SERGIOPENT s.pent@libero.it WEEKENDLIBRI LUNGA VITA ALLA minimum fax e alle sue iniziative di nicchia che contano due tra le più belle collane letteraria d'Italia: «Minimum Classics», con la riscoperta di autori anglo-americani d'eccellenza - l'ultimo è il denso e claustrofobico romanzo Il condominio di Stanley Elkin - e Sur, marchio indipendente che si giova di un programma di sostegno alle traduzioni e spesso di contributi da parte di enti culturali latinoamericani, ai cui autori è dedicata l'iniziativa. Quando si vuole mettere in piedi la qualità basta l'entusiasmo delle scelte e la volontà di credere nella grande letteratura. Alan Pauls, argentino classe 1959, è uno scrittore di prima categoria, entrato a far parte del catalogo Sur con un romanzo del 2010, Storia dei capelli. Due dei suoi sei romanzi sono stati tradotti in Italia, Ilpassato, da Feltrinelli nel 2007, e Storia del pianto, con Fazi nel 2009. Passati ovviamente inosservati - specie il secondo, quasi impossibile da reperire - ci hanno fatto conoscere un autore arduo, complesso, semplicemente impegnativo, cosa a cui siamo sempre meno abituati. Dotato di un flusso narrativo torrenziale di matrice faulkneriana, nelle tematiche si rivela invece più prossimo a un Kafka sudamericano, non esente da lezioni di maestri che si chiamano Buzzati, Calvino, Landolfi. Nelle pieghe delle sua narrazioni, Pauls rivela lo spirito del disagio argentino, mettendo in campo personaggi ambigui o estremi, calati in una dimensione confessionale irta di spunti memoriali e spezzettata in tempi narrativi da dormiveglia, tra coscienza e ricordo. Non fa eccezione questa magistrale Storiadeicapelli, che andrebbe letta con la lenta pazienza di un pomeriggio d'estate nel fresco di un casolare silenzioso, senza soste, senza ripensamenti. È infatti un unico fiato ininterrotto, privo di dialoghi, di capitoli e di pause bianche, che ci racconta la storia di un'Argentina irrisolta sull'onda delle pettinature che hanno caratterizzato le mode e gli eventi. Il protagonista ha un'età incompiuta ben oltre i quaranta, si ritrova in un salone di parrucchiere e cercare il taglio perfetto per questa stagione precaria, e nel frattempo la memoria lo riconduce al passato, agli anni dell'infanzia e della gioventù, quando tutto sembrava legato a una pettinatura riuscita per averla vinta sul destino: dai tagli di capelli di un bambino biondo e ben crinito alle prime disavventura d'amore negli anni Settanta delle mode «afro», in cui anche i pelami più lisci assumevano consistenze da cavolfiore in esposizione. Sono gli anni in cui l'amico di sempre - Monti - ruba al protagonista l'affetto della sua ragazzina dai mocassini rossi, ma sono anche gli anni in cui l'Argentina vede trionfare una dittatura spietata che cancella con la violenza tutti i suoi oppositori. Ed è ciò che emerge - con una forza sempre appena accennata, che non devia mai dai risvolti «piliferi» privati del personaggio principale - in un contesto di scoperte e di addii quello della moglie, Eva - e nell'incontro con Celso, il parrucchiere perfetto. In quel salone sconosciuto, il protagonista scopre se stesso ma anche gli inganni che sono stati perpetrati al suo Paese, alla sua gioventù, nei sanguinosi anni Settanta. Nella figura estrema - patetica e paradossale - del veterano di guerra amico di Celso, alla ricerca disperata della parrucca della «montonera» Norma Arrostito, accusata a suo tempo dell'attentato al generale Aramburu, c'è tutta la passione dell'Argentina che ha lottato e sofferto per la libertà. I capelli della parrucca, la nuova pettinatura del protagonista, i capelli persi nella chemioterapia dall'amico Monti, al cui capezzale siede - invecchiata - la ragazza dei mocassini rossi: storia di capelli e di esistenze smarrite, in un apologo che è davvero uno dei romanzi più originali e riusciti letti di recente. Stripbook www.marcopetrella.it STORIADEI CAPELLI AlanPauls Traduzione diMariaNicola pagine 183 euro 15,00 Sur Èscoppiata larivoluzione e non so come pettinarmi Conlasua«Storiadeicapelli» AlanPaulsci racconta lavicenda diun'Argentina irrisoltasull'onda delleacconciaturechehanno caratterizzato lemodeeglieventi Pettinarsi: unquadro diEdgarDegas GLIALTRILIBRI UNTEMPOERACHIAMATALA«CAPITALE MORALE» DEL PAESE. OGGI, INVECE, DI «MORALE»ÈRIMASTOMOLTOPOCO.ALMENO AL LIVELLO DELLA VISIBILITÀ MEDIATICA DEI PERSONAGGI CHE PIÙ FANNO PARLARE DI SÉ, QUASI SEMPRE NEL MALE. Ma forse il carattere della sua gente è ancora quello: aperto, concreto, fattivo, Parliamo ovviamente di Milano, che alcuni volumi recenti leggono da diverse angolazioni. LASTORIADELLA CITTÀ Dalle antiche fondamenta romane alla città di Sant'Ambrogio, dalla capitale del ducato dei Visconti e degli Sforza fino alla metropoli post-unitaria, dal protagonismo della borghesia alla crescita legata al boom economico. Il volume curato da Danilo Zardin con il titolo Il cuore di Milano (Rizzoli Bur, pagine 270, euro 12,00) raccoglie una serie di saggi su questi e altri aspetti della storia bimillenaria della città lombarda. Gli autori sono alcuni tra i più qualificati esperti di storia milanese. Ne esce il ritratto di una città basata sull'accoglienza e sul dialogo. Il cattolicesimo ambrosiano, ad esempio, nel Novecento ha saputo porsi in rispettoso e fecondo rapporto con la cultura laica. E questo è una sorta di «codice genetico» che ha permesso a Milano di offrire un patrimonio di appartenenza e cittadinanza, a cui possiamo attingere ancora oggi. GLIANNISESSANTA C'è poi la Milano del boom economico, la capitale culturale ed editoriale, quella di cui Luciano Bianciardi tracciò, ai suoi albori, un ritratto ironico, sarcastico, grottesco, in quel capolavoro insuperato che è il romanzo La vita agra (1962). Un libro pubblicato da BookTime, Milano: il linguaggio deglianniSessanta(presentazione di Giulio Giorello, pagine 330, euro 18,00), offre gli atti di una serie di incontri svoltisi nel 2010 presso il Circolo Filologico Milanese. Si parla della straordinaria densità creativa di quel decennio. Un'esplorazione interdisciplinare unica, analitica per la dovizia di personaggi e luoghi, ma sempre tesa alla ricerca delle ragioni profonde che resero possibile quell'eccellenza: Milano fu allora ai vertici della cultura internazionale. LAMETROPOLIMULTI-ETNICA Al volto forse meno conosciuto, ma sempre più evidente, della città è invece dedicato il libro di Gabriella Kuruvilla, Milano,finquituttobene (Editori Laterza, pagine 180, euro 12,00). L'autrice, nata da padre indiano e madre italiana, racconta la Milano degli internet point, dei fruttivendoli cingalesi, dei ristoranti messicani, delle parrucchiere cinesi. Insomma, la Milano dell'integrazione. In questo, città davvero europea. Sapessi come ècambiata Milano ROBERTOLORENZETTI MILANO Italia, 1946. Le traccedella guerra sonoancora profonde,manel Paesesi avverte l'allegria di un mondoche,dopo tantoorrore, si scopreancora vivo. E ilgrande Torocapitanatoda Valentino Mazzola,è unodei simboli di quel fermento.Capace di scatenare fortientusiasmi, come quellache spinge ilgiornalista trentenne ManlioCancognia farsi 130 kmin bicicletta,daFiumetto all'Ardenza,perveder giocare il Torinodelle meraviglie. TORO DELLE MERAVIGLIE Manlio Cancogni pagine75 euro9,00 Cairo InMacedonia c'èuna municipalità dove la maggioranzadella popolazioneè romesi autogoverna, Šutka,doveSismondiè restato a lungo,conmoglie e figlio: un'osservazione inpresadiretta di un mondoche, peressereconosciuto, richiede l'accantonamentodi pregiudizi sianegativi che positivi. Perciòqueste paginenon sonosolo unsuccedersi di storie e tableauxdi straordinariavivezza,ma anche occasionedidecostruireuna seriedi stereotipi rispettoal popolo «indesiderabile»pereccellenza. M.R. CONFINI DIAMANTI AndreaMochi Sismondi pagine253 euro20,00 OmbreCorte Onetti, scrisseCortázar, è ilpiù granderomanziere latino-americano. Epercolmare questa lacuna Surha iniziato la pubblicazione di tutte le sueopere.«Gli addii»è uno straordinarioracconto incui la lingua e la maestrianarrativa diOnetti risaltano implacabilmente. La storiadi unuomoricoverato in unsanatorioe didue donneche lovanno atrovare, alternandosi: l'impalpabilità senza presadiun realecheti porta sempre altrove,che ègià dasempre altrove. M.R. GLI ADDII JuanCarlo Onetti Traduzione diDarioPuccini pagine 131 euro 14,00 Sur U: venerdì 10 agosto 2012 19
Montepremi 1.839.337,07 5+stella Nessun6-Jackpot 6.771.543,41 4+stella 35.912,00 Nessun5+1 - 3+stella 1.690,00 Vinconoconpunti5 30.655,62 2+stella 100,00 Vinconoconpunti4 359,12 1+stella 10,00 Vinconoconpunti3 16,90 0+stella 5,00 Nazionale 64 40 17 68 38 Bari 82 35 43 59 69 Cagliari 23 6 75 56 46 Firenze 67 53 73 1 70 Genova 38 23 44 47 62 Milano 67 1 64 54 20 Napoli 76 79 53 64 41 Palermo 80 6 23 21 41 Roma 85 90 7 33 64 Torino 24 32 4 54 40 Venezia 28 23 44 74 14 LOTTO 10eLotto 1 6 23 24 28 32 35 38 43 4453 67 73 75 76 79 80 82 85 90 LASPERANZAPRESTODOVREBBEDIVENTAREREALTÀ,«CUOREMATTO»FABRICEMUAMBASTAPERTORNAREAGIOCARE.Il 24enne centrocampista di origini zairesi, a poco meno di cinque mesi da quel terribile 17 marzo in cui rischiò la morte durante la gara di FA Cup tra Tottenham e Bolton, con il cuore che smise di battere per 78 minuti (riprendendo solo dopo una quindicina di interventi con defibrillatori, massaggio cardiaco e respirazione bocca a bocca), ora vede la luce in fondo al tunnel. Stando a quanto riportato dal «Mirror», al ritorno agonistico di Muamba mancherebbe soltanto un ultimo, piccolo intervento per controllare e regolarizzare la frequenza cardiaca. La notizia è venuta fuori in maniera casuale e legata ai social network. La fidanzata Shauna su Twitter ha dichiarato di essersi recata in Belgio per mangiare i waffles, i tipici dolci ricoperti di panna e cioccolato, ma nessuno ha creduto che questa fosse la verità: in realtà, la bella ragazza di colore ha accompagnato il suo Fabrice al decisivo consulto cardiologo, prologo ad un'operazione che dovrebbe essere effettuata oggi, se non è stata anticipata a ieri. Già nelle settimane successive al malore accusato il giocatore aveva dato incoraggianti segni di ripresa, già allora non si escludeva l'ipotesi di un rientro di Muamba, ma ad inizio agosto si è scoperto che il centrocampista era già tornato a giocare, addirittura a maggio, mentre si trovava in vacanza a Dubai con la fidanzata e alcuni amici, oltre ai calciatori Henderson del Liverpool e Richardson di Sunderland: quando Muamba ha sentito parlare della partitella che l'albergo stava organizzando fra lo staff ed alcuni ospiti, ha capito che era arrivato il momento. “Sono rimasto in campo 25 minuti, sembrava una gara normale, ma è stato assolutamente grandioso”, ha raccontato in un'intervista. La fidanzata Shauna su Twitter ha scritto: «Se Dio vorrà, @fmuamba tornerà a giocare meglio e più forte di prima, perché la fede smuove le montagne». La stessa fede che non ha abbandonato Antonio Cassano, che il 29 ottobre 2011 ha rischiato la vita per il problema cardiaco accusato dopo un Roma-Milan che sembrava essere il capolinea della sua carriera. Invece, superato lo choc e un delicato intervento, cinque mesi più tardi il talento di Bari vecchia ha ricevuto l'ok per la ripresa agonistica e il 7 aprile è tornato in campo nei minuti finali della gara contro la Fiorentina. Il suo recupero non è bastato al Milan per conquistare lo scudetto, ma FantAntonio ha fatto in tempo a convincere Prandelli a convocarlo per gli Europei, dove è stato tra i protagonisti della cavalcata azzurra. Una favola a lieto fine si spera sia anche quella di Eric Abidal, il mancino del Barcellona che nella primavera del 2011 ha saputo di essere ammalato di tumore, ma con straordinaria forza d'animo (e dopo un intervento al fegato) ha fatto in tempo a rientrare in occasione della finale di Champions contro il Manchester, con i compagni di squadra che gli hanno dato la fascia di capitano, così da consentirgli di sollevare per primo la coppa dalle grandi orecchie. Pochi mesi fa Abidal ha scoperto che il cancro è tornato a farsi vivo, ma dopo un'altra delicata operazione (andata a buon fine) conta di tornare all'agonismo prima della fine dell'anno. Quello che purtroppo non è successo nell'ottobre del 1977 al capitano del Perugia Renato Curi, stroncato da un infarto durante la gara con la Juve. Una drammatica situazione che si è ripetuta lo scorso 14 aprile a Pescara, con PierMario Morini, centrocampista del Livorno, colto da infarto e morto per una cardiomiopatia aritmiogena. Nel 1989, invece, Lionello Manfredonia, sentitosi male durante un Ascoli-Roma, scampò la morte grazie al pronto intervento dei soccorsi, ma non sarebbe mai più tornato in campo. Sarannorese pubbliche oggi lesentenzedella CommissioneDisciplinare inmerito aldoppio processoal Calcioscommesse, tenutosi la settimanascorsa all'exOstellodellaGioventù delForo Italico.L'organo presieduto daSergio Articoèchiamato avalutare le posizionidi6 club- Ancona, Bologna,Grosseto, Lecce, Novara,Udinese - e di25 tesserati, tracui il tecnicodella Juventus,Antonio Conte, il suo vice,AngeloAlessio; i giocatoribianconeri LeonardoBonucci eSimonePepe; il difensore delBolognaDaniele Portanova; l'excapitano dei felsineiMarco DiVaio. Dei 58 deferiti (13 societàe45tesserati) dal Procuratore federale,Stefano Palazzi, in27(tra cui AlbinoLeffe,Bari,Portogruaro,Siena, Sampdoria,TorinoeVarese), invece,hanno preferitopatteggiare. InumeridelSuperenalotto Jolly SuperStar 19 30 32 39 47 71 35 42 TOMMASOCECCARELLI ROMA Oggi lesentenze Nelmirino6club e25tesserati SPORT ALEXDELPIERO,NELLASUAULTIMAINTERVISTA, L'AVEVA LASCIATA LIBERA. «La Juventus - aveva detto - non deve ritirare la maglia numero dieci. Quella maglia è un sogno e i giovani che arrivano devono sognare di averla. Non sarebbe giusto. Da bambino io sognavo di indossarla, e come me ci saranno tanti altri ragazzini». Il dieci è stato sempre un numero magico per chi gioca a pallone. È il numero di Pelè, di Maradona, di Platinì, di chi sa e soprattutto di chi può, è astuzia, forza, classe, condensate in numero a due cifre. Del Piero, per la Juventus, era tutto questo e anche qualcosa di più. Era cuore e amore, sportivo s'intende, era l'immagine di una squadra e il simbolo di un club. Un simbolo, racchiuso in un numero, in questo caso, che non poteva essere archiviato in un cassetto tanta è la sua forza evocativa. Eppure è quello che la Juventus ha fatto. Forse per rispetto, forse per devozione, forse anche perché alla squadra di Conte manca l'uomo giusto, che condensi quell'insieme di virtù retoriche accennate prima, quest'anno il numero dieci non è stato assegnato. Nessuno dei tanti giocatori che compongono la rosa del club di Torino avrà l'onore, ma anche l'onere, di far parte della storia bianconera. Giovinco, che forse era l'unico, che per classe quanto meno poteva avvicinarsi al suo illustro predecessore, si è preso il 12, mentre Pirlo, più che un giocatore un marchio internazionale, specie dopo gli Europei, è rimasto attaccato al suo 21. Nessuno, dunque, per ora si è meritato il sogno evocato da Del Piero. D'altronde c'era il rischio che il passato recente schiacciasse chiunque avrebbe avuto l'ardire. Del Piero è uno ingombrante. Prima di lui, poi, quel numero era finito nella schiena di personaggi del calibro di Roberto Baggio, ma anche di Zinedine Zidane, tanto per fare due nomi. Due calciatori che evocano ricordi indelebili tra le fila dei tifosi juventini. Il rischio per uno come Giovinco, ad esempio, era quindi rimanere intrappolato in un paragone che sicuramente lo avrebbe fatto diventare ancora più piccolo di quello che è. Se e chi prenderà quel numero, prima di esibirlo, dovrà meritarselo. Dovrà cioè dimostrare di essere da Juventus. «Essere una bandiera» aveva decretato Del Piero «vuol dire tante cose. Essere responsabili, portatori di un messaggio di orgoglio, rispetto, educazione e grinta». L'unica soluzione affinché quel numero potesse essere assegnato era di darlo a un giocatore straniero, digiuno e ignaro. Marotta, l'amministratore delegato della Juve, l'aveva promessa a al calciatore dell'Arsenal Van Persie. Ma l'olandese, nonostante le prime dichiarazioni d'amore, ha scelto il Manchester United, che ora sta trattando con l'Arsenal il prezzo. Sfumati Van Persie e Suarez, che ha ottenuto l'aumento di stipendio dal Liverpool e adesso guadagna 7 milioni l'anno, e archiviato l'arrivo di Higuain e Cavani, all'orizzonte resta una pallida speranza per Jovetic e una possibilità Dzeko, per il quale però Conte non stravede poiché preferirebbe un attaccante con caratteristiche tecniche differenti. Così a Pechino nella Supercoppa di domani contro il Napoli di Mazzarri, non vedremo quel numero sul campo. In attesa che qualche italiano lo conquisti o che qualche straniero se ne impossessi. CALCIOSCOMMESSE GIOVEDÌ 9 AGOSTO Larinascita diMuamba Il 17 marzo l'infarto in campo Ora, forse, torneràagiocare L'operazionealcuore in Belgio. Ilgiocatoresperadi poterrecuperarecomeprima di luihannofattoAbidal eAntonioCassano MASSIMODEMARZI sport@unita.it Il giocatorediorigini zairesiMuambaèstato operatoalcuore inBelgio. Forse torneràa giocare LaJuvesenzaun10 Nessunosiprende lamagliadiDelPiero Assegnati inumeri Giovincoavrà ildodici, Pirlo il21.Troppe responsabilitàeattesa peruntopplayer IlnumerodiecidiAlexDel Pieronon è statoassegnatodallaJuventus U: venerdì 10 agosto 2012 23
UNA COPERTURA DI CEMENTO SI STENDE SULLA PARTE PIÙ CONTAMINATA DEL TERRENO. TUTTA L'AREA NORD DELL'AEROPORTO DI DA NANG È ISOLATA DA UNALTOMUROPERIMETRALE,per impedire ai contadini di entrare e utilizzare l'acqua degli stagni. Ci sono voluti decenni perché nello scalo dove veniva stoccato l'agente orange, il defoliante che ha spogliato le foreste vietnamite, si provasse a circoscrivere il cancro lasciato in eredità dalla guerra Usa. Cinquantuno anni fa, esattamente il 10 agosto, il Pentagono diede il via all'Operation Ranch Hand, nome in codice per il lancio sistematico di erbicidi sul territorio vietnamita. L'obiettivo era quello di lasciare letteralmente allo scoperto i guerriglieri viet-cong e le loro linee di rifornimento, facendo terra bruciata. Gli effetti andarono ben oltre la durata della guerra e il disastro provocato dall'agente orange si può solo stimare a spanne: 400.000 morti, forse il doppio. Cinquecentomila bambini nati con gravi malformazioni, altri ne continuano a nascere. L'agente orange, per quanto se ne sa finora, colpisce fino alla quarta generazione. A mezzo secolo di distanza è partita la prima operazione di bonifica con la diretta collaborazione di Washington e Hanoi. Finora gli Stati Uniti si erano limitati ad elargire qualche finanziamento - 60 milioni di dollari dal 2007 - per interventi di valutazione del livello di contaminazione e sostegno a servizi sociali. Da ieri invece personale statunitense partecipa direttamente alle operazioni di bonifica nell'area dell'aeroporto di Da Nang, una cerimonia ufficiale ha sancito l'evento. Quattro anni di lavoro previsto, per rimuovere 76.000 metri cubi di terreno. La terra, intrisa di erbicida, verrà rimossa e bonificata ad alte temperature, per eliminare la diossina, secondo quanto riferisce l'ambasciata americana ad Hanoi. Sembrerebbe un'impresa titanica ma è solo una goccia. In Vietnam ci sono almeno altri due aeroporti con le stesse caratteristiche di quello di Da Nang, centinaia di località inquinate. Ci vorrebbero decenni di lavoro, un fiume di denaro. I bombardamenti a base di erbicidi sono andati avanti per un decennio, dal 1961 al 1971. Studi successivi, condotti sulla base di testimonianze e rapporti militari, hanno provato a disegnare la mappa del danno. Secondo un rapporto del 2003, finanziato dalla National Academy of Sciences americana, l'agente orange sarebbe stato irrorato su almeno 3.181 villaggi. Ma il danno - la contaminazione del terreno, delle falde acquifere, la dispersione aerea, la contaminazione indiretta da persone venute a contatto con gli erbicidi - ha coinvolto milioni di persone. Difficile dire con precisione quante, un numero che va dai due ai quattro milioni. Forse molte di più. Tcdd, una miscela di erbicidi nati per l'agricoltura negli anni ‘40, per il controllo delle infestanti a foglia larga e usati senza troppi patemi dai farmer Usa nei decenni successivi. Il che non vuol dire che fosse una sostanza innocua, a dispetto della sua trasparenza: incolore come acqua, il suo nome si riferisce alla banda di vernice arancione che ne distingueva i fusti da quelli di altri diserbanti impiegati come armi chimiche in Vietnam (l'agente porpora, l'agente azzurro, il bianco, il rosa). Gli aerei americani ne dispersero una quantità complessiva stimata in 72 milioni di litri - 42 milioni solo per l'agente orange una cifra che una ricerca della Columbia University ha ricalcolato in 100 milioni di litri. L'8,5 per cento del territorio vietnamita ne sarebbe stato contaminato e il tempo non è bastato a ridimensionare la catastrofe. L'eredità della guerra continua ad affiorare nel corpo deformato dei bambini - non sempre il danno si manifesta alla nascita, ma interviene nel tempo nell'incidenza dei tumori, nella diffusione di gravi patologie della pelle, la cloracne, quella fioritura deturpante che abbiamo conosciuto tra le vittime di Seveso e più di recente sul volto del leader dell'opposizione ucraina Viktor Yushenko, avvelenato dalla diossina. L'agente chimico è entrato nella catena alimentare, nel latte materno, nell'acqua, nel riso cresciuto su terreni contaminati. La devastazione delle foreste ha provocato inondazioni, disseminando ulteriormente gli inquinanti. Il governo degli Stati Uniti ha esitato a riconoscere un rapporto di causa-effetto, tra l'impiego di sostanze chimiche come l'agente orange e le conseguenze per l'uomo. Solo nel ‘91 sono stati decisi risarcimenti per i veterani Usa della guerra colpiti da una serie di patologie, classificate come «sindrome del Vietnam»: tra queste si contano anche le malformazioni dei figli degli ex militari, nati anni dopo il loro ritorno dal fronte. Nessun tipo di risarcimento è stato mai riconosciuto invece alle vittime vietnamite, né Hanoi che dal '95 ha riallacciato le relazioni diplomatiche con Washington - ha mai sollecitato misure di riparazione. È stata invece l'Associazione delle vittime vietnamite dell'agente orange a tentare di ottenere una compensazione, citando in giudizio una trentina di grandi aziende produttrici, incluse Dow Chemical e Monsanto, tra i principali fornitori del Pentagono. Le multinazionali sono state accusate di aver sempre conosciuto la reale pericolosità degli erbicidi, ma nel 2007 il ricorso è stato respinto. Nessun risarcimento. L'avvio delle operazioni di bonifica è stato comunque grandemente apprezzato dall'Associazione delle vittime vietnamite, malgrado sia arrivato «un po' tardi». «Significa che il governo statunitense sta assumendo le proprie responsabilità - ha detto alla Bbc, il vicepresidente dell'Associazione, Tran Xuan Thu - speriamo che gli sforzi saranno moltiplicati in futuro. Ma la questione dei risarcimenti rimane. Le azioni legali per ottenerli rimangono in piedi». CULTURE Via l'agente orange Vietnam: partita la prima bonifica insiemeagliUsa IL CAPELLODI VANGOGH Sarà l'esamedelDna atestareunasuaopera Saràun esamedelDna adaccertare se«Natura morta conpeonie», quadro scoperto inuna soffittaolandese nel 1977, siaopera diVan Gogh- portando il suo valorea44milioni dieuro. Il collezionistaMarkus Roubrocks, sostieneche il quadroè autentico, dipintonel 1889, tesi appoggiata da alcunicriticimacontestata dal Museodi Amsterdam.Uncapello rosso trovato sulquadro duranteun restauro, «sepolto»sotto il coloree quindi appartenenteall'autorepotrebbe risolvere l'enigma. MOSTRADI VENEZIA RobertRedford laprimavoltaalLido Il neodirettoreartistico della sessantanovesimaedizione della Mostra InternazionaledelCinema AlbertoBarbera annunciaalcune novità sullakermesse cheprenderà il via il 29 agosto.RobertRedford il6settembre accompagnerà il suo film(«The CompanyYou Keep»);è la primavolta aVenezia per l'attore e regista.Sarà Tornatoreaconsegnare il Leone d'oroa FrancescoRosi,e Martin Scorsese lo omaggeràconun messaggio-video. INBREVE Ildefolianteusato inguerra dagliamericaninonhasolo devastato le forestema ancheibambinicheancora nasconomalformati MARINAMASTROLUCA mmastroluca@unita.it Unaereoamericanosparge l'agenteorange sulle forestevietnamite. Sotto bambini deformatidal defoliante EASTWOODAL CINEMA Tornaafare l'attore ilvecchioClint Soloquattroanni fa la stardi San Francisco,oggi 82enne,avevadetto cheGran Torino sarebbe stato il suo ultimofilmdaattore («nonci sono ruoli interessanti per quellidella mia età»)ora lo ritroviamoneipanni «difficili»diun talent scoutdel mondo delbaseball che, nonostantestia perdendo la vista,decide comunquedi volerchiudere inbellezza la sua carriera.Èquelloche accade in Trouble with the Curve di Robert Lorenzche uscirà in Italiaa fine novembrecon laWarner. ILGIARDINOSEGRETO StaseraadAgriteatro gli incantidiZambon Nel GiardinoBotanico deiMandorlidi Prasco(Casa Mongiut,7) va inscena oggiun fiabescoGiardino segreto, quellodi Lorenza Zambon,conmusica dalvivo di Gianpiero Malfattoper una seratadedicataal teatro, allanaturae al cielostellato.Lo ospitaAgriteatro, festivaldell'Altro Monferratodiretto da ToninoConte, inun ettaro emezzodi terradove vivonocirca 1400speciedi piante.Aseguire l'Osservatorio AstronomicodelRighi di Genova aiuteràgli spettatoria leggere il cielodi mezz'estate. U: 22 venerdì 10 agosto 2012
wwf.it/riutilizziamolitalia Non serve un altro territorio da consumare, serve un grande progetto di riqualificazione per riscoprire un'altra Italia. Compila la scheda di segnalazione delle aree dismesse o abbandonate della tua cittá e proponi la tua idea per riconvertirle a un migliore utilizzo. Hai tempo fino al 31 ottobre. SEGNALA LE AREE DEGRADATE O DISMESSE FAI SENTIRE LE TUE IDEE PER REINVENTARE IL TUO TERRITORIO 24 venerdì 10 agosto 2012
ANDREACARUGATI ROMA Lasciato ogni ormeggio con l'Udc di Casini, Angelino Alfano lancia un nuovo appello alla Lega, nella speranza di un patto per le prossime elezioni. «Crediamo che le condizioni per un'alleanza ci siano», ha detto ieri. «Sarebbe un errore grave che una divisione tra noi e la Lega consegnasse il Nord a una sinistra che ha un grande pregiudizio anti-imprenditoriale». Ma tra i quarantenni della nuova guardia maroniana l'idea di un ritorno di fiamma col Pdl eccita assai poco gli animi. Certo, c'è un gioco delle parti, una ritrosia più a parole che nei fatti, come dimostrano i ripetuti episodi di intesa in Parlamento tra i due vecchi alleati (in primis il voto sul presidenzialismo). E anche i recenti faccia a faccia col Cavaliere, in cui Maroni ha semplicemente sostituito il vecchio Bossi al tavolo. E tuttavia i Bobo boys non perdono occasione per ribadire il loro no ad Angelino. «Non ci sono le condizioni per un'intesa col Pdl perché rappresenta a maggioranza gli interessi del Centro-Sud e sostiene il governo Monti che più sta massacrando il Nord negli ultimi trent'anni», ha risposto ieri il capo dei leghisti lombardi Matteo Salvini. La vera bestia nera dei leghisti è il Cavaliere, e il suo annunciato ritorno. «Berlusconi non è il nuovo: abbiamo già donato un sacco di sangue alleandoci con lui e portando a casa poco e niente. Nove su dieci la Lega va da sola alle elezioni», prosegue Salvini. E aggiunge: «Meglio dialogare con un Pd a trazione nordista». Ancora più esplicito era stato il sindaco di Verona Flavio Tosi: «Alleati col Pdl? Tanto varrebbe spararsi un colpo in testa». In casa Lega si parla insistentemente delle proposte lanciate da Maroni a Formigoni per dar vita a un Pdl nordista, con cui trattare e magari allearsi. Del resto il governatore lombardo, che è appeso al sostegno del Carroccio, non perde occasione per lanciare proposte dal sapore leghista, come la macroregione del Nord perché «il Nord non cela fa più a trainare il Sud, che è la nostra Grecia». Maroni ironizza su Alfano e si dice «deluso» per come il Pdl ha chiuso la querelle con Monti sullo spread. Il segretario Pdl, dal canto suo, rilancia la candidatura di Berlusconi a premier («È il politico italiano con il maggior consenso personale») e chiude con l'Udc: «Avremmo voluto organizzare un'area moderata in Italia, ma Casini ha scelto di allearsi con Bersani e la sinistra e di farsi dettare la linea dalla Cgil». Parole che suscitano l'immediata reazione del leader centrista: «Nell'area moderata c'ero prima di Angelino Alfano e ci rimarrò dopo. Mi dispiace piuttosto che dopo tanti buoni propositi abbiano deciso loro di tornare a Berlusconi». Nell'area centrista si intensificano intanto i movimenti estivi. Casini e Fini stanno cercando di mettere in piedi una lista a «trazione» montiana, che metta insieme quel che resta del Terzo polo, Italia Futura di Montezemolo, ministri come Passera e Riccardi, qualche cattolico di Todi, pezzi di Confindustria legati a Emma Marcegaglia e della Cisl (con un corteggiamento serrato a Raffaele Bonanni per una sua candidatura). Il battesimo della nuova creatura dovrebbe essere ai primi di settembre a Chianciano, dove Casini potrebbe addirittura annunciare lo scioglimento dell'Udc per dar vita al nuovo partito. Di questo si è detto sicuro il presidente Buttiglione, convinto che alle prossime elezioni «non ci sarà più lo scudocrociato». Già si parla di un congresso costituente a novembre. E di decine di parlamentari Pdl pronti a seguire Pisanu nel nuovo contenitore. Ma di nodi ce ne sono ancora parecchi. E tutti intricati. A partire dalla leadership. Premesso che Monti si terrà alla larga dalle elezioni, Casini dovrà misurarsi con Passera (che spinge per avere le redini della nuova creatura) ma anche con le ambizioni della Marcegaglia e con le resistenze in Italia Futura (che è una delle organizzazioni più radicate) a sciogliersi in un nuovo contenitore. Tra l'altro, una parte importante dello staff di Montezemolo non ne vuole sapere del matrimonio con i centristi. E punta a una corsa solitaria, con un programma più marcatamente di centrodestra. Tutto fermo, per ora, sulla nuovalegge elettorale. In attesa che illavoro di tessitura riprenda dopo la pausa estiva. Ma tra chi segue da vicino questo delicato dossier si è sparso un certo ottimismo. L'idea che, nonostante i tanti rinvii e gli altrettanto numerosi strappi del Cavaliere, l'intesa sia a portata di mano. Tale da rendere possibile il varo di una nuova legge all'inizio dell'autunno. «Tra settembre e ottobre si farà, c'è la determinazione di tutti», ha detto ieri Luciano Violante che per il Pd ha seguito per mesi la trattativa, che era arrivata a un'intesa prima delle amministrative su un sistema ispano-tedesco. Intesa poi rinnegata da quasi tutti i protagonisti. Ma i collegi uninominali, che erano di uno dei cardini di quella proposta, sembrano ormai tornati al centro della trattativa, al posto delle preferenze, che il Pdl per qualche tempo ha difeso a oltranza. «La ripartizione dei seggi tra collegi e listini circoscrizionali sembra un fatto acquisito», ha aggiunto Violante. In effetti c'è uno schema di cui si parla ormai da un paio di settimane: una quota maggioritaria di seggi attribuiti con i collegi e un recupero (almeno il 30%) con piccole liste bloccate. Resta fermo lo sbarramento al 5%, si dibatte ancora sul premio in seggi per il vincitore: al partito o alla coalizione? Il Pd ha sempre difeso la seconda ipotesi, ma di fronte a un premio al primo partito non inferiore al 12% sarebbe disposto a discutere. Forse anche a dare il via libera. È su questa ipotesi che gli «sherpa» continueranno a discutere anche in questa pausa estiva. Per poi ritrovarsi nel comitato ristretto del Senato il 29 agosto, e ancora il 5 settembre. Per varare un testo base, e farlo approvare entro settembre dall'Aula di palazzo Madama. Una road map certamente ambiziosa, ma possibile. Visto che ormai lo spauracchio del voto in autunno si è allontanato, e Berlusconi sembra più tranquillo. Del resto, votare con il Porcellum, visti i sondaggi, per lui sarebbe assai più penalizzante: i vincitori avrebbero il 55% dei seggi della Camera, il Pdl dovrebbe dividersi il restante 45% con Grillo, l'Idv, la Lega. E rischierebbe di scendere sotto la soglia psicologica dei 100 onorevoli, anche nel caso in cui il Cavaliere riuscisse ad evitare una debacle alle urne. Insomma, visto che Berlusconi si è sempre mosso solo sulle convenienze (personali e di partito) c'è da pensare che stavolta l'intesa si troverà. Con un premio al primo partito, e nessuna certezza per i vincitori di avere una stabile maggioranza nei due rami del Parlamento. Col nuovo sistema, ogni partito che supera il 5% otterrebbe seggi in proporzione alla percentuale ottenuta (fatto salvo il premio per il primo arrivato). Ma l'elettore ritroverebbe sulla scheda la competizione maggioritaria tra due o più candidati, così come avveniva tra il 1993 e il 2005. Di qui l'ipotesi di un maggiore legame tra eletti ed elettori. Quanto ai listini per la parte bloccata, sarebbero corti, non più di 8-9 candidati, al posto dei listoni del Porcellum con oltre 40 nomi. Sparite dal radar, invece, le riforme costituzionali. La bozza condivisa tra Pd, Pdl e Udc che prevedeva la riduzione del numero dei parlamentari e la sfiducia costruttiva è stata spazzata via dal Pdl a palazzo Madama, con il blitz sul presidenzialismo. E ora, anche la semplice riduzione degli onorevoli, sembra fuori dal novero delle cose realizzabili nei pochi mesi rimasti. Il segretario del Pdl rilancia: «Le condizioni per l'alleanza ci sono». Ma il partito di Maroni chiude Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano passeggia con la moglie Clio per le vie di Stromboli, 1 agosto 2012 FOTO ANSA Alfano si aggrappa alla Lega. Casini punta al listone con la vecchia legge . . . Salvini: «Con Berlusconi abbiamo già dato. Meglio un Pd nordista...» Violantescommettesu unaccordotrasettembre eottobre. Ipunti: ritorno deicollegi,premio alprimopartitoesogliadi sbarramentoal5% A.C. ROMA La riforma slitta ma adesso l'intesa è possibile ILPUNTO Il segretario del Pdl Angelino Alfano FOTO ANSA . . . Il leader Udc lavora a un nuovo partito di centro, ma Montezemolo frena venerdì 10 agosto 2012 3
C.FUS cfusani@unita.it Se il voto in Sicilia è il laboratorio della politica nazionale, le cose nell'isola vanno all'opposto di come è previsto che vadano. Almeno dalle segreterie politiche nazionali. E se è vero - forse una delle poche cose certe del voto per rinnovare assemblea e giunta regionale - che l'Udc di D'Alia e Casini ha stretto un patto inossidabile con il Pd-di-Crocetta, è altrettanto vero che il Pd non sa ancora che pesci pigliare, che il segretario Lupo sta facendo di tutto pur di tenere insieme l'asset Orlando-Fava, versione locale della vecchia foto di Vasto, e che per il partito di Bersani è forte il rischio di spaccarsi nuovamente. Come era già successo a maggio per primarie ed elezione del sindaco. Il tempo per definire alleanze e candidature è poco. Ferragosto è la linea rossa per sciogliere dubbi e dilemmi. Il rinnovo dell'Ars è previsto a ottobre e il governatore dimissionario Raffaele Lombardo potrebbe anche decidere di anticipare le urne al 7 ottobre anziché al previsto 28. Certo, si può sempre obiettare che non ci si deve innamorare dell'immagine “Sicilia-laboratorio nazionale” perchè poi le alleanze tra i partiti, soprattutto nel particulare, seguono dinamiche e sentieri che prescindono dal generale. E comunque un colpo d'occhio dall'alto allo scacchiere Sicilia mostra, soprattutto nel centrosinistra, truppe che sembrano già schierate all'insaputa dei propri generali. L'accordo tra il senatore Udc e plenipotenziario in Sicilia Gianpaolo D'Alia e l'eurodeputato del Pd Rosario Crocetta, il sindaco di Gela antimafia e gay dichiarato, è cosa fatta e dichiarata da almeno 48 ore. Con la benedizione di Casini che mercoledì ha ribadito l'apertura rispetto alle unioni gay («chi convive, anche persone dello stesso sesso, ha diritto a garanzie civili»). E grazie, anche, al lavoro dietro le quinte di un altro senatore Pd, quel Beppe Lumia che tanto aveva creduto nella giunta Lombardo e altrettanto si è dovuto ricredere. Un patto che significa un passo di lato di D'Alia rispetto alla candidatura a governatore. E una candidatura molto forte di Crocetta che non è stato candidato dal Pd, ha il merito della chiarezza e possiede la forza dell'appeal di cui gode, meritatamente, l'ex sindaco di Gela. L'ufficializzazione del tandem, non sarà infatti un ticket, D'Alia-Crocetta doveva avere come immediata conseguenza la discovery del Pd sul proprio candidato: Crocetta, il numero due di Sel Claudio Fava o un «mister x» in grado di mettere tutti d'accordo? Il segretario Lupo procede a ritmo serrato con i colloqui investigativi. Ma non trova la quadra: l'Idv di Orlando non vuole Crocetta e meno che mai lo vuole Fava. «Credo che molti dirigenti, amministratori ed elettori siciliani del Pd - dice il numero due di Sel - vivano con grande disagio l'accordo elettorale con l'Udc e l'imposizione di un candidato da parte del partito di Casini». Poi l'attacco a testa bassa contro Crocetta: «La sua rivoluzione promessa è durata appena un giorno, poi il rivoluzionario s'è alleato con il partito di Cuffaro. Io non prometto rivoluzioni ma cambiamento, coerenza, trasparenza nelle parole e nelle intenzioni. Spero che quella parte del Pd che intende davvero voltare pagina in Sicilia voglia ritrovarsi con me in questa sfida». A pochi mesi dal disastro di maggio, non è un bel momento per il segretario del Pd Giuseppe Lupo. Il dilemma è complesso. Ha tre opzioni: appoggiare Fava e ritornare alla foto di Vasto con la vecchia alleanze Pd-Idv-Sel; puntare su Crocetta, dando la benedizione al cantiere comune progressisti e moderati auspicato da Casini e Bersani; trovare un terzo nome che possa tenere tutti insieme. Da ieri è un vortice di colloqui in casa Pd. Lupo ha già incontrato il coordinatore siciliano di Idv, Fabio Giambrone che avrebbe ribadito il no ad una alleanza con i centristi. È previsto tra ieri e oggi un incontro con Crocetta. La soluzione sarà affidata alla direzione regionale del Pd. La risposta deve arrivare entro Ferragosto. Questione di ore. In tutto questo Lombardo, con la coda dei suoi problemi giudiziari e l'investimento di decine e decine di assunzioni a poche ore dalle dimissioni, resta in pista come e più di prima. Portandosi dietro, al momento, quello che resta del Terzo Polo, Api e Fli. Dal partito di Fini, però, non si esclude di guardare con simpatia alla candidatura di Crocetta. Il Pdl potrebbe risolvere i suoi guai certo non minori di quelli del centro sinistra - candidando il leader di Grande Sud Gianfranco Miccichè. Sarà Berlusconi a decidere, alla fine. Alfano ha già “perso” a maggio, a Palermo e soprattutto ad Agrigento consegnata, per l'appunto, all'Udc. Sarà anche vero che la politica non c'entra nulla. Certo è che la notizia del senatore del pd Giuseppe Lumia e dell'eurodeputato Sonia Alfano in tour nelle super carceri per convincere i boss pentirsi, peserà sulla campagna elettorale in Sicilia (entrambi i politici sono siciliani). E rischia di essere altra benzina sul fuoco nei rapporti già tesi tra la Procura nazionale antimafia e la procura di Palermo. La notizia è stata raccontata ieri dal Corriere della Sera: dalle fine di maggio Lumia e Alfano hanno incontrato due volte il boss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano, il 26 maggio e il 4 luglio. Nello stesso periodo hanno fatto visita anche a Filippo Graviano, ergastolo e 41 bis con il fratello Giuseppe, autori di stragi e omicidi; a uno dei capi dei casalesi Francesco Bidognetti detto Cicciottoemezzanotte; al medico dei boss di Cosa Nostra Nino Cinà. Visite e incontri che, tranne per Bidognetti, temporalmente coincidono con gli ultimi sviluppi di indagine della procura di Palermo sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra nel biennio ‘92-‘94. Ora il punto è che Lumia e Alfano non potevano fare quello che hanno fatto. Sonia Alfano, presidente della Commissione di Strasburgo sulla criminalità organizzata, coltiva questa attività di supervisione dei boss da un paio d'anni buoni. Era l'estate 2010 quando avviò i primi colloqui in carcere con i fratelli Graviano. L'anno scorso fece un po' più notizia un suo incontro in carcere con Totò Riina. La legge prevede che i politici parlamentari possano visitare carceri e detenuti ma solo per verificare le condizioni di salute. Ogni altra attività, e domanda, è vietata dalla legge. Che affida alla Procura nazionale antimafia, che a sua volta può delegare le procure interessate, l'incarico esclusivo di avviare e sondare la disponibilità dei detenuti a colloqui investigativi. Quelli che, in genere, preludono alle collaborazioni. Alfano e Lumia invece hanno chiesto e insistito se non fosse l'ora e il caso di pentirsi e di collaborare con lo Stato. Se finora l'attività di Sonia Alfano è stata, diciamo così, tollerata, si vede che questa volta la presenza di Lumia, ex presidente della Commissione antimafia, la frequenza delle visite e il contenuto dei loro colloqui («alcuni in dialetto siciliano stretto» hanno scritto gli agenti di polizia penitenziaria nel loro resoconto) sono stati elementi tali da far superare la misura. Gli agenti hanno fatto rapporto al ministero. La procura nazionale di Piero Grasso non è stata avvisata. In compenso i due parlamentari avrebbero informato immediatamente quella di Palermo, l'aggiunto Ingroia e Di Matteo, circa quelle «aperture ad incontrare i magistrati, in cambio della tutela dei figli, che avrebbe fatto Provenzano». I pm palermitani infatti si sono presentati in carcere da Binnu, senza avvocato e senza avvisare la Dna. Nulla di fatto, però: le aperture non erano neppure spifferi. Il risultato è devastante. A parte quello che possono pensare i vari boss, compreso quel Cinà che a Sonia Alfano dice «se torna sono a sua disposizione a 360 gradi», ieri l'avvocato di Provenzano ha dettato un comunicato di fuoco contro i magistrati e l'assenza di garanzie per il suo assistito. Il Pdl in blocco ha attaccato «i deputati del Pd e dell'Idv che usano e abusano dello strumento del pentitismo». Lumia e Alfano la vedono così: «La verità è che tutti preferiscono un Provenzano silente, mettere una pietra sopra le indagini sulla trattativa e nel frattempo esporre la nostra attività politica a critiche e speculazioni». La verità, insomma, è che «quei colloqui in carcere fanno paura, noi cerchiamo la verità, altri, nello stato, trattano». Una secca censura arriva dal ministro della Giustizia Paola Severino. Una mano d'aiuto arriva da Fli con Lo Presti che annuncia un'interrogazione parlamentare a tutela dei colleghi sulla «gravissima fuga di notizia». Pd e Idv tacciono. ILCASOSABATO IN EDICOLACON L'UNITÀ «Visite» a Provenzano, polemiche su Lumia e la Alfano Udc, mille euro a testa per finanziare l'assemblea Lequote rosa neicdaportano qualche brivido in un'estate torrida.Neparla left inuscita sabato11 agosto insieme a l'Unità. Perché la leggesulle quote rosaneicda delleaziende quotate in borsac'ègià.E prestoanche tutte le societàpubbliche avrannounaquota riservataalledonne. Ora toccaalla politica.Mase ledonne deipartiti premonoe le donnesindaco aumentano, ilgendergapnella politica ècomunque negativo: l'Italia èal 54° posto-dopo Uzbekistane Mauritania diunaclassifica mondiale di 188 Paesi, mentre in Europa fanno peggiodinoi solo la Repubblica Ceca eMalta. Il settimanale left non uscirà il 18 agosto.Tornerà inedicola sabato25 agosto. Sicilia, Sel e Idv contro il patto Crocetta-D'Alia Rosario Crocetta europarlamentare del Pd FOTO LAPRESSE CLAUDIAFUSANI ROMA Si svolgeràda venerdì7 a domenica 9settembre, il tradizionale appuntamentoannuale dell'Udc,al ParcoFucoli di ChiancianoTerme (Siena).Unatre giorni che in quest'ultimaedizione,come sottolineanodalquartier generaledi PierFerdinandoCasini, rientra a pienotitolo nella “spending review” varatadall'Udc percontenere i costi delpartito. Per far fronte almancato incasso dell'ultimaratadei finanziamenti pubblici, il segretario amministrativo AntonioDe Poli - si leggesul suo sito -hamesso a puntoun «piano di austherity interno»: dunque, la kermessedi Chiancianosarà finanziatadal contributodei parlamentari.Mille euro ciascuno, da ognideputato esenatore, perdare vitaall'assemblea plenaria nella qualedirigentiemilitanti provenienti datutta Italia si confronteranno sui temial centro deldibattito nazionale. Adaprire la manifestazione sarànel pomeriggiodivenerdì il segretario nazionaleLorenzoCesa,mentre Casini interverràper leconclusioni, nellamattinata di domenica. Ilpiano di austheritydell'Udc, fanno saperedal partito, oltrea unastretta sullespese ordinarie prevedeanche la rinunciaa un intero pianonella storicasederomana di viaDue Macelli, incui erano collocatidiversi uffici. Left: le quote rosa scuotono le stanze del potere . . . Pd diviso tra l'appoggio all'europarlamentare e la vecchia alleanza di Vasto. Un terzo nome? Duro attacco di Fava all'ex sindaco di Gela candidato alla presidenza anche dall'Udc Rischiano di ripetersi nel centrosinistra le divisioni e le tensioni delle comunali di Palermo venerdì 10 agosto 2012 7
Se si potessero mangiare i Btp, ilrapporto di Mediobanca avreb-be sicuramente la ricetta giusta per rendere le imprese italiane, anzi gli imprenditori italiani, molto più tranquilli e meno angosciati dalle «montagne russe» dello spread, dalla recessione, dal calo dei consumi e dalla concorrenza dei Paesi emergenti. La sostanza, conosciuta da tutti, è che fare impresa in Italia non conviene più perché il capitale investito non viene remunerato, anzi addirittura viene perso secondo le stime del Rapporto presentato dal centro studi di Mediobanca che ha analizzato circa 2032 imprese italiane nel triennio 2008/2011. Ci rincuorano i dati che sintetizzano una crescita quasi miracolosa del settore alimentare, dovuta essenzialmente al mercato estero. Con il 16,8% di aumento il comparto alimentare e bevande è il migliore in assoluto rispetto agli altri. L'incremento dei fatturati dei cibi Made in Italy negli ultimi 10 anni è essenzialmente dovuto alla capacità individuale delle singole imprese che è da sempre l'unico volano che per la penetrazione sui mercati delle aziende italiane. I 70.000 ristoranti che richiamano all'Italia presenti in tutti gli angoli della terra hanno di fatto accresciuto la conoscenza del cibo di casa nostra e sopperito alle mancanze croniche di promozione del Sistema Italia. Il fenomeno Eataly, a New York è un altro esempio. «Ancora una volta il settore agroalimentare mostra il carattere anti ciclico rispetto agli altri che soffrano maggiormente - commenta Paolo De Castro, presidente della Commissione europea dell' agricoltura - gli spazi di crescita sono enormi in molti mercati europei ed extra-europei». Ma per cogliere queste opportunità non bastano più creatività e sporadici successi. Le grandi imprese del settore esistenti possono giocare un ruolo importante; i dati infatti dimostrano che ci sono prospettive di crescita serie se riusciamo ad organizzare bene le filiere. Non è quindi più il tempo delle improvvisazioni. C'è la necessità di creare un sistema produttivo che sappia cavalcare questa opportunità che il mercato ci sta offrendo. Su questo tema il governo deve osare di più. Dopo l'impegno profuso in sede europea dal ministro Catania per i prodotti di qualità, che pur sempre rappresentano una fetta importante dei 130 miliardi di fatturato del settore alimentare, occorre dedicare attenzione anche all'agroindustria con una politica di sviluppo che sappia coniugare le esigenze dell'agricoltura con quelle della trasformazione. I contesti sono cambiati sia quelli macroeconomici, ma anche quelli ambientali. Anche a livello commerciale i consumi sono diventati una variabile impazzita, sempre in calo, con i Paesi extra Ue pronti a creare nuove barriere doganali, come ad esempio l'Argentina. Dopo le dovute cure, di tagli e riduzione della spesa, è giunta l'ora di creare una politica di sviluppo economico vera che coinvolga anche il settore alimentare ed agricolo. Il governo ed il sistema bancario devono sostenere la costruzione di un nuovo polo alimentare nazionale, attraverso la concentrazione delle imprese ed adeguati strumenti finanziari. In questo momento sono ancora poche le aziende che affrontano con successo i nuovi mercati: Barilla, Illy e pochi altri presidiano i Paesi stranieri. Occorre dare stimoli per creare nuove imprese di grandi dimensioni. Possono rinascere tante Parmalat e Cirio con l'effetto immediato dell'aumento occupazionale. Coniugare qualità, piccoli distretti produttivi con un industria alimentare di grande dimensione è possibile. Questo dovrebbe essere l'obbiettivo italiano. I dati analitici dimostrano che ci sono i presupposti per realizzarlo. La paura da spread si combatte non solo in difesa, ma anche rilanciando sul piano produttivo. FOODPOLITICS Eataly a New York Un volo di circa venti metri in un tratto di strada con tornanti e strapiombi, l'auto che si ribalta più volte nella scarpata, due piloti che restano uccisi. Tragedia mercoledì sera, intorno alle 23, a Santopadre, piccolo comune tra Arce e Ceprano, nel frusinate, dove per sabato e domenica era in programma una gara di slalom con vetture da rally. Sono morti Francesco Cascone, 27 anni, di Sora, e Vittorio Canestraio, 52 anni, originario di Arpino ma residente a Fontechiari, in Ciociaria. Dovevano partecipare alla gara ora rinviata, per lutto, al 21 ottobre. L'incidente si è verificato intorno alle 23, quando la loro auto è uscita di strada in località Barbarossa, capovolgendosi diverse volte. Inutili tutti i tentativi di soccorso: pilota e navigatore sono deceduti sul colpo. Le due vittime facevano parte del «Santopadre Racing Team» (SRT) e stavano portando la loro Renault Clio nella scuderia. All'improvviso la vettura, per cause ancora da stabilire, è uscita fuori strada, finendo in una scarpata e fermandosi solo dopo una ventina di metri. L'auto è andata distrutta e per i due piloti non c'è stato scampo. La gara di Santopadre (nono slalom), «Memorial Tiziana Grimaldi», fa parte del calendario Csai ed è valida per il campionato italiano. «Nella zona dell'incidente - puntualizza la commissione sportiva automobilistica italiana (Csai) - non è prevista alcuna gara rally. L'unica corsa in programma è uno slalom». La tragedia di ieri sera arriva dopo quella simile di venti giorni fa durante il rally «Città di Lucca», dove, anche in questo caso, morirono pilota e navigatore. Sul drammatico incidente, che ha scosso il piccolo comune del frusinate, la procura di Cassino ha aperto un fascicolo. Anche il Codacons chiede di fare luce sull'incidente e invoca «misure efficaci per garantire la sicurezza dei piloti di rally e degli spettatori che assistono alle corse». È caccia al piromane da parte degli investigatori del Corpo forestale a Roma, dopo il nuovo rogo divampato ieri mattina nella capitale sulla collina di Monte Mario, dove le fiamme hanno lambito Villa Madama minacciando la struttura della Comunità di Don Orione, dove si trova la statua della Madonnina che sovrasta lo stadio Olimpico. Secondo fonti investigative, la pista del dolo è quella più battuta: si stanno infatti acquisendo le immagini di videosorveglianza nell'area delle ore precedenti all'incendio e raccogliendo testimonianze. Una o anche più persone potrebbero aver causato l'incendio e non è del tutto escluso, in merito all'ipotesi del dolo, che il rogo di ieri possa essere collegato a quelli dei giorni scorsi. In Procura subito dopo il primo rogo di Monte Mario è stato aperto un fascicolo proprio con l'ipotesi di incendio doloso: gli agenti del corpo forestale avevano trovato tracce di un innesco nei presi di una panchina. Secondo l'ultimo bilancio della Protezione civile di Roma gli incendi oggi sono stati 17 ma molti ancor ai fronti del fuoco aperti in città. Così come in tutta Italia. Sono 36 gli incendi su cui sono intervenuti, in supporto alle squadre di terra in nove regioni, elicotteri e Canadair della flotta aerea dello Stato. Il maggior numero di richieste arrivate al Centro operativo aereo unificato del Dipartimento della Protezione Civile è arrivato dal Lazio, con dieci richieste, seguito da Sicilia (7), Calabria (5), Umbria e Campania (4), Abruzzo e Puglia (2), Basilicata e Sardegna (1). Al momento risultano spenti o sotto controllo 26 roghi mentre su altri dieci stanno lavorando undici Canadair, sette fire-boss e un elicottero S64. La quasi totalità degli incendi è di natura dolosa. Ieri a Pordenone, ad esempio, un uomo residente a Codogne ma domiciliato a Sacile, Alessandro Olto, di 35 anni, è stato arrestato dalla polizia per incendio doloso e resistenza a pubblico ufficiale. L'uomo è stato sorpreso subito dopo aver appiccato il fuoco alla vegetazione secca, in più punti, vicino al muro di recinzione di una ex caserma militare. Dopo essere stato fermato dagli agenti, l'uomo ha tentato di fuggire, ma è stato subito bloccato e trovato in possesso di vari fogli di giornale e di un accendino utilizzati per appiccare il fuoco. Barattoli di vernice, invece, sono stati trovati a Coreglia Ligure, in val Fontanabuona, dove è scoppiato un incendio. Per il Corpo Forestale dello Stato, che sta conducendo le indagini, sono «materiale sospetto» che potrebbe essere stato usato come innesco per il rogo. Un altro incendio è divampato a Varese Ligure, in Val di Vara, nello spezzino. I due incendi, scoppiati la notte scorsa, sono in fase di completo spegnimento e di bonifica. Angelucciminaccia: «LaRegionenonpaga Chiudo il San Raffaele» Il fenomeno Eataly a New York. Ma serve l'impegno del governo e anche delle banche ACURADI MAURO ROSATI maurorosati.it SANITÀLAZIO Una ricetta anti spread? Puntare tutto sull'agroalimentare Auto nella scarpata, muoiono due piloti di rally . . . Sono stati trentasei gli interventi effettuati dai Canadair della Protezione Civile ITALIA Ancora incendi A Roma è caccia al piromane La Protezione civile mentre spegne l'incendio a Roma FOTO DI CLAUDIO PERI/ANSA Roghi in quasi tutta la penisola. Brucia la collina di Monte Mario. A Pordenone un arresto PINOSTOPPON ROMA Lachiusuranelleprossime 48 ore di ben13strutture sanitarienel Lazio che fannocapo alla San RaffaeleSpa con ladimissione forzata dioltre 2000 pazienti e il licenziamentodi 2074 dipendenti.È la minaccia presente in unanotaSanRaffaele spa-Tosinvest pchepunta ilditocontro laRegione Lazionei confronti della quale il gruppo-sostiene il comunicatovanta«creditiper250 milioni di euro».Nellanotaviene ricordato anche«il taglio di400 posti lettoe l'abbattimentodel 25% delle tariffe col richiesto incrementodi 300unità lavorative».L'assessorato alla Sanità dellaRegioneLazio replica algruppo di«avere liquidato tutti i crediti certi» esottolineache sui 250milioni vantati «chesi riferisconoad annidi gran lungaprecedenti all'attuale amministrazione,va precisatoche gli stessinon trovano i necessari riscontri nelladocumentazione agli atti dell'AssessoratoallaSalute». Il gruppoSan Raffaele lamenta anche «disparitàdi trattamento che la stessa Regioneapplicanei confronti dei vari Istituti sanitaridel Lazio». Per questo il gruppominacciadi chiudere le 13 strutturesanitarie . 12 venerdì 10 agosto 2012
Nemmeno il tempo di metabolizzare la spending review, approvata tra polemiche ancora in essere, che il governo sta già mettendo a punto la campagna d'autunno per abbattere il debito pubblico e reperire ancora risorse da destinare al rilancio dell'economia. La spending review parte seconda dovrebbe focalizzarsi sul taglio ai finanziamenti di partiti e sindacati, ancora alla spesa pubblica e agli sconti fiscali, riordinandoli attraverso la delega fiscale parcheggiata alla Camera. Non solo nuovi tagli alla spesa, e dismissioni di beni mobili e immobili per aggredire il debito (si parla di cessione di asset per 15-20 miliardi l'anno per 5 anni); per l'autunno si punta anche a rilanciare l'economia reale attraendo nuovi investimenti, favorendo la nascita e la vita delle imprese e dando nuove opportunità di lavoro, con misure che potrebbero viaggiare autonomamente per decreto oppure essere ospitate nel provvedimento più ampio di ulteriore revisione della spesa. Del nuovo pacchetto, in arrivo tra settembre e dicembre, si dovrebbe iniziare a discutere già nel Consiglio dei ministri in programma per oggi, l'ultimo prima della pausa di Ferragosto, che tra l'altro approverà il decreto per l'anticipo dei trasferimenti finanziari ai Comuni per 1,2 miliardi. Forse, la stessa riunione servirà anche a chiarire l'ultima uscita del ministro (all'Istruzione) Francesco Profumo, che ieri prima ha parlato di «lunghe discussioni» avute dal governo sulla possibilità di chiedere l'attivazione dello scudo anti spread europeo, tramite il ricorso ad acquisti calmieranti di titoli di Stato da parte del fondo europeo Efsf. E poi ovviamente ha smentito: «Non c'è stata alcuna lunga discussione» e «rispetto alle parole di Monti dei giorni scorsi non c'è nulla di nuovo». Un nuovo Cdm è fissato per il 24 agosto ma potrebbe essere anticipato al 20 o al 21 agosto. Tanto che anche le Camere sono in allerta, pronte a una rapida seduta per incardinare eventuali provvedimenti d'urgenza. Del resto, il premier sarebbe intenzionato ad anticipare l'esame della legge di stabilità a settembre-ottobre, ecco perché avrebbe l'urgenza di incardinare al più presto gli altri provvedimenti per ottenere il via libera del Parlamento prima che, con l'autunno, si apra la campagna elettorale. PARAMETRIROZZI Ma intanto continuano le polemiche sulla spending di questi giorni: «Ci sta arrivando addosso uno tsunami, ma non saremo noi i liquidatori dello stato sociale in Toscana», dice il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi in merito al provvedimento a cui ieri è stata dedicata una seduta del Consiglio regionale. «Siamo di fronte a provvedimenti nazionali insostenibili - aggiunge - e che mi auguro il governo voglia rivedere. La manovra avrebbe dovuto avere un maggiore segno di equità. Vogliamo accettare la sfida, che è quella del mantenimento dello stato sociale riformandolo». «Continueremo in una politica di rigore e nella spending review, ma non basterà. Quindi - continua Rossi prima di tutto dobbiamo razionalizzare e riorganizzare il sistema sanitario pubblico e ad accesso universalistico, facendo uno sforzo per alzare il nostro livello di riforma eliminando eccessi, doppioni e agendo soprattutto sul versante della qualità». Il governatore accetta di mettere a punto «interventi di riorganizzazione e revisione della spesa, ma non con i parametri proposti, perchè sono rozzi, bensì puntando a mantenere qualità e accesso ai servizi». «Da oggi spiega - iniziamo una politica difficilissima, chiedendo ai cittadini di compartercipare alla spesa secondo criteri di un'adeguata equità e possibilità di contribuzione, utilizzando il principio costituzionale della progressività in base a reddito». Già questa mattina la giunta toscana si riunirà per assumere le decisioni sugli interventi per fare fronte al decreto governativo. Tra questi la riorganizzazione del sistema sanitario e l'aumento del ticket per farmaci e diagnostica e per i biglietti e abbonamenti dei treni regionali, salvaguardando le fasce di esenzione. BASTATAGLI AICOMUNI Si fanno sentire, intanto, anche i Comuni, ai quali il supercommissario Bondi ha promesso un piano di sforbiciamento dopo l'estate. «Se Monti pensa a un nuovo piano antidebito non faccia ricadere ulteriori sacrifici sui Comuni. Le municipalità già da settembre in poi faranno fatica a sostenere il welfare locale», dice per l'Anci Antonio Satta. «I tagli effettuati con le precedenti manovre e con la spending review dimostrano che il governo non conosce affatto le funzioni dei Comuni - continua Satta Colpire i Comuni vuol dire smantellare l'ossatura del Paese, che sta reggendo in questo momento di crisi». ILCOMMENTO RONNYMAZZOCCHI La sede centrale della Bce a Francoforte in Germania FOTO LAPRESSE SEGUEDALLAPRIMA Ma tutte queste iniziative contengono un messaggio che purtroppo nessuno dei proponenti ha voluto rendere esplicito, come invece sarebbe stato auspicabile. Se infatti il livello di indebitamento italiano, invece di scendere, continua a salire, è evidente che la cura da cavallo adottata nell'ultimo anno non sta raggiungendo gli obiettivi sperati. Proprio nell'agosto del 2011 era diventata piuttosto popolare nel dibattito pubblico italiano ed europeo l'idea che una incisiva correzione fiscale da attuarsi nel più breve tempo possibile avrebbe restituito la fiducia agli investitori internazionali, facendo scendere rapidamente lo spread e favorendo così una diminuzione del nostro debito pubblico. Una ricetta che il nostro governo ha attuato con la diligenza di uno studente da primo banco, ma che si è dimostrata del tutto inutile se non addirittura dannosa per rimettere in carreggiata il nostro Paese. I capitali, invece che rientrare, sono defluiti verso il centro Europa o verso altre mete più sicure, e lo spread, invece di calare, si è assestato stabilmente fra i 400 e i 500 punti base, facendo sì che il costo dell'indebitamento si inghiottisse tutto l'avanzo primario faticosamente ricostituito a colpi di aumenti nella tassazione e tagli di spesa. Le ragioni per cui la cura non ha dato gli effetti desiderati sono essenzialmente due: da un lato, una grave sottovalutazione della natura sistemica della crisi europea, che non poteva essere risolta assegnando i «compiti a casa» agli studenti più discoli ma solo affrontando di petto le fragilità dell'assetto istituzionale dell'unione monetaria. Dall'altro, per troppo tempo vi è stata una generale sottovalutazione - se non addirittura la negazione - degli effetti recessivi delle manovre di aggiustamento fiscale. Il miracoloso rimbalzo di fiducia pronosticato da autorevoli commentatori purtroppo non si è visto e oggi ci ritroviamo con un Pil che, calando di due punti e mezzo in un anno, ha reso ancora più gravoso il fardello del debito sulle nostre spalle. Il fatto che tutti i piani di riduzione dell'indebitamento presentati negli ultimi giorni partano dalla premessa che ulteriori dosi di austerità fiscale avrebbero conseguenze catastrofiche per il nostro Paese costituisce dunque un grande passo avanti soprattutto dal punto di vista culturale. L'idea che si potesse uscire da una recessione aumentando le tasse e riducendo la spesa era una bizzarria che potevamo francamente risparmiarci e che forse ci avrebbe evitato le difficili scelte che ci si presenteranno davanti nelle prossime settimane. Le proposte anti-debito, oltre a rispondere agli impegni di risanamento assunti in sede di riforma della governance economica europea, cercano infatti soprattutto di evitare la deriva di un commissariamento del nostro Paese ad opera di organismi europei e internazionali. Si tratterebbe di una umiliazione non solo dal punto di vista politico, ma anche economico. Finire incagliati nelle strette maglie di un programma sovranazionale di risanamento significherebbe perdere anche quei pochi margini di manovra che ancora il nostro Paese è riuscito a conservare negli ultimi mesi, con il rischio che le decisioni sul nostro modello sociale e di sviluppo vengano prese interamente altrove, spogliando ancora di più la nostra già indebolita democrazia nazionale. Purtroppo i piani anti-debito finora presentati rischiano di non raggiungere l'effetto sperato e di rimandare solamente l'appuntamento con l'inferno. Anche il meno ambizioso di questi progetti - quello del ministro Grilli - è basato su una stima di crescita del nostro Pil che appare difficilmente realizzabile se non del tutto irrealistica. Rilanciare il nostro sistema industriale e produttivo attraverso adeguate politiche economiche diventa quindi la priorità per allontanarci dalla zona rossa del commissariamento. Come ricordava Paolo Bonaretti ieri su queste pagine, il ministro Passera non sembra intenzionato ad intervenire perché ideologicamente contrario a qualsiasi forma di dirigismo. Probabilmente bisognerà chiarire al governo che l'alternativa per i prossimi mesi è che il dirigismo lo facciano gli altri, a casa nostra e secondo i loro interessi. I piani anti-debito non bastano se non c'è la crescita LAURAMATTEUCCI MILANO Ladifficilecongiunturadell'Europa spaventa le bancheamericane, che corronoai ripari. L'ultimo istituto a prendereprovvedimenti è stato GoldmanSachs, chehatagliatodel 92 percento l'esposizioneal debito italianonell'ultimo trimestre, invertendo il trend rispetto ai primi tre mesidell'anno. Gli investimenti in titoli diStato italianinel portafoglio della bancad'investimento, comesi legge nelladocumentazionepresentata alla Sec, sono calati a 191 milionidi dollari a giugno,dai 2,51 miliardidi marzo.La fugadegli investitori stranieriha fatto schizzaregli acquistidibond daparte dellebanche italiane, chesecondo un reportdella Bancad'Italiahanno aumentato l'esposizionedi 14miliardi dieuroa 316miliardinel mesedi giugno,segnando un nuovorecord. I timoridelle banche americanesul fronteeuropeosono confermatida un sondaggiorecente dellaFederal Reserve.LaBancacentraleamericana ha fattosapere cheoltre la metàdegli istitutiche hannofornitoprestiti a bancheeuropee continuano a irrigidiregli standarddi credito, perchétemonoun peggioramento ulterioredella crisidebitoria. PeròGoldmanSachscontinuaa fareaffari in Italia. Il Tesorocomunica chesonostati individuati i peritiper la valutazionedelle partecipazioni detenutedallo Stato in Sace, Fintecna eSimest per l'eventualecessione delle stessea Cassa Depositie Prestiti ai sensidall'art. 1 deldecreto leggen.87 del27Giugno2012. Inparticolare è statoconferitoa GoldmanSachs l'incaricodivalutatore diFintecna. Oggi Cdm, Monti prepara le sforbiciate di settembre Rossi (Toscana): «Difendiamo lo Stato sociale» Spending review-bis, in arrivo altri tagli per politica e statali . . . Sottovalutati gli effetti recessivi delle manovre di aggiustamento dei bilanci pubblici Flash mob martedì del pubblico impiego Cgil e Uil davanti Montecitorio FOTO ANSA GOLDMAN SACHS Taglia investimenti su Btp, mafa affari col Tesoro . . . Profumo: «Lunghe discussioni per attivare lo scudo antispread» Poi smentisce venerdì 10 agosto 2012 5
Diecipezzicaldi 02HereComesTheSun Beatles 03CaliforniaSun TheRivieras 04SunshineOfYourLove Cream 05Play InTheSunshine Prince 06SetTheControlsForThe EarthOfTheSun PinkFloyd 07StaringAtThe Sun TvOnTheRadio 08SunshineRain King'sX 09HoneyInTheSun CameraObscura 10GoodDaySunshine Beatles mademan.com ALDOGIANOLIO aldogianolio@tin.it Nelrecentequintoalbumil trombettistaTomHarrell costruiscenuovesonoritànitideedessenziali Kinks WEEKEND DISCHI È UN PICCOLO MA SIGNIFICATIVO EVENTO, L'USCITA DI «MID AIR», COME SEMPRE QUANDO SI TRATTA DELLA MUSICA DI PAUL BUCHANAN. L'EX CANTANTE DEI BLUE NILEROMPECONQUESTOALBUMUNSILENZIODURATO QUASI OTTO ANNI E LE SUE CANZONI SONO, ANCORA UNA VOLTA, DI GRANDISSIMA INTENSITÀ. ANCHE PERCHÉBUCHANANHADECISODIASCIUGARLEILPIÙPOSSIBILE,rinunciando al respiro ampio e alla lunghezza che le hanno caratterizzate fin da principio. Forse la Scozia, in cui è nato nel 1956, non è conosciuta ai più per la poesia e la letteratura, ma provate a paragonare dei versi di Robert Burns a quelli di poeti suoi contemporanei e sarete spiazzati dalla loro semplice bellezza. E se ci perdonate l'azzardo, all'amore immerso nella natura cantato da Burns potrebbe corrispondere quello urbano di Buchanan. «Sì bella tu sei, mia leggiadra fanciulla, che pazzamente innamorato io sono; e sempre t'amerò, mia cara, finché non s'asciugheranno tutti i mari», scriveva Burns in Afton Water; «Tinseltown sotto la pioggia, tutti, uomini e donne. Siamo qui presi in questo grande ritmo», cantava Buchanan in Tinseltown In The Rain, la canzone che, con il suo esplicito riferimento all'ipocrisia di Hollywood e il suo andamento incalzante, fu la chiave del successo dei Blue Nile nel lontano 1983. Nati due anni prima dall'incontro tra Paul Buchanan, Robert Bell e Paul Joseph Moore, i Blue Nile fanno di necessità virtù, usando un'elettronica elementare per vestire le loro suggestive composizioni. Il nome che scelgono ha forse a che fare con la scoperta del Nilo Azzurro, che l'esploratore scozzese James Bruce individua nel Settecento come sorgente del fiume sacro degli Egizi. E un pizzico di mistero li caratterizza da subito: arruolati dalla Linn, una società che si occupa di alta fedeltà, i Blue Nile vendono ottantamila copie di A Walk Across The Rooftops. Ma anziché approfittare del successo, pubblicano dischi con una frequenza che diventa subito leggenda: Hats (1989), Peace At Last (1996) e High (2004). Buchanan presta la sua voce ad Annie Lennox o a Robbie Robertson, ma si tratta di episodi isolati e sporadici, che sottolineano la peculiare solitudine della band scozzese. Prima di riaffrontare Mid Air, uno degli album più belli del 2012, vi consigliamo di cercare su Youtube la versione di Tinseltown In The Rain che i Blue Nile hanno eseguito nel 2007 nel celebre show televisivo di Jools Holland e di ascoltare con uno dei loro capolavori: Soul Boy, tratta da High. «Lascia che io sia il tuo soul boy. Non c'è mai stata nessuna come te. Degna di fiducia e sincera per così tanto tempo. Voglio essere amato da te. E quando sarò amato da te, sarò il tuo soul boy». Parole che qualsiasi innamorato potrebbe pronunciare, ma che nell'universo poetico dei Blue Nile sfiorano il sublime. E in fondo ci sembra che proprio dalla rarefatta bellezza di SoulBoy nasca l'approccio minimalista di Mid Air. Buchannan ha eliminato tutto ciò che sentiva superfluo per darci qualcosa che, come direbbe Robert Burns, durerà «finché non s'asciugheranno tutti i mari». OGGI NELJAZZ,MAANCHE NELLEALTREFORMED'ARTE, SEMBRAESSERSIACUITOILDISTACCOFRAIPERCORSIPARALLELI DI CHI SI DEDICA ALLA SPERIMENTAZIONE E DI CHI INVECE SI RIFÀ, RECUPERANDOLA, ALLA TRADIZIONE.Anche il pubblico è diviso, più manicheamente dei musicisti, ogni ascoltatore riscontrando il meglio nel campo da lui sostenuto. Jazz eccellente, naturalmente, ne scaturisce di continuo (del resto anche l'avanguardia, che nel jazz esiste dalla bellezza di sessant'anni, non sfugge al pericolo della ripetitività e del risaputo). Il punto di vista di Giuseppe Verdi (che non era uno sperimentatore), secondo cui nell'arte non tutto quello che è nuovo è bello e non tutto quello che è bello è nuovo, sembra calzare a pennello per la musica del sessantaseienne trombettista e compositore statunitense Tom Harrell, uno di quei non-sperimentatori che pur rifacendosi a canoni arcinoti riescono a dire cose nuove con sagace sapienza. Anche con il recentissimo Number Five, il suo quinto album per la casa discografica High Note (copllaborazione iniziata nel 2003 con i due cd Wise Children e Sail Away), Harrell continua il proprio cammino artistico alla ricerca, si potrebbe dire, della «semplicità nella complicatezza». La complicatezza c'è, eccome, ma sempre più non si palesa all'ascolto, tanto fluida e senza alcun apparente sforzo scivola l'esecuzione. Degli undici brani, solo quattro sono suonati con l'intero gruppo (da sette anni composto dal tenor sassofonista Wayne Escoffery, il pianista Danny Grissett, il contrabbassista Ugonna Okegwo e il batterista Johnathan Blake); gli altri invece eseguiti con varie combinazioni, il solo, il duo, il trio e il quartetto; poi, a parte tre standard (Blue'n'Boogie, Star Eyes e A Blue Time), tutte le composizioni sono sue. L'Harrell compositore si dimostra non meno importante dell'Harrell solista: le sue architetture meticolosamente calibrate rivelano un'inesauribile e danzante fantasia melodica inscatolata in sghembe strutture geometriche piene di sagaci infioriture. Anche come solista Harrell è oltremodo personale: i suoi immacolati interventi solistici, essenziali e inusuali, nitidi e lirici, estremamente tormentati, a volte malinconici (ma mai snervati, anzi l'esatto contrario), fanno da contraltare all'esuberanza agguerrita del virtuosistico sassofonista Escoffery, fiero nel proporre linee melodiche dense e provocatorie. Sunny Afternoon Rarefatta bellezza Ilnuovosublimealbum dell'excantante deiBlue Nile PAULBUCHANAN MidAir NewsroomRecords GIANCARLOSUSANNA g.susanna@tiscali.it L'alchimistacherende semplice lacomplessità TOM HARRELL NumberFive HighNote LECANZONI DELSOLE GLIALTRIDISCHI IN MOLTI AVRANNO SCOPERTO L'ESISTENZA DEL REGISTA FRANCESE GEORGES MÈLIÈS, pioniere del cinema di fantascienza, grazie al recente film di Martin Scorsese Hugo Cabret che a lui rende sentito e incondizionato omaggio. Fra i tanti frammenti delle pellicole mostrati non potevano mancare quelli del suo cortometraggio più celebre Le voyage dans la lune (1902), recentemente restaurato in una smagliante versione integrale (14 minuti) e a colori. A firmarne la nuova colonna sonora è stato chiamato il duo parigino degli Air, che adesso ha pubblicato il cd dal titolo omonimo, edito da Virgin. Dura il doppio del film e contiene non solo gli strumentali realizzati appositamente per le immagini ma anche alcune canzoni direttamente ispirate da questo improbabile, sgangherato, analogico viaggio spaziale. Ad emergere è decisamente il lato più cinematico della loro musica, che per l'occasione si è fatta più fluida e psichedelica, leggermente inquietante e vagamente acidula. Certo sempre elegante, ma mai patinata. Come al solito, una produzione impeccabile ne confeziona il suono, divenuto ormai inconfondibile e sicuramente fra i più apprezzati nella scena electro-pop degli ultimi anni. Airsulla luna Colonnasonora elettro-pop PIEROSANTI pierovic@libero.it Ilmusicistascozzese PaulBuchanan Dopoaverguidatoper moltianni i Miracle Mile,TrevorJones ha intrapresouna carrierasolistamolto interessante.«Ghost OfSong»ciproponeora alcunecanzoni tratteda «Hopeland»(2009)eda «Keepers»(2010).Tolti dalcontesto sonorodiquesti duecd, i suoi brani acquistanounrilievodifferente, mostrandociancora una voltaquanto sia importante la costruzione diunalbum. G.S. JONES GhostOf Song MeMeRecords Breveflashback. 1995: una band americanaguidatadaJosh Haden, figlio d'arte (diCharlie Haden), cantante, autoree bassista, conquista una notevolevisibilitànel circuito alternativo.Complici le morbidee inquietantiballatecostruiteattorno alla suavoce. Il successo di «TheBlue MoodsOf Spain» perònon si ripete. Questospiegaalmeno inparte lo scetticismoche haaccoltoquesto album.Assolutamentemal riposto, perché«TheSoul OfSpain» è il vero erededeldiscod'esordioe smentisce i piùsospettosi appassionati. G.S. SPAIN TheSoul Of Spain Glitterhouse Uncantante italianoche sipropone come unsoul singer? Diciamolo subitoe chiaramente: civuoleun'adesione profondaaun mododi intendere la musica (e lavita) per fare undisco comequesto. Nonsi tratta solodi saladi registrazioneo diproduttore– siapureeccellenti comei DunhamStudiosdiBrooklyne Thomas «Tnt»Brenneck, vedi anche la collaborazioneconAmy Winehouse– e neanchedi pura tecnica.Eccellente. G.S. LUCA SAPIO WhoKnows AliBumaye U: 18 venerdì 10 agosto 2012
UNACARRIERACOSTELLATADICINEMAADALTOIMPEGNO,DALPLACIDO RIZZOTTODEL2000,ILSINDACALISTA UCCISO DALLA MAFIA, AI FILM COLLETTIVI SUL G8DIGENOVAOPERIDIRITTIUMANI, il Rosso Malpelo girato dando il ricavato in favore dei bambini boliviani: non stupisce trovare la firma di Pasquale Scimeca in calce all'appello per salvare Cinecittà rivolto al presidente Luigi Abete, a Roberto Cicutto e al ministro Ornaghi. Lo «sciopero a rovescio» del gruppo di registi, sceneggiatori e produttori al quale ha aderito Scimeca è ambizioso e concreto al tempo stesso: realizzare una collana di 22 film a bassissimo costo, da girare in digitale, per riportare lavoro a Cinecittà. «È la nostra Hollywood, un simbolo nel mondo - spiega il regista siciliano -, un mondo vivo fatto di laboratori e luoghi entrati nel mito come lo Studio 5 di Fellini, dove hanno lavorato centinaia di tecnici e di maestranze. Non si può pensare di trasformarlo in luogo di villeggiatura con alberghi e piscine. Non si può snaturare un patrimonio reale dove sono stati girati i film più belli della storia del cinema. È una ricchezza che non deve essere dispersa, le strutture esistono già a Cinecittà, basta investire una quindicina di milioni per farla ritornare a essere quello che è sempre stata. Buon management e volontà politica, ecco quello che serve, mentre noi registi ci schieriamo dalla parte dei lavoratori: un Paese che non si racconta non esiste, una Cinecittà che non produca cultura cinematografica non ha senso». Qualè il film che ha in mente per «Un paese o no, unaCinecittà ono»? «Una cosa grossa che mi porto dietro da qualche anno: l'idea di fare un film su Mario Balotelli, il calciatore della Nazionale. Non era ancora il divo che è oggi quando mi è venuto in mente di fare un film sulla storia di questo ragazzo che arriva dall'Africa e diventa calciatore. Mi colpiva la tristezza profonda che si legge nei suoi occhi, la rabbia che si porta dentro, quel non gioire mai, innaturale in un ragazzo che fa gol». L'ha incontrato di persona? «No. Il mio interesse è sul personaggio, su come si riflette su di lui l'Italia contemporanea. Ricostruire la biografia di un ragazzo che a vent'anni si ritrova calciatore famoso, inseguito dai gossip sui rotocalchi tra amori, fidanzate e improvvise bravate come tirare con la cerbottana di notte durante una trasferta in Inghilterra. Insomma, frugare nella tormentata vita interiore di ragazzo nero che cresce all'interno di una famiglia adottiva della buona borghesia bresciana, mentre i suoi genitori e i suoi fratelli di sangue sono migranti sbarcati a Palermo che campano alla giornata». NelfilmriporteràunBalotellivistoanchedallaprospettivadei verigenitori? «Era il soggetto originario del film, che era inteso in senso documentaristico: andare a vedere cosa è successo ai suoi fratelli neri che vivono nella multirazziale Albergheria, antico quartiere arabo di Palermo». Chisarà il protagonista? «Mi piacerebbe che fosse Balotelli stesso, ma ora che è così famoso vedremo...». Scimeca,leihapartecipatoadaltreesperienzecollettivecomeregista.Hapotutoverificareunacerta efficacia nello spostare il senso delle cose? E qualeprogetto leè piùcaro? «Sicuramente il lavoro di gruppo sul G8 di Genova - Un altro mondo è possibile promosso da Citto Maselli nel 2001, ha cambiato qualcosa di quella vicenda, di come è stata vissuta, riportando un minimo di senso e di verità. Sono rimasto molto affezionato, invece, al progetto su Porto Alegre, di cui ho curato anche il documentario Sem Terracon Roberto Torelli. L'incontro con questi indios che occupano terre incolte per coltivarle e dare un senso alla loro esistenza è stato emozionante. Un po' quello che facevano i nostri contadini mezzo secolo fa, quando coltivare la terra era anche creare un sistema di valori. Il lavoro come centro dell'esistenza e non la speculazione». IlsuolavorodicinemacivileprosegueancheaVeneziachequest'annoospitacomeeventospeciale il suoomaggioaFalconeavent'annidallamorte... «Convitto Falcone, in realtà, è pensato come film più pedagogico, pensato per le scuole e interpretato da scolari e attori insieme. Non si racconta la storia del magistrato ucciso dalla mafia ma di un ragazzino di undici anni che frequenta la scuola a lui dedicata e che non sa niente di quella storia. È attraverso gli educatori che viene a sapere di come Falcone e Borsellino sono stati eroi del nostro tempo. Gente che affermava di fare semplicemente il suo dovere. Venti giorni prima di essere ammazzato, a un giornalista che gli chiedeva perché rischiava tanto, Borsellino rispose: “Per spirito di servizio”. Una frase antica che parla di un eroismo nuovo, diverso, dell'essere normali. Niente di più e niente di meno. È questo che porterà il ragazzino a fare scelte diverse, rientrare nella legalità. Voleva truccare la finale di una partita di calcio, ma quando scopre le storie dei due magistrati, capisce che non è possibile farlo in un convitto chiamato “Falcone”». L'INTERVISTA IlmioBalotelli perCinecittà Scimeca,unfilmsulcalciatore africano diventato divo in Italia WEEKENDDISCHI : Dopoottoanni tornaPaulBuchananconunalbumsublime P.18 LIBRI : Storiadell'Argentinaattraverso leacconciaturediAlanPauls P.19 ARTE : All'HangarBicocca iKabakove ilgenialecubanoWilfredoPrieto P.20 U: Unastoriadell'oggiL'ideaoriginariaeradi raccontare il personaggiovistodallapartedeigenitori rimastiaPalermo AVenezia, invece,porterà il film«ConvittoFalcone» ROSSELLABATTISTI rbattisti@unita.it UnritrattodiBalotelli. Sotto PietroD'Agostino in«ConvittoFalcone»,che verràpresentatocome eventospecialea Venezia FOTO DI GIULIO AZZARELLO venerdì 10 agosto 2012 17
Si è rotto qualcosa nell'alleanza tra le donne e la Chiesa cattolica? La domanda è legittima. Non è in discussione il riconoscimento del ruolo delle donne nella Chiesa e nella società. Lo attestano numerosi testi ecclesiali, già a partire dal Concilio Vaticano II. Giovanni Paolo II vi ha dedicato un documento memorabile, la Mulierisdignitatem, dove si afferma perfino che alcuni passi biblici sulla donna non rispecchiano la mentalità evangelica. È chiarissima anche la presa di posizione, del 2004, da parte della Congregazione per la Dottrina della fede, che parlava del ruolo insostituibile delle donne in tutti gli aspetti della vita e della necessità di vederle presenti nel mondo del lavoro, dell'organizzazione sociale, nei posti di responsabilità, nella politica e nell'economia. Eppure nella Chiesa vi è ancora una forte tensione tra le dichiarazioni di principio e la prassi nell'affidare loro ruoli di responsabilità. «Già il termine “genio femminile”, che stranamente non ha mai visto un corrispettivo “genio maschile”, rischia di essere facilmente strumentalizzato per veicolare una precisa idea di donna, più che per sostenere il riconoscimento dell'esperienza delle donne» afferma convinta Benedetta Selene Zorzi, monaca benedettina e teologa. Il tema lo sente particolarmente. Nata a Roma nel '70, fa parte della generazione delle quarantenni, quelle che qualcuno vorrebbe «tentate dalla fuga». Da una ventina d'anni vive in un monastero a Fabriano, nelle Marche. Una vocazione maturata dopo gli studi di teologia, una laurea in filosofia e - ci tiene a sottolineare anni di pallavolo giocato a livello agonistico. Fa parte del Coordinamento delle teologhe italiane, di cui gestisce il sito. «Certo, vi sono state donne che hanno svolto di fatto e svolgono ruoli di leadership nella Chiesa. Ma si fa ancora fatica ad avere spazi». Conquale effetto? «L'abbandono. Recenti statistiche ci dicono che tra le generazioni nate dal '46 al '64 e quelle nate dopo il 1981 vi sono differenze abissali non solo socio-culturali, ma anche legate al rapporto con la fede e la Chiesa. Le donne nate negli anni '70 sono le più sensibili a questi cambiamenti. Non sentono più differenze di genere, vivono una disaffezione religiosa, sono lontane dai sacramenti e distanti dal sentire ecclesiale sulle tematiche politiche e le questioni etiche. Questa generazione oggi sta pagando il prezzo di non sentirsi ascoltata anche dentro la Chiesa». È il fenomeno analizzato dal teologo don Armando Matteo nel suo “La fuga delle quarantenni”. Quanto è difficile il rapportodelledonnecon laChiesa? «Non ringrazierò mai abbastanza l'autore di questo studio per averne parlato. Ancora più apprezzabile perché realizzato da un uomo e prete. La Chiesa non può perdere il rapporto con questa generazione, perché ne va della trasmissione della fede alle future generazioni». Forse serve il coraggio del parlare chiaro. Come ha fatto suor Eugenia Bonetti, la superiora della Consolata impegnata controla“tratta”delledonne,intervenuta il 13 febbraio2011adifesadelladignità della donna alla manifestazione “Se nonora quando”. «Quando la Chiesa è profetica non ha difficoltà a farsi ascoltare. Suor Eugenia ha parlato di cose semplici, di valori trasversali come la pace e la dignità della donna, che non può essere considerata oggetto di dominio o strumento di piacere. Ma ha anche detto che bisogna costruire assieme, uomini e donne, nel quotidiano, una cultura del rispetto. Così suor Bonetti ha fatto eco al gesto del Concilio Vaticano II, quando la Chiesa ha scelto la strada del dialogo con la società. È l'unica strada possibile per lavorare ad un futuro di pace, armonico per tutti. Quando la Chiesa fa ciò che è chiamata ad essere sa farsi ascoltare». Nonsempreè cosìcredibile... «Forse perché almeno in Italia abbiamo un modello di Chiesa dal volto ufficiale maschile, quando il tessuto vitale ecclesiale è assicurato soprattutto dalle donne: impegnate nella catechesi, nei luoghi di cura, tra i poveri e nelle parrocchie. Malgrado le loro competenze devono sottostare ancora ad una cultura segnata dal maschilismo. Quanto più la Chiesa saprà dare alle donne di oggi la possibilità di dispiegare sempre meglio tutta la gamma dei loro genî, tanto più realizzerà quell' ”umano integrale” definito da papa Benedetto XVI “lo sviluppo di tutto l'essere umano e di tutti gli esseri umani”. Come religiose abbiamo un compito particolare. Rispondere alla forte ricerca di spiritualità espressa da donne anche estranee alla Chiesa cattolica, aiutando la Chiesa e le donne a ricucire un'antica alleanza». Siamo alla vigilia dell'Anno della fede proclamato da Benedetto XVI nel 50° del Concilio Vaticano II. È possibile una “rievangelizzazione” senza aver fatto i conti conquestinodi? «Non credo al separatismo di un certo femminismo radicale, che giustamente la Chiesa cattolica condanna. Per questo guardo con preoccupazione a quegli episodi in cui l'autorevolezza femminile viene screditata con un semplice richiamo all'ordine dall'alto. Così c'è il rischio che si debba dare ragione a chi pensa che la differenza di genere significhi che gli uomini non debbano pretendere di intervenire sulle donne o sulla vita interna delle loro congregazioni religiose. Significherebbe avallare l'esautoramento della Chiesa gerarchica dalla realtà femminile. Non è questa la strada». Qualestradaandrebbe percorsa? «Non resta che percorrere quella del reciproco riconoscimento, della comune partecipazione e collaborazione. Le istituzioni ecclesiastiche dovrebbero riconoscere l'irreversibilità del cammino della nuova autocoscienza femminile. Sembra, invece, che siano ancora alle prese con un immaginario femminile che non corrisponde più all'autopercezione delle donne di oggi». Ma c'è un limite che pare invalicabile: il sacerdozio riservato esclusivamente agliuomini... «Sono convinta che il problema del ruolo della donna nella Chiesa vada lasciata indipendente dalle discussioni sul sacerdozio femminile. Intanto perché l'ideologia maschilista è ancora presente nelle Chiese che hanno aperto al sacerdozio femminile. Ma poi legare la questione femminile al falso binomio “donna e sacerdozio”, che non affronteremo mai, significa relegare al silenzio le tante questioni connesse alla nuova autocomprensione delle donne, all'identità sessuale e maschile in particolare, al ruolo del prete, ai modelli di gestione del potere in vista di una collaborazione tra uomini e donne per la costruzione di una Chiesa a due voci. L'ideologia del maschio al potere è, appunto, un'ideologia; l'emancipazione delle donne è storia. Come seppe riconoscere la Pacem in Terris». L'INTERVISTA LO STUDIO VIEDELSUD UNVIAGGIO TRA LEGALITÀELAVORO L'Aspromonte si erge massic-cio ed imperioso sulla Cala-bria rappresentando l'emblema di questa terra. Con Antonio Pellegrino, presidente dell'associazione Gente in Aspromonte, ci incamminiamo curiosi di conoscere la bellezza di questo Parco. Con la sua associazione sta cercando di rilanciare l'immagine di questo territorio. Organizza escursioni turistiche e passeggiate sulle vie dei pastori, caratterizzate sempre da un tema particolare. Dalle leggende narrate dagli anziani ai castagni secolari, capaci di raggiungere i 20 metri di circonferenza. Risalta subito agli occhi un passato ingombrante e un futuro incerto. I segni di una stagione terribile, quella dei sequestri, sono ancora tangibili, anche nell'immaginario collettivo. A Canolo, piccolo paesino, è ancora presente un campo di container abbandonati dove le forze dell'ordine instituirono il loro quartier generale per combattere le 'ndrine e quella serie di crimini. Fu proprio in quel periodo e in questa zona che la 'ndrangheta si rafforzò drenando miliardi che poi investì nel traffico di droga, diventando in pochi anni una delle mafie più potenti del mondo. Attraversiamo sentieri ricchi di storia che Antonio e la sua associazione con pazienza hanno ripristinato. I paesaggi sono mozzafiato. I personaggi che incontriamo i più particolari. Davanti ad un agriturismo costruito pochi anni fa si erge la chiesa di San Nicodemo, dove da anni si è ritirato come eremita Padre Ernesto. Beatrice è una trentenne che ha deciso di rimanere in montagna, munge ogni mattina le capre di famiglia, e quando passiamo a salutarla è concentrata a preparare uno spezzatino di vitello per i parenti americani che arriveranno a pranzo, non si vedono da 10 anni. Proseguendo incontriamo un gruppo di scout del nord Italia, che curvi a causa dei loro zaini ingombranti, attraversano le strade dell'Aspromonte sotto il sole cocente. Nella valle delle pietre esploriamo le Grotte di San Pietro, dove i monaci Basiliani trovarono rifugio dalle persecuzioni. La storia di questo monte rappresenta lo spirito di questa regione. Anche qui la cultura del cemento è radicata e violenta. L'uso del legno, che in altri luoghi è prassi naturale, qui è sconosciuta. Un patrimonio naturalistico immenso non valorizzato, lasciato all'incuria, che invece potrebbe diventare un grande polo di attrazione e di rilancio del territorio. È la storia di una terra che avrebbe tutte le carte in regola per poter creare ricchezza e benessere ma nonostante ciò ancora oggi costringe i suoi figli ad emigrare. La battaglia per il cambiamento è ancora lunga e difficile, ma i primi semi di un nuovo corso iniziano già a germogliare. Quando un giorno l'Aspromonte sarà conosciuto principalmente come Parco Nazionale calabresi avranno vinto la loro sfida più importante e molti di noi potranno decidere liberamente di non partire. Aspromonte la riscoperta diuna terra riccadi storia DOMENICOPETROLO d.petrolo@partitodemocratico.it LASOCIETÀ . . . Vanno affrontati nodi come il ruolo del prete Bisogna costruire una Chiesa a due voci . . . Non dobbiamo perdere il rapporto con le quarantenni. Ne va della trasmissione della fede Lequarantenni in fugadalla fede L'allarme“mediatico” loha lanciato don MatteoArmando, il teologo autore dello studioLa fuga delle quarantenni Nuovi scenari del cattolicesimo italiano (Rubbettino, SoveriaMannelli 2012;pp. 105, euro 10). Ilpunto è «il progressivoallontanamento delle giovanigenerazioni femminili dal cattolicesimo».Commentando le inchiestesociologiche più recenti don Matteoosservacome «sulla linea femminileche si registra ilmutamento generazionalepiù alto: lo scarto rispetto alla frequenzaalla messa tra gli uomini natiprima del 1970equelli nati dopo il 1970èdi 15punti, è invece diben 25 punti loscarto tra le donnenate prima del 1970e quelle natedopo il 1970». Nonva megliocon«il riferimentoalla fede in Dio». Sipassada «unoscarto maschiledi soli 7punti, tra inatiprima e quellidopo il 1970,a unofemminile di 12 punti,prendendo inconsiderazione le nateprima equelle dopo il 1970».Sono lequarantenninate nel 1970 il punto criticodel «progressivocammino di omogeneizzazionedei comportamenti trauomini e donne in relazione alla praticadella fede»che sicompie nelle giovaninatedopo il 1981. Dopoquella data igiovani dientrambi i sessi«vanno dimeno inchiesa, credonodimeno, hannomeno fiducianella Chiesa, si definisconomeno cattolici». suorBenedettaZorzi Ilproblemanonè il sacerdoziofemminile malaculturamaschilistadel poteree l'incomprensione diciòche ledonnehanno maturatonelnostrotempo «Anche la Chiesa ascolta poco le donne» Suor Eugenia Bonetti alla manifestazione di «Se non ora quando», a Roma il 13 febbraio 2011 FOTO DI SIMONA GRANATI/BUENAVISTA ROBERTOMONTEFORTE ROMA venerdì 10 agosto 2012 9
HO SEGNALATO PIÙ VOLTE COME LO HANGAR PIRELLI ALLABICOCCA DI MILANO SIAFORSE LO SPAZIO A UNICACAMPATAPIÙGRANDENELMONDO,MACOLCONSEGUENTEPROBLEMADIANIMARLOASUFFICIENZA,EANCHE DI SOTTRARLO ALLE TENEBRE CHE LO INVADONO. GLI ARTISTI CHE VI SI CIMENTANO, OLTRETUTTO, HANNO DA REGGERE LA CONCORRENZA CON LE SETTE ENORMI TORRI DI ANSELM KIEFER IVI INSEDIATE CON PERMANENZA FISSA. Nell'attuale tornata le cose funzionano abbastanza, perché un primo segmento dell'antro è occupato da una ditta di mobilio e design, la Moroso, che compie sessant'anni di attività, disseminando in misura perfino eccessiva un repertorio di modelli di gusto Pop, intonati a una sgargiante policromia. Poi compaiano le presenze artistiche vere e proprie, si comincia con un brillante giovane cubano, Wilfredo Prieto (1978), una figura del tutto comparabile a quella di Urs Fischer, visto di recente al Palazzo Grassi di Venezia, entrambi efficaci giocherelloni, sul filo di godibili invenzioni estemporanee, anche se sofferenti di un certo eclettismo e di una leggerezza costitutiva, peraltro decisamente voluta. Alcune delle soluzioni proposte dal Cubano ci ricordano eccellenti precedenti nostrani, tra De Dominicis e Cattelan, come quando ci viene proposto un ammasso di paglia che serve a nascondervi il proverbiale ago, ovviamente introvabile. E ci sono poi delle divertenti negazioni di un corretto funzionalismo di certi aggeggi, per esempio una betoniera riversa cemento che subito si solidifica, cosicché la macchina resta impaniata, prigioniera del suo stesso prodotto. Un autobus di linea, immesso nello spazio tale e quale, è fatto poggiare su monetine da un euro, quanto mai rese fragili e precarie, più consistenti altre installazioni, scapricciate e umorose, come una nuvola ottenuta sospendendo in aria un groviglio di fil di ferro, non si sa se a simboleggiare un campo di prigionia implacabile nella presa delle sue spire, o invece un filo d'Arianna che porta fuori, nonostante il suo labirintico avvilupparsi. Il capolavoro sta in una sorta di cornucopia, che si potrebbe anche paragonare al percorso di un Pollicino, che parte da oggetti minimi, cui succedono via via altri più ingombranti, tutti nel segno di una vivace policromia, e di un'oggettistica consacrata al kitsch, fino a esiti ultimi macroscopici. Ovviamente per una successione del genere la Bicocca funziona egregiamente, comprese le tenebre, interrotte a un tratto per gettare luce su uno strisciante albero di Natale disposto in orizzontale. Delude invece la comparsa dell'artista russo Ilya Kabakov (1933), che ormai da tempo firma assieme alla moglie Emilia. Nessuno gli può contestare il ruolo di numero uno nella Russia post-sovietica, di cui aveva sopportato con pazienza i rigori e le censure del precedente regime, trovando rifugio in una arguta attività di illustratore, con collegamento alle forme incantate, colme di sorpresa e invenzione infantilista, che già all'inizio del secolo scorso erano state proprie del «mondo dell'arte». Trasferitosi finalmente in Occidente, Kabakov ha dato libera stura ad avventure metamorfiche, quelle che gli erano impedite dal realismo socialista, magari pur sempre insistendo in uno stupore infantile, sul filo dei viaggi di Gulliver, per esempio di un'umanità che assume dimensioni gigantesche, scarpe e pantaloni enormi che si inoltrano verso l'alto sfuggendo alla vista. Questa una carta giocata con forza dall'artista russo, per esempio alla Querini Stampalia di Venezia, in corrispondenza di una Biennale. Affascinante pure quanto aveva fatto pochi mesi fa sempre a Milano, alla Galleria Rumma, insinuando sotto un tappeto un robot che vi passeggiava nascosto, determinando misteriosi gonfiori. L'enorme spazio della Bicocca poteva calzargli assai bene, invece Kabakov si è limitato a voltarsi indietro, a sbeffeggiare il passato universo sovietico, quando si era preteso di dare adito a The Happiest Man, all'uomo più felice, come recita il titolo dell'opera, mentre ovviamente si tratta della ricostruzione di una stanza assolutamente ligia ai parametri di un piccolo benessere, confermato anche dalla proiezione, contemplabile da una finestra, di una pellicola propagandistica del regime. Il tutto con esclusione dei mostri onirici, delle deformazioni salutari, che allora erano considerati come oltraggi illeciti, mentre oggi in genere Kabakov li fa liberamente sgorgare, ma non inquesta occasione. WEEKENDARTE Un'opera del cileno Wilfredo Prieto all'Hangar Bicocca. Sotto fotogramma da «The Happiest Man» di Ilya e Emilia Kabakov Giocherelloni nell'Hangar PrietoeKabakovaMilano tragenialitàemetamorfosi WILFREDO PRIETO -Equilibrando la curva Acuradi AndreaLissoni ILYA& EMILIA KABAKOV-The HappiestMan Acuradi ChiaraBertola Milano,Hangar Bicocca - Finoal9 settembre RENATO BARILLI MILANO Larassegna approfondisce il periodo creativodiKandinskycheva dal 1925, quandoil pittore termina la stesuradel fondamentale«Punto, linea, superficie», finoal '44,annodella suascomparsa. Oltre alleopere, circa40, delmaestro russo, più altrettanteoperedi artisti, tracui Jean e SophieArp,Dorazio,Dorfles, Magnelli, Mendini,Picabia, Sottsass eVeronesi. Inoltreè ricostruita la Salada Musica dell'Esposizionedi Architetturadi Berlino del 1931disegnatadaKandinsky.F.M. LEALTRE MOSTRE Lamostra rispecchia fedelmente la sequenzae il menabòdelvolume«Cikàni» che il fotografo aveva progettato nel 1970, primadi lasciare la Cecoslovacchia,e rimastoa lungo inedito. In primamondiale, le 109 immagini del libro, stampatesotto lastretta sorveglianzadell'autore per questaoccasione. Daun lato le immagini raccontano la quotidianitàdelle comunità gitanenegli anni '60 nell'Est Europa, dall'altrotestimoniano la spettacolare teatralitàvisiva diKoudelka. F.M. ZINGARI DIJOSEF KOUDELKA Milano,Forma Incollaborazionecon MagnumPhotos Finoal 16/09 KANDINSKY EL'ARTE ASTRATTATRA ITALIA E FRANCIA Acuradi AlbertoFiz Aosta, Museo Archeologico Regionale Finoal21/10– CatalogoMazzotta . . . Del brillante giovane cubano un autobus di linea fatto poggiare su monetine da un euro NellaRomadell'immediato dopoguerra CesareZavattini, scrittore eregista, commissionòauna cinquantinadipittori, alcunigià famosialtri esordienti, un ritratto dellacittà. Idipintidovevano rispettare l'identico formatodi 20x26cm. In occasionedelGiubileo del2000 Bnl, che nel 1983 aveva acquistato la raccolta Zavattini, ripeté l'operazionecon gli artisti contemporanei.La mostra presentaqueste duemagnifiche collezioni cheoffrono altrettanti sguardi sulla CittàEterna. F.M. 100SGUARDI SU ROMA Roma Galleriad'ArteModerna Finoal28/10 U: 20 venerdì 10 agosto 2012
ILCAIRO Un'unica udienza di sole due ore. Poi la Corte si è ritirata per emettere il verdetto. Che tutti danno per scontato, visto che l'imputata, come spiegano le autorità giudiziarie, «non ha respinto l'accusa di omicidio volontario». Colpevole. Processo lampo a Hefei, per una vicenda che imbarazza enormemente il governo cinese. Stampa straniera esclusa dall'aula, ammessi solo due diplomatici connazionali della vittima: il cittadino britannico Neil Heywood, ucciso a Chongqing il 13 novembre scorso. Per qualche mese fu accreditata l'ipotesi di un attacco cardiaco. La verità è venuta poi fuori inesorabilmente, trascinando alla rovina politica un leader che era giunto ormai a un passo dai supremi vertici del potere, Bo Xilai. Marito dell'imputata, marito di un'assassina che rischia la pena capitale. Bo non è direttamente coinvolto nel crimine. Le sue responsabilità sono di natura politica, per avere lasciato che persone a lui vicine usassero le istituzioni per scopi privati, proprio mentre nel Paese il suo nome veniva associato alla campagna contro la corruzione e l'illegalità lanciata con successo nella megalopoli da lui governata, Chongqing. La storia è piuttosto complessa, e restano parecchi punti oscuri. In estrema sintesi, Heywood viene avvelenato il 13 novembre 2011 nella stanza 1605 del Nanshan Lijing Holiday Hotel, dove si è recata a trovarlo Gu Kailai, moglie del boss cittadino Bo Xilai. Con l'aiuto del suo assistente e coimputato Zhang Xiojun, la donna gli somministra una sostanza tossica sciolta nell'acqua. L'inglese risiedeva in Cina dai primi anni Novanta. Faceva il consulente per varie ditte londinesi, compresa la Aston Martin e la Hakluyt. La prima non necessita presentazioni. La seconda si occupa di studi strategici ed è gestita da un gruppo di ex-spie di Sua Maestà. In altre parole, benché il governo Cameron smentisca, Heywood forse lavorava anche per l'intelligence. Ma il motivo della sua eliminazione sarebbe relativamente banale: contrasti con Gu Kailai per «questioni di interesse». Inoltre la donna avrebbe visto in Heywood una «minaccia per la sicurezza personale del figlio Guagua», studente all'università di Oxford, e poi a Harvard negli Usa. Sembra, ma l'inchiesta ha steso un prudente velo di vaghezza sulla vicenda, che in ballo ci sia l'esportazione illegale di valuta. In parte (ma probabilmente non solo) per finanziare gli studi del giovane Guagua. Inoltre 4 funzionari di polizia sono sotto accusa, e saranno separatamente processati quest'oggi, per avere collaborato con l'imputata nel depistare le indagini. Insomma sullo sfondo di un delitto per ragioni personali, si staglia l'ombra della corruzione ai più alti livelli dello Stato. E proprio nella città-simbolo della lotta alla criminalità politico-finanziaria, Chongqing. A partire dal 2007, in mano a Bo Xilai, l'amministrazione locale era diventata un modello in tutta la Repubblica popolare per le coraggiose iniziative contro le mafie e i loro agganci nel partito comunista. Gli intoccabili a Chongqing non erano più tali. Cadevano teste politicamente coronate. Mentre Bo Xilai, si accreditava come il promotore di un revival ideologico di marca maoista. Veicolato dalle tv e dai giornali locali, imposto alle scuole e ai luoghi di lavoro, e accolto con favore da buona parte della popolazione, anche perché Bo si rivelava un timoniere capace ed accorto. Mentre in altre parti della Cina le aziende private avevano mano libera, lui ripristinava una buona dose di controllo pubblico sull'economia. Ma all'insegna della produttività, del rigore e dell'equità. Il vecchio dirigismo statalista, senza l'inefficienza e l'irrazionalità decisionale. Un piccolo miracolo, grazie al quale nelle ambasciate straniere si guardava a lui come a un raro esemplare di maoista-modernista. E intanto Bo si proiettava sulla scena nazionale come leader dalle altissime ambizioni. Sino all'inizio di quest'anno, a pochi mesi dal congresso del partito comunista che il prossimo ottobre sceglierà i successori di Hu Jintao e Wen Jiabao, veniva indicato come sicuro nuovo membro del ristretto comitato permanente del Politburo. Dove tutti si aspettavano che, grazie alla straordinaria popolarità ed al seguito guadagnatosi nel partito, avrebbe svolto un ruolo di eminenza grigia rispetto ai due futuri massimi leader, Xi Jinping e Li Keqiang. Poi vennero le prime rivelazioni sullo scandalo, mentre il suo ex-braccio destro Wang Lijun, capo della polizia di Chongqing, cercava protezione in un consolato americano. In marzo Pechino rimuoveva Bo da ogni incarico. Non lo si è più visto né sentito. Si sa solo che a suo carico è in corso un'inchiesta per gravi violazioni disciplinari. La corrente maoista-modernista, se è mai esistita, è decapitata. «Potenziali fessure» nella calotta dell'impianto. La scoperta di punti deboli nel guscio del reattore belga di Doel 3 ha fatto scattare l'allarme sicurezza nella Ue. La calotta è identica a quelle utilizzate in altri nove impianti in Europa - due in Germania, due in Spagna, due in Svizzera, uno in Svezia e in Olanda, un altro in Belgio - oltre a 10 negli Stati Uniti e uno in Argentina. La società olandese che li ha realizzati, la Droogdok Maatschappij, ha da tempo cessato le sue attività. La Commissione europea ha raccomandato l'ispezione dei nove reattori, ma la sicurezza degli impianti nucleari è di competenza degli stati membri. Le falle nel reattore Doel 3, vicino ad Anversa, sono state rilevate martedì scorso, durante la revisione decennale dell'impianto da parte dell'Agenzia federale di controllo nucleare belga, Afcn. L'esame della struttura, eseguito con una tecnologia ad ultrasuoni, ha individuato la presenza di possibili difetti di costruzione e «numerose indicazioni che potrebbero essere assimilate a potenziali fessure». L'evento è stato «temporaneamente» classificato come incidente nucleare al livello 1 su una scala di 7, che ne stabilisce la gravità: non ci sarebbe stata infatti dispersione di radioattività. Il combustibile nucleare è stato comunque disattivato. «Non c'è stato alcun pericolo per la popolazione, i lavoratori e l'ambiente», rassicura l'Agenzia di controllo e l'Electrabel, filiale francese del gruppo Gdf Suez, che gestisce l'impianto. Nuovi esami sono ora in corso per stabilire se i danni rilevati siano effettivamente delle fessure o solamente dei punti deboli della struttura, attribuibili ad un difetto di fabbricazione che solo la tecnologia attuale ha individuato. «Dobbiamo verificare se queste anomalie possano comunque trasformarsi in fessure o se lo sono già», ha sottolineato l'Agenzia di controllo belga. Il reattore Doel 3 è stato costruito nell'82 e in Belgio ha un gemello, realizzato l'anno successivo, l'impianto di Tihange, vicino a Liegi, per il quali è già stata decisa la temporanea chiusura per consentire una revisione accurata del guscio incriminato. La cupola racchiude il cuore della centrale, il modello del Doel 3 ha un'altezza di 13 metri e un diametro di 4,4, per un peso di 300 tonnellate. Le potenziali fessure riscontrate corrono lungo le verticali e per questo sarebbero più pericolose di quelle orizzontali, perché rendono più fragile la struttura come evidenzia un rapporto interno della Afnc . IMPIANTI GEMELLI Per il momento è stata decisa la chiusura di Doel 3 almeno fino alla fine del mese. L'Agenzia di controllo belga non darà comunque il via libera al riavvio se non avrà «argomenti convincenti» sulla solidità dell'impianto. Gli esami sulla struttura, secondo quanto sostiene Electrabel, richiederanno «qualche mese». Lo stesso potrebbe accadere per la centrale di Tihange. L'Agenzia di controllo spinge anche per una verifica di cinque altri reattori in Belgio, malgrado la cupola in questo caso sia stata fornita da una diversa società. Il fermo di Doel 3 e Tihange 2 non dovrebbe per il momento creare problemi di approvvigionamento elettrico al Belgio. Ma se la chiusura dovesse essere permanente, le cose cambierebbero. Il Belgio dipende per il 51% dall'energia nucleare e anche se ha un piano per l'uscita dall'atomo sarebbe comunque necessario un aggiustamento. Il governo lo scorso luglio ha modificato il calendario della dismissione, allungando un po' i tempi. Tra il 2016 e il 2025 dovrebbero chiudere i battenti sette reattori, ma quelli di Doel e Tihange, secondo il programma, dovevano essere gli ultimi. Il piano era già stato contestato da Gdf-Suez, che condizionava investimenti sugli impianti a garanzie per il futuro. Ma non aveva messo in conto l'analisi ad ultrasuoni. RACCOMANDAZIONEUE L'incidente ha messo sotto pressione la Commissione europea, che non ha però strumenti d'intervento. Spetta alle autorità nazionali procedere ad eventuali verifiche sui reattori a rischio. «Non c'è obbligo da parte degli stati membri di informarci, la sicurezza è una competenza nazionale, e per questo ci sono autorità nazionali che effettuano i controlli», ha ricordato la portavoce del commissario Ue all'energia Guenther Oettinger. Dopo la catastrofe di Fukushima, la Ue ha deciso di sottoporre ad uno stress test tutti i reattori europei, ma gli esami sono «ancora in corso». Solo al termine della procedura la Commissione potrebbe adottare delle raccomandazioni sulla sicurezza. L'Egittodemolisce i tunneldei traffici traGazaeRafah Pechino, la moglie di Bo Xilai attende la sua condanna GABRIEL BERTINETTO MONDO . . . Era tra le donne più potenti della Cina, rischia la pena capitale in una storia di spie e affari Reattori a rischio, la Ue chiede controlli La centrale nucleare di Doel in Belgio FOTO AP Fessure in una centrale nucleare in Belgio Timori per altri nove siti costruiti dalla stessa azienda in Germania, Svezia, Svizzera, Spagna e Olanda La Commissione raccomanda verifiche MARINAMASTROLUCA mmastroluca@unita.it Ibulldozeregiziani, scortatidai militari,hanno iniziato ieri mattina l'operazionedi distruzione delle centinaiadi tunnelchecollegano RafahaGaza.Lo riferiscono fonti dellasicurezzaegiziane.Le operazioni si svolgono lontanodal centroabitato. Secondoquantoha riportato la tv di Statoegiziana un gruppodi uominiarmati ieriha attaccatouna stazionedella polizia adAlArish. L'agenzia ufficialeMena haperòridimensionatoquesta notizia, riferendochesoltantoun uomoabordo di un autohasparato piùcolpi in aria,nella strada dovesi trova il commissariato. DAMASCO L'esercitoespugna ilquartierediAleppo roccafortedei ribelli I ribelli siriani si sonoritirati dal quartierediSalaheddin, finorasua roccafortead Aleppo, inseguito adun nuovobombardamento dell'esercito regolare: lo confermanofonti del LiberoEsercitoSiriano. Durante la battagliasarebberimasto ucciso il generale Issam Zahr adDin,capo delle forzedi regime nelquartiere di Salaheddin,a quantoriferiscono i verticidell'Eslalla tv AlArabiya. Nel corsodeicombattimentiavrebbero perso la vita complessivamente78 persone-35 civili, 25 militari e 18 ribelli -diceancora l'Els. Unconvoglio diaiuti dellaCroce Rossa internazionale ha nel frattemporaggiunto Aleppo. . . . Il Belgio aveva già deciso di lasciare l'atomo entro il 2025, ora il calendario potrebbe essere accelerato Verdetto rinviato ma processo concluso per Gu Kailai, accusata di aver avvelenato un uomo d'affari britannico 14 venerdì 10 agosto 2012
LONDRA2012 A forza di braccia, dentro un'acqua torbida, orribile, colore della medaglia che ha al collo, Martina Grimaldi porta finalmente sul podio il nuoto azzurro nella 10 km in acque libere. C'è un'Italia del nuoto che vive sottotraccia, che fa silenzio, che spunta sui giornali ogni due o quattro anni, che porta metallo prezioso, che non tradisce mai. È l'Italia del fondo, dei ragazzoni che al cloro, alla fatica comoda e un po' fighetta delle piscine, preferiscono mari, laghi, fiumi, il limo, le onde, le meduse, il freddo celeste di infiniti allenamenti invernali, la noia di decine di km percorsi verso una gloria che durerà, al massimo, un giorno e basta. Martina Grimaldi è bronzo della 10 km, al fotofinish, terza di un gruppo di cinque ragazze che ad Hyde Park, dentro il Serpentine, ha fatto la gara, l'ha dominata. Oro all'Ungheria con Eva Risztov, ragazza dal multiforme talento, un tempo campionessa delle vasche, quattrocentista, mistista, convertita alla fatica bruta da un anno appena, in tempo per far convivere nella stessa manifestazione due vocazioni diverse: fuori in batteria una settimana fa negli 800 e nei 400 stile libero, oro ieri, tra papere, alghe, fango. Gara decisa presto, vanno via in cinque, la fatica è lunga due ore scarse. All'ultimo giro Risztov fa il vuoto, dietro Martina Grimaldi e l'americana Anderson cercano di accodarsi, ma è dura, l'ungherese è potente e va via di forza, le altre le prendono la scia, l'americana viene anche richiamata per scorrettezze, Martina è seconda per lunga parte dell'ultimo infinito giro. C'è un pubblico mai visto in una gara di fondo, il Serpentine è uno stadio naturale perfetto, la Risztov pare Mamma Oca, nella V che il suo corpo apre nell'acqua Martina Grimaldi ci sta bene ma non dà mai l'impressione di poterne uscire, evadere, di poter vincere. Si entra nell'imbuto finale, Risztov va un po' in crisi ma tiene, sprinta, vince. Anderson attacca e quasi riprende l'ungherese, il suo tocco sulle piastre però arriva quattro decimi di secondo più tardi - quattro decimi di differenza in dieci km -, Martina è terza, davanti all'inglese Payne e alla Mauer, tedesca. Martina è medaglia di bronzo. Ha 23 anni, è bolognese e ha una dedica importante da fare: «Questa medaglia è per le popolazioni emiliane colpite dal terremoto». L'analisi è mista ai sorrisi: «Alla fine non ce la facevo più, ho sempre sperato in una medaglia, dopo il tocco ho urlato di gioia, fortissimo». Martina è la quarta donna italiana di sempre a mettersi al collo una medaglia olimpica nel nuoto dopo Novella Calligaris, Federica Pellegrini e Alessia Filippi. Un empireo nel quale entra anche questa ragazzetta del Gruppo sportivo Fiamme Oro, paffuta, bionda, da un quadriennio tra le migliori al mondo nel più massacrante degli sport dell'acqua. Rivalità con gli “altri”, quelli del nuoto in vasca? «Nessuna». Un medaglia attesa piuttosto istericamente da tutto l'ambiente in dieci giorni di inutili bracciate e bollenti polemiche. Possibile il bis, oggi, con Valerio Cleri impegnato sulla stessa distanza, nonostante le condizioni paciose del Serpentine non lo favoriscano, lui che ama onde, tempeste e acque salate. Grazie Martina: anche il nuoto ha la sua medaglia La leggenda Idem finisce col sorriso O A B CINA 37 23 19 USA 36 24 25 GRANBRETAGNA 24 13 14 RUSSIA 12 21 23 SUD COREA 12 7 6 GERMANIA 9 15 10 FRANCIA 8 9 11 UNGHERIA 8 4 3 ITALIA 7 6 6 AUSTRALIA 6 13 10 KAZAKISTAN 6 0 3 GIAPPONE 5 13 14 OLANDA 5 5 6 IRAN 4 3 1 NORD COREA 4 0 1 BIELORUSSIA 3 3 4 JAMAICA 3 3 3 CUBA 3 3 1 NUOVA ZELANDA 3 2 5 UCRAINA 3 1 6 SUDAFRICA 3 1 1 SPAGNA 2 6 2 ROMANIA 2 5 2 Un bicchiere di vino, questo, adesso. E condire un piatto di verdura, aggiungere sugo alla vita: lo sa cosa fare, Josefa Idem. «Smetto perché devo saper vivere d'altro, e tante cose ho perso, e voglio ritrovarle. Basta pranzi con i cereali...». Smette e lo ripete almeno sei volte, nessuno si rassegna eppure succede anche questo: Josefa scende dalla canoa. Però mentre lo dice deve fermare l'arrivo del pianto e non ci riesce, allora può solo usare le mani per asciugarsi il volto, «ma perché mi viene da piangere?». Ha fame di altro, sapori che si è negata per essere atleta fino in fondo, «e non mi mancherà niente di questo dolore: ho cominciato a dodici anni, per 36 mi sono svegliata all'alba e ho tirato al massimo, ci ho messo tutto». Otto finali olimpiche, la prima c'era Pertini presidente della Repubblica e la Apple lanciava il suo primo computer. Lei era ancora tedesca, ma se oggi questa storia la scriviamo noi invece della Süddeutsche Zeitung è perché a rimorchiare siamo fenomeni: «Guglielmo era in ritiro con la squadra di pallavolo, io con le canoiste tedesche. Mi offrì una cena, cucinò spaghetti piccanti, mi chiese di ballare». Guglielmo Guerrini diventò - nell'ordine - allenatore e marito, e dal 1990 lei gareggia per l'Italia. «È un Paese che sa trasmettere affetto, siete qui, celebrate un quinto posto, mi avete sempre trattato bene». Onoriamo una signora che ha saputo competere e parlare. Vincere e spiegare. Perdere e ricominciare. Il podio non era lontano, tre decimi, un pezzo di scafo, l'ungherese Danuta Kozak è andata via in fretta, speriamo si innamori di un romagnolo, nessuna finalista aveva quel ritmo, l'ucraina ha corso con coscienza per il secondo posto, poi sono arrivate in quattro, vicine, Josefa sembrava avere l'abbrivio giusto, la canoa scorreva come lei sa farla scivolare, senza denunciare sforzi o spasmi (le altre, che ghigni), poi ha sentito le braccia indurirsi, e poi la medaglia non c'entra niente, non siamo qui per questo, «lei è già d'oro, è immensa» è il tributo del presidente del Coni Gianni Petrucci. Le parole, allora, che viaggiano come la sua barchetta, sempre dritte verso il bersaglio. Anche facile: Grillo ha ridotto le Olimpiadi a un bozzetto, una fiera del nazionalismo, nella solita ricerca dell'effetto a tutti i costi. «Ma lui è una patacca! Prende gli aspetti peggiori di tutto e ci costruisce la polemica». La stimolano su questo sentimento anti tedesco che monterebbe nel Paese. La risposta è un concentrato della sua filosofia di vita: «Sono arrivata qua e ho visto che avevamo due turni prima della finale. Il primo era senza senso: eravamo in 25 e solo una veniva eliminata. Potevo contestare, arrabbiarmi, sono la più vecchia e devo fare questo lavoro inutile in più. Invece ho cercato di gestire a mio vantaggio la situazione, usando il primo turno per “trovare” l'acqua, senza forzare, mentre le altre hanno spinto. Così in semifinale ero pronta. La Merkel è rigida, le regole spesso lo sono, ma nel loro rispetto si possono trovare molte idee e soluzioni». Fa una carezza a noi, «mi mancherete», e un'altra ai suoi connazionali: «Gli italiani sono pieni di qualità, ma indugiano sui difetti. Si vergognano a organizzare un'Olimpiade, non si sentono più all'altezza di una sfida importante, ma al diavolo lo spread... illuminiamo l'Italia». Fra i giornalisti si affaccia Jonas, il più piccolo dei due figli, biondo, con curiosi occhiali rossi, e le regala un pupazzo. Janek la coccola con parole d'amore, «lui scrive poesie, ma vuole giocare a tennis». Studierà a Berlino, in cerca di qualcosa che è già in casa, e restituisce i complimenti: «Mamma tiene un diario, le piace scrivere e lo fa bene». Infatti lei la mette lì: «Adesso vorrei provare a raccontare le storie degli altri, dei perdenti, di chi arriva quinto e non è un dramma, capito Schwazer? Anche io ho avuto la nausea di questo sport, degli allenamenti, della prestazione: avevo 24 anni, mi avevano “combinato” questo matrimonio con la canoa, ma l'ho amata solo dopo». Otto Olimpiadi sono tempo che passa, non sempre leggero come la sua barca. E questo non è solo un monumento alla fatica e alla serietà: Josefa possiede e custodisce quel misterioso talento che divarica i destini degli sportivi. Abbiamo visto la sua pagaia affondare appena, con frequenze inferiori alle avversarie, e la canoa procedere decisa, mossa da un segreto: «La vita è questo, è la fatica di trovare una passione, e farne il posto dove stare a questo mondo. È l'unico messaggio che voglio lasciare». Ce lo faremo anche noi, certo, un bicchiere di vino e solleveremo il calice, per Josefa. MARCOBUCCIANTINI INVIATO A LONDRA ILMEDAGLIERE Oggi in gara Atletica: Elena Romagnolo in finale dei 5000. Batterie per la 4x400 donne e la 4x100 uomini Nuoto di fondo Valerio Cleri nella 10 km Josefa chiude quinta, ma è una storia d'oro «Finisce qui, voglio saper vivere d'altro, voglio bere un bicchiere di vino» Su Grillo dice «è un “patacca”, l'Italia va illuminata, è piena di qualità» ANDREAASTOLFI LONDRA Grimaldi conquista il bronzo (al fotofinish) nella 10 chilometri. La dedica ai terremotati La gioia di Martina Grimaldi FOTO ANSA 10 venerdì 10 agosto 2012
Allarme Bce: aziende italiane a rischio Staino OLIMPIADI VALERIAVIGANÒ PAOLOGUERRIERI Quandol'arte assomiglia aunautobus Barillipag.20 Lastoria raccontata daicapelli Pentpag. 19 L'INTERVISTA «Io, monaca dico: Chiesa ascolta le donne» A PAG. 16 Josefa, forza di una donna «Resto inquieto nel non vedere ancora vicine ad un approdo le discussioni su una nuova legge elettorale». Giorgio Napolitano lascia Stromboli, dopo otto giorni di riposo («più o meno come l'anno scorso», annota) e in questo colloquio con l'Unità ragiona sugli impegni che attendono le forze politiche e sull'evolversi della situazione finanziaria dell'Europa. Per questo ci tiene a dire che la sua inquietudine riguarda il dibattito sulla riforma della legge elettorale che «procede attraverso continui alti e bassi». Il Capo dello Stato nota anche che resta tuttora bloccato il «progetto di sia pure delimitate modifiche costituzionali». Quelle che erano state concordate tra le forze politiche in Parlamento «prima di un'improvvisa virata sul tema così divisivo di un improvvisato cambiamento in senso presidenzialistico della Costituzione». Da qui il suo intendimento, mentre si imbarca sulla nave di linea che lo riporterà verso Roma, di «seguire più da vicino il processo che dovrebbe portare all'attuazione dell'impegno ormai inderogabile di non tornare alle urne con la legge elettorale del 2005». Ma durante gli incontri avuti a Stromboli, in spiaggia ma anche nelle stradine dell'isola, Napolitano ha avuto l'occasione di ascoltare le preoccupazioni per i problemi economici e per una crisi che condiziona il futuro. Quindi registra «con piacere» che è avvenuta una «schiarita nei rapporti tra governo e forze politiche» e si è cominciato a ragionare su «progetti significativi» in vista di un autunno che si «preannuncia impegnativo». PAG. 2 SONOINMOLTIAPENSARECHELARIU-NIONEDELLABANCACENTRALEEUROPEA DELLA SCORSA SETTIMANA e l'annuncio di interventi a calmierare gli spread possano rappresentare una vera e propria svolta nella crisi che da più di due anni ha investito l'area dell'euro. La positiva reazione dei mercati da lunedì ad oggi sembra confermarlo. In realtà le prospettive dell'area euro appaiono tuttora venate di incertezza e i rischi per il nostro Paese addirittura accresciuti. Il fatto nuovo da sottolineare è il riconoscimento da parte del Board della Bce che nella zona euro si pagano da tempo premi al rischio (spread) elevati. SEGUEA PAG.15 ILCOMMENTO RONNYMAZZOCCHI Scimeca: sogno un film suBalotelli Battistipag. 17 «Legge elettorale, basta rinvii» Il presidente: la virata sul presidenzialismo è divisiva «Bene la schiarita tra governo e forze politiche: si guarda a progetti significativi in vista di un autunno impegnativo» A colloquio con Napolitano: «È un impegno inderogabile» U: Suor Benedetta Zorzi: c'è una cultura maschilista Il problema non è il sacerdozio femminile ma riuscire ad avere «due voci» Alex Schwazer è un grande marciatore ma anche un ragazzo che lo sport non ha fatto crescere. È stato un campione solitario, lasciato a se stesso da gente che di lui apprezzava soprattutto i muscoli VincenzoCerami BUCCIANTINI APAG. 10-11 Donato, il bronzo vale triplo Bolt si prende anche i 200 Si discute della fuga delle quarantenni dalla fede. Ne parla con l'Unitàsuor Benedetta Zorzi, monaca e teologa, che sottolinea la distanza tra gli auspici del Vaticano II, con le sue aperture al mondo e all'apporto creativo delle donne, e una cultura del potere ancora «maschilista». Il problema, dice suor Benedetta, non è il sacerdozio femminile ma cercare di costruire insieme una Chiesa a «due voci». MONTEFORTE PAG.9 L'INIZIATIVA Bloccare i trasformisti in Parlamento Intesa possibile Sulla proposta de l'Unità Pd e Pdl disponibili ad un accordo già a settembre CUNDARIPAG. 6 MARCELLACIARNELLI Le aziende italiane soffocano e il loro tasso di insolvenza è in deciso rialzo: lo dice la Bce nel suo bollettino mensile nel quale si invita nuovamente i governi a valutare la possibilità di attivare sistemi antispread attraverso i fondi Efsf e Esm. Intanto, nel Consiglio dei ministri di oggi si discuterà dei tagli di settembre. Nel mirino i finanziamenti alla politica e alla spesa pubblica. DIGIOVANNIMATTEUCCI ZEGARELLIVENTIMIGLIAAPAG. 2-5 Bersani-Monti Colloquio telefonico sulla crisi. Il leader Pd: servono subito misure per lo sviluppo Guai a finire sotto «condizioni» Nelle ultime settimane abbiamo osservato una rapida proliferazione di piani per l'abbattimento dell'enorme stock di debito pubblico italiano. Non vogliamo entrare nel merito delle singole proposte alcune praticabili, altre molto fantasiose. SEGUE APAG.5 Senza crescita il debito resta 1,20 Anno 89 n.220Venerdì 10 Agosto 2012
Abbiamo infilato un salto dentro questa serata che resisterà all'usura della memoria, che David Rudisha proteggerà dall'avanzare inesorabile dei record, che la corsa di Bolt terrà viva nel ricordo di chi aspetta da questi uomini i gesti migliori, più eleganti, imbattibili. Questo siamo: testimoni che chiedono importanza alla loro presenza, spettatori di sfide che vogliamo al di sopra di noi. Questa è l'atletica e questi sono gli atleti: un gruppo di persone che si muove, salta, fa cose che si fanno, ma deve essere migliore, deve dimostrarci la distanza, e quanto più sono lontani, tanto più siamo allegri. Fabrizio Donato ci ha tenuto dentro questa cosa enorme che è successa. Non c'è patriottismo se le prime righe sono per questo pontino e per i suoi rimbalzi. È terzo nel salto triplo (come Giuseppe Gentile a Città del Messico, 1968): una delle discipline più tecniche dell'atletica, dove si sommano difficoltà varie, perfino innaturali. Alla rincorsa, che dev'essere svelta, ma controllata, segue il primo balzo, hop, che non può esplodere ma deve prevedere l'atterraggio sullo stesso piede di stacco per lo step, il salto più complesso, senza inerzia, un galleggiamento radente fatto di equilibrio e potenza che deve preparare il jump, con l'altro piede, il balzo definitivo, libero. Donato è interprete magnifico del secondo segmento della vicenda. I suoi tendini ormai logori non hanno la fiducia e la salute per concedere molto nell'ultima parte, ma la classe è limpida. La serie di Donato è tutta intorno ai 17 metri e 40, gli americani trovano due salti più lunghi, con muscoli giovani e tigna tipica loro, vanno all'oro e all'argento, ma questo bronzo tiene la nostra spedizione dell'atletica un passettino sopra la vergogna. Non è poco. Appena dietro c'è Daniele Greco, che ritroveremo. L'impresa indelebile - come solo un record del mondo può esserlo, fino alla prossima volta - di questo giovedì 9 agosto avviene sul doppio giro di pista, alle ore 20 e 08 segnate dal meridiano di Greenwich, che passa proprio qui dietro. La compie un atleta superbo, David Rudisha, che è nato perfetto per questa pratica, con due leve immense, piedi leggeri, falcata ampia e aggraziata, polmoni riempiti di ossigeno nella Rift Valley keniana dove un tipo curioso, il missionario irlandese Colm O'Connel, decise di essere utile alla gente degli altipiani. Senza troppa poesia, capì che il mestiere più semplice da insegnare loro era quello di correre. Forte. Nel 1989 mise in piedi una scuola e costruì accanto una pista, separata da una pezzo di strada, e assai più frequentata. Il missionario ha visto passare diversi campioni, e non vi tediamo con l'elenco. Quando si presentò questo ragazzo che superava il metro e novanta, e riusciva a pesare 65 chili, senza compromettere il tono muscolare per le distanze del mezzofondo veloce, capì che il suo Dio aveva deciso di farsi una corsetta in Africa. Cosa fa Rudisha è impensabile a chi non sia dotato di un talento sublime: si costruisce da solo il record del mondo, in una gara che chiedeva la vittoria, non il tempo. È in testa quando gli otto finalisti si portano alla “corda”. E ci rimane, accelerando nel secondo giro (sì, è successo), chiudendo sotto il minuto e 41”, e trascinando tutti - tutti - al proprio record personale: 8 atleti alla loro corsa più veloce di sempre. Poi c'è stato Bolt, ci ha chiesto silenzio, prima di partire. È passato, poi, dopo di lui, gli altri sette. Donato, salto nella storia FUMO DILONDRA M.BUC. L'ESTATESI ÈACCORTA DILONDRA, IPRATI SI SONOPOPOLATI DI RAGAZZISVESTITIE CORPIOFFERTI AL SOLE. Per le strade, la fiumana scorreva fiacca e sorridente, come succede quando fa caldo. È il naturale passaggio delle stagioni, dovrebbe funzionare così, ma proprio l'altro ieri eravamo abbottonati dentro giacconi che coprivano maglioni di lana. Non sempre tutto avviene secondo ordine, non sempre le stagioni si succedono per come le conosciamo. Eravamo - per esempio - abituati a vedere giovani pugili combattere per le medaglie olimpiche, e (se erano bravi) li aspettavamo nel professionismo, dove i cazzotti sono adulti, e i guadagni premiano quelli che fanno più male. Il tempo del pugilato si è avvitato. Non va avanti: gira su se stesso. E oggi nelle semifinali del torneo ritroviamo questi dilettanti eterni che già hanno al collo le medaglie, ma non ne conoscono il colore: Clemente Russo e Roberto Cammarelle, nelle due categorie più pesanti, sopra e sotto i 91 chili. I due hanno superato i 30 anni, la loro carriera resterà confinata in questa che una volta era l'anticamera del pugilato, e oggi ne è la stanza principale. Era questo il destino dei grandi boxeur cubani, ai quali il professionismo era vietato per ragioni di Stato: o professionisti o comunisti. Teofilo Stevenson non poté mai misurare la sua classe contro Muhammad Alì o Joe Frazier. Quando porsero al cubano l'occasione di sfidare Alì, con 5 milioni di dollari da considerare, Stevenson rispose con una domanda: «Cosa valgonoi, quando ho l'amore di otto milioni di cubani?». Ai nostri bravi picchiatori non è mai stata offerta quella “borsa”. Per tre ragioni: il pugilato professionistico si è rattrappito, ridicolizzato da un campionario di sigle vuote, impoverito dal tradimento dei mass media, che rivolgono altrove le telecamere, svilito dalla mancanza di personaggi con talento pari all'esuberanza. Per questo (e per altro) girano meno soldi. Il secondo motivo è che il sistema di punteggio fra i dilettanti snatura questo sport: premia una boxe opportunistica, non certo completa. E questi “anni” non sono più propedeutici come accadeva prima. L'ultimo schietto motivo è che i nostri nel professionismo non avrebbero avuto troppo da dire. Cammarelle sa boxare, ha visione e colpi, ma poca potenza. Russo, in semifinale con una sola caotica vittoria, è un tipo più brillante fuori dal ring che sopra, dove mostra eleganza fine a se stessa e poche varianti di colpi. È impareggiabile nella lotta, e “adatto” al sistema che conteggia i colpi, “sporchi” o limpidi, sempre un punto valgono. Merita comunque molto: è l'anima di Marcianise che con lui è diventata capitale italiana di questo sport, con tre palestre gratuite in un posto dove «è meglio crescere sul ring che in mezzo alla strada» (la frase è di Russo). Lì è cresciuto anche Vincenzo Mangicapre, dal nome indigesto, le gambe rapide, i colpi precisi e idee non banali. Anche lui è in semifinale: prenda questa medaglia, e faccia i crescere i suoi 23 anni nel mondo dei cazzotti adulti. Eterni dilettanti, ecco le nostre medaglie del pugilato M. BUC. INVIATO A LONDRA Il trentaseienne di Latina si piazza al terzo posto nel triplo Bolt ancora d'oro nei 200 dominati dalla Giamaica: 2° Blake, 3° Weir Incredibile record del mondo per il keniano Rudisha negli 800 Pallanuoto m. Semifinale Italia-Serbia alle 20,50 Volley m. Alle 20,30 semifinale Italia-Brasile Boxe Mangiacapre (64 kg), Russo (91 kg) e Cammarelle (+91 kg) in semifinale Vela “Medal race” nel 470 per Gabrio Zandonà e Pietro Zucchetti NICOLALUCI LONDRA Sono stati i carabinieri del Nas di Firenze a segnalare alla Wada (la World anti-doping Agency) perché controllasse i livelli ematici di Alex Schwazer. Il Nas di Firenze lavora con la procura di Padova a un'inchiesta su traffici di sostanze dopanti, e da oltre un anno aveva rilevato frequenti contatti fra Schwazer e il dottor Michele Ferrari, l'esperto di farmaci indagato per doping. Il Nas esclude, poi, che Schwazer abbia acquistato l'Epo in Turchia. Ieri, tra l'altro, la stampa turca è tornata all'attacco del marciatore che due giorni fa ha detto di avere comprato senza particolare difficoltà l'Epo in una farmacia di Antalya, paradiso turistico della costa mediterranea della Turchia. Dopo la stampa, che subito ha criticato l'atleta italiano - «si dopa e poi accusa noi», ha tuonato Hurriyet - oggi è insorto l'Ordine dei farmacisti, che ha chiesto a Schwazer di fornire le prove di quanto afferma, di fare nomi e cognomi. Il presidente della sezione di Antalya, Kerem Zabum, ha detto all'agenzia Anadolu che l'italiano deve precisare «in quale farmacia e in quali circostanze ha acquistato» la sostanza vietata. Schwazer mercoledì, in una affollatissima conferenza stampa a Bolzano, ha raccontato di essere andato ad Antalya per tre giorni nel settembre 2011, dopo avere cercato su internet in quali paesi reperire l'eritropoietina. «Ho portato con me 1500 euro. Li ho cambiati in lire turche. Li ho messi sul banco del farmacista. Non ha fatto storie», ha raccontato. In certi Paesi, ha chiarito Schwazer, quelli poveri, non chiedono la ricetta. Una frase che ha ferito la forte vena nazionalista turca. Intanto ieri in caserma a Bologna, ad Alex Schwazer è stato notificato il provvedimento di sospensione dal servizio, disposto dal Comando generale dell'Arma, mentre la procura di Bolzano sta continuando a cercare riscontri alle dichiarazioni del nostro marciatore. La verità di Schwazer fa già acqua «L'Epo preso non in Turchia» Storico bronzo per Fabrizio Donato nel salto triplo FOTO DI KERIM OKTEN/EPA Josefa Idem hachiuso lasua avventuraolimpicaquinta mafelice FOTO DI ETTORE FERRARI/ANSA venerdì 10 agosto 2012 11
NEI MESI CHE PRECEDONO LE ELEZIONI SI DISCUTE DITUTTOENONTUTTOÈSEMPRECREDIBILE. A volte però si affacciano questioni interessanti e innovative. Una di queste è la possibilità che si sta delineando all'interno del centro sinistra ed in particolare del Partito democratico, di un'ipotesi di «liste civiche» nazionali espressione delle realtà locali e della società. In sostanza, della creazione di liste più vicine alle istanze dei cittadini ed in grado di rappresentare voci, problemi, voglia di positivo protagonismo a cui la politica oggi, non sempre e non completamente, riesce a dare risposte. Liste comunque, con un'identità politica precisa e non aleatoria ma solidamente ancorata a prospettive ed esigenze di rinnovamento capaci di dare speranza all'Italia. Un ruolo forte ma ancora tutto da definire, in queste liste, spetterebbe ai sindaci o comunque agli amministratori locali. Innanzitutto bisogna chiarire, se ce ne fosse bisogno, che non si sta parlando del cosiddetto partito dei sindaci balzato sulla scena qualche anno fa, intendendo con questo una sorta di lobby di figure istituzionali legate tra loro dal ruolo che ricoprivano e incuneata all'interno di un ceto politico. Oltretutto, come ricorda giustamente Piero Fassino, i sindaci sono ineleggibili. No, oggi il senso è, e deve essere molto diverso. Penso che il Pd debba raccogliere questa scommessa e aprire le proprie liste a una presenza forte e visibile di poteri locali, rappresentando esso stesso una «lista civica nazionale», un Partito Nazione che lavori alla riunificazione di una società sempre più lacerata da interessi particolari ed egoismi. Una lista in qualche modo promossa, garantita, sostenuta dai primi cittadini avrebbe prima di tutto il significato di ridare centralità alle città e alle amministrazioni locali che, soprattutto negli ultimi due, tre anni, con i governi Berlusconi e Monti, sono state le più, penalizzate dal percorso di risanamento del Paese. Molti sono stati i sacrifici imposti, mentre molto poco, o molto meno è stato fatto in questa direzione a livello centrale. Non è nella «periferia» che si concentra il «grasso» del Paese da tagliare, non è qui il pozzo da cui attingere senza sosta. Invano i sindaci italiani hanno denunciato che i tagli lineari penalizzavano le amministrazioni virtuose e mettevano a rischio i servizi pubblici, la qualità della vita, la coesione sociale. Invano è stato denunciato l'effetto involutivo del Patto di stabilità che bloccava ogni possibile investimento e senza dubbio, la contrapposizione tra centralità dello Stato e governi locali che si è creata non è certamente ciò che serve a un Paese in difficoltà che necessità di unità e solidarietà, soprattutto a livello istituzionale. Ebbene portare in Parlamento, cuore della vita politica nazionale, coloro che vengono espressi dai percorsi della democrazia a livello locale, avrebbe il merito, prima di tutto, di dare un forte segnale di rinnovamento della politica dal basso, evitando però metodi e retorica di un populismo a cinque stelle. I sindaci, sono le figure istituzionali più vicine ai cittadini e sono i più credibili rappresentanti delle istanze della società. Sono portatori di una tradizione amministrativa che si costruisce ogni giorno sulla necessità di affrontare problemi concreti cui dare risposte altrettanto concrete. I sindaci possono essere una risorsa vera per il Paese e credo siano disponibili ad assumersi responsabilità, a partire però dal loro ruolo. Questo progetto inoltre potrebbe consolidare anche la «saldatura» tra centro e periferia che le politiche recenti hanno scardinato. Sarebbe, inoltre, un segnale forte della volontà di procedere a riforme che diano forza e capacità di autogoverno alle autonomie locali, ad esempio con il varo di una Camera delle autonomie. Un po' di sostanza, insomma, dopo le strillate e inconcludenti ambizioni federaliste della Lega che in questi anni non hai mai realizzato nessun vero processo riformatore. SEGUEDALLAPRIMA E questo a causa in larga misura del timore, da parte degli investitori, del crollo dell'intero sistema monetario europeo. In altre parole, le differenze tra i tassi di interesse non riflettono oggi solo i fondamentali e i processi di aggiustamento dei singoli Paesi, ma includono anche, e soprattutto, la sfiducia sulle capacità di sopravvivenza dell'euro. All'origine di questo rischio sistemico vi è un processo di unificazione monetaria rimasto a metà e quindi privo di politiche e strumenti in grado di governarlo efficacemente. È in realtà un fenomeno noto da tempo agli osservatori più attenti e che genera effetti profondamente asimmetrici, determinando forti aumenti dello spread e dei tassi di interesse dei paesi più indebitati, tra cui l'Italia, e un'anomala favorevole discesa, per contro, di quelli dei paesi più forti, tra cui in prima fila la Germania. L'ulteriore conseguenza è una crescente frammentazione in chiave nazionale dei sistemi bancari dei Paesi dell'euro, con fenomeni di razionamento del credito (credit crunch) verso consumatori e imprese nei Paesi più indebitati come il nostro e, per contro, condizioni creditizie di grande favore nei paesi forti. La Bce ha riconosciuto per la prima volta l'insostenibilità di queste distorsioni per la conduzione della politica monetaria e ritiene necessario intervenire al più presto, in linea con i compiti stabiliti dal suo statuto. Lo farà mediante operazioni sul mercato secondario dei titoli di Stato, concentrate sulle attività a breve per abbassare di qui la curva dei rendimenti e le altre scadenze a medio e lungo termine. Sono modalità d'intervento auspicate da tempo e che secondo molti economisti potrebbero avere un impatto a breve risolutivo sull'impennata degli spread di Paesi come l'Italia. Se non fosse per un insieme di clausole di condizionalità assai peculiari introdotte dalla stessa Bce. Essa chiederà ai Paesi beneficiari non solo di essere in regola con i programmi di stabilità monitorati dalla Commissione (“semestre europeo” e il più recente fiscalcompact) - com'è naturale aspettarsi - ma anche di accettare le condizioni aggiuntive di programmi di assistenza ad hoc che dovranno richiedere e negoziare col fondo salva Stati (l'Efsf o in futuro l'Esm). Non vi sono valide giustificazioni economiche a supporto di questa decisione, se non quelle di natura squisitamente politica dettate dalla necessità di ottenere l'assenso della Germania e dei Paesi del Nord. In questa prospettiva lo scenario più probabile nei prossimi mesi - e auspicato da molti in Europa - è quello di una relativa stabilizzazione dei mercati finanziari e degli spread dell'area euro grazie agli interventi della Bce, realizzati o semplicemente minacciati, a sostegno soprattutto dei titoli di Stato di Spagna e Italia, che nel frattempo dovranno accettare i programmi di aiuti del fondo salva-stati e le pesanti condizionalità ad essi associate. Sulla natura delle condizioni aggiuntive è inutile in effetti farsi troppe illusioni visto il dibattito in corso in Germania e negli altri Paesi del Nord - in quanto risulteranno con ogni probabilità punitive e marcatamente restrittive. Ora uno scenario di questo genere presenterebbe aspetti profondamente negativi per il nostro paese per due ordini di ragioni. A livello politico, la richiesta di aiuti per gli interventi “anti-spread” del fondo salva Stati a pochi mesi dal voto finirebbe per stravolgere la campagna elettorale e contribuirebbe ad aumentare il distacco dei cittadini dalla politica. Ancora più rilevanti gli effetti economici. La stabilizzazione finanziaria sarebbe ottenuta infliggendo ulteriori pesanti costi alla nostra economia reale, dal momento che rimarrebbero in piedi e/o verrebbero resi ancor più severi i programmi di aggiustamento applicati dall'Unione che hanno fin qui provocato recessione, restrizioni e peggioramento dell'indebitamento in tutti i Paesi sottoposti alla cura. C'è un solo modo per evitare di finire sotto la vigilanza dell'Eurogruppo ed è accrescere gli sforzi di aggiustamento in corso, sul piano fiscale e delle riforme economiche. A partire dallo stock di debito pubblico, il nostro tallone d'Achille che a parità di condizioni rischia di rimanere nei prossimi anni - come mostrato di recente da un Rapporto del Fondo monetario internazionale - abbondantemente al di sopra del 120 per cento. Lo si potrebbe fare associando alle politiche di consolidamento del bilancio e di avanzi primari, un insieme di misure concrete e sostenibili di riduzione dello stock del debito - come proposto di recente in un documento della fondazione Astrid - per riportarlo in una zona di maggiore sicurezza di qui ai prossimi anni. Allo stesso tempo, per alleggerire il carico del debito pubblico sull'attività produttiva andrebbero intensificati gli interventi strutturali di sostegno alla crescita, concentrando gli sforzi sugli investimenti pubblici e privati in innovazione e infrastrutture, quelli più in grado di arginare e invertire la caduta del Pil. D'altra parte, solo salvaguardando la nostra indipendenza economica potremo continuare a svolgere un nostro ruolo in Europa. Nella delicata fase di transizione che stiamo attraversando e per scongiurare gli scenari sopra evocati è necessario cercare di modificare le politiche fin qui perseguite e ottusamente concentrate sulla sola austerità. Rafforzando al contempo le istituzioni comunitarie in campo fiscale, bancario e più in generale nella politica. C'è bisogno in effetti di maggiore asimmetria nelle modalità di aggiustamento tra Sud e Nord d'Europa e di meccanismi di mutualizzazione del debito che assicurino la possibilità di un suo abbattimento graduale nei singoli Paesi. Sono condizioni divenute ormai necessarie per risolvere l'attuale grave crisi, anche se il tempo a disposizione per realizzarle è sempre più scarso. Il commento Tunisi cancelli la norma sulle donne dimezzate Antonio Panzeri Deputato Pd al Parlamento europeo AILETTORI L'analisi Se l'Italia finisce sotto «condizioni» IL LUNGO E DIFFICILE CAMMINO CHE HAPORTATOLATUNISIAALIBEREELEZIONI, DOPO LA CADUTA DEL REGIME DI BEN ALÌ che ha aperto la strada a tutte le altre rivolte della cosiddetta «primavera araba», sembra, oggi, aver raggiunto una situazione di stallo. Sebbene, infatti, tutto il mondo occidentale abbia guardato con favore ed approvazione a quanto stava accadendo in questo Paese dove tutto è iniziato e dove, al posto di una dittatura senescente ma collaborante con le democrazie occidentali, si attendeva con ansia la piena affermazione della prima democrazia laica del Nordafrica, di fatto gli ultimi accadimenti hanno aperto un vulnus su cui è necessario riflettere. Tutti avevamo messo nel conto che libere elezioni, dopo decenni di dittatura gestita da un'oligarchia che ha fatto i propri interessi mettendo al bando la componente islamista con il benestare dell'Occidente, avrebbero portato a far riemergere, come fiumi carsici, elementi di rappresentanza che non hanno mai potuto esprimersi liberamente. La vittoria di Ennhada ha costretto ad una riflessione sul radicamento territoriale che questa forza politica ha costruito nel tempo e sul ruolo importante giocato dai finanziamenti sauditi, preoccupati di gestire nel migliore dei modi gli esiti incerti di questi pericolosi sommovimenti. Non ci si aspettava, però, che alla vittoria di un partito islamista moderato sarebbe seguito il tentativo di introdurre pericolosi ed inaccettabili principi nella nuova Costituzione tunisina. L'articolo a cui si fa riferimento, e che ha sollevato giustamente preoccupazione da parte degli osservatori internazionali, subordina il ruolo della donna a quello dell'uomo e ne sancisce, di fatto, l'inferiorità legandone la difesa dei diritti e la protezione alla complementarietà con l'uomo in seno alla famiglia. Sebbene la nuova Costituzione, redatta dall'Assemblea Costituente incaricata da Ennhada, prima di essere promulgata dovrà essere approvata dal Parlamento in seduta plenaria, resta il dato oggettivo dell'introduzione di un principio che non può in alcun modo portare progresso. Se è giusto accompagnare i processi democratici in atto in questi Paesi rispettandone la peculiarità, è pur vero che la politica europea messa in atto dal 2011 ha introdotto una serie di principi che subordinano gli aiuti comunitari al pieno rispetto dei diritti umani e alla compartecipazione. Se la Tunisia non sarà in grado di creare gli anticorpi necessari a favorire un pieno sviluppo democratico del proprio Paese mettendo al bando tentativi come questi volti alla creazione di una società iniqua, ebbene, anche l'Europa dovrà ridefinire le modalità del proprio sostegno. Resta il fatto che la Tunisia ha rappresentato e può rappresentare uno dei punti più avanzati della primavera araba. Questa decisione, pertanto, rischia di offuscare i passi in avanti compiuti fino ad oggi e di far retrocedere il Paese nell'acquisizione di importanti ed inviolabili diritti, come appunto la parità tra uomo e donna. C'è ancora tempo per correggere questa decisione e c'è da augurarsi che il Parlamento provveda a modificarla. COMUNITÀ Maramotti Paolo Guerrieri . . . Positivo creare liste vicine alle istanze dei cittadini . . . Il tema non è quello di fare un partito dei sindaci Wladimiro Boccali Sindaco di Perugia . . . Grave subordinare il ruolo femminile a quello dell'uomo Senza modifica, la Ue dovrà rivedere il sostegno ai tunisini Per uno spiacevole errore a pagina 15 de l'Unità diieri, a corredo dell'articolo del ministro degli Affari EsteriGiulioTerzidal titolo«Eccochecosastiamofacendo per la Somalia», è stata pubblicata una foto del ministrodegliEsteri grecoDimitriosAvramopoulos. Cenescusiamo con i lettori e congli interessati. L'intervento Il Pd apra le porte, diventi una «lista civica nazionale» venerdì 10 agosto 2012 15
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CaraUnità Il ricordo Nicolini, quando il Pci scommetteva sui giovani Walter Tocci Deputato Pd Luigi Cancrini psichiatra e psicoterapeuta ViaOstiense,131/L 00154 Roma lettere@unita.it Dialoghi Lo sport, il tifo il doping e le scommesse RENATO NICOLINI SE NE È ANDATO CON LEGGE-REZZA,CONILSORRISO,PRENDENDOCID'INCIAMPO,SECONDOLOSTILEINCONFONDIBILEDELLASUAVITA.È stato il migliore assessore di Roma, un deputato impegnato, un politico raffinato e uno dei più geniali tra gli intellettuali italiani del secondo Novecento. Con la sua Estate Romana ha inventato una politica per la città imitata in Europa e nel mondo. Alla camera ardente in Campidoglio un fiume di persone - giovani e anziani, artisti e impiegati, ricchi e poveri, di destra e di sinistra - sono andate a porgergli l'ultimo saluto nei modi più diversi, chi suonando, chi parlando, chi piangendo, chi pregando. Come mai un uomo controverso come Renato, che in vita suscitò tanti contrasti e polemiche, ha avuto solo in punto di morte questo riconoscimento unanime? È una domanda amara che vorrei condividere con voi, cari colleghi, in quest'aula che lo vide protagonista. Nel generale moto di commozione convergono tanti sentimenti. Chi gli ha sempre voluto bene, innanzitutto, e non ha mai smesso di farglielo sapere. Chi lo avversò e oggi ne riconosce lealmente la grandezza umana e politica. C'è poi la nostalgia di un'intera generazione che negli anni bui del terrorismo riscoprì per merito suo il desiderio della vita, ritornò festosamente nelle piazze, il cinema di Massenzio, il circo a piazza Farnese e la poesia a Castelporziano, ritrovò l'immaginazione del futuro e il privilegio di vivere nella bella Roma. Con il sindaco tanto amato dai romani e grande sostenitore di Renato, Luigi Petroselli, che in quegli anni lancia anche il grande sogno del Parco Archeologico dei Fori, Roma diventa davvero capitale - un secolo dopo Porta Pia - non solo come sede dei ministeri, ma nell'unico modo che trasforma una città in capitale, cioè con l'elaborazione di codici culturali validi per l'intero Paese, con la capacità di connettere le avanguardie culturali con il sentire profondo della nazione. Ma, nella commozione di questi giorni c'è una nota più dolorosa, perché abbiamo scoperto solo adesso quanto ci mancherà. Renato è stato anche dimenticato e soprattutto il Paese non ha saputo utilizzare al meglio il suo ingegno. È una riflessione ancora da sviluppare e riguarda non solo la sua persona, ma un ciclo della nostra storia culturale. Come si può leggere nel suo ultimo libro, alla fine degli anni Settanta la creatività italiana ebbe forse i suoi ultimi bagliori nelle arti, nei saperi e nel saper fare. Poi vinse il conformismo, il timore verso le innovazioni irregolari e da tutto ciò si è scivolati lentamente fino al disprezzo della cultura degli ultimi anni. Pochi lo sanno, ma Nicolini è stato anche un uomo di partito, prima del Pci e poi fino al Pd; lo è stato nel modo migliore, con la finezza politica, la lungimiranza e anche l'appartenenza che sapeva conciliare con l'inesauribile senso critico. C'è da riflettere sul giovane Nicolini che investe il suo talento nella militanza politica e viene valorizzato dal suo partito come assessore della capitale a poco più di trent'anni. I paragoni con l'oggi non sono facili, me ne rendo conto, ma saremo capaci di creare nuovi partiti solo se la politica tornerà ad attrarre le menti migliori e a metterle a frutto. Con questi pensieri rivolgiamo un abbraccio ai suoi figli, alla sua compagna e ai suoi cari. Ciao Renato, ti ricorderemo, indicheremo ai giovani il tuo ingegno, torneremo a studiare le tua opera e soprattutto a cercare di capirti meglio di come abbiamo saputo fare quando eri in vita. Dicevo, se ne è andato da par suo, prendendoci d'inciampo, convocandoci per l'estremo saluto nella Chiesa di S. Maria del Popolo, mossa imprevedibile per tanti suoi amici non abituati a quella liturgia. No, non era una conversione tardiva e neppure un pensiero sulla morte, anzi l'opposto, un senso forte della vita, l'acuta sensibilità di un'eccedenza, di un'irriducibilità e quindi di un sapere della vita che supera le ideologie e le fedi. Di ciò ha dato testimonianza come persona e come intellettuale. Questa sapienza della vita non è solo sua, ma è un carattere profondo della storia nazionale che si è espressa in forme diverse sempre nei momenti alti dello spirito italiano. Solo da questa energia culturale, e non solo dalle manovre finanziarie, il Paese troverà lo slancio per uscire dagli affanni del nostro tempo. Grazie Renato, compagno carissimo della nostra vita. JOSEFA,UNNOMEDIALTRITEMPIPERUNADONNACHEHAATTRAVERSATO I TEMPI. Idem, un cognome ugualitario che la rende simile alle altre. Sembrerebbe speciale e forse per attitudine fisica allo sport, sì, lo è. Ma Josefa Idem, tedesca convertita all'Italia, è la quintessenza delle qualità femminili che riempiono il mondo oggi, un mondo che richiede alle donne capacità straordinarie di ubiquità, caparbietà e sensibilità, la professionalità massima coniugata con la maternità responsabile. Josefa è la molteplicità del femminile nella sua espressione più riuscita. A 48 anni e due figli, un marito allenatore, per un pelo non vince una medaglia anche nella sua ultima olimpiade. La sua è una specialità faticosa, richiede una cura e una pratica sfinente, anni di allenamenti per una gara a Londra di neanche due minuti. Eppure, per quei minuti in cui provare se stessa c'è passata tante volte, otto olimpiadi hanno guardato il suo incedere spingendo via l'acqua a filo d'acqua, la sua chioma bionda e il suo aperto sorriso, il suo equilibrio e la sua volontà di ferro. Non è possibile, per varie analogie, non pensare a un altro biondo di lingua tedesca, un uomo che piange disperato davanti alle telecamere la sua sconfitta di atleta e personale. Confessando l'estremo atto di autolesionismo che l'ha liberato di un fardello insopportabile, una richiesta alla quale non era più in grado di rispondere. In più, al cospetto di una fidanzata sportiva che ha attraversato anche lei il buio ma, piegata, ha saputo reagire ritrovandosi e ritrovando i risultati. Le donne sanno digerire le sconfitte, purtroppo a lungo obbligate e allenate dalla storia, le sanno percorrere. Quanto Josefa ha meravigliosamente dimostrato di interpretare la vita nelle sue opportunità e complessità, quanto Alex è inadeguatamente crollato sotto il peso delle richieste. Anche lui è un esempio, la quintessenza della crisi che sta vivendo il sesso maschile nel presente. Demoralizzato, depresso, oppresso, inferiore alla sua compagna, si è mutilato da solo, recidendo il legame marcio e stanco con una professione che l'aveva glorificato e nella quale non poteva più primeggiare. La realtà pretende, l'attuale realtà pretende ancora di più a livello di performance umana, la debolezza non è prevista e, quando accade, nelle donne genera maggiore comprensione della sconfitta, negli uomini genera maggiore disperazione e impreparazione. Schwazer, mostrando la sua totale fragilità, è stato ancora più attaccato e condannato, cosa non accaduta in altri sport e ad altri atleti che hanno sempre vigliaccamente negato con mille scuse e furberie gli addebiti. Josefa con le sue fragilità ci deve aver fatto i conti per tutti questi decenni, con le sue scelte sono certa che ci fa i conti ogni ora del giorno, senza perdersi. Per questo mi piace tantissimo e ammiro la sua compostezza, la sua serietà, la sua gioia e la sua libera interpretazione della vita. Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 EmergenzaSomalia, ringraziamo ilministro GiulioTerzi Signor Ministro Giulio Terzi, la sollecitudine con la quale ieri ha riposto alla nostra lettera aperta del giorno precedente pubblicata da l'Unità, è la più autentica testimonianza dell'impegno dell'Italia sulle problematiche del rinnovamento istituzionale della Somalia. Abbiamo molto apprezzato la consapevolezza del Governo italiano circa le difficoltà che la Somalia sta vivendo in questo delicato momento della sua evoluzione verso forme di governo più democratiche ed ancor più l'attenzione all'affermarsi dei diritti fondamentali della persona da attuare in un clima sociale di ritrovata sicurezza e di maggior benessere economico. Siamo lieti di sapere confermata dal Ministero degli Esteri italiano l'attività di sensibilizzazione delle istituzioni europee e degli altri Stati maggiormente coinvolti nel consolidamento delle istituzioni somale e assicuriamo il nostro vigile impegno nel seguire la situazione nel Paese del Corno d'Africa che continua a destare allarme e preoccupazione, come fonti somale ripetutamente denunciano con forza. Confidiamo che proprio in questo cruciale momento l'Italia saprà raddoppiare i propri sforzi affinché il desiderio di rinnovamento che anima tanti somali trovi l'effettiva attuazione che la comunità internazionale ha promesso. GiuseppeGiulietti PORTAVOCE “ARTICOLO 21” ShukriSaid PORTAVOCE “ASSOCIAZIONE MIGRARE” Il caso Ilvae l'impossibile separazionedeipoteri in Italia Ero bambino (da un pezzo ho passato la trentina) e mi stupivano le immagini trasmesse in televisione della pioggia cinerina su Taranto, evento di origine stranamente non vulcanica, bensì effetto di un polo europeo dell'inquinamento. Niente da allora è cambiato, in meglio. Le auto, le case, gli orti, i panni stesi, tutto ciò che sia esposto all'aria, si trova vittima di una dermatite inquinante dal nome di donna, come i tornado o le tempeste tropicali: Ilva. L'Ilva, come l'Idra mostro multicefalo, che invece del fiato mortifero esala detriti grigiastri che ci restituiscono un'atmosfera post nucleare. Sono passati decenni e, come troppe volte accade in Italia, c'è voluto «l'intervento a gamba tesa» della magistratura per smuovere le acque. Con una sentenza dura, decisori pubblici e privati sono stati finalmente schiodati dalle loro poltrone. Il governo ha varato l'atteso decreto di bonifica, la Dirigenza aziendale, dietro la minaccia concreta di sanzioni civili e penali, applicherà misure di risanamento, le autorità politiche hanno abbandonato gli infruttiferi equilibrismi tra interessi della proprietà e della forza lavoro. Speriamo che tutto vada per il meglio ma, parafrasando Brecht, sfortunato il Paese che ha bisogno di eroi, siano essi togati, graduati e, per lo più, candidati all'obitorio. MarcoLombardi Tosièdistante da Bossi Per me è un mistero che il sindaco di Verona aderisca alla Lega, per le dichiarazioni che fa, molto divergenti dall'usuale (e becero) linguaggio dei leghisti di ferro, a principiare da Bossi, cui «quel ramo del lago di Como... » è andato di traverso... VincenzoCassibba ValdaligeCostruzioni e ilprogetto delle costesiciliane In data 21 luglio 2012 il Vostro giornale ha pubblicato l'articolo dal titolo “Porti e posti auto: colata di cemento in Sicilia” a firma di Jolanda Bufalini. In esso la giornalista asserisce che la Valdalige Costruzioni S.p.A. farebbe parte di un gruppo di imprese coinvolte nella realizzazione di un progetto per la difesa, il consolidamento, la valorizzazione e fruizione dei tratti costieri della regione Sicilia. Il progetto in questione viene presentato come una «speculazione edilizia» che non avrebbe nulla a che vedere con la valorizzazione delle coste della regione siciliana ma, al contrario, rappresenterebbe un'operazione di distruzione e cementificazione della stessa. In proposito devo, in primo luogo, evidenziare che Valdalige Costruzioni S.p.A. non è coinvolta in alcun modo con il progetto descritto nell'articolo. In secondo luogo va riaffermato come Valdalige Costruzioni S.p.A. operi da sempre nel mercato dell'edilizia nel pieno rispetto della legge. GianLucaBruni AVVOCATO DI VALDALIGE COSTRUZIONI S.P.A. La tiratura del 9 agosto 2012 è stata di 97.535 copie La caduta di Alex Schwazer sull'Epo è anacronistica vista la facilità con cui questa sostanza viene rilevata ai controlli. L'ammissione di colpevolezza è sincera e disarmante: si è dopato per essere più forte, perché non accadesse come ai mondiali di Berlino 2009 quando, fresco di oro olimpico, aveva abbandonato a metà gara vittima di crampi addominali. MARCOLOMBARDI C'è una grande solitudine dietro la storia di questo atleta condannato a vincere per mantenere intatto il mito che le sue imprese avevano creato. Se l'attività sportiva diventa la tua professione perdere è una rovina dal punto di vista economico oltre che da quello della tua autostima e usare l'Epo può diventare la mossa estrema del giocatore che raccoglie dei soldi in prestito per un'ultima puntata alla roulette. Quella che si annulla in queste situazioni, infatti, è la differenza fra il gioco inteso come attività ludica centrata sul piacere di chi la pratica e il gioco in cui a contare è soprattutto la violenza delle emozioni legate alla trasgressione e al rischio di essere scoperto. Come accade sempre più spesso, mi pare, mentre il piacere di seguire con il proprio tifo più o meno infantile la squadra con cui si gioca o per cui si parteggia si complica con l'abitudine delle scommesse: a vincere o a perdere. Grandemente aiutati, su questa strada, dal modo in cui spettacolo sportivo e scommessa sullo spettacolo sportivo vengono presentati insieme, la pubblicità delle scommesse trasmessa in tv subito prima dell'evento e i campioni che non si vergognano di presentarsi come degli scommettitori abituali. Sotto gli occhi, francamente per nulla simpatici, di un governo che punta, per ridurre il debito, proprio sulla febbre degli scommettitori. L'intervento La caparbietà di Josefa e le fragilità di Alex Valeria Viganò COMUNITÀ 16 venerdì 10 agosto 2012
Telecom Italia ha venduto il 100% della società Matrix a Libero, impresa controllata da Weather Investment II Sarl, a un valore di 88 milioni di euro. Matrix, con il portale Virgilio, si legge, «è una società attiva nel settore internet, ed è tra i player italiani leader nel mercato del digital advertising, con un fatturato di 96 milioni e 280 dipendenti». Con Libero e Virgilio nasce il primo operatore italiano di Internet La Camera del Lavoro di Milano è vicino alla famiglia ed esprime le più sentite condoglianze per la scomparsa di FLAVIO BENETTI Instancabile nell'impegno e dedizione per il partito e per il suo giornale l'Unità 10 agosto 2002 10 agosto 2012 in ricordo di BIANCO ZELIA 10 anni di mancanza Mario Unipol, la compagnia di assicurazioni delle cooperative, si prepara al matrimonio con Fonsai con un miglioramento dell'utile nel primo semestre. Standard & Poor's ha alzato il rating su Fonsai proprio in vista dell'unione con Unipol. I risultati sono stati diffusi ieri, dopo il primo incontro dei vertici Unipol con i manager dell'ex compagnia di Salvatore Ligresti. Unipol archivia il primo semestre con un utile netto consolidato di 121 milioni di euro, in crescita del 112,3% rispetto ai 57 milioni di euro del primo semestre del 2011. Il Gruppo Unipol registra, nel semestre, un combined ratio (lavoro diretto) del 95,5% che, al netto dell'impatto degli eventi sismici, equivarrebbe al 92,3%, valore inferiore di circa 7 punti rispetto al 99% del primo semestre 2011 ed in diminuzione di oltre 3 punti rispetto al 95,5% di fine 2011. La situazione di solvibilità consolidata al 30 giugno risulta ulteriormente rafforzata ed è pari, a circa 1,6 volte i requisiti regolamentari. Il consiglio di amministrazione, ha detto il presidente Pierluigi Stefanini, «ha preso atto con soddisfazione del lavoro fatto in questi ultimi mesi» nonostante le difficoltà dell'economia e dei mercati finanziari, «e guardiamo con fiducia a una conclusione positiva del 2012». «Lavoriamo intensamente sui fondamentali del core business e i buoni risultati realizzati, in linea con le previsioni annuali, riflettono le politiche di gestione degli ultimi tre anni» ha aggiunto l`amministratore delegato Carlo Cimbri. OBIETTIVODELL'INTEGRAZIONE «Selezione dei rischi e partnership agenti-impresa sono gli elementi essenziali per affrontare un contesto economico complicato che si riflette soprattutto nelle difficoltà del settore Vita, inteso come forma di risparmio. Unipol ha già avviato - ha proseguito Cimbri le fasi che porteranno nei prossimi mesi all`integrazione con il Gruppo Fondiaria Sai, lavorando fianco a fianco con i manager delle nuove compagnie del gruppo per realizzare le importanti sinergie potenziali alla base della creazione di valore per gli azionisti». La raccolta diretta premi Danni ammonta a 2.146 milioni di euro (-2,3% rispetto al primo semestre 2011) di cui 1.292 milioni nei rami Auto (-2,5%) e 853 milioni nei rami Non Auto (-2,1%), «per effetto del mantenimento delle rigorose politiche di selezione del portafoglio contratti e, d`altra parte, a causa del perdurare delle conseguenze della crisi economica», spiega la società. In un contesto di mercato in significativa flessione (-21% al 1 trimestre 20123), i premi diretti Vita del Gruppo Unipol nel primo semestre 2012 ammontano a 1.074 milioni di euro, in calo del 20,4%4 rispetto allo stesso periodo dell`anno precedente. Il comparto bancario ha chiuso il primo semestre con un utile netto a 6 milioni di euro (3 milioni di euro nello stesso periodo 2011). Ha registrato una raccolta diretta da clientela terza (retail e PMI) di 8.435 milioni di euro (+1,9% rispetto al 31 dicembre 2011). Gli impieghi verso clientela sono rimasti invariati (9.985 milioni di euro). La gestione finanziaria ha ottenuto una redditività lorda pari a circa il 4,4%. Nell'attuale contesto le politiche di investimento «si sono orientate alla diversificazione e alla selezione» con attenzione «alla liquidabilità» degli attivi. Al 30 giugno 2012 l'esposizione in titoli italiani ammonta a 10.309 milioni di euro (9.892 milioni il valore di mercato). L'esperienza digitale diventa «tutto insieme» con l'esperienza reale. È proprio seguendo questa intuizione che è nata Indoona 2.0 la nuova applicazione gratuita lanciata ieri da Tiscali nella sua nuova versione social. Indoona (che in sardo vuol proprio dire «tutto insieme») si propone come un salto in avanti nell'approccio che finora si è avuto con la vita degli altri noi stessi sul web. Finora c'era da una parte il telefono (o i suoi alter ego virtuali, da Skype a Whatsapp) per parlare e messaggiare gli amici «reali» e dall'altra parte c'erano i social network (da Facebook a Twitter) per vivere altre relazioni, scambiare pensieri e foto, con amici «virtuali». Certo, spesso e volentieri i due mondi si incrociavano o si sovrapponevano, ma il nostro modo di essere, consapevolmente o meno, si sintonizzava su una delle due modalità. Con Indoona questi mondi si fondono in una cosa sola. Aprendo il programma dal nostro smartphone, dal nostro pc di casa, dal nostro tablet, possiamo chiamare, videochiamare, e mandare messaggi multimediali gratis a tutti gli altri utenti Indoona, via Internet (rete fissa, wi-fi o 3G per i cellulari). CHIAMATE GRATIS Con Indoona possiamo anche chiamare gratis tutti i numeri di rete fissa italiani (con una promozione valida fino al 30 settembre 2012) e a tariffe super scontate tutti gli altri numeri telefonici. Indoona si può usare anche dall'estero, eliminando i costi di roaming o comunicando gratis con connessione web. Ma Indoona si può anche usare per «condividere la propria vita» come recita l'azzeccato slogan di lancio («Share your life»). Indoona è, infatti, il primo social network pensato per chi usa lo smartphone, basato sui numeri di cellulare, per una esperienza più semplice e sicura. Con Indoona si possono pubblicare sulla propria bacheca post di 300 caratteri, foto, audio, video, mandare cartoline e altro ancora. Si possono commentare o rilanciare i post degli amici, contribuire alle discussioni, mandare eMessage o menzionare altri utenti. E tutto questo lo si fa con la propria comunità «reale», con i contatti della propria rubrica. A poche ore dal lancio sono già moltissimi i download del programma, così come sono ottime le recensioni di chi ha iniziato ad usarlo. Tra l'altro, il programma è stato recentemente votato dagli utenti della comunità iPhoneItalia come prima applicazione italiana in occasione dell'evento Apps Day del 2012. L'applicazione, che funziona sia su iPhone che su smartphone Android, mantiene anche la possibilità di interfacciarsi con gli altri social network consentendo così ai suoi utenti di fare veramente «Indoona», cioè «tutto insieme». Ma la vera sfida è quella di puntare sul successo di una tecnologia 100% Made in Italy per scalfire il predominio di Mr. Zuckerberg e compagnia. Unipol, utile di 121 milioni in sei mesi PRIMA VALUTAZIONE ECONOMIA Nasce «Indoona», telefono e social network La compagnia delle cooperative prepara l'integrazione con Fonsai migliorando anche la solvibilità Stefanini: «Fiducia per una positiva chiusura dell'esercizio» MARCOTEDESCHI MILANO CESAREBUQUICCHIO ROMA Grandeimprese, ilmarchio Ikea vale9miliardi Ilmarchio Ikea vale9 miliardidi euro. Lavalutazioneèemersa da un passaggiotra due societàdel gruppo svedeseche hacomportato,per la primavolta nella storiadel gigantedel mobile, la necessità di iscriverea bilancio ilvalore del brand. Ikea, che haunacomplessastruttura societaria, ha infatti annunciato che la sua InterogoFoundation,con basenel Liechtenstein,havendutoad inizio anno il marchio alla Inter IkeaSystems per9miliardi. La transazione,ha spiegato il capo della comunicazione di Inter Ikea, Anders Bylund, aveva comeobiettivo«il consolidamentoe lasemplificazione della struttura del gruppo». l'operazione,ha aggiunto, «èunatransazione internaal gruppo chenon effetti all'esterno» ma «ora il marchioha unvalorea bilancio». L'operazioneè stata finanziata con una iniezione dicapitaleda 3,6 miliardidieuro daparte di Interogoa favoredi inter Ikea Systemsecon un prestitodi5,4 miliardi. ikea èuna società familiare,non quotata in borsa, fondata nel 1943da ingvar kampradche all'etàdi 86 anniè ancoraattivo nella gestione. Internet tricolore: Libero compra Virgilio Il calcio europeo cerca soldi. A volte sono i grandi investitori arabi o russi a mettere capitali freschi nelle squadre di calcio, altre volte i team del Vecchio Continente cercano di far quadrare i conti con la quotazione in Borsa. È quello che sta accadendo con il Manchester United, una delle squadre più prestigiose del calcio inglese, che si affaccia a Wall Street. E in molti si chiedono se il prestigioso club inglese, vincitore di 19 campionati, riuscirà a fare gol anche in Borsa. L'esordio è previsto per oggi. I titoli del Manchester United, quotato al Nyse con il simbolo “Manu”, avranno un prezzo di 16-20 dollari, ovvero quanto una sciarpa dei Red Devils, ma potrebbero essere più redditizi. E questo sarà vero soprattutto per la famiglia Glazer, proprietaria della squadra. Con la quotazione il Manchester United punta a raccogliere 333 milioni di dollari, di cui la metà andranno a ridurre il debito e la metà ai proprietari, i sei figli del miliardario americano Malcolm Glazer. Le azioni in vendita saranno 16,6 milioni. Il prezzo dell'ipo implica una valutazione della squadra di calcio pari a 73-100 volte gli utili di 36 milioni di dollari dell'esercizio fiscale che si è chiuso nel giugno 2012, e una capitalizzazione di mercato di 2,6-3,3 miliardi di dollari, superiore al prezzo di vendita del Liverpool di 740 milioni di dollari nell'ottobre 2010. La famiglia Glazer, anche dopo l'ipo, manterrà il controllo della squadra con il 98% dei voti grazia alla struttura azionaria. Gli analisti non sono concordi nel successo dell'operazione. Alcuni ritengono il prezzo fissato troppo elevato, altri ritengono che i ricavi del Manchester United siano già cresciuti notevolmente e che quindi il loro margine di aumento ora sia inferiore. Dal 2009, i ricavi sono infatti saliti del 77%, con un aumento del 12% nell'esercizio fiscale 2012. La speranza è che i numerosi fan della squadra vogliano acquistare un quota, ma anche in questo caso - affermano alcuni analisti - c'è da considerare che i tifosi sono arrabbiati con la famiglia Glazer per l'aumento del debito della squadra, pari a 662 milioni di dollari. Un livello elevato che limita la capacità di una buona campagna acquisti, soprattutto nei confronti delle altre protagoniste del calcio inglese, il Manchester City e il Chelsea. E nel tempo non poter contare su giocatori forti sul campo, e quindi non vincere trofei, potrebbe avere un impatto sui ricavi. Calcio e finanza i «diavoli rossi» di Manchester a Wall Street . . . Standard & Poor's ha alzato il rating su Fonsai in vista della fusione con l'Unipol venerdì 10 agosto 2012 13
TV 06.30 Tg 1. Informazione 06.40 CCISS Viaggiare informati. Informazione 06.45 Unomattina Estate. Attualita' 10.10 Unomattina Vitabella. Rubrica 11.05 Un ciclone in convento. Serie TV 12.00 E state con noi in TV. Show. Conduce Paolo Limiti. 13.30 TG 1. Informazione 14.10 Don Matteo 7. Serie TV 15.10 Capri. Serie TV 16.51 Previsioni sulla viabilità. Informazione 17.00 Tg 1. Informazione 17.15 Heartland. Serie TV 18.00 Il Commissario Rex. Serie TV 18.50 Reazione a catena. Show. 20.00 TG 1. Informazione 20.30 Techetechetè. Rubrica 21.20 Me lo dicono tutti. Show. Conduce Pino Insegno. 23.40 TV 7. Informazione 00.45 L'Appuntamento. Rubrica 01.15 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.50 Sottovoce. Talk Show. Conduce Gigi Marzullo. 02.20 Rai Educational In Italia. Educazione 02.50 Mille e una notte - Teatro. Rubrica 07.10 Tutti odiano Chris. Serie TV 07.30 Cartoni Animati 10.00 XXX Giochi Olimpici Londra 2012. Sport 10.01 Gare Live. Sport 10.15 La complicata vita di Christine. Serie TV 10.35 Tg2 Insieme Estate. Rubrica 10.50 TG Olimpico. Informazione 11.20 Il nostro amico Charly. Serie TV 12.10 La nostra amica Robbie. Serie TV 13.00 Tg2. Informazione 13.30 XXX Giochi Olimpici Londra 2012. Sport 13.31 Gare Live. Sport 14.00 TG Olimpico. Informazione 16.00 TG 2. Informazione 20.30 TG 2 - 20.30. Informazione 21.05 XXX Giochi Olimpici Londra 2012. Sport 21.06 Gare Live. Sport 00.00 Buonanotte Londra. Rubrica. Conduce Jacopo Volpe. 01.30 Hawaii Five-0. Informazione 02.20 ANICA - Appuntamento al cinema. Rubrica 02.25 La sporca dozzina. Film Tv Guerra. (1988) Regia di Lee H. Katzin. Con Telly Savalas, Ernest Borgnine, Hunt Block. 08.00 Mini Ritratti. Rubrica 08.35 Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi. Film Comico. (1960) Regia di Mario Mattòli. Con Totò, Aldo Fabrizi. 10.10 La Storia siamo noi. Documentario 11.15 Agente Pepper. Serie TV 12.00 TG3. Informazione 12.01 Rai Sport Notizie. Informazione 12.15 Per un pugno di libri. Informazione 13.10 La strada per la felicita'. Soap Opera 14.00 Tg Regione. / TG3. Informazione 14.55 La casa nella prateria. Serie TV 15.45 14 Ore. Film Drammatico. (2005) Regia di Gregg Champion. Con Kirsten Robek. 17.10 Geo Magazine 2012. Documentario 19.00 TG3. / Tg Regione. Informazione 20.00 Blob. Rubrica 20.15 Cotti e mangiati. Sit Com 20.35 Un posto al sole. Serie TV 21.05 La Grande Storia. Documentario 23.20 Tg Regione. Informazione 23.25 Tg3 Linea notte estate. Informazione 23.55 Lucarelliracconta. Informazione 01.00 Appuntamento al cinema. Rubrica 01.05 Rai Educational Zettel - La filosofia in movimento Inconscio. Rubrica 01.35 Fuori Orario. Cose (mai) viste. Rubrica 06.35 Media Shopping. Shopping Tv 06.50 Magnum P.I. Serie TV 07.45 Più forte ragazzi. Serie TV 08.40 Sentinel. Serie TV 09.50 Monk. Serie TV 10.50 Ricette di famiglia. Rubrica 11.30 Tg4 - Telegiornale. Informazione 12.00 Pacific blue I. Serie TV 12.55 Distretto di Polizia III. Serie TV 13.52 Poirot. Serie TV 16.20 My Life - Segreti e passioni. Soap Opera 17.00 Il ritorno di RIngo. Film Western. (1965) Regia di Duccio Tessari. Con Giuliano Gemma, Fernando Sancho, Nieves Navarro. 18.55 Tg4 - Telegiornale. Informazione 19.35 Tempesta d'amore. Soap Opera 20.10 Siska. Serie TV 21.10 Julie Lescaut. Serie TV Con Mouss Diouf, Jennifer Lauret, Véronique Genest. 23.00 Cinema d'estate. Show. 23.02 Carne Tremula. Film Commedia. (1997) Regia di Pedro Almodóvar. Con Francesca Neri, Liberto Rabal, Javier Bardem. 01.25 Tg4 - Night news. Informazione 01.45 L'Italia che funziona. Informazione 07.55 Traco. Informazione 07.57 Meteo 5. Informazione 07.58 Borse e monete. Informazione 08.00 Tg5 - Mattina. Informazione 08.36 Aspettando Dallas. Show 08.39 Una tartaruga di nome Josef. Film Commedia. (2004) Regia di Erik Leijonborg. Con Axel Skogberg. 10.21 I Cesaroni. Serie TV 13.00 Tg5. Informazione 13.41 Beautiful. Soap Opera 14.11 Belli dentro. Sit Com 14.41 Be my baby. Film Commedia. (2006) Regia di Bryce Olson. Con René Ashton, Brody Hutzler, Julia Duy. 16.15 Una ragazza speciale. Film Commedia. (2000) Regia di Ute Wieland. Con Johannes Brandrup. 17.21 Navigare informati. Informazione 18.35 La ruota della fortuna. Show. 20.00 Tg5. Informazione 20.30 Veline. Show 21.20 A & F - Ale e Franz Show. Show 23.31 Borotalco. Film Commedia. (1981) Regia di Carlo Verdone. Con Carlo Verdone, Eleonora Giorgi, Angelo Infanti. 01.30 Tg5 - Notte. Informazione 01.59 Meteo 5. Informazione 02.00 Veline. Show. Conduce Ezio Greggio. 02.31 Media Shopping. Shopping Tv 06.30 Il mondo di Patty. Serie TV 07.20 Hannah Montana. Serie TV 08.10 Cartoni Animati 10.30 Dawson's Creek. Serie TV 12.25 Studio Aperto. Informazione 13.02 Studio sport. Informazione 13.40 Futurama. Cartoni Animati 14.10 I Simpson. Cartoni Animati 14.35 What's my destiny Dragon ball. Cartoni Animati 15.00 Gossip girl. Serie TV 15.55 Glee 3. Serie TV 16.45 Giovani campionesse. Serie TV 17.40 Love bugs III. Sit Com 18.30 Studio Aperto. Informazione 19.00 Studio sport. Informazione 19.25 C.S.I. New York. Serie TV 21.10 Trappola in fondo al mare. Film Azione. (2005) Regia di John Stockwell. Con Paul Walker, Jessica Alba, Scott Caan. 23.25 Monster ark - La profezia. Film Fantascienza. (2008) Regia di Declan O''brien. Con Renee O''nor, Tim Dekay, Tommy Lister. 00.22 Tgcom. Informazione 00.25 Navigare informati. Informazione 01.15 Nip/tuck. Serie TV 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus Estate 2012. Informazione 07.30 Tg La7. Informazione 09.55 In Onda. Talk Show. Conduce Filippo Facci, Natasha Lusenti. 10.35 J.A.G. - Avvocati in divisa. Serie TV 11.30 Agente speciale Sue Thomas. Serie TV 12.30 I menù di Benedetta (R). Rubrica 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 Movie Flash. Rubrica 14.10 È arrivato mio fratello. Film Commedia. (1985) Regia di Castellano, Pipolo. Con Renato Pozzetto. 16.10 Il commissario Cordier. Serie TV 18.00 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 In Onda. Talk Show 21.10 Soldati a cavallo. Film Western. (1959) Regia di John Ford. Con William Forrest, Ron Hagerty, Fred Graham. 23.30 Relazioni pericolose. Film Thriller. (2006) Regia di Richard Roy. Con Charisma Carpenter, James Thomas. 01.00 Tg La7. Informazione 01.05 Tg La7 Sport. Informazione 01.10 N.Y.P.D. Blue. Serie TV 21.00 Sky Cine News - Speciale Locarno. Rubrica 21.10 Yuppies, i giovani di successo. Film Commedia. (1986) Regia di C. Vanzina. Con J. Calà C. De Sica. 22.55 Yuppies 2. Film Commedia. (1986) Regia di E. Oldoini. Con J. Calà C. De Sica. SKY CINEMA 1HD 21.00 Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi. Film Commedia. (1989) Regia di J. Johnston. Con R. Moranis M. Strassman. 22.40 Tom e Thomas - Un solo destino. Film Commedia. (2002) Regia di E. Lammers. Con S. Bean I. Ba. 00.35 Il tesoro dei templari III. Film Avventura. (2008) Regia di G. Campeotto. Con C. Heldbo Wienberg. 21.00 Segreti fatali. Film Drammatico. (2009) Regia di M. Sharony. Con D. Meyer V. Spano. 22.35 Country Strong. Film Drammatico. (2010) Regia di S. Feste. Con G. Paltrow T. McGraw. 00.40 Insieme per caso. Film Commedia. (2002) Regia di P. Hogan. Con K. Bates R. Everett. 18.15 Adventure Time. Cartoni Animati 18.40 Leone il cane fifone. Cartoni Animati 19.15 Ninjago. Serie TV 19.40 Thundercats. Cartoni Animati 20.05 Level Up. Serie TV 20.30 Ninjago. Serie TV 20.55 Adventure Time. Cartoni Animati 21.20 Brutti e cattivi. Cartoni Animati 18.00 Miti da sfatare. Documentario 19.00 Come è fatto. Documentario 20.00 Top Gear USA. Documentario 21.00 Miti da sfatare e la sporca dozzina. Documentario 22.00 Come è fatto. Documentario 23.00 Dynamo: Magie impossibili. Documentario 19.00 Beat Tv. Musica 19.30 Una splendida annata. Show. 20.00 Lorem Ipsum. Attualita' 20.20 Una splendida annata. Show. 21.00 Fuori frigo. Attualita' 21.30 Fino alla fine del mondo. Reportage 23.30 Jack Osbourne No Limits. Reportage DEEJAY TV 18.30 Chelsea Settles: Una vita XXL. Serie TV 19.20 Popland. Telenovelas 21.10 Teenager in crisi di peso. Docu Reality 22.00 Prof Sex. Docu Reality 22.25 Prof Sex. Docu Reality 22.50 The Buried Life: cosa faresti prima di morire? Show. MTV RAI 1 21.20: Me lo dicono tutti. Show con P. Insegno. Personaggi dello spettacolo si calano pei panni della gente comune. 21. 05: XXX Giochi Olimpici Londra 2012 Sport Stasera per l'Hokey su prato si assegna la medaglia d'oro. 21.05: La Grande Storia Documentario. Esclusivo ritratto sul ventennio racconta una storia inedita del regime. 21.10: Julie Lescaut Serie TV con V. Genest. Un giovane viene ucciso per aver cercato di opporre resistenza ad un rapinatore. 21.20: A & F - Ale e Franz Show Show con Ale e Franz. Rivediamo gli sketch più esilaranti del duo comico. 21.10: Trappola in fondo al mare Film con J. Alba. 4 giovani appassionati di immersioni s'imbattono in un relitto leggendario. 21.10: Soldati a cavallo Film con W. Forrest. Un colonnello nordista e l'uciale medico si detestano cordialmente. RAI 2 RAI 3 RETE 4 CANALE 5 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY LA ZONA MORTA DI DAVID CRONENBERG Tratto da unromanzo di Stephen King, a sua volta ispirato dalla vita del famoso veggente Peter Hurkos, il film racconta la storia di un insegnante che dopo anni di coma si risveglia e scopre di avere qualità extrasensoriali. Si mette al servizio della polizia, ma anche del mondo quando eviterà l'insediamento di un politico fautore del nucleare. Ruolo della vita per Christopher Walken. Rai 4 ore 21:10 ChrisWalken veggente percaso esalvatore delmondo ARENAUNITÀ OGGIVI CONSIGLIAMO... U: venerdì 10 agosto 2012 21
L'ESPRESSO Nel partire registro conpiacere che c'è statauna schiarita nei rap-porti tra il governo e leforze politiche che losostengono. Anche nel senso che si è gettato lo sguardo su progetti significativi per i prossimi mesi, quelli di un autunno che già si preannuncia impegnativo». Il presidente Giorgio Napolitano si avvia a concludere le brevi vacanze a Stromboli, da tanti anni consueta meta della sosta di riposo estivo del Capo dello Stato, che l'appuntamento annuale con l'isola, in quasi trent'anni, ha cercato di non mancarlo mai. «Parto dopo un soggiorno di poco più di otto giorni, più o meno come lo scorso anno». Al rientro ci saranno importanti appuntamenti per il Paese, non solo in rapporto alla crisi dell' Eurozona ma per le possibili misure di graduale abbattimento del nostro debito pubblico. È sulla spiaggetta che, con la moglie Clio, lo ha accolto in questi giorni per il bagno mattutino in mare circondato da pochi amici, ma che è stata meta anche di visite discrete di ragazzi, famiglie, villeggianti che non hanno voluto rinunciare a salutare il presidente. Due chiacchiere con tutti, un sorriso ed un ricordo, commenti sul gran caldo che quest'anno ha pesato più di altre volte e sulle spiagge che hanno cambiato fisionomia per le tumultuose mareggiate dell'inverno costringendo anche lui a cambiare rispetto agli anni passati. Un saluto per ognuno, le persone che conosce da anni ma non solo, anche autografi sulle copie del suo ultimo libro o su una foto che gli porge un bambino che si rammarica «quello fatto con la biro l'anno scorso si è scolorito» e se ne guadagna così subito un altro. Ma gli incontri sulla spiaggia, quelli per le stradine dell'isola, quelli nei diversi ristoranti frequentati alla sera per la cena, sono stati anche l'occasione per ascoltare il racconto delle preoccupazioni che ognuno dei suoi interlocutori, come la gran parte degli italiani, ha da affrontare quotidianamente, misurandosi con un presente che pesantemente condiziona il futuro. La crisi si avverte qui come altrove. C'è il desiderio e la necessità di essere rassicurati. Sotto l'ombrellone bianco che l'ha riparato dal gran sole di questa torrida estate, Napolitano ha voluto dire in particolare che restano ancora da portare a compimento le possibili e molte volte ipotizzate modifiche costituzionali, ma innanzitutto - questa appare la vera urgenza - c'è il superamento dell'attuale legge elettorale. «Resto inquieto nel non vedere ancora vicine ad un approdo le discussioni, che procedono attraverso continui alti e bassi, su una nuova legge elettorale mentre rimane ancora bloccato il progetto di sia pure delimitate modifiche costituzionali che era stato concordato prima di un'improvvisa virata sul tema così divisivo di un improvvisato cambiamento in senso presidenzialistico della Costituzione»: così dice il presidente che già all'inizio dell'anno, incontrando i leader dei partiti di maggioranza, era stato rassicurato sulla possibilità di trovare un accordo su questi temi con il garantito dall'appoggio vasto delle forze politiche su alcuni punti già da lungo tempo maturati. Di pari passo, in questa estate difficile, viaggiano le questioni economiche e la necessità delle riforme. Gravano le preoccupazioni per la crisi che toglie futuro ai giovani e pesa sulle vecchie generazioni che pensavano di aver superato le difficoltà e che invece oggi si ritrovano ad affrontare. A queste situazioni, diverse ma complementari tra loro, il governo sta cercando di trovare soluzioni con una serie di misure pensate e approvate in un innegabile clima di emergenza e di «corresponsabilità nazionale» evocato ancora l'altro giorno dal presidente Napolitano nella nota che accompagnava la firma al provvedimento per la revisione della spesa pubblica. Un'emergenza che ha dettato nel corso dell'ultimo anno il ricorso, per l'esecutivo precedente e per quello di Mario Monti, alla decretazione d'urgenza e ai voti di fiducia, sostenuto finora «dal consapevole riconoscimento della maggioranza delle forze politiche dell'imprescindibile autonomo e decisivo ruolo del Parlamento». Diverso sarebbe stato se, in armonia con le ripetute sollecitazioni del Quirinale fossero state adottate - il che non è accaduto, almeno finora neanche in questa legislatura - «modifiche costituzionali e riforme regolamentari che garantissero un iter più certo e spedito dei disegni di legge ordinari». La necessità di arrivare a portare a compimento almeno alcune delle riforme più urgenti, quelle sollecitate in più occasioni dallo stesso Capo dello Stato e confermate come tali, almeno ufficialmente, anche dalla maggioranza dei partiti, c'era già nel «bagaglio» del presidente al suo arrivo a Stromboli, solo pochi giorni fa. «Rientrando a Roma conferma Napolitano poco prima di imbarcarsi sulla nave di linea, la stessa dell'arrivo, quella che riporta a casa quanti come lui hanno già terminato le vacanze - cercherò di seguire più da vicino l'evolversi sia della tematica europea e della politica finanziaria ed economica, sia per l'appunto il processo che dovrebbe portare all'attuazione dell'impegno ormai inderogabile di non tornare alle urne con la legge elettorale del 2005». Colloquio telefonico tra il leader Pd e il presidente del Consiglio «Fare di più contro l'evasione fiscale» Un sondaggio sul blog per scoprire «il peggior presidente della Repubblica». E l'annuncio: «Cercasi ottantenne, maschio, laureato in giurisprudenza, pluridecennale esperienza partitica per la prossima presidenza della Repubblica. Astenersi lavoratori». E il riferimento a Napolitano, bersaglio principe, non è puramente casuale. Anche su questo ormai si contende il primato con Di Pietro, battaglie da «jus primae noctis». Lo sbeffeggio certo a Beppe Grillo riesce bene. L'ha dimostrato per anni e ieri l'ha confermato: ci ha costruito una ricca carriera da comico e adesso ne mette a frutto gli utili per lanciarsi in quella di politico. O meglio di leader del Movimento 5 stelle che, per carità, con la politica niente a che vedere. Bene ribadire la differenza. Ad esempio: se la Costituzione stabilisce che può essere eletto Presidente qualsiasi cittadino italiano che abbia compiuto i cinquanta anni di età e che goda dei diritti civili e politici, va detto agli italiani qual è la realtà secondo Grillo; va ricordato loro, con ironia sprezzante, che «per diventare presidente della Repubblica è necessario disporre di alcuni requisiti: avere una certa età, meglio se alle soglie della senescenza, essere di sesso maschile, disporre di una laurea (obbligatorio!), aver fatto militanza politica in un partito (Ciampi è l'eccezione che conferma la regola) e aver vissuto di stipendi pubblici per quasi tutta la vita (Pertini muratore in Francia non fa testo)». Come se la vecchiaia fosse una diminutio; avere una laurea e aver fatto militanza politica siano motivi di biasimo; e aver lavorato per lo Stato un'onta. «Un normale lavoratore non ha alcuna speranza di accedere al soglio», nota il leader del M5s usando il livello zero delle argomentazioni demagogiche. Ma tra i “normali lavoratori”, così come definiti, vi possono rientrare anche i presidenti passati, quello presente e i futuri. Profili scelti dal Parlamento per rappresentare l'unità nazionale ed essere garanti della Costituzione. Però per Grillo meglio se oltre ad essere “normali lavoratori” abbiano anche una età non avanzata. Gli ottuagenari (il presidente Napolitano in particolare) proprio no, stanno bene all'ospizio non al Quirinale: «I suoi compagni di liceo sono normalmente ricoverati in un ospizio o interdetti dalla famiglia, mentre lui monita giorno dopo giorno. Mettereste un timoniere ottuagenario alla guida di una nave in tempesta? In Italia è la norma». Lui fa la differenza. Menomale che Grillo c'è. Napolitano: non si voti «Sottosegretario Cardinaleaccusato di truffaefalso» TULLIAFABIANI ROMA L'ITALIAELACRISI Lungo colloquio telefonico ieri tra il presidente del Consiglio Mario Monti e il leader del Pd, Pier Luigi Bersani per uno scambio di vedute - come ha reso noto Palazzo Chigi - sull'agenda di governo da qui a fine legislatura. Si è discusso a lungo soprattutto di politica economica e sociale, della tenuta dei conti, del patto di stabilità, della fase due della spending review, ma anche di crescita, tema su cui il segretario del Pd si è a lungo soffermato. Della convinzione riguardo la necessità di introdurre una patrimoniale Bersani non ha mai fatto mistero, malgrado su questo punto sappia che il governo continua ad avere perplessità per la possibile fuga di capitali dall'Italia. Ma ieri il segretario ha parlato anche del ripristino del credito d'imposta sulla ricerca, perché gli imprenditori devono sapere «che è un incentivo - come ha spiegato in un'intervista al “Sole 24 ore”, letta con grande attenzione dal premier - a disposizione per anni e senza rubinetti di sorta che creano sfiducia e incertezza», della necessità di un piano industriale e di investimenti sulle nuove tecnologie. Un colloquio che ha registrato sintonia sull'esigenza di reperire risorse per avviare la fase della crescita frenando la pericolosa recessione in atto e un impegno reciproco ad analizzare le misure a questo finalizzate. Non si è affrontato il tema del rientro del debito, di cui Bersani ha a lungo parlato nei giorni scorsi con il ministro Grilli trovando convergenza con il piano del titolare dell'Economia. Su richiesta dello stesso Bersani, si legge poi nella nota, il premier «si è soffermato sull'attivo ruolo dell'Italia nel promuovere a livello europeo le politiche per la crescita, la stabilizzazione finanziaria e la fiducia nell'euro». Ossia, far valere a Bruxelles «un discorso di corresponsabilità» perché non può prevalere l'idea che per salvare la famiglia «si può ammazzare qualche famigliare». Il premier sa bene che i provvedimenti più importanti dovranno essere adottati entro ottobre, prima dell'inizio vero e proprio della campagna elettorale e per questo motivo nei suoi incontri con i leader della maggioranza ha ribadito la necessità di affrontare la legge di stabilità già alla riapertura delle Camere (che sono allertate anche in pieno agosto in caso si renda necessario licenziare provvedimenti urgenti). E quanto in realtà sia già aperta la campagna elettorale si misura dalle polemiche in corso nella «strana maggioranza». Fuoco nemico del Pdl contro il leader centrista Pier Ferdinando Casini, «reo» di aver mollato definitivamente - e ormai da giorni - l'ipotesi seppur labile di un'alleanza con gli azzurri (ai quali non resta che la Lega) e contro il Pd che, ripetono i Cicchitto e i Gasparri, sarà il «partito delle tasse». E proprio la patrimoniale ordinaria a cui pensa Bersani sarà uno dei temi della prossima campagna elettorale. «Bisogna riuscire a fare una politica che eviti le tasse - ha esordito il segretario Pdl Angelino Alfano ospite di UnoMattina - la nostra differenza con il centrosinistra è che loro propongono più tasse». E Fabrizio Cicchitto, poco dopo: «La strategia per l'abbattimento del debito è evidentemente alternativa a ipotesi di ulteriore aumento della pressione fiscale, ad esempio sotto forma di patrimoniale che segnerebbe il definitivo avvitamento dell'economia italiana in una spirale recessiva con un percorso che non potremmo mai accettare». Secca la replica del Nazareno, per voce del responsabile organizzazione, Nico Stumpo: «Dispiace che Cicchitto ed Alfano se la siano presa. Ma non è colpa nostra se mentre il Paese perdeva competitività, le famiglie soffrivano, i disoccupati aumentavano, le imprese chiudevano, il Pdl mentiva agli italiani e, governando, non è stato in grado di attuare né politiche di rigore né politiche di sviluppo. Il risultato disastroso del governo delle destre è sotto gli occhi di tutti. Sarebbe meglio il silenzio dell'onorevole Cicchitto». Il segretario Pd sulla questione è stato chiaro: «La nostra posizione è quella di un contributo dei grandi patrimoni immobiliari. E a proposito di dove prendere i soldi, aggiungo che sull'evasione dobbiamo fare di più. Serve la Maastricht della fedeltà fiscale: arrivare all'obiettivo più tre o meno tre di fedeltà fiscale rispetto all'Europa». IlCapodelloStato concludelabrevevacanza aStromboli:«Positiva laschiarita tragoverno eforzepolitiche invistadi unautunno impegnativo» MARCELLACIARNELLI STROMBOLI ElioCardinale, sottosegretarioalla Salute, sarebbe imputato in un'inchiestadella procuradi Bari su concorsi truccati invari atenei italiani. Loscrive “l'Espresso”chehadiffuso ieriun'anticipazione.«Stimato professoredi Palermo- si leggetra l'altro -, cavaliere diGranCroce, sposatocon ilmagistratoAnnamaria Palma,capo digabinetto del presidentedel SenatoSchifani, secondo i pmil radiologosicilianoimputato insiemead altre22 persone -avrebbe favorito“mediante raggiri eartifici” la figlia diun suo collega, l'attualenumero unodella Società italianadi cardiologiaSalvatore Novo, inmodo dafarle vincere nel 2005unposto daricercatore. Le accuseperCardinale,di cui, secondo l'Espressosarebbe statorichiesto il rinvioagiudizio, sarebberotruffa, falso ideologico eusurpazioni di funzionipubbliche MARIAZEGARELLI ROMA Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani FOTO ANSA . . . «Resto inquieto nel non vedere ancora vicine ad un approdo le discussioni sulla riforma» . . . «Cercherò di seguire più da vicino l'evolversi della tematica europea e della politica economica» Bersani a Monti: piano industriale e per la crescita Grillo, ancora insulti al Colle ILCOLLOQUIO . . . Sulla patrimoniale il premier continua a manifestare perplessità 2 venerdì 10 agosto 2012
Le aziende italiane a rischio insolvenza, in uno scenario che richiede al più presto l'attivazione di sistemi "anti spread" tramite il ricorso ai fondi difensivi europei. Qualcuno potrebbe persino definirlo "fuoco amico", visto che le parole poco incoraggianti sul nostro Paese questa volta sono arrivate proprio da quella Banca centrale europea presieduta da Mario Draghi. Ma ovviamente a Francoforte non possono permettersi di coltivare nazionalismi di sorta, ancor di più se c'è da analizzare cause ed effetti della drammatica crisi in corso. Per la Bce quella che sta subendo l'area euro è una crisi «pluridimensionale»: dal 2007 ad oggi il Vecchio continente è stato investito da «una serie di shock» che ne hanno minato finanza e credito, mentre la crisi sui debiti pubblici iniziata nel 2010 «ha accresciuto le vulnerabilità del sistema bancario, generando gravi tensioni e minacciando l'offerta di finanziamenti a famiglie e imprese». Nell'articolo di analisi contenuto nel suo ultimo bollettino mensile, l'istituzione monetaria avverte come questo quadro abbia innescato «un netto deterioramento della valutazione del rischio di credito delle imprese da parte degli operatori», ad esempio sui timori di insolvenza «che sono cresciuti». E qui arriva il ragionamento che ci riguarda più da vicino. «Tra i grandi Paesi - rileva la Bce - l'incremento è stato particolarmente pronunciato per le imprese italiane, laddove per le aziende olandesi e tedesche è stato piuttosto moderato». ESORTAZIONEAIGOVERNI Un estendersi delle situazioni di sofferenza, o del "contagio" come si dice da più parti, che nei mesi scorsi «ha indotto la Bce ad attuare misure non convenzionali, che hanno contribuito a evitare conseguenze potenzialmente negative per l`intera economia e hanno pertanto posto in qualche misura le famiglie e le imprese non finanziarie al riparo dagli effetti della crisi». Senonché, Eurotower ribadisce anche in quest'occasione di avere dei limiti e che le sue azioni «devono essere accompagnate da interventi governativi intesi ad affrontare le cause sottostanti alla crisi». Ed è sempre chiamando in causa i vari esecutivi europei che Francoforte rilancia il suo messaggio su possibili interventi calmieranti nel cruciale settore dei titoli di Stato. «I premi per il rischio connessi ai timori sulla reversibilità dell'euro sono inaccettabili e vanno affrontati in modo sostanziale - avverte la Bce -. L'euro è irreversibile ma i governi mettano in piedi gli interventi necessari, tra cui attivare i sistemi anti spread tramite i fondi Efsf e Esm». Intanto nel bollettino mensile viene sottolineato come nell'area euro «il tasso di disoccupazione continua ad aumentare ed a giugno è salito in maniera particolarmente marcata tra i più giovani, mentre le indagini segnalano ulteriori perdite di posti, a ritmo sostenuto, sia nell'industria sia nei servizi all'inizio del terzo trimestre». Il tutto sotto un cielo economico che continua a non promettere nulla di buono. Infatti, peggiorano le prospettive di crescita economica e di occupazione stando alla media delle valutazioni degli esperti di imprese e centri studi. In particolare, nel 2012 si attende adesso una recessione dello 0,3 per cento, a fronte del meno 0,2 per cento indicato nella precedente edizione della Survey of Professional Forecasters (Spf), che la Bce pubblica ogni tre mesi. E non c'è molto da sorridere pure per gli anni a venire, se è vero che nel 2013 si attende una crescita limitata al più 0,6 per cento a fronte del più 1 per cento stimato tre mesi fa. Entra nelle previsioni, anche in questo caso con numeri poco entusiasmanti, pure il 2014 per il quale ci aspetta una crescita limitata all'1,4%. Per quanto riguarda il lavoro, gli esperti si attendono una disoccupazione dapprima in crescita, dall'11,2% dell'anno in corso all'11,4% nel 2013, e poi in discesa al 10,8% nel 2014. Poco mosse, inoltre, le previsioni sull'andamento dell'inflazione nel prossimo biennio. Nel suo bollettino Eurotower rileva infine come la momentanea messa al bando in Italia e Spagna delle vendite allo scoperto in Borsa non sembra esser riuscita a rasserenare i mercati. «Vero si legge nel documento - che di recente si è assistito ad una inversione di rotta, con gli indici che sono tornati a salire. Ma questo mutamento appare piuttosto riconducibile alle dichiarazioni dei responsabili delle politiche economiche riguardanti il proprio impegno nel risolvere la crisi». Il tasso di insolvenza delle impre-se è in deciso rialzo in Italia, fasapere la Bce. Prima di lei a lan-ciare allarmi preoccupati eranostati in molti: dalla Confindu-stria a Rete imprese Italia, fino ai costruttori con i loro numeri da incubo: 43 miliardi persi nel settore in cinque anni. Le aziende soffocano per la recessione in atto, e non solo. A pesare sui loro bilanci c'è anche una massa di crediti vantati con lo Stato, che come debitore si comporta molto peggio dei privati. Una montagna di circa 70 miliardi (ma alcuni arrivano a 90, mentre l'ex ministro Giulio Tremonti abbassava l'asticella a una trentina) che molto difficilmente diventerà una collinetta. Intanto il ministro dello Sviluppo economico resta defilato. Appena una battuta sul caso Ilva («non deve chiudere perché altrimenti non riapre più»), e ieri almeno fino al tardo pomeriggio nessuna dichiarazione. Da Francoforte - cioè dal crocevia più importante della politica europea - arrivano segnali di disfatta, e il ministero dell'Industria italiano reagisce con distacco. C'è chi sospetta una tattica studiata del ministro, il quale si preparerebbe a scendere in campo per la «Cosa bianca» e dunque preferisce il silenzio a esternazioni troppo impegnative. Ma torniamo ai crediti. Il governo si è mosso solo a maggio per costruire un percorso di alleggerimento delle aziende creditrici. In tre distinti decreti si è costruita una rete di ipotesi, dalle compensazioni con i ruoli fiscali alla possibilità di scontare i crediti presso le banche. In altre parole, gli istituti di credito oggi possono anticipare i crediti della Pa, richiedendo poi il rimborso allo Stato. Le operazioni, però, prevedono un iter articolato per la certificazione dei crediti, e anche per le soluzioni da adottare (il braccio di ferro con le banche si è consumato sulle possibili garanzie sull'anticipo). Il risultato oggi è che del plafond di 30 miliardi messi sul piatto, oggi si sa poco o nulla. Non sembra che l'intervento sia stato decisivo, almeno stando ai segnali che arrivano dalle associazioni imprenditoriali. «I tempi di attesa per i creditori dello Stato a volte superano anche l'anno dichiara Daniele Alberani, piccolo imprenditore dell'alimentare ed ex presidente di FedartFidi - Tra privati non si superano i 90-100 giorni. Una quota aumentata di almeno una ventina di giorni nell'ultimo anno». Con lo Stato il problema è di lunga data, spiega Alberani, ma oggi la situazione si è fatta più pesante. «Il fatto è che è sempre più difficile avere credito - continua - Credo che l'indebitamento con le banche in realtà sia diminuito, proprio perché non si concedono crediti». FALLIMENTI Stando alle testimonianze degli imprenditori tutti i giorni si segnalano fallimenti e chiusure. «Per fortuna il nostro settore si salva ancora - continua Alberani - Anzi, noi abbiamo addirittura assunto durante la crisi. Ma di fallimenti se ne sentono molti in giro». Dall'inizio del 2009 hanno chiuso circa 40mila imprese edili, ha denunciato il presidente Ance Paolo Buzzetti durante l'ultima assemblea, e moltissime sono sull'orlo della chiusura. Per i costruttori il governo è intervenuto con un provvedimento ad hoc nell'ultimo decreto sviluppo. Tra queste anche il ripristino dell'Iva sulle cessioni e locazioni di nuovi immobili rimasti invenduti. La norma abolisce il limite temporale dei cinque anni, prevedendo quindi che le cessioni o locazioni di nuove abitazioni effettuate direttamente dai costruttori siamo sempre assoggettate all'imposta sul valore aggiunto, consentendo di conseguenza alle imprese di avvalersi della compensazione. Era una richiesta dell'Ance che il governo ha recepito, e grazie alla quale si liberano 840 milioni. Lo stesso provvedimento contiene parecchie misure che favoriscono investimenti nel settore, come l'aumento degli sgravi per le ristrutturazioni edilizie dal 36 al 50%. Ma di fronte a uno tsunami come quello di oggi i rimedi messi in campo sembrano pannicelli caldi. Mentre l'Italia rischia la deindustrializzazione, con Sergio Marchionne che minaccia ogni giorno di abbandonare il paese, o i Riva che minacciano la salute degli operai, la politica industriale non si vede nella fitta agenda del governo. Il bollettino mensile sottolinea l'accresciuta percezione di rischio legata al nostro Paese Eurotower chiede «interventi governativi per affrontare le cause sottostanti alla crisi» LAVORO ILCASO Lo Stato non paga e non si vede la politica industriale LACRISI ITALIANA MARCOVENTIMIGLIA MILANO L'allarme della Bce: rischio insolvenza per le aziende italiane InGermaniatorna l'immigrazione dalSudEuropa Aumenta inGermania il numerodi lavoratori in arrivodai paesieuropei dalMediterraneo (Italia, Spagna, Greciae Portogallo)e in cerca di un'occupazione.Secondo idati diffusi dall'Ufficio federale delLavoro eriferiti amaggio,nell'ultimoannosi registrano in forte crescitagli arrividi lavoratori spagnoli (+11,5%),egreci (+9,8%). Il numero deiportoghesi sale del5,9%,quello degli italiani del4,2%. Lacomunitàpiù numerosaè quella degli italiani con 232.772 presenze, seguitadai greci (117.700), portoghesi (55.600)e spagnoli (46.026). Il numerocomplessivodei lavoratoridei quattroPaesi èdi 452.102,pariall'1,3% del totaledegli occupati in Germania. Lamontagnadicrediti delleaziendecon laPanon èstata intaccata.Ogni giornofallimenti. Intanto Passerasidefilaepensa alla«Cosabianca» BIANCADIGIOVANNI ROMA 4 venerdì 10 agosto 2012
La piccolissima, semplicissi-ma, rapidissima riformaantitrasformista dei rego-lamenti parlamentari, unanorma “antiscilipoti” cheimpedisca di costituire nelle camere gruppi parlamentari che non abbiano alcuna corrispondenza con i partiti votati dagli elettori, si può fare. La proposta lanciata ieri dall'Unità, nella sostanza, trova d'accordo Pd e Pdl. Non per nulla, norme del genere erano già nei programmi elettorali di entrambi i partiti, che in tema di riforma dei regolamenti parlamentari hanno presentato da tempo diverse proposte largamente convergenti (al Senato c'è già un testo bipartisan firmato da Luigi Zanda per il Pd e da Gaetano Quagliariello per il Pdl). «Il tempo per varare una riforma c'è ed è più che sufficiente», assicura il pidiellino Peppino Calderisi. «A settembre è già prevista una riunione della giunta del regolamento e penso proprio che l'accordo si troverà», garantisce il democratico Gianclaudio Bressa. Eppure, nonostante quasi tutti i partiti abbiano avanzato nel corso di questi anni un gran numero di proposte tendenti a mettere un freno al fenomeno della proliferazione dei gruppi parlamentari, con i correlati fenomeni di transumanza di deputati e senatori, la riforma non ha mai visto la luce e il trasformismo è anzi cresciuto esponenzialmente. Ma gli effetti sistemici sono stati anche più estesi. Negli ultimi venti anni indebolimento dei partiti, leggi elettorali maggioritarie che premiavano le coalizioni e regolamenti parlamentari assai poco stringenti come gli attuali hanno fatto sì che nel momento stesso in cui si prometteva ai cittadini il diritto di scegliere presidente del Consiglio, governo e maggioranza, si permetteva di fatto a partiti con lo zero virgola per cento dei voti di ottenere decine di deputati e senatori. Consegnando loro, in tal modo, potere di vita e di morte sui governi «scelti dai cittadini» come su quelli che nel corso delle diverse crisi parlamentari di questi anni li avrebbero tranquillamente sostituiti. Infatti, nonostante o forse proprio grazie al nostro peculiare maggioritario di coalizione, dal 1994 a oggi quasi tutte le legislature si sono concluse con governi e maggioranze diversi da quelli che le avevano aperte. Dal governo Dini nel 1995 ai governi D'Alema e Amato nel '98 e nel 2000, fino al governo attuale. Senza dimenticare che anche il governo «scelto dagli elettori» nel 2006, il secondo governo Prodi, cadde per il venir meno della fiducia da parte del gruppo dell'Udeur, partito che aveva raccolto l'1,6 per cento dei voti e che con qualsiasi normale sistema proporzionale con sbarramento del mondo non sarebbe nemmeno entrato in Parlamento. L'indebolimento dei grandi partiti è stato infatti solo una faccia del nuovo sistema politico inaugurato all'inizio degli anni Novanta e chiamato Seconda Repubblica. L'altra faccia è stata la consegna di un potere smisurato non tanto ai «partiti minori», quanto ai partiti minuscoli, e infine inesistenti, come accaduto nella terribile crisi dell'ultimo governo Berlusconi, con i mille partiti «responsabili» («Iniziativa responsabile», «Grande Sud», «Popolo e territorio», e simili) che hanno tenuto in piedi l'esecutivo, dopo la secessione di Futuro e Libertà (altro partito nato direttamente in Parlamento, senza passare dalla scheda elettorale). E proprio qui, nella spaccatura del Pdl e nella nascita di Fli, secondo Calderisi, sarebbe anche la ragione per cui alla Camera Gianfranco Fini finora non avrebbe spinto con particolare energia per approvare la riforma dei regolamenti. Un tema che comunque non riguarda solo la corrispondenza tra gruppi parlamentari e liste elettorali, ma anche la possibilità di limitare il ricorso alla decretazione d'urgenza da parte del governo offrendo meccanismi di approvazione più celere dei provvedimenti (per esempio con le cosiddette corsie preferenziali), per non parlare del perverso circuito decreto-maxiemendamento-fiducia che lascia uno spazio assai ridotto all'intervento parlamentare. Ma qui la discussione rischia di impantanarsi di nuovo in una selva di proposte e controproposte sempre più ambiziose e onnicomprensive. Ma il freno alla proliferazione dei partiti inesistenti - o addirittura dei partiti-persona, fase suprema della deriva verso i partiti personali - è la precondizione di ogni riforma, quale che sia il sistema elettorale e istituzionale immaginato. ILCOMMENTO CRISTOFOROBONI LANOSTRA PROPOSTA LA COSTITUZIONE GARANTISCE ILLIBEROESERCIZIODEL MANDATO PARLAMENTARE. È una norma che integra le libertà democratiche e che costituisce un antidoto a forme implicite ed esplicite di autoritarismo. Il diritto a svolgere senza vincoli un mandato elettivo non contiene però anche il diritto di saltellare da un gruppo parlamentare ad un altro, oppure il diritto a fondare in Parlamento un partito che forse non si presenterà mai in una vera competizione elettorale. Il trasformismo della seconda Repubblica ha raggiunto, come documentato ieri da l'Unità, intensità non più tollerabili. E, certo, non basta coprirsi con il velo costituzionale del mandato «senza vincoli». Anche perché in altri Paesi europei, a cominciare dalla Germania, la libertà del mandato ha un limite invalicabile: non si può confluire in un gruppo parlamentare diverso da quello del partito nel quale si è stati eletti. Si può votare contro, si può dissentire fino ad uscire da quel partito, si può persino aderire ad un partito avverso, ma non si può passare formalmente ad un gruppo diverso. Al massimo ci si può iscrivere al gruppo misto, perdendo una serie di vantaggi previsti dal regolamento parlamentare. Si dirà che i comportamenti politici dipendono dai costumi, dalla cultura, dal grado di controllo sociale sugli eletti. È vero, ma solo in parte. Le regole contano. Determinano una prassi. E dunque producono modifiche nei comportamenti. In Germania, ad esempio, la norma dei regolamenti parlamentari che blocca la transumanza tra gruppi ha contribuito nel tempo a rendere effettiva la clausola di sbarramento. Due piccoli partiti avrebbero potuto associarsi alle elezioni al solo scopo di superare la soglia del 5% e seperarsi subito dopo in Parlamento. Quella norma dei regolamenti ha di fatto reso questa pratica non conveniente. È un esempio al quale il nostro Parlamento dovrebbe ispirarsi. Tanto più se riusciremo a superare il maggioritario di coalizione (che è stato il tratto caratteristico della seconda Repubblica e la macroscopica anomalia rispetto agli altri Paesi democratici dell'Occidente) e, attraverso l'auspicata riforma elettorale, riavremo anche noi una competizione tra partiti che si contendono, in trasparenza, il governo del Paese. La riforma dei regolamenti parlamentari al fine di limitare (o di vietare del tutto) i trasferimenti degli eletti da un gruppo all'altro è anch'essa necessaria per far funzionare la nuova legge elettorale e restituire ai partiti un po' della credibilità perduta. È una riforma necessaria non meno dell'attuazione dell'articolo 49 della Costituzione, che dovrebbe condizionare il finanziamento pubblico alla trasparenza e alla certificazione dei bilanci oltre che al carattere democratico della vita interna ai partiti. Nella seconda Repubblica i partiti sono stati duramente colpiti dalle norme elettorali (che hanno privilegiato le coalizioni come soggetto elettorale) e dalla prassi istituzionali. Il trasformismo parlamentare è stato un vero e proprio cancro per i partiti, pur favorito dalla strana ideologia della seconda Repubblica (che attribuiva il maggior potere ai cittadini proprio all'esistenza di queste mutevoli coalizioni). Per recuperare un ruolo nelle istituzioni i partiti devono assolutamente scoraggiare questa pratica trasformistica. Fare la riforma elettorale senza, nel contempo, modificare i regolamenti parlamentari sarebbe un errore grave, che potrebbe costare moltissimo. Chi pensa di andare all'opposizione nella prossima legislatura potrebbe, è vero, puntare ad indebolire la capacità di governo dei probabili vincitori. Ma sarebbe un calcolo miope. Perché se i partiti si indeboliscono ancora un po' rischia di non restare proprio nulla. Bisognerebbe cogliere l'occasione per cambiare davvero rotta. E fare anche altro: ad esempio, introdurre la sfiducia costruttiva. Per rendere più solido il governo che può nascere attorno al leader del partito più votato. Solo così si può ricostruire dalle macerie. Prima delle elezioni cambiare i regolamenti parlamentari Un interventosui regolamentiparlamentari contro il trasformismo. È la proposta avanzata ieridall'Unità: una norma“antiscilipoti” comeprecondizioneper qualsiasi riforma istituzionale e della legge elettorale. . . . Indebolendo i grandi partiti si è dato un potere enorme a partiti minuscoli e persino inesistenti POLITICA Asettembreèpossibile l'accordosuunariforma cheimpedisca laproliferazione nelleCameredi formazioni maivotatedaglielettori FRANCESCOCUNDARI ROMA . . . In Germania la regola che blocca la transumanza tra gruppi ha reso effettiva la soglia di sbarramento Sì da Pd e Pdl alla norma antiscilipoti Domenico Scilipoti FOTO LAPRESSE ILDOSSIER 6 venerdì 10 agosto 2012
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10/08/12

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