AVVICINAREF.SCOTTFITZGERALD,LEGGERLODAVVEROECONL'ATTENZIONECHEMERITA,ÈUN'IMPRESAARDUA. NON PERCHÉ SIA«DIFFICILE»;PIUTTOSTO IL CONTRARIO: FITZGERALD È «FACILE». I suoi personaggi sono emotivamente coinvolgenti e la sua prosa talmente scorrevole che quasi non ci accorgiamo del peculiare slancio ritmico, della naturale capacità di generare immagini poetiche e del desiderio di innovare che la percorrono. Fortunatamente, ormai da diversi mesi, le tante nuove traduzioni italiane delle sue opere stanno, lentamente e collettivamente, restituendoci la voce originale dello scrittore. E tuttavia non è ancora abbastanza. Per leggere davvero Fitzgerald è necessario un ultimo sforzo: liberarsi definitivamente del «Fitzgerald personaggio»; ovverossia, di quel giovane americano scapestrato e amante la bella vita, perennemente in bolletta e scialacquatore del proprio talento letterario, che da sempre viene indicato come l'epitome allegra e fanfarona dei «ruggenti anni venti» - che tanto ruggenti non sono mai stati - o della superficialità culturale statunitense - che tanto superficiale non è. Bisogna superarlo, il «Fitzgerald personaggio», perché col passare del tempo questo perfetto esemplare di bello e dannato è diventato così ingombrante da oscurare il Fitzgerald scrittore, ed ha spinto noi, lettori pigri, a giudicare i suoi libri prima ancora di leggerli: cosa aspettarsi dal «Fitzgerald personaggio» se non vacue rappresentazioni di stili di vita giovanile, aliene alle grandi sperimentazioni moderniste e tenute insieme da trame stucchevoli o melodrammatiche? Si è talmente radicato nella nostra mente, questo patetico personaggio, che mai ci è venuto di chiedere perché mai Il grande Gatsby (1925) sia il romanzo da leggere obbligatoriamente in qualunque scuola superiore statunitense o perché i lettori e gli scrittori di lingua inglese considerino il suo autore un maestro di stile inarrivabile o perché il giapponese Murakami Haruki lo veneri. Il Fitzgerald scrittore è stato certamente un gaudente - che c'è di male? - e, soprattutto negli ultimi anni, un alcolizzato - come negarlo? Ma fu ancheesoprattutto un grande autore, capace di elaborare un vasto immaginario personale, di tradurlo in romanzi innovativi, di scrivere in una lingua che, dopo aver fiduciosamente dissodato territori sconosciuti con l'ardire di un creatore di miti, riprende a muoversi agile e svelta per offrirsi innocentemente allo sguardo di ogni lettore. Di qua dal paradiso (1920), la sua opera prima, è un romanzo che tenta la fusione apparentemente impossibile tra il Bildungsroman e il pragmatismo di William James; Belli e dannati (1922) quello che vuole essere anche un film; Il grandeGatsby (1925) crea un mito moderno; Teneraèlanotte (1934) getta i semi di un modello narrativo che ci avrebbe trovato pronti solo come spettatori di 24 grammi (2003) di Alejandro González Iñárritu; L'amore dell'ultimo milionario. Un western (uscito nel 1941, l'anno dopo la morte dell'autore, avvenuta a Hollywood a 44 anni), il romanzo incompiuto che riabilita il cinema hollywoodiano come arte. Cinque sperimentazioni in cinque anni: chi ha provato a fare altrettanto? «Anche se non sono mai comparsa sullo schermo, nel cinema ci sono cresciuta... Lo dico solo per farvi capire che ancor prima dell'età della ragione avevo già sotto gli occhi gli ingranaggi che facevano girare quel mondo». È così che ci accoglie Cecelia Brady all'inizio di L'ultimomilionario. La voce è simile a quella di Nick Carraway, il personaggio-narratore di Gatsby, ma anche diversa perché, al contrario di Nick, Cecelia fa parte del mondo che racconta e vi si muove con scioltezza. Inoltre è bella e ricca, due qualità che, negli universi cinici che Fitzgerald disegna nei suoi romanzi è sempre un vantaggio: per lei non ci sono ostacoli, né misteri - fatta eccezione, naturalmente, per quelli, assai umani, del carattere di un outsider come l'ebreo Stahr. Almeno in apparenza Cecelia è così sicura di sé che poco più avanti aggiunge: «Si può dare Hollywood per scontata come facevo io, oppure liquidarla col disprezzo che riserviamo a ciò che non riusciamo a capire. O che si potrebbe capire, ma solo confusamente, a sprazzi. Si contano sulle dita di una mano le menti che sono riuscite a contenere tutt'intera la complessa equazione del cinema. E per una donna forse l'unico modo di avvicinarsi davvero a quell'equazione è cercare di comprendere uno di questi uomini». Provate a leggere a voce alta quanto appena trascritto e chiedetevi quand'è l'ultima volta che avete letto un libro americano che non sa di «traduttese»; ovvero, di quella lingua spuria e asincronica che pare sempre sforzarsi di essere italiano. A chi legge Fitzgerald anche in lingua inglese, chiediamo, infine, quante volte è accaduto di leggere un Fitzgerald che sa «scrivere» così bene in italiano? Questa nuova traduzione Alet firmata da Maria Baiocchi e Anna Tagliavini (cui purtroppo corrisponde una veste grafica infelice che, tra le altre cose, trascura di riportare in copertina il nome completo dell'autore) è uno di quegli eventi miracolosi che accadono solo se di una lingua di partenza - l'americano - e di un libro si è arrivati a capire il respiro e l'odore, e si è lavorato con impegno per riprodurli al meglio. Nell'italiano leggero ma attentamente calibrato di Baiocchi e Tagliavini l'apertura di Cecelia è quindi elegantemente naturale, come fossimo ancora nell'originale americano. E pare di sentirla Cecelia, perché nelle sue parole nulla vi è di artefatto, di forzatamente letterario o, all'opposto, di forzatamente gergale. È una voce vera e reale come la lingua che la rappresenta, perché è la voce di una donna che ha qualcosa da raccontare: un uomo (che Fitzgerald modella sul produttore Irving Thalberg, morto prematuramente nel 1936) e il suo mondo, il cinema, che qui Cecelia definisce una «equazione». Chi ha mai sentito descrivere così il cinema? Perché un'equazione? Che vuol dire? Ecco, Fitzgerald funziona così. Come un fiume che scorre libero, allegro, gorgogliante, ma con dentro tesori (per esempio metafore che rivelano la presenza di una lingua poetica) che appartengono agli oceani; perle e gioielli ancora da scoprire e da riportare in superficie, ma solo per un istante. Forse per timore che per la troppa luce quell'effetto possa svanire. O per innata signorilità: per innovare senza far chiasso. A Fitzgerald d'altra parte non interessava innovare per sé, interessava raccontare. Scriveva romanzi d'amore, Fitzgerald, e per questo venne giudicato un superficiale senza personalità. Eppure le sue trame non hanno nulla in comune con quelle dei romanzi d'appendice: se continuassimo a leggere L'ultimo milionario mai ci verrebbe in mente di giudicare trito e banale il legame tra Stahr e Kathleen; e mai considereremmo le illusioni di Stahr - simili a quelle di Gatsby o Dick Diver (Teneraèla notte) - scontate. Se continuassimo a leggere, a leggere davvero, nessuno mai potrebbe affermare davanti a noi che il tentativo di ognuno questi tre personaggi di far coincidere l'amore per una donna con il successo nel mondo, sia melodrammatico o declinato in modo già visti altrove. Il coraggio visionario di Stahr, un uomo che abita, sentimentalmente e professionalmente, in un mondo di luci e ombre e che vuole trasformare quelle luci e ombre - il cinema - in un'opera d'arte in grado di competere con Ralph Waldo Emerson, è forse trito e banale? Non per un scrittore e un moralista come Fitzgerald, e neppure per i suoi lettori più attenti. L'AMORE DELL'ULTIMO MILIONARIO FrancisScott Fitzgerald Trad.diMaria BaiocchieAnna Tagliavini pagine256,euro 14 Alet CULTURE RobertDe Niro eTheresaRussell inunascena di«TheLastTycoon»di EliaKazan F.ScottFitzgerald «torna» a Hollywood L'opera incompiutadelloscrittore esce in Italia tradotta magistralmente «L'amoredell'ultimo milionario»uscìpostumo,un annodopolamorte dell'autoreeriabilita ilcinemacomearte:voce narranteèquella dellabellaericcaCecelia SARAANTONELLI AMERICANISTA ... Quantevolteèaccaduto di leggereuntestodiFrancis Scottchesa«scrivere» cosìbene in italiano? ... Nel 1976EliaKazanrealizzò «TheLastTycoon» dall'adattamentoteatraleche neavevafattoHaroldPinter U: 24 domenica 12 agosto 2012
LONDRA2012 Superbamente convinti di poter solo vincere, i brasiliani si condannano alla solita tragedia: la sconfitta inattesa, che è ormai parte della loro epica. Nemmeno i Giochi olimpici, dove perdere può significare comunque qualcosa, una medaglia d'argento - nel caso loro - riesce a liberarli dell'infinito complesso di colpa: il secondo sport preferito, dopo il calcio, è quello di piangersi addosso. Eppure è proprio questo il linguaggio che li condanna a ripetersi nell'inganno: si attribuiscono i destini del fùtbal, non considerano l'avversario, la sorte, le radenze e gli attriti di un gioco mosso e anche matto, la complessità della tattica, l'ampiezza del campo. I messicani non sono né tonti né digiuni di capacità e apprezzano la linearità di certi schemi, che cercano e praticano. Li favorisce la fesseria altrui che incardina subito la partita nel melodramma, nella telenovela (dove non sono mica inferiori: “Anche i ricchi piangono” fu una loro produzione). Primo minuto, vantaggio Messico. Rafael, che come tutti i terzini brasiliani è profondamente convinto di essere sprecato nel lavoro ordinario, sdegna il disimpegno al centrale, giunto in soccorso, preferendo il tocco verso la mediana, per sviluppare gioco. È il primo comandamento di ogni scuola calcio: mai passaggi laterali quando si è spalle all'avversario. Ma i brasiliani vogliono inventarlo, il calcio, e riscriverne le logiche. La palla giunge a Peralta che ha il tempo di controllare, avanzare, mirare, segnare. Eddai. Cosa vuoi che sia? Il Brasile non concepisce partita differente: avrebbe comunque attaccato. I messicani, però, che non sono gente d'aver complessi d'inferiorità, adesso sono ancor più convinti di non essere gli “imbucati” alla festa degli altri: sono loro che suonano. Come poche ore prima, nella mattinata insolita della pomposa Trafalgar square, quando un gruppo di mariachi ben allestito di violino, tromba, fisarmonica, chitarra e guitarròn rallegrava turisti e curiosi. Eravamo lì, senza l'indole al ballo eppure coinvolti da quello scoppio di contagioso buonumore, diffuso da questi tipi vestiti da “charros”, sombrero compreso. Questa baldoria anticipata (con molti tifosi della nazionale poi affluiti nel rinnovato ma sempre mitico stadio di Wembley) ci pareva al tempo stesso una furbata e un preClamoroso a Wembley FEDERICOFERRERO LONDRA FUMO DILONDRA M.BUC. L'Italia cerca un pomeriggio d'oro ÈSPASSOSOLEGGERE IL CORPOSOGIORNALECHEVIENE DISTRIBUITO GRATUITAMENTENELLESTAZIONI DI LONDRA. È il più irriverente nel canzonare il premier David Cameron per la sua puntuale presenza nei luoghi del misfatto. In breve: porterebbe rogna. Andò a vedere la finale di Wimbledon, un mese fa, e Federer batté Murray. Alla finale dei Giochi non è andato e il risultato si è invertito. Alle Olimpiadi però è stato presente: l'avesse mai fatto. Si accomodò (in ritardo) nella piscina per i tuffi sincronizzati, e i britannici scivolarono dal secondo al sesto posto, sbagliando tutto. Si piazzò al traguardo per congratularsi con il ciclista Cavendish, e si ritrovò davanti Vinokurov. Ma le bici gli piacciono, e l'altro giorno è andato a colpo sicuro, a tifare per gli inglesi della Bmx, favoritissimi. Lui è caduto alla prima curva, lei ha avuto noie meccaniche ed è finita sesta. «The curse of Cameron», la chiamano giornali e tv: curse significa maledizione. Al di là del divertimento, le superstizioni sono come il doping: un modo per non accettare al competizione e il risultato. L'inferiorità non è ammessa perché manca senso etico ed estetico della sfida. Ieri abbiamo saputo della siriana Ghfran Almouhamad, risultata positiva a uno stimolante. Aveva preso parte alla gara dei 400 ostacoli, arrivò ultima, quasi ci commosse la sua tenacia nel concludere al massimo dello sforzo la sua decorosa prova. Ci parve lo slancio appropriato ai Giochi. Bisognerebbe imparare a perdere, spesso è inevitabile che accade, ma è importante battersi, anche quando l'avversario è migliore, è più forte, è enorme. Nall'incantevole passeggiata alla National Gallery, museo semplice da “leggere” e straordinario per opere (da Leonardo a Van Gogh), ci ha colpito un olio su tela di William Turner, artista di casa. Nel quadro è rappresentata una scena nota dell'Odissea: l'astuto Ulisse che beffa Polifemo, accecando l'unico occhio che aveva in sorte. Turner coglie il momento in cui i marinai, dopo essere fuggiti dal Ciclope, si allontanano su una barca e deridono il nemico sconfitto, figurato come una grossa nuvola, sullo sfondo. L'opera - un capolavoro nell'uso dei toni caldi e freddi del colore - si chiama appunto Ulisse schernisce Polifemo. Anche nelle dispute più impari c'è sempre un modo di cavarsela e mai un atleta deve sottrarsi alla sua cifra, che si valuta nella competizione, anche perdente. Non dall'ingegno di Ulisse e nemmeno dal coraggio di Davide erano mossi i possenti uomini del judo, categoria sopra il quintale: Riner, il campione francese, un fisico perfetto, sopra i due metri e senza un etto di grasso, ha dovuto rincorrere i suoi avversari. Scappavano, per fifa. Il polacco, il tunisino, il cubano, il russo: tutti ammoniti perché sottraevano la lotta. Così come l'angolano Silva Tumba, che non si presentò sul ring per affrontare il nostro Clemente Russo, negli ottavi di finale: «Sono sovrappeso», disse. Ma rifiutò di salire sulla bilancia. La vergogna non si misura in chili. Oggi in gara Atletica: Ruggero Pertile nella maratona (partenza ore 12) Boxe Alle 16,15 la finale di Cammarelle Ciclismo MB Fontana ci prova L'oro del calcio va ai messicani. Il brasiliano Lucas si dispera FOTO ANSA Per i centroamericani è il primo importante successo della storia: doppietta di Peralta Per i verdeoro è la solita tragedia: convinti di poter solo vincere, si offrono alla sconfitta memorabile MARCOBUCCIANTINI INVIATO A LONDRAMaurizio Felugo, punto di forza del Settebello che oggi sfida la Croazia FOTO ANSA Quattro anni di vita non sono sufficienti per cancellare il ricordo di uno scippo sportivo né il dolore nell'animo della vittima, la squadra italiana della ginnastica ritmica. Le ragazze azzurre erano uscite dal palazzetto di Pechino in lacrime mentre al loro fianco, incuranti dell'occhione delle telecamere, i sedicenti giudici baciavano e abbracciavano senza empiti di vergogna russe e cinesi, oro e argento di una finale sentenziata dalla malafede. Quel giorno in cui il fair play venne annegato nella parzialità, croce delle discipline sottoposte alla discrezionalità di un giudice, è ancora vivo nel ricordo di chi c'era e di chi, invece, soffrì da lontano: capitan Elisa Santoni, Elisa Blanchi, Romina Laurito, Anzhelika Savrayuk, Marta Pagnini e Andreea Stefanescu sanno che la loro è anche una missione di giustizia. Ecco perché l'Italia che torna oggi nella finale, chiamata a superare la capofila Russia in una neutrale Wembley Arena, sarà quantomeno libera dalla schiavitù di un arbitraggio che ricordare come politico non dovrebbe ritenersi anacronistico. E tentare di riprendersi il maltolto sarà l'obiettivo di tutte, ma senza foga: anzi, con la serenità che la ex Emanuela Maccarani, allenatore in capo di lungo corso, annuncia a nome del suo team di farfalle: i punteggi sono corretti, la sfida è equa, le possibilità poche ma non tendenti a zero. La leggerezza delle ginnaste fa da contrappeso ai cavalli-motore della pallanuoto, e del suo squadrone che ci aveva viziato e reso ospiti fissi alle ‘prime' Olimpiche. Almeno fino ad Atlanta 1996, occasione dell'ultimo podio. Sfortunatamente il ricambio di generazione ci ha accompagnato nel terzo millenio con una flessione di qualità indubitabile e, forse, non evitabile: del resto reggere a tempo indeterminato la tradizione dello slam con l'oro olimpico di Barcellona, la coppa del mondo e il mondiale degli anni Novanta non sarebbe pretesa ragionevole. Ecco perché la finale del ‘sette' italiano del commissario Andrea Campagna, eroe dell'antica formazione plasmata dal guru Ratko Rudic, è una piccolo miracolo che cova in sé una doppia sfida. Una strizzata d'occhio del fato, difatti, vuole l'ex tecnico dell'Italia pigliatutto alla guida della seconda finalista del torneo, la Croazia, vincitrice sul Montenegro e neonata nel '92, quando mancò la qualificazione ai Giochi. Agli azzurri, invece, è toccato superare un altro frutto della divisione dei Balcani, la Serbia, con un risultato fissato sul 9-7 ma un andamento della sfida che non ha quasi mai creato affanni. Sono vecchi amici, Campagna e Rudic. Le loro sfide in panchina si assestano su una sostanziale parità ma nelle fasi preliminari del torneo dei Giochi la Croazia ha avuto vita fin troppo facile (11-6). Da casa Italia si commenta che quella nazionale era ancora imballata dal lavoro fisico concluso da pochi giorni, ci si doveva sciogliere insomma. Certo è che un precedente così fresco e netto non giova, eppure il goleador Gallo e soci hanno cambiato pelle in una sola partita, quella che li ha visti disinnescare il potenziale atomico dell'Ungheria nei quarti. Lì è nata una nuova Italia, quella che non può giocare ad accontentarsi: i magiari non conoscevano disfatta da 17 incontri e hanno affrontato gli azzurri a prepotenza spianata, certi del successo. Lo stesso ruolo dei croati, che dichiarano come unico obiettivo l'oro. Tocca al nuovo Settebello l'impresa di zittirli. Se nemmeno le Olimpiadi insegnano a perdere 10 domenica 12 agosto 2012
Catanzaro,arriva unatelefonata all stazionedi polizia: c'è uncadavere in piazzaDuomo. Il corpodiuna donna, conun vestito verde. Decapitata...Continua, comeogni domenica, laserie di lettura «Solo cinquerighe in cronaca: la lunga estatenera», a curadi Mila Spicola, insegnanteescrittrice. Si trattadi raccontiche partono dastorie vere, piccole notiziedi «nera»pubblicate sulle pagine dei quotidiani locali. Storie autentiche che l'autrice sviluppa ereinterpreta asuo modo.,ambientandole e «vestendole»diparticolari. Ogni settimanatroveretecome scenariounacittà di provinciadelnostro Paese, verae propria coprotagonista dell'intera vicenda. Cinquerighe incronaca Èil giorno diSanLorenzo: perquella donnaognistellapossibileècaduta CATERINA SAMMARCO, FIGLIA DI ORESTE SAMMARCO, SPOSATA ARANITI DONDOLA AVANTI E INDIETRO SULLA SEDIA, LENTAMENTE, DA ALMENO UN'ORA. UN TEMPO LUNGHISSIMO,ma il procuratore aggiunto ha imparato a gestire i silenzi molto meglio di finte conversazioni. Fissa nel vuoto e in quel vuoto deve infilarsi, appena trova un lampo, un cedimento. Ha staccato tutti i telefoni, ha detto a chiunque di non entrare per nessun motivo nella sua stanza. «Ripeto, nessun motivo». Ha 58 anni, portati bene e non è vestita di nero. «Se ha bisogno di qualcosa me lo dica», versa un po' d'acqua in un bicchiere di plastica. «Tenga». Trasparente più dell'aria. Lo lascia sulla scrivania e si avvicina alla finestra esposta su piazza Cavour a Catanzaro. È il 10 agosto giorno di San Lorenzo, ogni stella possibile è caduta per quella donna. I doppi vetri non permettono a nessun rumore di imporsi, se si concentra può sentire il respiro calmo alle sue spalle. Nella piazza c'è un po' di movimento di giorno, la sera è diverso. Il deserto totale. Vanno tutti giù sul lungomare al Lido. A Catanzaro per strada la sera vedi solo un gruppetto di extracomunitari sulle panchine sotto gli alberi, per i vicoli del centro intorno al Duomo qualche donna col velo passa veloce. Nemmeno un paradosso. Questi al mare non ci vanno. Trovare un bar aperto e finire le sigarette dopo le 21 è una dannazione, come due sere fa, quando, dopo aver girato in macchina la città, centro e altrove, alla fine ha deciso di arrivare a Soverato, prendersi un po' d'aria e una birra, raffrescarsi i pensieri e poi tornare verso casa. Magari l'aria s'ha dà cagnà. Troppo caldo, si può dire? Pure a Catanzaro, che non è una ridente cittadina, diciamolo, nonostante il suo adagiarsi su tre colli. Lo aveva capito subito appena era arrivato alla procura due anni prima. Non tanto e non solo per il suo lavoro ma perché, finito quello, ti resta solo la voglia di andar fuori perché non hai mai niente da fare. Guai a dire a qualcuno che in quell'obbrobrio di teatro post moderno non ci metterebbe mai piede per fastidio estetico. Potrebbero aversene. Lo invitano spesso, lui declina educatamente, dando l'idea di persona inarrivabile e invece gli fa schifo proprio l'edificio. Ognuno ha le sue manie e i luoghi sono importanti. Evita persino di passarci con l'auto. Il 7 agosto alle 22.50 circa lo avevano chiamato dalla stazione di polizia. Avevano ricevuto una segnalazione, la telefonata proprio di una straniera: c'era un cadavere in piazza Duomo. Il corpo di una donna, con un vestito verde. Decapitata. «Senza testa?» Arrivato sul posto c'erano già tutti quelli che dovevano esserci: poliziotti, medici legali, il commissario. Era l'immagine della Santa Cecilia del Maderno quella che stava a terra, con la stessa identica posa, di lato, le mani riverse davanti, le pieghe dell'abito di seta a fare un drappeggio, le gambe unite e leggermente piegate. Quasi dormiente. L'autore non aveva però ancora posizionato la testa e il particolare toglieva tutta quella calma rassegnata dei martiri che ispira chi la osserva. «La statua di chi, procuratore?» «Santa Cecilia, di Maderno, sta in una chiesa di Roma, cercala su google e la trovi, è identica. Martirizzata con decapitazione durante le persecuzioni romane contro i cristiani». «Erano animali anche allora?» Il collo monco, poco sangue. Il vestito intatto, nessuna macchia. L'avevano ammazzata altrove, forse un giorno prima, e lasciata lì. La testa mozzata e fatta sparire, per celare le tracce, per nascondere pallottole, per ordinaria crudeltà. Poche speranze di ritrovarla, l'avranno sciolta nell'acido. Oppure fatta sparire chissà come e dove, tra i rifiuti, in qualche incendio. «Non una statua di santa accolta in cielo dunque ma un reperto greco una Nike sconfitta e chissà se sapremo mai che faccia avesse». Età presunta venti, forse venticinque anni. Fisico statuario, appunto. «Procuratore, ferie?» gli fa il Commissario mentre aspettano che tutte le procedure siano completate prima della rimozione del corpo e del trasporto in obitorio. «Sono rientrato due giorni fa, una settimana, ma sono rimasto qua, con tutte le cose che ho da fare…un po' di mare e nulla di più». «Già, la gente viene qua per il mare, a far la villeggiatura, è il caso di sfruttarlo, ci penso così poco a questo mare nostro, cerco sempre di partire quando posso». Erano da poco iniziati gli sconti a Tropea, quest'anno ai primi di luglio. Con la crisi che c'è almeno recuperano qualcosa. Che poi, anche in un posto di mare noto e ben frequentato come questo non è più come prima. Spendono pochissimo, rimangono un paio di giorni e se ne vanno. «Che dici?» Esce dal camerino come un miracolo. Nel piccolo negozio di mare, pieno di turisti, la guardano tutti. Alta come un normanno, bionda e con gli stessi occhi del nonno Vito. Si direbbe: sembra una straniera. Se non fosse che tanti in Calabria son normanni e uno non ci pensa mai, l'accento, del resto, è vibonese fino alla radice. «Mamma, dai, parla, come ti sembra? Meglio questo o quello rosa?» Bene le sta bene, eccome. «È' che sto verde così... addumato…Boh. Ne sei sicura, Angelì? Non è che si porti tanto. E poi così scollato, quando te lo metti?» Il modello a sottoveste, di seta, sarebbe fino ai piedi ma ad Angela che è un metro e ottanta arriva poco sotto il ginocchio. «Per andare a ballare no?» «Ma magari, figlia mia. Così ti levi sti jeans e li buttiamo». La madre se ne vanta. «Signora Caterina, le faccia prendere tutto quello che vuole a questa bella ragazza. Regalo nostro. Lei non vuole provarsi nulla?» È così. Certe persone non pagano da nessuna parte in Calabria. Il 7 agosto Angela viene riaccompagnata dal fidanzato a casa, Antonio Nirta, alle 23.30 circa. La madre è sorpresa, sono usciti da non più di mezzora. «Che fu? Sei tornata?» «C'è troppo caldo, sono venuta a cambiarmi» «Ma Antonio perché non è salito? Togliti sti jeans e mettiti il vestito nuovo no? È fresco, scollato, di seta» «Teneva cose da fare. Lo raggiungo io. Buh, mamma, non lo so...è che sto colore». E intanto lancia dall'armadio sul letto di tutto. «Figlia mia con te non ci posso. Te l'avevo detto. Fai come vuoi. E chi ti vuota attia?» La vede uscire bella come la luna col vestito verde. Non l'ha più rivista. Né l'ha rivista Antonio che l'aspettava, l'aspettava e poi, dopo averla chiamata sul cellulare spento, l'ha cercata a casa. Dopo le prime ipotesi di delitto passionale tutto cambia. Ci vuol poco a collegare la Nike di Catanzaro con la denuncia di sparizione di Angela Araniti, presentata dalla madre Caterina Sammarco, vedova Araniti, ai carabinieri di Palmi, dove abita. Mandato di arresto per Antonio Nirta, il fidanzato. Viene per riconoscere il corpo. Solleva il lenzuolo vicino ai piedi, ma non ne ha bisogno, il vestito è piegato e poggiato su un tavolino di formica bianca. Ci sono le scarpe, gli slip, il reggiseno Triumph push-up. Manca la catenina, mancano gli orecchini, manca la testa. Sviene. L'8 agosto il procuratore, dopo aver appreso dell'identificazione del corpo, riunisce chi deve nella sua stanza. «C'è da stare attenti e da riflettere per bene perché potrebbe scatenarsi il putiferio». Prende un grande foglio bianco e comincia a fare uno schema che sembra una ragnatela di cognomi noti a tutti loro. Il matrimonio tra Angela Araniti e Antonio Nirta avrebbe sancito l'unione di un padrino della Santa, la nobiltà della ndrangheta, con un bartolo. Caterina Sammarco, madre di Angela, era a sua volta la figlia del vecchio Sammarco di San Luca, padrino della Santa, che si era unita con gli Araniti. Di questi era rimasta solo Angela. Il marito e i due figli maschi di Caterina era stati ammazzati. La Sammarco gestiva ormai tutto ma per essere nella Santa si deve essere maschi e il matrimonio di Angela con un Nirta era garanzia per proteggere la figlia da estreme vendette e promessa di continuità del sangue degli Araniti. Angela Araniti viene ammazzata. La testa occultata vuol dir qualcosa. Forse la ragazza aveva qualche dubbio. Nel pomeriggio il procuratore convoca la Sammarco tra la speranza e la rassegnazione. La donna è muta alle sue spalle là dove l'abbiamo vista all'inizio di questa storia, seduta a dondolare sulla sedia. E' muta da due giorni. Fuori e dentro la procura. Ha perso tutti ma è una Sammarco. Vedova e orfana dei figli, chissà cosa le passa per la testa. Ha il volto dell'appartenenza ma ormai non possiede nulla. C'è un filo sottilissimo e brillante che gli fa sentire che quella donna può parlare e dire tutto, perché tutto sa, in nome di ciò che ha perso, oppure tacere, in nome di quello che è, perché nulla ormai ha da guadagnare. «Mia figlia è stata ammazzata dal fidanzato, Antonio Nirta, perché era geloso». Si gira di scatto. «Che dice scusi?» «Mia figlia è stata ammazzata dal fidanzato perché era geloso. Controllate i tabulati del telefono. Troverete litigi continui». «Signora Sammarco, lei è sicura di quello che dice? Sa cosa significa questa sua confessione vero?» Nessun lampo, nessun cedimento, nessun'altra dichiarazione. Ha deciso di tacere e dare il via alla guerra. Qualora fosse mai cessata. Si ferma una macchina sul viadotto a unica campata che attraversa la valle della Fiumarella a Catanzaro, un bimbo sta male e deve vomitare. «Resisti dai» «No mamma...fermati». Qualcosa luccica sul ciglio della corsia d'emergenza, una catenina d'oro. Bella, è un po' sporca...ma è bella. È sangue ma se non lo sai non lo riconosci. Come tante cose in Calabria, se non le sai non le riconosci, o fai finta. «Guarda Roberto, guarda cos'ha trovato la mamma…vedi? Non tutti i mali vengono per nuocere». Risalgono in macchina e vanno via. ILRACCONTO LALUNGA ESTATENERA ... Venticinqueanni, fisico statuario. Il collomonco conpocosangueeilvestito intatto,nessunamacchia ACatanzarofa troppocaldo maèapiazzaDuomo chelapoliziadeveandare: il corpostaaterra nellastessaposadellaSanta CeciliadelMaderno, solochenonha latesta MILASPICOLA Ognidomenicaunavicenda ambientatanellacittàd'Italia Catanzaro: IlDuomo in fondoalla strada U: 22 domenica 12 agosto 2012
28 domenica 12 agosto 2012
L'INTERVISTA Uno «tsunami». Il presidente della Toscana, Enrico Rossi, è preoccupato che l'effetto tagli possa risultare «devastante» sui servizi ai cittadini. Chiede alla sinistra di difendere «il fronte del nostro welfare» e al governo di uscire dalla logica esclusivamente rigorista per aprire un vero confronto con le istituzioni locali. A cominciare da una seria lotta all'evasione: «Una tassa sulle grandi fortune come quella francese sarebbe un'eresia?». “Aumenta il pane, aumenta la benzina governo... governo di rapina”. Se lo ricordaquestoslogan? «Certo». L'accisa sui carburanti è cresciuta di nuovo:0,51centesimial litro.Loslogan varitirato fuori? «No. Mi pare che il Governo come tutto il Paese, sia in grande difficoltà. Purtroppo in Parlamento è sostenuto da una maggioranza in cui ha un ruolo determinate il Pdl. E quindi fa manovre discutibili sia per l'impatto sociale sia per gli effetti sulla crescita». Leiha parlato di«tsunamisociale». «La somma oggi di Monti e prima di Tremonti ha un impatto devastante sui bilanci delle Regioni e degli enti locali perché riduce drasticamente i trasferimenti per la sanità, per i trasporti, per il sociale. Questo preoccupa non solo me ma anche gli altri presidenti di Regione, a cominciare da Errani, e i sindaci». Lamentelecheperòancheinpassatosi sonosentitespesso. «Forse s'è gridato al lupo troppe volte. Ma non vorrei che ci mancasse la voce proprio quando dovremmo averla. Perché qui si rischia di veder mettere in discussione lo stato sociale. Parole come spending review non bastano a nascondere una preoccupante realtà». C'eraun altro modoper ridurre i costi? «Discutendo di più con gli enti locali e con le Regioni sui livelli di assitenza da garantire e sui costi standard si sarebbero trovate soluzioni più sostenibili». L'obiezione è che non volete eliminare gli sprechi. «Qui non sta in piedi. In Toscana la sfida del rigore l'abbiamo accettata. Abbiamo tagliato le spese obsolete e poco produttive. Abbiamo ridotto i costi della politica tagliando consiglieri e assessori regionali. Sulle province proponiamo una riforma più drastica di quella del Governo: tre grandi aree per tutta la Toscana. Però deve essere chiaro che non saremo mai coloro che liquidano lo Stato sociale non solo perché è elemento di giustizia, ma anche perché è strumento di competitività. Sarebbe da sciocchi rinunciarvi». Sieteun po'conservatori? «No, siamo riformatori. Il trasporto regionale, unici in Italia, il prossimo anno lo metteremo in gara. Però ci hanno tagliato 160 milioni su 490». Eaumentatebiglietti eabbonamenti. «Solo per chi ha un reddito superiore ai 36mila euro». Pagachiha di più? «Esatto. Stesso principio per la sanità. Abbiamo fatto i conti, e i nostri, visto che siamo gli unici in Italia a avere i bilanci certificati, sono conti veri, e viene fuori che ci hanno tolto qualcosa come 400 milioni». Comefarete? «Con le riforme. Riorganizzeremo tutta la sanità accentando la sfida che si può migliorare la qualità spendendo meno. E lo faremo assieme alla Toscana, alle istituzioni locali, ai lavoratori. Perché da soli le riforme non si fanno. Però, onestamente, anche questo non basterà e quindi abbiamo deciso una manovra che ci garantisca una sessantina di milioni di nuove entrate con i ticket. Ma pagheranno soli i redditi superiori a 36mila euro che in Toscana sono circa 600mila persone su 3milioni e 700mila abitanti». Basterà o dovrà aumentare anche l'aliquota Irpef? «Non sarò certo io a togliere il sostegno agli alunni disabili, o a far richiudere le materne per i tremila bambini in più che anche quest'anno abbiamo garantito con i nostro soldi, né a negare il sostegno alle famiglie sfrattate». Quindi? «Quindi, premesso che i conti vanno tenuti in ordine e che non vogliamo fare deficit per poi, magari, nasconderlo sotto il tappeto, dico che i servizi vanno mantenuti anche ricorrendo alla leva fiscale facendo però pagare chi ha di più. Serve equità fiscale. Non c'è ingiustizia più grande, cito Don Milani, che fare parti uguali fra diseguali». I toscani capiranno? «Sono convinto che i miei concittadini non vogliono vedersi cancellare i bus o chiudere le scuole o negare il diritto alla salute. Lo so che questo delle tasse è un tabù, però sarebbe meglio affrontarlo apertamente. Anche per la sinistra. Perché c'è bisogno di una politica alternativa a chi crede che l'origine dei nostri mali sia nel nostro Stato sociale». PerMonti siamo inguerra. «E la sinistra deve tenere sul fronte dello Stato sociale, altrimenti smarrisce la propria funzione. Il welfare è anche un sistema per ridistribuire la ricchezza come dice Bersani nella Carta di intenti». In Italia aumentare le tasse sui redditi vuoldirecomunquefarpagaresempre i soliti. «Noi introdurremo l'Isee obbligatorio perché fotografa in maniera un po' più veritiera le varie possibilità economiche. Però c'è da combattere l'evasione e chiediamo al governo di darci gli strumenti. Sono curioso, voglio far fare una ricerca sui grandi patrimoni in Toscana». Perché? «Perché mi domando se sarebbe un'eresia pensare a una tassa sulle grandi fortune come quella che c'è in Francia». La parola d'ordine è: attua-zione. I «compiti a casa»del governo Monti d'orain poi si dovranno vederee toccare con mano, nonpossono più restare parole scritte su documenti ufficiali. È questo il messaggio inviato dal premier ai suoi ministri nell'ultima riunione del consiglio prima della pausa estiva. Inutile sommare nuove misure alle vecchie ancora non attuate, avrebbero argomentato parecchi ministri durante la riunione. Quello che davvero conta è far partire i provvedimenti, altrimenti la scossa all'economia non si realizzerà. Senza crescita precipiteranno anche le stime sui conti pubblici. ITALIA-EUROPA È chiaro che la partita interna si intreccia a doppio filo con quella europea. A fine agosto il premier sarà a Berlino, e in quella sede tenterà ancora una volta di strappare l'ok per un intervento anti-spread senza vincoli aggiuntivi per l'Italia. L'argomento è sempre lo stesso: abbiamo già dato. L'apertura della Bce all'acquisto illimitato di titoli a breve ha una doppia faccia. Se da una parte può alleggerire le tensioni dei mercati - come sta già facendo - dall'altra potrebbe provocare reazioni contrarie, visto che gli Stati per accedere al beneficio dovranno chiedere l'attivazione del fondo salva-Stati con i relativi vincoli. Monti lo sa bene, e sta facendo di tutto per arrivare all'appuntamento d'autunno con la «macchina Italia» in azione, proprio per evitare che tali vincoli siano vessatori. Il primo «compito» da questo punto di vista spetta al ministro Vittorio Grilli, al quale si richiede di anticipare la legge di Stabilità. E non solo: il Tesoro dovrà anche aprire il cantiere delle vendite di Stato per abbattere il debito, così come annunciato dallo stesso Grilli nella sua intervista al Corsera. Non meno impegnativa sarà la ripresa per Piero Giarda. Il ministro per i rapporti con il parlamento dovrà riorganizzare la macchina pubblica, dopo la «sforbiciata» messa in atto con la spending review. Ma nel comparto dei pubblici i cantieri aperti sono moltissimi: è una vera matassa difficile da districare. Già il 4 settembre il ministro Filippo Patroni Griffi incontrerà i sindacati per avviare l'attuazione della disposizione che riduce le piante organiche dei ministeri del 20% di dirigenti e del 10% di dipendenti. Il percorso sarà lungo, e si intreccerà inevitabilmente con l'altra disposizione, quella sulla soppressione delle Province. Si tratta di 60mila dipendenti coinvolti, che dovranno essere ricollocati in nuove amministrazioni. La tabella di marcia è stringente: entro il 24 ottobre nasceranno le nuove Province, che saranno operative da metà gennaio. Sono circa 240 i decreti attuativi che si attendono per mettere le ali alle riforme varate dall'esecutivo Monti. Ma qui non si tratta solo di «carte». Sugli investimenti, ad esempio, è partito il contratto di sviluppo per l'avvio della linea ferroviaria ad alta capacità Napoli-Bari varato dai ministeri dello Sviluppo e della coesione territoriale. Ora quel contratto dovrà essere monitorato e attuato con scadenze precise, pena il ricorso a nuovi strumenti. Insomma, il risultato si dovrà vedere. L'altro capitolo importante riguarda la concorrenza. Sulle liberalizzazioni il governo non ha usato una mano troppo pesante, né con farmacisti, né con tassisti. Il passo più significativo è stata la creazione dell'Autorità per i trasporti. Istituita a fine 2011, è entrata effettivamente in funzione solo poche settimane fa. Il dossier più scottante che si ritrova sul tavolo riguarda la proprietà della rete ferroviaria da parte delle Ferrovie dello Stato. Quanto al ministro Francesco Profumo, dovrà mettere a punto il modello di valutazione di insegnanti e scuole che si sta studiando già da anni. Il duello più importante, comunque, spetta a Renato Balduzzi, che dovrà vedersela con le Regioni per i tagli al fondo sanitario nazionale. ILCASO Anticipodella legge diStabilità epartitadeldebito . . . 3 milioni Paseggeri nel 2010 Concorrenza: sfidaancoraaperta sui trasporti Un aereo della compagnia Win Jet sulla pista di Fiumicino (Roma) Sidà fuocodavanti aMontecitorio: avevaperso il lavoro Unavalangadidecreti attuatividapreparare persettembre.Lascossa delle riformedovrà sentirsinelPaese.Solo cosìsiconvincerà l'Ue GRILLI BALDUZZI Nonsaràuna ripresa facilequelladi RenatoBalduzzi,minsitro della Salute. Il primo impegnoè quello con igovernatori,per «gestire» il taglio al fondosanitarionazionale previsto dalla spendingreview. Ilministro è certochesi riusciràa razionalizzare il servizio,mantenendo un buon livello dierogazione ancheconrisparmi di fondi.Ma le ripetuteesternazioni dei governatorinon lasciano presagire nulladi buono. Daridisegnare lamacchina diStatoeenti locali PASSERA Cisonovoluti circaseimesi perché l'Authorityper i trasporti fosse finalmenteavviata. Qualche settimanafa sonostati designati i vertici.Ora sul tavolo deicommissari si squadernano dossierbollenti, comequello dellaproprietà della retedelle ferrovie.Vero è che in tutti i Paesid'Europa la proprietàdella rete è in capo all'operatorepubblico.Ma lecosepotrebbero cambiaredopo l'ingressodi nuovi attori. ILRETROSCENA Tempiveloci per lanuova linea Napoli-Bari Avevaperso il lavoro daappenadue mesi l'uomo che venerdìnotte si è cosparsodi benzinae si èdato fuoco davantiallaCamera deiDeputati, a Roma.Soccorsodai carabinieri di guardiasulla piazza,è ora ricoverato ingravissime condizioni inospedale conustioni sull'85% delcorpo.Si trattadiun operaio di54anni, originariodiForlì, vedovo, in gravi difficoltà finanziarie a causa della disoccupazione in cuiera piombato recentemente.Al figlio, hanno accertatogli inquirenti, avevadetto chesarebbe andatoa Romasoloper sbrigarealcuniaffari. Monti, un piano d'emergenza per evitare il commissariamento BIANCADIGIOVANNI ROMA VLADIMIROFRULLETTI vfrulletti@unita.it EnricoRossi «Paghidipiùchihadipiù. InToscanaaumenti dei ticketsoloperchiha piùdi36milaeuro.È un'ingiustizia fareparti uguali fradiseguali» Ilministro dell'Economiadovrà anticipareasettembre la legge di Stabilitàper il 2013, anno incui l'Italia siè impegnataa raggiungere il pareggiodi bilancio.Oltreal deficit, VittorioGrillidovrà aprire anche il cantieredeldebito,partendo dalle dismissioni immobiliari già annunciate in unasua recente intervista.Sul tavolo anche operazioni sulle societàdi Stato e enti locali. Subito il confronto conleRegioni sulFondosanitario «È in pericolo il nostro sistema sociale» PATRONI GRIFFI Èfissato per il4settembre l'incontro con i sindacatiper lagestione del taglioalle pianteorganiche. Maquel lavorosi intreccerà inevitabilmente con ilprovvedimento di riduzione delleProvince, cheprenderà il viaa fineottobree diventerà operativoa metàgennaio.Migliaia di lavoratori da ricollocare, spostare, mandare in prepensionamento.Un'operazione gigantesca:dove andranno i 60mila dipendentiprovinciali dioggi? AGENDADIGOVERNO BARCA Il contrattodi sviluppocon leRegioni Campania,Basilicata e Pugliaè stato siglatoaridosso dell'estate. Ora non restacheagire. Se i lavorinon andrannoavanti, se l'opera - avviata dalministerodella coesionee quello delloSviluppo- dovesse bloccarsi perqualchemotivo, sipotrebbe arrivareancheaun nuovocontratto. Inognicaso l'esecutivonon ha intenzionedi rinunciarealla linea. domenica 12 agosto 2012 5
GLI INCASSI DI QUESTA TORRIDA ESTATE INDICANO, PER PARADOSSO, UNA TENDENZA: È IN TESTA IL NUOVO«SPIDERMAN»SEGUITODA«BIANCANEVEEILCACCIATORE»,TUTTIGLIALTRI-COMPRESO«LINCOLNCACCIATOREDIVAMPIRI»-ARRANCANOADISTANZA.Il dato significa fondamentalmente due cose. La prima: d'estate più che mai, al cinema ci vanno solo i ragazzi. La seconda: fiabe & fumetti, anche se spremute da innumerevoli remake e riletture, funzionano sempre. Se la prima considerazione è merceologica, la seconda la illumina indirettamente arricchendola di grandi potenzialità. Il cinema continua, anche in periodo di crisi, ad essere un potente costruttore (o ri-costruttore, visti i tanti remake) di miti, e i miti raggiungono soprattutto i cervelli più freschi e reattivi, quelli dei giovani. Vale quindi sempre la pena di analizzare questi miti, di cercare di capire cosa raccontano. Torniamo alla tendenza che annunciavamo in apertura. La natura fiabesco-fumettistica fa di Spiderman e Biancaneve dei cripto-cartoons. Si tratta di film con attori, certo, ma infarciti di effetti digitali che rendono obsoleta la vecchia definizione di film «dal vero». In realtà rimandano entrambi a un universo fantastico legato al disegno, all'animazione (e del resto nessuna rilettura di Biancaneve può prescindere dal capostipite di Walt Disney). E non è certo casuale che da qualche anno, almeno per quanto concerne il cinema dominante (quello americano), il cartoon digitale sia la forma narrativa vincente, quella più creativa e gratificante anche per spettatori cosiddetti «adulti». Le prossime settimane ci regaleranno tre conferme. Il 22 agosto uscirà Madagascar 3D, dove il numero 3 ha un doppio significato: indica la tridimensionalità, ma anche il terzo capitolo della saga dedicata agli animali dello zoo di Central Park, New York. Il 5 settembre arriverà invece Ribelle - The Brave, il nuovo titolo Pixar uscito il 24 giugno negli Stati Uniti (ha finora incassato circa 217 milioni di dollari). Infine, il 28 settembre toccherà al quarto episodio della saga di gran lunga preferita da chi scrive, L'eraglaciale (uscito negli Usa il 15 giugno, ha toccato la cifra non iperbolica di 114 milioni di dollari d'incasso). L'era glaciale 4 - il cui sottotitolo inglese è Continental Drift - potrebbe anche essere meno bello dei precedenti, visti gli incassi americani, ma non è detto: ha se non altro un trailer strepitoso visibile in rete da mesi, in cui il sublime scoiattolo Scrat (unico, vero erede legittimo di Wile E. Coyote), sempre all'inseguimento della ghianda maledetta, finisce al centro della Terra e correndo sul nucleo del pianeta provoca, appunto, la «deriva dei continenti» a cui allude il sottotitolo. Madagascar 3D ha invece avuto una première super-divistica a Cannes e possiamo parlarne a ragion veduta: è nettamente inferiore ai due precedenti, soprattutto per colpa di una scelta narrativa - gli animali dello zoo, nel tentativo di tornare a New York, finiscono in un circo - che gronda luoghi comuni. Dopo Chaplin e Fellini, si sa, il circo dovrebbe essere rigorosamente proibito al cinema. Ribelle-TheBraveè invece un prototipo (alla Pixar non amano i seguiti e li fanno solo quando è strettamente indispensabile, come nei casi di Toy Story e di Cars: capolavori come Wall-E e Up non hanno avuto, al momento, numeri 2). Sarà uno dei grandi film della prossima stagione. È una fiaba «scozzese» che parla di Merida, una principessa abilissima con arco e frecce che rifiuta tutti i pretendenti suggeriti dai genitori per cercare, anche a costo di dolori e mutazioni, una propria identità. È il secondo cartoon della storia del cinema diretto da una donna: il primo fu Il principed'Egitto e la regista era sempre lei, Brenda Chapman, che stavolta firma anche il soggetto e divide la regia con Mark Andrews e Steve Purcell, esordienti nel lungometraggio. Brenda Chapman è una veterana Disney che ha lavorato come «intercalatrice» (sono i disegnatori che «completano» le sequenze realizzando le tavole intermedie fra inizio e fine scena) a ChihaincastratoRogerRabbit, ha collaborato al copione del ReLeone e ha scritto la sceneggiatura del divertentissimo Galline in fuga. Al di là della qualità dei singoli film (Madagascar3D, come dicevamo, non è un granché) è interessante notare come tutti e tre portino avanti un'idea che percorre, più o meno sommersa, molti cartoons americani recenti. Un'idea alternativa di famiglia, di nucleo affettivo che vada al di là della tradizionale famiglia americana tanto celebrata da Hollywood. Tutta la saga dell'Eraglaciale si basa sul fatto che un mammuth, un bradipo e una tigre dai denti a sciabola facciano «branco», nel nome di un'amicizia che trascende il dato biologico e - parola grossa, ma giusta - culturale. Non solo: il terzo capitolo, forse il più bello, era tutto costruito sugli istinti «materni» del bradipo Sid, invidioso della paternità del mammuth Manny; istinti talmente viscerali da spingerlo ad adottare tre piccoli T-Rex, con tutte le conseguenze (spassose) del caso. Ribelle, fin dal titolo, sembra sulla carta una storia quasi femminista, sicuramente contro ogni logica di matrimonio imposto e tradizionale. Madagascar narra di due gruppi disfunzionali: il primo esplicito, in cui un leone e una zebra possono essere amici fraterni; il secondo più subdolo e quasi eversivo, quello dei pinguini delinquenti, forse la trovata più divertente del cinema americano recente. Come Walt Disney (e come Esopo), Hollywood continua ad utilizzare gli animali per raccontare gli umani, ma ora gli animali propongono modelli sociali e psicologici diversi, come se i cartoons stessero tentando di inoculare all'America e al mondo, in dosi omeopatiche, uno spirito di tolleranza e di apertura del tutto inedito. Funzionerà? Chi scrive lo capirà sulla propria pelle, in tempi ragionevolmente brevi: ha una figlia di quasi 3 anni il cui film di riferimento (assieme a Ponyodi Miyazaki e agli Aristogatti, va detto) è proprio L'eraglaciale3. Impazzisce per le peripezie dello scoiattolo, la nostra bimba, ma sembra adorare anche Sid, Manny, Diego, Ellie e i due opossum Eddie e Scratch, per non parlare del furetto Buck. Ogni volta che la tigre Diego dice a Buck «guarda noi, ti sembriamo un branco normale?», il nostro cuore spera che questa idea alternativa e arricchita di «normalità» possa attecchire, e guidarla a un futuro di disponibilità e di intelligenza. Se ci riusciremo lo dirà il futuro, ma certo Pixar & soci ci stanno dando una mano. ... Unfil rougesommersotorna inmoltedellerecenti produzioniamericane:è un'ideaalternativadi famiglia La carica dei cartoon Alcinemaildigitalesi rivela la forma narrativapiùcreativaegraditaatutti CULTURE ALBERTOCRESPI ... Lastoriadell'eroinascozzese è il secondolungometraggio d'animazionedelcinema giratodaunadonna Gli incassipremianofiabe& fumetticome«Spiderman»e «Biancaneve».E inarrivoci sono«Madagascar3»e«Era glaciale4».Mentreèarmata diarcoefrecce laprincipessa Merida,prototipodellaPixar Gliallegrianimalidi«Madagascar»,avventure in3D.Sotto«The Brave», lanuova eroina dellaPixar U: domenica 12 agosto 2012 21
Una cosa è certa: se Rosario Crocetta dovesse diventare il governatore della Sicilia, farà parlare parecchio di sé. E saranno cronache pungenti. Lui le annuncia come «rivoluzionarie». Come lo sono state quelle di quando era sindaco di Gela. Diceva: «Sono gay, comunista e vado a messa tutte le domeniche». E intanto lui, pacifista e non violento, annullava gare d'appalto, riscriveva regole chiare e trasparenti, sfidava Cosa Nostra e finiva scortato. Era il 2008. Si iscrisse al Pd, nel 2009 partì per Bruxelles e Strasburgo. Ora, in una settimana, sta riscrivendo la mappa delle alleanze politiche. Consapevole che «il voto per le regionali in Sicilia è la prova generale per le politiche». Tra una nuotata in mare («ogni mattina, mi serve per schiarire le idee»), incontri con i sindaci siciliani, comitati, associazioni antiracket, pianifica la marcia della campagna elettorale agostana. Crocetta, ha conquistato l'appoggio di Udc e Pd, pezzi del Terzo Polo e però ha controIdveSel.Eppurevienedalì,èlasua storia.Leiunisce odivide? «Intanto ho unito l'impossibile, parte della società civile e due partiti con tutta la loro complessità come Pd e Udc. Oggi si è aggiunto Rutelli e ho avuto aperture anche dal finiano Granata, candidato di Fli alla Regione. Sta accadendo qualcosa senza precedenti». Paradossalmente però i problemi li ha in casa. Perché Fava e la Borsellino la attaccano? «Ricordo a Nichi (Vendola ndr), Rita (Borsellino) e Claudio (Fava) che in Sicilia - ma anche a livello nazionale - la sinistra pura perde sempre. Non ce la fa a vincere se resta nei suoi steccati. Allora la domanda la faccio io: vogliamo vincere e fare quella rivoluzione necessaria per spazzare via il sistema di potere che ha rovinato la Sicilia dal dopoguerra in poi, che ha creato un patto scellerato con malapolitica, economia deviata e mafia? Vogliamo cominciare una nuova stagione, quella che io chiamo la rivoluzione della dignità, del lavoro e della giustizia?». Èun appello? «Si, un appello agli uomini di buona volontà. L'ho pubblicato oggi. Io voglio unire e non dividere il centrosinistra, vedere al lavoro insieme l'area dei moderati e dei progressisti. Che poi è quello che vuol fare il partito a livello nazionale in un momento così drammatico. Penso a Berlinguer ai tempi del compromesso storico, e quella era la Dc di Moro ma anche di Ciancimino e Lima». Fava,candidatodiSeleforseIdv, laaccusadiaverefattoilpattoconl'UdcdiCuffaroeLombardo. «Finiamola con queste accuse offensive. L'accordo con Lombardo e Mpa non è mai stato in agenda. L'Udc di Cuffaro se n'è andata nel Pid di Saverio Romano. Credo, piuttosto, che sia necessario impedire che i malumori delle primarie per l'elezione del sindaco a maggio (Crocetta aveva appoggiato Ferrandelli e non la Borsellino, ndr) possano condizionare le regionali. Così come del resto le regionali avvelenarono le comunali». Leprimariesarebbero state la soluzione? «Non so. Io comunque ero più che disposto, forse l'unico. Ora in ogni caso non c'è più tempo. Quindi vorrei dire di guardare avanti e di farla finita con questa battaglia a sinistra. Io voglio questo accordo. Lo cercherò con il dialogo». Chil'hacandidatavistocheilPdhasciolto lariservasoloduegiornifa,Selècontraria eleièincampodaalmenoduesettimane? «Un sabato, un mese e mezzo fa, torno da Bruxelles e mi segnalano un gruppo su Facebook: “Crocetta presidente”. Lo avevano lanciato un giovane cattolico, un imprenditore, il capogruppo del Pd in provincia di Siracusa. Ho sorriso. Lusingato, ovviamente. In un giorno arrivarono 700 firme. Dopo cinque giorni erano 10mila. Mi hanno contattato. Li ho incontrati. Ci ho parlato. Ho pensato: che faccio, a chi li lascio questi, all'antipolitica? Ecco come è nata la mia candidatura». Poisisonoaggiuntiisindaci, icomitatiantiracket, altri comitati, società civile. E il Pd?Èverocheleerastataofferta lapresidenzadellaCommissioneantimafiapurdi desistere? «Falso. Ho contattato Migliavacca per dire che i sondaggi mi erano molto favorevoli, per sapere che fare. Lui ha preso tempo e mi ha solo detto: “Promettimi che resti nel percorso del partito”. L'ho fatto. Credo che questo mio atteggiamento abbia tranquillizzato la segreteria. E ora eccoci qua». Avrebbefattounpassoindietroseilpartitoavesseproposto unaltro? «A quel punto non credo. L'ipotesi in ogni caso non si è verificata». Programmi.Leiparladirivoluzione.Incosaconsiste? «La Sicilia vive la situazione più drammatica dal dopoguerra. Per affrontarla servono più valori e meno ideologie, consapevoli che il muro di Berlino è crollato. Alla base del mio programma c'è un patto civico per il risanamento del bilancio e la lotta per la trasparenza. C'è il rigore che non vuol dire per forza macelleria sociale». Toccherà iprivilegidellaRegioneastatutospeciale? «Taglierò le consulenze a 600mila euro l'anno, i 30 consulenti per assessorato. Recupererò i 5 miliardi dei fondi europei e 24mila posti di lavoro grazie al patto tra i sindaci e gli investimenti sul solare...». Ungiro che puzzadimafia. «So come scrivere le gare d'appalto. Avremo la white list delle imprese che possono lavorare. Non saranno candidati gli indagati per reati mafiosi ma anche per corruzione o estorsione». Crocetta,sisentepiùunuomodipartitoo dimovimento? «Bisogna far comunicare il cielo con la terra. Detto questo, io sono un uomo libero. La mia frase preferita è di un poeta sufi: “Dio, nel giorno del giudizio fammi risorgere incatenato”. Che altrimenti sarei troppo libero». «Resto un uomo libero che vuole la rivoluzione» Palazzo dei Normanni, sede dell'Assemblea regionale siciliana L'INTERVISTA ILCOMMENTO ANTONELLOMONTANTE* «Perorahounito l'impossibile, societàcivile epartiticomplessicome PdeUdc.Oramiappello allasinistrachemiattacca: sivincesoloseuniti» POLITICA CLAUDIAFUSANI cfusani@unita.it . . . «Taglierò le consulenze da 600mila euro e i trenta collaboratori ad assessorato» . . . «So come scrivere le gare d'appalto, avremo la white list delle imprese che possono lavorare» SEGUEDALLAPRIMA Miopia sociale e politica. Oggi il punto di partenza è cambiato rispetto al passato. Abbiamo esperito ogni possibilità di rimandare il momento delle scelte. Lo stesso governo nazionale ha preso in considerazione la crisi siciliana perché ha riconosciuto il grande bisogno di rinnovamento come unica via d'uscita dal rischio default delle casse siciliane. C'è bisogno di un profondo rinnovamento della classe dirigente. Senza questa prima presa di coscienza a livello collettivo si rischia di sbagliare tutto. Oggi la Sicilia può giocare una partita importante a livello nazionale, può diventare l'avanguardia del Paese. In Sicilia può nascere un nuovo equilibrio politico, insieme con un'azione di ripresa concertata in modo sinergico tra tutte le parti attive della Regione: politiche e sociali, imprenditoriali e sindacali. Il sindacato stesso ha un grande potere di orientamento nel processo di rinnovamento della classe dirigente, senza il quale si tratterebbe di un cambiamento a metà. I candidati fino a oggi sembrano autorizzare qualche speranza e se riusciranno a non applicare la vecchia logica del sistema di spartizione, forse riusciremo a convincere i mercati. In caso contrario la Sicilia rimarrà isolata e senza futuro. Sento in giro molti discorsi consolatori che puntano a concentrare tutte le responsabilità su Lombardo, come se andato via lui tutto potesse risolversi in un baleno, ma è come nascondere la polvere sotto il tappeto. Purtroppo il problema della Sicilia è la politica assistenziale e clientelare che per un trentennio intero è stata spacciata per politica di sviluppo. Ecco perché dico che il prossimo appuntamento all'Ars deve essere l'occasione per rifondare la politica regionale impedendo ogni forma di trasformismo. Bisogna voltare pagina con i giovani e con le donne e con uomini nuovi. Bisogna fare attenzione ai vecchi che si sono dati una bella spolverata ai vestiti e tentano di ripresentarsi come nuovi. Il problema maggiore per la Sicilia è il tracollo finanziario: l'equilibrio del bilancio si fonda essenzialmente sulle imposte raccolte all'interno, ma con il calare delle attività produttive e con uscite molto rigide è chiaro che il rischio della bancarotta si fa più forte. La via d'uscita è quella di salvare i lavoratori e le imprese. Vale la pena di farlo con un piano industriale integrato, mai realizzato in Sicilia, una riforma amministrativa che punti a velocizzare le concessioni, le autorizzazioni e a sbloccare l'intero sistema burocratico in cui i diritti rimangono diritti e non sono dei favori. Semmai si tentasse di bloccare questa evoluzione bisogna che i responsabili siano denunciati con nome e cognome. Lo sviluppo industriale deve partire da un piano curato dai migliori esperti in piena sinergia con la classe politica rinnovata e con la classe imprenditoriale regionale. Bisogna fare attenzione a non disperdere più cascate di soldi per mille rivoli, ma puntare direttamente nei settori individuati come più importanti, puntando sulle eccellenze, in modo tale da incrementare la forza delle imprese esistenti e aumentare la capacità di attrarre investimenti. I settori del turismo e dei beni culturali, dell'energia alternativa insieme a quello delle micro infrastrutture di collegamento, per completare il quadro delle attività produttive, servirebbero a immettere la liquidità necessaria nel sistema per far partire lo sviluppo. Il compito della politica deve essere quello di mettere in moto le attività produttive, favorendo al massimo il core business dell'isola, anche promuovendo con delle campagne di marketing tutte le potenzialità della Sicilia, all'insegna dell'innovazione e della modernità imprenditoriale, come quelle collegate con le energie alternative e con il rispetto dell'ambiente. Per quanto riguarda il settore delle infrastrutture si dovrebbe partire subito con il completamento dei cantieri aperti. Così, oltre a migliorare la dotazione infrastrutturale, si metterebbe in circolo liquidità. Partire con un buon piano industriale sarebbe un modo nuovo di parlare di sviluppo in Sicilia. Tutto ciò esige una responsabilità condivisa da parte di tutte le categorie. Ci dobbiamo svegliare dall'immobilismo indotto dal sistema malato dell'ultimo trentennio, dobbiamo pretendere il cambiamento, lo dobbiamo fare per i nostri figli e per la nostra terra. Il nostro auspicio deve essere quello di non ritrovarci in mezzo ai veleni di una campagna elettorale scorretta. I candidati devono accompagnare noi siciliani verso questo cambiamento con fair play, per il bene dell'immagine della Sicilia, senza veleni. Nel caso contrario, oltre a scoraggiare ulteriormente i mercati, si farebbe crescere enormemente l'antipolitica. Oggi dobbiamo giocarci i nostri punti di forza, tra i quali la posizione strategica della Sicilia: un crocevia imprenditoriale competitivo. I programmi dei candidati devono essere trasparenti e chiari, come chiari devono essere i rapporti tra loro e i cittadini. Il dialogo tra politica e cittadinanza deve essere costante. L'antipolitica muore con la politica della concretezza, del confronto e del costruire insieme, nell'interesse di tutti. * Presidente di Confindustria Sicilia Alla Sicilia serve un piano industriale. E concertazione RosarioCrocetta 8 domenica 12 agosto 2012
U: Monti, il piano anti-commissariamento ILCOMMENTO ANTONELLOMONTANTE Il cinema salvato daicartoon Crespiapag.21 RINALDOGIANOLA Staino L'ordine è: attuare subito le misure già decise. I «compiti a casa» del governo si dovranno toccare con mano. Monti tenta di evitare il ricorso all'anti-spread e il rischio commissariamento dell'Italia accelerando. Dalle infrastrutture ai trasporti, dalla concorrenza al debito, dalla sanità ai trasporti: un piano da presentare già nell'incontro con la Merkel previsto a fine mese. DI GIOVANNIAPAG.5 Coppa e veleni: vince la Juve Napoli in nove Non decolla la trattativa, non si alzano gli aerei. La crisi della compagnia catanese Wind Jet non si risolve e rischia di lasciare a terra 300mila passeggeri. Il ministro Passera convoca le parti per martedì ma lo stop ai voli e il ritiro della licenza potrebbero arrivare già domani. L'Enac garantisce il trasporto con altri cinque vettori ma a un sovrapprezzo di 80 euro. MATTEUCCI APAG.4 TRASPORTO AEREO Wind Jet 300mila passeggeri a terra Settebello e superboxe: l'Italia tenta un finale d'oro CLAUDIOSARDO IL COMMENTO MASSIMO ADINOLFI DEMARZI APAG.27 La medicina e le cavie delTerzomondo Pulcinelliapag. 19 Agosto che brucia il lavoro Lenuove isole della discordia Bertinettoapag.23 Sul palcoscenico della Sicilia sono puntati tutti i riflettori. Inizia la corsa verso le elezioni. Attendere incuriositi solo per la sfida tra i candidati sarebbe una forma di miopia. SEGUE APAG.8 Che cosa serve alla Sicilia Taranto Operai e azienda contro la decisione del gip. Il Pd: scelta preoccupante Crisi La mappa delle fabbriche in difficoltà. Si aggrava la questione occupazionale: sarà un settembre caldo CACACEE RIGHIAPAG.2-3 Si riapre il dramma dell'Ilva Il giudice ordina di chiudere LA CRISI ECONOMICA E SOCIALE CHEDA CINQUE ANNI ATTANAGLIA IL NOSTRO PAESE non si ferma a Ferragosto e, anzi, oggi propone uno scenario industriale in deterioramento che lascia prevedere un autunno molto difficile, come ha ammesso pure il ministro Elsa Fornero. Un anno fa eravamo minacciati dallo spread che galoppava verso cime inviolate, ora non abbiamo risolto il problema del differenziale dei tassi di interesse ma in compenso la crisi del lavoro e le tensioni sociali assumono le dimensioni e le caratteristiche di una drammatica emergenza che colpisce lavoro, imprese, società. La cronaca sociale di questo week end, mentre gli italiani vanno in vacanza affrontando il caldo e il nuovo aumento del prezzo della benzina, presenta un'Italia in ansia, indebolita, preoccupata. SEGUE APAGINA 2 La pena di morte è la più vergognosa dimostrazione della idiozia e della supponenza umana. E anche noi, tacendo e straniandoci, ne diventiamo complici. ErmannoOlmi Evitare il ricorso all'anti-spread e il conseguente memorandum Le misure che il governo sta mettendo a punto su debito, trasporti, ministeri, sanità, infrastrutture Fallita la trattativa con Alitalia è caos per tutti i voli Passera convoca le due compagnie. Scontro sul piano di salvataggio L'ITALIA PERDE LAVORO, I CETI MEDISI IMPOVERISCONO, I NOSTRI GIOVANI HANNO ANCORA MENO OPPORTUNITÀ DEILOROCOETANEIINEUROPA,la Ue è tuttora incapace di compiere i passi necessari per difendere l'euro, ma di fronte a questa crisi - drammatica come mai nel dopoguerra - è immorale fuggire. Non ci si può rifugiare nell'opportunismo, nell'estremismo parolaio, nella demagogia. Bisogna rischiare, mettersi in gioco con un proposta di governo coerente, dare garanzie sugli impegni internazionali del nostro Paese, costruire le alleanze necessarie per modificare le politiche europee, puntare da subito e concretamente sulla crescita possibile, il che vuol dire anzitutto un piano straordinario per il lavoro, per la manifattura, per la ricerca. È una questione morale, che pesa sulla politica non meno della lotta contro la corruzione, contro l'illegalità, contro le logiche di occupazione del potere. Perché la moralità della politica sta in primo luogo nella sua capacità di servizio, e dunque nella sua efficacia. Se oggi la politica è disprezzata, ciò dipende dalla sua impotenza di fronte al dominio della finanza e dei mercati, dall'incapacità di rispondere alle domande sociali. SEGUE APAG. 17 La questione morale Cinque milioni di dollari per indagare sull'immortalità. Sembra un fumetto di Dylan Dog, invece è l'assegno che una fondazione americana ha consegnato al filosofo John Fischer. Per la prima volta nella storia dell'uomo la vita ultraterrena non è un più mistero. Basta pagare. A PAG. 17 L'aldilà e l'aldiqua Rossi: «La sinistra si batta per salvare il welfare» «Il tagli mettono a rischio il nostro sistema sociale». Il presidente della Toscana Enrico Rossi, in un'intervista a l'Unità, punta il dito contro la politica del rigore che mette in ginocchio Comuni e Regioni. «La sinistra deve battersi per difendere il welfare». FRULLETTIAPAG.5 Cronache sociali di mezza estate FERREROBUCCIANTINI APAG.10-11 1,20 Anno 89 n.222Domenica 12 Agosto 2012
«La Carta d'intenti è una buona base di partenza, ma il Pd sembra come l'astronave di Star Trek. Dentro ci sta di tutto, i grandi filoni ideologici di pensiero del Novecento, culture diverse... È un partito laico e confessionale e la Carta d'intenti non poteva essere più spinta di quello che è. Come dice Bersani bisogna trovare un minimo comune denominatore, ma se può funzionare per tenere insieme il partito non è detto possa fare altrettanto con gli elettori». Come è nel suo stile il sindaco di Bari, Michele Emiliano, non risparmia critiche al suo partito e non gira certo intorno al punto. «Mancano nove mesi alle elezioni e ancora non si capisce quale sarà l'approdo». Comeadirechesecifosseroleelezioni anticipatesarebbe complicato? «Non credo al voto anticipato, a meno che non accadano fatti di particolare gravità. Ormai è difficilissimo far cadere anche consigli comunali e provinciali: chi viene eletto non se ne vuole andare, figurarsi poi se si finisce in Parlamento per ragioni non legate al consenso raccolto nel proprio collegio. Eppure resto convinto che gli italiani vorrebbero andare al voto quanto prima». Inpiena crisi economica? «Gli italiani, malgrado i giornali evochino scenari apocalittici in caso di voto, vorrebbero essere governati da una classe politica in grado di far resuscitare il Paese. Credo siano molti quelli che si aspettano dal Pd un grande progetto di rinascita perché soltanto un grande partito come il nostro può ridare speranza a un Paese che non cresce, non fa più figli, non ha prospettiva. È un compito titanico, da far tremare i polsi». Eppure, lei dice, ilPdancoranon indica unastrada chiara. «Credo che se nel partito tutti smettessero di dare il tormento al segretario me compreso perché qualche volta l'ho fatto anche io - e gli concedessero una tregua, sarebbe meglio. Il Paese deve sapere con chiarezza quale è la strada che il Pd vuole intraprendere e questo continuo mediare al proprio interno non fa bene». Quandosiriferisceasestessopensaalla tantodiscussa listadei sindaci? «C'è un vecchio detto tra i pubblici ministeri quando sono in un'Aula di tribunale: “Signor giudice se la mia causa la fa lei io la perdo”. Capisce cosa voglio dire? Questa era nata come una lista dei cittadini e non dei sindaci, la cui candidatura era esclusa fin da subito. Era tutto un altro progetto ma nel Pd, dove è in corso una battaglia feroce, è stata vissuta come una minaccia. Sa cosa penso? Che sarà molto difficile fare una campagna elettorale con sentimenti di antipolica non gestiti dall'alleanza». Pensaai grillinieai disillusi? «Io come sindaco cerco - e per ora non ci sono riuscito - un dialogo con loro. Dobbiamo farlo, il Pd deve farlo perché non è un mondo di matti. Anche al Nord non stiamo facendo abbastanza per colmare il vuoto lasciato dalla Lega». Comemaiparladella listadei sindacial passato? «Non ho messo da parte la lista, ma intuisco che non piace al segretario e meno che mai ai dirigenti. Io sono il presidente del Pd della Puglia, non mi metto a fare battaglie contro il mio partito e quindi se non la ritengono un contributo utile alla vittoria dell'alleanza me ne farò una ragione. Credo che qualcuno abbia pensato che attraverso una lista promossa dai sindaci per coinvolgere la società civile, alla quale tutti i giorni si rivolgono come amministratori, si riducessero i seggi da spartirsi». Allora è vero che non scorre buon sangueconilpartitoromano,comeriportatodaqualche quotidiano. «Il partito non è quello di 30 anni fa, che prendeva decisioni, le illustrava ai dirigenti locali e poi si procedeva compatti. I contatti con gli amministratori sono scarsi e faticosi per mancanza di forza organizzativa. Il partito oggi è essenzialmente romano, noi ci muoviamo in autonomia, spesso non abbiamo idea della linea finale su molte questioni politiche nazionali, mancano occasioni per incontrarsi e decidere. La frase a cui si riferisce è stata però forzata. Non è vero che i rapporti sono tesi, spesso non ci sono». MaBersaniunalineal'haindicata:alleanzaconSele iprogressistiepoiunpatto con l'Udc. Non la convince? «Ho fatto la mia prima giunta con l'Udc e il “corpaccio” del Pd locale era contrario. Non fu un'alleanza utilissima in senso elettorale ma l'anno dopo si sarebbe votato per le regionali, Vendola non era così forte e pensai che era giusto creare un'opportunità. Poi Vendola e Casini litigarono ferocemente, l'alleanza saltò e soltanto grazie anche al lavoro di D'Alema riuscimmo a convincere l'Udc a correre da sola: vincemmo le elezioni. In Puglia è stata un'esperienza interessante, ma a livello nazionale bisogna capire dove Casini intende portarci con il suo “montismo”. Se pensa di poter riproporre la stessa ricetta di oggi per i prossimi cinque anni non credo che il Pd possa accettarlo. Sel, invece, per ora mi sembra a rimorchio del Pd, sta cercando di riportare 20-30 persone in Parlamento». E la rottura conDiPietro? «Antonio è un mio amico, sento più lui che Bersani, ma vuole giocare a calcio insultando l'arbitro, che per la nostra Costituzione è il presidente della Repubblica, e questo non si può fare. Né può pensare di riempire di cannonate questo gigante grande e grosso che è il Pd e con il quale dovrebbe costruire un'alleanza. Tra l'altro dovrebbe capire che è un suo interesse fare asse con Vendola che in questo modo, in caso di una legge elettorale proporzionale e con lo sbarramento al 5%, non dovrebbe confluire nelle liste Pd per poter sopravvivere». Il presidente Napolitano in un colloquio con l'Unità ha ribadito la necessità della riforma elettorale FOTO ANSA L'INTERVISTA Se Silvio Berlusconi dovesse ascoltare i consigli di Daniela Santanché, prima della ridiscesa in campo, dovrebbe sposarsi o fidanzarsi. Fare la campagna elettorale accompagnato. Foto, storie, gente in piazza a seguire il corso della relazione in chiave politica. «Perché l'Italia ha bisogno anche di una first lady», ha detto ieri Santanché. Quindi il Popolo della Libertà è avvisato: attrezzarsi per l'evento. Altro che primarie, formattazioni, ricomposizioni. La svolta, per l'ex sottosegretario berlusconiano, passa dagli affari di cuore (e non solo quelli) del Cavaliere e da un appuntamento fissato per l'autunno. «Berlusconi è in ottima forma - racconta Santanché - è un uomo pieno di risorse e io auspico che affronti la campagna elettorale con a fianco una first lady». Primo appuntamento a ottobre, quando «ci sarà una maxi manifestazione di piazza organizzata dal Pdl per sostenere la candidatura a premier di Silvio Berlusconi. Il ritorno di Berlusconi assicura poi - è assolutamente certo anche perché gli è stato chiesto da tutta la classe dirigente del Pdl e soprattutto dai nostri elettori». Le due affermazioni (tutta la classe dirigente pidiellina e gli elettori che ne chiedono il ritorno) fanno sorridere, per quanto a mezza bocca, molti colleghi di partito. Superano perfino le intenzioni dello stesso Berlusconi che si candida una volta sì, una volta no, una volta forse. Come ha fatto intendere ieri in una intervista al quotidiano francese Libération: «Tutto il partito, a cominciare dai deputati, mi chiedono di tornare per beneficiare della mia popolarità in campagna elettorale - ha spiegato l'ex premier - non ho ancora deciso». Ma ha aggiunto che se ritorno in campo dovesse essere, sarebbe sotto la spinta del «senso di responsabilità verso il Paese e forse per l'amarezza di non aver fatto tutto ciò che volevo». Nel partito molti tremano solo al pensiero. Il segretario Angelino Alfano ormai fatica a dissimulare l'insofferenza. Evita ogni considerazione. Ma continua a lavorare, all'ombra di Berlusconi, lasciando che la Santaché si dedichi alla posta del cuore. I cosiddetti formattatori, e quella parte del partito che li ha sostenuti nelle battaglie delle primarie e del ricambio della classe dirigente, tacciono; ma il disagio è evidente. Altri preferiscono non commentare, declassano l'argomento, perché è pur sempre Ferragosto; e se si deve discutere di qualcosa si fa «solo se ne vale la pena». C'è chi come il deputato Guido Crosetto, in partenza per qualche giorno di vacanza, dice di «non aver proprio voglia di parlare della Santanché». Mentre il vice presidente vicario del Pdl alla Camera, Massimo Corsaro azzarda: «Se c'è una cosa che, storicamente, ha procurato danni al presidente Berlusconi, quella è stata la cortigianeria. In eccesso. Forse - aggiunge - c'è da farsi perdonare il fatto di essere stati avversari e di aver fatto campagne contro di lui». E sulla eventuale manifestazione a sostegno della candidatura precisa: «Il Pdl deve tornare a occupare la piazza, cosa che non fa da tempo, ma se l'obiettivo deve essere ridare entusiasmo al popolo del centrodestra, allora l'unica cosa è prendere le distanze dal governo. La manifestazione non è un tema all'ordine del giorno del partito; ma se si dovesse fare, dovrebbe essere accompagnata da una svolta in tal senso. Non più l'appoggio a Monti. Allora, in questo caso, il ritorno di Berlusconi avrebbe ancora maggiore significato, perché sarebbe come riprendere da dove ci siamo interrotti». Ma se Corsaro critica i consigli della Santanché, c'è chi critica aspramente i suoi, a cominciare dalle avvisaglie di abbandono del partito a favore di una grande coalizione. «Immaginare che anche Corsaro suggerisca la linea a Berlusconi con quello stile proprio di una tradizione becera e distante anni luce dal progetto liberale e moderato di un partito sezione italiana del Ppe, davvero mi fa sorridere», ha commentato Paolo Russo, presidente della commissione Agricoltura della Camera. A dimostrazione che il clima nel partito è fortemente surriscaldato e la ripresa, per quanto accelerata, sarà a dir poco complicata e controversa. Per il Pdl tutta salita: con la Lega c'è tutto da rifare; e poi ci sono Fini, Casini e il ministro Passera che hanno in serbo chissà quali sorprese. Poco conta che l'ex sottosegretario li consideri dei fannulloni «mantenuti dagli italiani»; e si stupisca che «qualcuno pensi di fare Passera premier visto che ha ammesso di aver evaso il fisco». Resta una cosa che pure la “consigliera” Santanché ricorda, «uno si presenta, prende più voti degli altri e viene eletto premier». Con o senza first lady al seguito. MicheleEmiliano «Nonhomessodaparte l'idea,manonpiace asegretarioedirigenti delPd.E iosono presidentedelPdPuglia: menefaròunaragione» «Lista civica? Non posso fare battaglie contro il mio partito» MARIAZEGARELLI ROMA . . . La ex sottosegretaria: «Il Cav è in gran forma, spero si candidi avendo a fianco una first lady» GIUSTIZIA Orlando(Pd):«Contradditori i tagliai tribunali» «Aldi là dell'obiettivodi semplificare lageografia giudiziaria, che condividiamo,nella stesura finale del decretovi sonoelementi contraddittoried interventi sommari chesipotevano evitareanchesolo assumendo le indicazioni del Parlamento».Così il responsabile giustiziadel Pd,Andrea Orlando, critica la decisione appenapresadal governosui tagli ai tribunali, neiquali èprevista la cancellazionedi circa 800uffici. Esiallunga lacoda di polemiche intorno al provvedimento delCdm,chepure erastato rivisto per salvare i tribunali nellezone mafiose. «Credodebba esserci unpassaggio istituzionalenelquale il ministropossa spiegare le ragioni percui il governosi èdiscostato in modototaleda indicazionidi buonsensoche le Commissioniavevano raccoltodai territorie chenonavrebbero implicatomaggiori spese»,chiede Orlando. «Ladecisione dicancellare circa l'80%degli uffici delgiudice dipace (667su846) rischiadi produrre effetti esizialiper la giustizianel suo complesso,oltre apresentarepatenti profilidi incostituzionalità»,afferma il presidentedell'Associazione nazionaledeiGiudici di Pace, VincenzoCrasto. EMentre dalPdlc'è chichiedea Napolitano dinon firmare ildecreto, il pm di TorinoRaffaele Guariniellocontesta: «C'èunagrossa contraddizione: si volevano sopprimere lepiccoleprocure,ma qui senetrasforma una, quelladi Ivrea, da piccolissimaagigantesca senza dotarladegli strumentinecessari». . . . «Di Pietro è un amico ma vuole giocare a calcio insultando l'arbitro e questo non si può fare» Santanchè: «Tutti in piazza per Silvio». Pdl nel panico L'idea di una mobilitazione a ottobre per il ritorno di Berlusconi crea disagio nel partito Alfano tace. Corsaro: «Sì alla manifestazione ma solo se è per esprimere dissenso al governo» TULLIAFABIANI ROMA domenica 12 agosto 2012 7
«Grave disagio» nel canottaggio, paga il ct O A B USA 41 26 29 CINA 37 26 21 GRAN BRETAGNA 27 15 18 RUSSIA 19 24 28 SUD COREA 13 7 7 GERMANIA 10 19 14 FRANCIA 10 9 12 UNGHERIA 8 4 5 AUSTRALIA 7 16 12 ITALIA 7 6 8 OLANDA 6 5 8 KAZAKISTAN 6 0 4 GIAPPONE 5 14 17 NUOVA ZELANDA 5 3 5 IRAN 4 5 2 UCRAINA 4 2 9 COREA NORD 4 0 2 SPAGNA 3 9 4 BIELORUSSIA 3 4 5 GIAMAICA 3 4 3 CUBA 3 3 4 REPUBBLICA CECA 3 3 3 ETIOPIA 3 1 3 Giuseppe De Capua non è più il ct del canottaggio. Il consiglio federale, riunitosi con procedura d'urgenza proprio per discutere la situazione tecnica dopo l'insoddisfacente spedizione ai Giochi di Londra, ha deciso «con rammarico di sollevare con decorrenza immediata il commissario tecnico dall'incarico finora ricoperto». Alla base della decisione il clima tutt'altro che sereno all'interno della nazionale, emerso con le accuse al settore tecnico della coppia azzurra formata da Alessio Sartori e Romano Battisti dopo la conquista dell'argento nella gara del due di coppia. «I tecnici non ci avevano scelto, non ci volevano» avevano detto i due azzurri. E ora la federazione volta pagina, pur prendendo «atto del lavoro svolto con impegno e professionalità da parte dei Commissari Tecnici dei settori olimpici, e rimandando la valutazione dei risultati conseguiti al termine della stagione agonistica in corso». «Tuttavia sussiste una situazione di grave disagio all'interno del settore senior maschile - fa sapere -. Questo turbamento, alla vigilia del Mondiale di Plovdiv e a poco più di un mese dagli Europei di Varese, impone al Consiglio, al termine del progetto olimpico, una sofferta decisione. Pertanto, pur ringraziandolo per il lavoro svolto e per i risultati complessivamente ottenuti nel quadriennio la federazione solleva dall'incarico De Capua». Il coordinamento degli allenatori in vista dei prossimi impegni è affidato al direttore tecnico Antonio Alfine. Durante la prima settimana delle Olimpiadi di Londra avevano fatto davvero molto scalpore anche le dichiarazioni al veleno di Rossano Galtarossa. Il quarantenne fuoriclasse veneto a Londra era stato relegato nello scomodo ruolo di riserva. Alla sua sesta olimpiade (fu medaglia d'oro del quattro di coppia nel 2000 a Sydney), Galtarossa si era scagliato contro la gestione di De Capua: «Conduzione fallimentare, è un arrogante e ha dimostrato tutta la sua incompetenza». Poi ha ricordato come lo scorso anno ben quindici atleti della nazionale firmarono una lettera per sfiduciare il commissario tecnico: «Ma non è servito a niente. Ora si è capito definitivamente che avevamo ragione». Poco dopo era giuna la replica stizzita del ct: «L'argento di Sartori-Battisti lo sento mio». Pronta la replica dei medagliati che in alcune dichiarazioni a caldo tennero a precisare l'assoluta autonomia negli allenamenti. Al ritorno in Italia, poi, il nuovo attacco di Galtarossa: «Vorrei chiedere a De Capua perché, da buon codardo, non ha preso con noi atleti il volo di ritorno da Londra, ma è tornato in Italia con un pulmino. Aveva paura di incontri in aeroporto?». Oltre al magro bottino, dunque, fatali per De Capua, 65 anni di La Spezia, sono stati i pessimi rapporti con gli atleti. Il ceco David Svoboda si è laureato campione olimpico di pentathlon moderno. Argento per il cinese Cao Zhonggrong, bronzo per l'ungherese Adam Marosi. I due azzurri in gara, Riccardo De Luca e Nicola Benedetti, hanno chiuso al 9° e al 27° posto. sagio. Ci scoraggiava un pensiero: i brasiliani non possono perdere, sono venuti qui con i calciatori più forti, non ammettono alternativa e devono “lanciare” con questo sconosciuto oro (mai hanno vinto il torneo olimpico) i prossimi Giochi che si sforzano di organizzare. Eccoli, colpiti a freddo, cominciare la più scontata delle recite. Tramano con ossessione stilistica: chi è bravo, vuole che si sappia in giro, cerca il simbolo esteriore, ostentabile. Un modo di affermarsi perfino pezzente. Neymar, Oscar, Marcelo - che appaiono sui giornali e nelle televisioni come semidei del calcio - sono dotati di appetiti primitivi, mirano alla loro gloria così come proteggerebbero la loro esistenza. Nella bravura, indubbia, alligna la loro sconfitta. Che paradosso. Non è la prima volta che lo ricordiamo, ma torna sempre utile per capire: il primo campione del calcio brasiliano, Friedereich, malaccetto dl pubblico perché nero, entrava in campo sempre in ritardo, per stirarsi i capelli crespi. Vanità e complesso lavorano spesso insieme, nel cuore degli uomini. Per un'ora la partita è questa. Un soliloquio sommato all'altro, e non basta: si può anche giocare da soli, ma occorre avere in mente la porta: il dribbling è un mezzo per essere pericolosi, non una dimostrazione di classe. Ma Neymar non lo sa ancora e Oscar non lo saprà mai. In sostanza, il magnifico Brasile accompagna questa partita senza mai conoscerla, i suoi atleti non si dispongono, non interpretano ruoli (né ordinati né coraggiosi). Non si distinguono i gregari dai protagonisti, perché tutti confondono la parte. Il Brasile muove la palla, non i giocatori (questa l'enorme differenze con il palleggio della Spagna). I suoi difensori, fortissimi finché possono comandare, sono impauriti quando vanno sotto pressione. Quello che accade è poi naturale. Mano Menezes non ha grandi idee e il quarto d'ora che concede a Pato è una dimenticanza insensata. Per Lucas ci sono appena sei minuti. Quando Henriquez rincorre Neymar fino all'area di rigore avversaria, e resiste alle finte del brasiliano, è ormai evidente che a possedere la finale sono quelli che non hanno quasi mai il pallone, ma quando lo governano riescono a scendere con contropiedi nitidi, con uomini che contrattaccano sull'esterno e altri che assecondano al centro. Una traversa, un'occasione mancata: tutto per il Messico. Herrera e Fabian sono rapidi e sapienti. Peralta ha scelto il giorno migliore per segnare una doppietta: di testa, solo, solissimo, raccoglie la punizione laterale. Il gol del Brasile arriva quando la disperazione e la fretta costringono un terzino al rinvio lungo, che trova i messicani lontani dall'area, distratti dall'odore di festa: Hulk può finalmente correre e arrivare al tiro con un po' di margine sui difensori. All'ultimo minuto Oscar potrebbe pareggiare e allora bisognerebbe scrivere un altro pezzo. I mariachi, invece, suonerebbero ancora. MARZIOCENCIONI ROMA Esonerato De Capua dopo l'attacco di diversi atleti Un argento il magro bottino a Londra Pentathlon moderno, Svoboda conquista l'oro PINOBARTOLI LONDRA ILMEDAGLIERE Messico d'oro, Brasile no CERIMONIADICHIUSURA SaràMolmenti ilnostro portabandiera SaràDaniele Molmenti il portabandieraper l'Italiaalla cerimoniadi chiusura delle Olimpiadidi Londra inprogramma questasera allo stadioolimpicoa partiredalle22. «Sono davvero felice - ha detto la medagliad'oro nelK1di canoa slalom- è la ciliegina sulla tortadi unsogno avverato. Sonoorgogliosoe fieroperchévuol direche il mio risultatoè stato importanteper l'oroma ancheper il messaggiodi coraggio atutti i giovani italianiche credono nel nostroPaese». Molmentiavevatrionfatoal Lee ValleyWater Centrebattendo il cecoHradileke il tedesco Aigner il primoagosto, proprio nelgiornodel suo28° compleanno. Ritmica L'Italia a caccia di una medaglia Pentathlon f. Dalle 9 Crognale e Cesarini Volley m. Bulgaria-Italia per il 3° posto alle 10,30 Pallanuoto m. Croazia-Italia per l'oro alle 16,50 Basket m. Usa-Spagna alle 16 Cerimonia di chiusura dalle 22 Una fase della gara della 20 km di marcia femminile FOTO ANSA Doveva essere il giorno di Alex Schwarz. La cinquanta chilometri di marcia, quella che lo aveva consacrato a Pechino, era da molti considerata cosa sua. Non dallo stesso Alex che in tutta questa vicenda, il doping, l'epo, la frequentazione con il medico Ferrari, è uscito distrutto. Non solo lui, ma anche l'intero movimento. Questo doveva essere il giorno di Schwarz e invece per la marcia può essere considerato il giorno zero. Il punto più basso dal quale ripartire e ricostruire. Ci vorrà del tempo ma bisogna farlo. Magari riorganizzando anche la Federazione, il settore tecnico, che in questi anni si sono schiacciati solo su un nostro atleta, quello più quotato, per trovarselo poi a casa in lacrime, braccato, prima ancora che dai carabinieri, dalle sue bugie. La Federazione dovrebbe in primo luogo chiarire i rapporti con il suo miglior tecnico, quel Sandro Damilano, che oggi è soprattutto allenatore della Cina. Damilano, che guidò il fratello Maurizio alla conquista della medaglia d'oro olimpica e alla vittoria in due mondiali, oggi è un tecnico vincente ma con la squadra orientale. Nella venti chilometri maschile Damilano era sul traguardo davanti a Buckingham Palace, con indosso la giacca e il cappellino della squadra cinese, per abbracciare il vincitore, Chen Ding, e la medaglia di bronzo Wang Zhen, che di anni ne ha uno in più, che sotto la sua guida si sono formati nella Scuola del Cammino di Saluzzo. Un successo costruito a partire dal 2010 quando Wang Zhen arrivò nel centro piemontese, già nuova patria di una colonia di immigrati cinesi che lavorano il marmo. Lo scorso novembre si è unito anche Chen Ding. «Abbiamo 12 posti letto e una palestra - spiega Damilano - ma ovviamente gran parte della preparazione la facciamo sulle strade che si snodano tra i frutteti. La novità tecnica che ho introdotto è il lavoro con l'elastico fissato al muro, che trattiene l'atleta, tipo l'allenamento dei centometristi. A questo aspetto della preparazione lavora un biomeccanico, Marco De Angelis». Con Damilano non ci sono solo cinesi. C'è anche qualche italiano. Come Giorgio Rubino che però non ha saputo interpretare al meglio le sue potenzialità. C'è anche Elena Rigaudo, che se ieri nella venti chilometri ha fatto il suo miglior tempo stagionale (un'ora, ventisette minuti e 36 secondi) e un buon piazzamento (settima) - la gara è stata vinta dalla russa Elena Lashmanova. Se non fosse per il bronzo del triplo questo sarebbe il nostro miglior risultato nell'atletica. «Sono contentissima del mio tempo, mi ero detta che correndo sotto l'1h28' sarebbe stata una grande Olimpiade anche se pensavo che con quel tempo potessi entrare in lotta per la medaglia». Dalla Rigaudo arriva un ringraziamento «alla mia famiglia, a mio marito Daniele, alle Fiamme Gialle e alla Federazione che mi supportano sempre, anche nei raduni consentendo alla mia famiglia di starmi vicina». E Schwazer. «È stata una grandissima delusione. Sandro Damilano aveva capito già tre anni fa che non c'era più con la testa, vincere giovane fa male alla testa». Azzurri ko, c'era una volta la marcia domenica 12 agosto 2012 11
Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble FOTO DI CHRISTOPHE ENA/AP PHOTO L'OPINIONE PIERVIRGILIO DASTOLI UNANNO FA MARIOMONTI -NELDESCRIVERELOSTATODI CRISINEL QUALEVERSAVANOINSIEME ITALIAE EUROPA - aveva preso atto che il governo (Berlusconi), dopo aver rivendicato la propria autonoma capacità di risolvere i problemi del Paese, aveva accettato un “governo tecnico sopranazionale” con sedi sparse fra Bruxelles, Berlino, Francoforte, Londra e New York (“Il podestà forestiero” 7.8.2011). Pur riconoscendo la funzione positiva del vincolo esterno dei mercati, Mario Monti poneva l'accento su quattro inconvenienti: scarsa dignità per il Paese, downgrading politico, tempo perduto e crescita penalizzata. Dopo dieci mesi di “governo tecnico nazionale” il Paese ha riacquistato dignità e aumentato il suo grading politico ma ci troviamo oggi come allora di fronte al dilemma fra autonoma capacità del governo a risolvere i problemi del Paese o appello al “podestà forestiero” con tutte le conseguenze che ci sono state ricordate recentemente da Paolo Guerrieri e Tito Boeri. Ce la farà il Paese a risolvere da solo i problemi del debito pubblico, della crescente recessione, di un settore industriale in affanno e di una situazione sociale che è diventata drammatica in vaste zone del Paese (l'ultimo dato negativo è quello riguardante gli immigrati che sono stati per anni una risorsa per l'Italia) o tutti questi problemi potranno trovare una soluzione duratura solo all'interno di un quadro europeo radicalmente diverso da quello attuale? Secondo Oscar Giannino e i suoi duecento seguaci il declino può essere arrestato solo all'interno dei confini nazionali e la sua opinione appare malauguratamente condivisa dal Corriere della Sera con Galli della Loggia che rivendica con pervicace costanza la rigida difesa della sovranità nazionale e ora anche da Repubblica con Gianni Bulgari che giunge fino a evocare lo spettro della guerra. Anche ammettendo che dignità e credibilità politica siano fatti solo di casa nostra, appare evidente quanto tempo sia stato perduto in attesa che un improbabile miracolo economico potesse produrre una globale crescita “intelligente”. Chi si ricorda del recovery plan presentato dalla Commissione nel novembre 2008 all'inizio di una crisi che qualcuno aveva definito transitoria o della strategia Europa 2020, proposta da Barroso nel marzo 2010? Se la crescita era penalizzata nel 2011, essa è lo è ancora di più oggi con segnali di cedimento anche in Germania e in Francia. Che significato può essere dato del resto a sondaggi che premiano in un Paese “virtuoso” come l'Olanda il partito socialista di sinistra che potrebbe costituire a metà settembre una coalizione con laburisti e verdi e con la parola d'ordine di più crescita e meno rigore? Una maggioranza crescente di economisti anche in Germania ci ricorda da tre anni che il risanamento finanziario è compito dei governi nazionali secondo gli orientamenti definiti dal “podestà forestiero” ma che la crescita è compito dell'Ue per garantire beni comuni a dimensione europea in materia di energia e agricoltura sostenibili, di innovazione e ricerca, di sostegno all'industria manifatturiera e alle piccole e medie imprese, di infrastrutture, di formazione e mobilità dei giovani, di coesione territoriale, di strumenti per la cooperazione internazionale. Se si vuole che la crescita non sia sempre più penalizzata è necessario coniugare insieme maggiore sopranazionalità e maggiore solidarietà. Per ora la Germania conservatrice si è limitata a difendere il podestà forestiero senza dargli gli strumenti della solidarietà e molte forze progressiste come i socialisti francesi e ora i socialisti olandesi chiedono più solidarietà ma respingono alla frontiera il podestà forestiero. Finalmente, il leader Spd Gabriel ha rotto un tabù e ha chiesto insieme sovranazionalità e solidarietà proponendo a una Convenzione costituzionale di iscrivere questo doppio principio nella Legge Fondamentale tedesca e di sottoporne la scelta al giudizio degli elettori. Speriamo che la proposta di Gabriel diventi la parola d'ordine del Pse al congresso di fine settembre con una Convenzione costituente e un referendum europei e che esso prevalga al congresso dei socialisti francesi a Tolosa a fine ottobre. SPAGNA Offensiva della Spd sul fronte della mutualizzazione del debito europeo. Dopo il presidente del partito Sigmar Gabriel e il capogruppo al Bundestag Franz-Walter Steinemeier ieri ha preso posizione a favore di misure di condivisione del debito anche Peer Steinbrück, ex ministro delle Finanze nella grosseKoalition. Così tutti e tre i possibili candidati socialdemocratici alla cancelleria per le elezioni dell'autunno 2013 sostengono la necessità che la Repubblica federale accetti di mettere i conti in comune. Pur se a breve termine ciò può voler dire maggiori pesi finanziari per Berlino, sui tempi lunghi è l'unica strada se si vuole evitare che alla fine la crisi dell'euro si abbatta anche sulla Germania, dove produrrebbe effetti devastanti. Steinbrück ammette che le proposte socialdemocratiche sono «controcorrente» perché la maggioranza dei tedeschi è contraria alla mutualizzazione (54% contro il 31% secondo un sondaggio recente) e anche fra l'elettorato della Spd i dubbi prevalgono. «Le nostre proposte avranno vita difficile», ha ammesso ieri Steinbrück, il quale ha aggiunto, però, che anche nello schieramento dei duri e puri sulla linea del rigore i dubbi stanno crescendo: «Presto la cancelliera Merkel si troverà in grosse difficoltà», specialmente se dovrà presentarsi al Bundestag con richieste di maggiori contribuzioni tedesche per tenere nell'euro la Grecia e aiutare la Spagna. Quanto agli insulti che sono venuti dalla Fdp e dalla Csu alla proposta di Gabriel, stigmatizzata come “socialismo dei debiti”, l'ex ministro delle Finanze ha fatto notare che da quando esistono i fondi di protezione esiste di fatto una condivisione del debito. «L'Europa - secondo Steinbrück - è di fronte a una alternativa decisiva: o gli Stati cedono più sovranità all'Europa stessa oppure si va a una rinazionalizzazione, che per la Germania, Paese che prospera con le esportazioni, sarebbe un esito fatale». La soluzione dell'Unione politica richiede, ovviamente, tempi abbastanza lunghi. Intanto, nel breve periodo, si può ricorrere a strumenti di emergenza, come l'acquisto di titoli sul mercato secondario da parte della Bce e il risanamento del mondo bancario, con l'istituzione di meccanismi di controllo comuni. Le proposte di forme di condivisione del debito, dagli eurobond al Redemptionfund alle licenze bancarie per i fondi di stabilità, sono intimamente legate, nell'ispirazione socialdemocratica, al passaggio all'Unione politica. Una entità federale al di sopra degli stati risolverebbe automaticamente il problema dei controlli da imporre in cambio di eventuali aiuti. Insomma, un balzo in avanti dell'integrazione politica toglierebbe dal tavolo l'oggetto dei contrasti più duri a proposito della strategia anticrisi attuale. Non ci sarebbe bisogno di memorandum e di trojke, perché tutti controllerebbero tutto. Premessa per riprendere il cammino verso l'Unione politica è una modifica della Costituzione tedesca nelle parti che escludono la possibilità di cessioni di sovranità. Per questo Gabriel individua lo strumento del referendum popolare che, pare di capire, piace anche agli altri due possibili candidati socialdemocratici alla cancelleria. Intanto, l'idea di ricorrere alla consultazione dei cittadini va facendosi strada anche a destra, oltre che a sinistra. I più favorevoli sembrano proprio i protagonisti della fronda che ha tolto alla cancelliera i numeri della “sua” maggioranza. È la prova di come nell'idea del referendum convergano due propositi molto diversi tra loro: quello di chi ritiene che nella consultazione i tedeschi voterebbero in maggioranza per mantenere lo statusquo, liquidando ogni ipotesi di condivisione del debito, e quello di chi pensa che sarebbe l'occasione buona per convincere i cittadini che soltanto l'approfondimento dell'integrazione potrebbe far uscire l'Europa dalla crisi della moneta unica. L'ESEMPIOGRECO Nel frattempo c'è da gestire l'emergenza greca. Il ministro degli Esteri Guido Westerwelle, ieri, è tornato agli argomenti ai quali il governo tedesco fa appello da mesi. La Grecia non deve uscire dall'euro, ma il governo di Atene deve attuare «con molta serietà, impegno e affidabilità» le misure indicate da Ue, Fondo monetario e Bce. Non ci può essere una «deflessione sostanziale» dagli accordi sulle riforme. L'uso dell'aggettivo “sostanziale” , a voler essere ottimisti, fa pensare che forse il ministro vede qualche possibile margine di rinegoziazione, magari sui tempi con cui rispondere alle richieste della trojka. Westerwelle, comunque, se l'è presa con il ministro bavarese delle Finanze Markus Söder che giorni fa aveva invitato la Repubblica federale a «dare l'esempio» agli altri Paesi in difficoltà con il debito lasciando cadere la Grecia fuori dall'euro. L'idea di usare un Paese come “esempio” per gli altri è una volgare sciocchezza: «Pensate come verrebbe accolta in Germania se qualcuno la proponesse per noi». BANCHE L'EUROPA E LACRISI . . . Primi dissensi anche nella maggioranza di centrodestra sul rigore da imporre alla Grecia Sì alla Convenzione costituzionale e al referendum europei «Noacuremediche apagamento per iclandestini» Lacrisi morde inSpagna. Mentre il governodi MarianoRajoy sta studiando la richiestadi sblocco anticipatodi unaquotadegli aiuti ottenutidall'Ueper ricapitalizzare le banche indissesto, omeglio soprattuttoBankia cheassorbirebbe 23dei 30 miliardi sbloccabili in tempi rapidi, si preparaa settembre una rivoltadelle Regionicontro i tagli concessidaMadrid all'Europaper otteneregliaiuti. Ieri ilgovernatore delleCanarie, il centristaPaulhino Riviero,ha scrittosul suoblogche non intende chiuderescuole e ospedaliperottemperare al taglio dei finanziamentichiesto dalloStato centrale.Rivieroèdel partito CoaliciònCanariaalleato al Psoee chiedeun cambiodi politica nel governoprimache si creiuna «fratturasociale»non più recuperabile.Per lui anche ilprogetto di far pagare lecure medicheai migranticlandestini èpocoattuabile. Debito in comune, l'offensiva della Spd Tutti e tre i candidati socialdemocratici per le elezioni del 2013 si schierano per misure di condivisione europee Ma l'opinione pubblica tedesca è ancora contraria a queste ipotesi PAOLO SOLDINI Belgio inrecessione esiapprofondisce il«buco»diDexia IlBelgiosi scopre più vicino all'epicentrodella crisidi ciòche pensava.Lascopertaviene direttamentedalgovernatore della BancacentraleLuc Coene. Ilbuco di bilanciodelgruppo bancario franco-belgaDexiapotrebbe avere bisognodi essere ricapitalizzato a breve.«Se lecondizioni di mercato nonpermettonoa Dexia di ridurre le perdite, servirà una ricapitalizzazione eanche in tempistretti», ha dichiarato ilgovernatore in un'intervistasul sitode L'Echo. Il gruppoDexia, moltoesposto con la Grecia,è stato salvatodalla bancarottadai governidi Franciae Belgio.Nonsolo. Inuna seconda tranchedell'intervista pubbicata ieri dallostessosito Coenedice che il Belgioharegistrato un Pilnegativo (-0,6)per il secondo trimestre consecutivo,quindi nonsolo è in recessione,masforerà anchese di poco il rapporto deficit-Pil al 3%. . . . Steinbrück: l'alternativa sarebbe rinazionalizzare l'economia, con grave danno per il nostro export domenica 12 agosto 2012 9
TV 08.00 TG 1. Informazione 08.20 La piccola moschea nella prateria. Sit Com 09.00 TG 1. Informazione 09.05 Pongo & Peggy - Gli animali del cuore. Rubrica 09.50 TG1 L.I.S. Informazione 09.55 Linea Verde Orizzonti Estate. Rubrica 10.30 A Sua immagine. Religione 10.55 Santa Messa. Religione 12.00 Recita dell'Angelus da Castelgandolfo. Religione 12.20 Linea Verde Estate. Rubrica 13.30 TG 1. Informazione 14.00 Le note degli Angeli. Evento 16.30 TG 1. Informazione 16.35 Gusto Italiano. Rubrica 18.00 Il Commissario Rex. Serie TV 18.50 Reazione a catena. Show 20.00 TG 1. Informazione 20.35 Rai Tg Sport. Informazione 20.40 Techetechetè. Videoframmenti 21.20 Un passo dal cielo. Serie TV Con Terence Hill, Katia Ricciarelli, Gaia Bermani Amaral, Francesco Salvi. 23.35 Speciale Tg1. Informazione 00.45 TG 1 - NOTTE. Informazione 01.10 Applausi Speciale. Rubrica 01.25 Boris Godunov. Musica 04.10 Memorie dal Bianco e Nero. Documentario 04.50 DA DA DA. 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Film Commedia. (1950) Regia di Luciano Emmer. Con Anna Baldini. 11.10 Agente Pepper. Serie TV 12.00 TG3. Informazione 12.55 Prima della Prima. Musica 13.25 Passepartout. Reportage 14.00 Tg Regione. / TG3. 14.30 Kilimangiaro Album. Rubrica 14.40 Totò, Peppino e i fuorilegge. Film Commedia. (1956) Regia di Camillo Mastrocinque. Con Totò, Peppino De Filippo. 16.20 Tesoromio. Film Commedia. (1979) Regia di Giulio Paradisi. 18.10 I misteri di Murdoch. Serie TV 19.00 TG3. / TG3 Regione. 20.00 Blob. Rubrica 20.10 Un caso per due. Serie TV 21.05 Kilimangiaro. Rubrica. Conduce Licia Colò. 23.25 Tg3. Informazione 23.35 Tg Regione. Informazione 23.40 Un gelido inverno. Film. (2010) Regia di Debra Granik. 00.35 Tg3. Informazione 01.20 TeleCamere - Salute. Informazione 02.05 Fuori Orario. Cose (mai) viste. Rubrica 06.55 Tg4 - Night news. Informazione 07.15 Media shopping. Shopping Tv 07.45 Vita da strega. Serie TV 08.50 Slow tour. Show. 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Sit Com 09.20 Extreme Makeover Home Edition VIII. Docu Reality 10.20 I Cesaroni. Serie TV 13.00 Tg5. Informazione 13.39 Meteo 5. Informazione 13.40 O' Professore. Serie TV 15.45 Belli dentro. Sit Com 16.15 Angeli e diamanti. Serie TV 18.30 La ruota della fortuna. Gioco a quiz. Conduce Enrico Papi. 20.00 Tg5. Informazione 20.39 Meteo 5. Informazione 20.40 Dopo Tg5. Attualita' 21.21 La casa sul lago del tempo. Film Sentimentale. (2006) Regia di Alejandro Agresti. Con Keanu Reeves, Sandra Bullock, Shohreh Aghdashloo. 23.30 Le due facce dell'amore. Serie TV 01.30 Tg5 - Notte. Informazione 02.02 Fotografie. Film Sentimentale. (2005) Regia di Olaf Kreinsen. Con Heiner Lauterbach, Sonsee Neu, Deborah Kaufmann. 07.00 Il mondo di Patty. Serie TV 07.40 Cartoni Animati. 10.35 Un computer a quattro zampe. Film Commedia. (1997) Regia di Karl Zwicky. Con Norman Kaye, Sandy Gore. 12.25 Studio Aperto. Informazione 13.00 $#* my dad says. Serie TV 14.15 Calcio Community Shield: Manchester City - Chealsea. Sport 16.40 Dragonheart II - Il destino di un cavaliere. Film Fantasia. (2000) Regia di Doug Lefler. Con Christopher Masterson, Harry Van Gorkum, Rona Figueroa. 18.30 Studio Aperto. Informazione 19.10 La vita secondo Jim. Sit Com 19.40 Scuola di polizia 7: Missione a Mosca. Film Comico. (1994) Regia di Alan Metter. 19.57 Tgcom. Informazione 21.25 Beverly Hills Cop - Un piedipiatti a Beverly Hills. Film Brillante, 1984. Regia di Martin Brest. Con Eddie Murphy. 23.40 D-Tox. Film Thriller. (2002) Regia di Jim Gillespie. Con Sylvester Stallone. 00.45 Poker1Mania. Show. Conduce Giacomo Valenti, Luca Pagano. 01.40 Studio Aperto - La giornata. Informazione 01.55 Media Shopping. Shopping Tv 06.55 Movie Flash. Rubrica 07.00 Omnibus - Rassegna stampa. Rubrica 07.30 Tg La7. Informazione 07.50 L'uomo che non ho mai conosciuto. Film Tv Drammatico. (1998) Regia di Arvin Brown. Con John Terry. 10.00 Ti ci porto io (R). Rubrica 11.45 Jack Hunter - La tomba di Akhenanton. Film Tv Avventura. (2008) Regia di Terry Cunningham. Con Ivan Sergei. 13.30 Tg La7. Informazione 14.05 L'ultimo urrà. Film Drammatico. (1958) Regia di John Ford. Con Spencer Tracy. 16.25 The District. Serie TV 18.00 Movie Flash. Rubrica 18.05 L'Ispettore Barnaby. Serie TV 20.00 Tg La7. Informazione 20.30 Cash Taxi. Game Show 21.10 Closing the ring. Film Drammatico. (2007) Regia di Richard Attenborough. Con Shirley MacLaine, Christopher Plummer. 23.35 Tg La7. Informazione 23.40 Tg La7 Sport. Informazione 23.45 The show must go o - Best of. Show. Conduce Serena Dandini, Dario Vergassola. 01.50 Movie Flash. Rubrica 21.00 Sky Cine News - Intervista Ridley Scott. Rubrica 21.10 Maga Martina 2 - Viaggio in India. Film Commedia. (2011) Regia di H. Sicheritz. Con C. Hagen P. Bardem. 22.50 Gallo cedrone. Film Commedia. (1998) Regia di C. Verdone. Con C. Verdone G. Brugnoli. SKY CINEMA 1HD 21.00 African Cats. Film Informazione. (2011) Regia di A. Fothergill, K. Scholey. 22.35 Goose! Un'oca in fuga. Film Commedia. (2004) Regia di N. Kendall. Con C. Chase J. Plowright. 00.10 Da grande. Film Commedia. (1987) Regia di F. Amurri. Con R. Pozzetto G. Boschi. 21.00 Tutto l'amore che c'è. Film Commedia. (1999) Regia di S. Rubini. Con D. Russo V. Puccini. 22.40 La fiera della vanità - Vanity Fair. Film Drammatico. (2004) Regia di M. Nair. Con R. Witherspoon E. Atkins. 01.05 Un incantevole aprile. Film Commedia. (1992) Regia di M. Newell. Con J. Lawrence. 18.20 Lo straordinario mondo di Gumball. Cartoni Animati 18.45 Leone il cane fifone. Cartoni Animati 19.10 Ben 10 Ultimate Alien. Cartoni Animati 19.35 Young Justice. Serie TV 20.00 Ninjago. Serie TV 20.25 Redakai: Alla conquista di Kairu. Cartoni Animati 18.00 Come è fatto: Sport Edition. Documentario 19.00 Top Gear USA. Documentario 20.00 La febbre dell'oro. Documentario 21.00 Frontiera criminale. Documentario 22.00 Moonshiners: la febbre dell'alcol. Documentario 23.00 Reazione a catena. Documentario 19.00 Deejay Music Club. Musica 20.00 Lorem Ipsum - Best Of. Attualita' 20.30 The Middleman. Serie TV 21.30 DJ Stories - Labels. Reportage 22.30 Living In America. Reportage 23.30 Iconoclasts. Reportage 00.30 Deejay Night. Musica DEEJAY TV 18.30 Teen Cribs. Show. 19.20 I Soliti Idioti. Serie TV 20.20 Punk'd. Show. 21.10 The Buried Life: cosa faresti prima di morire?. Show. 22.50 Prof Sex. Docu Reality 23.40 Speciale MTV News: Story Of The Week. Informazione MTV RAI 1 21.20: Un passo dal cielo Serie TV con T. Hill. Il terribile schianto di un ultraleggero sconvolge tutta San Candido. 21. 05: XXX Giochi Olimpici Londra 2012 Sport. Ultime battute conclusive dei Giochi Oimpici 2012. 21.05: Kilimangiaro Attualità con L. Colò. All'interno del programma una rubrica dedicata ai viaggi di alcuni vip. 21.30: Ladyhawke Film con M. Pfeier. In un borgo del Medio Evo francese, ha la sua corte un vescovo-signore. 21.21: La casa sul lago del tempo Film con K. Reeves. La dottoressa Forster inizia una particolare corrispondenza con Wyler. 21.25: Beverly Hills Cop - Un Piedipiatti a Beverly Hills Film con E. Murphy. Ritratto di un poliziotto nero, spaccone... 21.10: Closing the ring Film con S. MacLaine. Un ragazzo si mette alla ricerca del proprietario di un anello. RAI 2 RAI 3 RETE 4 CANALE 5 ITALIA 1 LA 7 DISCOVERY CHANNEL CARTOON NETWORK SKY CINEMA PASSION SKY CINEMA FAMILY «VELLUTOBLU»DIDAVIDLYNCH Torbido noir ambien-tato nella profonda provincia, dove Jeffrey incuriosito dal ritrovamento di un orecchio mozzato inizia a fare indagini per suo conto assieme alla figlia del poliziotto, Sandy. Scopriranno una realtà sotterranea della città fatta di sesso, violenza e traffico di droghe. Passioni intrecciate a cui si unisce quella di Jeffrey per la perduta Dorothy (Isabella Rossellini). Iris ore 22.30 Sesso,droga eRossellini nellepieghe delvelluto blu diDavid Lynch ARENAUNITÀ OGGIVI CONSIGLIAMO... U: domenica 12 agosto 2012 25
Giornate di tregua, ma anche di riflessione, per il Presidente della Repubblica che, dopo otto giorni di riposo a Stromboli, è a Castelporziano impegnato a seguire «più da vicino» sia l'azione del governo sugli interventi per fronteggiare l'emergenza economica che quella delle forze politiche il cui massimo impegno, da lui stesso più volte sollecitato, è quello di arrivare all'approvazione in tempi rapidi di una nuova legge elettorale. L'unica cosa che non appassiona il Presidente è andare dietro alle polemiche pretestuose che, nonostante il suo atteggiamento, continuano. Sul tavolo del presidente l'agenda dei primi impegni di settembre: l'incontro a Merano con il presidente austriaco Fischer, la partecipazione a Mestre al Festival della Politica organizzato dalla Fondazione Pellicani e il tradizionale intervento all'Ambrosetti. LE RIFORME NECESSARIE La legge elettorale, dunque, dato che resta tuttora bloccato il «progetto di sia pure delimitate modifiche costituzionali», quelle che erano state concordate tra le forze politiche in Parlamento «prima di un'improvvisa virata sul tema così divisivo di un improvvisato cambiamento in senso presidenzialistico della Costituzione». Il superamento della legge del 2005, un'esigenza «inderogabile» ma un traguardo finora mancato, segnato da «continui alti e bassi» nelle discussioni tra i partiti che rende «inquieto» il presidente Napolitano. E fa anche ipotizzare a qualcuno, nel caso non si arrivi a una conclusione in tempi rapidi, la possibilità di un ricorso anticipato alle urne dopo lo scioglimento delle Camere, che resta sempre e comunque prerogativa del Capo dello Stato, ma che un'iniziativa del genere dovrebbe prenderla nel giro di un mese, o poco più, dato che i tempi tra scioglimento e voto sono ben definiti. Non una legge elettorale purché sia, ha sollecitato il Presidente, ma norme compiute, immediatamente applicabili che consentano di riallacciare il rapporto tra eletti ed elettori, tali da assicurare maggioranze certe, e quindi stabilità, in entrambe le Camere (quella attuale, stando al quadro politico, non lo garantisce) e comunque il superamento di un Parlamento di nominati con tutte le conseguenze verificate nel corso di questi anni. Solo ridisegnare i collegi richiede tempi adeguati. Le conseguenze negative dell'andare a votare con la legge attualmente in vigore dovrebbero essere ben chiare alle forze politiche e richiamarle a quel senso di responsabilità molte volte da esse rivendicato ma nei fatti non ancora dimostrato. E allora viene da pensare che l'interesse della propria parte, magari intrecciato con quello di un possibile alleato, continui a prevalere sull'interesse generale, rendendo più difficile raggiungere l'obiettivo della necessaria governabilità per affrontare i problemi del Paese. Si assiste così alle contraddittorie prese di posizioni di un Di Pietro che pure aveva indetto il referendum abrogativo del Porcellum e ora, come la Lega e in fondo anche Grillo, davanti alla possibilità di uno sbarramento più alto, si vorrebbe tenere la legge che c'è. IPALETTI DELQUIRINALE Voto ad aprile, cioè alla scadenza naturale, nel periodo previsto in cui si andrà alle urne, si formerà un nuovo governo, si eleggerà il nuovo Capo dello Stato. Voto anticipato, che non si può escludere in conseguenza di sempre possibili rotture ma anche convergenze. Non è il caso di avventurarsi in previsioni poiché alla ripresa si capirà quale sarà l'approdo. Quelle che appaiono certe sono le condizioni che il Presidente Napolitano ha esposto con chiarezza ogni volta che ha ritenuto necessario affrontare l'argomento anche con atti ufficiali come quelli inviati al Parlamento. Per andare al voto in tempi diversi da quelli previsti bisognerebbe, dunque, che ci fosse una nuova legge elettorale immediatamente applicabile. Altro impegno è quello relativo ai conti pubblici che vanno messi in sicurezza. E, quindi, l'approvazione in tempi rapidi, anticipati rispetto alla scadenza del 31 dicembre, di quella che una volta si chiamava Finanziaria ed ora è legge di stabilità. È evidente che nell'eventualità di un'accelerazione il governo dovrebbe predisporla nell'immediata ripresa, subito dopo la breve pausa estiva. In ogni caso resta la necessità della convergenza sull'opportunità di un voto anticipato almeno da parte dei tre maggiori partiti che compongono la «strana maggioranza» che sostiene il governo Monti. Solo una rottura porterebbe i partiti a viaggiare ognuno per la propria strada, con le conseguenze economiche e politiche sul Paese che non è il caso neanche di evocare. Napolitano ha avuto l'occasione, anche nei giorni di vacanza, di ascoltare le preoccupazioni per i problemi economici e per una crisi che condiziona il futuro di un autunno impegnativo. L'ANALISI MASSIMOLUCIANI Il Capo dello Stato è tornato a seguire da vicino l'azione del governo e dei partiti Prima del voto necessaria una legge subito applicabile e impegni forti sui conti ICONTORNIPRECISI DELL'ACCORDOSULSISTEMAELETTORALE,SE ACCORDOVI SARÀ,NON SEMBRANO ANCORADEFINITI. Alcuni elementi del nuovo sistema, tuttavia, sembrano essere già stati concordati. Il primo è una qualche forma di premio al partito vincitore. Un secondo elemento è una forma di sbarramento all'accesso alla rappresentanza politica da parte di formazioni eccessivamente piccole. È chiaro che definire queste condizioni è abbastanza semplice. Purtuttavia esse hanno a loro volta bisogno di essere integrate con alcune previsioni che consentano a un sistema del genere di funzionare. Il problema principale è il cosiddetto transfugismo: si viene eletti con una certa lista e si passa successivamente a un gruppo parlamentare che corrisponde ad una lista diversa o se ne crea uno nuovo. È evidente che questo fenomeno è consentito dal principio della libertà del mandato che la nostra Costituzione fissa all'articolo 67. Un principio che, nonostante le critiche cui è stato sottoposto, continua a essere seriamente collegato a una corretta dottrina del mandato parlamentare. Infatti il libero mandato parlamentare tenta di coniugare l'esigenza di far eleggere rappresentanti della volontà popolare scelti dagli elettori con la possibilità che essi si comportino poi, nell'esercizio del loro mandato, secondo coscienza e non siano continuamente sottoposti a imposizioni da parte della loro base elettorale o da parte della formazione politica di appartenenza. La libertà del mandato, dunque, sembra un bene prezioso che conviene conservare. Tuttavia, proprio questo giornale ha dimostrato quanto il fenomeno del passaggio da un gruppo all'altro sia stato frequente nelle ultime legislature e questo fenomeno è obiettivamente ragione di disorientamento per gli elettori, i quali hanno scelto taluni rappresentanti perché si riconoscevano nelle formazioni politiche che li avevano candidati, più ancora che per le loro qualità personali. Ciò è particolarmente evidente in un sistema elettorale il quale, attraverso le liste bloccate, consente alle segreterie dei partiti di candidare chicchessia. Ora, con l'introduzione di un ragionevole premio in favore del partito vincitore e di uno sbarramento per i cosiddetti partiti-scheggia, il passaggio da un gruppo parlamentare all'altro corre il rischio di destabilizzare radicalmente il nuovo sistema. È chiaro, infatti, che la clausola di sbarramento può essere agevolmente aggirata da candidati che decidono di presentarsi assieme, ma con la riserva mentale che subito dopo l'eventuale successo saranno liberi di fare ciò che credono. In questo modo, anche coalizioni del tutto insincere costruite al solo scopo di superare lo sbarramento potrebbero avere successo e la logica del divieto di accesso dei piccoli partiti sarebbe completamente rovesciata. Altrettanto si può dire per il premio in favore del vincitore. Anche qui la conquista del premio sarebbe uno stimolo considerevole per alleanze insincere, costruite al solo scopo di ottenere il premio e pronte ad essere sciolte subito dopo. Ricadremmo, dunque, nei difetti dell'attuale sistema, che ha consentito la costruzione di maggioranze anche molto ampie, ma talmente fragili dal punto di vista della loro coesione politica che non sono state capaci di superare gli scogli delle difficoltà quotidiane e si sono sfarinate nel corso della legislatura. Occorre dunque un sistema di regole che impedisca la facile tentazione del passaggio da un gruppo all'altro. Un esempio ci viene dalla Germania: il regolamento del Bundestag prevede norme che rendono particolarmente complessa l'ipotesi della rottura di un'unione politica presentata agli elettori. In particolare, vi sono controlli molto rigidi sulla costituzione di gruppi inferiori a una certa consistenza e non è prevista l'automatica creazione del gruppo misto. Certo, il principio del libero mandato non consente di vietare sic et simpliciter il passaggio da un gruppo all'altro o la costituzione di un nuovo gruppo, ma regole parlamentari adeguate per rendere fenomeni di questo tipo particolarmente difficili e poco appetibili non sono difficili da disegnare. È essenziale allora che, nell'accordo che le forze politiche, auspicabilmente, si accingono a stipulare, si consideri questo profilo. Solo così potremmo ottenere un sistema che saprà coniugare i vantaggi della rappresentanza proporzionale e la stabilità che è consentita da regole parlamentari molto ferme. ALLEANZE L'ITALIAELACRISI MARCELLACIARNELLI mciarnelli@unita.it Riforma elettorale e rigore, i paletti di Napolitano Nel nuovo sistema regole contro il trasformismo Di Pietro: l'alternativa sono io. Ferrero apprezza Il leaderdell'Idv non cigira intorno: l'alternativasia a Berlusconiche a Monti,annuncia, èproprio lui.Di Pietro inpersona. E il segretario nazionaledi Rifondazionecomunista PaoloFerrero -che inquesti giornibatte comunicati perauspicare«un'uscitaa sinistradalla crisi» -plaudeentusiasta egiàprofila un'alleanzacon l'Idv. Intanto un'altra vocedellacompagine diDi Pietro, AntonioBorghesi, attacca frontalmenteGrillo sullasua proposta diunreferendumsull'euro dandogli del demagogo,quando èormai tramontatoogni sognodi intesa fra l'M5Se ilpartito dell'exmagistrato. Segnali chiari, conditida insolite simpatie,quelli arrivatinella giornatadi ieridell'Idv.Apertasi con le dichiarazionidiAntonio DiPietroai microfonidiSky tg24:«La coalizione la voglio farecon chiècontro ilgoverno Monti,non con chi lo sta appoggiando»,ha detto, sottolinando diessere«alternativoal governo Berlusconi»,ma auspicando anche«un profondoricambio generazionale», pur nonessendo lui stessoalleprime armi. «Sonocontento - haapprezzato Ferrero- che DiPietroabbiaaccolto positivamente l'appello acostruire una coalizionealternativa aimontiani. Noi haammesso- siamoimpegnati a costruireuna listaunitaria di sinistrae con l'Idvvogliamo costruireuna coalizionepiùampia».Mentre Borghesi criticavaBeppe Grillo:«Un Paese fondatoredell'Uenon può comportarsi comeil socio diunabocciofila. Ricordo aGrillo che la nostraCostituzionevieta il ricorso al referendumabrogativo per i trattati internazionali». . . . Per elezioni anticipate occorre l'accordo di tutti e l'approvazione della legge di stabilità 6 domenica 12 agosto 2012
LE SPERIMENTAZIONI CLINICHE SONO NECESSARIE PERMETTEREAPUNTONUOVIFARMACI,VACCINIODISPOSITIVI MEDICI. MA ANCHE PER STABILIRE SE UN TRATTAMENTOÈPIÙEFFICACEDIUNALTRO,OPERSTABILIRE SE UN INTERVENTO DI PREVENZIONE FUNZIONA,o ancora qual è il metodo migliore perché un paziente segua con attenzione una terapia. Secondo la definizione dell'Oms, sperimentazione clinica è «qualsiasi ricerca che assegna in prospettiva partecipanti umani o gruppi di umani a uno o più interventi per valutarne gli effetti sulla salute». Un esempio? Si prendono due gruppi di persone, al primo gruppo si dà il farmaco mentre all'altro si dà un placebo e, dopo un po' di tempo, si vede chi sta meglio. Senza sperimentazioni cliniche non ci sarebbe la medicina moderna. Ma come e dove scegliere le persone che partecipano allo studio? Per molto tempo è accaduto che i paesi in via di sviluppo fossero sottorappresentati in questi studi, un po' perché le industrie farmaceutiche che finanziavano le ricerche erano poco interessate a testare un prodotto in un paese che non aveva i soldi per acquistarlo, un po' perché in questi paesi mancavano ricercatori preparati per condurre studi complessi come questi. Negli ultimi anni però le cose stanno cambiando. Secondo uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 2009, dal 1995 al 2005 il numero degli studi clinici condotti nell'Europa orientale e nell'Asia è raddoppiato, mentre quello nei paesi sviluppati è drasticamente diminuito. In particolare, nel 2007 su 509 studi di fase 3 per nuovi farmaci - la fase che coinvolge il numero maggiore di partecipanti - solo 157 sono stati condotti negli Stati Uniti. E dai dati presentati durante il convegno dei giornalisti scientifici che si è svolto nel Qatar nel 2011 è emerso che nel 2008 gli studi approvati dall'ente regolatore degli Stati Uniti contavano un numero di partecipanti provenienti dai paesi in via di sviluppo tre volte più alto di tutti quelli registrati tra il 1948 e il 2000. Anche le sperimentazioni cliniche si sono globalizzate. Il motivo principale per arruolare negli studi cittadini dei paesi più poveri è economico. Le sperimentazioni cliniche sono lunghe e molto dispendiose. A incidere in modo sostanziale sulle uscite è il lavoro di chi conduce lo studio. Siccome medici e infermieri nei Paesi in via di sviluppo guadagnano meno che nei paesi ricchi del mondo, è chiaro che i costi si abbattono. Si calcola che una sperimentazione clinica costi circa dieci volte meno se condotta in India piuttosto che in Usa. Ma non c'è solo il risparmio ad attrarre i ricercatori. Bisogna considerare anche la possibilità di accedere a una popolazione vastissima e che probabilmente non è mai venuta in contatto con il trattamento da sperimentare, come spiega un articolo pubblicato sul quotidiano inglese The Guardian. D'altro canto, per i paesi poveri l'incentivo a partecipare consiste nella possibilità di avere accesso alle ultime novità farmaceutiche e alla scienza medica più avanzata. Non è detto che tutto questo sia un male, scrivono in un articolo appena pubblicato su PlosMedicine Trudie Lang e Sisira Siribaddana, rispettivamente del centro di medicina tropicale di Oxford e dell'università di Rajarata nello Sri Lanka. Il fatto che i dati vengano presi da varie popolazioni, infatti, può essere utile per capire se il prodotto è sicuro e funziona nello stesso modo in diversi gruppi etnici. Inoltre, la ricerca in queste regioni del mondo può trarre benefici da una collaborazione con chi ha maggiori investimenti e maggiori tecnologie a disposizione. Senza contare che potrebbe funzionare da volano per far partire sperimentazioni cliniche su problemi locali, come è avvenuto nello Sri Lanka dove recentemente è stato condotto uno studio su come trattare i morsi di serpente. Tuttavia, bisogna stare attenti. In questa pratica ci sono dei rischi di natura etica: siamo sicuri di non comportarci come imperialisti della salute facendo sperimentare ad altri farmaci che poi serviranno per curare noi ricchi occidentali? «Un posto come il Sud Africa dove vengono reclutati soprattutto i più poveri con un livello di istruzione basso e dove la cultura imperante è quella di accettare l'autorità senza questioni, è terreno fertile per una cattiva condotta etica» ha sottolineato Ames Dhai, bioeticista del Sud Africa. La prima regola è dare la giusta attenzione alla comunicazione. «Quando si arruola una popolazione vulnerabile - scrivono gli autori dell'articolo su PlosMedicine - bisogna coinvolgere la comunità, spiegare qual è la ricerca pianificata e scegliere l'approccio migliore per ottenere un consenso che sia davvero informato». Bisogna quindi assicurarsi, magari ricorrendo all'aiuto delle scienze sociali, che le persone capiscano esattamente cosa si sta chiedendo loro, abbiano chiaro che possono scegliere di partecipare o no allo studio e che stanno prendendo parte a una ricerca e non ricevendo una cura. Ma soprattutto bisogna che la globalizzazione degli studi clinici non sia solo un modo di trovare luoghi più economici per trovare trattamenti destinati a popolazioni lontane, ma porti la ricerca a popolazioni finora sottorappresentate e dia a queste comunità «i benefici che risultano dai nuovi farmaci, vaccini e miglioramenti nella gestione della salute». U: RICERCA Esperimenti a Est del mondo Aumentanogli studiclinici inEuropaorientaleeAsia India:una fotodi MarioDe Biasi trattada «People»(Damianieditore) Unatendenzafavoritadamotivieconomici.Medici e infermiericostanofinoadiecivoltemeno.Leaziende farmaceutichepossonoaccedereaunavastapopolazione CRISTIANAPULCINELLI cristiana.pulcinelli@gmail.com CINEMA : Ingrao(conVendemmiati)aVenezia P.20 : Cartoonmania,da MadagascaraTheBrave P.21 ISOLE : Èsolounpuntosullamappamase lo litigano CoreaeGiappone P.23 BELLIEDANNATI : In Italia l'ultimoromanzodiFitzgerald P.24 domenica 12 agosto 2012 19
Il raduno in Piazza San Sebastiano prima, la conferenza di Don Ennio Innocenti a seguire, e poi la deposizione di una corona di fiori presso la tomba, santa messa, intervento delle autorità, cena a buffet e, per finire, spettacolo musicale. E tra le danze - una volta saziati anima e corpo - ieri sera ad Affile (comune della provincia di Roma, 1700 abitanti a 600 metri sul livello del mare) si è chiusa l'inaugurazione, all'interno del parco Radimonte, del sacrario dedicato al fu Maresciallo d'Italia e viceré d'Etiopia, Rodolfo Graziani. Non proprio quel che si dice un eroe della Patria. Tutt'altro. Un generale fascista condannato dallo Stato italiano a 19 anni di prigione, collaborazionista dei nazisti, per un periodo ricercato come criminale di guerra dalla giustizia internazionale. Una breve nota biografica, aiuterà a capire di più il personaggio. Graziani fu per tutta la vita un militare. Si fece tutte le guerre dell'epoca. Iniziò da quella di Libia, del 1911, per poi tuffarsi nel conflitto mondiale del ‘15-‘18 con il grado di capitano. Ma è stato in Africa che Graziani ha legato il suo destino. Nel 1921 venne inviato in Libia, quando la colonia era quasi totalmente sfuggita al controllo italiano. In Cirenaica era presente un forte movimento che reclamava l'indipendenza. A guidarlo era il «leone del deserto», Omar al Mukhtar. In Libia Graziani sperimentò le stesse tecniche di repressione, trasferimenti coatti, massacri collettivi, che utilizzerà in seguito. Nel giro di qualche anno la Libia tornò sotto il controllo italiano, mentre Mukthar fu catturato e ucciso. Quando nel 1935 Mussolini, per coronare il suo sogno imperiale, aggredì l'Etiopia, Graziani tornò a dimostrare tutta la brutalità applicata in guerra usando in maniera sistematica e indiscriminata i gas. Diventerà viceré d'Etiopia scalzando Badoglio. Fu uno dei periodi più tragici e sanguinosi per il popolo etiopico. Graziani fu responsabile di una persecuzione spietata, distrusse quasi interamente Addis Abeba, uccise migliaia di etiopici e massacrò la comunità copta vescovo compreso. Una volta terminato il conflitto, l'imperatore d'Etiopia, Hailé Selassié chiese che Graziani fosse inserito nella lista dei criminali di guerra e la United Nations War Crime Commission lo collocò al primo posto nella lista dei criminali di guerra italiani. Ma non solo. Graziani fu anche, tra i militari, quello che nel 1944 si mise al fianco dei tedeschi sotto la guida del generale Albert Kesselring che comandava il fronte italiano. Con la fine del fascismo anche lui abbandonò il Duce alla sua sorte. Nel giugno del 1948 fu processato e condannato a 19 anni di reclusione, ma tra amnistie e condoni, 17 anni gli vennero cancellati. Il tribunale, come ricorda il sito dell'Anpi, argomentò che Graziani non era stato in grado, nonostante i bandi, le fucilazioni e i rastrellamenti, di incidere sulle decisioni del governo di Mussolini. Ma egli non si smentì, aderì al Movimento sociale italiano di cui divenne presidente onorario lasciandolo solo alla fine dei suoi giorni. Questo era Rodolfo Graziani per il quale, a 67 anni dalla sua morte, è stato eretto un sacrario in un parco pubblico. Il comune di Affile, che lo scorso 26 maggio ha reso omaggio a Giorgio Almirante (ex segretario dell'Msi, nonché repubblichino, segretario del giornale Difesa della Razza e tante altre cose), con un busto scoperto nell'omonima piazza, ha motivato questa scelta annoverando Graziani tra i suoi concittadini celebri. In realtà il Maresciallo, che nacque a Filettino (Frosinone) l'11 agosto 1882 e morì a Roma l'11 gennaio 1955, ad Affile passò solo alcuni anni della sua vita, andando a rifugiarsi nelle sue proprietà solo dopo essere uscito dal carcere. Ma al sindaco di Affine, Ercole Viri, poco importa. Tant'è che nel sito del Comune Graziani è ricordato come «uno dei protagonisti dei burrascosi eventi che caratterizzarono quasi mezzo secolo della storia italiana». «È come se – ha ricordato Esterino Montino consigliere regionale Pd del Lazio - in Germania in un qualche sperduto paese di un qualsiasi Land si facesse un monumento per ricordare Goering o Hesse». Con soldi pubblici tra l'altro. Perché il progetto di completamento del parco Radimonte la Regione Lazio ha stanziato 180mila euro. Soldi finiti per esaltare la memoria di un criminale di guerra. VIEDELSUD UNVIAGGIO TRA LEGALITÀELAVORO ROMA Una distesa di sterpaglie ar-se dal sole e di cumuli diimmondizia su quella che inizialmente avrebbe dovuto essere una piazza pubblica. È questo il modo in cui si presenta lo Zen 2, quartiere periferico di Palermo. Lo Zen, acronimo di Zona Espansione Nord, fu costruito negli anni '70 sul progetto dall'architetto Vittorio Gregotti. Erano gli anni in cui l'Italia sperimentava nuovi modelli di edilizia popolare con l'obiettivo di ricreare ambienti comunitari e familiari, ottenendo invece il risultato di creare dei mostri di degrado e abbandono, come le Vele di Scampia o il Corviale di Roma. Il quartiere Zen 2 è uno dei più difficili di Palermo. Il tasso di analfabetismo è il doppio di quello di Palermo centro, dove i laureati e diplomati sono circa il 22% della popolazione mentre allo Zen 2 sono l'1%. La disoccupazione riguarda il 63,7%, corrispondente al 34,8% di tutta la città. I circa 60.000 abitanti, per lo più giovani, occupano abusivamente gli edifici popolari. Non c'è una gestione comunale dei servizi fognari o idrici. Il tutto è nelle mani di persone del quartiere, che organizzati autonomamente, garantiscono il servizi e riscuotono i tributi. Avere l'acqua in casa costa 10 euro al mese per ogni appartamento. I palazzi sono fatiscenti ed il verde, che sia un albero o un parco attrezzato, è un miraggio. Molti palermitani non sono mai venuti qua giù e gli abitanti dello Zen2 quando vanno al centro dicono: «Vado a Palermo». Una città, degradata, nella città. Così, come spesso succede dove le istituzioni mancano, ci pensano i cittadini a cercare di colmare il vuoto. È il caso dell'associazione «Laboratorio Zen Insieme». Creata nel 1988 e guidata da qualche mese dalla 27enne Mariangela Di Gangi, l'associazione cerca di promuovere diverse attività ricreative, come il corso di ceramica o il corso di musica, o attività di supporto per i giovani del quartiere, come il doposcuola o la musicoterapia. Un laboratorio, gestito dalle donne sotto la supervisione di una nota stilista, produce borse artigianali. Trovare il modo giusto per coinvolgere le persone del luogo è fondamentale. Giusy, studentessa universitaria ed ex abitante dello Zen, collabora con l'associazione occupandosi del doposcuola. Anche lei da ragazzina ha frequentato il Laboratorio e ora vuole fare la sua parte. Lavorare allo Zen 2 non è facile, devi comprenderne i codici e imparare velocemente a muoverti, altrimenti rischi di non entrarci mai. Mariangela in questo è brava, mentre camminiamo tra i palazzoni, i ragazzini le vanno incontro, la salutano, le chiedono quando iniziano le attività. Un intervento sostenuto delle istituzioni impedirebbe a molti bambini di finire sulla cattiva strada. Mariangela ne è cosciente, per questo ha deciso di stare in trincea, una battaglia vinta qua vale molto più di qualsiasi altra vittoria. È mancato all'affetto dei suoi cari CARLO BERNARDI Ne danno il triste annuncio la sorella Maria, il fratello Adelmo e i nipoti. Il rito funebre sarà celebrato lunedì 13 Agosto alle ore 11.30 presso la Chiesa di Santa Maria Assunta in Borgo Panigale. Bologna, 12/08/2012 Inaugurato ieri dal Comune di Affile vicino Roma. Il maresciallo d'Italia collaborò coi nazisti e fu un criminale di guerra La struttura è dentro un parco. Dalla Regione Lazio 180mila euro La procura di Torino punta i riflettori sull'Eternit di Siracusa. Lo stabilimento siciliano della multinazionale dell'amianto era rimasto escluso dal maxi-processo piemontese, terminato con la condanna dei magnate Louis De Cartier e Stephan Schmidheiny a sedici anni di carcere per disastro ambientale. Adesso la sua catena di morti - i consulenti del pm Raffaele Guariniello ne hanno conteggiati 68, gli ultimi dei quali nel 2012, su un totale di novecento lavoratori - entra a far parte della monumentale indagine subalpina sui danni provocati dal minerale-killer. Sul fascicolo pesa però l'incognita spending review. Il decreto del governo sulla soppressione dei piccoli tribunali ridisegna anche la geografia giudiziaria italiana: e la procura di Torino perde la competenza territoriale su Cavagnolo, il paesino della provincia che ospitava uno stabilimento Eternit e che, per questa ragione, aveva permesso di agganciare al capoluogo piemontese un procedimento di respiro internazionale. Guariniello, così, potrebbe essere costretto a cedere l'intero superfascicolo alla procura di Ivrea. Il magistrato, adesso, solleva un problema: «Non sono in discussione le capacità dei miei colleghi. Il fatto è che per coordinare inchieste di questo genere servono pool di magistrati e di ispettori ad altissima specializzazione. Ci vogliono anni. Anche se ricevesse sette o dieci pm in più, la procura di Ivrea difficilmente potrebbe attrezzarsi per un simile gruppo di lavoro. Così si contraddice lo spirito della riforma: si volevano cancellare i tribunali piccoli, se ne trasforma uno da piccolissimo a gigantesco senza dotarlo degli strumenti necessari». Intanto, comunque, Torino lavora su Siracusa. In attesa che la situazione si chiarisca, i dati dovrebbero entrare nel fascicolo Eternit bis (omicidio colposo, duecento morti, indagati sempre De Cartier e Schmidheiny, ormai giunto alle battute finali) o nell'Eternit ter, che è stato aperto da poco. Il caso Siracusa Š gi… al centro di una causa penale. Le condanne di primo grado sono state cancellate dalla Corte d'Appello di Catania e dalla Cassazione, che ha comunque ordinato un nuovo processo per rideterminare i risarcimenti ad alcune parti civili. Torino se ne interessa perché i giudici indagarono solo i dirigenti siciliani dell'Eternit e non i vertici della multinazionale. Amianto, Guariniello indaga anche sull'Eternit di Siracusa Presiduepiromani Prontiabruciare MonteMario Un sacrario per Graziani con i soldi della Polverini Il generale Rodolfo Graziani durante una fase del processo che lo condannò a 19 anni di reclusione ROBERTOROSSI ROMA Lihannosorpresi mentredavano fuocoad un lenzuolopoigettato nella riserva naturaledi Monte Mario.Unparco a nord della capitaleormaida giornimartoriato dalle fiammedi chiaraorigine dolosa.Ese i duepiromani bloccati daicarabinieri sianogli stessi cheda giorniappicanoroghi nella zonadi MonteMario lo stabilirannosoltanto lemeticolose indagini. Dicerto, allo stato,c'è che idue uomini,due romenidi31 e28anni, erano lì con un lenzuolodatoalle fiammee poi lanciatoper ferire ancorauna volta unodei polmoniverdi della capitale.Da giorni infatti la riserva diMonte Mario ‚ stata presadi mira. Lasfida diMariangela Portarecultura alloZen2 DOMENICOPETROLO d.petrolo@partitodemocratico.it . . . Condannato a 19 anni di carcere, ne scontò solo due. Fu presidente Msi In Etiopia utilizzò il gas ITALIA domenica 12 agosto 2012 13
SEGUEDALLAPRIMA A Taranto c'è l'intervento chiarificatore di un giudice della indagini preliminari che impone la chiusura dell'Ilva come condizione per avviare la bonifica e il risanamento dell'area, con tanti saluti a chi si era illuso di poter continuare a produrre e lavorare nel più grande impianto siderurgico italiano con i suoi 12mila dipendenti. L'Ilva rappresenta il 20% del pil della regione Puglia, se l'impianto viene spento cessano la produzione altri due impianti al Nord e si avvia verso lo schianto un pezzo rilevante del nostro tessuto produttivo. Davanti a Montecitorio, poi, un uomo di 54 anni si è dato fuoco, è in fin di vita, pare per la disperazione di aver perso il lavoro e di essere rimasto senza un reddito. Negli ultimi mesi aveva avuto solo qualche contratto “a chiamata”, un lavoratore “squillo”, poi nemmeno questi. La fredda e parziale contabilità della recessione indica in 290 i casi di suicidio o tentato suicidio riconducibili alla crisi. Quindi c'è il caso di una compagnia privata di voli low cost, la Wind Jet del dottor Pulvirenti proprietario pure del Catania Calcio, che pare arrivata al capolinea, dopo mesi e mesi in cui le notizie delle difficoltà dell'azienda si sono moltiplicate senza che nessuno si preoccupasse di metterci una pezza. Così siamo arrivati all'esodo d'agosto con migliaia di cittadini bloccati negli scali, non si sa se la compagnia continuerà a volare e non si sa nemmeno se i 300mila passeggeri che hanno già comprato i biglietti per i prossimi mesi potranno essere “salvati” o perderanno soldi e voli. Martedì interverrà il ministro dello Sviluppo Corrado Passera, che di aerei se ne intende per aver creato quand'era amministratore delegato di Intesa San Paolo la cordata dei” patrioti” per salvare Alitalia e aveva tra i suoi maggiori debitori l'Air One del signor Toto. La gravità di queste vicende è ovviamente diversa, ma fotografano l'emergenza in cui è precipitata l'Italia del lavoro. Un'emergenza dalla quale pare che non riusciamo ad uscire. Ogni giorno c'è la sensazione di perdere qualche pezzo per strada, di assistere all'indebolimento di un sistema che non si regge più. Non c'è bisogno di aver studiato alla Bocconi per comprendere che la priorità assoluta del Paese è da molto tempo l'attivazione di politiche economiche e industriali capaci di riavviare un processo di investimenti, di crescita, di buona occupazione. Invece prima abbiamo avuto Silvio Berlusconi che vedeva i ristoranti pieni e quindi giurava sull'inesistenza della crisi, poi è arrivato il governo dei prof, più presentabile e capace, che ha privilegiato ILCOMMENTO NICOLACACACE L'ITALIAELACRISI RISCHIOINSOLVENZAPER MIGLIAIADI IMPRESE,SECONDO LA BCE, ANCHEPER 75 MILIARDI di debiti statali mai onorati malgrado le promesse governative. Centinaia di aziende sull'orlo del fallimento per calo di domanda (tra le ultime la Windjet). E a Taranto il giudice ribalta la sentenza che autorizzava il risanamento con impianti in marcia. Sono solo gli ultimi esempi di una serie di insuccessi, fallimenti, cali produttivi, con effetti occupazionali disastrosi che colpiscono un tessuto economico sfibrato da anni di politiche anti produzione, anti domanda, anti lavoro, anti equità. Non può esistere un'Europa con una Maastricht giustamente rigorosa per i conti pubblici e nessun riguardo per la salute dei popoli. Come non può esistere un contesto finanziario anteposto sempre al mondo economico-produttivo. Questo non può non produrre gli effetti sociali che sono sotto i nostri occhi e che producono il più basso tasso di occupazione europeo e il più alto tasso di diseguaglianza. Quando il 45% della ricchezza è nelle mani del 10% delle famiglie, è delittuoso che si pongano tanti ostacoli ad una patrimoniale per i super ricchi, che non deprimerebbe affatto la domanda, come è ben noto agli esperti. Quando sono occupati meno di 57 cittadini ogni 100 in età da lavoro (in Europa sono più di 64) significa che mancano almeno 3 milioni di posti lavoro per essere a livello europeo. In queste condizioni di disperazione sociale non ha alcun senso consolarsi con il nostro tasso di disoccupazione lievemente inferiore a quello europeo, intorno all'11%. Perché è un dato falsato che ci dice solo che milioni di italiani sono, come dice l'Istat da anni, «scoraggiati dal cercare un lavoro che non c'è» e prendono altre vie di sopravvivenza: emigrazione, lavoro nero e precario o aiuto dei genitori. In questa situazione però non si vede un Di Vittorio che, come nel primo dopoguerra, invochi un Piano straordinario per il lavoro per trasformare le macerie in più solidi edifici. La situazione italiana dei giovani, delle famiglie povere, del Sud e dei disoccupati è così drammatica che non ci si può semplicemente battere contro l'attacco dei mercati aspettando che da Berlino e Francoforte arrivino scudi antispeculazione più solidi. Questo va fatto, ma non basta più alla salute del Paese. È ora che le forze politiche e sociali spremano le meningi e varino un piano de lavoro, come quello che fece Roosevelt dopo la crisi del 1929. Un piano di opere pubbliche, incentivi alle cooperative sociali e culturali di cui c'è gran bisogno, un piano di incoraggiamento alle nuove iniziative imprenditoriali giovanili come il primo varato venti anni fa nel Mezzogiorno, un piano di defiscalizzazione dei salari che rilanci un po' di domanda senza ammazzare le imprese, un sostegno alle iniziative «green», non solo in senso ambientale ma anche sociale, culturale e della ricerca. Un piano che, dopo aver aiutato le imprese industriali con un minimo rilancio della domanda ed uno straccio di politica industriale assente da anni guardi con attenzione ai servizi che con la loro inefficienza e alti costi penalizzano sia il sistema produttivo che l'occupazione. Da più di venti anni non c'è Paese industriale dove l'occupazione non cresca solo nei servizi. Da noi tutti i servizi sono un campo aperto alle più basse speculazioni, con imprenditori interessati solo a settori come autostrade ed elettricità. Perché le nostre imprese devono pagare energia e trasporti il 20% più dei concorrenti? Perché nel turismo, noi leader da secoli andiamo sempre più indietro? Perché l'Italia ha meno del 70% di occupati nei servizi contro il 75%-80% degli altri Paesi industriali? È ora di cominciare ad operare per una Maastricht dell'occupazione, se non è già troppo tardi. Se non ora quando? È ora di un piano straordinario per l'occupazione Ferragosto, esplode la Lacrisimorde esi indebolisce ilPaese, mentremancaancora uninterventocoerente di rilanciodell'industria eperunanuova occupazione RINALDOGIANOLA rgianola@unita.it ILDOSSIER 2 domenica 12 agosto 2012
Sda,gli ufficipostali eun'avventura kafkiana Se uno non abita in un condominio o comunque in un paesino ma sta in una casa isolata in campagna e deve ricevere un pacco affidato allo SDA sono guai. L'ufficio postale non accetta i pacchi SDA (spediti da un ufficio postale). Incongruenze italiche. Degli amici stranieri si ostinano a spedirmi pacchi e regolarmente si vedono recapitare al mittente la spedizione malgrado in casa ci sia sempre qualcuno. Il fattorino dello SDA di Grosseto regolarmente o quasi, trovando difficoltà a localizzare la casa isolata, è autorizzato a dire che non ha trovato nessuno (mentre c'è sempre qualcuno a sorvegliare gli animali), non è tenuto naturalmente a lasciare un avviso di mancata consegna e il pacco così viene ritornato al mittene. E in questo caso si tratta di una persona anziana che oltre a pagare 27 euro di spedizione deve incaricare qualcuno per recarsi all'ufficio postale una volta per mandare il pacco, una volta per ritirare il pacco tornato al mittente. A nulla sono valse le mie denunce sull'anomalia vuoi all'ufficio postale che si rifiuta di prendere in consegna il pacco (Uff. Postale di Arcidosso), vuoi agli uffici SDA di Grosseto ai quali ho mandato copia della ricevuta dell'Ufficio Postale da dove è stato inviato il pacco. Una situazione a dir poco kafkiana che perdura da anni, incomprensibile all'estero, di ordinaria amministrazione qui da noi. Da notare che la comunicazione con lo SDA di Grosseto, o forse sarebbe meglio parlare di “non comunicazione” in quanto al telefono ti fanno aspettare fino a quando rinunci e scrivi una lettera, è estremamente, sommamente difficoltosa. CarloCarlucci Tutti i rischi dellacaccia self-service In questo Paese dalla corta memoria pochissimi ricorderanno l'uccisione di don Francesco Cassol, il sacerdote di Belluno, avvenuto in una zona protetta presso Altamura, da parte di un bracconiere nell'agosto di due anni fa. Un'altra vita è stata spezzata a quasi due anni esatti, quella di un agricoltore di Chieti, anche lui scambiato per un cinghiale. Naturalmente non sono mancati tanti, troppi altri episodi nel frattempo. Chi vive fuori della cerchia urbana si sta purtroppo - abituando alla frerquenza con cui, di notte o all'alba, si sentono spari per boschi e campagne. Una vera e propria caccia self service fuori da ogni regola e controllo che ci sta privando di un altro pezzo importante della nostra esistenza in questo Paese sempre più difficile da sopportare: il diritto a passeggiare in pace, di vivere il nostro territorio con amici, figli, cani. Nemmeno nelle aree protette, ormai quasi prive di vigilanza, si può avere la sperata sicurezza. Eppure le tante forze presenti sul territorio, se coordinate (e forse motivate), potrebbero dare forti "segnali" per scoraggiare questi episodi di delinquenza e risparmiare tante vite, umane soprattutto, ma non solo. FrancescoMantero Unbrutto scherzo dei peperonidi agosto Il miliardario entra nella sala della conferenza stampa con aria dimessa ed irriconoscibile. I capelli bianchi non più tinti e l'assenza di cerone gli hanno restituito d'un colpo tutti gli anni che aveva sempre nascosto. «Io - esordisce con lo sguardo basso, tra i lampi dei flash e le telcamere puntate - vi ho chiamato perché devo liberarmi di un macigno che mi opprime l'anima. Nella mia vita ho dopato la legge, iniettando provvedimenti ad personam; la politica, usando le televisioni per alterare l'informazione; i processi, comprando testimomi... ». S'interrompe per un moto di pianto e riprende dopo essersi asciugato gli occhi: «Mi sono arricchito, ho avuto potere, donne, successo. Ma ho sempre barato. Ora basta. Ho dato mandato ai miei avvocati di vendere tutto e donare il ricavato allo Stato, cioè a tutti gli Italiani che ho per anni truffato. Adesso voglio solo essere dimenticato, per cui vi chiedo di non cercarmi più». Mi sveglio agitato e con i peperoni della cena ancora sullo stomaco. MassimoMarnetto Idebitidelle famiglie italiane L'indebitamento globale medio delle famiglie italiane ha superato, alla fine del 2011, quota 20mila euro. Dal gennaio 2009, l'incremento è stato del +33,4%, pari, in termini assoluti, a 5.039 euro. Dato destinato ad aumentare notevolmente nel corso del 2012. Fino a circa un anno addietro il basso indebitamento delle famiglie italiane era considerato un punto di forza per la nostra economia. Il nostro enorme debito pubblico poteva essere teoricamente compensato con il risparmio delle famiglie. Oggi anche la tipologia dei debiti contratti dalle famiglie è cambiata. Ad esempio le richieste di prestiti per andare in vacanza si sono dimezzate. Le famiglie italiane, nei primi sei mesi del 2012, per programmare le ferie estive hanno chiesto mediamente una cifra attorno ai 4.100 euro. Mentre, nello scorso anno, per andare in ferie si chiedevano prestiti intorno ai 7mila euro. Insomma gli italiani, per la crisi e l'impennata delle tasse, si indebitano sempre più per acquistane beni e servizi di prima necessità senza peraltro favorire lo sviluppo. AngeloCiarlo Aproposito del sacerdozio femminile Gentile dottor Cancrini, vorrei riferimi alla lettera dal titolo «Giovanni Paolo II chiese scusa alle donne» di Veronica Tussi pubblicata su l'Unità di sabato. Per questa lettrice ogni pretesto è buono per polemizzare con la Chiesa, ma perché vedere il sacerdozio come una funzione di potere e non come un servizio? Le donne possono svolgerne altri altrettanto importanti. Cristo scelse i suoi apostoli maschi, ma nessuno prima di Lui aveva valorizzato la donna e difeso la sua dignità. Credo che la donna nella Chiesa, nonostante i condizionamenti culturali, abbia sempre svolto un ruolo importante anche se nascosto. In effetti sono state e sono le consigliere e maestre dei Parroci e dei Papi, un po' come succedeva in molte famiglie di qualche generazione fa; il capo apparentemente era l'uomo, ma in realtà comandavano le donne. Nei Paesi di tradizione cristiana e cattolica le donne hanno acquisito diritti e dignità che in Paesi di culture diverse neppure si sognano. La ringrazio anticipatamente e le auguro buon lavoro e buone ferie. LuciaEstran COMUNICATI DELCDREDELL'AZIENDA Andrea Satta Musicista e scrittore AILETTORI Igiornalisti de l'Unità chiedonorispostechiare, esaustiveecredibili sul loro futuroequello delgiornale.Dopoaver sottoscrittoun'intesa con la controparteper icontrattidi solidarietà che impegna i lavoratoria sacrifici economici, c'è stato l'aumentodicapitale con l'ingressodinuovi soci,mamancanoancoraquegli elementi di svoltaediscontinuità con il passatoche l'aziendada tempo annuncia come imminenti.Nonvi sonostatipiani concreti e immediatidi rilancio delprodotto. Restano problemi finanziari, tant'è chepersinogli stipendidecurtati deidipendenti sono a rischio,econritardiedifficoltà si onoranogli impegniassunti anchecon i collaboratori. RenatoSoru restaancora azionista di maggioranza,nonostante il suo ormai perdurantedisimpegnoeconomico nei confrontidelgiornalee le ripetute dichiarazionidi “futuribili”uscite. Dopo la riunionedelnuovo Cdanessuna rassicurazioneufficialeèpervenuta: solo il telegraficoannuncio diuna prossima assembleastraordinaria.La redazione chiede impegniprecisi e strategie realistiche per fronteggiare ledifficoltà aziendali sia per l'oggiche per i prossimimesi. In assenzadi informazioniesaurientiedi interventi adeguati ci saranno conseguentiazionidi denunciaedimobilitazione daparte della redazione,compreso l'utilizzo delpacchetto digiornidi sciopero messoa disposizione delCdr. IL CDR L'aziendacomprendebenissimo lepreoccupazionideigiornalistimanon condivide la superficialità dell'analisi e le affermazionicontenute nelcomunicato.Del tutto fuori luogo poiè l'abitudinedi individuarepresunti colpevoli edescrivere con leggerezzapassiaziendalidioggettiva difficoltàecomplessità. I piani di rilancio in partegià operativi (cambiodel formato e dellagrafica, campagna dicomunicazione, innovazionedigitale)equellipresenti nel piano industriale, tutti passi coraggiosinel periodopiùnero dell'economiae dell'editoria italiana, sono la condizione di baseall'ingresso dinuovi azionisti.Alcuni hannogiàaderito, entrando nella compagineazionaria.Altri stanno decidendo inqueste ore. Conessi arriveranno le risorsepropedeutiche al completamentodelle attività di rilancio del giornale.Unultimo punto.Nella politica di risanamentoaziendale, invece di riequilibrare iconti construmenti invasivi abbiamoconcordato con il Cdruntaglio che pesasullebuste pagadei dipendenti circa il 6%.Siamosicuri che il futurodelnostro giornale,dell'aziendaedeiposti di lavoro valgaquestosacrificioe l'impegnodi tutti. L'AZIENDA ViaOstiense,131/L 00154 Roma lettere@unita.it Questo giornale è stato chiuso in tipografia alle ore 21.30 GLI ITALIANI CE L'HANNO FATTA (AD ANDARE IN VACAN-ZA). Bollino rosso, bollino nero… Bollino blu è più probabile, da dopo le ferie pioveranno banane. Ma dove vai? Finalmente la metropoli si spopola. Per ora, desolate impronte di soste sugli asfalti roventi, semafori che offrono colori e opzioni all'indifferenza, bar chiusi, supermercati deserti. Gente a cena, trovo al volo un discount (già il nome mi deprime…), Geo, solerte, pesa e imbusta frutta e verdura, lui si diverte; gli sembra un gioco ricordarsi Carote 38 e Mele Stark 83. Mi si avvicina, alto e grosso, un ragazzotto: «Può lasciare lo zainetto all'entrata?». Io mi ci incazzo, gli mollo lì frutta e verdura e me ne esco. Un segno triste, da stato di Polizia: sei presumibilmente un ladro se entri con uno zainetto a comprare frutta. Potresti rubare tre mele o una fetta di anguria… E se fosse? Vorrebbe dire avere così tanta fame e così poche altre possibilità di mangiare che reato non esiste. Mi offende, ci dovrebbe offendere. A me dà fastidio anche sfilarmi la cinta dei pantaloni, la collanina, gli occhiali, levarmi il cappello e magari d'inverno gli stivali, buttare l'acqua minerale (da ricomprare subito dopo il controllo) all'aeroporto, farmi radiografare l'intimità. Ma gli italiani ce l'hanno fatta (ad andare in vacanza), non protestano, non chiedono rispetto, questi sono dettagli, piuttosto si accaniscono sul numero delle medaglie rastrellate alle Olimpiadi, per incattivirsi sui quarti e quinti posti. «La Pellegrini ha fatto splash! La Federica Pellegrini si è allenata male!». Magari è antipatica, la Pellegrini (ma perché Ibrahimovic è simpatico?)... Intanto abbiamo vinto solo con le armi e, data la situazione economica, siamo andati forte nel salto triplo. Qualcuno ha idea veramente di quanto si debba faticare per essere quinti in una finale olimpica? La differenza tra primo e quinto è un cucchiaio di Nutella ingoiato a rate in un inverno o una cena romantica all'anno… Mi ricordo di Alberto Tomba, prese 13 centesimi dal primo arrivando terzo e lo collocarono sul viale del tramonto. Mi contate 13 centesimi di secondo? Vi riesce di combinare qualcosa in 13 centesimi? Oggi boxe: «Ma chi è Cammarrelle?» «Come? Non sai che è stato già oro a Pechino?» Medaglie e onori da gente sconosciuta che per quattro anni fa cose parallele al mondo che non appassionano nessuno. Aspettiamo solo di poter contare le loro medaglie per poter dimenticare i loro nomi, già dalla vacanza. Intanto, il trenino che viene da Centocelle, alle 5 e un quarto del mattino, viaggia pieno di gente, tutti stranieri che vanno a lavorare. Sferragliano i vecchi vagoni sullo scartamento ridotto. Obiettivo: ripulire i ministeri prima che sia troppo tardi. Larubricadi corrispondenzacon ilettoridal titolo “Dialoghi”, curata da LuigiCancrini, riprenderà venerdì 17agosto. «E VOIQUINDICOME LA VOLETE?».«IOAPPASSIONATA».«IOLIBERA».«IORISOLUTIVA». «Io unita». «Io in lotta». «Io di lotta e di governo». «Sì, vabbè, ora ci manca solo la gioiosa macchina da guerra». «Uffa, hai chiesto tu come la volevamo, e io la voglio così». Nel condominio-centro sociale-centro di coltivazione diretta di democrazie, tolleranze e resistenze umane e disumane ferve il dibattito, da un piano all'altro, giardino incluso. Sulla sinistra, ovviamente. Anche perché le elezioni incombono su di noi, quasi come gli incendi che ogni notte arrossano le colline dello Stretto, sulle due sponde, bipartisan, ché i pazzi i criminali e gli imbecilli sono democraticamente distribuiti nell'unica area metropolitana che finora si sia vista da queste parti: quella del malaffare e dello spregio dei beni comuni. E poi è indubbiamente un vantaggio, dibattere con le porte e le finestre aperte causa Caligola (quell'imperatore demente e col parrucchino che nominò senatore il suo cavallo: bei tempi, che adesso gli imperatori dementi e col parrucchino nominano senatori soprattutto gli asini): nessuno può dire che il dialogo interno manchi di trasparenza o partecipazione. Le mozioni si votano per le scale o tra i lenzuoli stesi ad asciugare in terrazzo, che poi è la vera agorà condominiale dove la democrazia diretta si gestisce tra percalle, asciugamani di lino e centrini macramè: se non sai prenderti cura del corredo di lenzuola, tovaglie e ideali che hai ricevuto - sudato e fatto a mano da chi ti ha preceduto, con fatica e anche dolore - non saprai mai decidere nulla di serio per il futuro. Ché la democrazia è manutenzione, rammendo, attenzione ai lavaggi e candeggi energici ma delicati, altrimenti poi ci ritroviamo il Parlamento pieno di riciclati che cambiano colore e con la coscienza ristretta e infeltrita. «Ma quindi come si deve fare, questa sinistra?» continuava a chiedere zia Mariella urlando dal primo piano, tra i boati olimpici delle televisioni a camere unificate (tinelli, di solito, ma anche cucine e stanze da letto). «Col fioretto!». «No, con la carabina». «Ve lo dico io: con l'arco». «Sì, vabbè, con la fionda e la selce scheggiata». «Non sarebbe una cattiva idea». Che poi a un certo punto il dibattito si deve pure concludere in qualche modo, e ci piacerebbe che fosse un modo di sinistra, dove non è la somma che fa il totale e le differenze si armonizzano e diventano ricchezze, mica ostacoli. «Ora basta, o ve la faccio io, la sinistra» ha minacciato zio Remo, l'inventore. L'ultima volta che ci aveva provato, come un dottor Frankenstein calabro, aveva creato un essere ibrido, infelice e pieno di cicatrici. E qualcuno lo aveva persino votato, pensate. Asuddelblog Cinquanta sfumature di sinistra. E mica bastano COMUNITÀ La tiratura dell'11 agosto 2012 è stata di 97.373 copie Manginobrioches Dioèmorto Quella sottile differenza tra chi va sul podio e chi resta giù CaraUnità 18 domenica 12 agosto 2012
«C'è un elevato grado di preoccupazione, prima di tutto per i quindicimila lavoratori dell'Ilva»: non prende giri di parole Elena Lattuada, segretario confederale Cgil. Il nuovo provvedimento del tribunale di Taranto potrebbe avere ripercussioni che il sindacato non nasconde. «Ci sembra singolare che dopo la decisione del riesame, la quale prevedeva la facoltà d'uso degli impianti e l'utilizzo degli stessi finalizzato sia alla produzione che alla bonifica ed al risanamento, si arrivi ora ad una decisione come questa, ossia uno “stop and go” che rischia di compromettere la strada tracciata fino adesso da istituzioni, azienda e parti sociali». L'ordinanzaesplicativadelgipèunatto dovuto dopo la relazione dell'ingegner Valenzano,custode giudiziarioeamministrativo. «Naturalmente nessuno vuole attaccare la magistratura ipotizzando qualche pregiudizio e ferma restando l'autonomia dei poteri, ma questa modifica della situazione giudiziaria a pochi giorni dal riesame è un elemento di discordanza che non possiamo non notare. Così come l'irritualità di un provvedimento del gip che si è pronunciato senza attendere il deposito delle motivazioni del riesame. Senza contare che per le bonifiche di cui si parla, oltre ad ingenti risorse economiche che in parte erano già coperte dal pubblico col decreto, serviranno competenze di alto profilo e uno studio tecnico adeguato». Dalpuntodivistasindacalecambianole prospettive? «Per noi il punto fermo è il connubio salvaguardia dell'ambiente e del lavoro, che sono priorità inscindibili. Anche per questo avevamo come tutti salutato con grande favore il decreto emanato dal governo e la decisione del riesame dei giorni scorsi, perché si era riusciti ad evitare uno scontro sociale molto duro, nell'ottica di un'impresa che non deve inquinare e anzi deve provare a risanare e fermi restando i livelli occupazionali da garantire a tutti i costi. I nostri timori riguardano decisioni come queste che potrebbero compromettere il tessuto sociale del territorio». Quali ricadute sipossono ipotizzare? «Ribadisco che per noi, produzione e ambiente non sono divisibili. Ma gli scenari che si aprono sono molto cupi se si pensa anche solamente agli stabilimenti di Genova e Novi ligure, legati a quello di Taranto dal ciclo produttivo. In questo paese, nonostante la crisi e le congiunture, c'è molto bisogno di acciaio e un'eventuale stop della produzione Ilva, azienda del settore leader in Italia, comporterebbe una riduzione significativa dei volumi di tutto il paese. In altre parole, uno scenario di mercato interno e in quello delle importazioni cambiato radicalmente in modo penalizzante per la nostra economia. Senza contare i vantaggi per altri paesi concorrenti, come Germania o Cina, che avrebbero la possibilità di trovare nuovi clienti a nostre spese». L'obiettivoprimario? «Intanto ribadisco una volta di più che per noi Ilva deve rimanere in attività e continuare la produzione, per evitare un dramma sociale come quello della perdita di migliaia di posti di lavoro non solo per il territorio di Taranto, ma per tutta la Puglia. Un disastro inimmaginabile da evitare a qualsiasi costo. È anche evidente che l'azienda deve investire e che quello che è stato fatto fino adesso non basta a risolvere i problemi, non ci pronunciamo del resto sulle misure personali decise a carico dei vertici dell'Ilva perché il nostro interesse e la nostra azione si concentrano sul destino delle migliaia di lavoratori e delle loro famiglie. È anche vero che questo balletto giudiziario, diciamo così, all'interno della magistratura può finire per favorire da parte dell'azienda interpretazioni non corrette delle prescrizioni ed inerzie che rallentano la soluzione del problema». Una relazione dell'ingegner Barbara Valenzano, custode e amministratore dell'Ilva, ha tolto ogni dubbio sulla situazione della più grande acciaieria d'Europa. È stato il gip Patrizia Todisco, rispondendo ai quesiti posti dalla persona che ha le «chiavi virtuali» della fabbrica, a chiarire i doveri dell'azienda e le relative prescrizioni, a seguito delle ordinanze e delle sentenze che negli ultimi giorni si sono susseguite a seguito dell'inchiesta della magistratura. Per il giudice, l'Ilva può tenere in funzione gli impianti, ma solo in funzione del risanamento dell'area a caldo posta sotto sequestro nell'ambito del procedimento per disastro ambientale doloso e colposo. In gergo tecnico si chiama «preriscaldo», un regime produttivo ridotto al minimo ma che permette di non fermare il ciclo produttivo, con effetti e costi a dir poco controproducenti, e di tenere in funzione perlomeno il cuore della lavorazione a caldo, ossia gli altiforni, i convertitori e le batterie della cokeria. Lo spegnimento degli stessi, più volte indicato dalla fabbrica come evento da scongiurare pena la chiusura definitiva, crea infatti uno scompenso termico che potrebbe provocare l'implosione delle strutture, condannate al cedimento per il crollo dei mattoni «rimpiccioliti» dal raffreddamento. Viene quindi negata all'Ilva la «facoltà d'uso degli impianti» che in un primo momento pareva ancora a disposizione dello stabilimento. Tanto che il presidente Bruno Ferrante, a seguito della pronuncia del riesame, aveva dichiarato «per quanto ci riguarda, la produzione resta invariata». Non è evidentemente così, perlomeno dal punto di vista legale, dato che tra l'altro la parola “produzione” non viene mai citata nei dispositivi dei giudici. L'ordinanza del gip Todisco, che aveva scritto anche quelle relative alle misure cautelari prese nei confronti dei vertici dell'azienda (restano ai domiciliari Emilio e Nicola Riva, oltre all'ex direttore Capogrosso) e quella di sequestro cautelare dei sei impianti dell'area a caldo, si richiama appunto la decisione del collegio presieduto da Antonio Morelli. Così come il riesame, nell'esaminare il ricorso dell'Ilva aveva valutato e confermato le indicazioni della Todisco: i due provvedimenti sono sostanzialmente “linkati”. «Il Tribunale del riesame ha confermato il sequestro preventivo delle aree e degli impianti indicati nel decreto emesso il 25/07/2012, misura che è, e non può che essere, funzionale alla tutela delle esigenze preventivo-cautelari indicate dalla legge» scrive la Todisco, escludendo quindi qualsiasi altro uso della fabbrica che non sia quello stabilito ai fini del risanamento e della messa in sicurezza. Il gip poi sottolinea la «grave ed attualissima situazione di emergenza ambientale e sanitaria in cui versa il territorio di Taranto, imputabile alle emissioni inquinanti (convogliate, diffuse e fuggitive) dello stabilimento Ilva spa». Il provvedimento, notificato al presidente Bruno Ferrante (materialmente all'avvocato Brescia) dai carabinieri del Noe di Lecce, specifica anche i ruoli e i compiti dei custodi, che vengono «sollecitati» «in adempimento di quanto disposto dallo stesso tribunale del Riesame», all'adozione di «tutte le misure tecniche necessarie a scongiurare il protrarsi delle situazioni di pericolo e ad eliminare le stesse». È previsto anche che riferiscano ogni settimana al gip sulle loro attività. Per quanto riguarda Bruno Ferrante, deve essere considerato «datore di lavoro», tanto che il potere di spesa per eventuali investimenti viene assegnato ai custodi, previa autorizzazione della magistratura. L'Ilva, che non aveva presentato appello contro la sentenza del riesame, ha annunciato invece un ricorso d'urgenza contro l'ordinanza del gip, in sede di Tribunale del riesame. Convocato anche il Cda dell'azienda. REAZIONIACATENA Il Ministro dell'Ambiente Clini fa sapere che «la decisione di interrompere l'attività di produzione dovrebbe essere guidata dalla tipologia degli interventi da realizzare che in alcuni casi richiedono la fermata di parti degli impianti e in altri casi suggeriscono invece il contrario». «Irrituale e molto preoccupante il provvedimento del Gip di Taranto dopo la decisione del Riesame - sottolinea Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro Pd - dopo gli impegni assunti dall'azienda per la realizzazione degli interventi necessari alla salvaguardia della salute e dopo il decreto del governo sull'avvio delle bonifiche. È necessario fare chiarezza al più presto. Sono in gioco le prospettive di un'azienda strategica e il futuro di decine di migliaia di lavoratori». la riforma delle pensioni, dimenticando per strada però 390mila lavoratori, e poi quella del mercato del lavoro cercando di rendere credibile l'idea che se si altera l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori allora arriveranno valanghe di investitori stranieri ansiosi di attivare produzioni e iniziative imprenditoriali. La realtà, naturalmente, è profondamente diversa. Le imprese straniere continuano a fare affari dove hanno convenienza, compresa l'Italia. I francesi di Lactalis si prendono Parmalat, la svuotano del miliardo e mezzo di euro custodito in cassa, mentre le imprese e le banche italiane stanno a guardare. I tedeschi dell'Audi hanno messo sul tavolo un miliardo di euro per la Ducati dove c'è persino la Fiom a rappresentare una gran quota di dipendenti e la Volkswagen prenderebbe pure la nostra adorata Alfa Romeo, distrutta dalla Fiat che la rilevò nel 1986 grazie a Bettino Craxi, se solo Sergio Marchionne fosse disponibile. Ma sulle intenzioni della Fiat, le cui fabbriche italiane producono meno di quattro anni fa ma dovrebbero arrivare a un milione e seicentomila vetture entro il 2014 come scritto nel piano Fabbrica Italia, si informerà il ministro Fornero, che voleva ridimensionare pure la cassa integrazione all'inizio della sua azione governativa, e quindi possiamo stare tranquilli. Arrivati al quinto anni di crisi, con una recessione di cui non si vede la fine (prendiamo per buoni i dati di Confindustria), la nostra bella Azienda Italia ha perso per strada un milione di occupati, circa mezzo milione è stato interessato dalla cassa integrazione, la disoccupazione è largamente oltre l'11% se si considerano i lavoratori in mobilità, destinati ad essere espulsi dai processi produttivi, un giovane su tre è senza lavoro. Negli ultimi due anni hanno chiuso circa 30mila aziende, cresce la diseguaglianza tra chi sta meglio e chi sta peggio. Presso il ministero dello Sviluppo economico sono aperti 141 tavoli di crisi, interessano tutti i settori. non si salva nessuno, complessivamente coinvolgono 169mila lavoratori che rischiano di perdere il posto. Questa è l'Italia, potenza economica dell'Occidente industrializzato, nel bel mezzo dell'agosto 2012. Buone vacanze. L'INTERVISTA CONFINDUSTRIA . . . «Si rischia un disastro inimmaginabile con ricadute non solo in Puglia, ma nel Paese» Lo stabilimento siderurgico Ilva di Taranto FOTO ANSA Lacassa integrazioneargina ladisoccupazione Dall` estatescorsa l` Italia è tornata in recessione,ma l` andamento dell` occupazionenellamedia del2011 ha registratouna sostanziale tenuta. Ciògrazie sia all` effettopositivo del seppur lentoe parziale recupero del Pil tra la fine del2009e l` iniziodel 2011sia al fattoche le imprese, nonostante livelli diattività molto bassi rispetto aquelli pre-crisi, hanno rispostoalle contrazionidiproduzione eordini nella seconda partedell` anno espandendodinuovo il ricorsoalla cassa integrazione. Lorileva l'indagine Confindustria sulmercato del lavoro,da cuiemerge tradicembre 2010 edicembre 2011, unasolo lieve flessione dell` occupazionealledipendenze nelleaziendeassociate: -0,3%,dopo il -1,1%nel 2010 e il -2,2%nel 2009. Nelperiodo tra febbraioe aprile 2012, spiegaConfindustria,«la quota di impreseche prevedevanoun aumentodell'occupazionenei primi seimesi dell'anno in corso(17,9%) era diminuita rispetto aquella rilevata a inizio2011 (22,6%), benchèsuperasse ancora la quotadi quelle che prevedevanouna diminuzione(11,4%, simileall'11% diun anno prima)». «La tenutadell'occupazione- sottolinea il centrostudi - nonostante l'Italiasia ricaduta in recessionedall'estate scorsa,è documentata anchedai dati Istat.Dal latodelladomanda di lavoro, si spiegacon il nuovoampliarsidel ricorsoallaCig.Dal latodell'offerta invece- aggiunge il Csc - si osserva un'espansionedellapartecipazione al mercatodel lavoro: dallaprimavera 2011sono semprepiu numerose le persone, speciedonne, cheprima erano inattivee cheora cercano assiduamenteun impiego per rimpinguare ilbilancio familiare». Il gip di Taranto cambia rotta: nessuna facoltà d'uso degli impianti Convocato il Cda del gruppo Riva SALVATOREMARIARIGHI srighi@unita.it . . . Fassina (Pd): provvedimento irrituale e molto preoccupante dopo gli impegni assunti crisi del lavoro «La priorità: garantire i lavoratori» S.M.R. srighi@unita.it ElenaLattuada Ilsegretarioconfederale Cgil sulprovvedimento giudiziario:«Discordanza tra il riesameeilgip sull'utilizzodegli impiantisequestrati» Ilva, c'è lo stop alla produzione L'azienda fa ricorso d'urgenza domenica 12 agosto 2012 3
12 domenica 12 agosto 2012
Montepremi 2.180.237,18 5+stella Nessun6-Jackpot 7.323.344,54 4+stella 27.896,00 Nessun5+1 - 3+stella 1.400,00 Vinconoconpunti5 36.337,29 2+stella 100,00 Vinconoconpunti4 278,96 1+stella 10,00 Vinconoconpunti3 14,00 0+stella 5,00 Nazionale 8 38 77 85 16 Bari 72 86 57 68 37 Cagliari 56 88 7 31 85 Firenze 25 60 26 12 75 Genova 30 63 77 57 2 Milano 18 8 82 85 10 Napoli 50 3 8 21 70 Palermo 45 26 78 12 4 Roma 29 69 11 26 82 Torino 73 44 8 75 4 Venezia 53 86 19 25 11 LOTTO 10eLotto 3 8 18 25 26 29 30 44 45 5053 56 57 60 63 69 72 73 86 88 NICOLALUCI ROMA Nellacorsa contro il tempo per l'affare-Kakà il Milanpuò contaresuvari aspettia suo favore. Innanzitutto la piena disponibilitàdel brasiliano ches'èdettopronto auna rinunciaeconomica purdi rivestire la maglia rossonera. Manon basta,perché il Real Madridnon intende cederloacostozero, inprestito. Intanto il Galatasarayha fattoun sondaggioper Kakà.A Istanbul si sonodettidisposti anchea soddisfare leesigenze economichedel giocatore,ma il dialogosi èsubito bloccato. Il Real, infatti, ha presosubitoatto dell'indisponibilitàdel giocatore.Tuttavia a Madridsull'argomento c'èmolta cautela.La Juventus ieri pomeriggiohadefinito l'acquisto dallaSampdoria dellametà del cartellino di AndreaPoli con l'impegnodi acquistarlo per interoal terminedella stagione. InumeridelSuperenalotto Jolly SuperStar 4 11 13 42 54 75 82 50 IL CALCIATORE DEL SIENA EMAUELE PESOLI SI È INCATENATO IERI PRESSO LA SEDE DELLA FEDERCALCIO DI VIA ALLEGRI, A ROMA, PER INIZIARE UNO SCIOPERO DELLA FAME E PROTESTARE COSÌ CONTRO LA SENTENZA DELLA COMMISSIONE DISCIPLINARE CHE IERI LO HA SQUALIFICATO PER 3 ANNI, NELL'AMBITO DEL PROCESSO AL CALCIOCOMMESSE. «Mi sento ferito per la condanna - ha detto il giocatore - e vorrei un confronto con chi mi accusa, e cioè con Carobbio e Gervasoni. Non sto mettendo in discussione il lavoro dei magistrati e di Palazzi ma mi vorrei difendere in maniera giusta». «È una protesta forte - ha ammesso l'ex difensore del Varese -, ma mi stanno rovinando la vita per una cosa che non ho fatto. Prima di smettere di giocare vorrei lottare con tutte le mie forze. Attendo qualcuno, il presidente della Figc, Giancarlo Abete, resterò qui fino a quando non ce la faccio più». Pesoli è stato condannato per illecito per la tentata combine di Siena-Varese del 21 maggio 2011. Anche nel processo svoltosi la scorsa settimana all'ex Ostello della Gioventù del Foro Italico, attraverso i suoi legali, il calciatore 32enne aveva chiesto ai giudici di ascoltare in aula i pentiti Carlo Gervasoni e Filippo Carobbio, suoi principali accusatori, ma l'organo presieduto da Sergio Artico aveva respinto la richiesta ritenendo l'audizione dei due non necessaria. Il Varese, deferito per responsabilità oggettiva per l'ex tesserato, ha patteggiato con un punto di penalizzazione e 30mila euro di ammenda. «Il problema del confronto che il giocatore chiede con i suoi accusatori non è un problema degli organi politici della Federazione, ma una competenza dei giudici sportivi» ha dichiarato il direttore generale della Figc, Antonello Valentini. «Dopo averle espresso la mia umana solidarietà, la invito a rifletterci - ha dichiarato il dirigente federale rivolgendosi al calciatore -. Prendo l'impegno per un suo incontro con il presidente che non avrà nessun problema ad incontrarla al suo ritorno dalle ferie. Fermo restando che garantirle un confronto con chi l'accusa non è una competenza né del presidente Abete, né mia, né della Federazione, ma della Procura federale: un organo totalmente autonomo». Con la condanna in primo grado a tre anni per illecito sportivo è in forse il passaggio dal Siena al Verona di Pesoli. Il 20 luglio scorso la società bianconera ha deciso di cederlo a titolo definitivo al Verona. Una volta conosciuta l'imputazione il club scaligero ha però fatto sapere che, in caso di condanna, non avrebbe reso effettivo l'acquisto del giocatore e ha quindi rinunciato a depositare il contratto in Lega, in attesa del primo giudizio, emesso ieri mattina dalla Commissione disciplinare, e dei successivi gradi. A livello regolamentare, quindi, Pesoli è ancora un calciatore del Siena, anche se nelle ultime settimane si è allenato con quella che potrebbe essere la sua nuova squadra, il Verona. SPORT LA SQUADRA CHE AVEVA DOMINATO LA SCORSA STAGIONEINIZIACONILPIEDEGIUSTOANCHEQUELLANUOVA,MAILSUCCESSODELLAJUVESULNAPOLINELLASUPERCOPPA ITALIANA DISPUTATA A PECHINO RIPORTA SUBITO A GALLA VELENI E POLEMICHE CHE AVEVANO CARATTERIZZATO GLI ULTIMI DODICI MESI. Non siamo a ferragosto eppure la classe arbitrale è già nel centro del mirino, complice l'infelice direzione di gara di Mazzoleni e dei suoi cinque assistenti (c'è stata la novità dei giudici di porta), che hanno fatto infuriare Mazzarri e soprattutto il patron De Laurentiis, che per ripicca ha fatto rientrare negli spogliatoi i giocatori dopo la fine della gara, saltando la cerimonia di premiazione e decidendo poi il silenzio stampa. Il Napoli, due volte in vantaggio e nel primo tempo certamente più convincente della Juve, si è visto raggiungere alla mezz'ora della ripresa da un calcio di rigore molto contestato dagli azzurri, poi prima del 90' sono giunte le espulsioni di Pandev e Zuniga. Ma se sulla seconda non si può certo imputare qualcosa all'arbitro (che forse non aveva rilevato un precedente fallo di un giocatore bianconero), quello che ha cambiato il corso della gara è stato il rosso diretto a Pandev, fino a quel momento miglior uomo in campo. Il macedone è stato spedito anzitempo negli spogliatoi per lo sbandieramento del segnalinee, che avrebbe sentito qualche parola pesante all'indirizzo del signor Mazzoleni. Già con l'uomo in più per la Juve il finale sarebbe stato in discesa, dopo l'espulsione di Zuniga cui è seguita quella di Mazzarri per proteste), il Napoli ha disputato i supplementari con due uomini in meno e ha fatto harakiri per una sventurata autorete di Maggio. A quel punto non c'è stata più partita, Vucinic ha firmato il 4-2 e poi i campioni d'Italia hanno evitato di infierire, altrimenti si sarebbe chiuso con punteggio tennistico, ma sarebbe stata una punizione ingiusta per il Napoli. In attesa del famigerato top player (a proposito del quale Marotta è stato evasivo nel dopo gara), la Supercoppa ha dimostrato che in attacco alla Juve manca ancora qualcosa. Matri ha fatto una fatica bestiale ed è stato sostituito dopo 45', la «formica atomica» Giovinco ha avuto un paio di lampi ma per il resto ha combinato poco, l'unico capace di fare la differenza è stato ancora una volta Mirko Vucinic. Il montenegrino, trascinatore con gol e assist nella parte finale della scorsa stagione, aveva iniziato in panchina per i postumi del problema muscolare accusato due settimane fa al Trofeo Tim, fino a quel momento la Juventus aveva fatto fatica ma con il suo ingresso nella ripresa ha cambiato marcia: l'ex romanista ha centrato una clamorosa traversa, poi è stato protagonista dell'azione che ha portato al rigore trasformato da Vidal e nell'extra time, dopo l'autorete di Maggio, ha fatto scorrere i titoli di coda con il gol del 4-2. In questo momento è lui il top player di una Juve orfana del 10 lasciato vacante da Del Piero, visto che nessuno ha voluto indossare il numero che fino a maggio era stato di Pinturicchio. Ma per la Signora, oltre alla convincente prova del nuovo acquisto Asamoah (autore dell'1-1 e votato miglior giocatore), non mancano anche le note negative: molti dei reduci dell'Europeo sono ancora in ritardo di condizione e in difesa ci sono stati dei buchi clamorosi in occasione dei gol di Cavani e Pandev. Il Lucio della Juve ricorda l'ultimo Lucio interista per amnesie e lentezza negli interventi, Bonucci ha sbagliato quasi tutto, il reparto ha pagato l'assenza dell'infortunato Chiellini. Ma la nuova Juve, come quella vecchia, sa sempre reagire di fronte alle difficoltà e questo è stato sottolineato nel dopo gara da Massimo Carrera, sostituto dello squalificato Conte: «Abbiamo dimostrato di essere un gruppo unito e compatto. Dopo il primo tempo ha fatto la differenza il carattere, la Juve deve avere sempre la massima grinta». Carrera ha svicolato sulle polemiche scatenate dal Napoli, mentre l'ad Marotta non è stato tenero nei confronti dei rivali: «Non voglio commentare le decisioni dell'arbitro, noi quando abbiamo perso in Coppa Italia abbiamo sorvolato su un episodio da rigore su Marchisio, riconoscendo il successo del Napoli». Marotta invece ha ribadito che la Juve è con il suo allenatore, malgrado la squalifica per la vicenda scommesse: «Questa è la vittoria di Antonio Conte, che ha preparato la partita per tutta la settimana in modo perfetto». E pazienza se fino a giugno 2013 sarà costretto a vedere gli incontri dalla tribuna. Ilgestodelgiocatore delSienadavantiai cancellidellaFigc Èstatosqualificato pertreanni Tra ilMilaneKakà ancheilGalatasaray Polièbianconero SABATO 11 AGOSTO Supercoppa alveleno Vince la Juve.Rabbia Napoli: treespulsieunrigorecontro LasquadradelpresidenteDe Laurentiisnonpartecipaalla premiazione.Sottoaccusa la direzionediMazzoleni.Conte intribuna,Carrera inpanchina MASSIMO DE MARZI sport@unita.it Igiocatori dellaJuvents festeggiano laSupecoppaa Pechino FOTO DI ADRIAN BRADSHAW/ANSA EPA Pesoli si incatena «Unconfronto conchimiaccusa» CALCIOMERCATO ... llNapoli,duevolte in vantaggio,èstatoraggiunto esuperatonelcorsodei supplementari Emanuele Pesoli davanti alla Figc U: domenica 12 agosto 2012 27
CASABIANCA La campagna presidenziale americana del 2012 sarà uno scontro sull'economia. Se c'era qualche dubbio residuo ieri Mitt Romney ce l'ha tolto annunciando che il suo compagno di avventure, il candidato vicepresidente, sarà Paul Ryan. Il giovane rappresentante del Wisconsin è divenuto una figura centrale del suo partito dopo la rivolta del Tea Party nel 2010 grazie alle posizioni estreme in materia di deficit e tasse. Incaricato di scrivere il budget della maggioranza repubblicana, Ryan ha messo insieme dei tagli talmente pesanti da far paura persino ai suoi. Durante la presidenza Bush aveva scritto una legge per privatizzare le pensioni. La scelta di Romney arriva tutto sommato come una sorpresa. Per settimane i nomi che circolavano erano altri. Ryan era considerato una scelta azzardata, anche se fortemente sostenuta da figure chiave dell'establishment conservatore. Poi, nella notte tra venerdì e sabato, l'annuncio e ieri mattina, durante un comizio in Virginia, la presentazione. Parlando davanti a una nave da guerra divenuta museo, Mitt Romney ha presentato al mondo quello che ha definito «un leader intellettuale del partito, uno che capisce la catastrofe fiscale che ci aspetta» - se alla Casa Bianca rimane Obama, il sottinteso. Dalla nave esce il giovane Paul, senza cravatta, ché lui viene da una famiglia modesta, vive ancora a Jamesville, sua città d'origine, ed è un membro fiero della middle class. Quella con la quale Romney, dall'alto delle sue case al mare e dei suoi conti all'estero, non riesce a entrare in sintonia. Come neppure è amato dall'ala più conservatrice del suo partito. E sono questi due aspetti che hanno pesato sulla scelta. Oltre alla necessità di dare una scossa a una campagna non brillante. Il comizio di Ryan è breve, elogia chi lo ha fatto salire a bordo e dipinge un Paese la cui situazione è catastrofica. Il nucleo del discorso è però un altro: «L'America è più di un posto...È l'unico Paese fondato su un'idea. I nostri diritti vengono da Dio, non dal governo - scandisce tra gli applausi - La promessa è quella delle stesse opportunità per tutti, non degli stessi redditi». Come Obama traccia un solco tra sè e Romney sulla necessità di tassare i ricchi e creare lavoro, oggi Ryan dipinge il presidente come un europeo. Del resto, in un lungo ritratto a lui dedicato dal Newyorker, il giornalista Ryan Lizza sottolinea come nei suoi incontri con il candidato vice, questi abbia spesso parlato di «Obama l'europeo». Durante il comizio Paul Ryan prosegue dunque: «Questo Paese si fonda sulla libertà, la libertà d'impresa, autodeterminazione e governo basato sul consenso dei governati. Queste idee sono sotto attacco. Siamo su un sentiero insostenibile che rischia di cancellare un futuro di libertà e sicurezza». In queste frasi risuonano, senza essere esplicitate, le accuse all'Obama socialista care al Tea Party fin dal 2010. Ryan solletica le paure recondite della middle class bianca e conservatrice sperando di darle la scossa. Poi prende un impegno: «Io e Romney non ci tireremo indietro di fronte alle scelte difficili». Qui allude al suo budget, pieno di scelte difficili, di tagli che ridurrebbero il deficit, assieme alle pensioni e alla sanità. E probabilmente fa una promessa da mercante: Romney è un candidato che schiva le scelte, circumnaviga i problemi. In un memo interno della campagna repubblicana sono contenute le risposte alle domande che verranno da giornali e non solo. Romney è d'accordo con il piano di tagli di Paul Ryan? È quella la sua politica? Qualche mese fa il candidato repubblicano aveva detto di appoggiarlo, oggi la risposta è: «Con quel piano Paul ha dimostrato coraggio, da presidente Romney presenterà il suo per rimettere il bilancio in equilibrio». Una non-risposta. Specie se si aggiunge che il programma del miliardario mormone prevede un taglio delle tasse per i più ricchi. Senza nuove tasse, rimettere il bilancio in ordine significa abbattere la scure su quasi tutto. Come fa il piano Ryan, che risparmia solo il bilancio del Pentagono. VITA ESACRI TESTIDI PAUL Il cattolico Paul, 42 anni, orfano di padre molto giovane, si è convertito al conservatorismo militante e ideologico leggendo Ayn Rand, scrittrice e filosofa russo-americana, fuggita dall'Urss, teorica dell'indivisualismo estremo, del mercato come luogo delle relazioni non solo economiche, nemica di ogni governo e bene comune. Ogni membro dello staff di Ryan deve leggere il suo La rivolta di Atlante, dove sono gli industriali ad entrare in sciopero contro le regole imposte dal governo. La scelte di Romney è un tentativo di ingraziarsi quella che oggi è la parte dominante del suo partito. L'ala conservatrice in materia fiscale ed economica, la cui filosofia è la riduzione dell'intervento pubblico. Come per Palin nel 2004, si tratta di una scelta rischiosa. Ma più calibrata: Ryan è giovane ma noto al pubblico ed esperto. Con questa scelta il candidato repubblicano fornisce - forse un'idea del modo in cui intende contrastare Obama. Una versione sobria di quella che portò alla vittoria repubblicana del 2010. Il presidente probabilmente festeggia. Fino a ieri per trovare un avversario dal profilo ideologico definito doveva attaccare il Congresso. Oggi ne ha uno che gli corre incontro. Sono 1.600 gli intellettuali e imembri del Partito comunista ci-nese che hanno scritto al Comitato centrale per chiedere le dimissioni dell'attuale premier e numero due della gerarchia al potere a Pechino, Wen Jabao. Nell'appello si accusa Wen di essere il responsabile della deriva capitalistica della Cina che rischierebbe, secondo i firmatari, una deriva neoliberista e multipartitica con conseguente disssoluzione del Partito comunista. Prese di posizione simili sono frequenti nella storia del partito di Mao, specialmente in vista di un congresso, come il prossimo XVIII che si terrà in autunno e che dovrà rinnovare i vertici della nomenklatura rossa. Quello che è inusuale è che lo scontro interno sia diventato di dominio pubblico e la cosa innervosisce non poco la leadership del più grande partito comunista ancora al potere. Finora la lotta interna rimaneva confinata a Zhongnahai, il compound dove vivono in isolamento i dirigenti cinesi all'ombra della Città proibita. O al massimo, si spostava a Beidai, la residenza estiva del potere. Da mesi invece i media internazionali riportano i colpi bassi e la dura battaglia in corso ai vertici. A marzo è scoppiato il caso Bo Xilai, il popolare sindaco di Chogqing, il più grande insediamento urbano della Cina. L'uomo politico è stato accusato di corruzione e sua moglie, a giudizio due giorni fa, addirittura incolpata dell'avvelenamento di un uomo d'affari britannico. Bo era uno degli uomini nuovi in predicato di entrare con il prossimo congresso nella cerchia ristretta del Comitato permanente di nove membri che governerà il partito e il Paese nei prossimi anni. L'impressione è che la vicenda sia un vero e proprio siluramento dell'ambizioso leader. La corrente “neo maoista” di cui Bo Xilai era esponente di punta, propugnava con forti dosi di populismo, una lotta più dura alla corruzione e al crimine organizzato, politiche sociali orientate ai più poveri e un ritorno al culto di Mao. Ma il gruppo dei “neo maoisti” arriva in alcuni casi a propugnare una strategia di limitazione della libertà per le imprese private auspicando un maggiore controllo pubblico dell'economia. Nelle fila della stessa fazione si possono a grandi linee inquadrare anche intellettuali indipendenti della “nuova sinistra” come Wang Hui, che denuncia lo svuotamento del dibattito interno al partito, divenuto un mero apparato di controllo della stabilità economica del nuovo capitalismo cinese. L'EMERGENTE YANG Sul versante dei riformatori invece, uno delle nuove figure emergenti è quella di Wang Yang, segretario dell'importante Guandong, per il quale una forte crescita economica rimane l'unica a poter garantire anche politiche redistributive e possibili aperture politiche. Le varie fazioni non hanno solo origini ideologiche o politiche, ma anche familiari ( i “principi rossi”, figli o parenti di vecchi leader, contrapposti a quelli che provengono dalla base e dalla Gioventù comunista), economiche ( i legami con gli interessi imprenditoriali) o di proveniena regionale. La durezza della lotta interna e la fuga di notizie sono il segno di un momento delicatissimo per la Cina. LE PROTESTESOCIALI Il compromesso tra partito e società prevedeva maggiore benessere per tutti in cambio del monopolio politico. Ma con l'arrivo della crisi mondiale il gigante cinese ha dovuto rivedere al ribasso le previsioni di crescita. Le esportazioni non tirano più e il mercato interno stenta a crescere nonostante l'impegno delle autorità. Quest'anno il Pil si fermerà probabilmente sotto l'8 per cento, ben al di sotto della crescita a due cifre dei decenni precedenti. I cinesi perdono la pazienza, e in una società più libera e più sicura di sè, scaricano sul Partito la responsabilità delle difficoltà. Gli operai scioperano per maggiori salari e diritti, i contadini si oppongono all'esproprio delle terre, i ceti urbani lanciano proteste in difesa dell'ambiente e della salute pubblica. Nonostante la censura, internet diventa il luogo di organizzazione privilegiato di proteste e campagne politiche. E il partito guarda con terrore alle nuove forme del conflitto sociale. Se tutto andrà come previsto, senza ulteriori scossoni, il Congresso eleggerà nuovo leader al posto di Hu Jintao, Xi Jinping, un “principe rosso” continuista e prudente, almeno sulla carta. A capo del governo, come numero 2, verrà eletto Li Keqiang, sicuramente più conservatore dell'attuale Premier Wen Jabao che negli ultimi tempi ha auspicato coraggiose riforme politiche. Ma evidentemente la nuova linea politica dipenderà dai nuovi rapporti di forza tra le fazioni e dalla capacità di manovra di cui saranno dotati i nuovi vertici. Quello che è certo è che per i mesi a venire i leader cinesi dormiranno sonni agitati sperando di poter continuare ad esercitare un monopolio del potere in nome di una società «prospera e armoniosa», senza conflitti. A sorpresa il candidato repubblicano alle presidenziali sceglie un quarantenne vicino ai Tea Party Primo comizio in Virginia, attacca Obama «l'europeo» e propone tagli a sanità e pensioni MARTINO MAZZONIS NEWYORK BarackObama durante lacena Iftar, chesegna l'iniziodelRamadan, plaude alcoraggio delle atlete e delledonne musulmanenellaPrimavera araba .Per Obamasi trattadella quarta Iftar, con laquale hacolto l'occasioneper ricordare le vittimedel tempioSikh in Wisconsin.«Moschee, sinagoghe, chieseetempi sono target.Stasera le nostrepreghieresono soprattutto con gli americanidella comunitàSikh»ha dettoprecisandoche «nessun americanodevetemere per la propria sicurezzanel luogo di culto. Ogni americanoha ildiritto dipraticare la propria fede in modo apertoe libero. E nonè un diritto solopergli americani, èun diritto umanouniversale». Il presidenteUsa ha fattoanchesapere chesi opponealla sceltadeivertici dei 2.7milionidi boy scoutamericanidi escludere igay dai ruoli direttivi. Il presidentedei BoyScoutof America, BobMazzuca, si è difesodicendo che lamaggior partedelle famiglie è d'accordocon la sceltaadottata. Cina, intrighi e spinte sociali dietro lo scontro nel Pcc UGOPAPI MONDO . . . Un documento di dissenso firmato da 1600 intellettuali e componenti del Comitato centrale Vice di Romney è Paul Ryan l'iper-liberista Mitt Romney presenta il suo vice Paul Ryan FOTO DI JIM LO SCALZO/ANSA EPA . . . «I nostri diritti vengono da Dio. La promessa è uguali opportunità, non uguali redditi» Obamaper ledonnemusulmaneeiboyscoutgay Nonc'èsolo lacadutadiBo Xilaiedeisuoineo-maoisti Simoltiplicanorichieste ecologisteedeconomiche invistadelcongresso delpartito inautunno IL DOSSIER . . . Il giovane viene dalla classe media cattolica, che il miliardario mormone deve conquistare 14 domenica 12 agosto 2012
APPROFONDIRE LA STORIA DEL JAZZ, ARRIVARE A CAPIRNE L'ATTUALITÀ PARTENDO DALLE RADICI STORICHEESOCIALIDELGENEREMUSICALECHEPIÙ DI OGNI ALTRO HA CARATTERIZZATO IL ‘900, NE HA SCANDITOILRITMO.EFARLOCAMBIANDOPROSPETTIVA,PERAFFRONTARNELASTORIANELLASUAGLOBALITÀ, CON LA SISTEMATICITÀ CHE LA MUSICOLOGIA AFROAMERICANA PIÙ AVANZATA GIÀ PRATICA DA TEMPO MA CHE FINORA NON AVEVA ANCORA TROVATO UN'ADEGUATA SISTEMATICITÀ, SOPRATTUTTOINITALIA.A colmare la mancanza arriva il lavoro di Stefano Zenni - tra i maggiori musicologi di jazz in Europa, docente nei conservatori di Bologna, Pesaro e Pescara e «firma» altrettanto autorevole – che già dal titolo dichiara la prospettiva «globale» con cui intende affrontare oltre un secolo di vita del jazz. In Storiadeljazz–Unaprospettivaglobale, Zenni analizza e ingloba in un discorso più ampio il ruolo della danza, della musica stampata, l'apporto dei compositori, della radio nell'articolato sviluppo storico e linguistico di un genere musicale unico e in continua evoluzione. E demolendo più di un luogo comune che ne individua nel Nord America la sola e unica patria lascia il giusto spazio al jazz europeo ed extra-americano in genere. Da riscoprire anche grazie al cd rom allegato con oltre 100 brani in mp3. «Se da un lato la ricerca mira a correggere gli errori storici, dall'altro si è concentrata sugli approfondimenti in campi finora inesplorati scrive Zenni nel “preludio” introduttivo - Forse, il più affascinante di questi è il lavoro di identificazione della cultura di provenienza degli schiavi, che permette di desumere lo stile musicale di cui questi si sono fatti portatori. Anche se alcuni studiosi non ne hanno ancora preso atto, oggi la “musica degli schiavi” non ci appare più come un tutto indistinto, ma come un mosaico di stili di cui è finalmente possibile ricostruire cronologia, strumenti, tratti costitutivi in relazione alle culture africane di provenienza. Lo studio della musica a stampa si è rivelato un altro campo denso di novità. In effetti si tratta di un fenomeno che è stato centrale nel jazz degli anni Dieci e Venti, e che ha avuto ampi risvolti anche nella diffusione del blues; tuttavia la sua portata stenta ancora a essere riconosciuta nelle storie generaliste. Per un motivo molto semplice: è un aspetto che entra in collisione con l'immagine del jazz quale musica improvvisata, di pura tradizione orale, suonata da musicisti semianalfabeti». E l'approfondimento continua prendendo in considerazione aspetti finora completamente dimenticati o lasciati in secondo piano. «Negli anni Novanta, i ricercatori hanno pubblicato una grande quantità di lavori in cui sono state chiarite le connessioni tra gli sviluppi musicali e le forze economiche, sociali e politiche. Allo stesso tempo, sono state prese in considerazione la storia del costume e la storia della critica. Ne è emerso un nuovo e proficuo modello di ricerca storica, talvolta connessa all'analisi musicologica - scrive ancora Zenni -. Per quanto ci è dato sapere, la nostra è la prima storia generale del jazz in grado di accogliere nella narrazione queste nuove conoscenze». VALERIOROSA vlr.rosa@gmail.com Il regista:«Èun ragazzochenonhamai smessodisognare.E isuoi suggerimentinon sonostatiascoltati» L'IDEADIREALIZZAREUNFILMSUPIETROINGRAO AVREBBE POTUTO ESPORLO AL RISCHIO DELL'AGIOGRAFIA, DELL'OMAGGIO DEVOTO, DEL TRIBUTO ACRITICO, ASSOLUTORIOEDANCHEUNPO'LACRIMEVOLE.Per questo motivo Filippo Vendemmiati, autore di Non mi avete convinto (il film realizzato avvalendosi della consulenza di Chiara Ingrao, che verrà proiettato il 6 settembre alla Mostra del cinema di Venezia nelle Giornate degli autori), ha preferito lasciar parlare lo stesso Ingrao: «E infatti la lunga intervista che fa da narrazione è in realtà un dialogo, in cui Pietro si sforza continuamente di farsi capire da me. Ho voluto che non fosse una biografia, ma un'occasione per ridare valore alla politica, una parola che di questi tempi, e non senza valide ragioni, viene associata a comportamenti abietti e criminali». Macomemaiunfilmsu Ingrao,dopo«È stato morto un ragazzo», dedicato alla tragicavicendadiFedericoAldrovandi? «Anche Ingrao è un ragazzo, che a 97 anni non ha ancora smesso di sognare. E non è, si badi bene, un sognatore utopista, come sostiene qualcuno, ma uno che fa sogni molto concreti. In nome di questi sogni ha collezionato anche errori, che non esita a riconoscere, e sconfitte, come quando scrisse nel '56 un editoriale dell'Unità, non firmato, in cui appoggiava la repressione sovietica in Ungheria. Non era convinto di quell'articolo e ne parlò con Togliatti, che gli rispose sprezzante: ho bevuto un bicchiere di troppo. Come dire che non era più il caso di discuterne. Ma si sarebbe riscattato dieci anni dopo, all'undicesimo congresso del Pci, rompendo con la liturgia del centralismo democratico. In quell'occasione pronunciò la frase che dà il titolo al film. Peccato però che sia stato poco ascoltato dai suoi stessi compagni di partito». Nel film Ingrao dice: «Mi intendo più di cinemachedipolitica.Volevofareilregista, sono stato spinto a calci nel sedere verso lapolitica».Addirittura? «Eh già. Per un anno è stato iscritto alla scuola di cinematografia di Cinecittà, ha collaborato con Luchino Visconti, ha frequentato il gruppo di Giuseppe De Santis. Aggiungo una notizia che sanno in pochi: c'è il suo zampino anche nella sceneggiatura di Ossessione. Ma poi ci fu la guerra di Spagna, che gli impose la scelta dell'impegno politico: da lì sarebbero venuti la clandestinità nel periodo fascista e il lavoro all'Unità, di cui è stato anche direttore. Ma la sua attenzione al linguaggio cinematografico è rimasta intatta». Nel film compareanche Giulia Ingrao, la sorella... «Lei fa da controcanto all'Ingrao politico, mostrandone piuttosto il lato intimo. Giulia è una novantenne che non ha nulla da invidiare al fratello in freschezza mentale, dinamismo e carisma. Preferisce di gran lunga l'Ingrao giornalista all'Ingrao politico. Lo vede come un uomo che ha mal sopportato gli schematismi, le rigidità e le chiusure dell'apparato. E in quella frase, “Non mi avete convinto”, vede l'inizio di una fase nuova per Pietro, che pochi anni dopo si sarebbe schierato in favore della Primavera di Praga». MacosapensaIngraodellasinistradioggi? «Ho cercato di non utilizzarlo come una clava critica contro la politica di oggi. Sarebbe stata una scelta strumentale. Ma certamente non approva questa divisione che c'è a sinistra ormai da molti anni, né lo convince la sottovalutazione da parte della sinistra del tema del lavoro. Per lui la sinistra è tale proprio perché si occupa di chi perde il lavoro e perché analizza e interpreta le dinamiche dell'economia di mercato nell'interesse dei lavoratori. Che cosa dovrebbe essere, altrimenti, la sinistra? In ogni caso, oggi non può dare ricette, e in ogni caso negli ultimi anni ha preferito interessarsi del movimento pacifista, ma in passato i suoi suggerimenti non sono stati presi in considerazione. Nel dopoguerra, tra i leader del Pci è stato il più amato e il meno potente». Piùamato diBerlinguer? «La sua storia è stata più lunga e ha attraversato generazioni diverse, come dimostra l'impatto che il film sta già avendo: c'è molta curiosità da parte dei trentenni. Ma penso che anche ai più giovani non dispiacerà di imbattersi in un personaggio di cui i libri di storia, temo, non parleranno molto». Malui ha visto il film? «Non ancora, ma ha letto e approvato la sceneggiatura, perché ancora oggi non passa niente senza la sua approvazione». STORIADEL JAZZ Unaprospettivaglobale StefanoZenni pagine602 euro25,00 Stampaalternativa Nuoviequilibri Sabato si inaugura a Palazzo Zenobio (Venezia) il secondo ciclo di mostre di «Prospettiva Post-Avanguardia». Quattro le mostre previste: le collettive «Sélection Comparaisons» (nella foto un'opera di Sang Lan Kim), «La ruggine e la luce» e «Il senso del colore» e la personale di Riccardo Licata. A Venezia prospettive d'avanguardia CULTURE Il jazzriletto datutti i lati La«storiaglobale»diZenni offreprospettive inedite Manualeecdrompercapire ungenerechehascandito il900analizzandoanche il ruolodelladanza,della radioedellamusicastampata PAOLOODELLO pa.odello@alice.it Pietro IngraoaVenezia Conunfilm-intervista di Filippo Vendemmiati Pietro Ingrao all' assembleadella SinistraedegliEcologisti FOTO DI MARCO MERLINI/LAPRESSE U: 20 domenica 12 agosto 2012
16 domenica 12 agosto 2012
MossaasorpresadelpresidenteLeeMyung-bakchehamesso piedesulleDokdo-Takeshimarivendicandone lasovranità NAVIGANDO PER 215 CHILOMETRI DALLA COSTA COREANAINDIREZIONEEST,OPPUREPER211VERSONORDOVEST DA QUELLA GIAPPONESE, UN VIAGGIATORE CHEFOSSEINCERCADIUNLUOGOSOLITARIOESGRADEVOLE, FLAGELLATO DAI VENTI QUANDO NON È IMMERSO NELLA NEBBIA, INZUPPATO DI PIOGGIA QUANDO NON SPROFONDA NELL'AFA, TROVEREBBE QUELLO CHE FA AL CASO SUO: trentacinque scogli e due isolotti che, a dispetto della loro apparente insignificanza, Seul e Tokyo si contendono con indomita asprezza e ricorrenti crisi diplomatiche. L'ultima lite è esplosa in questi giorni per l'improvviso arrivo in loco del presidente sudcoreano Lee Myung-bak. Un sopralluogo più che una visita, visto che alle Dokdo-Takeshima non vive nessuno, con l'eccezione di un piccolo distaccamento della guardia costiera di Seul, che ci passa di frequente, e un avventuroso pescatore di polpi, che dicono si sia qui trasferito assieme alla consorte. Evidentemente scoprendo un suo personale Eden là dove altri si sentirebbero perlomeno in Purgatorio. Coreani e giapponesi hanno mille motivi e argomenti di contesa e recriminazione, radicati nel passato sia recente che remoto. Sono divisi persino sul nome da dare alla porzione di Oceano Pacifico in cui si trovano le suddette Dokdo-Takeshima: mare dell'Est oppure mare del Giappone? L'onore nazionale, il riconoscimento di veri o presunti diritti acquisiti, la volontà di imporsi sulla scena regionale o globale come soggetto che sa farsi rispettare. Sono tutti fattori presenti nella disputa sul mini-arcipelago. Insieme a un altro che viene meno sbandierato, ma è probabilmente il più importante: nei fondali circostanti abbondano giacimenti di gas naturale. O almeno questo è quello che immaginano gli esperti, benché proprio la contesa sulla sovranità abbia sinora impedito accurate prospezioni sottomarine. Per questo e altri aspetti, il confronto fra Seul e Tokyo sulle Dokdo-Takeshima non differisce granché dai numerosi analoghi e annosi conflitti politico-giuridici in cui sono impelagati (è il caso di usare questa espressione) vari paesi che si affacciano sul Pacifico. Ciascuno rivendicando l'incontrovertibile certezza della propria sovranità su questo o quell'altro minuscolo pezzo di terra sperduto nelle sconfinate distese oceaniche. Cina e Giappone sono rivali per le Diaoyu-Senkaku. Giappone e Russia litigano sulle Kurili. Hanoi denuncia il possesso cinese delle Paracelso che considera parte del Vietnam al pari delle Spratly. Le quali sono però rivendicate anche da Malaysia e Filippine. Mentre queste ultime reclamano come cosa propria anche il solitario scoglio dal cacofonico nome di Scarborough, su cui hanno messo stabilmente piede i cinesi. In tutti i casi l'ipotesi che sostanziosi interessi economici alimentino le polemiche sui diritti acquisiti o violati, somiglia più a un dato di fatto che a un sospetto. Non sempre però le ipotesi poggiano su stime attendibili e calcoli accurati. Prendiamo il bacino complessivo delle Spratly e Paracelso. Secondo Pechino nei fondali circostanti sono in attesa di estrazione ben 213 miliardi di barili di petrolio, vale a dire un quantitativo dieci volte superiore al totale delle riserve americane. E questo spiegherebbe la fermezza minacciosa con cui Pechino difende il controllo delle Paracelso, acquisito manu militari nel 1974 cacciandone i vietnamiti. Washington ritiene che i cinesi pecchino di eccessivo ottimismo, e abbassa a 28 miliardi di barili la consistenza dei pozzi petroliferi nella zona. Gli Usa però concordano sull'abbondanza di gas. Ritengono che in quella stessa area ne siano intrappolati ben 25mila miliardi di metri cubi. Qualcosa come il totale delle riserve di gas del Qatar. E allora si comprende perché, sorda alle proteste dei governi filippino e vietnamita e agli slogan nazionalisti scanditi nelle piazze di Manila e Hanoi, la Repubblica popolare qualche settimana fa abbia deciso di stabilire una guarnigione militare permanente a Sansha, il principale centro abitato delle Paracelso. Precedentemente, lo scorso giugno, Sansha era stata insignita del titolo di capoluogo amministrativo di tutti i territori contesi da altre nazioni a Pechino nel mare della Cina meridionale: oltre alle Paracelso, anche le Spratly e Scarborough. Scarborough. Perfino Scarborough, verrebbe da dire. Un atollo roccioso dimenticato fra le onde da Dio e dagli uomini. Talmente inospitale che il suo stesso nome evoca sventura, perché Scarborough si chiamava la nave della East India Company che in piena tempesta ci andò a sbattere contro il 12 settembre 1784. Non una delle persone a bordo potè salvarsi. Eppure queste acque lo scorso aprile sono state teatro di una sfida ad alta tensione fra Cina e Filippine. Con intervento di navi militari dell'uno e dell'altro Paese a protezione dei pescherecci che la parte avversa voleva allontanare da zone abusivamente invase. Forse non è solo il pesce a interessare tanto i governi dei due Paesi rivali. LaCoreasbarcasulloscoglio e ilGiapponedice«Aja» ILGOVERNOGIAPPONESEREAGISCECONDUREZZAALLA VISITA LAMPO DEL PRESIDENTE SUDCOREANO NELLEISOLEDISABITATEECONTESECHESEULCHIAMADOKDO ETOKYO TAKESHIMA. «Ricorreremo alla Corte internazionale di giustizia», fanno sapere i nipponici, annunciando che intendono così mettere in mani terze la soluzione dell'annosa controversia». Venerdì il capo di Stato della Corea del Sud, Lee Myung-bak, è andato là dove nessuno dei suoi predecessori aveva mai messo piede. Un'iniziativa di evidente significato simbolico: voi giapponesi rivendicate quel che vi pare, questa è casa nostra. E ci appartiene talmente che il primo cittadino vi si reca in visita ufficiale, definisce Dokdo «la parte più estrema del nostro territorio», ed esorta i militi della guardia costiera a «difenderla con orgoglio». A sentirlo e battere le mani, assieme ai pochi uomini in divisa, gli unici due abitanti dell'intero arcipelago: un anziano pescatore e sua moglie. Tokyo è colta di sorpresa. Richiama subito per consultazioni il proprio ambasciatore a Seul, mentre convoca al ministero degli Esteri il rappresentante sudcoreano riservandogli un'inevitabile sfuriata. Poi l'appello all'Aja. La sovranità sui 37 isolotti galleggianti nel mare che gli uni chiamano «Orientale» e gli altri «Giapponese» è materia di periodici scontri diplomatici fra i due Paesi. La mossa sudcoreana è però senza precedenti. Qualche anno fa c'era andato un primo ministro, che nel sistema istituzionale di Seul conta però molto meno del presidente. Qualcuno nota la coincidenza temporale con il tremendo calo di popolarità del partito conservatore al governo (Saenuri), a causa di una sfilza di scandali politico-finanziari culminati nell'arresto del fratello del presidente. Tra pochi mesi il Paese va alle urne per scegliere il successore di Lee e i sondaggi sono impietosamente sfavorevoli alla destra. In casi simili un bella iniezione di revival nazionalista può servire anche a ridare entusiasmo alla base delusa. Tra l'altro a giorni, il 15 di agosto, cade l'anniversario della liberazione dal dominio coloniale giapponese. GA.B. CULTURE Lebaruffe sugli isolotti Rocce impervie sonooggetto diappetiti internazionali Unmisterochesi spiega grazieallapossibilepresenza digiacimentidigasnaturale nei fondalicircostanti Untesorochefagolaamolti GABRIELBERTINETTO gbertinetto@unita.it Anticamappa diDokdo(nome coreano) oTakeshima (giapponese) e lasua posizione sullamappa ... Conteseecrisidiplomatiche traTokyoeSeul,Cina eRussiaper ilpossesso dideserti inmezzoalmare U: domenica 12 agosto 2012 23
. . . 500 Lavoratori L'ITALIAELACRISI . . . 12 Airbus Lo stop ai voli, con il ritiro della licenza, dovrebbe arrivare domani, ma per il traffico Wind Jet il caos è già partito da giorni. E si è intensificato ieri, dopo il fallimento della trattativa con Alitalia per rilevare il vettore di Catania. Secondo l'Enac sono 300mila i passeggeri che, da qui ad ottobre, hanno prenotato un volo della compagnia agonizzante: l'unità di crisi già istituita dall'Ente con le altre compagnie aeree (Alitalia, Meridiana Fly-Air Italy, Livingston, Blu Panorama e Neos, unitamente a Wind Jet), ha coordinato la rimodulazione dei voli in modo tale che venga garantita la riprotezione dei passeggeri. Per permettere di effettuare tutti i voli, l'Enac «ha disposto che i principali scali italiani rimangano aperti durante la notte», dice una nota. I voli di riprotezione «effettuati sulle singole tratte nazionali dirette avranno un sovrapprezzo di massimo 80 euro (tasse incluse). Per i voli internazionali il sovrapprezzo sarà maggiore, a seconda delle tratte». Per i voli programmati a settembre, «i prezzi potrebbero subire delle variazioni». Così assicura l'Enac, che ha attivato il Numero Verde 800.898.121 (è attivo anche quello Alitalia: 06.65859030). Il ministro allo Sviluppo, Corrado Passera, ha intanto convocato Wind Jet e Alitalia per martedì, per fare il punto «sull'improvvisa e inaspettata interruzione di una trattativa rispetto alla quale il governo aveva ricevuto informazioni di un esito positivo». Al tavolo, che si occuperà anche della questione occupazionale, saranno presenti anche Enac, le organizzazioni sindacali, gli Enti locali coinvolti e le istituzioni competenti. Disagi anche pesanti, nella giornata di ieri, per tutti i passeggeri Wind Jet, tra voli in ritardo e del tutto cancellati (tra cui due da Fiumicino, uno da Rimini con destinazione Parigi, su cui erano pronti a salire 121 passeggeri). E, denuncia la Fiavet (Federazione delle imprese viaggi e turismo), «ci sono biglietti Wind Jet emessi per il 14, il 15 e il 16 agosto, mentre altri sono stati già da tempo venduti fino alla fine di settembre. Anche in queste ore vengono venduti biglietti, anche se in misura limitata e dando una serie di avvertimenti ai clienti». Il governo vuole capire cos'è accaduto. Perché, dopo un duro botta e risposta, tra Wind Jet e Alitalia le trattative per l'integrazione delle due compagnie, iniziate il 25 gennaio, sono affondate. Sembra chiederselo anche la stessa Wind Jet, secondo cui le condizioni per chiudere l'accordo entro il 27 luglio e le richieste poste dall'Alitalia «erano state pienamente soddisfatte». Dopodiché, l'ex compagnia di bandiera avrebbe «imposto nuovi termini e condizioni, alcune delle quali vessatorie, e addotto meri pretesti, in una situazione così grave, per rinviare la chiusura» (della trattativa). La compagnia catanese intende infatti portare quella di Colaninno davanti alle «competenti autorità giudiziarie». La vicenda Wind Jet per l'Avia è segnata da «numerose opacità», con passeggeri e lavoratori coinvolti come «ostaggio» in una crisi aziendale. «Nella migliore tradizione italica si usano come ostaggio utenti e lavoratori in una vicenda che presenta numerose opacità. Che il tutto avvenga nel “triangolo delle Bermude” della settimana di Ferragosto rafforza i dubbi», dice il presidente dell'associazione degli assistenti di volo, Antonio Divietri. E Federconsumatori parla dell'«ennesima beffa di fine estate dopo il fallimento degli ultimi anni di compagnie aeree fragili ed improvvisate come Sky Europe, Livingstone, My Air, Spain Air». L'associazione, insieme ad altre, chiede da anni al governo «la costituzione di un fondo di garanzia per far fronte alla riprotezione ed al rientro dei passeggeri in caso di insolvenza e sospensione della operatività da parte delle compagnie aeree: ma nulla si muove». Non bastavano il disastro per i dipendenti e i disagi per gli utenti Wind Jet. Dopo il fallimento della trattativa con Alitalia, e quindi della compagnia stessa, è scontro aperto tra tutti i soggetti in campo. Oltre a quello tra i due ex alleandi, è il presidente dell'Enac (l'Ente per l'aviazione civile), Vito Riggio, ad aprirne un secondo, sostenendo che anche «Alitalia si deve far carico di un problema che ha contribuito a creare». Parole che la compagnia respinge subito al mittente: Alitalia «non è in alcun modo responsabile della situazione di caos della compagnia catanese», dice secca una nota della compagnia. Che prosegue: «Queste affermazioni stupiscono in particolar modo visto che da aprile Alitalia ha sempre informato tutte le autorità competenti e le ha tenute quotidianamente al corrente sullo stato reale delle trattative». «Le autorità - spiega poi - erano anche a conoscenza delle enormi difficoltà dell'operazione, dovute agli inadempimenti di Wind Jet. Come Riggio sa bene, da molti giorni Alitalia cerca di riproteggere tutti i viaggiatori, operando anche voli speciali, e la compagnia intende continuare a fornire assistenza per quanto possibile. Questo impegno è lo stesso che Alitalia ha avuto in situazioni analoghe». Morale: «Le dichiarazioni di Riggio in questo contesto sono prive di ogni fondamento». L'EUROPA DIVISAINDUE Anche Wind Jet accusa la compagnia di Roberto Colaninno, dichiarando che le condizioni per chiudere l'accordo entro il 27 luglio e le richieste poste «erano state pienamente soddisfatte». Tanto che la stessa Alitalia dovrà spiegare «innanzi alle competenti autorità giudiziarie, i motivi per cui non ha inteso dare luogo al closing», oltre ad «assumersi appieno le responsabilità di tale differimento». Ma più inaspettata per Alitalia è la polemica di Riggio, che ha parlato a margine dell'inaugurazione dell'aeroporto di Pantelleria: «Wind Jet - aveva detto - sa bene di non potere fare fronte agli impegni assunti e questa è una cosa molto grave, sia dal punto di vista industriale, per le 500 persone che ci lavorano, sia per i collegamenti Nord-Sud, sia per i passeggeri che si trovano in questa situazione». Poi aveva aggiunto: «Sarebbe stato meglio chiudere ad aprile. Ora diciamo ad Alitalia, visto che ha tenuto aperta la trattativa fino ad agosto, che si faccia carico di un problema che ha contribuito a creare». A chi gli ha chiesto ragione del perché non abbiano chiuso prima la compagnia, ha risposto: «Avremmo pregiudicato la possibilità di un accordo. Le compagnie le teniamo aperte finché c'è la possibilità di una trattativa. L'accordo con Alitalia era già stato firmato. Se chiudessimo tutte le compagnie quando sono in difficoltà non faremmo un buon servizio ai passeggeri, che in questo caso hanno continuato a viaggiare nonostante le difficoltà». «Purtroppo - sempre Riggio - la trattativa si è protratta sino al 10 agosto, ma questo rientra nei rapporti industriali. L'idea di non fare volare nessuno mi è estranea». Il direttore generale dell'Enac, Alessio Quaranta, non ha dubbi sulle cause che hanno determinato il crollo di Wind Jet: «È dipeso dal mercato, e dalla difficoltà di sostenere le spese ingenti, a cominciare dal costo del carburante notevolmente cresciuto in questi ultimi anni». Un fallimento che, comunque, si inserisce nella generale difficoltà delle compagnie low cost italiane nell'imporsi nel mercato internazionale. Un impasse che Riggio si spiega così: «Le ragioni sono le stesse per cui l'Europa del sud ha lo spread elevato: cioè mancanza di capitali, spesso poche professionalità. Al nord, e per nord intendo Irlanda e Inghilterra, si ragiona con grandi fondi. È l'Europa che è divisa in due». E l'Enac litiga con Alitalia sul salvataggio INUMERIDELLACRISIWINDJETWind Jet, 300mila cittadini rischiano di restare a terra LAURAMATTEUCCI MILANO LA. MA. MILANO . . . Il presidente dell'Ente: «Non chiudiamo finché c'è la possibilità di un accordo» . . . Ferragosto è alle porte e sale il panico di rimanere bloccati. Ieri parecchi ritardi e cancellazioni . . . Alitalia predispone 20 voli al giorno sulla Sicilia, in campo anche Meridiana Fly. Scali aperti di notte Denaro nascosto nella biancheria intima, nei pacchetti di sigarette, nel doppiofondo dei sedili dell'auto: chi esporta illegalmente valuta fa ricorso alla fantasia ma viene comunque scoperto. Nei primi sette mesi del 2012, la Guardia di Finanza ha sequestrato alle frontiere, in aeroporti e porti, 41 milioni di euro di valuta; 2.638 gli interventi. L'incremento dei sequestri è del 78% rispetto allo stesso periodo del 2011 quando erano stati sequestrati 23,2 mln in 2278 interventi. Sequestrati anche 88 kg d'oro e 570 d'argento, quando erano stati rispettivamente 45 e 179 nel 2011. Fra le scoperte degli ultimi giorni, la Gdf segnala che all'aeroporto di Fiumicino, i finanzieri hanno trovato un'imprenditrice cinese che aveva nascosto all'interno della biancheria intima quasi 100 mila euro; un imprenditore italiano con attività in Etiopia viaggiava con 122mila euro nascosti nel doppiofondo del trolley; un altro cinese, aveva, invece in valigia una stecca di sigarette da 200mila euro (ogni sigaretta conteneva, infatti, una banconota da 500). Ed ancora. All'aeroporto di Firenze, un imprenditore tessile cinese con sede a Prato era in partenza per Shangai con 180mila euro nascosti nella fodera di alcune giacche che portava con sé come campionario prodotto dalla sua azienda. A Ponte Chiasso un 50enne varesino, titolare di un negozio di alimentari in viaggio con la giovane figlia, tentava di portare via 50 kg. di oro nascosti nel doppiofondo ricavato sotto uno dei sedili dell'auto. La Gdf ha rilevato che dietro la fuga di denaro all'estero non c'è solo evasione fiscale ma anche truffe e riciclaggio. Evasione capitali Nei primi 7 mesi confiscati 41 mln Enac: voli garantiti da cinque vettori, ma con un sovrapprezzo di 80 euro Passera convoca le parti per martedì: «Rottura delle trattative inaspettata» Per la compagnia catanese c'erano le condizioni per un accordo Vito Riggio contro l'azienda: «Si faccia carico del problema» La replica: «Il caos non è colpa nostra» 4 domenica 12 agosto 2012
La Siria è un unico, immenso campo di battaglia. Non solo Aleppo. Violenti scontri tra esercito e ribelli sono scoppiati ieri nel cuore di Damasco, nei pressi della Banca centrale siriana e in altre zone del centro. Lo riferiscono numerosi residenti e i comitati di coordinamento locale anti-regime via Twitter. Secondo i comitati locali anti-regime i combattimenti e le esplosioni si sono verificate anche nei pressi di piazza Marjeh, dove ha sede il ministero dell'Interno, e lungo le principali arterie del centro. Testimoni hanno poi riferito di aver udito forti esplosioni non lontano dall'area dove sorge il quartier generale della missione Onu. GUERRATOTALE L'esercito governativo aveva dichiarato di avere cacciato i ribelli da Damasco, dopo una lunga battaglia, ma i combattenti dell'opposizione continuano a colpire nella città e sono attivi nei sobborghi. Tra questi il quartiere al-Tal, in cui una emittente televisiva filo governativa ha denunciato il sequestro da parte di ribelli di quattro dipendenti, mentre la zona continua a essere teatro di scontri. Si combatte anche ad Aleppo, nel Nord del Paese, dove i ribelli affermano di aver ripreso delle postazioni nel quartiere di Salah ad Din. È di 26 morti il bilancio parziale degli scontri di ieri : lo riferiscono attivisti anti-regime citati dalla tv AlArabiya. I comitati di coordinamento locali, dal canto loro, hanno aggiornato il bilancio delle vittime dell'altro ieri: 180 i morti, la gran parte ad Aleppo (75), 40 quelli a Damasco e nelle periferie della capitale, 22 a Idlib, 20 a Homs, 12 a Daraa, 6 a Dayr az Zor, 4 ad Hama e 1 a Lattakia. L'Esercito siriano libero (Esl) è riuscito a riprendere qualche posizione strategica nel quartiere di Salah ad Din, principale roccaforte dei ribelli in città - ha detto Abdel Qader Saleh, un comandante dell'Esl, formato da disertori e civili che hanno imbracciato le armi. «I combattimenti sono violenti e non si sono fermati nelle ultime 24 ore. Diversi settori di Aleppo sono sotto bombardamento», ha aggiunto il capo delle operazioni del battaglione «Tawhid». I ribelli avevano detto di aver eseguito un ripiegamento «tattico» da Salah ad Din, di fronte all'avanzata delle truppe regolari, mentre il regime di Damasco aveva annunciato la conquista completa del quartiere. «Ieri (venerdì, ndr) sono stati rapiti dai ribelli Yara Saleh, il suo cameraman, il fonico e l'autista dell'auto su cui si trovavano a bordo»: a rivelarlo è una fonte vicina al governo di Damasco. Il sequestro è avvenuto nei pressi della capitale. Yara Saleh è una nota giornalista di SyriaNews, già rapita e poi liberata dai ribelli a Zabadani nel febbraio scorso. Settimane fa, l'emittente filo-governativa, ma di proprietà privata, aveva subito un attacco contro la sede principale costato la vita a 4 dipendenti. Nel frattempo, non si ferma il flusso verso il territorio turco di profughi e disertori in fuga dai combattimenti in Siria: altre 1.907 persone hanno passato la frontiera nelle ultime 24 ore ai valichi delle province di Antiochia e Kilis. A riferirlo è l'agenzia di stampa turca Anadolu. Fra loro vi sono anche 51 militari siriani disertori. Cinquanta feriti sono stati ricoverati nell' ospedale di Kilis. Complessivamente, sono oltre 150mila i siriani finora fuggiti nei Paesi vicini. PATTOWASHINGTON-ANKARA Niente via libera esplicito dagli Stati Uniti, per ora, a possibili operazioni militari turche in Siria, ma Washington e Ankara lavorano a «nuove ipotesi» operative dopo che la più volte annunciata «imminente caduta» del regime ancora non si è verificata.. Dai colloqui di Istanbul fra il segretario di stato Usa Hillary Clinton e il premier turco Recep Tayyip Erdogan sono venute indicazioni di un cambiamento di marcia da parte di Washington. Clinton oltre a nuovi aiuti umanitari per 5,5 milioni di dollari ai profughi - ha annunciato una più stretta «pianificazione operativa» con Ankara sul fronte siriano. Non è stata esplicita, ma ha indicato che con il coinvolgimento di intelligence e militari dovrà «accelerare» la caduta del regime e preparare il dopo-Assad.La Turchia, che appoggia i ribelli sunniti, secondo la stampa di Ankara, ha pronti piani di intervento militare in territorio siriano: lungo il confine, per creare una zona cuscinetto di 20 km, e nelle province del nord curdo, per impedire che diventino una base arretrata dei separatisti del Pkk, impegnati da fine luglio in una forte offensiva nel Kurdistan turco. Secondo alcuni analisti la Turchia preme per l'imposizione sotto leadership americana di una «no fly zone», come in Libia, su parte del territorio siriano. Una ipotesi non scartata dalla Clinton che ha dichiarato che con la Turchia gli Usa prepareranno piani per l'ipotesi dello «scenario peggiore, nell'orribile eventualità che vengano usate armi chimiche», come ha minacciato di fare Damasco in caso di invasione straniera. I piani dovranno indicare «che cosa comporterebbe l'utilizzo di armi chimiche in termini di risposta, di assistenza umanitaria e medica, e che cosa bisogna fare per evitare che siano usate o cadano nelle mani sbagliate».Il segretario di Stato ha sottolineato che è prioritario cercare di rompere, con nuove sanzioni, l'asse fra Damasco, Teheran e Hezbollah libanese, che «prolunga la vita del regime». Preoccupa anche l'afflusso di combattenti jihadisti stranieri sul fronte siriano e la crescita di influenza nel nord del Pkk, che Ankara ora accusa Damasco di appoggiare e armare. Una apparente risposta siriana all'appoggio della Turchia sunnita ai ribelli anti-Assad. La Siria non deve diventare «un santuario per i terroristi del Pkk», ha detto Clinton. La presenza di jihadisti stranieri legati ad Al Qaeda fra i ribelli può stravolgere gli scenari del possibile dopo Assad. Usa e Turchia hanno una «strategia comune» per evitare che «gruppi estremisti prendano posizione in Siria» ha detto il ministro turco Ahmet Davutoglu. Ma la maggior parte dei jihadisti entra in Siria proprio attraverso la Turchia. Caos siriano, battaglia nel cuore di Damasco La Somalia sta vivendo momenti cruciali per il suo futuro. Sono in corso le operazioni per il passaggio alle nuove istituzioni da quelle di transizione che dal 2004 reggono le sorti del Paese. La road map che ha preso l'avvio lo scorso settembre prevedeva che, non essendoci ancora le condizioni per elezioni universali, siano gli Anziani di ciascun clan - elders - a designare dapprima, gli 825 membri dell'Assemblea nazionale costituente e poi i 225 parlamentari - portati infine a 275 per assicurare una maggiore rappresentatività ai vari clan - i quali dovranno a loro volta nominare le più importanti cariche dello Stato, primo fra tutti il presidente della Repubblica con la cui elezione, prevista il prossimo 20 agosto, si concluderà la transizione. Ma intorno a questo processo costituente si sono accese critiche diffusissime e da più parti sono piovute accuse di malversazioni, violenze e mercato nero dei seggi parlamentari. Dopo il rapporto di Matt Bryden, coordinatore del monitoringgroupper Somalia ed Eritrea, che ha accusato di corruzione dilagante la pubblica amministrazione, a cominciare dagli esponenti delle attuali istituzioni di transizione, e la denuncia di Augustine Mahiga, inviato speciale per la Somalia del Segretario generale Onu Ban Ki-moon, il quale ha riferito di tangenti e intimidazioni nella designazione dei membri del nuovo Parlamento, il Consiglio di Sicurezza dell'Onu è tornato a sottolineare, con un comunicato dell'altro ieri, i timori per i brogli, gli ostacoli alla road map ed i pericoli che corrono le “quote rosa” del 30%. Nel comunicato si esprime soddisfazione per l'adozione in via provvisoria del testo della nuova Costituzione, «una pietra miliare» del passaggio verso una governance «più stabile e responsabile» ma, - anche in questo caso - si auspica che la scelta dei nuovi parlamentari avvenga «il più presto possibile e in modo trasparente, senza il timore di violenze o di intimidazioni». A dire il vero, talvolta è sembrato che fosse la stessa comunità internazionale ad ammorbidire le regole. Nell'ultima riunione di Nairobi del 6 agosto si è aggiunta al requisito del possesso di un titolo di istruzione superiore per divenire parlamentare, l'alternativa di un'«equipollente esperienza». Locuzione estremamente vaga che la stampa e la società civile hanno letto come una modifica dell'ultim'ora, e a giochi in corso, accettata da Mahiga per favorire lo speaker dell'attuale parlamento di transizione Sheikh Hassan, privo di titoli di studio. Ma anche le contorsioni diplomatiche di Mahiga, che da una parte denuncia e dall'altra agevola i personaggi più potenti, ma anche più chiacchierati, sembra arrivata al capolinea. Le accuse di immoralità diffusa a tutti i livelli pubblici hanno portato a Mogadiscio gli esponenti della Corte penale internazionale dell'Aia e proprio questa mattina, a conferma dell'impegno assicurato dal ministro Giulio Terzi su queste pagine in risposta alle preoccupazioni espresse dalle Associazioni Migrare e Articolo 21, si è fatto sentire il rappresentante dell'Unione Europea per la Somalia Alex Rondos, il quale ha lasciato intendere l'insoddisfazione per le modalità di attuazione della transizione. Quasi in risposta all'Ue, è stato diffuso un ultimatum di Onu, Unione Africana e Igad - che hanno la gestione diretta della road map – contro i capi delle attuali istituzioni somale affinché cessino le loro pesanti intimidazioni sul regolare processo di rinnovamento nel tentativo di essere rieletti assieme ai loro sostenitori, assicurando che saranno presi immediati ed adeguati provvedimenti nei loro confronti. A sua volta James Swan, ambasciatore degli Stati Uniti per la Somalia, ha accolto con favore l'ultimatum ed ha aggiunto che per restituire dignità alla Somalia nel contesto internazionale deve essere favorito l'ingresso nel nuovo parlamento degli uomini migliori e sbarrato il passo ai warlords. In effetti Mogadiscio sta vivendo momenti di altissima tensione. Il Comitato tecnico elettorale, che comprende anche osservatori internazionali e ha diritto di veto sui candidati, ha sin qui ammesso solo 210 nominativi sui previsti 275, mentre il termine per il giuramento scadeva il 10 agosto scorso. Il ritardo dà l'idea della fibrillazione con la quale si stanno svolgendo le trattative. Le sparatorie si accendono in varie parti di Mogadiscio non solo per i conflitti sulle nomine dei parlamentari (l'ultima è avvenuta tra le stesse forze del Tfg in prossimità della sede del Comitato elettorale e vicino a quella dove siedono gli elders), ma anche per le candidature alla presidenza della Repubblica in vista dell'elezione del prossimo 20 agosto. Tutti e tre gli esponenti delle istituzioni di transizione, il presidente Sheikh Ahmed, lo speaker Sheikh Hassan e il primo ministro Abdiweli Ali Mohamed, aspirano alla nuova presidenza della Repubblica ma i candidati sono oltre un centinaio. Tra questi, nei giorni scorsi, arrivato a Mogadiscio Mohamed A. Mohamed (Farmajo) accolto da manifestazioni di giubilo, tanto che pure alcuni militari hanno abbandonato le loro postazioni per unirsi alla folla. Nella conferenza stampa all'aeroporto Farmajo ha detto di sapere che da sei mesi militari, poliziotti e pubblici dipendenti non ricevono lo stipendio ed ha intimato al Governo di transizione, tra il tripudio della folla, di provvedere entro il corrente Ramadan. Nonostante i problemi di sicurezza, il superamento della transizione sta riportando in Somalia molti che l'avevano abbandonata. Fervono i lavori di ripristino delle abitazioni e riprende vigore il mercato sotto l'impulso di avanzatissime tecnologie. La phone-money è di uso comune e perfino l'elemosina passa da un telefonino all'altro. UMBERTODE GIOVANNANGELI udegiovannangeli@unita.it La sede della televisione di Stato bombardata a Damasco FOTO DI YOUSSEF BADAWI/ANSA EPA SHUKRISAID www.migrare.eu . . . Oggi a Mogadiscio sbarcano gli osservatori del Tribunale dell'Aja anche su invito italiano Somalia verso le elezioni tra brogli e intimidazioni . . . Gli scontri raggiungono il centro della capitale mentre ad Aleppo si combatte casa per casa . . . Hillary Clinton a Istanbul Patto tra Usa e Turchia per accelerare la caduta di Bashar al Assad Il centro della capitale sconvolto da scontri armati Aleppo i ribelli riprendono posizioni nel quartiere di Salah ad Din Rapita la reporter siriana Yara Saleh e la sua troupe A Istanbul siglato patto Usa-Turchia domenica 12 agosto 2012 15
SEGUEDALLAPRIMA La politica impotente è più esposta alla corruzione, alla contestazione dei suoi privilegi, alle dinamiche autoreferenziali e di cooptazione. Ma la frattura che si è determinata con gran parte della società ha la sua ragione prima nell'estrema debolezza dei governi. L'ideologia mercatista ha conquistato la politica, sottraendole la spina dorsale. In questo passaggio di portata storica il compito del centrosinistra, della sinistra, è quello di ricostruire il nerbo della politica. La sua ragione sociale. Il suo scopo. La sua moralità, che consiste nel ricongiungere la propria azione con i valori dell'uguaglianza, dell'equità distributiva, delle pari opportunità, dello sviluppo attraverso il rispetto dell'ambiente e la migliore qualità della vita e del lavoro. Solo una politica vitale può riattivare un circuito di partecipazione democratica. Senza spina dorsale invece non c'è politica, resta soltanto un ribellismo individualista, ancora più funzionale al primato e all'ideologia del mercato. Moralità della politica vuol dire presentarsi ora con trasparenza e spirito di verità. Dire ciò che è possibile fare subito e ciò che invece va costruito, insieme, nel tempo. Senza nascondere che la crisi economica è dura, che non si tornerà comunque al punto di prima, che per difendere il nostro modello sociale dovremo essere capaci di innovare, anche di sacrificarci per restituire un po' di futuro ai nostri figli. Dovremo farlo investendo. Rafforzando l'idea di pubblico (che non vuol dire «statale»). Soprattutto rafforzando l'idea di comunità nazionale. Come nel dopoguerra si può vincere solo attorno ad un'idea di comunità, ad un senso nazionale (ed europeo), ad una missione capace di coinvolgere più di una generazione. Ma dire la verità costa. E, dopo un decennio quasi ininterrotto di antipolitica al potere, è difficile rompere con la demogogia e il populismo. È però arrivato il momento di farlo. Costi quel che costi, il centrosinistra che si candida a governare il Paese deve fare chiarezza. Deve avere coraggio. Deve dire che con i populisti non si può governare una fase così difficile. E non solo perché sarebbero d'impedimento verso politiche d'intesa con i progressisti europei, ma anche perché è arrivato il momento della responsabilità. Chi attacca Giorgio Napolitano e mostra disprezzo per gli equilibri costituzionali, si comporta come Berlusconi anche se si proclama radicale di sinistra. Chi giudica il governo Monti alla stregua del precedente esecutivo, lo fa per lucrare sul disagio sociale e per ricavarne qualche decimale in più nei sondaggi. Una politica immorale insomma, che ha in comune con la destra italiana quel tratto di estremismo verbale a cui non corrispondono mai scelte seriamente riformiste. Il Pd appare oggi la sola forza in grado di sostenere un programma riformatore di governo. Non è un caso che tutti facciano il loro gioco sul Pd. Vendola e Casini sembrano disposti, pur con condizioni e modalità diverse, ad accettare una sfida di governo alternativa ai populismi. Ma si tratta comunque di un'impresa molto difficile. Chi spara contro, lo fa puntando sull'unica reale alternativa ad un governo di centrosinistra: cioè il prolungamento della grande coalizione, magari ancora sotto l'egida dei tecnici. I populisti di destra sperano così di rientrare dalla finestra nella stanza del potere declinante, i populisti di sinistra confidano in una rendita di opposizione da un sostanziale «commissariamento» dell'Italia. Sarebbe questo un esito «greco». Il governo Monti ha commesso errori e non tutte le sue scelte sono condivisibili, ma ha riportato l'Italia al tavolo dell'Europa e ora ci ha posti davanti a un bivio: o saremo capaci di ricostruire una democrazia competitiva, offrendo al mondo l'immagine di un Paese che sceglie tra alternative plausibili, oppure regrediremo allo stato precedente. Allora sì la sopravvivenza del governo dei tecnici sarebbe la vittoria postuma di Berlusconi e la certificazione definitiva dello stato di minorità dell'Italia. In altre stagioni, per battere Berlusconi, il centrosinistra ha chiamato a raccolta tutte le forze disponibili. E poi ha scontato la paralisi determinata da spinte contraddittorie. Ora serve chiarezza. E coerenza. Non si potrà fare tutto e subito. L'azione del governo progressista deve innanzitutto consolidare la fiducia in Europa e l'alleanza delle sinistre continentali. Deve difendere la moneta unica e scegliere le sue priorità per riportare sviluppo: lavoro, istruzione, politiche industriali. Ridurre le tasse sul lavoro e aumentare quelle sulla rendita. Equità, anche a costo di scontentare potenti e diffuse corporazioni. È il momento della responsabilità anche per i cittadini italiani: del resto, ci vuole consenso per governare con un respiro lungo. La sconfitta dei populismi va sanzionata dagli elettori per essere efficace. Al centrosinistra tocca lanciare la sfida e provare qui la sua moralità politica. Massimo Adinolfi APPENALEGGILANOTIZIATIVIENEFATTODIPENSARE:ICINQUEMILIONIDIDOLLARISTANZIATI DALLA TEMPLETON FOUNDATION PER L'IMMORTALITYPROJECT - «Scienza, Filosofia e Teologia dell'Immortalità», tutte insieme affratellate nell'ardua impresa - servono all'esimio professor Fischer, che ne è il destinatario, non per commissionare bizzarri esperimenti su esperienze postmortem,non per visitare necropoli in cerca di pietre rimosse e sepolcri ormai vuoti, non per l'ennesimo esame sulla Sindone o per reclutare santoni, medium e altri professionisti del ramo, e neppure per affidarsi, più realisticamente, a Dylan Dog (il quale ha una parcella molto più bassa, intorno alle 50 sterline al giorno), ma per vincere la vergogna e mettersi davvero a farla, questa ricerca ai confini della realtà. Vedremo i giustificativi delle spese. Ma intanto va detto che il filosofo John M. Fischer, distinguished professor in California, ha tutte le credenziali in ordine, essendosi occupato nei suoi libri di Dio, libero arbitrio, metafisica della morte e significato della vita. A lui la Templeton ha chiesto di misurarsi con le seguenti questioni: 1) se e in quale forma - o in quali forme, al plurale: si prevede anche la possibilità che le forme siano multiple, composite, variopinte e iridescenti - le persone sopravvivano alla morte del corpo; 2) se e in che misura le credenze intorno all'immortalità influenzino carattere e comportamento degli uomini; 3) perché le persone sono disposte, anche solo in maniera irriflessa, a credere nella vita dopo la morte; 4) se sia, in qualche senso del termine, «irrazionale» desiderare l'immortalità; 5) varie ed eventuali: non è un ordine del giorno condominiale, ma quelli della Templeton sospettano possano sorgere altri quesiti, a margine. Tutte questioni serissime, in realtà. Salvo forse la prima, sulla quale però ci si aspetta che Fischer metta il grosso della somma. A meno che infatti i committenti non si accontentino di disquisizioni sull'immortalità per fama o sulla sopravvivenza nel ricordo dei propri cari, c'è da supporre che lì il lavoro incontrerà qualche seria difficoltà. Su tutto il resto Fischer potrà invece valersi di biblioteche intere, nonché dell'aiuto di antropologi, sociologi, studiosi delle religioni, psicologi, perché, a ben vedere, si tratta di questioni che non riguardano l'al di là, bensì quel che gli uomini pensano della morte, del dopo morte e del morire, standosene intanto nell'al di qua. Ma, siccome la prima è davvero una Big Question, si capisce che meriti Big Money. Certo, rimane il paradosso per cui si parla tanto di una cosa di cui non si sa un bel nulla, ma Fischer può restare tranquillo: prima di lui un altro filosofo, Vladimir Jankélévitch, licenziò le sue quattrocento e passa pagine su «La mort», mettendo subito in chiaro che la prima cosa che si tratta di capire è proprio questa stramba esigenza umana di formulare domande per questioni che non hanno risposta, e di parlare di ciò su cui si dovrebbe tacere. Se Fischer vorrà mettere un po' di filosofia nella sua ricerca, dovrà allora esercitarsi non tanto o non solo su quello che si dice in giro su un simile argomento, quanto proprio sul fatto che se ne dice. Scoprirà forse che la logorrea scientifica, filosofica e teologica, alla quale non potrà che contribuire, è in buona parte la continuazione con altri mezzi, quelli adatti a un'epoca secolarizzata e raziocinante come la nostra, dell'antica pratica dello scongiuro, dell'esorcismo, del rito apotropaico e del sacramento. Dopodiché il caso, la necessità o la fortuna (Fischer saprà dirmi) ha voluto che la notizia mi giungesse, mentre avevo fra le mani un libro di interviste a Franco Fortini, intellettuale parecchio bastian contrario, che condì sempre il suo marxismo con una forte tempra etica e religiosa. Alla domanda se avesse ancora la fede, Fortini rispondeva con una sonora incazzatura: ho visto in tv Minoli fare la stessa domanda a Berlusconi, diceva. E poi: io avrei risposto menandogli un pugno in faccia, chi fa domande così merita che lo si pigli a calci. Orbene, è sicuro che Fischer non darà un calcio alla fortuna che la Templeton Foundation gli ha messo tra le mani, e proverà seriamente a rispondere. Ma anche la più seria e proba delle risposte non potrà che spostare l'attenzione via dalle prima delle questioni da cui Fortini voleva che si incominciasse: «Il primo passo necessario è quello della determinazione, il più possibile precisa, del punto nel quale la persona si trovi», il punto, s'intende, della propria condizione storico-sociale. Ed effettivamente: che fare il punto sulla condizione ultraterrena valga cinque milioni di dollari di questi tempi fa venir voglia di rispolverare vecchi argomenti sui tesori riservati ai cieli, che uno vorrebbe invece spendere un po' più giudiziosamente in terra. Maramotti Il commento Cercando l'aldilà, dimenticando l'aldiqua UN'OMELIADELPRESIDENTEDELLACEIINVITAIFEDELICATTOLICIAIMPEGNARSIDIPIÙINPOLITICAEIPOLITICI CATTOLICIADESSERECOERENTICONLALOROFEDE e subito si scatena un dibattito tutto politologico: i movimenti al Centro, le alleanze presenti e future, le personalità pronte a scendere in campo, addirittura la polemica sui matrimoni gay (stavolta nel Pdl, tanto per cambiare). Perfino il prossimo anniversario della morte di Alcide De Gasperi diventa argomento da retroscena. La confusione è grande, per cui forse giova ripetere qualcosa che si rischia, a furia di darlo per scontato, di dimenticare. Parlare di cattolici in politica da tempo, ammesso che così sia mai stato, non significa parlare di Centro. Non coincide con il campo di una possibile «Cosa bianca» e non riguarda il futuro di qualche ministro tecnico o aspirante nuovo protagonista della politica italiana. Tutte questioni interessanti, ma appunto questioni distinte una dall'altra, non una questione sola. Il primo partito di cattolici in Italia è il Partito democratico. Così è semplicemente perché il Pd è il primo partito italiano e, per come è fatta la società italiana, non potrebbe essere diversamente. Così deve continuare a essere, e guai se il Pd dimenticasse o pensasse di appaltare ad altri la rappresentanza dei cattolici che guardano al centrosinistra come alla propria area politica di riferimento o possono convincersi a farlo. La profondità delle radici di sinistra comunista, socialista, azionista e laica non possono oscurare questo dato storico ed esistenziale del Pd, quest'altra radice non meno importante. Qui c'è un altro punto fondamentale su cui è bene non fare confusione: quando il Pd parla di un'alleanza tra progressisti e moderati, quando insomma si propone di allargare il campo dei propri interlocutori a forze centriste e di ispirazione cristiana, non è perché i cattolici del Pd siano irrilevanti: è perché i cattolici del Pd sono progressisti. Essi non stanno nel Pd come interlocutori separati e rappresentanti di un pezzo dell'elettorato di quel partito, ma sono da sempre un elemento essenziale dell'identità condivisa dei Democratici. Il cattolicesimo democratico e progressista non è un ossimoro e non è nato ieri, lo sa bene chi conosce anche solo un po' la storia d'Italia. Non è mai esistito il centrosinistra senza i cattolici in questo Paese, né potrebbe esistere. Casini, o chi per lui (oltre a lui) dovesse convincersi che ha un senso fare un pezzo di strada col Pd, è il primo a saperlo, e infatti si guarda bene dal pensare alla sua interlocuzione coi democratici come a un ricongiungimento con antichi compagni di strada democristiani in vista di sviluppi futuri; per lui certamente, al di là dei trascorsi giovanili, non fa differenza oggi parlare col cattolico capogruppo alla Camera Franceschini o col laico segretario del partito Bersani. Né Casini, o tantomeno altri, possono rivendicare titolo a rappresentare maggiormente la sensibilità dei cattolici. Il Pd è il primo partito di cattolici, si diceva. Il secondo probabilmente è il Pdl. E cattolici ci sono in tutti i partiti, sebbene può darsi che l'Udc abbia più elettori cattolici in percentuale. Non ci sono oggi in Italia, e in qualche modo lo ha dimostrato lo stesso convegno di Todi, leadership in grado di coagulare su di sé il consenso dell'elettorato cattolico, nemmeno di quello più impegnato e desideroso di rappresentarsi come tale. Il mondo cattolico non è un monolite, e nemmeno vuole esserlo, ma è un magma variegato e creativo, anche in cerca di modalità nuove di presenza nella comunità religiosa e civile, ma per diverse strade e con sensibilità differenziate. Sono associazioni gelose della loro autonomia, realtà di volontariato affezionate al loro specifico, reti a cui piace intrecciarsi. Non è realistico pensare che scattino a comando di fronte alla discesa in campo di un banchiere o di un industriale, alla dichiarazione di un ministro, all'appello di un politico, all'ordine di un cardinale. Non succederà, e chi conosce il mondo cattolico lo sa bene. Ovviamente lo sa benissimo soprattutto il cardinale Bagnasco. Il quale infatti si è ben guardato, nella sua omelia genovese come negli altri suoi precedenti interventi, dall'auspicare o sollecitare la nascita di un «partito cattolico». Naturalmente i vescovi conoscono e osservano il Paese, e vedono il vuoto politico che rischia di aprirsi dopo lo sgretolamento del centrodestra berlusconiano, che nel ventennio trascorso è stato l'interlocutore di una parte dell'elettorato cattolico. Questo li preoccupa. E probabilmente li spinge a esortare i laici cristiani a un ritorno all'impegno politico, in questi anni sostituito spesso da una delega un po' acritica da un lato a un ceto politico, quello del centrodestra, venutosi visibilmente ad allontanare dall'originario ceppo almeno parzialmente post democristiano, e dall'altro dal protagonismo dei vertici della stessa conferenza episcopale. Per cui cosa chiede monsignor Bagnasco? Non certo di dar vita a cose bianche o a epifanie leaderistiche. Quello del capo dei vescovi italiani è - e del resto non può che essere - piuttosto un invito al rigore e alla coerenza, nel pieno rispetto del pluralismo scontato delle scelte dei cattolici. Compresi i ministri cattolici e i legittimamente aspiranti nuovi leader. L'editoriale La questione morale del centrosinistra Claudio Sardo L'intervento Il Centro non è la Cosa bianca Il Pd primo partito dei cattolici Chiara Geloni COMUNITÀ domenica 12 agosto 2012 17
Pardo d'oro «Lafille de nullepart» diJean-Claude Brisseau (Francia) Premio speciale della giuria «Somebodyupthere likesme»di BobByington(Stati Uniti) Pardo per la migliore regia YingLiangper«Wohai you huayao shuo»(When NightFalls) (Corea del Sud/Cina) Pardo per la miglior interpretazione femminile AnNai per«Wohai you hua yao shuo»diYingLiang,Corea del Sud/Cina Pardo per la miglior interpretazione maschile WalterSaabel per«Derglanzdes tages» (The ShineofDay) diTizza Covi eRainer Frimmel (Austria) Menzione della giuria allostraordinario personaggio Candynel film«A Última VezQueVi Macau» Pardo d'oro Cineasti del presente «Inori»diPedro González-Rubio (Giappone) Premio per il miglior regista emergente JoelPotrykus per«Ape» (StatiUniti) Premio speciale della giuria Cineasti del presente «Not inTelAviv» diNony Geffen (Israele) Menzione Speciale: «Tectonics»di PeterBo Rappmund (StatiUniti) CULTURE MOLTO ATTESO, NON POTEVA MANCARE. JOHNNIE TO, IL PROFETA DELL'HONG KONG ALL'ADRENALINA, IL NARRATOREPERECCELLENZADELBUIODEGLISCENARIEDELL'ANIMADELLAMETROPOLICINESE, ILREGISTA «NOIR»CHE HA FATTO DA MODELLO ALL'INNOVATORE QUENTIN TARANTINO, NON POTEVA SFUGGIRE AL FEELINGD'ORIENTECHEFINDAGLIINIZIHACARATTERIZZATO IL FESTIVAL DEL FILM DI LOCARNO. Ed è arrivato all'ultimo momento Johnnie To, 57 anni, sguardo da duro, postura a paletto, aria rassegnata alle facezie del mondo, come uno dei personaggi dei suoi film in cui «tutti sparano a tutti». È arrivato per ritirare il Pardo alla Carriera. Una carriera che oltre ad attirare gli sguardi del pubblico internazionale sui mutamenti hongkonghesi, ha il merito di aver lanciato per prima un ponte culturale tra Occidente ed Oriente. «Hong Kong è una realtà unica al mondo - ha osservato Johnnie To -. Per un cineasta occuparsi di questa città è un modo per affrontare l'incertezza nell'arco costante del tempo. Io, però, non mi sento come un eroe dei miei film. Sono una persona normale che lavora anche troppo per essere consapevole perfettamente di quello che fa». Dopo un lungo rodaggio in televisione, Johnnie To approda al Cinema negli anni '80 con pellicole sulle arti marziali e sul fantasy eroico. Il 1966 è l'anno della svolta: con il regista Wai Ka-Fai fonda la Milkyway Image, casa di produzione indipendente che rappresenterà un faro del cinema cantonese. Già nei primi film, diretti da giovani registi e da Wai Ka-Fai (spesso con il contributo fondamentale di To), si impone la novità di una narrazione frammentata, dagli esperti definita «ellittica». Ma è con il noir A hero never dies («Un eroe non muore mai»), diretto da To che si affermano definitivamente le nuove soluzioni registiche mentre i contenuti dei film sono caratterizzati da un marcato pessimismo, incorniciato da una concetto di fatalità che devasta le vite dei protagonisti. «Naturalmente, c'è una certa differenza notturna di Hong Kong raccontata nei mie film e la realtà - ha precisato Johnnie To -. Alcuni aspetti sono enfatizzati e romanticizzati. Ad esempio, La Triade (la mafia cinese), come il kung fu, oramai rappresenta un aspetto ineluttabile della nostra cinematografia, non se ne può fare a meno. Ma anche in Cina c'è la crisi e nemmeno Hong Kong le sfugge: molti registi cinesi vanno a Hollywood perché da noi non ci sono soldi per produrre film. Sono orgoglioso che la mia Milkyway ha dato una chance a tanti giovani cineasti configurandosi come uno strumento importante della continuità del Cinema di Hong Kong». Da Mission a Breaking News, da Election fino a Vendicami, con Johnny Hallyday, l'intensa produzione di noir diretti da To ha varcato i confini e ottenuto ampi consensi ai maggiori festival internazionali (Cannes, Venezia, Berlino). «Seguo quello che mi detta il cuore - ha aggiunto To -. Gli ultimi due film che ho girato sono due commedie, mi hanno molto divertito e hanno avuto buoni incassi. Tuttavia, oggi ho difficoltà a trovare i finanziamenti per un nuovo film. Mi servono 2 milioni e mezzo di dollari per girarlo, forse mi arriveranno da Taiwan. Se li troverò, farò un altro film in cui i cattivi e i poliziotti se ne staranno spesso a mangiare, come noi che lo facciamo due o tre volte al giorno. Il mio regista preferito? Akira Kurosawa è il più grande che abbia mai visto in vita mia». Intanto al Festival di Locarno è in cartellone Motorway film cinese, diretto da Soi Cheang, ex allievo di Johhnie To. E due registi orientali, il filippino Lav Diaz e il thailandese Apichatpong Weerasethakul sono fra i cineasti citati nel bel libro presentato al Festival Il film in cui nuoto è una febbre (Uzak-Caratteri Mobili), sul cinema contemporaneo che rimane ignorato dai mercati, nonostante i buoni risultati ottenuti ai festival. LUCADELFRA PESARO IlRossiniOperaFestival sièapertoconlamessa inscena dellaprimaoperaseriadelcompositoreappenaventenne L'adrenalina diJohnnieTo Pardoal regista-profeta diunaHongKong«noir» PAOLOCALCAGNO LOCARNO ÈNELL'UNIVERSODELCINEMAMUTO,DELBIANCOENEROD'ANTANCHESIÈAPERTOVENERDÌ ILROSSINIOPERA FESTIVAL CON «CIRO IN BABILONIA», un titolo di rarissima esecuzione che approdava per la prima volta sulle scene della rassegna pesarese. Una inaugurazione in aria di riscoperta, salutata da un sicuro successo di pubblico, ma che spinge a riflettere sul significato che può avere oggi riprendere partiture del passato che sono scivolate nell'oblio. Sorte che Ciro ha subito perché è la prima opera seria di Rossini, appena ventenne, ad approdare sulle scene nel 1812, poi seguita nei due decenni successivi da assoluti capolavori che l'hanno oscurata. Di qui forse la scelta dell'ambientazione cinematografica del regista Davide Livermore: il muto come preistoria del grande cinema, metafora di Cirocome preistoria del grande Rossini. Ad apertura di sipario, un gruppo di coristi in costumi primi Novecento assiste da una parte del palcoscenico a un film peplum in bianco e nero, che lentamente li assorbe nelle vicende guerresche e sentimentali dei protagonisti. Il tutto in una scenografia elettronica, di Nicolas Bovey che cura anche le luci, dove scorrono immagini di repertorio di grande effetto del Museo del Cinema di Torino, con i costumi, di Gianluca Falaschi, bellissimi e funzionali a sottolineare il doppio livello scenico. Se c'è un merito di Livermore è non essere caduto nella trappola di trasformare un'opera a soggetto biblico in una sacra rappresentazione, ma averne compreso la natura squisitamente melodrammatica. Tuttavia la sua trasformazione in un melò cinematografico non è del tutto riuscita, non andando oltre la ambientazione di grande suggestione, e di cui la regia molto si compiace, senza cercare un vero sviluppo nei personaggi e nella drammaturgia. Un'operazione analoga compie anche il direttore d'orchestra Will Crutchfield, al suo debutto al Rof, trovando un bel suono con l'Orchestra del Comunale di Bologna, con cui poi attraversa l'intera partitura senza ulteriori ricerche timbriche, cosa che avviene anche nel ritmo, scandito e classicheggiante. Una scelta ottima per le grandi arie, ma assai più discutibile se pervasiva. Il rischio è che nella generale correttezza s'inclini un po' alla noia, ravvivata da qualche scintilla canora di Ewa Podles, nei panni di Ciro, contralto di espressività negli abbellimenti ma anche di grande discontinuità nei registri, dei bravi Michael Spyres, Baldassarre, Jessica Pratt, Amira, e Robert Mcpherson, Arbace e degli adeguati Carmen Romeu, Argene, Raffaele Costantini, Daniello, e Mirko Palazzi, Zambri. Va da sé, che è compito specifico del Rof fare titoli come Ciro, con tutte le ingenuità che può avere una partitura di un giovane Rossini: il pubblico, sempre copioso, arriva a Pesaro anche per ascoltare opere sconosciute. Ma forse tra le funzioni di un Festival così importante dovrebbe esserci anche una maggiore fantasia proprio nel realizzare i titoli meno conosciuti, altrimenti una riscoperta rischia di essere subito ricoperta. Unascenada «Wai Ka-Fai»direttodaJohnnie Tonel 2008 Unascenadel film Pardo d'oro «Lafilledenullepart». Sotto WalterSaabel,miglior attore Vince il francese Brisseau conil suo «Lafilledenullepart» L'autoredi filmchehanno ispiratoTarantinopremiato allacarrieraaLocarno.«Oggi hodifficoltàatrovare i finanziamentiper lavorare» Ciro inBabilonia? Uneroedelcinemamuto ILPALMARÈS ... «Peruncineastaoccuparsi diquestacittàèunmodo peraffrontare l'incertezza nell'arcocostantedel tempo» ... Unmelodrammadirarissima esecuzioneconle ingenuità chepuòavere lapartituradiungiovane U: 26 domenica 12 agosto 2012
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12/08/12

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