. Con Jon Michael Davis. 18.35 La ruota della fortuna. Gioco a quiz 20.00 Tg5. Informazione 20.40 Veline. Show. Conduce Ezio Greggio. 21.21 Milano Palermo - Il ritorno. Film Drammatico. (2007) Regia di Claudio Fragasso. Con Giancarlo Giannini, Raoul Bova, Ricky Memphis. 23.31 Bangkok senza ritorno. Film Drammatico. (1999) Regia di Jonathan Kaplan. Con Claire Danes, Kate Beckinsale, Bill Pullman. 00.25 Tgcom. Informazione 00.26 Meteo 5. Informazione 01.40 Tg5 - Notte. Informazione 06.30 Il mondo di Patty. Serie TV 07.20 Hannah Montana. Serie TV 08.10 Cartoni Animati. 10.30 Dawson's Creek. Serie TV 12.25 Studio Aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 Futurama. Cartoni Animati 14.10 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 Dragon ball. Cartoni Animati 15.00 Gossip girl. Serie TV 15.55 Glee 3. Serie TV 16.45 Giovani campionesse. Serie TV 17.40 Love bugs III. Sit Com 18.30 Studio Aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. New York. Serie TV 21.10 Grey's anatomy. Serie TV Con Patrick Dempsey, Ellen Pompeo, Sandra Oh. 23.00 Rookie Blue. Serie TV 00.50 Nip/tuck. Serie TV 01.45 Rescue me. Serie TV 02.40 Studio Aperto - La giornata. Informazione 02.55 U-Zone. Videoframmenti 03.40 Media Shopping. Shopping Tv 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus Estate 2012. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.55 In Onda (R). Talk Show. Conduce Filippo Facci, Natasha Lusenti. 10.35 J.A.G. - Avvocati in divisa. Serie TV 11.30 Agente speciale Sue Thomas. Serie TV 12.30 I menù di Benedetta (R). Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Movie Flash. Rubrica 14.10 Cari fottutissimi amici. Film Grottesco. (1994) Regia di Mario Monicelli. Con Paolo Villaggio. 16.10 Il Commissario Cordier. SerieTV 18.00 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 In Onda. Talk Show. Conduce Filippo Facci, Natasha Lusenti. 21.10 Polisse. Film Drammatico. (2011) Regia di Maiwenn Le Besco. Con Maiwenn Le Besco, Joey Starr. 23.35 Film Cronaca. Talk Show. Conduce Enrico Mentana. 00.10 Un capo in incognito - Waste Management. Docu Reality 01.05 Tg La7. Informazione 01.10 TG La7 Sport. Informazione 01.15 N.Y.P.D. Blue. Serie TV 21.10 Ex - Amici come prima. Film Commedia. (2011) Regia di C. Vanzina. Con A. Gassman E. Brignano. 22.55 Captain America: Il primo vendicatore. Film Azione. (2011) Regia di J. Johnston. Con C. Evans T. L. Jones. 01.05 Mean Girls 2. Film Commedia. (2011) Regia di M. Mayron. Con M. Martin D. Lamkin. SKY CINEMA 1HD 21.00 Il castello errante di Howl. Film Animazione. (2004) Regia di H. Miyazaki. 23.05 Milo su Marte. Film Animazione. (2011) Regia di S. Wells. 01.00 Febbre da fieno. Film Commedia. (2011) Regia di L. Luchetti. Con A. Bosca D. Fleri. 02.40 Pokemon 4Ever. Film Animazione. (2002) Regia di K. Yuyama, J. Malone. 21.00 Burlesque. Film Musical. (2010) Regia di S. Antin. Con C. Aguilera Cher. 23.05 Prima e dopo. Film Drammatico. (1996) Regia di B. Schroeder. Con L. Neeson M. Streep. 01.00 Cyberbully - Pettegolezzi on Line. Film Drammatico. (2011) Regia di C. Binamé. Con E. Osment K. Rowan. 18.40 Leone il cane fifone. Cartoni Animati 19.15 Ninjago. Serie TV 19.40 Redakai: Alla conquista di Kairu. Cartoni Animati 20.05 Ben 10. Cartoni Animati 20.30 Ninjago. Serie TV 20.55 Adventure Time. Cartoni Animati 21.20 Brutti e cattivi. Cartoni Animati 21.45 The Regular Show. Cartoni Animati 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Come è fatto. Documentario 20.00 Top Gear. Documentario 21.00 Marchio di fabbrica. Documentario 22.00 Reazione a catena. Documentario 23.00 Crisis Control. Documentario 00.00 Come è fatto. Documentario 19.00 Beat Tv. Musica 19.30 Una splendida annata. Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Una splendida annata. Show. 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 The Middleman. Serie TV 22.30 The Nine Lives of Chloe King. Serie TV DEEJAY TV 18.30 Chelsea Settles: Una vita XXL. Serie TV 19.20 Popland. Telenovelas 21.10 Jersey Shore. Serie TV 22.00 Pauly D.: da Jersey Shore a Las Vegas. Serie TV 22.50 Crash Canyon. Serie TV 23.40 Speciale MTV News: Story of The Day. Informazione MTV RAI 1 21.20: Paura in volo Film con P. Haber. Un aereo passeggeri sfreccia incontrollabile nel cielo dopo un terribile impatto. 21. 05: XXX Giochi Olimpici Londra 2012 Sport Stasera continua l'avventura delle grandi squadre di pallamano. 21.00: Vento del perdono Film con R. Redford. E. Gylkison vive da oltre quarant'anni nel suo ranch nel Wyoming. 21.10: Houdini - L'ultimo mago Film con C. Zeta-Jones. Rattristato per non esser stato presente al capezzale della madre... 21.21: Milano Palermo - Il ritorno Film con G. Giannini. Dopo 11 anni il pentito di mafia Turi ArcangeloLeofonte esce di prigione. 21.10: Grey's anatomy Serie TV con P. Dempsey. Meredith è sotto pressione sia per motivi personali che professionali. 21.10: Polisse Film con M. Le Besco. Casi di pedofilia, interrogatori di genitori che maltrattano i figli... RAI 2 RAI 3 RETE 4 CANALE 5 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY Enzo Costa Giornalista PARECCHISPREAD FA,HO SCRITTOQUESTE RIME BACATE INTITOLATE «PIAZZADELIRI»:«Si dimenano di botto / fra scenate e gesti estremi / ogni freno in loro è rotto / e saltati son gli schemi / quel che è sopra metton sotto / crean casini crean problemi. / Una cosa io ho dedotto: / i mercati sono scemi». La qualità poetica è direttamente proporzionale alla mia competenza economica: entrambe si declinano in forma di sgomento più o meno ironico davanti al per me misterico fenomeno dell'oscillare isterico delle borse. Sì, perché al netto di tutte le sacrosante ovvietà pronunciabili sull'attuale tsunami capitalistico (la finanza di carta che vessa l'economia concreta, la speculazione che soggioga la politica, le banche e i banchieri che umiliano il lavoro e i lavoratori), nel fenomeno resta – al di là del profitto facile, virtuale e globale – un grumo irrazionale insondabile, come il linguaggio che lo narra: perché, per dire, oggi le Borse sono tutte risalite mentre ieri erano tutte precipitate? «Un rimbalzo tecnico». Non so cosa significhi, ma suona bene. Forse è un sinonimo aulico di schizofrenia. E com'è che dopo settimane di indici e differenziali da eurofallimento, basta che Draghi dichiari «Siamo pronti a tutto per salvare l'euro» perché i mercati si ringalluzziscano? La risposta sarà mica nell'ultimo dei miei succitati versi? Se Draghi fosse stato afono, saremmo in pieno default? La sana emotività delle persone impaurite e impoverite dalla crisi è nulla rispetto al panico malsano dei mercati, ed alla scienza inesatta dei mercatologi: prima ci spiegano che lo scudo anti-spread è la panacea di tutti i mercati, poi – a Borse sprofondate – che era un bluff malcelato, e via sentenziando con lo spread di poi. L'unica è sperare che Draghi, almeno, tossisca. www.enzocosta.net enzo@enzocosta.net U: lunedì 6 agosto 2012 21
VERGOGNA! DOVRESTI VERGOGNARTI! SIETE SENZA VERGOGNA!QUANTEVOLTELOABBIAMOSENTITODIREDABAMBINIEANCHEDAADULTINEIDUELLIPOLITICIOSPORTIVI.A volte l'espressione è puramente scherzosa, e non ci si fa nemmeno caso. Eppure da sempre la vergogna è affare delicato: civile, intrapsichico, morale. E anche il fatto che a volte l'evocarla sia solo uno scherzo, è un segnale rilevante. Svuotamento post-moderno di un «vissuto» che tutti gli studiosi di scienze sociali concordano nel ritenere centrale nella civiltà? È sullo sfondo di simili domande che nasce un libro singolare, intitolato appunto Vergogna.Metamorfosidi un'emozione (Feltrinelli, pp 187, euro 18). Lo ha scritto Gabriella Turnaturi, sociologa a Bologna e autrice di saggi sull'etica degli affetti, sui tradimenti e sulle buone maniere in Italia. Approccio alla Sennett o alla Baumann quello di Turnaturi: senso comune, tic sociali, macroculture e mode. Ma con una peculiarità originale, ispirato alla lezione di un grande sociologo: George Simmel. E cioè l'attenzione al «micro», inteso come studio di singole emozioni condivise che si riducono o allargano a macchia d'olio, attraverso metamorfosi che trasformano la soggetività. E dunque sociologia delle emozioni. Stavolta del sentimento della vergogna. Abbiamo accennato alla vergogna come potenza strutturante l'individuo e la civiltà. Ma accade anche oggi? Ed ecco la prima «metamorfosi» osservata dall'autrice: la vergogna si è liquefatta. Pare divenuta retorica. Ma è accaduto ben altro. È accaduto che la vera vergogna sta proprio nell'incapacità di «non» vergognarsi. E cioè, è «vergognoso» quell'individuo non sufficientemente esibizionista, competitivo. Che si vergogna di mostrarsi, confessarsi o esibire il suo successo. Di esibire la sua capacità di godere e di far sentire impotenti gli altri. È una trasformazione profonda del costume, che straripa nei reality, nell'outing a tutti i costi. E nell'individualismo acquisitivo. In tal senso il populismo mediatico - mostrato anche nella sua impudenza privata è il gran teatro di questa eclisse della vergogna, che consiste nel far vergognare chi si vergogna sanamente: di esibirsi o di competere platealmente. È il trionfo dell'onnipotenza narcisitica, della politica spettacolo. Persino del «comico», come goliardia trasgressiva per tutti. Sicché, chiarisce Turnaturi, lungo questa strada figlia del liberismo e dei media, la vergogna si è solo trasformata, restando se stessa nel suo capovolgersi. Già, poiché ciò che è importante ribadire è che, anche nelle sue perversioni narcisistiche, la vergogna - viene da verecondia e ricorda la gogna - resta un imperativo sociale intra-psichico. Mentre dal punto di vista psicoanalitico, l'emozione che chiamiamo vergogna, plasma il Sé. Tramite l'introiezione genitoriale di divieti e modelli: «identificazioni» che proteggono il soggetto distruttività e dal vuoto. Pericoli di cui la vergogna, come angoscia d'esclusione e invisibilità, è segnale d'allarme decisivo. Ovvio che un eccesso di repressività nell'interiorizzare quei modelli - che sono anche barriere psichiche verso la sessualità - generi un sentimento eccessivo di vergogna, che degenera in sindromi persecutorie. Ed è su questo ricatto persecutorio che il potere si esercita. Nelle forme dittatoriali e in quelle più sottilmente conformistiche e democratiche. Come negli esempi letterari di Turnaturi nel suo libro. Infatti dagli Usa di Coeetze e Philip Roth, all'Urss totalitaria di Zamjatin, il ricatto della vergogna spinge i soggetti a compiacere il potere. E a conformarsi. Sempre. Anche quando cercano di smarcarsi con i riti dell'ipocrisia. L'IMMEDESIMAZIONE E abbiamo parlato dell'incapacità di vergognarsi: finanziaria, politica, mediatica, trasformistica. Incapacità che diviene spudoratezza virtuosa. Ma c'è anche una parsconstruens nel saggio di Turnaturi: il buon uso della vergogna. E quale sarebbe? Non quello di un ripristino repressivo del vergognarsi. Bensì quello di un «uso» più discreto di quel sentimento, legato alla capacità di «sentire» l'Altro. Di identificarsi con esso, senza fondervisi né manipolarlo. È il grande tema della dignità umana, dei diritti civili, e dell'indignazione civile globale, ai quali è dedicata l'ultima parte del libro. Parafrasando Hessell dovremmo dire «Vergognatevi!» invece di «Indignatevi!»? No, l'approccio è un po' più dialogico. E si rifà a una soggettività informata, empatica. Capace di immedesimarsi nelle ferite sociali inflitte al proprio simile, e dunque di riconoscervisi. Di schierarsi e prospettare soluzioni, senza moralismi terroristici. Esercizio in cui la vergogna viene sublimata a «relazionalità» e trasformata in politica (attività della polis fuori dalla quale per Aristotele l'uomo o è un animale o un Dio). Può bastare a rigaurdo questa equivalenza tra buon uso della vergogna e senso civico? È un buon preliminare. O forse no. Perché tali e tante sono le potenze che governano la nostra vita, che si richiedono almeno altre due condizioni. La prima è quella di una soggettività forte e autonoma: ribelle e responsabile eticamente. Ma l'altra è quella di appartenenze stabili. Di partiti veri come grandi contenitori solidali che riunifichino gli interessi e li mutino in valori e ideali condivisi. Ideali, e non ideologie. In grado di far vergognare chi ci opprime legalmente e no. E di riscattare dalla vergogna chi nel mondo è inchiodato alla subalternità ed è condannato alla mancanza di autostima. BAMBINI : HuckleberryFinn,unclassicocheci insegnaaparlarediadolescenza P.18 SCIENZA : Creativity:arrivasuMarte lasondachecerca lavitanelpianetarosso P.19 LETTERATURA: Si tornaaparlaredipoesia P.20 CINEMA : L'unico italianoaLocarno P.22 U: SOCIETÀVergogna dovesei? Metamorfosi di un'emozione uccisadalnarcisismo Lievecome unafarfalla: «Psiche»diClaudio Parmiggiani LasociologaGabriellaTurnaturiesamina l'evoluzione diquestosentimento.Accompagnatadall'indignazione puòspingerea lottarecontro ingiustizieediseguaglianze BRUNO GRAVAGNUOLO bgravagnuolo@unita.it lunedì 6 agosto 2012 17
ANCHESELACRITICAELASTORIOGRAFIASULLALETTERATURAITALIANAHANNOPOCHISSIMOSPAZIOSUIMEDIA(ENELLELIBRERIE/SUPERMERCATO,QUANDONON DEL TUTTO ASSENTI, SONO RELEGATE NEGLI SPAZI PIÙ MARGINALI), CONTINUANO A USCIRE LIBRI IMPORTANTI,CHEFANNOLUCESUAUTORIETESTIDIPRIMOPIANO, CON PENETRANTI DATI INTERPRETATIVI, oltre che con materiali informativi esaurenti ed organici. Nel giro degli ultimi mesi sono apparsi tre libri dedicati a tre poeti emblematici della recente tradizione italiana, che per le generazioni che ci hanno preceduto sono stati presenze capaci di agire (pur se in modo diverso) sulla cultura quotidiana, ma che ora sembra si siano allontanati da noi, fissati in un distante e indifferente rilievo canonico, un po' come tutto il grande Novecento. D'Annunzio, Ungaretti, Montale: ai primi due sono dedicate delle monografie che sono dei veri e propri manuali, con tutti i necessari dati di informazione e di interpretazione, nella bella collana «Sestante» della Salerno editrice, D'Annunzio di Simona Costa (pagine 372, euro 19,00), Ungarettidi Antonio Saccone (pagine 297, euro 16,00); a Montale invece tocca Montale sentimentale di Giorgio Ficara (Marsilio, pagine 151, euro. 16,00), raffinata, sottile, simpatetica lettura dei Mottetti, i brevi componimenti che costituiscono la sezione forse più intensa de Le occasioni. IDIVERSI GENERI DELL'«IMAGINIFICO» Il ricchissimo profilo di D'Annunzio rende conto della impressionante molteplicità delle direzioni in cui si è mosso l'«imaginifico»: e riesce nel difficile compito di integrare la trattazione dei diversi generi da lui praticati con la continuità della sua roboante biografia, delle sue esibizioni spettacolari e della sua azione politica e militare. Simona Costa tiene conto con eccezionale equilibrio della vastissima bibliografia che si è accumulata negli ultimi anni, seguendo il percorso dannunziano in tutte le sue pieghe, nella convinzione che il rilievo della sua opera, e la risonanza che (nel bene e nel male) essa ha avuto nella cultura non solo italiana del Novecento e negli stessi più pericolosi modelli di esclusivismo di massa, sia motivato proprio dall'insieme delle sue opere e della sua attività. Proprio dallo sguardo a questo insieme risulta evidente come, pur tra tanti tratti regressivi, egli incarni un movimento verso una modernità o postmodernità caratterizzata dal «post-stilismo» e dalla «combinazione dei linguaggi», che in molti tratta anticipa il kitsch di certe mescidanze e ibridazioni attuali. Molteplici, in questo contesto, le curiosità storiche soddisfatte dalla lettura di questo libro: come ad esempio la notizia della valutazione molto positiva che il socialista Filippo Turati diede nel 1881 del diciottenne Gabriele, «stregone adolescente e simpatico», rivolto a sconvolgere «gli ordini e le gerarchie costituite» (anche se più tardi dovette duramente ricredersi: il libro segue peraltro con precisa misura tutti gli equivoci politici di D'Annunzio e intorno a D'Annunzio, come l'intreccio di nazionalismo e di anarchismo in atto della sua impresa di Fiume; e ricorda anche un tentativo fallito di incontro del giovane Gramsci con D'Annunzio, nel cruciale 1921). Altre ambiguità e contraddizioni rispetto all'orizzonte politico sono quelle che Antonio Saccone ricostruisce nella parabola di Ungaretti, dove però appare in primo piano la cura per il destino della poesia, che fin dagli anni giovanili egli sentiva minacciata dalla morte, quasi fosse alla sua «ultima ora»: è un orizzonte «postumo» che lo studioso vede in rapporto dialettico con un'opposta spinta di vitalità, con un'insistente ricerca di assoluto sostenuta da un fortissimo senso di sé (che comporta anche sorprendenti esiti autocelebrativi, come in una lettera a Papini del 1919: «So quel che valgo; bisogna risalire a Villon per ritrovare tanta essenzialità»). Il rilievo della maggiore poesia di Ungaretti acquista qui nuova luce, attraverso una accurata considerazione della sua attività collaterale, spesso a torto trascurata; Saccone dedica ampi capitoli alle prose di viaggio, al lavoro di professore, alla saggistica (dedicata non solo alla poesia, ma anche alle arti figurative), alle traduzioni poetiche: sono esperienze per niente laterali, ma sempre rivolte a cercare un recupero del valore poetico, a riattivarne lo spirito originario, ad estrarre dalla parola quell'assolutezza e innocenza che il poeta sa minacciata, ma si ostina comunque a voler riscattare, con inesauribili sussulti di vitalità, con un sottilissimo gioco di variazioni e di ripetizioni. VITAVISSUTA AL CINQUEPER CENTO Rispetto alla vitalità di Ungaretti (certo ben diversa dalla teatralità di quella dannunziana), l'esperienza di Montale riconduce ad una nozione di vita vissuta «al cinque per cento»: ma, nel quadro di questa vita così messa tra parentesi, si tracciano percorsi amorosi, frammenti di «romanzi» sentimentali che, nel loro restare sospesi, tra contatto e rinuncia, danno forma ad una grande poesia, che sfugge in modo emblematico, con classico rigore, alla contemporanea consunzione del linguaggio. Il libro di Giorgio Ficara attraversa le forme insieme aperte e reticenti che l'amore del poeta per Clizia (l'americana Irma Brandeis) assume nei Mottetti: e svolge una lettura di tutti e venti i componimenti, che si dipana come un vero e proprio racconto critico, che tocca tutta una serie di nessi e rapporti con altri testi più o meno vicini e trascorre su momenti diversi della poesia montaliana, in una trama insieme fittissima e trasparente. Quella di Ficara una forma di critica che fa davvero vivere la poesia, la mette in gioco nell'intensità delle sue associazioni, dei suoi dati esistenziali, della sua ricerca di senso e della sua verifica continua della contraddittorietà e dell'evanescenza della parola e del sentimento. Con un linguaggio elegantemente partecipe, che tocca la poesia «da dentro», il critico mostra come Montale arrivi qui, in una tensione tra fisica e metafisica, a fare della poesia «il luogo - la scena - in cui lo spirito stesso è osservato», imprimendo sull'amore «il prezioso sigillo della necessità e della vanitas», come mirando a «eternizzare l'istante, la vertigine» dell'amore, in una «scossa elettrica tra umano e sempre»: una ricerca di assoluto «sentimentale» che, in translucido succedersi di immagini, di oggetti, di richiami alla realtà, verifica continuamente la propria irrealizzabilità, e nello stesso tempo insiste a riproporsi, a dirsi e a sospendersi. Come ha sempre fatto la più grande poesia. CULTURE Ridiamovoce allapoesia Sitornaa leggerecriticamente Montale,Ungaretti eD'Annunzio GIULIOFERRONI ROMA Poesiaurbana diGuerrillaCrocet: rifiorire grazie all'uncinetto Tre poeti In senso orario: Eugenio Montale, Gabriele D'Annunzio e Giuseppe Ungaretti In libreriaTre libri dedicati adaltrettantiautori emblematicidella recente tradizione italiana machesembravanoessere statidimenticati ... Monografiechesonoveri epropri«manuali»eriletture raffinatedei«Mottetti» ibrevi testide«Leoccasioni» U: 20 lunedì 6 agosto 2012
PORTA CON SÉ, IN FORMATO ELETTRONICO, L'AUTORITRATTO E IL CODICE DEL VOLO DILEONARDODAVINCI, IL ROVER CURIOSITY CHE ATTERRA OGGI SU MARTE DOPOUNVIAGGIODIOLTREOTTOMESI.Il nome tecnico del robot è Mars Science Laboratory (Msl) e ha il non facile compito di rinverdire i successi dei suoi fratellini, Spirit e Opportunity, sbarcati sul «pianeta rosso» nel 2004 e capaci di un lavoro che, per quantità e qualità scientifica, ha superato ogni aspettativa. Curiosity pesa tre volte più, ha una maggiore capacità di muoversi in maniera indipendente ed è in possesso di strumenti scientifici molto più sofisticati. Ma ha anche un obiettivo più ambizioso. Scoprire se su Marte è esistita o, magari, esiste ancora la vita. È chiaro che se vita c'è stata o, magari, c'è ancora non è certo tanto cognitivamente evoluta da poter apprezzare le opere di uno dei più grandi artisti e di uno dei più grandi ingegneri mai vissuti sul pianeta Terra. Ma allora perché Curiositysi è fatto carico di portare con sé due dei capolavori di Leonardo? Occorrerebbe girare la domanda a quelli della Nasa, direte voi, che su Curiosity hanno investito molto in tempi di vacche magre. E tuttavia una risposta che non otterrete mai dai tecnici e dagli scienziati che lavorano per l'agenzia spaziale degli Stati Uniti la possiamo azzardare. Perché in fondo l'antica (e ormai pazza) idea che il «pianeta rosso» sia abitato da esseri intelligenti quanto e più di noi non è mai venuta meno, almeno a livello inconscio. La storia dell'uomo qui sulla Terra è imbevuta del mito dei marziani. Credono in molti mondi e in molti mondi abitati la gran parte di quei filosofi greci che, a partire al VI secolo a. C. scoprirono la «potenza della ragione» accreditando l'uomo della capacità di comprendere l'intima struttura dell'universo, non a caso ribattezzato cosmo: il tutto armoniosamente ordinato (e comprensibile). Potremmo fare i nomi di coloro che, non senza fondamento logico, credevano in Eti (extraterrestrial intelligence): Pitagora di Samo, Metrodoro di Chio, Epicuro di Samo. Né bastò Aristotele con la sua perentoria affermazione – «Il cielo è di necessità uno solo, e non più d'uno» – da cui logicamente discende che la Terra, che è sotto il cielo, è una e unici sono i suoi abitanti dotati di intelligenza autocosciente a erodere il mito di Eti. Che anche a Roma – da Lucrezio a Plutarco – ha goduto di grande appeal. Nel Medio Evo il tema appassionava di meno, anche perché, almeno in Europa, i libri non erano granché frequentati e senza i libri anche la fantasia corre poco. Occorre attendere Nicola da Cusa e poi il Palingenio perché il tema della vita e della vita intelligente fuori dalla Terra tornasse ad accendere gli animi. E purtroppo non solo gli animi, come si accorse il povero Giordano Bruno salito sul rogo a Roma in Campo de' Fiori il 17 febbraio 1600 anche per aver sostenuto che Marte e tutti gli altri pianeti sono «della stessa specie della Terra» e come la Terra abitati. Ma tutti questi pensatori e altri ancora appartengo a un'altra era. L'era prima del cannocchiale. L'era in cui sulla natura di Marte e degli altri pianeti si poteva solo speculare senza poter attingere ad alcuna «sensata esperienza». Poi venne Galileo e tutto cambiò. L'universo divenne osservabile. Ma neppure il cannocchiale e la possibilità di avvicinare almeno lo sguardo riuscirono a erodere il mito. Neppure nelle intelligenze, terrestri, più limpide. La più limpida (o una delle più limpide) di tutte, quella di Immanuel Kant, in pieno 700, si esercita a descrivere l'origine del sistema solare e la natura dei suoi pianeti. Giungendo a conclusioni non dissimili da quelle che, dati scientifici alla mano, abbiamo noi oggi. Ma Kant si dice convinto che tutti i pianeti sono abitati da esseri dotati di intelligenza, di coscienza e, dunque, anche di una legge morale. Secondo il filosofo che amava passeggiare nella sua Könisberg, le capacità intellettuali e, quindi, morali di un essere intelligente dipendono dal peso della sua macchina corporea. Più la macchina è greve, più queste capacità diminuiscono. Gli abitanti di Mercurio, con il loro corpo superdenso, non possono avere qualità morali, non possono avere un'etica. Al contrario, gli abitanti di Saturno sono così leggeri da non essere sopra e, quindi, oltre il peccato e la responsabilità. Gli unici ad avere e a dover gestire i problemi morali sono gli abitanti dei pianeti intermedi, la Terra e, appunto, Marte. La condizione non è disperata né disperante. Kant, infatti, si dice convinto che, con la morte, le anime subiscono una Seelenwanderung: una migrazione dai pianeti più pesanti verso i pianeti più leggeri. Migliorando, così, ineluttabilmente la loro condizione intellettuale e morale. Non crediate che, nel 700 e poi sempre più nell'800, siano solo i filosofi a credere ai marziani. Grandi astronomi come William Herschel e il figlio John, Johann Schröter, Franz von Paula Gruithuisen, Johann Elert Bode e infiniti altri sostengono non solo che Eti esiste, ma che lo hanno anche visto. Ora sulla Luna, ora su Venere, ora su Marte. Persino sul Sole. Un matematico, il grande Carl Friedrich Gauss, sostiene che è giunto il momento di iniziare a comunicare con i nostri vicini. E propone di scrivere a chiare lettere, lì in Siberia, se non il CodicedelVolo di Leonardo almeno il teorema di Euclide. Ma è solo nella seconda parte del secolo che i marziani staccano tutti e si appropriano quasi per intero del mito di Eti. Potremmo dire che a iniziare è il solito giornalista, l'inglese Richard Proctor, che nel 1870, pubblica un libro, Other Worldsthan Our (Altri mondi oltre il nostro), dove afferma che, con i suoi oceani e i suoi mari, il pianeta Marte mostra «nel modo più chiaro di essere adatto alle necessità degli esseri viventi così come noi li conosciamo». Ma l'autentica e irresistibile ascesa di Marte nella storia di Eti inizia, quasi per caso, nell'anno 1877. Quando l'astronomo italiano Giovanni Schiaparelli, direttore dell'Osservatorio di Brera, annuncia di aver osservato sulla superficie del «pianeta rosso» la presenza di innumerevoli linee, sottili e dritte, che chiama canali. Schiaparelli è sorpreso da quella fitta rete che avvolge le terre marziane. Tuttavia, con saggia prudenza, non avanza ipotesi sulla natura di quelle linee. Per un riflesso condizionato, invece, i canali di Schiaparelli vengono tradotti in inglese con il termine canals, ovvero canali di origine artificiale, invece che con il più congruo channels, canali naurali. Per una decina di anni i canals restano lì, a incubare. Poi, nel 1890, Percival Lowell, una carriera diplomatica alle spalle per conto di Sua Maestà Britannica e, ora, intellettuale a Boston, fratello del presidente della Harvard University e di una poetessa ancora più famosa, Amy Lowell, rende pubblica la sua ipotesi: i canals sono il prodotto, grandioso, di una straordinaria civiltà. Superiore alla nostra. Capace di eccezionali opere di ingegneria idraulica. All'improvviso Marte balza al centro dell'attenzione dei fautori di Eti. L'eccitazione è alle stelle. Ma nessuno per entusiasmo batte lo stesso Lowell, che decide di costruirsi un piccolo osservatorio personale a Flagstaff, in Arizona, da dove assicura è in grado di vedere chiaramente i canali costruiti dai marziani. LOSCHERZODI ORSONWELLES A questo punto è impossibile, in un breve spazio, anche solo elencare coloro che ci credono. Basti ricordare che su questa credenza diffusa il furbo Orson Welles annuncia alla radio il 30 ottobre 1938 l'avvenuto sbarco dei marziani sulla Terra e organizza così la prima dimostrazione empirica della capacità di manipolazione delle masse dei nuovi mezzi di comunicazione di massa. Il mito non tramonta neppure dopo il lancio dello Sputnik, il volo di Gagarin e le prime sonde umane che ronzano intorno al pianeta rosso. Non solo c'è gente che sostiene di intravedere, in alcune montagne marziane, i lineamenti di un volto, frutto dell'arte scultorea degli abitanti del pianeta rosso. E altri che accusano gli americani di aver fatto prigionieri alcuni marziani pasticcioni. Ancora negli anni 70 scienziati tra i più accreditati coltivano il mito. L'astronomo Carl Sagan, per esempio, consulente della Nasa e gran divulgatore, va sostenendo che non è del tutto impossibile che Marte sia popolata da esseri viventi complessi, dalle dimensioni comprese tra quelle di una formica e quelle di un orso. Mentre il sovietico Iosif S. Shklovskii scrive, in un libro curato insieme allo stesso Sagan (Intelligent Life in the Universe, Holden-Day, 1966), che una delle piccolissime lune di Marte, Phobos, deve essere il frutto di una civiltà tecnologica. E anche molto avanzata: perché capace di mettere in orbita un satellite artificiale di 16 chilometri di diametro. Negli ultimi anni le conoscenze su Marte sono aumentate. Oggi conosciamo la sua superficie palmo a palmo. E proprio i fratellini di Curiosity, i robot Spirit e Opportunity, hanno dimostrato che su Marte non solo è difficile trovare tracce di vita, ma persino di acqua. E tuttavia la bella faccia autoritratta di Leonardo che oggi atterra sul pianeta rosso dimostra che, in fondo in fondo, il mito (e l'ossessione) dei marziani alberga ancora in qualche anfratto della mente dei terrestri. Forse perché a farci davvero paura è l'idea, per dirla con Jacques Monod, di essere soli nell'immensità indifferente del cosmo. CULTURE SmiledaMarte: disegnodiDave Gibbonsdaunatavoladi «Watchmen»di AlanMoore Lacuriosità atterrasuMarte Arrivaoggi il robotchedovrebbe scopriresec'èvitasulpianetarosso Dall'antichitàclassica, attraversoMedioEvoe Illuminismo, finoaigiorni nostri, sonomoltissimi igrandipensatori chehannocreduto all'esistenzadeimarziani PIETROGRECO GIORNALISTAESCRITTORE ... Portaconsé, in formato elettronico, l'«Autoritratto» e il«CodicedelVolo» diLeonardodaVinci U: lunedì 6 agosto 2012 19
Monti: fino al 2013. Giallo sul memorandum StainoL'Italia ha un Fioretto d'oro Tuffi: Cagnotto senza podio L'OSSERVATORIO.DALCAMBIAMENTO DEMOGRAFICO ALLA CRISISOCIALE FUMO DILONDRA MARCOBUCCIANTINI «Abbiamo bisogno di aiuti morali ma non finanziari», dice Mario Monti in una intervista al settimanale tedesco Der Spiegel in cui ribadisce che resterà «al governo fino al 2013 «per salvare l'Italia». Ma il tema di una eventuale cessione di sovranità in cambio di aiuti resta sul tavolo: in una intervista al CorrieredellaSera il sottosegraterio Catricalà lo esclude ma poi si affretta a precisare che «il memorandum servirebbe solo a confermare gli impegni assunti». APAG. 2 Per rimettere i conti a posto esiste una sola strada: una seria politica industriale e una riorganizzazione della pubblica amministrazione. In una intervista all'Unità l'ex ministro del Tesoro Vincenzo Visco boccia la proposta Alfano di una vendita di beni pubblici («È solo propaganda») e indica le condizioni per ridurre il debito: una crescita di almeno l'1 %, un'inflazione intorno al 2 e il ritorno di una buona politica. «Con il centrosinistra siamo passati dal 121 % al 103 %. Poi è arrivato Berlusconi...». DI GIOVANNI APAG.5 Visco: «Per ridurre il debito più politica e meno retorica» Non ci sono più dubbi, ormai. In questa torrida estate le forze politiche stanno giocando sulla riforma del sistema elettorale una partita molto importante, che non riguarda soltanto il loro posizionamento in vista delle ormai non lontane elezioni. SEGUE APAG.6 APAG.10 Editoria: lapoesia alza lavoce Ferronipag.20 I popoli europei devono imparare che potranno difendere il loro modello sociale e le loro culture solo agendo insieme. La rinuncia all'unificazione europea sarebbe un addio alla Storia del mondo JurgenHabermas L'INTERVENTO STEFANOFASSINA Curiosity, un robot aspasso suMarte Grecopag. 19 Se ilmondo nonprova piùvergogna Gravagnuolopag. 17 L'Italia non chiederà aiuti, dice il premier, ma il confronto si accende sugli impegni già presi con la UePerché gli spread rimangono elevati in Italia? È, come spiega Monti, colpa dei mercati lenti a comprendere i nostri progressi? Se fosse così, avrebbe senso cercare l'intervento del Fondo salva-Stati e, soprattutto, della Bce. Purtroppo non è così. Gli spread in Italia, in Spagna e nei tre Piigs (Grecia, Irlanda e Portogallo), intrappolati nei programmi definiti con Bce, Commissione europea e Fmi, rimangono elevati per un'altra ragione. SEGUE APAG. 15 Non ci serve il «salva-Stati» ROBERTOWEBER Un premio «flessibile» L'ANALISI MASSIMO LUCIANI La lunga corsa di Gelana Pisapia: «Una svolta a sinistra» Intervista al sindaco di Milano: «Il nuovo governo dovrà essere antagonista alla destra e segnare un cambio rispetto a Monti» «Non mi candido e non credo alla lista dei sindaci: il loro mandato è di guidare le città, non esistono uomini della provvidenza» «Casini non fa parte del centrosinistra ma ha rotto con la destra» GIANOLA APAG.3 U: C'era una volta la piramide: in basso una vasta platea dei giovani, in alto un numero assai più esiguo di anziani. Ora il calo delle nascite e l'allungamento della vita stanno rapidamente cambiando la struttura demografica: nel 2045, per la prima volta nella storia dell'umanità, le persone con più di sessant'anni eguaglieranno nel mondo quelle con meno di quindici. È una rivoluzione demografica con enormi conseguenze sociali ed economiche. Già oggi in Europa le nuove generazioni non sono sufficienti a sostituire quelle che escono dal mercato del lavoro. E i giovani italiani sono ancora più svantaggiati: meno aiutati dal sistema di welfare, con salari più bassi e una previdenza squilibrata. APAG. 9 IL DOSSIER Mai così pochi giovani E la società soffoca FOTO DI ANDREA PAGLIARULO/BUENAVISTAPHOTO PAOLO BUTTARONI Una norma le definisce «complemento dell'uomo» MASTROLUCA APAG. 15 TUNISIA I diritti delle donne dimezzati per legge STANDO AI SONDAGGI PIÙ ACCREDI-TATI, PD E SEL RACCOGLIEREBBERO OGGIUNCONSENSOOSCILLANTEFRAIL30 E IL 34% DEI VOTI, quindi più o meno un italiano su tre. Data la frammentazione odierna - che nel tempo non necessariamente è destinata a ridursi - la quota di consensi delle due formazioni potrebbe anche aumentare di qualcosa. SEGUEAPAG. 2 Il nuovo campo di Pd e Sel 1,20 Anno 89 n.216Lunedì 6 Agosto 2012
Atipiciachi? Gli uffici low cost per nomadi precari Bruno Ugolini Giornalista LECHIAMANOCOWORKING.LACRISI IN-SEGNA ANCHE QUESTO. UN MODO PER AFFRONTARE VECCHIE E NUOVE DIFFICOLTÀ. Con l'abbandono della solitudine casalinga e il lavoro in locali comuni con comuni servizi. Un aiuto per tanti giovani che intendono intraprendere attività autonome e incontrano mille difficoltà. Tra le prime esperienze quella di Milano (http://coworkingmilano.com) in via Ventura, nel quartiere Lambrate. Con 200 euro al mese più Iva offrono una postazione 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. A Brescia è nato il Talent Garden. Hanno voluto paragonare lo spazio ad un giardino «in cui tutte le piante germogliano e crescono insieme creando un ambiente, dove tutti gli elementi collaborano e competono allo stesso tempo in armonia, contaminandosi l'un l'altro». Già aderiscono cinquanta persone e l'intenzione è quella di aprire nuovi sedi a Bergamo, Torino, Padova e altre città. A Bologna è nata Pillola400, «per chi viaggia molto per lavoro e ha bisogno di un ufficio temporaneo, per cominciare un'attività contenendo i costi di mantenimento di un ufficio, per aumentare le opportunità di lavoro». Il costo è di 30 euro al giorno più Iva. Il coworking è accessibile 7 giorni su 7, 24 ore su 24, con chiavi personali. A Roma c'è 7thfloor (www.7thfloor.it). Anche qui con 250 euro al mese si hanno le chiavi dell'ufficio, utilizzando wi-fi, scrivania, caffè, libri, software. L'ideale, ha detto Andrea Genovese, direttore dell'iniziativa, «sarebbe riuscire a offrire simili spazi gratuitamente magari con un investimento pubblico. E creare una rete con le altre città italiane, per fornire un servizio continuativo ai tanti professionisti nomadi che si spostano di frequente». C'è anche chi pensa a un uso più sociale del coworking. Così a Palermo nel quartiere della Zisa è nato un coworking che è qualcosa di più di una comunanza di lavoro, ma è anche una comunanza di beni, svaghi, competenze. http://ugolini.blogspot.com Luigi Cancrini psichiatra e psicoterapeuta ViaOstiense,131/L 00154, Roma lettere@unita.it Quale Pdpuòvincere? Qualche giorno fa l'onorevole Sandra Zampa ha svolto un intervento (può vincere solo un Pd più vicino ai cittadini) pubblicato nella pagina «Comunità». È un articolo stimolante, anche perché prende spunto da una sollecitazione critica di un giovane amministratore di uno dei comuni colpiti dal terremoto, Luca Gherardi. Sottolinea l'onorevole Zampa che si è determinato un notevole distacco tra gli assetti dirigenziali del Pd (l'Assemblea nazionale per la sua stessa composizione è simbolo di questo distacco); con qualche risvolto di autoritarismo e arroganza che non aiuta. Sono anch'io del parere che è quanto mai necessario ricostruire o costruire un rapporto partecipativo credibile tra gruppi dirigenti, elettrici ed elettori. Le feste dell'Unità sono un momento importante per favorire questo confronto anche se è opportuno non indulgere alla retorica. Gli oratori alle feste di solito sono blindati e gli incontri con i volontari spesso sono frettolosi e in qualche modo «di rito». Un problema tra i tanti è costituito anche, nel concreto modo d'essere del Pd, da una sorta di insuperabile separazione che divide quelli a qualunque titolo «eletti» e quanti non hanno cariche di sorta pur non essendo sguarniti di una qualche sensibilità politica e culturale. C'è una questione di fondo che rende gracile se non aleatorio il radicamento di massa del Pd. Il problema è politico: le grandi elaborazioni, penso al «codice di Camaldoli» per l'esperienza delle origini della Dc o agli appuntamenti di Rossena per il dossettismo, sono avvenute nell'atmosfera riservata ma intensa di cenacoli d'elite. Nella solitudine carceraria Antonio Gramsci ha compilato quegli straordinari «quaderni del carcere». Anche il mondo laico è stato forgiato da elite: ricordiamo il manifesto di Ventotene. Ma soprattutto c'è un problema di definizione se si vuole in progress, di una identità politica e programmatica del Pd. Come il Pd riesce a misurarsi con quello che Monti ha compiuto e sta compiendo nello scenario europeo? Come il Pd si confronta, avendo presente il tema delle ingiustizie sociali e dell'eguaglianza sostanziale (art.3, 2 c. Cost.) con le strategie di rigore? Insomma, tra la gente bisogna andarci per ascoltare e per captare il diffuso disagio sociale che percorre l'Italia e l'Europa, ma bisogna anche andarci per riuscire a indicare percorsi e vie d'uscita realistiche. È questa una precondizione per far sì che il Pd possa essere una sponda importante per far fronte alla crisi ed imprimere all'azione di governo, quella forza e quella credibilità delle quali c'è bisogno. Va comunque sconfitto anche il populismo ammantato di democraticismo. AldoBacchiocchi A destraassenza dietica pubblica Il grado di civiltà di un Paese si misura anche dal grado di civiltà della politica e quello della destra è scarso essendo basato su una sconcertante assenza di etica pubblica o di senso civico e dello Stato nonché sulle falsità che dice pur di riprendersi il potere che Berlusconi ha dovuto lasciare. Alfano è il supporter maggiormente apprezzato all'interno di quella combriccola, non a caso nominato direttamente da Berlusconi, un Re Sole in crisi depressiva, perché quello meglio attrezzato a curargli gli interessi di potere. Michele Nonsi lavorapiù Sono uno dei tanti che a dicembre era a Italialavoro (l'agenzia tecnica del Ministero del Lavoro, che si regge quasi esclusivamente su collaboratori), e per i tagli previsti dalla Fornero, è stato costretto ad abbandonare. Fino a quel momento, di contratto in contratto, si riusciva a lavorare. Scusate, «collaborare». Da dicembre non più, e collaboratori anche storici sono rimasti fuori, senza alcuna prospettiva. Gente che magari nella sua follia aveva anche fatto un figlio, o comunque si era sposata. Ecco, il ministero, ovvero Italialavoro, ha invece messo in pericolo la nostra stessa sopravvivenza. In piena recessione, ci ha completamente abbandonato. Prima, almeno, esisteva un «bacino di prelazione» dal quale attingere per i nuovi progetti. Ora non più. Prima quei progetti vedevano tre figure impegnarsi: gli addetti, i professional, gli esperti. Da dicembre, di colpo, gli addetti sono praticamente scomparsi, eliminati ovunque tranne che a Roma. Lettera firmata IL DIBATTITO AVVIATO DA QUALCHE TEMPO SU L'UNITÀDA MARIO TRONTI SUL TEMA DELLE “DUE SINISTRE” HA UN SUO OGGETTIVO INTERESSE anche per quanti non appartengono a quello spazio politico-culturale. Sia per i riflessi immediati che esso può provocare, e sul punto Nichi Vendola ha posto, nel suo articolo, con chiarezza le sue condizioni supportate dalle sue opinioni. Sia per una riflessione di più ampio respiro, diciamo pure politologica, che pure ogni tanto è necessaria per non immiserire le nostre analisi ai 140 caratteri di un tweet secondo la moda corrente. Gli articoli letti su l'Unità hanno destato in me una certa impressione. Negativa. Per due ragioni, la seconda delle quali investe in pieno il futuro del Partito democratico. La prima non è di mia pertinenza ma e quindi vi faccio solo cenno. Considererò qui solo i primi pezzi, quelli che hanno avviato il dibattito e che lo hanno indirizzato. Tronti sostiene che l'esperienza di governo di una delle «due sinistre», quella dei Blair, degli Schroeder, dei Clinton (che non vengono esplicitamente citati, ma è ad essi che ci si richiama quando si fa cenno alle «Terze Vie» e al «neue Mitte») è stata «fallimentare», incapace di incidere all'interno della «fase neo-liberista» consolidatasi all'indomani dell'89. Tesi condivisa da Michele Prospero quando sostiene che «dopo il crollo dell'89 lo spazio politico ha visto un confuso condominio tra una inclinazione (nuovo centro, terza via) a cavalcare le spinte della globalizzazione, mitigandone talune escrescenze per incassare i frutti dell'innovazione, e una mentalità antagonista minoritaria». Quest'ultima, ovvero la seconda sinistra, parimenti condannata da Tronti nel suo inconcludente movimentismo «no-global e new-global». Coerente con quanto ha sempre sostenuto, Vendola pone una pietra tombale su quel periodo sostenendo addirittura che è col «quindicennio blairiano» che si è consolidato il «trionfo della destra liberista, che oggi detta l'insostenibile linea dell'austerità». Ora, questa questione delle «due sinistre» è un classico della storia di quel movimento politico da sempre. Tutto il ventesimo secolo è stato percorso, in ogni Paese europeo e non solo, dallo scontro – aspro e violento, e sempre intriso di ideologismo – fra una sinistra riformista e una sinistra rivoluzionaria. Immagino che nel pensiero di Tronti anche i governi italiani prodotti dall'Ulivo siano nella sostanza equiparabili alle bocciate esperienze riformiste. Certo, avrebbero potuto e dovuto fare meglio. Ma non si può negare che tutto il percorso dell'Ulivo sia stato utile e prodromico alla costituzione del Pd. E qui sta il punto, la seconda ragione della mia perplessità. I ragionamenti che si sviluppano riguardano la sola sinistra e implicitamente il Pd, considerato un partito tout-court della sinistra. Come se il percorso di costruzione del Pd e addirittura il suo patto costitutivo fossero da relegare nell'archivio storico del partito. E invece, come ha scritto Rosi Bindi sempre su l'Unità, «il Pd nasce per parlare a tutta l'Italia, non solo a una parte e può avanzare una proposta di coalizione perché ha già realizzato al proprio interno la sintesi tra radicali e moderati, tra sinistra e centro». Ma io voglio dirlo con qualche nettezza in più, usando parole semplici: il Pd è nato per essere un partito di centrosinistra – senza trattino -, sviluppo coerente di quell'Ulivo che invece aveva il trattino. Il Pd non è nato per essere un partito della sinistra. Può essere, questo sì, che qualcuno di noi oggi si senta «di sinistra», ma la più parte si considera «di centrosinistra» e ritiene che questa sia la combinazione politica migliore per affrontare i problemi contemporanei. Il Pd è plurale o non è. La «vocazione maggioritaria» esprimeva quell'ambizione pluralista che è nelle sue ragioni fondative. Se ciò non è ritenuto più possibile, si faccia anche un passo ulteriore, intellettualmente onesto. E cioè sostenere che avevano ragione quegli esponenti dei Ds che preferirono rinunciare al Pd perché non vedevano sufficiente comunanza culturale tra le varie forze uliviste per dar vita a un partito unico. Ma non potrebbe essere, in questo caso, solo l'opposizione a Berlusconi a tenere in piedi il progetto. La pari dignità interna deve essere certa.. I patti fondativi vanno rispettati. Il Pd deve rivolgersi a tutti gli italiani, non solo a quelli naturaliter di sinistra. Solo così, tra l'altro, eviteremo di rifare l'errore che fu del Pds, tanti anni fa. Spalancando le porte, ahinoi, a Berlusconi. COMUNITÀ Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 La tiratura del 5 agosto 2012 è stata di 101.782 copie Faccio il tranviere a Roma, e mi capita spesso di lavorare sulla linea 8, ed è da tranviere che voglio ricordare Renato Nicolini, non come straordinario uomo di cultura, ma come semplice passeggero di tram, sempre gentile e disponibile, con i suoi cappelli a tesa larga e il suo inconfondibile sorriso. FABRIZIOLAVISTA Il programma della prima giunta «rossa» al comune di Roma, guidata da Luigi (Gigi) era basato sull'idea, poi realizzata sul serio, di portare acqua, luce, telefonia e gas in tutte le borgate. L'estate romana di Renato serviva anche, nello stesso tempo, ad aprire le porte della città a chi viveva nelle periferie e nelle borgate che in periferia si andavano trasformando. Quello di cui facevamo parte insieme (io ero assessore alla cultura in Regione) era il Partito Comunista Italiano di Berlinguer e il sogno che vivevamo insieme, mentre gli equilibri politici si spostavano lentamente verso la sinistra, era quello di un Paese in cui i più poveri, i meno fortunati dovevano avere accesso, oltre che alla istruzione scolastica, alla cultura intesa come possibilità di godere di ciò che è bello, di ciò che permette di liberare potenzialità inespresse dei sensi e della mente e testimoniarlo qui oggi, dalle pagine del nostro giornale di sempre, è importante di fronte soprattutto a chi accosta il ricordo di Renato all'idea dell'effimero perché nulla davvero di «effimero» c'era nei tentativi (sogni) politici di quegli anni. Di cui bella immagine è davvero quella di Renato in tram: alla ricerca, come Gigi Petroselli di un contatto diretto con gli umori e i pareri dei cittadini di Roma. Nel tempo in cui fare politica sembrava soprattutto questo: voglia di migliorare, ascoltandoli, le condizioni di vita di tutti. Dialoghi Renato Nicolini e Luigi Petroselli: oltre l'effimero Ildibattito Il Pd non è nato per essere un partito solo della sinistra Enrico Farinone Deputato Pd . . . È il lavoro in locali comuni con comuni servizi. Un aiuto per i giovani che vogliono un'attività autonoma CaraUnità 16 lunedì 6 agosto 2012
In molti gli tirano la giacca. Alcuni suoi colleghi sindaci lo vogliono in una lista nazionale dei primi cittadini per le prossime elezioni politiche. Altri nel Pd e in Sel gli chiedono una partecipazione diretta alla battaglia di primavera, portando la sua esperienza politica aperta e plurale del «modello Milano» che gli ha consentito di rompere il dominio ventennale della destra. Giuliano Pisapia, però, ha le idee chiare sul suo futuro e sul ruolo del centrosinistra per cambiare le prospettive del Paese. Ce lo spiega in questa intervista. SindacoPisapia,sicandideràalleelezionipolitiche?Sarànell'eventuale listadei sindaci? «Il mio impegno è quello di fare il sindaco di Milano e di farlo bene. Nessuna candidatura, quindi. Dimostrare che si può governare bene la propria città è il modo migliore per valorizzare il centrosinistra per la guida del Paese. Se per vincere è necessario avere tre o quattro punte, se dobbiamo allargare il campo, io sono pronto a dare il mio apporto. Non certo a candidarmi, non posso farlo per serietà e rispetto dei cittadini che un anno fa mi hanno eletto e portato a Palazzo Marino». Eppure tra alcuni suoi colleghi del centrosinistra cresce l'aspirazione a creare una listanazionale. Cosa nepensa? «Io la penso così: il compito dei sindaci è portare a termine il mandato che hanno ricevuto, dunque governare le città. Non esistono gli uomini della provvidenza, nemmeno gli unti del Signore. I sindaci naturalmente aiuteranno a costruire un governo diverso. La loro esperienza quotidiana a contatto con i cittadini è preziosissima, così come gli esperimenti riusciti di allargamento della partecipazione a cittadini, movimenti, associazioni. E nel futuro governo partecipazione deve voler dire anche condivisione dei compiti: la cittadinanza attiva va valorizzata e sfruttata per il bene comune. Vanno aperte le porte a chiunque abbia competenze, professionalità, capacità e voglia di metterle a disposizione. Governare non è un compito da predestinati e nemmeno un lavoro a vita». Pisapia,inquestigiornisistadiscutendo molto di come i progressisti si devono presentare al voto e con quale obiettivo.Comevaluta il confronto? «Nel dibattito di questi giorni ci sono stati troppi equivoci, che come spesso accade qualcuno ha cavalcato strumentalmente. Bisogna uscirne. Dopo il disastro del governo Berlusconi e l'approccio ben diverso del governo Monti, che ci ha aiutato a non cadere nel baratro e che, data l'emergenza, ha avuto l'appoggio, talvolta anche senza consenso, di una maggioranza del tutto anomala e non ripetibile, è necessaria, per vincere le elezioni e poi per governare, un'ampia maggioranza di centrosinistra con un programma comune e che sappia coniugare innovazione e stabilità, tutela dei diritti sociali e civili, responsabilità». Questa idea sembra condivisa oggi da Pd e Sel. Vede la possibilità che possa coinvolgereanche icentristi? «Questo progetto non passa e non può passare con l'ingresso dell'Udc nella nostra coalizione. Il centrosinistra deve essere capace di rinnovarsi, di aprirsi alla cittadinanza, ai delusi e disillusi della politica. È necessario un cambiamento interno alla coalizione come svolta, con le elezioni, rispetto all'attuale governo. Un'alleanza capace di governare ma profondamente alternativa al centrodestra e che faccia scelte di politica economica e sociale diverse da quelle del governo Monti, che comunque dobbiamo ringraziare per averci restituito credibilità internazionale ed averci evitato un collasso definitivo». Però anche Casini sta all'opposizione e potrebbe essere importante per una futuramaggioranza... «Basta leggere la carta di intenti del Pd e le proposte di Sel per comprendere che Casini non è parte di questa coalizione. La sua posizione su temi sensibili e fondanti - non solo su temi eticamente sensibili, ma anche su temi economici e sociali - è diversa. Anche Casini, però, fa una proposta alternativa a quella di Berlusconi. Bene, questo significa che il centrosinistra in Parlamento potrà confrontarsi con il centro e cercare convergenze. Così come potrà avvenire con altre forze presenti in Parlamento non di destra. È indispensabile però che ci sia un denominatore comune condiviso tra chi vuol far parte della coalizione progressista che si candida al governo». EMonti?PiacepureadalcuninelPdche lovorrebberodopo il voto. «Il nostro compito è guardare al futuro, non al passato. Dobbiamo costruire il dopo-Monti. Il nuovo governo dovrà essere antagonista alla destra e di svolta rispetto a Monti. Sappiamo che la crisi sarà lunga, che i problemi saranno enormi nei prossimi anni e il centrosinistra deve assumersi la pesante responsabilità del governo con l'obiettivo di cambiare la prospettiva del Paese. Diritti civili e sociali, equità e giustizia devono essere le parole chiave«. Bersani e Vendola hanno iniziato a costruireun“fronte”. Cosa ne dice? «Quello compiuto da Bersani e VendoL'ANALISI ROBERTOWEBER Agli «amici» dell'UeMario Monti chiede«sostegno morale,non finanziario». Co-sì parlando al settima-nale tedesco Der Spiegel il premier italiano sembra allontanare l'ipotesi di una richiesta di aiuti al Fondo Salva-Stati. Almeno per ora. Il rischio di un allarme sugli spread e dunque di un intervento in soccorso dell'Italia, tuttavia, non è affatto sventato. Lo dice il nervosismo dei mercati, e anche quello dei banchieri centrali e delle cancellerie. L'ipotesi pesa come un macigno sulla scacchiera politica italiana. Quali caveat potrebbe imporre un eventuale scudo? Quali ulteriori obblighi implicherebbe un aiuto finanziario con la precondizione di un memorandum da sottoscrivere con le autorità europee? Un percorso di questo tipo vincolerebbe inevitabilmente anche il futuro governo politico, inchiodandolo alla cosiddetta «agenda Monti». Il governo continua a inviare segnali tranquillizzanti. «Non abbiamo bisogno di nessun aiuto in senso tecnico», dichiara al Corsera il sottosegretario Antonio Catricalà. Ma, c'è sempre un ma. «Ma sappiamo anche che questo periodo di transizione sta diventando troppo lungo - continua - I mercati ci mettono troppo a riconoscere i nostri meriti, la buona salute dei conti pubblici». Dunque, nulla è escluso. Anzi. Catricalà si affretta ad escludere ipotesi di cessione di sovranità. «Il memorandum significherebbe solo confermare impegni già assunti». Ma è davvero così? La materia è ancora molto oscura, e a dimostrarlo sono le reazioni contraddittorie e spesso contrastanti che ci furono al termine dell'ecofin di luglio che avrebbe dovuto tradurre in tecnicalità la decisione politica di fine giugno. È chiaro che molto dipende dalla Germania, e non solo dalla sua Corte Costituzionale, chiamata a decidere sulla legittimità del fondo. A contare sarà sempre la politica. Soprattutto ora che la Bce ha passato la palla ai governi per eventuali interventi. Per questo le parole di Monti allo Spiegel sono soppesate con il bilancino. L'Italia ha dato aiuti all'Ue ma non ne ha mai usufruito, ha ribadito il premier nell'intervista al settimanale tedesco. «Il nostro debito pubblico quest'anno ha raggiunto il 123,4% del Pil - ha detto - Senza i contributi (per i fondi salva-Stati e i prestiti concessi ai Paesi in crisi) saremmo al 120,3%». Come dire, l'Italia si impegna per l'Europa, tanto quanto la Germania. E soprattutto per rovesciare quell'idea tanto diffusa nella Mitteleuropa che vi sia un confronto-scontro tra Nord e Sud del Vecchio continente. ILGIOCODEITASSI Sta di fatto che gli alti tassi d'interesse che l'Italia deve pagare sui titoli di Stato «sovvenzionano i bassi tassi tedeschi», continua Monti. Su tale condizione pesa sicuramente «il rischio di una frantumazione dell'Eurozona - ragiona il premier - Senza questo rischio i tassi d'interesse per i titoli di Stato tedeschi sarebbero anche un po' più alti». Come dire: chi fa il guastatore, gioca con il fuoco incassando anche forti vantaggi economici. Ma non bisogna lasciare che l'euro si trasformi in un elemento di divisione, perché questo metterebbe a repentaglio le stesse «fondamenta del progetto europeo». Monti osserva che i mercati sono in preda a forte agitazione, quindi è positivo l'intervento prospettato dal presidente della Bce Mario Draghi, perché «i problemi vanno risolti velocemente, ora». In quest'ottica, i governi devono avere uno «spazio autonomo di manovra» rispetto ai parlamenti, altrimenti uno scenario di «disintegrazione» dell'Europa sarebbe più probabile di uno di integrazione. Tra i popoli, infatti, stanno filtrando pericolosi atteggiamenti di ostilità. «Nei mesi scorsi mi ha molto preoccupato, e l'ho raccontato alla cancelliera Merkel, il crescente risentimento del Parlamento contro l'Europa, contro l'euro e contro i tedeschi», ha spiegato. «Se avessi dovuto tenere in considerazione le posizioni del Parlamento italiano», dal quale «avevo avuto indicazioni di far passare gli eurobond - ha detto Monti - non avrei dovuto dare il consenso italiano nell'ultimo Consiglio europeo» di fine giugno. Il premier ha spiegato che «ogni governo ha il dovere di guidare il proprio parlamento», anche perché se i governi seguissero «esclusivamente le decisioni dei parlamenti la rottura dell'Europa sarebbe più probabile della sua integrazione». L'INTERVISTA Il premier: non sempre si possono seguire i Parlamenti... Catricalà: non ci saranno altri impegni GiulianoPisapia RINALDOGIANOLA MILANO SEGUEDALLAPRIMA Magari in considerazione di una fuoriuscita dall'Idv di elettori delusi dalla deriva anti-sistema di Di Pietro, ma soprattutto pensando ad un recupero all'interno di alcuni settori moderati di centrosinistra che - lo hanno dimostrato anche le più recenti elezioni amministrative fanno fatica a ritrovarsi all'interno delle forme partito tradizionali. In tal caso ciò che Bersani definisce «l'organizzazione del proprio campo» troverebbe un esito anche elettorale confortante e nell'ipotesi che un analogo processo aggregativo avvenisse al cosiddetto centro dello schieramento politico, si porrebbero le condizioni per un governo «politico» del Paese, a due «gambe» e senza commistioni con la restante parte del centrodestra di fede berlusconiana. Ancora dal punto di vista dei sondaggi, quanto attiene all'organizzazione del «campo di centrosinistra - sinistra» trova un buon riscontro: se infatti gli elettori di Sel e pure quelli dell'Idv vedrebbero di buon occhio uno schieramento a tre punte (Sel + Pd + Idv) come da celebre foto, la maggioranza netta degli elettori del Pd recalcitra rispetto ad un'alleanza che includa il partito di Di Pietro, cui rimproverano nella sostanza l'assenza di spirito «patriottico», che si traduce non solo in un attacco costante a Monti, ma anche nello scoperto tentativo di delegittimare Giorgio Napolitano, operazione quest'ultima che piace poco sia a chi vota Sel che agli stessi elettori dell'Idv. Tutto quindi parrebbe a posto salvo porsi un semplice e banale interrogativo: perché la sinistra e il centro sinistra non crescono, perché il voto dei delusi va al Movimento 5 Monti: arriverò fino al 2013. Giallo sul memorandum L'ITALIAELACRISI «Ilmio impegnoè governareMilano.Seper vincerefossenecessario averepiùpunteeallargare ilcampo,sareipronto adare ilmioapporto» «No a liste dei sindaci Per vincere serve una sinistra aperta» Il nuovo «campo» di Pd e Sel tra rischi e opportunità La homepage dello Spiegel con l'intervista del premier italiano Monti FOTO ANSA BIANCADIGIOVANNI ROMA . . . «Chi ha ricevuto il mandato, guidi le città Non esistono gli uomini della provvidenza» . . . «Il nuovo governo dovrà essere antagonista alla destra e di svolta rispetto a Monti» 2 lunedì 6 agosto 2012
C'est Fini», titolava l'Uni-tà nella primavera2010, raccontando leturbolente settimanedel divorzio tra il Cava-liere e il presidente della Camera. Un titolo che potrebbe tornare utile anche in questo torrido agosto 2012, due anni scarsi da quel settembre 2010 quando a Mirabello Fini lanciò la sua creatura del Fli, candidandosi a leader del centrodestra italiano dopo Berlusconi. Due anni in cui Fli non è mai davvero nato, per la latitanza del Capo, per l'inadeguatezza dei falchi come Bocchino e Granata che nei mesi del divorzio dal Cavaliere avevano avuto la loro efficacia, diventando star del tubo catodico, per poi svanire gradualmente nel dimenticatoio. Un processo, quello verso l'irrilevanza del Fli, che paradossalmente è divenuto irreversibile dal novembre scorso, da quando cioè il sogno della caduta del Cavaliere è diventato realtà. E la truppa di Fini si è ritrovata improvvisamente priva di una ragione sociale, e poi schiacciata dall'ombra di Casini in quell'altro embrione mai nato che è stato il Terzo Polo, infine dilaniata dalle rivalità interne, dal terrore di sparire di colonnelli e sergenti che si erano ormai abituati alla luce dei riflettori. Da qui sono nate le smanie di ricucire con gli altri ex An rimasti nel Pdl ma sempre più infastiditi dal ritorno del Cavaliere e dello spettro di una riesumazione di Forza Italia. Bocchino, visti anche i sondaggi che danno il Fli sotto Storace, ha ripreso a cucire i rapporti, desideroso di recuperare una qualche massa critica per non finire alle prossime elezioni a percentuali da prefisso telefonico, ma il Capo lo ha stoppato in una riunione infuocata a Montecitorio: «Quelli lì non li voglio». Mentre il capogruppo alla Camera, Benedetto Della Vedova, ormai è con un piede fuori dal partito, in rotta verso la nuova creatura liberale e liberista di Oscar Giannino (di cui ha firmato il documento) e in ottimi rapporti anche con lo staff di Italia Futura di Montezemolo. Ieri il de profundis di Fli è stato suonato dal web magazine il Futurista, guidato da Filippo Rossi, erede di quel Fare Futuro che era stato l'avanguardia dei tempi migliori, quando cannoneggiava veline in lista e cene eleganti. «Fli rischia di sparire dalla scena politica», ha sentenziato Rossi. «Invece di essere il motore della Terza Repubblica, sta diventando il terreno di gioco per le piccole ambizioni locali e nazionali di qualche dirigente. Assomiglia ogni giorno di più a una orchestra stonata in cui ciascuno suona per sé». Rossi manganella i colonnelli. «Da oggi non stiamo con loro, ma solo con Fini ». Sempre ieri Fabio Granata (che due giorni fa ha strapazzato il Capo accusandolo di fare troppe ferie mentre il partito affonda) ha lanciato sul Fatto una proposta che la dice lunga sulle prospettive dei finiani: un'alleanza elettorale con Di Pietro, con Gianfranco candidato premier. «Il 19 luglio in via D'Amelio c'erano solo Fini, Di Pietro, Orlando e il sottoscritto. Forse non è un caso, abbiamo un tratto comune: la legalità», argomenta il finiano. «E l'Idv tutto è tranne un partito di sinistra». Il presidente della Camera, dal canto suo, non ha mai nascosto la delusione per la sua ultima creatura politica. E ha già annunciato il rimpiazzo, con il manifesto appello «Mille per l'Italia», in cui si rivolge al mondo del volontariato, ai giovani, e dà appuntamento a fine settembre ad Arezzo per battezzare l'ennesimo partitino. E rassicura: «Mi ricandido, non farò il commissario europeo». Intanto ribadisce il suo montismo, apre a possibili intese con il Pd («non vedo perchè dovrei provare imbarazzo a stare in maggioranza con chi ha sostenuto Monti») e insiste con Casini per non essere lasciato ai margini dalla nuova zattera centrista che dovrebbe comprendere anche Montezemolo. A “svelare” la linea è uno degli ultimi arrivati, il deputato piemontese Deodato Scanderebech, arrivato dall'Udc: «Non siamo in ferie, stiamo lavorando intensamente per costruire la coalizione di responsabilità nazionale che comprende Udc, Fli, Lista civica, membri governo, lista Montezemolo e lista ex Pdl. Sarà il vero contenitore dei moderati, riformisti, cattolici e liberali di matrice patriottica ed europea che si ispira in pieno nel Ppe. I programma politico è quello di proseguire il lavoro del governo Monti». Scanderebech si allarga: «Nei prossimi mesi Monti, Casini e Fini lanceranno il progetto programmatico...». C'est (proprio) Fini. E a confronto di questa malinconica estate, sembra brillare quella del 2010, con il manganello dei Giornale sulla casetta di Montecarlo. Tra pensili Scavolini, centimetri di cucine sbattuti ogni giorno in prima pagina e bravate del giovane Tulliani descritto come Al Capone, in fondo, quello fu un agosto di gloria e medaglie da appendere al petto. Megliosdrammatizzare sul correntismo.Questodevonoaver pensatoungruppodi democratici fiorentinidi San CascianoVal Di Pesa, chehannoaperto unapagina Facebookdavvero singolare: «Erotismodemocratico».«Non èuna veracorrente ma unmodo per ironizzaresulle divisioni interne,per metterealla berlina il correntismo che purec'è dentro il partitoe chealla basenonpiace»: spiega il segretario provincialediFirenze, Patrizio Mecacci. «La primavolta - racconta sen'èparlato su unpullman diretto adunamanifestazione a Roma. Qualcuno,mentresi parlavadelle correnti tra i democratici, sdrammatizzòdicendo che, forse,per mettered'accordo tutti, sarebbestato necessario fareuna correnteche abbracciasse tutte lealtre. Eccocome nacqueErotismo democratico». VIEDELSUD UNVIAGGIO TRA LEGALITÀELAVORO La Campania occupa sin dasempre una delle prime posi-zioni nella classifiche dei reati ambientali. A questo inglorioso primato contribuiscono il record assoluto per l'abusivismo edilizio ed i reati che coinvolgono le coste. Il rapporto di Legambiente “Mare Monstrum 2012” denuncia come i predoni del mare ogni anno compiono 5 reati per ogni km di costa, per un totale di 2387 reati di diversa natura, dal cemento selvaggio agli scarichi fognari irregolari, dalla pesca illegale alla pratica dell'acquascooter da formula uno. Ogni estate migliaia di nuovi edifici spuntano illegalmente lungo le coste per poi essere “condonati” attraverso la provvidenziale variante edilizia, che le trasforma in villette per vacanze o in appartamenti da affittare a ignari turisti. Di fronte a questo scempio selvaggio c'è chi non si ferma solo a guardare. Insieme a qualche politico “illuminato” un ruolo fondamentale svolge Legambiente Campania. Da anni si batte per salvaguardare alcune delle zone più belle in una regione, che a in alcuni tratti, ha un densità abitativa,quindi cementificazione, tra le più alte del mondo. Un buon esempio è Paestumanità, progetto di azionariato ambientale finalizzato ad acquistare i terreni privati dell'area dell'antica città della Magna Grecia. Paestum è un'area di emergenza archeologica che si estende per circa 120 ettari di cui 25 di proprietà pubblica e 95 di proprietà privata. Il progetto, fortemente voluto dalla direttrice di Legambiente nazionale Rossella Muroni, nasce con l'obiettivo di riportare sotto tutela tutti quei terreni ricchi di resti di valore culturale che rischiano di essere devastati principalmente dall'abusivismo edilizio e dalla pratica della coltivazione agricola dei singoli privati. Infatti l'irrigazione forzata e l'utilizzo dei mezzi meccanici hanno provocato un'erosione del terreno di circa 50 cm in 50 anni, portando cosi il livello del suolo fertile al livello del suolo dove sono situati i resti archeologici. Un semplice aratro, guidato da un contadino intento a preparare il campo per la prossima semina, potrebbe portare alla luce, in modo selvaggio, anfore o pavimentazioni antiche risalenti al periodo dell'impero romano. In poche parole un gigantesco disastro culturale. Oltre a Paestum, Legambiente è impegnata a preservare l'Oasi Dunale, la naturale porta sul mare dell'antica città. L'oasi, un tempo discarica e parcheggio abusivo, oggi è uno degli ultimi esempi di sistema dunale della costa campana, dato che negli ultimi decenni sono stati consumati più dell'80% delle coste sabbiose e del loro relativo ecosistema. Quella di Legambiente non è una solo battaglia ambientale ma anche di sviluppo economico sostenibile. Perché come con fierezza ci racconta Lucio Capa, direttore dell'Oasi, «serve la consapevolezza che attraverso il ripristino e la salvaguardia della bellezza si può creare un'economia responsabile». Archeologia eambiente L'esempio diPaestum DOMENICOPETROLO d.petrolo@partitodemocratico.it no più tecnico che politico. Ma anche nel caso in cui l'Udc e l'arcipelago centrista fossero numericamente indispensabili per costruire una maggioranza col Pd, il ministro dello Sviluppo è convinto di essere una delle prime carte da spendere. Nel segno del montismo dopo Monti. Tra i suoi collaboratori si azzarda persino il paragone con il Prodi del '96. Paragone che appare improbabile. Tuttavia tra gli sponsor compaiono nomi di peso della finanza cattolica, come quello di Giovanni Bazoli (attuale presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo), che tanta parte hanno avuto nella nascita dell'Ulivo e nella discesa in campo del professore di Bologna. Si conta sulla benevolenza di parte della gerarchia cattolica e si scommette su un patto con Luca di Montezemolo. Il patron Ferrari, che da mesi rimanda la propria discesa in campo, ha già offerto al premier Monti la rete organizzativa di Italia Futura per dare vita a una possibile lista montiana. È chiaro che Passera, a questo punto, dovrebbe scendere a patti con Montezemolo, che è molto più avanti di lui nei sondaggi e anche nel radicamento territoriale. Solo con un sì pieno dell'ex leader di Confindustria la lista comune potrebbe decollare (magari con dentro anche i liberali di Giannino: per quanto riguarda l'Udc resta l'evidente competizione con Casini, che pure dichiara di volere un'aggregazione più ampia al Centro). Per poi avviare una trattativa con il Pd dopo il voto. Trattare sul nuovo premier, sempreché il progetto di Bersani fallisca. «Molto probabile che ci sia una lista montiana», pronostica Paolo Gentiloni. Enrico Letta frena («Vedo molta confusione»), anche se gli uomini di Passera sperano di conquistare l'appoggio del vicesegretario, almeno nel caso in cui il Pd dovesse andare male alle elezioni. Insomma, Passera cerca di costruire un «piano B», che possa apparire meno traumatico agli occhi dei leader del Partito democratico. Di certo c'è che nell'entourage del ministro si respira un'aria adrenalinica. Chi gli ha parlato lo descrive come «molto determinato», deciso a imprimere una «svolta» in questo passaggio dalla Seconda alla Terza Repubblica. Sicuramente un peggioramento dei fondamentali dell'Italia, e un eventuale richiesta di aiuti alla Ue, renderebbero la sua strada più in discesa. In quel caso, infatti, la carta della continuità con Monti guadagnerebbe molti punti, anche agli occhi della comunità internazionale. Sul fronte Pdl, si segnala un notevole interesse di Gianni Letta per le operazioni in corso al centro. L'eminenza grigia starebbe pressando Berlusconi per convincerlo a rinunciare alla candidatura a premier, rendendo così più semplice un'eventuale coinvolgimento del Pdl in una nuova grande coalizione. Nel frattempo, Letta tiene i contatti con Passera. Dicono che lo abbia anche incoraggiato. Convinto che col Cavaliere di nuovo in campo, stavolta, il Pdl rischia davvero di restare fuori dalla stanza dei bottoni. Tregua con Montezemolo LatruppadiFini rischia discompariredallascena politica: l'allarmeèlanciato dall'interno,mentrepiù diunparlamentarediFli è in fugaversoaltri lidi EnelPdnasce (perscherzo) Erotismodem ILCASO Il presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo FOTO ANSA A.C. ROMA ILCASO Fli nel caos, Granata apre all'Idv Il futurista: esperienza finita Il presidente della Camera, Fini lunedì 6 agosto 2012 7
Nel magmatico arcipelago del centro montiano, che ancora non ha trovato una sua configurazione politica, e dove molti galli ambiscono alla leadership, c'è un dato certo. E cioè che le ambizioni del superministro Corrado Passera vanno ormai oltre quelle di una lista da presentare alle prossime politiche, coinvolgendo almeno una parte del mondo associativo cattolico di Todi. Certo, l'idea della lista è sempre sulla scrivania dei suoi quattro agguerriti collaboratori (Stefano Firpo, Leonardo Senni, Riccardo Monti e Alessando Fusacchia, tutti trenta-quarantenni con robusti curriculum internazionali), ma nel magma del Centro l'ambizione di Passera si spinge addirittura a immaginare di indossare i panni di un “papa straniero” che si impone sui recalcitranti Pd e Udc in un nuovo centro-centrosinistra. Molto dipenderà dalle legge elettorale e dai risultati che le forze in campo avranno le urne. Soprattutto dipenderà molto dal risultato del Pd, che ha cominciato a costruire con Sel il proprio progetto. Si può però dire che su Passera potrebbe puntare quella rete montiana che si sta sviluppando in queste settimane, che pretende una forte continuità del prossimo governo con quello attuale, ma deve fare i conti l'indisponibilità del premier a succedere a se stesso. Le chances del superministro stanno tutte in un esito incerto delle prossime politiche, in una frammentazione che renda necessaria un nuovo goverILCORSIVO I giorni festivi, ancor più quelli d'agosto, possono rappresentare l'occasione per preziose riflessioni. L'ultima domenica, invece, Antonio Di Pietro l'ha trascorsa esattamente come gli altri giorni della settimana appena conclusa e di quelle precedenti. Il che, per il leader dell'Italia dei Valori, significa partire lancia in resta contro gli oppositori, e poco importa che si trovino al di fuori o dentro il suo stesso partito. Lo ha fatto attraverso il suo blog, utilizzando quello stile un po' familiare un po' bucolico che lo ha reso celebre, nel bene e nel male. Il tutto per ribadire che la posizione politica dell'Idv non è affatto isolata, semplicemente perché sta dalla parte della maggioranza degli italiani. «Ieri - si legge nel blog del leader dell'Idv come ogni anno, nella mia masseria, a Montenero di Bisaccia, c`è stata la festa del raccolto. Chi c`è venuto ha visto che il clima tra gli ospiti del paese, che erano migliaia, e quelli dell`Italia dei Valori, era quello di sempre: unito, festoso, cosciente di stare agendo bene e secondo coscienza. Qualcuno ha sgranato tanto d`occhi perché, da quello che aveva letto sui giornali, si aspettava delle divisioni, delle tensioni, lacerazioni varie, un isolamento che avrebbe dovuto vederci chiusi all`angolo. Invece i presenti si sono ritrovati a vedere un film opposto». ATTACCO ALGOVERNO Insomma tutto va bene, con le recenti critiche arrivate dall'interno del partito che non sono meritevoli di una qualche considerazione. «Il fatto - ha aggiunto Di Pietro sul suo blog - è che ognuno può raccontare quello che vuole, ma poi la realtà finisce sempre per prendersi la rivincita, e la realtà è che nel Paese noi dell`Italia dei Valori tutto siamo tranne che isolati. Senza vanterie, siamo la maggioranza. Perché le cose che non stanno bene a noi non stanno bene nemmeno ai cittadini. Non ci sta bene dire che bisogna fare una politica diversa da quella di Monti e poi votare le leggi da cui quella politica è lastricata». Non poteva mancare il leit-motiv degli ultimi mesi, ovvero l'attacco frontale all'esecutivo ed alle forze che lo sostengono: «Non ci stanno bene un governo e una maggioranza che, con tanti problemi gravissimi ai quali bisognerebbe pensare si preoccupano piuttosto di imbavagliare l`informazione con la legge sulle intercettazioni invece che salvare gli esodati». L'esternazione web di Di Pietro si è anche concentrata sul tema che probabilmente più sta creando problemi all'Italia dei Valori ed al suo leader, quello delle alleanze. «Non ci stanno bene - si legge sul blog - i matrimoni combinati pensando alla dote perché, come dice mia sorella Concetta, finiscono sempre in divorzio. Sarà così anche per questo inguacchio con l`Udc in cui si dovrebbero trovare insieme il diavolo e l`acqua santa. Non ci stanno bene le chiacchiere sulle coalizioni fatte senza sapere nemmeno con quale legge elettorale si andrà a votare, come se si potesse studiare un tragitto senza sapere se lo devi percorrere in aereo o a dorso di mulo. Sono chiacchiere e alla fine lasciano il tempo che trovano». Messaggio rivolto a Donadi, Formisano, Pardi e a tutti quelli che nell'Idv vogliono restare nel centrosinistra e difendere il rapporto col Pd. Altro capitolo delicato, quello dei rapporti con il Quirinale. «Tanto meno ci stanno bene quelli che provano a scaricare su di noi le tensioni - ha affermato Di Pietro - accusandoci di offendere il capo dello Stato mentre noi non offendiamo proprio nessuno. Muoviamo critiche pacate, legittime e circostanziate non per provocare ma perché ci sembra che il Presidente della Repubblica e il dettato costituzionale non siano sempre omogenei come dovrebbero». Del resto, anche sugli strali verso il Colle, Di Pietro ribadisce il suo mantra politico alquanto diverso da quello dei dissidenti: «Non siamo affatto isolati. La pensa come noi la stragrande maggioranza dei cittadini onesti. Per questo, quando dal tempo delle chiacchiere e dei giochi astratti si passerà alla campagna elettorale reale, noi ci saremo». L'ANALISI MASSIMOLUCIANI POLITICA Il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera ANSA/MATTEO BAZZI Passera si fa avanti Le ambizioni del superministro dello Sviluppo: far fallire il disegno di Bersani e andare a palazzo Chigi nel segno del montismo, sostenuto da Pd e Udc La sua rete da Todi a mister Ferrari ANDREACARUGATI ROMA Bertolaso, berlusconiano inconsapevole CRISTOFOROBONI Ieri il Fatto quotidiano ha pubblicato una lunga intervista a Guido Bertolaso, sottosegretario alla Protezione civile nel governo Berlusconi. Bertolaso respinge le accuse che gli sono mosse nelle inchieste sul G8, sull'Abruzzo, sulla «cricca». Accusa i giornali di aver diffuso le intercettazioni a suo carico e di aver nascosto quelle invece che provano la sua innocenza. Cerca di prendersi meriti che oggi ben pochi sono disposti a riconoscergli e di contrastare le critiche alla sua filosofia emergenziale. Non manca neppure di inettare un po' di veleno, reclamando la pubblicazione di una paio di sue telefonate al Quirinale (ovviamente intercettate). Ma la parte più incredibile e surreale dell'intervista è quando Bertolaso prova a spiegare di non essere berlusconiano, anzi di essere quasi di sinistra. «L'accusa di essere un berlusconiano di ferro - dice - mi brucia. Non lo sono mai stato. So che riderete, ma i miei anici più cari sono di sinistra, a volte estrema. Stimo Berlusconi, non l'ho mai votato». C'è da piangere, altro che ridere! Ma quale idea della politica ha Bertolaso? Può anche essere vero che non abbia mai votato per i «partiti» di Berlusconi, ma qualcuno gli ha spiegato che è entrato a far parte addirittura del «governo» di Berlusconi? E, come impegno politico, vale più un voto o l'ingresso in un governo? Bertolaso ha mai avuto sentore che il centrodestra (non il circolo degli scacchi) fosse al governo ed era cosciente che proprio la lealtà istituzionale gli imponeva di condividere l'indirizzo dell'esecutivo di cui era parte importante? Forse Bertolaso si crede un «tecnico», forse si sarebbe sentito più a suo agio di questi tempi: ma l'impressione è che la sua strana idea della politica, benché diffusa, calzi alla perfezione agli opportunisti e a chi vuole imbrogliare il prossimo. Di Pietro umilia i dissidenti: «Alleanze? Solo con gli elettori» Il leader dell'Idv: «Non siamo isolati e lo si vedrà andando al voto. Con l'Udc sarà un inguacchio» MARCOTEDESCHI MILANO SEGUEDALLAPRIMA Certo, da questa o da quella soluzione tecnica ci sarà chi avrà qualche vantaggio e chi subirà qualche danno, ma la questione trascende ampiamente gli interessi individuali (che si possono sempre salvaguardare, del resto, con aggiustamenti di strategia) e investe l'intero sistema politico italiano. La diffusa polemica contro gli eccessi della “casta” ha fatto dimenticare che nessun sistema democratico al mondo funziona bene facendo a meno di solidi e strutturati partiti politici. Anni e anni di critiche ai pur evidenti vizi dei partiti ci hanno fatto buttare il bambino assieme all'acqua sporca, suggerendo l'idea che dei partiti, alla fin fine, si possa fare a meno, oppure che essi possano essere ridotti a semplici macchine elettorali e che la loro funzione sia solo quella di selezionare una leadership, chiamata poi, dopo l'ordalia elettorale, ad operare in pacificata solitudine. Non è così e non può essere così. Il nostro Paese ha un disperato bisogno di partiti capaci di assolvere i complessi compiti istituzionali che la stessa Costituzione affida loro, perché altrimenti scivolerà ancor più a fondo nel baratro del populismo e vivrà il paradosso di una radicalizzazione del confronto politico che andrà di pari passo con il disinteresse per il governo della cosa pubblica. Perché questo bisogno sia soddisfatto, però, è indispensabile che si realizzino alcune condizioni, due delle quali sembrano davvero essenziali. La prima - lo sanno tutti - è la riforma del sistema elettorale. Qui stanno gli ostacoli più seri, perché il gioco dei veti incrociati può portare alla paralisi e perché qualcuno potrebbe avere interesse a mantenere il sistema attuale al solo scopo di consegnare ai vincitori un successo zoppo, in quanto ottenuto sulla base di regole che tutti detestano. Chi ha a cuore il nostro destino, da qualunque parte si collochi, dovrebbe anzitutto disinnescare questo rischio. Una volta battuta la tentazione dell'inerzia, non dovrebbe essere impossibile trovare un accordo sulla base di alcune linee di tendenza che sembrano delinearsi: base proporzionale; scelta degli eletti preferenzialmente, anche se non soltanto, sulla base di collegi uninominali; meccanismi preclusivi dell'entrata in Parlamento di partiti sotto una soglia minima; “tesoretto” di seggi da riservare al partito o alla coalizione vincente. Proprio questo punto è il più insidioso, ma l'ipotesi di un premio flessibile, più elevato quando la sua attribuzione consente di ottenere la maggioranza assoluta e più contenuto quando non è sufficiente a questo scopo, potrebbe essere degna di essere discussa. La seconda condizione è che, se vi saranno coalizioni, esse non siano insincere, non abbiano il solo scopo di conquistare una qualunque maggioranza in Parlamento. Qui servono un presupposto positivo e uno negativo. Quello positivo è l'identificazione di una base comune di alcuni valori condivisi: almeno per chi non si riconosce in una prospettiva del tutto diversa, basterebbe dare uno sguardo alla Costituzione per trovarne molti che furono disegnati da forze politiche ben più distanti di quelle che oggi cercano faticosamente di accordarsi. Il secondo è la neutralizzazione di alcuni terreni di possibile scontro nei quali sono in primo piano più le questioni di coscienza individuale che quelle di strategia politica o economica. Gli stessi regolamenti parlamentari, anche se ad altri fini, sono ben consapevoli di questa esigenza, tant'è vero che mantengono, proprio sulle questioni di coscienza, il sistema del voto segreto. Azzannarsi su temi che coinvolgono la sfera più intima dei nostri convincimenti morali non è molto produttivo, quando si è d'accordo su molte altre cose. Insomma: che queste condizioni si realizzino non è impossibile, ma il tempo inesorabilmente stringe e non è il caso di perderne altro. Premio «flessibile» per garantire la governabilità 6 lunedì 6 agosto 2012
Anche Poul Thomsen, Klaus Masuch e Mathias Mors vanno in vacanza. Thomsen, del Fondo monetario, Mausch (Banca centrale europea) e Mors (Commissione Ue) fanno, insieme, l'ormai famosissima trojka che si aggira per la Grecia alla ricerca di spese da tagliare e dipendenti pubblici da licenziare. Ieri, hanno fatto sapere, hanno concluso i loro colloqui con il governo di Atene e hanno lasciato il campo. Torneranno a settembre, sempre che la Grecia intanto non sia fallita, per riprendere il lavoro che, stando a loro, qualche «progresso» lo ha fatto registrare. Quelli che la trojka giudica progressi sono, in genere, annunci di guai. Il governo di Atene deve meritarsi una nuova tranche del mega-prestito che le consentirà (si spera) di pagare stipendi e servizi almeno fino a settembre. Per avere quei soldi dovrà, nelle prossime tre settimane, decidere nuovi risparmi per 11,5 miliardi di euro. I greci sanno di che si tratta: meno stipendi ai dipendenti pubblici, più licenziamenti, più privatizzazioni selvagge, più cessioni di patrimonio statale, isole comprese. D'altronde, il ministro delle Finanze Yannis Stournaras, dopo l'ultimo incontro con i tre controllori, non si è nascosto dietro un dito e, in un'intervista, a un quotidiano, ha detto chiaro e tondo che gli «importanti sacrifici» cui i cittadini ellenici sono stati obbligati non sono ancora finiti. «Le prossime settimane - ha sottolineato il ministro - saranno decisive per la sopravvivenza del Paese», giacché si dovranno fare le scelte che gli consentiranno di non uscire dall'euro e avviarsi a un possibile fallimento. All'altro capo del tiro alla fune sul destino dei greci, in Germania, continua intanto la campagna in difesa del rigore di bilancio duro e puro che qualcuno imputa alla cancelliera Merkel di voler di fatto abbandonare inseguendo le «chimere» di interventi diretti della Bce o di licenze bancarie per i fondi. Ieri c'è stata la solita valanga di critiche e di moniti seri. Il frondista anti-Merkel Peter Gauweiler (Csu) se n'è uscito con una nuova minaccia di ricorso alla Corte di Karlsruhe nel caso che quell'incubo «che stravolgerebbe i compiti della Banca centrale europea». Il suo compagno di partito Markus Söder, che è addirittura ministro regionale nelle Finanze in Baviera, si è detto certo che la Grecia sarà fuori dell'euro «prima della fine dell'anno» e che è giusto così, perché servirà a dare un esempio ai riottosi del sud Europa. L'ex capo-economista del board dell'Eurotower Jürgen Stark ha proposto la «sua» riforma: il consiglio della Bce dovrebbe essere composto da Intellettualiepolitici progressistidivari Paesiaconfronto sul temadel«deficit democratico»e lacrisi nelVecchioContinente L'INTERVENTO MARCOMANCINI* La trojka va in ferie Ma la Grecia no PAOLOSOLDINI La crisi greca anche sulle magliette in vendita nel centro di Atene FOTO ANSA Più che un sogno, una ne-cessità. Impellente. Peroffrire una “visione”, in-dicare un progetto, mo-bilitare l'opinione pub-blica su una prospettiva alta, che rilanci in un mondo sempre più globale il Vecchio continente. L'obiettivo: Stati Uniti d'Europa. «Nell'evocare questa prospettiva, occorre partire da un dato di fondo che è tutto politico: in Europa, e non da oggi, esiste una grande e irrisolta “questione democratica” che la crisi in atto ha reso ancora più evidente», dice a l'Unità Enrique Baron Crespo, presidente del Parlamento europeo dal 1989-1992. «Non si tratta - aggiunge il politico spagnolo che fu ministro nel primo governo di Felipe Gonzàlez - solo di ragionare sul rafforzamento di organismi economico-finanziari sovranazionali come la Banca centrale europea, ma di porsi il problema di dare più potere agli organismi politici europei, in una chiave federalista. Questo obiettivo può essere al centro di una grande campagna dei progressisti europei in funzione delle elezioni europee del 2014». Porre in chiave europea una “questione democratica” significa, per i progressisti, assumere come centrale, nella loro agenda comune, il tema del rafforzamento dell'unica istituzione sovranazionale realmente rappresentativa dei cittadini europei, l'unica eletta: il Parlamento europeo. «Il Parlamento europeo è il luogo della democrazia in Europa, e la democrazia in Europa ha bisogno di essere difesa. Non dobbiamo assolutamente arrenderci al principio secondo cui le necessità dei mercati prevalgono sulla democrazia», rimarca l'attuale presidente dell'Europarlamento, il tedesco Martin Schulz. Al contrario, secondo Schulz, «abbiamo bisogno che sia la democrazia a controllare i mercati. Questo processo non è più gestito unicamente dalle istituzioni nazionali, ed è necessario un parlamentarismo transnazionale che dia una legittimità alle istituzioni esecutive comunitarie. Il ruolo del Parlamento europeo è proprio questo. I governi nazionali non sempre sono pronti ad accettarlo, ma è normale che sia così. Nessun parlamento ha mai ricevuto le sue prerogative in dono dai potenti. Abbiamo sempre lottato per i diritti parlamentari. E questo è il mio primo dovere». Riflessioni politiche e considerazioni più strettamente legate alle crisi, trovano un punto di congiunzione in quel “federalismo di necessità”, indicato in un documento-appello lanciato da personalità politiche e intellettuali europee. «Nessuna imposta potrà essere decisa senza legittimità democratica e senza risolvere la crisi di fiducia fra l'Unione europea e i suoi cittadini, offrendo agli europei una nuova prospettiva. L'euro non potrà sopravvivere senza un progresso politico democratico decisivo», rileva uno dei promotori del documento-appello: Jacques Attali, uno dei guru dell'economia francese, ex consigliere di Mitterrand, primo presidente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, ideatore di Planet France, organizzazione non governativa che sostiene progetti di microcredito. «Questo federalismo di necessità - è il ragionamento di Attali darà vita ad una vera Europa politica e sociale, le cui istituzioni garantiranno un giusto equilibrio fra politiche monetarie e di bilancio, la stimolazione dell' attività economica, le riforme strutturali della competitività e la coesione sociale rafforzata. La sopravvivenza dell' euro passa attraverso un governo economico europeo ed un bilancio europeo di crescita. Solo il federalismo sarà capace di evitare il fallimento dell'euro e le sue conseguenze disastrose sulla vita di tutta l'Unione europea. Esso aprirà agli europei la via verso un'Europa giusta, solidale e democratica in grado di garantire il suo spazio centrale nel mondo». Non è solo una “visione”. È il terreno d'azione comune dei progressisti europei, a cominciare dalle forze che si riconoscono nel Manifesto di Parigi. Un discorso che investe la più stretta attualità: «Abbiamo una grande responsabilità verso la Grecia, la Spagna e gli altri Paesi attaccati dalla speculazione finanziaria e la risposta a questa crisi deve essere europea, un'Europa differente che discuta di crescita e solidarietà, che disponga di una moneta comune e di una finanza comune, partecipe di un'avventura comune: non vogliamo un'Europa del nord contro un'Europa del sud», incalza Harlem Desir, membro del Gruppo S&D al Parlamento europeo, coordinatore nazionale del Ps francese. Il “sogno” prende corpo. La visione si materializza in una sorta di “road map programmatica” che delinea strumenti e tempi di realizzazione di un'euro-federazione solidale e democratica. Ma la strada da percorrere è ancora in salita. Riflette Lucio Caracciolo, direttore di Limes, la rivista italiana di geopolitica: «L'Europa non può essere democratica senza essere “Stato” e non solo moneta unica. Purtroppo in questi anni siamo andati in direzione opposta. Gli europei non si riconoscono fra loro come tali e la vicenda dell'euro ne è una chiara testimonianza». Tuttavia, l'Europa democratica e solidale e per questo federale è oggi più che mai un passaggio obbligato per i progressisti, la loro mission tutt'altro che impossible: «L'Europa - annota in proposito Daniel Cohn-Bendit, una delle figure storiche della sinistra europea - l'unico modo per superare i deficit nazionali. Una sinistra che vuole davvero incidere su processi strutturali non può restare prigioniera della questione nazionale. Di una cosa sono assolutamente convinto: non può essere la rinazionalizzazione il perno di una sinistra che guarda al futuro con l'ambizione di saperlo orientare senza nostalgismi e senza vecchi paraocchi ideologici. E per un progressismo vincente l'Europa è il suo habitat naturale». AUTOREVOLIESPONENTIPOLITICIHANNORIVOLTOUNAPPELLO AGLI ATENEI ITALIANI chiedendo di non incrementare le tasse a carico dei nostri studenti. Accetto volentieri la sollecitazione e provo a fare un po' di chiarezza su un argomento tanto delicato e importante. La spending review: cominciamo dal metodo. Di sicuro provvedimenti che attengono alle finanze generali dovrebbero escludere interventi sull'autonomia degli atenei che è una struttura fragile e complessa. Parlarne senza tener presente le specifiche norme dell'autonomia è un errore. Sul merito. In tutto questo ragionare si è perso di vista il problema principale, i trasferimenti dallo Stato. È da questa variabile che dipende il tutto. I finanziamenti alle Università sono diminuiti drasticamente. A oggi quasi un miliardo di euro in meno rispetto al 2009. Non si potrà non notare che a una diminuzione di circa il 13% non hanno corrisposto altrettanti incrementi delle tasse. Si taglia agli atenei, li si penalizza se hanno fuori-corso; tuttavia i dati confermano che i rettori, a fronte di questa oggettiva situazione di difficoltà, non si sono in generale rivalsi sugli studenti. Nessuno ha interesse ad aumentare le tasse. Nessuno. Tanto meno chi guida gli atenei. E ha torto chi attribuisce ai rettori la responsabilità dell'attuale provvedimento. I rettori hanno un unico interesse: che le Università funzionino, che gli studenti aumentino e godano di quei servizi, incluso il diritto allo studio, che sono loro dovuti dallo Stato. Quanti sanno che la legge consentirebbe già oggi di offrire un trattamento «protetto» agli studenti-lavoratori? Esistono, infatti, i cosiddetti studenti «part-time» che negoziano un numero più basso di esami e un numero più alto di anni di corso legale. Gli atenei non li hanno L'EUROPAELACRISI Dopo il nuovo negoziato, intesa sul piano di austerity da 11,5 miliardi del governo greco Ma in Baviera il ministro Söder vedrebbe «bene» la Grecia fuori dall'euro entro l'anno UMBERTODE GIOVANNANGELI ILDOSSIER Non solo mercati L'Unione malata di poca democrazia . . . Baron Crespo: «Bisogna dare corso a un vero federalismo politico per le Europee del 2014» . . . Attali: «La sopravvivenza della moneta unica passa per un bilancio comunitario di crescita» Non saranno gli atenei ad aumentare le tasse agli studenti 4 lunedì 6 agosto 2012
ORNELLAMUTI CULTURE SENELCASTDELFILMHAIUNAPOP-STARDELCALIBRO DIGIANNIMORANDIHAIGIÀCATTURATOL'ATTENZIONE EL'AFFETTODELPUBBLICO.Resta da conquistare la giuria del Festival, ed è questa a nostro giudizio l'impresa più difficile per il regista Edoardo Gabbriellini e il suo Padroni di casa, presentato ieri in concorso, a Locarno. La sera prima, sul palco della Piazza Grande il direttore del Festival, Olivier Pére, ha presentato al pubblico ammassato nell'immensa sala svizzera all'aperto, nonostante la pioggia torrenziale, i suoi ospiti italiani: Ornella Muti, sempre bellissima, che ha ricevuto un Premio speciale e l'unico film italiano del Concorso Internazionale, targato Rai Cinema. II pubblico ha invocato a gran voce Gianni Morandi, ritornato sul set dopo 42 anni, e presente sul palco assieme a Valerio Mastandrea, Elio Germano, Valeria Bruni Tedeschi, la giovanissima esordiente Francesca Rabbi e il regista Edoardo Gabbriellini. Per magia sul palco si è materializzata una chitarra e il Gianni nazionale non si è fatto pregare. Morandi ha ringraziato a modo suo gli spettatori che a centinaia erano in platea sfidando il diluvio che si era abbattuto sulla cittadina elvetica, intonando un appropriatissimo «Scende la pioggia, ma che fa…», ovviamente accolto da applausi a raffica. Poi, il popolare cantante bolognese ha dedicato allo spazio all'aperto di Locarno un grande successo di Lucio Dalla, PiazzaGrande. Per finire, non poteva mancare il suo inno personale C'era un ragazzo… Anche sullo schermo Morandi ha convinto, nella parte del grande cantante Fausto Mieli ritiratosi nella natura stordente dell'appennino tosco-emiliano per restare vicino alla moglie (Valeria Bruni Tedeschi), condannata da un ictus sulla sedia rotelle. Per contribuire a lanciare turisticamente la zona, Mieli si prepara a tenere un concerto dopo circa 10 anni di stop. «Dopo 42 anni dal film di Pietro Germi Lecastagne sono buone, mi è piaciuto molto ritornare al Cinema – ha commentato Gianni Morandi -. Il livello della produzione, della regia e del cast, mi ha fatto sentire protetto e, poi, c'erano le belle canzoni che Cesare Cremonini ha scritto per me. Il personaggio è all'opposto di quanto ho fatto io in questi anni. Credo di averlo reso credibile con la mia faccia e i miei modi: Fausto è un tipo affabile e sorridente, anche se , poi, scivolerà nel cinismo e nella malvagità». I«FORESTIERI» Padronidi Casa sviluppa le tensioni crescenti della piccola comunità montana dove è assoluta l'intolleranza verso gli estranei. “Questo paesino remoto di montagna - ha spiegato il regista Edoardo Gabbriellini (B.B. e il Cormorano) - per me, è un ovunque di una storia sulle fragili personalità che stanno dietro a una facile e rapida esplosione di violenza, che potrebbe scatenarsi in qualsiasi altro luogo, anche nel mio condominio». Gabbriellini, però, non è altrettanto convincente sul grande schermo. Il suo «warning» sulla degenerazione antropologica di chi cresce accumulando sospetti e aggressività verso i «forestieri» è intriso di cliché vecchiotti, come le atmosfere torve e ringhiose da Untranquilloweekenddipaura degli anni '70. A farne le spese sono i piastrellisti romani Mastandrea e Germano (evidente e contagioso il loro piacere di recitare assieme), spavaldi e incauti nell'«invasione» di un territorio ostile. «La violenza che si abbatte sui due operai convocati da Morandi per rifare il pavimento della terrazza è il risultato di un corto circuito di vita quotidiana - ha commentato Elio Germano -. Il pericolo che nasce dalla difficoltà di essere animali sociali, per me, è stato l'attrazione più forte verso questo film». Tuttoesauritoal Forumdel Festival delFilmdiLocarno per l'incontrocon OrnellaMuti. L'attrice favorita di Ferreri,Risi,Monicelli, ha ricordato il suodebutto,a 14anni,quando accompagnò lasorella aun provino per il film «Lamoglie piùbella» e fu adocchiatadaDamiani che la volle lei per la partediFranca Viola. «Ho scelto sempre i film chemi sarebbepiaciuto vedereda spettatrice– haspiegato la Muti -, sia che fossero film d'autoresia piùcommerciali».«Lavorare per “L'ultimadonna”fu un'esperienza durissima.Ferreri era famoso per le suestrigliate,voleva ilmassimoda tutti.Mi soffocava e io non ce la facevo asopportare lesue punzecchiature. Così, ametà film smisidi parlargli.Poi, hocapito l'importanza diquella lezione.Ho amatomolto Ferreri, con luigiraialtri duefilm». INBREVE I violenti padronidicasa L'unico film italianoaLocarno èunastoriadi intolleranza GianniMorandiè lastar del lavorodiGabbriellini Conlui recitanoValerio Mastandrea,ElioGermano eValeriaBruniTedeschi PAOLOCALCAGNO LOCARNO Unfotogrammada«Padroni dicasa», unicofilm italiano inconcorsoal FestivaldiLocarno «Ferrerieratanto severochesmisi di rivolgergli la parola» BIENNALETEATRO ARonconi il Leone d'oroallacarriera Il regista, scenografoe attoreLuca Ronconi,69anni, riceverà oggi aVenezia il Leoned'oro alla carriera.Lacerimonia avrà luogonella Sala delleColonne diCà Giustinianesarà Paolo Baratta, presidentedella BiennalediVeneziaa premiareRonconi nell'ambito del Laboratorio InternazionaledelTeatro. ProprioaVenezia, dadirettoredei Settori TeatroeMusica, il regista aveva lanciato, ametàanni 70, quellapratica laboratorialedivenutaun metodo efficacissimodi lavoro. Finoal 13agosto, infatti, atelierdi regia, drammaturgia, recitazione,coreografia con imaestri dellascena internazionale - lo stesso Ronconi,DeclanDonnellan, Claudio Tolcachir,GabrielaCarrizo/PeepingTom, NeilLaBute- si alternerannoa residenze digiovani compagnie, impegnate in un lavoroautonomo. FUMETTI Unacollana perricordareBonelli Aun annodalla mortedi Sergio Bonelli, il 26settembre 2011, l'editore, autoree sceneggiatore chehareso popolare il fumetto italiano d'avventura,viene celebratodaRizzoli Lizardcon la collana«Gli archivi Bonelli»dedicataalle suestoriepiù bellee ai personaggipiù amati,daTex a ZagoraMister No. Ilprimovolume cartonato(26euro), che usciràper l'anniversario,propone alcuniepisodi, scrittie sceneggiati daBonelli, tratti dalleseriedi successo «Tex -El muerto»con i disegnidi Galep,«Zagor Il re delle aquile»con i disegnidi GallienoFerri e«Mister No-L'uomo dellaGuyana»,con disegnidi Roberto Diso.Editoredalle grandi intuizioni, Bonelli, avevapreso le redini dellacasa editricedi famiglia verso la fine degli anniCinquanta. STREETART L'arcadiNoè sbarca«sottoterra» AlFestival di street artdi Wilhelmshaven(in Germania),un artistaharealizzato un'opera gigantescaconeffetto ottico tridimensionale:un fiume quasi sotterraneo,accessibilegrazie a delle rampedi scalini,dove siè arenatauna modernaarca di Noè.Lapittura si estendesu circamillemetri quadridi stradae l'effettoè incredibile: le personecheci passano vicino temono dicaderci dentro. U: 22 lunedì 6 agosto 2012
Sul debito pubblico si gioca il futuro dell'Italia (e dell'Europa). Ormai da anni si tenta di ridurlo, ma ogni passo in avanti se ne fanno due indietro. Oggi, con i mercati nervosi e la speculazione in agguato, va imboccata la strada della riduzione senza tentennamenti. Le ricette dei due schieramenti politici appaiono completamente antitetiche. Angelino Alfano promette un'operazione straordinaria gigantesca: circa 400 miliardi da incassare in un solo colpo con la cessione di asset patrimoniali pubblici. «Propaganda, non esistono bacchette magiche. E poi verrebbe da chiedere: se fosse così facile, perché non lo hanno fatto prima?». Il giudizio di Vincenzo Visco, ex ministro del Tesoro, è netto. La favola del «colpo grosso» non è nuova: quella di Alfano è solo l'ultima versione. Peccato che non funzioni, spiega Visco. Il percorso è un altro: sono possibili interventi straordinari graduali, ma soprattutto bisogna mantenere i conti in ordine, lavorare per la crescita e la competitività, e sperare che la ripresa finalmente arrivi. L'Italiahafatto abbastanzafinora? «Si è fatto parecchio, ma c'è ancora molto da fare. Per esempio politiche industriali più robuste, e una vera spending review, non certo quella che si è fatta ora, che porti a ulteriori risparmi di spesa con la riorganizzazione della pubblica amministrazione». Ma quali altre riforme dovremmo fare? Le abbiamo fatte tutte: lavoro, pensioni, spesapubblica. Cos'altroci vuole? «Macché, di riforme in Italia ne servono ancora una valanga. Abbiamo mafia, corruzione, evasione, la pubblica amministrazione che non funziona. La verità è che bisogna cambiare la testa alla gente, mettere nei posti decisionali le persone che lo meritano, senza più raccomandazioni. C'è ancora moltissimo da fare». Beh, cambiare testa alla gente mi pare unpo'complicato. «Non è vero, perché i cittadini sono più intelligenti di quanto a volte li si dipinge. Capiscono quello che serve, però bisogna saper indicare la strada». Sullariduzionedeldebito,sembradicapire che tra la formula dell'operazione straordinaria,delPdl,equelladelPddegli incentivi alla crescita e la creazione delsurplusprimario, lei siadecisamenteper laseconda. «È sbagliato schematizzare in questo modo. È evidente che il Pdl fa propaganda, dando l'illusione che con la bacchetta magica si risolva un problema che dura da 20-30 anni». Non è la prima volta che si parla di un'operazione straordinaria che dia un colponetto al debito. «Difatti, bisogna riandare indietro alle ipotesi proposte in passato. Per esempio quella di un'imposta straordinaria sul patrimonio. L'idea era sempre quella di portare a casa 10 o 20 punti di Pil in un solo colpo. Lo avevano proposto in diversi (da Giuliano Amato a Walter Veltroni e Pellegrino Capaldo e altri). Insomma, ci sono state almeno una trentina di proposte tutte basate su un equivoco di fondo: che basti dare una botta e la soluzione arriva. Poi non si capisce bene chi se la deve prendere questa botta. Dietro a questa impostazione c'è l'illusione di evitare le sofferenze del rigore di bilancio. Ma purtroppo non è così. Un'imposta straordinaria alla fine peserà su tutti, costringe i proprietari a vendere immobili e titoli, sottraendo risorse all'economia reale». MaAlfanononparladitasse.Anzi,vede le tassecomeil diavolo. «Sì certo, parla di cessione di asset, ma la logica che sta dietro è la stessa. Si pensa che l'Italia non possa permettersi un avanzo primario, e quindi che è meglio privatizzare, vendere patrimonio e finirla lì, magari piazzando nelle mani di ignari cittadini titoli rappresentativi di questi asset che si deprezzerebbero un minuto dopo, trasformandosi in patrimoniale vera. Cioè una tassa. Poi è velleitario pensare che si possano incassare in un colpo 400 miliardi». Perché «Perché del patrimonio alla fine c'è poco da vendere. Il patrimonio demaniale arriverà a circa 50 miliardi. Il grosso è quello di Rwegioni e enti locali (circa 3.400 miliardi), ma in gran parte si tratta di beni strumentali, come ospedali, manicomi, giardini. Una vera mappatura di questi beni non esiste (a differenza del demanio, che ha realizzato una catalogazione avviata proprio da Visco, ndr). Inoltre spesso vendere non conviene. Quando sono tornato al governo ho riacquistato il palazzo della Sogei perché pagavamo un affitto superiore al mutuo per l'acquisto. Le cifre che circolano rappresentano valori potenziali di mercato. Senza contare che per cedere patrimonio, bisogna trovare acquirenti, creare fondi immobiliari, cambiare normative. Ci vuole tempo». Alloracomesi risolve? «A me sembra che la posizione del governo sia sensata. Quello che ragionevolmente si può fare è piazzare beni per 1 massimo 2 punti di Pil (una trentina di miliardi, ndr) per un certo numero di anni. Poi bisogna continuare con il rigore dei conti, mantenere l'avanzo primario, avviare politiche per la crescita. Solo così si riduce il debito». Lacrescitaperòsembraunachimera.Il governatore ha stimato una recessioneanche nel2013. «All'Italia serve una robusta politica industriale. È chiaro che se non si ottiene una crescita almeno dell'1%, con un'inflazione attorno al 2%, salta tutto. Il debito si riduce solo a queste condizioni, con il surplus primario. Non c'è molto di più da fare. L'altra ipotesi è il default, cosa che si sta cercando di evitare». Questaè un'ipotesidi scuola, spero. «Lo hanno fatto in tanti. Prima l'Argentina, poi la Grecia». Davvero l'Italiaè a rischiodefault? «Se la situazione peggiora, se l'Europa non fa quello che deve, non si può escludere». Comegiudical'ultimointerventoBce? «Ha fatto quel che poteva. Ora bisogna capire quali sono le condizionalità che chiedono. Per me è importante che abbiano riconosciuto che sugli spread non si tratta più di un problema di finanza pubblica, ma di politica monetaria, materia che rientra nelle loro funzioni. È esattamente quello che avevo sostenuto in un intervento sul Sole24ore di un mese fa». membri a rotazione. Alla Repubblica federale, però, considerato il suo peso economico, dovrebbe essere concesso il ruolo di membro permanente. Un po' come all'Onu, solo che là i membri permanenti sono quelli che, tanti anni fa, vinsero la guerra proprio contro la Germania e i suoi alleati… IRISCHI INGERMANIA Bizzarrie a parte, l'imminente ripresa dell'attività politica (le ferie nella Repubblica federale cominciano e finiscono prima) si annuncia all'insegna delle incertezze sugli sviluppi della strategia anti-crisi e sulla stessa sorte della compagine di governo guidata da Angela Merkel. C'è, a proposito della linea dell'austerity ad ogni costo un disagio diffuso anche in certi settori del centro-destra. Ne fa fede, in qualche modo, il risalto con cui diversi media tedeschi hanno ripreso l'intervista concessa da Mario Monti allo Spiegel. Delle affermazioni del nostro presidente del Consiglio sono state messe in particolare evidenza quelle relative al timore di una possibile «dissoluzione psicologica» dell'Europa e a uno «spirito anti-tedesco» che certe incomprensioni e mancanze di flessibilità rischiano di determinare. Non solo in Italia: le considerazioni di Monti sono simili a quelle formulate, mesi fa, in un accorato discorso di Helmut Schmidt. La Germania rischia di isolarsi e di creare un clima di odio intorno a sé, ricordò l'ex cancelliere. Già due volte, nel secolo scorso, abbiamo sconvolto gli equilibri europei con conseguenze spaventose. Ora se, non teniamo conto degli interessi degli altri Paesi europei, rischiamo la terza. L'INTERVISTA L'exministrodelTesoro: possiamodareunsegnale dicambiamentosolocon robustepolitiche industriali e lariorganizzazionedella pubblicaamministrazione attivati se non in pochi casi per un motivo molto semplice: nella ripartizione del finanziamento lo studente «part-time» è considerato un fuori-corso! Si sani immediatamente questa stortura, tanto per cominciare. Gli atenei italiani continuano a non avere intenzione di aumentare indiscriminatamente le tasse. La Crui su questo è pronta a impegnarsi. In tutti i casi, anche a voler ragionare per assurdo, il combinato dei nuovi vincoli (da un lato pochissimi fuori-corso «ricchi», dall'altro moltissimi in corso sotto i 40.000 euro di reddito) produrrebbe una percentuale insignificante di entrate aggiuntive. Resta invece aperta la questione dell'Ffo. Mancano all'appello 400mln di euro, denari che servono a garantire un minimo di servizi e un minimo di prospettive per chi si appresta ad ottenere l'abilitazione. Con le tasse degli studenti non si pagano infatti gli stipendi. Allora, che speranza diamo alle migliaia di abilitati? E come si può garantire una buona didattica con uno degli indici più bassi in Europa nel rapporto docenti/studenti? A oggi l'Ffo copre i soli costi del personale e, come se non bastasse, il Decreto ha portato il turnover al 20%, non ostante le ripetute sollecitazioni a elevarlo almeno al 40%: dunque, minori possibilità di assumere i futuri abilitati (e i vecchi idonei). Si annuncia minacciosamente il secondo tempo della spending review: colpire le Università poste sopra la mediana di costo di beni e servizi (energia elettrica, acqua e così via), rapportandole al numero di professori e personale, e dimenticando i costi indotti da un milione e mezzo di studenti e dal funzionamento della buona ricerca! Risultato: altri 530mln di euro in meno. Il malato viene ucciso nel suo letto di dolore. Si attendono commenti a riguardo visto che in simili condizioni le Università non cresceranno mai più. Il limite di guardia è stato superato ampiamente. È giunto il tempo di costruire un patto in favore degli atenei, non contro gli atenei, incentrato su tre punti. Primo: come Crui chiederemo agli atenei di non aumentare le tasse e ci impegniamo per proporre un quadro organico e diversificato della contribuzione da discutere cogli studenti. Secondo: restituire agli atenei l'autonomia sottratta negli anni con provvedimenti incoerenti e insostenibili. Terzo: rifinanziare il sistema per garantire le aspettative dei giovani e per dare a tutti gli studenti capaci e meritevoli le borse cui hanno diritto. Queste sono le condizioni minime per chi ha davvero a cuore il futuro degli atenei in questo Paese. Niente proteste sterili allora: c'è solo da difendere l'Università. Facciamolo e basta. Il logoramento del sistema è passato anche attraverso le continue campagne di accuse, di diffamazioni, di flagellazioni. E, mentre si accusava, passavano i «tagli» magari in favore degli autotrasportatori o dell'IciI. Noi ce li ricordiamo. *Presidente della Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane) VincenzoVisco «Non si abbatte il debito con la propaganda» BIANCA DIGIOVANNI bdigiovanni@unita.it «Bisogna uscire dall'idea che solo la Fiat può produrre auto in questo Paese anche perché, com'è evidente, i suoi investimenti continuano a diminuire e non rappresentano una prospettiva». Così si è espressa il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, intervenuta ieri pomeriggio a Erice (Trapani) per un'intervista in piazza condotta dal direttore di Rainews24 Corradino Mineo nell'ambito della manifestazione «Cgil incontri». Nel corso dell'intervista è stato affrontata la vicenda dello stabilimento di Termini Imerese ex Fiat, in attesa di essere salvato e rilanciato dopo il mancato insediamento dell'azienda molisana Dr Motor. Sui ritardi nella ripresa della produttività nel polo industriale termitano, la leader della Cgil ha detto: «A Termini Imerese si è perso del tempo dietro alla convinzione che bisogna stare nel perimetro determinato dalla Fiat, con produttori che non offrivano garanzie. Adesso è necessario invece porsi il tema dell' industrializzazione di un sito e anche della domanda che è possibile avere altri produttori in questo Paese per salvare l'industria dell'auto». Camusso ha parlato anche dello stabilimento dell'Ilva di Taranto: «È possibile e necessario determinare investimenti con le migliori tecnologie disponibili», dice riferendosi all'ipotesi di salvaguardare sia i posti di lavoro che la tutela ambientale. Per Camusso, bisogna «attuare un piano di bonifica della città» e «tutto ciò è possibile ed è utile che avvenga con impianti che sono già in marcia. L'importante è che non si pregiudichino gli impianti nel loro futuro». Una strada, questa continua -percorribile con il «primo stanziamento del governo». Camusso: ci vogliono nuovi produttori di auto in Italia . . . Il Paese ha bisogno di una valanga di riforme e anche di cambiare la testa dei cittadini . . . Ci vogliono persone responsabili e brave, non raccomandate, per risollevare l'Italia . . . La proposta di Alfano è illusoria, se fosse così facile abbattere il debito perchè non l'hanno fatto? . . . Servono ulteriori risparmi e tagli di spesa nel bilancio pubblico lunedì 6 agosto 2012 5
Non somigliava affatto a una debordante marea. Un ruscello piuttosto, che è scivolato tranquillo in mezzo all'intenso e a volte caotico traffico quotidiano della capitale vietnamita. Le iperboli di cui abbondano le cronache dei mega-raduni omosessuali che da anni si tengono a Sydney, Roma o Berlino, non descriverebbero in maniera verace le dimensioni modeste del corteo che è sfilato ieri a Hanoi. Un centinaio di persone, in gran parte giovani, si sono mosse lentamente sotto gli occhi della folla incuriosita. Avanzavano in bicicletta, reggendo drappi arcobaleno, palloncini colorati, e striscioni rivendicanti il diritto alla libertà erotica per gay, lesbiche, trans e bisessuali. Per il Vietnam una prima assoluta. Mai nel Paese avevano osato mostrarsi in pubblico esibendo la propria diversità ed esigendo di essere accettati e rispettati. Ed è questa l'importanza dell'avvenimento: non il numero dei partecipanti, ma il fatto stesso che sia accaduto. Il corteo non era autorizzato. «Sarebbe stato inutile chiedere un permesso ufficiale -afferma Van Anh, 51 anni-. Non ce l'avrebbero dato». Ma le autorità conoscevano da tempo le intenzioni dei promotori ed avevano anzi contrattato con loro il percorso, ottenendo anche una variazione in extremis per evitare l'incrocio con una dimostrazione anti-cinese legata alla storica contesa per la sovranità sulle isole Paracelso. Nguyen Thanh Tam, una delle organizzatrici, considera un successo questa silenziosa collaborazione con il potere politico e le forze di sicurezza. «Non ci hanno impedito di dimostrare, questo è un fatto molto positivo per il Vietnam». Così come è piacevole constatare la buona accoglienza da parte del pubblico, le reazioni di «interesse e curiosità», anziché di ostile rigetto. I sociologi e i politologi avranno un bel da fare ora a capire cosa stia accadendo in un Paese in cui le libertà politiche sono ostaggio del mono-partitismo comunista e quelle religiose oggetto di forti restrizioni. Sul terreno del costume e delle scelte individuali di vita invece la società vietnamita sta sperimentando da qualche anno una fase di relativa apertura, in conflitto con la persistente presa dei valori familiari tradizionali di origine confuciana. In fondo la sfilata di ieri a Hanoi non è che la punta di un iceberg, la cui solidità sostanziale si rivela nel dibattito in corso sul riconoscimento giuridico dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Il tema è approdato in Parlamento, che già l'anno prossimo potrebbe varare una legge apposita. Altri Paesi asiatici hanno avuto le loro manifestazioni, più o meno grandi, ispirate al Gay-Pride. Dalla Cina al Laos alla Birmania. Ma solo in Vietnam si parla di nozze gay. Pochi giorni fa il ministro per la Giustizia Ha Hung Cuong ha esplicitamente dichiarato che sono «inaccettabili i pregiudizi» verso le coppie omosessuali, ed è opportuno lanciare un'ampia consultazione pubblica sull'argomento che accompagni l'elaborazione di leggi «a tutela dei diritti dei gay». Il ministro si è spinto sino a ipotizzare «meccanismi giuridici per la tutela di diritti legittimi quali la potestà di eventuali figli di una coppia convincente dello stesso sesso».I pregiudizi persistono. La tendenza a considerare l'omosessualità una malattia da commiserare o deridere si esprime nel migliore dei casi attraverso l'uso di epiteti ingiuriosi come "pe de" o "bòng", nel peggiore in casi di vera e propria persecuzione. Un padre, che poi vinto dal rimorso ha raccontato tutto agli psicologi del consultorio Lanh Tam, ha pensato bene di curare le tendenze lesbiche della figlia, facendola violentare dal fidanzato respinto, dopo averle somministrato un sonnifero. Le Quang Binh, direttore dell'Istituto di Studi sociali economici e ambientali (Isee) sostiene che i casi di violenza in pubblico sono rari, ma la discriminazione resta potente fra le quattro mura di casa. "Ci sono tante storie di genitori che picchiano i figli dopo avere scoperto che non sono eterosessuali". Lo stesso Le Quang Binh nota però la discreta disinvoltura con cui la stampa vietnamita affronta certi argomenti. "I miei colleghi studiosi di Malaysia, Singapore, Indonesia -afferma- mi dicono quanto sia difficile al contrario toccare i temi relativi alla sessualità nei media dei loro Paesi" L'esercito siriano ha terminato l'invio di rinforzi intorno ad Aleppo ed ora è pronto per quella che fonti della sicurezza definiscono la battaglia «decisiva». Intorno alla città sono ammassati 20mila militari. «Tutti i rinforzi sono arrivati e circondano la città. L'esercito è pronto per lanciare l'assalto decisivo e aspetta solo l'ordine», dicono queste fonti, che comunque riconoscono che i ribelli siano ben trincerati e stiano ricevendo anche loro rinforzi, dopo aver subito per giorni colpi e attacchi da jet, elicotteri e artiglieria pesante. La battaglia per Aleppo «non sarà breve, perché per sloggiare i terroristi sarà necessario combattere strada per strada». La tv qatariota al Jazira, che da giorni ha un inviato nella città a seguito dei ribelli, ha riferito che la battaglia è arrivata nel cuore di Aleppo ai piedi della cittadella antica, patrimonio Unesco dell'umanità. Scontri a fuoco tra esercito e oppositori del presidente Bashar al Assad si sono registrati ad Hamdaniye, Sukkari, al-Ansari e Jamiyat al-Zahra, a ovest nella provincia di Latakia. Almeno 205 persone - 115 civili, 38 ribelli e 52 soldati sono stati uccisi nelle violenze di sabato in Siria, secondo quanto riferito dall'Osservatorio siriano dei diritti dell'uomo (Osdh). Da marzo 2011, inizio della rivolta popolare ci sono stati oltre 21mila morti. VIDEODEGLI OSTAGGISCIITI Intanto è giallo sulla sorte dei 48 pellegrini iraniani che l'altro ieri sono stati rapiti a Damasco da uomini armati. Il rapimento, avvenuto nei pressi del santuario di Sayyda Zainab, uno dei luoghi di culto per gli sciiti, è stato opera di «gruppi armati». Ma la loro liberazione non è un atto così scontato perché i ribelli affermano che dopo averli interrogati hanno scoperto che tra di loro vi sono diversi pasdaran. Ieri pla tv panaraba al Arabiya ha trasmesso un video che li mostra ancora in mano ai ribelli. Alcuni dei 48 iraniani sarebbero in realtà membri della Guardia rivoluzionaria catturati durante una missione di ricognizione nella capitale siriana, affermano i ribelli che si sono assunti le responsabilità dell'azione. «Quarantotto iraniani, in missione a Damasco in Siria, sono stati arrestati e gli interrogatori hanno rivelato la presenza tra loro di Guardiani della Rivoluzione», ha dichiarato un rappresentante dei ribelli nel video trasmesso dalla tv con sede a Dubai. Secondo quanto riferito dall'emittente di Stato, l'Iran ha chiesto aiuto alla Turchia per arrivare alla liberazione dei 48. Il ministro degli Esteri Ali Akbar Salehi ha chiamato il suo omologo Ahmet Davutoglu, chiedendogli di intervenire «immediatamente» e Davutoglu ha assicurato che prenderà in esame il caso e farà ogni sforzo per arrivare a una soluzione. Salehi - ha riferito la stessa fonte ha chiamato l'altro ieri sera anche il premier e ministro degli Esteri del Qatar, Hamad bin Jassem bin Jaber Al Thani. ANCHORMANUCCISO È stato assassinato Mohammed al-Saeed, presentatore della televisione di Stato siriana molto popolare in patria, che era stato sequestrato il 19 luglio scorso. La sua cattura e «l'esecuzione» sono state ora rivendicate dal Fronte al-Nusra per la Protezione del Popolo del Levante, un gruppo paramilitare jihadista poco conosciuto, formatosi nel dicembre 2001 e che aveva peraltro già rivendicato diversi gravi attentati a Damasco e ad Aleppo. Il testo della rivendicazione è stato inserito online su un blog filo-islamista contrassegnato dalla bandiera di Al Qaeda, corredato da un' immagine fissa nella quale appare Saeed, terrorizzato, le spalle contro il muro di un imprecisato luogo segreto di detenzione. «Possa la sua fine costituire una lezione per tutti coloro che appoggiano il regime», è il monito conclusivo. Per la salvezza del presentatore siriano il mese scorso si era invano spesa l'ong internazionale Reporter senza Frontiere. Il Vietnam scopre la libertà: gay Pride e nozze omosex MONDO Siria, Aleppo sotto assedio Fermo immagine della rete Al Arabiya mostra i pellegrini in ostaggio FOTO ANSA-EPA Damasco invia 20mila soldati per espugnare la città-museo Pellegrini iraniani in ostaggio in un video, i ribelli: «Sono pasdaran mandati da Teheran» L'Iran chiede aiuto a Turchia e Qatar UMBERTODE GIOVANNANGELI Una sparatoria al tempio Sikh nei sobborghi di Milwaukee, ad Oak Creek, in Wisconsin, ha provocato almeno sette morti. Tra le vittime anche l'uomo che per primo ha aperto il fuoco, mentre secondo alcuni siti on line potrebbero esserci degli ostaggi in mano ad altri attentatori, all'interno dello stesso edificio. Un agente di polizia è rimasto ferito nella sparatoria, ma nella serata di ieri la vicenda era ancora in corso ed ogni bilancio provvisorio. Secondo testimoni tra le persone rimaste intrappolate nel tempio potrebbero esserci dei bambini che stavano partecipando ad una funzione. «Non sappiamo se ci sono altre persone armate all'interno», ha detto ieri ai giornalisti un ufficiale di polizia. Squadre speciali sono state fatte affluire nella zona e la polizia ha chiesto ai reporter di non trasmettere immagini dell'operazione in corso, per non dare un indebito vantaggio ai possibili attentatori. L'allarme è scattato alle 10,25 locali, dopo una chiamata al 911. Il primo agente intervenuto è riuscito a colpire l'uomo armato, ma secondo un portavoce del tempio ci sarebbe almeno un altro complice all'interno. Carolyn Bellin, portavoce dell'ospedale locale, ha parlato di almeno 4 feriti in gravi condizioni, il numero delle persone colpite potrebbe però arrivare fino a venti. Stando a Gurcharan Grewal, presidente della Sikh Religious Society of Wisconsin, ci sarebbero infatti diversi feriti da recuperare. Il tempio Sikh accoglie una congregazione di circa 400 persone. «Voglio solo dire che questo tempio è stato costruito diversi anni fa e non abbiamo mai avuto problemi», ha detto un portavoce della comunità Sikh. Solo 15 giorni fa - il 20 luglio - c'era stata un'altra strage a Denver, in Colorado: James Holmes, 24enne ex studente di neuroscienze, ha ucciso 12 persone in un cinema dove si proiettava il terzo episodio della saga di Batman. Usa, assalto a tempio Sikh in Wisconsin almeno 7 morti VIRGINIALORI EGITTO BattaglianelSinai,uccisi 15poliziotti Quindicipoliziotti sonostati uccisida ungruppo di uominiarmati ad un postodi frontieracon Israele . Lo riferisconofonti della sicurezza egizianaspiegandochegli agenti sono entrati in azionecon bombe e mitragliatrici contro uncommando di AlQaidache avrebbeanchesparato in direzionedi Israele. Secondola tv egizianagliassalitori appartengono allaJihad edhannocolpito ad unvalico di frontiera diRafahcon Gaza. La scorsasettimana il Counter-Terrorism Bureau israeliano ha esortato i turisti israeliania lasciare il Sinai perpericolo di rapimenti da partedi gruppi palestinesi legatiadAl Qaeda. Ieri sera unraid israelianoha ucciso un palestinesedi 19 anni ferendoneun altrodi 22, sospettimiliziani della Jihad,chestavano attraversando il valicodi RafahtraEgitto eGaza. Un momento del Gay Pride di Hanoi FOTO ANSA-EPA Manifestazione ieri nella capitale Hanoi discute una legge sui matrimoni tra persone dello stesso sesso GABRIELBERTINETTO 14 lunedì 6 agosto 2012
Tra il 1850 e il 1950 la popolazionedel pianeta è cresciuta di 1,3 miliar-di d'individui. Nel 2050 si stima chela popolazione mondiale supererà i9 miliardi, con un incremento di 6,6miliardi rispetto a cento anni prima. La crescita della popolazione ha origine essenzialmente nell'aumento dell'attesa media di vita che, negli ultimi cento anni, è più che raddoppiata. Si vive più a lungo, ma in compenso nascono meno bambini (4,3 per donna negli anni Settanta contro i 2,6 attuali). La conseguenza di questo processo demografico è il capovolgimento della piramide delle età, prima caratterizzata da un'ampia base costituita da giovani e che da qualche anno si sta riducendo velocemente. Un fenomeno impetuoso e recente che sta invertendo il segno che aveva fin qui caratterizzato l'equilibrio tra nuove e vecchie generazioni. Nel 2045, per la prima volta nella storia dell'umanità, gli anziani (cioè le persone con più di sessant'anni) e i giovani (con meno di quindici) rappresenteranno la stessa quota della popolazione mondiale. In Europa, il passaggio della staffetta tra giovani e anziani è avvenuto all'inizio degli anni Novanta e, oggi, il fenomeno più rappresentativo è proprio il progressivo pensionamento della generazione nata negli anni del «boom demografico», che garantì al sistema produttivo le risorse umane necessarie a sostenere la crescita economica e ai sistemi di welfare un ampio bacino di approvvigionamento finanziario. Oggi le nuove generazioni europee non sono sufficienti a sostituire quelle che escono dal mercato del lavoro per anzianità e il sistema presenta una crescente sproporzione, in percentuali, tra popolazione attiva e popolazione non attiva. Oltretutto, se da un lato si assiste a un notevole prolungamento della vita media e del periodo di permanenza degli anziani a carico del sistema di protezione sociale, dall'altro cresce anche il numero di anni che precedono l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Le cause principali di questo ritardo sono da rintracciare nell'elevato livello di competenza oggi richiesto e nella carenza di posti di lavoro. La conseguenza di questo stato di cose è un sistema sempre meno sostenibile dal punto economico e meno stabile, nel momento in cui la base fiscale si riduce e contestualmente aumentano i costi determinati dall'aumento della popolazione anziana a carico del sistema stesso. RUBINETTI CHIUSI Le entrate e la spesa pubblica, infatti, risentono delle caratteristiche anagrafiche della popolazione. Le prime derivano dalla tassazione dei redditi di lavoro e, quindi, il periodo di massima contribuzione degli individui coincide con l'età lavorativa adulta; le punte massime della spesa pubblica si concentrano, invece, nelle due fasce estreme: la prima tra 0 e 20 anni e la seconda tra i 60 e gli 80 anni, con il secondo picco che supera abbondantemente il primo. L'evoluzione demografica è stata finora in equilibrio, ma è una situazione destinata rapidamente a cambiare in peggio. Se, da un lato, le entrate sono destinate a ridursi in rapporto alle generazioni in grado di produrre reddito, la spesa pubblica per la previdenza e l'assistenza degli anziani è destinata a crescere in relazione all'aumento dei beneficiari del sistema pensionistico e socio-assistenziale. Se la curva demografica è quella attuale, la manodopera necessaria all'espansione del sistema produttivo dovrà essere cercata tra le risorse già presenti nella popolazione, attraverso l'incremento dei tassi di attività della popolazione in età lavorativa. Nei prossimi anni la mobilitazione della forza lavoro sarà un fattore strategico per l'espansione dell'apparato produttivo e per la tenuta del sistema stesso. La questione dell'equilibrio finanziario del sistema sociale è sicuramente la sfida dell'Europa. Ma esiste anche un problema considerato, erroneamente, meno «attuale» rispetto alle ricadute economiche dell'invecchiamento della popolazione: il tema dell'accesso, dell'equità e delle pari opportunità. Riguarda in primo luogo gli immigrati, le donne, gli anziani e soprattutto i giovani. I flussi immigratori extracomunitari hanno, finora, in parte mitigato gli effetti dell'invecchiamento della popolazione europea, sostenendo la crescita demografica e l'offerta di lavoro di molti paesi con saldo naturale negativo come la Germania, l'Italia e la Grecia. Bisogna, però, tener conto che anche gli immigrati invecchiano e il flusso immigratorio compensativo può essere alimentato solo attivando processi integrativi reali che ne facilitino l'inserimento e la permanenza. Un secondo problema di accesso e pari opportunità è quello che riguarda la divisione sociale del lavoro tra uomini e donne. L'aumento del numero di anziani bisognosi di cure, nei prossimi anni, farà aumentare la domanda di assistenza, ma la conseguente crescita della spesa pubblica porterà al trasferimento di parte del carico assistenziale dalle casse pubbliche alle tasche delle famiglie. Sulle donne graverà la maggior parte delle responsabilità del lavoro di cura verso gli anziani della famiglia, in aggiunta al lavoro domestico e alla cura dei figli da un lato e alla carriera professionale dall'altro. Ed ecco l'ennesima contraddizione: se la manodopera necessaria allo sviluppo economico dovrà derivare da una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro, questo carico di responsabilità, ancora così poco condiviso, rende difficilmente conciliabile il lavoro e la gestione delle problematiche familiari. L'ESCLUSIONE DALLAVORO Esiste, inoltre, un ulteriore problema di accesso e pari opportunità è l'esclusione dal sistema produttivo e formativo della componente anziana della forza lavoro. I dati Eurostat dimostrano che in tutti i paesi dell'Unione europea il tasso di occupazione della popolazione anziana è tanto più alto quanto più elevato è il titolo di studio, ma tra le categorie che beneficiano dell'istruzione e della formazione i lavoratori anziani sono attualmente i meno favoriti. Il presupposto di base è che una risposta adeguata all'invecchiamento non debba limitarsi a considerare le persone anziane di oggi, ma debba tener conto di tutto il ciclo di vita e interessare i soggetti di tutte le età. Infine i giovani. L'evidenza che continueranno a essere pochi è scritta nel basso tasso di fecondità. A questo si aggiungono il ritmo lento della transizione alla vita adulta e il ritardato ingresso nel mondo del lavoro. Un altro aspetto è la scarsa dinamicità sociale che caratterizza le nuove generazioni. Se la generazione dei genitori rappresenta il principale «provider» dei figli e, allo stesso tempo, il principale ammortizzatore sociale di cui possono beneficiare, è inevitabile che, nel futuro, tenderanno a riprodursi le disuguaglianze proprie delle generazioni più anziane. Questo perché la mobilità sociale tende a bloccarsi nel momento in cui le possibilità dei giovani sono collegate esclusivamente alle risorse, di tipo economico, intellettuale o sociale, che i genitori possono trasferire. Come si può intuire, in questa dinamica, l'invecchiamento politico è una diretta conseguenza. Non solo dal punto di vista anagrafico, ma anche delle politiche che dovrebbero accompagnare la crescita economica di tutta la società. Il rischio, dunque, è duplice: quello di un'ulteriore, progressiva perdita di rappresentanza politica dei giovani e l'affermarsi di élite autoreferenziali in tutti gli ambiti rilevanti della vita pubblica. Per i giovani italiani, la condizione di svantaggio è ancora più evidente rispetto sia alle generazioni precedenti, sia ai coetanei degli altri paesi sviluppati: sono meno aiutati dal sistema di welfare pubblico, hanno salari d'ingresso più bassi e il sistema previdenziale è squilibrato e iniquo rispetto a quelli delle generazioni che sono uscite o stanno uscendo dal mercato del lavoro. La crescita dell'aspettativa di vita è sì una conquista dell'umanità, ma bisogna intervenire per non farla diventare il capolinea del progresso, investendo sulle donne e sui giovani, sulla ricerca e sul lavoro. Occorre, cioè, costruire una nuova consapevolezza sociale per tornare a vedere il futuro come un territorio da conquistare anziché un luogo dove consumare le ultime risorse rimaste. L'OSSERVATORIO Italia ed Europa, con pochi giovani la società soffoca CON L'ETÀ MEDIA DELLA POPOLAZIONE IN AUMENTO CRESCE LA SPESA PUBBLICA E CALANO LE ENTRATE CARLOBUTTARONI PRESIDENTETECNÈ . . . I giovani italiani sono ancora più svantaggiati: meno aiutati dal sistema di welfare, salari più bassi e previdenza squilibrata PREVISIONI . . . Nel 2045 gli over 60 e gli under 15 avranno raggiunto la stessa quota della popolazione globale . . . Sulle donne graverà la maggior parte delle responsabilità del lavoro di cura verso gli anziani della famiglia lunedì 6 agosto 2012 9
NICOLALUCI ROMA SPORT ILCONTOALLAROVESCIAÈINIZIATO.TRACINQUEGIORNISIASSEGNAILPRIMOTROFEODELLANUOVASTAGIONE, CON LA SUPERCOPPA ITALIANA IN PROGRAMMA (PER LA TERZA VOLTA NEGLI ULTIMI QUATTRO ANNI) NELLO STADIO A ‘NIDO D'UCCELLO' DI PECHINO, TEATRODELLEIMPRESEDIBOLTALLEOLIMPIADIDEL2008, IL PROSSIMO SABATO. Scelta figlia del marketing e degli sponsor, che ha sollevato polemiche nelle scorse settimane ma da cui è impossibile tornare indietro. Juve e Napoli si ritroveranno di fronte a poco meno di tre mesi dalla sfida di Roma che assegnò ai partenopei il primo titolo dell'era De Laurentiis, infrangendo il sogno della banda Conte di fare l'accoppiata scudetto-Coppa Italia. PROTAGONISTIATTESI L'unica sconfitta di una stagione perfetta fino al 20 maggio ha convinto la Signora a rifarsi il look durante l'estate, migliorando la qualità della rosa e allungando la sua panchina. La Juve parte favorita perché alla formazione campione ha aggiunto Isla e Asamoah, gioielli dell'Udinese meraviglia, ha riportato a Torino il talento Giovinco, ha ingaggiato l'esperto Lucio. Manca ancora il colpo grosso, il top player per far fare il salto di qualità all'attacco, ma intanto si è rilanciato alla grande Alessandro Matri. L'ex cagliaritano sembrava sul piede di partenza, dopo aver vissuto in panchina la parte finale della scorsa stagione, invece (per adesso) è rimasto e al 99% sarà lui il centravanti titolare in Supercoppa. Nel precampionato è stato il più convincente tra gli attaccanti bianconeri, confermando il suo stato di grazia sabato, segnando due gol nell'amichevole di Salerno contro il Malaga. Nel Napoli, invece, dopo lo scoppiettante inizio del baby Insigne, che aveva incantato tutti nell'amichevole vinta contro il Bayern Monaco, l'uomo in più si sta rivelando colui che sarà chiamato a raccogliere l'eredità del ‘pocho' Lavezzi (finito al Psg): dopo aver vissuto in panchina gran parte della scorsa stagione, Goran Pandev si era guadagnato i galloni di titolare già negli ultimi mesi di campionato e in questa estate ha giocato meglio di tutti. Nell'ultima verifica prima della partenza per la Cina, il macedone ex Inter ha segnato due volte nel 3-1 inflitto ai portoghesi del Braga, disimpegnandosi bene sia da esterno offensivo che da attaccante. E siccome la Juve aveva già verificato quanto sia pericoloso (due gol nel pirotecnico 3-3 del San Paolo del novembre 2011), proprio Pandev sarà il pericolo pubblico numero uno. PUNTI INTERROGATIVI Malgrado un precampionato ricco più di luci che di ombre, non mancano i problemi sia per Conte che per Mazzarri. Per la Juve, che ha dato molti giocatori alla causa azzurra, c'è da verificare la condizione dei reduci dall'Europeo, che si sono aggregati al gruppo solo da una decina di giorni. Il punto interrogativo più grosso è quello relativo alla retroguardia, che dovrà fare a meno degli infortunati Chiellini e Caceres, oltre ad essere alle prese col rebus legato a Bonucci. Il giocatore, come il compagno Simone Pepe, rischia una pesante squalifica per la vicenda scommesse e l'ipotesi di patteggiamento saltata in extremis sabato potrebbe costringere Marotta e i dirigenti bianconeri a rivolgersi al mercato, se arriverà la mazzata della Disciplinare. Bonucci e Pepe sono stati comunque inseriti nella lista dei 26 convocati per Pechino. Chi ha iniziato a fare i conti con l'idea di un lungo stop è invece Antonio Conte, che sabato contro il Malaga si è accomodato in tribuna, lasciando il suo posto in panchina al fidato Massimo Carrera, l'assistente designato a sostituirlo se per il tecnico ex Siena arriverà la temuta squalifica. Nel Napoli gli unici problemi evidenziati dalle prime uscite sono legati alla tenuta della difesa, dove è possibile un ulteriore rinforzo, malgrado l'ingaggio di Gamberini. In attacco, invece, potrebbe rivelarsi persino problematico trovare subito posto a Cavani. Il Matador era atteso a Napoli dopo ferragosto, ma l'uscita anticipata dalle Olimpiadi dell'Uruguay consente di averlo a disposizione già per la Supercoppa. Ma è giusto schierarlo titolare senza averlo mai utilizzato finora, alterando gli equilibri trovati dalla squadra, o Cavani è un valore aggiunto comunque indispensabile? A Mazzarri l'ardua scelta. L'AFFARE LUCAS SEMBRA COMPLICARSI PER L'INTER. IERI IL QUOTIDIANO BRITANNICO MAIL ON SUNDAY HA PUBBLICATO L'INDISCREZIONE IN BASE ALLA QUALE IL TALENTODELLASELECAO LUCAS SAREBBE STATO VISTO A MANCHESTER PER EFFETTUARELEVISITEMEDICHECONLOUNITED.La squadra di Fergusson, sempre secondo il giornale, lo avrebbe acquistato per 30 milioni di sterline (circa 40 milioni di euro). A smentire questa indiscrezione è intervenuta addirittura la federcalcio brasiliana (Cbf) con un comunicato in cui precisa che «a nessun giocatore è stato concesso di allontanarsi dal ritiro della Selecao (Lucas è a Londra per le Olimpiadi), né saranno dati permessi nei prossimi giorni». Lucas, da parte sua, ha fatto sapere, per l'ennesima volta, che «in questo momento sono totalmente concentrato sugli impegni della mia nazionale, con cui voglio vincere l'oro olimpico». Che ci sia stata una mega offerta da parte del Manchester è ormai certo: 32 milioni, cifra inaccessibile per l'Inter che però assicura maggiori garanzie tecniche. Lucas in Inghilterra potrebbe infatti avere poco spazio in squadra. Indiscrezioni a parte il club nerazzurro è stato chiaro: entro giovedì 16 agosto vuole la risposta. A complicare le cose, in verità, è proprio il San Paolo stesso pronto a rivedere il contratto del ragazzo, con un quinquiennale da 2 milioni a stagione. Ma Moratti e Co. hanno in serbo il piano B: Gomez o Gaston Ramirez. L'argentino del Catania rappresenta l'operazione più economica, vale a dire 6 o 7 milioni, mentre per l'uruguaiano il club emiliano spara 20 milioni. Intanto si apre un nuovo scenario per Maicon. Manca l'offerta allettante di qualche altro club, ma l'Inter potrebbe rinnovare il matrimonio con il brasiliano, spalmandogli però l'ingaggio, attualmente 4,5 milioni a stagione fino al 2013. Qualcosa andrà fatto, anche perché alla fine della prossima stagione Maicon potrà dare l'addio a parametro zero. I nerazzurri, poi, sono alla ricerca di un altro difensore. Mobido Diakitè è uno dei papabili nomi su cui la dirigenza interista si butterà nel caso in cui Andrea Ranocchia venisse squalificato per il Calcioscommesse. Il centrale della Lazio andrà in scadenza di contratto il 30 giugno 2013 e per ora ci sono dei problemi con il rinnovo e questo potrebbe agevolare la trattativa. Sul fronte Milan Adriano Galliani si prepara a incontrare Florentino Perez negli Usa per discutere ancora una volta del clamoroso ritorno di Ricardo Kakà. La trattativa molto difficile entra nel vivo, mentre sembra ormai sfumata l'ipotesi Yanga-Mbiwa. Il Montpellier non ha cambiato idea e i 6 milioni proposti dai rossoneri sono stati snobbati così come l'ultimatum di via Turati che è scaduto la mezzanotte scorsa. Ora Galliani confida nella volontà del giocatore centroafricano. La Lazio punta Granqvist, difensore svedese del Genoa. Lotito ha incontrato Preziosi a Forte dei Marmi, al bagno «Roma di Levante». Tra i suoi pensieri anche Antonelli ed è possibile uno scambio con Carrizo e Matuzalem. Allla Juve invece piace Peluso dell'Atalanta; nei prossimi giorni si prevede un incontro fra le due società. SO LUZIO N E C'È M ATTO IN D UE M O SSE:1.TE8+,D :E8 (FORZATA);3.D G 7 M ATTO ! Duesquadre già in forma JuveeNapolivannoamille APechinosaràsfidaallapari Ibianconeripartonofavoriti Alla formazionecampione hannoaggiuntoIslae Asamoah.Malasquadradi MazzarrihaunsuperPandev MASSIMODEMARZI TORINO GoranPandev è l'uomodel momento. Inquesto precampionato semprea rete FOTO DI CIRO FUSCO/ANSA L'ultimatumdell'Inter per ilbrasilianoLucas IlMilanancorasuKakà CalciomercatoMaxi offertadelManchester Unitedper il talento delSanPaolo.Caccia ancheaDiakitè SUPERBIKE Melandri rosicchia altripunti al leaderBiaggi Conun settimo postoMarco Melandri rosicchia altrinovepunti aMax Biaggicadutoall'ultimo girodella incredibile garad'apertura del round britannicodelMondialeSuperbike a Silverstone.Adesso Melandrièa soli 12 puntidal capofila iridato rialzatosiarrabbiato masenza danni fisici. Dopomille colpi di scena lacorsa lotteriaè finitanelle manidel sorprendente LorisBaz, francesedi 19annialla undicesima presenzanellamassima seriecomeriserva dell'infortunatoJoan Lascorz.Nel precedente rounddi Brno,sempre incondizioni climatiche difficili,Bazavevaconcluso terzobattezzando il primopodiodellacarriera.Lagara èstata sospesanel corsodelprimogiro perpioggia ed èripartita da capomezz'ora dopo, con l'asfalto dinuovoasciutto equindi tutti i protagonisti congommeslick. Maper regolamento la ripartenzaè stata dichiarata “bagnata”per cui nonpoteva piùessere sospesa. ... Ilpunto interrogativoper Conteè laretroguardia,che dovràfareamenodegli infortunatiChiellinieCaceres SCACCHI ADOLIVIOCAPECE Jones-Hawkins campionatoGran Bretagna2012 IlBiancomuove evince MONDIALE UNDER 20. Fino al 16 agosto Atene (Grecia) ospita il campionato mondiale giovanile Under 20. Gli italiani in gara sono, per il torneo femminile, Elisa Chiarion (Mo) e, nel maschile, Axel Rombaldoni (PU), Marco Codenotti (Pi), Alessio Valsecchi (Bg), il neo campione italiano Under 20 Simone De Filomeno (Po) e l'astigiano Miragha Aghayev. Sito per seguire il torneo www.athens2012.org U: lunedì 6 agosto 2012 23
È di una donna morta e una dispersa il bilancio di un violento nubifragio che sabato notte si è abbattuto sulla alta valle Isarco. Ad Avenes una frana ha travolto un maso uccidendo una donna, Irma Graus, 84 anni. A Tulve Hedwig Aucknthaler, 89 anni, è rimasta sepolta in un maso completamente distrutto da un'altra frana. In un primo momento si era parlato anche di altri due dispersi ma la provincia di Bolzano ha poi smentito. Mentre proseguono le operazioni di sgombero, ancora prima delle 13 - sottolinea la Provincia - la macchina della protezione civile altoatesina ha garantito la riapertura della strada statale del Brennero e delle provinciali attorno a Vipiteno, ad eccezione della strada della val di Vizze, l'area più colpita dall'ondata di maltempo. Sempre ieri, attorno a mezzogiorno, è stata riaperta la statale del Brennero, transitabili anche le strade provinciali per Mareta, Stanghe e Tulve. Dopo il vertice con il presidente Luis Durnwalder, competente per la protezione civile nella giunta provinciale, nel primo pomeriggio l'assessore provinciale all'agricoltura e turismo Hans Berger è arrivato a Vipiteno e ha poi effettuato un sopralluogo in val di Vizze, la zona più danneggiata. E proprio la strada per Vizze resta ancora chiusa al traffico, ma si conta di riaprirla oggi. Nei lavori di sgombero sono impegnate con i loro mezzi anche numerose imprese private del comprensorio. «Il quadro che si presenta è impressionante - ha riconosciuto Berger - non è ancora possibile quantificare tutti i danni ma una prima stima conferma che saranno ingenti.» Il direttore della Ripartizione provinciale opere idrauliche, Rudolf Pollinger, ha sottolineato che «per ripristinare l'originale letto di molti corsi d'acqua gli operai dei bacini montani dovranno lavorare per settimane se non mesi». Gravi danni, invece, si sono registrati sulla linea ferroviaria del Brennero: nel tratto tra Vipiteno e il confine 3 chilometri di binari sono stati sommersi dal'acqua. Si prevede quindi che resterà chiusa per almeno un paio di settimane. Danni dalle tracimazioni e dal materiale franato sulla linea anche tra Colle Isarco e Vipiteno, ma meno pesanti: la circolazione dei treni sarà ripristinata tra tre o quattro giorni. Il rio Vizze ha sommerso i binari a sud di Vipiteno su un tratto di circa 50 metri e attualmente i treni provenienti da sud vengono fermati a Fortezza, dov'è stato attivato un servizio sostitutivo di bus fino a Brennero. TEMPERATURE RECORD Se l'Alto Adige è stato sommerso da violenti nubrifagi il resto dell'Italia soffre il caldo africano presente anche oggi e domani. Altri due giorni di caldo intenso con temperature record previste in Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata, poi l'arrivo dell'alta pressione dal nord-ovest che favorirà l'afflusso di aria più fresca e venti di bora o maestrale e metterà fine anche ai nubifragi al nord. Sono queste le previsioni di 3BMeteo.com, secondo cui l'arrivo della Bretone disinnescherà già da martedì anche lo scontro in atto sulle Alpi tra l'aria molto calda sahariana e quella più fresca dal Nord Europa, che ha causato violenti nubifragi, allagamenti nel nord Italia. «Mentre al centro sud impazza l'estate - spiega il meteorologo Francesco Nucera di 3BMeteo.com - il nord Italia, specie Alpi e Prealpi, rimangono a rischio super temporali sino a lunedì. Attenzione ai fulmini». L'arrivo della Bretone da mercoledì sostituirà una ventilazione «più morbida e mite» ai venti molto caldi provenienti dal Sahara specialmente al centro-sud dove entro giovedì sera è previsto un calo di temperature di 12-13 gradi rispetto alle punte record che sono previste nelle prossime ore e che dovrebbero raggiungere la massima di 42-43 gradi su materano, agrigentino e metapontino. Ma intanto il caldo e la siccità hanno già tagliato i raccolti con cali della produzioni che, a livello nazionale, vanno «dal -20% per il pomodoro al 30% per il mais fino al 40% per la soia». Ma forti riduzioni sono previste per la barbabietola da zucchero con quasi il dimezzamento della produzione nelle regioni del Nord e per il girasole (-20%). È quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti che sottolinea che «Nerone rischia di dare il colpo di grazia alle coltivazioni e ci sono le condizioni per avviare le procedure per la dichiarazione di stato di calamità naturale nelle zone colpite dalla siccità che ha già provocato perdite superiori a mezzo miliardo di euro all'agricoltura italiana». Ad essere colpiti - sottolinea la Coldiretti - sono prodotti simbolo del Made in Italy come il pomodoro e mais e soia che sono alla base dell'alimentazione degli animali allevati per produrre i prestigiosi formaggi e prosciutti a denominazione di origine, ma anche il vino con una vendemmia prevista di qualità ma contenuta. In pericolo ci sono anche i pascoli perché mancano i foraggi e l'acqua con mandrie e greggi che si preparano a lasciare gli alpeggi del Piemonte con oltre un mese d'anticipo. Il gruppo del Partito democratico della Camera partecipa al cordoglio per la scomparsa di RENATO NICOLINI ed è vicino ai familiari e agli amici. Nelleprove preselettive perentrare nel tirocinio che dovrà formare i nuoviprofessori italianierano contenutierrorie inesattezze, tanto che ilministerodell'Istruzione, oltrea scusarsi,ha dovutoapprontare in frettauna commissionedi esperti cherisolva lecontestazioni entro l'8 agosto. Inmodo daavere un quadro certoper tutti e chesi possa riconsiderareogni schedadeicirca 150milacandidati chesi sono cimentati con l'esame peraccedere alTfa, il tirocinio formativo attivo. Ed entro il 20 agosto tutta laprocedura diverifica saràchiusa e il tutto pubblicatosul sitodelMiur. Nubifragio in Alto Adige Due morti Case distrutte da una delle frane in Alta Val d'Isarco FOTO ANSA/ Errorinelleprove, Miursi scusa.Quadro certoentro l'8 agosto L'attesa dell'Ilva e di Taranto per la sentenza del riesame, attesa entro giovedi, resta nervosa, come dimostra il tribunale ancora blindato e isolato da polizia, carabinieri e guardia di finanza. E come dimostrano indiscrezioni e notizie che arrivano dal fronte dell'inchiesta. A quanto pare, infatti, i guai giudiziari del professor Lorenzo Liberti, ex preside del Politecnico di Bari, erano cominciati ben prima del 26 marzo 2010, quando cioè il consulente nominato dalla procura per il fascicolo Ilva, nel retro di una stazione di servizio di Acquaviva delle Fonti, sulla Bari-Taranto, ha ricevuto una busta contenente 10mila euro da Girolamo Archinà, responsabile delle relazioni esterne del gruppo Riva in quel periodo. Secondo la difesa, nel procedimento per corruzione in atti giudiziari sono indagati Fabio Riva, figlio del patron Emilio, l'ex direttore Luigi Capogrosso, oltre agli stessi Liberti e Archinà, quei soldi erano destinati all'ex arcivescovo Benigno Luigi Papa, come ha spiegato lo stesso prelato in un verbale depositato dagli avvocati dell'azienda nei giorni scorsi, davanti al tribunale del riesame. L'episodio per cui è finito nell'occhio del ciclone il docente barese che dal 1991 è al Politecnico di Bari come ordinario di Tecnologia e Chimica applicate alla tutela dell'ambiente presso la Facoltà di Ingegneria di Taranto, di cui è stato preside dal 2000 al 2006, non sarebbe l'unico relativamente ad aspetti giudiziari. All'epoca della perizia che gli è stata affidata dalla procura insieme ad altri due esperti, infatti, sembra che Liberti fosse già sotto l'attenzione dei magistrati per una vicenda legata ad Ati Citelum, un'associazione temporanea di imprese che aveva partecipato nel 2003 ad un bando di gara del comune per la «gestione integrata degli impianti di pubblica illuminazione», in ballo un ricco appalto da oltre 30 milioni. Una vicenda che era finita anche davanti al Tar di Lecce, per i ricorsi di altre aziende, e che è sfociata in un procedimento di cui si persa traccia tra le aule del tribunale di Taranto. Il professor Liberti era stato nominato membro della commissione che doveva occuparsi della gara di appalto e in quella veste, a quanto risulterebbe, sarebbe finito nei guai finito al punto di finire nell'elenco degli indagati. Questo è quanto trapelato in questi giorni, una circostanza che avrebbe creato serio imbarazzo all'interno della procura tarantina al momento di assegnare l'incarico per la perizia nell'inchiesta Ilva. A fronte delle perplessità dei magistrati inquirenti, tuttavia, il nome dell'illustre professor Liberti è rimasto però nell'elenco degli esperti nominati, insieme a quello del collega Filippo Cassano (anche lui di Bari come Liberti) e di Roberto Primerano, giovane ingegnere (36 anni) rispetto ai due accademici del capoluogo (Liberti ha 70 anni e Cassano 66). La «relazione di consulenza» intitolata «Inquinamento da diossina e Pcb diossina simili nel territorio di Taranto» affidata ai tre esperti prese il via il 9 settembre 2008 e fu depositata il 4 agosto 2009, nonostante il termine iniziale di 60 giorni previsto dall'incarico. I periti dovevano accertare, tra l'altro, anche i rischi per la salute e la provenienza della diossina nell'ambiente di Taranto, ma le conclusioni del documento firmato da Liberti furono molto diverse da quelle degli esperti che dopo di lui si sono pronunciati sull'inquinamento da diossina. A pagina 89 del testo si legge: «La non conformità degli allevamenti (…) evidenzia come un fattore determinante nella contaminazione alimentare sia rappresentato dalla cura con la quale viene gestito l'allevamento». Liberti si riferisce alla vicenda degli allevamenti di pecore che sono stati chiusi, con soppressione di tutti i capi, proprio per la presenza di quei micidiali inquinanti. In sostanza, la conclusione del professore è stata che i pastori hanno commesso un errore a lasciar pascolare le loro greggi sui terreni incolti, dove non c'era nessun divieto e che anzi erano zone libere, piuttosto che condurli su pascoli coltivati dove l'aratura e altri procedimenti potevano far scivolare la diossina in profondità. Tanto che qualcuno parlò di «assoluzione» del camino 312, proprio un mese prima dell'episodio della busta con i diecimila euro in autostrada. Le successive perizie del professor Raccanelli e dei nuovi esperti nominati per la maxi perizia chimico-fisica ed epidemiologica, come noto, hanno offerto alla magistratura conclusioni abbastanza diverse. ITALIA Vivevano in case isolate Chiusa la linea ferroviaria del Brennero forse per due settimane Nel resto dell'Italia gran caldo Oggi e domani imperversa Nerone. L'allarme della Coldiretti PINOSTOPPON ROMA TIROCINIOSCUOLA . . . Cali della produzioni: «Dal -20% per il pomodoro al -30% per il mais fino al -40% per la soia» Taranto, quei dubbi dei pm sulla perizia che assolveva l'Ilva Sotto la lente dei magistrati la consulenza del professore Liberti che accusa i pastori SALVATOREMARIARIGHI INVIATO A TARANTO 12 lunedì 6 agosto 2012
«NOINONSIAMOLADRUNCOLI»HADETTOTOMSAWER «NON È NEL NOSTRO STILE. NOI SIAMO GENTE DI CLASSE. FERMIAMO DILIGENZE E CARROZZE, MASCHERATI, FACCIAMO FUORI IPASSEGGERI E CI PRENDIAMO I SOLDIEGLIOROLOGI».«DOBBIAMOSEMPREAMMAZZARLA LAGENTE?»«Sicuro. È molto meglio. Certe autorità in materia la pensano diversamente, ma in genere si ritiene che è molto meglio ammazzarli tutti quanti. Tranne quelli che ci porteremo qui nella grotta e li terremo finché non li riscattano». «Riscattano, che roba è?». «Non lo so, ma è così che si fa. L'ho letto nei libri, e perciò è quello che dobbiamo fare anche noi. Naturalmente». «Ma come facciamo se non sappiamo che cos'è?». «Preoccuparsi è inutile, tanto dobbiamo farlo. Non ve l'ho detto che nei libri è così? Volete fare diverso da come sta scritto nei libri e rovinare tutto?». «Oh, a parole suona bene, Tom Sawyer, ma come diavolo facciamo a riscattare questi tizi se non sappiamo neanche da che parte cominciare? Tu che roba pensi che è?». «Beh, non lo so. Ma forse tenerceli finché li riscattano vuol dire che dobbiamo tenerceli finché crepano». È una delle prime, irresistibili, scene del capolavoro di Mark Twain Le avventure di Huckleberry Finn. Ma, a perfetta rappresentazione del percorso che propone, cioè del suo inizio, tutto si risolverà in una mistificazione infantile: niente assassini, né banditi, né rapimenti o riscatti. La banda si sfalda prima ancora di cominciare la sua attività criminosa e i nostri delinquenti finiranno per limitare il proprio romanzo criminale all'infanzia che, difatti, da quel momento comincia la sua finire. Da allora il protagonista, non più Tom Sawyer bambino, ma Huckleberry Fin ragazzo, dovrà mettere in scena l'adolescenza. Cioè scivolate verso i margini dell'esistenza (il primo passo per Huck sarà quello di inscenare la propria morte) e della società. Ma se l'infanzia di Tom Sawyer comporta lo stare nel mondo, carpendone con l'ingenuità e l'ironia proprie di quell'età meravigliosa le più profonde verità dall'interno, l'adolescenza di Huckleberry Finn è un lungo viaggio su di un fiume che scorre al fianco del mondo e che ci obbliga, anche senza volerlo, al conflitto con la sua forma civile nelle sue migliori o più riprovevoli espressioni. Così Jim è l'unico possibile alleato in questo percorso, perché ugualmente reietto ed escluso, è anche se capace di una saggezza profonda e spiritualmente autentica. Di lì il viaggio, la libertà, le sconfinate e quasi illimitate possibili direzioni, le trasformazioni: i travestimenti e non più le maschere, gli inganni e non più l'immaginazione. Così viene chiaro come la chiave (il fascino, e il disagio) dell'adolescenza (almeno su di un piano letterario) sia proprio in questo rimanere ai margini del mondo, da dove tutto può apparire nella sua più vera crudezza: il che spingerebbe, evidentemente, a volersene allontanare sempre di più. Un confronto che, quando è vero, può diventare durissimo e comportare delle conseguenze molto difficili da dover accettare, sbattendo a muso duro contro la fatica del vivere: ma può significare, anche, una formazione morale piena, consapevole, totale. L'alternativa è una mezza misura, starci senza farlo, vivere senza responsabilità: incapaci di qualsiasi scelta (che in effetti sembrerebbe il ritratto della nostra classe dirigente). Ogni libro che parla di quest'età (sono molti, e ai giorni d'oggi, di uno spaventevole successo commerciale) o è una riedizione delle vicende del giovane Huck Finn (ma soprattutto del suo tono, della sua lingua, della sua scrittura, cioè del suo punto di vista sul mondo), oppure non parla dell'adolescenza ma ne offre una succedanea imitazione, poltiglia di sentimentalismi, percorso steso a dismisura, per sei, sette, otto volumi, con l'unico obiettivo (oltre che vendere più copie) di sospendere il più possibile la sospensione, rendendola inconsapevole e felice, anzi che dura per quanto affascinante, senza che porti a nessun approdo. (La sospensione che consegue l'allontanamento dal mondo, comporta evidentemente una mancanza di responsabilità nei confronti di quest'ultimo: sembra che ad oggi tutti - dal consumismo infantile e adolescenziale, al precariato a carico del sistema pensionistico sbilanciato sulle generazioni più anziane - concorrano per mantenere viva questa irresponsabilità il più a lungo possibile: anche perché comporta un uso inconsapevole e sconsiderato del denaro). Ma il dramma dell'adolescenza ha senso se dura il giusto: difatti il passaggio successivo, per quanto agli occhi di Huck Finn possa apparire drammatico, è invece inevitabile: il nostro verrà adottato dalla zia Sally e, ahimè, dovrà andare a scuola. Proprio non ci si può confrontare con una così dura e incredibile successione di menzogne e verità, sofferenze, piaceri e meravigliosa umanità se non standone ad una certa distanza. Ma proprio per questo non se ne può rimanere al di fuori troppo a lungo. Bisogna lasciare che la zattera vada per sé lungo il fiume e tornarsene in città. UNTESTOAVVINCENTESUIVALORIDELLANOSTRACOSTITUZIONE(LA COSTITUZIONE ÈANCHE NOSTRA, ROBERTO PIUMINI, EMANUELE LUZZATI, VALERIO ONIDA, PAG. 96, EURO 10, EDITORE SONDA). Le tavole di Emanuele Luzzati e i testi di Roberto Piumini raccontano i valori della Costituzione attraverso 15 parole-chiave: democrazia, lavoro, diritti umani, uguaglianza, diritti e doveri, unità della Repubblica, rispetto delle diversità linguistiche, Stato e chiesa, dialogo tra le religioni, cultura e ricerca, ambiente, arte e storia, accoglienza dello straniero, pace, tricolore. La prima parte della Costituzione italiana viene proposta in dodici lingue (albanese, arabo, cinese, ebraico, francese, inglese, portoghese, rumeno, russo, spagnolo, tedesco), compreso l'italiano, per consentire ai bambini italiani e a quelli provenienti da altri Paesi e culture di comprenderla più profondamente e di sentirla più vicina alla propria mente e al proprio cuore. Il testo è arricchito dai commenti del costituzionalista Valerio Onida. Età di lettura: da 8 anni. CULTURE Ironiae ingenuità nelcapolavorodiMarkTwain, senzaqueisentimentalismi checontraddistinguono molteoperesullostessotema Viva laCostituzione spiegataaibambini di tante lingueecolori CHIÉ L'adolescenza diHuckFinn Unmodelloper i libri chenarranoquestaetà GIOVANNI NUCCI nuccig@gmail.com «Ilprimovero scrittoreamericano» MarkTwain,pseudonimo di SamuelLanghorne Clemens(Florida,30 novembre 1835– Redding, 21aprile 1910),è statouno scrittore,umorista, aforistae docente. Usòanche lo pseudonimo «SieurLouis de Conte», adesempioper firmare labiografia diGiovanna d'Arco.È considerato unafra le maggiori celebritàamericane del suo tempo.WilliamFaulkner scrisse che fu il «primo veroscrittoreamericano». Dati i trascorsida pilotadeibattelli a vaporesulMississippi, fatto dicuiera orgoglioso, è ritenutoche lo pseudonimoche siattribuì di «MarkTwain» derividal grido in uso nelloslangdella marineria fluvialedegliStatiUniti persegnalare la profonditàdelleacque. U: 18 lunedì 6 agosto 2012
Il termometro della cooperazionedice, probabilmente meglio dellevalutazioni delle agenzie di ra-ting, che se non cambia il cicloeconomico si rischia di affogare.In questa lunga, lunghissima crisi le imprese cooperative finora hanno resistito molto meglio di quelle private e pubbliche. L'hanno sentita mordere, eccome, hanno visto diminuire il lavoro, assottigliarsi i fatturati e gli utili, ma hanno tenuto duro. La loro anima mutualistica e la loro cultura solidaristica ha fatto sì che a tutto il 2011 non ci fossero chiusure e licenziamenti. Nelle 1.450 aziende associate a Legacoop in Emilia-Romagna, ad esempio, i livelli occupazionali sono rimasti quelli di 3 anni fa e le richieste di ammortizzatori sociali hanno interessato, complessivamente, poco più dello 0,5% degli addetti: esattamente 4.120 lavoratori di 81 imprese, pari allo 0,61% del totale. Questo mentre nelle altre imprese il ricorso alle varie forme di cassa integrazione, ai contratti di solidarietà e purtroppo alla mobilità ha viaggiato con percentuali di coinvolgimento occupazionale spesso a due cifre. Nel frattempo il movimento cooperativo non se n'è stato con le mani in mano ad aspettare che passasse la tempesta: ha continuato a investire, a innovare, a cercare nuovi campi dove piantare il proprio albero. E da tempo sta lavorando a un progetto di promozione delle imprese cooperative anche in settori inediti e innovativi. Ma nell'anno in corso, prima per l'arrivo della recessione poi per la mazzata tremenda del terremoto in Emilia, ha cominciato a vivere quelle che il presidente regionale di Legacoop, Paolo Cattabiani, definisce “dolorose situazioni”. Tre imprese cooperative - una nel Ferrarese, una in provincia di Reggio Emilia e l'altra nel Piacentino - sono finite in procedura fallimentare. Nei primi 6 mesi dell'anno la crisi ha creato problemi seri ad altre 43 aziende, che hanno dovuto allargare i contratti di solidarietà (12 imprese per 946 addetti) e aumentare il ricorso alla cassa integrazione ordinaria (16 aziende per 362 lavoratori) e straordinaria (12 per 946 soci). Ora a preoccupare sono soprattutto le imprese delle costruzioni: l'edilizia non accenna a riprendersi, il mercato delle case è in caduta libera, se non ci sarà a breve un'inversione di tendenza, diverse rischiano di saltare. Si spera negli incentivi maggiorati del decreto sviluppo. Poi c'è la partita terremoto. Le imprese cooperative emiliane danneggiate sono state complessivamente 61 e a tutt'oggi solo il 10% dei 4.607 lavoratori sospesi per l'inagibilità delle strutture ha potuto riprendere il lavoro. Un quadro pesante, anche se sempre di maggior tenuta del movimento cooperativo rispetto agli altri cartelli imprenditoriali, che fa temere crisi aziendali irrecuperabili e una flessione dell'occupazione cooperativa, che solo in Emilia-Romagna rappresenta ben l'8% del totale: 156mila lavoratori, più di 2 milioni e 700mila soci, un fatturato di 30 miliardi di euro. Ma non è solo negativo, come direbbe Standard&Poor's, l'outlook delle imprese coop. Una indagine su un campione di 3.000 cittadini commissionata a Swg dice che si possono aprire nuovi spazi, che è possibile aprire prospettive imprenditoriali interessanti, immaginare un futuro a tinte meno scure. Il grado di fiducia della gente nelle imprese cooperative misurato dall'istituto di ricerca è salito al 74% (+5%), l'apprezzamento dello sforzo compiuto per difendere il lavoro e l'occupazione al 67%. Soprattutto, Swg svela che c'è un 5% del campione, vale a dire 150mila persone in Emilia-Romagna, che sarebbe disponibile a mettersi in gioco in prima persona per avviare un'esperienza cooperativa. Considerando che il numero minimo di soci necessari per avviarla è 9, significa che se quella propensione venisse colta si potrebbero creare, solo in questa regione, 16mila nuove imprese. Per ora è teoria, ma a Legacoop stanno provando a tradurre quella propensione in azioni imprenditoriali. L'indagine Swg, così come il progetto di promozione a cui lavorano i vertici cooperativi, dice che è possibile allargare quel modello di impresa ad altri settori «non tradizionali», come i servizi alla persona, quelli tecnologici avanzati, la ricerca, gli studi specialistici associati, la scuola e perfino la sanità. Campi dove, finora, l'hanno fatta da padroni il pubblico e il privato convenzionato. Paradossalmente, la situazione attuale di forte contrazione della spesa pubblica potrebbe aprire spazi interessanti per le competitive imprese cooperative. Se quella spinta verrà colta e messa a sistema, tra non molto potremmo vedere nascere in Italia i primi studi dentistici, professionali, di ricerca e tecnologici avanzati cooperativi; fors'anche cliniche e una mutua cooperativa. Coop, idee anti-crisi: sanità e innovazione Leimpresecooperativefinorahannoresistitomeglioallacrisi, soprattuttonella difesadeipostidilavoro.Significachele coopsonomiglioridelleaziendeprivate epubbliche? «È vero che durante questi ultimi 40 lunghissimi mesi di crisi le cooperative hanno retto meglio di altri soggetti. Abbiamo mantenuto i 156mila occupati che avevamo a fine 2008. Ma la società cooperativa, in natura, non nasce migliore di altre forme societarie: è semplicemente diversa. Di essere migliore deve dimostrarlo ogni giorno conquistando e mantenendo la fiducia dei soci, dei lavoratori e dei cittadini. Poi, certo, la nostra anima imprenditoriale e sociale assieme ha avuto un peso». Peròsembradicapirechepervoiilbruttoarriviora... «Ci sono alcune situazioni dolorose e molti motivi di preoccupazione. Nelle crisi, credo ci vada comunque riconosciuto il merito di metterci la faccia, di fare il possibile per andare in soccorso dei soci e delle cooperative in difficoltà. Lo facciamo solo noi. Da nessun'altra associazione imprenditoriale ci si aspetta quel che si chiede a noi in questi casi. Ma io considero questo un valore, non un vincolo. Non sarà la soluzione di tutti i problemi, ma contribuisce a trovarla». Andiamoaimotivi dipreoccupazione... «I segnali di difficoltà e affaticamento sono molti, soprattutto nelle costruzioni e nei servizi sociali. Se il ciclo non riprende, non riusciremo a fare miracoli. Il permanere di pesanti e incerte condizioni esterne, come l'andamento del mercato e il credito, influisce negativamente sulle nostre cooperative. Se non c'è ripresa, se non si torna a crescere, avremo problemi seri anche di tenuta occupazionale». Più pessimismo della ragione o ottimismodellavolontà? «L'ottimismo sta nella fiducia che la gente ci accorda, soprattutto in Emilia-Romagna. Nonostante la crisi, il grado di fiducia nelle cooperative è cresciuto del 5% rispetto al 2009. Ma la cosa che ci conforta di più è la propensione ad avviare un'esperienza cooperativa manifestata da ben 150mila emiliani, il 5% della popolazione. Ora sta in noi cogliere questa disponibilità, cercare di farla incontrare con lo spirito e la cultura cooperativa, trasformarla in organizzazione di nuove imprese». Ancheinsettoriinnovativienontradizionali,dice la ricerca Swg... «Dobbiamo pensare anche a creare una nuova generazione di imprese. Stiamo lavorando a un grande progetto di promozione cooperativa. L'abbiamo messo in un sito, si chiama farecooperativa.it. Il progetto si avvarrà di sportelli territoriali di ascolto e assistenza e di un albo di dirigenti cooperativi in pensione disposti a fare da tutor alle nuove iniziative. L'obiettivo imprenditoriale è dare risposte alle nuove domande di servizi della popolazione. Quello sociale è dare sbocchi a un bisogno drammatico che si chiama disoccupazione e precariato». Come lo state costruendo, questo progetto? «Stiamo ampliando il nostro impegno nelle scuole per aiutare i ragazzi a scoprire un modo diverso di fare economia, per insegnargli a fare impresa. Incontriamo i talenti nelle Università perché è dalle idee migliori dei ricercatori, dei laureandi e dei professionisti che possono nascere le nuove imprese del sapere. Andiamo nelle aziende private in crisi per vedere se invece di chiudere bottega si possono trasformare in imprese coop». Aqualinuovecooperativenontradizionali state lavorando? «Le faccio due esempi, anche se si tratta di idee ancora in embrione. La Coop ha 2,5 milioni di soci in Italia. Perché non pensare a costruire con loro una grande mutua dei cittadini, offrendo soluzioni e prodotti a prezzi calmierati che possano integrare ciò che passa il Servizio sanitario nazionale? Oppure: se in montagna chiudono i piccoli uffici postali, perchè non pensare al mantenimento del servizio da parte dei cittadini organizzati in cooperativa? L'idea di fondo che proviamo a sviluppare è che tra Stato e mercato la cooperazione si possa mettere in mezzo. Lo può fare organizzando la domanda dei cittadini, partendo dalle fasce più deboli, e cercando nuove forme per salvare il welfare pubblico universale. Sarebbe un bel modo di affermare la modernità del mutualismo e solidarismo cooperativo, non le pare? Noi non possiamo regalare il pesce a nessuno, ma forse insieme possiamo comprare la canna da pesca e imparare a pescare in questo nuovo fiume». L'INDAGINE SWG L'INTERVISTA LASCHEDA Le impresecooperative hannoresistitomeglio dellealtreall'attaccodella recessione. Ilmodello emiliano-romagnolo allaprovadel terremoto ECONOMIA CLAUDIOVISANI BOLOGNA Lerichieste:creare lavoroeabbassare iprezzi Ecco i datiprincipali dell'indagine Swg suun campionedi3.000 cittadini dell'Emilia-Romagna. Fiducianellecooperative (moltae abbastanza),74%. Giudiziosui risultati ottenutidallecooperative in difesadel lavoroe dell'occupazione durante questiannidi crisi (buonim, abbastanzabuoni), 67%.Le tre principalimission che lecooperative dovrebberoavere: creare lavoro (55%),abbassare i prezziper i consumatori (45%), sviluppare nuovi servizialle persone(23%). Ipotenziali nuovicooperatori: 5% della popolazione, 150mila in Emilia-Romagna, la maggior parte nelle fasced'età 25-34annie 45-54 anni. Edecco lagraduatoria delle adesioni a Legacoopnel triennio2010-2012 delle nuovecooperative, diviseper settore: sociali27%; produzione e lavoro22%; servizinon tradizionali 16%; servizi tradizionali 13%; agroalimentare 13%; turismo9%;cultura, 6% PaoloCattabiani IlpresidentediLegacoop EmiliaRomagna:circa 150milaemiliani sono dispostiadavviare un'esperienza cooperativa «Nonostante la crisi teniamo e cresce la fiducia in noi» 156milaoccupati,61 imprese coinvoltedal sisma Lacartad'identitàdi Legacoop Emilia-Romagnae i principali dati sull'occupazionee sul ricorsoagli ammortizzatori sociali a giugno2012. Cooperativeassociate, 1.450. Soci, 2.700.000.Occupati, 156.000di cui l'85%a tempo indeterminato. fatturato,30miliardidi euro.Tassodi occupazionefemminile,68%. Ricorsoalla cassa integrazione ordinarianel settore industriale,0,61% delmonteore totaleautorizzato dall'Inpsnella regione. Contrattidi solidarietà: 1.398 in 15 aziende.Cassa integrazione ordinaria: 1.187 lavoratori in24aziende. Cassa integrazionestraordinaria:946 occupatidi 12 aziende.Cassa integrazioneordinaria inderoga: 362 lavoratoridi 16aziende.Cassa integrazionestraordinaria in deroga: 227occupati in 14aziende. Totale lavoratoricoinvolti: 4.120 di81 aziende. Il terremoto hacoinvoltoe danneggiato61 imprese. I lavoratori sospesi sono stati 4.607. La sede della lega delle Cooperative presso le torri della Fiera di Bologna FOTO GIORGIO BENVENUTI-ANSA CLA.VI. BOLOGNA ILDOSSIER lunedì 6 agosto 2012 13
24 lunedì 6 agosto 2012
8 lunedì 6 agosto 2012
SEGUEDALLAPRIMA Perché i mercati finanziari hanno capito che l'euro-zona è su una rotta insostenibile sul piano politico e sociale, oltre che in termini di finanza pubblica. Ovviamente, vi sono differenze profonde tra i Paesi periferici. L'Italia, grazie alla sua manifattura, alla prudenza delle famiglie e alla relativa solidità delle sue banche, non è la Grecia e neanche la Spagna o l'Irlanda, prime della classe nei conti pubblici fino al 2007, ma poggiate sui piedi d'argilla del boom immobiliare e finanziario. Tuttavia, le differenze di classe poco importano a bordo del Titanic. Certo, la navigazione nella tempesta è segnata dagli attacchi dei pirati: gli arrembaggi speculativi; le incursioni dovute a ragioni politiche in vista delle elezioni presidenziali negli Usa. Tuttavia, quanti investono nell'euro-zona riconoscono problemi strutturali e, soprattutto, notano l'irrealismo dell'obiettivo perseguito «a regime»: la germanizzazione dell'area euro. Non la diffusione della sacrosanta e irrinunciabile cultura della stabilità, ma l'inseguimento disperato di un modello di crescita alimentato, per tutti, dalle esportazioni. È un obiettivo irrealistico non soltanto per i fondamentali dei pazienti, ma a causa delle dimensioni economiche dell'area euro nell'economia globale. In tale scenario, chi chiede premi sempre più elevati per il rischio di investire nell'euro-zona non sbaglia. Il rischio euro, purtroppo, esiste. Oggi, è in primo luogo un rischio politico rispetto al quale le ripetute assicurazioni del Presidente Draghi o dei vertici dei Capi di Stato e di governo servono a poco in assenza di prospettive di benessere: lavoro dignitoso, innanzitutto. Che fare? Per l'Italia, come pure per la Spagna, beneficiaria di un intervento fino a 100 miliardi di euro (circa il dieci per cento del Pil) per sistemare le sue disastrate banche, non ha senso l'intervento del Fondo Salva-Stati e, in semi automatica conseguenza, della Bce. Non ha senso data la linea di politica economica in corso. Prolungherebbe l'agonia. Anzi, la renderebbe più dolorosa se, a differenza di quanto detto dal Presidente del Consiglio il 29 Giugno a Bruxelles, l'intervento imponesse, come indicato da Draghi il 2 Agosto a Francoforte, condizionalità aggiuntive. Tuttavia, non ha neanche senso continuare a ripetersi, come in una sorta di training psichico pre-partita, «ce la dobbiamo fare da soli». Non ce la possiamo fare da soli. Non perché non siamo abbastanza coraggiosi. Non perché non abbiamo i fondamentali a posto. Non perché, come insistono gli intellettuali organici a una borghesia storicamente incapace di fare i conti con la democrazia, ritornano la politica e i partiti. Non ce la possiamo fare da soli noi Italia, come non ce la può fare da solo nessuno nell'area euro, perché a condividere la moneta tra nazioni di analoga dimensione (Germania, Francia, Italia e Spagna) si diventa comunità di destino. Senza politiche coordinate si sbatte all'iceberg. Non è questione di solidarietà disinteressata. È questione di interesse nazionale lungimirante, come i dati sulla stagnazione in Germania oramai indicano. Che fare, allora? L'unica possibilità per evitare il fallimento storico dell'Unione europea è una rapida correzione di rotta nella politica economica dell'euro-zona. La priorità deve diventare l'economia reale. Lo sviluppo sostenibile. Lavoro e impresa. Equità e investimenti innovativi. L'agenda delle scelte da compiere è chiara. La declinazione più intelligente sul piano politico, oltre che tecnico, l'ha offerta qualche giorno fa l'Institute for New Economic Thinking («Breaking the deadlock - A path out of the crisis»). È drammaticamente urgente il sostegno alla domanda effettiva nell'euro-zona. Keynes e Schumpeter insieme. Continuare, invece, a insistere sullo smantellamento del welfare, ipocritamente raccontato come taglio agli sprechi o spending review, e sulla regressione delle condizioni del lavoro, strumentalmente presentata come contrasto alla precarietà, porta al naufragio. Insomma, è necessaria una svolta politica. Le forze conservatrici e i principali interessi da esse rappresentati sono prigionieri di idee sempre più pericolose. Dobbiamo irrobustire la capacità delle forze progressiste europee, in particolare delle forze progressiste del Paese leader come ha scritto Ronny Mazzocchi, di esercitare una funzione egemonica. L'intervento Gli Stati Uniti d'Europa al centro del progetto Pd PierVirgilio Dastoli Presidente Movimento europeo LLA CARTA DI INTENTI DEL PD PROPONE UNPATTOCOSTITUZIONALEAIPARTITIPROGRESSISTI EUROPEI E L'ORIZZONTE «IDEALE» degli Stati Uniti d'Europa, precisando che la prossima legislatura europea sarà costituente. Molte domande restano sullo sfondo, a cui il Pd dovrà rispondere prima nella campagna elettorale nazionale che sarà largamente dedicata ai rapporti tra Italia ed Europa e poi alla vigilia di elezioni europee che saranno un referendum sul futuro dell'Europa. In Italia, il «manifesto per fermare il declino» ha unito a una politica economica liberista – «privatizzare e lavorare di più» ha sentenziato recentemente Fiorella Kostoris – totale indifferenza o ostilità alla dimensione europea. Il manifesto porterà acqua al mulino di Montezemolo nel caso in cui decida di candidarsi sciogliendo anche i dilemmi legati ai suoi palesi conflitti di interessi fra politica ed economia. Anche Berlusconi è pronto a usare il populismo anti-europeo che monta in tutta Europa. Avremo dunque uno schieramento di forze che andranno dalla destra fascista di Storace a quella economica di Montezemolo passando per la Lega, forze che considerano più liberismo e meno Europa come due facce della stessa medaglia. Non vi sarà possibilità di accordo con chi – come la rete cattolica di Todi - ha scelto gli Stati Uniti d'Europa come un obiettivo essenziale della sua politica. Non basta tuttavia dire «Stati Uniti d'Europa». Su alcune questioni essenziali occorrerà che Pd, Sel e l'articolata area del centro cattolico chiariscano le loro posizioni prima delle prossime scadenze elettorali e prospettino alleanze nazionali e europee coerenti con le loro scelte. Nella carta di intenti del Pd non compare alcun riferimento alla natura costituzionale degli Stati Uniti d'Europa e cioè se essi saranno simili ad un sistema federale con un governo politico indipendente dagli Stati nazionali ma sottomesso al controllo del Pe o ad una confederazione apparentemente governata da capi dei governi nazionali riuniti in un Consiglio europeo che non risponde né all'europarlamento né ai Parlamenti nazionali. Su questo punto, che divide i progressisti europei - come diceva Spinelli fra innovatori e immobilisti, il Pd deve fare una scelta di campo. Essa deve essere spiegata agli elettori per chiarire quale sarà la sua posizione nella legislatura costituente europea e determinerà le sue alleanze nel prossimo Parlamento europeo. In una federazione che dovrà garantire beni comuni a dimensione europea, gli innovatori dovranno battersi affinché avvengano, attraverso la riforma del trattato di Lisbona, cessioni di sovranità in settori che non sono più controllati dagli Stati nazionali come la sicurezza energetica, la politica industriale, la cooperazione giudiziaria penale, la dimensione sociale, l'immigrazione e la politica estera e della sicurezza ivi compresa la difesa con il controllo e la riduzione degli armamenti oltre naturalmente al governo dell'economia. Cedere sovranità significa fondare una vera democrazia sovranazionale dando al Parlamento europeo quei poteri che il Trattato di Lisbona gli ha negato. Garantire beni comuni richiede un bilancio federale che consenta non solo un ampio uso di project bond per investimenti europei e eurobond per mutualizzare parte dei debiti pubblici nazionali ma che possa esercitare funzioni di allocazione a un livello ottimale per sviluppare politiche comuni riducendo inefficaci spese nazionali e di redistribuzione per assicurare la perequazione finanziaria fra Stati e regioni. Poiché le prospettive finanziarie 2014-2020 saranno ben lontane da quest'obiettivo, l'Italia dovrebbe esigere di iscrivervi una clausola che rinvii alla prossima legislatura europea, con una nuova Commissione legittimata e rafforzata dal voto del parlamento europeo, un aggiornamento del bilancio europeo in senso federale. Tale aggiornamento potrebbe avvenire in una conferenza interparlamentare in cui deputati europei e nazionali decidano chi fa che cosa e con quali finanze. Infine, il Pd dovrà chiarire il suo punto di vista sul metodo ed il calendario per realizzare gli Stati Uniti d'Europa. Nell'indicare alla Germania «il passo decisivo per salvare l'Europa», Habermas ha rilanciato l'idea del Movimento europeo di una Convenzione costituente. Per essere democratica essa deve essere eletta dai cittadini e per dare risposte urgenti alla crisi europea essa dovrebbe essere eletta nel 2013 chiedendo ai cittadini europei di esprimersi sul progetto che essa avrà elaborato alle elezioni europee del 2014. Qual è la risposta che il Pd intende dare all'appello di Habermas per salvare l'Europa? COMPLEMENTARE ALL'UOMO, UNA COSTOLA DIADAMO.Da quando la Commissione sui diritti e le libertà ha disegnato il nuovo profilo delle donne nella futura costituzione tunisina, l'hashtag #complementarieté è diventato uno dei più seguiti sul Twitter locale, mentre l'allarme - come per la stagione delle rivolte - ha acceso i social network. La clausola votata nei giorni scorsi stabilisce la garanzia dello Stato sui diritti delle donne «seguendo il principio della complementarietà con l'uomo in seno alla famiglia e in qualità di associata all'uomo nello sviluppo del Paese». Segue a corredo l'impegno dello Stato a tutela delle pari opportunità e contro la violenza. Ma il punto che ha fatto drizzare le antenne alla sezione locale di Amnesty international e all'Associazione tunisina delle donne democratiche è la definizione della donna non come cittadino, pienamente portatore di diritti, ma come parte di un tutto, la cui interezza è solo maschile. Sul web corre lo sdegno delle donne tunisine, protagoniste della primavera araba, che oggi denunciano il tentativo di «sopprimere il principio di uguaglianza dei sessi» minando la dignità e il diritto di cittadinanza al femminile. La nuova Costituzione, una volta completata, dovrà essere approvata dal Parlamento in seduta plenaria. Il tempo per correzioni in corsa c'è ancora. Ma certo non è un buon segnale quello che arriva da Tunisi, dove il governo di Ennahda, il partito islamico moderato, sembrava voler smentire nelle intenzioni elettorali le preoccupazioni della società laica e delle donne in particolare. La clausola, appena disegnata, è passata con 12 voti a favore e 8 contrari: 9 dei sì sono arrivati proprio dai rappresentanti di Ennahda. E non è servito che, nella commissione, presidente e vice fossero donne. Non è un buon segnale anche perché la società tunisina, più di altre coinvolte dalla passata stagione delle primavere arabe, è quella che di gran lunga haavuto la maggiore considerazione del ruolo delle donne. Se gli indicatori sociali hanno un senso, Tunisi ha vantato finora tra i più bassi indici di mortalità per parto, una speranza di vita per le donne tra le più alte della regione (77 anni) e tra i più alti tassi di istruzione: 96% della popolazione femminile alfabetizzata, un filo sotto agli uomini, a quota 98%. Capo scoperto, jeans e gonne corte: il passato regime del corrotto Ben Ali ha usato le donne come bandiera del proprio presunto progressismo, gradito all'Occidente. La tentazione di presentare il conto potrebbe farsi sentire. A Tunisi, prima che il governo intervenisse con una correzione lessicale, si era fatta avanti una Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio: una terminologia nota tra i talebani e più adatta ai Guardiani della rivoluzione iraniani. Eppure la Primavera araba sembrava aver cambiato non solo la geografia politica del nord-Africa, ma anche l'immagine delle donne arabe. Che sono state una presenza costante e attiva a Tunisi come in piazza Tahrir, e persino nella sanguinosa rivolta libica. Per strade diverse, tutti e tre i regimi caduti avevano concesso alle donne spazi di libertà altrove sconosciuti. Più apparenti che reali in Egitto - dove sono stati limitati ad un'elite - o in Libia - dove le amazzoni di Gheddafi non bastavano a compensare lo sfruttamento e la marginalità in realtà tribali - più consistenti a Tunisi. Il carattere prevalentemente urbano delle Primavere ha portato a credere che si fosse ormai sedimentata una nuova concezione del ruolo della donna. L'esame di verginità richiesto alle manifestanti di piazza Tahrir o l'aumento delle aggressioni contro le donne non velate nelle strade del Cairo raccontano il contrario. Quello che sembra davvero aver messo radici è piuttosto la determinazione delle donne a non fare un passo indietro. Al presidente Morsi, l'Unione delle donne egiziane ha consegnato le aspettative al femminile raccolte su Facebook, chiedendo pari diritti. E persino nella Libia, implosa e ancora lontana dalla normalità, nel novembre scorso si è riunita la prima conferenza internazionale organizzata dal movimento Voce delle donne libiche che ha stilato 22 raccomandazioni per i governi del futuro. Un modo per dire che, anche se la Primavera sembra scolorire nell'autunno se non nell'inverno arabo, quella delle donne non intende sfiorire. Maramotti L'intervento Non ci serve il Fondo salva-Stati Stefano Fassina Responsabile economia del Pd L'analisi Le donne di Tunisi dimezzate per legge Marina Mastroluca . . . Per salvare l'Ue l'economia reale deve diventare la priorità. È questa la svolta di cui abbiamo bisogno . . . Inserita una clausola nella nuova Costituzione . . . Definite complemento dell'uomo COMUNITÀ lunedì 6 agosto 2012 15
la è un primo passo che propone un cambiamento nel modo di fare politica, che vuole condividere con un'ampia coalizione un programma, che vuole che il candidato premier sia scelto da tutti coloro che si ritrovano in quel programma. È importante che la proposta sia aperta ai cittadini che intendono impegnarsi in prima persona, a realtà associative, al volontariato, ad altri partiti che intendono sottoscrivere un patto per un futuro migliore. Questa può essere la chiave per rinnovare i partiti». Qualepercorsovede? «Vedo, anche sulla spinta della nuova legge elettorale, un rinnovamento dei partiti, che vuol dire uscire dalle logiche del manuale Cencelli, dalla segregazione delle donne e dei giovani, dalla esclusione di chi non ha il pedigree della politica e aprire alle forze vive della società. E vedo i sindaci del rinnovamento impegnati alla costruzione di questo diverso patto per l'Italia aperto a tutti coloro, con o senza tessere in tasca, che vogliono contribuire a edificare un Paese più giusto. Il punto essenziale del progetto che sta nascendo è di edificare un'alleanza elettorale su un programma di governo basato su alcuni fondamentali punti irrinunciabili. E condiviso in partenza». Ci si mette d'accordo sul programma e poisisceglieilcandidatopremierconle primarie? «Certo, le primarie con regole chiare e condivise da tutti. Chi si candida al governo al di fuori di questo percorso si autoesclude dalla coalizione. Spero che i candidati alle primarie vadano oltre il centrosinistra tradizionale. La società civile può dare una mano, a patto che i partiti non se ne dimentichino il giorno dopo il voto». E se le primarie diventano una resa dei conti tra opzionipolitiche diverse? «Per evitare questo rischio sono indispensabili regole e paletti. I candidati devono condividere il programma di governo e si devono impegnare, in caso di sconfitta, a sostenere lealmente il vincitore. Non mi piace chi si candida da solo perché i risultati delle primarie non gli sono piaciuti» Èbruttodirlo,malacoalizionecomegarantirà lagovernabilità delPaese? «La coalizione che - mi auguro, e ne sono convinto - vincerà le elezioni dovrà essere autosufficiente. Avere cioè, anche grazie al premio di maggioranza, i voti necessari in Parlamento per governare sulla base del programma sottoscritto. Si discuterà, si medierà, ma non ci si potrà perdere in sfiancanti trattative come avvenuto in brutte esperienze passate: la governabilità va assicurata. Il programma, agile, ma non negoziabile a posteriori, dovrà essere accettato da tutti coloro che intendono partecipare alle primarie». Ci possono essere liste civiche, diverse daisindaci, accantoa Pde Sel? «Molto dipenderà dalla legge elettorale e dalla capacità dei partiti di riuscire a fare quella che è una scelta obbligata per battere l'antipolitica e il qualunquismo (anche quando si tinge di sinistra), cioè a rinnovarsi e ad accogliere il contributo di quanti hanno voglia di impegnarsi ma non fanno parte della nomenclatura. Se non sarà così, allora sarà necessario spingere il cambiamento dall'esterno con nuovi schemi di gioco». Le piace l'idea di una lista unica Pd-Sel qualora ci fosse una legge elettorale con premio di maggioranza al primo partito? «Non mi piace la lista unica e mi pare difficile da realizzare. Rischia di eliminare le differenze che, invece, sono preziose, sono la ricchezza della coalizione». PAROLE POVERE Grillo, assalto alle Olimpiadi. Per colpire il Quirinale Il più preoccupato di quanto sta accadendo nel centrosinistra, delle aperture di Pier Ferdinando Casini al Pd e di Rocco Buttiglione a Nichi Vendola, è Fabrizio Cicchitto che ieri, malgrado fosse una torrida domenica, ha passato la giornata a parlare di Pd e Udc e poco e niente del suo partito, il Pdl. Preoccupati Cicchitto e il centrodestra perché se davvero il percorso politico immaginato dal segretario del Pd Pier Luigi Bersani, ribadito ieri in un'intervista a l'Unità, andasse in porto, di margini per la macchina da guerra berlusconiana ne restano ben pochi. Il segretario Udc Cesa però chiude la porta e avvisa il Pdl: grazie mille ma «non abbiamo bisogno né dei loro consigli né dei loro avvertimenti». Semmai, rincara, riproporre Berlusconi a Palazzo Chigi è qualcosa che sta tra il ridicolo e il drammatico». ILPOST MONTI Un'alleanza tra progressisti e poi un patto elettorale con le forze moderate del Paese che non si riconoscono nelle formazioni anti-europeiste e populiste in voga in Italia e in Europa: questa la proposta del segretario Pd a cui Nichi Vendola ha già dato il suo ok e a cui Casini guarda con molto interesse tanto da aver detto che alle elezioni i moderati andranno per conto loro ma dopo non è affatto escluso l'accordo con i democratici. «Non abbiamo nulla contro Vendola - dice Rocco Buttiglione - ma nel 2013 non può esistere un'alleanza di governo che non sia in continuità con Mario Monti. Se Bersani non riesce a portare Vendola in questa alleanza mi spiace, ma non possiamo farci nulla». Dall'Udc, spiega il centrista, non si pongono veti a Vendola «e se non rispondiamo alle sue provocazioni è perché nutriamo rispetto per il lavoro di ristrutturazione che sta facendo Bersani e a sinistra e non abbiamo alcun interesse a farlo fallire». Dichiarazioni lette con molta attenzione al Nazareno che continua a soffermarsi sulle aperture più che sui distinguo. «Credo che nel giro di poco tempo tutto si chiarirà», ha detto il segretario a l'Unità, perché «nessuno ha parlato di un'alleanza tra Bersani, Vendola e Casini» e i tre leader su questo nei loro colloqui privati non hanno lasciato margini di dubbio. E in questa fase di grande incertezza sulla legge elettorale ognuno può anche parlare al proprio elettorato: agitata la base di Sel che vede come fumo negli occhi l'abbraccio con l'Udc, sentimento pienamente condiviso tra i centristi verso sinistra. Ma il senso politico resta un altro: quei timidi passi di “annusamento” tra due mondi che solo qualche mese fa sembravano lontanissimi. Restano le distanze, soprattutto sulla cifra che avrà il governo dopo Monti: continuità oppure no? Per Casini, ma anche per un sostanzioso fronte interno al Pd, dai veltroniani ai liberal, dovrà essere in assoluta continuità, mentre per Sel, e una buona fetta del Pd, da Damiano, ai “giovani turchi”, sul fronte delle politiche economiche e sociali dovrà esserci una netta cesura. Bersani cerca la sintesi: si manterranno gli impegni europei e i “saldi” sui conti finali, ma le ricette potranno subire variazioni. Dal fronte Sel ieri è stato Gennaro Migliore a rispondere ai centristi: «Il governo devono sceglierlo i cittadini. Le chiacchiere di Casini e Buttiglione sulla continuità con Monti vogliono dire che il voto è inutile, anzi commissariato». Migliore mette in fila i punti di discontinuità che il prossimo governo dovrà attuare, dalla patrimoniale per le grandi ricchezze a regole severe contro la finanza speculatrice, e, dulcis in fundo, «con buona pace dell'onorevole Buttiglione, i diritti pieni per le persone e le coppie gay». Per Cicchitto è un'occasione ghiotta: «O Buttiglione non sa di che cosa parla, oppure raggiunge il massimo della mistificazione. A parte la distanza indubbia e quasi paradossale tra Vendola e l'Udc sui temi etici, è specialmente su temi economici e sociali e nei confronti di Monti tra Udc e Sel e fra lo stesso Pd e Sel che c'è un vero e proprio abisso». E al Pd: «Da ciò che dice Bersani emerge che il Pd sta cercando di mettere in piedi un bell'imbroglio, in primo luogo nei confronti degli elettori sia di quelli che voteranno per la Sel, sia di quelli che voteranno per l'Udc». Replicano Davide Zoggia e Debora Serracchiani: «Quando parla di imbrogli pensi all' inganno subito dagli elettori di Pdl e Lega ai quali per 10 anni sono stati promessi tagli alle tasse federalismo e nuovi posti di lavoro e che ora come tutti gli italiani stanno pagando il prezzo dei fallimenti dei governi di centrodestra». Enzo Carra dell'Udc definisce «patetici» gli attacchi di Cicchitto. Stelle o ingrossa l'astensione? Perché dopo una delle più fallimentari prove di governo del centro-destra che si siano mai registrate, le opposizioni non riescono a beneficiarne o ne beneficino in misura così ridotta? E infine, ultima domanda, da oggi al giorno in cui si voterà è ancora possibile fare qualcosa perché ciò accada? Credo vi sia la convinzione, molto radicata e diffusa in tutti i settori e tutte le «correnti» organizzate o meno del Pd, che risolto il tema di come si scende in campo e cioè della formazione, messa a punto una chiave programmatica più o meno ragionevole, individuata ciò che il simpatico Vendola definisce una «narrazione», la politica abbia esaurito il suo compito. Così si è fatto sempre e così probabilmente si farà anche questa volta e io ho la netta sensazione che in particolare in questa occasione, tutto ciò non basterà e che alcuni rischi che oggi appaiono sfuocati, potrebbero materializzarsi all'improvviso in concomitanza con una recrudescenza della crisi economica e sociale. In questo caso prenderebbe corpo una effettiva deriva anti-politica capace di incrinare anche quel «campo» messo a punto da Pd e Sel. Come uscirne? Non credo sia semplice, ma immagino che da oggi alla data delle elezioni il Pd dovrebbe cercare di pre-figurare il futuro a cui intende dar vita e di questi tempi ciò può accadere solo in termini radicali, ruvidi, di forte discontinuità. Per percepire il «nuovo» e per ritrovare «fiducia» gli elettori hanno bisogno di vederlo fin da oggi, nel suo materiale dispiegarsi, non si affidano alle semplici «narrazioni», ai programmi elettorali, piuttosto che alle ipotesi di alleanza. Tutto ciò naturalmente implica molti rischi per forze politiche e leader, ma al tempo stesso molte opportunità. «Le Olimpiadi... un bromuro quotidiano»: dalla padella di un'Italia infuocata di inizio agosto, eccoci alla brace dell'ultimo pensiero di Grillo. Con una scelta di tempo teatralmente sospetta, il leader del Movimento 5 stelle fa sapere, dal suo blog, a tutti noi cosa pensa delle Olimpiadi e delle dinamiche che le sorreggono. È uno strano pensiero obliquo che sembra risalire di “bolina” una vecchia traiettoria sessantottina che rifletteva criticamente sullo sport inteso come manifestazione aggressiva di un rampantismo prestazionale e, nel caso, nazionalista. Ma Grillo, lo sappiamo, non è figlio del Sessantotto, piuttosto dei suoi succedanei. Pesca, ad esempio, a man bassa nella pur rispettabile cultura nichilista da bar - occhio alla nemesi - “sport”. Il nostro eroe non arriva alle conclusioni logiche, coerenti del suo pensiero breve, e cioè che è tutto un «magna magna», ma ci offre la possibilità di arrivarci da soli. Avrà torto o avrà ragione? Né questo né quello: anche quando parla di Olimpiadi, anche mentre schiaccia l'intera manifestazione nei sensi di una pura dinamica di potere globale, Grillo fa sempre e solo il suo gioco. «Non conosco, né ho ha mai conosciuto, nessuno che pratichi il fioretto o la spada in vita mia»: un fiuto formidabile. Lamenta, alla sua cara età, che lo «spettacolo» sia una fucina di nazionalismi: ma qui qualche responsabilità ce l'abbiamo tutti, bisognava spiegarglielo prima come stavano le cose. Vada pure avanti, il problema, al solito, è che il suo gioco non è completo se non prende a sberle il Presidente della Repubblica. Quest'uomo, al quale Grillo probabilmente deve una tormentosa insonnia, viene dipinto insieme come chiave di volta e servo di un consolidato meccanismo che mentre alimenta la visibilità dell'immenso spot sportivo, garantisce la fluidità dei processi di nazionalizzazione dei medaglieri. «La medaglia d'oro la conquista il presidente della Repubblica, il telecomando in mano che dalla poltrona, si precipita a congratularsi con l'atleta dandone ampia copertura a tutti i mezzi d'informazione»: e ancora una volta il Colle è sistemato. Poi, se la prende con i vincitori di oggi, destinati dallo stesso meccanismo ad affacciarsi a una splendida carriera parlamentare. Lui queste cose le sa, in Italia accade l'inimmaginabile: succede infatti che un comico miliardario sia il capo del terzo o del secondo o del primo partito d'Italia e che noi si stia qui ad ascoltarlo mentre «spara cazzate» (grazie Guccini). MARIAZEGARELLI ROMA TONIJOP . . . «Casini non è parte di questa coalizione. Ma anche lui fa una proposta alternativa a Berlusconi» . . . «Primarie con regole chiare e condivise, chi non le sottoscrive è fuori dalla coalizione» Udc e Sel, le aperture e i distinguo Pd: confronto positivo Dopo l'intervista a Bersani su l'Unità, il tema è il dopo-Monti: continuità o discontinuità? lunedì 6 agosto 2012 3
Si lanciano, i pistard, ciclisti remoti e magnifici. Viviani ha carattere e valore, raccoglie i punti nei concorsi di “mischia”, cede in quelli di “passo”: l'inseguimento, il chilometro lanciato. La sua prova è una curiosa sintesi di tutte la gare che si possono compiere in un velodromo. Si chiama appunto Omnium. Il danese Hansen sua è la medaglia d'oro - è opposto al veneto: pavido nella lotta, è un portento nell'esercizio solitario: il chilometro da fermo, l'inseguimento. Sono sei momenti distribuiti in due giorni, Viviani è sempre con i primi e quando manca un chilometro è virtualmente sul podio, se lo fa durare due secondi di troppo. Che spettacolo, che atleti. Per la sua stessa potenza questo sport è sempre sul filo, sul limite dell'irregolarità, gli incroci sono meccanismi a noi sconosciuti, l'azzardo sembra più rapido della regola. Il corpo lanciato su una striscia possibile e spesso immaginaria: l'equilibrio in pista è contro natura, il moto è pratico e vantaggioso verso il centro, la forza, lo scatto, la brutale andatura di un duello serrato spingono la bicicletta verso l'esterno, come una centrifuga. Per questo il piano di legno s'inclina: per combattere la tendenza a scappare, e permettere una curvatura così pronunciata. Due ruote lanciate senza freni (è così, in pista non c'è il freno, non c'è il cambio: solo le gambe) sono pericolose per natura, e le volate si fanno a 70 chilometri orari: anche ieri, le cadute, le scivolate, il crinale fra sport e conflitto superato, più volte. Nel velodromo si consumano vicende bellissime. Dolcezze e violenze, coraggio e furbizia, classe e volontà. Il ciclista non deve sconfiggere solo i rivali ma anche la resistenza del tempo, di un cronometro. Su strada, la fatica più infame è intervallata da momenti di pigrizia coll e t t i v a , d i r i l a s s a m e n t o , d i “trasferimento”. In pista, perfino l'assenza di velocità è dolorosa per i muscoli: non si usa quasi più, eppure molti ricorderanno la strategia del surplace, quelle infinite attese prima di lanciarsi, per lasciare all'altro la responsabilità della volata, e pedalare nel suo solco. È uno sport antico e fiero, praticato ovunque e ormai trascurato in Italia, che pure ha avuto campioni inimitabili e velodromi che radunavano tutti i migliori nelle mitiche “sei giorni”. Ancora oggi abbiamo più velodromi della Gran Bretagna (che spreme medaglie da ogni corsa) ma quelli coperti e in uso e manutenuti sono pochi. Ancora più antica - per alcuni anteriore alle Piramidi - è la ginnastica, sport rintracciabile anche nei Giochi di Olimpia, proprio quelli originali. Ieri c'era un milanese impegnato nella finale del cavallo con maniglie, la specialità più tecnica, dove non si vola, non c'è funambolismo, ma radenza, precisione, la pulizia fa punteggio più della forza, le mani si spostano continuamente, se ne sente il rumore dalla tribune, lo sfregiamento sulla pelle dell'attrezzo, sul ferro delle maniglie. Alberto Busnari fa il miglior esercizio della vita, a 34 anni e nel giorno più consigliabile. È perfetto nelle posizioni verticali, e appena più faticoso quando deve oscillare. Sono questi i passaggi dove invece è superbo, limpido, rapido l'ungherese Krisztian Berki, che sembra annullare la gravità tanto è fluido. Vince, incanta, e batte due inglesi, qui, a Londra, non c'è riuscito nemmeno Federer. ILMEDAGLIERE la loro presenza, era la frustrazione della loro velocità mai troppo veloce. Allineati, dieci secondi prima, sono fermi, non è la loro condizione. Si accucciano, si appoggiano sulle mani, mostrano muscoli e spalle, i piedi cercano i blocchi, il corpo asseconda la posizione migliore per partire: solo allora sono uguali. La concentrazione e la posa annullano le differenze, il passato, i record. È un attimo. Cento metri dopo ognuno sarà affidato al proprio destino. Ognuno può scriverlo secondo capacità e fortuna, ma non oggi, non finché corre Bolt. A Pechino aprì un'era, nvecchiando irrimediabilmente tutto il resto, quell'avanzare tipico di questa specialità, limando centesimi. A Londra poteva subire la stessa sorte che aveva riservato agli altri, e che il tempo promette agli uomini, e propone senza avvisare. Ma se avete imparato il vento, l'acqua, il cuore, allora capite anche Bolt. È stata una serata, fredda e umida, che ognuno di questi atleti ricorderà per quanto ne ha saputo in più di se stesso. Eziekel Kemboi ha rafforzato le convinzioni di essere il più veloce a saltare le siepi, seminate in 3 chilometri di strada. Vinse le Olimpiadi di Atene, poi i soldi e la fama lo confusero ma non lo persero, se è vero che è ancora primo, otto anni dopo. Il giro di pista femminile ha raccontato una volata che Sanya Richard-Ross ha condotto mostrando i denti per lo sforzo. Seconda - a sorpresa - Christine Ohurougu, muscolare ragazza per la quale i britannici devono ringraziare il protettorato sulla Nigeria. C'è stato Pistorius a mettere ordine fra questa rapsodia di superlativi che accompagnano le Olimpiadi. Ecco, non tutto passa veloce. Qualcosa resta, sempre. M. BUC. INVIATO A LONDRA VELA,CLASSE FINN Il signoredell'acqua Quartooroper ilbritannicoAinslei Ilbritannico BenAinslie havinto la medagliad'oronella vela classeFinn, il terzoconsecutivo, diventando così il velistapiù titolatoalle Olimpiadi conquattro orie un argento in cinqueedizionideiGiochi. Dopoil secondoposto nellaclasse Laserad Atlanta 1996, Ainslie,35 anni (è nato aMacclesfield il 5 febbraiodel 1977), nonsi è più fermato, vincendo l'oroa Sydneysempre nel Lasere altri tre titolinel Finn daAtene in poi.Sul podioodiernosonosaliti anche il daneseJonas Hogh-Christensen, argento,e il franceseJonathan Lobert,bronzo.Peraggiudicarsi l'oro adAinsleiè statosufficiente precedere ildanese Jonas Christensennellamedal race vintada Lobert.«Leultime settimanesono state lepiùdifficilidella miavita -ha dettoAinslie aimicrofoni dellaBbcequesto campo di regatacosìvicino aterra (per permettereagli spettatoridi goderedello spettacolo, ndr)è forse ilpiù difficiledellamia carriera.Hosentito la pressione, la responsabilità, tutto. Maè andata comesperavoesognavo». Elogio di uno sport trascurato e bellissimo Coraggio, pericolo, classe. Come nella ginnastica FEDERICOFERRERO sport@unita.it Bolt sfiora il record La pista, profumo di Olimpiade. Viviani chiude sesto Elia Viviani FOTO ANSA-EPA Boxe Valentino (cat. 60 kg) e Cammarelle (+91 kg) combattono per la semifinale Volley m. Italia-Bulgaria Tiro a volo Fabbrizi in finale del trap con 74 su 75 Pallanuoto m. Italia-Spagna Vela Nel 470 7ª e 8ª regata per Zandonà e Zucchetti È il giorno glorioso. Per la Britannia e il suo - forse innaturale ma quanto mai utile - capopopolo di Dunblane, profonda Scozia. Andy giunge a destinazione con un mese di ritardo ma lo viola, il Tempio, con il match perfetto. E lo fa in un'atmosfera viziata, per i non coinvolti, dal mantra «Andy, Andy», così estraneo alla regola di Wimbledon, così carico di significati olimpici e di memorie in bianco e nero. Era il 1936 quando il suddito di Edoardo VIII Windsor, Fred Perry, aveva trionfato per ultimo tra i compatrioti nei Championships. Al cospetto di un Murray inavvicinabile sfuma nell'inverosimile il ricordo di quel ragazzo disperato, su quello stesso centre court, incapace di mettere insieme un pensiero compiuto, tra i singhiozzi di dolore e i dolori di una mente afflitta dal peso della quarta finale Slam sfumata. «Mi sto avvicinando», fu quel poco che riuscì a bofonchiare dopo una crudele Federer-lezione. La medaglia di Wimbledon, un matrimonio che chissà quando mai verrà ancora celebrato, è proprietà del quarto Beatle, l'ombra delle stelle Federer, Nadal (il grande assente) e Djokovic (presente solo con il corpo). È di Andy Murray e lo è stata prestissimo, dal momento in cui Roger ha tenuto la battuta nel quarto gioco del primo set. In probabile esaurimento da semifinale - quattro ore e mezza contro Del Potro - Federer avrebbe subito un parziale tagliagambe di dieci giochi a uno. Inutile spulciare i tabelloni: sull'erba nessuno aveva mai osato infliggere 6-2 6-1 al sette volte campione di Wimbledon, neanche a quello ragazzino, maestro di racchette spezzate e umori adolescenziali. Ecco perché non può bastare l'affaticamento dello svizzero a spiegare i termini dell'esecuzione: Murray ha abbracciato l'eccellenza. Ha pestato sul mantice e con i colpi di rimbalzo si è permesso di decidere il passo, da subito: un ritmo sempre troppo svelto, per Roger. Ne offrono prova i classici indizi di disagio dello sconfitto: qualche isolata stecca, con il piattino corde che è tra i più minuti in circolazione; poche occasioni di giocare con il dritto dall'angolo sinistro, perché la palla era più svelta delle sue gambe. Quelle di Andy invece scattavano, ripartivano, si flettevano a ritmi frenetici: una superiorità atletica schiacciante che ha sostenuto Murray senza sosta. L'Andy-rovescio era un cannone, il dritto - raramente tanto in spolvero - trafiggeva il nemico a rete, ultima opzione dello svizzero ferito, e gli faceva guadagnare campo nel palleggio. Lontano dagli sguardi del mondo, mentre Murray costruiva il suo paradiso in giardino, Del Potro strappava a Nole Djokovic, vero sconfitto del torneo e dell'annata, il bronzo. Sul podio gli zoom catturavano un Andy finalmente in pace con se stesso e il suo mondo, colto a sussurrare le righe di testo conosciute di God save the Queen, mentre mamma Judy - di cui ha ereditato lo sguardo felino - si scioglieva nel box. A Federer toccava deglutire una dose pesante di amarezza e simulare l'improbabile soddisfazione del secondo arrivato; l'oro in singolare ai Giochi rappresentava, e resterà, la sua isola del tesoro mai scoperta. Ma ieri è stato il giorno dell'orgoglio e di una nuova storia, che si potrà scrivere a partire da qui: forse racconterà di Murray, nato nel'epoca di concorrenza più strabiliante di sempre, che sul sacro prato ha finalmente deviato il corso del suo destino. Rivincita di Murray Federer si inchina Andy Murray festeggia dopo aver battuto Federer in tre set EPA/JEAN-CHRISTOPHE BOTT O A B CINA 30 17 14 USA 28 15 17 GRAN BRETAGNA 16 11 10 SUD COREA 10 4 6 FRANCIA 8 8 9 ITALIA 6 5 3 KAZAKISTAN 6 0 0 GERMANIA 5 10 7 RUSSIA 4 16 15 NORD COREA 4 0 1 OLANDA 3 1 4 UNGHERIA 3 1 3 SUDAFRICA 3 1 0 NUOVA ZELANDA 3 0 4 lunedì 6 agosto 2012 11
LONDRA2012 Se conoscete il vento, o lo scorrere dell'acqua dalla montagna verso il mare, se vi è chiaro il passaggio del sole, o il battito del cuore, il ritmo di una danza, allora avete in mente il segreto di Usain Bolt, l'uomo più veloce del mondo. Quarantuno passi, ampi quasi tre metri: cento metri lui li fa così. Li vince così. Noon ha il margine di Pechino, dietro gli è cresciuta una generazione di emuli, altri ragazzi di terra e di mare, giamaicani come lui, come Yohan Blake, e adesso si abbracciano come vecchi nemici che in fondo non lo sono mai stati. Questo rettilineo è un mappamondo che nessuno può avere in casa: la Giamaica è lo Stato più forte, più grande, più tutto. Gli Stati Uniti sono padroni stanchi, che riciclano velocisti drogati, e solo quelli sono capaci di piazzare sul podio, da anni. Il terzo è Justin Gatlin, ma il terzo, oggi, è nessuno perché il primo è gigantesco e sensuale, spettacolare e dispersivo, un po' bugiardo, un po' menefreghista, i muscoli potenti e armoniosi, è l'uomo dei Caraibi. Non può voltarsi e irridere gli altri, gli serve tutta la pista, tutti i centimetri, anche se poi è primo con qualche centesimo di vantaggio, e a 9 e sessantatré ci può arrivare solo lui, questa è la differenza che ancora conserva, dopo quattro anni vissuto da Dio in terra. Fa il solito giro di pista, lo assapora, coinvolge Blake, trattiene quello che arriva dalla gente, si nutre di popolarità e di affetto, e giura che ancora mangia solo pollo fritto, succo di mele e musica, che questo basta al suo corpo, ai suoi tempi. Gli altri è come se fossero rimasti lì, alla partenza, perché sognavano di batterlo, era la ragione delUn lampo nella notte: Fioretto, ancora oro Cagnotto in lacrime PINOBARTOLI LONDRA FUMO DILONDRA M. BUC. Il velocista giamaicano Usain Bolt alza il dito in segno di vittoria: è lui il re della velocità FOTO DI FRANCK ROBICHON/EPA-ANSA PASSANO,LE ATLETE. LELOROGAMBECORRONO ESI RINCORRONO, IPIEDI POGGIANO IL MENO POSSIBILEMADIVENTANO SEMPREPIÙ SORDIAI COMANDI, OGNIPASSO ÈUN TORMENTO.La maratona è un'idea che segue il bisogno di muoversi; Filippide ha semplicemente indicato una distanza, che percorse per annunciare la vittoria di una guerra. Passano le donne e sono smorfie, tenacia, ribellione: lottano contro loro stesse. Qualcuna si affievolisce strada facendo (la nostra Straneo, comunque ottava: brava), qualcun'altra fiorisce, come l'ucraina Shmyrko: rimonta ma è tardi. È una storia africana, scappano come pellegrine in fuga verso un posto che esiste solo nella loro fantasia. Passano e attraversano la città e non esiste un tour guidato più romantico, più schietto (ce ne sono certamente di meno impegnativi): Londra, come Roma, o New York o qualsiasi posto, è libera quando c'è questa “processione”. Nessuna macchina, le strade sembrano più larghe, l'occhio vede certamente più lontano. Ogni cittadino che si arrischi in quest'azione rivive le sue case e i suoi monumenti, li riscopre, e con essi il proprio presente e l'antico passato. Il campo di battaglia è questo. E questo gli organizzatori hanno voluto mostrare: la maestosità di Westminster e di Buckingham Palace, qui non si fa niente senza omaggiare i reali. The Mall e Trafalgar Square, e poi la ruota e via verso est, sulla sponda del Tamigi per un tratto che è davvero la miglior passeggiata per Londra. Attorno al 35° chilometro, le stradine di Liverpool Street, quelle del mercato Brick Lane, dove - appunto - contano i mattoni con cui sono fatte le case rosse, ai lati. Londra storica (anche dentro la Torre), imperiale, moderna, con lo sconcio «the gherkin» di Foster (lo chiamano così: il cetriolo, ma se somiglia di più a una supposta), e dunque la Londra imbattibile dei suoi parchi. Va bene. Ma ogni maratona olimpica solitamente arriva allo stadio. Non fu così ad Atene, dove si volle ricreare la fatica di Filippide, forse ci saranno state anche altre eccezioni, ma quella di ieri confuta - in sostanza - la propaganda ufficiale che vorrebbe il quartiere di Stratford aggraziato da questi Giochi. Lì sono gli impianti, anche lo stadio. Sicuramente la zona (malfamata) è stata riqualificata, e questa non è una critica alle scelte urbanistiche ma solo a quelle un po' snob che hanno preferito evitare le telecamere nei 6-7 chilometri verso la periferia nord-est della città. Non sarebbero stati al livello degli altri. Sulla strada, intanto, si sviluppa la corsa. Davanti ci sono le atlete attese: in Etiopia e in Kenia correre è sport nazionale, nel senso che nasce dalla materia stessa di quelle Nazioni, dal loro clima, dal suolo che tempra e ossigena con i suoi altipiani, dalla miseria che permette solo questi sport poveri, che nulla chiedono per cominciare a farli: solo voglia, e necessità (per spostarsi). Tre keniane e anche la russa Petrova, che sarà terza - non bastano a turbare la più elegante delle fuggitive, l'etiope Gelana, che corre stringendo i pugni, ognuna ha il suo stile e lo stesso dolore. Ma le strade di Gelana non sono quelle vere Oggi in gara Beach volley: nei quarti Lupo e Nicolai affrontano gli olandesi Ginnastica Morandi negli anelli Nuoto sincronizzato con Lapi-Perrupato 9'63'' per il campione giamaicano che precede il connazionale Blake e Gatlin Nei 3000 siepi vince il keniano Kemboi che dopo l'arrivo scambia la casacca col francese Mekhissi-Benabbad giunto 2° MARCOBUCCIANTINI INVIATO A LONDRA . . . Rispetto a Pechino l'esultanza è più sobria Anche il distacco sugli avversari è inferioreQuanti sono 20 centesimi? Un soffio,uno schizzo in più, una piccolezza impercettibile. Pochi ma pesanti se ti costano una medaglia. È successo a Tania Cagnotto che vede sfumare la medaglia di bronzo in favore della messicana Laura Sanchez Soto. Alla fine la classifica impietosa, alle spalle delle inarrivabili cinesi Minxia Wu (oro) e Zi He (argento), recita: Sanchez Soto 362.40, Tania Cagnotto 362.20. Lacrime amare, fatali il 2° e il 3° tuffo (valutato 69 punti il primo, 68.2 il secondo) che l'hanno ricacciata indietro. Lacrime vere. Nell'intervista a bordo piscina a Sky, Tania si lascia andare: «Mi hanno maledetto a questi Giochi, perdere un bronzo per venti centesimi... Dalla carriera ho avuto tanto... Ora basta? Addio? Non ci voglio pensare». Poco prima, ai microfoni della Rai, la ventisettenne di Bolzano aveva detto: «L'Olimpiade è sempre stato il mio sogno ma evidentemente qualcosa non va, il tuffo che non è andato bene oggi ieri era stato perfetto». Niente da dire sulla medaglia d'oro: Minxia Wu è un talento. Ha iniziato a tuffarsi quando aveva sei anni, tra un trionfo e l'altro ora ha deciso di fare collezione di allori. Prima di quella di ieri, aveva in bacheca già cinque medaglie olimpiche (3 ori). Senza considerare l'impressionante palmarès ai Mondiali (12 medaglie, di cui sei d'oro), l'ultimo nel 2011 a Shanghai concluso con un doppio trionfo: oro nel sincro e nel trampolino. Ma se la Cagnotto ha deluso la scherma ci ha regalato l'ultima soddisfazione. I quattro ragazzi del fioretto hanno conquistato l'oro (il 6° per l'Italia) battendo in una gara tirata il Giappone. È stato Andrea Baldini, livornese, a giocarsi l'oro nell'ultimo assalto. In pedana ha incontrato Ota uno dei più forti fiorettisti di questa Olimpiade. Ota era quello che nel pomeriggio aveva regalato al Giappone la finale battendo la Germania in un extra time convulso e appassionate. L'ultimo punto è stato più volte contestato dai tedeschi. Replay su replay ma alla fine la stoccata è stata assegnata alla squadra asiatica. La sfida tra Italia e Giappone è stata bellissima, tirata. Tocco su tocco, punta a punta e anche punto a punto. L'Italia è stata sempre avanti ma il Giappone non ha mai mollato. La scherma giapponese, nervosa e voloce, ha sempre messo in difficoltà i nostri colori che pure si sono difesi bene. In pedana oltre a Baldini sono saliti Andrea Cassarà, Giorgio Avola e - nel primo turno - Valerio Aspromonte. Proprio quest'ultimo ha dato la spinta dercisiva alla squadra di fioretto. Ha tenuto nel sesto assalto senza patemi il ritorno del giapponese. Cassarà invece ha dato sicurezza nell'ottavo quando il Giappone era giunto a -1. Il lombardo ha consegnato l'ultimo assolto a Baldini con tre punti di vantaggio. Baldini ha fatto poi il resto. Un ultimo assalto perfetto, fantastico senza sbavature. Ha mandato più volte Ota a vuoto e con il suo estro e la sua velocità non ha permesso al giapponese di tirare come sa e soprattutto di rientrare. È finita 45-39. Quello del fioretto è il nostro sesto oro. La scherma è ancora il nostro bacino di medaglie. Un sport, che specie nel fioretto, ci vede primeggiare. Senza rivali. Baldini vince l'oro nel fioretto a squadre con Cassarà e Avola FOTO DI JONATHAN BRADY/EPA 10 lunedì 6 agosto 2012
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